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DOSSIER “ALITALIA”

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Alitalia, il ministro Bianchi assicura "Ci sono risorse per tutto il 2008". Il titolare del ministero dei Trasporti rivela che la compagnia ha risorse per andare avanti ancora mesi. "La data del 31 marzo decisa da Air France" (La Repubblica 23-3-2008)

 


ROMA - Alitalia ha risorse e liquidità per vivere per tutto il 2008. Non è vero, quindi, quello che
Padoa Schioppa ha ribadito ieri quando ha parlato di "tempo quasi scaduto e "poche settimane di sopravvivenza". Lo dice il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, indipendente di Rifondazione, in un'intervista a Popolare network. Dichiarazioni destinate a lasciare il segno nella complessa trattativa che vede Air France-Klm convinta di acquistare la compagnia aerea italiana, il governo che ha dato il via libera e il Pdl ostile ad una "svendita" e sponsor di una cordata italiana in grado di acquistarla.

"I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente" dice Bianchi. "Ora - ha aggiunto - posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell'anno la situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare fino alla fine dell'anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato, a meno che Alitalia non ci faccia vedere effettivamente qual è la situazione attuale dei conti. Per ora dobbiamo stare a quello che ha messo per iscritto".

Le parole del ministro sono, paradossalmente, miele per i disegni di Berlusconi che ha fatto diventare Alitalia una questione di orgoglio nazionale e l'hub di Malpensa "la" questione regine nel nord Italia. Sul 31 marzo Bianchi precisa che "quella data è stata fissata da Air France, non esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di avere una risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza accolta. Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per non averlo e valutare la situazione".


"Non c'è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro - ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l'altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore".
(23 marzo 2008)


"A me gli imprenditori hanno sempre detto no" Il premier e la cordata italiana. FABIO MARTINI (La Stampa 23-3-2008)

ROMA -Da quattro giorni la deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva ogni ora di più, anche se ieri mattina Romano Prodi è stato momentaneamente “distratto” dall’ultima campagna de Il Giornale sulla presunta scomparsa dei regali ricevuti dal premier durante il suo mandato. Ieri mattina Prodi, nella sua casa di Bologna, stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull’Appennino reggiano - dove il Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli e i tantissimi nipoti, ma l’articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia) una rabbia fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un’indignazione per certi versi «superiore» a quella suscitata dall’annuncio di Clemente Mastella sulla fine del suo sostegno del governo.

Ma la rabbia per il tentativo del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo in causa su vicende che ne possano minare la credibilità personale ieri pomeriggio sembrava sbollita e la sorte dell’Alitalia aveva ripreso a tener desta l’attenzione del premier. Sulla vicenda Prodi non intende intervenire in modo formale né informale e a chi gli chiede cosa ne pensi veramente, ripete: «C’è una precedura in corso e non è proprio il caso di parlare». Ma, sia pure a mezza bocca, si toglie un sassolino: «Se si manifesteranno novità, vedremo. Ma nel corso dell’anno appena trascorso, gli imprenditori italiani in qualche modo coinvolti hanno dato tutti la stessa risposta: Alitalia? E che siamo matti?».

Di più Prodi non dice e non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non sembra un “j’accuse” specifico nei confronti di questo o quell’imprenditore, anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a sondaggi preliminari. Certo, alla fine del 2006, l’imprenditore più vicino al Partito democratico, il patron del gruppo Espresso Carlo De Benedetti, era sembrato essere interessato ad Alitalia. Un interessamento breve, più dichiarato che concreto e comunque esaurito negli ultimi giorni del 2006. Il 6 dicembre l’Ingegnere chiese un appuntamento a palazzo Chigi con Prodi e in quella occasione spiegando che per lui poteva valere la pena imbarcarsi nell’operazione, soltanto avendo mani libere. Una rinuncia determinata dai paletti posti dal governo: salvaguardia dell’interesse nazionale e dei posti di lavoro. Certo, non hanno fatto piacere a Prodi le parole pronunciate alcuni giorni fa da Carlo De Benedetti, che ha detto: «La trattativa per la vendita di Alitalia è stata condotta nel modo peggiore possibile: pensavano di vendere un’azienda “in bonis” e invece Padoa-Schioppa ha parlato di rischio di commissariamento, cosa che avrebbe dovuto fare un anno fa». In compenso pare che non gli siano dispiaciute le parole dell’ex presidente dei giovani industriali (ora candidato del Pd) Matteo Colaninno: «Alitalia è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse un’offerta, lo guarderei con preoccupazione». Un modo allusivo per dare del matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell’operazione-Alitalia.

Ma, l’approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine per un accordo tra sindacati e Air France), renderà ancora più ermetico Prodi. Il premier non ha pronunciato una sola parola neanche durante la campagna elettorale, per non sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l’oscuramento che il Pd ha imposto al governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di Prodi in iniziative di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore. Che sta meditando una piccola “sorpresa”, come dice lui stesso: «Il 9 aprile Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me lo consentirà, farò il possibile per esserci».

 


Alitalia, chi pagherà i conti della "cordata elettorale" di EUGENIO SCALFARI (La Repubblica 23-3-2008)


BERLUSCONI, per come racconta la cronaca e come lo ricordo io che fui anche testimone diretto, è stato l'inventore delle cordate fasulle.
La più celebre fu quella della Sme, passata anche sui tavoli della giustizia civile e penale. Per bloccare il contratto già firmato tra De Benedetti e l'Iri, s'inventò un'inesistente cordata guidata da un suo prestanome, certo Scalera, che rimise in gioco l'accordo per il tempo necessario a riaprire il gioco. Poi Scalera scomparve, scomparve fisicamente, e la cordata Fininvest-Ferrero-Barilla ne prese il posto, ma era fasulla anche quella. Alla fine lui si ritirò e Ferrero-Barilla si divisero le spoglie della Sme.

In quel caso la Fininvest non aveva altro interesse che fare un favore politico a Craxi. Il compenso fu il famoso decreto soprannominato "decreto Berlusconi" con il quale il governo bloccò la sentenza della Corte Costituzionale autorizzando le televisioni Fininvest a trasmettere in barba alla sentenza della Corte e dei tribunali che le avevano emesse.

Non fu il solo caso. Ce n'erano stati altri all'epoca della guerra di Segrate, che vide ancora una volta opposti lui da un lato e la Cir di De Benedetti dall'altro e che culminarono nel famoso "lodo Mondadori" anch'esso transitato sui tavoli della giustizia civile e penale con esiti a volte a lui favorevoli a volte contrari, sepolti infine dalla prescrizione.

Il personaggio è dunque coniato in questo modo, se ne infischia dei conflitti d'interesse, se ne infischia delle leggi e se ne strainfischia delle norme europee. Guarda al sodo, al suo interesse, animato dall'istinto del combattente e dagli spiriti animali d'un capitalismo senza regole.

Però questa volta non gioca sul tavolo delle tre carte. Questa volta - credetemi - fa sul serio.
La cordata italiana lui la vuole veramente e riuscirà a farla decollare in un modo o in un altro, magari imbarcando per la strada i tedeschi o i fondi americani o qualche arabo di quelli che lui conosce.

Questa volta gioca da presidente del Consiglio "in pectore". L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di Malpensa e quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che infiocchettano il lombardo-veneto da Bergamo a Treviso.

Si è calato interamente nella figura del leader autoritario preconizzato da Giulio Tremonti. Decide la politica, l'economia segue. Il mercato, se ostacola i suoi disegni, vada a farsi fottere. E se necessario vada a farsi fottere anche l'Europa tecnocratica.
Dio, Patria, Famiglia e ora anche Alitalia. Tremonti dixit.

* * *

È opportuno a questo punto valutare oggettivamente i costi dell'operazione cominciando dall'Alitalia e dal piano industriale presentato da Air France, che prevede un investimento immediato di due miliardi di euro.

Questa cifra è la somma di 150 milioni di esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si è anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Ci vogliono dunque tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento. Ma resta che la Compagnia continuerà a perdere a dir poco 350 milioni l'anno se non sarà risanata e rilanciata.

Il corso Spinetta, che fa l'amore col progetto Alitalia ormai da quindici anni, prevede di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi, il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che comprende Air France, Klm, e la stessa Alitalia.
L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contempla dunque 10 miliardi di investimenti. Queste sono le cifre di partenza.

* * *

Ma per una cordata patriottica che abbia come obiettivo di rilanciare non solo Alitalia ma anche Malpensa tutelando i sindacati interni delle due aziende senza tuttavia smantellare Linate e tanto meno gli altri aeroporti padani, il costo dell'investimento non si ferma qui.

Senza eliminare gli esuberi non si risana un bel niente. Quanto a Malpensa le perdite attuali ammontano a 200 milioni annui. Per arrivare all'aeroporto partendo da Milano si impegna un'ora e venti minuti. Ci vogliono quindi altri investimenti indispensabili in strada e ferrovia. I diritti di traffico dell'Alitalia dovranno poi essere divisi tra i tre aeroporti di Malpensa, Fiumicino e Linate. La Sea non ha un soldo e deve essere ricapitalizzata.

Non si è dunque lontani dal vero ipotizzando che la cordata patriottica dovrà darsi carico di almeno altri 4 miliardi entro il 2013, da aggiungere ai 10 previsti da Air France. Totale quattordici. Ammesso che due hub siano un peso sostenibile.
Non mi sembra che Toto sia affidabile per un'impresa di queste dimensioni né mi sembra che Banca Intesa si possa accollare da sola una responsabilità di questo genere.

I nomi chiamati in causa e cioè Ligresti, Bracco, Soglia, Moratti, Fininvest, Della Valle, possono mobilitare l'un per l'altro 200 milioni a testa. Sapendo che nessuno di loro guiderà l'operazione. Cordata patriottica, appunto. Come la fede d'oro per finanziare la conquista dell'Impero.

Comunque un miliardo o giù di lì. Ne mancano almeno altri tredici. Ma il leader patriottico non bada a queste quisquilie. Lui guiderà il governo, su questo non ha dubbi. È in grado di compensare chi lo aiuta. Troverà il modo. E poi c'è lo Stato. Lo Stato pagherà. Il rischio e l'investimento saranno distribuiti sulle spalle dei contribuenti e dei risparmiatori. Sarà lanciato un prestito obbligazionario. Si formerà un consorzio di banche. Al Tesoro ci sarà Tremonti il creativo. Tremonti il protezionista. Tremonti il colbertiano. Che vuole la politica autoritaria alla testa dell'Europa e dell'Italia. Amico di Sarkozy.
La Cassa Depositi e Prestiti avrà un ruolo. Mediobanca anche.

Naturalmente le risorse che saranno gettate su Alitalia-Malpensa dovranno essere sottratte da altri impieghi. Ma la decisione è politica. Se il Capo è d'accordo, si va alla guerra e così sia.
Dio, naturalmente, è con noi e intanto ci farà vincere le elezioni, che è ciò che conta.

* * *

I sindacati incontreranno Spinetta il 25 prossimo, dopodomani. Forse sul cargo tratteranno (cinque vecchi aerei, 135 piloti per guidarli, 200 milioni di fatturato annuo, 70 milioni annui di perdita). Forse si aprirà uno spiraglio sugli esuberi di AZ Servizi e sul tempo di dismissione.

Se rompono la crisi sarà immediata. Se rompono si assumono i rischi della rottura perché Spinetta è stato chiaro su questo punto: senza l'accordo con i lavoratori mi ritiro. E' un ricatto? A me sembra un dato di fatto e un segno di considerazione. Ma ognuno decide con la sua testa.

Può darsi però che i sindacati non rompano, che il piano industriale francese li convinca, ma che abbiano bisogno di qualche giorno per perfezionarlo.
Può darsi che cinque giorni, dal 25 al 31 marzo, non bastino. Può darsi che ne vogliano dieci o giù di lì. Spinetta concederà quei pochi giorni fissando una data certa e accettata? Prodi e Padoa-Schioppa accetteranno una proroga breve con data prefissata e non superabile?

Esprimo un'opinione personale: una proroga di cinque o sei giorni oltre il 31 marzo sembra accettabile. Oltre quel limite non lo è.
Quanto al prestito che Berlusconi chiede al governo, Prodi ha già detto che non si può fare se non è garantito da un soggetto bancabile. La Ue vieta operazioni di prestito a rischio da parte di un governo ad una società per azioni.

Al di là di questo non ci sono altri orizzonti che l'amministrazione controllata. Significa congelamento dei debiti, nomina d'un commissario giudiziale, risanamento con vendita delle poche attività e concordato con i creditori. Esuberi? Da quel momento la controparte dei sindacati sarà il commissario. La flotta continuerà a volare? Così come Parmalat continuò a produrre il suo latte e i suoi yogurt?

C'è una differenza di fondo tra i due casi: la gestione di Parmalat era attiva ma il capitale finanziario non c'era più. Per Alitalia invece il capitale finanziario non c'è più e la gestione è in pesante passivo.
Affinché la flotta continui a volare occorre che i fornitori vendano il carburante a credito, la manutenzione e il personale di volo e di terra lavori senza sapere se a fine mese gli stipendi saranno pagati. Una situazione ovviamente impossibile quale che siano le opinioni in proposito di Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio.

Berlusconi strillerà e con lui Fini. E con loro Formigoni e la Moratti che sono tra i principali responsabili del flop di Malpensa. E gli elettori?
Nessuno può dire quale sarà l'effetto dell'affaire Alitalia-Malpensa sugli elettori del Nord. Forse la maggioranza se ne infischia o forse no. Quanto agli industriali, è un fatto che in quindici anni da quando dura quest'agonia sotto quattro diversi governi, gli industriali del Nord nessuno li ha visti. Avevano altri pensieri. Li vedremo oggi? Daranno oro alla Patria? In barba al mercato? Col solo vantaggio d'essere i finanziatori di Berlusconi?

Tutto è possibile. Nel 1921 finanziarono Mussolini pensando che sarebbe stato una marionetta nelle loro mani. Non fu così, ma quando se ne accorsero era troppo tardi. Dovettero aspettare vent'anni e una catastrofe epocale.
Qui se ne preparano altri cinque e siamo ancora alle prese con lo stesso leader, lo stesso personale politico, la stessa Lega, lo stesso Fini, gli stessi "ascari" con i cannoli o senza cannoli.

Ma il popolo è sovrano. A volte decide per il suo bene, a volte si dà il martello sui piedi, a volte resta a casa a guardare lo spettacolo dalla finestra. E questa è la cosa peggiore che possa accadere.

(23 marzo 2008)


Report "Alitalia 2"

Al peggio non c'è mai ne ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Questo è esattamente il meccanismo che ha generato il disastro della compagnia: "Non si può permettere che Alitalia fallisca o si ridimensioni, per l'immagine del paese ". Ma qualcuno ha verificato il contributo di Alitalia a questa immagine? Oggi è oggetto di scherno, all'estero, per inefficienza e intromissioni politiche senza fine (e senza senso).

Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione.

Il bluff di Silvio durerà un mese ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in chiave elettorale, Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa, conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!". Berlusconi ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air France. Secca la replica di Palazzo Chigi.

"Un colpo gobbo per Malpensa" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia non va bene: lo abbiamo sempre detto e il brusco ribasso del titolo in Borsa lo conferma ampiamente. Ma adesso c'è un ulteriore preoccupazione: l'annunciata dismissione della sezione cargo rappresenta un autentico colpo gobbo che francamente non ci aspettavamo, visto che il ''Piano Prato dello scorso agosto prevedeva,

Cresce la preoccupazione del governo per la sorte di Alitalia e il ministro del Tesoro Padoa-Schiopp ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ha detto ai suoi: "Con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno". Più vola, più l'azienda perde: potrebbero a giorni restare a terra 100 aerei su 178. I sindacati tengono duro, sono contrari al commissariamento: "E un gioco puerile del governo, no ai ricatti",

"Alitalia non ha più ossigeno" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sarebbero bloccati cento apparecchi su 178. Berlusconi prepara un nuovo contratto con gli italiani in 5 punti "Alitalia non ha più ossigeno" Padoa-Schioppa: con il commissario aerei a terra. I sindacati: no ai ricatti.

"A me gli imprenditori hanno sempre detto no" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse un'offerta, lo guarderei con preoccupazione". Un modo allusivo per dare del matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell'operazione-Alitalia. Ma, l'approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine per un accordo tra sindacati e Air France)

Se il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non gli interessa ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: imprenditori hanno il diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare Alitalia non è uno scherzo, qual è l'identikit dei partecipanti? "Rientrano importanti gruppi italiani, con l'interesse anche di player internazionali. Mi fermerei qui". Già, però tempo fa lei aveva già annunciato l'esistenza di una cordata.

Parigi vuole prendersi anche i tram di Firenze ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: delle dimensioni più ridotte di Alitalia, ma dai contorni pressoché identici. L'Ataf, azienda pubblica (l'82% del capitale è del Comune di Firenze) di trasporti terrestri ha da fare i conti con una crisi finanziaria pesante. I pagamenti ai fornitori sono slittati dai 30-60 giorni di prassi a 120-180.

Padoa-Schioppa ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha detto ai suoi collaboratori: "Ma non si rendono conto che con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno?". E l'amministrazione controllata è imminente, perché "l'Alitalia ha ossigeno per qualche settimana" ha dichiarato il ministro al Financial Times.

Silvio spodestato Santanchè regina del battutario ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: giovani eredi dati in sposi alle precarie e in corsa per Alitalia dal frizzante genitore. La vena comica, nella prima fase della campagna elettorale, ha accarezzato il sublime sulle ali dell'involontarietà: "Berlusconi ha segnato un'epoca come De Gaulle", ha sostenuto Gianfranco Rotondi. "E meglio abortire che dare i figli all'orfanotrofio, con tutti i pedofili che ci sono in giro"

TERRACINA (Latina) - SULLA vicenda Alitalia dopo quattro anni siamo alla stessa ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: SULLA vicenda Alitalia "dopo quattro anni siamo alla stessa bufala ? ha detto il candidato premier dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto LaPresse) nel corso di una manifestazione elettorale a Terracina ? Se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere dei soldi ebbene li tirino fuori, ma subito.

AEREI AL VIA L'ACCORDO CON L'EUROPA 0 Gli Usa aprono i cieli Occasione perduta ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
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Abstract: Purtroppo l'Alitalia non potrà sfruttare i vantaggi dell'accordo globale per Malpensa, sia per il numero insufficiente di jet con capacità intercontinentale, sia perché lo scenario aperto con Air France-Klm ha prodotto una drastica riduzione dei voli a lungo raggio dallo scalo lombardo.

QUI FIUMICINO LA CORDATA ITALIANA NON CONVINCE: SA DI PROPAGANDA 0 I dipendenti preoccupati: Presto ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia,

Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl): Il commissariamento è un ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
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Abstract: Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl): "Il commissariamento è un ? ROMA ? "UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Dopo il silenzio delle ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare del caso Alitalia. Lo fa sull'onda delle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana che nel giro di tre o quattro settimane potrà produrre la sua offerta per rilevare

ROMA - UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdit ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotesi Air France: "Il ricatto del commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La responsabilità è tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene, perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e non privato".

L'ultimatum nell'uovo di Pasqua? Meglio decidere dopo le elezioni ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
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Abstract: alla cordata nostrana che dovrebbe contrastare i francesi nella corsa all'acquisto di Alitalia. Che certo non da ieri versa in condizioni prefallimentari. E allora perché tutta questa fretta? Mancano solo 20 giorni alle elezioni: non vorrà per caso svendere la compagnia prima che un nuovo governo, magari diverso da quello che ha condotto la trattativa, prenda la decisione finale?

ROMA - FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile alterna ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia,

Di ANTONELLA COPPARI - ROMA - SERVONO scelte forti per rom ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia, la pelle di migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale". Una campagna che lei ha condito di uscite clamorose: dall'offerta di una candidatura a Mastella alla fuga da Porta a porta... "E clamorosa questa campagna elettorale, perché c'è il dominio televisivo di due partiti, stigmatizzato pure dal garante delle comunicazioni.

Il nome ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.

Caccia al perditempo. Non basta una generica promessa di future cordate. Ci vuole un'offe ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ci vuole un'offerta vera. Se prima dell'offerta pubblica di acquisto di Air France arriverà per Alitalia una proposta migliorativa il governo sarà libero dagli impegni con i francesi. Intanto, astenersi perditempo" Il Sole 24 Ore, corsivo di prima pagina.

Uno ogni cinquanta chilometri: aeroporti all'ombra del campanile Da Cuneo a Trieste, la moltiplicazione degli scali. Insieme hanno sottratto voli (anche internazionali) a Malpensa ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aeroporto di Malpensa non ci sono solo le difficoltà di Alitalia. Pesa anche la crescita anomala del sistema aeroportuale del Nord Italia che, nel giro di pochi anni, ha visto la nascita di una decina di nuovi scali internazionali. Uno ogni 50 chilometri - o quasi - come in più occasioni ha avuto modo di osservare il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.

Berlusconi premier ha affossato la compagnia Bersani: Oggi con le sue uscite fa turbativa politica, l'alternativa sono i libri in tribunale ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: uomo dei miracoli che prospetta un nuovo Bengodi per Alitalia tutta italiana. Ma con lui premier, Tremonti al Tesoro, Bonomi, oggi alla Sea, presidente Alitalia, l'azione è scesa da 12 euro a 1 euro. Di miracoli non se ne sono visti". Pier Luigi Bersani non si tiene di fronte all'attacco di Silvio Berlusconi sui destini della compagnia di bandiera.

Se salta il termine del 31 marzo si va dritti al fallimento ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia - spiega l'esperto - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d'Europa.

Bonanni: no al ricatto del commissariamento Padoa-Schioppa: si continua a sognare ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma Alitalia ha ossigeno per poche settimane". Insomma, il ministro - messo sotto accusa anche da alcuni colleghi di governo - non lascia spiragli aperti. Intanto su Alitalia si infiamma il clima della campagna elettorale. Antonio Di Pietro accusa Berlusconi di insider trading, visto che fa credere "contrariamente al vero che ci sia qualcuno che vuole acquistare"

Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: Con lui premier le azioni sono scese da 12 a 1 euro. Ora fa turbativa politica ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: "Con lui premier le azioni sono scese da 12 a 1 euro. Ora fa turbativa politica" Quando Berlusconi era presidente del Consiglio e Giulio Tremonti il suo ministro dell'Economia ogni azione Alitalia valeva 12 euro: dopo 5 anni di governo di centrodestra il valore è precipitato a un euro.

Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica,

Turismo, va promossa la cultura di Roma Claudio Mancini, assessore regionale: faremo conoscere con un anno di anticipo festival, mostre, concerti ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: intercontinentali Alitalia a Fiumicino. Proposte mirate e su più fronti. Cosa farete per riconquistare i mercati Giapponesi e americano? "A maggio partiranno le prime delegazioni di operatori del settore turismo del Lazio per Osaka, Tokio e Los Angeles. Un'iniziativa che portiamo avanti in sinergia con la promozione di Alitalia sui nuovi voli da Fiumicino verso States e Giappone,

La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino.

Bufalitalia ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Bufalitalia Marco Travaglio Dice il Cainano che "la svendita Alitalia mi ricorda la svendita della Sme", ma lui impedirà anche quella. La stampa al seguito registra il tutto come una verità di fede. Come se davvero, nel 1984, l'allora presidente dell'Iri Romano Prodi avesse tentato di svendere il gruppo agroalimentare di Stato alla Buitoni di Carlo De Benedetti,

Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
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Abstract: che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed eroici (pensa un po dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo che il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia (

Un milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
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Abstract: E anche su Alitalia non hanno detto le stesse cose. Quanto a Di Pietro, il suo è un contributo importante, ma non ha un ruolo paragonabile a quello di Fini come peso elettorale. La Bonino va utilizzata al meglio, ma lei stessa può mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno le organizzi un convegno.

Alitalia, l'ira dei sindacati ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: è colpa del governo Alitalia, l'ira dei sindacati "No al ricatto sul fallimento". Di Pietro: Berlusconi fa insider trading ROMA - Continuano le polemiche su Alitalia. Ieri c'è stato l'attacco di Di Pietro che ha detto: "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia".

"se salta il negoziato con spinetta il 31 marzo si va al fallimento" ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: economista Andrea Boitani in un articolo su Alitalia sul sito LaVoce.info. "Alitalia - si legge - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti, perde centinaia di milioni l'anno e ha una flotta tra le più vecchie d'Europa. I diritti di traffico sono il suo unico valore. Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna elettorale".

Alitalia, l'ira di cgil, cisl e uil "basta ricatti sul commissario" - fulvio totaro ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Secondo Pier Ferdinando Casini "se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere i soldi per Alitalia lo facciano rapidamente, senza dare adito a speculazioni: tutti gli italiani capiscono che dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata".

Quando i voli atterrano in tribunale - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: In Italia invece la zoppicante Alitalia è stata preceduta da una lunga lista di piccoli vettori che in un quindici anni hanno tentato di trovare il loro spazio, fallendo quasi tutti: dal '93 ad oggi su 28 licenze concesse dall'Enac solo 5-6 sono in attività. Anche quelle partite con grandi speranze, capitali e capacità imprenditoriali (Gandalf,

Il governo pronto a dare garanzie se i sindacati non chiudono la porta - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: La prossima mossa nella partita a poker per il futuro di Alitalia spetta adesso ad Air France. E la strada per Parigi, alla vigilia dell'incontro decisivo con i sindacati, è sempre più in salita. I consulenti di Jean-Cyril Spinetta passeranno la Pasqua a limare la proposta che verrà presentata martedì all'articolata rappresentanza dei lavoratori della compagnia.

"sul mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi contu ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
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Abstract: Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima.

E a fiumicino i dipendenti "tifano" parigi ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: attesa di Air France e la paura del commissariamento i dipendenti di Alitalia all'aeroporto di Fiumicino, favorevoli all'offerta francese e scettici su una cordata italiana. "Abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono succeduti alla "cloche" dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda ?

Lufthansa scommette sull'italia "ma airone corre da sola" ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air One comunque è una compagnia indipendente che prende da sé tutte le sue decisioni, comprese quelle su Alitalia. Ora dovrebbe debuttare anche sull'intercontinentale e sono certo che la nostra alleanza porterà grandi benefici pure su questo fronte. E non dimentichi che noi controlliamo pure Air Dolomiti, che va molto bene". Alitalia ha rinunciato al sogno del doppio hub.

Di Pietro: Berlusconispecula su Alitalia ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che qualcuno vuole comprare Alitalia". Sotto tiro il progetto del Cavaliere, che insiste per una cordata nazionale che impedisca l'acquisto della compagnia da parte di Air France. Anche i sindacati non mollano: la Cisl attacca il governo, giudicato responsabile dell'aut aut imposto oggi da Air France, mentre la Uil punta il dito contro il numero uno del colosso francese,

Gli sprechi e i finti risparmi ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: passando per il caso Alitalia. Un doppio fil rouge unisce partite che apparentemente sono lontane fra di loro: il ruolo della politica, previsto dal codice civile perché la politica in questi casi indossa il vestito dell'azionista; il ruolo dei manager: reso marginale, troppo poco coniugato con un criterio di merito (competenza,

Alitalia, chi pagherà i conti della "cordata elettorale" - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di Malpensa e quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che infiocchettano il lombardo-veneto da Bergamo a Treviso.

Alitalia, i sindacati accusano il governo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Primo Piano Pagina 103 Alitalia, i sindacati accusano il governo Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista --> Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista Ancora polemiche sulla vendita Alitalia. I sindacati, in particolare la Cisl, accusano il governo.

È scontro sul futuro della compagnia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Legata ad Alitalia è la sorte di Malpensa, che, secondo Di Pietro, deve avere la priorità di salvaguarda: "Vale almeno dieci Alitalia - afferma - e intorno c'è un indotto tale per cui migliaia e migliaia di persone e di piccole e medie aziende rimarrebbero senza lavoro".

Rutelli: "meno tasse e più tram in città" - carlo alberto bucci ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la possibile cordata interna su Alitalia: "Dicano subito - ha detto rivolto al centrodestra - se c'è un'alternativa (all'acquisto di Air France ndr) o si prenderanno la responsabilità di un fallimento con conseguenze gravissime non solo su Malpensa ma anche su Fiumicino". Rutelli ha infine rivendicato la paternità dell'idea di fare del carcere di Regina Coeli un luogo di cultura:

Alemanno a testaccio "difesa della tradizione" ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La difesa di Alitalia passa dal Leonardo da Vinci. "Da parte nostra, ma anche dei sindacati - ha proseguito - sono molte le perplessità sull'offerta Air France. La soluzione deve essere italiana ma attraverso l'alleanza con il vettore di un altro Paese non europeo.

Alitalia, l'ora dei veleni ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Sindacati alla carica: Air France cambi l'offerta oppure non si tratta ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: segnale della volontà di far sviluppare Alitalia; l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". "No alle condizioni capestro poste da Spinetta", incalza il segretario Mauro Rossi. Sui tagli al personale, "siamo disponibili a trattare su una quota di esuberi transitori, il cui numero sia la risultante di un piano di prospettiva industriale,

Expo, maxi comitiva per parigi in cinquanta a caccia di voti ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia permettendo, di sicuro non mancheranno ministri, una decina di vip-testimonial, i vertici di Comune e Regione e Provincia, Camera di commercio e Fiera. Tutti a Parigi, dunque. Con una rara eccezione: il consigliere comunale Basilio Rizzo, Lista Fo, pur invitato se ne resta a casa sostenendo che "si conclude con modalità che non condivido una campagna per conquistare l'

La politica, i managere i finti tagli agli sprechi ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Prima distrutta da anni di gestione clientelare, poi messa in vendita perché di fatto oltre le soglie del fallimento, ora assediata dal desiderio di Silvio Berlusconi di accontentare la Lega, che attraverso la compagnia di bandiera pretende di salvare Malpensa, fino a immaginare una cordata nazionale che sottragga il deprezzato boccone ad Air France.

Gli imprenditori tra patria e mercato - giuseppe turani ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: possibile che non ci siano imprenditori italiani così sensibili e orgogliosi da mettere mano al portafoglio per salvare la nostra compagnia di bandiera? Chi ragiona così (e lo fanno quasi tutti i politici) dimostra di avere un'idea molto distorta di quello che è un imprenditore e di non sapere niente di quello che sta accadendo.

Pasqua. Meno male ( da "Voce d'Italia, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Signori, non sono scomparsa, è che mi sento in apprensione per la questione di Alitalia e Malpensa. Non è che adesso Piersilviuccio si deve sposare l'intera flotta?”. Meno male che è Pasqua. Angela Gennaro angela.gennaro@voceditalia.it http://www.flickr.com/photos/angelagennaro.

I socialisti contro la Sea: <Bonomi a casa> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lega incominci ad assumersi le sue responsabilità sui disastri di Alitalia". Chi parla è Roberto Biscardini. In un comunicato durissimo, l'esponente socialista si chiede "come fa a essere credibile uno che adesso si batte per chiedere ad Alitalia a favore di Sea un risarcimento danni di 1,25 miliardi di euro, compromettendo qualsiasi ragionevole trattativa tra Governo e Air France,

IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia morente ha sparigliato le carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane.

Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla stessa bufala.

E per la cordata si cerca un risanatore ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: incertezza che circonda finora l'operazione di controsalvataggio per Alitalia, quella patrocinata da Silvio Berlusconi, spunterebbe anche qualche altro requisito da soddisfare per rendere un eventuale progetto più credibile. Intanto la necessità di dotarsi di un manager qualificato, in grado di sobbarcarsi il compito di risollevare la compagnia.

E Barrot ammonisce gli sherpa del Tesoro <Niente aiuti di Stato> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - E una partita a poker, quella che si gioca intorno all'Alitalia, con molti assi ancora coperti. Perciò la Commissione europea attende di vedere tutte le carte italiane, prima di pronunciarsi. Ma, come altre volte, ha già tracciato una linea formale: niente aiuti di Stato, niente violazioni del libero mercato.

Lotito: la mia ricetta? La stessa della Lazio ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ora sarebbe pronto a risanare anche l'Alitalia. Lei è davvero un imprenditore coraggioso. "Non so di cosa stia parlando". Alitalia, la cordata di Silvio Berlusconi. Il quotidiano economico ItaliaOggi riporta alcune sue dichiarazioni in cui lei sostiene di essere stato contattato, appunto, dal Cavaliere.

Passaggi ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 autore: di BEPPE SEVERGNINI categoria: BREVI Passaggi Si litiga sulle cordate, mentre Alitalia va a fondo. Misteri della geografia italiana www.corriere.it/italians.

Alitalia La vendita ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Trattativa Il nodo esuberi 2.100 L'annuncio di esuberi stimati dal presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, nel piano di acquisto di Alitalia. Ma la Uil li vorrebbe ridotti del 40%.

Padoa-Schioppa: per la compagnia tempo scaduto ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisto di Alitalia, alternativa a quella di Air France-Klm. "La gente - dice Padoa-Schioppa - sogna che ci siano più tempo, acquirenti alternativi, soluzioni alternative. Ma Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana". Poi non resta che portare i libri in tribunale per le procedure di amministrazione controllata o di fallimento.

Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in questa intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" che è stato imposto dall'

Bersani: senza Air France libri in tribunale ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pier Luigi Bersani - lasciò Alitalia nel 2001 in ben diverse condizioni. Quelli che con Berlusconi adesso corrono a fare i salvatori sono i veri responsabili del disastro. Nel 2003 persero l'ultimo treno buono, l'accordo con Air France e Klm, quando le condizioni di Alitalia non erano quelle di oggi".

E il Cavaliere ora teme per l'Expo ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Expo e la vertenza Alitalia? Moltissimo, secondo Silvio Berlusconi, che ha affrontato la questione con i suoi e con il sindaco Letizia Moratti ( foto). E dietro alla richiesta di tempo, per consentire ad una cordata italiana di presentare una propria proposta alternativa a quella di Air France, c'è anche una strategia precisa: vedere che cosa succederà il 31 marzo prossimo,

Bertinotti: <Nuova sinistra, processo irreversibile> ( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto. Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del primato e dell'impresa e va oltre l'interclassismo.

Alitalia, i sindacati non ci stanno: <Basta ricatti, vogliamo trattare> ( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, i sindacati non ci stanno: "Basta ricatti, vogliamo trattare" Roberto Farneti In bilico tra la "padella" di un piano che prevede 8mila esuberi e la "brace" del commissariamento, i lavoratori dell'Alitalia guardano con il fiato sospeso a quanto potrebbe accadere martedì prossimo, quando si terrà il secondo incontro tra i sindacati e il numero uno di Air France-

Alitalia, allarme del Tesoro ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il ministro: con il commissariamento tagli più pesanti. Cisl e Uil contro il governo: basta giochi Alitalia, allarme del Tesoro Padoa-Schioppa: poche settimane di ossigeno. I sindacati: no ai ricatti.

Alitalia farà parte di un gruppo guidato dal primo vettore mondiale e nelle intenzioni dei fran ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

ROMA Su Alitalia è scontro a tutto campo. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schiop ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: commissariamento di Alitalia brucerebbe molti più posti di lavoro che la vendita". I sindacati, però, considerano la minaccia di fallimento come un "ricatto inaccettabile". In un intervento sul Messaggero, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi chiede ad Air France di cambiare il piano industriale e si dice favorevole a dare ad Air One la possibilità di fare una nuova offerta.

BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier Ferdinando Casini ( ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dice Pier Ferdinando Casini (nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che gli impedirà qualsiasi fair play in Parlamento. Il leader Udc parla a trecentosessanta gradi della campagna elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo.

La procedura di vendita per Alitalia consente a qualsiasi concorrente di lanciare un'opa o un o ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: offerta pubblica più vantaggiosa in termini di prezzo e sempre che il piano industriale proposto consenta il rilancio e lo sviluppo di Alitalia. L'offerta concorrente dovrebbe inoltre confermare l'impegno a non rivendere le azioni per 3 anni e a salvaguardare l'identità nazionale di Alitalia per 5 anni, due condizioni che il governo reputa "irrinunciabili".

MILANO - La cordata tricolore per salvare Alitalia - mi impegno io a metterla in piedi ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: salvare Alitalia - "mi impegno io a metterla in piedi", aveva detto Silvio Berlusconi due giorni fa - potrebbe presto uscire allo scoperto. Carlo Toto, patron di Air One ieri ha dichiarato "Intesa Sanpaolo è con noi" aggiungendo che il vettore e la banca guidata da Corrado Passera hanno "lavorato insieme al progetto anche dopo che il governo ci ha eliminato in favore di Air France"

ROMA - I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente c ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di ROBERTO STIGLIANO ROMA - "I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente continua invece a sognare che ci siano ancora margini, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative. Siamo davanti a una drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà".

Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e Alitalia Malpensa. "Allora, rifiuti: sono una drammatica emergenza sociale e igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è un immobilismo inquietante. Ma detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di Napoli mostrano già un effetto valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a dare di sè un'immagine unitaria solo nelle cose negative,

Il doppio gioco della politica ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I sindacati hanno molte responsabilità, ma Alitalia non sarebbe sull'orlo del fallimento e Malpensa non rischierebbe la retrocessione se la politica italiana del traffico aereo non fosse stata dettata da calcoli elettorali, pratiche clientelari e ambizioni municipali rappresentate a Roma da parlamentari locali.

Tokyo, LA, Mexico: Fiumicino decolla ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da Fiumicino a Toronto e Montreal per 250 euro Qualunque sia il futuro di Alitalia, di certo c'è che da subito Fiumicino avvia la sua campagna di primavera. Alla ricerca di nuovi mercati. Senza prescindere dalla compagnia di bandiera, ovviamente, di cui tornerà comunque ad essere l'hub principale, anzi il solo aeroporto destinato ai più importanti collegamenti internazionali,

Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.

ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad avviare la discussione subito dopo il voto?

ELEZIONI DI APRILE ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tanto più ora che il salvataggio di Malpensa e dell'Alitalia richiedono un concorso elettorale generale. Sul voto utile mi permetto quindi dissentire da chi afferma che anche il voto ai partiti che non raggiungeranno le soglie necessarie alla Camera e al Senato, sia un voto utile: quelli sono semplicemente voti sciupati paragonabili all'astensione.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Allarme su Alitalia Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa lancia l'allarme sulla situazione di Alitalia: "Ossigeno ancora per poco". Ma i sindacati insistono: "Non cediamo ai ricatti". E Di Pietro accusa Berlusconi, che ha lanciato l'alternativa ad Air France: il Cavaliere fa insider trading.

Continua a tenere il baricentro delle discussioni su ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il baricentro delle discussioni su Alitalia l'iniziativa di Silvio Berlusconi che sta prospettando una cordata italiana per il salvataggio della compagnia. Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro attaccare il Cavaliere per quello che definisce "un atto di insider trading immorale e illegale", mentre il destino della compagnia di bandiera tiene banco nel dibattito elettorale.

Spinetta studia le modifiche al piano ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Spinettà sarà a Roma domani sera e probabilmente avrà un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi avanti, ma si tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli mai affrontati in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da ambienti del vettore d'oltralpe.

Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: segnale della volontà di far sviluppare Alitalia". Non solo: è necessario anche "l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". Se su tali punti Air France non cambia la sua offerta, è l'avvertimento, si apre la via del commissariamento, "la cui responsabilità ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia Padoa-Scioppa" puntualizza il segretario Filt-

La par condicio? Non sposta voti ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
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Abstract: La stessa cosa vale oggi per Alitalia". Cioè? "Il 77% di coloro che tendenzialmente voteranno centrodestra e il 73% degli elettori di centrosinistra vorrebbero che Alitalia restasse italiana. è una cosa che interessa". Ma è anche una cosa di cui parlano i Tg. "Sì, ma la par condicio non c'entra.

Presidente, che impressioni ha di questa campagna ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale.

Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana" Giorno cruciale: il 31 marzo ( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)
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Abstract: Informatica Varie Annunci legali CRISI ALITALIA / DA 'IL SOLE 24 ORE Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana" Giorno cruciale: il 31 marzo Secondo il quotidiano economico, circolano già i primi nomi degli imprenditori che potrebbero far parte della cordata. Ma è una corsa contro il tempo Milano, 23 marzo 2008 - Bruno Ermolli, senior advisor dell'investment banking Jp Morgan per l'

Fini:avremo i voti per governare ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
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Abstract: La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale.

Bianchi smentisce Padoa Schioppa "Escludo che sopravviverà per poco" ( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente.

Bianchi smentisce Padoa Schioppa "Escludo che sopravviverà per poco" ( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)
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Abstract: Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente.


Articoli

Al peggio non c'è mai ne (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

MARCO PONTI Alitalia è tecnicamente fallita da tempo, e vale qualcosa ormai solo per le protezioni pubbliche dalla concorrenza di cui ancora gode come "compagnia di bandiera" a danno degli utenti (cioè alcuni slot pregiati e l'esclusiva "bilaterale" sulle rotte intercontinentali, eccetto, tra un mese, quelle per il Nordamerica, che verranno liberalizzate in tutta Europa). AirFrance-Klm si offre di comprare solo quello che ha qualche valore sul mercato, non si possono pretendere acquirenti-benefattori. Nessun'altra offerta industrialmente credibile è apparsa in questi anni (AirOne è essa stessa in difficoltà economiche, è piccola e non ha alcuna esperienza internazionale). AirFrance ha dichiarato di voler comprare a certe condizioni, tra le quali l'assenso del futuro governo e dei sindacati. In presenza di forti resistenze politiche da parte della possibile nuova maggioranza (il centrodestra, al Nord appoggiato anche da parte del centrosinistra per il problema di Malpensa, incredibilmente gonfiato sotto elezioni), il sindacato si è ovviamente molto irrigidito. Come sempre, le garanzie politiche (anche solo ventilate) hanno immediatamente reso irresponsabili la parti interessate. Questo è esattamente il meccanismo che ha generato il disastro della compagnia: "Non si può permettere che Alitalia fallisca o si ridimensioni, per l'immagine del paese ". Ma qualcuno ha verificato il contributo di Alitalia a questa immagine? Oggi è oggetto di scherno, all'estero, per inefficienza e intromissioni politiche senza fine (e senza senso). Se dovesse fallire tuttavia sarebbe un problema, ma non certo una tragedia, utilizzando i normali ammortizzatori sociali e tenendo presente che il settore è in rapida espansione ed evoluzione, come non sono state tragedie i fallimenti di Swissair, Sabena, Twa, Eastern, Pan American, eccetera. Per di più, il paese, da campione della difesa del monopolio, in questo settore sarebbe "costretto" a divenire, a livello interno ed europeo, campione di un'accelerata liberalizzazione del settore (un paese senza compagnia di bandiera ha tutto l'interesse a che anche gli altri liberalizzino). L'offerta AirFrance-Klm è l'unica credibile sul piano industriale, quindi la migliore possibile per Alitalia (forse non per gli italiani). Ma al peggio non c'è mai fine: perché non fare una bella cordata tutta italiana, con partecipanti vicini alla politica, promettendo, non esplicitamente certo, "favori trasversali" (cioè sempre soldi dei contribuenti, alla fine), ai coraggiosi investitori che si offrissero di sacrificarsi per la Patria? E il Nord si accoderebbe chiudendo Linate, in modo da ridurre una pericolosa concorrenza: che giova a chi viaggia, ma l'importante sarebbe difendere il nuovo campione nazionale (o padano), non certo i cittadini. Sembra tardi per quest'ultimo scenario, ma è meglio essere prudenti?.

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Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi cavalca ancora la crisi aerea. Il Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette la cordata italiana nel giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.

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Il bluff di Silvio durerà un mese (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA VERSO IL COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la proposta alternativa subito. Berlusconi: assurdo Il bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un obiettivo lo ha già raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono finire sulla graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non tra due mesi. Se Spinetta rifiuta di far parte dello psicodramma italiano nel quale è immersa la compagnia di bandiera, il Cavalier Silvio Berlusconi si lascia andare a battute da avanspettacolo, ma non scopre le carte. Alla fiera dell'ovvio ("i miei figli non si tirerebbero indietro") e delle improvvisazioni ("se c'è la cordata, Intesa potrebbe appoggiarla"), il leader del Pdl rivede e corregge, in chiave elettorale, Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa, conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!". Berlusconi ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air France. Secca la replica di Palazzo Chigi. "Non parlo ? ha detto Prodi ? perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È ora di essere seri". Berlusconi, però, se la ride e prosegue lo show: la cordata italiana c'è, ma serve tempo. Un tempo che, forse iniziano a capirlo solo ora i sindacati, manca prima di tutto ad Alitalia, le cui difficoltà sono note. Lo stesso ministro delle infrastrutture Di Pietro, che certo non si può definire un supporter dell'operazione, dice chiaro e tondo che non si possono dilatare i tempi: il prestito ponte al buio non lo consente in primo luogo l'Unione europea, ma non sarebbe onesto neanche nei confronti dei contribuenti. Come potrebbe, infatti, il governo concedere un prestito ponte senza sapere chi lo dovrà restituire? Berlusconi, però, non demorde: "Penso che ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito". Poi, nel pomeriggio, ci ripensa, dopo che il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che un'eventuale cordata alternativa se c'è va presentata subito. "Se c'è una cordata italiana ? ha dichiarato Veltroni ? va benissimo, anche se è strano che non sia uscita in questi mesi, ma venga fuori in 48 ore, non il 14 aprile che poi magari non viene fuori ... altrimenti ci ritroviamo nelle condizioni per cui non c'è la cordata italiana, Air France si tira fuori e Alitalia va a gambe per aria". Non ci sta a essere inchiodato alle proprie responsabilità e così Berlusconi definisce assurdo che si chieda una proposta in 48 ore. Detto questo però il Cavaliere spiega che la cordata di imprenditori c'è, è italiana, ha un serio piano industriale e, soprattutto, Banca Intesa non si è chiamata fuori. Una interpretazione, quanto meno dubbia, delle parole dell'amministratore delegato Passera, quella di Berlusconi. "Non ha smentito affatto. Mi risulta che è sulle posizioni di mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un piano industriale". Tuttavia sul nome del partner bancario Berlusconi non scopre le carte al punto che il sospetto del bluff resiste: "Credo che si potrà fare con il supporto di un importante istituti di credito". Al momento, però, l'unica a farsi avanti è AirOne che tuttavia ha chiesto una due diligence per conoscere il reale stato di salute della compagnia di bandiera: "Deve decidere il governo se vuole ricevere altre proposte, perché in un'operazione così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve". E neanche a dirlo l'operazione richiederebbe giusto 3 settimane che è poi il lasso di tempo che ci separa dall'appuntamento elettorale. A fremere ora è Air France che martedì alle 11 tornerà a incontrare le nove sigle sindacali per capire se è possibile trovare un accordo. Tuttavia se la Filt-Cgil avverte che senza nuovi contenuti, l'incontro è inutile, per la Fit Cisl non si può più perdere tempo: "La responsabilità è tutta del ministro Padoa-Schioppa. Spetta a lui assumere le decisioni necessarie nell'interesse dell'azienda". Berlusconi, però, in proposito si è già espresso: non mi interessa quel che dice Tps. Il commissariamento di Alitalia è sempre più vicino.

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"Un colpo gobbo per Malpensa" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

NOVARA.IL PRESIDENTE DEL COMITATO Convegno a Bellinzago "Un colpo gobbo per Malpensa" "Ulteriore danno a tutta l'area: la filiera logistica occupa oltre 13 mila lavoratori" Il rilancio del Nordovest [FIRMA]GIANFRANCO QUAGLIA NOVARA Una beffa che si aggiunge ai danni già subiti. Anzi, un "colpo gobbo", come lo definisce Gianfredo Comazzi, presidnete del Comiato Malpensa che riunisce le Camere di Commercio di Milano, Novara e varese. "Il piano Air France per l'Alitalia non va bene: lo abbiamo sempre detto e il brusco ribasso del titolo in Borsa lo conferma ampiamente. Ma adesso c'è un ulteriore preoccupazione: l'annunciata dismissione della sezione cargo rappresenta un autentico colpo gobbo che francamente non ci aspettavamo, visto che il ''Piano Prato'' dello scorso agosto prevedeva, al contrario, un potenziamento su Malpensa di quello specifico settore, con trasferimento di piloti e aerei. Un pessimo regalo, se così vogliamo dire, che si aggiunge ai troppi che qualche scellerato vorrebbe fare all'area a maggior forza industriale del paese, quella che produce la quota principlae di merci destinate ai mercati di tutto il mondo". Secondo il presidente non sarebbe sufficiente neppure la moratoria di due anni. La dismissioen della divisione cargo finirebbe con il mettere a repentaglio la crescita di una filiera della logistica che ha numeri ragguardevoli: 13 mila lavoratori occupati nella sola area Malpensa, il 68% dell'occupazione totale della provincia di Varese nel settore, allontanando dal territorio numerose aziende, anche multinazionali. Nel 2007 l'incremento delle merci movimentate è stato addirittura del 16% rispetto all'anno precedente, salendo a quota 470 mila tonnellate: è il 50 per cento dell'intero traffico merci via aereo, in Italia. E le previsioni Sea segnalavano una nuova crescita pari al 40% entro il 2012. Cifre riferite alla proiezione ante-piano Alitalia. "Allargando lo sguardo all'intero traffico - aggiunge Gianfredo Comazzi - merci e passeggeri insieme, è deludente constatare che nel solo brevissimo lasso di tempo tra dicembre 2007 e gennaio 2008, alle prime avvisaglie di una tempesta che si vuole fare cadere sull'hub Malpensa, l'indice di accessibilità all'area intercontinentale del nostro scalo (dati Certet Bocconi-Unioncamere Lombardia) sia sceso da un valore di 35 a uno di 24, fatto cento il benchmark Londra. Si è passati dall'ottava alla tredicesima posizione in Europa. Inutile aggiungere che ci sarà un ulteriore crollo dell'indicatore con i tagli ai voli Alitalia di fine marzo".Non solo Malpensa è in gioco. Ma l'intero sistema infrastrutturale e logistico di una vasta area. Domenica prossima, 30 marzo, sarà inaugurata la bretella di collegamento Boffalora-Malpensa. Il giorno prima sabato 29, il Comuno di Belliznago organizza un convegno (ore 10) dal titolo "Da Novara il rilancio del Nordovest". Intervengono Roberto Cota, Guido Crosetto, Roberto Formigoni, Gian Luca Susta, Giuseppe Cerutti, Mino Giachino. Moderatore Adelmo BrustiA.

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Cresce la preoccupazione del governo per la sorte di Alitalia e il ministro del Tesoro Padoa-Schiopp (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

A è convinto che abbia "ossigeno per poche settimane". Ha detto ai suoi: "Con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno". Più vola, più l'azienda perde: potrebbero a giorni restare a terra 100 aerei su 178. I sindacati tengono duro, sono contrari al commissariamento: "E' un gioco puerile del governo, no ai ricatti", dice Bonanni della Cisl. E mentre Di Pietro accusa Berlusconi di fare "insider trading" con la cordata, lui si prepara a presentare un nuovo contratto con gli italiani in 5 punti. ALLE PAG. 2, 3 E 13.

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"Alitalia non ha più ossigeno" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Sarebbero bloccati cento apparecchi su 178. Berlusconi prepara un nuovo contratto con gli italiani in 5 punti "Alitalia non ha più ossigeno" Padoa-Schioppa: con il commissario aerei a terra. I sindacati: no ai ricatti.

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"A me gli imprenditori hanno sempre detto no" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Da quattro giorni la deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva ogni ora di più, anche se ieri mattina Romano Prodi è stato momentaneamente "distratto" dall'ultima campagna de Il Giornale sulla presunta scomparsa dei regali ricevuti dal premier durante il suo mandato. Ieri mattina Prodi, nella sua casa di Bologna, stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull'Appennino reggiano - dove il Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli e i tantissimi nipoti, ma l'articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia) una rabbia fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un'indignazione per certi versi "superiore" a quella suscitata dall'annuncio di Clemente Mastella sulla fine del suo sostegno del governo. Ma la rabbia per il tentativo del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo in causa su vicende che ne possano minare la credibilità personale ieri pomeriggio sembrava sbollita e la sorte dell'Alitalia aveva ripreso a tener desta l'attenzione del premier. Sulla vicenda Prodi non intende intervenire in modo formale né informale e a chi gli chiede cosa ne pensi veramente, ripete: "C'è una precedura in corso e non è proprio il caso di parlare". Ma, sia pure a mezza bocca, si toglie un sassolino: "Se si manifesteranno novità, vedremo. Ma nel corso dell'anno appena trascorso, gli imprenditori italiani in qualche modo coinvolti hanno dato tutti la stessa risposta: Alitalia? E che siamo matti?". Di più Prodi non dice e non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non sembra un "j'accuse" specifico nei confronti di questo o quell'imprenditore, anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a sondaggi preliminari. Certo, alla fine del 2006, l'imprenditore più vicino al Partito democratico, il patron del gruppo Espresso Carlo De Benedetti, era sembrato essere interessato ad Alitalia. Un interessamento breve, più dichiarato che concreto e comunque esaurito negli ultimi giorni del 2006. Il 6 dicembre l'Ingegnere chiese un appuntamento a palazzo Chigi con Prodi e in quella occasione spiegando che per lui poteva valere la pena imbarcarsi nell'operazione, soltanto avendo mani libere. Una rinuncia determinata dai paletti posti dal governo: salvaguardia dell'interesse nazionale e dei posti di lavoro. Certo, non hanno fatto piacere a Prodi le parole pronunciate alcuni giorni fa da Carlo De Benedetti, che ha detto: "La trattativa per la vendita di Alitalia è stata condotta nel modo peggiore possibile: pensavano di vendere un'azienda "in bonis" e invece Padoa-Schioppa ha parlato di rischio di commissariamento, cosa che avrebbe dovuto fare un anno fa". In compenso pare che non gli siano dispiaciute le parole dell'ex presidente dei giovani industriali (ora candidato del Pd) Matteo Colaninno: "Alitalia è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse un'offerta, lo guarderei con preoccupazione". Un modo allusivo per dare del matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell'operazione-Alitalia. Ma, l'approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine per un accordo tra sindacati e Air France), renderà ancora più ermetico Prodi. Il premier non ha pronunciato una sola parola neanche durante la campagna elettorale, per non sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l'oscuramento che il Pd ha imposto al governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di Prodi in iniziative di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore. Che sta meditando una piccola "sorpresa", come dice lui stesso: "Il 9 aprile Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me lo consentirà, farò il possibile per esserci".

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Se il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non gli interessa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Luigi Angeletti Presidente Formigoni: questa cordata? "Confermo che ci stiamo lavorando e dirò di più. Nonostante siano giorni di vacanze pasquali, tra ieri e oggi ho ricevuto altre due telefonate di imprenditori che vogliono aggiungersi a questa iniziativa di orgoglio nazionale". Qualcuno subodora il bluff. I nomi? "Non scherziamo. Le cose sono serie, sul punto di essere presentate pubblicamente. Ma prima di staccare un assegno questi imprenditori hanno il diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare Alitalia non è uno scherzo, qual è l'identikit dei partecipanti? "Rientrano importanti gruppi italiani, con l'interesse anche di player internazionali. Mi fermerei qui". Già, però tempo fa lei aveva già annunciato l'esistenza di una cordata. Perché siamo ancora ai preparativi? "Allora dicevamo semplicemente che a Malpensa il mercato c'è, che c'erano e ci sono compagnie pronte a sostituire Alitalia. Per questo avevamo chiesto la moratoria. Non ce l'hanno concessa e abbiamo dovuto intensificare gli sforzi e fare uno scatto in avanti". Cosa farà la cordata: butterà a mare Fiumicino per salvare Malpensa? "Dalle notizie che abbiamo, il piano salvaguarderà sia Fiumicino sia Malpensa". E come si conciliano i due aeroporti? "Alitalia è l'unica compagnia capace di perdere a Malpensa, dove le altre guadagnano. Paga la sua disorganizzazione, di cui sono emblema gli equipaggi che partono da Roma per prendere servizio a Milano. Secondo il piano alternativo, a Fiumicino lavorerà gente che abita nella capitale, a Malpensa gente che sta in zona". Ci saranno trasferimenti di massa? "Stanno ancora studiando come riorganizzare la compagnia, perché di questo si tratta". Mentre studiate, Alitalia sta spegnendosi. La cordata interverrà quando sarà già fallita? "La cordata farà in tempo a prendere Alitalia da viva. Non tra 24 ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di Padoa-Schioppa. Il ministro ha fretta di vendere, il leader del Pd ha difficoltà politiche su questa vicenda. Per la cordata ci vorranno 3 o 4 settimane, come ha detto il presidente Berlusconi". Giusto il tempo di arrivare alle elezioni. "E' vero, la scadenza coincide con le elezioni. Ma bisogna essere seri. Noi lavoriamo da mesi a questa soluzione, quando ancora le elezioni anticipate non se le sognava nessuno". Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa dice che Alitalia per come sta messa ha poche settimane di vita. Lei si assume questo rischio? "Non ci risulta. E' in corso una drammatizzazione estremistica della situazione". La situazione, ammetterà, è grave. "Nel bilancio di Alitalia si vede un'impennata in negativo a partire dal piano "di sopravvivenza", io direi "di agonia", varato da Prato. Storicamente, però, le perdite si concentrano nei mesi estivi. La compagnia può andare avanti diversi mesi". E allora di cosa stiamo parlando? "Di una situazione grave per la quale ci stiamo impegnando. Vogliamo evitare che i tifosi di Air France vendano Alitalia a condizioni che non merita, insieme con il ricco mercato del Nord". Ci dice almeno quanti sono in cordata? "Buona Pasqua".

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Parigi vuole prendersi anche i tram di Firenze (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]LUCA FORNOVO C'è un universo parallelo non molto distante da Roma, a Firenze, dove va in scena una storia, delle dimensioni più ridotte di Alitalia, ma dai contorni pressoché identici. L'Ataf, azienda pubblica (l'82% del capitale è del Comune di Firenze) di trasporti terrestri ha da fare i conti con una crisi finanziaria pesante. I pagamenti ai fornitori sono slittati dai 30-60 giorni di prassi a 120-180. I ruoli però sono capovolti, perché in questo caso i sindacati fanno di tutto perché la società finisca in mani francesi. Quelle della Ratp, altro colosso che viaggia al ritmo di 4 miliardi di fatturato l'anno e gestisce treni metropolitani, metrò, autobus e tram nell'intera regione di Parigi. Vuole una bella fetta dell'Ataf. "Se domani ci fosse una gara per una partnership con Ataf - spiega Bruno Lombardi, numero uno di Ratp in Italia - ci batteremmo per non lasciare il posto a nessuno". E i sindacati sono con lui. "Meglio i francesi - dice il segretario provinciale della Filt-Cgil, Andrea Viciani - dobbiamo avere una sola azienda di trasporti, è l'unico modo per salvare i posti di lavoro". Nel capoluogo toscano operano tre società di trasporti: l'Ataf, Li-nea e Gest, la società mista (al 51% di Ratp e al 49%% di Ataf) che gestirà i tram che entreranno in funzione nel 2009. "Un pasticcio - commenta Viciani -. Con un'azienda sola avremmo un presidente, un cda, un contratto aziendale. Le economie di scala terrebbero giù i costi mettendo al sicuro i 1400 dipendenti di Ataf e i 180 di Li-nea". Ma se i sindacati sono dalla parte dei francesi, lo è un po' meno il Comune di Firenze. Il vicesindaco, Beppe Matulli spiega: "Fare una gara pubblica per arrivare alla fusione a tre tra Ataf, Li-nea e Gest e aprire ai privati il capitale di Ataf non è facile. L'aggregazione potrebbe essere funzionale, ma ci sarebbero problemi dal punto di vista degli assetti societari". Il vero problema è stabilire se dare una quota azionaria ai francesi e in quale percentuale. I sindacati si chiedono quando verrà presa una decisione. "Bisogna vedere se c'è la volontà politica - risponde il vicesindaco - per creare le condizioni di una fusione". Insomma, come per Alitalia, tutto verrà rimandato a dopo le elezioni. E intanto l'Ataf continua a perdere colpi: negli ultimi mesi i ricavi del gruppo sono scesi a causa del calo delle vendite dei biglietti. A ciò potrebbe aggiungersi l'onere di oltre un milione di euro di multe, comminate dalla Provincia all'azienda, a seguito dei ritardi cronici degli autobus alle fermate. Nell'universo parallelo dell'Ataf di Firenze tante cose vanno al contrario rispetto al mondo di Alitalia, ma una regola è uguale ovunque: più il tempo passa senza far nulla, più le aziende rischiano di finire sul lastrico.

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Padoa-Schioppa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Alitalia rischia di restare a terra" Il ministro: "Compagnia senza ossigeno" Se si ritira Air France fermi 100 aerei su 178 [FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Al Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa è davvero preoccupato, in queste ore. Al crescere dei no ad Air France, ha detto ai suoi collaboratori: "Ma non si rendono conto che con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno?". E l'amministrazione controllata è imminente, perché "l'Alitalia ha ossigeno per qualche settimana" ha dichiarato il ministro al Financial Times. "C'è tempo fino a giugno" sostiene Roberto Calderoli della Lega Nord. Niente affatto, a giugno c'è il fallimento, dicono al Tesoro: tutti gli aerei a terra. Per evitare il disastro operativo e le conseguenze giudiziarie il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato, molto prima chiederà l'amministrazione controllata. "Ma è un caso ben diverso dalla Parmalat - spiegano i tecnici che valutano l'ipotesi - perché la Parmalat era, dal punto di vista industriale, sana; una volta sgravata dai debiti di Tanzi, Enrico Bondi l'ha potuta rilanciare". L'Alitalia, invece, più vola più perde. Nel suo caso l'amministrazione controllata affidata a un commissario straordinario costringerebbe a tenere a terra, per risparmiare, almeno metà degli aerei. La cifra che gira è che continuerebbero a volare 70 apparecchi su 178. Oltre alle rotte più in perdita, sarebbero le tratte minori nazionali a soffrire. E quanti dipendenti resterebbero a casa? Molti di più dei 2.100 di cui Air France si vuole liberare. "Non se ne rendono conto. Le conseguenze sarebbero catastrofiche per il sistema paese" è la frase che il ministro dell'Economia ripete più spesso. Al quotidiano britannico ha detto che "tutti stanno giocando sull'orlo del baratro; e il centro di gravità dell'azienda si sta spostando al di là dell'orlo"; la parola che ha usato in inglese è brinkmanship, coniata negli anni '50 per la deterrenza nucleare, ma anche accostata al gioco mortale praticato con le auto da James Dean e dai suoi amici nel film "Gioventù bruciata". E' perfino azzardato calcolare tempi, dicono al Tesoro: se i fornitori cominciano a voler essere pagati in contanti, e i clienti per essere sicuri che voleranno prenotano con altre compagnie, il crack sopraggiunge in pochi giorni. Si riesaminano i fallimenti della Swissair e della Sabena: già in difficoltà, le schiacciò in 3 settimane il calo del traffico dopo gli attentati alle Torri Gemelle. Assorbite da altre compagnie, si sono persi 9.000 posti di lavoro persi nel primo caso, dopo alcuni giorni di stop ai voli, 7.000 nel secondo, tra cui due terzi dei dipendenti diretti. Padoa-Schioppa non vede alternative. Per quanto severe, le condizioni di Air France gli paiono molto migliori di quanto accadrebbe con l'amministrazione controllata; e chiede ai suoi interlocutori di rendersene conto, perché gli pare che "abbiano perso il senso della realtà". Voci raccolte ieri dalle agenzie di stampa a Fiumicino tra i dipendenti Alitalia testimoniano che il commissariamento fa paura, Air France assai meno. Per il ministro non è una sorpresa, perché aveva ricevuto la stessa impressione giorni fa parlando con il personale di volo del Roma-Milano. Ma, nel disordine di 10 sigle sindacali attive tra il personale, i più tengono duro. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, dichiara che "il ricatto del commissariamento è un giochetto puerile del governo" e chiede un rinvio a dopo il voto. I vertici di Cgil e Uil invitano Air France a una trattativa serrata senza ultimatum: per Luigi Angeletti della Uil se il presidente della compagnia franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, non si presenterà alla trattativa di martedì con proposte meno pesanti, "vuol dire che non vuole fare l'accordo".

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Silvio spodestato Santanchè regina del battutario (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La storia Nel taccuino dei primi trenta giorni Il podio Spot su Gesù LA ZAMPATA IL CARNEADE WALTER CI PROVA IL RE DI NUSCO IL CAVALIERE LA SFIDANTE Silvio spodestato Santanchè regina del battutario Bilancio già ricco a metà della campagna elettorale Tra le gaffe Oscar a Di Pietro e al suo 13° apostolo MATTIA FELTRI "Via gli uomini Voglio fare la foto con le sole donne Io sono Silvio Berlusconi non Silvio Sircana" Ecco le frasi da non dimenticare Pdl contro i socialisti "Superato ogni limite" "La parità uomo-donna ci sarà soltanto quando una cretina sarà sistemata ai posti di comando" Cossiga: voterei Bertinotti se avesse tenuto falce e martello "Io, 33° nella lista Udc Ha più chance Fausto di diventare Papa" "Il senatore Di Gregorio? Anche Gesù Cristo ha sbagliato con i suoi apostoli Uno su 13 l'ha tradito" "Miss Padania è toscana Certe cose non le spieghi nemmeno ai lombrichi" "Dalle mie parti Udc vuol dire soltanto: U Demita Ciriaco" Tiene la scena con il colpaccio sul figlio e le precarie S'inventa un Fini trasformato in "valletta" ROMA Silvio Berlusconi Daniela Santanchè Antonio Di Pietro Peccato di pantalone pronta assoluzione, dicono i saggi di Sicilia, e fra tutti i merli maschi della politica italiana il più cascamorto è sempre Silvio Berlusconi. Se c'è una femmina nei paraggi non si contiene: "Tutte si innamorano di me, che ci posso fare?". La sua campagna elettorale prevede una battuta al giorno, e almeno una a settimana sulle signore: "La faccio, la foto. Ma soltanto con le donne. Mi chiamo Silvio, ma Berlusconi, non come quell'altro". Quell'altro era Silvio Sircana, il portavoce unico fotografato mentre sbirciava dal finestrino i trans romani. Spesso le facezie del Cavaliere sono buone, spesso passabili, spesso inascoltabili. E' che la politica italiana non scala le vette del senso dell'umorismo. "Tuteliamo i figli di Berlusconi", ha puntato all'ironia Pietro Marcenaro (Pd), e riferendosi ai giovani eredi dati in sposi alle precarie e in corsa per Alitalia dal frizzante genitore. La vena comica, nella prima fase della campagna elettorale, ha accarezzato il sublime sulle ali dell'involontarietà: "Berlusconi ha segnato un'epoca come De Gaulle", ha sostenuto Gianfranco Rotondi. "E' meglio abortire che dare i figli all'orfanotrofio, con tutti i pedofili che ci sono in giro", ha spiegato Franca Rame. Da podio olimpico l'uscita di Antonio Di Pietro a proposito di Sergio De Gregorio: "Anche Gesù Cristo ha sbagliato con gli apostoli: uno su tredici lo ha tradito". Ma gli apostoli erano dodici. E' che il candidato deve fare colpo, specie il candidato paracadutato. Luca Barbareschi: "Ho seguito le polemiche sulla mia candidatura. Da sardo avrei fatto lo stesso. Però sappiate che io ho fatto politica da sempre e, da velista, conosco la Sardegna metro per metro". Michaela Biancofiore, bolzanina del Pdl in lista in Campania, scruta l'albero genealogico: "Ho uno zio acquisito ad Avellino. Sono stata spesso in vacanza in costiera amalfitana, Ravello, Positano, ma anche Ischia e Capri". Paracadutavano questo ed escludevano quello. Come Beppe Lumia, poi recuperato. "Non è vero che è stato escluso. Semplicemente non è stato incluso", ha precisato il presidente della provincia di Enna, Cataldo Salerno (Pd). Ma, insomma, l'aspirante leader si cimenta. Il pubblico gradisce ironia e sarcasmo. Berlusconi è un riciclatore, c'è una battuta che fa a ogni tornata, stavolta di nuovo. Ha visto un bambino e gli ha chiesto: "Quanti anni hai?". Sei, ha risposto il piccolo. "Alla tua età io ne avevo già otto". L'infanzia stuzzica anche Walter Veltroni. E' stato a pranzo da una famiglia di Orzano (Ravenna) e poi ha squadernato un disegno del bimbo con scritto: "Walter è forte e io lo tifo". "Ha trovato il modo di mangiare a sbafo", ha replicato Berlusconi. "Se parla di Prodi, gli fermano il pullman e gli sgonfiano le ruote", ha aggiunto Gianfranco Fini. Ma pure lui è un bell'obiettivo. Specialmente di Daniela Santanchè, autentica scoperta di queste settimane: "Fini non ha sangue nelle vene". Così così, ma viene a seguito di altre migliori: "Che soddisfazione vedere Fini trasformato in valletta. Finalmente una valletta maschio", ha detto dopo averlo visto sul palco del Palalido a fianco del capo. E poi: "Fini ora è come Enrico Bondi: un dirigente d'azienda in attesa di promesse da leader che non vedrà mai mantenute". Lei, inoltre, è sessualmente eclettica: "Ci sarà la parità soltanto quando la più cretina sarà al posto di comando". Oppure: "Tutte le donne hanno la sindrome dell'ape regina. Vogliono essere l'unica". La spiritosaggine più famosa è, però, anche una delle meno riuscite: "Alle precarie dico: sposate mio figlio". Made in Berlusconi, naturalmente. Ma l'ottimo Raffaele Bonanni ne ha subito infilata una discreta: "Buona idea. Ma i precari sono molti, i ricchi sono pochi". "E non sono nemmeno poligami", ci ha messo il carico Franco Giordano. Certi temi vanno lasciati a chi è del ramo, come Luciana Sbarbati, repubblicana in quota Pd: "Vengo dalla società civile: ho lavorato nel sociale". Anche la Sbarbati, come Barbareschi, è stata dirottata in Sardegna, e lei pure ha però un buon aggancio: "In molti ricordano con piacere il comizio di Cagliari in cui ero sul palco con Prodi, Fassino e gli altri". Peccato che gli acciacchi abbiano rallentato Francesco Cossiga, grande showman. Ma una notevole l'ha sfoderata: "Ho anche pensato di votare Bertinotti, ma solo se avesse avuto il coraggio di mettere la falce e il martello nel simbolo". Ci ha pensato un vecchio sodale, Ciriaco De Mita, a tenere issata la bandiera democristiana: "Pd e Pdl promettono di tutto senza dire come faranno. E' come se io dicessi agli elettori che è pronta una spiaggia a Nusco". E ancora più su: "Udc? dalle mie parti vuol dire U Demita Ciriaco". Spesso ci si dirotta sul mezzo insulto, o tre quarti: "Veltroni è laureato in fiction", ha annunciato Berlusconi. "E ci si pulisca il culo", ha risposto Francesco Storace-Totò al mago Otelma che gli offriva una favorevole carta astrale. "Ciarrapico rappresenta l'inciucio anche fisicamente", ha declamato la solita Santanchè. "Lo trattano come uno sguattero", ha riferito il medesimo Ciarrapico a proposito di Fini. "Ma chi è 'sto Juncker? Me pare 'no yogurt", ha suggerito Alessandra Mussolini del presidente dell'eurogruppo popolare. "La politica non è mai scesa così in basso", ha commentato il povero Clemente Mastella. Forse perché Raffaele Lombardo vuole fare della Sicilia "una nuova Irlanda". O perché secondo Sandra Zampa "Prodi è un uomo che il mondo cerca". O, ancora, perché "con l'hard a modo mio ho fatto politica", ha sentenziato Milly D'Abbraccio. Si cade in basso ma si festeggia: "Hanno fatto miss Padania e ha vinto una di Grosseto. Certe cose non si possono spiegare neanche ai lombrichi", ha sospirato Veltroni. Meno male che qualcuno mantiene il senso del limite: "Penso che sia più facile che Bertinotti diventi Papa piuttosto che io diventi deputato". Il premio di mezza campagna va a lui, Francesco Masina, candidato numero 33 dell'Udc in Emilia Romagna. Botta e risposta tra Pdl e Ps sullo spot del Partito socialista che definisce Gesù il primo socialista della storia. Maurizio Gasparri, dell'ufficio politico di An, attacca: "Altro che recupero delle radici cattoliche, altro che cristianesimo delle origini. Lo spot dei socialisti altro non è se non ostentazione di laicismo in salsa pubblicitaria per fini elettorali. E per giunta farcita di una ipocrisia sinistra, visto che si parla di rispetto della religione. Sappiamo tutti da tempo come la pensano Boselli e i suoi compari" Rincara la dose Roberto Cota della Lega: "In questa campagna elettorale abbiamo visto ormai veramente di tutto, dalla speculazione sulle tragedie al fine di proporre candidature spettacolo, ai candidati eccellenti paracadutati. Adesso c'è questo spot dei Socialisti che, nel periodo pasquale, strumentalizzano l'immagine di Cristo. Tutto questo è a nostro avviso la spia di una politica distante dai cittadini". Replica Boselli: "Con il nostro spot noi vogliamo rivendicare quella che è sempre stata la missione dei socialisti da quando sono nati, difendere e aiutare i più deboli, chiedere giustizia per loro. Se essere credenti significa questo, allora tutti i socialisti lo sono. Io chiedo solo a tutti, in nome della tolleranza, di vederlo prima di giudicarlo", conclude Boselli. E al candidato premier dei socialisti arriva la solidarietà della sinistra arcobaleno per bocca di Marco Rizzo, dei comunisti italiani: "Il tasso di ingerenza della gerarchia vaticana e delle sue emanazioni politiche gasparriane, bacciniane eccetera sulla politica italiana è talmente forte da arrivare a mettere in discussione persino uno spot elettorale".

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TERRACINA (Latina) - SULLA vicenda Alitalia dopo quattro anni siamo alla stessa (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

? TERRACINA (Latina) ? SULLA vicenda Alitalia "dopo quattro anni siamo alla stessa bufala ? ha detto il candidato premier dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto LaPresse) nel corso di una manifestazione elettorale a Terracina ? Se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere dei soldi ebbene li tirino fuori, ma subito. Non facciamo di Alitalia una strumentalizzazione da campagna elettorale". - -->.

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AEREI AL VIA L'ACCORDO CON L'EUROPA 0 Gli Usa aprono i cieli Occasione perduta (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

AEREI AL VIA L'ACCORDO CON L'EUROPA Gli Usa aprono i cieli Occasione perduta di MARCO TAVASANI ? ROMA ? DOMENICA prossima, 30 marzo, arriva la rivoluzione nei cieli. Fra sette giorni entra, infatti, in vigore l'accordo 'Open Sky' (Cielo aperto) tra l'Unione europea e gli Stati Uniti che liberalizza il trasporto aereo tra le due sponde dell'Atlantico. Purtroppo l'Alitalia non potrà sfruttare i vantaggi dell'accordo globale per Malpensa, sia per il numero insufficiente di jet con capacità intercontinentale, sia perché lo scenario aperto con Air France-Klm ha prodotto una drastica riduzione dei voli a lungo raggio dallo scalo lombardo. L'accordo Open Sky è un evento rivoluzionario (paragonabile alla deregulation dei trasporti aerei intracomunitari per le compagnie europee) perché consente a qualsiasi vettore europeo di volare senza restrizioni, a parte la disponibilità degli slot negli aeroporti, da qualsiasi scalo per tutte le destinazioni degli Stati Uniti. E, naturalmente, la stessa cosa avviene per le compagnie aeree statunitensi. Per fare un esempio, la Us Airways potrà collegare una città del Midwest a Stoccarda, e viceversa qualunque compagnia della Comunità europea (come Lufthansa) potrà volare da Napoli a Orlando. "QUESTO è un accordo rivoluzionario, è il completamento della liberalizzazione dei cieli" ha commentato il commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot. Basti pensare, infatti, al numero elevatissimo di aeroporti (si parla di almeno una cinquantina solo negli Stati Uniti) che potranno essere collegati direttamente da decine di aeroporti europei, creando un forte sistema di voli punto-punto. Cioè diretti e quindi con il vantaggio per i passeggeri che non saranno, così, più costretti a servirsi principalmente dei grandi hub europei o statunitensi. Questa è, in fondo, la logica prevista da anni dagli esperti di trasporto aereo secondo la quale il concetto di hub, alimentato da decine di voli al giorno da aeroporti minori, è un modello che andava bene ai tempi degli accordi bilaterali tra gli Stati, che li negoziavano per conto delle ex compagnie di bandiera. Ma già da qualche anno era ormai evidente che questo sistema di emarginare gli scali 'regionali' importanti non rispondeva più al vorticoso aumento della domanda. Così da Venezia e da Pisa si vola già con la Delta negli States. QUESTA intesa globale ha richiesto ben 15 anni di negoziati tra Europa e Usa, anche per il forte protezionismo opposto dalle autorità americane. Alcuni anni fa, tra Gran Bretagna e Stati Uniti era stato siglato un accordo che apriva la strada all'One Sky, anche se con delle limitazioni. I vantaggi economici saranno molto rilevanti: gli esperti prevedono nei primi 5 anni un aumento di 25 milioni di passeggeri sull'Atlantico con un business stimato in 12 miliardi di euro all'anno e la creazione di 80 mila posti di lavoro. Intanto dal 30 marzo la British aumenterà del 20% i voli per gli Usa. La parte del leone? La faranno i colossi Usa come l'American Airlines, la più grande compagnia del mondo (800 jet), o la Delta con i suoi 112 aerei intercontinentali. Intanto AirOne da metà giugno volerà da Malpensa a Boston e Chicago. - -->.

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QUI FIUMICINO LA CORDATA ITALIANA NON CONVINCE: SA DI PROPAGANDA 0 I dipendenti preoccupati: Presto (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

QUI FIUMICINO LA CORDATA ITALIANA NON CONVINCE: "SA DI PROPAGANDA I dipendenti preoccupati: "Presto ? ROMA ? FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile alternativa italiana ventilata da Silvio Berlusconi, "che sa più di propaganda elettorale", ma soprattutto "fortemente preoccupati" che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia, ha preferito restare nell'anonimato ? ma abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono succeduti alla 'cloche' dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda. Ho molta più fiducia nei francesi e, in particolar modo, nella persona di Jean Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm. I fatti parlano per lui: è riuscito a risollevare la compagnia aerea francese. Penso che sia capace di farlo anche con noi". "SONO d'accordo con la mia collega ? ha aggiunto un'altra hostess di terra da una decina d'anni in Alitalia - I francesi sanno lavorare. Sono, a mio avviso, perfettamente in grado di controllare il bilancio e i conti dell'azienda. Lo hanno ampiamente dimostrato riuscendo a risalire la china. Sono, al contrario, abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata italiana di cui ha parlato in questi giorni Silvio Berlusconi. Mi sa più di propaganda elettorale e, in particolar modo, mirata a prendere voti dal nord d'Italia". NON TUTTI, però, sono dubbiosi su quanto dichiarato da Berlusconi. "Per amor di Patria e di compagnia di bandiera, il Cavaliere potrebbe davvero aver trovato imprenditori interessati all'Alitalia. Da italiano, ammetto, non mi dispiacerebbe restare sotto il comando tricolore. L'Air One? Perché no". Tornando all'offerta Air France e al piano industriale presentato dai francesi, anche lo spettro degli esuberi non sembra spaventare più di tanto il personale intervistato. "SIAMO convinti che verranno agevolati i prepensionamenti ? dice un altro dipendente della compagnia ? Ci saranno poi persone, come chi lavora in Az Servizi, che verranno spostate da qualche altra parte. Insomma, per poter risanare una situazione drammatica, ci saranno dei tagli che, così come quelli che riguardano una trentina di aerei, sono inevitabili da fare. Ma ? viene aggiunto ? non sarà certamente una 'mattanza'. È assai probabile che nel secondo incontro che le nove sigle sindacali presenti in Alitalia avranno martedì prossimo con Spinetta, si riuscirà a limare qualcosa sul numero degli esuberi, ma, ripeto, è inevitabile dare un colpo di forbice se vogliamo continuare a veder volare gli aerei dell'Alitalia. Se, invece, si andrà al commissariamento, di esuberi ce ne saranno il triplo". AL TAVOLO di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno stravolgimento del progetto. - -->.

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Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl): Il commissariamento è un (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl): "Il commissariamento è un ? ROMA ? "UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Dopo il silenzio delle ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare del caso Alitalia. Lo fa sull'onda delle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana che nel giro di tre o quattro settimane potrà produrre la sua offerta per rilevare la compagnia di bandiera. In una intervista al Financial Times, il ministro dell'Economia mette in guardia i "sognatori che pensano che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori o soluzioni alternative". La realtà, sottolinea, è che "tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro", mentre la compagnia "ha ossigeno per poche settimane". E il ministro Bersani: "Cerchiamo di essere tutti responsabili, dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si va a un commissariamento con esiti non valutabili". Grida di allarme che fanno infuriare il sindacato. PARTE lancia in resta Raffaele Bonanni, da sempre contrario all'ipotesi Air France: "Il ricatto del commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La responsabilità è tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene, perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e non privato". E in vista del secondo round della trattativa con i sindacati, il leader della Cisl esorta il presidente di Air France, Spinetta, "a dire che il piano presentato è modificabile: se si richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa". BONAIUTI riponde invece a Veltroni, che aveva chiesto a Berlusconi i nomi dei nuovi acquirenti in 48 ore: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo. Non si capisce perché quando Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità di Alitalia questa cordata dovrebbe materializzarsi il giorno di Pasqua". Ma intanto la caccia ai possibili pretendenti di Alitalia procede. Ieri il leghista Calderoli è tornato a lanciare l'ipotesi Lufthansa: "A questi prezzi sarà molto interessata". In realtà la compagnia tedesca avrebbe messo gli occhi solo su Malpensa, in particolare sulla sulla manutenzione degli aerei cargo. Si dice anche che Berlusconi conti sul coinvolgimento di Finmeccanica (qualcuno parla anche di Eni ed Enel), ma la società di Guarguaglini nega di aver un qualche interesse. DI CERTO, con il passare delle ore, si infiamma la polemica politica. Ieri Veltroni ha sottolineato che la vicenda "andrebbre gestita con spirito bipartisan", per "non giocare a dadi il suo destino sul tavolo di una campagna elettorale". Di Pietro accusa invece Berlusconi di fare insider trading: "Fa credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare. Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato". Dal loft arrivano invece le dichiarazioni polemiche di Tonini e Morando, che accusano il Cavaliere di essere un "irresponsabile", pronto a mandare avanti "un gioco spudorato e irresponsabile" a "fini elettorali".Il centrodestra, per bocca di Alemanno chiede invece tempo. r. r. - -->.

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ROMA - UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdit (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

? ROMA ? "UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Dopo il silenzio delle ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare del caso Alitalia. Lo fa sull'onda delle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana che nel giro di tre o quattro settimane potrà produrre la sua offerta per rilevare la compagnia di bandiera. In una intervista al Financial Times, il ministro dell'Economia mette in guardia i "sognatori che pensano che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori o soluzioni alternative". La realtà, sottolinea, è che "tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro", mentre la compagnia "ha ossigeno per poche settimane". E il ministro Bersani: "Cerchiamo di essere tutti responsabili, dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si va a un commissariamento con esiti non valutabili". Grida di allarme che fanno infuriare il sindacato. PARTE lancia in resta Raffaele Bonanni, da sempre contrario all'ipotesi Air France: "Il ricatto del commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La responsabilità è tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene, perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e non privato". E in vista del secondo round della trattativa con i sindacati, il leader della Cisl esorta il presidente di Air France, Spinetta, "a dire che il piano presentato è modificabile: se si richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa". BONAIUTI riponde invece a Veltroni, che aveva chiesto a Berlusconi i nomi dei nuovi acquirenti in 48 ore: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo. Non si capisce perché quando Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità di Alitalia questa cordata dovrebbe materializzarsi il giorno di Pasqua". Ma intanto la caccia ai possibili pretendenti di Alitalia procede. Ieri il leghista Calderoli è tornato a lanciare l'ipotesi Lufthansa: "A questi prezzi sarà molto interessata". In realtà la compagnia tedesca avrebbe messo gli occhi solo su Malpensa, in particolare sulla sulla manutenzione degli aerei cargo. Si dice anche che Berlusconi conti sul coinvolgimento di Finmeccanica (qualcuno parla anche di Eni ed Enel), ma la società di Guarguaglini nega di aver un qualche interesse. DI CERTO, con il passare delle ore, si infiamma la polemica politica. Ieri Veltroni ha sottolineato che la vicenda "andrebbre gestita con spirito bipartisan", per "non giocare a dadi il suo destino sul tavolo di una campagna elettorale". Di Pietro accusa invece Berlusconi di fare insider trading: "Fa credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare. Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato". Dal loft arrivano invece le dichiarazioni polemiche di Tonini e Morando, che accusano il Cavaliere di essere un "irresponsabile", pronto a mandare avanti "un gioco spudorato e irresponsabile" a "fini elettorali".Il centrodestra, per bocca di Alemanno chiede invece tempo. r. r. - -->.

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L'ultimatum nell'uovo di Pasqua? Meglio decidere dopo le elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

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QUARANTOTTO ore. Due giorni mica qualunque: Pasqua e Pasquetta. Forse Veltroni ha guardato le previsioni meteo (brutto tempo in tutta la Penisola, tanto vale rinunciare alla tradizionale gita fuori porta) prima di dare l'ultimatum alla cordata nostrana che dovrebbe contrastare i francesi nella corsa all'acquisto di Alitalia. Che certo non da ieri versa in condizioni prefallimentari. E allora perché tutta questa fretta? Mancano solo 20 giorni alle elezioni: non vorrà per caso svendere la compagnia prima che un nuovo governo, magari diverso da quello che ha condotto la trattativa, prenda la decisione finale? - -->.

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ROMA - FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile alterna (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
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? ROMA ? FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile alternativa italiana ventilata da Silvio Berlusconi, "che sa più di propaganda elettorale", ma soprattutto "fortemente preoccupati" che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia, ha preferito restare nell'anonimato ? ma abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono succeduti alla 'cloche' dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda. Ho molta più fiducia nei francesi e, in particolar modo, nella persona di Jean Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm. I fatti parlano per lui: è riuscito a risollevare la compagnia aerea francese. Penso che sia capace di farlo anche con noi". "SONO d'accordo con la mia collega ? ha aggiunto un'altra hostess di terra da una decina d'anni in Alitalia - I francesi sanno lavorare. Sono, a mio avviso, perfettamente in grado di controllare il bilancio e i conti dell'azienda. Lo hanno ampiamente dimostrato riuscendo a risalire la china. Sono, al contrario, abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata italiana di cui ha parlato in questi giorni Silvio Berlusconi. Mi sa più di propaganda elettorale e, in particolar modo, mirata a prendere voti dal nord d'Italia". NON TUTTI, però, sono dubbiosi su quanto dichiarato da Berlusconi. "Per amor di Patria e di compagnia di bandiera, il Cavaliere potrebbe davvero aver trovato imprenditori interessati all'Alitalia. Da italiano, ammetto, non mi dispiacerebbe restare sotto il comando tricolore. L'Air One? Perché no". Tornando all'offerta Air France e al piano industriale presentato dai francesi, anche lo spettro degli esuberi non sembra spaventare più di tanto il personale intervistato. "SIAMO convinti che verranno agevolati i prepensionamenti ? dice un altro dipendente della compagnia ? Ci saranno poi persone, come chi lavora in Az Servizi, che verranno spostate da qualche altra parte. Insomma, per poter risanare una situazione drammatica, ci saranno dei tagli che, così come quelli che riguardano una trentina di aerei, sono inevitabili da fare. Ma ? viene aggiunto ? non sarà certamente una 'mattanza'. È assai probabile che nel secondo incontro che le nove sigle sindacali presenti in Alitalia avranno martedì prossimo con Spinetta, si riuscirà a limare qualcosa sul numero degli esuberi, ma, ripeto, è inevitabile dare un colpo di forbice se vogliamo continuare a veder volare gli aerei dell'Alitalia. Se, invece, si andrà al commissariamento, di esuberi ce ne saranno il triplo". AL TAVOLO di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno stravolgimento del progetto. - -->.

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Di ANTONELLA COPPARI - ROMA - SERVONO scelte forti per rom (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

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Di ANTONELLA COPPARI ? ROMA ? "SERVONO scelte forti per rompere il duopolio Pd-Pdl in campagna elettorale". Un voto val bene una Messa? Enrico Boselli, leader nonché candidato premier del partito socialista sbuffa: "Piano, piano: si tratta di un messaggio forte, è vero, ma giusto nel quale noi crediamo". Un non credente, un laico che sceglie Gesù come testimonial? Puzza di furbata elettorale. "Prima di tutto, il messaggio cristiano non è esclusiva di nessuno, nè della Chiesa cattolica nè di un partito: è un messaggio universale. In secondo luogo, in moltissime occasioni si è detto che il primo socialista è stato Gesù: noi nasciamo per difendere i più deboli e per garantire a tutti pari dignità. Mi sembra che questi siano valori comuni all'insegnamento cristiano". Ma ci sono molti altri valori che non condividete. O nella scorsa legislatura avete litigato con la teodem Paola Binetti solo per sfizio? "Forse la scelta che abbiamo fatto colpisce perché il Partito socialista è considerato da qualche anno una forza antireligiosa. E' vero che vogliamo riaffermare la laicità dello Stato ma noi non siamo antireligiosi: la stragrande maggioranza dei nostri iscritti e dei nostri dirigenti è cattolica. Non mi sembra ci sia contraddizione: Gesù, per essere chiari, con i Dico non c'entra niente". Davvero? Non è la linea del Vaticano. "Ma le gerarchie ecclesiastiche sono una cosa, il messaggio cristiano un'altra. Credo che i cittadini sappiano distinguere. Comunque, per giudicare consiglio a tutti di aspettare il 29, quando presenteremo lo spot a Bologna prima di mandarlo in onda sulle tivù private, in maniera massiccia". A chi è diretto il messaggio? "Agli italiani. A tutti quelli che andranno a votare il 13 e il 14 aprile. E' molto difficile parlare agli italiani in questa campagna elettorale truccata, con Berlusconi e Veltroni che, di fatto, hanno ammazzato e sepolto la par condicio". Pensa che la clip piacerà agli elettori cattolici? "Penso di sì. Non c'è niente di vergognoso nella decisione di utilizzare immagini di Cristo. E' vergognoso, invece, che da giorni Berlusconi e via via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia, la pelle di migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale". Una campagna che lei ha condito di uscite clamorose: dall'offerta di una candidatura a Mastella alla fuga da Porta a porta... "E' clamorosa questa campagna elettorale, perché c'è il dominio televisivo di due partiti, stigmatizzato pure dal garante delle comunicazioni. Io sono candidato premier insieme ad altri e non riuscirò mai ad avere un confronto o un contraddittorio con altri candidati. E' una campagna elettorale che neanche nella Russia di Putin si è mai vista. Di fronte all'oscuramento deciso dai direttori e dai conduttori televisivi abbiamo il dovere di dare messaggi forti". E' l'unico modo per abbattere il duopolio? "E' un ragionamento lungo". Lo riassuma. "Io penso che non possa venire nulla di buono all'Italia dallo scontro fra Pdl e Pd. Prendiamo quest'ultimo partito, che ci dovrebbe essere più vicino: semmai riuscirà ad avere la maggioranza, non riuscirà mai a governare perché è come la vecchia Dc. Un partito con dentro correnti che in realtà sono altri partiti. C'è la Binetti con il cilicio e c'è la Bonino. C'è Nerozzi che era contro la legge Biagi e c'è Ichino che la difende. C'è Visco che ha lottato contro l'evasione fiscale e Calearo che ha inneggiato lo sciopero fiscale. E' facile profetizzare che l'immagine di unità si sgretolerà il 14 aprile. Il duopolio Veltroni-Berlusconi può regalare solo guai". - -->.

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Il nome (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il nome di Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più squallido per fare notizia, offrendo ai suoi servi pagati il loro pane quotidiano e a tutti gli altri un motivo di indignazione, o un alibi per metterlo in apertura di tg, come testimoniano a sufficienza i dati del Garante. Quindi, anche a criticare le sue uscite scorrette, se non addirittura scurrili, si rischia di fargli il favore di tenerlo sempre al centro del paesaggio. E la par condicio, col suo minutaggio, non può correggere un conflitto di interessi che non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.

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Caccia al perditempo. Non basta una generica promessa di future cordate. Ci vuole un'offe (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Caccia al perditempo. "Non basta una generica promessa di future cordate. Ci vuole un'offerta vera. Se prima dell'offerta pubblica di acquisto di Air France arriverà per Alitalia una proposta migliorativa il governo sarà libero dagli impegni con i francesi. Intanto, astenersi perditempo" Il Sole 24 Ore, corsivo di prima pagina.

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Uno ogni cinquanta chilometri: aeroporti all'ombra del campanile Da Cuneo a Trieste, la moltiplicazione degli scali. Insieme hanno sottratto voli (anche internazionali) a Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Uno ogni cinquanta chilometri: aeroporti all'ombra del campanile Da Cuneo a Trieste, la moltiplicazione degli scali. Insieme hanno sottratto voli (anche internazionali) a Malpensa di Angelo Faccinetto/ Milano DECOLLI Cuneo, Parma, Treviso, Bergamo, Brescia... Dietro il decollo a metà dell'aeroporto di Malpensa non ci sono solo le difficoltà di Alitalia. Pesa anche la crescita anomala del sistema aeroportuale del Nord Italia che, nel giro di pochi anni, ha visto la nascita di una decina di nuovi scali internazionali. Uno ogni 50 chilometri - o quasi - come in più occasioni ha avuto modo di osservare il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. Una indubbia comodità per i cittadini, che grazie alle centinaia di voli quotidiani point to point (spesso a basso costo) possono raggiungere le città e i grandi hub di tutta Europa senza doversi armare di pazienza per andare - in treno o in auto (senza un collegamento ferroviario diretto e con un'autostrada perennemente intasata) - a Malpensa. Ma anche una jattura per l'hub lombardo. Basta dare uno sguardo ai voli che ogni giorno partono da questi scali per rendersene conto. Da Linate, il city airport di Milano (9.926.530 passeggeri nel 2007), grazie ai collegamenti delle 22 compagnie che vi operano si possono raggiungere tutte le città del Centro Sud d'Italia e le principali capitali europee. Da Bergamo Orio al Serio (45 chilometri da Milano) partono ogni giorno voli per l'Italia centro-meridionale - isole comprese - oltre che per Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Austria, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Polonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Albania e Turchia. Risultato: più di 5,7 milioni di passeggeri nel 2007. Marocco, Spagna, Francia, Belgio, Irlanda, Inghilterra, Germania, Polonia, Romania e Albania si possono raggiungere anche da Torino Caselle (3 milioni di passeggeri all'anno), poco più di 100 chilometri da Malpensa. Anche Cuneo (55mila abitanti) è dotata di un aeroporto internazionale - quello di Levaldigi - dal quale si possono raggiungere, oltre che Roma e Olbia, anche Bucarest, Bacau, Tirana e Spalato. Fiumicino, Malpensa, ma anche Parigi, Monaco di Baviera, Catania, Palermo, Tirana sono raggiungibili, con più voli quotidiani anche da Genova, che nel suo orario annovera 23 destinazioni nazionali e 54 internazionali. Mentre dall'aeroporto "Giuseppe Verdi" di Parma si vola, oltre che a Roma, anche a Palermo e a Londra Stansted. Pure l'elenco delle mete raggiungibili dal "Guglielmo Marconi" di Bologna (4,3 milioni di passeggeri nel 2007) è nutrito e comprende, oltre all'Italia, tutta l'Europa e l'America (New York, L'Avana, Cancun), il Nord Africa. Marocco, Tunisia, Egitto, ma anche le Maldive, Lisbona, Parigi, Mosca, Londra, Amsterdam, Francoforte, Monaco, Colonia, Varsavia, Copenaghen, Vienna, Zagabria, Bucarest, Sofia, Tirana, Atene, Bratislava e Mosca sono a portata diretta dalla città delle Due Torri. Quasi superfluo parlare del "Federico Fellini" di Rimini e del "Ridolfi" di Forlì. Complice il turismo e le "fabbrichette" dell'entroterra l'elenco delle mete non finisce più: dall'Est - Mosca soprattutto - al Nord Europa con puntate a Ibiza, Lampedusa e, da Forlì, Gerona e Valencia. E quasi tutto il mondo è a portata di volo dall'aeroporto "Marco Polo" di Venezia e dalla sua dépandance di Treviso. Si va dagli Emirati Arabi agli Stati Uniti, dall'Ucraina alla Svizzera, dal Canada alla Russia, dal Marocco alla Norvegia. In tutto 170 destinazioni internazionali e 43 compagnie operative. Anche l'aeroporto di Trieste e del Friuli Venezia Giulia fa la sua parte, collegando, oltre alle tradizionali mete nazionali ed europee, città dell'Est Europa come Budapest, Praga e Belgrado. Per finire, il sistema aeroportuale del Garda, con il "Valerio Catullo" di Verona e il "Gabriele D'Annunzio" di Brescia Montichiari (meno di 100 chilometri da Milano), che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale (più di tre milioni di passeggeri, solo a Verona, nel 2006). Le destinazioni vanno dal Sud America (Brasile), all'Africa (Egitto, Marocco e Kenya) a tutta l'Europa continentale. Oltre alle mete nazionali. Si capisce, così, perché c'è chi dice che il Nord può anche fare a meno di Malpensa.

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Berlusconi premier ha affossato la compagnia Bersani: Oggi con le sue uscite fa turbativa politica, l'alternativa sono i libri in tribunale (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Berlusconi premier ha affossato la compagnia" Bersani: "Oggi con le sue uscite fa turbativa politica, l'alternativa sono i libri in tribunale" di Bianca Di Giovanni / Roma MIRACOLI "È arrivato l'uomo dei miracoli che prospetta un nuovo Bengodi per Alitalia tutta italiana. Ma con lui premier, Tremonti al Tesoro, Bonomi, oggi alla Sea, presidente Alitalia, l'azione è scesa da 12 euro a 1 euro. Di miracoli non se ne sono visti". Pier Luigi Bersani non si tiene di fronte all'attacco di Silvio Berlusconi sui destini della compagnia di bandiera. "Il vero ultimo treno per Alitalia è passato nel 2003 - spiega - quando si poteva fare un accordo molto migliore con Air France e Klm e il centrodestra non l'ha fatto". Il ministro prospetta a questo punto un solo modo per risolvere la questione: che Air France apra una trattativa seria con il sindacato e che poi si proceda. "Se c'è chi ha un'offerta migliore ha tutte le opportunità di presentarla: la procedura non lo esclude. Ma dev'essere davvero migliore". Sembra molto semplice. Perché allora tante urla? Di Pietro parla di insider trading. E Lei? "Di Pietro ha in mente una turbativa di mercato. Io credo che qui ci sia più una turbativa politica. In ogni caso è chiaro che è una mossa tesa più a impedire che a costruire, perché non si può sospendere il codice civile perché lo chiede Berlusconi". Lei non crede praticabile un'alternativa italiana oggi? "Abbiamo avuto un anno e mezzo di tempo dove non sono mancate né le occasioni né le sollecitazioni nei modi dovuti perché arrivassero offerte. Anche noi avremmo voluto una cordata italiana. Alla fine una cordata italiana ha avuto a un certo punto la possibilità di essere da sola a decidere: non si è concluso. Hanno avuto tutto il tempo e il modo di vedere i conti e quant'altro". Loro sostengono che questa opportunità è stata data solo a Air France. "È stata data ai francesi in una fase successiva". AirOne parla di paletti molto stringenti del Tesoro, che poi sono scomparsi. L'accusa è che le regole non siano state uguali per tutti. "Ma non diciamo eresie. Le regole sono state quelle standard, usate in tutti i Paesi in casi analoghi. Il fatto che si è arrivati alla fine con una sola proposta concreta deriva semplicemente dal fatto che Alitalia è difficile da vendere, per come è stata ridotta, e non certo da noi. Io di aziend ein crisi ne ho viste molte e posso assicurare che quando un'azienda è appetibile le offerte fioccano, e non ci si ferma davanti a paletti e cose varie. La proposta Air France è sicuramente dura". Si può modificare? "I francesi parleranno martedì con il sindacato e lì si vedrà. Basta che però non circolino delle stupidaggini. Berlusconi dice che Air France paga un piatto di lenticchie. Voglio ricordare che i francesi si accollano 1,6 miliardi di debiti e fanno un miliardo di ricapitalizzazione, rilevano 500 milioni di obbligazioni. Tutta la partita vale tre miliardi. Se dall'uovo di Pasqua uscirà chi li tira fuori con un piano industriale convincente si è sempre in tempo ad esaminare un'altra proposta". In realtà anche dicendo sì ad Air France la strada resta aperta fino a giugno per un'offerta migliore. "Certo che è così. Vorrei anche ricordare un altro punto, che Berlusconi sottovaluta perché per lui le leggi sono ammennicoli. Esiste il codice civile: qui non siamo in condizioni di fare scelte di opportunità politica su due mesi o qualche settimana. Se decade l'offerta Air France il cda e l'azionista devono valutare se sono in condizioni di mandare avanti l'azienda o di chiedere il commissariamento. Non è facoltativo: esiste una legge molto severa". Non si poteva sospendere la partita con la crisi? "La politica non può fare tutto. I conti sono conti e le leggi sono leggi. Il mondo non si ferma perché in Italia c'è la crisi". Per alcuni la proposta Air France è quasi peggio di un commissariamento. "Chi parla così non sa quel che dice. I numeri sono severi, ma ad esempio non sono paragonabili a quelli soferti da Ansaldo o Belleli, dove da 6.000 lavoratori ne sono rimasti 600 con la casa madre. In ogni caso qui c'è un'offerta precisa. Quando si va in amministrazione controllata non si può prevedere nulla. Non escludo giochi sulle spoglie di Alitalia". Crede all'ipotesi Lufthansa? "Il consiglio di sorveglianza della compagnia, a cui partecipano anche i sindacati, ha detto già di no. Parliamo di società serie , non degli imbonitori che si vedono da noi. Difficile che adesso mandino un messaggio diverso agli azionisti". Per la Lega il tema centrale è Malpensa. "Il problema di Malpensa va affrontato seriamente: bisogna costituire un tavolo di transizione con enti locali e sindacati per stabilire il ruolo da dare allo scalo all'interno del sistema aeroportuale del nord. Quanto al ricorso legale, mi pare improvvido e temerario. Non si può decidere di chiedere miliardi e poi trattare milioni".

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Se salta il termine del 31 marzo si va dritti al fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del LA VOCE.INFO "Se salta il termine del 31 marzo si va dritti al fallimento" L'offerta di Air France "può apparire indigesta. Ma i margini di trattativa sono ridotti quasi a zero: se salta la scadenza del 31 marzo andrà inevitabilmente verso il fallimento", anche perchè "non ci sono state, in quindici mesi, concrete offerte alternative". È la conclusione cui arriva l'economista Andrea Boitani in un articolo dedicato alla compagnia aerea sul sito 'LaVoce.info. "Alitalia - spiega l'esperto - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d'Europa. I diritti di traffico (e gli slots) sono il suo unico valore...Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna elettorale. Il che significa che il governo non ha l'autorevolezza e il potere per coordinare e guidare una trattativa complessa tra gli acquirenti di Air France-Klm, i sindacati, la Sea, i politici lombardi: gli manca infatti completamente l'orizzonte temporale necessario a rendere credibili promesse e minacce".

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Bonanni: no al ricatto del commissariamento Padoa-Schioppa: si continua a sognare (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Bonanni: no al ricatto del commissariamento Padoa-Schioppa: si continua a sognare Raffaele Bonanni a testa bassa contro il governo. "la responsabilità della situazione attuale è tutta sua - dichiara il leader Cisl - che ha avallato un piano e un trattativa senza rivelare i punti irrinunciabili che aveva posto". Per Bonanni il commissariamento è "un giochetto puerile" , un "ricatto" inaccettabile. Anche il segretario Filt-Cgil Mauro Rossi se la prende con il ministro del Tesoro, su cui "ricadrebbe la responsabilità del commissariamento". Ma in casa Cgil si avanza anche una sorta di "piattaforma" da presentare martedì a Jean-Cyril Spinetta: aumento dei voli a lungo raggio e acquisto dell'intero pacchetto, Fly e Service. Insomma, la Cgil "continua cocciutamente a cercare una trattativa vera con Air France", spiega la segretaria confederale Nicoletta Rocchi. Ma a questo punto vanno tolti di mezzo gli ultimatum: non è accettabile la deadline del 31 marzo. Tanto più - osserva Rocchi - se si deve aspettare anche l'ok del prossimo governo. Anche Luigi Angeletti invita Spinetta a presentarsi al tavolo con condizioni meno gravose. Se così non sarà, "vuol dire che non vuole fare l'accordo. Se la trattativa fallisce è colpa di Air France" dice il leader Uil. I sindacati così piazzano le loro barricate in vista dell'incontro di martedì prossimo. Intanto fonti finanziarie confermano qualche apertura di Banca Intesa a riaprire il dossier, a condizione però che si abbia più tempo per esaminare i conti del gruppo. Per il resto, non spuntano nuovi nomi sul fronte della cordata tricolore. Anche dal quartier generale di Lufthansa, chiamata in causa da indiscrezioni stampa, non giungono segnali, probabilmente complice la Pasqua. Molti proclami, invece, nel mondo politico. Tommaso Padoa-Schioppa intervistato dal Financial Times parla di "un'estremamente drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà. La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative, ma Alitalia ha ossigeno per poche settimane". Insomma, il ministro - messo sotto accusa anche da alcuni colleghi di governo - non lascia spiragli aperti. Intanto su Alitalia si infiamma il clima della campagna elettorale. Antonio Di Pietro accusa Berlusconi di insider trading, visto che fa credere "contrariamente al vero che ci sia qualcuno che vuole acquistare". Anche dal pd arrivano parole dure sul comportamento del candidato premier del Pdl. Ma dal centrodestra fanno quadrato e Roberto Maroni rilancia la questione Malpensa. b. di g.

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Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: Con lui premier le azioni sono scese da 12 a 1 euro. Ora fa turbativa politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: "Con lui premier le azioni sono scese da 12 a 1 euro. Ora fa turbativa politica" Quando Berlusconi era presidente del Consiglio e Giulio Tremonti il suo ministro dell'Economia ogni azione Alitalia valeva 12 euro: dopo 5 anni di governo di centrodestra il valore è precipitato a un euro. Parte da qui il ministro dello Sviluppo EconomicoPierluigi Bersani per criticare, in un'intervista a l'Unità, la "turbativa politica" messo in atto dal Cavaliere. "Anche noi avremmo voluto una cordata italiana, ma chi ne aveva possibilità non ha deciso. Chi vuole ha tempo fino a giugno per l'offerta". Di Giovanni e Faccinetto a pagina 2.

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Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica, mi chiedo perché Berlusconi si fa paladino dalla causa solo ora a poche settimane dal voto? Sono maligno, ingenuo o solo sospettoso? Non cadiamo nel tranello, il suo non è interesse generale, è interesse personale per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile tutto tornerà come prima. Claudio Gandolfi, Bologna Alitalia/2, il Cavaliere aveva una maggioranza schiacciante ma non ha fatto niente Cara Unità, l'Alitalia ha perso 25 miliardi negli ultimi 15 anni, soldi dei contribuenti, oggi in piena campagna elettorale il nostro avversario se ne ricorda. Caro onorevole Berlusconi è in politica dal 94 ed è stato il presidente del consiglio con più forza (seggi) per poter cambiare le cose non lo ha mai fatto per sua, solamente sua colpa. Questa è vecchia politica, di vecchie facce, di vecchi modi. Ci meritiamo una Italia diversa e penso proprio che si possa fare. Massimo Savini, Ravenna Nel palinsesto Rai più programmi educativi e di cultura Cara Unità, la Rai, nel dopoguerra ha svolto una funzione importantissima, non solo nell'innalzare il livello culturale degli Italiani, ma anche nella loro alfabetizzazione, ricordate"non è mai troppo tardi"? Siamo in una fase in cui una funzione simile sarebbe necessaria, dopo un trentennio, questa volta, di guerra dell'etere tra tv pubblica e commerciale tutta giocata al ribasso del livello culturale dei contenuti. Ci vorrebbe adesso una nuova fase di alfabetizzazione culturale, per lo meno nel campo della storia e delle scienze. Che si faccia un canale televisivo Rai tutto dedicato a questo indirizzo e appaltato ad Angela, padre e figlio, Mario Tozzi, ed altri di pari livello. Giovan Sergio Benedetti Lucca In Usa chi ha spiato i candidati è stato subito punito In Italia invece... Cara Unità, leggo che negli Usa due impiegati spiavano "file" relativi al candidato alle presidenziali. a parte le scuse del segretario di stato, i colpevoli credo in tempo reale sono stati licenziati. sarà questa la forza di una democrazia? Ricordo che in Italia dopo le scorse elezioni politiche vennero fuori notizie su svariate intrusioni avvenute nei sistemi informatici, mi sembra della agenzia delle entrate, a proposito della situazione fiscale di Prodi ed altri da parte di personale che non ne aveva alcun titolo ad operarle. Ricordo che ci fu parecchia indignazione e grande clamore. Spero che si sia provveduto a rendere meno attacabili i sistemi. Per il resto però non credo che nessuno abbia subito alcuna conseguenza disciplinare. Certo l'Italia non è l'America. siamo più propensi al perdono. Chissà che agli artefici delle bravate, se solo di questo si è trattato, invece non sia stata assicurata una sistemazione di più alto profilo sempre nell'ambito dell'amministrazione. Pio Pompa ect. docet. Lettera firmata Sanità in Lombardia Formigoni si vanta ma le liste d'attesa... Cara Unità, nella puntata di "Anno Zero" di giovedì 20 marzo ho sentito Roberto Formigoni che, intervistato per telefono, magnificava le qualità della sanità lombarda. Tra l'altro affermava che ormai, grazie ad un'efficienza politica e manageriale della sua Giunta, che non ha eguale in Italia, si sono ridotte e pressoché annullate le liste d'attesa per gli esami e le visite specialistiche. Due giorni prima, il 18 marzo, all'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, che fa parte dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza, a me che volevo prenotare una mammografia, all'apposito sportello è stato risposto che fino ad ottobre non se ne parlava proprio. Forse Cinisello non è in Lombardia... Donatella D'Imporzano, Cinisello B. (Mi) Ricordate il G8 di Genova? Rischiamo di avere ancora Fini e Scajola ministri Cara Unità, le elezioni si avvicinano e il Pd sta recuperando nei sondaggi. Mi chiedo però perché non si parli quasi per nulla del G8 di Genova e del processo per i gravissimi fatti di Bolzaneto e della caserma Diaz, dove la polizia picchiò a sangue ragazze e ragazzi indifesi, mentre i sedicenti "black block" potevano aggirarsi a loro piacimento per creare il massimo della confusione e portare a situazioni estreme, come quella dove trovò la morte Carlo Giuliani. Forse è opportuno in questo momento ricordare a tutti che stiamo rischiando nuovamente di avere al Governo personaggi come Fini e Scajola, rispettivamente vice premier e ministro degli interni all'epoca di quei fatti.. Barbara Cigliana, Roma Qualche precisazione sull'allarme dell'Agcom e su Rainews 24 Caro Direttore, alcune osservazioni in merito all'intervista al consigliere di amministrazione Rai Carlo Rognoni dal titolo "Meno male che c'è il tg3", a commento dei dati resi noti dall'Agcom sul tempo ai partiti nei tg nella settimana 10-17 marzo 2008. Il consigliere Rognoni stigmatizza il fatto che, nel periodo in questione, Rainews24 sia stata squilibrata nei tg a favore del PdL: "Mi ha stupito Rainews24: il buon Mineo, che passa da uomo di sinistra, e' il piu' sgangherato con il tempo per il Pd al 25% e al 46% per il PdL; deve fare un bel riequilibrio". Ma in una testata all-news come la nostra non ha molto senso distinguere tra tg ed il resto della programmazione: l'informazione, compresa quella politica, attraversa tutto il palinsesto 24 ore su 24, anche al di fuori dei perimetri dei telegiornali e delle rubriche delle reti generaliste. Il consigliere Rognoni avrebbe dovuto prestare attenzione anche agli altri dati forniti dall'Agcom: questi ci dicono che il "tempo di parola" nella stessa settimana, nei programmi e nelle rubriche di Rainews24, è cosi' suddiviso: 37% al Pd e 31 al PdL. Insomma, l'analisi deve essere fatta a largo spettro: ma, soprattutto, non è possibile dare un giudizio prendendo in considerazione una settimana alla volta, ma occorre estendere il periodo di osservazione. Non è infatti giornalisticamente praticabile lavorare, in una testata come la nostra, bilancino alla mano per ciascun segmento di palinsesto. Infine: non mi sembra una sgangheratezza di Mineo l'aver chiesto e ottenuto dall'azienda (e di questo va dato merito a tutto il CdA e al direttore generale) la possibilità di usare mezzi di produzione per andare in diretta sui comizi di tutti i partiti (e sottolineo tutti). Ciò che ci ha consentito ad oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far ascoltare in tempo reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e Di Pietro per 419, per tacer degli altri. Speriamo di non restare impiccati a quel minuto. Arcangelo Ferri, caporedattore centrale, Rainews 24.

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Turismo, va promossa la cultura di Roma Claudio Mancini, assessore regionale: faremo conoscere con un anno di anticipo festival, mostre, concerti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Turismo, "va promossa la cultura di Roma" Claudio Mancini, assessore regionale: faremo conoscere con un anno di anticipo festival, mostre, concerti di Gioia Salvatori CONTRAZIONE Con il primo bimestre del 2008 arriva la prima contrazione della crescita del turismo a Roma dopo anni di continuo incremento. La Pasqua bassa non ha portato niente di buono: meno 2 % di prenotazioni a Roma e provincia, gli alberghi romani che sfiorano il meno 6. Il cambio sfavorevole, la congiuntura internazionale, le elezioni americane, la crisi di governo e l'assenza di ponti a gennaio, tra le cause di una contrazione che ha riguardato soprattutto le presenze di americani, giapponesi e italiani. Nel primo bimestre del 2008, dice l'Ebtl, il turismo romano è cresciuto solo del più 2 % rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso: continuano a salire le cifre assolute ma di poco rispetto al più 11 % di presenze nelle strutture recettive romane, del 2007. Dall'esame dei flussi emerge una crescita degli asiatici con russi, cinesi e indiani, rispettivamente al più 31,76%, più 19,93% e più 42,60%. Tra gli europei, rispetto al 2007, aumentano i francesi (più 1,86%) e i tedeschi che crescono del 2,51%. Anche per fronteggiare la contrazione della crescita il ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto sapere che è anticipata di due mesi la "settimana della cultura", la cui X edizione si svolgerà dal 25 al 31 marzo con oltre 200 eventi gratuiti e a prezzo agevolato in tutto il Lazio. Mentre l'Ebtl e l'autorità portuale del Lazio hanno fondato un osservatorio per lo studio dei flussi crocieristici, in aumento nel porto di Civitavecchia, l'assessore regionale al turismo Claudio Mancini, rilancia la sfida internazionale in contemporanea al debutto delle nuove rotte intercontinentali Alitalia a Fiumicino. Proposte mirate e su più fronti. Cosa farete per riconquistare i mercati Giapponesi e americano? "A maggio partiranno le prime delegazioni di operatori del settore turismo del Lazio per Osaka, Tokio e Los Angeles. Un'iniziativa che portiamo avanti in sinergia con la promozione di Alitalia sui nuovi voli da Fiumicino verso States e Giappone, mercati da riconquistare, e con la promozione della card Roma pass, che abbiamo intenzione di estendere alle 5 province del Lazio. Per la prima volta inizieremo con un anno di anticipo, a giugno 2008, la promozione degli eventi culturali di Roma del 2009". E per incentivare i turisti asiatici? "A ottobre saremo in India con una delegazione di 500 operatori del settore turismo del Lazio. Fondamentale, per intercettare flussi asiatici in aumento, è la mediazione culturale e il fare proposte mirate. Indiani e cinesi, per esempio, sono attratti dal made in Italy, che in quei mercati va promosso come marchio, oltre che dall'enogastronomia e dalla cultura. Il mercato mediorientale, che cresce più timidamente, invece, guarda a Roma innanzitutto come alla capitale della cristianità". Quali limiti nella vendita del prodotto Italia-Roma? "Spesso ci presentiamo come piccoli imprenditori di un piccolo paese. Invece Roma, con gli eventi culturali, la festa del Cinema, l'auditorium e le sue mostre, oltre che con la sua storia, è una città che fa tendenza. È percepita all'estero, e lo è, come la grande capitale di un grande paese. Così la dobbiamo promuovere, insieme al Lazio, forti anche di una struttura recettiva importante". E i maggiori ostacoli per venire in Italia? "Oltre al cambio sfavorevole e per gli Usa e alla congiuntura internazionale, il primo problema sono i visti, ancora troppo difficili da ottenere in India e Cina e il mercato cinese offre enormi potenzialità: si pensi che i turisti cinesi a Roma nel 2007 sono stati 130mila a fronte di 450mila giapponesi ma la Cina conta un miliardo e mezzo di abitanti, il Giappone 127milioni".

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La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino.

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Bufalitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Bufalitalia Marco Travaglio Dice il Cainano che "la svendita Alitalia mi ricorda la svendita della Sme", ma lui impedirà anche quella. La stampa al seguito registra il tutto come una verità di fede. Come se davvero, nel 1984, l'allora presidente dell'Iri Romano Prodi avesse tentato di svendere il gruppo agroalimentare di Stato alla Buitoni di Carlo De Benedetti, ma il Cavaliere Bianco avesse sventato la minaccia. La bufala fa il paio con quella della svendita dell'Alfa Romeo alla Fiat, da tutti attribuita a Prodi, ma in realtà imposta da Craxi (Prodi era per la Ford). Piccolo Smemorandum per gli Smemorati. La Sme riuniva i gloriosi marchi alimentari Pavesi, Cirio, Bertolli, De Rica, Motta, Alemagna, Gs, Autogrill e così via. Ma era diventata, grazie alla gestione fallimentare delle Partecipazioni statali, cioè dei partiti, un carrozzone maleodorante che costava allo Stato migliaia di miliardi di ricapitalizzazioni, investimenti e ristrutturazioni. Ed era in perenne perdita, proprio come Alitalia. Prodi la mise sul mercato, rivolgendosi ai colossi del settore: Ferrero, Barilla, coop. Risposero tutti picche. L'unica società interessata era la Buitoni, che il 30 aprile 1984 siglò con l'Iri un pre-contratto d'acquisto: 497 miliardi di lire per il 64,3% del gruppo. Prezzo di favore? Balle: il prezzo viene fissato da due perizie dei professori bocconiani Poli e Guatri (Poli diventerà presidente di Publitalia, gruppo Fininvest). Ed è poi confermato dalla perizia disposta dall'allora ministro delle PPSS Clelio Darida (Dc), che approva l'accordo Prodi-De Benedetti, come pure la commissione Bilancio della Camera, il Cda unanime dell'Iri e il Cipi. Ma poi il premier Craxi si mette di traverso: per lui non sono previste mazzette (diversamente da quelle che pagheranno anni dopo altri offerenti); e considera De Benedetti un nemico. Dunque promuove una cordata alternativa tramite l'apposito Berlusconi. L'amico Silvio, che si occupa di mattone e antenne, non sa da dove cominciare: così costringe, insieme al premier, Ferrero e Barilla a rimangiarsi il diniego all'offerta Prodi. Ma l'operazione va per le lunghe e mancano pochi giorno al closing Iri-Buitoni. Così si organizza in tutta fretta un'azione di disturbo: il 24 maggio un certo avvocato Italo Scalera, compagno di scuola di Previti, offre 550 miliardi per la Sme (il rilancio minimo sui 500 offerti dall'Ingegnere) a nome di misteriosi imprenditori che, al momento, non vogliono comparire. Craxi coglie la palla al balzo e blocca la cessione a Buitoni. Il 29 maggio, finalmente, i Mister X escono allo scoperto: sono Berlusconi, Barilla e Ferrero, che con la società Iar offrono il minimo possibile dopo il rilancio Scalera: 600 miliardi. La prova che il prezzo fissato da Prodi era giusto. La privatizzazione a quel punto si arena in un groviglio di carte bollate. Pantalone continua a ripianare i debiti dei panettoni e dei pomodori di Stato. Poi la Sme verrà venduta a spezzatino,in Italia e all'estero (ma senza il buco nero della consociata Sidalm, indebitatissima, che invece la Buitoni si sarebbe accollata: il che -insieme all'inflazione, alla rivalutazione del ramo alimentare e al fatto che lo Stato cederà non più il 64, ma il 100% del gruppo - spiega l'incasso più alto per lo Stato). De Benedetti ricorre in Tribunale contro l'Iri per il mancato rispetto del precontratto, ma i giudici romani gli danno torto: uno di loro riceverà soldi in Svizzera dalla cordata Iar, tramite gli avvocati berlusconiani Previti e Pacifico. Al processo milanese sulla presunta compravendita di quelle sentenze ­tutti assolti­ si scoprono altri particolari interessanti. A Berlusconi della Sme (come ora di Alitalia) non fregava nulla: si fece avanti solo per motivi politici. Cinque mesi dopo, ottobre 1984, Craxi si sdebitò con i famigerati "decreti Berlusconi" per neutralizzare le ordinanze dei pretori che avevano sequestrato gl'impianti che consentivano alle tv Fininvest di trasmettere in contemporanea in tutt'Italia. E i periti della Iar, attivati dai suoi alleati Ferrero e Barilla, avevano valutato la Sme addirittura meno del prezzo concordato da Prodi e De Benedetti. Per gli esperti Barilla, il pacchetto Sme valeva 492 miliardi; per gli esperti Ferrero, 472,5. Meno di quanto offrisse lo stesso De Benedetti. Infatti, prima del diktat di Craxi, Berlusconi aveva dichiarato alla Stampa (23 maggio '85): "La Sme è troppo cara". Ora dice il contrario: cioè che Prodi voleva svenderla. Se torna al governo, l'Alitalia è in buone mani. Uliwood party.

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Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone di Paolo Ojetti / Roma I NUMERI sono quelli che sono e come ha ieri documentato questo giornale, l'intera armata tv - ad eccezione del Tg3 - marcia al seguito del comandante Berlusconi. I numeri servono agli osservatori delegati al controllo dell'equità (o dell'iniquità) temporale del- l'informazione e al garante Corrado Calabrò per le susseguenti sanzioni. Ma valgono davvero a determinarne la qualità, la forza di persuasione, la falsità e le mille sfumature che l'accompagnano? Diciamo, per paradosso, che una di queste sere Emilio Fede dedichi 29 minuti a Veltroni, presentandolo come un bravo ragazzo sì, ma vecchio politicante, che rinnega il governo del malvagio Prodi il quale è anche presidente del Pd; che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed eroici (pensa un po' dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo che il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia (magari con un doveroso contributo di Stato) difende l'onore italiano; che il "leader del Pdl" ha governato 5 anni e che tutte le sue grandi opere sono state bloccate dall'incapace governo Prodi; che Roma è degradata come non mai (e chi era il sindaco? Ma guarda, uno che si chiama Veltroni); che colui che governerà (ecco la mimica: occhi al cielo, testa che si scuote come a dire: povero Silvio, quale pesante eredità gli tocca) dovrà rimboccarsi le maniche, ma ce la farà senza "mettere le mani nelle tasche degli italiani", come hanno fatto finora.... Ebbene, in una sola serata Fede avrà riequilibrato i numeri e ripulito i dati Agcom. Se il Tg4 è un caso limite, a mezzo fra una conduzione assolutamente partigiana e un cabaret informativo, per tutti gli altri tg (ad eccezione, come accadde durante il quinquennio di dominio berlusconiano, del Tg3), partendo dai numeri impietosi il discorso è più complesso. Tanto che bisognerebbe analizzarne persino le sfumature. Ma è sufficiente dire come questi tg stiano sfruttando la sfavorevole congiuntura (aumenti dei prezzi, glaciazione di stipendi e salari, tensioni inflattive) per demonizzare il governo uscente e attivare l'attesa messianica del Salvatore. Studio Aperto fa di peggio. Alimenta la nevrosi collettiva, mostrando un paese insanguinato e sanguinario, terrorizzato e inquinato dall'immigrazione, con una gioventù tutta discoteca e piercing, per poi miscelare il risultato con un indecente presentazione di fascinosi modelli di vita: veline, letterine, attricette incintine di calciatori. Che l'Italia sia un paese intristito, preoccupato e pieno di magagne strutturali, non c'è dubbio. Ma l'informazione tv non analizza, non propone, non spiega: butta cronisti spesso debuttanti nelle piazze e nei mercati a "raccogliere" gli "umori della gente". E raccolgono la vecchia battuta qualunquista: piove, governo ladro. Abbiamo visto signore impellicciate con Vuitton a tracolla dichiarare: "Così non si può andare avanti". Da un mese non è mai capitato ai microfoni uno che abbia detto: "Berlusconi? Abbiamo già dato". O: "Non sono rose e fiori, ma ce la faremo". Il Tg5 di Clemente Mimun sembra più equilibrato dell'omologo Tg1 di Gianni Riotta. Il Tg1 appare più pavido che bilanciato ed è probabile che subisca in modo più evidente le molteplici pressioni politiche. Diciamola tutta: la storia della redazione del Tg1 affonda le sue radici nella lottizzazione, e quelle radici sono ancora solidissime. In sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un forzista doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera. Come sempre, il problema "è un altro". Se Berlusconi non fosse in politica o se il Berlusconi politico controllasse una sola tv (e già sarebbe curioso), non staremmo qui a scriverne. Se la Rai fosse stata seriamente riformata e tolta dalle zampe della lottizzazione politica, non staremmo, perplessi, a lamentarci. Ma un incubo lo abbiamo: che Berlusconi vinca e delle tv, tutte, ne faccia un boccone solo.

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Un milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Un milione e mezzo di volontari per vincere" Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi di Andrea Carugati / Roma OPERAI, pensionati, casalinghe, ma anche professionisti, artigiani, lavoratori autonomi. Le recenti analisi di Ilvo Diamanti indicano che il Pd è più debole nei confronti dei ceti tradizionalmente più vicini al centrodestra. Mentre è più forte tra impiegati, insegnan- ti, studenti, lavoratori pubblici, le categorie che hanno sempre preferito Ds e Margherita. Su questa forbice Veltroni batterà nelle ultime tre settimane di campagna elettorale. Onorevole Realacci, la novità del Pd sembra non aver mutato, finora, la classica geografia sociale del voto. Come mai? "Tutta la strategia del Pd è mirata a rispondere a domande di parti del Paese che tradizionalmente non hanno scelto il centrosinistra: penso ai discorsi di Veltroni sugli artigiani, sulle piccole e medie imprese; e anche alle domande dei ceti popolari, che da tempo non trovano risposte dalla nostra parte. Tutto questo sta cambiando: penso al salario minimo per i precari, all'aumento degli stipendi. La destra parla di programmi fotocopia, ma il Sole 24 Ore ha scritto che la nostra proposta fiscale favorisce i ceti più bassi, mentre quella del Pdl le fasce più ricche. Poi c'è il tema della sicurezza, che è molto percepito soprattutto dai ceti più deboli, su cui Veltroni ha rotto i vecchi schemi. Però questo ancora non si traduce in spostamento di voti... "La prima parte della campagna aveva l'obiettivo di creare un ascolto potenziale anche nei confronti di ceti che, quando parlavamo noi, spegnevano l'audio. Ora il nostro obiettivo è tradurre questo ascolto potenziale in un voto, con un corpo a corpo nel Paese. Nei giro in pullman di Veltroni mi ha colpito, oltre la quantità di persone, la qualità: più giovani, persone diverse dal solito, anche rispetto alle primarie. Dedicheremo le prossime settimane ai temi sociali: martedì una proposta sulle pensioni, poi sui precari, sul costo della vita. Vogliamo rompere l'effetto narcotico sulla campagna elettorale creato da questa assurda legge elettorale". A proposito, molti dicono che avete nascosto i candidati Vip: dalla Madia, a Veronesi, Calearo, l'operaio Boccuzzi... "Non direi, Boccuzzi è molto esposto, ha parlato in piazza con Veltroni, va in tv, Veronesi fa molte iniziative negli ambiti in cui è esperto. Anche la Madia fa molte interviste, abbiamo fatto insieme un'iniziativa a Roma. Ognuno fa campagna secondo i suoi talenti... Ma il punto, adesso, non sono i candidati, ma la partecipazione delle persone in carne e ossa". Si riferisce alla convocazione del popolo delle primarie ai gazebo, il 30 marzo? "Sì, per noi è un appuntamento decisivo. Quel giorno contiamo di mettere in campo un milione e mezzo di volontari, vogliamo renderli protagonisti, mandarli in giro per l'Italia a parlare con i cittadini, con gli indecisi. Magari anche litigando in un bar: che forse conta più di una serata a Porta a Porta. Vogliamo scatenare le nostre truppe, come l'Armageddon, la battaglia del bene contro il male". Alcuni giornali scrivono che il tandem Berlusconi-Fini sta funzionando meglio di quello tra Veltroni e Di Pietro. E poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso coinvolgimento. "Il feeling tra Berlusconi e Fini è piuttosto coatto. Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso dei bei ceffoni. E anche su Alitalia non hanno detto le stesse cose. Quanto a Di Pietro, il suo è un contributo importante, ma non ha un ruolo paragonabile a quello di Fini come peso elettorale. La Bonino va utilizzata al meglio, ma lei stessa può mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno le organizzi un convegno. Può muoversi anche da sola, non è una novizia della politica". Di Pietro dice che non vuole entrare nel Pd, ma solo fare un gruppo unico in Parlamento. Sarà un problema? "Non direi, quello che conta per la gente è che ci sia un unico gruppo, che finisca la babele degli ultimi 15 anni. Il resto passa in secondo piano". Costi della politica. Quanto puntate su questo tema per il rush finale? "Nel tour di Veltroni è uno dei temi su cui l'applauso scatta più forte. Non vogliamo lisciare il pelo all'antipolitica, ma dare più forza e dignità alla politica. Fini avrebbe dovuto risponderci nel merito, invece di fare quel volgare attacco personale a Veltroni. Vogliamo che la politica sia sempre più dipendente dal contributo spontaneo dei cittadini: come alle primarie, più gente partecipa più finanziamenti avrai".

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Alitalia, l'ira dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Padoa-Schioppa: il tempo è quasi scaduto, si rischia il commissariamento. Cgil, Cisl e Uil: è colpa del governo Alitalia, l'ira dei sindacati "No al ricatto sul fallimento". Di Pietro: Berlusconi fa insider trading ROMA - Continuano le polemiche su Alitalia. Ieri c'è stato l'attacco di Di Pietro che ha detto: "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Intanto anche i sindacati non ci stanno, dopo l'intervento di Padoa-Schioppa che aveva annunciato: "Il tempo è quasi scaduto, si rischia il commissariamento". La replica dei sindacati, con il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Nessun ricatto sul fallimento", indicando nel governo il vero responsabile della situazione. IEZZI, LIVINI E TOTARO ALLE PAGINE 2 E 3.

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"se salta il negoziato con spinetta il 31 marzo si va al fallimento" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Economia LaVoce.Info "Se salta il negoziato con Spinetta il 31 marzo si va al fallimento" roma - L'offerta di Air France "può apparire indigesta, ma i margini di trattativa sono ridotti quasi a zero: se salta la scadenza del 31 marzo si andrà inevitabilmente verso il fallimento", anche perché "non ci sono state, in 15 mesi, concrete offerte alternative". E' la conclusione cui arriva l'economista Andrea Boitani in un articolo su Alitalia sul sito LaVoce.info. "Alitalia - si legge - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti, perde centinaia di milioni l'anno e ha una flotta tra le più vecchie d'Europa. I diritti di traffico sono il suo unico valore. Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna elettorale".

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Alitalia, l'ira di cgil, cisl e uil "basta ricatti sul commissario" - fulvio totaro (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Economia Alitalia, l'ira di Cgil, Cisl e Uil "Basta ricatti sul commissario" Il Tesoro: poco tempo. Di Pietro: Berlusconi fa insider trading Bonanni: governo irresponsabile, non ha rivelato le condizioni della trattativa FULVIO TOTARO ROMA - Lo scontro sul commissariamento di Alitalia e i tempi per una nuova cordata hanno acceso la vigilia di Pasqua. è Tommaso Padoa-Schioppa a rilanciare l'urgenza di una soluzione per la compagnia di bandiera in un colloquio con il Financial Times, denunciando una "drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà". Al quotidiano inglese che vede il rischio di "bancarotta" per Alitalia, il ministro dell'Economia dice: "La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative", ma secondo Padoa-Schioppa, che nei giorni scorsi aveva parlato del rischio commissariamento, la compagnia "ha ossigeno per poche settimane". Anche il ministro per lo Sviluppo Bersani parla di "soluzione subito o commissariamento". I sindacati, che si preparano a un nuovo incontro con Air France, respingono il "ricatto" del commissariamento. "La responsabilità è tutta del governo che ha avallato un piano e un trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto", dice il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Sull'ipotesi di una cordata alternativa Bonanni aggiunge: "Se i criteri usati con gli esterni sono gli stessi usati con il sindacato non mi stupisce che ci sia chi lamenta di aver bisogno di qualche giorno per vedere i conti". Ma per Luigi Angeletti, leader della Uil, "se c'è un'offerta italiana deve essere migliore di quella francese, se no meglio Air France. Ma se c'è venga fuori al più presto, non dopo le elezioni". Intanto il leader della Uil pensa all'incontro con i vertici di Air France: "Noi andiamo serenamente al negoziato di martedì ponendo condizioni ragionevoli". Occorre ridurre la quota di esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e rivedere le tratte, dice Angeletti che però rifiuta la scelta obbligata tra l'offerta francese e il commissario. Ma il segretario della Uil chiede ad Air France condizioni meno gravose per il sindacato: se così non sarà, conclude, "vuol dire che non vuole fare l'accordo". Se Air France non cambierà la sua offerta venendo incontro alle richieste dei sindacati la responsabilità del commissariamento "ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia", dice il segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi, che però non vede il rischio di fallimento. Sui tempi per una nuova offerta si anima la campagna elettorale. "Alitalia può arrivare fino a giugno e quindi c'è il tempo di realizzare soluzioni alternative, che garantiscano un futuro a Malpensa", dice il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli. "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un piano irricevibile e di sapore colonialista. Non si capisce perché quando Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità di Alitalia questa cordata dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di Pasqua", aggiunge Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl. Ma secondo Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Secondo Pier Ferdinando Casini "se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere i soldi per Alitalia lo facciano rapidamente, senza dare adito a speculazioni: tutti gli italiani capiscono che dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata". Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma del Pdl, chiede invece "un intervento ponte che consenta di rinviare le decisioni al nuovo governo". Ma per Francesco Rutelli il centrodestra sta scherzando su Alitalia: "Dicano subito se c'è un'alternativa o si prenderanno le responsabilità di un fallimento" dichiara il candidato sindaco di Roma del centrosinistra.

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Quando i voli atterrano in tribunale - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Economia Dalla Twa alla Swiss Air, alle italiane Alpi Eagles e Gandalf, la storia dell'aeronautica è ricca di fallimenti Quando i voli atterrano in tribunale Debiti, crolli in Borsa e licenziamenti: così muore una compagnia LUCA IEZZI ROMA- Anche per le compagne la legge di gravità è inviolabile: il rischio di precipitare è sempre dietro l'angolo. La storia dei fallimenti eccellenti nella storia mondiale dell'aeronautica è ricchissima e non conosce confini: Pan Am, Twa, Delta sono nomi delle più grandi compagnie americane (e del mondo) che hanno conosciuto l'onta del fallimento, l'Europa ha perso la puntualissima Swiss Air e la belga Sabena. In Italia invece la zoppicante Alitalia è stata preceduta da una lunga lista di piccoli vettori che in un quindici anni hanno tentato di trovare il loro spazio, fallendo quasi tutti: dal '93 ad oggi su 28 licenze concesse dall'Enac solo 5-6 sono in attività. Anche quelle partite con grandi speranze, capitali e capacità imprenditoriali (Gandalf, Volare) hanno portato i libri in tribunale, altre come Alpi Eagles e Eurofly hanno vite travagliate: la prime con la licenza sospesa, la seconda appena uscita da una ricapitalizzazione e con un nuovo azionista, Meridiana. L'unico esempio di commissariamento per una compagnia è Volare. Tre anni per la gestione commissariale e la vendita (ad Alitalia, ma la gara è da rifare). Non è stato un passaggio indolore per i lavoratori: quando fallì aveva 1400 dipendenti, la compagnia di bandiera ne assorbì solo 600. Anche l'esempio Parmalat, che si avvalse della Marzano, è improponibile: lì l'attività normale (senza i debiti) era in attivo, Alitalia invece più vola e più perde. Ma passando in rassegna il nutrito campionario nei fallimenti nei cieli emerge che anche passando per fusioni, fallimenti pilotati e resurrezioni, rimangono due costanti: gli azionisti perdono i loro soldi e molti lavoratori perdono il posto. D'altronde chi subentra cerca un marchio, una flotta e gli slot (spazi orari di partenza e arrivo negli aeroporti) tutto il resto è sacrificabile. E anche in quei casi difficilmente si torna in utile. Riguardo ai fallimenti pilotati gli Stati Uniti fanno scuola grazie alla legge chiamata Chapter 11 che in sostanza permette di non pagare i creditori in attesa della ristrutturazione: Delta ci è rimasta per quasi due anni dal 2005 al 2007 (aveva un debito da 20 miliardi di dollari) e nel frattempo ha licenziato 9 mila lavoratori (ora ne ha 48 mila), ridotto gli stipendi orari del 30% e tagliato 3 miliardi di euro di costi e ridisegnato il proprio network. Risanata ora guarda ad un possibile fusione con la Northwest. Ma può non bastare: Twa e Pan Am, due marchi che dagli anni '30 hanno fatto la storia del trasporto civile, ora sono roba da museo, entrambe hanno smesso di volare nel 2001. Pan Am è entrata in crisi negli anni '70 sopravvivendo poi solo come marchio. Twa negli anni '90 ricorse al chapter 11 per tre volte, poi fu ceduta nel 2001 alla American Airlines per 2 miliardi di dollari. Ma il primo anno del millennio fu il peggiore per il settore: a ottobre Swiss Air smise di volare schiacciata da costi troppo alti e dal crollo del traffico mondiale: la rinascita avvenne sotto il marchio Swiss a marzo 2002, grazie a 2,7 miliardi di franchi messi sul piatto da governo e investitori privati. Nel 2005 è stata comprata da Lufthansa per 300 milioni di euro. Il crollo degli svizzeri aveva prodotto anche il fallimento della controllata Sabena, compagnia di bandiera belga. Il 7 novembre 2001, la chiusura, lo stesso giorno nacque la Brussels Airlines con un capitale da 200 milioni di euro riassume solo 2.500 dei vecchi 7.500 dipendenti.

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Il governo pronto a dare garanzie se i sindacati non chiudono la porta - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Ma per Air France la strada è sempre più in salita. Presidenza del Consiglio preoccupata per la richiesta danni della Sea Il governo pronto a dare garanzie se i sindacati non chiudono la porta Elevati i rischi per la compagnia: a giugno potrebbero finire i soldi per la benzina ETTORE LIVINI MILANO - La prossima mossa nella partita a poker per il futuro di Alitalia spetta adesso ad Air France. E la strada per Parigi, alla vigilia dell'incontro decisivo con i sindacati, è sempre più in salita. I consulenti di Jean-Cyril Spinetta passeranno la Pasqua a limare la proposta che verrà presentata martedì all'articolata rappresentanza dei lavoratori della compagnia. Un passaggio che preoccupa moltissimo soprattutto Tommaso Padoa-Schioppa. Il "prendere o lasciare" di pochi giorni fa però ha lasciato il posto al lavoro di cesello delle diplomazie impegnate a smussare angoli e polemiche. In arrivo ci sarebbe qualche ramoscello d'ulivo, specie sul nodo del cargo e sul problema degli esuberi Atitech. E se i sindacati non chiuderanno totalmente la porta, il Tesoro sarebbe anche pronto a dare ulteriori garanzie, per poi vedersela direttamente con la Ue. Oltre allo scoglio sindacale restano però due altri nodi da sciogliere. Il primo ? quello più temuto dalla presidenza del Consiglio ? è la richiesta di danni per 1,25 miliardi della Sea: e anche su questo punto via XX Settembre starebbe studiando una soluzione. Il secondo, un ostacolo ipotetico ma molto alto, è il "no secco" alla vendita di Alitalia ai francesi preannunciato da Silvio Berlusconi in caso di vittoria alle elezioni. Un parere a quel punto vincolante visto che a cedere il 49% della Magliana sarà ? visti i tempi dell'operazione ? il ministro del Tesoro del prossimo governo. Air France, comunque, è fiduciosa. "Lavoriamo per chiudere l'accordo con il sì di tutti", dicono fonti vicine al gruppo. Sicure che il nuovo governo ben difficilmente potrebbe opporsi a un'intesa benedetta da tutte le parti in causa. Il Tesoro invece è sempre più preoccupato. E sta iniziando a ipotizzare tutti gli scenari possibili in caso di retromarcia di Parigi. La liquidità nelle casse Alitalia è ridotta al lumicino e il tempo per percorrere strade alternative è poco. Sul tavolo ci sarebbe l'offerta Air One (rivista nelle ultime settimane con l'aiuto dei super-esperti della Seabury) congelata a fine dicembre quando è stata data l'esclusiva ad Air France. Carlo Toto ha ripetuto a Repubblica che a lui servirebbero tre settimane di due diligence per "presentare un'offerta vincolante". E in quel caso al suo fianco dovrebbe esserci anche Banca Intesa. Tre o quattro settimane ha chiesto anche Silvio Berlusconi per formare la fantomatica (almeno per ora) cordata italiana. L'unica adesione pervenuta è quella di Gerardo Soglia, titolare dell'omonimo gruppo alberghiero (23 milioni di ricavi e 187mila euro di utile nel 2006) e candidato Pdl in Campania. Un po' poco visto che per rimettere in piedi Alitalia servono subito almeno 2 miliardi (quelli che ha buttato sul tavolo Air France). E al Tesoro ricordano fin troppo bene che il fondo Usa Tpg è uscito dall'asta per la Magliana proprio perché non è riuscito a trovare partner italiani. Il leader del centro-destra ha chiesto anche che il governo garantisca un prestito ponte per dare ossigeno alla compagnia in attesa di trovare compratori tricolori. Ma l'ok della Ue a un'operazione di questo genere arriverebbe solo se sul tavolo ci fosse già un'offerta vincolante e definita. Altrimenti, davanti solo a vaghe promesse, ci sarebbe lo "stop" per aiuti di Stato. La partita insomma ? complice anche il polverone elettorale ? è sempre più intricata. L'unica certezza è che a giugno Alitalia rischia di non avere più i soldi per pagare la benzina. Lo stesso "banale" problema che ha portato la Swissair al crac. E infatti ormai da qualche giorno sulla partita della Magliana aleggia lo spettro del commissariamento e della Legge Marzano. Un'ipotesi che spaventa i sindacati ? il loro potere negoziale si ridurrebbe di molto ? ma che con ogni probabilità fa gola a molti potenziali acquirenti. A quel punto la compagnia dovrebbe andare incontro a una drastica ristrutturazione (pena la liquidazione). La patata bollente del riassetto toccherebbe all'amministrazione straordinaria mentre i potenziali compratori sarebbero chiamati a metterci i soldi solo a società risanata. A rischio praticamente zero. La storia insegna che i compratori italiani ? latitanti finora nell'asta Alitalia ? a quel punto non dovrebbero mancare.

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"sul mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi contu (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Sul mio Pd i sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI CONTU ROMA - Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente. Veltroni, i sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa possibile la rimonta? "Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all'Unione un vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire. In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll. Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c'è il 30 per cento di indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo sa...". Berlusconi ripete ogni giorno il contrario. "Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal Parlamento all'opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c'è la storia del confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un'altra. Mi pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare". Da che deriva questo suo ottimismo? "Come hanno scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perché avviene dopo la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c'è grande simpatia ovunque". Nenni diceva: piazze piene, urne vuote " Non so se questo clima e questa partecipazione così ampia si tradurranno in voti nei termini che lasciano immaginare. So per certo che tra la sensazione di sconfitta catastrofica immanente che c'era due mesi fa e l'entusiasmo di oggi c'è una differenza come tra il giorno e la notte". In questi trentacinque giorni non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato in più sarebbe stato maggiormente possibile vincere? "Per carità. Se non avessimo fatto questa scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non ci sarebbero i sondaggi sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in giro per l'Italia a spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali per tenere insieme una coalizione da Mastella a Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva più senso e l'entusiasmo che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto la cosa giusta. Capisco che chi da una lettura novecentesca della politica rimanga magari spiazzato: ma noi stiamo cercando di superare quella concezione che ha imprigionato l'Italia negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori sono stanchi. Una mentalità da cui il paese, per fortuna, è già fuori". Che paese ha visto in questi trentacinque giorni? "L'Italia ha enormi potenzialità e grandi ricchezze come la piccola impresa, il turismo, i giovani con loro talento e la loro voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra Gulliver, imprigionato da mille lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la recessione internazionale arriva, grazie anche a otto anni di politica sbagliata di Bush che la destra italiana ha così convintamente sostenuto. E arriva in un paese che ha una serie di handicap strutturali che ne aggravano la condizione e che devono essere presi a cannonate. Penso alle difficoltà delle imprese, all'impossibilità di realizzare opere strutturali, al mondo della ricerca e dell'università, al sistema fiscale con una pressione troppo alta e un'evasione inconcepibile in un paese civile..." Le stesse priorità del programma presentato da Berlusconi. "Tanto per capirci per noi la priorità è la lotta al precariato: l'istituzione del compenso minimo di legge non somiglia per niente all'idea di far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i problemi sono questi pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici anni fa, le stesse forze politiche tranne l'Udc di Casini che era la più moderata. C'è qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In Europa si vota pensando di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i cittadini del nostro continente e non è un caso che i premier europei abbiano la mia età, non per un fatto generazionale ma perchè si guarda ad un periodo più lungo di una sola legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono limitati a gestire il potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e Lega, approvare leggi ad personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di largo respiro che abbiano inciso sulla vita reale dei cittadini". E la Legge Biagi? "Quella è stata l'unica riforma approvata, e per averlo sostenuto mi sono preso le ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e con quel margine di maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime settimane abbiamo visto Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito; Berlusconi proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da Maroni stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima. "Condivido. E mi lasci dire che l'ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c'è una cordata italiana venga fuori subito, prima dell'incontro tra Air France e i sindacati. Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado di governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo un solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che se dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di maggioranza ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli elettori. E oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni fiscali sugli stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare la giungla di leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini". Di che si tratta? "Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di lotta contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale alla corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini abbiamo studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la follia delle oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti i giorni si imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose, non crea ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò trova titolo morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in questo paese rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco un altro impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a realizzarlo aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e coraggio che Berlusconi e il Pdl non hanno". Veltroni, e se poi il risultato delle urne fosse proprio il pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe intese, che soluzione proporrete? "Confermo, niente inciuci. Chiunque vinca deve governare. In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di innovazioni istituzionali che la destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma questo non vuol dire governare insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno alternativi".

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E a fiumicino i dipendenti "tifano" parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Economia Gli esuberi E a Fiumicino i dipendenti "tifano" Parigi ROMA - Si dividono tra l'attesa di Air France e la paura del commissariamento i dipendenti di Alitalia all'aeroporto di Fiumicino, favorevoli all'offerta francese e scettici su una cordata italiana. "Abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono succeduti alla "cloche" dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda ? dice una hostess al check-in ? ho molta più fiducia nei francesi". Della stessa idea una hostess di terra che da dieci anni lavora in Alitalia, che aggiunge: "Sono abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata italiana. Mi sa più di propaganda elettorale". E sugli esuberi previsti dal piano di Air France "siamo convinti che verranno agevolati i prepensionamenti", dice un altro dipendente. Qualcuno però crede all'annuncio di Berlusconi: "Il Cavaliere potrebbe davvero aver trovato imprenditori interessati all'Alitalia. Da italiano, non mi dispiacerebbe".

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Lufthansa scommette sull'italia "ma airone corre da sola" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

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Economia Il vicepresidente Benz: la partnership funziona, però sono indipendenti Lufthansa scommette sull'Italia "Ma AirOne corre da sola" MILANO - "L'Italia? Per noi è un mercato in pieno boom. Cresce moltissimo, soprattutto al Nord. Abbiamo già aggiunto diversi voli e siamo pronti a fare ancora di più". Karsten Benz, vice-presidente della Lufthansa, misura le parole. Il momento del trasporto aereo nel nostro paese è a dir poco delicato. La sua compagnia è stata prima indicata come il sostituto ideale di Alitalia a Malpensa (e in effetti qualche studio, secondo indiscrezioni, ci sarebbe stato) e ora anche come potenziale partner di una cordata italiana nell'asta per la compagnia tricolore. Lui è prudente. "Preferisco non commentare queste voci. Dico solo due cose: il consolidamento del settore è destinato inevitabilmente a continuare e devono finire gli aiuti pubblici alle compagnie di stato". Che progetti avete in Italia? "Tanti. Anche perché stiamo crescendo moltissimo. Nel 2007 abbiamo trasportato 5 milioni di passeggeri. Quasi il 10% in più del 2006. Con il nuovo orario abbiamo aggiunto molte frequenze. Operiamo 780 voli dall'Italia alla Germania di cui oltre la metà su Monaco, uno dei nostri hub. A tirare è soprattutto il mercato del nord e visto gli sviluppi della vicenda Malpensa penso che per noi continuerà a garantire molte opportunità. Di sicuro noi puntiamo ad aumentare ancora i nostri collegamenti da Milano". Come va la vostra partnership con Air One? Avrà nuovi sviluppi? "Lavoriamo benissimo assieme. C'è un accordo di co-sharing che funziona. Air One comunque è una compagnia indipendente che prende da sé tutte le sue decisioni, comprese quelle su Alitalia. Ora dovrebbe debuttare anche sull'intercontinentale e sono certo che la nostra alleanza porterà grandi benefici pure su questo fronte. E non dimentichi che noi controlliamo pure Air Dolomiti, che va molto bene". Alitalia ha rinunciato al sogno del doppio hub. Voi ne gestite tre e avete i conti in ampio attivo. Qual è il segreto? "Per far funzionare un hub servono tre cose: puntualità, qualità dei servizi e collegamenti adeguati. Noi abbiamo Monaco, Zurigo e Francoforte e tutti e tre viaggiano benissimo senza cannibalizzarsi". La concorrenza delle low cost, il petrolio a 100 dollari. Come sarà il vostro 2008? "Il successo dei voli a basso costo è stato uno stimolo per tutto il settore. Abbiamo imparato a tagliare i costi. La nostra scelta strategica però è stata un'altra. Puntiamo ad essere i numeri uno nel settore business. La crisi dei mercati e il petrolio alle stelle non aiutano. Ma nel 2007 la domanda per i nostri posti di prima classe è cresciuta del 20%. Il 2008? Se l'anno scorso abbiamo guadagnato - malgrado tutto - 1,7 miliardi sono certo che anche in questo esercizio saremo in grado di far fronte alle turbolenze". Tre anni fa avete rilevato la Swiss, la compagnia nata dalle ceneri del fallimento della Swissair. E' un esperimento che ha funzionato? "Direi proprio di sì. Parlano i numeri. Il turnaround è stato completato nel 2006. E l'anno scorso è stato già un esercizio positivo". (e. l.).

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Di Pietro: Berlusconispecula su Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La cordata nazionale per la compagnia Cisl e Uil accusano Air France e il governo: "Basta giochi" roma. Antonio Di Pietro ritorna ai panni del pm e accusa Silvio Berlusconi: "Sta facendo insider trading, perché fa credere, contrariamente al vero, che qualcuno vuole comprare Alitalia". Sotto tiro il progetto del Cavaliere, che insiste per una cordata nazionale che impedisca l'acquisto della compagnia da parte di Air France. Anche i sindacati non mollano: la Cisl attacca il governo, giudicato responsabile dell'aut aut imposto oggi da Air France, mentre la Uil punta il dito contro il numero uno del colosso francese, Jean Cyril Spinetta: se martedì, al tavolo di confronto con Cgil, Cisl e Uil, "non sarà meno rigido, farà fallire la trattativa". g. ferrari e lombardi >> 3 23/03/2008 sondaggi fra sorprese e conferme. rischia il crac la mutua dei parlamentari 23/03/2008 la boccciatura dei candidati 23/03/2008 Roma. Lo dice un sondaggio dell'Istituto Piepoli: gli slogan del Pdl sono più percepiti ma gli elettori scelgono il partito del "meno peggio", bocciando in pratica i candidati, e gradiscono l'aumento delle donne in lista. Mentre infuria la polemica sulla par condicio, nel Pdl è assalto ai camper messi a disposizione da Berlusconi. E la mutua dei parlamentari rischia il crac per la riduzione dei versamenti. bocconetti e lenzi >> 2 e 4 23/03/2008 Domani, come tutti i quotidiani, Il Secolo XIX non sarà in edicola. Arrivederci a martedì prossimo. Auguri di Buona Pasqua. 23/03/2008.

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Gli sprechi e i finti risparmi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

L'editoriale luigi leone DAL RINVIO delle nomine nelle società controllate dal Tesoro al riordino delle aziende partecipate dal Comune di Genova, passando per il caso Alitalia. Un doppio fil rouge unisce partite che apparentemente sono lontane fra di loro: il ruolo della politica, previsto dal codice civile perché la politica in questi casi indossa il vestito dell'azionista; il ruolo dei manager: reso marginale, troppo poco coniugato con un criterio di merito (competenza, capacità, efficienza), soggiogato a iniziative tendenti ad assecondare spinte demagogico-populiste. In quanto socia di maggioranza in gruppi quali Enel, Eni, Finmeccanica, la politica ha scelto la strada del rinvio delle assemblee, quindi delle nomine. segue >> 15 23/03/2008.

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Alitalia, chi pagherà i conti della "cordata elettorale" - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti alitalia, CHI PAGHERà I CONTI DELLA "CORDATA ELETTORALE" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La cordata italiana lui la vuole veramente e riuscirà a farla decollare in un modo o in un altro, magari imbarcando per la strada i tedeschi o i fondi americani o qualche arabo di quelli che lui conosce. Questa volta gioca da presidente del Consiglio "in pectore". L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di Malpensa e quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che infiocchettano il lombardo-veneto da Bergamo a Treviso. Si è calato interamente nella figura del leader autoritario preconizzato da Giulio Tremonti. Decide la politica, l'economia segue. Il mercato, se ostacola i suoi disegni, vada a farsi fottere. E se necessario vada a farsi fottere anche l'Europa tecnocratica. Dio, Patria, Famiglia e ora anche Alitalia. Tremonti dixit. * * * è opportuno a questo punto valutare oggettivamente i costi dell'operazione cominciando dall'Alitalia e dal piano industriale presentato da Air France, che prevede un investimento immediato di due miliardi di euro. Questa cifra è la somma di 150 milioni di esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si è anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Ci vogliono dunque tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento. Ma resta che la Compagnia continuerà a perdere a dir poco 350 milioni l'anno se non sarà risanata e rilanciata. Il corso Spinetta, che fa l'amore col progetto Alitalia ormai da quindici anni, prevede di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi, il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che comprende Air France, Klm, e la stessa Alitalia. L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contempla dunque 10 miliardi di investimenti. Queste sono le cifre di partenza. * * * Ma per una cordata patriottica che abbia come obiettivo di rilanciare non solo Alitalia ma anche Malpensa tutelando i sindacati interni delle due aziende senza tuttavia smantellare Linate e tanto meno gli altri aeroporti padani, il costo dell'investimento non si ferma qui. Senza eliminare gli esuberi non si risana un bel niente. Quanto a Malpensa le perdite attuali ammontano a 200 milioni annui. Per arrivare all'aeroporto partendo da Milano si impegna un'ora e venti minuti. Ci vogliono quindi altri investimenti indispensabili in strada e ferrovia. I diritti di traffico dell'Alitalia dovranno poi essere divisi tra i tre aeroporti di Malpensa, Fiumicino e Linate. La Sea non ha un soldo e deve essere ricapitalizzata. Non si è dunque lontani dal vero ipotizzando che la cordata patriottica dovrà darsi carico di almeno altri 4 miliardi entro il 2013, da aggiungere ai 10 previsti da Air France. Totale quattordici. Ammesso che due hub siano un peso sostenibile. Non mi sembra che Toto sia affidabile per un'impresa di queste dimensioni né mi sembra che Banca Intesa si possa accollare da sola una responsabilità di questo genere. I nomi chiamati in causa e cioè Ligresti, Bracco, Soglia, Moratti, Fininvest, Della Valle, possono mobilitare l'un per l'altro 200 milioni a testa. Sapendo che nessuno di loro guiderà l'operazione. Cordata patriottica, appunto. Come la fede d'oro per finanziare la conquista dell'Impero. Comunque un miliardo o giù di lì. Ne mancano almeno altri tredici. Ma il leader patriottico non bada a queste quisquilie. Lui guiderà il governo, su questo non ha dubbi. è in grado di compensare chi lo aiuta. Troverà il modo. E poi c'è lo Stato. Lo Stato pagherà. Il rischio e l'investimento saranno distribuiti sulle spalle dei contribuenti e dei risparmiatori. Sarà lanciato un prestito obbligazionario. Si formerà un consorzio di banche. Al Tesoro ci sarà Tremonti il creativo. Tremonti il protezionista. Tremonti il colbertiano. Che vuole la politica autoritaria alla testa dell'Europa e dell'Italia. Amico di Sarkozy. La Cassa Depositi e Prestiti avrà un ruolo. Mediobanca anche. Naturalmente le risorse che saranno gettate su Alitalia-Malpensa dovranno essere sottratte da altri impieghi. Ma la decisione è politica. Se il Capo è d'accordo, si va alla guerra e così sia. Dio, naturalmente, è con noi e intanto ci farà vincere le elezioni, che è ciò che conta. * * * I sindacati incontreranno Spinetta il 25 prossimo, dopodomani. Forse sul cargo tratteranno (cinque vecchi aerei, 135 piloti per guidarli, 200 milioni di fatturato annuo, 70 milioni annui di perdita). Forse si aprirà uno spiraglio sugli esuberi di AZ Servizi e sul tempo di dismissione. Se rompono la crisi sarà immediata. Se rompono si assumono i rischi della rottura perché Spinetta è stato chiaro su questo punto: senza l'accordo con i lavoratori mi ritiro. E' un ricatto? A me sembra un dato di fatto e un segno di considerazione. Ma ognuno decide con la sua testa. Può darsi però che i sindacati non rompano, che il piano industriale francese li convinca, ma che abbiano bisogno di qualche giorno per perfezionarlo. Può darsi che cinque giorni, dal 25 al 31 marzo, non bastino. Può darsi che ne vogliano dieci o giù di lì. Spinetta concederà quei pochi giorni fissando una data certa e accettata? Prodi e Padoa-Schioppa accetteranno una proroga breve con data prefissata e non superabile? Esprimo un'opinione personale: una proroga di cinque o sei giorni oltre il 31 marzo sembra accettabile. Oltre quel limite non lo è. Quanto al prestito che Berlusconi chiede al governo, Prodi ha già detto che non si può fare se non è garantito da un soggetto bancabile. La Ue vieta operazioni di prestito a rischio da parte di un governo ad una società per azioni. Al di là di questo non ci sono altri orizzonti che l'amministrazione controllata. Significa congelamento dei debiti, nomina d'un commissario giudiziale, risanamento con vendita delle poche attività e concordato con i creditori. Esuberi? Da quel momento la controparte dei sindacati sarà il commissario. La flotta continuerà a volare? Così come Parmalat continuò a produrre il suo latte e i suoi yogurt? C'è una differenza di fondo tra i due casi: la gestione di Parmalat era attiva ma il capitale finanziario non c'era più. Per Alitalia invece il capitale finanziario non c'è più e la gestione è in pesante passivo. Affinché la flotta continui a volare occorre che i fornitori vendano il carburante a credito, la manutenzione e il personale di volo e di terra lavori senza sapere se a fine mese gli stipendi saranno pagati. Una situazione ovviamente impossibile quale che siano le opinioni in proposito di Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio. Berlusconi strillerà e con lui Fini. E con loro Formigoni e la Moratti che sono tra i principali responsabili del flop di Malpensa. E gli elettori? Nessuno può dire quale sarà l'effetto dell'affaire Alitalia-Malpensa sugli elettori del Nord. Forse la maggioranza se ne infischia o forse no. Quanto agli industriali, è un fatto che in quindici anni da quando dura quest'agonia sotto quattro diversi governi, gli industriali del Nord nessuno li ha visti. Avevano altri pensieri. Li vedremo oggi? Daranno oro alla Patria? In barba al mercato? Col solo vantaggio d'essere i finanziatori di Berlusconi? Tutto è possibile. Nel 1921 finanziarono Mussolini pensando che sarebbe stato una marionetta nelle loro mani. Non fu così, ma quando se ne accorsero era troppo tardi. Dovettero aspettare vent'anni e una catastrofe epocale. Qui se ne preparano altri cinque e siamo ancora alle prese con lo stesso leader, lo stesso personale politico, la stessa Lega, lo stesso Fini, gli stessi "ascari" con i cannoli o senza cannoli. Ma il popolo è sovrano. A volte decide per il suo bene, a volte si dà il martello sui piedi, a volte resta a casa a guardare lo spettacolo dalla finestra. E questa è la cosa peggiore che possa accadere.

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Alitalia, i sindacati accusano il governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Alitalia, i sindacati accusano il governo Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista --> Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista Ancora polemiche sulla vendita Alitalia. I sindacati, in particolare la Cisl, accusano il governo. ROMA Sindacati in pressing mentre malgrado la pausa pasqua di lavoro il presidente di Air France Jean Cyril Spinetta sta mettendo a punto il documento che presenterà all'incontro di martedì. I sindacati premono per ottenere migliori condizioni dell'offerta per Alitalia, ma il leader della Cisl Raffaele Bonanni si ribella all'ipotesi di commissariamento in caso di fallimento dell'accordo con Air France-Kml. Il "ricatto" del commissario per Alitalia "è un giochetto puerile del governo nel quale non entro" dice. "La responsabilità è tutta del governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili posti. Questo non va bene - puntualizza Bonanni - perché le azioni Alitalia sono un possesso pubblico e non privato". Incalza il numero uno della Uil, Luigi Angeletti: Spinetta si presenti al tavolo di martedì "con condizioni meno gravose per il sindacato. Se la trattativa fallisce è colpa di Air France che non vuole fare l' accordo". Semaforo verde dei sindacati invece alla richiesta del patron di Air One, Carlo Toto, di vedere i conti della disastrata compagnia. "Fateci fare una due diligence, anche solo di tre settimane e non tre mesi come i francesi, e potremo presentare la nostra offerta vincolante" ha detto Toto in un'intervista a La Repubblica. Giusto mettere i concorrenti nelle stesse condizioni, concordano Bonanni e Angeletti. Anche la Filt Cgil ritiene opportuno che si sfrutti il lasso di tempo che manca perchè si insedi il nuovo governo (lo stesso Spinetta ha chiesto l' assenso del nuovo esecutivo all'eventuale accordo) per "permette la due diligence sui conti a chi vuole farla. Le condizioni poste da Air France - dice il segretario nazionale Filt Mauro Rossi - sono talmente penalizzanti che chiunque può fare meglio". Al tavolo di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno stravolgimento del progetto. Spinetta sarà a Roma domani e probabilmente avrà un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi avanti, ma si tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli mai affrontati in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da ambienti del vettore d'oltralpe. Il sindacato chiede invece segnali concreti: tagli agli esuberi del 40% tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, per un massimo di 1.100 unità, per la Uilt. Solo esuberi transitori, acquisto dell'intero pacchetto Az Fly e Az Service e aumento della flotta di lungo raggio, incalza la Filt. Modifiche all'intero piano, perchè "se si richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa" puntualizza Bonanni. Una strada che al momento appare quindi tutta in salita e, in caso di mancato accordo, il rischio del commissariamento e del ricorso alla legge Marzano si fa più concreto per Alitalia. La compagnia "ha ossigeno per poche settimane", ha detto al Financial Times il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Alcuni tra i sindacati non fanno mistero di contare sulla per ora ipotetica cordata italiana, e per questo sono disposti ad attendere il dopo-elezioni. "Mi irrita che la vicenda Alitalia sia inquinata dalla campagna elettorale", dice Angeletti sperando in una soluzione-Iberia, un gruppo di imprenditori spagnoli spuntato appena in tempo per evitare la cessione a British Airways.

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È scontro sul futuro della compagnia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Di Pietro attacca Berlusconi: "Fa solo insider trading". Maroni contro Air France: "Vuole eliminare Malpensa per tutelare Parigi" È scontro sul futuro della compagnia Di Pietro attacca Berlusconi: "Fa solo insider trading". Maroni contro Air France: "Vuole eliminare Malpensa per tutelare Parigi" --> MILANO Continua a tenere il baricentro delle discussioni su Alitalia l'iniziativa di Silvio Berlusconi che sta prospettando una cordata italiana per il salvataggio della compagnia. Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro attaccare il Cavaliere per quello che definisce "un atto di insider trading immorale e illegale", mentre il destino della compagnia di bandiera tiene banco nel dibattito elettorale. E se Pier Ferdinando Casini sollecita i figli di Berlusconi "tirare fuori i soldi" (altrimenti la sua è solo una "captatio benevolentiae" elettorale) e Francesco Rutelli ammonisce il centrodestra sulle responsabilità dell'eventuale fallimento della compagnia, a schierarsi con il Cavaliere è la Lega. Per Roberto Maroni, infatti, quella ventilata da Berlusconi è una possibilità da guardare con attenzione, destinata a rilanciare, o comunque salvaguardare, anche Malpensa. "Berlusconi sta facendo insider trading - va giù duro Antonio Di Pietro - facendo credere contrariamente al vero che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Per il leader dell'Italia dei valori "certe operazioni prima si fanno e poi si dicono e annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale". Allo stato attuale, insomma "c'è un offerta sul campo e va esaminata, se qualcuno ha altro da offrire lo offra, ma che sia una cosa seria". Ma la verità, secondo Di Pietro, è che "Alitalia produce una media tre uno e due milioni di euro al giorno di debiti ed è difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela". Ma per il governo sulle pagine del Financial Times il ministro Padoa-Schioppa ammonisce giudicando "drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà" la fotografia della situazione. "La gente - spiega il ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative". Ma Alitalia "ha ossigeno per poche settimane. Qualsiasi cosa pensino i politici, le scadenze sono dettate dalle condizioni della compagnia, non siamo nel campo della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria: tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro - denuncia ancora il ministro - e il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite". Legata ad Alitalia è la sorte di Malpensa, che, secondo Di Pietro, deve avere la priorità di salvaguarda: "Vale almeno dieci Alitalia - afferma - e intorno c'è un indotto tale per cui migliaia e migliaia di persone e di piccole e medie aziende rimarrebbero senza lavoro". L'iniziativa di Berlusconi potrebbe garantire proprio il rilancio, e di sicuro la salvaguardia, di dell'aeroporto di Malpensa, sottolinea il leghista Roberto Maroni. "Siamo certi che se questa cordata ci sarà, terrà in giusto conto le sorti di Malpensa - afferma l'ex ministro in un'intervista a Radio Padania - a differenza di quanto ha fatto Air France che ha solo l'interesse a chiudere Malpensa per eliminare un concorrente pericoloso per Parigi". Di Pietro e Maroni comunque si trovano concordi su un punto: stop ai soldi pubblici. "L'Unione Europea è stata molto chiara e ha detto che non si può più mettere nemmeno un centesimo di soldi pubblici in Alitalia - sostiene l'esponente del Carroccio - Non c'è il rischio, anche se qualcuno naturalmente lo teme, che il governo, lo Stato possa rimetterci soldi". Inutile "cercare di tirare a campare - afferma a sua volta Di Pietro - pensando che lo Stato ci mette altri o deve rimborsare la Sea: l'Unione europea non lo permette".

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Rutelli: "meno tasse e più tram in città" - carlo alberto bucci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Roma Rutelli: "Meno tasse e più tram in città" Punti ascolto in cinquanta gazebo CARLO ALBERTO BUCCI Aumento dei punti di contatto con i cittadini attraverso 50 gazebo. E proposte per il futuro, puntando sulla mobilità ma anche sul taglio delle tasse: "Faremo sconti a chi investe sul sociale, ad esempio pensiamo a una bolletta sui rifiuti meno cara per chi garantirà la pulizia delle strade". A ormai soli 22 giorni dalle elezioni, il candidato sindaco del Pd Francesco Rutelli ha inaugurato a piazza Argentina il primo gazebo per "la seconda fase di ascolto". Dopo i viaggi sull'autobus per farsi raccontare i problemi di Roma, il vicepremier ha aperto le urne delle piazze dove i romani potranno lasciare proteste e consigli ("l'ascolto e la partecipazione saranno la cifra caratterizzate della nostra nuova esperienza"). IL capolinea a piazza Argentina fu inaugurato 10 anni fa, quando Rutelli era sindaco. "Ricordo che all'inizio ci fu una vera e propria guerriglia del centrodestra contro il tram". E l'8 "s'è dimostrato dei mezzi più riusciti di trasporto". Ma il prolungamento riguarda il centro storico. E il tram per le vie storiche a Firenze ha creato un putiferio. "è chiaro che c'è un impatto sulla città antica, occorre quindi un'analisi seria del progetto. Questa sarà una delle nostre priorità" ha promesso Rutelli. Che ha ribadito la sua apertura per la possibile cordata interna su Alitalia: "Dicano subito - ha detto rivolto al centrodestra - se c'è un'alternativa (all'acquisto di Air France ndr) o si prenderanno la responsabilità di un fallimento con conseguenze gravissime non solo su Malpensa ma anche su Fiumicino". Rutelli ha infine rivendicato la paternità dell'idea di fare del carcere di Regina Coeli un luogo di cultura: "è stata una mia proposta degli anni '90 ma si è scontrata con il no del ministero della Giustizia".

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Alemanno a testaccio "difesa della tradizione" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Roma Alemanno a Testaccio "Difesa della tradizione" "Limitare stranieri e discoteche" Salvaguardia della tradizione romana, incarnata in Testaccio, e del marchio Italia sugli aerei della compagnia di bandiera. Ma, innanzitutto, difesa dei punti di propaganda elettorale del Pdl dagli attacchi incendiari. Ieri mattina, dopo che nella notte il gazebo "azzurro" di Largo Leonardo da Vinci è stato dato alle fiamme, Gianni Alemanno ha proseguito il suo tour nei mercati ribadendo le parole d'ordine del centrodestra. "Bisogna tutelare l'identità dei quartieri storici di Roma, come quello di Testaccio" ha detto il presidente della Federazione romana di An. "è necessario mettere in atto un'attenta politica delle locazioni degli immobili e di concessione delle licenze commerciali. Senza fare discriminazioni - ha sottolineato - dobbiamo evitare che anche qui ci sia un'eccessiva presenza di extracomunitari, come avvenuto per esempio all'Esquilino. E non bisogna esagerare neanche con la presenza di locali notturni, altrimenti questo storico quartiere diventa una sorta di Disneyland della notte". La difesa di Alitalia passa dal Leonardo da Vinci. "Da parte nostra, ma anche dei sindacati - ha proseguito - sono molte le perplessità sull'offerta Air France. La soluzione deve essere italiana ma attraverso l'alleanza con il vettore di un altro Paese non europeo. Qualsiasi sia la scelta - ha sottolineato - è evidente che Fiumicino è destinato a crescere perché è un hub posizionato al centro del Mediterraneo". Le proposte del centrodestra per il Campidoglio saranno raccolte nel "programma elettorale completo" che il Pdl presenterà sabato prossimo. "In quell'occasione avremo solo personaggi della società civile e non testimonial spettacolari" ha promesso Alemanno. (c. a. b.).

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Alitalia, l'ora dei veleni (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

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Di Pietro a Berlusconi: distorcere il mercato è reato. Ma la Cisl attacca il governo ' 23/03/2008 la denunciaai giornaliPerso il senso della realtà: si divertono a ballare sull'orlo del baratro padoa schioppaministro dell'Economia 23/03/2008 ' 23/03/2008 l'accusaa berlusconiQueste operazioni non si annunciano: c'è un reato che si chiama insider trading antonio di pietroministro delle Infrastrutture 23/03/2008.

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Sindacati alla carica: Air France cambi l'offerta oppure non si tratta (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

25 il tavolo di confronto Il segretario della Uil detta le condizioni: "Ridurre gli esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e rivedere le tratte" 23/03/2008 Roma. Se il ministro Di Pietro attacca, anche i sindacati non scherzano. Sul caso Alitalia le organizzazioni del lavoratori non mollano la presa. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, se la prende col governo, il segretario della Uil, Luigi Angeletti, punta il dito contro Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'aspirante acquirente Air France-Klm. Per Angeletti è indispensabile che martedì, al tavolo di confronto con Cgil, Cisl e Uil, Spinetta si presenti con posizioni meno rigide e con la disponibilità a discutere i termini dell'acquisizione, soprattutto per quanto concerne il numero di esuberi. Se così non fosse, sentenzia Angeletti "vuol dire che non vuole fare l'accordo, quindi se la trattativa fallisce è colpa di Air France". "Occorre ridurre la quota di esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e poi rivedere le tratte: non si può pensare di spostare tutto il traffico aereo a Parigi, dobbiamo poter partire da Roma e Milano senza scali intermedi", spiega Angeletti, che come Bonanni rifiuta la scelta obbligata tra i francesi e il commissario: "Il sindacato serve ad evitare l'alternativa tra la guerra e la resa". Sulla cordata di imprenditori evocata da Berlusconi, il leader della Uil sollecita: "Se c'è venga fuori il più presto possibile, non dopo le elezioni". Ad irritarlo, è che la vicenda Alitalia sia "inquinata dalla campagna elettorale". E ancora: "Se c'è un'offerta italiana deve essere migliore di quella francese, se no meglio Air France", dice Angeletti. Quindi l'affondo: la gestione della procedura di vendita "è stata disastrosa e la responsabilitàè del governo che ha trattato con un solo interlocutore. Non conosciamo ancora i motivi tecnico-oggettivi che hanno indotto il governo a preferire l'offerta Air France rispetto a quella di Toto". Dal segretario della Fit-Cisl Claudio Claudiani piovono critiche sul ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, che non si stanca di ripetere che il tempo stringe e che l'alternativa è il fallimento. "Credo che quello che manca alle osservazioni del ministro sia una preliminare e profonda autocritica su come ha gestito, nel silenzio più assoluto, la vicenda Alitalia", argomenta Claudiani. Il sindacato, aggiunge, "si trova nella condizione di dover discutere con un acquirente che ha già avuto il via libera degli azionisti e del cda di Alitalia". Per il leader della Fit-Cisl "non è accettabile che il sindacato sia stato messo nelle condizioni di non avere alternative tra un accordo capestro e l'ipotesi di un fallimento. Gli ultimatum non giovano". Martedi 25 Fit-Cisl siederà al tavolo della trattativa, ma "se non ci sarà un'apertura significativa e una revisione profonda dell'offerta presentata non ci potrà essere nessun negoziato", taglio corto il segretario, auspicando l'arrivo "altre cordate", ma chiarendo che "bisognerà vedere i contenuti, per noi non contano né i colori né l'italianità". Filt-Cgil detta le condizioni necessarie all'accordo: "Un aumento significativo del numero degli aerei di lungo raggio, segnale della volontà di far sviluppare Alitalia; l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". "No alle condizioni capestro poste da Spinetta", incalza il segretario Mauro Rossi. Sui tagli al personale, "siamo disponibili a trattare su una quota di esuberi transitori, il cui numero sia la risultante di un piano di prospettiva industriale, e non un punto di partenza". In caso di commissariamento, "la responsabilità cadrebbe per intero sul ministro dell'Economia", avverte Rossi. In questa vicenda, conclude, "la politica ha colpe enormi. La compagnia ha pagato oltre quindici anni di ingerenza". gilda ferrari gilda.ferrari@ilsecoloxix.it 23/03/2008.

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Expo, maxi comitiva per parigi in cinquanta a caccia di voti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina II - Milano Expo, maxi comitiva per Parigi in cinquanta a caccia di voti Con la Moratti anche 10 consiglieri: "Ma voleremo low cost" I pronostici danno il capoluogo lombardo in vantaggio su Smirne 80 a 60 Ci saranno Prodi, dieci testimonial, i vertici di Fiera, Regione, Comune e Provincia Una carovana di almeno una cinquantina di persone parte per tifare Milano. Destinazione Parigi, dove tra una settimana 142 Paesi a maggioranza decideranno a chi assegnare l'Expo del 2015. Letizia Moratti lascia a casa gli assessori, che non la prendono troppo bene anche perché nel frattempo l'aereo e l'albergo l'hanno già prenotato dieci consiglieri comunali. La certezza è che la delegazione italiana sarà ricca e nutrita: dovrebbe guidarla il premier Romano Prodi, caso-Alitalia permettendo, di sicuro non mancheranno ministri, una decina di vip-testimonial, i vertici di Comune e Regione e Provincia, Camera di commercio e Fiera. Tutti a Parigi, dunque. Con una rara eccezione: il consigliere comunale Basilio Rizzo, Lista Fo, pur invitato se ne resta a casa sostenendo che "si conclude con modalità che non condivido una campagna per conquistare l'Expo non per quello che si realizzerà, ma a colpi di viaggi, promesse e spese a carico del contribuente. La presenza dei consiglieri comunali non capisco proprio a cosa contribuisca". La delegazione del Consiglio, a spese del Comune, sarà in economica con voli low cost e costerà per dieci persone non più di 5mila euro, replica chi parte. Quanto costerà però davvero tutta la carovana milanese, e a chi al netto degli sponsor, non è dato sapere. L'attesa della verità è tutta tra serate di gala a Parigi per propagandare Milano, e la caccia serrata agli ultimi voti (una missione della Camera di commercio è giusto arrivata ieri al Cairo per un ulteriore blitz in Egitto, Tunisia e Yemen). Sperando che alla fine sia brindisi come promettono i pronostici riservati della vigilia, che danno Milano in vantaggio su Smirne con un'ottantina di voti contro 60. Ci sono però anche due suggestioni a guastare la festa. La prima: dalla concorrente turca arrivano messaggi muscolari, "la mattina del primo aprile ci sveglieremo città ospitante", ha mandato a dire il sindaco di Smirne Aziz Kocaoglu. E "temo proprio che la vicenda Malpensa peserà", ha dichiarato invece a Milano il presidente provinciale Filippo Penati. Insistendo anche nel ricordare che in una votazione a scrutinio segreto c'è "un elemento di incertezza". Timori di una partita complicatissima con 142 Paesi votanti. Ma la speranza di presentarsi in vantaggio c'è. Ed è con questa speranza che si parte per Parigi per l'Assemblea generale del Bie, il Bureau che assegna l'Esposizione universale. Una cinquantina i giornalisti accreditati per seguire in diretta la votazione, ma tutti viaggeranno da Milano a proprie spese. Il clou della maxi-trasferta parigina ci sarà il giorno del verdetto il 31. La delegazione ufficiale italiana prevede i ministri D'Alema e Bonino e il sottosegretario agli Esteri Craxi, insieme al premier Prodi. Il Comitato Expo ha poi arruolato una decina di vip-testimonial, dal tenore Andrea Bocelli ai giocatori di Milan e Inter Kakà e Seedorf. Dalla Provincia la delegazione di cinque persone sarà guidata dal presidente Filippo Penati, quella della Regione dal governatore Formigoni, quella della Camera di commercio dal presidente Sangalli e da Bruno Ermolli di Promos. Dalla Fiera voleranno a Parigi il presidente Roth, l'amministratore delegato di Fiera Spa Artusi, il direttore generale di Sistema sviluppo Fiera Maurizio Alessandro. E poi comunicatori, collaboratori, diplomatici della Farnesina, la squadra dell'Ufficio internazionale del Comune al completo. Sperando che alla fine sia festa. (gi.pi.).

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La politica, i managere i finti tagli agli sprechi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Dalla prima pagina Obiettivo: non avere un "impiccio" in più lungo l'accidentato percorso della campagna elettorale. Una storia di resistenze reciproche fra Partito democratico e Popolo della libertà e di sgambetti interni allo stesso Pd. Senza alcuna considerazione del fatto che le aziende, per quanto soggette alle indicazioni del principale azionista, vivono di vita propria (siano o non siano quotate in Borsa) e devono rispondere ai tempi del mercato, ben più stringenti di quelli imposti dai bizantinismi dei vari Palazzi che per convenzione spartitoria sono titolati ad avere una qualche voce in capitolo. Il mirabile esempio di queste ore è l'Alitalia. Prima distrutta da anni di gestione clientelare, poi messa in vendita perché di fatto oltre le soglie del fallimento, ora assediata dal desiderio di Silvio Berlusconi di accontentare la Lega, che attraverso la compagnia di bandiera pretende di salvare Malpensa, fino a immaginare una cordata nazionale che sottragga il deprezzato boccone ad Air France. Con il Pd che fa "ammuina", gioca a polemizzare sui tempi di un'eventuale operazione, ma mica se la sente di prendere cappello e dire che indietro non si torna, avendo il (suo) governo già deciso. Naturalmente il mondo ci ride dietro, ma ciò non preoccupa minimamente chi, adesso, ha l'esclusivo pensiero di raccattare qualche voto. Da destra a sinistra, e viceversa, vale per tutti, nessuno escluso. Difatti i manager, quelli dell'Alitalia più degli altri ma non solo, sembrano spariti dalla circolazione. Costretti a fare il loro mestiere rimanendo sulla graticola di un'incertezza che pesa ben oltre la sua durata (al massimo da qui a giugno), perché può minare l'adeguarsi a quelle prassi che, per un gruppo come Finmeccanica, ad esempio, stanno dietro alla vittoria o alla sconfitta in gare internazionali marcate dall'elevatissimo livello di competizione. Non è un caso che proprio Pier Francesco Guarguaglini, numero uno di Finmeccanica, abbia forzato la sua abituale misura nel commentare i conti 2007, ricorrendo a un'enfasi insolita: "I risultati confermano la nostra affidabilità e la capacità di rispettare puntualmente le previsioni comunicate al mercato". Un avvertimento a quella politica che si facesse cogliere dal dubbio di disarcionarlo ma anche, soprattutto, un messaggio ai mercati sulla tenuta del gruppo, a prescindere dal nefasto ritardo sul rinnovo (conferma) dei vertici. I giochi della politica-politicante investono le nomine e più che mai Alitalia, ma in filigrana si colgono nella stessa, più minuscola, vicenda genovese. Decidendo di riordinare le partecipate, il capoluogo ligure apre prima di tutto un confronto con il sindacato. La parola d'ordine è salvaguardare l'occupazione. Il che non è di per sè un elemento di rilievo - lo sarebbe l'esatto contrario - ma lo diventa smascherando il riaffacciarsi di vecchie logiche da consorteria. Difatti: che cosa accadrà se, strada facendo, per tenere in piedi questa o quell'azienda si ponessero problemi di cassa integrazione, prepensionamenti o, addirittura, licenziamenti? Le cronache non riferiscono alcunché sull'argomento. Comune e sindacati, però, fanno l'agiografia di un'intesa che quando venisse traumaticamente meno potrebbe riproporre schemi come quello che vede alcune irriducibili sigle sindacali tenere in ostaggio il teatro Carlo Felice. Fino ad arrogarsi diritti impropri: chiedere la testa del sovrintendente Gennaro Di Benedetto e sbattere la porta in faccia al sindaco Marta Vincenzi, che tentando un'improbabile mediazione sta assumendosi la pesante responsabilità di ritardare una resa dei conti esaustiva e, ormai, improcrastinabile. Di Benedetto è come i manager delle altre aziende del Comune: da Amiu (ciclo dei rifiuti) ad Amt e Ami (trasporti), da Iride (gas e acqua) ad Aster e Asef (servizi). Non è dato sapere se e in quale misura i vertici di queste società siano stati coinvolti nel preparare il riordino, ma non lascia presagire nulla di buono il fatto che l'assessore competente, Alfonso Pittaluga, stia da settimane lavorando per rivedere gli emolumenti dei manager in nome di un taglio (finto) ai costi della politica che meriterebbe ben altri ambiti d'impegno. È vero, lo dice la legge, nel senso che a stabilire la rinegoziazione degli "stipendi"è la Finanziaria del 2007, ma la deriva demagogica di quel provvedimento può avere dei correttivi. Il più noto, e già praticato nel Paese, è trasformare gli amministratori delegati (o i presidenti con deleghe operative) in direttori generali. Uno scandalo se fosse solo una scorciatoia per regalare una posizione e una retribuzione a qualche "amico degli amici" (in tal caso si hanno assunzioni a tempo indeterminato), una iniziativa saggia se con un'assunzione a termine da "dg" si può pagare meglio un buon manager, trattenerlo e impiegarlo, in tal caso non retribuito, anche in consiglio d'amministrazione. Come nel gioco dell'oca, c'è una carta che riconduce al punto di partenza ed è la pagella professionale di un manager. Se non è ritenuto valido, il dovere di un azionista - principalmente se pubblico, sia esso il governo o una giunta municipale - è dirlo con trasparenza. Ma se un manager gode di motivata fiducia, il discrimine non può essere il suo costo. Ridurlo fa propaganda, ma non fa bene al sistema se chi subentra non offre garanzie e risultati analoghi. Il conto dell'inefficienza è sempre più salato di un pur ricco emolumento. luigi leone leone@ilsecoloxix.it 23/03/2008 dalla prima pagina Una fede essenziale ed estrema, politica- se oggi la parola potesse ancora contenere la sua nobiltà - centrata su quella che San Paolo ha chiamato "la follia della Croce". Dunque il martirio e non la resurrezione del Cristo, la nostra Pasqua, era il centro di quella fede, e non la sua divinità, o la natura di quella divinità; ma la sua storicità, la sua morte in croce al cospetto del mondo a causa della sua predicazione. Questo erano chiamati a testimoniare i cristiani, la verità della croce, la loro presenza sul Golgota. Dicono le parole di un famoso gospel: c'eri tu alla croce di Gesù? Io c'ero e questo pensiero fa sì che io pianga, pianga, pianga. Ho pensato a questo l'altra notte, mentre si scatenava sopra la mia casa una furiosa tempesta di libeccio. Notte di Venerdì Santo quanto mai appropriata, tra un cielo di tregenda e un vento che scuoteva le fondamenta della città come se stesse cercando il tempio di Gerusalemme per squarciarne il velo. La tempesta si è presa dalla sua tinozza il mio ulivo e lo ha mandato a infrangersi contro i camini del palazzo. Non c'è nulla di divino nel mio ulivo cresciuto in una bagnarola, non ha in sé nessuna verità, nessuna profezia, ma vederlo divelto e squassato mi ha dato un grande dolore e nel dolore la coscienza che ogni essere vivente è esposto alla sua Passione, e nella passione di ognuno c'è una verità, una profezia, enorme o microscopica, non importa. Ma il mio ulivo non è morto; nonostante fosse stato logico che così fosse, nel silenzio del suo Sabato Santo segretamente le sue radici si alimentano, i suoi rami maggiori accolgono la linfa e la offrono ai minori, e le sue fronde offese e frante forse potranno avere ancora nuovi germogli. Se non oggi, forse in tempo per la primavera il mio ulivo avrà per sé una sua Pasqua di resurrezione. E ricomincerà da capo ogni cosa della sua natura, e il venerdì di tormenta non sarà neppure più un ricordo. E io oggi festeggio la mia Pasqua anche per lui. Sì, oggi siamo tutti più propensi a festeggiare la resurrezione che a testimoniare della passione e della croce. È umano, se non proprio della purezza originaria del cristianesimo, rassicurarci con l'evenienza di un nuovo inizio. Sempre disponibile ancorché miracoloso. È un bene che sia così, ed è un bene la certezza che ogni rinascita sia per il meglio; che proprio perché giunge sempre miracolosa e inaspettata, abbia in sé qualcosa del divino e ce lo consegni. È un bene perché in questo modo il mondo va avanti e andiamo avanti tutti noi, nonostante le ragionevoli probabilità del contrario. Ma non è detto che lo sia sempre un bene. Pericolosamente propendiamo a pensare che la resurrezione sia un diritto, faccia parte delle nostre opportunità. Costruiamo, anzi, lo abbiamo già fatto, una politica della resurrezione permanente, e ci stiamo costruendo qualcosa che assomiglia a una nobile impunità, avendo attribuito a ogni discapito della nostra vita la grandezza di un Golgota. Mentre ciò che va ricordato innanzitutto è che la Pasqua di resurrezione è solo il terzo giorno, e il primo è il venerdì della croce. Un giorno, il terzo, che le assemblee dei credenti cristiani hanno aggiunto molto dopo il primo, così come hanno a lungo esitato nella certezza della divinità del loro profeta. Perché non era questo il punto, non l'epicentro del vortice che ha sconvolto il pensiero del mondo, quello che appunto Paolo ha chiamato "la follia della Croce", lo scandalo che si fa profezia in ognuno. maurizio maggiani 23/03/2008.

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Gli imprenditori tra patria e mercato - giuseppe turani (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Affari & politica GLI IMPRENDITORI TRA PATRIA E MERCATO GIUSEPPE TURANI Ma perché gli imprenditori, quando li cercano, non ci sono mai? Anni fa, quando la Ducati di Bologna era in difficoltà e si cercava un salvatore, Nicola Piepoli (quello dei sondaggi) non capiva perché non si riuscisse a mettere insieme una cordata di imprenditori italiani per rilevare l'azienda (che poi finì a un fondo americano, il Tpg). "Se ci pensi, mi spiegava, servono appena mille miliardi" (di allora). "E' un grande simbolo italiano, del nostro lavoro, del nostro saper fare le cose". Nei mesi scorsi (ma ancora oggi in molti talk show televisivi con i politici) è risuonata (e risuona) la stessa musica a proposito dell'Alitalia: possibile che non ci siano imprenditori italiani così sensibili e orgogliosi da mettere mano al portafoglio per salvare la nostra compagnia di bandiera? Chi ragiona così (e lo fanno quasi tutti i politici) dimostra di avere un'idea molto distorta di quello che è un imprenditore e di non sapere niente di quello che sta accadendo. Gli imprenditori non sono dei signori con il portafoglio pieno che stanno al bar tutto il giorno in attesa di correre a salvare la patria, o qualche suo simbolo, non appena se ne manifesti la necessità. Di solito hanno un'azienda e stanno sui mercati, in concorrenza con altri. Più che soldi, hanno debiti e devono continuamente fare investimenti proprio per essere competitivi. Se hanno successo, è anche perché conoscono bene il proprio mercato e il proprio lavoro (le tecniche, le tecnologie, ecc.). Solo che, dati i cambiamenti sui mercati e nelle tecnologie, la loro conoscenza è in continuo divenire. Chi aveva come concorrente, anni fa, un collega che stava a cinquanta chilometri di distanza, adesso magari deve misurarsi con un imprenditore cinese o coreano. Chi credeva di essere "padrone" del proprio lavoro, scopre di colpo che in America è stato messo a punto un nuovo procedimento, migliore e meno costoso. Insomma, quello dell'imprenditore è un mestiere complicato. Si dice che i grandi felini vivano nell'ansia perenne di non trovare mai abbastanza da mangiare. Gli imprenditori vivono nell'ansia perenne di essere buttati fuori dal mercato da qualche concorrente più sveglio e meglio attrezzato. L'idea che un imprenditore, che magari fa bulloni o magliette, decida di gettarsi in un'avventura tipo Alitalia (o tipo Ducati) solo per motivi di bandiera è una cosa che può venire in mente solo a dei politici (o a qualche sincero innamorato dell'Italia come il mio amico Piepoli). Perché mai uno dovrebbe distrarre risorse per occuparsi di un business (quello del trasporto aereo) che non conosce per niente e nel quale le probabilità di insuccesso sono elevatissime? Non è meglio, e non aiutano meglio l'Italia, se invece continuano a fare, bene, il proprio mestiere? E infatti basta conoscere un po' il mondo imprenditoriale italiano per accorgersi che quegli stessi imprenditori che "non" si occupano di Alitalia, in questi mesi non sono stati fermi, ma hanno combattuto con i propri mezzi per tenere alte altre "bandiere" italiane. Bandiere quasi certamente anche più utili e interessanti di una compagnia aerea dissestata da almeno un paio di decenni e dove non è chiaro chi comanda (gli amministratori, i sindacati, le hostess?) Sul momento mi vengono in mente tre casi in cui imprenditori italiani sono andati a comprarsi un'azienda in America (proprio dove sembrava che fosse più difficile e dove grandi gruppi italiani non sono mai arrivati) per continuare a stare con successo sul mercato e per non farsi battere dalla concorrenza. Sono la bolognese Datalogic (codici a barre e simili), fra le prime aziende al mondo nel suo settore. La bergamasca Brembo (leader mondiale dei freni per auto e moto) e Interpump (Reggio Emilia), leader mondiale per alcuni tipi di pompa. Ma non è finita. Dai mercati finanziari internazionali giunge notizia, ad esempio, che proprio in questi giorni e in queste settimane (approfittando della grande crisi creditizia) i nostri due maggiori istituti (Unicredit e Intesa) stanno cercando "occasioni" (in Francia e in Svizzera) per allargare i loro imperi bancari e per renderli sempre più internazionali. E' presto per dire se riusciranno a avere successo o no, ma si sa che stanno lavorando intensamente intorno a questi dossier. Stanno cercando, insomma, di portare il nostro sistema bancario sulla scena internazionale. Mica poco. Insomma, il fatto che il mondo imprenditoriale italiano non si occupi di Alitalia non significa affatto che sia pieno di scioperati, lavativi e anti-patriottici. Significa semplicemente che ognuno sta cercando di fare bene il proprio mestiere (senza aiuti pubblici) e di stare al passo con la concorrenza e con il resto del mondo. Cosa che, invece, come è noto, non è riuscita altrettanto bene a Alitalia, benché abbia divorato negli ultimi venti anni somme enormi, pari almeno a una buona legge finanziaria. Forse, bisognava liberarsene dieci anni fa. Oggi saremmo un paese migliore.

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Pasqua. Meno male (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Pasqua. Meno male Campagna elettorale in pausa forzata Pasqua è arrivata. La calma e l'arrivo della primavera, il riposo e il generalizzato ricongiungimento con i cari affetti sono tutti elementi che aiutano. Verità pensata e difficilmente esplicitata? Questa Pasqua tra capo e collo di campagna elettorale, decisamente, ci sta bene. Ci voleva. C'è chi si lamenta che è troppo presto – a prescindere dalle elezioni – e in effetti la ricorrenza quest'anno è giunta con un certo anticipo alla media. Campagna elettorale dappertutto. Ma è Pasqua. Ci si ferma un istante. E si respira. Certo, c'è chi si lamenta, pensando che questa campagna elettorale sarebbe stata comunque già troppo corta e concitata anche senza avere anche una festività di mezzo. Perché i candidati sono come trottole – alcuni, almeno. Altri rimangono a casa, sicuri di un sostegno che tanto, da qualche parte, arriverà – e stanno attraversando terre e mari nella raccolta voti. Il pullman del Pd, ad esempio, è ormai leggenda. Una leggenda che, a prescindere da quelli che saranno i risultati della partita, comunque rimarrà nella storia come elemento di colore e, soprattutto, di nuova comunicazione. Comunicazione. Silvio Berlusconi, candidato premier del Popolo della Libertà, ne è da tempo ormai immemore il Signore incontrastato, in Italia. A voler utilizzare una metafora da nuove tecnologie, l'hardware ce l'ha tutto. E' il software, ogni tanto, a riserbare sorprese. Sorgono, a cadenze alterne, nel funzionamento dello stesso, dei fenomeni chiamati in gergo “gaffe”. La ricezione delle suddette gaffe, sia detto, viene definita dallo stesso detentore del software e da altri come “mancanza di ironia”. Questione, come sempre, di punti di vista. Hanno mancato certo di ironia, per Silvio Berlusconi, le agguerrite pulzelle che, rigorosamente e premeditatamente di bianco vestite, sono giunte, mercoledì scorso, al cospetto della sua villa ad Arcore. L'iniziativa è stata lanciata via web da un gruppo di giovani precarie dopo il famoso consiglio dell'ex premier alla precaria dal lodevole sorriso, Perla Pavoncello, sconosciuta ai più e da quel momento balzata agli onori delle cronache per almeno un paio di giorni – superando così di gran lunga la profezia di Warhol secondo cui ognuno, in quello che per lui era il futuro e che è ormai il presente di questi giorni, avrebbe goduto di un quarto d'ora di notorietà. La precaria dal lodevole sorriso – e ancora non è dato sapere con certezza se il tutto fosse costruito ad arte anzichenò – chiedeva al candidato premier come fare nella vita a sistemarsi, data una condizione infelice di partenza come quella della così diffusa precarietà. Il software, pardon, Berlusconi, replicò “Sposando un uomo ricco... Uno come mio figlio!”. Eh. Che domande. E da lì il finimondo. 380 sms giunti a Piersilvio con richieste di matrimonio e mantenimento. In cartaceo, non si sa quante application form siano giunti a destinazione. Matrimonio d'interesse? Non ci interessa. Né casalinghe di Voghera né mantenute! Appuntamento ad Arcore mercoledì 19 marzo per… SPOSARE I NOSTRI DIRITTI (NON Piersilvio), recitava l'appello alla marcia su Arcore delle redivive femministe di mercoledì scorso. Sposare Piersilvio oppure un altro miliardario, in fondo non sarebbe difficile, sostengono le manifestanti: "abbiamo tutte -hanno detto- un bel lodevole sorriso e ce lo potremmo permettere...". Più seriosamente, la mobilitazione corrispondeva ad un invito preciso: "come cittadine italiane, come donne, come lavoratrici, chiediamo ai politici di tornare a fare politica, intendendo per politica l'arte di governare la cosa pubblica". Il problema delle pulzelle su Arcore ne solleva altri. Perché le stesse non hanno esitato a parlare di strapotere, di maschilismo e di cultura dominante. Parole che risuonano, nello scenario politico e culturale attuale, di nicchia. E superate. Parole che risuonano forate, perchè applicate ad un contesto che rappresenta altro. Che rappresenta in chiave tragicomica lo stato dell'arte di una nazione, non del settore specifico che si sente particolarmente piccato dal velato maschilismo dell'affermazione. Alla rivendicazione: “La situazione drammatica che il 99 % del paese affronta giorno dopo giorno faticando ad arrivare a fine mese non può essere oggetto di freddure da quattro soldi” sono state affiancate tematiche come la difesa della 194, la battaglia per l'autodeterminazione, la libertà e l'autonomia in fatto di maternità e sessualità, le battaglie contro la violenza domestica e la violenza sessuale, le battaglie per il potenziamento dei consultori, per la democrazia paritaria nella politica come nel mondo del lavoro, per il riconoscimento di modelli diversi di famiglia e di relazioni d'amore. Cardini che, soprattutto in questo momento, e a prescindere dall'essere condivisibili o meno, sono strumentalizzabili. E forse altresì strumentalizzati da qualcuno. Perché? Forse perché il clima politico pre-elettorale (ma non solo) è avvelenato. E sta ricadendo su se stesso, in una spirale dove ognuno, a muso duro, si trincera nella propria identità. Senza voler analizzare la correttezza o meno degli estremismi, in questo caso, forse, estremismi e spessore non sarebbero dovuti rientrare. Risposte sensate - e che hanno fatto sorridere, quelle sì - sono state veicolate in decine di blog nati dal nulla. Uomini e donne amareggiati da quelle parole e precari, davvero. Giovani che vorrebbero tanto essere di belle speranze, ma si ritrovano in un mondo in cui le belle speranze le possono solo immaginare – e che continuino a farlo. Voglio sposare Barbara Berlusconi era la risposta maschile alla vicenda. Il blog, pare, è stato cancellato. Google linka ad una pagina che dice esplicitamente di non esserci più. Il progenitore della specie, invece, Voglio sposare Piersilvio Berlusconi. Sottotitolo: Silvio, accetto: il mio voto in cambio del matrimonio con tuo figlio, esiste ancora. http://piersilviosposami.splinder.com/ Un post di venerdì di colei che si fa chiamare Precaria Berlusconi, ha 23 anni ed è di Roma? "Signori, non sono scomparsa, è che mi sento in apprensione per la questione di Alitalia e Malpensa. Non è che adesso Piersilviuccio si deve sposare l'intera flotta?”. Meno male che è Pasqua. Angela Gennaro angela.gennaro@voceditalia.it http://www.flickr.com/photos/angelagennaro.

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I socialisti contro la Sea: <Bonomi a casa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La polemica I socialisti contro la Sea: "Bonomi a casa" I socialisti alzano il tiro: "Bonomi si tolga di mezzo dalla Sea, se è una persona seria si dimetta. E la Lega incominci ad assumersi le sue responsabilità sui disastri di Alitalia". Chi parla è Roberto Biscardini. In un comunicato durissimo, l'esponente socialista si chiede "come fa a essere credibile uno che adesso si batte per chiedere ad Alitalia a favore di Sea un risarcimento danni di 1,25 miliardi di euro, compromettendo qualsiasi ragionevole trattativa tra Governo e Air France, e nascondere le gravi responsabilità che ha avuto come presidente di Alitalia". Prosegue Biscardini: "Non abbiamo ancora capito perché Bonomi sia stato richiamato in Sea. Sta di fatto che l'anno in cui Bonomi è stato presidente Alitalia, tra il 2003 e il 2004, è uno dei più disastrosi per le casse dello Stato, per i contribuenti e per l'azienda stessa. Alitalia subisce in quell'anno un ulteriore crollo in Borsa, non chiude inspiegabilmente l'accordo di fusione con Air France-Klm, il buco aumenta. E appena va via Bonomi Alitalia ottiene dalle Stato un prestito ponte di 400 milioni di euro". Di ieri anche la dichiarazione di Roberto Calderoli: "Se qualcuno ha tirato verso il baratro Alitalia è stato chi, nel giro di qualche giorno, è riuscito a far crollare il valore del suo titolo".

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IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-23 num: - pag: 1 autore: di SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA C on un ultimo sussulto l'Alitalia morente ha sparigliato le carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord. Alla borsa dei valori nazionali le privatizzazioni scendono e il colbertismo (definizione dotta di statalismo) riprende quota. Con una sorta di doppio salto mortale destra e sinistra sembrano essersi scambiati i ruoli. La sinistra crede nelle virtù del mercato e non nasconde di essere favorevole alla soluzione Air France. La destra "liberista" ritiene che gli interessi del Paese richiedano in molte circostanze l'intervento dello Stato. Nei prossimi giorni molti continueranno a chiedersi quali effetti tutto questo possa avere sull'esito della campagna elettorale. Riuscirà la destra ad apparire più credibile della sinistra? Potrà la sinistra dimostrare che la sua gestione del caso Alitalia è stata in ultima analisi più saggia ed efficace di quella del governo Berlusconi? Credo che occorra diffidare dei dibattiti in cui si parla di tutto fuorché degli aspetti cruciali della questione. Molto di ciò che è stato detto in questi giorni serve forse a segnare un punto e a mettere in difficoltà l'avversario, ma non serve né al futuro dell'azienda né al confronto elettorale. Chi dovrà occuparsi di Alitalia nelle prossime settimane farà bene a tenere in bella vista almeno quattro promemoria. Il primo promemoria concerne il rapporto con le organizzazioni sindacali. Può darsi che l'offerta di Air France sia avara e ingorda. Ma una delle condizioni poste dal suo amministratore delegato (le organizzazioni sindacali debbono accettare e sottoscrivere formalmente il piano di salvataggio) vale per chiunque debba occuparsi dell'azienda. Non è possibile risanare una impresa che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a un gretto sindacalismo corporativo e in cui nove sigle sindacali hanno il diritto di sedere a un tavolo negoziale che produrrebbe inevitabilmente un mediocre compromesso. Chi sostiene che esistono soluzioni di ricambio (come ha fatto Berlusconi), ma omette di ricordare che la condizione voluta da Air France è sacrosanta, dice nella migliore delle ipotesi una mezza verità. Il secondo promemoria concerne le regole del mercato dell'aria. La disputa fra colbertisti e privatizzatori è in buona parte irrilevante. Niente vieta allo Stato, in linea di principio, la proprietà di una linea aerea. Ma chiunque gestisca l'azienda dovrà ricordare che non sarà possibile contare su aiuti pubblici (Bruxelles non li autorizzerebbe), che i consumatori europei non intendono rinunciare ai vantaggi delle linee aeree low cost, che la liberalizzazione dei collegamenti e la politica dei cieli aperti sono una realtà a cui non è possibile sottrarsi. CONTINUA A PAGINA 30.

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Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi Il leader di Idv: fa insider trading. Il Pdl: assurdo E Casini: i figli di Silvio ora tirino fuori i soldi Con l'ex premier si schiera anche la Lega. Boselli attacca l'ex pm: lui e Silvio fanno campagna sulla pelle dei lavoratori ROMA - Si fa sempre più aspra la polemica politica sul destino di Alitalia. Ieri è stato Antonio Di Pietro ad alzare i toni, accusando di "insider trading " Silvio Berlusconi, che auspica e prevede la formazione di una cordata italiana che rilevi la compagnia di bandiera. "Berlusconi - dice il leader dell'Idv - sta facendo insider trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia: queste operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato, e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale ". Un'accusa durissima, che viene immediatamente rispedita al mittente da Paolo Bonaiuti: "Ma di cosa parla Di Pietro? Ci faccia il piacere di non usare parole difficili e di non dire cose che non c'entrano nulla con la vicenda Alitalia". Che è tutt'altra, secondo il portavoce del Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni quando chiede di far uscire allo scoperto entro poche ore l'eventuale cordata alternativa: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un piano, e quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta irricevibile di sapore colonialista. Non si capisce perché, quando Silvio Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità dell'Alitalia, questa cordata dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di Pasqua". Se con Berlusconi si schierano gli alleati, a partire dai leghisti Calderoli e Maroni che vedono nel tentativo dell'ex premier la volontà di salvare Malpensa che vedrebbe un forte ridimensionamento con l'operazione Air France, dal Pd si ribadisce l'attacco a quello che Enrico Morando definisce il "gioco irresponsabile del Pdl", che "con una forte dose di cinismo" avanza "a fini elettorali proposte non solo fumose, ma anche contraddittorie e inquietanti". E però, nemmeno il responsabile economico del Pd si schiera con Di Pietro: "Sinceramente, l'accusa di insider trading non mi sembra un'ipotesi realistica , per come conosco io il reato...". Ancora più netto il leader dello Sdi, Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla stessa bufala. Oggi si parla di cordate che finiranno il 14 aprile". Se infatti, aggiunge il leader dell'Udc, "Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere dei soldi, ebbene li tirino fuori, ma subito: non facciamo di Alitalia una strumentalizzazione da campagna elettorale". La sfida Pier Ferdinando Casini, leader e candidato premier dell'Udc, chiama in causa il Cavaliere Paola Di Caro.

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E per la cordata si cerca un risanatore (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Salvataggio E per la cordata si cerca un risanatore La "cordata" italiana potrebbe anche non nascere mai, e l'Air One e le banche accreditate di un ruolo "costituente", come sarebbe quello di Intesa, dovrebbero mettersi il cuore in pace. Ma nell'incertezza che circonda finora l'operazione di controsalvataggio per Alitalia, quella patrocinata da Silvio Berlusconi, spunterebbe anche qualche altro requisito da soddisfare per rendere un eventuale progetto più credibile. Intanto la necessità di dotarsi di un manager qualificato, in grado di sobbarcarsi il compito di risollevare la compagnia. E poi quella di raccogliere qualche investitore istituzionale che garantisca solidità alla componente "imprenditoriale". E così si ritorna a parlare di fondi come Tpg, Carlyle, Quantum. E anche di Enrico Bondi, "risanatore" di Parmalat, che però è in via di riconferma, proprio grazie alla fiducia di cui gode presso i fondi esteri soci a Parma. S. Agn.

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E Barrot ammonisce gli sherpa del Tesoro <Niente aiuti di Stato> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Missione a Bruxelles E Barrot ammonisce gli sherpa del Tesoro "Niente aiuti di Stato" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - E' una partita a poker, quella che si gioca intorno all'Alitalia, con molti assi ancora coperti. Perciò la Commissione europea attende di vedere tutte le carte italiane, prima di pronunciarsi. Ma, come altre volte, ha già tracciato una linea formale: niente aiuti di Stato, niente violazioni del libero mercato. E proprio come "aiuti di Stato" - confermano fonti qualificate - possono già configurarsi le iniziative ventilate finora: i risarcimenti alla Sea per l'addio a Malpensa, o quelli ad Air France-Klm per gli eventuali danni da ripagare alla stessa Sea. Per Bruxelles, fra tutte quelle di cui si è parlato, vi sarebbe oggi una sola strada che abbia "un barlume, un minimo di percorribilità": quella del prestito-ponte, sempre che Roma concordi ogni mossa con la Ue, e sempre che "si agisca con le stesse motivazioni che avrebbe un investitore privato", dunque "con precisi criteri di economicità". In quest'ultimo caso, infatti, il prestito arriverebbe sì dallo Stato, che però è anche azionista di maggioranza della compagnia: e se servisse, per esempio, a dimezzare le perdite, si potrebbe presentare come un tentativo giustificabile di riduzione del danno. Forse. "Anche così, però, Roma dovrà rispondere alla domanda: perché vengono prestati questi soldi? Con quali rischi? Chi li restituirà, e soprattutto quando?". Questi punti sono stati ribaditi nei giorni scorsi agli "esploratori" del Tesoro, incontratisi con gli esperti del commissario ai Trasporti e vicepresidente della Commissione, Jacques Barrot. Si è parlato di norme e principi che ormai da anni sono al centro delle competenze Ue. Alcune vicende degli ultimi mesi - come la crisi della banca Northern Rock, salvata dal governo britannico - hanno fatto pensare alla possibilità di qualche eccezione alla regola, ma non sembra essere questo il caso dell'Alitalia: se, per esempio, la Sea vincesse la sua causa per Malpensa, e il governo italiano risarcisse ad Air France-Klm la somma da pagare per i danni, questo potrebbe essere visto come un aiuto indebito anche se non direttamente concesso alla compagnia di bandiera. Fra una settimana, intanto, i voli transatlantici accoglieranno 25 milioni di passeggeri in più grazie a "Open Sky", Cielo aperto, l'accordo che liberalizzerà le rotte fra la Ue e gli Usa: e sarà "un vero peccato - ha rilevato Michele Cercone, portavoce del commissario ai Trasporti - se l'Alitalia non potrà cogliere in pieno questa opportunità". Jacques Barrot Luigi Offeddu.

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Lotito: la mia ricetta? La stessa della Lazio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il patron biancazzurro "Io non licenzierei nessuno, i lavoratori starebbero dalla mia parte" Lotito: la mia ricetta? La stessa della Lazio ROMA - Presidente Claudio Lotito: e così, dopo la Lazio, ora sarebbe pronto a risanare anche l'Alitalia. Lei è davvero un imprenditore coraggioso. "Non so di cosa stia parlando". Alitalia, la cordata di Silvio Berlusconi. Il quotidiano economico ItaliaOggi riporta alcune sue dichiarazioni in cui lei sostiene di essere stato contattato, appunto, dal Cavaliere. "è escluso. Berlusconi non mi ha cercato, né io ho cercato lui". Sicuro? "Mette in dubbio la mia parola? ". No. Però... "Guardi, io non ho problemi a far partire subito qualche querela. Si regoli". Va bene: comunque lei, della vicenda Alitalia, resta autorizzato a parlare. Si sarà fatto un'idea, avrà... "Non conosco le carte, i conti, perciò potrei parlarne solo così, con il buon senso dell'imprenditore...". Prosegua. "Beh, intanto: da italiano, dico che occorre intervenire. Ha ragione Berlusconi: la nostra compagnia di bandiera non può finire in mano straniera. Se ciò accadesse, sarebbe mortificante per l'intero Paese". I dirigenti di Air France, per altro, hanno condotto la trattativa con toni piuttosto ultimativi e... "E questo, se permette, non mi stupisce. Alitalia sta agonizzando e sono loro a decidere le condizioni della sua salvezza. C'è una logica di mercato crudele ma del tutto comprensibile". Lei ha idee piuttosto chiare. "Non mi lusinghi... è un trucco che, con me, non funziona. D'altra parte, non ci vuole un genio per capire che la vicenda Alitalia ruota intorno a tre punti chiave". Sarebbero? "Il costo del carburante, del personale e della manutenzione". Carburante. "Alitalia paga cifre pazzesche, ma io saprei come ridurle". Come? "Non lo dico certo a lei, così mezza Italia se lo legge sul Corriere, il giorno di Pasqua". Passiamo al personale: la stima degli esuberi annunciati da Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France- Klm, è di 2100 unità. "Io non licenzierei nessuno. Risanare con i tagli è facile, eh...". Quindi? "Riconversione". Faccia un esempio. "Ho una hostess formata professionalmente? Posso avviare rapporti di partnership, posso ricollocarla, posso non farle perdere il lavoro... ora mi chiederà: e i sindacati?". Infatti: i sindacati? "Starebbero con me. Si mettono di traverso, giustamente, solo se licenzi e mandi per strada i lavoratori". Parliamo della manutenzione. "Che costa tantissimo. Ma qui gli aspetti sono due. Primo: occorre verificare come si lavora, e quanto, e capire quindi se c'è assenteismo, e...". Secondo? "La manutenzione Alitalia costa perché la qualità dei controlli è alta e certo per risparmiare non possiamo rischiare di cominciare a far venir giù qualche aereo. Perciò io penso che si possa offrire, vendere la nostra struttura di manutenzione ad altre compagnie. Gli diciamo: noi siamo bravissimi e, se volete, pagandoci, potremmo controllare anche i vostri aerei". Presidente, lei... "Senta: risanare Alitalia è una sfida al limite, ma non impossibile. Serve un piano industriale a 5 anni, poi si vedrebbero i risultati". Lei sarebbe pronto, da solo? "Serve grande liquidità, serve la copertura di un istituto bancario". Berlusconi pensa a una cordata. "Quando ci sono le cordate, tutti vogliono contare qualcosa. Per questo, in caso di cordata, l'ideale sarebbe un patto di sindacato chiaro in cui si indica un solo imprenditore responsabile dell'intera operazione". Tipo lei? "Tipo uno che non percepisca un euro di stipendio e stia sull'azienda 24 ore al giorno". Appunto: come lei, nella Lazio. "Sa che indebitamento complessivo aveva la Lazio quando, moribonda, l'ho rilevata? 550 milioni di euro. Mi presero per pazzo, ma ho portato la squadra in Champions". Lei dice di non aver parlato con Berlusconi. Ma se oggi la chiamasse? "Va bene, lo ammetto: Alitalia sarebbe una sfida affascinante". Punti chiave "Non ci vuole un genio per capire che per Alitalia i punti chiave sono tre: i costi di carburante, di personale e manutenzione" Fabrizio Roncone.

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Passaggi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 autore: di BEPPE SEVERGNINI categoria: BREVI Passaggi Si litiga sulle cordate, mentre Alitalia va a fondo. Misteri della geografia italiana www.corriere.it/italians.

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Alitalia La vendita (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Trattativa Il nodo esuberi 2.100 L'annuncio di esuberi stimati dal presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, nel piano di acquisto di Alitalia. Ma la Uil li vorrebbe ridotti del 40%.

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Padoa-Schioppa: per la compagnia tempo scaduto (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Padoa-Schioppa: per la compagnia tempo scaduto Il pressing dei sindacati: Spinetta migliori l'offerta. Bonanni (Cisl): no ai ricatti del governo Il sindacato vuole trattare, martedì Air France potrebbe aprire uno spiraglio per i piloti del settore cargo ROMA - Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana, parola del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Che ieri con le dichiarazioni rilasciate al quotidiano inglese Financial Times ha voluto richiamare tutti sulla gravità della crisi della compagnia di volo controllata dal Tesoro. "Quello che stiamo osservando è una sorprendente ed estremamente drammatica perdita del senso della realtà". Nel mirino del ministro sembrano esserci le dichiarazioni dell'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che promette l'arrivo di un'offerta da parte di una cordata di imprenditori italiani per l'acquisto di Alitalia, alternativa a quella di Air France-Klm. "La gente - dice Padoa-Schioppa - sogna che ci siano più tempo, acquirenti alternativi, soluzioni alternative. Ma Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana". Poi non resta che portare i libri in tribunale per le procedure di amministrazione controllata o di fallimento. "Tutti - ammonisce il ministro - si divertono a ballare sull'orlo del baratro, ma il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite". Il monito di Padoa-Schioppa è rivolto anche ai sindacati. Martedì 25 si svolgerà un nuovo incontro tra le nove sigle sindacali e il vertice di Air France- Klm. Il presidente della compagnia franco-olandese, Jean Cyril Spinetta, arriverà a Roma lunedì sera e probabilmente incontrerà a cena il presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Il limite fissato per la durata della trattativa con i sindacati è il 31 marzo. Dopo, senza accordo, Air France-Klm potrebbe ritirarsi. Nonostante le posizioni siano lontanissime, qualche spiraglio potrebbe aprirsi. In particolare per i 135 piloti del cargo, che verrà chiuso entro il 2010: dovrebbero trovare una ricollocazione all'interno del gruppo. Ridotti invece i margini per gli esuberi complessivi: 2.100, che la Uil vorrebbe ridotti del 40%. Spinetta garantirebbe però i contratti in esclusiva, e quindi il lavoro, per Az Servizi per 8 anni. Il sindacato vuole trattare. Dice Nicoletta Rocchi (Cgil): "Tra il prendere e lasciare iniziale di Air France e il commissariamento c'è un discreto tratto di strada ". Contro l'ipotesi del commissario anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e quello della Uil, Luigi Angeletti. I sindacati sperano che martedì si ingrani la marcia giusta. A quel punto anche la data del 31 marzo potrebbe non essere più ultimativa. Quanto alla cordata italiana che dovrebbe entrare in scena in concorrenza con Air France, nel governo sono scettici. Air One, scartata qualche mese fa dal Tesoro che ha preferito andare alla trattativa in esclusiva con i francesi, si dichiara ancora pronta a scendere in campo, ma prima vuole accesso ai conti di Alitalia perché nel frattempo la situazione della compagnia è peggiorata. Jean-Cyril Spinetta Il ministero azionista Per il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana Enr. Ma.

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Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Bertinotti apre al Cavaliere "Il suo progetto va discusso" "Prodi sia responsabile, il rischio è meglio del disastro" ROMA - Esiste un punto, in questa intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" che è stato imposto dall'Air France". Perché "se non lo fa, allora tanto vale che non ci sia il governo: a che serve un esecutivo se non ad assumersi le sue responsabilità?". E in effetti Prodi ha il pallino in mano: "Sì, è così, e allora chieda del tempo, si faccia protagonista, invece di subire ultimatum ", anche perché "chi, come in questo caso, vende per fare cassa o per disperazione, in realtà svende". Già, c'è anche la questione di quanto vale Alitalia e di quanto ha offerto Air France al centro di questo dibattito. La situazione, però, è resa ancor più complicata dal fatto che c'è una campagna elettorale. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno non lo nega, ma a suo giudizio occorre "verificare assolutamente la possibilità di una cordata italiana", che, per il presidente della Camera, avrebbe "senza dubbio una co-partecipazione internazionale". Peccato, però, che a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del Consiglio. Perciò, se avanza una proposta bisogna discuterne e non sottrarsi alla discussione. Dobbiamo ricordarci tutti che l'occupazione è più importante delle beghe della campagna elettorale". Poi, se Berlusconi andrà a Palazzo Chigi, ipotesi più che probabile, "visto che è il candidato favorito", si potrà pensare che questa proposta "la porteranno materialmente avanti altri imprenditori". Ma se si dice di no ad Air France e si attende una cordata nostrana per cui ci vuole qualche tempo c'è l'eventualità che si scivoli nel commissariamento dell'azienda... "Che significa, che bisognerebbe bere l'imbevibile, bere la cicuta proposta da Air France?". Forse meglio il "calice" amaro d'Oltralpe che il rischio di un commissariamento. "Il rischio è meglio del disastro ": su questo Bertinotti è netto. Nel Partito democratico più d'uno si è lamentato perché il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi hanno scelto questo "timing" per l'operazione: in piena campagna elettorale. "Certo - osserva il leader della Sa - pesa elettoralmente, però c'è da dire che il Pd ha diversi esponenti di peso nell'esecutivo e quindi non può far finta che il governo Prodi stia da una parte e il partito di Veltroni dall'altra. Eppoi dovrebbe essere obiettivo di una forza politica quello di individuare la soluzione di problemi come Alitalia ". Sempre a proposito del Pd: il suo leader ha rotto con la sinistra e ha deciso di andare da solo per evitare divisioni e tensioni, ma alla fine, come dimostra questa vicenda, se le è ritrovate nel suo stesso partito. Paradossale? Sorride il presidente della Camera, e dice: "Secondo me, dopo l'annuncio che sarebbero andati da soli sia il Pdl sia il Pd si sono configurati come partiti- coalizione. Come avvenne con il passaggio dal proporzionale al maggioritario qui, invece di garantire la semplificazione del sistema politico e la governabilità, otteniamo esattamente l'opposto. Tanto è vero che già ora i due maggiori partiti riproducono gli stessi difetti delle coalizioni in cui stavano prima". Dunque la vicenda Alitalia starebbe a dimostrare che Veltroni non è riuscito nel suo intento? "Per ottenere il voto utile ha dovuto prendere le stesse anime divergenti che caratterizzavano la coalizione e le ha messe insieme sotto un altro nome - Pd - ma sono la stessa cosa di prima. E così non riescono ad andare avanti così come non riusciva ad andare avanti l'Unione". Bertinotti, però, dovrebbe fare un po' di autocritica: l'Alitalia non è l'esempio di come l'intervento pubblico sia nocivo? "No: anzi ci vorrebbe adesso l'intervento pubblico. Del resto, quando Air France entrò in crisi per risolvere la situazione fecero il contrario di quel che ora propongono per Alitalia: lo Stato ci mise una barca di soldi, le rotte vennero allargate e furono comprati veicoli d'avanguardia...". Il Pd ha diversi esponenti di peso nel governo: non può fingere che Romano stia da una parte e Veltroni dall'altra \\ Maria Teresa Meli.

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Bersani: senza Air France libri in tribunale (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ministro dello Sviluppo economico Bersani: senza Air France libri in tribunale "Non c'è nessuna svendita. E una parola dell'ex premier non può cancellare il codice civile" ROMA - Alitalia è giunta al capolinea. L'alternativa è tra la svendita ad Air France e il fallimento. Non è un bel risultato per il centrosinistra, a poche settimane dal voto. "Non è così. Il centrosinistra - risponde il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani - lasciò Alitalia nel 2001 in ben diverse condizioni. Quelli che con Berlusconi adesso corrono a fare i salvatori sono i veri responsabili del disastro. Nel 2003 persero l'ultimo treno buono, l'accordo con Air France e Klm, quando le condizioni di Alitalia non erano quelle di oggi". Che sono precipitate sotto il governo Prodi. "Noi da un anno e mezzo stiamo cercando di chiudere la faccenda vendendo un oggetto che è difficile da vendere. E quella ad Air France non è una svendita, perché si tratta della più grande compagnia mondiale". Alla quale date Alitalia per un piatto di lenticchie, dice il Pdl. "Air France mette sul piatto, tra investimenti e debiti che deve accollarsi, almeno 3 miliardi di euro. Certo poi ci sono gli esuberi: 2.100 sono tanti, ma non è un massacro. Ci sono gli ammortizzatori sociali e mi auguro che i sindacati e Air France valutino bene il da farsi". Per ora sono decisi a opporsi. E se non ci sarà accordo entro il 31 marzo, il ministro dell'Economia e l'Alitalia sembrano decisi a portare i libri in tribunale. E la cosa non piace neppure nel Pd, per esempio a Francesco Rutelli. "Se non ci sarà accordo, i passi successivi saranno obbligati per l'azienda e il suo azionista, e non sono nella disponibilità della politica. Purtroppo la questione non si risolve con le discussioni da campagna elettorale. Non è che una parola di Berlusconi può cancellare il codice civile. Quello che succede dopo il 31, se Air France si ritira, non è nelle mani mie, di Berlusconi o di Rutelli, ma dei meccanismi di gestione aziendale". Ma i sindacati, Berlusconi e anche settori del Pd vedrebbero bene un prestito ponte per andare oltre la data del 31 marzo e dar modo a una cordata italiana di fare un'offerta. "Attenzione. Un prestito ponte, come dice la parola stessa, è possibile se dall'altra parte c'è una sponda, cioè un'offerta credibile. Ora, se non è venuta fuori in 15 mesi, non so se verrà fuori in una notte solo perché la evoca Berlusconi. In ogni caso, se un'offerta vera dovesse manifestarsi, verrebbe presa in considerazione, ma non le chiacchiere". è ancora convinto che sia stato giusto andare alla trattativa in esclusiva con Air France, escludendo Air One? Secondo Francesco Rutelli è stato un errore. "Il governo ha seguito procedure serie, a prova di Corte dei Conti. Bisognava prendere in considerazione solo le offerte credibili. Se quella di Air One è stata scartata, non è perché ci stava antipatica o perché siamo servi di Air France". Martedì ci sarà un nuovo incontro tra Air France e sindacati. La compagnia francese dice: la nostra proposta è immodificabile. "In realtà qualche aggiustamento c'è stato rispetto al disegno iniziale e credo che se uno si siede al tavolo è per discutere. Quindi aspettiamo prima di trarre delle conclusioni". Aspettiamo, però il leader del Pd, Walter Veltroni, sembra non volersi esporre su Alitalia, forse anche per le divisioni nel Pd tra i fautori di Air France e quelli della cordata italiana. "Veltroni fa benissimo a dire che Alitalia è una questione che andrebbe tenuta fuori dalla campagna elettorale. Berlusconi lo aveva fatto anche lui, fino a quando la Lega non lo ha costretto a trattare la cosa quasi fosse una partita di calcio con opposte tifoserie ". Più ancora di Veltroni, tace il presidente del Consiglio. E il Pd è sospettato di voler rimuovere il fattore Prodi in campagna elettorale. "Prodi con la scelta di non candidarsi ha chiuso un ciclo, ma noi non lo rimuoviamo. La sua fase politica ha permesso all'Italia di entrare in Europa. E forse Giulio Tremonti, che è immaginifico, potrebbe esercitarsi a un libro su come sarebbe l'Italia senza l'euro. Invece prospetta un neoprotezionismo che sarebbe disastroso per un Paese esportatore come il nostro ". Fatto sta che per Alitalia la partita segna in ogni caso una fine ingloriosa, dopo 60 anni di vita. Perché? "Perché lo Stato con tutto quello che avrebbe da fare, non dovrebbe occuparsi della gestione di aziende che si confrontano ogni giorno col mercato. In Alitalia hanno pesato i vincoli della politica e la frantumazione della rappresentanza sindacale. Può essere la stessa storia di oggi. Cerchiamo di fare in modo che non sia ancora la politica a far dei danni a un'azienda". "La politica non faccia danni" Il ministro Pier Luigi Bersani Enrico Marro.

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E il Cavaliere ora teme per l'Expo (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Retroscena E il Cavaliere ora teme per l'Expo MILANO - Cosa c'entrano l'Expo e la vertenza Alitalia? Moltissimo, secondo Silvio Berlusconi, che ha affrontato la questione con i suoi e con il sindaco Letizia Moratti ( foto). E dietro alla richiesta di tempo, per consentire ad una cordata italiana di presentare una propria proposta alternativa a quella di Air France, c'è anche una strategia precisa: vedere che cosa succederà il 31 marzo prossimo, giorno in cui i 146 delegati del Bureau International d'Expositions decideranno nella sede parigina se l'Expo del 2015 sarà ospitato a Smirne o a Milano. In questo secondo caso, è evidente che le rotte su Malpensa nei prossimi sette anni assumeranno una valenza e un peso molto più importante. L'Expo attirerà capitali (4,1 miliardi di euro per realizzare l'evento), regalerà al Nord del Paese infrastrutture (garantiti 10 miliardi di euro di fondi a questo scopo), porterà lavoro, turisti e 29 milioni di visitatori. Anche per questo, Berlusconi frena: non possiamo, è il senso del messaggio concordato con il sindaco, fare un regalo ai francesi. Il discorso, per altro, non vale al contrario, come ci tengono a ripetere a Palazzo Marino: nel senso che la vicenda Malpensa, al di là del danno di immagine, non comprometterà in alcun modo il dossier Expo e tutto il programma di lavoro annunciato per i prossimi sette anni. Sperando che si vinca. E. So.

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Bertinotti: <Nuova sinistra, processo irreversibile> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 23-03-2008)

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"Evidenti tendenze neocentriste, ma che portano con sé elementi di instabilità. Lì sta la nostra forza" Bertinotti: "Nuova sinistra, processo irreversibile" Una campagna elettorale ingessata dal duopolio Pd-Pdl sui media, i compiti della Sinistra Arcobaleno nella società e nelle istituzioni, i rischi di neocentrismo e le "praterie" che in futuro potrebbero aprirsi a sinistra. Più che ottimista, Fausto Bertinotti è "speranzoso". In un forum di un'ora e mezza con la redazione di Liberazione , il candidato premier della Sinistra Arcobaleno confida i suoi timori per il voto di aprile e per la fase politica che si è aperta, riconosce la difficoltà della sfida, ma sembra disegnare scenari che solo per un periodo potrebbero portare vacche magre a sinistra. Le convergenze programmatiche tra il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi non porteranno stabilità, scommette Bertinotti. Tutt'altro: fa fede quanto sta succedendo in Germania, dove sotto un governo di Grande coalizione "sono ripartiti gli scioperi" e la Spd si guarda a sinistra, alla Die linke. E anche in Francia, dove lo sforzo calmieratore del conflitto sociale portato avanti da Segolene Royal in campagna elettorale (perfetto stile Pd) si è specchiato nelle politiche di Sarkozy e ora la sinistra cresce alle amministrative. Insomma, non tutto è perduto anche se al momento "la crisi della politica, che reca con sé anche la crisi di credibilità dei media, è pesante". La Sinistra Arcobaleno, avviata in un cammino unitario "irreversibile", sottolinea più volte il candidato premier, viaggia "verso l'opposizione, pur non dismettendo l'analisi del rapporto tra società e governo". Obiettivo: crescere. "In campagna elettorale dobbiamo dare il senso dell'impresa di costruire una nuova sinistra. Bisogna far sì che la sinistra non sia solo denuncia e protesta, è un pericolo che va contrastato". PIERO SANSONETTI: Ci fai una valutazione di questa campagna elettorale? Abbiamo speranze di uscirne vivi? BERTINOTTI: E' difficile farsi un'opinione sull'andamento della campagna elettorale e sul suo esito. Tanto vale essere fiduciosi, ottimisti, speranzosi. In questa campagna elettorale ci sono due piani che secondo me non interagiscono. Il primo è il piano dell'inchiesta. In campagna elettorale si moltiplicano le relazioni con il Paese, avviene un censimento dei bisogni e ne scaturisce anche una discussione interessante sul rapporto tra i bisogni e le risposte che tu dai. La gerarchia dei problemi di questa campagna elettorale è a favore nostro, indica la necessità di un discorso di sinistra. Non c'è nessuno che non metta i salari al primo posto delle priorità. Non era così nella scorsa campagna elettorale, quando noi facemmo la campagna sul "non si arriva alla fine del mese", ma allora era una tesi molto radicale e molto configurata in una certa realtà socio-politica, non aveva alcuna capacità espansiva. Adesso, tutti, sia quelli che pensano che i salari vadano aumentati, sia quelli che fanno finta, sia che non fanno finta, considerano il tema al primo posto nella gerarchia. Non al primo posto in una gerarchia di coinvolgimento emotivo, però. Perché? In genere, nella nostra tradizione di esperienza di campagna elettorale, comizi e manifestazioni, la questione salario è immediatamente la questione giustizia ed è immediatamente la questione identitaria. Oggi, anche forse per la sua estensione, è una questione di necessità, di bisogno fortissimo, non così in rilievo di cultura politica da costituire un elemento identitario ed emozionante. Lo sono invece i diritti civili, i diritti della persona che, secondo quanto ho visto in campagna elettorale, assolutamente prendono il primo posto nella capacità di costituire emozione e passione. Lo misuri dagli applausi: l'intervento di una donna sulla nascita e l'aborto, per esempio, evoca un elemento di costituzione del tuo popolo che tempo fa si produceva sulle questioni sociali. L'altro piano della campagna elettorale è come viene raffigurata nelle comunicazioni di massa. Parlo del duopolio Pd-Pdl. I contenuti programmatici di ciascuna forza hanno un evidente carattere strumentale, sono inattendibili. Quando vengono tradotti sul piano della comunicazione, nessuno crede che quello sia un discorso che abbia una pregnanza, che induca un rapporto con il voto. C'è solo la richiesta di parteggiare in termini passivi, di delega. La domanda non è più: "Quali problemi vuoi risolvere e come", ma "Chi vince". L'elettore è trattato come uno spettatore di una partita di calcio quando la sua squadra del cuore non è in campo. L'elettore è di fatto partecipe esterno di una competizione. Ora, quale dei due piani vince? Non so dare una risposta. Nel sistema delle comunicazioni di massa è attesa la vittoria del secondo, io non ne sono così sicuro perché secondo me non c'è solo la crisi della politica e delle istituzioni ma anche la crisi della credibilità delle comunicazioni di massa e dei comunicatori. E' anche per questo che i sondaggi, con tutto il rispetto per le professioni, non sono attendibili. Per tutto questo è difficilissimo fare una previsione sul voto. Aggiungo un'altra ragione: oggi il carattere unitario del Paese è messo in discussione radicalmente, non c'è nel Paese reale e nei corpi intermedi, nelle istituzioni. La scomposizione sociale è enorme. Anche quando si dice nuove generazioni, di chi parliamo? Quante sono le facce di questo prisma? Certo che è un prisma, ma le facce muovono in direzioni totalmente diverse tra di loro, rifrangono mondi completamente diversi tra loro. Per questo bisogna trasmettere il senso dell'impresa. Come dicevano i vecchi: "Per non sapere né leggere, né scrivere questo faccio". Noi, per non sapere né leggere, né scrivere, dobbiamo porre l'accento sul senso dell'impresa di costruire una sinistra nuova in Italia. Non è una mossa del cavallo, ma l'unica conclusione possibile che puoi trarre in questo magma per tentare di ricomporre queste facce articolate in un'idea di società, di cambiamento. I sondaggi contano poco. Per capire, è più utile uno sguardo soggettivo. In campagna elettorale ho notato che appena spunta la possibilità di questa nuova sinistra, non di un cartello elettorale ma di un soggetto politico, scatta una partecipazione coinvolta. A volte bastano anche solo elementi simbolici. Esempio: comizio alla Sala dei Notari a Perugia, così piena l'abbiamo vista solo con Ingrao in passato, per me è come una medaglia al valore... Parla Claudio Carnieri, pezzo storico della sinistra umbra. Il fatto che parli lui ed io, cioè due che ieri non stavano nella stessa formazione politica, fa scattare una condizione psicologico-culturale e sentimentale tutta diversa. C'è un salto rispetto al comizio ordinario perché è come se diventasse immediatamente credibile e alla portata la costruzione del soggetto della sinistra. Il risultato della campagna elettorale dipenderà in larghissima misura da questo fattore, cioè da quanto riusciremo a dimostrare che è in corso di costruzione irreversibile il soggetto della sinistra italiana che nasce dalla Sinistra Arcobaleno. SANSONETTI: Il tema che più appassiona è cosa farà la sinistra in futuro, come si fa, in che modo funzionerà... BERTINOTTI: Di questo ne parliamo dopo il 14 aprile... SANSONETTI: Ne parleremo dopo il 14 aprile, quando ci troveremo in una situazione politica nuova a conclusione di una campagna elettorale fra le più curiose che io ricordi, con due partiti fondamentali che si affrontano senza mordersi. E' probabile che dopo il voto ci ritroveremo in una situazione politica con elementi consociativi, non sappiamo quali, non sappiamo se ci sarà la grande coalizione. Ma la soluzione consociativa per gran parte delle forze politiche in Parlamento è dietro l'angolo: parte dalla dichiarazione di cancellazione del conflitto sociale del Pd, si conclude con la messa in mora della lotta politica. Io credo che una delle conseguenze sarà un'ulteriore divaricazione tra popolo e politica. Una situazione di questo genere non rischia di spingere l'attuale crisi della democrazia verso una crisi delle libertà?. BERTINOTTI: Mi pare evidente che ci sia una propensione che non so se chiamare consociativa. La chiamerei neocentrista. Il punto cruciale è la tendenza a farsi centro da parte delle principali forze politiche, tendenza che non è lineare perché ognuna di queste forze si porta dentro delle contraddizioni rilevantissime. Il posizionarsi verso il centro vuol dire non potersi attenere all'idea del semplice temperamento del liberismo. La destra risponde alla recessione con il mantenimento dell'impianto liberista nel rapporto impresa-mercato-lavoro cui giustappone una copertura protezionistica sul mondo degli affari, mentre rielabora una pulsione autoritaria sul governo della società. Perché lo fa? Perché, secondo me, non crede per nulla alla pacificazione della società, idea che invece è il cavallo di battaglia del Partito Democratico. C'è una differenza tra realtà e illusione perché la destra si rapporta in termini allarmanti, ma coglie la realtà, mentre il Pd può avere una fisionomia iperconciliativa pagando il prezzo di cancellare i conflitti, le contraddizioni reali. Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto. Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del primato e dell'impresa e va oltre l'interclassismo. Scusate lo sfizio: non è vero che questa roba è figlia della Democrazia Cristiana. La cultura democratico-cristiana era interclassista, ma nei suoi lati più dinamici è stata in grado di analizzare due lati fondamentali di quella fase del capitalismo. Uno: l'importanza dell'intervento pubblico in economia. Due: la dinamica del conflitto sociale, la contesa industriale. L'interclassismo della Dc non passava per niente per la negazione del conflitto sociale. Più che interclassista, dunque, il Pd è a-classista e ha un'idea dell'innovazione che assume come paradigma generale quello della crescita e dell'impresa. Queste tendenze neocentriste - un arco che con tutte le sue articolazioni possiamo chiamare di pensiero unico, con un punto di convergenza sulla crescita - possono determinarsi con delle variabili. Ci può essere la Grande coalizione, che sarebbe la forma più organica; può determinarsi un governo asimmetrico convergente e unitario sul terreno delle riforme istituzionali; oppure un governo dell'esecutivo, ipotesi non meno insidiosa perché l'obiettivo di questa campagna elettorale, quella di andare verso una soluzione presidenzialista e maggioritaria, rispolvera l'idea di una riforma non solo della legge elettorale. Uno dei pericoli da denunciare è che si costituisca una maggioranza parlamentare tale da poter fare una riforma presidenzialista e sostanzialmente bipartitica, per esempio con un'accentuazione del modello francese. Le variabili potrebbero essere anche più di tre, ma una cosa assolutamente da evitare è attribuire a queste tendenze neocentriste un elemento di stabilità. Perché nei paesi europei cova un'instabilità e un'incertezza di fondo. Prendiamo la Germania: il paese più stabile del mondo si è dato un assetto di grande coalizione, ma che sta succedendo? Ripartono gli scioperi, Berlino è rimasta paralizzata per una settimana dallo sciopero dei dipendenti dei trasporti, è ripartito il conflitto nel pubblico impiego e nei comparti industriali, ci sono mille conflitti compresi quelli ecologisti, c'è un dissenso crescente nei confronti della Grossekoalitione, cresce il successo della Die Linke, si apre una crisi nella Spd che sembrava impermeabile a qualunque discorso anche vagamente di sinistra. In Francia: non c'è un assetto neocentrista in corso? Perché Segolene Royal cosa ha spiegato in campagna elettorale con il suo populismo dolce assai simile a quello che conosciamo in Italia? Segolene ha fatto un'operazione veltroniana ante-litteram, pur essendo donna. Poi succede che vince Sarkozy, coopta socialisti nella sua squadra, si va alle amministrative, lui prende una botta e quella sinistra che sembrava morta si rianima, pur restando dispersa. Perché? Un conto è l'annuncio, un conto è la realtà. Questo capitalismo, con queste sue contraddizioni e questa vocazione totalizzante, di tenere tutto sotto controllo, non ce la fa. Chi è al governo è tendenzialmente sbalzato dalla sella, che sia Sarkozy o no. Non sono in grado di configurare delle politiche di consenso e integrazione, grande tema del capitalismo d'antan che riconosceva il conflitto, anzi per un periodo l'aveva sussunto come elemento di dinamizzazione della produttività e della competitività. Qui sta la forza della proposta della sinistra di alternativa, non in un marchingegno politicantista ma nel prendere visione che: facciano come vogliono, su quella strada vanno a sbattere su nuove contraddizioni e un quadro destabilizzato. Se la sinistra ha un progetto, un'aderenza ai processi, l'instabilità e i conflitti possono assumere una fisionomia progressiva, sennò ne acquistano una distruttiva. Ma l'idea che questa società europea così squassata da mille contraddizioni venga disciplinata da lor signori, è un'idea che non esiste. RINA GAGLIARDI: Il quadro analitico è molto chiaro, ma l'argomento "come fa un paese a non avere una forza di sinistra" sembra non sfondare. Persuade la parte militante, per noi è ovvio, ma non convince gli altri. Mi sembra che la percezione delle grandi categorie sinistra-destra sia un po' perduta. Cos'è che non fa scattare il tema del bisogno di sinistra? BERTINOTTI: La cosa non ci piace, ma è comprensibile per due ragioni. La prima: tu parli della consapevolezza di un vissuto, di cosa significa sinistra di massa. E' vero che buttato il sasso della sinistra, i cerchi concentrici non vanno molto più in là. Perché? Perché una sinistra per la cui esistenza le masse siano disposte a mobilitarsi è quella che alla prova dei fatti, nel quotidiano, abbia dato una mano, abbia costituito un elemento di risposta al problema, non sia, invece, un elemento del problema. Il punto è che negli ultimi 25 anni questa sinistra come potenza di intervento non si è data. Secondo: nell'89 e dintorni, quando il movimento operaio e comunista arrivò a un punto della sua storia in cui gli fu richiesto un mutamento, in quel momento sarebbe stato possibile proporre un cambiamento nella continuità. Come dire: da questa crisi, dal crollo del muro, ricostruiamo una nuova forza comunista. In quel momento sarebbe stato possibile perché avresti lavorato sull'esistenza di un patrimonio diffuso e accumulato, di storie personali e collettive, di istituzioni ancora esistenti, di presenze nella società che avrebbe potuto farsi forza per operare questa riconversione in marcia. C'è stata Rifondazione Comunista, ma non è avvenuta una riconversione del movimento operaio. Anzi: la lezione prevalente è stata l'uscita da destra dalla crisi del movimento operaio, cioè l'idea che dovevi progressivamente spostarti verso l'abbandono della categoria fondativa della sinistra nel movimento operaio che è quella dell'uguaglianza. Dunque, noi scontiamo una perdita di efficacia, fuori dal quadro militante. Che memoria si ha oggi della sinistra? Non è più quella del movimento operaio e del partito comunista, ma è quella di questi ultimi 20 anni durante i quali la sinistra si è fatta progressivamente centro. La nozione di sinistra si è frantumata in mille schegge. Cito una frase di Luigi Pintor, bisognerebbe scriverla sulle nostre bandiere: "Ci vorrebbe un nuovo inizio, una nuova assunzione di responsabilità personale e collettiva. Basterebbe ritrovare la fiducia nella propria gente, quella che non si riconosce in questa società e rimeritarsene la fiducia. Se c'è questa comune ragione d'essere, questa dignità antica, ci si può dividere e scontrare su tutto il resto. Ma se manca, come oggi manca, il vecchio e il nuovo partito si dissolveranno". Adesso è un nuovo inizio per la sinistra e, se non riusciamo a darne conto, non ce la possiamo fare, perché veniamo, oltre che dalla sconfitta del '900, anche da una sconfitta del nostro tempo. L'esperienza di Rifondazione è meritevole, ma è parte di questa sconfitta anche se è senza colpe. Per questo, io credo che nel processo unitario a sinistra ognuno deve dire per sé cosa tiene e cosa lascia. Cioè: Rifondazione per Rifondazione, Pdci per il Pdci, i Verdi per i Verdi, stessa cosa per Sd e la sinistra diffusa. Bisogna che proviamo a fare questo esercizio per il nuovo inizio e il collegamento con la propria gente. Facendo un esercizio drastico, io penso che vada portato nel processo di costruzione della Sinistra Arcobaleno il rinnovamento politico-culturale che è vissuto dentro Rifondazione Comunista, dalla rottura di fondo con la cultura dello stalinismo fino alla nonviolenza, passando per l'immersione nei movimenti. Cosa va abbandonato? La cultura organizzativa in cui abbiamo lasciato imprigionare questa innovazione. Il nostro rinnovamento culturale si è prodotto sul terreno delle culture politiche e non sul terreno delle forme di organizzazione della politica. Dobbiamo sperimentare forme di organizzazione che consentano una riconnessione sentimentale con il tuo popolo, sennò non ce la facciamo e l'organizzazione funziona come intercapedine e si ferma lì. Faccio un'autocritica rispetto al periodo della mia direzione di Rifondazione: rivendico il coraggio innovativo del congresso di Venezia, ma, curiosamente, visto che noi veniamo dalle culture critiche ed eretiche del movimento operaio e abbiamo assorbito la lezione del femminismo e della cultura di genere, c'è stato anche un errore politico. Parlo per me: ho pensato che si potesse fare l'innovazione politico-culturale solo pagando il prezzo di non toccare il paradigma organizzativo. ANUBI D'AVOSSA LUSSURGIU: Ma intanto il processo di ristrutturazione del quadro politico sta andando avanti e noi potremmo non avere in mano gli strumenti adatti. Allora, a proposito di forma politica e riorganizzazione del conflitto, il progetto politico della sinistra è in grado di farsi carico di questioni quali quella della crisi della democrazia rappresentativa e del rapporto tra simbolico e pratico?. BERTINOTTI: Intanto, vorrei segnalare la natura e il tipo di questa discussione, di cui dovremmo non solo menar vanto ma anche a portare alla luce del sole il carattere unico nella vicenda politica italiana; fatemi vedere qualcosa che gli assomigli! Che in una camapgna elettorale, invece di discutere di cosa dice il sondaggio o di cosa ha detto quel leader lì o quell'altro, c'è qualcuno che fa discussioni di questo tipo vorrei che fosse messo in rilievo. Il che vuol dire che questa cosa di cui parliamo, la Sinistra arcobaleno come luogo di costruzione della nuova sinistra, ha una corrispondenza reale, non è un oltrepassamento volontaristico. Per restare ai temi citati c'è effettivamente un filo da tirare, in una interlocuzione aperta. Agambem, secondo me, individua bene, sul tema della governabilità e della progressiva sostituzione del governo persino allo stato, uno degli elementi di logoramento, di crisi della democrazia rappresentativa. E indubbiamente la riflessione sul simbolico è parte cruciale della ricostruzione del rapporto democratico tra il popolo nelle sue articolazioni classiche e inedite e la rappresentanza. Il punto è che siamo precipitati in una condizione di massacro del simbolico e di sconfitta del processo di allargamento della democrazia, soverchiata radicalmente dal processo di globalizzazione. E noi non siamo riusciti a far frone alle fasi di passaggio con cui quella globalizzazione ha prima istituito nuove istituzioni a-democratiche e poi ha eroso tutti gli elementi di confine tra la democrazia rappresentativa e le forme di democrazia diretta e partecipata. Laddove invece si è prodotta una riconnesione, per quanto discutibile, tra il simbolico, una nuova alleanza tra le sinistre e il popolo e un'idea nuova di democrazia (come in America latina) e, in particolare, laddove l'elemento critico della rappresentanza si è concentrato in un soggetto capace di portare questa critica anche dentro il processo costituente, lì hai persino una reale possibilità di successo: la questione indigena. Cosa diceva l'indigeno: fammi pure votare quanto vuoi, ma io sto fuori comunque, perché sta fuori la mia lingua, la mia cultura, la mia civiltà. Con Morales, è la cultura stessa indigena che cambia le modalità della formazione democratica e va oltre una testa un voto, va oltre la delega, perché propone una modalità di organizzazione del consenso su basi più arricchite. Si poteva dire: non ce la faranno mai. Per ora, questa connessione di nuova alleanza, simbolico, idea critica della democrazia rappresentativa e dei meccanismi che la travalicano riesce a costituire un'esperienza straodinaria. Non penso che si possa dire può succedere solo nelle Ande. CLAUDIO JAMPAGLIA: Una domanda veloce e abbasso un po' il livello... BERTINOTTI: ...sennò non ci vota nessuno.... ( Risate ) JAMPAGLIA: Ecco, non volevo dirlo...Dunque, la domanda. Ci sono due problemi ai quali dobbiamo rispondere. Uno è contro di noi: l'antipolitica; uno è a nostro favore: i giovani. Come ci poniamo verso queste due questioni, anche rispetto al ragionamento "alto" che abbiamo fatto fino adesso? C'entra o no, anche, il modo come ci siamo organizzati in questi anni?. BERTINOTTI: Il problema fondamentale è come ricostruire il lavoro politico. Perché siamo in una condizione in cui quella che chiamiamo antipolitica ha semplicemente colmato (malamente) un fossato che si è prodotto tra il paese ufficiale e il paese reale. Dobbiamo contrastare gli elementi di imbroglio, anche volgare, che l'antipolitica contiene. L'imbroglio lo si vede dal fatto che l'antipolitica non è mai in grado di contrastare privilegi e poteri, anche incomparabilmente superiori a quelli della "casta", se sono extrapolitici. Il che non vuol dire, tuttavia, che non esista un problema di moralità pubblica. Contrastare l'antipolitica vuol dire combattere il carattere spesso insopportabile di un populismo che è sempre stato servitore delle classi dirigenti; ma contemporanemanete, una politica di riforme la devi fare, il problema è reale. In questo quadro, quello che è fondamentale è il riapparire di una presenza diretta dell'organizzazione politica a ridosso delle situazioni di vita quotidiana che non hanno un'interlocuzione. Faccio un esempio. Torino, il giorno dopo i morti alla ThyssenKrupp: un silenzio tombale e un astio percepibile. Di chi? Degli operai nei confronti di tutti gli altri. Come se fosse caduta una saracinesca sui cancelli della fabbrica: un noi indeclinabile in termini politici, chiuso, rinserrato. 4 23/03/2008.

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Alitalia, i sindacati non ci stanno: <Basta ricatti, vogliamo trattare> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 23-03-2008)

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Ora Air France ha fretta. Di Pietro contro Berlusconi: "Fa insider trading" Alitalia, i sindacati non ci stanno: "Basta ricatti, vogliamo trattare" Roberto Farneti In bilico tra la "padella" di un piano che prevede 8mila esuberi e la "brace" del commissariamento, i lavoratori dell'Alitalia guardano con il fiato sospeso a quanto potrebbe accadere martedì prossimo, quando si terrà il secondo incontro tra i sindacati e il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta. La speranza è che la propaganda elettorale di Silvio Berlusconi, impegnato a vendere il sogno di una cordata italiana alternativa, possa almeno essere servita a sbloccare la situazione, inducendo Spinetta ad aprire una trattativa vera. Qualcosa è già cambiato. Se prima Air France poneva come condizione per acquisire Alitalia, l'ottenimento dell'assenso, oltre che dei sindacati, anche del prossimo governo, ora sembra essere la fretta la prima esigenza: "Bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese", ha detto venerdì scorso il direttore commerciale Christian Boireau. D'altra parte l'avvio di una trattativa vera è, al momento, l'unica strada concreta percorribile per scongiurare un massacro occupazionale e la conseguente consegna, in mano ai francesi, delle chiavi del trasporto aereo italiano. Di certo, è deplorevole il modo in cui il governo Prodi ha gestito questa vicenda, buttando via mesi preziosi con una finta gara, fino a lasciare i lavoratori "nudi" davanti ad Air France, per usare una espressione del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. A ciò si aggiunge la minaccia del commissariamento, fatta dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. "La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative ma Alitalia ha ossigeno per poche settimane", sottolinea Padoa Schioppa al Financial Times . Il ministro denuncia "un'estremamente drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà", ma non parla delle proprie responsabilità. Che, invece, sono pesanti: "Air France, grazie al comportamento tenuto da Padoa Schioppa fin dall'inizio, si è trovata ad operare nelle condizioni più favorevoli possibili ed ha sfruttato questo vantaggio. Noi sindacati - ricorda Mauro Rossi, segretario nazionale Filt Cgil - siamo stati i soli a lottare contro tutto questo". Il "ricatto" del commissariamento per Alitalia "è un giochetto puerile del governo nel quale non entro", taglia corto Bonanni. Rincara la dose Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di Sdl, secondo cui anche le minacce di Padoa Schioppa hanno contribuito a far crollare in Borsa il titolo della compagnia. In ogni caso la trattativa con Air France "deve andare avanti" ma, sottolinea Tomaselli, "non è che si possa risolvere in uno o due giorni". Luigi Angeletti fissa gli obiettivi del suo sindacato: "Occorre ridurre la quota di esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e poi rivedere le tratte: non si può pensare di spostare tutto il traffico aereo a Parigi, dobbiamo poter partire da Roma e Milano senza scali intermedi", precisa il numero uno della Uil a proposito dei punti sensibili del negoziato. Angeletti auspica per Alitalia la via percorsa da Iberia: un istante prima di finire nelle mani di British Airways si è fatta avanti una cordata di imprenditori spagnoli. "Ma se c'è un'offerta italiana deve essere migliore di quella francese, se no meglio Air France", avverte. Intanto, sul versante politico, infuria la polemica. A scatenarla è Antonio Di Pietro, che per l'occasione torna a vestire i panni del pm contro Berlusconi. L'accusa stavolta è di "insider trading", riferita alla promessa di discesa in campo nei prossimi giorni di una cordata italiana, con Banca Intesa e Air One, della quale potrebbero far parte i figli del Cavaliere: "Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano - accusa Di Pietro - annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale". D'altra parte, anche se una cordata italiana esistesse veramente, il problema a questo punto sono i tempi. Il cda di Alitalia ha fissato la scadenza del 31 marzo come termine ultimo per garantire la continuità aziendale. Air One si è detta pronta a rientrare in gioco ma ha chiesto una "due diligence" di almeno tre settimane per verificare i conti della ex compagnia di bandiera. In questo caso, l'unica possibilità è che il Tesoro conceda ad Alitalia il prestito ponte da 300 milioni di euro. Sfidando le ire di Bruxelles. 23/03/2008.

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Alitalia, allarme del Tesoro (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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Il ministro: con il commissariamento tagli più pesanti. Cisl e Uil contro il governo: basta giochi Alitalia, allarme del Tesoro Padoa-Schioppa: poche settimane di ossigeno. I sindacati: no ai ricatti.

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Alitalia farà parte di un gruppo guidato dal primo vettore mondiale e nelle intenzioni dei fran (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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Cesi avrà la leadership in Italia. Fiumicino verrà rafforzato e sarà l'hub di riferimento. Nuovi aerei per la flotta in arrivo dal 2011.

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ROMA Su Alitalia è scontro a tutto campo. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schiop (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pa, ribadisce che "si è perso il senso della realtà e che il commissariamento di Alitalia brucerebbe molti più posti di lavoro che la vendita". I sindacati, però, considerano la minaccia di fallimento come un "ricatto inaccettabile". In un intervento sul Messaggero, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi chiede ad Air France di cambiare il piano industriale e si dice favorevole a dare ad Air One la possibilità di fare una nuova offerta.

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BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier Ferdinando Casini ( (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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"BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega", dice Pier Ferdinando Casini (nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che gli impedirà qualsiasi fair play in Parlamento. Il leader Udc parla a trecentosessanta gradi della campagna elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo. "Veltroni", denuncia Casini, "coltiva l'idea del grande inciucio". Il candidato premier del centro torna anche sul voto utile: "È veramente tale quello dato all'Udc, in più regioni possiamo togliere senatori alla Sinistra".

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La procedura di vendita per Alitalia consente a qualsiasi concorrente di lanciare un'opa o un o (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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Ps, antagonista a quella di Air France, dopo il 31 marzo e prima che scatti quella dei francesi prevista a fine giugno. Il Tesoro, in sostanza, è libero di non sottoscrivere lo scambio azionario proposto dalla compagnia francese, qualora arrivi una contro-offerta pubblica più vantaggiosa in termini di prezzo e sempre che il piano industriale proposto consenta il rilancio e lo sviluppo di Alitalia. L'offerta concorrente dovrebbe inoltre confermare l'impegno a non rivendere le azioni per 3 anni e a salvaguardare l'identità nazionale di Alitalia per 5 anni, due condizioni che il governo reputa "irrinunciabili".

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MILANO - La cordata tricolore per salvare Alitalia - mi impegno io a metterla in piedi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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Di GIULIA LEONI MILANO - La cordata tricolore per salvare Alitalia - "mi impegno io a metterla in piedi", aveva detto Silvio Berlusconi due giorni fa - potrebbe presto uscire allo scoperto. Carlo Toto, patron di Air One ieri ha dichiarato "Intesa Sanpaolo è con noi" aggiungendo che il vettore e la banca guidata da Corrado Passera hanno "lavorato insieme al progetto anche dopo che il governo ci ha eliminato in favore di Air France", cioè anche nel 2008. Dunque se Toto dice la verità, Air One sarebbe della partita. E attorno al vettore abruzzese Berlusconi, attraverso i propri emissari, Gianni Letta in testa, starebbe cercando di compattare "con il sostegno di importanti istituti di credito italiani" - il candidato premier del Pdl nei giorni scorsi ha detto che Intesa "non si è ritirata" - importanti partner finanziari-industriali. Secondo quanto risulta a Il Messaggero la cordata tricolore potrebbe annoverare nelle proprie fila F2i, il fondo di Vito Gamberale che ha tra i propri azionisti Cdp, Biis (Intesa), Unicredit, Merrill Lynch, Lehman e le fondazioni bancarie. E potrebbe schierare anche Sintonia, la cassaforte dei Benetton che ha tra i propri soci Gic, Mediobanca e Goldman Sachs. Banca americana di cui Letta, dettaglio non di poco conto, è senior advisor. E c'è chi è convinto che potrebbe coinvolta con un cip anche Finmeccanica, società partecipata dal Tesoro al 32,4%. Tutto comunque ruota attorno ai progetti del partner industriale, Air One. Toto vorrebbe ripartire dal piano predisposto a dicembre. Che a metà febbraio sarebbe stato rivisitato dal consulente industriale Seabury. Un piano sul quale tuttavia, le banche - Intesa, Nomura, Morgan Stanley oltre all'advisor Goldman Sachs - che l'avrebbero sostenuto, avevano diversità di vedute. La nuova versione non prevederebbe più il conferimento ma piuttosto l'affitto di Air One ad Alitalia - di Ap Fleet, la società di Ap Holding (Toto) che possiede i 22 aerei del vettore abruzzese. Sul valore di Ap Fleet tuttavia le banche hanno sempre avuto opinioni diverse, discordanti di alcune centinaia di milioni. E non era l'unico punto di divergenza. Resta da capire la posizione di Intesa. Giovedì corso Passera ha detto: "è inimmaginabile fare un'offerta, non lavoriamo al progetto da dicembre, non investiamo su chiamate". Ma lo stesso Passera il 16 febbraio aveva invece dichiarato: "Non molliamo anzi speriamo che nel tempo che c'è ancora davanti, possa essere messo a disposizione di Alitalia e del Paese un progetto (quello di Air One, ndr) che obiettivamente mi pare molto forte". E' altrettanto vero, però, che con senso di responsabilità il numero uno di Intesa, l'altro giorno, ha ammesso che il progetto Air One-Intesa sulla Magliana "era basato su una conoscenza che adesso è superata dagli eventi". Non a caso Toto chiede oggi "almeno tre settimane" di tempo per poter effettuare la due diligence. Le banche che hanno avuto visione del piano aggiornato da Seabury assicurano infatti che quella bozza - sulla quale nutrivano perplessità per l'accresciuto rischio loro richiesto - non avrebbe attualità rispetto alle condizioni odierne di Alitalia. Prevedeva infatti una crescita dell'ebitdi altri 40 milioni circa al 2011 attraverso l'aumento del 25% dei voli internazionali - quindi con il coinvolgimento anche di Malpensa -arrivando a 25-27 destinazioni rispetto alle 3 di Air France. Secondo questo schema, come accennato, Ap Fleet affitterebbe gli aeromobili a Alitalia nell'ottica di alleggerire la struttura dell'operazione. Ma l'impegno delle banche - che a dicembre era di 500 milioni di equity in Ap Holding (300 da Intesa, 100 a testa da Nomura e Morgan Stanley) - sarebbe salito ad un miliardo. Se infatti nell'offerta scartata dal cda di Alitalia, la Magliana sarebbe stata ricapitalizzata con un miliardo fresco - 500 da Ap Holding-banche - e 500 dal mercato, nella nuova versione Toto e i partner finanziari dovrebbero accollarsi il rischio sull'intera ricapitalizzazione. Ma l'esborso potrebbe essere superiore. Anche il nuovo piano insomma, come dice Passera, è stato superato dalle ultime evoluzioni. Di più: l'offerta respinta dalla Magliana oltre che alla due diligence su Alitalia - che ovviamente non c'è stata - era anche condizionata ad una due diligence da parte delle banche sulla stessa Air One. Ma anche questa non è stata mai fatta. Martedì riprenderanno i contatti fra Toto e qualche banca.

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ROMA - I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente c (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ROBERTO STIGLIANO ROMA - "I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente continua invece a sognare che ci siano ancora margini, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative. Siamo davanti a una drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Di fronte agli ultimi sviluppi della vicenda Alitalia, il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, è fortemente preoccupato. Lo dice in un colloquio al Financial Times, lo va ripetendo in queste ore ai suoi più stretti collaboratori. La preoccupazione principale di Padoa-Schioppa è che i francesi si ritirino (come ipotizza Le Monde) e che, di conseguenza, per l'Alitalia non resti che il commissariamento. "Ma l'amministrazione straordinaria - dice Padoa-Schioppa - sarebbe di gran lunga peggiore della vendita ad Air France". Cifre esatte non ce ne sono ma da una prima analisi fatta al ministero del Tesoro si può ipotizzare che in caso di commissariamento resterebbe a terra fino alla metà degli aerei (ovvero più di 80 sui 174 attuali e contro i 42 ipotizzati da Air France) e verrebbe chiusa la maggior parte delle rotte in perdita, anche nazionali, non solo quelle intercontinentali già soppresse da Maurizio Prato. Il tutto con pesanti riflessi sull'occupazione. Già, l'occupazione. La più grande preoccupazione del ministro dell'Economia è questa. Perchè un commissario straordinario - fa notare Padoa-Schioppa - non avrebbe altra scelta che bloccare l'emorragia quotidiana, visto che l'Alitalia brucia più di un milione di euro al giorno. La situazione - spiega Padoa-Schioppa - è infatti l'esatto opposto di quella della Parmalat: il gruppo che apparteneva a Tanzi era sommerso dai debiti ma aveva un'attività operativa redditizia. L'Alitalia, al contrario, non ha debiti particolarnente alti, ma una gestione operativa che brucia una montagna di soldi. Dunque, qualunque commissario straordinario dovrebbe ridimensionare immediatamente i costi su quattro fronti: gli affitti degli aerei, il carburante, le assicurazioni e gli stipendi. Le conseguenze sull'occupazione - secondo calcoli circolati in questi giorni - sarebbero immediate: cassa integrazione per circa 3.300 piloti ed hostess e ammortizzatori sociali per altre 2.000 unità tra il personale di terra. Cifre molto più pesanti rispetto ai 2.100 esuberi previsti dal piano Air France. Uno scenario allarmente aggravato dagli sviluppi politici delle ultime ore con l'annuncio di una cordata alternativa fatto da Berlusconi. "Qualsiasi cosa pensino i politici - ha detto Padoa-Schioppa al Financial Times - le scadenze sono dettate dalle condizioni della Compagnia. Non siamo nel campo della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria. Tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro e il centro di gravità dell'Alitalia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite". Insomma, grandi spazi non ce ne sono e rinviare le scelte a dopo le elezioni (come vorrebbero i sindacati e l'opposizione) sarebbe estremamente pericoloso. Berlusconi ha chiesto tempo sollecitando l'erogazione del prestito-ponte per poter consentire all'Alitalia di sopravvivere fino a giugno. Ma su questo punto Padoa-Schioppa è chiaro: "Il prestito-ponte da 300 milioni di euro è subordinato all'offerta vincolante di Air France. Se i francesi dovessero ritirarsi il prestito non potrebbe essere erogato in attesa di una nuova offerta concreta che al momento non esiste. Bruxelles lo considererebbe un aiuto di Stato e quindi lo boccerebbe". "Tempi strettissimi", ripete Padoa-Schioppa e legati a tre fattori: il via libera dei sindacati, l'erogazione del prestito-ponte e il ritiro da parte della Sea della richiesta di risarcimento danni per Malpensa pari a 1,2 miliardi di euro. La settimana entrante sarà decisiva. E, probabilmente non si potrà andare oltre.

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Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-23 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE L'intervista "Abbiamo diecimila enti e 400 assessori, eppure l'Estonia ci ha superati" Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia "Ho scritto ai candidati-premier, dobbiamo recuperare competitività" "Il World Economic Forum ha presentato la classifica mondiale nella capacità di attrazione turistica e siamo scesi al ventottesimo posto" MILANO - Sette lettere. Destinatari: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Daniela Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati premier dei principali schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci quando, a fine febbraio, è partita la missiva). A loro Daniel John Winteler, numero uno del gruppo Alpitour, in veste di presidente Federturismo chiedeva una cosa apparentemente semplice. In sostanza: è possibile che, chiunque vinca le elezioni, il comparto possa finalmente sperare in un po' d'attenzione (magari bipartisan)? E in una vera politica di settore, che metta fine all'anarchia Regioni-Province-Comuni e cominci a ragionare in una logica di "pacchetto Italia"? Le hanno risposto, dottor Winteler? "Sì, tutti. Gentilmente e subito. Però poi, al di là delle risposte cortesi, leggiamo i programmi e della questione turismo continuiamo a trovare poco o niente. Eppure non sono impegni all'aiuto finanziario, quelli che chiediamo. Anzi". Anzi? "Delle politiche, o meglio: "una" politica di coordinamento, di indirizzo, di razionalizzazione, di valorizzazione. Sembra che nessuno si renda conto di quale risorsa sia il turismo per il nostro Paese. Che a nessuno importi di sapere che da qui arriva il 12% del nostro Pil e l'11% dei livelli occupazionali. E con grandi potenzialità di crescita". Ma? "Ma per ottenerla, la crescita, non possiamo continuare con l'anarchia totale. Spendiamo 350 milioni l'anno solo per promuovere Regioni ed Enti: è una somma superiore a quella dei nostri concorrenti, ma si risolve in pubblicità sparsa, non coordinata, e a che serve? Ancora: tra le singole Regioni si trovano punte di quasi 400 assessori al turismo. E in tutto il Paese ci sono 10 mila enti e società di natura varia che si occupano di "promozione". Al di là degli sprechi, mi chiedo se anche queste non siano le "discariche per politici trombati" di cui parla spesso Luca Cordero di Montezemolo". E visto che siamo in piena campagna elettorale... "Vorremmo non assistere solo alle diatribe su chi mettere in lista e chi no. Vorremmo che non ci rispondessero soltanto "grazie, i vostri spunti sono interessanti". Vorremmo si capisse che noi, imprenditori del settore, ci assumiamo le nostre responsabilità. Ma se da anni assistiamo a un impoverimento della risorsa turismo, è in buona parte a causa di una frammentazione e sovrapposizione di responsabilità. Invece la politica deve fare la propria parte. Non può continuare a pensare che il turismo sia una materia semplice: richiede professionalità e competenze specifiche". Sta chiedendo un ministero ad hoc? "Sarebbe necessario. Ma se non fosse possibile, ci vorrebbe comunque una figura unica con un ruolo di guida nella definizione delle politiche e con un potere in grado di mettere fine ai localismi. è importante delineare un piano strategico del Paese, che preveda non un banale elenco di finalità ma obiettivi misurabili e chiare attribuzioni di responsabilità". Rischi, in caso contrario? "Abbiamo un enorme patrimonio storico, culturale, naturale. Ma lo diamo sempre per scontato e, così, continuiamo a dilapidarlo. Non è allarmismo: il World Economic Forum ha appena presentato l'ultima classifica mondiale della competitività turistica, e sa dove siamo finiti?". Dal tono, si direbbe non "finiti": "Precipitati ". "Uscendone con le ossa rotte: siamo ventottesimi. Davanti a noi stanno l'Islanda, Malta, Cipro, l'Estonia". Soluzioni? "Dobbiamo presentarci come "sistema Italia". Dobbiamo capire che il turismo non è solo spiagge o alberghi: è servizio, è infrastrutture, è non atterrare a Milano e poi andare sulle Dolomiti mettendoci più tempo che per arrivare a Vladivostock. Noi imprenditori ammettiamo di aver vissuto, a nostra volta e almeno in qualche caso, di rendita. Senza fare un'analisi della domanda e delle sue evoluzioni. Ma oggi siamo pronti a fare la nostra parte: la Confindustria di Montezemolo ha avviato il gioco di squadra, quella di Emma Marcegaglia, ne sono certo sia per la sua sensibilità sia perché conosce dall'interno il settore, lo continuerà. Chiediamo solo di poter competere. Vogliamo certezze. Sa perché la Disney scelse Parigi, per il suo europarco? Perché trovarono interlocutori di alto livello: direttamente nella Presidenza della Repubblica. Da noi, non saprebbero né dove né da chi andare". Qui siamo in pieno "piano strategico". Ma non si fa in un giorno e, intanto, ci sono due emergenze immediate, anche per il settore: rifiuti in Campania, e Alitalia Malpensa. "Allora, rifiuti: sono una drammatica emergenza sociale e igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è un immobilismo inquietante. Ma detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di Napoli mostrano già un effetto valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a dare di sè un'immagine unitaria solo nelle cose negative, perché nessuno se ne prende la responsabilità". Sarà negativo, anche, non avere una compagnia di bandiera o non poter far atterrare senza scali i turisti di molti Paesi? "Separiamo le due cose. Alitalia è il frutto di errori gestionali di anni, e di scelte rimandate. Di sicuro, senza un carrier domestico il turismo di un Paese soffre. Quanto a Malpensa: per andarci da Torino, per dire, devi ancora superare brughiere e ponti improbabili. Pur seguendo i cartelli rischi di finire in mezzo ai campi. C'è un chiaro problema di collegamenti, non è possibile che ci siano svincoli autostradali fermi da anni. è qui che occorre investire: e Malpensa diventerebbe, per i vettori, uno scalo interessantissimo ". Raffaella Polato.

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Il doppio gioco della politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-23 num: - pag: 30 autore: di SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI Il doppio gioco della politica SEGUE DALLA PRIMA Chiunque diventi proprietario dovrà essere in condizione di sopravvivere in un mondo in cui le vecchie riserve di caccia stanno scomparendo. Il terzo promemoria concerne l'Italia settentrionale. Non è necessario essere leghisti per sapere che queste sono le regioni da cui dipende in larga parte lo status europeo del Paese. Il giorno in cui i loro cittadini fossero costretti a fare scalo, per i viaggi transcontinentali, in una capitale europea, e continuassero a constatare che i loro collegamenti ferroviari con l'Europa centro-occidentale dipendono dal consenso di gruppi locali e piccoli partiti, l'Italia sarebbe ancora meno unita di quanto sia stata in questi anni. E la Lega avrebbe buone possibilità di assumere la rappresentanza del Nord. Quarto promemoria. I sindacati hanno molte responsabilità, ma Alitalia non sarebbe sull'orlo del fallimento e Malpensa non rischierebbe la retrocessione se la politica italiana del traffico aereo non fosse stata dettata da calcoli elettorali, pratiche clientelari e ambizioni municipali rappresentate a Roma da parlamentari locali. Forse occorrerebbe chiedere alla classe politica un impegno simile a quello che l'amministratore delegato di Air France vorrebbe dai sindacati: provate, almeno per una volta, a rappresentare l'interesse generale anziché quello delle vostre clientele e dei vostri collegi.

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Tokyo, LA, Mexico: Fiumicino decolla (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Tokyo, LA, Mexico: Fiumicino decolla Nuovi collegamenti e ritorno di voli cancellati: da mercoledì offensiva turistica sul Giappone Dal 3 maggio arriva anche la prima low cost di lungo raggio: da Fiumicino a Toronto e Montreal per 250 euro Qualunque sia il futuro di Alitalia, di certo c'è che da subito Fiumicino avvia la sua campagna di primavera. Alla ricerca di nuovi mercati. Senza prescindere dalla compagnia di bandiera, ovviamente, di cui tornerà comunque ad essere l'hub principale, anzi il solo aeroporto destinato ai più importanti collegamenti internazionali, ma senza nemmeno trascurare le opportunità che saranno offerte da altre compagnie, quelle che già operano e le altre che stanno per arrivare. "Lavoriamo per migliorare la qualità dei servizi ma anche la quantità dei collegamenti e dunque dei passeggeri che da noi arrivano e partono" dicono ad Aeroporti di Roma, dove sono appena stati avviati i lavori per il nuovo molo C. Fiumicino ha grandi potenzialità di sviluppo e non vuole affatto perdere questa occasione. Né vogliono smarrirla o non sfruttarla completamente gli imprenditori del turismo che operano a Roma e nel Lazio. Rivolta al Giappone, ad esempio, partirà dal primo aprile un'intensa campagna, legata al ritorno su Roma dei voli Alitalia giornalieri da e per Tokyo e dai quattro da e per Osaka, rimasti a lungo in partenza da Malpensa. Si tratta di un flusso che, per quanto riguarda Roma, sfiora i 500 mila passeggeri l'anno. Mercoledì prossimo, 26 marzo, ci sarà un incontro tecnico con tutte le categorie interessate, dagli albergatori alle aziende di trasporto, per definire insieme un piano di interventi per sfruttare al meglio questa opportunità: su 100 passeggeri dei voli che collegano l'Italia con il Giappone, ben 85 sono giapponesi e la quasi totalità viaggia per turismo. E fino ad oggi entravano a Milano e uscivano da Roma. Ora arriveranno e partiranno dalla Capitale, con la possibilità di recuperare altre centinaia di migliaia di notti. E' ugualmente molto atteso anche il ripristino del volo diretto fra Roma e Los Angeles: "averlo abolito è stato un disastro" hanno confessato operatori americani durante la recente fiera Globe08. Primo decollo per la California fissato per il primo giugno, e l'aspettativa è un'ulteriore crescita dei traffici dagli Stati Uniti con 5 voli a settimana. Non solo. Dal 3 maggio arriva anche la prima low cost di lungo raggio che volerà da Fiumicino a Toronto due volte la settimana: biglietti, tasse e pasti compresi la Zoom, dei fratelli canadesi Boyle e partecipata dalla Bank of Scotland, propone il viaggio a 250 euro per tratta. Tre giorni dopo, il 6 maggio, decolla anche il nuovo collegamento per Montreal. Non solo. Debutto assoluto per il volo diretto per Città del messico, che da Roma non ha mai avuto collegamenti senza scalo: partenza da giugno con AeroMexico che prevede un volo anche per Monterey. L'Alitalia, invece, ripropone Damasco e, soprattutto, Teheran. Traffico Con l'inizio dei lavori per il nuovo Molo C, cantieri aperti da pochi giorni, l'aeroporto di Fiumicino ha avviato il programma di sviluppo C. R.

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Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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"Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.

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ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

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Di MARCO CONTI ROMA - Popolo delle libertà e Partito democratico tendono a polarizzare lo scontro, ma a meno di un mese dal voto tutti i sondaggi confermano la consistenza delle forze minori e il pallottoliere del sistema elettorale del Senato rischia di assegnare un ruolo decisivo al centro di Pier Ferdinando Casini e alla Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti, malgrado che nel faccia a faccia di ieri, pubblicato dal "Messaggero", sia Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due principali partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader dell'Udc, il quale nega "i soccorsi" dopo il voto perché "le alleanze si fanno prima". La nuova legislatura potrebbe confermare quindi tutti i limiti della precedente, anche perché secondo Casini resta il problema della "eterogeneità" dei due principali schieramenti. "Il Pd è un'accozzaglia di contraddizioni" mentre "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega, come dimostra la vicenda Alitalia". Casini punta le sue carte su una forza "tranquilla, compatta e responsabile". Onorevole Casini, nel forum di ieri al "Messaggero" Veltroni dice: chi dopo il 14 aprile ha un senatore in più governa. È d'accordo? E, soprattutto, gli crede? "No, al proposito non credo. In realtà Veltroni sta coltivando l'idea di un grande "inciucio". E' chiaro che sia lui che Berlusconi, non a caso li chiamo Veltrusconi, non possono dirlo ora perchè deluderebbero i rispettivi elettorati. L'appuntamento però se lo son dato. Sono un po' come i ladri di Pisa. Fanno finta di combattere la battaglia, ma sono già d'accordo. Condivido invece il diritto-dovere di governare anche con un solo senatore in più, ma gli accordi sono quelli fatti prima del voto". C'è una soglia minima di senatori sotto la quale è impossibile garantire una salda governabilità? "In questi giorni il dato del Senato sta facendo impazzire tutti. Troppe sono le variabili e quindi ho deciso che all'aritmetica dedicherò attenzione dopo il 14 aprile. Ciò che però appare evidente dai sondaggi è il 6.5% dell'Udc che significa la possibilità di superare l'8% al Senato in molte regioni. Tra cui il Lazio. Il meccanismo elettorale è talmente strano che in alcune situazioni non siamo in competizione con Berlusconi, ma con la Sinistra di Bertinotti". Vuol dire che contro la sinistra il voto utile è anche quella dato al centro? "Accade in più di una regione che noi possiamo togliere senatori alla Sinistra Arcobaleno. E' esattamente l'opposto di ciò che va sostenendo Berlusconi. Anche se non c'è dubbio che per lui i voti sono utili solo se dati al Pdl. Io sono invece pienamente d'accordo con quanto ha detto Giorgio Napolitano. Occorre ricordare che ciò che è avvenuto in questa campagna elettorale è un grande passo verso la semplificazione. Ora ci ritroviamo con 4-5 partiti". Partiti o coalizioni? "Il nostro centro è omogeneo nei valori e negli interessi sociali che rappresenta. Mentre i due partiti di Berlusconi e Veltroni sono un'accozzaglia di tutto e il suo contrario. Da Ciarrapico a Giovanardi. Dalla Mussolini a Dini. Dall'operaio della Thyssen al leader di Federmeccanica, dalla Binetti alla Bonino. Questi non sono partiti omogenei, ma cartelli. E non è un caso che su molti temi questi partiti non possano parlare. Per esempio hanno levato dal confronto elettorale tutti i temi eticamente sensibili". Però Berlusconi dice che nei suoi cinque anni di governo il Vaticano ha avuto il miglior rapporto possibile con lo Stato italiano. "E' ovvio, la presenza determinante dell'Udc ha orientato in maniera decisiva alcune scelte: dai fondi alla scuola cattolica alla legge sulla fecondazione. Ora invece Berlusconi professa l'anarchia etica e sull'aborto invita a non parlare perchè i suoi sono in maggioranza favorevoli. Di fronte a quest'uso così strumentale delle convinzioni, io non aggiungo altro. Inoltre il Pdl ha fatto fuori dalle sue liste molti esponenti del mondo cattolico come la Burani Procaccini, la Paoletti Tangheroni, Azzolini, Pedrizzi. Stesso comportamento ha il Pd che ha spostato tutti i cattolici dal Senato alla Camera in modo che non siano determinanti. La strategia è la stessa". Berlusconi ha difatto escluso che possa dare la presidenza del Senato all'opposizione. E' segno che a Palazzo Madama il Pdl ha minori certezze o è solo un bisogno di poltrone? "Berlusconi sarà ricattato permanentemente dalla Lega che sarà la forza determinante alla Camera e al Senato. Figuriamoci se Bossi, Calderoli e Maroni gli concederanno il fair-play con l'opposizione. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad avviare la discussione subito dopo il voto? "L'agenda della legislatura dipenderà molto dal risultato del voto. Vorrei sottolineare che questa legge elettorale non è peggio di tante altre. Ha solo un vulnus, ed è la mancanza della preferenza. Se i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti, la responsabilità è di Forza Italia e dell'allora Pds che votarono contro". Nel Pdl è finita la monarchia? "Nella destra di Berlusconi e Fini vedo solo molta confusione. Berlusconi fa una campagna elettorale senza crederci. Vuole mettere nella bacheca il trofeo della vittoria, accanto a quelli del Milan, ma dopo le elezioni il meno convinto di poter governare sarà proprio lui". Torniamo ad Alitalia. Perchè Berlusconi ha deciso che era meglio cavalcare il tema piuttosto che seguire i consigli di chi sosteneva che fosse meglio far levare a Prodi le castagne dal fuoco? "E' stata la Lega a spingerlo in questa direzione. O meglio in nessuna direzione, visto che assistiamo ad un zigzagare, peraltro non solo suo ma anche di Veltroni che non ha il coraggio di dire una cosa semplice". Ovvero? "Aver dirottato Alitalia su Malpensa è stata la tomba della compagnia perchè ha comportato degli oneri aggiuntivi enormi. Invece il destino di Malpensa e di Alitalia va assolutamente separato. Inoltre l'evocazione continua della cordata è ridicola. Se c'era qualcuno disposto a metterci i soldi e non ad andare a prenderli dalle banche, aveva tutto il tempo di materializzarsi. Questa cordata è tutta una finzione destinata ad evaporare dopo il 14 aprile, ma il primo macigno che si troverà Berlusconi sul suo governo, sarà proprio Alitalia. La gestione irresponsabile di questa vicenda, ricadrà tutta su di lui. Sarà la dimostrazione che con gli aut-aut della Lega non si va da nessuna parte". Però Berlusconi vi accusa di aver posto, tramite Buttiglione, altrettanti ostacoli alle liberalizzazioni del suo governo "E' solo una strumentalizzazione. Buttiglione doveva solo far recepire una direttiva europea. Non era lui il ministro competente. Da tempo Berlusconi sostiene che tutto ciò che non ha fatto è colpa nostra. In una circostanza ha ragione e fu quando impedimmo di abbassare le aliquote a partire dai redditi alti. Fummo noi a chiedere che si partisse dai più bassi". Dica tre punti di intervento che ritiene fondamentali sul versante economico. "Certamente le deduzioni sul reddito familiare: non vedo perché si possano scaricare le spese per il cane e non quelle per i libri di testo. Peraltro questo intervento è molto più importante dell'abbassamento di un punto dell'Irpef, che determina un grosso buco nelle casse dello Stato e pochi vantaggi per i singoli. Inoltre liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, perchè le tariffe di gas e luce che aumentano sono figlie di tante piccole "Iri". Terzo, un sì alto e forte a rigassificatori, termovalorizzatori e al nucleare per superare le scellerate scelte degli anni scorsi". E le pensioni? "L'unico meccanismo da introdurre è quello che tutela le pensioni minime dall'erosione del costo della vita. Evitiamo però di rimettere in discussione ogni legislatura la riforma delle pensioni". La par condicio è figlia del conflitto d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi inserisca la par condicio tra i primi argomenti di cui si occuperà tornando a Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che c'è tra lui e i problemi del Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e nessuno mi parla mai di par condicio. E' un'ossessione che ha, pur avendo uno strapotere nei mezzi di informazione. Vorrebbe fare una campagna elettorale alla Putin, ma forse è il caso che archivi l'argomento. Comunque sia lo scandalo è nella Rai perchè capisco che Berlusconi è dato per vincitore, ma non comprendo perchè tutti questi nominati e guru del giornalismo si preoccupino più delle loro seggiole che del rispetto di una legge". Condivide l'idea di aumentare le truppe in Afghanistan? "I nostri militari vanno difesi sempre e non a seconda delle convenienze. Non capisco come possano progettare di mandare più uomini coloro che non hanno votato nemmeno il rifinanziamento della missione. Sono colpito dalla disinvoltura con la quale si cambiano le carte in tavola. Qualcuno dice che occorrono più soldati in Afghanistan, qualcun altro li vuole in Iraq, altri li vogliono levare dal Libano. Queste sono cose serie che coinvolgono la vita delle persone, nonchè l'immagine internazionale dell'Italia. Invece tra Martino, Fini e Berlusconi hanno detto tre cose diverse con estrema disinvoltura. Per non parlare poi di D'Alema e del suo essere filo-Hamas, un'organizzazione qualificata come terrorista". Preferenze tra la vittoria di McCain e quella di Obama o Hillary? "Non sono americano e quindi non voto. Inoltre il rapporto filoatlantico e di amicizia con gli Usa non è subordinato alla vittoria dell'uno o dell'altro".

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ELEZIONI DI APRILE (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-23 num: - pag: 31 categoria: BREVI ELEZIONI DI APRILE Il voto ai piccoli partiti Sappiamo che votare è un'espressione di libertà, oltreché un dovere civico, tanto più ora che il salvataggio di Malpensa e dell'Alitalia richiedono un concorso elettorale generale. Sul voto utile mi permetto quindi dissentire da chi afferma che anche il voto ai partiti che non raggiungeranno le soglie necessarie alla Camera e al Senato, sia un voto utile: quelli sono semplicemente voti sciupati paragonabili all'astensione. Bruno Mardegan, Milano.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-23 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Allarme su Alitalia Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa lancia l'allarme sulla situazione di Alitalia: "Ossigeno ancora per poco". Ma i sindacati insistono: "Non cediamo ai ricatti". E Di Pietro accusa Berlusconi, che ha lanciato l'alternativa ad Air France: il Cavaliere fa insider trading. Taiwan, vittoria dei filocinesi Dopo otto anni il Kuomintang è tornato al potere a Taiwan. Il partito conservatore, meno indipendentista degli avversari progressisti, guidato da Ying-jeou, si è ripreso la presidenza. Il risultato è salutato con favore dalla Cina. Magdi Allam battezzato Il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, del Corriere della Sera, è stato battezzato ieri sera dal Papa in San Pietro durante la veglia pasquale. Focus Armi, riparte la corsa Nel mondo è ripartita la corsa agli armamenti: ogni anno nel mondo si spendono per mantenere gli eserciti 1.200 miliardi di dollari, un quarto dei quali va in nuovi acquisti. Usa in testa nella corsa, ma Russia e Cina si avvicinano. Esteri Un fucile per una vasectomia Nello Stato indiano del Madhya Pradesh gli uomini che accettano di farsi vasectomizzare, nell'ambito della campagna per il controllo delle nascite, ottengono la precedenza per l'ottenimento del porto d'armi. Grande successo dell'iniziativa: lo Stato è infestato dai banditi e la gente vuole difendersi. Cronache Maltempo (quasi) ovunque Pasqua all'insegna del maltempo quasi in tutta Italia. In Liguria un'onda alta 5 metri ha ucciso un uomo di 71 anni, il forte vento impedisce un po' ovunque i collegamenti marittimi e aerei, il traghetto Palermo-Livorno è stato per 42 ore in balia del mare. Al Sestriere una funivia è andata a sbattere contro la stazione di fermata: 18 feriti ma si è trattato di un guasto tecnico. Aborto, ragazza si ribella Una quindicenne di Pordenone, alla quale i genitori avevano chiesto di abortire, si è rivolta a un avvocato perché ha tutte le intenzioni di allevare questo figlio "con tutto l'amore - ha affermato - di cui sono capace". Terminator batte Callaghan Clint Eastwood era contrario a un'autostrada fortemente voluta dal governatore della California Arnold Schwarzenegger. E così l'"ispettore Callaghan" ha perso il posto di vicecommissario ai parchi. Economia "Turismo, troppi localismi" "Abbiamo 10 mila enti e 400 assessori al turismo, eppure l'Estonia in questo settore ci ha superati", dice al Corriere Daniel John Winteler, numero uno di Alpitour. "Ci sono troppi localismi, serve un piano-Italia". Cultura Il discorso di Mill Il 20 maggio 1867 il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill intervenne in Parlamento a Londra per patrocinare la causa del voto alle donne: "Pagano le tasse, guidano imprese e amministrano proprietà, non possono essere escluse, serve un atto di giustizia". Spettacoli Tognazzi & Iacchetti Ricky Tognazzi ed Enzo Iacchetti stanno girando insieme L'ultimo crodino, un film in cui impersonano i due balordi che nel marzo 2001 rapirono la bara di Enrico Cuccia, il fondatore di Mediobanca. "Due imbranati che sbagliarono tutto ". Sport Campionato riaperto La Juventus, battendo per 2 a 1 l'Inter a San Siro, ha riaperto il campionato. Ora la Roma è a quattro punti dai nerazzurri. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 4,99; con "Computer & Web" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90; con "Storia della civiltà europea" e 13,90.

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Continua a tenere il baricentro delle discussioni su (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Continua a tenere il baricentro delle discussioni su ... Continua a tenere il baricentro delle discussioni su Alitalia l'iniziativa di Silvio Berlusconi che sta prospettando una cordata italiana per il salvataggio della compagnia. Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro attaccare il Cavaliere per quello che definisce "un atto di insider trading immorale e illegale", mentre il destino della compagnia di bandiera tiene banco nel dibattito elettorale. E se Pier Ferdinando Casini sollecita i figli di Berlusconi a "tirare fuori i soldi" (altrimenti la sua è solo una "captatio benevolentiae" elettorale) e Francesco Rutelli ammonisce il centrodestra sulle responsabilità dell'eventuale fallimento della compagnia, a schierarsi con il Cavaliere è la Lega. Per Roberto Maroni, infatti, quella ventilata da Berlusconi è una possibilità da guardare con attenzione, destinata a rilanciare, o comunque salvaguardare, anche Malpensa. "Berlusconi sta facendo insider trading - va giù duro Antonio Di Pietro - facendo credere contrariamente al vero che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Per il leader Idv "certe operazioni prima si fanno e poi si dicono e annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale". Allo stato attuale, insomma "c'è un'offerta sul campo e va esaminata, se qualcuno ha altro da offrire lo offra, ma che sia una cosa seria". Ma la verità, secondo Di Pietro, è che "Alitalia produce tra 1 e 2 milioni di euro al giorno di debiti ed è difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela". Ma per il governo sulle pagine del Financial Times il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ammonisce giudicando "drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà" la fotografia della situazione. "La gente - spiega il ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative". Ma Alitalia "ha ossigeno per poche settimane. Qualsiasi cosa pensino i politici, le scadenze sono dettate dalle condizioni della compagnia, non siamo nel campo della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria: tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro - denuncia ancora il ministro - e il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite".

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Spinetta studia le modifiche al piano (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa I francesi Spinetta studia le modifiche al piano Al tavolo di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno stravolgimento del progetto. Spinettà sarà a Roma domani sera e probabilmente avrà un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi avanti, ma si tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli mai affrontati in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da ambienti del vettore d'oltralpe. Il sindacato chiede segnali concreti: tagli agli esuberi del 40% tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, per un massimo di 1.100 unità, per la Uilt. Solo esuberi transitori incalza la Filt. Il termine del 31 marzo per la chiusura dell'operazione si avvicina. Se non si trovasse l'accordo, l'ipotesi è il ricorso alla legge-Marzano, quella per il salvataggio delle grandi imprese in crisi già utilizzata nel caso Parmalat.

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Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

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Stampa Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati ... Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati affilano le armi in vista del nuovo incontro di martedì prossimo con il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta. E la vendita di Alitalia ai francesi si complica, e di molto. Tant'è che l'ipotesi di commissariamento della compagnia prende sempre più piede: a paventarla ieri è stato anche il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, punta l'indice contro l'Esecutivo accusato di aver concesso troppo ai francesi e di presentarsi adesso con il "ricatto" del commissariamento che rappresenta, secondo il leader sindacale, "un giochetto puerile del governo nel quale non entro". Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, se la prende con Spinetta, che giovedì ha parlato di margini di trattativa praticamente inesistenti, subordinando però l'operazione al benestare dei sindacati. Angeletti chiede invece che la compagnia d'oltralpe sia disponibile a ridiscutere i termini della vendita, in particolare sul fronte degli esuberi. Se così non fosse, dice Angeletti, "vuol dire che non vuole fare l'accordo, quindi se la trattativa fallisce è colpa di Air France". La Cgil-Filt, chiede invece "un aumento significativo del numero degli aerei di lungo raggio, segnale della volontà di far sviluppare Alitalia". Non solo: è necessario anche "l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". Se su tali punti Air France non cambia la sua offerta, è l'avvertimento, si apre la via del commissariamento, "la cui responsabilità ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia Padoa-Scioppa" puntualizza il segretario Filt-Cgil Mauro Rossi il quale tuttavia non crede "assolutamente al fallimento". I sindacati invece vanno a sostegno della richiesta del patron di Airone, Carlo Toto, di vedere i conti di Alitalia. "Fateci fare una due diligence, anche solo di tre settimane e non tre mesi come i francesi, e potremo presentare la nostra offerta vincolante", ha detto Toto. Giusto mettere i concorrenti nelle stesse condizioni, concordano Bonanni e Angeletti.

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La par condicio? Non sposta voti (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Il presidente dell'istituto di rilevazioni minimizza i dati dell'Authority sulla differenza di spazio concessa ai partiti nei telegiornali "La par condicio? Non sposta voti" Il sondaggista Piepoli: "Giusto applicarla ma non influenza le scelte degli elettori" Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it In fondo è Pasqua anche per lui. Così Nicola Piepoli approfitta della pausa per godersi un po' di meritato riposo a casa ascoltando un buon disco di musica classica. Niente sondaggi, niente rilevazioni. Se ne riparla tra qualche giorno. Certo, questo non significa vivere fuori dal mondo. "Continuo a guardare i telegiornali - spiega il sondaggista - Fa parte del mio lavoro. Devo sempre essere informato". Quindi avrà visto anche i dati dell'Agcom sul troppo spazio riservato dai Tg al Pdl? "Sì. Mi sembra che i dati siano distribuiti secondo le loro quote di mercato". In che senso scusi? "Nel senso che il Pd è valutato intorno al 33%, lo spazio di informazione riservato è esattamente quello". E la par condicio? "Sarebbe meglio se fosse applicata. Anche se è evidente che non si può dare lo stesso spazio di Pd e Pdl alla miriade di partitini che si presentano alle elezioni. Ovviamente si tratta di un mio pensiero". Quanto sposta, in termini elettorali, un passaggio televisivo nei Tg? "Quasi niente. Anche perché chi li guarda sa già per chi vota, pure se non lo dice". Ne è così certo? "Le faccio un esempio. Come istituto abbiamo lavorato con una gruppo di persone di cui conoscevamo le preferenze elettorali perché, nel 2006, avevamo registrato il loro voto. Inizialmente queste persone hanno dichiarato che non sapevano per chi avrebbero votato. Poi, dopo un lavoro di approfondimento, hanno espresso le loro intenzioni: erano le stesse di due anni fa". Scusi la provocazione, ma allora a cosa servono i sondaggi? "Chi pensa che si vinca con i sondaggi sbaglia. I sondaggi non hanno influenza anche perché vengono letti e sentiti molto poco. Non cambiano le dinamiche elettorali". Cos'è allora che le cambia? "La gente è influenzata da fatti che ne attirano l'attenzione. Si ricorda quando Berlusconi, nel 2006, disse che, se avesse vinto Prodi, avrebbe aumentato le tasse? Non si trattava di un sondaggio, ma ebbe un effetto sulla campagna elettorale. La stessa cosa vale oggi per Alitalia". Cioè? "Il 77% di coloro che tendenzialmente voteranno centrodestra e il 73% degli elettori di centrosinistra vorrebbero che Alitalia restasse italiana. è una cosa che interessa". Ma è anche una cosa di cui parlano i Tg. "Sì, ma la par condicio non c'entra. Lo dimostra il fatto che i giornali che hanno scritto di più sull'italianità di Alitalia sono quelli di sinistra". Insomma, molto rumore per nulla. "Mettiamola così: la par condicio andrebbe applicata ma, se non lo è, cambia poco o niente. Ciò che fa la differenza sono quelle che chiamerei azioni di marketing. E, comunque, la gente sa già per chi votare". E gli indecisi? "Pochissimi lo sono veramente. O meglio, il 25-30%, dice di essere indeciso, ma solo il 5% lo è. E magari sono proprio quelli che, alla fine, non vanno a votare".

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Presidente, che impressioni ha di questa campagna (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

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Stampa Presidente, che impressioni ha di questa campagna ... Presidente, che impressioni ha di questa campagna elettorale? Non è entrata nella fase decisiva, da martedì i toni saranno più alti. Fino a questo momento si è svolta come previsto: il tentativo di Veltroni di stupire con l'effetto novità, ma i fuochi d'artificio si sono attenuati. Da parte nostra è tutto più semplice perché dobbiamo invitare gli italiani a rispondere a una domanda: "Stavi meglio due anni fa o adesso?". Se l'elettore viene sollecitato da questa domanda, dato che diamo per scontata la risposta, è prevedibile anche il risultato elettorale. In questa fase si è parlato molto di precari. Esiste veramente un problema giovani, un problema lavoro, un problema casa? Il problema è reale, c'è un impoverimento del ceto medio. Parliamo dello sbocco occupazionale. Prima di tutto bisogna fotografare la realtà economica. Dobbiamo essere onesti e dire che il contratto a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione è dietro le spalle. Quello a termine è invece nella logica dell'economia europea. Rende l'impresa libera di assumere e risulta l'antidoto al lavoro nero. Adesso uno degli interventi da fare è incentivare l'imprenditore a trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato grazie ai benefici fiscali. Secondo concetto: inserire il principio "più lavoro più guadagno". Questo vuol dire contratti nazionali sempre più snelli e legati alla produttività. Poi capiamo cosa serve a un ragazzo per iniziare a lavorare. Serve una selezione all'interno delle scuole e delle università più rigorosa e un maggior legame tra il momento della formazione e il momento occupazionale. Inoltre a un ragazzo va insegnato un mestiere. Mentre sulla casa, nel programma, c'è il riferimento alla necessità di costruire e mettere sul mercato, a canoni compatibili e con stipendi di chi inizia a lavorare, degli alloggi destinati solo alle giovani coppie. Fini cosa farà in questa legislatura? Ministro degli Esteri, presidente della Camera, o altro? L'unica cosa che voglio fare è vincere le elezioni. E poi dar corso al progetto di costruzione del Popolo della Libertà. Perché costruire un partito significa definire le modalità, l'identità, lo statuto e le regole di funzionamento. Quanto è stato faticoso superare le incomprensioni con Berlusconi? Nel merito è cambiato questo: a San Babila Berlusconi disse: "Io ho fatto il Pdl, voi venite con me". Adesso è diverso: ci chiede di "costruire insieme il Pdl". E convincere An dell'operazione? Meno difficile di ciò che può sembrare, perché siamo quelli che hanno promosso il referendum per fare le liste quanto più unitarie possibile. In più, nel '99, perdemmo un referendum, promosso solo da noi, che avrebbe cancellato il 25 per cento di quota proporzionale. Anche sul Ppe non è difficile spiegare al quadro dirigente o al militante di An che i riferimenti non sono all'Internazionale democristiana. Il Ppe non è né di centro né di destra, ma molto più semplicemente di centrodestra. Siamo nel 2008 e darsi una collocazione politico-geografica è un'operazione vecchia almeno 50 anni. Se andate a Palazzo Chigi dovrete comunque fare i conti con più anime. Sui temi economici ci sarà un pensiero liberista e un altro che favorisce l'intervento dello Stato. Esiste una sintesi? Uno dei punti di riferimento culturali del Ppe è l'economia sociale di mercato. Privatizzare, ad esempio, significa mettere sul mercato ciò che è pubblico. La prima domanda a cui bisogna rispondere è: "Ma il mercato è in grado di recepire?". La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale. Un piano industriale che non imponesse un hub solo. La questione non è "oddio la comprano i francesi", ma che Prodi la sta svendendo. Quando si privatizza non bisogna preoccuparsi. E restando in tema, ma sulle liberalizzazioni, abbiamo contestato Bersani perché di fronte a una ideale catena, partiva dagli ultimi anelli. Liberalizzare i servizi in certi settori va bene, ma solo se prima liberalizzi nell'ambito dei servizi di pubblica utilità a livello municipale. A queste elezioni sarà ancora il Senato a fare la differenza e il Pdl ha perso per strada qualche alleato. Nel Lazio che rischio si corre? è una regione importante e sono ottimista perché l'elettore non è uno sprovveduto. Conosce il rischio che si corre al Senato con questa legge. Ad esempio gli indecisi decidono come votare dopo essersi informati, e se il tema è anche questo vuol dire che chi ancora non ha scelto sceglierà dandosi come obiettivo quello dell'adesione al partito che più lo soddisfa. Ma anche dandosi come obiettivo quello della governabilità. Anche nel Lazio alla fine ci sarà un consenso per il Pdl molto più alto a danno di Storace, Casini e Rifondazione. Ce la faremo. Fermiamoci un attimo su Casini e la ormai celebre telefonata sua e di Berlusconi. è una di quelle offerte fatte affinché vengano respinte? Assolutamente no. Sono ancora dispiaciuto dell'esito di quella telefonata. Gianni Letta parlò a Casini a nome mio e di Berlusconi e disse: "Guarda non c'è nulla di definito, prima di dire no parliamone". Nella campagna elettorale di due anni fa furono abbastanza decisive le candidature di Luxuria o Caruso che hanno spostato l'elettorato cattolico dalla parte del centrodestra. Questa volta l'effetto potrebbe non ripetersi. Gli indecisi come possono convincersi di nuovo a votare Pdl? Facciamo l'esempio che gli indecisi siano dieci. Due non vanno a votare, due votano per un soggetto terzo, gli altri sei votano per Pd o Pdl. Ma non tutti da una parte, quei voti vengono divisi. Il discorso quindi non mi preoccupa. Del resto il messaggio qualificante dei soggetti minori qual è in questa campagna elettorale? Vogliamo dire che si è separato con piacere da una certa parte di elettorato di destra? Certo che no. Il Pdl è sicuro della vittoria. Ma parlando di voto inutile non mettete a nudo anche qualche timore? Lo facciamo per un'altra considerazione. Dal '94 al 2008 l'elettore si è abituato a vedere un centrodestra con Casini. Quindi è bene che Berlusconi si preoccupi e sottolinei il fatto che la configurazione del soggetto politico Pdl è cambiata. E gli accordi post elettorali? Li farete anche con l'Udc? Sarà Casini a dover dimostrare coerenza. Lui ha detto che le coalizioni si fanno prima del voto e non dopo. Semmai bisognerebbe discutere di un altro scenario. Quale? Immaginiamo che il Pdl vinca: il primo provvedimento che presenta è la riduzione di 1 punto di aliquota Irpef. Se al clima calmo di questa campagna elettorale le parti hanno interesse a dare un seguito, voglio vedere Veltroni che di fronte al provvedimento di cui parlo dice "no". E perché? Perché lo presenta il governo che ti ha battuto? Questo non vuol dire che si arrivi alle larghe intese, ma se non vuoi perdere totalmente la faccia devi fare qualcosa. Sarà possibile? Non lo so. Quando presenteremo dei provvedimenti che Veltroni ha auspicato per tutta la campagna elettorale, poi voglio vedere se dirà "no". Ad esempio sulla riduzione dei costi della politica. Poniamo che facciamo una manovra e viene coperta con una riduzione di spesa che in qualche modo era prevista anche nel programma del Pd: non sarà facile dire "no". Questo è un fatto nuovo. è possibile che una presidenza della Camera venga data all'opposizione? No, mi sento di escluderlo. Mentre auspico che il governo non si intesti il diritto-dovere di fare le riforme. Nel senso che questo compito deve essere dato al Parlamento, con il governo che ha il ruolo di prendere l'iniziativa. Di riforme se ne sono fatte sempre poche e molte per via referendaria a causa di uno scontro muscolare bipolare. Salvo eccezioni, le amministrazioni reggono almeno per un paio di mandati. In Italia dal '94 a oggi non è mai accaduto. Perché questa "condanna"? No, no. La svolta c'è stata dal 2001 al 2006. Lei mi prenda dal '48 in poi un periodo in cui per 5 anni c'è stato lo stesso premier. Finirete una legislatura con abbastanza forza per ottenere una riconferma? Certo. E poi non è che abbiamo perso le elezioni nel 2006, le abbiamo vinte ma in una logica di un meccanismo elettorale ci siamo trovati nella condizione che conosciamo. Ma Veltroni oggi sembra il leader dell'opposizione. Dice "non basta cambiare un governo, bisogna cambiare l'Italia". Certo, ma il governo che bisogna cambiare è il suo. Politica estera. In questo momento Francia, Germania, Gran Bretagna stanno affrontando delle difficoltà. L'Italia può riprendere il filo dei rapporti, soprattutto con gli Stati Uniti e con la Russia. è cambiato molto rispetto al 2001. La Ue, per merito di Sarkozy, è uscita dalla situazione di stordimento. Dopo il referendum francese e il ko di quello olandese, la Carta costituzionale è finita nel cassetto. In quella fase era logico che non prevalessero i grandi accordi multilaterali. Nel rapporto con gli Usa credo che l'Italia si fosse conquistata sul campo una patente di credibilità derivante dal fatto che per la prima volta facevamo seguire dei comportamenti a una petizione di principio. E i comportamenti non erano a rischio zero. Quindi tornando al 2003 lei rimanderebbe i soldati italiani in Iraq? Sì, senza difficoltà. Noi non partecipammo alla guerra contro Saddam, ma alla ricostruzione. Poi non c'è dubbio che l'errore commesso negli Usa è stato sottovalutare i rischi del dopoguerra. Ma l'Italia oggi si trova in una condizione migliore rispetto a quello che è accaduto a noi nella scorsa legislatura. Nei confronti degli Usa bisognerà riprendere la politica che abbiamo fatto, ma in un ambito sempre più europeo. Perché la differenza è che oggi l'Europa non è più un fantasma. Possiamo svolgere un ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Russia? L'Italia no, l'Ue sì. Torniamo in Italia. Questa legislatura si è caratterizzata molto per i costi della politica. Dopo il 14 aprile sarete dall'altra parte del tavolo. Che fare? Partiamo dai ministeri. Quelli sono dodici, non faremo tabula rasa di ciò che hanno fatto gli altri. Bisognerà definire bene le deleghe perché tra i ministri che scompaiono c'è il ministro della Comunicazioni e della Salute. Più in generale per i costi della politica è naturale partire dal numero dei parlamentari, ma tagliamo anche nei Consigli regionali. Il vero problema è la degenerazione della democrazia nella partitocrazia. In Campania, ad esempio, esistono due Commissioni, una per i problemi del mare e una per i problemi del Mediterraneo (ride). Ma vi risulta che la Campania si affacci sull'Oceano Pacifico? Su queste cose bisogna disboscare. Con il lanciafiamme. Comprese le Province? Sì. Certo, per le aree metropolitane, per la Provincia di Roma, ci vuole un trattamento diverso. E le nomine di Enel, Eni, Finmeccanica? Ci penserà il nuovo governo, i partiti ne stiano alla larga e dove è necessario si cambi la legge dando semmai più spazio agli ordini professionali e si scelgano persone brave. Però devo dare una stoccata a Montezemolo: quando dice "liste piene di portaborse" dica chi sono perché i rischi che vedo sono proprio in questa generalizzazione in cui si fa di tutta un'erba un fascio. Su Roma anche stavolta il Pdl ha deciso all'ultimo il candidato. Eppure Rutelli nei sondaggi non risulta imbattibile. Difatti perderà. Perché non vince al primo turno e gli ultimi 15 giorni sono tutta un'altra partita. Il nostro popolo ha mille pregi, ma anche qualche difetto. Uno di questi è che siamo campioni del mondo di salto in corsa sul carro del vincitore. Rutelli non vince al primo turno perché è una minestra riscaldata. Vorrei trovare un romano che ha nostalgia di lui come amministratore. E lui sa benissimo che quello che sto dicendo non è campato per aria, altrimenti non si sarebbe alleato subito con la sinistra radicale. Mi spiegate perché Veltroni va a dire ovunque che non ha fatto l'accordo coi Verdi o i Comunisti, e a Roma il vicepremier leader di punta del Pd fa l'accordo con tutti? Non l'ha sfiorata l'idea di sfidarlo? Se le elezioni comunali si fossero svolte fuori da un contesto generale ci si poteva pensare. Adesso che farà? Adesso buona Pasqua. Io passerò tre giorni a dormire, leggere e mangiare. Leggere cosa? Ne ho talmente tanti di libri. Finisco, perché l'ho già cominciato, quello di Angelo Mellone ("Cara Bombo, Berlusconi spiegato a mia figlia"). Poi ho un libro da tempo sul comodino che si chiama "Il destino dell'anima": lo ha scritto un ateo e mi incuriosisce.

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Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana" Giorno cruciale: il 31 marzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

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Ma è una corsa contro il tempo Milano, 23 marzo 2008 - Bruno Ermolli, senior advisor dell'investment banking Jp Morgan per l'Italia e presidente di Promos 2001, l'azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, è al lavoro per costituire "una cordata alternativa ad Air France per acquistare Alitalia". Lo scrive Marco Alfieri in un articolo sul "Sole - 24 ore". Il primo passo, secondo il giornalista, è "trovare 7-8 nomi disposti a mettere sul piatto 150-200 milioni di euro ciascuno. Una cordata che dovrà, almeno in qualche volto significativo, concretizzarsi entro il 31 marzo. Tassativo. E' una corsa contro il tempo ma è l'unico modo per convincere il governo a varare il famoso prestito ponte e contemporaneamente il Tesoro ad aprire alla due diligence sui conti Alitalia per cui anche l'a.d. di Intesa San Paolo, Corrado Passera, ha per molto tempo insistito". "Bisogna evitare di coinvolgere gli imprenditori su un quadro economico sbagliato, di qui le 3-4 settimane invocate da Berlusconi", precisa il superconsulente di area berlusconiana Ermolli. Sui nomi della cordata Ermolli tace. Ma circolano i nomi di Diana Bracco, Bernardo Caprotti, i Versace, Nicola Radici, Tronchetti Provera, i berlusconiani in Mediobanca Ligresti e Doris, i Moratti, Bombassei. E Carlo Toto "se ci sta a fare il mediano di mischia invece che il capofila del progetto". Secondo il Sole 24 ore, comunque, sarà determinante la data del 31 marzo, quando oltre a scadere la dead line "chiesta da Air France entro cui soddisfare le condizioni capestro per il via libera al closing con Alitalia, a Parigi il Bie assegnerà l'expo 2015 scegliendo tra la turca Smirne e Milano". Uno scalo come Malpensa, questo è il ragionamento, riacquisterebbe uno peso internazionale importante. giusto vendere ad Airfrance -Klm? 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Sei d'accordo?Qual è il miglior giocatore della Lucchese?Abolire l'ergastolo, sei d'accordo?Giusto eliminare le Province?Qual è il politico più sexy?Che voto dai al decoro urbano?Qual è la meta dei lucchesi per Pasqua?Chi vorresti come ct della Nazionale?E' giusto che i genitori 'spiino' nel cellulare dei figli?Vota il gol più bella della 29 giornataI politici italiani sono dei fannulloni?Giusto eliminare la par condicio?Esame di terza media uguale per tutti, sei d'accordo?In discoteca con il 'trenino'. Che cosa ne pensate?Terrorismo, temi nuovi attacchi? LA FOTO DEL GIORNO Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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Fini:avremo i voti per governare (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Gianfranco Fini al Forum del Tempo Fini:avremo i voti per governare Non ha dubbi Gianfranco Fini, il Pdl vincerà sia alla Camera, sia al Senato. Gli elettori sceglieranno per dare governabilità al Paese. Dunque la presenza con proprie liste da parte di Storace e Casini non avrà conseguenze pratiche, nemmeno in una regione considerata a rischio come il Lazio. Fini esclude grandi coalizioni, ma sulle riforme sarà possibile il confronto in Parlamento. Parlando delle prossime elezioni di Roma si dice convinto che Rutelli, se si andrà al ballottaggio, perderà. Presidente, che impressioni ha di questa campagna elettorale? Non è entrata nella fase decisiva, da martedì i toni saranno più alti. Fino a questo momento si è svolta come previsto: il tentativo di Veltroni di stupire con l'effetto novità, ma i fuochi d'artificio si sono attenuati. Da parte nostra è tutto più semplice perché dobbiamo invitare gli italiani a rispondere a una domanda: "Stavi meglio due anni fa o adesso?". Se l'elettore viene sollecitato da questa domanda, dato che diamo per scontata la risposta, è prevedibile anche il risultato elettorale. In questa fase si è parlato molto di precari. Esiste veramente un problema giovani, un problema lavoro, un problema casa? Il problema è reale, c'è un impoverimento del ceto medio. Parliamo dello sbocco occupazionale. Prima di tutto bisogna fotografare la realtà economica. Dobbiamo essere onesti e dire che il contratto a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione è dietro le spalle. Quello a termine è invece nella logica dell'economia europea. Rende l'impresa libera di assumere e risulta l'antidoto al lavoro nero. Adesso uno degli interventi da fare è incentivare l'imprenditore a trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato grazie ai benefici fiscali. Secondo concetto: inserire il principio "più lavoro più guadagno". Questo vuol dire contratti nazionali sempre più snelli e legati alla produttività. Poi capiamo cosa serve a un ragazzo per iniziare a lavorare. Serve una selezione all'interno delle scuole e delle università più rigorosa e un maggior legame tra il momento della formazione e il momento occupazionale. Inoltre a un ragazzo va insegnato un mestiere. Mentre sulla casa, nel programma, c'è il riferimento alla necessità di costruire e mettere sul mercato, a canoni compatibili e con stipendi di chi inizia a lavorare, degli alloggi destinati solo alle giovani coppie. Fini cosa farà in questa legislatura? Ministro degli Esteri, presidente della Camera, o altro? L'unica cosa che voglio fare è vincere le elezioni. E poi dar corso al progetto di costruzione del Popolo della Libertà. Perché costruire un partito significa definire le modalità, l'identità, lo statuto e le regole di funzionamento. Quanto è stato faticoso superare le incomprensioni con Berlusconi? Nel merito è cambiato questo: a San Babila Berlusconi disse: "Io ho fatto il Pdl, voi venite con me". Adesso è diverso: ci chiede di "costruire insieme il Pdl". E convincere An dell'operazione? Meno difficile di ciò che può sembrare, perché siamo quelli che hanno promosso il referendum per fare le liste quanto più unitarie possibile. In più, nel '99, perdemmo un referendum, promosso solo da noi, che avrebbe cancellato il 25 per cento di quota proporzionale. Anche sul Ppe non è difficile spiegare al quadro dirigente o al militante di An che i riferimenti non sono all'Internazionale democristiana. Il Ppe non è né di centro né di destra, ma molto più semplicemente di centrodestra. Siamo nel 2008 e darsi una collocazione politico-geografica è un'operazione vecchia almeno 50 anni. Se andate a Palazzo Chigi dovrete comunque fare i conti con più anime. Sui temi economici ci sarà un pensiero liberista e un altro che favorisce l'intervento dello Stato. Esiste una sintesi? Uno dei punti di riferimento culturali del Ppe è l'economia sociale di mercato. Privatizzare, ad esempio, significa mettere sul mercato ciò che è pubblico. La prima domanda a cui bisogna rispondere è: "Ma il mercato è in grado di recepire?". La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale. Un piano industriale che non imponesse un hub solo. La questione non è "oddio la comprano i francesi", ma che Prodi la sta svendendo. Quando si privatizza non bisogna preoccuparsi. E restando in tema, ma sulle liberalizzazioni, abbiamo contestato Bersani perché di fronte a una ideale catena, partiva dagli ultimi anelli. Liberalizzare i servizi in certi settori va bene, ma solo se prima liberalizzi nell'ambito dei servizi di pubblica utilità a livello municipale. A queste elezioni sarà ancora il Senato a fare la differenza e il Pdl ha perso per strada qualche alleato. Nel Lazio che rischio si corre? è una regione importante e sono ottimista perché l'elettore non è uno sprovveduto. Conosce il rischio che si corre al Senato con questa legge. Ad esempio gli indecisi decidono come votare dopo essersi informati, e se il tema è anche questo vuol dire che chi ancora non ha scelto sceglierà dandosi come obiettivo quello dell'adesione al partito che più lo soddisfa. Ma anche dandosi come obiettivo quello della governabilità. Anche nel Lazio alla fine ci sarà un consenso per il Pdl molto più alto a danno di Storace, Casini e Rifondazione. Ce la faremo. Fermiamoci un attimo su Casini e la ormai celebre telefonata sua e di Berlusconi. è una di quelle offerte fatte affinché vengano respinte? Assolutamente no. Sono ancora dispiaciuto dell'esito di quella telefonata. Gianni Letta parlò a Casini a nome mio e di Berlusconi e disse: "Guarda non c'è nulla di definito, prima di dire no parliamone". Nella campagna elettorale di due anni fa furono abbastanza decisive le candidature di Luxuria o Caruso che hanno spostato l'elettorato cattolico dalla parte del centrodestra. Questa volta l'effetto potrebbe non ripetersi. Gli indecisi come possono convincersi di nuovo a votare Pdl? Facciamo l'esempio che gli indecisi siano dieci. Due non vanno a votare, due votano per un soggetto terzo, gli altri sei votano per Pd o Pdl. Ma non tutti da una parte, quei voti vengono divisi. Il discorso quindi non mi preoccupa. Del resto il messaggio qualificante dei soggetti minori qual è in questa campagna elettorale? Vogliamo dire che si è separato con piacere da una certa parte di elettorato di destra? Certo che no. Il Pdl è sicuro della vittoria. Ma parlando di voto inutile non mettete a nudo anche qualche timore? Lo facciamo per un'altra considerazione. Dal '94 al 2008 l'elettore si è abituato a vedere un centrodestra con Casini. Quindi è bene che Berlusconi si preoccupi e sottolinei il fatto che la configurazione del soggetto politico Pdl è cambiata. E gli accordi post elettorali? Li farete anche con l'Udc? Sarà Casini a dover dimostrare coerenza. Lui ha detto che le coalizioni si fanno prima del voto e non dopo. Semmai bisognerebbe discutere di un altro scenario. Quale? Immaginiamo che il Pdl vinca: il primo provvedimento che presenta è la riduzione di 1 punto di aliquota Irpef. Se al clima calmo di questa campagna elettorale le parti hanno interesse a dare un seguito, voglio vedere Veltroni che di fronte al provvedimento di cui parlo dice "no". E perché? Perché lo presenta il governo che ti ha battuto? Questo non vuol dire che si arrivi alle larghe intese, ma se non vuoi perdere totalmente la faccia devi fare qualcosa. Sarà possibile? Non lo so. Quando presenteremo dei provvedimenti che Veltroni ha auspicato per tutta la campagna elettorale, poi voglio vedere se dirà "no". Ad esempio sulla riduzione dei costi della politica. Poniamo che facciamo una manovra e viene coperta con una riduzione di spesa che in qualche modo era prevista anche nel programma del Pd: non sarà facile dire "no". Questo è un fatto nuovo. è possibile che una presidenza della Camera venga data all'opposizione? No, mi sento di escluderlo. Mentre auspico che il governo non si intesti il diritto-dovere di fare le riforme. Nel senso che questo compito deve essere dato al Parlamento, con il governo che ha il ruolo di prendere l'iniziativa. Di riforme se ne sono fatte sempre poche e molte per via referendaria a causa di uno scontro muscolare bipolare. Salvo eccezioni, le amministrazioni reggono almeno per un paio di mandati. In Italia dal '94 a oggi non è mai accaduto. Perché questa "condanna"? No, no. La svolta c'è stata dal 2001 al 2006. Lei mi prenda dal '48 in poi un periodo in cui per 5 anni c'è stato lo stesso premier. Finirete una legislatura con abbastanza forza per ottenere una riconferma? Certo. E poi non è che abbiamo perso le elezioni nel 2006, le abbiamo vinte ma in una logica di un meccanismo elettorale ci siamo trovati nella condizione che conosciamo. Ma Veltroni oggi sembra il leader dell'opposizione. Dice "non basta cambiare un governo, bisogna cambiare l'Italia". Certo, ma il governo che bisogna cambiare è il suo. Politica estera. In questo momento Francia, Germania, Gran Bretagna stanno affrontando delle difficoltà. L'Italia può riprendere il filo dei rapporti, soprattutto con gli Stati Uniti e con la Russia. è cambiato molto rispetto al 2001. La Ue, per merito di Sarkozy, è uscita dalla situazione di stordimento. Dopo il referendum francese e il ko di quello olandese, la Carta costituzionale è finita nel cassetto. In quella fase era logico che non prevalessero i grandi accordi multilaterali. Nel rapporto con gli Usa credo che l'Italia si fosse conquistata sul campo una patente di credibilità derivante dal fatto che per la prima volta facevamo seguire dei comportamenti a una petizione di principio. E i comportamenti non erano a rischio zero. Quindi tornando al 2003 lei rimanderebbe i soldati italiani in Iraq? Sì, senza difficoltà. Noi non partecipammo alla guerra contro Saddam, ma alla ricostruzione. Poi non c'è dubbio che l'errore commesso negli Usa è stato sottovalutare i rischi del dopoguerra. Ma l'Italia oggi si trova in una condizione migliore rispetto a quello che è accaduto a noi nella scorsa legislatura. Nei confronti degli Usa bisognerà riprendere la politica che abbiamo fatto, ma in un ambito sempre più europeo. Perché la differenza è che oggi l'Europa non è più un fantasma. Possiamo svolgere un ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Russia? L'Italia no, l'Ue sì. Torniamo in Italia. Questa legislatura si è caratterizzata molto per i costi della politica. Dopo il 14 aprile sarete dall'altra parte del tavolo. Che fare? Partiamo dai ministeri. Quelli sono dodici, non faremo tabula rasa di ciò che hanno fatto gli altri. Bisognerà definire bene le deleghe perché tra i ministri che scompaiono c'è il ministro della Comunicazioni e della Salute. Più in generale per i costi della politica è naturale partire dal numero dei parlamentari, ma tagliamo anche nei Consigli regionali. Il vero problema è la degenerazione della democrazia nella partitocrazia. In Campania, ad esempio, esistono due Commissioni, una per i problemi del mare e una per i problemi del Mediterraneo (ride). Ma vi risulta che la Campania si affacci sull'Oceano Pacifico? Su queste cose bisogna disboscare. Con il lanciafiamme. Comprese le Province? Sì. Certo, per le aree metropolitane, per la Provincia di Roma, ci vuole un trattamento diverso. E le nomine di Enel, Eni, Finmeccanica? Ci penserà il nuovo governo, i partiti ne stiano alla larga e dove è necessario si cambi la legge dando semmai più spazio agli ordini professionali e si scelgano persone brave. Però devo dare una stoccata a Montezemolo: quando dice "liste piene di portaborse" dica chi sono perché i rischi che vedo sono proprio in questa generalizzazione in cui si fa di tutta un'erba un fascio. Su Roma anche stavolta il Pdl ha deciso all'ultimo il candidato. Eppure Rutelli nei sondaggi non risulta imbattibile. Difatti perderà. Perché non vince al primo turno e gli ultimi 15 giorni sono tutta un'altra partita. Il nostro popolo ha mille pregi, ma anche qualche difetto. Uno di questi è che siamo campioni del mondo di salto in corsa sul carro del vincitore. Rutelli non vince al primo turno perché è una minestra riscaldata. Vorrei trovare un romano che ha nostalgia di lui come amministratore. E lui sa benissimo che quello che sto dicendo non è campato per aria, altrimenti non si sarebbe alleato subito con la sinistra radicale. Mi spiegate perché Veltroni va a dire ovunque che non ha fatto l'accordo coi Verdi o i Comunisti, e a Roma il vicepremier leader di punta del Pd fa l'accordo con tutti? Non l'ha sfiorata l'idea di sfidarlo? Se le elezioni comunali si fossero svolte fuori da un contesto generale ci si poteva pensare. Adesso che farà? Adesso buona Pasqua. Io passerò tre giorni a dormire, leggere e mangiare. Leggere cosa? Ne ho talmente tanti di libri. Finisco, perché l'ho già cominciato, quello di Angelo Mellone ("Cara Bombo, Berlusconi spiegato a mia figlia"). Poi ho un libro da tempo sul comodino che si chiama "Il destino dell'anima": lo ha scritto un ateo e mi incuriosisce.

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Bianchi smentisce Padoa Schioppa "Escludo che sopravviverà per poco" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)

Argomenti: Alitalia

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Poi aggiunge: "Non c'è motivo di affrettarci" Milano, 23 marzo 2008 - Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'allarme commissariamento per Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente. Ora - ha aggiunto il ministro - posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell'anno la situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare fino alla fine dell'anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato, a meno che Alitalia non ci faccia vedere effettivamente qual è la situazione attuale dei conti. Per ora dobbiamo stare a quello che ha messo per iscritto". Nell'intervista il ministro Bianchi ha anche parlato della data del 31 marzo: "Quella data è stata fissata da Air France, non esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di avere una risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza accolta. Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per non averlo e valutare la situazione". "Non c'è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro -. Siamo in prossimità delle elezioni e credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l'altra perché questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore" ha aggiunto Bianchi riferendosi all'ipotesi Air One. Infine il ministro si è soffermato sul futuro di Malpensa: "E' assolutamente indispensabile che Malpensa ritrovi una sua vitalità e un suo ruolo importante a prescindere dal destino di Alitalia, perché è un grande aeroporto, perché è messo in una zona strategica del Paese, perché ha un grande bacino soprattutto d'affari, e infine perché si avvicina l'Expo presumibilmente a Milano. Ci sono tutti i presupposti per fare un grande progetto su Malpensa" ha concluso il ministro. Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana"Giusto vendere ad Air France-Klm? 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( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)

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Poi aggiunge: "Non c'è motivo di affrettarci" Milano, 23 marzo 2008 - Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'allarme commissariamento per Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente. Ora - ha aggiunto il ministro - posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell'anno la situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare fino alla fine dell'anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato, a meno che Alitalia non ci faccia vedere effettivamente qual è la situazione attuale dei conti. Per ora dobbiamo stare a quello che ha messo per iscritto". Nell'intervista il ministro Bianchi ha anche parlato della data del 31 marzo: "Quella data è stata fissata da Air France, non esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di avere una risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza accolta. Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per non averlo e valutare la situazione". "Non c'è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro -. Siamo in prossimità delle elezioni e credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l'altra perché questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore" ha aggiunto Bianchi riferendosi all'ipotesi Air One. Infine il ministro si è soffermato sul futuro di Malpensa: "E' assolutamente indispensabile che Malpensa ritrovi una sua vitalità e un suo ruolo importante a prescindere dal destino di Alitalia, perché è un grande aeroporto, perché è messo in una zona strategica del Paese, perché ha un grande bacino soprattutto d'affari, e infine perché si avvicina l'Expo presumibilmente a Milano. Ci sono tutti i presupposti per fare un grande progetto su Malpensa" ha concluso il ministro. Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana"Giusto vendere ad Air France-Klm? 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