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IN EVIDENZA
- Malattia di bandiera Luigi La Spina
(La Stampa 24-4-2008)
ROMA -
Il governo italiano non intende presentare una notifica formale alla
Commissione europea in merito al prestito
ponte da 300 milioni di euro deciso nei giorni scorsi per Alitalia.
E questo perché secondo Palazzo Chigi l'intervento non si configura come aiuto
di Stato e, di conseguenza, non viola le regole comunitarie sulla concorrenza. Tuttavia,
malgrado l'assenza della notifica formale, l'esecutivo ha fatto presente a
Bruxelles quanto deliberato nei giorni scorsi. E la conferma arriva a un
portavoce della stessa Commissione: «Ci hanno informato in modo ufficiale». Ma
proprio sul prestito che il governo ha concesso alla compagnia di bandiera si
gioca uno scontro a livello continentale. La stessa Ue, attraverso Michele
Cercone, portavoce del commissario europeo ai Trasporti Jaques Barrot, esprime
«dubbi sulla natura delle misure prese dal governo italiano». «Ieri - ha
spiegato il portavoce - ci hanno consegnato una lettera e alcuni documenti che
illustrano le misure prese, e ora le stiamo analizzando. Ma è chiaro che nei
prossimi giorni invieremo alle autorità italiane una lettera in cui esprimeremo
una serie di dubbi sulla natura delle misure. Chiederemo quindi ulteriori
informazioni, perché vogliamo capire se si tratta di un'operazione commerciale
o se ci sono elementi che riconducono ad aiuti di Stato».
RYANAIR
- L'intervento è fortemente osteggiato anche dalla compagnia Ryanair, che - si
legge in una nota - «fa appello alla Commissione Europea per fermare un
ulteriore aiuto di stato illegale da 300 milioni di euro ad Alitalia». La
compagnia aerea low cost annuncia di aver presentato un «reclamo» all'Ue dopo
il prestito di 300 milioni deciso dal governo. La compagnia italiana - si legge
in una nota di Ryanair - «ha già ricevuto oltre 5 miliardi di aiuti di stato,
ma la Commissione Europea ha sempre, per quanto riguarda le compagnie tradizionali,
deciso di chiudere un occhio e non fare nulla. Senza questi illegali auti di
Stato l'Alitalia, che perde circa 1 milione di euro al giorno, sarebbe già
dovuta fallire anni fa». «I ripetuti fallimenti da parte della Commissione
Europea di far rispettare le sue regole in materia di aiuti di stato nel caso
Alitalia - sottolinea il capo degli affari regolamentari di Ryanair Jim
Callaghan - fornisce nuove prove del fatto che applica un certo tipo di regole
con le compagnie tradizionali e altre discriminatorie con Ryanair».
L'AFFONDO
DEL WSJ - Non sembra avere dubbi anche il Wall Street Journal, che esorta
Barrot a sbarrare la strada al finanziamento: «Può e deve respingerlo» si legge
nella rubrica «Breaking views» del quotidiano. E se Roma dovesse comunque tirare
dritto, spiega l'autorevole quotidiano finanziario americano, l’Ue dovrebbe
avviare una procedura di infrazione, posto che la questione richiederebbe mesi,
perchè secondo il giornale americano questo prestito «ha tutta l’aria di un
aiuto di stato, illegale» e «all’Italia non dovrebbe esser consentito di farsi
beffe delle normative Ue».
«A TERRA
37 AEREI» - Intanto in Italia, nel giorno del nuovo confronto tra azienda e
sindacati che si è tenuto in mattinata, il dibattito è di nuovo incentrato sui
possibili compratori della compagnia. Dall'incontro è emerso che «nell'arco del
2008 si metteranno a terra 37 aeromobili», come dichiarato dal presidente
dell'Anpac, Fabio Berti. Il numero «coincide esattamente - ha spiegato Berti -
con il numero di aerei che si dovevano fermare nel piano Air France, escluso il
cargo». Gli aerei che dovrebbero restare a terra nel corso dell'anno sarebbero,
secondo quanto si apprende, 16 MB80, quattro Atr, 14 Embraer 145 e tre 767.
Berti ha espresso «forte preoccupazione» perché, ha spiegato, il piano
approvato dal cda il 14 marzo era appositamente strutturato per entrare
nell'alleanza e quindi «è strano che il numero degli aerei possa coincidere con
l'ipotesi di un'alternativa stand alone». Inoltre a breve sarà reso noto il nome
del nuovo amministratore delegato, deciso insieme al nuovo ministro della
Stato: lo ha riferito dal presidente della compagnia Aristide Police.
«LA
CORDATA ITALIANA ESISTE» - «Riteniamo importante che ci sia una solida cordata
italiana fatta di imprenditori, banche e anche un'alleanza con un partner
internazionale»- ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a Sky Tg24
Mattina. E il segretario dell'Anpac, Marco Berti, conferma che la cordata
italiana esiste davvero, «sono certo di questo anche perchè informalmente si
stanno facendo vivi, per cui credo ci siano dei precontatti anche a livello
sindacale per cercare di verificare quali sono i margini di manovra». Secondo
Berti gli eventuali tagli al personale che anche una coalizione tricolore
sarebbe chiamata ad affrontare «saranno gestiti sicuramente in modo meno
traumatico e non potranno esser così pesanti come quelli proposti da Air
France».
«PUNTARE
SU FIUMICINO» - Anche Gianni Alemanno, sfidante di Rutelli per la carica di
sindaco di Roma, è sicuro che la cordata italiana si farà. Non solo: ospite di
UnoMattina, l'esponente di An ha detto di essere convinto delle possibilità di
un rilancio e spiegato che «Alitalia deve essere centrata su Fiumicino, l’hub
principale italiano». Una posizione, questa, che probabilmente non è condivisa
da tutto il Pdl e, soprattutto, dal principale alleato, la Lega Nord, che vede
di cattivo occhio l'ipotesi di una penalizzazione di Malpensa. Sulla vicenda è
intervenuto anche Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd Walter
Veltroni. L'esponente del Pd punta il dito contro il centrodestra, accusandolo
di avere messo nei guai Fiumicino proprio per aver continuato ad insistere sul
parallelo potenziamento di Malpensa. «Berlusconi ha annunciato dei tagli, per
noi Alitalia è come la Fiat». «Accuso la destra di aver fatto fallire un
accordo con Air France che avrebbe premiato Fiumicino - ha insistito il
coordinatore del Pd - parlando di una cordata italiana che non c'è». E a
proposito di Malensa ha detto: «E' un aeroporto mal collegato e in certe parti
fatiscente, è uno degli aeroporti più sconclusionati che abbia mai visto».
24 aprile 2008
ROMA - Nuovo incontro stamane tra i vertici di Alitalia e i sindacati,
per fare il punto sul piano messo a punto dall'ex presidente Maurizio Prato e
sulla situazione in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal
governo. Prestito che non è scontato ottenga il via libera dell'Unione Europea.
Infatti da Bruxelles è stata preannunciata una richiesta di chiarimento. Mentre
la compagnia low cost Ryanair fa sapere che farà ricorso contro l'eventuale
concessione del prestito.
Sul tavolo dell'incontro, cominciato intorno a mezzogiorno e concluso nel primo
pomeriggio, la questione degli esuberi, previsti dal piano messo a punto
dall'ex presidente Maurizio Prato, scattato il 31 marzo. Al tavolo i vertici
della compagnia, tra cui il presidente Aristide Police, e le nove sigle
sindacali. Police ha annunciato ai sindacati, secondo quanto riferito dal
segretario nazionale del Sdl Andrea Cavola, che a breve potrebbe essere
nominato un nuovo amministratore delegato per Alitalia, di concerto con il
nuovo ministro dell'Economia.
Inoltre, secondo quanto ha detto il presidente di Anpac, Fabio Berti, al
termine dell'incontro, "Nell'arco del 2008 si metteranno a terra 37
aeromobili". Il numero " coincide esattamente - ha spiegato Berti -
con il numero di aerei che si dovevano fermare nel piano Air France, escluso il
cargo". Gli aerei che dovrebbero restare a terra nel corso dell'anno
sarebbero, secondo quanto si apprende, 16 MB80, quattro Atr, 14 Embraer 145 e
tre 767.
Intanto la Ue preannuncia la richiesta di chiarimenti: "Entro i prossimi
due giorni la Commissione Europea invierà una lettera alle autorità italiane in
cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso dal governo ad Alitalia.
Abbiamo dubbi sulla natura della misura e vogliamo capire meglio alcuni
dettagli. In particolare, vogliamo sapere se si tratta di un'operazione
commerciale o sono coinvolti degli aiuti di Stato", ha affermato Michele
Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, nel corso
del consueto briefing della Commissione Europea.
L'organo esecutivo della Ue ha ricevuto ieri dal governo italiano una lettera e
altri documenti sulle misure prese per Alitalia. Sulla natura del prestito
ponte stamane il Wall Street Journal non ha invece dubbi: "Ha tutta
l'aria di un aiuto di stato illegale" che la Commissione europea "può
e deve respingere", scrive stamane il quotidiano finanziario nella rubrica
Breaking views.
Analoga la posizione di Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione
europea contro il prestito da 300 milioni di euro erogato dal governo italiano
ad Alitalia. Lo ha confermato il direttore legale di Ryanair, Jim Callaghan, in
una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro di Alitalia è una
beffa alla normativa Ue sugli aiuti di stato - ha spiegato Callaghan -
Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta finire in
bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".
(24 aprile
2008)
MILANO - Ora che il prestito ponte da 300 milioni è assicurato e
Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire qualcosa di più della
famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di
campagna elettorale. Lo schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno
Ermolli, il consulente incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori
per un eventuale intervento in Alitalia, in realtà è molto semplice. Le risorse
complessive da mettere in campo sono stimate tra 700 milioni e un miliardo di
euro da suddividersi in tre diverse categorie di investitori. Un terzo dovrebbe
spettare a Carlo Toto, il patron di AirOne che potrebbe conferire la sua
compagnia aerea, dotata di preziose opzioni su nuovi aerei, in cambio di una
partecipazione azionaria importante ma non maggioritaria; un altro terzo delle
risorse verrebbe versato dalle banche e l'ultimo terzo da una cordata di
imprenditori privati. Una volta costituito questo "nocciolone" di
investitori tutti battenti bandiera italiana si avrebbe la base sufficiente per
negoziare una partnership con una importante compagnia straniera, da posizioni
di forza e senza essere costretti ad accettare proposte irricevibili come quella
sollecitata ad Air France-Klm.
Se questo è lo schema cui stanno lavorando gli uomini vicino a Berlusconi è
abbastanza intuibile come lo sforzo finanziario richiesto agli imprenditori sia
tutto sommato limitato. Circa 300-350 milioni di euro da suddividersi tra
coloro che aderiranno alla chiamata del governo. Tra questi ci sarà sicuramente
Salvatore Ligresti, uscito ieri allo scoperto dopo le ultime indiscrezioni, ma
è possibile che anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera possa mettere una
piccola quota giustificando l'intervento con la necessaria salvaguardia di
Malpensa. Ma anche finanzieri di lungo corso come Francesco Micheli potrebbero
non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di mantenere Alitalia in mani
italiane e magari fare anche un buon affare.
C'è però una pre-condizione da soddisfare prima di parlare di cordate e di
interventi: bisogna conoscere il reale stato di salute dell'azienda. Gli ultimi
numeri disponibili risalgono infatti all'autunno 2007 e nessuno, a parte Air
France, ha potuto condurre una due diligence sui libri contabili. Senza la
dovuta trasparenza, dicono fonti vicine alla trattativa, nessuno sarebbe
disposto a metterci un euro. Dunque la diplomazia che sta lavorando intorno al
salvataggio di Alitalia, in particolare il sottosegretario uscente Enrico Letta
e il vicepremier entrante, suo zio Gianni Letta, potrebbero accordarsi entro
breve affinché il cda di Alitalia permetta di visionare l'azienda dall'interno.
Tutto ciò per evitare che si scivoli verso il commissariamento: una soluzione
che non dispiacerebbe ai potenziali investitori ma che Berlusconi vorrebbe
evitare a tutti i costi in quanto politicamente poco edificante. Il futuro
premier ieri ha parlato di sacrifici da fare sul fronte del personale della
compagnia di bandiera, ma allo stesso tempo ha assicurato che il governo non
lascerà nessuno per strada.
Se nelle prossime settimane Berlusconi riuscisse a fornire indicazioni precise
anche su questo fronte la cordata italiana compierebbe un significativo passo
in avanti. E per tornare ai potenziali investitori, mentre sembra molto
improbabile una discesa in campo dell'Eni se non altro perché il futuro
titolare del ministero dell'Economia, azionista della società petrolifera,
sembra contrario a una diversificazione nel settore dei trasporti, sul fronte
del coinvolgimento delle banche non si può escludere niente. Intesa Sanpaolo da
molti mesi a questa parte ha manifestato la sua disponibilità ma alla banca
guidata da Corrado Passera potrebbero aggiungersene altre, come per esempio
Mediobanca ripetendo a grandi linee quell'impostazione che le vede presenti
entrambe in Telecom Italia. Dunque, al di là delle parole, qualcosa si sta
muovendo nella costituzione della cordata italiana per Alitalia, anche se non
si è ancora entrati nella fase operativa. L'importante, dicono fonti vicine ai
potenziali investitori, è che anche a sinistra si stiano rendendo conto che ha
senso mantenere la compagnia di bandiera entro i confini nazionali. E
soprattutto che così facendo si evita il ridimensionamento di Malpensa proprio
quando sarebbe necessario un suo potenziamento in vista dell'Expo del 2015.
(24 aprile
2008)
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A questo punto, l’unica speranza è che finisca
presto anche la campagna elettorale per il sindaco di Roma e si possa, sul caso
Alitalia, fare i conti con la realtà. Dopo settimane di accuse, promesse, in un
cinico scarico di responsabilità tra governi, partiti, sindacati, manager,
l’unica cosa chiara è stata anche la più prevedibile: ancora una volta i soldi
dei contribuenti italiani sono stati usati per finanziare un’azienda decotta,
serbatoio, da decenni, di clientele politiche e sindacali. Questa volta, però,
si è unito un dettaglio che aggiunge al danno persino il gusto della beffa: i
trecento milioni del «prestito», si fa per dire, concesso all’azienda sono
stati prelevati da un fondo ministeriale che si intitola «per l’innovazione e
la ricerca».
Non c’è bisogno di grande sapienza interpretativa per capire che cosa è
successo. Berlusconi ha chiesto al governo uscente di raddoppiare il denaro
stanziato per avere il tempo di convincere un gruppo di industriali a
partecipare alla cordata patriottica per salvare Alitalia.
Veltroni e Rutelli hanno voluto evitare che si arrivasse al fallimento di
un’azienda importante per l’economia della capitale, proprio quando si decide
il nome del suo primo cittadino. Prodi, così, ha potuto imputare al suo
successore a Palazzo Chigi la responsabilità di questo allargamento dei cordoni
della borsa statale, accusandolo di aver subito tradito la promessa elettorale
di «non mettere le mani nelle tasche degli italiani».
In attesa del parere europeo sull’ammissibilità di questo finanziamento
all’Alitalia, gabellato, con la solita italica furberia, come necessario «per
l’ordine pubblico», ieri, si è cominciata a palesare qualche disponibilità di
imprenditori nostrani alla partecipazione del salvataggio. Salvatore Ligresti è
sembrato il più impegnato nell’impresa, ma anche altri, da Tronchetti Provera a
Polegato, hanno espresso la speranza che ci siano le condizioni per associarsi.
Vedremo se, e a quali condizioni, la cordata italiana riuscirà a formarsi.
Augurandoci, naturalmente, che l’eventualità si realizzi, è opportuno, però,
ribadire che non basta la volontà di alcuni imprenditori di rispondere
all’appello di Berlusconi e neanche che le banche siano pronte a finanziare
l’operazione. L’unico requisito essenziale a qualsiasi ipotesi di intervento è
quello di trovare una grande compagnia internazionale disposta a un accordo
industriale con Alitalia.
Il vero problema della nostra compagnia di bandiera non è quello del pletorico
e, in alcuni casi, inefficiente numero di addetti. Se fosse così, basterebbero
dolorosi ma inevitabili tagli al personale per risolverlo. Neanche l’arroganza
delle corporazioni sindacali che, di fatto, hanno cogestito l’azienda negli
ultimi anni costituisce più un vincolo preoccupante: l’essere stati
corresponsabili del fallimento ha tolto a tal punto la loro credibilità nei
confronti degli stessi dipendenti Alitalia da alimentare i chiari segnali di
rivolta e di delegittimazione che si sono manifestati clamorosamente in questi
giorni. L’insuperabile ostacolo contro il quale si sono frantumati i
volenterosi tentativi di salvataggio degli ultimi responsabili dell’azienda è
rappresentato, invece, dalla condizione della flotta, assolutamente non più
competitiva sul mercato.
L’obsolescenza degli aerei Alitalia, infatti, è tale da rendere il confronto
dei consumi con i mezzi più moderni, in un periodo di costi del carburante
drammaticamente crescenti, del tutto assurdo: si arriva, per alcune tratte,
persino a dover triplicare la necessità di combustibile rispetto alla
concorrenza. Le condizioni finanziarie dell’azienda non hanno consentito di
programmare investimenti per l’ammodernamento della flotta e, ora, è troppo
tardi per farlo. Nel mondo, esistono ormai due sole fabbriche che costruiscono
aerei, la Boeing e l’Airbus. Tutte e due le società, per 6-7 anni, hanno
totalmente esaurita la loro capacità produttiva per l’affollamento delle
commesse ricevute. È, dunque, assolutamente necessaria un’intesa con una grande
compagnia internazionale che fornisca, attraverso affitto, cessione o prestito,
aerei più moderni all’Alitalia.
Il superamento di questa disastrosa condizione industriale è il vincolo
fondamentale se si vuole raggiungere l’obiettivo non di prolungare, a spese di
tutti gli italiani, un’agonia che è già costata così tanto. Ma di permettere
alla nuova Alitalia, con qualsiasi cordata, con qualsiasi finanziamento, di
restare, anzi, di diventare competitiva sul mercato internazionale. Altrimenti,
è inutile evocare patriottismi retorici, perché le strade resterebbero solo
due: il fallimento o la riduzione, nel caso più favorevole ma anche meno
probabile, della nostra compagnia di bandiera a un vettore regionale. Peraltro,
con scarse prospettive di sopravvivenza per aziende del genere, in un futuro
che si preannuncia, soprattutto per loro, molto difficile.
Prima o poi, quando il polverone politico-elettoral-sindacale si abbasserà, si
dovranno fare i conti con il mondo reale e non con quello virtuale nel quale
siamo stati immersi in queste settimane. Ecco perché una vicenda drammatica
come il caso Alitalia si potrebbe anche concludere con un epilogo-farsa:
ricominciando dal punto di partenza, dalla Air France.
Rutelli:
Tesoro... Alemanno: io? Mai ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dopo numerose
discussioni anche aspre sui vari temi, dall'Alitalia, al futuro della città, i
due candidati hanno cominciato a parlare di sicurezza, Al culmine della, il
candidato del centrosinistra a Roma Francesco Rutelli si è rivolto a Gianni
Alemanno contestando una sua affermazione e dicendo: "E no tesoro, ora
parlo io!
Alfonso
Iozzo è banchiere e vuole restare banchiere. Quando nel novembre del 2006
lasciò I ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Con il caso
Alitalia la Cdp intravede la possibilità di rilanciare la trasformazione in
banca puntando sul nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Di più: una partecipazione
alla cordata Alitalia farebbe della Cassa il fondo sovrano dell'Italia, un grande
investitore istituzionale.
Alitalia,
c'è LigrestiBerlusconi: molti tagli
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Hillary<Ventocambiato>
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. Il
costruttore Salvatore Ligresti dice: "Spero ci sarà un modo di essere
coinvolti". Tutto è però in alto mare anche se il "prestito"
deliberato dal governo lascia un po' di respiro in più. Protagonista ancora
Silvio Berlusconi, che apre uno scontro accusando i sindacati di aver provocato
la "fuga" di Air France,
"alitalia,
tagli dolorosi" - i servizi da pagina 2 a pagina 7
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il leader del
Pdl un'ora a colloquio con Napolitano. Salta l'incontro con Formigoni. Attacco
alla Lega : "Moderi il linguaggio" "Alitalia, tagli
dolorosi" Berlusconi accusa i sindacati per Air France. Ligresti: sì alla
cordata I SERVIZI DA PAGINA
La
rabbia dei ricercatori "soldi sottratti ai nostri fondi" - barbara
ardu ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
salva, anche se per poco. E a pagare il conto sono ancora una volta gli
italiani. Quei trecento milioni che daranno ossigeno alla compagnia escono
infatti da un fondo pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del
1982). Certo è un fondo rotativo, i soldi entrano e escono, tanto che Alitalia
dovrà restituirli entro il 31 dicembre con tanto di interessi.
Ligresti
e tronchetti provera pronti all'operazione alitalia - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
utilizzo di
Alitalia per i loro spostamenti". Il direttore dell'attività passeggeri e
cargo di Alitalia, ha concluso ricordando che "in questo momento
l'attività sta andando forse meglio del previsto e il prestito darà respiro
all'azienda". Anche alcuni dati dell'Associazione europea delle aerolinee,
a sorpresa, trasmettono ottimismo:
Airone,
banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana - giovanni pons
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
assicurato e
Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire qualcosa di più della
famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di
campagna elettorale. Lo schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno
Ermolli, il consulente incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori
per un eventuale intervento in Alitalia, in realtà è molto semplice.
Prestito,
italia in pressing su bruxelles - alberto d'argenio
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ponte da 300
milioni in favore di Alitalia è in linea con le regole comunitarie. Tanto da
non dover nemmeno essere notificato a Bruxelles per un via libera ufficiale. E'
questa la linea tenuta ieri dagli emissari del nostro esecutivo nel primo
incontro "informale" sul dossier Alitalia con il gabinetto del
commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot.
L'
amaca ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Di notte,
insomma. In attesa della rivoluzione del Nord che salvi Malpensa, resusciti
Alitalia, abolisca le tasse, spezzi le reni alla Cina e ridia la vista ai
ciechi, perché non mandare un assessore al traffico a fare un week-end a
Nizza?.
Rutelli:
"ecco le 13 opere che scioglieranno il traffico" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La proposta
del Pdl di una public company per Alitalia è stata un fallimento" GIOVANNA
VITALE Avrebbe voluto occuparsi solo "del futuro della città",
Francesco Rutelli, avanzare "proposte concrete da realizzare nei prossimi
cinque anni" anziché perdere tempo a smascherare "le defaillance, che
dalle nostre parti si chiamano bufale, del mio avversario".
Nella
cittadella alitalia col terrore di perdere il lavoro - carlo alberto bucci
carlo picozza ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
sarebbe partita se Air France avesse dato forfait: spero e voglio credere che
ora si faccia avanti". "Il prestito ponte", per due quadri che
lavorano in Alitalia dal '90, uno al Marketing, l'altro alla Programmazione,
"è una mazzata: perpetua il "tirare a campare" della compagnia
quando ci sarebbe bisogno di un piano industriale:
Dai
meccanici al catering nell'indotto migliaia di posti a rischio - alessandra
paolini ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
indotto
diretto si aggiunge "l'indotto indiretto" di Alitalia Service.
"La "sorellastra" di Alitalia, società partecipata che per il
49% fa capo alla Fintecna (controllata dal ministero delle Finanze) - dice un
dirigente dell'Alitalia -ha chiuso in pareggio quest'anno, ma non verrebbe
certo risparmiata dall'onda d'urto della bomba Alitalia.
Ligresti:
<Prontoa salvare Alitalia> ( da "Secolo XIX, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Prontoa
salvare Alitalia" la cordata dei cieli Berlusconi attacca i sindacati:
"Necessario ridurre il personale" ' 24/04/2008 la discesain
campoPenso che sia giusto e doveroso dare una mano. Le cose si fanno in
silenzio ma si fanno salvatore ligrestipresidente di Fondiaria-Sai 24/04/2008 '
24/04/2008 i sindacatiavvertonoSappiamo che ci saranno sacrifici,
Alitlaicordata
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia:
prende corpo la cordata italiana. Mentre Silvio Berlusconi bacchetta i
sindacati accusandoli della fuga di Air France e annuncia "una dolorosa
riduzione del personale" per la compagnia di bandiera, esce allo scoperto
per la prima volta uno dei possibili componenti della cordata: si tratta di un
pezzo da novanta come Salvatore Ligresti,
Marcegaglia:
<Riformare i contratti di lavoro>
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non entro nel
merito della vicenda Alitalia - premette - ma il peso del sindacato in questa
sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e
privo di senso. Il prestito concesso può essere considerato sensato - aggiunge
- a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che possa rimettere
in piedi la compagnia".
Degenerazione
della retina nuova scoperta del tigem - giuseppe del bello
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
accusa
lanciato da Ballabio: "Il taglio di 300 milioni da parte del governo
dimissionario per consentire il prestito-ponte ad Alitalia è l'ennesimo taglio
al futuro del nostro Paese e alla competitività scientifica. Mi auguro che il
nuovo governo presti attenzione a un settore così importante allo sviluppo
dell'Italia".
Expo,
tutti i poteri alla moratti - teresa monestiroli
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Abbiamo
concordato sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini
di Alitalia - ha spiegato Letizia Moratti - . Sea e Malpensa non sono un
problema, lo sono diventati per la politica del governo Prodi". Mentre sul
ricorso fatto da Sea contro Alitalia ha aggiunto: "Vedremo se col tempo
verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso.
Tossani:
"non sono fascista anche i negri sono razza pura"
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quando vedo
vendere un patrimonio come l'Alitalia, quando capisco che per i francesi siamo
ormai dei chicchirichì, non resisto e dico la mia. Non posso?". E cosa
c'entra con l'infortunistica? "C'entra con tutto, dovremmo parlare a voce
alta tutti, non solo un novantenne come me. Io non smetterò: sono un patriota e
non un chicchirichì".
Marcegaglia:
subito la riforma dei contratti - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
se non per la
vicenda Alitalia ("il peso del sindacato in questa sfibrante
privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di
senso"), ma ha lanciato una sfida a tutto campo alle tre grandi
confederazioni. Anche con la spinta - ha detto - che proviene dal quadro
politico emerso dalle elezioni e che proietta una fase di possibile
governabilità,
La
cordata di don Salvatore ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Chi è il primo
imprenditore a spendersi per la cordata italiana di Berlusconi per la
privatizzazione di Alitalia? Salvatore Ligresti. Si poteva immaginare, e
illudersi, che l'appello di Berlusconi stimolasse la mobilitazione immediata di
Montezemolo, Della Valle, Benetton, Marchionne, Tronchetti Provera o almeno di
Abete. E invece niente: si parte da Ligresti.
Alitalia,
Berlusconi ora dice: licenziamenti Finite le promesse elettorali, il futuro
premier annuncia: inevitabili tagli dolorosi Poi tenta di dare la colpa ai
sindacati. Cordata ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e quindi del
concreto rischio che Alitalia fallisca sono soprattutto lo stesso Berlusconi e
la Lega e del suo "populismo" . Intanto, dopo che il governo Prodi ha
stanziato 300 milioni per dare un po' di tempo a Alitalia, Berlusconi promette
che la cordata italiana sta nascendo e fra i pretendenti si fa avanti Salvatore
Ligresti che guarda con interesse ai prossimi cantieri dell'
L'ipotesi
di Aeroflot è solo un teatrino: quella compagnia ha meno aerei di Alitalia e
non ha alleanze internazionali ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella
compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha alleanze internazionali.
Visco:
il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il fallimento
Alitalia è tutta colpa dei leghisti di Bianca Di Giovanni/ Roma
"Cominciamo dall'inizio, altrimenti non si capisce nulla". Il
viceministro uscente Vincenzo Visco vuole raccontarla tutta questa
"storiaccia" Alitalia. Che altro non è che "l'apologo
dell'Italia di oggi, del suo declino - spiega nel suo ufficio di Piazza Mastai
che sta per lasciare -
Sempre
la stessa linea vuole spingerci indietro
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nel segno di
una nuova tempesta di colpi contro la contrattazione nazionale), sicurezza,
Alitalia, le armi imbracciate dalla Marcegaglia. Che ha ovviamente incontrato
il plauso di Maurizio Sacconi, senatore del Pdl, ex sottosegretario, in futuro
ancora non si sa che. A Sacconi sono piaciuti i riferimenti agli straordinari e
ai premi aziendali.
Silvio
al Colle, ma la lista dei ministri non è pronta Fa fare un sondaggio sui nomi
ipotetici. E pensa anche a Montezemolo, Catricalà, Castellaneta
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e le
nuove infrastrutture, ma per Antonio Tajani non c'è più certezza. Potrebbe far
parte solo di una rosa di nomi nella quale ci sarebbe il senatore Giovanni
Mauro e anche Giorgio La Malfa. I tempi futuri sono quelli fissati. Insediate
le Camere toccherà a Berlusconi, lavorando presto e bene e nel rispetto delle
istituzioni,
In
Europa Barroso s'inchina al gioco sporco del Cavaliere
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ponte sullo
Stretto e Alitalia, sono rilevanti fino a un certo punto per le ricadute in
Italia. Il tema della compagnia di bandiera da salvare è legato, tra l'altro,
ad altri portafogli e non a quello che spetterebbe a Tajani (o a chi per lui).
È probabile, però, che Berlusconi, in procinto di stracciare le regole europee
sull'immigrazione,
Più
potere a Letizia Moratti, un altro schiaffo a Formigoni Berlusconi le ha
assicurato il doppio incarico per l'Expo. Alla Lega: basta frasi rozze.
Borghezio: meglio che fighetti ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi di
grane ne ha già molte, da Alitalia alla sicurezza, per la quale vorrebbe
trattare un'impossibile "moratoria su Schengen" o prendere le
impronte digitali agli immigrati. Nel frattempo si mostra fattivo e ricompensa
chi considera più fidato: il pegno da pagare alla Lega è dovuto ma va limitato.
Silvio,
non scaricare le responsabilità Le confederazioni non accettano processi
sommari ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non c'è da
perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia e dare una prospettiva
perché il prestito ponte aiuta ma non risolve i problemi". Di cose
Berlusconi ne ha dette, in campagna elettorale è stato tutto un tratteggiare
fantomatiche cordate italiane, salvifiche soprattutto per Malpensa.
Il
pilota Don Salvatore pensa all'Expo ed è subito aria da Prima Repubblica
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, non
bisognerebbe guardare troppo per il sottile. Chi ci mette i soldi è benvenuto.
E poi Berlusconi deve avere un certo feeling con Don Salvatore, la cui leggenda
di costruttore iniziò con la ristrutturazione di un sopralzo nella popolare
Porta Genova, a Milano, e oggi arriva fino ai grattacieli "storti" di
Libeskind che non piacciono allo statista di Arcore.
Berlusconi
annuncia: Tagli dolorosi Inevitabili , si scusa il promesso salvatore. Air
France? Tutta colpa dei sindacati
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tutta colpa
dei sindacati" di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Per Alitalia si prospetta una
"dolorosa riduzione del personale". In una parola: licenziamenti. Che
per Silvio Berlusconi sono "inevitabili". Dopo l'abbandono di Air
France il destino degli oltre 18mila dipendenti di Alitalia è sempre più
incerto.
Anche
Berlusconi annuncia i tagli ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi
annuncia che nella nuova gestione di Alitalia saranno inevitabili i tagli.
Intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana. ROMA Air France ha
battuto in ritirata, il prestito ponte da trecento milioni c'è, la cordata
italiana inizia a materializzarsi, ma per Alitalia e i suoi dipendenti
all'orizzonte si profila lo stesso un periodo di tagli.
Cordata
italiana, Ligresti esce allo scoperto
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
azionariato
diffuso che coinvolga i dipendenti di Alitalia. E secondo sondaggi, cari a
Berlusconi, sembra che oltre il 75% degli italiani vorrebbe l'italianità di
Alitalia. "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla.
Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i
lavoratori e per il turismo", ha detto il presidente onorario di
Fondiaria-
ROMA
Comincia a materializzarsi la cordata italiana per Alitalia. A scoprire le
carte ieri è s ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Buchi
record nei bilancio ( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Delta/Northwest
Buchi record nei bilancio L'Alitalia non scoppia di salute, ma anche sul fronte
delle compagnie aeree statunitensi le cose non vanno molto bene. Ieri sono
stati comunicati i dati di bilancio della Delta e della Northwest: la prima in
soli tre mesi ha riportato perdite per 6,39 miliardi di dollari;
La
cura Berlusconi per Alitalia: tagli al personale, più Ligresti
( da "Manifesto,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sul volo a
vista di Alitalia c'è stato ieri anche l'esordio di Emma Marcegaglia, numero
uno di Confindustria. L'Alitalia, ha detto, vent'anni fa "era un'azienda
simbolo del nostro Paese. È stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di
coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i
sindacati sono stati magna pars"
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un allegato
gratuito di 16 pagine con il manifesto di oggi Alitalia Berlusconi: tagli
dolorosi E si fa avanti Ligresti A PAGINA 4 PDL Il cavaliere sale sul colle E'
gelo con Formigoni A PAGINA 6 Intervista Ferrero: "Salvato il Prc, ora
tentiamo l'unità" A PAGINA 7.
Alitalia,
spunta la cordata italiana ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dubbi Ue sul
prestito. Avanza l'ipotesi di un partner straniero affiancato da soci
finanziari e industriali Alitalia, spunta la cordata italiana Il leader Pdl:
verso tagli dolorosi. Polemica con i sindacati.
La
ricca Aeroflot e il cattivo affare italiano
( da "Manifesto,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma di
Alitalia vuole solo gli "slot". Il Cremlino però spinge, per altri
motivi... Astrit Dakli Aeroflot salverà Alitalia? Una cosa è certa: non vuole
farlo. Se mai qualcosa del genere dovesse accadere, sarebbe una pura e semplice
decisione di politica estera del Cremlino, mirante sempre più a mettere i piedi
nel piatto dei mercati occidentali (
Bruxelles
- L'Italia ha illustrato , ma non notificato alla Commissione europea l
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
del prestito
da 300 milioni di euro per Alitalia approvato dal Consiglio dei ministri.
Difendendo la posizione secondo cui non sono aiuti di Stato, bensì un
provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Funzionari
della rappresentanza italiana presso l'Unione europea hanno incontrato nel
pomeriggio di ieri i tecnici degli uffici del commissario per i Trasporti,
NEW
YORK - Come è vista dall'America la crisi dell'Alitalia e quali sono le a
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e la
conseguenza immediata della sparizione dell'Alitalia sarebbe l'aumento delle
tariffe per i passeggeri sulle tratte atlantiche. Ma io non credo che ci si
arriverà perché le fondamenta della società, il "business module"
sono sani. L'Alitalia si trova a combattere con problemi comuni a tutti i suoi
concorrenti, tra cui il costo dei carburanti è il più pesante,
ROMA
- La cordata italiana per Alitalia si avvicina al check in anche se il
prestito-ponte da 300 mi ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
alla prima
fase della privatizzazione di Alitalia ha opposto un eloquente "no
comment" alla domanda su un rinnovato interese per la Magliana. Chiuso il
capitolo Air France, per il futuro della compagnia di bandiera si deve
preparare un'alternativa per il salvataggio-rilancio. Ma l'ossigeno dei 300
milioni di liquidità concesso dal governo uscente con l'assenso di quello
entrante,
Martedì
il presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha
conce ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il presidente
del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha concesso un
prestito di 300 milioni all'Alitalia.
Alitalia,
Ligresti scopre le carte per la cordata
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi:
legge speciale per l'Expo Poteri alla Moratti ma mancano i fondi
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ultimo
capitolo: Malpensa, Alitalia e Sea. "In questo momento - conclude la
Moratti il ricorso di Sea c'è e si mantiene, ma vedremo se col tempo verranno
meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso, perché se verranno meno
verrà meno anche il ricorso ". Maurizio Giannattasio \\ Malpensa?
Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
pag: 3
categoria: BREVI Malpensa Il sindaco è tornata alla carica sulla difesa di
Malpensa. "I destini dello scalo vanno separati da quelli di
Alitalia" Sicurezza Già scesa in piazza sulla questione sicurezza, la
Moratti ha strappato una promessa a Berlusconi: "Il governo se ne occuperà
al primo Consiglio dei ministri".
Alitalia,
in campo Ligresti ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il Cavaliere
da Napolitano Alitalia, in campo Ligresti Berlusconi ai sindacati: dolorosi
tagli di personale MILANO - La cordata di imprenditori per Alitalia, di cui da
giorni parla Berlusconi, ha un primo nome: Salvatore Ligresti. "Una mano
bisogna darla, è giusto e doveroso", ha detto il presidente onorario di
Premafin.
Il
rilancio della Marcegaglia <Ora contratti più moderni>
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Rispondendo
alle domande dei giornalisti, Emma ha toccato anche altri argomenti come
l'Alitalia sostenendo che "l'italianità non è indispensabile mentre lo è
il rispetto delle regole di mercato", o i contratti territoriali per i
quali si è detta contraria: "è un livello destinato a creare confusione e
non si sposa con la produttività ".
Quirinale,
vertice con il Cavaliere Stop all'aumento dei ministri
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dall'Alitalia
ai rifiuti) che dovrà affrontare il futuro esecutivo. Nessuna nota ufficiale è
stata diffusa al termine dell'incontro, segno del suo carattere informale.
Qualcosa tuttavia è trapelato. Berlusconi ha indicato alcuni nomi (certi) che
comporranno il suo gabinetto, (Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri,
E
le Ferrovie battono cassa: senza risorse ridurremo i treni
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Le Ferrovie
non sono Alitalia. Proprio per questo allo Stato diciamo che se non ha i soldi
per coprire certe tratte, vuol dire che le taglieremo ". Mauro Moretti,
ammini-stratore delegato di Fs, ha intenzione di difendere con i denti i
risultati del gruppo. Il bilancio 2007, approvato ieri, si è chiuso con una
riduzione delle perdite pari all'
Rutelli
in palla, Alemanno impallato ( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia (e
Fiumicino), il malaffare della regione Lazio durante la gestione di Storace
("assessori arrestati e candidati al parlamento per fargli avere
l'immunità"), rivendicando l'allure di una città forte economicamente e
nella cultura. Con gran dispiego di foto dei cantieri aperti per la costruzione
della metropolitana,
Berlusconi:
il rilancio richiede tagli dolorosi
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che poi
spiega di volere il dialogo sul nodo Alitalia ROMA - "Mai come in questo
momento l'attività operativa sta andando forse meglio del previsto". Il
direttore della Divisione passeggeri di Alitalia, Giancarlo Schisano, il giorno
dopo la concessione del prestito-ponte da 300 milioni alla compagnia, pecca
quantomeno di ottimismo.
Cota:
ma Silvio ricordi che prima c'è Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per quanto
riguarda Alitalia e i "tagli dolorosi" ai quali ha accennato
Berlusconi, Cota spiega: "Il disastro l'hanno combinato loro: Alitalia e
il governo Prodi. Non sono stati in grado di gestire la situazione. Avrebbero
potuto applicare la legge Marzano un anno fa, cosa che gli avrebbe consentito
di lavorare con più calma.
Cordata
Alitalia, la prima mossa di Ligresti
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
24 num: -
pag: 5 categoria: REDAZIONALE Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti
"Penso che saremo coinvolti". Tronchetti: con proposte concrete,
imprese disponibili Il nodo delle condizioni di mercato del prestito. I
contatti di Ermolli. Forte recupero del titolo MILANO - "Penso che ci sia
modo di essere coinvolti.
Colossi
pubblici, slalom tra i veti ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
l'aveva trovata. Il suo nome? Pierfrancesco Pacini Battaglia, banchiere
d'affari, nome noto delle cronache di Tangentopoli, definito un giorno
"uno appena sotto a Dio". La sua idea era semplice: "Alle
Ferrovie gli possono dare l'Alitalia", disse un giorno al telefono al suo
amico Emo Danesi, come venne riportato negli atti di un'
L'apertura
Il presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a
sinistra) ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
apertura Il
presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a
sinistra) ha espresso la sua fiducia che sia possibile formare una cordata
italiana per Alitalia Il disegno Da sinistra, il presidente di Pirelli, Marco
Tronchetti Provera, Nicola Radici del gruppo bergamasco della logistica e Bruno
Ermolli, che lavora alla cordata per Alitalia.
Alitalia
La crisi ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Alitalia La crisi La trattativa i progetti e il prestito Oggi pomeriggio si
riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia. All'ordine del giorno, la
presa d'atto della decisione del governo di finanziare la compagnia con
trecento milioni di euro I rappresentanti italiani presso la Ue ieri hanno
incontrato i funzionari dell'
Girano
tra i banchi, salutano i commercianti, visitano il cantiere del nuovo mercato
di Via ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Capitolo a
parte l'Alitalia. Rutelli "Berlusconi è il principale responsabile. Siamo
dovuti intervenire per evitare il fallimento con i soldi dello Stato. Ora
vederemo queste fantomatiche cordate". In questo rush finale della campagna
elettorali sono scesi in campo anche altri big, compreso Antonio Di Pietro.
L'intesa
con Af è fallita per colpa dei sindacati
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per poi
precisare che "su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e
magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air
France-Klm erano impossibili da accogliere". Un passo avanti e uno
indietro insomma non impedisce al leader del PdL di confermare che "ci
sarà gente che dovrà trovarsi un altro lavoro".
Veltroni
non ci sta e passa al contrattacco
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
acquisto di
Alitalia: "Dov'è la cordata italiana? - ha chiesto Rutelli - è esistita il
tempo di una campagna elettorale". Quindi Veltroni, infastidito
dall'attacco del Cavaliere che scende in campo per Gianni Alemanno (oggi sarà
anche a piazza Navona per spingere gli italia a votare Pdl al ballottaggio),
non ci sta e contrattacca: "
Berlusconi
rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e
della formazione di governo Berlusconi rassicura Napolitano e accelera
sull'insediamento Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Berlusconi è salito al
Colle. Giorgio Napolitano voleva essere aggiornato sulle intenzioni del
presidente del consiglio in pectore riguardo ai problemi più stringenti.
Alitalia,
la cordata c'è ( da "Tempo, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
fondo Tpg ed
Emirates Alitalia, la cordata c'è Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it La cordata
italiana per salvare Alitalia comincia a uscire allo scoperto. Solo mezze frasi
e timide ammissioni. Ma dalle dichiarazioni dei rappresentanti della grande
impresa italiana si comincia a percepire che la fiducia, attorno all'ipotesi di
un pool di imprese made in Italy che rilevi la compagnia,
C'è
stata fraudolenza politica ( da "Tempo, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
qualche mese
di sopravvivenza ad Alitalia. Ora spetta al nuovo governo trovare una soluzione
definitiva, ammesso che sia in grado di trovarla e che sia migliore di quella
proposta da Air France". Lo ha detto questa sera a Viterbo il ministro
uscente dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, intervenendo ad una
manifestazione elettorale a sostegno del tesoriere Ds Ugo Sposetti,
Prestito-ponte,
l'Europa prende tempo ( da "Tempo, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Europa prende
tempo Il prestito-ponte di 300 milioni in favore di Alitalia secondo il governo
italiano non è un aiuto di Stato, perchè si tratta di un provvedimento di
emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Ma Bruxelles - che ieri ha
ricevuto le carte - vuole vederci chiaro, e si riserva di dare una risposta nei
prossimi giorni.
La
tua opinione ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
it Un
prestito ponte per Alitalia. Siete d'accordo? SUL WEB Risposte alle 19.00 di
ieri I numeri sono in percentuale Sì R 18,7 No R 81,3 La domanda di oggi
Berlusconi: campionato solo per grandi club. Siete d'accordo? I sondaggi on
line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.
ROMA
La nostra sarà un'opposizione repubblicana, in nome e per conto della
Repubblica it ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sulla vicenda
Alitalia, Casini si mostra assai preoccupato. "Il prestito alla nostra
compagnia di bandiera è soltanto un tampone", osserva. E dunque la partita
per il salvataggio di Alitalia è ancora lunga e tutta da decidere e da giocare.
"Mi auguro - incalza il leader dell'Udc - che si manifesti la cordata di
cui parla Berlusconi o il fallimento sarà una prospettiva.
ROMA
- È durato un'ora l'incontro al Quirinale. Silvio Berlusconi si è presentat
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Al Quirinale
si è parlato anche di Alitalia, dossier che preoccupa il Capo dello Stato. Ma
la linea del futuro premier resta quella annunciata: mettere in piedi una nuova
cordata entro un paio di mesi. Il Cavaliere ha dedicato una parte della
giornata al lavoro di composizione dell'esecutivo.
ROMA
- Stò stretto, stò stretto. Tutti mi chiamano per ricordarmi
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
compresa. Di certezze sui ministri il leader del Pdl ne avrebbe offerte poche.
Oltre ai nomi noti, il leader del centrodestra si è prodotto in un elenco,
senza però indicare le competenze, la cui somma non ha fatto certo dodici. La
prospettiva di una modifica della legge Bassanini, per aumentare a 13 o 14 il
numero dei dicasteri è quindi possibile.
Alitalia,
decolla la <grande beffa> ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
processo ai
sindacati" Alitalia, decolla la "grande beffa" In mattinata
all'aeroporto di Fiumicino era già diventato il caso del giorno. Un
"processo ai sindacati" accusati di "non rappresentare più i
lavoratori Alitalia". La lettera era affissa in giro per i terminal, nei
pressi della mensa aziendale e dalle parti degli hangar.
Rutelli-Alemanno,
lite tra leader E Fini <controlla> gli immigrati
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia:
"Il fallimento era il primo regalo al Paese". D'Alema parla anche di
Fini: "Berlusconi l'ha trattato come un intrattenitore di folla".
Anche Fini va in un mercato e attacca: "Rutelli salma politica".
Chiede il permesso di soggiorno agli stranieri.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia: la
mossa di Ligresti Spuntano i primi nomi della cordata italiana. Salvatore
Ligresti (Fondiaria-Sai): "Giusto dare una mano". Marco Tronchetti
Provera: "Auspicabile ma se c'è chiarezza sui numeri". Berlusconi e
Letta al Quirinale Incontro di un'ora al Quirinale tra il presidente Napolitano
e Silvio Berlusconi,
BERLUSCONI
E PUTIN ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
com ALITALIA
Il maxiprestito Per l'ennesima volta io, in compagnia di tutti gli altri
contribuenti italiani, sono chiamato a pagare l'inefficienza della gestione
dell'Alitalia. Stavolta ci chiedono 300 milioni di euro, assicurandoci che
verranno restituiti entro la fine dell'anno.
Quando
il confronto diventa conforto ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
come hanno
già riferito le cronache: la difesa dei più deboli, la sicurezza delle
periferie, l'Alitalia, il burka elettronico, il rapporto con la Lega di Umberto
Bossi, l'emergenza casa. Ci sono stati anche alcuni siparietti che finiranno di
sicuro su "Blob": Rutelli ha interrotto Alemanno con questa
espressione suadente: "Tesoro, ora parlo io".
Scriviamo
qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa Scriviamo
qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale ... Scriviamo qui di Alitalia
per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle
prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare che non vengano meno tre
requisiti: una soluzione stabile, il più possibile nazionale, il meno possibile
costosa per il contribuente.
ALITALIA
ma spunta la cordata italiana ( da "Riformista, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi
attacca i sindacati Ligresti: <Sì alla cordata Alitalia>
( da "Liberazione"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Sì alla
cordata Alitalia" Beatrice Macchia Il caso Alitalia continua a tenere
banco. Con Silvio Berlusconi protagonista di un brutto attacco ai sindacati,
che replicano duramente (poi però il futuro premier si autorettifica). E con
l'imprenditore milanese, Salvatore Ligresti, che assicura: "La cordata
italiana si farà,
Nel
Paese si continua a morire di lavoro Esistiamo, ci siamo, facciamoci sentire
Eliminare il 25 Aprile: questa ci mancava!
( da "Liberazione"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ponte per
Alitalia, visto che le arroganti minacce di Berlusconi hanno fatto abbandonare
la trattativa di Air France. La cordata italiana si è ampiamente rivelata un
bluff, peraltro condotto con una sicumera che tradiva l'incertezza; una
smargiassata elettorale che dovremo pagare tutti, anche quelli che non hanno
votato (e non lo avrebbero mai fatto)
Alitalia,
Alemanno fa il patriota e cerca voti per il ballottaggio Ma Silvio promette
lacrime e sangue ( da "Liberazione"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: in Alitalia
Maintenance Systems, in Atitech, e infine in Alitalia Airport e Express. Ma non è tutto. Nel Lazio si
calcola che almeno altre 5mila unità lavorative siano impegnate in lavori
riconducibili alle attività aeroportuali legate ad Alitalia, tra le quali i
servizi di catering e quelli della pulizia dell'aerostazione e delle attività
commerciali.
Processi
lampo e pene severe: sbloccato il <piano sicurezza>
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
agenda
Alitalia e Malpensa con la Moratti che annuncia la possibilità di ritirare la
causa miliardaria (1,25 miliardi di euro) intentata contro la compagnia di
bandiera. "In questo momento il ricorso c'è e si mantiene - ricorda - Ma
se verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso verrà meno
anche il ricorso".
Alitalia,
Berlusconi: in futuro tagli dolorosi
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
24 pagina 0
Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi di Fabrizio Ravoni Il Cavaliere:
"AirFrance si è ritirata per colpa dei sindacati. In un mese ci sarà una
proposta impegnativa". Spunta la cordata italiana. Ligresti: "Sono
pronto, ma le cose si fanno in silenzio" Roma - Dall'Alitalia a
Ronaldinho, passando per Rutelli "voltagabbana"
Un
nuovo rapporto col sindacato senza la paura Cgil
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
federalismo
fiscale e tavolo per Alitalia), invito ai sindacati a non eludere la riforma
degli assetti contrattuali. Marcegaglia ha detto, anche in questo caso in
sintonia con la nuova maggioranza parlamentare, di non volere in alcun modo
contrapposizioni con il sindacato. Ma vi sono nodi ineludibili su cui non si
accetteranno veti.
Alitalia,
ecco la cordata italiana ( da "Giornale.it, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
24 pagina 1
Alitalia, ecco la cordata italiana di Redazione Ligresti: "Sono
pronto". Il futuro premier annuncia: "Ci saranno tagli dolorosi"
Salvatore Ligresti, uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo
scoperto e ha dato il suo appoggio al progetto di Berlusconi, per la
costituzione di una cordata italiana per salvare Alitalia.
<Ora
cambi il sindacato> ( da "Giornale.it, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia?
"Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una
soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non
esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata
scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del
ceto dirigente e dei sindacati"
Ligresti:
La cordata? Io ci sono Ma le cose si fanno in silenzio
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
gruppo sarà
coinvolto nella cordata per Alitalia. Ai cronisti che gli hanno poi chiesto, a
margine dell'assemblea di Fondiaria-Sai a Firenze, se si farà la cordata
italiana per Alitalia, Ligresti ha risposto: "Le cose si fanno in
silenzio, e penso che si faranno". Salvatore Ligresti è il numero uno
della Premafin, la holding che controlla società non solo nel settore
assicurativo,
Oltre
due anni di trattative e offerte <flop>
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dopo un mese
arriva l'offerta vincolante: 160 azioni Alitalia per una Air France-Klm,
obbligazioni convertibili rilevate a 0,3145 euro e 1.600 esuberi tra i
dipendenti. Il Cda di Alitalia dice sì, così come il governo. Ma è polemica su
Malpensa, settore Cargo ed esuberi. I sindacati si oppongono.
L'alleanza
<made in Italy> piace agli industriali
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. Gli
industriali italiani non sono, o perlomeno non appaiono, più scettici sulla
possibilità di costituire una cordata italiana che riporti sulla retta via la
compagnia di bandiera. E questo nuovo orientamento è emerso ieri à côté della
giunta di Confindustria dove si sono riuniti i principali imprenditori italiani
per approvare squadra e programma del nuovo presidente Emma
<I
più puntuali d'Europa nei primi tre mesi 2008>
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Attività
passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano. "Certamente il
prestito ponte dà respiro all'azienda - spiega - e le consente di portare
avanti in maniera coerente con quanto previsto nel piano del budget tutta
l'attività operativa. Abbiamo i dati dell'Associazione europea delle aerolinee
- aggiunge Schisano - e siamo stati,
Berlusconi
vede Napolitano ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
anche solo
per dargli un'idea di ciò che vuol combinare su governo, Alitalia e rapporti
con l'opposizione. L'incontro è avvenuto ieri dalle 18 alle 19, fonti del
Quirinale lo definiscono disteso e cordiale. Nel frattempo Napolitano s'era già
sentito con Bossi e Fini, insomma il Presidente non era del tutto all'oscuro.
StM
vola con i tecnologici ( da "Giornale.it, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sempre in
difficoltà Alitalia (-3,31%), scambiata in soluzione unica durante l'asta di
chiusura. Londra chiude positiva (+0,81%) come del resto Francoforte (+99%) e
Parigi (+ 1,48%). Poco mossa invece Zurigo (-0,06%). © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Alitalia,
Ligresti in campo ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il professor
Fazio per la Salute Alitalia, Ligresti in campo Berlusconi al Quirinale da
Napolitano. Nel governo spuntano i tecnici Un'altra giornata di colpi di scena
e polemiche sul fronte Alitalia. Con Berlusconi protagonista di un duro attacco
ai sindacati ("Colpa loro se Air France si è tirata indietro").
"È
colpa di tutti Parlo anche del sindacato"
( da "Stampa,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
accordi
sindacali di Alitalia, difficili da spiegare: ad esempio i 135 piloti assegnati
ai 5 aerei del settore cargo. "Certamente, ma sono tutte cose figlie di
questa logica. Però bisogna dire che sui lavoratori di Alitalia sono state
dette anche delle falsità: ad esempio che costano troppo, mentre in media
guadagnano un terzo in meno dei dipendenti delle altre compagnie mondiali"
Cordata
Alitalia muove Ligresti "Io sono pronto"
( da "Stampa,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di Fonsai
Salvatore Ligresti la cordata italiana per Alitalia comincia a prendere forma.
Ma Silvio Berlusconi è convinto che la ristrutturazione debba iniziare il più
in fretta possibile e che qualunque sarà la soluzione "dovrà passare per
dolorosi tagli al personale". Anche se il numero due della compagnia
Giancarlo Schisano dice a sorpresa che "le cose vanno meglio del
previsto"
Berlusconi
e alitalia ( da "Riformista, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi e
alitalia Conflitto di interessi? Stavolta è in conto terzi Silvio Berlusconi ha
un nuovo spin doctor. È Bill Emmott, attivamente impegnato a mettere in bocca
all'ex presidente del Milan dichiarazioni che confermino, una dopo l'altra, il
ritratto che Emmott ne ha fatto sull'Economist e altrove.
L'esordio
di marcegaglia ( da "Riformista, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è stata
"scarnificata" dai sindacati, ha detto. Che su un altro tema, la
sicurezza sul lavoro, ha parimenti marcato le distanze: chiedendo la revisione
dell'inasprimento normativo voluto dal governo Prodi. Confindustria lo aveva
già detto, ma il gioco delle parti fra due presidenti uscenti non vale la
richiesta di un neo-
Alitalia
2 ligresti si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette
( da "Riformista,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia 2 ligresti
si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette E ora gli industriali di
casa nostra scoprono quant'è bella l'italianità Per la prima volta qualcuno con
un nome e un cognome ha detto chiaro e tondo che la famosa cordata italiana per
Alitalia si farà.
Alitalia
1 conversazione ( da "Riformista, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia 1
conversazione Resca: "Interessano più i lavoratori che i clienti"
"Il rapporto incestuoso tra politica e sindacati" Il prestito ponte
concesso dal governo, che va ad aggiungersi ai debiti, non cambia la situazione
di Alitalia. Ora, a meno di colpi di scena, si profila la scelta, dolorosa e
ineluttabile,
Ennio
Doris: "Questa Italia ha bisogno di una sterzata"
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un altro nodo
da sciogliere è Alitalia. Come giudica l'apertura di Ligresti a partecipare
alla cordata italiana? "La compagnia di bandiera deve tutelare gli
interessi del Paese. Però bisogna finirla con il dirigismo statale: possibile
che ci siano 135 piloti per pochi aerei?
I
sindacati lasciati a "terra" anche dai dipendenti
( da "Campanile,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La soluzione
ideale per Alitalia ? secondo Raffaele Bonanni segretario generale della Cisl -
sarebbe quella di una cordata di imprenditori italiani insieme a un grande
vettore internazionale come Lufthansa. "Ci vuole qualcosa che tenga
l'Alitalia ancorata all'interesse italiano, al turismo italiano, al prestigio
italiano, al traffico commerciale,
Alitalia,
spunta Ligresti ( da "Campanile, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
In ogni caso,
ha ribadito il portavoce di Barrot, Alitalia "ha già ricevuto degli aiuti
di Stato nel 2001 e non può più riceverne per altri 10 anni, cioè fino al
2011". Inoltre deve essere rispettato "il principio dell'investitore
privato nel rapporto tra governo e Alitalia". (24-04-2008).
Una
grande occasione ( da "Giornale.it, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia?
"Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una
soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non
esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata
scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del
ceto dirigente e dei sindacati"
Roma,
quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
futuro di
Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica
e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva.
Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un
voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per
vincere nella Capitale".
Niente
improvvisazioni, please ( da "Avanti!"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia -
nella sua storia recente - ha attraversato due momenti cruciali; ma in ambedue
i casi il sistema Italia ha perso l'occasione, non ha saputo cogliere le
opportunità che si presentavano. Il primo si è verificato verso la fine del
secolo scorso, quando la compagnia di bandiera fu in procinto di stringere con
Klm un'
Scusate,
ma ci siamo stufati ( da "Tempo, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma ci siamo
stufati Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte
dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare
che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il più possibile
nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente.
Petruccioli
verso la riconferma ( da "Opinione, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sicuri che
non si ripeterà mai il caso Alitalia e che non ci saranno più le EPU-RAZIONI,
il partito Rai, nel suo corpaccione,pensa solo (e giustamente) al 27,
"tanto che, A'zienda è forse nostra?". Al massimo ci si diletta con i
formulari per richiedere, in dialetto padano, il TRASFERIMENTO AL NORD come
vaticinato dalla SOLDATESSA DI BOSSI NEL CIDIA',
Strasburgo
contro l'impunibilità dei giudici
( da "Opinione,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ITALIA per
una vicenda simile ad alitalia Strasburgo contro l'impunibilità dei giudici Si
tratta di una sentenza del
In
cima al ranking vola Gasparri ( da "Opinione, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
prendono la
parola sul caso Alitalia per attribuire colpe, misfatti e accuse in merito al
fallimento dei negoziati con gli acquirenti d'Oltralpe. "Abbiamo criticato
la proposta di Air France perché metteva Alitalia in ginocchio", commenta
Maurizio Gasparri, primo nel ranking del parlato Tv con 5 minuti e 17 secondi
d'intervista.
Alitalia,
la compagnia del mattone volante ( da "Opinione, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
24 Apr 2008
Edizione 80 del 24-04-2008 CORDATE E DINTORNI Alitalia, la compagnia del
mattone volante Almeno un uomo d'onore si è schierato al fianco di Silvio
Berlusconi. Salvatore Ligresti con coraggio ci ha messo la faccia e ha
dichiarato "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna
darla.
<Rivedere
subito i contratti> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA Per
restare all'attualità, poi, annuncia che chiederà "al prossimo Governo la
modifica dell'irrigidimento delle sanzioni" sulla sicurezza nei luoghi di
lavoro. Quanto ad Alitalia, il neo presidente di Confindustria afferma che
"il prestito ponte può essere una soluzione sensata solo a patto che
dietro ci sia un progetto vero,
La
vera posta in gioco nelle urne romane
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da Alitalia
al flop della Bossi-Fini. Nell'altro campo si impegnano in prima persona Fini e
Berlusconi, prodighi di dichiarazioni sul degrado della capitale dopo 15 anni
di disastri causati dalla sinistra. Rutelli parte dai cinque punti di vantaggio
ottenuti nel primo turno e confida di incrementarlo in virtù di alcuni
apparentamenti.
La
crisi dell'Alitalia: i tagli sono inevitabili
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia: i
tagli sono inevitabili Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata
italiana, si fa avanti Ligresti E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora
con Napolitano --> E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con
Napolitano Anche Berlusconi parla di "tagli dolorosi ma inevitabili"
nella nuova gestione di Alitalia ma intanto inizia a materializzarsi la cordata
italiana
Alitalia:
i dubbi Ue sul prestito ( da "Voce d'Italia, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
annuncia
ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24
apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di
bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano
ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in
atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente.
Alitalia
i dubbi Ue sul prestito ( da "Voce d'Italia, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
annuncia
ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24
apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di
bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano
ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in
atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente.
Cordata
Alitalia, sì di Ligresti e Tronchetti
( da "Padania,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La cordata
salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver
chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è
arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza. Il primo a uscire
allo scoperto è Salvatore Ligresti.
Cordata,
sì di Ligresti e Tronchetti ( da "Padania, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il gotha dell
industria e della finanza si mobilita per Alitalia ALESSANDRO MONTANARI Roma -
La cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava
dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni
di euro è arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza.
Berlusconi
annuncia tagli del personale ( da "Padania, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Siamo
intervenuti per salvare e dare prospettive all Alitalia. Non servono polemiche
che non risolvono i problemi". Il Cavaliere è costretto a precisare il
proprio pensiero: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere, e
magari hanno anche avuto ragione. La verità è che le condizioni poste da Air
France-Klm erano impossibili da accogliere".
E
Rutelli gioca la carta del terrorismo padano
( da "Padania,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
rendendo
conto con Alitalia. Il loro solo obiettivo è togliere qualcosa a Roma:
ministeri, posti di lavoro...". Il ritiro di Air France, infatti, non si
deve, per l exsindaco-exVerde-exRadicale, al rifiuto dei sindacati e della
Confindustria all impresentabile piano industriale preparato da Spinetta, ma al
timore dei francesi di operare in un Paese governato da Bossi il barbaro.
"Troppi
vincoli sui contratti di lavoro"
( da "Stampa,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il caso
Alitalia, azienda "scarnificata" anche dall'insipienza, dall'assenza
di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i
sindacati sono stati magna pars". Il prestito ponte? "Può essere una
soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero, una soluzione
di mercato che possa rimettere in piedi la compagnia"
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Faccia a faccia
Rutelli: "Tesoro..." Alemanno: io? Mai Non sono mancati i momenti
divertenti durante il "Faccia a faccia" tra Rutelli e Alemanno
l'altra sera a Ballarò. Dopo numerose discussioni anche
aspre sui vari temi, dall'Alitalia, al futuro della città, i due candidati hanno cominciato a
parlare di sicurezza, Al culmine della, il candidato del centrosinistra a Roma
Francesco Rutelli si è rivolto a Gianni Alemanno contestando una sua
affermazione e dicendo: "E no tesoro, ora parlo io!". Sorrisi
e applausi in studio, con il candidato del Pdl che sta al gioco e risponde:
"Tesoro mai, per favore, tesoro mai...".
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ntesa Sanpaolo per
la presidenza della Cassa Depositi e Prestiti - primo banchiere a capo
dell'istituto - sembrò chiaro che il progetto di fare della Cdp un istituto di
credito vero e proprio era pronto per un'accelerata decisa. D'altronde Romano
Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, all'epoca il governo, sono sempre stati tifosi
della trasformazione: il neo numero uno contava di concludere l'operazione in
tempi record, addirittura entro fine 2007. Ancora a ottobre dell'anno scorso,
il piano Iozzo aveva ricevuto un'accoglienza più che calorosa dai Comuni, tra i
principali destinatari dei finanziamenti dell'istituto. "Spingerebbe gli
investimenti degli enti locali", commentò il presidente dell'Anci Leonardo
Domenici. Qualche settimana dopo arrivò lo stop delle Fondazioni bancarie
(hanno il 30% del capitale, il 70 è del Tesoro) e delle banche private, che
vedevano profilarsi un concorrente pericoloso. Tutto rinviato. Poi ha
cominciato a montare la grana Alitalia. Raccontano che
in questo periodo l'entusiasmo di Iozzo è tornato alle stelle. Il presidente ha
avviato contatti per reclutare le professionalità necessarie al cambio di
registro e non nasconde ai suoi collaboratori una buona dose di ottimismo: si
può fare, questa volta ci siamo. Con il caso Alitalia la Cdp intravede la possibilità
di rilanciare la trasformazione in banca puntando sul nuovo inquilino di
Palazzo Chigi. Di più: una partecipazione alla cordata Alitalia farebbe della Cassa il fondo
sovrano dell'Italia, un grande investitore istituzionale. Gli ostacoli
si stanno trasformando in assi nella manica: per partecipare alla cordata senza
violare le regole europee su concorrenza e aiuti di Stato, la Cdp dovrebbe
operare a condizioni di mercato. Il che è esattamente l'obiettivo che sta
all'origine della trasformazione in banca. Non potrebbe acquistare una
partecipazione nella compagnia aerea direttamente dal Tesoro, ma potrebbe
comprare azioni a Piazza Affari. Chiaro che se le regole del mercato valgono su
un versante, valgono anche su quello opposto: la Cdp per continuare a
finanziare gli enti locali e pubblici dovrebbe creare una newco dedicata, ma
allo stesso tempo avrebbe le mani libere di raccogliere capitali sul mercato
senza doversi limitare al pur ricco risparmio postale come accade oggi.
Potrebbe, per esempio, intraprendere la strada della quotazione in Borsa,
andando tra l'altro incontro a una delle non poche richieste avanzate dalle
Fondazioni bancarie per dare il via libera al cambio di pelle. Nel frattempo la
Cdp potrebbe continuare a investire in infrastrutture, come fa da tempo. Oggi
ha partecipazioni in Terna (la società che gestisce la rete elettrica), Eni,
Enel, Poste e Stm. E ha lanciato il Fondo F2i, che s'è messo in caccia per
tentare l'acquisto della rete telefonica di Telecom. Domani si aprono occasioni
con le infrastrutture in programma, a cominciare dalla possibilità che riparta
il progetto di Ponte sullo Stretto. Difficile far convincere tanti asset con
l'attività creditizia: ad oggi ammontano a circa 18 miliardi, la vigilanza
bancaria chiederebbe una patrimonializzazione enorme per garantirle. Ma il
portafoglio si può sempre riequilibrare. D'altra parte, il banchiere Iozzo -
dopo aver ottenuto il via libera del Cda - nei prossimi giorni chiederà
all'assemblea dei soci della Cassa di poter fare ricorso a tutte le possibilità
di finanziamento: dall'acquisto di crediti d'impresa all'offerta di derivati di
copertura. Se otterrà via libera, è pronto a chiedere le autorizzazioni a Banca
d'Italia. In assemblea le Fondazioni, che fanno resistenza, sono al 30%. Il
resto è nelle mani dello stesso ministro dell'Economia che dovrà pelare la
gatta Alitalia.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Rispunta la cordata
italiana Il Cavaliere sul Colle: "Presto il governo". Il nodo
Formigoni in primo piano2 cronache5 dal mondo8 l'inchiesta9 attualità10
liguria11 economia13 marittimo15 cultura e spettacoli19 lettere e rubriche22
commenti23 genova25 lettere e città31 album32 agenda33 cinema & teatri35
televisione37 la scuola38 sport39 genova sport43 affari45 meteo - lotto47
24/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Hillary"Ventocambiato"
Netta vittoria (55-45) su Obama in Pennsylvania. La gara dei democratici è
destinata a durare ancora fino alla convention 24/04/2008 Roma. Almeno un nome
spunta fuori per la cordata italiana di salvataggio dell'Alitalia. Il costruttore Salvatore Ligresti dice: "Spero ci sarà un
modo di essere coinvolti". Tutto è però in alto mare anche se il
"prestito" deliberato dal governo lascia un po' di respiro in più.
Protagonista ancora Silvio Berlusconi, che apre uno scontro accusando i
sindacati di aver provocato la "fuga" di Air France, poi
compie la consueta marcia indietro: "Hanno fatto il loro mestiere".
Il futuro premier ha però aggiunto che la ristrutturazione di Alitalia "passerà attraverso una fase di dolorose riduzioni
del personale". Il caso Formigoni crea ancora problemi per la formazione
del governo, anche se ieri c'è stato un primo informale scambio di opinioni al
Quirinale con Giorgio Napolitano. bocconetti e lombardi >> 2 e 3
24/04/2008 luigi leone Genova. "Sulla presidenza dell'Autorità portuale ho
sbagliato". Marta Vincenzi lo ammette candidamente. Ed è la prima volta
che il sindaco di Genova lo fa. Ma le sue parole non sono il prologo a un atto
di contrizione. Semmai, è il suo modo di tirar fuori le unghie e graffiare.
Anche il direttore del Secolo XIX, Lanfranco Vaccari, il cui editoriale sul
capoluogo ligure "decaduto"è"un'analisi impietosa, condivisibile
nel fotografare lo scenario, ma con il limite di essere tombale. Invece la
città ha energie e capacità per tornare a crescere". segue >> 4
24/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
leader del Pdl un'ora a colloquio con Napolitano. Salta l'incontro con
Formigoni. Attacco alla Lega : "Moderi il linguaggio" "Alitalia, tagli
dolorosi" Berlusconi accusa i sindacati per Air France. Ligresti: sì alla
cordata I SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Polemica
sulla copertura del prestito. Il ministero: previsto il rientro La rabbia dei
ricercatori "Soldi sottratti ai nostri fondi" I vertici di Telethon
"amareggiati". Boeri: niente vincoli di bilancio BARBARA ARDU BARBARA
ARDù ROMA - Alitalia è salva,
anche se per poco. E a pagare il conto sono ancora una volta gli italiani. Quei
trecento milioni che daranno ossigeno alla compagnia escono infatti da un fondo
pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del 1982). Certo è un fondo
rotativo, i soldi entrano e escono, tanto che Alitalia dovrà restituirli entro il 31 dicembre con tanto di interessi.
In più la loro destinazione non era ancora decisa, erano soldi solo impegnati,
ma nessuno li sta aspettando. E il "tesoretto" però non s'è
prosciugato, nel fondo ne rimangono circa 800. "Sarà, ma comunque quei
soldi sono stati sottratti alla ricerca", ha dichiarato Andrea Ballabio,
direttore dell'Istituto Telethon di genetica di Napoli, presentando una
scoperta che potrebbe rivoluzionare la cura di malattie come la fibrosi cistica
e la distrofia. "Per l'ennesima volta si taglia su ricerca e innovazione,
dunque sul futuro dell'Italia. è inutile poi parlare di competitività". E
preoccupati sono tutti i presidenti dei principali enti di ricerca italiani che
si occupano di spazio, riuniti a Roma per festeggiare il primo compleanno del
satellite italiano Agile. "La nostra ricerca soffre - ha detto Roberto
Petronzio, presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare - i fondi sono
calati notevolmente negli ultimi anni, nell'ordine del 10-20 per cento, proprio
mentre gli altri Paesi fanno l'opposto e non solo quelli emergenti, ma anche
quelli europei". Numeri e fatti che contrastano con le dichiarazioni
d'intenti fatte dai politici e di ogni parte. Eppure è lì che si è andati a
tagliare per dare alla compagnia una boccata di ossigeno, dopo che Air
France-Klm ha deciso di uscire dalla partita. Un errore per Tito Boeri,
economista de Lavoce. info. "è come aver dichiarato che Alitalia
è un'impresa che non ha vincoli di bilancio. Ora il rischio è che passi questo
principio". Certo l'alternativa era il commissariamento, una parola che il
professore della Bocconi pronuncia malvolentieri. "Ma il governo avrebbe
fatto meglio a chiedere al Cavaliere di fare i nomi degli imprenditori disposti
a formare una cordata". Tesi condivisa anche da Bruno Tabacci, deputato
dell'Udc. "Berlusconi - ha dichiarato a Radio Radicale - è prigioniero
della sua affermazione strumentale, ma adesso deve dar corso a quel che ha
detto". Attacca anche Vincenzo Vita, senatore del Pd. "Questo
scherzetto organizzato dalla destra costerà ai contribuenti 300 milioni di
euro". Con buona pace di quei giovani ricercatori che a 800 euro al mese o
poco più, tirano le fila della ricerca italiana.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Ligresti e
Tronchetti Provera pronti all'operazione Alitalia
Berlusconi accusa i sindacati, poi si corregge Il piano Il Cavaliere: la nuova
gestione passerà attraverso dolorosi tagli del personale LUCIO CILLIS ROMA -
Berlusconi rilancia la cordata italiana. "Serviranno cinque
settimane" prima di vederla all'opera. Giusto il tempo di organizzare la
squadra, dare uno sguardo allo stato di salute finanziario di Alitalia e mettere sul piatto un'offerta. E i nomi in cima
alla lista sono quelli di Salvatore Ligresti e Marco Tronchetti Provera. Il
premier in pectore Silvio Berlusconi, ieri ha escluso la via del
commissariamento ma ha parlato di un inevitabile taglio ai posti di lavoro per
la compagnia di bandiera in crisi: "Ci sarà una dolorosa riduzione del numero
degli addetti di Alitalia - ha detto - ma ci sono gli
strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà cercarne un
altro". Berlusconi trova "giusta la preoccupazione di chi pensa che
occorra salvaguardare i lavoratori" anche se "non c'è nessuno che
possa garantire l'attuale numero di dipendenti". Il Cavaliere si è poi
lanciato contro i sindacati, accusati in un primo momento di aver "fatto
scappare con i loro "no" Air France-Klm". Nel corso della
giornata Berlusconi, ha incassato durissime repliche - per il leader della Cgil
Guglielmo Epifani "la questione Alitalia va
affrontata seriamente, il nuovo governo non può scaricare le
responsabilità" - prima di compiere una parziale retromarcia: "Se i
francesi sono andati via - ha precisato - la colpa non è dei sindacati ma
neanche mia". Sul fronte dei possibili pretendenti del vettore, arrivano i
primi segnali dalla cordata tricolore: il presidente onorario di Fonsai,
Salvatore Ligresti, ieri ha ammesso la possibilità di un interessamento al
dossier Alitalia: "Penso che ci sia modo di
essere coinvolti, una mano bisogna darla - ha spiegato - credo che questo sia
giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori, per il
turismo". Possibilista anche il presidente di Pirelli Marco Tronchetti
Provera: "Qualunque tipo di cordata deve essere messa di fronte a una
proposta trasparente, dove esista chiarezza di numeri e di prospettive". E
il presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha sollecitato
"una soluzione di mercato", per Alitalia,
una strada "che ne garantisca il rilancio, anche a scapito
dell'italianità". Infine, dalla compagnia di bandiera arriva una schiarita
sui dubbi sollevati da molti viaggiatori che, vista la crisi, hanno iniziato a
cambiare vettore, causando un crollo pesante delle prenotazioni: "Non ci
sono problemi operativi, né ce ne saranno quest'estate per i nostri
passeggeri", tranquillizza Giancarlo Schisano, numero due operativo della
Magliana, che ha aggiunto: "Vogliamo rassicurare sia i nostri potenziali
clienti sia quelli che hanno già prenotato e li invitiamo a continuare a
incentivare l'utilizzo di Alitalia per i loro spostamenti". Il direttore dell'attività
passeggeri e cargo di Alitalia, ha concluso ricordando che "in questo momento l'attività sta
andando forse meglio del previsto e il prestito darà respiro all'azienda".
Anche alcuni dati dell'Associazione europea delle aerolinee, a sorpresa,
trasmettono ottimismo: nel primo trimestre del 2008 Alitalia
si è piazzata al vertice tra le compagnie di bandiera più puntuali in Europa.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il piano
Ermolli: tra un mese l'ingresso paritario dei nuovi soggetti, poi un partner
estero AirOne, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana Il
"nocciolo" di azionisti potrebbe poi negoziare con una compagnia
straniera Lo sforzo chiesto a ciascuno dei gruppi di investitori sarebbe di 300
milioni GIOVANNI PONS MILANO - Ora che il prestito ponte da 300 milioni è assicurato e Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire
qualcosa di più della famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di campagna elettorale. Lo
schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno Ermolli, il consulente
incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori per un eventuale
intervento in Alitalia, in
realtà è molto semplice. Le risorse complessive da mettere in campo sono
stimate tra 700 milioni e un miliardo di euro da suddividersi in tre diverse
categorie di investitori. Un terzo dovrebbe spettare a Carlo Toto, il patron di
AirOne che potrebbe conferire la sua compagnia aerea, dotata di preziose
opzioni su nuovi aerei, in cambio di una partecipazione azionaria importante ma
non maggioritaria; un altro terzo delle risorse verrebbe versato dalle banche e
l'ultimo terzo da una cordata di imprenditori privati. Una volta costituito
questo "nocciolone" di investitori tutti battenti bandiera italiana
si avrebbe la base sufficiente per negoziare una partnership con una importante
compagnia straniera, da posizioni di forza e senza essere costretti ad accettare
proposte irricevibili come quella sollecitata ad Air France-Klm. Se questo è lo
schema cui stanno lavorando gli uomini vicino a Berlusconi è abbastanza
intuibile come lo sforzo finanziario richiesto agli imprenditori sia tutto
sommato limitato. Circa 300-350 milioni di euro da suddividersi tra coloro che
aderiranno alla chiamata del governo. Tra questi ci sarà sicuramente Salvatore
Ligresti, uscito ieri allo scoperto dopo le ultime indiscrezioni, ma è
possibile che anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera possa mettere una
piccola quota giustificando l'intervento con la necessaria salvaguardia di
Malpensa. Ma anche finanzieri di lungo corso come Francesco Micheli potrebbero
non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di mantenere Alitalia
in mani italiane e magari fare anche un buon affare. C'è però una
pre-condizione da soddisfare prima di parlare di cordate e di interventi:
bisogna conoscere il reale stato di salute dell'azienda. Gli ultimi numeri
disponibili risalgono infatti all'autunno 2007 e nessuno, a parte Air France,
ha potuto condurre una due diligence sui libri contabili. Senza la dovuta
trasparenza, dicono fonti vicine alla trattativa, nessuno sarebbe disposto a
metterci un euro. Dunque la diplomazia che sta lavorando intorno al salvataggio
di Alitalia, in particolare il sottosegretario uscente
Enrico Letta e il vicepremier entrante, suo zio Gianni Letta, potrebbero
accordarsi entro breve affinché il cda di Alitalia
permetta di visionare l'azienda dall'interno. Tutto ciò per evitare che si
scivoli verso il commissariamento: una soluzione che non dispiacerebbe ai
potenziali investitori ma che Berlusconi vorrebbe evitare a tutti i costi in
quanto politicamente poco edificante. Il futuro premier ieri ha parlato di
sacrifici da fare sul fronte del personale della compagnia di bandiera, ma allo
stesso tempo ha assicurato che il governo non lascerà nessuno per strada. Se
nelle prossime settimane Berlusconi riuscisse a fornire indicazioni precise
anche su questo fronte la cordata italiana compierebbe un significativo passo
in avanti. E per tornare ai potenziali investitori, mentre sembra molto
improbabile una discesa in campo dell'Eni se non altro perché il futuro
titolare del ministero dell'Economia, azionista della società petrolifera, sembra
contrario a una diversificazione nel settore dei trasporti, sul fronte del
coinvolgimento delle banche non si può escludere niente. Intesa Sanpaolo da
molti mesi a questa parte ha manifestato la sua disponibilità ma alla banca
guidata da Corrado Passera potrebbero aggiungersene altre, come per esempio
Mediobanca ripetendo a grandi linee quell'impostazione che le vede presenti
entrambe in Telecom Italia. Dunque, al di là delle parole, qualcosa si sta
muovendo nella costituzione della cordata italiana per Alitalia,
anche se non si è ancora entrati nella fase operativa. L'importante, dicono
fonti vicine ai potenziali investitori, è che anche a sinistra si stiano
rendendo conto che ha senso mantenere la compagnia di bandiera entro i confini
nazionali. E soprattutto che così facendo si evita il ridimensionamento di
Malpensa proprio quando sarebbe necessario un suo potenziamento in vista
dell'Expo del 2015.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Prestito,
Italia in pressing su Bruxelles Barrot avverte: nessun aiuto di Stato. Il
governo: non lo è ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Per il governo il prestito-ponte da 300 milioni in favore di Alitalia è in linea con le regole comunitarie. Tanto da non dover nemmeno
essere notificato a Bruxelles per un via libera ufficiale. E' questa la linea
tenuta ieri dagli emissari del nostro esecutivo nel primo incontro
"informale" sul dossier Alitalia con il gabinetto del commissario Ue ai Trasporti, Jacques
Barrot. Tesi che nei prossimi giorni verrà passata al setaccio dagli
esperti europei. L'incontro - avvenuto nel quartier generale della Commissione
a Bruxelles - è durato poco meno di un'ora. Giusto il tempo di illustrare il
decreto approvato l'altro ieri dal consiglio dei ministri e di consegnare una
lettera di presentazione. "Non si tratta di una notifica - hanno
assicurato gli italiani - perché qui non si tratta di aiuti di Stato". E
proprio intorno a questa sfumatura si deciderà il destino dei trecento milioni
vitali per la sopravvivenza della compagnia di bandiera. Nel caso il prestito
venisse bollato come aiuto pubblico, infatti, avrebbe poche possibilità di
essere autorizzato. Meglio allora puntare sulla tesi secondo cui i 300 milioni
arriveranno a condizioni di mercato, sfuggendo dalle limitazioni comunitarie.
Il decreto governativo - hanno detto i funzionari italiani agli esperti di
Barrot - si basa su motivazioni di ordine pubblico e dunque non deve essere
sottoposto alla procedura formale che le regole europee riservano ai
finanziamenti pubblici. Una linea percorribile ma non priva di rischi. In
assenza di un ok comunitario, infatti, il prestito potrebbe essere impallinato
da eventuali ricorsi dei concorrenti di Alitalia,
anche se appare difficile che questi potrebbero ottenere in congelamento
immediato dei soldi. In caso di tempi lunghi, è il calcolo che fanno a Roma,
un'eventuale condanna non sarebbe letale come oggi, con la compagnia a corto di
contanti. Dal canto suo al termine dell'incontro la Commissione ha fatto sapere
che analizzerà le carte tenendo "informate le autorità italiane"
sull'esito dell'esame. Questione di giorni. Tuttavia qualche incertezza sarebbe
emersa già ieri, come testimonia la richiesta di informazioni supplementari
rivolta ai nostri dagli uomini di Barrot. Nulla di strano, comunque,
considerando la delicatezza del caso. Al momento l'unica cosa certa è che la
decisione finale sul prestito-ponte sarà presa da un italiano. Il forzista
Antonio Tajani, ovvero colui che - salvo clamorose sorprese - sostituirà a
Bruxelles Franco Frattini (ministro degli esteri in pectore) prendendo il
portafoglio di Barrot.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti L' Amaca
POICHé L'OPEROSO NORD - dicono acuti osservatori - ha smania di ammodernarsi,
voltare pagina, affrancarsi, mi domando come mai i vari borgomastri di Milano,
insieme ai loro valorosi staff, non riescono a risolvere la vecchia questione
dei furgoni bianchi. A Milano il traffico diurno è paralizzato da decine di
migliaia, forse milioni di furgoni bianchi che fanno il famoso carico e
scarico. Parcheggiati in seconda e terza fila, o bivaccando sui passi carrai,
riducono ogni strada a un budello. E poiché "stanno lavorando", frase
che a Milano giustificherebbe anche una tratta delle vergini, i loro autisti,
in totale buonafede, non sono neanche sfiorati dal dubbio di arrecare un
indebito e permanente intralcio al resto della cittadinanza. Sono semplicemente
una corporazione vincente in un Paese corporativo. Nelle città europee la
faccenda è risolta da decenni grazie a un ovvio regolamento urbano che prevede
le operazioni di carico e scarico solo prima dell'alba e dopo il tramonto. Di notte, insomma. In attesa della rivoluzione del Nord che salvi
Malpensa, resusciti Alitalia, abolisca le tasse, spezzi le reni alla Cina e ridia la vista ai
ciechi, perché non mandare un assessore al traffico a fare un week-end a
Nizza?.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Roma
Rutelli: "Ecco le 13 opere che scioglieranno il traffico" Dall'anello
verde alle metropolitane oltre il Gra Il duello "La
proposta del Pdl di una public company per Alitalia è stata un fallimento" GIOVANNA VITALE Avrebbe voluto
occuparsi solo "del futuro della città", Francesco Rutelli, avanzare
"proposte concrete da realizzare nei prossimi cinque anni" anziché
perdere tempo a smascherare "le defaillance, che dalle nostre parti si
chiamano bufale, del mio avversario". Ma "la confusione e la
povertà programmatica" che regna sul fronte opposto è tale da costringere
il candidato del Pd a uno sforzo supplementare. Per far capire "con
chiarezza" ai romani il pressappochismo e la scarsa conoscenza dei
problemi con cui l'esponente del Pdl sta conducendo la campagna elettorale.
"A parte il casinò che fa ridere solo a parlarne e la public company per Alitalia che si è rivelata un fallimento visto poi come sono
andate a finire le cose", attacca Rutelli, "Alemanno aveva lanciato
due proposte, entrambe evaporate: la prima, che prevedeva l'espulsione di
ventimila stranieri, è svanita come neve al sole in diretta tv perché
l'espulsione è impossibile, secondo quanto previsto dalle norme varate
dall'allora governo Berlusconi, e tutt'al più si può parlare di allontanamento,
tant'è che poi lui si è autocorretto. Oggi è ufficialmente scomparso pure il
secondo anello del Gra". Un'opera, quest'ultima, che sarebbe costata 5
miliardi e mezzo di euro. Unità di misura da utilizzare "per mettere in
campo una serie di novità decisive: il completamento dell'anello verde di
viabilità urbana e l'ampliamento della rete di metropolitane, oltre ai cantieri
della linea C e B1 già previsti, sia in project financing e quindi con la
collaborazione dei privati, sia con stanziamenti del Cipe", spiega
Rutelli. Tredici grandi opere pubbliche per risolvere, "entro i prossimi
cinque anni, il problema del traffico a Roma: integrando il trasporto pubblico
locale con la metro e le ferrovie; rendendo la circolazione più scorrevole".
Con gli stessi soldi che Alemanno avrebbe voluto spendere per costruire il
secondo Gra, "progetto inutile e abborracciato". Sull'anello verde,
che è una sorta di grande circonvallazione interna al Raccordo esistente,
occorrerà costruire una serie di gallerie strategiche per favorire i
collegamenti d'ingresso e d'uscita della città: a sud-est con il sottopasso del
parco dell'Appia Antica "così da liberare l'area archeologica dal traffico
veicolare"; il passante ad est da Ponte Mammolo a viale Jonio per circa
tre chilometri; completamento del passante ovest con il sottopasso da via
Giureconsulti a piazza Irnerio per sei chilometri; il ponte dei Congressi, Tre
Fontane, viale Newton da collegare con il sottopasso del parco dell'Appia
Antica. Per le reti metropolitane, che comporteranno una spesa di circa 4
miliardi, Rutelli ha in progetto di prolungare le linee già previste oltre il
Gra, "così da servire la nuova città che sta crescendo" e favorire
"chi vive nell'hinterland e viene a lavorare in città". Un lavoro che
si avvarrà dei tanti cantieri già aperti: "Da qui al 2011, il sindaco di
Roma inaugurerà circa 40 nuove stazioni", ribadisce "per mettere
finalmente a disposizione di Roma un network degno di una capitale
europea". E c'è anche la possibilità che si realizzi il sogno di cui il
candidato del Pd aveva parlato ai residenti della Bufalotta, quartiere a
nord-ovest fuori Gra: "Potremo allungare la linea B1 da viale Jonio fino
ad arrivare proprio alla Bufalotta". Le altre linee interessate al
progetto sono: la Metro A che ora fa capolinea a Battistini sarà portata fino a
Casalotti (
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Roma
Nella cittadella Alitalia col terrore di perdere il
lavoro E in 2300 denunciano: "Altri milioni buttati" Fuori dai
cancelli la rabbia dei colletti bianchi "Air France, occasione persa"
CARLO ALBERTO BUCCI CARLO PICOZZA C'è il tramonto ed escono dal centro direzionale
dell'Alitalia alla Magliana i quadri, i dirigenti e
gli impiegati, cercando, con le parole nei crocchi, di scacciare paura e
sfiducia per le sorti della compagnia. Dopo il ritiro dell'offerta di acquisto
da parte di Air France-Klm "serve a poco il prestito ponte da 300 milioni
di euro varato dal governo". E le dichiarazioni del premier in pectore
Silvio Berlusconi sulle "dolorose riduzioni del personale", piombano
sui "colletti bianchi" come l'ennesima doccia gelata: "Che
coraggio", è il commento sarcastico di tanti che "nella notte"
hanno preparato una "lettera aperta" con un j'accuse per i sindacati
inviato ai media "con 2300 adesioni". "Berlusconi fa
dichiarazioni che inquietano", secondo Susanna Baldi (Network), da 22 anni
in Alitalia. "Con l'uscita di scena di Air France
si è persa un'opportunità grande", argomenta, "l'unica in grado di
puntare allo sviluppo del traffico senza tagli traumatici di personale. Ora
tutto è ridiventato incerto e le sortite di Berlusconi, sempre senza riscontri,
accentuano il disorientamento". "Di dichiarazioni", aggiunge
Lucia Cicconi, "il Cavaliere ne tira fuori una dopo l'altra, la seconda
per smentire la prima e la terza contro la seconda. Sta di fatto che l'Air
France l'ha cacciata lui". "Quando, nel '95, sono stata assunta nel
settore Merci", racconta Daniela Savarese, 42 anni, 1500 euro al mese e un
mutuo da pagare, "occupavamo tre edifici, ora siamo raccolti in uno. Ho
convissuto con le crisi dell'azienda". "A mensa", aggiunge L.
M., in staff al management, 33 anni, mille 430 euro mensili: "ci guardiamo
in faccia sgomenti per quanto si sta consumando sulla nostra testa. La
preoccupazione per il posto è il nostro pane quotidiano". "Era stato
annunciato", ricorda Stefano Rocchi (Commerciale), "che la cordata italiana
per il salvataggio dell'Alitalia
sarebbe partita se Air France avesse dato forfait: spero e voglio credere che
ora si faccia avanti". "Il prestito ponte", per due quadri che
lavorano in Alitalia dal
'90, uno al Marketing, l'altro alla Programmazione, "è una mazzata:
perpetua il "tirare a campare" della compagnia quando ci sarebbe
bisogno di un piano industriale: vorremmo sapere oggi di che morte
morire. Siamo alla disperazione". "Questo è un teatrino già
visto", commenta Roberto (Alitalia Fly),
"falsato peraltro dalla campagna elettorale per Comune e Provincia. Resta
solo una certezza: l'ipotesi Air France non si ripresenterà. Era credibile e
neanche dolorosissima con i suoi 2.200 esuberi, meno della metà dei 5.000 della
vecchia proposta Lufthansa". "Il prestito ponte?", commenta
Manuela precaria di Alitalia Servizi, "Altri tre
mesi e saremo di nuovo sull'orlo del baratro". Per F. R., (Acquisti)
"non è cambiato niente: la cordata italiana non c'è. Restano gli annunci
sui tagli all'organico dopo anni di sacrifici con salari ridotti, la cassa
integrazione e le attese deluse". "è così dal '98", gli fa eco
Stefania, analista voli. "Con altri 700 colleghi", dice Federica R.
"sono un'assistente di volo precaria. Ora la speranza di una
stabilizzazione lascia il posto alla preoccupazione". Comincia a circolare
la "lettera aperta" con 2300 adesioni "redatta nella
notte", subito dopo la notizia del prestito ponte. "è un falso
clamoroso", per il segretario nazionale del Sindacato dei lavoratori
(Sdl), Andrea Cavola. "Come si fanno a raccogliere tante firme in così
poche ore?". Già, perché quel documento si occupa anche dello stanziamento
per il prestito ponte, varato dal governo solo due giorni fa ("Ora 300
milioni di euro degli italiani saranno bruciati in pochi mesi"). "Quel
documento", assicura Tiziana Borgatta, assistente di volo da 10 anni in Alitalia, "raccoglie le preoccupazioni dei dipendenti,
che da settimane arrivano al nostro forum online". Un forum animato da un
movimento "nato venerdì 28 marzo", subito dopo la rottura della
trattativa con Air France, il giorno dopo la scesa in campo dei "colletti
bianchi" della Magliana. Ora il movimento ha un nome, "Ali per
volare", e attraverso il tam tam su internet sintetizza così il pensiero
di tanti: "Siamo 2300 dipendenti Alitalia, che
finora non hanno potuto dire la loro. Siamo vicini a tutto il management che ha
voluto la fusione con Air France-Klm, unica soluzione industrialmente e
finanziariamente solida. Far saltare l'accordo è (stato) un atto
irresponsabile". "Non siamo d'accordo con il comportamento dei
sindacati. Molti di noi non si sentono più rappresentati". "Vero o
apocrifo che sia", commenta Susanna Baldi, "più o meno la pensiamo
tutti così".
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Roma Il
mondo che ruota intorno all'aeroporto coinvolge circa 30mila persone. La paura
del futuro Dai meccanici al catering nell'indotto migliaia di posti a rischio I
lavoratori: "Per i dipendenti della linea aerea c'è la cassa integrazione
Ma per noi niente" ALESSANDRA PAOLINI I "dolorosi tagli al personale",
annunciati da Silvio Berlusconi, nell'operazione "salviamo l'Alitalia" non investiranno soltanto i lavoratori
diretti della compagnia di bandiera: piloti, hostess, personale a terra.
"Perché l'indotto che ruota intorno all'aeroporto coinvolge forse più di
20 mila persone", spiega Maurizio De Martino responsabile nazionale Ugl.
"Anche se un calcolo esatto è difficile farlo, perché ci sono ditte,
appalti, fornitori dei fornitori, lavoratori interinali. La crisi Alitalia è pericolosissima perché è una crisi a effetto
domino". Calcoli che si avvicinano anche alle 30 mila unità per Mario
Guerci, segretario Filt Cgil romana. "Tutte le attività che abbiamo
conosciuto fino ad ora: manutenzioni, check-in, prenotazioni, verrebbero
totalmente cancellate. Se l'intenzione dei tagli di Berlusconi è vera saremmo
davanti a una catastrofe". Una città nella città, quella del Leonardo Da
Vinci, che vive perché vive Alitalia. "Basta
pensare ai tanti servizi che si trovano all'aeroporto - continua De Martino -
alle migliaia di persone che lavorano nella ditta di pulizie, nei negozi, nei
bar, nei ristoranti". Cifre da capogiro, che si moltiplicano se all'indotto diretto si aggiunge "l'indotto indiretto" di Alitalia Service. "La
"sorellastra" di Alitalia, società partecipata che per il 49% fa capo alla Fintecna
(controllata dal ministero delle Finanze) - dice un dirigente dell'Alitalia -ha chiuso in pareggio
quest'anno, ma non verrebbe certo risparmiata dall'onda d'urto della bomba Alitalia. Tanto che nella
trattativa con Air France i 3 mila "esuberi" erano stati conteggiati
proprio a carico di Alitalia Service". E'
stipendiato da Alitalia service, ad esempio, chi si
occupa della manutenzione degli aerei: "Sono i meccanici più bravi del
mondo - continua il dirigente - ma rischiano il posto se ci saranno meno
aeroplani da controllare, a causa del diminuito numero di voli". Ci sono
poi gli addetti al carico e scarico merci e bagagli, i tecnici che per Alitalia progettano i programmi software, gli impiegati dei
servizi centralizzati. E' un mondo dunque, quello che gira intorno al Leonardo
Da Vinci, fatto da gente che ogni mattina nella maggior parte dei casi, da Roma
imbocca la Roma-Fiumicino e va lavorare. Come gli addetti al catering, quelli
che preparano i pasti serviti in aereo. "Noi siamo fornitori diretti e
siamo quelli più vulnerabili - spiega Nicola Merli, responsabile catering
dell'Udg - Ottocento lavoratori che diventano 1.500 se si contano anche quelli
che ci fornisconio le materie prime. Persone che da un momento all'altro
possono trovarsi in mezzo alla strada, aziende che in prospettiva, si sono
ingrandite e a loro volta hanno assunto. Finisce l'appalto? Devono licenziare.
Mi viene in mente chi fornisce ghiaccio secco: sono in venti. Che fine
faranno?". La ricetta per salvare Alitalia è
complicata. E chi lavora a Fiumicino è sempre più impaurito. "C'è in ballo
la vita di troppe famiglie - continua Merli - Anche perché i dipendenti dell'Alitalia cadranno comunque in piedi. Per loro lo Stato
prevede la cassa integrazione, ma per noi dell'indotto non si è pensato a
nulla. Nessun paracadute. E saranno solo guai".
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ligresti: "Prontoa salvare Alitalia" la cordata dei cieli Berlusconi attacca i sindacati:
"Necessario ridurre il personale" ' 24/04/2008 la discesain
campoPenso che sia giusto e doveroso dare una mano. Le cose si fanno in
silenzio ma si fanno salvatore ligrestipresidente di Fondiaria-Sai 24/04/2008 '
24/04/2008 i sindacatiavvertonoSappiamo che ci saranno sacrifici, ma
dovranno essere funzionali allo sviluppo dell'azienda guglielmo
epifanisegretario della Cgil 24/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma. Alitalia: prende corpo la cordata
italiana. Mentre Silvio Berlusconi bacchetta i sindacati accusandoli della fuga
di Air France e annuncia "una dolorosa riduzione del personale" per
la compagnia di bandiera, esce allo scoperto per la prima volta uno dei
possibili componenti della cordata: si tratta di un pezzo da novanta come
Salvatore Ligresti, il presidente onorario della Fondiaria-Sai, chi si
dice interessato all'avventura Alitalia.
"Possiamo essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e
doveroso". I tempi e i modi dell'operazione? "Le cose si fanno in
silenzio ma penso che si faranno". I tempi sono chiari nella mente del
Cavaliere, che dice: "Ora che si è chiusa la trattativa, la compagine
italiana coordinata da Bruno Ermolli si farà avanti. Ci sarà prima una due
diligence sui conti e poi, nel giro di tre-quattro settimane, verrà fatta
un'offerta impegnativa per la compagnia". Perché si concretizzi l'offerta
dei compratori italiani, bisognerà quindi arrivare alle soglie dell'estate ma
ora il prestito ponte di 300 milioni consente di non lasciare gli aerei a
terra, come si temeva fino a qualche giorno fa. Il decreto è solo una toppa
provvisoria per le casse della Magliana ma non risolve i suoi problemi perché
l'azienda è in profondo rosso e brucia circa 100 milioni in un mese. La
situazione rimane pesante tanto che anche Berlusconi prevede lacrime e sangue
anche se al tavolo dei sindacati non ci sarà più Jean-Cyril Spinetta ma
interlocutori di lingua italiana come il patron di Fondiaria, Ligresti, e gli
altri imprenditori reclutati dal fidato Ermolli. I sindacati vengono chiamati
in causa dal Cavaliere per il loro no ai francesi: "La prima motivazione
per cui Air France ha detto no è il veto dei sindacati, il grande, deciso fermo
no dei sindacati alla riduzione di personale proposta". I sindacati, che
il giorno prima erano stati attaccati anche da Romano Prodi, protestano:
"È una barzelletta", replica il leader della Cisl Raffaele Bonanni.
"Assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo
Paese", dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Il quale ribatte
al premier in pectore anche sul tema dei tagli: "Il sindacato sa benissimo
che il piano di rilancio dovrà essere accompagnato da sacrifici ma questi
dovranno essere funzionali allo sviluppo dell'azienda e non immotivati",
spiega Epifani. Di fronte alle proteste, Berlusconi provvede ad ammorbidire il
suo giudizio: "Hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto ragione.
Le condizioni poste da Air France erano impossibili da accogliere". Il
messaggio comunque è partito e viene prontamente raccolto da Emma Marcegaglia,
al suo primo giorno da nuovo numero uno di Confindustria: "Alitalia è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza
di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente di cui i
sindacati sono stati magna pars", rincara il presidente degli industriali.
Prima Prodi, poi Berlusconi, infine la Marcegaglia: i sindacati finiscono sotto
processo e soprattutto ora rischiano di passare dalla padella di Air France
alla brace di un pool di compratori che non faranno sconti quando si arriverà a
un negoziato sui tagli. Ma prima dovrà alzarsi il sipario sui nomi in cordata,
che potrebbero coinvolgere la russa Aeroflot come socio di minoranza per non
perdere i diritti di volo in ambito Ue. La situazione è in movimento. Non è
chiaro se le cordate siano più di una, disposte ad allearsi o a farsi
concorrenza. Air One (già alleata di Lufthansa) si muoverebbe di concerto con
Intesa e forse in sintonia con Carlo De Benedetti, che può mobilitare il suo
fondo salva imprese M&C: l'Ingegnere non smentisce e si limita a un
"no comment". Ma c'è gran fermento anche fra gli imprenditori
lombardi e veneti, come Ligresti, disposto a entrare in partita o forse già dentro.
"Qualunque cordata ha bisogno di una proposta trasparente in cui esiste
chiarezza di numeri e prospettive", dice Marco Tronchetti Provera, il cui
nome è circolato fra quelli della cordata per Alitalia.
"La cordata? Sarebbe auspicabile ma ci vogliono anche gli operatori del
settore", è la tesi di Tronchetti. Fa sentire la sua voce anche un altro
big, il veneto Mario Moretti Polegato, patron della Geox, che si sbilancia a
favore dell'operazione made in Italy: "È un impegno degli industriali, una
responsabilità civica. L'augurio è che Alitalia sia il
biglietto da visita per gli stranieri". In ogni caso, Polegato precisa:
"Nessuno mi ha contattato". In attesa che prima o poi la nebbia si
diradi, la Marcegaglia invoca una "soluzione di mercato" per
rimettere in piedi la compagnia perché il prestito ponte è"sensato"
ma non basta: "La cordata? Non servono per forza gli imprenditori
italiani. Ci deve essere un gruppo in grado di avere i soldi e la capacità di
business", spiega il numero uno di Confindustria. Mentre si lavora alla
cordata, 2 mila 300 lavoratori di Alitalia temono che
l'addio di Air France porti a una crisi senza sbocchi e in una lettera chiedono
il ritorno di Spinetta. Ma è giallo sull'esistenza della missiva.Michele
Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 24/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Marcegaglia:
"Riformare i contratti di lavoro" il nuovo presidente di
confindustria Al sindacato l'imprenditrice chiede un "cambiamento
radicale". Elezioni: "Bene la sinistra fuori dal Parlamento"
24/04/2008 Roma. Assoluta priorità alla riforma dei contratti di lavoro e delle
relazioni sindacali. Confindustria chiede al sindacato "di cambiare
profondamente, di interpretare con chiarezza il mutato contesto sociale reso
più evidente e ineludibile dal voto del 13 aprile". Emma Marcegaglia, il
nuovo numero uno di viale dell'Astronomia, non si concede nemmeno il tempo di
festeggiare la maggioranza bulgara (103 voti su 105) incassata dalla giunta,
che subito torna sulle polemiche sollevate dal suo predecessore Luca Cordero di
Montezemolo. "Chiediamo al sindacato - spiega nel giorno del plebiscito -
di negoziare con noi un forte alleggerimento economico e normativo del
contratto nazionale. Chiediamo di semplificare drasticamente il numero e il
contenuto dei contratti di primo livello e di cambiare le regole di impiego del
lavoro che sono troppo rigide e scoraggiano gli investimenti". Al
sindacato Marcegaglia riconosce "un ruolo importante", ma chiede
"un cambiamento radicale". La mano è tesa: "Insieme dobbiamo
modificare le relazioni industriali e il nostro stesso ruolo". Ora che
"c'è un governo con un'ampia maggioranza", ora che "la sinistra
radicale è fuori dal Parlamento", "non ci sono più alibi per non fare
le riforme", sentenzia. Per Marcegaglia, "l'uscita della sinistra radicale
dal Parlamento è positiva" perché"con essa è fuori l'interdizione
eretta a sistema, che ha contribuito all'arretramento del nostro Paese rispetto
ai nostri concorrenti, anche europei". Secondo il numero uno degli
industriali, il sistema italiano ha bisogno essere rilanciato e modernizzato,
cominciando dalla possibilità di condurre, tra aziende e organizzazioni dei
lavoratori, "negoziati entro tempi ragionevoli". E ancora:
"Dobbiamo finirla con i riti estenuanti e inconcludenti". Un esempio
su tutti? La compagnia di bandiera. "Non entro nel
merito della vicenda Alitalia - premette - ma il peso del sindacato in questa sfibrante
privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di
senso. Il prestito concesso può essere considerato sensato - aggiunge - a patto
che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che possa rimettere in piedi
la compagnia". A dimostrazione che il fronte industriale non ha più
voglia di prendere tempo, l'imprenditrice annuncia che a giorni incontrerà il
presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi "per discutere
insieme le riforme da fare", e subito dopo chiederà un incontro urgente ai
sindacati. All'esecutivo Confindustria chiederà di modificare le norme
introdotte dal governo uscente sulla sicurezza sul lavoro, poiché l'inasprimento
delle sanzioni fatto dal governo Prodi è stata "una scelta profondamente
sbagliata". La soluzione sta "nella diffusione della cultura della
sicurezza", occorre promuovere "corsi di formazione aziendale
innanzitutto per responsabilizzare imprenditori e controparti sindacali".
L'attenzione va quindi a "un vero federalismo fiscale, basato sulla
responsabilità di ogni livello di governo, per le proprie entrate e per i
servizi prestati". Per Marcegaglia serve "un sistema nel quale siano
esclusi i ripiani a pié di lista dei disavanzi accumulati per spese
clientelari". "Una società aperta e integrata nel sistema
internazionale; uno Stato migliore; l'investimento in capitale umano;
l'elaborazione di una strategia che contemperi le esigenze di crescita con i
vincoli energetici e ambientali". Sono i quattro pilastri che Marcegaglia
indica "per raggiungere l'obiettivo della crescita e di una vera
modernizzazione" dell'Italia. Perché"non siamo condannati alla bassa
crescita, ma occorre affrontarne le cause strutturali. I Paesi possono
scegliere il proprio destino - osserva Marcegaglia - e anche un Paese maturo
può crescere a ritmi interessanti, se riesce a liberare le sue energie e
mettere a frutto le sue capacità". gilda ferrari
gilda.ferrari@ilsecoloxix.it 24/04/2008 l'incaricoAl presidente di Erg va la
delega all'organizzazione e marketing associativo 24/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina X - Napoli
Degenerazione della retina nuova scoperta del Tigem Ma Ballabio accusa:
"Da questo governo arriva un taglio al nostro futuro" GIUSEPPE DEL
BELLO Dal Tigem (Istituto Telethon di Genetica e Medicina) una scoperta che
rappresenta un importante sviluppo della terapia genica delle malattie rare.
Tra queste, la maculopatia di Stargardt che si identifica nella frequente
degenerazione di quella parte della retina che permette la corretta visione.
Per ora gli studi sperimentali sono stati condotti sul modello animale, in
particolare su un gruppo di topi affetti dalla patologia e guariti dopo il
trattamento. Tanto da aver sconfitto la cecità. Ad annunciare la grande novità
scientifica è il team guidato da Alberto Auricchio, professore associato di
Genetica medica alla Federico II e ricercatore al Tigem diretto da Andrea
Ballabio. Prima di illustrarla è necessario spiegare il meccanismo alla base
della terapia genica. "Questa si realizza - premette Auricchio -
attraverso l'introduzione di segmenti di Dna (terapeutico) in un organo o in un
tessuto sfruttando come vettore un virus modificato. Finora il virus (AAV),
particolarmente piccolo, si è dimostrato idoneo solo per il trasferimento di
geni di piccole dimensioni e, quindi, nel caso la cura richiedesse
l'introduzione di geni più grandi l'AAV non sarebbe adatto". è proprio su
questo aspetto negativo che i ricercatori sono riusciti a intervenire, aprendo
nuovi orizzonti. Per la maculopatia, ma anche per le tante altre numerose
patologie genetiche per le quali non c'è speranza senza un vettore di adeguate
proporzioni. "Ci sono tanti tipi diversi di AAV - continua il docente -
noi abbiamo scoperto che uno di questi, l'AAV5 (isolato anni fa) è capace di
trasportare segmenti di Dna di dimensioni doppie rispetto ad altri vettori,
fino a 9000 basi". Un successo tecnologico che avrà importanti ricadute e
che al momento ha già avuto la convalida sperimentale di essere efficace a
curare una specifica malattia. "Lo abbiamo testato su un topolino affetto
dalla malattia di Stargardt - dice ancora Auricchio - immettendo il gene
modificato nel vettore AAV5, a sua volta introdotto nella retina di un solo
occhio. Ebbene, al controllo successivo abbiamo riscontrato la differenza
rispetto all'occhio non curato: dopo un singolo trattamento c'è stato il
recupero completo e permanente della funzionalità". Le prospettive della
scoperta pubblicata sul prestigioso "Journal of Clinical
Investigation" accendono una grande speranza per sconfiggere
definitivamente le malattie ereditarie ma, prima della sua applicazione
clinica, avvertono i ricercatori, ci vorrà del tempo: nella migliore delle
ipotesi la sperimentazione sull'uomo partirà tra tre anni, un periodo di tempo indispensabile
a documentare l'assenza di effetti tossici legati al vettore. Intanto ieri,
dopo l'annuncio della scoperta, c'è stato un durissimo atto d'accusa lanciato da Ballabio: "Il taglio di 300 milioni da
parte del governo dimissionario per consentire il prestito-ponte ad Alitalia è l'ennesimo taglio al futuro
del nostro Paese e alla competitività scientifica. Mi auguro che il nuovo
governo presti attenzione a un settore così importante allo sviluppo
dell'Italia".
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina V - Milano
Expo, tutti i poteri alla Moratti Commissario e presidente, Glisenti
amministratore delegato Pollastrini: rivedo un uso privatistico delle
istituzioni. Sangalli "Continui lo spirito di squadra" TERESA
MONESTIROLI Letizia Moratti sarà il commissario dell'Expo mentre
l'amministratore delegato della società di gestione sarà Paolo Glisenti
"come avevo già anticipato". Ad annunciarlo è lo stesso sindaco che,
alla fine del primo incontro ufficiale con Silvio Berlusconi in cui i due leader
hanno discusso anche di Malpensa e sicurezza, ha detto: "Abbiamo parlato
del progetto Expo. In uno dei primi consigli dei ministri ci sarà un decreto
legge che disegnerà la sua struttura organizzativa e designerà il commissario
con un ruolo di impulso e di vigilanza". Una scelta applaudita da Carlo
Sangalli, presidente della Camera di commercio, che ha detto: "è coerente
con i passaggi precedenti che ci hanno portato alla vittoria. L'augurio è che
questo spirito di squadra continui anche nelle fasi successive". Criticata
invece da Barbara Pollastrini, ministro uscente delle Pari Opportunità, per cui
"le cene di Arcore e gli incontri a Palazzo Grazioli ripropongono la
sensazione di un uso privatistico delle istituzioni e delle cariche che ne
derivano". Il primo faccia a faccia romano con il futuro premier non
poteva che vertere sull'Expo 2015, evento per cui è prevista l'istituzione di
un comitato di coordinamento che, come ha spiegato il sindaco, sarà proposto
dalla presidenza del consiglio, dalla Regione Lombardia, dalla Provincia, dal
Comune, dall'Ente Fiera e dalla Camera di Commercio. Ma durante l'incontro, la
Moratti ha avuto anche l'assicurazione che "il piano sicurezza sarà
presentato al primo consiglio dei ministri utile". "Abbiamo parlato di
tutte le norme che saranno inserite tra cui maggiore certezza delle pene,
inasprimento delle pene e processi per direttissima nel caso di flagranza di
reato". Sul tavolo anche la questione Malpensa. "Abbiamo
concordato sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini
di Alitalia - ha spiegato
Letizia Moratti - . Sea e Malpensa non sono un problema, lo sono diventati per
la politica del governo Prodi". Mentre sul ricorso fatto da Sea contro Alitalia ha aggiunto: "Vedremo se
col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso.
Ripristinando le rotte continentali e intercontinentali si garantirà l'utile di
Sea".
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Bologna
L'assicuratore: patriota non un chicchiricchì Tossani: "Non sono fascista
anche i negri sono razza pura" la parola Accidenti a quando ho scelto
quella parola, giuro che userò termini più precisi Signor Tossani, quest'inno
alla razza? "Ma possibile che la gente ci metta sempre la puzza della
politica... Io non faccio politica, io prendo la parola per esortare il paese a
evitare miserevoli ore". è una parola che ha fatto molta politica,
"razza", e non è stata buona politica... "Mi tira fuori il
fascismo? Ancora? Ma che c'entra il fascismo? Io parlo di un paese forte e
puro, accidenti a quando ho scelto quella parola, se pensavo che veniva fraintesa...
La prossima volta userò termini più precisi". Signor Tossani, quando mai
siamo stati una "razza forte e pura"? "Ma sempre! L'amor di
patria, il senso della famiglia esistevano prima del fascismo. Questa è la
razza, se dà fastidio la parola non la userò più, ma il concetto resta. Noi
siamo razza europea purissima". E tutti gli altri? "Razze pure anche
loro! Si chiama razza negra perché tutti sono negri, ma i negri ci sono e sono
una razza pura, anche gli egiziani per dire sono una razza pura, antichissima,
colta". Si poteva pensare che lei non volesse gli immigrati. "Uno
come me? Non ho mai odiato e non odio nessuno. Non odiavo neanche il nemico
quando ero militare. Lavoro per il bene delle persone, non posso fare
eccezioni". Ma perché lo fa? Voglio dire, comprare periodicamente pagine
di giornale e riempirle di "esortazioni"? "Fa parte della mia
mentalità. Sono un patriota. Quando vedo che la mia patria viene ridotta a
un'italietta disprezzata all'estero, quando vedo vendere un
patrimonio come l'Alitalia,
quando capisco che per i francesi siamo ormai dei chicchirichì, non resisto e
dico la mia. Non posso?". E cosa c'entra con l'infortunistica?
"C'entra con tutto, dovremmo parlare a voce alta tutti, non solo un
novantenne come me. Io non smetterò: sono un patriota e non un
chicchirichì". Allora il fascismo...? "è durato vent'anni, una
parentesi della storia, però c'è stato, ha fatto anche ottime cose, però è
finito". E oggi lei? "Sono contento che le elezioni ci abbiano
restituito una libertà più ampia, dopo che il governo Prodi ha immiserito
l'Italia". Berlusconi, uomo della provvidenza? "Non è un fascista, è
un uomo sereno". (m.s.).
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Marcegaglia: subito la riforma dei contratti Appello ai sindacati dal nuovo
presidente di Confindustria. Plebiscito per la nomina "Basta alibi è ora
di far ripartire il Paese attraverso le necessarie riforme" ROBERTO MANIA
ROMA - "Il contratto nazionale è un tappo che appiattisce tutto al
ribasso: la competitività e i salari". è per questo che Emma Marcegaglia,
prossimo presidente della Confindustria, chiede ai sindacati di cambiare al più
presto il modello contrattuale, ormai "obsoleto e inadeguato per le
esigenze di un paese industriale moderno". Proprio la riforma delle
relazioni industriali è stata messa al primo punto del programma per il biennio
2008-2010 dal presidente designato di Viale dell'Astronomia che ieri ha
ottenuto un voto plebiscitario dalla Giunta (103 sì su 105). Con lo stesso voto
è stato dato il via libera pure alla nuova squadra: undici vice presidenti e
sei responsabili di comitati tecnici. Faranno parte del team anche Paolo
Scaroni, presidente dell'Eni, con una delega agli scenari mondiali ("una
sorta di ministro degli Esteri delle imprese", ha spiegato Marcegaglia) e
Angelos Papadimitriou, quarantenne manager greco amministratore delegato della
GlaxoSmithKline Italia, come rappresentante delle multinazionali che investono
nel nostro paese. Poi un "pacchetto di mischia" espressione del
sistema delle medie imprese che hanno innovato e conquista quote sul mercato
globale. Tre le donne: a parte il presidente in pectore, il leader degli
industriali milanesi Diana Bracco che si occuperà di ricerca e innovazione, ma
soprattutto dell'Expo del 2015; e la campana Cristiana Coppola, con la delega
al Mezzogiorno. Marcegaglia ha scelto di non mettere sul banco degli imputati
il sindacato, se non per la vicenda Alitalia ("il peso del sindacato in
questa sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come
esagerato e privo di senso"), ma ha lanciato una sfida a tutto campo alle
tre grandi confederazioni. Anche con la spinta - ha detto - che proviene dal
quadro politico emerso dalle elezioni e che proietta una fase di possibile
governabilità, semplifica il gioco parlamentare, esclude i partiti
anti-imprese. Tutto ciò - ha insistito - toglie qualsiasi alibi a chi non vuole
fare le riforme, anche a costo di "scelte impopolari". Tra le riforme
da fare, quella delle relazioni industriali. "Uno dei difetti più
rilevanti dell'attuale sistema di relazioni industriali - ha detto - è lo scarto
che produce tra salario e produttività, per la rigidità dei contratti nazionali
che opera come un vero tappo sulla possibilità di valorizzare il lavoro e le
scelte dell'individuo". La proposta è netta, e su questo ha confermato la
sua fiducia a Alberto Bombassei, dopo gli screzi degli ultimi giorni: un
contratto nazionale "fortemente alleggerito nella parte economica e in
quella normativa" per dare spazio alla contrattazione aziendale e ai premi
individuali. Entrambi detassati, come vuole la nuova maggioranza di centrodestra.
Nessuna apertura della Confindustria, però, alla contrattazione territoriale
che vogliono i sindacati: "No, perché rischia di diventare un terzo
livello di contrattazione e poi perché nei territori non tutte le aziende hanno
la medesima produttività". L'obiettivo è cominciare subito, già in questa
fase di interregno prima della formale elezione al posto di Luca di Montezemolo
all'assemblea del 21 maggio.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del La cordata di don Salvatore Rinaldo Gianola A volte ritornano A
volte ritornano. Anzi, per la verità, non se ne sono mai andati. Nella stagione
del "nuovo" centrodestra non vorremmo apparire pregiudizialmente
anti-berlusconiani, ma poi sono i fatti, purtroppo, che ci tirano per la
giacca. Chi è il primo imprenditore a spendersi per la
cordata italiana di Berlusconi per la privatizzazione di Alitalia? Salvatore Ligresti. Si poteva
immaginare, e illudersi, che l'appello di Berlusconi stimolasse la
mobilitazione immediata di Montezemolo, Della Valle, Benetton, Marchionne,
Tronchetti Provera o almeno di Abete. E invece niente: si parte da Ligresti.
Altri, forse, si aggregheranno. Ma è il costruttore di Paternò a tracciare il
solco. Non parla mai, ma quando lo fa lascia il segno. segue a pagina 3.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Alitalia, Berlusconi ora dice:
licenziamenti Finite le promesse elettorali, il futuro premier annuncia:
inevitabili tagli dolorosi Poi tenta di dare la colpa ai sindacati. Cordata
fantasma, ricompare Ligresti I primi ad accorgersi che la campagna elettorale è
finita sono stati i lavoratori Alitalia. Finita la
propaganda, finite le promesse Berlusconi ha annunciato che ci saranno
licenziamenti. Un bel po' di esuberi "inevitabili" e sicuramente più
numerosi di quelli che ci sarebbero stati se la compagnia di bandiera fosse
stata acquistata da Air France-Klm. Quanto all'addio dei francesi per il capo
del Pdl la colpa è ovviamente dei sindacati. Anche se poi, dopo le proteste
delle organizzazioni sindacali, come al solito ritratta. Ma per il viceministro
all'Economia Vincenzo Visco i veri responsabili del fallimento della trattativa
con Air France e quindi del concreto rischio che Alitalia fallisca sono soprattutto lo
stesso Berlusconi e la Lega e del suo "populismo" . Intanto, dopo che
il governo Prodi ha stanziato 300 milioni per dare un po' di tempo a Alitalia, Berlusconi promette che la
cordata italiana sta nascendo e fra i pretendenti si fa avanti Salvatore
Ligresti che guarda con interesse ai prossimi cantieri dell'Expo 2015.
Di Giovanni, Masocco, R.Rossi alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella
compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha
alleanze internazionali.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Visco: il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti di
Bianca Di Giovanni/ Roma "Cominciamo dall'inizio, altrimenti non si
capisce nulla". Il viceministro uscente Vincenzo Visco vuole raccontarla
tutta questa "storiaccia" Alitalia. Che altro non è che "l'apologo dell'Italia di oggi, del
suo declino - spiega nel suo ufficio di Piazza Mastai che sta per lasciare -
In Alitalia si ritrovano condensate tutte le
irresponsabilità, le ottusità, il provincialismo, le strumentalizzazioni
politiche di un Paese che non sa più distinguere l'interesse a breve da quello
a lungo termine". Una storia iniziata il giorno dopo il suo insediamento
al Tesoro all'epoca del governo Amato, con l'addio traumatico della Klm
("era il 28 aprile 2000", ricorda Visco) e finita il giorno prima
dell'uscita di scena del secondo governo Prodi con l'adieu di Jean-Cyril
Spinetta. Insomma, dieci anni di declino aziendale intrecciato a capovolgimenti
di fronte, a ribaltoni politici. Così Visco srotola nel giro di un'oretta tutte
le pieghe di una crisi annunciata, che a questo punto non lascia intravedere
altro che esiti molto più dolorosi di quello prospettato da Air France.
"Aver perso l'ultima occasione è un altro colpo autolesionistico di questo
Paese", dichiara. I colpevoli? Il "peccato originale" è proprio
del mondo politico legato a Berlusconi e alla Lega, che prima ha fatto fallire
il progetto Klm, poi quello Air France nel nome di un nordismo che non esiste.
"Malpensa? Ci hanno costruito intorno dieci aeroporti pur di non
usarla", accusa Visco. E il sindacato? "Anche loro colpevoli e
irresponsabili". Molte colpe ce l'ha il Sult, che proprio Maroni ha
legittimato al tavolo con l'azienda nonostante il fatto che non avesse firmato
nessun accordo. Ma sull'onda di scioperi selvaggi in piena estate il leghista
barricadero gli ha spianato la strada. Alla faccia degli utenti lasciati a piedi.
"In ogni caso il sindacato esce perdente: non fare gli accordi è sempre un
fallimento per il sindacato - spiega il viceministro - Aggiungo un'altra cosa:
di ristrutturazioni aziendali se ne sono fatte molte, con numeri anche più
pesanti di quelli prospettati da Air France. Non è che quando tocca ai
metalmeccanici si può fare tutto, e quando tocca ad altri non si può fare
niente? È intollerabile che tutti tirino sempre la corda fino alla fine: questo
dimostra l'impazzimento totale e la mancanza di prospettive". Il governo?
Responsabile di nulla? "Il governo ha fatto quello che poteva nella
situazione data. Alitalia è l'ultima polpetta
avvelenata che ci ha lasciato Berlusconi. Quando siamo arrivati l'azienda era
già tecnicamente fallita dopo 5 anni di assoluta deriva". In effetti nel
2005 cronache velenose raccontano di un Bonomi appassionato di equitazione che
fa sponsorizzare Piazza di Siena da un'Alitalia
esangue. Nulla da recriminare sulla gara? "A dire la verità all'inizio io
e Enrico Micheli avevamo immaginato una soluzione come quella adottata in
passato per l'acciaio, con la Finsider. Cioè, avviare una liquidazione
volontaria con una "bad company" in cui scaricare debito e altri
problemi, e una newco da rilanciare. A quel punto si sarebbe potuto fare
un'alleanza migliore. Ma l'ipotesi non era percorribile con una maggioranza
così segmentata. In queste condizioni il governo non poteva fare scelte
radicali. A quel punto si è aperta la gara". Molti vi accusano di gara
truccata, anche i sindacati. "Chi dice questo non deve far altro che
sporgere denuncia. Il premier e il ministro del Tesoro potranno difendersi a
dovere". A questo punto quali sono le prospettive? Lufthansa può farsi
viva? "Io credo proprio di no, e vi spiego molto chiaramente perché. Lufthansa
ha già comprato Swissair e Sabena quando erano fallite, pagando meno. Perché
dovrebbero fare diversamente per Alitalia? Il
consiglio di sorveglianza ha detto chiaramente che non sono interessati".
L'Aeroflot? "Aeroflot? Ma di che parliamo? Quello è stato solo un
teatrino. Aeroflot ha meno aerei di Alitalia e non ha
alcuna connessione internazionale. Non essendo europea farebbe anche perdere ad
Alitalia i diritti di volo comunitari". Anche
AirOne ha meno aerei "Infatti anche AirOne non ha il fisico per acquistare
Alitalia. Che la cordata italiana sia ancora tutta da
costruire lo dimostra proprio il fatto che lo stesso Berlusconi ha insistito
per avere più risorse. Vuol dire che non c'è nulla di pronto: evidentemente non
hanno una risposta. Ora non vedo altro che soluzioni molto peggiori. E questo è
un vero dramma, perché l'Alitalia era un'impresa
bellissima". La Lega parla esplicitamente di commissariamento "Sono
davvero sbalordito. Prima non volevano Malpensa, adesso addirittura parlano di
commissariamento. Non si risolvono i problemi di un'azienda con il
populismo". Come non volevano ? "Certo che non la volevano. È così:
ecco perché dico che bisogna sapere tutta la storia dall'inizio. Dieci anni fa
in Lombardia di Malpensa si diceva: la vuole Prodi, la vuole Prodi. Per dire
che non la volevano loro. Quando Klm se ne andò fu un fulmine a ciel sereno.
Avevano già deciso la governance, l'intesa era praticamente fatta. Sarebbe nato
un colosso, con Malpensa come hub principale e Schiphol e Fiumicino come aeroporti
di collegamento. Era un grande progetto industriale, che ci avrebbe consentito
di trattare poi con Parigi da una posizione di forza. Gli olandesi, che già si
fidano poco di noi (si pensi all'ingresso nell'euro) non hanno tollerato il
ritardi accumulati proprio su Malpensa. Si sarebbe dovuto chiudere Linate, ma
non si fece. L'operazione fu boicottata dagli stessi milanesi che ora piangono
perché Alitalia lascia quella sede. La Lega cavalcò la
protesta, con i sindaci del varesino che bloccavano i lavori per le
infrastrutture e si lamentavano per l'inquinamento acustico degli aerei".
Chiuso con Klm, si aprì la partita con Air France. "A quel punto io scelsi
Mengozzi attraverso una selezione di un cacciatore di teste, come era prassi al
Tesoro e come è stata prassi anche in questi ultimi 2 anni alle Finanze. Lui si
orientò per Air France. Nell'aprile del 2001 ci furono dichiarazioni delle due
compagnie che confermavano che l'accordo tra le due parti era giunto a buon
punto. Noi uscimmo dal governo il 10 giugno: in quel momento l'intesa era ben
avviata e non dico che fosse paritaria, ma molto migliore di quella che si è
prospettata adesso. Il nuovo governo bloccò subito questa trattativa, sostituì
Mengozzi e avviò una gestione tutta domestica, politicamente orientata. È vero
che in quel periodo ci fu una crisi collegata all'11 settembre. Ed è anche vero
che l'esplosione delle low cost rappresentava un problema non secondario per Alitalia. Ma i due fenomeni erano mondiali: solo la
compagnia italiana non riuscì a reagire. Alla fine lo stesso Silvio Berlusconi
fu costretto a chiamare un tecnico e scelse Giancarlo Cimoli. Il quale non è
riuscito a fare nulla". Perché non avete mandato subito via Cimoli?
"Era davvero irrilevante: l'azienda era già tecnicamente fallita. A questo
punto la cosa molto preoccupante mi sembrano i motivi che hanno spinto Air
France a ritirarsi. Tra questi anche le prospettive dell'economia mondiale, i
venti di crisi in arrivo. In questa situazione per Alitalia
è ancora più difficile sopravvivere".
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del PRIME REAZIONI "Sempre la stessa linea vuole spingerci
indietro" di Marco Tedeschi/ Milano BIS Confindustria raddoppia. Venerdì
era stato Luca di Montezemolo a muovere all'attacco dei sindacati, ieri
all'opera si è messa la neo presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, con
un vigore pari solo alla levità indispensabile ad assolvere da qualsiasi
responsabilità i suoi associati. Veti, contratti (nel segno
di una nuova tempesta di colpi contro la contrattazione nazionale), sicurezza, Alitalia, le armi imbracciate dalla
Marcegaglia. Che ha ovviamente incontrato il plauso di Maurizio Sacconi,
senatore del Pdl, ex sottosegretario, in futuro ancora non si sa che. A Sacconi
sono piaciuti i riferimenti agli straordinari e ai premi aziendali. Poi
hatirato le somme: "La nuova Confindustria - conclude Sacconi - sarà un
utile supporto ai decisori per una diversa regolazione fiscale e burocratica
ben più rispettosa della libertà di impresa". D'altro tono il commento di
Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, leader di Rete 28 Aprile,
durissimo. Basta un aggettivo: "reazionaria". "Se il sindacato -
ha detto Cremaschi - è conservatore, la nuova presidenza della Confindustria ha
una linea reazionaria che propone di ridurre la contrattazione per aumentare
l'arbitrio delle aziende, condizione del lavoro e salario". "E cosa -
ha aggiunto Cremaschi - particolarmente scandalosa, proprio in questi giorni di
morti sul lavoro, Confindustria chiede di rivisitare in senso lassista la legge
sulla sicurezza sul lavoro. Questo padronato, non so se ex di centrosinistra, è
oggi l'estrema destra del Paese". Paolo Ferrero, ministro del welfare, ha
visto ormai la Marcegaglia tra le mani di Berlusconi. Lo spunto glielo avrebbe
offerto l'attacco ai contratti nazionali di lavoro. Per Ferrero, "in
questa posizione vi è una profonda assonanza con il governo Berlusconi che
vuole detassare straordinari e premi aziendali proprio per sostituire il
paternalismo individuale alla contrattazione collettiva". La stessa proposta
di reintrodurre le gabbie salariali, questa di marca leghista, va nella
direzione di smontaggio del contratto nazionale di lavoro. Secondo Ferrero,
dopo la cancellazione della sinistra dal Parlamento il Governo
Berlusconi-Montezemolo vuole far scomparire il movimento dei lavoratori, con
una "innovazione" che ci porta al 1800. "Contro questa
prospettiva - ha osservato ancora il ministro - è necessario che la sinistra
cominci da subito una campagna di informazione in tutto il Paese, per spiegare
bene ai lavoratori la posta in gioco e per costruire le condizioni di una lotta
contro questo attacco ai diritti dei lavoratori". Altra musica con
Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore dei referendum sulla legge
elettorale, che ha ritrovato nelle parole della Marcegaglia "la
sensibilità della Confindustria per i temi delle riforme dello Stato".
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Silvio al Colle, ma la lista dei ministri non è pronta Fa fare
un sondaggio sui nomi ipotetici. E pensa anche a Montezemolo, Catricalà,
Castellaneta di Marcella Ciarnelli / Roma ALLA FINE Silvio Berlusconi si è
presentato al Quirinale. Buon ultimo, dato che nei giorni scorsi gli altri
leader del centrodestra a cominciare da Umberto Bossi ma anche Gianfranco Fini
avevano già avuto colloqui, anche se informali, con il Presidente della
Repubblica. Il Cavaliere si è presentato al Colle accompagnato da Gianni Letta,
sempre più vicepremier in pectore. E si è intrattenuto nello studio di Giorgio
Napolitano per circa un'ora. È stato un incontro per "uno scambio di idee
a tutto campo" ma ancora interlocutorio che si è svolto in un clima
"disteso e cordiale". Può sorprendere, date la sicurezza esibita
anche in questi giorni, ma "l'uomo del fare" a proposito
dell'istruttoria per la composizione del governo, ha illustrato al Capo dello
Stato più i problemi cui deve cercare di trovare rapide risposte condivise
senza minare l'equilibrio della coalizione, che certezze . "Sono giorni di
afflizione, bisogna fare scelte impegnative. Se accontenti uno ne devi
scontentare molti altri" aveva detto poco prima. Ed il concetto è stato
ribadito al Presidente che ha ascoltato, non per "metter becco" sulla
scelta dei ministri leghisti, come ha scritto ieri Libero smentito con durezza
da Roberto Maroni. "Lo escludo assolutamente. Libero scrive fantasie,
sciocchezze...Conosco Napolitano e la sua assoluta correttezza. Lo stesso Bossi
l'ha chiamato qualche giorno fa e posso escludere comportamenti del presidente
che non siano ineccepibili dal punto di vista costituzionale". Dal
Quirinale nulla da aggiungere alle parole di Maroni. Se il prossimo ministro
fosse stato consultato avrebbe evitato al quotidiano un brutto scivolone. Il
problema di Berlusconi è quello di avere fatte troppe promesse. Ed ora, stretto
dai numeri delle poltrone da assegnare, di dover disseminare più delusioni che
soddisfazioni. Per il momento c'è solo una lunga lista di nomi vicino ai quali,
solo per pochi, c'è già il ministero di destinazione. Su tutti i candidati pare
che il Cavaliere abbia fatto fare un sondaggio per verificarne la popolarità. E
qui le cose si sono ancor più complicate. Se Tremonti e Frattini, La Russa e
Maroni possono dormire sonni tranquilli così non è per l'aspirante vicepremier
Roberto Calderoli, ricordato per la sua maglietta anti islam. Gianni Letta non
è d'accordo nel condividere la responsabilità con il leghista. E questo è un
vero problema. L'altro è quello del nome per il ministero della Giustizia. Il
ritorno di Roberto Castelli non è gradito ai più. Ma per Elio Vito la poltrona
si allontana. Il nome di un tecnico alla Salute non è stato ancora individuato
ma Silvio Berlusconi non nasconde più l'intenzione di rifare la proposta di un
ministero di peso a Luca Cordero di Montezemolo. Tra i tecnici di livello
compare anche quello di Antonio Catricalà, attuale guida dell'Authority alla
concorrenza, che potrebbe ricoprire l'importante incarico di sottosegretario
alla Presidenza. E l'ambasciatore Gianni Castellaneta potrebbe rientrare in
Italia per diventare segretario generale. Nella lista nella tasca del prossimo
premier ci sono anche i nomi di molte donne. Ha confermato ancora ieri che le
ministre saranno quattro anche se, non è difficile prevederlo, in ministeri
senza portafoglio. Alla fine tra con, senza e vice si dovrebbe arrivare ad un
numero di venticinque ministri. Resterebbero solo trentacinque sottosegretari,
e lì gli appetiti sono insaziabili. L'argomento commissario Ue è stato
affrontato con una cautela che in questi giorni non c'è stata. Berlusconi si è
molto dilungato nell'illustrare l'importanza della delega ai Trasporti in
presenza di problemi come l'Alitalia e le nuove infrastrutture, ma per Antonio Tajani non c'è più
certezza. Potrebbe far parte solo di una rosa di nomi nella quale ci sarebbe il
senatore Giovanni Mauro e anche Giorgio La Malfa. I tempi futuri sono quelli
fissati. Insediate le Camere toccherà a Berlusconi, lavorando presto e bene e
nel rispetto delle istituzioni, l'essere pronto a rispondere alla
convocazione del Capo dello Stato. Ma al momento i tasselli del puzzle sembrano
molto lontani dall'andare ognuno al suo posto.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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l'edizione del In Europa Barroso s'inchina al "gioco sporco" del
Cavaliere Ma è anche vero che "il balletto dei commissari", un
"golpe" secondo El Pais, è stato il frutto di un sotterraneo accordo
a tre - Berlusconi, Sarkozy, Barroso - venuto alla luce con lo scambio
"cortese" di poltrone tra Francia e Italia. Con la conquista parigina
di una delega prestigiosa, come quella della giustizia, e con la conseguente
retrocessione del Commissario nominato da Roma ai trasporti e alle
infrastrutture (senza alcuna garanzia di mantenere la vice presidenza
italiana). "Prima ci occupavamo di tematiche come l'omosessualità, ora di
trasporti - commenta, con il solito buon gusto, Silvio Berlusconi - Mi sembra
un vantaggio strategico per l'Italia". Il Cavaliere che accetta senza
colpo ferire l'attribuzione al nostro Paese di una carica meno importante, la
dice lunga sui "contatti appropriati" con i quali il presidente Ue
giustifica lo "sgarbo istituzionale" che lamenta Palazzo Chigi in
queste ore. E che ha spinto Prodi a raggiungere via telefono Barroso, in
Giappone, per notificargli il suo disappunto. Le scelte del presidente Ue, in
realtà, danno una mano al Cavaliere, preoccupato di impedire al governo in
carica di indicare il sostituto europeo di Frattini, prossimo alla Farnesina.
Trasporti e infrastrutture Ue, presentate dal Pdl come strategiche per via di
Tav, Ponte sullo Stretto e Alitalia, sono rilevanti fino a un certo punto per le ricadute in Italia.
Il tema della compagnia di bandiera da salvare è legato, tra l'altro, ad altri
portafogli e non a quello che spetterebbe a Tajani (o a chi per lui). È
probabile, però, che Berlusconi, in procinto di stracciare le regole europee
sull'immigrazione, guardi con sollievo alla dismissione di un
portafoglio Ue che si occupa di quei temi. La telefonata Roma-Tokyo di ieri,
quindi. Di fronte ai non lusinghieri apprezzamenti di Prodi nei confronti di
Tajani, Barroso avrebbe concesso che "le decisioni della Commissione sono
collegiali" e che esulano, quindi. dalle attitudini più o meno adeguate di
questo o quel commissario. Durante la "burrascosa" conversazione, poi,
il "capo" del governo europeo avrebbe fatto un riferimento
infastidito alla solita Italia pianta grane, per sbottare, infine, con un
"non volevo un nuovo caso Buttiglione". La replica di Prodi?
"Quel caso non sono stato certo io a provocarlo, a quei tempi c'era
Berlusconi e la musica come vedi si ripete". Questione "chiusa",
quindi, per Barroso. La vicenda Buttiglione risale al 2004. Designato
commissario europeo per la giustizia, su indicazione di Berlusconi, Buttiglione
non superò "l'esame" dell'europarlamento. Venne bocciato senza
appello per via delle dichiarazioni su donne e omosessuali. Barroso si spese
per salvarlo, ma invano. Fu a quel punto che Berlusconi candidò Frattini. La
bocciatura di Buttiglione costituisce un precedente che Barroso e il Cavaliere
non dimenticano, e che ha influenzato la stessa scelta di dirottare Tajani ai
trasporti, nella speranza di esami europei più indulgenti di quelli che
segnarono il destino di Buttiglione. C'è da rilevare, tra l'altro, che l'ascesa
Ue del capogruppo forzista a Strasburgo, non è poi così certa. Berlusconi,
infatti, mediterebbe di candidare Mario Mauro, eurodeputato vicino a Formigoni.
Un risarcimento al governatore della Lombardia costretto dal Pdl a non lasciare
il Pirellone. Il mercato delle poltrone della destra italiana, quindi, investe
Bruxelles con l'acquiescenza di Barroso, che milita nel Ppe come il Cavaliere.
Il presidente Ue, d'altra parte, è in debito con Berlusconi che si vanta di
averlo "portato" alla presidenza della Commissione. Nominato primo
ministro portoghese nel 2002, Barroso organizzò alle Azzorre l'incontro tra
Bush, Blair e Aznar che diede via libera alla guerra in Iraq. Poi salì ai
vertici Ue e oggi, con le europee del 2009 alle porte, punta ad una riconferma.
Il favore a Sarkozy, con la promozione della Francia, e quello a Berlusconi,
con la retrocessione dell'Italia, potrebbero costituire un buon viatico per un
bis alla Commissione. Sempre che il diavolo non ci metta la coda e non
trasformi il caso Tajani in un'imbarazzante caduta d'immagine. Qualcuno,
infatti, potrebbe chieder conto al presidente Ue del sostanziale silenzio sui
trucchi nostrani che accompagnano la nomina del nuovo Commissario. Frattini,
appena eletto, dovrebbe dimettersi da parlamentare italiano per incompatibilità
con la carica europea. E lo farebbe al solo scopo di non lasciare libero il
posto a Bruxelles e di impedire a Prodi "il diritto-dovere" di
indicare un candidato italiano. Il presidente Ue aveva concesso al ministro
degli Esteri in pectore di Berlusconi una proroga delle "ferie
elettorali" fino al 29 aprile, data dell'insediamento delle nuove Camere.
A quel punto mancherebbero solo pochi giorni alla nascita del nuovo esecutivo.
Escluse altre proroghe, Frattini dovrebbe riprendere il suo posto Ue, per abbandonarlo
immediatamente dopo. L'Europa come tram dal quale scendere, risalire e
ridiscendere la fermata dopo. C'è da ricordare che il portafoglio di Frattini,
la Giustizia, è stato mantenuto, ad interim, dal francese Barrot. Al quale è
stato assegnato l'altro ieri, in via definitiva, sulla base del
"balletto" voluto da Barroso. Domanda legittima: Frattini
riprenderebbe per una manciata di giorni la vecchia delega - già sottratta
all'Italia - o andrebbe ai Trasporti? Un rompicapo che non fa che aggravare l'imbarazzante
ruolo di Barroso. Le istituzioni europee piegate alla tracotanza della destra
italiana.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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l'edizione del Più potere a Letizia Moratti, un altro schiaffo a Formigoni
Berlusconi le ha assicurato il doppio incarico per l'Expo. Alla Lega: basta
frasi rozze. Borghezio: meglio che fighetti... di Natalia Lombardo / Roma Da
giorni alle prese con il via vai di pretendenti tra Arcore e Palazzo Grazioli,
o con le impuntature di Roberto Formigoni che non vuole restare fino alla
pensione incatenato al Pirellone, Berlusconi sembra non poterne più del
"teatrino della politica" e del valzer delle poltrone. La coperta è
corta, lamenta Berlusconi ieri mattina a una radio romana, nel rush finale
della campagna per il Campidoglio a favore di Gianni Alemanno, promettendo
"poteri speciali per Roma" anche sulla sicurezza. Interesse sleale:
con Rutelli il futuro premier non intende collaborare. Silvio dà già Alemanno
come vincitore, tanto più se dovesse confermarsi la voce della nomina
bipartisan di Piero Ichino come ministro del Welfare (scartata l'ipotesi De
Gennaro). A a quel punto vorrebbe un'altra poltrona o un vicepremier. Però che
fatica per Silvio III rassicurare tutti sul fatto che la Lega abbaia ma non
morde: "Da 21 anni è un partito democratico, ma dovrebbe cambiare il
linguaggio fatto d'iperboli e un po' rozzo". Rozzo a chi? s'infuria il
leghista Borghezio: "Noi siamo gente autentica, i fighetti forzaitalioti
sono figli di papà e di gente che non ha mai lavorato". Fini concorda con
Silvio. Se questi sono i rapporti idilliaci con la Lega, sono peggiori quelli
con Formigoni. Il Governatore della Lombardia si dev'essere rassegnato e, dopo
una telefonata col Capo, per nulla intenzionato a cedere la regione alla Lega,
la seconda puntata dell'incontro, prevista per ieri sera a Roma è scivolata a
oggi, domani, o nel nulla. Berlusconi di grane ne ha già
molte, da Alitalia alla
sicurezza, per la quale vorrebbe trattare un'impossibile "moratoria su
Schengen" o prendere le impronte digitali agli immigrati. Nel frattempo si
mostra fattivo e ricompensa chi considera più fidato: il pegno da pagare alla
Lega è dovuto ma va limitato. Sul fronte affaristico - industriale
Silvio III sta pianificando il futuro: a Letizia Moratti, sindaco di Milano che
ieri è andata a trovarlo a Palazzo Grazioli, ha assicurato la doppia nomina di
commissario e di presidente del comitato coordinatore, con amministratore
delegato della società di gestione - pubblica con diritto privato - che sarà
Paolo Glisenti. Il cavaliere le ha promesso che, nella lista dei primi consigli
dei ministri, sempre più zeppa, varerà il "pacchetto sicurezza" più
duro e il decreto per l'Expo. Tanto potere sull'evento al sindaco di Milano non
deve aver fatto piacere a Formigoni. E il potente ciellino rischia anche di
vedere retrocesso il suo uomo di fiducia, il teocon Maurizio Lupi. Per non
parlare delle beghe nell'ancora Forza Italia se Bondi andasse ai Beni Culturali
e l'editore del Foglio, Verdin, diventasse coordinatore... Tutto questo annoia
Silvio, che si diverte di più a ricevere nel palazzo nobiliare romano l'Ad di
Microsoft, Steve Ballmer, insieme a Lucio Stanca, il futuro ministro che dovrà
digitalizzare l'Italia che non digitalizzò in cinque anni... Invece no: ogni
giorno c'è la telefonata col democristiano Rotondi, che rivendica i suoi
300mila voti, il pareggio con l'Mpa di Lombardo, e vuole un posto da
"ministro anche senza deleghe", Il capo ha contro-offerto la vicepresidenza
della Camera, ma per la Dca il governo è governo. E appena rientrato a casa,
Berlusconi si ritrova Lombardo a battere cassa. Alessandra Mussolini lo adula:
"È come Sean Connery in "Highlander"", ma indossa la
maglietta: ministro offresi.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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l'edizione del "Silvio, non scaricare le responsabilità" Le
confederazioni non accettano processi sommari Fuoco di fila contro i sindacati,
dopo Romano Prodi anche Silvio Berlusconi li chiama sul banco degli imputati
perché avrebbero causato con il loro "veto" la ritirata di
AirFrance-Klm. È subito scontro, Raffaele Bonanni e Guglielmo Epifani gli
rispondono a brutto muso, il premier in pectore smorza i toni, precisa. Ma è
tardi. "C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo paese",
contrattacca il leader della Cgil. Credo che Berlusconi quando si insedierà
dovrà essere coerente con quello che ha detto. Non c'è da
perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia e dare una prospettiva perché il prestito ponte aiuta ma non
risolve i problemi". Di cose Berlusconi ne ha dette, in campagna
elettorale è stato tutto un tratteggiare fantomatiche cordate italiane,
salvifiche soprattutto per Malpensa. Interventi a gamba tesa mentre il
dossier con i franco-olandesi era ancora aperto. Ora, continua Epifani,
"il governo non scarichi responsabilità che gli competono interamente.
Affronti piuttosto il problema seriamente, senza minacciare tagli occupazionali
a prescindere. Farebbe bene a parlare del piano di rilancio e dei soggetti in grado
di realizzarlo". Il rifiuto del "processo" è totale, quanto ai
veti "è una parola che si usa quando si ha una opinione diversa, allora si
parla di veto. Noi pensiamo che se ci sono le possibilità si riapra anche con
Air France". L'esternazione di Berlusconi è stata accolta con un laconico
"è una barzelletta" dal segretario Cisl Raffaele Bonanni: "Sanno
tutti che lui (Berlusconi) era contrario, Spinetta se ne è andato per questo
motivo". In seguito il segretario Cisl ha comunicato si "aver
apprezzato" la precisazione del leader Pdl. Aveva già respinto le accuse
anche Renata Polverini, segretaria Ugl, il sindacato che (oltre alla Uil) ha
incontrato Jean-Cyrill Spinetta: "Colpa mia non è - dice -. Sulla
trattativa hanno pesato la crisi di governo e la campagna elettorale".
L'inizio della giornata era stato poi segnato da una lettera che sarebbe stata
inviata a sindacati e governo, sottoscritta da 2300 dipendenti Alitalia di Fiumicino che non si sentono più rappresentati
dai sindacati e definiscono "inutile" il prestito-ponte. Andrea
Cavola di Sdl parla di un "falso clamoroso", se non altro perché la
missiva parla del prestito accordato nella serata di martedì, "il che fa
capire che la lettera è stata sottoscritta da oltre duemila persone ieri sera:
impossibile, non ci sono i termini tecnici". Di vero c'è che questa
mattina i sindacati e i rappresentanti dell'azienda si incontreranno per fare
il punto alla luce degli ultimi sviluppi. Sul tavolo dovrebbe esserci anche la
verifica del piano "stand alone", operativo da fine marzo. 24
aeromobili sono stati messi a riposo, c'è da capire con quale ricadute
sull'occupazione. Nella tempesta si intravede intanto una piccola schiarita.
L'annuncia il direttore della divisione passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano, "l'attività operativa sta
andando forse meglio del previsto", dice, "non ci sono problemi
operativi, né ci saranno quest'estate per i nostri viaggiatori". di
Felicia Masocco/ Roma.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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l'edizione del A VOLTE RITORNANO Il pilota Don Salvatore pensa all'Expo ed è subito
aria da Prima Repubblica Segue dalla Prima Ora, con la crisi drammatica in cui
versa l'Alitalia, non bisognerebbe
guardare troppo per il sottile. Chi ci mette i soldi è benvenuto. E poi
Berlusconi deve avere un certo feeling con Don Salvatore, la cui leggenda di
costruttore iniziò con la ristrutturazione di un sopralzo nella popolare Porta
Genova, a Milano, e oggi arriva fino ai grattacieli "storti" di
Libeskind che non piacciono allo statista di Arcore. D'altra parte se
per il futuro premier e per l'amico Dell'Utri lo stalliere mafioso Mangano era
"un eroe", la presenza nella cordata tricolore di Ligresti, visto il
suo passato con la giustizia, è un fattore di garanzia. Con Ligresti non siamo
alla Terza Repubblica, come si illude qualche commentatore, siamo invece alla
restaurazione della Prima Repubblica, alla commistione tra politica e affari
come filosofia imprenditoriale e come azione di governo. Il costruttore, che
vuole dare "una mano ad Alitalia, per il Paese,
la compagnia, i lavoratori" forse pensando che un favore concesso oggi al
premier produrrà grandi vantaggi domani quando ci sarà da costruire una città
per l'Expo 2015, è da oltre trent'anni uno dei padroni di Milano. Il suo potere
non venne scalfito nemmeno negli anni di Mani Pulite, nemmeno quando il 16
luglio 1992 finì a San Vittore e ne uscì solo dopo mesi di carcere e
soprattutto dopo aver firmato una deposizione in cui svelava i rapporti con
Bettino Craxi, l'utilizzo delle mazzette per controllare appalti e licenze
edilizie. Condannato a due anni e quattro mesi di reclusione con affidamento ai
servizi sociali, poi coimputato con l'ex finanziere Sergio Cusani e lo stesso
Craxi nell'inchiesta Eni-Sai, quindi scampato con patteggiamenti vari nelle
inchieste per tangenti a Pieve Emanuele, per i lavori al Tribunale di Milano,
per lo scandalo della vendita del patrimonio immobiliare Ipab. Sono tutti
episodi che avrebbero abbattuto un mulo, ma non Ligresti. Che anzi, dopo
Tangentopoli, riuscì a risollevare il suo gruppo dalle difficoltà in cui era
precipitato grazie a un forte sostegno di Mediobanca, rafforzando la sua
posizione nelle assicurazioni e nella finanza. D'altra parte il costruttore non
è il tipo da arrendersi davanti alle inevitabili sorprese e alle disgrazie
della vita: nel 1981 la moglie Antonietta Susini fu vittima di un rapimento
terminato con il suo rilascio, dopo il pagamento di un riscatto. Dei presunti
rapitori, indicati all'epoca dei fatti come mafiosi, due furono assassinati, un
terzo scomparve nel nulla. Con questo curriculum, arricchito da aristocratiche
frequentazioni (la famiglia nera dei La Russa, dall'avvocato Antonino fino al
figlio Ignazio risciacquato nelle acque di Fiuggi e oggi destinato al ministero
della Difesa, e quei maghi della Borsa come Michelangelo Virgillito e Raffele
Ursini da cui "acquistò" il primo pacco di azioni Sai), era naturale
che fosse accolto con tutti gli onori tra i padroni del Corriere della Sera.
Ligresti è stato ed è un personaggio di primissimo piano del potere: capace un
tempo di stringere alleanze con Pirelli, De Benedetti, Cuccia e oggi di
posizionarsi nei salotti dove si prendono le decisioni che contano. Certo,
nell'assenza generale degli imprenditori tutti pronti a giurare fedeltà ad Alitalia ma nessuno disposto a scendere davvero in pista, la
novità di Ligresti non va sottovalutata. È il segno che Berlusconi sta
chiamando a raccolta gli amici fidati ai quali è pronto a chiedere oggi un
sacrificio, un impegno, che sarà certo ricompensato in futuro. Fino a ora nel
pasticcio della cordata berlusconiana conta molto di più l'outing di Ligresti
che non l'opera del cosiddetto superconsultente, e ipervalutato, Bruno Ermolli.
Lo sforzo di Berlusconi, inoltre, non avrebbe solo la finalità di mettere una
pezza al dramma Alitalia, ma vorrebbe usare questa
emergenza per dimostrare la sua vocazione di una politica aperta, capace di
coinvolgere tutte le forze possibili per risolvere il caso. Tanto per capirci,
nell'entourage berlusconiano nessuno si sorprenderebbe se il capo chiedesse (o
magari lo ha già fatto) un impegno anche a Carlo De Benedetti per Alitalia, anche se per l'Ingegnere potrebbe ripetersi il
rischio di trovarsi l'opposizione della sua adorata Repubblica, come avvenne
nel 2005 quando Berlusconi era pronto a investire nel fondo M&C lanciato
dallo stesso De Benedetti ma poi non se ne fece nulla per la ribellione delle
redazioni dei suoi giornali. Ma le cose, in politica come negli affari,
cambiano velocemente. De Benedetti, nei prossimi anni, punterà sull'energia
(proprio ieri è arrivato il via libera al suo rigassificatore di Gioia Tauro) e
la sanità, settori dove la politica conta molto. Alla domanda di una
valutazione sull'ipotesi di una cordata italiana, ieri l'Ingegnere ha risposto
con un "no comment". Ma l'asso da giocare può essere solo quello di
una grande banca. Se Berlusconi, a fronte di un piano industriale credibile che
certo non può fare Ermolli e di uno sbocco internazionale, riuscisse a
convincere Intesa SanPaolo o Unicredit a entrare in azione, allora il quadro
potrebbe cambiare. Solo con il volenteroso Ligresti il cavaliere non andrà
lontano. Anche per oggi non si vola. di Rinaldo Gianola.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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l'edizione del Berlusconi annuncia: "Tagli dolorosi"
"Inevitabili", si scusa il promesso salvatore. "Air France? Tutta colpa dei sindacati" di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Per Alitalia si prospetta una "dolorosa
riduzione del personale". In una parola: licenziamenti. Che per Silvio
Berlusconi sono "inevitabili". Dopo l'abbandono di Air France il
destino degli oltre 18mila dipendenti di Alitalia è sempre più incerto. Perché se c'è ossigeno per i
prossimi due mesi, grazie al prestito ponte da 300 milioni, illustrato ma non
notificato giusto ieri alla Commissione europea, sul resto è nebbia fitta.
Incerti i compratori, la cordata, il partner, lo sviluppo della compagnia di
bandiera. Incerti, appunto, i tagli. Perché se con il piano di Air France si
mandavano a casa 2.100 dipendenti con l'uscita di Parigi c'è il rischio che
quel numero aumenti. È una questione di tempo. Dipende da che tipo di soluzione
si prospetta per il salvataggio della compagnia di bandiera. Oggi sindacati e
azienda ne parleranno in un incontro negli uffici della Magliana. Nel piano
Prato, quello preparato otto mesi fa per la sopravvivenza del vettore, i tagli
erano in linea con quelli chiesti da Air France. Ma da allora molte cose sono
cambiate. Sono aumentati i costi, come quello del petrolio, si sono ridotte le
prenotazioni. E non c'è più un compratore di rango. C'è la cordata italiana. O,
meglio, ci sarà. Adesso, ha detto Berlusconi, "dopo una due diligence che
durerà tra le quattro e le cinque settimane sarà possibile per altri operatori
un'offerta impegnativa e farsi carico della questione". Ieri per la prima
volta Salvatore Ligresti, costruttore, finanziere, nonché amico personale di
Berlusconi, dopo mesi di voci, si è fatto avanti. "Penso - ha detto
Ligresti - ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla, penso sia
giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei lavoratori e
del turismo". Ligresti, allora, e poi? Tante manifestazione di affetto,
come quella di Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli o di Mario
Moretti Polegato, fondatore della Geox, e poca altra roba ancora. Anche perché
la cordata italiana, ammesso che esca veramente, deve mettere sul piatto un
sacco di soldi. Air France era disposta a investire subito 3 miliardi di euro. In
Italia una cifra del genere la possono offrire solo le banche. A condizione
che, oltre alla cordata italiana, alle spalle ci sia un soggetto industriale
vero tale da garantire lo sviluppo industriale della compagnia. Il problema è
che al momento non sembra esserci nessuno all'orizzonte. C'è AirOne, ma la
società di Toto è piccola. Non ha il network, la rete internazionale necessaria
per un vettore come Alitalia. La russa Aeroflot?
Possibile, ma in questo modo, visto che la compagnia russa è extracomunitaria, Alitalia perderebbe i diritti di volo comunitari e un sacco
di soldi. I sindacati, poi, continuano a invocare l'arrivo della tedesca
Lufthansa. Ieri è stato di nuovo il turno di Bonanni. Il vettore tedesco, però,
ha ribadito cha la sua posizione non cambia. Niente offerta. Per ora. Magari
dopo. Quando qualcuno avrà portato a compimento il lavoro sporco. Come ha
spiegato bene il ministro delle Attività produttive Pier Luigi Bersani, dopo
Air France, "se si scende di uno scalino in giù, aumentano gli interlocutori,
ma si abbassa il livello dell'offerta". Un'Alitalia
ridimensionata e con i costi sforbiciati avrebbe, quindi, più appeal. Per
questo Berlusconi ha iniziato la sua piccola guerra con i sindacati. "Air
France ha detto di no per il veto dei sindacati" ha sparato ieri il futuro
premier. Affermazione poi rettificata: "Su Alitalia
hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è
che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da
accogliere". Perché questa uscita? Non è una semplice sbavatura. Ha una
doppia valenza. Scaricarsi la coscienza dalle sue responsabilità assunte in
campagna elettorale e ieri negate - "io non ho fatto nessun intervento sul
governo francese e su Air France, non ho fatto nulla di nulla" - e creare
un clima antisindacale con il quale affrontare poi una eventuale trattativa.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
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Primo Piano Pagina
103 Anche Berlusconi annuncia i tagli "Air France via per il veto dei
sindacati". Epifani: "Barzellette" --> "Air France via
per il veto dei sindacati". Epifani: "Barzellette" Berlusconi annuncia che nella nuova gestione di Alitalia saranno inevitabili i tagli.
Intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana. ROMA Air France ha
battuto in ritirata, il prestito ponte da trecento milioni c'è, la cordata
italiana inizia a materializzarsi, ma per Alitalia e i suoi dipendenti all'orizzonte si profila lo stesso un
periodo di tagli. La nuova gestione "passerà attraverso una fase di
dolorose riduzioni del personale", annuncia il premier in pectore Silvio
Berlusconi. Nessuno però, assicura il Cavaliere, verrà lasciato per strada: i
lavoratori messi alla porta potranno contare sugli "ammortizzatori
sociali. E quindi non ritengo - dice il futuro presidente del Consiglio - di
avere problemi". GLI ESUBERI Il capitolo esuberi resta aperto quindi, nonostante
sia stato al centro del fuoco di fila dei sindacati in questi mesi. Ed è
proprio a loro e al loro veto, spiega infatti Berlusconi, che si deve il gran
rifiuto di Jean Cyril Spinetta a riprendere la trattativa. "Air France ha
detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati", dice chiaro e
tondo il Cavaliere. "Io - aggiunge - non ho fatto nessun intervento sul
governo francese e su Air France. Non ho fatto nulla di nulla". Parole che
sono una replica indiretta alle accuse di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa.
Accuse che attribuiscono, a pari merito, alle interferenze eccessive della
politica (e in particolare del Pdl) e alle organizzazioni dei lavoratori, la
responsabilità di aver fatto saltare l'intesa con Parigi. La situazione di Alitalia "è molto rischiosa" e "Berlusconi è
il principale responsabile", dice Massimo D'Alema. Il suo modo di fare?
"Sconcertante - aggiunge -. Manca di serietà". Attacca anche Epifani
(Cgil): "Berlusconi racconta barzellette". MESTIERE Quello del
Cavaliere ai sindacati, questa volta, sembra comunque più un complimento che
una frecciata. Le condizioni poste da Air France sono spesso state definite
"inaccettabili" da Berlusconi, che infatti spiega: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari -
osa - hanno avuto anche ragione". Air France ormai è fuori e nessuno crede
in una marcia indietro. Ora l'agenda prevede altro: la verifica da parte di
Bruxelles del prestito ponte, la formazione, nel caso in cui esista, della
soluzione made in Italy per salvare Alitalia; infine,
il nuovo piano esuberi. Il governo uscente è sicuro che il prestito fatto non
si configuri come aiuto di stato ma la Commissione Ue si riserva di valutare
con calma. Per quanto riguarda invece la ormai celebre cordata italiana,
qualche segnale inizia a arrivare: il primo porta la firma di Salvatore
Ligresti. Novità che consentono al leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini
di dirsi, a fine giornata, "certo che la cordata italiana si
manifesterà". I tempi comunque sarebbero non brevi e fra le ipotesi che
circolano vi sarebbe quella affiancare agli imprenditori italiani, in una fase
iniziale, una presenza pubblica. Tra le opzioni vagliate, quella di chiamare in
causa la Cassa e depositi e prestiti. LEGHISTI L'alternativa, che resta sempre
in campo, anche se ora molto sfumata, è il fallimento: "Una prospettiva -
commenta il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - che sarebbe un dramma per
tutti". Per tutti, ma forse non per la Lega. Più volte gli esponenti del
Carroccio hanno ribadito come la strada migliore fosse il ricorso alla legge
Marzano; auspicio che potrebbe essere stato sopito però dalle rassicurazioni
del Cavaliere sul destino di Malpensa. Quello dello scalo milanese dovrebbe
infatti correre lungo una corsia parallela a quella della compagnia di
bandiera: "Abbiamo concordato - afferma infatti il sindaco di Milano
Letizia Moratti conversando con i cronisti al termine dell'incontro con il
leader del Pdl - sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai
destini di Alitalia".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 le manovre Cordata italiana, Ligresti esce allo scoperto Le manovre -->
ROMA La cordata italiana ci sarà. Cominciano a fare capolino i primi sostegni
al progetto di Silvio Berlusconi per un'Alitalia che
resti italiana. A partire da Salvatore Ligresti per arrivare a Marco Tronchetti
Provera. Si lavora dietro le quinte, e a farlo su delega del Cavaliere è in
particolare Bruno Ermolli, sul fronte del Nord dove ci sono industriali di
spessore, ma anche nel centro e sud Italia con investitori che possano mettere
una fiche, come detto dal Cavaliere, utile per contribuire al rilancio della
compagnia. Non è escluso che si lavori anche per un azionariato
diffuso che coinvolga i dipendenti di Alitalia. E secondo sondaggi, cari a Berlusconi, sembra che oltre il 75%
degli italiani vorrebbe l'italianità di Alitalia. "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna
darla. Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i
lavoratori e per il turismo", ha detto il presidente onorario di
Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti che, fedele alla regola "fatti e
non parole", ha aggiunto: "le cose si fanno in silenzio ma penso che
si faranno". E a credere a una cordata italiana è anche il presidente di
Pirelli Tronchetti Provera secondo il quale "qualunque tipo di cordata ci
possa essere, di fronte a una proposta trasparente, è possibile". Su Alitalia, ha aggiunto, "ci deve esser chiarezza di
numeri e di prospettive". Un no comment è invece arrivato dal presidente
della Cir, Carlo De Benedetti, che con il suo fondo salva-imprese Management
& Capitali aveva presentato una manifestazione di interesse per Alitalia. Non è escluso che ora che i giochi si riapriranno
possano tornare in scena i pretendenti che via via si sono tirati indietro o sono
stati esclusi durante le varie fasi della corsa per la compagnia. Da Lufthansa
ad Aeroflot, che potrebbero partecipare ad eventuali cordate con quote di
minoranza. E forse Tpg il cui advisor industriale Seabury è passato poi ad
elaborare il piano industriale per conto di Ap Holding di Carlo Toto, patron di
AirOne. A confermare che "una cordata di imprenditori italiani si
manifesterà" è stato anche Gianfranco Fini secondo cui "ieri c'è
stato un segnale, che va in questa direzione".
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Tato Salvatore
Ligresti, il quale ha detto che "è doveroso intervenire per il Paese, la
compagnia e i lavoratori". Altri imprenditori, tra cui Tronchetti Provera,
potrebbero accodarsi, mentre si fa sempre più concreta l'ipotesi che a fianco
degli industriali italiani si schieri Lufthansa. Intanto, il prestito da 300
milioni è al vaglio delle autorità europee. Berlusconi: inevitabili tagli del
personale. Ed è polemica con i sindacati sulle responsabilità dell'addio di Air
France.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Delta/Northwest
Buchi record nei bilancio L'Alitalia non scoppia di
salute, ma anche sul fronte delle compagnie aeree statunitensi le cose non
vanno molto bene. Ieri sono stati comunicati i dati di bilancio della Delta e
della Northwest: la prima in soli tre mesi ha riportato perdite per 6,39
miliardi di dollari; per ridurre la struttura costi e far fronte al caro-greggio ha
comunicato di prevedere di eliminare dalla sua flotta dai 75 ai 90 velivoli
entro la fine dell'anno. Per quanto riguarda la Northwest, ha chiuso il primo
trimestre con una perdita di 4,1 miliardi di dollari contro un passivo di 292
milioni di dollari un anno fa. Le due compagnie poche settimane fa hanno
annunciato una fusione dopo un lungo periodo di commissariamento. Sui loro
bilanci pesano operazioni di pulizia dei conti (6,1 miliardi la Delta e 3,9
miliardi la Northwest) in vista della fusione.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Red.ec. Il
prestito-ponte di 300 milioni di euro concesso dal governo Prodi allunga la
vita dell'Alitalia, ma non la salva. Al salvataggio ci
penserà Silvio Berlusconi, "attraverso dolorose riduzioni di
personale" - ha detto ieri - e mettendo in piedi una cordata di
imprenditori italiana "in 4 o cinque settimane". Contestualmente ha
addossato ai sindacati la responsabilità della fuga di Air France,
rimangiandosi poco dopo l'accusa: ""Su Alitalia
hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è
che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da
accogliere", ma a quel punto la frittata era fatta. E in coda ha fatto
annunciare a Salvatore Ligresti che lui è uno degli imprenditori pronto a
mettere la famosa fiche nella cordata. "Una compagnia che perde così tanto
- dice Berlusconi - e che si trova nelle condizioni di Alitalia
non può continuare a perdere e quindi tutti dovranno metterci buon senso per
arrivare una ristrutturazione della compagnia che possa salvaguardare il numero
maggiore possibile di dipendenti, ma che dovrà operare anche delle scelte e ci
sará gente che dovrà trovarsi un altro lavoro. Non c'è nessuno, dico nessuno,
che possa garantire che il numero dei dipendenti attuale rimanga lo stesso di
adesso". Ovvio, conclude il Cavaliere, che per i senza lavoro ci saranno
gli ammortizzatori sociali. I sindacati sono saltati sulle sedie, ma sono
subito ridiscesi, come Raffaele Bonanni, Cisl. "Se l'ha detto allora è una
barzelletta. Tutti sanno che lui era contrario e Spinetta se ne è andato per
questo motivo", ha detto Bonanni, prendendo però per buona la successiva
smentita. E ha aggiunto che lui personalmente tifa per "un partner
internazionale solido e spero che Lufthansa voglia costruire un'alleanza forte
con Alitalia". Per Gugliemo Epifani, Cgil,
"assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo
Paese". E ha aggiunto che "il sindacato sa benissimo che un piano di
rilancio dovrà essere accompagnato da sacrifici, ma che dovranno essere
funzionali allo sviluppo dell'azienda e non decisi di per sé, senza
motivazioni". Sul volo a vista di Alitalia c'è stato ieri anche l'esordio
di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. L'Alitalia, ha detto, vent'anni fa "era un'azienda simbolo del nostro
Paese. È stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di
senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono
stati magna pars". Marcegaglia manca di precisione: la
"scarnificazione" è stata promossa dal ceto politico e operata poi
dagli "interni". Non si è però sbilanciata sulla cordata italiana,
chiedendo una neutrale "soluzione di mercato" e dimostrando di sapere
due o tre cose: che una eventuale cordata può stare in piedi soltanto se dietro
c'è una grande banca nazionale e un vettore internazionale. E siccome
IntesaSanpaolo si è per ora tirata indietro, Lufhtansa pure e Aeroflot sta in
finestra per ordini dall'alto, è chiaro che la cordata berlusconiana ancora non
c'è, semmai ci sarà. In questo quadro si spiega l'uscita di Ligresti, "una
mano bisogna darla, la cordata si farà". Stretto giro berlusconiano, il
presidente di Premafin è amico di Bruno Ermolli cui il Cavaliere ha dato
mandato di intrecciare la cordata, facendosi dare innanzitutto i conti di Alitalia per capire come e con chi metterci le mani. Anche
Marco Tronchetti Provera si è rifatto vivo, con cautela, ma lui come Ligresti
senza dare indicazioni precise né di tempo né di tipo di investimento. Un altro
impenditore, l'amministratore delegato di Geox, Mario Moretti Polegato, per
stoppare le voci ha parlato tanto per fare chiarezza: "Nessuno me lo ha
mai chiesto. Non mi sono mai posto il problema". Nel frattempo, c'è il
prestito-ponte di 300 milioni di euro (buoni per un'estate, forse) del governo Prodi,
che da ieri pomeriggio è al vaglio dell'Unione europea. A Bruxelles dovranno
decidere se questi soldi sono un aiuto di stato alla compagnia di bandiera, e
dunque iniziativa da bocciare perché lesiva della libera concorrenza, oppure se
i 300 milioni possono essere considerati davvero una necessità da ordine
pubblico dell'Italia (come è stata presentata la cosa) e quindi leciti.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cacciari vs.
Veltroni Il sindaco di Venezia replica al leader Pd: chi dice no al partito del
nord non capisce cosa sta succedendo P. 6 Hijos d'Argentina Identificata,
contro la sua volontà, la figlia di Susana Pegoraro, la italo argentina
desaparecida nel '78 P. 10 Chips&salsa Il governo elettronico fra sogno e
realtà. Un allegato gratuito di 16 pagine con il manifesto
di oggi Alitalia
Berlusconi: tagli dolorosi E si fa avanti Ligresti A PAGINA 4 PDL Il cavaliere
sale sul colle E' gelo con Formigoni A PAGINA 6 Intervista Ferrero:
"Salvato il Prc, ora tentiamo l'unità" A PAGINA 7.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dubbi
Ue sul prestito. Avanza l'ipotesi di un partner straniero affiancato da soci
finanziari e industriali Alitalia, spunta la
cordata italiana Il leader Pdl: verso tagli dolorosi. Polemica con i sindacati.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La compagnia russa è
in piena espansione: ma di Alitalia vuole solo gli "slot". Il Cremlino però spinge, per
altri motivi... Astrit Dakli Aeroflot salverà Alitalia? Una cosa è certa: non vuole farlo. Se mai qualcosa del genere
dovesse accadere, sarebbe una pura e semplice decisione di politica estera del
Cremlino, mirante sempre più a mettere i piedi nel piatto dei mercati
occidentali (e in particolare europei) come soggetto attivo e non solo
come "fornitore esterno". A confermare questa ipotesi sta la
freddezza estrema con cui i dirigenti della compagnia di bandiera russa hanno
accolto i chiacchieratissimi esiti del vertice sardo fra Silvio Berlusconi e
Vladimir Putin. Fonti ufficiali della compagnia hanno detto di aspettare
"una specifica proposta ufficiale da parte italiana. A partire da questa
specifica proposta potremo discutere la nostra posizione, che si baserà
sull'interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti"; più
esplicitamente il direttore generale di Aeroflot, Valerij Okulov, ha dichiarato
a Russia Tv che "le notizie che abbiamo sulla vicenda non ci riempiono di
ottimismo". Non è questione di capacità finanziarie. Aeroflot - anche se
inseguita da pregiudizi che vi vedono ancora il vecchio elefantiaco carrozzone
sovietico - è una compagnia giovane, dinamica e in piena espansione, con percentuali
di profitto tra le più alte al mondo e per giunta posseduta al 51% da uno
stato, quello russo, che non sa dove mettere gli enormi surplus di bilancio
provenienti da gas e petrolio. Potrebbe facilmente trovare i 14 miliardi di
euro per comprarsi Alitalia con tutti i suoi debiti:
il punto è che non ne avrebbe alcuna convenienza, dal punto di vista aziendale.
La convenienza potrebbe esserci (tutta politica) solo per il Cremlino, che vi
troverebbe una sempre maggior legittimazione europea: ma a scapito degli
interessi reali di Aeroflot. La compagnia sta investendo molto nelle proprie
strutture - sta completando la costruzione di una nuova grande aerostazione a
Mosca, riservata ai suoi voli internazionali - e nel rinnovamento della flotta:
l'anno scorso ha ordinato 22 Boeing 787 Dreamliner, 22 Airbus 350, 10 Airbus
330 e ben 65 Sukhoi Superjet: quasi 120 nuovi aerei che entro sei anni
dovrebbero più che raddoppiare la flotta esistente, già tra le più
"giovani" del mondo. Chiaro che non ha alcun interesse nella vasta ma
obsoleta e costosa (per consumi e manutenzione) flotta Alitalia.
Le sue rotte e le destinazioni internazionali che serve sono in larga parte
simili a quelle di Alitalia, che ha in più solo alcune
destinazioni in America latina; e Aeroflot per ora non punta affatto su
un'estensione geografica della sua rete (salvo che sulle sempre più lucrose
tratte interne russe, oggi appannaggio di una miriade di piccole e malmesse
compagnie locali) bensì su un'intensificazione dei voli sulle più importanti e
richieste rotte "business" (Europa, Stati uniti, Cina): come hanno
più volte sottolineato i dirigenti di Aeroflot al tempo della prima offerta
d'acquisto (maggio-giugno 2007), per la compagnia russa l'unico interesse
nell'acquisizione di quella italiana potrebbe stare in un prezzo molto, molto
basso e senza troppi vincoli per quanto riguarda il personale, in modo da
mettere le mani su quello che viene considerato il vero "asset" di Alitalia, cioè i suoi slot aeroportuali nelle maggiori città
europee. Allo stesso modo, il vero motivo per cui Aeroflot sta acquistando a
prezzo di fallimento la compagnia di bandiera serba Jat, oltre al valore
politico dell'atto, è la possibilità di gestire il traffico aereo nella regione
balcanica con voli a basso prezzo verso una serie di destinazioni turistiche
molto richieste in Russia (Montenegro e Cipro anzitutto, ma anche Grecia e
Turchia).
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CRISTINA MARCONI
Bruxelles - L'Italia ha "illustrato", ma non notificato alla
Commissione europea le modalità e i termini del prestito da
300 milioni di euro per Alitalia approvato dal Consiglio dei ministri. Difendendo la posizione
secondo cui non sono aiuti di Stato, bensì un provvedimento di emergenza
motivato da ragioni di ordine pubblico. Funzionari della rappresentanza
italiana presso l'Unione europea hanno incontrato nel pomeriggio di ieri i
tecnici degli uffici del commissario per i Trasporti, Jacques Barrot,
presentando la documentazione e una lettera. Il portavoce di Barrot, Michele
Cercone, ha annunciato: "Noi analizzeremo quello che ci è stato presentato,
ma per ora è solo un modo di tenerci in contatto". L'analisi, che comunque
non corrisponderebbe ad una decisione ufficiale non essendo frutto di una
notifica, verrà fatta nei prossimi giorni. La Commissione ha ribadito più
volte, nei giorni passati, l'importanza di notificare la misura finanziaria per
mettersi al riparo dall'eventualità di ricorsi da parte di terzi, come ad
esempio i concorrenti di Alitalia British Airways o
Lufthansa. Infatti, se il prestito fosse notificato alla Commissione e
eventualmente approvato, i ricorsi ai tribunali nazionali - e i conseguenti
obblighi di rimborso o il congelamento del prestito - sarebbero più difficili,
poiché i ricorrenti dovrebbero impugnare la decisione di Bruxelles alla Corte
di Giustizia europea, affrontando un iter ben più lungo. Ma anche un via
libera, allo stato attuale, non può essere dato per scontato. Il commissario
per i Trasporti Jacques Barrot si è espresso contro l'ipotesi di nuovi aiuti di
Stato per la compagnia di bandiera, che ne ha beneficiato nel 2001 con la
regola del one time last time e quindi non può più riceverne fino al 2011.
"Oggi non posso che ripetere che la Commissione non potrebbe accettare
aiuti pubblici per Alitalia". Per Bruxelles,
dunque, "qualunque relazione finanziaria del Governo con la compagnia deve
essere condizionato al principio dell'investitore privato". In base alla
normativa comunitaria un prestito pubblico a un'impresa in difficoltà
finanziarie non è da considerare aiuto di stato se il tasso d'interesse
concesso è tra i 400 e i 1.000 punti base superiore ai tasso interbancario (in
pratica tra il 9 e il 15%), a seconda del grado di rischio di mancato rimborso.
E il governo ieri ha indicato, nel comunicato, un "tasso di interesse
nella misura prevista dalla specifica disciplina comunitaria". Restano
comunque degli aspetti più spinosi. Tecnici comunitari osservano che "la
giustificazione adottata è difficile da prendere sul serio" e che, ad una
prima lettura, la misura avrebbe alcune caratteristiche dell'aiuto.
"Dipende se riceveremo o meno delle denunce" da altre compagnie
aeree, proseguono i tecnici, notando come questo assottiglierebbe di molto i
margini di manovra per trovare una soluzione favorevole all'Italia.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di FLAVIO POMPETTI
NEW YORK - Come è vista dall'America la crisi dell'Alitalia
e quali sono le aspettative degli osservatori internazionali? Lo abbiamo
chiesto al consulente Mike Boyd, titolare della Boyd Group Inc, con sede in
Colorado, grande esperto del settore aereo. Le sorti della nostra compagnia di
bandiera sono seguite con interesse in un mercato che si fa sempre più aperto e
ravvicinato allo stesso tempo. Mike Boyd dice che i problemi partono da
lontano: "La crisi dell'Alitalia si trascina da
almeno dieci anni, con un accumulo di tensione che oggi pesa in modo negativo
sull'azienda. In particolare ci sono le questioni sindacali che pendono da
troppo tempo, e che con ogni probabilità sono state il deterrente che ha fatto
deragliare la trattativa con l'Air France". Ma la tensione sindacale
esiste anche in America... "Si, ma in Italia c'è l'aggravante di una
cultura industriale che in passato è stata mediata dalla presenza ambigua dello
Stato, al tempo stesso arbitro e parte in causa. A questo punto c'è bisogno di
cambiamenti profondi, che vedano il crollo delle barriere artificiali che sono
state costruite intorno ad Alitalia. Occorre una
revisione completa degli accordi sul lavoro, e paghe più basse, se l'obiettivo
è quello di diventare appetibili agli occhi di un partner internazionale".
Socio estero, tipo Lufthansa, o cordata nazionale. Cosa sarebbe meglio per il
futuro della compagnia? "Dovrebbe essere fatto il possibile per conservare
i colori di bandiera, lo dico nonostante l'istintiva sfiducia che nutro per
l'ennesima ingerenza politica annunciata. L'Italia è una delle destinazioni
turistiche più ambite, e i turisti sono felici di volare con una compagnia
nazionale". Un partner internazionale potrebbe essere tentato di sottrarre
flusso a Malpensa e Fiumicino. "Questa non mi sembra una minaccia reale:
Lufthansa ha enormi problemi a gestire il traffico a Francoforte e ha dovuto
aprire lo scalo di Monaco, figuriamoci se potrebbe permettersi di alleggerire
Malpensa. In quanto a Fiumicino, sarebbe folle sottrarre voli a Roma, che è una
reale destinazione di grandi masse per il mercato turistico". Ma l'Alitalia può farcela da sola? Insomma,è possibile una
strategia stand alone in un contesto in cui fusioni e acquisizioni si
moltiplicano sul mercato mondiale? "Vedremo: tutto dipende dalla
flessibilità dei sindacati. Il prestito attuale potrà prolungare la vita per
altri 9 mesi, che nel mondo dell'aviazione commerciale possono essere
un'eternità. Ma nel frattempo occorre elaborare una strategia realistica, con
tagli drastici nel numero degli scali, nella tipologia degli aerei, e nelle
categorie di personale". Altrimenti? "Altrimenti c'è la strada della
bancarotta, e la conseguenza immediata della sparizione
dell'Alitalia sarebbe
l'aumento delle tariffe per i passeggeri sulle tratte atlantiche. Ma io non
credo che ci si arriverà perché le fondamenta della società, il "business
module" sono sani. L'Alitalia si trova a combattere con problemi comuni a tutti i suoi
concorrenti, tra cui il costo dei carburanti è il più pesante, e sta
obbligando tutte le linee aeree a rivedere i piani operativi".
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Lioni ha spostato
l'orario di partenza del volo. "Giusto aiutarla, penso che saremo
coinvolti", ha detto Salvatore Ligresti, patron del gruppo
Premafin-FonSai, avvicinato a margine dell'assemblea dell'assicurazione
svoltasi a Firenze. Ma anche Marco Tronchetti Provera e Carlo De Benedetti
prendono posizione. Dopo le aperture dei giorni scorsi di Enrico Salza e Corado
Passera, presidente e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ora escono anche
gli imprenditori coinvolti da Silvio Berlusconi tramite Bruno Ermolli.
"Doveroso intervenire per il Paese, la compagnia e i lavoratori", ha
concluso Ligresti in buoni rapporti col futuro premier e perno del sistema di
alleanze in Mediobanca. "Credo che qualunque tipo di cordata ci possa
essere di fronte a una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e
prospettive", ha aggiunto Tronchetti, patron della Pirelli, un'altra delle
società collegate al mondo di piazzetta Cuccia. E De Benedetti che tramite
Management & Capitali un anno fa aveva preso parte alla
prima fase della privatizzazione di Alitalia ha opposto un eloquente "no comment" alla domanda su
un rinnovato interese per la Magliana. Chiuso il capitolo Air France, per il
futuro della compagnia di bandiera si deve preparare un'alternativa per il
salvataggio-rilancio. Ma l'ossigeno dei 300 milioni di liquidità concesso dal
governo uscente con l'assenso di quello entrante, consente di avere più
tempo a disposizione. E la prospettiva sembra orientata sempre verso un partner
internazionale, come ha proposto Salza, con Intesa Sanpaolo pronta a valutare
progetti seri per il paese - parole di Passera - all'interno però di una
soluzione che tuteli l'ìtalianità. Punto irrinunciabile per Berlusconi che si
richiama comunque all'assetto di Telco-Telecom: un partner d'oltralpe,
affiancato da soci finanziari e industriali. La carta Lufthansa gode di ampi
consensi anche se qualche riflessione sarebbe in corso da parte di Aeroflot.
Qualche banchiere di primo piano che si è espresso per un progetto
internazionale, vedrebbe bene anche ipotesi americane o mediorientali. In campo
poi c'è Air One che anche ieri avrebbe mosso alcuni passi concreti per evidenziare
il proprio interese. Carlo Toto si sta convincendo che il contesto complessivo
è mutato rispetto a dicembre, quando col sostegno di Intesa, Nomura, Morgan
Stanley e l'ausilio dell'advisor Goldman Sachs, presentò l'offerta al governo.
Che non la tenne in considerazione. Toto vorrebbe rientrare in gioco, sarebbe
pronto a investire poco più di un miliardo con l'appoggio soprattutto di Intesa
Sanpaolo che però vedrebbe un'operazione impostata diversamente rispetto al
passato. Con Toto, se volesse proprio esserci, in posizione più defilata. Air
One ha dalla sua la flotta degli aerei. Nella prima versione, Air One si
sarebbe fusa con Alitalia sotto un controllo blindato
da Ap HOlding, la cassaforte di Toto affiancato dalle banche. Nella nuova
versione di un progetto tutto da scrivere, Toto potrebbe dare in locazione gli
aerei. Ma pur consapevole che non potrà più avere il controllo, chiederebbe una
tutela sulla governance. Tutto però dipende dal partner internazionale del
quale Intesa ne fa un punto essenziale. E questo partner potrebbe essere
Lufthansa che lo scorso anno, quando esaminò concretamente l'operazione, era
affiancato da Gerardo Braggiotti. Cioè dal banchiere d'affari più vicino a
Intesa. r.dim.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha
concesso un prestito di 300 milioni all'Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Doveroso
intervenire per il Paese, la compagnia e i lavoratori". Si muovono anche
altri imprenditori.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-24 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Berlusconi: legge speciale per l'Expo Poteri alla
Moratti ma mancano i fondi Incontro a Roma. Il sindaco sarà anche presidente
del Comitato di coordinamento L'ad della Società Expo sarà Paolo Glisenti,
braccio destro della Moratti, già segretario del Comitato Expo Subito un
decreto legge per l'Expo. Il sindaco Letizia Moratti si porta avanti e fa l'en
plein. Nel vertice di ieri a Roma con Silvio Berlusconi, le sono stati
appuntati sul petto i gradi di commissario straordinario di Expo 2015.
Berlusconi ha assicurato che tra i primi provvedimenti del futuro consiglio dei
ministri ci sarà il decreto legge - la legge speciale per Expo - e la relativa
nomina della Moratti a commissario. Il sindaco sarà anche il presidente del
comitato di coordinamento che comprenderà Presidenza del Consiglio, Regione,
Comune, Provincia, Fiera e Camera di commercio. In più proporrà il nome
dell'amministratore delegato della nuova società di gestione (pubblica di
diritto privato) che avrà il compito di coordinare e pianificare il lavoro.
Anzi l'ha già proposto: l'ad della Società Expo sarà Paolo Glisenti, braccio
destro della Moratti, già segretario del Comitato Expo e ora a capo del
Comitato di pianificazione. Tutto a posto? No. Perché all'Expo manca un
capitolo fondamentale: i soldi. Berlusconi avrebbe detto alla Moratti che i
famosi 4 miliardi e cento milioni da investire in Expo 2015 per adesso non ci
sono. Vanno trovati. Sono circa 600 milioni all'anno per 7 anni. Soldi
fondamentali perché servono alla realizzazione vera e propria del nuovo spazio
Expo alla Fiera di Pero- Rho. Berlusconi ha assicurato che valuterà come
reperire le risorse nell'ambito del bilancio. Se ne discuterà ancora.
"Abbiamo parlato del progetto Expo - ha detto la Moratti all'uscita da
Palazzo Grazioli che appena rientrata a Palazzo Marino ha convocato una
riunione su Expo - e, quindi, dei primi passi da fare. Il mio ruolo da
commissario sarà di impulso e vigilanza oltre che la prerogativa di proposta
dell'amministratore delegato della società di gestione ". Qualcuno storce
il naso. Come l'ex ministro Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Le cene di
Arcore e gli incontri a Palazzo Grazioli ripropongono la sensazione di un uso
privatistico delle istituzioni e delle cariche che ne derivano. Per l'Expo, che
è di tutti sapremo valutare con estrema serietà il decreto legge del futuro
governo. L'Expo è un'occasione che non va sprecata ". Ma l'Expo non è
stata l'unica questione toccata dalla Moratti. L'altra priorità è quella della
sicurezza. "Il presidente mi ha detto che il piano sicurezza sarà presentato
al primo consiglio dei ministri utile ". Aggiunge dei particolari. Che
riguardano le nuove norme richieste dalla Moratti al precedente Governo e mai
arrivate in porto: "è già molto dettagliato - spiega la Moratti - prevede
una maggiore certezza della pena, l'inasprimento delle pene e processi per
direttissima quando c'è la flagranza di reato". Plaude il capogruppo
dell'Udc a Palazzo Marino, Pasquale Salvatore: "è un fatto positivo. Il
problema sicurezza deve essere affrontato nelle sedi istituzionali. Ogni forma
alternativa all'intervento dello Stato è da valutarsi assolutamente negativa,
perché porta alla degenerazione dell'ordinamento democratico ". Ogni
riferimento alla Lega, non è casuale. Ultimo capitolo:
Malpensa, Alitalia e Sea.
"In questo momento - conclude la Moratti il ricorso di Sea c'è e si
mantiene, ma vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il
ricorso è stato deciso, perché se verranno meno verrà meno anche il ricorso
". Maurizio Giannattasio \\ Malpensa? Il ricorso di Sea resta, poi
vedremo se verranno meno le condizioni per cui fu deciso.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-24 num: - pag: 3 categoria: BREVI Malpensa Il sindaco è tornata alla carica
sulla difesa di Malpensa. "I destini dello scalo vanno separati da quelli
di Alitalia" Sicurezza
Già scesa in piazza sulla questione sicurezza, la Moratti ha strappato una
promessa a Berlusconi: "Il governo se ne occuperà al primo Consiglio dei
ministri".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-24 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE L'imprenditore: giusto dare una mano. Governo, il
Cavaliere da Napolitano Alitalia, in campo Ligresti Berlusconi ai sindacati: dolorosi tagli di
personale MILANO - La cordata di imprenditori per Alitalia, di cui da giorni parla Berlusconi, ha un primo nome: Salvatore
Ligresti. "Una mano bisogna darla, è giusto e doveroso", ha detto il
presidente onorario di Premafin. Intanto il Cavaliere avverte i
sindacati ("necessari tagli dolorosi") ed è polemica su Air France.
Incontro tra il Cavaliere e Napolitano. ALLE PAGINE 5, 6 e 8 Baccaro, Fuccaro,
Tondelli, Rizzo.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Il rilancio della Marcegaglia "Ora contratti più moderni"
"Basta alibi per il Paese, facciamolo ripartire" "Non è in agenda
l'articolo 18. Si sta aprendo una fase nuova senza la sinistra radicale in
Parlamento" ROMA - L'era Marcegaglia, prima donna a guidare la
Confindustria nella sua secolare storia, comincia con 103 voti a favore su 105.
E una relazione di 22 cartelle che mette ai primi posti della sua agenda la
riforma degli assetti contrattuali, il federalismo fiscale e
l'internazionalizzazione. L'apertura al sindacato, dopo le sferzate di
Montezemolo, è evidente ma senza troppe concessioni. "Bisogna cominciare a
lavorare da subito, in silenzio - ha detto in conferenza stampa - ci muoveremo
d'intesa con Luca, è un tema troppo importante per attendere i nostri
riti". Emma Marcegaglia, infatti, sarà ufficialmente presidente degli
imprenditori solo dopo l'investitura dell'assemblea del 21 maggio. Ma lei ha
intenzione di cominciare gli incontri strategici già nei prossimi giorni per
ottenere dal nuovo governo la defiscalizzazione degli straordinari e del
secondo livello e poi dal sindacato - "al quale chiediamo di cambiare
profondamente e di interpretare il mutato contesto sociale come appare dal voto
del 13 aprile" - un "forte alleggerimento economico e normativo del
contratto nazionale". Nessuna forzatura e nessuna concessione ai
"falchi" confindustriali. "La modifica dell'articolo 18 - spiega
la neo presidente - non è nella nostra agenda né in quella del governo, c'è un
problema di modernizzazione dello statuto dei lavoratori ma intanto partiamo
dalla defiscalizzazione che è già un buon passo in avanti". "Per me
comincia un pezzo di vita nuova - esordisce nella relazione - e succedo a
Montezemolo mentre si apre intorno a noi una fase nuova". La sintetizza
nei passaggi successivi: la sinistra radicale fuori dal Parlamento, la
semplificazione dei partiti e il successo della Lega da capire "non come
reazione solo protezionistica ma per rivendicare una questione di
territorialità ". Insieme a Emma la giunta confindustriale ha votato anche
la squadra che la nuova leader ha scelto per portare a termine il programma.
Sono 11 vicepresidenti e 7 consiglieri. Confermato Alberto Bombassei nel ruolo
di vicepresidente per le relazioni industriali e previdenza - "lavoreremo
insieme ", ha più volte detto la Marcegaglia per chiudere le indiscrezioni
su alcuni dissapori- e Gianfelice Rocca all'education. Molte le novità che più
o meno confermano le anticipazioni dei giorni scorsi. Con qualche effetto
speciale: come l'ingresso dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni
nel ruolo di delegato del presidente per le dinamiche dei nuovi scenari
mondiali - una sorta di ministro degli esteri - e di Alberto Tripi come
responsabile del "tavolo coordinamento servizi". Rafforzati gli
incarichi per il presidente di Assolombarda Diana Bracco: non avrà solo la
ricerca e l'innovazione (di cui prima si occupava Pasquale Pistorio) ma anche
il delicato compito di seguire Expo 2015. La delega per
l'internazionalizzazione (che prima Montezemolo si era tenuto per sé) passa a
Paolo Zegna mentre la Marcegaglia ha quella del Centro studi che prima era di
Andrea Pininfarina. Rispondendo alle domande dei
giornalisti, Emma ha toccato anche altri argomenti come l'Alitalia sostenendo che
"l'italianità non è indispensabile mentre lo è il rispetto delle regole di
mercato", o i contratti territoriali per i quali si è detta contraria:
"è un livello destinato a creare confusione e non si sposa con la
produttività ". Per quanto riguarda lo Stretto di Messina, fiore
all'occhiello delle infrastrutture targate Berlusconi, la Marcegaglia ha detto
che secondo lei "ci sono altre priorità". Roberto Bagnoli \\ L'Italia
non è condannata alla bassa crescita ma occorre affrontare le cause
strutturali, dice il presidente designato di Confindustria che sui contratti
insiste sull'urgenza di cambiare gli assetti contrattuali e le relazioni
industriali. Sul piano normativo. per Marcegaglia è venuto il momento di varare
un piano di federalismo fiscale.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Quirinale, vertice con il Cavaliere Stop all'aumento dei ministri
Berlusconi: la Lega cambi linguaggio. Sulla Ue: meglio seguire i trasporti che i
gay Letta non gradirebbe essere vicepremier con Calderoli. E c'è l'idea di non
coprire il ruolo. Slitta l'incontro con Formigoni ROMA - "Disteso e
cordiale", così fonti del Quirinale definiscono il colloquio di sessanta
minuti tra il presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi
(accompagnato da Gianni Letta) e il presidente Giorgio Napolitano. Un incontro
che si ripeterà nei prossimi giorni, quando la squadra di governo sarà ultimata
e prima di salire ufficialmente dal capo dello Stato per ricevere l'incarico.
Quello di ieri infatti è stato uno scambio di opinioni di carattere generale
sui problemi più urgenti (dall'Alitalia ai rifiuti) che dovrà affrontare il futuro esecutivo. Nessuna
nota ufficiale è stata diffusa al termine dell'incontro, segno del suo
carattere informale. Qualcosa tuttavia è trapelato. Berlusconi ha indicato
alcuni nomi (certi) che comporranno il suo gabinetto, (Tremonti all'Economia,
Frattini agli Esteri, Maroni all'Interno o ad altro dicastero, La Russa
alla Difesa, Vito alla Giustizia). Sugli altri e sulle quote rosa (durante la
campagna elettorale aveva annunciato la presenza di quattro donne ministro) si
è riservato una decisione dopo avere consultato gli alleati. In particolare si
è discusso dell'eventuale presenza di vice premier. Letta non gradirebbe di
avere accanto il leghista Roberto Calderoli. E così, per non creare tensioni
proprio con la Lega Nord, dopo le parole di apprezzamento rivolte a Napolitano
da Maroni e da Calderoli, è stata presa in considerazione anche l'ipotesi che
non ve ne sia neppure uno. In tal caso Letta tornerebbe a fare il
sottosegretario alla presidenza e al posto di Paolo Bonaiuti, che lo era stato
nel precedente gabinetto Berlusconi e che è destinato adesso a un dicastero
(Beni Culturali), arriverebbe l'attuale garante antitrust Antonio Catricalà. Ma
non è neppure escluso che alla fine prevalga Letta e che sia solo lui vice
premier. Infine si è parlato anche dell'eventualità, prospettata dal Cavaliere,
di "spacchettare " alcuni ministeri con portafoglio superando la
soglia di dodici. Su questo la risposta di Napolitano è stata netta: non se ne
parla, casomai si può agire su quelli senza portafoglio. Il colloquio al
Quirinale giunge dopo una serie di esternazioni di Berlusconi. Ha difeso la
Lega ("da 21 anni è un partito democratico " ma talvolta che il
linguaggio dei suoi esponenti "è fatto di iperboli ed è anche un po'
rozzo, e quindi dovrebbe cambiare "). Non solo. Ha detto che il Carroccio
"con il suo 8% rispetto al nostro 38 non potrà influire negativamente
sull'azione di governo ". E si è poi lasciato andare a una battuta che ha
provocato reazioni. Parlando del walzer di poltrone alla Commissione europea
tra Italia e Francia ha osservato che è "molto più conveniente per noi
interessarci invece che di omosessualità di infrastrutture e trasporti visto
che abbiamo da ripresentare un grande piano di opere pubbliche. Avendo un
nostro commissario possiamo lavorare meglio". E infine il caso Formigoni.
L'incontro con il presidente della Regione Lombardia è slittato ad oggi o forse
ad altra data. Incontrando i suoi, Formigoni ha preso in considerazione anche
l'idea di un quarto mandato se non otterrà un incarico di prestigio. Lorenzo
Fuccaro.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE
Il bilancio Perdite abbattute ma servono 2 miliardi per ricapitalizzare E le
Ferrovie battono cassa: senza risorse ridurremo i treni ROMA - "Le Ferrovie non sono Alitalia. Proprio per questo allo Stato diciamo che se non ha i soldi per
coprire certe tratte, vuol dire che le taglieremo ". Mauro Moretti,
ammini-stratore delegato di Fs, ha intenzione di difendere con i denti i
risultati del gruppo. Il bilancio 2007, approvato ieri, si è chiuso con una
riduzione delle perdite pari all'80% sul 2006: un "rosso" di
409 milioni contro quello di oltre 2 miliardi, frutto della precedente
gestione. Certo ci sono 551 milioni di parte straordinaria, provenienti dal
riconoscimento di somme dovute per i servizi prestati fino al 2003 e a
accantonamenti straordinari, ma il dato da guardare è quello del margine
operativo lordo, tornato positivo per 463 milioni contro i -650 del 2006. Si
tratta dell'effetto dell'aumento dei ricavi di traffico cresciuti del 14,4%
(c'è da ricordare l'aumento delle tariffe fino al 10% su alcune tratte) e, tra
questi, degli introiti derivanti dai contratti di servizio che sono lievitati
di un terzo. "Abbiamo aumentato i ricavi del traffico internazionale e in
particolare di quello merci, lavorando molto sulla Germania" spiega
Moretti. Dall'altra parte c'è il taglio dei costi, pari a 131 milioni di euro.
Una tabella, inedita per le Fs in termini di trasparenza, chiarisce quali voci
abbiano subito i maggiori interventi: il 74% riguarda il vestiario; il 73%
deriva dal rinnovo dei contratti di vigilanza in termini più economici; il 56%
dai risparmi sulle relazioni esterne (ma anche sulle quote associative, come
quelle pagate a Confindustria che Moretti ha compresso). Poi c'è il
dimezzamento dei costi della convegnistica, mentre le spese per le consulenze
diminuiscono di un quarto, fermandosi a 62 milioni. Quanto alle singole società
del gruppo, Rfi (che gestisce la rete) si mantiene in sostanziale pareggio,
mentre Trenitalia, la controllata che gestisce il traffico, che da sola nel
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
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Vespri Rutelli in
palla, Alemanno impallato Norma Rangeri Ad un certo punto, verso la metà del
faccia a faccia, lo sfidante Alemanno, dopo aver ripetuto sempre le stesse
frasi sui rom e gli immigrati, non sapendo bene cosa aggiungere, ha perso la
pazienza: "Avete perso le elezioni, basta!". Anche per un provetto
scalatore come lui, raggiungere la vetta del Campidoglio è l'arrampicata più
difficile. Come antipasto del primo duello televisivo, i telegiornali avevano
mostrato l'ex militante del Fronte della Gioventù, tra i rifiuti delle
discariche romane, sfondo ideale per la campagna su Roma-pattumiera, uno dei
cavalli di battaglia di Alemanno. Mentre per l'ex sindaco di Roma c'erano le
immagini accattivanti del bacio con Antonello Venditti e della visita in
ospedale a Francesco Totti. Poi l'appuntamento della sera. A colpi di ritagli
di giornali e vecchi dispacci di agenzie, nello studio di Ballarò, un botta e
risposta serrato, verso la fine molto acceso, inframmezzato da battute e
siparietti divertenti. Sapendo di giocare una partita importante, Alemanno era
spasmodicamente attento alle telecamere, e quando, in un paio di occasioni il
conduttore gli ha impallato l'inquadratura, non ha saputo frenarsi: "aho,
ehi, Floris, la telecamera è quella, se ti metti davanti col braccio come
faccio a parlà, ogni volta metti la mano davanti!". Abile nel riportare il
discorso sempre e soltanto sul refrain della sicurezza, Alemanno ha cantato la
serenata al corpo dei vigili urbani (non proprio una categoria di simpaticoni),
ha detto no alle ronde leghiste, ha spiegato che vuole allontare
"solo" ventimila immigrati, quelli denunciati per violazioni di
legge. Poi ha attaccato i grandi palazzinari romani, mettendo nello stesso
calderone l'auditorium, la festa del cinema, il piano regolatore. Esagerando
nel dipingere la capitale come una città infernale in mano a una cricca di
potere. Il candidato del centrodestra non è riuscito a incrinare l'immagine
rassicurante e ottimista del suo rivale, che gli ha rovesciato addosso il
livore antiromano della Lega, il disastro di Berlusconi sull'Alitalia (e Fiumicino), il malaffare della regione Lazio durante la
gestione di Storace ("assessori arrestati e candidati al parlamento per
fargli avere l'immunità"), rivendicando l'allure di una città forte
economicamente e nella cultura. Con gran dispiego di foto dei cantieri aperti
per la costruzione della metropolitana, corredate da una mappa rubata
allo stradario di Tuttocittà (sembrava una gag di Corrado Guzzanti, interprete
insuperabile del rutellismo). Tre milioni e ottocentomila telespettatori,
ascolti buoni per la media del programma, ma indifferenti all'evento.
nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: il rilancio richiede tagli dolorosi "Air France
fuggita per i sindacati". è polemica Sindacati all'attacco dopo le dichiarazioni
del leader pdl, che poi spiega di volere il dialogo sul
nodo Alitalia ROMA -
"Mai come in questo momento l'attività operativa sta andando forse meglio
del previsto". Il direttore della Divisione passeggeri di Alitalia, Giancarlo Schisano, il giorno
dopo la concessione del prestito-ponte da 300 milioni alla compagnia, pecca
quantomeno di ottimismo. La vendita dei biglietti di Alitalia
dall'inizio di aprile è crollata sulla scorta dei timori di un fallimento e
poco conta il record di puntualità tra le compagnie europee, nel primo
trimestre, sventolato da Schisano. Ma il messaggio del dirigente di Alitalia è comprensibile: Alitalia
ha bisogno della fiducia dei suoi passeggeri in attesa che arrivi il Cavaliere
bianco. Ieri intanto è stata la giornata delle polemiche tra il premier
"in pectore" Silvio Berlusconi e i sindacati, accusati in mattinata
di aver posto "il veto " ad Air France-Klm, facendola scappare via.
Una risposta indiretta a Prodi che martedì aveva spiegato il ritiro dei
transalpini con le "interferenze politiche", con ciò riferendosi alle
critiche di Berlusconi sul piano francese. "Spinetta se ne è andato per
colpa di Berlusconi " ha replicato a muso duro il leader della Cisl,
Raffaele Bonanni. "C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a
questo Paese" ha rimarcato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. A
Berlusconi non è rimasto che aggiustare il tiro: "Su Alitalia
- ha chiarito - i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto
anche ragione. La verità è che le condizioni di Air France-Klm erano
impossibili da accogliere". Ma non è bastato: "Mi auguro - ha
aggiunto - di poter avere con i sindacati e in particolare con Cisl e Uil un
rapporto concreto e realistico". Ma sono altre le parole che hanno messo
in allarme i sindacati, quelle riferite ai sacrifici che comporterà il
salvataggio di Alitalia. Berlusconi ha anticipato che
questo "passerà attraverso delle dolorose riduzioni del personale, che
tuttavia potrà contare sui mezzi che lo Stato ha per una debita assistenza a
chi non avesse più il lavoro in Alitalia". Il
ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ne ha approfittato per togliersi un
sassolino: "Non so se c'è una cordata o ci sono i tagli: lo saprà
Berlusconi. Spero lo dica ai sindacati". Questi ultimi oggi incontreranno
l'azienda per affrontare il capitolo degli esuberi prodotti dalla messa a terra
di 24 aeromobili. Nel pomeriggio il cda prenderà atto del prestito-ponte che
ieri è stato illustrato ai funzionari dell'Ue che si dovranno pronunciare sulla
sua legittimità. A. Bac. Numero uno Jean Cyril Spinetta, presidente di Air
France-Klm ( al centro, seduto), ha abbandonato la trattativa per l'acquisto di
Alitalia.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE L'esponente leghista Cota: ma Silvio ricordi che prima c'è Malpensa
MILANO - "Berlusconi è un uomo del Nord. E sa che Malpensa per noi non è
solo un aeroporto e viene prima di tutto". Roberto Cota, segretario
piemontese e deputato del Carroccio, affronta il tema più caldo del momento a
partire dall'hub di Varese: "Conoscendo il Cavaliere, confidiamo che
riconosca il valore di Malpensa che noi consideriamo la punta dell'iceberg
della questione settentrionale". Per mesi l'aeroporto, dice Cota, è stato
snobbato e offeso: "Il governo precedente ha dimostrato disinteresse.
Tommaso Padoa-Schioppa è arrivato a dire, pochi giorni prima delle elezioni,
che l'aeroporto era perduto e senza collegamenti. è ovvio che ora ci sia una
reazione forte del Nord". Per quanto riguarda Alitalia e i "tagli dolorosi"
ai quali ha accennato Berlusconi, Cota spiega: "Il disastro l'hanno
combinato loro: Alitalia e
il governo Prodi. Non sono stati in grado di gestire la situazione. Avrebbero
potuto applicare la legge Marzano un anno fa, cosa che gli avrebbe consentito
di lavorare con più calma. Alitalia può
funzionare solo se risponde a una logica di efficienza, ma adesso l'eredità che
viene lasciata è molto difficile. Comunque ricordiamo che Malpensa è altra cosa
rispetto ad Alitalia".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num:
- pag: 5 categoria: REDAZIONALE Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti "Penso che saremo
coinvolti". Tronchetti: con proposte concrete, imprese disponibili Il nodo
delle condizioni di mercato del prestito. I contatti di Ermolli. Forte recupero
del titolo MILANO - "Penso che ci sia modo di essere coinvolti. Una
mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per la compagnia, per il
paese, per i lavoratori, per il turismo ". La riservatezza di Salvatore
Ligresti è quasi proverbiale, il suo silenzio un tratto interrotto di rado,
negli archivi delle cronache economiche degli ultimi decenni. L'immobiliarista
e assicuratore l'ha rotto ieri, per dire la sua sulla cordata italiana invocata
da Berlusconi e guardata con scetticismo dalla maggioranza uscente. Per la
prima volta, dunque, per bocca di uno dei grandi nomi dell'impresa italiana
chiamati in causa, non arriva una smentita, ma un assenso in prima persona.
Prima di tornare al consolidato costume: "Queste cose si fanno in silenzio
e penso che si faranno". è dunque probabile che le società del gruppo
Ligresti, e i board ai quali fanno capo, saranno chiamati a valutare una
disponibilità finanziaria di massima, in un momento che vede i Ligresti
fortemente impegnati su più tavoli. Si è infatti appena conclusa l'offerta
pubblica di Fonsai sulla controllata Immobiliare Lombarda, mentre presto dovrà
definirsi l'onerosa costruzione della grande opera milanese di Citylife (oltre
due miliardi totali) che arriva in un momento complesso per tutto il comparto
immobi-liare, e che ha raccolto l'inattesa critica "estetica" di
Silvio Berlusconi. Sullo sfondo dell'Expo2015, cui Ligresti avrebbe vincolato
la propria disponibilità alla "cordata", potrebbe intanto sbloccarsi
anche l'annosa partita per il parco della scienza Cerba, recentemente invocato
dal neosenatore Democratico Umberto Veronesi, e che dovrebbe vedere la luce
proprio sui terreni di Ligresti situati nel Parco Sud. Sempre sul fronte
milanese, intanto, Letizia Moratti ha ribadito che la causa da 1,25 miliardi di
Sea resta pendente, finché la società controllata dal Comune potrà
"tornare allo stesso utile con Alitalia presente,
però su base di certezze e non di ipotesi". La discesa in campo del primo
big ha portato con sè altre disponibilità o, quantomeno, aperture. Ha parlato
anzitutto Marco Tronchetti Provera, presidente e azionista di riferimento di
Pirelli. "Vedremo le evoluzioni e quale sarà l'indirizzo di questa
settimana perché ci possa essere un piano affinché le imprese italiane possano
partecipare insieme a operatori di settore", ha spiegato, glissando sul
proprio interesse, e aggiungendo che "qualunque tipo di cordata italiana
possa esserci di fronte ad una proposta trasparente dove esiste chiarezza di
numeri e prospettive", per la ricostruzione delle quali ha valutato
positivamente il prestito ponte, sul quale l'Europa ha ricevuto ieri ufficiale
notifica, che consente di "prendere tempo". La stessa problematica
informativa viene sottolineata da AirOne, che resta alla finestra assistita da
Goldman Sachs, che insieme a Mediobanca è tra le merchant bank che meglio
conoscono il settore. In attesa anche Intesa Sanpaolo che ha studiato a lungo
il dossier negli ultimi mesi, pur ribadendo al momento l'assenza di ipotesi
operative. I giudizi di Tronchetti Provera a proposito del prestito-ponte sono
condivisi da Emma Marcegaglia, a patto che "serva ad una soluzione di
mercato" non necessariamente orientato alla tutela "dell'italianità
". Oltre a Ligresti e Tronchetti ha parlato il patron di Geox, un
imprenditore del nord "doc" come Mario Moretti Polegato. La cordata?
"Partecipare è una questione di senso civico da parte degli
imprenditori" ha detto, prima di precisare che non ci sono interessi e
contatti diretti per una sua partecipazione ad un'eventuale cordata. è su
queste basi che procede il lavoro di Bruno Ermolli, che ha fissato come
scadenza la prima decade di maggio, data del probabile insediamento del nuovo
governo. Guidato da Silvio Berlusconi. Jacopo Tondelli.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Stato e Mercato I precedenti di Sviluppo Italia e di Cassa depositi
e prestiti Colossi pubblici, slalom tra i veti Chiamata del nuovo premier per
Fintecna, Finmeccanica ed Eni ROMA - C'era una volta un signore che la
soluzione per l'Alitalia l'aveva
trovata. Il suo nome? Pierfrancesco Pacini Battaglia, banchiere d'affari, nome
noto delle cronache di Tangentopoli, definito un giorno "uno appena sotto
a Dio". La sua idea era semplice: "Alle Ferrovie gli possono dare l'Alitalia", disse un giorno al
telefono al suo amico Emo Danesi, come venne riportato negli atti di un'inchiesta
che inguaiò un altro suo amico, l'ex potentissimo amministratore delegato delle
Ferrovie Lorenzo Necci. Non era una battuta: da anni la compagnia di bandiera
non se la passava bene. Le Fs invece erano piene di soldi, l'operazione alta
velocità era in pieno svolgimento, Necci era sulla cresta dell'onda... Anche
lui si dice che alla grande holding pubblica del trasporto, una specie di Iri2,
mentre l'Iri1 era già sul viale del tramonto, ci avesse fatto più di un
pensierino. Che cosa ne sarebbe ora dell'Alitalia (e
delle Ferrovie) se per uno strano caso del destino quell'idea balzana fosse
andata in porto, nessuno può saperlo. Ma non è stata nemmeno l'unica. Di volta
in volta chi puntava a far intervenire lo Stato ha pensato anche alla
Finmeccanica. Uno dei pezzi forti dell'azienda di Pierfrancesco Guarguaglini
non è forse l'Alenia? E l'Alenia non costruisce forse aeroplani e loro parti?
Anche se in questo caso ci sarebbe forse una piccola controindicazione. Cosa si
potrebbe rispondere al rappresentante di uno dei fondi americani titolare di un
bel pacchetto di azioni comprate in borsa che un bel giorno si alzasse in
assemblea chiedendo: "Scusate, signori, ma perché avete comprato questa
roba?" Domanda che forse sarebbe meno imbarazzante se posta ai vertici
dell'Eni, altra società pubblica candidata (da Berlusconi, poi con smentita,
poi forse no) a salvare l'Alitalia. Non perché il
gruppo guidato da Paolo Scaroni non debba rendere conto al mercato, ma perché
guadagna talmente tanti soldi che per anni nessuno si è accorto che la chimica
perdeva molto più dell'Alitalia. E poi, anche l'Eni ha
la sua piccola compagnia aerea. Ce l'ha dai tempi di Enrico Mattei. Si chiama
servizi aerei ed è oggettivamente più piccolina dell'Alitalia.
Ma più profittevole, grazie anche a un bel contrattino che aveva stipulato fino
al 2006 (due milioni 79 mila euro l'anno) con la Presidenza del consiglio: gli
aerei blu non bastavano. Caricarsi sulle spalle pur molto larghe la compagnia
aerea, per Scaroni, sarebbe comunque un bel problema. Meglio allora, una
società non quotata. La solita Fintecna? Difficile, anche perché con Berlusconi
di nuovo a palazzo Chigi a Fintecna sarà riassegnata la commessa Ponte sullo
stretto di Messina e tutti i soldi finiranno lì. C'è sempre la Cassa depositi e
prestiti, vero. I soldi li l'ha. Lo statuto consente anche investimenti nel
settore delle utility (Alitalia è una utility?). Ma
chi glielo spiega alle Fondazioni bancarie, che hanno il 30% del capitale? Si
potrebbe provare con il Fondo per le infrastrutture F21, partecipato dalla
Cassa depositi e prestiti. Ma lo Stato non ha che il 14%, e la cosa si presenta
ancora più complicata. Non resta che Sviluppo Italia, l'unica società pubblica
che ha un portafoglio pieno zeppo di partecipazioni (spesso discutibili) con
società pubbliche e private di ogni genere. Per assurdo, la società che Romano
Prodi voleva chiudere potrebbe essere l'unica "seria" candidata a un
intervento "pubblico" per l'Alitalia. Con la
quale, per inciso, ha già fatto un'esperienza, abortita. Fino al 2004 Sviluppo
Italia aveva una piccola partecipazione nell'Atitech di Napoli, per rilanciare
con fondi pubblici la fabbrica di Grottaglie. Poi però non se ne fece nulla. Ma
quando la Fiat era in crisi il governo di Silvio Berlusconi pensò pure di
fargli comprare una bella fetta della casa automobilistica torinese. Un
precedente istruttivo... Sergio Rizzo Alfonso Iozzo Vito Gamberale P. F.
Guarguaglini.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria:
BREVI L'apertura Il presidente onorario di Premafin
Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a sinistra) ha espresso la sua fiducia
che sia possibile formare una cordata italiana per Alitalia Il disegno Da sinistra, il presidente di Pirelli, Marco
Tronchetti Provera, Nicola Radici del gruppo bergamasco della logistica e Bruno
Ermolli, che lavora alla cordata per Alitalia.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La crisi La trattativa i progetti e il prestito Oggi pomeriggio
si riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia. All'ordine del giorno, la presa d'atto della decisione del
governo di finanziare la compagnia con trecento milioni di euro I
rappresentanti italiani presso la Ue ieri hanno incontrato i funzionari dell'esecutivo
comunitario per illustrare la decisione del Governo, e difendere la legittimità
della scelta del prestito-ponte.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
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Di CLAUDIO MARINCOLA
Girano tra i banchi, salutano i commercianti, visitano il cantiere del nuovo
mercato di Via Andrea Doria, obbligano tutti ad indossare il caschetto giallo
d'ordinanza. D'Alema, l'antipatico, Rutelli il piacione. Due modi di parlare alla
gente, al popolo del centrosinistra. Perché l'obiettivo minimo è riportare al
voto chiha già votato. Basterebbe per vincere, spiegano quelli dello staff.
"Previsioni sul ballottaggio? Io non ne faccio - si tira indietro D'Alema
- non spetta a me, ma agli osservatori farle". È in gioco il Campidoglio,
l'ultimo baluardo, "un simbolo", dice D'Alema. Che lancia un appello:
"Bisogna evitare che una marea nera travolga la città, gli elettori del
centrosinistra non possono mancare al ballottaggio". La priorità sarebbero
le elezioni e l'imminente ballottaggio ma D'Alema non disdegna incursioni su
altri temi. Alterna osservazioni politiche con annotazioni più personali. Il
XVII del resto è il suo Municipio. È a casa sua. "In genere vengo qui il
sabato per fare la spesa - racconta - in particolare per comprare il pesce. C'è
un banco gestito da un compagno di Fiumicino e un altro da Maria, la pugliese
che ha dei frutti di mare spettacolari. Qualche volta per cambiare scelgo
un'altra pescheria più vicina, cara da morire, una boutique". Il primo
appuntamento è davanti alla sede Pd e della Sinistra Arcobaleno. D'Alema e
Rutelli si avviano tra le bancarelle di frutta e verdura, stringendo le mani.
Al ministro degli Esteri, la gente chiede sulla crisi economica e sul governo
Berlusconi, ma anche le ragioni della sconfitta elettorale del centrosinistra.
"Il nostro problema è la comunicazione", commenta una signora, mentre
un anziano ferma D'Alema e gli ricorda i problemi concreti dei romani
("nel mio quartiere c'è un tombino segnalato da tempo, nessuno fa
niente..."). Rutelli indica il cantiere: "Questo luogo terstimoia i
cambiamenti che si stanno facendo a Roma. La scelta per i romani è se andare
avanto o fare un balzo indietro". È il D'Alema che non t'aspetti. Non ha
in mano le buste della spesa e si fa una certa fatica a immaginarselo in
versione "casalinga" ma lui giura "ai figli e a tutto il resto
ci pensa mia moglie, ma chi cucina il pesce a casa sono io". E non si tira
indietro D'Alema neanche quando, in via Pomponazzi, luogo storico della
sinistra di qualche anno fa, qualcuno gli chiede di commentare le vicende
societarie della As Roma. "Non ho nulla contro la vendita, Soros ci
andrebbe bene", spiega. In quanto al campionato dei giallorossi,
"c'èra chi aveva tre squadre, noi ne avevamo una e abbiamo fatto più di
quello che potevano fare". Lo accompagna il sottosegretario agli Esteri
Patrizia Sentinelli,(prc). Se Rutelli ce la farà sarà lei il vicesindaco.
"Dal punto di vista della democrazia - riprende d'Alema - è conveniente,
visto che ci dobbiamo sciroppare 5 anni di Berlusconi, che questo governo abbia
di fronte dei sindaci di centrosinistra in grado di garantire la dialettica. Se
invece a governare tutto sarà il centrodestra ci sarannno meno garanzie per il
Paese". Tutte le volte che si rivolge a Rutelli, D'Alema lo fa chiamandolo
sindaco e l'altro accenna a qualcosa di scaramantico. Dopo la visita al mercato
è la volta del centro anziani Giorgio Perlasca di via Sabotino: "Bisogna
tornare a votare e convincere anche gli indecisi - arringa D'Alema - siamo
tutti preoccupati per il fenomeno della criminalità e per i rischi
dell'immigrazione ma il problema va affrontato con serietà". Per il
ministro degli Esteri "una parte dell'elettorato si è fatto ingannare da Berlusconi
e dalle promesse" e Alemanno è solo "un emissario del governo
nazionale". Capitolo a parte l'Alitalia. Rutelli "Berlusconi è il
principale responsabile. Siamo dovuti intervenire per evitare il fallimento con
i soldi dello Stato. Ora vederemo queste fantomatiche cordate". In questo
rush finale della campagna elettorali sono scesi in campo anche altri big,
compreso Antonio Di Pietro. Strette di mano, inviti a sostenere il
candidato del centrosinistra, per il leader dell'Italia dei valori, intervenuto
ad una manifestazione a Piazza Cina. In quanto al diretto interessato, ieri
nella sede del suo comitato ha presentato il suo piano anti-traffico:
prolungamento di
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
"L'intesa con Af è fallita per colpa dei sindacati" Il Cavaliere
attacca i sindacati. Dopo la carota del prestito ponte di 300 milioni di euro
che consente alla compagnia di tirare avanti senza lo spettro del fallimento è
arrivata la bastonata del Cavaliere che ha messo sul banco degli accusati i
sindacati, rei a suo avviso, di aver fatto naufragare la trattativa con Air
France. Colpa dei rappresentanti dei lavoratori, dunque, se il vettore italiano
non ha ancora un destino sicuro davanti. L'unica certezza finora è che i posti
di lavoro difesi a oltranza salteranno comunque. Sono inevitabili
"dolorose riduzione di personale" ha detto il presidente del
consiglio in pectore dopo aver provocato i sindacati sulle responsabilità per
la ritirata di Air France. "Ha detto no in primo luogo per il veto posto
dai sindacati" ha spiegato Berlusconi, per poi
precisare che "su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto
anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano
impossibili da accogliere". Un passo avanti e uno indietro insomma non
impedisce al leader del PdL di confermare che "ci sarà gente che dovrà
trovarsi un altro lavoro". Bastone. Poi di nuovo la carota: la
stessa gente "potrà contare sui mezzi che lo Stato ha per una debita
assistenza". Ovvie e dure le repliche dei sindacati. "C'è uno scarico
di responsabilità che non fa onore a questo Paese" ha detto il leader
della Cgil Guglielmo Epifani che ha aggiunto "Tagli dolorosi? Berlusconi
dovrebbe parlare piuttosto del piano di rilancio e dei soggetti in grado di
realizzarlo". L'addio di Air France è colpa dei sindacati? "è una
barzelletta", ribatte il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni:
"Sanno tutti che lui (Berlusconi) era contrario, Spinetta se n'è andato
per questo motivo". Bonanni ha poi comunicato di aver "apprezzato la
precisazione" di Berlusconi: ora, dice, "è il momento che tutti
abbassino i toni. Bisogna unire il paese e non dividerlo". "Colpa mia
non è", dice la leader dell'Ugl Renata Polverini: "Sono l'unica che
ha incontrato Spinetta e che si è resa disponibile al confronto fin da gennaio.
Poi sulla trattativa hanno pesato crisi di governo e campagna elettorale".
Intanto oggi alle 10.30, i sindacati di settore tornano al tavolo con la
compagnia. La convocazione, che parla di esame delle "misure sociali"
per le diverse categorie, piloti, assistenti di volo e personale di terra, non
preannuncia notizie positive. Si riparte dal "piano Prato", con un
numero degli esuberi sul tavolo che sarà almeno in linea con quello che aveva
portato al muro contro muro con Air France. I francesi avevano spiegato che
l'impatto del loro progetto non era diverso da quello del piano di emergenza
messo a punto dalla compagnia a fine agosto, e da allora la situazione è solo
peggiorata fino a precipitare ad un soffio dal commissariamento. A settembre il
cda aveva indicato che "le ricadute sugli aspetti occupazionali"
sarebbero state definite "in stretta intesa" con i sindacati.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Veltroni non
ci sta e passa al contrattacco è "istituzionalmente inaccettabile"
l'atteggiamento di Silvio Berlusconi nel momento in cui "minaccia di non
collaborare con Rutelli" alla vigilia del turno di ballottaggio a Roma. Il
segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, scende di nuovo in campo a
difesa del candidato sindaco del suo partito. In mattinata il premier in
pectore, parlando della possibilità che Francesco Rutelli venga eletto al
Campidoglio, aveva in realtà detto che "sarà molto difficile la
collaborazione con un sindaco del genere". Coda, questa, di una polemica
innescata mercoledì sera quando, durante la puntata di Ballarò, il candidato
sindaco del Pd nella Capitale aveva ironizzato sull'esistenza di una cordata
per l'acquisto di Alitalia: "Dov'è la cordata italiana? - ha chiesto Rutelli - è
esistita il tempo di una campagna elettorale". Quindi Veltroni,
infastidito dall'attacco del Cavaliere che scende in campo per Gianni Alemanno
(oggi sarà anche a piazza Navona per spingere gli italia a votare Pdl al
ballottaggio), non ci sta e contrattacca: "Il mio primo mandato da
sindaco di Roma, dal 2001 al
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Il Cavaliere
sale al Colle e discute di Bossi, Alitalia e della formazione di governo Berlusconi rassicura Napolitano e
accelera sull'insediamento Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Berlusconi è
salito al Colle. Giorgio Napolitano voleva essere aggiornato sulle intenzioni
del presidente del consiglio in pectore riguardo ai problemi più stringenti.
Voleva fare il punto sulla squadra di governo e capire quale sarà il timing da
qui all'insediamento. Un incontro "cordiale", l'hanno definito i due
staff. E forse riparatorio, causa alcuni malintesi che si erano verificati
durante la campagna elettorale. Il Capo dello Stato avrebbe discusso con il
Cavaliere della questione Alitalia e la preoccupazione
di entrambi si è incentrata sui conti della compagnia di bandiera italiana. Ma
a quanto sembra l'altra grande preoccupazione del Quirinale riguarda il peso
che avrà la Lega nel futuro governo, anche se il Colle ufficialmente nega ci
siano problemi con il partito di Bossi. Berlusconi lo ha rassicurato ("i
toni dovranno cambiare") e proprio sull'esecutivo ha dato l'impressione di
voler stringere il più possibile i tempi, se è vero che ha intenzione di volare
in Israele da premier per celebrare i sessant'anni dello Stato ebraico. A
proposito di totoministri, è saltato l'appuntamento che Berlusconi aveva in
serata con Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia sta cercando un
nuovo incarico e non molla: vuole entrare a far parte dell'esecutivo, anche se
il Cavaliere preferisce dargli un posto di rilievo nel Popolo della libertà.
Intanto ciò che è sicuro è che le caselle del nuovo governo non sono ancora
definite. Se torna in corsa Vito come Guardasigilli (per il ministero di via
Arenula sono candidati anche Pera e Mariastella Gelmini sembra dirottata verso
l'Istruzione), si fa sempre più forte l'ipotesi di Paolo Bonaiuti ai Rapporti
con il Parlamento e di Sandro Bondi ai Beni culturali. E il coordinamento del
Pdl? Per ora l'ipotesi più accreditata è quella di Denis Verdini. Non ci sarà,
invece, il ministero dello Sport in questa legislatura. "C'è un principio
fondamentale, che ho sempre seguito: l'indipendenza assoluta, la politica deve
stare lontana dallo sport": il Coni chiaramente ringrazia. In questi
giorni di necessaria "afflizione - come ha detto lo stesso Cavaliere - che
continuerà finché non si completerà la formazione del nuovo governo",
Berlusconi ha spiegato ancora che "la squadra sarà di 60 componenti in
tutto, tra ministri e sottosegretari, la metà del governo attuale - aggiunge -.
Ci sono funzioni che adesso sono in tre ministeri, che vanno accorpate in uno
solo e questo complica la scelta delle persone. è un momento particolarmente
impegnativo, perché la squadra di governo è la base per trasformare in realtà
il nostro programma, che per noi è un impegno morale". In serata il
premier in pectore ha trovato anche il tempo di ricevere a Palazzo Grazioli il
leader di Mpa Raffaele Lombardo. Secondo i suoi collaboratori, "come la
Lega ha chiesto, anche lui è andato a chiedere un ministero per premiare
l'impegno del suo partito durante le elezioni".
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Adesioni
Aperture anche da Tronchetti Provera e Giorgio Fossa In pista AirOne, Lufthansa
e Aeroflot. Ma anche il fondo Tpg ed Emirates Alitalia, la cordata c'è Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it La cordata italiana per salvare Alitalia comincia a uscire allo scoperto. Solo mezze frasi e timide ammissioni.
Ma dalle dichiarazioni dei rappresentanti della grande impresa italiana si
comincia a percepire che la fiducia, attorno all'ipotesi di un pool di imprese
made in Italy che rilevi la compagnia, sia in crescita. A uscire allo
scoperto è stato ieri il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore
Ligresti che sul tema ha detto: "Penso che ci sia modo di essere
coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per la
compagnia, per il Paese, per i lavoratori, per il turismo". Incalzato sui
tempi e modi della formazione della compagine Ligresti ha poi aggiunto che
"le cose si fanno in silenzio" ma "penso che si faranno".
Il primo sponsor, insomma è arrivato. Ma non è stato il solo. A lui si è unito
anche il patron della Pirelli Marco Tronchetti Provera che espresso la sua
disponibilità in modo più sottile e diplomatico: "Credo ci possa essere
qualunque tipo di cordata di fronte a una proposta trasparente dove esiste
chiarezza di numeri e prospettive". Secondo il numero uno di Pirelli il
prestito ponte "è un modo per poter approfondire, cercare delle soluzioni
alternative e guadagnare del tempo: mi sembra molto importante - ha aggiunto -
perché possa essere fatta la due diligence per poter presentare a terzi
un'ipotesi". Sulla stessa linea l'ex presidente di Confindustria, Giorgio
Fossa secondo il quale dopo il prestito "ora bisogna accelerare la
costituzione della cordata, se c'è, e in tre-quattro settimane fare la due
diligence sui conti". Protagonisti a parte, lo schema di salvataggio che
ha in mente Berlusconi resta in ogni caso lo stesso. E cioè la creazione di una
compagine a cui partecipi un gruppo di imprenditori che preservi l'italianità
della compagnia, un pool di banche che fornisca la munizioni finanziarie e una
o più compagnie che mettano a disposizione la loro esperienza nel settore del
trasporto aereo. Per quanto riguarda gli imprenditori disposti a puntare una
somma sulla Magliana vige il massimo riserbo anche se la vittoria di Milano
come sede dell'Expo 2015 insieme alla rottura della trattativa con Air France
sta facendo cadere le resistenze iniziali. Alle piccole e medie imprese
potrebbero unirsi i gruppi a partecipazione pubblica come Finmeccanica, Eni ed
Enel mentre il supporto bancario sarebbe garantito da Intesa SanPaolo ma anche
dal fondo americano Tpg che non ha mai accantonato il dossier Alitalia dopo aver abbandonato la prima asta. Sul fronte del
partner industriale, oltre Air One e Aeroflot, c'è chi continua a spingere su
Lufthansa in virtù della sua strategia multi hub che garantirebbe così una
soluzione alla questione Malpensa. Ma le indiscrezioni prefigurano anche altri
scenari. Come quello dell'ingresso di una compagnia del Golfo come la Emirates.
Poi c'è in ballo il destino dello scalo varesino che stato al centro di un
faccia a faccia a palazzo Grazioli fra Berlusconi e Letizia Moratti.
"Abbiamo concordato - ha fatto sapere il sindaco di Milano - sul fatto che
vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini di Alitalia".
Secondo la Moratti, inoltre, la Società che gestisce gli aeroporti milanese e
lo scalo "non sono un problema ma lo sono diventati per la politica del
governo Prodi". L'inquilino di Palazzo Marino è intervenuto anche sul
risarcimento da un miliardo e 250 milioni chiesto dalla Sea ad Alitalia per il disimpegno da Malpensa. "In questo
momento - ha sottolineato la Moratti - il ricorso c'è e si mantiene, ma vedremo
se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso,
perché se verranno meno verrà meno anche il ricorso". Quest'ultimo, ha
precisato il sindaco di Milano "si basa sul mancato utile creato da Alitalia con l'abbandono di Malpensa". Moratti chiede
dunque di "ripristinare le rotte continentali e intercontinentali che
garantiscono quell'utile" facendo intendere che la Sea ritirerà il ricorso
quando quelle rotte saranno ripristinate.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Bersani
"C'è stata fraudolenza politica" "Abbiamo fatto tutto ciò che
potevamo fare per garantire qualche mese di sopravvivenza
ad Alitalia. Ora spetta al
nuovo governo trovare una soluzione definitiva, ammesso che sia in grado di
trovarla e che sia migliore di quella proposta da Air France". Lo ha detto
questa sera a Viterbo il ministro uscente dello Sviluppo economico Pierluigi
Bersani, intervenendo ad una manifestazione elettorale a sostegno del tesoriere
Ds Ugo Sposetti, candidato sindaco del Pd, impegnato nel ballottaggio
contro Giulio Marini (Pdl). "è chiaro - ha aggiunto Bersani - che Air
France si è ritirata a causa delle interferenze e delle fraudolenze politiche
che si sono susseguite durante le trattativa. E che la causa siano le interferenze
politiche lo dimostra il fatto che Air France aveva dato il proprio assenso al
tentativo di ricucitura con i sindacati nel quale si stava impegnando il
governo uscente. Del resto - ha proseguito Bersani - basta leggere i commenti
della stampa francese per rendersi conto di come siano andati veramente i
fatti".
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Veto Ma
Bruxelles ribadisce il suo secco "no" a qualsiasi ipotesi di sussidio
pubblico Prestito-ponte, l'Europa prende tempo Il
prestito-ponte di 300 milioni in favore di Alitalia secondo il governo italiano non è un aiuto di Stato, perchè si
tratta di un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico.
Ma Bruxelles - che ieri ha ricevuto le carte - vuole vederci chiaro, e si
riserva di dare una risposta nei prossimi giorni. Intanto il commissario
Ue ai trasporti, Jacques Barrot, ribadisce il secco "no" a qualunque
ipotesi di aiuto pubblico. A illustrare agli uffici di Barrot i contenuti del
decreto legge approvato martedì dal Consiglio dei ministri è stata la
Rappresentanza permanente italiana presso l'Ue nel corso di un incontro informale.
Dunque, per il momento nessuna notifica ufficiale, come in mattinata la
Commissione Ue aveva continuato ad auspicare. Ricordando come senza la notifica
di un aiuto il rischio è che le compagnie concorrenti possano presentare
ricorso a un tribunale nazionale, provocando così il congelamento del prestito
e il suo rimborso. "Non si tratta di una notifica - hanno però spiegato i
funzionari della Rappresentanza italiana presso l'Ue al termine dell'incontro
al palazzo del Berlaymont - perchè la notifica si fa per gli aiuti di Stato e
questo non è un aiuto di Stato". Il decreto - è la linea del governo
italiano - si basa infatti su motivazioni di ordine pubblico e dunque non deve
essere sottoposto alla procedura formale che le regole comunitarie riservano ai
finanziamenti erogati dalle autorità pubbliche per il sostegno alle imprese.
Anche il portavoce del commissario Barrot ha confermato come per il momento da
parte di Roma ci sia solo "la consegna di una una lettera del governo e di
alcuni documenti che illustrano le misure decise dal Consiglio dei ministri sul
dossier Alitalia. Le stiamo analizzando - ha aggiunto
- e terremo informate le autorità italiane del seguito che intendiamo
dare".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-24 num: - pag: 42 categoria:
BREVI La tua opinione su corriere.it Un prestito ponte per Alitalia. Siete d'accordo? SUL WEB
Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 18,7 No R 81,3 La
domanda di oggi Berlusconi: campionato solo per grandi club. Siete d'accordo? I
sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione
scientifico.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA "La nostra
sarà un'opposizione repubblicana, in nome e per conto della Repubblica
italiana". Così annuncia Pier Ferdinando Casini. Spiega: "Si tratterà
di un'opposizione sui contenuti, perchè i furori ideologici del passato ci
hanno messo tutti in ginocchio". Il leader dell'Udc conferma la volontà di
dialogo dei centristi: "Con l'opposizione di Veltroni è obbligato. Così
come lo è con il governo, cioè con Berlusconi. Chi sta in un'opposizione
repubblicana non può lasciare margini a sfascismi, a posizione distruttive.
Dialogheremo con tutti". Quanto alla corsa al Campidoglio, Casini conferma
la libertà di voto data ai propri elettori. "E' una scelta obbligata -
spiega - per non tradire i due milioni di elettori che ci hanno sostenuto e
hanno saputo da noi di un'alternatività sia a Berlusconi, sia a Veltroni, che
ha governato Roma fino a ieri. Voteremo secondo coscienza: così faranno i
nostri elettori, senza indicazioni da parte del partito". Sulla vicenda Alitalia, Casini si mostra assai preoccupato. "Il prestito alla
nostra compagnia di bandiera è soltanto un tampone", osserva. E dunque la
partita per il salvataggio di Alitalia è ancora lunga e tutta da decidere e da giocare. "Mi auguro
- incalza il leader dell'Udc - che si manifesti la cordata di cui parla
Berlusconi o il fallimento sarà una prospettiva. E sarà un dramma".
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
O in compagnia di
Gianni Letta all'appuntamento serale con Giorgio Napolitano. È stata la prima
occasione per parlare del futuro governo, della sua struttura, oltre che dei
primi provvedimenti che il Cavaliere ha in animo di varare. Tra questi il piano
"sicurezza", anticipato da Letizia Moratti ieri dopo una visita a
Palazzo Grazioli: maggiore certezza della pena, inasprimento delle pene,
processi per direttissima in caso di flagranza di reato. "Basta lassismo -
ha detto più tardi Berlusconi - siamo pronti ad usare lo strumento del
decreto-legge". Al Quirinale si è parlato anche di Alitalia, dossier che preoccupa il Capo
dello Stato. Ma la linea del futuro premier resta quella annunciata: mettere in
piedi una nuova cordata entro un paio di mesi. Il Cavaliere ha dedicato una
parte della giornata al lavoro di composizione dell'esecutivo. Con
Roberto Formigoni si è sentito al telefono, ma l'incontro tra i due è stato
rinviato. Formigoni è insoddisfatto e fatica a rassegnarsi ad una permenenza al
Pirellone. Ma Berlusconi è deciso: niente elezioni regionali anticipate in
Lombardia. A Palazzo Grazioli ha ricevuto invece il sindaco di Milano.
Berlusconi assegnerà a Letizia Moratti il ruolo di commissario e di presidente
del comitato coordinatore dell'Expo milanese. Ad una radio romano Berlusconi ha
sostenuto che questi giorni di faticosa mediazione per la formazione del
governo, stretto tra le richieste degli alleati, sono per lui "giorni di
afflizione. È difficile mettere tutti d'accordo". Le intervista a radio e
tv locali romane ieri sono state molte. Alla campagna per il ballottaggio il
Cavaliere ha dedicato molte ore. E, per spingere i romani a votare Alemanno,
Berlusconi non ha risparmiato una frecciata alla Lega. Anzi, una vera e propria
bacchettata: "Il linguaggio della Lega è fatto di iperboli ed è anche un
po' rozzo. Dovrebbe cambiare". Detto questo, il leader del Pdl ha tuttavia
circoscritto la critica. "Da 21 anni la Lega è un partito democratico. E
nei cinque anni in cui è stata al governo non mi ha mai detto no". Ancora:
"Ha sindaci molto bravi e non c'è alcuna possibilità che la Lega faccia
danno ad un solo cittadino di Roma o del Sud". Tuttavia, quel linguaggio
rozzo va corretto. Anche quando Bossi dice Roma ladrona "esagera", ma
si riferisca "alla casta politica". Il messaggio di Berlusconi è
stato subito raccolto e rilanciato da Gianfranco Fini: "Silvio ha
ragione". E, in vista del ballotaggio di Roma, la Lega ha evitato
polemiche. Solo Mario Borghezio, dopo aver lodato i "meriti storici"
del leader Pdl che "ci ha liberato da questa sinistra", ha detto che
sarà difficile "che la Lega si depuri dalla sua rozzezza così come i
fighetti forzitalioti difficilmente si libereranno delle loro caratteristiche
di figli di papà e di gente che spesso non ha mai lavorato nella vita".
Nel merito, comunque, Berlusconi ha approvato la proposta di Bobo Maroni di
riconsiderare il trattato di Schengen nei confronti della Romania. "So che
all'inizio - ha detto il Cavaliere - si poteva contrattare una moratoria, cosa
che hanno fatto altri Paesi. Prodi invece non ha mosso un dito quando il 1°
gennaio 2007 si sono aperte le frontiere con la Romania. Ora vedremo se sarà
possibile contrattare ex novo una moratoria". Cioè un periodo di tempo in
cui reintrodurre il visto d'ingresso. Il governo rumeno non ha gradito.
"Mi pare difficile che si possa reintrodurre il visto - ha dichiarato il
sottosegretario Mihai Gheorghiu. - Si tratta di dichiarazioni elettorali".
cla.sa.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- "Stò stretto, stò stretto. Tutti mi chiamano per ricordarmi questo o
quello, per raccomandarsi, ma come si fa. Eppure sanno quanti posti ci sono. E
poi dovrebbero capire che non c'è mica solo il governo!". A Steve Ballmer,
numero uno mondiale della Microsoft, lo sfogo di Silvio Berlusconi non deve
averlo sorpreso più di tanto. Se non altro perchè quando ieri pomeriggio è
arrivato a palazzo Grazioli, accompagnato dal presidente della Microsoft Italia
Umberto Paolucci, si è reso conto del via-vai di parlamentari che da giorni sta
mandando in tilt i più stretti collaboratori del quasi-premier. Quelli che ha
definito "i giorni dell'afflizione" perchè "si accontenta una
persona e se ne scontentano tante altre", Berlusconi li ha descritti qualche
ora dopo a Giorgio Napolitano. Dal capo dello Stato, il Cavaliere è andato nel
pomeriggio di ieri in compagnia di Gianni Letta. Il più stretto collaboratore
del quasi-premier è da sempre in contatto con il Quirinale, mentre Berlusconi
ha preferito un incontro di persona alle conversazioni telefoniche che il
presidente della Repubblica ha già avuto con Gianfranco Fini e Umberto Bossi.
Il Senatur, che oggi riunirà in via Bellerio tutta la squadra di eletti di
Camera e Senato, giovedì scorso ha voluto verificare personalmente se ci
fossero intoppi alla nomina di Calderoli a vicepremier. Raccontano che dal
Colle non sono venute valutazioni, e tanto è bastato a Bossi. In realtà i primi
ad essere contrari alla nomina di Calderoli a vicepremier sono in FI (Tremonti
e Letta) e ieri pomeriggio Berlusconi ne avrebbe dato conferma nel corso di un
colloquio durato un'ora, nel quale ha affrontato con il capo dello Stato molti
dei temi sul tappeto legati alla formazione del governo e alle più importanti
urgenze. Alitalia compresa. Di
certezze sui ministri il leader del Pdl ne avrebbe offerte poche. Oltre ai nomi
noti, il leader del centrodestra si è prodotto in un elenco, senza però
indicare le competenze, la cui somma non ha fatto certo dodici. La prospettiva
di una modifica della legge Bassanini, per aumentare a 13 o 14 il numero dei
dicasteri è quindi possibile. Anche se il Cavaliere promette di restare
nel tetto dei sessanta membri in tutto, il rischio di dover varare un disegno
di legge per lo spacchettamento di alcuni dicasteri è reale, visto che
l'ipotesi di un decreto legge non sembra praticabile. L'esplicito invito a non
esagerare con i ministri è arrivato puntuale dal capo dello Stato. Così come a
cercare con l'opposizione "rapporti costruttivi" sui temi di interesse
generale. Forse proprio per dare un segnale di disponibilità in tal senso il
Cavaliere ha messo nell'elenco anche Ichino e Montezemolo, ma la necessità di
accontentare tutti renderà difficile la scelta di nomi esterni o di tecnici.
Giustizia e Interni sono le spine del Cavaliere. In via Arenula vorrebbe
rimandare il leghista Castelli, in modo da riportare il Viminale in quota FI e
accontentare Maroni alle Attività Produttive, ma Bossi non molla. Lo stesso
Castelli non gradirebbe il ritorno, preferendo un posto da vice alle
Infrastrutture e sul Colle ricordano ancora con scarsissimo entusiasmo gli
attacchi di Castelli a Napolitano in occasione della concessione della grazia a
Bompressi. Nella rosa dei papabili per la Giustizia fatti ieri pomeriggio da Berlusconi
ci sono anche Elio Vito (FI) e Giulia Bongiorno (An). Anche se il primo rischia
di scontare da subito lo scarso entusiasmo dell'Anm, mentre la Bongiorno
incontra più di una resistenza tra i colonnelli di An che temono di veder
ridimensionato il proprio ruolo nella compagine di governo. Una rosa il neo
premier ha promesso di farla anche per la scelta del commissario europeo in
sostituzione di Frattini che potrebbe essere fatto dallo stesso Prodi,
scegliendo tra Tajani, Mauro, La Malfa e qualche altro esponente del Pdl.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-24 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Fiumicino Su un volantino (risultato poi falso) il "processo ai sindacati" Alitalia, decolla la "grande beffa" In mattinata all'aeroporto
di Fiumicino era già diventato il caso del giorno. Un "processo ai
sindacati" accusati di "non rappresentare più i lavoratori Alitalia". La lettera era affissa
in giro per i terminal, nei pressi della mensa aziendale e dalle parti degli
hangar. "No al prestito ponte, si al ritorno di Air France",
questo era il senso dello sfogo preparato, a leggere il testo, da 2300 persone
tra piloti, assistenti di volo, operai e impiegati. Ma in serata il caso si è
fortemente ridimensionato, per diventare nient'altro che "un falso
clamoroso" rimasto senza paternità. Nessuna firma era infatti in calce
alle parole. Sindacati confederati e autonomi hanno fatto sapere di non avere
"alcuna traccia" dei 2300 dipendenti in rivolta. Secondo Andrea
Cavola, segretario nazionale dei "duri " che aderiscono allo Sdl
rappresentativo soprattutto tra steward e personale della Magliana,
"neanche c'erano i tempi tecnici per scrivere una lettera di quel tenore.
Si parla del prestito ponte di 300 milioni di euro, notizia che è uscita
soltanto martedì sera. Impossibile raccogliere centinaia di firme in poche
ore". Secondo il sindacalista la spiegazione sarebbe un'altra, quella di
"una manovra orchestrata per screditare il sindacato e per entrare a piedi
uniti contro il futuro acquirente". Insomma, una via di mezzo tra uno
scherzo e una provocazione. Una "pasquinata", rilanciata anche dalle
agenzie, in cui i lavoratori si sono dichiarati "vicini a tutto il
management Alitalia che con grande serietà ha
sostenuto e voluto la fusione con Air France, unica soluzione industrialmente
valida". E poi la velenosa conclusione, l'accusa ai sindacati che
"hanno fatto saltare la trattativa per i loro piccoli interessi". Per
tutto il giorno al Leonardo da Vinci si è scatenata la caccia agli autori della
bufala. Principali sospettati, gli autonomi dei comitati unitari di base. Ma
anche i molti che si radunano online sul sito www.alitaliaforum. tk,
cliccatissima chat che ogni giorno riceve centinaia di visite. Con i
"nickname" più disparati, anche ieri in molti hanno commentato il
caso della lettera. Nel pomeriggio "Md80" chiedeva se fosse "già
stata affissa in giro". "Maverick" rispondeva di averla letta
vicino "al bar degli hangar". E si è fatto "quattro risate
". Alessandro Fulloni Il giallo delle firme di 2.300 tra piloti, assistenti
di volo e impiegati sul documento nei terminal: "No al prestito ponte, sì
al ritorno di Air France".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Rutelli-Alemanno, lite tra leader E Fini "controlla" gli
immigrati Berlusconi: non potrei collaborare con il sindaco pd. Veltroni:
inaccettabile Il candidato di centrosinistra insieme con D'Alema, che attacca
il Pdl: fermare la marea nera ROMA - "Sarebbe difficile la collaborazione
con un sindaco del genere". Comincia Berlusconi: per questo e per altro,
dice il leader Pdl, Rutelli non deve vincere. La reazione di Veltroni, poco
dopo: "Berlusconi minaccia di non collaborare con Rutelli, un
atteggiamento inaccettabile, le istituzioni devono servire i cittadini ".
Non è che l'inizio. Berlusconi su Rutelli: "Un voltagabbana ".
Veltroni sul perché Berlusconi preferirebbe Alemanno: "Vuole un
sindaco-dipendente ". è Berlusconi a sponsorizzare così il suo candidato:
"Scopa nuova, scopa bene". Si possono anche tralasciare, qui, le
ironie che "la scopa Alemanno" suscita nel centrosinistra: in ogni
caso, a Roma, non serve il calendario per capire che mancano pochi giorni al
ballottaggio. I leader affiancano i candidati, D'Alema e Fini nei mercati- il
primo dice che bisogna "fermare questa marea nera" - mentre,
ovviamente, Alemanno e Rutelli continuano il confronto interrotto martedì sera
dalla sigla di chiusura di Ballarò. Ma è un duello esteso agli schieramenti,
quello che va in scena a Roma: centrodestra e centrosinistra schierano gli assi.
Berlusconi attacca Rutelli: "Un voltagabbana. Dopo essere stato amico di
Craxi ed essersi anche rivolto a lui per chiedere favori, disse di volerlo
vedere in galera che consuma il rancio". Su Roma: giudizio negativo su
tutto, "basta politica di notti bianche". Sulla magistratura:
"Non sia lassista". Il braccialetto antistupro proposto da Rutelli è
"una boutade". Stavolta, nessuna polemica con Francesco Totti -
"se appoggia Rutelli Totti è fuori di testa", disse prima delle
Politiche - anche perché, sostiene, "ho solo fatto una battuta: abbiamo
sempre saputo che Totti non è forte di testa...". Veltroni: "Rutelli
può tutelare con autonomia una città che in questi anni è stata un modello di
crescita economica e sociale". D'Alema: "Il Pdl si interessa a Roma da
una settimana ". Perché Berlusconi vuole Alemanno sindaco? "Alemanno
è pronto a prendere ordini". Non crede alla sicurezza targata Pdl:
"Gli unici poliziotti di quartiere sono quelli che Berlusconi ha messo nei
tg, quand'era al governo non si parlava più di sicurezza ". Alitalia: "Il fallimento era il
primo regalo al Paese". D'Alema parla anche di Fini: "Berlusconi l'ha
trattato come un intrattenitore di folla". Anche Fini va in un mercato e
attacca: "Rutelli salma politica". Chiede il permesso di soggiorno
agli stranieri. Tutti regolari. "Mi sa che la mia legge non
funziona... Non è possibile che tutti siano in regola, i documenti se li
comprano? ". Alessandro Capponi Fini e l'ambulante Ad un abusivo egiziano,
venditore di accendini al semaforo di largo Boccea, Fini ha
"controllato" il permesso di soggiorno. Visionato il permesso di
soggiorno dell'ambulante. La scena si è ripetuta con altri due egiziani.
"Non è possibile che tutti siano in regola - ha scherzato Fini -, mi sa
proprio che i documenti se li comprano...".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-24 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Marcegaglia al debutto: "Contratti
più moderni" Emma Marcegaglia, prima donna a guidare Confindustria, presenta
la squadra e il programma e riceve 103 voti a favore su
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-24 num: - pag: 43
categoria: BREVI BERLUSCONI E PUTIN Rapporti convenienti Caro Romano, nella sua
campagna elettorale Berlusconi non ha perso occasione per trovare ex comunisti dappertutto
e per ammonire gli italiani a guardarsi bene dal dare credito a tale genìa di
personaggi. Per questo sono rimasto inorridito nell'apprendere che Berlusconi
ha accolto in Sardegna un certo Vladimir Putin, addirittura proponendogli di
collaborare al salvataggio di Alitalia. Proprio perché
anch'io non amo i comunisti, chiedo a lei: può avvertire Silvio Berlusconi che
Vladimir Putin, membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, fu
arruolato alla fine degli studi nel Kgb? E che, durante la sua carriera come
membro e quindi dirigente dell'organizzazione segreta, durata dal 1975 al
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-24 num: - pag: 61
categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Quando il confronto diventa
conforto G iovanni Floris ha potuto mandare in onda quello che avremmo voluto
vedere qualche settimana fa: il faccia a faccia tra candidati. Nell'occasione
si trattava di Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, i due che aspirano diventare
sindaco della città di Roma. Quello rimasto inespresso, nostalgia di
trasparenza e di contraddittorio, è naturalmente quello fra Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni. è stato uno scontro a tutto campo, come
hanno già riferito le cronache: la difesa dei più deboli, la sicurezza delle
periferie, l'Alitalia, il
burka elettronico, il rapporto con la Lega di Umberto Bossi, l'emergenza casa.
Ci sono stati anche alcuni siparietti che finiranno di sicuro su
"Blob": Rutelli ha interrotto Alemanno con questa espressione
suadente: "Tesoro, ora parlo io". E l'altro, da duro, gli ha
risposto: "Tesoro? No, mai". Passa un po' di tempo e Alemanno sgrida
il conduttore Giovanni Floris: "Si tolga, mi copre la telecamera".
Chi ha vinto? La tv sposta voti almeno nel confronto diretto? Bisogna aspettare
le urne per dare una risposta. Nell'attesa possiamo soltanto muovere alcuni
appunti alla trasmissione. Il confronto è stato troppo lungo, Floris non ha
voluto o saputo modificare la trasmissione e si è comportato come se fosse una
puntata normale di "Ballarò" (Raitre, martedì, ore 21,05). Lunghezza
significa che spesso il confronto si è ammosciato, non è stato stringente, che
i duellanti, capita la situazione, hanno spesso divagato o si sono concessi
alla platea con il teatrino (specie Alemanno: era partito contratto e poi ha
conquistato la scena). Ma la cosa più fastidiosa erano i supporter alle spalle
dei candidati: chiassosi, romaneschi, fastidiosi. Le regole del faccia a faccia
non prevedono i fans, gli ultrà, i tifosi. Che volentieri scambiano il
confronto con il conforto.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale ...
Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale
sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo
soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il
più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente. Che poi il partner sia Air France,
Aeroflot o altri poco importa. Ci preme invece qui cercare di trarre qualche
utile insegnamento dalla triste esperienza dell'ultimo biennio, nel corso del
quale il governo Prodi ha affrontato il dossier in modo maldestro ed
inconcludente, sommando la propria inefficienza a quella degli esecutivi che
l'hanno preceduto. Il governo infatti ha percorso prima la strada dell'asta internazionale
e poi quella della trattativa privata con i francesi (acquirente preferito sin
dall'inizio). Ma lo ha fatto in modo pessimo e fallimentare nell'uno e
nell'altro caso, mandando l'asta deserta (per evidenti difetti nelle richieste,
troppo onerose) e giungendo ad un pre-accordo con Air France in condizioni di
imbarazzante sudditanza verso il compratore, umiliando così gli italiani tutti
che hanno pagato di tasca propria i deficit pregressi di Alitalia.
Complice la prematura fine della legislatura, siamo dunque al punto di
partenza. Cioè siamo nella tipica situazione italiana, quella dello stallo, del
rinvio, dell'incertezza. Ecco l'Italia da dimenticare, riformare, squadernare.
Siamo stufi, molto stufi. I prossimi inquilini del Palazzo sono, amichevolmente,
avvisati.
( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Aeroflop, più che
volare cade "Noi non sorridiamo perché vogliamo seriamente rendervi
felici": per il tragico servizio che continuava a offrire a dieci anni
dalla caduta del muro di Berlino e dalla propria ristrutturazione, Aeroflot
coniò alla fine degli anni Novanta uno slogan che suonava come una excusatio
non petita . Il leggendario colosso dei cieli sovietico, da sempre uno dei
simboli più rappresentativi della sclerosi dell'Urss, si era ristrutturato,
addirittura privatizzato al 49%, ma servizio e organizzazione continuavano a
mostrare la corda. E sino ad oggi, nelle cronache fioccano episodi che danno
conto di una notevole fatica a imboccare la via della modernizzazione. In
Russia i passeggeri attendono gli aerei sovente in mezzo a tempeste di neve e
nel
( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il Cavaliere:
"Colpa loro se la trattativa con Air France è fallita". Poi
rettifica. Bonanni: "Barzellette" Berlusconi attacca i sindacati
Ligresti: "Sì alla cordata Alitalia" Beatrice Macchia Il caso Alitalia continua a tenere banco. Con Silvio Berlusconi protagonista di
un brutto attacco ai sindacati, che replicano duramente (poi però il futuro
premier si autorettifica). E con l'imprenditore milanese, Salvatore Ligresti,
che assicura: "La cordata italiana si farà, e ci saremo anche
noi". A "Nuova Spazio radio" il presidente del Consiglio in
pectore spiega: "Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto
dai sindacati". Il leader della Cisl Raffaele Bonanni scuote la testa:
"E' una barzelletta". Passano pochi minuti e il capo popolo delle
libertà cambia idea, corregge il tiro: "Su Alitalia
i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La
verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da
accogliere". Parla la stessa persona. Ancora Berlusconi: "Ritengo sia
bene che sia stato escluso il commissariamento di Alitalia",
aggiunge commentando il prestito ponte deciso martedì dal governo Prodi.
"Dopo una due diligence che durerà tra le quattro e le cinque settimane -
sottolinea il leader del Popolo delle libertà - sarà possibile per altri
operatori un'offerta impegnativa e farsi carico della questione. Purtroppo
bisognerà affrontare una dolorosa riduzione del personale cui si farà carico
con gli strumenti offerti dalla legge". Berlusconi rilancia poi
l'esistenza della cosidetta cordata italiana: "Adesso, chiusa la
trattativa con la Francia, c'è modo che la compagine italiana, coordinata da
Bruno Ermolli, si faccia avanti, faccia la due diligence dei conti di Alitalia e poi, in 3-4 settimane, faccia un'offerta
impegnativa per la compagnia". Non è finita. Il Cavaliere si sofferma
sulla formazione del nuovo governo. "Questi sono stati giorni di
afflizione e continueranno fino a quando non si sarà determinata la formazione
di questo nuovo governo", perchè "si accontenta una persona e se ne
scontentano tante altre", aggiunge Berlusconi. "La squadra sarà di 60
componenti in tutto, tra ministri e sottosegretari, la metà del governo
attuale". Domenica e lunedì ci sono i ballottaggi, il Cavaliere anticipa
che il futuro governo "chiuderà le frontiere, tornando all'applicazione
della Bossi-Fini. Chi viene trovato in Italia senza permesso di soggiorno deve
essere espulso". E ancora: "Proprio per l'inettitudine del governo
Prodi, di cui l'aspirante sindaco Rutelli era il vice - prosegue il Cavaliere -
la delinquenza si è come passata la voce: venite a rubare e rapinare tanto qui
si riesce a farla franca. Apriremo una trattativa con la Romania per filtrare i
flussi degli immigrati". Niente di nuovo sotto il cielo delle libertà. La
destra ha vinto le elezioni. La Lega le ha vinte più degli altri alleati.
"Da 21 anni la Lega è un partito democratico". Il premier in pectore
difende a spada tratta l'operato del Carroccio, soprattutto nei cinque anni in
cui è stato al governo. "Non c'è mai stato un solo episodio - spiega il
Cavaliere successivamente a "Radio Radio"- in cui la Lega abbia
causato ritardi o abbia detto no al presidente del Consiglio". Per il
partito di Bossi arriva poi un piccolo, fraterno consiglio: "Il linguaggio
della Lega è fatto di iperboli e anche un po' rozzo. E quindi dovrebbe
cambiare. Certo questo è un difetto". Ma, obietta ancora il capo della
destra, la Lega ha sindaci che amministrano benissimo e comunque - ribadisce il
premier in pectore - "non credo ci sia nessuna possibilità che la Lega
possa fare un danno non dico solo ad un cittadino del sud ma ad un italiano in
generale". Insomma viava Bossi. Nel pomeriggio arriva la prima conferma
ufficiale alla fantomatica cordata italiana che si proporrebbe di acquistare Alitalia più volte tirata in ballo da Berlusconi. "Una
mano bisogna darla": così Salvatore Ligresti, presidente onorario di
Premafin, ha infatti risposto ai giornalisti che lo interpellano sull'eventuale
cordata italiana per Alitalia. "Penso che ci sarà
modo di essere coinvolti - ha affermato, parlando a margine dell'assemblea
degli azionisti di Fondiaria-Sai - penso che sia giusto e doveroso per il
Paese, per la compagnia, per i lavoratori, per il turismo". Ai cronisti
che gli chiedevano tempi e modi della formazione della cordata, Ligresti ha
risposto che "le cose si fanno in silenzio", aggiungendo poi
"penso che si faranno". 24/04/2008.
( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Morti sul lavoro tra
silenzio e indifferenza Cara "Liberazione", mentre nel paese virtuale
della politica i "vincitori" sembrano tutti impegnati
nell'imbarazzante divisione della torta delle poltrone, il Paese reale, quello
per cui tutti si sono spesi a difesa in campagna elettorale, continua a
piangere morti di lavoro in uno stillicidio quotidiano in cui, in una guerra
non dichiarata, tutti i giorni 4 persone muoiono di lavoro nel silenzio e
nell'indifferenza; è successo ad un collega di 44 anni in un cantiere di
Frosinone e davanti a questa vergogna dovrebbe fermarsi tutto il Paese perché
questa è una emergenza sociale e come tale va affrontata. La lettura dei numeri
ci restituisce un dato imbarazzante di cui tutti ci dovremmo vergognare e per
cui ci dovrebbe essere una più forte reazione ed indignazione sociale con una
grande manifestazione e presidi in tutti i luoghi di lavoro perché non può
essere che in Italia sia diventato "normale" morire di lavoro, è un
atto di inciviltà che non può passare nel silenzio dei media e
nell'indifferenza della società civile. Come cittadino di una Repubblica che
all'articolo 1 della sua Costituzione si dice "fondata sul lavoro",
vorrei che la stessa reazione mostrata oggi per l'ennesima volta dal nostro
Presidente Napolitano la dimostrassero negli atti (e non solo nelle parole di
sdegno) i soggetti che a vario titolo hanno il dovere, il potere (difetta
ancora la volontà...) di cambiare le cose, iniziando dagli imprenditori che in
questi mesi non hanno mai speso una parola per un impegno diretto rispetto ad
un fenomeno in cui sono parte in causa di certo non immune da responsabilità
dirette; per finire con i politici, che nelle scorse settimane hanno fatto a
gara per ergersi a paladini del mondo del lavoro, nella speranza che
dimostrino, soprattutto quelli a cui il voto ha consegnato la responsabilità di
governare, il loro impegno anche oltre l'interesse elettorale e diventi un
impegno costante e continuo perché quella della tutela della salute, sicurezza
e dignità delle persone sui luoghi di lavoro è una lotta che non ha colore
politico e che ci riguarda tutti e tutti i giorni; per il mondo politico è un
dovere di civiltà e non un atto di convenienza. Claudio Gandolfi Bologna
Omicidi bianchi, è ora di dire basta Caro direttore, martedì 22 aprile, nel
giro di poche ore, 6 morti sul lavoro. E' l'ora di dire basta a tutti questi
infortuni e morti sul lavoro. Basta con l'indifferenza davanti alle morti sul
lavoro, con le parole di circostanza e le lacrime di coccodrillo. Basta alla
produzione a tutti i costi, a discapito della sicurezza dei lavoratori. Basta
che tutte le volte che ci scappa un morto o un grave infortunio sul lavoro, si
fa un ora di sciopero per solidarietà: ci vuole una manifestazione nazionale,
con sciopero generale di 8 ore. Basta a nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro,
quando poi c'è forte carenza di personale ispettivo delle Asl per controllare
le aziende. Basta alla mancanza di giustizia per chi ha perso un familiare sul
lavoro, alla mancanza di cultura della sicurezza sul lavoro, alla mancanza di
informazione su queste stragi sul lavoro, alle strumentalizzazioni. E' l'ora
che la politica dia una segnale forte e chiaro per fermare queste stragi sul
lavoro, segnale che per adesso purtroppo non è arrivato. Marco Bazzoni operaio
metalmeccanico, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Vogliono
cancellare la Resistenza, la nostra storia Egregio direttore Sansonetti,
leggendo la prima pagina di "Liberazione" di oggi 23 aprile, l'occhio
mi cade su un titolo: "Infermieraaaa!". Incuriosito lo leggo. Il mio
sconcerto è grande, tant'è che incredulo lo rileggo e resto davvero di sasso.
Mi mancava di leggere della proposta di eliminare il 25 Aprile come festa
nazionale, che vorrebbe dire eliminare parte della nostra storia, la storia
della Resistenza e la memoria di ragazzi, uomini e donne morti per liberare
l'Italia dal nazi-fascismo! Siamo davvero giunti alle comiche, tra un po' ci
vorranno levare la festa del 1° Maggio?! Il 25 Aprile è una delle date
fondamentali per la storia d'Italia e degli italiani, per rendere omaggio e
rimembrare coloro che con il loro sacrificio riuscirono a liberare l'Italia. Mi
sembra che possa essere la ricorrenza adatta per dare il segnale che la
sinistra esiste ancora e che il ricordo della Resistenza e il suo valore sono
ancora vivi com'è vivo il ricordo dei partigiani morti da eroi per noi.
Gabriele Lombardo Messina Facciamoci sentire, cantiamo tutti "Bella
Ciao" Cara "Liberazione", saremo anche finiti fuori dal panorama
politico istituzionale, ma non dalla realtà sociale del nostro paese.
Esistiamo, ci siamo, facciamoci sentire! Proprio in questi giorni vediamo come
la destra brami di insabbiare il simbolo della rivolta partigiana e
dell'identità antifascista italiana, il 25 Aprile. Mi riferisco in particolare
al sindaco di Alghero che ha vietato di suonare "Bella Ciao" durante
le celebrazioni per la ricorrenza. Tra un po', mi viene da pensare, aboliranno
anche il 1° Maggio, festa importantissima che ricorda tutti i progressi fatti
da lavoratori e sindacati... Ci penso soprattutto adesso che Confindustria
cercherà di riprendere forza senza l'intralcio della sinistra. Allora dico:
perché non stabilire un'ora "x" nella quale accendere tutti insieme
lo stereo con "Bella Ciao"? Sarebbe un bel modo, pacifico, di farsi
sentire. Cosa ne dite? Elisa F. via e-mail Io, comunista, a cosa dovrei
rinunciare? Caro direttore, aleggia uno strano sragionamento secondo il quale
l'essere comunisti inibirebbe il rapporto con altre forze. E' una grossa
sciocchezza. Quando si parte dai problemi e contenuti il rapporto è sempre
fecondo. Non c'è alcun impedimento nell'essere comunisti, non dogmatici. Coi
"Verdi" (di prima delle elezioni), col "Comitato volontario fra
i comuni, ho concorso a costruire 16 scuole con energia solare per 320
megawatt/ore risparmiando l'emissione di 170 tonnellate di Co2. Ho avuto
rapporti, io comunista più di altri, con sindaci, assessori, tecnici,
insegnanti, scuole, studenti. Altroché limiti! Sulla riconversione bellica in
civile ho avuto rapporti fittissimi con tecnici, Politecnico, direttori
d'azienda e poi ancora con sacerdoti incontrando tanti apprezzamenti, senza
atteggiamenti ideologizzanti, senza guardare se avevo il piede biforcuto. Su
Resistenza e antifascismo, non in termini celebrativi, ma attualizzando quei
valori, ho parlato a migliaia di giovani. A suo tempo ho difeso Bertinotti per
il suo confronto coi giovani di destra e l'ho fatto anch'io. Tutti sapevano che
sono comunista. Ho spiegato, anche perché richiesto, il nostro duro processo
formativo e l'attualità di socialismo o barbarie. Dov'è questo agitato limite?
Come comunisti abbiamo tantissimo da ripensare. Ma non abbiamo alcuna rinuncia
da fare rispetto ad una idea grande e nobile. Gianni Alasia Torino Le
responsabilità del governo e quelle nostre Cara "Liberazione", nel
tracollo della Sinistra Arcobaleno sono evidenti le responsabilità del Pd e del
governo Prodi che ha disatteso le aspettative di quelli che da anni sono la
parte silenziosa del Paese (operai, lavoratori, classi meno protette). Ma è
anche evidente e chiara la responsabilità delle scelte del partito, la nostra
entrata nel governo, il nostro ruolo prevalentemente istituzionale mettendo ai
margini le istanze del partito, le richieste che emergevano dalla società. Le
scelte decise dalla maggioranza del partito di costituire in contemporanea
nella fase elettorale la costruzione di una nuova sinistra avulsa dal rapporto
con la militanza del partito, ma soprattutto con i soggetti che avrebbero
dovuto sostenerne le scelte, ha pagato negativamente. Perché mai i lavoratori
avrebbero dovuto sostenere la Sinistra Arcobaleno? Quali sono state le risposte
date dal governo Prodi? In questi ultimi anni si è manifestato un deficit di
democrazia interna al partito che ha emarginato non solo le opposizioni, ma
anche chi nella maggioranza non condivideva e criticava le scelte. La
conferenza di organizzazione non ha trovato alcuna applicazione. Il Cpn dei
giorni scorsi ha sancito una nuova maggioranza; penso che occorra andare al congresso
per definire una linea politica e quindi discutere dei problemi, delle scelte e
che si arrivi al nuovo gruppo dirigente che tagli fuori i personalismi. Il
Parlamento italiano perla prima volta non avrà la presenza della sinistra: un
fatto politico di una gravità senza precedenti, un dolore per tutte quelle
donne e quegli uomini della sinistra che hanno lottato per la democrazia nella
Resistenza, per costruire la Costituzione. La migliore risposta è la lotta, la
mobilitazione, la partecipazione alle manifestazioni del 25 Aprile e del 1°
Maggio. Già si preannunciano come detto da Berlusconi provvedimenti impopolari:
la ripresa del conflitto sociale può ricostruire un percorso per ridare fiducia
e per cambiare lo stato di cose attuali. Renato Nuccio Candelo (Bi) Il
Cavaliere e i suoi due "ponti" Cara "Liberazione", dopo il
ponte di Messina adesso un prestito-ponte per Alitalia, visto che le arroganti minacce
di Berlusconi hanno fatto abbandonare la trattativa di Air France. La cordata
italiana si è ampiamente rivelata un bluff, peraltro condotto con una sicumera
che tradiva l'incertezza; una smargiassata elettorale che dovremo pagare tutti,
anche quelli che non hanno votato (e non lo avrebbero mai fatto)
Berlusconi. Sarebbe corretto, adesso, chiedere un intervento economico ai
fiduciosi elettori, quelli che si aspettano di vedere salvare l'Italia da un
bagarino che vende biglietti falsi dello stadio; scomparirebbero tutti,
giurerebbero di avere votato Bertinotti. Eufemistica poi la descrizione del
provvedimento: "prestito-ponte" alle condizioni di mercato, da
restituire antro il 31 dicembre 2008. Ma se Alitalia è
in stato comatoso, in fase terminale, senza acquirenti all'orizzonte, senza
cordate in vista, senza investitori patriottici, come farà a restituire i
quattrini che basteranno soltanto per le spese vive di pochi mesi? L'arcano si
svela facilmente: si tratta di una ulteriore pretesa della Lega che cerca di
guadagnare tempo per cercare altre compagnie aeree in grado di utilizzare
Malpensa come aeroporto di riferimento; attenuto ciò al diavolo Alitalia, ivi compreso il prestito-ponte, per cui le
"mani nelle tasche degli italiani" ritornano a pescare
abbondantemente. Il cavaliere insisterà sulla sola nota che conosce e che è
entrata nelle orecchie dei suoi elettori: la colpa è tutta del governo Prodi.
Rosario Amico Roxas via e-mail 24/04/2008.
( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nessuna ipotetica
cordata italiana, solo il vuoto assoluto Alitalia,
Alemanno fa il patriota e cerca voti per il ballottaggio Ma Silvio promette
lacrime e sangue Alessandro Ambrosin È ormai lampante che la questione Alitalia regni nel caos completo. Ad alimentare questa
confusione il centro destra si è dimostrato disposto a tutto pur di racimolare
voti per l'imminente ballottaggio a Roma. Arrivano prima le dichiarazioni di
Gianni Alemanno, che a difesa dello spirito nazionalista profila un'ipotetica
cordata italiana che non c'è, e poi Silvio Berlusconi che avverte i dipendenti
dell'arrivo di "sangue, sudore e lacrime", accusando i sindacati del
fallimento di Alitalia. Affermazioni che hanno sortito
come unico effetto l'ulteriore destabilizzazione della compagnia di bandiera.
Anche durante un faccia a faccia tra i due rivali al Campidoglio, le incalzanti
domande di Francesco Rutelli che chiedeva spiegazioni al leader di Alleanza
Nazionale sulle caratteristiche di solidità e sui contorni industriali della
tanto decantata cordata, è calato il silenzio. A riprova che dietro le
affermazioni di Alemanno si celi il vuoto assoluto. Eppure l'intricata faccenda
Alitalia è legata particolarmente alla capitale, nella
quale un esito negativo produrrebbe conseguenze occupazionali allarmanti. Non
solo per la vicinanza di Fiumicino, quale principale Hub italiano, ma
soprattutto per la forza lavoro e per l'indotto che Alitalia
sviluppa in tutta la regione del Lazio, dove sono dislocati i più importanti
settori nevralgici. Quasi 20mila dipendenti tra personale impegnato a terra e
in volo, nei servizi Informatici e nelle Telecomunicazioni, in quelli dei
Servizi Centralizzati e Acquisti Generali, nei Call Center, nel settore
Engineering & Maintenance, in Alitalia Maintenance Systems, in Atitech, e infine in Alitalia Airport e Express. Ma non è
tutto. Nel Lazio si calcola che almeno altre 5mila unità lavorative siano
impegnate in lavori riconducibili alle attività aeroportuali legate ad Alitalia, tra le quali i servizi di
catering e quelli della pulizia dell'aerostazione e delle attività commerciali.
Una vera e propria città, che senza una prospettiva industriale e con
un'occupazione vista come un peso economico piuttosto che come un valore di
ricchezza, si troverebbe nell'imminente rischio di cancellare definitivamente
questo mercato strategico e importantissimo per Roma. Anche la soluzione
tampone del prestito ponte di 300milioni di euro che il Governo si appresta a
versare nelle casse Alitalia servirà per pochissimi
mesi. Già sette aeromobili sono stati fermati e questo è un primo campanello
d'allarme per l'occupazione. Le infondate soluzioni proposte dal centro destra
si potrebbero presto tradurre con l'inevitabile commissariamento per Alitalia. Come previsto dalle normative vigenti di Legge, il
commissario non taglierà i contratti in essere con i dipendenti, non
modificherà i livelli salariali, ma utilizzerà tutti gli strumenti per la
gestione di eccedenza in caso di chiusura lavorazioni. Questo significa che per
i lavoratori dei settori dichiarati improduttivi si apriranno le porte della
mobilità e della cassa integrazione e potrebbero essere molti di più di quelli
ipotizzati nel piano Air France-Klm. Minòs Alitalia
sta per fallire. Se non si vota Rutelli, anche la sinistra. 24/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 98 del 2008-04-24
pagina 3 Processi lampo e pene severe: sbloccato il "piano sicurezza"
di Giannino della Frattina La Moratti ottiene da Berlusconi l'ok al progetto
contro la delinquenza, i super poteri per il 2015 e garanzie sul futuro dell'hub
Malpensa (...) ieri ha concordato con lei le strategie per il futuro più
prossimo. A partire dalla sicurezza. Con il "pacchetto" inserito
nelle priorità del nuovo governo. "Abbiamo parlato di tutte le norme di un
piano già molto dettagliato - racconta la Moratti al termine dell'incontro -. E
che prevede maggiore certezza e inasprimento delle pene oltre ai processi per
direttissima nel caso di flagranza di reato". Più poteri ai sindaci,
dunque, per fronteggiare le emergenze criminalità e immigrazione clandestina che
assediano le città. Nutrito anche il capitolo Expo con la nomina della Moratti
a commissario. "Con Berlusconi - riferisce - abbiamo parlato dei primi
passi da fare. Ci sarà un decreto legge da varare in Consiglio dei ministri per
la struttura organizzativa. Berlusconi ha stabilito che io avrò il ruolo di
commissario e di presidente del comitato coordinatore e abbiamo deciso la
proposta dell'amministratore delegato della società di gestione che ho indicato
in Paolo Glisenti". Il suo braccio destro e colui che fino a oggi ha
sapientemente guidato il comitato promotore nella vittoriosa campagna di
Parigi. Per quanto riguarda i poteri, saranno come quelli che hanno consentito
all'ex sindaco Gabriele Albertini di costruire a tempo record i quattro
depuratori che Milano aspettava da più di trent'anni. Procedure snelle e meno
burocrazia per gestire 20 miliardi di euro di investimenti, tra statali e degli
enti territoriali, e un business che a Milano di miliardi, secondo uno studio
della Camera di commercio, ne porterà altri 44. All'indotto, tra edilizia,
immobiliare, manifatturiero, commercio e anche agricoltura dato il tema scelto.
Oltre a 70mila nuovi posti di lavoro. Intanto il nuovo presidente Emma
Marcegaglia ha affidato al numero uno di Assolombarda Diana Bracco la delega a
Ricerca, innovazione e rappresentanza di Confindustria all'Expo. Terzo punto
nell'agenda Alitalia e Malpensa con la Moratti che annuncia la possibilità di
ritirare la causa miliardaria (1,25 miliardi di euro) intentata contro la
compagnia di bandiera. "In questo momento il ricorso c'è e si mantiene -
ricorda - Ma se verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso
verrà meno anche il ricorso". Tradotto, causa ritirata "se ci
sarà la possibilità per Sea di poter tornare allo stesso utile di quando la
compagnia di bandiera era presente. Bisogna ripristinare le tratte continentali
e intercontinentali che garantiscono quegli utili". Durante l'incontro
confermata da Berlusconi l'esistenza di una cordata salva-Alitalia.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 98 del 2008-04-24 pagina 0 Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi di Fabrizio Ravoni Il
Cavaliere: "AirFrance si è ritirata per colpa dei sindacati. In un mese ci
sarà una proposta impegnativa". Spunta la cordata italiana. Ligresti:
"Sono pronto, ma le cose si fanno in silenzio" Roma - Dall'Alitalia a Ronaldinho, passando per
Rutelli "voltagabbana". Silvio Berlusconi a tutto campo sulle
radio e le tv private romane. A conferma di come il presidente del Consiglio in
pectore si stia impegnando nella campagna elettorale a favore di Gianni
Alemanno. E a Palazzo Grazioli riceve il numero uno mondiale della Microsoft,
Steve Ballmer. "Gli abbiamo chiesto - spiega l'ex ministro Lucio Stanca -
di investire in Italia". Alitalia Il Cavaliere ha
contatti quotidiani con Bruno Ermolli, il super consulente chiamato a mettere
in piedi una cordata tricolore per la compagnia aerea. Per queste ragioni
conferma che, dopo il ritiro di Air France, "ora esistono le condizioni
per cui la compagine di imprenditori italiani interessati ad Alitalia
si faccia avanti, chieda di verificare i conti e presenti una proposta. Il
tutto - prosegue Berlusconi - assistito da banche italiane, da società
importanti, da compagnie aeree italiane e straniere che non pretendono di farla
da padrona" in Italia. Per il Cavaliere, l'errore commesso nella
trattativa con Air France è stato proprio questo: "non si doveva partire
dall'asservimento" con i francesi. E a proposito della cordata italiana
ripete che la nuova fase della crisi Alitalia (dopo
l'erogazione del prestito ponte da 300 milioni) prevede una "due diligence
(una verifica dei conti, ndr) che durerà 4-5 settimane, al termine della quale
la compagine che si metterà insieme farà un'offerta impegnativa". Il
salvataggio della compagnia aerea "passerà - ricorda il prossimo
presidente del Consiglio - attraverso dolorose riduzioni di personale". Il
cui impatto sarà attenuato "attraverso i mezzi che lo Stato ha per chi
perde il lavoro". E ribadisce che l'Air France ha abbandonato la
trattativa "per il fermo no dei sindacati, che hanno fatto il loro
mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni
poste da Air France erano impossibili da accogliere". Con i sindacati,
però, Berlusconi si augura di avere "rapporti concreti e realistici.
Soprattutto con Cisl e Uil". E a proposito della circostanza che sarà un commissario
europeo italiano a seguire l'affaire Alitalia a
Bruxelles, il prossimo premier osserva che "è meglio occuparsi di
trasporti che di temi come l'omosessualità". Il presidente della
Commissione Ue, Barroso, infatti, ha annunciato che al commissario italiano che
sostituirà Frattini andranno i Trasporti invece che la Giustizia. Campidoglio
"Garantisco l'attenzione che Roma merita come città delle città. Come
Caput mundi". Berlusconi scende in campo a favore di Alemanno e lo fa da
prossimo presidente del Consiglio. "Bisogna cambiare pagina: scopa nuova
scopa bene. Con Rutelli non ci sarebbe nessun cambio, ma le solite amicizie con
gli amici degli amici". Per questo, dice, preferirei "collaborare da
presidente del Consiglio con un sindaco di Roma che condivide le mie idee.
Alemanno lo conosco bene: ho lavorato con lui per cinque anni". Al
contrario, Rutelli "è un voltagabbana. Se sarà eletto sarà difficile
collaborare con lui. Cambia tutte le volte a seconda degli interlocutori".
E aggiunge: "Lui era amico di Craxi e poi lo voleva vedere mangiare il
rancio (in galera). è uno che non era cattolico, un mangiapreti, e non andava
in Chiesa. Oggi va a Messa anche due volte la domenica per farsi vedere. Ha
fatto la politica delle notti bianche, ma i romani hanno bisogno di un sindaco
che si occupi dei romani". E rispondendo per quale motivo un romano
dovrebbe votare Alemanno e Antoniozzi, il Cavaliere risponde: "per voltare
pagina e per avere una città più ordinata, pulita e sicura". La proposta
di Rutelli di un braccialetto anti-stupri, Berlusconi la definisce "una
boutade. La vera soluzione al bisogno di sicurezza è mettere poliziotti e
carabinieri di quartiere: un esercito del bene che si frapponga tra i cittadini
e l'esercito del male". E in qualsiasi caso, secondo il Cavaliere, servono
anche altre cose come "applicare la Bossi-Fini, espellere gli stranieri
che sbagliano, meno lassismo della magistratura che libera i criminali dopo una
settimana dalla cattura. E pene più severe per i criminali, non importa se
italiani o stranieri". Infine, "il modello propagandato da Veltroni
di Roma è un disastro". Ed un apprezzamento alla "correttezza"
di Storace che ha scelto di votare Alemanno. Calcio e Milan Nella maratona di
Berlusconi con le emittenti private romane, non poteva mancare un capitolo
sportivo. Nel nuovo governo - annuncia - "non ci sarà un ministro per lo
Sport. La politica deve stare lontana dallo sport". Il Cavaliere poi
annuncia che "purtroppo dovrò rinunciare alla presidenza del Milan, credo
sia incompatibile. Ma non ci sarà un altro presidente del Milan dopo di
me". Per restare in argomento, Berlusconi osserva che "noi vorremmo
avere Ronaldinho e lui vorrebbe venire da noi. Il Barcellona, però, ha
presentato una richiesta ritenuta davvero eccessiva". E sull'ingresso di
capitali stranieri (Soros) nella Roma calcio, spiega che non avrebbe nulla in
contrario. Infine, una confessione sugli stadi: "Sono innamorato di San
Siro, dove lo spettatore è in campo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 0 Un nuovo rapporto col sindacato senza la paura Cgil di Lodovico Festa
La giunta di Viale dell'Astronomia ha approvato squadra e programma di Emma
Marcegaglia con 103 sì (compreso il past president Antonio D'Amato) su 105
votanti. Molto netto il discorso programmatico della Marcegaglia: dialogo con
il governo, apertura su due temi rilevantissimi (federalismo
fiscale e tavolo per Alitalia), invito ai sindacati a non eludere la riforma degli assetti
contrattuali. Marcegaglia ha detto, anche in questo caso in sintonia con la
nuova maggioranza parlamentare, di non volere in alcun modo contrapposizioni
con il sindacato. Ma vi sono nodi ineludibili su cui non si accetteranno veti.
D'altra parte anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni è in sintonia con
questa impostazione e qualche apertura, distinguendosi dalle follie
cofferatiane del 2001, viene da Guglielmo Epifani, che guida però una Cgil in
evidente stato di sbandamento. Dietro la larghissima convergenza, non manca
qualche bilancio. Quattro anni fa la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo
prese il via dopo il secondo contratto "separato" dei metalmeccanici,
firmato da Fim Cisl e da Uilm ma non da Fiom Cgil. La "nuova linea
montezemoliana" partì dalla critica a quel contratto, dichiarando di non
volere mai più intese senza la Cgil. Gli uomini di punta montezemoliani, da
Andrea Pininfarina, vicepresidente, a Massimo Calearo capo di Federmeccanica, a
Matteo Colaninno, leader dei giovani, erano industriali meccanici che guidarono
in questo senso la revisione della linea damatiana. La nuova giunta viene
nominata oggi, il giorno dopo che alla Fiat e alla Ferrari si firmano accordi
separati con Fim Cisl e Uilm sui turni. è il fallimento di una linea. Come ha
detto Sergio Marchionne, l'ultimo contratto dei metalmeccanici, nonostante un
buon aumento salariale (assolutamente indispensabile), non ha messo le basi per
seri incrementi di produttività per cui negli ultimi tempi su 34mila assunti
alla Fiat, solo seimila sono in Italia. E così, mentre molti
"meccanici" sconfitti - da Calearo a Colaninno jr - si buttano in
politica con Walter Veltroni, nella lista della "nuova squadra" si
nota come due regioni strategiche, Veneto e Piemonte, sono rappresentate -
invece che da meccanici come prima - da Antonio Costato di Rovigo (presidente
della Grande Molini, giovane industriale, colto, con la delega strategica già
di Marcegaglia, all'energia) e dal tessile Paolo Zegna: due glorie di quel made
in Italy che ha rifatto miracoli nell'export. Tra poche riconferme e tante new
entry spicca il nome di Paolo Scaroni, Eni, con la delega per le dinamiche dei
nuovi scenari mondiali. Vicepresidente di peso sarà il bresciano Aldo Bonomi,
molto critico sulla gestione di Montezemolo. Assai significativa la riconferma di
Alberto Bombassei, l'uomo più vicino al Lingotto, a cui è stato rinnovato
l'incarico alle fondamentali "relazioni industriali". Tra i diversi
"incarichi speciali", Samuele Gattegno (Alcatel) avrà una delega
politicamente innovativa e rilevante: alla sicurezza. Diana Bracco, assumendo
la delega su "ricerca e innovazione" (non diventerà vicepresidente
per non dover lasciare Assolombarda) testimonia il suo legame particolarmente
stretto con la neopresidente mantovana. A proposito di donne, vicepresidente per
il Sud, è la campana Cristina Coppola. E, probabilmente, una donna, la tosta
Federica Guidi andrà a guidare i giovani industriali, anche perché il rivale,
Cleto Sagripanti, è considerato in troppa continuità con l'uscente (e
scappante) Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24 pagina 1 Alitalia, ecco la cordata italiana di Redazione Ligresti: "Sono
pronto". Il futuro premier annuncia: "Ci saranno tagli dolorosi"
Salvatore Ligresti, uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo
scoperto e ha dato il suo appoggio al progetto di Berlusconi, per la
costituzione di una cordata italiana per salvare Alitalia. Sta dunque prendendo forma la prospettiva che la
compagnia rimanga in mani italiane. E il prossimo presidente del Consiglio
annuncia che il salvataggio della compagnia aerea "passerà attraverso
dolorose riduzioni di personale". E ribadisce che Air France ha
abbandonato la trattativa "per il fermo no dei sindacati". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 1 "Ora cambi il sindacato" di Vittorio Macioce È quasi uno
squarcio di primavera. La nuova stagione che rompe questo lungo inverno
italiano, dove tutto è immobile, ha la voce di una donna. L'aquila della
Confindustria alle spalle, le poltrone azzurre e lei, Emma Marcegaglia, con gli
occhiali da gatta, la camicetta bianca e i capelli sciolti sulle spalle. Qui, a
Roma, viale dell'Astronomia, il capo degli industriali parla con il coraggio di
Lady Oscar. Ogni frase è una stoccata, chiara, senza fronzoli, con quel gusto
femminile di chiamare i problemi per nome. E ogni affondo, ogni parola, si
tramuta, in chi ascolta, in un "finalmente". Qualcosa sta cambiando.
C'è un nuovo governo, con una maggioranza forte e un mandato chiaro. C'è una
nuova Confindustria, che non ha più paura delle parole. Manca un nuovo
sindacato. Emma Marcegaglia guarda in volto Cgil, Cisl e Uil. E dice: siete
vecchi. Non si può andare avanti così. La politica dei veti fa male a tutti. Il
sindacato è importante ma deve rinnovarsi, non può continuare a difendere il
tabernacolo del contratto collettivo di lavoro. Cambiate. Cambiare significa
dare più spazio al confronto in azienda. È prendere atto che il costo della
vita è diverso. Il Nord non è il Sud e il salario reale non è lo stesso. Il
pane a Cassino costa meno che a Torino. Lo stipendio Fiat invece è lo stesso.
Affrontare la questione non è peccato mortale. È buon senso. Questo ha detto la
Marcegaglia. La reazione è quella di chi ha ricevuto uno sputo in faccia. "Politica
reazionaria", dicono. E chiudono il discorso. La contrattazione
collettiva, d'altra parte, è la loro ragione di vita. È la loro forza politica.
È il loro arrocco e non importa se ormai chi lavora li considera distanti,
lontani, furbi politicanti, rappresentanti del nulla. I sindacati non vogliono
scendere in azienda, loro stanno in alto. Non parlano con gli operai, ma con
governo e Confindustria. È per questo che ormai raccattano solo pensionati. La
stoccata della Marcegaglia potrebbe invece diventare un'occasione: tornate in
azienda e confrontatevi con chi lavora. I lavoratori di oggi e di domani. Non
quelli di ieri. La forza di Emma Marcegaglia è nella chiarezza. Non ci sono
maschere. È un'industriale e non finge di essere una filantropa. E questo fa
comodo a chi deve affrontarla. Legge la realtà senza finzioni. Segna il confine
di ciò che chiede Confindustria: non toccheremo articolo 18 e pensioni. Dice
ciò che pensa. Il successo della Lega? "Non è solo protezionismo. È anche
desiderio di identità territoriale". È riconoscersi. Il mondo è
globalizzato, ma noi siamo qui. Abbiamo radici. Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che
dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i
colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera
è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di
responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati". È per questo
che questa donna, la prima donna a capo della Confindustria, sa di primavera.
La Marcegaglia parla guardando il futuro. Evoca il federalismo fiscale. Ricorda
che i Paesi possono scegliere il proprio destino. Nessuno è condannato alla
bassa crescita. I problemi si possono risolvere, basta affrontare le cause
della malattia. Detto in due parole: basta piangersi addosso, rimbocchiamoci le
maniche. Tutti. Il nuovo governo? Non ha più alibi: faccia le riforme. Gli
industriali? "Anche noi dobbiamo cambiare". Basta al corporativismo,
ai piccoli benefici di corto respiro in cambio di sacrifici che ricadono sugli
altri, sulla spesa pubblica. Questa donna sta dicendo agli imprenditori che,
per essere degni di questo nome, devono cavarsela da soli. Lo Stato non è più
una balia. Servono attributi, serve coraggio. L'era dei Don Abbondio è un costo
che l'Italia non può più permettersi. Meglio, molto meglio, Lady Oscar.
Vittorio Macioce © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 2 Ligresti: La cordata? Io ci sono Ma le cose si fanno in silenzio di
Enrico Bonzio Il numero uno di Premafin rivela: "Penso che ci sarà un modo
per essere coinvolti". Tra i partner dell'operazione spunta Gavio. Mediobanca
solo come consulente, Lufthansa in fase di attesa da Milano Salvatore Ligresti,
uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo scoperto e ha dato il suo
appoggio al progetto del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, per la costituzione
di una cordata italiana per salvare Alitalia. Sta
dunque prendendo forma la prospettiva che la compagnia rimanga in mani
italiane. "Penso ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla,
penso sia giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei
lavoratori e del turismo", ha detto ieri il presidente onorario di
Premafin rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il suo gruppo sarà coinvolto nella cordata per Alitalia. Ai cronisti che gli hanno poi chiesto, a margine dell'assemblea
di Fondiaria-Sai a Firenze, se si farà la cordata italiana per Alitalia, Ligresti ha risposto: "Le
cose si fanno in silenzio, e penso che si faranno". Salvatore Ligresti è
il numero uno della Premafin, la holding che controlla società non solo nel
settore assicurativo, ma anche finanziario, bancario, immobiliare e
sanitario. Premafin ha, inoltre, il 2% delle Assicurazioni Generali e il 4% di
Mediobanca. E proprio dal giro di Mediobanca potranno uscire nuove sorprese.
Intanto la banca d'affari milanese, pur non essendo disposta a mettere capitale
nell'avventura, potrebbe ritagliarsi un ruolo di advisory. Così come in lista
per un possibile ingresso nella cordata c'è il nome di un altro azionista della
banca fondata da Cuccia: Marcellino Gavio (con un gruppo che spazia dalle
autostrade alle costruzioni). Bruno Ermolli, consulente del leader del Pdl,
insieme a Gianni Letta, stanno lavorando da settimane alla costruzione della
cordata e il prestito ponte da 300 milioni servirà per portare a termine
l'operazione. Il prestito secondo il governo italiano non è un aiuto di Stato,
perché si tratta di un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine
pubblico. Ma Bruxelles - che ha ricevuto le carte e le sta esaminando - vuole
vederci chiaro. Tra le ipotesi di cordata italiana un ruolo industriale
potrebbe essere quello di Air One, la compagnia di Carlo Toto che dalla fine
del 2006 sta lavorando per questo obiettivo, e attorno a essa si potrebbe
coagulare un pool di altri soggetti; e come perno finanziario una o più banche
(a cominciare da Intesa Sanpaolo, che ha sempre sostenuto Air One), che
garantirebbero gli ingenti flussi di denaro di cui l'Alitalia
ha estrema necessità. Impegnativo per Air One (un terzo di Alitalia
per dimensioni) fondersi con una compagnia in così profonda crisi e poter
ottenere risultati tali da ripagare i capitali a prestito; i network delle due
compagnie sono in parte sovrapposti (con problemi di Antitrust sul
Milano-Roma), e sbilanciati sul breve-medio raggio, quello che soffre di più;
Air One non apporterebbe valore aggiunto al lungo raggio (quello che fa la vera
differenza tra le compagnie di linea tradizionali), sul quale sarà operativa da
giugno con due aerei soltanto. Quanto al piano industriale, all'acquirente di Alitalia sarà chiesto di salvaguardare il ruolo di Malpensa,
scalo sul quale Alitalia ha dichiarato perdite di 200
milioni all'anno. Malpensa dunque dovrebbe essere "difesa" da un
parallelo ridimensionamento di Linate, che a suo tempo per l'Alitalia
pubblica non si era reso possibile. Sembra ormai sfumato l'interesse di Air
France, mentre Lufthansa, sempre sullo sfondo, ufficialmente fa sapere che
"la nostra posizione non è cambiata rispetto all'autunno scorso, quando
abbiamo deciso di non presentare un'offerta vincolante per Alitalia
perché abbiamo ritenuto che gli svantaggi fossero superiori ai vantaggi".
Il trasporto aereo, per effetto della recessione e dei prezzi record del
carburante, si avvia ad affrontare anni difficili; che sia per Air France sia
per Lufthansa saranno resi più delicati dall'arrivo in flotta degli Airbus 380,
giganti dei cieli, che per essere metabolizzati (e riempiti) hanno bisogno di condizioni
di mercato favorevoli. In questo contesto, Alitalia
potrebbe rivelarsi una palla al piede. Resta Aeroflot, ma il suo ruolo potrebbe
essere quello di socio di minoranza in una cordata italiana, anche alla ricerca
di sviluppo, valorizzando Malpensa con una propria presenza. Oggi avrà luogo un
nuovo round tra sindacati e vertici aziendali e sul tavolo c'è ora la necessità
di verificare lo stato di attuazione del cosiddetto piano "stand
alone". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 2 Oltre due anni di trattative e offerte "flop" di Redazione
Dicembre
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 3 "I più puntuali d'Europa nei primi tre mesi 2008" di
Redazione "Mai come in questo momento l'attività operativa sta andando
forse meglio del previsto". Lo ha detto il direttore dell'Attività passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano. "Certamente il prestito ponte dà
respiro all'azienda - spiega - e le consente di portare avanti in maniera
coerente con quanto previsto nel piano del budget tutta l'attività operativa.
Abbiamo i dati dell'Associazione europea delle aerolinee - aggiunge Schisano -
e siamo stati, nel primo trimestre, la compagnia più puntuale in Europa
tra quelle di bandiera. La regolarità è molto buona e ad aprile l'andamento del
primo trimestre si sta confermando". "Sicuramente - ha sottolineato
il dirigente della compagnia di bandiera - non ci sono problemi operativi, né
ci saranno quest'estate per i nostri viaggiatori. Anzi, da questo punto di
vista ci preme in maniera particolare rassicurare sia i nostri potenziali
passeggeri sia quelli che hanno già prenotato; li invitiamo a continuare a
incentivare l'utilizzo di Alitalia per i loro
spostamenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
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Spuntano i tecnici
Catricalà forse sottosegretario alla presidenza Alla salute in pole il milanese
Ferruccio Fazio [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Prima o poi Berlusconi doveva presentarsi
dal Capo dello Stato, anche solo per dargli un'idea di ciò
che vuol combinare su governo, Alitalia e rapporti con l'opposizione. L'incontro è avvenuto ieri dalle
18 alle 19, fonti del Quirinale lo definiscono disteso e cordiale. Nel
frattempo Napolitano s'era già sentito con Bossi e Fini, insomma il Presidente
non era del tutto all'oscuro. Come sempre in questi colloqui, sono
partiti da lontano. Molto ha battuto, l'uomo del Colle, sulla necessità di
dialogo tra maggioranza e opposizione, sull'interesse del Paese che viene prima
di tutto, e guai se per prima cosa il nuovo governo picconasse l'operato di
Prodi. Berlusconi sottoscrive, ieri ha perfino bacchettato la Lega per il suo
"linguaggio un po' rozzo che dovrebbe cambiare". Arrivati finalmente
alla squadra di governo, il Cavaliere ha dato l'impressione di essere ancora
indietro. Chissà, forse non voleva scoprire le carte: per quanto riservato
possa essere lo studio presidenziale, anche i muri hanno orecchie. Sta di fatto
che ieri da Napolitano quattro caselle soltanto contenevano un'indicazione
secca: Economia (Tremonti), Esteri (Frattini), Interno (Maroni) e Difesa (La
Russa). Per tutti gli altri ministeri soltanto ipotesi, una giostra di
congetture su cui Berlusconi vuole meditare (ha tempo fino al 5-6 maggio). Tra
i nomi riecheggiati sul Colle, manca Formigoni. Il Governatore lombardo era
invitato a cena dal Cavaliere, ma l'umore non era quello giusto. Per cui
telefonata a Villa Grazioli, l'incontro è saltato, forse si vedranno stasera o
domani, tanto ormai non c'è fretta. Filtra invece che, nel colloquio del
Quirinale, si sia parlato di Montezemolo possibile ministro. Non è chiaro chi
dei due abbia preso l'iniziativa, se sia stato cioè Napolitano a introdurre
l'argomento, oppure ne abbia parlato sua sponte il Cavaliere. Comunque sia,
Berlusconi avrebbe manifestato l'intenzione di "provarci" col
presidente uscente di Confindustria, come peraltro aveva fatto senza successo
nel 2001. Sempre in tema di esterni, La7 dà notizia che Berlusconi vorrebbe in
squadra il giuslavorista Ichino, neo-eletto nel Pd, sull'esempio di Sarkozy in
Francia. Ma la risposta sarà negativa. Napolitano e Berlusconi hanno molto
parlato di donne, nel senso che risulta confermato: al governo ne entreranno
quattro. Anche qui, tante candidature rosa (Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo,
Brambilla, Poli Bortone...). Sulla Giustizia netto è il vantaggio di Elio Vito,
ma sul Colle Berlusconi ha mescolato le carte. Pare sia rispuntato addirittura
il nome che (alla luce di non sopite polemiche) il Quirinale meno gradisce,
quello di Castelli. Perfino sulla scelta del Commissario Ue, conseguente alle
dimissioni che darà Frattini per guidare gli Esteri, Berlusconi s'è guardato dal
dire semplicemente "sarà Tajani". Risulta che abbia formulato, forse
per rispetto nei confronti dell'alta carica presidenziale, una rosa più ricca
entro cui scegliere. Curiosamente, un ex Presidente come Cossiga, da cui
Berlusconi era stato a cena l'altra sera, s'è fatto un'impressione diversa: che
in realtà "il governo sia pronto in tutte le sue caselle".
Addirittura è cominciata la lotta per le poltrone di viceministro e
sottosegretario, che stavolta saranno importanti in quanto scarse di numero. La
Bassanini impone al governo un tetto di 60 membri. Il Cavaliere dubita di stare
rigorosamente nella cifra, con Napolitano è parso problematico. Se da un lato
rinuncerà al ministro dello Sport, con grande gioia del Coni, la Sanità quasi
certamente verrà "spacchettata" dal Welfare per affidarla a un
luminare del San Raffaele, Ferruccio Fazio. E quale sottosegretario a Palazzo
Chigi, nel ruolo tradizionale della famiglia Letta, potrebbe esordire Antonio
Catricalà, attuale Garante della concorrenza.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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N. 98 del 2008-04-24
pagina 27 StM vola con i tecnologici di Redazione Roma ancora in rialzo grazie
a Soros Lieve calo per Piazza Affari, in linea con le altre Borse europee, ma
in controtendenza rispetto a Wall Street che ha chiuso in rialzo. Il Mibtel ha
ceduto lo 0,09% e lo S&P/Mib lo 0,19%, tra scambi vivaci per oltre 5
miliardi di euro. Difficoltà sul listino milanese per le banche, deboli in
tutta Europa. Tra queste Unicredit (-2,05%) che, dopo un avvio positivo, ha
iniziato a cedere a seguito delle svalutazioni annunciate dalla tedesca Hvb,
legate alla divisione Markets & Investment Banking. Segno meno anche per
Mps (-0,57%) e Banco Popolare (-0,73%). Stabile Intesa Sanpaolo (+0,06%), bene
invece Mediobanca (+1,07%). Debole Generali (-0,59%) a due giorni
dall'assemblea insieme a Fondiaria-Sai (-0,72%) che ha riunito i soci a
Firenze. Rialzi per Fiat (+1,65%) e Pirelli (+2,77%) in controtendenza rispetto
all'andamento dei rivali in Europa. Allungo di Parmalat (+1,53%) dopo la
transazione con Italease, che porterà nelle casse di Collecchio 2,5 milioni di
euro. Bene StM (+3,13%) favorita dall'andamento di Infineon, che ha diffuso a
Francoforte il dato sulle vendite trimestrali migliori delle attese. Poco mossa
Telecom (-0,3%) insieme a Fastweb (-0,31%), a differenza di Tiscali (+0,9%).
Bene Luxottica (+0,65%), favorita dalle raccomandazioni di acquisto degli
analisti di Abax Bank. Sugli scudi la Roma (+3,18%) sulle ipotesi di un accordo
tra la famiglia Sensi e il finanziere Usa, George Soros. Sempre
in difficoltà Alitalia
(-3,31%), scambiata in soluzione unica durante l'asta di chiusura. Londra
chiude positiva (+0,81%) come del resto Francoforte (+99%) e Parigi (+ 1,48%).
Poco mossa invece Zurigo (-0,06%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal costruttore sì
alla cordata tricolore. Catricalà in corsa come sottosegretario a Palazzo
Chigi, il professor Fazio per la Salute Alitalia, Ligresti in campo Berlusconi
al Quirinale da Napolitano. Nel governo spuntano i tecnici Un'altra giornata di
colpi di scena e polemiche sul fronte Alitalia. Con Berlusconi protagonista di un duro attacco ai sindacati
("Colpa loro se Air France si è tirata indietro"). E con
l'imprenditore milanese Salvatore Ligresti che assicura: "La cordata
italiana si farà, e ci saremo anche noi". Sul fronte del governo non si è
rimasti a guardare. Il Cavaliere ha incontrato Napolitano al quale ha riferito
che "al momento sono 4 i ministri certi" e che nell'esecutivo ci sarà
posto per due tecnici: Antonio Catricalà sarà sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, e il professor Fazio andrà al ministero della Salute. ALLE PAG.
2, 3, 6 E 7.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Lo
scaricabarile sulla pelle di Alitalia è
irresponsabile" dice Guglielmo Epifani. Che ora avverte: "Attenti,
perché il prestito ponte non risolve nulla: siamo all'ultima spiaggia, abbiamo
pochi mesi per trovare una soluzione vera". Per l'ennesima volta i sindacati
ieri si sono trovati sul banco degli imputati, accusati sia da Prodi che da
Berlusconi di aver fatto saltare il salvataggio di Alitalia.
Il leader della Cgil, però, non condivide queste analisi e contrattacca.
"C'è una responsabilità del governo uscente - spiega - perché è stato un
errore aver fatto precipitare la soluzione del problema in campagna elettorale.
Poi c'è una responsabilità di Berlusconi, che è entrato a gamba tesa nella
vicenda difendendo l'italianità e dicendo no alla soluzione Air France. C'è una
responsabilità di chi ha avuto il compito di dirigere l'azienda in questi anni,
dagli amministratori delegati ai manager, di cui non si parla mai. E che non
sono stati all'altezza del compito. E ci sono difficoltà e responsabilità del
sindacato aziendale che nascono dal fatto che quello di Alitalia
assomiglia di più ad un sindacato inglese degli anni '70 che non a uno
italiano, diviso per mansioni, da una parte i piloti, dall'altra gli assistenti
di volo, poi il personale di terra". Tutti contro tutti ed ognuno che cura
solo i propri interessi. "E' chiaro che un sindacato che rappresenta solo
dei mestieri rende molto più difficile realizzare processi di riorganizzazione.
Probabilmente con un sindacato confederale più forte una parte di questi
problemi si sarebbero potuti evitare, come è avvenuto alle Poste, nelle banche
o in Telecom". Ci sono situazioni, legate agli accordi
sindacali di Alitalia,
difficili da spiegare: ad esempio i 135 piloti assegnati ai 5 aerei del settore
cargo. "Certamente, ma sono tutte cose figlie di questa logica. Però
bisogna dire che sui lavoratori di Alitalia sono state dette anche delle falsità: ad esempio che costano
troppo, mentre in media guadagnano un terzo in meno dei dipendenti delle altre
compagnie mondiali". Però volano anche meno... "Si, ma non è
il costo del lavoro che ha inficiato i piani di rilancio". Messe in chiaro
le responsabilità adesso come si procede? "Se si va avanti senza
assunzione di responsabilità significa che non si hanno idee per salvare
l'azienda, mentre io credo che si debbano utilizzare questi mesi, che sono
pochi, per dare una prospettiva seria al gruppo". Venti di recessione e
caro-petrolio rischiano di far salire il conto degli esuberi. "Per questo
sono preoccupato, perché siamo all'ultima spiaggia. Quanto ai possibili esuberi
nemmeno con Air France abbiamo contestato la possibilità di riorganizzare e
ristrutturare, ma bisogna farlo in una prospettiva di rilancio del ruolo e
della funzione di Alitalia, anche rispetto agli
interessi del paese, di cittadini, imprese e lavoratori". Ma coi francesi,
che poi hanno lasciato il tavolo, non avete alzato troppo il prezzo? "In
realtà abbiamo solo cercato di trovare il modo di difendere meglio l'interesse
italiano. Si è parlato del coinvolgimento di Fintecna, ma lo strumento poteva
essere anche un altro e del resto anche oggi si parla di soluzioni di questo
tipo". Adesso la palla è a Berlusconi. "Che come prima cosa dovrà
aprire presto un confronto e noi dovremo spingere il nuovo governo a fare
bene". Sarà il primo vero banco di prova tra voi ed il nuovo esecutivo.
"Dobbiamo evitare il fallimento della compagnia e la svendita di pezzi a
prezzi di saldo, senza rispetto del futuro di Alitalia
e dell'occupazione. Poi decidere quale delle strade imboccare: se scegliere
subito un partner internazionale, come Air France o Lufthansa, e trattare al
meglio con lui, facendo pesare di più gli interessi del Paese. Oppure spostare
ad un secondo tempo questa scelta e riorganizzare rapidamente un azionariato e
una ricomposizione dell'offerta del trasporto aereo nazionale che nel giro di
due anni e forse anche prima potrebbe dare una situazione di pareggio e avanzo
di bilancio". Rispetto al 2001 Tremonti e Maroni sembrano mandare segnali
di maggiore disponibilità al confronto. E' così? "Io vedo un centrodestra
che avendo vinto molto largamente le elezioni, ora che il quadro internazionale
non è certamente facile, prova ad assumere un atteggiamento non
pregiudizialmente negativo nei confronti delle organizzazioni sindacali anche
se con qualche alto-basso. E' certamente un fatto positivo, sarà poi il tempo,
e ancora di più i fatti concreti, a dire se è solo un atteggiamento di
convenienza tattica". Altra novità con cui vi dovrete misurare presto è la
"nuova Confindustria" di Emma Marcegaglia. "Marcegaglia la
conosciamo bene e presenta credenziali di tutto rispetto: è una persona di
grande concretezza, che proviene da una famiglia di industriali che ha
certamente una cultura del rapporto con le organizzazioni sindacali. La sua
stessa squadra presenta delle novità interessanti. Credo che all'inizio si muoverà
in una logica di continuità, poi vedremo i cambiamenti che interverranno. Tra
noi e loro il quadro dei problemi è comune, ma i punti di partenza sono
diversi: sarà il confronto a dimostrare se si può costruire un rapporto
positivo come è certamente nelle nostre intenzioni".
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Air One disposta
anche a un ruolo secondario Berlusconi: lo stop? Ha pesato il niet del
sindacato [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Con il "ci sono" del
presidente onorario di Fonsai Salvatore Ligresti la cordata
italiana per Alitalia
comincia a prendere forma. Ma Silvio Berlusconi è convinto che la
ristrutturazione debba iniziare il più in fretta possibile e che qualunque sarà
la soluzione "dovrà passare per dolorosi tagli al personale". Anche
se il numero due della compagnia Giancarlo Schisano dice a sorpresa che
"le cose vanno meglio del previsto" Berlusconi, non appena
insediato, sarebbe intenzionato a chiedere un passo indietro al presidente
Aristide Police e la nomina di un supermanager che il Cavaliere vorrebbe
"di altissimo livello". In pole position ci sarebbe l'ex manager Cirio
e suo buon amico Mario Resca. Per questo ieri mattina ha lanciato un messaggio
ai sindacati che rettificherà solo dopo l'ondata di protesta delle sigle:
"La trattativa con Air France si è chiusa perché il governo non ha
accettato quelle condizioni". Ma benché "i sindacati abbiano fatto il
loro mestiere", ad incidere è stato anche "il loro veto". Perché
la sospirata cordata tricolore si materializzi davvero occorrerà attendere
qualche settimana. Ma il superconsulente Bruno Ermolli (ieri a Roma) e Banca
Intesa, registi dell'operazione, lavorano alacremente. Oltre alla Cdp, c'è Air
One di Carlo Toto, disposto ad avere un ruolo di secondo piano, c'è una lista
di possibili finanziatori con quote di minoranza: "Spero ci sarà modo di
essere coinvolti. Una mano bisogna darla", dice Salvatore Ligresti.
"Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i
lavoratori e per il turismo. Le cose si fanno in silenzio ma penso si
faranno". Si parla anche dei Benetton, del re dell'acciaio Riva, di Gavio
e Tronchetti Provera, che potrebbe essere disponibile a mettere fino a 5
milioni di euro. Si chiama fuori Carlo De Benedetti mentre Miro Radici è
interessato a rilevare i velivoli cargo con base a Malpensa. Anche se con una
piccola partecipazione Berlusconi, vuole che attorno ad Alitalia
si raccolgano più soggetti possibili. Ecco perché fra i papabili si contano la
Camera di Commercio di Milano, Gerardo Soglia - patron della "Soglia hotel
and resort" e neodeputato del Pdl - e non si esclude la sottoscrizione fra
i dipendenti. Contributi a parte, sia Intesa che Ermolli hanno chiaro che senza
la prospettiva di integrazione con un vettore straniero garantire la
sopravvivenza alla Grande Alitalia sarà complicato.
L'ex numero uno Sea Giorgio Fossa non esclude Aeroflot, ma in cima alle
preferenze resta Lufthansa: nonostante abbia pronto un piano di
ristrutturazione più duro dei francesi è gettonatissima fra i sindacati.
"Con loro si potrebbe fare una buona operazione", dice il leader Cisl
Raffaele Bonanni. Da tempo Ermolli ha un canale diretto con il numero uno
Wolfgang Mayrhuber che però sperava nel commissariamento, la soluzione che gli
avrebbe spianato la strada nel consiglio di sorveglianza, l'organo che nei mesi
scorsi gli impedì di fare l'offerta alternativa ad Air France-Klm. Una
soluzione allo studio è il coinvolgimento della controllata Lufthansa Technique
che - magari con l'aiuto di Fintecna - potrebbe rilanciare il polo manuntentivo
di Fiumicino. Al momento lo scoglio numero uno per il futuro di Alitalia resta il giudizio della Commissione europea sul
maxiprestito da 300 milioni concesso martedì dal consiglio dei ministri. Alle
18.30 di ieri un funzionario della rappresentanza italiana ha varcato gli
uffici del commissario Jacques Barrot per "illustrare e non
notificare" le modalità e i termini del finanziamento. La linea
(bipartisan) di Roma è che non si tratta di un aiuto pubblico (vietato dalle
regole europee) ma solo "un prestito". E comunque fra qualche
settimana il dossier passerà nelle mani di Antonio Tajani, che sostituirà
Barrot alla guida dei Trasporti lasciando libero il portafoglio Interni di
Franco Frattini. Insomma, la linea di Barrot sembra quella di chiudere un
occhio, se non due. A meno che nel frattempo non arrivi la rumorosa protesta di
qualche concorrente fuori della partita Alitalia come
Ryanair o British Airways.
( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi
e alitalia Conflitto di interessi? Stavolta è in conto terzi Silvio Berlusconi
ha un nuovo spin doctor. È Bill Emmott, attivamente impegnato a mettere in
bocca all'ex presidente del Milan dichiarazioni che confermino, una dopo
l'altra, il ritratto che Emmott ne ha fatto sull'Economist e altrove. Non si spiegherebbero altrimenti
le tante e contraddittorie uscite di ieri su Alitalia.
Prima Silvio getta la croce addosso ai sindacati: colpa loro se è fallito il
tavolo con Air France. Poi dice di condividere la preoccupazione dei
rappresentanti dei lavoratori per i tagli di personale, salvo annunciare che
scelte dolorose, per la compagnia di bandiera, sono comunque in vista. Infine,
dopo aver centrato buona parte della sua campagna elettorale proprio su Alitalia, denuncia il proprio spirito di sacrificio. Sarebbe
stato più comodo lasciare che fosse Prodi a chiudere la partita. Ma, si sa, c'è
"l'orgoglio nazionale". È però la sostanziale benedizione della
"cordata italiana" a rientrare in pieno nel cliché emmottiano.
Soprattutto perché immediatamente confortata dal gioco di sponda di capitalisti
amici - da Ligresti a Tronchetti Provera. Per Berlusconi, gli eroi che faranno
l'impresa saranno "molti imprenditori". Faremo sistema, per
rispolverare una parola d'ordine della Confindustria montezemoliana? Fare
impresa però è altra cosa. Le condizioni poste da Air France saranno state pure
"irricevibili", ma come ha ricordato di recente l'economista Carlo
Scarpa, Alitalia "vale zero". Difficile
aspettarsi un acquirente generoso. È in caso si presentasse, che dovranno
scattare i sospetti: nessuno fa niente per niente. Ora, per Berlusconi, non
vale più la scusa della Lega. I nordisti sarebbero ben felici di accompagnare
il vettore nazionale verso il fallimento, liberati gli slot di Malpensa. Lo
stesso presidente della Sea, Bonomi, si è finalmente convinto che aprire ad
altre compagnie rappresenti un'opportunità. Insomma, le carte stanno tutte
nelle mani del Cavaliere. Potrebbe smentirsi con la consueta, provvidenziale
leggerezza, e cercare un nuovo partner internazionale. Oppure chiedere un
sacrificio agli amici e prepararsi a farne per loro. In nome del nazionalismo
pressapochista stigmatizzato da Emmott. E dei conflitti d'interesse: stavolta,
in conto terzi. 24/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'esordio di
marcegaglia Emma non è solo una quota rosa Non è solo una quota rosa. Prendendo
di fatto nelle sue mani lo scettro di presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia ha dimostrato di essere di più che ciò che nei mesi scorsi era
diventato chiaro a tutti: cioè un abilissimo politico capace di costruire passo
per passo la sua elezione per acclamazione, 103 voti a 2. Emma ieri ha
dimostrato di aver ben chiara l'agenda, e di essere pure consapevole che il
momento per fare è oggi. Il nuovo leader degli imprenditori deve dare una
svolta da qui all'estate: tanto durerà la luna di miele con governo e
sindacati, la finestra temporale nella quale si potranno rinsaldare legami
destinati ad incidere profondamente sulla nuova presidenza. Ecco perché la
Marcegaglia, di tutti i temi istituzionali, ha fatto suo il federalismo fiscale
- un ramoscello d'ulivo per Lega e Pdl. Ed ecco perché Emma ha posto, subito,
la questione dell'alleggerimento degli assetti contrattuali. Consapevole che ci
sono pochi mesi, non di più, perché Confindustria, sindacati e esecutivo vadano
a comporre una congiuntura astrale favorevole a un ammodernamento rimandato per
anni. Sul piano politico, non sono mancati i segnali interessanti. La
Marcegaglia è, da tempo, a pieno titolo classe dirigente di questo paese. Lo
era prima di parlare a nome del più cospicuo degli interessi costituiti. Ma se
pure è figlia dell'establishment, non rifiuterà di farsi megafono della base.
La valutazione positiva del nuovo quadro politico, e segnatamente della
sparizione della sinistra radicale dal Parlamento, altro non è che il
"common wisdom" fra gli imprenditori. E, diciamolo, è pure un segnale
giusto e nuovo, un fatto di chiarezza, che un presidente di Confindustria che
sa benissimo che avrà bisogno dei sindacati per mettere mano al tema della
contrattazione, scelga consapevolmente di non blandirli. Alitalia è stata "scarnificata" dai sindacati, ha detto. Che su
un altro tema, la sicurezza sul lavoro, ha parimenti marcato le distanze:
chiedendo la revisione dell'inasprimento normativo voluto dal governo Prodi.
Confindustria lo aveva già detto, ma il gioco delle parti fra due presidenti
uscenti non vale la richiesta di un neo-presidente a un altro.
Filo-governativa, certo, ma non schiacciata sulle posizioni del Pdl. Tant'è che
il primo pilastro "per raggiungere l'obiettivo della crescita e di una
vera modernizzazione" è "una società aperta e integrata nel sistema
internazionale". Sembra un messaggio nella bottiglia a Giulio Tremonti.
Nel segno delle buone opinioni che chi è classe dirigente ha comunque il dovere
di coltivare, chiunque governi. Buon lavoro. 24/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 ligresti si
dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette E ora gli industriali di casa
nostra scoprono quant'è bella l'italianità Per la prima volta qualcuno con un
nome e un cognome ha detto chiaro e tondo che la famosa cordata italiana per Alitalia si farà. "Le cose si fanno in
silenzio: ma penso che si faranno. Penso che ci sarà modo di essere coinvolti:
una mano bisogna darla, è giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per
i lavoratori", parola del costruttore Salvatore Ligresti, il primo a dire
no alla richiesta di Silvio Berlusconi e oggi il primo a venire allo scoperto.
Con lui sono in pole position Eni (con Bruno Ermolli, il grande tessitore,
pronto a prendere il posto di Paolo Scaroni), Benetton, Mediobanca e Intesa-San
Paolo, oltre a Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e patron del gruppo
Mapei, il gruppo Radici che si era già detto interessato al comparto cargo. E
poi il gruppo MyChef e Alberto Bombassei, vice-presidente di Confindustria
oltre che ad e presidente di Brembo. Non solo. Ieri anche Marco Tronchetti
Provera ha parlato a proposito di uno possibile ruolo nella cordata, a patto
che "la proposta sia trasparente e chiara". Il patron di Pirelli
valuta il prestito ponte "un modo per poter approfondire e cercare
soluzioni alternative: aver guadagnato del tempo mi sembra molto importante per
fare una due diligence e poter presentare a terzi un'ipotesi". Stando a
fonti bene informate della comunità finanziaria milanese, l'interesse di
Tronchetti Provera sarebbe finalizzato principalmente alla salvaguardia di
Malpensa ma il suo ruolo sarebbe quello di "chip", non certo
preponderante. Staremo a vedere. E se per il numero uno di Geox, Mario Moretti
Polegato, la cordata italiana è "un impegno degli imprenditori e una
responsabilità civica", il presidente di Cir, Carlo De Benedetti, si è
trincerato dietro un laconico "no comment". A porre un sigillo di
ufficialità a una possibile soluzione interna ci ha pensato anche il nuovo
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel giorno del suo insediamento:
"La decisione di ieri, di un prestito ponte, mi sembra sensata a patto
però che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che rimetta in piedi Alitalia. Se tra un mese la situazione dovesse essere la
stessa di oggi, vorrebbe dire che abbiamo buttato i soldi. Spero invece che il
prestito serva a spingere altre soluzioni. Mi auguro che ci sia una cordata
italiana ma che sia comunque una soluzione di mercato e che salvi anche
Malpensa per la quale la chiusura sarebbe un grosso problema", ha
concluso. I nomi, dopo tanto silenzio, cominciano quindi a venire allo
scoperto. Ma a far restare gli altri presunti partner nell'ombra non è la
necessità di fare le cose seriamente, come si continua a dire, bensì la
necessità di superare due ostacoli: il risanamento (annunciato ieri dal
Cavaliere che ha parlato di "tagli dolorosi") e la ricerca di un
partner industriale serio. L'ipotesi Lufthansa fatta balenare da Berlusconi è
la conseguenza del rapporto molto stretto tra quest'ultima e Sea, gestore degli
aeroporti di Linate e Malpensa, per subentrare ad Alitalia
come vettore di riferimento non appena siano liberati gli slot, ipotesi su cui
l'Enac ha cominciato a lavorare. Silvio Berlusconi punta quindi a circuire e
reclutare i tedeschi affinché non limitino il loro interesse a Sea ma diventino
player dell'intera operazione di riassetto garantendo loro ampie concessioni su
Malpensa, sia per gli slot che per i diritti. E a Londra si parla di un Sir
Richard Branson, patron di Virgin Atlantic, che - galvanizzato dall'accordo
open sky tra Australia e Usa per il Camberra-Los Angeles - avrebbe chiesto lumi
su quanto sta accadendo in Italia. Comprare Alitalia
dopo una bella curetta dimagrante, con un commissario che fa il lavoro sporco e
per due lire potrebbe interessare. Ora però occorre attendere il sì dell'Ue al
prestito ponte, visto che ad oggi la notifica non è pervenuta e il
vice-commissario ai Trasporti, l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, ha
avanzato dubbi sul via libera da parte di Bruxelles. Comunque qualcosa comincia
a muoversi, ora non resta che attendere l'outing da parte di altri imprenditori
willing. In compenso appare ormai assodato che il Cavaliere non avrà più nulla
da ridire contro i grattacieli storti di Salvatore Ligresti alla ex-Fiera.
24/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 1
conversazione Resca: "Interessano più i lavoratori che i clienti"
"Il rapporto incestuoso tra politica e sindacati" Il prestito ponte
concesso dal governo, che va ad aggiungersi ai debiti, non cambia la situazione
di Alitalia. Ora, a meno di colpi di scena, si profila la scelta,
dolorosa e ineluttabile, del commissariamento. Con tutti i costi che ne derivano per lo Stato
e per i dipendenti. Un epilogo della partita per la privatizzazione della
compagnia che sconta il rapporto "incestuoso" fra sindacato e
politica, il ruolo della burocrazia che la tiene in ostaggio e una cronica
disattenzione al cliente del management. L'analisi, impietosa, è di uno dei
massimi esperti di salvataggi d'impresa, l'artefice della ristrutturazione di
Cirio, Mario Resca. Il prestito ponte, spiega al Riformista , "è un altro
debito che Alitalia contrae verso terzi, in questo
caso il governo, e non cambia la situazione della compagnia". Una
situazione che appare "allarmante": in questi anni, osserva, "si
è sempre parlato di dipendenti e di taglio dei costi" ma, in un mercato
che continua a crescere, "nessuno si è occupato dei clienti". Il
risultato è il frutto della stratificazione negli anni delle carenze
gestionali: "oggi l'azienda, che ha compiuto errori strategici per anni,
ha un personale demotivato e in totale instabilità". Soprattutto, insiste
il manager, "c'è stato un continuo esodo di clienti verso altri fornitori
di servizi". E l'emorragia è tuttora in atto. "Ogni giorno che passa
ci sono nuovi clienti che scelgono un'altra compagnia, perché Alitalia è poco competitiva sulle rotte, sulla qualità del
servizio e sulla flotta, che è obsoleta e non razionalizzata". I clienti,
che secondo Resca rappresentano l'unica variabile in grado di ridare respiro
alla filiera, "per anni sono stati umiliati con tariffe proibitive su
rotte in monopolio". Poi, quando si è aperto il mercato, "il cliente
non ha dimenticato e ha continuato a punire una compagnia che fa pagare un
Roma-Milano come un Roma-New York". Nell'analisi del manager c'è spazio
anche per il ruolo del sindacato e della politica e, in particolare, per il
loro rapporto "incestuoso". Il sindacato, spiega, "è diventato
l'arbitro assoluto" della partita e chi ha negoziato con Air France, ovvero
il governo Prodi, "ne ha legittimato la posizione di vero e proprio
azionista di riferimento". A pesare sulle sorti della privatizzazione c'è
stata poi, in un passaggio chiave, la campagna elettorale. Su questo fronte,
però, l'approccio di Resca, da sempre considerato vicino a Berlusconi, è meno
tranchant. Alitalia "è un marchio
importantissimo, che riguarda tutti, come la Telecom: è strategico, perché le
comunicazioni sono fondamentali per l'economia, come il turismo e i
trasporti", argomenta, preferendo focalizzare l'attenzione su "una
burocrazia che tiene in ostaggio la politica", piuttosto che sulle
responsabilità di un clima avvelenato che ha contribuito a far fallire la
trattativa con Air France. A questo punto, prosegue il manager, il
commissariamento "è una scelta dolorosa e ineluttabile" anche se il
ricorso alla legge Marzano è sempre "malaugurato" perché
"sarebbe la conseguenza di una dichiarazione di insolvenza". Resca,
quindi, forte della sua esperienza in Cirio, descrive l'azione che un commissario
sarebbe chiamato a svolgere in Alitalia: "tutti i
debiti e l'intero stato passivo verrebbero congelati, e il commissario
interverrebbe con poteri pieni, avendo come unico interlocutore i creditori e i
sindacati. Dovrebbe razionalizzare i costi e fare grossi investimenti sulla
parte industriale". Il commissario, sintetizza, "dovrebbe occuparsi
di tenere in vita" la compagnia, potendo contare "su una nuova
contabilità, con tutto l'attivo a disposizione" e cercando di
"ottenere finanziamenti dalle banche". Quello che è certo, aggiunge
Resca, è che "non risponderebbe più alla politica ma solo al mercato, con
l'unico obiettivo di agire in tempi rapidissimi con un piano d'emergenza".
A pagare le conseguenze sarebbero soprattutto le casse dello Stato, con il
Tesoro che "perderebbe il valore delle azioni che ha in mano", i
fornitori che "in molti casi non vedrebbero onorati i loro crediti" e
i lavoratori che sconterebbero "inevitabili tagli all'occupazione".
Quello che Resca non dice, ma che deriva dalla sua analisi, è che un accordo
con Air France avrebbe scongiurato uno scenario che appare tutt'altro che
incoraggiante. 24/04/2008.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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Ennio Doris: "Questa Italia ha bisogno di una sterzata" Subito dopo
l'attentato alle Torri Gemelle ha pensato bene di investire sul mercato. Le
borse erano in caduta libera ma Ennio Doris è da sempre un ottimista e voleva
dare un segnale positivo. Così, dopo il crollo finanziario a ridosso di quel
nefasto 11 settembre 2001, il coraggio del presidente di Mediolanum è stato
premiato. "L'ho fatto anche qualche giorno fa - confida Doris - perché
sono convinto che la crisi sia il miglior punto di partenza per lo sviluppo.
Non a caso la mia partecipazione in Mediolanum è salita dal 35 al 40%". Un
altro segnale per dire che il peggio è alle spalle? "Certo. La bufera che
ha investito i mutui americani è forte ma bisogna saper guardare avanti. E poi
ho in mente la battuta di un film". Quale? ""Oltre il
giardino". Dove il protagonista parla del futuro con una frase a effetto:
se non si tagliano le radici, dopo l'inverno fiorisce sempre la primavera".
Come valuta la situazione italiana dopo la vittoria del centrodestra? "Ci
sono tanti problemi da dover affrontare. Ma sono certo che Berlusconi darà una
sterzata". Circolano molti nomi della futura squadra di governo. Chi
vedrebbe bene ai ministeri economici? "Tutto dipende dalla testa.
Berlusconi ha governato 5 anni ma 2 li ha passati a cambiare le leggi che
limitano lo sviluppo e ingessano il Paese. Servono le riforme per far ripartire
il motore dell'economia. Tremonti? Va bene, ma c'è bisogno di uno sforzo
collettivo che Berlusconi saprà attivare". Quali sono le priorità per
l'Italia? "Le persone vogliono più sicurezza e meno imposizione fiscale.
Quando servono soldi e si mettono le tasse si colpisce soprattutto la classe
media e vanno in crisi i consumi. Poi si registra un incremento di furti anche
di generi alimentari e questo dovrebbe far riflettere". Un altro nodo da sciogliere è Alitalia. Come giudica l'apertura di Ligresti a partecipare alla cordata
italiana? "La compagnia di bandiera deve tutelare gli interessi del Paese.
Però bisogna finirla con il dirigismo statale: possibile che ci siano 135
piloti per pochi aerei? Ben vengano gli imprenditori ma sono certo che
alla fine la soluzione sia chiara". Vale a dire? "Alitalia
dovrà allearsi con un grande vettore internazionale. Air France, Lufthansa o
Aeroflot poco importa. La priorità è finire in un grosso network che possa
valorizzare il turismo. Poi se ci sono 3 pretendenti invece che uno solo è un
vantaggio per chi vende". A livello mondiale, la corsa del petrolio sta
facendo lievitare i costi legati all'energia. "Anni fa abbiamo commesso
l'errore di abbandonare i progetti del nucleare. Uno sbaglio colossale perché
oggi avremmo bisogno di meno benzina e non ci sarebbero tutte le tasse connesse.
è la bolletta energetica che pesa di più per le famiglie italiane e su questo
bisogna mettere mano. Le dirò di più". Prego. "Il prezzo del petrolio
è un bene che sia così elevato". In che senso? "L'Occidente lo vuole
costoso, il problema è che l'offerta è controllata. Siamo di fronte a un
oligopolio con i Paesi produttori che dettano legge. Ecco perché prevedo un
petrolio a 150-200 dollari al barile con la conseguenza che, per ridurre la
dipendenza dal greggio, i Paesi industrializzati dovranno far partire il processo
di sviluppo che si basa sulle fonti rinnovabili e le energie alternative".
Insomma, dovremo fare i conti con un petrolio che sta finendo? "No. Non
credo all'esaurimento. Credo invece che la forte domanda dei Paesi emergenti
sia solo una scusa. Le scorte ci sono così come i nuovi giacimenti. Ma è
indispensabile cambiare per avere il progresso. Pochi giorni fa Scaroni
(amministratore delegato dell'Eni ndr) mi ha sbalordito". In che modo?
"Se in Usa le automobili dovessero percorrere
( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Una lettera a
governo, parti sociali e Spinetta da 2.300 lavoratori della compagnia:
"Non ci sentiamo più rappresentati". I 300 mln? Bruciati in pochi
mesi AirFrance si è ritirata dall'acquisizione di Alitalia,
la cordata italiana prende forma, il governo vara in extremis un prestito ponte
che permetterà alla compagnia di sopravvivere un altro po' in attesa che gli
imprenditori italiani definiscano il loro progetto, il cavaliere è convinto che
gli azionisti italiani metteranno nero su bianco un piano che permetterà di
tornare all'utile, i dipendenti vorrebbero che tornassero i francesi. E i
sindacati? Escono da questa vicenda come i grandi sconfitti. Come coloro i
quali hanno ostacolato, fin dall'inizio, il piano dei francesi, perché
"irricevibile". Come coloro i quali ? come spiegava qualche giorno fa
il presidente uscente di Confindustira Luca Corsero di Montezemolo ? sono
professionisti del veto. La triplice, però, non si scompone più di tanto e,
intanto, accoglie a braccia aperte il prestito ponte. La
soluzione ideale per Alitalia ? secondo Raffaele Bonanni segretario generale della Cisl -
sarebbe quella di una cordata di imprenditori italiani insieme a un grande
vettore internazionale come Lufthansa. "Ci vuole qualcosa che tenga l'Alitalia ancorata all'interesse
italiano, al turismo italiano, al prestigio italiano, al traffico commerciale,
ai passeggeri italiani e poi nello stesso tempo, però, bisogna giocare
un'alleanza forte e stretta, solida, con un partner internazionale, e Lufthansa
è un partner di primo piano". Oggi i sindacati incontreranno di nuovo il
governo e l'azienda per trovare una soluzione al dossier. "Ora - ha
proseguito Bonanni - si tratta di lavorare e credo che il governo lo voglia
fare davvero". Per il collega della Cgil, Guglielmo Epifani, su Alitalia c'è uno scarico di responsabilità che non fa onore
al Paese. "Per me non c'è da perdere un minuto se si vuole salvare Alitalia - ha aggiunto ancora Epifani -; il prestito-ponte
aiuta ma non risolve il problema ed è quindi necessario che il governo affronti
seriamente la situazione senza minacciare tagli occupazionali a prescindere e
senza scaricare responsabilità che invece gli competono per intero".
Epifani si è detto consapevole del bisogno di "accompagnare il piano di
rilancio anche con dei sacrifici ma, secondo il segretario della Cgil, occorre
vedere se "questi sacrifici siano effettivamente funzionali al rilancio e
ad un piano di sviluppo". Renata Polverini dal canto suo si augura di non
dover utilizzare tutto il tempo che ci viene dal prestito-ponte. "Spererei
che Berlusconi (che ha vinto con una ampia maggioranza e ha dato grandi
speranze al Paese e soprattutto ad Alitalia) sia nelle
condizioni, nel minor tempo possibile, di preparare una proposta alternativa".
"Noi - ha proseguito Polverini, riferendosi ancora alla proposta auspicata
- siamo disponibili a tutto, però è chiaro che è sempre più urgente perché
"c'è una preoccupazione che continua a salire nei lavoratori di tutte le
aziende interessate, non solo di Alitalia".
Intanto 2.300 dipendenti scrivono una lettera aperta ai sindacati, al governo e
a Spinetta, convinti che far saltare l'accordo con Air France-Klm sia stato un
atto "irresponsabile, di pura convenienza politica". I 2.300
lavoratori della compagnia di bandiera esprimono vicinanza al management di Alitalia, che "con grande serietà" ha sostenuto la
fusione con il colosso franco-olandese, "unica soluzione industrialmente e
finanziariamente solida e credibile". Mentre giudicano "alquanto sospetto",
il comportamento dei sindacati, da cui, scrivono, non si sentono più
rappresentati. "Questo non è mercato - si legge ancora nella lettera - è
giocare con la pelle dei dipendenti Alitalia e di
tutti gli Italiani, che giustamente non vogliono pagare per una italianità solo
speculare e presunta". Ora, "il prestito ponte, 300 milioni di euro
degli Italiani, saranno bruciati in pochi mesi". (24-04-2008).
( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi attacca i
sindacati: "AirFrance via per colpa vostra". E annuncia la fase dei
"dolorosi tagli". Cisl e Uil al contrattacco: "Dal Cavaliere
solo barzellette". Poi come sempre la retromarcia. Il presidente onorario della
FonSai: "Le cose si fanno in silenzio, ma penso che si faranno. Una mano è
giusto darla per la compagnia, il Paese e i lavoratori" "Le cose si
fanno in silenzio: ma penso che si faranno". Sulla questione della cordata
italiana interviene Salvatore Ligresti, presidente onorario della FonSai,
convinto che ci sarà modo di essere coinvolti: "Una mano ? ha risposto a
chi gli poneva la domanda sulla cordata italiana alla quale fin dalla campagna
elettorale il premier in pectore Silvio Berlusconi ha fatto riferimento -
bisogna darla, è giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i
lavoratori". Così, alla luce di questa dichiarazione, il prestito ponte di
300 milioni di euro varato dal Cdm martedì sera, che permetterà alla compagnia
di bandiera di sopravvivere un altro po' e agli imprenditori italiani di
presentare un progetto, ha un po' più senso. E, mentre Air France se la dà a
gambe e il governo uscente con l'acqua alla gola varava il secondo aiuto di
Stato in pochi anni (quelli precedenti sono datati 1999 e 2001), l'Unione europea
è in attesa con il fiato sospeso dell'informativa del decreto d'urgenza per
garantire la continuità aziendale. Il presidente del Consiglio in pectore
Silvio Berlusconi si dice contento del prestito ponte perché adesso gli
imprenditori che hanno manifestato interesse avranno più tempo per mettere
insieme una cordata. Dopo l'individuazione degli imprenditori bisognerà pensare
a un piano industriale che riporti Alitalia in
pareggio e poi di nuovo all'utile. Per arrivare a questo, però, bisognerà
passare attraverso scelte dolorose, però, che riguardano inevitabilmente il
taglio del personale. "Ci sarà ? avverte il Cavaliere ? una dolorosa
riduzione del numero degli addetti di Alitalia. Ma ci
sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà
cercarne un altro". E, se è vero che "bisogna salvaguardare il
maggior numero di dipendenti" è anche vero che ci sarà "chi dovrà
cercarsi un altro lavoro". Perché ? sempre secondo Berlusconi "non
c'è nessuno che possa garantire l'attuale numero di dipendenti". Comunque,
una cosa è certa: bisogna escludere il commissariamento. Il Cavaliere poi,
prima accusa i sindacati di aver fatto allontanare i francesi e poi corregge il
tiro affermando che i "sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari
hanno avuto anche ragione". E ancora: "La situazione con AiFrance si
è chiusa perché il governo non ha accettato le condizioni. Tra le altre cose il
prezzo non era ritenuto congruo e si doveva rinunciare al trasporto delle
merci". In tutta questa vicenda una parte di responsabilità non poteva non
averla il governo. "la situazione ? avverte ancora Berlusconi ? è stata
impostata male. Non si poteva partire da una situazione di asservimento con
AirFrance". Intanto, la Commissione europea non ha ancora ricevuto alcuna
notifica del prestito ponte per Alitalia. Il portavoce
del commissario ai Trasporti, Michele Cercone. "Non abbiamo ricevuto - ha
detto - alcuna notifica". Cercone afferma che l'Unione europea è in
contatto con le autorità italiane a livello informale, ma "non è stata
ricevuta la notifica formale della misura che valuteremo non appena
notificata". La comunicazione ufficiale a Bruxelles non è un passo
obbligatorio, ha spiegato il portavoce, "ma spetta alle autorità italiane
decidere se notificare la misura in modo da essere sicuri che sia conforme alle
normative europee ed evitare il rischio che arrivino dei reclami alla Corte di
giustizia europea che a quel punto dovrebbe congelare il prestito o imporne il
recupero. In ogni caso, ha ribadito il portavoce di Barrot,
Alitalia "ha già
ricevuto degli aiuti di Stato nel 2001 e non può più riceverne per altri 10
anni, cioè fino al 2011". Inoltre deve essere rispettato "il
principio dell'investitore privato nel rapporto tra governo e Alitalia". (24-04-2008).
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 98 del 2008-04-24
pagina 0 Una grande occasione di Vittorio Macioce E' quasi uno squarcio di
primavera. La nuova stagione che rompe questo lungo inverno italiano, dove
tutto è immobile, ha la voce di una donna. L'aquila della Confindustria alle
spalle, le poltrone azzurre e lei, Emma Marcegaglia, con gli occhiali da gatta,
la camicetta bianca e i capelli sciolti sulle spalle. Qui, a Roma, viale
dell'Astronomia, il capo degli industriali parla con il coraggio di Lady Oscar.
Ogni frase è una stoccata, chiara, senza fronzoli, con quel gusto femminile di
chiamare i problemi per nome. E ogni affondo, ogni parola, si tramuta, in chi
ascolta, in un "finalmente". Qualcosa sta cambiando. C'è un nuovo
governo, con una maggioranza forte e un mandato chiaro. C'è una nuova
Confindustria, che non ha più paura delle parole. Manca un nuovo sindacato.
Emma Marcegaglia guarda in volto Cgil, Cisl e Uil. E dice: siete vecchi. Non si
può andare avanti così. La politica dei veti fa male a tutti. Il sindacato è
importante ma deve rinnovarsi, non può continuare a difendere il tabernacolo
del contratto collettivo di lavoro. Cambiate. Cambiare significa dare più
spazio al confronto in azienda. è prendere atto che il costo della vita è
diverso. Il Nord non è il Sud e il salario reale non è lo stesso. Il pane a
Cassino costa meno che a Torino. Lo stipendio Fiat invece è lo stesso.
Affrontare la questione non è peccato mortale. è buon senso. Questo ha detto la
Marcegaglia. La reazione è quella di chi ha ricevuto uno sputo in faccia. "Politica
reazionaria", dicono. E chiudono il discorso. La contrattazione
collettiva, d'altra parte, è la loro ragione di vita. è la loro forza politica.
è il loro arrocco e non importa se ormai chi lavora li considera distanti,
lontani, furbi politicanti, rappresentanti del nulla. I sindacati non vogliono
scendere in azienda, loro stanno in alto. Non parlano con gli operai, ma con
governo e Confindustria. è per questo che ormai raccattano solo pensionati. La
stoccata della Marcegaglia potrebbe invece diventare un'occasione: tornate in
azienda e confrontatevi con chi lavora. I lavoratori di oggi e di domani. Non
quelli di ieri. La forza di Emma Marcegaglia è nella chiarezza. Non ci sono
maschere. è un'industriale e non finge di essere una filantropa. E questo fa
comodo a chi deve affrontarla. Legge la realtà senza finzioni. Segna il confine
di ciò che chiede Confindustria: non toccheremo articolo 18 e pensioni. Dice
ciò che pensa. Il successo della Lega? "Non è solo protezionismo. è anche
desiderio di identità territoriale". è riconoscersi. Il mondo è
globalizzato, ma noi siamo qui. Abbiamo radici. Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che
dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i
colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera
è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di
responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati". è per questo
che questa donna, la prima donna a capo della Confindustria, sa di primavera. La
Marcegaglia parla guardando il futuro. Evoca il federalismo fiscale. Ricorda
che i Paesi possono scegliere il proprio destino. Nessuno è condannato alla
bassa crescita. I problemi si possono risolvere, basta affrontare le cause
della malattia. Detto in due parole: basta piangersi addosso, rimbocchiamoci le
maniche. Tutti. Il nuovo governo? Non ha più alibi: faccia le riforme. Gli
industriali? "Anche noi dobbiamo cambiare". Basta al corporativismo,
ai piccoli benefici di corto respiro in cambio di sacrifici che ricadono sugli
altri, sulla spesa pubblica. Questa donna sta dicendo agli imprenditori che,
per essere degni di questo nome, devono cavarsela da soli. Lo Stato non è più
una balia. Servono attributi, serve coraggio. L'era dei Don Abbondio è un costo
che l'Italia non può più permettersi. Meglio, molto meglio, Lady Oscar. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
A Roma lo scontro
per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del
candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco
Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom,
traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della
campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con
Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la
sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali
sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto
in Varie Non commentato " (12 votes, average: 1.33 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita
Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro
quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della
vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di
stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più
popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra
vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non
scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come
sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)".
Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita
della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di
Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la
partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo
sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi
un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al
"Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel
giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (112 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa
alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in
realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista
che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo
scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (41 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del
Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E'
troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel
blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera
rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (44
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto:
"punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di
cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo
un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste
per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (87
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( da "Avanti!" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'Alitalia - nella sua storia recente - ha attraversato due momenti
cruciali; ma in ambedue i casi il sistema Italia ha perso l'occasione, non ha
saputo cogliere le opportunità che si presentavano. Il primo si è verificato
verso la fine del secolo scorso, quando la compagnia di bandiera fu in procinto
di stringere con Klm un'importante joint-venture che avrebbe consentito
di internazionalizzare la società (allora i conti non erano disastrosi come
adesso) conferendole una sostanziale posizione di primato rispetto al partner
olandese. In quell'ipotesi assumeva un ruolo strategico anche l'hub di
Malpensa, proprio perché la sua posizione geografica, nel Nord della Penisola,
serviva anche alle rotte di Klm. L'operazione non andò in porto proprio perché
non si diede mai corso a quel piano nei suoi presupposti essenziali: la
predisposizione di un'adeguata rete di infrastrutture che collegassero Malpensa
ai grandi centri del Nord, il mancato ridimensionamento di Linate. Si ebbero,
al contrario, sotto gli occhi dei governi nazionale e regionali, lo sviluppo e
l'ampliamento di altri aeroporti a poche decine di chilometri di distanza. Gli
Esecutivi e le istituzioni locali non trovarono mai la forza di tirare diritto,
ma si adattarono alle tante e disparate esigenze - spesso contraddittorie -
delle popolazioni interessate. Così la situazione di Alitalia
è costantemente peggiorata, ha continuato a vivere al di sopra delle sue
possibilità, con la nostalgia di un mondo che non esisteva più, da quando era
venuta meno la rendita monopolistica. Fino ad arrivare ai giorni nostri
all'ultimo decisivo momento in cui l'Alitalia ha perduto
l'estrema possibilità di salvarsi (almeno in parte) grazie alla proposta di Air
France-Kkm. Gravi sono le responsabilità dei sindacati (i quali seppero invece
giocare un ruolo positivo alla fine degli anni Novanta nel contesto del piano
Cempella). Ma altrettanto gravi sono le responsabilità del futuro premier
Silvio Berlusconi e di quanti, anche in queste ore, ne sostengono acriticamente
le argomentazioni, in nome di un'italianità della compagnia che fa assai poco
onore al Paese. Noi ci auguriamo di sbagliare e di assistere presto
all'intervento della "cordata" italiana da tempo promessa. Ci sembra
però che tanto grande sia l'improvvisazione. Con - in aggiunta - il rischio di
indurre gli istituti di credito a gettare delle preziose risorse in un'azienda
sostanzialmente fallita soltanto per motivi di prestigio politico. Se Alitalia chiude, altre compagnie ne prenderanno il posto.
Alla gente interessa di volare, in condizioni di sicurezza, con tariffe il più
possibile contenute. In questo caso cade a puntino l'affermazione di quel
pensatore americano il quale sosteneva che il patriottismo è l'ultimo rifugio
della canaglia.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa l'editoriale
Scusate, ma ci siamo stufati Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale
sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo
soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il
più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente.
Che poi il partner sia Air France, Aeroflot o altri poco importa. Ci preme
invece qui cercare di trarre qualche utile insegnamento dalla triste esperienza
dell'ultimo biennio, nel corso del quale il governo Prodi ha affrontato il
dossier in modo maldestro ed inconcludente, sommando la propria inefficienza a
quella degli esecutivi che l'hanno preceduto. Il governo infatti ha percorso
prima la strada dell'asta internazionale e poi quella della trattativa privata
con i francesi (acquirente preferito sin dall'inizio). Ma lo ha fatto in modo
pessimo e fallimentare nell'uno e nell'altro caso, mandando l'asta deserta (per
evidenti difetti nelle richieste, troppo onerose) e giungendo ad un pre-accordo
con Air France in condizioni di imbarazzante sudditanza verso il compratore,
umiliando così gli italiani tutti che hanno pagato di tasca propria i deficit
pregressi di Alitalia. Complice la prematura fine
della legislatura, siamo dunque al punto di partenza. Cioè siamo nella tipica
situazione italiana, quella dello stallo, del rinvio, dell'incertezza. Ecco
l'Italia da dimenticare, riformare, squadernare. Siamo stufi, molto stufi. I
prossimi inquilini del Palazzo sono, amichevolmente, avvisati.
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Gio, 24 Apr
2008 Edizione 80 del 24-04-2008 Rai e i 28 organigrammi Petruccioli verso la
riconferma di Il Grillo Sparlante Scomparso l'inciucio dall'orizzonte delle
vita italiana, per MIELI, PAOLINO MIELI, le cose e le ciurle si sono fatte
complicate. Il passaggio alla Rai, in quota BI-PARTISAN non c'è più, infatti,
ed a meno di clamorose sorprese, peraltro al momento non previste, per il
fondatore del DEFUNTO PARTITO DEI GIORNALISTI rischia di essere un'estate e/o
un autunno-inverno di quelli bruttarelli assai, assai. Perché alla testa del
Cavallo morente il PRESIDENTE SINO A MEZZOGIORNO, ed ultimamente mi dicono
anche fino alle DIECI DEL MATTINO, resterà al 99% Claudio Petruccioli (|B|nella
foto|/B|), che ha essenzialmente due qualità decisive agli occhi del Cav.
premier: sa che deve baciare la pantofola, ed infatti lo fece in occasione
della nomina ora in scadenza, e sa quali sono i veri interessi della Real Casa.
Inoltre, salvo che si senta le spalle coperte almeno dal generale Petraeus,
Petruccioli, sin dai tempi del fugone dalla porta di dietro della federazione
del Pci aquilano assaltato dai fascisti, è uno che non abbonda di coraggio, per
il quale va bene tutto, basta che siano garantite AUTO, SEGRETARIE & PIE'
DI LISTA. Per questo MIELI ha una strada veramente in salita davanti a sé, se
davvero ci tiene ancora ad approdare al Mazzini: in A'zienda, per altro, non
frega più un cazzo a nessuno di niente, figuriamoci di chi farà il presidente. Sicuri che non si ripeterà mai il caso Alitalia e che non ci saranno più le EPU-RAZIONI, il partito Rai, nel suo
corpaccione,pensa solo (e giustamente) al 27, "tanto che, A'zienda è forse
nostra?". Al massimo ci si diletta con i formulari per richiedere, in
dialetto padano, il TRASFERIMENTO AL NORD come vaticinato dalla SOLDATESSA DI
BOSSI NEL CIDIA', con la POLENTA improvvisamnte comparsa nei menù delle
mense a'ziendali romane, oppure con gli ORGANIGRAMMI: c'è chi ne ha contati 28
(UN RECORD) E IN TUTTI COMAPARE FABRIZIO DEL NOCE QUALE DIRETTORE GENERALE.
Anche il vostro Grillo la pensa così, e pensa anche che MIELI, PAOLINO MIELI,
alla fine, più mal grè che bon grè, LASCIERA' LA POLTRONA DI DIRETTORE DI VIA
SOLFERINO. La Puppi sarà contenta perché così potrà girare per la via di cui
senza che il NOSTRO faccia il GIGIONE. Non Crespi, eh, non facciamo confusione.
Buona giornata. E buona fortuna.
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Gio, 24 Apr
2008 Edizione 80 del 24-04-2008 LA CORTE EUROPEA CONDANNA L'ITALIA per una vicenda simile ad alitalia Strasburgo contro
l'impunibilità dei giudici Si tratta di una sentenza del
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Gio, 24 Apr
2008 Edizione 80 del 24-04-
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 CORDATE E DINTORNI Alitalia, la compagnia del mattone
volante Almeno un uomo d'onore si è schierato al fianco di Silvio Berlusconi.
Salvatore Ligresti con coraggio ci ha messo la faccia e ha dichiarato
"Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla.
Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i
lavoratori e per il turismo". Salvatore Ligresti, presidente onorario di
Fon-Sai, parlando di Alitalia ieri a margine
dell'assemblea degli azionisti di Fondiaria Sai a Firenze presieduta da Jonella
Ligresti ha aggiunto "Le cose si fanno in silenzio ma penso che si
faranno". Un po' più criptico, come nel suo stile Marco Tronchetti
Provera: una cordata italiana sarebbe possibile ma a condizione che la proposta
sia trasparente e chiara. Così il presidente di Pirelli e vicepresidente di
Confindustria, ha risposto circa la possibilità di entrare in gioco nella
partita Alitalia. "Credo che questo tipo di
cordata ? ha detto entrando nel direttivo di Confindustria - ci possa essere di
fronte a una proposta trasparente dove esista chiarezza di numeri e
trasparenza". Quanto al prestito ponte deciso dal Consiglio dei Ministri
ha aggiunto: "è un modo per poter approfondire e cercare soluzioni
alternative. Aver guadagnato del tempo mi sembra molto importante per fare una
due diligence e poter presentare a terzi una ipotesi". Una cordata italiana,
dunque, per Tronchetti Provera "è auspicabile che possa essere
fatta", come ha aggiunto poi al termine della giunta convocata per votare
squadra e programma del presidente designato, Emma Marcegaglia. "Vedremo
le evoluzioni, quale sarà l'indirizzo di questa settimana perché ci possa
essere un piano affinché le imprese possano partecipare insieme ad operatori di
settore". Che casualmente i due condividano alcuni interessi nel settore
del real estate è un fatto assolutamente fortuito, così come la circostanza che
incidentalmente Milano sia la sede dell'Expo. Qualche intralcio potrebbe
arrivare da Bruxelles. "Non posso che ripetere che la commissione non può
autorizzate aiuti pubblici". E' stato il lapidario commento del
commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, sul prestito ponte alla compagnia
di bandiera. "Col one time last time stiamo applicando il diritto
comunitario", ha aggiunto Barrot, che ha confermato di non avere ricevuto
notifica dall'Italia.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 213
Confindustria. Emma Marcegaglia ottiene un plebiscito dalla giunta
dell'associazione degli industriali "Rivedere subito i contratti"
Confindustria.. Emma Marcegaglia ottiene un plebiscito dalla giunta
dell'associazione degli industriali La neo presidente: basta con i veti del
sindacato --> La neo presidente: basta con i veti del sindacato Basta alibi
per non fare le riforme. Il nuovo corso di Confindustria parte dal voto del 13
aprile: destinatari del messaggio il futuro governo Berlusconi e il fronte
sindacale. Il presidente designato, Emma Marcegaglia, mostra una dichiarata
disponibilità al dialogo con le forze politiche e sociali ma chiarisce anche
che d'ora in avanti il mondo imprenditoriale non farà sconti a nessuno.
"C'è un governo che ha vinto con un'ampia maggioranza; c'è una
semplificazione politica straordinaria e la sinistra radicale è fuori dal
Parlamento: ora non ci sono più alibi per non fare le riforme", chiarisce
Marcegaglia nella sua prima conferenza stampa da presidente (è la prima donna a
ricoprire questo incarico in quasi cento anni), nel giorno in cui presenta
squadra e linee programmatiche alla giunta di Confindustria, ottenendo un
consenso plebiscitario (103 voti su 105) dalla giunta dell'associazione. E, a
dimostrazione che il fronte industriale non ha più voglia di prendere tempo,
Marcegaglia fa sapere che a giorni incontrerà il presidente del Consiglio
"in pectore" Silvio Berlusconi "per discutere insieme le riforme
da fare", e subito dopo chiederà un incontro urgente ai sindacati"
per affrontare la riforma dei contratti". CAMBIO DI ROTTA Confindustria
spera insomma che la stagione dei "veti" e dell'immobilismo sindacale
sia acqua passata e Marcegaglia è la prima a crederci. "Continuiamo a
credere al ruolo del sindacato, ma è ovvio che se dovessimo trovarci di nuovo
di fronte a veti e immobilismo questo creerebbe dei problemi e non staremmo
fermi". L'Italia non è condannata alla bassa crescita "ma occorre
affrontarne le cause strutturali", aggiunge. E la prima condizione per
vincere la sfida della crescita è la "modernizzazione delle relazioni
sindacali e delle regole del mercato del lavoro che", scandisce,
"rappresentano un freno all'incremento della produttività, impediscono le
assunzioni, irrigidiscono gli impieghi di capitali". Viceversa
"bisogna aumentare la flessibilità, il decentramento della contrattazione,
il tasso di occupazione. Non è più possibile rimandare". SINDACATI
"Il problema vero", è l'affondo, "è che l'attuale sistema delle
relazioni industriali è obsoleto e inadeguato rispetto alle esigenze di un
Paese industriale moderno". Marcegaglia invita i sindacati, chiamati in
causa nei giorni scorsi da Luca di Montezemolo, a "un cambiamento
radicale" e "di interpretare con chiarezza il mutato contesto
sociale". ALITALIA Per restare all'attualità, poi,
annuncia che chiederà "al prossimo Governo la modifica dell'irrigidimento delle
sanzioni" sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Quanto ad Alitalia, il neo presidente di
Confindustria afferma che "il prestito ponte può essere una soluzione
sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero, una soluzione
di mercato".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
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2 Veltroni e la leadership del Pd La vera posta in gioco nelle urne romane
Veltroni e la leadership del Pd di Massimo Crivelli --> di Massimo Crivelli
Con l'approssimarsi del ballottaggio di domenica divampa la battaglia
elettorale per il Campidoglio. Rutelli e Alemanno schierano la cavalleria, i
toni si fanno più accesi, cresce l'interesse mediatico (questa volta supportato
anche dai faccia a faccia televisivi) e la curiosità di sapere come andranno a
finire questi tempi supplementari che, peraltro, si concluderanno solo a giugno
con le amministrative in Sardegna. Veltroni, D'Alema e il gotha del Pd lasciano
in soffitta il fair play e attaccano il centrodestra su tutto, da Alitalia
al flop della Bossi-Fini. Nell'altro campo si impegnano in prima persona Fini e
Berlusconi, prodighi di dichiarazioni sul degrado della capitale dopo 15 anni
di disastri causati dalla sinistra. Rutelli parte dai cinque punti di vantaggio
ottenuti nel primo turno e confida di incrementarlo in virtù di alcuni apparentamenti.
Alemanno sente soffiare ancora il vento di centrodestra, che ha portato alla
vittoria netta del Pdl e della Lega alle politiche, e spera che arrivi sino a
Roma. La partita, insomma, è aperta e la posta in palio va molto al di là
dell'ovvio valore simbolico. Come in tutte le rivincite il risultato conta di
più per chi ha perso la prima sfida, il Partito Democratico, e in particolare
per il suo leader. La vera preoccupazione dei veltroniani è che una sconfitta
nella Capitale possa acuire i mal di pancia seguiti alla batosta del 13 aprile
e rendere complicato un equilibrio, ancora tutto da costruire, tra le varie
anime del partito. Ai prodiani non è andato giù che Veltroni abbia scaricato
sul governo Prodi il peso della sconfitta, a molti amministratori ed esponenti
del Nord, da Chiamparino a Cofferati a Cacciari, è sembrata perlomeno
inadeguata la decisione di affrontare la crisi in Padania con un'ipotesi
puramente organizzativa, cioè quella di creare due distinti coordinamenti
territoriali, che "appare destinata a trovare il tempo che trova"
(parole del sindaco di Venezia). Senza contare che per alcuni maggiorenti del
partito, in particolare dalemiani di peso, grida ancora vendetta la strategia
comunicativa usata in una campagna elettorale, giudicata moscia e
ideologicamente sbagliata, con quegli accenni reiterati ad un americanismo di
maniera che hanno avuto il solo effetto di distruggere la Sinistra Arcobaleno e
spianare la strada al ritorno del Cavaliere. Eppure Veltroni non ha
alternative: il Pd deve vincere a Roma, tanto più che una sconfitta sarebbe
automaticamente associata ai risultati conseguiti dalla sua amministrazione. Un
successo avrebbe invece l'effetto di placare il malumore strisciante, ridare
fiducia alla base del partito, convincere l'elettorato di sinistra che il Pd ha
imboccato l'unico sentiero possibile, il riformismo europeo di ispirazione
socialdemocratica. All'inizio di quella che molti hanno definito una traversata
del deserto, Veltroni è convinto che la conquista di Roma segnerà l'inizio
della vera rimonta. Solo lunedì sapremo se si tratta della realtà o di un
miraggio.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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2 Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata italiana, si fa avanti
Ligresti La crisi dell'Alitalia: i tagli sono
inevitabili Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata italiana, si fa
avanti Ligresti E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano
--> E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano Anche
Berlusconi parla di "tagli dolorosi ma inevitabili" nella nuova
gestione di Alitalia ma intanto inizia a
materializzarsi la cordata italiana con Salvatore Ligresti, presidente di
Fondiaria-Sai, colosso assicurativo, che esce allo scoperto. Il Cavaliere ha
annunciato ieri esuberi nel personale della compagnia, assicurando tuttavia che
grazie agli ammortizzatori sociali, nessuno verrà lasciato per strada.
Berlusconi ha anche respinto l'accusa del centrosinistra di aver fatto fuggire
Air France, sostenenendo che Spinetta ha agito così dopo "il veto dei
sindacati". Dura la reazione di Epifani (Cgil): "Barzellette".
Ieri Berlusconi ha avuto un cordiale incontro con Napolitano. A PAGINA 3.
( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia E Ryanair annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr.
- Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del
giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato,
nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300
milioni concesso dal Governo uscente. Il prestito. Non è detto che
riceva il via libera dell'Unione Europea. Da Bruxelles è stata annunciata,
infatti, una richiesta di chiarimento. Ryanair, nel frattempo, rende noto che
farà ricorso contro l'eventuale concessione del prestito. Vertici Alitalia e sindacati si sono incontrati alle 12 di oggi, per
analizzare la questione degli esuberi (previsti dal piano di Prato, che è
scattato il 31 marzo). C'è anche il nuovo Presidente, Aristide Police, e le
nove sigle sindacali. da Bruxelles, dunque, richiesta di chiarimenti:
"Entro i prossimi due giorni la Commissione Europea invierà una lettera
alle autorità italiane in cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso
dal governo ad Alitalia. Abbiamo dubbi sulla natura
della misura e vogliamo capire meglio alcuni dettagli. In particolare, vogliamo
sapere se si tratta di un'operazione commerciale o sono coinvolti degli aiuti
di Stato": parola di Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai
Trasporti, Jacques Barrot. L'Organo esecutivo dell'Unione Europea ha ricevuto
ieri dal Governo Prodi una lettera e altri documenti inerenti i provvedimenti
presi per Alitalia. Il Wall Street Journal scrive
oggi: "Ha tutta l'aria di un aiuto di stato illegale" che la
Commissione europea "può e deve respingere". D'accordo con i dubbi la
compagnia low cost Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione europea
proprio contro il prestito-ponte. Lo conferma il direttore legale di Ryanair,
Jim Callaghan, in una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro
di Alitalia è una beffa alla normativa Ue sugli aiuti
di stato. Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta
finire in bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".
( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia E Ryanair annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr.
- Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del
giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato,
nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300
milioni concesso dal Governo uscente. Il prestito. Non è detto che
riceva il via libera dell'Unione Europea. Da Bruxelles è stata annunciata,
infatti, una richiesta di chiarimento. Ryanair, nel frattempo, rende noto che
farà ricorso contro l'eventuale concessione del prestito. Vertici Alitalia e sindacati si sono incontrati alle 12 di oggi, per
analizzare la questione degli esuberi (previsti dal piano di Prato, che è
scattato il 31 marzo). C'è anche il nuovo Presidente, Aristide Police, e le
nove sigle sindacali. da Bruxelles, dunque, richiesta di chiarimenti:
"Entro i prossimi due giorni la Commissione Europea invierà una lettera
alle autorità italiane in cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso
dal governo ad Alitalia. Abbiamo dubbi sulla natura
della misura e vogliamo capire meglio alcuni dettagli. In particolare, vogliamo
sapere se si tratta di un'operazione commerciale o sono coinvolti degli aiuti
di Stato": parola di Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai
Trasporti, Jacques Barrot. L'Organo esecutivo dell'Unione Europea ha ricevuto
ieri dal Governo Prodi una lettera e altri documenti inerenti i provvedimenti
presi per Alitalia. Il Wall Street Journal scrive
oggi: "Ha tutta l'aria di un aiuto di stato illegale" che la
Commissione europea "può e deve respingere". D'accordo con i dubbi la
compagnia low cost Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione europea
proprio contro il prestito-ponte. Lo conferma il direttore legale di Ryanair,
Jim Callaghan, in una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro
di Alitalia è una beffa alla normativa Ue sugli aiuti
di stato. Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta
finire in bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".
( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La
cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio
Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un
prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano dell
industria e della finanza. Il primo a uscire allo scoperto è Salvatore
Ligresti.
"Le cose si fanno in silenzio ma si fanno - ha detto il presidente di
Fondiaria-Sai e di Premafin - La cordata si farà e penso che ci sarà modo di
essere coinvolti. Dare una mano mi sembra giusto e doveroso nei confronti del
Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo". A breve distanza
partono segnali importanti anche dall assemblea di Confindustria. [Data
pubblicazione: 24/04/2008].
( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
gotha dell industria e della finanza si mobilita per Alitalia ALESSANDRO
MONTANARI Roma - La cordata salva-Alitalia si farà. Il
segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano
Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano
dell industria e della finanza. Il primo a uscire allo scoperto è Salvatore Ligresti.
"Le cose si fanno in silenzio ma si fanno - ha detto il presidente di
Fondiaria-Sai e di Premafin - La cordata si farà e penso che ci sarà modo di
essere coinvolti. Dare una mano mi sembra giusto e doveroso nei confronti del
Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo". A breve distanza
partono segnali importanti anche dall assemblea di Confindustria. La
neo-presidente Emma Marcegaglia si augura che "il prestito serva a
spingere altre soluzioni" e aggiunge: "Spero che una soluzione ci sia
ma che sia comunque una soluzione di mercato e che salvi anche Malpensa".
Parla anche Marco Tronchetti Provera. Il presidente di Pirelli e
vice-presidente di viale dell Astronomia giudica "auspicabile" la
formazione di una cordata aggiungendo che, "di fronte a una proposta
trasparente e chiara sui numeri", si potrà saldare un gruppo. "Aver
guadagnato del tempo - osserva poi Tronchetti - è molto importante. Per fare
una due diligence e poter presentare a terzi un ipotesi". Interpellato
sull argomento, Carlo De Benedetti si rifugia in un no comment che può essere
letto come un segnale di disimpegno ma anche di coinvolgimento diretto. Anche l
ex presidente di Sea e Confindustria Giorgio Fossa, esperto del settore aereo,
dà indicazioni positive. "Se si espongono Bruno Ermolli e Gianni Letta c è
la possibilità che qualcosa di serio ci sia. Lasciamoli lavorare". Fossa
ipotizza poi un "ricoinvolgimento" di Air One, "magari
affiancata da una compagnia internazionale come Aeroflot". Il senso della
giornata si riassume nelle parole di Mario Moretti Polegato. Il patron della
Geox spiega che la cordata italiana è "l augurio di tutti" ed anzi si
spinge a dire che "è un impegno degli industriali, un segno di
responsabilità civica". Politicamente la mobilitazione dell industria e
della finanzia italiana è una doccia gelata per il Pd. Basti considerare le
parole pronunciate da Massimo D Alema prima dell outing apri-pista di Ligresti:
"Abbiamo dovuto salvare Alitalia, altrimenti
sarebbe fallita e questo fallimento sarebbe stato il primo regalo di Berlusconi
al Paese. Dopo aver sabotato la trattativa, non essendoci alcuna cordata, siamo
dovuti intervenire con soldi pubblici. Resto stupito di fronte alla mancanza di
serietà di Berlusconi che non si è mai accorto della situazione, tirandola
fuori solo in campagna elettorale". Lo choc di D Alema dev essere pari a
quello dei grandi quotidiani, in particolare Repubblica che mercoledì scorso
dedicava un editoriale al "tavolo vuoto del Cavaliere". Tutti in
campo. Polegato (Geox): "L impegno degli industriali è un atto di
responsabilità civica". E Marcegaglia chiede soluzioni che salvino anche
Malpensa [Data pubblicazione: 24/04/2008].
( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma - Silvio
Berlusconi comincia a respirare l arietta che lo attenderà a Palazzo Chigi. Il
futuro premier, infatti, loda i sindacati per avere cacciato Air France ma del
suo pensiero viene presa solo una parte e subito si scatena il putiferio. Intervenendo
sulla questione Alitalia il Cavaliere aveva detto:
"Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai
sindacati". Immediata la replica di Cgil e Cisl. "È una barzelletta -
dichiara Raffaele Bonanni - Sanno tutti che lui era contro e Spinetta se ne è
andato per questo motivo. Noi abbiamo trattato come tratteremo ancora per gli
interessi generali e per il Paese". Gli fa eco Guglielmo Epifani:
"Assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo
Paese. Siamo intervenuti per salvare e dare prospettive all
Alitalia. Non servono
polemiche che non risolvono i problemi". Il Cavaliere è costretto a
precisare il proprio pensiero: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere, e magari hanno anche
avuto ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano
impossibili da accogliere". Spento l incendio, il Cavaliere entra
nel merito del problema: "Ritengo sia un bene che sia stato escluso il
commissariamento. Dopo una due diligence di 4-5 settimane sarà possibile per
altri operatori presentare un offerta impegnativa e farsi carico della
questione. Purtroppo - ha aggiunto - bisognerà affrontare una dolorosa
riduzione del personale cui si farà carico con gli strumenti offerti dalla
legge". Battibecco con il sindacato per un equivoco. Prima aveva detto:
"Air France fuggita per il loro veto". Poi precisa: "Hanno fatto
il loro mestiere e hanno fatto bene" [Data pubblicazione: 24/04/2008].
( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pd in piena sindrome
da Waterloo E Rutelli gioca la carta del terrorismo padano Roma - Francesco
Rutelli in questi giorni è probabilmente il più assiduo lettore de La Padania.
Ce ne rallegriamo. Dispiace, tuttavia, che il nostro umile giornale gli serva
per costruire il programma politico per la sua amatissima Roma. Sì, perché il
candidato del Pd un po lo consulta per mettere a fuoco i temi che davvero
stanno a cuore ai cittadini e un po lo usa come ba-bau per spaventare i romani
con l incubo dell Attila padano in procinto di calare in massa nei palazzi del
potere. Rutelli è a tal punto ossessionato dal Carroccio da brandire a favore
di telecamera, e per ben due volte, l infame fogliaccio verde nel faccia a
faccia televisivo con Gianni Alemanno. La prima volta, Rutelli sguaina la
Padania per mostrare, con affettata indignazione, il logo che campeggia sulla
pagina delle lettere. "Guardate - dice -, c è il Colosseo in fiamme
trafitto da una spada!". Cari romani, sottintende Rutelli, ecco quel chi
vi attende: "E ce ne stiamo già rendendo conto con Alitalia. Il loro solo obiettivo è
togliere qualcosa a Roma: ministeri, posti di lavoro...". Il ritiro di Air
France, infatti, non si deve, per l exsindaco-exVerde-exRadicale, al rifiuto
dei sindacati e della Confindustria all impresentabile piano industriale
preparato da Spinetta, ma al timore dei francesi di operare in un Paese governato
da Bossi il barbaro. Ed ecco che dal taschino esce un altro numero de la
Padania. "Tu dici che la Lega sparacchia ma non fa danni - afferma rivolto
ad Alemanno -, e allora guarda cosa scrive il giornale di Bossi: La Lega vince,
Air France vola via". Rutelli omette di precisare che quel titolo non si
riferiva all addio definitivo dei francesi, ma che invece risaliva al 3 aprile,
ossia al giorno in cui Spinetta, dopo aver visionato la controproposta
sindacale, decise di alzarsi dal tavolo delle trattative per tornare a Parigi a
chieder lumi al Cda. Insomma, in piena crisi d ispirazione politica, il
candidato del Pd ha deciso di ripiegare su una campagna elettorale di stampo
terroristico, con Bossi, figuratevi un po , nei panni del Bin Laden. Ma dal
momento che è ancora ministro e vicepremier del Governo di tutti gli italiani,
Rutelli ci deve una risposta: perché mai, mentre si strappa i capelli per i
disoccupati virtuali di Fiumicino, non ha una sola parola di solidarietà per i
900 realissimi dipendenti di Sea finiti in cassaintegrazione? Perché la verità,
alla fine della fiera, è questa: c è già chi sta pagando i danni della vicenda Alitalia e questo qualcuno, finora, è il Nord, non certo
Roma. E allora, caro Rutelli, chi è il lobbista? chi è il fazioso? Chi è l
Attila? A.Mon. In tv brandisce la Padania per dire ai romani che Bossi
saccheggerà la Capitale: "L abbiamo già visto con la compagnia di
bandiera". Ma gli unici senza lavoro, finora, sono 900 cassintegrati di
Malpensa [Data pubblicazione: 24/04/2008].
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia
PRIMA USCITA DELLA
NUOVA LEADER DEGLI INDUSTRIALI "Troppi vincoli sui contratti di
lavoro" [FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA L'obiettivo dichiarato è lo stesso
perseguito da Luca Cordero di Montezemolo: cambiare il sistema contrattuale per
depotenziare il contratto nazionale, sfruttare un quadro politico semplificato
e insieme "chiaro" per ottenere le riforme che gli imprenditori
chiedono da tempo. E non mancano le scelte ispirate alla continuità nelle prime
mosse di Emma Marcegaglia, presidente designato di Confindustria. Eppure, nel
corso della conferenza stampa con cui ieri Marcegaglia ha "bagnato"
il pronunciamento "bulgaro" da parte della Giunta di Confindustria su
programma e squadra (103 sì su 105), si sono avvertiti nettamente toni e
termini nuovi. Ad esempio, certamente come in precedenza si scommette sulla
negoziazione in azienda, chiedendo "un forte alleggerimento economico e
normativo del contratto nazionale". Ma ieri Marcegaglia ha associato ai
contratti aziendali (ripetendolo due, tre volte) l'esigenza di diffondere anche
"premi a livello individuale", pagati dal datore di lavoro al singolo
dipendente. E tutti hanno l'impressione che la minaccia ai sindacati ("non
staremo fermi", se non si decideranno a trattare evitando "veti ed
immobilismi") possa materializzarsi in qualcosa di molto concreto.
Vedremo. Nella squadra per questo suo primo "muscolare" biennio, il
presidente designato ha "scelto persone operative in aziende che nel
proprio settore sono leader sui mercati internazionali. Aziende medie o
medio-grandi, quella parte che in questi anni ha firmato la rimonta
dell'Italia". Confermato Alberto Bombassei nel dicastero chiave delle
relazioni industriali, da segnalare Paolo Scaroni (Eni) delegato per gli
"scenari mondiali", e tre imprenditori a capo di comitati tecnici ad
hoc tutti nuovi: Salomone Gattegno (Alcatel) per la sicurezza sul lavoro, Luca
Garavoglia (Campari) per il fisco, Angelos Papadimitriou (Glaxo) per gli
investitori esteri in Italia. All'appello manca solo il leader dei "Giovani":
si decide oggi, in lizza ci sono Federica Guidi, la favorita, e Cleto
Sacripanti. Il punto di partenza della stagione Marcegaglia è il nuovo assetto
politico. "C'è un governo che ha vinto con un'ampia maggioranza; c'è una
semplificazione politica straordinaria e la sinistra radicale è fuori dal
Parlamento: ora non ci sono più alibi per non fare le riforme", dice il
presidente, anticipando un incontro a giorni con Silvio Berlusconi "per
discutere insieme le cose da fare". Quadro politico chiaro, e niente sconti
ai sindacati e alle loro liturgie. L'Italia non riesce a crescere? Una delle
ragioni è la mancata "modernizzazione" delle "obsolete e
inadeguate" relazioni sindacali, oltre che delle regole del mercato del
lavoro. "Ma noi continuiamo a credere al ruolo del sindacato. È ovvio -
chiarisce - che se dovessimo trovarci di nuovo di fronte a veti e immobilismo
questo creerebbe dei problemi e non staremmo fermi". Il da farsi è chiaro:
niente contratti territoriali, "chiediamo al sindacato di negoziare con
noi subito un forte alleggerimento economico e normativo del contratto
nazionale", considerato "un vero tappo sulla possibilità di
valorizzare il lavoro e le scelte dell'individuo". Al contrario, più forza
deve avere il secondo livello, in azienda; magari, con le gratifiche
individuali. Quanto alle ipotesi di defiscalizzare gli straordinari e i premi
variabili, da Marcegaglia arriva il via libera: "Sono richieste che
Confindustria fa da sempre" e che permettono "di aumentare il potere
d'acquisto e la libertà di scelta dei lavoratori". Meno interesse c'è per
temi come l'articolo 18 o nuove riforme delle pensioni, almeno per ora. E sulle
morti bianche in fabbrica, Confindustria chiede la cancellazione delle sanzioni
contro i datori di lavoro e propone una "vasta campagna" con
"corsi di formazione aziendale innanzitutto per responsabilizzare
imprenditori e controparti sindacali". "Chiederò al prossimo governo
la modifica delle norme restrittive appena introdotte". Per il neo
presidente di Confindustria, l'inasprimento delle sanzioni fatto dal governo
Prodi è stata "una scelta profondamente sbagliata. La soluzione deve
essere "nella diffusione della cultura della sicurezza". E poi, il caso Alitalia, azienda "scarnificata" anche dall'insipienza,
dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente
interno di cui i sindacati sono stati magna pars". Il prestito ponte?
"Può essere una soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un
progetto vero, una soluzione di mercato che possa rimettere in piedi la
compagnia".