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DOSSIER “ALITALIA”

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Berti (Anpac): la cordata italiana esiste. E Alemanno: «Si farà e punteremo su Fiumicino». Prestito ponte per Alitalia, dubbi dalla Ue. Ryanair presenta ricorso: "Aiuto illegale". Il governo: «Non è aiuto di Stato, non serve notifica formale». Il Wall Street Journal: Bruxelles lo deve bocciare

- Alitalia, dubbi Ue sul prestito ponte. Ryanair: faremo ricorso, è illegale

- AirOne, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana Il piano Ermolli: tra un mese i nuovi soggetti, poi un partner estero. Lo sforzo chiesto a ciascuno dei gruppi di investitori sarebbe di 300 milioni. Un terzo sarebbe riservato al patron di AirOne, Carlo Toto Il "nocciolo" di azionisti potrebbe poi negoziare con una compagnia straniera. di GIOVANNI PONS (La Repubblica 24-4-2008)

 

- Malattia di bandiera Luigi La Spina  (La Stampa 24-4-2008)

 


Berti (Anpac): la cordata italiana esiste. E Alemanno: «Si farà e punteremo su Fiumicino». Prestito ponte per Alitalia, dubbi dalla Ue. Ryanair presenta ricorso: "Aiuto illegale". Il governo: «Non è aiuto di Stato, non serve notifica formale». Il Wall Street Journal: Bruxelles lo deve bocciare

 

ROMA - Il governo italiano non intende presentare una notifica formale alla Commissione europea in merito al prestito ponte da 300 milioni di euro deciso nei giorni scorsi per Alitalia. E questo perché secondo Palazzo Chigi l'intervento non si configura come aiuto di Stato e, di conseguenza, non viola le regole comunitarie sulla concorrenza. Tuttavia, malgrado l'assenza della notifica formale, l'esecutivo ha fatto presente a Bruxelles quanto deliberato nei giorni scorsi. E la conferma arriva a un portavoce della stessa Commissione: «Ci hanno informato in modo ufficiale». Ma proprio sul prestito che il governo ha concesso alla compagnia di bandiera si gioca uno scontro a livello continentale. La stessa Ue, attraverso Michele Cercone, portavoce del commissario europeo ai Trasporti Jaques Barrot, esprime «dubbi sulla natura delle misure prese dal governo italiano». «Ieri - ha spiegato il portavoce - ci hanno consegnato una lettera e alcuni documenti che illustrano le misure prese, e ora le stiamo analizzando. Ma è chiaro che nei prossimi giorni invieremo alle autorità italiane una lettera in cui esprimeremo una serie di dubbi sulla natura delle misure. Chiederemo quindi ulteriori informazioni, perché vogliamo capire se si tratta di un'operazione commerciale o se ci sono elementi che riconducono ad aiuti di Stato».

RYANAIR - L'intervento è fortemente osteggiato anche dalla compagnia Ryanair, che - si legge in una nota - «fa appello alla Commissione Europea per fermare un ulteriore aiuto di stato illegale da 300 milioni di euro ad Alitalia». La compagnia aerea low cost annuncia di aver presentato un «reclamo» all'Ue dopo il prestito di 300 milioni deciso dal governo. La compagnia italiana - si legge in una nota di Ryanair - «ha già ricevuto oltre 5 miliardi di aiuti di stato, ma la Commissione Europea ha sempre, per quanto riguarda le compagnie tradizionali, deciso di chiudere un occhio e non fare nulla. Senza questi illegali auti di Stato l'Alitalia, che perde circa 1 milione di euro al giorno, sarebbe già dovuta fallire anni fa». «I ripetuti fallimenti da parte della Commissione Europea di far rispettare le sue regole in materia di aiuti di stato nel caso Alitalia - sottolinea il capo degli affari regolamentari di Ryanair Jim Callaghan - fornisce nuove prove del fatto che applica un certo tipo di regole con le compagnie tradizionali e altre discriminatorie con Ryanair».

L'AFFONDO DEL WSJ - Non sembra avere dubbi anche il Wall Street Journal, che esorta Barrot a sbarrare la strada al finanziamento: «Può e deve respingerlo» si legge nella rubrica «Breaking views» del quotidiano. E se Roma dovesse comunque tirare dritto, spiega l'autorevole quotidiano finanziario americano, l’Ue dovrebbe avviare una procedura di infrazione, posto che la questione richiederebbe mesi, perchè secondo il giornale americano questo prestito «ha tutta l’aria di un aiuto di stato, illegale» e «all’Italia non dovrebbe esser consentito di farsi beffe delle normative Ue».

«A TERRA 37 AEREI» - Intanto in Italia, nel giorno del nuovo confronto tra azienda e sindacati che si è tenuto in mattinata, il dibattito è di nuovo incentrato sui possibili compratori della compagnia. Dall'incontro è emerso che «nell'arco del 2008 si metteranno a terra 37 aeromobili», come dichiarato dal presidente dell'Anpac, Fabio Berti. Il numero «coincide esattamente - ha spiegato Berti - con il numero di aerei che si dovevano fermare nel piano Air France, escluso il cargo». Gli aerei che dovrebbero restare a terra nel corso dell'anno sarebbero, secondo quanto si apprende, 16 MB80, quattro Atr, 14 Embraer 145 e tre 767. Berti ha espresso «forte preoccupazione» perché, ha spiegato, il piano approvato dal cda il 14 marzo era appositamente strutturato per entrare nell'alleanza e quindi «è strano che il numero degli aerei possa coincidere con l'ipotesi di un'alternativa stand alone». Inoltre a breve sarà reso noto il nome del nuovo amministratore delegato, deciso insieme al nuovo ministro della Stato: lo ha riferito dal presidente della compagnia Aristide Police.

«LA CORDATA ITALIANA ESISTE» - «Riteniamo importante che ci sia una solida cordata italiana fatta di imprenditori, banche e anche un'alleanza con un partner internazionale»- ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a Sky Tg24 Mattina. E il segretario dell'Anpac, Marco Berti, conferma che la cordata italiana esiste davvero, «sono certo di questo anche perchè informalmente si stanno facendo vivi, per cui credo ci siano dei precontatti anche a livello sindacale per cercare di verificare quali sono i margini di manovra». Secondo Berti gli eventuali tagli al personale che anche una coalizione tricolore sarebbe chiamata ad affrontare «saranno gestiti sicuramente in modo meno traumatico e non potranno esser così pesanti come quelli proposti da Air France».

«PUNTARE SU FIUMICINO» - Anche Gianni Alemanno, sfidante di Rutelli per la carica di sindaco di Roma, è sicuro che la cordata italiana si farà. Non solo: ospite di UnoMattina, l'esponente di An ha detto di essere convinto delle possibilità di un rilancio e spiegato che «Alitalia deve essere centrata su Fiumicino, l’hub principale italiano». Una posizione, questa, che probabilmente non è condivisa da tutto il Pdl e, soprattutto, dal principale alleato, la Lega Nord, che vede di cattivo occhio l'ipotesi di una penalizzazione di Malpensa. Sulla vicenda è intervenuto anche Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd Walter Veltroni. L'esponente del Pd punta il dito contro il centrodestra, accusandolo di avere messo nei guai Fiumicino proprio per aver continuato ad insistere sul parallelo potenziamento di Malpensa. «Berlusconi ha annunciato dei tagli, per noi Alitalia è come la Fiat». «Accuso la destra di aver fatto fallire un accordo con Air France che avrebbe premiato Fiumicino - ha insistito il coordinatore del Pd - parlando di una cordata italiana che non c'è». E a proposito di Malensa ha detto: «E' un aeroporto mal collegato e in certe parti fatiscente, è uno degli aeroporti più sconclusionati che abbia mai visto».


24 aprile 2008


 

Alitalia, dubbi Ue sul prestito ponte. Ryanair: faremo ricorso, è illegale (La Repubblica 24-4-2008)

Il commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot, invierà una lettera al governo. Vogliamo sapere se è un'operazione commerciale o sono coinvolti aiuti di Stato" Incontro tra i vertici dell'azienda e i sindacati. Presto la nomina di un nuovo Ad. L'Anpac: "Entro il 2008 saranno messi a terra 37 aerei"

 


ROMA - Nuovo incontro stamane tra i vertici di Alitalia e i sindacati, per fare il punto sul piano messo a punto dall'ex presidente Maurizio Prato e sulla situazione in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal governo. Prestito che non è scontato ottenga il via libera dell'Unione Europea. Infatti da Bruxelles è stata preannunciata una richiesta di chiarimento. Mentre la compagnia low cost Ryanair fa sapere che farà ricorso contro l'eventuale concessione del prestito.

Sul tavolo dell'incontro, cominciato intorno a mezzogiorno e concluso nel primo pomeriggio, la questione degli esuberi, previsti dal piano messo a punto dall'ex presidente Maurizio Prato, scattato il 31 marzo. Al tavolo i vertici della compagnia, tra cui il presidente Aristide Police, e le nove sigle sindacali. Police ha annunciato ai sindacati, secondo quanto riferito dal segretario nazionale del Sdl Andrea Cavola, che a breve potrebbe essere nominato un nuovo amministratore delegato per Alitalia, di concerto con il nuovo ministro dell'Economia.

Inoltre, secondo quanto ha detto il presidente di Anpac, Fabio Berti, al termine dell'incontro, "Nell'arco del 2008 si metteranno a terra 37 aeromobili". Il numero " coincide esattamente - ha spiegato Berti - con il numero di aerei che si dovevano fermare nel piano Air France, escluso il cargo". Gli aerei che dovrebbero restare a terra nel corso dell'anno sarebbero, secondo quanto si apprende, 16 MB80, quattro Atr, 14 Embraer 145 e tre 767.

Intanto la Ue preannuncia la richiesta di chiarimenti: "Entro i prossimi due giorni la Commissione Europea invierà una lettera alle autorità italiane in cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso dal governo ad Alitalia. Abbiamo dubbi sulla natura della misura e vogliamo capire meglio alcuni dettagli. In particolare, vogliamo sapere se si tratta di un'operazione commerciale o sono coinvolti degli aiuti di Stato", ha affermato Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, nel corso del consueto briefing della Commissione Europea.

L'organo esecutivo della Ue ha ricevuto ieri dal governo italiano una lettera e altri documenti sulle misure prese per Alitalia. Sulla natura del prestito ponte stamane il Wall Street Journal non ha invece dubbi: "Ha tutta l'aria di un aiuto di stato illegale" che la Commissione europea "può e deve respingere", scrive stamane il quotidiano finanziario nella rubrica Breaking views.

Analoga la posizione di Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione europea contro il prestito da 300 milioni di euro erogato dal governo italiano ad Alitalia. Lo ha confermato il direttore legale di Ryanair, Jim Callaghan, in una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro di Alitalia è una beffa alla normativa Ue sugli aiuti di stato - ha spiegato Callaghan - Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta finire in bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".
(24 aprile 2008)


AirOne, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana Il piano Ermolli: tra un mese i nuovi soggetti, poi un partner estero. Lo sforzo chiesto a ciascuno dei gruppi di investitori sarebbe di 300 milioni. Un terzo sarebbe riservato al patron di AirOne, Carlo Toto Il "nocciolo" di azionisti potrebbe poi negoziare con una compagnia straniera. di GIOVANNI PONS (La Repubblica 24-4-2008)


MILANO - Ora che il prestito ponte da 300 milioni è assicurato e Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire qualcosa di più della famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di campagna elettorale. Lo schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno Ermolli, il consulente incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori per un eventuale intervento in Alitalia, in realtà è molto semplice. Le risorse complessive da mettere in campo sono stimate tra 700 milioni e un miliardo di euro da suddividersi in tre diverse categorie di investitori. Un terzo dovrebbe spettare a Carlo Toto, il patron di AirOne che potrebbe conferire la sua compagnia aerea, dotata di preziose opzioni su nuovi aerei, in cambio di una partecipazione azionaria importante ma non maggioritaria; un altro terzo delle risorse verrebbe versato dalle banche e l'ultimo terzo da una cordata di imprenditori privati. Una volta costituito questo "nocciolone" di investitori tutti battenti bandiera italiana si avrebbe la base sufficiente per negoziare una partnership con una importante compagnia straniera, da posizioni di forza e senza essere costretti ad accettare proposte irricevibili come quella sollecitata ad Air France-Klm.

Se questo è lo schema cui stanno lavorando gli uomini vicino a Berlusconi è abbastanza intuibile come lo sforzo finanziario richiesto agli imprenditori sia tutto sommato limitato. Circa 300-350 milioni di euro da suddividersi tra coloro che aderiranno alla chiamata del governo. Tra questi ci sarà sicuramente Salvatore Ligresti, uscito ieri allo scoperto dopo le ultime indiscrezioni, ma è possibile che anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera possa mettere una piccola quota giustificando l'intervento con la necessaria salvaguardia di Malpensa. Ma anche finanzieri di lungo corso come Francesco Micheli potrebbero non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di mantenere Alitalia in mani italiane e magari fare anche un buon affare.
C'è però una pre-condizione da soddisfare prima di parlare di cordate e di interventi: bisogna conoscere il reale stato di salute dell'azienda. Gli ultimi numeri disponibili risalgono infatti all'autunno 2007 e nessuno, a parte Air France, ha potuto condurre una due diligence sui libri contabili. Senza la dovuta trasparenza, dicono fonti vicine alla trattativa, nessuno sarebbe disposto a metterci un euro. Dunque la diplomazia che sta lavorando intorno al salvataggio di Alitalia, in particolare il sottosegretario uscente Enrico Letta e il vicepremier entrante, suo zio Gianni Letta, potrebbero accordarsi entro breve affinché il cda di Alitalia permetta di visionare l'azienda dall'interno.

Tutto ciò per evitare che si scivoli verso il commissariamento: una soluzione che non dispiacerebbe ai potenziali investitori ma che Berlusconi vorrebbe evitare a tutti i costi in quanto politicamente poco edificante. Il futuro premier ieri ha parlato di sacrifici da fare sul fronte del personale della compagnia di bandiera, ma allo stesso tempo ha assicurato che il governo non lascerà nessuno per strada.

Se nelle prossime settimane Berlusconi riuscisse a fornire indicazioni precise anche su questo fronte la cordata italiana compierebbe un significativo passo in avanti. E per tornare ai potenziali investitori, mentre sembra molto improbabile una discesa in campo dell'Eni se non altro perché il futuro titolare del ministero dell'Economia, azionista della società petrolifera, sembra contrario a una diversificazione nel settore dei trasporti, sul fronte del coinvolgimento delle banche non si può escludere niente. Intesa Sanpaolo da molti mesi a questa parte ha manifestato la sua disponibilità ma alla banca guidata da Corrado Passera potrebbero aggiungersene altre, come per esempio Mediobanca ripetendo a grandi linee quell'impostazione che le vede presenti entrambe in Telecom Italia. Dunque, al di là delle parole, qualcosa si sta muovendo nella costituzione della cordata italiana per Alitalia, anche se non si è ancora entrati nella fase operativa. L'importante, dicono fonti vicine ai potenziali investitori, è che anche a sinistra si stiano rendendo conto che ha senso mantenere la compagnia di bandiera entro i confini nazionali. E soprattutto che così facendo si evita il ridimensionamento di Malpensa proprio quando sarebbe necessario un suo potenziamento in vista dell'Expo del 2015.
(24 aprile 2008)


 

Malattia di bandiera Luigi La Spina  (La Stampa 24-4-2008)

 

A questo punto, l’unica speranza è che finisca presto anche la campagna elettorale per il sindaco di Roma e si possa, sul caso Alitalia, fare i conti con la realtà. Dopo settimane di accuse, promesse, in un cinico scarico di responsabilità tra governi, partiti, sindacati, manager, l’unica cosa chiara è stata anche la più prevedibile: ancora una volta i soldi dei contribuenti italiani sono stati usati per finanziare un’azienda decotta, serbatoio, da decenni, di clientele politiche e sindacali. Questa volta, però, si è unito un dettaglio che aggiunge al danno persino il gusto della beffa: i trecento milioni del «prestito», si fa per dire, concesso all’azienda sono stati prelevati da un fondo ministeriale che si intitola «per l’innovazione e la ricerca».

Non c’è bisogno di grande sapienza interpretativa per capire che cosa è successo. Berlusconi ha chiesto al governo uscente di raddoppiare il denaro stanziato per avere il tempo di convincere un gruppo di industriali a partecipare alla cordata patriottica per salvare Alitalia.

Veltroni e Rutelli hanno voluto evitare che si arrivasse al fallimento di un’azienda importante per l’economia della capitale, proprio quando si decide il nome del suo primo cittadino. Prodi, così, ha potuto imputare al suo successore a Palazzo Chigi la responsabilità di questo allargamento dei cordoni della borsa statale, accusandolo di aver subito tradito la promessa elettorale di «non mettere le mani nelle tasche degli italiani».

In attesa del parere europeo sull’ammissibilità di questo finanziamento all’Alitalia, gabellato, con la solita italica furberia, come necessario «per l’ordine pubblico», ieri, si è cominciata a palesare qualche disponibilità di imprenditori nostrani alla partecipazione del salvataggio. Salvatore Ligresti è sembrato il più impegnato nell’impresa, ma anche altri, da Tronchetti Provera a Polegato, hanno espresso la speranza che ci siano le condizioni per associarsi. Vedremo se, e a quali condizioni, la cordata italiana riuscirà a formarsi. Augurandoci, naturalmente, che l’eventualità si realizzi, è opportuno, però, ribadire che non basta la volontà di alcuni imprenditori di rispondere all’appello di Berlusconi e neanche che le banche siano pronte a finanziare l’operazione. L’unico requisito essenziale a qualsiasi ipotesi di intervento è quello di trovare una grande compagnia internazionale disposta a un accordo industriale con Alitalia.

Il vero problema della nostra compagnia di bandiera non è quello del pletorico e, in alcuni casi, inefficiente numero di addetti. Se fosse così, basterebbero dolorosi ma inevitabili tagli al personale per risolverlo. Neanche l’arroganza delle corporazioni sindacali che, di fatto, hanno cogestito l’azienda negli ultimi anni costituisce più un vincolo preoccupante: l’essere stati corresponsabili del fallimento ha tolto a tal punto la loro credibilità nei confronti degli stessi dipendenti Alitalia da alimentare i chiari segnali di rivolta e di delegittimazione che si sono manifestati clamorosamente in questi giorni. L’insuperabile ostacolo contro il quale si sono frantumati i volenterosi tentativi di salvataggio degli ultimi responsabili dell’azienda è rappresentato, invece, dalla condizione della flotta, assolutamente non più competitiva sul mercato.

L’obsolescenza degli aerei Alitalia, infatti, è tale da rendere il confronto dei consumi con i mezzi più moderni, in un periodo di costi del carburante drammaticamente crescenti, del tutto assurdo: si arriva, per alcune tratte, persino a dover triplicare la necessità di combustibile rispetto alla concorrenza. Le condizioni finanziarie dell’azienda non hanno consentito di programmare investimenti per l’ammodernamento della flotta e, ora, è troppo tardi per farlo. Nel mondo, esistono ormai due sole fabbriche che costruiscono aerei, la Boeing e l’Airbus. Tutte e due le società, per 6-7 anni, hanno totalmente esaurita la loro capacità produttiva per l’affollamento delle commesse ricevute. È, dunque, assolutamente necessaria un’intesa con una grande compagnia internazionale che fornisca, attraverso affitto, cessione o prestito, aerei più moderni all’Alitalia.

Il superamento di questa disastrosa condizione industriale è il vincolo fondamentale se si vuole raggiungere l’obiettivo non di prolungare, a spese di tutti gli italiani, un’agonia che è già costata così tanto. Ma di permettere alla nuova Alitalia, con qualsiasi cordata, con qualsiasi finanziamento, di restare, anzi, di diventare competitiva sul mercato internazionale. Altrimenti, è inutile evocare patriottismi retorici, perché le strade resterebbero solo due: il fallimento o la riduzione, nel caso più favorevole ma anche meno probabile, della nostra compagnia di bandiera a un vettore regionale. Peraltro, con scarse prospettive di sopravvivenza per aziende del genere, in un futuro che si preannuncia, soprattutto per loro, molto difficile.

Prima o poi, quando il polverone politico-elettoral-sindacale si abbasserà, si dovranno fare i conti con il mondo reale e non con quello virtuale nel quale siamo stati immersi in queste settimane. Ecco perché una vicenda drammatica come il caso Alitalia si potrebbe anche concludere con un epilogo-farsa: ricominciando dal punto di partenza, dalla Air France.

 


Report "Alitalia 2"

 

Rutelli: Tesoro... Alemanno: io? Mai ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo numerose discussioni anche aspre sui vari temi, dall'Alitalia, al futuro della città, i due candidati hanno cominciato a parlare di sicurezza, Al culmine della, il candidato del centrosinistra a Roma Francesco Rutelli si è rivolto a Gianni Alemanno contestando una sua affermazione e dicendo: "E no tesoro, ora parlo io!

Alfonso Iozzo è banchiere e vuole restare banchiere. Quando nel novembre del 2006 lasciò I ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Con il caso Alitalia la Cdp intravede la possibilità di rilanciare la trasformazione in banca puntando sul nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Di più: una partecipazione alla cordata Alitalia farebbe della Cassa il fondo sovrano dell'Italia, un grande investitore istituzionale.

Alitalia, c'è LigrestiBerlusconi: molti tagli ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Hillary<Ventocambiato> ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Il costruttore Salvatore Ligresti dice: "Spero ci sarà un modo di essere coinvolti". Tutto è però in alto mare anche se il "prestito" deliberato dal governo lascia un po' di respiro in più. Protagonista ancora Silvio Berlusconi, che apre uno scontro accusando i sindacati di aver provocato la "fuga" di Air France,

"alitalia, tagli dolorosi" - i servizi da pagina 2 a pagina 7 ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il leader del Pdl un'ora a colloquio con Napolitano. Salta l'incontro con Formigoni. Attacco alla Lega : "Moderi il linguaggio" "Alitalia, tagli dolorosi" Berlusconi accusa i sindacati per Air France. Ligresti: sì alla cordata I SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 7.

La rabbia dei ricercatori "soldi sottratti ai nostri fondi" - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è salva, anche se per poco. E a pagare il conto sono ancora una volta gli italiani. Quei trecento milioni che daranno ossigeno alla compagnia escono infatti da un fondo pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del 1982). Certo è un fondo rotativo, i soldi entrano e escono, tanto che Alitalia dovrà restituirli entro il 31 dicembre con tanto di interessi.

Ligresti e tronchetti provera pronti all'operazione alitalia - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: utilizzo di Alitalia per i loro spostamenti". Il direttore dell'attività passeggeri e cargo di Alitalia, ha concluso ricordando che "in questo momento l'attività sta andando forse meglio del previsto e il prestito darà respiro all'azienda". Anche alcuni dati dell'Associazione europea delle aerolinee, a sorpresa, trasmettono ottimismo:

Airone, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana - giovanni pons ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: assicurato e Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire qualcosa di più della famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di campagna elettorale. Lo schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno Ermolli, il consulente incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori per un eventuale intervento in Alitalia, in realtà è molto semplice.

Prestito, italia in pressing su bruxelles - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ponte da 300 milioni in favore di Alitalia è in linea con le regole comunitarie. Tanto da non dover nemmeno essere notificato a Bruxelles per un via libera ufficiale. E' questa la linea tenuta ieri dagli emissari del nostro esecutivo nel primo incontro "informale" sul dossier Alitalia con il gabinetto del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot.

L' amaca ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di notte, insomma. In attesa della rivoluzione del Nord che salvi Malpensa, resusciti Alitalia, abolisca le tasse, spezzi le reni alla Cina e ridia la vista ai ciechi, perché non mandare un assessore al traffico a fare un week-end a Nizza?.

Rutelli: "ecco le 13 opere che scioglieranno il traffico" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La proposta del Pdl di una public company per Alitalia è stata un fallimento" GIOVANNA VITALE Avrebbe voluto occuparsi solo "del futuro della città", Francesco Rutelli, avanzare "proposte concrete da realizzare nei prossimi cinque anni" anziché perdere tempo a smascherare "le defaillance, che dalle nostre parti si chiamano bufale, del mio avversario".

Nella cittadella alitalia col terrore di perdere il lavoro - carlo alberto bucci carlo picozza ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia sarebbe partita se Air France avesse dato forfait: spero e voglio credere che ora si faccia avanti". "Il prestito ponte", per due quadri che lavorano in Alitalia dal '90, uno al Marketing, l'altro alla Programmazione, "è una mazzata: perpetua il "tirare a campare" della compagnia quando ci sarebbe bisogno di un piano industriale:

Dai meccanici al catering nell'indotto migliaia di posti a rischio - alessandra paolini ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: indotto diretto si aggiunge "l'indotto indiretto" di Alitalia Service. "La "sorellastra" di Alitalia, società partecipata che per il 49% fa capo alla Fintecna (controllata dal ministero delle Finanze) - dice un dirigente dell'Alitalia -ha chiuso in pareggio quest'anno, ma non verrebbe certo risparmiata dall'onda d'urto della bomba Alitalia.

Ligresti: <Prontoa salvare Alitalia> ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prontoa salvare Alitalia" la cordata dei cieli Berlusconi attacca i sindacati: "Necessario ridurre il personale" ' 24/04/2008 la discesain campoPenso che sia giusto e doveroso dare una mano. Le cose si fanno in silenzio ma si fanno salvatore ligrestipresidente di Fondiaria-Sai 24/04/2008 ' 24/04/2008 i sindacatiavvertonoSappiamo che ci saranno sacrifici,

Alitlaicordata ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: prende corpo la cordata italiana. Mentre Silvio Berlusconi bacchetta i sindacati accusandoli della fuga di Air France e annuncia "una dolorosa riduzione del personale" per la compagnia di bandiera, esce allo scoperto per la prima volta uno dei possibili componenti della cordata: si tratta di un pezzo da novanta come Salvatore Ligresti,

Marcegaglia: <Riformare i contratti di lavoro> ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non entro nel merito della vicenda Alitalia - premette - ma il peso del sindacato in questa sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di senso. Il prestito concesso può essere considerato sensato - aggiunge - a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che possa rimettere in piedi la compagnia".

Degenerazione della retina nuova scoperta del tigem - giuseppe del bello ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: accusa lanciato da Ballabio: "Il taglio di 300 milioni da parte del governo dimissionario per consentire il prestito-ponte ad Alitalia è l'ennesimo taglio al futuro del nostro Paese e alla competitività scientifica. Mi auguro che il nuovo governo presti attenzione a un settore così importante allo sviluppo dell'Italia".

Expo, tutti i poteri alla moratti - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Abbiamo concordato sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini di Alitalia - ha spiegato Letizia Moratti - . Sea e Malpensa non sono un problema, lo sono diventati per la politica del governo Prodi". Mentre sul ricorso fatto da Sea contro Alitalia ha aggiunto: "Vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso.

Tossani: "non sono fascista anche i negri sono razza pura" ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando vedo vendere un patrimonio come l'Alitalia, quando capisco che per i francesi siamo ormai dei chicchirichì, non resisto e dico la mia. Non posso?". E cosa c'entra con l'infortunistica? "C'entra con tutto, dovremmo parlare a voce alta tutti, non solo un novantenne come me. Io non smetterò: sono un patriota e non un chicchirichì".

Marcegaglia: subito la riforma dei contratti - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se non per la vicenda Alitalia ("il peso del sindacato in questa sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di senso"), ma ha lanciato una sfida a tutto campo alle tre grandi confederazioni. Anche con la spinta - ha detto - che proviene dal quadro politico emerso dalle elezioni e che proietta una fase di possibile governabilità,

La cordata di don Salvatore ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Chi è il primo imprenditore a spendersi per la cordata italiana di Berlusconi per la privatizzazione di Alitalia? Salvatore Ligresti. Si poteva immaginare, e illudersi, che l'appello di Berlusconi stimolasse la mobilitazione immediata di Montezemolo, Della Valle, Benetton, Marchionne, Tronchetti Provera o almeno di Abete. E invece niente: si parte da Ligresti.

Alitalia, Berlusconi ora dice: licenziamenti Finite le promesse elettorali, il futuro premier annuncia: inevitabili tagli dolorosi Poi tenta di dare la colpa ai sindacati. Cordata ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e quindi del concreto rischio che Alitalia fallisca sono soprattutto lo stesso Berlusconi e la Lega e del suo "populismo" . Intanto, dopo che il governo Prodi ha stanziato 300 milioni per dare un po' di tempo a Alitalia, Berlusconi promette che la cordata italiana sta nascendo e fra i pretendenti si fa avanti Salvatore Ligresti che guarda con interesse ai prossimi cantieri dell'

L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha alleanze internazionali ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha alleanze internazionali.

Visco: il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti di Bianca Di Giovanni/ Roma "Cominciamo dall'inizio, altrimenti non si capisce nulla". Il viceministro uscente Vincenzo Visco vuole raccontarla tutta questa "storiaccia" Alitalia. Che altro non è che "l'apologo dell'Italia di oggi, del suo declino - spiega nel suo ufficio di Piazza Mastai che sta per lasciare -

Sempre la stessa linea vuole spingerci indietro ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nel segno di una nuova tempesta di colpi contro la contrattazione nazionale), sicurezza, Alitalia, le armi imbracciate dalla Marcegaglia. Che ha ovviamente incontrato il plauso di Maurizio Sacconi, senatore del Pdl, ex sottosegretario, in futuro ancora non si sa che. A Sacconi sono piaciuti i riferimenti agli straordinari e ai premi aziendali.

Silvio al Colle, ma la lista dei ministri non è pronta Fa fare un sondaggio sui nomi ipotetici. E pensa anche a Montezemolo, Catricalà, Castellaneta ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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Abstract: Alitalia e le nuove infrastrutture, ma per Antonio Tajani non c'è più certezza. Potrebbe far parte solo di una rosa di nomi nella quale ci sarebbe il senatore Giovanni Mauro e anche Giorgio La Malfa. I tempi futuri sono quelli fissati. Insediate le Camere toccherà a Berlusconi, lavorando presto e bene e nel rispetto delle istituzioni,

In Europa Barroso s'inchina al gioco sporco del Cavaliere ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ponte sullo Stretto e Alitalia, sono rilevanti fino a un certo punto per le ricadute in Italia. Il tema della compagnia di bandiera da salvare è legato, tra l'altro, ad altri portafogli e non a quello che spetterebbe a Tajani (o a chi per lui). È probabile, però, che Berlusconi, in procinto di stracciare le regole europee sull'immigrazione,

Più potere a Letizia Moratti, un altro schiaffo a Formigoni Berlusconi le ha assicurato il doppio incarico per l'Expo. Alla Lega: basta frasi rozze. Borghezio: meglio che fighetti ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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Abstract: Berlusconi di grane ne ha già molte, da Alitalia alla sicurezza, per la quale vorrebbe trattare un'impossibile "moratoria su Schengen" o prendere le impronte digitali agli immigrati. Nel frattempo si mostra fattivo e ricompensa chi considera più fidato: il pegno da pagare alla Lega è dovuto ma va limitato.

Silvio, non scaricare le responsabilità Le confederazioni non accettano processi sommari ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non c'è da perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia e dare una prospettiva perché il prestito ponte aiuta ma non risolve i problemi". Di cose Berlusconi ne ha dette, in campagna elettorale è stato tutto un tratteggiare fantomatiche cordate italiane, salvifiche soprattutto per Malpensa.

Il pilota Don Salvatore pensa all'Expo ed è subito aria da Prima Repubblica ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, non bisognerebbe guardare troppo per il sottile. Chi ci mette i soldi è benvenuto. E poi Berlusconi deve avere un certo feeling con Don Salvatore, la cui leggenda di costruttore iniziò con la ristrutturazione di un sopralzo nella popolare Porta Genova, a Milano, e oggi arriva fino ai grattacieli "storti" di Libeskind che non piacciono allo statista di Arcore.

Berlusconi annuncia: Tagli dolorosi Inevitabili , si scusa il promesso salvatore. Air France? Tutta colpa dei sindacati ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
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Abstract: Tutta colpa dei sindacati" di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Per Alitalia si prospetta una "dolorosa riduzione del personale". In una parola: licenziamenti. Che per Silvio Berlusconi sono "inevitabili". Dopo l'abbandono di Air France il destino degli oltre 18mila dipendenti di Alitalia è sempre più incerto.

Anche Berlusconi annuncia i tagli ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi annuncia che nella nuova gestione di Alitalia saranno inevitabili i tagli. Intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana. ROMA Air France ha battuto in ritirata, il prestito ponte da trecento milioni c'è, la cordata italiana inizia a materializzarsi, ma per Alitalia e i suoi dipendenti all'orizzonte si profila lo stesso un periodo di tagli.

Cordata italiana, Ligresti esce allo scoperto ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: azionariato diffuso che coinvolga i dipendenti di Alitalia. E secondo sondaggi, cari a Berlusconi, sembra che oltre il 75% degli italiani vorrebbe l'italianità di Alitalia. "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori e per il turismo", ha detto il presidente onorario di Fondiaria-

ROMA Comincia a materializzarsi la cordata italiana per Alitalia. A scoprire le carte ieri è s ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
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Abstract:

Buchi record nei bilancio ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
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Abstract: Delta/Northwest Buchi record nei bilancio L'Alitalia non scoppia di salute, ma anche sul fronte delle compagnie aeree statunitensi le cose non vanno molto bene. Ieri sono stati comunicati i dati di bilancio della Delta e della Northwest: la prima in soli tre mesi ha riportato perdite per 6,39 miliardi di dollari;

La cura Berlusconi per Alitalia: tagli al personale, più Ligresti ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sul volo a vista di Alitalia c'è stato ieri anche l'esordio di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. L'Alitalia, ha detto, vent'anni fa "era un'azienda simbolo del nostro Paese. È stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono stati magna pars"

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un allegato gratuito di 16 pagine con il manifesto di oggi Alitalia Berlusconi: tagli dolorosi E si fa avanti Ligresti A PAGINA 4 PDL Il cavaliere sale sul colle E' gelo con Formigoni A PAGINA 6 Intervista Ferrero: "Salvato il Prc, ora tentiamo l'unità" A PAGINA 7.

Alitalia, spunta la cordata italiana ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dubbi Ue sul prestito. Avanza l'ipotesi di un partner straniero affiancato da soci finanziari e industriali Alitalia, spunta la cordata italiana Il leader Pdl: verso tagli dolorosi. Polemica con i sindacati.

La ricca Aeroflot e il cattivo affare italiano ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma di Alitalia vuole solo gli "slot". Il Cremlino però spinge, per altri motivi... Astrit Dakli Aeroflot salverà Alitalia? Una cosa è certa: non vuole farlo. Se mai qualcosa del genere dovesse accadere, sarebbe una pura e semplice decisione di politica estera del Cremlino, mirante sempre più a mettere i piedi nel piatto dei mercati occidentali (

Bruxelles - L'Italia ha illustrato , ma non notificato alla Commissione europea l ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: del prestito da 300 milioni di euro per Alitalia approvato dal Consiglio dei ministri. Difendendo la posizione secondo cui non sono aiuti di Stato, bensì un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Funzionari della rappresentanza italiana presso l'Unione europea hanno incontrato nel pomeriggio di ieri i tecnici degli uffici del commissario per i Trasporti,

NEW YORK - Come è vista dall'America la crisi dell'Alitalia e quali sono le a ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
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Abstract: e la conseguenza immediata della sparizione dell'Alitalia sarebbe l'aumento delle tariffe per i passeggeri sulle tratte atlantiche. Ma io non credo che ci si arriverà perché le fondamenta della società, il "business module" sono sani. L'Alitalia si trova a combattere con problemi comuni a tutti i suoi concorrenti, tra cui il costo dei carburanti è il più pesante,

ROMA - La cordata italiana per Alitalia si avvicina al check in anche se il prestito-ponte da 300 mi ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: alla prima fase della privatizzazione di Alitalia ha opposto un eloquente "no comment" alla domanda su un rinnovato interese per la Magliana. Chiuso il capitolo Air France, per il futuro della compagnia di bandiera si deve preparare un'alternativa per il salvataggio-rilancio. Ma l'ossigeno dei 300 milioni di liquidità concesso dal governo uscente con l'assenso di quello entrante,

Martedì il presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha conce ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha concesso un prestito di 300 milioni all'Alitalia.

Alitalia, Ligresti scopre le carte per la cordata ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Berlusconi: legge speciale per l'Expo Poteri alla Moratti ma mancano i fondi ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ultimo capitolo: Malpensa, Alitalia e Sea. "In questo momento - conclude la Moratti il ricorso di Sea c'è e si mantiene, ma vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso, perché se verranno meno verrà meno anche il ricorso ". Maurizio Giannattasio \\ Malpensa?

Malpensa ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pag: 3 categoria: BREVI Malpensa Il sindaco è tornata alla carica sulla difesa di Malpensa. "I destini dello scalo vanno separati da quelli di Alitalia" Sicurezza Già scesa in piazza sulla questione sicurezza, la Moratti ha strappato una promessa a Berlusconi: "Il governo se ne occuperà al primo Consiglio dei ministri".

Alitalia, in campo Ligresti ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il Cavaliere da Napolitano Alitalia, in campo Ligresti Berlusconi ai sindacati: dolorosi tagli di personale MILANO - La cordata di imprenditori per Alitalia, di cui da giorni parla Berlusconi, ha un primo nome: Salvatore Ligresti. "Una mano bisogna darla, è giusto e doveroso", ha detto il presidente onorario di Premafin.

Il rilancio della Marcegaglia <Ora contratti più moderni> ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Rispondendo alle domande dei giornalisti, Emma ha toccato anche altri argomenti come l'Alitalia sostenendo che "l'italianità non è indispensabile mentre lo è il rispetto delle regole di mercato", o i contratti territoriali per i quali si è detta contraria: "è un livello destinato a creare confusione e non si sposa con la produttività ".

Quirinale, vertice con il Cavaliere Stop all'aumento dei ministri ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dall'Alitalia ai rifiuti) che dovrà affrontare il futuro esecutivo. Nessuna nota ufficiale è stata diffusa al termine dell'incontro, segno del suo carattere informale. Qualcosa tuttavia è trapelato. Berlusconi ha indicato alcuni nomi (certi) che comporranno il suo gabinetto, (Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri,

E le Ferrovie battono cassa: senza risorse ridurremo i treni ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le Ferrovie non sono Alitalia. Proprio per questo allo Stato diciamo che se non ha i soldi per coprire certe tratte, vuol dire che le taglieremo ". Mauro Moretti, ammini-stratore delegato di Fs, ha intenzione di difendere con i denti i risultati del gruppo. Il bilancio 2007, approvato ieri, si è chiuso con una riduzione delle perdite pari all'

Rutelli in palla, Alemanno impallato ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia (e Fiumicino), il malaffare della regione Lazio durante la gestione di Storace ("assessori arrestati e candidati al parlamento per fargli avere l'immunità"), rivendicando l'allure di una città forte economicamente e nella cultura. Con gran dispiego di foto dei cantieri aperti per la costruzione della metropolitana,

Berlusconi: il rilancio richiede tagli dolorosi ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che poi spiega di volere il dialogo sul nodo Alitalia ROMA - "Mai come in questo momento l'attività operativa sta andando forse meglio del previsto". Il direttore della Divisione passeggeri di Alitalia, Giancarlo Schisano, il giorno dopo la concessione del prestito-ponte da 300 milioni alla compagnia, pecca quantomeno di ottimismo.

Cota: ma Silvio ricordi che prima c'è Malpensa ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per quanto riguarda Alitalia e i "tagli dolorosi" ai quali ha accennato Berlusconi, Cota spiega: "Il disastro l'hanno combinato loro: Alitalia e il governo Prodi. Non sono stati in grado di gestire la situazione. Avrebbero potuto applicare la legge Marzano un anno fa, cosa che gli avrebbe consentito di lavorare con più calma.

Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti "Penso che saremo coinvolti". Tronchetti: con proposte concrete, imprese disponibili Il nodo delle condizioni di mercato del prestito. I contatti di Ermolli. Forte recupero del titolo MILANO - "Penso che ci sia modo di essere coinvolti.

Colossi pubblici, slalom tra i veti ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia l'aveva trovata. Il suo nome? Pierfrancesco Pacini Battaglia, banchiere d'affari, nome noto delle cronache di Tangentopoli, definito un giorno "uno appena sotto a Dio". La sua idea era semplice: "Alle Ferrovie gli possono dare l'Alitalia", disse un giorno al telefono al suo amico Emo Danesi, come venne riportato negli atti di un'

L'apertura Il presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a sinistra) ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: apertura Il presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a sinistra) ha espresso la sua fiducia che sia possibile formare una cordata italiana per Alitalia Il disegno Da sinistra, il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, Nicola Radici del gruppo bergamasco della logistica e Bruno Ermolli, che lavora alla cordata per Alitalia.

Alitalia La crisi ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Alitalia La crisi La trattativa i progetti e il prestito Oggi pomeriggio si riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia. All'ordine del giorno, la presa d'atto della decisione del governo di finanziare la compagnia con trecento milioni di euro I rappresentanti italiani presso la Ue ieri hanno incontrato i funzionari dell'

Girano tra i banchi, salutano i commercianti, visitano il cantiere del nuovo mercato di Via ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Capitolo a parte l'Alitalia. Rutelli "Berlusconi è il principale responsabile. Siamo dovuti intervenire per evitare il fallimento con i soldi dello Stato. Ora vederemo queste fantomatiche cordate". In questo rush finale della campagna elettorali sono scesi in campo anche altri big, compreso Antonio Di Pietro.

L'intesa con Af è fallita per colpa dei sindacati ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per poi precisare che "su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Un passo avanti e uno indietro insomma non impedisce al leader del PdL di confermare che "ci sarà gente che dovrà trovarsi un altro lavoro".

Veltroni non ci sta e passa al contrattacco ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisto di Alitalia: "Dov'è la cordata italiana? - ha chiesto Rutelli - è esistita il tempo di una campagna elettorale". Quindi Veltroni, infastidito dall'attacco del Cavaliere che scende in campo per Gianni Alemanno (oggi sarà anche a piazza Navona per spingere gli italia a votare Pdl al ballottaggio), non ci sta e contrattacca: "

Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e della formazione di governo Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Berlusconi è salito al Colle. Giorgio Napolitano voleva essere aggiornato sulle intenzioni del presidente del consiglio in pectore riguardo ai problemi più stringenti.

Alitalia, la cordata c'è ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: fondo Tpg ed Emirates Alitalia, la cordata c'è Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it La cordata italiana per salvare Alitalia comincia a uscire allo scoperto. Solo mezze frasi e timide ammissioni. Ma dalle dichiarazioni dei rappresentanti della grande impresa italiana si comincia a percepire che la fiducia, attorno all'ipotesi di un pool di imprese made in Italy che rilevi la compagnia,

C'è stata fraudolenza politica ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: qualche mese di sopravvivenza ad Alitalia. Ora spetta al nuovo governo trovare una soluzione definitiva, ammesso che sia in grado di trovarla e che sia migliore di quella proposta da Air France". Lo ha detto questa sera a Viterbo il ministro uscente dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, intervenendo ad una manifestazione elettorale a sostegno del tesoriere Ds Ugo Sposetti,

Prestito-ponte, l'Europa prende tempo ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Europa prende tempo Il prestito-ponte di 300 milioni in favore di Alitalia secondo il governo italiano non è un aiuto di Stato, perchè si tratta di un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Ma Bruxelles - che ieri ha ricevuto le carte - vuole vederci chiaro, e si riserva di dare una risposta nei prossimi giorni.

La tua opinione ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: it Un prestito ponte per Alitalia. Siete d'accordo? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 18,7 No R 81,3 La domanda di oggi Berlusconi: campionato solo per grandi club. Siete d'accordo? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

ROMA La nostra sarà un'opposizione repubblicana, in nome e per conto della Repubblica it ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sulla vicenda Alitalia, Casini si mostra assai preoccupato. "Il prestito alla nostra compagnia di bandiera è soltanto un tampone", osserva. E dunque la partita per il salvataggio di Alitalia è ancora lunga e tutta da decidere e da giocare. "Mi auguro - incalza il leader dell'Udc - che si manifesti la cordata di cui parla Berlusconi o il fallimento sarà una prospettiva.

ROMA - È durato un'ora l'incontro al Quirinale. Silvio Berlusconi si è presentat ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Al Quirinale si è parlato anche di Alitalia, dossier che preoccupa il Capo dello Stato. Ma la linea del futuro premier resta quella annunciata: mettere in piedi una nuova cordata entro un paio di mesi. Il Cavaliere ha dedicato una parte della giornata al lavoro di composizione dell'esecutivo.

ROMA - Stò stretto, stò stretto. Tutti mi chiamano per ricordarmi ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia compresa. Di certezze sui ministri il leader del Pdl ne avrebbe offerte poche. Oltre ai nomi noti, il leader del centrodestra si è prodotto in un elenco, senza però indicare le competenze, la cui somma non ha fatto certo dodici. La prospettiva di una modifica della legge Bassanini, per aumentare a 13 o 14 il numero dei dicasteri è quindi possibile.

Alitalia, decolla la <grande beffa> ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: processo ai sindacati" Alitalia, decolla la "grande beffa" In mattinata all'aeroporto di Fiumicino era già diventato il caso del giorno. Un "processo ai sindacati" accusati di "non rappresentare più i lavoratori Alitalia". La lettera era affissa in giro per i terminal, nei pressi della mensa aziendale e dalle parti degli hangar.

Rutelli-Alemanno, lite tra leader E Fini <controlla> gli immigrati ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: "Il fallimento era il primo regalo al Paese". D'Alema parla anche di Fini: "Berlusconi l'ha trattato come un intrattenitore di folla". Anche Fini va in un mercato e attacca: "Rutelli salma politica". Chiede il permesso di soggiorno agli stranieri.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: la mossa di Ligresti Spuntano i primi nomi della cordata italiana. Salvatore Ligresti (Fondiaria-Sai): "Giusto dare una mano". Marco Tronchetti Provera: "Auspicabile ma se c'è chiarezza sui numeri". Berlusconi e Letta al Quirinale Incontro di un'ora al Quirinale tra il presidente Napolitano e Silvio Berlusconi,

BERLUSCONI E PUTIN ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: com ALITALIA Il maxiprestito Per l'ennesima volta io, in compagnia di tutti gli altri contribuenti italiani, sono chiamato a pagare l'inefficienza della gestione dell'Alitalia. Stavolta ci chiedono 300 milioni di euro, assicurandoci che verranno restituiti entro la fine dell'anno.

Quando il confronto diventa conforto ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come hanno già riferito le cronache: la difesa dei più deboli, la sicurezza delle periferie, l'Alitalia, il burka elettronico, il rapporto con la Lega di Umberto Bossi, l'emergenza casa. Ci sono stati anche alcuni siparietti che finiranno di sicuro su "Blob": Rutelli ha interrotto Alemanno con questa espressione suadente: "Tesoro, ora parlo io".

Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale ... Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente.

ALITALIA ma spunta la cordata italiana ( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Berlusconi attacca i sindacati Ligresti: <Sì alla cordata Alitalia> ( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Sì alla cordata Alitalia" Beatrice Macchia Il caso Alitalia continua a tenere banco. Con Silvio Berlusconi protagonista di un brutto attacco ai sindacati, che replicano duramente (poi però il futuro premier si autorettifica). E con l'imprenditore milanese, Salvatore Ligresti, che assicura: "La cordata italiana si farà,

Nel Paese si continua a morire di lavoro Esistiamo, ci siamo, facciamoci sentire Eliminare il 25 Aprile: questa ci mancava! ( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ponte per Alitalia, visto che le arroganti minacce di Berlusconi hanno fatto abbandonare la trattativa di Air France. La cordata italiana si è ampiamente rivelata un bluff, peraltro condotto con una sicumera che tradiva l'incertezza; una smargiassata elettorale che dovremo pagare tutti, anche quelli che non hanno votato (e non lo avrebbero mai fatto)

Alitalia, Alemanno fa il patriota e cerca voti per il ballottaggio Ma Silvio promette lacrime e sangue ( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in Alitalia Maintenance Systems, in Atitech, e infine in Alitalia Airport e Express. Ma non è tutto. Nel Lazio si calcola che almeno altre 5mila unità lavorative siano impegnate in lavori riconducibili alle attività aeroportuali legate ad Alitalia, tra le quali i servizi di catering e quelli della pulizia dell'aerostazione e delle attività commerciali.

Processi lampo e pene severe: sbloccato il <piano sicurezza> ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: agenda Alitalia e Malpensa con la Moratti che annuncia la possibilità di ritirare la causa miliardaria (1,25 miliardi di euro) intentata contro la compagnia di bandiera. "In questo momento il ricorso c'è e si mantiene - ricorda - Ma se verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso verrà meno anche il ricorso".

Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 24 pagina 0 Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi di Fabrizio Ravoni Il Cavaliere: "AirFrance si è ritirata per colpa dei sindacati. In un mese ci sarà una proposta impegnativa". Spunta la cordata italiana. Ligresti: "Sono pronto, ma le cose si fanno in silenzio" Roma - Dall'Alitalia a Ronaldinho, passando per Rutelli "voltagabbana"

Un nuovo rapporto col sindacato senza la paura Cgil ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: federalismo fiscale e tavolo per Alitalia), invito ai sindacati a non eludere la riforma degli assetti contrattuali. Marcegaglia ha detto, anche in questo caso in sintonia con la nuova maggioranza parlamentare, di non volere in alcun modo contrapposizioni con il sindacato. Ma vi sono nodi ineludibili su cui non si accetteranno veti.

Alitalia, ecco la cordata italiana ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 24 pagina 1 Alitalia, ecco la cordata italiana di Redazione Ligresti: "Sono pronto". Il futuro premier annuncia: "Ci saranno tagli dolorosi" Salvatore Ligresti, uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo scoperto e ha dato il suo appoggio al progetto di Berlusconi, per la costituzione di una cordata italiana per salvare Alitalia.

<Ora cambi il sindacato> ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati"

Ligresti: La cordata? Io ci sono Ma le cose si fanno in silenzio ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
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Abstract: gruppo sarà coinvolto nella cordata per Alitalia. Ai cronisti che gli hanno poi chiesto, a margine dell'assemblea di Fondiaria-Sai a Firenze, se si farà la cordata italiana per Alitalia, Ligresti ha risposto: "Le cose si fanno in silenzio, e penso che si faranno". Salvatore Ligresti è il numero uno della Premafin, la holding che controlla società non solo nel settore assicurativo,

Oltre due anni di trattative e offerte <flop> ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo un mese arriva l'offerta vincolante: 160 azioni Alitalia per una Air France-Klm, obbligazioni convertibili rilevate a 0,3145 euro e 1.600 esuberi tra i dipendenti. Il Cda di Alitalia dice sì, così come il governo. Ma è polemica su Malpensa, settore Cargo ed esuberi. I sindacati si oppongono.

L'alleanza <made in Italy> piace agli industriali ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Gli industriali italiani non sono, o perlomeno non appaiono, più scettici sulla possibilità di costituire una cordata italiana che riporti sulla retta via la compagnia di bandiera. E questo nuovo orientamento è emerso ieri à côté della giunta di Confindustria dove si sono riuniti i principali imprenditori italiani per approvare squadra e programma del nuovo presidente Emma

<I più puntuali d'Europa nei primi tre mesi 2008> ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Attività passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano. "Certamente il prestito ponte dà respiro all'azienda - spiega - e le consente di portare avanti in maniera coerente con quanto previsto nel piano del budget tutta l'attività operativa. Abbiamo i dati dell'Associazione europea delle aerolinee - aggiunge Schisano - e siamo stati,

Berlusconi vede Napolitano ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: anche solo per dargli un'idea di ciò che vuol combinare su governo, Alitalia e rapporti con l'opposizione. L'incontro è avvenuto ieri dalle 18 alle 19, fonti del Quirinale lo definiscono disteso e cordiale. Nel frattempo Napolitano s'era già sentito con Bossi e Fini, insomma il Presidente non era del tutto all'oscuro.

StM vola con i tecnologici ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sempre in difficoltà Alitalia (-3,31%), scambiata in soluzione unica durante l'asta di chiusura. Londra chiude positiva (+0,81%) come del resto Francoforte (+99%) e Parigi (+ 1,48%). Poco mossa invece Zurigo (-0,06%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Alitalia, Ligresti in campo ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il professor Fazio per la Salute Alitalia, Ligresti in campo Berlusconi al Quirinale da Napolitano. Nel governo spuntano i tecnici Un'altra giornata di colpi di scena e polemiche sul fronte Alitalia. Con Berlusconi protagonista di un duro attacco ai sindacati ("Colpa loro se Air France si è tirata indietro").

"È colpa di tutti Parlo anche del sindacato" ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: accordi sindacali di Alitalia, difficili da spiegare: ad esempio i 135 piloti assegnati ai 5 aerei del settore cargo. "Certamente, ma sono tutte cose figlie di questa logica. Però bisogna dire che sui lavoratori di Alitalia sono state dette anche delle falsità: ad esempio che costano troppo, mentre in media guadagnano un terzo in meno dei dipendenti delle altre compagnie mondiali"

Cordata Alitalia muove Ligresti "Io sono pronto" ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di Fonsai Salvatore Ligresti la cordata italiana per Alitalia comincia a prendere forma. Ma Silvio Berlusconi è convinto che la ristrutturazione debba iniziare il più in fretta possibile e che qualunque sarà la soluzione "dovrà passare per dolorosi tagli al personale". Anche se il numero due della compagnia Giancarlo Schisano dice a sorpresa che "le cose vanno meglio del previsto"

Berlusconi e alitalia ( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi e alitalia Conflitto di interessi? Stavolta è in conto terzi Silvio Berlusconi ha un nuovo spin doctor. È Bill Emmott, attivamente impegnato a mettere in bocca all'ex presidente del Milan dichiarazioni che confermino, una dopo l'altra, il ritratto che Emmott ne ha fatto sull'Economist e altrove.

L'esordio di marcegaglia ( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è stata "scarnificata" dai sindacati, ha detto. Che su un altro tema, la sicurezza sul lavoro, ha parimenti marcato le distanze: chiedendo la revisione dell'inasprimento normativo voluto dal governo Prodi. Confindustria lo aveva già detto, ma il gioco delle parti fra due presidenti uscenti non vale la richiesta di un neo-

Alitalia 2 ligresti si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette ( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia 2 ligresti si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette E ora gli industriali di casa nostra scoprono quant'è bella l'italianità Per la prima volta qualcuno con un nome e un cognome ha detto chiaro e tondo che la famosa cordata italiana per Alitalia si farà.

Alitalia 1 conversazione ( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia 1 conversazione Resca: "Interessano più i lavoratori che i clienti" "Il rapporto incestuoso tra politica e sindacati" Il prestito ponte concesso dal governo, che va ad aggiungersi ai debiti, non cambia la situazione di Alitalia. Ora, a meno di colpi di scena, si profila la scelta, dolorosa e ineluttabile,

Ennio Doris: "Questa Italia ha bisogno di una sterzata" ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un altro nodo da sciogliere è Alitalia. Come giudica l'apertura di Ligresti a partecipare alla cordata italiana? "La compagnia di bandiera deve tutelare gli interessi del Paese. Però bisogna finirla con il dirigismo statale: possibile che ci siano 135 piloti per pochi aerei?

I sindacati lasciati a "terra" anche dai dipendenti ( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La soluzione ideale per Alitalia ? secondo Raffaele Bonanni segretario generale della Cisl - sarebbe quella di una cordata di imprenditori italiani insieme a un grande vettore internazionale come Lufthansa. "Ci vuole qualcosa che tenga l'Alitalia ancorata all'interesse italiano, al turismo italiano, al prestigio italiano, al traffico commerciale,

Alitalia, spunta Ligresti ( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In ogni caso, ha ribadito il portavoce di Barrot, Alitalia "ha già ricevuto degli aiuti di Stato nel 2001 e non può più riceverne per altri 10 anni, cioè fino al 2011". Inoltre deve essere rispettato "il principio dell'investitore privato nel rapporto tra governo e Alitalia". (24-04-2008).

Una grande occasione ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati"

Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale".

Niente improvvisazioni, please ( da "Avanti!" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia - nella sua storia recente - ha attraversato due momenti cruciali; ma in ambedue i casi il sistema Italia ha perso l'occasione, non ha saputo cogliere le opportunità che si presentavano. Il primo si è verificato verso la fine del secolo scorso, quando la compagnia di bandiera fu in procinto di stringere con Klm un'

Scusate, ma ci siamo stufati ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma ci siamo stufati Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente.

Petruccioli verso la riconferma ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sicuri che non si ripeterà mai il caso Alitalia e che non ci saranno più le EPU-RAZIONI, il partito Rai, nel suo corpaccione,pensa solo (e giustamente) al 27, "tanto che, A'zienda è forse nostra?". Al massimo ci si diletta con i formulari per richiedere, in dialetto padano, il TRASFERIMENTO AL NORD come vaticinato dalla SOLDATESSA DI BOSSI NEL CIDIA',

Strasburgo contro l'impunibilità dei giudici ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ITALIA per una vicenda simile ad alitalia Strasburgo contro l'impunibilità dei giudici Si tratta di una sentenza del 2006 in una vertenza che riguardava i traghetti della "Tirrenia" compagnia che percepiva aiuti di Stato di Dimitri Buffa Persino la Corte Europea condanna l'Italia per la assenza di una normativa idonea a colpire la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano.

In cima al ranking vola Gasparri ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: prendono la parola sul caso Alitalia per attribuire colpe, misfatti e accuse in merito al fallimento dei negoziati con gli acquirenti d'Oltralpe. "Abbiamo criticato la proposta di Air France perché metteva Alitalia in ginocchio", commenta Maurizio Gasparri, primo nel ranking del parlato Tv con 5 minuti e 17 secondi d'intervista.

Alitalia, la compagnia del mattone volante ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 CORDATE E DINTORNI Alitalia, la compagnia del mattone volante Almeno un uomo d'onore si è schierato al fianco di Silvio Berlusconi. Salvatore Ligresti con coraggio ci ha messo la faccia e ha dichiarato "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla.

<Rivedere subito i contratti> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Per restare all'attualità, poi, annuncia che chiederà "al prossimo Governo la modifica dell'irrigidimento delle sanzioni" sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Quanto ad Alitalia, il neo presidente di Confindustria afferma che "il prestito ponte può essere una soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero,

La vera posta in gioco nelle urne romane ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: da Alitalia al flop della Bossi-Fini. Nell'altro campo si impegnano in prima persona Fini e Berlusconi, prodighi di dichiarazioni sul degrado della capitale dopo 15 anni di disastri causati dalla sinistra. Rutelli parte dai cinque punti di vantaggio ottenuti nel primo turno e confida di incrementarlo in virtù di alcuni apparentamenti.

La crisi dell'Alitalia: i tagli sono inevitabili ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: i tagli sono inevitabili Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata italiana, si fa avanti Ligresti E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano --> E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano Anche Berlusconi parla di "tagli dolorosi ma inevitabili" nella nuova gestione di Alitalia ma intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana

Alitalia: i dubbi Ue sul prestito ( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente.

Alitalia i dubbi Ue sul prestito ( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente.

Cordata Alitalia, sì di Ligresti e Tronchetti ( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza. Il primo a uscire allo scoperto è Salvatore Ligresti.

Cordata, sì di Ligresti e Tronchetti ( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il gotha dell industria e della finanza si mobilita per Alitalia ALESSANDRO MONTANARI Roma - La cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza.

Berlusconi annuncia tagli del personale ( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Siamo intervenuti per salvare e dare prospettive all Alitalia. Non servono polemiche che non risolvono i problemi". Il Cavaliere è costretto a precisare il proprio pensiero: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere, e magari hanno anche avuto ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere".

E Rutelli gioca la carta del terrorismo padano ( da "Padania, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rendendo conto con Alitalia. Il loro solo obiettivo è togliere qualcosa a Roma: ministeri, posti di lavoro...". Il ritiro di Air France, infatti, non si deve, per l exsindaco-exVerde-exRadicale, al rifiuto dei sindacati e della Confindustria all impresentabile piano industriale preparato da Spinetta, ma al timore dei francesi di operare in un Paese governato da Bossi il barbaro.

"Troppi vincoli sui contratti di lavoro" ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il caso Alitalia, azienda "scarnificata" anche dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono stati magna pars". Il prestito ponte? "Può essere una soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero, una soluzione di mercato che possa rimettere in piedi la compagnia"


Articoli

Rutelli: Tesoro... Alemanno: io? Mai (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Faccia a faccia Rutelli: "Tesoro..." Alemanno: io? Mai Non sono mancati i momenti divertenti durante il "Faccia a faccia" tra Rutelli e Alemanno l'altra sera a Ballarò. Dopo numerose discussioni anche aspre sui vari temi, dall'Alitalia, al futuro della città, i due candidati hanno cominciato a parlare di sicurezza, Al culmine della, il candidato del centrosinistra a Roma Francesco Rutelli si è rivolto a Gianni Alemanno contestando una sua affermazione e dicendo: "E no tesoro, ora parlo io!". Sorrisi e applausi in studio, con il candidato del Pdl che sta al gioco e risponde: "Tesoro mai, per favore, tesoro mai...".

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Alfonso Iozzo è banchiere e vuole restare banchiere. Quando nel novembre del 2006 lasciò I (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ntesa Sanpaolo per la presidenza della Cassa Depositi e Prestiti - primo banchiere a capo dell'istituto - sembrò chiaro che il progetto di fare della Cdp un istituto di credito vero e proprio era pronto per un'accelerata decisa. D'altronde Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, all'epoca il governo, sono sempre stati tifosi della trasformazione: il neo numero uno contava di concludere l'operazione in tempi record, addirittura entro fine 2007. Ancora a ottobre dell'anno scorso, il piano Iozzo aveva ricevuto un'accoglienza più che calorosa dai Comuni, tra i principali destinatari dei finanziamenti dell'istituto. "Spingerebbe gli investimenti degli enti locali", commentò il presidente dell'Anci Leonardo Domenici. Qualche settimana dopo arrivò lo stop delle Fondazioni bancarie (hanno il 30% del capitale, il 70 è del Tesoro) e delle banche private, che vedevano profilarsi un concorrente pericoloso. Tutto rinviato. Poi ha cominciato a montare la grana Alitalia. Raccontano che in questo periodo l'entusiasmo di Iozzo è tornato alle stelle. Il presidente ha avviato contatti per reclutare le professionalità necessarie al cambio di registro e non nasconde ai suoi collaboratori una buona dose di ottimismo: si può fare, questa volta ci siamo. Con il caso Alitalia la Cdp intravede la possibilità di rilanciare la trasformazione in banca puntando sul nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Di più: una partecipazione alla cordata Alitalia farebbe della Cassa il fondo sovrano dell'Italia, un grande investitore istituzionale. Gli ostacoli si stanno trasformando in assi nella manica: per partecipare alla cordata senza violare le regole europee su concorrenza e aiuti di Stato, la Cdp dovrebbe operare a condizioni di mercato. Il che è esattamente l'obiettivo che sta all'origine della trasformazione in banca. Non potrebbe acquistare una partecipazione nella compagnia aerea direttamente dal Tesoro, ma potrebbe comprare azioni a Piazza Affari. Chiaro che se le regole del mercato valgono su un versante, valgono anche su quello opposto: la Cdp per continuare a finanziare gli enti locali e pubblici dovrebbe creare una newco dedicata, ma allo stesso tempo avrebbe le mani libere di raccogliere capitali sul mercato senza doversi limitare al pur ricco risparmio postale come accade oggi. Potrebbe, per esempio, intraprendere la strada della quotazione in Borsa, andando tra l'altro incontro a una delle non poche richieste avanzate dalle Fondazioni bancarie per dare il via libera al cambio di pelle. Nel frattempo la Cdp potrebbe continuare a investire in infrastrutture, come fa da tempo. Oggi ha partecipazioni in Terna (la società che gestisce la rete elettrica), Eni, Enel, Poste e Stm. E ha lanciato il Fondo F2i, che s'è messo in caccia per tentare l'acquisto della rete telefonica di Telecom. Domani si aprono occasioni con le infrastrutture in programma, a cominciare dalla possibilità che riparta il progetto di Ponte sullo Stretto. Difficile far convincere tanti asset con l'attività creditizia: ad oggi ammontano a circa 18 miliardi, la vigilanza bancaria chiederebbe una patrimonializzazione enorme per garantirle. Ma il portafoglio si può sempre riequilibrare. D'altra parte, il banchiere Iozzo - dopo aver ottenuto il via libera del Cda - nei prossimi giorni chiederà all'assemblea dei soci della Cassa di poter fare ricorso a tutte le possibilità di finanziamento: dall'acquisto di crediti d'impresa all'offerta di derivati di copertura. Se otterrà via libera, è pronto a chiedere le autorizzazioni a Banca d'Italia. In assemblea le Fondazioni, che fanno resistenza, sono al 30%. Il resto è nelle mani dello stesso ministro dell'Economia che dovrà pelare la gatta Alitalia.

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Alitalia, c'è LigrestiBerlusconi: molti tagli (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Rispunta la cordata italiana Il Cavaliere sul Colle: "Presto il governo". Il nodo Formigoni in primo piano2 cronache5 dal mondo8 l'inchiesta9 attualità10 liguria11 economia13 marittimo15 cultura e spettacoli19 lettere e rubriche22 commenti23 genova25 lettere e città31 album32 agenda33 cinema & teatri35 televisione37 la scuola38 sport39 genova sport43 affari45 meteo - lotto47 24/04/2008.

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Hillary<Ventocambiato> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Hillary"Ventocambiato" Netta vittoria (55-45) su Obama in Pennsylvania. La gara dei democratici è destinata a durare ancora fino alla convention 24/04/2008 Roma. Almeno un nome spunta fuori per la cordata italiana di salvataggio dell'Alitalia. Il costruttore Salvatore Ligresti dice: "Spero ci sarà un modo di essere coinvolti". Tutto è però in alto mare anche se il "prestito" deliberato dal governo lascia un po' di respiro in più. Protagonista ancora Silvio Berlusconi, che apre uno scontro accusando i sindacati di aver provocato la "fuga" di Air France, poi compie la consueta marcia indietro: "Hanno fatto il loro mestiere". Il futuro premier ha però aggiunto che la ristrutturazione di Alitalia "passerà attraverso una fase di dolorose riduzioni del personale". Il caso Formigoni crea ancora problemi per la formazione del governo, anche se ieri c'è stato un primo informale scambio di opinioni al Quirinale con Giorgio Napolitano. bocconetti e lombardi >> 2 e 3 24/04/2008 luigi leone Genova. "Sulla presidenza dell'Autorità portuale ho sbagliato". Marta Vincenzi lo ammette candidamente. Ed è la prima volta che il sindaco di Genova lo fa. Ma le sue parole non sono il prologo a un atto di contrizione. Semmai, è il suo modo di tirar fuori le unghie e graffiare. Anche il direttore del Secolo XIX, Lanfranco Vaccari, il cui editoriale sul capoluogo ligure "decaduto"è"un'analisi impietosa, condivisibile nel fotografare lo scenario, ma con il limite di essere tombale. Invece la città ha energie e capacità per tornare a crescere". segue >> 4 24/04/2008.

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"alitalia, tagli dolorosi" - i servizi da pagina 2 a pagina 7 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il leader del Pdl un'ora a colloquio con Napolitano. Salta l'incontro con Formigoni. Attacco alla Lega : "Moderi il linguaggio" "Alitalia, tagli dolorosi" Berlusconi accusa i sindacati per Air France. Ligresti: sì alla cordata I SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 7.

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La rabbia dei ricercatori "soldi sottratti ai nostri fondi" - barbara ardu (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Polemica sulla copertura del prestito. Il ministero: previsto il rientro La rabbia dei ricercatori "Soldi sottratti ai nostri fondi" I vertici di Telethon "amareggiati". Boeri: niente vincoli di bilancio BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Alitalia è salva, anche se per poco. E a pagare il conto sono ancora una volta gli italiani. Quei trecento milioni che daranno ossigeno alla compagnia escono infatti da un fondo pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del 1982). Certo è un fondo rotativo, i soldi entrano e escono, tanto che Alitalia dovrà restituirli entro il 31 dicembre con tanto di interessi. In più la loro destinazione non era ancora decisa, erano soldi solo impegnati, ma nessuno li sta aspettando. E il "tesoretto" però non s'è prosciugato, nel fondo ne rimangono circa 800. "Sarà, ma comunque quei soldi sono stati sottratti alla ricerca", ha dichiarato Andrea Ballabio, direttore dell'Istituto Telethon di genetica di Napoli, presentando una scoperta che potrebbe rivoluzionare la cura di malattie come la fibrosi cistica e la distrofia. "Per l'ennesima volta si taglia su ricerca e innovazione, dunque sul futuro dell'Italia. è inutile poi parlare di competitività". E preoccupati sono tutti i presidenti dei principali enti di ricerca italiani che si occupano di spazio, riuniti a Roma per festeggiare il primo compleanno del satellite italiano Agile. "La nostra ricerca soffre - ha detto Roberto Petronzio, presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare - i fondi sono calati notevolmente negli ultimi anni, nell'ordine del 10-20 per cento, proprio mentre gli altri Paesi fanno l'opposto e non solo quelli emergenti, ma anche quelli europei". Numeri e fatti che contrastano con le dichiarazioni d'intenti fatte dai politici e di ogni parte. Eppure è lì che si è andati a tagliare per dare alla compagnia una boccata di ossigeno, dopo che Air France-Klm ha deciso di uscire dalla partita. Un errore per Tito Boeri, economista de Lavoce. info. "è come aver dichiarato che Alitalia è un'impresa che non ha vincoli di bilancio. Ora il rischio è che passi questo principio". Certo l'alternativa era il commissariamento, una parola che il professore della Bocconi pronuncia malvolentieri. "Ma il governo avrebbe fatto meglio a chiedere al Cavaliere di fare i nomi degli imprenditori disposti a formare una cordata". Tesi condivisa anche da Bruno Tabacci, deputato dell'Udc. "Berlusconi - ha dichiarato a Radio Radicale - è prigioniero della sua affermazione strumentale, ma adesso deve dar corso a quel che ha detto". Attacca anche Vincenzo Vita, senatore del Pd. "Questo scherzetto organizzato dalla destra costerà ai contribuenti 300 milioni di euro". Con buona pace di quei giovani ricercatori che a 800 euro al mese o poco più, tirano le fila della ricerca italiana.

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Ligresti e tronchetti provera pronti all'operazione alitalia - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Ligresti e Tronchetti Provera pronti all'operazione Alitalia Berlusconi accusa i sindacati, poi si corregge Il piano Il Cavaliere: la nuova gestione passerà attraverso dolorosi tagli del personale LUCIO CILLIS ROMA - Berlusconi rilancia la cordata italiana. "Serviranno cinque settimane" prima di vederla all'opera. Giusto il tempo di organizzare la squadra, dare uno sguardo allo stato di salute finanziario di Alitalia e mettere sul piatto un'offerta. E i nomi in cima alla lista sono quelli di Salvatore Ligresti e Marco Tronchetti Provera. Il premier in pectore Silvio Berlusconi, ieri ha escluso la via del commissariamento ma ha parlato di un inevitabile taglio ai posti di lavoro per la compagnia di bandiera in crisi: "Ci sarà una dolorosa riduzione del numero degli addetti di Alitalia - ha detto - ma ci sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà cercarne un altro". Berlusconi trova "giusta la preoccupazione di chi pensa che occorra salvaguardare i lavoratori" anche se "non c'è nessuno che possa garantire l'attuale numero di dipendenti". Il Cavaliere si è poi lanciato contro i sindacati, accusati in un primo momento di aver "fatto scappare con i loro "no" Air France-Klm". Nel corso della giornata Berlusconi, ha incassato durissime repliche - per il leader della Cgil Guglielmo Epifani "la questione Alitalia va affrontata seriamente, il nuovo governo non può scaricare le responsabilità" - prima di compiere una parziale retromarcia: "Se i francesi sono andati via - ha precisato - la colpa non è dei sindacati ma neanche mia". Sul fronte dei possibili pretendenti del vettore, arrivano i primi segnali dalla cordata tricolore: il presidente onorario di Fonsai, Salvatore Ligresti, ieri ha ammesso la possibilità di un interessamento al dossier Alitalia: "Penso che ci sia modo di essere coinvolti, una mano bisogna darla - ha spiegato - credo che questo sia giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori, per il turismo". Possibilista anche il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera: "Qualunque tipo di cordata deve essere messa di fronte a una proposta trasparente, dove esista chiarezza di numeri e di prospettive". E il presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha sollecitato "una soluzione di mercato", per Alitalia, una strada "che ne garantisca il rilancio, anche a scapito dell'italianità". Infine, dalla compagnia di bandiera arriva una schiarita sui dubbi sollevati da molti viaggiatori che, vista la crisi, hanno iniziato a cambiare vettore, causando un crollo pesante delle prenotazioni: "Non ci sono problemi operativi, né ce ne saranno quest'estate per i nostri passeggeri", tranquillizza Giancarlo Schisano, numero due operativo della Magliana, che ha aggiunto: "Vogliamo rassicurare sia i nostri potenziali clienti sia quelli che hanno già prenotato e li invitiamo a continuare a incentivare l'utilizzo di Alitalia per i loro spostamenti". Il direttore dell'attività passeggeri e cargo di Alitalia, ha concluso ricordando che "in questo momento l'attività sta andando forse meglio del previsto e il prestito darà respiro all'azienda". Anche alcuni dati dell'Associazione europea delle aerolinee, a sorpresa, trasmettono ottimismo: nel primo trimestre del 2008 Alitalia si è piazzata al vertice tra le compagnie di bandiera più puntuali in Europa.

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Airone, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana - giovanni pons (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il piano Ermolli: tra un mese l'ingresso paritario dei nuovi soggetti, poi un partner estero AirOne, banche e industriali un miliardo dalla cordata italiana Il "nocciolo" di azionisti potrebbe poi negoziare con una compagnia straniera Lo sforzo chiesto a ciascuno dei gruppi di investitori sarebbe di 300 milioni GIOVANNI PONS MILANO - Ora che il prestito ponte da 300 milioni è assicurato e Berlusconi ha vinto le elezioni si comincia a capire qualcosa di più della famosa cordata italiana per Alitalia che ha infiammato gli ultimi giorni di campagna elettorale. Lo schema a cui sta lavorando da qualche settimana Bruno Ermolli, il consulente incaricato dal Cavaliere di sondare alcuni investitori per un eventuale intervento in Alitalia, in realtà è molto semplice. Le risorse complessive da mettere in campo sono stimate tra 700 milioni e un miliardo di euro da suddividersi in tre diverse categorie di investitori. Un terzo dovrebbe spettare a Carlo Toto, il patron di AirOne che potrebbe conferire la sua compagnia aerea, dotata di preziose opzioni su nuovi aerei, in cambio di una partecipazione azionaria importante ma non maggioritaria; un altro terzo delle risorse verrebbe versato dalle banche e l'ultimo terzo da una cordata di imprenditori privati. Una volta costituito questo "nocciolone" di investitori tutti battenti bandiera italiana si avrebbe la base sufficiente per negoziare una partnership con una importante compagnia straniera, da posizioni di forza e senza essere costretti ad accettare proposte irricevibili come quella sollecitata ad Air France-Klm. Se questo è lo schema cui stanno lavorando gli uomini vicino a Berlusconi è abbastanza intuibile come lo sforzo finanziario richiesto agli imprenditori sia tutto sommato limitato. Circa 300-350 milioni di euro da suddividersi tra coloro che aderiranno alla chiamata del governo. Tra questi ci sarà sicuramente Salvatore Ligresti, uscito ieri allo scoperto dopo le ultime indiscrezioni, ma è possibile che anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera possa mettere una piccola quota giustificando l'intervento con la necessaria salvaguardia di Malpensa. Ma anche finanzieri di lungo corso come Francesco Micheli potrebbero non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di mantenere Alitalia in mani italiane e magari fare anche un buon affare. C'è però una pre-condizione da soddisfare prima di parlare di cordate e di interventi: bisogna conoscere il reale stato di salute dell'azienda. Gli ultimi numeri disponibili risalgono infatti all'autunno 2007 e nessuno, a parte Air France, ha potuto condurre una due diligence sui libri contabili. Senza la dovuta trasparenza, dicono fonti vicine alla trattativa, nessuno sarebbe disposto a metterci un euro. Dunque la diplomazia che sta lavorando intorno al salvataggio di Alitalia, in particolare il sottosegretario uscente Enrico Letta e il vicepremier entrante, suo zio Gianni Letta, potrebbero accordarsi entro breve affinché il cda di Alitalia permetta di visionare l'azienda dall'interno. Tutto ciò per evitare che si scivoli verso il commissariamento: una soluzione che non dispiacerebbe ai potenziali investitori ma che Berlusconi vorrebbe evitare a tutti i costi in quanto politicamente poco edificante. Il futuro premier ieri ha parlato di sacrifici da fare sul fronte del personale della compagnia di bandiera, ma allo stesso tempo ha assicurato che il governo non lascerà nessuno per strada. Se nelle prossime settimane Berlusconi riuscisse a fornire indicazioni precise anche su questo fronte la cordata italiana compierebbe un significativo passo in avanti. E per tornare ai potenziali investitori, mentre sembra molto improbabile una discesa in campo dell'Eni se non altro perché il futuro titolare del ministero dell'Economia, azionista della società petrolifera, sembra contrario a una diversificazione nel settore dei trasporti, sul fronte del coinvolgimento delle banche non si può escludere niente. Intesa Sanpaolo da molti mesi a questa parte ha manifestato la sua disponibilità ma alla banca guidata da Corrado Passera potrebbero aggiungersene altre, come per esempio Mediobanca ripetendo a grandi linee quell'impostazione che le vede presenti entrambe in Telecom Italia. Dunque, al di là delle parole, qualcosa si sta muovendo nella costituzione della cordata italiana per Alitalia, anche se non si è ancora entrati nella fase operativa. L'importante, dicono fonti vicine ai potenziali investitori, è che anche a sinistra si stiano rendendo conto che ha senso mantenere la compagnia di bandiera entro i confini nazionali. E soprattutto che così facendo si evita il ridimensionamento di Malpensa proprio quando sarebbe necessario un suo potenziamento in vista dell'Expo del 2015.

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Prestito, italia in pressing su bruxelles - alberto d'argenio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Prestito, Italia in pressing su Bruxelles Barrot avverte: nessun aiuto di Stato. Il governo: non lo è ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Per il governo il prestito-ponte da 300 milioni in favore di Alitalia è in linea con le regole comunitarie. Tanto da non dover nemmeno essere notificato a Bruxelles per un via libera ufficiale. E' questa la linea tenuta ieri dagli emissari del nostro esecutivo nel primo incontro "informale" sul dossier Alitalia con il gabinetto del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot. Tesi che nei prossimi giorni verrà passata al setaccio dagli esperti europei. L'incontro - avvenuto nel quartier generale della Commissione a Bruxelles - è durato poco meno di un'ora. Giusto il tempo di illustrare il decreto approvato l'altro ieri dal consiglio dei ministri e di consegnare una lettera di presentazione. "Non si tratta di una notifica - hanno assicurato gli italiani - perché qui non si tratta di aiuti di Stato". E proprio intorno a questa sfumatura si deciderà il destino dei trecento milioni vitali per la sopravvivenza della compagnia di bandiera. Nel caso il prestito venisse bollato come aiuto pubblico, infatti, avrebbe poche possibilità di essere autorizzato. Meglio allora puntare sulla tesi secondo cui i 300 milioni arriveranno a condizioni di mercato, sfuggendo dalle limitazioni comunitarie. Il decreto governativo - hanno detto i funzionari italiani agli esperti di Barrot - si basa su motivazioni di ordine pubblico e dunque non deve essere sottoposto alla procedura formale che le regole europee riservano ai finanziamenti pubblici. Una linea percorribile ma non priva di rischi. In assenza di un ok comunitario, infatti, il prestito potrebbe essere impallinato da eventuali ricorsi dei concorrenti di Alitalia, anche se appare difficile che questi potrebbero ottenere in congelamento immediato dei soldi. In caso di tempi lunghi, è il calcolo che fanno a Roma, un'eventuale condanna non sarebbe letale come oggi, con la compagnia a corto di contanti. Dal canto suo al termine dell'incontro la Commissione ha fatto sapere che analizzerà le carte tenendo "informate le autorità italiane" sull'esito dell'esame. Questione di giorni. Tuttavia qualche incertezza sarebbe emersa già ieri, come testimonia la richiesta di informazioni supplementari rivolta ai nostri dagli uomini di Barrot. Nulla di strano, comunque, considerando la delicatezza del caso. Al momento l'unica cosa certa è che la decisione finale sul prestito-ponte sarà presa da un italiano. Il forzista Antonio Tajani, ovvero colui che - salvo clamorose sorprese - sostituirà a Bruxelles Franco Frattini (ministro degli esteri in pectore) prendendo il portafoglio di Barrot.

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L' amaca (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti L' Amaca POICHé L'OPEROSO NORD - dicono acuti osservatori - ha smania di ammodernarsi, voltare pagina, affrancarsi, mi domando come mai i vari borgomastri di Milano, insieme ai loro valorosi staff, non riescono a risolvere la vecchia questione dei furgoni bianchi. A Milano il traffico diurno è paralizzato da decine di migliaia, forse milioni di furgoni bianchi che fanno il famoso carico e scarico. Parcheggiati in seconda e terza fila, o bivaccando sui passi carrai, riducono ogni strada a un budello. E poiché "stanno lavorando", frase che a Milano giustificherebbe anche una tratta delle vergini, i loro autisti, in totale buonafede, non sono neanche sfiorati dal dubbio di arrecare un indebito e permanente intralcio al resto della cittadinanza. Sono semplicemente una corporazione vincente in un Paese corporativo. Nelle città europee la faccenda è risolta da decenni grazie a un ovvio regolamento urbano che prevede le operazioni di carico e scarico solo prima dell'alba e dopo il tramonto. Di notte, insomma. In attesa della rivoluzione del Nord che salvi Malpensa, resusciti Alitalia, abolisca le tasse, spezzi le reni alla Cina e ridia la vista ai ciechi, perché non mandare un assessore al traffico a fare un week-end a Nizza?.

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Rutelli: "ecco le 13 opere che scioglieranno il traffico" - giovanna vitale (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Roma Rutelli: "Ecco le 13 opere che scioglieranno il traffico" Dall'anello verde alle metropolitane oltre il Gra Il duello "La proposta del Pdl di una public company per Alitalia è stata un fallimento" GIOVANNA VITALE Avrebbe voluto occuparsi solo "del futuro della città", Francesco Rutelli, avanzare "proposte concrete da realizzare nei prossimi cinque anni" anziché perdere tempo a smascherare "le defaillance, che dalle nostre parti si chiamano bufale, del mio avversario". Ma "la confusione e la povertà programmatica" che regna sul fronte opposto è tale da costringere il candidato del Pd a uno sforzo supplementare. Per far capire "con chiarezza" ai romani il pressappochismo e la scarsa conoscenza dei problemi con cui l'esponente del Pdl sta conducendo la campagna elettorale. "A parte il casinò che fa ridere solo a parlarne e la public company per Alitalia che si è rivelata un fallimento visto poi come sono andate a finire le cose", attacca Rutelli, "Alemanno aveva lanciato due proposte, entrambe evaporate: la prima, che prevedeva l'espulsione di ventimila stranieri, è svanita come neve al sole in diretta tv perché l'espulsione è impossibile, secondo quanto previsto dalle norme varate dall'allora governo Berlusconi, e tutt'al più si può parlare di allontanamento, tant'è che poi lui si è autocorretto. Oggi è ufficialmente scomparso pure il secondo anello del Gra". Un'opera, quest'ultima, che sarebbe costata 5 miliardi e mezzo di euro. Unità di misura da utilizzare "per mettere in campo una serie di novità decisive: il completamento dell'anello verde di viabilità urbana e l'ampliamento della rete di metropolitane, oltre ai cantieri della linea C e B1 già previsti, sia in project financing e quindi con la collaborazione dei privati, sia con stanziamenti del Cipe", spiega Rutelli. Tredici grandi opere pubbliche per risolvere, "entro i prossimi cinque anni, il problema del traffico a Roma: integrando il trasporto pubblico locale con la metro e le ferrovie; rendendo la circolazione più scorrevole". Con gli stessi soldi che Alemanno avrebbe voluto spendere per costruire il secondo Gra, "progetto inutile e abborracciato". Sull'anello verde, che è una sorta di grande circonvallazione interna al Raccordo esistente, occorrerà costruire una serie di gallerie strategiche per favorire i collegamenti d'ingresso e d'uscita della città: a sud-est con il sottopasso del parco dell'Appia Antica "così da liberare l'area archeologica dal traffico veicolare"; il passante ad est da Ponte Mammolo a viale Jonio per circa tre chilometri; completamento del passante ovest con il sottopasso da via Giureconsulti a piazza Irnerio per sei chilometri; il ponte dei Congressi, Tre Fontane, viale Newton da collegare con il sottopasso del parco dell'Appia Antica. Per le reti metropolitane, che comporteranno una spesa di circa 4 miliardi, Rutelli ha in progetto di prolungare le linee già previste oltre il Gra, "così da servire la nuova città che sta crescendo" e favorire "chi vive nell'hinterland e viene a lavorare in città". Un lavoro che si avvarrà dei tanti cantieri già aperti: "Da qui al 2011, il sindaco di Roma inaugurerà circa 40 nuove stazioni", ribadisce "per mettere finalmente a disposizione di Roma un network degno di una capitale europea". E c'è anche la possibilità che si realizzi il sogno di cui il candidato del Pd aveva parlato ai residenti della Bufalotta, quartiere a nord-ovest fuori Gra: "Potremo allungare la linea B1 da viale Jonio fino ad arrivare proprio alla Bufalotta". Le altre linee interessate al progetto sono: la Metro A che ora fa capolinea a Battistini sarà portata fino a Casalotti (4 chilometri in più); mentre, all'opposto, Anagnina diventerà una stazione intermedia e l'ultima fermata sarà alla Romanina. Un totale di 2,5 chilometri "che servirà centralità importanti come Tor Vergata, Vermicino e Frascati, grandi agglomerati con un forte pendolarismo". La metro B sarà invece prolungata da Rebibbia a Casal Monastero per circa 4 chilometri già finanziati con 500 milioni. E la metro C non si fermerà a Clodio ma si spingerà a Grottarossa (5 chilometri). E stamattina per Rutelli si mobilitano attori e registi come Michele Placido alle 10.30 in via Cimone 11, Simona Marchini alle 9.30 al mercato di viale Parioli, Stefania Sandrelli alle 12 in piazza Carli a Vigna Clara, Pamela Villoresi alle 10 in piazza San Giovanni di Dio e Lillo e Greg a 11.30 in piazza Cola di Rienzo. SEGUE A PAGINA VI.

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Nella cittadella alitalia col terrore di perdere il lavoro - carlo alberto bucci carlo picozza (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Roma Nella cittadella Alitalia col terrore di perdere il lavoro E in 2300 denunciano: "Altri milioni buttati" Fuori dai cancelli la rabbia dei colletti bianchi "Air France, occasione persa" CARLO ALBERTO BUCCI CARLO PICOZZA C'è il tramonto ed escono dal centro direzionale dell'Alitalia alla Magliana i quadri, i dirigenti e gli impiegati, cercando, con le parole nei crocchi, di scacciare paura e sfiducia per le sorti della compagnia. Dopo il ritiro dell'offerta di acquisto da parte di Air France-Klm "serve a poco il prestito ponte da 300 milioni di euro varato dal governo". E le dichiarazioni del premier in pectore Silvio Berlusconi sulle "dolorose riduzioni del personale", piombano sui "colletti bianchi" come l'ennesima doccia gelata: "Che coraggio", è il commento sarcastico di tanti che "nella notte" hanno preparato una "lettera aperta" con un j'accuse per i sindacati inviato ai media "con 2300 adesioni". "Berlusconi fa dichiarazioni che inquietano", secondo Susanna Baldi (Network), da 22 anni in Alitalia. "Con l'uscita di scena di Air France si è persa un'opportunità grande", argomenta, "l'unica in grado di puntare allo sviluppo del traffico senza tagli traumatici di personale. Ora tutto è ridiventato incerto e le sortite di Berlusconi, sempre senza riscontri, accentuano il disorientamento". "Di dichiarazioni", aggiunge Lucia Cicconi, "il Cavaliere ne tira fuori una dopo l'altra, la seconda per smentire la prima e la terza contro la seconda. Sta di fatto che l'Air France l'ha cacciata lui". "Quando, nel '95, sono stata assunta nel settore Merci", racconta Daniela Savarese, 42 anni, 1500 euro al mese e un mutuo da pagare, "occupavamo tre edifici, ora siamo raccolti in uno. Ho convissuto con le crisi dell'azienda". "A mensa", aggiunge L. M., in staff al management, 33 anni, mille 430 euro mensili: "ci guardiamo in faccia sgomenti per quanto si sta consumando sulla nostra testa. La preoccupazione per il posto è il nostro pane quotidiano". "Era stato annunciato", ricorda Stefano Rocchi (Commerciale), "che la cordata italiana per il salvataggio dell'Alitalia sarebbe partita se Air France avesse dato forfait: spero e voglio credere che ora si faccia avanti". "Il prestito ponte", per due quadri che lavorano in Alitalia dal '90, uno al Marketing, l'altro alla Programmazione, "è una mazzata: perpetua il "tirare a campare" della compagnia quando ci sarebbe bisogno di un piano industriale: vorremmo sapere oggi di che morte morire. Siamo alla disperazione". "Questo è un teatrino già visto", commenta Roberto (Alitalia Fly), "falsato peraltro dalla campagna elettorale per Comune e Provincia. Resta solo una certezza: l'ipotesi Air France non si ripresenterà. Era credibile e neanche dolorosissima con i suoi 2.200 esuberi, meno della metà dei 5.000 della vecchia proposta Lufthansa". "Il prestito ponte?", commenta Manuela precaria di Alitalia Servizi, "Altri tre mesi e saremo di nuovo sull'orlo del baratro". Per F. R., (Acquisti) "non è cambiato niente: la cordata italiana non c'è. Restano gli annunci sui tagli all'organico dopo anni di sacrifici con salari ridotti, la cassa integrazione e le attese deluse". "è così dal '98", gli fa eco Stefania, analista voli. "Con altri 700 colleghi", dice Federica R. "sono un'assistente di volo precaria. Ora la speranza di una stabilizzazione lascia il posto alla preoccupazione". Comincia a circolare la "lettera aperta" con 2300 adesioni "redatta nella notte", subito dopo la notizia del prestito ponte. "è un falso clamoroso", per il segretario nazionale del Sindacato dei lavoratori (Sdl), Andrea Cavola. "Come si fanno a raccogliere tante firme in così poche ore?". Già, perché quel documento si occupa anche dello stanziamento per il prestito ponte, varato dal governo solo due giorni fa ("Ora 300 milioni di euro degli italiani saranno bruciati in pochi mesi"). "Quel documento", assicura Tiziana Borgatta, assistente di volo da 10 anni in Alitalia, "raccoglie le preoccupazioni dei dipendenti, che da settimane arrivano al nostro forum online". Un forum animato da un movimento "nato venerdì 28 marzo", subito dopo la rottura della trattativa con Air France, il giorno dopo la scesa in campo dei "colletti bianchi" della Magliana. Ora il movimento ha un nome, "Ali per volare", e attraverso il tam tam su internet sintetizza così il pensiero di tanti: "Siamo 2300 dipendenti Alitalia, che finora non hanno potuto dire la loro. Siamo vicini a tutto il management che ha voluto la fusione con Air France-Klm, unica soluzione industrialmente e finanziariamente solida. Far saltare l'accordo è (stato) un atto irresponsabile". "Non siamo d'accordo con il comportamento dei sindacati. Molti di noi non si sentono più rappresentati". "Vero o apocrifo che sia", commenta Susanna Baldi, "più o meno la pensiamo tutti così".

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Dai meccanici al catering nell'indotto migliaia di posti a rischio - alessandra paolini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Roma Il mondo che ruota intorno all'aeroporto coinvolge circa 30mila persone. La paura del futuro Dai meccanici al catering nell'indotto migliaia di posti a rischio I lavoratori: "Per i dipendenti della linea aerea c'è la cassa integrazione Ma per noi niente" ALESSANDRA PAOLINI I "dolorosi tagli al personale", annunciati da Silvio Berlusconi, nell'operazione "salviamo l'Alitalia" non investiranno soltanto i lavoratori diretti della compagnia di bandiera: piloti, hostess, personale a terra. "Perché l'indotto che ruota intorno all'aeroporto coinvolge forse più di 20 mila persone", spiega Maurizio De Martino responsabile nazionale Ugl. "Anche se un calcolo esatto è difficile farlo, perché ci sono ditte, appalti, fornitori dei fornitori, lavoratori interinali. La crisi Alitalia è pericolosissima perché è una crisi a effetto domino". Calcoli che si avvicinano anche alle 30 mila unità per Mario Guerci, segretario Filt Cgil romana. "Tutte le attività che abbiamo conosciuto fino ad ora: manutenzioni, check-in, prenotazioni, verrebbero totalmente cancellate. Se l'intenzione dei tagli di Berlusconi è vera saremmo davanti a una catastrofe". Una città nella città, quella del Leonardo Da Vinci, che vive perché vive Alitalia. "Basta pensare ai tanti servizi che si trovano all'aeroporto - continua De Martino - alle migliaia di persone che lavorano nella ditta di pulizie, nei negozi, nei bar, nei ristoranti". Cifre da capogiro, che si moltiplicano se all'indotto diretto si aggiunge "l'indotto indiretto" di Alitalia Service. "La "sorellastra" di Alitalia, società partecipata che per il 49% fa capo alla Fintecna (controllata dal ministero delle Finanze) - dice un dirigente dell'Alitalia -ha chiuso in pareggio quest'anno, ma non verrebbe certo risparmiata dall'onda d'urto della bomba Alitalia. Tanto che nella trattativa con Air France i 3 mila "esuberi" erano stati conteggiati proprio a carico di Alitalia Service". E' stipendiato da Alitalia service, ad esempio, chi si occupa della manutenzione degli aerei: "Sono i meccanici più bravi del mondo - continua il dirigente - ma rischiano il posto se ci saranno meno aeroplani da controllare, a causa del diminuito numero di voli". Ci sono poi gli addetti al carico e scarico merci e bagagli, i tecnici che per Alitalia progettano i programmi software, gli impiegati dei servizi centralizzati. E' un mondo dunque, quello che gira intorno al Leonardo Da Vinci, fatto da gente che ogni mattina nella maggior parte dei casi, da Roma imbocca la Roma-Fiumicino e va lavorare. Come gli addetti al catering, quelli che preparano i pasti serviti in aereo. "Noi siamo fornitori diretti e siamo quelli più vulnerabili - spiega Nicola Merli, responsabile catering dell'Udg - Ottocento lavoratori che diventano 1.500 se si contano anche quelli che ci fornisconio le materie prime. Persone che da un momento all'altro possono trovarsi in mezzo alla strada, aziende che in prospettiva, si sono ingrandite e a loro volta hanno assunto. Finisce l'appalto? Devono licenziare. Mi viene in mente chi fornisce ghiaccio secco: sono in venti. Che fine faranno?". La ricetta per salvare Alitalia è complicata. E chi lavora a Fiumicino è sempre più impaurito. "C'è in ballo la vita di troppe famiglie - continua Merli - Anche perché i dipendenti dell'Alitalia cadranno comunque in piedi. Per loro lo Stato prevede la cassa integrazione, ma per noi dell'indotto non si è pensato a nulla. Nessun paracadute. E saranno solo guai".

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Ligresti: <Prontoa salvare Alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ligresti: "Prontoa salvare Alitalia" la cordata dei cieli Berlusconi attacca i sindacati: "Necessario ridurre il personale" ' 24/04/2008 la discesain campoPenso che sia giusto e doveroso dare una mano. Le cose si fanno in silenzio ma si fanno salvatore ligrestipresidente di Fondiaria-Sai 24/04/2008 ' 24/04/2008 i sindacatiavvertonoSappiamo che ci saranno sacrifici, ma dovranno essere funzionali allo sviluppo dell'azienda guglielmo epifanisegretario della Cgil 24/04/2008.

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Alitlaicordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma. Alitalia: prende corpo la cordata italiana. Mentre Silvio Berlusconi bacchetta i sindacati accusandoli della fuga di Air France e annuncia "una dolorosa riduzione del personale" per la compagnia di bandiera, esce allo scoperto per la prima volta uno dei possibili componenti della cordata: si tratta di un pezzo da novanta come Salvatore Ligresti, il presidente onorario della Fondiaria-Sai, chi si dice interessato all'avventura Alitalia. "Possiamo essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso". I tempi e i modi dell'operazione? "Le cose si fanno in silenzio ma penso che si faranno". I tempi sono chiari nella mente del Cavaliere, che dice: "Ora che si è chiusa la trattativa, la compagine italiana coordinata da Bruno Ermolli si farà avanti. Ci sarà prima una due diligence sui conti e poi, nel giro di tre-quattro settimane, verrà fatta un'offerta impegnativa per la compagnia". Perché si concretizzi l'offerta dei compratori italiani, bisognerà quindi arrivare alle soglie dell'estate ma ora il prestito ponte di 300 milioni consente di non lasciare gli aerei a terra, come si temeva fino a qualche giorno fa. Il decreto è solo una toppa provvisoria per le casse della Magliana ma non risolve i suoi problemi perché l'azienda è in profondo rosso e brucia circa 100 milioni in un mese. La situazione rimane pesante tanto che anche Berlusconi prevede lacrime e sangue anche se al tavolo dei sindacati non ci sarà più Jean-Cyril Spinetta ma interlocutori di lingua italiana come il patron di Fondiaria, Ligresti, e gli altri imprenditori reclutati dal fidato Ermolli. I sindacati vengono chiamati in causa dal Cavaliere per il loro no ai francesi: "La prima motivazione per cui Air France ha detto no è il veto dei sindacati, il grande, deciso fermo no dei sindacati alla riduzione di personale proposta". I sindacati, che il giorno prima erano stati attaccati anche da Romano Prodi, protestano: "È una barzelletta", replica il leader della Cisl Raffaele Bonanni. "Assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo Paese", dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Il quale ribatte al premier in pectore anche sul tema dei tagli: "Il sindacato sa benissimo che il piano di rilancio dovrà essere accompagnato da sacrifici ma questi dovranno essere funzionali allo sviluppo dell'azienda e non immotivati", spiega Epifani. Di fronte alle proteste, Berlusconi provvede ad ammorbidire il suo giudizio: "Hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto ragione. Le condizioni poste da Air France erano impossibili da accogliere". Il messaggio comunque è partito e viene prontamente raccolto da Emma Marcegaglia, al suo primo giorno da nuovo numero uno di Confindustria: "Alitalia è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente di cui i sindacati sono stati magna pars", rincara il presidente degli industriali. Prima Prodi, poi Berlusconi, infine la Marcegaglia: i sindacati finiscono sotto processo e soprattutto ora rischiano di passare dalla padella di Air France alla brace di un pool di compratori che non faranno sconti quando si arriverà a un negoziato sui tagli. Ma prima dovrà alzarsi il sipario sui nomi in cordata, che potrebbero coinvolgere la russa Aeroflot come socio di minoranza per non perdere i diritti di volo in ambito Ue. La situazione è in movimento. Non è chiaro se le cordate siano più di una, disposte ad allearsi o a farsi concorrenza. Air One (già alleata di Lufthansa) si muoverebbe di concerto con Intesa e forse in sintonia con Carlo De Benedetti, che può mobilitare il suo fondo salva imprese M&C: l'Ingegnere non smentisce e si limita a un "no comment". Ma c'è gran fermento anche fra gli imprenditori lombardi e veneti, come Ligresti, disposto a entrare in partita o forse già dentro. "Qualunque cordata ha bisogno di una proposta trasparente in cui esiste chiarezza di numeri e prospettive", dice Marco Tronchetti Provera, il cui nome è circolato fra quelli della cordata per Alitalia. "La cordata? Sarebbe auspicabile ma ci vogliono anche gli operatori del settore", è la tesi di Tronchetti. Fa sentire la sua voce anche un altro big, il veneto Mario Moretti Polegato, patron della Geox, che si sbilancia a favore dell'operazione made in Italy: "È un impegno degli industriali, una responsabilità civica. L'augurio è che Alitalia sia il biglietto da visita per gli stranieri". In ogni caso, Polegato precisa: "Nessuno mi ha contattato". In attesa che prima o poi la nebbia si diradi, la Marcegaglia invoca una "soluzione di mercato" per rimettere in piedi la compagnia perché il prestito ponte è"sensato" ma non basta: "La cordata? Non servono per forza gli imprenditori italiani. Ci deve essere un gruppo in grado di avere i soldi e la capacità di business", spiega il numero uno di Confindustria. Mentre si lavora alla cordata, 2 mila 300 lavoratori di Alitalia temono che l'addio di Air France porti a una crisi senza sbocchi e in una lettera chiedono il ritorno di Spinetta. Ma è giallo sull'esistenza della missiva.Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 24/04/2008.

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Marcegaglia: <Riformare i contratti di lavoro> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Marcegaglia: "Riformare i contratti di lavoro" il nuovo presidente di confindustria Al sindacato l'imprenditrice chiede un "cambiamento radicale". Elezioni: "Bene la sinistra fuori dal Parlamento" 24/04/2008 Roma. Assoluta priorità alla riforma dei contratti di lavoro e delle relazioni sindacali. Confindustria chiede al sindacato "di cambiare profondamente, di interpretare con chiarezza il mutato contesto sociale reso più evidente e ineludibile dal voto del 13 aprile". Emma Marcegaglia, il nuovo numero uno di viale dell'Astronomia, non si concede nemmeno il tempo di festeggiare la maggioranza bulgara (103 voti su 105) incassata dalla giunta, che subito torna sulle polemiche sollevate dal suo predecessore Luca Cordero di Montezemolo. "Chiediamo al sindacato - spiega nel giorno del plebiscito - di negoziare con noi un forte alleggerimento economico e normativo del contratto nazionale. Chiediamo di semplificare drasticamente il numero e il contenuto dei contratti di primo livello e di cambiare le regole di impiego del lavoro che sono troppo rigide e scoraggiano gli investimenti". Al sindacato Marcegaglia riconosce "un ruolo importante", ma chiede "un cambiamento radicale". La mano è tesa: "Insieme dobbiamo modificare le relazioni industriali e il nostro stesso ruolo". Ora che "c'è un governo con un'ampia maggioranza", ora che "la sinistra radicale è fuori dal Parlamento", "non ci sono più alibi per non fare le riforme", sentenzia. Per Marcegaglia, "l'uscita della sinistra radicale dal Parlamento è positiva" perché"con essa è fuori l'interdizione eretta a sistema, che ha contribuito all'arretramento del nostro Paese rispetto ai nostri concorrenti, anche europei". Secondo il numero uno degli industriali, il sistema italiano ha bisogno essere rilanciato e modernizzato, cominciando dalla possibilità di condurre, tra aziende e organizzazioni dei lavoratori, "negoziati entro tempi ragionevoli". E ancora: "Dobbiamo finirla con i riti estenuanti e inconcludenti". Un esempio su tutti? La compagnia di bandiera. "Non entro nel merito della vicenda Alitalia - premette - ma il peso del sindacato in questa sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di senso. Il prestito concesso può essere considerato sensato - aggiunge - a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che possa rimettere in piedi la compagnia". A dimostrazione che il fronte industriale non ha più voglia di prendere tempo, l'imprenditrice annuncia che a giorni incontrerà il presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi "per discutere insieme le riforme da fare", e subito dopo chiederà un incontro urgente ai sindacati. All'esecutivo Confindustria chiederà di modificare le norme introdotte dal governo uscente sulla sicurezza sul lavoro, poiché l'inasprimento delle sanzioni fatto dal governo Prodi è stata "una scelta profondamente sbagliata". La soluzione sta "nella diffusione della cultura della sicurezza", occorre promuovere "corsi di formazione aziendale innanzitutto per responsabilizzare imprenditori e controparti sindacali". L'attenzione va quindi a "un vero federalismo fiscale, basato sulla responsabilità di ogni livello di governo, per le proprie entrate e per i servizi prestati". Per Marcegaglia serve "un sistema nel quale siano esclusi i ripiani a pié di lista dei disavanzi accumulati per spese clientelari". "Una società aperta e integrata nel sistema internazionale; uno Stato migliore; l'investimento in capitale umano; l'elaborazione di una strategia che contemperi le esigenze di crescita con i vincoli energetici e ambientali". Sono i quattro pilastri che Marcegaglia indica "per raggiungere l'obiettivo della crescita e di una vera modernizzazione" dell'Italia. Perché"non siamo condannati alla bassa crescita, ma occorre affrontarne le cause strutturali. I Paesi possono scegliere il proprio destino - osserva Marcegaglia - e anche un Paese maturo può crescere a ritmi interessanti, se riesce a liberare le sue energie e mettere a frutto le sue capacità". gilda ferrari gilda.ferrari@ilsecoloxix.it 24/04/2008 l'incaricoAl presidente di Erg va la delega all'organizzazione e marketing associativo 24/04/2008.

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Degenerazione della retina nuova scoperta del tigem - giuseppe del bello (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

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Pagina X - Napoli Degenerazione della retina nuova scoperta del Tigem Ma Ballabio accusa: "Da questo governo arriva un taglio al nostro futuro" GIUSEPPE DEL BELLO Dal Tigem (Istituto Telethon di Genetica e Medicina) una scoperta che rappresenta un importante sviluppo della terapia genica delle malattie rare. Tra queste, la maculopatia di Stargardt che si identifica nella frequente degenerazione di quella parte della retina che permette la corretta visione. Per ora gli studi sperimentali sono stati condotti sul modello animale, in particolare su un gruppo di topi affetti dalla patologia e guariti dopo il trattamento. Tanto da aver sconfitto la cecità. Ad annunciare la grande novità scientifica è il team guidato da Alberto Auricchio, professore associato di Genetica medica alla Federico II e ricercatore al Tigem diretto da Andrea Ballabio. Prima di illustrarla è necessario spiegare il meccanismo alla base della terapia genica. "Questa si realizza - premette Auricchio - attraverso l'introduzione di segmenti di Dna (terapeutico) in un organo o in un tessuto sfruttando come vettore un virus modificato. Finora il virus (AAV), particolarmente piccolo, si è dimostrato idoneo solo per il trasferimento di geni di piccole dimensioni e, quindi, nel caso la cura richiedesse l'introduzione di geni più grandi l'AAV non sarebbe adatto". è proprio su questo aspetto negativo che i ricercatori sono riusciti a intervenire, aprendo nuovi orizzonti. Per la maculopatia, ma anche per le tante altre numerose patologie genetiche per le quali non c'è speranza senza un vettore di adeguate proporzioni. "Ci sono tanti tipi diversi di AAV - continua il docente - noi abbiamo scoperto che uno di questi, l'AAV5 (isolato anni fa) è capace di trasportare segmenti di Dna di dimensioni doppie rispetto ad altri vettori, fino a 9000 basi". Un successo tecnologico che avrà importanti ricadute e che al momento ha già avuto la convalida sperimentale di essere efficace a curare una specifica malattia. "Lo abbiamo testato su un topolino affetto dalla malattia di Stargardt - dice ancora Auricchio - immettendo il gene modificato nel vettore AAV5, a sua volta introdotto nella retina di un solo occhio. Ebbene, al controllo successivo abbiamo riscontrato la differenza rispetto all'occhio non curato: dopo un singolo trattamento c'è stato il recupero completo e permanente della funzionalità". Le prospettive della scoperta pubblicata sul prestigioso "Journal of Clinical Investigation" accendono una grande speranza per sconfiggere definitivamente le malattie ereditarie ma, prima della sua applicazione clinica, avvertono i ricercatori, ci vorrà del tempo: nella migliore delle ipotesi la sperimentazione sull'uomo partirà tra tre anni, un periodo di tempo indispensabile a documentare l'assenza di effetti tossici legati al vettore. Intanto ieri, dopo l'annuncio della scoperta, c'è stato un durissimo atto d'accusa lanciato da Ballabio: "Il taglio di 300 milioni da parte del governo dimissionario per consentire il prestito-ponte ad Alitalia è l'ennesimo taglio al futuro del nostro Paese e alla competitività scientifica. Mi auguro che il nuovo governo presti attenzione a un settore così importante allo sviluppo dell'Italia".

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Expo, tutti i poteri alla moratti - teresa monestiroli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

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Pagina V - Milano Expo, tutti i poteri alla Moratti Commissario e presidente, Glisenti amministratore delegato Pollastrini: rivedo un uso privatistico delle istituzioni. Sangalli "Continui lo spirito di squadra" TERESA MONESTIROLI Letizia Moratti sarà il commissario dell'Expo mentre l'amministratore delegato della società di gestione sarà Paolo Glisenti "come avevo già anticipato". Ad annunciarlo è lo stesso sindaco che, alla fine del primo incontro ufficiale con Silvio Berlusconi in cui i due leader hanno discusso anche di Malpensa e sicurezza, ha detto: "Abbiamo parlato del progetto Expo. In uno dei primi consigli dei ministri ci sarà un decreto legge che disegnerà la sua struttura organizzativa e designerà il commissario con un ruolo di impulso e di vigilanza". Una scelta applaudita da Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio, che ha detto: "è coerente con i passaggi precedenti che ci hanno portato alla vittoria. L'augurio è che questo spirito di squadra continui anche nelle fasi successive". Criticata invece da Barbara Pollastrini, ministro uscente delle Pari Opportunità, per cui "le cene di Arcore e gli incontri a Palazzo Grazioli ripropongono la sensazione di un uso privatistico delle istituzioni e delle cariche che ne derivano". Il primo faccia a faccia romano con il futuro premier non poteva che vertere sull'Expo 2015, evento per cui è prevista l'istituzione di un comitato di coordinamento che, come ha spiegato il sindaco, sarà proposto dalla presidenza del consiglio, dalla Regione Lombardia, dalla Provincia, dal Comune, dall'Ente Fiera e dalla Camera di Commercio. Ma durante l'incontro, la Moratti ha avuto anche l'assicurazione che "il piano sicurezza sarà presentato al primo consiglio dei ministri utile". "Abbiamo parlato di tutte le norme che saranno inserite tra cui maggiore certezza delle pene, inasprimento delle pene e processi per direttissima nel caso di flagranza di reato". Sul tavolo anche la questione Malpensa. "Abbiamo concordato sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini di Alitalia - ha spiegato Letizia Moratti - . Sea e Malpensa non sono un problema, lo sono diventati per la politica del governo Prodi". Mentre sul ricorso fatto da Sea contro Alitalia ha aggiunto: "Vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso. Ripristinando le rotte continentali e intercontinentali si garantirà l'utile di Sea".

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Tossani: "non sono fascista anche i negri sono razza pura" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

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Pagina VII - Bologna L'assicuratore: patriota non un chicchiricchì Tossani: "Non sono fascista anche i negri sono razza pura" la parola Accidenti a quando ho scelto quella parola, giuro che userò termini più precisi Signor Tossani, quest'inno alla razza? "Ma possibile che la gente ci metta sempre la puzza della politica... Io non faccio politica, io prendo la parola per esortare il paese a evitare miserevoli ore". è una parola che ha fatto molta politica, "razza", e non è stata buona politica... "Mi tira fuori il fascismo? Ancora? Ma che c'entra il fascismo? Io parlo di un paese forte e puro, accidenti a quando ho scelto quella parola, se pensavo che veniva fraintesa... La prossima volta userò termini più precisi". Signor Tossani, quando mai siamo stati una "razza forte e pura"? "Ma sempre! L'amor di patria, il senso della famiglia esistevano prima del fascismo. Questa è la razza, se dà fastidio la parola non la userò più, ma il concetto resta. Noi siamo razza europea purissima". E tutti gli altri? "Razze pure anche loro! Si chiama razza negra perché tutti sono negri, ma i negri ci sono e sono una razza pura, anche gli egiziani per dire sono una razza pura, antichissima, colta". Si poteva pensare che lei non volesse gli immigrati. "Uno come me? Non ho mai odiato e non odio nessuno. Non odiavo neanche il nemico quando ero militare. Lavoro per il bene delle persone, non posso fare eccezioni". Ma perché lo fa? Voglio dire, comprare periodicamente pagine di giornale e riempirle di "esortazioni"? "Fa parte della mia mentalità. Sono un patriota. Quando vedo che la mia patria viene ridotta a un'italietta disprezzata all'estero, quando vedo vendere un patrimonio come l'Alitalia, quando capisco che per i francesi siamo ormai dei chicchirichì, non resisto e dico la mia. Non posso?". E cosa c'entra con l'infortunistica? "C'entra con tutto, dovremmo parlare a voce alta tutti, non solo un novantenne come me. Io non smetterò: sono un patriota e non un chicchirichì". Allora il fascismo...? "è durato vent'anni, una parentesi della storia, però c'è stato, ha fatto anche ottime cose, però è finito". E oggi lei? "Sono contento che le elezioni ci abbiano restituito una libertà più ampia, dopo che il governo Prodi ha immiserito l'Italia". Berlusconi, uomo della provvidenza? "Non è un fascista, è un uomo sereno". (m.s.).

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Marcegaglia: subito la riforma dei contratti - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

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Economia Marcegaglia: subito la riforma dei contratti Appello ai sindacati dal nuovo presidente di Confindustria. Plebiscito per la nomina "Basta alibi è ora di far ripartire il Paese attraverso le necessarie riforme" ROBERTO MANIA ROMA - "Il contratto nazionale è un tappo che appiattisce tutto al ribasso: la competitività e i salari". è per questo che Emma Marcegaglia, prossimo presidente della Confindustria, chiede ai sindacati di cambiare al più presto il modello contrattuale, ormai "obsoleto e inadeguato per le esigenze di un paese industriale moderno". Proprio la riforma delle relazioni industriali è stata messa al primo punto del programma per il biennio 2008-2010 dal presidente designato di Viale dell'Astronomia che ieri ha ottenuto un voto plebiscitario dalla Giunta (103 sì su 105). Con lo stesso voto è stato dato il via libera pure alla nuova squadra: undici vice presidenti e sei responsabili di comitati tecnici. Faranno parte del team anche Paolo Scaroni, presidente dell'Eni, con una delega agli scenari mondiali ("una sorta di ministro degli Esteri delle imprese", ha spiegato Marcegaglia) e Angelos Papadimitriou, quarantenne manager greco amministratore delegato della GlaxoSmithKline Italia, come rappresentante delle multinazionali che investono nel nostro paese. Poi un "pacchetto di mischia" espressione del sistema delle medie imprese che hanno innovato e conquista quote sul mercato globale. Tre le donne: a parte il presidente in pectore, il leader degli industriali milanesi Diana Bracco che si occuperà di ricerca e innovazione, ma soprattutto dell'Expo del 2015; e la campana Cristiana Coppola, con la delega al Mezzogiorno. Marcegaglia ha scelto di non mettere sul banco degli imputati il sindacato, se non per la vicenda Alitalia ("il peso del sindacato in questa sfibrante privatizzazione è percepito dall'opinione pubblica come esagerato e privo di senso"), ma ha lanciato una sfida a tutto campo alle tre grandi confederazioni. Anche con la spinta - ha detto - che proviene dal quadro politico emerso dalle elezioni e che proietta una fase di possibile governabilità, semplifica il gioco parlamentare, esclude i partiti anti-imprese. Tutto ciò - ha insistito - toglie qualsiasi alibi a chi non vuole fare le riforme, anche a costo di "scelte impopolari". Tra le riforme da fare, quella delle relazioni industriali. "Uno dei difetti più rilevanti dell'attuale sistema di relazioni industriali - ha detto - è lo scarto che produce tra salario e produttività, per la rigidità dei contratti nazionali che opera come un vero tappo sulla possibilità di valorizzare il lavoro e le scelte dell'individuo". La proposta è netta, e su questo ha confermato la sua fiducia a Alberto Bombassei, dopo gli screzi degli ultimi giorni: un contratto nazionale "fortemente alleggerito nella parte economica e in quella normativa" per dare spazio alla contrattazione aziendale e ai premi individuali. Entrambi detassati, come vuole la nuova maggioranza di centrodestra. Nessuna apertura della Confindustria, però, alla contrattazione territoriale che vogliono i sindacati: "No, perché rischia di diventare un terzo livello di contrattazione e poi perché nei territori non tutte le aziende hanno la medesima produttività". L'obiettivo è cominciare subito, già in questa fase di interregno prima della formale elezione al posto di Luca di Montezemolo all'assemblea del 21 maggio.

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La cordata di don Salvatore (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del La cordata di don Salvatore Rinaldo Gianola A volte ritornano A volte ritornano. Anzi, per la verità, non se ne sono mai andati. Nella stagione del "nuovo" centrodestra non vorremmo apparire pregiudizialmente anti-berlusconiani, ma poi sono i fatti, purtroppo, che ci tirano per la giacca. Chi è il primo imprenditore a spendersi per la cordata italiana di Berlusconi per la privatizzazione di Alitalia? Salvatore Ligresti. Si poteva immaginare, e illudersi, che l'appello di Berlusconi stimolasse la mobilitazione immediata di Montezemolo, Della Valle, Benetton, Marchionne, Tronchetti Provera o almeno di Abete. E invece niente: si parte da Ligresti. Altri, forse, si aggregheranno. Ma è il costruttore di Paternò a tracciare il solco. Non parla mai, ma quando lo fa lascia il segno. segue a pagina 3.

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Alitalia, Berlusconi ora dice: licenziamenti Finite le promesse elettorali, il futuro premier annuncia: inevitabili tagli dolorosi Poi tenta di dare la colpa ai sindacati. Cordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Alitalia, Berlusconi ora dice: licenziamenti Finite le promesse elettorali, il futuro premier annuncia: inevitabili tagli dolorosi Poi tenta di dare la colpa ai sindacati. Cordata fantasma, ricompare Ligresti I primi ad accorgersi che la campagna elettorale è finita sono stati i lavoratori Alitalia. Finita la propaganda, finite le promesse Berlusconi ha annunciato che ci saranno licenziamenti. Un bel po' di esuberi "inevitabili" e sicuramente più numerosi di quelli che ci sarebbero stati se la compagnia di bandiera fosse stata acquistata da Air France-Klm. Quanto all'addio dei francesi per il capo del Pdl la colpa è ovviamente dei sindacati. Anche se poi, dopo le proteste delle organizzazioni sindacali, come al solito ritratta. Ma per il viceministro all'Economia Vincenzo Visco i veri responsabili del fallimento della trattativa con Air France e quindi del concreto rischio che Alitalia fallisca sono soprattutto lo stesso Berlusconi e la Lega e del suo "populismo" . Intanto, dopo che il governo Prodi ha stanziato 300 milioni per dare un po' di tempo a Alitalia, Berlusconi promette che la cordata italiana sta nascendo e fra i pretendenti si fa avanti Salvatore Ligresti che guarda con interesse ai prossimi cantieri dell'Expo 2015. Di Giovanni, Masocco, R.Rossi alle pagine 2 e 3.

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L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha alleanze internazionali (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del L'ipotesi di Aeroflot è solo un teatrino: quella compagnia ha meno aerei di Alitalia e non ha alleanze internazionali.

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Visco: il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Visco: il fallimento Alitalia è tutta colpa dei leghisti di Bianca Di Giovanni/ Roma "Cominciamo dall'inizio, altrimenti non si capisce nulla". Il viceministro uscente Vincenzo Visco vuole raccontarla tutta questa "storiaccia" Alitalia. Che altro non è che "l'apologo dell'Italia di oggi, del suo declino - spiega nel suo ufficio di Piazza Mastai che sta per lasciare - In Alitalia si ritrovano condensate tutte le irresponsabilità, le ottusità, il provincialismo, le strumentalizzazioni politiche di un Paese che non sa più distinguere l'interesse a breve da quello a lungo termine". Una storia iniziata il giorno dopo il suo insediamento al Tesoro all'epoca del governo Amato, con l'addio traumatico della Klm ("era il 28 aprile 2000", ricorda Visco) e finita il giorno prima dell'uscita di scena del secondo governo Prodi con l'adieu di Jean-Cyril Spinetta. Insomma, dieci anni di declino aziendale intrecciato a capovolgimenti di fronte, a ribaltoni politici. Così Visco srotola nel giro di un'oretta tutte le pieghe di una crisi annunciata, che a questo punto non lascia intravedere altro che esiti molto più dolorosi di quello prospettato da Air France. "Aver perso l'ultima occasione è un altro colpo autolesionistico di questo Paese", dichiara. I colpevoli? Il "peccato originale" è proprio del mondo politico legato a Berlusconi e alla Lega, che prima ha fatto fallire il progetto Klm, poi quello Air France nel nome di un nordismo che non esiste. "Malpensa? Ci hanno costruito intorno dieci aeroporti pur di non usarla", accusa Visco. E il sindacato? "Anche loro colpevoli e irresponsabili". Molte colpe ce l'ha il Sult, che proprio Maroni ha legittimato al tavolo con l'azienda nonostante il fatto che non avesse firmato nessun accordo. Ma sull'onda di scioperi selvaggi in piena estate il leghista barricadero gli ha spianato la strada. Alla faccia degli utenti lasciati a piedi. "In ogni caso il sindacato esce perdente: non fare gli accordi è sempre un fallimento per il sindacato - spiega il viceministro - Aggiungo un'altra cosa: di ristrutturazioni aziendali se ne sono fatte molte, con numeri anche più pesanti di quelli prospettati da Air France. Non è che quando tocca ai metalmeccanici si può fare tutto, e quando tocca ad altri non si può fare niente? È intollerabile che tutti tirino sempre la corda fino alla fine: questo dimostra l'impazzimento totale e la mancanza di prospettive". Il governo? Responsabile di nulla? "Il governo ha fatto quello che poteva nella situazione data. Alitalia è l'ultima polpetta avvelenata che ci ha lasciato Berlusconi. Quando siamo arrivati l'azienda era già tecnicamente fallita dopo 5 anni di assoluta deriva". In effetti nel 2005 cronache velenose raccontano di un Bonomi appassionato di equitazione che fa sponsorizzare Piazza di Siena da un'Alitalia esangue. Nulla da recriminare sulla gara? "A dire la verità all'inizio io e Enrico Micheli avevamo immaginato una soluzione come quella adottata in passato per l'acciaio, con la Finsider. Cioè, avviare una liquidazione volontaria con una "bad company" in cui scaricare debito e altri problemi, e una newco da rilanciare. A quel punto si sarebbe potuto fare un'alleanza migliore. Ma l'ipotesi non era percorribile con una maggioranza così segmentata. In queste condizioni il governo non poteva fare scelte radicali. A quel punto si è aperta la gara". Molti vi accusano di gara truccata, anche i sindacati. "Chi dice questo non deve far altro che sporgere denuncia. Il premier e il ministro del Tesoro potranno difendersi a dovere". A questo punto quali sono le prospettive? Lufthansa può farsi viva? "Io credo proprio di no, e vi spiego molto chiaramente perché. Lufthansa ha già comprato Swissair e Sabena quando erano fallite, pagando meno. Perché dovrebbero fare diversamente per Alitalia? Il consiglio di sorveglianza ha detto chiaramente che non sono interessati". L'Aeroflot? "Aeroflot? Ma di che parliamo? Quello è stato solo un teatrino. Aeroflot ha meno aerei di Alitalia e non ha alcuna connessione internazionale. Non essendo europea farebbe anche perdere ad Alitalia i diritti di volo comunitari". Anche AirOne ha meno aerei "Infatti anche AirOne non ha il fisico per acquistare Alitalia. Che la cordata italiana sia ancora tutta da costruire lo dimostra proprio il fatto che lo stesso Berlusconi ha insistito per avere più risorse. Vuol dire che non c'è nulla di pronto: evidentemente non hanno una risposta. Ora non vedo altro che soluzioni molto peggiori. E questo è un vero dramma, perché l'Alitalia era un'impresa bellissima". La Lega parla esplicitamente di commissariamento "Sono davvero sbalordito. Prima non volevano Malpensa, adesso addirittura parlano di commissariamento. Non si risolvono i problemi di un'azienda con il populismo". Come non volevano ? "Certo che non la volevano. È così: ecco perché dico che bisogna sapere tutta la storia dall'inizio. Dieci anni fa in Lombardia di Malpensa si diceva: la vuole Prodi, la vuole Prodi. Per dire che non la volevano loro. Quando Klm se ne andò fu un fulmine a ciel sereno. Avevano già deciso la governance, l'intesa era praticamente fatta. Sarebbe nato un colosso, con Malpensa come hub principale e Schiphol e Fiumicino come aeroporti di collegamento. Era un grande progetto industriale, che ci avrebbe consentito di trattare poi con Parigi da una posizione di forza. Gli olandesi, che già si fidano poco di noi (si pensi all'ingresso nell'euro) non hanno tollerato il ritardi accumulati proprio su Malpensa. Si sarebbe dovuto chiudere Linate, ma non si fece. L'operazione fu boicottata dagli stessi milanesi che ora piangono perché Alitalia lascia quella sede. La Lega cavalcò la protesta, con i sindaci del varesino che bloccavano i lavori per le infrastrutture e si lamentavano per l'inquinamento acustico degli aerei". Chiuso con Klm, si aprì la partita con Air France. "A quel punto io scelsi Mengozzi attraverso una selezione di un cacciatore di teste, come era prassi al Tesoro e come è stata prassi anche in questi ultimi 2 anni alle Finanze. Lui si orientò per Air France. Nell'aprile del 2001 ci furono dichiarazioni delle due compagnie che confermavano che l'accordo tra le due parti era giunto a buon punto. Noi uscimmo dal governo il 10 giugno: in quel momento l'intesa era ben avviata e non dico che fosse paritaria, ma molto migliore di quella che si è prospettata adesso. Il nuovo governo bloccò subito questa trattativa, sostituì Mengozzi e avviò una gestione tutta domestica, politicamente orientata. È vero che in quel periodo ci fu una crisi collegata all'11 settembre. Ed è anche vero che l'esplosione delle low cost rappresentava un problema non secondario per Alitalia. Ma i due fenomeni erano mondiali: solo la compagnia italiana non riuscì a reagire. Alla fine lo stesso Silvio Berlusconi fu costretto a chiamare un tecnico e scelse Giancarlo Cimoli. Il quale non è riuscito a fare nulla". Perché non avete mandato subito via Cimoli? "Era davvero irrilevante: l'azienda era già tecnicamente fallita. A questo punto la cosa molto preoccupante mi sembrano i motivi che hanno spinto Air France a ritirarsi. Tra questi anche le prospettive dell'economia mondiale, i venti di crisi in arrivo. In questa situazione per Alitalia è ancora più difficile sopravvivere".

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Sempre la stessa linea vuole spingerci indietro (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del PRIME REAZIONI "Sempre la stessa linea vuole spingerci indietro" di Marco Tedeschi/ Milano BIS Confindustria raddoppia. Venerdì era stato Luca di Montezemolo a muovere all'attacco dei sindacati, ieri all'opera si è messa la neo presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, con un vigore pari solo alla levità indispensabile ad assolvere da qualsiasi responsabilità i suoi associati. Veti, contratti (nel segno di una nuova tempesta di colpi contro la contrattazione nazionale), sicurezza, Alitalia, le armi imbracciate dalla Marcegaglia. Che ha ovviamente incontrato il plauso di Maurizio Sacconi, senatore del Pdl, ex sottosegretario, in futuro ancora non si sa che. A Sacconi sono piaciuti i riferimenti agli straordinari e ai premi aziendali. Poi hatirato le somme: "La nuova Confindustria - conclude Sacconi - sarà un utile supporto ai decisori per una diversa regolazione fiscale e burocratica ben più rispettosa della libertà di impresa". D'altro tono il commento di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, leader di Rete 28 Aprile, durissimo. Basta un aggettivo: "reazionaria". "Se il sindacato - ha detto Cremaschi - è conservatore, la nuova presidenza della Confindustria ha una linea reazionaria che propone di ridurre la contrattazione per aumentare l'arbitrio delle aziende, condizione del lavoro e salario". "E cosa - ha aggiunto Cremaschi - particolarmente scandalosa, proprio in questi giorni di morti sul lavoro, Confindustria chiede di rivisitare in senso lassista la legge sulla sicurezza sul lavoro. Questo padronato, non so se ex di centrosinistra, è oggi l'estrema destra del Paese". Paolo Ferrero, ministro del welfare, ha visto ormai la Marcegaglia tra le mani di Berlusconi. Lo spunto glielo avrebbe offerto l'attacco ai contratti nazionali di lavoro. Per Ferrero, "in questa posizione vi è una profonda assonanza con il governo Berlusconi che vuole detassare straordinari e premi aziendali proprio per sostituire il paternalismo individuale alla contrattazione collettiva". La stessa proposta di reintrodurre le gabbie salariali, questa di marca leghista, va nella direzione di smontaggio del contratto nazionale di lavoro. Secondo Ferrero, dopo la cancellazione della sinistra dal Parlamento il Governo Berlusconi-Montezemolo vuole far scomparire il movimento dei lavoratori, con una "innovazione" che ci porta al 1800. "Contro questa prospettiva - ha osservato ancora il ministro - è necessario che la sinistra cominci da subito una campagna di informazione in tutto il Paese, per spiegare bene ai lavoratori la posta in gioco e per costruire le condizioni di una lotta contro questo attacco ai diritti dei lavoratori". Altra musica con Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore dei referendum sulla legge elettorale, che ha ritrovato nelle parole della Marcegaglia "la sensibilità della Confindustria per i temi delle riforme dello Stato".

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Silvio al Colle, ma la lista dei ministri non è pronta Fa fare un sondaggio sui nomi ipotetici. E pensa anche a Montezemolo, Catricalà, Castellaneta (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Silvio al Colle, ma la lista dei ministri non è pronta Fa fare un sondaggio sui nomi ipotetici. E pensa anche a Montezemolo, Catricalà, Castellaneta di Marcella Ciarnelli / Roma ALLA FINE Silvio Berlusconi si è presentato al Quirinale. Buon ultimo, dato che nei giorni scorsi gli altri leader del centrodestra a cominciare da Umberto Bossi ma anche Gianfranco Fini avevano già avuto colloqui, anche se informali, con il Presidente della Repubblica. Il Cavaliere si è presentato al Colle accompagnato da Gianni Letta, sempre più vicepremier in pectore. E si è intrattenuto nello studio di Giorgio Napolitano per circa un'ora. È stato un incontro per "uno scambio di idee a tutto campo" ma ancora interlocutorio che si è svolto in un clima "disteso e cordiale". Può sorprendere, date la sicurezza esibita anche in questi giorni, ma "l'uomo del fare" a proposito dell'istruttoria per la composizione del governo, ha illustrato al Capo dello Stato più i problemi cui deve cercare di trovare rapide risposte condivise senza minare l'equilibrio della coalizione, che certezze . "Sono giorni di afflizione, bisogna fare scelte impegnative. Se accontenti uno ne devi scontentare molti altri" aveva detto poco prima. Ed il concetto è stato ribadito al Presidente che ha ascoltato, non per "metter becco" sulla scelta dei ministri leghisti, come ha scritto ieri Libero smentito con durezza da Roberto Maroni. "Lo escludo assolutamente. Libero scrive fantasie, sciocchezze...Conosco Napolitano e la sua assoluta correttezza. Lo stesso Bossi l'ha chiamato qualche giorno fa e posso escludere comportamenti del presidente che non siano ineccepibili dal punto di vista costituzionale". Dal Quirinale nulla da aggiungere alle parole di Maroni. Se il prossimo ministro fosse stato consultato avrebbe evitato al quotidiano un brutto scivolone. Il problema di Berlusconi è quello di avere fatte troppe promesse. Ed ora, stretto dai numeri delle poltrone da assegnare, di dover disseminare più delusioni che soddisfazioni. Per il momento c'è solo una lunga lista di nomi vicino ai quali, solo per pochi, c'è già il ministero di destinazione. Su tutti i candidati pare che il Cavaliere abbia fatto fare un sondaggio per verificarne la popolarità. E qui le cose si sono ancor più complicate. Se Tremonti e Frattini, La Russa e Maroni possono dormire sonni tranquilli così non è per l'aspirante vicepremier Roberto Calderoli, ricordato per la sua maglietta anti islam. Gianni Letta non è d'accordo nel condividere la responsabilità con il leghista. E questo è un vero problema. L'altro è quello del nome per il ministero della Giustizia. Il ritorno di Roberto Castelli non è gradito ai più. Ma per Elio Vito la poltrona si allontana. Il nome di un tecnico alla Salute non è stato ancora individuato ma Silvio Berlusconi non nasconde più l'intenzione di rifare la proposta di un ministero di peso a Luca Cordero di Montezemolo. Tra i tecnici di livello compare anche quello di Antonio Catricalà, attuale guida dell'Authority alla concorrenza, che potrebbe ricoprire l'importante incarico di sottosegretario alla Presidenza. E l'ambasciatore Gianni Castellaneta potrebbe rientrare in Italia per diventare segretario generale. Nella lista nella tasca del prossimo premier ci sono anche i nomi di molte donne. Ha confermato ancora ieri che le ministre saranno quattro anche se, non è difficile prevederlo, in ministeri senza portafoglio. Alla fine tra con, senza e vice si dovrebbe arrivare ad un numero di venticinque ministri. Resterebbero solo trentacinque sottosegretari, e lì gli appetiti sono insaziabili. L'argomento commissario Ue è stato affrontato con una cautela che in questi giorni non c'è stata. Berlusconi si è molto dilungato nell'illustrare l'importanza della delega ai Trasporti in presenza di problemi come l'Alitalia e le nuove infrastrutture, ma per Antonio Tajani non c'è più certezza. Potrebbe far parte solo di una rosa di nomi nella quale ci sarebbe il senatore Giovanni Mauro e anche Giorgio La Malfa. I tempi futuri sono quelli fissati. Insediate le Camere toccherà a Berlusconi, lavorando presto e bene e nel rispetto delle istituzioni, l'essere pronto a rispondere alla convocazione del Capo dello Stato. Ma al momento i tasselli del puzzle sembrano molto lontani dall'andare ognuno al suo posto.

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In Europa Barroso s'inchina al gioco sporco del Cavaliere (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del In Europa Barroso s'inchina al "gioco sporco" del Cavaliere Ma è anche vero che "il balletto dei commissari", un "golpe" secondo El Pais, è stato il frutto di un sotterraneo accordo a tre - Berlusconi, Sarkozy, Barroso - venuto alla luce con lo scambio "cortese" di poltrone tra Francia e Italia. Con la conquista parigina di una delega prestigiosa, come quella della giustizia, e con la conseguente retrocessione del Commissario nominato da Roma ai trasporti e alle infrastrutture (senza alcuna garanzia di mantenere la vice presidenza italiana). "Prima ci occupavamo di tematiche come l'omosessualità, ora di trasporti - commenta, con il solito buon gusto, Silvio Berlusconi - Mi sembra un vantaggio strategico per l'Italia". Il Cavaliere che accetta senza colpo ferire l'attribuzione al nostro Paese di una carica meno importante, la dice lunga sui "contatti appropriati" con i quali il presidente Ue giustifica lo "sgarbo istituzionale" che lamenta Palazzo Chigi in queste ore. E che ha spinto Prodi a raggiungere via telefono Barroso, in Giappone, per notificargli il suo disappunto. Le scelte del presidente Ue, in realtà, danno una mano al Cavaliere, preoccupato di impedire al governo in carica di indicare il sostituto europeo di Frattini, prossimo alla Farnesina. Trasporti e infrastrutture Ue, presentate dal Pdl come strategiche per via di Tav, Ponte sullo Stretto e Alitalia, sono rilevanti fino a un certo punto per le ricadute in Italia. Il tema della compagnia di bandiera da salvare è legato, tra l'altro, ad altri portafogli e non a quello che spetterebbe a Tajani (o a chi per lui). È probabile, però, che Berlusconi, in procinto di stracciare le regole europee sull'immigrazione, guardi con sollievo alla dismissione di un portafoglio Ue che si occupa di quei temi. La telefonata Roma-Tokyo di ieri, quindi. Di fronte ai non lusinghieri apprezzamenti di Prodi nei confronti di Tajani, Barroso avrebbe concesso che "le decisioni della Commissione sono collegiali" e che esulano, quindi. dalle attitudini più o meno adeguate di questo o quel commissario. Durante la "burrascosa" conversazione, poi, il "capo" del governo europeo avrebbe fatto un riferimento infastidito alla solita Italia pianta grane, per sbottare, infine, con un "non volevo un nuovo caso Buttiglione". La replica di Prodi? "Quel caso non sono stato certo io a provocarlo, a quei tempi c'era Berlusconi e la musica come vedi si ripete". Questione "chiusa", quindi, per Barroso. La vicenda Buttiglione risale al 2004. Designato commissario europeo per la giustizia, su indicazione di Berlusconi, Buttiglione non superò "l'esame" dell'europarlamento. Venne bocciato senza appello per via delle dichiarazioni su donne e omosessuali. Barroso si spese per salvarlo, ma invano. Fu a quel punto che Berlusconi candidò Frattini. La bocciatura di Buttiglione costituisce un precedente che Barroso e il Cavaliere non dimenticano, e che ha influenzato la stessa scelta di dirottare Tajani ai trasporti, nella speranza di esami europei più indulgenti di quelli che segnarono il destino di Buttiglione. C'è da rilevare, tra l'altro, che l'ascesa Ue del capogruppo forzista a Strasburgo, non è poi così certa. Berlusconi, infatti, mediterebbe di candidare Mario Mauro, eurodeputato vicino a Formigoni. Un risarcimento al governatore della Lombardia costretto dal Pdl a non lasciare il Pirellone. Il mercato delle poltrone della destra italiana, quindi, investe Bruxelles con l'acquiescenza di Barroso, che milita nel Ppe come il Cavaliere. Il presidente Ue, d'altra parte, è in debito con Berlusconi che si vanta di averlo "portato" alla presidenza della Commissione. Nominato primo ministro portoghese nel 2002, Barroso organizzò alle Azzorre l'incontro tra Bush, Blair e Aznar che diede via libera alla guerra in Iraq. Poi salì ai vertici Ue e oggi, con le europee del 2009 alle porte, punta ad una riconferma. Il favore a Sarkozy, con la promozione della Francia, e quello a Berlusconi, con la retrocessione dell'Italia, potrebbero costituire un buon viatico per un bis alla Commissione. Sempre che il diavolo non ci metta la coda e non trasformi il caso Tajani in un'imbarazzante caduta d'immagine. Qualcuno, infatti, potrebbe chieder conto al presidente Ue del sostanziale silenzio sui trucchi nostrani che accompagnano la nomina del nuovo Commissario. Frattini, appena eletto, dovrebbe dimettersi da parlamentare italiano per incompatibilità con la carica europea. E lo farebbe al solo scopo di non lasciare libero il posto a Bruxelles e di impedire a Prodi "il diritto-dovere" di indicare un candidato italiano. Il presidente Ue aveva concesso al ministro degli Esteri in pectore di Berlusconi una proroga delle "ferie elettorali" fino al 29 aprile, data dell'insediamento delle nuove Camere. A quel punto mancherebbero solo pochi giorni alla nascita del nuovo esecutivo. Escluse altre proroghe, Frattini dovrebbe riprendere il suo posto Ue, per abbandonarlo immediatamente dopo. L'Europa come tram dal quale scendere, risalire e ridiscendere la fermata dopo. C'è da ricordare che il portafoglio di Frattini, la Giustizia, è stato mantenuto, ad interim, dal francese Barrot. Al quale è stato assegnato l'altro ieri, in via definitiva, sulla base del "balletto" voluto da Barroso. Domanda legittima: Frattini riprenderebbe per una manciata di giorni la vecchia delega - già sottratta all'Italia - o andrebbe ai Trasporti? Un rompicapo che non fa che aggravare l'imbarazzante ruolo di Barroso. Le istituzioni europee piegate alla tracotanza della destra italiana.

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Più potere a Letizia Moratti, un altro schiaffo a Formigoni Berlusconi le ha assicurato il doppio incarico per l'Expo. Alla Lega: basta frasi rozze. Borghezio: meglio che fighetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Più potere a Letizia Moratti, un altro schiaffo a Formigoni Berlusconi le ha assicurato il doppio incarico per l'Expo. Alla Lega: basta frasi rozze. Borghezio: meglio che fighetti... di Natalia Lombardo / Roma Da giorni alle prese con il via vai di pretendenti tra Arcore e Palazzo Grazioli, o con le impuntature di Roberto Formigoni che non vuole restare fino alla pensione incatenato al Pirellone, Berlusconi sembra non poterne più del "teatrino della politica" e del valzer delle poltrone. La coperta è corta, lamenta Berlusconi ieri mattina a una radio romana, nel rush finale della campagna per il Campidoglio a favore di Gianni Alemanno, promettendo "poteri speciali per Roma" anche sulla sicurezza. Interesse sleale: con Rutelli il futuro premier non intende collaborare. Silvio dà già Alemanno come vincitore, tanto più se dovesse confermarsi la voce della nomina bipartisan di Piero Ichino come ministro del Welfare (scartata l'ipotesi De Gennaro). A a quel punto vorrebbe un'altra poltrona o un vicepremier. Però che fatica per Silvio III rassicurare tutti sul fatto che la Lega abbaia ma non morde: "Da 21 anni è un partito democratico, ma dovrebbe cambiare il linguaggio fatto d'iperboli e un po' rozzo". Rozzo a chi? s'infuria il leghista Borghezio: "Noi siamo gente autentica, i fighetti forzaitalioti sono figli di papà e di gente che non ha mai lavorato". Fini concorda con Silvio. Se questi sono i rapporti idilliaci con la Lega, sono peggiori quelli con Formigoni. Il Governatore della Lombardia si dev'essere rassegnato e, dopo una telefonata col Capo, per nulla intenzionato a cedere la regione alla Lega, la seconda puntata dell'incontro, prevista per ieri sera a Roma è scivolata a oggi, domani, o nel nulla. Berlusconi di grane ne ha già molte, da Alitalia alla sicurezza, per la quale vorrebbe trattare un'impossibile "moratoria su Schengen" o prendere le impronte digitali agli immigrati. Nel frattempo si mostra fattivo e ricompensa chi considera più fidato: il pegno da pagare alla Lega è dovuto ma va limitato. Sul fronte affaristico - industriale Silvio III sta pianificando il futuro: a Letizia Moratti, sindaco di Milano che ieri è andata a trovarlo a Palazzo Grazioli, ha assicurato la doppia nomina di commissario e di presidente del comitato coordinatore, con amministratore delegato della società di gestione - pubblica con diritto privato - che sarà Paolo Glisenti. Il cavaliere le ha promesso che, nella lista dei primi consigli dei ministri, sempre più zeppa, varerà il "pacchetto sicurezza" più duro e il decreto per l'Expo. Tanto potere sull'evento al sindaco di Milano non deve aver fatto piacere a Formigoni. E il potente ciellino rischia anche di vedere retrocesso il suo uomo di fiducia, il teocon Maurizio Lupi. Per non parlare delle beghe nell'ancora Forza Italia se Bondi andasse ai Beni Culturali e l'editore del Foglio, Verdin, diventasse coordinatore... Tutto questo annoia Silvio, che si diverte di più a ricevere nel palazzo nobiliare romano l'Ad di Microsoft, Steve Ballmer, insieme a Lucio Stanca, il futuro ministro che dovrà digitalizzare l'Italia che non digitalizzò in cinque anni... Invece no: ogni giorno c'è la telefonata col democristiano Rotondi, che rivendica i suoi 300mila voti, il pareggio con l'Mpa di Lombardo, e vuole un posto da "ministro anche senza deleghe", Il capo ha contro-offerto la vicepresidenza della Camera, ma per la Dca il governo è governo. E appena rientrato a casa, Berlusconi si ritrova Lombardo a battere cassa. Alessandra Mussolini lo adula: "È come Sean Connery in "Highlander"", ma indossa la maglietta: ministro offresi.

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Silvio, non scaricare le responsabilità Le confederazioni non accettano processi sommari (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Silvio, non scaricare le responsabilità" Le confederazioni non accettano processi sommari Fuoco di fila contro i sindacati, dopo Romano Prodi anche Silvio Berlusconi li chiama sul banco degli imputati perché avrebbero causato con il loro "veto" la ritirata di AirFrance-Klm. È subito scontro, Raffaele Bonanni e Guglielmo Epifani gli rispondono a brutto muso, il premier in pectore smorza i toni, precisa. Ma è tardi. "C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo paese", contrattacca il leader della Cgil. Credo che Berlusconi quando si insedierà dovrà essere coerente con quello che ha detto. Non c'è da perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia e dare una prospettiva perché il prestito ponte aiuta ma non risolve i problemi". Di cose Berlusconi ne ha dette, in campagna elettorale è stato tutto un tratteggiare fantomatiche cordate italiane, salvifiche soprattutto per Malpensa. Interventi a gamba tesa mentre il dossier con i franco-olandesi era ancora aperto. Ora, continua Epifani, "il governo non scarichi responsabilità che gli competono interamente. Affronti piuttosto il problema seriamente, senza minacciare tagli occupazionali a prescindere. Farebbe bene a parlare del piano di rilancio e dei soggetti in grado di realizzarlo". Il rifiuto del "processo" è totale, quanto ai veti "è una parola che si usa quando si ha una opinione diversa, allora si parla di veto. Noi pensiamo che se ci sono le possibilità si riapra anche con Air France". L'esternazione di Berlusconi è stata accolta con un laconico "è una barzelletta" dal segretario Cisl Raffaele Bonanni: "Sanno tutti che lui (Berlusconi) era contrario, Spinetta se ne è andato per questo motivo". In seguito il segretario Cisl ha comunicato si "aver apprezzato" la precisazione del leader Pdl. Aveva già respinto le accuse anche Renata Polverini, segretaria Ugl, il sindacato che (oltre alla Uil) ha incontrato Jean-Cyrill Spinetta: "Colpa mia non è - dice -. Sulla trattativa hanno pesato la crisi di governo e la campagna elettorale". L'inizio della giornata era stato poi segnato da una lettera che sarebbe stata inviata a sindacati e governo, sottoscritta da 2300 dipendenti Alitalia di Fiumicino che non si sentono più rappresentati dai sindacati e definiscono "inutile" il prestito-ponte. Andrea Cavola di Sdl parla di un "falso clamoroso", se non altro perché la missiva parla del prestito accordato nella serata di martedì, "il che fa capire che la lettera è stata sottoscritta da oltre duemila persone ieri sera: impossibile, non ci sono i termini tecnici". Di vero c'è che questa mattina i sindacati e i rappresentanti dell'azienda si incontreranno per fare il punto alla luce degli ultimi sviluppi. Sul tavolo dovrebbe esserci anche la verifica del piano "stand alone", operativo da fine marzo. 24 aeromobili sono stati messi a riposo, c'è da capire con quale ricadute sull'occupazione. Nella tempesta si intravede intanto una piccola schiarita. L'annuncia il direttore della divisione passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano, "l'attività operativa sta andando forse meglio del previsto", dice, "non ci sono problemi operativi, né ci saranno quest'estate per i nostri viaggiatori". di Felicia Masocco/ Roma.

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Il pilota Don Salvatore pensa all'Expo ed è subito aria da Prima Repubblica (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del A VOLTE RITORNANO Il pilota Don Salvatore pensa all'Expo ed è subito aria da Prima Repubblica Segue dalla Prima Ora, con la crisi drammatica in cui versa l'Alitalia, non bisognerebbe guardare troppo per il sottile. Chi ci mette i soldi è benvenuto. E poi Berlusconi deve avere un certo feeling con Don Salvatore, la cui leggenda di costruttore iniziò con la ristrutturazione di un sopralzo nella popolare Porta Genova, a Milano, e oggi arriva fino ai grattacieli "storti" di Libeskind che non piacciono allo statista di Arcore. D'altra parte se per il futuro premier e per l'amico Dell'Utri lo stalliere mafioso Mangano era "un eroe", la presenza nella cordata tricolore di Ligresti, visto il suo passato con la giustizia, è un fattore di garanzia. Con Ligresti non siamo alla Terza Repubblica, come si illude qualche commentatore, siamo invece alla restaurazione della Prima Repubblica, alla commistione tra politica e affari come filosofia imprenditoriale e come azione di governo. Il costruttore, che vuole dare "una mano ad Alitalia, per il Paese, la compagnia, i lavoratori" forse pensando che un favore concesso oggi al premier produrrà grandi vantaggi domani quando ci sarà da costruire una città per l'Expo 2015, è da oltre trent'anni uno dei padroni di Milano. Il suo potere non venne scalfito nemmeno negli anni di Mani Pulite, nemmeno quando il 16 luglio 1992 finì a San Vittore e ne uscì solo dopo mesi di carcere e soprattutto dopo aver firmato una deposizione in cui svelava i rapporti con Bettino Craxi, l'utilizzo delle mazzette per controllare appalti e licenze edilizie. Condannato a due anni e quattro mesi di reclusione con affidamento ai servizi sociali, poi coimputato con l'ex finanziere Sergio Cusani e lo stesso Craxi nell'inchiesta Eni-Sai, quindi scampato con patteggiamenti vari nelle inchieste per tangenti a Pieve Emanuele, per i lavori al Tribunale di Milano, per lo scandalo della vendita del patrimonio immobiliare Ipab. Sono tutti episodi che avrebbero abbattuto un mulo, ma non Ligresti. Che anzi, dopo Tangentopoli, riuscì a risollevare il suo gruppo dalle difficoltà in cui era precipitato grazie a un forte sostegno di Mediobanca, rafforzando la sua posizione nelle assicurazioni e nella finanza. D'altra parte il costruttore non è il tipo da arrendersi davanti alle inevitabili sorprese e alle disgrazie della vita: nel 1981 la moglie Antonietta Susini fu vittima di un rapimento terminato con il suo rilascio, dopo il pagamento di un riscatto. Dei presunti rapitori, indicati all'epoca dei fatti come mafiosi, due furono assassinati, un terzo scomparve nel nulla. Con questo curriculum, arricchito da aristocratiche frequentazioni (la famiglia nera dei La Russa, dall'avvocato Antonino fino al figlio Ignazio risciacquato nelle acque di Fiuggi e oggi destinato al ministero della Difesa, e quei maghi della Borsa come Michelangelo Virgillito e Raffele Ursini da cui "acquistò" il primo pacco di azioni Sai), era naturale che fosse accolto con tutti gli onori tra i padroni del Corriere della Sera. Ligresti è stato ed è un personaggio di primissimo piano del potere: capace un tempo di stringere alleanze con Pirelli, De Benedetti, Cuccia e oggi di posizionarsi nei salotti dove si prendono le decisioni che contano. Certo, nell'assenza generale degli imprenditori tutti pronti a giurare fedeltà ad Alitalia ma nessuno disposto a scendere davvero in pista, la novità di Ligresti non va sottovalutata. È il segno che Berlusconi sta chiamando a raccolta gli amici fidati ai quali è pronto a chiedere oggi un sacrificio, un impegno, che sarà certo ricompensato in futuro. Fino a ora nel pasticcio della cordata berlusconiana conta molto di più l'outing di Ligresti che non l'opera del cosiddetto superconsultente, e ipervalutato, Bruno Ermolli. Lo sforzo di Berlusconi, inoltre, non avrebbe solo la finalità di mettere una pezza al dramma Alitalia, ma vorrebbe usare questa emergenza per dimostrare la sua vocazione di una politica aperta, capace di coinvolgere tutte le forze possibili per risolvere il caso. Tanto per capirci, nell'entourage berlusconiano nessuno si sorprenderebbe se il capo chiedesse (o magari lo ha già fatto) un impegno anche a Carlo De Benedetti per Alitalia, anche se per l'Ingegnere potrebbe ripetersi il rischio di trovarsi l'opposizione della sua adorata Repubblica, come avvenne nel 2005 quando Berlusconi era pronto a investire nel fondo M&C lanciato dallo stesso De Benedetti ma poi non se ne fece nulla per la ribellione delle redazioni dei suoi giornali. Ma le cose, in politica come negli affari, cambiano velocemente. De Benedetti, nei prossimi anni, punterà sull'energia (proprio ieri è arrivato il via libera al suo rigassificatore di Gioia Tauro) e la sanità, settori dove la politica conta molto. Alla domanda di una valutazione sull'ipotesi di una cordata italiana, ieri l'Ingegnere ha risposto con un "no comment". Ma l'asso da giocare può essere solo quello di una grande banca. Se Berlusconi, a fronte di un piano industriale credibile che certo non può fare Ermolli e di uno sbocco internazionale, riuscisse a convincere Intesa SanPaolo o Unicredit a entrare in azione, allora il quadro potrebbe cambiare. Solo con il volenteroso Ligresti il cavaliere non andrà lontano. Anche per oggi non si vola. di Rinaldo Gianola.

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Berlusconi annuncia: Tagli dolorosi Inevitabili , si scusa il promesso salvatore. Air France? Tutta colpa dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Berlusconi annuncia: "Tagli dolorosi" "Inevitabili", si scusa il promesso salvatore. "Air France? Tutta colpa dei sindacati" di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Per Alitalia si prospetta una "dolorosa riduzione del personale". In una parola: licenziamenti. Che per Silvio Berlusconi sono "inevitabili". Dopo l'abbandono di Air France il destino degli oltre 18mila dipendenti di Alitalia è sempre più incerto. Perché se c'è ossigeno per i prossimi due mesi, grazie al prestito ponte da 300 milioni, illustrato ma non notificato giusto ieri alla Commissione europea, sul resto è nebbia fitta. Incerti i compratori, la cordata, il partner, lo sviluppo della compagnia di bandiera. Incerti, appunto, i tagli. Perché se con il piano di Air France si mandavano a casa 2.100 dipendenti con l'uscita di Parigi c'è il rischio che quel numero aumenti. È una questione di tempo. Dipende da che tipo di soluzione si prospetta per il salvataggio della compagnia di bandiera. Oggi sindacati e azienda ne parleranno in un incontro negli uffici della Magliana. Nel piano Prato, quello preparato otto mesi fa per la sopravvivenza del vettore, i tagli erano in linea con quelli chiesti da Air France. Ma da allora molte cose sono cambiate. Sono aumentati i costi, come quello del petrolio, si sono ridotte le prenotazioni. E non c'è più un compratore di rango. C'è la cordata italiana. O, meglio, ci sarà. Adesso, ha detto Berlusconi, "dopo una due diligence che durerà tra le quattro e le cinque settimane sarà possibile per altri operatori un'offerta impegnativa e farsi carico della questione". Ieri per la prima volta Salvatore Ligresti, costruttore, finanziere, nonché amico personale di Berlusconi, dopo mesi di voci, si è fatto avanti. "Penso - ha detto Ligresti - ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla, penso sia giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo". Ligresti, allora, e poi? Tante manifestazione di affetto, come quella di Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli o di Mario Moretti Polegato, fondatore della Geox, e poca altra roba ancora. Anche perché la cordata italiana, ammesso che esca veramente, deve mettere sul piatto un sacco di soldi. Air France era disposta a investire subito 3 miliardi di euro. In Italia una cifra del genere la possono offrire solo le banche. A condizione che, oltre alla cordata italiana, alle spalle ci sia un soggetto industriale vero tale da garantire lo sviluppo industriale della compagnia. Il problema è che al momento non sembra esserci nessuno all'orizzonte. C'è AirOne, ma la società di Toto è piccola. Non ha il network, la rete internazionale necessaria per un vettore come Alitalia. La russa Aeroflot? Possibile, ma in questo modo, visto che la compagnia russa è extracomunitaria, Alitalia perderebbe i diritti di volo comunitari e un sacco di soldi. I sindacati, poi, continuano a invocare l'arrivo della tedesca Lufthansa. Ieri è stato di nuovo il turno di Bonanni. Il vettore tedesco, però, ha ribadito cha la sua posizione non cambia. Niente offerta. Per ora. Magari dopo. Quando qualcuno avrà portato a compimento il lavoro sporco. Come ha spiegato bene il ministro delle Attività produttive Pier Luigi Bersani, dopo Air France, "se si scende di uno scalino in giù, aumentano gli interlocutori, ma si abbassa il livello dell'offerta". Un'Alitalia ridimensionata e con i costi sforbiciati avrebbe, quindi, più appeal. Per questo Berlusconi ha iniziato la sua piccola guerra con i sindacati. "Air France ha detto di no per il veto dei sindacati" ha sparato ieri il futuro premier. Affermazione poi rettificata: "Su Alitalia hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Perché questa uscita? Non è una semplice sbavatura. Ha una doppia valenza. Scaricarsi la coscienza dalle sue responsabilità assunte in campagna elettorale e ieri negate - "io non ho fatto nessun intervento sul governo francese e su Air France, non ho fatto nulla di nulla" - e creare un clima antisindacale con il quale affrontare poi una eventuale trattativa.

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Anche Berlusconi annuncia i tagli (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)

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Primo Piano Pagina 103 Anche Berlusconi annuncia i tagli "Air France via per il veto dei sindacati". Epifani: "Barzellette" --> "Air France via per il veto dei sindacati". Epifani: "Barzellette" Berlusconi annuncia che nella nuova gestione di Alitalia saranno inevitabili i tagli. Intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana. ROMA Air France ha battuto in ritirata, il prestito ponte da trecento milioni c'è, la cordata italiana inizia a materializzarsi, ma per Alitalia e i suoi dipendenti all'orizzonte si profila lo stesso un periodo di tagli. La nuova gestione "passerà attraverso una fase di dolorose riduzioni del personale", annuncia il premier in pectore Silvio Berlusconi. Nessuno però, assicura il Cavaliere, verrà lasciato per strada: i lavoratori messi alla porta potranno contare sugli "ammortizzatori sociali. E quindi non ritengo - dice il futuro presidente del Consiglio - di avere problemi". GLI ESUBERI Il capitolo esuberi resta aperto quindi, nonostante sia stato al centro del fuoco di fila dei sindacati in questi mesi. Ed è proprio a loro e al loro veto, spiega infatti Berlusconi, che si deve il gran rifiuto di Jean Cyril Spinetta a riprendere la trattativa. "Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati", dice chiaro e tondo il Cavaliere. "Io - aggiunge - non ho fatto nessun intervento sul governo francese e su Air France. Non ho fatto nulla di nulla". Parole che sono una replica indiretta alle accuse di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Accuse che attribuiscono, a pari merito, alle interferenze eccessive della politica (e in particolare del Pdl) e alle organizzazioni dei lavoratori, la responsabilità di aver fatto saltare l'intesa con Parigi. La situazione di Alitalia "è molto rischiosa" e "Berlusconi è il principale responsabile", dice Massimo D'Alema. Il suo modo di fare? "Sconcertante - aggiunge -. Manca di serietà". Attacca anche Epifani (Cgil): "Berlusconi racconta barzellette". MESTIERE Quello del Cavaliere ai sindacati, questa volta, sembra comunque più un complimento che una frecciata. Le condizioni poste da Air France sono spesso state definite "inaccettabili" da Berlusconi, che infatti spiega: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari - osa - hanno avuto anche ragione". Air France ormai è fuori e nessuno crede in una marcia indietro. Ora l'agenda prevede altro: la verifica da parte di Bruxelles del prestito ponte, la formazione, nel caso in cui esista, della soluzione made in Italy per salvare Alitalia; infine, il nuovo piano esuberi. Il governo uscente è sicuro che il prestito fatto non si configuri come aiuto di stato ma la Commissione Ue si riserva di valutare con calma. Per quanto riguarda invece la ormai celebre cordata italiana, qualche segnale inizia a arrivare: il primo porta la firma di Salvatore Ligresti. Novità che consentono al leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini di dirsi, a fine giornata, "certo che la cordata italiana si manifesterà". I tempi comunque sarebbero non brevi e fra le ipotesi che circolano vi sarebbe quella affiancare agli imprenditori italiani, in una fase iniziale, una presenza pubblica. Tra le opzioni vagliate, quella di chiamare in causa la Cassa e depositi e prestiti. LEGHISTI L'alternativa, che resta sempre in campo, anche se ora molto sfumata, è il fallimento: "Una prospettiva - commenta il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - che sarebbe un dramma per tutti". Per tutti, ma forse non per la Lega. Più volte gli esponenti del Carroccio hanno ribadito come la strada migliore fosse il ricorso alla legge Marzano; auspicio che potrebbe essere stato sopito però dalle rassicurazioni del Cavaliere sul destino di Malpensa. Quello dello scalo milanese dovrebbe infatti correre lungo una corsia parallela a quella della compagnia di bandiera: "Abbiamo concordato - afferma infatti il sindaco di Milano Letizia Moratti conversando con i cronisti al termine dell'incontro con il leader del Pdl - sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini di Alitalia".

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Cordata italiana, Ligresti esce allo scoperto (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 le manovre Cordata italiana, Ligresti esce allo scoperto Le manovre --> ROMA La cordata italiana ci sarà. Cominciano a fare capolino i primi sostegni al progetto di Silvio Berlusconi per un'Alitalia che resti italiana. A partire da Salvatore Ligresti per arrivare a Marco Tronchetti Provera. Si lavora dietro le quinte, e a farlo su delega del Cavaliere è in particolare Bruno Ermolli, sul fronte del Nord dove ci sono industriali di spessore, ma anche nel centro e sud Italia con investitori che possano mettere una fiche, come detto dal Cavaliere, utile per contribuire al rilancio della compagnia. Non è escluso che si lavori anche per un azionariato diffuso che coinvolga i dipendenti di Alitalia. E secondo sondaggi, cari a Berlusconi, sembra che oltre il 75% degli italiani vorrebbe l'italianità di Alitalia. "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori e per il turismo", ha detto il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti che, fedele alla regola "fatti e non parole", ha aggiunto: "le cose si fanno in silenzio ma penso che si faranno". E a credere a una cordata italiana è anche il presidente di Pirelli Tronchetti Provera secondo il quale "qualunque tipo di cordata ci possa essere, di fronte a una proposta trasparente, è possibile". Su Alitalia, ha aggiunto, "ci deve esser chiarezza di numeri e di prospettive". Un no comment è invece arrivato dal presidente della Cir, Carlo De Benedetti, che con il suo fondo salva-imprese Management & Capitali aveva presentato una manifestazione di interesse per Alitalia. Non è escluso che ora che i giochi si riapriranno possano tornare in scena i pretendenti che via via si sono tirati indietro o sono stati esclusi durante le varie fasi della corsa per la compagnia. Da Lufthansa ad Aeroflot, che potrebbero partecipare ad eventuali cordate con quote di minoranza. E forse Tpg il cui advisor industriale Seabury è passato poi ad elaborare il piano industriale per conto di Ap Holding di Carlo Toto, patron di AirOne. A confermare che "una cordata di imprenditori italiani si manifesterà" è stato anche Gianfranco Fini secondo cui "ieri c'è stato un segnale, che va in questa direzione".

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ROMA Comincia a materializzarsi la cordata italiana per Alitalia. A scoprire le carte ieri è s (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Tato Salvatore Ligresti, il quale ha detto che "è doveroso intervenire per il Paese, la compagnia e i lavoratori". Altri imprenditori, tra cui Tronchetti Provera, potrebbero accodarsi, mentre si fa sempre più concreta l'ipotesi che a fianco degli industriali italiani si schieri Lufthansa. Intanto, il prestito da 300 milioni è al vaglio delle autorità europee. Berlusconi: inevitabili tagli del personale. Ed è polemica con i sindacati sulle responsabilità dell'addio di Air France.

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Buchi record nei bilancio (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Delta/Northwest Buchi record nei bilancio L'Alitalia non scoppia di salute, ma anche sul fronte delle compagnie aeree statunitensi le cose non vanno molto bene. Ieri sono stati comunicati i dati di bilancio della Delta e della Northwest: la prima in soli tre mesi ha riportato perdite per 6,39 miliardi di dollari; per ridurre la struttura costi e far fronte al caro-greggio ha comunicato di prevedere di eliminare dalla sua flotta dai 75 ai 90 velivoli entro la fine dell'anno. Per quanto riguarda la Northwest, ha chiuso il primo trimestre con una perdita di 4,1 miliardi di dollari contro un passivo di 292 milioni di dollari un anno fa. Le due compagnie poche settimane fa hanno annunciato una fusione dopo un lungo periodo di commissariamento. Sui loro bilanci pesano operazioni di pulizia dei conti (6,1 miliardi la Delta e 3,9 miliardi la Northwest) in vista della fusione.

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La cura Berlusconi per Alitalia: tagli al personale, più Ligresti (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Red.ec. Il prestito-ponte di 300 milioni di euro concesso dal governo Prodi allunga la vita dell'Alitalia, ma non la salva. Al salvataggio ci penserà Silvio Berlusconi, "attraverso dolorose riduzioni di personale" - ha detto ieri - e mettendo in piedi una cordata di imprenditori italiana "in 4 o cinque settimane". Contestualmente ha addossato ai sindacati la responsabilità della fuga di Air France, rimangiandosi poco dopo l'accusa: ""Su Alitalia hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere", ma a quel punto la frittata era fatta. E in coda ha fatto annunciare a Salvatore Ligresti che lui è uno degli imprenditori pronto a mettere la famosa fiche nella cordata. "Una compagnia che perde così tanto - dice Berlusconi - e che si trova nelle condizioni di Alitalia non può continuare a perdere e quindi tutti dovranno metterci buon senso per arrivare una ristrutturazione della compagnia che possa salvaguardare il numero maggiore possibile di dipendenti, ma che dovrà operare anche delle scelte e ci sará gente che dovrà trovarsi un altro lavoro. Non c'è nessuno, dico nessuno, che possa garantire che il numero dei dipendenti attuale rimanga lo stesso di adesso". Ovvio, conclude il Cavaliere, che per i senza lavoro ci saranno gli ammortizzatori sociali. I sindacati sono saltati sulle sedie, ma sono subito ridiscesi, come Raffaele Bonanni, Cisl. "Se l'ha detto allora è una barzelletta. Tutti sanno che lui era contrario e Spinetta se ne è andato per questo motivo", ha detto Bonanni, prendendo però per buona la successiva smentita. E ha aggiunto che lui personalmente tifa per "un partner internazionale solido e spero che Lufthansa voglia costruire un'alleanza forte con Alitalia". Per Gugliemo Epifani, Cgil, "assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo Paese". E ha aggiunto che "il sindacato sa benissimo che un piano di rilancio dovrà essere accompagnato da sacrifici, ma che dovranno essere funzionali allo sviluppo dell'azienda e non decisi di per sé, senza motivazioni". Sul volo a vista di Alitalia c'è stato ieri anche l'esordio di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. L'Alitalia, ha detto, vent'anni fa "era un'azienda simbolo del nostro Paese. È stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono stati magna pars". Marcegaglia manca di precisione: la "scarnificazione" è stata promossa dal ceto politico e operata poi dagli "interni". Non si è però sbilanciata sulla cordata italiana, chiedendo una neutrale "soluzione di mercato" e dimostrando di sapere due o tre cose: che una eventuale cordata può stare in piedi soltanto se dietro c'è una grande banca nazionale e un vettore internazionale. E siccome IntesaSanpaolo si è per ora tirata indietro, Lufhtansa pure e Aeroflot sta in finestra per ordini dall'alto, è chiaro che la cordata berlusconiana ancora non c'è, semmai ci sarà. In questo quadro si spiega l'uscita di Ligresti, "una mano bisogna darla, la cordata si farà". Stretto giro berlusconiano, il presidente di Premafin è amico di Bruno Ermolli cui il Cavaliere ha dato mandato di intrecciare la cordata, facendosi dare innanzitutto i conti di Alitalia per capire come e con chi metterci le mani. Anche Marco Tronchetti Provera si è rifatto vivo, con cautela, ma lui come Ligresti senza dare indicazioni precise né di tempo né di tipo di investimento. Un altro impenditore, l'amministratore delegato di Geox, Mario Moretti Polegato, per stoppare le voci ha parlato tanto per fare chiarezza: "Nessuno me lo ha mai chiesto. Non mi sono mai posto il problema". Nel frattempo, c'è il prestito-ponte di 300 milioni di euro (buoni per un'estate, forse) del governo Prodi, che da ieri pomeriggio è al vaglio dell'Unione europea. A Bruxelles dovranno decidere se questi soldi sono un aiuto di stato alla compagnia di bandiera, e dunque iniziativa da bocciare perché lesiva della libera concorrenza, oppure se i 300 milioni possono essere considerati davvero una necessità da ordine pubblico dell'Italia (come è stata presentata la cosa) e quindi leciti.

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ANTICIPAZIONI (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Cacciari vs. Veltroni Il sindaco di Venezia replica al leader Pd: chi dice no al partito del nord non capisce cosa sta succedendo P. 6 Hijos d'Argentina Identificata, contro la sua volontà, la figlia di Susana Pegoraro, la italo argentina desaparecida nel '78 P. 10 Chips&salsa Il governo elettronico fra sogno e realtà. Un allegato gratuito di 16 pagine con il manifesto di oggi Alitalia Berlusconi: tagli dolorosi E si fa avanti Ligresti A PAGINA 4 PDL Il cavaliere sale sul colle E' gelo con Formigoni A PAGINA 6 Intervista Ferrero: "Salvato il Prc, ora tentiamo l'unità" A PAGINA 7.

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Alitalia, spunta la cordata italiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dubbi Ue sul prestito. Avanza l'ipotesi di un partner straniero affiancato da soci finanziari e industriali Alitalia, spunta la cordata italiana Il leader Pdl: verso tagli dolorosi. Polemica con i sindacati.

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La ricca Aeroflot e il cattivo affare italiano (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La compagnia russa è in piena espansione: ma di Alitalia vuole solo gli "slot". Il Cremlino però spinge, per altri motivi... Astrit Dakli Aeroflot salverà Alitalia? Una cosa è certa: non vuole farlo. Se mai qualcosa del genere dovesse accadere, sarebbe una pura e semplice decisione di politica estera del Cremlino, mirante sempre più a mettere i piedi nel piatto dei mercati occidentali (e in particolare europei) come soggetto attivo e non solo come "fornitore esterno". A confermare questa ipotesi sta la freddezza estrema con cui i dirigenti della compagnia di bandiera russa hanno accolto i chiacchieratissimi esiti del vertice sardo fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Fonti ufficiali della compagnia hanno detto di aspettare "una specifica proposta ufficiale da parte italiana. A partire da questa specifica proposta potremo discutere la nostra posizione, che si baserà sull'interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti"; più esplicitamente il direttore generale di Aeroflot, Valerij Okulov, ha dichiarato a Russia Tv che "le notizie che abbiamo sulla vicenda non ci riempiono di ottimismo". Non è questione di capacità finanziarie. Aeroflot - anche se inseguita da pregiudizi che vi vedono ancora il vecchio elefantiaco carrozzone sovietico - è una compagnia giovane, dinamica e in piena espansione, con percentuali di profitto tra le più alte al mondo e per giunta posseduta al 51% da uno stato, quello russo, che non sa dove mettere gli enormi surplus di bilancio provenienti da gas e petrolio. Potrebbe facilmente trovare i 14 miliardi di euro per comprarsi Alitalia con tutti i suoi debiti: il punto è che non ne avrebbe alcuna convenienza, dal punto di vista aziendale. La convenienza potrebbe esserci (tutta politica) solo per il Cremlino, che vi troverebbe una sempre maggior legittimazione europea: ma a scapito degli interessi reali di Aeroflot. La compagnia sta investendo molto nelle proprie strutture - sta completando la costruzione di una nuova grande aerostazione a Mosca, riservata ai suoi voli internazionali - e nel rinnovamento della flotta: l'anno scorso ha ordinato 22 Boeing 787 Dreamliner, 22 Airbus 350, 10 Airbus 330 e ben 65 Sukhoi Superjet: quasi 120 nuovi aerei che entro sei anni dovrebbero più che raddoppiare la flotta esistente, già tra le più "giovani" del mondo. Chiaro che non ha alcun interesse nella vasta ma obsoleta e costosa (per consumi e manutenzione) flotta Alitalia. Le sue rotte e le destinazioni internazionali che serve sono in larga parte simili a quelle di Alitalia, che ha in più solo alcune destinazioni in America latina; e Aeroflot per ora non punta affatto su un'estensione geografica della sua rete (salvo che sulle sempre più lucrose tratte interne russe, oggi appannaggio di una miriade di piccole e malmesse compagnie locali) bensì su un'intensificazione dei voli sulle più importanti e richieste rotte "business" (Europa, Stati uniti, Cina): come hanno più volte sottolineato i dirigenti di Aeroflot al tempo della prima offerta d'acquisto (maggio-giugno 2007), per la compagnia russa l'unico interesse nell'acquisizione di quella italiana potrebbe stare in un prezzo molto, molto basso e senza troppi vincoli per quanto riguarda il personale, in modo da mettere le mani su quello che viene considerato il vero "asset" di Alitalia, cioè i suoi slot aeroportuali nelle maggiori città europee. Allo stesso modo, il vero motivo per cui Aeroflot sta acquistando a prezzo di fallimento la compagnia di bandiera serba Jat, oltre al valore politico dell'atto, è la possibilità di gestire il traffico aereo nella regione balcanica con voli a basso prezzo verso una serie di destinazioni turistiche molto richieste in Russia (Montenegro e Cipro anzitutto, ma anche Grecia e Turchia).

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Bruxelles - L'Italia ha illustrato , ma non notificato alla Commissione europea l (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di CRISTINA MARCONI Bruxelles - L'Italia ha "illustrato", ma non notificato alla Commissione europea le modalità e i termini del prestito da 300 milioni di euro per Alitalia approvato dal Consiglio dei ministri. Difendendo la posizione secondo cui non sono aiuti di Stato, bensì un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Funzionari della rappresentanza italiana presso l'Unione europea hanno incontrato nel pomeriggio di ieri i tecnici degli uffici del commissario per i Trasporti, Jacques Barrot, presentando la documentazione e una lettera. Il portavoce di Barrot, Michele Cercone, ha annunciato: "Noi analizzeremo quello che ci è stato presentato, ma per ora è solo un modo di tenerci in contatto". L'analisi, che comunque non corrisponderebbe ad una decisione ufficiale non essendo frutto di una notifica, verrà fatta nei prossimi giorni. La Commissione ha ribadito più volte, nei giorni passati, l'importanza di notificare la misura finanziaria per mettersi al riparo dall'eventualità di ricorsi da parte di terzi, come ad esempio i concorrenti di Alitalia British Airways o Lufthansa. Infatti, se il prestito fosse notificato alla Commissione e eventualmente approvato, i ricorsi ai tribunali nazionali - e i conseguenti obblighi di rimborso o il congelamento del prestito - sarebbero più difficili, poiché i ricorrenti dovrebbero impugnare la decisione di Bruxelles alla Corte di Giustizia europea, affrontando un iter ben più lungo. Ma anche un via libera, allo stato attuale, non può essere dato per scontato. Il commissario per i Trasporti Jacques Barrot si è espresso contro l'ipotesi di nuovi aiuti di Stato per la compagnia di bandiera, che ne ha beneficiato nel 2001 con la regola del one time last time e quindi non può più riceverne fino al 2011. "Oggi non posso che ripetere che la Commissione non potrebbe accettare aiuti pubblici per Alitalia". Per Bruxelles, dunque, "qualunque relazione finanziaria del Governo con la compagnia deve essere condizionato al principio dell'investitore privato". In base alla normativa comunitaria un prestito pubblico a un'impresa in difficoltà finanziarie non è da considerare aiuto di stato se il tasso d'interesse concesso è tra i 400 e i 1.000 punti base superiore ai tasso interbancario (in pratica tra il 9 e il 15%), a seconda del grado di rischio di mancato rimborso. E il governo ieri ha indicato, nel comunicato, un "tasso di interesse nella misura prevista dalla specifica disciplina comunitaria". Restano comunque degli aspetti più spinosi. Tecnici comunitari osservano che "la giustificazione adottata è difficile da prendere sul serio" e che, ad una prima lettura, la misura avrebbe alcune caratteristiche dell'aiuto. "Dipende se riceveremo o meno delle denunce" da altre compagnie aeree, proseguono i tecnici, notando come questo assottiglierebbe di molto i margini di manovra per trovare una soluzione favorevole all'Italia.

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NEW YORK - Come è vista dall'America la crisi dell'Alitalia e quali sono le a (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di FLAVIO POMPETTI NEW YORK - Come è vista dall'America la crisi dell'Alitalia e quali sono le aspettative degli osservatori internazionali? Lo abbiamo chiesto al consulente Mike Boyd, titolare della Boyd Group Inc, con sede in Colorado, grande esperto del settore aereo. Le sorti della nostra compagnia di bandiera sono seguite con interesse in un mercato che si fa sempre più aperto e ravvicinato allo stesso tempo. Mike Boyd dice che i problemi partono da lontano: "La crisi dell'Alitalia si trascina da almeno dieci anni, con un accumulo di tensione che oggi pesa in modo negativo sull'azienda. In particolare ci sono le questioni sindacali che pendono da troppo tempo, e che con ogni probabilità sono state il deterrente che ha fatto deragliare la trattativa con l'Air France". Ma la tensione sindacale esiste anche in America... "Si, ma in Italia c'è l'aggravante di una cultura industriale che in passato è stata mediata dalla presenza ambigua dello Stato, al tempo stesso arbitro e parte in causa. A questo punto c'è bisogno di cambiamenti profondi, che vedano il crollo delle barriere artificiali che sono state costruite intorno ad Alitalia. Occorre una revisione completa degli accordi sul lavoro, e paghe più basse, se l'obiettivo è quello di diventare appetibili agli occhi di un partner internazionale". Socio estero, tipo Lufthansa, o cordata nazionale. Cosa sarebbe meglio per il futuro della compagnia? "Dovrebbe essere fatto il possibile per conservare i colori di bandiera, lo dico nonostante l'istintiva sfiducia che nutro per l'ennesima ingerenza politica annunciata. L'Italia è una delle destinazioni turistiche più ambite, e i turisti sono felici di volare con una compagnia nazionale". Un partner internazionale potrebbe essere tentato di sottrarre flusso a Malpensa e Fiumicino. "Questa non mi sembra una minaccia reale: Lufthansa ha enormi problemi a gestire il traffico a Francoforte e ha dovuto aprire lo scalo di Monaco, figuriamoci se potrebbe permettersi di alleggerire Malpensa. In quanto a Fiumicino, sarebbe folle sottrarre voli a Roma, che è una reale destinazione di grandi masse per il mercato turistico". Ma l'Alitalia può farcela da sola? Insomma,è possibile una strategia stand alone in un contesto in cui fusioni e acquisizioni si moltiplicano sul mercato mondiale? "Vedremo: tutto dipende dalla flessibilità dei sindacati. Il prestito attuale potrà prolungare la vita per altri 9 mesi, che nel mondo dell'aviazione commerciale possono essere un'eternità. Ma nel frattempo occorre elaborare una strategia realistica, con tagli drastici nel numero degli scali, nella tipologia degli aerei, e nelle categorie di personale". Altrimenti? "Altrimenti c'è la strada della bancarotta, e la conseguenza immediata della sparizione dell'Alitalia sarebbe l'aumento delle tariffe per i passeggeri sulle tratte atlantiche. Ma io non credo che ci si arriverà perché le fondamenta della società, il "business module" sono sani. L'Alitalia si trova a combattere con problemi comuni a tutti i suoi concorrenti, tra cui il costo dei carburanti è il più pesante, e sta obbligando tutte le linee aeree a rivedere i piani operativi".

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ROMA - La cordata italiana per Alitalia si avvicina al check in anche se il prestito-ponte da 300 mi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Lioni ha spostato l'orario di partenza del volo. "Giusto aiutarla, penso che saremo coinvolti", ha detto Salvatore Ligresti, patron del gruppo Premafin-FonSai, avvicinato a margine dell'assemblea dell'assicurazione svoltasi a Firenze. Ma anche Marco Tronchetti Provera e Carlo De Benedetti prendono posizione. Dopo le aperture dei giorni scorsi di Enrico Salza e Corado Passera, presidente e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ora escono anche gli imprenditori coinvolti da Silvio Berlusconi tramite Bruno Ermolli. "Doveroso intervenire per il Paese, la compagnia e i lavoratori", ha concluso Ligresti in buoni rapporti col futuro premier e perno del sistema di alleanze in Mediobanca. "Credo che qualunque tipo di cordata ci possa essere di fronte a una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e prospettive", ha aggiunto Tronchetti, patron della Pirelli, un'altra delle società collegate al mondo di piazzetta Cuccia. E De Benedetti che tramite Management & Capitali un anno fa aveva preso parte alla prima fase della privatizzazione di Alitalia ha opposto un eloquente "no comment" alla domanda su un rinnovato interese per la Magliana. Chiuso il capitolo Air France, per il futuro della compagnia di bandiera si deve preparare un'alternativa per il salvataggio-rilancio. Ma l'ossigeno dei 300 milioni di liquidità concesso dal governo uscente con l'assenso di quello entrante, consente di avere più tempo a disposizione. E la prospettiva sembra orientata sempre verso un partner internazionale, come ha proposto Salza, con Intesa Sanpaolo pronta a valutare progetti seri per il paese - parole di Passera - all'interno però di una soluzione che tuteli l'ìtalianità. Punto irrinunciabile per Berlusconi che si richiama comunque all'assetto di Telco-Telecom: un partner d'oltralpe, affiancato da soci finanziari e industriali. La carta Lufthansa gode di ampi consensi anche se qualche riflessione sarebbe in corso da parte di Aeroflot. Qualche banchiere di primo piano che si è espresso per un progetto internazionale, vedrebbe bene anche ipotesi americane o mediorientali. In campo poi c'è Air One che anche ieri avrebbe mosso alcuni passi concreti per evidenziare il proprio interese. Carlo Toto si sta convincendo che il contesto complessivo è mutato rispetto a dicembre, quando col sostegno di Intesa, Nomura, Morgan Stanley e l'ausilio dell'advisor Goldman Sachs, presentò l'offerta al governo. Che non la tenne in considerazione. Toto vorrebbe rientrare in gioco, sarebbe pronto a investire poco più di un miliardo con l'appoggio soprattutto di Intesa Sanpaolo che però vedrebbe un'operazione impostata diversamente rispetto al passato. Con Toto, se volesse proprio esserci, in posizione più defilata. Air One ha dalla sua la flotta degli aerei. Nella prima versione, Air One si sarebbe fusa con Alitalia sotto un controllo blindato da Ap HOlding, la cassaforte di Toto affiancato dalle banche. Nella nuova versione di un progetto tutto da scrivere, Toto potrebbe dare in locazione gli aerei. Ma pur consapevole che non potrà più avere il controllo, chiederebbe una tutela sulla governance. Tutto però dipende dal partner internazionale del quale Intesa ne fa un punto essenziale. E questo partner potrebbe essere Lufthansa che lo scorso anno, quando esaminò concretamente l'operazione, era affiancato da Gerardo Braggiotti. Cioè dal banchiere d'affari più vicino a Intesa. r.dim.

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Martedì il presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha conce (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

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Il presidente del Consiglio Romano Prodi, d'intesa con Silvio Berlusconi, ha concesso un prestito di 300 milioni all'Alitalia.

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Alitalia, Ligresti scopre le carte per la cordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Doveroso intervenire per il Paese, la compagnia e i lavoratori". Si muovono anche altri imprenditori.

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Berlusconi: legge speciale per l'Expo Poteri alla Moratti ma mancano i fondi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-24 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: legge speciale per l'Expo Poteri alla Moratti ma mancano i fondi Incontro a Roma. Il sindaco sarà anche presidente del Comitato di coordinamento L'ad della Società Expo sarà Paolo Glisenti, braccio destro della Moratti, già segretario del Comitato Expo Subito un decreto legge per l'Expo. Il sindaco Letizia Moratti si porta avanti e fa l'en plein. Nel vertice di ieri a Roma con Silvio Berlusconi, le sono stati appuntati sul petto i gradi di commissario straordinario di Expo 2015. Berlusconi ha assicurato che tra i primi provvedimenti del futuro consiglio dei ministri ci sarà il decreto legge - la legge speciale per Expo - e la relativa nomina della Moratti a commissario. Il sindaco sarà anche il presidente del comitato di coordinamento che comprenderà Presidenza del Consiglio, Regione, Comune, Provincia, Fiera e Camera di commercio. In più proporrà il nome dell'amministratore delegato della nuova società di gestione (pubblica di diritto privato) che avrà il compito di coordinare e pianificare il lavoro. Anzi l'ha già proposto: l'ad della Società Expo sarà Paolo Glisenti, braccio destro della Moratti, già segretario del Comitato Expo e ora a capo del Comitato di pianificazione. Tutto a posto? No. Perché all'Expo manca un capitolo fondamentale: i soldi. Berlusconi avrebbe detto alla Moratti che i famosi 4 miliardi e cento milioni da investire in Expo 2015 per adesso non ci sono. Vanno trovati. Sono circa 600 milioni all'anno per 7 anni. Soldi fondamentali perché servono alla realizzazione vera e propria del nuovo spazio Expo alla Fiera di Pero- Rho. Berlusconi ha assicurato che valuterà come reperire le risorse nell'ambito del bilancio. Se ne discuterà ancora. "Abbiamo parlato del progetto Expo - ha detto la Moratti all'uscita da Palazzo Grazioli che appena rientrata a Palazzo Marino ha convocato una riunione su Expo - e, quindi, dei primi passi da fare. Il mio ruolo da commissario sarà di impulso e vigilanza oltre che la prerogativa di proposta dell'amministratore delegato della società di gestione ". Qualcuno storce il naso. Come l'ex ministro Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Le cene di Arcore e gli incontri a Palazzo Grazioli ripropongono la sensazione di un uso privatistico delle istituzioni e delle cariche che ne derivano. Per l'Expo, che è di tutti sapremo valutare con estrema serietà il decreto legge del futuro governo. L'Expo è un'occasione che non va sprecata ". Ma l'Expo non è stata l'unica questione toccata dalla Moratti. L'altra priorità è quella della sicurezza. "Il presidente mi ha detto che il piano sicurezza sarà presentato al primo consiglio dei ministri utile ". Aggiunge dei particolari. Che riguardano le nuove norme richieste dalla Moratti al precedente Governo e mai arrivate in porto: "è già molto dettagliato - spiega la Moratti - prevede una maggiore certezza della pena, l'inasprimento delle pene e processi per direttissima quando c'è la flagranza di reato". Plaude il capogruppo dell'Udc a Palazzo Marino, Pasquale Salvatore: "è un fatto positivo. Il problema sicurezza deve essere affrontato nelle sedi istituzionali. Ogni forma alternativa all'intervento dello Stato è da valutarsi assolutamente negativa, perché porta alla degenerazione dell'ordinamento democratico ". Ogni riferimento alla Lega, non è casuale. Ultimo capitolo: Malpensa, Alitalia e Sea. "In questo momento - conclude la Moratti il ricorso di Sea c'è e si mantiene, ma vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso, perché se verranno meno verrà meno anche il ricorso ". Maurizio Giannattasio \\ Malpensa? Il ricorso di Sea resta, poi vedremo se verranno meno le condizioni per cui fu deciso.

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Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-24 num: - pag: 3 categoria: BREVI Malpensa Il sindaco è tornata alla carica sulla difesa di Malpensa. "I destini dello scalo vanno separati da quelli di Alitalia" Sicurezza Già scesa in piazza sulla questione sicurezza, la Moratti ha strappato una promessa a Berlusconi: "Il governo se ne occuperà al primo Consiglio dei ministri".

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Alitalia, in campo Ligresti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-24 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE L'imprenditore: giusto dare una mano. Governo, il Cavaliere da Napolitano Alitalia, in campo Ligresti Berlusconi ai sindacati: dolorosi tagli di personale MILANO - La cordata di imprenditori per Alitalia, di cui da giorni parla Berlusconi, ha un primo nome: Salvatore Ligresti. "Una mano bisogna darla, è giusto e doveroso", ha detto il presidente onorario di Premafin. Intanto il Cavaliere avverte i sindacati ("necessari tagli dolorosi") ed è polemica su Air France. Incontro tra il Cavaliere e Napolitano. ALLE PAGINE 5, 6 e 8 Baccaro, Fuccaro, Tondelli, Rizzo.

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Il rilancio della Marcegaglia <Ora contratti più moderni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il rilancio della Marcegaglia "Ora contratti più moderni" "Basta alibi per il Paese, facciamolo ripartire" "Non è in agenda l'articolo 18. Si sta aprendo una fase nuova senza la sinistra radicale in Parlamento" ROMA - L'era Marcegaglia, prima donna a guidare la Confindustria nella sua secolare storia, comincia con 103 voti a favore su 105. E una relazione di 22 cartelle che mette ai primi posti della sua agenda la riforma degli assetti contrattuali, il federalismo fiscale e l'internazionalizzazione. L'apertura al sindacato, dopo le sferzate di Montezemolo, è evidente ma senza troppe concessioni. "Bisogna cominciare a lavorare da subito, in silenzio - ha detto in conferenza stampa - ci muoveremo d'intesa con Luca, è un tema troppo importante per attendere i nostri riti". Emma Marcegaglia, infatti, sarà ufficialmente presidente degli imprenditori solo dopo l'investitura dell'assemblea del 21 maggio. Ma lei ha intenzione di cominciare gli incontri strategici già nei prossimi giorni per ottenere dal nuovo governo la defiscalizzazione degli straordinari e del secondo livello e poi dal sindacato - "al quale chiediamo di cambiare profondamente e di interpretare il mutato contesto sociale come appare dal voto del 13 aprile" - un "forte alleggerimento economico e normativo del contratto nazionale". Nessuna forzatura e nessuna concessione ai "falchi" confindustriali. "La modifica dell'articolo 18 - spiega la neo presidente - non è nella nostra agenda né in quella del governo, c'è un problema di modernizzazione dello statuto dei lavoratori ma intanto partiamo dalla defiscalizzazione che è già un buon passo in avanti". "Per me comincia un pezzo di vita nuova - esordisce nella relazione - e succedo a Montezemolo mentre si apre intorno a noi una fase nuova". La sintetizza nei passaggi successivi: la sinistra radicale fuori dal Parlamento, la semplificazione dei partiti e il successo della Lega da capire "non come reazione solo protezionistica ma per rivendicare una questione di territorialità ". Insieme a Emma la giunta confindustriale ha votato anche la squadra che la nuova leader ha scelto per portare a termine il programma. Sono 11 vicepresidenti e 7 consiglieri. Confermato Alberto Bombassei nel ruolo di vicepresidente per le relazioni industriali e previdenza - "lavoreremo insieme ", ha più volte detto la Marcegaglia per chiudere le indiscrezioni su alcuni dissapori- e Gianfelice Rocca all'education. Molte le novità che più o meno confermano le anticipazioni dei giorni scorsi. Con qualche effetto speciale: come l'ingresso dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni nel ruolo di delegato del presidente per le dinamiche dei nuovi scenari mondiali - una sorta di ministro degli esteri - e di Alberto Tripi come responsabile del "tavolo coordinamento servizi". Rafforzati gli incarichi per il presidente di Assolombarda Diana Bracco: non avrà solo la ricerca e l'innovazione (di cui prima si occupava Pasquale Pistorio) ma anche il delicato compito di seguire Expo 2015. La delega per l'internazionalizzazione (che prima Montezemolo si era tenuto per sé) passa a Paolo Zegna mentre la Marcegaglia ha quella del Centro studi che prima era di Andrea Pininfarina. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Emma ha toccato anche altri argomenti come l'Alitalia sostenendo che "l'italianità non è indispensabile mentre lo è il rispetto delle regole di mercato", o i contratti territoriali per i quali si è detta contraria: "è un livello destinato a creare confusione e non si sposa con la produttività ". Per quanto riguarda lo Stretto di Messina, fiore all'occhiello delle infrastrutture targate Berlusconi, la Marcegaglia ha detto che secondo lei "ci sono altre priorità". Roberto Bagnoli \\ L'Italia non è condannata alla bassa crescita ma occorre affrontare le cause strutturali, dice il presidente designato di Confindustria che sui contratti insiste sull'urgenza di cambiare gli assetti contrattuali e le relazioni industriali. Sul piano normativo. per Marcegaglia è venuto il momento di varare un piano di federalismo fiscale.

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Quirinale, vertice con il Cavaliere Stop all'aumento dei ministri (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Quirinale, vertice con il Cavaliere Stop all'aumento dei ministri Berlusconi: la Lega cambi linguaggio. Sulla Ue: meglio seguire i trasporti che i gay Letta non gradirebbe essere vicepremier con Calderoli. E c'è l'idea di non coprire il ruolo. Slitta l'incontro con Formigoni ROMA - "Disteso e cordiale", così fonti del Quirinale definiscono il colloquio di sessanta minuti tra il presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi (accompagnato da Gianni Letta) e il presidente Giorgio Napolitano. Un incontro che si ripeterà nei prossimi giorni, quando la squadra di governo sarà ultimata e prima di salire ufficialmente dal capo dello Stato per ricevere l'incarico. Quello di ieri infatti è stato uno scambio di opinioni di carattere generale sui problemi più urgenti (dall'Alitalia ai rifiuti) che dovrà affrontare il futuro esecutivo. Nessuna nota ufficiale è stata diffusa al termine dell'incontro, segno del suo carattere informale. Qualcosa tuttavia è trapelato. Berlusconi ha indicato alcuni nomi (certi) che comporranno il suo gabinetto, (Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Maroni all'Interno o ad altro dicastero, La Russa alla Difesa, Vito alla Giustizia). Sugli altri e sulle quote rosa (durante la campagna elettorale aveva annunciato la presenza di quattro donne ministro) si è riservato una decisione dopo avere consultato gli alleati. In particolare si è discusso dell'eventuale presenza di vice premier. Letta non gradirebbe di avere accanto il leghista Roberto Calderoli. E così, per non creare tensioni proprio con la Lega Nord, dopo le parole di apprezzamento rivolte a Napolitano da Maroni e da Calderoli, è stata presa in considerazione anche l'ipotesi che non ve ne sia neppure uno. In tal caso Letta tornerebbe a fare il sottosegretario alla presidenza e al posto di Paolo Bonaiuti, che lo era stato nel precedente gabinetto Berlusconi e che è destinato adesso a un dicastero (Beni Culturali), arriverebbe l'attuale garante antitrust Antonio Catricalà. Ma non è neppure escluso che alla fine prevalga Letta e che sia solo lui vice premier. Infine si è parlato anche dell'eventualità, prospettata dal Cavaliere, di "spacchettare " alcuni ministeri con portafoglio superando la soglia di dodici. Su questo la risposta di Napolitano è stata netta: non se ne parla, casomai si può agire su quelli senza portafoglio. Il colloquio al Quirinale giunge dopo una serie di esternazioni di Berlusconi. Ha difeso la Lega ("da 21 anni è un partito democratico " ma talvolta che il linguaggio dei suoi esponenti "è fatto di iperboli ed è anche un po' rozzo, e quindi dovrebbe cambiare "). Non solo. Ha detto che il Carroccio "con il suo 8% rispetto al nostro 38 non potrà influire negativamente sull'azione di governo ". E si è poi lasciato andare a una battuta che ha provocato reazioni. Parlando del walzer di poltrone alla Commissione europea tra Italia e Francia ha osservato che è "molto più conveniente per noi interessarci invece che di omosessualità di infrastrutture e trasporti visto che abbiamo da ripresentare un grande piano di opere pubbliche. Avendo un nostro commissario possiamo lavorare meglio". E infine il caso Formigoni. L'incontro con il presidente della Regione Lombardia è slittato ad oggi o forse ad altra data. Incontrando i suoi, Formigoni ha preso in considerazione anche l'idea di un quarto mandato se non otterrà un incarico di prestigio. Lorenzo Fuccaro.

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E le Ferrovie battono cassa: senza risorse ridurremo i treni (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il bilancio Perdite abbattute ma servono 2 miliardi per ricapitalizzare E le Ferrovie battono cassa: senza risorse ridurremo i treni ROMA - "Le Ferrovie non sono Alitalia. Proprio per questo allo Stato diciamo che se non ha i soldi per coprire certe tratte, vuol dire che le taglieremo ". Mauro Moretti, ammini-stratore delegato di Fs, ha intenzione di difendere con i denti i risultati del gruppo. Il bilancio 2007, approvato ieri, si è chiuso con una riduzione delle perdite pari all'80% sul 2006: un "rosso" di 409 milioni contro quello di oltre 2 miliardi, frutto della precedente gestione. Certo ci sono 551 milioni di parte straordinaria, provenienti dal riconoscimento di somme dovute per i servizi prestati fino al 2003 e a accantonamenti straordinari, ma il dato da guardare è quello del margine operativo lordo, tornato positivo per 463 milioni contro i -650 del 2006. Si tratta dell'effetto dell'aumento dei ricavi di traffico cresciuti del 14,4% (c'è da ricordare l'aumento delle tariffe fino al 10% su alcune tratte) e, tra questi, degli introiti derivanti dai contratti di servizio che sono lievitati di un terzo. "Abbiamo aumentato i ricavi del traffico internazionale e in particolare di quello merci, lavorando molto sulla Germania" spiega Moretti. Dall'altra parte c'è il taglio dei costi, pari a 131 milioni di euro. Una tabella, inedita per le Fs in termini di trasparenza, chiarisce quali voci abbiano subito i maggiori interventi: il 74% riguarda il vestiario; il 73% deriva dal rinnovo dei contratti di vigilanza in termini più economici; il 56% dai risparmi sulle relazioni esterne (ma anche sulle quote associative, come quelle pagate a Confindustria che Moretti ha compresso). Poi c'è il dimezzamento dei costi della convegnistica, mentre le spese per le consulenze diminuiscono di un quarto, fermandosi a 62 milioni. Quanto alle singole società del gruppo, Rfi (che gestisce la rete) si mantiene in sostanziale pareggio, mentre Trenitalia, la controllata che gestisce il traffico, che da sola nel 2006 ha perso 2 miliardi e subirà l'abbattimento del capitale, ha registrato un "rosso" contenuto, pari a 403 milioni, con una forte stretta dei costi che calano del 4%. Restano i problemi di un gruppo che aspetta di poter attuare il piano di riorganizzazione che avvierebbe una rivoluzione nella gestione delle tratte, lasciando a Fs la gestione di quelle economiche e rimettendo all'iniziativa del governo la decisione di sovvenzionare quelle in perdita come "servizio universale". Il piano d'impresa chiede all'azionista due miliardi per la ricapitalizzazione di Trenitalia, la metà già per quest'anno. Di questi un terzo è destinata al mantenimento dell'attuale livello dei servizi regionali: l'esecutivo Prodi ne ha stanziati solo 40. "Mi aspetto che il nuovo governo provveda al resto - conclude Moretti-. Altrimenti non resta che tagliare. Noi non saremo un'altra Alitalia ". Antonella Baccaro.

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Rutelli in palla, Alemanno impallato (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

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Vespri Rutelli in palla, Alemanno impallato Norma Rangeri Ad un certo punto, verso la metà del faccia a faccia, lo sfidante Alemanno, dopo aver ripetuto sempre le stesse frasi sui rom e gli immigrati, non sapendo bene cosa aggiungere, ha perso la pazienza: "Avete perso le elezioni, basta!". Anche per un provetto scalatore come lui, raggiungere la vetta del Campidoglio è l'arrampicata più difficile. Come antipasto del primo duello televisivo, i telegiornali avevano mostrato l'ex militante del Fronte della Gioventù, tra i rifiuti delle discariche romane, sfondo ideale per la campagna su Roma-pattumiera, uno dei cavalli di battaglia di Alemanno. Mentre per l'ex sindaco di Roma c'erano le immagini accattivanti del bacio con Antonello Venditti e della visita in ospedale a Francesco Totti. Poi l'appuntamento della sera. A colpi di ritagli di giornali e vecchi dispacci di agenzie, nello studio di Ballarò, un botta e risposta serrato, verso la fine molto acceso, inframmezzato da battute e siparietti divertenti. Sapendo di giocare una partita importante, Alemanno era spasmodicamente attento alle telecamere, e quando, in un paio di occasioni il conduttore gli ha impallato l'inquadratura, non ha saputo frenarsi: "aho, ehi, Floris, la telecamera è quella, se ti metti davanti col braccio come faccio a parlà, ogni volta metti la mano davanti!". Abile nel riportare il discorso sempre e soltanto sul refrain della sicurezza, Alemanno ha cantato la serenata al corpo dei vigili urbani (non proprio una categoria di simpaticoni), ha detto no alle ronde leghiste, ha spiegato che vuole allontare "solo" ventimila immigrati, quelli denunciati per violazioni di legge. Poi ha attaccato i grandi palazzinari romani, mettendo nello stesso calderone l'auditorium, la festa del cinema, il piano regolatore. Esagerando nel dipingere la capitale come una città infernale in mano a una cricca di potere. Il candidato del centrodestra non è riuscito a incrinare l'immagine rassicurante e ottimista del suo rivale, che gli ha rovesciato addosso il livore antiromano della Lega, il disastro di Berlusconi sull'Alitalia (e Fiumicino), il malaffare della regione Lazio durante la gestione di Storace ("assessori arrestati e candidati al parlamento per fargli avere l'immunità"), rivendicando l'allure di una città forte economicamente e nella cultura. Con gran dispiego di foto dei cantieri aperti per la costruzione della metropolitana, corredate da una mappa rubata allo stradario di Tuttocittà (sembrava una gag di Corrado Guzzanti, interprete insuperabile del rutellismo). Tre milioni e ottocentomila telespettatori, ascolti buoni per la media del programma, ma indifferenti all'evento. nrangeri@ilmanifesto.it.

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Berlusconi: il rilancio richiede tagli dolorosi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il rilancio richiede tagli dolorosi "Air France fuggita per i sindacati". è polemica Sindacati all'attacco dopo le dichiarazioni del leader pdl, che poi spiega di volere il dialogo sul nodo Alitalia ROMA - "Mai come in questo momento l'attività operativa sta andando forse meglio del previsto". Il direttore della Divisione passeggeri di Alitalia, Giancarlo Schisano, il giorno dopo la concessione del prestito-ponte da 300 milioni alla compagnia, pecca quantomeno di ottimismo. La vendita dei biglietti di Alitalia dall'inizio di aprile è crollata sulla scorta dei timori di un fallimento e poco conta il record di puntualità tra le compagnie europee, nel primo trimestre, sventolato da Schisano. Ma il messaggio del dirigente di Alitalia è comprensibile: Alitalia ha bisogno della fiducia dei suoi passeggeri in attesa che arrivi il Cavaliere bianco. Ieri intanto è stata la giornata delle polemiche tra il premier "in pectore" Silvio Berlusconi e i sindacati, accusati in mattinata di aver posto "il veto " ad Air France-Klm, facendola scappare via. Una risposta indiretta a Prodi che martedì aveva spiegato il ritiro dei transalpini con le "interferenze politiche", con ciò riferendosi alle critiche di Berlusconi sul piano francese. "Spinetta se ne è andato per colpa di Berlusconi " ha replicato a muso duro il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. "C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo Paese" ha rimarcato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. A Berlusconi non è rimasto che aggiustare il tiro: "Su Alitalia - ha chiarito - i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni di Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Ma non è bastato: "Mi auguro - ha aggiunto - di poter avere con i sindacati e in particolare con Cisl e Uil un rapporto concreto e realistico". Ma sono altre le parole che hanno messo in allarme i sindacati, quelle riferite ai sacrifici che comporterà il salvataggio di Alitalia. Berlusconi ha anticipato che questo "passerà attraverso delle dolorose riduzioni del personale, che tuttavia potrà contare sui mezzi che lo Stato ha per una debita assistenza a chi non avesse più il lavoro in Alitalia". Il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ne ha approfittato per togliersi un sassolino: "Non so se c'è una cordata o ci sono i tagli: lo saprà Berlusconi. Spero lo dica ai sindacati". Questi ultimi oggi incontreranno l'azienda per affrontare il capitolo degli esuberi prodotti dalla messa a terra di 24 aeromobili. Nel pomeriggio il cda prenderà atto del prestito-ponte che ieri è stato illustrato ai funzionari dell'Ue che si dovranno pronunciare sulla sua legittimità. A. Bac. Numero uno Jean Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm ( al centro, seduto), ha abbandonato la trattativa per l'acquisto di Alitalia.

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Cota: ma Silvio ricordi che prima c'è Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'esponente leghista Cota: ma Silvio ricordi che prima c'è Malpensa MILANO - "Berlusconi è un uomo del Nord. E sa che Malpensa per noi non è solo un aeroporto e viene prima di tutto". Roberto Cota, segretario piemontese e deputato del Carroccio, affronta il tema più caldo del momento a partire dall'hub di Varese: "Conoscendo il Cavaliere, confidiamo che riconosca il valore di Malpensa che noi consideriamo la punta dell'iceberg della questione settentrionale". Per mesi l'aeroporto, dice Cota, è stato snobbato e offeso: "Il governo precedente ha dimostrato disinteresse. Tommaso Padoa-Schioppa è arrivato a dire, pochi giorni prima delle elezioni, che l'aeroporto era perduto e senza collegamenti. è ovvio che ora ci sia una reazione forte del Nord". Per quanto riguarda Alitalia e i "tagli dolorosi" ai quali ha accennato Berlusconi, Cota spiega: "Il disastro l'hanno combinato loro: Alitalia e il governo Prodi. Non sono stati in grado di gestire la situazione. Avrebbero potuto applicare la legge Marzano un anno fa, cosa che gli avrebbe consentito di lavorare con più calma. Alitalia può funzionare solo se risponde a una logica di efficienza, ma adesso l'eredità che viene lasciata è molto difficile. Comunque ricordiamo che Malpensa è altra cosa rispetto ad Alitalia".

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Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Cordata Alitalia, la prima mossa di Ligresti "Penso che saremo coinvolti". Tronchetti: con proposte concrete, imprese disponibili Il nodo delle condizioni di mercato del prestito. I contatti di Ermolli. Forte recupero del titolo MILANO - "Penso che ci sia modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per la compagnia, per il paese, per i lavoratori, per il turismo ". La riservatezza di Salvatore Ligresti è quasi proverbiale, il suo silenzio un tratto interrotto di rado, negli archivi delle cronache economiche degli ultimi decenni. L'immobiliarista e assicuratore l'ha rotto ieri, per dire la sua sulla cordata italiana invocata da Berlusconi e guardata con scetticismo dalla maggioranza uscente. Per la prima volta, dunque, per bocca di uno dei grandi nomi dell'impresa italiana chiamati in causa, non arriva una smentita, ma un assenso in prima persona. Prima di tornare al consolidato costume: "Queste cose si fanno in silenzio e penso che si faranno". è dunque probabile che le società del gruppo Ligresti, e i board ai quali fanno capo, saranno chiamati a valutare una disponibilità finanziaria di massima, in un momento che vede i Ligresti fortemente impegnati su più tavoli. Si è infatti appena conclusa l'offerta pubblica di Fonsai sulla controllata Immobiliare Lombarda, mentre presto dovrà definirsi l'onerosa costruzione della grande opera milanese di Citylife (oltre due miliardi totali) che arriva in un momento complesso per tutto il comparto immobi-liare, e che ha raccolto l'inattesa critica "estetica" di Silvio Berlusconi. Sullo sfondo dell'Expo2015, cui Ligresti avrebbe vincolato la propria disponibilità alla "cordata", potrebbe intanto sbloccarsi anche l'annosa partita per il parco della scienza Cerba, recentemente invocato dal neosenatore Democratico Umberto Veronesi, e che dovrebbe vedere la luce proprio sui terreni di Ligresti situati nel Parco Sud. Sempre sul fronte milanese, intanto, Letizia Moratti ha ribadito che la causa da 1,25 miliardi di Sea resta pendente, finché la società controllata dal Comune potrà "tornare allo stesso utile con Alitalia presente, però su base di certezze e non di ipotesi". La discesa in campo del primo big ha portato con sè altre disponibilità o, quantomeno, aperture. Ha parlato anzitutto Marco Tronchetti Provera, presidente e azionista di riferimento di Pirelli. "Vedremo le evoluzioni e quale sarà l'indirizzo di questa settimana perché ci possa essere un piano affinché le imprese italiane possano partecipare insieme a operatori di settore", ha spiegato, glissando sul proprio interesse, e aggiungendo che "qualunque tipo di cordata italiana possa esserci di fronte ad una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e prospettive", per la ricostruzione delle quali ha valutato positivamente il prestito ponte, sul quale l'Europa ha ricevuto ieri ufficiale notifica, che consente di "prendere tempo". La stessa problematica informativa viene sottolineata da AirOne, che resta alla finestra assistita da Goldman Sachs, che insieme a Mediobanca è tra le merchant bank che meglio conoscono il settore. In attesa anche Intesa Sanpaolo che ha studiato a lungo il dossier negli ultimi mesi, pur ribadendo al momento l'assenza di ipotesi operative. I giudizi di Tronchetti Provera a proposito del prestito-ponte sono condivisi da Emma Marcegaglia, a patto che "serva ad una soluzione di mercato" non necessariamente orientato alla tutela "dell'italianità ". Oltre a Ligresti e Tronchetti ha parlato il patron di Geox, un imprenditore del nord "doc" come Mario Moretti Polegato. La cordata? "Partecipare è una questione di senso civico da parte degli imprenditori" ha detto, prima di precisare che non ci sono interessi e contatti diretti per una sua partecipazione ad un'eventuale cordata. è su queste basi che procede il lavoro di Bruno Ermolli, che ha fissato come scadenza la prima decade di maggio, data del probabile insediamento del nuovo governo. Guidato da Silvio Berlusconi. Jacopo Tondelli.

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Colossi pubblici, slalom tra i veti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Stato e Mercato I precedenti di Sviluppo Italia e di Cassa depositi e prestiti Colossi pubblici, slalom tra i veti Chiamata del nuovo premier per Fintecna, Finmeccanica ed Eni ROMA - C'era una volta un signore che la soluzione per l'Alitalia l'aveva trovata. Il suo nome? Pierfrancesco Pacini Battaglia, banchiere d'affari, nome noto delle cronache di Tangentopoli, definito un giorno "uno appena sotto a Dio". La sua idea era semplice: "Alle Ferrovie gli possono dare l'Alitalia", disse un giorno al telefono al suo amico Emo Danesi, come venne riportato negli atti di un'inchiesta che inguaiò un altro suo amico, l'ex potentissimo amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci. Non era una battuta: da anni la compagnia di bandiera non se la passava bene. Le Fs invece erano piene di soldi, l'operazione alta velocità era in pieno svolgimento, Necci era sulla cresta dell'onda... Anche lui si dice che alla grande holding pubblica del trasporto, una specie di Iri2, mentre l'Iri1 era già sul viale del tramonto, ci avesse fatto più di un pensierino. Che cosa ne sarebbe ora dell'Alitalia (e delle Ferrovie) se per uno strano caso del destino quell'idea balzana fosse andata in porto, nessuno può saperlo. Ma non è stata nemmeno l'unica. Di volta in volta chi puntava a far intervenire lo Stato ha pensato anche alla Finmeccanica. Uno dei pezzi forti dell'azienda di Pierfrancesco Guarguaglini non è forse l'Alenia? E l'Alenia non costruisce forse aeroplani e loro parti? Anche se in questo caso ci sarebbe forse una piccola controindicazione. Cosa si potrebbe rispondere al rappresentante di uno dei fondi americani titolare di un bel pacchetto di azioni comprate in borsa che un bel giorno si alzasse in assemblea chiedendo: "Scusate, signori, ma perché avete comprato questa roba?" Domanda che forse sarebbe meno imbarazzante se posta ai vertici dell'Eni, altra società pubblica candidata (da Berlusconi, poi con smentita, poi forse no) a salvare l'Alitalia. Non perché il gruppo guidato da Paolo Scaroni non debba rendere conto al mercato, ma perché guadagna talmente tanti soldi che per anni nessuno si è accorto che la chimica perdeva molto più dell'Alitalia. E poi, anche l'Eni ha la sua piccola compagnia aerea. Ce l'ha dai tempi di Enrico Mattei. Si chiama servizi aerei ed è oggettivamente più piccolina dell'Alitalia. Ma più profittevole, grazie anche a un bel contrattino che aveva stipulato fino al 2006 (due milioni 79 mila euro l'anno) con la Presidenza del consiglio: gli aerei blu non bastavano. Caricarsi sulle spalle pur molto larghe la compagnia aerea, per Scaroni, sarebbe comunque un bel problema. Meglio allora, una società non quotata. La solita Fintecna? Difficile, anche perché con Berlusconi di nuovo a palazzo Chigi a Fintecna sarà riassegnata la commessa Ponte sullo stretto di Messina e tutti i soldi finiranno lì. C'è sempre la Cassa depositi e prestiti, vero. I soldi li l'ha. Lo statuto consente anche investimenti nel settore delle utility (Alitalia è una utility?). Ma chi glielo spiega alle Fondazioni bancarie, che hanno il 30% del capitale? Si potrebbe provare con il Fondo per le infrastrutture F21, partecipato dalla Cassa depositi e prestiti. Ma lo Stato non ha che il 14%, e la cosa si presenta ancora più complicata. Non resta che Sviluppo Italia, l'unica società pubblica che ha un portafoglio pieno zeppo di partecipazioni (spesso discutibili) con società pubbliche e private di ogni genere. Per assurdo, la società che Romano Prodi voleva chiudere potrebbe essere l'unica "seria" candidata a un intervento "pubblico" per l'Alitalia. Con la quale, per inciso, ha già fatto un'esperienza, abortita. Fino al 2004 Sviluppo Italia aveva una piccola partecipazione nell'Atitech di Napoli, per rilanciare con fondi pubblici la fabbrica di Grottaglie. Poi però non se ne fece nulla. Ma quando la Fiat era in crisi il governo di Silvio Berlusconi pensò pure di fargli comprare una bella fetta della casa automobilistica torinese. Un precedente istruttivo... Sergio Rizzo Alfonso Iozzo Vito Gamberale P. F. Guarguaglini.

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L'apertura Il presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a sinistra) (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria: BREVI L'apertura Il presidente onorario di Premafin Salvatore Ligresti ( nella foto tonda, a sinistra) ha espresso la sua fiducia che sia possibile formare una cordata italiana per Alitalia Il disegno Da sinistra, il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, Nicola Radici del gruppo bergamasco della logistica e Bruno Ermolli, che lavora alla cordata per Alitalia.

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Alitalia La crisi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La crisi La trattativa i progetti e il prestito Oggi pomeriggio si riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia. All'ordine del giorno, la presa d'atto della decisione del governo di finanziare la compagnia con trecento milioni di euro I rappresentanti italiani presso la Ue ieri hanno incontrato i funzionari dell'esecutivo comunitario per illustrare la decisione del Governo, e difendere la legittimità della scelta del prestito-ponte.

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Girano tra i banchi, salutano i commercianti, visitano il cantiere del nuovo mercato di Via (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

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Di CLAUDIO MARINCOLA Girano tra i banchi, salutano i commercianti, visitano il cantiere del nuovo mercato di Via Andrea Doria, obbligano tutti ad indossare il caschetto giallo d'ordinanza. D'Alema, l'antipatico, Rutelli il piacione. Due modi di parlare alla gente, al popolo del centrosinistra. Perché l'obiettivo minimo è riportare al voto chiha già votato. Basterebbe per vincere, spiegano quelli dello staff. "Previsioni sul ballottaggio? Io non ne faccio - si tira indietro D'Alema - non spetta a me, ma agli osservatori farle". È in gioco il Campidoglio, l'ultimo baluardo, "un simbolo", dice D'Alema. Che lancia un appello: "Bisogna evitare che una marea nera travolga la città, gli elettori del centrosinistra non possono mancare al ballottaggio". La priorità sarebbero le elezioni e l'imminente ballottaggio ma D'Alema non disdegna incursioni su altri temi. Alterna osservazioni politiche con annotazioni più personali. Il XVII del resto è il suo Municipio. È a casa sua. "In genere vengo qui il sabato per fare la spesa - racconta - in particolare per comprare il pesce. C'è un banco gestito da un compagno di Fiumicino e un altro da Maria, la pugliese che ha dei frutti di mare spettacolari. Qualche volta per cambiare scelgo un'altra pescheria più vicina, cara da morire, una boutique". Il primo appuntamento è davanti alla sede Pd e della Sinistra Arcobaleno. D'Alema e Rutelli si avviano tra le bancarelle di frutta e verdura, stringendo le mani. Al ministro degli Esteri, la gente chiede sulla crisi economica e sul governo Berlusconi, ma anche le ragioni della sconfitta elettorale del centrosinistra. "Il nostro problema è la comunicazione", commenta una signora, mentre un anziano ferma D'Alema e gli ricorda i problemi concreti dei romani ("nel mio quartiere c'è un tombino segnalato da tempo, nessuno fa niente..."). Rutelli indica il cantiere: "Questo luogo terstimoia i cambiamenti che si stanno facendo a Roma. La scelta per i romani è se andare avanto o fare un balzo indietro". È il D'Alema che non t'aspetti. Non ha in mano le buste della spesa e si fa una certa fatica a immaginarselo in versione "casalinga" ma lui giura "ai figli e a tutto il resto ci pensa mia moglie, ma chi cucina il pesce a casa sono io". E non si tira indietro D'Alema neanche quando, in via Pomponazzi, luogo storico della sinistra di qualche anno fa, qualcuno gli chiede di commentare le vicende societarie della As Roma. "Non ho nulla contro la vendita, Soros ci andrebbe bene", spiega. In quanto al campionato dei giallorossi, "c'èra chi aveva tre squadre, noi ne avevamo una e abbiamo fatto più di quello che potevano fare". Lo accompagna il sottosegretario agli Esteri Patrizia Sentinelli,(prc). Se Rutelli ce la farà sarà lei il vicesindaco. "Dal punto di vista della democrazia - riprende d'Alema - è conveniente, visto che ci dobbiamo sciroppare 5 anni di Berlusconi, che questo governo abbia di fronte dei sindaci di centrosinistra in grado di garantire la dialettica. Se invece a governare tutto sarà il centrodestra ci sarannno meno garanzie per il Paese". Tutte le volte che si rivolge a Rutelli, D'Alema lo fa chiamandolo sindaco e l'altro accenna a qualcosa di scaramantico. Dopo la visita al mercato è la volta del centro anziani Giorgio Perlasca di via Sabotino: "Bisogna tornare a votare e convincere anche gli indecisi - arringa D'Alema - siamo tutti preoccupati per il fenomeno della criminalità e per i rischi dell'immigrazione ma il problema va affrontato con serietà". Per il ministro degli Esteri "una parte dell'elettorato si è fatto ingannare da Berlusconi e dalle promesse" e Alemanno è solo "un emissario del governo nazionale". Capitolo a parte l'Alitalia. Rutelli "Berlusconi è il principale responsabile. Siamo dovuti intervenire per evitare il fallimento con i soldi dello Stato. Ora vederemo queste fantomatiche cordate". In questo rush finale della campagna elettorali sono scesi in campo anche altri big, compreso Antonio Di Pietro. Strette di mano, inviti a sostenere il candidato del centrosinistra, per il leader dell'Italia dei valori, intervenuto ad una manifestazione a Piazza Cina. In quanto al diretto interessato, ieri nella sede del suo comitato ha presentato il suo piano anti-traffico: prolungamento di 14,6 chilometri per completare la "circonvallazione verde della città". Chiusura dell'anello viario interno a sud-est tramite il sottopasso del Parco dell'Appia Antica; passante ad est Ponte Mammolo-viale Ionio, passante ovest sottopasso da Giureconsulti a piazza Irnerio, e a sud Ponte dei Congressi, Tre Fontane, Newton-Sottopasso Parco dell'Appia. Inoltre, la parte forse più importante, la realizzazione tra i 22 e i 25 km in più di metropolitana: metro A da Battistini a Casalotti e da Anagnina a Romanina, metro B da Rebibbia a Casal Monastero e da Laurentina a Tor Pagnotta, metro B1 da Ionio a Bufalotta e Metro C da Clodio/Mazzini a Grottarossa. Per la metro D Prati Fiscali-Marconi è prevista l'apertura dei cantieri ad inizio 2010 e il termine dei lavori nel 2017. Fin qui le opere. Per Rutelli i problemi del traffico e della mobilità si possono risolvere con "cinque miliardi e mezzo" di euro cioè con "le stesse risorse che Alemanno aveva indicato per la realizzazione del secondo Gra". Nello specifico: quattro miliardi di euro saranno destinati al completamento della rete delle metro ed un miliardo e mezzo per la circonvallazione verde. I progetti verranno realizzati facendo ricorso al project financing e con l'impegno del Governo di cui Rutelli "non dubita che avverrà".

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L'intesa con Af è fallita per colpa dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

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Stampa "L'intesa con Af è fallita per colpa dei sindacati" Il Cavaliere attacca i sindacati. Dopo la carota del prestito ponte di 300 milioni di euro che consente alla compagnia di tirare avanti senza lo spettro del fallimento è arrivata la bastonata del Cavaliere che ha messo sul banco degli accusati i sindacati, rei a suo avviso, di aver fatto naufragare la trattativa con Air France. Colpa dei rappresentanti dei lavoratori, dunque, se il vettore italiano non ha ancora un destino sicuro davanti. L'unica certezza finora è che i posti di lavoro difesi a oltranza salteranno comunque. Sono inevitabili "dolorose riduzione di personale" ha detto il presidente del consiglio in pectore dopo aver provocato i sindacati sulle responsabilità per la ritirata di Air France. "Ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati" ha spiegato Berlusconi, per poi precisare che "su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Un passo avanti e uno indietro insomma non impedisce al leader del PdL di confermare che "ci sarà gente che dovrà trovarsi un altro lavoro". Bastone. Poi di nuovo la carota: la stessa gente "potrà contare sui mezzi che lo Stato ha per una debita assistenza". Ovvie e dure le repliche dei sindacati. "C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo Paese" ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani che ha aggiunto "Tagli dolorosi? Berlusconi dovrebbe parlare piuttosto del piano di rilancio e dei soggetti in grado di realizzarlo". L'addio di Air France è colpa dei sindacati? "è una barzelletta", ribatte il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: "Sanno tutti che lui (Berlusconi) era contrario, Spinetta se n'è andato per questo motivo". Bonanni ha poi comunicato di aver "apprezzato la precisazione" di Berlusconi: ora, dice, "è il momento che tutti abbassino i toni. Bisogna unire il paese e non dividerlo". "Colpa mia non è", dice la leader dell'Ugl Renata Polverini: "Sono l'unica che ha incontrato Spinetta e che si è resa disponibile al confronto fin da gennaio. Poi sulla trattativa hanno pesato crisi di governo e campagna elettorale". Intanto oggi alle 10.30, i sindacati di settore tornano al tavolo con la compagnia. La convocazione, che parla di esame delle "misure sociali" per le diverse categorie, piloti, assistenti di volo e personale di terra, non preannuncia notizie positive. Si riparte dal "piano Prato", con un numero degli esuberi sul tavolo che sarà almeno in linea con quello che aveva portato al muro contro muro con Air France. I francesi avevano spiegato che l'impatto del loro progetto non era diverso da quello del piano di emergenza messo a punto dalla compagnia a fine agosto, e da allora la situazione è solo peggiorata fino a precipitare ad un soffio dal commissariamento. A settembre il cda aveva indicato che "le ricadute sugli aspetti occupazionali" sarebbero state definite "in stretta intesa" con i sindacati.

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Veltroni non ci sta e passa al contrattacco (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

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Stampa Veltroni non ci sta e passa al contrattacco è "istituzionalmente inaccettabile" l'atteggiamento di Silvio Berlusconi nel momento in cui "minaccia di non collaborare con Rutelli" alla vigilia del turno di ballottaggio a Roma. Il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, scende di nuovo in campo a difesa del candidato sindaco del suo partito. In mattinata il premier in pectore, parlando della possibilità che Francesco Rutelli venga eletto al Campidoglio, aveva in realtà detto che "sarà molto difficile la collaborazione con un sindaco del genere". Coda, questa, di una polemica innescata mercoledì sera quando, durante la puntata di Ballarò, il candidato sindaco del Pd nella Capitale aveva ironizzato sull'esistenza di una cordata per l'acquisto di Alitalia: "Dov'è la cordata italiana? - ha chiesto Rutelli - è esistita il tempo di una campagna elettorale". Quindi Veltroni, infastidito dall'attacco del Cavaliere che scende in campo per Gianni Alemanno (oggi sarà anche a piazza Navona per spingere gli italia a votare Pdl al ballottaggio), non ci sta e contrattacca: "Il mio primo mandato da sindaco di Roma, dal 2001 al 2006, ha coinciso con i cinque anni del governo di Silvio Berlusconi. In quel periodo, al di là delle differenti opinioni politiche, tra Palazzo Chigi e il Campidoglio si stabilirono, come è ovvio, rapporti di corretta e proficua collaborazione istituzionale. Ciò avvenne in diverse occasioni", spiega. Veltroni ricorda i grandi eventi capitolini come ai funerali di Papa Giovanni Paolo II o la visita del presidente Bush, come anche la firma della Costituzione europea, "dopo la quale il presidente Berlusconi rivolse parole di apprezzamento per la città, il suo sindaco e la sua amministrazione". Secondo il leader dei Democratici, negli anni in cui era sindaco rapporti ottimi ne aveva con molte personalità dall'allora governo. "Con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, poi, la collaborazione fu particolarmente intensa anche nella gestione del delicatissimo periodo successivo all'11 settembre e di fronte a rischi di attacchi terroristici al Paese e alla sua Capitale". Quindi l'ultima stoccata al presidente del Consiglio in pectore: "Alla vigilia del voto di ballottaggio a Roma - critica Veltroni - Berlusconi minaccia di non collaborare con Rutelli. Un atteggiamento istituzionalmente inaccettabile. Le Istituzioni non hanno colore. Esse devono servire i cittadini, tutti. La verità è che la coalizione di Berlusconi vuole un sindaco "dipendente" e non chi, come Rutelli, può tutelare con autonomia e forza una città che in questi anni è stata un modello di cambiamento e crescita economica e sociale". Insomma, Veltroni è sempre più in campo. Del resto per lui perdere anche queste elezioni amministrative, dopo l'eclatante sconfitta delle politiche, sarebbe un disastro che potrebbe provocare un terremoto anche all'interno dello stesso Pd. Il suo ruolo di segreterio vacillerebbe. Dall'altra parte Francesco Rutelli è ben contento di vedere l'ex sindaco spendersi così tanto, ormai tutti i giorni, per convincere quei romani, che alle ultime elezioni lo hanno incoronato primo cittadino con un distacco dal concorrente eclatante, a votare anche stavolta il centrosinistra. Così, mentre studia una strategia d'opposizione a Berlusconi in Parlamento con l'Idv smistata in un gruppo autonomo ma fedele al patto d'amicizia, Veltroni si ritrova ancora una volta in campagna elettorale. Pesantemente in campagna elettorale. Rutelli sindaco è una delle sue ultime speranze per poter dire ancora "Si può fare".

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Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

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Stampa Il Cavaliere sale al Colle e discute di Bossi, Alitalia e della formazione di governo Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Berlusconi è salito al Colle. Giorgio Napolitano voleva essere aggiornato sulle intenzioni del presidente del consiglio in pectore riguardo ai problemi più stringenti. Voleva fare il punto sulla squadra di governo e capire quale sarà il timing da qui all'insediamento. Un incontro "cordiale", l'hanno definito i due staff. E forse riparatorio, causa alcuni malintesi che si erano verificati durante la campagna elettorale. Il Capo dello Stato avrebbe discusso con il Cavaliere della questione Alitalia e la preoccupazione di entrambi si è incentrata sui conti della compagnia di bandiera italiana. Ma a quanto sembra l'altra grande preoccupazione del Quirinale riguarda il peso che avrà la Lega nel futuro governo, anche se il Colle ufficialmente nega ci siano problemi con il partito di Bossi. Berlusconi lo ha rassicurato ("i toni dovranno cambiare") e proprio sull'esecutivo ha dato l'impressione di voler stringere il più possibile i tempi, se è vero che ha intenzione di volare in Israele da premier per celebrare i sessant'anni dello Stato ebraico. A proposito di totoministri, è saltato l'appuntamento che Berlusconi aveva in serata con Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia sta cercando un nuovo incarico e non molla: vuole entrare a far parte dell'esecutivo, anche se il Cavaliere preferisce dargli un posto di rilievo nel Popolo della libertà. Intanto ciò che è sicuro è che le caselle del nuovo governo non sono ancora definite. Se torna in corsa Vito come Guardasigilli (per il ministero di via Arenula sono candidati anche Pera e Mariastella Gelmini sembra dirottata verso l'Istruzione), si fa sempre più forte l'ipotesi di Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e di Sandro Bondi ai Beni culturali. E il coordinamento del Pdl? Per ora l'ipotesi più accreditata è quella di Denis Verdini. Non ci sarà, invece, il ministero dello Sport in questa legislatura. "C'è un principio fondamentale, che ho sempre seguito: l'indipendenza assoluta, la politica deve stare lontana dallo sport": il Coni chiaramente ringrazia. In questi giorni di necessaria "afflizione - come ha detto lo stesso Cavaliere - che continuerà finché non si completerà la formazione del nuovo governo", Berlusconi ha spiegato ancora che "la squadra sarà di 60 componenti in tutto, tra ministri e sottosegretari, la metà del governo attuale - aggiunge -. Ci sono funzioni che adesso sono in tre ministeri, che vanno accorpate in uno solo e questo complica la scelta delle persone. è un momento particolarmente impegnativo, perché la squadra di governo è la base per trasformare in realtà il nostro programma, che per noi è un impegno morale". In serata il premier in pectore ha trovato anche il tempo di ricevere a Palazzo Grazioli il leader di Mpa Raffaele Lombardo. Secondo i suoi collaboratori, "come la Lega ha chiesto, anche lui è andato a chiedere un ministero per premiare l'impegno del suo partito durante le elezioni".

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Alitalia, la cordata c'è (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

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Stampa Adesioni Aperture anche da Tronchetti Provera e Giorgio Fossa In pista AirOne, Lufthansa e Aeroflot. Ma anche il fondo Tpg ed Emirates Alitalia, la cordata c'è Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it La cordata italiana per salvare Alitalia comincia a uscire allo scoperto. Solo mezze frasi e timide ammissioni. Ma dalle dichiarazioni dei rappresentanti della grande impresa italiana si comincia a percepire che la fiducia, attorno all'ipotesi di un pool di imprese made in Italy che rilevi la compagnia, sia in crescita. A uscire allo scoperto è stato ieri il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti che sul tema ha detto: "Penso che ci sia modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori, per il turismo". Incalzato sui tempi e modi della formazione della compagine Ligresti ha poi aggiunto che "le cose si fanno in silenzio" ma "penso che si faranno". Il primo sponsor, insomma è arrivato. Ma non è stato il solo. A lui si è unito anche il patron della Pirelli Marco Tronchetti Provera che espresso la sua disponibilità in modo più sottile e diplomatico: "Credo ci possa essere qualunque tipo di cordata di fronte a una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e prospettive". Secondo il numero uno di Pirelli il prestito ponte "è un modo per poter approfondire, cercare delle soluzioni alternative e guadagnare del tempo: mi sembra molto importante - ha aggiunto - perché possa essere fatta la due diligence per poter presentare a terzi un'ipotesi". Sulla stessa linea l'ex presidente di Confindustria, Giorgio Fossa secondo il quale dopo il prestito "ora bisogna accelerare la costituzione della cordata, se c'è, e in tre-quattro settimane fare la due diligence sui conti". Protagonisti a parte, lo schema di salvataggio che ha in mente Berlusconi resta in ogni caso lo stesso. E cioè la creazione di una compagine a cui partecipi un gruppo di imprenditori che preservi l'italianità della compagnia, un pool di banche che fornisca la munizioni finanziarie e una o più compagnie che mettano a disposizione la loro esperienza nel settore del trasporto aereo. Per quanto riguarda gli imprenditori disposti a puntare una somma sulla Magliana vige il massimo riserbo anche se la vittoria di Milano come sede dell'Expo 2015 insieme alla rottura della trattativa con Air France sta facendo cadere le resistenze iniziali. Alle piccole e medie imprese potrebbero unirsi i gruppi a partecipazione pubblica come Finmeccanica, Eni ed Enel mentre il supporto bancario sarebbe garantito da Intesa SanPaolo ma anche dal fondo americano Tpg che non ha mai accantonato il dossier Alitalia dopo aver abbandonato la prima asta. Sul fronte del partner industriale, oltre Air One e Aeroflot, c'è chi continua a spingere su Lufthansa in virtù della sua strategia multi hub che garantirebbe così una soluzione alla questione Malpensa. Ma le indiscrezioni prefigurano anche altri scenari. Come quello dell'ingresso di una compagnia del Golfo come la Emirates. Poi c'è in ballo il destino dello scalo varesino che stato al centro di un faccia a faccia a palazzo Grazioli fra Berlusconi e Letizia Moratti. "Abbiamo concordato - ha fatto sapere il sindaco di Milano - sul fatto che vanno separati i ruoli di Malpensa e Sea dai destini di Alitalia". Secondo la Moratti, inoltre, la Società che gestisce gli aeroporti milanese e lo scalo "non sono un problema ma lo sono diventati per la politica del governo Prodi". L'inquilino di Palazzo Marino è intervenuto anche sul risarcimento da un miliardo e 250 milioni chiesto dalla Sea ad Alitalia per il disimpegno da Malpensa. "In questo momento - ha sottolineato la Moratti - il ricorso c'è e si mantiene, ma vedremo se col tempo verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso, perché se verranno meno verrà meno anche il ricorso". Quest'ultimo, ha precisato il sindaco di Milano "si basa sul mancato utile creato da Alitalia con l'abbandono di Malpensa". Moratti chiede dunque di "ripristinare le rotte continentali e intercontinentali che garantiscono quell'utile" facendo intendere che la Sea ritirerà il ricorso quando quelle rotte saranno ripristinate.

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C'è stata fraudolenza politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Bersani "C'è stata fraudolenza politica" "Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare per garantire qualche mese di sopravvivenza ad Alitalia. Ora spetta al nuovo governo trovare una soluzione definitiva, ammesso che sia in grado di trovarla e che sia migliore di quella proposta da Air France". Lo ha detto questa sera a Viterbo il ministro uscente dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, intervenendo ad una manifestazione elettorale a sostegno del tesoriere Ds Ugo Sposetti, candidato sindaco del Pd, impegnato nel ballottaggio contro Giulio Marini (Pdl). "è chiaro - ha aggiunto Bersani - che Air France si è ritirata a causa delle interferenze e delle fraudolenze politiche che si sono susseguite durante le trattativa. E che la causa siano le interferenze politiche lo dimostra il fatto che Air France aveva dato il proprio assenso al tentativo di ricucitura con i sindacati nel quale si stava impegnando il governo uscente. Del resto - ha proseguito Bersani - basta leggere i commenti della stampa francese per rendersi conto di come siano andati veramente i fatti".

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Prestito-ponte, l'Europa prende tempo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Veto Ma Bruxelles ribadisce il suo secco "no" a qualsiasi ipotesi di sussidio pubblico Prestito-ponte, l'Europa prende tempo Il prestito-ponte di 300 milioni in favore di Alitalia secondo il governo italiano non è un aiuto di Stato, perchè si tratta di un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Ma Bruxelles - che ieri ha ricevuto le carte - vuole vederci chiaro, e si riserva di dare una risposta nei prossimi giorni. Intanto il commissario Ue ai trasporti, Jacques Barrot, ribadisce il secco "no" a qualunque ipotesi di aiuto pubblico. A illustrare agli uffici di Barrot i contenuti del decreto legge approvato martedì dal Consiglio dei ministri è stata la Rappresentanza permanente italiana presso l'Ue nel corso di un incontro informale. Dunque, per il momento nessuna notifica ufficiale, come in mattinata la Commissione Ue aveva continuato ad auspicare. Ricordando come senza la notifica di un aiuto il rischio è che le compagnie concorrenti possano presentare ricorso a un tribunale nazionale, provocando così il congelamento del prestito e il suo rimborso. "Non si tratta di una notifica - hanno però spiegato i funzionari della Rappresentanza italiana presso l'Ue al termine dell'incontro al palazzo del Berlaymont - perchè la notifica si fa per gli aiuti di Stato e questo non è un aiuto di Stato". Il decreto - è la linea del governo italiano - si basa infatti su motivazioni di ordine pubblico e dunque non deve essere sottoposto alla procedura formale che le regole comunitarie riservano ai finanziamenti erogati dalle autorità pubbliche per il sostegno alle imprese. Anche il portavoce del commissario Barrot ha confermato come per il momento da parte di Roma ci sia solo "la consegna di una una lettera del governo e di alcuni documenti che illustrano le misure decise dal Consiglio dei ministri sul dossier Alitalia. Le stiamo analizzando - ha aggiunto - e terremo informate le autorità italiane del seguito che intendiamo dare".

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La tua opinione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-24 num: - pag: 42 categoria: BREVI La tua opinione su corriere.it Un prestito ponte per Alitalia. Siete d'accordo? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 18,7 No R 81,3 La domanda di oggi Berlusconi: campionato solo per grandi club. Siete d'accordo? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

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ROMA La nostra sarà un'opposizione repubblicana, in nome e per conto della Repubblica it (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

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ROMA "La nostra sarà un'opposizione repubblicana, in nome e per conto della Repubblica italiana". Così annuncia Pier Ferdinando Casini. Spiega: "Si tratterà di un'opposizione sui contenuti, perchè i furori ideologici del passato ci hanno messo tutti in ginocchio". Il leader dell'Udc conferma la volontà di dialogo dei centristi: "Con l'opposizione di Veltroni è obbligato. Così come lo è con il governo, cioè con Berlusconi. Chi sta in un'opposizione repubblicana non può lasciare margini a sfascismi, a posizione distruttive. Dialogheremo con tutti". Quanto alla corsa al Campidoglio, Casini conferma la libertà di voto data ai propri elettori. "E' una scelta obbligata - spiega - per non tradire i due milioni di elettori che ci hanno sostenuto e hanno saputo da noi di un'alternatività sia a Berlusconi, sia a Veltroni, che ha governato Roma fino a ieri. Voteremo secondo coscienza: così faranno i nostri elettori, senza indicazioni da parte del partito". Sulla vicenda Alitalia, Casini si mostra assai preoccupato. "Il prestito alla nostra compagnia di bandiera è soltanto un tampone", osserva. E dunque la partita per il salvataggio di Alitalia è ancora lunga e tutta da decidere e da giocare. "Mi auguro - incalza il leader dell'Udc - che si manifesti la cordata di cui parla Berlusconi o il fallimento sarà una prospettiva. E sarà un dramma".

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ROMA - È durato un'ora l'incontro al Quirinale. Silvio Berlusconi si è presentat (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

O in compagnia di Gianni Letta all'appuntamento serale con Giorgio Napolitano. È stata la prima occasione per parlare del futuro governo, della sua struttura, oltre che dei primi provvedimenti che il Cavaliere ha in animo di varare. Tra questi il piano "sicurezza", anticipato da Letizia Moratti ieri dopo una visita a Palazzo Grazioli: maggiore certezza della pena, inasprimento delle pene, processi per direttissima in caso di flagranza di reato. "Basta lassismo - ha detto più tardi Berlusconi - siamo pronti ad usare lo strumento del decreto-legge". Al Quirinale si è parlato anche di Alitalia, dossier che preoccupa il Capo dello Stato. Ma la linea del futuro premier resta quella annunciata: mettere in piedi una nuova cordata entro un paio di mesi. Il Cavaliere ha dedicato una parte della giornata al lavoro di composizione dell'esecutivo. Con Roberto Formigoni si è sentito al telefono, ma l'incontro tra i due è stato rinviato. Formigoni è insoddisfatto e fatica a rassegnarsi ad una permenenza al Pirellone. Ma Berlusconi è deciso: niente elezioni regionali anticipate in Lombardia. A Palazzo Grazioli ha ricevuto invece il sindaco di Milano. Berlusconi assegnerà a Letizia Moratti il ruolo di commissario e di presidente del comitato coordinatore dell'Expo milanese. Ad una radio romano Berlusconi ha sostenuto che questi giorni di faticosa mediazione per la formazione del governo, stretto tra le richieste degli alleati, sono per lui "giorni di afflizione. È difficile mettere tutti d'accordo". Le intervista a radio e tv locali romane ieri sono state molte. Alla campagna per il ballottaggio il Cavaliere ha dedicato molte ore. E, per spingere i romani a votare Alemanno, Berlusconi non ha risparmiato una frecciata alla Lega. Anzi, una vera e propria bacchettata: "Il linguaggio della Lega è fatto di iperboli ed è anche un po' rozzo. Dovrebbe cambiare". Detto questo, il leader del Pdl ha tuttavia circoscritto la critica. "Da 21 anni la Lega è un partito democratico. E nei cinque anni in cui è stata al governo non mi ha mai detto no". Ancora: "Ha sindaci molto bravi e non c'è alcuna possibilità che la Lega faccia danno ad un solo cittadino di Roma o del Sud". Tuttavia, quel linguaggio rozzo va corretto. Anche quando Bossi dice Roma ladrona "esagera", ma si riferisca "alla casta politica". Il messaggio di Berlusconi è stato subito raccolto e rilanciato da Gianfranco Fini: "Silvio ha ragione". E, in vista del ballotaggio di Roma, la Lega ha evitato polemiche. Solo Mario Borghezio, dopo aver lodato i "meriti storici" del leader Pdl che "ci ha liberato da questa sinistra", ha detto che sarà difficile "che la Lega si depuri dalla sua rozzezza così come i fighetti forzitalioti difficilmente si libereranno delle loro caratteristiche di figli di papà e di gente che spesso non ha mai lavorato nella vita". Nel merito, comunque, Berlusconi ha approvato la proposta di Bobo Maroni di riconsiderare il trattato di Schengen nei confronti della Romania. "So che all'inizio - ha detto il Cavaliere - si poteva contrattare una moratoria, cosa che hanno fatto altri Paesi. Prodi invece non ha mosso un dito quando il 1° gennaio 2007 si sono aperte le frontiere con la Romania. Ora vedremo se sarà possibile contrattare ex novo una moratoria". Cioè un periodo di tempo in cui reintrodurre il visto d'ingresso. Il governo rumeno non ha gradito. "Mi pare difficile che si possa reintrodurre il visto - ha dichiarato il sottosegretario Mihai Gheorghiu. - Si tratta di dichiarazioni elettorali". cla.sa.

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ROMA - Stò stretto, stò stretto. Tutti mi chiamano per ricordarmi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di MARCO CONTI ROMA - "Stò stretto, stò stretto. Tutti mi chiamano per ricordarmi questo o quello, per raccomandarsi, ma come si fa. Eppure sanno quanti posti ci sono. E poi dovrebbero capire che non c'è mica solo il governo!". A Steve Ballmer, numero uno mondiale della Microsoft, lo sfogo di Silvio Berlusconi non deve averlo sorpreso più di tanto. Se non altro perchè quando ieri pomeriggio è arrivato a palazzo Grazioli, accompagnato dal presidente della Microsoft Italia Umberto Paolucci, si è reso conto del via-vai di parlamentari che da giorni sta mandando in tilt i più stretti collaboratori del quasi-premier. Quelli che ha definito "i giorni dell'afflizione" perchè "si accontenta una persona e se ne scontentano tante altre", Berlusconi li ha descritti qualche ora dopo a Giorgio Napolitano. Dal capo dello Stato, il Cavaliere è andato nel pomeriggio di ieri in compagnia di Gianni Letta. Il più stretto collaboratore del quasi-premier è da sempre in contatto con il Quirinale, mentre Berlusconi ha preferito un incontro di persona alle conversazioni telefoniche che il presidente della Repubblica ha già avuto con Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Il Senatur, che oggi riunirà in via Bellerio tutta la squadra di eletti di Camera e Senato, giovedì scorso ha voluto verificare personalmente se ci fossero intoppi alla nomina di Calderoli a vicepremier. Raccontano che dal Colle non sono venute valutazioni, e tanto è bastato a Bossi. In realtà i primi ad essere contrari alla nomina di Calderoli a vicepremier sono in FI (Tremonti e Letta) e ieri pomeriggio Berlusconi ne avrebbe dato conferma nel corso di un colloquio durato un'ora, nel quale ha affrontato con il capo dello Stato molti dei temi sul tappeto legati alla formazione del governo e alle più importanti urgenze. Alitalia compresa. Di certezze sui ministri il leader del Pdl ne avrebbe offerte poche. Oltre ai nomi noti, il leader del centrodestra si è prodotto in un elenco, senza però indicare le competenze, la cui somma non ha fatto certo dodici. La prospettiva di una modifica della legge Bassanini, per aumentare a 13 o 14 il numero dei dicasteri è quindi possibile. Anche se il Cavaliere promette di restare nel tetto dei sessanta membri in tutto, il rischio di dover varare un disegno di legge per lo spacchettamento di alcuni dicasteri è reale, visto che l'ipotesi di un decreto legge non sembra praticabile. L'esplicito invito a non esagerare con i ministri è arrivato puntuale dal capo dello Stato. Così come a cercare con l'opposizione "rapporti costruttivi" sui temi di interesse generale. Forse proprio per dare un segnale di disponibilità in tal senso il Cavaliere ha messo nell'elenco anche Ichino e Montezemolo, ma la necessità di accontentare tutti renderà difficile la scelta di nomi esterni o di tecnici. Giustizia e Interni sono le spine del Cavaliere. In via Arenula vorrebbe rimandare il leghista Castelli, in modo da riportare il Viminale in quota FI e accontentare Maroni alle Attività Produttive, ma Bossi non molla. Lo stesso Castelli non gradirebbe il ritorno, preferendo un posto da vice alle Infrastrutture e sul Colle ricordano ancora con scarsissimo entusiasmo gli attacchi di Castelli a Napolitano in occasione della concessione della grazia a Bompressi. Nella rosa dei papabili per la Giustizia fatti ieri pomeriggio da Berlusconi ci sono anche Elio Vito (FI) e Giulia Bongiorno (An). Anche se il primo rischia di scontare da subito lo scarso entusiasmo dell'Anm, mentre la Bongiorno incontra più di una resistenza tra i colonnelli di An che temono di veder ridimensionato il proprio ruolo nella compagine di governo. Una rosa il neo premier ha promesso di farla anche per la scelta del commissario europeo in sostituzione di Frattini che potrebbe essere fatto dallo stesso Prodi, scegliendo tra Tajani, Mauro, La Malfa e qualche altro esponente del Pdl.

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Alitalia, decolla la <grande beffa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-24 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Fiumicino Su un volantino (risultato poi falso) il "processo ai sindacati" Alitalia, decolla la "grande beffa" In mattinata all'aeroporto di Fiumicino era già diventato il caso del giorno. Un "processo ai sindacati" accusati di "non rappresentare più i lavoratori Alitalia". La lettera era affissa in giro per i terminal, nei pressi della mensa aziendale e dalle parti degli hangar. "No al prestito ponte, si al ritorno di Air France", questo era il senso dello sfogo preparato, a leggere il testo, da 2300 persone tra piloti, assistenti di volo, operai e impiegati. Ma in serata il caso si è fortemente ridimensionato, per diventare nient'altro che "un falso clamoroso" rimasto senza paternità. Nessuna firma era infatti in calce alle parole. Sindacati confederati e autonomi hanno fatto sapere di non avere "alcuna traccia" dei 2300 dipendenti in rivolta. Secondo Andrea Cavola, segretario nazionale dei "duri " che aderiscono allo Sdl rappresentativo soprattutto tra steward e personale della Magliana, "neanche c'erano i tempi tecnici per scrivere una lettera di quel tenore. Si parla del prestito ponte di 300 milioni di euro, notizia che è uscita soltanto martedì sera. Impossibile raccogliere centinaia di firme in poche ore". Secondo il sindacalista la spiegazione sarebbe un'altra, quella di "una manovra orchestrata per screditare il sindacato e per entrare a piedi uniti contro il futuro acquirente". Insomma, una via di mezzo tra uno scherzo e una provocazione. Una "pasquinata", rilanciata anche dalle agenzie, in cui i lavoratori si sono dichiarati "vicini a tutto il management Alitalia che con grande serietà ha sostenuto e voluto la fusione con Air France, unica soluzione industrialmente valida". E poi la velenosa conclusione, l'accusa ai sindacati che "hanno fatto saltare la trattativa per i loro piccoli interessi". Per tutto il giorno al Leonardo da Vinci si è scatenata la caccia agli autori della bufala. Principali sospettati, gli autonomi dei comitati unitari di base. Ma anche i molti che si radunano online sul sito www.alitaliaforum. tk, cliccatissima chat che ogni giorno riceve centinaia di visite. Con i "nickname" più disparati, anche ieri in molti hanno commentato il caso della lettera. Nel pomeriggio "Md80" chiedeva se fosse "già stata affissa in giro". "Maverick" rispondeva di averla letta vicino "al bar degli hangar". E si è fatto "quattro risate ". Alessandro Fulloni Il giallo delle firme di 2.300 tra piloti, assistenti di volo e impiegati sul documento nei terminal: "No al prestito ponte, sì al ritorno di Air France".

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Rutelli-Alemanno, lite tra leader E Fini <controlla> gli immigrati (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-24 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Rutelli-Alemanno, lite tra leader E Fini "controlla" gli immigrati Berlusconi: non potrei collaborare con il sindaco pd. Veltroni: inaccettabile Il candidato di centrosinistra insieme con D'Alema, che attacca il Pdl: fermare la marea nera ROMA - "Sarebbe difficile la collaborazione con un sindaco del genere". Comincia Berlusconi: per questo e per altro, dice il leader Pdl, Rutelli non deve vincere. La reazione di Veltroni, poco dopo: "Berlusconi minaccia di non collaborare con Rutelli, un atteggiamento inaccettabile, le istituzioni devono servire i cittadini ". Non è che l'inizio. Berlusconi su Rutelli: "Un voltagabbana ". Veltroni sul perché Berlusconi preferirebbe Alemanno: "Vuole un sindaco-dipendente ". è Berlusconi a sponsorizzare così il suo candidato: "Scopa nuova, scopa bene". Si possono anche tralasciare, qui, le ironie che "la scopa Alemanno" suscita nel centrosinistra: in ogni caso, a Roma, non serve il calendario per capire che mancano pochi giorni al ballottaggio. I leader affiancano i candidati, D'Alema e Fini nei mercati- il primo dice che bisogna "fermare questa marea nera" - mentre, ovviamente, Alemanno e Rutelli continuano il confronto interrotto martedì sera dalla sigla di chiusura di Ballarò. Ma è un duello esteso agli schieramenti, quello che va in scena a Roma: centrodestra e centrosinistra schierano gli assi. Berlusconi attacca Rutelli: "Un voltagabbana. Dopo essere stato amico di Craxi ed essersi anche rivolto a lui per chiedere favori, disse di volerlo vedere in galera che consuma il rancio". Su Roma: giudizio negativo su tutto, "basta politica di notti bianche". Sulla magistratura: "Non sia lassista". Il braccialetto antistupro proposto da Rutelli è "una boutade". Stavolta, nessuna polemica con Francesco Totti - "se appoggia Rutelli Totti è fuori di testa", disse prima delle Politiche - anche perché, sostiene, "ho solo fatto una battuta: abbiamo sempre saputo che Totti non è forte di testa...". Veltroni: "Rutelli può tutelare con autonomia una città che in questi anni è stata un modello di crescita economica e sociale". D'Alema: "Il Pdl si interessa a Roma da una settimana ". Perché Berlusconi vuole Alemanno sindaco? "Alemanno è pronto a prendere ordini". Non crede alla sicurezza targata Pdl: "Gli unici poliziotti di quartiere sono quelli che Berlusconi ha messo nei tg, quand'era al governo non si parlava più di sicurezza ". Alitalia: "Il fallimento era il primo regalo al Paese". D'Alema parla anche di Fini: "Berlusconi l'ha trattato come un intrattenitore di folla". Anche Fini va in un mercato e attacca: "Rutelli salma politica". Chiede il permesso di soggiorno agli stranieri. Tutti regolari. "Mi sa che la mia legge non funziona... Non è possibile che tutti siano in regola, i documenti se li comprano? ". Alessandro Capponi Fini e l'ambulante Ad un abusivo egiziano, venditore di accendini al semaforo di largo Boccea, Fini ha "controllato" il permesso di soggiorno. Visionato il permesso di soggiorno dell'ambulante. La scena si è ripetuta con altri due egiziani. "Non è possibile che tutti siano in regola - ha scherzato Fini -, mi sa proprio che i documenti se li comprano...".

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-24 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Marcegaglia al debutto: "Contratti più moderni" Emma Marcegaglia, prima donna a guidare Confindustria, presenta la squadra e il programma e riceve 103 voti a favore su 105. In testa all'agenda: riforma degli assetti contrattuali e federalismo fiscale. Alitalia: la mossa di Ligresti Spuntano i primi nomi della cordata italiana. Salvatore Ligresti (Fondiaria-Sai): "Giusto dare una mano". Marco Tronchetti Provera: "Auspicabile ma se c'è chiarezza sui numeri". Berlusconi e Letta al Quirinale Incontro di un'ora al Quirinale tra il presidente Napolitano e Silvio Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta, per uno scambio di vedute sul dopo elezioni. Offerto un ministero ma Ichino resta nel Pd Gianni Letta chiama Pietro Ichino per offrirgli un posto nel governo. Il giuslavorista neoeletto ha preso tempo ma, dopo essersi consultato con Walter Veltroni, ha deciso di continuare a lavorare per il Pd. Focus Il Giappone del futuro Il Giappone sta investendo l'equivalente di 31 miliardi di euro per collegare entro il 2010 i suoi 128 milioni di cittadini a 100 megabit al secondo. Esteri La morte in museo Polemiche per l'iniziativa di Gregor Schneider, artista premiato alla Biennale di Venezia 2001, che vuole mettere in mostra la morte mentre arriva, in un luogo pubblico, possibilmente un museo. La Cdu protesta. Cronache Primo trapianto di spalla Il primo trapianto di spalla è stato eseguito per la prima volta al mondo all'Istituto Rizzoli di Bologna dal professor Sandro Giannini su un paziente di 47 anni. Portinaio precipita e muore: i passanti scavalcano il corpo è stato ignorato dai passanti il cadavere di Angelo Galante, il portiere precipitato dal terrazzo di un palazzo di Roma mentre lavava i vetri. E qualcuno lo ha anche scavalcato. Economia Ubs, via al riassetto: sale Marchionne Riassetto Ubs: Peter Kurer per un anno alla carica di presidente del gruppo in sostituzione di Marcel Ospel, dimissionario dopo la bufera mutui. Sergio Marchionne, già vicepresidente non esecutivo della banca, sale alla funzione di lead independent director. Cultura Canfora: la filologia come scienza della libertà Luciano Canfora nel suo "Filologia e libertà " (Mondadori): la filologia è "la più eversiva delle discipline", attraverso cui passano "l'indipendenza di pensiero e il diritto alla verità". Spettacoli Cannes: due italiani in gara Due italiani in gara al 61Ë? Festival di Cannes: "Gomorra" di Matteo Garrone e "Il divo" di Paolo Sorrentino. Fuori concorso Marco Tullio Giordana con "Sanguepazzo ". "Il resto della notte" di Francesco Munzi sarà presentato nella sezione "Quinzaine". Sport Calciopoli 2: Moggi deferito Calciopoli seconda tranche: la procura federale della Figc ha deferito tra gli altri alla Commissione disciplinare l'ex dg della Juve, Luciano Moggi. Il Cavaliere: un campionato solo per grandi club Berlusconi: "I grandi club dovrebbero fare un loro campionato. Quando si attrezza una squadra che costa tanto non si può andare in provincia con stadi da ventimila persone".

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BERLUSCONI E PUTIN (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-24 num: - pag: 43 categoria: BREVI BERLUSCONI E PUTIN Rapporti convenienti Caro Romano, nella sua campagna elettorale Berlusconi non ha perso occasione per trovare ex comunisti dappertutto e per ammonire gli italiani a guardarsi bene dal dare credito a tale genìa di personaggi. Per questo sono rimasto inorridito nell'apprendere che Berlusconi ha accolto in Sardegna un certo Vladimir Putin, addirittura proponendogli di collaborare al salvataggio di Alitalia. Proprio perché anch'io non amo i comunisti, chiedo a lei: può avvertire Silvio Berlusconi che Vladimir Putin, membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, fu arruolato alla fine degli studi nel Kgb? E che, durante la sua carriera come membro e quindi dirigente dell'organizzazione segreta, durata dal 1975 al 1991, ha vissuto per 5 anni a Dresda, nella Repubblica Democratica Tedesca? Non vorrei che Berlusconi ci restasse male, venendolo a sapere troppo tardi. Giovanni Castelli, Milano Anche a me non è piaciuta l'insistenza con cui Berlusconi ha ricordato il passato comunista dei suoi avversari. Ma il confronto tra Putin e gli ex comunisti italiani mi sembra improprio. Fra due Paesi si possono fare affari e allacciare rapporti di reciproca convenienza senza dare alcuna importanza alle differenze ideologiche, soprattutto se le relazioni sono fondate sul principio della non interferenza. Verso coloro che avrebbero voluto introdurre il comunismo in Italia è possibile avere un atteggiamento diverso. PER I MINISTRI Avere il portafoglio Caro Romano, nei prossimi giorni si spera sia formato il nuovo Governo. Ci saranno ministri, vice-ministri e sottosegretari. Qualcuno ci spiegherà che differenza c'è tra un vice-ministro e un sottosegretario? Se poi un cittadino qualsiasi potesse anche sapere che differenza c'è tra un ministro con portafoglio e uno senza, sarebbe il massimo. Carlo Corsi, Milano Il vice-ministro è il vicario del titolare del ministero e può sostituirlo a tutti gli effetti in caso di assenza o malattia. I sottosegretari hanno compiti delimitati (le deleghe) e possono uscire occasionalmente dall'area delle loro competenze soltanto con una specifica autorizzazione. Il ministro senza portafoglio invece è quello che non dispone di un bilancio iscritto nella legge finanziaria e che dipende generalmente, per la realizzazione delle sue iniziative, dai fondi della presidenza del Consiglio. SICUREZZA Problema urgente L'allarme sicurezza va affrontato in modo serio e rigoroso. Arduo sarà il compito del nuovo governo in materia: la gente è stufa di questa microdelinquenza dilagante che nella maggior parte dei casi rimane impunita. Lo Stato ha abdicato di fronte a un fenomeno talmente diffuso da non essere più controllabile. Scandaloso! Meglio soprassedere piuttosto che reprimere: dove è andato a finire lo Stato di diritto? In mano a scippatori, stupratori, spacciatori, truffatori, ecc. Se lo Stato non riesce a garantire la sicurezza dei propri cittadini può essere ancora definito tale? Prima di pensare alla sicurezza altrui (Afghanistan, Libano) ristabiliamola a casa nostra: volere è potere, forse. Giuseppe Diotto, Torino A NAPOLI La spazzatura Ma che fine ha fatto la spazzatura di Napoli? Prima delle politiche si parlava solo di quello, ora, alla vigilia dei ballottaggi alle comunali di Roma si parla solo di immigrati, violenza, ecc. Sarà un caso? Daniela Rossi ziadany46@hotmail.com PENSIONE La domanda all'Inps A dicembre, compiendo i 65 anni a gennaio, ho fatto la complicatissima domanda per la pensione di vecchiaia. Il 1Ë?gennaio è entrata in vigore la nuova legge che introduce le finestre anche per la pensione di vecchiaia: l'erogazione della pensione è quindi rinviata al secondo semestre. Ed ecco la burocrazia che colpisce: l'Inps mi scrive di "ripresentare la domanda in prossimità dell'apertura della finestra", invece di scadenziarla semplicemente. Perché mai? Gianni Coen Sacerdotti gianni.sacerdotti@ vadoetorno.com ALITALIA Il maxiprestito Per l'ennesima volta io, in compagnia di tutti gli altri contribuenti italiani, sono chiamato a pagare l'inefficienza della gestione dell'Alitalia. Stavolta ci chiedono 300 milioni di euro, assicurandoci che verranno restituiti entro la fine dell'anno. Troveranno un compratore, forse, e ci verranno a dire che i 300 milioni saranno inseriti nel prezzo di vendita. Se non lo troveranno, la nostra Compagnia di Bandiera sopravviverà ancora per altri trecento giorni, a nostre spese. Paolo Gavazzi p.gavazzi@infinito.it CLANDESTINI Norme sulle espulsioni Credo che una delle prime misure che il nuovo governo dovrebbe attuare sia una modifica del quadro normativo riguardante le espulsioni degli stranieri clandestini, per renderle effettive e non farle rimanere solo sulla carta, com'è stato fino ad ora, a causa dell'eccessiva farraginosità e complessità delle procedure. Stefano Vizioli ste_viz@yahoo.it A BOLZANO Il "4 politico" Dopo il sei politico di sessantottina memoria arriva ora a Bolzano la richiesta del quattro politico. Basta insomma votacci come uno, due o tre ma si vuole partire dal quattro, è più semplice da recuperare si dice. Speriamo non in italiano anche perché avendo visto gli striscioni in lingua tedesca e sentito parlare i partecipanti mi sa che anche il 4 sarà duro da tirar su. Umberto Brusco Bardolino (Vr) POLIZIOTTI Ridurre le scorte Parlando di sicurezza tutti, cittadini e politici, invocano maggior presenza di poliziotti sul territorio. Ma quanti sono i poliziotti che fanno servizi di scorta a ministri, sottosegretari e altri? Quanti sono addetti alla vigilanza delle loro abitazioni? Riduciamo drasticamente questi servizi e mandiamo la polizia a controllare il territorio! Renato Meregalli renmer@tiscali.it.

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Quando il confronto diventa conforto (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-24 num: - pag: 61 categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Quando il confronto diventa conforto G iovanni Floris ha potuto mandare in onda quello che avremmo voluto vedere qualche settimana fa: il faccia a faccia tra candidati. Nell'occasione si trattava di Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, i due che aspirano diventare sindaco della città di Roma. Quello rimasto inespresso, nostalgia di trasparenza e di contraddittorio, è naturalmente quello fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. è stato uno scontro a tutto campo, come hanno già riferito le cronache: la difesa dei più deboli, la sicurezza delle periferie, l'Alitalia, il burka elettronico, il rapporto con la Lega di Umberto Bossi, l'emergenza casa. Ci sono stati anche alcuni siparietti che finiranno di sicuro su "Blob": Rutelli ha interrotto Alemanno con questa espressione suadente: "Tesoro, ora parlo io". E l'altro, da duro, gli ha risposto: "Tesoro? No, mai". Passa un po' di tempo e Alemanno sgrida il conduttore Giovanni Floris: "Si tolga, mi copre la telecamera". Chi ha vinto? La tv sposta voti almeno nel confronto diretto? Bisogna aspettare le urne per dare una risposta. Nell'attesa possiamo soltanto muovere alcuni appunti alla trasmissione. Il confronto è stato troppo lungo, Floris non ha voluto o saputo modificare la trasmissione e si è comportato come se fosse una puntata normale di "Ballarò" (Raitre, martedì, ore 21,05). Lunghezza significa che spesso il confronto si è ammosciato, non è stato stringente, che i duellanti, capita la situazione, hanno spesso divagato o si sono concessi alla platea con il teatrino (specie Alemanno: era partito contratto e poi ha conquistato la scena). Ma la cosa più fastidiosa erano i supporter alle spalle dei candidati: chiassosi, romaneschi, fastidiosi. Le regole del faccia a faccia non prevedono i fans, gli ultrà, i tifosi. Che volentieri scambiano il confronto con il conforto.

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Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale ... Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente. Che poi il partner sia Air France, Aeroflot o altri poco importa. Ci preme invece qui cercare di trarre qualche utile insegnamento dalla triste esperienza dell'ultimo biennio, nel corso del quale il governo Prodi ha affrontato il dossier in modo maldestro ed inconcludente, sommando la propria inefficienza a quella degli esecutivi che l'hanno preceduto. Il governo infatti ha percorso prima la strada dell'asta internazionale e poi quella della trattativa privata con i francesi (acquirente preferito sin dall'inizio). Ma lo ha fatto in modo pessimo e fallimentare nell'uno e nell'altro caso, mandando l'asta deserta (per evidenti difetti nelle richieste, troppo onerose) e giungendo ad un pre-accordo con Air France in condizioni di imbarazzante sudditanza verso il compratore, umiliando così gli italiani tutti che hanno pagato di tasca propria i deficit pregressi di Alitalia. Complice la prematura fine della legislatura, siamo dunque al punto di partenza. Cioè siamo nella tipica situazione italiana, quella dello stallo, del rinvio, dell'incertezza. Ecco l'Italia da dimenticare, riformare, squadernare. Siamo stufi, molto stufi. I prossimi inquilini del Palazzo sono, amichevolmente, avvisati.

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ALITALIA ma spunta la cordata italiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Aeroflop, più che volare cade "Noi non sorridiamo perché vogliamo seriamente rendervi felici": per il tragico servizio che continuava a offrire a dieci anni dalla caduta del muro di Berlino e dalla propria ristrutturazione, Aeroflot coniò alla fine degli anni Novanta uno slogan che suonava come una excusatio non petita . Il leggendario colosso dei cieli sovietico, da sempre uno dei simboli più rappresentativi della sclerosi dell'Urss, si era ristrutturato, addirittura privatizzato al 49%, ma servizio e organizzazione continuavano a mostrare la corda. E sino ad oggi, nelle cronache fioccano episodi che danno conto di una notevole fatica a imboccare la via della modernizzazione. In Russia i passeggeri attendono gli aerei sovente in mezzo a tempeste di neve e nel 2004 l'ubriachezza molesta di due steward (episodio non rarissimo, pare) che servirono lo scadente cibo molto più sui passeggeri che sui tavolini, scatenò una rivolta a bordo che finì sui giornali. L'anno prima, a Natale, un 76-enne norvegese era sparito misteriosamente dopo aver preso un volo Aeroflot per Mosca. I parenti lo ritrovarono due settimane dopo all'obitorio della capitale. Era morto in volo e la compagnia russa lo aveva consegnato a un medico legale senza avvertire nessuno. segue a pagina 4 24/04/2008.

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Berlusconi attacca i sindacati Ligresti: <Sì alla cordata Alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 24-04-2008)

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Il Cavaliere: "Colpa loro se la trattativa con Air France è fallita". Poi rettifica. Bonanni: "Barzellette" Berlusconi attacca i sindacati Ligresti: "Sì alla cordata Alitalia" Beatrice Macchia Il caso Alitalia continua a tenere banco. Con Silvio Berlusconi protagonista di un brutto attacco ai sindacati, che replicano duramente (poi però il futuro premier si autorettifica). E con l'imprenditore milanese, Salvatore Ligresti, che assicura: "La cordata italiana si farà, e ci saremo anche noi". A "Nuova Spazio radio" il presidente del Consiglio in pectore spiega: "Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati". Il leader della Cisl Raffaele Bonanni scuote la testa: "E' una barzelletta". Passano pochi minuti e il capo popolo delle libertà cambia idea, corregge il tiro: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Parla la stessa persona. Ancora Berlusconi: "Ritengo sia bene che sia stato escluso il commissariamento di Alitalia", aggiunge commentando il prestito ponte deciso martedì dal governo Prodi. "Dopo una due diligence che durerà tra le quattro e le cinque settimane - sottolinea il leader del Popolo delle libertà - sarà possibile per altri operatori un'offerta impegnativa e farsi carico della questione. Purtroppo bisognerà affrontare una dolorosa riduzione del personale cui si farà carico con gli strumenti offerti dalla legge". Berlusconi rilancia poi l'esistenza della cosidetta cordata italiana: "Adesso, chiusa la trattativa con la Francia, c'è modo che la compagine italiana, coordinata da Bruno Ermolli, si faccia avanti, faccia la due diligence dei conti di Alitalia e poi, in 3-4 settimane, faccia un'offerta impegnativa per la compagnia". Non è finita. Il Cavaliere si sofferma sulla formazione del nuovo governo. "Questi sono stati giorni di afflizione e continueranno fino a quando non si sarà determinata la formazione di questo nuovo governo", perchè "si accontenta una persona e se ne scontentano tante altre", aggiunge Berlusconi. "La squadra sarà di 60 componenti in tutto, tra ministri e sottosegretari, la metà del governo attuale". Domenica e lunedì ci sono i ballottaggi, il Cavaliere anticipa che il futuro governo "chiuderà le frontiere, tornando all'applicazione della Bossi-Fini. Chi viene trovato in Italia senza permesso di soggiorno deve essere espulso". E ancora: "Proprio per l'inettitudine del governo Prodi, di cui l'aspirante sindaco Rutelli era il vice - prosegue il Cavaliere - la delinquenza si è come passata la voce: venite a rubare e rapinare tanto qui si riesce a farla franca. Apriremo una trattativa con la Romania per filtrare i flussi degli immigrati". Niente di nuovo sotto il cielo delle libertà. La destra ha vinto le elezioni. La Lega le ha vinte più degli altri alleati. "Da 21 anni la Lega è un partito democratico". Il premier in pectore difende a spada tratta l'operato del Carroccio, soprattutto nei cinque anni in cui è stato al governo. "Non c'è mai stato un solo episodio - spiega il Cavaliere successivamente a "Radio Radio"- in cui la Lega abbia causato ritardi o abbia detto no al presidente del Consiglio". Per il partito di Bossi arriva poi un piccolo, fraterno consiglio: "Il linguaggio della Lega è fatto di iperboli e anche un po' rozzo. E quindi dovrebbe cambiare. Certo questo è un difetto". Ma, obietta ancora il capo della destra, la Lega ha sindaci che amministrano benissimo e comunque - ribadisce il premier in pectore - "non credo ci sia nessuna possibilità che la Lega possa fare un danno non dico solo ad un cittadino del sud ma ad un italiano in generale". Insomma viava Bossi. Nel pomeriggio arriva la prima conferma ufficiale alla fantomatica cordata italiana che si proporrebbe di acquistare Alitalia più volte tirata in ballo da Berlusconi. "Una mano bisogna darla": così Salvatore Ligresti, presidente onorario di Premafin, ha infatti risposto ai giornalisti che lo interpellano sull'eventuale cordata italiana per Alitalia. "Penso che ci sarà modo di essere coinvolti - ha affermato, parlando a margine dell'assemblea degli azionisti di Fondiaria-Sai - penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori, per il turismo". Ai cronisti che gli chiedevano tempi e modi della formazione della cordata, Ligresti ha risposto che "le cose si fanno in silenzio", aggiungendo poi "penso che si faranno". 24/04/2008.

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Nel Paese si continua a morire di lavoro Esistiamo, ci siamo, facciamoci sentire Eliminare il 25 Aprile: questa ci mancava! (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Morti sul lavoro tra silenzio e indifferenza Cara "Liberazione", mentre nel paese virtuale della politica i "vincitori" sembrano tutti impegnati nell'imbarazzante divisione della torta delle poltrone, il Paese reale, quello per cui tutti si sono spesi a difesa in campagna elettorale, continua a piangere morti di lavoro in uno stillicidio quotidiano in cui, in una guerra non dichiarata, tutti i giorni 4 persone muoiono di lavoro nel silenzio e nell'indifferenza; è successo ad un collega di 44 anni in un cantiere di Frosinone e davanti a questa vergogna dovrebbe fermarsi tutto il Paese perché questa è una emergenza sociale e come tale va affrontata. La lettura dei numeri ci restituisce un dato imbarazzante di cui tutti ci dovremmo vergognare e per cui ci dovrebbe essere una più forte reazione ed indignazione sociale con una grande manifestazione e presidi in tutti i luoghi di lavoro perché non può essere che in Italia sia diventato "normale" morire di lavoro, è un atto di inciviltà che non può passare nel silenzio dei media e nell'indifferenza della società civile. Come cittadino di una Repubblica che all'articolo 1 della sua Costituzione si dice "fondata sul lavoro", vorrei che la stessa reazione mostrata oggi per l'ennesima volta dal nostro Presidente Napolitano la dimostrassero negli atti (e non solo nelle parole di sdegno) i soggetti che a vario titolo hanno il dovere, il potere (difetta ancora la volontà...) di cambiare le cose, iniziando dagli imprenditori che in questi mesi non hanno mai speso una parola per un impegno diretto rispetto ad un fenomeno in cui sono parte in causa di certo non immune da responsabilità dirette; per finire con i politici, che nelle scorse settimane hanno fatto a gara per ergersi a paladini del mondo del lavoro, nella speranza che dimostrino, soprattutto quelli a cui il voto ha consegnato la responsabilità di governare, il loro impegno anche oltre l'interesse elettorale e diventi un impegno costante e continuo perché quella della tutela della salute, sicurezza e dignità delle persone sui luoghi di lavoro è una lotta che non ha colore politico e che ci riguarda tutti e tutti i giorni; per il mondo politico è un dovere di civiltà e non un atto di convenienza. Claudio Gandolfi Bologna Omicidi bianchi, è ora di dire basta Caro direttore, martedì 22 aprile, nel giro di poche ore, 6 morti sul lavoro. E' l'ora di dire basta a tutti questi infortuni e morti sul lavoro. Basta con l'indifferenza davanti alle morti sul lavoro, con le parole di circostanza e le lacrime di coccodrillo. Basta alla produzione a tutti i costi, a discapito della sicurezza dei lavoratori. Basta che tutte le volte che ci scappa un morto o un grave infortunio sul lavoro, si fa un ora di sciopero per solidarietà: ci vuole una manifestazione nazionale, con sciopero generale di 8 ore. Basta a nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro, quando poi c'è forte carenza di personale ispettivo delle Asl per controllare le aziende. Basta alla mancanza di giustizia per chi ha perso un familiare sul lavoro, alla mancanza di cultura della sicurezza sul lavoro, alla mancanza di informazione su queste stragi sul lavoro, alle strumentalizzazioni. E' l'ora che la politica dia una segnale forte e chiaro per fermare queste stragi sul lavoro, segnale che per adesso purtroppo non è arrivato. Marco Bazzoni operaio metalmeccanico, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Vogliono cancellare la Resistenza, la nostra storia Egregio direttore Sansonetti, leggendo la prima pagina di "Liberazione" di oggi 23 aprile, l'occhio mi cade su un titolo: "Infermieraaaa!". Incuriosito lo leggo. Il mio sconcerto è grande, tant'è che incredulo lo rileggo e resto davvero di sasso. Mi mancava di leggere della proposta di eliminare il 25 Aprile come festa nazionale, che vorrebbe dire eliminare parte della nostra storia, la storia della Resistenza e la memoria di ragazzi, uomini e donne morti per liberare l'Italia dal nazi-fascismo! Siamo davvero giunti alle comiche, tra un po' ci vorranno levare la festa del 1° Maggio?! Il 25 Aprile è una delle date fondamentali per la storia d'Italia e degli italiani, per rendere omaggio e rimembrare coloro che con il loro sacrificio riuscirono a liberare l'Italia. Mi sembra che possa essere la ricorrenza adatta per dare il segnale che la sinistra esiste ancora e che il ricordo della Resistenza e il suo valore sono ancora vivi com'è vivo il ricordo dei partigiani morti da eroi per noi. Gabriele Lombardo Messina Facciamoci sentire, cantiamo tutti "Bella Ciao" Cara "Liberazione", saremo anche finiti fuori dal panorama politico istituzionale, ma non dalla realtà sociale del nostro paese. Esistiamo, ci siamo, facciamoci sentire! Proprio in questi giorni vediamo come la destra brami di insabbiare il simbolo della rivolta partigiana e dell'identità antifascista italiana, il 25 Aprile. Mi riferisco in particolare al sindaco di Alghero che ha vietato di suonare "Bella Ciao" durante le celebrazioni per la ricorrenza. Tra un po', mi viene da pensare, aboliranno anche il 1° Maggio, festa importantissima che ricorda tutti i progressi fatti da lavoratori e sindacati... Ci penso soprattutto adesso che Confindustria cercherà di riprendere forza senza l'intralcio della sinistra. Allora dico: perché non stabilire un'ora "x" nella quale accendere tutti insieme lo stereo con "Bella Ciao"? Sarebbe un bel modo, pacifico, di farsi sentire. Cosa ne dite? Elisa F. via e-mail Io, comunista, a cosa dovrei rinunciare? Caro direttore, aleggia uno strano sragionamento secondo il quale l'essere comunisti inibirebbe il rapporto con altre forze. E' una grossa sciocchezza. Quando si parte dai problemi e contenuti il rapporto è sempre fecondo. Non c'è alcun impedimento nell'essere comunisti, non dogmatici. Coi "Verdi" (di prima delle elezioni), col "Comitato volontario fra i comuni, ho concorso a costruire 16 scuole con energia solare per 320 megawatt/ore risparmiando l'emissione di 170 tonnellate di Co2. Ho avuto rapporti, io comunista più di altri, con sindaci, assessori, tecnici, insegnanti, scuole, studenti. Altroché limiti! Sulla riconversione bellica in civile ho avuto rapporti fittissimi con tecnici, Politecnico, direttori d'azienda e poi ancora con sacerdoti incontrando tanti apprezzamenti, senza atteggiamenti ideologizzanti, senza guardare se avevo il piede biforcuto. Su Resistenza e antifascismo, non in termini celebrativi, ma attualizzando quei valori, ho parlato a migliaia di giovani. A suo tempo ho difeso Bertinotti per il suo confronto coi giovani di destra e l'ho fatto anch'io. Tutti sapevano che sono comunista. Ho spiegato, anche perché richiesto, il nostro duro processo formativo e l'attualità di socialismo o barbarie. Dov'è questo agitato limite? Come comunisti abbiamo tantissimo da ripensare. Ma non abbiamo alcuna rinuncia da fare rispetto ad una idea grande e nobile. Gianni Alasia Torino Le responsabilità del governo e quelle nostre Cara "Liberazione", nel tracollo della Sinistra Arcobaleno sono evidenti le responsabilità del Pd e del governo Prodi che ha disatteso le aspettative di quelli che da anni sono la parte silenziosa del Paese (operai, lavoratori, classi meno protette). Ma è anche evidente e chiara la responsabilità delle scelte del partito, la nostra entrata nel governo, il nostro ruolo prevalentemente istituzionale mettendo ai margini le istanze del partito, le richieste che emergevano dalla società. Le scelte decise dalla maggioranza del partito di costituire in contemporanea nella fase elettorale la costruzione di una nuova sinistra avulsa dal rapporto con la militanza del partito, ma soprattutto con i soggetti che avrebbero dovuto sostenerne le scelte, ha pagato negativamente. Perché mai i lavoratori avrebbero dovuto sostenere la Sinistra Arcobaleno? Quali sono state le risposte date dal governo Prodi? In questi ultimi anni si è manifestato un deficit di democrazia interna al partito che ha emarginato non solo le opposizioni, ma anche chi nella maggioranza non condivideva e criticava le scelte. La conferenza di organizzazione non ha trovato alcuna applicazione. Il Cpn dei giorni scorsi ha sancito una nuova maggioranza; penso che occorra andare al congresso per definire una linea politica e quindi discutere dei problemi, delle scelte e che si arrivi al nuovo gruppo dirigente che tagli fuori i personalismi. Il Parlamento italiano perla prima volta non avrà la presenza della sinistra: un fatto politico di una gravità senza precedenti, un dolore per tutte quelle donne e quegli uomini della sinistra che hanno lottato per la democrazia nella Resistenza, per costruire la Costituzione. La migliore risposta è la lotta, la mobilitazione, la partecipazione alle manifestazioni del 25 Aprile e del 1° Maggio. Già si preannunciano come detto da Berlusconi provvedimenti impopolari: la ripresa del conflitto sociale può ricostruire un percorso per ridare fiducia e per cambiare lo stato di cose attuali. Renato Nuccio Candelo (Bi) Il Cavaliere e i suoi due "ponti" Cara "Liberazione", dopo il ponte di Messina adesso un prestito-ponte per Alitalia, visto che le arroganti minacce di Berlusconi hanno fatto abbandonare la trattativa di Air France. La cordata italiana si è ampiamente rivelata un bluff, peraltro condotto con una sicumera che tradiva l'incertezza; una smargiassata elettorale che dovremo pagare tutti, anche quelli che non hanno votato (e non lo avrebbero mai fatto) Berlusconi. Sarebbe corretto, adesso, chiedere un intervento economico ai fiduciosi elettori, quelli che si aspettano di vedere salvare l'Italia da un bagarino che vende biglietti falsi dello stadio; scomparirebbero tutti, giurerebbero di avere votato Bertinotti. Eufemistica poi la descrizione del provvedimento: "prestito-ponte" alle condizioni di mercato, da restituire antro il 31 dicembre 2008. Ma se Alitalia è in stato comatoso, in fase terminale, senza acquirenti all'orizzonte, senza cordate in vista, senza investitori patriottici, come farà a restituire i quattrini che basteranno soltanto per le spese vive di pochi mesi? L'arcano si svela facilmente: si tratta di una ulteriore pretesa della Lega che cerca di guadagnare tempo per cercare altre compagnie aeree in grado di utilizzare Malpensa come aeroporto di riferimento; attenuto ciò al diavolo Alitalia, ivi compreso il prestito-ponte, per cui le "mani nelle tasche degli italiani" ritornano a pescare abbondantemente. Il cavaliere insisterà sulla sola nota che conosce e che è entrata nelle orecchie dei suoi elettori: la colpa è tutta del governo Prodi. Rosario Amico Roxas via e-mail 24/04/2008.

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Alitalia, Alemanno fa il patriota e cerca voti per il ballottaggio Ma Silvio promette lacrime e sangue (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 24-04-2008)

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Nessuna ipotetica cordata italiana, solo il vuoto assoluto Alitalia, Alemanno fa il patriota e cerca voti per il ballottaggio Ma Silvio promette lacrime e sangue Alessandro Ambrosin È ormai lampante che la questione Alitalia regni nel caos completo. Ad alimentare questa confusione il centro destra si è dimostrato disposto a tutto pur di racimolare voti per l'imminente ballottaggio a Roma. Arrivano prima le dichiarazioni di Gianni Alemanno, che a difesa dello spirito nazionalista profila un'ipotetica cordata italiana che non c'è, e poi Silvio Berlusconi che avverte i dipendenti dell'arrivo di "sangue, sudore e lacrime", accusando i sindacati del fallimento di Alitalia. Affermazioni che hanno sortito come unico effetto l'ulteriore destabilizzazione della compagnia di bandiera. Anche durante un faccia a faccia tra i due rivali al Campidoglio, le incalzanti domande di Francesco Rutelli che chiedeva spiegazioni al leader di Alleanza Nazionale sulle caratteristiche di solidità e sui contorni industriali della tanto decantata cordata, è calato il silenzio. A riprova che dietro le affermazioni di Alemanno si celi il vuoto assoluto. Eppure l'intricata faccenda Alitalia è legata particolarmente alla capitale, nella quale un esito negativo produrrebbe conseguenze occupazionali allarmanti. Non solo per la vicinanza di Fiumicino, quale principale Hub italiano, ma soprattutto per la forza lavoro e per l'indotto che Alitalia sviluppa in tutta la regione del Lazio, dove sono dislocati i più importanti settori nevralgici. Quasi 20mila dipendenti tra personale impegnato a terra e in volo, nei servizi Informatici e nelle Telecomunicazioni, in quelli dei Servizi Centralizzati e Acquisti Generali, nei Call Center, nel settore Engineering & Maintenance, in Alitalia Maintenance Systems, in Atitech, e infine in Alitalia Airport e Express. Ma non è tutto. Nel Lazio si calcola che almeno altre 5mila unità lavorative siano impegnate in lavori riconducibili alle attività aeroportuali legate ad Alitalia, tra le quali i servizi di catering e quelli della pulizia dell'aerostazione e delle attività commerciali. Una vera e propria città, che senza una prospettiva industriale e con un'occupazione vista come un peso economico piuttosto che come un valore di ricchezza, si troverebbe nell'imminente rischio di cancellare definitivamente questo mercato strategico e importantissimo per Roma. Anche la soluzione tampone del prestito ponte di 300milioni di euro che il Governo si appresta a versare nelle casse Alitalia servirà per pochissimi mesi. Già sette aeromobili sono stati fermati e questo è un primo campanello d'allarme per l'occupazione. Le infondate soluzioni proposte dal centro destra si potrebbero presto tradurre con l'inevitabile commissariamento per Alitalia. Come previsto dalle normative vigenti di Legge, il commissario non taglierà i contratti in essere con i dipendenti, non modificherà i livelli salariali, ma utilizzerà tutti gli strumenti per la gestione di eccedenza in caso di chiusura lavorazioni. Questo significa che per i lavoratori dei settori dichiarati improduttivi si apriranno le porte della mobilità e della cassa integrazione e potrebbero essere molti di più di quelli ipotizzati nel piano Air France-Klm. Minòs Alitalia sta per fallire. Se non si vota Rutelli, anche la sinistra. 24/04/2008.

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Processi lampo e pene severe: sbloccato il <piano sicurezza> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 3 Processi lampo e pene severe: sbloccato il "piano sicurezza" di Giannino della Frattina La Moratti ottiene da Berlusconi l'ok al progetto contro la delinquenza, i super poteri per il 2015 e garanzie sul futuro dell'hub Malpensa (...) ieri ha concordato con lei le strategie per il futuro più prossimo. A partire dalla sicurezza. Con il "pacchetto" inserito nelle priorità del nuovo governo. "Abbiamo parlato di tutte le norme di un piano già molto dettagliato - racconta la Moratti al termine dell'incontro -. E che prevede maggiore certezza e inasprimento delle pene oltre ai processi per direttissima nel caso di flagranza di reato". Più poteri ai sindaci, dunque, per fronteggiare le emergenze criminalità e immigrazione clandestina che assediano le città. Nutrito anche il capitolo Expo con la nomina della Moratti a commissario. "Con Berlusconi - riferisce - abbiamo parlato dei primi passi da fare. Ci sarà un decreto legge da varare in Consiglio dei ministri per la struttura organizzativa. Berlusconi ha stabilito che io avrò il ruolo di commissario e di presidente del comitato coordinatore e abbiamo deciso la proposta dell'amministratore delegato della società di gestione che ho indicato in Paolo Glisenti". Il suo braccio destro e colui che fino a oggi ha sapientemente guidato il comitato promotore nella vittoriosa campagna di Parigi. Per quanto riguarda i poteri, saranno come quelli che hanno consentito all'ex sindaco Gabriele Albertini di costruire a tempo record i quattro depuratori che Milano aspettava da più di trent'anni. Procedure snelle e meno burocrazia per gestire 20 miliardi di euro di investimenti, tra statali e degli enti territoriali, e un business che a Milano di miliardi, secondo uno studio della Camera di commercio, ne porterà altri 44. All'indotto, tra edilizia, immobiliare, manifatturiero, commercio e anche agricoltura dato il tema scelto. Oltre a 70mila nuovi posti di lavoro. Intanto il nuovo presidente Emma Marcegaglia ha affidato al numero uno di Assolombarda Diana Bracco la delega a Ricerca, innovazione e rappresentanza di Confindustria all'Expo. Terzo punto nell'agenda Alitalia e Malpensa con la Moratti che annuncia la possibilità di ritirare la causa miliardaria (1,25 miliardi di euro) intentata contro la compagnia di bandiera. "In questo momento il ricorso c'è e si mantiene - ricorda - Ma se verranno meno le condizioni per cui il ricorso è stato deciso verrà meno anche il ricorso". Tradotto, causa ritirata "se ci sarà la possibilità per Sea di poter tornare allo stesso utile di quando la compagnia di bandiera era presente. Bisogna ripristinare le tratte continentali e intercontinentali che garantiscono quegli utili". Durante l'incontro confermata da Berlusconi l'esistenza di una cordata salva-Alitalia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 0 Alitalia, Berlusconi: in futuro tagli dolorosi di Fabrizio Ravoni Il Cavaliere: "AirFrance si è ritirata per colpa dei sindacati. In un mese ci sarà una proposta impegnativa". Spunta la cordata italiana. Ligresti: "Sono pronto, ma le cose si fanno in silenzio" Roma - Dall'Alitalia a Ronaldinho, passando per Rutelli "voltagabbana". Silvio Berlusconi a tutto campo sulle radio e le tv private romane. A conferma di come il presidente del Consiglio in pectore si stia impegnando nella campagna elettorale a favore di Gianni Alemanno. E a Palazzo Grazioli riceve il numero uno mondiale della Microsoft, Steve Ballmer. "Gli abbiamo chiesto - spiega l'ex ministro Lucio Stanca - di investire in Italia". Alitalia Il Cavaliere ha contatti quotidiani con Bruno Ermolli, il super consulente chiamato a mettere in piedi una cordata tricolore per la compagnia aerea. Per queste ragioni conferma che, dopo il ritiro di Air France, "ora esistono le condizioni per cui la compagine di imprenditori italiani interessati ad Alitalia si faccia avanti, chieda di verificare i conti e presenti una proposta. Il tutto - prosegue Berlusconi - assistito da banche italiane, da società importanti, da compagnie aeree italiane e straniere che non pretendono di farla da padrona" in Italia. Per il Cavaliere, l'errore commesso nella trattativa con Air France è stato proprio questo: "non si doveva partire dall'asservimento" con i francesi. E a proposito della cordata italiana ripete che la nuova fase della crisi Alitalia (dopo l'erogazione del prestito ponte da 300 milioni) prevede una "due diligence (una verifica dei conti, ndr) che durerà 4-5 settimane, al termine della quale la compagine che si metterà insieme farà un'offerta impegnativa". Il salvataggio della compagnia aerea "passerà - ricorda il prossimo presidente del Consiglio - attraverso dolorose riduzioni di personale". Il cui impatto sarà attenuato "attraverso i mezzi che lo Stato ha per chi perde il lavoro". E ribadisce che l'Air France ha abbandonato la trattativa "per il fermo no dei sindacati, che hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France erano impossibili da accogliere". Con i sindacati, però, Berlusconi si augura di avere "rapporti concreti e realistici. Soprattutto con Cisl e Uil". E a proposito della circostanza che sarà un commissario europeo italiano a seguire l'affaire Alitalia a Bruxelles, il prossimo premier osserva che "è meglio occuparsi di trasporti che di temi come l'omosessualità". Il presidente della Commissione Ue, Barroso, infatti, ha annunciato che al commissario italiano che sostituirà Frattini andranno i Trasporti invece che la Giustizia. Campidoglio "Garantisco l'attenzione che Roma merita come città delle città. Come Caput mundi". Berlusconi scende in campo a favore di Alemanno e lo fa da prossimo presidente del Consiglio. "Bisogna cambiare pagina: scopa nuova scopa bene. Con Rutelli non ci sarebbe nessun cambio, ma le solite amicizie con gli amici degli amici". Per questo, dice, preferirei "collaborare da presidente del Consiglio con un sindaco di Roma che condivide le mie idee. Alemanno lo conosco bene: ho lavorato con lui per cinque anni". Al contrario, Rutelli "è un voltagabbana. Se sarà eletto sarà difficile collaborare con lui. Cambia tutte le volte a seconda degli interlocutori". E aggiunge: "Lui era amico di Craxi e poi lo voleva vedere mangiare il rancio (in galera). è uno che non era cattolico, un mangiapreti, e non andava in Chiesa. Oggi va a Messa anche due volte la domenica per farsi vedere. Ha fatto la politica delle notti bianche, ma i romani hanno bisogno di un sindaco che si occupi dei romani". E rispondendo per quale motivo un romano dovrebbe votare Alemanno e Antoniozzi, il Cavaliere risponde: "per voltare pagina e per avere una città più ordinata, pulita e sicura". La proposta di Rutelli di un braccialetto anti-stupri, Berlusconi la definisce "una boutade. La vera soluzione al bisogno di sicurezza è mettere poliziotti e carabinieri di quartiere: un esercito del bene che si frapponga tra i cittadini e l'esercito del male". E in qualsiasi caso, secondo il Cavaliere, servono anche altre cose come "applicare la Bossi-Fini, espellere gli stranieri che sbagliano, meno lassismo della magistratura che libera i criminali dopo una settimana dalla cattura. E pene più severe per i criminali, non importa se italiani o stranieri". Infine, "il modello propagandato da Veltroni di Roma è un disastro". Ed un apprezzamento alla "correttezza" di Storace che ha scelto di votare Alemanno. Calcio e Milan Nella maratona di Berlusconi con le emittenti private romane, non poteva mancare un capitolo sportivo. Nel nuovo governo - annuncia - "non ci sarà un ministro per lo Sport. La politica deve stare lontana dallo sport". Il Cavaliere poi annuncia che "purtroppo dovrò rinunciare alla presidenza del Milan, credo sia incompatibile. Ma non ci sarà un altro presidente del Milan dopo di me". Per restare in argomento, Berlusconi osserva che "noi vorremmo avere Ronaldinho e lui vorrebbe venire da noi. Il Barcellona, però, ha presentato una richiesta ritenuta davvero eccessiva". E sull'ingresso di capitali stranieri (Soros) nella Roma calcio, spiega che non avrebbe nulla in contrario. Infine, una confessione sugli stadi: "Sono innamorato di San Siro, dove lo spettatore è in campo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Un nuovo rapporto col sindacato senza la paura Cgil (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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N. 98 del 2008-04-24 pagina 0 Un nuovo rapporto col sindacato senza la paura Cgil di Lodovico Festa La giunta di Viale dell'Astronomia ha approvato squadra e programma di Emma Marcegaglia con 103 sì (compreso il past president Antonio D'Amato) su 105 votanti. Molto netto il discorso programmatico della Marcegaglia: dialogo con il governo, apertura su due temi rilevantissimi (federalismo fiscale e tavolo per Alitalia), invito ai sindacati a non eludere la riforma degli assetti contrattuali. Marcegaglia ha detto, anche in questo caso in sintonia con la nuova maggioranza parlamentare, di non volere in alcun modo contrapposizioni con il sindacato. Ma vi sono nodi ineludibili su cui non si accetteranno veti. D'altra parte anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni è in sintonia con questa impostazione e qualche apertura, distinguendosi dalle follie cofferatiane del 2001, viene da Guglielmo Epifani, che guida però una Cgil in evidente stato di sbandamento. Dietro la larghissima convergenza, non manca qualche bilancio. Quattro anni fa la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo prese il via dopo il secondo contratto "separato" dei metalmeccanici, firmato da Fim Cisl e da Uilm ma non da Fiom Cgil. La "nuova linea montezemoliana" partì dalla critica a quel contratto, dichiarando di non volere mai più intese senza la Cgil. Gli uomini di punta montezemoliani, da Andrea Pininfarina, vicepresidente, a Massimo Calearo capo di Federmeccanica, a Matteo Colaninno, leader dei giovani, erano industriali meccanici che guidarono in questo senso la revisione della linea damatiana. La nuova giunta viene nominata oggi, il giorno dopo che alla Fiat e alla Ferrari si firmano accordi separati con Fim Cisl e Uilm sui turni. è il fallimento di una linea. Come ha detto Sergio Marchionne, l'ultimo contratto dei metalmeccanici, nonostante un buon aumento salariale (assolutamente indispensabile), non ha messo le basi per seri incrementi di produttività per cui negli ultimi tempi su 34mila assunti alla Fiat, solo seimila sono in Italia. E così, mentre molti "meccanici" sconfitti - da Calearo a Colaninno jr - si buttano in politica con Walter Veltroni, nella lista della "nuova squadra" si nota come due regioni strategiche, Veneto e Piemonte, sono rappresentate - invece che da meccanici come prima - da Antonio Costato di Rovigo (presidente della Grande Molini, giovane industriale, colto, con la delega strategica già di Marcegaglia, all'energia) e dal tessile Paolo Zegna: due glorie di quel made in Italy che ha rifatto miracoli nell'export. Tra poche riconferme e tante new entry spicca il nome di Paolo Scaroni, Eni, con la delega per le dinamiche dei nuovi scenari mondiali. Vicepresidente di peso sarà il bresciano Aldo Bonomi, molto critico sulla gestione di Montezemolo. Assai significativa la riconferma di Alberto Bombassei, l'uomo più vicino al Lingotto, a cui è stato rinnovato l'incarico alle fondamentali "relazioni industriali". Tra i diversi "incarichi speciali", Samuele Gattegno (Alcatel) avrà una delega politicamente innovativa e rilevante: alla sicurezza. Diana Bracco, assumendo la delega su "ricerca e innovazione" (non diventerà vicepresidente per non dover lasciare Assolombarda) testimonia il suo legame particolarmente stretto con la neopresidente mantovana. A proposito di donne, vicepresidente per il Sud, è la campana Cristina Coppola. E, probabilmente, una donna, la tosta Federica Guidi andrà a guidare i giovani industriali, anche perché il rivale, Cleto Sagripanti, è considerato in troppa continuità con l'uscente (e scappante) Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, ecco la cordata italiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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N. 98 del 2008-04-24 pagina 1 Alitalia, ecco la cordata italiana di Redazione Ligresti: "Sono pronto". Il futuro premier annuncia: "Ci saranno tagli dolorosi" Salvatore Ligresti, uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo scoperto e ha dato il suo appoggio al progetto di Berlusconi, per la costituzione di una cordata italiana per salvare Alitalia. Sta dunque prendendo forma la prospettiva che la compagnia rimanga in mani italiane. E il prossimo presidente del Consiglio annuncia che il salvataggio della compagnia aerea "passerà attraverso dolorose riduzioni di personale". E ribadisce che Air France ha abbandonato la trattativa "per il fermo no dei sindacati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Ora cambi il sindacato> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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N. 98 del 2008-04-24 pagina 1 "Ora cambi il sindacato" di Vittorio Macioce È quasi uno squarcio di primavera. La nuova stagione che rompe questo lungo inverno italiano, dove tutto è immobile, ha la voce di una donna. L'aquila della Confindustria alle spalle, le poltrone azzurre e lei, Emma Marcegaglia, con gli occhiali da gatta, la camicetta bianca e i capelli sciolti sulle spalle. Qui, a Roma, viale dell'Astronomia, il capo degli industriali parla con il coraggio di Lady Oscar. Ogni frase è una stoccata, chiara, senza fronzoli, con quel gusto femminile di chiamare i problemi per nome. E ogni affondo, ogni parola, si tramuta, in chi ascolta, in un "finalmente". Qualcosa sta cambiando. C'è un nuovo governo, con una maggioranza forte e un mandato chiaro. C'è una nuova Confindustria, che non ha più paura delle parole. Manca un nuovo sindacato. Emma Marcegaglia guarda in volto Cgil, Cisl e Uil. E dice: siete vecchi. Non si può andare avanti così. La politica dei veti fa male a tutti. Il sindacato è importante ma deve rinnovarsi, non può continuare a difendere il tabernacolo del contratto collettivo di lavoro. Cambiate. Cambiare significa dare più spazio al confronto in azienda. È prendere atto che il costo della vita è diverso. Il Nord non è il Sud e il salario reale non è lo stesso. Il pane a Cassino costa meno che a Torino. Lo stipendio Fiat invece è lo stesso. Affrontare la questione non è peccato mortale. È buon senso. Questo ha detto la Marcegaglia. La reazione è quella di chi ha ricevuto uno sputo in faccia. "Politica reazionaria", dicono. E chiudono il discorso. La contrattazione collettiva, d'altra parte, è la loro ragione di vita. È la loro forza politica. È il loro arrocco e non importa se ormai chi lavora li considera distanti, lontani, furbi politicanti, rappresentanti del nulla. I sindacati non vogliono scendere in azienda, loro stanno in alto. Non parlano con gli operai, ma con governo e Confindustria. È per questo che ormai raccattano solo pensionati. La stoccata della Marcegaglia potrebbe invece diventare un'occasione: tornate in azienda e confrontatevi con chi lavora. I lavoratori di oggi e di domani. Non quelli di ieri. La forza di Emma Marcegaglia è nella chiarezza. Non ci sono maschere. È un'industriale e non finge di essere una filantropa. E questo fa comodo a chi deve affrontarla. Legge la realtà senza finzioni. Segna il confine di ciò che chiede Confindustria: non toccheremo articolo 18 e pensioni. Dice ciò che pensa. Il successo della Lega? "Non è solo protezionismo. È anche desiderio di identità territoriale". È riconoscersi. Il mondo è globalizzato, ma noi siamo qui. Abbiamo radici. Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati". È per questo che questa donna, la prima donna a capo della Confindustria, sa di primavera. La Marcegaglia parla guardando il futuro. Evoca il federalismo fiscale. Ricorda che i Paesi possono scegliere il proprio destino. Nessuno è condannato alla bassa crescita. I problemi si possono risolvere, basta affrontare le cause della malattia. Detto in due parole: basta piangersi addosso, rimbocchiamoci le maniche. Tutti. Il nuovo governo? Non ha più alibi: faccia le riforme. Gli industriali? "Anche noi dobbiamo cambiare". Basta al corporativismo, ai piccoli benefici di corto respiro in cambio di sacrifici che ricadono sugli altri, sulla spesa pubblica. Questa donna sta dicendo agli imprenditori che, per essere degni di questo nome, devono cavarsela da soli. Lo Stato non è più una balia. Servono attributi, serve coraggio. L'era dei Don Abbondio è un costo che l'Italia non può più permettersi. Meglio, molto meglio, Lady Oscar. Vittorio Macioce © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ligresti: La cordata? Io ci sono Ma le cose si fanno in silenzio (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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N. 98 del 2008-04-24 pagina 2 Ligresti: La cordata? Io ci sono Ma le cose si fanno in silenzio di Enrico Bonzio Il numero uno di Premafin rivela: "Penso che ci sarà un modo per essere coinvolti". Tra i partner dell'operazione spunta Gavio. Mediobanca solo come consulente, Lufthansa in fase di attesa da Milano Salvatore Ligresti, uno dei maggiori imprenditori italiani, è uscito allo scoperto e ha dato il suo appoggio al progetto del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, per la costituzione di una cordata italiana per salvare Alitalia. Sta dunque prendendo forma la prospettiva che la compagnia rimanga in mani italiane. "Penso ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla, penso sia giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo", ha detto ieri il presidente onorario di Premafin rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il suo gruppo sarà coinvolto nella cordata per Alitalia. Ai cronisti che gli hanno poi chiesto, a margine dell'assemblea di Fondiaria-Sai a Firenze, se si farà la cordata italiana per Alitalia, Ligresti ha risposto: "Le cose si fanno in silenzio, e penso che si faranno". Salvatore Ligresti è il numero uno della Premafin, la holding che controlla società non solo nel settore assicurativo, ma anche finanziario, bancario, immobiliare e sanitario. Premafin ha, inoltre, il 2% delle Assicurazioni Generali e il 4% di Mediobanca. E proprio dal giro di Mediobanca potranno uscire nuove sorprese. Intanto la banca d'affari milanese, pur non essendo disposta a mettere capitale nell'avventura, potrebbe ritagliarsi un ruolo di advisory. Così come in lista per un possibile ingresso nella cordata c'è il nome di un altro azionista della banca fondata da Cuccia: Marcellino Gavio (con un gruppo che spazia dalle autostrade alle costruzioni). Bruno Ermolli, consulente del leader del Pdl, insieme a Gianni Letta, stanno lavorando da settimane alla costruzione della cordata e il prestito ponte da 300 milioni servirà per portare a termine l'operazione. Il prestito secondo il governo italiano non è un aiuto di Stato, perché si tratta di un provvedimento di emergenza motivato da ragioni di ordine pubblico. Ma Bruxelles - che ha ricevuto le carte e le sta esaminando - vuole vederci chiaro. Tra le ipotesi di cordata italiana un ruolo industriale potrebbe essere quello di Air One, la compagnia di Carlo Toto che dalla fine del 2006 sta lavorando per questo obiettivo, e attorno a essa si potrebbe coagulare un pool di altri soggetti; e come perno finanziario una o più banche (a cominciare da Intesa Sanpaolo, che ha sempre sostenuto Air One), che garantirebbero gli ingenti flussi di denaro di cui l'Alitalia ha estrema necessità. Impegnativo per Air One (un terzo di Alitalia per dimensioni) fondersi con una compagnia in così profonda crisi e poter ottenere risultati tali da ripagare i capitali a prestito; i network delle due compagnie sono in parte sovrapposti (con problemi di Antitrust sul Milano-Roma), e sbilanciati sul breve-medio raggio, quello che soffre di più; Air One non apporterebbe valore aggiunto al lungo raggio (quello che fa la vera differenza tra le compagnie di linea tradizionali), sul quale sarà operativa da giugno con due aerei soltanto. Quanto al piano industriale, all'acquirente di Alitalia sarà chiesto di salvaguardare il ruolo di Malpensa, scalo sul quale Alitalia ha dichiarato perdite di 200 milioni all'anno. Malpensa dunque dovrebbe essere "difesa" da un parallelo ridimensionamento di Linate, che a suo tempo per l'Alitalia pubblica non si era reso possibile. Sembra ormai sfumato l'interesse di Air France, mentre Lufthansa, sempre sullo sfondo, ufficialmente fa sapere che "la nostra posizione non è cambiata rispetto all'autunno scorso, quando abbiamo deciso di non presentare un'offerta vincolante per Alitalia perché abbiamo ritenuto che gli svantaggi fossero superiori ai vantaggi". Il trasporto aereo, per effetto della recessione e dei prezzi record del carburante, si avvia ad affrontare anni difficili; che sia per Air France sia per Lufthansa saranno resi più delicati dall'arrivo in flotta degli Airbus 380, giganti dei cieli, che per essere metabolizzati (e riempiti) hanno bisogno di condizioni di mercato favorevoli. In questo contesto, Alitalia potrebbe rivelarsi una palla al piede. Resta Aeroflot, ma il suo ruolo potrebbe essere quello di socio di minoranza in una cordata italiana, anche alla ricerca di sviluppo, valorizzando Malpensa con una propria presenza. Oggi avrà luogo un nuovo round tra sindacati e vertici aziendali e sul tavolo c'è ora la necessità di verificare lo stato di attuazione del cosiddetto piano "stand alone". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Oltre due anni di trattative e offerte <flop> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 2 Oltre due anni di trattative e offerte "flop" di Redazione Dicembre 2006. L'allora premier Romano Prodi annuncia una gara per "la privatizzazione della società" con "la cessione di una quota di controllo non inferiore al 30,1% del capitale di Alitalia e di tutte le obbligazioni convertibili che possiede" entro il 29 gennaio 2007. Alla gara si presentano in 11, ma le offerte più importanti alla fine saranno tre: Air One-Intesa San Paolo; Texas Pacific Group, Matlin Patterson e Mediobanca; Aeroflot-Unicredit. Air France-Klm si chiama fuori quasi subito: "Non sussistono le condizioni per una candidatura". L'amministratore delegato di Alitalia Giancarlo Cimoli si dimette, gli subentra Berardino Libonati. La gara è un flop, in luglio le tre cordate superstiti si ritirano. Il titolo nel frattempo ha perso il 32%: circa 340 milioni di euro. Luglio 2007. Anche Libonati si dimette. Al suo posto il Tesoro propone Maurizio Prato. A settembre si riapre un'altra gara. Si presentano in cinque ma le offerte formali sono tre (Air France-Klm, Air One, Baldassarre). La compagnia francese presenta un'offerta non vincolante sul 100% delle azioni Alitalia attraverso lo scambio di azioni. Il Cda della società accetta e il governo esprime parere favorevole a una trattativa in esclusiva con Air France-Klm. L'azienda francese propone un piano di esuberi e l'abbandono di Malpensa. Il centrodestra insorge, i sindacati sono contrari ai licenziamenti. Nella trattativa si inserisce nuovamente Air One. Febbraio 2008. Air France annuncia: "Andremo avanti solo con l'ok del nuovo governo italiano". Dopo un mese arriva l'offerta vincolante: 160 azioni Alitalia per una Air France-Klm, obbligazioni convertibili rilevate a 0,3145 euro e 1.600 esuberi tra i dipendenti. Il Cda di Alitalia dice sì, così come il governo. Ma è polemica su Malpensa, settore Cargo ed esuberi. I sindacati si oppongono. Berlusconi invoca una cordata italiana, Spinetta parla di "margini di manovra limitati". Aprile 2008. Saltano le trattative, Prato si dimette e gli subentra Aristide Police. Il 21 Air France ritira definitivamente l'offerta. Il Consiglio dei ministri vara un prestito-ponte da 300 milioni di euro. Il premier in pectore Silvio Berlusconi rilancia l'ipotesi della cordata italiana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'alleanza <made in Italy> piace agli industriali (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 2 L'alleanza "made in Italy" piace agli industriali di Gian Maria De Francesco da Roma Non è una retromarcia, non è un ripensamento, ma è un modo diverso di atteggiarsi rispetto alla situazione di Alitalia. Gli industriali italiani non sono, o perlomeno non appaiono, più scettici sulla possibilità di costituire una cordata italiana che riporti sulla retta via la compagnia di bandiera. E questo nuovo orientamento è emerso ieri à côté della giunta di Confindustria dove si sono riuniti i principali imprenditori italiani per approvare squadra e programma del nuovo presidente Emma Marcegaglia. I più convinti, ovviamente, sono stati i lombardi, preoccupati anche del destino di Malpensa. Una cordata, ha dichiarato il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, "è auspicabile che possa essere fatta, vedremo quelle che saranno le evoluzioni, quale sarà l'indirizzo di questa settimana perché ci possa essere un piano affinché le imprese italiane possano partecipare assieme agli operatori del settore". Il punto fondamentale è "una proposta trasparente dove esiste chiarezza di numeri e prospettive". Di qui la necessità del prestito-ponte "per poter fare la due diligence e presentare a terzi un'ipotesi". Sulla stessa lunghezza d'onda pure la presidente di Assolombarda, Diana Bracco, che ha definito il prestito-ponte da 300 milioni di euro "un discorso di transizione per trovare una soluzione". E pure l'ex presidente di Confindustria e di Sea (la società di gestione degli aeroporti milanesi), Giorgio Fossa, si è mostrato convinto della possibilità di prospettare un esito diverso dalla liquidazione di Alitalia. "Se si espongono Bruno Ermolli e Gianni Letta c'è la possibilità che qualcosa di serio ci sia. Lasciamoli lavorare", ha affermato. "Speriamo che qualcosa si muova, un ricoinvolgimento di Air One potrebbe essere interessante, è l'unica compagnia che ha aerei nuovi, magari con una compagnia internazionale come Aeroflot". La "discesa in campo" di un big come Salvatore Ligresti potrebbe aver contribuito a indurre gli industriali all'ottimismo, ma, a prima vista, è l'intero clima ad apparire cambiato. Sarà l'ottimismo per l'inizio del mandato di Marcegaglia, sarà l'ottimismo per un nuovo governo sicuramente non ostile alle imprese, ma anche la questione Alitalia ieri non appariva più come un bubbone da estirpare. Anche il veneto Mario Moretti Polegato, patron di Geox, si è mostrato disponibile. La costituzione di una cordata "è un impegno degli imprenditori, una responsabilità civica" perché l'importante "non è l'aspetto finanziario, ma il fatto che il gestore abbia un'italianità, che sui voli si respiri un'atmosfera italiana". Polegato ha precisato di non essere stato contattato per partecipare all'impresa, ma le sue dichiarazioni appaiono eloquenti. Il neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è entrata nel merito della questione: "Occorre una soluzione di mercato, l'importante è che qualunque decisione si prenda sia di mercato e salvi anche Malpensa". D'altronde, nella stessa relazione dinanzi alla giunta Marcegaglia ha presentato il vettore come esempio di gestione inquinata dalla perversione delle relazioni sindacali. "Vent'anni fa - ha detto - Alitalia era un'azienda simbolo del nostro Paese. È stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono stati magna pars". Va detto che Marcegaglia nello scorso novembre, prima che la situazione precipitasse, si era spesa, in qualità di vicepresidente degli industriali italiani, a favore dell'hub lombardo. E quindi l'atteggiamento mostrato ieri è sicuramente coerente con quanto manifestato in passato. Ma molti dei protagonisti, che ieri hanno espresso apprezzamento per la cordata, nelle settimane scorse avevano smentito un coinvolgimento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<I più puntuali d'Europa nei primi tre mesi 2008> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 3 "I più puntuali d'Europa nei primi tre mesi 2008" di Redazione "Mai come in questo momento l'attività operativa sta andando forse meglio del previsto". Lo ha detto il direttore dell'Attività passeggeri e cargo di Alitalia, Giancarlo Schisano. "Certamente il prestito ponte dà respiro all'azienda - spiega - e le consente di portare avanti in maniera coerente con quanto previsto nel piano del budget tutta l'attività operativa. Abbiamo i dati dell'Associazione europea delle aerolinee - aggiunge Schisano - e siamo stati, nel primo trimestre, la compagnia più puntuale in Europa tra quelle di bandiera. La regolarità è molto buona e ad aprile l'andamento del primo trimestre si sta confermando". "Sicuramente - ha sottolineato il dirigente della compagnia di bandiera - non ci sono problemi operativi, né ci saranno quest'estate per i nostri viaggiatori. Anzi, da questo punto di vista ci preme in maniera particolare rassicurare sia i nostri potenziali passeggeri sia quelli che hanno già prenotato; li invitiamo a continuare a incentivare l'utilizzo di Alitalia per i loro spostamenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi vede Napolitano (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spuntano i tecnici Catricalà forse sottosegretario alla presidenza Alla salute in pole il milanese Ferruccio Fazio [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Prima o poi Berlusconi doveva presentarsi dal Capo dello Stato, anche solo per dargli un'idea di ciò che vuol combinare su governo, Alitalia e rapporti con l'opposizione. L'incontro è avvenuto ieri dalle 18 alle 19, fonti del Quirinale lo definiscono disteso e cordiale. Nel frattempo Napolitano s'era già sentito con Bossi e Fini, insomma il Presidente non era del tutto all'oscuro. Come sempre in questi colloqui, sono partiti da lontano. Molto ha battuto, l'uomo del Colle, sulla necessità di dialogo tra maggioranza e opposizione, sull'interesse del Paese che viene prima di tutto, e guai se per prima cosa il nuovo governo picconasse l'operato di Prodi. Berlusconi sottoscrive, ieri ha perfino bacchettato la Lega per il suo "linguaggio un po' rozzo che dovrebbe cambiare". Arrivati finalmente alla squadra di governo, il Cavaliere ha dato l'impressione di essere ancora indietro. Chissà, forse non voleva scoprire le carte: per quanto riservato possa essere lo studio presidenziale, anche i muri hanno orecchie. Sta di fatto che ieri da Napolitano quattro caselle soltanto contenevano un'indicazione secca: Economia (Tremonti), Esteri (Frattini), Interno (Maroni) e Difesa (La Russa). Per tutti gli altri ministeri soltanto ipotesi, una giostra di congetture su cui Berlusconi vuole meditare (ha tempo fino al 5-6 maggio). Tra i nomi riecheggiati sul Colle, manca Formigoni. Il Governatore lombardo era invitato a cena dal Cavaliere, ma l'umore non era quello giusto. Per cui telefonata a Villa Grazioli, l'incontro è saltato, forse si vedranno stasera o domani, tanto ormai non c'è fretta. Filtra invece che, nel colloquio del Quirinale, si sia parlato di Montezemolo possibile ministro. Non è chiaro chi dei due abbia preso l'iniziativa, se sia stato cioè Napolitano a introdurre l'argomento, oppure ne abbia parlato sua sponte il Cavaliere. Comunque sia, Berlusconi avrebbe manifestato l'intenzione di "provarci" col presidente uscente di Confindustria, come peraltro aveva fatto senza successo nel 2001. Sempre in tema di esterni, La7 dà notizia che Berlusconi vorrebbe in squadra il giuslavorista Ichino, neo-eletto nel Pd, sull'esempio di Sarkozy in Francia. Ma la risposta sarà negativa. Napolitano e Berlusconi hanno molto parlato di donne, nel senso che risulta confermato: al governo ne entreranno quattro. Anche qui, tante candidature rosa (Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo, Brambilla, Poli Bortone...). Sulla Giustizia netto è il vantaggio di Elio Vito, ma sul Colle Berlusconi ha mescolato le carte. Pare sia rispuntato addirittura il nome che (alla luce di non sopite polemiche) il Quirinale meno gradisce, quello di Castelli. Perfino sulla scelta del Commissario Ue, conseguente alle dimissioni che darà Frattini per guidare gli Esteri, Berlusconi s'è guardato dal dire semplicemente "sarà Tajani". Risulta che abbia formulato, forse per rispetto nei confronti dell'alta carica presidenziale, una rosa più ricca entro cui scegliere. Curiosamente, un ex Presidente come Cossiga, da cui Berlusconi era stato a cena l'altra sera, s'è fatto un'impressione diversa: che in realtà "il governo sia pronto in tutte le sue caselle". Addirittura è cominciata la lotta per le poltrone di viceministro e sottosegretario, che stavolta saranno importanti in quanto scarse di numero. La Bassanini impone al governo un tetto di 60 membri. Il Cavaliere dubita di stare rigorosamente nella cifra, con Napolitano è parso problematico. Se da un lato rinuncerà al ministro dello Sport, con grande gioia del Coni, la Sanità quasi certamente verrà "spacchettata" dal Welfare per affidarla a un luminare del San Raffaele, Ferruccio Fazio. E quale sottosegretario a Palazzo Chigi, nel ruolo tradizionale della famiglia Letta, potrebbe esordire Antonio Catricalà, attuale Garante della concorrenza.

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StM vola con i tecnologici (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 98 del 2008-04-24 pagina 27 StM vola con i tecnologici di Redazione Roma ancora in rialzo grazie a Soros Lieve calo per Piazza Affari, in linea con le altre Borse europee, ma in controtendenza rispetto a Wall Street che ha chiuso in rialzo. Il Mibtel ha ceduto lo 0,09% e lo S&P/Mib lo 0,19%, tra scambi vivaci per oltre 5 miliardi di euro. Difficoltà sul listino milanese per le banche, deboli in tutta Europa. Tra queste Unicredit (-2,05%) che, dopo un avvio positivo, ha iniziato a cedere a seguito delle svalutazioni annunciate dalla tedesca Hvb, legate alla divisione Markets & Investment Banking. Segno meno anche per Mps (-0,57%) e Banco Popolare (-0,73%). Stabile Intesa Sanpaolo (+0,06%), bene invece Mediobanca (+1,07%). Debole Generali (-0,59%) a due giorni dall'assemblea insieme a Fondiaria-Sai (-0,72%) che ha riunito i soci a Firenze. Rialzi per Fiat (+1,65%) e Pirelli (+2,77%) in controtendenza rispetto all'andamento dei rivali in Europa. Allungo di Parmalat (+1,53%) dopo la transazione con Italease, che porterà nelle casse di Collecchio 2,5 milioni di euro. Bene StM (+3,13%) favorita dall'andamento di Infineon, che ha diffuso a Francoforte il dato sulle vendite trimestrali migliori delle attese. Poco mossa Telecom (-0,3%) insieme a Fastweb (-0,31%), a differenza di Tiscali (+0,9%). Bene Luxottica (+0,65%), favorita dalle raccomandazioni di acquisto degli analisti di Abax Bank. Sugli scudi la Roma (+3,18%) sulle ipotesi di un accordo tra la famiglia Sensi e il finanziere Usa, George Soros. Sempre in difficoltà Alitalia (-3,31%), scambiata in soluzione unica durante l'asta di chiusura. Londra chiude positiva (+0,81%) come del resto Francoforte (+99%) e Parigi (+ 1,48%). Poco mossa invece Zurigo (-0,06%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, Ligresti in campo (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dal costruttore sì alla cordata tricolore. Catricalà in corsa come sottosegretario a Palazzo Chigi, il professor Fazio per la Salute Alitalia, Ligresti in campo Berlusconi al Quirinale da Napolitano. Nel governo spuntano i tecnici Un'altra giornata di colpi di scena e polemiche sul fronte Alitalia. Con Berlusconi protagonista di un duro attacco ai sindacati ("Colpa loro se Air France si è tirata indietro"). E con l'imprenditore milanese Salvatore Ligresti che assicura: "La cordata italiana si farà, e ci saremo anche noi". Sul fronte del governo non si è rimasti a guardare. Il Cavaliere ha incontrato Napolitano al quale ha riferito che "al momento sono 4 i ministri certi" e che nell'esecutivo ci sarà posto per due tecnici: Antonio Catricalà sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e il professor Fazio andrà al ministero della Salute. ALLE PAG. 2, 3, 6 E 7.

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"È colpa di tutti Parlo anche del sindacato" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Lo scaricabarile sulla pelle di Alitalia è irresponsabile" dice Guglielmo Epifani. Che ora avverte: "Attenti, perché il prestito ponte non risolve nulla: siamo all'ultima spiaggia, abbiamo pochi mesi per trovare una soluzione vera". Per l'ennesima volta i sindacati ieri si sono trovati sul banco degli imputati, accusati sia da Prodi che da Berlusconi di aver fatto saltare il salvataggio di Alitalia. Il leader della Cgil, però, non condivide queste analisi e contrattacca. "C'è una responsabilità del governo uscente - spiega - perché è stato un errore aver fatto precipitare la soluzione del problema in campagna elettorale. Poi c'è una responsabilità di Berlusconi, che è entrato a gamba tesa nella vicenda difendendo l'italianità e dicendo no alla soluzione Air France. C'è una responsabilità di chi ha avuto il compito di dirigere l'azienda in questi anni, dagli amministratori delegati ai manager, di cui non si parla mai. E che non sono stati all'altezza del compito. E ci sono difficoltà e responsabilità del sindacato aziendale che nascono dal fatto che quello di Alitalia assomiglia di più ad un sindacato inglese degli anni '70 che non a uno italiano, diviso per mansioni, da una parte i piloti, dall'altra gli assistenti di volo, poi il personale di terra". Tutti contro tutti ed ognuno che cura solo i propri interessi. "E' chiaro che un sindacato che rappresenta solo dei mestieri rende molto più difficile realizzare processi di riorganizzazione. Probabilmente con un sindacato confederale più forte una parte di questi problemi si sarebbero potuti evitare, come è avvenuto alle Poste, nelle banche o in Telecom". Ci sono situazioni, legate agli accordi sindacali di Alitalia, difficili da spiegare: ad esempio i 135 piloti assegnati ai 5 aerei del settore cargo. "Certamente, ma sono tutte cose figlie di questa logica. Però bisogna dire che sui lavoratori di Alitalia sono state dette anche delle falsità: ad esempio che costano troppo, mentre in media guadagnano un terzo in meno dei dipendenti delle altre compagnie mondiali". Però volano anche meno... "Si, ma non è il costo del lavoro che ha inficiato i piani di rilancio". Messe in chiaro le responsabilità adesso come si procede? "Se si va avanti senza assunzione di responsabilità significa che non si hanno idee per salvare l'azienda, mentre io credo che si debbano utilizzare questi mesi, che sono pochi, per dare una prospettiva seria al gruppo". Venti di recessione e caro-petrolio rischiano di far salire il conto degli esuberi. "Per questo sono preoccupato, perché siamo all'ultima spiaggia. Quanto ai possibili esuberi nemmeno con Air France abbiamo contestato la possibilità di riorganizzare e ristrutturare, ma bisogna farlo in una prospettiva di rilancio del ruolo e della funzione di Alitalia, anche rispetto agli interessi del paese, di cittadini, imprese e lavoratori". Ma coi francesi, che poi hanno lasciato il tavolo, non avete alzato troppo il prezzo? "In realtà abbiamo solo cercato di trovare il modo di difendere meglio l'interesse italiano. Si è parlato del coinvolgimento di Fintecna, ma lo strumento poteva essere anche un altro e del resto anche oggi si parla di soluzioni di questo tipo". Adesso la palla è a Berlusconi. "Che come prima cosa dovrà aprire presto un confronto e noi dovremo spingere il nuovo governo a fare bene". Sarà il primo vero banco di prova tra voi ed il nuovo esecutivo. "Dobbiamo evitare il fallimento della compagnia e la svendita di pezzi a prezzi di saldo, senza rispetto del futuro di Alitalia e dell'occupazione. Poi decidere quale delle strade imboccare: se scegliere subito un partner internazionale, come Air France o Lufthansa, e trattare al meglio con lui, facendo pesare di più gli interessi del Paese. Oppure spostare ad un secondo tempo questa scelta e riorganizzare rapidamente un azionariato e una ricomposizione dell'offerta del trasporto aereo nazionale che nel giro di due anni e forse anche prima potrebbe dare una situazione di pareggio e avanzo di bilancio". Rispetto al 2001 Tremonti e Maroni sembrano mandare segnali di maggiore disponibilità al confronto. E' così? "Io vedo un centrodestra che avendo vinto molto largamente le elezioni, ora che il quadro internazionale non è certamente facile, prova ad assumere un atteggiamento non pregiudizialmente negativo nei confronti delle organizzazioni sindacali anche se con qualche alto-basso. E' certamente un fatto positivo, sarà poi il tempo, e ancora di più i fatti concreti, a dire se è solo un atteggiamento di convenienza tattica". Altra novità con cui vi dovrete misurare presto è la "nuova Confindustria" di Emma Marcegaglia. "Marcegaglia la conosciamo bene e presenta credenziali di tutto rispetto: è una persona di grande concretezza, che proviene da una famiglia di industriali che ha certamente una cultura del rapporto con le organizzazioni sindacali. La sua stessa squadra presenta delle novità interessanti. Credo che all'inizio si muoverà in una logica di continuità, poi vedremo i cambiamenti che interverranno. Tra noi e loro il quadro dei problemi è comune, ma i punti di partenza sono diversi: sarà il confronto a dimostrare se si può costruire un rapporto positivo come è certamente nelle nostre intenzioni".

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Cordata Alitalia muove Ligresti "Io sono pronto" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

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Air One disposta anche a un ruolo secondario Berlusconi: lo stop? Ha pesato il niet del sindacato [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Con il "ci sono" del presidente onorario di Fonsai Salvatore Ligresti la cordata italiana per Alitalia comincia a prendere forma. Ma Silvio Berlusconi è convinto che la ristrutturazione debba iniziare il più in fretta possibile e che qualunque sarà la soluzione "dovrà passare per dolorosi tagli al personale". Anche se il numero due della compagnia Giancarlo Schisano dice a sorpresa che "le cose vanno meglio del previsto" Berlusconi, non appena insediato, sarebbe intenzionato a chiedere un passo indietro al presidente Aristide Police e la nomina di un supermanager che il Cavaliere vorrebbe "di altissimo livello". In pole position ci sarebbe l'ex manager Cirio e suo buon amico Mario Resca. Per questo ieri mattina ha lanciato un messaggio ai sindacati che rettificherà solo dopo l'ondata di protesta delle sigle: "La trattativa con Air France si è chiusa perché il governo non ha accettato quelle condizioni". Ma benché "i sindacati abbiano fatto il loro mestiere", ad incidere è stato anche "il loro veto". Perché la sospirata cordata tricolore si materializzi davvero occorrerà attendere qualche settimana. Ma il superconsulente Bruno Ermolli (ieri a Roma) e Banca Intesa, registi dell'operazione, lavorano alacremente. Oltre alla Cdp, c'è Air One di Carlo Toto, disposto ad avere un ruolo di secondo piano, c'è una lista di possibili finanziatori con quote di minoranza: "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla", dice Salvatore Ligresti. "Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori e per il turismo. Le cose si fanno in silenzio ma penso si faranno". Si parla anche dei Benetton, del re dell'acciaio Riva, di Gavio e Tronchetti Provera, che potrebbe essere disponibile a mettere fino a 5 milioni di euro. Si chiama fuori Carlo De Benedetti mentre Miro Radici è interessato a rilevare i velivoli cargo con base a Malpensa. Anche se con una piccola partecipazione Berlusconi, vuole che attorno ad Alitalia si raccolgano più soggetti possibili. Ecco perché fra i papabili si contano la Camera di Commercio di Milano, Gerardo Soglia - patron della "Soglia hotel and resort" e neodeputato del Pdl - e non si esclude la sottoscrizione fra i dipendenti. Contributi a parte, sia Intesa che Ermolli hanno chiaro che senza la prospettiva di integrazione con un vettore straniero garantire la sopravvivenza alla Grande Alitalia sarà complicato. L'ex numero uno Sea Giorgio Fossa non esclude Aeroflot, ma in cima alle preferenze resta Lufthansa: nonostante abbia pronto un piano di ristrutturazione più duro dei francesi è gettonatissima fra i sindacati. "Con loro si potrebbe fare una buona operazione", dice il leader Cisl Raffaele Bonanni. Da tempo Ermolli ha un canale diretto con il numero uno Wolfgang Mayrhuber che però sperava nel commissariamento, la soluzione che gli avrebbe spianato la strada nel consiglio di sorveglianza, l'organo che nei mesi scorsi gli impedì di fare l'offerta alternativa ad Air France-Klm. Una soluzione allo studio è il coinvolgimento della controllata Lufthansa Technique che - magari con l'aiuto di Fintecna - potrebbe rilanciare il polo manuntentivo di Fiumicino. Al momento lo scoglio numero uno per il futuro di Alitalia resta il giudizio della Commissione europea sul maxiprestito da 300 milioni concesso martedì dal consiglio dei ministri. Alle 18.30 di ieri un funzionario della rappresentanza italiana ha varcato gli uffici del commissario Jacques Barrot per "illustrare e non notificare" le modalità e i termini del finanziamento. La linea (bipartisan) di Roma è che non si tratta di un aiuto pubblico (vietato dalle regole europee) ma solo "un prestito". E comunque fra qualche settimana il dossier passerà nelle mani di Antonio Tajani, che sostituirà Barrot alla guida dei Trasporti lasciando libero il portafoglio Interni di Franco Frattini. Insomma, la linea di Barrot sembra quella di chiudere un occhio, se non due. A meno che nel frattempo non arrivi la rumorosa protesta di qualche concorrente fuori della partita Alitalia come Ryanair o British Airways.

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Berlusconi e alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi e alitalia Conflitto di interessi? Stavolta è in conto terzi Silvio Berlusconi ha un nuovo spin doctor. È Bill Emmott, attivamente impegnato a mettere in bocca all'ex presidente del Milan dichiarazioni che confermino, una dopo l'altra, il ritratto che Emmott ne ha fatto sull'Economist e altrove. Non si spiegherebbero altrimenti le tante e contraddittorie uscite di ieri su Alitalia. Prima Silvio getta la croce addosso ai sindacati: colpa loro se è fallito il tavolo con Air France. Poi dice di condividere la preoccupazione dei rappresentanti dei lavoratori per i tagli di personale, salvo annunciare che scelte dolorose, per la compagnia di bandiera, sono comunque in vista. Infine, dopo aver centrato buona parte della sua campagna elettorale proprio su Alitalia, denuncia il proprio spirito di sacrificio. Sarebbe stato più comodo lasciare che fosse Prodi a chiudere la partita. Ma, si sa, c'è "l'orgoglio nazionale". È però la sostanziale benedizione della "cordata italiana" a rientrare in pieno nel cliché emmottiano. Soprattutto perché immediatamente confortata dal gioco di sponda di capitalisti amici - da Ligresti a Tronchetti Provera. Per Berlusconi, gli eroi che faranno l'impresa saranno "molti imprenditori". Faremo sistema, per rispolverare una parola d'ordine della Confindustria montezemoliana? Fare impresa però è altra cosa. Le condizioni poste da Air France saranno state pure "irricevibili", ma come ha ricordato di recente l'economista Carlo Scarpa, Alitalia "vale zero". Difficile aspettarsi un acquirente generoso. È in caso si presentasse, che dovranno scattare i sospetti: nessuno fa niente per niente. Ora, per Berlusconi, non vale più la scusa della Lega. I nordisti sarebbero ben felici di accompagnare il vettore nazionale verso il fallimento, liberati gli slot di Malpensa. Lo stesso presidente della Sea, Bonomi, si è finalmente convinto che aprire ad altre compagnie rappresenti un'opportunità. Insomma, le carte stanno tutte nelle mani del Cavaliere. Potrebbe smentirsi con la consueta, provvidenziale leggerezza, e cercare un nuovo partner internazionale. Oppure chiedere un sacrificio agli amici e prepararsi a farne per loro. In nome del nazionalismo pressapochista stigmatizzato da Emmott. E dei conflitti d'interesse: stavolta, in conto terzi. 24/04/2008.

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L'esordio di marcegaglia (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'esordio di marcegaglia Emma non è solo una quota rosa Non è solo una quota rosa. Prendendo di fatto nelle sue mani lo scettro di presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha dimostrato di essere di più che ciò che nei mesi scorsi era diventato chiaro a tutti: cioè un abilissimo politico capace di costruire passo per passo la sua elezione per acclamazione, 103 voti a 2. Emma ieri ha dimostrato di aver ben chiara l'agenda, e di essere pure consapevole che il momento per fare è oggi. Il nuovo leader degli imprenditori deve dare una svolta da qui all'estate: tanto durerà la luna di miele con governo e sindacati, la finestra temporale nella quale si potranno rinsaldare legami destinati ad incidere profondamente sulla nuova presidenza. Ecco perché la Marcegaglia, di tutti i temi istituzionali, ha fatto suo il federalismo fiscale - un ramoscello d'ulivo per Lega e Pdl. Ed ecco perché Emma ha posto, subito, la questione dell'alleggerimento degli assetti contrattuali. Consapevole che ci sono pochi mesi, non di più, perché Confindustria, sindacati e esecutivo vadano a comporre una congiuntura astrale favorevole a un ammodernamento rimandato per anni. Sul piano politico, non sono mancati i segnali interessanti. La Marcegaglia è, da tempo, a pieno titolo classe dirigente di questo paese. Lo era prima di parlare a nome del più cospicuo degli interessi costituiti. Ma se pure è figlia dell'establishment, non rifiuterà di farsi megafono della base. La valutazione positiva del nuovo quadro politico, e segnatamente della sparizione della sinistra radicale dal Parlamento, altro non è che il "common wisdom" fra gli imprenditori. E, diciamolo, è pure un segnale giusto e nuovo, un fatto di chiarezza, che un presidente di Confindustria che sa benissimo che avrà bisogno dei sindacati per mettere mano al tema della contrattazione, scelga consapevolmente di non blandirli. Alitalia è stata "scarnificata" dai sindacati, ha detto. Che su un altro tema, la sicurezza sul lavoro, ha parimenti marcato le distanze: chiedendo la revisione dell'inasprimento normativo voluto dal governo Prodi. Confindustria lo aveva già detto, ma il gioco delle parti fra due presidenti uscenti non vale la richiesta di un neo-presidente a un altro. Filo-governativa, certo, ma non schiacciata sulle posizioni del Pdl. Tant'è che il primo pilastro "per raggiungere l'obiettivo della crescita e di una vera modernizzazione" è "una società aperta e integrata nel sistema internazionale". Sembra un messaggio nella bottiglia a Giulio Tremonti. Nel segno delle buone opinioni che chi è classe dirigente ha comunque il dovere di coltivare, chiunque governi. Buon lavoro. 24/04/2008.

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Alitalia 2 ligresti si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 2 ligresti si dichiara, tronchetti apre, de benedetti riflette E ora gli industriali di casa nostra scoprono quant'è bella l'italianità Per la prima volta qualcuno con un nome e un cognome ha detto chiaro e tondo che la famosa cordata italiana per Alitalia si farà. "Le cose si fanno in silenzio: ma penso che si faranno. Penso che ci sarà modo di essere coinvolti: una mano bisogna darla, è giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori", parola del costruttore Salvatore Ligresti, il primo a dire no alla richiesta di Silvio Berlusconi e oggi il primo a venire allo scoperto. Con lui sono in pole position Eni (con Bruno Ermolli, il grande tessitore, pronto a prendere il posto di Paolo Scaroni), Benetton, Mediobanca e Intesa-San Paolo, oltre a Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e patron del gruppo Mapei, il gruppo Radici che si era già detto interessato al comparto cargo. E poi il gruppo MyChef e Alberto Bombassei, vice-presidente di Confindustria oltre che ad e presidente di Brembo. Non solo. Ieri anche Marco Tronchetti Provera ha parlato a proposito di uno possibile ruolo nella cordata, a patto che "la proposta sia trasparente e chiara". Il patron di Pirelli valuta il prestito ponte "un modo per poter approfondire e cercare soluzioni alternative: aver guadagnato del tempo mi sembra molto importante per fare una due diligence e poter presentare a terzi un'ipotesi". Stando a fonti bene informate della comunità finanziaria milanese, l'interesse di Tronchetti Provera sarebbe finalizzato principalmente alla salvaguardia di Malpensa ma il suo ruolo sarebbe quello di "chip", non certo preponderante. Staremo a vedere. E se per il numero uno di Geox, Mario Moretti Polegato, la cordata italiana è "un impegno degli imprenditori e una responsabilità civica", il presidente di Cir, Carlo De Benedetti, si è trincerato dietro un laconico "no comment". A porre un sigillo di ufficialità a una possibile soluzione interna ci ha pensato anche il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel giorno del suo insediamento: "La decisione di ieri, di un prestito ponte, mi sembra sensata a patto però che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato, che rimetta in piedi Alitalia. Se tra un mese la situazione dovesse essere la stessa di oggi, vorrebbe dire che abbiamo buttato i soldi. Spero invece che il prestito serva a spingere altre soluzioni. Mi auguro che ci sia una cordata italiana ma che sia comunque una soluzione di mercato e che salvi anche Malpensa per la quale la chiusura sarebbe un grosso problema", ha concluso. I nomi, dopo tanto silenzio, cominciano quindi a venire allo scoperto. Ma a far restare gli altri presunti partner nell'ombra non è la necessità di fare le cose seriamente, come si continua a dire, bensì la necessità di superare due ostacoli: il risanamento (annunciato ieri dal Cavaliere che ha parlato di "tagli dolorosi") e la ricerca di un partner industriale serio. L'ipotesi Lufthansa fatta balenare da Berlusconi è la conseguenza del rapporto molto stretto tra quest'ultima e Sea, gestore degli aeroporti di Linate e Malpensa, per subentrare ad Alitalia come vettore di riferimento non appena siano liberati gli slot, ipotesi su cui l'Enac ha cominciato a lavorare. Silvio Berlusconi punta quindi a circuire e reclutare i tedeschi affinché non limitino il loro interesse a Sea ma diventino player dell'intera operazione di riassetto garantendo loro ampie concessioni su Malpensa, sia per gli slot che per i diritti. E a Londra si parla di un Sir Richard Branson, patron di Virgin Atlantic, che - galvanizzato dall'accordo open sky tra Australia e Usa per il Camberra-Los Angeles - avrebbe chiesto lumi su quanto sta accadendo in Italia. Comprare Alitalia dopo una bella curetta dimagrante, con un commissario che fa il lavoro sporco e per due lire potrebbe interessare. Ora però occorre attendere il sì dell'Ue al prestito ponte, visto che ad oggi la notifica non è pervenuta e il vice-commissario ai Trasporti, l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, ha avanzato dubbi sul via libera da parte di Bruxelles. Comunque qualcosa comincia a muoversi, ora non resta che attendere l'outing da parte di altri imprenditori willing. In compenso appare ormai assodato che il Cavaliere non avrà più nulla da ridire contro i grattacieli storti di Salvatore Ligresti alla ex-Fiera. 24/04/2008.

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Alitalia 1 conversazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 1 conversazione Resca: "Interessano più i lavoratori che i clienti" "Il rapporto incestuoso tra politica e sindacati" Il prestito ponte concesso dal governo, che va ad aggiungersi ai debiti, non cambia la situazione di Alitalia. Ora, a meno di colpi di scena, si profila la scelta, dolorosa e ineluttabile, del commissariamento. Con tutti i costi che ne derivano per lo Stato e per i dipendenti. Un epilogo della partita per la privatizzazione della compagnia che sconta il rapporto "incestuoso" fra sindacato e politica, il ruolo della burocrazia che la tiene in ostaggio e una cronica disattenzione al cliente del management. L'analisi, impietosa, è di uno dei massimi esperti di salvataggi d'impresa, l'artefice della ristrutturazione di Cirio, Mario Resca. Il prestito ponte, spiega al Riformista , "è un altro debito che Alitalia contrae verso terzi, in questo caso il governo, e non cambia la situazione della compagnia". Una situazione che appare "allarmante": in questi anni, osserva, "si è sempre parlato di dipendenti e di taglio dei costi" ma, in un mercato che continua a crescere, "nessuno si è occupato dei clienti". Il risultato è il frutto della stratificazione negli anni delle carenze gestionali: "oggi l'azienda, che ha compiuto errori strategici per anni, ha un personale demotivato e in totale instabilità". Soprattutto, insiste il manager, "c'è stato un continuo esodo di clienti verso altri fornitori di servizi". E l'emorragia è tuttora in atto. "Ogni giorno che passa ci sono nuovi clienti che scelgono un'altra compagnia, perché Alitalia è poco competitiva sulle rotte, sulla qualità del servizio e sulla flotta, che è obsoleta e non razionalizzata". I clienti, che secondo Resca rappresentano l'unica variabile in grado di ridare respiro alla filiera, "per anni sono stati umiliati con tariffe proibitive su rotte in monopolio". Poi, quando si è aperto il mercato, "il cliente non ha dimenticato e ha continuato a punire una compagnia che fa pagare un Roma-Milano come un Roma-New York". Nell'analisi del manager c'è spazio anche per il ruolo del sindacato e della politica e, in particolare, per il loro rapporto "incestuoso". Il sindacato, spiega, "è diventato l'arbitro assoluto" della partita e chi ha negoziato con Air France, ovvero il governo Prodi, "ne ha legittimato la posizione di vero e proprio azionista di riferimento". A pesare sulle sorti della privatizzazione c'è stata poi, in un passaggio chiave, la campagna elettorale. Su questo fronte, però, l'approccio di Resca, da sempre considerato vicino a Berlusconi, è meno tranchant. Alitalia "è un marchio importantissimo, che riguarda tutti, come la Telecom: è strategico, perché le comunicazioni sono fondamentali per l'economia, come il turismo e i trasporti", argomenta, preferendo focalizzare l'attenzione su "una burocrazia che tiene in ostaggio la politica", piuttosto che sulle responsabilità di un clima avvelenato che ha contribuito a far fallire la trattativa con Air France. A questo punto, prosegue il manager, il commissariamento "è una scelta dolorosa e ineluttabile" anche se il ricorso alla legge Marzano è sempre "malaugurato" perché "sarebbe la conseguenza di una dichiarazione di insolvenza". Resca, quindi, forte della sua esperienza in Cirio, descrive l'azione che un commissario sarebbe chiamato a svolgere in Alitalia: "tutti i debiti e l'intero stato passivo verrebbero congelati, e il commissario interverrebbe con poteri pieni, avendo come unico interlocutore i creditori e i sindacati. Dovrebbe razionalizzare i costi e fare grossi investimenti sulla parte industriale". Il commissario, sintetizza, "dovrebbe occuparsi di tenere in vita" la compagnia, potendo contare "su una nuova contabilità, con tutto l'attivo a disposizione" e cercando di "ottenere finanziamenti dalle banche". Quello che è certo, aggiunge Resca, è che "non risponderebbe più alla politica ma solo al mercato, con l'unico obiettivo di agire in tempi rapidissimi con un piano d'emergenza". A pagare le conseguenze sarebbero soprattutto le casse dello Stato, con il Tesoro che "perderebbe il valore delle azioni che ha in mano", i fornitori che "in molti casi non vedrebbero onorati i loro crediti" e i lavoratori che sconterebbero "inevitabili tagli all'occupazione". Quello che Resca non dice, ma che deriva dalla sua analisi, è che un accordo con Air France avrebbe scongiurato uno scenario che appare tutt'altro che incoraggiante. 24/04/2008.

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Ennio Doris: "Questa Italia ha bisogno di una sterzata" (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

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Stampa l'intervista Ennio Doris: "Questa Italia ha bisogno di una sterzata" Subito dopo l'attentato alle Torri Gemelle ha pensato bene di investire sul mercato. Le borse erano in caduta libera ma Ennio Doris è da sempre un ottimista e voleva dare un segnale positivo. Così, dopo il crollo finanziario a ridosso di quel nefasto 11 settembre 2001, il coraggio del presidente di Mediolanum è stato premiato. "L'ho fatto anche qualche giorno fa - confida Doris - perché sono convinto che la crisi sia il miglior punto di partenza per lo sviluppo. Non a caso la mia partecipazione in Mediolanum è salita dal 35 al 40%". Un altro segnale per dire che il peggio è alle spalle? "Certo. La bufera che ha investito i mutui americani è forte ma bisogna saper guardare avanti. E poi ho in mente la battuta di un film". Quale? ""Oltre il giardino". Dove il protagonista parla del futuro con una frase a effetto: se non si tagliano le radici, dopo l'inverno fiorisce sempre la primavera". Come valuta la situazione italiana dopo la vittoria del centrodestra? "Ci sono tanti problemi da dover affrontare. Ma sono certo che Berlusconi darà una sterzata". Circolano molti nomi della futura squadra di governo. Chi vedrebbe bene ai ministeri economici? "Tutto dipende dalla testa. Berlusconi ha governato 5 anni ma 2 li ha passati a cambiare le leggi che limitano lo sviluppo e ingessano il Paese. Servono le riforme per far ripartire il motore dell'economia. Tremonti? Va bene, ma c'è bisogno di uno sforzo collettivo che Berlusconi saprà attivare". Quali sono le priorità per l'Italia? "Le persone vogliono più sicurezza e meno imposizione fiscale. Quando servono soldi e si mettono le tasse si colpisce soprattutto la classe media e vanno in crisi i consumi. Poi si registra un incremento di furti anche di generi alimentari e questo dovrebbe far riflettere". Un altro nodo da sciogliere è Alitalia. Come giudica l'apertura di Ligresti a partecipare alla cordata italiana? "La compagnia di bandiera deve tutelare gli interessi del Paese. Però bisogna finirla con il dirigismo statale: possibile che ci siano 135 piloti per pochi aerei? Ben vengano gli imprenditori ma sono certo che alla fine la soluzione sia chiara". Vale a dire? "Alitalia dovrà allearsi con un grande vettore internazionale. Air France, Lufthansa o Aeroflot poco importa. La priorità è finire in un grosso network che possa valorizzare il turismo. Poi se ci sono 3 pretendenti invece che uno solo è un vantaggio per chi vende". A livello mondiale, la corsa del petrolio sta facendo lievitare i costi legati all'energia. "Anni fa abbiamo commesso l'errore di abbandonare i progetti del nucleare. Uno sbaglio colossale perché oggi avremmo bisogno di meno benzina e non ci sarebbero tutte le tasse connesse. è la bolletta energetica che pesa di più per le famiglie italiane e su questo bisogna mettere mano. Le dirò di più". Prego. "Il prezzo del petrolio è un bene che sia così elevato". In che senso? "L'Occidente lo vuole costoso, il problema è che l'offerta è controllata. Siamo di fronte a un oligopolio con i Paesi produttori che dettano legge. Ecco perché prevedo un petrolio a 150-200 dollari al barile con la conseguenza che, per ridurre la dipendenza dal greggio, i Paesi industrializzati dovranno far partire il processo di sviluppo che si basa sulle fonti rinnovabili e le energie alternative". Insomma, dovremo fare i conti con un petrolio che sta finendo? "No. Non credo all'esaurimento. Credo invece che la forte domanda dei Paesi emergenti sia solo una scusa. Le scorte ci sono così come i nuovi giacimenti. Ma è indispensabile cambiare per avere il progresso. Pochi giorni fa Scaroni (amministratore delegato dell'Eni ndr) mi ha sbalordito". In che modo? "Se in Usa le automobili dovessero percorrere 18 km con un litro di benzina si risparmierebbero 3 milioni di barili di petrolio al giorno. E si arriverebbe a 11 milioni con tutte le auto nel mondo. Non a caso due grosse società stanno pubblicizzando la produzione di veicoli che consumano pochissimo: auto che fanno 25 km con un litro". La forza della comunicazione. Pensa a un nuovo slogan per la sua Mediolanum dopo: una banca intorno a te? "No, no. Quella è efficace e rappresenta la nostra essenza. Basta un telefono, un televisore e il nostro cliente può effettuare tutte le operazioni senza doversi recare allo sportello. E può contare sull'assistenza di un family banker". Restiamo sulle banche. Quale ruolo giocherà negli equilibri in Mediobanca e di riflesso nelle Generali? "Sono nel Patto di sindacato di Mediobanca che, come sa, è il maggior azionista delle Generali. Ognuno tutela i propri interessi e credo che sedersi intorno a un tavolo e fare coesione aiuti a generare valore. Banca Esperia (joint venture tra Mediobanca e Mediolanum) rappresenta un esempio calzante grazie ai buoni risultati ottenuti". Mediolanum ha portato la sua partecipazione in Mediobanca al 3,5%. Vuole contare di più? "Abbiamo incrementato l'investimento in Mediobanca approfittando dell'uscita di Unicredit. Crediamo che l'investimento vada visto in un'ottica di lungo termine e riteniamo che sarà molto, molto profittevole".

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I sindacati lasciati a "terra" anche dai dipendenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Una lettera a governo, parti sociali e Spinetta da 2.300 lavoratori della compagnia: "Non ci sentiamo più rappresentati". I 300 mln? Bruciati in pochi mesi AirFrance si è ritirata dall'acquisizione di Alitalia, la cordata italiana prende forma, il governo vara in extremis un prestito ponte che permetterà alla compagnia di sopravvivere un altro po' in attesa che gli imprenditori italiani definiscano il loro progetto, il cavaliere è convinto che gli azionisti italiani metteranno nero su bianco un piano che permetterà di tornare all'utile, i dipendenti vorrebbero che tornassero i francesi. E i sindacati? Escono da questa vicenda come i grandi sconfitti. Come coloro i quali hanno ostacolato, fin dall'inizio, il piano dei francesi, perché "irricevibile". Come coloro i quali ? come spiegava qualche giorno fa il presidente uscente di Confindustira Luca Corsero di Montezemolo ? sono professionisti del veto. La triplice, però, non si scompone più di tanto e, intanto, accoglie a braccia aperte il prestito ponte. La soluzione ideale per Alitalia ? secondo Raffaele Bonanni segretario generale della Cisl - sarebbe quella di una cordata di imprenditori italiani insieme a un grande vettore internazionale come Lufthansa. "Ci vuole qualcosa che tenga l'Alitalia ancorata all'interesse italiano, al turismo italiano, al prestigio italiano, al traffico commerciale, ai passeggeri italiani e poi nello stesso tempo, però, bisogna giocare un'alleanza forte e stretta, solida, con un partner internazionale, e Lufthansa è un partner di primo piano". Oggi i sindacati incontreranno di nuovo il governo e l'azienda per trovare una soluzione al dossier. "Ora - ha proseguito Bonanni - si tratta di lavorare e credo che il governo lo voglia fare davvero". Per il collega della Cgil, Guglielmo Epifani, su Alitalia c'è uno scarico di responsabilità che non fa onore al Paese. "Per me non c'è da perdere un minuto se si vuole salvare Alitalia - ha aggiunto ancora Epifani -; il prestito-ponte aiuta ma non risolve il problema ed è quindi necessario che il governo affronti seriamente la situazione senza minacciare tagli occupazionali a prescindere e senza scaricare responsabilità che invece gli competono per intero". Epifani si è detto consapevole del bisogno di "accompagnare il piano di rilancio anche con dei sacrifici ma, secondo il segretario della Cgil, occorre vedere se "questi sacrifici siano effettivamente funzionali al rilancio e ad un piano di sviluppo". Renata Polverini dal canto suo si augura di non dover utilizzare tutto il tempo che ci viene dal prestito-ponte. "Spererei che Berlusconi (che ha vinto con una ampia maggioranza e ha dato grandi speranze al Paese e soprattutto ad Alitalia) sia nelle condizioni, nel minor tempo possibile, di preparare una proposta alternativa". "Noi - ha proseguito Polverini, riferendosi ancora alla proposta auspicata - siamo disponibili a tutto, però è chiaro che è sempre più urgente perché "c'è una preoccupazione che continua a salire nei lavoratori di tutte le aziende interessate, non solo di Alitalia". Intanto 2.300 dipendenti scrivono una lettera aperta ai sindacati, al governo e a Spinetta, convinti che far saltare l'accordo con Air France-Klm sia stato un atto "irresponsabile, di pura convenienza politica". I 2.300 lavoratori della compagnia di bandiera esprimono vicinanza al management di Alitalia, che "con grande serietà" ha sostenuto la fusione con il colosso franco-olandese, "unica soluzione industrialmente e finanziariamente solida e credibile". Mentre giudicano "alquanto sospetto", il comportamento dei sindacati, da cui, scrivono, non si sentono più rappresentati. "Questo non è mercato - si legge ancora nella lettera - è giocare con la pelle dei dipendenti Alitalia e di tutti gli Italiani, che giustamente non vogliono pagare per una italianità solo speculare e presunta". Ora, "il prestito ponte, 300 milioni di euro degli Italiani, saranno bruciati in pochi mesi". (24-04-2008).

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Alitalia, spunta Ligresti (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi attacca i sindacati: "AirFrance via per colpa vostra". E annuncia la fase dei "dolorosi tagli". Cisl e Uil al contrattacco: "Dal Cavaliere solo barzellette". Poi come sempre la retromarcia. Il presidente onorario della FonSai: "Le cose si fanno in silenzio, ma penso che si faranno. Una mano è giusto darla per la compagnia, il Paese e i lavoratori" "Le cose si fanno in silenzio: ma penso che si faranno". Sulla questione della cordata italiana interviene Salvatore Ligresti, presidente onorario della FonSai, convinto che ci sarà modo di essere coinvolti: "Una mano ? ha risposto a chi gli poneva la domanda sulla cordata italiana alla quale fin dalla campagna elettorale il premier in pectore Silvio Berlusconi ha fatto riferimento - bisogna darla, è giusto e doveroso per la compagnia, per il Paese, per i lavoratori". Così, alla luce di questa dichiarazione, il prestito ponte di 300 milioni di euro varato dal Cdm martedì sera, che permetterà alla compagnia di bandiera di sopravvivere un altro po' e agli imprenditori italiani di presentare un progetto, ha un po' più senso. E, mentre Air France se la dà a gambe e il governo uscente con l'acqua alla gola varava il secondo aiuto di Stato in pochi anni (quelli precedenti sono datati 1999 e 2001), l'Unione europea è in attesa con il fiato sospeso dell'informativa del decreto d'urgenza per garantire la continuità aziendale. Il presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi si dice contento del prestito ponte perché adesso gli imprenditori che hanno manifestato interesse avranno più tempo per mettere insieme una cordata. Dopo l'individuazione degli imprenditori bisognerà pensare a un piano industriale che riporti Alitalia in pareggio e poi di nuovo all'utile. Per arrivare a questo, però, bisognerà passare attraverso scelte dolorose, però, che riguardano inevitabilmente il taglio del personale. "Ci sarà ? avverte il Cavaliere ? una dolorosa riduzione del numero degli addetti di Alitalia. Ma ci sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà cercarne un altro". E, se è vero che "bisogna salvaguardare il maggior numero di dipendenti" è anche vero che ci sarà "chi dovrà cercarsi un altro lavoro". Perché ? sempre secondo Berlusconi "non c'è nessuno che possa garantire l'attuale numero di dipendenti". Comunque, una cosa è certa: bisogna escludere il commissariamento. Il Cavaliere poi, prima accusa i sindacati di aver fatto allontanare i francesi e poi corregge il tiro affermando che i "sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari hanno avuto anche ragione". E ancora: "La situazione con AiFrance si è chiusa perché il governo non ha accettato le condizioni. Tra le altre cose il prezzo non era ritenuto congruo e si doveva rinunciare al trasporto delle merci". In tutta questa vicenda una parte di responsabilità non poteva non averla il governo. "la situazione ? avverte ancora Berlusconi ? è stata impostata male. Non si poteva partire da una situazione di asservimento con AirFrance". Intanto, la Commissione europea non ha ancora ricevuto alcuna notifica del prestito ponte per Alitalia. Il portavoce del commissario ai Trasporti, Michele Cercone. "Non abbiamo ricevuto - ha detto - alcuna notifica". Cercone afferma che l'Unione europea è in contatto con le autorità italiane a livello informale, ma "non è stata ricevuta la notifica formale della misura che valuteremo non appena notificata". La comunicazione ufficiale a Bruxelles non è un passo obbligatorio, ha spiegato il portavoce, "ma spetta alle autorità italiane decidere se notificare la misura in modo da essere sicuri che sia conforme alle normative europee ed evitare il rischio che arrivino dei reclami alla Corte di giustizia europea che a quel punto dovrebbe congelare il prestito o imporne il recupero. In ogni caso, ha ribadito il portavoce di Barrot, Alitalia "ha già ricevuto degli aiuti di Stato nel 2001 e non può più riceverne per altri 10 anni, cioè fino al 2011". Inoltre deve essere rispettato "il principio dell'investitore privato nel rapporto tra governo e Alitalia". (24-04-2008).

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Una grande occasione (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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N. 98 del 2008-04-24 pagina 0 Una grande occasione di Vittorio Macioce E' quasi uno squarcio di primavera. La nuova stagione che rompe questo lungo inverno italiano, dove tutto è immobile, ha la voce di una donna. L'aquila della Confindustria alle spalle, le poltrone azzurre e lei, Emma Marcegaglia, con gli occhiali da gatta, la camicetta bianca e i capelli sciolti sulle spalle. Qui, a Roma, viale dell'Astronomia, il capo degli industriali parla con il coraggio di Lady Oscar. Ogni frase è una stoccata, chiara, senza fronzoli, con quel gusto femminile di chiamare i problemi per nome. E ogni affondo, ogni parola, si tramuta, in chi ascolta, in un "finalmente". Qualcosa sta cambiando. C'è un nuovo governo, con una maggioranza forte e un mandato chiaro. C'è una nuova Confindustria, che non ha più paura delle parole. Manca un nuovo sindacato. Emma Marcegaglia guarda in volto Cgil, Cisl e Uil. E dice: siete vecchi. Non si può andare avanti così. La politica dei veti fa male a tutti. Il sindacato è importante ma deve rinnovarsi, non può continuare a difendere il tabernacolo del contratto collettivo di lavoro. Cambiate. Cambiare significa dare più spazio al confronto in azienda. è prendere atto che il costo della vita è diverso. Il Nord non è il Sud e il salario reale non è lo stesso. Il pane a Cassino costa meno che a Torino. Lo stipendio Fiat invece è lo stesso. Affrontare la questione non è peccato mortale. è buon senso. Questo ha detto la Marcegaglia. La reazione è quella di chi ha ricevuto uno sputo in faccia. "Politica reazionaria", dicono. E chiudono il discorso. La contrattazione collettiva, d'altra parte, è la loro ragione di vita. è la loro forza politica. è il loro arrocco e non importa se ormai chi lavora li considera distanti, lontani, furbi politicanti, rappresentanti del nulla. I sindacati non vogliono scendere in azienda, loro stanno in alto. Non parlano con gli operai, ma con governo e Confindustria. è per questo che ormai raccattano solo pensionati. La stoccata della Marcegaglia potrebbe invece diventare un'occasione: tornate in azienda e confrontatevi con chi lavora. I lavoratori di oggi e di domani. Non quelli di ieri. La forza di Emma Marcegaglia è nella chiarezza. Non ci sono maschere. è un'industriale e non finge di essere una filantropa. E questo fa comodo a chi deve affrontarla. Legge la realtà senza finzioni. Segna il confine di ciò che chiede Confindustria: non toccheremo articolo 18 e pensioni. Dice ciò che pensa. Il successo della Lega? "Non è solo protezionismo. è anche desiderio di identità territoriale". è riconoscersi. Il mondo è globalizzato, ma noi siamo qui. Abbiamo radici. Alitalia? "Il prestito concesso può essere sensato, a patto che dietro ci sia una soluzione vera, di mercato". E non facciamo finta che i colpevoli non esistano. Ci sono. Eccoli. "La nostra compagnia di bandiera è stata scarnificata dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di responsabilità del ceto dirigente e dei sindacati". è per questo che questa donna, la prima donna a capo della Confindustria, sa di primavera. La Marcegaglia parla guardando il futuro. Evoca il federalismo fiscale. Ricorda che i Paesi possono scegliere il proprio destino. Nessuno è condannato alla bassa crescita. I problemi si possono risolvere, basta affrontare le cause della malattia. Detto in due parole: basta piangersi addosso, rimbocchiamoci le maniche. Tutti. Il nuovo governo? Non ha più alibi: faccia le riforme. Gli industriali? "Anche noi dobbiamo cambiare". Basta al corporativismo, ai piccoli benefici di corto respiro in cambio di sacrifici che ricadono sugli altri, sulla spesa pubblica. Questa donna sta dicendo agli imprenditori che, per essere degni di questo nome, devono cavarsela da soli. Lo Stato non è più una balia. Servono attributi, serve coraggio. L'era dei Don Abbondio è un costo che l'Italia non può più permettersi. Meglio, molto meglio, Lady Oscar. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

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A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Non commentato " (12 votes, average: 1.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (112 votes, average: 1.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (41 votes, average: 1.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (44 votes, average: 1.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (87 votes, average: 1.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (215 votes, average: 1.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (22 votes, average: 2.23 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 2.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (24 votes, average: 2.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (23 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (30) Ultime discussioni Alberto Taliani: per Pietro.b Libertà di parola o libertà di insulto? Quello che scrive e come lo scrive rende... ESTER: Come non dimenticare Italia-Germania 4-3. Come non dimenticare Spagna 1982. Premetto dopo aver visto la prima... FRANCO: SONO DACCORDO CON SGARBI SECONDO IL MIO MODESTO AVVISO UN GRANDE EVENTO NON LO FA' LO STRAVOLGIMENTO... Paolo: Fanno a chi le spara più grosse e, come si vede, sembrerebbero aver ragione. Pietro.b: Intanto trovo SCANDALOSO che non sia stata pubblicata la mia replica al SIG.ALBERTO TALIANI,forse,non era... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Confindustria: "L'inflazione frena la competitività"Pochi 12 ministeri Il Cavaliere al ColleConiugi assassinati in villa nel Veronese"Veneriamo Padre Pio, ma senza fanatismo"Alitalia, vertice tra cda e parti socialiVi raccontiamo la vera storia di Beppe Grillo Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (6) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Roma, quali sono le priorità da affrontare? 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Niente improvvisazioni, please (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'Alitalia - nella sua storia recente - ha attraversato due momenti cruciali; ma in ambedue i casi il sistema Italia ha perso l'occasione, non ha saputo cogliere le opportunità che si presentavano. Il primo si è verificato verso la fine del secolo scorso, quando la compagnia di bandiera fu in procinto di stringere con Klm un'importante joint-venture che avrebbe consentito di internazionalizzare la società (allora i conti non erano disastrosi come adesso) conferendole una sostanziale posizione di primato rispetto al partner olandese. In quell'ipotesi assumeva un ruolo strategico anche l'hub di Malpensa, proprio perché la sua posizione geografica, nel Nord della Penisola, serviva anche alle rotte di Klm. L'operazione non andò in porto proprio perché non si diede mai corso a quel piano nei suoi presupposti essenziali: la predisposizione di un'adeguata rete di infrastrutture che collegassero Malpensa ai grandi centri del Nord, il mancato ridimensionamento di Linate. Si ebbero, al contrario, sotto gli occhi dei governi nazionale e regionali, lo sviluppo e l'ampliamento di altri aeroporti a poche decine di chilometri di distanza. Gli Esecutivi e le istituzioni locali non trovarono mai la forza di tirare diritto, ma si adattarono alle tante e disparate esigenze - spesso contraddittorie - delle popolazioni interessate. Così la situazione di Alitalia è costantemente peggiorata, ha continuato a vivere al di sopra delle sue possibilità, con la nostalgia di un mondo che non esisteva più, da quando era venuta meno la rendita monopolistica. Fino ad arrivare ai giorni nostri all'ultimo decisivo momento in cui l'Alitalia ha perduto l'estrema possibilità di salvarsi (almeno in parte) grazie alla proposta di Air France-Kkm. Gravi sono le responsabilità dei sindacati (i quali seppero invece giocare un ruolo positivo alla fine degli anni Novanta nel contesto del piano Cempella). Ma altrettanto gravi sono le responsabilità del futuro premier Silvio Berlusconi e di quanti, anche in queste ore, ne sostengono acriticamente le argomentazioni, in nome di un'italianità della compagnia che fa assai poco onore al Paese. Noi ci auguriamo di sbagliare e di assistere presto all'intervento della "cordata" italiana da tempo promessa. Ci sembra però che tanto grande sia l'improvvisazione. Con - in aggiunta - il rischio di indurre gli istituti di credito a gettare delle preziose risorse in un'azienda sostanzialmente fallita soltanto per motivi di prestigio politico. Se Alitalia chiude, altre compagnie ne prenderanno il posto. Alla gente interessa di volare, in condizioni di sicurezza, con tariffe il più possibile contenute. In questo caso cade a puntino l'affermazione di quel pensatore americano il quale sosteneva che il patriottismo è l'ultimo rifugio della canaglia.

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Scusate, ma ci siamo stufati (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa l'editoriale Scusate, ma ci siamo stufati Scriviamo qui di Alitalia per parlare dell'Italia. Quale sarà la sorte dell'azienda lo vedremo nelle prossime settimane: ci vogliamo soltanto augurare che non vengano meno tre requisiti: una soluzione stabile, il più possibile nazionale, il meno possibile costosa per il contribuente. Che poi il partner sia Air France, Aeroflot o altri poco importa. Ci preme invece qui cercare di trarre qualche utile insegnamento dalla triste esperienza dell'ultimo biennio, nel corso del quale il governo Prodi ha affrontato il dossier in modo maldestro ed inconcludente, sommando la propria inefficienza a quella degli esecutivi che l'hanno preceduto. Il governo infatti ha percorso prima la strada dell'asta internazionale e poi quella della trattativa privata con i francesi (acquirente preferito sin dall'inizio). Ma lo ha fatto in modo pessimo e fallimentare nell'uno e nell'altro caso, mandando l'asta deserta (per evidenti difetti nelle richieste, troppo onerose) e giungendo ad un pre-accordo con Air France in condizioni di imbarazzante sudditanza verso il compratore, umiliando così gli italiani tutti che hanno pagato di tasca propria i deficit pregressi di Alitalia. Complice la prematura fine della legislatura, siamo dunque al punto di partenza. Cioè siamo nella tipica situazione italiana, quella dello stallo, del rinvio, dell'incertezza. Ecco l'Italia da dimenticare, riformare, squadernare. Siamo stufi, molto stufi. I prossimi inquilini del Palazzo sono, amichevolmente, avvisati.

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Petruccioli verso la riconferma (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

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Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 Rai e i 28 organigrammi Petruccioli verso la riconferma di Il Grillo Sparlante Scomparso l'inciucio dall'orizzonte delle vita italiana, per MIELI, PAOLINO MIELI, le cose e le ciurle si sono fatte complicate. Il passaggio alla Rai, in quota BI-PARTISAN non c'è più, infatti, ed a meno di clamorose sorprese, peraltro al momento non previste, per il fondatore del DEFUNTO PARTITO DEI GIORNALISTI rischia di essere un'estate e/o un autunno-inverno di quelli bruttarelli assai, assai. Perché alla testa del Cavallo morente il PRESIDENTE SINO A MEZZOGIORNO, ed ultimamente mi dicono anche fino alle DIECI DEL MATTINO, resterà al 99% Claudio Petruccioli (|B|nella foto|/B|), che ha essenzialmente due qualità decisive agli occhi del Cav. premier: sa che deve baciare la pantofola, ed infatti lo fece in occasione della nomina ora in scadenza, e sa quali sono i veri interessi della Real Casa. Inoltre, salvo che si senta le spalle coperte almeno dal generale Petraeus, Petruccioli, sin dai tempi del fugone dalla porta di dietro della federazione del Pci aquilano assaltato dai fascisti, è uno che non abbonda di coraggio, per il quale va bene tutto, basta che siano garantite AUTO, SEGRETARIE & PIE' DI LISTA. Per questo MIELI ha una strada veramente in salita davanti a sé, se davvero ci tiene ancora ad approdare al Mazzini: in A'zienda, per altro, non frega più un cazzo a nessuno di niente, figuriamoci di chi farà il presidente. Sicuri che non si ripeterà mai il caso Alitalia e che non ci saranno più le EPU-RAZIONI, il partito Rai, nel suo corpaccione,pensa solo (e giustamente) al 27, "tanto che, A'zienda è forse nostra?". Al massimo ci si diletta con i formulari per richiedere, in dialetto padano, il TRASFERIMENTO AL NORD come vaticinato dalla SOLDATESSA DI BOSSI NEL CIDIA', con la POLENTA improvvisamnte comparsa nei menù delle mense a'ziendali romane, oppure con gli ORGANIGRAMMI: c'è chi ne ha contati 28 (UN RECORD) E IN TUTTI COMAPARE FABRIZIO DEL NOCE QUALE DIRETTORE GENERALE. Anche il vostro Grillo la pensa così, e pensa anche che MIELI, PAOLINO MIELI, alla fine, più mal grè che bon grè, LASCIERA' LA POLTRONA DI DIRETTORE DI VIA SOLFERINO. La Puppi sarà contenta perché così potrà girare per la via di cui senza che il NOSTRO faccia il GIGIONE. Non Crespi, eh, non facciamo confusione. Buona giornata. E buona fortuna.

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Strasburgo contro l'impunibilità dei giudici (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 LA CORTE EUROPEA CONDANNA L'ITALIA per una vicenda simile ad alitalia Strasburgo contro l'impunibilità dei giudici Si tratta di una sentenza del 2006 in una vertenza che riguardava i traghetti della "Tirrenia" compagnia che percepiva aiuti di Stato di Dimitri Buffa Persino la Corte Europea condanna l'Italia per la assenza di una normativa idonea a colpire la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano. E non solo per colpa grave o dolo ma anche per la cattiva interpretazione della normativa comunitaria europea. Si tratta di una sentenza del 2006 in una vertenza che riguardava i traghetti della "Tirrenia". E che ora torna di attualità dopo la sua pubblicazione nel repertorio del diritto italiano (con abbondanza di commenti servili pro casta togata) e con l'andata al governo del Berlusconi ter, che pure qualcosina in materia di responsabilità civile dei giudici dovrà decidersi a farlo. Specie dopo il tradimento del referendum radicale del 1987, nato e stravinto con percentuali di oltre l'80% dei votanti sull'emozione del caso Tortora, con la normativa del 1988 che porta la firma di Giuliano Vassalli e che fu accettata da Craxi perché qualcuno (leggi Giuliano Amato) gli fece credere che i magistrati gliene sarebbero stati grati. La storia che ha determinato al sentenza che condanna l'Italia è scaturita da una vicenda analoga a quella che oggi riguarda l'Alitalia. Si trattava all'epoca, 1981, di un giudizio tra due compagnie di traghetti marittimi, la Tirrenia e la Tdm. Quest'ultima era fallita a causa dei prezzi troppo bassi della prima dovuti soprattutto a aiutini di stato che le consentivano praticamente di lavorare in perdita. Per cui la Tdm si rivolgeva al giudice di Genova chiedendo che fosse dichiarata l'illegittimità di questi aiuti. E che la questione venisse anzi rimandata "pregiudizialmente" davanti alla Corte Europea. Una cosa che mutatis mutandis potrebbe avvenire un domani tra una qualunque compagnia aerea concorrente dell'Alitalia e la stessa nostra compagnia di bandiera. Inutile dire che la Tdm si sentì rispondere picche in tutti e tre i gradi di giudizio civile, Cassazione compresa. Ma su presupposti di diritto del tutto erronei. Di qui la decisione di andare davanti alla Corte europea a chiedere i danni all'Italia. La materia del contendere era in pratica sintetizzata in questi due punti: 1) "se uno Stato membro risponda a titolo di responsabilità extracontrattuale nei confronti dei singoli cittadini degli errori dei propri giudici nell'applicazione del diritto comunitario o della mancata applicazione dello stesso e in particolare del mancato assolvimento da parte di un giudice di ultima istanza dell'obbligo di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia ai sensi dell'art.234, 3° comma, del trattato"; 2) "nel caso in cui debba ritenersi che uno Stato membro risponda degli errori dei propri giudici nell'applicazione del diritto comunitario e in particolare dell'omesso rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia da parte di un giudice di ultima istanza ai sensi dell'art. 234, 3° comma, del trattato, se osti all'affermazione di tale responsabilità ? e sia quindi incompatibile con i principî del diritto comunitario ? una normativa nazionale in tema di responsabilità dello Stato per errori dei giudici che esclude la responsabilità in relazione all'attività di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove rese nell'ambito dell'attività giudiziaria e limita la responsabilità dello Stato ai soli casi di dolo e colpa grave del giudice". L'Europa, al contrario dei commentatori pro casta togata del repertorio del Foro italiano, non ha avuto dubbi: la legge italiana sulla responsabilità civile dei giudici (legge 117 del 1988) è incompatibile con la normativa e il diritto europeo. Lo ha stabilito il 13 giugno 2006 la sentenza della corte europea nella causa C-173-03. Chi oggi ha scelto la strada del prestito ponte per l'Alitalia tenga conto di questa sentenza. Mentre il futuro premier Berlusconi sappia di avere in mano un'arma formidabile per riscrivere una vera legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

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In cima al ranking vola Gasparri (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 In cima al ranking vola Gasparri di Christian Saragoni Quale sarà il destino di Alitalia, dopo la decisione di Air France di ritirarsi in modo definitivo dalla trattativa di acquisto? Lo scottante tema, lungamente discusso negli ultimi periodi, diventa prioritario nelle scalette dei notiziari nazionali di martedì 22 aprile. Soprattutto i politici, infatti, prendono la parola sul caso Alitalia per attribuire colpe, misfatti e accuse in merito al fallimento dei negoziati con gli acquirenti d'Oltralpe. "Abbiamo criticato la proposta di Air France perché metteva Alitalia in ginocchio", commenta Maurizio Gasparri, primo nel ranking del parlato Tv con 5 minuti e 17 secondi d'intervista. Collegato in diretta video con il Tg4 di Emilio Fede, il candidato del Pdl si dice prima fiducioso per il futuro della nostra compagnia di bandiera, magari grazie all'intervento di una cordata di imprenditori italiani, poi contesta ai sindacati di non aver accettato, anzi ostacolato, l'ipotesi Air France. Dagli studi del TgLa7 della sera, invece, il giornalista Corrado Augias, titolare della seconda piazza della graduatoria del tempo di parola, non usa mezzi termini e va giù pesante sulla "querelle" Alitalia-Air France: "E' una vicenda umiliante in cui tutti hanno fatto una figura pessima: da Berlusconi ai sindacati". Intervistato dal conduttore Antonello Piroso, il popolare Augias presenta inseguito il suo ultimo libro, intitolato "Il Sangue e il Potere", in cui racconta la storia di 3 imperatori romani: Giulio Cesare, Tiberio e Nerone. Nella capitale, intanto, Gianni Alemanno e Francesco Rutelli, rispettivamente quarto e sesto nel ranking, continuano a darsi battaglia per la poltrona di sindaco. Spesso presenti nei telegiornali della Rai e di Mediaset, i due politici non rinunciano a dire la loro sulla questione del nostro vettore aereo. Privo di dubbi sembra essere Rutelli che afferma: "Berlusconi si è messo di traverso e ha detto di no. Alemanno si è opposto, la Lega ha fatto barricate. Risultato? I francesi e gli olandesi se ne vanno e Alitalia rischia il fallimento". Più ottimista, invece, si mostra Alemanno: "Credo che una cordata italiana sia ancora una possibile soluzione per Alitalia"; "L'errore è stato fatto da Prodi che ha trattato esclusivamente con i francesi", ha aggiunto l'esponente del Pdl dalle telecamere del Tg2 delle ore 20 e 30. Spazio alla musica e alla cucina, infine, con Renato Zero e Valeria Picchi, rispettivamente al terzo e al settimo posto della Top Ten. Il cantante romano irrompe nei tg, dove diventa protagonista di diversi servizi a lui dedicati, per presentare la sua prima e nuova collezione di occhiali. Dagli schermi del Tg5, invece, la cuoca Valeria Picchi ci insegna a preparare un tortino di alici fresche con il pomodoro, piatto da gustare in questo periodo di primavera.

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Alitalia, la compagnia del mattone volante (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

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Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 CORDATE E DINTORNI Alitalia, la compagnia del mattone volante Almeno un uomo d'onore si è schierato al fianco di Silvio Berlusconi. Salvatore Ligresti con coraggio ci ha messo la faccia e ha dichiarato "Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori e per il turismo". Salvatore Ligresti, presidente onorario di Fon-Sai, parlando di Alitalia ieri a margine dell'assemblea degli azionisti di Fondiaria Sai a Firenze presieduta da Jonella Ligresti ha aggiunto "Le cose si fanno in silenzio ma penso che si faranno". Un po' più criptico, come nel suo stile Marco Tronchetti Provera: una cordata italiana sarebbe possibile ma a condizione che la proposta sia trasparente e chiara. Così il presidente di Pirelli e vicepresidente di Confindustria, ha risposto circa la possibilità di entrare in gioco nella partita Alitalia. "Credo che questo tipo di cordata ? ha detto entrando nel direttivo di Confindustria - ci possa essere di fronte a una proposta trasparente dove esista chiarezza di numeri e trasparenza". Quanto al prestito ponte deciso dal Consiglio dei Ministri ha aggiunto: "è un modo per poter approfondire e cercare soluzioni alternative. Aver guadagnato del tempo mi sembra molto importante per fare una due diligence e poter presentare a terzi una ipotesi". Una cordata italiana, dunque, per Tronchetti Provera "è auspicabile che possa essere fatta", come ha aggiunto poi al termine della giunta convocata per votare squadra e programma del presidente designato, Emma Marcegaglia. "Vedremo le evoluzioni, quale sarà l'indirizzo di questa settimana perché ci possa essere un piano affinché le imprese possano partecipare insieme ad operatori di settore". Che casualmente i due condividano alcuni interessi nel settore del real estate è un fatto assolutamente fortuito, così come la circostanza che incidentalmente Milano sia la sede dell'Expo. Qualche intralcio potrebbe arrivare da Bruxelles. "Non posso che ripetere che la commissione non può autorizzate aiuti pubblici". E' stato il lapidario commento del commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, sul prestito ponte alla compagnia di bandiera. "Col one time last time stiamo applicando il diritto comunitario", ha aggiunto Barrot, che ha confermato di non avere ricevuto notifica dall'Italia.

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<Rivedere subito i contratti> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)

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Economia Pagina 213 Confindustria. Emma Marcegaglia ottiene un plebiscito dalla giunta dell'associazione degli industriali "Rivedere subito i contratti" Confindustria.. Emma Marcegaglia ottiene un plebiscito dalla giunta dell'associazione degli industriali La neo presidente: basta con i veti del sindacato --> La neo presidente: basta con i veti del sindacato Basta alibi per non fare le riforme. Il nuovo corso di Confindustria parte dal voto del 13 aprile: destinatari del messaggio il futuro governo Berlusconi e il fronte sindacale. Il presidente designato, Emma Marcegaglia, mostra una dichiarata disponibilità al dialogo con le forze politiche e sociali ma chiarisce anche che d'ora in avanti il mondo imprenditoriale non farà sconti a nessuno. "C'è un governo che ha vinto con un'ampia maggioranza; c'è una semplificazione politica straordinaria e la sinistra radicale è fuori dal Parlamento: ora non ci sono più alibi per non fare le riforme", chiarisce Marcegaglia nella sua prima conferenza stampa da presidente (è la prima donna a ricoprire questo incarico in quasi cento anni), nel giorno in cui presenta squadra e linee programmatiche alla giunta di Confindustria, ottenendo un consenso plebiscitario (103 voti su 105) dalla giunta dell'associazione. E, a dimostrazione che il fronte industriale non ha più voglia di prendere tempo, Marcegaglia fa sapere che a giorni incontrerà il presidente del Consiglio "in pectore" Silvio Berlusconi "per discutere insieme le riforme da fare", e subito dopo chiederà un incontro urgente ai sindacati" per affrontare la riforma dei contratti". CAMBIO DI ROTTA Confindustria spera insomma che la stagione dei "veti" e dell'immobilismo sindacale sia acqua passata e Marcegaglia è la prima a crederci. "Continuiamo a credere al ruolo del sindacato, ma è ovvio che se dovessimo trovarci di nuovo di fronte a veti e immobilismo questo creerebbe dei problemi e non staremmo fermi". L'Italia non è condannata alla bassa crescita "ma occorre affrontarne le cause strutturali", aggiunge. E la prima condizione per vincere la sfida della crescita è la "modernizzazione delle relazioni sindacali e delle regole del mercato del lavoro che", scandisce, "rappresentano un freno all'incremento della produttività, impediscono le assunzioni, irrigidiscono gli impieghi di capitali". Viceversa "bisogna aumentare la flessibilità, il decentramento della contrattazione, il tasso di occupazione. Non è più possibile rimandare". SINDACATI "Il problema vero", è l'affondo, "è che l'attuale sistema delle relazioni industriali è obsoleto e inadeguato rispetto alle esigenze di un Paese industriale moderno". Marcegaglia invita i sindacati, chiamati in causa nei giorni scorsi da Luca di Montezemolo, a "un cambiamento radicale" e "di interpretare con chiarezza il mutato contesto sociale". ALITALIA Per restare all'attualità, poi, annuncia che chiederà "al prossimo Governo la modifica dell'irrigidimento delle sanzioni" sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Quanto ad Alitalia, il neo presidente di Confindustria afferma che "il prestito ponte può essere una soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero, una soluzione di mercato".

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La vera posta in gioco nelle urne romane (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)
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Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 Veltroni e la leadership del Pd La vera posta in gioco nelle urne romane Veltroni e la leadership del Pd di Massimo Crivelli --> di Massimo Crivelli Con l'approssimarsi del ballottaggio di domenica divampa la battaglia elettorale per il Campidoglio. Rutelli e Alemanno schierano la cavalleria, i toni si fanno più accesi, cresce l'interesse mediatico (questa volta supportato anche dai faccia a faccia televisivi) e la curiosità di sapere come andranno a finire questi tempi supplementari che, peraltro, si concluderanno solo a giugno con le amministrative in Sardegna. Veltroni, D'Alema e il gotha del Pd lasciano in soffitta il fair play e attaccano il centrodestra su tutto, da Alitalia al flop della Bossi-Fini. Nell'altro campo si impegnano in prima persona Fini e Berlusconi, prodighi di dichiarazioni sul degrado della capitale dopo 15 anni di disastri causati dalla sinistra. Rutelli parte dai cinque punti di vantaggio ottenuti nel primo turno e confida di incrementarlo in virtù di alcuni apparentamenti. Alemanno sente soffiare ancora il vento di centrodestra, che ha portato alla vittoria netta del Pdl e della Lega alle politiche, e spera che arrivi sino a Roma. La partita, insomma, è aperta e la posta in palio va molto al di là dell'ovvio valore simbolico. Come in tutte le rivincite il risultato conta di più per chi ha perso la prima sfida, il Partito Democratico, e in particolare per il suo leader. La vera preoccupazione dei veltroniani è che una sconfitta nella Capitale possa acuire i mal di pancia seguiti alla batosta del 13 aprile e rendere complicato un equilibrio, ancora tutto da costruire, tra le varie anime del partito. Ai prodiani non è andato giù che Veltroni abbia scaricato sul governo Prodi il peso della sconfitta, a molti amministratori ed esponenti del Nord, da Chiamparino a Cofferati a Cacciari, è sembrata perlomeno inadeguata la decisione di affrontare la crisi in Padania con un'ipotesi puramente organizzativa, cioè quella di creare due distinti coordinamenti territoriali, che "appare destinata a trovare il tempo che trova" (parole del sindaco di Venezia). Senza contare che per alcuni maggiorenti del partito, in particolare dalemiani di peso, grida ancora vendetta la strategia comunicativa usata in una campagna elettorale, giudicata moscia e ideologicamente sbagliata, con quegli accenni reiterati ad un americanismo di maniera che hanno avuto il solo effetto di distruggere la Sinistra Arcobaleno e spianare la strada al ritorno del Cavaliere. Eppure Veltroni non ha alternative: il Pd deve vincere a Roma, tanto più che una sconfitta sarebbe automaticamente associata ai risultati conseguiti dalla sua amministrazione. Un successo avrebbe invece l'effetto di placare il malumore strisciante, ridare fiducia alla base del partito, convincere l'elettorato di sinistra che il Pd ha imboccato l'unico sentiero possibile, il riformismo europeo di ispirazione socialdemocratica. All'inizio di quella che molti hanno definito una traversata del deserto, Veltroni è convinto che la conquista di Roma segnerà l'inizio della vera rimonta. Solo lunedì sapremo se si tratta della realtà o di un miraggio.

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La crisi dell'Alitalia: i tagli sono inevitabili (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata italiana, si fa avanti Ligresti La crisi dell'Alitalia: i tagli sono inevitabili Nell'azienda sale il timore di esuberi. Cordata italiana, si fa avanti Ligresti E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano --> E Berlusconi sale al Quirinale: oltre un'ora con Napolitano Anche Berlusconi parla di "tagli dolorosi ma inevitabili" nella nuova gestione di Alitalia ma intanto inizia a materializzarsi la cordata italiana con Salvatore Ligresti, presidente di Fondiaria-Sai, colosso assicurativo, che esce allo scoperto. Il Cavaliere ha annunciato ieri esuberi nel personale della compagnia, assicurando tuttavia che grazie agli ammortizzatori sociali, nessuno verrà lasciato per strada. Berlusconi ha anche respinto l'accusa del centrosinistra di aver fatto fuggire Air France, sostenenendo che Spinetta ha agito così dopo "il veto dei sindacati". Dura la reazione di Epifani (Cgil): "Barzellette". Ieri Berlusconi ha avuto un cordiale incontro con Napolitano. A PAGINA 3.

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Alitalia: i dubbi Ue sul prestito (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia E Ryanair annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente. Il prestito. Non è detto che riceva il via libera dell'Unione Europea. Da Bruxelles è stata annunciata, infatti, una richiesta di chiarimento. Ryanair, nel frattempo, rende noto che farà ricorso contro l'eventuale concessione del prestito. Vertici Alitalia e sindacati si sono incontrati alle 12 di oggi, per analizzare la questione degli esuberi (previsti dal piano di Prato, che è scattato il 31 marzo). C'è anche il nuovo Presidente, Aristide Police, e le nove sigle sindacali. da Bruxelles, dunque, richiesta di chiarimenti: "Entro i prossimi due giorni la Commissione Europea invierà una lettera alle autorità italiane in cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso dal governo ad Alitalia. Abbiamo dubbi sulla natura della misura e vogliamo capire meglio alcuni dettagli. In particolare, vogliamo sapere se si tratta di un'operazione commerciale o sono coinvolti degli aiuti di Stato": parola di Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot. L'Organo esecutivo dell'Unione Europea ha ricevuto ieri dal Governo Prodi una lettera e altri documenti inerenti i provvedimenti presi per Alitalia. Il Wall Street Journal scrive oggi: "Ha tutta l'aria di un aiuto di stato illegale" che la Commissione europea "può e deve respingere". D'accordo con i dubbi la compagnia low cost Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione europea proprio contro il prestito-ponte. Lo conferma il direttore legale di Ryanair, Jim Callaghan, in una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro di Alitalia è una beffa alla normativa Ue sugli aiuti di stato. Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta finire in bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".

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Alitalia i dubbi Ue sul prestito (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia E Ryanair annuncia ricorso Alitalia: i dubbi Ue sul prestito Incontro sindacati e CDA Roma, 24 apr. - Ennesimo incontro, questa mattina, tra il Cda della compagnia di bandiera, Alitalia, e i sindacati. Ordine del giorno: fare il punto sul piano ideato dall'ex presidente, Maurizio Prato, nonchè sulla nuova situazione in atto in seguito al prestito ponte di 300 milioni concesso dal Governo uscente. Il prestito. Non è detto che riceva il via libera dell'Unione Europea. Da Bruxelles è stata annunciata, infatti, una richiesta di chiarimento. Ryanair, nel frattempo, rende noto che farà ricorso contro l'eventuale concessione del prestito. Vertici Alitalia e sindacati si sono incontrati alle 12 di oggi, per analizzare la questione degli esuberi (previsti dal piano di Prato, che è scattato il 31 marzo). C'è anche il nuovo Presidente, Aristide Police, e le nove sigle sindacali. da Bruxelles, dunque, richiesta di chiarimenti: "Entro i prossimi due giorni la Commissione Europea invierà una lettera alle autorità italiane in cui chiederà chiarimenti sul prestito-ponte concesso dal governo ad Alitalia. Abbiamo dubbi sulla natura della misura e vogliamo capire meglio alcuni dettagli. In particolare, vogliamo sapere se si tratta di un'operazione commerciale o sono coinvolti degli aiuti di Stato": parola di Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot. L'Organo esecutivo dell'Unione Europea ha ricevuto ieri dal Governo Prodi una lettera e altri documenti inerenti i provvedimenti presi per Alitalia. Il Wall Street Journal scrive oggi: "Ha tutta l'aria di un aiuto di stato illegale" che la Commissione europea "può e deve respingere". D'accordo con i dubbi la compagnia low cost Ryanair, che intende ricorrere presso la Commissione europea proprio contro il prestito-ponte. Lo conferma il direttore legale di Ryanair, Jim Callaghan, in una nota. "L'ultimo salvataggio da 300 milioni di euro di Alitalia è una beffa alla normativa Ue sugli aiuti di stato. Sostenere un'aerolinea nazionale inefficiente, che sarebbe dovuta finire in bancarotta, tempo fa è semplicemente illegale".

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Cordata Alitalia, sì di Ligresti e Tronchetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza. Il primo a uscire allo scoperto è Salvatore Ligresti. "Le cose si fanno in silenzio ma si fanno - ha detto il presidente di Fondiaria-Sai e di Premafin - La cordata si farà e penso che ci sarà modo di essere coinvolti. Dare una mano mi sembra giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo". A breve distanza partono segnali importanti anche dall assemblea di Confindustria. [Data pubblicazione: 24/04/2008].

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Cordata, sì di Ligresti e Tronchetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il gotha dell industria e della finanza si mobilita per Alitalia ALESSANDRO MONTANARI Roma - La cordata salva-Alitalia si farà. Il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dopo aver chiesto e ottenuto da Romano Prodi un prestito-ponte da 300 milioni di euro è arrivato dal gotha italiano dell industria e della finanza. Il primo a uscire allo scoperto è Salvatore Ligresti. "Le cose si fanno in silenzio ma si fanno - ha detto il presidente di Fondiaria-Sai e di Premafin - La cordata si farà e penso che ci sarà modo di essere coinvolti. Dare una mano mi sembra giusto e doveroso nei confronti del Paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo". A breve distanza partono segnali importanti anche dall assemblea di Confindustria. La neo-presidente Emma Marcegaglia si augura che "il prestito serva a spingere altre soluzioni" e aggiunge: "Spero che una soluzione ci sia ma che sia comunque una soluzione di mercato e che salvi anche Malpensa". Parla anche Marco Tronchetti Provera. Il presidente di Pirelli e vice-presidente di viale dell Astronomia giudica "auspicabile" la formazione di una cordata aggiungendo che, "di fronte a una proposta trasparente e chiara sui numeri", si potrà saldare un gruppo. "Aver guadagnato del tempo - osserva poi Tronchetti - è molto importante. Per fare una due diligence e poter presentare a terzi un ipotesi". Interpellato sull argomento, Carlo De Benedetti si rifugia in un no comment che può essere letto come un segnale di disimpegno ma anche di coinvolgimento diretto. Anche l ex presidente di Sea e Confindustria Giorgio Fossa, esperto del settore aereo, dà indicazioni positive. "Se si espongono Bruno Ermolli e Gianni Letta c è la possibilità che qualcosa di serio ci sia. Lasciamoli lavorare". Fossa ipotizza poi un "ricoinvolgimento" di Air One, "magari affiancata da una compagnia internazionale come Aeroflot". Il senso della giornata si riassume nelle parole di Mario Moretti Polegato. Il patron della Geox spiega che la cordata italiana è "l augurio di tutti" ed anzi si spinge a dire che "è un impegno degli industriali, un segno di responsabilità civica". Politicamente la mobilitazione dell industria e della finanzia italiana è una doccia gelata per il Pd. Basti considerare le parole pronunciate da Massimo D Alema prima dell outing apri-pista di Ligresti: "Abbiamo dovuto salvare Alitalia, altrimenti sarebbe fallita e questo fallimento sarebbe stato il primo regalo di Berlusconi al Paese. Dopo aver sabotato la trattativa, non essendoci alcuna cordata, siamo dovuti intervenire con soldi pubblici. Resto stupito di fronte alla mancanza di serietà di Berlusconi che non si è mai accorto della situazione, tirandola fuori solo in campagna elettorale". Lo choc di D Alema dev essere pari a quello dei grandi quotidiani, in particolare Repubblica che mercoledì scorso dedicava un editoriale al "tavolo vuoto del Cavaliere". Tutti in campo. Polegato (Geox): "L impegno degli industriali è un atto di responsabilità civica". E Marcegaglia chiede soluzioni che salvino anche Malpensa [Data pubblicazione: 24/04/2008].

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Berlusconi annuncia tagli del personale (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma - Silvio Berlusconi comincia a respirare l arietta che lo attenderà a Palazzo Chigi. Il futuro premier, infatti, loda i sindacati per avere cacciato Air France ma del suo pensiero viene presa solo una parte e subito si scatena il putiferio. Intervenendo sulla questione Alitalia il Cavaliere aveva detto: "Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati". Immediata la replica di Cgil e Cisl. "È una barzelletta - dichiara Raffaele Bonanni - Sanno tutti che lui era contro e Spinetta se ne è andato per questo motivo. Noi abbiamo trattato come tratteremo ancora per gli interessi generali e per il Paese". Gli fa eco Guglielmo Epifani: "Assistiamo a uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo Paese. Siamo intervenuti per salvare e dare prospettive all Alitalia. Non servono polemiche che non risolvono i problemi". Il Cavaliere è costretto a precisare il proprio pensiero: "Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere, e magari hanno anche avuto ragione. La verità è che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere". Spento l incendio, il Cavaliere entra nel merito del problema: "Ritengo sia un bene che sia stato escluso il commissariamento. Dopo una due diligence di 4-5 settimane sarà possibile per altri operatori presentare un offerta impegnativa e farsi carico della questione. Purtroppo - ha aggiunto - bisognerà affrontare una dolorosa riduzione del personale cui si farà carico con gli strumenti offerti dalla legge". Battibecco con il sindacato per un equivoco. Prima aveva detto: "Air France fuggita per il loro veto". Poi precisa: "Hanno fatto il loro mestiere e hanno fatto bene" [Data pubblicazione: 24/04/2008].

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E Rutelli gioca la carta del terrorismo padano (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pd in piena sindrome da Waterloo E Rutelli gioca la carta del terrorismo padano Roma - Francesco Rutelli in questi giorni è probabilmente il più assiduo lettore de La Padania. Ce ne rallegriamo. Dispiace, tuttavia, che il nostro umile giornale gli serva per costruire il programma politico per la sua amatissima Roma. Sì, perché il candidato del Pd un po lo consulta per mettere a fuoco i temi che davvero stanno a cuore ai cittadini e un po lo usa come ba-bau per spaventare i romani con l incubo dell Attila padano in procinto di calare in massa nei palazzi del potere. Rutelli è a tal punto ossessionato dal Carroccio da brandire a favore di telecamera, e per ben due volte, l infame fogliaccio verde nel faccia a faccia televisivo con Gianni Alemanno. La prima volta, Rutelli sguaina la Padania per mostrare, con affettata indignazione, il logo che campeggia sulla pagina delle lettere. "Guardate - dice -, c è il Colosseo in fiamme trafitto da una spada!". Cari romani, sottintende Rutelli, ecco quel chi vi attende: "E ce ne stiamo già rendendo conto con Alitalia. Il loro solo obiettivo è togliere qualcosa a Roma: ministeri, posti di lavoro...". Il ritiro di Air France, infatti, non si deve, per l exsindaco-exVerde-exRadicale, al rifiuto dei sindacati e della Confindustria all impresentabile piano industriale preparato da Spinetta, ma al timore dei francesi di operare in un Paese governato da Bossi il barbaro. Ed ecco che dal taschino esce un altro numero de la Padania. "Tu dici che la Lega sparacchia ma non fa danni - afferma rivolto ad Alemanno -, e allora guarda cosa scrive il giornale di Bossi: La Lega vince, Air France vola via". Rutelli omette di precisare che quel titolo non si riferiva all addio definitivo dei francesi, ma che invece risaliva al 3 aprile, ossia al giorno in cui Spinetta, dopo aver visionato la controproposta sindacale, decise di alzarsi dal tavolo delle trattative per tornare a Parigi a chieder lumi al Cda. Insomma, in piena crisi d ispirazione politica, il candidato del Pd ha deciso di ripiegare su una campagna elettorale di stampo terroristico, con Bossi, figuratevi un po , nei panni del Bin Laden. Ma dal momento che è ancora ministro e vicepremier del Governo di tutti gli italiani, Rutelli ci deve una risposta: perché mai, mentre si strappa i capelli per i disoccupati virtuali di Fiumicino, non ha una sola parola di solidarietà per i 900 realissimi dipendenti di Sea finiti in cassaintegrazione? Perché la verità, alla fine della fiera, è questa: c è già chi sta pagando i danni della vicenda Alitalia e questo qualcuno, finora, è il Nord, non certo Roma. E allora, caro Rutelli, chi è il lobbista? chi è il fazioso? Chi è l Attila? A.Mon. In tv brandisce la Padania per dire ai romani che Bossi saccheggerà la Capitale: "L abbiamo già visto con la compagnia di bandiera". Ma gli unici senza lavoro, finora, sono 900 cassintegrati di Malpensa [Data pubblicazione: 24/04/2008].

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"Troppi vincoli sui contratti di lavoro" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Alitalia

PRIMA USCITA DELLA NUOVA LEADER DEGLI INDUSTRIALI "Troppi vincoli sui contratti di lavoro" [FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA L'obiettivo dichiarato è lo stesso perseguito da Luca Cordero di Montezemolo: cambiare il sistema contrattuale per depotenziare il contratto nazionale, sfruttare un quadro politico semplificato e insieme "chiaro" per ottenere le riforme che gli imprenditori chiedono da tempo. E non mancano le scelte ispirate alla continuità nelle prime mosse di Emma Marcegaglia, presidente designato di Confindustria. Eppure, nel corso della conferenza stampa con cui ieri Marcegaglia ha "bagnato" il pronunciamento "bulgaro" da parte della Giunta di Confindustria su programma e squadra (103 sì su 105), si sono avvertiti nettamente toni e termini nuovi. Ad esempio, certamente come in precedenza si scommette sulla negoziazione in azienda, chiedendo "un forte alleggerimento economico e normativo del contratto nazionale". Ma ieri Marcegaglia ha associato ai contratti aziendali (ripetendolo due, tre volte) l'esigenza di diffondere anche "premi a livello individuale", pagati dal datore di lavoro al singolo dipendente. E tutti hanno l'impressione che la minaccia ai sindacati ("non staremo fermi", se non si decideranno a trattare evitando "veti ed immobilismi") possa materializzarsi in qualcosa di molto concreto. Vedremo. Nella squadra per questo suo primo "muscolare" biennio, il presidente designato ha "scelto persone operative in aziende che nel proprio settore sono leader sui mercati internazionali. Aziende medie o medio-grandi, quella parte che in questi anni ha firmato la rimonta dell'Italia". Confermato Alberto Bombassei nel dicastero chiave delle relazioni industriali, da segnalare Paolo Scaroni (Eni) delegato per gli "scenari mondiali", e tre imprenditori a capo di comitati tecnici ad hoc tutti nuovi: Salomone Gattegno (Alcatel) per la sicurezza sul lavoro, Luca Garavoglia (Campari) per il fisco, Angelos Papadimitriou (Glaxo) per gli investitori esteri in Italia. All'appello manca solo il leader dei "Giovani": si decide oggi, in lizza ci sono Federica Guidi, la favorita, e Cleto Sacripanti. Il punto di partenza della stagione Marcegaglia è il nuovo assetto politico. "C'è un governo che ha vinto con un'ampia maggioranza; c'è una semplificazione politica straordinaria e la sinistra radicale è fuori dal Parlamento: ora non ci sono più alibi per non fare le riforme", dice il presidente, anticipando un incontro a giorni con Silvio Berlusconi "per discutere insieme le cose da fare". Quadro politico chiaro, e niente sconti ai sindacati e alle loro liturgie. L'Italia non riesce a crescere? Una delle ragioni è la mancata "modernizzazione" delle "obsolete e inadeguate" relazioni sindacali, oltre che delle regole del mercato del lavoro. "Ma noi continuiamo a credere al ruolo del sindacato. È ovvio - chiarisce - che se dovessimo trovarci di nuovo di fronte a veti e immobilismo questo creerebbe dei problemi e non staremmo fermi". Il da farsi è chiaro: niente contratti territoriali, "chiediamo al sindacato di negoziare con noi subito un forte alleggerimento economico e normativo del contratto nazionale", considerato "un vero tappo sulla possibilità di valorizzare il lavoro e le scelte dell'individuo". Al contrario, più forza deve avere il secondo livello, in azienda; magari, con le gratifiche individuali. Quanto alle ipotesi di defiscalizzare gli straordinari e i premi variabili, da Marcegaglia arriva il via libera: "Sono richieste che Confindustria fa da sempre" e che permettono "di aumentare il potere d'acquisto e la libertà di scelta dei lavoratori". Meno interesse c'è per temi come l'articolo 18 o nuove riforme delle pensioni, almeno per ora. E sulle morti bianche in fabbrica, Confindustria chiede la cancellazione delle sanzioni contro i datori di lavoro e propone una "vasta campagna" con "corsi di formazione aziendale innanzitutto per responsabilizzare imprenditori e controparti sindacali". "Chiederò al prossimo governo la modifica delle norme restrittive appena introdotte". Per il neo presidente di Confindustria, l'inasprimento delle sanzioni fatto dal governo Prodi è stata "una scelta profondamente sbagliata. La soluzione deve essere "nella diffusione della cultura della sicurezza". E poi, il caso Alitalia, azienda "scarnificata" anche dall'insipienza, dall'assenza di coraggio e di senso di responsabilità di un ceto dirigente interno di cui i sindacati sono stati magna pars". Il prestito ponte? "Può essere una soluzione sensata solo a patto che dietro ci sia un progetto vero, una soluzione di mercato che possa rimettere in piedi la compagnia".

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