HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “ALITALIA” |
|
top ARTICOLI DEL 22-3-2008
#TOP
ROMA
Il «ricatto» del commissariamento per Alitalia «è un giochetto puerile del
governo nel quale non entro». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni attacca
l'esecutivo e aggiunge: «La responsabilità è tutta del governo che ha avallato
un piano e un trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che
aveva posto. Questo non va bene, perchè le azioni Alitalia sono un possesso
pubblico e non privato».
Frecciate al governo
«Il governo non può fare tutte le parti, sapeva ciò che era gestibile ciò che
non lo era» prosegue Bonanni. E, in vista del tavolo di martedì con i sindacati,
il numero uno della Cisl invita il presidente di Air France, «a dire che il
piano presentato è modificabile, finora ha detto che non lo era. Ma se si
richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa». Riguardo
all’ipotesi di una offerta alternativa, «qualcuno ha detto che per partecipare
vuol vedere i conti perchè finora non li ha visti. Se i criteri usati con gli
esterni sono gli stessi usati con il sindacato - dice Bonanni - non mi stupisce
che ci sia chi lamenta di non aver bisogno di qualche giorno per vedere i
conti, perchè non li ha visti finora».
Bufera sulla privatizzazione
La vicenda Alitalia resta dunque al centro della campagna elettorale. La
privatizzazione della compagnia di bandiera continua a far discutere dopo che
ieri è andata in scena la lite tra Berlusconi e Veltroni sui tempi della
presunta cordata pronta all'acquisizione di Alitalia. Ma nel centrosinistra
sono diverse le voci critiche contro la linea scelta dal Cavaliere che ha
confermato l'esistenza di una cordata italiana e ha chiesto tre-quattro
settimane di tempo.
Veltroni: spirito bipartisan
Mentre Veltroni sostiene che «la vicenda Alitalia andrebbe gestito con spirito
bipartisan», è Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, a entrare
nella polemica scatenata dalle affermazioni di Berlusconi. «Il Cavaliere sta
facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno
che vuole comprare Alitalia». Secondo Di Pietro queste «operazioni prima si
fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un
reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e
illegale». «È difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela - ha
aggiunto Di Pietro - e neppure i figli del Cavaliere. Se lui vuole se la compri,
ma non può fare la mattina il presidente del consiglio e il pomeriggio si
compra i beni dello Stato con i soldi degli italiani».
Bersani: «Alitalia è andata nel rosso profondo nel governo Berlusconi»
Di Pietro, infine, spiega che il disastro di Alitalia ha nomi ben precisi e
«sono quelli degli amministratori delegati che Berlusconi ha messo durante il
suo governo, amministratori che hanno messo sul lastrico Alitalia perchè non
hanno saputo fare e portare avanti alcun piano industriale». Duro anche il
commento del candidato sindaco di Roma Rutelli: «Il centro destra non scherzi
su Alitalia. Un rinvio non può esserci. Dicano con chiarezza se hanno
alternative da mettere in campo. Altrimenti si prenderanno la responsabilità di
un fallimento devastante per tutta l’economia nazionale». Anche Bersani sferza
il Cavaliere: «Capisco le esigenze elettorali, ma ci vuole senso di
responsabilità. Noi siamo agli sgoccioli e non per colpa del governo Prodi: nei
cinque anni di governo Berlusconi Alitalia è andata nel rosso profondo.
Cerchiamo di essere tutti responsabili: dobbiamo trovare presto una soluzione,
altrimenti si va ad un commissariamento con esiti non valutabili».
Padoa-Schioppa: «Perso il senso della realtà»
«Quel che stiamo rilevando è prima di tutto una estremamente drammatica e
sorprendente perdita del senso della realtà»: è il commento del ministro
dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa alle ultime vicende dell’Alitalia, in una
battuta rilasciata al Financial Times. «La gente sta continuando a
sognare che c’è ancora tempo, che esistono acquirenti alternativi e soluzioni
alternative. L’Alitalia - osserva invece il ministro - ha ossigeno per poche
settimane». «La tempistica è quella imposta dalle condizioni della compagnia,
qualunque cosa i politici al riguardo possano pensare. Non siamo nell’ambito
della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica
e finanziaria. Qui ciascuno sta giocando - conclude Padoa-Schioppa - alla
politica del "rischio calcolato", ma il centro di gravità di questa
compagnia è stato spinto in modo irresponsabile oltre l’orlo del baratro».
La Lega: Lufthansa è interessata
Il centrodestra chiede invece tempo. Secondo Alemanno «per Alitalia è
necessario un intervento ponte che consenta di rinviare le decisioni al nuovo
governo, che dovrà fare scelte chiare sul futuro della compagnia aerea».
Calderoli invece preme per l'ipotesi-Lufthansa: «A questi prezzi, credo che non
solo ci saranno imprenditori ma credo che anche Lufthansa sarà molto
interessata». Mentre Maroni avverte che «l’Ue è stata molto chiara e ha detto
che non si può più mettere nemmeno un centesimo di soldi pubblici in Alitalia».
Più netto il segretario della democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco
Rotondi: «La scelta unica di Air France è sbagliata. Si tenga conto della
cordata italiana che vuole giustamente veder chiaro nei bilanci della nostra
compagnia di bandiera. L’Alitalia deve rimanere italiana senza se e senza ma».
MILANO - Il giorno
dopo la lite tra Berlusconi e Veltroni sui tempi della presunta cordata italiana
pronta all'acquisizione di Alitalia, arriva l'attacco del leader
dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: «Berlusconi sta facendo insider
trading facendo credere contrariamente al vero che c'è qualcuno che vuole
comprare Alitalia».
Così il ministro delle Infrastrutture ha risposto ad una domanda dei
giornalisti durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. «Queste
operazione prima si fanno poi si annunciano - ha aggiunto - annunciare per
creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto
sotto elezioni sia immorale e illegale».
TRATTATIVA CON AIR-FRANCE TRASPARENTE
- Riguardo alle considerazioni di Silvio Berlusconi sul fatto che
il governo avrebbe portato avanti le trattative solo con Air France Di Pietro
ha risposto: «Le trattative con Air France vanno avanti alla luce del sole dal
primo giorno tanto è vero che sono state fatte gare aperte sotto questo
aspetto». «La verità è che Alitalia è un prodotto industriale che produce tra 1
e 2 milioni di euro al giorno di debiti - ha detto ancora il leader dell'Italia
dei Valori - è difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela e neppure i
figli del Cavaliere: se lui vuole se la compri, ma non può fare la mattina il
presidente del Consiglio e il pomeriggio si compra i beni dello Stato con i
soldi degli italiani, è una illogicità una presa in giro che è bene
smascherare».
COMPAGNIA SUL LASTRICO PER COLPE
PRECISE - «Il disastro Alitalia ha nomi ben precisi - ha concluso Di
Pietro - e sono quelli degli amministratori delegati che Berlusconi ha messo
durante il suo governo, amministratori delegati che hanno messo sul lastrico Alitalia
perchè non hanno saputo fare e portare avanti alcun piano industriale».
PADOA-SCHIOPPA: «DRAMMATICA PERDITA SENSO REALTÀ»- «Un'estremamente
drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà». È questo ciò che,
secondo il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, emerge dalla vicenda
Alitalia. «La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano
compratori alternativi e soluzioni alternative». Ma Alitalia «ha ossigeno per
poche settimane», sottolinea in un colloquio con il Financial Times, che alla
compagnia italiana decida un articolo dal titolo "Alitalia più vicina alla
bancarotta dopo il veto di Berlusconì". «Qualsiasi cosa pensino i
politici, - prosegue il ministro - le scadenze sono dettate dalle condizioni della
compagnia». «Non siamo nel campo della discrezione politica, ma in quello delle
dinamiche di una crisi economica e finanziaria. Tutti si divertono a ballare
sull'orlo del baratro - denuncia ancora il ministro - e il centro di gravità
della compagnia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite».
TREMONTI : «TUTTI SAPEVANO DI CORDATA
PRODI-AIR FRANCE» - «Tutta Europa sapeva che la cordata partiva da Prodi e finiva in
Air France». A dirlo è Giulio Tremonti (Pdl) ospite questa della trasmissione
«Omnibus» su LA7. Per questo, aggiunge l’ex ministro dell’Economia, «se a
fianco dell`ipotesi Air One emergesse una cordata di industriali anche non
italiani, sarebbe una cosa ottima».
MARONI: «INIZIATIVA
BERLUSCONI PER MALPENSA. VELTRONI IPOCRITA» -
«Guardiamo con attenzione all' iniziativa di Silvio Berlusconi, molto forte,
molto concreta. Siamo certi che se questa cordata ci sarà, terrà in giusto
conto le sorti di Malpensa, a differenza di quanto ha fatto Air France». Parla
così l'ex ministro leghista Roberto Maroni a Radio Padania sugli ultimi
sviluppi della vicenda Alitalia. Air France infatti, prosegue, «ha solo
l'interesse a chiudere Malpensa per chiudere un concorrente rispetto a Parigi.
Questi due scali sono troppo vicini, troppo simili». «So che questa iniziativa
di Berlusconi - conclude Maroni - ha fra i suoi obiettivi non solo l'acquisto
di Alitalia ma, per noi soprattutto, il rilancio, comunque la salvaguardia di
Malpensa».
«Sono veramente stupito dalle reazioni di Veltroni all'iniziativa di
Berlusconi», ha aggiunto Maroni. «Non ho ancora capito bene - aggiunge - se
Veltroni è a favore o meno del piano di Air France perchè dice: va bene il
piano Air France, ma bisogna anche salvare Malpensa. Il piano Air France però
condanna Malpensa e quindi quello che dice è un'ipocrisia». «E di fronte a
questa forte iniziativa di Berlusconi - conclude l'ex ministro - non sa più
cosa dire. Si è reso conto che per lui, al Nord, non c'è trippa per gatti».
22 marzo 2008
·
Articoli
Alitalia 2 (107)
Tutti
sanno, tutti rinviano ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
GILIBERTO
CAPANO Il caso Alitalia è un altro esempio emblematico del problema dei
problemi che paralizza da decenni il nostro paese, e che rischia seriamente di
portarlo, generazione dopo generazione, al declino storico. Un ulteriore
esempio tra i tanti che abbiamo visto negli ultimi mesi.
L'uomo
del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
del fare
parla troppo Niente di serio per Alitalia Prodi a Berlusconi: fate pure. Ma per
Intesa "un'altra cordata non c'è" Ci sono volute appena 12 ore per
scoprire il bluff di Berlusconi, che ha chiamato alle armi gli imprenditori
italiani per impedire ai francesi di acquisire Air France: Intesa SanPaolo, che
pure nei mesi scorsi aveva avanzato un'offerta in cordata con AirOne,
Il
loft aspetta di vedere il bluff ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA Il
Pd non crede a Berlusconi, va migliorata la proposta francese Il loft aspetta
di vedere il bluff MARIO LAVIA Guardingo, a dire poco. Walter Veltroni non si è
sbilanciato, né in pubblico e nemmeno tanto con i suoi: "Non si capisce
bene cosa Berlusconi abbia in mente".
Veltroni
rilancia il fair play e punta sui comizi di mezzanotte
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A Savona
Veltroni non elude il nodo di Alitalia: "Se ne parla con grande
leggerezza, si annunciano cose che fanno un incendio su una vicenda la cui
delicatezza è evidente per il futuro del paese. Del resto, sulla sorte della
nostra compagnia di bandiera, Berlusconi e Fini hanno detto cose che sono il
giorno e la notte".
Il
Cavaliere (va in) bianco ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
IL CASO
ALITALIA Intesa non ci sta: non ci muoviamo a richiesta. Tps: tempi
strettissimi Il Cavaliere (va in) bianco RAFFAELLA CASCIOLI Non sarà Intesa
Sanpaolo il Cavaliere bianco del Cavalier Silvio Berlusconi nell'affaire
Alitalia. E, questo, perché Intesa è fuori da tre mesi dalla trattativa, ma
soprattutto perché la banca non risponde a chiamata.
Berlusconi:
<Pronto Prodi? Ferma tutto, arrivo io>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
indomani
della sua dichiarazione d'intenti a favore di una cordata italiana per
Alitalia, è chiara. Il Cavaliere vuol sfruttare lo spazio che gli s'è
improvvisamente spalancato di fronte sul caso Alitalia, a sole tre settimane
dal voto, per via delle esitazioni del governo e dello stop intimato dal
sindacato, Cgil in testa, all'accordo coi francesi.
Il
'fronte del Nord' guarda alle banche per salvare Malpensa
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
imprenditori
del Nord se la sentirebbero di tentare la discesa in campo al fianco di Silvio
Berlusconi che li ha chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di
conseguenza, Malpensa. Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza
di Alitalia, per Marco Tronchetti Provera è un peccato e il numero uno di
Pirelli si era detto disposto, se chiamato in causa, a ragionare sulla
questione.
Scontro
sui tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana
c' ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Scontro sui
tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana
c'è ma che ha bisogno di 3-4 settimane per fare l'offerta - -->.
BATTESIMO
O FUNERALE, FACCIAMOLO IN CASA ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per salvare e
rilanciare Alitalia occorrono interventi chirurgici disperati. La nostra
compagnia di bandiera paga errori accumulatisi negli ultimi quindici anni da
cui nessuno può chiamarsi fuori. Non i dipendenti che hanno fatto decine di
inutili scioperi con il solo risultato di impoverire la società e farle perdere
reputazione in Italia e all'
DI
NUCCIO NATOLI - ROMA - LA PARTITA Alitalia forse va ai supplem
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il Cavaliere
scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in
linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi
lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi
sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi
giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari.
Silvio:
cordata Scontro sui tempi con Veltroni
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il Cavaliere
scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in
linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi
lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi
sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi
giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari.
QUI
PARIGI SPINETTA NON MOLLA E STRINGE I TEMPI PER L'ACQUISTO 0 Air France fa
pressing: Decidere subito ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
potrebbe
tornare a riunirsi il cda di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta
formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati.
L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate
"strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda, e
perché con il rischio incalzante di una crisi di liquidità non c'è più il tempo
di sondare altre strade:
Duello
sul futuro di alitalia tra veltroni e berlusconi
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La replica:
servono 3-4 settimane Duello sul futuro di Alitalia tra Veltroni e Berlusconi
ROMA - Botta e risposta su Alitalia tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del
Pdl ha dichiarato: "Penso ci sia la possibilità di concretizzare una
cordata italiana: molti imprenditori si sono dichiarati disponibili".
E
toto vuole tornare in pista "pronti all'offerta con intesa" -
giampiero martinotti ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. Le
fonti governative con cui abbiamo parlato sottolineano il carattere politico
delle polemiche italiane e quindi la volontà di osservare tutto il riserbo
possibile, come fa del resto tutta la classe politica transalpina. Chiedere
dichiarazioni ufficiali è inutile, mentre è possibile ricostruire
l'atteggiamento che prevale negli ambienti governativi.
L'obiettivo
è bloccare spinetta anche a rischio-commissariamento - giovanni pons
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma quali
garanzie vi sono che se si procedesse in questa direzione poi l'Alitalia possa
essere acquistata da una cordata di imprenditori italiani? Nessuna garanzia ma
in molti assicurano che il salvataggio di Alitalia non è un problema di soldi,
una volta che si sa quello che si compra. E come mai in tutti questi mesi
questa cordata non si è appalesata, ci si domanda?
E
bruxelles avverte: così perderete i vantaggi della apertura con gli usa
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
entrata in
vigore di questo accordo il 30 marzo, Alitalia non sarà nelle condizioni
migliori per poterlo sfruttare appieno", ha detto Michele Cercone,
portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, a pochi giorni
dall'entrata in vigore dell'accordo Open Sky (Cieli aperti) per la
liberalizzazione delle rotte fra Ue e Usa.
Berlusconi:
c'è la cordata alitalia pronti in tre-quattro settimane - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
porterebbe
diritto Alitalia coi libri in tribunale. Francesco Rutelli, candidato sindaco a
Roma, chiede "scelte responsabili e trasparenti" mentre il ministro
delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ricorda che "se Alitalia fallisce è
una cosa drammatica, il problema va risolto con serietà, senza propaganda
elettorale".
Si
può abolire la par condicio? - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia: due
beni pubblici, l'etere e lo spazio aereo, sottoposti a regime di concessione ovvero
di licenza. Per quanto riguarda invece la normativa anti-trust sulla tv, qui
l'Europa è già intervenuta avviando una procedura d'infrazione contro l'Italia
per la legge Gasparri, con la minaccia di una maxi-sanzione se il provvedimento
non verrà rapidamente modificato o sostituito.
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Proprio
perché amo i radicali e le loro battaglie, mi aspetterei che l'abbattimento
della cognomocrazia fosse un loro obiettivo. (f. m.) La vignetta di Bucchi La
vignetta di ieri di Massimo Bucchi non si riferiva ovviamente alla compagnia
aerea "Air Italy", che nulla ha a che fare con Alitalia.
I
lavoratori atitech tornano a roma
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Riprende il
confronto con Air France sulla proposta di acquisto di Alitalia, che prevede
migliaia di esuberi. Francesco Maranta, dei Comunisti italiani chiede
l'attivazione del tavolo Stato-Regioni. "Non è solo un problema dei
sindacati - dice - devono intervenire le istituzioni".
Un
dialogo per l'opera ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ho già
scritto che le vicende del Carlo Felice ricordano la tragicommedia
dell'Alitalia. Quante volte i passeggeri andavano all'aeroporto e scoprivano
che non si volava? Buon senso, moderazione da tutti i lati: solo così si
evitano le catastrofi.
"racconto
la fine dell'italia" - emanuela giampaoli
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se anche oggi
(ieri ndr) di fronte alla vendita di Alitalia ci troviamo di fronte a
Berlusconi che afferma che la compagnia aerea deve continuare ad essere di
proprietà nazionale perché c'è una cordata di imprenditori tra cui i propri
figli disposti all'acquisto. Ma poi dirà che scherzava, come sui precari.
I
tour operator in fuga da alitalia - fulvio totaro
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia I
tour operator in fuga da Alitalia Perso il 30% dei pacchetti turistici. Le
agenzie scelgono le low cost E ancora forte il mercato americano, ma Iberia sta
crescendo FULVIO TOTARO ROMA - La crisi di Alitalia non mette a rischio le
vacanze degli italiani, ma sono diminuiti i turisti che partono con la
compagnia di bandiera.
"sì
ai francesi, anzi no" così il cavaliere ha già fallito il salvataggio -
luca iezzi roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Anzi non
immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia". Da allora - era
il 13 dicembre del 2006, non tanti anni fa - l'Alitalia è solo peggiorata,
continuando a perdere il suo milione di euro quotidiano. Ma ora a parlare non è
più il leader dell'opposizione. Perché nel frattempo Silvio Berlusconi è sceso
in campagna elettorale e sente, di nuovo,
L'11
settembre ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
11 settembre
Gli imprenditori Noi faremo quello che fanno tutti gli altri paesi per le loro
compagnie aeree C'è questa volontà precisa di arrivare a una fusione tra
Alitalia, Air France e Klm Con il piano presentato dall'ottimo Cimoli, Alitalia
può andare bene e produrre utili Non so. Anzi non immagino chi possa essere
interessato a questa Alitalia.
"chi
vince governa anche con un solo senatore"
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia".
Piersilvio muscoloso e sulla moto, come in copertina della riviste patinate?
Veltroni ride, "non è nel mio stile, se posso scegliere.". Taglio dei
parlamentari (ridotti a 570), dei loro stipendi (equiparati alla media
europea), una sola Camera, riforma elettorale sono alcune delle modifiche
istituzionali che Veltroni rilancia.
Con
Alitalia nasce il conflitto dei conflitti
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
edizione del
Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti di Marcella Ciarnelli Come in una
commedia di Feydeau. Il Cavaliere non ha nessuna vergogna ad immaginare il suo
futuro impegno alla guida del governo, al momento garantito dai trionfali
sondaggi da lui sventolati in ogni occasione, esattamente come la replica di
una commedia dell'
Crisi
Alitalia, spunta la cordata elettorale Berlusconi insiste sull'intervento
italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
del Crisi
Alitalia, spunta la "cordata elettorale" Berlusconi insiste
sull'intervento italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14
aprile "Sono impegnato io, quindi si farà". La vicenda Alitalia entra
sempre di più nello scontro elettorale e Berlusconi assicura - smentendo i
vertici di Intesa Sanpaolo - che la cordata italiana alternativa ad AirFrance
sta marciando.
Buffi
e buffoni. Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegh
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Per
fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo
talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere".
Belle parole, peccato, però, che le ha pronunciate quattro anni fa. E continua
a pronunciarle ancora oggi.
Air
France va avanti: <Ma si decida subito>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
riunirsi il
consiglio di amministrazione di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta
formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati.
L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate
"strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda
della compagnia di bandiera, e perché con il rischio incalzante di una crisi di
liquidità non c'
E
il Cavaliere spiazza il Pd ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ROMA La
cordata italiana pronta a rilevare Alitalia potrebbe presentare la sua proposta
in tre-quattro settimane: l'annuncio di Silvio Berlusconi, accolto con grande
scetticismo dagli avversari, crea tuttavia un problema all'interno della
maggioranza. Walter Veltroni infatti non può ignorare la bocciatura secca del
piano Air France da parte dei sindacati,
Berlusconi:
<O si fa Alitalia o si muore>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ci sono
imprenditori italiani interessati al salvataggio di Alitalia che "si sono
dichiarati disponibili e che ora si stanno parlando". Sono "nomi
grossi - spiega - e tutti in contatto con Toto". ITALIANITÀ Suona il tasto
dell'orgoglio l'ex premier e spiega che consegnare Alitalia a Parigi sarebbe un
po come essere colonizzati.
Vuol
pensarci lui Ma per ora c'è solo il ... prestito ponte Cara Unità, c
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Francesco
Avallone Alitalia, perché nessuno fa notare che Berlusconi ha governato per 5
anni? Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di colpe del
Governo Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo quinquennio di
governo. Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua sfacciataggine
e lo sbugiarda pubblicamente?
Niente
di personale ( da "Unita, L'"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E che dire
della disinvolta cordata elettorale su Alitalia, presentata come se giocasse a
monopoli invece che sulla pelle di migliaia di lavoratori? Questo giornale,
come altri del resto, non pretende di avere l'esclusiva delle virtù civili e
non pratica l'indignazione come genere d'effetto.
Continuità,
il ministero prende tempo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
indicazione
sui casi Alitalia e Myair --> L'Enac attende un'indicazione sui casi
Alitalia e Myair Meridiana chiede all'Enac di bloccare il ritorno di Alitalia
sui cieli sardi. L'ultima parola sarà del ministro. È tempesta sulla continuità
territoriale e i sardi rischiano di dover rinunciare alle tariffe scontate dal
30 marzo.
Lotta
a tutto campo sulla Roma-Cagliari rotta da super ricavi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
raggiunto un
accordo commerciale tra Alitalia e Meridiana. Ora, invece, gli aerei con il
tricolore, a partire dalla fine di marzo, potrebbero tornare a volare nei cieli
sardi. Almeno questo è uno dei punti cardine del piano di riorganizzazione dei
collegamenti di Alitalia, anche perché la rotta Cagliari-Roma è tra le prime in
Italia per numero di passeggeri e ricavi dopo la Milano-
Abbasseremo
le tasse, è una certezza Veltroni: non si scherza sui precari, come ha fatto
Berlusconi. Di Pietro non farà il Guardasigilli
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Compaiono
in tutte le campagne elettorali, per giurarci su o vendergli ALitalia". Il
primo ddl in consiglio dei ministri sarà quello contro la precarietà. E fa la
predica alla Bignardi che si interrogava sulla sinistra più indignata per la
battuta berlusconiana "sposi mio figlio" della stessa destinataria:
"Daria.
Stai
consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita
stellare: 6,7 miliardi. ... ( da "Unita, L'"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita
stellare: 6,7 miliardi. Aveva lasciato il disastro sui binari, ma l'Alitalia di
Berlusconi&Co. gli assicura un assegno annuo di 2,9 milioni di euro: più di
qualsiasi altro omologo straniero.
I
grandi manager del profondo rosso Fortune, stipendi e carriere degli uomini
chiamati da Berlusconi a gestire la compagnia
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Così
ripetevano gli olandesi quando chiusero la porta all'Alitalia guidata da
Domenico Cempella. Furono disposti anche a pagare una multa di 500 miliardi di
lire pur di non rimettere piede (anzi, ali) nella Penisola. La questione (anche
allora) era Malpensa. La fusione Roma-Amsterdam faceva perno sullo scalo
varesino: ma all'epoca nessuno lo voleva.
Stai
consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima
alla Sea frena su... ( da "Unita, L'"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima
alla Sea frena su Malpensa, poi in Alitalia dirotta i voli sullo scalo
varesino. Torna dov'era partito e fa causa alla compagnia. Dove aveva
guadagnato 200mila euro in un anno.
Serpenti
nella bottiglia messaggi nella campagna
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quanto al
problema Alitalia: se si parla di debiti, investimenti, licenziamenti,
fallimenti, insomma di un'Italia senz'ali, forse qualcuno presta più attenzione
e sente meno odor di recita. Per il resto il tasso di propaganda
politico-pubblicitaria sale alle stelle, quasi che davvero si trattasse solo di
vendere un prodotto con slogan commerciali.
AirOne
e Soglia, tornano le tentazioni italiane
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia lo
scorso dicembre per l'esiguità dell'offerta, per la dimensione del gruppo (un
sesto di Alitalia), per l'incertezza finanziaria della proposta (tutta giocata
a debito), fatta da una compagnia che fattura sei volte meno della compgnia
aerea nazionale (circa 700 milioni contro oltre quattro miliardi) e con un alto
livello di indebitamento (
In
campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da parte di
Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia. E chiedersi come vadano lette le
dichiarazioni del suo amministratore delegato, Corrado Passera, riflettendo
sull'intera costruzione del pensiero adottata ("E al momento è
inimmaginabile..."). Intesa-Sanpaolo è una grande banca, di rilievo
internazionale;
Berlusconi
lancia la cordata elettorale Sono impegnato io, quindi si farà . Veltroni: se
ci sono disponibilità escano allo scoperto in 48 ore
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma la cordata
italiana alternativa ad Air France per l'acquisizione di Alitalia sta
marciando. Almeno secondo il promotore Silvio Berlusconi. È una "proposta
vera", ha assicurato il leader della Pdl. Che per ora, però, non ha padri.
Di imprenditori pronti a farsi avanti, tranne qualche minore eccezione, se ne
vedono pochi.
L'applauso
al mago Silvio ( da "Unita, L'"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
insù a
guardare se al mago Silvio riesca il suo ultimo numero: il salvataggio di
Alitalia dalle grinfie degli odiati francesi. Segretamente innamorati
dell'impossibile, con molti se e tanti ma, non sono pochi i politici e
sindacalisti, molti dei quali a sinistra, che sperano nella riuscita
dell'ultimo colpo del prestigiatore di Arcore.
<Alitalia,
ci penso io a giorni la cordata>
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Alitalia,
ci penso io a giorni la cordata" e air france avverte: vogliamo subito una
decisione Berlusconi accelera. Veltroni: si faccia avanti in 48 ore pd, dc, udc
e arcobaleno insieme 22/03/2008 grande accozzaglia nella città dei fiori
22/03/2008 claudio donzella Sanremo.
Continuità,
il ministero non decide Giuseppe Deiana
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Prima Pagina
Pagina 2 Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana --> Meridiana
minaccia di bloccare i voli in continuità territoriale, se l'Enac non fermerà
Alitalia e Myair. Ma il ministero prende tempo.
Decolla
la cordata di berlusconi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Prima Pagina
Pagina 2 alitalia Decolla la cordata di berlusconi Alitalia --> Scontro con
Veltroni "O si fa Alitalia o si muore". Silvio Berlusconi per salvare
la compagnia di bandiera sembra essere disposto a tutto. "La cordata
italiana c'è - assicura - e la spunterà sui francesi".
Il
Consiglio diviso su una parola ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di
discussione su Malpensa ed Alitalia e dividere centrodestra e centrosinistra.
Il vocabolo che ha acceso discussioni a non finire in Consiglio comunale e che
ha impedito che i due schieramenti votassero un documento unitario è
"hub". Per il centrodestra, in particolare per la Lega, il concetto
di hub, cioè di sistema aeroportuale internazionale legato anche ai voli per le
merci,
CONTINUA
A PAGINA 33 ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Anzi, fa le
sue proposte per l'Alitalia con il piglio del salvatore della patria, del capo
azienda orgoglioso della propria iniziativa, di quella dei suoi figli e di
altri uomini d'affari a lui vicini. La salvezza dell'Alitalia, insomma, come un
atto di leadership e generosità verso la nazione.
Alitalia,
spunta l'ipotesi Lufthansa ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il Garante
contro i tg: troppo spazio a Pdl e Pd Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa
Berlusconi: un mese per la cordata italiana. Veltroni: vuole arrivare al voto
Con una chiamata alle armi che rimanda a Garibaldi e al Risorgimento, Silvio
Berlusconi ha rilanciato ieri la soluzione della cordata italiana per
l'acquisto dell'Alitalia.
BREVI
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
se Alitalia e
Myair non rinunceranno ai collegamenti giornalieri con Roma Fiumicino, Milano
Linate e Bologna annunciati per la stagione estiva. L'altolà arriva dalla
stessa compagnia aerea. "Si tratta di voli che oggi vengono garantiti da
Meridiana e Air One in regime di continuità territoriale", spiega la
società fondata dall'
Berlusconi:
<No ai francesi> ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Su Alitalia,
Berlusconi sta facendo insider trading, sta rovinando le famiglie. Ma non si
può giocare con l'economia degli italiani, non siamo una bocciofila", si
sfoga il leader dell'Idv. Insider trading? Accusa pesante. Certo, il titolo
Alitalia è da giorni sulle montagne russe e il dibattito in corso non è dei più
ortodossi.
Dal
30 marzocieli apertifra Usa e Ue ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma Alitalia
manca all'appuntamento. L'avvio è fissato per domenica 30 marzo, e l'Alitalia
non conosce il suo futuro. Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai
Trasporti, Jacques Barrot, esprime il rammarico di Bruxelles: "È un vero
peccato se all'entrata in vigore di questo accordo l'Alitalia non sarà nelle
condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno.
Spinetta:
<Non possiamo aspettare>. E Toto chiede i conti
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il numero uno
del gruppo franco-olandese, l'ideatore dell'assalto ad Alitalia, nella trappola
dei politici italiani non vuole caderci: "Vogliono chiuderci le porte in
faccia? Non temiamo nulla, e non anniamo intenzione di farci condizionare da
nessuna dichiarazione. Abbiamo un piano serio, lo porteremo avanti senza
ripensamenti.
Com'è
umano il boomeranglanciato nello Spazio
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
o pensa a
fantasiose cordate nazionali per Alitalia, che non ha nessuna idea su come
affrontare il dramma della recessione. È qualunquistico pensare di mandarla in
pensione per manifesta inettitudine? L'astensionismo fa paura, ma la paura non
si è rivelata spesso l'inizio di un salutare cambiamento di rotta?
Salvare
l'Alitalia si può. E senza i francesi
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ha capito
evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita
insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e
affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è
un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia
aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze,
Solidali
, ma fino a un certo punto ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma la fusione
sembra essere interessante per il futuro della compagnia", anche se
"purtroppo, con operazioni di questo genere, c'è sempre un prezzo da
pagare in termini di livelli occupazionali". I rappresentanti dei piloti
di Air France sostengono che per Alitalia l'offerta franco-olandese sarebbe
"la sopravvivenza al prezzo di sacrifici".
[FIRMA]
Non credo sia compito della politica metter su cordate . E' amara la prima co
( da "Stampa,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
solo un esempio, un altro è il ritorno all'annona, con Tremonti che annuncia le
regalìe di pane e di latte...". Alitalia però rischia. "I risvolti
sono imbarazzanti. C'è una procedura in corso, con un'offerta di Air France che
forse non entusiasma, ma non è entusiasmante anzitutto lo stato in cui Alitalia
si trova.
Dietro
l'angolo c'è Lufthansa ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ipotesi di un
vettore internazionale per il rilancio su Alitalia e tra i nomi più ricorrenti
c'è Lufthansa. La compagnia tedesca, secondo alcune indiscrezioni, starebbe
ragionando sull'opportunità di affiancare AirOne di cui già oggi è partner
commerciale e approfittare nel contempo dei prezzi da saldo a cui la compagnia
tratta.
Di
Alitalia e di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere Alitalia nel
tritac ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Di Alitalia e
di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere "Alitalia nel
tritacarne della campagna elettorale perché sono in gioco migliaia di posti di
lavoro". Forse è rimasto spiazzato dall'attivismo del suo avversario e non
sa cosa dire a proposito della compagnia di bandiera.
E
se non è un bluff? Ora il Pd ha paura
( da "Stampa,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se davvero
esiste una cordata di imprenditori pronti a rilevare Alitalia, bene,
fantastico, però faccia i nomi. Dica chi sono questi benefattori. In caso
contrario smetta, il caro Silvio, di minare la trattativa coi francesi...
Questa tattica sarebbe perfetta, a patto che Berlusconi non abbia davvero nulla
in mano.
Berlusconi:
offerta entro un mese ( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI ROMA L'affaire Alitalia sta trasformandosi sempre di più in pochade.
Silvio Berlusconi ieri ha scomodato persino Giuseppe Garibaldi: "O si fa
Alitalia o si muore". Il Cavaliere ha spiegato che la "salvezza dalla
colonizzazione", dalla "svendita ai francesi" deve passare per
la cordata italiana.
L'elefante
bianco ( da "Manifesto, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economist per
leggere qualcosa di utile sul caso Alitalia e capire come gli altri ci
guardano. Ma non è un buon segnale che l'Economist resti in solitudine
mediatica a dedicare spazio al dossier Alitalia-Air France-Klm, invitando i
suoi arguti lettori a un commento. Con il resto del mondo girato da un'altra
parte, verso il prezzo volante del petrolio,
Volante
1 a volante 2 ( da "Manifesto, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
sempre più al centro dello scontro elettorale. Berlusconi fa propaganda,
insiste sull'ineressamento di Banca Intesa e annuncia: "Cordata italiana
pronta in 3 o 4 settimane". Cioè subito dopo le elezioni che pensa di
vincere anche così.
Sinistra:
da Parigi troppi tagli. Il governo tratti
( da "Manifesto,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
riduzione
della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di
Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento è stato il
governo Berlusconi, dato che nel 2001 la compagnia aveva i conti in
ordine". Da Ferrero critiche analoghe anche per la questione Malpensa:
"Ad indebolire l'azienda è stata la scelta politica legata ad imprenditori
del Nord,
Solidarietà
dai francesi, che si proteggono meglio
( da "Manifesto,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Hanno ben
chiara la situazione: "Dopo aver aspettato che Alitalia fosse all'agonia
per poterla acquisire, Air France si presenta come salvatore della patria
valutandola un prezzo irrisorio (138,5 mln euro), esigendo un piano di
licenziamenti: sui 18.000 lavoratori delle due società del gruppo (Alitalia Fly
e Alitalia Servizi), J.
Alitalia,
il Cavaliere ci pensa dopo il voto
( da "Manifesto,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
debiti di
Alitalia. Nessun cedimento infatti nella causa da 1,2 miliardi di euro
intentata da Sea (la società che gestisce Malpensa di cui il comune di Milano è
il primo azionista) contro Alitalia. Ora il Carroccio vuole salvare capra e
cavoli e divide le due questioni: "Credo che la proposta fatta da
Berlusconi rispetto a una cordata di imprenditori italiani per salvare Alitalia
e l'
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Verba votant
O Alitalia o morte alberto piccinini Inutile starci a pensar su. "Qui o si
fa l'Alitalia o si muore", il motto coniato ieri da Berlusconi (forse), è
carino. Non vale il leggendario e farsesco "Roma o Orte" di Mino
Maccari, solo perché Berlusca fa sul serio.
Trattativa
difficile, c'è chi punta al fallimento
( da "Manifesto,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aprendo la
strada al fallimento di Alitalia". A quel punto ogni gioco al massacro -
specie con Berlusconi a palazzo Chigi - diventerebbe possibile. Il vecchio
sindacalista è attento a ogni segnale e vede con chiarezza che anche al
sindacato - tutti e nove gli ammessi alla trattativa con Air France - è stato
consegnato un campo di gioco particolamente ristretto.
Aeroporti
d'Italia, la carica dei 101 ( da "Manifesto, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Al voto
Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 Mentre Alitalia si avviava al declino, il
nostro Paese continuava imperterrito a progettare e costruire nuovi aeroporti.
Per soddisfare business locali e compagnie low cost. Risultato: un fallimento
da entrambi i lati Da Taranto sono decollati in un anno 16 passeggeri.
Cordate
berlusconi insiste sull'offerta italiana, passera nicchia, airone si rifà
avanti, parigi non gradisce ( da "Riformista, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
parigi non
gradisce Per guidare 5 aerei Alitalia paga 133 piloti I numeri del disastro. Il
62% dei milanesi non usa Malpensa e il Nord preferisce hub esteri I numeri del
fallimento di Alitalia non stanno soltanto nei famosi spiccioli rimasti in
cassa, i 282 milioni di euro di fine gennaio in rapidissimo esaurimento, e
nelle voragini di bilancio,
Repeat
avrebbe potuto essere una svolta ( da "Riformista, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
potuto essere
una svolta Quella fusione Alitalia-Klm sfumata nel '96 Purtroppo anche oggi si
recita a soggetto Occorre una cura lacrime e sangue, il resto sono bufale
L'Alitalia è ormai entrata nel frullatore della campagna elettorale. Se fino a
poco tempo fa il momento e le condizioni nelle quali ci si era ridotti a
decidere -oggettivamente le peggiori-- spiegavano la qualità "
Segue
dalla prima l'italianità e il mercato
( da "Riformista,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
italianità
prima ancora che di Alitalia, del centro-destra. Le possibilità sono due: una
soluzione (senz'altro, non esaltante) che lascia Alitalia al suo destino, ma
crea le potenzialità per rendere ancora più dinamico il trasporto aereo in
Italia, investendo sulla concorrenza senza più il fiato sul collo di un
incumbent pubblico.
Malpensanti
( da "Riformista,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia-Malpensa
è il punto più alto di questo nuovo settentrionalismo. Fior di nordisti, a
partire dal presidente della Regione Formigoni e dal sindaco Moratti, mettendo
per un attimo da parte il loro tradizionale slancio per il mercato, le
liberalizzazioni e la riduzione della spesa pubblica, si sono lanciati in una
difesa corporativa e dispendiosa del presunto interesse del loro
Italianità
intanto torna a farsi avanti airone
( da "Riformista,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi
continua a parlare solo di Alitalia ma, tra uno slogan e l'altro, dal
garibaldino "O si fa l'Alitalia o si muore" all'autocitato
"Rialzati Alitalia", è costretto a una parziale frenata: "c'è la
possibilità" che imprenditori italiani si facciano avanti "assistiti
da banche importanti" ma "servono tre o quattro settimane".
Segue
dalla prima i numeri del disastro
( da "Riformista,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
hub bocciato
anche da Alitalia Poi c'è l'eterno capitolo Malpensa. Un hub costruito su un
asse, quello che va tra Torino e Trieste, che conta più o meno un aeroporto
ogni sessanta chilometri. La classica zappa sui piedi. Più nel particolare, uno
sdoppiamento aeroportuale sulla città di Milano che fa perdere ad Alitalia
circa duecento milioni all'
Israele
l'agenzia per l'immigrazione ha perso la sua centralità
( da "Riformista,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
centralità Anche
la Sokhnut messa in crisi dalla concorrenza Per i giovani più che stile Exodus
sembra un viaggio Erasmus Anche Israele ha la sua Alitalia. La Sokhnut, o
Agenzia ebraica, è un'istituzione che ha fatto la Storia del paese ma che oggi
brucia cifre da capogiro. Qualcuno vorrebbe lasciarla fallire, altri
privatizzarla, probabilmente se la caverà con qualche doloroso taglio.
Segue
/ silvio ( da "Riformista, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
regalerà la
polpa di Alitalia agli amichetti a condizioni nettamente inferiori rispetto a
quelle di Air France". Un sospetto, questo, che ha già intaccato i
consueti canali di comunicazione bipartisan. Fanno notare al loft che Alitalia
è un caso di interesse nazionale, "uno di quelli in cui gli avversari
dovrebbero scambiarsi quantomeno una telefonata di cortesia"
Il
reality sbarca in ufficio Gara fra le maxi aziende
( da "Corriere
della Sera" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
L'Alitalia,
che in un primo tempo aveva accettato, poi vista la situazione poco allegra, ha
reputato fuori luogo il canta che ti passa e saggiamente si è ritirata.
Intanto, se il programma avrà successo, per le prossime edizioni si pensa di
allargare il tiro a enti e istituzioni quali i vigili del fuoco,
ROMA
Banca Intesa non si è ritirata e c'è un gruppo di imprenditori, sensibile
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e
assicura che entrerà in campo una cordata di imprenditori italiani che a suo
giudizio dovrebbero spuntarla sui francesi. Il leader del centrodestra parla di
nuova forma di "colonialismo" e sollecita il governo a concedere
"tre o quattro settimane", perché "ad Air France sono stati
concessi sei mesi" per effettuare la "
Zipponi:
<C'è chi vuole fare affari attraverso il fallimento di Alitalia>
( da "Liberazione"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Altro punto è
la separazione dei destini tra Malpensa e Alitalia. Malpensa genera una perdita
per Alitalia di 200 milioni all'anno. Visto che il presidente della Sea dice
che alla sua porta c'è la fila di compagnie che non vedono l'ora di sostituire
l'Alitalia, cominci subito e si predispongano contestualmente gli strumenti per
proteggere tutti i lavoratori.
Berlusconi
cavalca la tigre: <La cordata italiana si fa> Air One pronta a rientrare
( da "Liberazione"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la risposta
alla proposta di acquisizione di Alitalia presentata da Air France-Klm sarà
"un chiaro e secco no". Parola di Silvio Berlusconi, candidato
premier del Pdl, che in piena campagna elettorale si erge a difensore dell'orgoglio
nazionale ferito. "O si fa Alitalia o si muore", grida il Cavaliere,
novello Garibaldi.
D
ALL'ALITALIA alle prospettive del dopo-elezioni, dall'emergenza econom
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
950
euro al mese, da che parte dovrei stare? Alitalia: compra il Cavaliere,
paghiamo tutti L'ossesssione del Pil e il mito della velocità
( da "Liberazione"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Bo) Alitalia,
c'è chi compra e chi paga Caro direttore, il Cavaliere ha calato l'asso. In
nome di una "italianità" dell'Alitalia, con una sola mossa tenta di
vincere la battaglia e la guerra. La battaglia elettorale, facendo leva sul
sentimento nazionale, sulla gazzarra di Malpensa ed ergendosi a difensore dei
lavoratori.
Alitalia
non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti
per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Alitalia
non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti
per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono".
Alitalia,
Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Alitalia,
Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France" "La
vecchia gara è sbagliata, per la cordata serve un mese".
Alitalia.
Spieghi in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è per questo
che ho ritenuto mio dovere intervenire e lanciare un appello agli imprenditori
italiani per mantenere l'italianità di Alitalia. Osservo che anche i paesi
fanalino dell'Europa, come Grecia e Portogallo, dispongono di una loro
compagnia di bandiera. Oggi, intervistato dai giornalisti, ho improvvisato
questi slogan: "O si fa l'Alitalia o si muore", "Rialzati
Alitalia".
Tornerete
ad alzare l'età pensionabile? No. Anche l'ex mi
( da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia:
spiegate in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France o
perché no. "La prima cosa da evitare è mettere Alitalia nel frullatore
della politica, la compagnia ha già pagato prezzi alti a causa delle
interferenze della politica.
ROMA
- Walter Veltroni ha pronta da giorni la sua proposta sulle pensioni. I
dettagli son ( da "Messaggero, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ora ha preso
in mano il pallino sull'Alitalia. Mossa non programmata, assicura
l'interessato. Ma il caso gli ha consentito di proporsi come premier "in
pectore" e al tempo stesso di indicare come antagonisti Prodi e Padoa
Schioppa, relegando Veltroni al margine della battaglia. È stata per lui la
grande occasione per riconquistare il centro dell'arena,
Filippo
Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
it Il caso
Alitalia è ... Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è diventato
ormai solo una questione di tempi. Differenti,secondo i due maggiori partiti in
lizza per le elezioni. Ieri Silvio Berlusconi al grido del Garibaldi
risorgimentale: "O si fa Alitalia o si muore" ha rilanciato il suo
impegno per una nuova cordata italiana.
Alitalia
potrebbe non godere della necessaria salute per
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa Alitalia
potrebbe non godere della necessaria salute per ... Alitalia potrebbe non
godere della necessaria salute per sfruttare la straordinaria occasione di Open
Sky, Cieli Aperti, l'accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue. Ogni
compagnia potrà volare da qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa.
Sindacati
francesi solidali con gli italiani ma avvertono: A rischio il futuro
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
loro colleghi
italiani ma non nascondono il rischio che potrebbe correre Alitalia nel caso in
cui decidesse di non entrare in un gruppo forte: in gioco c'è il loro futuro.
La Cfdt, spiega un sindacalista francese, "sta osservando come stanno
procedendo le trattative" e "siamo solidali con i sindacati italiani.
Aspettiamo la conclusione dei negoziati per esprimerci sull'operazione".
Air
France non molla Subito l'accordo
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La secca
bocciatura di Berlusconi all'offerta su Alitalia ha spiazzato i dirigenti
francesi che però non si sentono affatto fuori gioco. L'unica carta che possono
giocare è quella della tempistica: per Alitalia è meglio un accordo in fretta
prima della fine di marzo che l'attesa di una cordata con cui trattare qualche
mese.
Imprenditori
pronti per la cordata italiana per Alitalia
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
italiana per
Alitalia ... Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia almeno a
parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale unificatore, che potrebbe
essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di Intesa Sanpaolo o altri
istituti bancari che facciano da raccordo, o da un'aggregazione di enti che a
suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori dal gioco.
Non
si può fare un'offerta al buio. Airone di fronte
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
un piano
forte di risanamento e di rilancio per Alitalia - si legge - ma siamo stati
esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad
Air France-Klm. Deve decidere il Governo se vuole ricevere altre proposte
perchè in una operazione così complessa è impossibile presentare offerte al
buio senza una due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)
Lo
stretto sentiero di Silvio ( da "Tempo, Il"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
stato consentito, per volontà di Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, solo ai
francesi. Cosa serve? Nel momento della crisi Fiat è stata la famiglia Agnelli
a credere nell'azienda. Ad Alitalia manca un'azionista forte e altrettanto
deciso e coraggioso, o meglio: quel socio è lo stato, ora rappresentato da
Padoa-Schioppa,
Dopo
aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
bloccato la
vendita per due soldi di Alitalia a ... Dopo aver bloccato la vendita per due
soldi di Alitalia a Air France Silvio Berlusconi ha assunto un compito
complesso. Cedere, senza resistenza, ai francesi, come stava tentando di fare
il governo in carica, era l'esito più semplice: nessuna fatica, nessun impegno,
e che poi se la sbrighi qualcun altro con i guai del trasporto aereo.
E
adesso spazio al supercafone volante
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
CALITRI E
adesso spazio al supercafone volante Mentre Alitalia non riesce neppure ad
alzarsi da terra, Emirates - la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti -
apre l'era delle telefonate in volo. è di ieri la notizia della prima
telefonata da un cellulare a 30 mila piedi di altezza. Una notizia minore
rispetto ai patemi che stanno interessando le sorti della compagnia di
bandiera,
La
schizofrenia della campagna elettorale, il rischio che
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, le
novità del processo di unificazione delle sinistre, la fine del governo Prodi e
dell'esperienza dell'Unione, la separazione consensuale da Walter Veltroni e
l'alleanza con Francesco Rutelli. Ospite de Il Tempo a Palazzo Wedekind il
presidente della Camera e candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno Fausto
Bertinotti analizza la situazione politica nazionale a poco
Berlusconi
torna alla carica sulla vendita di Alitalia e
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa
Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e ... Berlusconi torna
alla carica sulla vendita di Alitalia e conia alcuni slogan: "O si fa
Alitalia o si muore". E ancora: "Rialzati Alitalia". Poi il
Cavaliere aggiunge: "Non è vero che Intesa SanPaolo è indisponibile. In 3
o 4 settimane pronta la cordata di imprenditori italiani".
Presidente,
siamo arrivati alle ultime settimane, che
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cosa pensa di
ciò che sta accadendo attorno ad Alitalia? A oggi l'offerta di Air France è
inaccettabile. Ho l'impressione che stiamo ricadendo nell'esperienza negativa
delle privatizzazioni del passato quando certe operazioni venivano fatte
prevalentemente per fare cassa o per disfarsi di assi strategici ritenuti
troppo impegnativi o perché c'era l'ideologia "privato è bello,
I
Transalpini: <Il 25 tavolo con i sindacati>
( da "Campanile,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
riduzione
della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di
Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento - ha
aggiunto il ministro - è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 stava con
i conti ordine". E su Malpensa ha commentato: "A indebolire la
compagnia di bandiera è stata la scelta politica legata ad imprenditori del
Nord,
Ad
un mese dal voto tutti si ricordano di Alitalia: ma dov'erano prima?
( da "Campanile,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E
AirFrance-Klm convoca in fretta i sindacati per martedì "Rialzati
Alitalia" è l'ultima creazione in ordine di tempo del Cavaliere che nella
trattativa sulla compagnia di bandiera è entrato prepotentemente. "Sono
impegnato io ? ha detto ? quindi si fa". Il leader del Pdl ha spiegato di
essere stato in disparte fino a oggi.
ALITALIA,
IL RILANCIO DI BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ipotesi
Lufthansa Alitalia, il rilancio di Berlusconi "In 3-4 settimane la
proposta, m'impegno io". Veltroni: c'è una cordata? Si manifesti in 48 ore
Toto (Air One): niente offerte al buio, qualunque operazione deve fare i conti
con noi Ancora polemiche sulla vendita di Alitalia dopo il via libera del
governo all'acquisto da parte di Air France.
LA
DIGNITà NAZIONALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ha capito
evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita
insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e
affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è
un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una
compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze,
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
GILIBERTO
CAPANO Il caso Alitalia è un altro
esempio emblematico del problema dei problemi che paralizza da decenni il
nostro paese, e che rischia seriamente di portarlo, generazione dopo
generazione, al declino storico. Un ulteriore esempio tra i tanti che abbiamo
visto negli ultimi mesi. Pensiamo alla rivolta di alcuni rettori che vorrebbero finalmente
attuati principi di merito nella distribuzione dei finanziamenti pubblici alle
università (sulla base di criteri e sistemi che già esistono ma che nessuno
vuole attuare); pensiamo alla situazione del nostro sistema scolastico;
pensiamo al caso, drammatico, dei rifiuti di Napoli; pensiamo alle grandi opere
che o non si fanno o si fanno con estenuante lentezza e con, almeno, il
raddoppio dei costi preventivati. In fondo tutti sapevano da almeno quindici
anni che Alitalia stava andando verso lo sfacelo.
Tutti vedevano pian piano gonfiarsi e marcire i rifiuti di Napoli; tutti vedono
da almeno trent'anni l'impoverimento della scuola e dell'università italiana;
tutti sanno che, quando un cantiere viene inaugurato, i lavori finiranno ben
oltre la data preannunciata. E tutti sapevano che le soluzioni via via adottate
non avrebbero funzionato e che avrebbero portato, qualche tempo dopo, a far
riesplodere i problemi con maggiore virulenza. Tutti sapevano che, senza serie
ristrutturazioni, i finanziamenti pubblici ad Alitalia
erano uno sperpero, come tutti sapevano che, non essendo entrata cinque anni fa
nell'accordo Air France-Klm, per la nostra compagnia non c'era più speranza (ma
anche allora la demagogia e un nazionalismo retorico prevalsero). Tutti
sapevano, e sanno, che la scuola viene utilizzata come ammortizzatore sociale,
come strumento per alleviare il tasso di disoccupazione (abbiamo un terzo di
professori in più e tre volte i bidelli della Germania). Tutti sapevano, e
sanno, che si spendono male i pochi soldi destinati al sistema universitario e non
ha senso continuare la finzione egalitaria (che ipocritamente sostiene che
tutte le università sono uguali). Tutti sapevano che il commissariamento
straordinario era diventato il problema e non certo la soluzione per i rifiuti
di Napoli. Tutti sanno che le regole formali che, nel corso degli anni, sono
state prodotte per garantire la legittimità delle gare di appalto, in realtà
producono esiti disfunzionali, avvantaggiando le imprese rispetto all'interesse
pubblico. Il problema dei problemi è costituito dall'incapacità di questo paese
di governarsi bene. Siamo il paese delle decisioni sempre rinviate, delle
decisioni che, per definizione, devono andare bene a tutti gli interessi
coinvolti, tanto paga la collettività. Decidere, per la gran parte dei nostri politici,
significa "mettersi d'accordo", raggiungere equilibri che tutelino
gli interessi dei propri rappresentati, e "chissenefrega" di che cosa
succede dopo o agli altri. Siamo il paese in cui la politica non riesce ad
andare oltre la semplice rappresentazione dei microinteressi, la mera
sommatoria delle domande individuali. Siamo il paese in cui la politica tende
sempre a dare ragione a chi urla e strepita, raramente a chi fa il suo dovere:
la mediazione fine a se stessa e poi tutti a cena da Fortunato al Pantheon.
Siamo il paese del "tanto tutto si aggiusta", e se ciò non accade è
sempre colpa di qualcun altro (dei francesi cattivi, del destino cinico e baro,
?). Siamo il paese in cui chi cerca di portare avanti progetti e strategie per
l'interesse generale viene considerato se va bene un "idealista", ma
più spesso un povero "fesso". È difficile uscire dal tunnel in cui ci
siamo infilati. Servirebbero visione, coraggio, costanza, senso della
responsabilità e propensione all'interesse generale. Di queste caratteristiche
ha bisogno una classe politica che voglia davvero servire il paese.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
La destra (e i
sindacati) mettono in fuga Air France. Senza avere alternative vere L'uomo del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia Prodi a Berlusconi: fate pure. Ma per Intesa "un'altra cordata
non c'è" Ci sono volute appena 12 ore per scoprire il bluff di Berlusconi,
che ha chiamato alle armi gli imprenditori italiani per impedire ai francesi di
acquisire Air France: Intesa SanPaolo, che pure nei mesi scorsi aveva avanzato
un'offerta in cordata con AirOne, non ci sta. Berlusconi, però, non ci
crede e spiega che l'istituto non si è tirato indietro ma chiede un'altra
chance. Appena qualche ora prima il Cavaliere aveva chiesto a Prodi un prestito
ponte per Alitalia e il ministro Padoa- Schioppa aveva
sollecitato fatti non parole: chi è interessato si faccia avanti ora, non
possiamo aspettare. Il commissariamento della compagnia di bandiera è più
vicino visto che le parole di Berlusconi hanno galvanizzato i sindacati i quali
ora chiedono uno slittamento dei tempi della trattativa. Il presidente Alitalia Prato ha detto ieri che i francesi sono l'unica
chance per la compagnia.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Il Pd non crede a Berlusconi, va migliorata la proposta francese Il loft
aspetta di vedere il bluff MARIO LAVIA Guardingo, a dire poco. Walter Veltroni
non si è sbilanciato, né in pubblico e nemmeno tanto con i suoi: "Non si
capisce bene cosa Berlusconi abbia in mente". In serata, poi, è stato ironico:
"Magari dirà che è stato frainteso". Per cui conviene far diradare la
nebbia, confidando che quello del Cavaliere sia "un bluff" perché non
si vede quali possano essere le banche coinvolte in una ipotetica cordata in
grado di battere l'offerta di Air France. Che resta l'unica agli atti,
"pure Fini era favorevole, ora ha cambiato idea", ha detto il
candidato premier del Pd. Se tutto, alla fine, si dovesse ridurre ad una
sortita elettoralistica ? è il ragionamento dei veltroniani ? l'uscita di
Berlusconi sull'"interesse dei figli" potrebbe ritorcerglisi contro.
La linea del wait and see tenuta dai dem si salda bene, oltretutto, con il
nuovo credo bipartisan che si recita al loft. "La soluzione per Alitalia deve essere condivisa ? dice Ermete Realacci ? è
giusto che su una questione strategica come questa ci sia una consultazione che
corresponsabilizzi tutti". Con il leader silente, ieri da Franceschini a
D'Alema a Rutelli tutti hanno battuto sullo stesso tasto: "Le chiacchiere
stanno a zero ? ha detto quest'ultimo ? se esiste una cordata italiana disposta
a rilevare Alitalia è il momento che si faccia
avanti". Magari sperando, che non ci sia: "Non può dire: la faccio
fallire e poi me la compro... Berlusconi se ce l'ha faccia la sua
proposta", pensa D'Alema. Il Pd dunque per ora non "tifa" per
nessuno, si limita a maledire l'accelerazione che la vicenda ha subito, un po'
per cause oggettive, un po' per la spregiudicatezza dei francesi, un po' per un
certo spirito che ha caratterizzato palazzo Chigi e via Venti settembre. Nelle
ultime due riunioni del consiglio dei ministri di Alitalia
se n'è parlato molto. Nella prima, lunedì, Padoa-Schioppa ha illustrato lo
stato dell'arte e i contenuti dell'offerta di Air France. Riunione non
preparata adeguatamente, si lamenta qualche ministro: "Non si fanno sedute
in questo modo su un tema così importante con metà governo assente e con un ordine
del giorno che non sembrava stringente". Mercoledì un'altra discussione,
con il ministro dell'economia sempre più pressante: o si accetta la proposta
dei francesi o c'è il commissariamento. Non si aveva sentore che Berlusconi
stesse meditando di scendere in campo, lui e i suoi figli. Veltroni si è
ripetutamente lamentato con Prodi della gestione di questa vicenda negli ultimi
giorni. I due si sono sentiti anche ieri mattina. Le fiches restano dunque
sulla proposta francese, purché migliorata. Soprattutto sul piano degli
esuberi, i dem incoraggiano l'iniziativa dei sindacati: "Non c'è dubbio
che il governo sentirà le proposte sindacali", ha sottolineato D'Alema. Di
tutto c'è bisogno tranne che di una spaccatura con Epifani, e per questo la
parola d'ordine resta quella della "gradualità", nel senso che quella
che va aperta è una vera e propria trattativa che nessuno può dire adesso che
tempi avrà. Ma la preoccupazione per un impatto dell'iniziativa berlusconiana
sul voto resta alta. Il timore che nella Pedemontana la risacca possa
travolgere il successo del pullman veltroniano è forte, come mettono in rilievo
in queste ore i Democratici lombardi: dalla Lombardia forse il pullman è andato
via proprio nel momento in cui ve n'era più bisogno, si punta molto ora sulla
conferenza operaia di Brescia del 29 che è un'altra cosa ma sarà pur sempre
l'occasione per lanciare un messaggio chiaro su quella che al Nord è diventata
la prima emergenza: dopo anni in cui era la sicurezza adesso è l'occupazione.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
WALTERTOUR
FRA PIEMONTE E LIGURIA ULTIMA TAPPA PRIMA DI PASQUA. IL VIAGGIO RIPRENDE
MARTEDÌ DA ALCAMO Veltroni rilancia il fair play e punta sui comizi di
mezzanotte FABRIZIA BAGOZZI Reduce dall'attacco personale che gli ha sferrato
Fini martedì, nell'ultima tappa del bustour prima della pausa pasquale, Veltroni
rilancia il fair play chiamandosi ancora una volta fuori dalla logica della
rissa che è stata il modello standard delle campagne elettorali italiane
recenti e passate: "Bisogna liberare il paese dagli odii del passato.
Siamo tornati ai vecchi linguaggi, a una campagna in cui si aggredisce
personalmente". A Veltroni non è ovviamente andato giù né il siluro ad
personam del numero due del Pdl ? che lo ha costretto a mettere i puntini sulle
i sulla vicenda del vitalizio ? né il tentativo di tirarlo per i capelli in un
gioco di botta e risposta che con la politica c'entra poco. "Passano i
giorni e noi riusciamo a mantenere il tono e l'ispirazione di questa campagna
elettorale perché voglio evitare agli italiani lo spettacolo amaro e desolante
di vedere uno spettacolo che vedono da troppo tempo: stessi riti, stessi
attacchi, stesse urla. Io a questo non partecipo. Non intendo parlare contro
qualcuno, ma dire che cosa si vuole fare per questo paese". E per
rimarcare, a Berlusconi che gli dà del vecchio comunista che ha inserito in
lista la nomenclatura comunista risponde ironico: "Nomenclatura comunista
come Veronesi, Calearo, Colaninno, il generale Del Vecchio. Sapete cosa
rispondo a queste dichiarazioni che arrivano con 14 anni di ritardo? Niente e
passiamo oltre". Il leader del Pd parla ad Asti, piccola città ricca del
Piemonte agricolo e slow food, ancora una volta di fronte a tanta gente:
"La partecipazione popolare che abbiamo visto in questi giorni è una
grande festa per la democrazia, come quando tre milioni e mezzo di persone
andarono a votare per le primarie". Fra le cose da fare per l'Italia,
Veltroni mette al primo posto la precarietà: "In Italia oggi ci sono
875mila ragazzi che prendono meno di 700 euro al mese senza riuscire a
progettarsi un futuro. Per questo abbiamo proposto di istituire un compenso
minimo legale di circa mille euro al mese". Ma c'è anche la scuola:
"È il grande scomparso di questa campagna elettorale ". L'Italia può
funzionare soltanto con un sistema scolastico adeguato, per questo "sono
determinanti la formazione e la retribuzione degli insegnanti, la loro
stabilità. Ed è necessaria una scuola plasmata attorno a un'idea di autonomia
didattica in cui però sia centrale l'insegnante ". A Cuneo, città medaglia
d'oro per la Resistenza parla di fronte a una platea in buona parte composta da
ex partigiani e rende omaggio a "quella gloriosa parte della nostra storia
e alla grandezza di questi italiani che hanno fatto prevalere gli interessi
generali su quelli personali". Qui torna a esprimere solidarietà al popolo
tibetano e al Dalai Lama "che è stato capace di insistere proprio in
queste ore sulla non violenza e sull'evitare forme estremi di lotta". A Savona Veltroni non elude il nodo di Alitalia: "Se
ne parla con grande leggerezza, si annunciano cose che fanno un incendio su una
vicenda la cui delicatezza è evidente per il futuro del paese. Del resto, sulla
sorte della nostra compagnia di bandiera, Berlusconi e Fini hanno detto cose
che sono il giorno e la notte". E per vedere l'effetto che fa,
visto che, dice, "ovunque e a qualsiasi ora abbiamo trovato teatri e
piazze piene", annuncia che in Puglia farà una manifestazione elettorale a
tarda notte. Sarà il primo comizio di mezzanotte della storia italiana.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
IL
CASO ALITALIA Intesa non ci sta: non ci muoviamo a richiesta. Tps: tempi
strettissimi Il Cavaliere (va in) bianco RAFFAELLA CASCIOLI Non sarà Intesa
Sanpaolo il Cavaliere bianco del Cavalier Silvio Berlusconi nell'affaire Alitalia. E, questo,
perché Intesa è fuori da tre mesi dalla trattativa, ma soprattutto perché la
banca non risponde a chiamata. "Non abbiamo mai investito in qualcosa perché
chiamati da qualcuno": su queste parole pronunciate ieri
dall'amministratore delegato Corrado Passera si chiude il sipario della
controffensiva berlusconiana in difesa dell'italianità e si scopre il bluff di
chi ha cavalcato il tema dell'italianità della compagnia di bandiera in
campagna elettorale. All'indomani della chiamata alle armi di Silvio Berlusconi
contro l'invasore francese, il sistema creditizio italiano risponde picche al
leader del Pdl . Preso in contropiede dalla richiesta di Tps di tirare fuori in
fretta una proposta seria in cambio del prestito ponte richiesto nella
telefonata di ieri mattina con Prodi, il Cavaliere allude ad ipotetici contatti
con imprenditori italiani trincerandosi dietro il riserbo che in questi casi,
spiega, è d'obbligo. Tps, però, insiste: "Chi è interessato ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e offerte
concrete, altrimenti distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne
una nuova. I tempi, ormai strettissimi, sono dettati dalla condizione della
compagnia e non possono dipendere dal calendario politico". Tuttavia, la
riproposizione dell'offerta della cordata AirOne, che valutava un centesimo per
azione e prevedeva investimenti per 4,3 miliardi, oltre che debole sul piano
finanziario (visto che sono passati nel frattempo le condizioni di Alitalia sono peggiorate) mostrava già a dicembre lacune sul
piano industriale. Caduto il principale pilastro finanziario dell'eventuale operazione
di salvataggio, la richiesta di fatti e non di parole avanzata dal governo
rivela l'inganno del Cavaliere che pure illude gli imprenditori , esalta i
sindacati e fa la gioia degli speculatori visto che in borsa si scommette su
nuove offerte e il titolo vola in alto del 32%. E, questo, nonostante per Alitalia non restino che due soluzioni: l'acquisto da parte
di Air France che, ad oggi, appare sempre più una corsa ad ostacoli o il
commissariamento come preludio al fallimento. Insomma Alitalia
con l'acqua alla gola che ha di fronte a sé, come ha spiegato ieri ai sindacati
il presidente di Alitalia Maurizio Prato, un'unica
chance: la proposta di Air France che è "industrialmente solida". Ma
i sindacati, che si sono dichiarati disposti a incontrare il presidente di Air
France Spinetta il prossimo martedì, sono contrari. Chiedono che la trattativa
slitti oltre il 31 marzo e il tesoro attivi immediatamente il prestito ponte di
300 milioni di euro. Senza contare che la Sea di Bonomi non molla l'osso: la
richiesta di indennizzo risarcitorio per Malpensa andrà avanti. L'altra faccia
della medaglia è il commissariamento che per l'economista Marco Ponti, uno dei
maggiori esperti i di economia dei trasporti, alla fine non sarebbe di per sè
un dramma. Anche se presuppone lo spezzatino ed è l'anticamera del fallimento.
Di fatto il commissariamento è una procedura parallela alla legge fallimentare
e cristallizza la posizione debitoria. Nel caso in cui, tuttavia, non si
trovino risorse fresche l'unica alternativa sarebbe il fallimento:
"L'ipotesi migliore al momento è che Air France entri in Alitalia, anche perché in caso di fallimento Alitalia perderebbe ciò che le dà più valore, ovvero gli
slot la cui assegnazione è affidata ad accordi bilaterali". I francesi dal
canto loro aspettano, ma rivedono un film forse già visto: è l'(Ali)Italia,
bellezza. Con i suoi psicodrammi collettivi, con quei risvolti da commedia
napoletana che portano il Cavaliere Silvio Berlusconi a suonare le campane per
chiamare a raccolta un fantomatico gruppo tricolore, con i sindacati pronti
alla maratona negoziale per strappare qualche miglioria, con membri
dell'attuale governo che parlano di clausole vessatorie, con la consueta rissa
nell'agone politico mentre le famiglie dei lavoratori son là a sperare sulle
montagne russe dell'ultimo borsino della trattativa.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
RETROSCENA
DIECI GIORNI FA HA FATTO SALTARE L'INTESA SULLE NOMINE E ORA SI MUOVE COME
FOSSE GIÀ PREMIER Berlusconi: "Pronto Prodi? Ferma tutto, arrivo io"
FRANCESCO LO SARDO Se è soltanto un bluff, una mossa elettoralistica, come
insinua Pier Ferdinando Casini, che in questo caso parla da persona informata
dei fatti per via delle notizie di primissima mano che gli arrivano dal suocero
imprenditore Francesco Caltagirone, lo si vedrà soltanto dopo il 14 aprile,
passato il ciclone delle politiche. Certo è che Prodi non s'aspettava che ieri
mattina Berlusconi lo chiamasse addirittura al telefono, per invitarlo a
fermare, definitivamente, le macchine dell'accordo con Air France. La mossa di
Berlusconi, all'indomani della sua dichiarazione d'intenti
a favore di una cordata italiana per Alitalia, è
chiara. Il Cavaliere vuol sfruttare lo spazio che gli s'è improvvisamente
spalancato di fronte sul caso Alitalia, a sole tre settimane dal
voto, per via delle esitazioni del governo e dello stop intimato dal sindacato,
Cgil in testa, all'accordo coi francesi. Di qui la telefonata a Prodi:
"Ho già avuto contatti, non posso dire chi sono, devo mantenere il
riserbo, ma ho fiducia e conto che si possa fare" ha detto Berlusconi al
premier, chiedendogli di spendersi per garantire "un prestito ponte che
dovrebbe consentire a questa cordata di mettere assieme un piano industriale e
di fare una, due, diligence come non era stato consentito nella prima
gara". Vero o falso? Non si sa. Intanto però il Cavaliere, nella sua nuova
veste di salvatore della compagnia di bandiera (che gli fa peraltro incassare
il plauso dei leghisti di Bossi e dei forzisti padani) ha subito annunciato
urbi et orbi il contenuto della sua telefonata con palazzo Chigi. Il
Professore, coinvolto di sponda da Berlusconi in un'operazione di sospetto
sapore elettoralistico, ha a sua volta adottato subito le opportune
contromisure mediatiche. Berlusconi dice che c'è un gruppo di imprenditori
italiani interessati a salvare la compagnia? Bene, ha fatto trapelare il Professore.
Da palazzo Chigi fanno però sapere che Prodi ha spiegato al candidato premier
del Popolo delle libertà che "la possibilità di un prestito ponte ad Alitalia è vincolata da parte di Bruxelles al fatto che
un'ulteriore offerta sia davvero concreta ". Prodi in altre parole vuol
mettere con le spalle al muro Berlusconi: "Non c'è mai stato da parte
nostra nessun veto ad altre offerte. Dunque se dovessero esserci nuove offerte
per l'acquisto di Alitalia ? ha detto Prodi al
Cavaliere ? queste dovranno essere serie, dimostrabili, e pervenire in tempi
brevi, viste le note condizioni della compagnia aerea". Nel frattempo dal
presidente di Alitalia Prato a Bancaintesa, tirata in
ballo da Berlusconi per la possibile cordata nazionale, c'è stata una
grandinata di smentite alla sortita del Cavaliere: allo stato non c'è nessun
piano alternativo a quello di Air France. Salvo improbabili conigli nascosti
nel cilindro, Berlusconi non sembra uscire bene da questa vicenda. Ma agli
occhi dell'elettorato il messaggio è stato lanciato: più che il bluff, il
Cavaliere è convinto che resterà la sensazione che il Pdl e il suo leader
volevano salvare Alitalia da una svendita. Quale sarà,
davvero, il destino della compagnia di bandiera italiana lo si vedrà, incassati
i voti, dopo le elezioni. Ma la mossa del Cavaliere è anche quella di chi ha
ormai deciso di agire, di fronte all'elettorato, come fosse già il vincitore e
il presidente del consiglio. La svolta in questo senso c'è stata con la
decisione di Berlusconi di rovesciare, dieci giorni fa, il tavolo sulle nomine
bipartisan (Eni, Enel, Finmeccanica). Le trattative tra Gianni Letta e Enrico
Micheli sono andate avanti un paio di settimane senza gran convinzione e sempre
più stancamente. Alla fine, chissà se impuntatosi sul nome di Guido Rossi alla
presidenza Eni, il Cavaliere ha detto stop e il governo Prodi ha convenuto e
annunciato che le scelte dei nuovi vertici sarebbero state fatte "dal nuovo
governo". Una decisione apprezzata con queste parole da Berlusconi:
"È un problema di cui ci occuperemo noi".
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
? ROMA ?
IMPRENDITORI pronti per la cordata italiana per Alitalia
almeno a parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale unificatore, che
potrebbe essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di Intesa Sanpaolo o
altri istituti bancari che facciano da raccordo, o da un'aggregazione di enti
che a suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori dal gioco. Come
gli istituti camerali, la Regione Lombardia, enti locali e fondazioni,
associazioni imprenditoriali e altro. Sono queste le condizioni alle quali, chi
più chi meno, gli imprenditori del Nord se la sentirebbero
di tentare la discesa in campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha
chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di
conseguenza, Malpensa. Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza
di Alitalia, per Marco Tronchetti Provera è un peccato e il numero uno di
Pirelli si era detto disposto, se chiamato in causa, a ragionare sulla
questione. Discorso un po' diverso è già quello che fanno dalle parti
dei Marcegaglia: non ben gestita, forse, la gara, ma l'acciaio viaggia per mare
e rotaia, si dice quando si parla dell'ipotizzata soppressione della divisione
Cargo. Si spendono per Malpensa dicono dal suo entourage, Bombassei, secondo
cui sarebbe un peccato buttare Malpensa a mare, e Diana Bracco che era stata
tra le prime a cercare di mobilitare gli imprenditori lombardi. E ora? Tutti
guardano in direzione delle banche. Ma giovedì Corrado Passera ha detto che
"non c'è nulla sul tavolo" dopo che "a fine dicembre siamo stati
esclusi dalla trattativa". COMUNQUE, le attese ci sono e c'è anche chi
esce allo scoperto. Come il gruppo turistico alberghiero Soglia, che si dice
disponibile a dare il proprio contributo ad una eventuale aggregazione di
operatori del settore per il salvataggio dell'Alitalia.
O come l'imprenditore bergamasco che detiene la leadership del mercato
nazionale del trasporto aereo di corto raggio e che, secondo il deputato di
Forza Italia Giorgio Jannone, sarebbe disponibile ad investire in Alitalia con un piano di intervento immediato. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Scontro sui tempi
fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la
cordata italiana c'è ma che ha bisogno di 3-4 settimane per fare l'offerta -
-->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
IL COMMENTO
BATTESIMO O FUNERALE, FACCIAMOLO IN CASA PREMESSA: per
salvare e rilanciare Alitalia occorrono interventi chirurgici disperati. La nostra compagnia
di bandiera paga errori accumulatisi negli ultimi quindici anni da cui nessuno
può chiamarsi fuori. Non i dipendenti che hanno fatto decine di inutili
scioperi con il solo risultato di impoverire la società e farle perdere
reputazione in Italia e all'estero. Non i sindacati, dispersi in una
quantità di sigle del tutto irragionevole e sordi a ogni richiesta di misure
amare, ma razionali. Non i manager, autori di piani troppo spesso sbagliati.
Non i politici romani, che per un pugno di voti hanno evitato di curare con la
chemio una malattia curabile lasciando spazio alle metastasi. Non i politici
milanesi, che hanno legato le sorti di Alitalia a
quelle di Malpensa: aeroporto lontano da Milano, pessimamente collegato e
soprattutto in grado di attirare soltanto l'otto per cento di quel traffico
d'affari del Nord che doveva essere il suo business d'elezione. Non può
chiamarsi fuori, infine, chi ha condotto l'ultima trattativa facendoci trovare
oggi dinanzi ad Air France come dinanzi al peggiore degli strozzini. Noi non
sappiamo se la cordata italiana rilanciata anche ieri da Berlusconi alla fine
andrà in porto. Osiamo tuttavia osservare che - sia che si debba preparare un
funerale, sia che si debba predisporre un nuovo battesimo - questi riti sarà
bene celebrarceli in casa. Costi quel che costi. I manager dell'Alitalia e i politici che si sono avvicendati nell'ultimo
quindicennio non sono stati in grado di imporre alla compagnia e ai sindacati
alleanze paritarie che ne salvassero la bandiera, il prestigio e le facessero
recuperare un'efficienza via via degradata. Non è il primo caso in cui gli
egoismi nazionali aprono la porta agli stranieri. Ricordate la Banca Nazionale
del Lavoro? Stava per fondersi con Monte dei Paschi. Ma ciascuno dei due galli
voleva cantare e Bnl è finita ai francesi di Paribas. Altre banche italiane,
per fortuna, si sono comportate più virtuosamente (Intesa Sanpaolo) sacrificando
l'interesse di pochi a quello nazionale. ORA QUALUNQUE soluzione per Alitalia richiederà forti tagli di personale, capacità
manageriali perdute da tempo, investimenti cospicui. Air France esige l'accordo
preventivo dei sindacati perché - conoscendo l'Italia - non vuole trovarsi
impantanata in un Vietnam. Ma i sindacati non possono accordarlo non tanto e
non solo per il conto da pagare oggi, ma perché non avrebbero più nessuna voce
in capitolo domani quando la nostra compagnia di bandiera (povera bandiera!)
verrebbe gestita nel bene e nel male solo a Parigi. Se nascerà la cordata
italiana sulla quale ieri Berlusconi si è impegnato con sorprendente sicurezza,
essa dovrà muoversi in un campo dimenticato nel nostro Paese da almeno
quarant'anni. Ha bisogno cioè di un quadro di solidarietà nazionale come quello
che dalle distruzioni del dopoguerra ci portò agli anni del miracolo economico.
I SINDACATI debbono dimenticarsi degli scioperi e accettare di bere l'amaro
calice in un bicchiere tricolore: hanno il vantaggio che al posto dell'azzurro
francese resterà il verde italiano. I milanesi dovranno ottenere la possibilità
di sostituire in tempi ragionevoli le corse perdute da Malpensa, senza voler
togliere a Fiumicino quel che gli è stato restituito con una scelta
ragionevole. I romani dovranno smettere di considerare Alitalia
un bacino di voti clientelari, perché una mucca morta non dà più latte a
nessuno. Gli imprenditori disposti a giocare la partita dovranno essere
generosi e pazienti. E alla fine saranno premiati. Ma se la cordata italiana
dovesse fallire, meglio un commissario straordinario - con tutto quel che
significa - che la svendita alla Francia. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
DI NUCCIO NATOLI ?
ROMA ? LA PARTITA Alitalia forse va ai supplementari.
Berlusconi dopo la richiesta (di fatto respinta) di un prestito ponte all'Alitalia, va all'attacco e chiede "tre o quattro
settimane perché una cordata tutta italiana possa presentare una proposta
alternativa a quella di Air France". Il Cavaliere
scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si
muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di
sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti
istituti bancari. Basta che ci si dia il tempo necessario".
Aggiunge pure di essere in contatto con "diversi imprenditori di
rilievo". Chi siano, però, è un mistero. Lo sfidato raccoglie il guanto
con uno sguardo carico di scetticismo "E' il momento di essere seri. Non
parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte
vedremo", si limita a dire Prodi. A Berlusconi la replica scettica non
piace e rincara la dose: "Il Governo non faccia colpi di testa e ci lasci
il tempo per fare una valutazione approfondita dei conti di Alitalia".
Quindi cala il jolly che dovrebbe mettere il Governo con le spalle al muro:
"AirFrance sappia fin d'ora che il mio Governo gli dirà un secco no".
Nella mischia si è gettato subito anche il candidato premier del Pd, Veltroni:
"Non mettiamo l'Alitalia nel tritacarne
elettorale. Se c'è una cordata alternativa si faccia avanti subito, in 48 ore.
Certo è strano che una nuova cordata spunti proprio ora". Quindi la
stilettata: "Non vorrei che fosse tutta una sceneggiata e dopo le elezioni
si dica che la cordata non c'è più. Nel frattempo si è chiusa la porta in
faccia ad Air France e Alitalia va gambe
all'aria". Come in ogni sfida che si rispetti, alla botta di Veltroni,
Berlusconi ha risposto con altrettanta durezza: "E' assurdo dare a noi 48
ore, mentre ad Air France sono stati concessi sei mesi". A GARANTIRE che
quello di Berlusconi non è un bluff si è fatto avanti il Governatore della
Lombardia, Formigoni: "Confermo che la cordata italiana è in via di
composizione. Però serve più tempo per analizzare la reale situazione di Alitalia". Appunto le tre-quattro settimane chieste dal
Cavaliere. Una posizione su cui si è schierata subito AirOne: "E'
necessario effettuare una due diligence ?analisi dei conti e della situazione
industriale ? per poter presentare un piano di acquisto". L'opzione AirOne
è stata caldeggiata dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, secondo il
quale "oggi nulla vieta, anzi io auspico che venga chiesto anche ad Ap
Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da avere un termine di
confronto con Air France". Chiosa il sindaco di Milano Letizia Moratti che
parla di "resa incondizionata del governo ad Air France" e di
"svendita della politica dei trasporti", entrambe da evitare,
naturalmente. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
DI NUCCIO NATOLI ?
ROMA ? LA PARTITA Alitalia forse va ai supplementari.
Berlusconi dopo la richiesta (di fatto respinta) di un prestito ponte all'Alitalia, va all'attacco e chiede "tre o quattro
settimane perché una cordata tutta italiana possa presentare una proposta
alternativa a quella di Air France". Il Cavaliere
scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si
muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di
sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti
istituti bancari. Basta che ci si dia il tempo necessario".
Aggiunge pure di essere in contatto con "diversi imprenditori di
rilievo". Chi siano, però, è un mistero. Lo sfidato raccoglie il guanto
con uno sguardo carico di scetticismo "E' il momento di essere seri. Non
parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte
vedremo", si limita a dire Prodi. A Berlusconi la replica scettica non
piace e rincara la dose: "Il Governo non faccia colpi di testa e ci lasci
il tempo per fare una valutazione approfondita dei conti di Alitalia".
Quindi cala il jolly che dovrebbe mettere il Governo con le spalle al muro:
"AirFrance sappia fin d'ora che il mio Governo gli dirà un secco no".
Nella mischia si è gettato subito anche il candidato premier del Pd, Veltroni:
"Non mettiamo l'Alitalia nel tritacarne
elettorale. Se c'è una cordata alternativa si faccia avanti subito, in 48 ore.
Certo è strano che una nuova cordata spunti proprio ora". Quindi la
stilettata: "Non vorrei che fosse tutta una sceneggiata e dopo le elezioni
si dica che la cordata non c'è più. Nel frattempo si è chiusa la porta in
faccia ad Air France e Alitalia va gambe
all'aria". Come in ogni sfida che si rispetti, alla botta di Veltroni,
Berlusconi ha risposto con altrettanta durezza: "E' assurdo dare a noi 48
ore, mentre ad Air France sono stati concessi sei mesi". A GARANTIRE che
quello di Berlusconi non è un bluff si è fatto avanti il Governatore della
Lombardia, Formigoni: "Confermo che la cordata italiana è in via di
composizione. Però serve più tempo per analizzare la reale situazione di Alitalia". Appunto le tre-quattro settimane chieste dal
Cavaliere. Una posizione su cui si è schierata subito AirOne: "E'
necessario effettuare una due diligence ?analisi dei conti e della situazione
industriale ? per poter presentare un piano di acquisto". L'opzione AirOne
è stata caldeggiata dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, secondo il
quale "oggi nulla vieta, anzi io auspico che venga chiesto anche ad Ap
Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da avere un termine di
confronto con Air France". Chiosa il sindaco di Milano Letizia Moratti che
parla di "resa incondizionata del governo ad Air France" e di
"svendita della politica dei trasporti", entrambe da evitare,
naturalmente. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
QUI PARIGI SPINETTA
NON MOLLA E STRINGE I TEMPI PER L'ACQUISTO Air France fa pressing:
"Decidere subito" ? ROMA ? JEAN-CYRIL SPINETTA non molla. Da Parigi
trapela che il numero uno di Air France-Klm sta preparando con "serietà,
buona volontà, grande scrupolo" l'incontro di martedì prossimo con i
sindacati italiani: è convinto che la proposta per l'integrazione di Alitalia nel gruppo franco-olandese sia "solida,
concreta, fondata", ed è certo di avere "interlocutori attenti".
La pressione politica accesa da Silvio Berlusconi dà più forza al fronte del no
nel confronto sindacale, pesa ma "in questa fase non condiziona le
trattative e le scelte di Air France-Klm": per i francesi ottenere il via
libera del prossimo governo resta una condizione necessaria, ma è un problema
che, eventualmente, si porrà solo a suo tempo. Mentre l'eventuale progetto
alternativo di una cordata italiana non appare tanto dietro l'angolo da
impensierire. Così Spinetta vuole andare avanti, consapevole delle difficoltà,
ma ancora con fiducia. Una scelta che Air France vuole anche per
"rispetto" agli interlocutori con cui ha lavorato fino ad oggi, dal
governo ai manager di Alitalia ed ai sindacati, e per
la soddisfazione per i risultati raggiunti: un piano che prevede prospettive di
sviluppo, di cui i francesi sono convinti, e di grande attenzione a mitigare il
più possibile i suoi impatti sociali, attraverso misure e garanzie volte a
"non lasciare nessun lavoratore per strada". MARTEDÌ l'incontro tra
Spinetta ed i sindacati, che tornano a ribadire l'indisponibilità a
sottoscrivere un accordo se non ci saranno margini di modifica dei contenuti
dell'offerta del gruppo franco-olandese. Due i temi più spinosi: l'impatto
sugli esuberi previsti per i piloti della decisione di dismettere gradualmente
i 5 aerei full cargo, ed il futuro dei lavoratori di Az Servizi. Dopo
l'incontro potrebbe tornare a riunirsi il cda di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta formalmente fuori dalla
trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati. L'offerta
sul tavolo "resta una sola", perché le cordate "strillate"
non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda, e perché con il rischio
incalzante di una crisi di liquidità non c'è più il tempo di sondare altre
strade: è una posizione ferma quella dei vertici di Alitalia.
- -->.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Il leader Pd sfida
il Cavaliere: i nomi della cordata in 48 ore. La replica:
servono 3-4 settimane Duello sul futuro di Alitalia tra
Veltroni e Berlusconi ROMA - Botta e risposta su Alitalia tra
Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pdl ha dichiarato: "Penso ci sia la
possibilità di concretizzare una cordata italiana: molti imprenditori si sono
dichiarati disponibili". Ma sui tempi Veltroni ha chiesto
un'accelerazione: "I nomi in 48 ore". E sul tema Berlusconi ha
replicato bocciando la scadenza: "Servono tre o quattro settimane".
CILLIS, IEZZI, MANIA, MARTINOTTI, PONS E TOTARO ALLE PAGINE 2, 3 E 4.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia E il
governo di Parigi si chiama fuori: "Non interveniamo nella campagna
elettorale" E Toto vuole tornare in pista "Pronti all'offerta con
Intesa" Il presidente Air One: ma ci diano il tempo di vedere i conti Ma
Air France non si ferma "Subito l'accordo, tratteremo" Gli uomini di
Spinetta "Vogliamo risanare per garantire alla compagnia italiana un
avvenire" GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI -
"Non vogliamo intervenire nella campagna elettorale e non diremo niente".
Si può riassumere così l'atteggiamento del governo francese nella vicenda Air
France-Alitalia. Le fonti governative con cui abbiamo parlato sottolineano il
carattere politico delle polemiche italiane e quindi la volontà di osservare
tutto il riserbo possibile, come fa del resto tutta la classe politica
transalpina. Chiedere dichiarazioni ufficiali è inutile, mentre è possibile
ricostruire l'atteggiamento che prevale negli ambienti governativi. In
primo luogo, i francesi sottolineano l'opportunità dell'operazione: Air France
è già una bella compagnia aerea, con Alitalia diventerebbe
una grande compagnia. Ma noi, proseguono i nostri interlocutori, osserviamo la
vicenda da un punto di vista industriale e non da un punto di vista politico.
Nella nostra ottica ci chiediamo quale sia l'alternativa per Alitalia
a un'intesa con Air France-Klm e non ne vediamo nessuna. Ma in Italia c'è la
campagna elettorale, il voto si avvicina, i continui rilanci sono dettati da
questa scadenza. In ogni caso, i francesi si tengono fuori e non hanno avuto
contatti con gli italiani. L'unica occasione per un eventuale scambio di
opinioni informale avrebbe potuto essere la riunione del Partito popolare
europeo, svoltasi il 13 marzo a Bruxelles: tra i francesi era presente anche
FranÇois Fillon, mentre Berlusconi era assente. Per il resto, niente contatti e
i francesi assicurano che non ce ne saranno per rispettare una stretta
neutralità. Se i politici non parlano, si esprimono però i dirigenti di Air
France. Ieri è stata la volta del direttore commerciale per la Francia,
Christian Boireau: "Noi proponiamo ad Alitalia un
futuro positivo a medio termine. Quel che le chiediamo è di fare i risanamenti
necessari per poter garantirle questo futuro". Boireau ha insistito
sull'urgenza di una scelta, sul prendere o lasciare: "Sappiamo quel che
possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato. Ma ciò
avviene adesso, non fra due mesi o un mese. Spinetta ha passato quasi tutta la
settimana e lo scorso week end in Italia e si appresta a ricominciare".
Secondo buone fonti, Spinetta dovrebbe essere di nuovo a Roma già lunedì sera.
Oltralpe, la possibilità che Air France riesca a conquistare Alitalia
comincia ad essere messa seriamente in dubbio, anche se la stampa preferisce
non commentare. Ieri sera tutti i siti di informazione hanno dato grande risalto
al nuovo no di Berlusconi alla compagnia transalpina e i toni degli articoli,
pur nei limiti della cronaca, non erano ottimisti.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La finanza
milanese: il Cavaliere vuole evitare una decisione ineluttabile L'obiettivo è
bloccare Spinetta anche a rischio-commissariamento Solo Formigoni è convinto:
"La cordata esiste e si appaleserà a breve" GIOVANNI PONS MILANO -
"Confermo che esiste una cordata italiana, che è pronta e che si
appaleserà entro breve. Sarà necessario che il governo riservi a questa cordata
lo stesso trattamento, e basterebbe anche un po' meno, che ha riservato ad Air
France". Il governatore lombardo Roberto Formigoni sembra l'unico a
credere fino in fondo alle parole di Silvio Berlusconi sulla possibilità di una
cordata italiana per Alitalia. Ma se si ascoltano
attentamente gli ambienti finanziari milanesi si ha la netta sensazione che
qualcosa si stia effettivamente muovendo. L'uscita di Berlusconi nel bel mezzo
della campagna elettorale, secondo chi sta lavorando al progetto, ha il difetto
di prestare il fianco alle speculazioni politiche. Ma ha un significato ben
preciso: impedire che succeda qualcosa di ineluttabile nei prossimi giorni,
cioè che si consegni la compagnia di bandiera ai francesi a un prezzo
irrisorio. "Se hai un malato in stato comatoso - confida chi ha lavorato
al progetto della cordata italiana - la cosa più ragionevole da fare è un
consulto il più allargato possibile". E il consulto non è possibile farlo
in prossimità della scadenza elettorale, troppe pressioni costringerebbero a
fare qualcosa di affrettato e forse sbagliato. Dunque le 3-4 settimane chieste
da Berlusconi affinché la cordata mostri la sua concretezza potrebbero
intendersi in questo senso: rinviamo la partita a dopo le elezioni e
risolviamola in modo "bipartisan". Questo significherebbe, quasi
sembra ombra di dubbio, far scappare i francesi che non a caso ora premono per
chiudere in fretta la trattativa. Ma tutto ciò potrebbe anche significare la
morte di Alitalia, nel senso che i soldi ancora a
disposizione per farla sopravvivere possono bastare per un paio di mesi al
massimo. Ecco che allora, a sentire coloro che potrebbero partecipare alla
cordata, la scelta più ragionevole in questo momento sarebbe quella del
commissariamento. Anche perché, come è stato denunciato da Intesa Sanpaolo nei
giorni scorsi, la visibilità sui conti della compagnia italiana è assai scarsa.
Gli ultimi dati risalgono al novembre scorso, poi il buio. Per non parlare del
pregresso. Il commissariamento permetterebbe di fermare le bocce e consentire a
eventuali imprenditori interessati di guardare dentro la società evitando il
rischio di acquistare qualcosa di cui non si conosce il contenuto. Ma quali garanzie vi sono che se si procedesse in questa
direzione poi l'Alitalia possa essere acquistata da una cordata di imprenditori italiani?
Nessuna garanzia ma in molti assicurano che il salvataggio di Alitalia non è un problema di soldi, una volta che si sa quello che si
compra. E come mai in tutti questi mesi questa cordata non si è appalesata, ci
si domanda? Le ragioni sono principalmente due: la procedura portata
avanti dal Tesoro non è stata condotta in maniera equidistante ma si è voluto
preferire la soluzione francese. E poi ha giocato negativamente la
cocciutaggine di Carlo Toto, il patron dell'AirOne, che con l'operazione Alitalia voleva diventare primo azionista e gestire il
gruppo che ne sarebbe derivato. Ma ciò non sarebbe possibile, a sentire chi sta
lavorando a una soluzione diversa. Toto potrebbe prendere parte alla cordata
tricolore ma sicuramente non essere né l'azionista principale né colui a cui
sarà affidata la gestione. E allora chi metterà i soldi per acquistare Alitalia? I nomi per il momento rimangono coperti, l'unica
cosa che si capisce è che la cordata potrebbe essere bipartisan, come il
governo che potrebbe uscire dalle elezioni del 14 aprile. Tronchetti Provera
sembra piuttosto defilato mentre assai più interessati potrebbero essere
Salvatore Ligresti e Diana Bracco. Poi si sa che in passato anche Diego Della
Valle aveva manifestato un interesse per la compagnia di bandiera insieme al
fondo M&C di Carlo De Benedetti. E quando Berlusconi parla dei suoi figli
sicuramente si riferisce alla Fininvest (non certo a Mediaset che è quotata e
che fa un altro mestiere). Insomma trovare sei o sette imprenditori disposti a
mettere sul piatto 100-150 milioni a testa non dovrebbe essere impossibile,
basta muoversi. Il tempo sta scadendo.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La
liberalizzazione E Bruxelles avverte: così perderete i vantaggi della apertura
con gli Usa ROMA - "è un vero peccato se all'entrata
in vigore di questo accordo il 30 marzo, Alitalia non sarà
nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno", ha detto Michele
Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, a pochi
giorni dall'entrata in vigore dell'accordo Open Sky (Cieli aperti) per la
liberalizzazione delle rotte fra Ue e Usa. "In Commissione - ha
aggiunto Cercone - vorremmo che tutte le compagnie europee potessero sfruttare
questa occasione che deriva dall'avere finalmente una totale
liberalizzazione". Per i primi cinque anni di esercizio di Open Sky,
l'Unione europea prevede un aumento complessivo di 25 milioni di passeggeri e
un incremento dei benefici economici di 12 miliardi l'anno e 80.000 nuovi posti
di lavoro.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Berlusconi:
c'è la cordata Alitalia pronti in tre-quattro
settimane Veltroni ironico: giusto il tempo di arrivare al voto LUCIO CILLIS
ROMA - Il destino della compagnia di bandiera resta protagonista della campagna
elettorale. Se il premier uscente Romano Prodi ha scelto di non toccare
l'argomento, il leader del Pdl Silvio Berlusconi, al grido "o si fa Alitalia o si muore", è tornato a parlare a tutto campo
della compagnia, "della necessità di non svenderla" e, ancora una
volta, della cordata di imprenditori italiani che sarebbe "già
pronta", e che nel giro di "tre o quattro settimane" si farà
avanti, "assistita da importanti banche. Alla fine - ha precisato il
Cavaliere - presenterà una proposta definitiva che penso e spero possa
risolvere la situazione". Il gruppo di industriali disposto ad entrare in
gioco, potrebbe quindi rinforzare l'alleanza tra Air One ed Intesa Sanpaolo. Il
vettore guidato da Carlo Toto, ieri ha di fatto confermato la possibilità di
riprendere in mano il dossier, ma a patto di poter vedere da vicino i
traballanti conti di Alitalia per almeno tre
settimane, contro le otto concesse ad Air France-Klm. Il leader del Pd Walter
Veltroni cerca di non farsi travolgere dall'ondata di dichiarazioni partite da
Berlusconi: "La cordata tutta italiana? Ben venga - dice Veltroni - ma
esca allo scoperto in 48 ore. Ho fatto un po' di conti - conclude - dire che
servono 3-4 settimane vuol dire scavallare le elezioni. Non vorrei che si
evocasse oggi l'ipotesi di una cordata per poi scoprire dopo il voto che non
c'è". Il caso Alitalia ha rimesso in moto le
dichiarazioni di gran parte del mondo politico a favore della soluzione
francese o di quella alternativa tutta italiana. La Sinistra arcobaleno critica
Berlusconi per il mancato salvataggio negli anni del suo governo e critica Air
France nel merito della proposta. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi,
dal canto suo, scommette sulla bontà del nuovo tentativo targato Air One e lo
rilancia. Più compatto il Pd che alla mossa di Berlusconi replica ricordando lo
stato avanzato di una crisi finanziaria gravissima che, nel caso di un
allungamento dei tempi delle trattative, porterebbe diritto
Alitalia coi libri in tribunale. Francesco Rutelli, candidato sindaco a
Roma, chiede "scelte responsabili e trasparenti" mentre il ministro
delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ricorda che "se Alitalia fallisce è una cosa drammatica, il problema va risolto con
serietà, senza propaganda elettorale". Il tempo stringe, quindi,
anche se l'atteso incontro con il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta
avverrà solo dopo il ponte di Pasqua. Martedì i manager francesi incontreranno
i sindacati. Le due delegazioni sono folte al punto che Alitalia,
padrone di casa, ha chiesto, quanto meno alle sigle sindacali, di ridurre le
presenze al minimo indispensabile per procedere più rapidamente nel confronto.
In queste ore Spinetta e i suoi sono ancora al lavoro a Parigi per limare i
nodi cargo e contratti con Az Servizi e chiudere in tempi brevi mentre i
rappresentanti dei 18mila lavoratori Alitalia aprono
alla proposta alternativa di Air One con la speranza di ottenere un segnale
anche timido di apertura dalla Francia.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti IL SABATO
DEL VILLAGGIO Si può abolire la par condicio? GIOVANNI VALENTINI Prendiamo in
parola Silvio Berlusconi quando annuncia, minaccia o promette che la legge
sulla "par condicio" sarà una delle prime a venire abrogata, se il
centrodestra vincerà le elezioni e tornerà al governo. Già questo, da solo,
potrebbe essere un buon motivo, valido e sufficiente per orientarsi di
conseguenza al momento del voto. Basterà immaginare che cosa accadrebbe senza
più "par condicio"; quale diluvio di spot elettorali sommergerebbe i
poveri telespettatori italiani; quanto spenderebbe il partito del Cavaliere
sulle reti Rai e soprattutto su quelle Mediaset; come i Tg del Biscione - a
cominciare ovviamente da quello del fedelissimo Emilio Fede - racconterebbero
la prossima campagna. Sarebbe, appunto, una competizione impari, cioè
squilibrata, sbilanciata, sproporzionata, fra il colosso politico-mediatico che
fa capo a Berlusconi e gli altri contendenti. Tutto dipenderà, com'è ovvio,
dalla maggioranza di cui eventualmente disporrà il Popolo delle libertà nel
nuovo Parlamento e dai rapporti di forza con l'opposizione. O meglio, con le
opposizioni, al plurale, perché contro l'abolizione della "par
condicio" si sono già pronunciati - oltre al Partito democratico - anche
la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Auguriamoci fin d'ora
che la questione non diventi moneta di scambio in un'ipotetica trattativa sulle
riforme istituzionali né tantomeno oggetto di "larghe intese" o
peggio ancora di inciuci sotto banco. Nel frattempo, converrà ricordare che la
pubblicità elettorale - gratuita o a pagamento - è vietata in Francia,
Germania, Gran Bretagna e Spagna, tanto sulla televisione pubblica che sulle
reti private. è ammessa invece negli Stati Uniti, dove vigono però dal 1934 i
principi contenuti nel Federal Communications Act. Tra questi, in particolare,
il principio dell'equal time, in base al quale le emittenti tv sono tenute per
legge a offrire spazi a parità di condizione a tutti i candidati (costi,
collocazione oraria, frequenza), in modo appunto da non squilibrare la campagna
elettorale. Fin dal '38, inoltre, la cosiddetta fairness doctrine (dottrina
dell'imparzialità, dell'equità) elaborata dalla Federal Communications
Commission, l'omologa della nostra Autorità sulle Comunicazioni, stabilisce che
nessuna emittente televisiva può mettere le proprie trasmissioni al servizio di
una causa di carattere politico, ideologico o religioso. Per l'Authority
americana, un'eccessiva partigianeria costituisce addirittura giusta causa per
la revoca o il rifiuto di rinnovare la concessione. Una Retequattro made in
Usa, insomma, non sarebbe neppure concepibile. Ma, per prendere davvero in
parola Berlusconi, bisogna prima capire che cosa intenderebbe fare - una volta
tornato al governo - sulla "vexata quaestio" del conflitto
d'interessi e della normativa anti-trust nel settore televisivo. A parte il
problema dei rapporti parlamentari, non si può ragionevolmente pensare di
abrogare la "par condicio" senza sciogliere preventivamente i due
nodi suddetti. O forse, si può pure pensare, ma poi non si riuscirebbe in pratica
a farlo. Quanto al conflitto d'interessi, che non riguarda tanto le
"attività imprenditoriali" di Berlusconi - come dice
semplicisticamente il moderato Follini, neo-responsabile del settore
Informazione per il Pd, nel libro-intervista citato all'inizio - ma soprattutto
il suo "status" particolare di concessionario pubblico, non lo
consentirebbe la decenza: immaginate come reagirebbero l'establishment
internazionale, l'opinione pubblica e perfino i mercati, di fronte a un capo di
governo, proprietario di tre reti tv, che elimina la "par condicio" e
conserva intatta la sua concentrazione televisiva. L'Onu, l'Unione Europea e
chissà quali altri organismi sopranazionali invierebbero d'urgenza i loro
osservatori speciali in Italia, per verificare lo stato di salute della nostra
democrazia. Tanto più se il Cavaliere, dopo aver occupato le frequenze
invisibili dell'etere, invadesse ora anche i corridoi visibili dello spazio
aereo acquisendo per sé o per i suoi figli il controllo dell'Alitalia: due beni
pubblici, l'etere e lo spazio aereo, sottoposti a regime di concessione ovvero
di licenza. Per quanto riguarda invece la normativa anti-trust sulla tv, qui
l'Europa è già intervenuta avviando una procedura d'infrazione contro l'Italia
per la legge Gasparri, con la minaccia di una maxi-sanzione se il provvedimento
non verrà rapidamente modificato o sostituito. E più di recente, la
Corte di giustizia ha messo sotto accusa l'intera legislazione italiana in
materia, dalla legge Maccanico del '
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Se si deve assistere
un parente malato Marco Biancardi Milano Papa Benedetto XVI ha recentemente
affermato che l'organizzazione del lavoro deve permettere ai lavoratori di
poter assistere i familiari bisognosi. All'azienda (Icp di Milano), presso cui
mia moglie è radiologo convenzionato è stato richiesto un periodo di
aspettativa non retribuita per assistere mia madre, anziana di 95 anni,
allegando certificato medico. Risposta negativa, per insostituibilità. Poi è
anche sopravvenuta una grave malattia di un altro congiunto, un fratello celibe
e senz'altro sostegno familiare se non quello della sorella, cosicché mia
moglie ha inoltrato una seconda richiesta, seguita da altro diniego e dalla
contestazione di assenza ingiustificata. Non so se esista un numero minimo di
"disgrazie" che deve colpire una famiglia prima di poter usufruire di
un sacrosanto diritto, costituzionale fra l'altro. Certo è che se si intende
davvero risolvere questo serio problema sociale che interessa tutte le
famiglie, il Papa dovrebbe rivolgersi prima di tutto ai datori di lavoro (nel
nostro caso un datore burocrate). Civile chi aiuta lo Stato quando è carente
Fulco Pratesi Roma Tempo fa, in Inghilterra, osservai delle persone che
lavoravano sul tetto di un edificio. Mi fu spiegato che si trattava di genitori
che riparavano il tetto della scuola frequentata dai loro figli (a proposito
della lettera del 17 marzo su chi deve aiutare a pulire la scuola sporca). Questo
dovrebbe essere il comportamento di tutti coloro che hanno a cuore il proprio
Paese. Non per nulla, una recente indagine dell'Eurispes ha segnalato che, tra
tutte le istituzioni, dal Parlamento alla Chiesa, dal Governo ai partiti
politici, la gente accorda la propria fiducia principalmente (91%) alle
associazioni di volontariato sociale e ambientalista, proprio quelle che con
buona volontà e impegno personale disinteressato, cercano di supplire alle
carenze dello Stato. Mio marito Luca Coscioni e l'ideologismo familista Maria
Antonietta Farina Roma Caro Direttore, Francesco Merlo si dice contrario a che
il Parlamento "discuta se e come aiutare la gente a morire"; pensa
"con orrore alla ferocia italiana di un duello legislativo sull'eutanasia".
Tranquillizzi pure Merlo: il passato Parlamento non ha voluto correre rischi,
ha perfino rifiutato di avviare una semplice indagine conoscitiva sul fenomeno
dell'eutanasia clandestina. Rispetto l'opinione di Merlo, ma sono convinta che
sia preferibile una legge, rigorosa, con limiti certi, piuttosto che l'attuale
anarchia: il "si fa, ma non si dice", che si affida alla coscienza di
medici ed infermieri per decidere se e quando una sofferenza diventa
intollerabile. Merlo sostiene anche che non è questione di leggi, ma di
ideologia; e mi chiama in causa, insieme ai miei compagni radicali che saremmo
intrisi di "ideologismo familista". Si chiede: "Io che ho votato
Coscioni perché dovrei votare la signora Coscioni?". E perché la vedova
Welby? Merlo e "Repubblica" potrebbero trovare le risposte se
decidessero di conoscere le mie ragioni e quelle di Mina e chiederci perché
abbiamo accettato la candidatura. Magari scoprirebbero che siamo
"anche" vedove. Con Luca, in vita, ho condiviso e partecipato,
sostenuto le sue battaglie. E anche ora che il corpo di Luca non c'è più, c'è
sempre l'impegno di operare e agire insieme agli altri, vecchi e nuovi compagni
radicali. Tutto ciò mi sembra naturale, mentre viene chiamato a sproposito
proprio l'"ideologismo familista". Se Merlo venisse per qualche ora a
trovarci in Via di Torre Argentina, sono convinta che avrebbe più di un motivo
per ricredersi. La trasmissione dei valori attraverso il vincolo organico
(diretto o acquisito), il seggio che l'onorevole Totò Cardinale passa alla
figlia, le tante "mogli di" e i tanti "parenti di" messi in
lista, le cattedre universitarie, i posti in banca... insomma la logica del
cognome il familismo è un dato costitutivo del costume italiano che, per gli
aspetti più deteriori, certamente non riguarda la signora Coscioni, ma la
assedia. So bene che la signora non è come loro, ma è difficile negare che c'è
un'aria di famiglia tra l'eredità che la signora rivendica e le opportunità
familistiche che tanti altri colgono. Proprio perché amo i
radicali e le loro battaglie, mi aspetterei che l'abbattimento della
cognomocrazia fosse un loro obiettivo. (f. m.) La vignetta di Bucchi La
vignetta di ieri di Massimo Bucchi non si riferiva ovviamente alla compagnia
aerea "Air Italy", che nulla ha a che fare con Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XI - Napoli
Industria I lavoratori Atitech tornano a Roma Torneranno martedì prossimo a
manifestare a Roma i lavoratori dell'Atitech di Capodichino. Riprende il confronto con Air France sulla proposta di acquisto
di Alitalia, che prevede migliaia di esuberi. Francesco Maranta, dei
Comunisti italiani chiede l'attivazione del tavolo Stato-Regioni. "Non è
solo un problema dei sindacati - dice - devono intervenire le
istituzioni".
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Genova
Un dialogo per l'Opera Torno ancora una volta sul tema del Carlo Felice, il
teatro di cui noi genovesi andavamo fieri, perché il caso è complesso, e si
presta a tante riflessioni. Vi sono alcune regole, in questa vicenda, che non
possono essere ignorate. In una istituzione complessa, tutti gli attori hanno i
loro compiti: devono svolgere quelli, e non altri. Ho scritto la settimana scorsa
che i sindacati non possono aspirare a gestire il teatro, perché la gestione
spetta ad altri. D'altronde essi devono proteggere gli interessi, materiali e
morali, di chi nel teatro lavora, e hanno pieno diritto di essere ascoltati.
Ogni sconfinamento fuori dei propri compiti deve essere evitato: nessuna
istituzione al mondo può funzionare se non si rispettano le regole
fondamentali. Ma le regole non bastano. Occorre anche il buon senso. Non spetta
agli orchestrali, per esempio, scegliere il sovrintendente o il direttore
artistico. Ma è anche necessario che sovrintendente e direttore abbiano un
dialogo con tutti coloro che nel teatro lavorano, e conquistino la loro
fiducia. Non si può dirigere niente al mondo se non c'è comprensione in tutti i
sensi. Occorre onestà e buona fede: è disonesto rifiutare il dialogo con tutti
i capi, per esempio, fino a quando non sia stato scelto precisamente quel capo
che si vuole insediare al posto di comando. Bisogna abbandonare, una volta per
tutte, la mentalità ultimativa. L'arma dello sciopero non può essere usata se
non nei casi estremi. Ho già scritto che le vicende del
Carlo Felice ricordano la tragicommedia dell'Alitalia. Quante
volte i passeggeri andavano all'aeroporto e scoprivano che non si volava? Buon
senso, moderazione da tutti i lati: solo così si evitano le catastrofi.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XVI - Bologna
"Racconto la fine dell'Italia" "Con Pupi interpreto un
ottantacinquenne. Una sfida che mi attira molto" "è il viaggio di tre
fratelli per accompagnare il feretro della madre defunta" L'attore parla
del film "Le ultime resistenze dei Custer", che ha scritto a quattro
mani con l'intellettuale bolognese Sandro Toni EMANUELA GIAMPAOLI Se gli si
chiede a quanti film di Pupi Avati ha partecipato Gianni Cavina, bolognese
classe 1940, risponde che ormai ha perso il conto, ma che probabilmente è
l'attore che maggiormente ha frequentato il set del prolifico regista. Un patto
di reciproca stima riconfermato dalla notizia, proprio di questi giorni,
dell'ingaggio di Cavina anche per la pellicola "Nel tepore del ballo"
che Avati girerà a partire da maggio. E l'idea di tornare a lavorare con il
maestro lo ha talmente solleticato che per partecipare ha posticipato le
riprese di un'altra opera cinematografica "Le ultime resistenze dei
Fratelli Custer" che lo vede impegnato nella produzione e nella
sceneggiatura. Un anno che si preannuncia denso di impegni per un attore che ha
attraversato il nostro cinema nel corso degli ultimi trent'anni, con incursioni
anche nel campo della fiction con le indagini dell'Ispettore Sarti, e che si
concluderà a novembre con un ritorno sul palcoscenico dell'Arena del Sole per
un lavoro scritto da Francesco Freyrie dove calcherà le scene insieme al comico
Vito. "Nonostante il mio sia un mestiere in Italia che non perdona l'età
io li frego tutti - dice ridendo Cavina - anche se, onestamente, non è facile.
Pensi che Rai 2 sta pensando di fare una serie televisiva ispirata alla
raccolta di racconti "Crimini", in cui c'è un episodio di
Macchiavelli che ha per protagonista Sarti. Pare che nei corridoi della Rai giri
voce che sono troppo vecchio per rivestire i panni dell'ispettore. Per fortuna
posso fregarmene dei loro "Crimini". Avati invece continua a
rinnovare la sua fiducia in lei chiamandola per il nuovo film. Che personaggio
sarà? "Pupi mi ha chiesto di non parlarne, posso dire però, a proposito di
età che avanza, che interpreterò un ottantacinquenne e che paradossalmente
dovrò invecchiare ancora di più. Una sfida che mi attira molto. Sto leggendo il
copione e rispetto agli ultimi lavori di Pupi, si tratta di un ritorno alle
origini, il Pupi che io amo di più, ironico, divertente ma con grande acume.
Come sarà invece il film che ha sceneggiato e che produrrà? "Sarà comico
ma di un umorismo con i toni del cinismo e del sarcasmo. "Le ultime
resistenze dei Custer", che ho scritto a quattro mani con un altro
bolognese, Sandro Toni, ha per protagonisti tre fratelli, uno è il Presidente
di Rifondazione comunista e sarà interpretato da Alessandro Haber, l'altro sarà
un prete e per questo siamo in ballo con due grossi nomi e il terzo, che sarà
il personaggio che rivestirò io, sarà un albergatore cieco di un hotel a cinque
stelle. Nel cast ci saranno anche Rosita Celentano, mentre la regia sarà di
Veronica Bilbao La Vieja alla sua seconda prova". E che storia sarà?
"Racconto del viaggio da Bologna alla Sicilia dei tre fratelli per
accompagnare il feretro della madre defunta, che voleva essere seppellita a
Capo Passero, la fine dell'Italia. Non solo geografica. Sarà infatti il
ritratto dell'Italia di oggi". Una visione non proprio ottimista del
paese. "Che corrisponde alla realtà però. Se anche
oggi (ieri ndr) di fronte alla vendita di Alitalia ci
troviamo di fronte a Berlusconi che afferma che la compagnia aerea deve
continuare ad essere di proprietà nazionale perché c'è una cordata di
imprenditori tra cui i propri figli disposti all'acquisto. Ma poi dirà che
scherzava, come sui precari. E non penso che il 13 aprile porterà grandi
cambiamenti. Comunque vada". Sul piano locale, lei che vive tra Roma e
Bologna le sembra che la situazione sia diversa? "Nonostante la mia
professione, io da Bologna non me ne sono mai andato, considerandola sempre
come una moglie da cui si torna mentre la capitale era per me un'amante. Negli
ultimi anni mi sento più vicino all'amante". Eppure l'Arena del Sole l'ha
chiamata per lo spettacolo che debutterà il prossimo autunno all'Arena del Sole
"Sì e io ho accettato a scatola chiusa, felicissimo di recitare in
accoppiata con la comica follia di Vito anche perché sarà sotto le torri. Però
sta diventando una città sempre più provinciale". Tra un po' si vota anche
da noi per le amministrative. Anche qui nessuna speranza di cambiamento?
"Ah ecco, in effetti, potrei candidarmi a primo cittadino. Batterei tutti
gli altri candidati, l'unico problema sarebbe quello che non saprei fare il
sindaco. Tanto neanche loro".
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia I tour
operator in fuga da Alitalia Perso il 30% dei
pacchetti turistici. Le agenzie scelgono le low cost E' ancora forte il mercato
americano, ma Iberia sta crescendo FULVIO TOTARO ROMA - La crisi di Alitalia non mette a rischio le vacanze degli italiani, ma
sono diminuiti i turisti che partono con la compagnia di bandiera. La
diffusione delle "low cost" e la concorrenza aggressiva di molte
compagnie straniere hanno dato la possibilità ai tour operator e alle agenzie
viaggi di trovare soluzioni alternative e spesso più convenienti e oggi, per
chi deve organizzare i viaggi, i voli Alitalia non
sono più la prima opzione. Nonostante le incertezze sul futuro della compagnia
infatti, l'annunciata riduzione delle rotte "non sarà traumatica per il
settore", spiega Giuseppe Boscoscuro, presidente dell'Astoi,
l'associazione dei tour operator italiani. I voli di linea ormai non coprono
più del 30% dei pacchetti turistici che sono ogni anno 8 milioni e mezzo, spiega
Boscoscuro. Più della metà dei viaggiatori utilizza voli charter; il 20%
viaggia in Italia dove sono cresciute le compagnie come AirOne o Wind Jet e
solo il 25%, circa 1,8 milioni di persone, sceglie voli di linea per i viaggi
di medio e lungo raggio all'estero. Alitalia copre il
30% circa di questi viaggi. I voli della compagnia di bandiera italiana oggi
sono utilizzati prevalentemente per i pacchetti viaggio verso gli Stati Uniti e
il Sud America, dove però è cresciuta la presenza di Iberia, la compagnia di
bandiera spagnola. L'Alitalia non copre l'Australia,
non va più nel "far east", in Asia, e solo ora riprenderà la rotta
per Los Angeles, nella west coast degli Stati Uniti. Ma per questa destinazione
i tour operator si sono ormai affidati ad altre compagnie che garantiscono
maggiore operatività con voli plurigiornalieri, spiega il presidente
dell'Astoi: anche quando riprenderà il collegamento con Los Angeles,
"difficilmente il tour operator lascerà il suo attuale fornitore". In
Europa invece il mercato si è progressivamente spostato sulle compagnie low
cost come Ryanair e Easy Jet. "Per noi l'Alitalia
non ha più un ruolo importante per quello che riguarda i viaggi
all'estero" chiarisce il presidente dei tour operator. "Se una coppia
di Treviso vuole andare a Los Angeles - è l'esempio di Boscoscuro ? per
viaggiare con Alitalia deve arrivare in macchina a
Malpensa (e pagare il parcheggio) oppure in treno fino a Milano e poi da lì
all'aeroporto, ma è più agevole prendere un volo da Treviso per Londra o
un'altra capitale europea e da lì arrivare negli Stati Uniti". Lo stesso
esempio si potrebbe fare per chi parte da Pisa. Tra l'avanzata delle low cost e
la progressiva riduzione delle rotte, spiega Boscoscuro, l'Alitalia
ha ridotto del 30% la sua presenza nei pacchetti vacanze. Ma i voli che saranno
cancellati con il piano estivo non preoccupano i tour operator, perché
"non coprono destinazioni turistiche di grande richiamo: non ci saranno
per noi grossi traumi" ribadisce Boscoscuro, anche perché c'è una concorrenza
aggressiva da parte delle compagnie di bandiera locali, come Thai e Singapore
Airlines. "Sarebbe un problema molto più grave se Alitalia
tagliasse i voli verso gli Stati Uniti". La compagnia di bandiera
"non era competitiva sulle rotte che ha cancellato" conferma Antonio
Tozzi, della Fiavet, la Federazione delle associazioni delle imprese di
viaggio: "Si tratta di destinazioni di nicchia, le cancellazioni non
avranno un impatto negativo per le agenzie". Invece lo spostamento di
alcune rotte a Fiumicino potrebbe avere dei risvolti positivi, sottolinea
Tozzi: "I viaggiatori del centro e del sud Italia non saranno più
costretti ad arrivare a Malpensa, per un volo internazionale".
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Sì ai
francesi, anzi no" Così il Cavaliere ha già fallito il salvataggio Cambi
di manager lottizzazioni, finanziamenti pubblici: ma la crisi si è aggravata
LUCA IEZZI ROBERTO MANIA ROMA - "Non so. Anzi non
immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia". Da
allora - era il 13 dicembre del 2006, non tanti anni fa - l'Alitalia è solo peggiorata, continuando a perdere il suo milione di euro
quotidiano. Ma ora a parlare non è più il leader dell'opposizione. Perché nel
frattempo Silvio Berlusconi è sceso in campagna elettorale e sente, di nuovo,
il traguardo di Palazzo Chigi. Dunque può cambiare idea. E allora si
"immagina", eccome, una cordata di imprenditori pronti a mettere mano
al portafogli in un ultimo sussulto di orgoglio nazionale per strappare la
compagnia di bandiera dall'umiliante offerta dei francesi di Air France. Anche
se il Cavaliere conosce bene il dossier Alitalia e non
può non sapere che ormai è già dentro il buco nero della bancarotta. Ora, però,
gli bastano alcune settimane (tre o quattro). Giusto il tempo, insomma, per
entrare nei seggi elettorali il 13 aprile. Certo - come disse - nel 2001 quel
dossier lo ereditò dal precedente governo, e anche da molti altri. Ma dopo se
n'è occupato direttamente (anzi: "personalmente", come già disse nel
2003) pure lui, contribuendo a rinviare la soluzione. Lasciando l'Alitalia nel limbo, dove partiti e sindacati hanno fatto le
loro scorribande nella prima come nella seconda Repubblica. Il Cavaliere ha
cambiato i vertici della società, lottizzandoli con la maestria di chi ha
vissuto, non proprio da spettatore, anche la stagione del pentapartito. Si è
piegato ai diktat sindacali, come i vecchi leader democristiani. è ricorso agli
antichi arnesi del capitalismo statale all'italiana, facendo gli slalom tra
finte ricapitalizzazioni e nuovi ammortizzatori sociali. Tanto paga Pantalone.
Ha rivendicato e proposto "pause di riflessioni" in pieno stile
politichese. Cinque anni da raccontare contraddistinti dai due anni peggiori
per i bilanci (2001 e 2004) della compagnia e tre amministratori delegati
cambiati nel giro di sei mesi solo nel 2004. All'inizio ci sono già i francesi
di Spinetta. C'è un'intesa commerciale che va integrata e perfezionata. Il
Cavaliere dice di crederci. Alla guida dell'Alitalia a
marzo 2001 è arrivato Francesco Mengozzi, subito adottato da Gianfranco Fini, che
subentra al troppo prodiano Domenico Cempella. Dopo l'11 settembre Berlusconi
annuncia: "Faremo quello che fanno gli altri paesi per le compagnie
aeree". L'anno dopo arriva la ricapitalizzazione da oltre un miliardo di
euro: un vero aiuto di Stato, permesso dall'Europa per l'ultima volta. Giulio
Tremonti, super ministro dell'Economia e già anti-mercatista, avrà poi una sua
chiave di lettura: "Le linee aeree sono fuori mercato. è demenziale
applicare per loro le regole della concorrenza" (16 maggio 2003).
Galleggia Berlusconi, spesso delega agli alleati e se la prende con il
"patto di stabilità" che è "stupido" (l'ha detto Romano
Prodi) e allora: "Siamo vincolati da questi parametri che non ci
consentono di fare alcuna mossa di sostegno al turismo e alla nostra compagnia
di bandiera". Sabbie mobili, insomma, mentre si parla di privatizzare l'Alitalia. "Cordata italiana", pensa il ministro
dei Trasporti, Pietro Lunardi, l'uomo delle gallerie autostradali. I nomi? Alpi
Eagles, Volare e Meridiana. Ammette Lunardi: "Sono tre piccoli
candidati". Le prime due, nel frattempo, hanno portato i libri in
tribunale. E poi il neo-patriottismo targato Forza Italia si scontra con la
linea francofona che, al contrario, seduce la destra di Alleanza nazionale. Perché
Mengozzi, che conosce i bilanci, vuole l'accordo con Air France con cui c'è già
uno scambio azionario. E Fini dice che i francesi "sono l'unica
soluzione". Frena sempre il Cavaliere: non si può fare. "Non può
l'Italia rinunciare a una compagnia che fa da base per il nostro turismo".
Ma cambierà idea nel settembre del 2003, quando Air France e Klm si fondono.
Uno smacco. Berlusconi: "Alitalia ha i suoi
problemi da risolvere e li risolveremo". Poi chiama Parigi, il primo
ministro Jean-Pierre Raffarin: "C'è questa volontà precisa, nostra e della
Francia, di arrivare ad una fusione tra Alitalia, Air
France e Klm". Invece Mengozzi se ne va, segno che An ha perso il
confronto con la Lega (grazie al sostegno di Tremonti), che infatti mantiene il
presidente Giuseppe Bonomi (lo stesso che ora guida la Sea e chiede il
risarcimento per Malpensa) e l'ad diventa Marco Zanichelli (An). Mengozzi paga
un piano da 4 mila esuberi (scesi poi a 2 mila) a pochi mesi dalle europee e di
riproporre una questione tabù per il Carroccio: ridimensionare Malpensa.
Berlusconi "risolve" il problema a maggio 2004 con l'arrivo di
Giancarlo Cimoli dalle Fs. "è il miglior manager", dice. Cimoli
ottiene tutto: un prestito ponte da 400 milioni, un altro miliardo di
ricapitalizzazione, la divisione di Az Fly e Az Servizi tranne il sostegno del
governo quando si tratta d'imporsi ai sindacati sui tagli al personale. E l'Alitalia non è uscita dai guai.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Con Air
France Il piano Cimoli L'11 settembre Gli imprenditori Noi
faremo quello che fanno tutti gli altri paesi per le loro compagnie aeree C'è
questa volontà precisa di arrivare a una fusione tra Alitalia, Air
France e Klm Con il piano presentato dall'ottimo Cimoli, Alitalia può andare bene e produrre utili Non so. Anzi non immagino chi
possa essere interessato a questa Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Chi vince
governa anche con un solo senatore" Veltroni al Cavaliere: niente inciuci,
non si deve scherzare sui precari "Antonio Di Pietro? Non sarà ministro
della giustizia" ROMA - "Niente inciuci, niente pasticci dopo il
voto. Chi vince, anche per un voto, anche con un senatore in più,
governa". Il pareggio al Senato "sarebbe un disastro". Walter
Veltroni, prima al Tg2 e poi su La 7 nel programma di Daria Bignardi, torna ad
escludere larghe intese con Berlusconi. E annuncia che fra qualche giorno
anticiperà i nomi di alcuni dei ministri della sua futura squadra di governo,
"è giusto farlo prima del voto, ma prometto che non li annuncerò in
televisione, e ci sto lavorando". Calearo futuro ministro dell'Economia?
Il leader del Pd non si sbilancia, si limita a indicare i criteri per la
scelta, "saranno nomi che esprimeranno la novità della sfida del Pd".
Di Pietro alla Giustizia? Questo lo esclude anche Veltroni, "non credo
proprio che Di Pietro sia interessato a quell'incarico, non è proprio nel
novero delle cose di cui si discute". Sui sondaggi, il candidato premier
del Pd non crede tanto a quelli che danno il voto operaio in marcia verso il
centrodestra, "non penso che sia così", ricorda che cinque milioni di
lavoratori hanno approvato il pacchetto welfare del governo, e che chiedono
salari, pensioni e più sicurezza come fa il Pd. Insomma, "c'è una naturale
sintonia fra chi lavora e il nostro partito". Veltroni, sulle unioni di
fatto, è pronto a fare i Cus e non i Dico, "una cosa molto importante e
non una robina, anche perché le soluzioni estreme e ideologiche non sono sempre
quelle più giuste". Quanto alle distanze fra i due schieramenti il
distacco "è fra 4 e 6 punti", da settembre il Pd, secondo Veltroni,
ha recuperato 16 punti, 2 punti al mese. Berlusconi giura che i punti sono più
di dieci ed è sicuro che vincerà lui? "Dal '94 ad oggi lo ha sempre detto,
vinco io, e però alcune volte è stato battuto lo stesso". Ma perché
Veltroni non cita mai per nome, nei comizi, Silvio Berlusconi? "Perché la
contrapposizione personale mi sa tanto di vecchia campagna elettorale, di
veleni che vanno lasciati alle nostre spalle". Ma certe battute del leader
del Pdl sono di cattivo gusto, come l'offerta alla giovane precaria di sposare
il figlio Piersilvio, "detta il giorno dopo il suicidio di un operaio
rimasto disoccupato: su certe cose non si può scherzare, sono troppo serie per
risolverle con una battuta". Ma Berlusconi nelle campagne elettorali fa
sempre entrare in scena i suoi figli, "una volta ci giura sopra, un'altra
gli vuol far sposare una precaria, adesso gli fa comprare l'Alitalia".
Piersilvio muscoloso e sulla moto, come in copertina della riviste patinate?
Veltroni ride, "non è nel mio stile, se posso scegliere.". Taglio dei
parlamentari (ridotti a 570), dei loro stipendi (equiparati alla media
europea), una sola Camera, riforma elettorale sono alcune delle modifiche
istituzionali che Veltroni rilancia. Frutto della pressione
dell'antipolitica? "No, esigenze maturate già prima, anche perché a volte
l'antipolitica si presenta alle elezioni. Veltroni spera che un ramo del
Parlamento possa andare all'opposizione, così come le commissioni di controllo,
e che i leader dei due schieramenti sulle grandi questioni si parlino per
uscire da quindici anni di "blocco e di odio". Ma insieme si possono
fare solo le riforme istituzionali, "cosa che potevamo fare anche prima
delle elezioni". (u.r.).
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Con Alitalia nasce il conflitto dei
conflitti di Marcella Ciarnelli Come in una commedia di Feydeau. Il Cavaliere
non ha nessuna vergogna ad immaginare il suo futuro impegno alla guida del
governo, al momento garantito dai trionfali sondaggi da lui sventolati in ogni
occasione, esattamente come la replica di una commedia dell'autore
francese. Entra ed esce continuamente dalle porte l'attore principale per
risolvere situazioni imbarazzanti. Ebbene Silvio Berlusconi si accinge a
ripetere la sceneggiata che anche nella sua precedente esperienza di governo
non ha potuto fare a meno di mettere in scena. Colpa del conflitto d'interessi.
Di quelle norme, pur lievi, che regolano l'attività di un uomo di governo che
non rinuncia ad essere imprenditore. Secondo Berlusconi non c'è nulla di male
se nella sede massima del governo si discute di affari che possono riguardarlo.
"Quando è accaduto sono sempre uscito dall'aula del Consiglio dei
ministri" ci ha tenuto sempre a sottolineare come se bastasse mettersi
fuori della porta per non fare decidere agli altri nel modo migliore per lui.
Dal 2001 al 2006 è successo quattro volte. "Soltanto" sottolinea il
Cavaliere minimizzando la portata del problema. Troppe in qualunque altro paese
del mondo civile come gli fece notare Romano Prodi nel corso del faccia a
faccia televisivo in cui si logorarono molti dei consensi all'allora presidente
del Consiglio. Storia passata. E il Cavaliere non accenna a ricredersi. Lui è
convinto di avere ragione quando interpreta due parti in commedia. Così si sta
adoprando per rendere possibile il conflitto dei conflitti. Un conflitto
epocale che può ingigantire e alimentare tutti gli altri suoi interessi. La
vicenda Alitalia va letta tutta in questo modo.
Berlusconi ancora una volta si presenta come il salvatore della patria anche se
il suo ex sodale, Pierferdinando Casini, provvede a ricordargli che
"quattro anni fa non gli è riuscito di risolvere il problema" pur
spendendo "tante belle parole" e lo invita a smettere con le
"buffonate". I figli sono lì pronti a mettere i capitali di famiglia,
che sono sempre quelli di papà come tali sono quelli del fratello e della
sorella e di ogni altra persona graviti nel giro e sia chiamato alla gestione
di facciata, per salvaguardare l'italianità della compagnia di bandiera e
capeggiare una cordata di imprenditori amici. Se dovesse fallire l'operazione
Air France si potrebbe verificare la singolare situazione che un presidente del
consiglio in carica (se i sondaggi saranno confermati) sia chiamato a decidere
sul salvataggio o meno di un'azienda che rappresenta il Paese intero. Certo c'è
sempre l'escamotage della porta infilata al momento giusto e chiusa dietro le
spalle. In attesa che gli altri eseguano gli ordini di scuderia. Gli assenti
hanno sempre torto. Ma in questo caso non vale davvero. In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Crisi Alitalia, spunta
la "cordata elettorale" Berlusconi insiste sull'intervento italiano.
Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile "Sono impegnato
io, quindi si farà". La vicenda Alitalia entra
sempre di più nello scontro elettorale e Berlusconi assicura - smentendo i
vertici di Intesa Sanpaolo - che la cordata italiana alternativa ad AirFrance
sta marciando. Anche se non sarà più questione di giorni, ma di "3
o 4 settimane". Veltroni: se ci sono disponibilità vengano allo scoperto
in 48 ore. Intanto i francesi non cedono e chiedono una decisione immediata per
il futuro della compagnia. Il 25 incontro con i sindacati. R.Rossi e Di
Giovanni alle pagine 6 e 7.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Buffi e buffoni. "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo
talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere".
Belle parole, peccato, però, che le ha pronunciate quattro anni fa. E continua
a pronunciarle ancora oggi. Basta con le buffonate". Pierferdinando
Casini, Apcom 21 marzo 2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Imbarazzo nel centrosinistra per le ultime novità sulla trattativa E il
Cavaliere spiazza il Pd Imbarazzo nel centrosinistra per le ultime novità sulla
trattativa --> ROMA La cordata italiana pronta a
rilevare Alitalia potrebbe presentare la sua proposta in tre-quattro settimane:
l'annuncio di Silvio Berlusconi, accolto con grande scetticismo dagli
avversari, crea tuttavia un problema all'interno della maggioranza. Walter
Veltroni infatti non può ignorare la bocciatura secca del piano Air France da
parte dei sindacati, e non può nemmeno sconfessare il tentativo di
salvataggio del governo: il premier Romano Prodi, pur non commentando l'ultima
sortita del Cavaliere, è stato chiaro nel ripetere che la procedura negoziale è
in corso e che "occorre essere seri". Un modo indiretto per
manifestare forti perplessità sull'ingresso di una nuova cordata i cui contorni
al momento restano nebulosi. Il caso Alitalia così
rischia di trasformarsi in una specie di bomba ad orologeria. Veltroni e
Berlusconi concordano solo sull'opportunità di tenerlo fuori dal
"tritacarne" elettorale. È significativo però che nel campo
riformista si convenga sul fatto che una nuova proposta da parte di
imprenditori italiani dovrebbe comunque essere valutata, perché il progetto
Af-Klm comporta un consistente piano di esuberi: il che è come ammettere
implicitamente che il negoziato portato avanti dal Tesoro rappresenta un
doloroso ripiego. Non a caso il Cavaliere insiste sull'opacità della trattativa
svolta fin qui dalle parti: ad Air France, spiega, sono stati concessi cinque
mesi per approfondire i conti della nostra compagnia di bandiera, e non si può
pretendere che la cordata italiana faccia la propria proposta in 48 ore come
chiede il leader del Pd. Berlusconi in sostanza soffia sul fuoco delle
incomprensioni tra Prodi e Veltroni, punta sull'emergere delle contraddizioni
nel campo democratico. Ma in questo modo inevitabilmente sovrappone il piano
economico a quello elettorale: è il punto sul quale lo criticano Veltroni,
D'Alema e anche Casini secondo il quale l'ex premier avrebbe semplicemente
rispolverato un'idea vecchia di quattro anni. Si vedrà dopo Pasqua se esiste
davvero un'alternativa ad Air France, ma certo Berlusconi ha gettato sul piatto
tutto il suo peso politico, sottolineando come da presidente del Consiglio non
darebbe mai il via libera all'operazione: il che gli consegna l'iniziativa (i
francesi cominciano ad interrogarsi sulla scalata di Alitalia)
e costringe Veltroni a esaminare altre alternative. Del resto i sondaggi che
danno il Pd in ritardo sul Pdl addirittura di 15 punti nel voto operaio
rappresentano un allarme da non sottovalutare per il sindaco di Roma.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Berlusconi: "O si fa Alitalia o si
muore" Il leader Pdl: sulla cordata mi impegno io. Scontro con Veltroni -->
Il leader Pdl: sulla cordata mi impegno io. Scontro con Veltroni Berlusconi
all'attacco contro l'offerta "indecente" di Air France: dice che la
cordata italiana c'è e chiede qualche settimana di tempo. ROMA "O si fa Alitalia o si muore". Silvio Berlusconi, nuovo
Garibaldi, per salvare la compagnia di bandiera sembra essere disposto a tutto.
E proprio la sua discesa in campo è la garanzia, assicura, che alla fine la
cordata italiana la spunterà sui francesi: "Ormai mi sono impegnato io,
quindi si fa", rassicura. Romano Prodi preferisce non intervenire, e così
il botta e risposta è con Walter Veltroni. Il leader del Pd non chiude la porta
a un'alternativa ma lancia un ultimatum: se c'è una cordata si deve fare viva
entro 48 ore. Una tempistica "assurda", è la replica: "Servono
3, 4 settimane". La campagna di Berlusconi ruota intorno ad alcune
certezze: le condizioni di Air France sono inaccettabili; Intesa Sanpaolo non
si è ritirata; ci sono imprenditori italiani interessati al salvataggio di Alitalia che "si sono dichiarati disponibili e che ora
si stanno parlando". Sono "nomi grossi - spiega - e tutti in contatto
con Toto". ITALIANITÀ Suona il tasto dell'orgoglio l'ex premier e spiega
che consegnare Alitalia a Parigi sarebbe un po' come
essere colonizzati. L'Italia sarebbe svilita, basta considerare che anche
"la Grecia e il Portogallo hanno una compagnia di bandiera". Quindi
bisogna ribellarsi, rimboccarsi le maniche e trovare una nuova soluzione. Lui,
dice sornione, ha atteso di conoscere le carte di Air France; dopo averle viste
ha però capito che il piano francese non si poteva mandare giù e si è quindi
fatto avanti. A questo punto se la prende con il governo, che negli ultimi sei
mesi ha tenuto i conti di Alitalia nascosti ai più. E
ora è arrivato il momento che tiri fuori il dossier - è la richiesta - per
permettere anche a altri di mettere insieme una proposta. Air One dice di aver
bisogno di tre settimane circa, lo stesso timing indicato da Berlusconi. La
tesi del governo è invece che di tempo ve ne sia davvero poco, la scadenza
resta fissata al 31 marzo. Di fronte a un incontenibile Cavaliere, che rilascia
dichiarazioni su dichiarazioni, Romano Prodi si trincera però dietro a una
risposta laconica: "Non parlo. È ora di essere seri...". IL TRITACARNE
Anche Walter Veltroni invita a evitare che una vicenda così delicata finisca
nel tritacarne elettorale. "Non vorrei - aggiunge il leader del Pd - che
ci sia una cordata che dopo le elezioni non c'è più" perchè questo
significherebbe portare "Alitalia sull'orlo del
fallimento". Al loft di Santa Anastasia si deve registrare un certo
nervosismo se il numero due del Pd Dario Franceschini a sera sceglie toni
ancora più duri di quelli del leader: lo scopo di Berlusconi, afferma Dario
Franceschini, è scavalcare il 13 aprile. Francesco Rutelli invece punta il dito
contro l'ipotesi che Marina e Pier Silvio Berlusconi possano offrire soccorso:
"Berlusconi vuole regalare Alitalia ai figli,
solo che il lupo perde il pelo ma non il vizio e vuole i soldi dello
Stato". Il più duro è però il ministro Antonio Di Pietro: l'accusa è
addirittura di insider trading. L'affondo al vetriolo però arriva dall'ex
alleato Pier Ferdinando Casini: "Dopo quattro anni sempre le stesse cose
su Alitalià, dice il leader dell'Udc citando una dichiarazione di Berlusconi
del 17 febbraio del 2004 ("Per fortuna di Alitalia,
c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per
risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere"). Schermaglie
che a sentire il Pdl sono destinate a finire nel vuoto: "Ora che si
conosce qual è il piano di Air France - afferma il governatore della Lombardia
Roberto Formigoni - anche altri possono uscire perchè la cosa era pronta da
tempo e Silvio Berlusconi si è mosso benissimo".
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Vuol pensarci lui Ma per ora c'è solo il ... prestito ponte Cara
Unità, circa venti anni or sono l'Iri stava vendendo la Sme a De Benedetti: la
trattativa fu bloccata da un gruppo di imprenditori con una offerta superiore,
se non ricordo male, di 50 milioni di lire; a capo di quella cordata c'era il
Sig. Berlusconi, che si muoveva per conto e su mandato di altri. Naturalmente
non se ne fece nulla. Oggi lo stesso signore evoca per Alitalia
un'altra cordata, di cui dovrebbero far parte anche i figli. Solo che, a fronte
di una offerta che ancora non c'è, lo Stato dovrebbe impegnarsi con un
"prestito ponte", e questa, al momento, è l'unica proposta concreta.
Insomma, la storia si ripete: si scompagina con le chiacchiere il tavolo senza
risolvere nulla. Il problema è che il cavaliere non ama soluzioni che non
portino la sua firma: così è stato all'epoca della Commissione bilaterale (il
nome era quello di D'Alema), così è stato, recentemente, in occasione del
tentativo di Marini di fare un governo finalizzato a riforme da tutti ritenute
necessarie. Eccesso di protagonismo? No, mancanza del senso dello Stato, o
meglio il senso dello Stato c'è solo e per quanto gli interessi dello Stato
coincidano con i suoi. Questo è l'uomo che ancora una volta si candida a
tutelare gli interessi degli Italiani. Con l'occasione qualcuno potrebbe
spiegarmi che differenza c'è tra un "prestito ponte" e un
"prestito non ponte"? Francesco Avallone Alitalia, perché nessuno fa notare che Berlusconi ha governato per 5
anni? Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di
colpe del Governo Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo
quinquennio di governo. Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua
sfacciataggine e lo sbugiarda pubblicamente? Pensiamo che gli Italiani
siano così informati e traggano le dovute conclusioni? Temo di no, se vediamo
rete quattro e le altre del Cavaliere, ma anche la RAI che gli accorda uno
spazio inverecondo. E' necessario far emergere la verità su Alitalia,
su di un certo leghista Bonomi che ora vuole i danni per Malpensa. Ma la
vergogna delle proprie colpe non la prova più nessuno? Gianbattista Liazza,
Ravenna Malpensa, una disgrazia Se vuole, Berlusconi metta i suoi soldi, non i
nostri Cra Unità, sono un imprenditore di Firenze, ho viaggiato moltissimo per
lavoro, dopo la prima volta a Malpensa subito dopo l'apertura mi chiesi chi era
il disgraziato che aveva scelto quella posizione con quelle infrastrutture di
trasporto poi decisi che avrei volato da Malpensa solo se non avessi trovato
alternativa, poi penssai anche che avrebbero istituito voli diretti da tutte le
principali città italiane e che avrebbero fatto una linea ferroviaria. Niente,
Malpensa ha rovinato (in parte ) Alitalia. A gennaio
sono tornato da Zanzibar, atterro alle
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Niente di personale Antonio Padellaro Segue dalla Prima L a
teoria compiuta del più lo tiri giù e più si tira su è di Filippo Ceccarelli
che su "Repubblica " del 17 marzo ha spiegato che "al fine di
mobilitare un certo tipo di elettorato disattento" e con l'obiettivo di
"trasformare il voto nel solito referendum sull'unico vero suo programma,
e cioè su se stesso, sulla sua persona pubblica e privata, il cavaliere
diverte, si diverte e provoca, e chi ci casca è perduto". Poniamo che sia
così, che chi dà corda a Berlusconi finisca con l'impiccarsi. Ma allora, per
assurdo, il rimedio sarebbe uno solo: non parlarne mai. O meglio non parlarne
mai male visto che stampa e magazine tracimano di copertine, ritratti e
interviste dai quali il Cavaliere Patinato e la sua Dinasty rifulgono in tutto
il loro splendore. Sia detto senza polemica ma leggendo sul
"Corriere" di ieri titoli come "Don Verzé: l'Italia è al
naufragio e il genio di Silvio può salvarci" oppure "Bennato e la
cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione", può venire il dubbio che
all'antiberlusconismo ottuso si voglia contrapporre una sorta di berlusconismo
acuto. Quanto alla trappola che Berlusconi tende ai suoi avversari
costringendoli a parlare di lui, sarebbe tale se la critica fosse limitata ai
capelli catramati e al guardaroba da anziano gagà. Non depongono benissimo ma
pazienza. Se però il capo della destra candida tranquillamente un fascista, il
problema non è nella macchietta in camicia nera quanto nel palese disprezzo
verso valori e sentimenti comuni alla stragrande maggioranza degli italiani,
come del resto dimostrato dal suo costante rifiuto di celebrare il 25 aprile. E
se costui propone a una giovane donna in cerca di lavoro di trovarsi un uomo
ricco che è meglio, il problema non è la simpatica battuta ma la palese
sottovalutazione della questione lavoro. Il dileggio rispetto ai drammi e alle
umiliazioni di un mondo giovanile condannato al precariato (e il giorno dopo il
suicidio di un uomo avvilito dall'assenza di futuro). Sarà pure vero che la sua
linea è creare casi per tenersi in vita ma davanti alle continue allusioni
sessuali, alle "gnocche" da mettere in lista o alle veline che
servono soltanto a quella cosa lì, un giornalismo degno di questo nome deve
limitarsi a dare di gomito? O meglio sarebbe, come fece la moglie Veronica
nella famosa lettera, pretendere un briciolo di rispetto per il genere femminile
e per la tanto conclamata famiglia, senza per questo essere tacciati di
"ottusità"? E che dire della disinvolta cordata
elettorale su Alitalia, presentata come se giocasse a monopoli invece che sulla pelle
di migliaia di lavoratori? Questo giornale, come altri del resto, non pretende
di avere l'esclusiva delle virtù civili e non pratica l'indignazione come
genere d'effetto. Rispettiamo le scelte degli altri ma di fronte a certe
omissioni e insofferenze ci viene in mente la famosa metafora degli occhiali
del sociologo Pierre Bordieu. Spiega che i giornalisti, spinti non solo dalle
propensioni inerenti al mestiere, alla loro visione del mondo, alla loro
formazione, ma anche dalla logica della professione selezionano la realtà
decidendo che cosa è interessante e cosa invece non lo è. I giornalisti hanno,
appunto, "occhiali" speciali attraverso i quali vedono certe cose e
non altre; e vedono in un certo modo le cose che vedono. Operano, insomma, una
selezione e una costruzione di ciò che poi sarà pubblicato. I giornalisti,
dunque, si interessano solo a ciò che è importante, sorprendente, divertente.
Per loro. Questo può spiegare che cosa non troviamo nella maggior parte dei
quotidiani italiani, e cioè quei fenomeni cosiddetti di "periferia"
che trattano di povertà e di emarginazione, di malattie e disoccupazione, di
pelli scure e morti bianche. Argomenti sfigati, come mi disse un giorno il
collega di un importante quotidiano. Mentre gli occhiali di Bordieu non possono
spiegarci perché nell'informazione televisiva c'è sempre uno molto più uguale
degli altri. Molto più presente, molto più parlante, molto più importante e non
c'è par condicio che tenga. Chissà quale forza irresistibile e misteriosa
spinge i direttori del Tg (con la lodevole eccezione del Tg3) a dedicargli
tanto tempo e attenzione. Niente di personale, ne siamo certi.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 215
la novità Trasporto aereo. Meridiana minaccia di bloccare le tariffe scontate:
c'è il rischio che ad aprile si torni al libero mercato Continuità, il
ministero prende tempo La novità Trasporto aereo.. Meridiana minaccia di
bloccare le tariffe scontate: c'è il rischio che ad aprile si torni al libero
mercato L'Enac attende un'indicazione sui casi Alitalia
e Myair --> L'Enac attende un'indicazione sui casi Alitalia
e Myair Meridiana chiede all'Enac di bloccare il ritorno di Alitalia
sui cieli sardi. L'ultima parola sarà del ministro. È tempesta sulla continuità
territoriale e i sardi rischiano di dover rinunciare alle tariffe scontate dal
30 marzo. Meridiana minaccia di non rispettare la convenzione se l'Enac non
bloccherà Alitalia e Myair, i due vettori che hanno
annunciato, mettendo in vendita i biglietti (la compagnia pubblica ha bloccato
la vendita on line ma non quella attraverso le agenzie), di voler effettuare i
voli sulle stesse rotte assegnate ora in esclusiva alla compagnia di Olbia e ad
Air One. Una minaccia che rischia di pesare sulle tasche dei sardi. E ora la
palla passa all'Ente nazionale per l'aviazione civile, ma soprattutto al
ministero. Dall'Enac ieri hanno fatto sapere che sarà il ministro Alessandro
Bianchi a dettare la rotta: oggi più che mai, con la questione Alitalia al centro del dibattito politico, il nodo deve
essere risolto dal governo. LA VICENDA Alla fine di gennaio, Alitalia,
presentando il programma dei voli per l'estate, ha annunciato di voler tornare
a volare su Cagliari, di sicuro da Roma e forse anche da Milano. Le due rotte,
attualmente, sono gestite in esclusiva da Meridiana e Air One almeno fino al
prossimo ottobre. Allo stesso tempo, anche la compagnia low cost Myair ha
deciso di avviare due collegamenti giornalieri da Bologna per Cagliari e Olbia,
rotte affidate a Meridiana. Due decisioni prese sulla base di una richiesta di
modifica dell'attuale regime di continuità territoriale avanzata dalla
Commissione europea. "Le indicazioni dell'Unione europea sono superiori
giuridicamente a quelle del governo italiano e quindi non ci possono
fermare", sostengono da Myair. Tanto più, aggiunge Lorenzo Lorenti,
portavoce della compagnia, che "Assoclearance, società che su indicazione
dell'Enac assegna le autorizzazioni di volo, non ci ha negato gli slot. A
questo punto Enac non può imporci divieti". Non la pensano però allo
stesso modo a Olbia, nella sede di Meridiana, che chiede all'Enac il rispetto
delle regole sulla continuità territoriale e della convenzione, che assegna in
esclusiva le rotte tra Olbia, Cagliari e Bologna alla compagnia dell'Aga Khan e
quelle tra Roma e Cagliari in coabitazione con Air One. Da qui la richiesta
all'Enac di fermare le due compagnie, altrimenti sarà libero mercato. E
Meridiana e Air One, anche se non confermano e non commentano, preparano anche
una consistente richiesta di risarcimento dei danni. Un'eventualità che l'Enac,
già nella riunione di giovedì mattina, quando il rappresentante di Meridiana ha
abbandonato il tavolo della trattativa sul nuovo regime di continuità
territoriale, ha già preso in considerazione. IL TECNICO La pensa diversamente
da Myair anche Massimo Deiana, docente universitario e consulente della Regione
proprio sulla continuità territoriale. "Per ora è sempre in vigore un
decreto che non è stato modificato. Inoltre, le richieste della Commissione
europea sono qualificabili come atti amministrativi, mentre la continuità
territoriale viene codificata da una legge dello Stato: l'attuale regime è
pienamente in vigore". E se Alitalia ha deciso
comunque di accettare gli oneri di servizio e quindi riprendere a volare
garantendo le tariffe scontate ai residenti, secondo Meridiana dovrà comunque
attendere ottobre. Mentre Myair ha promosso un ricorso al Tar contro la diffida
fatta dall'Enac per bloccare la vendita dei biglietti sulle tratte già coperte
dalla compagnia di Olbia. LO SCENARIO A questo punto, dunque, Meridiana attende
un segnale dall'Enac. "Attendiamo indicazioni dal ministero",
ribadiscono dalla sede dell'Enac a Roma. Il nodo diventa dunque politico.
Difficile infatti bloccare Alitalia proprio nel
momento in cui è in corso la trattativa con Air France e il collegamento tra
Cagliari e Roma è importante anche per il piano industriale voluto fortemente
dai francesi. Allo stesso tempo, se non ci saranno novità, dal 30 marzo i sardi
dovranno rinunciare alle tariffe scontate: Meridiana metterà in vendita i
biglietti a partire da 9 euro su tutte le rotte, comportandosi esattamente come
una compagnia a basso costo. Niente più garanzie sul cambio delle prenotazioni,
nessun rispetto delle fasce orarie, e tariffe che crescono man mano che il volo
si riempie. Non è escluso, però, che il ministero, così come fece due anni fa,
quando Alitalia fu esclusa dai cieli sardi, tenti la
strada della mediazione tra la compagnia pubblica e Meridiana. Il problema a
quel punto sarà rappresentato da Myair. Se il ministero non ferma Alitalia, infatti, non potrà certo comportarsi in modo
diverso con il vettore low cost. I prossimi giorni saranno decisivi. GIUSEPPE
DEIANA Parlare al telefono, mandare e ricevere sms mentre si vola in mezzo alle
nuvole: adesso si può. È successo per la prima volta su un aereo Emirates, un
Airbus A340 in volo di linea giovedì sulla rotta Dubai-Casablanca. A
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 215
la vicenda L'assessore Broccia a Olbia Lotta a tutto campo sulla Roma-Cagliari
rotta da super ricavi La vicenda. L'assessore Broccia a Olbia --> Alitalia annuncia di voler riprendere a volare su Cagliari,
di sicuro da Roma e forse anche da Milano, ed è subito caos. La compagnia
pubblica aveva lasciato le rotte sarde nel 2006, quando venne esclusa dalle
rotte in continuità territoriale per Roma e Milano in seguito a una clamorosa
dimenticanza: non venne presentata la lettera di accettazione degli oneri di
servizio (gli obblighi imposti dalla continuità territoriale). Subito dopo ci
furono vari ricorsi al Tar, per ritornare a volare in Sardegna, fino a quando
venne raggiunto un accordo commerciale tra Alitalia e Meridiana. Ora, invece, gli aerei con il tricolore, a partire
dalla fine di marzo, potrebbero tornare a volare nei cieli sardi. Almeno questo
è uno dei punti cardine del piano di riorganizzazione dei collegamenti di Alitalia, anche perché la rotta Cagliari-Roma è tra le prime in Italia
per numero di passeggeri e ricavi dopo la Milano-Roma. LA NORMA La
Commissione europea ha chiesto un anno fa al governo italiano di modificare le
norme in vigore permettendo a tutte le compagnie che ne facciano richiesta (in
caso di semplice accettazione degli oneri di servizio, ossia senza un
contributo in denaro) di volare sui collegamenti in regime di continuità, purché
accettino gli obblighi imposti dal ministero. Dopo l'intervento della Ue, il
termine del regime attualmente in vigore è stato anticipato al prossimo
ottobre, e la nuova continuità dovrebbe prevedere numerosi correttivi. Nel
frattempo, Alitalia si è detta disponibile ad
accettare gli oneri di servizio, e ha comunicato all'Enac che dalla fine di
marzo volerà per l'isola. L'ente guidato da Vito Riggio ha diffidato la
compagnia dal continuare a vendere i biglietti, ottenendo però il blocco dei
ticket acquistati su internet, ma non dalle agenzie di viaggio. L'INCONTRO Ieri
pomeriggio, l'assessore regionale dei Trasporti Sandro Broccia ha incontrato i
rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, discutendo con loro la situazione di
Meridiana e l'allarme sulla continuità. Broccia ha detto che l'attuale regime
scadrà a ottobre e fino a quel momento solo Air One e Meridiana potranno
vendere i biglietti a tariffe scontate. Il ministero confermerà?.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del "Abbasseremo le tasse, è una certezza" Veltroni: non
si scherza sui precari, come ha fatto Berlusconi. "Di Pietro non farà il
Guardasigilli" di Federica Fantozzi / Roma OSPITE di quale famiglia
italiana ha mangiato meglio? "In Veneto ma anche a Roma". Daria
Bignardi insiste e ottiene, almeno, il primato del budino emiliano. Al tavolo
delle Invasioni Barbariche, Veltroni annuncia che i punti di distacco sono 4-6,
che il pareg- gio sarebbe un disastro perché "chi vince anche con un solo
senatore governerà" ma le riforme istituzionali saranno condivise.
Serafico al punto che la conduttrice de La 7 si domanda se faccia meditazione o
si droghi, il candidato premier smonta i sondaggi berlusconiani: "Lui dal
'94 dice sempre che vince, ma a volte ha perso". Il Pd partiva da meno 20
punti a settembre e ne ha recuperati 16. Gli operai votano per il centrodestra?
"Non credo. Siamo in sintonia con loro". Promette che ridurre la
pressione fiscale è possibile: "Assolutamente sì". Un punto
percentuale per ogni aliquota. "Meno tasse e anche meno spesa
pubblica". Come si dimezzeranno i parlamentari (obiettivo 570) e si
allineeranno alla media europea i loro stipendi, benefici compresi: "Non
possono stare più in alto di quelli dei lavoratori". I diritti dei gay?
Non ci saranno i Dico, promette ma i Cus, perché il "realismo" -
giura - frutta più di "soluzioni estreme". Rassicura: "Ogni
forma di omofobia è una follia" Dribbla il toto-governo ma non del tutto:
"Di Pietro non sarà Guardasigilli. Non credo che lui lo voglia, non è nel
novero delle cose". Per il resto un criterio: "Persone che esprimano
la novità del Pd". Perché se il PdL è quello di sempre con l'aggravante di
aver "perso il più moderato Casini e imbarcato i meno moderati Mussolini e
Ciarrapico". Il Pd invece è "un grande partito e un solo gruppo
parlamentare" che, sull'esempio di Blair o Zapatero punta a cambiare il
Pase con un "programma nuovo e fatto con un senso di libertà" (da
alleati ingombranti). Il pullman partirà per la tappa in Sicilia dopo Pasqua
(però niente cannoli, "li mangia qualcun altro"): "Questo
viaggio è una bella immersione nell'Italia vera. Ma ho trovato un Paese teso e
cupo che deve ritrovare dinamismo". Le preoccupazioni espresse da Riccardo
Illy non lo contagiano. Il Nord Est? "Vuole velocità e meno burocrazia".
I figli di Berlusconi? "Compaiono in tutte le campagne
elettorali, per giurarci su o vendergli ALitalia". Il primo ddl in
consiglio dei ministri sarà quello contro la precarietà. E fa la predica alla
Bignardi che si interrogava sulla sinistra più indignata per la battuta
berlusconiana "sposi mio figlio" della stessa destinataria:
"Daria... Si era appena suicidato un operaio che aveva perso il
lavoro. Sbaglierò, ma su questo tema non mi viene da ridere".
L'antipolitica? "Alla fine si presenta alle elezioni. Io punto alla
sobrietà della politica". Il confronto tv con Berlusconi? "Da mesi
sono disponibile". Vittorio Zincone lo provoca: dagli antiabortisti siculi
con Veronesi e la Bonino, dai pacifisti kosovari con Del Vecchio... Non è che
se la politica arruola esterni per rappresentare quei mondi è perché ognuno
rappresenta se stesso? Giammai: "No, no, un partito moderno tiene insieme
chi sta insieme nel Paese. Sennò l'Italia si fascia. La strada opposta riporta
al '900". La Bignardi manda in onda la vecchia imitazione di Corrado
Guzzanti in cui Veltroni sfoglia la rosa dei candidati: Raul Bova? Ha detto no
perchè teme di perdere pubblico. Di Caprio? Ha già fatto Titanic. Nazzari?
"È morto, serve una riforma per candidarlo". Heidi era disponibile ma
il nonno vota a destra, Topogigio è copyright Mediaset, resta solo Napo Orso
Capo. Il bersaglio della satira - ovviamente - ride. Infine, si dichiara
"non pentito" di aver doppiato il sindaco Rino Tacchino in un cartone
animato (per beneficenza). Ma, a richiesta, si rifiuta di gorgogliare in
diretta. Bisogna accontentarsi di un "possiamo farcela".
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita
stellare: 6,7 miliardi. Aveva lasciato il disastro sui binari, ma l'Alitalia di Berlusconi&Co.
gli assicura un assegno annuo di 2,9 milioni di euro: più di qualsiasi altro
omologo straniero.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del I grandi manager del "profondo rosso" Fortune,
stipendi e carriere degli uomini chiamati da Berlusconi a gestire la compagnia
di Bianca Di Giovanni/ Roma AMARCORD Unreliable: inaffidabili. Così ripetevano gli olandesi quando chiusero la porta all'Alitalia guidata da Domenico Cempella. Furono disposti anche a pagare una
multa di 500 miliardi di lire pur di non rimettere piede (anzi, ali) nella
Penisola. La questione (anche allora) era Malpensa. La fusione Roma-Amsterdam
faceva perno sullo scalo varesino: ma all'epoca nessuno lo voleva.
Milano lottò strenuamente per mantenere Linate: non si fecero infrastrutture,
nonostante due decreti governativi. A quel punto Klm lasciò, e dietro a loro se
ne andò anche Cempella. Fu una decisione irremovibile, quella
dell'amministratore delegato che oggi è ricordato come l'ultimo che riuscì a
chiudere il bilancio in attivo (con qualche operazione straordinaria). Oggi
lavora nel privato in una sua società di consulenza e per un fondo di private equity.
Quelli che lo seguirono nella cabina di pilotaggio di Alitalia
chiesero (e ottennero) molto di più: buonuscite milionarie (in euro), ricche
stock option, nuovi incarichi pubblici, clausole contrattuali che li liberano
da qualsiasi rischio. Irresponsabili di tutto, e altrettanto inaffidabili degli
interlocutori di Klm: bilanci sempre più in "rosso", salvati ogni
volta da denaro pubblico (l'ultimo prestito del Tesoro fu di 400 milioni) o da
prestiti di mercato di 1.3 miliardi. Oggi hanno lasciato il cerino in mano a
Maurizio Prato, manager di lunghissimo corso (era a Fintecna) e di poche
parole, e sono usciti di corsa dai riflettori. In azienda nessuno sa, ad
esempio, dove sia finito Giancarlo Cimoli, il "supermanager" con
poteri assoluti che nel 2004 Berlusconi chiamò dalle Fs. Anche lì aveva
lasciato il disastro, eppure fu premiato (non licenziato) con una buonuscita di
6,7 milioni di euro e un nuovo prestigioso incarico. Nel 2006 è il quarto
manager più ricco d'Italia, dopo Paolo Scaroni (Eni), Luca Cordero di
Montezemolo (Fiat e molto altro), e Vittorio Mincato (ex Eni, oggi Poste).
Cimoli intasca 2,7 milioni di euro all'anno, molto di più del suo
"omologo" Spinetta e degli altri vertici dei colossi stranieri. Ma il
colpo da maestro sta tutto nel momento dell'addio, proprio come fu alle Fs.
Tommaso Padoa-Schioppa arriva al "licenziamento" nel febbraio 2007,
dopo un fortissimo pressing prima solo di Rifondazione (finito nel vuoto per
via delle clausole contrattuali capestro) poi anche di Ds e Margherita. Il
manager chiede un multiplo del suo stipendio (quasi il doppio) e secondo
indiscrezioni ottiene anche clausole di garanzia che evitino al presidente
uscente il rischio di contestazioni o dell'azione di responsabilità
patrimoniale contro gli amministratori. Pare che il nodo si sia sciolto con una
manleva a carico della società. Meno, molto meno finisce nelle tasche di
Francesco Mengozzi, sbarcato alla Magliana subito dopo l'addio di Cempella, nel
2001. Anche lui viene dai binari disastrati di Cimoli (alle Fs era direttore
genrale) e in Alitalia ha la misisone di ricercare
un'intesa internazionale dopo il tracollo del matrimonio con Klm. Mengozzi
inizia a tessere la tela con Air France. Il governo Berlusconi avrebbe dovuto
aprire la strada verso Parigi, ma le "missioni" diplomatiche si
rivelano un flop. Intanto i minsitri fanno a gara per mettere sotto pressione
l'azione in Borsa, rilanciando improbabili cordate padane. Insomma, la società
continua a perdere nell'immobilismo più totale. Non si ferma invece lo
stipendio di Mengozzi, che ogni anno incassa circa un milione e 110mila euro.
Mengozzi può contare però su una veloce "ricollocazione" pubblica:
quando esce di scena da un'Alitalia sempre più
esangue, gli viene riservato un posto al vertice di Bancoposta. Risultati zero,
ma opportunità molte. Oggi il manager sede in un altro "tempio"
finanziario: la Lehman Brothers che (guarda caso) affianca Air France
nell'affare Alitalia. Insomma, i giocatori di questa
partita restano sempre gli stessi. Batte tutti invece sul fronte del
"cambio dei ruoli" Giuseppe Bonomi. È passato prima alla Sea e non ha
rafforzato Malpensa quando la chiedevano gli olandesi, poi per un anno e
"volato" alla presidenza di Alitalia aprendo
nuove rotte proprio sullo scalo varesino, poi è tornato alla Sea per lanciare
nuovi aut-aut alla sua ex società. Non c'è che dire: ci vuole davvero coraggio
per giravolte di questo tipo. Con la sua faccia "alla Bossi" ha
portato il vento della Padania nei labirinti dell'azienda pubblica romana. Non
ha risolto un problema-uno: ma intanto per un incarico-lampo (è rimasto un
anno) ha incassato circa 200mila euro.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima
alla Sea frena su Malpensa, poi in Alitalia dirotta i voli
sullo scalo varesino. Torna dov'era partito e fa causa alla compagnia. Dove
aveva guadagnato 200mila euro in un anno.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Serpenti nella bottiglia messaggi nella campagna Oliviero Beha
In un ranch del Texas sono state sequestrate 411 bottiglie di vodka con dentro
ognuna un serpente a sonagli. Messaggi nella bottiglia? Nel frattempo qui da
noi per riempire di "carne e sangue" una campagna elettorale sotto
vuoto spinto bisogna ricorrere a qualcosa di tangibile. Non tanto alla presenza
sperequata in tv del Pdl (dov'è la notizia?), quanto al
problema Alitalia: se si parla di debiti, investimenti, licenziamenti, fallimenti,
insomma di un'Italia senz'ali, forse qualcuno presta più attenzione e sente
meno odor di recita. Per il resto il tasso di propaganda politico-pubblicitaria
sale alle stelle, quasi che davvero si trattasse solo di vendere un prodotto
con slogan commerciali. Mancano messaggi forti nelle bottiglie
politiche, mentre in quelle dichiaratamente intestate alla pubblicità c'è di
tutto. Vi siete accorti che alla radio una ditta di dolciumi cita i grassi
espunti dai loro prodotti ricorrendo, per spiegare quello che non c'è nella
colomba, a formule come "lavoratori precari e sfrattati"? Cioè una
"tragedia" italiana riferita all'assenza di grassi? E una casa
automobilistica molto nazionale che ricorre a una giovane cieca per dire che
"la bellezza si sente e non si vede"? Serpenti o messaggi nelle
bottiglie della comunicazione? E politica vuota e/o pubblicità scandalosa?.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del RIPENSAMENTILa società di Toto: "L'esecutivo adesso deve
decidere se vuole ricevere o meno nuove proposte di acquisto" AirOne e
Soglia, tornano le tentazioni italiane / Roma Sono stati sempre pochi. E spesso
seconde linee. Gli imprenditori italiani presenti nella partita Alitalia si sono contati sempre sulle dita di una mano. Il
finanziere Paolo Alazraky, la romagnola Capper (sanitari), la Aermar (trasporto
cargo), I viaggi del Ventaglio, a un certo punto anche Carlo De Benedetti.
Tutti nomi mai decollati. Perché sarà anche vero, come ha spiegato Silvio
Berlusconi, che "Alitalia è un emergenza
Paese", ma poi al Paese e ai suoi capitani coraggiosi non importa più di
tanto metterci soldi. L'unico tentativo serio è stato quello di AirOne. Serio,
ma debole. Finanziariamente e industrialmente. Scartato dal consiglio di
amministrazione dell'Alitalia lo scorso dicembre per l'esiguità dell'offerta, per la
dimensione del gruppo (un sesto di Alitalia), per
l'incertezza finanziaria della proposta (tutta giocata a debito), fatta da una
compagnia che fattura sei volte meno della compgnia aerea nazionale (circa 700
milioni contro oltre quattro miliardi) e con un alto livello di indebitamento (390
milioni nel 2006). Ora, dopo l'uscita di Berlusconi, AirOne è tornata
all'improvviso sulla cresta dell'onda. Il gruppo di Carlo Toto ha ritrovato
appeal mediatico. Italiana e pronta a gettarsi su Alitalia,
o quello che ne rimarrà. "Deve decidere il governo - ha scritto ieri Ap
Holding in una nota - se vuole ricevere altre proposte perché in una operazione
cosi complessa è impossibile presentare offerte "al buio" senza una
due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)". Per presentare
"una proposta vincolante - spiega il comunicato della società - è
essenziale effettuare una due diligence, ovvero una verifica sui dati e sullo
stato di salute della compagnia. A dicembre avevamo presentato un piano forte
di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo
stati esclusi" dalla seconda fase "che è stata concessa, per tre
mesi, solo ad Air France-Klm". Un'esclusione sulla quale AirOne ha fatto
ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, perdendo entrambe le volte.
Anche perché, secondo fonti governative, la "proposta forte" in
realtà tanto forte non era. Oltre alla deboleza finanziaria mancava un partner
industriale, mancavano gli aerei a lungo raggio, "gli Airbus promessi non
erano stati prenotati", non era chiaro "lo sviluppo del gruppo".
Per questo fu deciso di accantonare il progetto "italiano" e trattare
con i francesi. Ma questo fino a due giorni fa. Quando l'italianità è tornata
di moda grazie a Berlusconi. Alla ricerca disperata di qualche imprenditore da
affiancare al gruppo AirOne. Un nome forte. Che per ora non c'è. L'unico che si
è fatto avanti è stato il gruppo alberghiero Soglia. Poca roba. La società,
amministrata da Gerardo Soglia (che oltre ad essere candidato per il Pdl in
Campania è anche presidente del Pescara Calcio) , fattura cento milioni. Per
avere Alitalia intera servono 2 miliardi subito. Che
neanche AirOne ha nella sua disponibilità. E allora sorge un dubbio. Non è che
dietro all'italianità si nasconde il progetto di far fallire Alitalia
e smembrarla? C'è da scommettere che al banchetto si presenteranno in molti.
Tutti italiani. ro.ro.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del DILEMMA Per i vertici dell'istituto l'intervento è "al
momento inimmaginabile", ma restano spiragli, mentre la vicenda ha bisogno
della massima chiarezza In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci Angelo
De Mattia L'opinione Si corre il rischio di prestarsi a strumentalizzazioni, a
meschini giochi elettoralistici, a cambi delle parti in commedia, alle
manifestazioni del noto conflitto di interesse, ai giochi di contraenti sine
titulo, trascurando le vere prospettive dell'azienda, dei lavoratori, del
Paese: eppure vale la pena chiedersi se esista o no, pur dopo le formali smentite,
un interesse, anche per ora soltanto di analisi e di monitoraggio, da parte di Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia. E chiedersi come vadano lette le dichiarazioni del suo
amministratore delegato, Corrado Passera, riflettendo sull'intera costruzione
del pensiero adottata ("E al momento è inimmaginabile...").
Intesa-Sanpaolo è una grande banca, di rilievo internazionale; ha
vertici e management di prim'ordine. È la risultante della prima grande
aggregazione nel mercato italiano. Ed è anche la prima ad avere adottato il
sistema di governance duale. Ieri Intesa-Sanpaolo ha occupato molti articoli di
stampa, sostanzialmente per due motivi: per i risultati di bilancio,
complessivamente positivi, con un utile record di 7,2 miliardi, e per la sua
reiterata chiamata in causa, da parte di Berlusconi, in un'asserita funzione di
sostegno ad una cordata di imprenditori che dovrebbe costituire l'alternativa
ad Air France per l'acquisizione di Alitalia.
Intesa-Sanpaolo si è presentata ab origine come banca al servizio dello
sviluppo economico. È stata definita banca-Paese. Perchè ritiene che una
sintesi avanzata tra finalità strettamente aziendali e obiettivi di interesse
generale costituisca il miglior modo per rispondere alle attese della proprietà
e per tutelare i depositanti. E' una linea corente con la visione del
capitalismo come necessariamente temperato più volte rappresentata dal suo
presidente, Giovanni Bazoli. Intesa-Sanpaolo, nei mesi scorsi, aveva
fiancheggiato, con grande impegno e notevole esposizione mediatica, il
tentativo di AirOne di conquistare la compagnia di bandiera. Ne erano scaturite
pretestuose ed interessate critiche sul ruolo svolto, quasi che a un istituto
di credito dovesse essere impedito di sostenere l'iniziativa di un'impresa non finanziaria
sulla base di un progetto ritenuto valido nel giudizio del banchiere sul merito
di credito. Ne era anche derivata una mezza polemica con il ministro
dell'economia sugli impegni effettivamente assunti dalla banca, nonchè una
serie di osservazioni su presunte proiezioni in politica dell'amministratore
delegato, che poi ha sempre smentito. L'iniziativa di AirOne non ha tuttavia
compiuto i passi sperati dai promotori. A un certo punto, si è preferito,
rispetto all'opzione di poter disporre di almeno "due forni",
imboccare la strada - per la verità non scevra di controeffetti - della
trattativa esclusiva di Alitalia e Governo con Air
France. L'amministratore delegato, dopo le funamboliche esternazioni
berlusconiane, ha sì tirato il freno, come è stato scritto, ma ha anche
aggiunto che, perchè l'istituto si pronunci, sarebbe necessario saperne di più
sull'Alitalia, dal momento che AirOne è stata a suo
tempo esclusa dalla due diligence. Ha poi lodato il progetto (definito molto
bello) che la compagnia di Toto aveva concepito e che avrebbe dato vita ad un
operatore di prima grandezza. Acqua ormai passata? Factum infectum fieri
nequit, come direbbero i latini, ciò che è stato fatto non si può ritenere non
fatto? O c'è dell'altro, per l'immediato oppure nella prospettiva di una non
favorevole evoluzione della trattativa in corso? Non è certamente l'esegesi del
pensiero, espresso o recondito, di Passera che deve impegnare l'osservatore. Ma
nel punto cruciale in cui si trova la vicenda Alitalia,
si ha bisogno della massima chiarezza. Una posizione netta, definitiva di un
istituto del rilievo di Intesa-Sanpaolo avrebbe l'effetto o di troncare, senza
nessuna possibilità di appello, ogni disquisizione sulle cordate
imprenditoriali alternative che - sprovviste di un sostegno bancario -
avrebbero ben poca credibilità, tenuto conto anche del livello del capitalismo
italiano; oppure si potrebbe manifestare una disponibilità netta della banca.
Al limite, potrebbe essere la leva per l'associazione di altre banche. In questo
secondo caso, si potrebbe aprire uno scenario nuovo. Si porrebbe, quindi, il
problema dei tempi e delle modalità del negoziato. Se giustamente si vuole,
nelle dichiarazioni del governo, che le eventuali iniziative prospettate in
alternativa ad Air France debbano essere tempestive e serie, con la nettezza
della posizione di Intesa-Sanpaolo si otterrebbe una decisiva cartina di
tornasole. Si caricherebbe così la banca di una scelta fondamentale, di
carattere generale? Niente affatto. Soltanto si eliminerebbe definitivamente la
possibilità di strumentalizzazioni e l'istituto, come è nella sua vocazione,
darebbe un contributo importante al Paese, al di là dei tatticismi. Cesserebbe,
infine, la singolare interpretazione autentica del pensiero della banca da parte
di Berlusconi.
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi lancia la cordata elettorale "Sono impegnato io,
quindi si farà". Veltroni: se ci sono disponibilità escano allo scoperto
in 48 ore di Roberto Rossi/ Roma ITALIANI "I pochi giorni" della
mattina sono diventati "3 o 4 settimane" nel pomeriggio. Ma la cordata italiana alternativa ad Air France per
l'acquisizione di Alitalia sta marciando. Almeno secondo il promotore Silvio Berlusconi. È
una "proposta vera", ha assicurato il leader della Pdl. Che per ora,
però, non ha padri. Di imprenditori pronti a farsi avanti, tranne qualche
minore eccezione, se ne vedono pochi. neanche la chiamata alle armi di
Berlusconi in stile Risorgimento - "o si fa Alitalia
o si muore" - ha raccolto consensi. Il fatto è che la partita è troppo
complicata. Il gruppo aereo costa troppo, oltre due miliardi tra debito e
investimenti, per farne un solo boccone. Questo non vuol dire che Berlusconi
non ci stia provando. Il premier, secondo fonti informate, avrebbe
sguinzagliato il consulente di fiducia Bruno Ermolli per cercare volonterosi.
Ma per ora le adesioni sono state piuttosto scarse e risicate. C'è il gruppo
turistico alberghiero Soglia (Gerardo Soglia, alla guida del gruppo, è
candidato alla Camera con il Pdl nel collegio Campania 2), forse un'altra
società bergamasca specializzata in trasporto aereo cargo, ma per ora nulla
più. C'è anche AirOne, ma quella c'era anche prima e da sola non basta. Ci sono
i figli di Berlusconi ma, come ha ricordato l'ex premier, "potrebbero
unirsi a un esercito di imprenditori" solo dopo, con "un intervento
ad adiuvandum". Non ci sono imprenditori e mancano anche le banche. Intesa
Sanpaolo ha sempre espresso un interessamento di fondo per finanziare un
progetto su Alitalia ma vincolandolo a un progetto
serio. Quello di AirOne era stato reputato tale ma quattro mesi fa. Ora senza
niente sul tavolo la banca non si muove. È anche per questo che si sta cercando
altrove. All'estero soprattutto. Sembra che sia stata interpellata anche Jp
Morgan, ma anche qui i risultati sono stati pochi. Per questo Berlusconi,
nonostante le rassicurazioni ("sono impegnato io, quindi si fa"), ha
preso altro tempo. Tre o quattro settimane che portano dritto alle elezioni. La
campagna elettorale rischia di ingessarsi su un solo argomento e sulle trovate
di Berlusconi. Un rischio che Walter Veltroni non vuole correre. "Se c'è
una cordata italiana si faccia avanti in 48 ore - ha detto il leader del
Partito Democratico - altrimenti con Air France si faccia un accordo sindacale
che riduca l'impatto sociale e si consenta a Malpensa nei tempi giusti di poter
sostituire le vecchie rotte Alitalia con altre
compagnie aeree. Altrimenti è legittimo pensare che nuove cordate siano evocate
per ragioni elettorali ". Per ora quindi la proposta di Air France è
l'unica sul campo. E nonostante la pressione politica di Berlusconi - "la
risposta ad Air France la darà il prossimo presidente del Consiglio e sarà un
secco e un pieno no" -, il gruppo parigino non intende mollare. Jean-Cyril
Spinetta sta preparando con "serietà, buona volontà, grande scrupolo"
l'incontro di martedì prossimo con i sindacati italiani: è convinto che la
proposta per l'integrazione di Alitalia nel gruppo
franco-olandese sia "solida, concreta, fondata", ed è certo di avere
"interlocutori attenti". Per i francesi ottenere il via libera del
prossimo governo resta una condizione necessaria, ma è un problema che,
eventualmente, si porrà solo a suo tempo. "Noi sappiamo ciò che possiamo
fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra
due mesi o un mese", ha detto il direttore commerciale di Air France-Klm,
Christian Boireau. La posizione dei francesi è la stessa degli amministratori
di Alitalia. Preoccupati dalla situazione finanziaria
del gruppo, poco solida. Servono subito 200-300 milioni e più una
ricapitalizzazione di circa 750 milioni a maggio. "È ora di essere
seri" ha detto il premier Romano Prodi. Anche perché ci sono circa
diecimila dipendenti che vorrebbero conoscere con certezza il loro futuro. In
tempi brevi. Per evitare, come ha spiegato Veltroni, "il fallimento e il
lastrico per migliaia di lavoratori".
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del L'applauso al mago Silvio ro.ro. Scettici ma incantati, con il
naso all'insù a guardare se al mago Silvio riesca il suo
ultimo numero: il salvataggio di Alitalia dalle
grinfie degli odiati francesi. Segretamente innamorati dell'impossibile, con
molti se e tanti ma, non sono pochi i politici e sindacalisti, molti dei quali
a sinistra, che sperano nella riuscita dell'ultimo colpo del prestigiatore di
Arcore. D'altronde riuscire a trovare una cordata di imprenditori nel
giro di quarantotto ore, dopo che per un anno non si è fatto avanti nessuno
capace di mettere sul piatto oltre due miliardi di euro, non è cosa da tutti i
giorni. Sentire la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi - Pdci, dire
"spero da Berlusconi non solo slogan", oppure Angeletti, sperare in
"un'alternativa ad Air France", fa riflettere. Se poi anche il
presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, arriva a dire che
"la cordata di Berlusconi per ora non c'è, ma se ci fosse e se rientrasse
anche la famiglia Berlusconi non direi di no", significa che al mago
Silvio, anche senza prestigio, il numero è riuscito. Quando il venditore ti
incanta vuol dire che la merce è già venduta. Berlusconi ha già vinto. Ha fatto
credere di avere quello che non ha. Una magia appunto. Che non sarà realizzata.
Il coniglio dal cappello non sarà tirato fuori neanche questa volta. Ma non
importa. Non conta tanto il numero, quanto l'illusione. E conta soprattutto che
ci siano mani pronte all'applauso. Tanto il 14 aprile è dietro l'angolo.
Incantati.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia, ci penso io a
giorni la cordata" e air france avverte: vogliamo subito una decisione
Berlusconi accelera. Veltroni: si faccia avanti in 48 ore pd, dc, udc e
arcobaleno insieme 22/03/2008 grande accozzaglia nella città dei fiori
22/03/2008 claudio donzella Sanremo. Benvenuti nella città che doveva essere un laboratorio
politico-amministrativo, per superare le eterne battaglie di potere su Casinò,
Festival e floricoltura e rilanciare uno stanco comparto turistico. Peccato che
il "laboratorio" sia diventato invece un calderone forse unico in
Italia, dove convivono consiglieri comunali pro-Berlusconi, Casini, Veltroni e
Bertinotti (tutti, insomma), in cui è sempre più difficile orientarsi, fra
trasformismi e trasversalismi. Mentre la città langue. segue >> 4 22/03/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima Pagina Pagina
2 Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana --> Meridiana minaccia
di bloccare i voli in continuità territoriale, se l'Enac non fermerà Alitalia e Myair. Ma il ministero prende tempo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima Pagina Pagina
2 alitalia Decolla la cordata di berlusconi Alitalia
--> Scontro con Veltroni "O si fa Alitalia o
si muore". Silvio Berlusconi per salvare la compagnia di bandiera sembra
essere disposto a tutto. "La cordata italiana c'è - assicura - e la
spunterà sui francesi". Scontro con Veltroni. A PAGINA 3.
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
NOVARA.LUNGO
DIBATTITO A PALAZZO CABRINO La votazione Il Consiglio diviso su una parola Per
il centrodestra importante il concetto di aeroporto con voli merci
internazionali Modifica per vendere le farmacie [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA
Basta una parola per rendere inutili tre ore e mezza di
discussione su Malpensa ed Alitalia e dividere centrodestra e
centrosinistra. Il vocabolo che ha acceso discussioni a non finire in Consiglio
comunale e che ha impedito che i due schieramenti votassero un documento
unitario è "hub". Per il centrodestra, in particolare per la Lega, il
concetto di hub, cioè di sistema aeroportuale internazionale legato anche ai
voli per le merci, è stato considerato indispensabile all'interno del
documento da approvare, mentre il centrosinistra ha chiesto di eliminare questa
dizione e di focalizzare anche i problemi ambientali legati al sistema
aeroportuale. Così, la proposta lanciata da Augusto Ferrari del Partito
Democratico, di votare un documento comune tale da rendere più forte la voce
del Consiglio non è stata accettata. Centrodestra e centrosinistra sono rimasti
sulle posizioni di partenza e ogni coalizione si è votata i propri documenti.
Il centrodestra ha votato le proprie cinque mozioni, mentre il centrosinistra
non ha partecipato; il documento del centrosinistra ha avuto sei voti
favorevoli da parte del proprio gruppo, sei voti contrari della Lega e il resto
del Pdl non ha partecipato al voto. Così sono stati approvati solo i documenti
della maggioranza. Per il centrodestra la posizione su Malpensa è stata
chiarita da Gaudenzio Ferrandi, Marcello Perugini, Marco Romano, Daniele
Andretta e Luciano Porta. "Lo smantellamento di Malpensa attraverso la
svendita di Alitalia voluta dal governo - ha detto
Ferrandi - porterà un gravissimo danno anche al Novarese. Basti pensare al
lavoro del Cim su Malpensa e alle ricadute occupazionali negative che avrà
anche la nostra zona". "Colpendo Malpensa - ha aggiunto Perugini - si
colpisce il Nord, il motore economico d'Italia. Il 40% del fatturato dei 22
taxisti novaresi viene raggiunto grazie ai passeggeri di Malpensa. Basta questo
per dire l'impatto dell'hub su quest'area". Il centrosinistra ha replicato
con Nicola Fonzo, Mimmo Ierace, Augusto Ferrari ed Alfredo Reali. "Nessuno
mette in dubbio l'importanza di Malpensa - ha detto Ferrari - ma nello stesso
tempo vanno affrontati seriamente il problema di Alitalia
costantemente in perdita e le ricadute ambientali negative sul
territorio". "Se Malpensa si trova in questa situazione - ha aggiunto
Reali - lo deve al modo in cui è sorta e si è sviluppata, senza una politica
coerente, con collegamenti assolutamente lacunosi e ricadute ambientali di cui
non si è tenuto conto". Passo in avanti, probabilmente decisivo, per la
modifica del regolamento sulla percentuale di quote della società partecipate
che il Comune di Novara può alienare. Deve essere votata dal Consiglio con
doppia approvazione mentre in prima battuta era necessaria la maggioranza di 28
voti, in seconda e terza votazione (in consigli diversi) la maggioranza scende
a 21. La prima volta i sì sono stati insufficienti, venti da parte del
centro-destra, l'altra sera sono stati 23.
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Silvio Berlusconi
sostiene che dell'Alitalia si occuperà lui, che
metterà in piedi una cordata in cui se è necessario potrebbero persino entrare
i figli, e che farà un'offerta molto più accettabile di quella di Air France.
Il mondo politico ed economico si domanda se questa cordata sia realistica o
no. Realistica o irregolare? bisognerebbe piuttosto chiedersi. E' possibile che
la disperazione del sistema italiano di fronte alla sua paralisi sia arrivata a
un punto tale da far considerare le regole solo una variante della soluzione di
un problema; ma da un punto di vista di correttezza istituzionale il farsi
avanti del leader della Cdl solleva molte domande. Intanto, in che veste parla
Berlusconi? C'è una forte differenza fra il proporre una soluzione, e
"adoperarsi" per una soluzione. Un candidato premier può e deve
esprimere una propria opinione su un problema grave come quello dell'Alitalia. Ma può personalmente scendere in campo, per
formare, lui, strumenti operativi sul mercato, quali una cordata? E, di più,
può invitare in questa cordata i suoi figli, cioè la sua stessa famiglia?
Curiosamente questa distinzione fra proporre e adoperarsi non è stata nemmeno
sollevata. Eppure, non si può dire che nel corso di questi ultimi anni il
nostro sistema non abbia dovuto subire vari scossoni dal rapporto fra politica
e affari: gli intrecci che Berlusconi ha portato al governo hanno lacerato il
Paese. E nessuno è stato tenero nemmeno con il Centro sinistra, sul quale
ancora aleggia il fantasma dei "capitani coraggiosi" e Telecom, o di
Unipol. Che un uomo politico non possa intervenire operativamente nel mercato,
e nemmeno favorire suoi interessi indirettamente sembrava fosse insomma una
verità assodata. Ma il Paese non sembra invece ricordare. Il Cavaliere per
primo sembra aver dimenticato tutte queste tensioni. Anzi,
fa le sue proposte per l'Alitalia con il piglio del salvatore della patria, del capo azienda
orgoglioso della propria iniziativa, di quella dei suoi figli e di altri uomini
d'affari a lui vicini. La salvezza dell'Alitalia, insomma,
come un atto di leadership e generosità verso la nazione. Il risultato
di tutto questo è tuttavia, più prosaicamente, il seguente: un aspirante
premier forma una cordata, in cui ci sono la sua famiglia e suoi imprenditori
di riferimento, per comprare la società di bandiera della nazione di cui sarà
il premier; il rischio dell'operazione potrebbe per altro essere coperto da un
prestito ponte di cui si farebbe garante il governo, cioè lui stesso. Di che si
tratta, se non di un ennesimo riproporsi del conflitto di interessi? La
sinistra non sobbalza, perché ha la coda di paglia del fallimento Alitalia, ma anche perché se non riguarda la televisione, in
fondo il conflitto di interessi forse nemmeno la spaventa. Eppure, proprio
perché avanzata con consenso, entusiasmo, il cuore in mano e senza critiche
dell'establishment, la proposta su Alitalia e l'uso
che ne viene fatto in campagna elettorale, è l'ennesima prova di quanto
difficile sia bandire dalla politica di Silvio Berlusconi il legame con il fare
economico. Lui l'ammette oggi, nell'euforia della campagna elettorale, come in
vino veritas. Sarà lì però anche quando sarà finita la compagna elettorale, se
tornerà a Palazzo Chigi. Speriamo solo che sia almeno disposto a prendersene le
responsabilità: nel caso le sue dichiarazioni facciano ritirare oggi Air
France, e nessuna cordata alternativa venga alla fine messa da lui in piedi, sa
il Cavaliere che qualcuno dirà che ha sabotato gli interessi nazionali? Magari
a favore dei suoi? CONTINUA A PAGINA 33.
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
I tedeschi
potrebbero appoggiare AirOne. Il Garante contro i tg: troppo
spazio a Pdl e Pd Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa Berlusconi: un mese per la cordata
italiana. Veltroni: vuole arrivare al voto Con una chiamata alle armi che
rimanda a Garibaldi e al Risorgimento, Silvio Berlusconi ha rilanciato ieri la
soluzione della cordata italiana per l'acquisto dell'Alitalia.
"Ci vuole un mese", promette il Cavaliere. Ma Veltroni non è d'accordo:
"Si decide entro 48 ore e non si usi la questione per fare campagna
elettorale". Intanto, spunta l'ipotesi Lufthansa. I tedeschi, infatti,
sarebbero pronti ad appoggiare AirOne. Intanto il Garante attacca le tv: nei tg
c'è spazio solo per Pdl e Pd. Bruzzone, Giovannini, Grignetti, Magri, Rampino e
Spini PAG. 5, 6 E 7.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Economie emergenti
Cina, entro il 2013 il 15% del Pil da Internet pechino. La Cina, Paese che
conta oggi il maggior numero di utenti Internet al mondo, potrebbe registrare
nei prossimi 3-4 anni un raddoppio del peso dell'attività indotta dal web nel
proprio prodotto interno lordo, grazie allo sviluppo del commercio elettronico.
Cai Mingzhao, vice ministro dell'Ufficio d'informazione del Consiglio degli
Affari di Stato (Scio) cinese, l'amministrazione competenze su Internet, ha
detto ieri che il numero di navigatori Internet in Cina dovrebbe raggiungere i
300 milioni entro la fine dell'anno, rispetto agli attuali 230. "Il
settore di Internet rappresenta circa il 7% del Pil cinese. Con un aumento del
tasso di penetrazione di Internet e il successo crescente del commercio
elettronico, questa fetta dovrebbe arrivare al 15% circa", ha detto
Mingzhao. Il tasso di penetrazione di Internet in Cina era del 17,7% nel
febbraio scorso, rispetto alla media mondiale del 19% e al 70% degli Usa. nel
nostro paese In flessione i casi di assegni scoperti milano. Meno assegni
scoperti e bidoni da cambiali e tratte. Il numero delle "fregature"
continua a calare e l'anno scorso è sceso del 4,45% rispetto all'anno prima. La
nuova fotografia sulle "bufale" all'italiana arriva da Unioncamere
che ha condotto un'analisi dei dati dell'anagrafe informatica dei protesti
gestita da Infocamere, registrando l'anno passato 1,41 milioni di casi contro i
quasi 1,48 milioni del 2006. La regina delle "fregature" resta la
cambiale che, nonostante un calo del 6,63% rispetto al
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi: "No
ai francesi" Il Cavaliere chiude ad Air France e rilancia la cordata
italiana. Di Pietro: "Così rovina il Paese" Michele Lombardi Roma.
"O si fa Alitalia o si muore". Citando
Giuseppe Garibaldi a Calatafimi, Silvio Berlusconi sferra un nuovo attacco
contro l'offerta francese e avverte l'aspirante compratore della compagnia di
bandiera: "La risposta da Air France la darà il prossimo presidente del
Consiglio, cioè io, e sarà un secco e pieno no. Una risposta contraria, non
contro la Francia ma contro le condizioni ricevute", dice il Cavaliere.
Quello di Berlusconi è un veto politico, che rischia di mettere in fuga
Jean-Cyril Spinetta, pronto a sedersi di nuovo la prossima settimana al tavolo
del negoziato con i sindacati. Berlusconi però non vuole saperne di vendere Alitalia ai francesi, che vogliono sganciarsi dallo scalo di
Malpensa. La cordata italiana è alle porte? "Si concretizzerà in pochi giorni.
Ormai mi sono impegnato io e quindi si fa", sostiene il Cavaliere.
Dall'altra parte, Walter Veltroni invita a tenere l'Alitalia
fuori dal "tritacarne" elettorale e Berlusconi si dice anche
d'accordo con l'avversario. Ma ormai è troppo tardi: il destino della compagnia
di bandiera, in bilico tra cessione e liquidazione, è diventato il principale
motivo di scontro tra Pdl e Pd, che si contendono palazzo Chigi, mentre anche
tutti gli altri partiti fanno gara per dire la loro su quale sarebbe la soluzione
ideale. L'unico che fa la scelta di tacere è Romano Prodi, il più esposto alle
accuse e alle critiche, anche da parte degli alleati di sinistra: "Io non
parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È
ora di essere seri". Allo stato dei fatti, ci sono annunci: in primo
luogo, quelli del Cavaliere, che tira la volata ad Air One e conferma un ruolo
di Banca Intesa. Ma annunci non si fida degli annunci: "Se c'è una cordata
italiana, venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile", dice il leader del
Pd. La sfida elettorale coinvolge le scelte per Alitalia
con il Pdl che accusa il governo di favorire i francesi e Berlusconi a sua
volta accusato di essere l'artefice di un bluff, finalizzato a cementare l'asse
del Nord con la Lega. Un'accusa che parte dal Pd ma viene condivisa anche da
Pier Ferdinando Casini e da Francesco Storace. "Siamo in presenza di una
strumentalizzazione elettorale che non giova nessuno. Non si gioca sulla pelle
di migliaia di lavoratori", sostiene il leader dell'Udc. Più esplicito e
duro l'attacco dell'ex pm Antonio Di Pietro, che va dritto al sodo e mette in
circolo un sospetto: "Su Alitalia,
Berlusconi sta facendo insider trading, sta rovinando le famiglie. Ma non si
può giocare con l'economia degli italiani, non siamo una bocciofila", si
sfoga il leader dell'Idv. Insider trading? Accusa pesante. Certo, il titolo Alitalia è da giorni sulle montagne russe e il dibattito in corso non è
dei più ortodossi. "Di Pietro? Accuse deliranti e in
malafede", replica il coordinatore di Fi, Sandro Bondi. Sia come sia, la
vicenda Alitalia terrà impegnato il fronte politico
anche nei prossimi giorni, nonostante l'offerta di una cordata italiana non
sembra destinata vedere la luce a breve, come chiede Veltroni. "È una
richiesta assurda, dato che questo governo ha dato un vantaggio di 5-6 mesi ad
Air France, che poi ha posto delle condizioni irricevibili. Ci sono diversi
imprenditori, che sono venuti a trovarmi in queste ore, pronti ad impegnarsi.
Ma servono 3-4 settimane, anche per vedere i conti Alitalia,
che nessuno conosce", spiega in serata Berlusconi. Il quale tira di nuovo
in ballo i suoi figli, che "non si tirerebbero indietro", se qualcuno
chiedesse loro di unirsi alla cordata italiana. "Berlusconi vuole regalare
l'Alitalia ai figli. Solo che il lupo perde il pelo ma
non il vizio e vuole i soldi dello Stato", ironizza per conto del Pd il
candidato sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Anche Roberto Formigoni, il
governatore della Lombardia, avvalora le tesi del Cavaliere: "Confermo che
esiste una cordata italiana, che è pronta ma avrà bisogno di studiare i dati e
di conoscere la realtà. Ci vuole tempo ma neanche troppo", dice. Insomma,
il messaggio dei fautori della soluzione italiana è: ci vuole tempo. La stessa
richiesta di Air One, che chiede "almeno tre settimane" per
verificare se ci sono le condizioni di un'offerta alternativa a quella di Air
France. Il pressing è sul governo, che dovrebbe congelare la trattativa con Air
France, al buio e fino a metà aprile in attesa di proposte alternative tutte da
verificare. I francesi invece hanno fretta di chiudere una partita,
condizionata dall'esito del voto e dalle risposte dei sindacati. E c'è di più:
il prestito ponte, indispensabile per mantenere in vita la compagnia comunque,
rischia di essere bloccato dall'Ue se non sarà chiaro il nuovo proprietario
dell'azienda della Magliana. Lo scontro elettorale non aiuta. Tante, troppe le
incognite che pesano sulle sorti di Alitalia, in
bilico tra sacrifici, annunci e fallimento. 22/03/2008 ' 22/03/2008 il
silenziodel professoreNon parlo, c'è una procedura in corso. Se ci sono dei
progetti seri, staremo a vedere romano prodipresidente del Consiglio 22/03/2008
' 22/03/2008 il ministrofuriosoBerlusconi ha commesso il reato di insider
trading: rischia di rovinare migliaia di famiglie antonio di pietroministro
delle Infrastrutture 22/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
L'occasione persa
Cade l'ultimo divieto: le compagnie saranno libere di collegare i due
continenti senza distinzioni di nazionalità 22/03/2008 bruxelles. "Un vero
peccato!": mentre in Italia si infiamma la polemica politica sul futuro
della compagnia di bandiera, l'Europa si rammarica che Alitalia
non goda attualmente della necessaria salute per sfruttare la straordinaria
occasione di Open Sky, "Cieli Aperti", l'accordo di liberalizzazione
delle rotte tra Stati Uniti e Unione europea. Ogni compagnia potrà volare da
qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa. Ed è già lotta all'ultimo
scalo per accaparrarsi ogni fascia oraria, ogni finestra di decollo. Arriva,
insomma, la rivoluzione dei cieli. Ma Alitalia manca all'appuntamento. L'avvio è fissato per domenica 30 marzo,
e l'Alitalia non conosce il suo futuro. Michele Cercone, portavoce del
commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, esprime il rammarico di Bruxelles:
"È un vero peccato se all'entrata in vigore di questo accordo l'Alitalia non sarà nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare
appieno. Vorremmo che tutte le compagnie europee potessero sfruttare
questa occasione che deriva dall'avere finalmente una totale
liberalizzazione". Qualche cifra per capire cosa significherà Open Sky,
accordo che ha impegnato per 15 anni i negoziatori delle due sponde
dell'Atlantico e che è stato firmato nel 2007: nei primi cinque anni si prevede
un aumento complessivo di 25 milioni di passeggeri e un incremento dei benefici
economici di 12 miliardi l'anno oltre a 80.000 nuovi posti di lavoro. "L'Alitalia perde un'occasione d'oro" aggiunge Cercone.
Fonti della Commissione a Bruxelles stanno seguendo in queste ore da vicino gli
sviluppi vorticosi della situazione: dal 30 marzo ad Heathrow, l'aeroporto
londinese, aumenteranno del 20% i voli verso gli States, ci saranno 16 aerei
quotidiani in più; in Spagna il numero dei voli crescerà del 12%, in Irlanda
(lo stato europeo più vicino alle coste atlantiche Usa) del 10%, con la doppia
operatività di Shannon e Dublino e con Michael ÒLeary, l'amministratore
delegato della leader dei low cost, Ryanair, che vuole lanciarsi sulle rotte
atlantiche. Unico potenziale riflesso positivo per l'Italia, la possibilità -
evocata da fonti bruxellesi vicine al dossier Open Sky - che a diverse
compagnie europee che tentano di accaparrarsi il mercato, soprattutto quello
"business", facciano gola gli spazi che Alitalia
potrebbe lasciare a Malpensa. Open Sky avrà l'effetto di una bomba su un
mercato dei 27 dell'Unione europea finora ingessato da 16 accordi bilaterali
con gli Stati Uniti (ognuno può viaggiare da diversi propri aeroporti a
determinate località americane), da 5 intese restrittive e da 6 situazioni (i
tre baltici, la Slovenia, Cipro e la Romania) che in mancanza di accordo devono
negoziare di volta in volta le rotte. Per avere un'idea dell'impatto
dell'accordo in base al quale una compagnia tedesca potrà decollare da una
qualsiasi città francese e collegarla con il più sperduto aeroporto statunitense,
basta pensare a due esempi: Air France varerà un volo Londra-Los Angeles e
British Airways aprirà una nuova filiale che gestirà unicamente il traffico con
gli Usa. Il nome dice tutto: "Open Sky". Peccato che Alitalia sia arrivata in pessime condizioni a un
appuntamento che, al contrario, sta facendo la felicità dei concorrenti.
22/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Spinetta: "Non
possiamo aspettare". E Toto chiede i conti le reazioni Il numero uno del
gruppo franco-olandese non crede alla cordata italiana. Ma molti dei suoi
azionisti preferirebbero rinunciare 22/03/2008 roma. Jean-Cyril Spinetta è
spazientito. "L'azienda sta preparando con grande scrupolo l'incontro di
martedì con i sindacati", ripetono al quartier generale di Air France-Klm.
Ma lui, il numero uno del gruppo franco-olandese,
l'ideatore dell'assalto ad Alitalia, nella trappola dei
politici italiani non vuole caderci: "Vogliono chiuderci le porte in
faccia? Non temiamo nulla, e non anniamo intenzione di farci condizionare da
nessuna dichiarazione. Abbiamo un piano serio, lo porteremo avanti senza
ripensamenti. I nostri interlocutori, d'altronde, sono attenti. E noi
non vogliamo perdere tempo". Le ultime bordate di Silvio Berlusconi
sembrano non avere spaventato monsieur Spinetta, che all'esistenza di una
cordata concorrente - questa è la verità - non ha mai creduto. "La nostra
proposta è decisamente superiore a quella di Carlo Toto", ripeteva
Spinetta a dicembre, quando la posizione del patron di Air One sembrava solida
quanto quella di Air France. Oggi non ha cambiato idea. "Chiudere in
fretta la questione Alitalia": è questa, oggi, la
sua priorità. No a tempi lunghi, insomma. E no a nuovi scontri sindacali. Il
consiglio di amministrazione di Air France-Klm, non a caso, dovrebbe riunirsi
giovedì prossimo, 27 marzo. Il board, anche se la compagnia non conferma,
esaminerà quasi certamente l'esito delle trattative con i sindacati, cosi come
farà quello di Alitalia che sarà riconvocato al
termine delle negoziazioni che riprenderanno martedì. Un summit, quello di
giovedì, al termine del quale Spinetta e i suoi collaboratori decideranno se
andare avanti o meno con l'operazione. "Bisognerà vedere se Spinetta
crederà ancora nell'acquisizione di Alitalia e se avrà
l'appoggio del cda, o se invece sceglierà di lasciare la partita", spiegava
ieri sera una fonte di Air France, aggiungendo: "In realtà gli azionisti
di Air France-Klm non sarebbero poi così dispiaciuti se l'operazione non si
facesse". In questo scenario di incertezza e di sostanziale sfiducia nei
confronti della politica italiana, si colloca la nuova posizione assunta da Ap
Holding di Carlo Toto: "Deve decidere il governo se vuole ricevere altre
proposte, perché in una operazione così complessa è impossibile presentare
offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve: servono almeno tre
settimane". "Per presentare una proposta vincolante - ha spiegato la
società in una nota - è essenziale effettuare una verifica sui dati e sullo
stato di salute della compagnia. A dicembre avevamo presentato un piano forte
di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo
stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi,
solo ad Air France-Klm". Per il ministro dei Trasporti, Alessandro
Bianchi, "oggi nulla vieta, anzi lo auspico, che venga chiesto anche ad Ap
Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da poter avere un termine di
confronto e quindi spuntare alla fine il risultato migliore". "Ho
fatto un pò di conti: dire che servono 3-4 settimane vuol dire scavalcare le
elezioni. Non vorrei che si evocasse oggi l'ipotesi di un'altra cordata e poi
dopo il voto si scopre che non c'è", ha commentato ieri sera Walter
Veltroni, ospite di La7. francesco ferrari francesco.ferrari@ilsecoloxix.it
22/03/2008 Post-it 22/03/2008 Non ho capito bene, Berlusconi vuole comprarsi
anche Alitalia? Ho capito bene. 22/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
DINo cofrancesco Il
Presidente della Repubblica dal lontano Cile ha manifestato il timore che possa
verificarsi un record dell'astensionismo nella prossima consultazione
elettorale."Il voto - ha detto - non è mai inutile, ciascuno saprà
valutare, ognuno darà il suo voto secondo il suo giudizio al partito a cui è
più vicino o affine". Sul crescente, diffuso, discredito della classe
politica Giorgio Napolitano ha impresso il marchio del qualunquismo, "uno
stato d'animo, un pregiudizio pessimistico" che "reca un grave danno
all'Italia e alla sua immagine". Ho molta stima per l'inquilino del
Quirinale e comprendo che il suo ruolo lo induca a mettere in guardia gli
italiani dall'enfatizzare solo quanto c'è di negativo nel Palazzo. E tuttavia,
dietro le sue parole, aleggia,a mio avviso, lo spirito di quella che, qualche
giorno fa, ho chiamato la "democrazia democratica" contrapponendola
alla "democrazia liberale". Nell'intervista rilasciata a Santiago si
avverte una concezione della cittadinanza che fa della partecipazione politica
non solo un diritto, ma altresì un dovere. Chi non vota viene posto quasi sullo
stesso piano di chi evade il fisco, si assenta spesso dal luogo di lavoro, non
ottempera ai doveri familiari etc... È una filosofia giacobina (e mazziniana) che
ben poco ha a che vedere con i valori della società aperta. Nei Paesi
anglosassoni l'astensione dal voto - negli Stati Uniti particolarmente elevata
- non è motivo di scandalo: la gente diserta le urne o perché non ha fiducia
nel governo, facendo parte di minoranze razziali da sempre emarginate, o perché
ne ha troppa, nel senso che si sente così sicura dei suoi diritti che non teme
di perderli, quale che sia il prescelto dalle urne. In ogni caso, è la società
civile che conta, è lì che si svolgono gli affari, che nascono le associazioni,
che maturano gli affetti e le identità collettive. Il sistema politico è il
servo o il coronamento di un edificio di cui non ha posto le fondamenta. In
Italia, il probabile elevato astensionismo non verrà dalla fiducia ma dal suo
contrario, ovvero da atteggiamenti di rifiuto della politica che nascono anche
da un eccessivo "investimento" sulle capacità dei partiti di far
miracoli. Resta il fatto che il fastidio c'è e che, come tutti i bisogni e gli
atteggiamenti che si manifestano in una collettività, va registrato senza falsi
moralismi. Che l'astensione dal voto sia utile ai fini del rinnovamento
profondo del sistema non è affatto certo, ma escluderne l'efficacia in maniera
tassativa mi sembra un portato della falsa coscienza, cioè della ragione
sociale dei professionisti della politica che possono dividersi su mille
questioni ma sono poi tutti interessati a che i servizi da loro offerti
continuino sempre a trovare acquirenti..(Un po' come i tabaccai di una stessa
via che si fanno concorrenza, ma si ritrovano poi uniti dalla difesa della
libertà di fumare). Perché non ipotizzare, invece, un'astensione così massiccia
da mettere in crisi le dirigenze di tutte le formazioni di destra e di
sinistra? Potrebbe essere la crisi irrimediabile della Seconda Repubblica e
l'apertura di una nuova stagione civile capace di suscitare leader più vicini
ai bisogni della gente e disposti a non arretrare dinanzi a cure che ridiano
vigore a una nazione che si va disgregando.. Il Presidente ci invita a votare
per i partiti più vicini e affini ma, uno come il sottoscritto, di cultura
liberale e di orientamento riformista, a chi dovrebbe dare il suo voto? Al Pd?
Ma non è il partito del nemico giurato del garantismo liberale, di quell'
Antonio Di Pietro che in apparenza si presenta come un alleato minore ma, nella
sostanza, detiene l'unico potere che conta in un sistema politico bloccato, il
potere di veto? Allora un voto al Pdl? Ma la riciclata Casa delle libertà che
doveva essere il partito liberale di massa, non è oggi una nuova Dc che della
vecchia ha ereditato, al di là della retorica ufficiale, più lo spregiudicato
stile fanfaniano (e doroteo) che quello sturziano e degasperiano? Eppoi non ha
come alleato una Lega che vorrebbe disfare l'Italia? E che dire degli altri
partiti, che non hanno alcuna credibilità o per passate complicità -Totò
Cuffaro militava nell'Udc non in Forza Italia - o per i loro atavismi
ideologici o per imperdonabili colpe, come quelle che gravano su Alfonso
Pecoraro Scanio, corresponsabile oggettivo del disastro ecologico campano.
Quanto ai socialisti, basti ricordare il loro rimpianto di Romano Prodi, ovvero
dell'uomo al quale un lucido editoriale di Ernesto Galli della Loggia di
qualche settimana fa aveva attribuito il "merito" di aver impedito
la? socialdemocratizzazione del Pd! Di destra o di sinistra, questa è l'élite
che fa spendere alla collettività, per i rifiuti campani, dieci milioni di euro
non all'anno ma al mese, è l'élite che, o molla Malpensa, o
pensa a fantasiose cordate nazionali per Alitalia, che non
ha nessuna idea su come affrontare il dramma della recessione. È qualunquistico
pensare di mandarla in pensione per manifesta inettitudine? L'astensionismo fa
paura, ma la paura non si è rivelata spesso l'inizio di un salutare cambiamento
di rotta? È una bella pretesa quella di non concedere all'uomo della
strada, al "qualunquista", neppure lo sfogo della protesta passiva.
22/03/2008 GIULIANO GALLETTA 22/03/2008 nuova stagioneUn'astensione massiccia
potrebbe aprire una nuova stagione di politici più vicini alla gente 22/03/2008
qualunquismoÈ qualunquismo voler pensionare una classe politica per manifesta
inettitudine? 22/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Bruno Vespa Molti
anni fa chiesi a Silvio Berlusconi se era interessato a comperare la Ciga, la
Compagnia Italiana Grandi Alberghi, fiore all'occhiello dell'hotelérie
internazionale. Mi si stringeva il cuore al pensiero che il biglietto da visita
più prestigioso del nostro turismo dovesse scomparire. Anche allora nessuno dei
capitalisti italiani mosse un dito. Berlusconi mi rispose che il turismo non
rientrava negli interessi delle sue aziende e la Ciga finì agli americani che
l'hanno smembrata e sostanzialmente distrutta. Mi avesse dato retta, magari
facendo gestire quella catena a chi è del mestiere (come ha fatto partecipando alla
Mediolanum di Ennio Doris), avrebbe realizzato un gigantesco affare
(immobiliare e non solo) e la Ciga sarebbe ancora italiana. Il 5 marzo scorso,
quando è venuto a "Porta a porta", ho chiesto al Cavaliere se avrebbe
consigliato ai suoi figli di entrare in Alitalia. Mi
sembrò che la domanda l'avesse sorpreso e la risposta fu piuttosto evasiva.
Deve aver pensato: chi me lo fa fare a caricarmi, sia pure in parte, di una
grana costosissima? Adesso ha mutato parere: ha capito
evidentemente che la perdita di Alitalia
rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto a imbarcarsi
in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una
lunga prospettiva, Alitalia è un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo
e una compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze,
della nostra cucina, del nostro design, del nostro stile di vita. Se Alitalia è ridotta nello stato in cui si trova è perché gli
italiani (manager, politici e sindacati) sono riusciti a dare il peggio di sé.
I manager hanno fatto piani sbagliati, i politici romani, per non perdere
qualche migliaio di voti, hanno rifiutato qualunque cura dimagrante in tempi in
cui essa sarebbe stata meno traumatica, i politici milanesi hanno costruito e
difeso a Malpensa un gigante dai piedi d'argilla: nato per evitare che gli
uomini d'affari del Nord facessero scalo a Francoforte e Zurigo, sono riusciti
a conquistarne soltanto l'otto per cento. Complimenti. E i sindacati non ne
hanno azzeccata una. Adesso siamo alla fine della storia, resa più drammatica
dal ricatto dei francesi. Air France (sobillata da Klm che ce l'ha con noi, a
ragione, per la fregatura presa a suo tempo quando dovevamo allearci con loro e
li lasciammo col cerino in mano), si sta comportando come gli strozzini che
offrono un valore infinitesimale per l'ultimo bene di una famiglia costretta
alla fame. E allora, se dobbiamo soffrire, se dobbiamo licenziare, asciugare,
tagliare per poi ripartire, non è meglio che le lacrime e il sangue ce li
piangiamo da soli? Nell'Italia delle signorie i francesi e gli spagnoli la
fecero da padroni giocando sulle divisioni italiane. Siamo tornati a quei
tempi? Siamo ancora un'espressione geografica, come ci definì il principe di
Metternich ancora alle soglie del Risorgimento? Regaliamo alla Francia il
frutto delle liti tra romani e milanesi, dell'ottusità sindacale, delle
ambiguità di manager e politici che forse hanno dato ai francesi qualche
intempestiva assicurazione? La strada per far restare Alitalia
italiana è il commissariamento. E il commissario deve fare tagli certo non
molto diversi da quelli proposti dai francesi. I sindacati che rifiutarono il
bisturi sono pronti a usare l'ascia? Un disboscamento traumatico è
indispensabile: meglio che lo facciano i francesi o gli italiani? I soldi per
salvare Alitalia li abbiamo. Dobbiamo convincere i
nostri pigri capitalisti che per una volta avranno nel sindacato il migliore
alleato e nella politica un collaboratore fedele. Altrimenti la partita è
persa. Non quella aerea. Quella della dignità nazionale. Bruno Vespa,
giornalista e scrittore, dirige e conduce "Porta a porta" su RaiUno.
22/03/2008 I nostri capitalisti possono avere nella politica un collaboratore e
nel sindacato un alleato 22/03/2008.
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati
d'Oltralpe "Solidali", ma fino a un certo punto I sindacati di Air
France sono solidali con i loro colleghi italiani ma pensano che l'operazione
sia utile e inevitabile. A nome del sindacato Cfdt, il segretario generale del
comitato europeo del gruppo Air France-Klm, François Cabrera, commenta:
"Capiamo che i sindacati italiani, a cui va tutta la nostra solidarietà,
hanno difficoltà ad accettare il piano. Ma la fusione
sembra essere interessante per il futuro della compagnia", anche se
"purtroppo, con operazioni di questo genere, c'è sempre un prezzo da
pagare in termini di livelli occupazionali". I rappresentanti dei piloti
di Air France sostengono che per Alitalia l'offerta
franco-olandese sarebbe "la sopravvivenza al prezzo di sacrifici".
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]"Non
credo sia compito della politica metter su cordate". E' amara la prima
constatazione sul caso Alitalia del professor Nicola
Rossi, economista di primo piano e candidato non di primissima fila nel Pd
veltroniano. Come interpreta la mossa di Berlusconi? E' possibile allestire una
nuova cordata di qui al 31 marzo, data-limite, perché oltre la compagnia sarà
fallita? "Ci si sarebbe aspettati di trovare, in un candidato premier, la
consapevolezza di fondo dei problemi del Paese, l'idea che su alcune questioni
non si fa campagna elettorale. Negli ultimi dieci anni non è stato possibile
per i governi affrontare il problema di Alitalia,
proprio per l'invadenza della politica. Invece, se il centrosinistra separando
i propri destini da quelli della sinistra radicale ha preso posizioni
coraggiose e innovative, la destra ha separato i propri destini da quelli del
centro, e dimostrato qual è la sua autentica cultura. Alitalia è solo un
esempio, un altro è il ritorno all'annona, con Tremonti che annuncia le regalìe
di pane e di latte...". Alitalia però rischia. "I
risvolti sono imbarazzanti. C'è una procedura in corso, con un'offerta di Air
France che forse non entusiasma, ma non è entusiasmante anzitutto lo stato in
cui Alitalia si trova. E Berlusconi come d'incanto ha sostituito a una
procedura di mercato, seguita nell'ultimo anno, la fotografia di due anni fa: Alitalia ostaggio della politica e dei veti sindacali.
Un'iniziativa sommamente improvvida. Come saremmo governati se vincesse il
Pdl?". Berlusconi ha annunciato però qualcosa che sembra appartenere
perfettamente a una logica di mercato. "Se ci fosse stata una cordata
italiana, si sarebbe già fatta avanti. Se invece sorge adesso, è perché il
principe, Berlusconi, chiama i vassalli alla guerra. E questo è allarmante: i
vassalli, poi, si faranno pagare. E sa come? Con i feudi dei tempi moderni: le
rendite. Una cordata italiana che fosse spinta a conquistare Alitalia
quando non ce ne sono le condizioni economiche si farebbe pagare in termini di
rendita di posizione. Saranno i cittadini a pagare la tratta Roma-Milano molto
di più. E poi naturalmente, come accadeva mezzo millennio orsono, i primi a
vedersi concessi i feudi o le rendite, sono i familiari del principe".
Però, Berlusconi a parte, nella storia Alitalia anche
il centrosinistra ha fatto la propria parte. Già il primo Prodi non affrontò il
problema. E anche l'attuale governo, ha rimandato e rimandato, fino alla soglia
del fallimento... "Ci si riguardi i consigli d'amministrazione di Alitalia negli ultimi vent'anni e si vedrà che al confronto
è poca cosa la formazione delle liste elettorali, che tanto scandalo desta. Io
riconosco però un merito a Prodi: aver deciso di voler portare a soluzione il
problema. Dopodiché io sono il primo a pensare che si poteva fare meglio. Ma le
sortite di Berlusconi su Alitalia sono da medioevo,
sono pre-moderne. L'Italia non può consegnare se stessa a una cultura così
lontana da quello che ci serve per competere e creare sviluppo".
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]FRANCESCO
SPINI MILANO Spunta l'ipotesi di un vettore internazionale
per il rilancio su Alitalia e tra i nomi più ricorrenti c'è Lufthansa. La compagnia tedesca,
secondo alcune indiscrezioni, starebbe ragionando sull'opportunità di
affiancare AirOne di cui già oggi è partner commerciale e approfittare nel
contempo dei prezzi da saldo a cui la compagnia tratta. Il suo interesse
per Malpensa non è nuovo, ma fino ad oggi i sindacati interni alla compagnia
hanno sopito le ambizioni italiane. Ora l'interesse tedesco potrebbe sposarsi
con il lavorio che Silvio Berlusconi sta compiendo per costruire una cordata
alternativa ad Air France. Mentre nella comunità finanziaria milanese lo
scetticismo su una cordata-bis avanza ("è una manovra elettorale",
ragionavano ieri in una banca d'affari) il Cavaliere sarebbe al lavoro per
convincere alcuni imprenditori a sposare la causa anti-francese. Di mezzo
avrebbe messo i suoi uomini di finanza, quelli che si muovono sempre negli
affari che contano per il Biscione, come Bruno Ermolli e Ubaldo Livolsi. Dopo
la chiamata in campo dei figli finora sarebbero stati contattati i Ligresti,
Diana Bracco, leader di Assolombarda e c'è chi racconta di sondaggi perfino con
i Moratti. Spontaneo, invece, l'interessamento del gruppo alberghiero Soglia,
convinto della necessità di "mantenere in Italia la proprietà del vettore
aereo nazionale". Più difficile invece per Berlusconi convincere Intesa
Sanpaolo a rientrare nella partita al fianco di AirOne che, come il Cavaliere,
ieri ha chiesto almeno tre settimane per l'esame approfondito dei conti Alitalia, la cosiddetta due diligence. Per l'acquisto,
insomma, si scivolerebbe a dopo le elezioni. Intanto però l'amministratore
delegato Corrado Passera ha raffreddato il suo interesse. Prima di valutare
qualsiasi mossa, Ca' de Sass attende segnali di pista libera da parte dei
francesi, che per ora non mollano se non altro per sbarrare la strada ad
eventuali assalti di Lufthansa. Inoltre per un'operazione da 2,5 miliardi (tra
acquisto, pagamento del bond, debiti e ricapitalizzazione) da realizzare quasi
alla cieca, Intesa Sanpaolo non potrebbe agire da sola. Quindi, se altre banche
non soccorressero, servirebbe una compagnia più strutturata: Lufthansa, a cui
si potrebbe unire la cordata di imprenditori italiani. Il governatore lombardo
Roberto Formigoni ne è certo: "Confermo che esiste una cordata italiana
che si appaleserà entro breve. Il governo dovrà riservarle lo stesso
trattamento, e basterebbe anche un po' meno, riservato ad Air France"
perché il pool "avrà bisogno di studiare i dati e conoscere la
realtà". Quanto ci vorrà prima di vedere una lista? "Ci vuole tempo,
ma neanche troppo. D'altra parte i sindacati, giustamente, sono i primi a voler
conoscere i dati di una trattativa fino ad ora condotta in totale
clandestinità". Il primo però a credere in Berlusconi non poteva che
essere un Berlusconi. L'omonimo è Giuseppe, ad della Miniliner, vettore cargo
con sede a Bergamo e che ieri si sarebbe detto disponibile a valutare
l'acquisto in blocco della divisione Cargo di Alitalia.
O meglio, a trattare è il gruppo a cui la Miniliner fa capo: si tratta della
Miro Radici Finance, la holding guidata dal figlio del fondatore Miro (il
gruppo è noto soprattutto per gli interessi nel settore tessile), il 33enne
Nicola che avrebbe delegato le trattative al direttore generale Roberto
Belloni, ex direttore amministrativo della Sea. Da martedì, assicurano fonti
finanziarie, si deciderà se cominciare un dialogo con Prato & Company.
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di
Alitalia e di altri tritacarne Veltroni
chiede di non mettere "Alitalia nel tritacarne
della campagna elettorale perché sono in gioco migliaia di posti di
lavoro". Forse è rimasto spiazzato dall'attivismo del suo avversario e non
sa cosa dire a proposito della compagnia di bandiera. Perché se si prendesse alla
lettera l'invocazione di Veltroni, allora cosa dovremmo dire, tanto per fare un
esempio, delle promesse di pensioni e stipendi più alti? Anche in questo caso
si mette nel tritacarne della campagna elettorale un tema delicato(spesso fonte
di delusione per gli elettori). NICO WET, nicowet@virgilio.it Berlusconi e i
Tir/1 Autostrade in tilt Ma a che titolo i "100 Tir bianchi col logo del
Pdl" viaggeranno lungo le autostrade italiane? Contribuiranno ad intasare
la già problematica situazione viaria di molti tratti autostradali (con
imprenditori che si presteranno, con tutti i rischi del caso, a colorare i loro
Tir con un simbolo che non a tutti piace e dunque ad alto rischio di
imbrattamento) oppure girovagando qua e là con i rimorchi vuoti in attesa dei
sostanziosi rimborsi elettorali? LORIS NUCERA, COGNE (AO) Berlusconi e i Tir/2
Il codice lo vieta Nell'articolo della Stampa del 20 marzo "E il Cavaliere
mette in pista 100 tir" è scritto che Berlusconi avrebbe intenzione di far
viaggiare su e giù per le autostrade italiane 100 tir di
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Veltroni sta facendo
la cosa logica, nelle sue condizioni: chiedere al Cavaliere che scopra le
carte. Se davvero esiste una cordata di imprenditori pronti
a rilevare Alitalia, bene, fantastico, però faccia i nomi. Dica chi sono questi
benefattori. In caso contrario smetta, il caro Silvio, di minare la trattativa
coi francesi... Questa tattica sarebbe perfetta, a patto che Berlusconi non
abbia davvero nulla in mano. Che si comporti come un furbo giocatore di
poker. Si sbilanciano al Loft, sede Pd: "Mica potrà andare avanti fino al
14 aprile spacciando che lui ha la chiave per Alitalia.
Potrà fingere ancora un po', poi dovrà mollare". Dunque niente panico,
ufficialmente. Nessuna mossa disperata nel campo veltroniano, sul presupposto
che la vescica si sgonfierà da sé. "Certo, se nelle prossime ore la
cordata italiana si appalesasse e facesse l'offerta, beh, allora sarebbe un
colpo di scena clamoroso. Ma noi non ci crediamo", alza le spalle Giorgio
Tonini. Salta fuori che Walter ha avuto contatti un po' allarmati con Corrado
Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, per sapere se realmente
sarebbe disposto a raccogliere l'appello del Cavaliere. Risposta rasserenante,
la solita: sul tavolo "non c'è nulla di concreto", solo l'interesse
sempre dichiarato per il piano AirOne. E poi, ragiona Ermete Realacci,
fedelissimo di Veltroni, nessuno può calcolare quanti voti sposterebbe
l'offensiva del Cavaliere: "La difesa di Malpensa riguarda in fondo solo
certe zone della Lombardia. In Veneto è già diverso, basta sentire che ne dice
il governatore Galan". Da Berlusconi invece sono quantomeno euforici.
Sicuri di surfare sulla cresta dell'onda. "Gli italiani non chiedevano
altro", gongola Paolo Bonaiuti sventolando "un sondaggio di Piepoli:
il 77 per cento a metà febbraio voleva che Alitalia
restasse italiana, figurarsi adesso". Già, ma il Cavaliere non può
cavarsela così, deve dimostrare che la cordata esiste... "Macché, non deve
dimostrare nulla", insorge il Portavoce, "e tantomeno nelle prossime
48 ore, come chiede Veltroni. Figurarsi se la lista di imprenditori può saltar
fuori dall'uovo di Pasqua". Quando, allora? Tre-quattro settimane, giura
Berlusconi. In pratica, dopo il voto. "E a quel punto magari la cordata
non gli servirà più per fare propaganda", ironizza Tonini. Oppure potrebbe
accadere l'esatto contrario, suggerisce un conoscitore del business
berlusconiano: imprenditori restii a scendere in campo, finché a Palazzo Chigi
c'è Prodi, si sentiranno invogliati da una eventuale vittoria del Pdl. Nella
speranza di papparsi Alitalia praticamente gratis.
Ecco perché puntare tutto sul bluff, come sta facendo Veltroni, potrebbe
rivelarsi un boomerang. Uno sforzo per dar vita alla cordata è realmente in
atto. Berlusconi lo sta facendo, a modo suo, coadiuvato da figure magari poco
note al grande pubblico come Bruno Ermolli o Mario Resca, gente di Mediaset,
consulenti con l'acquolina in bocca. Nei prossimi giorni sarà tutto uno
stillicidio di piccole conferme, nomi fatti filtrare, imprenditori contattati
direttamente dal Capo oppure reclutati da un Formigoni in odore di ministero
economico (Attività produttive), pronti per una cordata che non scala Alitalia solo in quanto Prodi cattivo lo impedisce, negando
la "due diligence" sui conti segreti... Ecco allora il vero pericolo
per Veltroni (i suoi ne sono perfettamente coscienti): che l'alibi di
Berlusconi pronto a intervenire ma con le mani legate, generoso verso Alitalia e tuttavia impotente fino al giorno della vittoria
finale, venga confezionato là dove meno immagineresti, nelle stanze del
governo. Con atteggiamenti inflessibili, di preconcetta chiusura a una
soluzione fatta in casa. Con ultimatum che prendono a pugni le leggi della
politica. Quando invece, per disinnescare la manovra del Cavaliere, serve
elasticità mentale. Dito puntato in particolare su Tommaso Padoa-Schioppa:
"Certe sue uscite da professore offeso, in difesa di Air France, non ci ci
sono state assolutamente d'aiuto".
( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI ROMA L'affaire Alitalia sta
trasformandosi sempre di più in pochade. Silvio Berlusconi ieri ha scomodato
persino Giuseppe Garibaldi: "O si fa Alitalia o si
muore". Il Cavaliere ha spiegato che la "salvezza dalla
colonizzazione", dalla "svendita ai francesi" deve passare per
la cordata italiana. Che nascerà, perché "ormai sono impegnato io, quindi si
fa". Già nel febbraio
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Francesco Paternò
Malpensa è un "elefante bianco" sostenuto da politici locali. E gli
affari in Italia si fanno solo sottobanco fra gruppi di proprietà di
"ricche famiglie, come i Berlusconi". Bisogna volare sulla banda
larga e andare sul blog de l'Economist per leggere qualcosa
di utile sul caso Alitalia e capire come gli altri ci guardano. Ma non è un buon segnale
che l'Economist resti in solitudine mediatica a dedicare spazio al dossier Alitalia-Air France-Klm, invitando i suoi arguti lettori a un commento.
Con il resto del mondo girato da un'altra parte, verso il prezzo volante del
petrolio, le voragini del sistema finanziario, le fibrillazioni cinesi.
L'Italia non esiste, se esistesse varrebbe una messa, in liquidazione. Uno
scalo tecnico dove venire a comprare a saldo e poi ripartire. L'Alitalia ha perso fra il 1999 e il 2007 più di 3,5 miliardi
di euro. Oggi, ogni giorno che la compagnia di bandiera vola, perde 1 milione
di euro. In cassa ci sono soldi per il gelato per qualche altro sabato
pomeriggio. Chissà che si spieghi così il "prezzo irrisorio" (Les
Echos) che Air France è pronta a pagare. Ma da noi succede che, attanagliata
dalle turbolenze da campagna elettorale, la classe politica risponda evocando
Caporetto, Garibaldi, Lazzaro. Sconfitti e santi. Fa bene Prodi a tacere,
"siamo seri", una posizione corretta ma soprattutto dovuta, perché
tutti parlano fingendo di dimenticarsi che l'Alitalia
è una società quotata in borsa. Il titolo è un tracciato cardiografico
impazzito, la Consob attende che diventi piatto per intervenire? L'Italia non
esiste sul contesto internazionale e non certo perché l'Alitalia
è in vendita o perché non si rialza e cammina, come vorrebbe il Cavaliere
("così gli piace essere chiamato, anche se non è mai salito su un
cavallo", awatea wrote, www.economist.com). Il paese è fuori ruolo perché
patisce una crisi di credibilità che il caso Alitalia
semmai amplifica. E' di poche settimane fa l'annuncio del partito del Cavaliere
- poi smentito controvoglia - di un ritiro del contingente italiano dal Libano,
in caso di vittoria elettorale. E' da mesi in corso la guerra non guerreggiata
contro di noi degli americani in Afghanistan, dove per il Pentagono valiamo più
o meno come dopo l'8 settembre per i tedeschi - più per la trattativa del
nostro governo che ha portato alla liberazione di un collega di Repubblica un
anno fa, che per non aver spostato truppe nel sud del paese. L'Economist ha
confermato all'inizio della campagna elettorale il suo precedente giudizio su
Berlusconi, "Unfit", inadatto a guidare un qualsiasi governo. Ma è un
giudizio che in molti qui e all'estero sono pronti ad allargare, se il metro di
valutazione è quel che sta accadendo sull'Alitalia
("non mi sorprende per nulla che l'intera Italia non conosca la profondità
della sua incompetenza economica", So Crates wrote, www.economist.com). Le
vie del cielo sono finite.
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia sempre più al centro dello scontro
elettorale. Berlusconi fa propaganda, insiste sull'ineressamento di Banca
Intesa e annuncia: "Cordata italiana pronta in 3 o 4 settimane". Cioè
subito dopo le elezioni che pensa di vincere anche così. Veltroni ribatte: "Se c'è
qualcosa di concreto venga fuori entro due giorni, altrimenti è solo
speculazione". Intanto Air France comincia a perdere la pazienza: "Si
decida subito". Martedì l'incontro tra i francesi e i sindacati PAGINE 2,
3.
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"La soluzione
prospettata da Air France non mi pare accettabile per l'elevato costo in
termini di occupazione". Il ministro per la solidarietà sociale della
Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero critica il piano presentato da Spinetta:
"Comporterebbe una riduzione della struttura
industriale tale da trasformare Alitalia in una
dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo
del fallimento è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 la compagnia
aveva i conti in ordine". Da Ferrero critiche analoghe anche per la
questione Malpensa: "Ad indebolire l'azienda è stata la scelta politica legata
ad imprenditori del Nord, gli stessi che ora continuano a non farsi
vedere". Bacchettate per Berlusconi ma anche per il governo anche da
Gennaro Migliore (Prc): "E' necessario che si ascoltino di più le
richieste dei lavoratori e dei sindacati piuttosto che quelle dei mercati e dei
comizi elettorali". Mentre Manuela Palermi (Pdci) sarebbe "felice se
le parole che Berlusconi pronuncia a raffica su Alitalia
si poggiassero su fatti concreti, perché la proposta Air France è pessima.
Finora però da Berlusconi ho sentito solo slogan".
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Visti da fuori
Solidarietà dai francesi, che si proteggono meglio fr. pi. La solidarietà
internazionale tra i lavoratori è diventata un fatto raro. Proprio nel settore
del trasporto aereo, per sua natura, sembrava meno difficile che potesse
rinascere. Aspettativa sensata, visto che ieri il sindacato francese Sud Aerien
si è detto addirittura disposto ad "azioni di solidarietà per la difesa di
tutti i lavoratori di entrambi i versanti delle Alpi". L'acquisizione del
vettore italiano solleva infatti la preoccupazione dei lavoratori transalpini,
come a noi capiterebbe se Alitalia volesse rafforzarsi
incorporando una compagnia sahariana. Questione di stipendi pagati e diritti
goduti; decisamente più bassi, qui da noi (checché ne dicano i nostri liberisti
da editoriale). Hanno ben chiara la situazione: "Dopo
aver aspettato che Alitalia fosse all'agonia per poterla acquisire, Air France si presenta
come salvatore della patria valutandola un prezzo irrisorio (138,5 mln euro),
esigendo un piano di licenziamenti: sui 18.000 lavoratori delle due società del
gruppo (Alitalia Fly e Alitalia Servizi), J.C. Spinetta imporrebbe 6.600 sesuberi, più di
un terzo degli effettivi". E conoscono bene anche le attuali dinamiche del
mercato: "Oggi, Air France-Klm e Lufthansa stanno giocando una partita di
monopoli di prima grandezza per prendere il controllo di tutti i segmenti del
cielo europeo. Le somme importanti di cash flow accumulate grazie agli sforzi
dei lavoratori vengono spese in operazioni finanziarie, all'interno delle quali
i salariati delle compagnie sono i primi a farne le spese". Come anche la
logica del profitto ("in un settore in crescita costante è inaccettabile
che i lavoratori diventino la variabile di aggiustamento"), che del resto
hanno già provato sulla propria pelle: "anche se J. C. Spinetta promette
di non licenziare nessuno in Francia, non abbiamo dimenticato le migliaia di
lavoratori di tutte le categorie che hanno perso il lavoro in Klm dopo la
fusione con Air France". A far paura è la fama di paese "iperliberista"
- nel settore del trasporto aereo - guadagnata dall'Italia. In nessun altro
posto d'Europa le compagnie low cost hanno tanto spazio di manovra. E' vero che
le "regole" di questo mercato sono uguali per tutti i paesi del
continente, ma quando la ben nota Ryanair provò chiedere altrettanta libertà
d'azione in Francia, al governo bastarono 30 giorni per emettere un decreto
perfettamente logico: "qualsiasi impresa, azienda o compagnia che voglia
operare con base in Francia deve applicare la legislazione francese"; sul
lavoro e non solo. Tanto bastò a far desistere Ryanair, che ripiegò su alcuni
scali secondari per voli proveninenti da altri paesi. Altrove si trova
"logico", anche in ambito di libertà di impresa capitalistica, che la
rete degli aeroporti sia di proprietà statale, mentre le compagnie possono
farsi concorrenza sui costi. Qui da noi, invece, gli aeroporti di provincia
sono di proprietà consortile e si fanno reciprocamente concorrenza offerndo
alle compagnie low cost le migliori condizioni; o anche finanziamenti diretti
purché sbarchino "da noi". In queste condizioni, nessuna compagnia di
bandiera, per quanto abile, può vincere il confronto con le low cost.
All'aeroporto De Gaulle di Parigi passano solo i voli Air France; Ryanair deve
andare a Beauvais,
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Il futuro della
compagnia di bandiera infiamma la campagna elettorale. La settimana prossima
ultimo round tra Parigi e Roma. Ma tra Pd-Pdl è già partito il gioco del cerino
sulla pelle dei lavoratori Berlusconi insiste sul no ad Air France: "Ormai
sono impegnato io, quindi la cordata italiana si fa. Datemi un mese".
Veltroni sulla difensiva: "Fuori le carte subito. Malpensa si può
salvare" R. Pol. Roma "Ormai sono impegnato io, quindi si fa".
E' un Silvio Berlusconi alla garibaldina - "O si fa Alitalia
o si muore"- quello che in serata respinge le richieste del governo e di
Veltroni di presentare entro 48 ore la fantomatica "cordata italiana"
interessata all'acquisto della compagnia di bandiera al posto di Air France.
"Servono tre o quattro settimane - assicura il Cavaliere -, vista la
posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta che sarà
sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche. Si deve
dare ad altri la possibilità di conoscere la situazione". E poi, da
premier in pectore: "La risposta ad Air France la darà il prossimo
presidente del consiglio, ed è un secco no". Si parla di cordate, mentre
Banca Intesa sta alla finestra e l'AirOne conferma di non poter fare nessuna
offerta vincolante senza una due diligence (la verifica dei conti, ndr) che
duri alcuni mesi. E' sempre più evidente che è sempre il Nord il crocevia di
una controversia poco politica e molto elettoralistica. Berlusconi insiste:
"Banca Intesa non ha smentito affatto, mi risulta che è sulle posizioni di
mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un serio piano
industriale". Al suo fianco in un'offensiva per ora solo mediatica, il
governatore lombardo Roberto Formigoni e la Lega, con l'obiettivo primario di
difendere quell'aeroporto di Malpensa che da solo pesa per due terzi nei debiti di Alitalia. Nessun cedimento infatti nella causa da 1,2 miliardi di euro
intentata da Sea (la società che gestisce Malpensa di cui il comune di Milano è
il primo azionista) contro Alitalia. Ora il Carroccio vuole
salvare capra e cavoli e divide le due questioni: "Credo che la proposta
fatta da Berlusconi rispetto a una cordata di imprenditori italiani per salvare
Alitalia e l'hub di Malpensa sia la soluzione ideale". E' una
strategia spregiudicata e ad alto rischio, che non esclude un'ulteriore perdita
di tempo che porti al fallimento di Alitalia e quindi
a uno "spezzatino" per comprare ciò che serve a prezzi di saldo.
Almeno così paventa Francesco Rutelli, vicepremier uscente e candidato sindaco
a Roma: "Non si può portare al fallimento Alitalia
e poi dire 'ecco arriviamo noi a risanarla'. Se ci sono altre opzioni credibili
vengano presentate con trasparenza e responsabilità". Anche Pier Casini,
che Berlusconi lo conosce bene, pensa ormai di essere su "scherzi a
parte" quando legge un'agenzia Ansa del 17 febbraio 2004i: "Per
fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi
che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non
hanno saputo risolvere. È una sua dichiarazione di quattro anni fa - rileva
sconsolato il leader Udc - la politica non può prendere in giro i lavoratori e
gli italiani. Basta buffonate, lo dico con sincerità. Se Berlusconi e i suoi
figli vogliono comprare Alitalia lo facciano subito,
ma non si faccia una colossale montatura fino al 14 aprile, perché è umiliante
che si speculi anche su questo argomento". La Sinistra arcobaleno è
preoccupata per i tagli all'occupazione e anche Veltroni pare sulla difensiva:
"Ho l'impressione che la vicenda Alitalia venga
buttata nel tritacarne della campagna elettorale. Parliamo di migliaia e
migliaia di lavoratori, se c'è una cordata italiana benissimo, ma venga fuori
entro 48 ore e non il 14 aprile". La durissima offerta francese rischia di
sconvolgere i consensi elettorali nel Lazio e nel Nord. Infatti, intervistato
dal Tg Lombardia, il leader del Pd si affretta a difendere Malpensa: "Può
e deve essere uno dei principali aeroporti italiani". Al loft pesano
sempre di più i malumori sindacali, che non a caso aprono alla trattativa
italiana per difendersi meglio dalla scure francese. E nel frattempo di
conflitto di interessi non si parla più. "Questione dimenticata",
attacca il Sole 24 Ore di ieri, ricordando che il Cavaliere, i suoi figli o i
ministri di Lega e Fi potrebbero trovarsi tra pochi giorni a decidere, dal
governo, su quisquilie come il "prestito ponte" per Alitalia, i sussidi ai dipendenti licenziati e le
compensazioni alla Sea: "Un inizio da incubo per la prossima
legislatura".
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Verba
votant O Alitalia o morte
alberto piccinini Inutile starci a pensar su. "Qui o si fa l'Alitalia o si
muore", il motto coniato ieri da Berlusconi (forse), è carino. Non vale il
leggendario e farsesco "Roma o Orte" di Mino Maccari, solo perché
Berlusca fa sul serio. Più o meno. Già una volta si presentò vestito da John Travolta nel
patio della sua villa sarda e riflettè, grave: "In settembre o ottobre
sarà il momento decisivo: o si rifà l'Italia o si muore". Subito, il
leghista Calderoli non mancò di aggiungere sale sulle vecchie ferite
risorgimentali: "In autunno, o si fa la Padania o si muore, perché se
muore la Padania non potrà più esserci neppure l'Italia". Le citazioni
garibaldine nella politica italiana hanno avuto altri due giganti: Bossi, che
in un comizio del 2002 tuonò: "La storia passò qui da Busto Arsizio; da
qui venne infatti quel Nino Bixio, che disse 'o si f a l'Italia ecc.'. Si
dimenticò un aggettivo, federalista". Si dimenticò che Nino Bixio
("uno sbandato delle mie parti") la frase non la pronunciò, ma
secondo quanto risulta la ascoltò da Garibaldi. E Craxi in un leggendario tour
garibaldino del 1982 approdò al tempietto che ricorda la battaglia di
Calatafimi, dove la frase è scolpita sul marmo. Le cronache ce lo ricordano
vestito in jeans, camicia sbottonata, scarpe blu e camicia marrone. "La
storia non si cancella - disse - La si può dimenticare, ma non
cancellare".
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Il vecchio gioco dei
"veti incrociati" all'italiana può spingere Air France a farsi da
parte. Ma a quel punto non ci sarebbero più soluzioni "vere"
Francesco Piccioni "Il rischio è che salti tutto, aprendo
la strada al fallimento di Alitalia". A quel punto ogni
gioco al massacro - specie con Berlusconi a palazzo Chigi - diventerebbe
possibile. Il vecchio sindacalista è attento a ogni segnale e vede con
chiarezza che anche al sindacato - tutti e nove gli ammessi alla trattativa con
Air France - è stato consegnato un campo di gioco particolamente ristretto.
Se dice "sì" alla proposta "sforbiciante" di Spinetta si
gioca buona parte dei consensi tra i dipendenti; se dice "no" apre la
via alla liquidazione. Comprensibile - ma decisamente arrischiato - che
qualcuno arrivi ad auspicare "un'alternativa all'offerta di Air France
perché migliorerebbe le condizioni di negoziazione" (Luigi Angeletti,
segretario generale della Uil). Ma una cordata fasulla - abborracciata alla
bell'e meglio all'ultimo minuto - difficilmente potrebbe cambiare lo scenario,
perché la credibilità industriale è qualcosa che non si improvvisa. E quando il
gioco si fa duro... Non sembra una soluzione neppure il "rinvio a dopo le
elezioni" (come aveva suggerito Guglielmo Epifani il giorno prima), perché
in questo caso sarebbe Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'economia e
"padrone" del 49,9% delle azioni, a mettersi di traverso ponendo il
veto alla richiesta di prestito-ponte avanzata dal cda dell'Alitalia
per poter proseguire l'attività fino a vendita effettuata. D'altro canto, se
portasse fino in fondo il suo ricatto ("l'accordo dei sindacati al piano
Air France deve arrivare entro il 31 marzo"), lo stesso Padoa Schioppa
rischierebbe, con il "no" sindacale, anche di portare al fallimento
l'azienda, consegnandone a gratis le spoglie alle "cordate" che - a
quel punto, sì - verrebbero formate dalla compagnia di giro berlusconiana. Si
può certamente escludere che sia questa l'intenzione dell'arcigno custode del
Tesoro. Ma a volte il tenere troppo a lungo una posizione intransigente può
provocare risultati opposti a quelli cercati. E il modo in cui è stata gestita
la privatizzazione di Alitalia consegna alla storia un
corposo dossier di obiettivi mancati, tutti molto gravi. Anche per questo, il
coordinatore dell'Sdl (ex Sult) Fabrizio Tomaselli, ha ieri minacciato il
ricorso alla magistratura "per verificare il comportamento e le azioni
degli amministratori e dei ministri dell'economia degli ultimi anni". Da
Air France-Klm, al contrario che dall'Italia, continuano per il momento ad
arrivare segnali che vanno presi sul serio. Il direttore commerciale, Christian
Boireau, ha confermato che il presidente, Jean-Cyril Spinetta, "ha passato
quasi tutta la settimana e il suo ultimo weekend in Italia e si accinge a
ricominciare". Certo, ha aggiunto, "bisogna che questo piano sia
accettato, ma adesso, non tra due mesi o un mese". Se dovessero vedere nei
comportamenti degli interlocutori la solita "flanella" all'italiana,
c'è da scommettere che prenderebbero cappello salutando la bella compagnia. Per
partecipare al banchetto, dopo il fallimento, ci sarebbe comunque tempo. Non ci
sono cordate alternative, questo è chiaro. Ieri AirOne è tornata a comunicare
il suo interesse, ma subordinato alla possibilità di effettuare una due
diligence sui conti di Alitalia, della durata di
almeno tre settimane (ad Air France, un po' più robusta anche dal punto di
vista del reparto amministrazione, ci son voluti tre mesi). Il promesso
finanziatore, Corrado Passera (la banca IntesaSanPaolo) si è però sfilato più
decisamente da un tentativo che sa molto di presa in giro elettorale. A dare la
misura delle "cordate interessate" evocate da Berlusconi si è fatto
vivo il Gruppo Soglia, società alberghiera salernitana con appena 100 milioni
di fatturato annui; ma il cui capo, Gerardo Soglia, è candidato alla Camera per
il Pdl nel collegio Campania 2. Altri 500 imprenditori così ed "è
fatta". Tornando alle cose serie, le parti sono state convocate nuovamente
per le 11 di martedì 25, nel centro direzionale della Magliana, a Roma. Il fax
di convocazione, curiosamente, invita i sindacati a "contenere il numero
dei componenti della delegazione". Del resto le sigle ammesse al tavolo sono
ben nove; sembra evidente perciò l'intenzione di farne una riunione molto
"operativa" e poco "parlamentare". I sindacati saranno
comunque assisti da una nuova mobilitazione dei lavoratori. E' prevista tra
l'altro una carovana di pullman provenienti da Napoli, con i dipendenti
dell'Atitech (manutenzione) considerati dal piano "in via di uscita".
Pochi giorni fa furono accolti a manganellate dalla polizia, che arrivò ad
intimare ad alcune impiegate di "non camminare con la bandiera sindacale
in mano" nei cortili del centro direzionale. E' sperabile che stavolta gli
ordini che pioverannoi "dall'alto" siano più intelligenti.
( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Al
voto Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 Mentre Alitalia si avviava al
declino, il nostro Paese continuava imperterrito a progettare e costruire nuovi
aeroporti. Per soddisfare business locali e compagnie low cost. Risultato: un
fallimento da entrambi i lati Da Taranto sono decollati in un anno 16
passeggeri. A Biella
si alza in volo un aereo al mese. E nonostante ciò fioccano i nuovi scali
Stefano Milani Aeroporti che passione. In Italia quasi ogni provincia ne può
contare almeno uno. E chi non ce l'ha freme ardentemente per averlo. Costi quel
che costi, tanto paga lo Stato. E che importa se si alza appena un volo al
mese, vuoi mettere il prestigio di avere uno scalo sotto casa? Prestigio certo,
ma soprattutto tanto business. C'è una legge italiana, vecchia di quindici
anni, che parla chiaro: sotto i 600mila passeggeri l'anno lo Stato può mettere
mano al portafogli e aiutare alla costruzione o alla riqualificazione di una
struttura aeroportuale. Così, dal 1993 ad oggi, gli investimenti si sono
moltiplicati: oltre 2,5 miliardi di euro, divisi tra fondi dello Stato (550
milioni), fondi Ue (500 milioni) e fondi delle singole regioni (200 milioni).
Per giustificare la nascita di un nuovo aeroporto, dicono gli esperti, c'è
bisogno almeno di un traffico di un milione di passeggeri annui. E in Italia
solo 21 (il 20% del totale) rispondono a questa esigenza. Il traffico aereo
nazionale si concentra infatti esclusivamente su cinque grandi poli. Il più
grande è quello di Milano (Malpensa, Linate e Orio al Serio) che solo lo scorso
anno ha fatto viaggiare 36,5 milioni di persone. Segue Roma (Fiumicino e
Ciampino) con 34,6. Più distanti il sistema dei due scali di Venezia-Treviso
(7,6 milioni), Catania (con 5,3) e Napoli (5,2). Gli altri 80, dunque,
potrebbero tranquillamente chiudere e nessuno se ne accorgerebbe. Come l'aeroporto
di Taranto-Grottaglia che nel
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Cordate berlusconi
insiste sull'offerta italiana, passera nicchia, airone si rifà avanti, parigi non gradisce Per guidare 5 aerei Alitalia paga 133
piloti I numeri del disastro. Il 62% dei milanesi non usa Malpensa e il Nord
preferisce hub esteri I numeri del fallimento di Alitalia non
stanno soltanto nei famosi spiccioli rimasti in cassa, i 282 milioni di euro di
fine gennaio in rapidissimo esaurimento, e nelle voragini di bilancio, il
miliardo e trecento milioni di debiti che gravano sulla compagnia guidata da
Maurizio Prato. Numeri che già lasciano pochissimi margini di manovra a cordate
improvvisate che puntino a comprarla tanto per accontentare la voglia di
"italianità" di un leader a caccia di voti come Berlusconi. La
mission Alitalia è gravata da due componenti che ne
rendono complicato l'acquisto senza gigantesche risorse e senza un piano di
rilancio più che ambizioso, scritto da esperti di trasporto, non da petrolieri,
esperti di televisioni o alberghieri. Perché i numeri del fallimento di Alitalia stanno anche nel quadro macro della feroce
concorrenza internazionale e nel quadro micro degli sprechi assurdi che si
annidano nella gestione quotidiana dell'ex compagnia di bandiera. Compresa la
zavorra Malpensa con l'imbarazzante capitolo Cargo. Dove per cinque aerei
"full cargo" Alitalia impiega centotrentatré
piloti. Quasi ventisette piloti per ogni aereo. Ma procediamo con ordine.
Anzitutto, Alitalia ha già perso in casa. Mentre Air
France controlla il 94% del mercato domestico e Lufthansa il 68%, la nostra
compagnia aerea appena il 42%. Colpa dell'Antitrust, si dirà, che le ha posto
troppi paletti, ma il fatto è che Alitalia non domina
neanche la metà del mercato nazionale. E nell'ultima audizione alla Camera, a
ottobre del
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Repeat avrebbe potuto essere una svolta Quella fusione Alitalia-Klm
sfumata nel '96 Purtroppo anche oggi si recita a soggetto Occorre una cura
lacrime e sangue, il resto sono bufale L'Alitalia è ormai
entrata nel frullatore della campagna elettorale. Se fino a poco tempo fa il
momento e le condizioni nelle quali ci si era ridotti a decidere
-oggettivamente le peggiori-- spiegavano la qualità "dolorosa",
per dirla Spinetta, o "umiliante", come direbbe Maroni, o
"vessatoria", secondo il ministro Bianchi, della soluzione trovata,
da oggi tutto è possibile, nella "miglior" tradizione italiana:
"Via il copione! Si recita a soggetto!". Inutile ricordare che la
necessità per Alitalia - come per ogni altra compagnia
aerea europea, anche la più efficiente - di fondersi in un gruppo più ampio per
sopravvivere su un mercato sempre più ricco, ma anche sempre più competitivo, è
all'ordine del giorno fin dagli anni '90. Inutile ricordare che a quel
risultato eravamo andati vicino con il piano Cempella di fusione Alitalia-Klm del 1996, al quale era collegato lo sviluppo di
Malpensa come hub alternativo a Fiumicino, ma anche a Linate. Inutile ricordare
che il successivo progressivo deteriorarsi della situazione di Alitalia aveva fatto puntare sull'ipotesi di risanarla (a
spese del contribuente) prima di cederla per integrarla in un gruppo più ampio:
ipotesi perseguita - senza successo e con grande dispendio di risorse pubbliche
- anche all'inizio di questo decennio (piano Cimoli del 2001 che ha utilizzato
il prestito ponte della seconda autorizzazione Ue "una volta, ultima volta").
Margini di manovra e ipotesi tutte usurate. Oggi le casse dell'Alitalia sono pressoché prosciugate e non riempibili con
nuovi finanziamenti statali senza contravvenire alle norme Ue sugli aiuti di
Stato; e sulla situazione debitoria della compagnia pende la minaccia Sea
(dietro alla quale soffiano il sindaco di Milano, Moratti, il presidente della
Lombardia, Formigoni e tutta la Lega) che difende fino all'ultimo i privilegi
ottenuti da Malpensa a spese di Alitalia. Situazione
drammatica. In un settore da tempo sotto la pressione competitiva delle
compagnie low cost. Un settore oggi, alla vigilia dell'entrata in vigore
dell'accordo Ue-Usa sui voli transatlantici che liberalizza il più grande
mercato aereo mondiale, minacciato dall'aumento del prezzo del petrolio, che
sta buttando fuori mercato aree di business (tipicamente il cargo sulle lunghe
distanze) e porzioni di flotta (gli aerei a più bassa efficienza energetica).
Il tutto in presenza di un rallentamento dell'economia globale che si fa
sentire anche sulla domanda di servizi aerei. Insomma: l'Alitalia
all'ultima spiaggia e l'attenzione di ogni altra compagnia, compresa Air
France-Klm, distratta da ben più rilevanti cambiamenti di contesto. Ma non
basta. Questo quadro assume oggi i contorni italiani della commedia dell'arte.
Ogni decisione, formalmente nelle mani di un governo dimissionario imbrigliato
nel regime di ordinaria amministrazione, era fino a ieri protetta da un tacito
accordo bipartisan che teneva Alitalia al riparo dalle
vicende elettoriali. Ora non più: la recita a soggetto è in corso. Quando il 31
marzo calerà il sipario - che peraltro potrebbe essere bellamente rialzato -
sapremo quale epilogo si sarà scelto; o meglio quale epilogo avrà imposto
l'ultimo attore trovatosi a calcare la scena. Vendita a Air France-Klm?
Fallimento di Alitalia e nuova riapertura in stile
Sabena o Swiss Air? O il materializzarsi della cordata italiana da tempo
sognata? Sono soluzioni che ci verranno presentate da questo o quel
protagonista come diverse, ma che per essere serie devono essere
sostanzialmente equivalenti. L'Alitalia sopravvive
solo con una drastica riduzione degli organici, con un ridimensionamento del
network servito inquadrato in un più ampio network garantito da partner più
potenti, con la liberazione da oneri impropri come la gestione di un doppio hub
- Fiumicino e Malpensa - e con una potente iniezione di liquidità e tanti nuovi
investimenti in aeromobili, organizzazione e rotte. Questo significa che i
sindacati devono, in ogni caso, accettare un doloroso piano di esuberi; che la
Sea deve ridurre le sue pretese verso Alitalia
(attenzione: pretese in gran parte infondate, ma che nessun investitore
straniero, come Air France-Klm, può aspettare di veder respinte da una
giustizia civile lenta e cavillosa come la nostra) e che il governo deve
convincere l'Unione Europea a lasciar eventualmente concedere ad Alitalia un ultimo prestito ponte per pagare stipendi e
fornitori ancora per qualche mese. Qualunque proposta che promettesse il
miracolo di non passare attraverso queste forche caudine si rileverebbe presto
una autentica bufala. Il boccone è amaro; ogni giorno più amaro, grazie
all'insipienza di un Paese, la nostra meravigliosa Italia, che non sa decidere
se non si trova sull'orlo del baratro. Se poi, per motivi elettorali, si mette
a ballare anche sull'orlo del precipizio, viene veramente da pensare che non ci
sia modo di cambiare questo Paese. Dobbiamo ancora una volta sperare nel
prevalere di un attimo di intelligenza e serietà all'ultimo momento. È la nostra
fortuna e la nostra dannazione. Speriamo che sia ancora una volta fortuna.
22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue dalla prima
l'italianità e il mercato di Alberto Mingardi Siccome la campagna è simbolica,
i fatti stanno a zero. Che l'offerta di Air France, per deludente che sia,
valga comunque dieci volte quella di Air One (che cioè l'opzione
bancario-italiana sia peggiore per il contribuente), non conta nulla. Persino
la strategia politica passa in secondo piano: di norma, i governi in arrivo
ringraziano silenziosamente (maledicendoli a parole) quelli in uscita che pure
tolgono qualche castagna dal fuoco. Qui, invece, il new comer avoca
prepotentemente a sé la gestione del campo di battaglia: come se un'ideale
agenda di governo del 15 aprile non fosse già sufficientemente piena.
L'operazione politica non è inedita: da un certo punto di vista, questa
campagna è il capolavoro di Berlusconi, che riesce a realizzare la saldatura di
nordismo leghista e nazionalismo alitaliano. Il guaio sta nelle due tesi che
Berlusconi paradossalmente avvalora. In primo luogo, il Cavaliere di fatto dà
ragione a Padoa-Schioppa, che in lungo e in largo ha spiegato che alternative
ad Air France non ce ne sono. Se agli imprenditori italiani si chiede di
autotassarsi per salvare la compagnia di bandiera, vuol dire che nessuno di
loro ha sviluppato un autonomo interesse di business per la stessa. Put your
money where your mouth is: e chi l'ha fatto? In seconda battuta, da questa
polemica esce rafforzata l'italianità prima ancora che di Alitalia, del centro-destra. Le possibilità sono due: una soluzione (senz'altro,
non esaltante) che lascia Alitalia al suo destino, ma crea le
potenzialità per rendere ancora più dinamico il trasporto aereo in Italia,
investendo sulla concorrenza senza più il fiato sul collo di un incumbent
pubblico. Oppure la collezione di una cordata raccogliticcia, che
siccome non ha il benché minimo interesse a comprare, chiederà ed otterrà una
contropartita con regole di favore e altri giochetti da amici degli amici. Su
un quotidiano elettronico di centro-destra, "L'Occidentale", un commentatore
avveduto si è appellato a Monsieur Spinetta perché "ci eviti per una volta
la solita sceneggiata pagata dai contribuenti: un gruppo di imprenditori
italiani con pochi soldi e tante relazioni si compra (con le risorse delle
solite banche) Alitalia". Appello sensato, ma il
Pdl sceglie compatto l'altra strada: fra una privatizzazione pessima, che si
sarebbe potuto far meglio, e una peggiore, destinata a far crescere e non
diminuire i conflitti d'interesse e i costi per gli italiani, vota la seconda. Avremmo
dovuto imparare che il "fazismo" raramente produce benefici. Quando
si privatizza, è meglio vendere a un investitore competente che a uno col
passaporto giusto. Questo è vero quando i capitalisti italiani si mettono in
gioco sua sponte, figurarsi quando vengono presi per la collottola dalla
politica. Tutto questo in un mondo nel quale la stragrande maggioranza dei
consumatori guarda con assai più gratitudine le compagnie low cost, che li
fanno viaggiare in tutt'Europa a pochi euro, che il nostro costoso vettore
pubblico. È come se il Pdl non se ne fosse accorto. A furia di sentirsi dire
che il liberismo è di sinistra, se ne sono convinti. 22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Malpensanti Il
piagnisteo settentrionalista Dalla questione settentrionale, col passare degli
anni, siamo arrivati al piagnisteo settentrionale. Dopo esserci sorbiti per
decenni le giaculatorie sedicenti meridionaliste, che si trasformavano in
pressioni per ottenere soldi pubblici il più delle volte male o non utilizzati,
è da un po' di tempo che dobbiamo sorbirci il settentrionalismo, che è un modo
deteriore e contraddittorio di fare gli interessi legittimi del Nord. Il caso Alitalia-Malpensa è il punto più alto di questo nuovo settentrionalismo.
Fior di nordisti, a partire dal presidente della Regione Formigoni e dal
sindaco Moratti, mettendo per un attimo da parte il loro tradizionale slancio
per il mercato, le liberalizzazioni e la riduzione della spesa pubblica, si
sono lanciati in una difesa corporativa e dispendiosa del presunto interesse
del loro territorio, anche a scapito dell'interesse generale, che è poi
quello del contribuente italiano, che è poi quello del contribuente del Nord,
perché è da lì che arrivano la maggiori entrate fiscali. Pare che avere l'hub a
Malpensa sia una questione di vita o di morte per i cittadini del Nord, mentre
risulta che già oggi nove viaggiatori settentrionali su dieci vanno a Parigi o
a Francoforte o a Londra a prendere i loro voli intercontinentali e addirittura
sei viaggiatori milanesi su dieci. La insostenibilità di questi ragionamenti è
stata ieri ben svelata da un altro governatore del Nord, Giancarlo Galan
presidente del Veneto, il quale ha onestamente ammesso al Corriere che, almeno
per quanto riguarda il Nord-est, l'hub a Malpensa non è un problema. Più
importanti sono le infrastrutture viarie e ferroviarie, come la Tav, i
collegamenti tra il corridoio 5 e gli scali aeroportuali. Più importante è una
rete che metta in collegamento veloce il Nord al suo interno (perché ci sono
più Nord), e il Nord con il resto d'Europa e d'Italia. Questa sembra una
posizione intelligente, ed è importante che qualcuno al Nord rinunci al
piagnisteo settentrionalista. Quando ci sarà l'alta velocità, viaggiare tra
Roma e Milano sarà molto più veloce e comodo in treno che in aereo. E noi, come
al solito, invece di progettare il futuro continuiamo a camminare con la testa
voltata all'indietro. Che questa torsione passatista provenga oggi da quel Nord
che ha sempre interpretato le pulsioni più innovatrici del paese, è cosa che
preoccupa per le sorti del paese. 22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Italianità intanto
torna a farsi avanti airone L'insistenza di Silvio imbarazza Passera Le
pressioni del Cavaliere per il ministero dell'Economia Prima l'invito,
riproposto a più riprese, a entrare nella squadra del prossimo governo. Poi le
pressioni per un sostegno esplicito, e immediato, a una cordata italiana per Alitalia che ancora non c'è. Silvio Berlusconi continua a
chiamare con insistenza Corrado Passera. Il leader del Pdl cerca dal banchiere
una sponda che possa dare consistenza e autorevolezza ai sui progetti
economici. Come è nelle sue abitudini, il Cavaliere corteggia platealmente e
utilizza la ribalta mediatica. Finora, però, ha raccolto un rifiuto tanto
cortese quanto fermo nel primo caso, e un deciso invito alla cautela nel
secondo. Non solo. Passera avrebbe anche confidato ai suoi uomini una certa
irritazione per i tempi e i modi scelti da Berlusconi per rompere il silenzio e
tornare all'attacco. L'Amministratore delegato di Intesa SanPaolo è un manager
di formazione McKinsey, che ha imparato a dialogare con la politica ma che non
ha alcuna intenzione di rinnegare le sue abitudini, a partire da quella di fare
prima di parlare. Così, i contatti di queste ultime ore avrebbero evidenziato
l'intenzione del manager milanese di tenere Intesa Sanpaolo fuori dal
chiacchiericcio elettorale. Anche perché deve pur sempre fare i conti con il
suo presidente, Giovanni Bazoli. Il professore, prodiano di ferro, ha avuto non
poche difficoltà a giustificare l'assoluta dedizione con cui Passera ha scelto
di giocare la partita al fianco di Air One. Ora, con l'offerta vincolante di
Air France ancora in piedi, si aspetta una maggiore cautela. Proprio per questo
fra l'Ad di Intesa Sanpaolo e Berlusconi sarebbero emersi motivi di
discussione. Non tanto per le diverse posizioni, vista la possibile convergenza
su una controproposta costruita intorno alla compagnia del patron Carlo Toto,
quanto per le rispettive esigenze. Il leader del Pdl ha fretta di vestire i
panni del salvatore di Alitalia, il banchiere vuole il
tempo per valutare se ci sono le condizioni e lo spazio per un rilancio. Per
altro, uno privilegia l'effetto annuncio del linguaggio elettorale e l'altro le
formule puntuali e misurate imposte dal codice finanziario. Per questo l'altro
giorno da una parte si è data per pronta una cordata e dall'altra si è
ribattuto "non c'è niente sul tavolo". Così come altrettanto nette
sono state le parole scelte da Passera per rivendicare con gli analisti la
massima autonomia decisionale: "non abbiamo mai investito perché siamo
stati chiamati da qualcuno e per questo abbiamo fatto sempre buoni
affari". Nessuno, neanche Berlusconi, è il messaggio del banchiere
milanese, può chiamare alle armi Intesa SanPaolo. Semmai, il contraddittorio va
riaperto con il governo, su basi industriali e non esclusivamente politiche. Un
compito che oggi si assume AirOne, chiarendo che per presentare una proposta
vincolante "è essenziale effettuare una due diligence" e che, a
questo punto, "deve decidere il governo se vuole ricevere altre
proposte" perché in una operazione così complessa "è impossibile
presentare offerte "al buio" senza una due diligence, sebbene breve,
di almeno tre settimane". E, non a caso, l'impostazione ferma di Passera
ottiene oggi i primi risultati. Berlusconi continua a
parlare solo di Alitalia ma, tra uno slogan e l'altro, dal garibaldino "O si fa l'Alitalia o si muore" all'autocitato "Rialzati Alitalia", è costretto a una parziale frenata: "c'è la possibilità"
che imprenditori italiani si facciano avanti "assistiti da banche
importanti" ma "servono tre o quattro settimane". Parole
più caute. Proprio come quelle che Passera avrebbe voluto sentire anche nei
giorni scorsi. 22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue dalla prima i
numeri del disastro La difesa di Malpensa, hub bocciato
anche da Alitalia Poi c'è l'eterno capitolo Malpensa. Un hub costruito su un asse,
quello che va tra Torino e Trieste, che conta più o meno un aeroporto ogni
sessanta chilometri. La classica zappa sui piedi. Più nel particolare, uno
sdoppiamento aeroportuale sulla città di Milano che fa perdere ad Alitalia circa duecento milioni all'anno. Una scelta, quella di
alimentare, oltre che Linate, anche Malpensa, che Prato ha già ripetutamente
bocciato. Mettendo in evidenza "l'impossibilità di alimentare in modo
efficiente e produttivo due hub", per Alitalia. E
che sconta notoriamente la schizofrenia di una politica che ambiva a farne un
grande hub internazionale e che non è riuscita neanche a garantirle un
collegamento da primo mondo. L'unico collegamento ferroviario è con la stazione
milanese di Cadorna, neanche con la stazione centrale. Non proprio
incoraggiante, per fare un esempio, per un turista giapponese che atterrando a
Malpensa volesse proseguire in treno per vedere il paese, Venezia o Roma o Napoli.
Inoltre, ci sono i crudi numeri della domanda, che attestano il fallimento
pieno di questo primo decennio di Malpensa. Ci sono cioè le scelte dei
passeggeri. Il 62% dei clienti milanesi vola utilizzando altri hub, più di uno
su due. E visto che l'ambizione iniziale era quella di un grande terminale
internazionale al servizio del Nord, forse è utile sapere che il 92% di questo
pubblico preferisce Monaco, Francoforte o Parigi. Anche perché - lo ha spiegato
sempre l'ad di Alitalia - proprio l'alimentazione dei
voli internazionali "ha penalizzato il business in uscita da Milano".
Chi fa affari, sceglie altri aeroporti. Infine, c'è il particulare di Malpensa,
al centro di convulse trattative in questi giorni con i sindacati. "È
impossibile perdere un terzo del fatturato", cioè 71 milioni di euro su
223: durante la conferenza stampa di mercoledì scorso, l'amministratore
delegato di Air France-Klm ha speso parole chiare su uno dei capitoli
fallimentari di Alitalia, anzi, di Malpensa: il Cargo.
Siccome rappresenta una "palla al piede", ha aggiunto di lì a poco,
"chiuderlo sarebbe stata la cosa più logica, di fronte a queste cifre
spaventose". Invece, il numero uno del gruppo transalpino ha preferito
proporre una moratoria di due anni, durante la quale continueranno a volare tre
Md11 su cinque, finché "non si troveranno soluzioni adeguate". Ma la
sera prima proprio su questo punto i sindacati, seduti al tavolo della
trattativa con i vertici Air France e Alitalia, avevano
fatto un salto sulla sedia. Perché eliminando gli aerei cosiddetti "full
cargo" che trasportano cioè soltanto merci, con base operativa a Malpensa,
il numero degli esuberi tra i piloti saliva in un solo colpo di centotrentatré
unità. Questo capitolo, quello dell'aumento dell'esubero dei piloti, è così
diventato uno dei più roventi del negoziato. Ma esiste da qualche altra parte
del mondo un aereo guidato a turno da ventisette piloti? Posto che se lo possa
permettere la stessa Alitalia (e Air France ha già
detto di no), chi altri si concede un lusso del genere? 22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Israele l'agenzia
per l'immigrazione ha perso la sua centralità Anche la
Sokhnut messa in crisi dalla concorrenza Per i giovani più che stile Exodus
sembra un viaggio Erasmus Anche Israele ha la sua Alitalia. La
Sokhnut, o Agenzia ebraica, è un'istituzione che ha fatto la Storia del paese
ma che oggi brucia cifre da capogiro. Qualcuno vorrebbe lasciarla fallire,
altri privatizzarla, probabilmente se la caverà con qualche doloroso taglio.
Non è una compagnia di bandiera in senso stretto, ma per più di 70 anni ha
mosso aerei, navi, treni e mezzi di fortuna, per portare da tutto il mondo gli
ebrei in Palestina (proprio così, in "Palestina", perché sionisti
della prim'ora usavano questo termine con orgoglio). Insomma, se oggi lo Stato
di Israele esiste è soprattutto grazie alla Sokhnut. Eppure quando, pochi
giorni fa, l'Agenzia ebraica ha annunciato la chiusura di uno dei suoi uffici
principali, quasi nessuno a Gerusalemme ne ha fatto un dramma. Nata nel 1923
come organizzazione clandestina sotto il mandato britannico (che allora
proibiva l'immigrazione ebraica in Palestina), in Italia l'Agenzia ebraica è
conosciuta soprattutto per la pellicola hollywoodiana Exodus , dove Paul Newman
interpreta un funzionario della Sokhnut che porta a Haifa un gruppo di
sopravvissuti della Shoah a bordo di una nave fantasma. Ma nella realtà ci sono
state innumerevoli Exodus, voli e imbarcazioni partite dall'Europa orientale,
dai paesi arabi e dall'Africa alla volta della Terra promessa. Durante lo sterminio
nazista, l'Agenzia ebraica ha raccolto decine di migliaia profughi ragazzini,
orfani oppure affidati alla Sokhnut dai genitori: "l'immigrazione dei
bambini" è ben descritta nel romanzo di Elie Wiesel L'Alba . Dopo la
nascita di Israele gli episodi più celebri sono state l'operazione Mosè, che
negli anni Ottanta salvò dalla pulizia etnica 8 mila ebrei sudanesi, e
l'operazione Tappeto Volante, che negli anni Cinquanta portò in Israele 49 mila
ebrei yemeniti. Molto più recentemente, la Sokhnut è stata responsabile
dell'immigrazione di quasi di un milione di ebrei russi dopo il collasso
dell'Unione sovietica. Oggi mantiene uffici in tutto il mondo e prosegue il suo
lavoro di reclutamento, sostegno logistico ed economico ai futuri immigrati. Ma
i tempi eroici sono finiti: le comunità ebraiche più povere e perseguitate sono
state ormai tutte trasferite in Israele. Certo, anche se non più come una
volta, molti ebrei continuano ad arrivare a Gerusalemme (nel 2007 ne sono
arrivati 20 mila), soprattutto dai paesi anglosassoni e dalla Francia. Ma si
tratta di un'immigrazione diversa, dettata più da ragioni affettive che dalla
necessità: i nuovi immigrati non hanno più bisogno della Sokhnut. A Parigi e a
New York il lavoro di "reclutamento" dei giovani ebrei è svolto
soprattutto da organizzazioni sioniste studentesche, o da fondazioni come il
Birthright Program, che ogni anno organizza vacanze in Israele per giovani e
adolescenti. Tra questi, alcuni decidono di rimanere: ma più che a un viaggio
della speranza in stile Exodus , il loro somiglia a un Erasmus seguito da
servizio militare. Dunque l'Agenzia ebraica era in crisi d'identità da anni. Ma
i suoi seri guai finanziari sono cominciati nel 2007, quando il governo di Ehud
Olmert ha varato una legge che liberalizzava la gestione delle agenzie per
l'immigrazione ebraica in Israele, sottraendo il monopolio alla Sokhnut. Una
sorta di decreto Bersani sul sionismo che ha presto fatto crollare il castello
di carta. Nel giro di pochi mesi il Birthright Program e le altre associazioni,
più al passo coi tempi, hanno sottratto alla Sokhnut quasi tutti i
finanziatori: organizzazioni volontarie e comunità ebraiche della diaspora, ma
soprattutto ricchi filantropi ebrei sparsi per il mondo. Tra questi, l'ultimo a
voltare le spalle all'Agenzia ebraica è stato il tycoon israeliano di origine
russa Arkadi Gaydamak. Ironia della sorte, Gaydamak appartiene a quella
generazione di immigrati russi giunti in Israele negli anni Novanta proprio
grazie all'aiuto della Sokhnut (anche se probabilmente lui è arrivato con il
suo aereo privato). Solo poche settimane fa, l'eccentrico miliardario aveva
annunciato un piano da 50 milioni di dollari per salvare l'Agenzia ebraica, ma
poi si è ritirato. Forse non ha trovato la cordata giusta. 22/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue / silvio
Veltroni dà le 48 ore Fiat Non solo Alitalia. Anche
sulla Fiat Silvio Berlusconi ha avuto modo di indossare per un attimo i panni
del salvatore della patria. Era l'inverno 2002. Uno degli inverni più freddi
per il gruppo torinese. Il Cavaliere, entrando in conflitto con Paolo Fresco e
Gabriele Galateri, disse: "Mi piacerebbe moltissimo essere lì". Dove
per "lì" intendeva alla guida della Fiat. "Se io fossi libero,
mi offrirei per prendere in mano l'azienda". Silvio si spinse oltre
presentando una sorta di piano industriale: abolizione dello
"storico" marchio Fiat a favore dei marchi Alfa Romeo, Ferrari e
Maserati. Finì tutto in una bolla di sapone. Così come il sogno berlusconiano
di vedere nel traffico una Panda con lo stemma del Cavallino. "Bisogna che
il nostro piano sia accettato o rifiutato adesso, non tra due mesi o un
mese", ha detto il direttore commerciale di Air France-Klm, Christian
Boireau. "L'offerta deve essere sul piatto entro 48 ore", ha
dichiarato Walter Veltroni. "È ora di essere seri", ha ammonito
Romano Prodi. La novità sono i sindacati. Tra le principali sigle, è cominciata
a serpeggiare più di una preoccupazione per l'interventismo ormai irrefrenabile
di Berlusconi. Non a caso, il fuoco di sbarramento anti Air France ha
cominciato a scemare. Segnale che i big del sindacato - dopo aver alzato la
posta - sarebbero persino pronti a rivedere la pratica Spinetta? Ma se
Spinetta, preso atto dell'ostilità del "probabile futuro premier",
facesse un passo indietro? Tra le tante incognite, c'è anche quella che
riguarda il caso Malpensa. "Lo so anch'io che Alitalia
non può reggere due hub. In futuro è prevedibile infatti che le strade dello
scalo si separino da quelle della compagnia", si è lasciato scappare
Berlusconi conversando con più d'un interlocutore. Se il Cavaliere non avesse
in mano le carte che dice di avere, il finale più scontato è quello di un
fallimento pre-13 aprile della compagnia, che il Pdl addosserebbe a Prodi (e
quindi al Pd). C'è anche la variante che prevede i tempi supplementari:
Berlusconi al governo, mormora uno stretto consigliere di Veltroni, "regalerà la polpa di Alitalia agli
amichetti a condizioni nettamente inferiori rispetto a quelle di Air
France". Un sospetto, questo, che ha già intaccato i consueti canali di
comunicazione bipartisan. Fanno notare al loft che Alitalia è un caso
di interesse nazionale, "uno di quelli in cui gli avversari dovrebbero
scambiarsi quantomeno una telefonata di cortesia". E invece
"Gianni Letta non s'è fatto sentire e il telefono di casa Bettini, finora,
non ha mai squillato". C'è anche un caso Lega. Da Umberto Bossi in giù, le
camicie verdi temono che l' affaire Alitalia vada a
ingrossare le percentuali elettorali della Pdl riducendo quelle del Carroccio.
"La cordata c'è. Gli imprenditori che ho sentito sono in contatto con
Carlo Toto", continua a insistere Berlusconi. Il bluff potrebbe garantire
l'asso pigliatutto. O rivelarsi un boomerang. Per sapere quanto pesi Malpensa
dal punto di vista dell'elettorato lombardo serve il buon senso. Per capire
quanto può incidere sul resto del Nord basta dare un'occhiata all'intervista
rilasciata ieri dal governatore veneto Galan al Corriere della sera .
22/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-22 num: - pag: 24 categoria:
REDAZIONALE # Scontro su Sky Da Vodafone all'Enel: show di canto di impiegati e
manager Il reality sbarca in ufficio Gara fra le maxi aziende Andrà in onda da
maggio, coinvolte anche Unicredit, Philips, Atm. Il manager: non conta il
grado, ma la personalità MILANO - "Questa è la storia di uno di noi, anche
lui nato per caso in via Gluck...". Con il bicchierino del caffè in mano,
nella saletta ristoro per i dipendenti, Roberto canta a squarciagola l'inno del
suo idolo Celentano, a cui, per via dei dentoni, somiglia anche un po'. Roberto
è un MNP Consumer, sigla misteriosa che nasconde uno dei lavori più diffusi e
meno esaltanti: convincere il cliente riottoso a non cambiare operatore
telefonico. Quando non ne può più, se la fila alla macchinetta, e vai con
Adriano. La sua collega Elisabetta, laureata in psicologia, single e carina, in
corridoio gorgheggia Whitney Houston, Greatest Love Of All. Nell'ufficio
accanto Eleonora volta le spalle alla scrivania e alle carte quotidiane, e con
voce stentorea imita Mina: "Sei grande, grande, grande e come te sei
grande solamente tu". Parole certo non dirette al suo boss. Il quale
peraltro, anziché licenziare in tronco quel reparto canterino, applaude
benevolo, anzi li incoraggia a stornellare di tutto e di più. Perché stavolta
ne va del buon nome della ditta. Nel caso la Vodafone di Corsico, in questi
giorni trasformata in una succursale di Sanremo Giovani con frotte di
dipendenti tra i 20 e i 40 anni a far la coda per i provini della più
impensabile delle gare: battere le società rivali non colpi di bilancio ma di
canzoni, e vincere il trofeo di azienda più entertaining dell'anno. Benvenuti a
The Singing Office, nuovo reality aziendal-canoro, in onda dal prossimo 6
maggio su Sky Vivo. Un'idea, anzi un format come si dice, inventato dalla tv
pubblica olandese, esportato con successo in Australia, ora in produzione in
Germania, Usa, Ucraina, Svizzera. E naturalmente in Italia. Paese, com'è noto,
di navigatori, imitatori e cantautori. Il gioco, di questo si tratta, funziona
così: alcune grandi aziende, ciascuna rappresentata da cinque collaboratori,
gareggiano di volta in volta cantando e ballando su un brano musicale molto
noto, con tanto di adeguata coreografia. La squadra vincitrice parteciperà alla
finale dove la giuria (Amanda Lear, Sergio Sgrilli, Jessica Polski) incoronerà
l'azienda più "spettacolare". "Un modo divertente per smitizzare
la sacralità dell'ufficio e stimolare chi lavora a mettersi in gioco
diversamente - spiega Stefano Orsucci, direttore di Sky Vivo -. Abbiamo
lanciato la sfida e subito molte importanti società l'hanno accolta. Perché alla
fine siamo tutti impiegati e tutti artisti". "Un'idea bellissima che
rientra nella nostra filosofia di valorizzare le passioni di chi lavora con noi
- conferma Michele Verna, direttore Risorse Umane di Vodafone -. Un elemento di
motivazione e di aggregazione dove non conta il grado ma la personalità. Noi
siamo un'azienda di servizio, se i nostri dipendenti sono più soddisfatti lo
saranno anche i nostri clienti". Di scena nella prima puntata del nuovo
reality, condotto da Marco Liorni, Vodafone contro Enel. Poi toccherà alla
Philips, all'ATM-Milano, all'Unicredit, a Microsoft, all'Henkel, all'Antoniano
di Bologna... L'Alitalia, che in
un primo tempo aveva accettato, poi vista la situazione poco allegra, ha
reputato fuori luogo il canta che ti passa e saggiamente si è ritirata.
Intanto, se il programma avrà successo, per le prossime edizioni si pensa di
allargare il tiro a enti e istituzioni quali i vigili del fuoco,
carabinieri, polizia e persino a frati e monache. Che di canto, si sa, se ne
intendono. D'altra parte, la conferma che stornellare sul luogo di lavoro è
ormai tendenza viene da You Tube, dove i video dei maestri cantori del desk si
moltiplicano a ritmi allarmanti. Forse per crescente distacco (una volta si
chiamava alienazione) da mansioni sempre meno coinvolgenti, forse per ludica
protesta contro un'occupazione sempre più precaria fatto sta che le vocazioni
dilagano. E nel prossimo film di Virzì, Tutta la vita davanti, Sabrina Ferilli
dirige un call center come fosse la casa del Grande Fratello, tra esibizioni,
nomination, espulsioni. Perché in mancanza di realtà tutto ormai è
"reality". Sulla porta di uno degli uffici canterini un omino di
Altan sintetizza genialmente come va mondo: "Non so da dove vengo, non so
chi sono, ma so che voglio andare su You Tube". Giuseppina Manin La
selezione Impiegati Enel al provino per entrare nella squadra aziendale e
partecipare al reality. A destra, provini a Vodafone Il gioco Le aziende che
partecipano al reality devono selezionare i 5 dipendenti (impiegati e manager)
più bravi nel canto: si scontreranno con la squadra dell'azienda avversaria In
tv Il programma andrà in onda su Sky Vivo a partire dal 6 maggio, per 10
puntate. Hanno già aderito: Vodafone, Enel, Philips, Atm di Milano, Henkel,
Unicredit e Microsoft.
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA "Banca
Intesa non si è ritirata e c'è un gruppo di imprenditori, sensibile al mio
appello, pronto a intervenire insieme alle banche". Silvio Berlusconi
resta schierato a difesa dell'italianità dell'Alitalia e
assicura che entrerà in campo una cordata di imprenditori italiani che a suo
giudizio dovrebbero spuntarla sui francesi. Il leader del centrodestra parla di
nuova forma di "colonialismo" e sollecita il governo a concedere
"tre o quattro settimane", perché "ad Air France sono stati
concessi sei mesi" per effettuare la "due diligence" dei
conti della Compagnia. Walter Veltroni non chiude la porta ad altri
investitori, ma li invita a venire allo scoperto presto e in modo chiaro.
"Non si può giocare a dadi con la Compagnia di bandiera e con i suoi lavoratori
e non vorrei si tratti di una cordata destinata a scomparire dopo il 13
aprile". Il leader del Pd invita il centrodestra ad un "tavolo
bipartisan" per togliere la soluzione dei problemi della Compagnia
"dal tritacarne della politica".
( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Il dirigente del Prc
non vede alternative ad Air France ma dice: "Quel piano non va bene, deve
trattare" Zipponi: "C'è chi vuole fare affari attraverso il
fallimento di Alitalia" Roberto Farneti "Se
c'è qualcuno che ha 9 miliardi da investire sull'Alitalia,
esca allo scoperto. Altrimenti si fa solo propaganda sulla pelle dei
lavoratori, della compagnia e degli azionisti". Maurizio Zipponi,
dirigente del Prc e candidato capolista per la Sinistra Arcobaleno nel collegio
Lombardia 2, non crede alle "boutade" elettorali di Silvio Berlusconi,
secondo cui in pochi giorni può nascere una cordata italiana in grado di
presentare una proposta migliore di quella di Air France per l'acquisto della
ex compagnia di bandiera. Tuttavia, nemmeno il piano di annessione proposto dai
francesi può essere accettato: "Bisogna convincere Air France a trattare,
il governo agisca". Zipponi, all'improvviso la vicenda Alitalia
ha conquistato il centro della campagna elettorale. Per fortuna. Perché questo
costringe tutti a mettere i piedi per terra e a ragionare su temi fondamentali
di politica industriale. C'è però un rischio. E cioé che qualcuno pensi di fare
propaganda sulla pelle dei lavoratori. Dopo avere lasciato precipitare la crisi
dell'Alitalia durante gli anni del suo governo, ora
Berlusconi si propone come salvatore della patria... Questo rischio c'è. Per
evitarlo, bisogna ragionare in modo concreto. La prima cosa da cui partire è
che l'Alitalia è un'azienda sull'orlo del fallimento,
tanto è vero che ha bisogno di 300 milioni nei prossimi giorni per poter andare
avanti. Tramite bando di gara, è stata messa in vendita la quota in mano al
Tesoro. L'unica proposta seria è arrivata da Air France. A questo punto c'è una
sola strada: quella di costringere i francesi a fare una trattativa seria,
senza diktat né sui tempi né sui contenuti. In primo luogo va risolto il
problema degli 8mila lavoratori di Az Service, in quanto, di questi 8mila, ben
5mila verrebbero parcheggiati in una società che fa capo a Fintecna che ha
contratti con Alitalia solo per i prossimi tre anni,
dopodiché ci sarebbe un dramma occupazionale. Il secondo punto riguarda
l'annunciata chiusura del Cargo: l'Italia non può essere privata della
possibilità di trasportare merci ad alto valore aggiunto. Altro
punto è la separazione dei destini tra Malpensa e Alitalia. Malpensa
genera una perdita per Alitalia di 200 milioni all'anno. Visto che il presidente della Sea dice
che alla sua porta c'è la fila di compagnie che non vedono l'ora di sostituire
l'Alitalia, cominci subito e si predispongano contestualmente gli strumenti
per proteggere tutti i lavoratori. Non solo quelli a tempo
indeterminato, attraverso la cassa integrazione, ma anche i precari. Questa
trattativa la puoi fare seriamente a due condizioni: la prima è che il governo
italiano e il sistema italiano ci creda davvero; la seconda è che si aprano
immediatamente le verifiche sulle bugie che vengono raccontate in questi
giorni. Perché l'unica alternativa ad Air France è il fallimento di Alitalia. Questo è il vero obiettivo che Berlusconi, un
gruppo ristretto di imprenditori lombardi e un gruppo politico che fa capo alla
Lega Nord, con l'amministratore delegato di Sea, sta perseguendo. In questo
modo tutto il debito rimarrebbe a carico della parte pubblica e loro potrebbero
spartirsi le spoglie della compagnia. Allora quella di Berlusconi è solo
propaganda? Air France - tra i soldi per l'acquisto di Alitalia,
il pagamento dei debiti pregressi, la ricapitalizzazione e gli investimenti successivi
- mette a disposizione 9 miliardi. Quindi la domanda da fare a chiunque invochi
una alternativa è: li mettono loro questi soldi o no? E se Air France non
tratta? Epifani ha già detto che lui i ricatti non li firma. E' chiaro che se
Air France non cambia le cose che ho detto, non ci sono le condizioni. Per
questo ci vuole un ruolo attivo del governo, serve un paese che - senza
"volpi sotto le ascelle" - dica ai francesi: "Noi non ci
facciamo colonizzare, vogliamo discutere del piano industriale". 22/03/2008.
( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi cavalca
la tigre: "La cordata italiana si fa" Air One pronta a rientrare Se
la destra vincerà le elezioni, la risposta alla proposta di
acquisizione di Alitalia presentata da Air France-Klm sarà "un chiaro e secco
no". Parola di Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, che in piena
campagna elettorale si erge a difensore dell'orgoglio nazionale ferito. "O
si fa Alitalia o si muore", grida il Cavaliere, novello Garibaldi.
Poteva pensarci prima, visto che per cinque anni - quelli del suo precedente
governo - si è solo preoccupato di favorire il declino della ex compagnia di
bandiera. Adesso la situazione è ben più complicata. Il piano francese, oltre a
prevedere 8mila esuberi, ha delle ricadute pesanti anche sul piano industriale:
di fatto, si consegnano a un paese straniero le chiavi del trasporto aereo
italiano. Il problema è capire se ci sono o meno alternative serie e credibili.
Berlusconi ne è convinto: "Mi impegno io, la cordata di imprenditori
italiani si farà - assicura - e credo anche si possa fare con il supporto di
importanti istituti di credito". Il perno di questa operazione dovrebbe
essere Ap Holding, la società di Carlo Toto che controlla Air One, che però
adesso chiede almeno tre settimane di tempo per verificare i conti di Alitalia: "Deve decidere il Governo se vuole ricevere
altre proposte perchè in una operazione cosi complessa - si legge in un
comunicato di Ap Holding - è impossibile presentare offerte "al buio"
senza una due diligence, sebbene breve". D'altronde ad Air France sono
stati concessi addirittura tre mesi... Purtroppo quello che manca è proprio il
tempo. Si avvicina infatti la scadenza del 31 marzo, fissata dal Cda di via
della Magliana per il raggiungimento di un accordo con i sindacati e il
conseguente via libera del Tesoro al prestito ponte di 300 milioni di euro,
indispensabile per garantire la continuità aziendale. Anche Air France sembra
avere fretta. "Sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano
sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese",
avverte il direttore commerciale, Christian Boireau. Fretta non condivisa dai
sindacati: "Vogliamo poter condurre una trattativa degna di tale nome e
senza dover subire il ricatto di tempi troppo stretti", ribatte Fabrizio Tomaselli
di Sdl. Ro. Fa. 22/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Ica al potere
d'acquisto delle famiglie, dalla tutela della privacy al problema della
sicurezza. Fino alla politica estera. E' a tutto campo il faccia a faccia a
distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni realizzato in due forum a
"Il Messaggero". I candidati premier dei maggiori partiti hanno
accettato di rispondere alla stessa griglia di domande. Ed ecco, dunque, la
Grande Sfida che finora le tv non sono riuscite a ospitare per i troppi cavilli
giuridici, per i troppi candidati premier, per le diverse strategie di
comunicazione. Il primo a entrare nella sede del giornale, alle dieci in punto,
è stato il segretario del Partito democratico. Poco dopo le dodici è stata la
volta del leader del Popolo della libertà. I due forum si sono protratti
entrambi per oltre novanta minuti, in un confronto corale con la direzione e la
redazione. Berlusconi punta l'indice sui "disastri" del governo di
centrosinistra e sulla "continuità" tra la vecchia coalizione guidata
da Romano Prodi e il leader del Pd. E promette "un colpo di reni"
capace "di far rialzare l'Italia". Veltroni propone al Paese di
"voltare pagina", chiudendo "quindici anni di divisioni,
mandando al governo un partito omogeneo che non sarà costretto a mediare
continuamente tra i singoli partiti per raggiungere gli obiettivi".
Insommma, alcuni punti di contatto, molte le divergenze. Con una convinzione
comune: niente larghe intese, nessun inciucio dopo le elezioni del 13 e 14
aprile. Chiunque vinca, anche se avrà una maggioranza di pochi voti al Senato,
dovrà assumersi in proprio l'onore e l'onere del governo del Paese.
"Veltrusconi non esiste", dicono Veltroni e Berlusconi. A.Gen.
( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Elezioni, ma da che
parte potrei stare? Cara "Liberazione", in questi giorni di
propaganda elettorale quando chi mi conosce mi domanda da che parte sono
schierato ho dei momenti di vera stizza; anche perché gli stessi ex
"compagni" sanno bene che a sessantadue anni e trenta passati nel
Pci, mi guadagno da vivere facendo la guardia non armata a 5,45 euro all'ora
lordi (devo lavorare per 210 ore al mese, sessanta di notte, per portare a casa
900/950 euro). Da che parte potrei stare? Spero, finalmente, che ci sia di
nuovo una sinistra in grado - non abbracciando tutti i "credo" - di
salvaguardare e difendere quella parte del mondo del lavoro orfana da qualche
decennio di qualcuno che la rappresenti nei fatti e non nelle parole. La Cgil,
dopo la grande marcia su Roma per difendere l'art. 18, è andata via via
perdendosi dietro posizioni più politiche di partito (Pd), che di una vera
battaglia per i salari e contro il precariato che sono la causa principale
delle morti cosiddette "bianche". Sono settario? Ebbene sì! Sto dalla
parte dei Dico, con i preti che difendono la legge sull'aborto (che è contro
l'aborto clandestino che frutta enormi guadagni e causa un numero di vittime
non quantificabili), sto con i pensionati, quelli che una democrazia non si
vergogna a sussistere con settecento euro, sto con quelle aziende che prima di
assegnare un appalto (forse ce ne sono) verificano le condizioni economiche e
contrattuali dei lavoratori della ditta o cooperativa che si è aggiudicata
l'appalto, sto con l'amministratore (di un ente, ospedale, comune ecc. ecc.)
che per stare nel bilancio programmato comincia a limare gli stipendi partendo
dai piani alti, a cominciare dal suo e non com'è successo ad una compagna che
si è vista trasferita dalla cooperativa di pulizia dove lavora, perché
l'assessore comunale aveva deciso che per lavare sei cessi un'ora era troppa e
aveva concordato con la cooperativa che quel lavoro si poteva fare in mezz'ora
(chi sa com'è il cesso di casa del suddetto assessore?). Se l'Italia è
diventata questa, per me non è stato difficile sapere da che parte stare. Sto
con tutti quelli sentono la necessità della politica e non vorrebbero che
questa venisse messa in discussione dal "Masaniello di turno" che ha
la sua ragione d'essere per il deturpamento che i "politicanti" hanno
fatto dei partiti. Carlo Battimelli Pianoro (Bo) Alitalia, c'è chi compra e chi paga Caro direttore, il Cavaliere ha
calato l'asso. In nome di una "italianità" dell'Alitalia, con una sola mossa tenta di vincere la battaglia e la guerra. La
battaglia elettorale, facendo leva sul sentimento nazionale, sulla gazzarra di
Malpensa ed ergendosi a difensore dei lavoratori. La guerra economica,
facendo pagare ancora i contribuenti italiani per tenere in vita una Alitalia ridotta sul lastrico per poi comprarla, tramite i
suoi figli, a prezzi di saldo. La verità è che in tutta questa storia, come al
solito non pagano i responsabili di una gestione disastrosa dell'Alitalia ma i contribuenti onesti, gli utenti e i lavoratori
di quella che una volta era una gloriosa compagnia di bandiera. Marco Ferri via
e-mail Lo sporco gioco elettorale di Berlusconi Caro direttore, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale,
cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo.
Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei
giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica, mi chiedo perché Berlusconi
si fa paladino dalla causa solo ora a poche settimane dal voto? Sono maligno,
ingenuo o solo sospettoso? Non cadiamo nel tranello, il suo non è interesse
generale, è interesse personale per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile
tutto tornerà come prima, ovvero assoluto disinteresse per i problemi reali del
Paese. Claudio Gandolfi Bologna E se provassimo tutti quanti a rallentare? Caro
direttore, ho letto con molta attenzione la sua risposta alla lettera sul
giovane ubriaco che a Roma ha investito e ucciso due ragazze
("Liberazione", pagina 22, giovedì 20, ndr). Sono d'accordo con lei:
il carcere in questo come in altri casi non serve a nulla. Forse solo a
tranquillizzare le coscienze di chi grida alla vendetta e poi, appena posato il
sedere su una vettura, sfreccia a velocità folle dimenticando le regole il cui
rispetto aveva chiesto a gran voce pochi attimi prima - ma per gli altri. Il
problema, quindi, è un altro: bisogna frenare. Sì, dovremo tutti - prima che
sia tardi - andare molto più lentamente, tornare a ritmi - di vita, di lavoro -
più umani. Mi chiedo, che senso ha costruire - e vendere - sempre più auto, che
raggiungono velocità sempre più folli? Cosa cambia se da Bari a Roma (
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia non va messa
nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti per poi
scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono".
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia, Intesa non si
è ritirata no al colonialismo di Air France" "La vecchia gara è
sbagliata, per la cordata serve un mese".
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
E perché no.
"Inizialmente mi sono tenuto in disparte sulla vicenda Alitalia.
Dentro di me speravo in un accordo decente con Air France, che non si rivelasse
una colonizzazione. Ma si è sbagliato sin dall'inizio il modo con cui si è
cercato un acquirente. I partecipanti alla prima gara non sono stati in grado
di arrivare ad una "due diligence" affidabile. Air France pone ora
delle condizioni irricevibili ed è per questo che ho
ritenuto mio dovere intervenire e lanciare un appello agli imprenditori
italiani per mantenere l'italianità di Alitalia. Osservo
che anche i paesi fanalino dell'Europa, come Grecia e Portogallo, dispongono di
una loro compagnia di bandiera. Oggi, intervistato dai giornalisti, ho
improvvisato questi slogan: "O si fa l'Alitalia o si
muore", "Rialzati Alitalia". Sono sicuro
che molti imprenditori italiani sentiranno il dovere di partecipare. Ho
naturalmente parlato con diversi di loro e anche con rappresentanti delle varie
associazioni. Oltre a Intesa, so che ci sono banche disponibili ad essere al
fianco di chi si assumerà l'onere di rimettere in sesto Alitalia.
E' ovvio che tutto ciò non si può fare in 48 ore. Serve qualche giorno per
presentare una cordata. Servono 3 o 4 settimane per arrivare alla proposta
finale e concreta. Pensate che ad Ad Air France il governo Prodi, il governo
delle sinistre ha concesso 5- 6 mesi". Il
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Tornerete ad alzare
l'età pensionabile? "No. Anche l'ex ministro Maroni ha detto: non
riapriamo questo dossier. Il problema delle pensioni in Italia è che tantissimi
pensionati non ce la fanno più. Ho letto che a Milano c'è la fila degli anziani
davanti ai negozi Compro Oro, si vanno a vendere le cose per arrivare a fine
mese. Questo in un paese civile non è accettabile". Alitalia: spiegate
in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France o perché no.
"La prima cosa da evitare è mettere Alitalia nel
frullatore della politica, la compagnia ha già pagato prezzi alti a causa delle
interferenze della politica. Il destino di questa grande azienda non può
essere giocato a dadi sul tavolo di una campagna elettorale. Ci sono cordate
alternative a quella di Air France? Si manifestino adesso, entro 48 ore e non
dopo il 14 aprile: non si può tenere aperta questa storia che ci sarebbe una
cordata alternativa per poi scoprire, il giorno dopo le elezioni, che non c'è.
In sintesi: se questa cordata c'è si prenda la responsabilità di fare una
proposta che possa essere vantaggiosa per Alitalia e
dia garanzie di stabilità alla compagnia. Altrimenti si faccia con Air France
una trattativa con l'obiettivo di ridurre l'impatto sociale e di risolvere il
nodo Malpensa, attraverso magari l'apertura di una sede di gestione comune con
gli enti locali, il governo, la compagnia. La vicenda Alitalia
è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di responsabilità,
direi con spirito bipartisan. E invece che succede? Leggo che Fini è per Air
France, il suo principale alleato è contro Air France, la Moratti dice "se
fallisce Alitalia non mi interessa nulla", Galan
a sua volta dice "a me di Malpensa non interessa nulla", ecco, mi
sembra di essere ripiombato nel quindicennio che abbiamo vissuto fatto di risse
inconcludenti e che dovremmo lasciarci alle spalle, la mia ossessione è uscire
da questo quindicennio". Il
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Walter Veltroni ha pronta da giorni la sua proposta sulle pensioni. I
dettagli sono top secret, ma dovrebbe trattarsi di un meccanismo di
rivalutazione per chi prende meno di mille euro mensili. Un messaggio rivolto a
milioni di pensionati: Veltroni potrebbe scegliere martedì per il lancio. E
sarà probabilmente il primo "colpo" della fase finale della campagna
elettorale, quella che comincerà dopo Pasqua. Quella decisiva per la conquista
degli incerti (che sono di più nel centrosinistra). Il rallentamento della
campagna negli ultimi giorni dipende anche da questo: ogni candidato si tiene
le carte migliori per dopo la feste. Silvio Berlusconi sta giocando di rimessa,
amministrando - spiegano i suoi collaboratori - il vantaggio. Ora ha preso in mano il pallino sull'Alitalia. Mossa
non programmata, assicura l'interessato. Ma il caso gli ha consentito di
proporsi come premier "in pectore" e al tempo stesso di indicare come
antagonisti Prodi e Padoa Schioppa, relegando Veltroni al margine della
battaglia. È stata per lui la grande occasione per riconquistare il centro
dell'arena, dopo aver rincorso il leader del Pd per settimane. Pure
Berlusconi però sta lavorando ad iniziative "mirate" per il rush
finale. Innanzitutto la firma del nuovo "contratto con gli italiani".
Ma il Cavaliere non trascura le "regioni marginali" del Senato
(Lazio, Abruzzo, Marche) dove si deciderà la maggioranza e dove andrà nei
prossimi giorni. La Seconda Repubblica ha rivoluzionato le modalità della campagna
elettorale. E via via i leader e gli staff si sono professionalizzati. Nel '96
cambiò l'andamento dei sondaggi quel Porta a porta immortalato da Nanni Moretti
("D'Alema dì qualcosa di sinistra") con il leader Ds accanto a Dini,
con Berlusconi in tandem con Fini, e con Bossi solo contro tutti. Nonostante
l'ira di Moretti, l'Ulivo cominciò a vincere da lì. Nel 2001 il Cavaliere si
prese la rivincita con una strategia per molti aspetti simile a quella di oggi.
Non a caso culminata, a pochi giorni dal voto, con la firma del
"contratto" in tv. Il colpo a ridosso delle elezioni, se efficace,
lascia l'avversario senza possibilità di reagire. Per questo è il sogno di
tutti. Berlusconi, a suo modo, ha concesso il bis nel 2006. Dopo una campagna
in rimonta, cercando continuamente di creare affanno nella multiforme
coalizione di Prodi, tirò il colpo finale con la proposta di abolire l'Ici.
Perse le elezioni d'un soffio. Ma vinse la campagna. Ora tutti hanno fatto
memoria di queste esperienze. Anche i leader delle forze intermedie sono
chiamati ad adeguare le loro strategie elettorali. Il problema principale per
Pier Ferdinando Casini è, a questo punto, far conoscere il suo programma. Le
cinque priorità dell'Udc: famiglia, merito, sicurezza, vita, energia. Il
messaggio sulle ragioni delle scelta di autonomia è arrivato. La difesa
rispetto alla minaccia del "voto utile" dovrà restare alta fino alla
fine (anzi, rafforzarsi perché Berlusconi tornerà alla carica). Ma la proposta
di merito è spesso travolta, oscurata dai partiti maggiori. È un problema che
riguarda anche Fausto Bertinotti. Costretto a contendere con il Pd i voti di
sinistra. Quelli dei ceti sociali tradizionali. E quelli dei giovani, su cui la
Sinistra arcobaleno punta in particolare (la proposta sulle droghem è stata un anticipo).
Nelle ultime tre settimane di campagna, però, Bertinotti incrocerà molte volte
Veltroni. Il leader del Pd, più che sulle regioni marginali, si concentrerà
infatti sulle fasce sociali colpite dalla crisi, sfiduciate dalla politica,
insofferenti verso il governo. Insomma, il vecchio blocco storico del
centrosinistra, dove ora si trovano molti incerti e delusi. Il Pd deve
dimostrare di essere utile. Altrimenti Veltroni rischia grosso. Ecco perché gli
spin doctor sono al lavoro su pensioni, salari e sui temi sociali.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Filippo
Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è ... Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è diventato ormai solo una questione di tempi.
Differenti,secondo i due maggiori partiti in lizza per le elezioni. Ieri Silvio
Berlusconi al grido del Garibaldi risorgimentale: "O si fa Alitalia o si muore" ha rilanciato il suo impegno per una nuova
cordata italiana. Che però ha bisogno di altre 3 o 4 settimane per
manifestarsi. Un tempo normale se normale fosse la gestione della vendita. Ma così
non è. Il dossier si è trascinato per un tempo troppo lungo e ora il pericolo è
che un'ulteriore attesa possa compromettere la stessa esistenza della
compagnia. In cassa ci sono pochi soldi e, senza mezzi freschi, il rischio
dietro l'angolo è il fallimento. Così sulla base di questo assunto è
intervenuto il candidato premier del Partito Democratico, non contrario in
linea di principio a un'offerta made in Italy, ma che ha chiesto tempi
strettissimi per la sua discesa in campo: "Benissimo se c'è una cordata
italiana, non si aspettava altro da mesi. Però venga fuori in 48 ore e non il
14 aprile e dica che vuole prendere Alitalia" ha
detto Veltroni. Un ultimatum immediatamente rinviato al mittente dal Cavaliere:
"La richiesta di Veltroni è una richiesta assurda, visto che questo
governo, comportandosi al peggio, ha dato 5-6 mesi di tempo ad Air France che
poi ha presentato delle condizioni irriferibili". La questione dei tempi
insomma è cruciale. Nell'ipotesi del leader del Pdl, infatti, le 3-4 settimane
chieste spostano la decisione sul futuro della compagnia a dopo il 13 aprile. E
dunque a spoglio delle elezioni avvenuto, con tutte le conseguenze di avere un
nuovo esecutivo rispetto a quello che ha deciso la privatizzazione. è anche per
questo che Veltroni ha chiesto di non gettare la questione nel tritacarne della
campagna elettorale. Intanto però la sortita di Berlusconi ha acquistato nuovi
e importanti sponsor. Uno per tutti l'appoggio del presidente della Regione
Lombardia Roberto Formigoni: "Confermo che esiste una cordata italiana,
che è pronta e che si appaleserà entro breve". Berlusconi ha spiegato che
"ci sono diversi imprenditori, i nomi non li faccio perché mi sono
impegnato alla riservatezza, con cui ho parlato e che sono venuti a trovarmi in
queste ore e che si stanno impegnando a presentare un'offerta su Alitalia". La sua offerta sarebbe corroborata dalla
presenza di Banca Intesa, che secondo il Cavaliere "non si è
ritirata". Non mancherebbe l'appoggio dei figli: "Ne abbiamo parlato
fuggevolmente ma sono certo che non si tirerebbero indietro se qualcuno
chiedesse loro di unirsi ad un esercito di imprenditori" Al loft di Santa
Anastasia, sede del Pd, si è registrato un certo nervosismo. Il numero due del
Pd Dario Franceschini ha detto che lo scopo di Berlusconi "è scavalcare il
13 aprile". Duro il ministro Antonio Di Pietro che l'accusa di insider
trading. L'affondo al vetriolo però arriva dall'ex alleato Pier Ferdinando
Casini: "Dopo quattro anni sempre le stesse cose su Alitalia".
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Alitalia potrebbe non godere della
necessaria salute per ... Alitalia potrebbe non
godere della necessaria salute per sfruttare la straordinaria occasione di Open
Sky, Cieli Aperti, l'accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue. Ogni
compagnia potrà volare da qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa. Ed è già lotta all'ultimo scalo
per accaparrarsi ogni fascia oraria, ogni finestra di decollo. L'avvio della
rivoluzione dei cieli è fissato per domenica 30 marzo. Open Sky, è un accordo
che ha impegnato per 15 anni i negoziatori delle due sponde dell'Atlantico e
che è stato firmato nel 2007: nei primi cinque anni si prevede un aumento
complessivo di 25 milioni di passeggeri e un incremento dei benefici economici
di 12 miliardi l'anno oltre a 80.000 nuovi posti di lavoro. Fonti della
Commissione a Bruxelles stanno seguendo in queste ore da vicino gli sviluppi
vorticosi della situazione: dal 30 marzo ad Heathrow, l'aeroporto londinese,
aumenteranno del 20% i voli verso gli States, ci saranno 16 aerei quotidiani in
più; in Spagna il numero dei voli crescerà del 12%, in Irlanda (lo stato
europeo più vicino alle coste atlantiche Usa) del 10%, con la doppia
operatività di Shannon e Dublino e con Michael òLeary, l'amministratore
delegato della leader dei low cost, Ryanair, che vuole lanciarsi sulle rotte
atlantiche. Unico potenziale riflesso positivo per l'Italia, la possibilità -
evocata da fonti bruxellesi vicine al dossier Open Sky - che a diverse
compagnie europee che tentano di accaparrarsi il mercato, soprattutto quello
"business", facciano gola gli spazi che Alitalia
potrebbe lasciare a Malpensa.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Allarme
Sindacati francesi solidali con gli italiani ma avvertono: "A rischio il
futuro" I sindacati di Air France sono solidali con i loro
colleghi italiani ma non nascondono il rischio che potrebbe correre Alitalia nel caso in cui decidesse di non entrare in un gruppo forte: in
gioco c'è il loro futuro. La Cfdt, spiega un sindacalista francese, "sta
osservando come stanno procedendo le trattative" e "siamo solidali
con i sindacati italiani. Aspettiamo la conclusione dei negoziati per
esprimerci sull'operazione". Un parere, questo, condiviso anche dal
segretario generale del Comitato europeo del gruppo Air France - Klm, sempre
della Cfdt, Francois Cabrera: "capiamo che i sindacati italiani, a cui va
tutta la nostra solidarietà, hanno difficoltà ad accettare il piano"
proposto da Air France - Klm".
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Air France
non molla "Subito l'accordo" Alessandro Usai a.usai@iltempo.it Air
France è chiusa in un angolo. La secca bocciatura di
Berlusconi all'offerta su Alitalia ha spiazzato i dirigenti
francesi che però non si sentono affatto fuori gioco. L'unica carta che possono
giocare è quella della tempistica: per Alitalia è meglio
un accordo in fretta prima della fine di marzo che l'attesa di una cordata con
cui trattare qualche mese. Ecco perché per vincere in extremis la
partita Alitalia occorrono due alleati: i sindacati e
il Partito democratico. Le trattative si fanno sempre più serrate. Martedì
prossimo Alitalia ha convocato intorno al tavolo le
nove sigle sindacali, il presidente e direttore generale di Air France-Klm.
Sarà il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, a
verificare i margini di manovra. Il direttore commerciale di Air-France-Klm,
Christian Boireau, ha insistito sull'urgenza di arrivare al più presto a un
accordo con Alitalia cui il gruppo franco-olandese
propone "un futuro positivo a medio termine". Intanto il presidente
del gruppo francese, Jean-Cyril Spinetta, non molla la presa ma cambia
strategia. Non più una posizione estremamente rigida, culminata pochi giorni fa
con un "prendere o lasciare". Lo scenario è mutato e ora è il momento
di ridisegnare alcuni aspetti della trattativa. "Ciò che chiediamo alla
compagnia italiana - afferma Boireau - è di fare i risanamenti necessari per
poterle garantire un avvenire. Sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che
questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra uno o due mesi.
Spinetta, ha passato quasi tutta la settimana e il suo ultimo weekend in Italia
e si accinge a ricominciare" Subito dopo Pasqua, Spinetta ricomincerà il
giro di consultazioni a Palazzo Chigi dove sono in programma una serie di
incontri con esponenti del Partito democratico. Ma il tempo stringe e il vento
è cambiato. La sortita di Berlusconi ha scandito i battiti di un percorso che
travalica gli aspetti industriali dell'offerta su Alitalia
a favore di quelli politici.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Imprenditori
pronti per la cordata italiana per Alitalia ... Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia almeno a parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale
unificatore, che potrebbe essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di
Intesa Sanpaolo o altri istituti bancari che facciano da raccordo, o da
un'aggregazione di enti che a suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori
dal gioco. Come gli istituti camerali, la Regione Lombardia - per il
Veneto il presidente Galan ha già fatto capire di voler approfittare semmai
delle potenzialità di Venezia - enti locali e fondazioni, associazioni
imprenditoriali e altro. Sono queste le condizioni alle quali, chi più chi
meno, gli imprenditori del Nord se la sentirebbero di tentare la discesa in
campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di conseguenza, Malpensa. "Inutile cercarli
- dice il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che ha quasi il
15% della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi - la verità è che
la cordata per ora non c'è e anche se ci fosse dentro la famiglia Berlusconi io
direi di sì". La verità, però, è la sfida dell'amministratore - la
Provincia è il secondo azionista dopo il comune ndr - "è quella di vedere
se e quando ci saranno le offerte sul tavolo". Da parte loro, anche in
Camera di commercio si riconosce che la paura di perdere Malpensa è tanta, ma
anche quella di mettere tanti soldi sul piatto visto che Alitalia
ha bruciato 15 miliardi in 15 anni: "Le parole sono una cosa, i soldi
un'altra". Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza di Alitalia per Marco Tronchetti Provera, come aveva già detto
giorni fa, è un peccato e il numero uno di Pirelli si era detto disposto se
chiamato in causa a ragionare sulla questione. Si spendono per Malpensa dicono
dal suo entourage, Bombassei, secondo cui sarebbe un peccato buttare Malpensa a
mare, e Diana Bracco che era stata tra le prime a cercare di mobilitare gli
imprenditori lombardi. Critico, rimanda a quanto detto in passato De Benedetti,
che ha criticato il governo dopo aver concorso alla prima gara con il suon
M&C sostenendo che "era stata condotta nel modo peggiore". Ed
ora? Tutti guardano in direzione delle banche.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Non si può
fare un'offerta al buio. Airone di fronte ... Non si può fare un'offerta al
buio. Airone di fronte all'ipotesi di un passo indietro di Air France mette le
condizioni. "Per presentare una proposta vincolante è essenziale
effettuare una due diligence, ovvero una verifica sui dati e sullo stato di
salute della compagnia". A precisarlo è la proprietà di AirOne (Ap
Holding) in una nota. "A dicembre avevamo presentato un
piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia - si
legge - ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata
concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm. Deve decidere il Governo se
vuole ricevere altre proposte perchè in una operazione così complessa è
impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve
(almeno tre settimane)". Una richiesta che il numero uno della Cisl
Raffaele Bonanni giudica assolutamente legittima. "Ma come si può chiedere
a qualcuno di acquistare un gatto nel sacco, ovvero senza vederlo? - esordisce
Bonanni - Mi sembra più che comprensibile che chi ha interesse a farsi avanti
debba poter prendere visione dei conti e dello stato in cui si trova
un'azienda. Certo se i vari soggetti che erano interessati ad Alitalia sono stati tenuti all'oscuro di tutto come è
successo per noi allora certo che li capisco eccome. Eppure il Tesoro dovrebbe
consentire di prendere visione dei conti pesche si tratta di un soggetto
pubblico che gestisce soldi che non sono i suoi ma anche dei cittadini. Ma questo
di certo avverrebbe se ci fosse un poco di buon senso in giro e in questa
vicenda ne ho visto ben poco". Insomma le responsabilità del governo e del
Tesoro in questa vicenda per Bonanni sono del tutto evidenti. "Mai nella
storia della repubblica si è assistita a una tale gestione di una trattativa in
condizioni così precarie: chi la gestisce è un governo uscente, i due titolari
dei dicasteri competenti, ovvero Trasporti e Infrastrutture, sono in
disaccordo, e tre quarti di Italia è incavolata per quello che sta
succedendo". Il ministero e i vertici della Magliana hanno fissato il 31
marzo come termine ultimo per i sindacati per esprimere il proprio parere. Un
ultimatum che i sindacati giudicano inaccettabile e che il ministero
dell'Economia giustifica con motivi finanziari. Anche qui il giudizio di
Bonanni è netto: "Non è possibile che chi ha perso tanto tempo con la
gestione dell'affare Cimoli prima e dopo, adesso imponga tempi stretti".
Bonanni non trattiene il fastidio quando ricorda che "con la Cgil è stato
chiesto un incontro a Prodi e ci è stato risposto che non potevamo essere
ricevuti perché a chiederlo non erano tutte e nove le sigle sindacali".
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Dalla prima
pagina Lo stretto sentiero di Silvio Finora l'accesso ai dati fondamentali
dell'Alitalia è stato consentito, per volontà di Prodi e Tommaso
Padoa-Schioppa, solo ai francesi. Cosa serve? Nel momento della crisi Fiat è
stata la famiglia Agnelli a credere nell'azienda. Ad Alitalia manca
un'azionista forte e altrettanto deciso e coraggioso, o meglio: quel socio è lo
stato, ora rappresentato da Padoa-Schioppa, che è limitato dalla
condizione di ministro dimissionario. Gli si potrebbe chiedere un gesto di
chiarezza, ma allo stesso tempo deve arrivare una proposta valida. Per
sopravvivere, all'azienda potrebbe non essere necessario il famoso
prestito-ponte mentre basterebbe la cessione dei terreni o un'altra
operazionegarantita da banche. Un piano che tenga in piedi l'attività di
Malpensa e quella di Fiumicino è stato già elaborato dai consulenti di Air One.
Altre versioni di quel piano, con il coinvolgimento di Lufthansa, ad esempio,
sono possibili. Giuseppe De Filippi.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a ...
Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a Air
France Silvio Berlusconi ha assunto un compito complesso. Cedere, senza
resistenza, ai francesi, come stava tentando di fare il governo in carica, era
l'esito più semplice: nessuna fatica, nessun impegno, e che poi se la sbrighi
qualcun altro con i guai del trasporto aereo. Romano Prodi da giorni non
dà segni di vita politica, ma su Alitalia ha sfoderato
un sospetto attivismo (giustificandolo con allarmi forse esagerati sulla
capacità di sopravvivenza nel brevissimo periodo dell'azienda). Forse anche il
Popolo della libertà è stato tentato dalla facilità della soluzione francese.
Ma poi ha capito che se ne poteva fare una questione politica e su quella si
poteva anche far salire un po' il tono e la portata di questa campagna
elettorale. Air france vuole la parte ricca dell'Alitalia
e vuole lasciarci sulle spalle il carrozzone, i costi del personale in eccesso,
e certamente non vuole risolvere i nodi che rendono debole l'offerta di voli ai
viaggiatori e alle aziende italiane. è chiaro che serve qualcosa di diverso. E
che se c'è un nocciolo di investitori italiani si fa ancora in tempo a chiamare
a partecipare un partner estero forte nel settore ma privo dell'approccio
rapace di Air France. Tra poco partirà la grande liberalizzazione dei voli
intercontinentali, non essere della partita sarebbe una perdita terribile.
segue a pag. 41.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Così va il
mondo di ANTONIO CALITRI E adesso spazio al supercafone
volante Mentre Alitalia non riesce neppure ad alzarsi da terra, Emirates - la compagnia
aerea degli Emirati Arabi Uniti - apre l'era delle telefonate in volo. è di
ieri la notizia della prima telefonata da un cellulare a 30 mila piedi di
altezza. Una notizia minore rispetto ai patemi che stanno interessando le sorti
della compagnia di bandiera, con Berlusconi che promette una cordata
italiana e Prodi che vorrebbe chiudere la partita con il capo di Airfrance,
Spinetta. Ma pur sempre di una notizia che cambia i costumi dei viaggiatori
mondiali si tratta e riempie di gioia tanti manager e telefonino-dipendenti che
potranno continuare le conversazione anche durante una traversata Atlantica.
Siamo sicuri che sia davvero un bene? La tecnologia permette quello che fino a
ieri era impossibile e a volte neppure necessario. Ma torniamo ai telefonini e
all'uso che ne fa la gente comune. A chi non è capitato di essere interrotto
durante una conversazione al ristorante, mentre stava leggendo un libro su un
treno o in un momento di pausa, dalla voce invadente del vicino che parla al
telefonino? Ebbene, se luoghi come le sale d'aspetto, i treni, gli autobus e la
strada permettono a chi non vuole interessarsi dei fatti altrui di spostarsi,
cosa potrà succedere in aereo, dove in gran parte del volo non ci si può schiodare
dalla propria poltrona? Certo, ci sono i lati positivi di avere informazioni
rapide, d'essere raggiunti in ogni momento se c'è un'urgenza. Quanti sono però
quelli che appena un aereo tocca terra, fossero pure le sei del mattino, hanno
davvero la necessità di fare una telefonata così importante da non poter
attendere neppure qualche minuto per l'apertura delle porte? La telefonata
all'atterraggio è ormai un riflesso incondizionato. Anche chi scrive, per non
sentirsi da meno degli altri, è stato più volte tentato di fare quella
telefonata inutile o per lo meno di accendere il telefonino per controllare i
messaggi arrivati in una giungla di bip e di voci. Gli aerei fino ad oggi erano
rimasti l'ultima isola del trasporto libera dagli squilli dei cellulari. Un
modo vero, ma a volte anche falso, per prendersi qualche ora di pausa da
colleghi invadenti o clienti opprimenti. Bastava dire "scusami sto salendo
in aereo, ci sentiamo quando arrivo" e via con due ore di relax mentale
per leggere, riflettere, dormire o semplicemente respirare. Ora gli arabi, dopo
aver fatto scuola nei media con Al Jazeera, danno un'altra lezione di
tecnologia al mondo e soprattutto agli agguerriti cinesi, padroni
dell'elettronica di consumo. Senza una compagnia nazionale, anche una piccola
innovazione come questa, non potrà avere una via italiana. E noi dovremo subire
modi e costumi di altri paesi senza neppure poter opporre un briciolo di buon
gusto.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa La
"schizofrenia" della campagna elettorale, il rischio che ... La
"schizofrenia" della campagna elettorale, il rischio che parti
importanti della società restino escluse dal duopolio Pd-Pdl, ma anche la
situazione di Alitalia, le novità del processo di unificazione delle sinistre, la fine
del governo Prodi e dell'esperienza dell'Unione, la separazione consensuale da
Walter Veltroni e l'alleanza con Francesco Rutelli. Ospite de Il Tempo a
Palazzo Wedekind il presidente della Camera e candidato premier della Sinistra
l'Arcobaleno Fausto Bertinotti analizza la situazione politica nazionale a poco
meno di un mese dal voto del 13 e 14 aprile. All'incontro hanno parteciapato
Giuseppe Sanzotta, Roberto Arditti, Alessandro Usai, Fabrizio Dell'Orefice,
Paolo Zappitelli, Maurizio Gallo, Nicola Imberti, Fabio Perugia e Federico
Vincenzoni.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e ...
Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e conia alcuni
slogan: "O si fa Alitalia o si
muore". E ancora: "Rialzati Alitalia". Poi il
Cavaliere aggiunge: "Non è vero che Intesa SanPaolo è indisponibile. In 3
o 4 settimane pronta la cordata di imprenditori italiani". Alitalia
è diventato un terreno di scontro politico e Veltroni non si tira indietro:
"Se c'è un gruppo, si scopra in due giorni". Intanto Air France-Klm è
pronta a incontrare i sindacati per ammorbidire il piano sugli esuberi e
rilancia: " Non si può aspettare uno o due mesi". Caleri e Usai alle
pag. 4 e 5.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Presidente,
siamo arrivati alle ultime settimane, che ... Presidente, siamo arrivati alle
ultime settimane, che campagna elettorale è stata? è una campagna elettorale
molto strana e il suo carattere singolare è dato da una malformazione che in
qualche modo la condiziona. Le principali forze politiche in campo stanno
cercando di fare una riforma istituzionale da sole piuttosto che realizzarla
attraverso un dibattito. In questo modo, però, l'obiettivo è determinato dai
rapporti di forza. è evidente che chi ha più forze realizza un elemento che
altrimenti sarebbe improponibile: un'organizzazione duale, un duopolio del
sistema politico che però non corrisponde alla rappresentazione delle
principali famiglie politiche del Paese, perché le forze che superano la soglia
di sbarramento sono più di due. Quindi, qualsiasi riduzione è artificiosa. Come
se si introducesse una droga nel corpo politico per determinarne una
modificazione. Penso sia pericoloso perché si dà luogo ad una distonia tra la
realtà del Paese e la sua rappresentazione. Qual è la distonia? Ci sono due
piani tra loro sostanzialmente incomunicabili. Uno è quello della discussione
sui problemi quotidiani e non della vita delle persone. L'altro è il piano
della competizione per vincere. Ci dicono che, come in una partita di calcio,
dobbiamo decidere chi vince, anche se non gioca la nostra squadra. Questa
schizofrenia è il vizio di questa campagna. La sfida è spezzare questo
diaframma e ristabilire un rapporto tra la risposta ai problemi che emergono e
il voto. Lei ha usato l'espressione "pericoloso". Esiste la
possibilità che "pezzi" di società possano sentirsi esclusi e cedere
a una deriva violenta? No, sono convinto che la società italiana abbia oggi
potentissimi anticorpi contro la violenza politica. E non vedo nei movimenti,
anche più radicali, propensioni di questo tipo. Quando parlo di pericoli mi
riferisco al fatto che conflitti di società possano prendere dei corsi che
escludano il compromesso e la mediazione. Temo che qualcuno possa dire: "Siccome
nessuno ascolta la mia istanza, io non ascolto più voi". Sapete benissimo
che quasi metà della società americana non vota. è come se dicesse: "Tu mi
vuoi costringere a scegliere tra questo e quello, io non sono né questo né
quello, quindi sto a casa". Non si può non vedere in questo un
impoverimento della democrazia. Teme un aumento dell'astensionismo? In queste
elezioni non si possono fare ragionevolmente previsioni. Né per ciò che
riguarda l'astensione, né per l'esito del voto. Penso che oggi gli umori reali
che attraversano la società italiana siano insondabili, perché abbiamo mille
Paesi. Tra l'altro, non dimentichiamo che sono appena cominciati dei
sommovimenti nelle forze politiche. Io sono cresciuto in un mondo in cui se mi
dicevi dove lavoravi e dove abitavi, io grossomodo sapevo come votavi. Oggi
questo è totalmente messo in discussione. Comunque una propensione
astensionista c'è. Specie in realtà che conosco bene. Tra gli operai, ad
esempio, esiste una sorta di solitudine, di rancore verso una classe politica
che li ha ignorati, che potrebbe indurre all'astensione. Lei ha parlato del
livello nazionale. Ma nelle alleanze locali si tende a mantenere il vecchio
schema delle due coalizioni. In particolare, a Roma, voi appoggiate Rutelli
che, nel 2001, si è candidato a premier senza l'appoggio di Rifondazione.
Perché Rutelli sì e Veltroni no? Io difendo il valore, la specificità e
l'originalità dell'Italia delle cento città. Penso che questa sia la sua
vocazione e la sua storia. La riduzione di questa Italia a un'Italia omologata
al governo centrale, secondo me, è un impoverimento drammatico. Pensare che si
possa governare Siena come si governa Palermo è insensato. E non per una
gerarchia di valori. Ma perché quella peculiarità territoriale richiede un'idea
di governo originale e autonoma. Nel '98, come ricorderete, uscimmo dalla
maggioranza del governo Prodi. Eppure mantenemmo il governo unitario a Roma che
dura da 14 anni. Quindi la discussione non è su Veltroni-Rutelli ma su
Roma-governo centrale. Nel governo delle città noi pratichiamo, a meno di
incompatibilità programmatiche, una politica di larghe alleanze che esalti le
migliori tradizioni, le radici di quella città, la sua idea di convivenza.
Quali sono le divergenze più profonde con il Pd? La questione è: qual è
l'alternativa alle destre in Europa e in Italia? Si tratta di temperare il
liberismo delle destre? Accettiamo il primato del mercato e proviamo a trovare
dei correttivi che riducano le diseguaglianze? Oppure la causa di tutto è
questo modello di sviluppo? Noi pensiamo di sì, anche perché sul terreno dei
correttivi si rischia di essere inefficaci. Faccio un esempio. Se i salari, gli
stipendi e le pensioni erano i più alti d'Europa nella seconda metà degli anni
'70 e oggi sono i più bassi, vuol dire che è avvenuta una ripartizione fra
salari, profitti e redditi a sfavore del salario. Questa ripartizione è
accettabile o no? Per noi non lo è. Però questo tipo di conflitto tra
riformisti e radicali ha radici storiche nella sinistra... No, non è vero.
Prendiamo la socialdemocrazia. Ciò che la contraddistingue, anche nei suoi
esiti più moderati, è il riconoscimento che in primo luogo essa rappresenta il
mondo del lavoro. Alla socialdemocrazia tedesca non verrebbe mai in mente di
candidare il leader della Confindustria. Perché può essere moderata, ma sta da
una parte. Altrimenti non si chiamerebbe socialdemocrazia. Altri elementi di
distinzione dal Pd? L'ambiente. Non puoi dire che siamo alla catastrofe la
domenica e il lunedì fare le centrali nucleari o fare le grandi opere a impatto
ambientale dannoso. Quando leggo nel programma del Pd che si parla
acriticamente di crescita, mi sembra un distanziamento da tutte le culture
ambientaliste. Perché l'idea che il Pil sia la misura del benessere della società
è un'idea contro cui ha militato Robert Kennedy non Al Gore. Perché nel Pil è
calcolato anche l'inquinamento. Poi ci sono i diritti della persona. Ci vuole
il massimo rispetto nei confronti della religione, ma un punto è essenziale: le
donne devono avere la prima e l'ultima parola sulla maternità. è da lì che
comincia tutto. Se hai un'incertezza è legittima e rispettabilissima, ma sei
collocato su un altro versante. Per due volte, nel '98 e nel 2008, la vostra
esperienza nel governo Prodi si è conclusa prematuramente. è il numero otto che
porta sfortuna, oppure possiamo prendere atto che tra voi e il governo
nazionale c'è un'incompatibilità strutturale? Non penso che l'apice della
politica sia il governo. Il governo è un'opportunità. Tra i fattori di degrado
della politica italiana c'è proprio la sua riduzione a semplice governabilità.
Sta facendo autocritica? No, noi siamo stati immuni. Ci abbiamo provato, senza
pensare alla stanza dei bottoni, abbiamo affrontato questa esperienza di
governo perché pensavamo di poter rispondere alle attese degli italiani dopo
cinque anni di governo Berlusconi. Poi, se questo non si realizza, ne prendi
atto e cambi strada. E infatti noi vogliamo costruire una Sinistra Arcobaleno a
partire dall'opposizione. Felici di starci? Neanche al governo ero felice. Si è
felici solo quando si risolve un problema. Però, così come non era
irreversibile la scelta del governo, non è irreversibile la scelta
dell'opposizione. Così come non era irreversibile la scelta di unità del
centrosinistra, non è irreversibile la scelta della separazione. Su una cosa,
tuttavia, voglio essere chiaro: la stagione del centrosinistra così come
l'abbiamo conosciuta è finita con la crisi del governo Prodi e della
maggioranza che l'ha sostenuto. Se si darà un nuovo corso dei rapporti tra la
Sinistra Arcobaleno e il Pd sarà affidato ad una nuova stagione. Un ritorno
all'indietro è impensabile. C'è il tempo della semina e il tempo del raccolto.
Quando la politica fa un cortocircuito tra questi due tempi e riduce tutto
all'immediatezza si espone alla sua sconfitta. Sinistra Arcobaleno sopravviverà
anche dovesse perdere le elezioni? Quello che nasce con Sinistra Arcobaleno
intanto è un fatto nuovo. Storie diverse che hanno composto la sinistra per la
prima volta si mettono insieme. E potete quindi immaginare il dolore del parto.
Ogni processo è faticoso e difficile. Lo si vede anche nelle liste che c'è una
fatica. In questa fase di avvio abbiamo fatto il fuoco con la legna che
avevamo. Stiamo costruendo le fondamenta di un nuovo soggetto unitario e
plurale. Ed è un processo irreversibile. I socialisti sono fuori da questo
processo o possono farne parte? In questa campagna i socialisti hanno deciso,
anche perché non è riuscito il confronto con il Pd, di andare da soli. Noi
abbiamo rispettato questa scelta. Ma penso che, dopo le elezioni, un confronto
tra noi e loro sulla questione socialista in Italia vada aperto. Non è un caso,
quindi, che lei citi sempre più spesso Nenni...? Io nasco socialista,
all'interno del socialismo libertario. Quando cominciai la politica, Pietro
Nenni, che era stato un mito della mia infanzia, divenne per me l'esempio di
ciò che non bisognava fare in politica. Invecchiando e ascoltando i suoi ultimi
discorsi, mi ha ripreso il fascino per un uomo che nella sua vita è passato
attraverso tutta la storia della sinistra. Mi sono riconciliato con lui perché
penso che valga di più il viaggio che la singola stazione. Lei ha definito la
Sinistra Arcobaleno un fatto nuovo. Ma non è che vi siete messi insieme solo
perché, andando frazionati, non sareste riusciti a superare la soglia di
sbarramento al Senato? Il rischio quando ci si impegna in battaglie politiche
difficili c'è. Ma io credo che questa battaglia possa avere successo, anche se
il processo di unificazione trascende in qualche modo il risultato elettorale.
Naturalmente un risultato positivo sarebbe un acceleratore. Anche la presenza
di una soglia di sbarramento al Senato è stato un aiuto in tal senso. Ma
rispetto alla società attuale una sinistra o è unitaria o non esiste. Che forma
immagina per il nuovo soggetto politico? Pensa ad una federazione? Credo
occorra aprire un processo costituente che dovrà definire questo processo. Non
ci devono essere veti e preclusioni. Il mio auspicio è la forma più partecipata
e democratica possibile, quella in cui tutti siano messi nelle condizioni di
partecipare alle decisioni. Una piccola provocazione. Fosse costretto a farlo,
chi voterebbe tra Veltroni e Berlusconi? Se l'Italia fosse nelle condizioni
degli Usa, mi troverei a non votare, come la metà degli americani. Verrei
privato della mia appartenenza. Cosa pensa di ciò che sta
accadendo attorno ad Alitalia? A oggi l'offerta di Air France è inaccettabile. Ho
l'impressione che stiamo ricadendo nell'esperienza negativa delle
privatizzazioni del passato quando certe operazioni venivano fatte
prevalentemente per fare cassa o per disfarsi di assi strategici ritenuti
troppo impegnativi o perché c'era l'ideologia "privato è bello,
pubblico è brutto". Il tutto senza misurarne l'efficacia. Se la Banca
d'Inghilterra, e non una formazione maoista, ha pubblicizzato la Northern Rock,
forse senza essere accusati di statalismo si può pensare a forme di intervento
del genere. Credo che occorra togliersi dal campo dell'aut aut e lavorare per
una soluzione che salvaguardi il patrimonio dei lavoratori e tenga conto della
collocazione geopolitica del nostro Paese. La presenza di Ciarrapico nel Pdl la
preoccupa? Sia chiaro, io non credo che in politica esistano
"inammissibili". Anche se l'affermazione di una continuità col
fascismo apre sicuramente un problema. La destra, evidentemente, non ha ancora
fatto i conti fino in fondo con il proprio passato e con la Costituzione che
per noi è un valore fondativo. Detto questo mi sembra che anche il centrodestra
si dibatta oggi in un groviglio di contraddizioni. Come evidenzia l'analisi di
Tremonti sui giganteschi problemi della globalizzazione capitalistica. Nel
prossimo Parlamento vedremo un asse Bertinotti - Tremonti? In passato noi ci
siamo spesso confrontati, anche aspramente. Penso che la sua analisi abbia un
nucleo che ci vede prossimi e due punti che ci vedono distanti. L'unità è
ovviamente sulla critica alla globalizzazione. Le distanze sono
sull'individuazione della causa che genera instabilità e crisi nella
globalizzazione. E nelle soluzioni da dare al problema. Nella prossima
legislatura preferirebbe confrontarsi con Berlusconi o con Veltroni? Credo sia
bene che le destre vengano sconfitte. Il che non equivale a dire che è bene che
vinca il centrosinistra.
( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
I Transalpini:
"Il 25 tavolo con i sindacati" Dopo l'ipotesi di un'altra cordata
francesi accelerano e fanno sapere: "Spinetta tratterà"
L'intromissione di Berlusconi nella vicenda di Alitalia,
se non altro ha avuto il pregio di accelerare la trattativa. E non solo perché
martedì prossimo, archiviate le festività natalizie, il presidente di
AirFrance, Spinetta, ha convocato in fretta e furia le nove sigle sindacali,
per cercare l'accordo, ma anche perché l'ipotesi di una nuova cordata permette
di valutare meglio un'offerta e "concedersi" a chi offre di più. Sul
tavolo, quei 2.100 esuberi, sono davvero troppi per i sindacati che a questo
punto, hanno bene accolto l'ipotesi di un nuovo compratore, sebbene il regista
dell'opposizione, sia il nemico di sempre Berlusconi. Luigi Angeletti,
segretario generale della Uil, ha auspicato l'ipotesi di un'alternativa
all'offerta di Air France perchè "migliorerebbe le condizioni di
negoziazione". Il leader sindacale, poi, ha definito "sbagliata"
la gestione della trattativa: "In primo luogo nessuno ha mai saputo quali
fossero le altre offerte: è stato il governo, a dirci "questa è la
migliore"". Offerta che ? ha aggiunto Angeletti - "al concreto
si è rivelata peggiore di quella che ci si aspettava. Metterci davanti al
"prendere o lasciare" - conclude - è inaccettabile". Anche alla
Cgil si aspettano contenuti nuovi che vadano a modificare l'offerta Air
France-Klm, altrimenti ? ha fatto sapere il segretario nazionale della
Filt-Cgil, Mauro Rossi ? l'appuntamento di martedì è inutile e può durare anche
un quarto d'ora". "In ogni caso - sottolinea Rossi in una nota - noi
parteciperemo all'incontro perchè ci auguriamo che a fronte di una convocazione
ci sia la volontà di trattare". Stessa musica da parte del ministro della
Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per il quale, la soluzione prospettata da
AirFrance non è accettabile per l'elevato costo in termini di occupazione.
"Comporterebbe una riduzione della struttura
industriale tale da trasformare Alitalia in una
dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo
del fallimento - ha aggiunto il ministro - è stato il governo Berlusconi, dato
che nel 2001 stava con i conti ordine". E su Malpensa ha commentato:
"A indebolire la compagnia di bandiera è stata la scelta politica legata
ad imprenditori del Nord, gli stessi che ora continuano a non farsi
vedere". Intanto, alla luce delle novità di questi giorni che hanno messo
un po' di agitazione ai transalpini, il direttore commerciale di AirFrance-Klm,
Christian Boireau, ha insistito ieri sull'urgenza di arrivare al più presto a
un accordo con Alitalia, alla quale, il gruppo
franco-olandese propone un "futuro positivo e a medio termine. "Ciò
che chiediamo alla compagnia ? ha aggiunto ? è di fare i risanamenti necessari
per poter garantire questo avvenire". Insomma, l'intromissione del
Cavaliere sta spaventando i francesi che sempre con Boireau hanno fatto sapere:
"Noi sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia
accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese". Inoltre,
tra i progetti di AirFrance c'è la dismissione della sezione cargo, che per
l'aeroporto di Malpensa, già messo da parte in favore dello hub di Fiumicino da
parte dell'ad di Alitalia Maurizio Prato,
rappresenterebbe un'ulteriore "colpo gobbo" come lo ha chiamato
Gianfredo Corazzi, presidente del Comitato Malpensa. "Il piano Prato dello
scorso mese di agosto ? ha detto ? prevedeva, al contrario, un potenziamento su
Malpensa di quello specifico settore, con trasferimento di piloti e aerei".
Anche in presenza di una ventilata moratoria di due anni, "la dismissione
dela divisione cargo, successiva alla stessa, finirebbe comunque con il mettere
a repentaglio la crescita di una filiera come quella della logistica, che nei
soli comuni dell'area Malpensa, occupa oltre 13mila lavoratori e di allontanare
dal nostro territorio, numerose aziende, anche multinazionali, che qui hanno
scelto di investire anche per la presenza dello scalo internazionale".
(22-03-2008).
( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Tra annunci e
cordate sembra di rivivere la vicenda Telecom. Berlusconi promette: "A
giorni la nuova proposta". Ma nessuno gli crede. E
AirFrance-Klm convoca in fretta i sindacati per martedì "Rialzati Alitalia" è l'ultima creazione in ordine di tempo del Cavaliere che
nella trattativa sulla compagnia di bandiera è entrato prepotentemente.
"Sono impegnato io ? ha detto ? quindi si fa". Il leader del Pdl ha
spiegato di essere stato in disparte fino a oggi. Ho lasciato fare a
questo governo che ha fatto il peggio possibile: ha escluso dalla possibilità
di conoscere i dati su Alitalia tutti coloro che
potevano avere un interesse". A questo punto - ha sottolineato il
candidato premier - "dobbiamo avere il tempo e il modo di concretizzare il
tutto, ma credo che le condizioni poste da Air France sono condizioni che il
Paese non può accettare". In pochi giorni ? ha avvertito ancora Berlusconi
? la cordata italiana sarà pronta e Intesa-SanPaolo ? è ancora disponibile.
"Ieri Corrado Passera ha detto che a oggi non abbiamo sul tavolo nulla di
concreto. Per forza ? osserva Berlusconi ? perché non è stato consentito ad
altri, all'infuori di AirFrance, di conoscere i conti della compagnia".
Adesso, assodato che la cordata italiana è ancora possibile ? fa sapere sempre
il Cavaliere ? si deve dare il tempo perché il progetto possa realizzarsi.
Quella del capo dell'opposizione, è una vera e propria arringa non tanto contro
i francesi ? contro i quali assicura di non avere nulla contro ? piuttosto su
come è stata gestita la vicenda. Se la prende con il governo ancora in carica,
con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa che tira in ballo
l'ipotesi di commissariamento e con il premier Romano Prodi, colpevole di aver
organizzato una trattativa a senso unico. Ma tra il dire e il fare, come si sa,
c'è di mezzo il mare. E nel caso di Alitalia il mare è
quello dei debiti in cui naviga la compagnia, che paradossalmente più vola più
perde, per la precisione un milione di euro al giorno. E prima che si
costituisca una cordata, il tempo ci vuole. Nel frattempo i punti da chiarire
sono ancora molti. A partire dalla richiesta al tesoro del prestito ponte, che
servirebbe alla compagnia per oltrepassare il termine del 31 marzo chiesto da
AirFrance, e sopravvivere un altro po', almeno fino alla conclusione di una
nuova trattativa. Ma sulla cordata italiana sono diverse le reazioni del mondo
politico. Il ministro dei Trasporto Alessandro Bianchi, ha detto che "oggi
nulla vieta, anzi io auspico, che venga chiesto anche ad AP Holding di fare la
sua offerta vincolante su Alitalia in modo da poter
avere un termine di confronto e spuntare alla fine il risultato migliore".
Tra la cordata italiana che comprende Air One e BancaIntesa, ed Air France.
Bianchi caldeggia l'ipotesi che venga presa in considerazione un'offerta
alternativa a quella presentata dalla compagnia franco-olandese. Ora il
ministro dei Trasporti ha chiesto che venga data la stessa opportunità anche ad
AP Holding. "Chi tra venti giorni vuole governare l'Italia non può bluffare:
dire che c'è una cordata italiana vuol dire compiere degli atti di insider
trading se non c'è già una ipotesi ben concreta di proposta di offerta
altrimenti il mercato impazzisce". Di diverso avviso il ministro delle
infrastrutture Antonio Di Pietro, convinto che sia da irresponsabile proporre
una soluzione tanto per buttare la monetina per aria sperando che qualcuno
abbocchi. Ospite oerio mattina a Radio 24 il ministro fa il punto anche sul
prestito ponte, già bocciato dall'Unione europea. "L'unione europea non
potrà mai accettare che il governo italiano in violazione della normativa
europea dia un prestito ponte senza sapere poi chi questo prestito lo deve
restituire. E' vietato dalla legge comunitaria dare degli aiuti di Stato, così
come è inimmaginabile che l'Ue. accetti quel che richiede la Sea ovvero un
risarcimento, una compensazione per evitare la continuazione della causa".
(22-03-2008).
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
Pressing di Air
France: il nostro piano venga rifiutato o accettato subito, non fra tre mesi.
In campo l'ipotesi Lufthansa Alitalia, il
rilancio di Berlusconi "In 3-4 settimane la proposta, m'impegno io".
Veltroni: c'è una cordata? Si manifesti in 48 ore Toto (Air One): niente
offerte al buio, qualunque operazione deve fare i conti con noi Ancora
polemiche sulla vendita di Alitalia dopo il via libera del
governo all'acquisto da parte di Air France. Berlusconi è tornato sulla
possibilità di un'entrata in campo di una cordata italiana: "In
tre-quattro settimane la proposta, m'impegno io". Pronta la replica di
Veltroni: "C'è una cordata? Si manifesti in 48 ore". Prodi: "Non
parlo, è l'ora della serietà". Ma Air France chiede che il suo piano venga
rifiutato o accettato subito. Toto (Air One): "Niente offerte al buio,
qualunque operazione deve fare i conti con noi". FANUZZI E A. TROISE ALLE
PAGINE 2 E 3.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia
La dignità nazionale
Mi avesse dato retta, magari facendo gestire quella catena a chi è del mestiere
(come ha fatto partecipando alla Mediolanum di Ennio Doris), avrebbe realizzato
un gigantesco affare (immobiliare e non solo) e la Ciga sarebbe ancora
italiana. Il 5 marzo scorso, quando è venuto a "Porta a porta", ho
chiesto al Cavaliere se avrebbe consigliato ai suoi figli di entrare in Alitalia. Mi sembrò che la domanda l'avesse sorpreso e la
risposta fu piuttosto evasiva. Deve aver pensato: chi me lo fa fare a
caricarmi, sia pure in parte, di una grana costosissima? Adesso ha mutato
parere: ha capito evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto
a imbarcarsi in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci
chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è un buon
affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia aerea
è insieme ambasciatore delle nostre bellezze, della nostra cucina, del
nostro design, del nostro stile di vita. Se Alitalia è
ridotta nello stato in cui si trova è perché gli italiani (manager, politici e
sindacati) sono riusciti a dare il peggio di sé. I manager hanno fatto piani
sbagliati, i politici romani per non perdere qualche migliaio di voti hanno
rifiutato qualunque cura dimagrante in tempi in cui essa sarebbe stata meno
traumatica, i politici milanesi hanno costruito e difeso a Malpensa un gigante
dai piedi d'argilla: nato per evitare che gli uomini d'affari del Nord
facessero scalo a Francoforte e Zurigo, son riusciti a conquistarne soltanto
l'otto per cento. Complimenti. E i sindacati non ne hanno azzeccata una. Adesso
siamo alla fine della storia, resa più drammatica dal ricatto dei francesi. Air
France (sobillata da Klm che ce l'ha con noi, a ragione, per la fregatura presa
a suo tempo quando dovevamo allearci con loro e li lasciammo con il cerino in
mano), Air France, dicevo, si sta comportando come gli strozzini che offrono un
valore infinitesimale per l'ultimo bene di una famiglia costretta alla fame. E
allora, se dobbiamo soffrire, se dobbiamo licenziare, asciugare, tagliare per
poi ripartire, non è meglio che le lacrime e il sangue ce li piangiamo da soli?
Nell'Italia delle signorie i francesi e gli spagnoli la fecero da padroni
giocando sulle divisioni italiane. Siamo tornati a quei tempi? Siamo ancora
un'espressione geografica, come ci definì il principe di Metternich ancora alle
soglie del Risorgimento? Regaliamo alla Francia il frutto delle liti tra romani
e milanesi, dell'ottusità sindacale, delle ambiguità di manager e politici che
forse hanno dato ai francesi qualche intempestiva assicurazione? La strada per
far restare Alitalia italiana è il commissariamento. E
il commissario deve fare tagli certo non molto diversi da quelli proposti dai
francesi. I sindacati che rifiutarono il bisturi sono pronti a usare l'ascia?
Un disboscamento traumatico è indispensabile: meglio che lo facciano i francesi
o gli italiani? I soldi per salvare Alitalia li
abbiamo. Dobbiamo convincere i nostri pigri capitalisti che per una volta
avranno nel sindacato il migliore alleato e nella politica un collaboratore
fedele. Altrimenti la partita è persa. Non quella aerea. Quella della dignità
nazionale. Bruno Vespa.