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IN EVIDENZA
Alitalia, dal Governo
prestito ponte di 300 milioni
COMMENTO / Questo
è un Paese per commissari
ANALISI / Dopo gli
errori le strade obbligate (di Franco Locatelli)
Bruxelles,
l'Italia prende i Trasporti. Protesta di Prodi (di
Adriana Cerretelli)
Ipotesi Lufthansa?
Molti più esuberi
Una due diligence per Alitalia,
inevitabili tagli di personale per ristrutturare la compagnia di bandiera.
L'annuncio arriva dal premier in pectore Silvio Berlusconi dai microfoni di
Nuova Spazio Radio. Per Alitalia una «due diligence che durerà 4-5 settimane -
dice il Cavaliere - al termine delle quali la compagine che si metterà insieme
farà un'offerta impegnativa». Escluso il commissariamento della compagnia di
bandiera, il salvataggio di Alitalia, all'indomani della concessione di un
prestito ponte di 300 milioni varato dal Consiglio dei ministri, «passerà
attraverso dolorose riduzioni di personale» ma nello stesso tempo assicura «la
debita assistenza grazie ai mezzi che lo Stato ha per chi perde il lavoro».
Forte la preoccupazione per i tagli di personale, «perchè una compagnia che
perde così tanto e che si trova nelle condizioni di Alitalia non può continuare
a perdere e quindi tutti dovranno metterci buon senso per arrivare una
ristrutturazione della compagnia che possa salvaguardare il numero maggiore
possibile di dipendenti, ma che dovrá operare anche delle scelte e ci sará
gente che dovrá trovarsi un altro lavoro. Non c'è nessuno, dico nessuno, che
possa garantire che il numero dei dipendenti attuale rimanga lo stesso di
adesso».
Il ritiro di Air France? Tutta colpa dei sindacati. Così Berlusconi respinge al
mittente l'accusa di aver provocato il fallimento della trattativa con Air
France. «La trattativa si è chiusa – dice il Cavaliere - perchè il Governo ha
rifiutato le condizioni imperative dei francesi, tra le quali il prezzo non
congruo e l'obbligo di rinunciare al trasporto di merci che avrebbe dovuto
passare obbligatoriamente da Parigi». Fra le cause del fallimento della
trattativa individua poi il «fermo no dei sindacati. La motivazione prima del
no di Air France è stato il veto dei sindacati»
Critiche anche al Governo Prodi per la gestione della partita Alitalia. «La
situazione è stata impostata male. Non si doveva partire da una situazione di
asservimento con Air France». Per il Cavaliere è necessario costituire un
grande gruppo internazionale con «pari dignità». Inaccettabili, quindi le
condizioni poste da Air France. «Ora c'è il modo - aggiunge - per cui la
compagnie di imprenditori interessati ad Alitalia si facciano avanti, chiedano
di valutare i conti e presentare una proposta. Il tutto assistito da banche
italiane, da società importanti, da compagnie aeree italiane e straniere che
non pretendono di farla da padrone» in Italia.
ROMA - "Air France si è ritirata in primo luogo per i
veti dei sindacati". Silvio Berlusconi, additato da molti come uno dei
responsabili del "no" definitivo della compagnia franco-olandese alla
trattativa per Alitalia, attacca i sindacati. Poi annuncia: "Ci saranno
dolorose riduzioni di personale". Tronchetti Provera: "Con una
proposta trasparente, una cordata italiana è possibile". Il titolo scivola
in Borsa.
Il Cavaliere critica i sindacati. Intervenendo a un programma radiofonico, il
leader del Pdl fornisce la sua versione della vicenda. "I francesi - dice
- non si sono ritirati perché ci sono state interferenze politiche. Da un lato
la situazione si è chiusa perché il governo non ha accettato le condizioni
imperative che erano state poste da Air France, tra le quali il prezzo che non
era ritenuto congruo e il fatto che si dovesse rinunciare al trasporto delle
merci,". "Ma la prima motivazione per cui Air France ha detto di no -
aggiunge - è il veto opposto dai sindacati, il grande, deciso, fermo no dei
sindacati a ciò che Air France aveva proposto come riduzione del
personale".
"Dolorosi tagli di personale" in arrivo. Il Cavaliere parla anche del
futuro di Alitalia e torna sul tema della cordata italiana. "Bisogna
escludere innanzitutto il commissariamento", dichiara. "Il governo ha
dato i mezzi alla compagnia per sopravvivere per i prossimi mesi, che saranno
impiegati da una compagine di imprenditori italiani, banche e compagnie aeree,
per guardare i conti di Alitalia". "Dopo la due diligence di 3-4-5
settimane - continua - questa compagine, coordinata da Bruno Ermolli, dovrà
presentare un'offerta impegnativa, che comporterà dolorosi tagli di
personale". Ai lavoratori "giustamente preoccupati", Berlusconi
assicura che "ci saranno meccanismi di assistenza da parte dello Stato per
chi perderà il lavoro". "L'obiettivo - conclude - è portare la
compagnia a chiudere i bilanci positivamente".
Cordata
italiana, industriali possibilisti. Ma l'ipotesi di una cordata italiana è
davvero realistica? Secondo il presidente di Pirelli e vicepresidente di
Confindustria, Marco Tronchetti Provera, "di fronte a una proposta
trasparente dove esista chiarezza di numeri e trasparenza" questo tipo di
iniziativa imprenditoriale "è possibile". Per Giorgio Fossa, past
president di Confindustria ed ex presidente della Sea, "se si espongono
Bruno Ermolli e Gianni Letta c'è la possibilità che qualcosa di serio ci
sia".
Il titolo cala in Borsa. La concessione del prestito da 300 milioni di euro ad
Alitalia, intanto, non rassicura del tutto i mercati azionari. Questa mattina,
a Piazza Affari a Milano, il titolo della compagnia aerea segnava un calo teorico
del 3,23%. Le azioni sono trattate in asta unica e segneranno un prezzo solo a
fine seduta. Nella giornata di ieri, considerato il forte ribasso, il titolo
era stato sospeso "in attesa di comunicazioni".
(23 aprile 2008)
![]()
Un altro «prestito-ponte». Un ponte da
300 milioni di euro al fondo del quale non c’è più un’altra sponda dove Air
France è in attesa con il suo progetto industriale duro ma economicamente
credibile; c’è la nebbia che cela un probabile salto nel vuoto, nella speranza
che misteriosi «cavalieri bianchi» vengano in soccorso della bella Alitalia
rifiutata dai francesi. Un estremo soccorso, deliberato «per ordine pubblico»
nel palese tentativo di aggirare i divieti europei, che assomiglia più che
altro a un accanimento terapeutico per tenere in vita un’impresa decotta che
perde ogni giorno da
È forse appropriato ricordare al governo in carica, e a maggior ragione a
quello non ancora formato e alle banche che questo «prestito-ponte», questi
finanziamenti e quest’appoggio hanno un costo. Per il governo, destinare
ulteriori denari pubblici ad Alitalia significa intaccare le scarsissime
risorse disponibili per altri scopi in un panorama di finanza pubblica nel
quale devono ancora prevalere i tagli; per un istituto bancario assicurare il
finanziamento di un’eventuale acquisizione di Alitalia non solo comporterebbe
in ogni caso un elevato livello di rischio ma significa di fatto negare
finanziamenti di pari entità ad altre imprese che, quasi certamente più di
Alitalia e con un rischio minore, sarebbero in grado di generare profitti e
nuova occupazione. Si fa davvero il bene del Paese (e quello degli azionisti
nel caso delle banche) destinando in tal modo ingenti risorse finanziarie?
In tutta questa confusione, nessuno sembra porsi l’interrogativo fondamentale
ossia se è proprio necessario gettare altri soldi in quel pozzo senza fondo che
è Alitalia o se non sarebbe meglio permettere che Alitalia passi, più o meno
dignitosamente, alla storia. Forse sarebbe preferibile la soluzione svizzera
con la quale si è lasciata decorosamente scomparire Swissair, almeno tanto
blasonata quanto Alitalia, per fondare sulle sue ceneri una compagnia più
piccola, Swiss, che ora fa parte del gruppo Lufthansa. E nessuno sembra
riflettere seriamente sulle dimensioni, la struttura dei costi e il tipo di
posizionamento internazionale che dovrebbe avere una linea aerea italiana in un
mondo sempre più concorrenziale nel quale non ci sono più rotte aeree riservate
sull’Atlantico, mentre la più redditizia rotta aerea interna, la Milano-Roma,
subirà tra circa un anno la competizione dell’alta velocità ferroviaria e
quindi una quasi certa diminuzione di passeggeri. È naturalmente possibile una
soluzione positiva, con una nuova linea aerea, ovviamente più snella e più
attenta alle esigenze di chi viaggia per turismo o per affari (a cominciare da
quella della puntualità) ma questi discorsi di profittabilità e di efficienza
sembrano lontani dai tavoli in cui si decide il futuro del trasporto aereo
italiano.
Il problema Alitalia sarà naturalmente uno dei primi e dei più spinosi sul
tavolo del prossimo governo e del prossimo presidente del Consiglio, il quale
ha più volte evocato una «cordata italiana» in grado di rilevare la compagnia
esistente. Questa cordata, questo patriottico drappello che doveva salvare il
fortino assediato dai cattivissimi francesi di Air France proprio non si è
visto e il fortino si è trovato solo, senza assedianti e i suoi difensori,
forse un po’ delusi, hanno scoperto che non li vuole proprio nessuno. Così come
nessuno sembra rendersi conto che il rifiuto di Air France di per sé fa ancora
diminuire, agli occhi della comunità finanziaria e aeronautica mondiale, il già
bassissimo valore di Alitalia.
Se toccherà al futuro presidente del Consiglio spiegare perché la cordata non
si è ancora materializzata (e, se si materializzerà, a quali condizioni) tocca
sicuramente al sindacato spiegare i motivi di quell’assurda, eterna,
contrattazione volta a ottenere sempre qualche concessione in più che alla fine
ha fatto scappare Air France. E il sospetto è che all’interno del mondo
sindacale molti si aspettassero che Alitalia potesse indefinitamente continuare
a perdere con il finanziamento di tutti gli italiani. Di fatto, la convergenza
tra i giudizi negativi del futuro presidente del Consiglio e il comportamento
sindacale al tavolo delle trattative hanno fatto fallire l’unico tentativo
industrialmente serio di tenere in vita la compagnia di bandiera italiana.
La crisi Alitalia ha portato a livelli ancora più alti la riconosciuta abilità
italiana di non decidere mai: il rinvio come stile di vita e arte della
politica, il passaggio da un ponte a un altro ponte scansando accuratamente i
problemi e non pensando mai ai costi. Nella speranza che, un ponte dopo
l’altro, ci avviciniamo al Paradiso; ma c’è anche la possibilità che finiamo
all’Inferno.
mario.deaglio@unito.it
di CLAUDIO TITO e LUCA IEZZI
ROMA -"Solo senso di responsabilità". Lo ripetono tutti ministri
subito dopo i consiglio in cui si è consumato uno strano "miracolo"
targato Silvio Berlusconi. Il premier in pectore ottiene esattamente quello che
chiede: 300 milioni per dare qualche mese ad Alitalia e ai suoi uomini alla
ricerca della sua soluzione. La richiesta, arrivata durante il consiglio dei
ministri attraverso il canale Gianni Letta-Enrico Letta, solo qualche ora prima
era considerata irricevibile. "Prodi si è comportato bene. Quel decreto
per noi adesso è positivo. Ma era il minimo che potessero fare", ha poi
confidato ai suoi il Cavaliere. A suo giudizio, infatti, si tratta del primo
passo "per fare una due diligence e quindi realizzare un piano
industriale. Abbiamo 6 mesi di tempo. E le alternative per dare una nuova guida
ci sono. Lo vedrete".
Il decreto portato a Palazzo Chigi dal ministro dell'Economia Tommaso
Padoa-Schioppa prevedeva soli 100 milioni di euro e rispondeva ad una logica
precisa, dare alla nuova maggioranza il tempo necessario ad assumere il potere,
non di più. Un modo per costringere il Cavaliere a mostrare subito l'eventuale
piano alternativo ad Air France. Anche perché la "diplomazia" del Pdl
aveva prospettato persino una soluzione drastica: procedere immediatamente al
commissariamento della società. Berlusconi ha sperato persino di potersi così
trovare tra due settimane con le mani libere e offrendo agli eventuali
"compratori" una azienda alleggerita sul versante del personale. Il
tutto facendo ricadere la responsabilità del commissariamento su Prodi.
Non solo. La "grana" Alitalia sta rapidamente trasformando nel primo
scontro all'interno della nuova maggioranza. E già, perché la Lega l'altro ieri
ha fatto pervenire a Berlusconi un messaggio piuttosto netto: "A questo
punto non vale più la pena salvare la compagnia di bandiera. Su Malpensa ce la
caveremo da soli, meglio lasciare che Alitalia fallisca". La parola
"fallimento", però, fa drizzare i capelli al Cavaliere. Che non vuole
presentarsi in Parlamento con un primo clamoroso insuccesso. Conscio che il
decreto di ieri entro due mesi dovrà essere la sua maggioranza ad approvarlo.
Senza il commissariamento, allora, a Via del Plebiscito hanno chiesto tempo per
organizzare una cordata che per ora non si è costituita.
"Daremo una cifra limitata - spiegava invece prima della riunione il
ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani - quello che è necessario
a finanziare in modo tale da non portare l'ex compagnia di bandiera al di fuori
delle regole europee". E quella posizione era a sua volta una mediazione
tra chi come, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro era contrario
anche a questa ultima iniezione di fondi: "Non si devono prendere i soldi
dalle tasche degli italiani". I due ministri tra l'altro concordano sul
fatto che persa Air France, chiunque arriverà dopo metterà meno denaro e
chiederà più sacrifici. "Nessun prestito-ponte" era la linea, ma
finanziamento straordinario concesso attraverso un decreto o del ministero
dell'Interno e della presidenza del Consiglio per sottolineare l'eccezionalità della
situazione. Un ruolo nella scelta dell'abbandono della via dell'intrasigenza
per quella della responsabilità l'ha avuta anche Walter Veltroni, preoccupato
pure del prossimo ballottaggio tra Rutelli e Alemanno: "Mi auguro che il
governo possa fare un prestito ponte per evitare la crisi, ne ho parlato anche
con Prodi" ha dichiarato a Cdm in corso.
Ma dire che la richiesta di Berlusconi sia stata accolta in un clima di piena
collaborazione bipartisan sarebbe assolutamente sbagliato. Chi lo ha sentito descriveva
Prodi furibondo: "Hanno messo nel cestino l'unica cosa buona che
avevamo", si è sfogato il presidente del consiglio uscente. E lo stesso
ministro dell'Economia parla del Cavaliere senza citarlo: "La persona che
probabilmente presiederà il governo, ha contribuito a far sì che la soluzione
Air France tramontasse, perché convinto di poterne proporre una migliore. Con
questo prestito abbiano dato una possibilità alla soluzione che
autorevolissimamente è stata data come sicura". Ironia della sorte sarà
proprio il ministero di uno dei più scettici, Bersani, a concedere quei 300
milioni dal fondo rotativo per la ricerca e l'innovazione nelle imprese.
Da adesso l'ostacolo si chiama Bruxelles che informalmente ha già fatto sapere
che "I fondi non potranno essere sbloccati comunque prima del nostro via
libera. Ci vorrà qualche settimana". Inoltre fonti Ue annunciano "uno
scrutinio severo, visto che la motivazione dell'ordine pubblico per
giustificare un finanziamento non ha precedenti in Europa".
Ma subito dopo, il nodo si ripresenterà in ogni caso sul tavolo del nuovo
governo. Berlusconi, insieme a Bruno Ermolli, stanno provando a mettere insieme
un gruppo di imprenditori per rilevare la compagnia. E nel frattempo ha
riallacciato i contatti con il vertice di Banca Intesa. Nelle ultime ore,
infatti, il premier in pectore ha di nuovo accennato ai buoni rapporti con
l'Ad, Corrado Passera, e alla disponibilità del gruppo bancario di concedere un
prestito - con i tassi di interesse di mercato - ben più ampio di quello
approvato ieri dal consiglio dei ministri.
(23 aprile 2008)
Alitalia,
Berlusconi 'Me ne occupo io' ( da "Voce d'Italia, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
prossimo
riunone del consiglio di amministrazione con i sindacati Alitalia, Berlusconi:
"Me ne occupo io" Prodi:"Troppe interferenze in campagna
elettorale". Padoa-Schioppa:"La soluzione Air France e' stata fatta
tramontare da Berlusconi" Roma, 23 apr. - “Ora di Alitalia me ne occupo
io”. Così Silvio Berlusconi ha risposto al senatore a vita, Francesco Cossiga,
Alitalia,
Berlusconi: "Me ne occupo io"
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
prossimo
riunone del consiglio di amministrazione con i sindacati Alitalia, Berlusconi:
"Me ne occupo io" Prodi:"Troppe interferenze in campagna
elettorale". Padoa-Schioppa:"La soluzione Air France e' stata fatta
tramontare da Berlusconi" Roma, 23 apr. - “Ora di Alitalia me ne occupo
io”. Così Silvio Berlusconi ha risposto al senatore a vita, Francesco Cossiga,
Alitalia,
un prestito da 300 milioni di euro
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e la
competenza sul caso Alitalia)ad Antonio Tajani in cambio della delega alla
Giustizia lasciata libera del prossimo ministro degli Esteri Franco Frattini.
Da oggi la privatizzazione Alitalia ricomincia dunque da zero. Gli scenari
possibili sono molti, con una certezza: il rinnovato protagonismo di Intesa
Sanpaolo, finora messa nell'angolo dalla determinazione di Prodi e Padoa-
Alitalia,
il governopresta 300 milioni ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Euroe
benzinarecord ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
prestito ad
Alitalia di 300 milioni da restituire entro il 31 dicembre. La somma viene
erogata a tassi di mercato e dovrebbe garantire la continuità aziendale per le
prossime settimane. Il premier uscente, Romano Prodi, ha spiegato che la cifra
è stata alzata "su richiesta" di Silvio Berlusconi, al quale Tommaso
Padoa-Schioppa addebita la responsabilità del ritiro di Air France.
Alitalia,
restanosoltanto tre mesi ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un Consiglio
dei ministri si riunisce d'urgenza e lancia un salvagente ad Alitalia,
abbandonata al suo destino da Air France: arriva così, a tarda sera, quella
soluzione bipartisan per la compagnia di bandiera in crisi chiesta da Silvio
Berlusconi e auspicata da Walter Veltroni. La Lega aveva invece proposto di
passare la mano a un commissario.
PDL
E pD SI RIMPALLANO LE COLPEPER FIUMICINO FUTURO INCERTO
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
per noi come la Fiat per Torino, e forse di più. Se la compagnia fallisce è un
disastro". In corsa per il Campidoglio, Francesco Rutelli si gioca la
carta Alitalia e non ha torto perché fa effetto il paragone con la Fiat:
l'addio di Air France rischia di trascinare nel baratro lo scalo di Fiumicino
con effetti devastanti per la Capitale.
Alitalia,
destino segnatoo chiude o va agli stranieri
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Negli ultimi
15 anni Alitalia si è già mangiata circa 5 miliardi di euro in
ricapitalizzazioni; adesso si aggiungono altri 300 milioni, che molto
probabilmente non saranno gli ultimi. Ogni famiglia italiana ha così versato in
questi anni ad Alitalia circa 250 euro, comprese quelle, e sono la maggioranza,
che non hanno mai utilizzato la "compagnia di bandiera"
Il
tavolo vuoto del cavaliere - massimo riva
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il tavolo
vuoto del cavaliere MASSIMO RIVA Dalle tasche degli italiani, già pesantemente
prosciugate dal dissesto senza fine di Alitalia, vengono ora prelevati altri
300 milioni ? dovevano essere 150, ma è stato Berlusconi a chiederne il doppio
? per quello che soltanto con cinica ipocrisia può essere chiamato un
prestito-ponte. SEGUE A PAGINA 37.
Alitalia,
un aiuto da 300 milioni ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il petrolio a
quota 119 Alitalia, un aiuto da 300 milioni Prodi: "Chiesti da Berlusconi.
Su Air France inaccettabili interferenze" ROMA - Il governo ha varato un
prestito di 300 milioni per permettere la sopravvivenza di Alitalia fino a
quando si troverà una soluzione definitiva per la compagnia aerea.
Ue,
l'italia perde la giustizia dopo frattini toccherà alla francia - andrea
bonanni ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
portafoglio
di peso e strategicamente interessante per un governo che dovrà affrontare la
crisi di Alitalia, i ritardi della Tav e che vuole rilanciare il progetto del
Ponte sullo Stretto. Ma certo è una poltrona politicamente meno delicata e meno
prestigiosa di quella finora ricoperto dal vicepresidente italiano e sulla
quale non a caso la Francia aveva da tempo messo gli occhi.
Tremonti
e la hostess: anch'io sarei disperato - carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dice Andrea
Aronica (Alitalia express, società per i voli regionali). "Il tempo per
noi non è galantuomo: bisogna trovare una soluzione in fretta". Lo steward
Sergio Baggetto è in Alitalia da 21 anni: "Sottoposti da mesi a una sauna
finlandese, con acqua calda e fredda alternata, ora siamo arrivati a dosi
massicce di ghiaccio".
Boccata
d'ossigeno all'alitalia arriva un prestito da 300 milioni - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Boccata d'ossigeno all'Alitalia arriva un prestito da 300 milioni "Per
l'ordine pubblico". Padoa-Schioppa: cifra chiesta da Berlusconi Le misure
Alla Ue il caso nelle mani di Tajani, possibile commissario ai Trasporti LUCIO
CILLIS ROMA - Trecento milioni per tirare avanti qualche mese e superare la
crisi.
Scambio
di accuse tra i partiti prodi: colpa di sindacati e pdl - aldo fontanarosa
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se Alitalia
fallisce, migliaia di persone vanno per strada. Per noi questa azienda è come
la Fiat per Torino. Forse di più". Ma prima ancora del fallimento,
un'altra tappa può attendere Alitalia: il commissariamento. Il leghista
Castelli ne parla come di una possibilità concreta (a La7).
La
lega vuole la liquidazione ma ora il cavaliere prende tempo - luca iezzi
claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il premier in
pectore ottiene esattamente quello che chiede: 300 milioni per dare qualche
mese ad Alitalia e ai suoi uomini alla ricerca della sua soluzione. La
richiesta, arrivata durante il consiglio dei ministri attraverso il canale
Gianni Letta-Enrico Letta, solo qualche ora prima era considerata irricevibile.
"Prodi si è comportato bene.
L'alitalia
finita nelle beghe elettorali - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è elegante da
parte di Air France imputare la rinuncia ad Alitalia all'aumento del greggio.
Ma lei cosa farebbe se in una trattativa sindacale difficile ma non priva di
soluzioni, andasse al governo il 'Partito di Malpensa'? E con il nuovo
Presidente del Consiglio non ancora insediato che si muove pubblicamente per
esplorare la disponibilità di cordate alternative?
L'
amaca ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Amaca La
storia della fantomatica "cordata italiana" che avrebbe dovuto
salvare Alitalia, ed è servita solo a disgustare Air France e accelerare
l'agonia della nostra compagnia di bandiera, è più ridicola o più ripugnante? è
il quesito che spesso, anzi quasi sempre ci tocca affrontare (e vedrete nei
prossimi cinque anni?
Il
tavolo vuoto del cavaliere - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di Alitalia
fuori dall'acqua per il tempo necessario al passaggio di consegne fra il
governo di Romano Prodi e quello di Silvio Berlusconi. Su questo punto davvero
non vi possono essere dubbi dato che ieri è stato il portavoce ufficiale del
Cavaliere a sollecitare il decreto, bollando come "condotta
irresponsabile" un'eventuale scelta diversa da parte del governo ancora in
carica.
Alitalia,
trecento milioni per volare ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tra i nomi
che stanno circolando in queste ore ci sono quelli di Maurizio Basile, ex
amministratore delegato di Aeroporti di Roma (e che nasce come manager
Alitalia) e Mario Resca, ex presidente e ad di Mc Dondald Alitalia ed ex
commissario straordinario di Cirio-Del Monte.
I
sindacati: <Era doveroso> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
attende la
scelta del nuovo premier sul futuro della compagnia --> ROMA Soddisfazione
dei sindacati per la decisione del governo su Alitalia: "Il prestito -
dice il segretario generale della Filt-Cgil Fabrizio Solari - dà respiro per
una soluzione possibile". "Una misura necessaria e positiva ancorché
molto tardiva", aggiunge il segretario generale della Fit-Cisl Claudio
Claudiani.
Il
grande sabotaggio ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
Sulla distruzione di settori industriali l'Italia ha una capacità consolidata,
ma mai si era arrivati ad un caso come quello dell'Alitalia. L'integrazione nel
gruppo Air France-Klm di quanto ancora rimaneva della compagnia di bandiera era
notoriamente l'unica concreta possibilità di dare un futuro ad una aerolinea italiana
che portasse in giro per il mondo il segno del nostro
Adesso
sono finiti gli ultimatum di Padoa-Schioppa Nuove polemiche delle
confederazioni con il ministro uscente, ma il salvataggio è ancora lontano
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
acquisizione
di Alitalia i riflettori dei sindacati sono stati puntati su Palazzo Chigi, su
quel prestito-ponte necessario per assicurare la continuità aziendale
essenziale per poter esplorare nuove soluzioni. Tanto Guglielmo Epifani, quanto
Raffaele Bonanni lo avevano sottolineato nel corso della giornata, garantire la
sopravvivenza dell'
Grave
emergenza a causa della propaganda e delle cordate fantasma di Berlusconi Il titolo
precipita, migliaia di posti a rischio. Il governo stanzia prestito di 300
milioni E in Eu ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Destra, primo successo: crolla Alitalia Grave
emergenza a causa della propaganda e delle cordate fantasma di Berlusconi Il
titolo precipita, migliaia di posti a rischio. Il governo stanzia prestito di
300 milioni E in Europa Italia declassata: incarico minore per far posto a
Tajani.
Prestito
di 300 milioni, per sopravvivere Prodi: L'ha chiesto Berlusconi, Air France è
scappata per colpa di politica e sindacati
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Roma RISORSE
Con un prestito ponte da 300 milioni di euro il "cerino" nella
partita Alitalia passa nelle mani di Silvio Berlusconi. Prodi si chiama
definitivamente fuori. Il consiglio dei ministri ha varato ieri sera un decreto
che assicura alla compagnia risorse sufficien- ti per garantire la continuità
aziendale fino alla formazione del nuovo governo.
Tra
hostess e steward, a Fiumicino la preoccupazione vola Settemila dipendenti a
rischio. Molti sperano che l'addio di Air France non sia definitivo, nessuno
punta su Aeroflot ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
preoccupazione
i lavoratori dello scalo di Fiumicino guardano alle vicende Alitalia.
L'incertezza è enor- me, le polemiche politiche e le oscillazioni di borsa non
aiutano. Ai banchi del check-in, ma anche al varco equipaggi, tutti si pongono
forti interrogativi su cosa accadrà nelle prossime ore. "Non sappiamo cosa
succederà ma, di fatto, è da più di un anno che va avanti così",
Air
Silvio rischia di finire fuori rotta
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
rischia di
finire fuori rotta di Marcella Ciarnelli/ Roma Ora che l'Alitalia non parla più
francese il premier in pectore sarà costretto a svelare le sue carte e ad
avviare sulla pista di decollo una soluzione credibile, dimostrando con i fatti
e non più con le sole parole, che ha davvero individuato il modo per salvare la
compagnia.
Berlusconi?
È stato un irresponsabile L'affondo di Veltroni: Ha fatto naufragare la
trattativa. Ora migliaia di posti di lavoro sono a rischio
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
si capisse
che per noi a Roma Alitalia è come la Fiat per Torino. Su questa vicenda si è
fatto del terrorismo, se Alitalia fallisce avremo decine di migliaia di persone
disoccupate". Bersani commenta che "ogni scalino che si fa verso
l'emergenza possono aumentare gli interessati, ma peggiorare le proposte"
e dunque, la nuova fase "avrà problemi maggiori di quelli vissuti finora,
Ora
gli imprenditori possono farsi avanti
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
condizioni affinché
i partecipanti alla compagine di chi vuole partecipare ad Alitalia si facciano
avanti e chiedano di poter verificare i conti per presentare al più presto una
offerta impegnativa", ha detto Silvio Berlusconi, leader del Pdl,
conversando con i giornalisti nel corso di una passeggiata al termine della
cena di ieri dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
Formigoni-Bossi-Fini:
fulmini e saette all'ombra del Pirellone Il governatore: Non sapevo fosse il
capo di An a decidere del mio futuro... . Resta dov'è, addio sogni di gloria
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi è tornato
ieri sera a Roma per il caso Alitalia dipanato con Gianni Letta, e insieme sono
andati a cena da Francesco Cossiga. Il leader del Pdl dovrà sentire le
richieste dei "nanetti" e dei meridionali come Fitto (Fi) per una
caratterizzazione meno nordista del governo. E s'impegna per gli ultimi fuochi
di campagna elettorale a Roma: oggi a piazza in Lucina,
Alitalia,
il grande sabotaggio ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
edizione del
Alitalia, il grande sabotaggio Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima
Direttamente quando Berlusconi dichiarò irricevibili le proposte
franco-olandesi annunciando nello stesso tempo fantomatiche alternative prima
con la storia della cordata di imprenditori nazionali, che è gente che
difficilmente rischia soldi per far crescere le sue aziende,
D'Alema
con i candidati A Trionfale e Laurentino Stasera all'Auditorium Massimo e al
Gran Teatro: portare tutti al voto
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il blocco di
interessi che è dietro Alemanno e che già è evidente nella vicenda Alitalia:
"Non va dimenticato che il governo Berlusconi ci tolse, cioè non finanziò,
la legge su Roma capitale e questo significa meno strumenti per le
infrastrutture della città". SCIVOLA a destra il candidato Pdl. Marroni:
"C'è un'alleanza contro la Capiatle".
Una
farsa targata Lega piomba su Fiumicino Zingaretti: io sono per Alitalia, non
per Alipadania. Michele Meta: dalla destra arrivano i primi danni
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
io sono per
Alitalia, non per Alipadania. Michele Meta: dalla destra arrivano i primi danni
di Maurizio Nequio DELUSIONE, preoccupazione e rabbia aleggiano a Fiumicino
dopo l'Addio di Air France al tavolo delle trattative per l'acquisto di
Alitalia. Più di ventimila famiglie romane aspettano risposte sul proprio
futuro.
Alitalia,
si infuoca il duello elettorale - carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pagina IX -
Roma Alitalia, si infuoca il duello elettorale Rischio disoccupazione per
migliaia di dipendenti: scontro tra i candidati CARLO PICOZZA La vertenza
Alitalia fa irruzione nella campagna per l'elezione del sindaco della capitale
e del presidente della Provincia.
Marrazzo:
"no all'alipadania del pdl" - paolo boccacci
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Rutelli dice
che l'Alitalia è per Roma come la Fiat per Torino. E lì la crisi si fa sempre
più dura. "Da domani sarà affisso un manifesto, a firma mia, sul caso
Alitalia. Ho sentito il bisogno di farlo per i lavoratori e le lavotratrici
della compagnia aerea. Ci sarà scritto "Alitalia sì, Alipadania no: giù le
mani da Fiumicino".
L'ex
ministro di An: Per Alitalia ci impegniamo a fare una cordata italiana una
public company ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del L'ex ministro di An: "Per Alitalia ci
impegniamo a fare una cordata italiana una public company".
Rutelli
ad Alemanno: con voi comanda la Lega Faccia a faccia a Ballarò . Il candidato
di An punta sulla paura. Il vicepremier: Roma merita rispetto
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Primo
Alitalia: "La Lega vince Air France vola via", attacca Rutelli.
"Ne sono felice", risponde Alemanno, riproponendo la leggenda della
"cordata italiana". Scatta l'Alberto Sordi che è in Rutelli:
"'Ndo sta 'sta cordata? Mi sa che è come l'espulsione dei romeni".
Tutta
brava gente ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
a picco
Alitalia, completando l'opera iniziata nel 2001 e scacciando Air France in
quanto "straniera": ora la regala ad Aeroflot dell'amico Putin, che
notoriamente è italiana. Il neostatista avrà al suo fianco come vicepremier
Roberto Calderoli, detto Pota, autore della legge elettorale da lui stesso
definita "una porcata" nonché coautore della riforma costituzionale
della baita.
<Io,
romena leghista, dico: eliminate le baraccopoli>
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Diceva:
"È uno scandalo svendere Alitalia ai francesi". Ha ragione. Gridava:
"Mandiamo via gli extracomunitari irregolari!". Giusto. Continuava:
"Le tasse del Nord non le manderemo nell'immondizia di Napoli!".
Verissimo. Per forza abbiamo vinto. Ora Berlusconi si impegni a cambiare la
vita quotidiana delle persone.
E
ora riprende quota la cordata italiana con Air One e Intesa
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nella prima
fase di gara, soltanto dati vecchi (2006) e limitati ad Alitalia fly (che non
comprende Alitalia servizi). Dalla compagnia di Toto si fa sapere, comunque,
che il lavoro di aggiornamento del proprio piano, anche dopo la bocciatura dei
ricorsi da parte del Tar e del Consiglio di Stato, non si è mai interrotto.
Trovati
300 milioni per tenere in vita Alitalia
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
23 pagina 11
Trovati 300 milioni per tenere in vita Alitalia di Fabrizio Ravoni da Roma Con
un prestito ponte di 300 milioni, l'Alitalia potrà garantire la continuità
aziendale per oltre due mesi. Un'autonomia limitata che però dà oltre un mese
di tempo al nuovo governo (una volta insediato) per individuare una soluzione
definitiva per la compagnia di bandiera.
<Per
evitare il peggio licenziamenti inevitabili>
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
alternativa è
il fallimento di Alitalia. Il richiamo a non farsi troppe illusioni, nemmeno se
si dovesse verificare il migliore degli scenari per la compagnia di bandiera, è
arrivato da Gianfranco Fini. "È inevitabile - ha spiegato parlando a Porta
a Porta - che, se si trova un compratore, ci sarà un ridimensionamento del
personale perché l'alternativa non è di avere tre-
Reguzzoni:
<Che fallisca pure... Malpensa non vuole elemosine>
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Air France ha
detto adieu ad Alitalia. E ora? "E ora vinca il mercato. Alitalia vada per
la sua strada. Se deve fallire fallisca, l'importante è che non vincoliamo il
mercato". Rifondazione dà la colpa al Pd, il Pd parla di "polpetta
avvelenata" della Lega che penalizza Roma e Fiumicino.
Alitalia,
arrivano 300 milioni ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sì del
governo al prestito. Prodi: è la cifra chiesta dal Cavaliere. Padoa-Schioppa:
il no di Air France colpa del Pdl Alitalia, arrivano 300 milioni Berlusconi:
ora ci sono le condizioni per la cordata. Lufthansa esamina il dossier.
ROMA
La sicurezza ma anche le tasse e il decoro. È duello a Ballarò tra i due
candidati i ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Rutelli ha
insistito sulla crisi dell'Alitalia e gli alleati "scomodi" come la
Lega. Alemanno sul problema dei nomadi e gli immigrati. All'inizio i due si
sono affrontati a colpi di fioretto, con l'accordo che i reciproci staff non
avrebbro fatto da claque. Poi il patto è saltato e il confronto si è fatto più
duro e incalzante.
Nell'agenda
del Cavaliere i fondi da sbloccare per l'Expo
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
impegnato
nelle trattative per la formazione del Governo e in quelle per il futuro di
Alitalia, ha dovuto ieri trovare anche il tempo per fare il punto della vicenda
Expo insieme ai tre leader milanesi di Forza Italia, Maristella Gelmini, Luigi
Casero e Maurizio Lupi, che lo hanno incontrato ad Arcore prima del vertice con
Formigoni.
I
sindacati ed Air France si risiedono al tavolo per trovare i margini di
modifica al piano di Parig ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I. I
sindacati chiedono l'inclusione di Az Servizi nel perimetro Alitalia. Spinetta
non ci sta: è rottura.
ROMA
Adieu...rien ne va plus. Air France lascia definitivamente il tavolo della
trattativa ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se Alitalia
fallisce, ci saranno migliaia di persone in strada. La "Padania"
rivendica di aver messo il bastone tra le ruote di Italia, Francia e Olanda,
vorrei che si capisse che per noi a Roma Alitalia e come la Fiat per
Torino". Secondo il candidato del centro-destra, Gianni Alemanno "la
cordata italiana è invece l'unica soluzione,
Alitalia,
dal governo ossigeno per 300 milioni
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ROMA
- Forse sarà solo l'ennesimo intervento statale. E forse servirà a prend
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E forse
servirà a prendere tempo per trovare una soluzione (un socio) per Alitalia. Ma
di sicuro, un'iniezione di liquidità da 300 milioni servirà ad Alitalia per
ridare fiducia al mercato. Perchè dietro il fallimento della trattativa con Air
France c'è un nuovo buco per i conti: un calo delle prenotazioni che supera il
40% per le tratte internazionali e intercontinentali.
Il
consiglio di amministrazione dell'Alitalia si riunisce in una seduta fiume,
durata circa qui ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
decreto che finanzia il prestito per Alitalia è a valere su fondi che sono nel
bilancio del ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ROMA
- Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa avrebbero voluto concedere un presti
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che per oltre
un mese ha seguito il dossier Alitalia quasi a tempo pieno e ha tessuto finché
ha potuto il filo delle relazioni con Air France. A fine mattinata però è
arrivata ad Enrico la telefonata dello zio Gianni: "Il prestito
all'Alitalia non può essere inferiore a 300 milioni. Se non sarà così, il
decreto non avrà il nostro consenso".
Maxiprestito
per Alitalia, dubbi Ue ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è la cifra chiesta
dal leader pdl Maxiprestito per Alitalia, dubbi Ue E sul commissario europeo
accordo Berlusconi-Barroso, ira di Prodi ROMA - Il Consiglio dei ministri ha
dato il via a un prestito ponte di 300 milioni per consentire all'Alitalia di
continuare l'attività. Dubbi dell'Ue. Sul nuovo commissario europeo, intesa tra
Barroso e il Cavaliere.
Consiglio
e sindacati ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Primo Piano -
data: 2008-04-23 num: - pag: 2 categoria: BREVI Consiglio e sindacati Dopo il
ritiro di Air France e l'annuncio del prestito ponte da 300 milioni, il
presidente di Alitalia, Aristide Police (sopra) riunisce domani il consiglio
d'amministrazione. In mattinata è in programma anche un incontro con i
sindacati.
La
gaffe di Berlusconi chiude il caso e neanche Sarkozy potrebbe aiutarlo
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
7 milioni di
titoli Air France-Klm per prendere il controllo del 100% di Alitalia. Air
France-Klm avrebbe anche acquisito le obbligazioni convertibili di Alitalia, al
prezzo di mercato (0,3145 euro), per un totale di 608 milioni di euro. Air
France-Klm si impegnava a rilanciare la compagnia aerea italiana, con un
investimento di 1 miliardo di euro.
Trecento
milioni e un anno di vita ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Klm dalla
procedura per la vendita del pacchetto azionario di controllo dell'Alitalia (il
49,9% ancora in mano al ministro del tesoro) lascia la situazione in pieno
caos. Il governo uscente ha dovuto così convocare un consiglio dei ministri
straordinario - ieri sera - per decidere sul "prestito d'emergenza"
per tenere in vita la compagnia.
E
il futuro premier richiama la Lega: la compagnia di bandiera non deve fallire
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stessa sorte
gli toccherebbe con la chiusura di Alitalia. Perciò non può accettare la linea
della Lega, favorevole al commissariamento e convinta così di rilanciare
Malpensa. La strategia dei dirigenti del Carroccio punterebbe infatti a
liberare completamente lo scalo lombardo da "Az", in modo da
garantire quegli slot ad altre compagnie di bandiera,
Pdl
in difficoltà E Berlusconi tace ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
puntello a
cui appendere i 300 milioni di euro che Prodi e Padoa Schioppa hanno appena
affidato ad Alitalia non c'è. C'è solo la decisione di dare alla compagnia di
bandiera italiana un altro po' di ossigeno, così come Gianni ed Enrico Letta
avevano concordato giorni fa, quando la trattativa con Airfrance non era ancora
definitivamente saltata, ma i soldi in cassa erano comunque finiti.
L'aeroporto
e i tre moschettieri ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma Alitalia e
Malpensa sono questioni diverse... Qualsiasi soluzione positiva per Alitalia va
bene...". Se non è il chissenefrega, poco ci manca. "Diverso il tema
di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una politica che non attiene ad
Alitalia, ma al governo italiano" che deve stabilire una propria politica
di trasporto passeggeri e merci "
Aeroflot:
adesso trattiamo I colloqui con gli imprenditori
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
russo
Vladimir Putin di riavviare i negoziati per Alitalia. Aspettiamo una
proposta". E sempre sul piano internazionale starebbero guardando con
attenzione all'Italia gli operatori del Golfo Emirates e Gulf Air, mentre
Lufthansa ha ribadito che la sua attenzione per Alitalia rientra in un più
generale piano di osservazione dei processi di aggregazione in corso
nell'avionica mondiale.
Crisi
Alitalia, arriva il maxi-prestito ponte
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Crisi Alitalia, arriva il maxi-prestito ponte Via libera a 300 milioni.
Berlusconi: ora ci sono le condizioni per la cordata. La Bonino: dubbi Ue
Prodi: abbiamo aderito alla richiesta del Cavaliere. Castelli e Maroni: la
priorità è Malpensa ROMA - Un prestito da 300 milioni a Alitalia per mantenerla
in vita e trovarle un compratore.
P.Bonaiuti
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 2
categoria: BREVI P.Bonaiuti Il portavoce di Berlusconi ha chiesto a Prodi fondi
"congrui": auspichiamo che il governo assicuri ad Alitalia risorse
idonee per realizzare ipotesi alternative.
Un
disastro perfetto con regia bipartisan
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
hanno
pilotato per 14 anni ogni passaggio del declino di Alitalia. Tra velleità di
privatizzazione, disegni imprenditoriali fumosi, una successione di manager
spesso a digiuno dei fondamentali del trasporto aereo. Una lunga serie di
ristrutturazioni che hanno sfasciato la compagnia e chi ci lavora dentro
Francesco Piccioni Due nomi segnano il tracollo della compagnia di bandiera:
Bonomi
(Sea): già da agosto del 2007 facevamo i conti senza gli slot Alitalia
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Lo scalo Bonomi (Sea): già da agosto del 2007 facevamo i conti senza gli slot
Alitalia MILANO - "Alitalia non è più il nostro vettore di riferimento dal
30 agosto dell'anno scorso", ha dichiarato Giuseppe Bonomi, presidente
della Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi. Che adesso dovrà
riscrivere il piano industriale.
Il
Cavaliere, Barroso e l'accordo su Tajani Prodi: <Disappunto>
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il nuovo commissario
gestirà Alitalia e alta velocità DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO - Diventa
istituzionale lo scontro tra il premier uscente Romano Prodi e il presidente
della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, sulla nomina del
successore italiano dell'attuale responsabile Ue della Giustizia Franco
Frattini,
PASTICCI
eP ARADOSSI ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aiutare
palazzo Chigi a tentare un salvataggio di Alitalia assecondato dalle
istituzioni europee. Il fallimento viene scansato come un epilogo estremo e
remoto. Ma in realtà, ci si prepara comunque a un ridimensionamento secco.
Tutti ammettono che, se per miracolo si materializzerà un compratore, tre o
quattro mila persone potrebbero essere licenziate: sempre che non si arrivi
all'
I
numeri della compagnia e del governo
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La compagnia
francese aveva inoltre previsto la chiusura di Alitalia Cargo entro il 2010 Il
Consiglio dei ministri ha stanziato ieri sera un prestito ponte per Alitalia da
300 milioni di euro. La compagnia dovrà restituirli entro il 31 dicembre di
quest'anno #.
L'Italia
a terra ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il caso
Alitalia è lo specchio del governo che ci attende, il sintomo di una situazione
che rischia di andare fuori controllo per calcoli sbagliati, o per leggerezza.
La compagnia aerea è stata messa a terra da una coalizione di centrodestra che
non conosce la cosa pubblica e che, agitando il vessillo della dignità
nazionale,
L'Alitalia
è a un passo dal fallimento, il petrolio ha
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa
L'Alitalia è a un passo dal fallimento, il petrolio ha ... L'Alitalia è a un
passo dal fallimento, il petrolio ha toccato i 119 dollari al barile, i prezzi
dei generi alimentari continuano a crescere e c'è chi, Gianluigi Paragone
vicedirettore di Libero, si arrovella su un paio di quesiti: sono troppe le
donne al potere?
La
rotta ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E Alitalia
precipita nel vuoto, tra cordate ipotetiche e un collasso reale. Che il governo
cerca di rimandare con un finanziamento d'emergenza, deciso dall'ultimo
consiglio dei ministri del governo Prodi per "ragioni d'ordine
pubblico": 300 milioni di euro.
La
decisione presa dal Governo sul prestito ponte passa ora
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
viene concesso realmente a condizioni di mercato e a quali tassi di interesse.
Il Governo dovrà quindi convincere l'esecutivo europeo - spiegano le stesse
fonti - che si è comportato come un normale investitore privato, che detenendo
una parte delle azioni di Alitalia ha deciso di mettere sul piatto 300 milioni
di euro per traghettare la compagnia aerea verso una futura
Nella
campagna elettorale per il ballottaggio di domenica e lunedì prossimi, dopo la
sicurezza, ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Entrano i
temi dei rifiuti e della crisi Alitalia. Secondo Francesco Rutelli, candidato
sindaco del Pd, "la compagnia di bandiera per Roma è come la Fiat per
Torino" e a farla fallire "sono gli amici di Alemanno. E la Lega ne
rivendica già i meriti". Il candiato al Campidoglio del Pdl, invece, ieri
è andato a "ripulire", ramazza alla mano, il parco della Marcigliana,
Duello
tra buonismo e studiata aggressività
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è stato più
rassicurante e ha fatto bene a parlare del nodo Alitalia, perché la crisi della
compagnia si scaricherà sul nuovo governo nazionale ma anche su quello
cittadino". Però Alemanno è sembrato più grintoso... "Sì. Ma ritengo
sia stato uno sbaglio. Berlusconi ha stravinto anche perché è stato meno
aggressivo che in passato durante la campagna elettorale,
Il
prestito non risolve ( da "Tempo, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un futuro più
roseo per Alitalia? "Un prestito non è una strategia. E il rischio di
temporali sarà scongiurato solo il giorno che il controllo di Alitalia sarà in
mano a soggetti che la politica non sia in grado di condizionare" spiega a
Il Tempo, il senatore Franco Debenedetti.
Berlusconi:
Ora le aziende possono farsi avanti
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Adesso
esistono le condizioni affinchè i partecipanti alla compagine di chi vuole
partecipare ad Alitalia si facciano avanti e chiedano di poter verificare i
conti per presentare al più presto una offerta impegnativa", ha detto ieri
Berlusconi. "Il tutto - ha aggiunto - coadiuvato da banche e istituti a
latere, e con la partecipazione di aziende del settore" e "enti
importanti.
Rutelli
e Alemanno ( da "Tempo, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e allora è
inevitabile mettere in pista il dramma Alitalia, con Rutelli che martella
Alemanno sulla "cordata italiana" che non esce allo scoperto: "è
forse Putin?". L'altro si dice soddisfatto di aver evitato la
"svendita ai francesi, perché la compagnia di bandiera deve restare
nazionale, la cordata c'è, ma al governo ci siete ancora voi".
Ama
e Alitalia. Due aziende fondamentali per Roma. Del loro presente e soprattutto
del loro ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
DESARIO Ama e
Alitalia. Due aziende fondamentali per Roma. Del loro presente e soprattutto
del loro futuro se ne è occupato ieri Gianni Alemanno, il candidato sindaco del
Pdl. Sull'Ama e i rifiuti Alemanno ha lanciato una nuova proposta:
"Bisogna creare un'authority regionale per i rifiuti, una misura imposta
dal Comune e dal governo nazionale perché non si arrivi nel Lazio e a Roma,
Un'Authority
per i rifiuti: così si evita l'emergenza Campania
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Un'Authority
per i rifiuti: così si evita l'emergenza Campania" Alemanno:
"Potenzieremo l'Ama. L'Alitalia? La cordata italiana è l'unica
soluzione".
Alitalia
e rifiuti, duello a tutto campo ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Si accende la
campagna elettorale, giornata di botta e riposta fra i due candidati al
Campidoglio Alitalia e rifiuti, duello a tutto campo Rutelli: "Una
tragedia per Roma se fallisse". Alemanno: "Authority contro
l'emergenza spazzatura".
Irresponsabilità
su Alitalia: tragedia per Roma se fallisse
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Irresponsabilità
su Alitalia: tragedia per Roma se fallisse" Rutelli: "Colpa degli
amici di Alemanno. Le consulenze? Storia chiusa".
Indici
in calo. Bene Eni, rally di Eurotech
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A Milano la
seduta si è svolta con il "convitato di pietra", Alitalia, sospesa in
attesa del consiglio dei ministri che in serata ha concesso il prestito da 300
milioni. Un assaggio dell'impatto sul titolo dell'addio di Air France si è
avuto in mattinata quando è stato calcolato un ribasso teorico dell'11%.
Faccia
a faccia nel segno dello scontro ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
domani a
quello del Pd Faccia a faccia nel segno dello scontro Rutelli e Alemanno
duellano per un'ora su criminalità, Alitalia e Lega è cominciata con una
stretta di mano fra i candidati a sindaco Francesco Rutelli, per il
centrosinistra, e Gianni Alemanno, per il Pdl, prima del faccia a faccia a
Ballarò. Un confronto tv, il primo, in vista del ballottaggio di domenica e
lunedì.
La
tua opinione ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
00 di ieri I
numeri sono in percentuale Sì R 35,5 No R 64,5 La domanda di oggi Un prestito
ponte per Alitalia dopo la rinuncia di Air France. Siete d'accordo? I sondaggi
on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione
scientifico.
L'occhio
della tv su Francesco e Gianni ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Poi a
dominare è stato il tema dell'Alitalia. "Oggi - ha esordito Rutelli - La
Padania scrive: "La lega vince, Air France vola via". A chi la volete
dare Alitalia? Ai russi? Quando eravate al governo, avete fatto non una
politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato
la compagnia di bandiera vicina al fallimento".
L'ex
ministro più aggressivo e popolare Ma dovrebbe scegliere una camicia bianca
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia si è
aggrappato all'orgoglio degli italiani, pur non sapendo rispondere con
precisione alla domanda di Rutelli che chiedeva spiegazioni sulla cordata
italiana. Così ha trasformato un punto debole in un punto di forza. E ha
cavalcato bene anche il tema delle tasse sui romani collegandolo alla questione
nazionale e all'
L'ex
sindaco più autorevole e istituzionale Ma la prossima volta un completo blu
scuro ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non capisco
perchè ha parlato lui dell'Alitalia accusando il centrodestra di avere fatto
fallire la trattativa con Air France: per gli italiani questa operazione è
impopolare perchè i francesi ci hanno sempre disprezzato. Rutelli non lo
sapeva? Però l'esponente del Pd si è ripreso bene quando ha sottolineato che la
cordata sbandierata da Berlusconi,
Zingaretti:
<no ad Alipadania>, ( da "Riformista, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sostiene
Rutelli che Alitalia per Roma è come la Fiat per Torino Zingaretti: "no ad
Alipadania", il centrodestra "chiama" Acea Sostiene Rutelli che
Alitalia per Roma è come la Fiat per Torino. Certo è che proprio a Roma la
questione Alitalia potrebbe avere le conseguenze più pesanti.
Prodi
si infuria e, a sorpresa, Gianfranco Fini
( da "Riformista,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
fanno rima
con Alitalia. Un boccone amarissimo per il premier uscente Romano Prodi,
l'improvviso sdoganamento da parte del presidente José Manuel Barroso al nome
di Antonio Tajani quale successore di Franco Frattini a Bruxelles, grazie a un
cambio di portafoglio che sembra mettere d'accordo anche i più accaniti
contestatori dell'azzurro in corsa per la poltrona.
ROMA
Ricavi in crescita del 7,3 per cento, con un utile netto salito a 61,2 milioni
( 92,4 per cent ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è stato un
accenno alla questione Alitalia. "Sicuramente - ha fatto notare
Caltagirone - quando le cose in un'azienda non vanno in un certo modo dipende
da due motivi. Il primo è il mercato, ma il mercato nel caso di Alitalia c'è:
c'è un bacino di 60 milioni di utenti. Oppure all'interno della società si sono
creati presupposti per cui la società non è gestita bene"
Il
futuro della compagnia aerea è stato al centro del dibattito tra l'ipotesi
della cordata italiana e quella dell'alleanza straniera
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA Il
futuro della compagnia aerea è stato al centro del dibattito tra l'ipotesi
della cordata italiana e quella dell'alleanza straniera.
Di
CLAUDIO MARINCOLA [FIRMA]e FABIO ROSSI ROMA - Gianni Alemanno mostra i titoli
dei g ( da "Messaggero, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
L'ex vice
premier attacca sull'Alitalia e mostra un titolo de "La Padania" in
cui si esulta per il fallimento della trattativa con Air France: "Siamo a
due passi dal fallimento, vuole dire migliaia di posti di lavoro in fumo, senza
dire che volete darla ai russi di Aeroflot".
ALITALIA
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-23 num: -
pag: 43 categoria: BREVI ALITALIA Il prestito ponte Su Alitalia chi mi aiuta a
capire? Si scrive prestito "ponte" e si legge prestito "a fondo
perduto"? Ricardo Paolo Uguccioni rpu@abanet.it.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Alitalia, via a prestito ponte Dopo il
ritiro di Air France dalla trattativa per Alitalia, il Consiglio dei ministri
ha approvato il decreto legge che concede un prestito alla compagnia di 300
milioni da restituire entro il 31 dicembre. Ora si attende il giudizio di
Bruxelles.
Per
vincitori e vinti ( da "Tempo, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
"monnezza" campana, abolizione dell'Ici sulla prima casa (per le
risorse sostitutive da destinare ai Comuni), bassi salari, indicizzazione delle
pensioni, incentivi per il rilancio della produzione industriale, tagli
fiscali, ecc. La mole dei problemi, ereditata dal governo Prodi e originata
dalla grave situazione economica internazionale,
Alitalia,
evitiamo il commissario ( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
acquisto di
Alitalia. Non sappiamo se si tratta di una finta o se fanno veramente sul
serio. Alcuni dirigenti sindacali sospettano che si tratti del solito tira e
molla per conquistare più corda da parte di Air France. Sta di fatto che il
titolo Alitalia perde vistosamente in borsa e che il Consiglio dei Ministri è
convocato in tutta fretta.
<Il
mercato italiano fa gola. Niente è finito, se si lavora bene>
( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Quello che si
sta vendendo non è una Alitalia decotta, ma uno spazio di mercato molto
profittevole. Quindi non è vero che "il ritiro di Air France significa la
fine dell'Alitalia e certifica la sconfitta dell'Italia", come sostiene la
Repubblica . Se fossimo più capaci di guardare in faccia alla realtà, allora
dovremmo dire che dentro la proposta di Air France c'
Alitalia,
300 milioni fino a fine anno E' l'ultimo atto del governo Prodi
( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, 300
milioni fino a fine anno E' l'ultimo atto del governo Prodi Gemma Contin
L'ultimo atto del governo Prodi è la fine di Alitalia, dopo la decisione di Air
France di ritirarsi e il crollo in Borsa della compagnia di bandiera, benché in
serata ci sia stato l'annuncio che il Consiglio dei ministri ha varato un
prestito ponte da 300 milioni,
Fiat
e Ferrari, accordi su turni e notti senza Fiom
( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
accordi su
turni e notti senza Fiom Fabio Sebastiani Prima la "casta sindacale",
poi l'Alitalia (vedi Repubblica di ieri ), a seguire gli accordi separati alla
Ferrari e a Melfi, guarda caso entrambi Fiom. Senza contare le esternazioni di
Montezemolo, presidente uscente di Confindustria. In Corso d'Italia tira aria
di tempesta.
Alitalia,
dobbiamo evitare il commissario ( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alfonso
Gianni Nel caso Alitalia non siamo affatto di fronte ad una conflittualità
capricciosa e scomposta da parte dei sindacati. Le otto sigle sindacali -
esclusa la Uil che, come si ricorderà, aveva abbandonato il tavolo giorni fa
con motivazioni assai dubbie - si sono presentate con una piattaforma unitaria
e su questa hanno condotto il confronto.
Fallimento,
commissariamento, prestito ponte o nuove cordate
( da "Campanile,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
AirFrance per
la vendita di Alitalia, ora l'unica soluzione è quella di un prestito ponte,
magari un pò più lungo per dare modo di coprire il tempo necessario affinché
chi è interessato ad Alitalia possa vedere i conti e poi eventualmente fare
un'offerta". Dal centro-sinistra si leva la voce del ministro dello
Sviluppo Pierluigi Bersani: "A furia di tirare la corda poi si
spezza"
Alitalia,
the day after ( da "Campanile, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
399 AirFrance
abbandona il campo e il titolo di Alitalia viene sospeso dalle contrattazioni
per eccesso di ribasso (meno 11,29% appena saputo dell'abbandono dei francesi).
L'ennesimo capitolo della saga si è consumato in poche ore e dall'ipotesi di
salvataggio e rilancio si passa all'ipotesi del commissariamento o peggio del
fallimento.
Rutelli-Alemanno:
lite su rom e Alitalia ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
affondo di
Rutelli sul tema Alitalia: "Oggi la Padania scrive: “La lega vince, Air
France vola via”. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale
meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non una politica
industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la
compagnia di bandiera vicina al fallimento.
Alitalia,
Tav e Ponte sullo Stretto sono italiani i dossier più delicati
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Le spine per
il commissario Alitalia, Tav e Ponte sullo Stretto sono italiani i dossier più
delicati Un commisariato meno potente, ma pur sempre cruciale quello dei
trasporti, oggi guidato fino a oggi da Jacques Barrot cui finirà
presumibilmente Tajani (foto). I Trasporti erano dunque il portafoglio della
Francia, prima della riorganizzazione decisa da Barroso.
Prysmian
e Pirelli avanzano ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La seduta è
stata contraddistinta dalla nuova sospensione di Alitalia dalle contrattazioni
(in avvio segnava un calo teorico dell'11,29% ed era stata ammessa con il
ripristino dell'asta di chiusura, finché la sospensione definitiva dagli scambi
ha fatto sì che non facesse prezzo perché non c'è stato scambio di contratti)
dopo l'addio di Air France-Klm alla trattativa.
British
airways "nessun dossier sul nostro tavolo"
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
offerta per
Alitalia: "Non c'è alcuna intenzione di avviare trattative o discussioni
con il governo italiano e con la compagnia", ha detto ieri un portavoce al
quotidiano online Affaritaliani.it. "Da parte nostra - prosegue la
compagnia britannica alle prese con i problemi dell'aeroporto di Heathrow - non
esiste un focus specifico sulla compagnia italiana"
Ultimo
bivio tra mosca e commissariamento - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Ultimo bivio tra Mosca e commissariamento Ora per Alitalia solo due opzioni.
Aeroflot: Putin ci ha ordinato di riaprire la trattativa Il dossier La strada
della soluzione made in Italy è in salita Passo indietro di Intesa-SanPaolo La
compagnia di bandiera potrebbe essere costretta a sfoltire organici e rotte
ETTORE LIVINI MILANO - British Airways si defila.
Lufthansa
"non faremo offerte troppi svantaggi"
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Lufthansa
resta lontana da Alitalia. "La nostra posizione non è cambiata - ha detto
ieri una portavoce della compagnia tedesca - a inizio dicembre abbiamo
annunciato che non avremmo fatto alcuna offerta di acquisto perchè, in base
alle nostre valutazioni tra i vantaggi e gli svantaggi, abbiamo valutato che
gli svantaggi superano i vantaggi".
Alitalia
2 ok di barroso a tajani ( da "Riformista, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia 2 ok
di barroso a tajani E l'eurocommissario di Silvio si occuperà proprio di
trasporti Prodi si infuria e, a sorpresa, Gianfranco Fini gli dà ragione Addio
giustizia e sicurezza per l'Italia in Commissione europea, si riparte dai
trasporti.
L'intemerata
di Boeri ( da "Riformista, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, chi
l'ha fatta scappare dovrà pagare un prezzo politico molto alto. Parola
dell'economista Tito Boeri che a Milano, in occasione della presentazione del
Festival dell'Economia "Mercato e Democrazia" che si terrà a Trento a
fine maggio, non usa mezzi termini nel commentare la dipartita dei transalpini
dal tavolo delle trattative per acquistare la nostra compagnia di bandiera.
Segue
dalla prima alitalia ( da "Riformista, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Segue dalla
prima alitalia Per fortuna che c'è il mercato (segue dalla prima pagina) È
questa la partita che si gioca su Alitalia, o il fallimento del tavolo coi
francesi è solo la conseguenza di un bluff elettorale preso troppo sul serio?
Certo è che la soluzione nell'aria per l'immediato dopo-domani sa molto di
deja-vù.
Campidoglio
l'intricata vicenda della compagnia aerea irrompe in campagna elettorale
( da "Riformista,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Acea Sostiene
Rutelli che Alitalia per Roma è come la Fiat per Torino. Certo è che proprio a
Roma la questione Alitalia potrebbe avere le conseguenze più pesanti. Per
l'occupazione, soprattutto. Ma anche per la politica. E a brevissimo termine.
Quello che intercorre tra la decisione di Air France di ritirare l'offerta e il
ballottaggio per il Campidoglio.
Ancora
giù seat e pirelli re, sale prysmian
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che paga
pegno alla crisi Alitalia; giù anche Pirelli Re, meno 5,5% e Fiera Milano, meno
5,3%, dopo il rally della vigilia. Fuori dal listino principale, forte calo
anche di Italmobiliare, meno 5,5%, mentre Italcementi ha ceduto l'1,59%. Tra le
big, scivolone di Seat, meno 4,09%, e di Autogrill, meno 3,07%.
Alemanno-rutelli,
sfida su rom e alitalia "roma in pericolo". "il nemico è la
lega" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sfida su rom
e Alitalia "Roma in pericolo". "Il nemico è la Lega" Faccia
a faccia a Ballarò. Scintille sulla super-Ici per le case sfitte Il candidato
del Pdl: condono per le multe. Il vice-premier uscente: 26 mila nuove case
GIOVANNA VITALE ROMA - Settanta minuti di botta e risposta serrati, sessanta
dei quali spesi su sicurezza e Alitalia.
Svolta
per la città ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
italiana A Roma serve una svolta sulla sicurezza, perché oggi è una città in
pericolo Noi riteniamo che si possa costruire una cordata italiana. Non si può
svendere Alitalia.
Battute
e accuse, la tv diventa un ring francesco: "adesso parlo io, tesoro"
- alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e
sull'Alitalia ("Ndo' sta 'sta cordata italiana?".) Non occorrono gli
appunti, i numeri, i paragoni con la Milano della Moratti altrettanto afflitta
dalla violenza urbana, le vignette della Padania sul Colosseo trafitto,
raccolte dal portavoce Michele Ansaldi, dai collaboratori Michele Civita e Luca
Petrucci.
Uniti
sulla sicurezza ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
'ndo sta la
cordata? Il tema sicurezza va affrontato uniti. Non è un problema del sindaco
ma del Paese A chi la volete dare l'Alitalia, ai russi? Ma 'ndo sta la cordata
italiana di cui parla il Pdl?.
Rutelli
e Alemanno: scontro su immigrati e sul dramma Alitalia
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
scontro su
immigrati e sul dramma Alitalia Volavano gli avvoltoi, nel crepuscolo del
Palatino. Ma qualcuno ne trasse gli auspici per sistemare un po' di conti in
famiglia, e rimboccarsi le maniche per dare ordine all'assetto cittadino. 2761
anni e un giorno dopo, il destino dell'Urbe è nelle mani di Er Cipria e
Lupomanno, e vedremo se i millenni sono trascorsi invano.
Il
Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ministri ha
approvato il decreto legge che concede un prestito ad Alitalia di 300 milioni
da restituire entro il 31 dicembre. Il finanziamento è stato erogato a tassi di
mercato e dovrebbe garantire la continuità aziendale per le prossime settimane.
Il ministro dell'Economia, Padoa Schioppa, critica Berlusconi: "Volevamo
dare solo 100 milioni, vedremo se Bruxelles solleverà problemi".
Alitalia
incassa 300 milioni ( da "Tempo, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa
compagnia nella bufera Alitalia incassa 300 milioni Il volo di Alitalia verso
Parigi è stato sospeso a causa della nebbia politica che si è alzata a ridosso
delle elezioni. Così l'uscita di scena di Air France-Klm ha spinto il governo
ad aprire i cordoni della borsa, mettendo sul piatto 300 milioni di euro.
ALITALIA,
SALVATAGGIO DA 300 MILIONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ora possibile
la cordata Alitalia, salvataggio da 300 milioni Palazzo Chigi vara il prestito
straordinario con un decreto per ragioni di ordine pubblico Nuovi record per
petrolio, benzina e euro: la moneta unica supera quota 1,60 sul dollaro Il
Consiglio dei ministri ha dato ieri via libera a un prestito-ponte di 300
milioni di euro (da restituire entro il 31 dicembre)
Europa,
Tajani ai Trasporti L'Italia perde l'Immigrazione
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
articolo
seducente in cui ci sono anche le chiavi del futuro dell'Alitalia. Così, da
Tokyo dove si trovava in visita, Barroso ha sentito Berlusconi e Frattini;
insieme hanno chiuso l'intesa, certi di aver fatto quadrare una volta per tutte
lo strano caso del commissario mancante. Non secondo un Prodi preso da "un
profondo disappunto".
Alitalia,
Berlusconi 'Il no di Air France per il veto dei sindacati'
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei sindacati" Il leader
del Pdl: "la gestione di Alitalia passera' attraverso dolorose riduzioni
del personale" Roma, 23 apr. – Secondo le dichiarazioni del leader del Pdl
e futuro premier Silvio Berlusconi rilasciate a Nuova spazio radio, la gestione
di Alitalia da parte dei nuovi acquirenti &
Alitalia,
Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei sindacati"
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei sindacati" Il leader
del Pdl: "la gestione di Alitalia passera' attraverso dolorose riduzioni
del personale" Roma, 23 apr. – Secondo le dichiarazioni del leader del Pdl
e futuro premier Silvio Berlusconi rilasciate a Nuova spazio radio, la gestione
di Alitalia da parte dei nuovi acquirenti &
[FIRMA]RAFFAELLO
MASCI ROMA Come vanno le cose? La situazione qui è come quella del
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è un
grande malato e questi si presentano con i pannicelli caldi. E' solo un
espediente per ritardare un destino che per noi è ormai segnato: la compagnia
va a rotoli, e noi con lei". Un gruppo di ragazze nell'elegante divisa
Alitalia scelgono libri dentro il bookshop dello scalo B, e anche loro vivono
l'uscita di scena di Air France come l'
Sicurezza,
Malpensa ed Expo: la Moratti bussa a Berlusconi
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Qualsiasi
soluzione presa per Alitalia sarà positiva e non può che essere vista in modo
positivo. Diverso è il tema di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una
politica che non attiene ad Alitalia, ma alla sovranità del governo italiano
che deve stabilire la propria politica del trasporto sia passeggeri che
merci".
Ma
l'Ue vuole vederci chiaro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E se un
provvedimento di aiuti ad Alitalia non venisse notificato, qualunque compagnia
aerea concorrente potrebbe fare ricorso ad un tribunale nazionale che a sua
volta potrebbe chiedere l'immediato congelamento o il rimborso
dell'aiuto". Per altro il dossier Alitalia potrebbe finire fra poco sul
tavolo di un commissario europeo italiano: il presidente dell'
Il
Pd teme di perdere anche Roma ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da Alitalia
al flop della legge Bossi-Fini. L'obiettivo è convincere al voto quell'8-10% di
indecisi del centrosinistra, unico modo per conservare la roccaforte Roma e per
non innescare motivi di tensione nel partito. Lo sforzo per Roma spiega la
sordina ai contatti in corso per definire gli assetti del Pd e se,
Segue
conversazione con il segretario cisl
( da "Riformista,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Innanzitutto
qualcuno mi deve spiegare perché quando la Cisl denunciava che i conti di
Alitalia stavano andando a rotoli, ed era ancora amministratore delegato
Giancarlo Cimoli, nessuno mostrò tanta solerzia nell'occuparsi dell'azienda. A
un certo punto, invece, al ministero del Tesoro è iniziato il conto alla
rovescia: Alitalia fallisce domani, tra due ore, è già fallita.
Alitalia
1 ultimo atto di prodi: attacca i sindacati per la fuga di air france
( da "Riformista,
Il" del 23-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
attuale
presidente di Alitalia, Aristide Police, a ispirare il sostanzioso incremento
del prestito: con soli 100 milioni di euro avrebbe chiesto comunque, vista la
gravissima situazione finanziaria di Alitalia, il commissariamento. Il provvedimento
eroga queste somme a condizioni di mercato e con un termine per la restituzione
fissato al 31 dicembre.
Berlusconi:
"Il no di Air France per il veto dei sindacati. Ci saranno dolorose
riduzioni del personale" ( da "Tempo, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La gestione
di Alitalia da parte dei possibili nuovi acquirenti "passerà attraverso
delle dolorose riduzioni del personale, che tuttavia potrà contare sui mezzi
che lo Stato ha per una debita assistenza a chi non avesse più il lavoro in
Alitalia". Lo afferma Silvio Berlusconi a 'Nuova Spazio Radiò ed a 'Radio
Radiò,
Alitalia,
Malpensa e il radicamento sul territorio padano
( da "Opinione,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
2008
Strettamente confidenziale Alitalia, Malpensa e il radicamento sul territorio
padano di Hush Hush Dunque, e alla fine, Cirilo Spinetta "se n'è ghiuto e
tutti soli c'ha lassato". Così alla corte di Re Silvio mi dicono che
l'ottimo Fabrizio Cicchitto, memore di giovanil formazione politica, abbia
commentato, alla maniera del Migliore,
All'altare
con la triplice ( da "Opinione, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
obiettivo della
Lega adesso è fidelizzare il voto dei lavoratori All'altare con la triplice La
prima apertura nei suoi confronti è stata sul caso Alitalia, con Angeletti che
ha appoggiato la sua cordata italiana di Francesco Blasilli Le larghe intese
non si faranno. Troppo divario tra Berlusconi e Veltroni. Non per questo, però,
il Cavaliere sembra voglia rinunciare alla concertazione.
La
novità dei sindacati ( da "Opinione, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il caso
Alitalia anticipa e chiarisce il fenomeno. I sindacati sanno che solo il
dialogo ed il confronto con il governo di Silvio Berlusconi può portare ad una
soluzione della drammatica questione. E non si tirano indietro accogliendo di
buon grado le sollecitazioni in questo senso che vengono loro rivolte dai
massimi dirigenti del centro destra.
Lo
sprint di Alemanno ( da "Opinione, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Quello che
sta succedendo ad Alitalia è un dramma - dice il candidato a sindaco di Roma
del Pd - vorrei che si capisse che per noi a Roma Alitalia è come la Fiat per
Torino". Ma Alemanno, durante un sopralluogo in una discarica abusiva
nella riserva della Marcigliana in cui ha spiegato la ricetta del Pdl per
fronteggiare l'elergenza rifiuti che presto colpirà anche la Capitale,
Cercasi
partner disperatamente ( da "Opinione, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ADDIO DI AIR
FRANCE E LE PROSPETTIVE PER ALITALIA Cercasi partner disperatamente di
Alessandra Mieli Adesso il problema è come togliere le castagne dal fuoco. Il
Governo uscente, si chiamerà fuori e mollerà al vincitore delle elezioni il
dossier Alitalia. In che condizioni? Con un cannello di ossigeno appena
sufficiente a mantenere la compagnia di bandiera in coma vigile.
OGGI
LA PADANIA SCRIVE: "LA LEGA VINCE, AIR FRANCE VOLA VIA". A CHI LA
VOLETE DARE A ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A chi la
volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perchè voi, quando
eravate al governo, avete fatto non una politica industriale ma una divisione
tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la compagnia di bandiera vicina al
fallimento. Ma dove sta la cordata italiana?
Sindacati,
su Alitalia, ribattono 'Responsabilita' di Berlusconi'
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
su Alitalia,
ribattono: "Responsabilita' di Berlusconi" Cgil-Cisl rispondono alle
accuse di questa mattina del Cavaliere che ritratta Roma, 23 Apr.- “Spinetta se
n'è andato perchè Berlusconi era contrario, non per i sindacati”. Con queste
parole il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha risposto alle accuse del
Cavaliere che ha attribuito al &
Milano,
l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Ligresti: "Io ci sto"Pennsylvania, Hillary batte Obama Blog amici Il
blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il
blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio
Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation
il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società
Racconta
anche tu la partita della tua vita
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Ligresti: "Io ci sto"Pennsylvania, Hillary batte Obama Blog amici Il
blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il
blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio
Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation
il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società
L'Expo,
la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Ligresti: "Io ci sto"Pennsylvania, Hillary batte Obama Blog amici Il
blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il
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I
dolori di Walter, Emma e le liste chiuse ma anche no
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
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Quel
programma "stracciato" ma dalla sinistra
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
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Pensioni,
a chi gli aumenti ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
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Imposte
locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
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Dal
nanetto al "piccolo Ciarra"
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
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STIL
NOVO ( da "Stampa, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
come ci è
stato confermato da ultimo dalla vicenda Alitalia. Alla fine dei conti
l'alternativa non è tra protervia della maggioranza e dialogo con l'opposizione
e le parti sociali, ma tra immobilismo e responsabilità politica. Quella stessa
responsabilità che nelle democrazie liberali viene serenamente esercitata dalle
forze che ricevono dagli elettori il mandato a governare.
Paradossi
italiani. Tutti chiedono a Silvio Berlusconi di assumersi le sue responsabilità
per A ( da "Stampa, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
sull'orlo del fallimento - si è sfogato il Professore - se ne occupi lui".
"Hanno dato all'Air France sei mesi per studiare i libri di Alitalia - è
stata la replica del Cavaliere - è giusto che chi vuole intervenire ora abbia
almeno 3-4 settimane per studiarsi i bilanci dell'azienda in cui deve impegnare
dei soldi:
Delta
aumenterà i biglietti del 20% ( da "Stampa, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quelle di
Alitalia, anche altre compagnie aeree incontrano difficoltà, soprattutto per il
caro-carburante. Ieri l'americana Delta Airlines (che sta per fondersi con la
connazionale Northwest, creando l'operatore più grande del mondo) ha annunciato
che per affrontare l'impennata del prezzo del cherosene dovrà rincarare i suoi
biglietti di una quota compresa fra il 15 e il 20 per cento.
Sindacati,
su Alitalia, ribattono: "Responsabilita' di Berlusconi"
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
su Alitalia,
ribattono: "Responsabilita' di Berlusconi" Cgil-Cisl rispondono alle
accuse di questa mattina del Cavaliere che ritratta Roma, 23 Apr.- “Spinetta se
n'è andato perchè Berlusconi era contrario, non per i sindacati”. Con queste
parole il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha risposto alle accuse del
Cavaliere che ha attribuito al &
Immigrazione:
e se avesse ragione Maroni? ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, ma
sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può
essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che
in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti
abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare
sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche.
La
Moratti: "A Silvio chiedo tre cose"
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Qualsiasi
soluzione presa per Alitalia sarà positiva e non può che essere vista in modo
positivo. Diverso è il tema di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una
politica che non attiene ad Alitalia, ma alla sovranità del governo italiano
che deve stabilire la propria politica del trasporto sia passeggeri che
merci".
Morcellini:
Duello tv tra buonismo e studiata aggressività
( da "Tempo,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è stato più
rassicurante e ha fatto bene a parlare del nodo Alitalia, perché la crisi della
compagnia si scaricherà sul nuovo governo nazionale ma anche su quello
cittadino". Però Alemanno è sembrato più grintoso... "Sì. Ma ritengo
sia stato uno sbaglio. Berlusconi ha stravinto anche perché è stato meno
aggressivo che in passato durante la campagna elettorale,
ALITALIA
PRODI SPARA UN PRESTITO DA 300 MLN
( da "Padania,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA
PRODI SPARA UN PRESTITO DA 300 MLN Air France si ritira decretando il
definitivo fallimento della scommessa di Padoa Schioppa e il Governo uscente è
costretto a riprendere in mano in fretta e furia il fascicolo Alitalia.
"Questo dimostra - commenta Andrea Gibelli - che il ventaglio delle
alternative è molto ampio e direi che il dato politico che emerge è proprio
questo.
Respinto
il piano affossa-Malpensa ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Così come il
castello creatosi attorno al caso Alitalia si è sgretolato il giorno dopo la
vittoria delle elezioni nazionali, con i francesi che battono in ritirata e che
rischiano di rimanere solo con i cocci di una compagnia fallita, senza neppure
ottenere il declassamento di chi potrebbe osteggiare il traffico aereo sull
aeroporto parigino.
Alitalia,
iniezione da 300 milioni ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
si fa avanti
aeroflot Alitalia, iniezione da 300 milioni Il Governo vara un prestito a tassi
di mercato. Lo erogherà il Viminale ALESSANDRO MONTANARI Roma - Air France si
ritira decretando il definitivo fallimento della scommessa di Padoa Schioppa e
il Governo uscente è costretto a riprendere in mano in fretta e furia il
fascicolo Alitalia.
<Padoa
Schioppa sbugiardato. Ora è chiaro che non c era una sola alternativa>
( da "Padania,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
vale sia per
il caso sicurezza che per il caso Alitalia". L addio di Air France,
comunque, non è quel che si dice un fulmine a ciel sereno... "Infatti non
capisco di cosa si sorprendono. Nelle scorse settimane Sivlio Berlusconi aveva
parlato molto chiaro, facendo capire ai francesi che il loro piano era
inaccettabile".
Bonomi:
<Con la liberalizzazione dei cieli recuperiamo 435 voli su 886 in un
anno> ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di Alitalia,
ma annuncia che Sea dovrà fare un nuovo piano industriale per colmare "il
vuoto creato dalla condotta di Alitalia". "Malpensa - ha spiegato
Bonomi alla Commissione Garanzia e Controllo della Provincia di Milano - è da
considerare l Aeroporto dell Expo e già prima dell esposizione sarà volano per
attrarre nuovi vettori a riempire lo spazio libero lasciato da Alitalia"
I
colossi nazionali faranno la loro parte
( da "Padania,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma magari di
puntare ad una partnership Air France-Klm-Alitalia. Quinto: chi scrive resta
persuaso del fatto che grandi soggetti strategici come Eni, Enel e Finmeccanica
possano, prima o poi, valutare di loro interesse una partecipazione al
tentativo. Questi giganti hanno profitti che consentono un investimento
importante;
Il
lapsus freudiano di Rutelli: Alitalia è cosa loro. <Se fallisce tragedia per
Roma> ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
cosa loro. "Se fallisce tragedia per Roma" ALESSANDRO MONTANARI Per
far venire alla luce i sepolcri imbiancati della politica italiana occorre un
terremoto. È stato così per Tangentopoli ed oggi succede lo stesso per
Alitalia: tutti sanno le magagne che giacciono sottoterra, ma nessuno si
preoccupa di smuovere le zolle finché una scossa non mette le cose sottosopra.
I
falli di frustrazione della sinistra italiana
( da "Padania,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che può
benissimo essere scisso da quello di Alitalia, come anche una maggiore
sicurezza per tutti i cittadini, che può essere garantita, secondo noi,
mettendo in discussione anche alcuni totem (come le norme comunitarie), sono
questioni rispetto alle quali tutte le forze politiche, di maggioranza e di
opposizione, dovrebbero trovare un modus operandi condiviso.
La
Rai come Alitalia ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La Rai come
Alitalia LISETTA ALBERTI Agrate Brianza Voglio fare la cassandra, ma secondo me
fra un anno o due, ci sarà un altro tormentone perché la Rai farà la fine dell
Alitalia. Gli sprechi, le incongruenze, il numero esagerato di dipendenti
porteranno a questa fine.
I
nostri vessilli sui municipi ( da "Padania, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La Rai come
Alitalia LISETTA ALBERTI Agrate Brianza Voglio fare la cassandra, ma secondo me
fra un anno o due, ci sarà un altro tormentone perché la Rai farà la fine dell
Alitalia. Gli sprechi, le incongruenze, il numero esagerato di dipendenti
porteranno a questa fine.
Berlusconi
annuncia tagli al personale di Alitalia
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia Il
leader del Pdl parla di "dolorosi tagli necessari", ma rassicura
"sull'assistenza dello Stato" Milano, 23 Apr. - Silvio Berlusconi, in
un collegamento con Nuovo Spazio Radio e con Radio Radio, ha affrontato la
questione Alitalia. Il premier in pectore annuncia che in futuro ci dovranno
essere dei tagli: "Ci sarà una dolorosa riduzione del numero degli addetti
di Alitalia.
Altri
300 milioni per Alitalia ( da "Stampa, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
chiesti il
Cavaliere Altri 300 milioni per Alitalia Berlusconi: ora è una sfida personale.
E spunta la Cassa depositi e prestiti Un consistente prestito d'emergenza darà
ossigeno all'Alitalia, dopo la ritirata dell'Air France. Ieri si è riunito il
Consiglio dei ministri del governo uscente, convocato da Prodi, e ha deciso di
concedere 300 milioni di euro alla compagnia di bandiera.
Madonna
brava ma non troppo ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
testimoni di
VallettopoliCordata Alitalia, Ligresti: "Io ci sto"Lecco, l'ombra del
killer: sparita un'altra donna Blog amici Il blog di Ferruccio Gattuso Il blog
di Gaia Il blog di Marinella Venegoni Vocalizzo rotante Siti amici Rockol.it
April
Le
scelte utili per la sinistra Vedo con ritardo, e con meraviglia, che la Stampa
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALDO
TORTORELLA Air France addio Alitalia Air France, addio Alitalia, recitava ieri
il nostro quotidiano. Sogno o durante il periodo pre-elettorale un candidato
premier temeva che l'allora governo, ancora in carica, portasse a termine la
svendita della compagnia aerea italiana di bandiera al peggior offerente?
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica UE attende
dettagli sul prestito. Giovedi' prossimo riunone del
consiglio di amministrazione con i sindacati Alitalia,
Berlusconi: "Me ne occupo io" Prodi:"Troppe interferenze in
campagna elettorale". Padoa-Schioppa:"La soluzione Air France e'
stata fatta tramontare da Berlusconi" Roma, 23 apr. - “Ora di Alitalia me ne occupo io”. Così Silvio Berlusconi ha risposto al senatore
a vita, Francesco Cossiga, che, nel corso di una cena, gli ha chiesto
del futuro della compagnia. Romano Prodi, sulla questione Alitalia,
ha dichiarato: “Le trattative con Air France si sono interrotte a causa di
eccessive interferenze in campagna elettorale e i sindacati hanno opposto
difficoltà: questo è alla base della decisione di Air France di tirarsi fuori
dalla partita Alitalia”. L'onorevole Berlusconi – ha
aggiunto - ha chiesto di provvedere a un prestito ponte più sostanzioso di quel
che avevamo prospettato per avere il tempo di strutturare eventuali soluzioni
alternative”. “La soluzione Air France è stata fatta tramontare da Berlusconi”
ha affermato il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, nella
conferenza stampa al termine del cdm su Alitalia.
“Questo prestito - ha detto il ministro - è un intervento che in circostanze
diverse non si sarebbe fatto. Il governo attuale è in carica per gli affari
correnti e chi presiederà il nuovo governo ha contribuito a far sì che la
soluzione Air France tramontasse, convinto di proporre una soluzione migliore”.
La Commissione Ue, nel frattempo, attende i dettagli sul prestito. Michele
Cercone, portavoce del commissario Ue per i Trasporti, Jacques Barrot, ha
spiegato “è necessario notificare qualunque eventuale intervento finanziario
alla Commissione europea che deve decidere se la misura sia compatibile o meno
con le regole sugli aiuti di Stato, ma ancora non abbiamo i dettagli delle
misure decise dal governo italiano”. Giovedì prossimo, 24 aprile, ci sarà una
riunione del consiglio d'amministrazione di Alitalia
per fare il punto della situazione dopo il ritiro di Air France-Klm e della
decisione del consiglio dei ministri, di un prestito ponte da 300 milioni.
Sempre per giovedì, in mattinata, è in programma un incontro tra le nove sigle
sindacali e i vertici dell'azienda. Valentina Pellegrino.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica UE attende
dettagli sul prestito. Giovedi' prossimo riunone del
consiglio di amministrazione con i sindacati Alitalia,
Berlusconi: "Me ne occupo io" Prodi:"Troppe interferenze in
campagna elettorale". Padoa-Schioppa:"La soluzione Air France e'
stata fatta tramontare da Berlusconi" Roma, 23 apr. - “Ora di Alitalia me ne occupo io”. Così Silvio Berlusconi ha risposto al senatore
a vita, Francesco Cossiga, che, nel corso di una cena, gli ha chiesto
del futuro della compagnia. Romano Prodi, sulla questione Alitalia,
ha dichiarato: “Le trattative con Air France si sono interrotte a causa di
eccessive interferenze in campagna elettorale e i sindacati hanno opposto
difficoltà: questo è alla base della decisione di Air France di tirarsi fuori
dalla partita Alitalia”. L'onorevole Berlusconi – ha
aggiunto - ha chiesto di provvedere a un prestito ponte più sostanzioso di quel
che avevamo prospettato per avere il tempo di strutturare eventuali soluzioni
alternative”. “La soluzione Air France è stata fatta tramontare da Berlusconi”
ha affermato il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, nella
conferenza stampa al termine del cdm su Alitalia.
“Questo prestito - ha detto il ministro - è un intervento che in circostanze
diverse non si sarebbe fatto. Il governo attuale è in carica per gli affari
correnti e chi presiederà il nuovo governo ha contribuito a far sì che la
soluzione Air France tramontasse, convinto di proporre una soluzione migliore”.
La Commissione Ue, nel frattempo, attende i dettagli sul prestito. Michele
Cercone, portavoce del commissario Ue per i Trasporti, Jacques Barrot, ha
spiegato “è necessario notificare qualunque eventuale intervento finanziario
alla Commissione europea che deve decidere se la misura sia compatibile o meno
con le regole sugli aiuti di Stato, ma ancora non abbiamo i dettagli delle
misure decise dal governo italiano”. Giovedì prossimo, 24 aprile, ci sarà una
riunione del consiglio d'amministrazione di Alitalia
per fare il punto della situazione dopo il ritiro di Air France-Klm e della
decisione del consiglio dei ministri, di un prestito ponte da 300 milioni.
Sempre per giovedì, in mattinata, è in programma un incontro tra le nove sigle
sindacali e i vertici dell'azienda. Valentina Pellegrino.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA Trecento milioni di euro. Questo il prestito-ponte varato ieri dal
governo uscente per Alitalia che le permetterà di
sopravvivere almeno fino all'estate. Una somma che in teoria dovrà essere
restituita a tassi di mercato entro fine anno, di fatto un finanziamento che
potrebbe essere censurato da Bruxelles e dai concorrenti: in mancanza di
garanzie bancarie, la compagnia non è in condizione di offrirne altre. La somma
è stata prelevata dai fondi della legge 46/92 per la ricerca e l'innovazione e
motivata con "esigenze di ordine pubblico". "Adesso esistono le
condizioni affinchè chi vuole partecipare ad Alitalia
si faccia avanti e chieda di poter verificare i conti per presentare al più
presto un'offerta impegnativa", ha detto Silvio Berlusconi ai giornalisti
dopo una cena dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. "Il
tutto - ha aggiunto il leader del Pdl - coadiuvato da banche e istituti a
latere, e sicuramente con la partecipazione di aziende del settore ed enti
importanti". Prodi sembrava orientato a mettere a disposizione non più di
150 milioni. Una telefonata con Gianni Letta - e la velata minaccia di
Berlusconi di non convertire il decreto - avrebbero convinto il premier a
raddoppiare la cifra. Prodi conferma e attacca: "La fine della trattativa
con Air France-Klm è tutta colpa delle interferenze della politica e dei
sindacati. Abbiamo alzato l'entità del prestito su esplicita richiesta del
Cavaliere". A Palazzo Chigi c'è comunque chi fa notare che la somma era
quella necessaria a evitare la revoca della licenza Enac e già scritta nel
provvedimento che giaceva da settimane sul tavolo di Tommaso Padoa-Schioppa. La
differenza sostanziale è che il prestito avrebbe dovuto essere attivato solo
per concludere la fusione con Air France-Klm. Padoa-Schioppa, incalzato dai
cronisti per aver derogato al proclama "o vendita o fallimento",
motiva il sì con la "bontà della proposta alternativa" ipotizzata dal
Cavaliere ma i cui dettagli sono tutt'altro che chiari. Poi, sui rischi di
censura Ue, si limita ad un "vedremo". Comunque "si tratta di un
intervento che in circostanze diverse non si sarebbe fatto". A Bruxelles
per ora prevale il realismo: "Attendiamo la notifica". Il governo
entrante sembra aver preparato bene il terreno: un avvicendamento permetterà al
commissario ai Trasporti Jacques Barrot di cedere la poltrona (e la competenza sul caso Alitalia)ad
Antonio Tajani in cambio della delega alla Giustizia lasciata libera del
prossimo ministro degli Esteri Franco Frattini. Da oggi la privatizzazione Alitalia ricomincia dunque da zero. Gli scenari possibili sono molti, con
una certezza: il rinnovato protagonismo di Intesa Sanpaolo, finora messa
nell'angolo dalla determinazione di Prodi e Padoa-Schioppa a chiudere
con Parigi. L'amministratore delegato Corrado Passera ha ancora in mente una
grande compagnia che comprenda Alitalia, Air One e -
nella variante berlusconiana - il contributo di qualche imprenditore italiano:
dai Benetton a Marcellino Gavio, da Salvatore Ligresti al re dell'acciaio Riva.
Una volta risanata, la grande Alitalia potrebbe
ritentare le nozze (questa volta alla pari) con un grande vettore
internazionale. I due indiziati sono sempre gli stessi: Lufthansa (contattata
da Ermolli ma finora fredda) od Air France-Klm che potrebbe riprendere in mano
il dossier. I banchieri milanesi non scommettono sul ritorno di Aeroflot mentre
della partita potrebbe essere il fondo Texas Pacific, da tempo in contatto con
Intesa per rielaborare il piano dell'anno scorso, quando rinunciò alla gara del
governo Prodi. I sindacati, increduli per l'ennesimo aiuto statale, esultano: "Il
prestito dà respiro per una soluzione possibile", fanno sapere Cgil e
Cisl. Gianfranco Fini spegne gli entusiasmi: "La ristrutturazione ci dovrà
essere. E se non si troverà un compratore, si dovrà commissariare". Il
Cavaliere pare sia già alla caccia di un risanatore da mettere alla guida di Alitalia: si parla dell'ex Adr Maurizio Basile, dell'ex
Cirio Mario Resca o del commissario Parmalat Enrico Bondi.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ossigeno fino al 31
dicembre Prodi: più soldi del previsto, l'ha chiesto Berlusconi in primo piano2
politica4 l'inchiesta5 dal mondo6 cronache8 attualità11 liguria12 economia13
marittimo15 cultura e spettacoli17 lettere e rubriche20 commenti21 genova23
lettere e città29 album31 cinema & teatri34 televisione35 la scuola36
sport37 genova sport41 meteo - lotto43 affari44 23/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La moneta unica
europea sfonda quota 1,60 dollari. Petrolio alle stelle (116 biglietti verdi al
barile) e "verde" a 1,413 euro al litro 23/04/2008 roma. Il governo
ha approvato il decreto legge che concede un prestito ad Alitalia di 300 milioni da restituire entro il 31 dicembre. La somma
viene erogata a tassi di mercato e dovrebbe garantire la continuità aziendale
per le prossime settimane. Il premier uscente, Romano Prodi, ha spiegato che la
cifra è stata alzata "su richiesta" di Silvio Berlusconi, al quale
Tommaso Padoa-Schioppa addebita la responsabilità del ritiro di Air France.
Ora la russa Aeroflot fa sapere di "attendere una proposta italiana",
mentre Intesa SanPaolo chiarisce di non avere alcun dossier aperto. Il titolo
della compagnia è stato sospeso dalle contrattazioni di Borsa. lombardi e un
commento di massimo baldini >> 3 e 21 23/04/2008 Burlando chiede garanzie
all'industriale dell'acciaio che ha denunciato 27 operai per i blocchi
stradali. I sindacati: "All'Ilva in pericolo mille posti di lavoro"
23/04/2008 Genova. Di fatto è un ultimatum: se l'industriale dell'acciaio
Emilio Riva non rispetterà l'accordo di programma sull'impianto di Cornigliano,
la Regione Liguria è pronta "a riconsiderare l'assegnazione delle aree in riva
al mare e delle banchine". Denunciando 27 operai (tutti esponenti della
rappresentanza sindacale) e le segreterie genovesi di Fiom, Fim, Uilm e Failms,
con la richiesta di 100 mila euro di danni, Riva ha portato al calor bianco la
tensione intorno all'Ilva. E i sindacati accusano: "Sono in pericolo mille
posti di lavoro". costante e crecchi >> 2 23/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prestito del
governo. Berlusconi: "Ora si può fare la cordata" Roma. Un prestito
di 300 milioni di euro, da rimborsare entro la fine dell'anno. Un Consiglio dei ministri si riunisce d'urgenza e lancia un
salvagente ad Alitalia, abbandonata al suo destino da Air France: arriva così, a tarda
sera, quella soluzione bipartisan per la compagnia di bandiera in crisi chiesta
da Silvio Berlusconi e auspicata da Walter Veltroni. La Lega aveva invece
proposto di passare la mano a un commissario. Silvio Berlusconi in tarda
serata commenta: "Nessun dubbio che ora ci sono le condizioni per poter
mettere in piedi una cordata. Sono assolutamente sereno". I 300 milioni
sono a carico del ministero dello Sviluppo e rappresentano un intervento tampone
(su cui dovrà pronunciarsi Bruxelles) per dare circa tre mesi di ossigeno e
consentire al prossimo governo di trovare uno sbocco alternativo ai francesi.
Il governo aveva pensato a soli 100 milioni ma, come chiarisce Romano Prodi,
Berlusconi ha chiesto di più. E cosìè stato: "Un atto di responsabilità da
parte nostra. L'addio di Air France? Troppe interferenze politiche e troppe
difficoltà con i sindacati", spiega il premier uscente. "Berlusconi
ha fatto tramontare la soluzione di Air France perchéè convinto di averne una
migliore", conferma il ministro Tommaso Tommaso Padoa-Schioppa. Ora c'è il
prestito. Ma è solo una boccata di ossigeno. C'è ancora molta nebbia sulla
rotta di Alitalia perché, dopo la fuga dei francesi,
gli scenari sono molti, confusi, spesso intrecciati tra loro. Non una ma forse
addirittura due sono le cordate italiane, concorrenti tra loro. Aeroflot,
sollecitata da Vladimir Putin, è in attesa di "una proposta ufficiale da
parte italiana". Lufthansa, alla finestra, intanto fa sapere: "Valutiamo
che gli svantaggi superano i vantaggi". British Airwais si tiene a debita
distanza di sicurezza: "Non intendiamo avviare nessuna trattativa".
Corrado Passera, patron di Intesa Sanpaolo, conferma il suo interesse ma tira
il freno: "Davanti a progetti industriali solidi e a eventuali partner
internazionali non ci tiriamo indietro ma ad oggi non c'è nulla sul tavolo. E
c'è anche chi ipotizza un colpo di scena: il ritorno in pista di Air France
dopo l'incontro tra Berlusconi e Nicolas Sarkozy, uno dei primi impegni del
premier in pectore. Ma per ora, come osserva Passera, "non c'è nulla sul
tavolo": la situazione è quindi aperta a tutti gli sviluppi. L'unica
certezza è che restano stretti i tempi per dare all'azienda della Magliana un
assetto, industriale e finanziario, in grado di garantirle un futuro da
compagnia aerea nazionale, come da settimane va proclamando il Cavaliere. In
attesa di incontrare domani i vertici di Alitalia, i
sindacati ora si mostrano molto preoccupati di fronte all'incertezza causata
dall'abbandono da parte dei francesi, messi in fuga anche dal loro mancato ok
al piano di Jean-Cyril Spinetta oltre che dalle incognite politiche del dopo
voto. "A furia di tirare la corda, la corda si è spezzata", spiega il
ministro Pierluigi Bersani, riferendosi sia ai no sindacali al piano Air France
sia ai veti di Berlusconi. "Il tempo ci dirà se la mossa di Air France è
definitiva o solo tattica. Ma intanto un punto fermo è assicurare la continuità
aziendale", afferma il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani.
"Speriamo che si facciano avanti gli imprenditori italiani", afferma
Raffaele Bonanni, leader della Cisl. E' così: il pezzo di corda, alla quale è
attaccata Alitalia, si rivelerà presto corto e
insicuro se la compagnia continuerà a rimanere sull'orlo del baratro, sostenuta
da un prestito contestato da Bruxelles: senza un progetto concreto in grado di
rimetterla in sesto da qui all'estate, la prospettiva è l'arrivo di un
commissario, preceduto dai libri in Tribunale se sarà imboccata la strada della
legge Marzano. La liquidazione sarebbe invece messa in atto direttamente dal
Tribunale se si farà ricorso alla legge Prodi-bis. Con tutto ciò che ne
consegue: i creditori che premono alle porte, gli aerei a terra e la vendita a
pezzi di asset aziendali. Sarebbe l'addio alla compagnia di bandiera così com'è
ora. In ogni caso la decisione sarà presa dal nuovo governo. Anzi, la vicenda Alitalia rischia di essere la prima grana seria (Pier
Ferdinando Casini la definì una "polpetta avvelenata") dopo il
ritorno del Cavaliere a palazzo Chigi. Ed è per questo che Berlusconi punta
ancora sulla soluzione da lui sponsorizzata da tempo: la cordata italiana per
la quale si sta dando da fare il fido Bruno Ermolli. Anzi, di cordate ce ne
sarebbero due. Una, quella che fa capo ad Ermolli, vedrebbe in campo alcuni big
dell'imprenditoria, come Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica, e i
gruppi industriali lombardi, Todini e Marcegaglia. L'altra cordata, appoggiata
da Banca Intesa, vedrebbe come capofila Air One di Carlo Toto e uno dei
partecipanti sarebbe Carlo De Benedetti tramite il suo Fondo slava imprese
M&C. Entrambi gli schieramenti hanno però bisogno di appoggiarsi a un
grande vettore internazionale. Da una parte (Intesa e Toto), si guarda a
Lufthansa, che è già in società con Air One. Dall'altra parte (Ermolli), si
punterebbe invece su Airflot, che è disponibile farsi coinvolgere ma non può
andare oltre il 49 per cento. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it
23/04/2008 ' 23/04/2008 il candidato sindaco del pdPer Roma Alitalia
vale quanto la Fiat a Torino. Se fallisse sarebbe un disastro francesco
rutellicandidato sindaco di Roma 23/04/2008 ' 23/04/2008 il candidatosindaco
PdlSoddisfatti che Air France si sia ritirata. La cordata italiana è l'unica
scelta Gianni alemannocandidato sindaco di Roma 23/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I RISVOLTI NEL MONDO
POLITICO Roma. "E' una tragedia per Roma. Alitalia è per noi
come la Fiat per Torino, e forse di più. Se la compagnia fallisce è un
disastro". In corsa per il Campidoglio, Francesco Rutelli si gioca la
carta Alitalia e non ha torto perché fa effetto il paragone con la Fiat:
l'addio di Air France rischia di trascinare nel baratro lo scalo di Fiumicino
con effetti devastanti per la Capitale. Il suo avversario del Pd, Gianni
Alemanno, tenta di parare il colpo e ribatte: "Siamo soddisfatti che Air
France si sia ritirata. L'unica soluzione è una cordata italiana". Com'era
inevitabile, l'abbandono di Air France cade in picchiata su questo scampolo di
campagna elettorale in vista dei ballottaggi e infiamma lo scontro politico,
nonostante il governo di Romano Prodi ormai agli sgoccioli gestisca la crisi Alitalia tenendosi in strettissimo contatto con Gianni
Letta, il fedele braccio destro di Silvio Berlusconi. Anche il prestito ponte
deciso ieri sera va letto in questo contesto bipartisan. Se le scelte sono
condivise, la polemica è rovente ora che il futuro di Alitalia
diventa ancora più incerto senza i capitali freschi che i francesi erano pronti
a sborsare entro l'estate. I veti politici e i no dei sindacati hanno pesato
sul dietrofront di Jean-Cyril Spinetta che non intende impantanarsi in una
vicenda su cui pesano troppe incognite, soprattutto dopo gli aut aut del
Cavaliere in campagna elettorale. "Un comportamento irresponsabile quello
di Berlusconi, che per fini di propaganda ha messo in fuga l'unico
compratore", attacca il Pd. "La corda si è spezzata e la cordata non
si vede", ironizza il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani. "La
frittata è fatta. E Berlusconi ora deve trovare una soluzione evitando il
fallimento di Alitalia", tuona Antonio Di Pietro.
All'ex pm non va giù la concessione di un prestito ponte: "Non si può
passare di nuovo per le tasche degli italiani. Il prestito è immorale e
illegittimo". La versione del Pdl è, invece, un'altra e coinvolge palazzo
Chigi: "La colpa è del governo che ha fallito e ha portato avanti un
negoziato esclusivo con i francesi, ostacolando cordate alternative", dice
Maurizio Lupi, il responsabile per le Infrastrutture di Fi. Ma anche il Pdl
punta una soluzione industriale, possibilmente affidata a una cordata e a un
vettore internazionale, che consenta di evitare il ricorso a un commissario in
base alla legge Marzano. Uno sbocco che sarebbe un fallimento palese per il
Cavaliere, oltre che per la compagnia. "Il commissario? E' l'ultima
spiaggia", sostiene l'ex commissario europeo Franco Frattini. Ma la Lega
non la pensa così: esulta di fronte alla fuga di Air France e propone di
abbandonare al suo destino l'azienda in crisi, puntando tutto su Malpensa.
"Sono soddisfatto. Air France vuole uccidere Malpensa e questo per noi è
inaccettabile. Non credo che interverranno altre compagnie. Per l'Alitalia l'unica via è il commissariamento", spiega
Roberto Castelli. " La cordata italiana? Non so chi c'è, anzi non so
neanche se c'è", aggiunge Roberto Maroni. M. Lo. 23/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Massimo baldini Il
prossimo presidente del Consiglio comincia a mantenere fede alle promesse fatte
durante la campagna elettorale. All'inizio dello scorso marzo, infatti, Silvio
Berlusconi dichiarò, testualmente, che un Paese deve saper sopportare le
perdite di certe aziende. Prefigurava così molto chiaramente quanto si sta
materializzando in questi giorni: la fine della trattativa tra il governo ed
Air France per il controllo di Alitalia e la
concessione di un "prestito ponte" alla compagnia, in attesa di
trovare una soluzione alternativa. Formalmente si tratta di un prestito, ma si
tratterà con grandissima probabilità di una elargizione a fondo perduto (cioè
un regalo), pare di circa 300 milioni di euro. Ben difficilmente infatti il
futuro acquirente, chiunque sarà, sarebbe disposto a caricarsi sulle spalle
anche questo ulteriore debito. Il prestito ponte sarebbe però una operazione
vietata dalle regole dell'Unione europea contro gli aiuti di Stato. Per
superare questo ostacolo, si sta scegliendo una strada da azzeccagarbugli. Il
finanziamento sarebbe infatti erogato non dal ministero dell'Economia,
operazione che finirebbe per essere stoppata da Bruxelles, ma dal ministero
dell'Interno, con la scusa dei motivi di ordine pubblico: se si fermasse Alitalia non sarebbero più garantiti servizi di trasporto
essenziali per il Paese (anche in vista delle vacanze estive). Da un punto di
vista sostanziale è chiaro che non cambia nulla e che si tratta sempre di un
aiuto di Stato, perché nessuna banca farebbe un prestito del genere ad un
cliente così malmesso. La situazione, è evidente, ha largamente superato il
confine del ridicolo. Negli ultimi 15 anni Alitalia si è già mangiata circa 5 miliardi di euro in
ricapitalizzazioni; adesso si aggiungono altri 300 milioni, che molto
probabilmente non saranno gli ultimi. Ogni famiglia italiana ha così versato in
questi anni ad Alitalia circa 250 euro, comprese quelle, e sono la maggioranza, che non
hanno mai utilizzato la "compagnia di bandiera". Il
finanziamento dovrebbe permettere ad Alitalia di
tirare avanti ancora pochi mesi, sperando che si trovi qualcuno disposto a
salvarla. L'alternativa è il fallimento, che dovrebbe portare alla rinascita di
una compagnia molto più piccola, sempre però con il bisogno di alleati con le
spalle robuste. Il problema di Alitalia non è infatti
di tipo finanziario, ma industriale: non siamo di fronte ad una improvvisa
crisi di liquidità come in questi mesi sta capitando a tante grandi banche
internazionali, ma ad una strutturale incapacità di stare sul mercato con le
proprie gambe. Chiunque voglia acquisire Alitalia,
quindi, dovrà investire un sacco di soldi per rimettere in sesto l'azienda, ad
esempio comprando nuovi aerei e aprendo nuove rotte. Il destino dell'azienda è
quindi segnato: o chiuderà i battenti, oppure finirà tra le braccia di una
grande compagnia estera. Ma come siamo arrivati a questa triste situazione? Le
responsabilità storiche sono di tutte le parti politiche e sindacali, che per
troppo tempo hanno sopportato uno stile di gestione inaccettabile. Negli ultimi
due mesi, però, un ruolo decisivo è stato giocato dal centrodestra e dai
sindacati. Berlusconi e la Lega hanno usato in modo sfacciato il caso Alitalia a fini elettorali, sbandierando la difesa degli
interessi nazionali e il salvataggio di Malpensa. Dopo le tristi vicende delle
scalate bancarie del 2005, che si conclusero con le dimissioni del governatore
della Banca d'Italia Antonio Fazio per i suoi contatti troppo ravvicinati con
alcuni banchieri italiani, chiamati in difesa di Bnl e Antonveneta, pensavamo
che nessuno avrebbe più avuto il coraggio di usare l'argomento dell'interesse
nazionale. L'importante non è il colore della bandiera dell'aereo che gli
italiani usano, ma la qualità del servizio e il prezzo del biglietto. Tutto il
resto è una scusa per raggiungere altri obiettivi, in questo caso tanti voti.
Gli altri grandi responsabili del caos attuale sono i sindacati, che hanno
chiaramente giocato a far fallire la trattativa con i francesi sperando
nell'arrivo di Berlusconi per ottenere qualcosa di più. Del resto è difficile
passare d'un colpo dalla logica della continua richiesta di interventi di
salvataggio a quella della responsabilità e della ricerca di un serio piano di
ristrutturazione. Quello che sconcerta di piùè la superficialità con cui si sta
giocando la partita, senza vere alternative ad Air France sul tappeto. Lo
dimostra il fatto che il "prestito ponte" deciso ieri vale il doppio
della cifra di cui si parlava fino al giorno prima, segno che il futuro governo
vuole più tempo per cercare una soluzione, che oggi non si vede proprio.
Aeroflot è molto più piccola e inefficiente di Air France, e Lufthansa aveva
proposto un piano ancora più severo di quello francese. L'idea della cordata
italiana autonoma non è praticabile: sarebbe comunque destinata a diventare,
nella migliore delle ipotesi, solo una semplice socia di minoranza di un grande
player straniero. Gli investimenti di cui Alitalia ha
oggi bisogno sono troppo ingenti e complessi per soci di tipo solo finanziario.
Gli imprenditori italiani che dovessero decidere di partecipare alla cordata lo
farebbero soprattutto per poter poi ottenere in cambio qualche favore dal
governo. Il futuro ministro dell'economia Tremonti ci ha già ampiamente
avvertiti che, vista la crisi del capitalismo globale, c'è bisogno di più Stato
e meno mercato. Forse dovremo abituarci a vedere molte altre operazioni come
quella in corso su Alitalia. 23/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
tavolo vuoto del cavaliere MASSIMO RIVA Dalle tasche degli italiani, già pesantemente
prosciugate dal dissesto senza fine di Alitalia, vengono ora
prelevati altri 300 milioni ? dovevano essere 150, ma è stato Berlusconi a
chiederne il doppio ? per quello che soltanto con cinica ipocrisia può essere
chiamato un prestito-ponte. SEGUE A PAGINA 37.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La decisione del
governo dopo l'abbandono della compagnia francese. L'euro arriva a 1,60 sul
dollaro. Il petrolio a quota 119 Alitalia, un aiuto
da 300 milioni Prodi: "Chiesti da Berlusconi. Su Air France inaccettabili
interferenze" ROMA - Il governo ha varato un prestito di 300 milioni per
permettere la sopravvivenza di Alitalia fino a quando si troverà
una soluzione definitiva per la compagnia aerea. "è un atto di
grande responsabilità" ha dichiarato il premier Prodi, che ha aggiunto:
"Berlusconi mi ha chiesto un prestito più sostanzioso di quello previsto
per avere più tempo. Ma sulla trattativa con Air France ci sono state
interferenze inaccettabili". Intanto, l'euro tocca quota 1,60 sul dollaro
e il petrolio sfonda il tetto dei 119 dollari al barile. CILLIS, FONTANAROSA,
IEZZI LIVINI E PICOZZA ALLE PAGINE 2, 3, 4 E 26.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ue, l'Italia perde
la Giustizia dopo Frattini toccherà alla Francia Barroso: a Roma la commissione
Trasporti. Prodi protesta Parigi da tempo aveva messo gli occhi sul portafoglio
per cui era in corsa Tajani ANDREA BONANNI DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - L'Italia
perde il portafoglio europeo della Giustizia e dell'immigrazione, che passa al
francese Jacques Barrot. E' questo il primo risultato dell'avvicendamento di
governo, con il ritorno a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi e della Lega. In
cambio, il commissario italiano che prenderà il posto di Franco Frattini,
chiamato al ministero degli Esteri, avrà la competenza sui Trasporti. Si tratta
di un portafoglio di peso e strategicamente interessante
per un governo che dovrà affrontare la crisi di Alitalia, i ritardi
della Tav e che vuole rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto. Ma certo
è una poltrona politicamente meno delicata e meno prestigiosa di quella finora
ricoperto dal vicepresidente italiano e sulla quale non a caso la Francia aveva
da tempo messo gli occhi. Dopo aver constatato che Berlusconi si
rifiutava di accettare a Bruxelles una nomina bipartisan, come suggerito dal
governo uscente, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, si deve
essere chiesto se fosse possibile proporre come responsabile della giustizia
europea il fiduciario di un governo il cui leader definisce "eroe" un
mafioso condannato all'ergastolo, chiede esami psichiatrici per i magistrati
inquirenti, e dove la Lega, che vuole rivedere le norme sulla libera circolazione
delle persone, avrà un ruolo determinante. Barroso sa che il sostituto di
Frattini dovrà sottoporsi alle audizioni del Parlamento europeo. Non dimentica
la figuraccia già fatta per colpa di Berlusconi al momento della bocciatura di
Rocco Buttiglione. Ed evidentemente non ha voglia di prendere altri rischi. La
designazione di un italiano come responsabile dei Trasporti dovrebbe risultare
politicamente meno controversa. Mentre la nomina di Jacques Barrot, che già
deteneva ad interim le competenze di Frattini dopo che questi si era congelato
dall'incarico per partecipare alla campagna elettorale, consente secondo la
Commissione di "assicurare pienamente la coerenza e l'efficienza nel
settore sensibile e complesso della Giustizia, libertà e sicurezza". Una implicita
ammissione che il commissario eventualmente designato da Berlusconi non avrebbe
dato le stesse garanzie. Il cambio della guardia tra il portafoglio francese e
quello italiano permette inoltre a Barroso di soddisfare le ambizioni di
Parigi. Già ai tempi della formazione della Commissione, l'Eliseo aveva
brontolato ritenendo che quello dei Trasporti non fosse un incarico di
prestigio adeguato al rango della Francia. Ora poi che Sarkozy si prepara ad
assumere a luglio la guida semestrale dell'Ue e che vuol fare della Giustizia
uno dei cavalli di battaglia della presidenza francese, avere un riferimento
diretto in Commissione può rivelarsi particolarmente utile. E Barroso, che
aspira ad essere riconfermato nell'incarico a fine anno, ha colto al volo l'occasione
che gli consente in un colpo solo di far contento Sarkozy e di togliere
Berlusconi dall'imbarazzo di una possibile nuova bocciatura parlamentare.
Romano Prodi ha duramente protestato per lo scambio di portafogli, reso noto
ieri mattina dopo una telefonata di Barroso a Berlusconi, ricordando che
"le decisioni in materia vanno sempre prese in consultazione con il
governo in carica nel paese membro considerato". In teoria, ha
perfettamente ragione. Lo stesso Gianfranco Fini lo ha riconosciuto. Non c'è
dubbio che Barroso, pur avvalendosi delle prerogative che gli sono attribuite
dai Trattati, gli abbia fatto uno sgarbo. In pratica però l'avvicendamento in
Commissione dovrebbe avvenire dopo le dimissioni di Frattini. E queste
arriveranno solo al momento dell'insediamento del nuovo governo, proprio per
consentire a Berlusconi di mandare a Bruxelles un uomo di sua completa e
assoluta fiducia evitando una nomina bipartisan. Al momento il candidato
commissario che quasi certamente sarà indicato da Palazzo Chigi è Antonio
Tajani, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo. Su una
sua nomina al delicato portafoglio della Giustizia gli eurodeputati liberali,
verdi e dell'estrema sinistra avevano espresso forti perplessità. Il
ridimensionamento all'incarico di responsabile dei Trasporti manda al
Parlamento un segnale che le sue inquietudini sono state prese in
considerazione e spiana la strada ad una audizione meno ostile. Questa dovrebbe
essere facilitata anche dal fatto che tra il gruppo socialista e quello dei
popolari, di cui Tajani è un esponente, si sta stringendo un accordo per la
spartizione delle cariche nella prossima legislatura. A presiedere il
Parlamento per la prima metà del mandato dovrebbe essere eletto il tedesco
Martin Schultz, ora presidente del gruppo socialista. Sì, proprio lui: quello a
cui Berlusconi diede del kapò nazista.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il ministro
dell'Economia in pectore risponde al personale di bordo del volo Linate-Roma.
Clima plumbeo a Fiumicino Tremonti e la hostess: anch'io sarei disperato CARLO
PICOZZA ROMA - "Al posto vostro, sarei disperato anch'io: le condizioni di
Alitalia sono davvero critiche". Imbarcato a
Linate sul volo delle 14 per Roma-Fiumicino, il ministro dell'Economia in
pectore, Giulio Tremonti, a diecimila metri di quota si intrattiene con una
hostess a parlare del "futuro incerto" della compagnia italiana.
Sotto scorrono prima Genova poi Pisa e, sulla destra, lontane, le isole
toscane, il Giglio, l'Elba. Il giorno dopo il ritiro da parte di Air
France-Klm, dell'offerta di acquisto di Alitalia,
l'assistente di volo, vince la ritrosia: "Mi raccomando, onorevole, ci
pensi lei", esorta. "Per ora, non posso fare nulla", replica
Tremonti, "non sono ancora ministro. Se ne parlerà dopo l'insediamento del
governo". "Siamo disperati", incalza la hostess, "si
adoperi per le migliaia di famiglie con un destino appeso alle sorti dell'Alitalia". "Fate bene a preoccuparvi, la
situazione è molto complicata, sarei disperato anch'io. Vedremo...".
Accompagnato da due collaboratori, Tremonti si era imbarcato per ultimo.
Completo grigio, camicia bianca, senza cravatta, aveva raggiunto la prima fila
di destra. Sulla pista di Linate, prima del decollo, l'avvio della
conversazione. Poi, in quota, altre battute. Intanto, nello scalo di Fiumicino
gli altri lavoratori sono attraversati dalle stesse paure. Si respira un'aria
pesante davanti al Centro equipaggi e tra quanti escono dalla mensa aziendale.
"Pensavamo che con il Piano di Air France, noi della "Pianificazione
voli" ci saremmo salvati", commenta Alessandro Antonini. "Ora
anche il nostro è un settore senza tutele, un'oasi finta, con il rischio del
fallimento e le promesse elettorali al vento. Dopo la scomparsa di un
interlocutore affidabile, restano solo le sortite propagandistiche sulla
cordata italiana". "è dal '94", aggiunge Massimo Celletti
(Officina motori), "che Alitalia è dentro profondi
processi di ristrutturazione con espulsione di personale, esternalizzazioni,
ricorso alla cassa integrazione, riduzioni di salario. Dopo 14 anni di
sacrifici e preoccupazioni, davanti a noi c'è solo l'ombra del
commissariamento. Ma non continueremo a subire inerti, ci batteremo come hanno
fatto dieci anni fa i nostri colleghi di Air France". "Con le risorse
disponibili abbiamo solo un mese di vita", dice Andrea
Aronica (Alitalia express, società per i voli regionali). "Il tempo per noi
non è galantuomo: bisogna trovare una soluzione in fretta". Lo steward
Sergio Baggetto è in Alitalia da 21 anni: "Sottoposti da mesi a una sauna finlandese, con
acqua calda e fredda alternata, ora siamo arrivati a dosi massicce di
ghiaccio".
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Boccata d'ossigeno all'Alitalia arriva un
prestito da 300 milioni "Per l'ordine pubblico". Padoa-Schioppa:
cifra chiesta da Berlusconi Le misure Alla Ue il caso nelle mani di Tajani,
possibile commissario ai Trasporti LUCIO CILLIS ROMA - Trecento milioni per
tirare avanti qualche mese e superare la crisi. Il Consiglio dei ministri ha dato
il via libera al prestito che rallenterà il crollo di Alitalia,
dopo l'addio di Air France-Klm caduto come un fulmine sulla testa di 18mila
dipendenti fino a pochi giorni fa quasi certi di poter indossare la divisa del
vettore transalpino. La somma, da rimborsare entro fine anno, secondo quanto
affermato da un Romano Prodi scuro in volto al termine del plenum dei ministri,
"corrisponde a quanto richiesto da Silvio Berlusconi". Una cifra più
alta dei 150-200 milioni preventivati e messi a disposizione attingendo al
"Fondo rotativo per la ricerca e l'innovazione" gestito dal ministero
dello Sviluppo economico istituito dalla legge 46 del 1992. Il prestito sarà
attuato tramite un decreto legge "recante misure urgenti per assicurare il
pubblico servizio di trasporto aereo". Un provvedimento, che nel
comunicato di Palazzo Chigi "è volto a garantire, per il tempo
strettamente necessario, un servizio pubblico essenziale al fine di evitare
l'interruzione della continuità territoriale e problemi di ordine
pubblico". Una boccata d'ossigeno nel mare delle perdite della compagnia
che solo nei primi tre mesi dell'anno ha bruciato circa 3 milioni di euro al
giorno. L'iniezione di denaro fresco servirà per superare l'emergenza ed il
commissariamento, prima di procedere sulla strada dei nuovi possibili
acquirenti più volte evocati dal Cavaliere: la cordata italiana, Air One,
Aeroflot senza escludere un possibile rientro in gioco di Air France al termine
di una prevedibile quanto pesante riorganizzazione di Alitalia.
E il cerino ora passa nelle mani del governo che sarà guidato da Silvio
Berlusconi. Il ministro uscente dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ha più
volte sottolineato "la fiducia nell'impegno di chi governerà". "Dubito
che possa essere presa una posizione così solenne e ripetuta - ha detto
riferendosi a Berlusconi - senza avere la certezza di poter tradurla nei fatti.
Se così è, il valore dell'azienda, dei posti lavoro, degli aerei sono meglio
salvaguardati che non in una procedura straordinaria: finché c'è questa
prospettiva non si deve entrare in questo tipo di iter distruttivo". Il
prestito ha ridato qualche speranza ai sindacati, ancora sotto choc dopo la
ritirata di Air France-Klm. Un nuovo incontro tra i lavoratori e la compagnia è
previsto per domani, subito dopo un cda che dovrà fare il punto sull'abbandono
dei francesi e l'arrivo delle nuove risorsa. Qualche spiraglio in più viene
anche da Bruxelles, dove il dossier della compagnia viene seguito con estrema
attenzione: il caso Alitalia, infatti, fra pochi
giorni potrebbe finire sul tavolo di un commissario europeo italiano. Il
presidente dell'esecutivo europeo, Josè Manuel Barroso, ha infatti deciso che
nel momento in cui Frattini si dimetterà dalla Commissione per entrare nel
governo Berlusconi, il suo incarico su giustizia, libertà e sicurezza sarà
affidato a Barrot. Allo stesso tempo il nuovo commissario indicato dal governo
italiano al posto di Frattini (forse Antonio Tajani) andrà ad occupare la
poltrona strategica di commissario ai Trasporti.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Rutelli:
l'addio di Air France una tragedia per Roma Scambio di accuse tra i partiti
Prodi: colpa di sindacati e Pdl ALDO FONTANAROSA ROMA - Ora che Air France si
chiama fuori, Prodi spiega così il finale della storia: "Ci sono state
interferenze in campagna elettorale. Eccessive. E poi i sindacati: le molte
difficoltà frapposte all'accordo sono alla base della decisione francese".
Adesso il governo uscente porta a 300 milioni il salvagente economico per la
compagnia. Accontenta così Silvio Berlusconi che chiede tempo per trovare vie
alternative. Interferenze, le chiama Prodi. Invece Veltroni parla di azioni
irresponsabili. "Prima l'annuncio di cordate inesistenti, poi l'ostilità
verso Air France solo perché straniera, poi l'annuncio di un accordo con
Aeroflot, come se questa non fosse straniera". Conclude Veltroni:
"Spero che Lufthansa riprenda il discorso con Alitalia
per una partnership. Bisogna garantire i posti di lavoro, Fiumicino e anche
Malpensa". Azioni irresponsabili, dice Veltroni. Per Francesco Rutelli è
puro "terrorismo. Ne hanno fatto parecchio in questa storia ed ora Roma
rischia una vera tragedia. Se Alitalia fallisce,
migliaia di persone vanno per strada. Per noi questa azienda è come la Fiat per
Torino. Forse di più". Ma prima ancora del fallimento, un'altra tappa può
attendere Alitalia: il commissariamento. Il leghista Castelli ne parla come di una
possibilità concreta (a La7). Il ministro uscente Bersani chiede di
evitarla: "Crea condizioni comunque serie. Prima di arrivarci, conviene
cercare tutte le possibili alternative". "Il commissariamento di Alitalia è l'ultima spiaggia", precisa allora Franco
Frattini, possibile nuovo ministero degli Esteri, "le aperture di gruppi
bancari come Intesa e l'interesse manifestato da Aeroflot dimostrano che Alitalia ha un futuro, alla sola condizione che non se ne
mortifichi l'italianità". Ma questa fase, aggiunge Gianfranco Fini,
"andrà gestita con nuovi vertici aziendali. Una volta trovato un
compratore, sarà inevitabile ridimensionare il personale", precisa
"perché l'alternativa sarebbe avere 18 mila persone in mezzo alla strada
nel caso, disastroso, di un fallimento".
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La Lega
vuole la liquidazione ma ora il Cavaliere prende tempo Il capo del Pdl: bene il
governo, anche se non poteva fare altro Anche Walter Veltroni ha giocato un
ruolo per far abbandonare la via della intrasigenza per quella della
responsabilità I dubbi della Ue: la motivazione per giustificare i fondi non ha
precedenti in Europa, comunque serve il nostro via libera LUCA IEZZI CLAUDIO
TITO ROMA -"Solo senso di responsabilità". Lo ripetono tutti ministri
subito dopo i consiglio in cui si è consumato uno strano "miracolo"
targato Silvio Berlusconi. Il premier in pectore ottiene
esattamente quello che chiede: 300 milioni per dare qualche mese ad Alitalia e ai suoi uomini alla ricerca della sua soluzione. La richiesta,
arrivata durante il consiglio dei ministri attraverso il canale Gianni
Letta-Enrico Letta, solo qualche ora prima era considerata irricevibile.
"Prodi si è comportato bene. Quel decreto per noi adesso è positivo.
Ma era il minimo che potessero fare", ha poi confidato ai suoi il
Cavaliere. A suo giudizio, infatti, si tratta del primo passo "per fare
una due diligence e quindi realizzare un piano industriale. Abbiamo 6 mesi di
tempo. E le alternative per dare una nuova guida ci sono. Lo vedrete". Il
decreto portato a Palazzo Chigi dal ministro dell'Economia Tommaso
Padoa-Schioppa prevedeva soli 100 milioni di euro e rispondeva ad una logica
precisa, dare alla nuova maggioranza il tempo necessario ad assumere il potere,
non di più. Un modo per costringere il Cavaliere a mostrare subito l'eventuale
piano alternativo ad Air France. Anche perché la "diplomazia" del Pdl
aveva prospettato persino una soluzione drastica: procedere immediatamente al
commissariamento della società. Berlusconi ha sperato persino di potersi così
trovare tra due settimane con le mani libere e offrendo agli eventuali
"compratori" una azienda alleggerita sul versante del personale. Il
tutto facendo ricadere la responsabilità del commissariamento su Prodi. Non
solo. La "grana" Alitalia sta rapidamente
trasformando nel primo scontro all'interno della nuova maggioranza. E già,
perché la Lega l'altro ieri ha fatto pervenire a Berlusconi un messaggio
piuttosto netto: "A questo punto non vale più la pena salvare la compagnia
di bandiera. Su Malpensa ce la caveremo da soli, meglio lasciare che Alitalia fallisca". La parola "fallimento",
però, fa drizzare i capelli al Cavaliere. Che non vuole presentarsi in
Parlamento con un primo clamoroso insuccesso. Conscio che il decreto di ieri
entro due mesi dovrà essere la sua maggioranza ad approvarlo. Senza il
commissariamento, allora, a Via del Plebiscito hanno chiesto tempo per
organizzare una cordata che per ora non si è costituita. "Daremo una cifra
limitata - spiegava invece prima della riunione il ministro per lo Sviluppo
Economico Pierluigi Bersani - quello che è necessario a finanziare in modo tale
da non portare l'ex compagnia di bandiera al di fuori delle regole
europee". E quella posizione era a sua volta una mediazione tra chi come,
il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro era contrario anche a questa
ultima iniezione di fondi: "Non si devono prendere i soldi dalle tasche
degli italiani". I due ministri tra l'altro concordano sul fatto che persa
Air France, chiunque arriverà dopo metterà meno denaro e chiederà più
sacrifici. "Nessun prestito-ponte" era la linea, ma finanziamento
straordinario concesso attraverso un decreto o del ministero dell'Interno e
della presidenza del Consiglio per sottolineare l'eccezionalità della
situazione. Un ruolo nella scelta dell'abbandono della via dell'intrasigenza
per quella della responsabilità l'ha avuta anche Walter Veltroni, preoccupato
pure del prossimo ballottaggio tra Rutelli e Alemanno: "Mi auguro che il
governo possa fare un prestito ponte per evitare la crisi, ne ho parlato anche
con Prodi" ha dichiarato a Cdm in corso. Ma dire che la richiesta di
Berlusconi sia stata accolta in un clima di piena collaborazione bipartisan
sarebbe assolutamente sbagliato. Chi lo ha sentito descriveva Prodi furibondo:
"Hanno messo nel cestino l'unica cosa buona che avevamo", si è
sfogato il presidente del consiglio uscente. E lo stesso ministro dell'Economia
parla del Cavaliere senza citarlo: "La persona che probabilmente
presiederà il governo, ha contribuito a far sì che la soluzione Air France
tramontasse, perché convinto di poterne proporre una migliore. Con questo
prestito abbiano dato una possibilità alla soluzione che autorevolissimamente è
stata data come sicura". Ironia della sorte sarà proprio il ministero di
uno dei più scettici, Bersani, a concedere quei 300 milioni dal fondo rotativo
per la ricerca e l'innovazione nelle imprese. Da adesso l'ostacolo si chiama
Bruxelles che informalmente ha già fatto sapere che "I fondi non potranno
essere sbloccati comunque prima del nostro via libera. Ci vorrà qualche
settimana". Inoltre fonti Ue annunciano "uno scrutinio severo, visto
che la motivazione dell'ordine pubblico per giustificare un finanziamento non
ha precedenti in Europa". Ma subito dopo, il nodo si ripresenterà in ogni
caso sul tavolo del nuovo governo. Berlusconi, insieme a Bruno Ermolli, stanno
provando a mettere insieme un gruppo di imprenditori per rilevare la compagnia.
E nel frattempo ha riallacciato i contatti con il vertice di Banca Intesa.
Nelle ultime ore, infatti, il premier in pectore ha di nuovo accennato ai buoni
rapporti con l'Ad, Corrado Passera, e alla disponibilità del gruppo bancario di
concedere un prestito - con i tassi di interesse di mercato - ben più ampio di
quello approvato ieri dal consiglio dei ministri.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
C aro Augias, è elegante da parte di Air France imputare la rinuncia ad Alitalia all'aumento del greggio. Ma lei cosa farebbe se in una
trattativa sindacale difficile ma non priva di soluzioni, andasse al governo il
'Partito di Malpensa'? E con il nuovo Presidente del Consiglio non ancora
insediato che si muove pubblicamente per esplorare la disponibilità di cordate
alternative? Erano già molti in Francia a dire che riportare in attivo
l'Alitalia sarebbe stato difficile. Ma se oltre ai
sindacati c'è tutto il nuovo governo che rema contro, la scelta era
inevitabile. Lawrence Mc Cormick l.mccormick@kpr-key.it E gregio Augias, la
trattativa con Air France si sarebbe potuta concludere se Berlusconi non si
fosse messo di traverso per motivi elettorali promettendo una cordata italiana.
Adesso il cavaliere che ha giocato gli interessi nazionali per i suoi interessi
elettorali faccia uscire i capitani coraggiosi, se davvero ci sono. Per i
sindacati, poi, questo è il coronamento di una politica corporativa e
assistenzialista. Ezio Pelino fab.pelino@tiscalinet.it P er stupide ragioni
sentimentali la vicenda Alitalia mi addolora come se
fosse una faccenda di famiglia. A quelli della mia generazione è capitato di
diventare adulti insieme alla compagnia di bandiera, anzi di più, di ritrovare
in quegli aerei, nel personale impeccabile, nella bravura dei piloti, un po' di
quell'orgoglio nazionale che dopo le rovine del fascismo e della guerra era
andato a farsi benedire. Comunque si concluda la storia, quella cosa è finita,
non ci sarà più. Leggo le dichiarazioni dei sindacalisti, coautori del
disastro, frasi altere dove s'invocano 'soluzioni diverse', mai però una parola
per spiegare il loro comportamento irresponsabile. Forse pensavano di trattare
con un vecchio ministro democristiano delle Partecipazioni Statali. Non s'erano
resi conto di come stavano le cose. A meno che certe resistenze inspiegabili
non fossero altrimenti motivate. Leggo le nebbie di sbarramento sollevate da
gran parte della stampa, imponenti nuvole di fumo per nascondere le
responsabilità, ma chiamiamola pure incoscienza, dell'uomo che ha agitato
salvezze illusorie: la cordata fantasma, i figli come salvatori, l'amico Putin.
Che ha barattato la rovina della compagnia per una più stretta alleanza con la
Lega e la sua difesa di Malpensa. Ci siamo giocati la compagnia di bandiera in
una sfida all'antica italiana: Fiumicino contro Malpensa, come si faceva ai
tempi di Pisa contro Firenze, Guelfi contro Ghibellini. L'unico che esce a
schiena dritta da questa costosissima farsa è Tommaso Padoa-Schioppa. Il solo
che abbia detto dove stavamo andando a parare. Non l'ha ascoltato nessuno.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
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Commenti L' Amaca La storia della fantomatica "cordata italiana"
che avrebbe dovuto salvare Alitalia, ed è servita solo a
disgustare Air France e accelerare l'agonia della nostra compagnia di bandiera,
è più ridicola o più ripugnante? è il quesito che spesso, anzi quasi sempre ci
tocca affrontare (e vedrete nei prossimi cinque anni?.), essendo lo
spirito nazionale così pervaso di commedia da occultare pericolosamente la
tragedia. Quell'annuncio elettorale di Berlusconi, tutto Patria e Famiglia, con
figli e amici che sventolando il tricolore e banconote di grosso taglio
sarebbero accorsi a salvare "l'italianità" di Alitalia,
era per metà turbativa di mercato (inaudita da parte di un candidato premier),
per metà puro Totò e Peppino. Una millanteria da vicolo, con i panni stesi e le
donne che si affacciano a strillare "bravo, signo', dicintecello vuie, ai
franciosi, che non teniamo bisogno di loro!". Pellicola in bianco e nero,
ovvio. è che, evidentemente, anche Milano, con tutta la sua burbanza da
capitale degli affari e metropoli europea, è napoletana quanto basta per
inventarsi battute come questa qui. Che già a sentirla dire, appena
pronunciata, odorava di arte di arrangiarsi, e di vecchio cinema divertente. Ma
gli elettori di Berlusconi, al cinema, ci vanno mai?.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
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Commenti IL TAVOLO
VUOTO DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ponte verso che cosa, infatti?
Di certo non verso la soluzione dei guai della disastrata compagnia. L'unica
strada realmente aperta al riguardo, quella di Air France, è stata chiusa da
Parigi con un comunicato che gronda irritazione e disprezzo per il teatrino
politico-sindacale italiano. Per il resto all'orizzonte non vi è niente altro
di concreto: nell'aria c'è sempre il fantasma di un'iniziativa patriottica, ma
la sua sostanza è solo quella delle parole di chi evoca cordate
imprenditorial-bancarie al momento del tutto latitanti. Tanto che lo stesso
Corrado Passera ? amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, la banca indicata
dai sedicenti salvatori come il pilastro finanziario dell'operazione nazionale
? ha liquidato ogni fantasticheria in proposito con parole eloquenti e lapidarie:
"Oggi sul tavolo non c'è niente". E allora, ponte verso che cosa? La
risposta è amara: ragioni politiche assai prima che finanziarie sono
all'origine di questo prestito. La cui finalità principale, infatti, è quella
di tenere la testa di Alitalia fuori
dall'acqua per il tempo necessario al passaggio di consegne fra il governo di
Romano Prodi e quello di Silvio Berlusconi. Su questo punto davvero non vi
possono essere dubbi dato che ieri è stato il portavoce ufficiale del Cavaliere
a sollecitare il decreto, bollando come "condotta irresponsabile"
un'eventuale scelta diversa da parte del governo ancora in carica. Al
quale non è rimasto altro che fare quello che gli veniva richiesto. In altre
parole: se per la forma il decreto reca la firma del premier uscente, il suo
vero proponente e responsabile si chiama Silvio Berlusconi. Altro, dunque, che
la promessa di non mettere le mani nelle tasche degli italiani: al Cavaliere è
riuscito in proposito un vero capolavoro acrobatico, quello di smentire se stesso
perfino in anticipo sul suo ingresso a Palazzo Chigi. Come, in fondo, era
scritto che avvenisse visto che proprio Berlusconi in prima persona ha fatto il
possibile e l'impossibile, nel corso della recente campagna elettorale, per
chiudere l'unica strada aperta, quella della trattativa con Air France.
Dapprima si è avvolto nel tricolore demonizzando l'accordo con Parigi come una
colonizzazione dell'Italia che il suo futuro governo non avrebbe mai potuto
accettare. Poi si è spinto, con qualche eccesso di tracotanza, a rievocare la
sua prima e non proprio limpida battaglia contro Prodi ai tempi dell'operazione
Sme. Infine, sotto la spinta pressante del trio Bossi-Formigoni-Moratti, si è
prodigato nel difendere gli interessi di quella Malpensa che è stata l'ultima
esiziale sanguisuga del bilancio Alitalia. Non pago di
aver così turbato pesantemente i corsi di Borsa del titolo e la trattativa in
atto coi francesi, il Cavaliere ha lanciato nell'aria l'amo di una cordata
italiana, al quale le corporazioni sindacali del settore si sono aggrappati con
la disperata spregiudicatezza di chi è disposto a tutto pur di evitare la resa
dei conti con la lunga catena di errori commessi in anni e anni di follie. Ora,
una volta ottenuto l'ampio successo elettorale che si sa, Berlusconi non ha
fatto altro che rincarare la dose della sua offensiva contro Air France. Da un
lato, ha proclamato che l'accordo coi francesi si poteva fare ma soltanto a
condizioni di pari dignità: belle parole da comizio, ma che suonano del tutto
comiche nel caso specifico di negoziato fra un'azienda ormai provinciale e
moribonda e un'altra che macina profitti sui mercati di tutto il mondo.
Dall'altro lato, ha scelto la sontuosa cornice della sua villa in Sardegna per
un ennesimo colpo di teatro: la richiesta al suo grande amico, Vladimir Putin,
di tenergli bordone nel prospettare l'entrata in scena niente meno che della
russa Aeroflot come alternativa all'accordo coi francesi. Così disinvoltamente
trascurando anche il piccolo particolare che l'ingresso di un'azienda di uno
Stato extra-comunitario comporterebbe per Alitalia la
tragedia finale della perdita dei diritti di volo non solo nelle rotte interne
all'Unione, ma anche in quelle intercontinentali. In queste condizioni il
ritiro dei francesi dalla partita era il minimo che ci si potesse attendere da
chi è abituato a stare sul mercato in base alle regole più elementari del
medesimo. Su questo punto critico Silvio Berlusconi ha giocato le sue carte ed
ha avuto una volta di più successo, mettendo in campo una determinazione
spudorata e a tratti feroce. Tanto spudorata e feroce da infilare le mani nelle
tasche degli italiani a pochi giorni dalla chiusura di una campagna elettorale
nella quale si era sbattezzato a proclamare che non l'avrebbe mai fatto. Se il
buon governo si vede dal mattino.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Alitalia, trecento milioni per volare Il governo
vara il superprestito. Prodi: "L'ha chiesto Berlusconi" --> Il
governo vara il superprestito. Prodi: "L'ha chiesto Berlusconi" ROMA
Su richiesta di Berlusconi, Romano Prodi dà l'ok al prestito ponte per
garantire un po' di ossigeno alla compagnia di bandiera e far gestire la fase
di transizione al nuovo governo. Il premier uscente non perde però occasione
per attaccare il Cavaliere a testa bassa per il fallimento della trattativa con
Air France. Secondo Prodi il no di AF è tutta colpa "dell'interferenza
eccessivà della politica, oltre che delle "difficoltà frapposte" dai
sindacati. Non solo. La somma che è lievitata da
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Ora si attende la scelta del nuovo premier sul futuro della compagnia I
sindacati: "Era doveroso" Ora si attende la scelta del nuovo premier
sul futuro della compagnia --> ROMA Soddisfazione dei sindacati per la
decisione del governo su Alitalia: "Il prestito -
dice il segretario generale della Filt-Cgil Fabrizio Solari - dà respiro per
una soluzione possibile". "Una misura necessaria e positiva ancorché
molto tardiva", aggiunge il segretario generale della Fit-Cisl Claudio Claudiani.
E il leader nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, oltre a definire il
prestito ponte "una buona notizia che si commenta da sola", chiede
che ora ci sia finalmente più "trasparenza sia nei confronti dei
lavoratori ma anche dei futuri compratori". "È importante - aggiunge
- che ci sia stata collaborazione tra chi lascia il governo e chi lo
prende". E in realtà lo sguardo dei rappresentanti dei lavoratori è già
rivolto a quello che farà il premier Berlusconi. "Il nuovo governo - commenta
l'Anpac - dovrà avere la leadership assoluta della futura operazione".
Secondo il segretario nazionale della Uiltrasporti Marco Veneziani "ora è
il momento che il presidente Berlusconi individui il progetto e il partner
ideale per la nostra compagnia aerea". È chiaro comunque - osserva il
segretario nazionale Ugl Trasporti, Roberto Panella - che "non si cancella
l'impegno di tutti, in primis del sindacato, per il superamento della crisi di Alitalia. Il prestito ponte è un atto importante perché dà
le disponibilità necessarie per scongiurare un commissariamento. Ma ora -
prosegue - c'è la necessità di stabilire una regia per affrontare in maniera
immediata la riorganizzazione della compagnia". Per il segretario
dell'Unione piloti Roberto Spinazzola "è una notizia positiva che ci
aspettavamo a seguito di tutte le dichiarazioni fatte dal candidato premier. Il
ministro Padoa-Schioppa ha dichiarato che l'entità è dovuta ad una precisa
richiesta di Berlusconi e non può che farci piacere". "Adesso - gli
fa eco il coordinatore del Sindacato dei lavoratori Fabrizio Tomaselli - visto
che tutti gli alibi sui tempi sono venuti meno, aspettiamo subito un impegno da
parte del nuovo governo nei termini che aveva indicato rispetto
all'individuazione di una cordata o un gruppo che permetta il rilancio". E
il vice presidente dell'Anpav, Claudio Bonito, si augura che "non ci siano
strumentalizzazioni o boicottaggi relativi alla necessità di riaprire a un
accordo internazionale con primarie compagnie di riferimento europeo".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Il grande sabotaggio Alfredo Recanatesi Alitalia Sulla
distruzione di settori industriali l'Italia ha una capacità consolidata, ma mai
si era arrivati ad un caso come quello dell'Alitalia.
L'integrazione nel gruppo Air France-Klm di quanto ancora rimaneva della
compagnia di bandiera era notoriamente l'unica concreta possibilità di dare un
futuro ad una aerolinea italiana che portasse in giro per il mondo il segno del
nostro Paese. Poteva piacere o non piacere - per carità, tutte le
opinioni quando formate in buona fede sono rispettabili - ma era l'unica,
nessun altro in questi ultimi mesi ed anni avendo mostrato interesse a rilevare
una azienda per la quale era notorio che si stesse cercando una nuova
proprietà. Per mere convenienze elettorali, questa possibilità è stata
direttamente ed indirettamente boicottata.segue a pagina 26.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del "Adesso sono finiti gli ultimatum di Padoa-Schioppa"
Nuove polemiche delle confederazioni con il ministro uscente, ma il salvataggio
è ancora lontano di Felicia Masocco/ Roma CORREITÀ Il giorno dopo la rinuncia
di Air-France all'acquisizione di Alitalia i
riflettori dei sindacati sono stati puntati su Palazzo Chigi, su quel
prestito-ponte necessario per assicurare la continuità aziendale essenziale per
poter esplorare nuove soluzioni. Tanto Guglielmo Epifani, quanto Raffaele
Bonanni lo avevano sottolineato nel corso della giornata, garantire la sopravvivenza
dell'azienda era la prima cosa da fare. Domani i sindacati incontreranno
i manager di Alitalia, una riunione interlocutoria,
che servirà semplicemente a prendere atto di quanto (tanto) accaduto nelle
ultime ore. E' infatti chiaro che la parola torna alla politica, al nuovo
governo. La notizia della concessione del prestito è arrivata in serata,
accolta positivamente dai sindacati. "Il prestito segna il fallimento
della politica degli ultimatum che aveva caratterizzato la gestione del dossier
da parte del ministro del Tesoro uscente", è il commento del segretario
generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari, secondo cui "siamo comunque ben
lontani dalla soluzione del problema". "Quindi - prosegue - nessun
trionfalismo, semplicemente valutiamo che i 300 milioni saranno un buon
investimento se riusciranno a preservare l'azienda e a permettere la
sottoscrizione di un accordo che garantisca un futuro solido e dignitoso".
Contestualmente all'annuncio dell'erogazione del prestito, Romano Prodi ha però
puntato il dito proprio contro i sindacati, "le numerose difficoltà da
loro opposte", li rendono responsabili insieme alle "ingerenze della
politica" (di Berlusconi) del fallimento della trattativa con i
franco-olandesi. Le parole del premier uscente sintetizzano il pensiero di
molti, nel centrodestra e nel centrosinistra, un folto partito trasversale che
accusa le sigle presenti in Alitalia di aver
contribuito al precipitare degli eventi. "Sostenerlo è un azzardo -
ribatte Solari -. A venti giorni dalla sospensione di quel negoziato, è arduo
ricondurre a quei motivi la decisioni prese da AirFrance. Perché non hanno
rinunciato due, tre giorni dopo e lo hanno fatto invece l'altra sera?".
Per Solari il sindacato "ha il dovere di trattare sempre e comunque al
massimo delle possibilità. Abbiamo tentato, purtroppo eravamo sotto
ricatto", dice. E invita a cercare le responsabilità nella campagna
elettorale prima, e nel voto poi. Avuta la "buona notizia", Bonanni
ora invoca "più trasparenza sia nei confronti dei lavoratori ma anche dei
futuri compratori". "Sono convinto - ha continuato il leader della
Cisl - che con la pazienza troveremo una soluzione", è però necessario che
tutti "tirino insieme da una parte sola". Avia, Anpac, Ugl, Sdl, plaudono
alla decisione del governo di accordare una boccata di ossigeno. Ma di questo
si tratta, di una manciata di settimane in più. Che i più ottimisti sperano
venga spesa per mettere su una cordata-ponte italiana che si apra poi a
un'alleanza internazionale. Ipotesi. Che non fugano le preoccupazioni dei
lavoratori. Ieri sono tornati a farsi sentire gli steward che dopo la rottura
con AirFrance cominciarono lo sciopero della fame. "Ora ognuno si prenda
la propria responsabilità", accusa Gianluca Morale, capofila della protesta.
Voci isolate, al momento, sovrastate dalla garanzia che almeno per un per un
po' l'azienda continuerà a vivere e che il commissariamento sia stato
scongiurato.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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consultando l'edizione del Destra, primo successo: crolla Alitalia Grave
emergenza a causa della propaganda e delle cordate fantasma di Berlusconi Il
titolo precipita, migliaia di posti a rischio. Il governo stanzia prestito di
300 milioni E in Europa Italia declassata: incarico minore per far posto a
Tajani. Prodi
protesta La toppa, per adesso, l'ha messa il governo Prodi. 300 milioni in
prestito che Alitalia dovrà restituire entro dicembre
a tassi di mercato. Una boccata d'ossigeno per impedire agli aerei della
compagnia di bandiera di restare a terra. Anche se il governo voleva dare un
po' di meno (sui 100 milioni), ma poi dietro richiesta diretta di Berlusconi,
come ha spiegato lo stesso Prodi, l'aiuto si è ampliato per dare il tempo al
futuro premier di trovare una soluzione. Infatti fino a oggi le promesse
pre-elettorali di Berlusconi si sono dimostrate poca cosa. Anzi hanno avuto
come effetto l'addio di Air France-Klm e il crollo in borsa del titolo Alitalia. Ora migliaia di posti di lavoro sono a rischio.
"A furia di tirare la corda, poi la corda si spezza" fa notare amaro
il ministro allo sviluppo economico Pier Luigi Bersani. E intanto in Europa
l'Italia viene declassata. Al posto del commissario Ue Frattini andrà il
collega del Pdl Tajani ma con compiti meno importanti. E Prodi s'arrabbia con
Barroso: "Profondo disappunto". alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del Prestito di 300 milioni, per sopravvivere Prodi: "L'ha
chiesto Berlusconi, Air France è scappata per colpa di politica e
sindacati" di Bianca Di Giovanni/ Roma RISORSE Con un
prestito ponte da 300 milioni di euro il "cerino" nella partita Alitalia passa nelle mani di Silvio Berlusconi. Prodi si chiama
definitivamente fuori. Il consiglio dei ministri ha varato ieri sera un decreto
che assicura alla compagnia risorse sufficien- ti per garantire la continuità
aziendale fino alla formazione del nuovo governo. A quel punto sarà
possibile verificare altre ipotesi di aggregazione dopo l'addio di Air France.
"Silvio Berlusconi mi ha chiesto un prestito più sostanzioso di quello che
avevamo previsto per avere più tempo per risolvere la vicenda Alitalia. Il nostro è stato un atto di responsabilità - ha
dichiarato il premier uscente dopo il consiglio - Il no di Air France è stato
causato da eccessive interferenze politiche e da difficoltà sindacali". La
decisione di arrivare a 300 milioni (si era partita da 100-200) è scaturita
dopo una telefonata tra Prodi e Gianni Letta. Il messaggio della destra è stato
ultimativo: senza quel rialzo i parlamentari non avrebbero convertito il
decreto. Il prestito è erogato a tassi di mercato, come chiedono le rigide
regole di Bruxelles, e dovrebbe essere rimborsato entro il 31 dicembre 2008. Il
tasso è quello a brevissimo, "maggiorato nella misura prevista dalle
regole comunitarie", si legge in una nota di Palazzo Chigi. Le risorse
provengono dai fondi di bilancio del ministero dello Sviluppo economico.
"Questo prestito - spiega il ministro uscente dell'Economia Tommaso
Padoa-Schioppa - è un intervento che in circostanze diverse non si sarebbe
fatto. Il governo attuale è in carica per gli affari correnti e chi presiederà
il nuovo governo ha contribuito a far sì che la soluzione Air France
tramontasse, convinto di proporre una soluzione migliore". Ma l'ultimo
atto del governo Prodi si ferma di fronte a uno scenario ancora carico di
ombre. Dopo il ritiro di Jean-Cyril Spinetta il re è nudo. In un secondo tutti
gli slogan sulla cordata tricolore si frantumano. Letizia Moratti si
giustifica: non volevamo far fallire la trattativa. Giuseppe Bonomi della Sea
non commenta. Roberto Maroni confessa di non sapere chi ci sia nella cordata,
Bruno Ermolli non parla, Gianfranco Fini cita una sfilza di possibilità
(Lufthansa, Aeroflot, padani) e alla fine non esclude il commissariamento.
"Si fa il prestito ponte - dicono fonti di Palazzo Chigi - dall'altra
parte del ponte c'è il popolo delle libertà". Come dire: ora si calino le
carte sul tavolo. Padoa-Schioppa, con un pizzico di ironia, dichiara di avere
"fiducia nell'impegno di chi governerà", per questo l'esecutivo ha
allargato i cordoni della borsa prestando soldi a una società in perdita, che
avrà molte difficoltà a restituirli. "Dubito - continua il ministro in
uscita - che possa essere stata presa una posizione così solenne e ripetuta
senza avere la certezza di poter tradurla nei fatti. Sono state fatte dichiarazioni
pubbliche che erano ancora più impegnative di quelle private". Il governo
uscente rivendica la decisione responsabile di aver evitato il
commissariamento. Se davvero il centrodestra ha un'alternativa, farà
altrettanto. Ma proprio dalla Lega si è levata più di una voce in favore di una
procedura controllata. Se non si riesce a costruire un'alternativa valida nel
giro di un paio di mesi, il commissariamento resta sul tavolo. Tanto che ieri
un tam-tam avanzava perfino il nome di Maurizio Basile (ex Fs, Anas e Ente
tabacchi) come possibile commissario. Il risiko dei cieli a questo punto ha
l'epicentro in Aeroflot. Dal quartier generale di Mosca, ieri, hanno fatto
sapere di essere in attesa di una proposta italiana da valutare. Il portavoce
della compagnia ha parlato di possibili decisioni nell'assemblea di giugno o
forse anche prima. Per ora non c'è ancora nulla. In Italia Corrado Passera
(Intesa) ha ripetuto più o meno la stessa cosa: "Oggi non c'è nulla sul
tavolo, è prematuro poter dire qualsiasi cosa". Si sa che Intesa è pronta
a scendere in campo, ma solo all'interno di un'operazione internazionale. C'è
chi spera in Lufthansa, che però da sempre ripete il solito ritornello: stiamo
a guardare, gli ostacoli per noi restano immutati. A Intesa comunque non basta
la cordata con la sola AirOne di Carlo Toto, considerata troppo fragile per
un'operazione di questo genere. Sicuramente Toto a questo punto torna in pole
position, ma a quali condizioni è tutto da verificare.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del Tra hostess e steward, a Fiumicino la preoccupazione vola
Settemila dipendenti a rischio. Molti sperano che l'addio di Air France non sia
definitivo, nessuno punta su Aeroflot / Roma L'ULTIMA SPERANZA è il prestito
ponte. Con delusione e preoccupazione i lavoratori dello
scalo di Fiumicino guardano alle vicende Alitalia.
L'incertezza è enor- me, le polemiche politiche e le oscillazioni di borsa non
aiutano. Ai banchi del check-in, ma anche al varco equipaggi, tutti si pongono
forti interrogativi su cosa accadrà nelle prossime ore. "Non sappiamo cosa
succederà ma, di fatto, è da più di un anno che va avanti così",
sintetizza una hostess appena sbarcata da un volo internazionale. "La
preoccupazione è enorme, inutile nasconderlo", dice un pilota in servizio
da 15 anni in Alitalia, mentre, in una pausa di lavoro
fuma una sigaretta. Ed è subito capannello. "A questo punto, mi auguro che
si riesca ad evitare il commissariamento della compagnia e che si arrivi ad un
prestito ponte che dia modo e tempo ad altri acquirenti di vedere i conti
dell'azienda e quindi a farsi avanti con un'offerta". "Ma guarda che
il prestito ponte può essere concesso - interviene uno steward da 27 anni in Alitalia - Ho letto che la Comunità europea non può negare
il prestito se viene concesso a tassi di mercato. Il commissariamento può
essere scongiurato". È vistosa la delusione per l'uscita di scena di Air
France, che "dava ampie garanzie per la professionalità dimostrata in tutti
questi anni", ma c'è anche chi non crede in un addio definitivo.
"Potrebbe essere una mossa dei francesi - si ostina sperare un pilota - Da
bravi giocatori di poker potrebbero rientrare in gioco successivamente dopo
aver visto le altre mosse". Intanto c'è chi chiede al nuovo governo di
"mantenere fede agli impegni presi durante la campagna elettorale".
"Credo che l'Alitalia, insieme ai rifiuti di
Napoli, sia tra le priorità del nuovo esecutivo guidato da Silvio
Berlusconi", commenta una hostess di terra. "Se non lo farà, ci
rimetterà la faccia e io non credo che questo accadrà. Dopo il ritiro dell'Air
France, mi auguro che intanto venga concesso il prestito ponte, poi si vedrà.
L'importante è che non sia una svendita, ma una vendita". "Con la
concessione del prestito ponte, non si fermerebbero le prenotazioni dei voli -
aggiunge un capo cabina - La gente continuerebbe a volare con noi ed è ciò che
vogliamo". Non tutti criticano i sindacati, anzi: c'è chi sostiene che
"dopotutto, il sindacato per una volta ha fatto gli interessi dei
lavoratori, quando si è visto presentare un'offerta in cui erano previsti molti
tagli. Qui c'è tantissima gente che se perde il posto di lavoro finisce sul
lastrico: ci sono mutui, affitti da pagare e famiglie da mantenere. Insomma,
c'è in ballo la sopravvivenza di tantissime persone". L'unica cosa che i
settemila lavoratori Alitalia e le decine di migliaia
dell'indotto si augurano è che "in questo clima di forte preoccupazione,
il governo ridia serenità alla categoria e faccia davvero di tutto affinché la
compagnia di bandiera resti davvero tale". Già, ma quale governo? "Il
ritiro della proposta Air France su Alitalia è la
prima polpetta avvelenata dal governo della Lega - dice il presidente del Lazio
Marrazzo - Oggi da Fiumicino - arriva forte una richiesta di aiuto: non
lasceremo soli i lavoratori delle nostre comunità messi a rischio da politici
incoscienti e da sparate elettoralistiche nate solo per far contenta la
Lega".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del GLI STOP AND GO "Air Silvio" rischia
di finire fuori rotta di Marcella Ciarnelli/ Roma Ora che l'Alitalia non parla più francese il premier in pectore sarà costretto a
svelare le sue carte e ad avviare sulla pista di decollo una soluzione
credibile, dimostrando con i fatti e non più con le sole parole, che ha davvero
individuato il modo per salvare la compagnia. Il governo uscente ha
fatto la sua parte dimostrando grande senso di responsabilità. Toccherà a
Silvio Berlusconi riempire di sostanza le uscite di questi mesi e dimostrare
che non si è trattato di sola propaganda elettorale. Non si prospetta una rotta
tranquilla per il Cavaliere anche se il decreto appena approvato gli consente
di tirare un sospiro di sollievo e fare uscire allo scoperto, se c'è, la
cordata finora invisibile che lui ha sempre contrapposto a quella concreta dei
francesi. Dovrà vedersela il futuro premier inannzitutto con le prevedibili
turbolenze della Lega che, fosse stato per i maggiori esponenti di quel
partito, l'Alitalia l'avrebbero anche fatta fallire.
E' la prima prova di forza tra il partito di maggioranza del nuovo governo e il
partito che ha avuto il maggior successo e che potrebbe tramutarsi in dissenso
esplicito al momento di conversione del decreto. Ma questo lo si vedrà in
seguito. Al momento Silvio Berlusconi si ritrova scritto d'imperio nell'agenda
del suo governo al primo posto, assieme alla sicurezza ed alla spazzatura di
Napoli, quale destino cercare di confezionare per la compagnia di bandiera che
rischia di restare a terra dopo il dietrofront, anche prevedibile, dei francesi
stufi degli attacchi e dei tira e molla. Il Cavaliere ora si dovrà dedicare
all'impegno non facile di mettere insieme quella cordata con la cui sola
ipotesi è riuscito a fermare l'avanzata dell'Air France. "La compagine
molto allargata di imprenditori che si farà avanti non appena questa sciagurata
trattativa finirà" ha d'ora in poi tutti gli spazi di manovra.
L'immaginifica "Air Silvio", come ironicamente la definì il
"Wall Street Journal" se c'è, deve invadere la pista. Ha sempre
trovato da ridire in questi mesi Silvio Berlusconi davanti alla possibilità che
una soluzione venisse trovata prima delle elezioni. E, quindi, gli venisse
sottratto uno degli argomenti di propaganda che lui, da imprenditore prestato
alla politica, ci teneva a dimostrare di essere in grado di gestire in chiave
nazionale. Adesso è chiamato lui alla prova. La "trattativa opaca" è
finita per la sua "contrarietà" più volte espressa. Anche se lo stop
and go ha caratterizzato l'atteggiamento del Cavaliere davanti ad un confronto
a cui non poteva partecipare direttamente. Era il 20 marzo quando annunciò
l'esistenza di una cordata italiana per salvare la compagnia "a cui credo
che anche i miei figli non direbbero di no". La regia dell'operazione sarebbe
rimasta "ad Air One in sinergia con Alitalia. E
poi tanti imprenditori e banche, naturalmente tra queste Banca Intesa e poi
l'imprenditore Ligresti e anche il mondo arabo ma per quote di minoranza".
Fioccano altri nomi ancora. Fioccano le smentite. Tre giorni e scompaiono anche
i figli. "Non ho mai detto che fossero interessati". C'è poi
l'appello all'orgoglio nazionale. Il 3 aprile "basta una fiche" da
parte di ogni imprenditore e l'Alitalia sarà salva. La
trattativa sarà stata anche "gestita male" ma il Cavaliere non ha le
idee chiare. L'Air France non va bene ma c'è sempre la possibilità di
"parlarne con Sarkozy". E poi c'è l'amico Putin che si è impegnato in
prima persona. Con la decisione dell'Air France ora non è più il tempo delle
ipotesi. E Berlusconi dovrà dimostrare che la soluzione italiana è lì. Pronta
"entro un mese". Vedremo.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del "Berlusconi? È stato un irresponsabile" L'affondo di
Veltroni: "Ha fatto naufragare la trattativa. Ora migliaia di posti di
lavoro sono a rischio" di Maria Zegarelli / Roma CONFERME Tre quarti d'ora
a colloquio con il premier Romano Prodi, ieri pomeriggio. C'è grande
irritazione a Palazzo Chigi per l'epilogo di questa vicenda in cui Silvio
Berlusconi ha avuto - secondo l'attuale maggioranza diventata opposizione dopo
il voto del 13 e 14 aprile - un suo ruolo. L'epilogo della vicenda Alitalia-Air France, con il ritiro l'altro ieri dell'offerta
da parte della compagnia franco-olandese getta sul futuro della compagnia di
bandiere nuvoloni neri. Secondo il ministro per lo Sviluppo Economico, Pier
Luigi Bersani, d'ora in poi le trattative saranno sempre più difficili. Una
vicenda che pesa su Roma come un macigno. Walter Veltroni pensa ai lavoratori Alitalia e stigmatizza le dichiarazioni di Berlusconi in
campagna elettorale che dava già bella e pronta la cordata italiana, proprio mentre
l'ipotesi Air France era ancora in piedi. Quando arriva al centro commerciale
Le Torri, a Roma per un incontro con i cittadini in questi ultimi giorni di
campagna elettorale per Francesco Rutelli sindaco, il segretario del Pd spiega:
"La trattativa con Air France si è chiusa e ora ci sono a rischio migliaia
di posti di lavoro. Alitalia rischia, ne ho parlato
anche con Prodi prima di venire qui". "Comportamenti
irresponsabili" quelli del Cavaliere, sulle "le cordate che non
esistono" e sull'"annunciato accordo con Aeroflot. Air France è
straniera, come se Aeroflot non lo fosse". Veltroni si augura che
"una grande compagnia come Lufthansa sia interessata a riprendere il
discorso con Alitalia in un rapporto di partnership
che salvaguardi i posti di lavoro, Fiumicino e Malpensa". Al Loft il
giudizio è stato molto duro sugli atteggiamenti del leader Pdl. "Come
avevamo previsto - si legge nel comunicato del Pd - dichiarazioni avventate e
comportamenti non responsabili hanno fatto naufragare la trattativa con Air
France, mettendo a repentaglio il destino di Alitalia
e di decine di migliaia di lavoratori". Una situazione "drammatica,
che pesa anche sull'immagine dell'Italia che subisce un colpo consistente. Il
governo attuale e quello che verrà devono cercare di operare per garantire la
continuazione dell'attività Alitalia per aprire nuove
e reali trattative". E di dramma parla anche il candidato sindaco,
Rutelli, che commentando "La Padania" che ieri rivendicava di aver
messo il bastone tra le ruote tra Italia, Francia e Olanda, dice "vorrei
che si capisse che per noi a Roma Alitalia è come la
Fiat per Torino. Su questa vicenda si è fatto del terrorismo, se Alitalia fallisce avremo decine di migliaia di persone disoccupate".
Bersani commenta che "ogni scalino che si fa verso l'emergenza possono
aumentare gli interessati, ma peggiorare le proposte" e dunque, la nuova
fase "avrà problemi maggiori di quelli vissuti finora, soprattutto
per i lavoratori". Intanto, secondo il ministro, sarebbe meglio evitare il
commissariamento che se non è "un fallimento" crea sicuramente
"condizioni più problematiche". La palla passa al nuovo esecutivo.
Prodi annuncia di aver aumentato l'importo previsto per il prestito ponte, così
come chiesto da Berlusconi. Probabilmente sono arrivate quelle indicazioni
"inequivoche" che aveva chiesto nel pomeriggio lo stesso Bersani al
nuovo governo. E se il Pdl vuole addossare anche questa responsabilità a Prodi,
per non aver cercato alternative, Bersani replica: "Air France era l'unica
rimasta dopo una lunga trattativa. Non è vero che il governo aveva scelto Air
France, ma il gruppo franco-olandese era l'ultimo candidato rimasto
disponibile". E se ora è diventato tutto più difficile, ragiona il
ministro uscente, forse un po' dipende anche dal fatto "che non abbiamo
avuto risposte alla nostra richiesta di non turbare una fase delicata".
"I fatti sono evidenti - secondo Michele Meta, capogruppo della
commissione Trasporti della Camera - : la Lega, con ossessiva determinazione,
impone la scelta di Malpensa rispetto al salvataggio di Alitalia
provocando la rottura con Air France e gettando nell'incertezza migliaia di
lavoratori". Critico con il prestito ponte, Meta, mentre per Franco Marini
"serve un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, del governo,
dell'azienda e dei sindacati", e in questa fase "un prestito ponte
dello Stato che dia un po' di respiro per arrivare alla soluzione" può
essere giusto.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del BERLUSCONI INSISTE "Ora gli imprenditori possono farsi
avanti" ROMA "Adesso esistono le condizioni
affinché i partecipanti alla compagine di chi vuole partecipare ad Alitalia si facciano avanti e chiedano di poter verificare i conti per
presentare al più presto una offerta impegnativa", ha detto Silvio
Berlusconi, leader del Pdl, conversando con i giornalisti nel corso di una
passeggiata al termine della cena di ieri dal presidente emerito della
Repubblica Francesco Cossiga. "Il tutto - ha aggiunto - coadiuvato
da banche e istituti a latere, e sicuramente con la partecipazione di aziende
del settore" e "enti importanti". Il premier in pectore non ha
"nessun dubbio" sul fatto che ora si darà vita ad una "compagine
azionaria" alla quale parteciperanno "molti imprenditori. Ci sono
anche gli ammortizzatori di Stato e quindi non ritengo di avere problemi per
quanto riguarda l'Alitalia". "È interesse di
tutti - aggiunge poi - avere e mantenere una compagnia di bandiera e adesso
verranno avanti quegli imprenditori che sono disposti ad una compagine
azionaria, una compagine aperta alla partecipazione di azionisti imprenditori".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Formigoni-Bossi-Fini: fulmini e saette all'ombra del Pirellone
Il governatore: "Non sapevo fosse il capo di An a decidere del mio
futuro...". Resta dov'è, addio sogni di gloria di Natalia Lombardo/ Roma
GIÙ AL NORD Formigoni dovrebbe restare al Pirellone fino al 2010: lo annuncia
Fini in tv e l'aveva già detto Bossi. Ma il Governatore della Lombardia
s'infuria: "Non sapevo che fosse l'onorevole Fini a dover decidere del
futuro mio e della Lombardia". Aveva risposto così anche al leader della
Lega che ne aveva annunciato al permanenza al Pirellone: "Il mio futuro
politico dipende da me e da Berlusconi, non da Bossi". "Credo che
Formigoni resti alla Regione Lombardia", aveva detto Fini registrando
Porta a Porta; "ma no, mi ha frainteso, dopo lo chiamo", recupera il
leader di An. Ma dal colloquio di tre quarti d'ora a Arcore con Silvio
Berlusconi ieri pomeriggio, Formigoni ne esce "perplesso" e commenta
con un formale "tutto bene". Da giorni reclama la presidenza del
Senato - blindata per Schifani - gli Esteri - preclusi per i suoi viaggi da
Saddam prima della guerra - o gli Interni. Com'è avvenuto il giorno prima con
il veneto Galan, il leader del Pdl ha chiesto a Fomigoni di restare dov'è fino
alla scandenza del mandato nel 2010. Perché andare ora alle elezioni anticipate
in Veneto e in Lombardia significherebbe consegnarle alla Lega, rafforzandone
il potere rispetto al Pdl. Come ricompensa il cavaliere avrebbe promesso al
Governatore una carica ai vertici del Pdl (vicepresidente o coordinatore) e un
posto da ministro delle Attività Produttive fra due anni, allo scadere del
terzo mandato al Pirellone. Sarebbe il forzista Scajola a cedere il posto, con
il corposo pacchetto Expo 2015. E la ciellina Compagnia delle Opere avrebbe comunque
una forte presenza a Roma con Maurizio Lupi alla Salute. Ma Formigoni vende
cara la pelle (per la seconda volta dovrebbe dimettersi da senatore): "Per
quanto riguarda me e Berlusconi, abbiamo aggiornato il nostro colloquio a
domani sera". Berlusconi è tornato ieri sera a Roma
per il caso Alitalia dipanato con Gianni Letta, e insieme sono andati a cena da
Francesco Cossiga. Il leader del Pdl dovrà sentire le richieste dei
"nanetti" e dei meridionali come Fitto (Fi) per una caratterizzazione
meno nordista del governo. E s'impegna per gli ultimi fuochi di campagna
elettorale a Roma: oggi a piazza in Lucina, domani con Fini a piazza
Navona per Alemanno. Gianfranco Fini "blinda" per sé lo scranno più
alto di Montecitorio. Il leader di An annuncia: "Se sarò eletto presidente
della Camera lascerò la presidenza del partito, nominando un reggente
"primus inter pares"" fino al congresso che, in autunno o
all'inizio del 2009, "farà l'ultimo passo verso il Pdl". Nella
competition tra i "colonnelli" di An, dovrebbe avere la meglio
Ignazio La Russa (che è stato coordinatore) mantenendo anche la Difesa;
Matteoli potrebbe essere "capo-delegazione" di governo, e Alemanno in
caso di perdita a Roma ha pronto il Welfare. Si era fatto il nome di Giorgia
Meloni come reggente, ma lei si schermisce: "In questi giorni mi hanno
candidato a tutto, anche alla Difesa come la ministra spagnola
incinta...". Lo schema di governo è fermo. Dal cappello delle sorprese di
Berlusconi spunta Gianni De Gennaro come ministro per il Mezzogiorno, un
segnale bipartisan alla Sarkozy. La Giustizia oscilla in FI tra l'avvocata
Gelmini e Sandro Bondi. Le uniche certezze le declama Bossi: "Io alle
Riforme, e Maroni all'Interno perché ci vuole uno con le palle" per
buttare fuori i clandestini. Calderoli alle Riforme è improponibile (si dimise
per la maglietta anti Islam) ma checché ne dica Bossi anche come vicepremier è
indigesto a Letta; Zaia all'Agricoltura e Castelli in parcheggio per due anni
da viceministro alle Infrastrutture, in attesa del Pirellone. Ma Bonaiuti
avverte: "Decide Berlusconi".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Alitalia, il grande sabotaggio
Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima Direttamente quando Berlusconi dichiarò
irricevibili le proposte franco-olandesi annunciando nello stesso tempo
fantomatiche alternative prima con la storia della cordata di imprenditori nazionali,
che è gente che difficilmente rischia soldi per far crescere le sue aziende,
figurarsi se ne mette in una azienda disastrata come Alitalia;
poi con le banche, nessuna delle quali a tutto ieri ha mai ammesso di avere un
qualche pur vago progetto in merito; e infine, dopo il soggiorno di Putin a
Villa Certosa, con Aeroflot, che costituisce una ipotesi inconsistente se non
altro sotto il profilo industriale dal momento che la compagnia russa ha una
rete nella quale - lo dice chi di queste cose ne capisce - Alitalia
non è in alcun modo integrabile con profitto. Tra le cause dirette che hanno
fatto saltare l'integrazione nel gruppo franco-olandese c'è anche la questione
di Malpensa sulla quale Pdl e Lega hanno condotto una rilevante parte della
campagna elettorale. Dimentichi, l'uno e l'altra, che l'originario progetto di
fare di quell'aeroporto un hub è stato compromesso non solo dall'assenza di
ogni logica di programmazione territoriale che ha consentito lo sviluppo nel
nord di tanti aeroporti regionali sui quali si disperde la domanda di traffico,
ma anche, fin dall'inizio, dalla difesa per evidenti motivi di consenso
politico-elettorale del ruolo di Linate (la resistenza politica a ridurre il
ruolo di Linate per favorire il lancio e il consolidamento di Malpensa fu il
motivo, alla fine degli anni 90, della rinuncia olandese ad integrare Klm nella
Alitalia per formare un gruppo che, allora, sarebbe
stato dominato dalla compagnia italiana). E tacendo, l'una e l'altra, che alla
difesa di Malpensa non sono estranei i lauti indennizzi che, per l'incomodo del
rumore, molti comuni del varesotto - quelli che tanto ce l'hanno con Roma
ladrona - percepiscono ed intendono continuare a percepire fino ad aver
chiesto, in passato, una riduzione della intensità e della rumorosità del
traffico, ma moderata, in modo da non scendere sotto le soglie fissate per gli
indennizzi. A porre la parola fine nella trattativa con Air France-Klm hanno
concorso anche cause indirette. Tra queste, quelle relative alle fantasmatiche
alternative più convenienti ad una intesa con il gruppo franco-olandese.
Avendovi prestato fede, seppure contro la logica e contro i loro stessi
interessi, le organizzazioni sindacali sono state indotte ad irrigidirsi fino
ad indurre il presidente di Air France da alzarsi dal tavolo e tornarsene a
Parigi. Inoltre, lasciando nella più assoluta incertezza il futuro della
compagnia, con le minacce della Iata e quelle dell'Enac di revocare la
autorizzazioni di volo a causa della erosione delle garanzie finanziarie sulla
possibilità di rispettare le condizioni operative, la quota di mercato di Alitalia continua, giorno dopo giorno, a precipitare
ampliando le perdite che, giorno dopo giorno, la sua operatività già costa.
Tutto questo è motivo della grande soddisfazione che gli esponenti del
centro-destra vanno manifestando in queste ore. Cosa abbiano in mente è davvero
difficile capire perché, a questo punto, delle due l'una: o viene nominato un
commissario che di fatto apre il fallimento e la fine della storia, oppure si
trova il modo, comunque in conflitto con la Commissione di Bruxelles, di
finanziare ancora una volta le perdite a carico del bilancio statale. Molte altre
volte - lo sappiamo tutti - è stato fatto; Alitalia è
già costata una montagna di miliardi a tutti noi cittadini italiani, ma sempre
nella prospettiva di qualche piano di risanamento e di rilancio. Poi magari
questi piani si andavano ad incagliare sulla opposizione dei sindacati che
trovava facile sponda nel ventre molle della politica. Comunque, almeno nella
forma, ci si provava. Questa volta, invece, il nuovo finanziamento,
eufemisticamente chiamato prestito, verrebbe erogato, anzi verrà erogato, al
buio, senza alcuna prospettiva di un qualche futuro, perché dopo quello
franco-olandese di autobus verso un accettabile futuro sarà davvero difficile
che ne possano passare.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del D'Alema con i candidati A Trionfale e Laurentino Stasera
all'Auditorium Massimo e al Gran Teatro: portare tutti al voto / Roma Primo
appuntamento attorno alle
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Una farsa targata Lega piomba su Fiumicino Zingaretti: io sono per Alitalia, non per Alipadania.
Michele Meta: dalla destra arrivano i primi danni di Maurizio Nequio DELUSIONE,
preoccupazione e rabbia aleggiano a Fiumicino dopo l'Addio di Air France al
tavolo delle trattative per l'acquisto di Alitalia. Più di
ventimila famiglie romane aspettano risposte sul proprio futuro.
Francesco Rutelli ha chiaramente esposto la sua posizione ieri mattina, durante
la trasmissione di Giorgio Elsner su Radio Sei. "È un vero dramma. Oggi la
Padania rivendica di aver messo il bastone tra le ruote tra Italia, Francia e
Olanda, che hanno ritirato la loro offerta. Ma vorrei che si capisse che per
noi a Roma Alitalia è come la Fiat per Torino".
Ed ha poi aggiunto: "Su questa vicenda si è fatto del terrorismo, se Alitalia fallisce avremo decine di migliaia di persone
disoccupate". E mentre il candidato sindaco del PdL, Alemanno, fa
riferimento ad una non precisata cordata italiana, i lavoratori di Fiumicino
chiedono di non giocare sulle loro vite. Zingaretti nel corso di un'intervista
a Rete Oro afferma: "Bisogna fare attenzione per evitare che la situazione
diventi drammatica, io credo in Alitalia e non in
AliPadania. La situazione è molto delicata, credo che forse con Air France si
poteva e si doveva fare un tentativo in più per portare avanti la
trattativa". Ed ha proseguito: "Forse anche i francesi sono rimasti
spaventati dal fatto che la vendita della compagnia sia stata tirata in ballo nelle
dispute della campagna elettorale". Sono in tal senso significative le
parole espresse da Giorgo Morale, lo steward che nei primi giorni di aprile
portò avanti uno sciopero della fame contro le posizioni dei sindacati:
"Ora che hanno fatto volare via Air France, ognuno si prenda la propria
responsabilità". Giorgio Pasetto del Partito Democratico chiede al
centrodestra di non strumentalizzare la vicenda per fini politici: "Per
ora la fantomatica cordata italiana esiste solo nel paese delle meraviglie di
Alemanno, ma non nella realtà. Ad oggi non si è mai presentata ed è stata
smentita da tutti gli imprenditori strumentalmente coinvolti da
Berlusconi". Michele Meta, parlamentare del PD e capogruppo della
Commissione Trasporti della Camera, ha dichiarato: "La destra non si è
ancora insediata al governo e causa già incresciosi danni per l'intero
paese". Ha poi risposto a Francesco Giro, coordinatore di Forza Italia a
Roma, che aveva proposto all' Acea di farsi promotrice di una sottoscrizione a
favore della ricapitalizzazione di Alitalia. "Per
le fantomatiche cordate italiane -afferma Meta- se non ci trovassimo di fronte
ad una vera e propria tragedia, saremmo alla farsa. Perchè si sta scendendo ai
livelli della colletta pubblica e privata proprio come fa l'onorevole Giro
chiamando in causa l'Acea".
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina
IX - Roma Alitalia, si infuoca il
duello elettorale Rischio disoccupazione per migliaia di dipendenti: scontro
tra i candidati CARLO PICOZZA La vertenza Alitalia fa irruzione
nella campagna per l'elezione del sindaco della capitale e del presidente della
Provincia. Il
giorno dopo il ritiro dell'offerta di acquisto da parte della compagnia Air
France-Klm, tra lo smarrimento dei lavoratori sempre più sfiduciati, il futuro
di Alitalia diventa tema elettorale. Per il candidato
sindaco del centrosinistra, Francesco Rutelli, "si sta consumando un
dramma". "L'Alitalia", commenta,
"è per Roma quello che la Fiat è per Torino". "Il giornale della
Lega, la Padania", continua, "rivendica di aver messo il bastone
nelle ruote del negoziato tra l'Italia e la compagnia franco olandese. Sulla
vicenda si è fatto del terrorismo per far saltare l'accordo con l'Air France:
se Alitalia fallisce avremo migliaia di persone
disoccupate". Per il suo avversario, il candidato del Pdl, Gianni
Alemanno, "la cordata italiana è l'unica soluzione possibile se si vuole,
come noi vogliamo, mantenere in vita la compagnia di bandiera". Dello
stesso avviso il senatore Mario Cutrufo, indicato come possibile vicesindaco
dal Pdl: "Alitalia può essere salvata da una
cordata italiana, ma i lavoratori e i sindacati dovranno collaborare in una
fase così delicata". "Attenzione", ammonisce il candidato
presidente alla Provincia per il centrosinistra, Nicola Zingaretti, "la
situazione può diventare drammatica: io credo in Alitalia,
non in AliPadania. Con Air France si poteva e si doveva fare un tentativo in
più per portare avanti il negoziato". "Forse", ipotizza,
"anche i francesi sono stati spaventati dalla chiamata in causa della
vendita della compagnia nelle dispute della campagna elettorale". "La
crisi dell'Alitalia", per il leader del Pd,
Walter Veltroni, "è nata dopo l'annuncio di cordate che non
esistono". "C'è stata ostilità per Air France perché straniera",
continua. "Poi si ipotizza un accordo con la compagnia Aeroflot, come se
straniera non fosse. Spero che Lufthansa possa essere interessata a una
partnership con Alitalia, che salvaguardi il lavoro,
Fiumicino e Malpensa". "La destra", sostiene Michele Meta (Pd),
già assessore regionale ai Trasporti, "non si è ancora insediata al
Governo e già causa danni al Paese". "L'esultanza del giornale della
Lega di fronte al ritiro dell'offerta di Air France per Alitalia",
aggiunge il consigliere regionale Alessio D'Amato (Pd), "rivela una
visione miope sul futuro della compagnia italiana e di migliaia di posti di
lavoro. Roma e il Lazio rischiano di pagare un prezzo altissimo al diktat della
Lega".
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
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Pagina IX - Roma
Parla il presidente della Regione. "Per la sicurezza, sta partendo il
restyling di centocinquanta stazioni" Marrazzo: "No all'Alipadania del
Pdl" "Per una città sicura siamo passati da 4,5 milioni del
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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Stai
consultando l'edizione del L'ex ministro di An: "Per Alitalia ci impegniamo
a fare una cordata italiana una public company".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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l'edizione del Rutelli ad Alemanno: con voi comanda la Lega Faccia a faccia a
"Ballarò". Il candidato di An punta sulla paura. Il vicepremier: Roma
merita rispetto di Mariagrazia Gerina / Roma LA SFIDA "Il bello della
destra e il bello della sinistra", li presenta il comico Maurizio Crozza,
che introduce a modo suo al pubblico di Ballarò la sfida del Campidoglio e gli
attesissimi ospiti di Giovanni Floris. Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, a
meno di una set- timana dal verdetto delle urne: "Se avessero vent'anni in
meno sarebbero due splendidi tronisti", li fredda dopo la lusinga il volto
comico più amato di Walter Veltroni, che si scusa per il ritardo degli ospiti:
"Si stanno giocando a scopa i voti dell'Udc". E poi riassume così la
faccenda Roma: "Taxi e rom. Tra i candidati possibili convergenze?"
Poche, a giudicare dal confronto che è andato in onda ieri, a tarda sera. "Ho
affilato le armi", assicura al suo ingresso negli studi televisivi
Alemanno, che ha l'aggressività di chi sta all'opposizione. Slogan: "Tu
rappresenti il continuismo, io il cambiamento". "Siamo pronti e
sereni", ostenta invece sicurezza al suo arrivo Rutelli, che non perde l'aplomb
istituzionale anche quando usa l'accento romano alla Sordi. E scandisce:
"Orgoglio e strategia". Eppure: "Se perdesse Roma si giocherebbe
dentro al Pd la resa dei conti", maligna il direttore di Panorama,
Maurizio Belpietro, ospite in studio insieme al direttore di Repubblica Ezio
Mauro, che invece di Alemanno dice: "Uno sfidante che per la prima volta
se la gioca". Abito scuro rigato, cravatta arancio per Rutelli, 45,77% al
primo turno. Blazer per Alemanno, 40,74%. Rutelli comincia cedendo la parola al
suo avversario, che sventola come fosse l'Unità la prima pagina del Messaggero
e l'aggressione de La Storta: "Roma ferita e stuprata - recita -. Una
brutta pagina". Rutelli parte da Milano dove racconta: "Sono andato
da italiano per sostenere la candidatura di quella città all'Expo 2015, dai
principali alleati di Alemanno - ovvero dalla Lega - vorrei lo stesso rispetto
per la nostra capitale, che lo dicono tutti è migliorata tanto e continua a
crescere senza sottovalutare problemi grandi che ci sono, come la
sicurezza". Ed è lì che inevitabilmente si concentra lo scontro. Alemanno
parla di "sottovalutazioni". Rutelli difende Veltroni: "È stato
lui a sollevare per primo l'argomento, ma l'ha fatto con spirito bipartisan,
perché di fronte al crimine tutto si deve fare tranne dividersi". E
attacca il governo Berlusconi, incassando "un'ammissione di
sottovalutazione" persino dall'avversario. Infine, terza mossa, tira fuori
anche lui articoli di giornale: "Spaccio record", "studentessa
violentata", "ucciso nella baracca". E rivela: "Parlano di
Milano e non di Roma". Alemanno non ci sta: sa che è solo su quello che
può fare leva per buttare giù "il modello Roma". E insiste,
promettendo espulsioni: "Devono tornare a casa loro". Rutelli non si
sottrae, mostra persino il braccialetto della discordia (un "burqa",
secondo Alemanno - "tecnologia, perché non servirsene?", replica
Rutelli). E poi avverte: "Pensi al modello Sarkozy che agli immigrati ha
dato anche dei soldini per andare via, salvo che poi non se ne sono andati".
E lo stesso vale per il modello Bossi-Fini: "A proposito perché non chiedi
al tuo alleato se la pianta?", chiede ad Alemanno agitando una pagina
della Padania con il disegno del Colosseo in fiamme. Poi magari - chiede il
candidato sindaco del centrosinistra - "parliamo anche di altro, del
futuro di questa città". Primo Alitalia: "La Lega vince Air France vola via", attacca Rutelli.
"Ne sono felice", risponde Alemanno, riproponendo la leggenda della
"cordata italiana". Scatta l'Alberto Sordi che è in Rutelli:
"'Ndo sta 'sta cordata? Mi sa che è come l'espulsione dei romeni".
E ancora le tasse, la casa, l'Ici, i progetti della Roma di domani, la nuova
metropolitana, il centro Congressi. "Voi avete votato no a tutto,
dall'Auditorium alla metro", attacca Rutelli: "Ma si può guidare la
città dicendo solo che fa tutto schifo?". Alle spalle, i fantasmi. Quello
di Bossi e quello di Storace: "Ha governato la Regione, lasciando in
eredità assessori arrestati e rinviati a giudizio, che voi avete candidato in
parlamento", attacca Rutelli. "E allora quelli che occupano le
case?", replica Alemanno. Sorridono o si mordono le labbra gli allenatori,
a seconda dei casi. A riscaldare il candidato sindaco del centrosinistra, ci ha
pensato direttamente il coordinatore del Pd Goffredo Bettini, assente in
studio, ma presente come nel '93 dietro le quinte anche in queste ore in cui
l'ex sindaco in motorino si gioca in un colpo quindici anni di centrosinistra.
E a giudicare da ieri sera, ha ancora il match point tra le mani.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Tutta brava gente Marco Travaglio Se tutto va bene, quello che
si profila è un governo coi fiocchi. Aveva ragione chi, prima delle elezioni ma
soprattutto dopo, invitava il Pd al "dialogo" perché "Berlusconi
è cambiato": ora è uno "statista" che "vuole passare alla
Storia" e bisogna dare una mano. Infatti ha testè mandato definitivamente a picco Alitalia, completando l'opera iniziata nel 2001 e scacciando Air France
in quanto "straniera": ora la regala ad Aeroflot dell'amico Putin,
che notoriamente è italiana. Il neostatista avrà al suo fianco come vicepremier
Roberto Calderoli, detto Pota, autore della legge elettorale da lui stesso
definita "una porcata" nonché coautore della riforma costituzionale
della baita. Ieri ha dichiarato al Corriere che farà da "ponte tra
Pdl e Pd" (semprechè il Pd regali "tre anni di tregua al
governo": e perché non 5?). Insomma sarà l'uomo del dialogo. Anche con i
musulmani, si presume: la maglietta anti-Maometto è sempre pronta sotto la
camicia verde. Non bastasse lui, a dialogare con l'Islam provvederà pure il
ministro della Salute, il forzociellino Maurizio Lupi, padrino di battesimo di
Magdi "Wandissima" Allam la notte di Pasqua. Dopo giorni di
discussioni, pare sciolto il nodo del Viminale, dovrebbe andare a Maroni. La
scelta è presto spiegata: il Cainano ha chiesto in giro se ci fosse qualcuno
condannato per aver picchiato almeno un poliziotto. Gli han risposto: c'è qui
Maroni, che nel 2006, durante la perquisizione nella sede della Lega, azzannò
il polpaccio di un agente. Perfetto: ministro dell'Interno. Stesso criterio per
il rag. Altero Matteoli di An: è stato rinviato a giudizio per aver depistato
le indagini su un giro di abusi edilizi all'isola d'Elba, ha varato due condoni
edilizi nel '94 e nel
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 6 "Io, romena leghista, dico: eliminate le baraccopoli" di
Giacomo Susca da Milano Va bene il voto di protesta delle periferie operaie.
Vada anche per i nuovi schiavi dei call center. Ma Bossi e compagni ammettano:
e chi se l'aspettava di trovare nelle urne perfino le "crocette"
degli immigrati? Romeni, per giunta. Roba da salire a piedi sul Monviso e
cospargersi di acquasanta alla fonte del Po. Eppure qualcosa di
"strano" è successo il 13 e 14 aprile scorsi. Dietro quell'8,2 per
cento di preferenze su base nazionale, il
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 10 E ora riprende quota la cordata italiana con Air One e Intesa di
Paolo Stefanato da Milano Il prestito concesso ieri all'Alitalia
per aiutarla a trovare una soluzione industriale di risanamento e di rilancio è
uno strumento provvisorio, di emergenza. Le condizioni sono tali che i 300
milioni svaniranno in fretta se non sarà trovato in breve un solido approdo:
tra gennaio e febbraio, ultimi dati ufficiali comunicati alla Consob, la compagnia
ha bruciato cassa per 102 milioni. Se l'emorragia non dovesse essere frenata, i
300 milioni basterebbero per tre mesi; ma con un pizzico di ottimismo in più,
considerata anche l'alta stagionalità estiva, si può pensare a un orizzonte
temporale che arriva fino all'autunno. È nell'arco di questo periodo che Alitalia dovrà trovare un acquirente credibile, che la guidi
al risanamento, dopo aver aperto ai potenziali candidati la propria "data
room" per rendere possibile un'offerta. In prospettiva, le soluzioni
restano più d'una: il mutato scenario politico rafforza le possibilità di una
"cordata italiana". Ieri sera il premier in pectore si è detto più
che fiducioso. Chiusa la partita con Air France, ha spiegato Berlusconi,
"gli imprenditori potranno venire avanti": "Adesso esistono le
condizioni affinché chi vuole partecipare ad Alitalia
si faccia avanti e chieda di verificare i conti in modo da poter presentare nel
più breve tempo possibile una offerta impegnativa, il tutto coadiuvato da
banche e istituzioni a latere e sicuramente con la partecipazione di aziende
del settore. E poi si vedrà come può essere individuato un piano industriale
che riporti al pareggio e all'utile". Restano sul tavolo, in via
ipotetica, altre vie: un rientro, ad altre condizioni, di Air France,
un'offerta di Lufthansa, l'outsider Aeroflot, in un ruolo da definire. Sullo
sfondo, non è scongiurato il ricorso all'amministrazione controllata o a un
commissariamento ex legge Marzano, nel caso svanissero reali prospettive di
vendita. Cordata italiana. Bruno Ermolli, consulente di Berlusconi, insieme a
Gianni Letta, ci stanno lavorando da settimane, e il prestito trova la sua
forte motivazione proprio in una soluzione pilotata verso
l'"italianità" della compagnia, un valore molto sentito dalla gente
al di là di qualunque discorso tecnico. Una cordata italiana avrebbe come perno
industriale Air One, la compagnia di Carlo Toto che dalla fine del 2006 sta
lavorando senza incrinature per questo obiettivo, e attorno ad essa si potrebbe
coagulare un pool di altri soggetti; e come perno finanziario una o più banche
(a cominciare da Intesa Sanpaolo, che ha sempre sostenuto Air One), che
garantirebbero gli ingenti flussi di denaro di cui l'Alitalia
ha estrema necessità. Air One chiede di poter effettuare una due diligence
completa e su dati aggiornati per formulare - tempo un paio di settimane -
un'offerta. Lamenta di aver potuto verificare, nella prima
fase di gara, soltanto dati vecchi (2006) e limitati ad Alitalia fly (che non comprende Alitalia servizi).
Dalla compagnia di Toto si fa sapere, comunque, che il lavoro di aggiornamento
del proprio piano, anche dopo la bocciatura dei ricorsi da parte del Tar e del
Consiglio di Stato, non si è mai interrotto. Su una soluzione di questo
tipo, che oggi appare avvantaggiata, restano numerose perplessità. Impegnativo
per Air One (un terzo di Alitalia per dimensioni)
fondersi con una compagnia in così profonda crisi e poter ottenere risultati
tali da ripagare i capitali a prestito; i network delle due compagnie sono in
parte sovrapposti (con problemi di Antitrust sul Milano-Roma), e sbilanciati
sul breve-medio raggio, quello che soffre di più; Air One non apporterebbe
valore aggiunto al lungo raggio (quello che fa la vera differenza tra le
compagnie di linea tradizionali), sul quale sarà operativa da giugno con due
aerei soltanto. All'acquirente di Alitalia sarà
chiesto di salvaguardare il ruolo di Malpensa, che dovrebbe essere
"difesa" da un parallelo ridimensionamento di Linate. Alitalia ha una partnership commerciale con Air France e
appartiene all'alleanza SkyTeam, Air One ha un rapporto commerciale con
Lufthansa. Par di capire che, essendo i due rapporti incompatibili, sarebbe
abbandonato quest'ultimo. Air France e Lufthansa. Gli esperti sono propensi a
ritenere che Parigi non sia più interessata, convinta ormai che al suo passo
indietro non seguirà un'offerta dei tedeschi. Il trasporto aereo, fra
recessione e prezzi record del carburante, si avvia ad affrontare anni
difficili; che sia per Air France sia per Lufthansa saranno resi più delicati
dall'arrivo in flotta degli Airbus 380, giganti dei cieli, che per essere
metabolizzati (e riempiti) hanno bisogno di condizioni di mercato favorevoli.
In questo contesto, Alitalia potrebbe rivelarsi una
spinosa zavorra. Aeroflot. Non è pensabile che la compagnia russa possa
comprare tout court Alitalia, perché extracomunitaria.
Ma potrebbe essere socio di minoranza in una cordata italiana. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23 pagina 11 Trovati 300 milioni per tenere in vita Alitalia di Fabrizio Ravoni da Roma Con un prestito ponte di 300 milioni,
l'Alitalia potrà garantire la continuità aziendale per oltre due mesi.
Un'autonomia limitata che però dà oltre un mese di tempo al nuovo governo (una
volta insediato) per individuare una soluzione definitiva per la compagnia di
bandiera. Queste le conseguenze del decreto legge approvato dal
Consiglio dei ministri di ieri. Un provvedimento varato dal governo con spirito
bipartisan e che dovrà essere convertito dal nuovo Parlamento e per il quale il
contatto fra governo e Popolo della Libertà è stato continuo; ma carico di
sospetti da una parte e dall'altra. Confronto che si è sviluppato
sull'ammontare del prestito. È lo stesso Prodi a spiegare che "l'onorevole
Berlusconi ha chiesto di provvedere ad un prestito ponte più sostanzioso di
quel che avevamo prospettato". Gli emissari del Pdl chiedevano che
l'ammontare fosse di 300 milioni (così da dare al nuovo governo più tempo a
disposizione). Padoa-Schioppa e Prodi lo limitavano a 100-150 milioni. E la
cifra sarebbe stata alzata durante il Consiglio dei ministri; anche per il
pressing sul governo esercitato direttamente ed indirettamente. Nel pomeriggio
sia Bonaiuti sia Fini avevano usato il termine "congruo" per
l'ammontare del prestito (e 300 milioni erano "congrui"). A
condizionare, poi, il clima del confronto è intervenuto il ballottaggio di
domenica per il Campidoglio. L'opposizione (da Veltroni fino ad arrivare a
Vietti) ritiene Berlusconi responsabile se l'Air France ha deciso di abbandonare
la trattativa con Alitalia. "Se fallisse sarebbe
una tragedia per Roma", commenta Francesco Rutelli. "Per noi è come
la Fiat per Torino". Nel pomeriggio Veltroni si fa vedere a Palazzo Chigi.
"Mi auguro che il governo eviti una crisi drammatica che è il prodotto di
comportamenti irresponsabili". Ed in serata auspica "una possibilità
di trattativa con la Lufhtansa". Con il retromessaggio da affidare agli
elettori romani: il governo di centrosinistra risolve temporaneamente i
problemi dell'Alitalia, ricordatevelo domenica. Un
sostegno non certo disinteressato quello del leader del Pd nei confronti del
suo predecessore sulla poltrona di primo cittadino della Capitale. Se Rutelli
non conquistasse il Campidoglio sarebbero in parecchi gli esponenti del Partito
democratico a chiederne conto al segretario. A questa
"drammatizzazione" a fini elettorali sembra immune Palazzo Chigi,
tanto da accettare le richieste di Berlusconi sull'ammontare del prestito. Sul
negoziato con l'Air France - osserva Prodi - hanno pesato negativamente sia le
"interferenze politiche, sia le difficoltà opposte dai sindacati".
Per Padoa-Schioppa le interferenze politiche hanno un nome e un cognome: Silvio
Berlusconi. Da un punto di vista tecnico, il decreto prevede un finanziamento a
tassi di mercato, rimborsabile entro il 31 dicembre di quest'anno. Per evitare
di apparire un "aiuto di Stato" Pierluigi Bersani aveva previsto che
ad emanarlo potesse essere il Viminale. In realtà, si tratta di un decreto
della presidenza del Consiglio, d'intesa con Economia, Trasporti ed Interni. Il
motivo del coinvolgimento del Viminale è per argomentare che il decreto legge
viene fatto per garantire la "continuità territoriale" e per motivi
di ordine pubblico. Formula che sarebbe stata individuata dai contatti
bipartisan fra governo e Pdl. Grazie a queste motivazioni l'Unione europea non
dovrebbe opporre critiche al decreto e farlo rientrare nella fattispecie di
aiuti di Stato. Ed a far capire che da Bruxelles non dovrebbero arrivare
problemi, interviene il presidente della Commissione. Il portavoce del
portoghese Manuel Barroso precisa che il sostituto di Franco Frattini assumerà
il dicastero europeo dei Trasporti. Come a dire: sarà un italiano a dover
gestire la vicenda Alitalia. E per la posizione di
Barroso, Romano Prodi esprime il proprio "disappunto". Una nota di
Palazzo Chigi precisa che il presidente del Consiglio "ha scoperto dalle
agenzie di stampa l'intenzione di affidare al nuovo commissario europeo
italiano il portafoglio dei Trasporti, in caso di dimissioni di Frattini,
attualmente alla Giustizia". La nota anticipa anche una formale protesta
diplomatica. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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N. 97 del 2008-04-23
pagina 11 "Per evitare il peggio licenziamenti inevitabili" di
Redazione da Roma Inevitabili i licenziamenti. Anche perché l'alternativa è il fallimento di Alitalia. Il
richiamo a non farsi troppe illusioni, nemmeno se si dovesse verificare il
migliore degli scenari per la compagnia di bandiera, è arrivato da Gianfranco
Fini. "È inevitabile - ha spiegato parlando a Porta a Porta - che, se si
trova un compratore, ci sarà un ridimensionamento del personale perché
l'alternativa non è di avere tre-quattromila esuberi, ma 18mila persone
in mezzo alla strada". Il fallimento sarebbe "un disastro", ma
sarà inevitabile se non ci saranno compratori. Per il momento è comunque
importante il prestito ponte, che poi toccherà alla nuova maggioranza
ratificare. "La palla passa nel nostro campo", ha riconosciuto Fini.
A evocare gli esuberi ieri è stato anche il segretario generale della Cisl
Raffaele Bonanni. Il sindacato, ha assicurato, "è disposto ad
accettarli", ma tutto dipende "dallo schema di lavoro che ci si dà:
se ci saranno cioè sia Malpensa che Fiumicino e se si riprenderanno alcune
rotte profittevoli". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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N. 97 del 2008-04-23
pagina 11 Reguzzoni: "Che fallisca pure... Malpensa non vuole
elemosine" di Felice Manti da Milano "Se Alitalia
deve fallire, fallisca. Il destino di Malpensa non dipende da quello della
compagnia aerea. Qui a Varese non vogliamo elemosine". Marco Reguzzoni da
ieri non è più il presidente dell'amministrazione provinciale di Varese.
Leghista doc, 37 anni, è stato eletto deputato il 14 aprile. Air France ha detto adieu ad Alitalia. E ora?
"E ora vinca il mercato. Alitalia vada per la sua strada. Se
deve fallire fallisca, l'importante è che non vincoliamo il mercato".
Rifondazione dà la colpa al Pd, il Pd parla di "polpetta avvelenata"
della Lega che penalizza Roma e Fiumicino... "La sinistra commette
il solito errore: mettere il becco in una questione meramente economica. Una
compagnia aerea è un'azienda e deve stare sul mercato. Quello che non dobbiamo
fare è dire che cosa deve fare Alitalia. Quanto a
Roma, diciamo subito una cosa. I conti della compagnia aerea sono stati
penalizzati da chi ha deciso di fare assunzioni solo su Fiumicino. E che queste
assunzioni, fatte nel passato, siano di tipo clientelare è assodato". E
Malpensa? "Se vince il mercato Malpensa vivrà. Non vogliamo che Malpensa
venga assistita, né vincolare il destino dell'aeroporto a quello di Alitalia". Il presidente lombardo Formigoni dice che
Air France voleva comprare Malpensa per distruggerlo... "È vero.
L'obiettivo era vincolare i voli sul Charles de Gaulle di Parigi o su
Fiumicino, tagliando fuori Malpensa. Quella imposta dai francesi era una misura
inaccettabile". Le ipotesi sul piatto della bilancia sono due: prestito
ponte o legge Marzano. Lei per quale "tifa"? "Ribadisco. Se si
deve salvare per l'ennesima volta una compagnia decotta penalizzando Linate o
altri scali, meglio farla fallire, senza spendere altri soldi. Quanto al
commissariamento bisogna vedere che fine fanno gli aerei". Perché? "Alitalia non ha più aerei di proprietà. Sono tutti a
noleggio. Vai a spiegare a una società di leasing, con sede magari alle Cayman,
che i tuoi crediti sono congelati. Si ricorda il caso di Volare?". La
compagnia sull'orlo del fallimento, poi commissariata... "Con la legge
Marzano. Ma il giorno dopo la nomina del commissario straordinario, le società
proprietarie degli aerei li avevano "parcheggiati" in aeroporti
stranieri. Sostenendo, giustamente, di non avere più la certezza che la
compagnia avrebbe pagato il leasing". Qual è il rischio? "Allora
Volare restò ferma un mese. E non successe niente. Ma se Alitalia
stesse ferma anche un giorno, si fermerebbe il Paese". Quanto ha inciso il
caso Alitalia sulla vittoria di Pdl e Lega al Nord?
"Tanto. È stato un caso di scuola, nel quale la sinistra ha mostrato la
sua vera maschera. Quella statalista, interventista nell'economia. Un
atteggiamento antieconomico di cui il Paese non ne può più". Si parla
insistentemente di una cordata italiana del Nord... "È un'ipotesi molto
plausibile. Personalmente so che una cordata in embrione esiste. So che ci sono
degli imprenditori del Nord disponibili a investire sulla compagnia aerea,
anche se è evidente che serve un forte partner industriale straniero alle
spalle". Sarebbe una buona soluzione o... "Mi auguro solo che la
cordata non voglia porre vincoli sulle tratte, come ha fatto Air France, o
sugli slot di Malpensa. O che decida di penalizzare qualche altro aeroporto,
fosse anche Fiumicino. Chi vuole compri e rispetti le regole di mercato".
felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sì
del governo al prestito. Prodi: è la cifra chiesta dal Cavaliere.
Padoa-Schioppa: il no di Air France colpa del Pdl Alitalia, arrivano 300
milioni Berlusconi: ora ci sono le condizioni per la cordata. Lufthansa esamina
il dossier.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N corsa per il
Campidoglio, Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Ognuno ha puntato sui punti
più forti della propria campagna elettorale. Rutelli ha
insistito sulla crisi dell'Alitalia e gli alleati
"scomodi" come la Lega. Alemanno sul problema dei nomadi e gli
immigrati. All'inizio i due si sono affrontati a colpi di fioretto, con
l'accordo che i reciproci staff non avrebbro fatto da claque. Poi il patto è
saltato e il confronto si è fatto più duro e incalzante. Rutelli: rigore
e misure antiviolenza. Alemanno: cacciare gli stranieri denunciati.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il nuovo governo Nell'agenda del Cavaliere i fondi da
sbloccare per l'Expo Berlusconi si occupa di Expo. Il premier, impegnato nelle trattative per la formazione del Governo e in
quelle per il futuro di Alitalia, ha dovuto ieri trovare anche il tempo per fare il punto della
vicenda Expo insieme ai tre leader milanesi di Forza Italia, Maristella
Gelmini, Luigi Casero e Maurizio Lupi, che lo hanno incontrato ad Arcore prima
del vertice con Formigoni. Il Cavaliere ha confermato che oggi a Roma
pranzerà con il sindaco Letizia Moratti e con Gianni Letta per valutare quale
strada scegliere per preparare l'Expo del 2015: il nuovo Governo dovrà
predisporre in tempi molto brevi la legge che conferirà poteri speciali al
sindaco e valutare se davvero ci sono, come parrebbe, problemi nel reperire i
fondi preventivati nel piano con cui la candidatura di Milano è stata promossa
dal Bureau International des Expositions. In questo caso, vanno ovviamente
individuate le modalità per trovare i soldi. Ancora da definire la forma
giuridica che verrà scelta per la società che dovrà gestire l'evento e l'unica
cosa arrivata fino ad Arcore è che nell'intera operazione dovrà avere un ruolo
di primissimo piano Paolo Glisenti, braccio destro del sindaco Moratti,
segretario del Comitato che aveva organizzato la candidatura. Durante
l'incontro di Arcore, Berlusconi ha confermato al terzetto l'intenzione di
premiare il loro impegno e il lavoro fatto in questi anni a Milano e in
Lombardia: per la Gelmini pare ormai certo un posto da ministro, mentre Lupi e
Casero dovrebbero diventare sottosegretari, rispettivamente, di Infrastrutture
ed Economia. Il leader del Pdl avrebbe però chiesto ai tre amministratori di
continuare anche ad occuparsi del territorio, tenendo i rapporti fra Roma e
Milano come è stato fatto negli anni scorsi. Una preoccupazione che sarebbe
venuta anche al sindaco Moratti, abituata a discutere le questioni politiche ed
amministrative più delicate proprio con questi tre referenti, oltre che con
Ignazio La Russa di An (altro candidato al posto da ministro e, di conseguenza,
al trasferimento fisso a Roma). Anche di questo, si potrebbe discutere al
pranzo romano di oggi. Elisabetta Soglio.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I.
I sindacati chiedono l'inclusione di Az Servizi nel perimetro Alitalia. Spinetta non
ci sta: è rottura.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Adieu...rien ne va plus. Air France lascia definitivamente il
tavolo della trattativa e la partita Alitalia. La
nostra compagnia ora è chiamata a far fronte da sola ad un futuro alquanto
incerto. Serve ossigeno per restare in quota e il Consiglio dei ministri ieri
sera ha deciso di varare un decreto per l'erogazione di un finanziamento che
assicuri la cosiddetta "continuità aziendale": 300 milioni che
dovrebbero permettere di evitare il commissariamento e guadagnare tempo in
attesa che arrivi un nuovo aspirante compratore. Una somma che va a migliorare
una situazione di cassa che allo scorso 2 aprile era di 239 milioni. Il
finanziamento avverrà a tassi di mercato ed è previsto che venga rimborsato
entro il 31 dicembre di quest'anno. I soldi verranno attinti dai fondi in
bilancio dello Sviluppo economico per motivi di ordine pubblico e di continuità
territoriale. Un escamotage per aggirare il possibile veto dell'Unione europea
che certamente avrebbe bloccato un intervento del Tesoro come aiuto di Stato.
Prodi, in conferenza stampa, ha spiegato la genesi della rottura con Air
France: "Le eccessive interferenze verificatesi durante la campagna
elettorale da ben definite parti politiche e le numerose difficoltà frapposte
dai sindacati". E poi una precisazione: "Berlusconi mi ha chiesto un
prestito più sostanzioso di quello che avevamo previsto per risolvere la
vicenda Alitalia. Il nostro è stato un atto di
responsabilità". Inizialmente, infatti, il prestito doveva essere limitato
a 100 milioni. Secondo Padoa-Schioppa: "La persona che presiederà il
governo ha contribuito a far sì che la soluzione Air France tramontasse, perchè
convinto di poterne proporre una migliore. Cosa ci spinge a ritenere che il
prestito verrà rimborsato? La fiducia nell'impegno di chi governerà. Il
giudizio della Ue? Vedremo, si tratta di un intervento che in circostanze
diverse probabilmente non si sarebbe fatto". In serata Berlusconi ha
cenato con Cossiga e, al termine, conversando con i giornalisti ha affermato:
"Ora di Alitalia mi occuperò io e comunque
esistono le condizioni affinchè i partecipanti alla compagine di chi vuole
partecipare alla compagnia si facciano avanti e chiedano di verificare i conti
per presentare al più presto un'offerta impegnativa. Certo i francesi avevano
presentato proposte che avrebbero significato la svendita della nostra
aviolinea". I sindacati sono cauti: soddisfatti per l'arrivo di denaro
fresco, ma preoccupati perchè, dopo il fallimento della trattativa con Air
France, non c'è al momento alcun soggetto interessato all'acquisto della compagnia.
Domani Cda di Alitalia e poi le organizzazioni
sindacali incontreranno i vertici aziendali anche se il faccia a faccia non
potrà andare oltre l'elaborazione di possibili misure di tipo congiunturale.
Cioè come affrontare l'attività delle prossime settimane. Su Alitalia
la partita è evidentemente anche politica. Il presidente uscente del Senato,
Franco Marini, sollecita Berlusconi "a prendersi le sue responsabilità.
Spero che se le assuma in termini positivi". Parla di "dramma"
il candidato sindaco a Roma per il centro-sinistra, Francesco Rutelli: "Se Alitalia fallisce, ci saranno migliaia di persone in strada. La
"Padania" rivendica di aver messo il bastone tra le ruote di Italia,
Francia e Olanda, vorrei che si capisse che per noi a Roma Alitalia e come la Fiat per Torino". Secondo il candidato del
centro-destra, Gianni Alemanno "la cordata italiana è invece l'unica
soluzione, noi vogliamo mantenere la compagnia di bandiera". Sulla
linea di Rutelli, il governatore del Lazio, Piero Marrazzo: "Il ritiro
della proposta di Air France è la prima polpetta avvelenata dal governo della
Lega. Noi ragioniamo con la logica del mercato, non abbiamo mai detto nulla
contro la Lombardia e Malpensa. Ma il ridimensionamento di Fiumicino sembra il
primo passo di un ridimensionamento di Roma e del Lazio". Per Altero
Matteoli di An "è stato il governo a sbagliare ritenendo che solo Air
France potesse acquisire Alitalia e questo l'ha messa
nelle condizioni di presentare un'offerta assolutamente inaccettabile".
Soddisfazione per l'uscita di scena dei francesi è stata espressa dal leghista,
Roberto Castelli, che tuttavia non crede all'intervento di altre compagnie
"se non per questioni prettamente politiche, se si lascia fare al mercato
la via è quella del commissariamento". Il titolo, ieri sospeso in Borsa
(dell'11% la perdita teorica) oggi sarà riammesso a piazza Affari.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prodi e
Padoa-Schioppa: "Intervento responsabile. Sindacati e Berlusconi hanno
affondato Air France".
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Forse sarà solo l'ennesimo intervento statale. E
forse servirà a prendere tempo per trovare una soluzione (un socio) per Alitalia. Ma di sicuro, un'iniezione di liquidità da 300 milioni servirà
ad Alitalia per ridare fiducia al mercato. Perchè dietro il fallimento della
trattativa con Air France c'è un nuovo buco per i conti: un calo delle
prenotazioni che supera il 40% per le tratte internazionali e
intercontinentali. Colpa dell'incertezza, dello spettro del
commissariamento avanzato a più riprese nelle ultime settimane. Effetto del
timore, soprattutto dei tour operator, di trovarsi in mano interi pacchetti per
dei voli che potevano non esserci più ,di qui all'estate. Ora lo scenario è
cambiato, almeno per un po'. Il prestito di emergenza da 300 milioni servirà a
garantire la continuità aziendale di Alitalia (domani
sul tavolo del cda) e a calare il sipario sulla prospettiva della Legge
Marzano. Fino a quando? Il 2 aprile scorso c'erano in cassa 239 milioni. Così,
mettendo in conto tra i 20 e i 30 milioni di cassa bruciata questo mese, la
compagnia può contare su oltre 500 milioni, più di quanto bruciato nell'intero
2007 (400 milioni) quando non c'era ancora di piano di sopravvivenza firmato da
Maurizio Prato. E' abbastanza, secondo fonti industriali, per traghettare Alitalia fino alla stagione autunnale. Forse anche a fine
anno. Ma molto dipenderà da come saranno gestiti i prossimi mesi, se
arriveranno in pieno i benefici del piano Prato. Su questo punto, però, c'è più
di un'incognita. La prima è legata al prezzo del petrolio, su cui non sono
previste coperture. Ai valori di ieri, secondo fonti vicine al dossier Alitalia, il greggio si avvicina pericolosamente al doppio
del prezzo previsto nel piano. Il che avrebbe già fatto scattare un buco sul
budget 2008: si parla di appesantimento dei costi compreso tra i 400 e i 500 milioni.
Senza contare le prospettive future, che rischiano di mettere in difficoltà
colossi dalle spalle larghe come Air France e Lufthansa. Figuriamoci Alitalia. Ecco perchè per la compagnia italiana è cruciale
non perdere il passo sui ricavi della stagione estiva, che generalmente
assicurano un saldo di cassa positiva. In questo senso sarà importante anche
mettere Alitalia nelle condizioni di piena
operatività. Ad oggi a guidare la compagnia c'è Aristide Police, esperto di
diritto amministrativo, senza deleghe operative. Di qui la necessità di
scegliere un manager operativo già nelle prossime settimane. Un manager che
faccia passi vitali, come firmare l'accordo azienda-sindacati per fare scattare
la cassa integrazione sugli esuberi del piano. Perchè alcuni aerei sono già a
terra. Ma i piloti sono ancora nel bilancio Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ndici ore. Infine,
alle prime ore del mattino del 16 marzo, si decide di accettare l'offerta di
Air France-Klm.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ministero dello
sviluppo economico. Il prestito da 300 milioni di euro, a tassi di mercato, è
stato concesso per motivi di ordine pubblico e per la continuità aziendale. Il
rimborso è previsto entro il 31 dicembre. In questo modo il governo uscente dà
a quello entrante più tempo per trovare una soluzione per la compagnia di
bandiera, in crisi di liquidità da parecchi mesi.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa avrebbero voluto concedere un
prestito meno consistente. 150-200 milioni di euro al massimo. Questo era stato
deciso ieri mattina al vertice di Palazzo Chigi con il ministro dei Trasporti
Alessandro Bianchi e il sottosegretario Enrico Letta, che
per oltre un mese ha seguito il dossier Alitalia quasi a
tempo pieno e ha tessuto finché ha potuto il filo delle relazioni con Air
France. A fine mattinata però è arrivata ad Enrico la telefonata dello zio
Gianni: "Il prestito all'Alitalia non può essere inferiore a
300 milioni. Se non sarà così, il decreto non avrà il nostro consenso".
Gianni Letta ha parlato a nome di Silvio Berlusconi. E l'intesa bipartisan era
condizione essenziale del decreto-legge, che dovrà essere convertito dal
prossimo Parlamento a maggioranza Pdl-Lega. Non sono state ore facile quelle
che hanno preceduto il consiglio dei ministri serale. L'intesa bipartisan
conteneva in realtà un complicato gioco del cerino. Enrico Letta ha provato a
spiegare allo zio Gianni che, se avesse voluto, la futura maggioranza avrebbe
potuto modificare il decreto in Parlamento. Da 150-200 milioni - la cifra,
peraltro, di cui si era parlato nell'incontro tra i due Letta la scorsa
settimana - a 300 o anche più. Tutto sotto la responsabilità del futuro
governo. Ma agli occhi di Gianni Letta, e di Berlusconi, l'offerta di Prodi
nascondeva una trappola. La trappola di un conflitto tra Pdl e Lega. Il partito
di Bossi infatti non ha alcuna passione per il prestito-ponte. Roberto
Castelli, ieri, l'ha detto pubblicamente: "Meglio il commissariamento di Alitalia". Anche Maroni nei giorni scorsi non ne aveva
fatto mistero, né con gli uomini di Berlusconi, né con Enrico Letta. Alla Lega
interessa il destino di Malpensa. È sempre stata contraria al sostegno pubblico
di Alitalia. Ed è convinta che Malpensa, senza Alitalia, possa ritrovare più facilmente le ragioni di uno
sviluppo. Enrico Letta ha portato il messaggio a Prodi, già infuriato per la
trattativa diretta di Berlusconi con il presidente della Commissione Barroso
sul trasferimento della delega al commissario italiano. L'istinto spingeva il
premier ad una prova di forza: "Si assuma il Cavaliere la responsabilità
di spendere altri soldi pubblici, dopo essere stato corresponsabile del
fallimento della trattativa con Air France". Ma Berlusconi aveva la
contromossa pronta. Il suo no al decreto avrebbe aperto immediatamente la porta
al commissariamento. In fondo, il commissario restava il piano B di Berlusconi:
o un prestito tale da consentire l'ossigeno all'Alitalia
fino alla fine dell'estate (e tentare così di costruire la sua cordata) oppure
l'immediata attivazione delle procedure della legge Marzano (che, allegerendo
l'azienda di molti costi, avrebbe forse acceso l'interesse di nuovi partner).
Ma, arrivati a questo punto, il commissariamento di Alitalia
sarebbe stata una sorta di suicidio per il governo uscente. Sarebbe stato il
governo Prodi a spegnere il cerino, assumendosi plasticamente una
responsabilità che invece assegna pricipalmente ad altri. In consiglio dei
ministri la discussione non è stata pacifica. Antonio Di Pietro aveva espresso
già in anticipo la propria contrarietà ad aumentare l'entità del prestito.
Nella riunione sono stati soprattutto Emma Bonino e Pierluigi Bersani a
battersi per mantenere entro i 200 milioni lo stanziamento. Poi, però, Massimo
D'Alema ha chiuso la discussione: "La responsabilità dei 300 milioni è
comunque di Berlusconi. Abbiamo lavorato per mesi per evitare il crac. Ora
tocca a lui governare e non avrebbe senso una scelta diversa da parte
nostra". In realtà il gioco del cerino non è finito. La decisione di ieri
rappresenta però il passaggio finale delle consegne. Berlusconi avrà un estate
per materializzare le ipotesi di cui ha parlato in campagna elettorale. Ma tra
le insidie non ultima è la posizione della Lega: qualunque conflitto tra il
destino di Alitalia e quello di Malpensa potrebbe
generare un conflitto anche nel futuro governo.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-23 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il governo stanzia 300 milioni per la compagnia di bandiera. Il
premier uscente: è la cifra chiesta dal leader pdl
Maxiprestito per Alitalia, dubbi Ue E sul commissario europeo accordo Berlusconi-Barroso,
ira di Prodi ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il via a un prestito
ponte di 300 milioni per consentire all'Alitalia di
continuare l'attività. Dubbi dell'Ue. Sul nuovo commissario europeo, intesa tra
Barroso e il Cavaliere. Ira di Prodi. ALLE PAGINE 2e3 Baccaro, Caizzi,
Tondelli.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num:
- pag: 2 categoria: BREVI Consiglio e sindacati Dopo il ritiro di Air France e
l'annuncio del prestito ponte da 300 milioni, il presidente di Alitalia, Aristide Police (sopra) riunisce domani il consiglio
d'amministrazione. In mattinata è in programma anche un incontro con i
sindacati.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
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Lo stato francese è
proprietario solo del 18% di Air France. L'ingerenza della politica e la crisi
internazionale hanno determinato il ritiro dell'offerta di Parigi di
acquisizione della nostra compagnia di bandiera a.m.m. Parigi Appena vinte le
elezioni, Berlusconi aveva fatto una prima gaffe: vantando la sua amicizia con
Sarkozy, aveva millantato la possibilità di un intervento del presidente francese
per sbloccare la situazione nelle faticose trattative tra Air France-Klm e Alitalia. Nei fatti, è successo il contrario. Lunedì sera,
alle 21,30, un comunicato della direzione di Air France ha messo fine
all'ipotesi di intesa con la compagnia di bandiera italiana. L'offerta del 14
marzo scorso è stata ritirata. "Gli accordi non sono più validi - dice Air
France- dal momento che non sono state soddisifatte le condizioni preliminari
al lancio dell'offerta". E Sarkozy puo' fare ben poco, anche nell'ipotesi
tutta da verificare in cui volesse dare una mano a Berlusconi: Air France,
sembra aver dimenticato la nuova maggioranza politica in Italia, è privatizzata
e lo stato francese è ormai un azionista tra altri, con il 18% del gruppo. Per Alitalia si apre una fase al buio. Air France starà a
guardare. Anche da Bruxelles arrivano degli ostacoli: secondo la Commissione,
il prestito-ponte è illegale, perché la compagnia italiana aveva già sfruttato
un analogo beneficio nel 2001. Per ricorrervi di nuovo, stando alle norme
comunitarie, dovrebbe attendere addirittura il 2011. Air France-Klm aveva
proposto un'Opa (offerta pubblica di scambio) ad Alitalia,
sulla base di un'azione del gruppo franco-olandese per 160 azioni della
compagnia di bandiera italiana, ancora controllata dallo stato che è
proprietario del 49,9%. Sarebbero sati messi sul tavolo 8,7
milioni di titoli Air France-Klm per prendere il controllo del 100% di Alitalia. Air France-Klm avrebbe anche acquisito le obbligazioni
convertibili di Alitalia, al prezzo di mercato (0,3145 euro), per un totale di 608
milioni di euro. Air France-Klm si impegnava a rilanciare la compagnia aerea
italiana, con un investimento di 1 miliardo di euro. Ma dopo 5 incontri,
questo progetto è sato respinto dai sindacati, anche se il consiglio di
amminisrazone lo aveva approvato il 16 marzo. I problemi maggori erano
rappresentati dalle attività deficitarie di Altalia: il trasporto merci e i
servizi a terra. Ma i sindacati, soprattutto, non erano d'accordo sui tagli,
1600 esuberi, secondo il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta, ex
consigliere d'amministrazione di Alitalia, su 11mila
dipendenti. La trattativa, a detta dei francesi, avrebbe potuto continuare, se
non fosse stata turbata dalla propaganda elettorale e dalle promesse campate in
aria dei vincitori. Spinetta ha un'imagine in Francia di "padrone
sociale", cioè attento alle relazioni con i sindacati. La fusione con Alitalia era ben vista dai sindacati francesi. Ma le
trattative sono durate tropo a lungo, ci sono state troppe inteferenze
politiche e, per di più, la situazione economica internazionale è sfavorevole.
"Il contesto è compromesso - commentano ad Air France - dal quadro
internazionale, dall'aumento del prezzo del petrolio, dai termini dell'offerta
e, infine, dal logoramento ambientale".
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
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Dopo la rinuncia di
Air France il governo si precipita a decretare un prestito di 300 milioni, da
restituire entro Capodanno. "Ce l'ha chiesto Berlusconi", spiegano
Prodi e Padoa Schioppa. Respirano i sindacati. Ora, per questa classe politica ondivaga,
c'è "solo" il problema di trovare un compratore vero Francesco
Piccioni "E ora se la compra Walt Disney!". Crudele, ma vero. Il
ritiro di Air France-Klm dalla procedura per la vendita del
pacchetto azionario di controllo dell'Alitalia (il 49,9%
ancora in mano al ministro del tesoro) lascia la situazione in pieno caos. Il
governo uscente ha dovuto così convocare un consiglio dei ministri
straordinario - ieri sera - per decidere sul "prestito d'emergenza"
per tenere in vita la compagnia. L'entità della cifra era stata
inizialmente ipotizzata in 100-150 milioni, addirittura sotto richiesta del
ministro dell'interno "per motivi di ordine pubblico", per bypassare
più facilmente eventuali contestazioni da parte dell'Unione europea. Poi sono
stati stanziati 300 milioni, nella disponibilità del ministero dello sviluppo
economico. Sia Prodi che Tommaso Padoa Schioppa, nella conferenza stampa
conclusiva, hanno voluto sottolineare che questo aumento "è stato
esplicitamente richiesto da Silvio Berlusconi", in modo avere più tempo
per risolvere la crisi dell'Alitalia. Il prestito
dovrà essere rimborsato entro il 31 dicembre di quest'anno e in molti si sono
chiesti come farà l'azienda a farvi fronte, visto che perdite sono ancora alte
(anche se il taglio delle rotte su Malpensa e la messa a terra di 37 aerei
dovrebbe aver ridotto l'emorragia). Lapidaria e un po' velenosa la risposta del
ministro dell'economia: "c'è fiducia in chi governerà; dubito che possa
essere stata presa una posizione così solenne e ripetuta senza avere la
certezza di poterla tradurre nei fatti". In ogni caso, "il valore
dell'azienda, dei posti di lavoro, degli aerei sono meglio salvaguardati che
non entrando in una procedura straordinaria (il commissariamento, ndr), più
distruttiva". Punture di spillo a parte, la decisione è stata apprezzata
caldamente da tutti i sindacati. Che da giorni premevano per una soluzione di
questo genere e anche di questa entità. Trecento milioni - oltre ai 148 del
rimborso fiscale - potrebbero bastare anche per un anno, sempre che l'attività
commerciale prosegua senza cadute verticali (il prestito, per esempio, dovrebbe
dar fiducia a chi sta in questo momento progettando di prenotare per un viaggio
estivo). Ora c'è solo il "piccolo" problema di trovare un compratore.
La responsabilità di aver "fatto tramontare l'ipotesi Air France-Klm"
è stata attribuita a Silvio Berlusconi, che "evidentemente ritiene di
avere un'ipotesi migliore". Ora comunque si attende il parere dell'Unione
europea (per Alitalia le regole prevedono l'impossibilità
di nuovi "aiuti di stato"); la Commissione ha chiesto immediata
notifica del decreto, in modo da analizzare se ricorrano o no queste
condizioni. La giornata era iniziata in modo frenetico, con il titolo sospeso
in borsa per eccesso di ribasso; sarà riammesso oggi, ma con il sistema
dell'asta di chiusura (si determina il prezzo finale dopo aver raccolto gli
ordini). I francesi avevano comunicato la loro decisione con una nota
pubblicata su internet; la nostra compagnia di bandiera ufficialmente non ne sapeva
nulla. Per mantenere un minimo di rispetto diplomatico, hanno giustificato la
scelta con valutazioni di ordine industriale: "con il petrolio a 118
dollari, il 22% in più rispetto a solo due mesi fa, e con Alitalia
senza coperture sul greggio (uno dei tanti errori del management, dal 2001 ad
oggi, ndr), non c'erano più le condizioni economiche" per chiudere
l'affare. Ma è chiaro che hanno influito anche fattori extraeconomici, anche se
"sarebbe imbarazzante ammettere che esistano altre ragioni". Quali siano
queste "altre" è ovvio: la politica italiana (Alitalia
è ancora un compagnia controllata dallo Stato) è assolutamente inaffidabile. A
prescindere dallo schieramento. Il governo uscente aveva apparecchiato per Air
France un tavolo con sopra - già bella e tagliata - la testa del sindacato. Era
stato sufficiente condurre la procedura di vendita senza mai convocarlo e
tantomeno consultarlo, certi che "al dunque" avrebbe preferito dire
sì a qualsiasi proposta piuttosto che rischiare il commissariamento. La punta
di lancia di questo atteggiamento è stato per mesi il più deleterio dei
ministri ancora in carica, Tommaso Padoa Schioppa. Dietro di lui i liberisti
"col manuale in mano", presenti in forze nel Pd e a palazzo Chigi,
fiancheggiati "sapientemente" dagli editorialisti di punta dei
quotidiani più venduti (Repubblica, Corsera, Sole24Ore). I quali, ora,
infieriscono soprattutto sul sindacato, "reo" di aver controproposto
qualche idea (magari non vincente) al "piano" lacrime-e-sangue di
Jean-Cyril Spinetta, amministratore delegato francese. La trappola non si è
chiusa nel giorno stabilito (il 31 marzo), né nei giorni immediatamente
successivi. Poi le elezioni politiche hanno certificato che anche la seconda
conditio sine qua non posta dai francesi - l'assenso della nuova maggioranza di
governo - era irraggiungibile. La terza, ovvero la disponibilità della Sea a
ritirare la causa contro Alitalia per aver ridotto del
50% i voli su Malpensa, dipendeva in parte dalle elezioni, in parte dalle
capacità di scambio di una classe dirigente paralizzata dai veti reciproci.
Hanno atteso qualche giorno prima di tirare le somme. Poi, quando hanno visto
Berlusconi spingere avanti Vladimir Putin per riproporre la presto tramontata
ipotesi Aeroflot, cincischiare con mezze allusioni sul rientro in gioco di
Lufthansa, tirare per i capelli IntesaSanPaolo perché dichiarasse che
"siamo ancora interessati", hanno tirato via la zeppa. E il
castelletto di belle figure a poco prezzo, con qualche dichiarazione alle
agenzie di stampa, è crollato.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Retroscena E il futuro premier richiama la Lega: la compagnia di
bandiera non deve fallire SEGUE DALLA PRIMA Ecco cosa teme Berlusconi, ecco perché
sulle sorti della compagnia di bandiera ha scelto un profilo diverso da quello
tenuto nei giorni di campagna elettorale. Come sull'emergenza rifiuti, è
consapevole che "dopo un mese quei sacchetti di immondizia non raccolti
saranno colpa mia". Stessa sorte gli toccherebbe con
la chiusura di Alitalia. Perciò non può accettare la linea della Lega, favorevole al
commissariamento e convinta così di rilanciare Malpensa. La strategia dei
dirigenti del Carroccio punterebbe infatti a liberare completamente lo scalo
lombardo da "Az", in modo da garantire quegli slot ad altre compagnie
di bandiera, in vista di Expo 2015. Il "caso Malpensa" brucia,
non c'è dubbio. Confalonieri una settimana fa ha confidato a un amico che
"lo schiaffo per noi lombardi è insopportabile. E non si tratta solo di
orgoglio", ha proseguito il presidente di Mediaset: "Giorni fa, per
andare a Pechino sono dovuto passare dalla Germania... Così si perde tempo. E
il tempo è danaro". Sarà, ma per quanto gli possa stare a cuore il destino
di Malpensa, il Cavaliere non intende firmare il commissariamento di Alitalia. è pronto a cedere posti nell'esecutivo con la
Lega, offrendo a Castelli il ruolo di vice ministro per le Infrastrutture e la
delega per l'Expo. è disposto persino a mettersi in contrasto con l'area
ciellina che milita dentro Forza Italia, e che puntava a quel ruolo governativo
per la gestione dell'evento internazionale. Ma su Alitalia
non ci sente. Ormai il dossier è suo. Prodi ieri gliel'ha lasciato sulla
scrivania di palazzo Chigi, non prima di averlo additato - insieme ai sindacati
- come responsabile del fallimento della trattativa con Air France. Di più, il
Professore ha rilevato con malizia che la cordata prospettata da Berlusconi al
momento non c'è, e ha ipotizzato un triste finale: "Temo si vada verso il
commissariamento ". Berlusconi confida di smentirlo, sebbene Ermolli -
l'uomo a cui ha affidato la missione - abbia fatto presente come già l'avvio
dell'operazione evidenzi tratti "molto complessi" per la difficoltà
di acquisire notizie sui conti di Alitalia. Sembrerà
paradossale, ma uno degli esperti chiamati da Ermolli a collaborare per la
costituzione della cordata, raccontava ieri che "le informazioni più
puntuali le abbiamo ottenute da Parigi". Se fosse vero, vorrebbe dire che Air
France avrebbe offerto un supporto tecnico maggiore dei dirigenti di
"Az". Tutto è possibile in questa partita dove nessuno ha svelato le
proprie carte. Raccontano, per esempio, che Berlusconi nel suo colloquio in
Sardegna con Putin avrebbe sollecitato la presa di posizione di Aeroflot per
garantirsi un po' di tempo in più e consentire al governo in carica di varare
il prestito ponte per Alitalia. Di più. La compagnia
russa - secondo fonti molto autorevoli - farebbe al momento solo da schermo a
un gruppo di investitori moscoviti, pronti a entrare nella
"compagine" a momento debito. Nel frattempo Ermolli tenta di mettere
insieme il puzzle, e si è dato una scadenza: la prima settimana di maggio, in
coincidenza con l'avvento di Berlusconi a palazzo Chigi. Ma il tempo
scarseggia, scandito dai soldi del prestito ponte. è vero che il Cavaliere ha
ottenuto 300 milioni, invece dei 100 ipotizzati in un primo momento, ma è
altrettanto vero che Ermolli è stato chiamato all'opera solo di recente. Fino
all'altra settimana, infatti, non c'era nulla di concreto. Lo fece capire
Gianni Letta a un interlocutore: "Diciamo che per ora Berlusconi sta
affrontando la questione sotto l'aspetto politico". Un modo elegante per
spiegare che era concentrato sulla campagna elettorale. Ora che le urne si sono
chiuse, il Cavaliere non vorrebbe chiudere "Az". A rischio c'è più
della sua luna di miele con il Paese. Il leader Pdl "Già immagino cosa
potrebbe accadere quel giorno: aeroporti paralizzati, gente inferocita, i lavoratori
a Palazzo Chigi" Francesco Verderami.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
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Corde e cordate Pdl
in difficoltà E Berlusconi tace "Stallo pericoloso" Piero Fassino
(Pd): "La crisi porterà esuberi e le prossime offerte saranno peggiori di
quella francese". Fini (Pdl): "Tagli necessari" Roma Si chiama
"prestito ponte" ma il puntello a cui appendere i
300 milioni di euro che Prodi e Padoa Schioppa hanno appena affidato ad Alitalia non c'è. C'è solo la decisione di dare alla compagnia di
bandiera italiana un altro po' di ossigeno, così come Gianni ed Enrico Letta
avevano concordato giorni fa, quando la trattativa con Airfrance non era ancora
definitivamente saltata, ma i soldi in cassa erano comunque finiti.
Passato questo momento, alla nuova maggioranza toccherà trovare rapidamente una
soluzione, oppure decidere di affidare tutta la faccenda ad un commissario che
abbia le carte in regola per risanare i conti del gruppo e provare a ripartire
con nuove trattative. Per ora, però, gli unici ad aver espresso una posizione
chiara sono i dirigenti della Lega Nord, felici della sconfitta dei francesi e
apparentemente convinti che questo possa cambiare il destino già segnato
dell'aeroporto di Malpensa. "Sono soddisfatto che Air France si ritiri.
Non credo che altre compagnie interverranno, se non per questioni prettamente
politiche, ma se si lascia fare al mercato credo che la via sia il
commissariamento e attendere che Alitalia torni sul
mercato, ha spiegato a nome dei padani Roberto Castelli, durante la
trasmissione Omnibus de La7: "La volontà di Air France è uccidere Malpensa
perché infastidisce l'aeroporto Charles de Gaulle. E per noi padani è
inaccettabile togliere lo scalo internazionale del Nord". E' la linea che
la Lega ha sempre sostenuto, al punto di indurre il leghista presidente della
Sea Giuseppe Bonomi a far causa ad Alitalia quando
ridusse i voli su Malpensa e di convincersi (qualche anno fa) che la compagnia
potesse essere acquistata dalla padana Volare, fallita in breve tempo. Il vero
problema riguarda il Pdl, che sulla presunta cordata italiana lanciata da
Silvio Berlusconi ha costruito un pezzo della campagna elettorale e che, ora,
deve tirar fuori rapidamente il coniglio dal cappello. Difficile a farsi, se
ieri gli unici che proponevano qualche nome erano Francesco Giro, il futuribile
vice sindaco di Roma che ha invitato la compagnia elettrica Acea a partecipare
alla ricapitalizzazione di Alitalia e il neoeletto
deputato del Pdl nel collegio europeo, Aldo Di Biagio che si è unito
"all'onorevole Mirko Tremaglia" nell'appello " agli italiani
residenti all'estero affinché scendano in campo per dare il loro contributo all'iniziativa
promossa dal presidente Berlusconi per la salvaguardia dell'Alitalia".
Più preoccupato sembra il quasi presidente della camera Gianfranco Fini che
mette le mani avanti: "E' inevitabile che, se si trova un compratore, ci
sarà un ridimensionamento del personale perché l'alternativa non è dei avere
tre-quattromila esuberi, ma 18 mila persone in mezzo alla strada. Il fallimento
sarebbe in ogni caso un disastro", anche se a suo dire l'acquirente si
troverà "perché Alitalia non è una palla al piede
ma un business". Il problema, però, spiega Pier Luigi Bersani (Pd) è che
"ogni scalino che si fa verso l'emergenza possono aumentare gli
interessati, ma peggiorare le proposte. La nuova fase avrà problemi maggiori di
quelli vissuti finora, soprattutto per i lavoratori". Analisi che combacia
con quel che dice Piero Fassino: "Il rischio adesso è davvero grande.
Tutte le altre possibili soluzioni rischiano di essere peggiori della proposta
Air France. Il fallimento chiude l'azienda, il commissariamento transitorio
impone, per vincoli di legge, tagli e riduzioni fino al 50 per cento
dell'operatività e del personale". L'unico che dovrebbe a questo punto
raccontar qualcosa dei coraggiosi italiani che lo seguiranno nella salvifica
cordata è Silvio Berlusconi. Che, invece, al momento tace.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
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Malpensa L'aeroporto
e i tre moschettieri Sindaca & co. Moratti, Maroni e Formigoni attenti allo
scalo, ma su Alitalia è un "chissenefrega"
Guglielmo Ragozzino Finalmente si è fatta chiarezza. Sono almeno tre gli
esponenti di punta della maggioranza berlusconiana che si mostrano pochissimo
sconvolti e anzi affrontano con flemmatica impassibilità il disastro (come
appare dall'altra parte della barricata) per la rottura del contratto di
matrimonio di Air Spinetta con Alitalia. Quello che
sta a cuore ai politici locali di destra è con tutta evidenza il futuro di
Malpensa: non altro. Se badate a Roberto Maroni, portavoce del popolo leghista,
"Malpensa comunque se la caverà, qualunque sia la sorte di Alitalia". E la spiega così: "Malpensa ha un
grande futuro perché si trova al centro di una zona di grande traffico, e
perché si sviluppi basta completare le infrastrutture e lasciarla senza limiti
e ostacoli: aprendo quelle rotte che Alitalia non usa
ma tiene bloccate". E conclude di "non sapere" se esista una
cordata italiana per l'acquisto di Alitalia; ma il suo
"non sono informato" vuol dire chissenefrega, detto da un futuro
ministro, attento alle forme. Anche Letizia Moratti, attualmente sindaco di
Milano, esprime un concetto simile: "l'auspicio non era e non è il
fallimento della trattativa", ma Alitalia e Malpensa sono questioni diverse... Qualsiasi soluzione
positiva per Alitalia va bene...". Se non è il chissenefrega, poco ci manca.
"Diverso il tema di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una politica
che non attiene ad Alitalia, ma al governo italiano" che deve stabilire una propria
politica di trasporto passeggeri e merci "lasciando che Malpensa
possa continuare il suo sviluppo". Il meno diplomatico dei tre è il
presidente della Giunta regionale lombarda Roberto Formigoni: "Spiace
doversi citare, ma ho sempre detto che l'obiettivo di Air France era quello di
distruggere Malpensa". poi si corregge un po': "Non proprio
distruggere, ma (causare) un forte ridimensionamento e ora, ovviamente, scaricano
l'Alitalia". E non perde l'occasione di dare
addosso a Tps (Tommaso Padoa Schioppa) che sarebbe responsabile di un errore
completo di strategia; "un risultato disastroso: da una parte Malpensa
fortemente penalizzata, dall'altra Alitalia sull'orlo
della scomparsa. E' qualcosa di davvero molto malinconico. Il nuovo governo ha
davanti a sé un compito molto impegnativo". Formigoni, forse, diceva di
sé. Ed era sulla strada di Arcore: il Capo avrebbe lodato il buon lavoro fatto
su Malpensa?.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Le opzioni Aeroflot: adesso trattiamo I colloqui con gli
imprenditori MILANO - Adesso che l'ossigeno del prestito- ponte è arrivato, e
in attesa che l'Europa si pronunci sul provvedimento deciso ieri in Consiglio
dei ministri, si apre quello spazio temporale che da tutti era invocato come
condizione indispensabile perché si potesse costruire un'alternativa ai
francesi. Ieri, a margine di un convegno a Roma, Enrico Letta, avrebbe
incontrato alcuni imprenditori che hanno mostrato nei mesi scorsi un interesse.
Tra questi Nicola Radici, l'imprenditore di Bergamo che si era già espresso
apertamente a favore di un investimento nel settore cargo. Per il resto, i nomi
sul tavolo restano i soliti, e in questi giorni il tandem bipartisan
Letta-Ermolli procederà a una serie di incontri. Tra i primi nomi della lista,
quelli che l'entourage finanziario di Silvio Berlusconi considera tra i più
sicuri, c'è quello di Ligresti la cui disponibilità era vincolata all'Expo.
L'eventuale cordata italiana, dato l'ingente investimento economico richiesto,
non può prescindere dall'apporto di partenza fornito da un istituto bancario.
La posizione di Intesa Sanpaolo è stata riassunta ieri da Corrado Passera:
"Per ora non c'è nulla di concreto, ma la nostra banca, di fronte a
progetti industriali solidi e di respiro internazionale, non si è mai tirata
indietro ". Quell'orizzonte internazionale che sembra dischiuso da
Aeroflot che ieri, per bocca del vicedirettore generale della compagnia Lev Koshlyakov,
ha detto: "C'è un ordine da parte del presidente russo
Vladimir Putin di riavviare i negoziati per Alitalia.
Aspettiamo una proposta". E sempre sul piano internazionale starebbero
guardando con attenzione all'Italia gli operatori del Golfo Emirates e Gulf
Air, mentre Lufthansa ha ribadito che la sua attenzione per Alitalia rientra in un più generale piano di osservazione dei processi di
aggregazione in corso nell'avionica mondiale. Quanto all'Air One di
Carlo Toto, pur lontana dalla cima della lista di Ermolli, continua a lavorare
al dossier, attendendo che una soluzione "di sistema" ritagli a suo
vantaggio gli spazi che potrebbero liberarsi. Tre fasi Mosca: aspettiamo una
proposta. Radici, interesse sul cargo. Gli italiani dopo banche e partner JacopoTondelli.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Crisi Alitalia, arriva
il maxi-prestito ponte Via libera a 300 milioni. Berlusconi: ora ci sono le
condizioni per la cordata. La Bonino: dubbi Ue Prodi: abbiamo aderito alla
richiesta del Cavaliere. Castelli e Maroni: la priorità è Malpensa ROMA - Un
prestito da 300 milioni a Alitalia per mantenerla in vita e
trovarle un compratore. Magari per l'estate. è quanto ha ottenuto ieri
il premier "in pectore " Silvio Berlusconi dal governo Prodi che ha
approvato un apposito decreto da notificare ora all'Ue. Tramontata per ora
l'ipotesi del commissariamento, si cercherebbe già un nuovo manager di
successo, alla Guido Rossi o alla Enrico Bondi, che gestisca l'operazione con
pieni poteri. "Silvio Berlusconi - ha spiegato Romano Prodi - mi ha
chiesto un prestito più sostanzioso di quello che avevamo previsto per avere
più tempo per risolvere la vicenda Alitalia. Il nostro
è stato un atto di responsabilità ". Sarebbe stato Gianni Letta,
consigliere del Cavaliere, a fare la richiesta, avvisando che se l'importo
fosse stato inferiore il governo Berlusconi non avrebbe convertito il decreto.
In Consiglio dei ministri era stata portata la cifra di 150-200 milioni ma il
vicepremier Massimo D'Alema avrebbe insistito per accordare l'aumento, a patto
che si rendesse pubblica l'insistenza del Cavaliere. Tra i ministri, Emma
Bonino avrebbe avanzato dubbi sulla possibilità di passare l'esame dell'Ue. Ma
di nuovo D'Alema avrebbe osservato che il passaggio a un commissario italiano
delle deleghe sui Trasporti dell'Ue avrebbe favorito Berlusconi. Il prestito
"con caratteristiche di mercato, a brevissimo termine", a valere sui
fondi della legge 46/92, dovrà essere rimborsato, "maggiorato di un tasso
d'interesse" nella misura prevista dall'Ue, entro il 31 dicembre 2008. Un
termine che consente di trasferire l'onere del rimborso all'eventuale
compratore. Il finanziamento, concesso "al fine di evitare l'interruzione
della continuità territoriale e problemi di ordine pubblico ", consentirà
di "mantenere la continuità operativa della compagnia per il tempo
strettamente necessario all'assunzione dei pieni poteri da parte del nuovo
governo". Per Prodi l'ipotesi francese è tramontata per "le eccessive
interferenze" della campagna elettorale e per "le numerose difficoltà
frapposte dai sindacati ". Il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, ha aggiunto forse con ironia che è stata "la fiducia
nell'impegno di chi governerà" e la "bontà della proposta
alternativa" di Berlusconi a convincere il governo. Il quale a tarda sera
ha annunciato: "Adesso esistono le condizioni affinché chi vuole
partecipare alla compagine si faccia avanti e chieda di poter verificare i
conti per presentare al più presto un'offerta impegnativa". E poi il
cavaliere ha aggiunto: "il tutto coadiuvato da banche e istituti a latere
e sicuramente con la partecipazione di aziende del settore e enti
importanti". Non sarebbero mancate alcune valutazioni politiche, come il timore
che decisioni, come il commissariamento, si abbattessero sul ballottaggio per
il sindaco di Roma. Per questo Walter Veltroni avrebbe incontrato nel
pomeriggio Prodi. Sull'altro fronte va registrata la preferenza per il
commissariamento espressa dal leghista Roberto Castelli. Un'idea che avrebbe
sfiorato anche il futuro ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Questi,
insieme con Gianni Letta, non avrebbe ancora abbandonato l'ipotesi francese,
mentre Bruno Ermolli lavorerebbe alla cordata italiana, magari allargata a
società pubbliche, come Eni e Finmeccanica. Soddisfatti per il prestito tutti i
sindacati: per la Cisl di Raffaele Bonanni ora bisogna puntare su Lufthansa.
"L'azienda si guardi attorno e si doti di una guida definita "
auspica Fabrizio Solari (Filt-Cgil). Il riferimento è al presidente Aristide
Police che ha convocato per domani il cda (ma anche i sindacati) e che potrebbe
lasciare l'incarico con l'ingresso del nuovo governo. Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 2
categoria: BREVI P.Bonaiuti Il portavoce di Berlusconi ha chiesto a Prodi fondi
"congrui": auspichiamo che il governo assicuri ad Alitalia risorse idonee
per realizzare ipotesi alternative.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
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Romano Prodi e
Silvio Berlusconi hanno pilotato per 14 anni ogni passaggio
del declino di Alitalia. Tra velleità di privatizzazione, disegni imprenditoriali
fumosi, una successione di manager spesso a digiuno dei fondamentali del
trasporto aereo. Una lunga serie di ristrutturazioni che hanno sfasciato la
compagnia e chi ci lavora dentro Francesco Piccioni Due nomi segnano il
tracollo della compagnia di bandiera: Romano Prodi e Silvio Berlusconi.
Poi c'è la lunga lista dei comprimari, che comprende la lunga lista di
presidenti e amministratori delegati profumatamente pagati per smontare pezzo
pezzo un gioiello dell'economia mista. Sia chiaro: i due personaggi che si sono
alternati nel ruolo di primo ministro hanno agito con finalità e strategie
differenti. Ma nel gioco delle reciproche correzioni hanno finito per
confezionare quello che potrebbe diventare il primo fallimento di un'azienda di
stato nella storia di questo paese. Tanto per farsi un'idea, è dal 1998 che si
dà per certa la "privatizzazione". L'unico a.d. capace di presentare
un piano industriale degno di questo nome resta ancora oggi Domenico Cempella,
architetto dell'alleanza con Klm, che giustificava la trasformazione di
Malpensa in hub internazionale. Alla fine degli anni novanta, però, il progetto
finì in pezzi grazie a quelli che oggi si dichiarano i primi difensori
dell'aeroporto varesino: i "milanesi". Intesi come cittadini e come
amministratori. I primi continuarono infatti a preferire Linate, assai più
facile da raggiungere (è praticamente "dentro" la città, un po' come
Ciampino a Roma). I secondi tardarono a costruire le necessarie infrastrutture
di collegamento, tanto che ancora oggi Malpensa è di una scomodità mostruosa
per chi deve raggiungere Milano. Sia come sia, gli olandesi - che volevano
anche garanzie certe sui tempi della privatizzazione - preferirono pagare 500
milioni (di lire) di penale pur di "liberarsi" di quei pasticcioni
degli italiani (padani compresi, of course). Portarono i libri in tribunale di
lì a pochi mesi, venendo poi inglobati da Air France. Cempella prese atto del
fallimento del suo progetto, nel bel mezzo della più spaventosa crisi del
trasporto aereo - successiva all'11 settembre 2001 - dimettendosi. Di lì in poi
la frana divenne inarrestabile. Il centrodestra fa il suo miglior capolavoro
nominando l'ex sindaco di Gallarate a presidente della compagnia e Francesco
Mengozzi come amministratore delegato. I due sembrano perseguire disegni
strategici divergenti. Il primo viene sospettato dai sindacati di voler portare
l'azienda vicino al fallimento per favorirne l'acquisto da parte di Volare Web
(una compagnia low cost con base proprio a Gallarate e capitali in odor di
Lega). Il secondo sposa ben presto la pista francese e raggiunge un accordo con
Jean-Cyril Spinetta: ingresso nell'alleanza Sky Team, scambio azionario con i
francesi e un posto nel cda per lo stesso Spinetta. Il "piano
industriale" che ne viene fuori sembra disegnato apposta - sarà una
costante, fino all'ultimo di Maurizio Prato, un anno fa - per venire incontro
alle esigenze di espansione di Air France. Il taglio delle rotte è deciso. La
scelta è quella di "concentrarsi sulla difesa del mercato interno"
per poi riprendere peso sulle rotte internazionali. Peccato che il mercato
interno sia in quel momento preda delle low cost (grazie all'assenza di
regolamentazione uguale per tutti i vettori, come invece avviene ancora oggi in
Francia) e che le tratte intercontinentali siano le uniche a garantire
redditività, proprio perché sottratte alla concorrenza sleale. Mengozzi arriva
al punto di affidare ad Air France l'esclusiva dei voli verso Parigi da sei
città "ricche" come Torino, Bologna, Verona, Venezia, Genova, Trieste
e a chiudere le tratte per Los Angeles, Hong Kong, Pechino, Rio de Janeiro,
ecc. Inutile dire che a ogni "piano" corrisponde una marea di
"esuberi", l'aumento delle ore lavorate, il blocco sostanziale delle
retribuzioni. A Mengozzi succede nel 2004 Marco Zanichelli, considerato in
quota An, e prosegue perciò il conflitto con Bonomi. La paralisi - che non
implica la rinuncia ad altri tagli del personale - porta alla decisione di
dimissionare entrambi e arruolare Giancarlo Cimoli, ex prodiano che si era
fatto una fama di "tagliatore di teste" nelle Ferrovie dello stato
(senza peraltro migliorarne le prestazioni economiche e industriali). Nel 2005,
oltretutto, Alitalia deve caricarsi del peso di Volare
Web, disgraziatamente fallita prima di poter "conquistare" la
compagnia di bandiera; oltre a dover mantenere un numero abnorme di voli su
Malpensa (non più giustificati, da anni, dopo la rottura con Klm). Si scopre
poi che soltanto i "costi impropri" derivanti dall'attività sullo
scalo varesino valgono i due terzi del "buco" nei bilanci di Alitalia. Il ritorno di Prodi a palazzo Chigi coincide con
la follia finale. Le privatizzazioni sono una parola d'ordine indiscutibile Per
Tommaso Padoa Schioppa e Pierluigi Bersani. Si indice perciò una gara d'asta
cui vengono inizialmente ammesse cinque "cordate": Ap Holding
(AirOne), Texas Pacific Group, Matlin Paterson, Cdb Management e Aeroflot (insieme
a Unicredit). Stranamente manca in candidato principale, Air France, il cui
amministratore è stato fino a un attimo prima nel cda e conosce quindi
l'azienda come le proprie tasche. I concorrenti si sfilano uno alla volta, per
un motivo (la "mancata italianità") o per l'altro (la mancanza di
soldi). A quel punto Padoa Schioppa incarica il cda (nel frattempo sostituito
ancora una volta, con alla testa Prato) di trovarsi un compratore. Non si era
mai visto un azionista così disinteressato a un proprio asset. Ma del resto non
si era mai neppure visto un imprenditore - né pubblico né privato - fare spot
pubblicitari gratuiti per un concorrente. Padoa Schioppa fa anche questo,
dichiarando che "io volo con Easy Jet e mi trovo benissimo". Un modo eccellente
di "promuovere" ciò che si sta vendendo... In ogni caso Alitalia ritrova il suo vecchio amore: Air France (che nel
frattempo ha riassorbito anche Klm). L'azienda approva il budget
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Lo scalo Bonomi (Sea): già da agosto del 2007
facevamo i conti senza gli slot Alitalia MILANO -
"Alitalia non è più il nostro vettore di riferimento dal 30 agosto
dell'anno scorso", ha dichiarato Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, la
società di gestione degli aeroporti milanesi. Che adesso dovrà riscrivere il
piano industriale. Nel corso dell'audizione alla Commissione garanzia e
controllo della Provincia di Milano ha detto: "Nel 2007, quando redigemmo
il piano strategico con termine 2013 sapevamo che Alitalia
nel futuro sarebbe stata una compagnia "stand alone"". Giuseppe
Bonomi.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Bruxelles Fini: giusta la protesta del Professore Il Cavaliere,
Barroso e l'accordo su Tajani Prodi: "Disappunto" L'Italia avrà i Trasporti,
a Parigi la Giustizia Il presidente del Consiglio in carica contesta il
candidato. Il nuovo commissario gestirà Alitalia e alta velocità DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO - Diventa
istituzionale lo scontro tra il premier uscente Romano Prodi e il presidente
della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, sulla nomina del
successore italiano dell'attuale responsabile Ue della Giustizia Franco
Frattini, in procinto di dimettersi per diventare ministro nel governo
entrante di Silvio Berlusconi. Una triangolazione informale tra Bruxelles, Roma
e Parigi ha cercato di superare il problema politico dell'avvicendamento con lo
spostamento ai Trasporti del candidato italiano, che Berlusconi preferirebbe
fosse l'eurodeputato di Forza Italia Antonio Tajani. Barroso, dopo essersi
consultato con il premier entrante e con il governo francese, ha fatto suo e
annunciato l'orientamento a invertire i responsabili di Giustizia e Trasporti.
Ma si è attirato una protesta ufficiale di Prodi, a cui formalmente spetta la
designazione del successore di Frattini, in aspettativa fino lunedì prossimo e
già sostituito a interim proprio dal collega dei Trasporti, il francese Jacques
Barrot, che segue il dossier Alitalia. Prodi ha
respinto fin dall'inizio la candidatura di Tajani non inserendolo tra i nomi
inviati a Berlusconi per concordare un rappresentante dell'Italia a Bruxelles
su base bipartisan. Il futuro premier sembra invece intenzionato a imporre
quello che è considerato il suo proconsole in Europa. A Strasburgo socialisti, liberaldemocratici,
verdi e comunisti, che nell'Europarlamento possono costituire una maggioranza,
hanno bocciato Tajani alla Giustizia proprio perché lo considerano troppo
berlusconiano per assumere su tematiche come l'immigrazione e i diritti umani
il ruolo di commissario, istituzionalmente indipendente dai governi. Il rischio
è di ripetere il caso di Rocco Buttiglione, candidato dal governo Berlusconi
alla Giustizia nel 2004 e respinto clamorosamente dall'Europarlamento fino a
imporre al governo di Roma la sostituzione con Frattini. La soluzione è stata
trovata informalmente nell'ambito del Ppe, a cui aderiscono Berlusconi, Barroso
e Sarkozy. Il presidente francese, che in luglio assume la presidenza di turno
dell'Ue, intende impostare il suo semestre affrontando molti problemi
dell'immigrazione. Considera politicamente utile veder passare Barrot dai
Trasporti alla Giustizia. Barroso può far accettare più facilmente
dall'Europarlamento un Tajani impegnato sul trasporto aereo e le grandi
infrastrutture di collegamento. Segnali in questo senso sono subito arrivati da
Strasburgo. Berlusconi gradisce il controllo italiano a Bruxelles su dossier
come Alitalia, l'alta velocità Tav, Malpensa o il
Ponte di Messina. Solo Prodi si è è messo di traverso, irritato davanti a una
manovra che Barroso avrebbe dovuto condurre consultando principalmente il
premier italiano in carica. Così ieri sera l'ambasciatore della delegazione
diplomatica dell'Italia presso l'Ue, Rocco Cangelosi, ha inoltrato la protesta
a Barroso. A sorpresa Gianfranco Fini di An ha dato ragione a Prodi. A questo
punto Prodi può decidere la nomina a Bruxelles se Frattini si dimette il 29
aprile. Ma Frattini ha fatto capire che potrebbe rinunciare al seggio
parlamentare per restare in carica fino all'insediamento del governo Berlusconi
e impedire la designazione di un commissario diverso da Tajani. Barroso
potrebbe però trovarsi in imbarazzo nel mantenerlo al suo posto perché potrebbe
essere accusato di favorire il suo compagno di partito Berlusconi. Berlusconi e
Barroso nel 2004 Ivo Caizzi.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Scelte politiche PASTICCI eP ARADOSSI SEGUE DALLA PRIMA La
decisione è stata presa senza informare il governo italiano: una procedura che
ha irritato Prodi, il quale forse ha indovinato un gioco di sponda col
centrodestra italiano. In teoria, infatti, l'incarico a un esponente vicino al
Cavaliere potrebbe aiutare palazzo Chigi a tentare un
salvataggio di Alitalia assecondato dalle istituzioni europee. Il fallimento viene
scansato come un epilogo estremo e remoto. Ma in realtà, ci si prepara comunque
a un ridimensionamento secco. Tutti ammettono che, se per miracolo si
materializzerà un compratore, tre o quattro mila persone potrebbero essere
licenziate: sempre che non si arrivi all'amministrazione controllata o
peggio. è probabile che fino al ballottaggio di domenica e lunedì per il
Campidoglio, la schermaglia non farà passi avanti. C'è solo da sperare che
dopo, il ritorno alla realtà non sia troppo traumatico. Massimo Franco.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
BREVI I numeri della compagnia e del governo Alitalia
ha chiuso il bilancio 2007 con una perdita pari a 364 milioni di euro. La
disponibilità di cassa è stata stimata in 170 milioni di euro Il piano
presentato da Air France prevedeva 2.100 esuberi tra assistenti di volo e
piloti. La compagnia francese aveva inoltre previsto la
chiusura di Alitalia Cargo entro il 2010 Il Consiglio dei ministri ha stanziato ieri
sera un prestito ponte per Alitalia da 300 milioni di euro. La
compagnia dovrà restituirli entro il 31 dicembre di quest'anno #.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Francesco Paternò
Berlusconi Ter promette "sorprese" e punta al dialogo per affrontare
la crisi economica, non come il primo o secondo Berlusconi. Sarà peggio. Il caso Alitalia è lo specchio del governo che ci attende, il sintomo di una
situazione che rischia di andare fuori controllo per calcoli sbagliati, o per
leggerezza. La compagnia aerea è stata messa a terra da una coalizione di
centrodestra che non conosce la cosa pubblica e che, agitando il vessillo della
dignità nazionale, nasconde il fatto di non avere ancora senso dello
stato. La Lega è infatti contenta, "salva" Malpensa e il suo patto
con gli elettori, mentre i consiglieri economici del Cavaliere credono che
dalle ceneri rinasca sempre qualcosa. Come la compagnia belga Sabena, morta con
12.000 dipendenti e rinata con 2.000. Certamente non è sola colpa di Berlusconi
se Air France è fuggita. Per ogni giorno che passa del bizzarro calendario
italiano, ai francesi i conti non tornano più. Ma se anche tornassero, perché
aspettare il veto rimasticato dal prossimo capo di governo italiano? Certamente
in questo disastro dell'aria lungo tre lustri il centrosinistra e i sindacati
hanno la loro parte di colpa. La prima rea di pessima gestione di un'azienda di
stato, la seconda rea di pessima cogestione, roba da corporazione. Perfino le
assonanze sono sinistre. Oggi è Air France a ritirare la sua offerta
d'acquisto; otto anni fa, il 28 aprile del 2000 e con un governo di
centrosinistra, è la Klm a rinunciare alla fusione con Alitalia
dopo diciassette mesi di trattative. Gli olandesi pagano una penale di 500
milioni di lire accelerando il fallimento della loro compagnia per finire nelle
braccia di Air France, pur di tirarsi fuori dall'insopportabile caos Italia.
Oggi è più grave, perché Berlusconi ha usato Air France in campagna elettorale
senza prevedere che i francesi avrebbero potuto dire adieu, a urne chiuse. Così
ora gli manca la spalla d'intrattenimento mentre qualcuno impasta la famosa
cordata italiana, chissà se condita con i russi di Aeroflot o con i tedeschi di
Lufhtansa. E più realisticamente, gli manca la spalla per tentare un
salvataggio dell'ultima ora, somigliante nel disegno all'operazione convertendo
con cui le banche hanno tenuto in piedi la Fiat nel 2004. Visti da Parigi, e
probabilmente dai molti altri luoghi dove il Cavaliere continua a essere
considerato un'anomalia, con Berlusconi è il sistema paese a rischiare di non
avere un piano di volo, non solo l'Alitalia. Chi
resterebbe stupito se sfidasse con una mossa disperata l'Unione europea
inventando aiuti di stato per la compagnia? Ha già fatto di peggio, quando ha
annunciato che, una volta tornato nella stanza dei bottoni, avebbe ritirato il
contingente italiano di pace in Libano. Poi una correzione da brividi, sostenendo
"solo" il cambio delle regole d'ingaggio. In America, perfino un
McCain presidente potrebbe diffidare di un simile alleato.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
L'Alitalia è a un passo dal fallimento, il
petrolio ha ... L'Alitalia è a un passo
dal fallimento, il petrolio ha toccato i 119 dollari al barile, i prezzi dei
generi alimentari continuano a crescere e c'è chi, Gianluigi Paragone
vicedirettore di Libero, si arrovella su un paio di quesiti: sono troppe le
donne al potere?
é una moda o perchè sono brave? Roba da perderci il sonno. Quelle quattro
ministre al governo Berlusconi, un presidente donna alla guida della
Confindustria, un'altra probabile poltrona rosa ai vertici dei giovani
industriali, diventano un caso politico. Spiace vedere su un quotidiano che si
fregia di essere il laboratorio intellettuale del centrodestra, un'intera prima
pagina dedicata a sciogliere il nodo se quella di certe donne di potere è vera
gloria o no. Paragone "sente puzza di bruciato" sulla scelta del
premier spagnolo Zapatero di far pendere la bilancia ministeriale a favore
delle donne. Non lo sfiora il dubbio che invece quelle ministre siano le
persone giuste al posto giusto. Ciò che sorprende è che in un momento di snodo
della storia politica italiana, con le emergenze evidenti che il governo
Berlusconi dovrà affrontare, si continui a discutere sulla quota di donne che
può essere "accettabile". Ci si è forse chiesti se, di contro, i
ministri uomini che andranno a comporre la squadra del Cavaliere saranno
all'altezza del loro compito? Nell'articolo di Libero, con un pizzico di
acidità, si suggerisce alle donne di non fare la lagna. "Non è vero che le
donne in politica o in carriera sono come i panda". Ed ecco una sfilza di
esempi. Ma nulla è detto del fatto che, a parte alcune eccezioni, la normalità
è quella di donne che continuano a essere retribuite meno dei colleghi uomini,
che trovano come prima barriera all'ingresso delle aziende l'aspirazione a
essere anche madri. Paragone insinua che la ministra della Difesa spagnola
incinta, sia stata scelta perchè la gravidanza è diventata un fatto mediatico. Il
teorema che "donna è meglio a prescindere" non piace prima di tutto
alle donne. Il sospetto è che invece si stiano cominciando a piantare paletti
per impedire la crescita e l'affermazione di nuove energie vitali per il Paese
a difesa di certi vecchi schemi. Il nuovo fa paura. Alla fine nell'articolo
viene riproposto come spartiacque per la conquista di una "modernità e
serietà" di pensiero l'abbattimento dell'"anomalia" della
previdenza rosa. Come dire, che discutiamo a fare quando continua a esserci il "privilegio"
che consente alle donne di andare in pensione prima? Ma forse si dimentica che
le signore sono chiamate a svolgere contemporaneamente all'attività lavorativa
anche quella di supplenza di servizi sociali all'infanzia e agli anziani che
mancano nel nostro Paese. Insomma, Libero, ma vi fanno così paura un paio di
donne a Palazzo Chigi? L.D.P.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Air France se n'è
andata. E Alitalia precipita nel vuoto, tra
cordate ipotetiche e un collasso reale. Che il governo cerca di rimandare con
un finanziamento d'emergenza, deciso dall'ultimo consiglio dei ministri del
governo Prodi per "ragioni d'ordine pubblico": 300 milioni di euro.
In attesa del salvatore promesso da Berlusconi, che tace guardando il disastro
cui ha dato un decisivo apporto. Intanto il titolo della compagnia crolla in
borsa PAGINE 2, 3.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa La decisione
presa dal Governo sul prestito ponte passa ora ... La decisione presa dal
Governo sul prestito ponte passa ora nelle mani di Bruxelles. La Commissione Ue
prende atto dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto
col quale si concede alla compagnia aerea un prestito da 300 milioni, ma per
ora non intende commentare un provvedimento che non conosce nei particolari.
Invita però il governo italiano a "notificare subito, il più presto
possibile", la misura varata ieri al Cdm: naturalmente prima che venga
erogato l'aiuto. Un primo verdetto della Commissione Ue, se il decreto verrà
inviato a Bruxelles nelle prossime ore, potrebbe arrivare già oggi. Si tratterà
di vedere nel dettaglio - spiegano fonti della Commissione - se il prestito ad Alitalia viene concesso realmente a condizioni di mercato e a quali tassi
di interesse. Il Governo dovrà quindi convincere l'esecutivo europeo - spiegano
le stesse fonti - che si è comportato come un normale investitore privato, che
detenendo una parte delle azioni di Alitalia ha deciso
di mettere sul piatto 300 milioni di euro per traghettare la compagnia aerea
verso una futura vendita. Un prestito che non venisse incontro a questi
requisiti sarebbe inevitabilmente considerato un aiuto di Stato illegale. E a
poco servirebbero - sempre secondo quanto spiegano fonti della Commissione Ue -
le motivazioni di ordine pubblico con le quali il governo italiano giustifica
il prestito d'emergenza. "Alitalia - ha ricordato
in mattinata Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai trasporti,
Jacques Barrot (nella foto) - ha già ricevuto aiuti di Stato in base al
principio "one time-last time" nel 2001. Dunque - ha sottolineato -
non può più chiedere aiuti fino al 2011".
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Entrano
i temi dei rifiuti e della crisi Alitalia. Secondo
Francesco Rutelli, candidato sindaco del Pd, "la compagnia di bandiera per
Roma è come la Fiat per Torino" e a farla fallire "sono gli amici di
Alemanno. E la Lega ne rivendica già i meriti". Il candiato al Campidoglio
del Pdl, invece, ieri è andato a "ripulire", ramazza alla mano, il
parco della Marcigliana, "diventato - dice - l'ennesima discarica a cielo aperto di
Roma". Per Alemanno è fondamentale interrompere "il sistema dei veti
del centrosinistra che rischia di regalarci l'emergenza rifiuti come in
Campania". Brugnara, Desario, Manfroni e Marincola all'interno.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa "Duello
tra buonismo e studiata aggressività" Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it
Rutelli ha cercato di essere più rassicurante ed equilibrato. Alemanno ha
scelto temi di politica nazionale e non ha rappresentato per i telespettatori
una "sorpresa", come doveva. è il "verdetto" del professor
Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione
della Sapienza. La sua impressione generale del teleconfronto? "Alemanno è
stato un po' troppo old style. Sembrava raschiare gli argomenti sul fondo del
suo barile. Ha dato una sensazione di affaticamento. E, soprattutto, essendo un
inseguitore, doveva sorprendere e non ha sorpreso. Doveva tirar fuori un
argomento innovativo e non l'ha fatto". E l'avversario? "Neanche Rutelli
è stato convincente, però televisivamente ha avuto più forza. Ha mostrato
calma, equilibrio. è stato più rassicurante e ha fatto bene
a parlare del nodo Alitalia, perché la crisi della compagnia si scaricherà sul nuovo governo
nazionale ma anche su quello cittadino". Però Alemanno è sembrato più
grintoso... "Sì. Ma ritengo sia stato uno sbaglio. Berlusconi ha stravinto
anche perché è stato meno aggressivo che in passato durante la campagna
elettorale, è sembrato un po' veltronizzato. E io dubito che una
campagna aggressiva conquisti l'elettorato indeciso nella Capitale. Alemanno
avrebbe dovuto, invece, titillare il centro moderato". Il candidato del
Pld ha presentato il quadro di una metropoli degradata, brutta e in preda al
crimine. è un dipinto che paga in termini di consensi? "No, perché fa
presa solo sull'elettorato già schierato. Dipingerla così è un errore. Chi ci
vive e ci lavora sa che non è vero. Sa che Roma è una delle città più belle del
mondo. Ed essere così apocalittici non aiuta i romani a percepire la propria
identità in modo forte nel momento in cui percepiscono Milano come Capitale del
Paese perché ha vinto Berlusconi. Ha puntato troppo sull'effetto-alone del
Cavaliere, che suo malgrado è considerato come un leader del Nord. Doveva dire che
la città ce la può fare, non descriverla come se fosse in ginocchio".
Alemanno ha puntato molto sulla paura. Ha fatto male? "è un richiamo che
funziona, ma solo perché da un paio d'anni i media hanno fatto della cronaca
nera il loro tema principale e ricorrente, anche se i dati ci dicono che il
crimine è in calo. Ha fatto bene. Però è una scelta ad alto reddito solo dal
punto di vista elettorale. Perché poi i problemi, se sarà eletto, poi dovrà
risolverli". Alemanno ha accusato Rutelli di "buonismo" e lo ha
associato alla sinistra radicale. Funzionerà? "Sì, perché nell'immaginario
collettivo la sinistra Arcobaleno è la vera sconfitta delle elezioni. Ma così
può aver anche concentrato i voti di quella parte politica su Rutelli". In
conclusione, qual è il suo voto finale? "Sei più a Rutelli. E sei meno ad
Alemanno".
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa "Il
prestito non risolve La politica deve lasciare" Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it è arrivato il prestito e il commissariamento, almeno per
ora, è scongiurato. Un futuro più roseo per Alitalia? "Un prestito non è una strategia. E il rischio di temporali
sarà scongiurato solo il giorno che il controllo di Alitalia sarà in
mano a soggetti che la politica non sia in grado di condizionare" spiega a
Il Tempo, il senatore Franco Debenedetti. Forse ora però si salva?
"Alitalia da 15 anni ha sostanzialmente perso
sempre. Il conto è salito ormai a 15 miliardi. Si sono cambiati manager, fatti
aumenti di capitale, contratti sindacali, fatte e disfatte alleanze. Ci sono
state linee aeree che sono fallite, nessuna che sia fallita per 15 anni di
fila. Perché? La spiegazione è una sola: è il padrone che non va. Va cambiato
con una soggetto che non possa essere condizionato dalla politica, nazionale e
locale". Non c'è soluzione allora? "Bisogna prima di tutto
riconoscere la realtà. Qui non si tratta, come per una Parmalat, di fare
pulizia di bilanci. Non si tratta di risolvere un problema finanziario come in
Fiat all'epoca del prestito convertendo. Qui si tratta di inventarsi un modello
di azienda, una strategia. E trovare qualcuno che la comperi". Ma il prestito
ponte, anche abbastanza cospicuo, aiuterà? "Il prestito compra tempo.
Bisogna vedere come verrà impiegato". Vede un futuro nero insomma.
"Certo che quando sento dire che è un bene che Air France abbia
rinunciato, mi sembra che serva solo a fare aumentare le richieste, e quindi a
rendere il problema ancora più difficile. In passato avevamo in mano soluzioni
che oggi ci sogneremmo, e che sono state buttate via: personalmente penso che
sarà così anche questa volta. Bisognerà definire un modello di business, trovare
soggetto che sappia e voglia metterla in atto: e che sia accettabile
politicamente. Un compratore non si tira fuori come il coniglio dal cilindro.
Se il compratore non è europeo, non gode dei diritti per il traffico Usa. La
cordata italiana non c'è, e per un'azienda quotata diventa arduo spiegare ai
suoi azionisti, fondi esteri compresi, perché sarebbe un buon affare mettere
soldi in un'operazione come Alitalia. La sua
valutazione sulla gestione da parte del Governo del dossier? "Air France
era una soluzione praticabile. è stata fatta fallire durante la campagna
elettorale. Ora il nuovo esecutivo deve trovare un'alternativa che faccia salvo
tutto quanto era stato giudicato inaccettabile nella proposta Air France, i due
hub, l'italianità, le riduzioni di personale. Vedremo. Ancora un volta, il
problema non sarà di strategia aziendale, ma di decisione politica.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Via libera
alla cordata Berlusconi: "Ora le aziende possono farsi avanti" "Adesso esistono le condizioni affinchè i partecipanti alla
compagine di chi vuole partecipare ad Alitalia si
facciano avanti e chiedano di poter verificare i conti per presentare al più
presto una offerta impegnativa", ha detto ieri Berlusconi. "Il tutto
- ha aggiunto - coadiuvato da banche e istituti a latere, e con la
partecipazione di aziende del settore" e "enti importanti. Poi
si vedrà come può essere individuato un piano industriale che riporti Alitalia al pareggio e all'utile".
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Faccia a
faccia Primo round a "Ballarò" tra i due candidati sindaci di Roma E
il tema che domina la scena è ancora quello della sicurezza della Capitale
Rutelli e Alemanno Stefano Mannucci s.mannucci@iltempo.it Volavano gli
avvoltoi, nel crepuscolo del Palatino. Ma qualcuno ne trasse gli auspici per
sistemare un po' di conti in famiglia, e rimboccarsi le maniche per dare ordine
all'assetto cittadino. 2761 anni e un giorno dopo, il destino dell'Urbe è nelle
mani di Er Cipria e Lupomanno, e vedremo se i millenni sono trascorsi invano.
L'ex vicepremier del governo appena sfrattato e il candidato che contro
Veltroni II non andò oltre il 37 per cento ce l'hanno messa tutta per
convincere i romani: quelli che, guida tv alla mano, non si sono fatti
incantare da una controprogrammazione che proponeva Insinna e la Ventura, Jack
Nicholson e Kim Rossi Stuart, Ale & Franz o la Champions League. E sarà
stata la suggestione, ma a notte non volava una mosca per le strade della Capitale:
che diamine, Gianni e Francesco si sfidavano de visu a "Ballarò", le
moltitudini ascoltavano intente. O forse, tragicamente, se ne infischiavano.
Eccoli lì i due possibili sindaci, da tempo emendati da peccati di gioventù
come uno spinello "libertario" o una tumultuosa contestazione a Bush
padre. Sono statisti rodati, poco conta se dieci anni fa uno era saltato
convinto sul malfermo Asinello prodiano e l'altro debba giustificare ogni due
per tre la sua croce celtica. La questione Roma è seria, e a sei giorni dal
ballottaggio non è più dato di metterla su piani surreali, regalare
braccialetti che non siano tempestati di diamanti o banchettare sul ginocchio
fracassato di Totti. Comunque vada, sarà una città spaccata in due, come ai
tempi di Rutelli-Fini '93: e per riunirla servirà comunità di intenti tra
maggioranza e opposizione, mica confini ideologici da tracciare con l'aratro. I
due sembravano averlo capito, e davanti a Floris l'atmosfera pareva solenne,
almeno all'inizio. Il pubblico taceva diligentemente, come i soldati di
Costantino e Massenzio prima di sbudellarsi a Ponte Milvio. Ma appena
incrociate le armi, scoppiano applausi spontanei dalle claque, e ciascuno dei
due contendenti sfrutta le gaffe dell'altro. Alemanno scivola su dispositivi di
allarme definiti "colonnine SS", Rutelli mostra una specie di
telecomando salvadonne e cade sul doppio senso: "Qualcuno mi ha detto: se
lo metta lui". Scappa pure un "dai tesoro" da sinistra verso
destra, e l'effetto è comico-pecoreccio. Eppure i temi sono gravi.
Inevitabilmente, domina la questione sicurezza, come accade da giorni a questa
parte. Il vicepremier ancora in carica la prende alla larga, cita Milano e la
scomodità della Lega alleata di Berlusconi per "pretendere rispetto per
Roma", e mostra giornali del Nord per sottolineare che il degrado e il
problema della criminalità non sono questioni limitate alla Capitale, ma un
problema nazionale. L'ex ministro dell'Agricoltura sostiene che è venuto il
momento di "cambiare profondamente il governo cittadino, perché il gruppo
di potere al Campidoglio da 15 anni non dà garanzie davanti a questo
degrado". E ripropone l'immagine di Veltroni che "cade dalla seggiola
dopo l'omicidio Reggiani e corre a Palazzo Chigi per un decreto legge che poi
Prodi non convertirà". Rutelli mette il dito sulla piaga della legge
Bossi-Fini e la sanatoria sugli immigrati voluta ai tempi dell'esecutivo di
centrodestra, Alemanno rivendica la validità di quella norma e imputa agli
avversari il "buonismo che è al centro del fallimento storico della
sinistra", e si ripropone, una volta insediato come nuovo sindaco, di
"allontanare da Roma quei ventimila denunciati all'anno di nazionalità non
italiana". Definisce il braccialetto per le donne una "burqa
elettronico", e respinge le ronde per "la sicurezza fai-da-te"
pensate da Maroni. Si capisce che i due, per approdare a Roma, devono volare in
alto: e allora è inevitabile mettere in pista il dramma Alitalia, con Rutelli che martella Alemanno sulla "cordata
italiana" che non esce allo scoperto: "è forse Putin?". L'altro
si dice soddisfatto di aver evitato la "svendita ai francesi, perché la
compagnia di bandiera deve restare nazionale, la cordata c'è, ma al governo ci
siete ancora voi". Sull'agenda prettamente capitolina si torna nel
secondo tempo del match, quando Rutelli snocciola le cifre delle decine di
migliaia di alloggi ad affitti agevolati che intende materializzare nei
prossimi cinque anni, e il rivale ribatte: "Voi le case le occupate".
Si evoca la questione delle strisce blu, o della Linea C da completare
(Rutelli), o della "bruttura della nuova Ara Pacis, la tua scelta da
imperatore romano", ringhia Alemanno, e le ferrovie "mai completate e
che non diventeranno realtà". Duello pari, ieri. Più o meno come alle
urne.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di DAVIDE DESARIO Ama e Alitalia. Due aziende fondamentali
per Roma. Del loro presente e soprattutto del loro futuro se ne è occupato ieri
Gianni Alemanno, il candidato sindaco del Pdl. Sull'Ama e i rifiuti Alemanno ha
lanciato una nuova proposta: "Bisogna creare un'authority regionale per i
rifiuti, una misura imposta dal Comune e dal governo nazionale perché non si
arrivi nel Lazio e a Roma, ad un'emergenza come quella in
Campania". Su Alitalia, invece, ha risposto alle
accuse del suo avversario, Francesco Rutelli e di altri esponenti del Pd:
"Ritengo che la cordata italiana sia l'unica soluzione - ha detto -
Vogliamo mantenere la compagnia di bandiera". Alemanno ieri ha iniziato la
giornata indossando una tuta bianca e poi ha simbolicamente
"ripulito" una delle discariche a cielo aperto che sorgono
abusivamente nel parco naturale della Marcigliana, tra la Bufalotta e la
Salaria. "Questo non è un caso isolato - ha detto di fronte al cumulo di
rifiuti - sono numerose le discariche a cielo aperto in aree protette di Roma.
È un esempio di quello che potrà accadere quando sarà esaurita la discarica di
Malagrotta". Il candidato del Pdl ha quindi elencato alcune linee del
programma per i rifiuti: oltre alla creazione di un'authority regionale, ha
proposto l'incremento "della raccolta differenziata che a Roma - ha detto
- è al 16%, una percentuale esigua se confrontata con Torino dove supera il 39%
e con Milano, dove si attesta al 30%". Alemanno ha anche parlato della
necessità di "utilizzare lo strumento porta a porta" per incentivare
la raccolta differenziata e dell'esigenza di promuovere una "campagna di
informazione nelle scuole per ridurre al minimo i rifiuti - ha detto - e per
cambiare la cultura ambientalista". "Bisogna realizzare tutti gli
impianti previsti nel piano regionale - ha aggiunto il candidato sindaco -
verificando che questi corrispondano alle esigenze". Alemanno ha poi
attaccato il centrosinistra: "Il sistema dei veti - ha spiegato - continua
a bloccare le decisioni. La paralisi amministrativa del centrosinistra rischia
di regalarci l'emergenza rifiuti anche a Roma e nel Lazio". Secondo
Cristiano Bonelli, candidato alla presidenza del IV municipio, la situazione
del parco naturale della Marcigliana è peggiorata negli ultimi anni: "Ho
censito oltre 50 discariche abusive a cielo aperto nel territorio municipale -
ha detto - e ho segnalato il problema alla Guardia Parco e alle forze
dell'ordine senza ottenere la rimozione". Il neo eletto deputato Vincenzo
Piso, ex consigliere capitolino ha invece puntato il dito contro l'Ama: "I
bilanci ci dicono che la sua situazione è critica". Nel corso del tour
sono state evidenziate le condizioni di degrado degli argini dell'Aniene nella
zona di confine tra il II e IV municipio e la presenza di diverse baraccopoli.
Subito dopo Alemanno, accompagnato dal presidente Gianfranco Fini, è
intervenuto all'incontro con i dipendenti di Ama a Tor de Schiavi. "È
paradossale - ha detto il candidato del Pdl - che proprio coloro che in questi
anni hanno fatto di tutto per distruggere l'azienda pubblica Ama oggi
diffondano il terrore su privatizzazioni inesistenti. Al contrario, il Pdl
ribadisce la necessità di potenziale l'Ama e di consentirle di chiudere il
ciclo dei rifiuti anche attraverso la realizzazione di nuovi
termovalorizzatori". "Il nostro impegno - ha concluso Alemanno - è
rilanciare l'Ama, migliorare le condizioni di lavoro del personale e mandare a
casa una dirigenza che in questi anni ha fallito tutti gli obiettivi, a
cominciare da quello della raccolta differenziata". (ha collaborato Giovanni
Manfroni).
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Un'Authority
per i rifiuti: così si evita l'emergenza Campania" Alemanno:
"Potenzieremo l'Ama. L'Alitalia? La cordata
italiana è l'unica soluzione".
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Si
accende la campagna elettorale, giornata di botta e riposta fra i due candidati
al Campidoglio Alitalia e rifiuti,
duello a tutto campo Rutelli: "Una tragedia per Roma se fallisse".
Alemanno: "Authority contro l'emergenza spazzatura".
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Irresponsabilità
su Alitalia: tragedia per Roma se
fallisse" Rutelli: "Colpa degli amici di Alemanno. Le consulenze?
Storia chiusa".
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-23 num: -
pag: 37 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Paola Pica Indici in
calo. Bene Eni, rally di Eurotech Snia è della società chimica la miglior
performance di ieri: +6,67% Poteva andare peggio. Un ribasso tutto sommato
contenuto allo 0,60% (indice Mibtel, -0,51% lo S&P Mib) ha accompagnato
ieri in Piazza Affari l'ennesimo duplice record dell'euro e del petrolio. Per
non parlare della preoccupazione alimentata dall'aumento di capitale record di
Royal Bank of Scotland. A Milano la seduta si è svolta con
il "convitato di pietra", Alitalia, sospesa
in attesa del consiglio dei ministri che in serata ha concesso il prestito da
300 milioni. Un assaggio dell'impatto sul titolo dell'addio di Air France si è
avuto in mattinata quando è stato calcolato un ribasso teorico dell'11%.
Oggi Alitalia viene riammessa, solo in asta di
chiusura. Tra i titoli guida, quasi tutti in rosso, si sono distinte Prysmian
(+2,97%), Pirelli & C (+1,78%), seguita da Cam-Fin (+1,47%) e Snam Rete Gas
(+1,66%). Ancora in rialzo Eni (+0,62%), spinta oltre che dal prezzo del
petrolio anche dall'ipotesi di un'imminente collaborazione con Gazprom in
Libia. Giù Fiat (-1,96%) e Telecom (-1,19%). Deboli Italcementi (-1,59%) e
Italmobiliare (-5,57%) ancora sulla scorta dell'attacco del fondo Hermes.
Pesante Sogefi (-10,7%) per la quale è previsto un "esercizio
impegnativo". Male gli editoriali, con Mondadori e Rcs in calo del 4,8%,
L'Espresso del 4,9%. Rally di Eurotech (+3,76%) sulle voci di un interesse di
Finmeccanica (+0,14%). La speculazione non ha abbandonato la As Roma,
nonostante il faro acceso dalla Consob. Le azioni del team giallorosso hanno
perso il 2,4% tra scambi per l'8% del capitale. Da inizio anno la
capitalizzazione è più che raddoppiata sopra i 150 milioni.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-23 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Oggi continua la sfida televisiva (a distanza) sul Tg3: tocca al
candidato Pdl, domani a quello del Pd Faccia a faccia nel
segno dello scontro Rutelli e Alemanno duellano per un'ora su criminalità, Alitalia e Lega è cominciata con una stretta di mano fra i candidati a
sindaco Francesco Rutelli, per il centrosinistra, e Gianni Alemanno, per il
Pdl, prima del faccia a faccia a Ballarò. Un confronto tv, il primo, in vista
del ballottaggio di domenica e lunedì. Sono bastate alcune domande per
far alzare il tono ai contendenti. La sicurezza, la vicenda Alitalia,
la Lega, le tasse, l'emergenza casa i principali temi trattati. Alemanno è partito
dall'aggressione e dalla violenza subita dalla studentessa del Lesotho giovedì
scorso sostenendo che a Roma "ci vuole il cambiamento, queste cose non
devono più accadere". Rutelli ha replicato: "Il primo ad aver
sollevato questo tema è stato l'allora sindaco Veltroni. Non è un problema del
sindaco, ma del Paese. Dobbiamo essere uniti". Oggi la sfida televisiva
continua (a distanza) sul Tg3: tocca a Alemanno, domani a Rutelli. A PAGINA 3
Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-23 num: - pag: 42 categoria:
BREVI La tua opinione su corriere.it Braccialetto anti stupro con allarme. Può
funzionare? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri
sono in percentuale Sì R 35,5 No R 64,5 La domanda di oggi Un prestito ponte
per Alitalia dopo la rinuncia di Air France. Siete d'accordo? I sondaggi on
line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE L'occhio della tv su Francesco e Gianni Stretta di mano ma poi
salta il fair play. "Avete detto solo no", "Siete un gruppo di
potere" Era cominciata con una stretta di mano fra i due candidati a
sindaco di Roma, Francesco Rutelli per il centrosinistra e Gianni Alemanno per
il Pdl, fuori dalla sala trucco dello studio 2 di via Teulada, prima di
partecipare al faccia a faccia nel corso della trasmissione Ballarò. Un
confronto tv, il primo, in vista del ballottaggio di domenica e lunedì. Ma sono
bastate le prime domande per far alzare il tono ai due contendenti. La
sicurezza, la vicenda Alitalia, la Lega nord, le tasse,
l'emergenza casa, i principali temi trattati. Alemanno è partito
dall'aggressione e dalla violenza subita dalla studentessa del Lesotho avvenuta
giovedì scorso sostenendo che a Roma "ci vuole il cambiamento" perchè
"queste cose non devono più accadere. A Roma c'è bisogno di una
svolta" perchè "da 15 anni c'è lo stesso gruppo di potere" alla
guida della città, riferendosi agli anni di governo del centrosinistra. Ma
Rutelli ha replicato: "Il primo ad aver sollevato questo tema è stato
l'allora sindaco Veltroni. Non è un problema del sindaco, ma del Paese.
Dobbiamo essere uniti". "Quando accade un fatto grave di cronaca a
Milano - ha ricordato Rutelli - nessuno si sogna di attaccare il sindaco".
Poi a dominare è stato il tema dell'Alitalia. "Oggi - ha esordito Rutelli - La Padania scrive: "La
lega vince, Air France vola via". A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Quando eravate al governo, avete fatto non una
politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato
la compagnia di bandiera vicina al fallimento". "Noi riteniamo
che si può costruire una cordata italiana " ha replicato Alemanno che,
incalzato da Rutelli, ha aggiunto alzando il tono della voce: "Non si può
svendere Alitalia ". I momenti di maggiore
tensione si sono avuti proprio sul ruolo della Lega Nord, alleata del Pdl e sui
progetti urbanistici mostrati da Rutelli che ha accusato il centrodestra:
"Avete detto sempre e solo no". Botta e risposta anche sulla casa.
"Ho preso l'impegno, di costruire 26mila appartamenti. Mai potrà avere un
diritto in più chi occupa una casa" ha detto Rutelli. "Sulla casa a
Roma c'è un ritardo storico" ha replicato Alemanno aggiungendo che
proporrà la costruzione di "25mila nuovi alloggi". è finita, senza
sorrisi, ma con una nuova stretta di mano. Secondo Alemanno "Rutelli è
uscito perdente perché la gente valuta in base alla realtà dei fatti".
Rutelli, uscendo, ai giornalisti ha detto solo: "Sono molto contento, i
commenti fateli voi". Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Centrodestra L'ex ministro più aggressivo e popolare Ma dovrebbe
scegliere una camicia bianca Pregi: Alemanno ha sottolineato bene i problemi della
sicurezza e dell'immigrazione clandestina e sull'Alitalia si è
aggrappato all'orgoglio degli italiani, pur non sapendo rispondere con
precisione alla domanda di Rutelli che chiedeva spiegazioni sulla cordata
italiana. Così ha trasformato un punto debole in un punto di forza. E ha
cavalcato bene anche il tema delle tasse sui romani collegandolo alla questione
nazionale e all'impopolarità dell'ultimo governo Prodi. Difetti: il
linguaggio di Alemanno è stato meno colto e più sgrammaticato dell'avversario e
questo potrebbe sembrare un punto debole, ma in questo modo lui si è anche
avvicinato alla gente. Ha fatto un autogol sui numeri positivi dell'economia
romana rispetto a quella nazionale: invece di dire che da sindaco avrebbe
proseguito lo sviluppo finanziario della capitale, ha detto che quei risultati
erano merito dei romani, non dell'amministrazione. Consigli: per il prossimo
dibattito in tv è meglio sul completo grigio una camicia bianca, come fanno
sempre i presidenti Usa.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Centrosinistra L'ex sindaco più autorevole e istituzionale Ma la
prossima volta un completo blu scuro Pregi: Rutelli ha tenuto un atteggiamento
più istituzionale, sereno, sorridente, specie nella prima parte della
trasmissione. è stato più autorevole nell'articolare i suoi interventi: è
emerso come uno che dà fiducia, anche perchè ha dimostrato di conosce meglio la
città. E la gente sa bene che lui, come componente del governo Prodi, sta vivendo
un periodo di difficoltà. Inoltre ha fatto bene a parlare della Lega: in quel
passaggio è stato molto efficace e ha messo a disagio l'avversario. Difetti: Non capisco perchè ha parlato lui dell'Alitalia accusando
il centrodestra di avere fatto fallire la trattativa con Air France: per gli
italiani questa operazione è impopolare perchè i francesi ci hanno sempre
disprezzato. Rutelli non lo sapeva? Però l'esponente del Pd si è ripreso bene
quando ha sottolineato che la cordata sbandierata da Berlusconi, fino ad
ora, è solo una promessa. E su questo Alemanno non è riuscito a ribattere con
efficacia. Consigli: per il prossimo dibattito in tv meglio un bel completo blu
scuro e una camicia bianca, rispetto al vestito marrone che si spegne con le
luci dello studio.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sostiene
Rutelli che Alitalia per Roma è come
la Fiat per Torino Zingaretti: "no ad Alipadania", il centrodestra
"chiama" Acea Sostiene Rutelli che Alitalia per Roma è
come la Fiat per Torino. Certo è che proprio a Roma la questione Alitalia potrebbe avere
le conseguenze più pesanti. Per l'occupazione, soprattutto. Ma anche per la politica.
E a brevissimo termine. Quello che intercorre tra la decisione di Air France di
ritirare l'offerta e il ballottaggio per il Campidoglio. Alemanno è finito in
una posizione oggettivamente difficile: stretto tra il suo centrodestra a
trazione settentrionale e un centrosinistra che prova a ripartire alla carica e
spinge sulla sudditanza del Pdl verso la Lega. In mezzo, i lavoratori. Già,
perché comunque vada, se arrivasse il commissario la prima conseguenza sarebbe
probabilmente una perdita secca di posti di lavoro proprio su Roma. Migliaia,
si dice. Una città nella città, considerando anche l'indotto. Sconcerto, paura
e delusione. Ma anche rabbia. Così, tra i lavoratori Alitalia
con base a Roma, è stata accolta la decisione di Air France. Questo era il
clima ancora fino a ieri sera. Ma non solo. Più d'uno confessa qualche paura a
bassa voce: "Speriamo che in questa situazione non si infili qualche testa
calda". Una brutta giornata, insomma, in cui diventa evidente una frattura
tra lavoratori, sindacati e politica ma anche una crepa che inizia a tagliare
dall'interno, e trasversalmente, gli stessi sindacati. Chi non sembra avere
particolari timori è Gianluca Morale, assistente di volo, da 23 anni in azienda
e protagonista di recente di uno sciopero della fame per sostenere la
trattativa con Air France. È arrabbiato, Morale. "Non deluso - precisa -
Arrabbiato". E ne ha per tutti. Per Berlusconi che "mi sembra stia
giocando sulla pelle dei lavoratori"; per il governo Prodi che di questa
vicenda "per un anno se ne è lavato le mani". E per il sindacato,
appunto. "I sindacati dovranno render conto ai lavoratori", attacca,
e parla di rischio immediato per 17.500 posti di lavoro. E spiega che Alitalia è la più grande azienda del Lazio e che
"soltanto nel XIII Municipio (le ex circoscrizioni della Capitale, ndr )
vivono almeno 10mila persone legate all'azienda. Si rischia di mandare in tilt
un Municipio grande come una media città italiana". Dispiaciuto e
preoccupato è invece Giorgio Mereu, della Fit-Cisl comparto volo. "Questa
mattina sono passato a Fiumicino e ho avuto una sensazione di desolazione e
sconforto", racconta, facendo riferimento al varco equipaggi dove i
sindacati hanno montato i propri banchetti. "Abbiamo perso l'occasione più
importante per la possibilità di sopravvivenza - dice ancora - Occorreva andare
avanti". Se Mereu è sconfortato - tanto da chiedersi: "E ora che fine
facciamo?" - c'è chi racconta - preferendo però rimanere dietro le quinte
- di cellulari scarichi per le numerose e interminabili telefonate e del tam
tam dei lavoratori che chiedono le dimissioni dei sindacalisti, almeno di
quelli che "hanno interpretato la trattativa come fosse un rinnovo
contrattuale invece di capire che era in ballo la sopravvivenza".
Preoccupato è anche Riccardo Perrella, del comitato di presidenza dell'Anpav. E
la preoccupazione dipende, spiega, anche dalla deriva che questa vicenda sta
prendendo: "Per l'ennesima volta travalica i confini aziendali e si
mescola con una campagna elettorale". Tra l'altro, ricordando come i posti
di lavoro a rischio siano ripartiti tra Roma e Milano, ritiene impensabile
ridurre tutto a una lotta tra lavoratori e parla anche della sensazione che
questa vicenda "per gli italiani non è percepita come una delle priorità
pur nella sua drammaticità. Sembra molto più importante stabilire chi sarà il
prossimo sindaco di Roma". Insomma, il succo è: speriamo che il termine
della tornata elettorale porti quella serenità necessaria per affrontare i problemi
sul tappeto e individuare le responsabilità di ciascuna delle parti in causa.
Nel frattempo, la politica va per la sua strada. "Io credo in Alitalia e non in AliPadania", dice Nicola Zingaretti,
in corsa per la Provincia di Roma per il centrosinistra. "Polpetta
avvelenata della Lega", tuona il presidente della Regione Lazio, Piero
Marrazzo. Dal Pdl, invece, si chiede che Acea promuova una sottoscrizione per
la ricapitalizzazione di Alitalia. E, in attesa del
confronto diretto a Ballarò , Rutelli parla del rischio occupazione e Alemanno
insiste sulla cordata italiana. Insomma, dopo la cronaca nera, nella campagna
elettorale irrompe Alitalia. E rende questo
ballottaggio sempre più una corsa ad ostacoli non sempre comprensibile per i
lavoratori.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Addio giustizia e
sicurezza per l'Italia in Commissione europea, si riparte dai trasporti Prodi
si infuria e, a sorpresa, Gianfranco Fini gli dà ragione Addio giustizia e
sicurezza per l'Italia in Commissione europea, si riparte dai trasporti.
Trasporti che in Italia, al momento, fanno rima con Alitalia. Un boccone amarissimo per il premier uscente Romano Prodi,
l'improvviso sdoganamento da parte del presidente José Manuel Barroso al nome
di Antonio Tajani quale successore di Franco Frattini a Bruxelles, grazie a un
cambio di portafoglio che sembra mettere d'accordo anche i più accaniti
contestatori dell'azzurro in corsa per la poltrona. E, soprattutto, una
garanzia in più per il futuro premier Silvio Berlusconi, che manda in
Commissione a occuparsi di trasporti un suo uomo di fiducia. E incassa questo
successo proprio il giorno in cui il consiglio dei ministri approva il prestito
per la sopravvivenza della compagnia aerea di bandiera. Provvedimento che, per
avere il via libera, dovrà passare per il vaglio della Commissione. A dare
l'annuncio del cambio di programma, ieri sera, è stato lo stesso Barroso,
finora assai tiepido sul nome di Tajani. In pratica, se Frattini si dimetterà,
la sua delega andrà al vicepresidente francese Jacques Barrot (che ora lo sta
sostituendo) ora responsabile del portafoglio dei Trasporti. Il semestre di
presidenza francese si avvicina e sarà caratterizzato anche da un forte
intervento sull'immigrazione, spiegavano ieri a Bruxelles, mentre a quanto pare
Berlusconi era assai interessato al mercato interno e ai trasporti che
significano investimenti sulle infrastrutture, treni veloci. E Alitalia. Così, nel giro di un'ora, lo scambio è stato
concordato e l'"affare" andato in porto. L'improvvisa accelerazione
sembra anche mettere la parola fine al tentativo di Prodi di gestire la nomina
del nuovo commissario. Ieri, una nota di Palazzo Chigi esprimeva il
"disappunto" del premier, sottolineando come "le decisioni in
materia siano sempre prese in consultazione con il governo in carica nel paese
membro considerato". Barroso, però, ha già rispedito al mittente i rilievi
sollevati da Prodi, rispondendo che prima di prendere la decisione di assegnare
all'Italia il portafoglio Trasporti, "sono stati effettuati i contratti
appropriati". Un bel ceffone, visto che evidentemente quello che è ancora
il vertice del governo italiano, della decisione non sapeva assolutamente
nulla. Non solo. Sempre ieri, fonti vicine a Prodi parlavano di deleghe
dimezzate, di incarichi non all'altezza di un paese fondatore della Ue. E della
certezza che a Tajani sarà negata la vicepresidenza sin qui ricoperta da
Frattini. Ipotesi però smentita a Bruxelles, dove si dà per scontato che la
questione della vicepresidenza italiana non sia un problema. Persino il
presidente dei socialisti europei Martin Schultz, prima dell'annuncio di
Barroso, assicurava che la candidatura di Tajani sarebbe stata valutata senza
alcuna pregiudiziale. E Frattini? Ieri, da Udine, guarda caso parlava di Alitalia e delle possibilità future della compagnia di
bandiera, dimostrate dalle "aperture che il presidente Berlusconi ha dato
a un sostegno di gruppi bancari importanti e dall'interesse di Aeroflot".
Il primo successo del Pdl, dunque? Si saprà solamente lunedì, quando a meno di
altre sorprese, Frattini rinuncerà alla carica di deputato. E le sorprese sono
già dietro l'angolo di casa del Cavaliere. Ieri l'alleato Gianfranco Fini,
sulla vicenda Frattini, ha dato ragione a Prodi: "Non so perché Barroso si
sia comportato così, ma in questo caso Prodi ha ragione". E ha aggiunto
che comunque "sarà il prossimo governo che tratterà le deleghe con la
Commissione europea". Gli è sfuggito, forse, che la trattativa è già
conclusa. 23/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA Ricavi in
crescita del 7,3 per cento, con un utile netto salito a 61,2 milioni (+92,4 per
cento). E una quota di mercato pari a circa il 25 per cento, che ne fa la
seconda realtà editoriale in Italia. È la fotografia del Gruppo Caltagirone
Editore che si ricava dal bilancio 2007, ma anche dai numeri di Audipress sulla
diffusione dei quotidiani. Il bilancio è stato approvato ieri dall'assemblea
degli azionisti, riunitasi sotto al presidenza di Francesco Gaetano
Caltagirone. È stato deliberato un dividendo di 0,20 euro per azione, il cui pagamento
è previsto il 22 maggio. I quotidiani che fanno parte del Gruppo (Il
Messaggero, il Mattino, il Corriere Adriatico, il Nuovo Quotidiano di Puglia e
il Gazzettino) hanno raggiunto lo scorso anno i 5,6 milioni di lettori medi al
giorno. Il che si traduce nella leadership in Regioni come il Lazio, la
Campania, il Veneto e le Marche, e in una forte presenza su tutta la dorsale
adriatica. La quota di mercato del 25 per cento è calcolata escludendo i
quotidiani economici e quelli sportivi, ed includendo la free press. Il
quotidiano gratuito Leggo, con oltre due milioni di lettori al giorno, può
vantare da solo il primato nazionale nel suo segmento. A fine esercizio, il
risultato netto consolidato è stato di 61,2 milioni di euro, contro i 31,8 al
31 dicembre 2006. I ricavi consolidati toccano i 326,9 milioni di euro contro i
304,7 dell'anno precedente. Quanto al margine operativo lordo, si è attestato a
55,2 milioni (50,7 nel 2006, la crescita è dell'8,8 per cento). Il risultato
operativo è passato dai 36 ai 39,7 milioni di euro. "Numeri eccezionali in
una fase di stagnazione dell'economia", ha commentato Francesco Gaetano
Caltagirone a margine dell'assemblea, aggiungendo che "molto del merito va
all'amministratore delegato Albino Majore, che in un momento difficile ha
lavorato per creare i presupposti della crescita". Il presidente del
gruppo editoriale si è poi intrattenuto su altri temi. A proposito di Generali,
di cui è consigliere, ha definito "buona" la governance della
compagnia triestina, giudicando positivamente il fatto che "in Italia
rimangano centri decisionali importanti". Caltagirone, che è anche
vice-presidente del Monte dei Paschi di Siena, ha poi ripetuto la propria
valutazione positiva sull'operazione con cui la banca senese ha acquisito Antonveneta.
A suo giudizio l'istituto padovano "negli ultimi anni ha perso clienti e
raccolta, è rimasto troppo tempo in stand-by". Ora però "ci sono
sinergie che possono uscire". Più in generale, parlando di banche, ha
spiegato che "il nostro è un sistema rimasto più sano perché le banche
sono rimaste banche nel senso più tradizionale della parola". Infine c'è stato un accenno alla questione Alitalia.
"Sicuramente - ha fatto notare Caltagirone - quando le cose in un'azienda
non vanno in un certo modo dipende da due motivi. Il primo è il mercato, ma il
mercato nel caso di Alitalia c'è: c'è un bacino di 60 milioni di utenti. Oppure all'interno
della società si sono creati presupposti per cui la società non è gestita
bene". "Se non cambiano i presupposti di gestione - è la
conclusione - non si risolve il problema". Il che porta il presidente del
gruppo editoriale ad escludere un qualsiasi interesse per la compagnia. L. Ci.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Il futuro della compagnia aerea è stato al centro del dibattito tra l'ipotesi
della cordata italiana e quella dell'alleanza straniera.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO MARINCOLA
[FIRMA]e FABIO ROSSI ROMA - Gianni Alemanno mostra i titoli dei giornali:
"Roma ferita e stuprata". Francesco Rutelli risponde con quelli di
Milano: "Aggredita nel parco e violentata". È una sfida a colpi di
ritagli, fatti di cronaca. Il primo per dimostrare che "la Capitale è
fuori controllo, una città in pericolo", il secondo che invece "la
sicurezza è un problema di tutti, che si risolve restando uniti, senza
strumentalizzazioni". Inizia così il faccia a faccia tra i duellanti per
il Campidoglio. Confronto duro, a tratti aggressivo ma confronto, come si fa in
tutti i paesi civili del mondo, e da noi qualche volta. Il sipario di Ballarò
si alza sulle immagini dei due candidati in giro per la città, sulle note
scritte da John Barry per la sigla del telefilm inglese "Attenti a quei
due", che all'inizio degli anni '70 vide protagonisti Tony Curtis e Roger
Moore. Il nodo centrale rimane la sicurezza, che a Roma vuol dire la
moltiplicazione delle baraccopoli e delle bidonville sotto i ponti. Alemanno,
che sgrana nervosamente qualcosa che somiglia molto a un Rosario: "erano
mesi che mettevamo in guardia dai rischi, ma solo dopo l'uccisione di Giovanna
Reggiani, Veltroni è caduto dalla seggiola e si è reso conto che gli invisibili
erano diventati un'emergenza". Giovanni Floris alterna gli interventi: il
suo è un compito facile, nessuno parla sulla voce dell'altro. Nel pubblico ci
sono i due staff al completo, ma senza claque: due poltrone al centro, una di
fronte all'altra. Nel pubblico anche Isabella Rauti, moglie di Alemanno. La
parola chiave di Rutelli è "uniamoci nelle cose concrete da fare sulla
sicurezza: anche a Milano ci sono problemi di sicurezza, ma nessuno dà la colpa
al sindaco". Sul "braccialetto elettronico" per le donne,
bocciato da Alemanno scatta l'applauso, e Rutelli subito: "al prossimo me
ne vado". Altra schermaglia quando, parlando delle colonnine per il
soccorso, Rutelli rimarca il lapsus di Alemanno e lo corregge: "Ho detto
colonnine Sos, non SS". Sarcastico riferimento ai trascorsi del suo
avversario. Che ribatte: "Battuta di cattivo gusto". L'atmosfera si
scalda. I fan del candidato Pdl fremono. Riscatta l'applauso, ma Rutelli
abbozza. Alemanno è più incalzante, l'ex vice premier più misurato e
riflessivo. "Abbiamo presentato una serie di proposte reali, vicine alle
esigenze delle persone: maggiore presidio, sconto sulle bollette ai
commercianti che mantengono le luci accese di notte, un assessorato per gli
anziani - dice Rutelli - Insomma, non si può parlare solo di paura e poi, come
ha fatto il governo Berlusconi, sanare la posizione di 700 mila immigrati
romeni". E stavolta l'applauso scatta per lui (segno che la regola è
saltata). "La prima cosa da fare appena insediato è determinare
l'allontanamento delle 20 mila persone non italiane che hanno violato la
legge", propone Alemanno. "Allontanamento o espulsione?", chiede
Rutelli. "A livello tecnico si dice allontanamento", risponde
Alemanno. "No perché per settimane hai detto espulsione", ribatte
l'ex vice premier. "Sì, ma mi sono auto-corretto", conclude l'ex
ministro. Floris mostra un cartellone con i numeri di Roma: più crescita
rispetto al Paese, più occupazione, più turismo. La parola ad Alemanno:
"Questi sono i risultati di Roma e dei romani, ma Roma è sempre seconda,
dietro Milano, e Napoli è quarta. Ciò significa che i dati sono quantitativi e
dipendono semplicemente dalla grandezza della città, se non ben amministrata,
Roma può diventare come un motore che va fuori giri ed esplode". Sui
nomadi, Rutelli rivendica di aver chiuso "cento campi abusivi". L'ex vice premier attacca sull'Alitalia e mostra
un titolo de "La Padania" in cui si esulta per il fallimento della
trattativa con Air France: "Siamo a due passi dal fallimento, vuole dire
migliaia di posti di lavoro in fumo, senza dire che volete darla ai russi di
Aeroflot". E Alemanno: "Non dire sciocchezze, vogliamo che la
compagnia resti italiana". Insomma, sui nomadi attacca l'ex ministro delle
Politiche agricole, e Rutelli risponde su Bossi, Malpensa e crisi Alitalia. Uno scambio di colpi. Rutelli, sempre sulla
compagnia di bandiera: "Ndo' sta 'sta cordata?". E Alemanno:
"Facci prima andare a Palazzo Chigi, è una cosa su cui ci abbiamo messo la
faccia, la cordata si farà, non si deve svendere". Ed ecco che i due, a
questo punto, si parlano addosso, mostrano documenti, agitano fogli: è la bagarre.
Quinto tema: tasse locali. "Grazie a noi i romani pagano cento milioni di
Ici in meno" dice l'ex vice premier. Ed elenca tutta la platea delle
riduzioni e delle esenzioni a favore dei cittadini. Ma Alemanno: "Dopo
Siena, siamo la città più tassata d'Italia. Noi vogliamo azzerare l'Ici sulla
prima casa e aumentare l'aliquota sulle case sfitte. E c'è un'altra tassa
occulta: le multe, che il Comune utilizza per fare cassa". Altro scontro
sulle occupazioni delle case. "Tu quelli che occupano ce l'hai nella
maggioranza", dice Alemanno. "Gli occupanti stanno anche in casa tua,
e anche il mio comitato è stato occupato", risponde Rutelli. E c'è anche
una piccola invasione di "campo" di Floris, quando passa davanti alla
telecamera e Alemanno, oscurato: "Attento, mi stai impallando". E
poi, prende di mira l'urbanistica: "Nel vostro piano regolatore è
scomparsa l'edilizia pubblica - punta il dito contro Rutelli - Mentre ci sono
130 mila case tenute sfitte a scopo speculativo. È il fallimento dell'urbanistica
concordata, frutto della politica dei veti imposta dall'assessore Morassut e
quella delle concessioni speciali gestito dall'assessore Minelli". Altro
momento di tensione quando Rutelli attacca sui politici inquisiti candidati in
Parlamento dal centrodestra e sugli scandali di "Lady Asl". Alemanno
esce dall'angolo citando l'ex assessore della giunta Storace, Marco Verzaschi,
diventato sottosegretario del governo Prodi. In teoria sarebbe un doppio
autogol. Ma passa inosservato. Nel frattempo lo scenario è cambiato. Rutelli
mostra cartine, tracciati, progetti: la nuova metro C che avanza, "che
farà di Roma una grande città europea. Noi la stiamo facendo, voi avete detto
soltanto una sequela di no". Alemanno risponde con un altro ritaglio di
giornale: roba da emeroteca, pagina datata 8 febbraio '
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-23 num: -
pag: 43 categoria: BREVI ALITALIA Il prestito ponte Su Alitalia chi mi aiuta a
capire? Si scrive prestito "ponte" e si legge prestito "a fondo
perduto"? Ricardo Paolo Uguccioni rpu@abanet.it.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-23 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Alitalia, via a prestito ponte Dopo il ritiro di Air France dalla
trattativa per Alitalia, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che
concede un prestito alla compagnia di 300 milioni da restituire entro il 31
dicembre. Ora si attende il giudizio di Bruxelles. Formigoni resta in
Lombardia Roberto Formigoni resterà in Lombardia fino al 2010, la scadenza del
suo mandato. E' il risultato di un incontro, non privo di tensioni, tra il
presidente della Regione e Silvio Berlusconi. Stizza del governatore con Bossi
e Fini. Il leader di An: lascio il partito per la presidenza della Camera.
Focus Sud-Nord, torna l'emigrazione Ogni anno si spostano dal Sud al Centro-
Nord circa 270 mila persone, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino
a quello degli anni '60, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone
l'anno. Ma 50 anni fa le rimesse degli emigranti tornavano nel Mezzogiorno,
oggi circa 10 miliardi di euro "emigrano " ogni anno da Sud a Nord
come sostegno delle famiglie ai nuovi emigranti. Esteri Hillary vince ma non
sfonda Nelle primarie democratiche della Pennsylvania per le presidenziali Usa,
Hillary Clinton, secondo i primi exit poll, avrebbe vinto con un vantaggio di
oltre 4 punti. Ma una vittoria di questa misura non le consentirebbe di
rovesciare la situazione: l'avversario Barack Obama resta in vantaggio per
numero di delegati. Cronache Sei morti sul lavoro Un'altra giornata tragica con
cinque morti sul lavoro: una caduta in un cantiere edilizio a Frosinone, due
vittime folgorate a Padova, un investito da un treno a Ferrara, un operaio
schiacciato da un macchinario a Monfalcone, una vittima per una caduta a
Taranto. Aborti in calo tra le italiane In Italia abortiscono sempre meno
donne. Secondo la relazione annuale sull'attuazione della legge 194, riferita
al 2006 e 2007, le interruzioni di gravidanza sono calate del 3% sul 2006. Il
calo è più forte tra le italiane (-3,7%), mentre nelle cittadine straniere
l'aumento sul 2006 è stato del 4,6%. Per quanto riguarda l'obiezione di
coscienza, è del 69,2% tra i ginecologi e del 50,4% tra gli anestesisti.
Economia Euro e petrolio record La corsa del petrolio non si ferma. Il prezzo
del greggio ha segnato un nuovo record sfondando quota 119 dollari per barile a
New York. Corre anche la benzina, che raggiunge gli 1,413 euro al litro mentre
il gasolio schizza ad un soffio da 1,4 euro. Record storico pure per l'euro,
che ha superato per la prima volta quota
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Lo stress
della politica Per vincitori e vinti è già crisi (di nervi) Non è ancora stato
metabolizzato lo choc elettorale ma è bagarre. Vediamo prima la
"nuova" opposizione, quella rappresentata dal Pd di Veltroni e
dall'Udc di Casini. Nella prima coalizione si sono registrate le dimissioni di
Romano Prodi dalla presidenza del partito: dimissioni non condivise da Veltroni
(perché lo indeboliscono) e dai prodiani doc (che rischiano di essere
cancellati dalla mappa del Pd). Ovviamente si è aperta subito la corsa alla
poltrona: Rosy Bindi (sarebbe una innovazione in quanto donna) o Marini (segno
di continuità con la vecchia Margherita)...In ogni caso le cose non cambieranno
molto all'interno del partito, sempre in tensione. La "febbre"
aumenterà con la costituzione del "governo ombra", come ha ipotizzato
l'ex sindaco di Roma. Già si fanno i nomi dei prossimi "ministri" e
si contrattano quanti ex ds, quanti ex Margherita, quanti uomini di Di Pietro.
E i radicali? Qualcuno pensa anche di coinvolgere esponenti della sinistra
massimalista (diventata extraparlamentare), come Mussi, Salvi, Bonelli. E
questo mentre Bertinotti sta per trasferirsi nella sua tenuta agricola
dell'Umbria, Pecoraro nella sua villa in Campania e Diliberto torna a
spolverare i suoi preziosi libri, anche se continua a sognare di far rinascere
il partito comunista (con falce e martello come simbolo). Nella maggioranza, contenti
dei risultati, anche se tutti appaiono consapevoli che i veri nodi cominciano
adesso. I problemi si chiamano, nell'ordine delle priorità: Alitalia,
"monnezza" campana, abolizione dell'Ici sulla prima casa (per le
risorse sostitutive da destinare ai Comuni), bassi salari, indicizzazione delle
pensioni, incentivi per il rilancio della produzione industriale, tagli
fiscali, ecc. La mole dei problemi, ereditata dal governo Prodi e originata
dalla grave situazione economica internazionale, fa accaponare la pelle.
Ma Berlusconi è ottimista e sembra avere individuato ricette per ogni questione
"calda". Cerchiamo di essere ottimisti anche noi, ma non ci piace il
nuovo balletto di nomi e di richieste degli alleati (Bossi chiede 4 ministri,
Lombardo propri uomini nel governo...). Il candidato premier non ha ancora
fatto una lista dei ministri, ma siamo convinti che riuscirà superare queste
prime difficoltà. Sottolineiamo intanto due cose positive: 1) Berlusconi e
Veltroni sembra abbiano ritrovato, dopo le polemiche della campagna elettorale,
un clima di rispetto. Il reciproco invito a confrontarsi (e collaborare)
soprattutto sulle riforme istituzionali e sulle altre leggi di rilevante
interesse sociale ci sembra di buon auspicio. 2) L'interesse del premier a coinvolgere
nella struttura di governo, anche in forma indiretta, esponenti di altre
culture politiche, come ha fatto Sarkozy. Speriamo che questi propositi vengono
seguiti dai fatti e che non vi siano troppi "guastatori", all'interno
e all'esterno della coalizione, per il bene del Paese.
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alfonso Gianni
"E i francesi ci rispettano/che le balle ancor gli girano" così canta
Paolo Conte. Ma si riferiva a Bartali e alla sua storica vittoria del Tour de
France nel 1948. Da qui il rispetto dei francesi e la nostra euforia di allora
che - si dice, ma non è vero - addolcì gli spiriti rivoluzionari dopo
l'attentato a Togliatti, tanto da spegnere la ribellione sul nascere. Ora però
non è più così. Il rispetto è sparito e i francesi "si incazzano" di
brutto e lasciano il tavolo della trattativa per l'acquisto
di Alitalia. Non sappiamo se si tratta di una finta o se fanno veramente sul
serio. Alcuni dirigenti sindacali sospettano che si tratti del solito tira e
molla per conquistare più corda da parte di Air France. Sta di fatto che il
titolo Alitalia perde vistosamente in borsa e che il Consiglio dei Ministri è
convocato in tutta fretta. La situazione si è dunque nuovamente fatta
drammatica. Il trasporto aereo del nostro paese e le prospettive di occupazione
e di lavoro di migliaia di persone rischiano di rimanere stritolate tra
l'irresponsabilità della politica nazionale e locale e quella dei poteri
economici. A questa va aggiunta per la verità quella della maggioranza della
stampa quotidiana che sceglie di dare addosso al sindacato attribuendogli tutte
le colpe di quanto è successo e del probabile definitivo fallimento della
trattativa con il colosso franco-olandese. Un editorialista di
"grido" giunge a paragonare il comportamento e il numero delle sigle
sindacali a quelle che hanno affollato i tavoli locali nella vicenda dei taxi.
Dimostrando così di non conoscere né l'una né l'altra vertenza. 23 23/04/2008.
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il mercato
italiano fa gola. Niente è finito, se si lavora bene" Roberto Farneti
Paolo Maras, della segreteria nazionale di Sdl Trasporto Aereo. Dopo la
decisione di Air France di ritirarsi definitivamente dalla trattativa per
l'acquisizione di Alitalia è già caccia al colpevole.
la Repubblica , quotidiano vicino al PD, indica due nomi: Berlusconi e i
sindacati. L'accusa nei vostri confronti è di non saper difendere gli interessi
dei lavoratori. Prendo atto del fatto che anche la Repubblica ormai è entrata a
far parte della cordata di coloro che additano il sindacato come il
responsabile di tutti i mali del paese. Nel caso dell'Alitalia,
basta sapere come sono andate le cose per capire che questa è una sonora
sciocchezza. Ciò che è mancato in tutta la partita della privatizzazione è
stato il ruolo del governo. Padoa Schioppa non ha fatto minimamente quello uno
Stato deve fare quando mette in vendita un proprio asset strategico. Ora va
dato all'Alitalia un prestito ponte, indispensabile
per garantire la continuità aziendale, in attesa di altre offerte. Il ministro
Di Pietro non ci sta. Dice che il prestito ponte, oltre che "immorale per
gli italiani", è "illegittimo sul piano del diritto europeo".
Non è vero, lo ha chiarito Bruxelles. I prestiti ponte sono sempre legittimi,
purché concessi a tassi di mercato. Ci vuole solo il coraggio di Di Pietro per
definirli immorali. Anche a destra però c'è chi fa il tifo per il
commissariamento, "l'unica strada possibile", secondo il senatore
leghista Roberto Castelli. C'è il timore che la Lega lavori dentro al prossimo
governo per far nascere dalle ceneri dell'Alitalia una
compagnia del nord riposizionata su Malpensa. A scapito di Fiumicino. Il
candidato sindaco Francesco Rutelli già lancia l'allarme: se ciò accadesse,
sarebbe "una tragedia per Roma". Credo che l'interesse principale di
questo paese sia riuscire ad avere un trasporto aereo degno di questo nome,
capace di garantire coperture adeguate del territorio e di fornire servizi di
qualità. Ora quali scenari si aprono? La cordata italiana ancora non si vede.
In compenso sembra tornata in pista la candidatura di Aeroflot, che considera Alitalia "un asset di grande valore". Può essere
una soluzione? L'esperienza di questi mesi mi insegna che correre appresso alle
varie ipotesi è uno sport inutile. Quello che serve adesso è garantire la
continuità aziendale per avere il tempo di esaminare progetti concreti. Vale a
dire, piani industriali corredati da una parte finanziaria e una parte
manageriale. Considerazioni di tipo industriale su Aeroflot si possono comunque
fare. Come la complementarietà tra i diversi mercati e tra gli aeroporti di
Mosca e di Roma Fiumicino. I russi non hanno una flotta molto numerosa, però la
stanno ammodernando rapidamente. Aeroflot è già dentro l'alleanza Sky team e
opera su un mercato di sicuro interesse come quello dell'est europeo. Non ho
però la minima consapevolezza degli interessi che Aeroflot potrebbe avere
riguardo la copertura del territorio italiano o sul ruolo degli aeroporti di
Roma e Milano. Si tratta di un soggetto industriale potenzialmente
interessante, ma per una valutazione corretta bisognerebbe conoscere altri
elementi ora non disponibili. Quello italiano è un mercato importante. E' un
buon motivo per essere ottimisti? Il mercato italiano è il mercato europeo più
ricco e con prospettive di sviluppo certe più alte di tutti gli altri. Non è un
auspicio sindacale, è la realtà delle cose riconosciuta a livello
internazionale. Quello che si sta vendendo non è una Alitalia decotta, ma uno spazio di mercato molto profittevole. Quindi non
è vero che "il ritiro di Air France significa la fine dell'Alitalia e certifica la sconfitta dell'Italia", come sostiene la
Repubblica . Se fossimo più capaci di guardare in faccia alla realtà, allora
dovremmo dire che dentro la proposta di Air France c'era scritta in
chiaro, al di là del salvataggio immediato di Alitalia,
una prospettiva di ridimensionamento drastico e strutturale dalla quale non ci
saremmo mai più risollevati e che avremmo pagato enormemente in termini di
costi sociali e di espulsione di forza lavoro, senza peraltro nessuna garanzia
di sviluppo futuro per chi sarebbe rimasto. Se si lavora bene e con
intelligenza, le prospettive per continuare a vivere come compagnia ci sono.
23/04/2008.
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Aeroflot ancora
lontana. Passera (Intesa): "Non abbiamo nulla in mano" Alitalia, 300 milioni fino a fine anno E' l'ultimo atto del governo Prodi
Gemma Contin L'ultimo atto del governo Prodi è la fine di Alitalia, dopo la decisione di Air France di ritirarsi e il crollo in
Borsa della compagnia di bandiera, benché in serata ci sia stato l'annuncio che
il Consiglio dei ministri ha varato un prestito ponte da 300 milioni,
anche se è del tutto evidente che non sarà questo esecutivo a gestire la crisi.
Su quest'ultima apertura di credito e di solvibilità operativa (che va comunque
restituita entro il 31 dicembre) ci sono state le opzioni convergenti dei due
Letta: Enrico, Pd, sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente,
regista dell'accordo con Air France, e suo zio Gianni, prossimo vicepremier
Pdl, che ha invitato a praticare accordi bipartisan per salvare la compagnia
aerea. Le soluzioni a lungo termine, però,va da sé che non possono essere
assunte da un governo in uscita, data la gravità della crisi della società e
date le incertezze che adesso si aprono sulle nuove cordate evocate dal premier
in pectore Silvio Berlusconi ma con prospettive tutte da definire sia per la
compagnia russa Aeroflot, sollecitata dai rapporti amicali con Vladimir Putin,
sia per la presunta cordata italiana con capifila AirOne e Banca Intesa. Sta di
fatto che a fronte degli ultimi e incerti fuochi del governo di centrosinistra
e dello scarso appeal con quello di centrodestra, da cui Air France-Klm si è
sentita boicottata, e a fronte dell'impennata del prezzo del greggio che sta
volando verso i 120 dollari a barile, la compagnia franco-olandese ha
comunicato la sua rinuncia definitiva con la motivazione che le condizioni
industriali trattate qualche mese fa, e non accolte dai sindacati, non potevano
essere mantenute. Sulle ipotesi alternative è già cominciato il balletto delle
dichiarazioni e dei tira-e-molla. L'amministratore delegato di Intesa-San Paolo
Corrado Passera ha avvertito che "oggi non c'è nulla sul tavolo. Ci siamo
impegnati per mesi per mettere a punto un progetto molto serio di sviluppo, ma
da mesi non sappiamo quale sia la reale situazione di Alitalia,
e senza queste informazioni è impensabile dare delle risposte, anche se di
fronte a progetti industriali solidi e con prospettive internazionali Intesa
non si è mai tirata indietro". Idem da parte della compagnia aerea russa,
che ieri ha fatto sapere che "Aeroflot accoglie "con
comprensione" le dichiarazioni del presidente Vladimir Putin in
Sardegna" ed è "in fase di ristabilimento dei contatti con la parte
italiana". Ma all'agenzia Ria Novosti il vicedirettore Lev Koschliakov ha
precisato che "condizione per la partecipazione di Aeroflot è il rispetto
degli interessi della compagnia e dei suoi azionisti. Non è escluso che la
questione non possa essere discussa, a condizione che ci sia un invito da parte
italiana - ha spiegato Koschliakov -. A giugno terremo l'assemblea dei soci
(51% in mano al governo russo, 49% a privati, sindacati e lavoratori, ndr) e
questa potrebbe essere un'occasione". Retromarcia anche di Lufthansa
("stiamo osservando gli sviluppi in Italia") e British Airways
("non abbiamo un focus sulla compagnia italiana") e presa di distanza
degli imprenditori di casa nostra come Francesco Gaetano Caltagirone (editoria,
costruzioni, infrastrutture, centri commerciali, ndr) che ieri ha chiarito:
"Non è il nostro settore e se non cambiano i presupposti della gestione
non sono interessato a diventare azionista di Alitalia".
Adesso circola il nome di Maurizio Basile (AdR, Anas, Fs, liquidazione
Iritecna, ndr) quale commissario della compagnia di bandiera, ma si parla anche
di fallimento, ipotizzato dallo stesso ministro dell'Economia Padoa Schioppa,
che verrebbe supportato dalla legge Marzano già messa in atto per i crack Cirio
e Parmalat, con un impatto devastante sui lavoratori. Un pericolo che mette in
luce anche il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, dopo il
consiglio di ieri: "In prestito ad Alitalia è
positivo. Ora si tratta però di procedere sulla strada della chiarezza e di
offrire garanzie sul futuro ai lavoratori dell'azienda". La questione sarà
affrontata domani mattina nell'incontro con i sindacati convocato dai vertici
della Magliana. Per Ugo Boghetta, "la vicenda Alitalia
è uno degli emblemi del fallimento della politica economica e industriale di
Prodi, Padoa Schioppa, Bersani e Bianchi. Smettiamola di parlare di
"sistema paese" - conclude il responsabile trasporti del Prc - perché
in questo Paese c'è solo un'accozzaglia di interessi in lotta fra loro".
23/04/2008.
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cgil processa se
stessa e il Pd Fiat e Ferrari, accordi su turni e notti
senza Fiom Fabio Sebastiani Prima la "casta sindacale", poi l'Alitalia (vedi Repubblica di ieri ), a seguire gli accordi separati alla
Ferrari e a Melfi, guarda caso entrambi Fiom. Senza contare le esternazioni di
Montezemolo, presidente uscente di Confindustria. In Corso d'Italia tira aria
di tempesta. E lo stesso Guglielmo Epifani non lo nasconde. Il richiamo
all'unità sindacale fatto a Sanremo davanti alla platea dello Spi-Cgil è stato
molto esplicito. Altrettanto quanto l'invito a non fare tiri mancini rivolto ai
due segretari, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Ieri su Montezemolo è
arrivata anche la reazione del leader della Cisl. "Nessuno lo ha eletto
maestrino: dividere è facile, unire è molto più complicato". Bonanni.
"Montezemolo - ha aggiunto - se la prende con i sindacati, ma perchè non
se la prende con gli industriali?". Non sono pochi in Cgil quelli che si
chiedono se questa pressione nei confronti del sindacato sarebbe stata
possibile senza la "pazza idea" di Veltroni di mettere per forza
insieme il punto di vista del capitale e quello della tutela del lavoro.
Obiettivamente, c'è una Cgil più esposta. E' questo il risultato del
"capolavoro" del leader del Pd. La prima a farne materialmente le
spese è stata la Fiom. Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, intanto, non
usa mezze misure nel respingere l'attacco nella vicenda Ferrari e chiede ora di
far votare l'accordo ai lavoratori interessati dalle modifiche di orario; in
caso contrario, dice, "la Fiom non si riterrà vincolata all'esito del
voto". Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e leader
della Rete 28 aprile, il rischio è che in Cgil si crei un clima di paura.
"Il gruppo dirigente della Cgil ha perso le elezioni e fa finta di niente.
Questo crea una debolezza", dice. "E la paura può portare ad accordi
irricevibili". Per Cremaschi, è questo il momento migliore per far parlare
gli iscritti della Cgil, magari attraverso un congresso anticipato. La
"Rete 28 aprile" avrà un vertice il
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alfonso
Gianni Nel caso Alitalia non siamo
affatto di fronte ad una conflittualità capricciosa e scomposta da parte dei
sindacati. Le otto sigle sindacali - esclusa la Uil che, come si ricorderà,
aveva abbandonato il tavolo giorni fa con motivazioni assai dubbie - si sono
presentate con una piattaforma unitaria e su questa hanno condotto il
confronto. Non
mi pare che si possano definire eccessive le loro richieste che in sintesi
possono essere ricondotte a due. L'allargamento del perimetro aziendale, in
modo da ricomprendere i 4 mila lavoratori impegnati nella manutenzione pesante,
nel call center, nel centro elettronico e nell'amministrazione (come del resto
avviene in Francia) e il potenziamento della flotta degli aerei impegnati sui
lunghi percorsi, quelli peraltro considerati i più remunerativi. In sostanza si
tratta di richieste che sposano elementi di un rilancio del piano industriale e
del servizio di trasporto aereo con la difesa dell'occupazione. Verrebbe da
dire: un classico dell'azione sindacale. Eppure, ed è questo il più velenoso
segno dei tempi, questo comportamento viene additato come un tracotante atto di
irresponsabilità, quasi un tradimento degli interessi nazionali. Spariscono nei
commenti le vere responsabilità dei diversi governi che si sono succeduti negli
ultimi vent'anni e che hanno favorito il processo di privatizzazione, pensando
che la liberalizzazione degli spazi aerei potesse sostituire una qualche
politica industriale e dei trasporti. Si seppelliscono sotto i tappeti le
vistose incapacità dei vari manager pubblici pagati e liquidati in sonante
moneta dei contribuenti, dopo avere portato la compagnia al disastro. Si
occultano i micidiali appetiti delle classi dirigenti locali, politiche ed
economiche, che hanno sostituito ad una politica dei trasporti quella degli
aeroporti, nella convinzione che, come nelle tre principali regioni del Nord,
la moltiplicazione di questi ultimi avrebbe portato più business, più prestigio
e consensi sociali ed elettorali. Sfioriscono persino le furiose querelles
elettorali sulla cosiddetta italianità e Berlusconi offre Alitalia
a Putin. Non come, il che sarebbe comprensibile, eventuale soluzione più
vantaggiosa per la nostra compagnia data la minore sovrapposizione di ruoli e
di vocazioni turistiche rispetto a quella francese, ma come pegno di amicizia.
Per la politica è davvero tardi per recuperare. Ma se una possibilità c'è, se
un sussulto e una resipiscenza sono ancora possibili, anche questo governo
defunto, richiamato in vita per l'ordinaria amministrazione, potrebbe avere un
ruolo. E' chiaro che la soluzione del commissariamento va evitata. Essa
deporrebbe la questione Alitalia in mano di chi,
chiunque esso fisicamente sia, non potrebbe che rispondere agli obblighi di
legge che lo costringono a preoccuparsi di debitori e creditori e non certo di
occupazione e piani industriali. Bisogna quindi guadagnare tempo per permettere
ad una nuova cordata di formarsi e di manifestarsi (o eventualmente anche di
dare modo ai francesi di ripensarci). Poiché la crisi di liquidità c'è, era
indispensabile un prestito ponte e così ha deciso il governo. Lo si chiami come
si vuole, si trovi l'artificio tecnico più opportuno, insomma tutto quello che
serve per mettere a tacere o aggirare le quasi inevitabili obiezioni
dell'Unione europea e per sostenere di fronte a questa le nostre ragioni. Alle
vestali del contenimento della spesa pubblica, va ricordato che i costi
economici e sociali di un mancato intervento sarebbero di gran lunga maggiori e
più dolorosi. 23/04/2008.
( da "Campanile, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Con la ritirata dei
francesi dalla trattativa di acquisto, si profilano 4 soluzioni mentre la
politica si palleggia colpe e responsbilità All'indomani della decisione di
AirFrance di abbandonare il campo, la politica fa le sue valutazioni. Qualcuno
se la prende con le esternazioni del presidente del Consiglio in pectore,
Silvio Berlusconi, che ha fatto dell'italianità della compagnia di bandiera il
cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Dall'altra parte, invece,
si incolpa il governo Prodi, reo di aver voluto trattare con un unico
interlocutore. Antonio Di Pietro leader Idv e ancora ministro delle
Infrastrutture, invece, si dice contrario all'ipotesi di un prestito ponte, che
metterebbe ancora le mani nelle tasche dei cittadini-contribuenti. E allora? In
attesa che altre compagnie si facciano avanti o che prenda forma la cordata di
imprenditori italiani, si palleggiano colpe e responsabilità. Gli esponenti
della Lega come gli ex ministri della Giustizia Roberto Castelli e del Welfare
Roberto Maroni, credono che AirFrance volesse solo affossare Malpensa. Castelli
addirittura afferma che adesso si "avrà sicuramente un
commissariamento" che potrebbe essere la "soluzione più limpida che
consentirà a medio termine il rilancio della compagnia di bandiera".
Maroni, è convinto che lo hub si salverà "perché attira traffico",
basta solo completare le infrastrutture e aprire spazi aerei. Un altro ex
ministro, Maurizio Gasparri, dice di non sapere se AirFrance esca o meno di scena,
se si tratti di una tattica in una trattativa da sempre complicata ed onerosa.
Tuttavia il suo augurio è che le ipotesi emerse le scorse settimane (vedi banca
Intesa e Aeroflot), possano concretizzarsi, perché trattare con un solo
compratore, si è rivelato fallimentare. Sempre dalle fila della Pdl, il
portavoce del Cavaliere, Polo Bonaiuti, ribadisce questo concetto: "Il
governo Prodi ha sbagliato a trattare solo con AirFrance
per la vendita di Alitalia, ora l'unica soluzione è quella di un prestito ponte, magari un
pò più lungo per dare modo di coprire il tempo necessario affinché chi è
interessato ad Alitalia possa vedere i conti e poi eventualmente fare un'offerta".
Dal centro-sinistra si leva la voce del ministro dello Sviluppo Pierluigi
Bersani: "A furia di tirare la corda poi si spezza". Ora il
governo uscente attende di avere indicazioni dalla nuova maggioranza, che così,
si trova a dover risolvere il primo vero, grande problema del terzo governo
Berlusconi. "Noi ? avverte ? siamo in una situazione nella quale un governo
che decidesse qualsiasi cosa dovrebbe vedere confermate le sue decisioni dal
prossimo". Di Pietro, invece, mette l'accento sul prestito ponte,
giudicandolo una proposta "immorale e ingiusta". Al Consiglio dei
ministri "mi presenterò con una mia richiesta precisa perché crede che se
quella di AirFrance era davvero l'unica offerta che poteva salvaguardare la
compagnia, il servizio pubblico e le maestranze, secondo me sarà difficile
trovare oggi chi mette i soldi che avrebbero messo i francesi, oltre a quelli
che servirebbero per rimborsare il prestito ponte". Il segretario generale
della Cgil, Guglielmo Epifani, lamenta la mancanza di notizie: "Come al
solito, noi non sappiamo assolutamente nulla delle scelte, del perchè di queste
decisioni - ha dichiarato Epifani. Il tempo ci dirà se è una mossa definitiva o
una mossa tattica, se ha influito l'atteggiamento della campagna elettorale, le
posizioni emerse. Fatto sta, per quello che ci riguarda, un punto deve restare
fermo: la continuità aziendale". Renata Polverina, segretario generale
dell'Ugl, sollecita il governo ad intervenire per tamponare l'emergenza di
cassa scongiurando un commissariamento che rischia "di porsi come scelta
obbligata". I lavoratori sono preoccupati. "A questo punto - conclude
- se la cordata c'è, è il momento di uscire allo scoperto". (23-04-2008).
( da "Campanile, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dopo la fuga di
AirFrance, il titolo crolla e viene sospeso in borsa. L'esecutivo convoca i
sindacati. Sul tavolo di Palazzo Chigi un decreto del Viminale per un
finanziamento d'emergenza. E' scontro aperto tra i poli: riparte il rimpallo
delle responsabilità. Intanto l'euro e il petrolio continuano a volare. La
moneta unica sfonda quota 1,60 sul biglietto verde, il greggio scavalca i 118
dollari al barile. E in Italia la benzina verde arriva a 1,413 al litro,
gasolio a 1,399 AirFrance abbandona il campo e il titolo di
Alitalia viene sospeso dalle contrattazioni per eccesso di ribasso (meno
11,29% appena saputo dell'abbandono dei francesi). L'ennesimo capitolo della
saga si è consumato in poche ore e dall'ipotesi di salvataggio e rilancio si
passa all'ipotesi del commissariamento o peggio del fallimento. Secondo
fonti vicine alla compagnia franco-olandese, non c'è quindi alcun ripensamento
in vista nè alcun dietrofront. "La decisione è stata presa in modo
risoluto e ponderato" fanno notare le stesse fonti sottolineando inoltre
che "il quadro economico è cambiato da quando sono iniziati i primi
contatti. C'è stato insomma un logoramento". Tra i dipendenti a Fiumicino
c'è delusione. Tacciono i sindacati convocati domani mentre la politica si
infervora incolpandosi a vicenda. Ma ormai, l'unico spazio a disposizione è
solo per le parole, o meglio, per le recriminazioni. Tanti i colpevoli in
questa vicenda che si protrae da anni e proprio per questo il numero uno di
AirFrance Jean Cyril Spinetta ha dato forfait. Il giornale francese Les Echos
spiegava ieri che dietro l'abbandono della trattativa ci sono la continua
impennata dei prezzi del petrolio e probabilmente anche l'ingresso al governo
di Berlusconi che in campagna elettorale ha osteggiato l'acquisizione da parte
dei transalpini contrapponendo una fantomatica cordata italiana. Anche Le
Figaro scriveva che "Air France ha preferito gettare la spugna" meno
di tre settimane dopo la rottura con i sindacati e di fronte all'atteggiamento
"ne sì' ne no di Berlusconi, vicino a un ritorno di potere". Le
Monde, invece parlava di un abbandono dovuto anche all'incontro della scorsa
settimana in Sardegna tra il futuro premier e l'ex presidente russo Vladimir
Putin, in cui si è discusso "di un possibile ritorno in campo di Aeroflot".
L'abbandono della scena dei francesi ha indotto, poi, sia Lufthansa che British
Airways a ribadire che non sono interessate ad offerte di acquisto. Diverso è
per Aeroflot di cui fonti ufficiali rivelano che la compagnia attende "una
specifica proposta ufficiale da parte italiana". A partire da questa
offerta, poi, si potrà discutere la "nostra posizione, che si baserà
sull'interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti". A Fiumicino
la delusione si tocca con mano, anche tra i dipendenti che inizialmente
premevano per una modifica radicale del piano francese. I sindacati per ben due
volte hanno bocciato AirFrance e adesso fanno sapere che la
"preoccupazione è enorme". Qualcuno, pensa addirittura, che AirFrance
stia conducendo un gioco al rialzo e quindi, tra poco, a governo insediato e
con una compagnia ancora di più sull'orlo del baratro, faranno una nuova
offerta. Ma da Parigi assicurano di non tornare indietro. Intanto, però, c'è
chi chiede al nuovo governo di tenere fede agli impegni presi in campagna
elettorale. Poi c'è anche il capitolo del prestito-ponte. Dall'Unione europea
fanno sapere che l'Italia, per adesso, non ha dato comunicazioni di eventuali
aiuti alla compagnia. Il portavoce della Commissione Europea, Michele Cercone,
responsabile dei trasporti, ripete le regole generali in vigore, in base alle
quali Alitalia, avendo già ricevuto un aiuto di Stato
nel 2001 (in base al principio dell'aiuto unico), non può riceverne altri fino
al 2011. Tutti i legami finanziari tra lo Stato e la compagnia dovranno basarsi
sul principio dell'investitore privato". Cercone poi ricorda che "la
Commissione deve assicurarsi del fatto che queste regole siano rispettate.
"Ogni tipo di intervento pubblico dovrà - ha inoltre aggiunto - essere
notificato. In caso contrario, ogni parte terza può presentare denuncia al
tribunale nazionale, il quale può far cessare il pagamento o chiederne la
restituzione". (23-04-2008).
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 0 Rutelli-Alemanno: lite su rom e Alitalia di
Luca Telese Botta e risposta a Ballarò: "Serve il bracciale
antistupro". "No, è un burqa elettronico". E sulla compagnia di
bandiera: "'Ndo sta la cordata italiana?". "Non si può svendere
ai francesi" Roma - Si incontrano nei camerini alle 19.40, e la cordialità
fra loro dura solo un attimo: stretta di mano, sorriso, "come stai?",
chiede Francesco Rutelli, "Uh, bene", risponde Gianni Alemanno. Solo
un'ora dopo, nella diretta di Ballarò, in uno studio arroventato dalle luci e
dalla tensione, il fair play cede il posto allo scambio dei colpi: "No,
tesoro? Ora parlo io!", grida Rutelli. "Tesoro mai...!", replica
Alemanno. Già alla prima domanda, si precipita nel tema più dolente e tragico
della campagna elettorale, Rutelli vince a testa o croce il diritto di
scegliere se parlare per ultimo o per primo, sceglie di concludere, e allora è
Alemanno che sfodera una copia del Messaggero: "Roma ferita e
stuprata". Attacca subito il candidato del centrodestra: "Se vinciamo
noi, cose così non devono più accadere" e poi, presentando la sua tesi:
"Questa amministrazione, non dà garanzie rispetto alla sicurezza in questa
città". Rutelli cerca di tenere botta, in un primo momento, non risponde
sul tema, dice che vorrebbe una politica bipartisan, ripete "da ministro
sono stato due volte a Milano a sostenere la candidatura di quella città all'Expo".
Poi, nella chiusura del primo intervento: "... ovviamente c'è il problema
della sicurezza dei cittadini". Ma Alemanno incalza: "Per anni avete
detto che Roma era sicura, e che erano i romani a percepire
l'insicurezza". In camerino Rutelli era arrivato con una caterva di
documenti: "Le cartuccelle mi servono...". Alemanno, dal suo dossier,
a un certo punto, sfodera persino le agenzie con le dichiarazioni del sindaco
nel '94 sui campi nomadi. Il politicamente scorretto irrompe in scena alle 20,
sotto forma di una battuta sarcastica di Rutelli: "... non vorrei
tralasciare il fatto che con un significativo lapsus, Alemanno ha parlato delle
colonnine Ss invece delle colonnine Sos!". Allora Alemanno sbotta:
"Io non devo fare lapsus ma tu non devi fare battute cretine".
Passano due minuti, e gli animi surriscaldati divampano ancora sul tema della
sicurezza. Qui è Rutelli, che prova a sorpassare a destra Alemanno, con la sua
proposta choc: "Mi avrebbe fatto piacere, che di fronte a un'idea come
quella di mettere un braccialetto, o un altro dispositivo di sicurezza, o un
servizio attraverso il telefonino, alle donne della città per permettergli di
segnalare delle eventuali aggressioni, il centrodestra avesse risposto in modo
costruttivo, e non con un no pregiudiziale". è il candidato del
centrodestra qui che parte in contropiede: "Lo dico chiaramente, questa
idea non mi piace. Mi pare assurda l'idea di mettere alle nostre donne un burqa
elettronico. Così come non mi piace per nulla l'idea delle ronde...".
Rutelli scalpita: "Non ti piace?". Alemanno alza la voce: "No,
non mi piace l'idea della sicurezza Fai-da-te. è sbagliato. è una cattiva
idea!". Floris chiede perché. Alemanno spiega: "Le donne e i soggetti
deboli, i bambini, gli anziani, non possono essere tutelati in questo modo. La
sicurezza non è solo un problema di ordine pubblico, è un problema sociale.
Infatti, colpisce soprattutto i più deboli. Quelli che non possono permettersi
- conclude il candidato del Pdl - l'allarme, o la porta blindata".
L'ultimo blocco sulla sicurezza si fa infuocato, si parla di espulsioni.
Rutelli: "Noi abbiamo espulso 280 extracomunitari, voi, con il governo
precedente, ne avete sanati 700mila!". Poi, cerca di uscire dall'angolo
del ring rivolgendosi a Floris: "Poi, magari, smettiamo di parlare solo di
questo?". Alemanno esclama: "No, senza sicurezza non si può fare
altro". Allora Rutelli si arrabbia: "L'altra volta avete vinto, non
avete combinato nulla". Lo studio si infiamma, la platea di figuranti
sommerge di applausi, alternativamente entrambi i contendenti. Alemanno attacca
ancora: "Ma come fate a vantarvi di 280 espulsioni. è ridicolo. Io
dall'inizio della campagna elettorale, ho chiesto 20mila allontanamenti".
Rutelli con un sorriso: "Allontanamenti o espulsioni?". Alemanno:
"Allontanamenti, mi sono autocorretto". Anche Rutelli, ha una
"cartuccella", un ritaglio della Padania: "Guarda che roba,
nella pagina delle lettere, c'è il Colosseo trafitto da una spada? Subite la
Lega, il vostro primo obiettivo è togliere qualcosa a Roma". Il candidato
del Pdl quasi grida: "Tu hai un problema più grosso del mio, ti aggrappi a
Bossi per nascondere un fallimento storico. La metro C è stata finanziata dal
governo del centrodestra all'82 per cento. Il vero problema è che il vostro
gruppo di potere, prometteva di risolvere i problemi di questa città e non lo
ha fatto". Sempre sul Carroccio c'è l'affondo di
Rutelli sul tema Alitalia: "Oggi la Padania scrive: “La lega vince, Air France vola
via”. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non
una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha
portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la
cordata italiana di cui parlavate?". S'infervora Alemanno: "Noi
riteniamo che si può costruire una cordata italiana". E poi, alzando il
tono di voce: "Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli, capito? Italia, Italia, Italia".
Saltano tutti gli schemi, le cartelline si chiudono, finisce con i due candidati
che si azzannano in un corpo a corpo dialettico. Molto politicamente scorretto.
Ma la democrazia è questa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Le
spine per il commissario Alitalia, Tav e Ponte
sullo Stretto sono italiani i dossier più delicati Un commisariato meno
potente, ma pur sempre cruciale quello dei trasporti, oggi guidato fino a oggi
da Jacques Barrot cui finirà presumibilmente Tajani (foto). I Trasporti erano
dunque il portafoglio della Francia, prima della riorganizzazione decisa da
Barroso. Da lì
passano molti investimenti, molte scelte infrastrutturali europee. Passa anche Alitalia, il Ponte sullo Stretto (essendo eventualmente
parte dell'asse Berlino-Palermo), l'Alta velocità in Val di Susa, per limitarsi
a questioni italiane e non citare il nuovo sistema di navigazione satellitare
europeo Galileo. Il nuovo commissario italiano si troverà comunque davanti fin
da subito dossier delicati: Alitalia in primis, per
assicurare che ogni eventuale intervento dello Stato avvenga a condizioni di
mercato. E il caso della Torino-Lione da chiudere.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 26 Prysmian e Pirelli avanzano di Redazione Titoli bancari in
sofferenza. Bene Eurotech Sono ancora le paure legate agli effetti della crisi
subprime nel settore del credito a frenare la voglia di ripresa delle Borse
europee. I timori sono legati soprattutto all'ipotesi che le banche possano
avere "in pancia" altri prodotti non proprio sicuri e l'aumento di
capitale record per circa 15 miliardi annunciato da Rbs ha contribuito a
ricreare un clima di incertezza. Giornata debole, dunque, anche per Milano: il
Mibtel e l'S&P/Mib hanno ceduto, rispettivamente, lo 0,60% e lo 0,51 per
cento. La seduta è stata contraddistinta dalla nuova
sospensione di Alitalia dalle contrattazioni (in avvio segnava un calo teorico
dell'11,29% ed era stata ammessa con il ripristino dell'asta di chiusura,
finché la sospensione definitiva dagli scambi ha fatto sì che non facesse
prezzo perché non c'è stato scambio di contratti) dopo l'addio di Air
France-Klm alla trattativa. Tra le poche Blue chip che hanno guadagnato
si notano Prysmian (+2,97%), Pirelli (+1,78%) e Snam Rete Gas (+1,66%). Bene
anche Eni (+0,62%), galvanizzata dal caro greggio, ma anche dall'ipotesi che
sia ormai vicina la collaborazione con Gazprom in Libia. Pesante il comparto
bancario che a livello europeo ha perso l'1% (Dj Stoxx Banks). Giù, tra gli
altri, Intesa Sanpaolo (-0,58%) e Bpm (-2,28%). Deboli anche gli assicurativi,
come Generali (-0,41%) e Unipol (-0,64%o). Male il titolo Fiat (-1,96%) in
prossimità del cda sulla trimestrale. Ancora una seduta all'insegna della
speculazione per As Roma (-2,41%). Vendite sulla galassia Pesenti: Italcementi
(-1,59%) e Italmobiliare (-5,5%). Da segnalare, infine, il rialzo di Eurotech
(+3,76%), mentre sono tornate a circolare voci circa un interesse da parte di
Finmeccanica (+0,14%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia British
Airways "Nessun dossier sul nostro tavolo" MILANO - Uscita di scena
Air France, British Airways non ha alcuna intenzione di fare un'offerta per Alitalia: "Non c'è alcuna
intenzione di avviare trattative o discussioni con il governo italiano e con la
compagnia", ha detto ieri un portavoce al quotidiano online
Affaritaliani.it. "Da parte nostra - prosegue la compagnia britannica alle
prese con i problemi dell'aeroporto di Heathrow - non esiste un focus specifico
sulla compagnia italiana".
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Ultimo bivio tra Mosca e commissariamento Ora per Alitalia solo due
opzioni. Aeroflot: Putin ci ha ordinato di riaprire la trattativa Il dossier La
strada della soluzione made in Italy è in salita Passo indietro di
Intesa-SanPaolo La compagnia di bandiera potrebbe essere costretta a sfoltire
organici e rotte ETTORE LIVINI MILANO - British Airways si defila. Lufthansa prende le distanze. La
cordata italiana targata Silvio Berlusconi - con o senza Air One - continua a
marcar visita. L'addio di Air France, come prevedibile, ha cacciato Alitalia in un vicolo cieco da cui, al momento, esistono
solo due strettissime vie di fuga: un cavaliere bianco (o rosso, visto che il
candidato numero uno pare Aeroflot) dell'ultima ora o un complicato commissariamento
dagli esiti imprevedibili. Il maxi-prestito ponte garantito dal governo ha
allungato di due-tre mesi (Ue permettendo) la vita alla Magliana risolvendo
qualche problema di non poco conto con Enac e Iata. La società però continua a
bruciare più di un milione al giorno e senza una svolta in tempi brevi i soldi
in cassa potrebbero bastare a malapena per arrivare a fine estate. Il cavaliere
rosso. L'unica soluzione in extremis per evitare il commissariamento è trovare
un nuovo socio "con il borsellino", per dirla con Pierluigi Bersani,
in grado di versare in tempi stretti almeno un miliardo nelle casse di Alitalia e di varare un nuovo piano industriale. La
soluzione made in Italy - malgrado gli sforzi di Bruno Ermolli - è sempre in
salita. C'è qualche imprenditore disposto a mettere sul piatto un cip da
qualche decina di milioni. Air One (pronta a scommettere pure su un suo ruolo
da pivot a Malpensa) avrebbe in questo caso un ruolo fondamentale visto che è
l'unica ad avere un piano già definito e il know-how per una due diligence a
tempo record. Ma non basta. I soldi, quelli veri, li devono mettere le banche.
E loro, Intesa in testa, non sono disposte ad aprire il portafoglio per
operazioni abborracciate e che non prevedano una partnership internazionale. Con
chi? Lufthansa - evocata come salvatore dai sindacati e dal fronte pro-Malpensa
- non sembra intenzionata a scendere in campo ora, soprattutto come socio di
minoranza di una cordata tricolore un po' troppo variegata. Sul tavolo per il
salvataggio in zona Cesarini - salvo sorprese - la strada internazionale più
percorribile pare al momento quella di Aeroflot. La compagnia di Mosca, da
questo punto di vista, ha alcuni pregi. Il primo è l'"asse del
Bagaglino", consolidato a Villa Certosa tra Berlusconi e Putin. Un
rapporto virtuoso se è vero - come ha detto ieri all'agenzia di stato russa Ria
Novosti il vicepresidente Aeroflot Lev Kochliakov ? che a meno di una settimana
dal vertice in Costa Smeralda "c'è un ordine del presidente della
federazione russa su una ripresa dei negoziati con Alitalia".
"L'operazione ? ha proseguito ? dovrà essere nell'interesse dei nostri
soci". Un ostacolo non troppo alto visto che il 51% del vettore è in mano
allo stato e alla presidenza c'è Viktor Ivanov, ex capo del Kgb di San
Pietroburgo e dal 2000 capo dello staff presidenziale di Putin. L'altro
vantaggio è che un'alleanza con l'aerolinea moscovita controllata al 51% dallo
stato non sarebbe un'annessione. Aeroflot è al momento più piccola di Alitalia (anche se capitalizza in Borsa otto volte di più) e
non potrebbe in ogni caso salire oltre il 49% del capitale della Magliana per
evitare di perdere i diritti di volo comunitari. Ermolli ? se i soldi italiani
non basteranno ? potrebbe cercare così di sposare la gracile cordata italiana
con il partner russo per evitare in extremis il commissariamento. La legge
Marzano. L'amministrazione straordinaria ? da ieri più lontana di qualche
settimana ? avrebbe due conseguenze. La prima è quella di rendere molto più
incerto il futuro di Alitalia e di avere un costo
sociale più alto. La seconda è che il riassetto toccherebbe tutto al
Commissario (quindi al governo) mentre i potenziali compratori ? a quel punto
di sicuro molti di più ? si metterebbero in fila per rilevare un'aerolinea già
risanata. Il problema è capire se Alitalia riuscirà ad
uscire indenne dalla procedura. I rischi sono tanti. La compagnia di bandiera
ha una sessantina di aerei in affitto che potrebbero essere ritirati dai
creditori. E per continuare a volare potrebbe fare affidamento solo sui suoi
mezzi, vale a dire i soldi incassati con i biglietti. Tradotto in soldoni
significa che dovrebbe ridurre drasticamente organici e rotte. Sperando che
basti a tener in vita il servizio. proprio per questo l'eventuale
commissariamento dovrebbe essere gestito con cura, affidando la cloche della
compagnia a esperti di settore per non dare il colpo di grazia a una situazione
già molto compromessa.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Lufthansa
"Non faremo offerte troppi svantaggi" MILANO - Lufthansa
resta lontana da Alitalia. "La nostra posizione non è cambiata - ha detto ieri una
portavoce della compagnia tedesca - a inizio dicembre abbiamo annunciato che
non avremmo fatto alcuna offerta di acquisto perchè, in base alle nostre
valutazioni tra i vantaggi e gli svantaggi, abbiamo valutato che gli svantaggi
superano i vantaggi". "Non solo ? ha concluso ?. Un'offerta di
acquisto su Alitalia potrebbe portare a un downgrade
del nostro rating".
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 ok di barroso a tajani E
l'eurocommissario di Silvio si occuperà proprio di trasporti Prodi si infuria
e, a sorpresa, Gianfranco Fini gli dà ragione Addio giustizia e sicurezza per
l'Italia in Commissione europea, si riparte dai trasporti. Trasporti che in Italia, al
momento, fanno rima con Alitalia. Un boccone
amarissimo per il premier uscente Romano Prodi, l'improvviso sdoganamento da
parte del presidente José Manuel Barroso al nome di Antonio Tajani quale
successore di Franco Frattini a Bruxelles, grazie a un cambio di portafoglio
che sembra mettere d'accordo anche i più accaniti contestatori dell'azzurro in
corsa per la poltrona. E, soprattutto, una garanzia in più per il futuro
premier Silvio Berlusconi, che manda in Commissione a occuparsi di trasporti un
suo uomo di fiducia. E incassa questo successo proprio il giorno in cui il
consiglio dei ministri approva il prestito per la sopravvivenza della compagnia
aerea di bandiera. Provvedimento che, per avere il via libera, dovrà passare
per il vaglio della Commissione. A dare l'annuncio del cambio di programma,
ieri sera, è stato lo stesso Barroso, finora assai tiepido sul nome di Tajani.
In pratica, se Frattini si dimetterà, la sua delega andrà al vicepresidente
francese Jacques Barrot (che ora lo sta sostituendo) ora responsabile del
portafoglio dei Trasporti. Il semestre di presidenza francese si avvicina e
sarà caratterizzato anche da un forte intervento sull'immigrazione, spiegavano
ieri a Bruxelles, mentre a quanto pare Berlusconi era assai interessato al
mercato interno e ai trasporti che significano investimenti sulle
infrastrutture, treni veloci. E Alitalia. Così, nel
giro di un'ora, lo scambio è stato concordato e l'"affare" andato in
porto. L'improvvisa accelerazione sembra anche mettere la parola fine al
tentativo di Prodi di gestire la nomina del nuovo commissario. Ieri, una nota
di Palazzo Chigi esprimeva il "disappunto" del premier, sottolineando
come "le decisioni in materia siano sempre prese in consultazione con il
governo in carica nel paese membro considerato". Barroso, però, ha già
rispedito al mittente i rilievi sollevati da Prodi, rispondendo che prima di
prendere la decisione di assegnare all'Italia il portafoglio Trasporti,
"sono stati effettuati i contratti appropriati". Un bel ceffone,
visto che evidentemente quello che è ancora il vertice del governo italiano,
della decisione non sapeva assolutamente nulla. Non solo. Sempre ieri, fonti
vicine a Prodi parlavano di deleghe dimezzate, di incarichi non all'altezza di
un paese fondatore della Ue. E della certezza che a Tajani sarà negata la
vicepresidenza sin qui ricoperta da Frattini. Ipotesi però smentita a
Bruxelles, dove si dà per scontato che la questione della vicepresidenza
italiana non sia un problema. Persino il presidente dei socialisti europei
Martin Schultz, prima dell'annuncio di Barroso, assicurava che la candidatura
di Tajani sarebbe stata valutata senza alcuna pregiudiziale. E Frattini? Ieri,
da Udine, guarda caso parlava di Alitalia e delle
possibilità future della compagnia di bandiera, dimostrate dalle "aperture
che il presidente Berlusconi ha dato a un sostegno di gruppi bancari importanti
e dall'interesse di Aeroflot". Il primo successo del Pdl, dunque? Si saprà
solamente lunedì, quando a meno di altre sorprese, Frattini rinuncerà alla
carica di deputato. E le sorprese sono già dietro l'angolo di casa del
Cavaliere. Ieri l'alleato Gianfranco Fini, sulla vicenda Frattini, ha dato
ragione a Prodi: "Non so perché Barroso si sia comportato così, ma in
questo caso Prodi ha ragione". E ha aggiunto che comunque "sarà il
prossimo governo che tratterà le deleghe con la Commissione europea". Gli
è sfuggito, forse, che la trattativa è già conclusa. 23/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Air France
rappresentava una grossa opportunità di riscatto per Alitalia, chi l'ha
fatta scappare dovrà pagare un prezzo politico molto alto. Parola
dell'economista Tito Boeri che a Milano, in occasione della presentazione del
Festival dell'Economia "Mercato e Democrazia" che si terrà a Trento a
fine maggio, non usa mezzi termini nel commentare la dipartita dei transalpini
dal tavolo delle trattative per acquistare la nostra compagnia di bandiera.
"Dobbiamo ribellarci e rifiutare di pagare anche un solo centesimo per
salvare Alitalia - spiega Boeri - Perché è evidente
che un'iniezione di liquidità non sarebbe altro che un aiuto di Stato a carico
dei contribuenti e non un prestito". Poi sulle responsabilità: aggiunge il
creatore del sito la voce.info che "ci sono state colpe molto gravi da
parte dei sindacati ma sono state molto forti anche le responsabilità della
politica: pensare anche solo a una cordata di imprenditori lombardi testimonia
come siamo provinciali in Italia". Per quanto riguarda il Festival
dell'Economia, la terza edizione si svolgerà dal 29 maggio al 2 giugno come
sempre a Trento. Tra gli invitati Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Corrado
Passera, Mario Monti, Gianfranco Fini, Antonio Catricalà, Antonio Martino,
Lorenzo Bini Smaghi, Renata Polverini, Roberto Maroni. Ancora incerta la
presenza di Giulio Tremonti: il probabile neo ministro dell'Economia ha dato la
sua disponibilità, ma dovrà tenere conto dei nuovi impegni di governo. (A.Da
Rold).
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue
dalla prima alitalia Per fortuna che c'è il mercato (segue dalla prima pagina)
È questa la partita che si gioca su Alitalia, o il
fallimento del tavolo coi francesi è solo la conseguenza di un bluff elettorale
preso troppo sul serio? Certo è che la soluzione nell'aria per l'immediato
dopo-domani sa molto di deja-vù. Intesa San Paolo dice di non aver il dossier sul tavolo.
Eppure, da più parti (anche dalle parti di Rutelli, che paragona esplicitamente
l'aviolinea a una Fiat romana), si comincia a montare la panna per un
intervento delle banche. Continuiamo a trovare normale che gli istituti di
credito debbano attivarsi giocando un ruolo fra il pubblico e il caritatevole. Il
fazismo magari non è più la regola "nelle banche" ma resta il tema
dominante del rapporto della politica "con le banche". Per carità, ha
ragione Massimo Mucchetti: il "patriottismo economico", cioè la
preservazione dei conflitti d'interesse sotto il manto del bene comune, è stato
una costante anche della stagione delle privatizzazioni. La cultura economica
dei partiti maggiori non lascia immaginare una sua archiviazione a breve. Però
almeno il caso Alitalia una cosa ce la insegna. Che
cioè oggi l'interesse del contribuente e del consumatore è più che mai
garantito non dal governo, ma dal mercato. Il mercato protegge i consumatori
perché ha reso Alitalia un falso problema. Esiste un
solido e radicato pluralismo dell'offerta e una chiara propensione da parte
degli italiani che viaggiano a comprare il biglietto più conveniente e
appropriato indipendentemente dalla nazionalità di chi glielo fornisce.
L'intensa concorrenza delle compagnie low cost ha spalancato nuove opportunità,
l'interesse delle grandi internazionali per il bacino d'utenza rappresentato
dagli italiani suggerisce che, se pure Alitalia
chiudesse da mane a sera, non resteremmo isolati. Ci sarebbe qualcun altro a
portarci a Roma, a Milano, a New York, a Parigi, a Shangai. Infatti, c'è già.
Il mercato garantisce l'interesse del contribuente perché persino in Italia il
potere discrezionale di cui gode quella parte del mondo finanziario che è
contigua alla politica resta limitato. La stessa Intesa mette le mani avanti
ponendo la pregiudiziale di un piano di rilancio "di respiro
internazionale". Ci sono le relazioni, e contano. Ma ci sono anche gli
azionisti. Il fondo Algebris di Davide Serra ha suonato la sveglia alcuni mesi
fa, contestando la governance delle Generali. Che Serra abbia torto o ragione,
gli investitori vedono problemi e valori, e agiscono sulla base di queste loro
valutazioni. Siamo sempre al vecchio Adam Smith. Non saranno le buone
intenzioni della politica a risparmiare a noi contribuenti un ulteriore salasso
pro-Alitalia. Sarà la scarsa propensione dei privati a
prestarsi a tentativi abborracciati. È lo stesso "self interest" che
tiene gli investitori esteri lontani da un Paese dove ben che vada si finisce
presi in giro o ricattati. Alberto Mingardi 23/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Campidoglio
l'intricata vicenda della compagnia aerea irrompe in campagna elettorale Alla
Magliana i lavoratori preoccupati: "Rischia anche la città"
Zingaretti: "no ad Alipadania", il centrodestra "chiama" Acea Sostiene Rutelli che Alitalia per Roma
è come la Fiat per Torino. Certo è che proprio a Roma la questione Alitalia potrebbe avere le conseguenze più pesanti. Per l'occupazione,
soprattutto. Ma anche per la politica. E a brevissimo termine. Quello che
intercorre tra la decisione di Air France di ritirare l'offerta e il
ballottaggio per il Campidoglio. Alemanno è finito in una posizione
oggettivamente difficile: stretto tra il suo centrodestra a trazione
settentrionale e un centrosinistra che prova a ripartire alla carica e spinge
sulla sudditanza del Pdl verso la Lega. In mezzo, i lavoratori. Già, perché
comunque vada, se arrivasse il commissario la prima conseguenza sarebbe
probabilmente una perdita secca di posti di lavoro proprio su Roma. Migliaia,
si dice. Una città nella città, considerando anche l'indotto. Sconcerto, paura
e delusione. Ma anche rabbia. Così, tra i lavoratori Alitalia
con base a Roma, è stata accolta la decisione di Air France. Questo era il
clima ancora fino a ieri sera. Ma non solo. Più d'uno confessa qualche paura a
bassa voce: "Speriamo che in questa situazione non si infili qualche testa
calda". Una brutta giornata, insomma, in cui diventa evidente una frattura
tra lavoratori, sindacati e politica ma anche una crepa che inizia a tagliare
dall'interno, e trasversalmente, gli stessi sindacati. Chi non sembra avere
particolari timori è Gianluca Morale, assistente di volo, da 23 anni in azienda
e protagonista di recente di uno sciopero della fame per sostenere la
trattativa con Air France. È arrabbiato, Morale. "Non deluso - precisa -
Arrabbiato". E ne ha per tutti. Per Berlusconi che "mi sembra stia
giocando sulla pelle dei lavoratori"; per il governo Prodi che di questa
vicenda "per un anno se ne è lavato le mani". E per il sindacato,
appunto. "I sindacati dovranno render conto ai lavoratori", attacca,
e parla di rischio immediato per 17.500 posti di lavoro. E spiega che Alitalia è la più grande azienda del Lazio e che
"soltanto nel XIII Municipio (le ex circoscrizioni della Capitale, ndr )
vivono almeno 10mila persone legate all'azienda. Si rischia di mandare in tilt
un Municipio grande come una media città italiana". Dispiaciuto e preoccupato
è invece Giorgio Mereu, della Fit-Cisl comparto volo. "Questa mattina sono
passato a Fiumicino e ho avuto una sensazione di desolazione e sconforto",
racconta, facendo riferimento al varco equipaggi dove i sindacati hanno montato
i propri banchetti. "Abbiamo perso l'occasione più importante per la
possibilità di sopravvivenza - dice ancora - Occorreva andare avanti". Se
Mereu è sconfortato - tanto da chiedersi: "E ora che fine facciamo?"
- c'è chi racconta - preferendo però rimanere dietro le quinte - di cellulari
scarichi per le numerose e interminabili telefonate e del tam tam dei
lavoratori che chiedono le dimissioni dei sindacalisti, almeno di quelli che
"hanno interpretato la trattativa come fosse un rinnovo contrattuale
invece di capire che era in ballo la sopravvivenza". Preoccupato è anche
Riccardo Perrella, del comitato di presidenza dell'Anpav. E la preoccupazione
dipende, spiega, anche dalla deriva che questa vicenda sta prendendo: "Per
l'ennesima volta travalica i confini aziendali e si mescola con una campagna
elettorale". Tra l'altro, ricordando come i posti di lavoro a rischio
siano ripartiti tra Roma e Milano, ritiene impensabile ridurre tutto a una
lotta tra lavoratori e parla anche della sensazione che questa vicenda "per
gli italiani non è percepita come una delle priorità pur nella sua
drammaticità. Sembra molto più importante stabilire chi sarà il prossimo
sindaco di Roma". Insomma, il succo è: speriamo che il termine della
tornata elettorale porti quella serenità necessaria per affrontare i problemi
sul tappeto e individuare le responsabilità di ciascuna delle parti in causa.
Nel frattempo, la politica va per la sua strada. "Io credo in Alitalia e non in AliPadania", dice Nicola Zingaretti,
in corsa per la Provincia di Roma per il centrosinistra. "Polpetta
avvelenata della Lega", tuona il presidente della Regione Lazio, Piero
Marrazzo. Dal Pdl, invece, si chiede che Acea promuova una sottoscrizione per
la ricapitalizzazione di Alitalia. E, in attesa del
confronto diretto a Ballarò , Rutelli parla del rischio occupazione e Alemanno
insiste sulla cordata italiana. Insomma, dopo la cronaca nera, nella campagna
elettorale irrompe Alitalia. E rende questo
ballottaggio sempre più una corsa ad ostacoli non sempre comprensibile per i
lavoratori. 23/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Ancora giù Seat
e Pirelli Re, sale Prysmian MILANO - Piazza Affari perde ancora terreno (meno
0,6% il Mibtel) ma scende meno delle altre Borse europee. Il caro petrolio ha
dato una mano ai titoli del comparto energetico - Enel a parte, che ha ceduto
l'1,6% e Terna, che ha chiuso invariata - mentre Eni ha guadagnato lo 0,62%
Saipem è salita dello 0,9% e Snam Rete gas l'1,66%, tra i pochissimi titoli con
il segno più al listino principale (insieme a Prysmian, più 2,97%). Deboli i
bancari - in particolare, meno 2,28% la Popolare Milano - e i titoli
dell'editoria, con perdite superiori al 4,5% per Rcs, l'Espresso e Mondadori.
Forte calo per Gemina, meno 7,21%, che paga pegno alla
crisi Alitalia; giù anche Pirelli Re, meno 5,5% e Fiera Milano, meno 5,3%, dopo
il rally della vigilia. Fuori dal listino principale, forte calo anche di
Italmobiliare, meno 5,5%, mentre Italcementi ha ceduto l'1,59%. Tra le big,
scivolone di Seat, meno 4,09%, e di Autogrill, meno 3,07%. (vi.p.).
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alemanno-Rutelli, sfida su rom e Alitalia "Roma in
pericolo". "Il nemico è la Lega" Faccia a faccia a Ballarò.
Scintille sulla super-Ici per le case sfitte Il candidato del Pdl: condono per
le multe. Il vice-premier uscente: 26 mila nuove case GIOVANNA VITALE ROMA -
Settanta minuti di botta e risposta serrati, sessanta dei quali spesi su
sicurezza e Alitalia. Passando per il condono tombale sulle multe, promesso da
Alemanno. E la costruzione di 26mila alloggi popolari, assicurata da Rutelli.
Nel mezzo, colpi sotto la cintura e sfottò su rispettive ricette e candidati in
lista più o meno scomodi. Comincia con un'estrazione, testa o croce per
decidere a chi tocca parlare, la sfida a Ballarò tra i due candidati in
Campidoglio che vale come conferma, o rivincita, del risultato nazionale.
"Roma è avvolta nel degrado e deve cambiare profondamente dopo 15 anni di
governo dello stesso gruppo di potere, che non dà garanzie", lancia subito
l'affondo Alemanno. Rutelli sorride e subito marca la differenza, ricordando il
suo impegno per sostenere la candidatura di Milano all'Expo 2015: "Noi
dobbiamo pretendere dai principali alleati di Alemanno, perché l'azionista vero
è la Lega, lo stesso rispetto per Roma. Dalla quale voi volete cancellare posti
di lavoro, ministeri, centri di produzione". Ma l'ex ministro non ci sta:
"Continuare a evocare il fantasma della Lega mi sembra fuori luogo",
e torna alla carica sulle "segnalazioni al sindaco Veltroni, cadute nel
vuoto, sul fatto che la capitale stava andando fuori controllo, ci sono 85
campi rom e decine di baraccopoli abusive. è dovuto accadere l'omicidio della
signora Reggiani perché Veltroni andasse a chiedere un decreto legge per
facilitare le espulsioni. Roma, nonostante la crescita economica, oggi è una
città pericolosa: perché se non ci sente padroni a casa propria, se non si può
girare per strada, tutte le altre libertà civili non possono essere
esercitate". La palla passa a Rutelli, che imputa ad Alemanno "la
legge Cirielli che ha dimezzato i tempi di prescrizione anche per i reati di
violenza sessuale" e rivendica la proposta del braccialetto antiviolenza,
una commissione per la sicurezza composta da generali e esperti anti-crimine,
l'attivazione di colonnine per lanciare sos in tutta la città. Alemanno è
perentorio: "Ma voi davvero pensate di risolvere il problema con questa
specie di burqua elettronico?" applausi. "Non mi sembra una buona
idea la sicurezza fai-da-te. Ogni anno a Roma ci sono 35mila denunciati. Devono
essere espulsi". Rutelli non aspettava altro: "E come fai?
Allontanati, semmai, ti ricordo che i rumeni sono cittadini comunitari" e
Alemanno è costretto a correggersi. Un duello durissimo. Che si accende su Air
France "fatta fuggire da voi" attacca il candidato del Pd:
"Anziché fare alleanze internazionali, con questa divisione fra Malpensa e
Fiumicino, avete portato Alitalia a picco. Vorrei
capire dove sta questa cordata alternativa". Alemanno sembra in
difficoltà: "La decisione di creare hub Malpensa è stata presa dal governo
di centrosinistra. Quella di Air France è stata una scelta arbitraria e noi ci
impegniamo a fare una cordata italiana". E chi la fa? incalza Rutelli,
"Putin?. 'Ndo sta sta cordata?" usa il romanesco. "Facci
arrivare al governo e la cordata la facciamo", replica Alemanno. "è
come l'espulsione dei romeni, durano il tempo della campagna elettorale",
constata Rutelli. Come sulle tasse, nuove scintille: "C'è un impegno
nazionale per azzerare l'Ici per la prima casa", dice Alemanno.
"Anche per chi ha sette ville?" lo irride Rutelli. E Alemanno, serio:
"Siamo disponibili, per compensare, a aumentarla sulle case sfitte dei
grandi costruttori". Rutelli sussurra: "Un annuncio inquietante: chi
ha la casa sfitta non perché è uno speculatore, ma per colpa del mercato, si
vede pure aumentare l'Ici". Ma si può sempre dire che tutto fa schifo? alza
la voce l'esponente del Pd. E le parole si accavallano. SEGUE A PAGINA 6.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia italiana A Roma serve una svolta
sulla sicurezza, perché oggi è una città in pericolo Noi riteniamo che si possa
costruire una cordata italiana. Non si può svendere Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stretta di mano
dietro le quinte, poi inizia il match. Due giri di cipra per il candidato del
Pdl che suda molto Battute e accuse, la tv diventa un ring Francesco:
"Adesso parlo io, tesoro" Mantovano: Rutelli ha portato un mazzo di
fiori alla Montalcini? E dove l'ha piantato? ALESSANDRA LONGO ROMA - Eccolo
finalmente un faccia a faccia. Ci voleva la corsa al Campidoglio per offrire
agli italiani quel che negli altri Paesi è normale: un confronto politico fra
due visioni del mondo diverse, opposte. Francesco Rutelli e Gianni Alemanno,
pur essendosi scambiati randellate per tutto il giorno, prima di entrare nello
studio di Ballarò perlomeno si stringono la mano in sala trucco, sia pur
tiepidamente. Berlusconi con Veltroni a suo tempo non volle parlare, registrazione
in due tempi, niente incontri ravvicinati. Questo primo match televisivo tra i
candidati per Roma ha un sapore speciale. Rutelli vuol vincere per se stesso ma
anche, come direbbe Crozza, per regalare un happy end al popolo della sinistra
in lutto. Alemanno, oltre alla sua ambizione personale, ha la pressione di
tutto il centrodestra che vagheggia la presa della capitale, sogna la bandiera
del Pdl berlusconiano e della Lega padana su quel balconcino del sindaco che dà
sui Fori imperiali. Abito scuro e cravatta, in assetto da cerimonia di
investitura, tutti e due con valigie di fogli sottolineati con l'evidenziatore,
quel che dice Bossi, quel che non ha fatto Veltroni, Air France sì, Air France
no. Tutti e due cravatte autunnali: "La primavera non è mai
cominciata", dice Rutelli e forse pensa a Veltroni. "Devi sorridere
di più e ricordati di non alzare mai la voce", consigliano ad Alemanno
quelli del suo staff a pochi minuti dalla diretta. Le estetiste si sbilanciano,
con il pennello della cipria in mano: "Noi tifiamo Pd". Con Alemanno,
un manipolo di fedelissimi. Ci sono l'inseparabile Simone, la moglie Isabella,
figlia di Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, che conosce bene i difetti di
comunicazione del marito, un timbro che negli acuti butta un po' sullo
stridulo, il carattere fumino, da ex segretario del Fronte della Gioventù e
attivista nelle piazze Anni Ottanta. Alemanno si prepara come un pugile, fino
all'ultimo, assistito da Alfredo Mantovano, compitissimo, quasi british nei
modi e nei toni se non fosse che per una battuta: "Oggi Rutelli ha portato
un mazzo di fiori alla Montalcini? E dove li ha piantati?". C'è anche
Vincenzo Piso, la faccia squadrata da vecchio camerata, tanto che gli dicono:
"Non metterti dietro Gianni" (ma, alla fine, ci vanno Luca Malcotti e
Marco Marsilio, e non va molto meglio). L'ex sindaco di Roma, vicepremier e
ministro uscente, sa già dove l'avversario andrà a parare: sulla sicurezza e
sui cosiddetti "braccialetti antistupro" da lui evocati in questi
giorni, e sull'Alitalia
("Ndo' sta 'sta cordata italiana?".) Non occorrono gli appunti, i
numeri, i paragoni con la Milano della Moratti altrettanto afflitta dalla
violenza urbana, le vignette della Padania sul Colosseo trafitto, raccolte dal
portavoce Michele Ansaldi, dai collaboratori Michele Civita e Luca Petrucci.
Il già primo cittadino non ci sta a far passare "Roma per
Mogadiscio", "per la città ferita e stuprata", di cui parla
l'avversario. E non ci sta nemmeno ad ascoltare le ramanzine preparate a
tavolino sulla sinistra colabrodo: "La sanatoria da centomila e rotti
extracomunitari l'avete fatta voi, voi non avete posto nessuna limitazione
all'ingresso dei rumeni, voi adesso strumentalizzate, invece di affrontare i
problemi insieme!". Tutto previsto anche l'agitarsi di Alemanno sulla
sedia. Rutelli va all'attacco sulla sicurezza, si riappropria della scena:
"Ora parlo io, tesoro mio", rimprovera Alemanno di far confusione tra
allontanamento ed espulsione degli irregolari. Lui incassa, il viso un po'
sudato, lo incipriano due volte. La moglie Isabella segue dall'alto lo scontro
nell'arena e sibila: "Il tasto debole di Rutelli? Rutelli medesimo".
Al marito non ha suggerito nulla ("E chi l'ha visto!") però si sente
la sua impronta quando si parla dei cosiddetti braccialetti antistupro:
"Non c'è rispetto per l'identità di genere, per il corpo delle donne!
Questa è una cultura discriminatoria", dice lei in perfetto femministese.
Alemanno più o meno ripete le stesse cose al microfono: "Il braccialetto è
un burka elettronico!" (gli hanno passato un articolo di Liberazione:
"Attacca lo fanno pure loro, ma non esagerare, anche Fini non ha calcato
fino in fondo. "). Barbara Palombelli, consorte di Rutelli, non c'è.
L'aveva già preannunciato al telefono: "Preferisco non vedere il match,
così il giorno dopo non posso commentarlo quando mi chiamano. Lo faccio da
sempre, sin dai tempi dei faccia a faccia tra Francesco e Fini". Si arriva
alla fine, Laziogate, gli scandali regionali della sanità, botta e risposta
giudiziario. E Alemanno, costretto a difendere Storace, avrebbe bisogno del
terzo giro di cipria.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
'ndo
sta la cordata? Il tema sicurezza va affrontato uniti. Non è un problema del
sindaco ma del Paese A chi la volete dare l'Alitalia, ai russi? Ma
'ndo sta la cordata italiana di cui parla il Pdl?.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Faccia a
faccia Rutelli e Alemanno: scontro su immigrati e sul
dramma Alitalia Volavano gli avvoltoi, nel crepuscolo del Palatino. Ma qualcuno
ne trasse gli auspici per sistemare un po' di conti in famiglia, e rimboccarsi
le maniche per dare ordine all'assetto cittadino. 2761 anni e un giorno dopo,
il destino dell'Urbe è nelle mani di Er Cipria e Lupomanno, e vedremo se i
millenni sono trascorsi invano. L'ex vicepremier del governo appena
sfrattato e il candidato che contro Veltroni II non andò oltre il 37 per cento
ce l'hanno messa tutta per convincere i romani: quelli che, guida tv alla mano,
non si sono fatti incantare da una controprogrammazione che proponeva Insinna e
la Ventura, Jack Nicholson e Kim Rossi Stuart, Ale & Franz o la Champions
League. E sarà stata la suggestione, ma a notte non volava una mosca per le
strade della Capitale: che diamine, Gianni e Francesco si sfidavano de visu a
"Ballarò", le moltitudini ascoltavano intente. O forse, tragicamente,
se ne infischiavano. Eccoli lì i due possibili sindaci, da tempo emendati da
peccati di gioventù come uno spinello "libertario" o una tumultuosa
contestazione a Bush padre. Sono statisti rodati, poco conta se dieci anni fa
uno era saltato convinto sul malfermo Asinello prodiano e l'altro debba
giustificare ogni due per tre la sua croce celtica. La questione Roma è seria,
e a sei giorni dal ballottaggio non è più dato di metterla su piani surreali,
regalare braccialetti che non siano tempestati di diamanti o banchettare sul
ginocchio fracassato di Totti. Comunque vada, sarà una città spaccata in due,
come ai tempi di Rutelli-Fini '93: e per riunirla servirà comunità di intenti
tra maggioranza e opposizione, mica confini ideologici da tracciare con
l'aratro. I due sembravano averlo capito, e davanti a Floris l'atmosfera pareva
solenne, almeno all'inizio. Il pubblico taceva diligentemente, come i soldati
di Costantino e Massenzio prima di sbudellarsi a Ponte Milvio. Ma appena
incrociate le armi, scoppiano applausi spontanei dalle claque, e ciascuno dei
due contendenti sfrutta le gaffe dell'altro. Alemanno scivola su dispositivi di
allarme definiti "colonnine SS", Rutelli mostra una specie di
telecomando salvadonne e cade sul doppio senso: "Qualcuno mi ha detto: se
lo metta lui". Scappa pure un "dai tesoro" da sinistra verso
destra, e l'effetto è comico-pecoreccio. Eppure i temi sono gravi.
Inevitabilmente, domina la questione sicurezza, come accade da giorni a questa
parte. Il vicepremier ancora in carica la prende alla larga, cita Milano e la
scomodità della Lega alleata di Berlusconi per "pretendere rispetto per
Roma", e mostra giornali del Nord per sottolineare che il degrado e il
problema della criminalità non sono questioni limitate alla Capitale, ma un
problema nazionale. L'ex ministro dell'Agricoltura sostiene che è venuto il
momento di "cambiare profondamente il governo cittadino, perché il gruppo
di potere al Campidoglio da 15 anni non dà garanzie davanti a questo
degrado". E ripropone l'immagine di Veltroni che "cade dalla seggiola
dopo l'omicidio Reggiani e corre a Palazzo Chigi per un decreto legge che poi
Prodi non convertirà". Rutelli mette il dito sulla piaga della legge
Bossi-Fini e la sanatoria sugli immigrati voluta ai tempi dell'esecutivo di
centrodestra, Alemanno rivendica la validità di quella norma e imputa agli
avversari il "buonismo che è al centro del fallimento storico della
sinistra", e si ripropone, una volta insediato come nuovo sindaco, di
"allontanare da Roma quei ventimila denunciati all'anno di nazionalità non
italiana". Definisce il braccialetto per le donne una "burqa
elettronico", e respinge le ronde per "la sicurezza fai-da-te"
pensate da Maroni. Si capisce che i due, per approdare a Roma, devono volare in
alto: e allora è inevitabile mettere in pista il dramma Alitalia,
con Rutelli che martella Alemanno sulla "cordata italiana" che non
esce allo scoperto: "è forse Putin?". L'altro si dice soddisfatto di
aver evitato la "svendita ai francesi, perché la compagnia di bandiera
deve restare nazionale, la cordata c'è, ma al governo ci siete ancora
voi". Sull'agenda prettamente capitolina si torna nel secondo tempo del
match, quando Rutelli snocciola le cifre delle decine di migliaia di alloggi ad
affitti agevolati che intende materializzare nei prossimi cinque anni, e il
rivale ribatte: "Voi le case le occupate". Si evoca la questione
delle strisce blu, o della Linea C da completare (Rutelli), o della
"bruttura della nuova Ara Pacis, la tua scelta da imperatore romano",
ringhia Alemanno, e le ferrovie "mai completate e che non diventeranno
realtà". Duello pari, ieri. Più o meno come alle urne.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Il Consiglio
dei ministri ha approvato il decreto legge che ... Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che concede un prestito ad
Alitalia di 300 milioni da restituire entro il 31 dicembre. Il
finanziamento è stato erogato a tassi di mercato e dovrebbe garantire la
continuità aziendale per le prossime settimane. Il ministro dell'Economia,
Padoa Schioppa, critica Berlusconi: "Volevamo dare solo 100 milioni,
vedremo se Bruxelles solleverà problemi". Il rischio è che l'Unione
europea valuti la manovra come aiuto di Stato. "Le trattative con Air
France si sono interrotte a causa di eccessive interferenze in campagna
elettorale - attacca Prodi - e i sindacati hanno opposto difficoltà".
Caleri e Usai alle pag. 6 e 7.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
compagnia nella bufera Alitalia incassa 300
milioni Il volo di Alitalia verso Parigi è
stato sospeso a causa della nebbia politica che si è alzata a ridosso delle
elezioni. Così l'uscita di scena di Air France-Klm ha spinto il governo ad
aprire i cordoni della borsa, mettendo sul piatto 300 milioni di euro. Un prestito d'emergenza quello
varato dal consiglio dei Ministri per dare ossigeno all'Alitalia
fino alla vendita della compagnia. Una decisione giudicata inevitabile
dall'esecutivo anche se Prodi e Padoa Schioppa non rinunciano a una stoccata
velenosa verso il futuro premier. "è stato Berlusconi - attacca Prodi - a
volerlo così sostanzioso". E ancora. "Avevamo pensato a darne 100 -
precisa Padoa Schioppa - e l'aumento è venuto su precisa richiesta di
Berlusconi". Ad alzare la posta sembra sia stata una provvidenziale
telefonata di Gianni Letta. I 300 milioni saranno rimborsati entro il 31
dicembre 2008 e il prestito è stato concesso a tassi di mercato. "I fondi
- spiega il responsabile dell'Economia - sono stati presi dal ministero dello
Sviluppo economico". Il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa
tenuta subito dopo il varo del decreto, ha rincarato la dose puntando il dito
contro il Cavaliere: a far fallire la trattativa con Air France, a suo
giudizio, sono state "le eccessive interferenze politiche che si sono verificate
nel corso della campagna elettorale e le numerose difficoltà opposte dai
sindacati". E intanto proprio i sindacati sono stati convocati domani
dall'azienda per fare il punto della situazione. La trattativa rischia di far
deragliare Alitalia su un terreno minato fino alla
possibile nomina di un commissario straordinario come impone la Legge Marzano.
Il Consiglio dei ministri ha definito un prestito ponte per non far fallire la
disastrata Alitalia in attesa di trovare nuovi
partner. Le ragioni sono di ordine pubblico e di continuità territoriale ma
tutti gli interlocutori sanno bene che si tratta solo di un paliativo per
cercare di fermare l'emorragia e attendere sviluppi sulla privatizzazione.
Intanto Gianni Letta e Bruno Ermolli stanno serrando le fila per mettere in
piedi una cordata italiana con il supporto di Intesa San Paolo tanto che il
presidente del Consiglio di Gestione, Enrico Salza ha aperto uno spiraglio:
"Se l'operazione Alitalia avesse un respiro
internazionale saremmo interessati". L'amministratore delegato di Banca
Intesa Corrado Passera, riferendosi alla due diligence a cui Intesa e Air One
non hanno mai potuto accedere, ha però sottolineato che "senza avere
informazioni non è possibile dare una risposta a chi ci domanda se entreremo o
no in una eventuale cordata. Oggi non c'è nulla sul tavolo, è prematuro poter
dire qualsiasi cosa". Il tempo passa, i soldi per tirare avanti qualche
mese sono stati trovati ma paradossalmente le speranze di Alitalia
si assottigliano. Ieri il titolo Alitalia, in forte
ribasso, è stato sospeso dalle contrattazioni in attesa di comunicazioni. Oggi
tornerà sul mercato, ma in un'unica fase d'asta, prevista alle 17,30.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prodi: Berlusconi ci
ha chiesto di aumentare la cifra, troppe interferenze. Il Cavaliere: ora possibile la cordata Alitalia,
salvataggio da 300 milioni Palazzo Chigi vara il prestito straordinario con un
decreto per ragioni di ordine pubblico Nuovi record per petrolio, benzina e
euro: la moneta unica supera quota 1,60 sul dollaro Il Consiglio dei ministri
ha dato ieri via libera a un prestito-ponte di 300 milioni di euro (da
restituire entro il 31 dicembre) per sostenere la crisi dell'Alitalia dopo il ritiro di Air France-Klm dalla trattativa
per l'acquisto della compagnia italiana. La decisione è avvenuta dopo un'intesa
bipartisan con il Pdl. Berlusconi: ora me ne occupo io, ci sono le condizioni
per la cordata. Il premier uscente Prodi: "Il prestito è stato elevato da
200 e 300 milioni su richiesta di Berlusconi, eccessiva l'interferenza della
politica". L'Alitalia riunirà il consiglio di
amministrazione domani prima di incontrare i sindacati. E Banca Intesa rilancia
la cordata internazionale. Sul fronte petrolio, nuovo record: oltre 118 dollari
al barile. Benzina ed euro alle stelle: la moneta unica supera quota 1,60 sul
dollaro. CHELLO, FRANZESE SANTONASTASO E A. TROISE ALLE PAGINE 2, 3, 5.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Accordo
Barroso-Berlusconi, Prodi furioso: mai consultato [FIRMA]MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Il presidente Josè Manuel Barroso rimpasta la
Commissione Ue in vista della staffetta italiana a Bruxelles e annuncia che,
"se Franco Frattini rassegnerà le dimissioni" da responsabile per la
Giustizia, il successore passerà ai Trasporti. Ufficialmente è "una scelta
di continuità in un momento molto intenso", eppure più fonti assicurano
che il portoghese sia stato ispirato anche dai dubbi sull'opportunità di
attribuire a un esponente del nostro centrodestra la responsabilità del
delicato dossier che comprende l'Immigrazione. Per questo, dopo una serie di
contatti telefonici con Silvio Berlusconi, ha optato per uno scambio che
compiace il premier in pectore - nel cui programma le grandi reti sono centrali
-, ma non quello uscente, Romano Prodi, infuriato per essere stato tagliato
fuori: simili decisioni, ha protestato, "vanno prese in consultazione con
il governo in carica". Così la polemica continua. Frattini si è
autosospeso a metà marzo, per correre col Pdl verso la guida della Farnesina al
fianco del Cavaliere. La maggioranza che saluta e quella che entra hanno
duellato sui tempi della designazione, poi un escamotage tecnico ha creato la
premessa perché la decisione possa slittare sino all'insediamento del
Berlusconi ter. La nomina è sembrata finire in cassaforte, all'insegna del
candidato più gettonato, Antonio Tajani, eurodeputato dal 1994, fedelissimo di
Berlusconi da sempre, sostenuto in parlamento dai colleghi popolari, contestato
da liberali e verdi nonché, ma solo sino a un certo punto, dai socialisti. Non
è marginale. A ogni commissario, per passare, serve il via libera
dell'euroassemblea. Chi pare non aver preso benissimo l'ipotesi Tajani è stato
Barroso. Da un lato il presidente ha temuto un nuovo caso Buttiglione, che fu
bocciato nel 2004 da Strasburgo per alcuni parole sugli omosessuali considerate
dai più "inappropriate". Davanti alla possibilità un "ministro
degli Interni" diretta espressione di una coalizione che chiede espulsioni
e ronde di quartiere, il portoghese deve essersi interrogato sulle mine che
sarebbero potute esplodere sulla strada della sua riconferma al vertice
dell'eurogoverno fra poco più di un anno. Meglio cambiare strategia, dunque.
Meglio puntare sull'esperto e navigato Jacques Barrot, sino a un mese fa grande
arbitro delle opere, ora - da quando cioè ha sostituito pro tempore Frattini -
appassionato amministratore di politiche giudiziarie. Meglio convincere
l'Italia a far suo un dossier alternativo ma comunque di rilievo, a prendere il
portafogli delle infrastrutture, ponti e ferrovie, articolo
seducente in cui ci sono anche le chiavi del futuro dell'Alitalia. Così, da Tokyo dove si trovava in visita, Barroso ha sentito
Berlusconi e Frattini; insieme hanno chiuso l'intesa, certi di aver fatto
quadrare una volta per tutte lo strano caso del commissario mancante. Non
secondo un Prodi preso da "un profondo disappunto". La prassi
avrebbe voluto che Barroso parlasse con lui, cosa che dalle sue dichiarazioni
non sembra sia avvenuta. La Commissione europea replica che "la decisione
stata assunta in un contesto appropriato". Buona parte della politica
italiana la pensa differentemente. Persino Gianfranco Fini (An) si lascia
scappare un "non so perché Barroso abbia preso questa posizione. Ha
ragione Romano Prodi. Sarà il governo a trattare la questione". Non era
informato nemmeno lui? Mistero. Intanto la sinistra attacca. "Il cambio di
commissario ci penalizza nettamente", afferma Sandro Gozi (Pd). "Si
delinea una perdita di importanza in Europa per l'Italia della destra",
insiste Gianni Pittella (Pse). "Ho il dubbio che il Pdl temesse un altro
caso Buttiglione" chiude Lapo Pistelli (pd). Si vedrà. Tajani resta
candidato unico salvo accidenti imprevedibili, ma non impossibili, che
potrebbero rimettere in gioco altri candidati meno schierati e di altissimo profilo
come Giorgio La Malfa. I liberali lanciato il nome di Paolo Costa (pd),
presidente della Commissione Trasporti di Strasburgo. Se Frattini rinuncia al
mandato parlamentare ci sono due settimane per decidere, durante le quali
nessun colpo di scena può essere escluso.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica
"Mantenere una compagnia di bandiera per l'interesse nazionale" Alitalia, Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei
sindacati" Il leader del Pdl: "la gestione di Alitalia passera' attraverso dolorose riduzioni del personale" Roma,
23 apr. – Secondo le dichiarazioni del leader del Pdl e futuro premier Silvio
Berlusconi rilasciate a Nuova spazio radio, la gestione di Alitalia da parte dei nuovi acquirenti “passerà
attraverso delle dolorose riduzioni del personale, che tuttavia potrà contare
sui mezzi che lo Stato ha per una debita assistenza a chi non avesse più il
lavoro in Alitalia”. Berlusconi ha sottolineato: “Air
France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati. Da un lato
il governo non ha accettato le condizioni imperative poste da Air France, tra
cui il prezzo che non era ritenuto congruo e il fatto che si dovesse rinunciare
al trasporto delle merci, ma la prima motivazione del ritiro di Air France è
stato il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse
sarebbe stato meglio lasciare a questo governo la 'patata bollente', ma
riteniamo che l'interesse nazionale richieda che si mantenga una compagnia di
bandiera”. Giulia Fossati.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica
"Mantenere una compagnia di bandiera per l'interesse nazionale" Alitalia, Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei
sindacati" Il leader del Pdl: "la gestione di Alitalia passera' attraverso dolorose riduzioni del personale" Roma,
23 apr. – Secondo le dichiarazioni del leader del Pdl e futuro premier Silvio
Berlusconi rilasciate a Nuova spazio radio, la gestione di Alitalia da parte dei nuovi acquirenti “passerà
attraverso delle dolorose riduzioni del personale, che tuttavia potrà contare
sui mezzi che lo Stato ha per una debita assistenza a chi non avesse più il lavoro
in Alitalia”. Berlusconi ha sottolineato: “Air France
ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati. Da un lato il
governo non ha accettato le condizioni imperative poste da Air France, tra cui
il prezzo che non era ritenuto congruo e il fatto che si dovesse rinunciare al
trasporto delle merci, ma la prima motivazione del ritiro di Air France è stato
il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe
stato meglio lasciare a questo governo la 'patata bollente', ma riteniamo che
l'interesse nazionale richieda che si mantenga una compagnia di bandiera”.
Giulia Fossati.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]RAFFAELLO
MASCI ROMA "Come vanno le cose? La situazione qui è come quella del tempo:
scrosci di pioggia improvvisi, sprazzi di sereno che durano poco, nuvole
all'orizzonte e previsioni che non lasciano sperare niente di buono". Gli
altri, seduti intorno a un tavolo del bar al primo piano dello scalo B, annuiscono
e sorridono per l'efficace sintesi che ha fatto Stefania, giovane hostess
romana, che parla lentamente e con un velo di malinconia, mentre osserva
cirrocumuli bruni e minacciosi sopra il cielo di Fiumicino. L'atmosfera, tra i
dipendenti Alitalia nel maggiore scalo nazionale, è
cupa. La sfiducia, le perplessità, i timori per il peggio, aleggiano in tutti i
capannelli durante le brevi pause del cambio di turno. "Dopo anni di
precariato - racconta con accento milanese Marco, assistente di volo - l'essere
entrato in Alitalia era per me un punto di arrivo. Ho
una famiglia, due bambini piccoli e, francamente, non so più che cosa
aspettarmi. Adesso, veramente, mi sento più precario di un gatto in
tangenziale, come si dice a Milano". Gli altri ridono per la battuta, ma
l'umore è pessimo. Silvia - single trentenne addetta al desk - ribadisce il
concetto: "Io - racconta - sono di quelle che hanno manifestato a favore
di Air France. Non sono un'esperta, non voglio entrare nei dettagli tecnici
dell'offerta. Dico solo che quella era l'unica proposta vera e praticabile, e
che ora non c'è più", qualcuno le fa notare che il pacchetto d'Oltralpe
prevedeva anche un alto tributo di lacrime e sangue sotto forma di
licenziamenti, ma Silvia replica con sicurezza che "c'erano già delle
trattative sindacali in corso per evitare che qualcuno finisse sul lastrico:
prepensionamenti, scivoli, cose del genere". Il risultato, aggiunge Anna
Maria - anche lei addetta ai servizi di terra e anche lei precaria di lungo
corso, e che ha condiviso le posizioni di Silvia - è che "ci ritroviamo
senza una prospettiva certa: non posso programmare niente, nemmeno le vacanze
di quest'estate, perché non so se ci arriverò come lavoratrice e se avrò i
soldi. Io - conclude con una punta di angoscia - sono settimane che non
dormo". Facciamo notare a questo drappello dello sconforto, che il governo
ha deciso di accordare il prestito ponte dando così finalmente respiro a questo
calvario infinito. Tuttavia Marina, "assistente di volo con molti anni di
servizio" (come si definisce) scuote la testa: "Ma andiamo! Quale
prestito ponte. Alitalia è un grande malato e questi si presentano con i pannicelli
caldi. E' solo un espediente per ritardare un destino che per noi è ormai
segnato: la compagnia va a rotoli, e noi con lei". Un gruppo di ragazze
nell'elegante divisa Alitalia scelgono libri dentro il bookshop dello scalo B, e anche loro
vivono l'uscita di scena di Air France come l'estrema chance sfumata:
"Si sono riempiti la bocca di tutela dei lavoratori - spiega Loredana,
mentre sfoglia un best seller - ma chi ci ha veramente ascoltato? La nostra
adesione alla proposta dei francesi è stata travolta da volontà politiche ...
non mi faccia dire di più". Mauro, "un pilota ormai vicino alla
pensione", esprime tutto lo sfinimento di una categoria un tempo
considerata privilegiata e perfino viziata: "Qualunque cosa vogliano
decidere, la decidano subito. L'unica situazione veramente insopportabile è
questo stillicidio che ci porterà al commissariamento prima e alla catastrofe
definitiva poi. Personalmente potrei salvarmi, perché ho un'età, ma che
amarezza vedere la compagnia di bandiera finire così!".
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 2 Sicurezza, Malpensa ed Expo: la Moratti bussa a Berlusconi di Giannino
della Frattina Il primo cittadino sul caso Alitalia:
"La compagnia deve lasciare le mani libere sui voli". Oggi incontro
con il futuro premier (...) Si parlerà molto di sicurezza dopo che Berlusconi
ha promesso che tra i primi atti del nuovo esecutivo ci sarà l'approvazione del
"pacchetto" nato proprio a Milano. Segno che si volta pagina dopo
parole e omissioni del governo di centrosinistra. "L'emergenza rom che nel
settembre 2006 è stata dichiarata e firmata dal ministro Amato - ha ricordato
ieri la Moratti a margine dell'International Energy Forum di Roma - prevedeva
un commissario straordinario". Che però "a Milano non si è ancora
materializzato". Non ancora sopita anche la polemica con l'ex primo
cittadino di Roma ed ex candidato premier. "Non ho criticato il sindaco
Walter Veltroni - aggiunge -, ho criticato una posizione del sindaco che in un
certo giorno, il 20 marzo, diceva una cosa e che poi, poche settimane dopo,
diceva tutto il contrario". E, visto che c'è, risponde anche a chi le
rimprovera l'assenza venerdì prossimo alle celebrazioni per il 25 Aprile.
"Io sono stata presente non solo da candidata, ma anche da sindaco -
ricorda -. Quest'anno non posso. Ma la giunta sarà rappresentata". Al
secondo punto dell'agenda da presentare oggi a Berlusconi ci sono la vicenda Alitalia e il conseguente rischio di smantellamento per
Malpensa. "L'auspicio non era e non è certamente quello di un fallimento
della trattativa - sottolinea il sindaco -, ma al contrario di poter portare al
termine un accordo senza pregiudicare un patrimonio del Paese come è Malpensa.
Ho sempre voluto separare i due problemi. Qualsiasi
soluzione presa per Alitalia sarà positiva e non può che essere vista in modo positivo.
Diverso è il tema di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una politica che
non attiene ad Alitalia, ma alla sovranità del governo italiano che deve stabilire la
propria politica del trasporto sia passeggeri che merci". In
particolare, osserva la Moratti, in modo da "poter negoziare accordi
bilaterali lasciando quindi che Malpensa possa continuare il suo
sviluppo". Per quanto riguarda l'ipotesi di trasferire i voli nazionali a
Linate e quelli internazionali nello scalo varesino, il sindaco passa la palla.
"Credo - spiega - che in questo momento sia opportuno che siano gli
interlocutori di Air France e di Alitalia a studiare
le prossime mosse. Non andiamo a complicare le cose: le proposte vanno fatte
nelle sedi opportune e se saremo chiamati diremo quali sono le nostre
idee". Comunque, sottolinea ancora, "abbiamo sempre detto che eravamo
disponibili a una riconfigurazione di Linate da sempre". Il governo lo sa.
"La riconfigurazione di Linate passa anche per una decisione europea e non
può essere solo il governo a deciderlo. È una materia complicata, ma la
risposta è che noi ci eravamo dichiarati disponibili". Terzo tema l'Expo.
Alimentazione, ambiente, energia e sviluppo sostenibile in vista dell'Expo
universale del 2015 che "può essere un modello e un motore propulsivo per
l'integrazione delle politiche su questi temi, un progetto al servizio di ogni
Paese per lo sviluppo sostenibile e il futuro del pianeta". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 La Commissione europea: "Niente finanziamento senza la notifica"
Ma l'Ue vuole vederci chiaro La Commissione europea: "Niente finanziamento
senza la notifica" --> BRUXELLES Su Alitalia
la palla passa ora nelle mani di Bruxelles. La Commissione Ue prende atto del
prestito concesso dal Consiglio dei ministri, ma per ora non commenta un
provvedimento che non conosce nei particolari. Invita però il governo italiano
a "notificare subito, il più presto possibile" la misura:
naturalmente prima che venga erogato l'aiuto. Un primo verdetto della
Commissione Ue potrebbe arrivare già oggi. Si tratterà di vedere nel dettaglio
- spiegano fonti della Commissione - se il prestito ad Alitalia
viene concesso realmente a condizioni di mercato e a quali tassi di interesse.
Il Governo dovrà quindi convincere l'esecutivo europeo che si è comportato come
un normale investitore privato, che detenendo una parte delle azioni di Alitalia ha deciso di mettere sul piatto 300 milioni di euro
per traghettare la compagnia aerea verso una futura vendita. Un prestito che
non venisse incontro a questi requisiti sarebbe considerato un aiuto di Stato
illegale. E a poco servirebbero le motivazioni di ordine pubblico addotte dal
governo italiano giustifica il prestito d'emergenza. "Alitalia
- ha ricordato in mattinata Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai
trasporti, Jacques Barrot - ha già ricevuto aiuti di Stato in base al principio
"one time-last time" nel 2001. Dunque non può più chiedere aiuti fino
al 2011". Questo vuol dire che "tutte le relazioni finanziarie dello
Stato con la compagnia devono essere basate sul principio dell'investitore
privato. E la Commissione - ha aggiunto il portavoce - deve essere sicura che
le regole sulla concorrenza siano rispettate". Nessuna decisione, ha
sottolineato Cercone, può essere attuata senza essere notificata alla
Commissione europea: "E se un provvedimento di aiuti
ad Alitalia non venisse notificato, qualunque compagnia aerea concorrente
potrebbe fare ricorso ad un tribunale nazionale che a sua volta potrebbe
chiedere l'immediato congelamento o il rimborso dell'aiuto". Per altro il
dossier Alitalia potrebbe finire fra poco sul tavolo di un commissario europeo
italiano: il presidente dell'esecutivo europeo, Josè Manuel Barroso, ha
deciso che quando Frattini si dimetterà dalla Commissione per entrare nel
governo Berlusconi il suo portafoglio giustizia, libertà e sicurezza sarà
affidato a Barrot, mentre il successore italiano andrà ai Trasporti.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Veltroni e Rutelli alzano i toni della campagna elettorale e mettono in
soffitta il fair-play Il Pd teme di perdere anche Roma Veltroni e Rutelli
alzano i toni della campagna elettorale e mettono in soffitta il fair-play
--> ROMA Walter Veltroni ed il gotha del Pd alzano i toni nella battaglia
per il ballottaggio nella capitale e vanno all'attacco su tutto, da Alitalia al flop della legge Bossi-Fini. L'obiettivo è convincere al voto
quell'8-10% di indecisi del centrosinistra, unico modo per conservare la
roccaforte Roma e per non innescare motivi di tensione nel partito. Lo sforzo
per Roma spiega la sordina ai contatti in corso per definire gli assetti del Pd
e se, per quanto riguarda i capigruppo, l'orientamento del leader
democratico sarebbe di riconfermare Antonello Soro e Anna Finocchiaro fino al
congresso del 2009, per la presidenza del Pd Goffredo Bettini sarebbe andato da
ambasciatore nei giorni scorsi da Franco Marini per sondarne la disponibilità.
Con il passare dei giorni, cresce al vertice del Pd il timore che il
"vento di destra", che ha portato alla vittoria netta del Pdl e della
Lega alle politiche, arrivi fino a Roma. Ed è in periferia che tutto lo stato
maggiore dei democratici ha programmato gli ultimi giorni di campagna
elettorale con una strategia che mette in soffitta il fair play. "Rutelli
è un grande sindaco e lui non ha scheletri nell'armadio, nel suo passato
politico non ha mai partecipato a fatti di violenza e non è mai stato con chi
la giustificava", attacca il segretario del Pd che sulla sicurezza
contrattacca per denunciare "la demagogia" del centrodestra
"mentre l'ingresso di clandestini è dovuto alla legge Bossi-Fini".
Ma, dietro il timore per il risultato elettorale, la preoccupazione è che una
sconfitta a Roma possa far venire fuori mal di pancia in sonno tra i
democratici. E rendere complicato un equilibrio, ancora da costruire, tra le
varie anime del partito all'indomani dell'esito elettorale. Anime che non per
forza fanno riferimento alle vecchie appartenenze se, come si apprende, ieri ci
sarebbe stato un incontro tra i capigruppo di Camera e Senato Soro e
Finocchiaro, che puntano ad una riconferma nonostante il campo, soprattutto tra
gli ex Ds, sia affollato da personaggi del calibro di Piero Fassino e Pierluigi
Bersani. Veltroni ascolta tutti e, al momento, sembrerebbe orientato a
mantenere lo status quo fino al congresso del 2009. Ieri il segretario dei
democratici ha visto a Palazzo Chigi il premier dimissionario Romano Prodi
anche se le incomprensioni per i tempi dell'annuncio dell'addio del Professore
alla presidenza del Pd sarebbero già state superate al telefono nei giorni
scorsi. E dal loft sarebbe partito, a quanto si apprende, il pressing per
portare il presidente del Senato Franco Marini alla presidenza: Bettini avrebbe
portato, venerdì scorso, l'ambasciata veltroniana all'ex capo del Ppi, che
starebbe riflettendo sull'incarico. I tempi saranno abbastanza stretti: entro
maggio si dovrebbe riunire l'Assemblea Costituente per eleggere il nuovo presidente;
mentre il governo ombra dovrebbe prendere corpo subito dopo quello vero, a metà
del mese prossimo.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue conversazione
con il segretario cisl Bonanni rivendica i suoi sì e volta pagina "Bravo
Tremonti, ha cominciato bene" (segue dalla prima pagina) Le zitelle non
portano i libri in tribunale per fallimento. Anche questo è un altro capolavoro
del governo. Innanzitutto qualcuno mi deve spiegare perché
quando la Cisl denunciava che i conti di Alitalia stavano
andando a rotoli, ed era ancora amministratore delegato Giancarlo Cimoli,
nessuno mostrò tanta solerzia nell'occuparsi dell'azienda. A un certo punto,
invece, al ministero del Tesoro è iniziato il conto alla rovescia: Alitalia fallisce domani, tra due ore, è già fallita. Mi
piacerebbe sapere i danni che questa campagna ha prodotto all'azienda in
termini di prenotazioni perse sul mercato delle vacanze estive. A un certo
punto è sembrato che la Cisl vedesse di buon occhio la cordata italiana
annunciata da Silvio Berlusconi. Ma quale cordata? Il dramma di Alitalia è che la trattativa è caduta in campagna elettorale.
Centrosinistra e centrodestra hanno pensato solo a cavalcare la vicenda, col
risultato che il sindacato - l'unico che si è preoccupato di valutare il merito
- si è preso tutte le colpe. L'italianità, poi, non c'entra niente. Se
imprenditori italiani si faranno avanti, sicuramente dovranno prevedere una
solida partnership internazionale. Noi siamo pronti a valutare nuove soluzioni.
Il prestito ponte ad Alitalia varato ieri dal
Consiglio dei ministri, oltre a costare caro al contribuente, potrebbe
incontrare il no della Ue. L'Ue ha pazientato con gli spagnoli e per molte
altre situazioni; pazienterà anche per l'Italia e per l'Alitalia".
Luca Cordero di Montezemolo dice che ormai siete diventati i professionisti del
veto. Certe critiche meriterebbero pulpiti migliori. Questa dichiarazione me la
spiego solo come un raptus. Una affermazione generica, che fa di tutta l'erba
un fascio e mortifica il lavoro, la fatica e la responsabilità che abbiamo di
rappresentare milioni di lavoratori. Io sfido Montezemolo a dire che la Cisl ha
sempre detto no. C'era lui a prendersi gli insulti dei no Tav in Val di Susa?
No, c'ero io. C'era Confindustria a manifestare per le centrali a carbone
pulito a Civitavecchia? No, c'era la Cisl. E abbiamo manifestato anche a favore
dei rigassificatori. Siamo favorevoli al ponte sullo stretto, abbiamo difeso le
leggi Biagi e Treu, facendo da frangiflutti contro un'opposizione fortissima.
Anche sul pubblico impiego, noi abbiamo fatto il memorandum sui fannulloni e
siamo d'accordo a legare gli aumenti salariali al merito e alla produttività.
Però il tavolo sulla modifica del sistema contrattuale è saltato. La Cisl ha
lavorato fino all'ultimo per arrivare a una soluzione a quel tavolo. Ma
Montezemolo si è accorto che centrosinistra e centrodestra sono finalmente
d'accordo sulla detassazione degli straordinari? Per me arrivare a questo grado
di consenso su una proposta simile è stata una gioia non misurabile, perché
sono dieci anni che la mia organizzazione lo va ripetendo e lo diceva anche
quando altrove era considerata una bestemmia. E lui che fa? Invece di
collaborare a ottenere il risultato si mette a fare polemica sui giornali
amici, che ospitano volentieri ogni suo respiro. Come si permette Montezemolo
di dare certi giudizi? Pensa che si stia preparando a scendere in politica? Non
lo so. Forse oggi si rammarica di aver ospitato nei suoi salotti gente che
magari oggi invece non gli piace più. Io nel salotto di Montezemolo non ci sono
mai stato. Sarà che sono uno di campagna e i discorsi che si fanno in certi
ambienti mi risultano fumosi, difficili da capire. Che c'entrano i salotti?
Montezemolo se l'è presa con la Cgil. Non mi riferisco ad altri sindacati.
Parlo di gente che ha problemi a ricordare quali erano le sue posizioni su contratti,
pensioni, detassazione, nucleare quando quelle della Cisl erano già
chiarissime. Ce l'ho con quelli che hanno passato mezza vita a cercare di
convincermi che era giusto essere marxisti e l'altra metà a spiegarmi quant'è
bello il liberismo. Chiaro: nel Pd l'unico a parlare in vostra difesa è stato
l'ex sindacalista Franco Marini. Ci ha difeso la Lega e poi Matteoli di An, che
ha detto che su Alitalia non solo abbiamo fatto il
nostro mestiere, ma il nostro dovere. An che vi difende, la Lega che bacchetta
Montezemolo, Tremonti che vi invita al tavolo del governo. S'è rovesciato il
mondo? Mi verrebbe da pensare che forse c'è qualcosa di vero quando si dice che
ormai il mondo del lavoro vota prevalentemente per il centrodestra e che quindi
il centrodestra se ne fa carico. Ma lasciamo stare. Questa è meglio non
scriverla. Dunque accetta l'invito a collaborare di Tremonti? Senz'altro. Si è
insediato un governo con una maggioranza molto solida. Ma il paese ha bisogno
del clima giusto per uscire dalla situazione in cui è. Valuto molto
positivamente le parole di Tremonti, che chiamano tutta la classe dirigente del
paese a responsabilizzarsi. La Cisl è pronta a collaborare. Ci sono cento
aeroporti in Italia. Cento porti. Chi va a dire che sono troppi? E ancora, centinaia
di università e ospedali generici, senza specializzazione, che costano uno
sproposito e non offrono un servizio adeguato. C'è bisogno di qualcuno che
possa affrontare questi nodi parlando in nome dell'interesse nazionale. E la
Cgil? Lei ha difeso il suo sindacato dicendo che non è giusto fare di tutta
l'erba un fascio. Anche Guglielmo Epifani ha aperto credito al ministro
dell'Economia in pectore, però ha chiuso subito la porta sul taglio dell'Ici.
L'erba fuori dal fascio è la Cgil? Questo non lo voglio nemmeno pensare. Posso
solo dire che sull'Ici abbiamo un'altra posizione. A noi interessa solo che non
si faccia il gioco delle tre carte, che si taglia l'Ici e poi magari si lascia
che i comuni recuperino i soldi alzando le addizionali comunali. Sarebbe una
presa in giro. Ma c'è il rischio di una nuova spaccatura nel sindacato come ai
tempi dell'ultimo governo di centrodestra, quando la Cisl firmò il Patto per la
Italia e la Cgil di Cofferati si sfilò? Mi auguro di no. Il sindacato non deve
commettere l'errore di sentirsi in un ruolo di opposizione. Adesso occorre
ricreare un clima da anni Sessanta, creare l'unità necessaria per bloccare la
deriva del paese". Oggi la sinistra, quella riformista e quella radicale,
si interroga sul rapporto perso con una parte del mondo del lavoro. Non è che
presto toccherà anche al sindacato fare una riflessione simile? Non credo. Noi
rappresentiamo milioni di persone, di destra, di sinistra e di centro. Diffido
quando uno come Montezemolo dice che lui capisce gli operai meglio di noi.
Anzi, se sono di buon umore mi metto a ridere. E poi una cosa simile l'aveva
già detta Berlusconi, il presidente operaio, e andò come andò. Stefano
Cappellini 23/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 1 ultimo atto di prodi: attacca i
sindacati per la fuga di air france Per il Cavaliere e Police cento milioni
erano pochi Sì del governo al prestito di trecento milioni per accontentare il
futuro premier e il neopresidente (che però già rischia il posto) Il prestito
generoso da 300 milioni di euro ad Alitalia approvato
ieri sera dal Consiglio dei ministri è l'ultimo atto del governo Prodi prima
del sipario e consegna ogni ulteriore decisione sui destini della compagnia di
bandiera al nuovo esecutivo targato Berlusconi. Al termine della riunione, il
presidente del Consiglio dimissionario non ha avuto remore ad additare i
principali responsabili del fallimento delle trattative con AirFrance-Klm: il
suo successore in pectore e i sindacati. "Le eccessive interferenze
politiche che si sono verificate nel corso della campagna elettorale e le
numerose difficoltà opposte dai sindacati" hanno determinato il ritiro del
vettore franco-olandese dalla trattativa, ha scandito il Prof. Tuttavia, Prodi
ha precisato che lo scarto tra la somma iniziale prevista dal provvedimento,
ovvero 100 milioni di euro, e i 300 stanziati alla fine, sono il frutto di una
richiesta esplicita del Cav. Ma a quanto si apprende, sarebbe stato l'attuale presidente di Alitalia, Aristide
Police, a ispirare il sostanzioso incremento del prestito: con soli 100 milioni
di euro avrebbe chiesto comunque, vista la gravissima situazione finanziaria di
Alitalia, il commissariamento. Il provvedimento eroga queste somme a
condizioni di mercato e con un termine per la restituzione fissato al 31
dicembre. I 300 milioni verranno cioè restituiti con gli interessi e
senza agevolazioni di alcun tipo: un modo per tentare di scongiurare la censura
della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Non si tratta quindi del
prestito-ponte ad Alitalia evocato spesso nei mesi
scorsi: un finanziamento del genere avrebbe potuto ricevere il via libera di
Bruxelles soltanto con la sigla di un accordo-quadro, cioè con la prospettiva
concreta di un'intesa con qualcuno intenzionato a ricapitalizzarla
immediatamente e in grado dunque di restituire il prestito. Questa prospettiva
esisteva a metà marzo, con AirFrance-Klm, ma la rottura del tavolo con i
sindacati l'ha fatta tramontare per sempre. Quello concesso ieri è sempre un
finanziamento dello Stato, per l'esattezza, come ha precisato il ministro
dell'Economia Padoa-Schioppa, del ministero dello Sviluppo, ma verrà restituito
con gli interessi. E dopo l'uscita di scena definitiva dei franco-olandesi, il
decreto giustifica il finanziamento con la necessità di "garantire la
continuità del servizio pubblico", cioè per "ragioni di ordine
pubblico e di continuità territoriale". Le risorse hanno insomma lo scopo
di passare la palla a Berlusconi, di assicurare la sopravvivenza per qualche
settimana, sostanzialmente finché non emergeranno eventuali nuovi scenari di
privatizzazione o fino alla presa di posizione netta del nuovo governo sul
destino della compagnia di bandiera. Sia che si tratti delle ancora
fantomatiche cordate sia che si riaffaccino sul campo vecchi pretendenti come
Lufthansa o nuovi player come Aeroflot. Dopo il coup de theatre di AirFrance di
lunedì sera, l'ipotesi più realistica sembrava infatti il commissariamento, a
causa delle fortissime difficoltà finanziarie di Alitalia,
ormai con una liquidità agli sgoccioli e con un'emorragia di perdite che sfiora
ogni giorno il milione di euro. Il governo uscente ha voluto evitare
quest'ipotesi. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani,
ha avuto al solito parole illuminanti sul prevedibile futuro a breve
dell'azienda guidata da Aristide Police: "ogni scalino che si fa verso
l'emergenza possono aumentare gli interessati, ma peggiorare le proposte".
E "la nuova fase avrà problemi maggiori di quelli vissuti finora,
soprattutto per i lavoratori". Ma il "grande tessitore" delle
ultime settimane di convulse trattative con AirFrance è in realtà il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, che ha lavorato
anche ieri sin da un vertice mattutino con Prodi, Padoa-Schioppa e Bianchi al
dossier, mantenendo soprattutto un filo costante con lo zio, Gianni. Obiettivo:
incassare l'approvazione al prestito anche dal nuovo esecutivo, che dovrà
convertirlo in legge. E lì ha incontrato il primo ostacolo: la maggioranza non
è affatto compatta sul destino di Alitalia. Mentre il
Pdl ritiene indispensabile il prestito per consentire evidentemente a
Berlusconi di mettere in piedi una nuova ipotesi di salvataggio per la
compagnia di bandiera, la Lega sembra preferire, raccontavano ieri fonti ben
informate, il commissariamento. I motivi si ricavano chiaramente da una
dichiarazione mattutina del capogruppo uscente della Lega alla Camera, Roberto
Maroni: "Malpensa se la caverà qualunque sarà la sorte di Alitalia, perché attira traffico". Per il Carroccio il
ritiro del vettore franco-olandese ha una conseguenza immediata e benefica:
libera gli slot dell'aeroporto varesino su cui la compagnia transalpina aveva
un diritto di prelazione. Il resto sembra contare poco o niente, per il partito
di Bossi. Né le disastrose conseguenze sul piano occupazionale, né la mancanza
di una qualsiasi prospettiva industriale per la compagnia di bandiera. Infine,
c'è la questione dei vertici di Alitalia. Ieri si
inseguivano voci su un possibile affidamento della guida della compagnia di
bandiera a Maurizio Basile, ex amministratore delegato di Aeroporti di Roma. E
ieri sera, a Porta a Porta, Gianfranco Fini sembrava confermare questi rumours:
"dopo il prestito ponte che sarà una boccata d'aria per tre mesi vedremo
se Air France farà una nuova proposta, se ci sarà una cordata italiana o
Lufthansa. Poi occorre stabilire un vertice per Alitalia
perché non può rimanere acefala". Fonti vicine al dossier raccontano che
l'attuale presidente, Police, nutrirebbe forti timori per le conseguenze penali
che rischierebbe se prolungasse per troppo tempo l'agonia di Alitalia.
Ma oltre alla scarsa disponibilità a rischiare in prima persona per traghettare
Alitalia verso lidi ancora sconosciuti, Police è
considerato uomo vicino a Bersani. Per il nascente governo, ben due motivi per
sostituirlo, ora che si apre la fase più complicata. 23/04/2008.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
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Berlusconi: "Il no di Air France per il veto dei sindacati. Ci saranno
dolorose riduzioni del personale" "La prima motivazione del no di Air
France è stato il veto posto dai sindacati". Lo ha detto il leader del Pdl
e premier in pectore Silvio Berlusconi, ai microfoni di Nuova Spazio Radio.
"Da un lato il governo non ha accettato le condizioni imperative poste da
Air France - ha sottolineato Berlusconi -, tra cui il prezzo che non era
ritenuto congruo e il fatto che si dovesse rinunciare al trasporto delle merci,
ma la prima motivazione del ritiro di Air France è stato il fermo no dei
sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe stato meglio
lasciare a questo governo la 'patata bollente', ma riteniamo che l'interesse
nazionale richieda che si mantenga una compagnia di bandiera". "Il
governo ha dato i mezzi alla compagnia per sopravvivere per i prossimi mesi -
ha aggiunto -, che saranno impiegati da una compagine di imprenditori italiani,
banche e compagnie aeree, per guardare i conti di Alitalia.
Dopo la due diligence di 3-4-5 settimane, questa compagine dovrà presentare
un'offerta impegnativa, che comporterà dolorosi tagli di personale, e ci
saranno meccanismi di assistenza da parte dello Stato per chi perderà il
lavoro. L'obiettivo è portare la compagnia a chiudere i bilanci
positivamente". La gestione di Alitalia da parte dei possibili nuovi acquirenti "passerà attraverso
delle dolorose riduzioni del personale, che tuttavia potrà contare sui mezzi
che lo Stato ha per una debita assistenza a chi non avesse più il lavoro in Alitalia". Lo afferma Silvio Berlusconi a 'Nuova Spazio Radiò ed a
'Radio Radiò, Berlusconi ha definito come "giusta" la
preoccupazione per i tagli di personale, "perchè una compagnia che perde
così tanto e che si trova nelle condizioni di Alitalia
non può continuare a perdere e quindi tutti dovranno metterci buon senso per
arrivare una ristrutturazione della compagnia che possa salvaguardare il numero
maggiore possibile di dipendenti, ma che dovrà operare anche delle scelte. E ci
sarà gente che dovrà trovarsi un altro lavoro. Non c'è nessuno, dico nessuno,
che possa garantire che il numero dei dipendenti attuale rimanga lo stesso di
adesso", ha concluso.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
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Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-2008 Strettamente confidenziale Alitalia, Malpensa e il radicamento sul territorio padano di Hush Hush
Dunque, e alla fine, Cirilo Spinetta "se n'è ghiuto e tutti soli c'ha
lassato". Così alla corte di Re Silvio mi dicono che l'ottimo Fabrizio
Cicchitto, memore di giovanil formazione politica, abbia commentato, alla
maniera del Migliore,l a decisione di Air France di lasciar perdere
l'acquisto di Alitalia. Si tira un sospiro di
sollievo, del tutto identico a quello che si fa dal dottore quando ti visita i
polmoni, non solo a Parigi ma anche ad Amsterdam, dove gli olandesi di Klm, pur
essendo dipendenti di Cirillo Spinetta, vedevano l'accordo con la compagnia
italiana più del fumo negli occhi, anche perché è stato proprio il fallimento a
suo tempo della trattativa italo olandese e dei soldi che toccò sborsare ad
Amsterdam, se Klm divenne di proprietà d'Oltralpe. Senza stare a fare tanto
lunga sui numeri ora alla Magliana resta solo la speranza che davvero Re Silvio
convinca Zar Vlad a fare il matrimonio italo russo: perché di soldi degli
imprenditori dell'italica cordata all'orizzonte non se ne vedono, ed uno che
per Berlusconi non è certo un viandante come Ennio Doris ha detto ieri alla
convention di Banca Mediolanum che i soldi in Alitalia
deve metterli gente del settore, e arrivederci Roma. Per il Nord Italia,
trionfatore alla elezioni, ed in particolare per Milano e la Padania che
gravita verso ovest tuttavia le cose non potrebbero essere messe meglio. Avendo
genialmente staccato da tempo insospettabile i destini di Malpensa da quelli
dell'Alitalia, la Lega di Umberto Bossi e il
presidente leghista della Sea, la società comunale che gestisce sia Malpensa
che Linate, ossia l'avvocato Bonomi, possono ora guardare al futuro con molta
più serenità. Perché che arrivino i russi o i rossi, una volta insediato a
Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi dovrà occuparsi del dossier Malpensa in una
sola maniera, perché è così che pretende la Lega: facendo mollare gli slot che
l'Alitalia si è portata a Fiumicino e rinegoziando i
diritti bilaterali fra l'Italia ed un buon numero di stati, dall'Estremo
Oriente alla Penisola Arabica che sono in fila per i voli diretti da e per
Malpensa, soprattutto in vista dell'Expo del 2015, che dal punto di vista del
business è già cominciato e difficilmente si può immaginare che si farà
"in carrozza a cavallo e terza fumatori". Eh sì, bravo Bonomi e bravo
Bossi: hanno capito come si difende il radicamento in un territorio,senza tante
palle e senza fisime da "professori d'orchestra". Così hanno stretto
Berlusconi prima del voto, hanno vinto nel voto, e ora non gli danno via
d'uscita, su Malpensa e sulla Lombardia.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
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Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-2008 SILVIO BERLUSCONI Punta a conquistare i
sindacati per non avere troppi problemi ROBERTO CALDEROLI L'obiettivo della Lega adesso è fidelizzare il voto dei lavoratori
All'altare con la triplice La prima apertura nei suoi confronti è stata sul
caso Alitalia, con Angeletti che ha appoggiato la sua cordata italiana di
Francesco Blasilli Le larghe intese non si faranno. Troppo divario tra Berlusconi
e Veltroni. Non per questo, però, il Cavaliere sembra voglia rinunciare alla
concertazione. Alla concertazione a modo suo, s'intende: io faccio, voi
non rompete. Un sospetto, allora, avanza subdolo e nascosto: l'intesa c'è
stata, tra Berlusconi e i sindacati. Un matrimonio di convenienza, sia chiaro,
ma che intanto sembra aver messo un granello di sabbia in quel meccanismo
perfetto composto dall'asse lavoratori-sinistra. Di convenienza, ma anche di
delusione, per tante promesse non mantenute. Il sospetto è arrivato un mese fa,
in piena campagna elettorale, quando Berlusconi si è messo a sbandierare la
fantomatica "cordata" tricolore per l'acquisto di Alitalia
ed è accaduto un fatto storico: i sindacati hanno dato, per la prima volta,
ragione al Cavaliere. Con la compagnia di bandiera in mano ad Air France,
infatti, tanti lavoratori sarebbero andati a casa ed allora sono bastate le
vaghe alternative provenienti da Arcore a far pendere l'ago della bilancia di
Cigl, Cisl e Uil. Anche perché i sindacati avevano in corpo il livore
accumulato in due anni di governo Prodi, un livore dovuto al fatto che i loro
referenti politici non li avevano rappresentati a dovere. Insomma, con la
sinistra radicale al potere, Bonanni, Angeletti e compagnia bella si aspettavano
un lauto banchetto ed invece si sono dovuti accontentare delle briciole. Stessa
delusione di tutti quei compagnucci che pensavano di trasformare l'Italia in
una enorme piazza per i loro girotondi. Stare all'opposizione è un conto, stare
al potere un altro. Per questo con Bertinotti presidente della Camera (tanto
per citare un episodio singolo) si è chiuso il ciclo storico della sinistra che
è stata così costretta, dalla volontà popolare, a ripartire da zero
(parlamentari). Inevitabile, allora, che il sindacato debba cercare
intraprendere altre strade. Altre strade perché la sinistra non conta più
niente. Altre strade perché gli iscritti hanno già iniziato la fuga verso la
Lega e dunque bisogna inseguirli. Altre strade perché Berlusconi può dare qualcosa
in cambio. Che ci sia un flirt in atto lo dimostra il fatto che adesso che
della "cordata italiana" del Cavaliere non v'è traccia, nessuno ha
alzato la voce. D'altronde, in fondo, ai sindacati non interessa nulla di che
nazionalità sia il padrone di Alitalia; anzi, per loro
il massimo sarebbe mantenere inalterato lo status quo. Certo, la situazione è
scandalosa con personale sottoutilizzato e a volte addirittura inutile, ma così
non ci sarebbero tagli. Fosse per loro, dunque, si potrebbe tirare a campare in
eterno con i prestiti ponte del governo. L'unico problema sarebbe il
fallimento, a meno che il Cavaliere non li convinca che è la soluzione migliore
con un piano di reintegri tale da far uscire "pulite" le sigle
sindacali. Se è naturale che i sindacati cerchino nuove strade, bisogna capire
perché Berlusconi ha aperto (se non addirittura spalancato) i cancelli che
portano ad Arcore. La risposta sta nelle parole di Montezemolo, che
recentemente ha definito i sindacati "professionisti del veto".
Insomma, come hanno rotto le scatole a Prodi, figuriamoci quanto potrebbero
farlo a Berlusconi. Anche perché senza l'Udc come alleato e senza i lavoratori
in strada, il Cavaliere potrebbe dirigersi ad ampie falcate verso i suoi
traguardi. Per questo, sanno che dalle parti di Arcore possono essere molto più
generosi che in passato e addirittura di manica più larga rispetto ai fraterni
amici comunisti. C'è poi un altro dato di fatto che ha portato alla frattura
tra la sinistra e i sindacati: nel momento in cui Confindustria, cioè i
padroni, va con Veltroni, i lavoratori, in modo del tutto naturale, si spostano
sul lato opposto. Se Berlusconi, comunque, guarda al mondo del lavoro con
indulgenza per avere con loro un confronto/contrasto morbido, c'è anche chi
guarda al fenomeno sindacale in termini elettorali. Stiamo parlando della Lega,
che dopo il grande risultato elettorale, deve fidelizzare quei lavoratori che
hanno votato il carroccio dopo aver passato la loro vita a marciare con il
pugno chiuso. Non a caso, Calderoli in una intervista al Corriere esorta
Epifani "ad accettare le gabbie salariali" e soprattutto, facendo
riferimento ad un voto "che ha sovvertito i canoni della politica",
li invita "a tornare alla loro ragione sociale" smettendo "di
fare politica". Insomma, una sorta di monito leghista: come è stata
distrutta la sinistra, lo stesso può avvenire per i sindacati. Ecco perché, in
un mondo pieno di matrimoni di convenienza, non c'è da stupirsi se Epifani
presto si recherà all'altare con Silvio. Calderoli, naturalmente, porterà le
fedi.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
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Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-2008 Il 25 aprile La novità dei sindacati di Arturo
Diaconale Il riflesso è quello pavloviano. La sinistra ha subito una sconfitta
clamorosa. Ma ecco che giunge a proposito il 63° anniversario della Liberazione
e scatta la solita mobilitazione contro il Pdl in nome della "democrazia a
rischio" e dell"Italia in pericolo". Il film è già stato visto
infinite volte. E sembra confermare le preoccupazioni di quanti temono che
l'esclusione dal Parlamento spinga non solo la sinistra radicale ma anche quella
riformista del Pd a giocare la carta dell'opposizione di piazza. A differenza
del passato, però, questa volta la pellicola presenta una novità di rilievo.
L'appello alla mobilitazione contro il "Cavaliere nero" parte dalle
tradizionali organizzazioni combattentistiche partigiane. Ma non suscita
particolari entusiasmi, con l'eccezione dei no-global e dei centri sociali, tra
le grandi forze politiche e sociali della sinistra. Nessuno, ovviamente, si
permette di respingere o ignorare l'appello lanciato in nome della religione
dell'antifascismo. Il rispetto della liturgia codificata in anni ed anni di
antifascismo militante impedisce a chiunque di uscire fuori dal coro. Ma il
clima, come ha notato con nostalgia Alberto Asor Rosa evocando la grande levata
di scudi antiberlusconiana del 25 aprile del '94, è completamente diverso da
quello del passato. Il riflesso pavloviano non è cancellato. Di sicuro, però, è
rallentato dalla consapevolezza crescente all'interno della sinistra
raziocinante, riformista ma anche massimalista, che non è più possibile reagire
alla sconfitta rifugiandosi nella liturgia e che non è più concepibile
affrontare le novità politiche del tempo presente tornando per l'ennesima volta
a rifugiarsi negli schematismi del passato. Questa consapevolezza riguarda il
Partito Democratico, che se mai dovesse tornare a seguire fino in fondo il
riflesso pavloviano del 25 aprile sconfesserebbe la ragione stessa della
propria esistenza. Cioè la rottura con la sinistra radicale e con la tradizione
forzista e terzinternazionalista dell'unità a sinistra. Tocca anche i dirigenti
del Partito della Rifondazione Comunista che incominciano a comprendere come
non sia più possibile pretendere di rispondere alle richieste concrete del
proprio elettorato puntando solo sulla liturgia e la retorica resistenziale.
Ma, prima e decisamente molto di più di Pd e sinistra antagonista, questa
consapevolezza investe i sindacati che comprendono come l'intreccio tra la
grande crisi economica e le prospettiva di un governo di legislatura del Pdl impedisca
alle grandi confederazioni di arroccarsi su una posizione di opposizione
intransigente fatta solo di conflitti sociali. Da questo punto di vista il
prossimo 25 aprile introduce un finale completamente diverso al solito film.
Quello che prevede non l'innalzamento delle barricate ma l'apertura del dialogo
e del confronto con la nuova maggioranza per la soluzione dei problemi concreti
che pesano sul paese. Il caso Alitalia anticipa
e chiarisce il fenomeno. I sindacati sanno che solo il dialogo ed il confronto
con il governo di Silvio Berlusconi può portare ad una soluzione della
drammatica questione. E non si tirano indietro accogliendo di buon grado le
sollecitazioni in questo senso che vengono loro rivolte dai massimi dirigenti
del centro destra. Se il metodo va avanti e produce risultati anche la
sinistra raziocinante dovrà mettersi sulla scia dei sindacati sul terreno delle
riforme. E, forse, avremo sul serio una legislatura costituente.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
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Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-2008 Le donne mussulmane in rivolta contro il
"braccialetto anti strupro" Lo sprint di Alemanno di Barbara
Alessandrini Gli ultimi sondaggi ufficiosi confermano che i candidati al
ballottaggio di Roma si stanno giocando le ore conclusive di campagna
elettorale in un testa a testa che rende sempre meno scontato il mantenimento
al Partito democratico del feudo romano. Il rispettivo atteggiamento tenuto
ieri sera da Gianni Alemanno e Francesco Rutelli nella trasmissione Ballarò ha
confermato il progressivo accorciarsi della distanza che separa il candidato
del Pd dal suo avversario. Che, in questa manciata di tempo prima della
chiamata alle urne, si sta lanciando in picchiata su ogni occasione che possa
dargli dei margini di recupero mediatico prima ed elettorale subito dopo.
Rutelli si è sfogato in difesa dei dipendenti a Fiumicino allarmati dopo il
ritiro dell'offerta di Air France, e in polemica con le rivendicazioni della
Lega di essersi messa di traverso alle trattative con Air France e gli
olandesi. "Quello che sta succedendo ad Alitalia è un dramma - dice il candidato a sindaco di Roma del Pd -
vorrei che si capisse che per noi a Roma Alitalia è come la
Fiat per Torino". Ma Alemanno, durante un sopralluogo in una discarica
abusiva nella riserva della Marcigliana in cui ha spiegato la ricetta del Pdl
per fronteggiare l'elergenza rifiuti che presto colpirà anche la Capitale,
ha scansato la trappola del ritiro di Air France dalle trattative sulla
compagnia di bandiera e, approfittando dell'elogio rivoltogli dal sindaco di
Milano Letizia Moratti, ha spostato l'attenzione sulle possibili e auspicabili
future sinergie tra Roma e Milano, specie ora che il capoluogo lombardo ha
vinto la battaglia dell'Expo. "Milano e Roma ? ha spiegato Alemanno ?
dovrebbero lavorare in grande sintonia e concorrenza per creare un sistema
Paese che riconosca Roma come Capitale". Oltretutto l'ostruzionismo
leghista alle mire di Air France, messo in campo ad esclusiva difesa dello
scalo di Malpensa, può aprire la strada a nuove soluzioni in grado di salvare
sia Fiumicino, quindi l'interesse nazionale, che l'aeroporto lombardo. Roma, per
ora, rimane il set di un film elettorale, un poliziesco d'azione dove anche
ieri si sono susseguite operazioni di carabinieri e polizia contro rapinatori,
ladri di cimiteri e borseggiatori. e svaligiatori di parcometri. E, mentre il
candidato del Pdl, si recava ieri pomeriggio alla Moschea di Roma per un
incontro non ufficiale, il provvedimento 'salva femmine' ideato da Rutelli, ha
mandato su tutte le furie le donne marocchine che in massa, per bocca della
presidentessa dell'Associazione Donne marocchine in Italia, la neodeputata del
Pdl Souad Sbai, hanno rispedito l'idea al mittente. "La proposta di far
indossare alle donne un braccialetto antistupro avanzata dal candidato sindaco
per il Pd Francesco Rutelli - ha detto la Sbai - e' semplicemente vergognosa e
sono indignata per le parole di Rutelli, che con la trovata del collarino
tratta le donne alla stregua di animali". Seguirà, forse, una
manifestazione pubblica, proposta dalla Sbai a tutte le donne, "affinché
si oppongano con forza a questo annuncio indecente avanzato da Rutelli".
Nonché un'azione alla Procura di Roma e l'idea di sottoporre il caso
all'attenzione dell'Unione Europea. E se i vertici della comunità ebraica ieri
hanno annunciato di non aver dato alcuna indicazione di voto per il ballottaggio,
Alemanno ha comunque annunciato l'intenzione di "dotare la comunità
ebraica di Ostia, una delle più popolose d'Italia, di una sinagoga". Un
impegno che, ha detto " si affiancherà a quelli che abbiamo già assunto in
stretta collaborazione con la comunità ebraica di Roma, come portare a termine
il Museo dello Shoah, la riqualificazione del 'ghetto' e la ricerca di uno
spazio per un nuovo cimitero". La corsa è quasi terminata e anche le
ultime turbative calcistico-politiche che gravavano sul capo di Alemanno
sembrano sciogliersi. Negli ambienti romanisti era girata la voce che
Berlusconi fosse contrario alla vendita della Roma al finaniere americano
George Soros. Ma Paolo Bonaiuti si è precipitato a smentire. Caso chiuso.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
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Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-04-2008)
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"Oggi la
Padania scrive: "La Lega vince, Air France vola via". A chi la volete dare Alitalia? Ai
russi? Oggi Alitalia vale meno perchè voi, quando eravate al governo, avete fatto non
una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha
portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la cordata
italiana?". Lo ha detto il candidato a sindaco di Roma Francesco
Rutelli ieri sera al faccia a faccia con il candidato Pdl Gianni Alemanno,
durante la trasmissione Ballarò su RaiTre. Replica di Alemanno: "Noi
riteniamo che si può costruire una cordata italiana. Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli,
capito? Italia, Italia, Italia".
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
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Politica Il leader
del Pdl: "I sindacati hanno fatto il loro dovere" Sindacati, su Alitalia, ribattono: "Responsabilita' di Berlusconi" Cgil-Cisl
rispondono alle accuse di questa mattina del Cavaliere che ritratta Roma, 23
Apr.- “Spinetta se n'è andato perchè Berlusconi era contrario, non per i
sindacati”. Con queste parole il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha
risposto alle accuse del Cavaliere che ha attribuito al “veto”
dei sindacati la rinuncia di Air France nell'affaire Alitalia.
A respingere le accuse anche la Cgil di Guglielmo Epifani, ma poi il Cavaliere
precisa: “I sindacati hanno fatto il loro dovere”. Per il leader della Cisl
Raffaele Bonanni le parole del premier in pectore suonano come “una
barzelletta. Tutti sanno che lui era contrario e Spinetta se ne è andato per
questo motivo”. “Noi abbiamo trattato solo per gli interessi generali dei
lavoratori e di tutto il Paese. -ha continuato Bonanni- La verità è che il
vecchio governo in questa trattativa con i francesi è stato poco trasparente e
il nuovo governo invece ha detto che Air France non aveva le carte in regola.
In realtà tutti dovrebbero capire che la campagna elettorale è finita. E' ora
di assumersi le proprie responsabilità”. Anche il segretario della Cgil parla
di responsabilità: “C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo
Paese”, ha replicato Guglielmo Epifani. “Credo che Berlusconi quando si
insedierà dovrà essere coerente con quello che ha detto. -ha aggiunto- Non c'è
da perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia
e dare una prospettiva perché il prestito ponte aiuta ma non risolve i problemi”.
Quanto all'esecutivo, ha continuato Epifani “affronti seriamente il problema
senza minacciare tagli occupazionali a prescindere e senza scaricare
responsabilità che gli competono interamente”. Dopo le dichiarazioni di questa
mattina Silvio Berlusconi ha aggiustato il tiro, dichiarando che “Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari
hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air
France-Klm erano impossibili da accogliere”. Precisazione apprezzata dalle
parti sociali, in particolare dalla Cisl. “E' giusto dire che il sindacato ha
fatto e farà solo il proprio mestiere, difendendo l'occupazione e nel contempo
gli interessi economici del paese. Questo è il nostro compito. -ha dichiarato
Bonanni- Ma ora è il momento che tutti abbassino i toni, per evitare queste
continue strumentalizzazioni politiche, alimentate spesso anche dal mondo
dell'informazione, sulla vicenda Alitalia”.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza
Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
Varie Commenti ( 55 ) " (86 votes, average: 1.12 out of 5) Loading ... Il
Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare.
A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato
1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con
il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo
aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a
mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai
il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito,
sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 5 )
" (101 votes, average: 1.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la
parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi
in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (39
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani
hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le
scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque.
Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (43
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà
la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su
verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il
sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum
civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015?
Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 55 ) " (86 votes,
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando
in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult
de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun".
"Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord.
Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che
noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico
con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del
risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el
parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza
come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni
dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il
leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e
poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il
Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e
legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando
il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco
della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che
faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come
si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
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bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del
Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E'
troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel
blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun
politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo
su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi
il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum
civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015?
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Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
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all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete,
io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere
conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre
meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera.
Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza
il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
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Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde
che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene
anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo
la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di
altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e
quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci
lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in
Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e
necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso
costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida
difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello
Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie
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non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma
c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il
presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la
folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e
festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un
risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono
riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità
dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla
capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato
anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora.
Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di
cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo
un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste
per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 55 ) " (86
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 5 ) " (101 votes, average: 1.05 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza
Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (43 votes, average: 1.63 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
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Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
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Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun".
"Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord.
Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che
noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico
con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del
risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el
parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti
agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza
come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni
dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il
leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e
poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il
Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e
legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando
il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco
della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che
faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come
si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
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bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani
hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le
scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti,
in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
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vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano,
sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi
dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà
la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su
verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il
sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum
civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015?
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( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nelle pagine dello
sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore
Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di
calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i
loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi
- nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera.
Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza
il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione
gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra
(anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia
cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento,
per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli
italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge
elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola:
l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con
Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che
colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che
vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E
hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente
sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è
il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di
antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare
trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma
poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Andrea Romano STIL
NOVO Improvvisa e sorprendente, la mitezza trionfa su tutti i fronti della
politica italiana. Silvio Berlusconi ha assunto un atteggiamento presidenziale
mentre Giulio Tremonti annuncia l'intenzione di procedere ovunque "con il
consenso delle parti sociali". Guglielmo Epifani coglie i segni di
"una lunga fase di maggioranza stabile" a cui "non si risponde
con il conflitto preventivo". E persino l'insospettabile Roberto Calderoli
prevede "una stagione costituente", assegnando alla Lega un ruolo da
pontiere tra governo e opposizione. Per paradosso il cerino del contrasto
sembra essere rimasto proprio nelle mani del principe del buonismo, di
Veltroni, che reagisce alla sconfitta proclamando "una battaglia senza
quartiere sui valori e sulle politiche, perché la nostra idea di società resta
radicalmente diversa dalla loro". È tutto molto bello, indiscutibilmente
suggestivo per un Paese assuefatto a quindici anni di rumorosi conflitti
post-ideologici che ben poco hanno portato all'innovazione reale dell'Italia.
Se non fosse che il prossimo governo da qualche parte dovrà pur andare,
soprattutto con una maggioranza parlamentare tanto generosa. E che già in una
recente occasione (la legislatura 2001- 2006) Silvio Berlusconi non si mostrò
particolarmente capace di utilizzare l'ampio mandato elettorale che aveva
ricevuto per introdurre riforme di qualche sostanza. È certamente positivo che
una personalità come Tremonti si dica contrario a riesumare battaglie come
quella sull'articolo 18, che il centrodestra di allora promosse per puro
spirito ideologico e che ebbero solo l'effetto di spingere la Cgil a
rinchiudersi nella trincea della resistenza. Così come è indispensabile che in
tema di riforme costituzionali si proceda con il consenso più vasto. Ma di qui
a sottovalutare l'urgenza di atteggiamenti politicamente molto chiari sulla
direzione da imprimere all'azione dell'esecutivo corre uno spazio enorme, lo
stesso nel quale il quarto governo Berlusconi rischia di impantanarsi alla
maniera dell'ultimo governo Prodi. D'altra parte queste elezioni sono state
salutate con sollievo, anche da chi non ha votato per nessuno dei partiti
vincitori, in ragione della chiarezza che sembrano aver finalmente introdotto
in Parlamento. Esiste una maggioranza che sulla carta ha tutti i numeri per
governare. Che dunque governi, assumendosi la responsabilità delle scelte che
riterrà di compiere e incassando l'eventuale bonus di consenso che potrà
ricavarne nel Paese. Sembra una banalità, ma nella politica italiana delle ultime
tre legislature anche la banale responsabilità delle scelte trasparenti è stata
sacrificata alle esigenze del quieto vivere o della navigazione a vista. Con
conseguenze pesanti sulla credibilità degli attori politici e sulle stesse
istituzioni democratiche. In questo senso appare particolarmente ambigua la
funzione di garanti della pace sindacale che Calderoli sembra annunciare per la
Lega, forse interpretando alla lettera il nuovo status di "partito
operaio" che alcune analisi le hanno attribuito. Giova ricordare che il
dogma della concertazione è stato in questi anni l'autentica palla al piede del
centrosinistra e che il problema di un adeguamento del ruolo e della
rappresentatività del sindacato è da tempo nelle cose, come
ci è stato confermato da ultimo dalla vicenda Alitalia. Alla
fine dei conti l'alternativa non è tra protervia della maggioranza e dialogo
con l'opposizione e le parti sociali, ma tra immobilismo e responsabilità
politica. Quella stessa responsabilità che nelle democrazie liberali viene serenamente
esercitata dalle forze che ricevono dagli elettori il mandato a governare.
E che appare tanto più urgente in un Paese immobile com'è l'Italia.
www.lastampa.it/romano CONTINUA A PAGINA 37.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Litalia, ma se il
prossimo premier non parla l'opposizione ironizza sulla "cordata che non
c'è"; se, invece, dicesse qualcosa di più magari la Consob sarebbe capace
di aprire un procedimento per insider trading. Eppure, nel silenzio,
l'operazione a difesa dell'italianità della compagnia di bandiera va avanti.
Basta usare la memoria: il primo passo richiesto dal Cavaliere per tirare Alitalia fuori dai guai era quello di un prestito-ponte per
dare tempo a chi potrebbe essere interessato ad impegnarsi nel salvataggio di
farsi un'idea delle reali condizioni dell'azienda. E ieri, alla fine, dopo il
tradizionale tira e molla, quel prestito è arrivato con Walter Veltroni che si
è dato da fare facendo da sponda all'emissario del Cavaliere, Gianni Letta, per
convincere un Prodi arrabbiatissimo: il leader del Pd, è l'unico tra i suoi, a
non escludere, infatti, che la cordata "fantasma" del Cavaliere possa
materializzarsi da un momento all'altro e collaborare insieme ad altre
compagnie aeree come Air One, Lufthansa e Aereoflot per dar vita ad "un
consorzio internazionale". Insomma, per non cadere indietro Veltroni ha
messo le mani avanti. E alla fine è riuscito a convincere il Professore che era
di tutt'altro avviso, tanto che nella giornata tra Palazzo Chigi ed Arcore sono
volate parole grosse riportate a Prodi e a Berlusconi dai soliti intermediari.
"Dato che ha portato l'Alitalia sull'orlo del fallimento - si è sfogato il Professore - se ne
occupi lui". "Hanno dato all'Air France sei mesi per studiare i libri
di Alitalia - è stata la replica del Cavaliere - è giusto che chi vuole
intervenire ora abbia almeno 3-4 settimane per studiarsi i bilanci dell'azienda
in cui deve impegnare dei soldi: basterebbero trecento milioni di
euro". Sarà un caso, ma alla fine la cifra del prestito destinato dal
governo ad Alitalia, nella forma legulea di
"intervento di salvaguardia dell'ordine pubblico" per non incorrere
in qualche sanzione dell'Unione Euroepa, è stato proprio quello ipotizzato dal
Cavaliere. Di fatto, con ieri il governo Prodi ha seguito a ruota l'Air France
e ha chiuso il fascicolo Alitalia per consegnarlo
Berlusconi. Il futuro Premier ha intenzione di giocarsi la partita da solo,
avvalendosi di Gianni Letta e dell'uomo che si sta dando da fare per mettere
insieme la cordata italiana, Bruno Ermolli. "Sarò io a condurre il gioco
su questo argomento - ha spiegato a molti dei futuri ministri, a cominciare da
quello dell'Economia Giulio Tremonti - perchè è una sfida su cui ho speso il
mio nome e me ne occuperò personalmente". Il piano del Cavaliere è
semplice: mettere insieme una cordata italiana in cui ci saranno banche (Banche
Intesa è la più probabile); privati come il gruppo Ligresti e magari qualche
Fondo americano; e, ancora, grandi gruppi a partecipazione pubblica in cui il
governo può dire la sua come Fintecna, Finmeccanica, Eni ("ma bisogna
studiarsi bene lo statuto", spiega uno degli uomini di spicco vicini al
Cavaliere),e in ultima analisi anche la Cassa depositi e prestiti. "Questi
sono i soggetti - confida l'ex-presidente della Bnl e consigliere finanziario
di Berlusconi, Giampiero Cantoni - su cui sta lavorando il capo".
Naturalemnte rimessa in piedi Alitalia sul piano
finanziario è possibile immaginare il suo inserimento in un consorzio
internazionale e per questa operazione, per ora, gli interlocutori principali
sono Lufthansa e Aeroflot semprechè attraverso Sarkozy il Cavaliere non possa
spingere Air France a tornare al tavolo della trattativa su basi diverse, più
paritarie. E' evidente, quindi, che nel salvataggio potrebbero rendersi
necessarie delle risorse pubbliche che potrebbero essere contestate dalla Ue. E
proprio per questo - secondo un grand commis di stato che potrebbe nel prossimo
governo arrivare a palazzo Chigi nel ruolo di sottosegretario - il Cavaliere ha
cominciato a muoversi in Europa. Ha promesso la riconferma della presidenza
della Commissione a Barroso, in cambio di una diversa delega per il commissario
italiano che succederà a Franco Frattini, cioè Antonio Tajani. L'ex-portavoce
del Cavaliere, infatti, non si occuperà di Giustizia ma di Trasporti, e quindi
sarà quello che dovrà ravvisare possibili procedure d'infrazione se lo Stato
italiano garantirà in un modo o nell'altro risorse finanziarie ad Alitalia. Un'operazione così abile non poteva sfuggire
all'occhio attento di Prodi che non per nulla ieri ha ingaggiato una lite
furiosa con Barroso: "Sono io a decidere il nuovo commissario italiano e,
comunque, il passare dalla delega alla giustizia a quella dei trasporti la giudico
una diminutio". Non solo per avere le mani più libere Berlusconi attende
con trepidazione il verdetto della Corte d'appello europea che potrebbe dare
allo Stato italiano la possibilità di intervenire su Alitalia
con risorse più cospicue. La questione è complessa: l'ultima ricapitalizzazione
di Alitalia da parte dello Stato fu fatta nel '96 dal
governo Prodi; secondo le norme europee il governo di un paese può intervenire
solo una volta in favore di un'azienda "attraverso un aiuto di Stato
compatibile"; il governo ha chiesto alla Corte Europea di non considerare
tale l'intervento del '96; ha avuto ragione, ma c'è stato un ricorso in appello
e la nuova sentenza dovrebbe essere emessa in queste settimane; se la Corte
darà di nuovo ragione all'Italia Berlusconi sarà nelle condizioni di
intervenire con un finanziamento pubblico in aiuto della compagnia di bandiera.
In questo modo tra la cordata italiana, la collaborazione di altre compagnie
internazionali garantita da capi di Stato amici, la possibilità di intervenire
con risorse dello Stato, un piano industriale che riduca gli esuberi a
cominciare da quelli del personale (ieri Fini ha lanciato un segnale ai
sindacati) il Cavaliere avrebbe più di una carta per vincere quella che
giudica, appunto, alla stregua di "una sfida personale, di una promessa
fatta agli elettori".
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Caro-carburante
Delta aumenterà i biglietti del 20% Anche se le difficoltà non sono
paragonabili con quelle di Alitalia, anche
altre compagnie aeree incontrano difficoltà, soprattutto per il
caro-carburante. Ieri l'americana Delta Airlines (che sta per fondersi con la
connazionale Northwest, creando l'operatore più grande del mondo) ha annunciato
che per affrontare l'impennata del prezzo del cherosene dovrà rincarare i suoi
biglietti di una quota compresa fra il 15 e il 20 per cento.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Il leader
del Pdl: "I sindacati hanno fatto il loro dovere" Sindacati, su Alitalia, ribattono: "Responsabilita' di Berlusconi" Cgil-Cisl
rispondono alle accuse di questa mattina del Cavaliere che ritratta Roma, 23
Apr.- “Spinetta se n'è andato perchè Berlusconi era contrario, non per i
sindacati”. Con queste parole il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha
risposto alle accuse del Cavaliere che ha attribuito al “veto”
dei sindacati la rinuncia di Air France nell'affaire Alitalia.
A respingere le accuse anche la Cgil di Guglielmo Epifani, ma poi il Cavaliere
precisa: “I sindacati hanno fatto il loro dovere”. Per il leader della Cisl
Raffaele Bonanni le parole del premier in pectore suonano come “una
barzelletta. Tutti sanno che lui era contrario e Spinetta se ne è andato per
questo motivo”. “Noi abbiamo trattato solo per gli interessi generali dei
lavoratori e di tutto il Paese. -ha continuato Bonanni- La verità è che il
vecchio governo in questa trattativa con i francesi è stato poco trasparente e
il nuovo governo invece ha detto che Air France non aveva le carte in regola.
In realtà tutti dovrebbero capire che la campagna elettorale è finita. E' ora
di assumersi le proprie responsabilità”. Anche il segretario della Cgil parla
di responsabilità: “C'è uno scarico di responsabilità che non fa onore a questo
Paese”, ha replicato Guglielmo Epifani. “Credo che Berlusconi quando si
insedierà dovrà essere coerente con quello che ha detto. -ha aggiunto- Non c'è
da perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia
e dare una prospettiva perché il prestito ponte aiuta ma non risolve i
problemi”. Quanto all'esecutivo, ha continuato Epifani “affronti seriamente il
problema senza minacciare tagli occupazionali a prescindere e senza scaricare
responsabilità che gli competono interamente”. Dopo le dichiarazioni di questa
mattina Silvio Berlusconi ha aggiustato il tiro, dichiarando che “Su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere e magari
hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste da Air
France-Klm erano impossibili da accogliere”. Precisazione apprezzata dalle
parti sociali, in particolare dalla Cisl. “E' giusto dire che il sindacato ha
fatto e farà solo il proprio mestiere, difendendo l'occupazione e nel contempo
gli interessi economici del paese. Questo è il nostro compito. -ha dichiarato
Bonanni- Ma ora è il momento che tutti abbassino i toni, per evitare queste
continue strumentalizzazioni politiche, alimentate spesso anche dal mondo
dell'informazione, sulla vicenda Alitalia”.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I due stupri a
Milano e a Roma hanno rilanciato la questione dell'immigrazione e della
sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi giorni più o meno pertinenti, ne
ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa mattina a Radio Anch'io quando ha
dichiarato che: "effettivamente gli elettori hanno avuto l'impressione che
la sinistra arcobaleno non pensasse alla sicurezza". Mi permetto di
correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne avevano la certezza e per
questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il secondo aspetto riguarda la
richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo ministro degli Interni, di rinegoziare
la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini. L'idea ha
suscitato reazioni contrariate e un certo sarcasmo, ma in interviste alla Rai e
al quotidiano La Stampa il nostro commissario europeo Franco Frattini l'ha
ritenuta plausibile, "perché ormai quella direttiva è superata
dall'applicazione integrale degli accordi di Shengen". Il governo Prodi
peraltro non ha mai applicato la norma che consente l'espulsione per chiunque
non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo
dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente diventerà il prossimo ministro
degli Esteri italiano) "una verifica si può fare per vedere se non sia il
caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti della sicurezza. C'è un
consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la libera circolazione dei
cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei
criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico dei propri
compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui alcune
domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria è
doverosa considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti
dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come
la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un
problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità
all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a
una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E
se la risposta è no, come rimediare? Scritto in Italia, immigrazione Commenti (
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difende le élites anziché il popolo? Sul Giornale è uscita una mia intervista
con Ferruccio Capelli, il direttore della Casa della cultura di Milano.
Capelli, ex dirigente del Pci e dei diessini, è autore di un libro molto
interessante Sinistra light - populismo mediatico e silenzio delle idee
(Guerini editore), nel quale analizza l'attuale momento politico e sociale.
Capelli non ama Berlusconi e ovviamente nemmeno il centrodestra, ma con grande
onestà intellettuale riserva critiche pungenti alla sinistra nel suo insieme,
sia al Pd sia aquella radicale. Nell'intervista ad esempio sostiene che la
sinistra italiana "si è adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il
marketing politico rispetto al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo
del Muro di Berlino ha progressivamente sradicato il proprio passato, le
proprie tradizioni culturali, ma questo ha generato smarrimento negli
elettori." Esiste "un problema d'identità" con un progressivo
scollamento dal Paese reale e dalle esigenze delle classi meno abbienti.
Secondo Capelli "la sinistra è diventata élitaria, si identifica con la
grande finanza industriale ed è ossessionata dalla rappresentazione mediatica.
Così oggi solo la destra pensa al popolo". La frase è molto forte ed è
significativo che venga pronunciata da un intellettuale progressista. Ha
ragione Capelli? La sinistra perde perché difende l'oligarchia economica
anziché la gente comune ? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 21 ) "
(1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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19Apr 08 Oops, il "porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora come la
mettiamo con il sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che era inadeguato
e fonte di instabilità; invece, come osserva in un articolo un brillante
collega ticinese, Ovidio Biffi, il metodo Calderoli "ha funzionato al suo
secondo impiego: non solo ha causato gli sbarramenti tanto attesi, ma ha agito
come una vera e propria purga! Di colpo, l'Italia si è liberata dei legacci con
cui veniva ricattata ogni volta che in gioco c'era la sopravvivenza delle
maggioranze". Ho l'impressione che fossero i partiti a impedire il
corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi se la maggior parte dei
politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo causa ed effetto. Non
appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di sottrarsi al ricatto dei
piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo: le riforme elettorali sono
ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche ritocco ovvero il ripristino
del voto di preferenza e il divieto delle candidature multiple. Troppo bello
per essere vero? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti,
il voto medio è: 3.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 97 del 2008-04-23
pagina 1 La Moratti: "A Silvio chiedo tre cose" di Redazione
Sicurezza, Malpensa ed Expo. I tre pilastri della Milano futura secondo il
sindaco che oggi ne parlerà con il premier designato Silvio Berlusconi. A Roma,
insieme per cercare una strategia comune tra il prossimo governo e Palazzo
Marino Sicurezza, Malpensa ed Expo. I tre pilastri della Milano futura secondo
Letizia Moratti che oggi ne parlerà con il premier designato Silvio Berlusconi.
A Roma, insieme per cercare una strategia comune tra il prossimo governo e
Palazzo Marino. Interventi di breve e medio periodo per disegnare un nuovo
volto alla città. Si parlerà molto di sicurezza dopo che Berlusconi ha promesso
che tra i primi atti del nuovo esecutivo ci sarà l'approvazione del
"pacchetto" nato proprio a Milano. Segno che si volta pagina dopo
parole e omissioni del governo di centrosinistra. "L'emergenza rom che nel
settembre 2006 è stata dichiarata e firmata dal ministro Amato - ha ricordato
ieri la Moratti a margine dell'International Energy Forum di Roma - prevedeva
un commissario straordinario". Che però "a Milano non si è ancora
materializzato". Non ancora sopita anche la polemica con l'ex primo
cittadino di Roma ed ex candidato premier. "Non ho criticato il sindaco
Walter Veltroni - aggiunge -, ho criticato una posizione del sindaco che in un
certo giorno, il 20 marzo, diceva una cosa e che poi, poche settimane dopo,
diceva tutto il contrario". E, visto che c'è, risponde anche a chi le
rimprovera l'assenza venerdì prossimo alle celebrazioni per il 25 Aprile.
"Io sono stata presente non solo da candidata, ma anche da sindaco -
ricorda -. Quest'anno non posso. Ma la giunta sarà rappresentata". Al
secondo punto dell'agenda da presentare oggi a Berlusconi ci sono la vicenda Alitalia e il conseguente rischio di smantellamento per
Malpensa. "L'auspicio non era e non è certamente quello di un fallimento
della trattativa - sottolinea il sindaco -, ma al contrario di poter portare al
termine un accordo senza pregiudicare un patrimonio del Paese come è Malpensa.
Ho sempre voluto separare i due problemi. Qualsiasi
soluzione presa per Alitalia sarà positiva e non può che essere vista in modo positivo.
Diverso è il tema di Malpensa che va inquadrato nuovamente in una politica che
non attiene ad Alitalia, ma alla sovranità del governo italiano che deve stabilire la
propria politica del trasporto sia passeggeri che merci". In
particolare, osserva la Moratti, in modo da "poter negoziare accordi
bilaterali lasciando quindi che Malpensa possa continuare il suo
sviluppo". Per quanto riguarda l'ipotesi di trasferire i voli nazionali a
Linate e quelli internazionali nello scalo varesino, il sindaco passa la palla.
"Credo - spiega - che in questo momento sia opportuno che siano gli
interlocutori di Air France e di Alitalia a studiare
le prossime mosse. Non andiamo a complicare le cose: le proposte vanno fatte
nelle sedi opportune e se saremo chiamati diremo quali sono le nostre
idee". Comunque, sottolinea ancora, "abbiamo sempre detto che eravamo
disponibili a una riconfigurazione di Linate da sempre". Il governo lo sa.
"La riconfigurazione di Linate passa anche per una decisione europea e non
può essere solo il governo a deciderlo. è una materia complicata, ma la
risposta è che noi ci eravamo dichiarati disponibili". Terzo tema l'Expo.
Alimentazione, ambiente, energia e sviluppo sostenibile in vista dell'Expo
universale del 2015 che "può essere un modello e un motore propulsivo per
l'integrazione delle politiche su questi temi, un progetto al servizio di ogni
Paese per lo sviluppo sostenibile e il futuro del pianeta". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Tempo, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa l'intervista
Morcellini: "Duello tv tra buonismo e studiata aggressività" Rutelli
ha cercato di essere più rassicurante ed equilibrato. Alemanno ha scelto temi
di politica nazionale e non ha rappresentato per i telespettatori una
"sorpresa", come doveva. è il "verdetto" del professor
Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione della
Sapienza. La sua impressione generale del teleconfronto? "Alemanno è stato
un po' troppo old style. Sembrava raschiare gli argomenti sul fondo del suo
barile. Ha dato una sensazione di affaticamento. E, soprattutto, essendo un
inseguitore, doveva sorprendere e non ha sorpreso. Doveva tirar fuori un
argomento innovativo e non l'ha fatto". E l'avversario? "Neanche
Rutelli è stato convincente, però televisivamente ha avuto più forza. Ha
mostrato calma, equilibrio. è stato più rassicurante e ha
fatto bene a parlare del nodo Alitalia, perché la crisi della
compagnia si scaricherà sul nuovo governo nazionale ma anche su quello
cittadino". Però Alemanno è sembrato più grintoso... "Sì. Ma ritengo
sia stato uno sbaglio. Berlusconi ha stravinto anche perché è stato meno
aggressivo che in passato durante la campagna elettorale, è sembrato un
po' veltronizzato. E io dubito che una campagna aggressiva conquisti
l'elettorato indeciso nella Capitale. Alemanno avrebbe dovuto, invece,
titillare il centro moderato". Il candidato del Pld ha presentato il
quadro di una metropoli degradata, brutta e in preda al crimine. è un dipinto
che paga in termini di consensi? "No, perché fa presa solo sull'elettorato
già schierato. Dipingerla così è un errore. Chi ci vive e ci lavora sa che non
è vero. Sa che Roma è una delle città più belle del mondo. Ed essere così
apocalittici non aiuta i romani a percepire la propria identità in modo forte
nel momento in cui percepiscono Milano come Capitale del Paese perché ha vinto
Berlusconi. Ha puntato troppo sull'effetto-alone del Cavaliere, che suo
malgrado è considerato come un leader del Nord. Doveva dire che la città ce la
può fare, non descriverla come se fosse in ginocchio". Alemanno ha puntato
molto sulla paura. Ha fatto male? "è un richiamo che funziona, ma solo
perché da un paio d'anni i media hanno fatto della cronaca nera il loro tema
principale e ricorrente, anche se i dati ci dicono che il crimine è in calo. Ha
fatto bene. Però è una scelta ad alto reddito solo dal punto di vista elettorale.
Perché poi i problemi, se sarà eletto, poi dovrà risolverli". Alemanno ha
accusato Rutelli di "buonismo" e lo ha associato alla sinistra
radicale. Funzionerà? "Sì, perché nell'immaginario collettivo la sinistra
Arcobaleno è la vera sconfitta delle elezioni. Ma così può aver anche
concentrato i voti di quella parte politica su Rutelli". In conclusione,
qual è il suo voto finale? "Sei più a Rutelli. E sei meno ad
Alemanno".
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
DEBACLE ROMANA ALITALIA PRODI SPARA UN PRESTITO DA 300 MLN Air France si ritira
decretando il definitivo fallimento della scommessa di Padoa Schioppa e il
Governo uscente è costretto a riprendere in mano in fretta e furia il fascicolo
Alitalia. "Questo dimostra - commenta Andrea Gibelli - che il
ventaglio delle alternative è molto ampio e direi che il dato politico che
emerge è proprio questo. Ormai è chiaro, infatti, che Air France non
era, come dicevano Prodi e Padoa Schioppa, la sola alternativa possibile".
[Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LA DEBACLE DI PRODI
E VELTRONI Respinto il piano affossa-Malpensa DAVIDE BONI Il pullman di
Veltroni ha finalmente forato. Uno stop lungo e destinato a durare, con i
passeggeri alle prese con l analisi di voto e con le schermaglie interne che
non lasceranno indenni quelli che sono stati ritenuti responsabili di non avere
dato un valore aggiunto alla sinistra italiana ormai agonizzante. Chi credeva
che nelle campagne elettorali conta più demonizzare l avversario e puntare
tutto sull immagine, è stato evidentemente sconfessato. Perché quando un
movimento come la Lega Nord, fatto di cuore e di testa, vola così in alto, i
motivi della vittoria sono ben più profondi. Certo che a una settimana dal
voto, fa un certo effetto sentire la minoranza di sinistra fare marcia indietro
sulle questioni del Nord. Nei giorni precedenti alla consultazione elettorale
era facile vedere la Veltroni-mobile aggirarsi per le nostre città, con il
delfino della sinistra italiana che veniva qui, sì proprio qui da noi, a
parlare di Federalismo mentre ora i leader locali della sinistra dicono un
secco no alla costituzione del partito del Nord. Forse hanno capito che non
basta snocciolare pensieri giudicati da alcuni troppo leghisti-nordisti per
incantare i cittadini. Perché il problema della sinistra italiana è stato anche
quello di non riuscire a dare un velo di credibilità a quello che raccontavano
per le strade. Da un lato parlavano di Federalismo e di sicurezza, di
alleggerimento della pressione fiscale mentre dall altro la stessa maggioranza,
smentendosi in tempo reale, approvava il provvedimento di indulto, chiudeva le
porte alla richiesta di maggiori competenze per le regioni del Nord, non difendeva
gli interessi dei lavoratori, consentendo peraltro all inflazione di dilagare.
Detto in gergo prettamente politico: predicava bene e razzolava male . Non
basta il linguaggio giusto se poi mancano le radici che permettono di conoscere
a fondo quello di cui stai parlando, perché se non ci credi in prima persona,
non riuscirai mai a convincere gli altri a seguirti. Così
come il castello creatosi attorno al caso Alitalia si è
sgretolato il giorno dopo la vittoria delle elezioni nazionali, con i francesi
che battono in ritirata e che rischiano di rimanere solo con i cocci di una
compagnia fallita, senza neppure ottenere il declassamento di chi potrebbe
osteggiare il traffico aereo sull aeroporto parigino. E pensare che il
governo Prodi ci stava quasi riuscendo a buttare via anni di fatiche e di
investimenti. Fortunatamente la Regione Lombardia ha sempre combattuto in
trincea per difendere le nostre infrastrutture, in attesa che il nuovo governo
portasse la speranza di salvare un indotto prezioso e insostituibile. Una
debacle che ha svelato il vero attaccamento della sinistra al Nord del Paese,
con le truppe veltroniane che battono in ritirata mentre il sole tramonta su
quell arcobaleno di sinistra così distante da una realtà che impone ai politici
una riflessione su quello che vogliono e si aspettano i cittadini da coloro che
sono chiamati ad amministrare il bene pubblico. [Data pubblicazione:
23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
RITIRO definitivo DI
AIR FRANCE, si fa avanti aeroflot Alitalia,
iniezione da 300 milioni Il Governo vara un prestito a tassi di mercato. Lo
erogherà il Viminale ALESSANDRO MONTANARI Roma - Air France si ritira
decretando il definitivo fallimento della scommessa di Padoa Schioppa e il
Governo uscente è costretto a riprendere in mano in fretta e furia il fascicolo
Alitalia. L Esecutivo, riunito ieri in un consiglio dei ministri
straordinario preceduto da un faccia a faccia tra Romano Prodi e Walter
Veltroni, sceglie la soluzione caldeggiata dai sindacati e dal Pdl, emanando un
decreto che eroga un prestito d emergenza da 300 milioni di euro. Per aggirare i
paletti dell Ue, che vieta gli aiuti di Stato, il prestito verrà emesso dal
Viminale anziché dal ministero del Tesoro, avrà tassi di mercato e dovrà essere
restituito entro il 31 dicembre. Il presidente Prodi parla di "un atto di
grande responsabilità del suo Governo", rivela che Berlusconi gli aveva
chiesto uno stanziamento più ingente e ritorna sull addio di Air France,
causato, a suo giudizio, dalle "eccessive interferenze politiche che si
sono verificate nel corso della campagna elettorale e dalle numerose difficoltà
opposte dai sindacati". L iniezione di denaro si è resa necessaria per
scongiurare il fallimento della compagnia nel momento in cui, malgrado l addio
dei francesi, nuovi compratori si affacciano sul mercato. Il primo vettore ad
uscire allo scoperto è Aeroflot, tornato prepotentemente d attualità nel
vertice sardo tra Putin e Berlusconi. Il vettore russo fa sapere di
"accogliere con comprensione le dichiarazioni del presidente Vladimir
Putin in Sardegna" ed annuncia di essere "in fase di ristabilimento
dei contatti con la parte italiana". Mosca fa poi sapere di essere in
attesa di "una specifica proposta ufficiale da parte italiana" a
partire dalla quale "potremo discutere la nostra posizione, che si baserà
sull interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti". Conferma il
proprio interesse, precisando tuttavia che al momento "sul tavolo non c e
nulla", anche Intesasanpaolo. "Nelle ultime settimane - spiega l
amministratore delegato Corrado Passera - c è stato molto disordine informativo
ma la nostra posizione è ben nota. Noi ci siamo impegnati per mesi per mettere
a punto un progetto molto serio di sviluppo. Da mesi però non sappiamo quale
sia la situazione di Alitalia e quindi, senza avere
informazioni su questo non ci è stato possibile dare una risposta".
"Certamente - ha poi assicurato Passera - la nostra banca, come ha detto
il presidente Enrico Salza, di fronte a progetti industriali solidi, di fronte
a progetti con prospettiva internazionale, non si è mai tirato indietro".
Continua inoltre il lavoro di Bruno Ermolli sulla cordata italiana anche se il
cercatore incaricato da Berlusconi, per ora, non vuole sbottonarsi: "Sono
un professionista - ha detto - e parlerò solo quando sarà il momento di
farlo". Un affermazione di Gianfranco Fini, infine, riporta in campo anche
Lufthansa. "Dopo il prestito ponte che sarà una boccata d aria per tre
mesi -ha spiegato il futuro presidente della Camera - vedremo se Air France
farà una nuova proposta, se ci sarà una cordata italiana o Lufthansa. Poi
occorre stabilire un vertice per Alitalia perché non
può rimanere acefala. Sono comunque certo che ci saranno acquirenti che si
faranno vivi e credo che, se si troverà un compratore, sarà inevitabile un
ridimensionamento del personale". Da Berlino, però, continuano a ripetere
che la compagnia sta monitorando gli sviluppi della situazione italiana
"esattamente come fa con il Nord America, la Gran Bretagna e le altre aree
del mondo". Conferma che non sarà della partita, invece, la British Airways.
Si muove anche l Enac. L Ente Nazionale per l Aviazione Civile ha convocato il
presidente di Alitalia Aristide Police per due
incontri, che si terranno il 28 aprile e il 5 maggio, allo scopo di analizzare
le condizioni economico finanziarie del vettore. [Data pubblicazione:
23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Padoa Schioppa
sbugiardato. Ora è chiaro che non c era una sola alternativa" Gibelli, per
il Partito Democratico il ritiro dei francesi è colpa della Lega anti-romana.
Cosa ne pensa? "Penso che bisognerebbe riportare indietro le lancette dell
orologio a certe dichiarazioni rilasciate da Jean-Ciryl Spinetta dopo gli
incontri con i sindacati. Disse che erano assolutamente indisponibili ad
accettare il piano industriale. Ma l errore è stato del Governo Prodi: ha
deciso di non gestire politicamente la trattativa, delegandola completamente ai
sindacati". A Roma Rutelli è terrorizzato per gli eventuali disoccupati di
Fiumicino. Per i 7-8mila esuberi di Malpensa, però, il vicepremier era parso
più fatalista... "Quella di Roma è una questione che lo tocca più da
vicino. Comunque, l al lupo al lupo di Rutelli mi ricorda tanto quello sulla
sicurezza...". In che senso? "Rutelli e il Pd puntano il dito contro
la Lega per nascondere colpe che sanno essere loro, e questo, come ho già
detto, vale sia per il caso sicurezza che per il caso Alitalia". L addio di Air France, comunque, non è quel che si dice
un fulmine a ciel sereno... "Infatti non capisco di cosa si sorprendono.
Nelle scorse settimane Sivlio Berlusconi aveva parlato molto chiaro, facendo
capire ai francesi che il loro piano era inaccettabile". Ora si
apre un altra fase. Innanzitutto, quanto sono stretti i tempi di Alitalia? "Ogni giorno se ne sente una nuova.
Certamente le casse della compagnia di bandiera non si trovano in una bella
situazione. Il momento, poi, è estremamente delicato anche dal punto di vista
politico. Si sta per formare il nuovo Governo e ho l impressione che il Governo
uscente stia cercando, in modo del tutto irresponsabile, di dilatare i tempi
delle scelte". Dei possibili acquirenti, però, si stanno facendo avanti.
"Il ventaglio delle alternative è molto ampio e direi che il dato politico
che emerge è proprio questo: ormai è chiaro, infatti, che Air France non era,
come dicevano Prodi e Padoa Schioppa, la sola alternativa possibile".
Dunque restringere la trattativa a un solo concorrente è stata solo una perdita
di tempo? "La trattativa in esclusiva è stato un errore colossale".
A.Mon. [Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Bonomi: "Con la
liberalizzazione dei cieli recuperiamo 435 voli su
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
DANIELE CAPEZZONE
Roma - Sembra francamente patetico chi, da sinistra, ha già intonato la solita
solfa: "È colpa di Berlusconi". È invece evidente che, nonostante una
gestione caotica del dossier da parte del Governo uscente, e nonostante il
comportamento negativo di non irrilevanti settori sindacali, la partita è
proprio ora finalmente aperta. Primo: è noto che la cordata italiana esiste.
Bruno Ermolli ha lavorato per questo, e un primo nucleo di soggetti assai
rilevanti c è ed è pronto a fare la propria parte. Secondo: dopo molte
smentite, ora è decisamente entrata in campo Intesa-San Paolo che, come
ciascuno comprende, conferisce all operazione una notevole solidità. Terzo: è
possibile anche l ipotesi Aeroflot. Quarto: non è affatto escluso che la stessa
Air France possa tornare in campo, quando lo scenario si sarà chiarito.
Naturalmente, però, l intenzione del Pdl non è quella di svendere ai francesi, ma magari di puntare ad una partnership Air France-Klm-Alitalia. Quinto: chi scrive resta persuaso del fatto che grandi soggetti
strategici come Eni, Enel e Finmeccanica possano, prima o poi, valutare di loro
interesse una partecipazione al tentativo. Questi giganti hanno profitti che
consentono un investimento importante; né vale l argomento degli aiuti
di Stato , visto che l essenziale, dal punto di vista europeo, è che anche un
soggetto a partecipazione pubblica acquisti a prezzi di mercato . E del resto,
se si fosse in Francia, nessuno avrebbe dubbi: l Eliseo convocherebbe
tre-quattro campioni nazionali, i quali, in un tour de table per loro neanche
troppo impegnativo, metterebbero a disposizione le risorse necessarie alla
ripartenza. [Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il lapsus freudiano
di Rutelli: Alitalia è cosa loro. "Se fallisce tragedia per Roma"
ALESSANDRO MONTANARI Per far venire alla luce i sepolcri imbiancati della
politica italiana occorre un terremoto. È stato così per Tangentopoli ed oggi
succede lo stesso per Alitalia: tutti sanno le magagne che giacciono sottoterra, ma nessuno si
preoccupa di smuovere le zolle finché una scossa non mette le cose sottosopra.
Nel
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il quotidiano La
Repubblica accusa la neo-maggioranza di aver fatto naufragare la trattativa con
Air France I falli di frustrazione della sinistra italiana Giacomo Stucchi La
campagna elettorale, almeno quella per le elezioni politiche, è finita da qualche
giorno ma, purtroppo, qualcuno sembra non essersene accorto. Su alcune grosse
questioni, lasciate peraltro irrisolte anche per l incapacità del Governo
Prodi, avversari politici e qualche organo di informazione, non proprio al di
sopra delle parti, continuano infatti ad alzare inutili barricate. Costoro mi
ricordano quei soldati giapponesi, ai quali nessuno aveva riferito che la
seconda guerra mondiale era finita, e continuavano a difendere strenuamente i
loro avamposti. Succede così che in un editoriale pubblicato sul quotidiano La
Repubblica, ci si scagli violentemente contro la neo maggioranza accusandola
ingiustamente di aver fatto naufragare, è questo il presunto capo d accusa, la
trattativa con Air France; oppure che il vice premier uscente Francesco Rutelli,
impegnato in una campagna elettorale (per la carica a sindaco di Roma) dall
esito quanto mai incerto, non trovi di meglio da fare che addossare la
responsabilità della scarsa sicurezza nelle nostre città addirittura al
centrodestra. Beh, anche uno sprovveduto capisce che quest atteggiamento di una
certa sinistra è molto simile a quei falli che, nel calcio, si chiamano di
frustrazione . Quando, cioè, una squadra sta perdendo di brutto , l unica
consolazione rimane quella di entrare a piedi uniti o, come si dice, con il
piede a martello, solo per far del male alle gambe dell avversario e non certo
per giocare a calcio. A noi pare che qui stia avvenendo la stessa cosa. Dopo la
sonora sconfitta del 13 e 14 aprile, il centrosinistra, inteso nella sua accezione
più ampia (composto da dirigenti del Pd, osservatori, intellettuali e
giornalisti vicini a quella parte politica), non ci sta. Fa fatica ad accettare
il responso delle urne e, quindi, pensa di sfruttare ogni argomento possibile
per ribaltare le cose e attribuire inesistenti patenti di colpevolezza. Ognuno
è padrone di fare ciò che ritiene più giusto, ma se questa è la strada scelta
dall opposizione, non si può certo essere ottimisti per il futuro. Parlamento e
Governo devono ancora insediarsi, e questi qui già sparano cannonate mediatiche
all indirizzo della nuova maggioranza. Peccato, auspicavamo che la bruciante
sconfitta elettorale avesse insegnato qualcosa a Veltroni e compagni, ma
evidentemente la nostra speranza è stata mal riposta. Il futuro di Malpensa, che può benissimo essere scisso da quello di Alitalia, come anche una maggiore sicurezza per tutti i cittadini, che
può essere garantita, secondo noi, mettendo in discussione anche alcuni totem
(come le norme comunitarie), sono questioni rispetto alle quali tutte le forze
politiche, di maggioranza e di opposizione, dovrebbero trovare un modus
operandi condiviso. Funziona così in tutte le democrazie, a maggior
ragione poi quando le consultazioni elettorali sono finite e hanno consegnato
un responso inequivocabile. Ma evidentemente qualcuno deve ancora spiegare a
quelli del Pd che c è un tempo per il confronto ed un altro per l assunzione di
responsabilità. [Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I nostri vessilli
sui municipi LIVIO GIANNI MILANI Maderno (Bs) Caro direttore, non v è dubbio
che abbiamo fatto comprendere chiaramente le nostre intenzioni: e adesso,
qualcuno dovrà inevitabilmente prenderne atto. Ricordiamoci, però, che siamo
solo agli inizi. Resta poi, da vedere chi avrà il fegato di togliere il nostro
vessillo dai nostri municipi. Cosa che deve succedere mai più. La Rai come Alitalia LISETTA ALBERTI Agrate
Brianza Voglio fare la cassandra, ma secondo me fra un anno o due, ci sarà un
altro tormentone perché la Rai farà la fine dell Alitalia. Gli
sprechi, le incongruenze, il numero esagerato di dipendenti porteranno a questa
fine. Brava Moratti Annunziata ko LETTERA FIRMATA La trasmissione
"Un'ora mezza" dell'Annunziata, sulla terza rete Rai, vedeva domenica
scorsa come ospite la signora Moratti, sindaco di Milano, per la quale la
conduttrice, aveva preparato, con il solito sadismo, qualche domanda
trabocchetto. Purtroppo per lei la signora Moratti con il suo sorriso solare e
la preparazione che si ritrova, smontava ad una ad una tutte le velleità
dell'Annunziata. Per il bene del Nord PIETRO SANFILIPPO Sono quel politico di
Bologna che durante il Governo rosso di Prodi si è offerto alla Lega Nord per
venire a liberare il lombardo-veneto quando Bossi diceva di tirare fuori i
fucili. Le sinistre hanno cercato di cavarci le braghe (personalmente mi hanno
condannato ingiustamente a pagare 3.500 euro nel loro tentativo disperato di
rastrellare soldi) e se non avessimo fatto cadere Prodi (sono andato a
protestare in Svizzera, chiedendo anche asilo politico) ci avrebbero sbattuti
tutti in carcere. Io penso che per il bene del Nord, essendo anche io un
padano, sia necessario: 1) buttare fuori tutti i clandestini; 2) chiudere i
centri sociali, luoghi di ritrovo e nascondiglio di terroristi rossi; 3)
sbattere in carcere chi ha cercato di fare così con noi; 4) riformare la
giustizia, perchè i giudici rossi, per esempio a Bologna, usano la giustizia
contro, di comune accordo coi loro militanti, i soldi alla gente onesta; 5)
vietare la costruzione di moschee dicendo basta alle amministrazioni, come
Bologna, dove il sindaco Cofferrati impone di fatto dittature e si respira
un'aria pesante ormai da molti anni. Immigrazione, ora basta! FRANCESCO
ALBERTOSI Pontremoli (Ms) Egregio direttore, scrivo da Pontremoli, periferia
emarginata della rossa Toscana; qua la situazione non va bene, ovvero abbiamo
una giunta di pappamolli. I giovani se ne vanno e ora si riempie giorno dopo
giorno di immigrati tanto che ormai hanno raggiunto più del 10% sulla
popolazione locale. Il risultato è questo: spaccio e insicurezza. Ora basta! La
gente si sta rompendo le palle ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e
per cui ho deciso di scrivere alla vostra redazione è il racconto di una
ragazza responsabile di un supermercato che è disperata in quanto tutti questi vigliacchi
rubano senza remore, in più minacciano e vogliono anche la ragione! Spero che
il Cavaliere si ricordi di aver vinto grazie alla Lega considerando il fatto
per il quale la gente è stufa del buonismo ipocrita della sinistra. Gli
immigrati vanno presi a calci e rimandati a casa loro. Sindacati? I più ricchi
VALERIA SATURNINI Albairate Cara Padania, i sindacati erano nati per proteggere
gli operai dalle angherie del padrone. Poi hanno capito dove stava la lira e
hanno cambiato posizione. Loro al caldo e ben pasciuti, gli operai in piazza e
mal pasciuti. Grazie agli elettori emiliano-romagnoli CLAUDIO FACCINI
segretario della sez. di Rivergaro (Pc) e resp. organizzativo naz. Emilia
Approfitto dello spazio gentilmente concessomi, per ringraziare tutti gli
elettori, i militanti, i sostenitori, i simpatizzanti e tutti gli
emiliano-romagnoli che hanno contribuito al successo di queste elezioni
politiche. Grazie Bossi! Saluti padani. Serve togliere l Ici ERMINIO OTTONE C'è
chi protesta contro l'abolizione dell'Ici, sostenendo che questa sarebbe una
rovina per le casse di molti comuni. L'Ici è una imposta patrimoniale, tanto
cara alle sinistre radicali, e come tale non è commisurata alla effettiva
capacità contributiva. L'abitazione principale non dà alcun tipo di reddito, se
si considera reddito una mancata spesa (non si paga l'affitto se si possiede un
abitazione) questo è un altro paio di maniche, in tal caso si dimentica che un
simil affitto è già stato pagato negli anni passati con le rate del mutuo.
Invece di compatire i comuni io punterei il dito contro tutte quelle
amministrazioni che pensano ancora di essere rimaste agli anni '80 quando i
bilanci erano opinioni e anche se si chiudevano con il segno meno poco
importava perché tanto c'era chi era pronto a ripianare tutto quanto prendendo
dalla fiscalità generale. 8000 comuni che si comportano in questa maniera non
sono per nulla tollerabili. Togliere l'Ici serve, non è solamente propaganda
elettorale e non è neanche solamente una mano che viene data alle famiglie
italiane. Togliere l'Ici serve a responsabilizzare le giunte spendaccione,
sempre pronte a aumentare le rendite catastali o l'aliquota quando si trovano
in cattive acque per coprire investimenti totalmente privi di ogni copertura
finanziaria. Attenzione a Toscanistan! ENRICO INNOCENTI Dolcedo (Im) Sono un
toscano che da quindici anni vive in Liguria, da qualche anno in provincia di
Imperia. Voto Lega Nord dal 92, quando stavo ancora in Toscana, e sono molto
deluso del fatto che nella mia regione la Lega abbia preso solo l 1,9%,
superata persino dalle Marche. Penso che ci sia stato un problema di propaganda
o comunicazione, forse non è stato gradito un candidato delle Marche. (Non so
che problemi ci sono stati, dato che ormai vado in Toscana solo un paio di
volte all anno, per qualche giorno di vacanza.) Ma le potenzialità della
Toscana sono più alte, mi ricordo che nel 92 prendemmo un 4%, con due deputati,
Fragassi e Mancini. Prego quindi i vertici della Lega di non demordere e
impegnarsi ancora per la propaganda in questa estesa regione, o, grazie a
sindaci idioti di sinistra e banche tipo Monte dei Paschi di Siena, rischia di
diventare Toscanistan (quando andrò in pensione mi piacerebbe ritornarci).
Voglia di autonomia MICHELE FABBRI Forlì Quando la Lega annacqua il suo
messaggio ottiene risultati deludenti, quando invece si differenzia dagli altri
partiti fa il pieno di voti. I dirigenti leghisti tengano conto di questa
lezione: nell elettorato c è voglia di identità e di autonomia. Stupri,
violenze senza fine MARIO PULIMANTI Lido di Ostia (Roma) Molte donne non
denunciano le violenze subite per paura di subire rappresaglie da parte del
violentatore. "Se mi denunci, te la faccio pagare!" Violenze e
aggressioni possono finire con la morte della donna che ha osato denunciare,
dopo mesi o anni di persecuzioni, come è successo anche in alcuni tragici casi
recente. Infatti lo stupratore, anche se condannato, uscirà rapidamente di
prigione: per un indulto, per buona condotta, perché l'avvocato ha fatto ricorso
in appello e nel frattempo sono decorsi i termini di carcerazione preventiva. E
sa che gliela farà pagare. Altro che denunciare. La donna violentata non
denuncia anche per vergogna, perché lei stessa, dopo uno stupro, si sente
sporca, umiliata, ferita, oltraggiata nel corpo e nell'anima. Come reagire?
Siamo contro L infedele BRUNO C. Genova Carissimo direttore, ho assistito alla
trasmissione su La7 L infedele , condotta faziosamente da Gad Lerner e al
vergognoso e ignobile attacco politico al nostro Matteo Salvini. Consiglio agli
esponenti leghisti di rifiutare eventuali nuovi inviti e quindi a non
partecipare più a trasmissioni condotte con faziosità e con cattiveria nei
confronti della Lega Nord dall ex sessantottino (e fascistone rosso) Gad
Lerner! Se la canti e se la suoni da solo! [Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Padania, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LIVIO GIANNI MILANI
Maderno (Bs) Caro direttore, non v è dubbio che abbiamo fatto comprendere
chiaramente le nostre intenzioni: e adesso, qualcuno dovrà inevitabilmente
prenderne atto. Ricordiamoci, però, che siamo solo agli inizi. Resta poi, da
vedere chi avrà il fegato di togliere il nostro vessillo dai nostri municipi.
Cosa che deve succedere mai più. La Rai come Alitalia LISETTA ALBERTI Agrate Brianza Voglio fare la cassandra, ma
secondo me fra un anno o due, ci sarà un altro tormentone perché la Rai farà la
fine dell Alitalia. Gli sprechi, le incongruenze, il numero esagerato di dipendenti
porteranno a questa fine. Brava Moratti Annunziata ko LETTERA FIRMATA La
trasmissione "Un'ora mezza" dell'Annunziata, sulla terza rete Rai,
vedeva domenica scorsa come ospite la signora Moratti, sindaco di Milano, per
la quale la conduttrice, aveva preparato, con il solito sadismo, qualche
domanda trabocchetto. Purtroppo per lei la signora Moratti con il suo sorriso
solare e la preparazione che si ritrova, smontava ad una ad una tutte le
velleità dell'Annunziata. Per il bene del Nord PIETRO SANFILIPPO Sono quel
politico di Bologna che durante il Governo rosso di Prodi si è offerto alla
Lega Nord per venire a liberare il lombardo-veneto quando Bossi diceva di
tirare fuori i fucili. Le sinistre hanno cercato di cavarci le braghe
(personalmente mi hanno condannato ingiustamente a pagare 3.500 euro nel loro
tentativo disperato di rastrellare soldi) e se non avessimo fatto cadere Prodi
(sono andato a protestare in Svizzera, chiedendo anche asilo politico) ci
avrebbero sbattuti tutti in carcere. Io penso che per il bene del Nord, essendo
anche io un padano, sia necessario: 1) buttare fuori tutti i clandestini; 2)
chiudere i centri sociali, luoghi di ritrovo e nascondiglio di terroristi rossi;
3) sbattere in carcere chi ha cercato di fare così con noi; 4) riformare la
giustizia, perchè i giudici rossi, per esempio a Bologna, usano la giustizia
contro, di comune accordo coi loro militanti, i soldi alla gente onesta; 5)
vietare la costruzione di moschee dicendo basta alle amministrazioni, come
Bologna, dove il sindaco Cofferrati impone di fatto dittature e si respira
un'aria pesante ormai da molti anni. Immigrazione, ora basta! FRANCESCO
ALBERTOSI Pontremoli (Ms) Egregio direttore, scrivo da Pontremoli, periferia
emarginata della rossa Toscana; qua la situazione non va bene, ovvero abbiamo
una giunta di pappamolli. I giovani se ne vanno e ora si riempie giorno dopo
giorno di immigrati tanto che ormai hanno raggiunto più del 10% sulla popolazione
locale. Il risultato è questo: spaccio e insicurezza. Ora basta! La gente si
sta rompendo le palle ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e per cui ho
deciso di scrivere alla vostra redazione è il racconto di una ragazza
responsabile di un supermercato che è disperata in quanto tutti questi
vigliacchi rubano senza remore, in più minacciano e vogliono anche la ragione!
Spero che il Cavaliere si ricordi di aver vinto grazie alla Lega considerando
il fatto per il quale la gente è stufa del buonismo ipocrita della sinistra.
Gli immigrati vanno presi a calci e rimandati a casa loro. Sindacati? I più
ricchi VALERIA SATURNINI Albairate Cara Padania, i sindacati erano nati per
proteggere gli operai dalle angherie del padrone. Poi hanno capito dove stava la
lira e hanno cambiato posizione. Loro al caldo e ben pasciuti, gli operai in
piazza e mal pasciuti. Grazie agli elettori emiliano-romagnoli CLAUDIO FACCINI
segretario della sez. di Rivergaro (Pc) e resp. organizzativo naz. Emilia
Approfitto dello spazio gentilmente concessomi, per ringraziare tutti gli
elettori, i militanti, i sostenitori, i simpatizzanti e tutti gli
emiliano-romagnoli che hanno contribuito al successo di queste elezioni
politiche. Grazie Bossi! Saluti padani. Serve togliere l Ici ERMINIO OTTONE C'è
chi protesta contro l'abolizione dell'Ici, sostenendo che questa sarebbe una
rovina per le casse di molti comuni. L'Ici è una imposta patrimoniale, tanto
cara alle sinistre radicali, e come tale non è commisurata alla effettiva
capacità contributiva. L'abitazione principale non dà alcun tipo di reddito, se
si considera reddito una mancata spesa (non si paga l'affitto se si possiede un
abitazione) questo è un altro paio di maniche, in tal caso si dimentica che un
simil affitto è già stato pagato negli anni passati con le rate del mutuo.
Invece di compatire i comuni io punterei il dito contro tutte quelle
amministrazioni che pensano ancora di essere rimaste agli anni '80 quando i
bilanci erano opinioni e anche se si chiudevano con il segno meno poco importava
perché tanto c'era chi era pronto a ripianare tutto quanto prendendo dalla
fiscalità generale. 8000 comuni che si comportano in questa maniera non sono
per nulla tollerabili. Togliere l'Ici serve, non è solamente propaganda
elettorale e non è neanche solamente una mano che viene data alle famiglie
italiane. Togliere l'Ici serve a responsabilizzare le giunte spendaccione,
sempre pronte a aumentare le rendite catastali o l'aliquota quando si trovano
in cattive acque per coprire investimenti totalmente privi di ogni copertura
finanziaria. Attenzione a Toscanistan! ENRICO INNOCENTI Dolcedo (Im) Sono un
toscano che da quindici anni vive in Liguria, da qualche anno in provincia di
Imperia. Voto Lega Nord dal 92, quando stavo ancora in Toscana, e sono molto
deluso del fatto che nella mia regione la Lega abbia preso solo l 1,9%,
superata persino dalle Marche. Penso che ci sia stato un problema di propaganda
o comunicazione, forse non è stato gradito un candidato delle Marche. (Non so
che problemi ci sono stati, dato che ormai vado in Toscana solo un paio di
volte all anno, per qualche giorno di vacanza.) Ma le potenzialità della
Toscana sono più alte, mi ricordo che nel 92 prendemmo un 4%, con due deputati,
Fragassi e Mancini. Prego quindi i vertici della Lega di non demordere e
impegnarsi ancora per la propaganda in questa estesa regione, o, grazie a
sindaci idioti di sinistra e banche tipo Monte dei Paschi di Siena, rischia di
diventare Toscanistan (quando andrò in pensione mi piacerebbe ritornarci). Voglia
di autonomia MICHELE FABBRI Forlì Quando la Lega annacqua il suo messaggio
ottiene risultati deludenti, quando invece si differenzia dagli altri partiti
fa il pieno di voti. I dirigenti leghisti tengano conto di questa lezione: nell
elettorato c è voglia di identità e di autonomia. Stupri, violenze senza fine
MARIO PULIMANTI Lido di Ostia (Roma) Molte donne non denunciano le violenze
subite per paura di subire rappresaglie da parte del violentatore. "Se mi
denunci, te la faccio pagare!" Violenze e aggressioni possono finire con
la morte della donna che ha osato denunciare, dopo mesi o anni di persecuzioni,
come è successo anche in alcuni tragici casi recente. Infatti lo stupratore,
anche se condannato, uscirà rapidamente di prigione: per un indulto, per buona
condotta, perché l'avvocato ha fatto ricorso in appello e nel frattempo sono
decorsi i termini di carcerazione preventiva. E sa che gliela farà pagare.
Altro che denunciare. La donna violentata non denuncia anche per vergogna,
perché lei stessa, dopo uno stupro, si sente sporca, umiliata, ferita,
oltraggiata nel corpo e nell'anima. Come reagire? Siamo contro L infedele BRUNO
C. Genova Carissimo direttore, ho assistito alla trasmissione su La7 L infedele
, condotta faziosamente da Gad Lerner e al vergognoso e ignobile attacco
politico al nostro Matteo Salvini. Consiglio agli esponenti leghisti di
rifiutare eventuali nuovi inviti e quindi a non partecipare più a trasmissioni
condotte con faziosità e con cattiveria nei confronti della Lega Nord dall ex
sessantottino (e fascistone rosso) Gad Lerner! Se la canti e se la suoni da
solo! [Data pubblicazione: 23/04/2008].
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica "E'
una patata bollente tra le mani, ma interesse nazionale e' non perdere la
compagnia di bandiera" Berlusconi annuncia tagli al personale di Alitalia Il leader del Pdl parla di "dolorosi tagli necessari",
ma rassicura "sull'assistenza dello Stato" Milano, 23 Apr. - Silvio
Berlusconi, in un collegamento con Nuovo Spazio Radio e con Radio Radio, ha
affrontato la questione Alitalia. Il premier in pectore annuncia che in futuro ci dovranno essere
dei tagli: "Ci sarà una dolorosa riduzione del numero degli addetti di Alitalia. Ma ci sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si
trova senza un lavoro e dovrà cercarne un altro. Tutti dovranno avere buon
senso – ha sottolineato il Cavaliere - bisogna salvaguardare il maggior numero
di dipendenti, ma ci sarà gente che dovrà cercarsi un altro lavoro. Non c'è
nessuno che possa garantire l'attuale numero di dipendenti". "Bisogna
escludere innanzitutto il commissariamento, ci saranno mesi durante i quali gli
imprenditori italiani interessati alla compagnia potranno guardare i conti di Alitalia. Dopo tre o quattro settimane questa compagine
nuova dovrà fare un'offerta impegnativa" ha dichiarato Berlusconi,
ribadendo la necessità dei tagli del personale Alitalia.
Rassicura però sull'assistenza che riceveranno dallo Stato coloro che
perderanno il lavoro. “La necessità - dice - è salvaguardare la compagnia di
bandiera e portare Alitalia prima al pareggio e poi
agli utili". Per noi – conclude il leader del Pdl - sarebbe stato meglio
lasciare al governo attuale di concludere con Air France. E' una patata
bollente tra le mani, ma interesse nazionale è non perdere la compagnia di
bandiera. Questo per orgoglio nazionale e per interesse economico". Valentina
Pellegrino.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il Consiglio dei
ministri vara un prestito ponte. Prodi: abbiamo dato più soldi perché li ha chiesti il Cavaliere Altri 300 milioni per Alitalia Berlusconi: ora è una sfida personale. E spunta la Cassa
depositi e prestiti Un consistente prestito d'emergenza darà ossigeno all'Alitalia, dopo la ritirata dell'Air France. Ieri si è riunito il
Consiglio dei ministri del governo uscente, convocato da Prodi, e ha deciso di
concedere 300 milioni di euro alla compagnia di bandiera. Il Professore
ha precisato che le trattative con Spinetta si sono interrotte a causa di
"eccessive interferenze in campagna elettorale" e per le
"difficoltà" frapposte dai sindacati. Ma soprattutto ha aggiunto che
"l'onorevole Berlusconi ha chiesto di provvedere a un prestito ponte più
sostanzioso di quel che avevano prospettato per avere il tempo di strutturare
eventuali soluzioni alternative". Il Cavaliere ha detto ai suoi futuri
ministri: si tratta di una sfida sulla quale "ho speso il mio nome e me ne
occuperò personalmente". Nella cordata italiana si starebbe ipotizzando,
accanto alle banche e ad altri soggetti privati, l'ingresso anche della Cassa
depositi e prestiti e di Fintecna. La presenza di Tajani a Bruxelles come
commissario Ue al posto di Frattini assicurerebbe al nostro Paese una maggiore
tranquillità rispetto ai rischi di infrazione. Barbera e Masci ALLE PAG. 2 E 3
CON UN RETROSCENA DI Minzolini.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ascoltato a volume
alto, il nuovo cd di Madonna spacca tutto. La produzione è mostruosa, i bassi
sono esagitati, i campionamenti tolgono il fiato. In 'Hard candy' Madonna si è tolto
lo sfizio di prendere i produttori più in voga del momento - da Timbaland ai
Neptunes - e di battere i concorrenti sul loro stesso terreno: l'hip hop. L'ho
ascoltato stamattina alla Warner. Questo è un disco che in America starà al
primo posto per chissà quanto ma forse in Europa e in Giappone avrà un po' meno
successo di 'Confession on a dance floor' perché è costruito apposta per gli
States: è smisurato, sovrabbondante, incontenibile ma senza radici. D'accordo,
c'è tutto: dalla dance al pop alle influenze latine in 'Spanish lesson', oltre
naturalmente a valanghe di hip hop. Ma non ha un punto di riferimento, è,
diciamo, senza àncora. Fluttua. Sbanda. E quindi il pezzo più efficace è senza
dubbio '4 minutes' (peccato per il video), mentre quello che dal vivo sarà
devastante è 'Give it 2 me', un autentico tour de force da ballare. Ci sono poi
brani di cui si poteva fare a meno, come 'Incredible' e altri, come 'Devil
wouldn't recognize you', che anche lei dice "sono ad un altro
livello". Insomma, un gran disco. Ma 'Confession' passerà alla storia,
questo cd per ora è solo cronaca. Grande, per carità. Ma gli manca l'idea,
ecco. Scritto in Varie Non commentato " (2 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 13Apr 08 Però, complimenti signora
Aguilera Vabbè, si fa presto a dire che Christina Aguilera è una di quelle
sciacquette da grande magazzino del pop. D'accordo, è la cosa più semplice che
viene da pensare. Uno ha visto i suoi primi video, ha ascoltato le sue canzoni
degli esordi, ha visto le foto promozionali (e anche quella che ho messo qui
non scherza.) e tira presto le somme: è una replicante di Britney. Invece no.
Va bene, l'aspetto fisico rimane un punto di forza, ma non è tutto. La signora
Aguilera sa il fatto suo. Già con "Back to basic" aveva sterzato,
togliendosi dalla strada maestra del glamour. Ma adesso grazie al duetto con
Mick Jagger dei Rolling Stones imbocca la sua strada. Può diventare un'interprete
di buon livello, senz'altro capace di fare la sua figura. D'accordo, dov'è
questo duetto?? Nel docufilm 'Shine a light' che Martin Scorsese ha girato nel
2006 al Beacon Theater di New York durante un concerto degli Stones. Tra gli
ospiti dello show c'era anche Christina Aguilera - e già questo è un segnale.
Saranno pure bolliti, ma gli Stones sono pur sempre gli Stones e non scelgono a
caso. In più l'esecuzione di "Live with me" è sorprendente. Lei, in
camicetta bianca e pantaloni neri, canta come si deve, con un bel piglio da
veterana, è credibile e introduce persino i fiati con un urletto che Mick
Jagger ormai se lo scorda. Risultato: è una sorpresa. Ed è probabile che questo
duetto - nulla succede per caso - sia il segnale di un'altra svolta, magari
rock. O magari più seria, finalmente. Scritto in Varie Commenti ( 92 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Apr 08
Scommesse aperte sui Raconteurs (io ci punto) Il cd dei Raconteurs è arrivato
all'improvviso, così senza annunci, senza niente. Come a dire: non abbiamo
bisogno di pubblicità. Molti dicono: tanta fretta dipende dal desiderio di
evitare fughe anticipate su internet. Ma non credo che sia così: chi sa come
funzionano le cose, non può ignorare che, se si vuole, un cd arriva in rete
senza problemi. Il "leaking" è opera di tutti, non solo dei
giornalisti come spesso credono gli estranei a questo settore: spesso basta
l'usciere di una casa discografica per piazzare un intero album su qualche
sito. Semplicemente, nel caso dei Raconteurs la promozione non serve: non ci
sono singoli da spedire in radio e il tipo di pubblico di questa band si
raggiunge velocemente e gratuitamente con i blog e le news sul web. Perciò non
è stata fatta la promozione come di solito si fa, con annunci e anticipazioni
tradizionali e costose. Vabbè, andiamo al sodo. Il nuovo cd dei Raconteurs è
strepitoso. Io di solito non uso questi aggettivi così ridondanti ma 'Consolers
of the lonely' lo merita davvero. E' rock come si deve, suonato senza fronzoli,
camminando sulla strada che da Neil Young arriva fino ai Led Zeppelin e ai
Pearl Jam. Rock purissimo. Già, ma chi sono i Raconteurs?? Sono la cosiddetta
side band di Jack White dei White Stripes, il gruppo che lui ha fondato per
divertirsi e che rischia di diventare più grande (almeno musicalmente) della
sua casa madre. Ascoltatelo tutto, questo cd. Le chitarre graffiano, la voce è
quella giusta e, soprattutto, ci sono le idee. Spesso sono così tante che un
singolo brano è composto da tre strutture diverse, che si sovrappongono e si
intersecano così bene da fondersi in un unico spartito. Bravi, bravi, bravi. E
fatemi sapere che cosa ne pensate. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (12
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Caro Keith, neanche i medici capirebbero Lui, che è un entusiasta per natura,
ha detto più o meno: "Sono talmente sano che i medici vogliono studiare il
mio corpo quando sarò morto". Oddio, di Keith Richards dei Rolling Stones
si può dire tutto tranne che sia deboluccio di salute. Si è massacrato con le
droghe senza fare tanti complimenti (ma tutt'al più concedendosi qualche auto
emotrasfusione). E' andato a letto tardi per quattro o cinque decenni. Non si è
fatto mancare nulla, nemmeno le donne. E quindi, adesso che sta per compiere
sessantacinque anni, è in effetti un sopravvissuto. Per di più, ha avuto
l'epatite C e se l'è curata da solo grazie "al mio incredibile sistema
immunitario, semplicemente essendo me stesso". Ma rimane sempre un
inguaribile ottimista perché nemmeno i medici saprebbero individuare il suo
segreto. E' la gioia di vivere. E quella è nell'anima più che nel corpo.
Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (12 votes, average: 4.33 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 06Apr 08 Attenti a Sara Bareilles.
Basta glamour, lei canta e basta L'altra sera ho visto e ascoltato in un
piccolo club di Amsterdam (massimo 50 posti) una cantante americana che ha le
carte in regola: Sara Bareilles. Non vi fate condizionare dal suo semplice
successo, "Love song", che da qualche settimana gira molto bene in
radio anche qui da noi in Italia. Questa è una ragazza californiana che ha
qualcosa da dire. Che è bella ma non si spoglia davanti agli obiettivi. Che non
si farà bombardare dai paparazzi. Che è una cantante e basta e provate ad
ascoltare il suo cd "Little voice". Sara Bareilles riprende la storia
di tutte le Fiona Apple perdute da quando sono iniziati gli anni Duemila.
Questa ragazza, che ha 28 anni e viene da Eureka in California, si racconta con
sofferenza in tutte le sue canzoni, Ha fatto l'università ma non fa politica
perché si vergogna a parlare di concetti così alti senza avere le conoscenze
necessarie. Insomma, non è Joan Baez o Joan Armatrading. E' una ragazza che
canta bene, che ha fatto la sua vita prima di debuttare in musica e che in
questo posticino di Amsterdam ha suonato cinque canzoni seduta al pianoforte
con l'aiuto solo di un chitarrista acustico e di un percussionista. E lo ha
fatto bene!! Ce ne fossero. Tenetela d'occhio. Qualche volta tocca anche a noi
dare una mano alla musica. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (12 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ecco
perche' Vasco si è laureato E va bene, ero partito con il piede sbagliato. Il
primo singolo di Vasco mi piace poco, l'ho scritto qui e voi mi avete
crocifisso. E, sincerita' per sincerita', ieri quando sono andato ad ascoltare
tutto il disco (ci siamo trovati in un bel locale di Milano che non conoscevo,
il Mu) non ero ben disposto, chissa' perche'. Poi ho ascoltato il disco una
volta, due volte; l'ho ascoltato anche dopo ,in cuffia. Ebbene, Vasco ha fatto
il suo disco più maturo. E' stato cosi' bravo da essere essenziale riuscendo a
raccontarsi tutto, scherzando, insultando, ammonendo, mostrandosi indifeso come
nel brano chiave (sotto il profilo dei testi) che è E adesso che tocca a me,
seguito subito da Dimmelo tu, altro cardine di Il mondo che vorrei. Ok,
lasciamo perdere la musica, che è un gran bel rock, talvolta stellare, talvolta
un po' manieristico ma comunque suonato da gran signori come Mike Landau, Tony
Franklin e persino (in Gioca con me) da Slash. Cio' che conta sono le parole e
la vita che c'è dietro. Vasco è arrivato alla sua terza. La prima è stata
quella dell'esaltazione, che lo ha reso un mito. La seconda quella della
consapevolezza, che lo ha trasformato in un guru. Adesso Vasco e' un artista
capace di sognare e di essere cinico. E' distaccato eppure ha una voglia
pazzesca di tornare ai sogni, di calarvici dentro con tutto il corpo e tutta la
mente. La realtà gli fa schifo, sa che non puo' cambiarla e se ne frega perche'
sa che l'unica medicina sono il sogno, l'ironia, il graffio non distruttivo ma
creativo, libero. Con questo album, a prescindere da quelle che saranno le
vendite, si è laureato come l'unico vero artista tridimensionale, che è
cresciuto con il suo pubblico senza perdere per strada nessuno. Complimenti.
Anche alla faccia degli scettici come me, la sua è una laurea con tanto di
lode, la laurea definitiva: nessuno, nel rock italiano ma anche nella canzone
d'autore, ha fatto meglio di quanto ha fatto lui, con i suoi capolavori e,
soprattutto, con i suoi limiti. Giù il cappello, dunque. Scritto in Varie Commenti
( 31 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo
Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 25Mar 08 Bill più grave del previsto, i Tokio Hotel fanno le valigie
Sulla salute non si scherza, ma qui sta diventando una telenovela. Dopo essere
stati spremuti come limoni, i Tokio Hotel adesso devono farsi le valigie e
prendersi una bella vacanza perché le condizioni del cantante Bill Kaulitz sono
più gravi del previsto. Mal di gola?? Macché. Infezione virale?? Magari. Il
cantante ha una cisti in gola e deve essere operato. E poi la riabilitazione
per tornare a cantare sarà lunga, molto lunga. Quindi i motivi
dell'annullamento dei loro concerti italiani (che ha fatto piangere migliaia di
fans) sono gravi e circostanziati. Questo obbliga non solo i Tokio Hotel, che
sono stati uno dei gruppi sorpresa della stagione, a lasciare le scene per un
bel po', ma anche i loro manager a riflettere su quanto e come li hanno
utilizzati in questi mesi. Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Tokio
Hotel in ginocchio, li rivedremo a luglio La notizia era nell'aria ma è stata
confermata solo sabato nel tardo pomeriggio. Dopo quello di Torino, i Tokio
Hotel hanno annullato anche gli ultimi due concerti italiani ancora in piedi:
il 25 marzo a Roma e il 26 al Palamalaguti di Casalecchio sul Reno. Motivo:
infiammazione alle corde vocali del cantante Bill che ora è in ginocchio
proprio come in questa foto. Insomma, l'appuntamento è rinviato. E se a Roma è
già confermato che i Tokio Hotel suoneranno il 6 luglio all'Ippodromo delle
Capannelle (ma la data era già probabile da settimane, prima ancora
dell'annullamento), a Torino i biglietti saranno solo rimborsati. Ancora
incerto invece il futuro dello show bolognese che però difficilmente sarà
recuperato. Infine non rimane che da sottolineare un sospetto, tanto esile quanto
grave. Non è che in tutti questi mesi i Tokio Hotel, che sono letteralmente
esplosi in mezzo mondo ma hanno anche un'età giovanissima, sono stati spremuti
troppo dai loro manager e ora ne pagano le conseguenze?? L'infiammazione alle
corde vocali è un malessere che di solito coglie i cantanti troppo impegnati.
Se fosse così, sarebbe un pessimo esempio. E forse questo è l'unico dubbio da
chiarire. Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (16 votes, average: 4.5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 La lezione dei Rem (e di
Mtv) Ho incontrato i Rem qui a Milano, e già questa è una bella notizia perché
sono tre musicisti che sanno parlare e sono molto interessanti da ascoltare. Ma
poi martedì sera li ho sentiti suonare dal vivo al Rolling Stone di Milano.
Concerto stratosferico (anche se ne ho perso un pezzo). La scaletta ve la giro
subito: Living well, Man sized wreath, Drive, Second guessing, Accelerate,
Animal, Hollow man, Electrolite, Houston, Supernatural superserious, Bad day,
Final straw, Great beyond, Losing my religion, I'm gonna dj, Horse to water,
Imitation of life (bis), Until the day is done (bis), Man on the moon (bis). Mi
ha colpito ascoltare i Rem in un concerto "blindato", riservato a
pochi ospiti. Di solito, in occasioni così i supergruppi non ne hanno voglia
oppure si risparmiano molto. E invece i Rem ci hanno dato dentro, si sono
impegnati fino all'ultimo e persino in brani stra-usati come Losing my religion
- che è un cavallo di battaglia cui non possono rinunciare - hanno fatto capire
che, quando si è superstar, bisogna dimostrarlo in ogni occasione, mica solo
quando se ne ha voglia. E anche Mtv ha fatto lo stesso. Non solo il concerto
sarà trasmesso più volte nei prossimi giorni sia su Mtv Hits che su Mtv Italia.
Ma la scenografia preparata per il concerto era così bella (la vedete in questa
foto) che i Rem se ne sono innamorati e se la porteranno in tour negli Stati
Uniti. E Mtv gliel'ha regalata. Bravi a tutti, così si fa. Scritto in Varie
Commenti ( 15 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 19Mar 08 Led Zeppelin in tour. O forse no Qualche mese fa a
Ian Atsbury dei Cult è scappata l'ammissione che i Led Zeppelin sarebbero
andati in tour dopo quasi trent'anni. Adesso anche Duff McKagan dei Velvet
Revolver ha detto la stessa cosa, annunciando in modo ufficioso che la sua band
sarà la supporter dei concerti di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e
Jason Bonham. Boh, non si sa. Ma è evidente che c'è qualcosa e anche io so che
i grandi promoter stanno trattando le date di questo che è probabilmente
l'ultimo grande gruppo rock degli anni Settanta a resistere ancora alla
tentazione dei soldi e della fama collegati a un tour mondiale. Però sono
sicuro che i Led Zeppelin torneranno dal vivo e vi assicuro che è un concerto
da non perdere: raramente, anzi mai, ho sentito un gruppo suonare così bene, con
una padronanza così assoluta del repertorio e degli strumenti. Scritto in Varie
Commenti ( 11 ) " (19 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog
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leggera sul Giornale. Vive a Milano e ha sempre il volume alto. Tutti gli
articoli di Paolo Giordano su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (83)
Ultime discussioni Giorgio: Eh, beh, io le donne ormai le conosco :-) Sissi:
Ehmmmmm in effetti Giorgio la pubblicita' e' bella, ma sono stata piu'
ipnotizzata dalla... Danielaèèfelice: Ormai il Mango non si vende + come una
volta anche se si svende con i dischi di cover e Sanremi... Sally: Se vi piace
il genere vi segnalo anche il nuovo dei Black Keys, Attack & Release,
davvero bello spacca... Lui Hard Rocker: Oggi son stato dal fruttivendolo.. ma
tutto sto mango non ce l'ho visto.. I più inviati La lezione dei Rem (e di Mtv)
- 3 Emails I Tokio Hotel in Italia a febbraio - 1 Emails Occhio, cari genitori,
i Tokio Hotel sono diventati maggiorenni - 1 Emails Questa è bella, Venditti ha
l'ansia - 1 Emails Oops, Vasco stavolta ha toppato - 1 Emails Bill più grave
del previsto, i Tokio Hotel fanno le valigie - 1 Emails Ecco perche' Vasco si è
laureato - 1 Emails Però, complimenti signora Aguilera - 1 Emails Ultime
notizie La Marcegaglia: "Inevitabile rivedere i contratti di
lavoro"Berlusconi e Letta al Colle da NapolitanoLa prof e la gara choc
all'alunno più "dotato"Da Vieri a Lapo: i 33 testimoni
di VallettopoliCordata Alitalia, Ligresti: "Io ci sto"Lecco, l'ombra del killer:
sparita un'altra donna Blog amici Il blog di Ferruccio Gattuso Il blog di Gaia
Il blog di Marinella Venegoni Vocalizzo rotante Siti amici Rockol.it April
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ha riferito del mio
intervento alla assemblea di Firenze per l'unità della sinistra facendomi dire
cose che non ho detto. Come si può vedere sul sito web che pubblica
integralmente quell'intervento (www.arsinistra.it), non ho parlato della
scissione del 1921, non ho richiamato Fausto Bertinotti, non ho parlato del
1892, data del congresso fondativo del primo partito socialista italiano, anche
se penso che siamo in una situazione di disgregazione simile a quella che lo
precedette e se da tempo cerco di proporre qualche possibile idea per un
socialismo del tempo presente. Ho detto che la sinistra nuova deve nascere su
nuove fondamenta, il che non ha nulla a che fare con il ripudio di qualcosa ma
ha certo bisogno di un ripensamento del passato e chiede soprattutto una
conoscenza critica del presente. E ho affermato che questa sinistra non ha da
chiedere una "scelta di parte", ma scelte utili per la democrazia, i
lavoratori e il Paese. ALDO TORTORELLA Air France addio Alitalia Air France, addio Alitalia, recitava
ieri il nostro quotidiano. Sogno o durante il periodo pre-elettorale un candidato
premier temeva che l'allora governo, ancora in carica, portasse a termine la
svendita della compagnia aerea italiana di bandiera al peggior offerente?
C'era stata congiuntamente l'annuncio di una cordata onorevole e di generosi
intenzionati al... salvataggio dell'onore patrio, che si sarebbe presa in
carico l'acquisto dell'Alitalia al giusto prezzo,
evitando così che venisse sperperato il patrimonio nazionale, permettendo anche
che lo scalo di Malpensa proseguisse la sua miglior vita. Ad elezioni avvenute...
e sopravvivendo l'uomo, divenuto premier, le sue promesse hanno preso il volo,
oppure è soltanto la proposta Air France che è sfumata? CESARE AUTERA La
sanatoria per le colf Rutelli ha attaccato il centrodestra sul tema
dell'immigrazione accusandolo di aver sanato decine di migliaia di romeni
durante il passato governo Berlusconi. Faccio notare che la sanatoria ha
riguardato in larga misura colf e badanti cioè persone che lavoravano in nero e
con la regolarizzazione hanno potuto uscire dalla clandestinità e versare i
contributi pensionistici facendo pure incassare molti soldi alle cassa statali.
Facendo questo attacco il candidato sindaco di Roma ha preso una grossa
cantonata. CLAUDIO PETITTI, ASTI Il reddito degli immigrati Ho un dubbio circa
la proposta di innalzare il reddito cui subordinare la concessione del permesso
di soggiorno ad un immigrato. E' più facile dimostrare un guadagno sufficiente
ad un delinquente professionista che si "pulisce" gli introiti o ad
un clandestino che magari lavora sodo, ma al nero? GIORGIA ROSSI Il
braccialetto antistupro Leggo che Rutelli vorrebbe applicare alle donne un
braccialetto antistupro. Ma non sarebbe più efficace il parafulmine, come
proponeva, già nel Settecento, il grande fisico G. Christoph Lichtenberg? Un
parafulmine per la "paracazzera": sarebbe il modo migliore per
instaurare la pace tra i due sessi. Ci si rifletta. ANACLETO VERRECCHIA, TORINO
Il voto ai bebè Ho letto sulla Stampa che in Germania un ex ministro e 50
politici stanno studiando di estendere il voto anche a chi ha da zero a 18
anni. Potrebbe essere un'idea da proporre anche in Italia, in fondo
l'infantilismo già abbonda tra i nostri politici. DONATO DE BONIS Tempi duri
per i bambini Quasi ogni giorno la televisione ammannisce, in prima serata,
film che inneggiano alla violenza: scene sanguinarie cui i piccoli assistono e
che imparano a ripetere, nella loro ingenuità, molto rapidamente convincendosi
addirittura di poter usare il metodo della forza fisica per imporsi in famiglia
o in società. Ed è qui che nascono il dramma degli abusi perfino sessuali, il
problema attualissimo della sicurezza del vivere in Italia nelle grandi città,
il crollo verticale e malavitoso della buona educazione e delle buone maniere.
VITTORIO GENNARINI Cercasi intellettuali rompiscatole Ho letto con interesse
l'articolo di Gianfranco Marrone, Il vento dello sdegno genera libri. La
denuncia alimenta un atteggiamento critico, più consapevole, e può provocare
sdegno. Ma non sempre. Viviamo un momento in cui spesso il mondo
dell'informazione è minacciato da interessi di parte, non solo politici. Come
se qualcuno volesse distrarci e farci guardare da un'altra parte. I "libri
di denuncia" provano a mostrare ciò che è evidente ma non per questo già
saputo. Sapere di sapere non è ovvio. È una conquista contro la distrazione e
l'oblio. Se dimentichiamo chi è e cosa ha fatto Mangano possiamo anche
accettare che qualcuno lo faccia passare per eroe. Per questo la denuncia non
si fa con l'urlo dello sdegno, ma con l'intelligenza della passione civile. E
viene raccolta dai lettori più informati ed esigenti, che vogliono saperne di
più. Ma di libri di denuncia si può morire, se lo sdegno è solo un
atteggiamento. O un filone commerciale. Anche perché l'indignazione fine a se
stessa è davvero un'emozione passeggera. Ed è quello che sperano molti
politici. Ho nostalgia di Sciascia, Calvino, Moravia, Pasolini. Oggi il potere
assicura visibilità e ascolti. Ma è inevitabile che dalle stanze del potere le
idee escano già spuntate e diventino subito favori. Chi ne è fuori non ha
possibilità di farsi vedere e non ha voce. Allora credo che una certa editoria
debba appoggiare e dare coraggio a chi crede non nel potere del privilegio ma
nel potere della critica. Sempre. LORENZO FAZIO, CHIARELETTERE.