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ROMA - Alitalia ha risorse e liquidità per vivere
per tutto il 2008. Non è vero, quindi, quello che Padoa
Schioppa ha ribadito ieri
quando ha parlato di "tempo quasi scaduto e "poche settimane di
sopravvivenza". Lo dice il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi,
indipendente di Rifondazione, in un'intervista a Popolare network. Dichiarazioni
destinate a lasciare il segno nella complessa trattativa che vede Air
France-Klm convinta di acquistare la compagnia aerea italiana, il governo che
ha dato il via libera e il Pdl ostile ad una "svendita" e sponsor di
una cordata italiana in grado di acquistarla.
"I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un
piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci
sarebbe stata liquidità sufficiente" dice Bianchi. "Ora
- ha aggiunto - posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell'anno la
situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare fino alla
fine dell'anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza.
Mi sembra un allarme non giustificato, a meno che Alitalia non ci faccia vedere
effettivamente qual è la situazione attuale dei conti. Per
ora dobbiamo stare a quello che ha messo per iscritto".
Le parole del ministro sono, paradossalmente, miele per i disegni di Berlusconi
che ha fatto diventare Alitalia una questione di orgoglio nazionale e l'hub di
Malpensa "la" questione regine nel nord Italia. Sul
31 marzo Bianchi precisa che "quella data è stata fissata da Air France,
non esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di
avere una risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza
accolta. Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per
non averlo e valutare la situazione".
"Non
c'è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro - ci sono molte ragioni
che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa
faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo
che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France
con la pazienza e con la determinazione che serve. E
intanto aprire l'altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e
scegliere la migliore".
(23 marzo 2008)
ROMA
-Da quattro giorni la deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva
ogni ora di più, anche se ieri mattina Romano Prodi è stato momentaneamente
“distratto” dall’ultima campagna de Il Giornale sulla presunta scomparsa dei
regali ricevuti dal premier durante il suo mandato. Ieri mattina Prodi, nella
sua casa di Bologna, stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull’Appennino
reggiano - dove il Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli
e i tantissimi nipoti, ma l’articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia)
una rabbia fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un’indignazione per
certi versi «superiore» a quella suscitata dall’annuncio di Clemente Mastella
sulla fine del suo sostegno del governo.
Ma la rabbia per il tentativo del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo
in causa su vicende che ne possano minare la credibilità personale ieri
pomeriggio sembrava sbollita e la sorte dell’Alitalia aveva ripreso a tener
desta l’attenzione del premier. Sulla vicenda Prodi non intende intervenire in
modo formale né informale e a chi gli chiede cosa ne pensi veramente, ripete:
«C’è una precedura in corso e non è proprio il caso di parlare». Ma, sia pure a
mezza bocca, si toglie un sassolino: «Se si
manifesteranno novità, vedremo. Ma nel corso dell’anno appena trascorso, gli
imprenditori italiani in qualche modo coinvolti hanno dato tutti la stessa
risposta: Alitalia? E che siamo matti?».
Di più Prodi non dice e non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non
sembra un “j’accuse” specifico nei confronti di questo o quell’imprenditore,
anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a sondaggi
preliminari. Certo, alla fine del 2006, l’imprenditore più vicino al Partito
democratico, il patron del gruppo Espresso Carlo De Benedetti, era sembrato
essere interessato ad Alitalia. Un interessamento breve, più dichiarato che
concreto e comunque esaurito negli ultimi giorni del 2006. Il 6 dicembre
l’Ingegnere chiese un appuntamento a palazzo Chigi con
Prodi e in quella occasione spiegando che per lui poteva valere la pena
imbarcarsi nell’operazione, soltanto avendo mani libere. Una rinuncia determinata
dai paletti posti dal governo: salvaguardia dell’interesse nazionale e dei
posti di lavoro. Certo, non hanno fatto piacere a Prodi le parole pronunciate
alcuni giorni fa da Carlo De Benedetti, che ha detto: «La trattativa per la
vendita di Alitalia è stata condotta nel modo peggiore possibile: pensavano di
vendere un’azienda “in bonis” e invece Padoa-Schioppa ha parlato di rischio di
commissariamento, cosa che avrebbe dovuto fare un anno fa». In compenso pare
che non gli siano dispiaciute le parole dell’ex presidente dei giovani
industriali (ora candidato del Pd) Matteo Colaninno: «Alitalia
è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse
un’offerta, lo guarderei con preoccupazione». Un modo allusivo per dare del
matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell’operazione-Alitalia.
Ma, l’approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine
per un accordo tra sindacati e Air France), renderà ancora più ermetico Prodi.
Il premier non ha pronunciato una sola parola neanche durante la campagna
elettorale, per non sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l’oscuramento che il
Pd ha imposto al governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di
Prodi in iniziative di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore.
Che sta meditando una piccola “sorpresa”, come dice lui
stesso: «Il 9 aprile Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me
lo consentirà, farò il possibile per esserci».
BERLUSCONI, per come racconta la cronaca e come lo ricordo io che fui anche
testimone diretto, è stato l'inventore delle cordate fasulle.
La più celebre fu quella della Sme, passata anche sui tavoli della giustizia civile
e penale. Per bloccare il contratto già firmato tra De Benedetti e l'Iri,
s'inventò un'inesistente cordata guidata da un suo prestanome, certo Scalera, che rimise in gioco l'accordo per il tempo
necessario a riaprire il gioco. Poi Scalera scomparve, scomparve fisicamente, e
la cordata Fininvest-Ferrero-Barilla ne prese il
posto, ma era fasulla anche quella. Alla fine lui si ritirò e Ferrero-Barilla
si divisero le spoglie della Sme.
In quel caso la Fininvest non aveva altro interesse che fare un favore politico
a Craxi. Il compenso fu il famoso decreto soprannominato "decreto
Berlusconi" con il quale il governo bloccò la sentenza della Corte
Costituzionale autorizzando le televisioni Fininvest a trasmettere in barba
alla sentenza della Corte e dei tribunali che le avevano emesse.
Non fu il solo caso. Ce n'erano stati altri all'epoca della guerra di Segrate,
che vide ancora una volta opposti lui da un lato e la Cir di De Benedetti
dall'altro e che culminarono nel famoso "lodo Mondadori" anch'esso
transitato sui tavoli della giustizia civile e penale con esiti a volte a lui
favorevoli a volte contrari, sepolti infine dalla prescrizione.
Il personaggio è dunque coniato in questo modo, se ne infischia dei conflitti
d'interesse, se ne infischia delle leggi e se ne
strainfischia delle norme europee. Guarda al sodo, al suo interesse, animato
dall'istinto del combattente e dagli spiriti animali d'un capitalismo senza
regole.
Però questa volta non gioca sul tavolo delle tre carte. Questa volta -
credetemi - fa sul serio.
La cordata italiana lui la vuole veramente e riuscirà a farla decollare in un
modo o in un altro, magari imbarcando per la strada i
tedeschi o i fondi americani o qualche arabo di quelli che lui conosce.
Questa volta gioca da presidente del Consiglio "in pectore".
L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di Malpensa e
quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della
Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che infiocchettano il lombardo-veneto
da Bergamo a Treviso.
Si è calato interamente nella figura del leader autoritario preconizzato da
Giulio Tremonti. Decide la politica, l'economia segue. Il mercato, se ostacola
i suoi disegni, vada a farsi fottere. E se necessario vada a farsi fottere
anche l'Europa tecnocratica.
Dio, Patria, Famiglia e ora anche Alitalia. Tremonti dixit.
* * *
È opportuno a questo punto valutare oggettivamente i costi dell'operazione
cominciando dall'Alitalia e dal piano industriale presentato da Air France, che
prevede un investimento immediato di due miliardi di euro.
Questa cifra è la somma di 150 milioni di esborso
per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni di rimborso delle obbligazioni
emesse da quella società, più l'assunzione dei debiti che figurano nel bilancio
della Compagnia di bandiera. Air France si è anche impegnata a ricapitalizzare
l'azienda con un miliardo di capitale. E fanno tre. Ci vogliono dunque tre
miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento.
Ma resta che la Compagnia continuerà a perdere a dir poco 350 milioni l'anno se
non sarà risanata e rilanciata.
Il corso Spinetta, che fa l'amore col progetto Alitalia ormai da quindici anni,
prevede di portare la società al profitto entro cinque anni col taglio degli
esuberi, il rinnovamento della flotta, l'abbandono di Malpensa e un
investimento complessivo di 6,5 miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande
gruppo che comprende Air France, Klm, e la stessa Alitalia.
L'impegno totale dell'acquisto e del rilancio contempla dunque 10 miliardi di
investimenti. Queste sono le cifre di partenza.
* * *
Ma per una cordata patriottica che abbia come obiettivo di rilanciare non solo
Alitalia ma anche Malpensa tutelando i sindacati interni delle due aziende
senza tuttavia smantellare Linate e tanto meno gli altri aeroporti padani, il
costo dell'investimento non si ferma qui.
Senza eliminare gli esuberi non si risana un bel niente. Quanto a Malpensa le
perdite attuali ammontano a 200 milioni annui. Per arrivare all'aeroporto
partendo da Milano si impegna un'ora e venti minuti. Ci vogliono quindi altri
investimenti indispensabili in strada e ferrovia. I diritti di traffico
dell'Alitalia dovranno poi essere divisi tra i tre aeroporti di Malpensa,
Fiumicino e Linate. La Sea non ha un soldo e deve essere ricapitalizzata.
Non si è dunque lontani dal vero ipotizzando che la cordata patriottica dovrà
darsi carico di almeno altri 4 miliardi entro il 2013, da aggiungere ai 10
previsti da Air France. Totale quattordici. Ammesso che due hub siano un peso
sostenibile.
Non mi sembra che Toto sia affidabile per un'impresa di queste dimensioni né mi
sembra che Banca Intesa si possa accollare da sola una responsabilità di questo
genere.
I nomi chiamati in causa e cioè Ligresti, Bracco, Soglia, Moratti, Fininvest,
Della Valle, possono mobilitare l'un per l'altro 200 milioni a testa. Sapendo
che nessuno di loro guiderà l'operazione. Cordata patriottica, appunto. Come la
fede d'oro per finanziare la conquista dell'Impero.
Comunque un miliardo o giù di lì. Ne mancano almeno altri tredici. Ma il leader
patriottico non bada a queste quisquilie. Lui guiderà il governo, su questo non
ha dubbi. È in grado di compensare chi lo aiuta. Troverà il modo. E poi c'è lo
Stato. Lo Stato pagherà. Il rischio e l'investimento saranno distribuiti sulle
spalle dei contribuenti e dei risparmiatori. Sarà lanciato un prestito
obbligazionario. Si formerà un consorzio di banche. Al Tesoro ci sarà Tremonti
il creativo. Tremonti il protezionista. Tremonti il colbertiano. Che vuole la
politica autoritaria alla testa dell'Europa e dell'Italia. Amico di Sarkozy.
La Cassa Depositi e Prestiti avrà un ruolo. Mediobanca anche.
Naturalmente le risorse che saranno gettate su Alitalia-Malpensa dovranno
essere sottratte da altri impieghi. Ma la decisione è politica. Se il Capo è
d'accordo, si va alla guerra e così sia.
Dio, naturalmente, è con noi e intanto ci farà vincere le elezioni, che è ciò
che conta.
* * *
I sindacati incontreranno Spinetta il 25 prossimo, dopodomani. Forse sul cargo
tratteranno (cinque vecchi aerei, 135 piloti per guidarli, 200 milioni di
fatturato annuo, 70 milioni annui di perdita). Forse si aprirà uno spiraglio
sugli esuberi di AZ Servizi e sul tempo di dismissione.
Se rompono la crisi sarà immediata. Se rompono si assumono i rischi della
rottura perché Spinetta è stato chiaro su questo punto: senza l'accordo con i
lavoratori mi ritiro. E' un ricatto? A me sembra un dato di fatto e un segno di
considerazione. Ma ognuno decide con la sua testa.
Può darsi però che i sindacati non rompano, che il piano industriale francese
li convinca, ma che abbiano bisogno di qualche giorno per perfezionarlo.
Può darsi che cinque giorni, dal 25 al 31 marzo, non bastino. Può darsi che ne
vogliano dieci o giù di lì. Spinetta concederà quei pochi giorni fissando una
data certa e accettata? Prodi e Padoa-Schioppa accetteranno una proroga breve
con data prefissata e non superabile?
Esprimo un'opinione personale: una proroga di cinque o sei giorni oltre il 31
marzo sembra accettabile. Oltre quel limite non lo è.
Quanto al prestito che Berlusconi chiede al governo, Prodi ha già detto che non
si può fare se non è garantito da un soggetto bancabile. La Ue vieta operazioni
di prestito a rischio da parte di un governo ad una società per azioni.
Al di là di questo non ci sono altri orizzonti che l'amministrazione
controllata. Significa congelamento dei debiti, nomina d'un commissario
giudiziale, risanamento con vendita delle poche attività e concordato con i
creditori. Esuberi? Da quel momento la controparte dei sindacati sarà il
commissario. La flotta continuerà a volare? Così come Parmalat continuò a
produrre il suo latte e i suoi yogurt?
C'è una differenza di fondo tra i due casi: la gestione di Parmalat era attiva
ma il capitale finanziario non c'era più. Per Alitalia invece il capitale
finanziario non c'è più e la gestione è in pesante passivo.
Affinché la flotta continui a volare occorre che i fornitori vendano il
carburante a credito, la manutenzione e il personale di volo e di terra lavori
senza sapere se a fine mese gli stipendi saranno pagati. Una situazione
ovviamente impossibile quale che siano le opinioni in proposito di Giordano,
Diliberto e Pecoraro Scanio.
Berlusconi strillerà e con lui Fini. E con loro Formigoni e la Moratti che sono
tra i principali responsabili del flop di Malpensa. E gli elettori?
Nessuno può dire quale sarà l'effetto dell'affaire Alitalia-Malpensa sugli
elettori del Nord. Forse la maggioranza se ne infischia o forse no. Quanto agli
industriali, è un fatto che in quindici anni da quando dura quest'agonia sotto
quattro diversi governi, gli industriali del Nord nessuno li ha visti. Avevano
altri pensieri. Li vedremo oggi? Daranno oro alla Patria? In barba al mercato?
Col solo vantaggio d'essere i finanziatori di Berlusconi?
Tutto è possibile. Nel 1921 finanziarono Mussolini pensando che sarebbe stato
una marionetta nelle loro mani. Non fu così, ma quando se ne accorsero era
troppo tardi. Dovettero aspettare vent'anni e una catastrofe epocale.
Qui se ne preparano altri cinque e siamo ancora alle prese con lo stesso
leader, lo stesso personale politico, la stessa Lega, lo stesso Fini, gli
stessi "ascari" con i cannoli o senza cannoli.
Ma il popolo è sovrano. A volte decide per il suo bene, a volte si dà il
martello sui piedi, a volte resta a casa a guardare lo spettacolo dalla
finestra. E questa è la cosa peggiore che possa accadere.
(23 marzo 2008)
Al
peggio non c'è mai ne ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Questo è esattamente il meccanismo che ha generato il disastro della compagnia: "Non si può permettere che Alitalia fallisca o si ridimensioni, per l'immagine del paese ". Ma qualcuno ha verificato il contributo di Alitalia a questa immagine? Oggi è oggetto di scherno, all'estero, per inefficienza e intromissioni politiche senza fine (e senza senso).
Come
se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione.
Il
bluff di Silvio durerà un mese ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: in chiave elettorale, Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa, conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!". Berlusconi ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air France. Secca la replica di Palazzo Chigi.
"Un
colpo gobbo per Malpensa" ( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia non va bene: lo abbiamo sempre detto e il brusco ribasso del titolo in Borsa lo conferma ampiamente. Ma adesso c'è un ulteriore preoccupazione: l'annunciata dismissione della sezione cargo rappresenta un autentico colpo gobbo che francamente non ci aspettavamo, visto che il ''Piano Prato dello scorso agosto prevedeva,
Cresce
la preoccupazione del governo per la sorte di Alitalia e il ministro del Tesoro
Padoa-Schiopp ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ha detto ai suoi: "Con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno". Più vola, più l'azienda perde: potrebbero a giorni restare a terra 100 aerei su 178. I sindacati tengono duro, sono contrari al commissariamento: "E un gioco puerile del governo, no ai ricatti",
"Alitalia
non ha più ossigeno" ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sarebbero bloccati cento apparecchi su 178. Berlusconi prepara un nuovo contratto con gli italiani in 5 punti "Alitalia non ha più ossigeno" Padoa-Schioppa: con il commissario aerei a terra. I sindacati: no ai ricatti.
"A
me gli imprenditori hanno sempre detto no"
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse un'offerta, lo guarderei con preoccupazione". Un modo allusivo per dare del matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell'operazione-Alitalia. Ma, l'approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine per un accordo tra sindacati e Air France)
Se
il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non
gli interessa ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: imprenditori hanno il diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare Alitalia non è uno scherzo, qual è l'identikit dei partecipanti? "Rientrano importanti gruppi italiani, con l'interesse anche di player internazionali. Mi fermerei qui". Già, però tempo fa lei aveva già annunciato l'esistenza di una cordata.
Parigi
vuole prendersi anche i tram di Firenze
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: delle dimensioni più ridotte di Alitalia, ma dai contorni pressoché identici. L'Ataf, azienda pubblica (l'82% del capitale è del Comune di Firenze) di trasporti terrestri ha da fare i conti con una crisi finanziaria pesante. I pagamenti ai fornitori sono slittati dai 30-60 giorni di prassi a 120-180.
Padoa-Schioppa
( da "Stampa, La" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha detto ai suoi collaboratori: "Ma non si rendono conto che con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno?". E l'amministrazione controllata è imminente, perché "l'Alitalia ha ossigeno per qualche settimana" ha dichiarato il ministro al Financial Times.
Silvio
spodestato Santanchè regina del battutario
( da "Stampa, La" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: giovani eredi dati in sposi alle precarie e in corsa per Alitalia dal frizzante genitore. La vena comica, nella prima fase della campagna elettorale, ha accarezzato il sublime sulle ali dell'involontarietà: "Berlusconi ha segnato un'epoca come De Gaulle", ha sostenuto Gianfranco Rotondi. "E meglio abortire che dare i figli all'orfanotrofio, con tutti i pedofili che ci sono in giro"
TERRACINA
(Latina) - SULLA vicenda Alitalia dopo quattro anni siamo alla stessa
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: SULLA vicenda Alitalia "dopo quattro anni siamo alla stessa bufala ? ha detto il candidato premier dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto LaPresse) nel corso di una manifestazione elettorale a Terracina ? Se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere dei soldi ebbene li tirino fuori, ma subito.
AEREI
AL VIA L'ACCORDO CON L'EUROPA 0 Gli Usa aprono i cieli Occasione perduta
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Purtroppo l'Alitalia non potrà sfruttare i vantaggi dell'accordo globale per Malpensa, sia per il numero insufficiente di jet con capacità intercontinentale, sia perché lo scenario aperto con Air France-Klm ha prodotto una drastica riduzione dei voli a lungo raggio dallo scalo lombardo.
QUI
FIUMICINO LA CORDATA ITALIANA NON CONVINCE: SA DI PROPAGANDA 0 I dipendenti
preoccupati: Presto ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia,
Alitalia,
sindacati Bonanni (Cisl): Il commissariamento è un
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl): "Il commissariamento è un ? ROMA ? "UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Dopo il silenzio delle ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare del caso Alitalia. Lo fa sull'onda delle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana che nel giro di tre o quattro settimane potrà produrre la sua offerta per rilevare
ROMA
- UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdit
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: ipotesi Air France: "Il ricatto del commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La responsabilità è tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene, perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e non privato".
L'ultimatum
nell'uovo di Pasqua? Meglio decidere dopo le elezioni
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: alla cordata nostrana che dovrebbe contrastare i francesi nella corsa all'acquisto di Alitalia. Che certo non da ieri versa in condizioni prefallimentari. E allora perché tutta questa fretta? Mancano solo 20 giorni alle elezioni: non vorrà per caso svendere la compagnia prima che un nuovo governo, magari diverso da quello che ha condotto la trattativa, prenda la decisione finale?
ROMA
- FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile alterna
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata. Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti gli altri impiegati della compagnia,
Di
ANTONELLA COPPARI - ROMA - SERVONO scelte forti per rom
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia, la pelle di migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale". Una campagna che lei ha condito di uscite clamorose: dall'offerta di una candidatura a Mastella alla fuga da Porta a porta... "E clamorosa questa campagna elettorale, perché c'è il dominio televisivo di due partiti, stigmatizzato pure dal garante delle comunicazioni.
Il
nome ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.
Caccia
al perditempo. Non basta una generica promessa di future cordate. Ci vuole
un'offe ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ci vuole un'offerta vera. Se prima dell'offerta pubblica di acquisto di Air France arriverà per Alitalia una proposta migliorativa il governo sarà libero dagli impegni con i francesi. Intanto, astenersi perditempo" Il Sole 24 Ore, corsivo di prima pagina.
Uno
ogni cinquanta chilometri: aeroporti all'ombra del campanile Da Cuneo a
Trieste, la moltiplicazione degli scali. Insieme hanno sottratto voli (anche
internazionali) a Malpensa ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aeroporto di
Malpensa non ci sono solo le difficoltà di Alitalia. Pesa anche la crescita
anomala del sistema aeroportuale del Nord Italia che, nel giro di pochi anni,
ha visto la nascita di una decina di nuovi scali internazionali. Uno ogni
Berlusconi
premier ha affossato la compagnia Bersani: Oggi con le sue uscite fa turbativa
politica, l'alternativa sono i libri in tribunale
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: uomo dei miracoli che prospetta un nuovo Bengodi per Alitalia tutta italiana. Ma con lui premier, Tremonti al Tesoro, Bonomi, oggi alla Sea, presidente Alitalia, l'azione è scesa da 12 euro a 1 euro. Di miracoli non se ne sono visti". Pier Luigi Bersani non si tiene di fronte all'attacco di Silvio Berlusconi sui destini della compagnia di bandiera.
Se
salta il termine del 31 marzo si va dritti al fallimento
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Alitalia - spiega l'esperto - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più diversificate e vecchie d'Europa.
Bonanni:
no al ricatto del commissariamento Padoa-Schioppa: si continua a sognare
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma Alitalia ha ossigeno per poche settimane". Insomma, il ministro - messo sotto accusa anche da alcuni colleghi di governo - non lascia spiragli aperti. Intanto su Alitalia si infiamma il clima della campagna elettorale. Antonio Di Pietro accusa Berlusconi di insider trading, visto che fa credere "contrariamente al vero che ci sia qualcuno che vuole acquistare"
Così
il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: Con lui
premier le azioni sono scese da 12 a 1 euro. Ora fa turbativa politica
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
edizione del
Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani:
"Con lui premier le azioni sono scese da
Alitalia,
solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica,
Turismo,
va promossa la cultura di Roma Claudio Mancini, assessore regionale: faremo
conoscere con un anno di anticipo festival, mostre, concerti
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: intercontinentali Alitalia a Fiumicino. Proposte mirate e su più fronti. Cosa farete per riconquistare i mercati Giapponesi e americano? "A maggio partiranno le prime delegazioni di operatori del settore turismo del Lazio per Osaka, Tokio e Los Angeles. Un'iniziativa che portiamo avanti in sinergia con la promozione di Alitalia sui nuovi voli da Fiumicino verso States e Giappone,
La
card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia
da Fiumicino ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino.
Bufalitalia
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
edizione del
Bufalitalia Marco Travaglio Dice il Cainano che "la svendita Alitalia mi
ricorda la svendita della Sme", ma lui impedirà anche quella. La stampa al
seguito registra il tutto come una verità di fede. Come se davvero, nel
Par
condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o
lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un
boccone ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed eroici (pensa un po dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo che il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia (
Un
milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai
gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E anche su Alitalia non hanno detto le stesse cose. Quanto a Di Pietro, il suo è un contributo importante, ma non ha un ruolo paragonabile a quello di Fini come peso elettorale. La Bonino va utilizzata al meglio, ma lei stessa può mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno le organizzi un convegno.
Alitalia,
l'ira dei sindacati ( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è colpa del governo Alitalia, l'ira dei sindacati "No al ricatto sul fallimento". Di Pietro: Berlusconi fa insider trading ROMA - Continuano le polemiche su Alitalia. Ieri c'è stato l'attacco di Di Pietro che ha detto: "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia".
"se
salta il negoziato con spinetta il 31 marzo si va al fallimento"
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: economista Andrea Boitani in un articolo su Alitalia sul sito LaVoce.info. "Alitalia - si legge - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti, perde centinaia di milioni l'anno e ha una flotta tra le più vecchie d'Europa. I diritti di traffico sono il suo unico valore. Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna elettorale".
Alitalia,
l'ira di cgil, cisl e uil "basta ricatti sul commissario" - fulvio
totaro ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Secondo Pier Ferdinando Casini "se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere i soldi per Alitalia lo facciano rapidamente, senza dare adito a speculazioni: tutti gli italiani capiscono che dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata".
Quando
i voli atterrano in tribunale - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In Italia invece la zoppicante Alitalia è stata preceduta da una lunga lista di piccoli vettori che in un quindici anni hanno tentato di trovare il loro spazio, fallendo quasi tutti: dal '93 ad oggi su 28 licenze concesse dall'Enac solo 5-6 sono in attività. Anche quelle partite con grandi speranze, capitali e capacità imprenditoriali (Gandalf,
Il
governo pronto a dare garanzie se i sindacati non chiudono la porta - ettore
livini ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La prossima mossa nella partita a poker per il futuro di Alitalia spetta adesso ad Air France. E la strada per Parigi, alla vigilia dell'incontro decisivo con i sindacati, è sempre più in salita. I consulenti di Jean-Cyril Spinetta passeranno la Pasqua a limare la proposta che verrà presentata martedì all'articolata rappresentanza dei lavoratori della compagnia.
"sul
mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi
contu ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima.
E
a fiumicino i dipendenti "tifano" parigi
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: attesa di Air France e la paura del commissariamento i dipendenti di Alitalia all'aeroporto di Fiumicino, favorevoli all'offerta francese e scettici su una cordata italiana. "Abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono succeduti alla "cloche" dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda ?
Lufthansa
scommette sull'italia "ma airone corre da sola"
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Air One comunque è una compagnia indipendente che prende da sé tutte le sue decisioni, comprese quelle su Alitalia. Ora dovrebbe debuttare anche sull'intercontinentale e sono certo che la nostra alleanza porterà grandi benefici pure su questo fronte. E non dimentichi che noi controlliamo pure Air Dolomiti, che va molto bene". Alitalia ha rinunciato al sogno del doppio hub.
Di
Pietro: Berlusconispecula su Alitalia
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che qualcuno vuole comprare Alitalia". Sotto tiro il progetto del Cavaliere, che insiste per una cordata nazionale che impedisca l'acquisto della compagnia da parte di Air France. Anche i sindacati non mollano: la Cisl attacca il governo, giudicato responsabile dell'aut aut imposto oggi da Air France, mentre la Uil punta il dito contro il numero uno del colosso francese,
Gli
sprechi e i finti risparmi ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: passando per il caso Alitalia. Un doppio fil rouge unisce partite che apparentemente sono lontane fra di loro: il ruolo della politica, previsto dal codice civile perché la politica in questi casi indossa il vestito dell'azionista; il ruolo dei manager: reso marginale, troppo poco coniugato con un criterio di merito (competenza,
Alitalia,
chi pagherà i conti della "cordata elettorale" - (segue dalla prima
pagina) ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di Malpensa e quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che infiocchettano il lombardo-veneto da Bergamo a Treviso.
Alitalia,
i sindacati accusano il governo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Primo Piano Pagina 103 Alitalia, i sindacati accusano il governo Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista --> Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista Ancora polemiche sulla vendita Alitalia. I sindacati, in particolare la Cisl, accusano il governo.
È
scontro sul futuro della compagnia
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Legata ad Alitalia è la sorte di Malpensa, che, secondo Di Pietro, deve avere la priorità di salvaguarda: "Vale almeno dieci Alitalia - afferma - e intorno c'è un indotto tale per cui migliaia e migliaia di persone e di piccole e medie aziende rimarrebbero senza lavoro".
Rutelli:
"meno tasse e più tram in città" - carlo
alberto bucci ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la possibile cordata interna su Alitalia: "Dicano subito - ha detto rivolto al centrodestra - se c'è un'alternativa (all'acquisto di Air France ndr) o si prenderanno la responsabilità di un fallimento con conseguenze gravissime non solo su Malpensa ma anche su Fiumicino". Rutelli ha infine rivendicato la paternità dell'idea di fare del carcere di Regina Coeli un luogo di cultura:
Alemanno
a testaccio "difesa della tradizione"
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La difesa di Alitalia passa dal Leonardo da Vinci. "Da parte nostra, ma anche dei sindacati - ha proseguito - sono molte le perplessità sull'offerta Air France. La soluzione deve essere italiana ma attraverso l'alleanza con il vettore di un altro Paese non europeo.
Alitalia,
l'ora dei veleni ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sindacati
alla carica: Air France cambi l'offerta oppure non si tratta
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: segnale della volontà di far sviluppare Alitalia; l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". "No alle condizioni capestro poste da Spinetta", incalza il segretario Mauro Rossi. Sui tagli al personale, "siamo disponibili a trattare su una quota di esuberi transitori, il cui numero sia la risultante di un piano di prospettiva industriale,
Expo,
maxi comitiva per parigi in cinquanta a caccia di voti
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia permettendo, di sicuro non mancheranno ministri, una decina di vip-testimonial, i vertici di Comune e Regione e Provincia, Camera di commercio e Fiera. Tutti a Parigi, dunque. Con una rara eccezione: il consigliere comunale Basilio Rizzo, Lista Fo, pur invitato se ne resta a casa sostenendo che "si conclude con modalità che non condivido una campagna per conquistare l'
La
politica, i managere i finti tagli agli sprechi
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Prima distrutta da anni di gestione clientelare, poi messa in vendita perché di fatto oltre le soglie del fallimento, ora assediata dal desiderio di Silvio Berlusconi di accontentare la Lega, che attraverso la compagnia di bandiera pretende di salvare Malpensa, fino a immaginare una cordata nazionale che sottragga il deprezzato boccone ad Air France.
Gli
imprenditori tra patria e mercato - giuseppe turani
( da "Repubblica, La" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: possibile che non ci siano imprenditori italiani così sensibili e orgogliosi da mettere mano al portafoglio per salvare la nostra compagnia di bandiera? Chi ragiona così (e lo fanno quasi tutti i politici) dimostra di avere un'idea molto distorta di quello che è un imprenditore e di non sapere niente di quello che sta accadendo.
Pasqua.
Meno male ( da "Voce d'Italia, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Signori, non sono scomparsa, è che mi sento in apprensione per la questione di Alitalia e Malpensa. Non è che adesso Piersilviuccio si deve sposare l'intera flotta?”. Meno male che è Pasqua. Angela Gennaro angela.gennaro@voceditalia.it http://www.flickr.com/photos/angelagennaro.
I
socialisti contro la Sea: <Bonomi a casa>
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lega incominci ad assumersi le sue responsabilità sui disastri di Alitalia". Chi parla è Roberto Biscardini. In un comunicato durissimo, l'esponente socialista si chiede "come fa a essere credibile uno che adesso si batte per chiedere ad Alitalia a favore di Sea un risarcimento danni di 1,25 miliardi di euro, compromettendo qualsiasi ragionevole trattativa tra Governo e Air France,
IL
DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia morente ha sparigliato le carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane.
Alitalia,
lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla stessa bufala.
E
per la cordata si cerca un risanatore
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incertezza che circonda finora l'operazione di controsalvataggio per Alitalia, quella patrocinata da Silvio Berlusconi, spunterebbe anche qualche altro requisito da soddisfare per rendere un eventuale progetto più credibile. Intanto la necessità di dotarsi di un manager qualificato, in grado di sobbarcarsi il compito di risollevare la compagnia.
E
Barrot ammonisce gli sherpa del Tesoro <Niente aiuti di Stato>
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - E una partita a poker, quella che si gioca intorno all'Alitalia, con molti assi ancora coperti. Perciò la Commissione europea attende di vedere tutte le carte italiane, prima di pronunciarsi. Ma, come altre volte, ha già tracciato una linea formale: niente aiuti di Stato, niente violazioni del libero mercato.
Lotito:
la mia ricetta? La stessa della Lazio
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ora sarebbe pronto a risanare anche l'Alitalia. Lei è davvero un imprenditore coraggioso. "Non so di cosa stia parlando". Alitalia, la cordata di Silvio Berlusconi. Il quotidiano economico ItaliaOggi riporta alcune sue dichiarazioni in cui lei sostiene di essere stato contattato, appunto, dal Cavaliere.
Passaggi
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 autore: di BEPPE SEVERGNINI categoria: BREVI Passaggi Si litiga sulle cordate, mentre Alitalia va a fondo. Misteri della geografia italiana www.corriere.it/italians.
Alitalia
La vendita ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Trattativa Il nodo esuberi
Padoa-Schioppa:
per la compagnia tempo scaduto ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: acquisto di Alitalia, alternativa a quella di Air France-Klm. "La gente - dice Padoa-Schioppa - sogna che ci siano più tempo, acquirenti alternativi, soluzioni alternative. Ma Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana". Poi non resta che portare i libri in tribunale per le procedure di amministrazione controllata o di fallimento.
Bertinotti
apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso>
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: in questa intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" che è stato imposto dall'
Bersani:
senza Air France libri in tribunale
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pier Luigi
Bersani - lasciò Alitalia nel
E
il Cavaliere ora teme per l'Expo ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Expo e la vertenza Alitalia? Moltissimo, secondo Silvio Berlusconi, che ha affrontato la questione con i suoi e con il sindaco Letizia Moratti ( foto). E dietro alla richiesta di tempo, per consentire ad una cordata italiana di presentare una propria proposta alternativa a quella di Air France, c'è anche una strategia precisa: vedere che cosa succederà il 31 marzo prossimo,
Bertinotti:
<Nuova sinistra, processo irreversibile>
( da "Liberazione"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto. Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del primato e dell'impresa e va oltre l'interclassismo.
Alitalia,
i sindacati non ci stanno: <Basta ricatti, vogliamo trattare>
( da "Liberazione"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, i sindacati non ci stanno: "Basta ricatti, vogliamo trattare" Roberto Farneti In bilico tra la "padella" di un piano che prevede 8mila esuberi e la "brace" del commissariamento, i lavoratori dell'Alitalia guardano con il fiato sospeso a quanto potrebbe accadere martedì prossimo, quando si terrà il secondo incontro tra i sindacati e il numero uno di Air France-
Alitalia,
allarme del Tesoro ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il ministro: con il commissariamento tagli più pesanti. Cisl e Uil contro il governo: basta giochi Alitalia, allarme del Tesoro Padoa-Schioppa: poche settimane di ossigeno. I sindacati: no ai ricatti.
Alitalia
farà parte di un gruppo guidato dal primo vettore mondiale e nelle intenzioni
dei fran ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ROMA
Su Alitalia è scontro a tutto campo. Il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schiop ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: commissariamento di Alitalia brucerebbe molti più posti di lavoro che la vendita". I sindacati, però, considerano la minaccia di fallimento come un "ricatto inaccettabile". In un intervento sul Messaggero, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi chiede ad Air France di cambiare il piano industriale e si dice favorevole a dare ad Air One la possibilità di fare una nuova offerta.
BERLUSCONI
sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier
Ferdinando Casini ( ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dice Pier Ferdinando Casini (nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che gli impedirà qualsiasi fair play in Parlamento. Il leader Udc parla a trecentosessanta gradi della campagna elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo.
La
procedura di vendita per Alitalia consente a qualsiasi concorrente di lanciare
un'opa o un o ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: offerta pubblica più vantaggiosa in termini di prezzo e sempre che il piano industriale proposto consenta il rilancio e lo sviluppo di Alitalia. L'offerta concorrente dovrebbe inoltre confermare l'impegno a non rivendere le azioni per 3 anni e a salvaguardare l'identità nazionale di Alitalia per 5 anni, due condizioni che il governo reputa "irrinunciabili".
MILANO
- La cordata tricolore per salvare Alitalia - mi impegno io a metterla in piedi
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: salvare Alitalia - "mi impegno io a metterla in piedi", aveva detto Silvio Berlusconi due giorni fa - potrebbe presto uscire allo scoperto. Carlo Toto, patron di Air One ieri ha dichiarato "Intesa Sanpaolo è con noi" aggiungendo che il vettore e la banca guidata da Corrado Passera hanno "lavorato insieme al progetto anche dopo che il governo ci ha eliminato in favore di Air France"
ROMA
- I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente
c ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Di ROBERTO STIGLIANO ROMA - "I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno per poche settimane. La gente continua invece a sognare che ci siano ancora margini, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative. Siamo davanti a una drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà".
Winteler:
turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e Alitalia Malpensa. "Allora, rifiuti: sono una drammatica emergenza sociale e igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è un immobilismo inquietante. Ma detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di Napoli mostrano già un effetto valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a dare di sè un'immagine unitaria solo nelle cose negative,
Il
doppio gioco della politica ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I sindacati hanno molte responsabilità, ma Alitalia non sarebbe sull'orlo del fallimento e Malpensa non rischierebbe la retrocessione se la politica italiana del traffico aereo non fosse stata dettata da calcoli elettorali, pratiche clientelari e ambizioni municipali rappresentate a Roma da parlamentari locali.
Tokyo,
LA, Mexico: Fiumicino decolla ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: da Fiumicino a Toronto e Montreal per 250 euro Qualunque sia il futuro di Alitalia, di certo c'è che da subito Fiumicino avvia la sua campagna di primavera. Alla ricerca di nuovi mercati. Senza prescindere dalla compagnia di bandiera, ovviamente, di cui tornerà comunque ad essere l'hub principale, anzi il solo aeroporto destinato ai più importanti collegamenti internazionali,
Berlusconi
è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.
ROMA
- Popolo delle libertà e Partito democrati
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad avviare la discussione subito dopo il voto?
ELEZIONI
DI APRILE ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: tanto più ora che il salvataggio di Malpensa e dell'Alitalia richiedono un concorso elettorale generale. Sul voto utile mi permetto quindi dissentire da chi afferma che anche il voto ai partiti che non raggiungeranno le soglie necessarie alla Camera e al Senato, sia un voto utile: quelli sono semplicemente voti sciupati paragonabili all'astensione.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Allarme su Alitalia Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa lancia l'allarme sulla situazione di Alitalia: "Ossigeno ancora per poco". Ma i sindacati insistono: "Non cediamo ai ricatti". E Di Pietro accusa Berlusconi, che ha lanciato l'alternativa ad Air France: il Cavaliere fa insider trading.
Continua
a tenere il baricentro delle discussioni su
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il baricentro delle discussioni su Alitalia l'iniziativa di Silvio Berlusconi che sta prospettando una cordata italiana per il salvataggio della compagnia. Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro attaccare il Cavaliere per quello che definisce "un atto di insider trading immorale e illegale", mentre il destino della compagnia di bandiera tiene banco nel dibattito elettorale.
Spinetta
studia le modifiche al piano ( da "Tempo, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Spinettà sarà a Roma domani sera e probabilmente avrà un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi avanti, ma si tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli mai affrontati in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da ambienti del vettore d'oltralpe.
Giovanni
Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: segnale della volontà di far sviluppare Alitalia". Non solo: è necessario anche "l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". Se su tali punti Air France non cambia la sua offerta, è l'avvertimento, si apre la via del commissariamento, "la cui responsabilità ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia Padoa-Scioppa" puntualizza il segretario Filt-
La
par condicio? Non sposta voti ( da "Tempo, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La stessa cosa vale oggi per Alitalia". Cioè? "Il 77% di coloro che tendenzialmente voteranno centrodestra e il 73% degli elettori di centrosinistra vorrebbero che Alitalia restasse italiana. è una cosa che interessa". Ma è anche una cosa di cui parlano i Tg. "Sì, ma la par condicio non c'entra.
Presidente,
che impressioni ha di questa campagna
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale.
Jp
Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana" Giorno cruciale: il 31
marzo ( da "Quotidiano.net"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Informatica Varie Annunci legali CRISI ALITALIA / DA 'IL SOLE 24 ORE Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana" Giorno cruciale: il 31 marzo Secondo il quotidiano economico, circolano già i primi nomi degli imprenditori che potrebbero far parte della cordata. Ma è una corsa contro il tempo Milano, 23 marzo 2008 - Bruno Ermolli, senior advisor dell'investment banking Jp Morgan per l'
Fini:avremo i voti per governare
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La grande differenza nella vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale.
Bianchi
smentisce Padoa Schioppa "Escludo che sopravviverà per poco"
( da "Quotidiano.net"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente.
Bianchi
smentisce Padoa Schioppa "Escludo che sopravviverà per poco"
( da "Quotidiano.net"
del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
MARCO PONTI Alitalia è tecnicamente fallita da tempo, e vale qualcosa
ormai solo per le protezioni pubbliche dalla concorrenza di cui ancora gode
come "compagnia di bandiera" a danno degli utenti (cioè alcuni slot
pregiati e l'esclusiva "bilaterale" sulle rotte intercontinentali,
eccetto, tra un mese, quelle per il Nordamerica, che verranno liberalizzate in
tutta Europa). AirFrance-Klm si offre di comprare solo quello che ha qualche
valore sul mercato, non si possono pretendere acquirenti-benefattori.
Nessun'altra offerta industrialmente credibile è apparsa in questi anni (AirOne
è essa stessa in difficoltà economiche, è piccola e non ha alcuna esperienza
internazionale). AirFrance ha dichiarato di voler comprare a certe condizioni,
tra le quali l'assenso del futuro governo e dei sindacati. In presenza di forti
resistenze politiche da parte della possibile nuova maggioranza (il
centrodestra, al Nord appoggiato anche da parte del centrosinistra per il
problema di Malpensa, incredibilmente gonfiato sotto elezioni), il sindacato si
è ovviamente molto irrigidito. Come sempre, le garanzie politiche (anche solo
ventilate) hanno immediatamente reso irresponsabili la parti interessate. Questo è esattamente il meccanismo che ha generato il disastro
della compagnia: "Non si può permettere che Alitalia fallisca
o si ridimensioni, per l'immagine del paese ". Ma qualcuno ha verificato
il contributo di Alitalia a questa immagine? Oggi è oggetto di scherno, all'estero, per
inefficienza e intromissioni politiche senza fine (e senza senso). Se
dovesse fallire tuttavia sarebbe un problema, ma non certo una tragedia,
utilizzando i normali ammortizzatori sociali e tenendo presente che il settore
è in rapida espansione ed evoluzione, come non sono state tragedie i fallimenti
di Swissair, Sabena, Twa, Eastern, Pan American, eccetera. Per di più, il
paese, da campione della difesa del monopolio, in questo settore sarebbe
"costretto" a divenire, a livello interno ed europeo, campione di
un'accelerata liberalizzazione del settore (un paese senza compagnia di
bandiera ha tutto l'interesse a che anche gli altri liberalizzino). L'offerta
AirFrance-Klm è l'unica credibile sul piano industriale, quindi la migliore
possibile per Alitalia (forse non per gli italiani).
Ma al peggio non c'è mai fine: perché non fare una bella cordata tutta
italiana, con partecipanti vicini alla politica, promettendo, non
esplicitamente certo, "favori trasversali" (cioè sempre soldi dei
contribuenti, alla fine), ai coraggiosi investitori che si offrissero di
sacrificarsi per la Patria? E il Nord si accoderebbe chiudendo Linate, in modo
da ridurre una pericolosa concorrenza: che giova a chi viaggia, ma l'importante
sarebbe difendere il nuovo campione nazionale (o padano), non certo i
cittadini. Sembra tardi per quest'ultimo scenario, ma è meglio essere
prudenti?.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi cavalca
ancora la crisi aerea. Il Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se
stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a
dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo
presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle
elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette la cordata italiana nel
giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando
Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice
quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte
entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi
dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia.
I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro
decisivo con i sindacati.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA VERSO IL
COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la proposta alternativa subito.
Berlusconi: assurdo Il bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un
obiettivo lo ha già raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono
finire sulla graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non
tra due mesi. Se Spinetta rifiuta di far parte dello psicodramma italiano nel
quale è immersa la compagnia di bandiera, il Cavalier Silvio Berlusconi si
lascia andare a battute da avanspettacolo, ma non scopre le carte. Alla fiera
dell'ovvio ("i miei figli non si tirerebbero indietro") e delle
improvvisazioni ("se c'è la cordata, Intesa potrebbe appoggiarla"),
il leader del Pdl rivede e corregge, in chiave elettorale,
Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si
muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa,
conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!".
Berlusconi ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air
France. Secca la replica di Palazzo Chigi. "Non parlo ? ha detto
Prodi ? perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È
ora di essere seri". Berlusconi, però, se la ride e prosegue lo show: la
cordata italiana c'è, ma serve tempo. Un tempo che, forse iniziano a capirlo
solo ora i sindacati, manca prima di tutto ad Alitalia,
le cui difficoltà sono note. Lo stesso ministro delle infrastrutture Di Pietro,
che certo non si può definire un supporter dell'operazione, dice chiaro e tondo
che non si possono dilatare i tempi: il prestito ponte al buio non lo consente
in primo luogo l'Unione europea, ma non sarebbe onesto neanche nei confronti
dei contribuenti. Come potrebbe, infatti, il governo concedere un prestito
ponte senza sapere chi lo dovrà restituire? Berlusconi, però, non demorde:
"Penso che ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in
pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa
fare con il sostegno di importanti istituti di credito". Poi, nel
pomeriggio, ci ripensa, dopo che il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato
che un'eventuale cordata alternativa se c'è va presentata subito. "Se c'è
una cordata italiana ? ha dichiarato Veltroni ? va benissimo, anche se è strano
che non sia uscita in questi mesi, ma venga fuori in 48 ore, non il 14 aprile
che poi magari non viene fuori ... altrimenti ci ritroviamo nelle condizioni
per cui non c'è la cordata italiana, Air France si tira fuori e Alitalia va a gambe per aria". Non ci sta a essere
inchiodato alle proprie responsabilità e così Berlusconi definisce assurdo che
si chieda una proposta in 48 ore. Detto questo però il Cavaliere spiega che la
cordata di imprenditori c'è, è italiana, ha un serio piano industriale e,
soprattutto, Banca Intesa non si è chiamata fuori. Una interpretazione, quanto
meno dubbia, delle parole dell'amministratore delegato Passera, quella di
Berlusconi. "Non ha smentito affatto. Mi risulta che è sulle posizioni di
mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un piano
industriale". Tuttavia sul nome del partner bancario Berlusconi non scopre
le carte al punto che il sospetto del bluff resiste: "Credo che si potrà
fare con il supporto di un importante istituti di credito". Al momento,
però, l'unica a farsi avanti è AirOne che tuttavia ha chiesto una due diligence
per conoscere il reale stato di salute della compagnia di bandiera: "Deve
decidere il governo se vuole ricevere altre proposte, perché in un'operazione
così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due
diligence, sebbene breve". E neanche a dirlo l'operazione richiederebbe
giusto 3 settimane che è poi il lasso di tempo che ci separa dall'appuntamento
elettorale. A fremere ora è Air France che martedì alle 11 tornerà a incontrare
le nove sigle sindacali per capire se è possibile trovare un accordo. Tuttavia
se la Filt-Cgil avverte che senza nuovi contenuti, l'incontro è inutile, per la
Fit Cisl non si può più perdere tempo: "La responsabilità è tutta del
ministro Padoa-Schioppa. Spetta a lui assumere le decisioni necessarie
nell'interesse dell'azienda". Berlusconi, però, in proposito si è già
espresso: non mi interessa quel che dice Tps. Il commissariamento di Alitalia è sempre più vicino.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
NOVARA.IL PRESIDENTE
DEL COMITATO Convegno a Bellinzago "Un colpo gobbo per Malpensa"
"Ulteriore danno a tutta l'area: la filiera logistica occupa oltre 13 mila
lavoratori" Il rilancio del Nordovest [FIRMA]GIANFRANCO QUAGLIA NOVARA Una
beffa che si aggiunge ai danni già subiti. Anzi, un "colpo gobbo",
come lo definisce Gianfredo Comazzi, presidnete del Comiato Malpensa che
riunisce le Camere di Commercio di Milano, Novara e varese. "Il piano Air
France per l'Alitalia non va bene: lo abbiamo sempre
detto e il brusco ribasso del titolo in Borsa lo conferma ampiamente. Ma adesso
c'è un ulteriore preoccupazione: l'annunciata dismissione della sezione cargo
rappresenta un autentico colpo gobbo che francamente non ci aspettavamo, visto
che il ''Piano Prato'' dello scorso agosto prevedeva, al contrario, un
potenziamento su Malpensa di quello specifico settore, con trasferimento di
piloti e aerei. Un pessimo regalo, se così vogliamo dire, che si aggiunge ai
troppi che qualche scellerato vorrebbe fare all'area a maggior forza industriale
del paese, quella che produce la quota principlae di merci destinate ai mercati
di tutto il mondo". Secondo il presidente non sarebbe sufficiente neppure
la moratoria di due anni. La dismissioen della divisione cargo finirebbe con il
mettere a repentaglio la crescita di una filiera della logistica che ha numeri
ragguardevoli: 13 mila lavoratori occupati nella sola area Malpensa, il 68%
dell'occupazione totale della provincia di Varese nel settore, allontanando dal
territorio numerose aziende, anche multinazionali. Nel
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
A è convinto che
abbia "ossigeno per poche settimane". Ha detto ai suoi: "Con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi,
poniamo, da Venezia a Catania, dovrà andarci in treno". Più vola, più
l'azienda perde: potrebbero a giorni restare a terra 100 aerei su 178. I
sindacati tengono duro, sono contrari al commissariamento: "E' un gioco
puerile del governo, no ai ricatti", dice Bonanni della Cisl. E mentre Di
Pietro accusa Berlusconi di fare "insider trading" con la cordata,
lui si prepara a presentare un nuovo contratto con gli italiani in 5 punti.
ALLE PAG. 2, 3 E 13.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Sarebbero
bloccati cento apparecchi su 178. Berlusconi prepara un nuovo contratto con gli
italiani in 5 punti "Alitalia non ha più
ossigeno" Padoa-Schioppa: con il commissario aerei a terra. I sindacati:
no ai ricatti.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Da quattro giorni la
deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva ogni ora
di più, anche se ieri mattina Romano Prodi è stato momentaneamente
"distratto" dall'ultima campagna de Il Giornale sulla presunta
scomparsa dei regali ricevuti dal premier durante il suo mandato. Ieri mattina
Prodi, nella sua casa di Bologna, stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull'Appennino
reggiano - dove il Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli
e i tantissimi nipoti, ma l'articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia)
una rabbia fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un'indignazione per
certi versi "superiore" a quella suscitata dall'annuncio di Clemente
Mastella sulla fine del suo sostegno del governo. Ma la rabbia per il tentativo
del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo in causa su vicende che ne
possano minare la credibilità personale ieri pomeriggio sembrava sbollita e la
sorte dell'Alitalia aveva ripreso a tener desta
l'attenzione del premier. Sulla vicenda Prodi non intende intervenire in modo
formale né informale e a chi gli chiede cosa ne pensi veramente, ripete:
"C'è una precedura in corso e non è proprio il caso di parlare". Ma,
sia pure a mezza bocca, si toglie un sassolino: "Se si manifesteranno
novità, vedremo. Ma nel corso dell'anno appena trascorso, gli imprenditori
italiani in qualche modo coinvolti hanno dato tutti la stessa risposta: Alitalia? E che siamo matti?". Di più Prodi non dice e
non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non sembra un
"j'accuse" specifico nei confronti di questo o quell'imprenditore,
anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a
sondaggi preliminari. Certo, alla fine del
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Luigi Angeletti
Presidente Formigoni: questa cordata? "Confermo che ci stiamo lavorando e
dirò di più. Nonostante siano giorni di vacanze pasquali, tra ieri e oggi ho
ricevuto altre due telefonate di imprenditori che vogliono aggiungersi a questa
iniziativa di orgoglio nazionale". Qualcuno subodora il bluff. I nomi?
"Non scherziamo. Le cose sono serie, sul punto di essere presentate
pubblicamente. Ma prima di staccare un assegno questi imprenditori
hanno il diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare
Alitalia non è uno scherzo, qual è l'identikit dei partecipanti?
"Rientrano importanti gruppi italiani, con l'interesse anche di player
internazionali. Mi fermerei qui". Già, però tempo fa lei aveva già
annunciato l'esistenza di una cordata. Perché siamo ancora ai
preparativi? "Allora dicevamo semplicemente che a Malpensa il mercato c'è,
che c'erano e ci sono compagnie pronte a sostituire Alitalia.
Per questo avevamo chiesto la moratoria. Non ce l'hanno concessa e abbiamo
dovuto intensificare gli sforzi e fare uno scatto in avanti". Cosa farà la
cordata: butterà a mare Fiumicino per salvare Malpensa? "Dalle notizie che
abbiamo, il piano salvaguarderà sia Fiumicino sia Malpensa". E come si
conciliano i due aeroporti? "Alitalia è l'unica
compagnia capace di perdere a Malpensa, dove le altre guadagnano. Paga la sua
disorganizzazione, di cui sono emblema gli equipaggi che partono da Roma per
prendere servizio a Milano. Secondo il piano alternativo, a Fiumicino lavorerà
gente che abita nella capitale, a Malpensa gente che sta in zona". Ci
saranno trasferimenti di massa? "Stanno ancora studiando come
riorganizzare la compagnia, perché di questo si tratta". Mentre studiate, Alitalia sta spegnendosi. La cordata interverrà quando sarà
già fallita? "La cordata farà in tempo a prendere Alitalia
da viva. Non tra 24 ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di
Padoa-Schioppa. Il ministro ha fretta di vendere, il leader del Pd ha difficoltà
politiche su questa vicenda. Per la cordata ci vorranno 3 o 4 settimane, come
ha detto il presidente Berlusconi". Giusto il tempo di arrivare alle
elezioni. "E' vero, la scadenza coincide con le elezioni. Ma bisogna
essere seri. Noi lavoriamo da mesi a questa soluzione, quando ancora le
elezioni anticipate non se le sognava nessuno". Il ministro Tommaso
Padoa-Schioppa dice che Alitalia per come sta messa ha
poche settimane di vita. Lei si assume questo rischio? "Non ci risulta. E'
in corso una drammatizzazione estremistica della situazione". La
situazione, ammetterà, è grave. "Nel bilancio di Alitalia
si vede un'impennata in negativo a partire dal piano "di
sopravvivenza", io direi "di agonia", varato da Prato.
Storicamente, però, le perdite si concentrano nei mesi estivi. La compagnia può
andare avanti diversi mesi". E allora di cosa stiamo parlando? "Di
una situazione grave per la quale ci stiamo impegnando. Vogliamo evitare che i
tifosi di Air France vendano Alitalia a condizioni che
non merita, insieme con il ricco mercato del Nord". Ci dice almeno quanti
sono in cordata? "Buona Pasqua".
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]LUCA FORNOVO
C'è un universo parallelo non molto distante da Roma, a Firenze, dove va in
scena una storia, delle dimensioni più ridotte di Alitalia, ma dai contorni pressoché identici. L'Ataf, azienda pubblica
(l'82% del capitale è del Comune di Firenze) di trasporti terrestri ha da fare
i conti con una crisi finanziaria pesante. I pagamenti ai fornitori sono
slittati dai 30-60 giorni di prassi a 120-180. I ruoli però sono
capovolti, perché in questo caso i sindacati fanno di tutto perché la società
finisca in mani francesi. Quelle della Ratp, altro colosso che viaggia al ritmo
di 4 miliardi di fatturato l'anno e gestisce treni metropolitani, metrò,
autobus e tram nell'intera regione di Parigi. Vuole una bella fetta dell'Ataf.
"Se domani ci fosse una gara per una partnership con Ataf - spiega Bruno
Lombardi, numero uno di Ratp in Italia - ci batteremmo per non lasciare il
posto a nessuno". E i sindacati sono con lui. "Meglio i francesi -
dice il segretario provinciale della Filt-Cgil, Andrea Viciani - dobbiamo avere
una sola azienda di trasporti, è l'unico modo per salvare i posti di
lavoro". Nel capoluogo toscano operano tre società di trasporti: l'Ataf,
Li-nea e Gest, la società mista (al 51% di Ratp e al 49%% di Ataf) che gestirà
i tram che entreranno in funzione nel 2009. "Un pasticcio - commenta
Viciani -. Con un'azienda sola avremmo un presidente, un cda, un contratto
aziendale. Le economie di scala terrebbero giù i costi mettendo al sicuro i
1400 dipendenti di Ataf e i 180 di Li-nea". Ma se i sindacati sono dalla
parte dei francesi, lo è un po' meno il Comune di Firenze. Il vicesindaco,
Beppe Matulli spiega: "Fare una gara pubblica per arrivare alla fusione a
tre tra Ataf, Li-nea e Gest e aprire ai privati il capitale di Ataf non è
facile. L'aggregazione potrebbe essere funzionale, ma ci sarebbero problemi dal
punto di vista degli assetti societari". Il vero problema è stabilire se
dare una quota azionaria ai francesi e in quale percentuale. I sindacati si chiedono
quando verrà presa una decisione. "Bisogna vedere se c'è la volontà
politica - risponde il vicesindaco - per creare le condizioni di una
fusione". Insomma, come per Alitalia, tutto verrà
rimandato a dopo le elezioni. E intanto l'Ataf continua a perdere colpi: negli
ultimi mesi i ricavi del gruppo sono scesi a causa del calo delle vendite dei
biglietti. A ciò potrebbe aggiungersi l'onere di oltre un milione di euro di
multe, comminate dalla Provincia all'azienda, a seguito dei ritardi cronici
degli autobus alle fermate. Nell'universo parallelo dell'Ataf di Firenze tante
cose vanno al contrario rispetto al mondo di Alitalia,
ma una regola è uguale ovunque: più il tempo passa senza far nulla, più le
aziende rischiano di finire sul lastrico.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia rischia di restare a terra" Il ministro:
"Compagnia senza ossigeno" Se si ritira Air France fermi 100 aerei su
178 [FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Al Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa è davvero
preoccupato, in queste ore. Al crescere dei no ad Air France, ha detto ai suoi collaboratori: "Ma non si rendono conto che
con l'Alitalia in amministrazione controllata chi vuole spostarsi, poniamo, da
Venezia a Catania, dovrà andarci in treno?". E l'amministrazione
controllata è imminente, perché "l'Alitalia ha
ossigeno per qualche settimana" ha dichiarato il ministro al Financial
Times. "C'è tempo fino a giugno" sostiene Roberto Calderoli
della Lega Nord. Niente affatto, a giugno c'è il fallimento, dicono al Tesoro:
tutti gli aerei a terra. Per evitare il disastro operativo e le conseguenze
giudiziarie il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato,
molto prima chiederà l'amministrazione controllata. "Ma è un caso ben
diverso dalla Parmalat - spiegano i tecnici che valutano l'ipotesi - perché la
Parmalat era, dal punto di vista industriale, sana; una volta sgravata dai
debiti di Tanzi, Enrico Bondi l'ha potuta rilanciare". L'Alitalia, invece, più vola più perde. Nel suo caso
l'amministrazione controllata affidata a un commissario straordinario
costringerebbe a tenere a terra, per risparmiare, almeno metà degli aerei. La
cifra che gira è che continuerebbero a volare 70 apparecchi su 178. Oltre alle
rotte più in perdita, sarebbero le tratte minori nazionali a soffrire. E quanti
dipendenti resterebbero a casa? Molti di più dei 2.100 di cui Air France si
vuole liberare. "Non se ne rendono conto. Le conseguenze sarebbero
catastrofiche per il sistema paese" è la frase che il ministro
dell'Economia ripete più spesso. Al quotidiano britannico ha detto che
"tutti stanno giocando sull'orlo del baratro; e il centro di gravità
dell'azienda si sta spostando al di là dell'orlo"; la parola che ha usato
in inglese è brinkmanship, coniata negli anni '50 per la deterrenza nucleare,
ma anche accostata al gioco mortale praticato con le auto da James Dean e dai
suoi amici nel film "Gioventù bruciata". E' perfino azzardato
calcolare tempi, dicono al Tesoro: se i fornitori cominciano a voler essere
pagati in contanti, e i clienti per essere sicuri che voleranno prenotano con
altre compagnie, il crack sopraggiunge in pochi giorni. Si riesaminano i
fallimenti della Swissair e della Sabena: già in difficoltà, le schiacciò in 3
settimane il calo del traffico dopo gli attentati alle Torri Gemelle. Assorbite
da altre compagnie, si sono persi 9.000 posti di lavoro persi nel primo caso,
dopo alcuni giorni di stop ai voli, 7.000 nel secondo, tra cui due terzi dei
dipendenti diretti. Padoa-Schioppa non vede alternative. Per quanto severe, le
condizioni di Air France gli paiono molto migliori di quanto accadrebbe con
l'amministrazione controllata; e chiede ai suoi interlocutori di rendersene
conto, perché gli pare che "abbiano perso il senso della realtà".
Voci raccolte ieri dalle agenzie di stampa a Fiumicino tra i dipendenti Alitalia testimoniano che il commissariamento fa paura, Air
France assai meno. Per il ministro non è una sorpresa, perché aveva ricevuto la
stessa impressione giorni fa parlando con il personale di volo del Roma-Milano.
Ma, nel disordine di 10 sigle sindacali attive tra il personale, i più tengono
duro. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, dichiara che "il ricatto del
commissariamento è un giochetto puerile del governo" e chiede un rinvio a
dopo il voto. I vertici di Cgil e Uil invitano Air France a una trattativa
serrata senza ultimatum: per Luigi Angeletti della Uil se il presidente della
compagnia franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, non si presenterà alla
trattativa di martedì con proposte meno pesanti, "vuol dire che non vuole
fare l'accordo".
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
La storia Nel
taccuino dei primi trenta giorni Il podio Spot su Gesù LA ZAMPATA IL CARNEADE
WALTER CI PROVA IL RE DI NUSCO IL CAVALIERE LA SFIDANTE Silvio spodestato Santanchè
regina del battutario Bilancio già ricco a metà della campagna elettorale Tra
le gaffe Oscar a Di Pietro e al suo 13° apostolo MATTIA FELTRI "Via gli
uomini Voglio fare la foto con le sole donne Io sono Silvio Berlusconi non
Silvio Sircana" Ecco le frasi da non dimenticare Pdl contro i socialisti
"Superato ogni limite" "La parità uomo-donna ci sarà soltanto
quando una cretina sarà sistemata ai posti di comando" Cossiga: voterei
Bertinotti se avesse tenuto falce e martello "Io, 33° nella lista Udc Ha
più chance Fausto di diventare Papa" "Il senatore Di Gregorio? Anche
Gesù Cristo ha sbagliato con i suoi apostoli Uno su
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
? TERRACINA (Latina)
? SULLA vicenda Alitalia
"dopo quattro anni siamo alla stessa bufala ? ha detto il candidato
premier dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto LaPresse) nel corso di una
manifestazione elettorale a Terracina ? Se Berlusconi e i suoi figli vogliono
mettere dei soldi ebbene li tirino fuori, ma subito. Non facciamo di Alitalia una strumentalizzazione da campagna
elettorale". - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
AEREI AL VIA
L'ACCORDO CON L'EUROPA Gli Usa aprono i cieli Occasione perduta di MARCO
TAVASANI ? ROMA ? DOMENICA prossima, 30 marzo, arriva la rivoluzione nei cieli.
Fra sette giorni entra, infatti, in vigore l'accordo 'Open Sky' (Cielo aperto)
tra l'Unione europea e gli Stati Uniti che liberalizza il trasporto aereo tra
le due sponde dell'Atlantico. Purtroppo l'Alitalia non potrà sfruttare i vantaggi dell'accordo globale per
Malpensa, sia per il numero insufficiente di jet con capacità
intercontinentale, sia perché lo scenario aperto con Air France-Klm ha prodotto
una drastica riduzione dei voli a lungo raggio dallo scalo lombardo.
L'accordo Open Sky è un evento rivoluzionario (paragonabile alla deregulation
dei trasporti aerei intracomunitari per le compagnie europee) perché consente a
qualsiasi vettore europeo di volare senza restrizioni, a parte la disponibilità
degli slot negli aeroporti, da qualsiasi scalo per tutte le destinazioni degli
Stati Uniti. E, naturalmente, la stessa cosa avviene per le compagnie aeree
statunitensi. Per fare un esempio, la Us Airways potrà collegare una città del
Midwest a Stoccarda, e viceversa qualunque compagnia della Comunità europea
(come Lufthansa) potrà volare da Napoli a Orlando. "QUESTO è un accordo
rivoluzionario, è il completamento della liberalizzazione dei cieli" ha
commentato il commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot. Basti pensare,
infatti, al numero elevatissimo di aeroporti (si parla di almeno una
cinquantina solo negli Stati Uniti) che potranno essere collegati direttamente
da decine di aeroporti europei, creando un forte sistema di voli punto-punto.
Cioè diretti e quindi con il vantaggio per i passeggeri che non saranno, così,
più costretti a servirsi principalmente dei grandi hub europei o statunitensi.
Questa è, in fondo, la logica prevista da anni dagli esperti di trasporto aereo
secondo la quale il concetto di hub, alimentato da decine di voli al giorno da
aeroporti minori, è un modello che andava bene ai tempi degli accordi
bilaterali tra gli Stati, che li negoziavano per conto delle ex compagnie di
bandiera. Ma già da qualche anno era ormai evidente che questo sistema di
emarginare gli scali 'regionali' importanti non rispondeva più al vorticoso
aumento della domanda. Così da Venezia e da Pisa si vola già con la Delta negli
States. QUESTA intesa globale ha richiesto ben 15 anni di negoziati tra Europa
e Usa, anche per il forte protezionismo opposto dalle autorità americane.
Alcuni anni fa, tra Gran Bretagna e Stati Uniti era stato siglato un accordo
che apriva la strada all'One Sky, anche se con delle limitazioni. I vantaggi
economici saranno molto rilevanti: gli esperti prevedono nei primi 5 anni un
aumento di 25 milioni di passeggeri sull'Atlantico con un business stimato in
12 miliardi di euro all'anno e la creazione di 80 mila posti di lavoro. Intanto
dal 30 marzo la British aumenterà del 20% i voli per gli Usa. La parte del
leone? La faranno i colossi Usa come l'American Airlines, la più grande
compagnia del mondo (800 jet), o la Delta con i suoi 112 aerei
intercontinentali. Intanto AirOne da metà giugno volerà da Malpensa a Boston e
Chicago. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
QUI FIUMICINO LA
CORDATA ITALIANA NON CONVINCE: "SA DI PROPAGANDA I dipendenti preoccupati:
"Presto ? ROMA ? FAVOREVOLI ad Air France, scettici su una possibile
alternativa italiana ventilata da Silvio Berlusconi, "che sa più di
propaganda elettorale", ma soprattutto "fortemente preoccupati" che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata.
Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE
dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti
gli altri impiegati della compagnia, ha preferito restare nell'anonimato
? ma abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono
succeduti alla 'cloche' dell'Alitalia, non sono stati in
grado di gestire al meglio l'azienda. Ho molta più fiducia nei francesi e, in
particolar modo, nella persona di Jean Cyril Spinetta, presidente di Air
France-Klm. I fatti parlano per lui: è riuscito a risollevare la compagnia
aerea francese. Penso che sia capace di farlo anche con noi". "SONO
d'accordo con la mia collega ? ha aggiunto un'altra hostess di terra da una
decina d'anni in Alitalia - I francesi sanno lavorare.
Sono, a mio avviso, perfettamente in grado di controllare il bilancio e i conti
dell'azienda. Lo hanno ampiamente dimostrato riuscendo a risalire la china.
Sono, al contrario, abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata
italiana di cui ha parlato in questi giorni Silvio Berlusconi. Mi sa più di
propaganda elettorale e, in particolar modo, mirata a prendere voti dal nord
d'Italia". NON TUTTI, però, sono dubbiosi su quanto dichiarato da
Berlusconi. "Per amor di Patria e di compagnia di bandiera, il Cavaliere
potrebbe davvero aver trovato imprenditori interessati all'Alitalia.
Da italiano, ammetto, non mi dispiacerebbe restare sotto il comando tricolore.
L'Air One? Perché no". Tornando all'offerta Air France e al piano
industriale presentato dai francesi, anche lo spettro degli esuberi non sembra
spaventare più di tanto il personale intervistato. "SIAMO convinti che
verranno agevolati i prepensionamenti ? dice un altro dipendente della
compagnia ? Ci saranno poi persone, come chi lavora in Az Servizi, che verranno
spostate da qualche altra parte. Insomma, per poter risanare una situazione
drammatica, ci saranno dei tagli che, così come quelli che riguardano una
trentina di aerei, sono inevitabili da fare. Ma ? viene aggiunto ? non sarà
certamente una 'mattanza'. È assai probabile che nel secondo incontro che le
nove sigle sindacali presenti in Alitalia avranno
martedì prossimo con Spinetta, si riuscirà a limare qualcosa sul numero degli
esuberi, ma, ripeto, è inevitabile dare un colpo di forbice se vogliamo
continuare a veder volare gli aerei dell'Alitalia. Se,
invece, si andrà al commissariamento, di esuberi ce ne saranno il triplo".
AL TAVOLO di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli
aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il
presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e
serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di
venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente
incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno
stravolgimento del progetto. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, sindacati Bonanni (Cisl):
"Il commissariamento è un ? ROMA ? "UN'ESTREMAMENTE drammatica e
sorprendente perdita del senso della realtà". Dopo il silenzio delle
ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare del caso Alitalia. Lo fa
sull'onda delle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana che nel
giro di tre o quattro settimane potrà produrre la sua offerta per rilevare la compagnia di bandiera. In una
intervista al Financial Times, il ministro dell'Economia mette in guardia i
"sognatori che pensano che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori o
soluzioni alternative". La realtà, sottolinea, è che "tutti si
divertono a ballare sull'orlo del baratro", mentre la compagnia "ha
ossigeno per poche settimane". E il ministro Bersani: "Cerchiamo di
essere tutti responsabili, dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si
va a un commissariamento con esiti non valutabili". Grida di allarme che
fanno infuriare il sindacato. PARTE lancia in resta Raffaele Bonanni, da sempre
contrario all'ipotesi Air France: "Il ricatto del commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La
responsabilità è tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa
senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene,
perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e
non privato". E in vista del secondo round della trattativa con i
sindacati, il leader della Cisl esorta il presidente di Air France, Spinetta,
"a dire che il piano presentato è modificabile: se si richiede consenso,
si deve essere disponibili alla trattativa". BONAIUTI riponde invece a
Veltroni, che aveva chiesto a Berlusconi i nomi dei nuovi acquirenti in 48 ore:
"Air France ha avuto cinque mesi di tempo. Non si capisce perché quando
Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità di Alitalia
questa cordata dovrebbe materializzarsi il giorno di Pasqua". Ma intanto
la caccia ai possibili pretendenti di Alitalia
procede. Ieri il leghista Calderoli è tornato a lanciare l'ipotesi Lufthansa:
"A questi prezzi sarà molto interessata". In realtà la compagnia
tedesca avrebbe messo gli occhi solo su Malpensa, in particolare sulla sulla
manutenzione degli aerei cargo. Si dice anche che Berlusconi conti sul
coinvolgimento di Finmeccanica (qualcuno parla anche di Eni ed Enel), ma la
società di Guarguaglini nega di aver un qualche interesse. DI CERTO, con il
passare delle ore, si infiamma la polemica politica. Ieri Veltroni ha
sottolineato che la vicenda "andrebbre gestita con spirito
bipartisan", per "non giocare a dadi il suo destino sul tavolo di una
campagna elettorale". Di Pietro accusa invece Berlusconi di fare insider
trading: "Fa credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole
comprare. Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per
creare distorsione del mercato è un reato". Dal loft arrivano invece le
dichiarazioni polemiche di Tonini e Morando, che accusano il Cavaliere di
essere un "irresponsabile", pronto a mandare avanti "un gioco
spudorato e irresponsabile" a "fini elettorali".Il centrodestra,
per bocca di Alemanno chiede invece tempo. r. r. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
? ROMA ?
"UN'ESTREMAMENTE drammatica e sorprendente perdita del senso della
realtà". Dopo il silenzio delle ultime ore Padoa-Schioppa torna a parlare
del caso Alitalia. Lo fa sull'onda delle dichiarazioni
di Berlusconi circa la cordata italiana che nel giro di tre o quattro settimane
potrà produrre la sua offerta per rilevare la compagnia di bandiera. In una
intervista al Financial Times, il ministro dell'Economia mette in guardia i
"sognatori che pensano che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori o
soluzioni alternative". La realtà, sottolinea, è che "tutti si
divertono a ballare sull'orlo del baratro", mentre la compagnia "ha
ossigeno per poche settimane". E il ministro Bersani: "Cerchiamo di
essere tutti responsabili, dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si
va a un commissariamento con esiti non valutabili". Grida di allarme che
fanno infuriare il sindacato. PARTE lancia in resta Raffaele Bonanni, da sempre
contrario all'ipotesi Air France: "Il ricatto del
commissariamento per Alitalia è un giochetto puerile nel quale non entro. La responsabilità è
tutta del Governo che ha avallato un piano e una trattativa senza rivelare a
nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Non va bene, perché le azioni Alitalia sono di possesso pubblico e non privato". E in vista
del secondo round della trattativa con i sindacati, il leader della Cisl esorta
il presidente di Air France, Spinetta, "a dire che il piano presentato è
modificabile: se si richiede consenso, si deve essere disponibili alla
trattativa". BONAIUTI riponde invece a Veltroni, che aveva chiesto a
Berlusconi i nomi dei nuovi acquirenti in 48 ore: "Air France ha avuto
cinque mesi di tempo. Non si capisce perché quando Berlusconi lancia un appello
per salvare l'italianità di Alitalia questa cordata
dovrebbe materializzarsi il giorno di Pasqua". Ma intanto la caccia ai
possibili pretendenti di Alitalia procede. Ieri il
leghista Calderoli è tornato a lanciare l'ipotesi Lufthansa: "A questi
prezzi sarà molto interessata". In realtà la compagnia tedesca avrebbe
messo gli occhi solo su Malpensa, in particolare sulla sulla manutenzione degli
aerei cargo. Si dice anche che Berlusconi conti sul coinvolgimento di
Finmeccanica (qualcuno parla anche di Eni ed Enel), ma la società di
Guarguaglini nega di aver un qualche interesse. DI CERTO, con il passare delle
ore, si infiamma la polemica politica. Ieri Veltroni ha sottolineato che la
vicenda "andrebbre gestita con spirito bipartisan", per "non
giocare a dadi il suo destino sul tavolo di una campagna elettorale". Di
Pietro accusa invece Berlusconi di fare insider trading: "Fa credere,
contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare. Queste operazioni
prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato
è un reato". Dal loft arrivano invece le dichiarazioni polemiche di Tonini
e Morando, che accusano il Cavaliere di essere un "irresponsabile",
pronto a mandare avanti "un gioco spudorato e irresponsabile" a
"fini elettorali".Il centrodestra, per bocca di Alemanno chiede
invece tempo. r. r. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
QUARANTOTTO ore. Due
giorni mica qualunque: Pasqua e Pasquetta. Forse Veltroni ha guardato le
previsioni meteo (brutto tempo in tutta la Penisola, tanto vale rinunciare alla
tradizionale gita fuori porta) prima di dare l'ultimatum alla
cordata nostrana che dovrebbe contrastare i francesi nella corsa all'acquisto
di Alitalia. Che certo non da ieri versa in condizioni prefallimentari. E
allora perché tutta questa fretta? Mancano solo 20 giorni alle elezioni: non
vorrà per caso svendere la compagnia prima che un nuovo governo, magari diverso
da quello che ha condotto la trattativa, prenda la decisione finale? -
-->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
? ROMA ? FAVOREVOLI
ad Air France, scettici su una possibile alternativa italiana ventilata da
Silvio Berlusconi, "che sa più di propaganda elettorale", ma
soprattutto "fortemente preoccupati" che l'Alitalia, se non si troverà presto un accordo, venga commissariata.
Questo, in sintesi, il pensiero che prevale tra alcuni dipendenti Alitalia intervistati ieri nell'aeroporto di Fiumicino. "MI DISPIACE
dirlo ? ha commentato una hostess al check-in che, come poi hanno fatto tutti
gli altri impiegati della compagnia, ha preferito restare nell'anonimato
? ma abbiamo visto nel tempo che i vari dirigenti italiani che si sono
succeduti alla 'cloche' dell'Alitalia, non sono stati
in grado di gestire al meglio l'azienda. Ho molta più fiducia nei francesi e, in
particolar modo, nella persona di Jean Cyril Spinetta, presidente di Air
France-Klm. I fatti parlano per lui: è riuscito a risollevare la compagnia
aerea francese. Penso che sia capace di farlo anche con noi". "SONO
d'accordo con la mia collega ? ha aggiunto un'altra hostess di terra da una
decina d'anni in Alitalia - I francesi sanno lavorare.
Sono, a mio avviso, perfettamente in grado di controllare il bilancio e i conti
dell'azienda. Lo hanno ampiamente dimostrato riuscendo a risalire la china.
Sono, al contrario, abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata
italiana di cui ha parlato in questi giorni Silvio Berlusconi. Mi sa più di
propaganda elettorale e, in particolar modo, mirata a prendere voti dal nord
d'Italia". NON TUTTI, però, sono dubbiosi su quanto dichiarato da
Berlusconi. "Per amor di Patria e di compagnia di bandiera, il Cavaliere
potrebbe davvero aver trovato imprenditori interessati all'Alitalia.
Da italiano, ammetto, non mi dispiacerebbe restare sotto il comando tricolore.
L'Air One? Perché no". Tornando all'offerta Air France e al piano
industriale presentato dai francesi, anche lo spettro degli esuberi non sembra
spaventare più di tanto il personale intervistato. "SIAMO convinti che
verranno agevolati i prepensionamenti ? dice un altro dipendente della
compagnia ? Ci saranno poi persone, come chi lavora in Az Servizi, che verranno
spostate da qualche altra parte. Insomma, per poter risanare una situazione
drammatica, ci saranno dei tagli che, così come quelli che riguardano una trentina
di aerei, sono inevitabili da fare. Ma ? viene aggiunto ? non sarà certamente
una 'mattanza'. È assai probabile che nel secondo incontro che le nove sigle
sindacali presenti in Alitalia avranno martedì
prossimo con Spinetta, si riuscirà a limare qualcosa sul numero degli esuberi,
ma, ripeto, è inevitabile dare un colpo di forbice se vogliamo continuare a
veder volare gli aerei dell'Alitalia. Se, invece, si
andrà al commissariamento, di esuberi ce ne saranno il triplo". AL TAVOLO
di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma
non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il presidente di Air
France "sta lavorando con determinazione e serietà", riferiscono
ambienti vicini alla compagnia, per cercare di venire in qualche modo incontro
ad alcune richieste fatte nel precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di
aggiustamenti e non di uno stravolgimento del progetto. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Di ANTONELLA COPPARI
? ROMA ? "SERVONO scelte forti per rompere il duopolio Pd-Pdl in campagna
elettorale". Un voto val bene una Messa? Enrico Boselli, leader nonché
candidato premier del partito socialista sbuffa: "Piano, piano: si tratta
di un messaggio forte, è vero, ma giusto nel quale noi crediamo". Un non
credente, un laico che sceglie Gesù come testimonial? Puzza di furbata
elettorale. "Prima di tutto, il messaggio cristiano non è esclusiva di
nessuno, nè della Chiesa cattolica nè di un partito: è un messaggio universale.
In secondo luogo, in moltissime occasioni si è detto che il primo socialista è
stato Gesù: noi nasciamo per difendere i più deboli e per garantire a tutti
pari dignità. Mi sembra che questi siano valori comuni all'insegnamento
cristiano". Ma ci sono molti altri valori che non condividete. O nella scorsa
legislatura avete litigato con la teodem Paola Binetti solo per sfizio?
"Forse la scelta che abbiamo fatto colpisce perché il Partito socialista è
considerato da qualche anno una forza antireligiosa. E' vero che vogliamo
riaffermare la laicità dello Stato ma noi non siamo antireligiosi: la
stragrande maggioranza dei nostri iscritti e dei nostri dirigenti è cattolica.
Non mi sembra ci sia contraddizione: Gesù, per essere chiari, con i Dico non
c'entra niente". Davvero? Non è la linea del Vaticano. "Ma le
gerarchie ecclesiastiche sono una cosa, il messaggio cristiano un'altra. Credo
che i cittadini sappiano distinguere. Comunque, per giudicare consiglio a tutti
di aspettare il 29, quando presenteremo lo spot a Bologna prima di mandarlo in
onda sulle tivù private, in maniera massiccia". A chi è diretto il
messaggio? "Agli italiani. A tutti quelli che andranno a votare il 13 e il
14 aprile. E' molto difficile parlare agli italiani in questa campagna
elettorale truccata, con Berlusconi e Veltroni che, di fatto, hanno ammazzato e
sepolto la par condicio". Pensa che la clip piacerà agli elettori
cattolici? "Penso di sì. Non c'è niente di vergognoso nella decisione di
utilizzare immagini di Cristo. E' vergognoso, invece, che da giorni Berlusconi
e via via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia,
la pelle di migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale". Una
campagna che lei ha condito di uscite clamorose: dall'offerta di una
candidatura a Mastella alla fuga da Porta a porta... "E' clamorosa questa
campagna elettorale, perché c'è il dominio televisivo di due partiti,
stigmatizzato pure dal garante delle comunicazioni. Io sono candidato premier
insieme ad altri e non riuscirò mai ad avere un confronto o un contraddittorio
con altri candidati. E' una campagna elettorale che neanche nella Russia di
Putin si è mai vista. Di fronte all'oscuramento deciso dai direttori e dai
conduttori televisivi abbiamo il dovere di dare messaggi forti". E'
l'unico modo per abbattere il duopolio? "E' un ragionamento lungo". Lo
riassuma. "Io penso che non possa venire nulla di buono all'Italia dallo
scontro fra Pdl e Pd. Prendiamo quest'ultimo partito, che ci dovrebbe essere
più vicino: semmai riuscirà ad avere la maggioranza, non riuscirà mai a
governare perché è come la vecchia Dc. Un partito con dentro correnti che in
realtà sono altri partiti. C'è la Binetti con il cilicio e c'è la Bonino. C'è
Nerozzi che era contro la legge Biagi e c'è Ichino che la difende. C'è Visco
che ha lottato contro l'evasione fiscale e Calearo che ha inneggiato lo
sciopero fiscale. E' facile profetizzare che l'immagine di unità si sgretolerà
il 14 aprile. Il duopolio Veltroni-Berlusconi può regalare solo guai". -
-->.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria
Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il
nome di Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano
tutti gli altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il
modo più squallido per fare notizia, offrendo ai suoi servi pagati il loro pane
quotidiano e a tutti gli altri un motivo di indignazione, o un alibi per
metterlo in apertura di tg, come testimoniano a sufficienza i dati del Garante.
Quindi, anche a criticare le sue uscite scorrette, se non addirittura scurrili,
si rischia di fargli il favore di tenerlo sempre al centro del paesaggio. E la
par condicio, col suo minutaggio, non può correggere un conflitto di interessi
che non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i
tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a
Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a
coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a
orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Caccia al perditempo. "Non basta una generica promessa di
future cordate. Ci vuole un'offerta vera. Se prima
dell'offerta pubblica di acquisto di Air France arriverà per Alitalia una proposta migliorativa il governo sarà libero dagli impegni
con i francesi. Intanto, astenersi perditempo" Il Sole 24 Ore, corsivo di
prima pagina.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Uno ogni cinquanta chilometri: aeroporti all'ombra del campanile
Da Cuneo a Trieste, la moltiplicazione degli scali. Insieme hanno sottratto
voli (anche internazionali) a Malpensa di Angelo Faccinetto/ Milano DECOLLI
Cuneo, Parma, Treviso, Bergamo, Brescia... Dietro il decollo a metà dell'aeroporto di Malpensa non ci sono solo le difficoltà di Alitalia. Pesa anche la crescita anomala del sistema aeroportuale del
Nord Italia che, nel giro di pochi anni, ha visto la nascita di una decina di
nuovi scali internazionali. Uno ogni
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del "Berlusconi premier ha affossato la compagnia"
Bersani: "Oggi con le sue uscite fa turbativa politica, l'alternativa sono
i libri in tribunale" di Bianca Di Giovanni / Roma MIRACOLI "È
arrivato l'uomo dei miracoli che prospetta un nuovo Bengodi
per Alitalia tutta italiana. Ma con lui premier, Tremonti al Tesoro, Bonomi,
oggi alla Sea, presidente Alitalia, l'azione è scesa da 12
euro a 1 euro. Di miracoli non se ne sono visti". Pier Luigi Bersani non
si tiene di fronte all'attacco di Silvio Berlusconi sui destini della compagnia
di bandiera. "Il vero ultimo treno per Alitalia
è passato nel 2003 - spiega - quando si poteva fare un accordo molto migliore
con Air France e Klm e il centrodestra non l'ha fatto". Il ministro
prospetta a questo punto un solo modo per risolvere la questione: che Air
France apra una trattativa seria con il sindacato e che poi si proceda.
"Se c'è chi ha un'offerta migliore ha tutte le opportunità di presentarla:
la procedura non lo esclude. Ma dev'essere davvero migliore". Sembra molto
semplice. Perché allora tante urla? Di Pietro parla di insider trading. E Lei?
"Di Pietro ha in mente una turbativa di mercato. Io credo che qui ci sia
più una turbativa politica. In ogni caso è chiaro che è una mossa tesa più a
impedire che a costruire, perché non si può sospendere il codice civile perché
lo chiede Berlusconi". Lei non crede praticabile un'alternativa italiana
oggi? "Abbiamo avuto un anno e mezzo di tempo dove non sono mancate né le
occasioni né le sollecitazioni nei modi dovuti perché arrivassero offerte.
Anche noi avremmo voluto una cordata italiana. Alla fine una cordata italiana
ha avuto a un certo punto la possibilità di essere da sola a decidere: non si è
concluso. Hanno avuto tutto il tempo e il modo di vedere i conti e quant'altro".
Loro sostengono che questa opportunità è stata data solo a Air France. "È
stata data ai francesi in una fase successiva". AirOne parla di paletti
molto stringenti del Tesoro, che poi sono scomparsi. L'accusa è che le regole
non siano state uguali per tutti. "Ma non diciamo eresie. Le regole sono
state quelle standard, usate in tutti i Paesi in casi analoghi. Il fatto che si
è arrivati alla fine con una sola proposta concreta deriva semplicemente dal
fatto che Alitalia è difficile da vendere, per come è
stata ridotta, e non certo da noi. Io di aziend ein crisi ne ho viste molte e
posso assicurare che quando un'azienda è appetibile le offerte fioccano, e non
ci si ferma davanti a paletti e cose varie. La proposta Air France è
sicuramente dura". Si può modificare? "I francesi parleranno martedì
con il sindacato e lì si vedrà. Basta che però non circolino delle
stupidaggini. Berlusconi dice che Air France paga un piatto di lenticchie.
Voglio ricordare che i francesi si accollano 1,6 miliardi di debiti e fanno un miliardo
di ricapitalizzazione, rilevano 500 milioni di obbligazioni. Tutta la partita
vale tre miliardi. Se dall'uovo di Pasqua uscirà chi li tira fuori con un piano
industriale convincente si è sempre in tempo ad esaminare un'altra
proposta". In realtà anche dicendo sì ad Air France la strada resta aperta
fino a giugno per un'offerta migliore. "Certo che è così. Vorrei anche
ricordare un altro punto, che Berlusconi sottovaluta perché per lui le leggi
sono ammennicoli. Esiste il codice civile: qui non siamo in condizioni di fare
scelte di opportunità politica su due mesi o qualche settimana. Se decade
l'offerta Air France il cda e l'azionista devono valutare se sono in condizioni
di mandare avanti l'azienda o di chiedere il commissariamento. Non è facoltativo:
esiste una legge molto severa". Non si poteva sospendere la partita con la
crisi? "La politica non può fare tutto. I conti sono conti e le leggi sono
leggi. Il mondo non si ferma perché in Italia c'è la crisi". Per alcuni la
proposta Air France è quasi peggio di un commissariamento. "Chi parla così
non sa quel che dice. I numeri sono severi, ma ad esempio non sono paragonabili
a quelli soferti da Ansaldo o Belleli, dove da 6.000 lavoratori ne sono rimasti
600 con la casa madre. In ogni caso qui c'è un'offerta precisa. Quando si va in
amministrazione controllata non si può prevedere nulla. Non escludo giochi
sulle spoglie di Alitalia". Crede all'ipotesi
Lufthansa? "Il consiglio di sorveglianza della compagnia, a cui
partecipano anche i sindacati, ha detto già di no. Parliamo di società serie ,
non degli imbonitori che si vedono da noi. Difficile che adesso mandino un
messaggio diverso agli azionisti". Per la Lega il tema centrale è
Malpensa. "Il problema di Malpensa va affrontato seriamente: bisogna
costituire un tavolo di transizione con enti locali e sindacati per stabilire
il ruolo da dare allo scalo all'interno del sistema aeroportuale del nord.
Quanto al ricorso legale, mi pare improvvido e temerario. Non si può decidere
di chiedere miliardi e poi trattare milioni".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del LA VOCE.INFO "Se salta il termine del 31 marzo si va dritti al
fallimento" L'offerta di Air France "può apparire indigesta. Ma i
margini di trattativa sono ridotti quasi a zero: se salta la scadenza del 31
marzo andrà inevitabilmente verso il fallimento", anche perchè "non
ci sono state, in quindici mesi, concrete offerte alternative". È la
conclusione cui arriva l'economista Andrea Boitani in un articolo dedicato alla
compagnia aerea sul sito 'LaVoce.info. "Alitalia - spiega l'esperto - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti
finanziari, perde centinaia di milioni l'anno insieme a quote del mercato
nazionale, internazionale e intercontinentale, ha una flotta tra le più
diversificate e vecchie d'Europa. I diritti di traffico (e gli slots) sono
il suo unico valore...Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna
elettorale. Il che significa che il governo non ha l'autorevolezza e il potere
per coordinare e guidare una trattativa complessa tra gli acquirenti di Air
France-Klm, i sindacati, la Sea, i politici lombardi: gli manca infatti
completamente l'orizzonte temporale necessario a rendere credibili promesse e
minacce".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Bonanni: no al ricatto del commissariamento Padoa-Schioppa: si
continua a sognare Raffaele Bonanni a testa bassa contro il governo. "la
responsabilità della situazione attuale è tutta sua - dichiara il leader Cisl -
che ha avallato un piano e un trattativa senza rivelare i punti irrinunciabili
che aveva posto". Per Bonanni il commissariamento è "un giochetto
puerile" , un "ricatto" inaccettabile. Anche il segretario
Filt-Cgil Mauro Rossi se la prende con il ministro del Tesoro, su cui
"ricadrebbe la responsabilità del commissariamento". Ma in casa Cgil
si avanza anche una sorta di "piattaforma" da presentare martedì a Jean-Cyril
Spinetta: aumento dei voli a lungo raggio e acquisto dell'intero pacchetto, Fly
e Service. Insomma, la Cgil "continua cocciutamente a cercare una
trattativa vera con Air France", spiega la segretaria confederale
Nicoletta Rocchi. Ma a questo punto vanno tolti di mezzo gli ultimatum: non è
accettabile la deadline del 31 marzo. Tanto più - osserva Rocchi - se si deve
aspettare anche l'ok del prossimo governo. Anche Luigi Angeletti invita
Spinetta a presentarsi al tavolo con condizioni meno gravose. Se così non sarà,
"vuol dire che non vuole fare l'accordo. Se la trattativa fallisce è colpa
di Air France" dice il leader Uil. I sindacati così piazzano le loro
barricate in vista dell'incontro di martedì prossimo. Intanto fonti finanziarie
confermano qualche apertura di Banca Intesa a riaprire il dossier, a condizione
però che si abbia più tempo per esaminare i conti del gruppo. Per il resto, non
spuntano nuovi nomi sul fronte della cordata tricolore. Anche dal quartier
generale di Lufthansa, chiamata in causa da indiscrezioni stampa, non giungono
segnali, probabilmente complice la Pasqua. Molti proclami, invece, nel mondo
politico. Tommaso Padoa-Schioppa intervistato dal Financial Times parla di
"un'estremamente drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà.
La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori
alternativi e soluzioni alternative, ma Alitalia ha ossigeno per poche settimane". Insomma, il ministro -
messo sotto accusa anche da alcuni colleghi di governo - non lascia spiragli
aperti. Intanto su Alitalia si infiamma il clima della campagna elettorale. Antonio Di
Pietro accusa Berlusconi di insider trading, visto che fa credere
"contrariamente al vero che ci sia qualcuno che vuole acquistare".
Anche dal pd arrivano parole dure sul comportamento del candidato premier del
Pdl. Ma dal centrodestra fanno quadrato e Roberto Maroni rilancia la questione
Malpensa. b. di g.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Così il governo Berlusconi ha distrutto Alitalia Intervista a Bersani: "Con lui premier le azioni sono scese
da
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa
paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti
dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il
caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda
politica, mi chiedo perché Berlusconi si fa paladino dalla causa solo
ora a poche settimane dal voto? Sono maligno, ingenuo o solo sospettoso? Non
cadiamo nel tranello, il suo non è interesse generale, è interesse personale
per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile tutto tornerà come prima.
Claudio Gandolfi, Bologna Alitalia/2, il Cavaliere
aveva una maggioranza schiacciante ma non ha fatto niente Cara Unità, l'Alitalia ha perso 25 miliardi negli ultimi 15 anni, soldi
dei contribuenti, oggi in piena campagna elettorale il nostro avversario se ne
ricorda. Caro onorevole Berlusconi è in politica dal 94 ed è stato il
presidente del consiglio con più forza (seggi) per poter cambiare le cose non
lo ha mai fatto per sua, solamente sua colpa. Questa è vecchia politica, di
vecchie facce, di vecchi modi. Ci meritiamo una Italia diversa e penso proprio
che si possa fare. Massimo Savini, Ravenna Nel palinsesto Rai più programmi
educativi e di cultura Cara Unità, la Rai, nel dopoguerra ha svolto una
funzione importantissima, non solo nell'innalzare il livello culturale degli
Italiani, ma anche nella loro alfabetizzazione, ricordate"non è mai troppo
tardi"? Siamo in una fase in cui una funzione simile sarebbe necessaria,
dopo un trentennio, questa volta, di guerra dell'etere tra tv pubblica e
commerciale tutta giocata al ribasso del livello culturale dei contenuti. Ci
vorrebbe adesso una nuova fase di alfabetizzazione culturale, per lo meno nel
campo della storia e delle scienze. Che si faccia un canale televisivo Rai
tutto dedicato a questo indirizzo e appaltato ad Angela, padre e figlio, Mario
Tozzi, ed altri di pari livello. Giovan Sergio Benedetti Lucca In Usa chi ha
spiato i candidati è stato subito punito In Italia invece... Cara Unità, leggo
che negli Usa due impiegati spiavano "file" relativi al candidato
alle presidenziali. a parte le scuse del segretario di stato, i colpevoli credo
in tempo reale sono stati licenziati. sarà questa la forza di una democrazia?
Ricordo che in Italia dopo le scorse elezioni politiche vennero fuori notizie
su svariate intrusioni avvenute nei sistemi informatici, mi sembra della
agenzia delle entrate, a proposito della situazione fiscale di Prodi ed altri
da parte di personale che non ne aveva alcun titolo ad operarle. Ricordo che ci
fu parecchia indignazione e grande clamore. Spero che si sia provveduto a
rendere meno attacabili i sistemi. Per il resto però non credo che nessuno
abbia subito alcuna conseguenza disciplinare. Certo l'Italia non è l'America.
siamo più propensi al perdono. Chissà che agli artefici delle bravate, se solo
di questo si è trattato, invece non sia stata assicurata una sistemazione di
più alto profilo sempre nell'ambito dell'amministrazione. Pio Pompa ect. docet.
Lettera firmata Sanità in Lombardia Formigoni si vanta ma le liste d'attesa...
Cara Unità, nella puntata di "Anno Zero" di giovedì 20 marzo ho
sentito Roberto Formigoni che, intervistato per telefono, magnificava le
qualità della sanità lombarda. Tra l'altro affermava che ormai, grazie ad
un'efficienza politica e manageriale della sua Giunta, che non ha eguale in
Italia, si sono ridotte e pressoché annullate le liste d'attesa per gli esami e
le visite specialistiche. Due giorni prima, il 18 marzo, all'Ospedale Bassini
di Cinisello Balsamo, che fa parte dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di
Monza, a me che volevo prenotare una mammografia, all'apposito sportello è
stato risposto che fino ad ottobre non se ne parlava proprio. Forse Cinisello non
è in Lombardia... Donatella D'Imporzano, Cinisello B. (Mi) Ricordate il G8 di
Genova? Rischiamo di avere ancora Fini e Scajola ministri Cara Unità, le
elezioni si avvicinano e il Pd sta recuperando nei sondaggi. Mi chiedo però
perché non si parli quasi per nulla del G8 di Genova e del processo per i
gravissimi fatti di Bolzaneto e della caserma Diaz, dove la polizia picchiò a
sangue ragazze e ragazzi indifesi, mentre i sedicenti "black block"
potevano aggirarsi a loro piacimento per creare il massimo della confusione e
portare a situazioni estreme, come quella dove trovò la morte Carlo Giuliani.
Forse è opportuno in questo momento ricordare a tutti che stiamo rischiando
nuovamente di avere al Governo personaggi come Fini e Scajola, rispettivamente
vice premier e ministro degli interni all'epoca di quei fatti.. Barbara
Cigliana, Roma Qualche precisazione sull'allarme dell'Agcom e su Rainews 24
Caro Direttore, alcune osservazioni in merito all'intervista al consigliere di
amministrazione Rai Carlo Rognoni dal titolo "Meno male che c'è il
tg3", a commento dei dati resi noti dall'Agcom sul tempo ai partiti nei tg
nella settimana 10-17 marzo 2008. Il consigliere Rognoni stigmatizza il fatto
che, nel periodo in questione, Rainews24 sia stata squilibrata nei tg a favore
del PdL: "Mi ha stupito Rainews24: il buon Mineo, che passa da uomo di
sinistra, e' il piu' sgangherato con il tempo per il Pd al 25% e al 46% per il
PdL; deve fare un bel riequilibrio". Ma in una testata all-news come la
nostra non ha molto senso distinguere tra tg ed il resto della programmazione:
l'informazione, compresa quella politica, attraversa tutto il palinsesto 24 ore
su 24, anche al di fuori dei perimetri dei telegiornali e delle rubriche delle
reti generaliste. Il consigliere Rognoni avrebbe dovuto prestare attenzione
anche agli altri dati forniti dall'Agcom: questi ci dicono che il "tempo
di parola" nella stessa settimana, nei programmi e nelle rubriche di
Rainews24, è cosi' suddiviso: 37% al Pd e 31 al PdL. Insomma, l'analisi deve
essere fatta a largo spettro: ma, soprattutto, non è possibile dare un giudizio
prendendo in considerazione una settimana alla volta, ma occorre estendere il
periodo di osservazione. Non è infatti giornalisticamente praticabile lavorare,
in una testata come la nostra, bilancino alla mano per ciascun segmento di
palinsesto. Infine: non mi sembra una sgangheratezza di Mineo l'aver chiesto e
ottenuto dall'azienda (e di questo va dato merito a tutto il CdA e al direttore
generale) la possibilità di usare mezzi di produzione per andare in diretta sui
comizi di tutti i partiti (e sottolineo tutti). Ciò che ci ha consentito ad
oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far ascoltare in tempo
reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e Di Pietro per 419,
per tacer degli altri. Speriamo di non restare impiccati a quel minuto.
Arcangelo Ferri, caporedattore centrale, Rainews 24.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Turismo, "va promossa la cultura di Roma" Claudio Mancini,
assessore regionale: faremo conoscere con un anno di anticipo festival, mostre,
concerti di Gioia Salvatori CONTRAZIONE Con il primo bimestre del 2008 arriva
la prima contrazione della crescita del turismo a Roma dopo anni di continuo
incremento. La Pasqua bassa non ha portato niente di buono: meno 2 % di
prenotazioni a Roma e provincia, gli alberghi romani che sfiorano il meno 6. Il
cambio sfavorevole, la congiuntura internazionale, le elezioni americane, la
crisi di governo e l'assenza di ponti a gennaio, tra le cause di una
contrazione che ha riguardato soprattutto le presenze di americani, giapponesi
e italiani. Nel primo bimestre del 2008, dice l'Ebtl, il turismo romano è
cresciuto solo del più 2 % rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso: continuano
a salire le cifre assolute ma di poco rispetto al più 11 % di presenze nelle
strutture recettive romane, del 2007. Dall'esame dei flussi emerge una crescita
degli asiatici con russi, cinesi e indiani, rispettivamente al più 31,76%, più
19,93% e più 42,60%. Tra gli europei, rispetto al 2007, aumentano i francesi
(più 1,86%) e i tedeschi che crescono del 2,51%. Anche per fronteggiare la
contrazione della crescita il ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli,
ha fatto sapere che è anticipata di due mesi la "settimana della
cultura", la cui X edizione si svolgerà dal 25 al 31 marzo con oltre 200
eventi gratuiti e a prezzo agevolato in tutto il Lazio. Mentre l'Ebtl e
l'autorità portuale del Lazio hanno fondato un osservatorio per lo studio dei
flussi crocieristici, in aumento nel porto di Civitavecchia, l'assessore
regionale al turismo Claudio Mancini, rilancia la sfida internazionale in
contemporanea al debutto delle nuove rotte intercontinentali
Alitalia a Fiumicino. Proposte mirate e su più fronti. Cosa farete per
riconquistare i mercati Giapponesi e americano? "A maggio partiranno le
prime delegazioni di operatori del settore turismo del Lazio per Osaka, Tokio e
Los Angeles. Un'iniziativa che portiamo avanti in sinergia con la promozione di
Alitalia sui nuovi voli da Fiumicino verso States e Giappone,
mercati da riconquistare, e con la promozione della card Roma pass, che abbiamo
intenzione di estendere alle 5 province del Lazio. Per la prima volta
inizieremo con un anno di anticipo, a giugno 2008, la promozione degli eventi
culturali di Roma del 2009". E per incentivare i turisti asiatici? "A
ottobre saremo in India con una delegazione di 500 operatori del settore
turismo del Lazio. Fondamentale, per intercettare flussi asiatici in aumento, è
la mediazione culturale e il fare proposte mirate. Indiani e cinesi, per
esempio, sono attratti dal made in Italy, che in quei mercati va promosso come
marchio, oltre che dall'enogastronomia e dalla cultura. Il mercato
mediorientale, che cresce più timidamente, invece, guarda a Roma innanzitutto
come alla capitale della cristianità". Quali limiti nella vendita del
prodotto Italia-Roma? "Spesso ci presentiamo come piccoli imprenditori di
un piccolo paese. Invece Roma, con gli eventi culturali, la festa del Cinema,
l'auditorium e le sue mostre, oltre che con la sua storia, è una città che fa
tendenza. È percepita all'estero, e lo è, come la grande capitale di un grande
paese. Così la dobbiamo promuovere, insieme al Lazio, forti anche di una
struttura recettiva importante". E i maggiori ostacoli per venire in
Italia? "Oltre al cambio sfavorevole e per gli Usa e alla congiuntura
internazionale, il primo problema sono i visti, ancora troppo difficili da
ottenere in India e Cina e il mercato cinese offre enormi potenzialità: si
pensi che i turisti cinesi a Roma nel 2007 sono stati 130mila a fronte di
450mila giapponesi ma la Cina conta un miliardo e mezzo di abitanti, il
Giappone 127milioni".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del La card Roma pass estesa a tutto il Lazio e la sinergia
con i nuovi voli Alitalia da Fiumicino.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Bufalitalia Marco Travaglio Dice il Cainano che
"la svendita Alitalia mi ricorda la svendita della Sme", ma lui impedirà anche
quella. La stampa al seguito registra il tutto come una verità di fede. Come se
davvero, nel
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà
del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di
tutte le tv faccia un boccone di Paolo Ojetti / Roma I NUMERI sono quelli che
sono e come ha ieri documentato questo giornale, l'intera armata tv - ad
eccezione del Tg3 - marcia al seguito del comandante Berlusconi. I numeri
servono agli osservatori delegati al controllo dell'equità (o dell'iniquità)
temporale del- l'informazione e al garante Corrado Calabrò per le susseguenti
sanzioni. Ma valgono davvero a determinarne la qualità, la forza di
persuasione, la falsità e le mille sfumature che l'accompagnano? Diciamo, per
paradosso, che una di queste sere Emilio Fede dedichi 29 minuti a Veltroni,
presentandolo come un bravo ragazzo sì, ma vecchio politicante, che rinnega il
governo del malvagio Prodi il quale è anche presidente del Pd; che interviene
sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor patrio
svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed
eroici (pensa un po' dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo che
il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere,
sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia
(magari con un doveroso contributo di Stato) difende l'onore italiano; che il
"leader del Pdl" ha governato 5 anni e che tutte le sue grandi opere
sono state bloccate dall'incapace governo Prodi; che Roma è degradata come non
mai (e chi era il sindaco? Ma guarda, uno che si chiama Veltroni); che colui
che governerà (ecco la mimica: occhi al cielo, testa che si scuote come a dire:
povero Silvio, quale pesante eredità gli tocca) dovrà rimboccarsi le maniche,
ma ce la farà senza "mettere le mani nelle tasche degli italiani",
come hanno fatto finora.... Ebbene, in una sola serata Fede avrà riequilibrato
i numeri e ripulito i dati Agcom. Se il Tg4 è un caso limite, a mezzo fra una
conduzione assolutamente partigiana e un cabaret informativo, per tutti gli
altri tg (ad eccezione, come accadde durante il quinquennio di dominio
berlusconiano, del Tg3), partendo dai numeri impietosi il discorso è più
complesso. Tanto che bisognerebbe analizzarne persino le sfumature. Ma è
sufficiente dire come questi tg stiano sfruttando la sfavorevole congiuntura
(aumenti dei prezzi, glaciazione di stipendi e salari, tensioni inflattive) per
demonizzare il governo uscente e attivare l'attesa messianica del Salvatore.
Studio Aperto fa di peggio. Alimenta la nevrosi collettiva, mostrando un paese
insanguinato e sanguinario, terrorizzato e inquinato dall'immigrazione, con una
gioventù tutta discoteca e piercing, per poi miscelare il risultato con un
indecente presentazione di fascinosi modelli di vita: veline, letterine,
attricette incintine di calciatori. Che l'Italia sia un paese intristito,
preoccupato e pieno di magagne strutturali, non c'è dubbio. Ma l'informazione
tv non analizza, non propone, non spiega: butta cronisti spesso debuttanti
nelle piazze e nei mercati a "raccogliere" gli "umori della
gente". E raccolgono la vecchia battuta qualunquista: piove, governo
ladro. Abbiamo visto signore impellicciate con Vuitton a tracolla dichiarare:
"Così non si può andare avanti". Da un mese non è mai capitato ai
microfoni uno che abbia detto: "Berlusconi? Abbiamo già dato". O:
"Non sono rose e fiori, ma ce la faremo". Il Tg5 di Clemente Mimun
sembra più equilibrato dell'omologo Tg1 di Gianni Riotta. Il Tg1 appare più
pavido che bilanciato ed è probabile che subisca in modo più evidente le
molteplici pressioni politiche. Diciamola tutta: la storia della redazione del
Tg1 affonda le sue radici nella lottizzazione, e quelle radici sono ancora
solidissime. In sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba
andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre
sguinzagliato un forzista doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello
e quando lascia spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione
libera. Come sempre, il problema "è un altro". Se Berlusconi non
fosse in politica o se il Berlusconi politico controllasse una sola tv (e già
sarebbe curioso), non staremmo qui a scriverne. Se la Rai fosse stata
seriamente riformata e tolta dalle zampe della lottizzazione politica, non
staremmo, perplessi, a lamentarci. Ma un incubo lo abbiamo: che Berlusconi
vinca e delle tv, tutte, ne faccia un boccone solo.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del "Un milione e mezzo di volontari per vincere"
Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il
Pd gli indecisi di Andrea Carugati / Roma OPERAI, pensionati, casalinghe, ma
anche professionisti, artigiani, lavoratori autonomi. Le recenti analisi di
Ilvo Diamanti indicano che il Pd è più debole nei confronti dei ceti
tradizionalmente più vicini al centrodestra. Mentre è più forte tra impiegati,
insegnan- ti, studenti, lavoratori pubblici, le categorie che hanno sempre
preferito Ds e Margherita. Su questa forbice Veltroni batterà nelle ultime tre
settimane di campagna elettorale. Onorevole Realacci, la novità del Pd sembra
non aver mutato, finora, la classica geografia sociale del voto. Come mai?
"Tutta la strategia del Pd è mirata a rispondere a domande di parti del
Paese che tradizionalmente non hanno scelto il centrosinistra: penso ai
discorsi di Veltroni sugli artigiani, sulle piccole e medie imprese; e anche
alle domande dei ceti popolari, che da tempo non trovano risposte dalla nostra
parte. Tutto questo sta cambiando: penso al salario minimo per i precari,
all'aumento degli stipendi. La destra parla di programmi fotocopia, ma il Sole
24 Ore ha scritto che la nostra proposta fiscale favorisce i ceti più bassi,
mentre quella del Pdl le fasce più ricche. Poi c'è il tema della sicurezza, che
è molto percepito soprattutto dai ceti più deboli, su cui Veltroni ha rotto i
vecchi schemi. Però questo ancora non si traduce in spostamento di voti...
"La prima parte della campagna aveva l'obiettivo di creare un ascolto
potenziale anche nei confronti di ceti che, quando parlavamo noi, spegnevano
l'audio. Ora il nostro obiettivo è tradurre questo ascolto potenziale in un
voto, con un corpo a corpo nel Paese. Nei giro in pullman di Veltroni mi ha
colpito, oltre la quantità di persone, la qualità: più giovani, persone diverse
dal solito, anche rispetto alle primarie. Dedicheremo le prossime settimane ai
temi sociali: martedì una proposta sulle pensioni, poi sui precari, sul costo
della vita. Vogliamo rompere l'effetto narcotico sulla campagna elettorale
creato da questa assurda legge elettorale". A proposito, molti dicono che
avete nascosto i candidati Vip: dalla Madia, a Veronesi, Calearo, l'operaio
Boccuzzi... "Non direi, Boccuzzi è molto esposto, ha parlato in piazza con
Veltroni, va in tv, Veronesi fa molte iniziative negli ambiti in cui è esperto.
Anche la Madia fa molte interviste, abbiamo fatto insieme un'iniziativa a Roma.
Ognuno fa campagna secondo i suoi talenti... Ma il punto, adesso, non sono i
candidati, ma la partecipazione delle persone in carne e ossa". Si
riferisce alla convocazione del popolo delle primarie ai gazebo, il 30 marzo?
"Sì, per noi è un appuntamento decisivo. Quel giorno contiamo di mettere
in campo un milione e mezzo di volontari, vogliamo renderli protagonisti,
mandarli in giro per l'Italia a parlare con i cittadini, con gli indecisi.
Magari anche litigando in un bar: che forse conta più di una serata a Porta a
Porta. Vogliamo scatenare le nostre truppe, come l'Armageddon, la battaglia del
bene contro il male". Alcuni giornali scrivono che il tandem
Berlusconi-Fini sta funzionando meglio di quello tra Veltroni e Di Pietro. E
poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso coinvolgimento. "Il feeling tra
Berlusconi e Fini è piuttosto coatto. Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso
dei bei ceffoni. E anche su Alitalia non hanno
detto le stesse cose. Quanto a Di Pietro, il suo è un contributo importante, ma
non ha un ruolo paragonabile a quello di Fini come peso elettorale. La Bonino
va utilizzata al meglio, ma lei stessa può mettersi in gioco senza aspettare
che qualcuno le organizzi un convegno. Può muoversi anche da sola, non è
una novizia della politica". Di Pietro dice che non vuole entrare nel Pd,
ma solo fare un gruppo unico in Parlamento. Sarà un problema? "Non direi,
quello che conta per la gente è che ci sia un unico gruppo, che finisca la
babele degli ultimi 15 anni. Il resto passa in secondo piano". Costi della
politica. Quanto puntate su questo tema per il rush finale? "Nel tour di
Veltroni è uno dei temi su cui l'applauso scatta più forte. Non vogliamo lisciare
il pelo all'antipolitica, ma dare più forza e dignità alla politica. Fini
avrebbe dovuto risponderci nel merito, invece di fare quel volgare attacco
personale a Veltroni. Vogliamo che la politica sia sempre più dipendente dal
contributo spontaneo dei cittadini: come alle primarie, più gente partecipa più
finanziamenti avrai".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Padoa-Schioppa: il
tempo è quasi scaduto, si rischia il commissariamento. Cgil, Cisl e Uil: è colpa del governo Alitalia, l'ira
dei sindacati "No al ricatto sul fallimento". Di Pietro: Berlusconi
fa insider trading ROMA - Continuano le polemiche su Alitalia. Ieri c'è
stato l'attacco di Di Pietro che ha detto: "Berlusconi sta facendo insider
trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia". Intanto anche i sindacati non ci stanno, dopo
l'intervento di Padoa-Schioppa che aveva annunciato: "Il tempo è quasi
scaduto, si rischia il commissariamento". La replica dei sindacati, con il
leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Nessun ricatto sul fallimento",
indicando nel governo il vero responsabile della situazione. IEZZI, LIVINI E
TOTARO ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia LaVoce.Info
"Se salta il negoziato con Spinetta il 31 marzo si va al fallimento"
roma - L'offerta di Air France "può apparire indigesta, ma i margini di
trattativa sono ridotti quasi a zero: se salta la scadenza del 31 marzo si
andrà inevitabilmente verso il fallimento", anche perché "non ci sono
state, in 15 mesi, concrete offerte alternative". E' la conclusione cui
arriva l'economista Andrea Boitani in un articolo su Alitalia sul sito LaVoce.info. "Alitalia - si
legge - ha accumulato oltre 1,7 miliardi di debiti, perde centinaia di milioni
l'anno e ha una flotta tra le più vecchie d'Europa. I diritti di traffico sono
il suo unico valore. Purtroppo, l'atto finale coincide con la campagna
elettorale".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Alitalia, l'ira di Cgil, Cisl e Uil "Basta ricatti sul
commissario" Il Tesoro: poco tempo. Di Pietro: Berlusconi fa insider
trading Bonanni: governo irresponsabile, non ha rivelato le condizioni della
trattativa FULVIO TOTARO ROMA - Lo scontro sul commissariamento di Alitalia e i tempi per una nuova cordata hanno acceso la
vigilia di Pasqua. è Tommaso Padoa-Schioppa a rilanciare l'urgenza di una
soluzione per la compagnia di bandiera in un colloquio con il Financial Times,
denunciando una "drammatica e sorprendente perdita di senso della
realtà". Al quotidiano inglese che vede il rischio di
"bancarotta" per Alitalia, il ministro
dell'Economia dice: "La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo,
che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative", ma secondo
Padoa-Schioppa, che nei giorni scorsi aveva parlato del rischio
commissariamento, la compagnia "ha ossigeno per poche settimane".
Anche il ministro per lo Sviluppo Bersani parla di "soluzione subito o
commissariamento". I sindacati, che si preparano a un nuovo incontro con
Air France, respingono il "ricatto" del commissariamento. "La
responsabilità è tutta del governo che ha avallato un piano e un trattativa
senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto", dice il
segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Sull'ipotesi di una cordata
alternativa Bonanni aggiunge: "Se i criteri usati con gli esterni sono gli
stessi usati con il sindacato non mi stupisce che ci sia chi lamenta di aver
bisogno di qualche giorno per vedere i conti". Ma per Luigi Angeletti,
leader della Uil, "se c'è un'offerta italiana deve essere migliore di
quella francese, se no meglio Air France. Ma se c'è venga fuori al più presto,
non dopo le elezioni". Intanto il leader della Uil pensa all'incontro con
i vertici di Air France: "Noi andiamo serenamente al negoziato di martedì
ponendo condizioni ragionevoli". Occorre ridurre la quota di esuberi,
definire meglio il perimetro aziendale e rivedere le tratte, dice Angeletti che
però rifiuta la scelta obbligata tra l'offerta francese e il commissario. Ma il
segretario della Uil chiede ad Air France condizioni meno gravose per il
sindacato: se così non sarà, conclude, "vuol dire che non vuole fare
l'accordo". Se Air France non cambierà la sua offerta venendo incontro
alle richieste dei sindacati la responsabilità del commissariamento
"ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia", dice il
segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi, che però non vede il rischio
di fallimento. Sui tempi per una nuova offerta si anima la campagna elettorale.
"Alitalia può arrivare fino a giugno e quindi c'è
il tempo di realizzare soluzioni alternative, che garantiscano un futuro a
Malpensa", dice il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto
Calderoli. "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un
piano irricevibile e di sapore colonialista. Non si capisce perché quando
Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità di Alitalia
questa cordata dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di Pasqua",
aggiunge Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl. Ma secondo Antonio Di
Pietro, ministro delle Infrastrutture, "Berlusconi sta facendo insider
trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è
qualcuno che vuole comprare Alitalia". Secondo Pier
Ferdinando Casini "se Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere i soldi
per Alitalia lo facciano rapidamente, senza dare adito a speculazioni: tutti
gli italiani capiscono che dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata".
Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma del Pdl, chiede invece "un
intervento ponte che consenta di rinviare le decisioni al nuovo governo".
Ma per Francesco Rutelli il centrodestra sta scherzando su Alitalia:
"Dicano subito se c'è un'alternativa o si prenderanno le responsabilità di
un fallimento" dichiara il candidato sindaco di Roma del centrosinistra.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Dalla Twa
alla Swiss Air, alle italiane Alpi Eagles e Gandalf, la storia dell'aeronautica
è ricca di fallimenti Quando i voli atterrano in tribunale Debiti, crolli in
Borsa e licenziamenti: così muore una compagnia LUCA IEZZI ROMA- Anche per le compagne
la legge di gravità è inviolabile: il rischio di precipitare è sempre dietro
l'angolo. La storia dei fallimenti eccellenti nella storia mondiale
dell'aeronautica è ricchissima e non conosce confini: Pan Am, Twa, Delta sono
nomi delle più grandi compagnie americane (e del mondo) che hanno conosciuto
l'onta del fallimento, l'Europa ha perso la puntualissima Swiss Air e la belga
Sabena. In Italia invece la zoppicante Alitalia è stata preceduta da una lunga lista di piccoli vettori che in
un quindici anni hanno tentato di trovare il loro spazio, fallendo quasi tutti:
dal '93 ad oggi su 28 licenze concesse dall'Enac solo 5-6 sono in attività.
Anche quelle partite con grandi speranze, capitali e capacità imprenditoriali
(Gandalf, Volare) hanno portato i libri in tribunale, altre come Alpi
Eagles e Eurofly hanno vite travagliate: la prime con la licenza sospesa, la
seconda appena uscita da una ricapitalizzazione e con un nuovo azionista,
Meridiana. L'unico esempio di commissariamento per una compagnia è Volare. Tre
anni per la gestione commissariale e la vendita (ad Alitalia,
ma la gara è da rifare). Non è stato un passaggio indolore per i lavoratori:
quando fallì aveva 1400 dipendenti, la compagnia di bandiera ne assorbì solo
600. Anche l'esempio Parmalat, che si avvalse della Marzano, è improponibile:
lì l'attività normale (senza i debiti) era in attivo, Alitalia
invece più vola e più perde. Ma passando in rassegna il nutrito campionario nei
fallimenti nei cieli emerge che anche passando per fusioni, fallimenti pilotati
e resurrezioni, rimangono due costanti: gli azionisti perdono i loro soldi e
molti lavoratori perdono il posto. D'altronde chi subentra cerca un marchio,
una flotta e gli slot (spazi orari di partenza e arrivo negli aeroporti) tutto
il resto è sacrificabile. E anche in quei casi difficilmente si torna in utile.
Riguardo ai fallimenti pilotati gli Stati Uniti fanno scuola grazie alla legge
chiamata Chapter 11 che in sostanza permette di non pagare i creditori in
attesa della ristrutturazione: Delta ci è rimasta per quasi due anni dal 2005
al 2007 (aveva un debito da 20 miliardi di dollari) e nel frattempo ha
licenziato 9 mila lavoratori (ora ne ha 48 mila), ridotto gli stipendi orari
del 30% e tagliato 3 miliardi di euro di costi e ridisegnato il proprio
network. Risanata ora guarda ad un possibile fusione con la Northwest. Ma può
non bastare: Twa e Pan Am, due marchi che dagli anni '30 hanno fatto la storia
del trasporto civile, ora sono roba da museo, entrambe hanno smesso di volare
nel 2001. Pan Am è entrata in crisi negli anni '70 sopravvivendo poi solo come
marchio. Twa negli anni '90 ricorse al chapter 11 per tre volte, poi fu ceduta
nel 2001 alla American Airlines per 2 miliardi di dollari. Ma il primo anno del
millennio fu il peggiore per il settore: a ottobre Swiss Air smise di volare
schiacciata da costi troppo alti e dal crollo del traffico mondiale: la
rinascita avvenne sotto il marchio Swiss a marzo 2002, grazie a 2,7 miliardi di
franchi messi sul piatto da governo e investitori privati. Nel 2005 è stata
comprata da Lufthansa per 300 milioni di euro. Il crollo degli svizzeri aveva
prodotto anche il fallimento della controllata Sabena, compagnia di bandiera
belga. Il 7 novembre 2001, la chiusura, lo stesso giorno nacque la Brussels
Airlines con un capitale da 200 milioni di euro riassume solo 2.500 dei vecchi
7.500 dipendenti.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Ma per Air
France la strada è sempre più in salita. Presidenza del Consiglio preoccupata
per la richiesta danni della Sea Il governo pronto a dare garanzie se i
sindacati non chiudono la porta Elevati i rischi per la compagnia: a giugno
potrebbero finire i soldi per la benzina ETTORE LIVINI MILANO - La prossima mossa nella partita a poker per il futuro di Alitalia spetta adesso ad Air France. E la strada per Parigi, alla vigilia
dell'incontro decisivo con i sindacati, è sempre più in salita. I consulenti di
Jean-Cyril Spinetta passeranno la Pasqua a limare la proposta che verrà
presentata martedì all'articolata rappresentanza dei lavoratori della
compagnia. Un passaggio che preoccupa moltissimo soprattutto Tommaso
Padoa-Schioppa. Il "prendere o lasciare" di pochi giorni fa però ha
lasciato il posto al lavoro di cesello delle diplomazie impegnate a smussare
angoli e polemiche. In arrivo ci sarebbe qualche ramoscello d'ulivo, specie sul
nodo del cargo e sul problema degli esuberi Atitech. E se i sindacati non
chiuderanno totalmente la porta, il Tesoro sarebbe anche pronto a dare
ulteriori garanzie, per poi vedersela direttamente con la Ue. Oltre allo
scoglio sindacale restano però due altri nodi da sciogliere. Il primo ? quello
più temuto dalla presidenza del Consiglio ? è la richiesta di danni per 1,25
miliardi della Sea: e anche su questo punto via XX Settembre starebbe studiando
una soluzione. Il secondo, un ostacolo ipotetico ma molto alto, è il "no
secco" alla vendita di Alitalia ai francesi
preannunciato da Silvio Berlusconi in caso di vittoria alle elezioni. Un parere
a quel punto vincolante visto che a cedere il 49% della Magliana sarà ? visti i
tempi dell'operazione ? il ministro del Tesoro del prossimo governo. Air
France, comunque, è fiduciosa. "Lavoriamo per chiudere l'accordo con il sì
di tutti", dicono fonti vicine al gruppo. Sicure che il nuovo governo ben
difficilmente potrebbe opporsi a un'intesa benedetta da tutte le parti in
causa. Il Tesoro invece è sempre più preoccupato. E sta iniziando a ipotizzare
tutti gli scenari possibili in caso di retromarcia di Parigi. La liquidità
nelle casse Alitalia è ridotta al lumicino e il tempo
per percorrere strade alternative è poco. Sul tavolo ci sarebbe l'offerta Air
One (rivista nelle ultime settimane con l'aiuto dei super-esperti della
Seabury) congelata a fine dicembre quando è stata data l'esclusiva ad Air
France. Carlo Toto ha ripetuto a Repubblica che a lui servirebbero tre
settimane di due diligence per "presentare un'offerta vincolante". E
in quel caso al suo fianco dovrebbe esserci anche Banca Intesa. Tre o quattro
settimane ha chiesto anche Silvio Berlusconi per formare la fantomatica (almeno
per ora) cordata italiana. L'unica adesione pervenuta è quella di Gerardo
Soglia, titolare dell'omonimo gruppo alberghiero (23 milioni di ricavi e
187mila euro di utile nel 2006) e candidato Pdl in Campania. Un po' poco visto
che per rimettere in piedi Alitalia servono subito
almeno 2 miliardi (quelli che ha buttato sul tavolo Air France). E al Tesoro
ricordano fin troppo bene che il fondo Usa Tpg è uscito dall'asta per la
Magliana proprio perché non è riuscito a trovare partner italiani. Il leader
del centro-destra ha chiesto anche che il governo garantisca un prestito ponte
per dare ossigeno alla compagnia in attesa di trovare compratori tricolori. Ma
l'ok della Ue a un'operazione di questo genere arriverebbe solo se sul tavolo
ci fosse già un'offerta vincolante e definita. Altrimenti, davanti solo a vaghe
promesse, ci sarebbe lo "stop" per aiuti di Stato. La partita insomma
? complice anche il polverone elettorale ? è sempre più intricata. L'unica
certezza è che a giugno Alitalia rischia di non avere
più i soldi per pagare la benzina. Lo stesso "banale" problema che ha
portato la Swissair al crac. E infatti ormai da qualche giorno sulla partita
della Magliana aleggia lo spettro del commissariamento e della Legge Marzano.
Un'ipotesi che spaventa i sindacati ? il loro potere negoziale si ridurrebbe di
molto ? ma che con ogni probabilità fa gola a molti potenziali acquirenti. A
quel punto la compagnia dovrebbe andare incontro a una drastica
ristrutturazione (pena la liquidazione). La patata bollente del riassetto
toccherebbe all'amministrazione straordinaria mentre i potenziali compratori
sarebbero chiamati a metterci i soldi solo a società risanata. A rischio
praticamente zero. La storia insegna che i compratori italiani ? latitanti
finora nell'asta Alitalia ? a quel punto non dovrebbero
mancare.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Sul mio Pd i
sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se
vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In Europa si vota per
aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI CONTU ROMA -
Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di
tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato
dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna
elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la
sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri
che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la
vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e
regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente. Veltroni, i
sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce
che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa
possibile la rimonta? "Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi
pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all'Unione un
vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire.
In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll.
Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a
pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c'è il 30 per cento di
indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo
sa...". Berlusconi ripete ogni giorno il contrario. "Lo ripete, ma
negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli
ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e
brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere.
Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con
la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal
Parlamento all'opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo
perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto
corretto e di rispetto reciproco. E poi, c'è la storia del confronto tv. Anche
in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un'altra. Mi pare chiaro che sta
sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la forza di un progetto che
in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare". Da che
deriva questo suo ottimismo? "Come hanno scritto tutti i giornali locali,
nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in
molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può
essere casuale anche perché avviene dopo la decisione di andare da soli che
avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze
sono strapiene, c'è grande simpatia ovunque". Nenni diceva: piazze piene,
urne vuote " Non so se questo clima e questa partecipazione così ampia si
tradurranno in voti nei termini che lasciano immaginare. So per certo che tra
la sensazione di sconfitta catastrofica immanente che c'era due mesi fa e
l'entusiasmo di oggi c'è una differenza come tra il giorno e la notte". In
questi trentacinque giorni non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato
in più sarebbe stato maggiormente possibile vincere? "Per carità. Se non
avessimo fatto questa scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non
ci sarebbero i sondaggi sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in
giro per l'Italia a spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna
ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali per tenere insieme una
coalizione da Mastella a Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva
più senso e l'entusiasmo che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto
la cosa giusta. Capisco che chi da una lettura novecentesca della politica
rimanga magari spiazzato: ma noi stiamo cercando di superare quella concezione
che ha imprigionato l'Italia negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori
sono stanchi. Una mentalità da cui il paese, per fortuna, è già fuori".
Che paese ha visto in questi trentacinque giorni? "L'Italia ha enormi
potenzialità e grandi ricchezze come la piccola impresa, il turismo, i giovani
con loro talento e la loro voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra
Gulliver, imprigionato da mille lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la
recessione internazionale arriva, grazie anche a otto anni di politica
sbagliata di Bush che la destra italiana ha così convintamente sostenuto. E
arriva in un paese che ha una serie di handicap strutturali che ne aggravano la
condizione e che devono essere presi a cannonate. Penso alle difficoltà delle
imprese, all'impossibilità di realizzare opere strutturali, al mondo della
ricerca e dell'università, al sistema fiscale con una pressione troppo alta e
un'evasione inconcepibile in un paese civile..." Le stesse priorità del
programma presentato da Berlusconi. "Tanto per capirci per noi la priorità
è la lotta al precariato: l'istituzione del compenso minimo di legge non somiglia
per niente all'idea di far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i
problemi sono questi pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici
anni fa, le stesse forze politiche tranne l'Udc di Casini che era la più
moderata. C'è qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase
positiva, di crescita e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In
Europa si vota pensando di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i
cittadini del nostro continente e non è un caso che i premier europei abbiano
la mia età, non per un fatto generazionale ma perchè si guarda ad un periodo
più lungo di una sola legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono
limitati a gestire il potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e
Lega, approvare leggi ad personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di
largo respiro che abbiano inciso sulla vita reale dei cittadini". E la
Legge Biagi? "Quella è stata l'unica riforma approvata, e per averlo
sostenuto mi sono preso le ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e
con quel margine di maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime
settimane abbiamo visto Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito;
Berlusconi proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da
Maroni stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e
la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di
bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a
governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al
mercato è una miscela pericolosissima. "Condivido. E mi lasci dire
che l'ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai
suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe
considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c'è una cordata
italiana venga fuori subito, prima dell'incontro tra Air France e i sindacati.
Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado di
governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo un
solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che se
dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di maggioranza
ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli elettori. E
oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni fiscali sugli
stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare la giungla di
leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini". Di che si
tratta? "Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di lotta
contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale alla
corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini abbiamo
studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la follia delle
oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti i giorni si
imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose, non crea
ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò trova titolo
morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in questo paese
rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco un altro
impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a realizzarlo
aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e coraggio che
Berlusconi e il Pdl non hanno". Veltroni, e se poi il risultato delle urne
fosse proprio il pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe
intese, che soluzione proporrete? "Confermo, niente inciuci. Chiunque
vinca deve governare. In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di
innovazioni istituzionali che la destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma
questo non vuol dire governare insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno
alternativi".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Gli esuberi
E a Fiumicino i dipendenti "tifano" Parigi ROMA - Si dividono tra l'attesa di Air France e la paura del commissariamento i dipendenti
di Alitalia all'aeroporto di Fiumicino, favorevoli all'offerta francese e
scettici su una cordata italiana. "Abbiamo visto nel tempo che i vari
dirigenti italiani che si sono succeduti alla "cloche" dell'Alitalia, non sono stati in grado di gestire al meglio l'azienda ?
dice una hostess al check-in ? ho molta più fiducia nei francesi". Della
stessa idea una hostess di terra che da dieci anni lavora in Alitalia,
che aggiunge: "Sono abbastanza scettica rispetto alla possibile cordata
italiana. Mi sa più di propaganda elettorale". E sugli esuberi previsti
dal piano di Air France "siamo convinti che verranno agevolati i
prepensionamenti", dice un altro dipendente. Qualcuno però crede
all'annuncio di Berlusconi: "Il Cavaliere potrebbe davvero aver trovato
imprenditori interessati all'Alitalia. Da italiano,
non mi dispiacerebbe".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il
vicepresidente Benz: la partnership funziona, però sono indipendenti Lufthansa
scommette sull'Italia "Ma AirOne corre da sola" MILANO -
"L'Italia? Per noi è un mercato in pieno boom. Cresce moltissimo,
soprattutto al Nord. Abbiamo già aggiunto diversi voli e siamo pronti a fare
ancora di più". Karsten Benz, vice-presidente della Lufthansa, misura le
parole. Il momento del trasporto aereo nel nostro paese è a dir poco delicato.
La sua compagnia è stata prima indicata come il sostituto ideale di Alitalia a Malpensa (e in effetti qualche studio, secondo
indiscrezioni, ci sarebbe stato) e ora anche come potenziale partner di una
cordata italiana nell'asta per la compagnia tricolore. Lui è prudente.
"Preferisco non commentare queste voci. Dico solo due cose: il
consolidamento del settore è destinato inevitabilmente a continuare e devono
finire gli aiuti pubblici alle compagnie di stato". Che progetti avete in
Italia? "Tanti. Anche perché stiamo crescendo moltissimo. Nel 2007 abbiamo
trasportato 5 milioni di passeggeri. Quasi il 10% in più del 2006. Con il nuovo
orario abbiamo aggiunto molte frequenze. Operiamo 780 voli dall'Italia alla
Germania di cui oltre la metà su Monaco, uno dei nostri hub. A tirare è
soprattutto il mercato del nord e visto gli sviluppi della vicenda Malpensa
penso che per noi continuerà a garantire molte opportunità. Di sicuro noi
puntiamo ad aumentare ancora i nostri collegamenti da Milano". Come va la
vostra partnership con Air One? Avrà nuovi sviluppi? "Lavoriamo benissimo
assieme. C'è un accordo di co-sharing che funziona. Air One
comunque è una compagnia indipendente che prende da sé tutte le sue decisioni,
comprese quelle su Alitalia. Ora dovrebbe debuttare anche sull'intercontinentale e sono
certo che la nostra alleanza porterà grandi benefici pure su questo fronte. E
non dimentichi che noi controlliamo pure Air Dolomiti, che va molto bene".
Alitalia ha rinunciato al sogno del doppio hub. Voi ne gestite tre
e avete i conti in ampio attivo. Qual è il segreto? "Per far funzionare un
hub servono tre cose: puntualità, qualità dei servizi e collegamenti adeguati.
Noi abbiamo Monaco, Zurigo e Francoforte e tutti e tre viaggiano benissimo
senza cannibalizzarsi". La concorrenza delle low cost, il petrolio a 100
dollari. Come sarà il vostro 2008? "Il successo dei voli a basso costo è
stato uno stimolo per tutto il settore. Abbiamo imparato a tagliare i costi. La
nostra scelta strategica però è stata un'altra. Puntiamo ad essere i numeri uno
nel settore business. La crisi dei mercati e il petrolio alle stelle non
aiutano. Ma nel 2007 la domanda per i nostri posti di prima classe è cresciuta
del 20%. Il 2008? Se l'anno scorso abbiamo guadagnato - malgrado tutto - 1,7
miliardi sono certo che anche in questo esercizio saremo in grado di far fronte
alle turbolenze". Tre anni fa avete rilevato la Swiss, la compagnia nata
dalle ceneri del fallimento della Swissair. E' un esperimento che ha
funzionato? "Direi proprio di sì. Parlano i numeri. Il turnaround è stato
completato nel 2006. E l'anno scorso è stato già un esercizio positivo".
(e. l.).
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
La cordata nazionale
per la compagnia Cisl e Uil accusano Air France e il governo: "Basta
giochi" roma. Antonio Di Pietro ritorna ai panni del pm e accusa Silvio
Berlusconi: "Sta facendo insider trading, perché fa credere,
contrariamente al vero, che qualcuno vuole comprare Alitalia". Sotto tiro il progetto del Cavaliere, che insiste per una
cordata nazionale che impedisca l'acquisto della compagnia da parte di Air
France. Anche i sindacati non mollano: la Cisl attacca il governo, giudicato
responsabile dell'aut aut imposto oggi da Air France, mentre la Uil punta il
dito contro il numero uno del colosso francese, Jean Cyril Spinetta: se
martedì, al tavolo di confronto con Cgil, Cisl e Uil, "non sarà meno
rigido, farà fallire la trattativa". g. ferrari e lombardi >> 3
23/03/2008 sondaggi fra sorprese e conferme. rischia il crac la mutua dei parlamentari
23/03/2008 la boccciatura dei candidati 23/03/2008 Roma. Lo dice un sondaggio
dell'Istituto Piepoli: gli slogan del Pdl sono più percepiti ma gli elettori
scelgono il partito del "meno peggio", bocciando in pratica i
candidati, e gradiscono l'aumento delle donne in lista. Mentre infuria la
polemica sulla par condicio, nel Pdl è assalto ai camper messi a disposizione
da Berlusconi. E la mutua dei parlamentari rischia il crac per la riduzione dei
versamenti. bocconetti e lenzi >> 2 e 4 23/03/2008 Domani, come tutti i
quotidiani, Il Secolo XIX non sarà in edicola. Arrivederci a martedì prossimo.
Auguri di Buona Pasqua. 23/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
L'editoriale luigi
leone DAL RINVIO delle nomine nelle società controllate dal Tesoro al riordino
delle aziende partecipate dal Comune di Genova, passando
per il caso Alitalia. Un doppio fil rouge unisce partite che apparentemente sono
lontane fra di loro: il ruolo della politica, previsto dal codice civile perché
la politica in questi casi indossa il vestito dell'azionista; il ruolo dei
manager: reso marginale, troppo poco coniugato con un criterio di merito
(competenza, capacità, efficienza), soggiogato a iniziative tendenti ad
assecondare spinte demagogico-populiste. In quanto socia di maggioranza in
gruppi quali Enel, Eni, Finmeccanica, la politica ha scelto la strada del
rinvio delle assemblee, quindi delle nomine. segue >> 15 23/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti alitalia,
CHI PAGHERà I CONTI DELLA "CORDATA ELETTORALE" (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) La cordata italiana lui la vuole veramente e riuscirà a farla decollare
in un modo o in un altro, magari imbarcando per la strada i tedeschi o i fondi
americani o qualche arabo di quelli che lui conosce. Questa volta gioca da
presidente del Consiglio "in pectore". L'Alitalia la considera cosa sua e considera cosa sua anche l'hub di
Malpensa e quello di Fiumicino. Considera cosa sua i sindacati di Alitalia e quelli della Sea. Anche di Linate. Anche i dieci aeroporti che
infiocchettano il lombardo-veneto da Bergamo a Treviso. Si è calato
interamente nella figura del leader autoritario preconizzato da Giulio
Tremonti. Decide la politica, l'economia segue. Il mercato, se ostacola i suoi
disegni, vada a farsi fottere. E se necessario vada a farsi fottere anche
l'Europa tecnocratica. Dio, Patria, Famiglia e ora anche Alitalia.
Tremonti dixit. * * * è opportuno a questo punto valutare oggettivamente i
costi dell'operazione cominciando dall'Alitalia e dal
piano industriale presentato da Air France, che prevede un investimento
immediato di due miliardi di euro. Questa cifra è la somma di 150 milioni di
esborso per gli azionisti di Alitalia, più 600 milioni
di rimborso delle obbligazioni emesse da quella società, più l'assunzione dei
debiti che figurano nel bilancio della Compagnia di bandiera. Air France si è
anche impegnata a ricapitalizzare l'azienda con un miliardo di capitale. E
fanno tre. Ci vogliono dunque tre miliardi per assumere il controllo di Alitalia e assicurarle il capitale di funzionamento. Ma
resta che la Compagnia continuerà a perdere a dir poco 350 milioni l'anno se
non sarà risanata e rilanciata. Il corso Spinetta, che fa l'amore col progetto Alitalia ormai da quindici anni, prevede di portare la
società al profitto entro cinque anni col taglio degli esuberi, il rinnovamento
della flotta, l'abbandono di Malpensa e un investimento complessivo di 6,5
miliardi entro il 2013 nel quadro di un grande gruppo che comprende Air France,
Klm, e la stessa Alitalia. L'impegno totale
dell'acquisto e del rilancio contempla dunque 10 miliardi di investimenti.
Queste sono le cifre di partenza. * * * Ma per una cordata patriottica che
abbia come obiettivo di rilanciare non solo Alitalia
ma anche Malpensa tutelando i sindacati interni delle due aziende senza
tuttavia smantellare Linate e tanto meno gli altri aeroporti padani, il costo
dell'investimento non si ferma qui. Senza eliminare gli esuberi non si risana
un bel niente. Quanto a Malpensa le perdite attuali ammontano a 200 milioni
annui. Per arrivare all'aeroporto partendo da Milano si impegna un'ora e venti
minuti. Ci vogliono quindi altri investimenti indispensabili in strada e
ferrovia. I diritti di traffico dell'Alitalia dovranno
poi essere divisi tra i tre aeroporti di Malpensa, Fiumicino e Linate. La Sea
non ha un soldo e deve essere ricapitalizzata. Non si è dunque lontani dal vero
ipotizzando che la cordata patriottica dovrà darsi carico di almeno altri 4
miliardi entro il 2013, da aggiungere ai 10 previsti da Air France. Totale
quattordici. Ammesso che due hub siano un peso sostenibile. Non mi sembra che
Toto sia affidabile per un'impresa di queste dimensioni né mi sembra che Banca
Intesa si possa accollare da sola una responsabilità di questo genere. I nomi
chiamati in causa e cioè Ligresti, Bracco, Soglia, Moratti, Fininvest, Della
Valle, possono mobilitare l'un per l'altro 200 milioni a testa. Sapendo che
nessuno di loro guiderà l'operazione. Cordata patriottica, appunto. Come la
fede d'oro per finanziare la conquista dell'Impero. Comunque un miliardo o giù
di lì. Ne mancano almeno altri tredici. Ma il leader patriottico non bada a
queste quisquilie. Lui guiderà il governo, su questo non ha dubbi. è in grado
di compensare chi lo aiuta. Troverà il modo. E poi c'è lo Stato. Lo Stato
pagherà. Il rischio e l'investimento saranno distribuiti sulle spalle dei
contribuenti e dei risparmiatori. Sarà lanciato un prestito obbligazionario. Si
formerà un consorzio di banche. Al Tesoro ci sarà Tremonti il creativo.
Tremonti il protezionista. Tremonti il colbertiano. Che vuole la politica
autoritaria alla testa dell'Europa e dell'Italia. Amico di Sarkozy. La Cassa
Depositi e Prestiti avrà un ruolo. Mediobanca anche. Naturalmente le risorse
che saranno gettate su Alitalia-Malpensa dovranno
essere sottratte da altri impieghi. Ma la decisione è politica. Se il Capo è
d'accordo, si va alla guerra e così sia. Dio, naturalmente, è con noi e intanto
ci farà vincere le elezioni, che è ciò che conta. * * * I sindacati
incontreranno Spinetta il 25 prossimo, dopodomani. Forse sul cargo tratteranno
(cinque vecchi aerei, 135 piloti per guidarli, 200 milioni di fatturato annuo,
70 milioni annui di perdita). Forse si aprirà uno spiraglio sugli esuberi di AZ
Servizi e sul tempo di dismissione. Se rompono la crisi sarà immediata. Se
rompono si assumono i rischi della rottura perché Spinetta è stato chiaro su
questo punto: senza l'accordo con i lavoratori mi ritiro. E' un ricatto? A me
sembra un dato di fatto e un segno di considerazione. Ma ognuno decide con la
sua testa. Può darsi però che i sindacati non rompano, che il piano industriale
francese li convinca, ma che abbiano bisogno di qualche giorno per
perfezionarlo. Può darsi che cinque giorni, dal 25 al 31 marzo, non bastino.
Può darsi che ne vogliano dieci o giù di lì. Spinetta concederà quei pochi
giorni fissando una data certa e accettata? Prodi e Padoa-Schioppa accetteranno
una proroga breve con data prefissata e non superabile? Esprimo un'opinione
personale: una proroga di cinque o sei giorni oltre il 31 marzo sembra
accettabile. Oltre quel limite non lo è. Quanto al prestito che Berlusconi
chiede al governo, Prodi ha già detto che non si può fare se non è garantito da
un soggetto bancabile. La Ue vieta operazioni di prestito a rischio da parte di
un governo ad una società per azioni. Al di là di questo non ci sono altri
orizzonti che l'amministrazione controllata. Significa congelamento dei debiti,
nomina d'un commissario giudiziale, risanamento con vendita delle poche
attività e concordato con i creditori. Esuberi? Da quel momento la controparte
dei sindacati sarà il commissario. La flotta continuerà a volare? Così come
Parmalat continuò a produrre il suo latte e i suoi yogurt? C'è una differenza
di fondo tra i due casi: la gestione di Parmalat era attiva ma il capitale
finanziario non c'era più. Per Alitalia invece il
capitale finanziario non c'è più e la gestione è in pesante passivo. Affinché
la flotta continui a volare occorre che i fornitori vendano il carburante a
credito, la manutenzione e il personale di volo e di terra lavori senza sapere
se a fine mese gli stipendi saranno pagati. Una situazione ovviamente
impossibile quale che siano le opinioni in proposito di Giordano, Diliberto e
Pecoraro Scanio. Berlusconi strillerà e con lui Fini. E con loro Formigoni e la
Moratti che sono tra i principali responsabili del flop di Malpensa. E gli
elettori? Nessuno può dire quale sarà l'effetto dell'affaire Alitalia-Malpensa
sugli elettori del Nord. Forse la maggioranza se ne infischia o forse no.
Quanto agli industriali, è un fatto che in quindici anni da quando dura
quest'agonia sotto quattro diversi governi, gli industriali del Nord nessuno li
ha visti. Avevano altri pensieri. Li vedremo oggi? Daranno oro alla Patria? In
barba al mercato? Col solo vantaggio d'essere i finanziatori di Berlusconi?
Tutto è possibile. Nel 1921 finanziarono Mussolini pensando che sarebbe stato
una marionetta nelle loro mani. Non fu così, ma quando se ne accorsero era
troppo tardi. Dovettero aspettare vent'anni e una catastrofe epocale. Qui se ne
preparano altri cinque e siamo ancora alle prese con lo stesso leader, lo
stesso personale politico, la stessa Lega, lo stesso Fini, gli stessi "ascari"
con i cannoli o senza cannoli. Ma il popolo è sovrano. A volte decide per il
suo bene, a volte si dà il martello sui piedi, a volte resta a casa a guardare
lo spettacolo dalla finestra. E questa è la cosa peggiore che possa accadere.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Alitalia, i sindacati accusano il governo Bonanni:
"No al ricatto del commissariamento". Air One in pista -->
Bonanni: "No al ricatto del commissariamento". Air One in pista
Ancora polemiche sulla vendita Alitalia. I sindacati,
in particolare la Cisl, accusano il governo. ROMA Sindacati in pressing mentre
malgrado la pausa pasqua di lavoro il presidente di Air France Jean Cyril
Spinetta sta mettendo a punto il documento che presenterà all'incontro di
martedì. I sindacati premono per ottenere migliori condizioni dell'offerta per Alitalia, ma il leader della Cisl Raffaele Bonanni si
ribella all'ipotesi di commissariamento in caso di fallimento dell'accordo con
Air France-Kml. Il "ricatto" del commissario per Alitalia
"è un giochetto puerile del governo nel quale non entro" dice.
"La responsabilità è tutta del governo che ha avallato un piano e una
trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili posti. Questo non va
bene - puntualizza Bonanni - perché le azioni Alitalia
sono un possesso pubblico e non privato". Incalza il numero uno della Uil,
Luigi Angeletti: Spinetta si presenti al tavolo di martedì "con condizioni
meno gravose per il sindacato. Se la trattativa fallisce è colpa di Air France
che non vuole fare l' accordo". Semaforo verde dei sindacati invece alla
richiesta del patron di Air One, Carlo Toto, di vedere i conti della disastrata
compagnia. "Fateci fare una due diligence, anche solo di tre settimane e
non tre mesi come i francesi, e potremo presentare la nostra offerta
vincolante" ha detto Toto in un'intervista a La Repubblica. Giusto mettere
i concorrenti nelle stesse condizioni, concordano Bonanni e Angeletti. Anche la
Filt Cgil ritiene opportuno che si sfrutti il lasso di tempo che manca perchè
si insedi il nuovo governo (lo stesso Spinetta ha chiesto l' assenso del nuovo
esecutivo all'eventuale accordo) per "permette la due diligence sui conti
a chi vuole farla. Le condizioni poste da Air France - dice il segretario
nazionale Filt Mauro Rossi - sono talmente penalizzanti che chiunque può fare meglio".
Al tavolo di martedì Spinetta porterà probabilmente un piano con degli
aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle esternazioni della politica, il
presidente di Air France "sta lavorando con determinazione e
serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia, per cercare di
venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel precedente
incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno
stravolgimento del progetto. Spinetta sarà a Roma domani e probabilmente avrà
un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia
Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi avanti, ma si
tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli mai affrontati
in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da ambienti del
vettore d'oltralpe. Il sindacato chiede invece segnali concreti: tagli agli
esuberi del 40% tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, per un
massimo di 1.100 unità, per la Uilt. Solo esuberi transitori, acquisto
dell'intero pacchetto Az Fly e Az Service e aumento della flotta di lungo
raggio, incalza la Filt. Modifiche all'intero piano, perchè "se si
richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa" puntualizza
Bonanni. Una strada che al momento appare quindi tutta in salita e, in caso di
mancato accordo, il rischio del commissariamento e del ricorso alla legge
Marzano si fa più concreto per Alitalia. La compagnia
"ha ossigeno per poche settimane", ha detto al Financial Times il
ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Alcuni tra i sindacati non fanno
mistero di contare sulla per ora ipotetica cordata italiana, e per questo sono
disposti ad attendere il dopo-elezioni. "Mi irrita che la vicenda Alitalia sia inquinata dalla campagna elettorale", dice
Angeletti sperando in una soluzione-Iberia, un gruppo di imprenditori spagnoli
spuntato appena in tempo per evitare la cessione a British Airways.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Di Pietro attacca Berlusconi: "Fa solo insider trading". Maroni
contro Air France: "Vuole eliminare Malpensa per tutelare Parigi" È
scontro sul futuro della compagnia Di Pietro attacca Berlusconi: "Fa solo
insider trading". Maroni contro Air France: "Vuole eliminare Malpensa
per tutelare Parigi" --> MILANO Continua a tenere il baricentro delle
discussioni su Alitalia l'iniziativa di Silvio Berlusconi
che sta prospettando una cordata italiana per il salvataggio della compagnia.
Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro attaccare il Cavaliere per quello
che definisce "un atto di insider trading immorale e illegale",
mentre il destino della compagnia di bandiera tiene banco nel dibattito
elettorale. E se Pier Ferdinando Casini sollecita i figli di Berlusconi
"tirare fuori i soldi" (altrimenti la sua è solo una "captatio
benevolentiae" elettorale) e Francesco Rutelli ammonisce il centrodestra sulle
responsabilità dell'eventuale fallimento della compagnia, a schierarsi con il
Cavaliere è la Lega. Per Roberto Maroni, infatti, quella ventilata da
Berlusconi è una possibilità da guardare con attenzione, destinata a
rilanciare, o comunque salvaguardare, anche Malpensa. "Berlusconi sta
facendo insider trading - va giù duro Antonio Di Pietro - facendo credere
contrariamente al vero che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia".
Per il leader dell'Italia dei valori "certe operazioni prima si fanno e
poi si dicono e annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io
ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale".
Allo stato attuale, insomma "c'è un offerta sul campo e va esaminata, se
qualcuno ha altro da offrire lo offra, ma che sia una cosa seria". Ma la
verità, secondo Di Pietro, è che "Alitalia
produce una media tre uno e due milioni di euro al giorno di debiti ed è
difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela". Ma per il governo
sulle pagine del Financial Times il ministro Padoa-Schioppa ammonisce
giudicando "drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà"
la fotografia della situazione. "La gente - spiega il ministro - continua
a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni
alternative". Ma Alitalia "ha ossigeno per
poche settimane. Qualsiasi cosa pensino i politici, le scadenze sono dettate
dalle condizioni della compagnia, non siamo nel campo della discrezione
politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria:
tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro - denuncia ancora il
ministro - e il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente
spostato oltre il limite". Legata ad Alitalia è la sorte di Malpensa, che, secondo Di Pietro, deve avere la
priorità di salvaguarda: "Vale almeno dieci Alitalia - afferma
- e intorno c'è un indotto tale per cui migliaia e migliaia di persone e di
piccole e medie aziende rimarrebbero senza lavoro". L'iniziativa di
Berlusconi potrebbe garantire proprio il rilancio, e di sicuro la salvaguardia,
di dell'aeroporto di Malpensa, sottolinea il leghista Roberto Maroni.
"Siamo certi che se questa cordata ci sarà, terrà in giusto conto le sorti
di Malpensa - afferma l'ex ministro in un'intervista a Radio Padania - a
differenza di quanto ha fatto Air France che ha solo l'interesse a chiudere
Malpensa per eliminare un concorrente pericoloso per Parigi". Di Pietro e
Maroni comunque si trovano concordi su un punto: stop ai soldi pubblici.
"L'Unione Europea è stata molto chiara e ha detto che non si può più
mettere nemmeno un centesimo di soldi pubblici in Alitalia
- sostiene l'esponente del Carroccio - Non c'è il rischio, anche se qualcuno
naturalmente lo teme, che il governo, lo Stato possa rimetterci soldi".
Inutile "cercare di tirare a campare - afferma a sua volta Di Pietro -
pensando che lo Stato ci mette altri o deve rimborsare la Sea: l'Unione europea
non lo permette".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Roma
Rutelli: "Meno tasse e più tram in città" Punti ascolto in cinquanta
gazebo CARLO ALBERTO BUCCI Aumento dei punti di contatto con i cittadini
attraverso 50 gazebo. E proposte per il futuro, puntando sulla mobilità ma
anche sul taglio delle tasse: "Faremo sconti a chi investe sul sociale, ad
esempio pensiamo a una bolletta sui rifiuti meno cara per chi garantirà la
pulizia delle strade". A ormai soli 22 giorni dalle elezioni, il candidato
sindaco del Pd Francesco Rutelli ha inaugurato a piazza Argentina il primo
gazebo per "la seconda fase di ascolto". Dopo i viaggi sull'autobus
per farsi raccontare i problemi di Roma, il vicepremier ha aperto le urne delle
piazze dove i romani potranno lasciare proteste e consigli ("l'ascolto e
la partecipazione saranno la cifra caratterizzate della nostra nuova
esperienza"). IL capolinea a piazza Argentina fu inaugurato 10 anni fa,
quando Rutelli era sindaco. "Ricordo che all'inizio ci fu una vera e
propria guerriglia del centrodestra contro il tram". E l'8 "s'è
dimostrato dei mezzi più riusciti di trasporto". Ma il prolungamento
riguarda il centro storico. E il tram per le vie storiche a Firenze ha creato
un putiferio. "è chiaro che c'è un impatto sulla città antica, occorre
quindi un'analisi seria del progetto. Questa sarà una delle nostre
priorità" ha promesso Rutelli. Che ha ribadito la sua apertura per la possibile cordata interna su Alitalia:
"Dicano subito - ha detto rivolto al centrodestra - se c'è un'alternativa
(all'acquisto di Air France ndr) o si prenderanno la responsabilità di un
fallimento con conseguenze gravissime non solo su Malpensa ma anche su
Fiumicino". Rutelli ha infine rivendicato la paternità dell'idea di fare
del carcere di Regina Coeli un luogo di cultura: "è stata una mia
proposta degli anni '90 ma si è scontrata con il no del ministero della
Giustizia".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Roma
Alemanno a Testaccio "Difesa della tradizione" "Limitare
stranieri e discoteche" Salvaguardia della tradizione romana, incarnata in
Testaccio, e del marchio Italia sugli aerei della compagnia di bandiera. Ma,
innanzitutto, difesa dei punti di propaganda elettorale del Pdl dagli attacchi
incendiari. Ieri mattina, dopo che nella notte il gazebo "azzurro" di
Largo Leonardo da Vinci è stato dato alle fiamme, Gianni Alemanno ha proseguito
il suo tour nei mercati ribadendo le parole d'ordine del centrodestra.
"Bisogna tutelare l'identità dei quartieri storici di Roma, come quello di
Testaccio" ha detto il presidente della Federazione romana di An. "è
necessario mettere in atto un'attenta politica delle locazioni degli immobili e
di concessione delle licenze commerciali. Senza fare discriminazioni - ha
sottolineato - dobbiamo evitare che anche qui ci sia un'eccessiva presenza di
extracomunitari, come avvenuto per esempio all'Esquilino. E non bisogna
esagerare neanche con la presenza di locali notturni, altrimenti questo storico
quartiere diventa una sorta di Disneyland della notte". La difesa di Alitalia passa dal Leonardo da
Vinci. "Da parte nostra, ma anche dei sindacati - ha proseguito - sono
molte le perplessità sull'offerta Air France. La soluzione deve essere italiana
ma attraverso l'alleanza con il vettore di un altro Paese non europeo.
Qualsiasi sia la scelta - ha sottolineato - è evidente che Fiumicino è
destinato a crescere perché è un hub posizionato al centro del
Mediterraneo". Le proposte del centrodestra per il Campidoglio saranno
raccolte nel "programma elettorale completo" che il Pdl presenterà
sabato prossimo. "In quell'occasione avremo solo personaggi della società
civile e non testimonial spettacolari" ha promesso Alemanno. (c. a. b.).
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Pietro a
Berlusconi: distorcere il mercato è reato. Ma la Cisl attacca il governo '
23/03/2008 la denunciaai giornaliPerso il senso della realtà: si divertono a
ballare sull'orlo del baratro padoa schioppaministro dell'Economia 23/03/2008 '
23/03/2008 l'accusaa berlusconiQueste operazioni non si annunciano: c'è un
reato che si chiama insider trading antonio di pietroministro delle
Infrastrutture 23/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
25 il tavolo di
confronto Il segretario della Uil detta le condizioni: "Ridurre gli
esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e rivedere le tratte"
23/03/2008 Roma. Se il ministro Di Pietro attacca, anche i sindacati non
scherzano. Sul caso Alitalia le organizzazioni del
lavoratori non mollano la presa. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni,
se la prende col governo, il segretario della Uil, Luigi Angeletti, punta il
dito contro Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'aspirante acquirente Air
France-Klm. Per Angeletti è indispensabile che martedì, al tavolo di confronto
con Cgil, Cisl e Uil, Spinetta si presenti con posizioni meno rigide e con la
disponibilità a discutere i termini dell'acquisizione, soprattutto per quanto
concerne il numero di esuberi. Se così non fosse, sentenzia Angeletti
"vuol dire che non vuole fare l'accordo, quindi se la trattativa fallisce
è colpa di Air France". "Occorre ridurre la quota di esuberi,
definire meglio il perimetro aziendale e poi rivedere le tratte: non si può
pensare di spostare tutto il traffico aereo a Parigi, dobbiamo poter partire da
Roma e Milano senza scali intermedi", spiega Angeletti, che come Bonanni
rifiuta la scelta obbligata tra i francesi e il commissario: "Il sindacato
serve ad evitare l'alternativa tra la guerra e la resa". Sulla cordata di
imprenditori evocata da Berlusconi, il leader della Uil sollecita: "Se c'è
venga fuori il più presto possibile, non dopo le elezioni". Ad irritarlo,
è che la vicenda Alitalia sia "inquinata dalla
campagna elettorale". E ancora: "Se c'è un'offerta italiana deve
essere migliore di quella francese, se no meglio Air France", dice
Angeletti. Quindi l'affondo: la gestione della procedura di vendita "è
stata disastrosa e la responsabilitàè del governo che ha trattato con un solo interlocutore.
Non conosciamo ancora i motivi tecnico-oggettivi che hanno indotto il governo a
preferire l'offerta Air France rispetto a quella di Toto". Dal segretario
della Fit-Cisl Claudio Claudiani piovono critiche sul ministro dell'Economia,
Tommaso Padoa Schioppa, che non si stanca di ripetere che il tempo stringe e
che l'alternativa è il fallimento. "Credo che quello che manca alle
osservazioni del ministro sia una preliminare e profonda autocritica su come ha
gestito, nel silenzio più assoluto, la vicenda Alitalia",
argomenta Claudiani. Il sindacato, aggiunge, "si trova nella condizione di
dover discutere con un acquirente che ha già avuto il via libera degli
azionisti e del cda di Alitalia". Per il leader
della Fit-Cisl "non è accettabile che il sindacato sia stato messo nelle
condizioni di non avere alternative tra un accordo capestro e l'ipotesi di un
fallimento. Gli ultimatum non giovano". Martedi 25 Fit-Cisl siederà al
tavolo della trattativa, ma "se non ci sarà un'apertura significativa e
una revisione profonda dell'offerta presentata non ci potrà essere nessun
negoziato", taglio corto il segretario, auspicando l'arrivo "altre
cordate", ma chiarendo che "bisognerà vedere i contenuti, per noi non
contano né i colori né l'italianità". Filt-Cgil detta le condizioni
necessarie all'accordo: "Un aumento significativo del numero degli aerei
di lungo raggio, segnale della volontà di far sviluppare Alitalia; l'acquisto dell'intero pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". "No alle condizioni capestro poste da
Spinetta", incalza il segretario Mauro Rossi. Sui tagli al personale,
"siamo disponibili a trattare su una quota di esuberi transitori, il cui
numero sia la risultante di un piano di prospettiva industriale, e non
un punto di partenza". In caso di commissariamento, "la
responsabilità cadrebbe per intero sul ministro dell'Economia", avverte
Rossi. In questa vicenda, conclude, "la politica ha colpe enormi. La
compagnia ha pagato oltre quindici anni di ingerenza". gilda ferrari
gilda.ferrari@ilsecoloxix.it 23/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Milano Expo,
maxi comitiva per Parigi in cinquanta a caccia di voti Con la Moratti anche 10
consiglieri: "Ma voleremo low cost" I pronostici danno il capoluogo
lombardo in vantaggio su Smirne
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Dalla prima pagina
Obiettivo: non avere un "impiccio" in più lungo l'accidentato
percorso della campagna elettorale. Una storia di resistenze reciproche fra Partito
democratico e Popolo della libertà e di sgambetti interni allo stesso Pd. Senza
alcuna considerazione del fatto che le aziende, per quanto soggette alle
indicazioni del principale azionista, vivono di vita propria (siano o non siano
quotate in Borsa) e devono rispondere ai tempi del mercato, ben più stringenti
di quelli imposti dai bizantinismi dei vari Palazzi che per convenzione
spartitoria sono titolati ad avere una qualche voce in capitolo. Il mirabile
esempio di queste ore è l'Alitalia. Prima distrutta da anni di gestione clientelare, poi messa in
vendita perché di fatto oltre le soglie del fallimento, ora assediata dal
desiderio di Silvio Berlusconi di accontentare la Lega, che attraverso la
compagnia di bandiera pretende di salvare Malpensa, fino a immaginare una
cordata nazionale che sottragga il deprezzato boccone ad Air France. Con
il Pd che fa "ammuina", gioca a polemizzare sui tempi di un'eventuale
operazione, ma mica se la sente di prendere cappello e dire che indietro non si
torna, avendo il (suo) governo già deciso. Naturalmente il mondo ci ride
dietro, ma ciò non preoccupa minimamente chi, adesso, ha l'esclusivo pensiero
di raccattare qualche voto. Da destra a sinistra, e viceversa, vale per tutti,
nessuno escluso. Difatti i manager, quelli dell'Alitalia
più degli altri ma non solo, sembrano spariti dalla circolazione. Costretti a
fare il loro mestiere rimanendo sulla graticola di un'incertezza che pesa ben
oltre la sua durata (al massimo da qui a giugno), perché può minare l'adeguarsi
a quelle prassi che, per un gruppo come Finmeccanica, ad esempio, stanno dietro
alla vittoria o alla sconfitta in gare internazionali marcate dall'elevatissimo
livello di competizione. Non è un caso che proprio Pier Francesco Guarguaglini,
numero uno di Finmeccanica, abbia forzato la sua abituale misura nel commentare
i conti 2007, ricorrendo a un'enfasi insolita: "I risultati confermano la
nostra affidabilità e la capacità di rispettare puntualmente le previsioni
comunicate al mercato". Un avvertimento a quella politica che si facesse
cogliere dal dubbio di disarcionarlo ma anche, soprattutto, un messaggio ai
mercati sulla tenuta del gruppo, a prescindere dal nefasto ritardo sul rinnovo
(conferma) dei vertici. I giochi della politica-politicante investono le nomine
e più che mai Alitalia, ma in filigrana si colgono
nella stessa, più minuscola, vicenda genovese. Decidendo di riordinare le
partecipate, il capoluogo ligure apre prima di tutto un confronto con il
sindacato. La parola d'ordine è salvaguardare l'occupazione. Il che non è di
per sè un elemento di rilievo - lo sarebbe l'esatto contrario - ma lo diventa
smascherando il riaffacciarsi di vecchie logiche da consorteria. Difatti: che
cosa accadrà se, strada facendo, per tenere in piedi questa o quell'azienda si
ponessero problemi di cassa integrazione, prepensionamenti o, addirittura,
licenziamenti? Le cronache non riferiscono alcunché sull'argomento. Comune e
sindacati, però, fanno l'agiografia di un'intesa che quando venisse
traumaticamente meno potrebbe riproporre schemi come quello che vede alcune
irriducibili sigle sindacali tenere in ostaggio il teatro Carlo Felice. Fino ad
arrogarsi diritti impropri: chiedere la testa del sovrintendente Gennaro Di
Benedetto e sbattere la porta in faccia al sindaco Marta Vincenzi, che tentando
un'improbabile mediazione sta assumendosi la pesante responsabilità di
ritardare una resa dei conti esaustiva e, ormai, improcrastinabile. Di
Benedetto è come i manager delle altre aziende del Comune: da Amiu (ciclo dei
rifiuti) ad Amt e Ami (trasporti), da Iride (gas e acqua) ad Aster e Asef
(servizi). Non è dato sapere se e in quale misura i vertici di queste società
siano stati coinvolti nel preparare il riordino, ma non lascia presagire nulla
di buono il fatto che l'assessore competente, Alfonso Pittaluga, stia da
settimane lavorando per rivedere gli emolumenti dei manager in nome di un
taglio (finto) ai costi della politica che meriterebbe ben altri ambiti
d'impegno. È vero, lo dice la legge, nel senso che a stabilire la rinegoziazione
degli "stipendi"è la Finanziaria del 2007, ma la deriva demagogica di
quel provvedimento può avere dei correttivi. Il più noto, e già praticato nel
Paese, è trasformare gli amministratori delegati (o i presidenti con deleghe
operative) in direttori generali. Uno scandalo se fosse solo una scorciatoia
per regalare una posizione e una retribuzione a qualche "amico degli
amici" (in tal caso si hanno assunzioni a tempo indeterminato), una
iniziativa saggia se con un'assunzione a termine da "dg" si può pagare
meglio un buon manager, trattenerlo e impiegarlo, in tal caso non retribuito,
anche in consiglio d'amministrazione. Come nel gioco dell'oca, c'è una carta
che riconduce al punto di partenza ed è la pagella professionale di un manager.
Se non è ritenuto valido, il dovere di un azionista - principalmente se
pubblico, sia esso il governo o una giunta municipale - è dirlo con
trasparenza. Ma se un manager gode di motivata fiducia, il discrimine non può
essere il suo costo. Ridurlo fa propaganda, ma non fa bene al sistema se chi
subentra non offre garanzie e risultati analoghi. Il conto dell'inefficienza è
sempre più salato di un pur ricco emolumento. luigi leone leone@ilsecoloxix.it
23/03/2008 dalla prima pagina Una fede essenziale ed estrema, politica- se oggi
la parola potesse ancora contenere la sua nobiltà - centrata su quella che San
Paolo ha chiamato "la follia della Croce". Dunque il martirio e non
la resurrezione del Cristo, la nostra Pasqua, era il centro di quella fede, e
non la sua divinità, o la natura di quella divinità; ma la sua storicità, la
sua morte in croce al cospetto del mondo a causa della sua predicazione. Questo
erano chiamati a testimoniare i cristiani, la verità della croce, la loro
presenza sul Golgota. Dicono le parole di un famoso gospel: c'eri tu alla croce
di Gesù? Io c'ero e questo pensiero fa sì che io pianga, pianga, pianga. Ho
pensato a questo l'altra notte, mentre si scatenava sopra la mia casa una
furiosa tempesta di libeccio. Notte di Venerdì Santo quanto mai appropriata,
tra un cielo di tregenda e un vento che scuoteva le fondamenta della città come
se stesse cercando il tempio di Gerusalemme per squarciarne il velo. La
tempesta si è presa dalla sua tinozza il mio ulivo e lo ha mandato a
infrangersi contro i camini del palazzo. Non c'è nulla di divino nel mio ulivo
cresciuto in una bagnarola, non ha in sé nessuna verità, nessuna profezia, ma
vederlo divelto e squassato mi ha dato un grande dolore e nel dolore la
coscienza che ogni essere vivente è esposto alla sua Passione, e nella passione
di ognuno c'è una verità, una profezia, enorme o microscopica, non importa. Ma
il mio ulivo non è morto; nonostante fosse stato logico che così fosse, nel
silenzio del suo Sabato Santo segretamente le sue radici si alimentano, i suoi rami
maggiori accolgono la linfa e la offrono ai minori, e le sue fronde offese e
frante forse potranno avere ancora nuovi germogli. Se non oggi, forse in tempo
per la primavera il mio ulivo avrà per sé una sua Pasqua di resurrezione. E
ricomincerà da capo ogni cosa della sua natura, e il venerdì di tormenta non
sarà neppure più un ricordo. E io oggi festeggio la mia Pasqua anche per lui.
Sì, oggi siamo tutti più propensi a festeggiare la resurrezione che a
testimoniare della passione e della croce. È umano, se non proprio della
purezza originaria del cristianesimo, rassicurarci con l'evenienza di un nuovo
inizio. Sempre disponibile ancorché miracoloso. È un bene che sia così, ed è un
bene la certezza che ogni rinascita sia per il meglio; che proprio perché giunge
sempre miracolosa e inaspettata, abbia in sé qualcosa del divino e ce lo
consegni. È un bene perché in questo modo il mondo va avanti e andiamo avanti
tutti noi, nonostante le ragionevoli probabilità del contrario. Ma non è detto
che lo sia sempre un bene. Pericolosamente propendiamo a pensare che la
resurrezione sia un diritto, faccia parte delle nostre opportunità. Costruiamo,
anzi, lo abbiamo già fatto, una politica della resurrezione permanente, e ci
stiamo costruendo qualcosa che assomiglia a una nobile impunità, avendo
attribuito a ogni discapito della nostra vita la grandezza di un Golgota.
Mentre ciò che va ricordato innanzitutto è che la Pasqua di resurrezione è solo
il terzo giorno, e il primo è il venerdì della croce. Un giorno, il terzo, che
le assemblee dei credenti cristiani hanno aggiunto molto dopo il primo, così
come hanno a lungo esitato nella certezza della divinità del loro profeta.
Perché non era questo il punto, non l'epicentro del vortice che ha sconvolto il
pensiero del mondo, quello che appunto Paolo ha chiamato "la follia della
Croce", lo scandalo che si fa profezia in ognuno. maurizio maggiani
23/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Affari
& politica GLI IMPRENDITORI TRA PATRIA E MERCATO GIUSEPPE TURANI Ma perché
gli imprenditori, quando li cercano, non ci sono mai? Anni fa, quando la Ducati
di Bologna era in difficoltà e si cercava un salvatore, Nicola Piepoli (quello
dei sondaggi) non capiva perché non si riuscisse a mettere insieme una cordata
di imprenditori italiani per rilevare l'azienda (che poi finì a un fondo
americano, il Tpg). "Se ci pensi, mi spiegava, servono appena mille
miliardi" (di allora). "E' un grande simbolo italiano, del nostro
lavoro, del nostro saper fare le cose". Nei mesi scorsi (ma ancora oggi in
molti talk show televisivi con i politici) è risuonata (e risuona) la stessa
musica a proposito dell'Alitalia: possibile che non ci siano imprenditori italiani così sensibili
e orgogliosi da mettere mano al portafoglio per salvare la nostra compagnia di
bandiera? Chi ragiona così (e lo fanno quasi tutti i politici) dimostra di
avere un'idea molto distorta di quello che è un imprenditore e di non sapere
niente di quello che sta accadendo. Gli imprenditori non sono dei
signori con il portafoglio pieno che stanno al bar tutto il giorno in attesa di
correre a salvare la patria, o qualche suo simbolo, non appena se ne manifesti
la necessità. Di solito hanno un'azienda e stanno sui mercati, in concorrenza
con altri. Più che soldi, hanno debiti e devono continuamente fare investimenti
proprio per essere competitivi. Se hanno successo, è anche perché conoscono
bene il proprio mercato e il proprio lavoro (le tecniche, le tecnologie, ecc.).
Solo che, dati i cambiamenti sui mercati e nelle tecnologie, la loro conoscenza
è in continuo divenire. Chi aveva come concorrente, anni fa, un collega che
stava a cinquanta chilometri di distanza, adesso magari deve misurarsi con un
imprenditore cinese o coreano. Chi credeva di essere "padrone" del
proprio lavoro, scopre di colpo che in America è stato messo a punto un nuovo
procedimento, migliore e meno costoso. Insomma, quello dell'imprenditore è un
mestiere complicato. Si dice che i grandi felini vivano nell'ansia perenne di
non trovare mai abbastanza da mangiare. Gli imprenditori vivono nell'ansia
perenne di essere buttati fuori dal mercato da qualche concorrente più sveglio
e meglio attrezzato. L'idea che un imprenditore, che magari fa bulloni o
magliette, decida di gettarsi in un'avventura tipo Alitalia
(o tipo Ducati) solo per motivi di bandiera è una cosa che può venire in mente
solo a dei politici (o a qualche sincero innamorato dell'Italia come il mio
amico Piepoli). Perché mai uno dovrebbe distrarre risorse per occuparsi di un
business (quello del trasporto aereo) che non conosce per niente e nel quale le
probabilità di insuccesso sono elevatissime? Non è meglio, e non aiutano meglio
l'Italia, se invece continuano a fare, bene, il proprio mestiere? E infatti
basta conoscere un po' il mondo imprenditoriale italiano per accorgersi che
quegli stessi imprenditori che "non" si occupano di Alitalia, in questi mesi non sono stati fermi, ma hanno
combattuto con i propri mezzi per tenere alte altre "bandiere"
italiane. Bandiere quasi certamente anche più utili e interessanti di una
compagnia aerea dissestata da almeno un paio di decenni e dove non è chiaro chi
comanda (gli amministratori, i sindacati, le hostess?) Sul momento mi vengono
in mente tre casi in cui imprenditori italiani sono andati a comprarsi
un'azienda in America (proprio dove sembrava che fosse più difficile e dove
grandi gruppi italiani non sono mai arrivati) per continuare a stare con
successo sul mercato e per non farsi battere dalla concorrenza. Sono la
bolognese Datalogic (codici a barre e simili), fra le prime aziende al mondo
nel suo settore. La bergamasca Brembo (leader mondiale dei freni per auto e
moto) e Interpump (Reggio Emilia), leader mondiale per alcuni tipi di pompa. Ma
non è finita. Dai mercati finanziari internazionali giunge notizia, ad esempio,
che proprio in questi giorni e in queste settimane (approfittando della grande
crisi creditizia) i nostri due maggiori istituti (Unicredit e Intesa) stanno
cercando "occasioni" (in Francia e in Svizzera) per allargare i loro
imperi bancari e per renderli sempre più internazionali. E' presto per dire se
riusciranno a avere successo o no, ma si sa che stanno lavorando intensamente
intorno a questi dossier. Stanno cercando, insomma, di portare il nostro
sistema bancario sulla scena internazionale. Mica poco. Insomma, il fatto che
il mondo imprenditoriale italiano non si occupi di Alitalia
non significa affatto che sia pieno di scioperati, lavativi e anti-patriottici.
Significa semplicemente che ognuno sta cercando di fare bene il proprio
mestiere (senza aiuti pubblici) e di stare al passo con la concorrenza e con il
resto del mondo. Cosa che, invece, come è noto, non è riuscita altrettanto bene
a Alitalia, benché abbia divorato negli ultimi venti
anni somme enormi, pari almeno a una buona legge finanziaria. Forse, bisognava
liberarsene dieci anni fa. Oggi saremmo un paese migliore.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca Pasqua. Meno
male Campagna elettorale in pausa forzata Pasqua è arrivata. La calma e
l'arrivo della primavera, il riposo e il generalizzato ricongiungimento con i
cari affetti sono tutti elementi che aiutano. Verità pensata e difficilmente
esplicitata? Questa Pasqua tra capo e collo di campagna elettorale,
decisamente, ci sta bene. Ci voleva. C'è chi si lamenta che è troppo presto – a
prescindere dalle elezioni – e in effetti la ricorrenza quest'anno è giunta con
un certo anticipo alla media. Campagna elettorale dappertutto. Ma è Pasqua. Ci
si ferma un istante. E si respira. Certo, c'è chi si lamenta, pensando che
questa campagna elettorale sarebbe stata comunque già troppo corta e concitata
anche senza avere anche una festività di mezzo. Perché i candidati sono come trottole
– alcuni, almeno. Altri rimangono a casa, sicuri di un sostegno che tanto, da
qualche parte, arriverà – e stanno attraversando terre e mari nella raccolta
voti. Il pullman del Pd, ad esempio, è ormai leggenda. Una leggenda che, a
prescindere da quelli che saranno i risultati della partita, comunque rimarrà
nella storia come elemento di colore e, soprattutto, di nuova comunicazione.
Comunicazione. Silvio Berlusconi, candidato premier del Popolo della Libertà,
ne è da tempo ormai immemore il Signore incontrastato, in Italia. A voler
utilizzare una metafora da nuove tecnologie, l'hardware ce l'ha tutto. E' il
software, ogni tanto, a riserbare sorprese. Sorgono, a cadenze alterne, nel
funzionamento dello stesso, dei fenomeni chiamati in gergo “gaffe”. La ricezione
delle suddette gaffe, sia detto, viene definita dallo stesso detentore del
software e da altri come “mancanza di ironia”. Questione, come sempre, di punti
di vista. Hanno mancato certo di ironia, per Silvio Berlusconi, le agguerrite
pulzelle che, rigorosamente e premeditatamente di bianco vestite, sono giunte,
mercoledì scorso, al cospetto della sua villa ad Arcore. L'iniziativa è stata
lanciata via web da un gruppo di giovani precarie dopo il famoso consiglio
dell'ex premier alla precaria dal lodevole sorriso, Perla Pavoncello,
sconosciuta ai più e da quel momento balzata agli onori delle cronache per
almeno un paio di giorni – superando così di gran lunga la profezia di Warhol
secondo cui ognuno, in quello che per lui era il futuro e che è ormai il
presente di questi giorni, avrebbe goduto di un quarto d'ora di notorietà. La
precaria dal lodevole sorriso – e ancora non è dato sapere con certezza se il
tutto fosse costruito ad arte anzichenò – chiedeva al candidato premier come
fare nella vita a sistemarsi, data una condizione infelice di partenza come
quella della così diffusa precarietà. Il software, pardon, Berlusconi, replicò
“Sposando un uomo ricco... Uno come mio figlio!”. Eh. Che domande. E da lì il
finimondo. 380 sms giunti a Piersilvio con richieste di matrimonio e
mantenimento. In cartaceo, non si sa quante application form siano giunti a
destinazione. Matrimonio d'interesse? Non ci interessa. Né casalinghe di
Voghera né mantenute! Appuntamento ad Arcore mercoledì 19 marzo per… SPOSARE I
NOSTRI DIRITTI (NON Piersilvio), recitava l'appello alla marcia su Arcore delle
redivive femministe di mercoledì scorso. Sposare Piersilvio oppure un altro
miliardario, in fondo non sarebbe difficile, sostengono le manifestanti:
"abbiamo tutte -hanno detto- un bel lodevole sorriso e ce lo potremmo
permettere...". Più seriosamente, la mobilitazione corrispondeva ad un
invito preciso: "come cittadine italiane, come donne, come lavoratrici,
chiediamo ai politici di tornare a fare politica, intendendo per politica
l'arte di governare la cosa pubblica". Il problema delle pulzelle su
Arcore ne solleva altri. Perché le stesse non hanno esitato a parlare di
strapotere, di maschilismo e di cultura dominante. Parole che risuonano, nello
scenario politico e culturale attuale, di nicchia. E superate. Parole che
risuonano forate, perchè applicate ad un contesto che rappresenta altro. Che
rappresenta in chiave tragicomica lo stato dell'arte di una nazione, non del
settore specifico che si sente particolarmente piccato dal velato maschilismo
dell'affermazione. Alla rivendicazione: “La situazione drammatica che il 99 %
del paese affronta giorno dopo giorno faticando ad arrivare a fine mese non può
essere oggetto di freddure da quattro soldi” sono state affiancate tematiche
come la difesa della 194, la battaglia per l'autodeterminazione, la libertà e
l'autonomia in fatto di maternità e sessualità, le battaglie contro la violenza
domestica e la violenza sessuale, le battaglie per il potenziamento dei
consultori, per la democrazia paritaria nella politica come nel mondo del
lavoro, per il riconoscimento di modelli diversi di famiglia e di relazioni
d'amore. Cardini che, soprattutto in questo momento, e a prescindere
dall'essere condivisibili o meno, sono strumentalizzabili. E forse altresì
strumentalizzati da qualcuno. Perché? Forse perché il clima politico
pre-elettorale (ma non solo) è avvelenato. E sta ricadendo su se stesso, in una
spirale dove ognuno, a muso duro, si trincera nella propria identità. Senza
voler analizzare la correttezza o meno degli estremismi, in questo caso, forse,
estremismi e spessore non sarebbero dovuti rientrare. Risposte sensate - e che
hanno fatto sorridere, quelle sì - sono state veicolate in decine di blog nati
dal nulla. Uomini e donne amareggiati da quelle parole e precari, davvero.
Giovani che vorrebbero tanto essere di belle speranze, ma si ritrovano in un
mondo in cui le belle speranze le possono solo immaginare – e che continuino a
farlo. Voglio sposare Barbara Berlusconi era la risposta maschile alla vicenda.
Il blog, pare, è stato cancellato. Google linka ad una pagina che dice
esplicitamente di non esserci più. Il progenitore della specie, invece, Voglio
sposare Piersilvio Berlusconi. Sottotitolo: Silvio, accetto: il mio voto in
cambio del matrimonio con tuo figlio, esiste ancora.
http://piersilviosposami.splinder.com/ Un post di venerdì di colei che si fa
chiamare Precaria Berlusconi, ha 23 anni ed è di Roma? "Signori,
non sono scomparsa, è che mi sento in apprensione per la questione di Alitalia e Malpensa. Non è che adesso Piersilviuccio si deve sposare
l'intera flotta?”. Meno male che è Pasqua. Angela Gennaro
angela.gennaro@voceditalia.it http://www.flickr.com/photos/angelagennaro.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE La polemica I socialisti contro la Sea: "Bonomi a
casa" I socialisti alzano il tiro: "Bonomi si tolga di mezzo dalla
Sea, se è una persona seria si dimetta. E la Lega incominci
ad assumersi le sue responsabilità sui disastri di Alitalia".
Chi parla è Roberto Biscardini. In un comunicato durissimo, l'esponente
socialista si chiede "come fa a essere credibile uno che adesso si batte
per chiedere ad Alitalia a favore di Sea un risarcimento danni di 1,25 miliardi di euro,
compromettendo qualsiasi ragionevole trattativa tra Governo e Air France,
e nascondere le gravi responsabilità che ha avuto come presidente di Alitalia". Prosegue Biscardini: "Non abbiamo
ancora capito perché Bonomi sia stato richiamato in Sea. Sta di fatto che
l'anno in cui Bonomi è stato presidente Alitalia, tra
il 2003 e il 2004, è uno dei più disastrosi per le casse dello Stato, per i
contribuenti e per l'azienda stessa. Alitalia subisce
in quell'anno un ulteriore crollo in Borsa, non chiude inspiegabilmente l'accordo
di fusione con Air France-Klm, il buco aumenta. E appena va via Bonomi Alitalia ottiene dalle Stato un prestito ponte di 400
milioni di euro". Di ieri anche la dichiarazione di Roberto Calderoli:
"Se qualcuno ha tirato verso il baratro Alitalia
è stato chi, nel giro di qualche giorno, è riuscito a far crollare il valore
del suo titolo".
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-23 num: - pag: 1 autore: di
SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI IL DOPPIO GIOCO DELLA
POLITICA C on un ultimo sussulto l'Alitalia morente ha sparigliato le
carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è
ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha
afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il
cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane.
Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo agli interessi di
Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord. Alla borsa dei valori
nazionali le privatizzazioni scendono e il colbertismo (definizione dotta di
statalismo) riprende quota. Con una sorta di doppio salto mortale destra e
sinistra sembrano essersi scambiati i ruoli. La sinistra crede nelle virtù del
mercato e non nasconde di essere favorevole alla soluzione Air France. La
destra "liberista" ritiene che gli interessi del Paese richiedano in
molte circostanze l'intervento dello Stato. Nei prossimi giorni molti
continueranno a chiedersi quali effetti tutto questo possa avere sull'esito
della campagna elettorale. Riuscirà la destra ad apparire più credibile della
sinistra? Potrà la sinistra dimostrare che la sua gestione del caso Alitalia è stata in ultima analisi più saggia ed efficace di
quella del governo Berlusconi? Credo che occorra diffidare dei dibattiti in cui
si parla di tutto fuorché degli aspetti cruciali della questione. Molto di ciò
che è stato detto in questi giorni serve forse a segnare un punto e a mettere
in difficoltà l'avversario, ma non serve né al futuro dell'azienda né al
confronto elettorale. Chi dovrà occuparsi di Alitalia
nelle prossime settimane farà bene a tenere in bella vista almeno quattro
promemoria. Il primo promemoria concerne il rapporto con le organizzazioni
sindacali. Può darsi che l'offerta di Air France sia avara e ingorda. Ma una
delle condizioni poste dal suo amministratore delegato (le organizzazioni
sindacali debbono accettare e sottoscrivere formalmente il piano di
salvataggio) vale per chiunque debba occuparsi dell'azienda. Non è possibile
risanare una impresa che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a
un gretto sindacalismo corporativo e in cui nove sigle sindacali hanno il
diritto di sedere a un tavolo negoziale che produrrebbe inevitabilmente un
mediocre compromesso. Chi sostiene che esistono soluzioni di ricambio (come ha
fatto Berlusconi), ma omette di ricordare che la condizione voluta da Air
France è sacrosanta, dice nella migliore delle ipotesi una mezza verità. Il
secondo promemoria concerne le regole del mercato dell'aria. La disputa fra
colbertisti e privatizzatori è in buona parte irrilevante. Niente vieta allo
Stato, in linea di principio, la proprietà di una linea aerea. Ma chiunque
gestisca l'azienda dovrà ricordare che non sarà possibile contare su aiuti
pubblici (Bruxelles non li autorizzerebbe), che i consumatori europei non
intendono rinunciare ai vantaggi delle linee aeree low cost, che la
liberalizzazione dei collegamenti e la politica dei cieli aperti sono una
realtà a cui non è possibile sottrarsi. CONTINUA A PAGINA 30.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro
contro Berlusconi Il leader di Idv: fa insider trading. Il Pdl: assurdo E
Casini: i figli di Silvio ora tirino fuori i soldi Con l'ex premier si schiera
anche la Lega. Boselli attacca l'ex pm: lui e Silvio fanno campagna sulla pelle
dei lavoratori ROMA - Si fa sempre più aspra la polemica politica sul destino
di Alitalia. Ieri è stato Antonio Di Pietro ad alzare
i toni, accusando di "insider trading " Silvio Berlusconi, che
auspica e prevede la formazione di una cordata italiana che rilevi la compagnia
di bandiera. "Berlusconi - dice il leader dell'Idv - sta facendo insider
trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole
comprare Alitalia: queste operazioni prima si fanno
poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato, e
io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale ".
Un'accusa durissima, che viene immediatamente rispedita al mittente da Paolo
Bonaiuti: "Ma di cosa parla Di Pietro? Ci faccia il piacere di non usare
parole difficili e di non dire cose che non c'entrano nulla con la vicenda Alitalia". Che è tutt'altra, secondo il portavoce del
Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni quando chiede di
far uscire allo scoperto entro poche ore l'eventuale cordata alternativa:
"Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un piano, e
quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta irricevibile di sapore
colonialista. Non si capisce perché, quando Silvio Berlusconi lancia un appello
per salvare l'italianità dell'Alitalia, questa cordata
dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di Pasqua". Se con Berlusconi
si schierano gli alleati, a partire dai leghisti Calderoli e Maroni che vedono
nel tentativo dell'ex premier la volontà di salvare Malpensa che vedrebbe un
forte ridimensionamento con l'operazione Air France, dal Pd si ribadisce
l'attacco a quello che Enrico Morando definisce il "gioco irresponsabile
del Pdl", che "con una forte dose di cinismo" avanza "a
fini elettorali proposte non solo fumose, ma anche contraddittorie e
inquietanti". E però, nemmeno il responsabile economico del Pd si schiera
con Di Pietro: "Sinceramente, l'accusa di insider trading non mi sembra
un'ipotesi realistica , per come conosco io il reato...". Ancora più netto
il leader dello Sdi, Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale
sulla pelle dei lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il
Cavaliere, Pier Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla
stessa bufala. Oggi si parla di cordate che finiranno il 14
aprile". Se infatti, aggiunge il leader dell'Udc, "Berlusconi e i
suoi figli vogliono mettere dei soldi, ebbene li tirino fuori, ma subito: non
facciamo di Alitalia una strumentalizzazione da
campagna elettorale". La sfida Pier Ferdinando Casini, leader e candidato
premier dell'Udc, chiama in causa il Cavaliere Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Salvataggio E per la cordata si cerca un risanatore La
"cordata" italiana potrebbe anche non nascere mai, e l'Air One e le
banche accreditate di un ruolo "costituente", come sarebbe quello di
Intesa, dovrebbero mettersi il cuore in pace. Ma nell'incertezza
che circonda finora l'operazione di controsalvataggio per Alitalia, quella patrocinata da Silvio Berlusconi, spunterebbe anche
qualche altro requisito da soddisfare per rendere un eventuale progetto più
credibile. Intanto la necessità di dotarsi di un manager qualificato, in grado
di sobbarcarsi il compito di risollevare la compagnia. E poi quella di
raccogliere qualche investitore istituzionale che garantisca solidità alla
componente "imprenditoriale". E così si ritorna a parlare di fondi
come Tpg, Carlyle, Quantum. E anche di Enrico Bondi, "risanatore" di
Parmalat, che però è in via di riconferma, proprio grazie alla fiducia di cui
gode presso i fondi esteri soci a Parma. S. Agn.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Missione a Bruxelles E Barrot ammonisce gli sherpa del Tesoro
"Niente aiuti di Stato" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - E' una
partita a poker, quella che si gioca intorno all'Alitalia,
con molti assi ancora coperti. Perciò la Commissione europea attende di vedere
tutte le carte italiane, prima di pronunciarsi. Ma, come altre volte, ha già
tracciato una linea formale: niente aiuti di Stato, niente violazioni del
libero mercato. E proprio come "aiuti di Stato" - confermano fonti
qualificate - possono già configurarsi le iniziative ventilate finora: i
risarcimenti alla Sea per l'addio a Malpensa, o quelli ad Air France-Klm per
gli eventuali danni da ripagare alla stessa Sea. Per Bruxelles, fra tutte
quelle di cui si è parlato, vi sarebbe oggi una sola strada che abbia "un
barlume, un minimo di percorribilità": quella del prestito-ponte, sempre
che Roma concordi ogni mossa con la Ue, e sempre che "si agisca con le
stesse motivazioni che avrebbe un investitore privato", dunque "con
precisi criteri di economicità". In quest'ultimo caso, infatti, il
prestito arriverebbe sì dallo Stato, che però è anche azionista di maggioranza
della compagnia: e se servisse, per esempio, a dimezzare le perdite, si
potrebbe presentare come un tentativo giustificabile di riduzione del danno.
Forse. "Anche così, però, Roma dovrà rispondere alla domanda: perché
vengono prestati questi soldi? Con quali rischi? Chi li restituirà, e
soprattutto quando?". Questi punti sono stati ribaditi nei giorni scorsi
agli "esploratori" del Tesoro, incontratisi con gli esperti del
commissario ai Trasporti e vicepresidente della Commissione, Jacques Barrot. Si
è parlato di norme e principi che ormai da anni sono al centro delle competenze
Ue. Alcune vicende degli ultimi mesi - come la crisi della banca Northern Rock,
salvata dal governo britannico - hanno fatto pensare alla possibilità di
qualche eccezione alla regola, ma non sembra essere questo il caso dell'Alitalia: se, per esempio, la Sea vincesse la sua causa per
Malpensa, e il governo italiano risarcisse ad Air France-Klm la somma da pagare
per i danni, questo potrebbe essere visto come un aiuto indebito anche se non
direttamente concesso alla compagnia di bandiera. Fra una settimana, intanto, i
voli transatlantici accoglieranno 25 milioni di passeggeri in più grazie a
"Open Sky", Cielo aperto, l'accordo che liberalizzerà le rotte fra la
Ue e gli Usa: e sarà "un vero peccato - ha rilevato Michele Cercone,
portavoce del commissario ai Trasporti - se l'Alitalia
non potrà cogliere in pieno questa opportunità". Jacques Barrot Luigi
Offeddu.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il patron biancazzurro "Io non licenzierei nessuno, i
lavoratori starebbero dalla mia parte" Lotito: la mia ricetta? La stessa
della Lazio ROMA - Presidente Claudio Lotito: e così, dopo la Lazio, ora sarebbe pronto a risanare anche l'Alitalia. Lei è
davvero un imprenditore coraggioso. "Non so di cosa stia parlando". Alitalia, la cordata di Silvio Berlusconi. Il quotidiano economico
ItaliaOggi riporta alcune sue dichiarazioni in cui lei sostiene di essere stato
contattato, appunto, dal Cavaliere. "è escluso. Berlusconi non mi
ha cercato, né io ho cercato lui". Sicuro? "Mette in dubbio la mia
parola? ". No. Però... "Guardi, io non ho problemi a far partire
subito qualche querela. Si regoli". Va bene: comunque lei, della vicenda Alitalia, resta autorizzato a parlare. Si sarà fatto
un'idea, avrà... "Non conosco le carte, i conti, perciò potrei parlarne
solo così, con il buon senso dell'imprenditore...". Prosegua. "Beh,
intanto: da italiano, dico che occorre intervenire. Ha ragione Berlusconi: la
nostra compagnia di bandiera non può finire in mano straniera. Se ciò
accadesse, sarebbe mortificante per l'intero Paese". I dirigenti di Air
France, per altro, hanno condotto la trattativa con toni piuttosto ultimativi
e... "E questo, se permette, non mi stupisce. Alitalia
sta agonizzando e sono loro a decidere le condizioni della sua salvezza. C'è
una logica di mercato crudele ma del tutto comprensibile". Lei ha idee
piuttosto chiare. "Non mi lusinghi... è un trucco che, con me, non
funziona. D'altra parte, non ci vuole un genio per capire che la vicenda Alitalia ruota intorno a tre punti chiave". Sarebbero?
"Il costo del carburante, del personale e della manutenzione".
Carburante. "Alitalia paga cifre pazzesche, ma io
saprei come ridurle". Come? "Non lo dico certo a lei, così mezza
Italia se lo legge sul Corriere, il giorno di Pasqua". Passiamo al
personale: la stima degli esuberi annunciati da Jean-Cyril Spinetta, presidente
di Air France- Klm, è di 2100 unità. "Io non licenzierei nessuno. Risanare
con i tagli è facile, eh...". Quindi? "Riconversione". Faccia un
esempio. "Ho una hostess formata professionalmente? Posso avviare rapporti
di partnership, posso ricollocarla, posso non farle perdere il lavoro... ora mi
chiederà: e i sindacati?". Infatti: i sindacati? "Starebbero con me.
Si mettono di traverso, giustamente, solo se licenzi e mandi per strada i
lavoratori". Parliamo della manutenzione. "Che costa tantissimo. Ma
qui gli aspetti sono due. Primo: occorre verificare come si lavora, e quanto, e
capire quindi se c'è assenteismo, e...". Secondo? "La manutenzione Alitalia costa perché la qualità dei controlli è alta e
certo per risparmiare non possiamo rischiare di cominciare a far venir giù
qualche aereo. Perciò io penso che si possa offrire, vendere la nostra
struttura di manutenzione ad altre compagnie. Gli diciamo: noi siamo bravissimi
e, se volete, pagandoci, potremmo controllare anche i vostri aerei".
Presidente, lei... "Senta: risanare Alitalia è
una sfida al limite, ma non impossibile. Serve un piano industriale a 5 anni,
poi si vedrebbero i risultati". Lei sarebbe pronto, da solo? "Serve
grande liquidità, serve la copertura di un istituto bancario". Berlusconi
pensa a una cordata. "Quando ci sono le cordate, tutti vogliono contare
qualcosa. Per questo, in caso di cordata, l'ideale sarebbe un patto di sindacato
chiaro in cui si indica un solo imprenditore responsabile dell'intera
operazione". Tipo lei? "Tipo uno che non percepisca un euro di
stipendio e stia sull'azienda 24 ore al giorno". Appunto: come lei, nella
Lazio. "Sa che indebitamento complessivo aveva la Lazio quando, moribonda,
l'ho rilevata? 550 milioni di euro. Mi presero per pazzo, ma ho portato la
squadra in Champions". Lei dice di non aver parlato con Berlusconi. Ma se
oggi la chiamasse? "Va bene, lo ammetto: Alitalia
sarebbe una sfida affascinante". Punti chiave "Non ci vuole un genio
per capire che per Alitalia i punti chiave sono tre: i
costi di carburante, di personale e manutenzione" Fabrizio Roncone.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5
autore: di BEPPE SEVERGNINI categoria: BREVI Passaggi Si litiga sulle cordate,
mentre Alitalia va a fondo. Misteri della
geografia italiana www.corriere.it/italians.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita
Trattativa Il nodo esuberi
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Padoa-Schioppa: per la compagnia tempo scaduto Il pressing dei
sindacati: Spinetta migliori l'offerta. Bonanni (Cisl): no ai ricatti del
governo Il sindacato vuole trattare, martedì Air France potrebbe aprire uno
spiraglio per i piloti del settore cargo ROMA - Alitalia
ha ossigeno solo per qualche settimana, parola del ministro dell'Economia,
Tommaso Padoa-Schioppa. Che ieri con le dichiarazioni rilasciate al quotidiano
inglese Financial Times ha voluto richiamare tutti sulla gravità della crisi
della compagnia di volo controllata dal Tesoro. "Quello che stiamo
osservando è una sorprendente ed estremamente drammatica perdita del senso
della realtà". Nel mirino del ministro sembrano esserci le dichiarazioni
dell'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che promette l'arrivo di
un'offerta da parte di una cordata di imprenditori italiani per l'acquisto di Alitalia, alternativa a quella di
Air France-Klm. "La gente - dice Padoa-Schioppa - sogna che ci siano più
tempo, acquirenti alternativi, soluzioni alternative. Ma Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana". Poi non resta che
portare i libri in tribunale per le procedure di amministrazione controllata o
di fallimento. "Tutti - ammonisce il ministro - si divertono a
ballare sull'orlo del baratro, ma il centro di gravità della compagnia è stato
irresponsabilmente spostato oltre il limite". Il monito di Padoa-Schioppa
è rivolto anche ai sindacati. Martedì 25 si svolgerà un nuovo incontro tra le
nove sigle sindacali e il vertice di Air France- Klm. Il presidente della
compagnia franco-olandese, Jean Cyril Spinetta, arriverà a Roma lunedì sera e
probabilmente incontrerà a cena il presidente di Alitalia,
Maurizio Prato. Il limite fissato per la durata della trattativa con i
sindacati è il 31 marzo. Dopo, senza accordo, Air France-Klm potrebbe
ritirarsi. Nonostante le posizioni siano lontanissime, qualche spiraglio
potrebbe aprirsi. In particolare per i 135 piloti del cargo, che verrà chiuso
entro il 2010: dovrebbero trovare una ricollocazione all'interno del gruppo.
Ridotti invece i margini per gli esuberi complessivi: 2.100, che la Uil
vorrebbe ridotti del 40%. Spinetta garantirebbe però i contratti in esclusiva,
e quindi il lavoro, per Az Servizi per 8 anni. Il sindacato vuole trattare.
Dice Nicoletta Rocchi (Cgil): "Tra il prendere e lasciare iniziale di Air
France e il commissariamento c'è un discreto tratto di strada ". Contro
l'ipotesi del commissario anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e
quello della Uil, Luigi Angeletti. I sindacati sperano che martedì si ingrani
la marcia giusta. A quel punto anche la data del 31 marzo potrebbe non essere
più ultimativa. Quanto alla cordata italiana che dovrebbe entrare in scena in
concorrenza con Air France, nel governo sono scettici. Air One, scartata
qualche mese fa dal Tesoro che ha preferito andare alla trattativa in esclusiva
con i francesi, si dichiara ancora pronta a scendere in campo, ma prima vuole
accesso ai conti di Alitalia perché nel frattempo la
situazione della compagnia è peggiorata. Jean-Cyril Spinetta Il ministero
azionista Per il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa Alitalia ha ossigeno solo per qualche settimana Enr. Ma.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Bertinotti apre al Cavaliere "Il suo progetto va
discusso" "Prodi sia responsabile, il rischio è meglio del
disastro" ROMA - Esiste un punto, in questa
intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere:
"Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui
una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il
governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o
salti dalla finestra" che è stato imposto dall'Air France".
Perché "se non lo fa, allora tanto vale che non ci sia il governo: a che
serve un esecutivo se non ad assumersi le sue responsabilità?". E in
effetti Prodi ha il pallino in mano: "Sì, è così, e allora chieda del
tempo, si faccia protagonista, invece di subire ultimatum ", anche perché
"chi, come in questo caso, vende per fare cassa o per disperazione, in
realtà svende". Già, c'è anche la questione di quanto vale Alitalia e di quanto ha offerto Air France al centro di
questo dibattito. La situazione, però, è resa ancor più complicata dal fatto
che c'è una campagna elettorale. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno non lo
nega, ma a suo giudizio occorre "verificare assolutamente la possibilità
di una cordata italiana", che, per il presidente della Camera, avrebbe
"senza dubbio una co-partecipazione internazionale". Peccato, però,
che a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di
Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto
di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il
leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del
Consiglio. Perciò, se avanza una proposta bisogna discuterne e non sottrarsi
alla discussione. Dobbiamo ricordarci tutti che l'occupazione è più importante
delle beghe della campagna elettorale". Poi, se Berlusconi andrà a Palazzo
Chigi, ipotesi più che probabile, "visto che è il candidato favorito",
si potrà pensare che questa proposta "la porteranno materialmente avanti
altri imprenditori". Ma se si dice di no ad Air France e si attende una
cordata nostrana per cui ci vuole qualche tempo c'è l'eventualità che si
scivoli nel commissariamento dell'azienda... "Che significa, che
bisognerebbe bere l'imbevibile, bere la cicuta proposta da Air France?".
Forse meglio il "calice" amaro d'Oltralpe che il rischio di un
commissariamento. "Il rischio è meglio del disastro ": su questo
Bertinotti è netto. Nel Partito democratico più d'uno si è lamentato perché il
ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio
Romano Prodi hanno scelto questo "timing" per l'operazione: in piena
campagna elettorale. "Certo - osserva il leader della Sa - pesa
elettoralmente, però c'è da dire che il Pd ha diversi esponenti di peso
nell'esecutivo e quindi non può far finta che il governo Prodi stia da una
parte e il partito di Veltroni dall'altra. Eppoi dovrebbe essere obiettivo di
una forza politica quello di individuare la soluzione di problemi come Alitalia ". Sempre a proposito del Pd: il suo leader ha
rotto con la sinistra e ha deciso di andare da solo per evitare divisioni e
tensioni, ma alla fine, come dimostra questa vicenda, se le è ritrovate nel suo
stesso partito. Paradossale? Sorride il presidente della Camera, e dice:
"Secondo me, dopo l'annuncio che sarebbero andati da soli sia il Pdl sia
il Pd si sono configurati come partiti- coalizione. Come avvenne con il
passaggio dal proporzionale al maggioritario qui, invece di garantire la
semplificazione del sistema politico e la governabilità, otteniamo esattamente
l'opposto. Tanto è vero che già ora i due maggiori partiti riproducono gli
stessi difetti delle coalizioni in cui stavano prima". Dunque la vicenda Alitalia starebbe a dimostrare che Veltroni non è riuscito
nel suo intento? "Per ottenere il voto utile ha dovuto prendere le stesse
anime divergenti che caratterizzavano la coalizione e le ha messe insieme sotto
un altro nome - Pd - ma sono la stessa cosa di prima. E così non riescono ad
andare avanti così come non riusciva ad andare avanti l'Unione".
Bertinotti, però, dovrebbe fare un po' di autocritica: l'Alitalia
non è l'esempio di come l'intervento pubblico sia nocivo? "No: anzi ci vorrebbe
adesso l'intervento pubblico. Del resto, quando Air France entrò in crisi per
risolvere la situazione fecero il contrario di quel che ora propongono per Alitalia: lo Stato ci mise una barca di soldi, le rotte
vennero allargate e furono comprati veicoli d'avanguardia...". Il Pd ha
diversi esponenti di peso nel governo: non può fingere che Romano stia da una
parte e Veltroni dall'altra \\ Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
L'intervista Il ministro dello Sviluppo economico Bersani: senza Air France
libri in tribunale "Non c'è nessuna svendita. E una parola dell'ex premier
non può cancellare il codice civile" ROMA - Alitalia
è giunta al capolinea. L'alternativa è tra la svendita ad Air France e il
fallimento. Non è un bel risultato per il centrosinistra, a poche settimane dal
voto. "Non è così. Il centrosinistra - risponde il ministro dello Sviluppo
economico, Pier Luigi Bersani - lasciò Alitalia nel
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
Retroscena E il Cavaliere ora teme per l'Expo MILANO - Cosa c'entrano l'Expo e la vertenza Alitalia?
Moltissimo, secondo Silvio Berlusconi, che ha affrontato la questione con i
suoi e con il sindaco Letizia Moratti ( foto). E dietro alla richiesta di
tempo, per consentire ad una cordata italiana di presentare una propria
proposta alternativa a quella di Air France, c'è anche una strategia precisa:
vedere che cosa succederà il 31 marzo prossimo, giorno in cui i 146
delegati del Bureau International d'Expositions decideranno nella sede parigina
se l'Expo del 2015 sarà ospitato a Smirne o a Milano. In questo secondo caso, è
evidente che le rotte su Malpensa nei prossimi sette anni assumeranno una
valenza e un peso molto più importante. L'Expo attirerà capitali (4,1 miliardi
di euro per realizzare l'evento), regalerà al Nord del Paese infrastrutture
(garantiti 10 miliardi di euro di fondi a questo scopo), porterà lavoro,
turisti e 29 milioni di visitatori. Anche per questo, Berlusconi frena: non possiamo,
è il senso del messaggio concordato con il sindaco, fare un regalo ai francesi.
Il discorso, per altro, non vale al contrario, come ci tengono a ripetere a
Palazzo Marino: nel senso che la vicenda Malpensa, al di là del danno di
immagine, non comprometterà in alcun modo il dossier Expo e tutto il programma
di lavoro annunciato per i prossimi sette anni. Sperando che si vinca. E. So.
( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Evidenti
tendenze neocentriste, ma che portano con sé elementi di instabilità. Lì sta la
nostra forza" Bertinotti: "Nuova sinistra, processo
irreversibile" Una campagna elettorale ingessata dal duopolio Pd-Pdl sui
media, i compiti della Sinistra Arcobaleno nella società e nelle istituzioni, i
rischi di neocentrismo e le "praterie" che in futuro potrebbero
aprirsi a sinistra. Più che ottimista, Fausto Bertinotti è "speranzoso".
In un forum di un'ora e mezza con la redazione di Liberazione , il candidato
premier della Sinistra Arcobaleno confida i suoi timori per il voto di aprile e
per la fase politica che si è aperta, riconosce la difficoltà della sfida, ma
sembra disegnare scenari che solo per un periodo potrebbero portare vacche
magre a sinistra. Le convergenze programmatiche tra il Pd di Veltroni e il Pdl
di Berlusconi non porteranno stabilità, scommette Bertinotti. Tutt'altro: fa
fede quanto sta succedendo in Germania, dove sotto un governo di Grande
coalizione "sono ripartiti gli scioperi" e la Spd si guarda a
sinistra, alla Die linke. E anche in Francia, dove lo sforzo calmieratore del
conflitto sociale portato avanti da Segolene Royal in campagna elettorale (perfetto
stile Pd) si è specchiato nelle politiche di Sarkozy e ora la sinistra cresce
alle amministrative. Insomma, non tutto è perduto anche se al momento "la
crisi della politica, che reca con sé anche la crisi di credibilità dei media,
è pesante". La Sinistra Arcobaleno, avviata in un cammino unitario
"irreversibile", sottolinea più volte il candidato premier, viaggia
"verso l'opposizione, pur non dismettendo l'analisi del rapporto tra
società e governo". Obiettivo: crescere. "In campagna elettorale
dobbiamo dare il senso dell'impresa di costruire una nuova sinistra. Bisogna
far sì che la sinistra non sia solo denuncia e protesta, è un pericolo che va
contrastato". PIERO SANSONETTI: Ci fai una valutazione di questa campagna
elettorale? Abbiamo speranze di uscirne vivi? BERTINOTTI: E' difficile farsi
un'opinione sull'andamento della campagna elettorale e sul suo esito. Tanto
vale essere fiduciosi, ottimisti, speranzosi. In questa campagna elettorale ci
sono due piani che secondo me non interagiscono. Il primo è il piano
dell'inchiesta. In campagna elettorale si moltiplicano le relazioni con il
Paese, avviene un censimento dei bisogni e ne scaturisce anche una discussione
interessante sul rapporto tra i bisogni e le risposte che tu dai. La gerarchia
dei problemi di questa campagna elettorale è a favore nostro, indica la
necessità di un discorso di sinistra. Non c'è nessuno che non metta i salari al
primo posto delle priorità. Non era così nella scorsa campagna elettorale,
quando noi facemmo la campagna sul "non si arriva alla fine del
mese", ma allora era una tesi molto radicale e molto configurata in una
certa realtà socio-politica, non aveva alcuna capacità espansiva. Adesso,
tutti, sia quelli che pensano che i salari vadano aumentati, sia quelli che
fanno finta, sia che non fanno finta, considerano il tema al primo posto nella
gerarchia. Non al primo posto in una gerarchia di coinvolgimento emotivo, però.
Perché? In genere, nella nostra tradizione di esperienza di campagna
elettorale, comizi e manifestazioni, la questione salario è immediatamente la
questione giustizia ed è immediatamente la questione identitaria. Oggi, anche
forse per la sua estensione, è una questione di necessità, di bisogno
fortissimo, non così in rilievo di cultura politica da costituire un elemento identitario
ed emozionante. Lo sono invece i diritti civili, i diritti della persona che,
secondo quanto ho visto in campagna elettorale, assolutamente prendono il primo
posto nella capacità di costituire emozione e passione. Lo misuri dagli
applausi: l'intervento di una donna sulla nascita e l'aborto, per esempio,
evoca un elemento di costituzione del tuo popolo che tempo fa si produceva
sulle questioni sociali. L'altro piano della campagna elettorale è come viene
raffigurata nelle comunicazioni di massa. Parlo del duopolio Pd-Pdl. I
contenuti programmatici di ciascuna forza hanno un evidente carattere
strumentale, sono inattendibili. Quando vengono tradotti sul piano della
comunicazione, nessuno crede che quello sia un discorso che abbia una
pregnanza, che induca un rapporto con il voto. C'è solo la richiesta di
parteggiare in termini passivi, di delega. La domanda non è più: "Quali
problemi vuoi risolvere e come", ma "Chi vince". L'elettore è
trattato come uno spettatore di una partita di calcio quando la sua squadra del
cuore non è in campo. L'elettore è di fatto partecipe esterno di una
competizione. Ora, quale dei due piani vince? Non so dare una risposta. Nel
sistema delle comunicazioni di massa è attesa la vittoria del secondo, io non
ne sono così sicuro perché secondo me non c'è solo la crisi della politica e
delle istituzioni ma anche la crisi della credibilità delle comunicazioni di
massa e dei comunicatori. E' anche per questo che i sondaggi, con tutto il
rispetto per le professioni, non sono attendibili. Per tutto questo è
difficilissimo fare una previsione sul voto. Aggiungo un'altra ragione: oggi il
carattere unitario del Paese è messo in discussione radicalmente, non c'è nel
Paese reale e nei corpi intermedi, nelle istituzioni. La scomposizione sociale
è enorme. Anche quando si dice nuove generazioni, di chi parliamo? Quante sono
le facce di questo prisma? Certo che è un prisma, ma le facce muovono in
direzioni totalmente diverse tra di loro, rifrangono mondi completamente
diversi tra loro. Per questo bisogna trasmettere il senso dell'impresa. Come
dicevano i vecchi: "Per non sapere né leggere, né scrivere questo
faccio". Noi, per non sapere né leggere, né scrivere, dobbiamo porre
l'accento sul senso dell'impresa di costruire una sinistra nuova in Italia. Non
è una mossa del cavallo, ma l'unica conclusione possibile che puoi trarre in
questo magma per tentare di ricomporre queste facce articolate in un'idea di
società, di cambiamento. I sondaggi contano poco. Per capire, è più utile uno
sguardo soggettivo. In campagna elettorale ho notato che appena spunta la
possibilità di questa nuova sinistra, non di un cartello elettorale ma di un
soggetto politico, scatta una partecipazione coinvolta. A volte bastano anche
solo elementi simbolici. Esempio: comizio alla Sala dei Notari a Perugia, così
piena l'abbiamo vista solo con Ingrao in passato, per me è come una medaglia al
valore... Parla Claudio Carnieri, pezzo storico della sinistra umbra. Il fatto
che parli lui ed io, cioè due che ieri non stavano nella stessa formazione
politica, fa scattare una condizione psicologico-culturale e sentimentale tutta
diversa. C'è un salto rispetto al comizio ordinario perché è come se diventasse
immediatamente credibile e alla portata la costruzione del soggetto della sinistra.
Il risultato della campagna elettorale dipenderà in larghissima misura da
questo fattore, cioè da quanto riusciremo a dimostrare che è in corso di
costruzione irreversibile il soggetto della sinistra italiana che nasce dalla
Sinistra Arcobaleno. SANSONETTI: Il tema che più appassiona è cosa farà la
sinistra in futuro, come si fa, in che modo funzionerà... BERTINOTTI: Di questo
ne parliamo dopo il 14 aprile... SANSONETTI: Ne parleremo dopo il 14 aprile,
quando ci troveremo in una situazione politica nuova a conclusione di una
campagna elettorale fra le più curiose che io ricordi, con due partiti
fondamentali che si affrontano senza mordersi. E' probabile che dopo il voto ci
ritroveremo in una situazione politica con elementi consociativi, non sappiamo
quali, non sappiamo se ci sarà la grande coalizione. Ma la soluzione
consociativa per gran parte delle forze politiche in Parlamento è dietro
l'angolo: parte dalla dichiarazione di cancellazione del conflitto sociale del
Pd, si conclude con la messa in mora della lotta politica. Io credo che una
delle conseguenze sarà un'ulteriore divaricazione tra popolo e politica. Una
situazione di questo genere non rischia di spingere l'attuale crisi della
democrazia verso una crisi delle libertà?. BERTINOTTI: Mi pare evidente che ci
sia una propensione che non so se chiamare consociativa. La chiamerei
neocentrista. Il punto cruciale è la tendenza a farsi centro da parte delle
principali forze politiche, tendenza che non è lineare perché ognuna di queste
forze si porta dentro delle contraddizioni rilevantissime. Il posizionarsi
verso il centro vuol dire non potersi attenere all'idea del semplice
temperamento del liberismo. La destra risponde alla recessione con il
mantenimento dell'impianto liberista nel rapporto impresa-mercato-lavoro cui
giustappone una copertura protezionistica sul mondo degli affari, mentre
rielabora una pulsione autoritaria sul governo della società. Perché lo fa?
Perché, secondo me, non crede per nulla alla pacificazione della società, idea
che invece è il cavallo di battaglia del Partito Democratico. C'è una
differenza tra realtà e illusione perché la destra si rapporta in termini
allarmanti, ma coglie la realtà, mentre il Pd può avere una fisionomia
iperconciliativa pagando il prezzo di cancellare i conflitti, le contraddizioni
reali. Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli
altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto.
Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del
primato e dell'impresa e va oltre l'interclassismo. Scusate lo sfizio:
non è vero che questa roba è figlia della Democrazia Cristiana. La cultura
democratico-cristiana era interclassista, ma nei suoi lati più dinamici è stata
in grado di analizzare due lati fondamentali di quella fase del capitalismo.
Uno: l'importanza dell'intervento pubblico in economia. Due: la dinamica del
conflitto sociale, la contesa industriale. L'interclassismo della Dc non
passava per niente per la negazione del conflitto sociale. Più che
interclassista, dunque, il Pd è a-classista e ha un'idea dell'innovazione che
assume come paradigma generale quello della crescita e dell'impresa. Queste
tendenze neocentriste - un arco che con tutte le sue articolazioni possiamo
chiamare di pensiero unico, con un punto di convergenza sulla crescita -
possono determinarsi con delle variabili. Ci può essere la Grande coalizione,
che sarebbe la forma più organica; può determinarsi un governo asimmetrico
convergente e unitario sul terreno delle riforme istituzionali; oppure un
governo dell'esecutivo, ipotesi non meno insidiosa perché l'obiettivo di questa
campagna elettorale, quella di andare verso una soluzione presidenzialista e
maggioritaria, rispolvera l'idea di una riforma non solo della legge
elettorale. Uno dei pericoli da denunciare è che si costituisca una maggioranza
parlamentare tale da poter fare una riforma presidenzialista e sostanzialmente
bipartitica, per esempio con un'accentuazione del modello francese. Le
variabili potrebbero essere anche più di tre, ma una cosa assolutamente da
evitare è attribuire a queste tendenze neocentriste un elemento di stabilità.
Perché nei paesi europei cova un'instabilità e un'incertezza di fondo.
Prendiamo la Germania: il paese più stabile del mondo si è dato un assetto di
grande coalizione, ma che sta succedendo? Ripartono gli scioperi, Berlino è
rimasta paralizzata per una settimana dallo sciopero dei dipendenti dei
trasporti, è ripartito il conflitto nel pubblico impiego e nei comparti
industriali, ci sono mille conflitti compresi quelli ecologisti, c'è un
dissenso crescente nei confronti della Grossekoalitione, cresce il successo
della Die Linke, si apre una crisi nella Spd che sembrava impermeabile a
qualunque discorso anche vagamente di sinistra. In Francia: non c'è un assetto
neocentrista in corso? Perché Segolene Royal cosa ha spiegato in campagna
elettorale con il suo populismo dolce assai simile a quello che conosciamo in
Italia? Segolene ha fatto un'operazione veltroniana ante-litteram, pur essendo
donna. Poi succede che vince Sarkozy, coopta socialisti nella sua squadra, si
va alle amministrative, lui prende una botta e quella sinistra che sembrava
morta si rianima, pur restando dispersa. Perché? Un conto è l'annuncio, un
conto è la realtà. Questo capitalismo, con queste sue contraddizioni e questa
vocazione totalizzante, di tenere tutto sotto controllo, non ce la fa. Chi è al
governo è tendenzialmente sbalzato dalla sella, che sia Sarkozy o no. Non sono
in grado di configurare delle politiche di consenso e integrazione, grande tema
del capitalismo d'antan che riconosceva il conflitto, anzi per un periodo
l'aveva sussunto come elemento di dinamizzazione della produttività e della
competitività. Qui sta la forza della proposta della sinistra di alternativa,
non in un marchingegno politicantista ma nel prendere visione che: facciano
come vogliono, su quella strada vanno a sbattere su nuove contraddizioni e un
quadro destabilizzato. Se la sinistra ha un progetto, un'aderenza ai processi,
l'instabilità e i conflitti possono assumere una fisionomia progressiva, sennò
ne acquistano una distruttiva. Ma l'idea che questa società europea così
squassata da mille contraddizioni venga disciplinata da lor signori, è un'idea
che non esiste. RINA GAGLIARDI: Il quadro analitico è molto chiaro, ma
l'argomento "come fa un paese a non avere una forza di sinistra"
sembra non sfondare. Persuade la parte militante, per noi è ovvio, ma non
convince gli altri. Mi sembra che la percezione delle grandi categorie
sinistra-destra sia un po' perduta. Cos'è che non fa scattare il tema del
bisogno di sinistra? BERTINOTTI: La cosa non ci piace, ma è comprensibile per
due ragioni. La prima: tu parli della consapevolezza di un vissuto, di cosa
significa sinistra di massa. E' vero che buttato il sasso della sinistra, i
cerchi concentrici non vanno molto più in là. Perché? Perché una sinistra per
la cui esistenza le masse siano disposte a mobilitarsi è quella che alla prova
dei fatti, nel quotidiano, abbia dato una mano, abbia costituito un elemento di
risposta al problema, non sia, invece, un elemento del problema. Il punto è che
negli ultimi 25 anni questa sinistra come potenza di intervento non si è data.
Secondo: nell'89 e dintorni, quando il movimento operaio e comunista arrivò a
un punto della sua storia in cui gli fu richiesto un mutamento, in quel momento
sarebbe stato possibile proporre un cambiamento nella continuità. Come dire: da
questa crisi, dal crollo del muro, ricostruiamo una nuova forza comunista. In
quel momento sarebbe stato possibile perché avresti lavorato sull'esistenza di
un patrimonio diffuso e accumulato, di storie personali e collettive, di
istituzioni ancora esistenti, di presenze nella società che avrebbe potuto
farsi forza per operare questa riconversione in marcia. C'è stata Rifondazione
Comunista, ma non è avvenuta una riconversione del movimento operaio. Anzi: la
lezione prevalente è stata l'uscita da destra dalla crisi del movimento
operaio, cioè l'idea che dovevi progressivamente spostarti verso l'abbandono
della categoria fondativa della sinistra nel movimento operaio che è quella
dell'uguaglianza. Dunque, noi scontiamo una perdita di efficacia, fuori dal
quadro militante. Che memoria si ha oggi della sinistra? Non è più quella del
movimento operaio e del partito comunista, ma è quella di questi ultimi 20 anni
durante i quali la sinistra si è fatta progressivamente centro. La nozione di
sinistra si è frantumata in mille schegge. Cito una frase di Luigi Pintor,
bisognerebbe scriverla sulle nostre bandiere: "Ci vorrebbe un nuovo
inizio, una nuova assunzione di responsabilità personale e collettiva.
Basterebbe ritrovare la fiducia nella propria gente, quella che non si
riconosce in questa società e rimeritarsene la fiducia. Se c'è questa comune
ragione d'essere, questa dignità antica, ci si può dividere e scontrare su
tutto il resto. Ma se manca, come oggi manca, il vecchio e il nuovo partito si
dissolveranno". Adesso è un nuovo inizio per la sinistra e, se non
riusciamo a darne conto, non ce la possiamo fare, perché veniamo, oltre che
dalla sconfitta del '900, anche da una sconfitta del nostro tempo. L'esperienza
di Rifondazione è meritevole, ma è parte di questa sconfitta anche se è senza
colpe. Per questo, io credo che nel processo unitario a sinistra ognuno deve
dire per sé cosa tiene e cosa lascia. Cioè: Rifondazione per Rifondazione, Pdci
per il Pdci, i Verdi per i Verdi, stessa cosa per Sd e la sinistra diffusa.
Bisogna che proviamo a fare questo esercizio per il nuovo inizio e il collegamento
con la propria gente. Facendo un esercizio drastico, io penso che vada portato
nel processo di costruzione della Sinistra Arcobaleno il rinnovamento
politico-culturale che è vissuto dentro Rifondazione Comunista, dalla rottura
di fondo con la cultura dello stalinismo fino alla nonviolenza, passando per
l'immersione nei movimenti. Cosa va abbandonato? La cultura organizzativa in
cui abbiamo lasciato imprigionare questa innovazione. Il nostro rinnovamento
culturale si è prodotto sul terreno delle culture politiche e non sul terreno
delle forme di organizzazione della politica. Dobbiamo sperimentare forme di
organizzazione che consentano una riconnessione sentimentale con il tuo popolo,
sennò non ce la facciamo e l'organizzazione funziona come intercapedine e si
ferma lì. Faccio un'autocritica rispetto al periodo della mia direzione di
Rifondazione: rivendico il coraggio innovativo del congresso di Venezia, ma,
curiosamente, visto che noi veniamo dalle culture critiche ed eretiche del
movimento operaio e abbiamo assorbito la lezione del femminismo e della cultura
di genere, c'è stato anche un errore politico. Parlo per me: ho pensato che si
potesse fare l'innovazione politico-culturale solo pagando il prezzo di non
toccare il paradigma organizzativo. ANUBI D'AVOSSA LUSSURGIU: Ma intanto il
processo di ristrutturazione del quadro politico sta andando avanti e noi
potremmo non avere in mano gli strumenti adatti. Allora, a proposito di forma
politica e riorganizzazione del conflitto, il progetto politico della sinistra
è in grado di farsi carico di questioni quali quella della crisi della
democrazia rappresentativa e del rapporto tra simbolico e pratico?. BERTINOTTI:
Intanto, vorrei segnalare la natura e il tipo di questa discussione, di cui
dovremmo non solo menar vanto ma anche a portare alla luce del sole il
carattere unico nella vicenda politica italiana; fatemi vedere qualcosa che gli
assomigli! Che in una camapgna elettorale, invece di discutere di cosa dice il
sondaggio o di cosa ha detto quel leader lì o quell'altro, c'è qualcuno che fa
discussioni di questo tipo vorrei che fosse messo in rilievo. Il che vuol dire
che questa cosa di cui parliamo, la Sinistra arcobaleno come luogo di
costruzione della nuova sinistra, ha una corrispondenza reale, non è un
oltrepassamento volontaristico. Per restare ai temi citati c'è effettivamente
un filo da tirare, in una interlocuzione aperta. Agambem, secondo me, individua
bene, sul tema della governabilità e della progressiva sostituzione del governo
persino allo stato, uno degli elementi di logoramento, di crisi della
democrazia rappresentativa. E indubbiamente la riflessione sul simbolico è
parte cruciale della ricostruzione del rapporto democratico tra il popolo nelle
sue articolazioni classiche e inedite e la rappresentanza. Il punto è che siamo
precipitati in una condizione di massacro del simbolico e di sconfitta del
processo di allargamento della democrazia, soverchiata radicalmente dal
processo di globalizzazione. E noi non siamo riusciti a far frone alle fasi di
passaggio con cui quella globalizzazione ha prima istituito nuove istituzioni
a-democratiche e poi ha eroso tutti gli elementi di confine tra la democrazia
rappresentativa e le forme di democrazia diretta e partecipata. Laddove invece
si è prodotta una riconnesione, per quanto discutibile, tra il simbolico, una
nuova alleanza tra le sinistre e il popolo e un'idea nuova di democrazia (come
in America latina) e, in particolare, laddove l'elemento critico della
rappresentanza si è concentrato in un soggetto capace di portare questa critica
anche dentro il processo costituente, lì hai persino una reale possibilità di
successo: la questione indigena. Cosa diceva l'indigeno: fammi pure votare
quanto vuoi, ma io sto fuori comunque, perché sta fuori la mia lingua, la mia
cultura, la mia civiltà. Con Morales, è la cultura stessa indigena che cambia
le modalità della formazione democratica e va oltre una testa un voto, va oltre
la delega, perché propone una modalità di organizzazione del consenso su basi
più arricchite. Si poteva dire: non ce la faranno mai. Per ora, questa
connessione di nuova alleanza, simbolico, idea critica della democrazia
rappresentativa e dei meccanismi che la travalicano riesce a costituire
un'esperienza straodinaria. Non penso che si possa dire può succedere solo
nelle Ande. CLAUDIO JAMPAGLIA: Una domanda veloce e abbasso un po' il
livello... BERTINOTTI: ...sennò non ci vota nessuno.... ( Risate ) JAMPAGLIA:
Ecco, non volevo dirlo...Dunque, la domanda. Ci sono due problemi ai quali
dobbiamo rispondere. Uno è contro di noi: l'antipolitica; uno è a nostro
favore: i giovani. Come ci poniamo verso queste due questioni, anche rispetto
al ragionamento "alto" che abbiamo fatto fino adesso? C'entra o no,
anche, il modo come ci siamo organizzati in questi anni?. BERTINOTTI: Il
problema fondamentale è come ricostruire il lavoro politico. Perché siamo in
una condizione in cui quella che chiamiamo antipolitica ha semplicemente
colmato (malamente) un fossato che si è prodotto tra il paese ufficiale e il paese
reale. Dobbiamo contrastare gli elementi di imbroglio, anche volgare, che
l'antipolitica contiene. L'imbroglio lo si vede dal fatto che l'antipolitica
non è mai in grado di contrastare privilegi e poteri, anche incomparabilmente
superiori a quelli della "casta", se sono extrapolitici. Il che non
vuol dire, tuttavia, che non esista un problema di moralità pubblica.
Contrastare l'antipolitica vuol dire combattere il carattere spesso
insopportabile di un populismo che è sempre stato servitore delle classi
dirigenti; ma contemporanemanete, una politica di riforme la devi fare, il
problema è reale. In questo quadro, quello che è fondamentale è il riapparire
di una presenza diretta dell'organizzazione politica a ridosso delle situazioni
di vita quotidiana che non hanno un'interlocuzione. Faccio un esempio. Torino,
il giorno dopo i morti alla ThyssenKrupp: un silenzio tombale e un astio
percepibile. Di chi? Degli operai nei confronti di tutti gli altri. Come se
fosse caduta una saracinesca sui cancelli della fabbrica: un noi indeclinabile
in termini politici, chiuso, rinserrato. 4 23/03/2008.
( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Ora Air France ha
fretta. Di Pietro contro Berlusconi: "Fa insider trading" Alitalia, i sindacati non ci stanno: "Basta ricatti, vogliamo
trattare" Roberto Farneti In bilico tra la "padella" di un piano
che prevede 8mila esuberi e la "brace" del commissariamento, i
lavoratori dell'Alitalia guardano con il fiato sospeso a quanto potrebbe accadere martedì
prossimo, quando si terrà il secondo incontro tra i sindacati e il numero uno
di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta. La speranza è che la propaganda
elettorale di Silvio Berlusconi, impegnato a vendere il sogno di una cordata
italiana alternativa, possa almeno essere servita a sbloccare la situazione,
inducendo Spinetta ad aprire una trattativa vera. Qualcosa è già cambiato. Se
prima Air France poneva come condizione per acquisire Alitalia,
l'ottenimento dell'assenso, oltre che dei sindacati, anche del prossimo
governo, ora sembra essere la fretta la prima esigenza: "Bisogna che
questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un
mese", ha detto venerdì scorso il direttore commerciale Christian Boireau.
D'altra parte l'avvio di una trattativa vera è, al momento, l'unica strada
concreta percorribile per scongiurare un massacro occupazionale e la
conseguente consegna, in mano ai francesi, delle chiavi del trasporto aereo
italiano. Di certo, è deplorevole il modo in cui il governo Prodi ha gestito
questa vicenda, buttando via mesi preziosi con una finta gara, fino a lasciare
i lavoratori "nudi" davanti ad Air France, per usare una espressione
del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. A ciò si aggiunge la minaccia del
commissariamento, fatta dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa.
"La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano
compratori alternativi e soluzioni alternative ma Alitalia
ha ossigeno per poche settimane", sottolinea Padoa Schioppa al Financial
Times . Il ministro denuncia "un'estremamente drammatica e sorprendente
perdita di senso della realtà", ma non parla delle proprie responsabilità.
Che, invece, sono pesanti: "Air France, grazie al comportamento tenuto da
Padoa Schioppa fin dall'inizio, si è trovata ad operare nelle condizioni più
favorevoli possibili ed ha sfruttato questo vantaggio. Noi sindacati - ricorda
Mauro Rossi, segretario nazionale Filt Cgil - siamo stati i soli a lottare
contro tutto questo". Il "ricatto" del commissariamento per Alitalia "è un giochetto puerile del governo nel quale
non entro", taglia corto Bonanni. Rincara la dose Fabrizio Tomaselli,
coordinatore nazionale di Sdl, secondo cui anche le minacce di Padoa Schioppa
hanno contribuito a far crollare in Borsa il titolo della compagnia. In ogni
caso la trattativa con Air France "deve andare avanti" ma, sottolinea
Tomaselli, "non è che si possa risolvere in uno o due giorni". Luigi
Angeletti fissa gli obiettivi del suo sindacato: "Occorre ridurre la quota
di esuberi, definire meglio il perimetro aziendale e poi rivedere le tratte:
non si può pensare di spostare tutto il traffico aereo a Parigi, dobbiamo poter
partire da Roma e Milano senza scali intermedi", precisa il numero uno
della Uil a proposito dei punti sensibili del negoziato. Angeletti auspica per Alitalia la via percorsa da Iberia: un istante prima di
finire nelle mani di British Airways si è fatta avanti una cordata di
imprenditori spagnoli. "Ma se c'è un'offerta italiana deve essere migliore
di quella francese, se no meglio Air France", avverte. Intanto, sul
versante politico, infuria la polemica. A scatenarla è Antonio Di Pietro, che
per l'occasione torna a vestire i panni del pm contro Berlusconi. L'accusa
stavolta è di "insider trading", riferita alla promessa di discesa in
campo nei prossimi giorni di una cordata italiana, con Banca Intesa e Air One,
della quale potrebbero far parte i figli del Cavaliere: "Queste operazioni
prima si fanno poi si annunciano - accusa Di Pietro - annunciare per creare
distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto
elezioni sia immorale e illegale". D'altra parte, anche se una cordata
italiana esistesse veramente, il problema a questo punto sono i tempi. Il cda
di Alitalia ha fissato la scadenza del 31 marzo come
termine ultimo per garantire la continuità aziendale. Air One si è detta pronta
a rientrare in gioco ma ha chiesto una "due diligence" di almeno tre
settimane per verificare i conti della ex compagnia di bandiera. In questo
caso, l'unica possibilità è che il Tesoro conceda ad Alitalia
il prestito ponte da 300 milioni di euro. Sfidando le ire di Bruxelles.
23/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
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Il
ministro: con il commissariamento tagli più pesanti. Cisl e Uil contro il
governo: basta giochi Alitalia, allarme del
Tesoro Padoa-Schioppa: poche settimane di ossigeno. I sindacati: no ai ricatti.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Cesi avrà la
leadership in Italia. Fiumicino verrà rafforzato e sarà l'hub di riferimento.
Nuovi aerei per la flotta in arrivo dal 2011.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pa, ribadisce che
"si è perso il senso della realtà e che il commissariamento
di Alitalia brucerebbe molti più posti di lavoro che la vendita". I sindacati,
però, considerano la minaccia di fallimento come un "ricatto
inaccettabile". In un intervento sul Messaggero, il ministro dei Trasporti
Alessandro Bianchi chiede ad Air France di cambiare il piano industriale e si
dice favorevole a dare ad Air One la possibilità di fare una nuova offerta.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"BERLUSCONI
sarà ricattato permanentemente dalla Lega", dice Pier
Ferdinando Casini (nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che gli impedirà qualsiasi fair play
in Parlamento. Il leader Udc parla a trecentosessanta gradi della campagna
elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di
battersi, mentre sono già d'accordo. "Veltroni", denuncia
Casini, "coltiva l'idea del grande inciucio". Il candidato premier
del centro torna anche sul voto utile: "È veramente tale quello dato
all'Udc, in più regioni possiamo togliere senatori alla Sinistra".
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Ps, antagonista a
quella di Air France, dopo il 31 marzo e prima che scatti quella dei francesi prevista
a fine giugno. Il Tesoro, in sostanza, è libero di non sottoscrivere lo scambio
azionario proposto dalla compagnia francese, qualora arrivi una contro-offerta pubblica più vantaggiosa in termini di prezzo e sempre
che il piano industriale proposto consenta il rilancio e lo sviluppo di Alitalia. L'offerta concorrente dovrebbe inoltre confermare l'impegno a
non rivendere le azioni per 3 anni e a salvaguardare l'identità nazionale di Alitalia per 5 anni, due condizioni che il governo reputa
"irrinunciabili".
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI
MILANO - La cordata tricolore per salvare Alitalia - "mi impegno io a metterla in piedi", aveva detto
Silvio Berlusconi due giorni fa - potrebbe presto uscire allo scoperto. Carlo
Toto, patron di Air One ieri ha dichiarato "Intesa Sanpaolo è con
noi" aggiungendo che il vettore e la banca guidata da Corrado Passera
hanno "lavorato insieme al progetto anche dopo che il governo ci ha
eliminato in favore di Air France", cioè anche nel 2008. Dunque se
Toto dice la verità, Air One sarebbe della partita. E attorno al vettore
abruzzese Berlusconi, attraverso i propri emissari, Gianni Letta in testa,
starebbe cercando di compattare "con il sostegno di importanti istituti di
credito italiani" - il candidato premier del Pdl nei giorni scorsi ha
detto che Intesa "non si è ritirata" - importanti partner
finanziari-industriali. Secondo quanto risulta a Il Messaggero la cordata
tricolore potrebbe annoverare nelle proprie fila F2i, il fondo di Vito Gamberale
che ha tra i propri azionisti Cdp, Biis (Intesa), Unicredit, Merrill Lynch,
Lehman e le fondazioni bancarie. E potrebbe schierare anche Sintonia, la
cassaforte dei Benetton che ha tra i propri soci Gic, Mediobanca e Goldman
Sachs. Banca americana di cui Letta, dettaglio non di poco conto, è senior
advisor. E c'è chi è convinto che potrebbe coinvolta con un cip anche
Finmeccanica, società partecipata dal Tesoro al 32,4%. Tutto comunque ruota
attorno ai progetti del partner industriale, Air One. Toto vorrebbe ripartire
dal piano predisposto a dicembre. Che a metà febbraio sarebbe stato rivisitato
dal consulente industriale Seabury. Un piano sul quale tuttavia, le banche -
Intesa, Nomura, Morgan Stanley oltre all'advisor Goldman Sachs - che
l'avrebbero sostenuto, avevano diversità di vedute. La nuova versione non
prevederebbe più il conferimento ma piuttosto l'affitto di Air One ad Alitalia - di Ap Fleet, la società di Ap Holding (Toto) che
possiede i 22 aerei del vettore abruzzese. Sul valore di Ap Fleet tuttavia le
banche hanno sempre avuto opinioni diverse, discordanti di alcune centinaia di
milioni. E non era l'unico punto di divergenza. Resta da capire la posizione di
Intesa. Giovedì corso Passera ha detto: "è inimmaginabile fare un'offerta,
non lavoriamo al progetto da dicembre, non investiamo su chiamate". Ma lo
stesso Passera il 16 febbraio aveva invece dichiarato: "Non molliamo anzi
speriamo che nel tempo che c'è ancora davanti, possa essere messo a
disposizione di Alitalia e del Paese un progetto
(quello di Air One, ndr) che obiettivamente mi pare molto forte". E'
altrettanto vero, però, che con senso di responsabilità il numero uno di
Intesa, l'altro giorno, ha ammesso che il progetto Air One-Intesa sulla
Magliana "era basato su una conoscenza che adesso è superata dagli
eventi". Non a caso Toto chiede oggi "almeno tre settimane" di
tempo per poter effettuare la due diligence. Le banche che hanno avuto visione
del piano aggiornato da Seabury assicurano infatti che quella bozza - sulla
quale nutrivano perplessità per l'accresciuto rischio loro richiesto - non
avrebbe attualità rispetto alle condizioni odierne di Alitalia.
Prevedeva infatti una crescita dell'ebitdi altri 40 milioni circa al 2011
attraverso l'aumento del 25% dei voli internazionali - quindi con il coinvolgimento
anche di Malpensa -arrivando a 25-27 destinazioni rispetto alle 3 di Air
France. Secondo questo schema, come accennato, Ap Fleet affitterebbe gli
aeromobili a Alitalia nell'ottica di alleggerire la
struttura dell'operazione. Ma l'impegno delle banche - che a dicembre era di
500 milioni di equity in Ap Holding (300 da Intesa,
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di
ROBERTO STIGLIANO ROMA - "I tempi sono strettissimi, Alitalia ha ossigeno
per poche settimane. La gente continua invece a sognare che ci siano ancora
margini, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative. Siamo
davanti a una drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà". Di fronte agli ultimi sviluppi
della vicenda Alitalia, il ministro dell'Economia,
Tommaso Padoa-Schioppa, è fortemente preoccupato. Lo dice in un colloquio al
Financial Times, lo va ripetendo in queste ore ai suoi più stretti
collaboratori. La preoccupazione principale di Padoa-Schioppa è che i francesi
si ritirino (come ipotizza Le Monde) e che, di conseguenza, per l'Alitalia non resti che il commissariamento. "Ma
l'amministrazione straordinaria - dice Padoa-Schioppa - sarebbe di gran lunga
peggiore della vendita ad Air France". Cifre esatte non ce ne sono ma da
una prima analisi fatta al ministero del Tesoro si può ipotizzare che in caso
di commissariamento resterebbe a terra fino alla metà degli aerei (ovvero più
di 80 sui 174 attuali e contro i 42 ipotizzati da Air France) e verrebbe chiusa
la maggior parte delle rotte in perdita, anche nazionali, non solo quelle intercontinentali
già soppresse da Maurizio Prato. Il tutto con pesanti riflessi
sull'occupazione. Già, l'occupazione. La più grande preoccupazione del ministro
dell'Economia è questa. Perchè un commissario straordinario - fa notare
Padoa-Schioppa - non avrebbe altra scelta che bloccare l'emorragia quotidiana,
visto che l'Alitalia brucia più di un milione di euro
al giorno. La situazione - spiega Padoa-Schioppa - è infatti l'esatto opposto
di quella della Parmalat: il gruppo che apparteneva a Tanzi era sommerso dai
debiti ma aveva un'attività operativa redditizia. L'Alitalia,
al contrario, non ha debiti particolarnente alti, ma una gestione operativa che
brucia una montagna di soldi. Dunque, qualunque commissario straordinario
dovrebbe ridimensionare immediatamente i costi su quattro fronti: gli affitti
degli aerei, il carburante, le assicurazioni e gli stipendi. Le conseguenze
sull'occupazione - secondo calcoli circolati in questi giorni - sarebbero
immediate: cassa integrazione per circa 3.300 piloti ed hostess e
ammortizzatori sociali per altre 2.000 unità tra il personale di terra. Cifre
molto più pesanti rispetto ai 2.100 esuberi previsti dal piano Air France. Uno
scenario allarmente aggravato dagli sviluppi politici delle ultime ore con
l'annuncio di una cordata alternativa fatto da Berlusconi. "Qualsiasi cosa
pensino i politici - ha detto Padoa-Schioppa al Financial Times - le scadenze
sono dettate dalle condizioni della Compagnia. Non siamo nel campo della
discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e
finanziaria. Tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro e il centro di
gravità dell'Alitalia è stato irresponsabilmente
spostato oltre il limite". Insomma, grandi spazi non ce ne sono e rinviare
le scelte a dopo le elezioni (come vorrebbero i sindacati e l'opposizione)
sarebbe estremamente pericoloso. Berlusconi ha chiesto tempo sollecitando
l'erogazione del prestito-ponte per poter consentire all'Alitalia
di sopravvivere fino a giugno. Ma su questo punto Padoa-Schioppa è chiaro:
"Il prestito-ponte da 300 milioni di euro è subordinato all'offerta
vincolante di Air France. Se i francesi dovessero ritirarsi il prestito non
potrebbe essere erogato in attesa di una nuova offerta concreta che al momento
non esiste. Bruxelles lo considererebbe un aiuto di Stato e quindi lo
boccerebbe". "Tempi strettissimi", ripete Padoa-Schioppa e
legati a tre fattori: il via libera dei sindacati, l'erogazione del
prestito-ponte e il ritiro da parte della Sea della richiesta di risarcimento
danni per Malpensa pari a 1,2 miliardi di euro. La settimana entrante sarà
decisiva. E, probabilmente non si potrà andare oltre.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-23 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE L'intervista "Abbiamo diecimila enti e 400 assessori, eppure
l'Estonia ci ha superati" Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere
serve un piano-Italia "Ho scritto ai candidati-premier, dobbiamo
recuperare competitività" "Il World Economic Forum ha presentato la
classifica mondiale nella capacità di attrazione turistica e siamo scesi al
ventottesimo posto" MILANO - Sette lettere. Destinatari: Silvio
Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Daniela
Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati premier dei principali
schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci quando, a fine febbraio, è
partita la missiva). A loro Daniel John Winteler, numero uno del gruppo
Alpitour, in veste di presidente Federturismo chiedeva una cosa apparentemente
semplice. In sostanza: è possibile che, chiunque vinca le elezioni, il comparto
possa finalmente sperare in un po' d'attenzione (magari bipartisan)? E in una
vera politica di settore, che metta fine all'anarchia Regioni-Province-Comuni e
cominci a ragionare in una logica di "pacchetto Italia"? Le hanno
risposto, dottor Winteler? "Sì, tutti. Gentilmente e subito. Però poi, al
di là delle risposte cortesi, leggiamo i programmi e della questione turismo
continuiamo a trovare poco o niente. Eppure non sono impegni all'aiuto finanziario,
quelli che chiediamo. Anzi". Anzi? "Delle politiche, o meglio:
"una" politica di coordinamento, di indirizzo, di razionalizzazione,
di valorizzazione. Sembra che nessuno si renda conto di quale risorsa sia il
turismo per il nostro Paese. Che a nessuno importi di sapere che da qui arriva
il 12% del nostro Pil e l'11% dei livelli occupazionali. E con grandi
potenzialità di crescita". Ma? "Ma per ottenerla, la crescita, non
possiamo continuare con l'anarchia totale. Spendiamo 350 milioni l'anno solo per
promuovere Regioni ed Enti: è una somma superiore a quella dei nostri
concorrenti, ma si risolve in pubblicità sparsa, non coordinata, e a che serve?
Ancora: tra le singole Regioni si trovano punte di quasi 400 assessori al
turismo. E in tutto il Paese ci sono 10 mila enti e società di natura varia che
si occupano di "promozione". Al di là degli sprechi, mi chiedo se
anche queste non siano le "discariche per politici trombati" di cui
parla spesso Luca Cordero di Montezemolo". E visto che siamo in piena campagna
elettorale... "Vorremmo non assistere solo alle diatribe su chi mettere in
lista e chi no. Vorremmo che non ci rispondessero soltanto "grazie, i
vostri spunti sono interessanti". Vorremmo si capisse che noi,
imprenditori del settore, ci assumiamo le nostre responsabilità. Ma se da anni
assistiamo a un impoverimento della risorsa turismo, è in buona parte a causa
di una frammentazione e sovrapposizione di responsabilità. Invece la politica
deve fare la propria parte. Non può continuare a pensare che il turismo sia una
materia semplice: richiede professionalità e competenze specifiche". Sta
chiedendo un ministero ad hoc? "Sarebbe necessario. Ma se non fosse
possibile, ci vorrebbe comunque una figura unica con un ruolo di guida nella
definizione delle politiche e con un potere in grado di mettere fine ai
localismi. è importante delineare un piano strategico del Paese, che preveda
non un banale elenco di finalità ma obiettivi misurabili e chiare attribuzioni
di responsabilità". Rischi, in caso contrario? "Abbiamo un enorme
patrimonio storico, culturale, naturale. Ma lo diamo sempre per scontato e,
così, continuiamo a dilapidarlo. Non è allarmismo: il World Economic Forum ha
appena presentato l'ultima classifica mondiale della competitività turistica, e
sa dove siamo finiti?". Dal tono, si direbbe non "finiti":
"Precipitati ". "Uscendone con le ossa rotte: siamo
ventottesimi. Davanti a noi stanno l'Islanda, Malta, Cipro, l'Estonia".
Soluzioni? "Dobbiamo presentarci come "sistema Italia". Dobbiamo
capire che il turismo non è solo spiagge o alberghi: è servizio, è
infrastrutture, è non atterrare a Milano e poi andare sulle Dolomiti mettendoci
più tempo che per arrivare a Vladivostock. Noi imprenditori ammettiamo di aver
vissuto, a nostra volta e almeno in qualche caso, di rendita. Senza fare
un'analisi della domanda e delle sue evoluzioni. Ma oggi siamo pronti a fare la
nostra parte: la Confindustria di Montezemolo ha avviato il gioco di squadra,
quella di Emma Marcegaglia, ne sono certo sia per la sua sensibilità sia perché
conosce dall'interno il settore, lo continuerà. Chiediamo solo di poter
competere. Vogliamo certezze. Sa perché la Disney scelse Parigi, per il suo
europarco? Perché trovarono interlocutori di alto livello: direttamente nella
Presidenza della Repubblica. Da noi, non saprebbero né dove né da chi
andare". Qui siamo in pieno "piano strategico". Ma non si fa in
un giorno e, intanto, ci sono due emergenze immediate, anche per il settore:
rifiuti in Campania, e Alitalia Malpensa.
"Allora, rifiuti: sono una drammatica emergenza sociale e
igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è un immobilismo inquietante. Ma
detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di Napoli mostrano già un effetto
valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a dare di sè un'immagine
unitaria solo nelle cose negative, perché nessuno se ne prende la
responsabilità". Sarà negativo, anche, non avere una compagnia di bandiera
o non poter far atterrare senza scali i turisti di molti Paesi? "Separiamo
le due cose. Alitalia è il frutto di errori gestionali
di anni, e di scelte rimandate. Di sicuro, senza un carrier domestico il
turismo di un Paese soffre. Quanto a Malpensa: per andarci da Torino, per dire,
devi ancora superare brughiere e ponti improbabili. Pur seguendo i cartelli rischi
di finire in mezzo ai campi. C'è un chiaro problema di collegamenti, non è
possibile che ci siano svincoli autostradali fermi da anni. è qui che occorre
investire: e Malpensa diventerebbe, per i vettori, uno scalo interessantissimo
". Raffaella Polato.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-23 num: - pag: 30 autore: di
SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI Il doppio gioco della
politica SEGUE DALLA PRIMA Chiunque diventi proprietario dovrà essere in
condizione di sopravvivere in un mondo in cui le vecchie riserve di caccia
stanno scomparendo. Il terzo promemoria concerne l'Italia settentrionale. Non è
necessario essere leghisti per sapere che queste sono le regioni da cui dipende
in larga parte lo status europeo del Paese. Il giorno in cui i loro cittadini
fossero costretti a fare scalo, per i viaggi transcontinentali, in una capitale
europea, e continuassero a constatare che i loro collegamenti ferroviari con
l'Europa centro-occidentale dipendono dal consenso di gruppi locali e piccoli
partiti, l'Italia sarebbe ancora meno unita di quanto sia stata in questi anni.
E la Lega avrebbe buone possibilità di assumere la rappresentanza del Nord.
Quarto promemoria. I sindacati hanno molte responsabilità,
ma Alitalia non sarebbe sull'orlo del fallimento e Malpensa non rischierebbe
la retrocessione se la politica italiana del traffico aereo non fosse stata
dettata da calcoli elettorali, pratiche clientelari e ambizioni municipali
rappresentate a Roma da parlamentari locali. Forse occorrerebbe chiedere
alla classe politica un impegno simile a quello che l'amministratore delegato
di Air France vorrebbe dai sindacati: provate, almeno per una volta, a
rappresentare l'interesse generale anziché quello delle vostre clientele e dei
vostri collegi.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Tokyo, LA, Mexico: Fiumicino decolla Nuovi collegamenti e ritorno
di voli cancellati: da mercoledì offensiva turistica sul Giappone Dal 3 maggio
arriva anche la prima low cost di lungo raggio: da
Fiumicino a Toronto e Montreal per 250 euro Qualunque sia il futuro di Alitalia, di certo c'è che da subito Fiumicino avvia la sua campagna di
primavera. Alla ricerca di nuovi mercati. Senza prescindere dalla compagnia di
bandiera, ovviamente, di cui tornerà comunque ad essere l'hub principale, anzi
il solo aeroporto destinato ai più importanti collegamenti internazionali,
ma senza nemmeno trascurare le opportunità che saranno offerte da altre
compagnie, quelle che già operano e le altre che stanno per arrivare.
"Lavoriamo per migliorare la qualità dei servizi ma anche la quantità dei
collegamenti e dunque dei passeggeri che da noi arrivano e partono" dicono
ad Aeroporti di Roma, dove sono appena stati avviati i lavori per il nuovo molo
C. Fiumicino ha grandi potenzialità di sviluppo e non vuole affatto perdere
questa occasione. Né vogliono smarrirla o non sfruttarla completamente gli
imprenditori del turismo che operano a Roma e nel Lazio. Rivolta al Giappone,
ad esempio, partirà dal primo aprile un'intensa campagna, legata al ritorno su
Roma dei voli Alitalia giornalieri da e per Tokyo e
dai quattro da e per Osaka, rimasti a lungo in partenza da Malpensa. Si tratta
di un flusso che, per quanto riguarda Roma, sfiora i 500 mila passeggeri
l'anno. Mercoledì prossimo, 26 marzo, ci sarà un incontro tecnico con tutte le
categorie interessate, dagli albergatori alle aziende di trasporto, per
definire insieme un piano di interventi per sfruttare al meglio questa
opportunità: su 100 passeggeri dei voli che collegano l'Italia con il Giappone,
ben 85 sono giapponesi e la quasi totalità viaggia per turismo. E fino ad oggi
entravano a Milano e uscivano da Roma. Ora arriveranno e partiranno dalla
Capitale, con la possibilità di recuperare altre centinaia di migliaia di
notti. E' ugualmente molto atteso anche il ripristino del volo diretto fra Roma
e Los Angeles: "averlo abolito è stato un disastro" hanno confessato
operatori americani durante la recente fiera Globe08. Primo decollo per la
California fissato per il primo giugno, e l'aspettativa è un'ulteriore crescita
dei traffici dagli Stati Uniti con 5 voli a settimana. Non solo. Dal 3 maggio
arriva anche la prima low cost di lungo raggio che volerà da Fiumicino a
Toronto due volte la settimana: biglietti, tasse e pasti compresi la Zoom, dei
fratelli canadesi Boyle e partecipata dalla Bank of Scotland, propone il
viaggio a 250 euro per tratta. Tre giorni dopo, il 6 maggio, decolla anche il
nuovo collegamento per Montreal. Non solo. Debutto assoluto per il volo diretto
per Città del messico, che da Roma non ha mai avuto collegamenti senza scalo:
partenza da giugno con AeroMexico che prevede un volo anche per Monterey. L'Alitalia, invece, ripropone Damasco e, soprattutto, Teheran.
Traffico Con l'inizio dei lavori per il nuovo Molo C, cantieri aperti da pochi
giorni, l'aeroporto di Fiumicino ha avviato il programma di sviluppo C. R.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Berlusconi
è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel
governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del
grande inciucio.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- Popolo delle libertà e Partito democratico tendono a polarizzare lo scontro,
ma a meno di un mese dal voto tutti i sondaggi confermano la consistenza delle
forze minori e il pallottoliere del sistema elettorale del Senato rischia di
assegnare un ruolo decisivo al centro di Pier Ferdinando Casini e alla Sinistra
Arcobaleno di Fausto Bertinotti, malgrado che nel faccia a faccia di ieri,
pubblicato dal "Messaggero", sia Berlusconi che Veltroni abbiano
invitato gli elettori a scegliere tra i due principali partiti. "In molte
regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra
massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima
Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader
dell'Udc, il quale nega "i soccorsi" dopo il voto perché "le
alleanze si fanno prima". La nuova legislatura potrebbe confermare quindi
tutti i limiti della precedente, anche perché secondo Casini resta il problema
della "eterogeneità" dei due principali schieramenti. "Il Pd è
un'accozzaglia di contraddizioni" mentre "Berlusconi è sotto il
ricatto della Lega, come dimostra la vicenda Alitalia".
Casini punta le sue carte su una forza "tranquilla, compatta e
responsabile". Onorevole Casini, nel forum di ieri al
"Messaggero" Veltroni dice: chi dopo il 14 aprile ha un senatore in
più governa. È d'accordo? E, soprattutto, gli crede? "No, al proposito non
credo. In realtà Veltroni sta coltivando l'idea di un grande
"inciucio". E' chiaro che sia lui che Berlusconi, non a caso li
chiamo Veltrusconi, non possono dirlo ora perchè deluderebbero i rispettivi
elettorati. L'appuntamento però se lo son dato. Sono un po' come i ladri di
Pisa. Fanno finta di combattere la battaglia, ma sono già d'accordo. Condivido
invece il diritto-dovere di governare anche con un solo senatore in più, ma gli
accordi sono quelli fatti prima del voto". C'è una soglia minima di
senatori sotto la quale è impossibile garantire una salda governabilità?
"In questi giorni il dato del Senato sta facendo impazzire tutti. Troppe
sono le variabili e quindi ho deciso che all'aritmetica dedicherò attenzione
dopo il 14 aprile. Ciò che però appare evidente dai sondaggi è il 6.5% dell'Udc
che significa la possibilità di superare l'8% al Senato in molte regioni. Tra
cui il Lazio. Il meccanismo elettorale è talmente strano che in alcune
situazioni non siamo in competizione con Berlusconi, ma con la Sinistra di
Bertinotti". Vuol dire che contro la sinistra il voto utile è anche quella
dato al centro? "Accade in più di una regione che noi possiamo togliere
senatori alla Sinistra Arcobaleno. E' esattamente l'opposto di ciò che va
sostenendo Berlusconi. Anche se non c'è dubbio che per lui i voti sono utili
solo se dati al Pdl. Io sono invece pienamente d'accordo con quanto ha detto
Giorgio Napolitano. Occorre ricordare che ciò che è avvenuto in questa campagna
elettorale è un grande passo verso la semplificazione. Ora ci ritroviamo con
4-5 partiti". Partiti o coalizioni? "Il nostro centro è omogeneo nei
valori e negli interessi sociali che rappresenta. Mentre i due partiti di
Berlusconi e Veltroni sono un'accozzaglia di tutto e il suo contrario. Da
Ciarrapico a Giovanardi. Dalla Mussolini a Dini. Dall'operaio della Thyssen al
leader di Federmeccanica, dalla Binetti alla Bonino. Questi non sono partiti
omogenei, ma cartelli. E non è un caso che su molti temi questi partiti non
possano parlare. Per esempio hanno levato dal confronto elettorale tutti i temi
eticamente sensibili". Però Berlusconi dice che nei suoi cinque anni di
governo il Vaticano ha avuto il miglior rapporto possibile con lo Stato
italiano. "E' ovvio, la presenza determinante dell'Udc ha orientato in
maniera decisiva alcune scelte: dai fondi alla scuola cattolica alla legge
sulla fecondazione. Ora invece Berlusconi professa l'anarchia etica e
sull'aborto invita a non parlare perchè i suoi sono in maggioranza favorevoli.
Di fronte a quest'uso così strumentale delle convinzioni, io non aggiungo
altro. Inoltre il Pdl ha fatto fuori dalle sue liste molti esponenti del mondo
cattolico come la Burani Procaccini, la Paoletti Tangheroni, Azzolini,
Pedrizzi. Stesso comportamento ha il Pd che ha spostato tutti i cattolici dal
Senato alla Camera in modo che non siano determinanti. La strategia è la
stessa". Berlusconi ha difatto escluso che possa dare la presidenza del
Senato all'opposizione. E' segno che a Palazzo Madama il Pdl ha minori certezze
o è solo un bisogno di poltrone? "Berlusconi sarà ricattato
permanentemente dalla Lega che sarà la forza determinante alla Camera e al
Senato. Figuriamoci se Bossi, Calderoli e Maroni gli concederanno il fair-play
con l'opposizione. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni
con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme
istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad
avviare la discussione subito dopo il voto? "L'agenda della
legislatura dipenderà molto dal risultato del voto. Vorrei sottolineare che
questa legge elettorale non è peggio di tante altre. Ha solo un vulnus, ed è la
mancanza della preferenza. Se i cittadini non possono scegliere i propri
rappresentanti, la responsabilità è di Forza Italia e dell'allora Pds che
votarono contro". Nel Pdl è finita la monarchia? "Nella destra di
Berlusconi e Fini vedo solo molta confusione. Berlusconi fa una campagna
elettorale senza crederci. Vuole mettere nella bacheca il trofeo della
vittoria, accanto a quelli del Milan, ma dopo le elezioni il meno convinto di
poter governare sarà proprio lui". Torniamo ad Alitalia.
Perchè Berlusconi ha deciso che era meglio cavalcare il tema piuttosto che
seguire i consigli di chi sosteneva che fosse meglio far levare a Prodi le
castagne dal fuoco? "E' stata la Lega a spingerlo in questa direzione. O
meglio in nessuna direzione, visto che assistiamo ad un zigzagare, peraltro non
solo suo ma anche di Veltroni che non ha il coraggio di dire una cosa
semplice". Ovvero? "Aver dirottato Alitalia
su Malpensa è stata la tomba della compagnia perchè ha comportato degli oneri aggiuntivi
enormi. Invece il destino di Malpensa e di Alitalia va
assolutamente separato. Inoltre l'evocazione continua della cordata è ridicola.
Se c'era qualcuno disposto a metterci i soldi e non ad andare a prenderli dalle
banche, aveva tutto il tempo di materializzarsi. Questa cordata è tutta una
finzione destinata ad evaporare dopo il 14 aprile, ma il primo macigno che si
troverà Berlusconi sul suo governo, sarà proprio Alitalia.
La gestione irresponsabile di questa vicenda, ricadrà tutta su di lui. Sarà la
dimostrazione che con gli aut-aut della Lega non si va da nessuna parte".
Però Berlusconi vi accusa di aver posto, tramite Buttiglione, altrettanti
ostacoli alle liberalizzazioni del suo governo "E' solo una
strumentalizzazione. Buttiglione doveva solo far recepire una direttiva
europea. Non era lui il ministro competente. Da tempo Berlusconi sostiene che
tutto ciò che non ha fatto è colpa nostra. In una circostanza ha ragione e fu
quando impedimmo di abbassare le aliquote a partire dai redditi alti. Fummo noi
a chiedere che si partisse dai più bassi". Dica tre punti di intervento
che ritiene fondamentali sul versante economico. "Certamente le deduzioni
sul reddito familiare: non vedo perché si possano scaricare le spese per il
cane e non quelle per i libri di testo. Peraltro questo intervento è molto più
importante dell'abbassamento di un punto dell'Irpef, che determina un grosso
buco nelle casse dello Stato e pochi vantaggi per i singoli. Inoltre
liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, perchè le tariffe di gas e luce
che aumentano sono figlie di tante piccole "Iri". Terzo, un sì alto e
forte a rigassificatori, termovalorizzatori e al nucleare per superare le
scellerate scelte degli anni scorsi". E le pensioni? "L'unico meccanismo
da introdurre è quello che tutela le pensioni minime dall'erosione del costo
della vita. Evitiamo però di rimettere in discussione ogni legislatura la
riforma delle pensioni". La par condicio è figlia del conflitto
d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi
inserisca la par condicio tra i primi argomenti di cui si occuperà tornando a
Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che c'è tra lui e i problemi del
Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e nessuno mi parla mai di par
condicio. E' un'ossessione che ha, pur avendo uno strapotere nei mezzi di
informazione. Vorrebbe fare una campagna elettorale alla Putin, ma forse è il
caso che archivi l'argomento. Comunque sia lo scandalo è nella Rai perchè
capisco che Berlusconi è dato per vincitore, ma non comprendo perchè tutti
questi nominati e guru del giornalismo si preoccupino più delle loro seggiole
che del rispetto di una legge". Condivide l'idea di aumentare le truppe in
Afghanistan? "I nostri militari vanno difesi sempre e non a seconda delle convenienze.
Non capisco come possano progettare di mandare più uomini coloro che non hanno
votato nemmeno il rifinanziamento della missione. Sono colpito dalla
disinvoltura con la quale si cambiano le carte in tavola. Qualcuno dice che
occorrono più soldati in Afghanistan, qualcun altro li vuole in Iraq, altri li
vogliono levare dal Libano. Queste sono cose serie che coinvolgono la vita
delle persone, nonchè l'immagine internazionale dell'Italia. Invece tra
Martino, Fini e Berlusconi hanno detto tre cose diverse con estrema
disinvoltura. Per non parlare poi di D'Alema e del suo essere filo-Hamas,
un'organizzazione qualificata come terrorista". Preferenze tra la vittoria
di McCain e quella di Obama o Hillary? "Non sono americano e quindi non
voto. Inoltre il rapporto filoatlantico e di amicizia con gli Usa non è
subordinato alla vittoria dell'uno o dell'altro".
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-23 num: - pag: 31
categoria: BREVI ELEZIONI DI APRILE Il voto ai piccoli partiti Sappiamo che votare
è un'espressione di libertà, oltreché un dovere civico, tanto
più ora che il salvataggio di Malpensa e dell'Alitalia
richiedono un concorso elettorale generale. Sul voto utile mi permetto quindi
dissentire da chi afferma che anche il voto ai partiti che non raggiungeranno
le soglie necessarie alla Camera e al Senato, sia un voto utile: quelli sono
semplicemente voti sciupati paragonabili all'astensione. Bruno Mardegan,
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-23 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Allarme su Alitalia Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa lancia
l'allarme sulla situazione di Alitalia: "Ossigeno ancora per
poco". Ma i sindacati insistono: "Non cediamo ai ricatti". E Di
Pietro accusa Berlusconi, che ha lanciato l'alternativa ad Air France: il
Cavaliere fa insider trading. Taiwan, vittoria dei filocinesi Dopo otto
anni il Kuomintang è tornato al potere a Taiwan. Il partito conservatore, meno
indipendentista degli avversari progressisti, guidato da Ying-jeou, si è
ripreso la presidenza. Il risultato è salutato con favore dalla Cina. Magdi
Allam battezzato Il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, del Corriere
della Sera, è stato battezzato ieri sera dal Papa in San Pietro durante la
veglia pasquale. Focus Armi, riparte la corsa Nel mondo è ripartita la corsa
agli armamenti: ogni anno nel mondo si spendono per mantenere gli eserciti
1.200 miliardi di dollari, un quarto dei quali va in nuovi acquisti. Usa in
testa nella corsa, ma Russia e Cina si avvicinano. Esteri Un fucile per una vasectomia
Nello Stato indiano del Madhya Pradesh gli uomini che accettano di farsi
vasectomizzare, nell'ambito della campagna per il controllo delle nascite,
ottengono la precedenza per l'ottenimento del porto d'armi. Grande successo
dell'iniziativa: lo Stato è infestato dai banditi e la gente vuole difendersi.
Cronache Maltempo (quasi) ovunque Pasqua all'insegna del maltempo quasi in
tutta Italia. In Liguria un'onda alta
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Continua a
tenere il baricentro delle discussioni su ... Continua a tenere il baricentro delle discussioni su Alitalia
l'iniziativa di Silvio Berlusconi che sta prospettando una cordata italiana per
il salvataggio della compagnia. Ieri è toccato al ministro Antonio Di Pietro
attaccare il Cavaliere per quello che definisce "un atto di insider
trading immorale e illegale", mentre il destino della compagnia di
bandiera tiene banco nel dibattito elettorale. E se Pier Ferdinando
Casini sollecita i figli di Berlusconi a "tirare fuori i soldi"
(altrimenti la sua è solo una "captatio benevolentiae" elettorale) e
Francesco Rutelli ammonisce il centrodestra sulle responsabilità dell'eventuale
fallimento della compagnia, a schierarsi con il Cavaliere è la Lega. Per
Roberto Maroni, infatti, quella ventilata da Berlusconi è una possibilità da
guardare con attenzione, destinata a rilanciare, o comunque salvaguardare,
anche Malpensa. "Berlusconi sta facendo insider trading - va giù duro
Antonio Di Pietro - facendo credere contrariamente al vero che c'è qualcuno che
vuole comprare Alitalia". Per il leader Idv
"certe operazioni prima si fanno e poi si dicono e annunciare per creare
distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto
elezioni sia immorale e illegale". Allo stato attuale, insomma "c'è
un'offerta sul campo e va esaminata, se qualcuno ha altro da offrire lo offra,
ma che sia una cosa seria". Ma la verità, secondo Di Pietro, è che "Alitalia produce tra 1 e 2 milioni di euro al giorno di
debiti ed è difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela". Ma per
il governo sulle pagine del Financial Times il ministro Tommaso Padoa-Schioppa
ammonisce giudicando "drammatica e sorprendente perdita di senso della
realtà" la fotografia della situazione. "La gente - spiega il
ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori
alternativi e soluzioni alternative". Ma Alitalia
"ha ossigeno per poche settimane. Qualsiasi cosa pensino i politici, le
scadenze sono dettate dalle condizioni della compagnia, non siamo nel campo
della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica
e finanziaria: tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro - denuncia ancora
il ministro - e il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente
spostato oltre il limite".
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa I francesi
Spinetta studia le modifiche al piano Al tavolo di martedì Spinetta porterà
probabilmente un piano con degli aggiustamenti ma non stravolto. Al di là delle
esternazioni della politica, il presidente di Air France "sta lavorando
con determinazione e serietà", riferiscono ambienti vicini alla compagnia,
per cercare di venire in qualche modo incontro ad alcune richieste fatte nel
precedente incontro. Ma si tratterebbe appunto di aggiustamenti e non di uno
stravolgimento del progetto. Spinettà sarà a Roma domani
sera e probabilmente avrà un primo incontro a cena con il presidente di Alitalia Maurizio Prato. "Se ci si torna a vedere è per fare passi
avanti, ma si tratta di passi piccoli perchè i problemi sono storici, quelli
mai affrontati in questi anni, a differenza di altri Paesi" si osserva da
ambienti del vettore d'oltralpe. Il sindacato chiede segnali concreti:
tagli agli esuberi del 40% tra piloti, assistenti di volo e personale di terra,
per un massimo di 1.100 unità, per la Uilt. Solo esuberi transitori incalza la
Filt. Il termine del 31 marzo per la chiusura dell'operazione si avvicina. Se
non si trovasse l'accordo, l'ipotesi è il ricorso alla legge-Marzano, quella
per il salvataggio delle grandi imprese in crisi già utilizzata nel caso
Parmalat.
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Giovanni
Lombardo g.lombardo@iltempo.it I sindacati ... Giovanni Lombardo
g.lombardo@iltempo.it I sindacati affilano le armi in vista del nuovo incontro
di martedì prossimo con il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta. E
la vendita di Alitalia ai francesi si complica, e di
molto. Tant'è che l'ipotesi di commissariamento della compagnia prende sempre
più piede: a paventarla ieri è stato anche il ministro dello Sviluppo
economico, Pier Luigi Bersani. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, punta
l'indice contro l'Esecutivo accusato di aver concesso troppo ai francesi e di
presentarsi adesso con il "ricatto" del commissariamento che
rappresenta, secondo il leader sindacale, "un giochetto puerile del
governo nel quale non entro". Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, se
la prende con Spinetta, che giovedì ha parlato di margini di trattativa
praticamente inesistenti, subordinando però l'operazione al benestare dei
sindacati. Angeletti chiede invece che la compagnia d'oltralpe sia disponibile
a ridiscutere i termini della vendita, in particolare sul fronte degli esuberi.
Se così non fosse, dice Angeletti, "vuol dire che non vuole fare
l'accordo, quindi se la trattativa fallisce è colpa di Air France". La
Cgil-Filt, chiede invece "un aumento significativo del numero degli aerei
di lungo raggio, segnale della volontà di far sviluppare Alitalia". Non solo: è necessario anche "l'acquisto dell'intero
pacchetto Alitalia Fly e Alitalia Service". Se su tali punti Air France non cambia la sua
offerta, è l'avvertimento, si apre la via del commissariamento, "la cui
responsabilità ricadrebbe per intero sul ministro dell'Economia
Padoa-Scioppa" puntualizza il segretario Filt-Cgil Mauro Rossi il
quale tuttavia non crede "assolutamente al fallimento". I sindacati
invece vanno a sostegno della richiesta del patron di Airone, Carlo Toto, di
vedere i conti di Alitalia. "Fateci fare una due
diligence, anche solo di tre settimane e non tre mesi come i francesi, e
potremo presentare la nostra offerta vincolante", ha detto Toto. Giusto
mettere i concorrenti nelle stesse condizioni, concordano Bonanni e Angeletti.
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Il presidente
dell'istituto di rilevazioni minimizza i dati dell'Authority sulla differenza
di spazio concessa ai partiti nei telegiornali "La par condicio? Non
sposta voti" Il sondaggista Piepoli: "Giusto applicarla ma non
influenza le scelte degli elettori" Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it In
fondo è Pasqua anche per lui. Così Nicola Piepoli approfitta della pausa per
godersi un po' di meritato riposo a casa ascoltando un buon disco di musica
classica. Niente sondaggi, niente rilevazioni. Se ne riparla tra qualche
giorno. Certo, questo non significa vivere fuori dal mondo. "Continuo a
guardare i telegiornali - spiega il sondaggista - Fa parte del mio lavoro. Devo
sempre essere informato". Quindi avrà visto anche i dati dell'Agcom sul
troppo spazio riservato dai Tg al Pdl? "Sì. Mi sembra che i dati siano
distribuiti secondo le loro quote di mercato". In che senso scusi?
"Nel senso che il Pd è valutato intorno al 33%, lo spazio di informazione
riservato è esattamente quello". E la par condicio? "Sarebbe meglio
se fosse applicata. Anche se è evidente che non si può dare lo stesso spazio di
Pd e Pdl alla miriade di partitini che si presentano alle elezioni. Ovviamente
si tratta di un mio pensiero". Quanto sposta, in termini elettorali, un
passaggio televisivo nei Tg? "Quasi niente. Anche perché chi li guarda sa
già per chi vota, pure se non lo dice". Ne è così certo? "Le faccio
un esempio. Come istituto abbiamo lavorato con una gruppo di persone di cui
conoscevamo le preferenze elettorali perché, nel 2006, avevamo registrato il
loro voto. Inizialmente queste persone hanno dichiarato che non sapevano per
chi avrebbero votato. Poi, dopo un lavoro di approfondimento, hanno espresso le
loro intenzioni: erano le stesse di due anni fa". Scusi la provocazione,
ma allora a cosa servono i sondaggi? "Chi pensa che si vinca con i
sondaggi sbaglia. I sondaggi non hanno influenza anche perché vengono letti e
sentiti molto poco. Non cambiano le dinamiche elettorali". Cos'è allora che
le cambia? "La gente è influenzata da fatti che ne attirano l'attenzione.
Si ricorda quando Berlusconi, nel 2006, disse che, se avesse vinto Prodi,
avrebbe aumentato le tasse? Non si trattava di un sondaggio, ma ebbe un effetto
sulla campagna elettorale. La stessa cosa vale oggi per Alitalia". Cioè? "Il 77% di coloro che tendenzialmente
voteranno centrodestra e il 73% degli elettori di centrosinistra vorrebbero che
Alitalia restasse italiana. è una cosa che interessa". Ma è anche una
cosa di cui parlano i Tg. "Sì, ma la par condicio non c'entra. Lo
dimostra il fatto che i giornali che hanno scritto di più sull'italianità di Alitalia sono quelli di sinistra". Insomma, molto
rumore per nulla. "Mettiamola così: la par condicio andrebbe applicata ma,
se non lo è, cambia poco o niente. Ciò che fa la differenza sono quelle che
chiamerei azioni di marketing. E, comunque, la gente sa già per chi
votare". E gli indecisi? "Pochissimi lo sono veramente. O meglio, il
25-30%, dice di essere indeciso, ma solo il 5% lo è. E magari sono proprio
quelli che, alla fine, non vanno a votare".
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Presidente,
che impressioni ha di questa campagna ... Presidente, che impressioni ha di
questa campagna elettorale? Non è entrata nella fase decisiva, da martedì i
toni saranno più alti. Fino a questo momento si è svolta come previsto: il
tentativo di Veltroni di stupire con l'effetto novità, ma i fuochi d'artificio
si sono attenuati. Da parte nostra è tutto più semplice perché dobbiamo
invitare gli italiani a rispondere a una domanda: "Stavi meglio due anni fa
o adesso?". Se l'elettore viene sollecitato da questa domanda, dato che
diamo per scontata la risposta, è prevedibile anche il risultato elettorale. In
questa fase si è parlato molto di precari. Esiste veramente un problema
giovani, un problema lavoro, un problema casa? Il problema è reale, c'è un
impoverimento del ceto medio. Parliamo dello sbocco occupazionale. Prima di
tutto bisogna fotografare la realtà economica. Dobbiamo essere onesti e dire
che il contratto a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione è dietro
le spalle. Quello a termine è invece nella logica dell'economia europea. Rende
l'impresa libera di assumere e risulta l'antidoto al lavoro nero. Adesso uno
degli interventi da fare è incentivare l'imprenditore a trasformare il
contratto da tempo determinato a indeterminato grazie ai benefici fiscali.
Secondo concetto: inserire il principio "più lavoro più guadagno".
Questo vuol dire contratti nazionali sempre più snelli e legati alla
produttività. Poi capiamo cosa serve a un ragazzo per iniziare a lavorare.
Serve una selezione all'interno delle scuole e delle università più rigorosa e
un maggior legame tra il momento della formazione e il momento occupazionale.
Inoltre a un ragazzo va insegnato un mestiere. Mentre sulla casa, nel
programma, c'è il riferimento alla necessità di costruire e mettere sul
mercato, a canoni compatibili e con stipendi di chi inizia a lavorare, degli
alloggi destinati solo alle giovani coppie. Fini cosa farà in questa
legislatura? Ministro degli Esteri, presidente della Camera, o altro? L'unica
cosa che voglio fare è vincere le elezioni. E poi dar corso al progetto di
costruzione del Popolo della Libertà. Perché costruire un partito significa
definire le modalità, l'identità, lo statuto e le regole di funzionamento. Quanto
è stato faticoso superare le incomprensioni con Berlusconi? Nel merito è
cambiato questo: a San Babila Berlusconi disse: "Io ho fatto il Pdl, voi
venite con me". Adesso è diverso: ci chiede di "costruire insieme il
Pdl". E convincere An dell'operazione? Meno difficile di ciò che può
sembrare, perché siamo quelli che hanno promosso il referendum per fare le
liste quanto più unitarie possibile. In più, nel '99, perdemmo un referendum,
promosso solo da noi, che avrebbe cancellato il 25 per cento di quota proporzionale.
Anche sul Ppe non è difficile spiegare al quadro dirigente o al militante di An
che i riferimenti non sono all'Internazionale democristiana. Il Ppe non è né di
centro né di destra, ma molto più semplicemente di centrodestra. Siamo nel 2008
e darsi una collocazione politico-geografica è un'operazione vecchia almeno 50
anni. Se andate a Palazzo Chigi dovrete comunque fare i conti con più anime.
Sui temi economici ci sarà un pensiero liberista e un altro che favorisce
l'intervento dello Stato. Esiste una sintesi? Uno dei punti di riferimento
culturali del Ppe è l'economia sociale di mercato. Privatizzare, ad esempio,
significa mettere sul mercato ciò che è pubblico. La prima domanda a cui
bisogna rispondere è: "Ma il mercato è in grado di recepire?". La grande differenza nella vicenda Alitalia tra
questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a quell'epoca se avessimo
messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera l'avremmo svenduta perché il
mercato era "seduto". Su Alitalia il
problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado di rilanciare la
compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale. Un piano industriale
che non imponesse un hub solo. La questione non è "oddio la comprano i
francesi", ma che Prodi la sta svendendo. Quando si privatizza non bisogna
preoccuparsi. E restando in tema, ma sulle liberalizzazioni, abbiamo contestato
Bersani perché di fronte a una ideale catena, partiva dagli ultimi anelli.
Liberalizzare i servizi in certi settori va bene, ma solo se prima liberalizzi
nell'ambito dei servizi di pubblica utilità a livello municipale. A queste
elezioni sarà ancora il Senato a fare la differenza e il Pdl ha perso per
strada qualche alleato. Nel Lazio che rischio si corre? è una regione
importante e sono ottimista perché l'elettore non è uno sprovveduto. Conosce il
rischio che si corre al Senato con questa legge. Ad esempio gli indecisi
decidono come votare dopo essersi informati, e se il tema è anche questo vuol
dire che chi ancora non ha scelto sceglierà dandosi come obiettivo quello
dell'adesione al partito che più lo soddisfa. Ma anche dandosi come obiettivo
quello della governabilità. Anche nel Lazio alla fine ci sarà un consenso per
il Pdl molto più alto a danno di Storace, Casini e Rifondazione. Ce la faremo.
Fermiamoci un attimo su Casini e la ormai celebre telefonata sua e di
Berlusconi. è una di quelle offerte fatte affinché vengano respinte?
Assolutamente no. Sono ancora dispiaciuto dell'esito di quella telefonata.
Gianni Letta parlò a Casini a nome mio e di Berlusconi e disse: "Guarda
non c'è nulla di definito, prima di dire no parliamone". Nella campagna
elettorale di due anni fa furono abbastanza decisive le candidature di Luxuria
o Caruso che hanno spostato l'elettorato cattolico dalla parte del centrodestra.
Questa volta l'effetto potrebbe non ripetersi. Gli indecisi come possono
convincersi di nuovo a votare Pdl? Facciamo l'esempio che gli indecisi siano
dieci. Due non vanno a votare, due votano per un soggetto terzo, gli altri sei
votano per Pd o Pdl. Ma non tutti da una parte, quei voti vengono divisi. Il
discorso quindi non mi preoccupa. Del resto il messaggio qualificante dei
soggetti minori qual è in questa campagna elettorale? Vogliamo dire che si è
separato con piacere da una certa parte di elettorato di destra? Certo che no.
Il Pdl è sicuro della vittoria. Ma parlando di voto inutile non mettete a nudo
anche qualche timore? Lo facciamo per un'altra considerazione. Dal '94 al
( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
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presidente di Promos
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Gianfranco
Fini al Forum del Tempo Fini:avremo i voti per governare Non ha dubbi
Gianfranco Fini, il Pdl vincerà sia alla Camera, sia al Senato. Gli elettori
sceglieranno per dare governabilità al Paese. Dunque la presenza con proprie
liste da parte di Storace e Casini non avrà conseguenze pratiche, nemmeno in
una regione considerata a rischio come il Lazio. Fini esclude grandi
coalizioni, ma sulle riforme sarà possibile il confronto in Parlamento.
Parlando delle prossime elezioni di Roma si dice convinto che Rutelli, se si
andrà al ballottaggio, perderà. Presidente, che impressioni ha di questa
campagna elettorale? Non è entrata nella fase decisiva, da martedì i toni
saranno più alti. Fino a questo momento si è svolta come previsto: il tentativo
di Veltroni di stupire con l'effetto novità, ma i fuochi d'artificio si sono
attenuati. Da parte nostra è tutto più semplice perché dobbiamo invitare gli
italiani a rispondere a una domanda: "Stavi meglio due anni fa o
adesso?". Se l'elettore viene sollecitato da questa domanda, dato che
diamo per scontata la risposta, è prevedibile anche il risultato elettorale. In
questa fase si è parlato molto di precari. Esiste veramente un problema
giovani, un problema lavoro, un problema casa? Il problema è reale, c'è un
impoverimento del ceto medio. Parliamo dello sbocco occupazionale. Prima di
tutto bisogna fotografare la realtà economica. Dobbiamo essere onesti e dire
che il contratto a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione è dietro
le spalle. Quello a termine è invece nella logica dell'economia europea. Rende
l'impresa libera di assumere e risulta l'antidoto al lavoro nero. Adesso uno
degli interventi da fare è incentivare l'imprenditore a trasformare il
contratto da tempo determinato a indeterminato grazie ai benefici fiscali.
Secondo concetto: inserire il principio "più lavoro più guadagno".
Questo vuol dire contratti nazionali sempre più snelli e legati alla
produttività. Poi capiamo cosa serve a un ragazzo per iniziare a lavorare. Serve
una selezione all'interno delle scuole e delle università più rigorosa e un
maggior legame tra il momento della formazione e il momento occupazionale.
Inoltre a un ragazzo va insegnato un mestiere. Mentre sulla casa, nel
programma, c'è il riferimento alla necessità di costruire e mettere sul
mercato, a canoni compatibili e con stipendi di chi inizia a lavorare, degli
alloggi destinati solo alle giovani coppie. Fini cosa farà in questa
legislatura? Ministro degli Esteri, presidente della Camera, o altro? L'unica cosa
che voglio fare è vincere le elezioni. E poi dar corso al progetto di
costruzione del Popolo della Libertà. Perché costruire un partito significa
definire le modalità, l'identità, lo statuto e le regole di funzionamento.
Quanto è stato faticoso superare le incomprensioni con Berlusconi? Nel merito è
cambiato questo: a San Babila Berlusconi disse: "Io ho fatto il Pdl, voi
venite con me". Adesso è diverso: ci chiede di "costruire insieme il
Pdl". E convincere An dell'operazione? Meno difficile di ciò che può
sembrare, perché siamo quelli che hanno promosso il referendum per fare le
liste quanto più unitarie possibile. In più, nel '99, perdemmo un referendum,
promosso solo da noi, che avrebbe cancellato il 25 per cento di quota
proporzionale. Anche sul Ppe non è difficile spiegare al quadro dirigente o al
militante di An che i riferimenti non sono all'Internazionale democristiana. Il
Ppe non è né di centro né di destra, ma molto più semplicemente di
centrodestra. Siamo nel 2008 e darsi una collocazione politico-geografica è
un'operazione vecchia almeno 50 anni. Se andate a Palazzo Chigi dovrete
comunque fare i conti con più anime. Sui temi economici ci sarà un pensiero
liberista e un altro che favorisce l'intervento dello Stato. Esiste una
sintesi? Uno dei punti di riferimento culturali del Ppe è l'economia sociale di
mercato. Privatizzare, ad esempio, significa mettere sul mercato ciò che è
pubblico. La prima domanda a cui bisogna rispondere è: "Ma il mercato è in
grado di recepire?". La grande differenza nella
vicenda Alitalia tra questa fase e quella che ci vedeva al governo era che a
quell'epoca se avessimo messo sul mercato la nostra compagnia di bandiera
l'avremmo svenduta perché il mercato era "seduto". Su Alitalia il problema è che ci doveva essere un piano industriale in grado
di rilanciare la compagnia ed evitare un bagno di sangue sociale. Un
piano industriale che non imponesse un hub solo. La questione non è "oddio
la comprano i francesi", ma che Prodi la sta svendendo. Quando si
privatizza non bisogna preoccuparsi. E restando in tema, ma sulle
liberalizzazioni, abbiamo contestato Bersani perché di fronte a una ideale
catena, partiva dagli ultimi anelli. Liberalizzare i servizi in certi settori
va bene, ma solo se prima liberalizzi nell'ambito dei servizi di pubblica
utilità a livello municipale. A queste elezioni sarà ancora il Senato a fare la
differenza e il Pdl ha perso per strada qualche alleato. Nel Lazio che rischio
si corre? è una regione importante e sono ottimista perché l'elettore non è uno
sprovveduto. Conosce il rischio che si corre al Senato con questa legge. Ad
esempio gli indecisi decidono come votare dopo essersi informati, e se il tema
è anche questo vuol dire che chi ancora non ha scelto sceglierà dandosi come
obiettivo quello dell'adesione al partito che più lo soddisfa. Ma anche dandosi
come obiettivo quello della governabilità. Anche nel Lazio alla fine ci sarà un
consenso per il Pdl molto più alto a danno di Storace, Casini e Rifondazione.
Ce la faremo. Fermiamoci un attimo su Casini e la ormai celebre telefonata sua
e di Berlusconi. è una di quelle offerte fatte affinché vengano respinte?
Assolutamente no. Sono ancora dispiaciuto dell'esito di quella telefonata.
Gianni Letta parlò a Casini a nome mio e di Berlusconi e disse: "Guarda non
c'è nulla di definito, prima di dire no parliamone". Nella campagna
elettorale di due anni fa furono abbastanza decisive le candidature di Luxuria
o Caruso che hanno spostato l'elettorato cattolico dalla parte del
centrodestra. Questa volta l'effetto potrebbe non ripetersi. Gli indecisi come
possono convincersi di nuovo a votare Pdl? Facciamo l'esempio che gli indecisi
siano dieci. Due non vanno a votare, due votano per un soggetto terzo, gli
altri sei votano per Pd o Pdl. Ma non tutti da una parte, quei voti vengono
divisi. Il discorso quindi non mi preoccupa. Del resto il messaggio
qualificante dei soggetti minori qual è in questa campagna elettorale? Vogliamo
dire che si è separato con piacere da una certa parte di elettorato di destra?
Certo che no. Il Pdl è sicuro della vittoria. Ma parlando di voto inutile non
mettete a nudo anche qualche timore? Lo facciamo per un'altra considerazione.
Dal '94 al
( da "Quotidiano.net" del 23-03-2008)
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Annunci legali ALITALIA Bianchi smentisce Padoa Schioppa "Escludo che
sopravviverà per poco" Il ministro dei Trasporti spiega che sulla base dei
dati ufficiali "per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente".
Poi aggiunge: "Non c'è motivo di affrettarci" Milano, 23 marzo 2008 -
Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'allarme commissariamento
per Alitalia lanciato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa non è
giustificato. "Io sto ai dati ufficiali - ha dichiarato Bianchi in
un'intervista a Radio Popolare - e non alle dichiarazioni estemporanee. I dati
ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di
sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità
sufficiente. Ora - ha aggiunto il ministro - posso anche pensare che in
questi primi tre mesi dell'anno la situazione si sia complicata e aggravata,
magari non si può arrivare fino alla fine dell'anno, ma escludo che ci siano
solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato, a
meno che Alitalia non ci faccia vedere effettivamente
qual è la situazione attuale dei conti. Per ora dobbiamo stare a quello che ha
messo per iscritto". Nell'intervista il ministro Bianchi ha anche parlato
della data del 31 marzo: "Quella data è stata fissata da Air France, non
esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di avere una
risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza accolta.
Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per non averlo e valutare la
situazione". "Non c'è motivo di affrettarci - ha detto ancora il
ministro -. Siamo in prossimità delle elezioni e credo che come in tutte le
trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con
la determinazione che serve. E intanto aprire l'altra perché questo ci può
consentire di avere due offerte e scegliere la migliore" ha aggiunto
Bianchi riferendosi all'ipotesi Air One. Infine il ministro si è soffermato sul
futuro di Malpensa: "E' assolutamente indispensabile che Malpensa ritrovi
una sua vitalità e un suo ruolo importante a prescindere dal destino di Alitalia, perché è un grande aeroporto, perché è messo in
una zona strategica del Paese, perché ha un grande bacino soprattutto d'affari,
e infine perché si avvicina l'Expo presumibilmente a Milano. Ci sono tutti i
presupposti per fare un grande progetto su Malpensa" ha concluso il
ministro. Jp Morgan: "Lavoriamo alla cordata italiana"Giusto vendere
ad Air France-Klm? Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email
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"prima di Harry Potter ho pensato anche al suicidio"Gossip Paul e
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al Forum di AssagoSolisti dell'Accademia di santa ceciliaProgramma della
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AttiasFiorentina-LazioAncona-Crotone 2-1Scavolini-Cimberio 84-67La Via Crucis
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eliminare la par condicio?Esame di terza media uguale per tutti, sei
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