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DOSSIER “ALITALIA”

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TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  22-3-2008       #TOP


IN EVIDENZA       1)         2)

 

Alitalia, Di Pietro contro Berlusconi. La Cisl: no al ricatto del commissario. Bonanni attacca il governo: «Giochi puerili ma la situazione è colpa sua». E Padoa-Schioppa stoppa il Cavaliere:«La gente sogna, resta poco ossigeno» (La Stampa 22-3-2008)

 

ROMA
Il «ricatto» del commissariamento per Alitalia «è un giochetto puerile del governo nel quale non entro». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni attacca l'esecutivo e aggiunge: «La responsabilità è tutta del governo che ha avallato un piano e un trattativa senza rivelare a nessuno i punti irrinunciabili che aveva posto. Questo non va bene, perchè le azioni Alitalia sono un possesso pubblico e non privato».

Frecciate al governo
«Il governo non può fare tutte le parti, sapeva ciò che era gestibile ciò che non lo era» prosegue Bonanni. E, in vista del tavolo di martedì con i sindacati, il numero uno della Cisl invita il presidente di Air France, «a dire che il piano presentato è modificabile, finora ha detto che non lo era. Ma se si richiede consenso, si deve essere disponibili alla trattativa». Riguardo all’ipotesi di una offerta alternativa, «qualcuno ha detto che per partecipare vuol vedere i conti perchè finora non li ha visti. Se i criteri usati con gli esterni sono gli stessi usati con il sindacato - dice Bonanni - non mi stupisce che ci sia chi lamenta di non aver bisogno di qualche giorno per vedere i conti, perchè non li ha visti finora».

Bufera sulla privatizzazione
La vicenda Alitalia resta dunque al centro della campagna elettorale. La privatizzazione della compagnia di bandiera continua a far discutere dopo che ieri è andata in scena la lite tra Berlusconi e Veltroni sui tempi della presunta cordata pronta all'acquisizione di Alitalia. Ma nel centrosinistra sono diverse le voci critiche contro la linea scelta dal Cavaliere che ha confermato l'esistenza di una cordata italiana e ha chiesto tre-quattro settimane di tempo.

Veltroni: spirito bipartisan
Mentre Veltroni sostiene che «la vicenda Alitalia andrebbe gestito con spirito bipartisan», è Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, a entrare nella polemica scatenata dalle affermazioni di Berlusconi. «Il Cavaliere sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia». Secondo Di Pietro queste «operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale». «È difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela - ha aggiunto Di Pietro - e neppure i figli del Cavaliere. Se lui vuole se la compri, ma non può fare la mattina il presidente del consiglio e il pomeriggio si compra i beni dello Stato con i soldi degli italiani».

Bersani: «Alitalia è andata nel rosso profondo nel governo Berlusconi»
Di Pietro, infine, spiega che il disastro di Alitalia ha nomi ben precisi e «sono quelli degli amministratori delegati che Berlusconi ha messo durante il suo governo, amministratori che hanno messo sul lastrico Alitalia perchè non hanno saputo fare e portare avanti alcun piano industriale». Duro anche il commento del candidato sindaco di Roma Rutelli: «Il centro destra non scherzi su Alitalia. Un rinvio non può esserci. Dicano con chiarezza se hanno alternative da mettere in campo. Altrimenti si prenderanno la responsabilità di un fallimento devastante per tutta l’economia nazionale». Anche Bersani sferza il Cavaliere: «Capisco le esigenze elettorali, ma ci vuole senso di responsabilità. Noi siamo agli sgoccioli e non per colpa del governo Prodi: nei cinque anni di governo Berlusconi Alitalia è andata nel rosso profondo. Cerchiamo di essere tutti responsabili: dobbiamo trovare presto una soluzione, altrimenti si va ad un commissariamento con esiti non valutabili».

Padoa-Schioppa: «Perso il senso della realtà»
«Quel che stiamo rilevando è prima di tutto una estremamente drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà»: è il commento del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa alle ultime vicende dell’Alitalia, in una battuta rilasciata al Financial Times. «La gente sta continuando a sognare che c’è ancora tempo, che esistono acquirenti alternativi e soluzioni alternative. L’Alitalia - osserva invece il ministro - ha ossigeno per poche settimane». «La tempistica è quella imposta dalle condizioni della compagnia, qualunque cosa i politici al riguardo possano pensare. Non siamo nell’ambito della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria. Qui ciascuno sta giocando - conclude Padoa-Schioppa - alla politica del "rischio calcolato", ma il centro di gravità di questa compagnia è stato spinto in modo irresponsabile oltre l’orlo del baratro».

La Lega: Lufthansa è interessata
Il centrodestra chiede invece tempo. Secondo Alemanno «per Alitalia è necessario un intervento ponte che consenta di rinviare le decisioni al nuovo governo, che dovrà fare scelte chiare sul futuro della compagnia aerea». Calderoli invece preme per l'ipotesi-Lufthansa: «A questi prezzi, credo che non solo ci saranno imprenditori ma credo che anche Lufthansa sarà molto interessata». Mentre Maroni avverte che «l’Ue è stata molto chiara e ha detto che non si può più mettere nemmeno un centesimo di soldi pubblici in Alitalia». Più netto il segretario della democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi: «La scelta unica di Air France è sbagliata. Si tenga conto della cordata italiana che vuole giustamente veder chiaro nei bilanci della nostra compagnia di bandiera. L’Alitalia deve rimanere italiana senza se e senza ma».

 

 

 


«Berlusconi? Insider trading su Alitalia» Di Pietro attacca: «Certe operazioni prima si fanno e poi si dicono». «Queste sono turbative di mercato illegali» Tremonti: «Tutti sapevano di cordata Prodi-Air France» (Il Corriere della Se4ra 22-3-2008)

 

MILANO - Il giorno dopo la lite tra Berlusconi e Veltroni sui tempi della presunta cordata italiana pronta all'acquisizione di Alitalia, arriva l'attacco del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: «Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia».
Così il ministro delle Infrastrutture ha risposto ad una domanda dei giornalisti durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. «Queste operazione prima si fanno poi si annunciano - ha aggiunto - annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale».

TRATTATIVA CON AIR-FRANCE TRASPARENTE - Riguardo alle considerazioni di Silvio Berlusconi sul fatto che il governo avrebbe portato avanti le trattative solo con Air France Di Pietro ha risposto: «Le trattative con Air France vanno avanti alla luce del sole dal primo giorno tanto è vero che sono state fatte gare aperte sotto questo aspetto». «La verità è che Alitalia è un prodotto industriale che produce tra 1 e 2 milioni di euro al giorno di debiti - ha detto ancora il leader dell'Italia dei Valori - è difficile immaginare che qualcuno voglia comprarsela e neppure i figli del Cavaliere: se lui vuole se la compri, ma non può fare la mattina il presidente del Consiglio e il pomeriggio si compra i beni dello Stato con i soldi degli italiani, è una illogicità una presa in giro che è bene smascherare».

COMPAGNIA SUL LASTRICO PER COLPE PRECISE - «Il disastro Alitalia ha nomi ben precisi - ha concluso Di Pietro - e sono quelli degli amministratori delegati che Berlusconi ha messo durante il suo governo, amministratori delegati che hanno messo sul lastrico Alitalia perchè non hanno saputo fare e portare avanti alcun piano industriale».


PADOA-SCHIOPPA: «DRAMMATICA PERDITA SENSO REALTÀ»- «Un'estremamente drammatica e sorprendente perdita di senso della realtà». È questo ciò che, secondo il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, emerge dalla vicenda Alitalia. «La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative». Ma Alitalia «ha ossigeno per poche settimane», sottolinea in un colloquio con il Financial Times, che alla compagnia italiana decida un articolo dal titolo "Alitalia più vicina alla bancarotta dopo il veto di Berlusconì". «Qualsiasi cosa pensino i politici, - prosegue il ministro - le scadenze sono dettate dalle condizioni della compagnia». «Non siamo nel campo della discrezione politica, ma in quello delle dinamiche di una crisi economica e finanziaria. Tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro - denuncia ancora il ministro - e il centro di gravità della compagnia è stato irresponsabilmente spostato oltre il limite».

TREMONTI : «TUTTI SAPEVANO DI CORDATA PRODI-AIR FRANCE» - «Tutta Europa sapeva che la cordata partiva da Prodi e finiva in Air France». A dirlo è Giulio Tremonti (Pdl) ospite questa della trasmissione «Omnibus» su LA7. Per questo, aggiunge l’ex ministro dell’Economia, «se a fianco dell`ipotesi Air One emergesse una cordata di industriali anche non italiani, sarebbe una cosa ottima».

MARONI: «INIZIATIVA BERLUSCONI PER MALPENSA. VELTRONI IPOCRITA» -
«Guardiamo con attenzione all' iniziativa di Silvio Berlusconi, molto forte, molto concreta. Siamo certi che se questa cordata ci sarà, terrà in giusto conto le sorti di Malpensa, a differenza di quanto ha fatto Air France». Parla così l'ex ministro leghista Roberto Maroni a Radio Padania sugli ultimi sviluppi della vicenda Alitalia. Air France infatti, prosegue, «ha solo l'interesse a chiudere Malpensa per chiudere un concorrente rispetto a Parigi. Questi due scali sono troppo vicini, troppo simili». «So che questa iniziativa di Berlusconi - conclude Maroni - ha fra i suoi obiettivi non solo l'acquisto di Alitalia ma, per noi soprattutto, il rilancio, comunque la salvaguardia di Malpensa».
«Sono veramente stupito dalle reazioni di Veltroni all'iniziativa di Berlusconi», ha aggiunto Maroni. «Non ho ancora capito bene - aggiunge - se Veltroni è a favore o meno del piano di Air France perchè dice: va bene il piano Air France, ma bisogna anche salvare Malpensa. Il piano Air France però condanna Malpensa e quindi quello che dice è un'ipocrisia». «E di fronte a questa forte iniziativa di Berlusconi - conclude l'ex ministro - non sa più cosa dire. Si è reso conto che per lui, al Nord, non c'è trippa per gatti».
22 marzo 2008



Report "Alitalia 2"

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Alitalia 2 (107)


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Sezione principale: Alitalia 2

Tutti sanno, tutti rinviano ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: GILIBERTO CAPANO Il caso Alitalia è un altro esempio emblematico del problema dei problemi che paralizza da decenni il nostro paese, e che rischia seriamente di portarlo, generazione dopo generazione, al declino storico. Un ulteriore esempio tra i tanti che abbiamo visto negli ultimi mesi.

L'uomo del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia Prodi a Berlusconi: fate pure. Ma per Intesa "un'altra cordata non c'è" Ci sono volute appena 12 ore per scoprire il bluff di Berlusconi, che ha chiamato alle armi gli imprenditori italiani per impedire ai francesi di acquisire Air France: Intesa SanPaolo, che pure nei mesi scorsi aveva avanzato un'offerta in cordata con AirOne,

Il loft aspetta di vedere il bluff ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Il Pd non crede a Berlusconi, va migliorata la proposta francese Il loft aspetta di vedere il bluff MARIO LAVIA Guardingo, a dire poco. Walter Veltroni non si è sbilanciato, né in pubblico e nemmeno tanto con i suoi: "Non si capisce bene cosa Berlusconi abbia in mente".

Veltroni rilancia il fair play e punta sui comizi di mezzanotte ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A Savona Veltroni non elude il nodo di Alitalia: "Se ne parla con grande leggerezza, si annunciano cose che fanno un incendio su una vicenda la cui delicatezza è evidente per il futuro del paese. Del resto, sulla sorte della nostra compagnia di bandiera, Berlusconi e Fini hanno detto cose che sono il giorno e la notte".

Il Cavaliere (va in) bianco ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: IL CASO ALITALIA Intesa non ci sta: non ci muoviamo a richiesta. Tps: tempi strettissimi Il Cavaliere (va in) bianco RAFFAELLA CASCIOLI Non sarà Intesa Sanpaolo il Cavaliere bianco del Cavalier Silvio Berlusconi nell'affaire Alitalia. E, questo, perché Intesa è fuori da tre mesi dalla trattativa, ma soprattutto perché la banca non risponde a chiamata.

Berlusconi: <Pronto Prodi? Ferma tutto, arrivo io> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: indomani della sua dichiarazione d'intenti a favore di una cordata italiana per Alitalia, è chiara. Il Cavaliere vuol sfruttare lo spazio che gli s'è improvvisamente spalancato di fronte sul caso Alitalia, a sole tre settimane dal voto, per via delle esitazioni del governo e dello stop intimato dal sindacato, Cgil in testa, all'accordo coi francesi.

Il 'fronte del Nord' guarda alle banche per salvare Malpensa ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: imprenditori del Nord se la sentirebbero di tentare la discesa in campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di conseguenza, Malpensa. Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza di Alitalia, per Marco Tronchetti Provera è un peccato e il numero uno di Pirelli si era detto disposto, se chiamato in causa, a ragionare sulla questione.

Scontro sui tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana c' ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Scontro sui tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana c'è ma che ha bisogno di 3-4 settimane per fare l'offerta - -->.

BATTESIMO O FUNERALE, FACCIAMOLO IN CASA ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: per salvare e rilanciare Alitalia occorrono interventi chirurgici disperati. La nostra compagnia di bandiera paga errori accumulatisi negli ultimi quindici anni da cui nessuno può chiamarsi fuori. Non i dipendenti che hanno fatto decine di inutili scioperi con il solo risultato di impoverire la società e farle perdere reputazione in Italia e all'

DI NUCCIO NATOLI - ROMA - LA PARTITA Alitalia forse va ai supplem ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il Cavaliere scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari.

Silvio: cordata Scontro sui tempi con Veltroni ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il Cavaliere scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari.

QUI PARIGI SPINETTA NON MOLLA E STRINGE I TEMPI PER L'ACQUISTO 0 Air France fa pressing: Decidere subito ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: potrebbe tornare a riunirsi il cda di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati. L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate "strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda, e perché con il rischio incalzante di una crisi di liquidità non c'è più il tempo di sondare altre strade:

Duello sul futuro di alitalia tra veltroni e berlusconi ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La replica: servono 3-4 settimane Duello sul futuro di Alitalia tra Veltroni e Berlusconi ROMA - Botta e risposta su Alitalia tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pdl ha dichiarato: "Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana: molti imprenditori si sono dichiarati disponibili".

E toto vuole tornare in pista "pronti all'offerta con intesa" - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Le fonti governative con cui abbiamo parlato sottolineano il carattere politico delle polemiche italiane e quindi la volontà di osservare tutto il riserbo possibile, come fa del resto tutta la classe politica transalpina. Chiedere dichiarazioni ufficiali è inutile, mentre è possibile ricostruire l'atteggiamento che prevale negli ambienti governativi.

L'obiettivo è bloccare spinetta anche a rischio-commissariamento - giovanni pons ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma quali garanzie vi sono che se si procedesse in questa direzione poi l'Alitalia possa essere acquistata da una cordata di imprenditori italiani? Nessuna garanzia ma in molti assicurano che il salvataggio di Alitalia non è un problema di soldi, una volta che si sa quello che si compra. E come mai in tutti questi mesi questa cordata non si è appalesata, ci si domanda?

E bruxelles avverte: così perderete i vantaggi della apertura con gli usa ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: entrata in vigore di questo accordo il 30 marzo, Alitalia non sarà nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno", ha detto Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, a pochi giorni dall'entrata in vigore dell'accordo Open Sky (Cieli aperti) per la liberalizzazione delle rotte fra Ue e Usa.

Berlusconi: c'è la cordata alitalia pronti in tre-quattro settimane - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: porterebbe diritto Alitalia coi libri in tribunale. Francesco Rutelli, candidato sindaco a Roma, chiede "scelte responsabili e trasparenti" mentre il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ricorda che "se Alitalia fallisce è una cosa drammatica, il problema va risolto con serietà, senza propaganda elettorale".

Si può abolire la par condicio? - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: due beni pubblici, l'etere e lo spazio aereo, sottoposti a regime di concessione ovvero di licenza. Per quanto riguarda invece la normativa anti-trust sulla tv, qui l'Europa è già intervenuta avviando una procedura d'infrazione contro l'Italia per la legge Gasparri, con la minaccia di una maxi-sanzione se il provvedimento non verrà rapidamente modificato o sostituito.

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Proprio perché amo i radicali e le loro battaglie, mi aspetterei che l'abbattimento della cognomocrazia fosse un loro obiettivo. (f. m.) La vignetta di Bucchi La vignetta di ieri di Massimo Bucchi non si riferiva ovviamente alla compagnia aerea "Air Italy", che nulla ha a che fare con Alitalia.

I lavoratori atitech tornano a roma ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Riprende il confronto con Air France sulla proposta di acquisto di Alitalia, che prevede migliaia di esuberi. Francesco Maranta, dei Comunisti italiani chiede l'attivazione del tavolo Stato-Regioni. "Non è solo un problema dei sindacati - dice - devono intervenire le istituzioni".

Un dialogo per l'opera ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ho già scritto che le vicende del Carlo Felice ricordano la tragicommedia dell'Alitalia. Quante volte i passeggeri andavano all'aeroporto e scoprivano che non si volava? Buon senso, moderazione da tutti i lati: solo così si evitano le catastrofi.

"racconto la fine dell'italia" - emanuela giampaoli ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se anche oggi (ieri ndr) di fronte alla vendita di Alitalia ci troviamo di fronte a Berlusconi che afferma che la compagnia aerea deve continuare ad essere di proprietà nazionale perché c'è una cordata di imprenditori tra cui i propri figli disposti all'acquisto. Ma poi dirà che scherzava, come sui precari.

I tour operator in fuga da alitalia - fulvio totaro ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia I tour operator in fuga da Alitalia Perso il 30% dei pacchetti turistici. Le agenzie scelgono le low cost E ancora forte il mercato americano, ma Iberia sta crescendo FULVIO TOTARO ROMA - La crisi di Alitalia non mette a rischio le vacanze degli italiani, ma sono diminuiti i turisti che partono con la compagnia di bandiera.

"sì ai francesi, anzi no" così il cavaliere ha già fallito il salvataggio - luca iezzi roberto mania ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anzi non immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia". Da allora - era il 13 dicembre del 2006, non tanti anni fa - l'Alitalia è solo peggiorata, continuando a perdere il suo milione di euro quotidiano. Ma ora a parlare non è più il leader dell'opposizione. Perché nel frattempo Silvio Berlusconi è sceso in campagna elettorale e sente, di nuovo,

L'11 settembre ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 11 settembre Gli imprenditori Noi faremo quello che fanno tutti gli altri paesi per le loro compagnie aeree C'è questa volontà precisa di arrivare a una fusione tra Alitalia, Air France e Klm Con il piano presentato dall'ottimo Cimoli, Alitalia può andare bene e produrre utili Non so. Anzi non immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia.

"chi vince governa anche con un solo senatore" ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia". Piersilvio muscoloso e sulla moto, come in copertina della riviste patinate? Veltroni ride, "non è nel mio stile, se posso scegliere.". Taglio dei parlamentari (ridotti a 570), dei loro stipendi (equiparati alla media europea), una sola Camera, riforma elettorale sono alcune delle modifiche istituzionali che Veltroni rilancia.

Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti di Marcella Ciarnelli Come in una commedia di Feydeau. Il Cavaliere non ha nessuna vergogna ad immaginare il suo futuro impegno alla guida del governo, al momento garantito dai trionfali sondaggi da lui sventolati in ogni occasione, esattamente come la replica di una commedia dell'

Crisi Alitalia, spunta la cordata elettorale Berlusconi insiste sull'intervento italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: del Crisi Alitalia, spunta la "cordata elettorale" Berlusconi insiste sull'intervento italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile "Sono impegnato io, quindi si farà". La vicenda Alitalia entra sempre di più nello scontro elettorale e Berlusconi assicura - smentendo i vertici di Intesa Sanpaolo - che la cordata italiana alternativa ad AirFrance sta marciando.

Buffi e buffoni. Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegh ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere". Belle parole, peccato, però, che le ha pronunciate quattro anni fa. E continua a pronunciarle ancora oggi.

Air France va avanti: <Ma si decida subito> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: riunirsi il consiglio di amministrazione di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati. L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate "strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda della compagnia di bandiera, e perché con il rischio incalzante di una crisi di liquidità non c'

E il Cavaliere spiazza il Pd ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ROMA La cordata italiana pronta a rilevare Alitalia potrebbe presentare la sua proposta in tre-quattro settimane: l'annuncio di Silvio Berlusconi, accolto con grande scetticismo dagli avversari, crea tuttavia un problema all'interno della maggioranza. Walter Veltroni infatti non può ignorare la bocciatura secca del piano Air France da parte dei sindacati,

Berlusconi: <O si fa Alitalia o si muore> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ci sono imprenditori italiani interessati al salvataggio di Alitalia che "si sono dichiarati disponibili e che ora si stanno parlando". Sono "nomi grossi - spiega - e tutti in contatto con Toto". ITALIANITÀ Suona il tasto dell'orgoglio l'ex premier e spiega che consegnare Alitalia a Parigi sarebbe un po come essere colonizzati.

Vuol pensarci lui Ma per ora c'è solo il ... prestito ponte Cara Unità, c ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Francesco Avallone Alitalia, perché nessuno fa notare che Berlusconi ha governato per 5 anni? Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di colpe del Governo Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo quinquennio di governo. Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua sfacciataggine e lo sbugiarda pubblicamente?

Niente di personale ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E che dire della disinvolta cordata elettorale su Alitalia, presentata come se giocasse a monopoli invece che sulla pelle di migliaia di lavoratori? Questo giornale, come altri del resto, non pretende di avere l'esclusiva delle virtù civili e non pratica l'indignazione come genere d'effetto.

Continuità, il ministero prende tempo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: indicazione sui casi Alitalia e Myair --> L'Enac attende un'indicazione sui casi Alitalia e Myair Meridiana chiede all'Enac di bloccare il ritorno di Alitalia sui cieli sardi. L'ultima parola sarà del ministro. È tempesta sulla continuità territoriale e i sardi rischiano di dover rinunciare alle tariffe scontate dal 30 marzo.

Lotta a tutto campo sulla Roma-Cagliari rotta da super ricavi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: raggiunto un accordo commerciale tra Alitalia e Meridiana. Ora, invece, gli aerei con il tricolore, a partire dalla fine di marzo, potrebbero tornare a volare nei cieli sardi. Almeno questo è uno dei punti cardine del piano di riorganizzazione dei collegamenti di Alitalia, anche perché la rotta Cagliari-Roma è tra le prime in Italia per numero di passeggeri e ricavi dopo la Milano-

Abbasseremo le tasse, è una certezza Veltroni: non si scherza sui precari, come ha fatto Berlusconi. Di Pietro non farà il Guardasigilli ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Compaiono in tutte le campagne elettorali, per giurarci su o vendergli ALitalia". Il primo ddl in consiglio dei ministri sarà quello contro la precarietà. E fa la predica alla Bignardi che si interrogava sulla sinistra più indignata per la battuta berlusconiana "sposi mio figlio" della stessa destinataria: "Daria.

Stai consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita stellare: 6,7 miliardi. ... ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita stellare: 6,7 miliardi. Aveva lasciato il disastro sui binari, ma l'Alitalia di Berlusconi&Co. gli assicura un assegno annuo di 2,9 milioni di euro: più di qualsiasi altro omologo straniero.

I grandi manager del profondo rosso Fortune, stipendi e carriere degli uomini chiamati da Berlusconi a gestire la compagnia ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Così ripetevano gli olandesi quando chiusero la porta all'Alitalia guidata da Domenico Cempella. Furono disposti anche a pagare una multa di 500 miliardi di lire pur di non rimettere piede (anzi, ali) nella Penisola. La questione (anche allora) era Malpensa. La fusione Roma-Amsterdam faceva perno sullo scalo varesino: ma all'epoca nessuno lo voleva.

Stai consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima alla Sea frena su... ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima alla Sea frena su Malpensa, poi in Alitalia dirotta i voli sullo scalo varesino. Torna dov'era partito e fa causa alla compagnia. Dove aveva guadagnato 200mila euro in un anno.

Serpenti nella bottiglia messaggi nella campagna ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quanto al problema Alitalia: se si parla di debiti, investimenti, licenziamenti, fallimenti, insomma di un'Italia senz'ali, forse qualcuno presta più attenzione e sente meno odor di recita. Per il resto il tasso di propaganda politico-pubblicitaria sale alle stelle, quasi che davvero si trattasse solo di vendere un prodotto con slogan commerciali.

AirOne e Soglia, tornano le tentazioni italiane ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia lo scorso dicembre per l'esiguità dell'offerta, per la dimensione del gruppo (un sesto di Alitalia), per l'incertezza finanziaria della proposta (tutta giocata a debito), fatta da una compagnia che fattura sei volte meno della compgnia aerea nazionale (circa 700 milioni contro oltre quattro miliardi) e con un alto livello di indebitamento (

In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da parte di Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia. E chiedersi come vadano lette le dichiarazioni del suo amministratore delegato, Corrado Passera, riflettendo sull'intera costruzione del pensiero adottata ("E al momento è inimmaginabile..."). Intesa-Sanpaolo è una grande banca, di rilievo internazionale;

Berlusconi lancia la cordata elettorale Sono impegnato io, quindi si farà . Veltroni: se ci sono disponibilità escano allo scoperto in 48 ore ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma la cordata italiana alternativa ad Air France per l'acquisizione di Alitalia sta marciando. Almeno secondo il promotore Silvio Berlusconi. È una "proposta vera", ha assicurato il leader della Pdl. Che per ora, però, non ha padri. Di imprenditori pronti a farsi avanti, tranne qualche minore eccezione, se ne vedono pochi.

L'applauso al mago Silvio ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: insù a guardare se al mago Silvio riesca il suo ultimo numero: il salvataggio di Alitalia dalle grinfie degli odiati francesi. Segretamente innamorati dell'impossibile, con molti se e tanti ma, non sono pochi i politici e sindacalisti, molti dei quali a sinistra, che sperano nella riuscita dell'ultimo colpo del prestigiatore di Arcore.

<Alitalia, ci penso io a giorni la cordata> ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, ci penso io a giorni la cordata" e air france avverte: vogliamo subito una decisione Berlusconi accelera. Veltroni: si faccia avanti in 48 ore pd, dc, udc e arcobaleno insieme 22/03/2008 grande accozzaglia nella città dei fiori 22/03/2008 claudio donzella Sanremo.

Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina Pagina 2 Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana --> Meridiana minaccia di bloccare i voli in continuità territoriale, se l'Enac non fermerà Alitalia e Myair. Ma il ministero prende tempo.

Decolla la cordata di berlusconi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina Pagina 2 alitalia Decolla la cordata di berlusconi Alitalia --> Scontro con Veltroni "O si fa Alitalia o si muore". Silvio Berlusconi per salvare la compagnia di bandiera sembra essere disposto a tutto. "La cordata italiana c'è - assicura - e la spunterà sui francesi".

Il Consiglio diviso su una parola ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di discussione su Malpensa ed Alitalia e dividere centrodestra e centrosinistra. Il vocabolo che ha acceso discussioni a non finire in Consiglio comunale e che ha impedito che i due schieramenti votassero un documento unitario è "hub". Per il centrodestra, in particolare per la Lega, il concetto di hub, cioè di sistema aeroportuale internazionale legato anche ai voli per le merci,

CONTINUA A PAGINA 33 ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anzi, fa le sue proposte per l'Alitalia con il piglio del salvatore della patria, del capo azienda orgoglioso della propria iniziativa, di quella dei suoi figli e di altri uomini d'affari a lui vicini. La salvezza dell'Alitalia, insomma, come un atto di leadership e generosità verso la nazione.

Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il Garante contro i tg: troppo spazio a Pdl e Pd Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa Berlusconi: un mese per la cordata italiana. Veltroni: vuole arrivare al voto Con una chiamata alle armi che rimanda a Garibaldi e al Risorgimento, Silvio Berlusconi ha rilanciato ieri la soluzione della cordata italiana per l'acquisto dell'Alitalia.

BREVI ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Alitalia e Myair non rinunceranno ai collegamenti giornalieri con Roma Fiumicino, Milano Linate e Bologna annunciati per la stagione estiva. L'altolà arriva dalla stessa compagnia aerea. "Si tratta di voli che oggi vengono garantiti da Meridiana e Air One in regime di continuità territoriale", spiega la società fondata dall'

Berlusconi: <No ai francesi> ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Su Alitalia, Berlusconi sta facendo insider trading, sta rovinando le famiglie. Ma non si può giocare con l'economia degli italiani, non siamo una bocciofila", si sfoga il leader dell'Idv. Insider trading? Accusa pesante. Certo, il titolo Alitalia è da giorni sulle montagne russe e il dibattito in corso non è dei più ortodossi.

Dal 30 marzocieli apertifra Usa e Ue ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma Alitalia manca all'appuntamento. L'avvio è fissato per domenica 30 marzo, e l'Alitalia non conosce il suo futuro. Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, esprime il rammarico di Bruxelles: "È un vero peccato se all'entrata in vigore di questo accordo l'Alitalia non sarà nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno.

Spinetta: <Non possiamo aspettare>. E Toto chiede i conti ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il numero uno del gruppo franco-olandese, l'ideatore dell'assalto ad Alitalia, nella trappola dei politici italiani non vuole caderci: "Vogliono chiuderci le porte in faccia? Non temiamo nulla, e non anniamo intenzione di farci condizionare da nessuna dichiarazione. Abbiamo un piano serio, lo porteremo avanti senza ripensamenti.

Com'è umano il boomeranglanciato nello Spazio ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: o pensa a fantasiose cordate nazionali per Alitalia, che non ha nessuna idea su come affrontare il dramma della recessione. È qualunquistico pensare di mandarla in pensione per manifesta inettitudine? L'astensionismo fa paura, ma la paura non si è rivelata spesso l'inizio di un salutare cambiamento di rotta?

Salvare l'Alitalia si può. E senza i francesi ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha capito evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze,

Solidali , ma fino a un certo punto ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma la fusione sembra essere interessante per il futuro della compagnia", anche se "purtroppo, con operazioni di questo genere, c'è sempre un prezzo da pagare in termini di livelli occupazionali". I rappresentanti dei piloti di Air France sostengono che per Alitalia l'offerta franco-olandese sarebbe "la sopravvivenza al prezzo di sacrifici".

[FIRMA] Non credo sia compito della politica metter su cordate . E' amara la prima co ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è solo un esempio, un altro è il ritorno all'annona, con Tremonti che annuncia le regalìe di pane e di latte...". Alitalia però rischia. "I risvolti sono imbarazzanti. C'è una procedura in corso, con un'offerta di Air France che forse non entusiasma, ma non è entusiasmante anzitutto lo stato in cui Alitalia si trova.

Dietro l'angolo c'è Lufthansa ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotesi di un vettore internazionale per il rilancio su Alitalia e tra i nomi più ricorrenti c'è Lufthansa. La compagnia tedesca, secondo alcune indiscrezioni, starebbe ragionando sull'opportunità di affiancare AirOne di cui già oggi è partner commerciale e approfittare nel contempo dei prezzi da saldo a cui la compagnia tratta.

Di Alitalia e di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere Alitalia nel tritac ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di Alitalia e di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere "Alitalia nel tritacarne della campagna elettorale perché sono in gioco migliaia di posti di lavoro". Forse è rimasto spiazzato dall'attivismo del suo avversario e non sa cosa dire a proposito della compagnia di bandiera.

E se non è un bluff? Ora il Pd ha paura ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se davvero esiste una cordata di imprenditori pronti a rilevare Alitalia, bene, fantastico, però faccia i nomi. Dica chi sono questi benefattori. In caso contrario smetta, il caro Silvio, di minare la trattativa coi francesi... Questa tattica sarebbe perfetta, a patto che Berlusconi non abbia davvero nulla in mano.

Berlusconi: offerta entro un mese ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: [FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA L'affaire Alitalia sta trasformandosi sempre di più in pochade. Silvio Berlusconi ieri ha scomodato persino Giuseppe Garibaldi: "O si fa Alitalia o si muore". Il Cavaliere ha spiegato che la "salvezza dalla colonizzazione", dalla "svendita ai francesi" deve passare per la cordata italiana.

L'elefante bianco ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economist per leggere qualcosa di utile sul caso Alitalia e capire come gli altri ci guardano. Ma non è un buon segnale che l'Economist resti in solitudine mediatica a dedicare spazio al dossier Alitalia-Air France-Klm, invitando i suoi arguti lettori a un commento. Con il resto del mondo girato da un'altra parte, verso il prezzo volante del petrolio,

Volante 1 a volante 2 ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia sempre più al centro dello scontro elettorale. Berlusconi fa propaganda, insiste sull'ineressamento di Banca Intesa e annuncia: "Cordata italiana pronta in 3 o 4 settimane". Cioè subito dopo le elezioni che pensa di vincere anche così.

Sinistra: da Parigi troppi tagli. Il governo tratti ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: riduzione della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 la compagnia aveva i conti in ordine". Da Ferrero critiche analoghe anche per la questione Malpensa: "Ad indebolire l'azienda è stata la scelta politica legata ad imprenditori del Nord,

Solidarietà dai francesi, che si proteggono meglio ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Hanno ben chiara la situazione: "Dopo aver aspettato che Alitalia fosse all'agonia per poterla acquisire, Air France si presenta come salvatore della patria valutandola un prezzo irrisorio (138,5 mln euro), esigendo un piano di licenziamenti: sui 18.000 lavoratori delle due società del gruppo (Alitalia Fly e Alitalia Servizi), J.

Alitalia, il Cavaliere ci pensa dopo il voto ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: debiti di Alitalia. Nessun cedimento infatti nella causa da 1,2 miliardi di euro intentata da Sea (la società che gestisce Malpensa di cui il comune di Milano è il primo azionista) contro Alitalia. Ora il Carroccio vuole salvare capra e cavoli e divide le due questioni: "Credo che la proposta fatta da Berlusconi rispetto a una cordata di imprenditori italiani per salvare Alitalia e l'

Verba votant ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Verba votant O Alitalia o morte alberto piccinini Inutile starci a pensar su. "Qui o si fa l'Alitalia o si muore", il motto coniato ieri da Berlusconi (forse), è carino. Non vale il leggendario e farsesco "Roma o Orte" di Mino Maccari, solo perché Berlusca fa sul serio.

Trattativa difficile, c'è chi punta al fallimento ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aprendo la strada al fallimento di Alitalia". A quel punto ogni gioco al massacro - specie con Berlusconi a palazzo Chigi - diventerebbe possibile. Il vecchio sindacalista è attento a ogni segnale e vede con chiarezza che anche al sindacato - tutti e nove gli ammessi alla trattativa con Air France - è stato consegnato un campo di gioco particolamente ristretto.

Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Al voto Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 Mentre Alitalia si avviava al declino, il nostro Paese continuava imperterrito a progettare e costruire nuovi aeroporti. Per soddisfare business locali e compagnie low cost. Risultato: un fallimento da entrambi i lati Da Taranto sono decollati in un anno 16 passeggeri.

Cordate berlusconi insiste sull'offerta italiana, passera nicchia, airone si rifà avanti, parigi non gradisce ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: parigi non gradisce Per guidare 5 aerei Alitalia paga 133 piloti I numeri del disastro. Il 62% dei milanesi non usa Malpensa e il Nord preferisce hub esteri I numeri del fallimento di Alitalia non stanno soltanto nei famosi spiccioli rimasti in cassa, i 282 milioni di euro di fine gennaio in rapidissimo esaurimento, e nelle voragini di bilancio,

Repeat avrebbe potuto essere una svolta ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: potuto essere una svolta Quella fusione Alitalia-Klm sfumata nel '96 Purtroppo anche oggi si recita a soggetto Occorre una cura lacrime e sangue, il resto sono bufale L'Alitalia è ormai entrata nel frullatore della campagna elettorale. Se fino a poco tempo fa il momento e le condizioni nelle quali ci si era ridotti a decidere -oggettivamente le peggiori-- spiegavano la qualità "

Segue dalla prima l'italianità e il mercato ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: italianità prima ancora che di Alitalia, del centro-destra. Le possibilità sono due: una soluzione (senz'altro, non esaltante) che lascia Alitalia al suo destino, ma crea le potenzialità per rendere ancora più dinamico il trasporto aereo in Italia, investendo sulla concorrenza senza più il fiato sul collo di un incumbent pubblico.

Malpensanti ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia-Malpensa è il punto più alto di questo nuovo settentrionalismo. Fior di nordisti, a partire dal presidente della Regione Formigoni e dal sindaco Moratti, mettendo per un attimo da parte il loro tradizionale slancio per il mercato, le liberalizzazioni e la riduzione della spesa pubblica, si sono lanciati in una difesa corporativa e dispendiosa del presunto interesse del loro

Italianità intanto torna a farsi avanti airone ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi continua a parlare solo di Alitalia ma, tra uno slogan e l'altro, dal garibaldino "O si fa l'Alitalia o si muore" all'autocitato "Rialzati Alitalia", è costretto a una parziale frenata: "c'è la possibilità" che imprenditori italiani si facciano avanti "assistiti da banche importanti" ma "servono tre o quattro settimane".

Segue dalla prima i numeri del disastro ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: hub bocciato anche da Alitalia Poi c'è l'eterno capitolo Malpensa. Un hub costruito su un asse, quello che va tra Torino e Trieste, che conta più o meno un aeroporto ogni sessanta chilometri. La classica zappa sui piedi. Più nel particolare, uno sdoppiamento aeroportuale sulla città di Milano che fa perdere ad Alitalia circa duecento milioni all'

Israele l'agenzia per l'immigrazione ha perso la sua centralità ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: centralità Anche la Sokhnut messa in crisi dalla concorrenza Per i giovani più che stile Exodus sembra un viaggio Erasmus Anche Israele ha la sua Alitalia. La Sokhnut, o Agenzia ebraica, è un'istituzione che ha fatto la Storia del paese ma che oggi brucia cifre da capogiro. Qualcuno vorrebbe lasciarla fallire, altri privatizzarla, probabilmente se la caverà con qualche doloroso taglio.

Segue / silvio ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: regalerà la polpa di Alitalia agli amichetti a condizioni nettamente inferiori rispetto a quelle di Air France". Un sospetto, questo, che ha già intaccato i consueti canali di comunicazione bipartisan. Fanno notare al loft che Alitalia è un caso di interesse nazionale, "uno di quelli in cui gli avversari dovrebbero scambiarsi quantomeno una telefonata di cortesia"

Il reality sbarca in ufficio Gara fra le maxi aziende ( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'Alitalia, che in un primo tempo aveva accettato, poi vista la situazione poco allegra, ha reputato fuori luogo il canta che ti passa e saggiamente si è ritirata. Intanto, se il programma avrà successo, per le prossime edizioni si pensa di allargare il tiro a enti e istituzioni quali i vigili del fuoco,

ROMA Banca Intesa non si è ritirata e c'è un gruppo di imprenditori, sensibile ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e assicura che entrerà in campo una cordata di imprenditori italiani che a suo giudizio dovrebbero spuntarla sui francesi. Il leader del centrodestra parla di nuova forma di "colonialismo" e sollecita il governo a concedere "tre o quattro settimane", perché "ad Air France sono stati concessi sei mesi" per effettuare la "

Zipponi: <C'è chi vuole fare affari attraverso il fallimento di Alitalia> ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Altro punto è la separazione dei destini tra Malpensa e Alitalia. Malpensa genera una perdita per Alitalia di 200 milioni all'anno. Visto che il presidente della Sea dice che alla sua porta c'è la fila di compagnie che non vedono l'ora di sostituire l'Alitalia, cominci subito e si predispongano contestualmente gli strumenti per proteggere tutti i lavoratori.

Berlusconi cavalca la tigre: <La cordata italiana si fa> Air One pronta a rientrare ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la risposta alla proposta di acquisizione di Alitalia presentata da Air France-Klm sarà "un chiaro e secco no". Parola di Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, che in piena campagna elettorale si erge a difensore dell'orgoglio nazionale ferito. "O si fa Alitalia o si muore", grida il Cavaliere, novello Garibaldi.

D ALL'ALITALIA alle prospettive del dopo-elezioni, dall'emergenza econom ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

950 euro al mese, da che parte dovrei stare? Alitalia: compra il Cavaliere, paghiamo tutti L'ossesssione del Pil e il mito della velocità ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Bo) Alitalia, c'è chi compra e chi paga Caro direttore, il Cavaliere ha calato l'asso. In nome di una "italianità" dell'Alitalia, con una sola mossa tenta di vincere la battaglia e la guerra. La battaglia elettorale, facendo leva sul sentimento nazionale, sulla gazzarra di Malpensa ed ergendosi a difensore dei lavoratori.

Alitalia non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono".

Alitalia, Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France" "La vecchia gara è sbagliata, per la cordata serve un mese".

Alitalia. Spieghi in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è per questo che ho ritenuto mio dovere intervenire e lanciare un appello agli imprenditori italiani per mantenere l'italianità di Alitalia. Osservo che anche i paesi fanalino dell'Europa, come Grecia e Portogallo, dispongono di una loro compagnia di bandiera. Oggi, intervistato dai giornalisti, ho improvvisato questi slogan: "O si fa l'Alitalia o si muore", "Rialzati Alitalia".

Tornerete ad alzare l'età pensionabile? No. Anche l'ex mi ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: spiegate in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France o perché no. "La prima cosa da evitare è mettere Alitalia nel frullatore della politica, la compagnia ha già pagato prezzi alti a causa delle interferenze della politica.

ROMA - Walter Veltroni ha pronta da giorni la sua proposta sulle pensioni. I dettagli son ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ora ha preso in mano il pallino sull'Alitalia. Mossa non programmata, assicura l'interessato. Ma il caso gli ha consentito di proporsi come premier "in pectore" e al tempo stesso di indicare come antagonisti Prodi e Padoa Schioppa, relegando Veltroni al margine della battaglia. È stata per lui la grande occasione per riconquistare il centro dell'arena,

Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: it Il caso Alitalia è ... Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è diventato ormai solo una questione di tempi. Differenti,secondo i due maggiori partiti in lizza per le elezioni. Ieri Silvio Berlusconi al grido del Garibaldi risorgimentale: "O si fa Alitalia o si muore" ha rilanciato il suo impegno per una nuova cordata italiana.

Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per ... Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per sfruttare la straordinaria occasione di Open Sky, Cieli Aperti, l'accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue. Ogni compagnia potrà volare da qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa.

Sindacati francesi solidali con gli italiani ma avvertono: A rischio il futuro ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: loro colleghi italiani ma non nascondono il rischio che potrebbe correre Alitalia nel caso in cui decidesse di non entrare in un gruppo forte: in gioco c'è il loro futuro. La Cfdt, spiega un sindacalista francese, "sta osservando come stanno procedendo le trattative" e "siamo solidali con i sindacati italiani. Aspettiamo la conclusione dei negoziati per esprimerci sull'operazione".

Air France non molla Subito l'accordo ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La secca bocciatura di Berlusconi all'offerta su Alitalia ha spiazzato i dirigenti francesi che però non si sentono affatto fuori gioco. L'unica carta che possono giocare è quella della tempistica: per Alitalia è meglio un accordo in fretta prima della fine di marzo che l'attesa di una cordata con cui trattare qualche mese.

Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: italiana per Alitalia ... Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia almeno a parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale unificatore, che potrebbe essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di Intesa Sanpaolo o altri istituti bancari che facciano da raccordo, o da un'aggregazione di enti che a suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori dal gioco.

Non si può fare un'offerta al buio. Airone di fronte ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: un piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia - si legge - ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm. Deve decidere il Governo se vuole ricevere altre proposte perchè in una operazione così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)

Lo stretto sentiero di Silvio ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è stato consentito, per volontà di Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, solo ai francesi. Cosa serve? Nel momento della crisi Fiat è stata la famiglia Agnelli a credere nell'azienda. Ad Alitalia manca un'azionista forte e altrettanto deciso e coraggioso, o meglio: quel socio è lo stato, ora rappresentato da Padoa-Schioppa,

Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a ... Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a Air France Silvio Berlusconi ha assunto un compito complesso. Cedere, senza resistenza, ai francesi, come stava tentando di fare il governo in carica, era l'esito più semplice: nessuna fatica, nessun impegno, e che poi se la sbrighi qualcun altro con i guai del trasporto aereo.

E adesso spazio al supercafone volante ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: CALITRI E adesso spazio al supercafone volante Mentre Alitalia non riesce neppure ad alzarsi da terra, Emirates - la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti - apre l'era delle telefonate in volo. è di ieri la notizia della prima telefonata da un cellulare a 30 mila piedi di altezza. Una notizia minore rispetto ai patemi che stanno interessando le sorti della compagnia di bandiera,

La schizofrenia della campagna elettorale, il rischio che ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, le novità del processo di unificazione delle sinistre, la fine del governo Prodi e dell'esperienza dell'Unione, la separazione consensuale da Walter Veltroni e l'alleanza con Francesco Rutelli. Ospite de Il Tempo a Palazzo Wedekind il presidente della Camera e candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno Fausto Bertinotti analizza la situazione politica nazionale a poco

Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e ... Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e conia alcuni slogan: "O si fa Alitalia o si muore". E ancora: "Rialzati Alitalia". Poi il Cavaliere aggiunge: "Non è vero che Intesa SanPaolo è indisponibile. In 3 o 4 settimane pronta la cordata di imprenditori italiani".

Presidente, siamo arrivati alle ultime settimane, che ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cosa pensa di ciò che sta accadendo attorno ad Alitalia? A oggi l'offerta di Air France è inaccettabile. Ho l'impressione che stiamo ricadendo nell'esperienza negativa delle privatizzazioni del passato quando certe operazioni venivano fatte prevalentemente per fare cassa o per disfarsi di assi strategici ritenuti troppo impegnativi o perché c'era l'ideologia "privato è bello,

I Transalpini: <Il 25 tavolo con i sindacati> ( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: riduzione della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento - ha aggiunto il ministro - è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 stava con i conti ordine". E su Malpensa ha commentato: "A indebolire la compagnia di bandiera è stata la scelta politica legata ad imprenditori del Nord,

Ad un mese dal voto tutti si ricordano di Alitalia: ma dov'erano prima? ( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E AirFrance-Klm convoca in fretta i sindacati per martedì "Rialzati Alitalia" è l'ultima creazione in ordine di tempo del Cavaliere che nella trattativa sulla compagnia di bandiera è entrato prepotentemente. "Sono impegnato io ? ha detto ? quindi si fa". Il leader del Pdl ha spiegato di essere stato in disparte fino a oggi.

ALITALIA, IL RILANCIO DI BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotesi Lufthansa Alitalia, il rilancio di Berlusconi "In 3-4 settimane la proposta, m'impegno io". Veltroni: c'è una cordata? Si manifesti in 48 ore Toto (Air One): niente offerte al buio, qualunque operazione deve fare i conti con noi Ancora polemiche sulla vendita di Alitalia dopo il via libera del governo all'acquisto da parte di Air France.

LA DIGNITà NAZIONALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha capito evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze,


Articoli

Tutti sanno, tutti rinviano (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

GILIBERTO CAPANO Il caso Alitalia è un altro esempio emblematico del problema dei problemi che paralizza da decenni il nostro paese, e che rischia seriamente di portarlo, generazione dopo generazione, al declino storico. Un ulteriore esempio tra i tanti che abbiamo visto negli ultimi mesi. Pensiamo alla rivolta di alcuni rettori che vorrebbero finalmente attuati principi di merito nella distribuzione dei finanziamenti pubblici alle università (sulla base di criteri e sistemi che già esistono ma che nessuno vuole attuare); pensiamo alla situazione del nostro sistema scolastico; pensiamo al caso, drammatico, dei rifiuti di Napoli; pensiamo alle grandi opere che o non si fanno o si fanno con estenuante lentezza e con, almeno, il raddoppio dei costi preventivati. In fondo tutti sapevano da almeno quindici anni che Alitalia stava andando verso lo sfacelo. Tutti vedevano pian piano gonfiarsi e marcire i rifiuti di Napoli; tutti vedono da almeno trent'anni l'impoverimento della scuola e dell'università italiana; tutti sanno che, quando un cantiere viene inaugurato, i lavori finiranno ben oltre la data preannunciata. E tutti sapevano che le soluzioni via via adottate non avrebbero funzionato e che avrebbero portato, qualche tempo dopo, a far riesplodere i problemi con maggiore virulenza. Tutti sapevano che, senza serie ristrutturazioni, i finanziamenti pubblici ad Alitalia erano uno sperpero, come tutti sapevano che, non essendo entrata cinque anni fa nell'accordo Air France-Klm, per la nostra compagnia non c'era più speranza (ma anche allora la demagogia e un nazionalismo retorico prevalsero). Tutti sapevano, e sanno, che la scuola viene utilizzata come ammortizzatore sociale, come strumento per alleviare il tasso di disoccupazione (abbiamo un terzo di professori in più e tre volte i bidelli della Germania). Tutti sapevano, e sanno, che si spendono male i pochi soldi destinati al sistema universitario e non ha senso continuare la finzione egalitaria (che ipocritamente sostiene che tutte le università sono uguali). Tutti sapevano che il commissariamento straordinario era diventato il problema e non certo la soluzione per i rifiuti di Napoli. Tutti sanno che le regole formali che, nel corso degli anni, sono state prodotte per garantire la legittimità delle gare di appalto, in realtà producono esiti disfunzionali, avvantaggiando le imprese rispetto all'interesse pubblico. Il problema dei problemi è costituito dall'incapacità di questo paese di governarsi bene. Siamo il paese delle decisioni sempre rinviate, delle decisioni che, per definizione, devono andare bene a tutti gli interessi coinvolti, tanto paga la collettività. Decidere, per la gran parte dei nostri politici, significa "mettersi d'accordo", raggiungere equilibri che tutelino gli interessi dei propri rappresentati, e "chissenefrega" di che cosa succede dopo o agli altri. Siamo il paese in cui la politica non riesce ad andare oltre la semplice rappresentazione dei microinteressi, la mera sommatoria delle domande individuali. Siamo il paese in cui la politica tende sempre a dare ragione a chi urla e strepita, raramente a chi fa il suo dovere: la mediazione fine a se stessa e poi tutti a cena da Fortunato al Pantheon. Siamo il paese del "tanto tutto si aggiusta", e se ciò non accade è sempre colpa di qualcun altro (dei francesi cattivi, del destino cinico e baro, ?). Siamo il paese in cui chi cerca di portare avanti progetti e strategie per l'interesse generale viene considerato se va bene un "idealista", ma più spesso un povero "fesso". È difficile uscire dal tunnel in cui ci siamo infilati. Servirebbero visione, coraggio, costanza, senso della responsabilità e propensione all'interesse generale. Di queste caratteristiche ha bisogno una classe politica che voglia davvero servire il paese.

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L'uomo del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La destra (e i sindacati) mettono in fuga Air France. Senza avere alternative vere L'uomo del fare parla troppo Niente di serio per Alitalia Prodi a Berlusconi: fate pure. Ma per Intesa "un'altra cordata non c'è" Ci sono volute appena 12 ore per scoprire il bluff di Berlusconi, che ha chiamato alle armi gli imprenditori italiani per impedire ai francesi di acquisire Air France: Intesa SanPaolo, che pure nei mesi scorsi aveva avanzato un'offerta in cordata con AirOne, non ci sta. Berlusconi, però, non ci crede e spiega che l'istituto non si è tirato indietro ma chiede un'altra chance. Appena qualche ora prima il Cavaliere aveva chiesto a Prodi un prestito ponte per Alitalia e il ministro Padoa- Schioppa aveva sollecitato fatti non parole: chi è interessato si faccia avanti ora, non possiamo aspettare. Il commissariamento della compagnia di bandiera è più vicino visto che le parole di Berlusconi hanno galvanizzato i sindacati i quali ora chiedono uno slittamento dei tempi della trattativa. Il presidente Alitalia Prato ha detto ieri che i francesi sono l'unica chance per la compagnia.

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Il loft aspetta di vedere il bluff (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA Il Pd non crede a Berlusconi, va migliorata la proposta francese Il loft aspetta di vedere il bluff MARIO LAVIA Guardingo, a dire poco. Walter Veltroni non si è sbilanciato, né in pubblico e nemmeno tanto con i suoi: "Non si capisce bene cosa Berlusconi abbia in mente". In serata, poi, è stato ironico: "Magari dirà che è stato frainteso". Per cui conviene far diradare la nebbia, confidando che quello del Cavaliere sia "un bluff" perché non si vede quali possano essere le banche coinvolte in una ipotetica cordata in grado di battere l'offerta di Air France. Che resta l'unica agli atti, "pure Fini era favorevole, ora ha cambiato idea", ha detto il candidato premier del Pd. Se tutto, alla fine, si dovesse ridurre ad una sortita elettoralistica ? è il ragionamento dei veltroniani ? l'uscita di Berlusconi sull'"interesse dei figli" potrebbe ritorcerglisi contro. La linea del wait and see tenuta dai dem si salda bene, oltretutto, con il nuovo credo bipartisan che si recita al loft. "La soluzione per Alitalia deve essere condivisa ? dice Ermete Realacci ? è giusto che su una questione strategica come questa ci sia una consultazione che corresponsabilizzi tutti". Con il leader silente, ieri da Franceschini a D'Alema a Rutelli tutti hanno battuto sullo stesso tasto: "Le chiacchiere stanno a zero ? ha detto quest'ultimo ? se esiste una cordata italiana disposta a rilevare Alitalia è il momento che si faccia avanti". Magari sperando, che non ci sia: "Non può dire: la faccio fallire e poi me la compro... Berlusconi se ce l'ha faccia la sua proposta", pensa D'Alema. Il Pd dunque per ora non "tifa" per nessuno, si limita a maledire l'accelerazione che la vicenda ha subito, un po' per cause oggettive, un po' per la spregiudicatezza dei francesi, un po' per un certo spirito che ha caratterizzato palazzo Chigi e via Venti settembre. Nelle ultime due riunioni del consiglio dei ministri di Alitalia se n'è parlato molto. Nella prima, lunedì, Padoa-Schioppa ha illustrato lo stato dell'arte e i contenuti dell'offerta di Air France. Riunione non preparata adeguatamente, si lamenta qualche ministro: "Non si fanno sedute in questo modo su un tema così importante con metà governo assente e con un ordine del giorno che non sembrava stringente". Mercoledì un'altra discussione, con il ministro dell'economia sempre più pressante: o si accetta la proposta dei francesi o c'è il commissariamento. Non si aveva sentore che Berlusconi stesse meditando di scendere in campo, lui e i suoi figli. Veltroni si è ripetutamente lamentato con Prodi della gestione di questa vicenda negli ultimi giorni. I due si sono sentiti anche ieri mattina. Le fiches restano dunque sulla proposta francese, purché migliorata. Soprattutto sul piano degli esuberi, i dem incoraggiano l'iniziativa dei sindacati: "Non c'è dubbio che il governo sentirà le proposte sindacali", ha sottolineato D'Alema. Di tutto c'è bisogno tranne che di una spaccatura con Epifani, e per questo la parola d'ordine resta quella della "gradualità", nel senso che quella che va aperta è una vera e propria trattativa che nessuno può dire adesso che tempi avrà. Ma la preoccupazione per un impatto dell'iniziativa berlusconiana sul voto resta alta. Il timore che nella Pedemontana la risacca possa travolgere il successo del pullman veltroniano è forte, come mettono in rilievo in queste ore i Democratici lombardi: dalla Lombardia forse il pullman è andato via proprio nel momento in cui ve n'era più bisogno, si punta molto ora sulla conferenza operaia di Brescia del 29 che è un'altra cosa ma sarà pur sempre l'occasione per lanciare un messaggio chiaro su quella che al Nord è diventata la prima emergenza: dopo anni in cui era la sicurezza adesso è l'occupazione.

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Veltroni rilancia il fair play e punta sui comizi di mezzanotte (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

WALTERTOUR   FRA PIEMONTE E LIGURIA ULTIMA TAPPA PRIMA DI PASQUA. IL VIAGGIO RIPRENDE MARTEDÌ DA ALCAMO Veltroni rilancia il fair play e punta sui comizi di mezzanotte FABRIZIA BAGOZZI Reduce dall'attacco personale che gli ha sferrato Fini martedì, nell'ultima tappa del bustour prima della pausa pasquale, Veltroni rilancia il fair play chiamandosi ancora una volta fuori dalla logica della rissa che è stata il modello standard delle campagne elettorali italiane recenti e passate: "Bisogna liberare il paese dagli odii del passato. Siamo tornati ai vecchi linguaggi, a una campagna in cui si aggredisce personalmente". A Veltroni non è ovviamente andato giù né il siluro ad personam del numero due del Pdl ? che lo ha costretto a mettere i puntini sulle i sulla vicenda del vitalizio ? né il tentativo di tirarlo per i capelli in un gioco di botta e risposta che con la politica c'entra poco. "Passano i giorni e noi riusciamo a mantenere il tono e l'ispirazione di questa campagna elettorale perché voglio evitare agli italiani lo spettacolo amaro e desolante di vedere uno spettacolo che vedono da troppo tempo: stessi riti, stessi attacchi, stesse urla. Io a questo non partecipo. Non intendo parlare contro qualcuno, ma dire che cosa si vuole fare per questo paese". E per rimarcare, a Berlusconi che gli dà del vecchio comunista che ha inserito in lista la nomenclatura comunista risponde ironico: "Nomenclatura comunista come Veronesi, Calearo, Colaninno, il generale Del Vecchio. Sapete cosa rispondo a queste dichiarazioni che arrivano con 14 anni di ritardo? Niente e passiamo oltre". Il leader del Pd parla ad Asti, piccola città ricca del Piemonte agricolo e slow food, ancora una volta di fronte a tanta gente: "La partecipazione popolare che abbiamo visto in questi giorni è una grande festa per la democrazia, come quando tre milioni e mezzo di persone andarono a votare per le primarie". Fra le cose da fare per l'Italia, Veltroni mette al primo posto la precarietà: "In Italia oggi ci sono 875mila ragazzi che prendono meno di 700 euro al mese senza riuscire a progettarsi un futuro. Per questo abbiamo proposto di istituire un compenso minimo legale di circa mille euro al mese". Ma c'è anche la scuola: "È il grande scomparso di questa campagna elettorale ". L'Italia può funzionare soltanto con un sistema scolastico adeguato, per questo "sono determinanti la formazione e la retribuzione degli insegnanti, la loro stabilità. Ed è necessaria una scuola plasmata attorno a un'idea di autonomia didattica in cui però sia centrale l'insegnante ". A Cuneo, città medaglia d'oro per la Resistenza parla di fronte a una platea in buona parte composta da ex partigiani e rende omaggio a "quella gloriosa parte della nostra storia e alla grandezza di questi italiani che hanno fatto prevalere gli interessi generali su quelli personali". Qui torna a esprimere solidarietà al popolo tibetano e al Dalai Lama "che è stato capace di insistere proprio in queste ore sulla non violenza e sull'evitare forme estremi di lotta". A Savona Veltroni non elude il nodo di Alitalia: "Se ne parla con grande leggerezza, si annunciano cose che fanno un incendio su una vicenda la cui delicatezza è evidente per il futuro del paese. Del resto, sulla sorte della nostra compagnia di bandiera, Berlusconi e Fini hanno detto cose che sono il giorno e la notte". E per vedere l'effetto che fa, visto che, dice, "ovunque e a qualsiasi ora abbiamo trovato teatri e piazze piene", annuncia che in Puglia farà una manifestazione elettorale a tarda notte. Sarà il primo comizio di mezzanotte della storia italiana.

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Il Cavaliere (va in) bianco (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

IL CASO ALITALIA Intesa non ci sta: non ci muoviamo a richiesta. Tps: tempi strettissimi Il Cavaliere (va in) bianco RAFFAELLA CASCIOLI Non sarà Intesa Sanpaolo il Cavaliere bianco del Cavalier Silvio Berlusconi nell'affaire Alitalia. E, questo, perché Intesa è fuori da tre mesi dalla trattativa, ma soprattutto perché la banca non risponde a chiamata. "Non abbiamo mai investito in qualcosa perché chiamati da qualcuno": su queste parole pronunciate ieri dall'amministratore delegato Corrado Passera si chiude il sipario della controffensiva berlusconiana in difesa dell'italianità e si scopre il bluff di chi ha cavalcato il tema dell'italianità della compagnia di bandiera in campagna elettorale. All'indomani della chiamata alle armi di Silvio Berlusconi contro l'invasore francese, il sistema creditizio italiano risponde picche al leader del Pdl . Preso in contropiede dalla richiesta di Tps di tirare fuori in fretta una proposta seria in cambio del prestito ponte richiesto nella telefonata di ieri mattina con Prodi, il Cavaliere allude ad ipotetici contatti con imprenditori italiani trincerandosi dietro il riserbo che in questi casi, spiega, è d'obbligo. Tps, però, insiste: "Chi è interessato ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e offerte concrete, altrimenti distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne una nuova. I tempi, ormai strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario politico". Tuttavia, la riproposizione dell'offerta della cordata AirOne, che valutava un centesimo per azione e prevedeva investimenti per 4,3 miliardi, oltre che debole sul piano finanziario (visto che sono passati nel frattempo le condizioni di Alitalia sono peggiorate) mostrava già a dicembre lacune sul piano industriale. Caduto il principale pilastro finanziario dell'eventuale operazione di salvataggio, la richiesta di fatti e non di parole avanzata dal governo rivela l'inganno del Cavaliere che pure illude gli imprenditori , esalta i sindacati e fa la gioia degli speculatori visto che in borsa si scommette su nuove offerte e il titolo vola in alto del 32%. E, questo, nonostante per Alitalia non restino che due soluzioni: l'acquisto da parte di Air France che, ad oggi, appare sempre più una corsa ad ostacoli o il commissariamento come preludio al fallimento. Insomma Alitalia con l'acqua alla gola che ha di fronte a sé, come ha spiegato ieri ai sindacati il presidente di Alitalia Maurizio Prato, un'unica chance: la proposta di Air France che è "industrialmente solida". Ma i sindacati, che si sono dichiarati disposti a incontrare il presidente di Air France Spinetta il prossimo martedì, sono contrari. Chiedono che la trattativa slitti oltre il 31 marzo e il tesoro attivi immediatamente il prestito ponte di 300 milioni di euro. Senza contare che la Sea di Bonomi non molla l'osso: la richiesta di indennizzo risarcitorio per Malpensa andrà avanti. L'altra faccia della medaglia è il commissariamento che per l'economista Marco Ponti, uno dei maggiori esperti i di economia dei trasporti, alla fine non sarebbe di per sè un dramma. Anche se presuppone lo spezzatino ed è l'anticamera del fallimento. Di fatto il commissariamento è una procedura parallela alla legge fallimentare e cristallizza la posizione debitoria. Nel caso in cui, tuttavia, non si trovino risorse fresche l'unica alternativa sarebbe il fallimento: "L'ipotesi migliore al momento è che Air France entri in Alitalia, anche perché in caso di fallimento Alitalia perderebbe ciò che le dà più valore, ovvero gli slot la cui assegnazione è affidata ad accordi bilaterali". I francesi dal canto loro aspettano, ma rivedono un film forse già visto: è l'(Ali)Italia, bellezza. Con i suoi psicodrammi collettivi, con quei risvolti da commedia napoletana che portano il Cavaliere Silvio Berlusconi a suonare le campane per chiamare a raccolta un fantomatico gruppo tricolore, con i sindacati pronti alla maratona negoziale per strappare qualche miglioria, con membri dell'attuale governo che parlano di clausole vessatorie, con la consueta rissa nell'agone politico mentre le famiglie dei lavoratori son là a sperare sulle montagne russe dell'ultimo borsino della trattativa.

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Berlusconi: <Pronto Prodi? Ferma tutto, arrivo io> (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

RETROSCENA   DIECI GIORNI FA HA FATTO SALTARE L'INTESA SULLE NOMINE E ORA SI MUOVE COME FOSSE GIÀ PREMIER Berlusconi: "Pronto Prodi? Ferma tutto, arrivo io" FRANCESCO LO SARDO Se è soltanto un bluff, una mossa elettoralistica, come insinua Pier Ferdinando Casini, che in questo caso parla da persona informata dei fatti per via delle notizie di primissima mano che gli arrivano dal suocero imprenditore Francesco Caltagirone, lo si vedrà soltanto dopo il 14 aprile, passato il ciclone delle politiche. Certo è che Prodi non s'aspettava che ieri mattina Berlusconi lo chiamasse addirittura al telefono, per invitarlo a fermare, definitivamente, le macchine dell'accordo con Air France. La mossa di Berlusconi, all'indomani della sua dichiarazione d'intenti a favore di una cordata italiana per Alitalia, è chiara. Il Cavaliere vuol sfruttare lo spazio che gli s'è improvvisamente spalancato di fronte sul caso Alitalia, a sole tre settimane dal voto, per via delle esitazioni del governo e dello stop intimato dal sindacato, Cgil in testa, all'accordo coi francesi. Di qui la telefonata a Prodi: "Ho già avuto contatti, non posso dire chi sono, devo mantenere il riserbo, ma ho fiducia e conto che si possa fare" ha detto Berlusconi al premier, chiedendogli di spendersi per garantire "un prestito ponte che dovrebbe consentire a questa cordata di mettere assieme un piano industriale e di fare una, due, diligence come non era stato consentito nella prima gara". Vero o falso? Non si sa. Intanto però il Cavaliere, nella sua nuova veste di salvatore della compagnia di bandiera (che gli fa peraltro incassare il plauso dei leghisti di Bossi e dei forzisti padani) ha subito annunciato urbi et orbi il contenuto della sua telefonata con palazzo Chigi. Il Professore, coinvolto di sponda da Berlusconi in un'operazione di sospetto sapore elettoralistico, ha a sua volta adottato subito le opportune contromisure mediatiche. Berlusconi dice che c'è un gruppo di imprenditori italiani interessati a salvare la compagnia? Bene, ha fatto trapelare il Professore. Da palazzo Chigi fanno però sapere che Prodi ha spiegato al candidato premier del Popolo delle libertà che "la possibilità di un prestito ponte ad Alitalia è vincolata da parte di Bruxelles al fatto che un'ulteriore offerta sia davvero concreta ". Prodi in altre parole vuol mettere con le spalle al muro Berlusconi: "Non c'è mai stato da parte nostra nessun veto ad altre offerte. Dunque se dovessero esserci nuove offerte per l'acquisto di Alitalia ? ha detto Prodi al Cavaliere ? queste dovranno essere serie, dimostrabili, e pervenire in tempi brevi, viste le note condizioni della compagnia aerea". Nel frattempo dal presidente di Alitalia Prato a Bancaintesa, tirata in ballo da Berlusconi per la possibile cordata nazionale, c'è stata una grandinata di smentite alla sortita del Cavaliere: allo stato non c'è nessun piano alternativo a quello di Air France. Salvo improbabili conigli nascosti nel cilindro, Berlusconi non sembra uscire bene da questa vicenda. Ma agli occhi dell'elettorato il messaggio è stato lanciato: più che il bluff, il Cavaliere è convinto che resterà la sensazione che il Pdl e il suo leader volevano salvare Alitalia da una svendita. Quale sarà, davvero, il destino della compagnia di bandiera italiana lo si vedrà, incassati i voti, dopo le elezioni. Ma la mossa del Cavaliere è anche quella di chi ha ormai deciso di agire, di fronte all'elettorato, come fosse già il vincitore e il presidente del consiglio. La svolta in questo senso c'è stata con la decisione di Berlusconi di rovesciare, dieci giorni fa, il tavolo sulle nomine bipartisan (Eni, Enel, Finmeccanica). Le trattative tra Gianni Letta e Enrico Micheli sono andate avanti un paio di settimane senza gran convinzione e sempre più stancamente. Alla fine, chissà se impuntatosi sul nome di Guido Rossi alla presidenza Eni, il Cavaliere ha detto stop e il governo Prodi ha convenuto e annunciato che le scelte dei nuovi vertici sarebbero state fatte "dal nuovo governo". Una decisione apprezzata con queste parole da Berlusconi: "È un problema di cui ci occuperemo noi".

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Il 'fronte del Nord' guarda alle banche per salvare Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

? ROMA ? IMPRENDITORI pronti per la cordata italiana per Alitalia almeno a parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale unificatore, che potrebbe essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di Intesa Sanpaolo o altri istituti bancari che facciano da raccordo, o da un'aggregazione di enti che a suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori dal gioco. Come gli istituti camerali, la Regione Lombardia, enti locali e fondazioni, associazioni imprenditoriali e altro. Sono queste le condizioni alle quali, chi più chi meno, gli imprenditori del Nord se la sentirebbero di tentare la discesa in campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di conseguenza, Malpensa. Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza di Alitalia, per Marco Tronchetti Provera è un peccato e il numero uno di Pirelli si era detto disposto, se chiamato in causa, a ragionare sulla questione. Discorso un po' diverso è già quello che fanno dalle parti dei Marcegaglia: non ben gestita, forse, la gara, ma l'acciaio viaggia per mare e rotaia, si dice quando si parla dell'ipotizzata soppressione della divisione Cargo. Si spendono per Malpensa dicono dal suo entourage, Bombassei, secondo cui sarebbe un peccato buttare Malpensa a mare, e Diana Bracco che era stata tra le prime a cercare di mobilitare gli imprenditori lombardi. E ora? Tutti guardano in direzione delle banche. Ma giovedì Corrado Passera ha detto che "non c'è nulla sul tavolo" dopo che "a fine dicembre siamo stati esclusi dalla trattativa". COMUNQUE, le attese ci sono e c'è anche chi esce allo scoperto. Come il gruppo turistico alberghiero Soglia, che si dice disponibile a dare il proprio contributo ad una eventuale aggregazione di operatori del settore per il salvataggio dell'Alitalia. O come l'imprenditore bergamasco che detiene la leadership del mercato nazionale del trasporto aereo di corto raggio e che, secondo il deputato di Forza Italia Giorgio Jannone, sarebbe disponibile ad investire in Alitalia con un piano di intervento immediato. - -->.

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Scontro sui tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana c' (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

Scontro sui tempi fra Pdl e Pd per Alitalia: Berlusconi annuncia che la cordata italiana c'è ma che ha bisogno di 3-4 settimane per fare l'offerta - -->.

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BATTESIMO O FUNERALE, FACCIAMOLO IN CASA (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

IL COMMENTO BATTESIMO O FUNERALE, FACCIAMOLO IN CASA PREMESSA: per salvare e rilanciare Alitalia occorrono interventi chirurgici disperati. La nostra compagnia di bandiera paga errori accumulatisi negli ultimi quindici anni da cui nessuno può chiamarsi fuori. Non i dipendenti che hanno fatto decine di inutili scioperi con il solo risultato di impoverire la società e farle perdere reputazione in Italia e all'estero. Non i sindacati, dispersi in una quantità di sigle del tutto irragionevole e sordi a ogni richiesta di misure amare, ma razionali. Non i manager, autori di piani troppo spesso sbagliati. Non i politici romani, che per un pugno di voti hanno evitato di curare con la chemio una malattia curabile lasciando spazio alle metastasi. Non i politici milanesi, che hanno legato le sorti di Alitalia a quelle di Malpensa: aeroporto lontano da Milano, pessimamente collegato e soprattutto in grado di attirare soltanto l'otto per cento di quel traffico d'affari del Nord che doveva essere il suo business d'elezione. Non può chiamarsi fuori, infine, chi ha condotto l'ultima trattativa facendoci trovare oggi dinanzi ad Air France come dinanzi al peggiore degli strozzini. Noi non sappiamo se la cordata italiana rilanciata anche ieri da Berlusconi alla fine andrà in porto. Osiamo tuttavia osservare che - sia che si debba preparare un funerale, sia che si debba predisporre un nuovo battesimo - questi riti sarà bene celebrarceli in casa. Costi quel che costi. I manager dell'Alitalia e i politici che si sono avvicendati nell'ultimo quindicennio non sono stati in grado di imporre alla compagnia e ai sindacati alleanze paritarie che ne salvassero la bandiera, il prestigio e le facessero recuperare un'efficienza via via degradata. Non è il primo caso in cui gli egoismi nazionali aprono la porta agli stranieri. Ricordate la Banca Nazionale del Lavoro? Stava per fondersi con Monte dei Paschi. Ma ciascuno dei due galli voleva cantare e Bnl è finita ai francesi di Paribas. Altre banche italiane, per fortuna, si sono comportate più virtuosamente (Intesa Sanpaolo) sacrificando l'interesse di pochi a quello nazionale. ORA QUALUNQUE soluzione per Alitalia richiederà forti tagli di personale, capacità manageriali perdute da tempo, investimenti cospicui. Air France esige l'accordo preventivo dei sindacati perché - conoscendo l'Italia - non vuole trovarsi impantanata in un Vietnam. Ma i sindacati non possono accordarlo non tanto e non solo per il conto da pagare oggi, ma perché non avrebbero più nessuna voce in capitolo domani quando la nostra compagnia di bandiera (povera bandiera!) verrebbe gestita nel bene e nel male solo a Parigi. Se nascerà la cordata italiana sulla quale ieri Berlusconi si è impegnato con sorprendente sicurezza, essa dovrà muoversi in un campo dimenticato nel nostro Paese da almeno quarant'anni. Ha bisogno cioè di un quadro di solidarietà nazionale come quello che dalle distruzioni del dopoguerra ci portò agli anni del miracolo economico. I SINDACATI debbono dimenticarsi degli scioperi e accettare di bere l'amaro calice in un bicchiere tricolore: hanno il vantaggio che al posto dell'azzurro francese resterà il verde italiano. I milanesi dovranno ottenere la possibilità di sostituire in tempi ragionevoli le corse perdute da Malpensa, senza voler togliere a Fiumicino quel che gli è stato restituito con una scelta ragionevole. I romani dovranno smettere di considerare Alitalia un bacino di voti clientelari, perché una mucca morta non dà più latte a nessuno. Gli imprenditori disposti a giocare la partita dovranno essere generosi e pazienti. E alla fine saranno premiati. Ma se la cordata italiana dovesse fallire, meglio un commissario straordinario - con tutto quel che significa - che la svendita alla Francia. - -->.

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DI NUCCIO NATOLI - ROMA - LA PARTITA Alitalia forse va ai supplem (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

DI NUCCIO NATOLI ? ROMA ? LA PARTITA Alitalia forse va ai supplementari. Berlusconi dopo la richiesta (di fatto respinta) di un prestito ponte all'Alitalia, va all'attacco e chiede "tre o quattro settimane perché una cordata tutta italiana possa presentare una proposta alternativa a quella di Air France". Il Cavaliere scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari. Basta che ci si dia il tempo necessario". Aggiunge pure di essere in contatto con "diversi imprenditori di rilievo". Chi siano, però, è un mistero. Lo sfidato raccoglie il guanto con uno sguardo carico di scetticismo "E' il momento di essere seri. Non parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo", si limita a dire Prodi. A Berlusconi la replica scettica non piace e rincara la dose: "Il Governo non faccia colpi di testa e ci lasci il tempo per fare una valutazione approfondita dei conti di Alitalia". Quindi cala il jolly che dovrebbe mettere il Governo con le spalle al muro: "AirFrance sappia fin d'ora che il mio Governo gli dirà un secco no". Nella mischia si è gettato subito anche il candidato premier del Pd, Veltroni: "Non mettiamo l'Alitalia nel tritacarne elettorale. Se c'è una cordata alternativa si faccia avanti subito, in 48 ore. Certo è strano che una nuova cordata spunti proprio ora". Quindi la stilettata: "Non vorrei che fosse tutta una sceneggiata e dopo le elezioni si dica che la cordata non c'è più. Nel frattempo si è chiusa la porta in faccia ad Air France e Alitalia va gambe all'aria". Come in ogni sfida che si rispetti, alla botta di Veltroni, Berlusconi ha risposto con altrettanta durezza: "E' assurdo dare a noi 48 ore, mentre ad Air France sono stati concessi sei mesi". A GARANTIRE che quello di Berlusconi non è un bluff si è fatto avanti il Governatore della Lombardia, Formigoni: "Confermo che la cordata italiana è in via di composizione. Però serve più tempo per analizzare la reale situazione di Alitalia". Appunto le tre-quattro settimane chieste dal Cavaliere. Una posizione su cui si è schierata subito AirOne: "E' necessario effettuare una due diligence ?analisi dei conti e della situazione industriale ? per poter presentare un piano di acquisto". L'opzione AirOne è stata caldeggiata dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, secondo il quale "oggi nulla vieta, anzi io auspico che venga chiesto anche ad Ap Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da avere un termine di confronto con Air France". Chiosa il sindaco di Milano Letizia Moratti che parla di "resa incondizionata del governo ad Air France" e di "svendita della politica dei trasporti", entrambe da evitare, naturalmente. - -->.

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Silvio: cordata Scontro sui tempi con Veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

DI NUCCIO NATOLI ? ROMA ? LA PARTITA Alitalia forse va ai supplementari. Berlusconi dopo la richiesta (di fatto respinta) di un prestito ponte all'Alitalia, va all'attacco e chiede "tre o quattro settimane perché una cordata tutta italiana possa presentare una proposta alternativa a quella di Air France". Il Cavaliere scomoda persino Garibaldi: "O si fa l'Alitalia, o si muore". Anzi, in linea con lo slogan elettorale del Pdl "Rialzati, Alitalia". Poi lancia quello che appare un vero e proprio guanto di sfida a Prodi: "Mi sono impegnato io, quindi la cordata per salvare Alitalia si farà in pochi giorni e vi parteciperanno anche importanti istituti bancari. Basta che ci si dia il tempo necessario". Aggiunge pure di essere in contatto con "diversi imprenditori di rilievo". Chi siano, però, è un mistero. Lo sfidato raccoglie il guanto con uno sguardo carico di scetticismo "E' il momento di essere seri. Non parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo", si limita a dire Prodi. A Berlusconi la replica scettica non piace e rincara la dose: "Il Governo non faccia colpi di testa e ci lasci il tempo per fare una valutazione approfondita dei conti di Alitalia". Quindi cala il jolly che dovrebbe mettere il Governo con le spalle al muro: "AirFrance sappia fin d'ora che il mio Governo gli dirà un secco no". Nella mischia si è gettato subito anche il candidato premier del Pd, Veltroni: "Non mettiamo l'Alitalia nel tritacarne elettorale. Se c'è una cordata alternativa si faccia avanti subito, in 48 ore. Certo è strano che una nuova cordata spunti proprio ora". Quindi la stilettata: "Non vorrei che fosse tutta una sceneggiata e dopo le elezioni si dica che la cordata non c'è più. Nel frattempo si è chiusa la porta in faccia ad Air France e Alitalia va gambe all'aria". Come in ogni sfida che si rispetti, alla botta di Veltroni, Berlusconi ha risposto con altrettanta durezza: "E' assurdo dare a noi 48 ore, mentre ad Air France sono stati concessi sei mesi". A GARANTIRE che quello di Berlusconi non è un bluff si è fatto avanti il Governatore della Lombardia, Formigoni: "Confermo che la cordata italiana è in via di composizione. Però serve più tempo per analizzare la reale situazione di Alitalia". Appunto le tre-quattro settimane chieste dal Cavaliere. Una posizione su cui si è schierata subito AirOne: "E' necessario effettuare una due diligence ?analisi dei conti e della situazione industriale ? per poter presentare un piano di acquisto". L'opzione AirOne è stata caldeggiata dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, secondo il quale "oggi nulla vieta, anzi io auspico che venga chiesto anche ad Ap Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da avere un termine di confronto con Air France". Chiosa il sindaco di Milano Letizia Moratti che parla di "resa incondizionata del governo ad Air France" e di "svendita della politica dei trasporti", entrambe da evitare, naturalmente. - -->.

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QUI PARIGI SPINETTA NON MOLLA E STRINGE I TEMPI PER L'ACQUISTO 0 Air France fa pressing: Decidere subito (sezione: Alitalia 2)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

QUI PARIGI SPINETTA NON MOLLA E STRINGE I TEMPI PER L'ACQUISTO Air France fa pressing: "Decidere subito" ? ROMA ? JEAN-CYRIL SPINETTA non molla. Da Parigi trapela che il numero uno di Air France-Klm sta preparando con "serietà, buona volontà, grande scrupolo" l'incontro di martedì prossimo con i sindacati italiani: è convinto che la proposta per l'integrazione di Alitalia nel gruppo franco-olandese sia "solida, concreta, fondata", ed è certo di avere "interlocutori attenti". La pressione politica accesa da Silvio Berlusconi dà più forza al fronte del no nel confronto sindacale, pesa ma "in questa fase non condiziona le trattative e le scelte di Air France-Klm": per i francesi ottenere il via libera del prossimo governo resta una condizione necessaria, ma è un problema che, eventualmente, si porrà solo a suo tempo. Mentre l'eventuale progetto alternativo di una cordata italiana non appare tanto dietro l'angolo da impensierire. Così Spinetta vuole andare avanti, consapevole delle difficoltà, ma ancora con fiducia. Una scelta che Air France vuole anche per "rispetto" agli interlocutori con cui ha lavorato fino ad oggi, dal governo ai manager di Alitalia ed ai sindacati, e per la soddisfazione per i risultati raggiunti: un piano che prevede prospettive di sviluppo, di cui i francesi sono convinti, e di grande attenzione a mitigare il più possibile i suoi impatti sociali, attraverso misure e garanzie volte a "non lasciare nessun lavoratore per strada". MARTEDÌ l'incontro tra Spinetta ed i sindacati, che tornano a ribadire l'indisponibilità a sottoscrivere un accordo se non ci saranno margini di modifica dei contenuti dell'offerta del gruppo franco-olandese. Due i temi più spinosi: l'impatto sugli esuberi previsti per i piloti della decisione di dismettere gradualmente i 5 aerei full cargo, ed il futuro dei lavoratori di Az Servizi. Dopo l'incontro potrebbe tornare a riunirsi il cda di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati. L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate "strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda, e perché con il rischio incalzante di una crisi di liquidità non c'è più il tempo di sondare altre strade: è una posizione ferma quella dei vertici di Alitalia. - -->.

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Duello sul futuro di alitalia tra veltroni e berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Il leader Pd sfida il Cavaliere: i nomi della cordata in 48 ore. La replica: servono 3-4 settimane Duello sul futuro di Alitalia tra Veltroni e Berlusconi ROMA - Botta e risposta su Alitalia tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pdl ha dichiarato: "Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana: molti imprenditori si sono dichiarati disponibili". Ma sui tempi Veltroni ha chiesto un'accelerazione: "I nomi in 48 ore". E sul tema Berlusconi ha replicato bocciando la scadenza: "Servono tre o quattro settimane". CILLIS, IEZZI, MANIA, MARTINOTTI, PONS E TOTARO ALLE PAGINE 2, 3 E 4.

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E toto vuole tornare in pista "pronti all'offerta con intesa" - giampiero martinotti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia E il governo di Parigi si chiama fuori: "Non interveniamo nella campagna elettorale" E Toto vuole tornare in pista "Pronti all'offerta con Intesa" Il presidente Air One: ma ci diano il tempo di vedere i conti Ma Air France non si ferma "Subito l'accordo, tratteremo" Gli uomini di Spinetta "Vogliamo risanare per garantire alla compagnia italiana un avvenire" GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - "Non vogliamo intervenire nella campagna elettorale e non diremo niente". Si può riassumere così l'atteggiamento del governo francese nella vicenda Air France-Alitalia. Le fonti governative con cui abbiamo parlato sottolineano il carattere politico delle polemiche italiane e quindi la volontà di osservare tutto il riserbo possibile, come fa del resto tutta la classe politica transalpina. Chiedere dichiarazioni ufficiali è inutile, mentre è possibile ricostruire l'atteggiamento che prevale negli ambienti governativi. In primo luogo, i francesi sottolineano l'opportunità dell'operazione: Air France è già una bella compagnia aerea, con Alitalia diventerebbe una grande compagnia. Ma noi, proseguono i nostri interlocutori, osserviamo la vicenda da un punto di vista industriale e non da un punto di vista politico. Nella nostra ottica ci chiediamo quale sia l'alternativa per Alitalia a un'intesa con Air France-Klm e non ne vediamo nessuna. Ma in Italia c'è la campagna elettorale, il voto si avvicina, i continui rilanci sono dettati da questa scadenza. In ogni caso, i francesi si tengono fuori e non hanno avuto contatti con gli italiani. L'unica occasione per un eventuale scambio di opinioni informale avrebbe potuto essere la riunione del Partito popolare europeo, svoltasi il 13 marzo a Bruxelles: tra i francesi era presente anche FranÇois Fillon, mentre Berlusconi era assente. Per il resto, niente contatti e i francesi assicurano che non ce ne saranno per rispettare una stretta neutralità. Se i politici non parlano, si esprimono però i dirigenti di Air France. Ieri è stata la volta del direttore commerciale per la Francia, Christian Boireau: "Noi proponiamo ad Alitalia un futuro positivo a medio termine. Quel che le chiediamo è di fare i risanamenti necessari per poter garantirle questo futuro". Boireau ha insistito sull'urgenza di una scelta, sul prendere o lasciare: "Sappiamo quel che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato. Ma ciò avviene adesso, non fra due mesi o un mese. Spinetta ha passato quasi tutta la settimana e lo scorso week end in Italia e si appresta a ricominciare". Secondo buone fonti, Spinetta dovrebbe essere di nuovo a Roma già lunedì sera. Oltralpe, la possibilità che Air France riesca a conquistare Alitalia comincia ad essere messa seriamente in dubbio, anche se la stampa preferisce non commentare. Ieri sera tutti i siti di informazione hanno dato grande risalto al nuovo no di Berlusconi alla compagnia transalpina e i toni degli articoli, pur nei limiti della cronaca, non erano ottimisti.

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L'obiettivo è bloccare spinetta anche a rischio-commissariamento - giovanni pons (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La finanza milanese: il Cavaliere vuole evitare una decisione ineluttabile L'obiettivo è bloccare Spinetta anche a rischio-commissariamento Solo Formigoni è convinto: "La cordata esiste e si appaleserà a breve" GIOVANNI PONS MILANO - "Confermo che esiste una cordata italiana, che è pronta e che si appaleserà entro breve. Sarà necessario che il governo riservi a questa cordata lo stesso trattamento, e basterebbe anche un po' meno, che ha riservato ad Air France". Il governatore lombardo Roberto Formigoni sembra l'unico a credere fino in fondo alle parole di Silvio Berlusconi sulla possibilità di una cordata italiana per Alitalia. Ma se si ascoltano attentamente gli ambienti finanziari milanesi si ha la netta sensazione che qualcosa si stia effettivamente muovendo. L'uscita di Berlusconi nel bel mezzo della campagna elettorale, secondo chi sta lavorando al progetto, ha il difetto di prestare il fianco alle speculazioni politiche. Ma ha un significato ben preciso: impedire che succeda qualcosa di ineluttabile nei prossimi giorni, cioè che si consegni la compagnia di bandiera ai francesi a un prezzo irrisorio. "Se hai un malato in stato comatoso - confida chi ha lavorato al progetto della cordata italiana - la cosa più ragionevole da fare è un consulto il più allargato possibile". E il consulto non è possibile farlo in prossimità della scadenza elettorale, troppe pressioni costringerebbero a fare qualcosa di affrettato e forse sbagliato. Dunque le 3-4 settimane chieste da Berlusconi affinché la cordata mostri la sua concretezza potrebbero intendersi in questo senso: rinviamo la partita a dopo le elezioni e risolviamola in modo "bipartisan". Questo significherebbe, quasi sembra ombra di dubbio, far scappare i francesi che non a caso ora premono per chiudere in fretta la trattativa. Ma tutto ciò potrebbe anche significare la morte di Alitalia, nel senso che i soldi ancora a disposizione per farla sopravvivere possono bastare per un paio di mesi al massimo. Ecco che allora, a sentire coloro che potrebbero partecipare alla cordata, la scelta più ragionevole in questo momento sarebbe quella del commissariamento. Anche perché, come è stato denunciato da Intesa Sanpaolo nei giorni scorsi, la visibilità sui conti della compagnia italiana è assai scarsa. Gli ultimi dati risalgono al novembre scorso, poi il buio. Per non parlare del pregresso. Il commissariamento permetterebbe di fermare le bocce e consentire a eventuali imprenditori interessati di guardare dentro la società evitando il rischio di acquistare qualcosa di cui non si conosce il contenuto. Ma quali garanzie vi sono che se si procedesse in questa direzione poi l'Alitalia possa essere acquistata da una cordata di imprenditori italiani? Nessuna garanzia ma in molti assicurano che il salvataggio di Alitalia non è un problema di soldi, una volta che si sa quello che si compra. E come mai in tutti questi mesi questa cordata non si è appalesata, ci si domanda? Le ragioni sono principalmente due: la procedura portata avanti dal Tesoro non è stata condotta in maniera equidistante ma si è voluto preferire la soluzione francese. E poi ha giocato negativamente la cocciutaggine di Carlo Toto, il patron dell'AirOne, che con l'operazione Alitalia voleva diventare primo azionista e gestire il gruppo che ne sarebbe derivato. Ma ciò non sarebbe possibile, a sentire chi sta lavorando a una soluzione diversa. Toto potrebbe prendere parte alla cordata tricolore ma sicuramente non essere né l'azionista principale né colui a cui sarà affidata la gestione. E allora chi metterà i soldi per acquistare Alitalia? I nomi per il momento rimangono coperti, l'unica cosa che si capisce è che la cordata potrebbe essere bipartisan, come il governo che potrebbe uscire dalle elezioni del 14 aprile. Tronchetti Provera sembra piuttosto defilato mentre assai più interessati potrebbero essere Salvatore Ligresti e Diana Bracco. Poi si sa che in passato anche Diego Della Valle aveva manifestato un interesse per la compagnia di bandiera insieme al fondo M&C di Carlo De Benedetti. E quando Berlusconi parla dei suoi figli sicuramente si riferisce alla Fininvest (non certo a Mediaset che è quotata e che fa un altro mestiere). Insomma trovare sei o sette imprenditori disposti a mettere sul piatto 100-150 milioni a testa non dovrebbe essere impossibile, basta muoversi. Il tempo sta scadendo.

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E bruxelles avverte: così perderete i vantaggi della apertura con gli usa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La liberalizzazione E Bruxelles avverte: così perderete i vantaggi della apertura con gli Usa ROMA - "è un vero peccato se all'entrata in vigore di questo accordo il 30 marzo, Alitalia non sarà nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno", ha detto Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, a pochi giorni dall'entrata in vigore dell'accordo Open Sky (Cieli aperti) per la liberalizzazione delle rotte fra Ue e Usa. "In Commissione - ha aggiunto Cercone - vorremmo che tutte le compagnie europee potessero sfruttare questa occasione che deriva dall'avere finalmente una totale liberalizzazione". Per i primi cinque anni di esercizio di Open Sky, l'Unione europea prevede un aumento complessivo di 25 milioni di passeggeri e un incremento dei benefici economici di 12 miliardi l'anno e 80.000 nuovi posti di lavoro.

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Berlusconi: c'è la cordata alitalia pronti in tre-quattro settimane - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Berlusconi: c'è la cordata Alitalia pronti in tre-quattro settimane Veltroni ironico: giusto il tempo di arrivare al voto LUCIO CILLIS ROMA - Il destino della compagnia di bandiera resta protagonista della campagna elettorale. Se il premier uscente Romano Prodi ha scelto di non toccare l'argomento, il leader del Pdl Silvio Berlusconi, al grido "o si fa Alitalia o si muore", è tornato a parlare a tutto campo della compagnia, "della necessità di non svenderla" e, ancora una volta, della cordata di imprenditori italiani che sarebbe "già pronta", e che nel giro di "tre o quattro settimane" si farà avanti, "assistita da importanti banche. Alla fine - ha precisato il Cavaliere - presenterà una proposta definitiva che penso e spero possa risolvere la situazione". Il gruppo di industriali disposto ad entrare in gioco, potrebbe quindi rinforzare l'alleanza tra Air One ed Intesa Sanpaolo. Il vettore guidato da Carlo Toto, ieri ha di fatto confermato la possibilità di riprendere in mano il dossier, ma a patto di poter vedere da vicino i traballanti conti di Alitalia per almeno tre settimane, contro le otto concesse ad Air France-Klm. Il leader del Pd Walter Veltroni cerca di non farsi travolgere dall'ondata di dichiarazioni partite da Berlusconi: "La cordata tutta italiana? Ben venga - dice Veltroni - ma esca allo scoperto in 48 ore. Ho fatto un po' di conti - conclude - dire che servono 3-4 settimane vuol dire scavallare le elezioni. Non vorrei che si evocasse oggi l'ipotesi di una cordata per poi scoprire dopo il voto che non c'è". Il caso Alitalia ha rimesso in moto le dichiarazioni di gran parte del mondo politico a favore della soluzione francese o di quella alternativa tutta italiana. La Sinistra arcobaleno critica Berlusconi per il mancato salvataggio negli anni del suo governo e critica Air France nel merito della proposta. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, dal canto suo, scommette sulla bontà del nuovo tentativo targato Air One e lo rilancia. Più compatto il Pd che alla mossa di Berlusconi replica ricordando lo stato avanzato di una crisi finanziaria gravissima che, nel caso di un allungamento dei tempi delle trattative, porterebbe diritto Alitalia coi libri in tribunale. Francesco Rutelli, candidato sindaco a Roma, chiede "scelte responsabili e trasparenti" mentre il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ricorda che "se Alitalia fallisce è una cosa drammatica, il problema va risolto con serietà, senza propaganda elettorale". Il tempo stringe, quindi, anche se l'atteso incontro con il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta avverrà solo dopo il ponte di Pasqua. Martedì i manager francesi incontreranno i sindacati. Le due delegazioni sono folte al punto che Alitalia, padrone di casa, ha chiesto, quanto meno alle sigle sindacali, di ridurre le presenze al minimo indispensabile per procedere più rapidamente nel confronto. In queste ore Spinetta e i suoi sono ancora al lavoro a Parigi per limare i nodi cargo e contratti con Az Servizi e chiudere in tempi brevi mentre i rappresentanti dei 18mila lavoratori Alitalia aprono alla proposta alternativa di Air One con la speranza di ottenere un segnale anche timido di apertura dalla Francia.

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Si può abolire la par condicio? - giovanni valentini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO Si può abolire la par condicio? GIOVANNI VALENTINI Prendiamo in parola Silvio Berlusconi quando annuncia, minaccia o promette che la legge sulla "par condicio" sarà una delle prime a venire abrogata, se il centrodestra vincerà le elezioni e tornerà al governo. Già questo, da solo, potrebbe essere un buon motivo, valido e sufficiente per orientarsi di conseguenza al momento del voto. Basterà immaginare che cosa accadrebbe senza più "par condicio"; quale diluvio di spot elettorali sommergerebbe i poveri telespettatori italiani; quanto spenderebbe il partito del Cavaliere sulle reti Rai e soprattutto su quelle Mediaset; come i Tg del Biscione - a cominciare ovviamente da quello del fedelissimo Emilio Fede - racconterebbero la prossima campagna. Sarebbe, appunto, una competizione impari, cioè squilibrata, sbilanciata, sproporzionata, fra il colosso politico-mediatico che fa capo a Berlusconi e gli altri contendenti. Tutto dipenderà, com'è ovvio, dalla maggioranza di cui eventualmente disporrà il Popolo delle libertà nel nuovo Parlamento e dai rapporti di forza con l'opposizione. O meglio, con le opposizioni, al plurale, perché contro l'abolizione della "par condicio" si sono già pronunciati - oltre al Partito democratico - anche la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Auguriamoci fin d'ora che la questione non diventi moneta di scambio in un'ipotetica trattativa sulle riforme istituzionali né tantomeno oggetto di "larghe intese" o peggio ancora di inciuci sotto banco. Nel frattempo, converrà ricordare che la pubblicità elettorale - gratuita o a pagamento - è vietata in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, tanto sulla televisione pubblica che sulle reti private. è ammessa invece negli Stati Uniti, dove vigono però dal 1934 i principi contenuti nel Federal Communications Act. Tra questi, in particolare, il principio dell'equal time, in base al quale le emittenti tv sono tenute per legge a offrire spazi a parità di condizione a tutti i candidati (costi, collocazione oraria, frequenza), in modo appunto da non squilibrare la campagna elettorale. Fin dal '38, inoltre, la cosiddetta fairness doctrine (dottrina dell'imparzialità, dell'equità) elaborata dalla Federal Communications Commission, l'omologa della nostra Autorità sulle Comunicazioni, stabilisce che nessuna emittente televisiva può mettere le proprie trasmissioni al servizio di una causa di carattere politico, ideologico o religioso. Per l'Authority americana, un'eccessiva partigianeria costituisce addirittura giusta causa per la revoca o il rifiuto di rinnovare la concessione. Una Retequattro made in Usa, insomma, non sarebbe neppure concepibile. Ma, per prendere davvero in parola Berlusconi, bisogna prima capire che cosa intenderebbe fare - una volta tornato al governo - sulla "vexata quaestio" del conflitto d'interessi e della normativa anti-trust nel settore televisivo. A parte il problema dei rapporti parlamentari, non si può ragionevolmente pensare di abrogare la "par condicio" senza sciogliere preventivamente i due nodi suddetti. O forse, si può pure pensare, ma poi non si riuscirebbe in pratica a farlo. Quanto al conflitto d'interessi, che non riguarda tanto le "attività imprenditoriali" di Berlusconi - come dice semplicisticamente il moderato Follini, neo-responsabile del settore Informazione per il Pd, nel libro-intervista citato all'inizio - ma soprattutto il suo "status" particolare di concessionario pubblico, non lo consentirebbe la decenza: immaginate come reagirebbero l'establishment internazionale, l'opinione pubblica e perfino i mercati, di fronte a un capo di governo, proprietario di tre reti tv, che elimina la "par condicio" e conserva intatta la sua concentrazione televisiva. L'Onu, l'Unione Europea e chissà quali altri organismi sopranazionali invierebbero d'urgenza i loro osservatori speciali in Italia, per verificare lo stato di salute della nostra democrazia. Tanto più se il Cavaliere, dopo aver occupato le frequenze invisibili dell'etere, invadesse ora anche i corridoi visibili dello spazio aereo acquisendo per sé o per i suoi figli il controllo dell'Alitalia: due beni pubblici, l'etere e lo spazio aereo, sottoposti a regime di concessione ovvero di licenza. Per quanto riguarda invece la normativa anti-trust sulla tv, qui l'Europa è già intervenuta avviando una procedura d'infrazione contro l'Italia per la legge Gasparri, con la minaccia di una maxi-sanzione se il provvedimento non verrà rapidamente modificato o sostituito. E più di recente, la Corte di giustizia ha messo sotto accusa l'intera legislazione italiana in materia, dalla legge Maccanico del '97 in avanti: ciò che potrebbe consentire ora al nostro Consiglio di Stato che a suo tempo l'aveva interpellata, di imporre al governo la disapplicazione delle norme censurate. Berlusconi contro Berlusconi, insomma, per dire l'assurdità della situazione. Che cosa pensa di tutto questo il Partito democratico? Qual è, in particolare, l'opinione della "testa di lista" che guida il Pd nel Lazio, composta - prima che dal candidato premier Walter Veltroni e dal ministro uscente delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni - dalla numero uno, la signorina Marianna Madia che avendo lavorato anche a Rai Educational qualche idea in proposito dovrebbe pur averla maturata? è troppo chiedere loro di spiegare meglio, al di là delle tesi generiche contenute nel programma, come risolverebbero il conflitto d'interessi, come riformerebbero il sistema televisivo se andassero al governo e come si comporterebbero nei confronti del duopolio tv se andassero all'opposizione? In passato, la sinistra italiana ha già commesso troppi errori e omissioni in questo campo per trascurare adesso una questione di tale rilevanza. E se il termine "sinistra" non risulta oggi troppo riduttivo, spregiativo o addirittura offensivo per il Pd, sarebbe quantomai opportuno che il partito di Veltroni evitasse in futuro di perseverare diabolicamente. Se non altro, per non recriminare a vuoto domani, magari battendosi il petto e recitando l'ennesimo "mea culpa". (sabatorepubblica. it).

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Se si deve assistere un parente malato Marco Biancardi Milano Papa Benedetto XVI ha recentemente affermato che l'organizzazione del lavoro deve permettere ai lavoratori di poter assistere i familiari bisognosi. All'azienda (Icp di Milano), presso cui mia moglie è radiologo convenzionato è stato richiesto un periodo di aspettativa non retribuita per assistere mia madre, anziana di 95 anni, allegando certificato medico. Risposta negativa, per insostituibilità. Poi è anche sopravvenuta una grave malattia di un altro congiunto, un fratello celibe e senz'altro sostegno familiare se non quello della sorella, cosicché mia moglie ha inoltrato una seconda richiesta, seguita da altro diniego e dalla contestazione di assenza ingiustificata. Non so se esista un numero minimo di "disgrazie" che deve colpire una famiglia prima di poter usufruire di un sacrosanto diritto, costituzionale fra l'altro. Certo è che se si intende davvero risolvere questo serio problema sociale che interessa tutte le famiglie, il Papa dovrebbe rivolgersi prima di tutto ai datori di lavoro (nel nostro caso un datore burocrate). Civile chi aiuta lo Stato quando è carente Fulco Pratesi Roma Tempo fa, in Inghilterra, osservai delle persone che lavoravano sul tetto di un edificio. Mi fu spiegato che si trattava di genitori che riparavano il tetto della scuola frequentata dai loro figli (a proposito della lettera del 17 marzo su chi deve aiutare a pulire la scuola sporca). Questo dovrebbe essere il comportamento di tutti coloro che hanno a cuore il proprio Paese. Non per nulla, una recente indagine dell'Eurispes ha segnalato che, tra tutte le istituzioni, dal Parlamento alla Chiesa, dal Governo ai partiti politici, la gente accorda la propria fiducia principalmente (91%) alle associazioni di volontariato sociale e ambientalista, proprio quelle che con buona volontà e impegno personale disinteressato, cercano di supplire alle carenze dello Stato. Mio marito Luca Coscioni e l'ideologismo familista Maria Antonietta Farina Roma Caro Direttore, Francesco Merlo si dice contrario a che il Parlamento "discuta se e come aiutare la gente a morire"; pensa "con orrore alla ferocia italiana di un duello legislativo sull'eutanasia". Tranquillizzi pure Merlo: il passato Parlamento non ha voluto correre rischi, ha perfino rifiutato di avviare una semplice indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina. Rispetto l'opinione di Merlo, ma sono convinta che sia preferibile una legge, rigorosa, con limiti certi, piuttosto che l'attuale anarchia: il "si fa, ma non si dice", che si affida alla coscienza di medici ed infermieri per decidere se e quando una sofferenza diventa intollerabile. Merlo sostiene anche che non è questione di leggi, ma di ideologia; e mi chiama in causa, insieme ai miei compagni radicali che saremmo intrisi di "ideologismo familista". Si chiede: "Io che ho votato Coscioni perché dovrei votare la signora Coscioni?". E perché la vedova Welby? Merlo e "Repubblica" potrebbero trovare le risposte se decidessero di conoscere le mie ragioni e quelle di Mina e chiederci perché abbiamo accettato la candidatura. Magari scoprirebbero che siamo "anche" vedove. Con Luca, in vita, ho condiviso e partecipato, sostenuto le sue battaglie. E anche ora che il corpo di Luca non c'è più, c'è sempre l'impegno di operare e agire insieme agli altri, vecchi e nuovi compagni radicali. Tutto ciò mi sembra naturale, mentre viene chiamato a sproposito proprio l'"ideologismo familista". Se Merlo venisse per qualche ora a trovarci in Via di Torre Argentina, sono convinta che avrebbe più di un motivo per ricredersi. La trasmissione dei valori attraverso il vincolo organico (diretto o acquisito), il seggio che l'onorevole Totò Cardinale passa alla figlia, le tante "mogli di" e i tanti "parenti di" messi in lista, le cattedre universitarie, i posti in banca... insomma la logica del cognome il familismo è un dato costitutivo del costume italiano che, per gli aspetti più deteriori, certamente non riguarda la signora Coscioni, ma la assedia. So bene che la signora non è come loro, ma è difficile negare che c'è un'aria di famiglia tra l'eredità che la signora rivendica e le opportunità familistiche che tanti altri colgono. Proprio perché amo i radicali e le loro battaglie, mi aspetterei che l'abbattimento della cognomocrazia fosse un loro obiettivo. (f. m.) La vignetta di Bucchi La vignetta di ieri di Massimo Bucchi non si riferiva ovviamente alla compagnia aerea "Air Italy", che nulla ha a che fare con Alitalia.

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I lavoratori atitech tornano a roma (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina XI - Napoli Industria I lavoratori Atitech tornano a Roma Torneranno martedì prossimo a manifestare a Roma i lavoratori dell'Atitech di Capodichino. Riprende il confronto con Air France sulla proposta di acquisto di Alitalia, che prevede migliaia di esuberi. Francesco Maranta, dei Comunisti italiani chiede l'attivazione del tavolo Stato-Regioni. "Non è solo un problema dei sindacati - dice - devono intervenire le istituzioni".

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Un dialogo per l'opera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Genova Un dialogo per l'Opera Torno ancora una volta sul tema del Carlo Felice, il teatro di cui noi genovesi andavamo fieri, perché il caso è complesso, e si presta a tante riflessioni. Vi sono alcune regole, in questa vicenda, che non possono essere ignorate. In una istituzione complessa, tutti gli attori hanno i loro compiti: devono svolgere quelli, e non altri. Ho scritto la settimana scorsa che i sindacati non possono aspirare a gestire il teatro, perché la gestione spetta ad altri. D'altronde essi devono proteggere gli interessi, materiali e morali, di chi nel teatro lavora, e hanno pieno diritto di essere ascoltati. Ogni sconfinamento fuori dei propri compiti deve essere evitato: nessuna istituzione al mondo può funzionare se non si rispettano le regole fondamentali. Ma le regole non bastano. Occorre anche il buon senso. Non spetta agli orchestrali, per esempio, scegliere il sovrintendente o il direttore artistico. Ma è anche necessario che sovrintendente e direttore abbiano un dialogo con tutti coloro che nel teatro lavorano, e conquistino la loro fiducia. Non si può dirigere niente al mondo se non c'è comprensione in tutti i sensi. Occorre onestà e buona fede: è disonesto rifiutare il dialogo con tutti i capi, per esempio, fino a quando non sia stato scelto precisamente quel capo che si vuole insediare al posto di comando. Bisogna abbandonare, una volta per tutte, la mentalità ultimativa. L'arma dello sciopero non può essere usata se non nei casi estremi. Ho già scritto che le vicende del Carlo Felice ricordano la tragicommedia dell'Alitalia. Quante volte i passeggeri andavano all'aeroporto e scoprivano che non si volava? Buon senso, moderazione da tutti i lati: solo così si evitano le catastrofi.

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"racconto la fine dell'italia" - emanuela giampaoli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina XVI - Bologna "Racconto la fine dell'Italia" "Con Pupi interpreto un ottantacinquenne. Una sfida che mi attira molto" "è il viaggio di tre fratelli per accompagnare il feretro della madre defunta" L'attore parla del film "Le ultime resistenze dei Custer", che ha scritto a quattro mani con l'intellettuale bolognese Sandro Toni EMANUELA GIAMPAOLI Se gli si chiede a quanti film di Pupi Avati ha partecipato Gianni Cavina, bolognese classe 1940, risponde che ormai ha perso il conto, ma che probabilmente è l'attore che maggiormente ha frequentato il set del prolifico regista. Un patto di reciproca stima riconfermato dalla notizia, proprio di questi giorni, dell'ingaggio di Cavina anche per la pellicola "Nel tepore del ballo" che Avati girerà a partire da maggio. E l'idea di tornare a lavorare con il maestro lo ha talmente solleticato che per partecipare ha posticipato le riprese di un'altra opera cinematografica "Le ultime resistenze dei Fratelli Custer" che lo vede impegnato nella produzione e nella sceneggiatura. Un anno che si preannuncia denso di impegni per un attore che ha attraversato il nostro cinema nel corso degli ultimi trent'anni, con incursioni anche nel campo della fiction con le indagini dell'Ispettore Sarti, e che si concluderà a novembre con un ritorno sul palcoscenico dell'Arena del Sole per un lavoro scritto da Francesco Freyrie dove calcherà le scene insieme al comico Vito. "Nonostante il mio sia un mestiere in Italia che non perdona l'età io li frego tutti - dice ridendo Cavina - anche se, onestamente, non è facile. Pensi che Rai 2 sta pensando di fare una serie televisiva ispirata alla raccolta di racconti "Crimini", in cui c'è un episodio di Macchiavelli che ha per protagonista Sarti. Pare che nei corridoi della Rai giri voce che sono troppo vecchio per rivestire i panni dell'ispettore. Per fortuna posso fregarmene dei loro "Crimini". Avati invece continua a rinnovare la sua fiducia in lei chiamandola per il nuovo film. Che personaggio sarà? "Pupi mi ha chiesto di non parlarne, posso dire però, a proposito di età che avanza, che interpreterò un ottantacinquenne e che paradossalmente dovrò invecchiare ancora di più. Una sfida che mi attira molto. Sto leggendo il copione e rispetto agli ultimi lavori di Pupi, si tratta di un ritorno alle origini, il Pupi che io amo di più, ironico, divertente ma con grande acume. Come sarà invece il film che ha sceneggiato e che produrrà? "Sarà comico ma di un umorismo con i toni del cinismo e del sarcasmo. "Le ultime resistenze dei Custer", che ho scritto a quattro mani con un altro bolognese, Sandro Toni, ha per protagonisti tre fratelli, uno è il Presidente di Rifondazione comunista e sarà interpretato da Alessandro Haber, l'altro sarà un prete e per questo siamo in ballo con due grossi nomi e il terzo, che sarà il personaggio che rivestirò io, sarà un albergatore cieco di un hotel a cinque stelle. Nel cast ci saranno anche Rosita Celentano, mentre la regia sarà di Veronica Bilbao La Vieja alla sua seconda prova". E che storia sarà? "Racconto del viaggio da Bologna alla Sicilia dei tre fratelli per accompagnare il feretro della madre defunta, che voleva essere seppellita a Capo Passero, la fine dell'Italia. Non solo geografica. Sarà infatti il ritratto dell'Italia di oggi". Una visione non proprio ottimista del paese. "Che corrisponde alla realtà però. Se anche oggi (ieri ndr) di fronte alla vendita di Alitalia ci troviamo di fronte a Berlusconi che afferma che la compagnia aerea deve continuare ad essere di proprietà nazionale perché c'è una cordata di imprenditori tra cui i propri figli disposti all'acquisto. Ma poi dirà che scherzava, come sui precari. E non penso che il 13 aprile porterà grandi cambiamenti. Comunque vada". Sul piano locale, lei che vive tra Roma e Bologna le sembra che la situazione sia diversa? "Nonostante la mia professione, io da Bologna non me ne sono mai andato, considerandola sempre come una moglie da cui si torna mentre la capitale era per me un'amante. Negli ultimi anni mi sento più vicino all'amante". Eppure l'Arena del Sole l'ha chiamata per lo spettacolo che debutterà il prossimo autunno all'Arena del Sole "Sì e io ho accettato a scatola chiusa, felicissimo di recitare in accoppiata con la comica follia di Vito anche perché sarà sotto le torri. Però sta diventando una città sempre più provinciale". Tra un po' si vota anche da noi per le amministrative. Anche qui nessuna speranza di cambiamento? "Ah ecco, in effetti, potrei candidarmi a primo cittadino. Batterei tutti gli altri candidati, l'unico problema sarebbe quello che non saprei fare il sindaco. Tanto neanche loro".

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I tour operator in fuga da alitalia - fulvio totaro (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia I tour operator in fuga da Alitalia Perso il 30% dei pacchetti turistici. Le agenzie scelgono le low cost E' ancora forte il mercato americano, ma Iberia sta crescendo FULVIO TOTARO ROMA - La crisi di Alitalia non mette a rischio le vacanze degli italiani, ma sono diminuiti i turisti che partono con la compagnia di bandiera. La diffusione delle "low cost" e la concorrenza aggressiva di molte compagnie straniere hanno dato la possibilità ai tour operator e alle agenzie viaggi di trovare soluzioni alternative e spesso più convenienti e oggi, per chi deve organizzare i viaggi, i voli Alitalia non sono più la prima opzione. Nonostante le incertezze sul futuro della compagnia infatti, l'annunciata riduzione delle rotte "non sarà traumatica per il settore", spiega Giuseppe Boscoscuro, presidente dell'Astoi, l'associazione dei tour operator italiani. I voli di linea ormai non coprono più del 30% dei pacchetti turistici che sono ogni anno 8 milioni e mezzo, spiega Boscoscuro. Più della metà dei viaggiatori utilizza voli charter; il 20% viaggia in Italia dove sono cresciute le compagnie come AirOne o Wind Jet e solo il 25%, circa 1,8 milioni di persone, sceglie voli di linea per i viaggi di medio e lungo raggio all'estero. Alitalia copre il 30% circa di questi viaggi. I voli della compagnia di bandiera italiana oggi sono utilizzati prevalentemente per i pacchetti viaggio verso gli Stati Uniti e il Sud America, dove però è cresciuta la presenza di Iberia, la compagnia di bandiera spagnola. L'Alitalia non copre l'Australia, non va più nel "far east", in Asia, e solo ora riprenderà la rotta per Los Angeles, nella west coast degli Stati Uniti. Ma per questa destinazione i tour operator si sono ormai affidati ad altre compagnie che garantiscono maggiore operatività con voli plurigiornalieri, spiega il presidente dell'Astoi: anche quando riprenderà il collegamento con Los Angeles, "difficilmente il tour operator lascerà il suo attuale fornitore". In Europa invece il mercato si è progressivamente spostato sulle compagnie low cost come Ryanair e Easy Jet. "Per noi l'Alitalia non ha più un ruolo importante per quello che riguarda i viaggi all'estero" chiarisce il presidente dei tour operator. "Se una coppia di Treviso vuole andare a Los Angeles - è l'esempio di Boscoscuro ? per viaggiare con Alitalia deve arrivare in macchina a Malpensa (e pagare il parcheggio) oppure in treno fino a Milano e poi da lì all'aeroporto, ma è più agevole prendere un volo da Treviso per Londra o un'altra capitale europea e da lì arrivare negli Stati Uniti". Lo stesso esempio si potrebbe fare per chi parte da Pisa. Tra l'avanzata delle low cost e la progressiva riduzione delle rotte, spiega Boscoscuro, l'Alitalia ha ridotto del 30% la sua presenza nei pacchetti vacanze. Ma i voli che saranno cancellati con il piano estivo non preoccupano i tour operator, perché "non coprono destinazioni turistiche di grande richiamo: non ci saranno per noi grossi traumi" ribadisce Boscoscuro, anche perché c'è una concorrenza aggressiva da parte delle compagnie di bandiera locali, come Thai e Singapore Airlines. "Sarebbe un problema molto più grave se Alitalia tagliasse i voli verso gli Stati Uniti". La compagnia di bandiera "non era competitiva sulle rotte che ha cancellato" conferma Antonio Tozzi, della Fiavet, la Federazione delle associazioni delle imprese di viaggio: "Si tratta di destinazioni di nicchia, le cancellazioni non avranno un impatto negativo per le agenzie". Invece lo spostamento di alcune rotte a Fiumicino potrebbe avere dei risvolti positivi, sottolinea Tozzi: "I viaggiatori del centro e del sud Italia non saranno più costretti ad arrivare a Malpensa, per un volo internazionale".

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"sì ai francesi, anzi no" così il cavaliere ha già fallito il salvataggio - luca iezzi roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Sì ai francesi, anzi no" Così il Cavaliere ha già fallito il salvataggio Cambi di manager lottizzazioni, finanziamenti pubblici: ma la crisi si è aggravata LUCA IEZZI ROBERTO MANIA ROMA - "Non so. Anzi non immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia". Da allora - era il 13 dicembre del 2006, non tanti anni fa - l'Alitalia è solo peggiorata, continuando a perdere il suo milione di euro quotidiano. Ma ora a parlare non è più il leader dell'opposizione. Perché nel frattempo Silvio Berlusconi è sceso in campagna elettorale e sente, di nuovo, il traguardo di Palazzo Chigi. Dunque può cambiare idea. E allora si "immagina", eccome, una cordata di imprenditori pronti a mettere mano al portafogli in un ultimo sussulto di orgoglio nazionale per strappare la compagnia di bandiera dall'umiliante offerta dei francesi di Air France. Anche se il Cavaliere conosce bene il dossier Alitalia e non può non sapere che ormai è già dentro il buco nero della bancarotta. Ora, però, gli bastano alcune settimane (tre o quattro). Giusto il tempo, insomma, per entrare nei seggi elettorali il 13 aprile. Certo - come disse - nel 2001 quel dossier lo ereditò dal precedente governo, e anche da molti altri. Ma dopo se n'è occupato direttamente (anzi: "personalmente", come già disse nel 2003) pure lui, contribuendo a rinviare la soluzione. Lasciando l'Alitalia nel limbo, dove partiti e sindacati hanno fatto le loro scorribande nella prima come nella seconda Repubblica. Il Cavaliere ha cambiato i vertici della società, lottizzandoli con la maestria di chi ha vissuto, non proprio da spettatore, anche la stagione del pentapartito. Si è piegato ai diktat sindacali, come i vecchi leader democristiani. è ricorso agli antichi arnesi del capitalismo statale all'italiana, facendo gli slalom tra finte ricapitalizzazioni e nuovi ammortizzatori sociali. Tanto paga Pantalone. Ha rivendicato e proposto "pause di riflessioni" in pieno stile politichese. Cinque anni da raccontare contraddistinti dai due anni peggiori per i bilanci (2001 e 2004) della compagnia e tre amministratori delegati cambiati nel giro di sei mesi solo nel 2004. All'inizio ci sono già i francesi di Spinetta. C'è un'intesa commerciale che va integrata e perfezionata. Il Cavaliere dice di crederci. Alla guida dell'Alitalia a marzo 2001 è arrivato Francesco Mengozzi, subito adottato da Gianfranco Fini, che subentra al troppo prodiano Domenico Cempella. Dopo l'11 settembre Berlusconi annuncia: "Faremo quello che fanno gli altri paesi per le compagnie aeree". L'anno dopo arriva la ricapitalizzazione da oltre un miliardo di euro: un vero aiuto di Stato, permesso dall'Europa per l'ultima volta. Giulio Tremonti, super ministro dell'Economia e già anti-mercatista, avrà poi una sua chiave di lettura: "Le linee aeree sono fuori mercato. è demenziale applicare per loro le regole della concorrenza" (16 maggio 2003). Galleggia Berlusconi, spesso delega agli alleati e se la prende con il "patto di stabilità" che è "stupido" (l'ha detto Romano Prodi) e allora: "Siamo vincolati da questi parametri che non ci consentono di fare alcuna mossa di sostegno al turismo e alla nostra compagnia di bandiera". Sabbie mobili, insomma, mentre si parla di privatizzare l'Alitalia. "Cordata italiana", pensa il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi, l'uomo delle gallerie autostradali. I nomi? Alpi Eagles, Volare e Meridiana. Ammette Lunardi: "Sono tre piccoli candidati". Le prime due, nel frattempo, hanno portato i libri in tribunale. E poi il neo-patriottismo targato Forza Italia si scontra con la linea francofona che, al contrario, seduce la destra di Alleanza nazionale. Perché Mengozzi, che conosce i bilanci, vuole l'accordo con Air France con cui c'è già uno scambio azionario. E Fini dice che i francesi "sono l'unica soluzione". Frena sempre il Cavaliere: non si può fare. "Non può l'Italia rinunciare a una compagnia che fa da base per il nostro turismo". Ma cambierà idea nel settembre del 2003, quando Air France e Klm si fondono. Uno smacco. Berlusconi: "Alitalia ha i suoi problemi da risolvere e li risolveremo". Poi chiama Parigi, il primo ministro Jean-Pierre Raffarin: "C'è questa volontà precisa, nostra e della Francia, di arrivare ad una fusione tra Alitalia, Air France e Klm". Invece Mengozzi se ne va, segno che An ha perso il confronto con la Lega (grazie al sostegno di Tremonti), che infatti mantiene il presidente Giuseppe Bonomi (lo stesso che ora guida la Sea e chiede il risarcimento per Malpensa) e l'ad diventa Marco Zanichelli (An). Mengozzi paga un piano da 4 mila esuberi (scesi poi a 2 mila) a pochi mesi dalle europee e di riproporre una questione tabù per il Carroccio: ridimensionare Malpensa. Berlusconi "risolve" il problema a maggio 2004 con l'arrivo di Giancarlo Cimoli dalle Fs. "è il miglior manager", dice. Cimoli ottiene tutto: un prestito ponte da 400 milioni, un altro miliardo di ricapitalizzazione, la divisione di Az Fly e Az Servizi tranne il sostegno del governo quando si tratta d'imporsi ai sindacati sui tagli al personale. E l'Alitalia non è uscita dai guai.

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L'11 settembre (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Con Air France Il piano Cimoli L'11 settembre Gli imprenditori Noi faremo quello che fanno tutti gli altri paesi per le loro compagnie aeree C'è questa volontà precisa di arrivare a una fusione tra Alitalia, Air France e Klm Con il piano presentato dall'ottimo Cimoli, Alitalia può andare bene e produrre utili Non so. Anzi non immagino chi possa essere interessato a questa Alitalia.

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"chi vince governa anche con un solo senatore" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Chi vince governa anche con un solo senatore" Veltroni al Cavaliere: niente inciuci, non si deve scherzare sui precari "Antonio Di Pietro? Non sarà ministro della giustizia" ROMA - "Niente inciuci, niente pasticci dopo il voto. Chi vince, anche per un voto, anche con un senatore in più, governa". Il pareggio al Senato "sarebbe un disastro". Walter Veltroni, prima al Tg2 e poi su La 7 nel programma di Daria Bignardi, torna ad escludere larghe intese con Berlusconi. E annuncia che fra qualche giorno anticiperà i nomi di alcuni dei ministri della sua futura squadra di governo, "è giusto farlo prima del voto, ma prometto che non li annuncerò in televisione, e ci sto lavorando". Calearo futuro ministro dell'Economia? Il leader del Pd non si sbilancia, si limita a indicare i criteri per la scelta, "saranno nomi che esprimeranno la novità della sfida del Pd". Di Pietro alla Giustizia? Questo lo esclude anche Veltroni, "non credo proprio che Di Pietro sia interessato a quell'incarico, non è proprio nel novero delle cose di cui si discute". Sui sondaggi, il candidato premier del Pd non crede tanto a quelli che danno il voto operaio in marcia verso il centrodestra, "non penso che sia così", ricorda che cinque milioni di lavoratori hanno approvato il pacchetto welfare del governo, e che chiedono salari, pensioni e più sicurezza come fa il Pd. Insomma, "c'è una naturale sintonia fra chi lavora e il nostro partito". Veltroni, sulle unioni di fatto, è pronto a fare i Cus e non i Dico, "una cosa molto importante e non una robina, anche perché le soluzioni estreme e ideologiche non sono sempre quelle più giuste". Quanto alle distanze fra i due schieramenti il distacco "è fra 4 e 6 punti", da settembre il Pd, secondo Veltroni, ha recuperato 16 punti, 2 punti al mese. Berlusconi giura che i punti sono più di dieci ed è sicuro che vincerà lui? "Dal '94 ad oggi lo ha sempre detto, vinco io, e però alcune volte è stato battuto lo stesso". Ma perché Veltroni non cita mai per nome, nei comizi, Silvio Berlusconi? "Perché la contrapposizione personale mi sa tanto di vecchia campagna elettorale, di veleni che vanno lasciati alle nostre spalle". Ma certe battute del leader del Pdl sono di cattivo gusto, come l'offerta alla giovane precaria di sposare il figlio Piersilvio, "detta il giorno dopo il suicidio di un operaio rimasto disoccupato: su certe cose non si può scherzare, sono troppo serie per risolverle con una battuta". Ma Berlusconi nelle campagne elettorali fa sempre entrare in scena i suoi figli, "una volta ci giura sopra, un'altra gli vuol far sposare una precaria, adesso gli fa comprare l'Alitalia". Piersilvio muscoloso e sulla moto, come in copertina della riviste patinate? Veltroni ride, "non è nel mio stile, se posso scegliere.". Taglio dei parlamentari (ridotti a 570), dei loro stipendi (equiparati alla media europea), una sola Camera, riforma elettorale sono alcune delle modifiche istituzionali che Veltroni rilancia. Frutto della pressione dell'antipolitica? "No, esigenze maturate già prima, anche perché a volte l'antipolitica si presenta alle elezioni. Veltroni spera che un ramo del Parlamento possa andare all'opposizione, così come le commissioni di controllo, e che i leader dei due schieramenti sulle grandi questioni si parlino per uscire da quindici anni di "blocco e di odio". Ma insieme si possono fare solo le riforme istituzionali, "cosa che potevamo fare anche prima delle elezioni". (u.r.).

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Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti di Marcella Ciarnelli Come in una commedia di Feydeau. Il Cavaliere non ha nessuna vergogna ad immaginare il suo futuro impegno alla guida del governo, al momento garantito dai trionfali sondaggi da lui sventolati in ogni occasione, esattamente come la replica di una commedia dell'autore francese. Entra ed esce continuamente dalle porte l'attore principale per risolvere situazioni imbarazzanti. Ebbene Silvio Berlusconi si accinge a ripetere la sceneggiata che anche nella sua precedente esperienza di governo non ha potuto fare a meno di mettere in scena. Colpa del conflitto d'interessi. Di quelle norme, pur lievi, che regolano l'attività di un uomo di governo che non rinuncia ad essere imprenditore. Secondo Berlusconi non c'è nulla di male se nella sede massima del governo si discute di affari che possono riguardarlo. "Quando è accaduto sono sempre uscito dall'aula del Consiglio dei ministri" ci ha tenuto sempre a sottolineare come se bastasse mettersi fuori della porta per non fare decidere agli altri nel modo migliore per lui. Dal 2001 al 2006 è successo quattro volte. "Soltanto" sottolinea il Cavaliere minimizzando la portata del problema. Troppe in qualunque altro paese del mondo civile come gli fece notare Romano Prodi nel corso del faccia a faccia televisivo in cui si logorarono molti dei consensi all'allora presidente del Consiglio. Storia passata. E il Cavaliere non accenna a ricredersi. Lui è convinto di avere ragione quando interpreta due parti in commedia. Così si sta adoprando per rendere possibile il conflitto dei conflitti. Un conflitto epocale che può ingigantire e alimentare tutti gli altri suoi interessi. La vicenda Alitalia va letta tutta in questo modo. Berlusconi ancora una volta si presenta come il salvatore della patria anche se il suo ex sodale, Pierferdinando Casini, provvede a ricordargli che "quattro anni fa non gli è riuscito di risolvere il problema" pur spendendo "tante belle parole" e lo invita a smettere con le "buffonate". I figli sono lì pronti a mettere i capitali di famiglia, che sono sempre quelli di papà come tali sono quelli del fratello e della sorella e di ogni altra persona graviti nel giro e sia chiamato alla gestione di facciata, per salvaguardare l'italianità della compagnia di bandiera e capeggiare una cordata di imprenditori amici. Se dovesse fallire l'operazione Air France si potrebbe verificare la singolare situazione che un presidente del consiglio in carica (se i sondaggi saranno confermati) sia chiamato a decidere sul salvataggio o meno di un'azienda che rappresenta il Paese intero. Certo c'è sempre l'escamotage della porta infilata al momento giusto e chiusa dietro le spalle. In attesa che gli altri eseguano gli ordini di scuderia. Gli assenti hanno sempre torto. Ma in questo caso non vale davvero. In Fondo a Destra.

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Crisi Alitalia, spunta la cordata elettorale Berlusconi insiste sull'intervento italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Crisi Alitalia, spunta la "cordata elettorale" Berlusconi insiste sull'intervento italiano. Veltroni: se c'è venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile "Sono impegnato io, quindi si farà". La vicenda Alitalia entra sempre di più nello scontro elettorale e Berlusconi assicura - smentendo i vertici di Intesa Sanpaolo - che la cordata italiana alternativa ad AirFrance sta marciando. Anche se non sarà più questione di giorni, ma di "3 o 4 settimane". Veltroni: se ci sono disponibilità vengano allo scoperto in 48 ore. Intanto i francesi non cedono e chiedono una decisione immediata per il futuro della compagnia. Il 25 incontro con i sindacati. R.Rossi e Di Giovanni alle pagine 6 e 7.

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Buffi e buffoni. Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegh (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Buffi e buffoni. "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere". Belle parole, peccato, però, che le ha pronunciate quattro anni fa. E continua a pronunciarle ancora oggi. Basta con le buffonate". Pierferdinando Casini, Apcom 21 marzo 2008.

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Air France va avanti: <Ma si decida subito> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 l'offerta Air France va avanti: "Ma si decida subito" L'offerta --> ROMA Jean-Cyril Spinetta "non molla". Da Parigi trapela che il numero uno di Air France-Klm sta preparando con "serietà, buona volontà, grande scrupolo" l'incontro fissato per martedì prossimo con le delegazioni dei sindacati italiani: è convinto che la proposta per l'integrazione di Alitalia nel gruppo franco-olandese sia "solida, concreta, fondata", ed è certo di avere "interlocutori attenti". L'OFFERTA La pressione politica accesa da Silvio Berlusconi dà più forza al fronte del no nel confronto sindacale, pesa ma "in questa fase non condiziona le trattative e le scelte di Air France-Klm": per i francesi, ottenere il via libera del prossimo governo resta una condizione necessaria, ma è un problema che, eventualmente, si porrà soltanto a suo tempo. Mentre l'eventuale progetto alternativo di una cordata italiana, di cui si è parlato negli ultimi giorni, non appare tanto dietro l'angolo da poter davvero impensierire. Così Spinetta vuole andare avanti, consapevole delle difficoltà, ma ancora con fiducia. Una scelta che Air France vuole anche per "rispetto" per gli interlocutori con cui ha lavorato fino ad oggi, dal governo ai manager di Alitalia ed ai sindacati, e per la soddisfazione per i risultati raggiunti: un piano che prevede prospettive di sviluppo, di cui i francesi sono convinti, e di grande attenzione a mitigare il più possibile i suoi impatti sociali, attraverso garanzie volte a "non lasciare nessun lavoratore per strada". I NODI Martedì pomeriggio dunque ci sarà l'incontro tra Spinetta e i sindacati, che tornano a ribadire l'indisponibilità a sottoscrivere un accordo se non ci saranno margini di modifica dei contenuti dell'offerta del gruppo franco-olandese. Due i temi più spinosi: l'impatto sugli esuberi previsti per i piloti della decisione di dismettere gradualmente i cinque aerei full cargo, e il futuro dei lavoratori di Az Servizi (manutenzione, handling, informatica, call center, amministrazione: attività deconsolidate sotto il controllo della finanziaria del Tesoro Fintecna, che solo in parte rientrano nel perimetro dell'offerta dei francesi). Dopo l'incontro potrebbe tornare a riunirsi il consiglio di amministrazione di Alitalia. Il clima pesa, ma la politica resta formalmente fuori dalla trattativa tra Air France, Alitalia e i sindacati. L'offerta sul tavolo "resta una sola", perché le cordate "strillate" non si sono mai fatte avanti con una proposta al cda della compagnia di bandiera, e perché con il rischio incalzante di una crisi di liquidità non c'è più il tempo di sondare altre strade: è una posizione ferma, quella dei vertici di Alitalia. IL MONITO Mentre il direttore commerciale di Air-France-Klm, Christian Boireau, ha ribadito l'obiettivo di arrivare al più presto a un accordo con Alitalia cui il gruppo franco-olandese propone "un futuro positivo a medio termine". Boireau, a una convention con le agenzie di viaggio a Biarritz, ha sottolineato che Jean-Cyril Spinetta non ha partecipato perché impegnato sul dossier Alitalia, e sul confronto che "si accinge a riprendere". Alla compagnia italiana, fa presente il manager di Air France, chiediamo "di fare i risanamenti necessari per poterle garantire questo avvenire. Noi sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso: e non tra due mesi o un mese".

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E il Cavaliere spiazza il Pd (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Imbarazzo nel centrosinistra per le ultime novità sulla trattativa E il Cavaliere spiazza il Pd Imbarazzo nel centrosinistra per le ultime novità sulla trattativa --> ROMA La cordata italiana pronta a rilevare Alitalia potrebbe presentare la sua proposta in tre-quattro settimane: l'annuncio di Silvio Berlusconi, accolto con grande scetticismo dagli avversari, crea tuttavia un problema all'interno della maggioranza. Walter Veltroni infatti non può ignorare la bocciatura secca del piano Air France da parte dei sindacati, e non può nemmeno sconfessare il tentativo di salvataggio del governo: il premier Romano Prodi, pur non commentando l'ultima sortita del Cavaliere, è stato chiaro nel ripetere che la procedura negoziale è in corso e che "occorre essere seri". Un modo indiretto per manifestare forti perplessità sull'ingresso di una nuova cordata i cui contorni al momento restano nebulosi. Il caso Alitalia così rischia di trasformarsi in una specie di bomba ad orologeria. Veltroni e Berlusconi concordano solo sull'opportunità di tenerlo fuori dal "tritacarne" elettorale. È significativo però che nel campo riformista si convenga sul fatto che una nuova proposta da parte di imprenditori italiani dovrebbe comunque essere valutata, perché il progetto Af-Klm comporta un consistente piano di esuberi: il che è come ammettere implicitamente che il negoziato portato avanti dal Tesoro rappresenta un doloroso ripiego. Non a caso il Cavaliere insiste sull'opacità della trattativa svolta fin qui dalle parti: ad Air France, spiega, sono stati concessi cinque mesi per approfondire i conti della nostra compagnia di bandiera, e non si può pretendere che la cordata italiana faccia la propria proposta in 48 ore come chiede il leader del Pd. Berlusconi in sostanza soffia sul fuoco delle incomprensioni tra Prodi e Veltroni, punta sull'emergere delle contraddizioni nel campo democratico. Ma in questo modo inevitabilmente sovrappone il piano economico a quello elettorale: è il punto sul quale lo criticano Veltroni, D'Alema e anche Casini secondo il quale l'ex premier avrebbe semplicemente rispolverato un'idea vecchia di quattro anni. Si vedrà dopo Pasqua se esiste davvero un'alternativa ad Air France, ma certo Berlusconi ha gettato sul piatto tutto il suo peso politico, sottolineando come da presidente del Consiglio non darebbe mai il via libera all'operazione: il che gli consegna l'iniziativa (i francesi cominciano ad interrogarsi sulla scalata di Alitalia) e costringe Veltroni a esaminare altre alternative. Del resto i sondaggi che danno il Pd in ritardo sul Pdl addirittura di 15 punti nel voto operaio rappresentano un allarme da non sottovalutare per il sindaco di Roma.

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Berlusconi: <O si fa Alitalia o si muore> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Berlusconi: "O si fa Alitalia o si muore" Il leader Pdl: sulla cordata mi impegno io. Scontro con Veltroni --> Il leader Pdl: sulla cordata mi impegno io. Scontro con Veltroni Berlusconi all'attacco contro l'offerta "indecente" di Air France: dice che la cordata italiana c'è e chiede qualche settimana di tempo. ROMA "O si fa Alitalia o si muore". Silvio Berlusconi, nuovo Garibaldi, per salvare la compagnia di bandiera sembra essere disposto a tutto. E proprio la sua discesa in campo è la garanzia, assicura, che alla fine la cordata italiana la spunterà sui francesi: "Ormai mi sono impegnato io, quindi si fa", rassicura. Romano Prodi preferisce non intervenire, e così il botta e risposta è con Walter Veltroni. Il leader del Pd non chiude la porta a un'alternativa ma lancia un ultimatum: se c'è una cordata si deve fare viva entro 48 ore. Una tempistica "assurda", è la replica: "Servono 3, 4 settimane". La campagna di Berlusconi ruota intorno ad alcune certezze: le condizioni di Air France sono inaccettabili; Intesa Sanpaolo non si è ritirata; ci sono imprenditori italiani interessati al salvataggio di Alitalia che "si sono dichiarati disponibili e che ora si stanno parlando". Sono "nomi grossi - spiega - e tutti in contatto con Toto". ITALIANITÀ Suona il tasto dell'orgoglio l'ex premier e spiega che consegnare Alitalia a Parigi sarebbe un po' come essere colonizzati. L'Italia sarebbe svilita, basta considerare che anche "la Grecia e il Portogallo hanno una compagnia di bandiera". Quindi bisogna ribellarsi, rimboccarsi le maniche e trovare una nuova soluzione. Lui, dice sornione, ha atteso di conoscere le carte di Air France; dopo averle viste ha però capito che il piano francese non si poteva mandare giù e si è quindi fatto avanti. A questo punto se la prende con il governo, che negli ultimi sei mesi ha tenuto i conti di Alitalia nascosti ai più. E ora è arrivato il momento che tiri fuori il dossier - è la richiesta - per permettere anche a altri di mettere insieme una proposta. Air One dice di aver bisogno di tre settimane circa, lo stesso timing indicato da Berlusconi. La tesi del governo è invece che di tempo ve ne sia davvero poco, la scadenza resta fissata al 31 marzo. Di fronte a un incontenibile Cavaliere, che rilascia dichiarazioni su dichiarazioni, Romano Prodi si trincera però dietro a una risposta laconica: "Non parlo. È ora di essere seri...". IL TRITACARNE Anche Walter Veltroni invita a evitare che una vicenda così delicata finisca nel tritacarne elettorale. "Non vorrei - aggiunge il leader del Pd - che ci sia una cordata che dopo le elezioni non c'è più" perchè questo significherebbe portare "Alitalia sull'orlo del fallimento". Al loft di Santa Anastasia si deve registrare un certo nervosismo se il numero due del Pd Dario Franceschini a sera sceglie toni ancora più duri di quelli del leader: lo scopo di Berlusconi, afferma Dario Franceschini, è scavalcare il 13 aprile. Francesco Rutelli invece punta il dito contro l'ipotesi che Marina e Pier Silvio Berlusconi possano offrire soccorso: "Berlusconi vuole regalare Alitalia ai figli, solo che il lupo perde il pelo ma non il vizio e vuole i soldi dello Stato". Il più duro è però il ministro Antonio Di Pietro: l'accusa è addirittura di insider trading. L'affondo al vetriolo però arriva dall'ex alleato Pier Ferdinando Casini: "Dopo quattro anni sempre le stesse cose su Alitalià, dice il leader dell'Udc citando una dichiarazione di Berlusconi del 17 febbraio del 2004 ("Per fortuna di Alitalia, c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere"). Schermaglie che a sentire il Pdl sono destinate a finire nel vuoto: "Ora che si conosce qual è il piano di Air France - afferma il governatore della Lombardia Roberto Formigoni - anche altri possono uscire perchè la cosa era pronta da tempo e Silvio Berlusconi si è mosso benissimo".

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Vuol pensarci lui Ma per ora c'è solo il ... prestito ponte Cara Unità, c (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Vuol pensarci lui Ma per ora c'è solo il ... prestito ponte Cara Unità, circa venti anni or sono l'Iri stava vendendo la Sme a De Benedetti: la trattativa fu bloccata da un gruppo di imprenditori con una offerta superiore, se non ricordo male, di 50 milioni di lire; a capo di quella cordata c'era il Sig. Berlusconi, che si muoveva per conto e su mandato di altri. Naturalmente non se ne fece nulla. Oggi lo stesso signore evoca per Alitalia un'altra cordata, di cui dovrebbero far parte anche i figli. Solo che, a fronte di una offerta che ancora non c'è, lo Stato dovrebbe impegnarsi con un "prestito ponte", e questa, al momento, è l'unica proposta concreta. Insomma, la storia si ripete: si scompagina con le chiacchiere il tavolo senza risolvere nulla. Il problema è che il cavaliere non ama soluzioni che non portino la sua firma: così è stato all'epoca della Commissione bilaterale (il nome era quello di D'Alema), così è stato, recentemente, in occasione del tentativo di Marini di fare un governo finalizzato a riforme da tutti ritenute necessarie. Eccesso di protagonismo? No, mancanza del senso dello Stato, o meglio il senso dello Stato c'è solo e per quanto gli interessi dello Stato coincidano con i suoi. Questo è l'uomo che ancora una volta si candida a tutelare gli interessi degli Italiani. Con l'occasione qualcuno potrebbe spiegarmi che differenza c'è tra un "prestito ponte" e un "prestito non ponte"? Francesco Avallone Alitalia, perché nessuno fa notare che Berlusconi ha governato per 5 anni? Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di colpe del Governo Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo quinquennio di governo. Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua sfacciataggine e lo sbugiarda pubblicamente? Pensiamo che gli Italiani siano così informati e traggano le dovute conclusioni? Temo di no, se vediamo rete quattro e le altre del Cavaliere, ma anche la RAI che gli accorda uno spazio inverecondo. E' necessario far emergere la verità su Alitalia, su di un certo leghista Bonomi che ora vuole i danni per Malpensa. Ma la vergogna delle proprie colpe non la prova più nessuno? Gianbattista Liazza, Ravenna Malpensa, una disgrazia Se vuole, Berlusconi metta i suoi soldi, non i nostri Cra Unità, sono un imprenditore di Firenze, ho viaggiato moltissimo per lavoro, dopo la prima volta a Malpensa subito dopo l'apertura mi chiesi chi era il disgraziato che aveva scelto quella posizione con quelle infrastrutture di trasporto poi decisi che avrei volato da Malpensa solo se non avessi trovato alternativa, poi penssai anche che avrebbero istituito voli diretti da tutte le principali città italiane e che avrebbero fatto una linea ferroviaria. Niente, Malpensa ha rovinato (in parte ) Alitalia. A gennaio sono tornato da Zanzibar, atterro alle 18,50 a Malpensa, nessun autonologgio ha macchine disponibili, prendo un taxi per la Stazione di Milano, 80 euro, arrivo che il treno per Firenze è partito da 5 minuti: dopo le 20 non ci sono più treni per Firenze. Ristorante a Milano, due persone 80 euro, albergo vicino alla stazione 180 euro, mezza giornata di lavoro buttata perché arrivo a Firenze alle 11 del giorno dopo. Se voglio partire da Firenze per Malpensa devo calcolare almeno 9 ore fra viaggio, imprevisti e attesa al chek in, il che vuol dire per voli in mattinata partire sempre il giorno prima, costo auto, costo autostrada, giornata persa, albergo ecc. quanto costa? Fate voi il calcolo. Vorrei che tutto questo fosse detto ai demagoghi che vorrebbero buttare ancora soldi in Alitalia e Malpensa: per favorere tirateli fuori dalle vostre tasche non dalle mie. Berlusconi ha un patrimonio personale che gli permette di acquistare circa 25 Alitalia, per favore provveda lui ma senza annunci pubblici che fanno sbalzare il titolo in borsa con grandi danni e/o profitti per chi sa prima o dopo quello che lui dirà. Luciano Cungi, Firenze Televisione, basta con pacchi e pacchetti Sì alle trasmissioni di qualità Cara Unità, giusto il rilievo che date sulle serate Rai con "Coraggio di Angela" e " Vita rubata". Sarebbe il caso di suggerire, anzi sollecitare, trasmissioni su chi guida ubriaco, sul "bullismo" e su altri temi, la cui trattazione potrebbe contribuire a formare una orientamento, un comportamento positivo in soggetti che non si rendono conto del danno che fanno al prossimo e a se stessi. E comunque non sarebbe male se ciò portasse ad eliminare, o quantomeno a ridurre, lo spazio e le spese impiegati per trasmissioni con pacchi e pacchetti, che non elevano certo il livello culturale e la coscienza civile delle persone. Antonio Rosini, Avezzano Grazie Luchino Dal Verme per farci sentire ancora la tua forza Cara Unità, giorni fa avete pubblicato una foto che vede Veltroni abbracciare il vecchio partigiano e comandante. Voglio aggiungere al brevissimo ritratto che il conte Luchino Dal Verme (cugino di Vittorio Emanuele III) è stato comandante della Divisione "Gramsci" Garibaldina nell'Oltrepo Pavese e la sua nomina fu dovuta su sollecitazione fatta da Ferruccio Parri a Italo Pietra (Commissario politico della Brigate Garibaldi dell'Oltrepo Pavese). Fu un Comandante amatissimo dai suoi partigiani e fu sempre legato al territorio pavese e mai rifiutò una sua partecipazione alle manifestazioni e alle Feste de l'Unità che si tenevano a Varzi, capoluogo della Valle Staffora nel territorio in cui operava anche la sua Divisione. Voglio qui ringraziarlo per questo nuovo gesto che lo rende ammirevole e che mi onora sentendolo nuovamente con me vivo e partecipe al Partito Democratico: auguri a te Luchino, vecchio partigiano combattente. Alfredo Schiavi, Sanremo Errata corrige: in Liguria Orsi e Morgillo corrono per Berlusconi. Per un errore di redazione nell'articolo Liguria in bilico, tra Lombardia e Toscana. E il Pd punta sul "federalismo portuale", pubblicato ieri da l'Unità a firma di Eduardo Di Blasi, è saltata una frase, finendo per collocare nelle liste del Pd due esponenti del Pdl. Il testo corretto era: "È quella l'unica arma per riequilibrare le sorti di una partita che per il Pd resta difficile. Il Pdl, infatti, è opinione comune che abbia fatto una lista competitiva, molto legata al territorio. Nei posti "a rischio" della lista del Senato ha piazzato due competitors accreditati di buon seguito nelle zone di Savona e La Spezia, Franco Orsi e Luigi Morgillo. Il Pd propone Roberta Pinotti, genovese, presidente della commissione Difesa della Camera...". Ce ne scusiamo con i lettori e con l'autore.

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Niente di personale (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Niente di personale Antonio Padellaro Segue dalla Prima L a teoria compiuta del più lo tiri giù e più si tira su è di Filippo Ceccarelli che su "Repubblica " del 17 marzo ha spiegato che "al fine di mobilitare un certo tipo di elettorato disattento" e con l'obiettivo di "trasformare il voto nel solito referendum sull'unico vero suo programma, e cioè su se stesso, sulla sua persona pubblica e privata, il cavaliere diverte, si diverte e provoca, e chi ci casca è perduto". Poniamo che sia così, che chi dà corda a Berlusconi finisca con l'impiccarsi. Ma allora, per assurdo, il rimedio sarebbe uno solo: non parlarne mai. O meglio non parlarne mai male visto che stampa e magazine tracimano di copertine, ritratti e interviste dai quali il Cavaliere Patinato e la sua Dinasty rifulgono in tutto il loro splendore. Sia detto senza polemica ma leggendo sul "Corriere" di ieri titoli come "Don Verzé: l'Italia è al naufragio e il genio di Silvio può salvarci" oppure "Bennato e la cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione", può venire il dubbio che all'antiberlusconismo ottuso si voglia contrapporre una sorta di berlusconismo acuto. Quanto alla trappola che Berlusconi tende ai suoi avversari costringendoli a parlare di lui, sarebbe tale se la critica fosse limitata ai capelli catramati e al guardaroba da anziano gagà. Non depongono benissimo ma pazienza. Se però il capo della destra candida tranquillamente un fascista, il problema non è nella macchietta in camicia nera quanto nel palese disprezzo verso valori e sentimenti comuni alla stragrande maggioranza degli italiani, come del resto dimostrato dal suo costante rifiuto di celebrare il 25 aprile. E se costui propone a una giovane donna in cerca di lavoro di trovarsi un uomo ricco che è meglio, il problema non è la simpatica battuta ma la palese sottovalutazione della questione lavoro. Il dileggio rispetto ai drammi e alle umiliazioni di un mondo giovanile condannato al precariato (e il giorno dopo il suicidio di un uomo avvilito dall'assenza di futuro). Sarà pure vero che la sua linea è creare casi per tenersi in vita ma davanti alle continue allusioni sessuali, alle "gnocche" da mettere in lista o alle veline che servono soltanto a quella cosa lì, un giornalismo degno di questo nome deve limitarsi a dare di gomito? O meglio sarebbe, come fece la moglie Veronica nella famosa lettera, pretendere un briciolo di rispetto per il genere femminile e per la tanto conclamata famiglia, senza per questo essere tacciati di "ottusità"? E che dire della disinvolta cordata elettorale su Alitalia, presentata come se giocasse a monopoli invece che sulla pelle di migliaia di lavoratori? Questo giornale, come altri del resto, non pretende di avere l'esclusiva delle virtù civili e non pratica l'indignazione come genere d'effetto. Rispettiamo le scelte degli altri ma di fronte a certe omissioni e insofferenze ci viene in mente la famosa metafora degli occhiali del sociologo Pierre Bordieu. Spiega che i giornalisti, spinti non solo dalle propensioni inerenti al mestiere, alla loro visione del mondo, alla loro formazione, ma anche dalla logica della professione selezionano la realtà decidendo che cosa è interessante e cosa invece non lo è. I giornalisti hanno, appunto, "occhiali" speciali attraverso i quali vedono certe cose e non altre; e vedono in un certo modo le cose che vedono. Operano, insomma, una selezione e una costruzione di ciò che poi sarà pubblicato. I giornalisti, dunque, si interessano solo a ciò che è importante, sorprendente, divertente. Per loro. Questo può spiegare che cosa non troviamo nella maggior parte dei quotidiani italiani, e cioè quei fenomeni cosiddetti di "periferia" che trattano di povertà e di emarginazione, di malattie e disoccupazione, di pelli scure e morti bianche. Argomenti sfigati, come mi disse un giorno il collega di un importante quotidiano. Mentre gli occhiali di Bordieu non possono spiegarci perché nell'informazione televisiva c'è sempre uno molto più uguale degli altri. Molto più presente, molto più parlante, molto più importante e non c'è par condicio che tenga. Chissà quale forza irresistibile e misteriosa spinge i direttori del Tg (con la lodevole eccezione del Tg3) a dedicargli tanto tempo e attenzione. Niente di personale, ne siamo certi.

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Continuità, il ministero prende tempo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 215 la novità Trasporto aereo. Meridiana minaccia di bloccare le tariffe scontate: c'è il rischio che ad aprile si torni al libero mercato Continuità, il ministero prende tempo La novità Trasporto aereo.. Meridiana minaccia di bloccare le tariffe scontate: c'è il rischio che ad aprile si torni al libero mercato L'Enac attende un'indicazione sui casi Alitalia e Myair --> L'Enac attende un'indicazione sui casi Alitalia e Myair Meridiana chiede all'Enac di bloccare il ritorno di Alitalia sui cieli sardi. L'ultima parola sarà del ministro. È tempesta sulla continuità territoriale e i sardi rischiano di dover rinunciare alle tariffe scontate dal 30 marzo. Meridiana minaccia di non rispettare la convenzione se l'Enac non bloccherà Alitalia e Myair, i due vettori che hanno annunciato, mettendo in vendita i biglietti (la compagnia pubblica ha bloccato la vendita on line ma non quella attraverso le agenzie), di voler effettuare i voli sulle stesse rotte assegnate ora in esclusiva alla compagnia di Olbia e ad Air One. Una minaccia che rischia di pesare sulle tasche dei sardi. E ora la palla passa all'Ente nazionale per l'aviazione civile, ma soprattutto al ministero. Dall'Enac ieri hanno fatto sapere che sarà il ministro Alessandro Bianchi a dettare la rotta: oggi più che mai, con la questione Alitalia al centro del dibattito politico, il nodo deve essere risolto dal governo. LA VICENDA Alla fine di gennaio, Alitalia, presentando il programma dei voli per l'estate, ha annunciato di voler tornare a volare su Cagliari, di sicuro da Roma e forse anche da Milano. Le due rotte, attualmente, sono gestite in esclusiva da Meridiana e Air One almeno fino al prossimo ottobre. Allo stesso tempo, anche la compagnia low cost Myair ha deciso di avviare due collegamenti giornalieri da Bologna per Cagliari e Olbia, rotte affidate a Meridiana. Due decisioni prese sulla base di una richiesta di modifica dell'attuale regime di continuità territoriale avanzata dalla Commissione europea. "Le indicazioni dell'Unione europea sono superiori giuridicamente a quelle del governo italiano e quindi non ci possono fermare", sostengono da Myair. Tanto più, aggiunge Lorenzo Lorenti, portavoce della compagnia, che "Assoclearance, società che su indicazione dell'Enac assegna le autorizzazioni di volo, non ci ha negato gli slot. A questo punto Enac non può imporci divieti". Non la pensano però allo stesso modo a Olbia, nella sede di Meridiana, che chiede all'Enac il rispetto delle regole sulla continuità territoriale e della convenzione, che assegna in esclusiva le rotte tra Olbia, Cagliari e Bologna alla compagnia dell'Aga Khan e quelle tra Roma e Cagliari in coabitazione con Air One. Da qui la richiesta all'Enac di fermare le due compagnie, altrimenti sarà libero mercato. E Meridiana e Air One, anche se non confermano e non commentano, preparano anche una consistente richiesta di risarcimento dei danni. Un'eventualità che l'Enac, già nella riunione di giovedì mattina, quando il rappresentante di Meridiana ha abbandonato il tavolo della trattativa sul nuovo regime di continuità territoriale, ha già preso in considerazione. IL TECNICO La pensa diversamente da Myair anche Massimo Deiana, docente universitario e consulente della Regione proprio sulla continuità territoriale. "Per ora è sempre in vigore un decreto che non è stato modificato. Inoltre, le richieste della Commissione europea sono qualificabili come atti amministrativi, mentre la continuità territoriale viene codificata da una legge dello Stato: l'attuale regime è pienamente in vigore". E se Alitalia ha deciso comunque di accettare gli oneri di servizio e quindi riprendere a volare garantendo le tariffe scontate ai residenti, secondo Meridiana dovrà comunque attendere ottobre. Mentre Myair ha promosso un ricorso al Tar contro la diffida fatta dall'Enac per bloccare la vendita dei biglietti sulle tratte già coperte dalla compagnia di Olbia. LO SCENARIO A questo punto, dunque, Meridiana attende un segnale dall'Enac. "Attendiamo indicazioni dal ministero", ribadiscono dalla sede dell'Enac a Roma. Il nodo diventa dunque politico. Difficile infatti bloccare Alitalia proprio nel momento in cui è in corso la trattativa con Air France e il collegamento tra Cagliari e Roma è importante anche per il piano industriale voluto fortemente dai francesi. Allo stesso tempo, se non ci saranno novità, dal 30 marzo i sardi dovranno rinunciare alle tariffe scontate: Meridiana metterà in vendita i biglietti a partire da 9 euro su tutte le rotte, comportandosi esattamente come una compagnia a basso costo. Niente più garanzie sul cambio delle prenotazioni, nessun rispetto delle fasce orarie, e tariffe che crescono man mano che il volo si riempie. Non è escluso, però, che il ministero, così come fece due anni fa, quando Alitalia fu esclusa dai cieli sardi, tenti la strada della mediazione tra la compagnia pubblica e Meridiana. Il problema a quel punto sarà rappresentato da Myair. Se il ministero non ferma Alitalia, infatti, non potrà certo comportarsi in modo diverso con il vettore low cost. I prossimi giorni saranno decisivi. GIUSEPPE DEIANA Parlare al telefono, mandare e ricevere sms mentre si vola in mezzo alle nuvole: adesso si può. È successo per la prima volta su un aereo Emirates, un Airbus A340 in volo di linea giovedì sulla rotta Dubai-Casablanca. A 30.000 piedi di altezza, i passeggeri hanno potuto utilizzare i propri telefonini per chiamate e messaggini. Una vittoria per i manager e i telefonino-dipendenti costretti loro malgrado a isolare il cellulare durante i voli. L'Airbus è il primo aereo della flotta Emirates ad essere equipaggiato con il sistema "AeroMobile".

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Lotta a tutto campo sulla Roma-Cagliari rotta da super ricavi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 215 la vicenda L'assessore Broccia a Olbia Lotta a tutto campo sulla Roma-Cagliari rotta da super ricavi La vicenda. L'assessore Broccia a Olbia --> Alitalia annuncia di voler riprendere a volare su Cagliari, di sicuro da Roma e forse anche da Milano, ed è subito caos. La compagnia pubblica aveva lasciato le rotte sarde nel 2006, quando venne esclusa dalle rotte in continuità territoriale per Roma e Milano in seguito a una clamorosa dimenticanza: non venne presentata la lettera di accettazione degli oneri di servizio (gli obblighi imposti dalla continuità territoriale). Subito dopo ci furono vari ricorsi al Tar, per ritornare a volare in Sardegna, fino a quando venne raggiunto un accordo commerciale tra Alitalia e Meridiana. Ora, invece, gli aerei con il tricolore, a partire dalla fine di marzo, potrebbero tornare a volare nei cieli sardi. Almeno questo è uno dei punti cardine del piano di riorganizzazione dei collegamenti di Alitalia, anche perché la rotta Cagliari-Roma è tra le prime in Italia per numero di passeggeri e ricavi dopo la Milano-Roma. LA NORMA La Commissione europea ha chiesto un anno fa al governo italiano di modificare le norme in vigore permettendo a tutte le compagnie che ne facciano richiesta (in caso di semplice accettazione degli oneri di servizio, ossia senza un contributo in denaro) di volare sui collegamenti in regime di continuità, purché accettino gli obblighi imposti dal ministero. Dopo l'intervento della Ue, il termine del regime attualmente in vigore è stato anticipato al prossimo ottobre, e la nuova continuità dovrebbe prevedere numerosi correttivi. Nel frattempo, Alitalia si è detta disponibile ad accettare gli oneri di servizio, e ha comunicato all'Enac che dalla fine di marzo volerà per l'isola. L'ente guidato da Vito Riggio ha diffidato la compagnia dal continuare a vendere i biglietti, ottenendo però il blocco dei ticket acquistati su internet, ma non dalle agenzie di viaggio. L'INCONTRO Ieri pomeriggio, l'assessore regionale dei Trasporti Sandro Broccia ha incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, discutendo con loro la situazione di Meridiana e l'allarme sulla continuità. Broccia ha detto che l'attuale regime scadrà a ottobre e fino a quel momento solo Air One e Meridiana potranno vendere i biglietti a tariffe scontate. Il ministero confermerà?.

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Abbasseremo le tasse, è una certezza Veltroni: non si scherza sui precari, come ha fatto Berlusconi. Di Pietro non farà il Guardasigilli (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Abbasseremo le tasse, è una certezza" Veltroni: non si scherza sui precari, come ha fatto Berlusconi. "Di Pietro non farà il Guardasigilli" di Federica Fantozzi / Roma OSPITE di quale famiglia italiana ha mangiato meglio? "In Veneto ma anche a Roma". Daria Bignardi insiste e ottiene, almeno, il primato del budino emiliano. Al tavolo delle Invasioni Barbariche, Veltroni annuncia che i punti di distacco sono 4-6, che il pareg- gio sarebbe un disastro perché "chi vince anche con un solo senatore governerà" ma le riforme istituzionali saranno condivise. Serafico al punto che la conduttrice de La 7 si domanda se faccia meditazione o si droghi, il candidato premier smonta i sondaggi berlusconiani: "Lui dal '94 dice sempre che vince, ma a volte ha perso". Il Pd partiva da meno 20 punti a settembre e ne ha recuperati 16. Gli operai votano per il centrodestra? "Non credo. Siamo in sintonia con loro". Promette che ridurre la pressione fiscale è possibile: "Assolutamente sì". Un punto percentuale per ogni aliquota. "Meno tasse e anche meno spesa pubblica". Come si dimezzeranno i parlamentari (obiettivo 570) e si allineeranno alla media europea i loro stipendi, benefici compresi: "Non possono stare più in alto di quelli dei lavoratori". I diritti dei gay? Non ci saranno i Dico, promette ma i Cus, perché il "realismo" - giura - frutta più di "soluzioni estreme". Rassicura: "Ogni forma di omofobia è una follia" Dribbla il toto-governo ma non del tutto: "Di Pietro non sarà Guardasigilli. Non credo che lui lo voglia, non è nel novero delle cose". Per il resto un criterio: "Persone che esprimano la novità del Pd". Perché se il PdL è quello di sempre con l'aggravante di aver "perso il più moderato Casini e imbarcato i meno moderati Mussolini e Ciarrapico". Il Pd invece è "un grande partito e un solo gruppo parlamentare" che, sull'esempio di Blair o Zapatero punta a cambiare il Pase con un "programma nuovo e fatto con un senso di libertà" (da alleati ingombranti). Il pullman partirà per la tappa in Sicilia dopo Pasqua (però niente cannoli, "li mangia qualcun altro"): "Questo viaggio è una bella immersione nell'Italia vera. Ma ho trovato un Paese teso e cupo che deve ritrovare dinamismo". Le preoccupazioni espresse da Riccardo Illy non lo contagiano. Il Nord Est? "Vuole velocità e meno burocrazia". I figli di Berlusconi? "Compaiono in tutte le campagne elettorali, per giurarci su o vendergli ALitalia". Il primo ddl in consiglio dei ministri sarà quello contro la precarietà. E fa la predica alla Bignardi che si interrogava sulla sinistra più indignata per la battuta berlusconiana "sposi mio figlio" della stessa destinataria: "Daria... Si era appena suicidato un operaio che aveva perso il lavoro. Sbaglierò, ma su questo tema non mi viene da ridere". L'antipolitica? "Alla fine si presenta alle elezioni. Io punto alla sobrietà della politica". Il confronto tv con Berlusconi? "Da mesi sono disponibile". Vittorio Zincone lo provoca: dagli antiabortisti siculi con Veronesi e la Bonino, dai pacifisti kosovari con Del Vecchio... Non è che se la politica arruola esterni per rappresentare quei mondi è perché ognuno rappresenta se stesso? Giammai: "No, no, un partito moderno tiene insieme chi sta insieme nel Paese. Sennò l'Italia si fascia. La strada opposta riporta al '900". La Bignardi manda in onda la vecchia imitazione di Corrado Guzzanti in cui Veltroni sfoglia la rosa dei candidati: Raul Bova? Ha detto no perchè teme di perdere pubblico. Di Caprio? Ha già fatto Titanic. Nazzari? "È morto, serve una riforma per candidarlo". Heidi era disponibile ma il nonno vota a destra, Topogigio è copyright Mediaset, resta solo Napo Orso Capo. Il bersaglio della satira - ovviamente - ride. Infine, si dichiara "non pentito" di aver doppiato il sindaco Rino Tacchino in un cartone animato (per beneficenza). Ma, a richiesta, si rifiuta di gorgogliare in diretta. Bisogna accontentarsi di un "possiamo farcela".

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Stai consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita stellare: 6,7 miliardi. ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del Cimoli È uscito dalle Fs con una buonuscita stellare: 6,7 miliardi. Aveva lasciato il disastro sui binari, ma l'Alitalia di Berlusconi&Co. gli assicura un assegno annuo di 2,9 milioni di euro: più di qualsiasi altro omologo straniero.

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I grandi manager del profondo rosso Fortune, stipendi e carriere degli uomini chiamati da Berlusconi a gestire la compagnia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del I grandi manager del "profondo rosso" Fortune, stipendi e carriere degli uomini chiamati da Berlusconi a gestire la compagnia di Bianca Di Giovanni/ Roma AMARCORD Unreliable: inaffidabili. Così ripetevano gli olandesi quando chiusero la porta all'Alitalia guidata da Domenico Cempella. Furono disposti anche a pagare una multa di 500 miliardi di lire pur di non rimettere piede (anzi, ali) nella Penisola. La questione (anche allora) era Malpensa. La fusione Roma-Amsterdam faceva perno sullo scalo varesino: ma all'epoca nessuno lo voleva. Milano lottò strenuamente per mantenere Linate: non si fecero infrastrutture, nonostante due decreti governativi. A quel punto Klm lasciò, e dietro a loro se ne andò anche Cempella. Fu una decisione irremovibile, quella dell'amministratore delegato che oggi è ricordato come l'ultimo che riuscì a chiudere il bilancio in attivo (con qualche operazione straordinaria). Oggi lavora nel privato in una sua società di consulenza e per un fondo di private equity. Quelli che lo seguirono nella cabina di pilotaggio di Alitalia chiesero (e ottennero) molto di più: buonuscite milionarie (in euro), ricche stock option, nuovi incarichi pubblici, clausole contrattuali che li liberano da qualsiasi rischio. Irresponsabili di tutto, e altrettanto inaffidabili degli interlocutori di Klm: bilanci sempre più in "rosso", salvati ogni volta da denaro pubblico (l'ultimo prestito del Tesoro fu di 400 milioni) o da prestiti di mercato di 1.3 miliardi. Oggi hanno lasciato il cerino in mano a Maurizio Prato, manager di lunghissimo corso (era a Fintecna) e di poche parole, e sono usciti di corsa dai riflettori. In azienda nessuno sa, ad esempio, dove sia finito Giancarlo Cimoli, il "supermanager" con poteri assoluti che nel 2004 Berlusconi chiamò dalle Fs. Anche lì aveva lasciato il disastro, eppure fu premiato (non licenziato) con una buonuscita di 6,7 milioni di euro e un nuovo prestigioso incarico. Nel 2006 è il quarto manager più ricco d'Italia, dopo Paolo Scaroni (Eni), Luca Cordero di Montezemolo (Fiat e molto altro), e Vittorio Mincato (ex Eni, oggi Poste). Cimoli intasca 2,7 milioni di euro all'anno, molto di più del suo "omologo" Spinetta e degli altri vertici dei colossi stranieri. Ma il colpo da maestro sta tutto nel momento dell'addio, proprio come fu alle Fs. Tommaso Padoa-Schioppa arriva al "licenziamento" nel febbraio 2007, dopo un fortissimo pressing prima solo di Rifondazione (finito nel vuoto per via delle clausole contrattuali capestro) poi anche di Ds e Margherita. Il manager chiede un multiplo del suo stipendio (quasi il doppio) e secondo indiscrezioni ottiene anche clausole di garanzia che evitino al presidente uscente il rischio di contestazioni o dell'azione di responsabilità patrimoniale contro gli amministratori. Pare che il nodo si sia sciolto con una manleva a carico della società. Meno, molto meno finisce nelle tasche di Francesco Mengozzi, sbarcato alla Magliana subito dopo l'addio di Cempella, nel 2001. Anche lui viene dai binari disastrati di Cimoli (alle Fs era direttore genrale) e in Alitalia ha la misisone di ricercare un'intesa internazionale dopo il tracollo del matrimonio con Klm. Mengozzi inizia a tessere la tela con Air France. Il governo Berlusconi avrebbe dovuto aprire la strada verso Parigi, ma le "missioni" diplomatiche si rivelano un flop. Intanto i minsitri fanno a gara per mettere sotto pressione l'azione in Borsa, rilanciando improbabili cordate padane. Insomma, la società continua a perdere nell'immobilismo più totale. Non si ferma invece lo stipendio di Mengozzi, che ogni anno incassa circa un milione e 110mila euro. Mengozzi può contare però su una veloce "ricollocazione" pubblica: quando esce di scena da un'Alitalia sempre più esangue, gli viene riservato un posto al vertice di Bancoposta. Risultati zero, ma opportunità molte. Oggi il manager sede in un altro "tempio" finanziario: la Lehman Brothers che (guarda caso) affianca Air France nell'affare Alitalia. Insomma, i giocatori di questa partita restano sempre gli stessi. Batte tutti invece sul fronte del "cambio dei ruoli" Giuseppe Bonomi. È passato prima alla Sea e non ha rafforzato Malpensa quando la chiedevano gli olandesi, poi per un anno e "volato" alla presidenza di Alitalia aprendo nuove rotte proprio sullo scalo varesino, poi è tornato alla Sea per lanciare nuovi aut-aut alla sua ex società. Non c'è che dire: ci vuole davvero coraggio per giravolte di questo tipo. Con la sua faccia "alla Bossi" ha portato il vento della Padania nei labirinti dell'azienda pubblica romana. Non ha risolto un problema-uno: ma intanto per un incarico-lampo (è rimasto un anno) ha incassato circa 200mila euro.

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Stai consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima alla Sea frena su... (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Bonomi La sua storia è un gioco spericolato. Prima alla Sea frena su Malpensa, poi in Alitalia dirotta i voli sullo scalo varesino. Torna dov'era partito e fa causa alla compagnia. Dove aveva guadagnato 200mila euro in un anno.

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Serpenti nella bottiglia messaggi nella campagna (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Serpenti nella bottiglia messaggi nella campagna Oliviero Beha In un ranch del Texas sono state sequestrate 411 bottiglie di vodka con dentro ognuna un serpente a sonagli. Messaggi nella bottiglia? Nel frattempo qui da noi per riempire di "carne e sangue" una campagna elettorale sotto vuoto spinto bisogna ricorrere a qualcosa di tangibile. Non tanto alla presenza sperequata in tv del Pdl (dov'è la notizia?), quanto al problema Alitalia: se si parla di debiti, investimenti, licenziamenti, fallimenti, insomma di un'Italia senz'ali, forse qualcuno presta più attenzione e sente meno odor di recita. Per il resto il tasso di propaganda politico-pubblicitaria sale alle stelle, quasi che davvero si trattasse solo di vendere un prodotto con slogan commerciali. Mancano messaggi forti nelle bottiglie politiche, mentre in quelle dichiaratamente intestate alla pubblicità c'è di tutto. Vi siete accorti che alla radio una ditta di dolciumi cita i grassi espunti dai loro prodotti ricorrendo, per spiegare quello che non c'è nella colomba, a formule come "lavoratori precari e sfrattati"? Cioè una "tragedia" italiana riferita all'assenza di grassi? E una casa automobilistica molto nazionale che ricorre a una giovane cieca per dire che "la bellezza si sente e non si vede"? Serpenti o messaggi nelle bottiglie della comunicazione? E politica vuota e/o pubblicità scandalosa?.

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AirOne e Soglia, tornano le tentazioni italiane (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del RIPENSAMENTILa società di Toto: "L'esecutivo adesso deve decidere se vuole ricevere o meno nuove proposte di acquisto" AirOne e Soglia, tornano le tentazioni italiane / Roma Sono stati sempre pochi. E spesso seconde linee. Gli imprenditori italiani presenti nella partita Alitalia si sono contati sempre sulle dita di una mano. Il finanziere Paolo Alazraky, la romagnola Capper (sanitari), la Aermar (trasporto cargo), I viaggi del Ventaglio, a un certo punto anche Carlo De Benedetti. Tutti nomi mai decollati. Perché sarà anche vero, come ha spiegato Silvio Berlusconi, che "Alitalia è un emergenza Paese", ma poi al Paese e ai suoi capitani coraggiosi non importa più di tanto metterci soldi. L'unico tentativo serio è stato quello di AirOne. Serio, ma debole. Finanziariamente e industrialmente. Scartato dal consiglio di amministrazione dell'Alitalia lo scorso dicembre per l'esiguità dell'offerta, per la dimensione del gruppo (un sesto di Alitalia), per l'incertezza finanziaria della proposta (tutta giocata a debito), fatta da una compagnia che fattura sei volte meno della compgnia aerea nazionale (circa 700 milioni contro oltre quattro miliardi) e con un alto livello di indebitamento (390 milioni nel 2006). Ora, dopo l'uscita di Berlusconi, AirOne è tornata all'improvviso sulla cresta dell'onda. Il gruppo di Carlo Toto ha ritrovato appeal mediatico. Italiana e pronta a gettarsi su Alitalia, o quello che ne rimarrà. "Deve decidere il governo - ha scritto ieri Ap Holding in una nota - se vuole ricevere altre proposte perché in una operazione cosi complessa è impossibile presentare offerte "al buio" senza una due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)". Per presentare "una proposta vincolante - spiega il comunicato della società - è essenziale effettuare una due diligence, ovvero una verifica sui dati e sullo stato di salute della compagnia. A dicembre avevamo presentato un piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo stati esclusi" dalla seconda fase "che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm". Un'esclusione sulla quale AirOne ha fatto ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, perdendo entrambe le volte. Anche perché, secondo fonti governative, la "proposta forte" in realtà tanto forte non era. Oltre alla deboleza finanziaria mancava un partner industriale, mancavano gli aerei a lungo raggio, "gli Airbus promessi non erano stati prenotati", non era chiaro "lo sviluppo del gruppo". Per questo fu deciso di accantonare il progetto "italiano" e trattare con i francesi. Ma questo fino a due giorni fa. Quando l'italianità è tornata di moda grazie a Berlusconi. Alla ricerca disperata di qualche imprenditore da affiancare al gruppo AirOne. Un nome forte. Che per ora non c'è. L'unico che si è fatto avanti è stato il gruppo alberghiero Soglia. Poca roba. La società, amministrata da Gerardo Soglia (che oltre ad essere candidato per il Pdl in Campania è anche presidente del Pescara Calcio) , fattura cento milioni. Per avere Alitalia intera servono 2 miliardi subito. Che neanche AirOne ha nella sua disponibilità. E allora sorge un dubbio. Non è che dietro all'italianità si nasconde il progetto di far fallire Alitalia e smembrarla? C'è da scommettere che al banchetto si presenteranno in molti. Tutti italiani. ro.ro.

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In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del DILEMMA Per i vertici dell'istituto l'intervento è "al momento inimmaginabile", ma restano spiragli, mentre la vicenda ha bisogno della massima chiarezza In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci Angelo De Mattia L'opinione Si corre il rischio di prestarsi a strumentalizzazioni, a meschini giochi elettoralistici, a cambi delle parti in commedia, alle manifestazioni del noto conflitto di interesse, ai giochi di contraenti sine titulo, trascurando le vere prospettive dell'azienda, dei lavoratori, del Paese: eppure vale la pena chiedersi se esista o no, pur dopo le formali smentite, un interesse, anche per ora soltanto di analisi e di monitoraggio, da parte di Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia. E chiedersi come vadano lette le dichiarazioni del suo amministratore delegato, Corrado Passera, riflettendo sull'intera costruzione del pensiero adottata ("E al momento è inimmaginabile..."). Intesa-Sanpaolo è una grande banca, di rilievo internazionale; ha vertici e management di prim'ordine. È la risultante della prima grande aggregazione nel mercato italiano. Ed è anche la prima ad avere adottato il sistema di governance duale. Ieri Intesa-Sanpaolo ha occupato molti articoli di stampa, sostanzialmente per due motivi: per i risultati di bilancio, complessivamente positivi, con un utile record di 7,2 miliardi, e per la sua reiterata chiamata in causa, da parte di Berlusconi, in un'asserita funzione di sostegno ad una cordata di imprenditori che dovrebbe costituire l'alternativa ad Air France per l'acquisizione di Alitalia. Intesa-Sanpaolo si è presentata ab origine come banca al servizio dello sviluppo economico. È stata definita banca-Paese. Perchè ritiene che una sintesi avanzata tra finalità strettamente aziendali e obiettivi di interesse generale costituisca il miglior modo per rispondere alle attese della proprietà e per tutelare i depositanti. E' una linea corente con la visione del capitalismo come necessariamente temperato più volte rappresentata dal suo presidente, Giovanni Bazoli. Intesa-Sanpaolo, nei mesi scorsi, aveva fiancheggiato, con grande impegno e notevole esposizione mediatica, il tentativo di AirOne di conquistare la compagnia di bandiera. Ne erano scaturite pretestuose ed interessate critiche sul ruolo svolto, quasi che a un istituto di credito dovesse essere impedito di sostenere l'iniziativa di un'impresa non finanziaria sulla base di un progetto ritenuto valido nel giudizio del banchiere sul merito di credito. Ne era anche derivata una mezza polemica con il ministro dell'economia sugli impegni effettivamente assunti dalla banca, nonchè una serie di osservazioni su presunte proiezioni in politica dell'amministratore delegato, che poi ha sempre smentito. L'iniziativa di AirOne non ha tuttavia compiuto i passi sperati dai promotori. A un certo punto, si è preferito, rispetto all'opzione di poter disporre di almeno "due forni", imboccare la strada - per la verità non scevra di controeffetti - della trattativa esclusiva di Alitalia e Governo con Air France. L'amministratore delegato, dopo le funamboliche esternazioni berlusconiane, ha sì tirato il freno, come è stato scritto, ma ha anche aggiunto che, perchè l'istituto si pronunci, sarebbe necessario saperne di più sull'Alitalia, dal momento che AirOne è stata a suo tempo esclusa dalla due diligence. Ha poi lodato il progetto (definito molto bello) che la compagnia di Toto aveva concepito e che avrebbe dato vita ad un operatore di prima grandezza. Acqua ormai passata? Factum infectum fieri nequit, come direbbero i latini, ciò che è stato fatto non si può ritenere non fatto? O c'è dell'altro, per l'immediato oppure nella prospettiva di una non favorevole evoluzione della trattativa in corso? Non è certamente l'esegesi del pensiero, espresso o recondito, di Passera che deve impegnare l'osservatore. Ma nel punto cruciale in cui si trova la vicenda Alitalia, si ha bisogno della massima chiarezza. Una posizione netta, definitiva di un istituto del rilievo di Intesa-Sanpaolo avrebbe l'effetto o di troncare, senza nessuna possibilità di appello, ogni disquisizione sulle cordate imprenditoriali alternative che - sprovviste di un sostegno bancario - avrebbero ben poca credibilità, tenuto conto anche del livello del capitalismo italiano; oppure si potrebbe manifestare una disponibilità netta della banca. Al limite, potrebbe essere la leva per l'associazione di altre banche. In questo secondo caso, si potrebbe aprire uno scenario nuovo. Si porrebbe, quindi, il problema dei tempi e delle modalità del negoziato. Se giustamente si vuole, nelle dichiarazioni del governo, che le eventuali iniziative prospettate in alternativa ad Air France debbano essere tempestive e serie, con la nettezza della posizione di Intesa-Sanpaolo si otterrebbe una decisiva cartina di tornasole. Si caricherebbe così la banca di una scelta fondamentale, di carattere generale? Niente affatto. Soltanto si eliminerebbe definitivamente la possibilità di strumentalizzazioni e l'istituto, come è nella sua vocazione, darebbe un contributo importante al Paese, al di là dei tatticismi. Cesserebbe, infine, la singolare interpretazione autentica del pensiero della banca da parte di Berlusconi.

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Berlusconi lancia la cordata elettorale Sono impegnato io, quindi si farà . Veltroni: se ci sono disponibilità escano allo scoperto in 48 ore (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Berlusconi lancia la cordata elettorale "Sono impegnato io, quindi si farà". Veltroni: se ci sono disponibilità escano allo scoperto in 48 ore di Roberto Rossi/ Roma ITALIANI "I pochi giorni" della mattina sono diventati "3 o 4 settimane" nel pomeriggio. Ma la cordata italiana alternativa ad Air France per l'acquisizione di Alitalia sta marciando. Almeno secondo il promotore Silvio Berlusconi. È una "proposta vera", ha assicurato il leader della Pdl. Che per ora, però, non ha padri. Di imprenditori pronti a farsi avanti, tranne qualche minore eccezione, se ne vedono pochi. neanche la chiamata alle armi di Berlusconi in stile Risorgimento - "o si fa Alitalia o si muore" - ha raccolto consensi. Il fatto è che la partita è troppo complicata. Il gruppo aereo costa troppo, oltre due miliardi tra debito e investimenti, per farne un solo boccone. Questo non vuol dire che Berlusconi non ci stia provando. Il premier, secondo fonti informate, avrebbe sguinzagliato il consulente di fiducia Bruno Ermolli per cercare volonterosi. Ma per ora le adesioni sono state piuttosto scarse e risicate. C'è il gruppo turistico alberghiero Soglia (Gerardo Soglia, alla guida del gruppo, è candidato alla Camera con il Pdl nel collegio Campania 2), forse un'altra società bergamasca specializzata in trasporto aereo cargo, ma per ora nulla più. C'è anche AirOne, ma quella c'era anche prima e da sola non basta. Ci sono i figli di Berlusconi ma, come ha ricordato l'ex premier, "potrebbero unirsi a un esercito di imprenditori" solo dopo, con "un intervento ad adiuvandum". Non ci sono imprenditori e mancano anche le banche. Intesa Sanpaolo ha sempre espresso un interessamento di fondo per finanziare un progetto su Alitalia ma vincolandolo a un progetto serio. Quello di AirOne era stato reputato tale ma quattro mesi fa. Ora senza niente sul tavolo la banca non si muove. È anche per questo che si sta cercando altrove. All'estero soprattutto. Sembra che sia stata interpellata anche Jp Morgan, ma anche qui i risultati sono stati pochi. Per questo Berlusconi, nonostante le rassicurazioni ("sono impegnato io, quindi si fa"), ha preso altro tempo. Tre o quattro settimane che portano dritto alle elezioni. La campagna elettorale rischia di ingessarsi su un solo argomento e sulle trovate di Berlusconi. Un rischio che Walter Veltroni non vuole correre. "Se c'è una cordata italiana si faccia avanti in 48 ore - ha detto il leader del Partito Democratico - altrimenti con Air France si faccia un accordo sindacale che riduca l'impatto sociale e si consenta a Malpensa nei tempi giusti di poter sostituire le vecchie rotte Alitalia con altre compagnie aeree. Altrimenti è legittimo pensare che nuove cordate siano evocate per ragioni elettorali ". Per ora quindi la proposta di Air France è l'unica sul campo. E nonostante la pressione politica di Berlusconi - "la risposta ad Air France la darà il prossimo presidente del Consiglio e sarà un secco e un pieno no" -, il gruppo parigino non intende mollare. Jean-Cyril Spinetta sta preparando con "serietà, buona volontà, grande scrupolo" l'incontro di martedì prossimo con i sindacati italiani: è convinto che la proposta per l'integrazione di Alitalia nel gruppo franco-olandese sia "solida, concreta, fondata", ed è certo di avere "interlocutori attenti". Per i francesi ottenere il via libera del prossimo governo resta una condizione necessaria, ma è un problema che, eventualmente, si porrà solo a suo tempo. "Noi sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese", ha detto il direttore commerciale di Air France-Klm, Christian Boireau. La posizione dei francesi è la stessa degli amministratori di Alitalia. Preoccupati dalla situazione finanziaria del gruppo, poco solida. Servono subito 200-300 milioni e più una ricapitalizzazione di circa 750 milioni a maggio. "È ora di essere seri" ha detto il premier Romano Prodi. Anche perché ci sono circa diecimila dipendenti che vorrebbero conoscere con certezza il loro futuro. In tempi brevi. Per evitare, come ha spiegato Veltroni, "il fallimento e il lastrico per migliaia di lavoratori".

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L'applauso al mago Silvio (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del L'applauso al mago Silvio ro.ro. Scettici ma incantati, con il naso all'insù a guardare se al mago Silvio riesca il suo ultimo numero: il salvataggio di Alitalia dalle grinfie degli odiati francesi. Segretamente innamorati dell'impossibile, con molti se e tanti ma, non sono pochi i politici e sindacalisti, molti dei quali a sinistra, che sperano nella riuscita dell'ultimo colpo del prestigiatore di Arcore. D'altronde riuscire a trovare una cordata di imprenditori nel giro di quarantotto ore, dopo che per un anno non si è fatto avanti nessuno capace di mettere sul piatto oltre due miliardi di euro, non è cosa da tutti i giorni. Sentire la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi - Pdci, dire "spero da Berlusconi non solo slogan", oppure Angeletti, sperare in "un'alternativa ad Air France", fa riflettere. Se poi anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, arriva a dire che "la cordata di Berlusconi per ora non c'è, ma se ci fosse e se rientrasse anche la famiglia Berlusconi non direi di no", significa che al mago Silvio, anche senza prestigio, il numero è riuscito. Quando il venditore ti incanta vuol dire che la merce è già venduta. Berlusconi ha già vinto. Ha fatto credere di avere quello che non ha. Una magia appunto. Che non sarà realizzata. Il coniglio dal cappello non sarà tirato fuori neanche questa volta. Ma non importa. Non conta tanto il numero, quanto l'illusione. E conta soprattutto che ci siano mani pronte all'applauso. Tanto il 14 aprile è dietro l'angolo. Incantati.

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<Alitalia, ci penso io a giorni la cordata> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Alitalia, ci penso io a giorni la cordata" e air france avverte: vogliamo subito una decisione Berlusconi accelera. Veltroni: si faccia avanti in 48 ore pd, dc, udc e arcobaleno insieme 22/03/2008 grande accozzaglia nella città dei fiori 22/03/2008 claudio donzella Sanremo. Benvenuti nella città che doveva essere un laboratorio politico-amministrativo, per superare le eterne battaglie di potere su Casinò, Festival e floricoltura e rilanciare uno stanco comparto turistico. Peccato che il "laboratorio" sia diventato invece un calderone forse unico in Italia, dove convivono consiglieri comunali pro-Berlusconi, Casini, Veltroni e Bertinotti (tutti, insomma), in cui è sempre più difficile orientarsi, fra trasformismi e trasversalismi. Mentre la città langue. segue >> 4 22/03/2008.

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Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 Continuità, il ministero non decide Giuseppe Deiana --> Meridiana minaccia di bloccare i voli in continuità territoriale, se l'Enac non fermerà Alitalia e Myair. Ma il ministero prende tempo.

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Decolla la cordata di berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 alitalia Decolla la cordata di berlusconi Alitalia --> Scontro con Veltroni "O si fa Alitalia o si muore". Silvio Berlusconi per salvare la compagnia di bandiera sembra essere disposto a tutto. "La cordata italiana c'è - assicura - e la spunterà sui francesi". Scontro con Veltroni. A PAGINA 3.

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Il Consiglio diviso su una parola (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

NOVARA.LUNGO DIBATTITO A PALAZZO CABRINO La votazione Il Consiglio diviso su una parola Per il centrodestra importante il concetto di aeroporto con voli merci internazionali Modifica per vendere le farmacie [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA Basta una parola per rendere inutili tre ore e mezza di discussione su Malpensa ed Alitalia e dividere centrodestra e centrosinistra. Il vocabolo che ha acceso discussioni a non finire in Consiglio comunale e che ha impedito che i due schieramenti votassero un documento unitario è "hub". Per il centrodestra, in particolare per la Lega, il concetto di hub, cioè di sistema aeroportuale internazionale legato anche ai voli per le merci, è stato considerato indispensabile all'interno del documento da approvare, mentre il centrosinistra ha chiesto di eliminare questa dizione e di focalizzare anche i problemi ambientali legati al sistema aeroportuale. Così, la proposta lanciata da Augusto Ferrari del Partito Democratico, di votare un documento comune tale da rendere più forte la voce del Consiglio non è stata accettata. Centrodestra e centrosinistra sono rimasti sulle posizioni di partenza e ogni coalizione si è votata i propri documenti. Il centrodestra ha votato le proprie cinque mozioni, mentre il centrosinistra non ha partecipato; il documento del centrosinistra ha avuto sei voti favorevoli da parte del proprio gruppo, sei voti contrari della Lega e il resto del Pdl non ha partecipato al voto. Così sono stati approvati solo i documenti della maggioranza. Per il centrodestra la posizione su Malpensa è stata chiarita da Gaudenzio Ferrandi, Marcello Perugini, Marco Romano, Daniele Andretta e Luciano Porta. "Lo smantellamento di Malpensa attraverso la svendita di Alitalia voluta dal governo - ha detto Ferrandi - porterà un gravissimo danno anche al Novarese. Basti pensare al lavoro del Cim su Malpensa e alle ricadute occupazionali negative che avrà anche la nostra zona". "Colpendo Malpensa - ha aggiunto Perugini - si colpisce il Nord, il motore economico d'Italia. Il 40% del fatturato dei 22 taxisti novaresi viene raggiunto grazie ai passeggeri di Malpensa. Basta questo per dire l'impatto dell'hub su quest'area". Il centrosinistra ha replicato con Nicola Fonzo, Mimmo Ierace, Augusto Ferrari ed Alfredo Reali. "Nessuno mette in dubbio l'importanza di Malpensa - ha detto Ferrari - ma nello stesso tempo vanno affrontati seriamente il problema di Alitalia costantemente in perdita e le ricadute ambientali negative sul territorio". "Se Malpensa si trova in questa situazione - ha aggiunto Reali - lo deve al modo in cui è sorta e si è sviluppata, senza una politica coerente, con collegamenti assolutamente lacunosi e ricadute ambientali di cui non si è tenuto conto". Passo in avanti, probabilmente decisivo, per la modifica del regolamento sulla percentuale di quote della società partecipate che il Comune di Novara può alienare. Deve essere votata dal Consiglio con doppia approvazione mentre in prima battuta era necessaria la maggioranza di 28 voti, in seconda e terza votazione (in consigli diversi) la maggioranza scende a 21. La prima volta i sì sono stati insufficienti, venti da parte del centro-destra, l'altra sera sono stati 23.

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CONTINUA A PAGINA 33 (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Silvio Berlusconi sostiene che dell'Alitalia si occuperà lui, che metterà in piedi una cordata in cui se è necessario potrebbero persino entrare i figli, e che farà un'offerta molto più accettabile di quella di Air France. Il mondo politico ed economico si domanda se questa cordata sia realistica o no. Realistica o irregolare? bisognerebbe piuttosto chiedersi. E' possibile che la disperazione del sistema italiano di fronte alla sua paralisi sia arrivata a un punto tale da far considerare le regole solo una variante della soluzione di un problema; ma da un punto di vista di correttezza istituzionale il farsi avanti del leader della Cdl solleva molte domande. Intanto, in che veste parla Berlusconi? C'è una forte differenza fra il proporre una soluzione, e "adoperarsi" per una soluzione. Un candidato premier può e deve esprimere una propria opinione su un problema grave come quello dell'Alitalia. Ma può personalmente scendere in campo, per formare, lui, strumenti operativi sul mercato, quali una cordata? E, di più, può invitare in questa cordata i suoi figli, cioè la sua stessa famiglia? Curiosamente questa distinzione fra proporre e adoperarsi non è stata nemmeno sollevata. Eppure, non si può dire che nel corso di questi ultimi anni il nostro sistema non abbia dovuto subire vari scossoni dal rapporto fra politica e affari: gli intrecci che Berlusconi ha portato al governo hanno lacerato il Paese. E nessuno è stato tenero nemmeno con il Centro sinistra, sul quale ancora aleggia il fantasma dei "capitani coraggiosi" e Telecom, o di Unipol. Che un uomo politico non possa intervenire operativamente nel mercato, e nemmeno favorire suoi interessi indirettamente sembrava fosse insomma una verità assodata. Ma il Paese non sembra invece ricordare. Il Cavaliere per primo sembra aver dimenticato tutte queste tensioni. Anzi, fa le sue proposte per l'Alitalia con il piglio del salvatore della patria, del capo azienda orgoglioso della propria iniziativa, di quella dei suoi figli e di altri uomini d'affari a lui vicini. La salvezza dell'Alitalia, insomma, come un atto di leadership e generosità verso la nazione. Il risultato di tutto questo è tuttavia, più prosaicamente, il seguente: un aspirante premier forma una cordata, in cui ci sono la sua famiglia e suoi imprenditori di riferimento, per comprare la società di bandiera della nazione di cui sarà il premier; il rischio dell'operazione potrebbe per altro essere coperto da un prestito ponte di cui si farebbe garante il governo, cioè lui stesso. Di che si tratta, se non di un ennesimo riproporsi del conflitto di interessi? La sinistra non sobbalza, perché ha la coda di paglia del fallimento Alitalia, ma anche perché se non riguarda la televisione, in fondo il conflitto di interessi forse nemmeno la spaventa. Eppure, proprio perché avanzata con consenso, entusiasmo, il cuore in mano e senza critiche dell'establishment, la proposta su Alitalia e l'uso che ne viene fatto in campagna elettorale, è l'ennesima prova di quanto difficile sia bandire dalla politica di Silvio Berlusconi il legame con il fare economico. Lui l'ammette oggi, nell'euforia della campagna elettorale, come in vino veritas. Sarà lì però anche quando sarà finita la compagna elettorale, se tornerà a Palazzo Chigi. Speriamo solo che sia almeno disposto a prendersene le responsabilità: nel caso le sue dichiarazioni facciano ritirare oggi Air France, e nessuna cordata alternativa venga alla fine messa da lui in piedi, sa il Cavaliere che qualcuno dirà che ha sabotato gli interessi nazionali? Magari a favore dei suoi? CONTINUA A PAGINA 33.

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Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

I tedeschi potrebbero appoggiare AirOne. Il Garante contro i tg: troppo spazio a Pdl e Pd Alitalia, spunta l'ipotesi Lufthansa Berlusconi: un mese per la cordata italiana. Veltroni: vuole arrivare al voto Con una chiamata alle armi che rimanda a Garibaldi e al Risorgimento, Silvio Berlusconi ha rilanciato ieri la soluzione della cordata italiana per l'acquisto dell'Alitalia. "Ci vuole un mese", promette il Cavaliere. Ma Veltroni non è d'accordo: "Si decide entro 48 ore e non si usi la questione per fare campagna elettorale". Intanto, spunta l'ipotesi Lufthansa. I tedeschi, infatti, sarebbero pronti ad appoggiare AirOne. Intanto il Garante attacca le tv: nei tg c'è spazio solo per Pdl e Pd. Bruzzone, Giovannini, Grignetti, Magri, Rampino e Spini PAG. 5, 6 E 7.

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BREVI (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economie emergenti Cina, entro il 2013 il 15% del Pil da Internet pechino. La Cina, Paese che conta oggi il maggior numero di utenti Internet al mondo, potrebbe registrare nei prossimi 3-4 anni un raddoppio del peso dell'attività indotta dal web nel proprio prodotto interno lordo, grazie allo sviluppo del commercio elettronico. Cai Mingzhao, vice ministro dell'Ufficio d'informazione del Consiglio degli Affari di Stato (Scio) cinese, l'amministrazione competenze su Internet, ha detto ieri che il numero di navigatori Internet in Cina dovrebbe raggiungere i 300 milioni entro la fine dell'anno, rispetto agli attuali 230. "Il settore di Internet rappresenta circa il 7% del Pil cinese. Con un aumento del tasso di penetrazione di Internet e il successo crescente del commercio elettronico, questa fetta dovrebbe arrivare al 15% circa", ha detto Mingzhao. Il tasso di penetrazione di Internet in Cina era del 17,7% nel febbraio scorso, rispetto alla media mondiale del 19% e al 70% degli Usa. nel nostro paese In flessione i casi di assegni scoperti milano. Meno assegni scoperti e bidoni da cambiali e tratte. Il numero delle "fregature" continua a calare e l'anno scorso è sceso del 4,45% rispetto all'anno prima. La nuova fotografia sulle "bufale" all'italiana arriva da Unioncamere che ha condotto un'analisi dei dati dell'anagrafe informatica dei protesti gestita da Infocamere, registrando l'anno passato 1,41 milioni di casi contro i quasi 1,48 milioni del 2006. La regina delle "fregature" resta la cambiale che, nonostante un calo del 6,63% rispetto al 2006, ha rappresentato la maggior parte dei casi (quasi 850 mila), mentre Roma, Milano e Napoli restano al top dei bidoni. Sono queste, infatti, le province sede di capoluoghi di Regione che registrano più"bufale" anche se, in linea con la media nazionale, registrano un trend in riduzione. Venezia, Nuoro e Lodi, invece, pur con dati più contenuti si mostrano in controtendenza, facendo segnare incrementi rispetto al 2006. pneumatici Michelin, nuovi listini indicizzati sul petrolio parigi. Michelin ha annunciato oggi che dal mese prossimo i prezzi per i suoi pneumatici saranno indicizzati sui prezzi del petrolio. "Dal primo aprile fisseremo le nuove tariffe in funzione del prezzo del barile del petrolio a quella data. La griglia evolutiva - precisa on un comunicato - sarà applicata ai costruttori auto e non nel commercio". voli in sardegna Meridiana insorge: "Basta vincoli tariffari" cagliari. Meridiana è pronta ad abbandonare dal 30 marzo prossimo tutti vincoli tariffari a favore dei sardi, imposti dalla continuità territoriale sulle rotte tra la Sardegna e la Penisola, se Alitalia e Myair non rinunceranno ai collegamenti giornalieri con Roma Fiumicino, Milano Linate e Bologna annunciati per la stagione estiva. L'altolà arriva dalla stessa compagnia aerea. "Si tratta di voli che oggi vengono garantiti da Meridiana e Air One in regime di continuità territoriale", spiega la società fondata dall'Aga Khan. Secondo Meridiana, "nonostante il parere negativo di ministero dei Trasporti e Regione Sardegna e la diffida ad operare su queste rotte dell'Enac, Alitalia e Myair hanno, da oltre un mese, continuato a vendere voli verso la Sardegna". 22/03/2008.

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Berlusconi: <No ai francesi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi: "No ai francesi" Il Cavaliere chiude ad Air France e rilancia la cordata italiana. Di Pietro: "Così rovina il Paese" Michele Lombardi Roma. "O si fa Alitalia o si muore". Citando Giuseppe Garibaldi a Calatafimi, Silvio Berlusconi sferra un nuovo attacco contro l'offerta francese e avverte l'aspirante compratore della compagnia di bandiera: "La risposta da Air France la darà il prossimo presidente del Consiglio, cioè io, e sarà un secco e pieno no. Una risposta contraria, non contro la Francia ma contro le condizioni ricevute", dice il Cavaliere. Quello di Berlusconi è un veto politico, che rischia di mettere in fuga Jean-Cyril Spinetta, pronto a sedersi di nuovo la prossima settimana al tavolo del negoziato con i sindacati. Berlusconi però non vuole saperne di vendere Alitalia ai francesi, che vogliono sganciarsi dallo scalo di Malpensa. La cordata italiana è alle porte? "Si concretizzerà in pochi giorni. Ormai mi sono impegnato io e quindi si fa", sostiene il Cavaliere. Dall'altra parte, Walter Veltroni invita a tenere l'Alitalia fuori dal "tritacarne" elettorale e Berlusconi si dice anche d'accordo con l'avversario. Ma ormai è troppo tardi: il destino della compagnia di bandiera, in bilico tra cessione e liquidazione, è diventato il principale motivo di scontro tra Pdl e Pd, che si contendono palazzo Chigi, mentre anche tutti gli altri partiti fanno gara per dire la loro su quale sarebbe la soluzione ideale. L'unico che fa la scelta di tacere è Romano Prodi, il più esposto alle accuse e alle critiche, anche da parte degli alleati di sinistra: "Io non parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È ora di essere seri". Allo stato dei fatti, ci sono annunci: in primo luogo, quelli del Cavaliere, che tira la volata ad Air One e conferma un ruolo di Banca Intesa. Ma annunci non si fida degli annunci: "Se c'è una cordata italiana, venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile", dice il leader del Pd. La sfida elettorale coinvolge le scelte per Alitalia con il Pdl che accusa il governo di favorire i francesi e Berlusconi a sua volta accusato di essere l'artefice di un bluff, finalizzato a cementare l'asse del Nord con la Lega. Un'accusa che parte dal Pd ma viene condivisa anche da Pier Ferdinando Casini e da Francesco Storace. "Siamo in presenza di una strumentalizzazione elettorale che non giova nessuno. Non si gioca sulla pelle di migliaia di lavoratori", sostiene il leader dell'Udc. Più esplicito e duro l'attacco dell'ex pm Antonio Di Pietro, che va dritto al sodo e mette in circolo un sospetto: "Su Alitalia, Berlusconi sta facendo insider trading, sta rovinando le famiglie. Ma non si può giocare con l'economia degli italiani, non siamo una bocciofila", si sfoga il leader dell'Idv. Insider trading? Accusa pesante. Certo, il titolo Alitalia è da giorni sulle montagne russe e il dibattito in corso non è dei più ortodossi. "Di Pietro? Accuse deliranti e in malafede", replica il coordinatore di Fi, Sandro Bondi. Sia come sia, la vicenda Alitalia terrà impegnato il fronte politico anche nei prossimi giorni, nonostante l'offerta di una cordata italiana non sembra destinata vedere la luce a breve, come chiede Veltroni. "È una richiesta assurda, dato che questo governo ha dato un vantaggio di 5-6 mesi ad Air France, che poi ha posto delle condizioni irricevibili. Ci sono diversi imprenditori, che sono venuti a trovarmi in queste ore, pronti ad impegnarsi. Ma servono 3-4 settimane, anche per vedere i conti Alitalia, che nessuno conosce", spiega in serata Berlusconi. Il quale tira di nuovo in ballo i suoi figli, che "non si tirerebbero indietro", se qualcuno chiedesse loro di unirsi alla cordata italiana. "Berlusconi vuole regalare l'Alitalia ai figli. Solo che il lupo perde il pelo ma non il vizio e vuole i soldi dello Stato", ironizza per conto del Pd il candidato sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Anche Roberto Formigoni, il governatore della Lombardia, avvalora le tesi del Cavaliere: "Confermo che esiste una cordata italiana, che è pronta ma avrà bisogno di studiare i dati e di conoscere la realtà. Ci vuole tempo ma neanche troppo", dice. Insomma, il messaggio dei fautori della soluzione italiana è: ci vuole tempo. La stessa richiesta di Air One, che chiede "almeno tre settimane" per verificare se ci sono le condizioni di un'offerta alternativa a quella di Air France. Il pressing è sul governo, che dovrebbe congelare la trattativa con Air France, al buio e fino a metà aprile in attesa di proposte alternative tutte da verificare. I francesi invece hanno fretta di chiudere una partita, condizionata dall'esito del voto e dalle risposte dei sindacati. E c'è di più: il prestito ponte, indispensabile per mantenere in vita la compagnia comunque, rischia di essere bloccato dall'Ue se non sarà chiaro il nuovo proprietario dell'azienda della Magliana. Lo scontro elettorale non aiuta. Tante, troppe le incognite che pesano sulle sorti di Alitalia, in bilico tra sacrifici, annunci e fallimento. 22/03/2008 ' 22/03/2008 il silenziodel professoreNon parlo, c'è una procedura in corso. Se ci sono dei progetti seri, staremo a vedere romano prodipresidente del Consiglio 22/03/2008 ' 22/03/2008 il ministrofuriosoBerlusconi ha commesso il reato di insider trading: rischia di rovinare migliaia di famiglie antonio di pietroministro delle Infrastrutture 22/03/2008.

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Dal 30 marzocieli apertifra Usa e Ue (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

L'occasione persa Cade l'ultimo divieto: le compagnie saranno libere di collegare i due continenti senza distinzioni di nazionalità 22/03/2008 bruxelles. "Un vero peccato!": mentre in Italia si infiamma la polemica politica sul futuro della compagnia di bandiera, l'Europa si rammarica che Alitalia non goda attualmente della necessaria salute per sfruttare la straordinaria occasione di Open Sky, "Cieli Aperti", l'accordo di liberalizzazione delle rotte tra Stati Uniti e Unione europea. Ogni compagnia potrà volare da qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa. Ed è già lotta all'ultimo scalo per accaparrarsi ogni fascia oraria, ogni finestra di decollo. Arriva, insomma, la rivoluzione dei cieli. Ma Alitalia manca all'appuntamento. L'avvio è fissato per domenica 30 marzo, e l'Alitalia non conosce il suo futuro. Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, esprime il rammarico di Bruxelles: "È un vero peccato se all'entrata in vigore di questo accordo l'Alitalia non sarà nelle condizioni migliori per poterlo sfruttare appieno. Vorremmo che tutte le compagnie europee potessero sfruttare questa occasione che deriva dall'avere finalmente una totale liberalizzazione". Qualche cifra per capire cosa significherà Open Sky, accordo che ha impegnato per 15 anni i negoziatori delle due sponde dell'Atlantico e che è stato firmato nel 2007: nei primi cinque anni si prevede un aumento complessivo di 25 milioni di passeggeri e un incremento dei benefici economici di 12 miliardi l'anno oltre a 80.000 nuovi posti di lavoro. "L'Alitalia perde un'occasione d'oro" aggiunge Cercone. Fonti della Commissione a Bruxelles stanno seguendo in queste ore da vicino gli sviluppi vorticosi della situazione: dal 30 marzo ad Heathrow, l'aeroporto londinese, aumenteranno del 20% i voli verso gli States, ci saranno 16 aerei quotidiani in più; in Spagna il numero dei voli crescerà del 12%, in Irlanda (lo stato europeo più vicino alle coste atlantiche Usa) del 10%, con la doppia operatività di Shannon e Dublino e con Michael ÒLeary, l'amministratore delegato della leader dei low cost, Ryanair, che vuole lanciarsi sulle rotte atlantiche. Unico potenziale riflesso positivo per l'Italia, la possibilità - evocata da fonti bruxellesi vicine al dossier Open Sky - che a diverse compagnie europee che tentano di accaparrarsi il mercato, soprattutto quello "business", facciano gola gli spazi che Alitalia potrebbe lasciare a Malpensa. Open Sky avrà l'effetto di una bomba su un mercato dei 27 dell'Unione europea finora ingessato da 16 accordi bilaterali con gli Stati Uniti (ognuno può viaggiare da diversi propri aeroporti a determinate località americane), da 5 intese restrittive e da 6 situazioni (i tre baltici, la Slovenia, Cipro e la Romania) che in mancanza di accordo devono negoziare di volta in volta le rotte. Per avere un'idea dell'impatto dell'accordo in base al quale una compagnia tedesca potrà decollare da una qualsiasi città francese e collegarla con il più sperduto aeroporto statunitense, basta pensare a due esempi: Air France varerà un volo Londra-Los Angeles e British Airways aprirà una nuova filiale che gestirà unicamente il traffico con gli Usa. Il nome dice tutto: "Open Sky". Peccato che Alitalia sia arrivata in pessime condizioni a un appuntamento che, al contrario, sta facendo la felicità dei concorrenti. 22/03/2008.

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Spinetta: <Non possiamo aspettare>. E Toto chiede i conti (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Spinetta: "Non possiamo aspettare". E Toto chiede i conti le reazioni Il numero uno del gruppo franco-olandese non crede alla cordata italiana. Ma molti dei suoi azionisti preferirebbero rinunciare 22/03/2008 roma. Jean-Cyril Spinetta è spazientito. "L'azienda sta preparando con grande scrupolo l'incontro di martedì con i sindacati", ripetono al quartier generale di Air France-Klm. Ma lui, il numero uno del gruppo franco-olandese, l'ideatore dell'assalto ad Alitalia, nella trappola dei politici italiani non vuole caderci: "Vogliono chiuderci le porte in faccia? Non temiamo nulla, e non anniamo intenzione di farci condizionare da nessuna dichiarazione. Abbiamo un piano serio, lo porteremo avanti senza ripensamenti. I nostri interlocutori, d'altronde, sono attenti. E noi non vogliamo perdere tempo". Le ultime bordate di Silvio Berlusconi sembrano non avere spaventato monsieur Spinetta, che all'esistenza di una cordata concorrente - questa è la verità - non ha mai creduto. "La nostra proposta è decisamente superiore a quella di Carlo Toto", ripeteva Spinetta a dicembre, quando la posizione del patron di Air One sembrava solida quanto quella di Air France. Oggi non ha cambiato idea. "Chiudere in fretta la questione Alitalia": è questa, oggi, la sua priorità. No a tempi lunghi, insomma. E no a nuovi scontri sindacali. Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm, non a caso, dovrebbe riunirsi giovedì prossimo, 27 marzo. Il board, anche se la compagnia non conferma, esaminerà quasi certamente l'esito delle trattative con i sindacati, cosi come farà quello di Alitalia che sarà riconvocato al termine delle negoziazioni che riprenderanno martedì. Un summit, quello di giovedì, al termine del quale Spinetta e i suoi collaboratori decideranno se andare avanti o meno con l'operazione. "Bisognerà vedere se Spinetta crederà ancora nell'acquisizione di Alitalia e se avrà l'appoggio del cda, o se invece sceglierà di lasciare la partita", spiegava ieri sera una fonte di Air France, aggiungendo: "In realtà gli azionisti di Air France-Klm non sarebbero poi così dispiaciuti se l'operazione non si facesse". In questo scenario di incertezza e di sostanziale sfiducia nei confronti della politica italiana, si colloca la nuova posizione assunta da Ap Holding di Carlo Toto: "Deve decidere il governo se vuole ricevere altre proposte, perché in una operazione così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve: servono almeno tre settimane". "Per presentare una proposta vincolante - ha spiegato la società in una nota - è essenziale effettuare una verifica sui dati e sullo stato di salute della compagnia. A dicembre avevamo presentato un piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm". Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, "oggi nulla vieta, anzi lo auspico, che venga chiesto anche ad Ap Holding di fare la sua offerta vincolante, in modo da poter avere un termine di confronto e quindi spuntare alla fine il risultato migliore". "Ho fatto un pò di conti: dire che servono 3-4 settimane vuol dire scavalcare le elezioni. Non vorrei che si evocasse oggi l'ipotesi di un'altra cordata e poi dopo il voto si scopre che non c'è", ha commentato ieri sera Walter Veltroni, ospite di La7. francesco ferrari francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 22/03/2008 Post-it 22/03/2008 Non ho capito bene, Berlusconi vuole comprarsi anche Alitalia? Ho capito bene. 22/03/2008.

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Com'è umano il boomeranglanciato nello Spazio (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

DINo cofrancesco Il Presidente della Repubblica dal lontano Cile ha manifestato il timore che possa verificarsi un record dell'astensionismo nella prossima consultazione elettorale."Il voto - ha detto - non è mai inutile, ciascuno saprà valutare, ognuno darà il suo voto secondo il suo giudizio al partito a cui è più vicino o affine". Sul crescente, diffuso, discredito della classe politica Giorgio Napolitano ha impresso il marchio del qualunquismo, "uno stato d'animo, un pregiudizio pessimistico" che "reca un grave danno all'Italia e alla sua immagine". Ho molta stima per l'inquilino del Quirinale e comprendo che il suo ruolo lo induca a mettere in guardia gli italiani dall'enfatizzare solo quanto c'è di negativo nel Palazzo. E tuttavia, dietro le sue parole, aleggia,a mio avviso, lo spirito di quella che, qualche giorno fa, ho chiamato la "democrazia democratica" contrapponendola alla "democrazia liberale". Nell'intervista rilasciata a Santiago si avverte una concezione della cittadinanza che fa della partecipazione politica non solo un diritto, ma altresì un dovere. Chi non vota viene posto quasi sullo stesso piano di chi evade il fisco, si assenta spesso dal luogo di lavoro, non ottempera ai doveri familiari etc... È una filosofia giacobina (e mazziniana) che ben poco ha a che vedere con i valori della società aperta. Nei Paesi anglosassoni l'astensione dal voto - negli Stati Uniti particolarmente elevata - non è motivo di scandalo: la gente diserta le urne o perché non ha fiducia nel governo, facendo parte di minoranze razziali da sempre emarginate, o perché ne ha troppa, nel senso che si sente così sicura dei suoi diritti che non teme di perderli, quale che sia il prescelto dalle urne. In ogni caso, è la società civile che conta, è lì che si svolgono gli affari, che nascono le associazioni, che maturano gli affetti e le identità collettive. Il sistema politico è il servo o il coronamento di un edificio di cui non ha posto le fondamenta. In Italia, il probabile elevato astensionismo non verrà dalla fiducia ma dal suo contrario, ovvero da atteggiamenti di rifiuto della politica che nascono anche da un eccessivo "investimento" sulle capacità dei partiti di far miracoli. Resta il fatto che il fastidio c'è e che, come tutti i bisogni e gli atteggiamenti che si manifestano in una collettività, va registrato senza falsi moralismi. Che l'astensione dal voto sia utile ai fini del rinnovamento profondo del sistema non è affatto certo, ma escluderne l'efficacia in maniera tassativa mi sembra un portato della falsa coscienza, cioè della ragione sociale dei professionisti della politica che possono dividersi su mille questioni ma sono poi tutti interessati a che i servizi da loro offerti continuino sempre a trovare acquirenti..(Un po' come i tabaccai di una stessa via che si fanno concorrenza, ma si ritrovano poi uniti dalla difesa della libertà di fumare). Perché non ipotizzare, invece, un'astensione così massiccia da mettere in crisi le dirigenze di tutte le formazioni di destra e di sinistra? Potrebbe essere la crisi irrimediabile della Seconda Repubblica e l'apertura di una nuova stagione civile capace di suscitare leader più vicini ai bisogni della gente e disposti a non arretrare dinanzi a cure che ridiano vigore a una nazione che si va disgregando.. Il Presidente ci invita a votare per i partiti più vicini e affini ma, uno come il sottoscritto, di cultura liberale e di orientamento riformista, a chi dovrebbe dare il suo voto? Al Pd? Ma non è il partito del nemico giurato del garantismo liberale, di quell' Antonio Di Pietro che in apparenza si presenta come un alleato minore ma, nella sostanza, detiene l'unico potere che conta in un sistema politico bloccato, il potere di veto? Allora un voto al Pdl? Ma la riciclata Casa delle libertà che doveva essere il partito liberale di massa, non è oggi una nuova Dc che della vecchia ha ereditato, al di là della retorica ufficiale, più lo spregiudicato stile fanfaniano (e doroteo) che quello sturziano e degasperiano? Eppoi non ha come alleato una Lega che vorrebbe disfare l'Italia? E che dire degli altri partiti, che non hanno alcuna credibilità o per passate complicità -Totò Cuffaro militava nell'Udc non in Forza Italia - o per i loro atavismi ideologici o per imperdonabili colpe, come quelle che gravano su Alfonso Pecoraro Scanio, corresponsabile oggettivo del disastro ecologico campano. Quanto ai socialisti, basti ricordare il loro rimpianto di Romano Prodi, ovvero dell'uomo al quale un lucido editoriale di Ernesto Galli della Loggia di qualche settimana fa aveva attribuito il "merito" di aver impedito la? socialdemocratizzazione del Pd! Di destra o di sinistra, questa è l'élite che fa spendere alla collettività, per i rifiuti campani, dieci milioni di euro non all'anno ma al mese, è l'élite che, o molla Malpensa, o pensa a fantasiose cordate nazionali per Alitalia, che non ha nessuna idea su come affrontare il dramma della recessione. È qualunquistico pensare di mandarla in pensione per manifesta inettitudine? L'astensionismo fa paura, ma la paura non si è rivelata spesso l'inizio di un salutare cambiamento di rotta? È una bella pretesa quella di non concedere all'uomo della strada, al "qualunquista", neppure lo sfogo della protesta passiva. 22/03/2008 GIULIANO GALLETTA 22/03/2008 nuova stagioneUn'astensione massiccia potrebbe aprire una nuova stagione di politici più vicini alla gente 22/03/2008 qualunquismoÈ qualunquismo voler pensionare una classe politica per manifesta inettitudine? 22/03/2008.

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Salvare l'Alitalia si può. E senza i francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Bruno Vespa Molti anni fa chiesi a Silvio Berlusconi se era interessato a comperare la Ciga, la Compagnia Italiana Grandi Alberghi, fiore all'occhiello dell'hotelérie internazionale. Mi si stringeva il cuore al pensiero che il biglietto da visita più prestigioso del nostro turismo dovesse scomparire. Anche allora nessuno dei capitalisti italiani mosse un dito. Berlusconi mi rispose che il turismo non rientrava negli interessi delle sue aziende e la Ciga finì agli americani che l'hanno smembrata e sostanzialmente distrutta. Mi avesse dato retta, magari facendo gestire quella catena a chi è del mestiere (come ha fatto partecipando alla Mediolanum di Ennio Doris), avrebbe realizzato un gigantesco affare (immobiliare e non solo) e la Ciga sarebbe ancora italiana. Il 5 marzo scorso, quando è venuto a "Porta a porta", ho chiesto al Cavaliere se avrebbe consigliato ai suoi figli di entrare in Alitalia. Mi sembrò che la domanda l'avesse sorpreso e la risposta fu piuttosto evasiva. Deve aver pensato: chi me lo fa fare a caricarmi, sia pure in parte, di una grana costosissima? Adesso ha mutato parere: ha capito evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze, della nostra cucina, del nostro design, del nostro stile di vita. Se Alitalia è ridotta nello stato in cui si trova è perché gli italiani (manager, politici e sindacati) sono riusciti a dare il peggio di sé. I manager hanno fatto piani sbagliati, i politici romani, per non perdere qualche migliaio di voti, hanno rifiutato qualunque cura dimagrante in tempi in cui essa sarebbe stata meno traumatica, i politici milanesi hanno costruito e difeso a Malpensa un gigante dai piedi d'argilla: nato per evitare che gli uomini d'affari del Nord facessero scalo a Francoforte e Zurigo, sono riusciti a conquistarne soltanto l'otto per cento. Complimenti. E i sindacati non ne hanno azzeccata una. Adesso siamo alla fine della storia, resa più drammatica dal ricatto dei francesi. Air France (sobillata da Klm che ce l'ha con noi, a ragione, per la fregatura presa a suo tempo quando dovevamo allearci con loro e li lasciammo col cerino in mano), si sta comportando come gli strozzini che offrono un valore infinitesimale per l'ultimo bene di una famiglia costretta alla fame. E allora, se dobbiamo soffrire, se dobbiamo licenziare, asciugare, tagliare per poi ripartire, non è meglio che le lacrime e il sangue ce li piangiamo da soli? Nell'Italia delle signorie i francesi e gli spagnoli la fecero da padroni giocando sulle divisioni italiane. Siamo tornati a quei tempi? Siamo ancora un'espressione geografica, come ci definì il principe di Metternich ancora alle soglie del Risorgimento? Regaliamo alla Francia il frutto delle liti tra romani e milanesi, dell'ottusità sindacale, delle ambiguità di manager e politici che forse hanno dato ai francesi qualche intempestiva assicurazione? La strada per far restare Alitalia italiana è il commissariamento. E il commissario deve fare tagli certo non molto diversi da quelli proposti dai francesi. I sindacati che rifiutarono il bisturi sono pronti a usare l'ascia? Un disboscamento traumatico è indispensabile: meglio che lo facciano i francesi o gli italiani? I soldi per salvare Alitalia li abbiamo. Dobbiamo convincere i nostri pigri capitalisti che per una volta avranno nel sindacato il migliore alleato e nella politica un collaboratore fedele. Altrimenti la partita è persa. Non quella aerea. Quella della dignità nazionale. Bruno Vespa, giornalista e scrittore, dirige e conduce "Porta a porta" su RaiUno. 22/03/2008 I nostri capitalisti possono avere nella politica un collaboratore e nel sindacato un alleato 22/03/2008.

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Solidali , ma fino a un certo punto (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

I sindacati d'Oltralpe "Solidali", ma fino a un certo punto I sindacati di Air France sono solidali con i loro colleghi italiani ma pensano che l'operazione sia utile e inevitabile. A nome del sindacato Cfdt, il segretario generale del comitato europeo del gruppo Air France-Klm, François Cabrera, commenta: "Capiamo che i sindacati italiani, a cui va tutta la nostra solidarietà, hanno difficoltà ad accettare il piano. Ma la fusione sembra essere interessante per il futuro della compagnia", anche se "purtroppo, con operazioni di questo genere, c'è sempre un prezzo da pagare in termini di livelli occupazionali". I rappresentanti dei piloti di Air France sostengono che per Alitalia l'offerta franco-olandese sarebbe "la sopravvivenza al prezzo di sacrifici".

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[FIRMA] Non credo sia compito della politica metter su cordate . E' amara la prima co (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]"Non credo sia compito della politica metter su cordate". E' amara la prima constatazione sul caso Alitalia del professor Nicola Rossi, economista di primo piano e candidato non di primissima fila nel Pd veltroniano. Come interpreta la mossa di Berlusconi? E' possibile allestire una nuova cordata di qui al 31 marzo, data-limite, perché oltre la compagnia sarà fallita? "Ci si sarebbe aspettati di trovare, in un candidato premier, la consapevolezza di fondo dei problemi del Paese, l'idea che su alcune questioni non si fa campagna elettorale. Negli ultimi dieci anni non è stato possibile per i governi affrontare il problema di Alitalia, proprio per l'invadenza della politica. Invece, se il centrosinistra separando i propri destini da quelli della sinistra radicale ha preso posizioni coraggiose e innovative, la destra ha separato i propri destini da quelli del centro, e dimostrato qual è la sua autentica cultura. Alitalia è solo un esempio, un altro è il ritorno all'annona, con Tremonti che annuncia le regalìe di pane e di latte...". Alitalia però rischia. "I risvolti sono imbarazzanti. C'è una procedura in corso, con un'offerta di Air France che forse non entusiasma, ma non è entusiasmante anzitutto lo stato in cui Alitalia si trova. E Berlusconi come d'incanto ha sostituito a una procedura di mercato, seguita nell'ultimo anno, la fotografia di due anni fa: Alitalia ostaggio della politica e dei veti sindacali. Un'iniziativa sommamente improvvida. Come saremmo governati se vincesse il Pdl?". Berlusconi ha annunciato però qualcosa che sembra appartenere perfettamente a una logica di mercato. "Se ci fosse stata una cordata italiana, si sarebbe già fatta avanti. Se invece sorge adesso, è perché il principe, Berlusconi, chiama i vassalli alla guerra. E questo è allarmante: i vassalli, poi, si faranno pagare. E sa come? Con i feudi dei tempi moderni: le rendite. Una cordata italiana che fosse spinta a conquistare Alitalia quando non ce ne sono le condizioni economiche si farebbe pagare in termini di rendita di posizione. Saranno i cittadini a pagare la tratta Roma-Milano molto di più. E poi naturalmente, come accadeva mezzo millennio orsono, i primi a vedersi concessi i feudi o le rendite, sono i familiari del principe". Però, Berlusconi a parte, nella storia Alitalia anche il centrosinistra ha fatto la propria parte. Già il primo Prodi non affrontò il problema. E anche l'attuale governo, ha rimandato e rimandato, fino alla soglia del fallimento... "Ci si riguardi i consigli d'amministrazione di Alitalia negli ultimi vent'anni e si vedrà che al confronto è poca cosa la formazione delle liste elettorali, che tanto scandalo desta. Io riconosco però un merito a Prodi: aver deciso di voler portare a soluzione il problema. Dopodiché io sono il primo a pensare che si poteva fare meglio. Ma le sortite di Berlusconi su Alitalia sono da medioevo, sono pre-moderne. L'Italia non può consegnare se stessa a una cultura così lontana da quello che ci serve per competere e creare sviluppo".

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Dietro l'angolo c'è Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO Spunta l'ipotesi di un vettore internazionale per il rilancio su Alitalia e tra i nomi più ricorrenti c'è Lufthansa. La compagnia tedesca, secondo alcune indiscrezioni, starebbe ragionando sull'opportunità di affiancare AirOne di cui già oggi è partner commerciale e approfittare nel contempo dei prezzi da saldo a cui la compagnia tratta. Il suo interesse per Malpensa non è nuovo, ma fino ad oggi i sindacati interni alla compagnia hanno sopito le ambizioni italiane. Ora l'interesse tedesco potrebbe sposarsi con il lavorio che Silvio Berlusconi sta compiendo per costruire una cordata alternativa ad Air France. Mentre nella comunità finanziaria milanese lo scetticismo su una cordata-bis avanza ("è una manovra elettorale", ragionavano ieri in una banca d'affari) il Cavaliere sarebbe al lavoro per convincere alcuni imprenditori a sposare la causa anti-francese. Di mezzo avrebbe messo i suoi uomini di finanza, quelli che si muovono sempre negli affari che contano per il Biscione, come Bruno Ermolli e Ubaldo Livolsi. Dopo la chiamata in campo dei figli finora sarebbero stati contattati i Ligresti, Diana Bracco, leader di Assolombarda e c'è chi racconta di sondaggi perfino con i Moratti. Spontaneo, invece, l'interessamento del gruppo alberghiero Soglia, convinto della necessità di "mantenere in Italia la proprietà del vettore aereo nazionale". Più difficile invece per Berlusconi convincere Intesa Sanpaolo a rientrare nella partita al fianco di AirOne che, come il Cavaliere, ieri ha chiesto almeno tre settimane per l'esame approfondito dei conti Alitalia, la cosiddetta due diligence. Per l'acquisto, insomma, si scivolerebbe a dopo le elezioni. Intanto però l'amministratore delegato Corrado Passera ha raffreddato il suo interesse. Prima di valutare qualsiasi mossa, Ca' de Sass attende segnali di pista libera da parte dei francesi, che per ora non mollano se non altro per sbarrare la strada ad eventuali assalti di Lufthansa. Inoltre per un'operazione da 2,5 miliardi (tra acquisto, pagamento del bond, debiti e ricapitalizzazione) da realizzare quasi alla cieca, Intesa Sanpaolo non potrebbe agire da sola. Quindi, se altre banche non soccorressero, servirebbe una compagnia più strutturata: Lufthansa, a cui si potrebbe unire la cordata di imprenditori italiani. Il governatore lombardo Roberto Formigoni ne è certo: "Confermo che esiste una cordata italiana che si appaleserà entro breve. Il governo dovrà riservarle lo stesso trattamento, e basterebbe anche un po' meno, riservato ad Air France" perché il pool "avrà bisogno di studiare i dati e conoscere la realtà". Quanto ci vorrà prima di vedere una lista? "Ci vuole tempo, ma neanche troppo. D'altra parte i sindacati, giustamente, sono i primi a voler conoscere i dati di una trattativa fino ad ora condotta in totale clandestinità". Il primo però a credere in Berlusconi non poteva che essere un Berlusconi. L'omonimo è Giuseppe, ad della Miniliner, vettore cargo con sede a Bergamo e che ieri si sarebbe detto disponibile a valutare l'acquisto in blocco della divisione Cargo di Alitalia. O meglio, a trattare è il gruppo a cui la Miniliner fa capo: si tratta della Miro Radici Finance, la holding guidata dal figlio del fondatore Miro (il gruppo è noto soprattutto per gli interessi nel settore tessile), il 33enne Nicola che avrebbe delegato le trattative al direttore generale Roberto Belloni, ex direttore amministrativo della Sea. Da martedì, assicurano fonti finanziarie, si deciderà se cominciare un dialogo con Prato & Company.

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Di Alitalia e di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere Alitalia nel tritac (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Alitalia e di altri tritacarne Veltroni chiede di non mettere "Alitalia nel tritacarne della campagna elettorale perché sono in gioco migliaia di posti di lavoro". Forse è rimasto spiazzato dall'attivismo del suo avversario e non sa cosa dire a proposito della compagnia di bandiera. Perché se si prendesse alla lettera l'invocazione di Veltroni, allora cosa dovremmo dire, tanto per fare un esempio, delle promesse di pensioni e stipendi più alti? Anche in questo caso si mette nel tritacarne della campagna elettorale un tema delicato(spesso fonte di delusione per gli elettori). NICO WET, nicowet@virgilio.it Berlusconi e i Tir/1 Autostrade in tilt Ma a che titolo i "100 Tir bianchi col logo del Pdl" viaggeranno lungo le autostrade italiane? Contribuiranno ad intasare la già problematica situazione viaria di molti tratti autostradali (con imprenditori che si presteranno, con tutti i rischi del caso, a colorare i loro Tir con un simbolo che non a tutti piace e dunque ad alto rischio di imbrattamento) oppure girovagando qua e là con i rimorchi vuoti in attesa dei sostanziosi rimborsi elettorali? LORIS NUCERA, COGNE (AO) Berlusconi e i Tir/2 Il codice lo vieta Nell'articolo della Stampa del 20 marzo "E il Cavaliere mette in pista 100 tir" è scritto che Berlusconi avrebbe intenzione di far viaggiare su e giù per le autostrade italiane 100 tir di 14 metri per far conoscere il proprio logo agli elettori. Mi chiedo come sia possibile visto che il codice della strada (art. 23 Pubblicità sulle strade e sui veicoli, comma 7) prevede esplicitamente che "è vietata qualsiasi forma di pubblicità lungo e in vista delle autostrade". La legge non è uguale per tutti? MATTIA MORANDI, ROMA Quei cacciatori di brogli elettorali Se, in base all'antico adagio, il miglior guardiacaccia è il bracconiere, per la proprietà simmetrica è lecito pensare che il miglior bracconiere sia, almeno potenzialmente, il guardiacaccia. Qualcuno, nell'intento dichiarato di scongiurare l'eventualità di brogli elettorali, sta addestrando un piccolo esercito di esperti in materia, non sarà il caso di cominciare a preoccuparsi davvero? GIORGIO GAI Proviamo a eliminare la raccolta punti Alcuni anni fa una nota ditta italiana eliminò la raccolta punti e contestualmente i prezzi dei suoi prodotti diminuirono. Visti i tempi di magra, perché tutte le aziende, dai produttori ai supermercati alle compagnie petrolifere, non prendono in considerazione l'idea di eliminare, almeno temporaneamente, le raccolte di punti e diminuire un po' i prezzi? Me ne frega niente di avere una pentola con un "piccolo contributo" dopo avere speso centinaia di euro, se poi la pentola mi resta vuota. MIRKO BALOCCO Migliorare la scuola? Via le classi unisex Decidiamoci a rompere il tabù della scuola si Stato e quello della scuola unisex che hanno dato risultati tanto deludenti: otto studenti su dieci con debiti scolastici. Da un sondaggio di Radio Tre risulta che il 30 per cento degli ascoltatori è favorevole al ritorno alle classi separate per sesso. Incominciamo a sperimentare il ritorno a questo metodo che ha dato ottimi risultati all'estero, partendo dalle scuole pubbliche non statali, dette anche paritarie, finanziando la legge del 2000 che giace inapplicata fin dalla sua emanazione. Nelle statali si arriverà dopo, quando anche i più fissati avranno visto il miglioramento dei risultati delle classi separate per sesso. L'unisex per adesso è un dogma nelle scuole statali. Introduciamo almeno questa forma alternativa di scuola per cercare di attuare il pluralismo nel nostro sistema scolastico, altrimenti dovremo tenerci una scuola di tipo sovietico, e non potremo poi lamentarci se gli studenti saranno dei somari. BRUNO MARDEGAN, MILANO Per i nostri problemi solo chiacchiere Non dubito che Veltroni sia in buona fede quando afferma chi sbaglia deve pagare. La domanda: è possibile cambiare la mentalità di un paese che tra perdonismo cattolico e permissivismo di sinistra si rende inaffidabile al mondo? Il disastro della giustizia affidata a una casta che non risponde mai dei propri errori. Il tracollo Alitalia, è avvenuto per fatalità, per precise responsabilità sindacali, o per amministratori incapaci? Discorso analogo per tutti i settori. I rifiuti a Napoli sembrano essere dovuti a imponderabili fattori, nessuno se ne assume davvero la responsabilità. Bassolino aggiunge il danno alla beffa. C'è un solo settore, tra scuola, giustizia, sanità, pubblica amministrazione, che sia all'altezza degli altri paesi europei? La risposta è no. Il resto sono chiacchiere e sofismi. FRANCESCO SFORZA Cina, Olimpiadi e commesse italiane Silvio Berlusconi potrebbe compiere un nobile gesto a favore del Tibet: rinunciare alle commesse Mediaset in Cina per le Olimpiadi. Chiaramente l'illustre imprenditore affermerebbe che "Un gesto isolato non serve a niente", proprio qui sta il punto: le iniziative solitarie possono innescare reazioni a catena, ma trovare qualche Davide coraggioso tra i politici per combattere i Golia è impresa ardua. FILIPPO TESTA BALDISSERO TORINESE (TO) I rifiuti in casa non è provocazione Il suggerimento dato ai napoletani di tenersi i rifiuti in casa è stato accolto quasi come una provocazione. Visto con occhi stranieri e da tanto lontano non sembra affatto un'idea balzana. Infatti, la raccolta differenziata determina alcune conseguenze, anche quella di selezionare i rifiuti e magari doverseli tenere per qualche giorno fino a che non avviene il ritiro settimanale. Dove si fa la raccolta differenziata è normale. LUCIA MARINOVIC ragusajug@katamail.com.

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E se non è un bluff? Ora il Pd ha paura (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Veltroni sta facendo la cosa logica, nelle sue condizioni: chiedere al Cavaliere che scopra le carte. Se davvero esiste una cordata di imprenditori pronti a rilevare Alitalia, bene, fantastico, però faccia i nomi. Dica chi sono questi benefattori. In caso contrario smetta, il caro Silvio, di minare la trattativa coi francesi... Questa tattica sarebbe perfetta, a patto che Berlusconi non abbia davvero nulla in mano. Che si comporti come un furbo giocatore di poker. Si sbilanciano al Loft, sede Pd: "Mica potrà andare avanti fino al 14 aprile spacciando che lui ha la chiave per Alitalia. Potrà fingere ancora un po', poi dovrà mollare". Dunque niente panico, ufficialmente. Nessuna mossa disperata nel campo veltroniano, sul presupposto che la vescica si sgonfierà da sé. "Certo, se nelle prossime ore la cordata italiana si appalesasse e facesse l'offerta, beh, allora sarebbe un colpo di scena clamoroso. Ma noi non ci crediamo", alza le spalle Giorgio Tonini. Salta fuori che Walter ha avuto contatti un po' allarmati con Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, per sapere se realmente sarebbe disposto a raccogliere l'appello del Cavaliere. Risposta rasserenante, la solita: sul tavolo "non c'è nulla di concreto", solo l'interesse sempre dichiarato per il piano AirOne. E poi, ragiona Ermete Realacci, fedelissimo di Veltroni, nessuno può calcolare quanti voti sposterebbe l'offensiva del Cavaliere: "La difesa di Malpensa riguarda in fondo solo certe zone della Lombardia. In Veneto è già diverso, basta sentire che ne dice il governatore Galan". Da Berlusconi invece sono quantomeno euforici. Sicuri di surfare sulla cresta dell'onda. "Gli italiani non chiedevano altro", gongola Paolo Bonaiuti sventolando "un sondaggio di Piepoli: il 77 per cento a metà febbraio voleva che Alitalia restasse italiana, figurarsi adesso". Già, ma il Cavaliere non può cavarsela così, deve dimostrare che la cordata esiste... "Macché, non deve dimostrare nulla", insorge il Portavoce, "e tantomeno nelle prossime 48 ore, come chiede Veltroni. Figurarsi se la lista di imprenditori può saltar fuori dall'uovo di Pasqua". Quando, allora? Tre-quattro settimane, giura Berlusconi. In pratica, dopo il voto. "E a quel punto magari la cordata non gli servirà più per fare propaganda", ironizza Tonini. Oppure potrebbe accadere l'esatto contrario, suggerisce un conoscitore del business berlusconiano: imprenditori restii a scendere in campo, finché a Palazzo Chigi c'è Prodi, si sentiranno invogliati da una eventuale vittoria del Pdl. Nella speranza di papparsi Alitalia praticamente gratis. Ecco perché puntare tutto sul bluff, come sta facendo Veltroni, potrebbe rivelarsi un boomerang. Uno sforzo per dar vita alla cordata è realmente in atto. Berlusconi lo sta facendo, a modo suo, coadiuvato da figure magari poco note al grande pubblico come Bruno Ermolli o Mario Resca, gente di Mediaset, consulenti con l'acquolina in bocca. Nei prossimi giorni sarà tutto uno stillicidio di piccole conferme, nomi fatti filtrare, imprenditori contattati direttamente dal Capo oppure reclutati da un Formigoni in odore di ministero economico (Attività produttive), pronti per una cordata che non scala Alitalia solo in quanto Prodi cattivo lo impedisce, negando la "due diligence" sui conti segreti... Ecco allora il vero pericolo per Veltroni (i suoi ne sono perfettamente coscienti): che l'alibi di Berlusconi pronto a intervenire ma con le mani legate, generoso verso Alitalia e tuttavia impotente fino al giorno della vittoria finale, venga confezionato là dove meno immagineresti, nelle stanze del governo. Con atteggiamenti inflessibili, di preconcetta chiusura a una soluzione fatta in casa. Con ultimatum che prendono a pugni le leggi della politica. Quando invece, per disinnescare la manovra del Cavaliere, serve elasticità mentale. Dito puntato in particolare su Tommaso Padoa-Schioppa: "Certe sue uscite da professore offeso, in difesa di Air France, non ci ci sono state assolutamente d'aiuto".

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Berlusconi: offerta entro un mese (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA L'affaire Alitalia sta trasformandosi sempre di più in pochade. Silvio Berlusconi ieri ha scomodato persino Giuseppe Garibaldi: "O si fa Alitalia o si muore". Il Cavaliere ha spiegato che la "salvezza dalla colonizzazione", dalla "svendita ai francesi" deve passare per la cordata italiana. Che nascerà, perché "ormai sono impegnato io, quindi si fa". Già nel febbraio 2004 l'allora premier Silvio Berlusconi (lo ha ricordato con malizia Pierferdinando Casini, che ha parlato di "buffonate") si impegnò: "per fortuna di Alitalia - aveva detto - c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere". Chissà se stavolta andrà meglio: lui dice di pensare che "ci sia la possibilità di concretizzare la cordata in pochi giorni", sempre con il contributo di IntesaSanpaolo, Air One ed eventualmente di Piersilvio e Marina e altri. Non fa i nomi "per riservatezza", ma dice che sono "nomi grossi, tutti in contatto con Toto". E spiega che serve un mese di tempo. Almeno. Dal Pd Walter Veltroni risponde che "se c'è una cordata italiana va benissimo, anche se è strano che non sia uscita finora". Tuttavia, sarebbe il caso che questa cordata "venga fuori in 48 ore, non il 14 aprile, e poi magari mai più. Dopo elezioni si scopre che non esiste perchè nel frattempo c'è il fallimento di Alitalia e il lastrico per migliaia di lavoratori". Insomma, conclude Veltroni, "per ora c'è l'offerta di Air France e i sindacati devono trattare per ottenere le condizioni più accettabili". Secco Romano Prodi: "Non parlo perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È ora di essere seri". Antonio Di Pietro accusa il leader del Pdl di "insider trading". Certo è che non sembra casuale che - come Berlusconi - anche Air One chieda tre-quattro settimane per una due diligence sui conti Alitalia. In una nota, la compagnia di Toto afferma che "a dicembre avevamo presentato un piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm. Deve decidere il governo se vuole ricevere altre proposte: è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)". Air France- sembra tutt'altro che intenzionata a mollare. C'è l'incontro con i sindacati martedì prossimo, il 27 è convocato un Cda, e il presidente Jean-Cyril Spinetta manda a dire dal suo direttore commerciale, Christian Boireau, che la compagnia preme per raggiungere al più presto un accordo con Alitalia, cui prospetta un futuro che "sarà positivo nel medio termine. Ma il piano "deve essere accettato o rifiutato ma ora, non tra due mesi o un mese".

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L'elefante bianco (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Francesco Paternò Malpensa è un "elefante bianco" sostenuto da politici locali. E gli affari in Italia si fanno solo sottobanco fra gruppi di proprietà di "ricche famiglie, come i Berlusconi". Bisogna volare sulla banda larga e andare sul blog de l'Economist per leggere qualcosa di utile sul caso Alitalia e capire come gli altri ci guardano. Ma non è un buon segnale che l'Economist resti in solitudine mediatica a dedicare spazio al dossier Alitalia-Air France-Klm, invitando i suoi arguti lettori a un commento. Con il resto del mondo girato da un'altra parte, verso il prezzo volante del petrolio, le voragini del sistema finanziario, le fibrillazioni cinesi. L'Italia non esiste, se esistesse varrebbe una messa, in liquidazione. Uno scalo tecnico dove venire a comprare a saldo e poi ripartire. L'Alitalia ha perso fra il 1999 e il 2007 più di 3,5 miliardi di euro. Oggi, ogni giorno che la compagnia di bandiera vola, perde 1 milione di euro. In cassa ci sono soldi per il gelato per qualche altro sabato pomeriggio. Chissà che si spieghi così il "prezzo irrisorio" (Les Echos) che Air France è pronta a pagare. Ma da noi succede che, attanagliata dalle turbolenze da campagna elettorale, la classe politica risponda evocando Caporetto, Garibaldi, Lazzaro. Sconfitti e santi. Fa bene Prodi a tacere, "siamo seri", una posizione corretta ma soprattutto dovuta, perché tutti parlano fingendo di dimenticarsi che l'Alitalia è una società quotata in borsa. Il titolo è un tracciato cardiografico impazzito, la Consob attende che diventi piatto per intervenire? L'Italia non esiste sul contesto internazionale e non certo perché l'Alitalia è in vendita o perché non si rialza e cammina, come vorrebbe il Cavaliere ("così gli piace essere chiamato, anche se non è mai salito su un cavallo", awatea wrote, www.economist.com). Il paese è fuori ruolo perché patisce una crisi di credibilità che il caso Alitalia semmai amplifica. E' di poche settimane fa l'annuncio del partito del Cavaliere - poi smentito controvoglia - di un ritiro del contingente italiano dal Libano, in caso di vittoria elettorale. E' da mesi in corso la guerra non guerreggiata contro di noi degli americani in Afghanistan, dove per il Pentagono valiamo più o meno come dopo l'8 settembre per i tedeschi - più per la trattativa del nostro governo che ha portato alla liberazione di un collega di Repubblica un anno fa, che per non aver spostato truppe nel sud del paese. L'Economist ha confermato all'inizio della campagna elettorale il suo precedente giudizio su Berlusconi, "Unfit", inadatto a guidare un qualsiasi governo. Ma è un giudizio che in molti qui e all'estero sono pronti ad allargare, se il metro di valutazione è quel che sta accadendo sull'Alitalia ("non mi sorprende per nulla che l'intera Italia non conosca la profondità della sua incompetenza economica", So Crates wrote, www.economist.com). Le vie del cielo sono finite.

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Volante 1 a volante 2 (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia sempre più al centro dello scontro elettorale. Berlusconi fa propaganda, insiste sull'ineressamento di Banca Intesa e annuncia: "Cordata italiana pronta in 3 o 4 settimane". Cioè subito dopo le elezioni che pensa di vincere anche così. Veltroni ribatte: "Se c'è qualcosa di concreto venga fuori entro due giorni, altrimenti è solo speculazione". Intanto Air France comincia a perdere la pazienza: "Si decida subito". Martedì l'incontro tra i francesi e i sindacati PAGINE 2, 3.

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Sinistra: da Parigi troppi tagli. Il governo tratti (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"La soluzione prospettata da Air France non mi pare accettabile per l'elevato costo in termini di occupazione". Il ministro per la solidarietà sociale della Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero critica il piano presentato da Spinetta: "Comporterebbe una riduzione della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 la compagnia aveva i conti in ordine". Da Ferrero critiche analoghe anche per la questione Malpensa: "Ad indebolire l'azienda è stata la scelta politica legata ad imprenditori del Nord, gli stessi che ora continuano a non farsi vedere". Bacchettate per Berlusconi ma anche per il governo anche da Gennaro Migliore (Prc): "E' necessario che si ascoltino di più le richieste dei lavoratori e dei sindacati piuttosto che quelle dei mercati e dei comizi elettorali". Mentre Manuela Palermi (Pdci) sarebbe "felice se le parole che Berlusconi pronuncia a raffica su Alitalia si poggiassero su fatti concreti, perché la proposta Air France è pessima. Finora però da Berlusconi ho sentito solo slogan".

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Solidarietà dai francesi, che si proteggono meglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Visti da fuori Solidarietà dai francesi, che si proteggono meglio fr. pi. La solidarietà internazionale tra i lavoratori è diventata un fatto raro. Proprio nel settore del trasporto aereo, per sua natura, sembrava meno difficile che potesse rinascere. Aspettativa sensata, visto che ieri il sindacato francese Sud Aerien si è detto addirittura disposto ad "azioni di solidarietà per la difesa di tutti i lavoratori di entrambi i versanti delle Alpi". L'acquisizione del vettore italiano solleva infatti la preoccupazione dei lavoratori transalpini, come a noi capiterebbe se Alitalia volesse rafforzarsi incorporando una compagnia sahariana. Questione di stipendi pagati e diritti goduti; decisamente più bassi, qui da noi (checché ne dicano i nostri liberisti da editoriale). Hanno ben chiara la situazione: "Dopo aver aspettato che Alitalia fosse all'agonia per poterla acquisire, Air France si presenta come salvatore della patria valutandola un prezzo irrisorio (138,5 mln euro), esigendo un piano di licenziamenti: sui 18.000 lavoratori delle due società del gruppo (Alitalia Fly e Alitalia Servizi), J.C. Spinetta imporrebbe 6.600 sesuberi, più di un terzo degli effettivi". E conoscono bene anche le attuali dinamiche del mercato: "Oggi, Air France-Klm e Lufthansa stanno giocando una partita di monopoli di prima grandezza per prendere il controllo di tutti i segmenti del cielo europeo. Le somme importanti di cash flow accumulate grazie agli sforzi dei lavoratori vengono spese in operazioni finanziarie, all'interno delle quali i salariati delle compagnie sono i primi a farne le spese". Come anche la logica del profitto ("in un settore in crescita costante è inaccettabile che i lavoratori diventino la variabile di aggiustamento"), che del resto hanno già provato sulla propria pelle: "anche se J. C. Spinetta promette di non licenziare nessuno in Francia, non abbiamo dimenticato le migliaia di lavoratori di tutte le categorie che hanno perso il lavoro in Klm dopo la fusione con Air France". A far paura è la fama di paese "iperliberista" - nel settore del trasporto aereo - guadagnata dall'Italia. In nessun altro posto d'Europa le compagnie low cost hanno tanto spazio di manovra. E' vero che le "regole" di questo mercato sono uguali per tutti i paesi del continente, ma quando la ben nota Ryanair provò chiedere altrettanta libertà d'azione in Francia, al governo bastarono 30 giorni per emettere un decreto perfettamente logico: "qualsiasi impresa, azienda o compagnia che voglia operare con base in Francia deve applicare la legislazione francese"; sul lavoro e non solo. Tanto bastò a far desistere Ryanair, che ripiegò su alcuni scali secondari per voli proveninenti da altri paesi. Altrove si trova "logico", anche in ambito di libertà di impresa capitalistica, che la rete degli aeroporti sia di proprietà statale, mentre le compagnie possono farsi concorrenza sui costi. Qui da noi, invece, gli aeroporti di provincia sono di proprietà consortile e si fanno reciprocamente concorrenza offerndo alle compagnie low cost le migliori condizioni; o anche finanziamenti diretti purché sbarchino "da noi". In queste condizioni, nessuna compagnia di bandiera, per quanto abile, può vincere il confronto con le low cost. All'aeroporto De Gaulle di Parigi passano solo i voli Air France; Ryanair deve andare a Beauvais, 80 km in direzione del Belgio. Senza infrangere alcuna "regola europea" .

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Alitalia, il Cavaliere ci pensa dopo il voto (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Il futuro della compagnia di bandiera infiamma la campagna elettorale. La settimana prossima ultimo round tra Parigi e Roma. Ma tra Pd-Pdl è già partito il gioco del cerino sulla pelle dei lavoratori Berlusconi insiste sul no ad Air France: "Ormai sono impegnato io, quindi la cordata italiana si fa. Datemi un mese". Veltroni sulla difensiva: "Fuori le carte subito. Malpensa si può salvare" R. Pol. Roma "Ormai sono impegnato io, quindi si fa". E' un Silvio Berlusconi alla garibaldina - "O si fa Alitalia o si muore"- quello che in serata respinge le richieste del governo e di Veltroni di presentare entro 48 ore la fantomatica "cordata italiana" interessata all'acquisto della compagnia di bandiera al posto di Air France. "Servono tre o quattro settimane - assicura il Cavaliere -, vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche. Si deve dare ad altri la possibilità di conoscere la situazione". E poi, da premier in pectore: "La risposta ad Air France la darà il prossimo presidente del consiglio, ed è un secco no". Si parla di cordate, mentre Banca Intesa sta alla finestra e l'AirOne conferma di non poter fare nessuna offerta vincolante senza una due diligence (la verifica dei conti, ndr) che duri alcuni mesi. E' sempre più evidente che è sempre il Nord il crocevia di una controversia poco politica e molto elettoralistica. Berlusconi insiste: "Banca Intesa non ha smentito affatto, mi risulta che è sulle posizioni di mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un serio piano industriale". Al suo fianco in un'offensiva per ora solo mediatica, il governatore lombardo Roberto Formigoni e la Lega, con l'obiettivo primario di difendere quell'aeroporto di Malpensa che da solo pesa per due terzi nei debiti di Alitalia. Nessun cedimento infatti nella causa da 1,2 miliardi di euro intentata da Sea (la società che gestisce Malpensa di cui il comune di Milano è il primo azionista) contro Alitalia. Ora il Carroccio vuole salvare capra e cavoli e divide le due questioni: "Credo che la proposta fatta da Berlusconi rispetto a una cordata di imprenditori italiani per salvare Alitalia e l'hub di Malpensa sia la soluzione ideale". E' una strategia spregiudicata e ad alto rischio, che non esclude un'ulteriore perdita di tempo che porti al fallimento di Alitalia e quindi a uno "spezzatino" per comprare ciò che serve a prezzi di saldo. Almeno così paventa Francesco Rutelli, vicepremier uscente e candidato sindaco a Roma: "Non si può portare al fallimento Alitalia e poi dire 'ecco arriviamo noi a risanarla'. Se ci sono altre opzioni credibili vengano presentate con trasparenza e responsabilità". Anche Pier Casini, che Berlusconi lo conosce bene, pensa ormai di essere su "scherzi a parte" quando legge un'agenzia Ansa del 17 febbraio 2004i: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere. È una sua dichiarazione di quattro anni fa - rileva sconsolato il leader Udc - la politica non può prendere in giro i lavoratori e gli italiani. Basta buffonate, lo dico con sincerità. Se Berlusconi e i suoi figli vogliono comprare Alitalia lo facciano subito, ma non si faccia una colossale montatura fino al 14 aprile, perché è umiliante che si speculi anche su questo argomento". La Sinistra arcobaleno è preoccupata per i tagli all'occupazione e anche Veltroni pare sulla difensiva: "Ho l'impressione che la vicenda Alitalia venga buttata nel tritacarne della campagna elettorale. Parliamo di migliaia e migliaia di lavoratori, se c'è una cordata italiana benissimo, ma venga fuori entro 48 ore e non il 14 aprile". La durissima offerta francese rischia di sconvolgere i consensi elettorali nel Lazio e nel Nord. Infatti, intervistato dal Tg Lombardia, il leader del Pd si affretta a difendere Malpensa: "Può e deve essere uno dei principali aeroporti italiani". Al loft pesano sempre di più i malumori sindacali, che non a caso aprono alla trattativa italiana per difendersi meglio dalla scure francese. E nel frattempo di conflitto di interessi non si parla più. "Questione dimenticata", attacca il Sole 24 Ore di ieri, ricordando che il Cavaliere, i suoi figli o i ministri di Lega e Fi potrebbero trovarsi tra pochi giorni a decidere, dal governo, su quisquilie come il "prestito ponte" per Alitalia, i sussidi ai dipendenti licenziati e le compensazioni alla Sea: "Un inizio da incubo per la prossima legislatura".

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Verba votant (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Verba votant O Alitalia o morte alberto piccinini Inutile starci a pensar su. "Qui o si fa l'Alitalia o si muore", il motto coniato ieri da Berlusconi (forse), è carino. Non vale il leggendario e farsesco "Roma o Orte" di Mino Maccari, solo perché Berlusca fa sul serio. Più o meno. Già una volta si presentò vestito da John Travolta nel patio della sua villa sarda e riflettè, grave: "In settembre o ottobre sarà il momento decisivo: o si rifà l'Italia o si muore". Subito, il leghista Calderoli non mancò di aggiungere sale sulle vecchie ferite risorgimentali: "In autunno, o si fa la Padania o si muore, perché se muore la Padania non potrà più esserci neppure l'Italia". Le citazioni garibaldine nella politica italiana hanno avuto altri due giganti: Bossi, che in un comizio del 2002 tuonò: "La storia passò qui da Busto Arsizio; da qui venne infatti quel Nino Bixio, che disse 'o si f a l'Italia ecc.'. Si dimenticò un aggettivo, federalista". Si dimenticò che Nino Bixio ("uno sbandato delle mie parti") la frase non la pronunciò, ma secondo quanto risulta la ascoltò da Garibaldi. E Craxi in un leggendario tour garibaldino del 1982 approdò al tempietto che ricorda la battaglia di Calatafimi, dove la frase è scolpita sul marmo. Le cronache ce lo ricordano vestito in jeans, camicia sbottonata, scarpe blu e camicia marrone. "La storia non si cancella - disse - La si può dimenticare, ma non cancellare".

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Trattativa difficile, c'è chi punta al fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Il vecchio gioco dei "veti incrociati" all'italiana può spingere Air France a farsi da parte. Ma a quel punto non ci sarebbero più soluzioni "vere" Francesco Piccioni "Il rischio è che salti tutto, aprendo la strada al fallimento di Alitalia". A quel punto ogni gioco al massacro - specie con Berlusconi a palazzo Chigi - diventerebbe possibile. Il vecchio sindacalista è attento a ogni segnale e vede con chiarezza che anche al sindacato - tutti e nove gli ammessi alla trattativa con Air France - è stato consegnato un campo di gioco particolamente ristretto. Se dice "sì" alla proposta "sforbiciante" di Spinetta si gioca buona parte dei consensi tra i dipendenti; se dice "no" apre la via alla liquidazione. Comprensibile - ma decisamente arrischiato - che qualcuno arrivi ad auspicare "un'alternativa all'offerta di Air France perché migliorerebbe le condizioni di negoziazione" (Luigi Angeletti, segretario generale della Uil). Ma una cordata fasulla - abborracciata alla bell'e meglio all'ultimo minuto - difficilmente potrebbe cambiare lo scenario, perché la credibilità industriale è qualcosa che non si improvvisa. E quando il gioco si fa duro... Non sembra una soluzione neppure il "rinvio a dopo le elezioni" (come aveva suggerito Guglielmo Epifani il giorno prima), perché in questo caso sarebbe Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'economia e "padrone" del 49,9% delle azioni, a mettersi di traverso ponendo il veto alla richiesta di prestito-ponte avanzata dal cda dell'Alitalia per poter proseguire l'attività fino a vendita effettuata. D'altro canto, se portasse fino in fondo il suo ricatto ("l'accordo dei sindacati al piano Air France deve arrivare entro il 31 marzo"), lo stesso Padoa Schioppa rischierebbe, con il "no" sindacale, anche di portare al fallimento l'azienda, consegnandone a gratis le spoglie alle "cordate" che - a quel punto, sì - verrebbero formate dalla compagnia di giro berlusconiana. Si può certamente escludere che sia questa l'intenzione dell'arcigno custode del Tesoro. Ma a volte il tenere troppo a lungo una posizione intransigente può provocare risultati opposti a quelli cercati. E il modo in cui è stata gestita la privatizzazione di Alitalia consegna alla storia un corposo dossier di obiettivi mancati, tutti molto gravi. Anche per questo, il coordinatore dell'Sdl (ex Sult) Fabrizio Tomaselli, ha ieri minacciato il ricorso alla magistratura "per verificare il comportamento e le azioni degli amministratori e dei ministri dell'economia degli ultimi anni". Da Air France-Klm, al contrario che dall'Italia, continuano per il momento ad arrivare segnali che vanno presi sul serio. Il direttore commerciale, Christian Boireau, ha confermato che il presidente, Jean-Cyril Spinetta, "ha passato quasi tutta la settimana e il suo ultimo weekend in Italia e si accinge a ricominciare". Certo, ha aggiunto, "bisogna che questo piano sia accettato, ma adesso, non tra due mesi o un mese". Se dovessero vedere nei comportamenti degli interlocutori la solita "flanella" all'italiana, c'è da scommettere che prenderebbero cappello salutando la bella compagnia. Per partecipare al banchetto, dopo il fallimento, ci sarebbe comunque tempo. Non ci sono cordate alternative, questo è chiaro. Ieri AirOne è tornata a comunicare il suo interesse, ma subordinato alla possibilità di effettuare una due diligence sui conti di Alitalia, della durata di almeno tre settimane (ad Air France, un po' più robusta anche dal punto di vista del reparto amministrazione, ci son voluti tre mesi). Il promesso finanziatore, Corrado Passera (la banca IntesaSanPaolo) si è però sfilato più decisamente da un tentativo che sa molto di presa in giro elettorale. A dare la misura delle "cordate interessate" evocate da Berlusconi si è fatto vivo il Gruppo Soglia, società alberghiera salernitana con appena 100 milioni di fatturato annui; ma il cui capo, Gerardo Soglia, è candidato alla Camera per il Pdl nel collegio Campania 2. Altri 500 imprenditori così ed "è fatta". Tornando alle cose serie, le parti sono state convocate nuovamente per le 11 di martedì 25, nel centro direzionale della Magliana, a Roma. Il fax di convocazione, curiosamente, invita i sindacati a "contenere il numero dei componenti della delegazione". Del resto le sigle ammesse al tavolo sono ben nove; sembra evidente perciò l'intenzione di farne una riunione molto "operativa" e poco "parlamentare". I sindacati saranno comunque assisti da una nuova mobilitazione dei lavoratori. E' prevista tra l'altro una carovana di pullman provenienti da Napoli, con i dipendenti dell'Atitech (manutenzione) considerati dal piano "in via di uscita". Pochi giorni fa furono accolti a manganellate dalla polizia, che arrivò ad intimare ad alcune impiegate di "non camminare con la bandiera sindacale in mano" nei cortili del centro direzionale. E' sperabile che stavolta gli ordini che pioverannoi "dall'alto" siano più intelligenti.

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Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Al voto Aeroporti d'Italia, la carica dei 101 Mentre Alitalia si avviava al declino, il nostro Paese continuava imperterrito a progettare e costruire nuovi aeroporti. Per soddisfare business locali e compagnie low cost. Risultato: un fallimento da entrambi i lati Da Taranto sono decollati in un anno 16 passeggeri. A Biella si alza in volo un aereo al mese. E nonostante ciò fioccano i nuovi scali Stefano Milani Aeroporti che passione. In Italia quasi ogni provincia ne può contare almeno uno. E chi non ce l'ha freme ardentemente per averlo. Costi quel che costi, tanto paga lo Stato. E che importa se si alza appena un volo al mese, vuoi mettere il prestigio di avere uno scalo sotto casa? Prestigio certo, ma soprattutto tanto business. C'è una legge italiana, vecchia di quindici anni, che parla chiaro: sotto i 600mila passeggeri l'anno lo Stato può mettere mano al portafogli e aiutare alla costruzione o alla riqualificazione di una struttura aeroportuale. Così, dal 1993 ad oggi, gli investimenti si sono moltiplicati: oltre 2,5 miliardi di euro, divisi tra fondi dello Stato (550 milioni), fondi Ue (500 milioni) e fondi delle singole regioni (200 milioni). Per giustificare la nascita di un nuovo aeroporto, dicono gli esperti, c'è bisogno almeno di un traffico di un milione di passeggeri annui. E in Italia solo 21 (il 20% del totale) rispondono a questa esigenza. Il traffico aereo nazionale si concentra infatti esclusivamente su cinque grandi poli. Il più grande è quello di Milano (Malpensa, Linate e Orio al Serio) che solo lo scorso anno ha fatto viaggiare 36,5 milioni di persone. Segue Roma (Fiumicino e Ciampino) con 34,6. Più distanti il sistema dei due scali di Venezia-Treviso (7,6 milioni), Catania (con 5,3) e Napoli (5,2). Gli altri 80, dunque, potrebbero tranquillamente chiudere e nessuno se ne accorgerebbe. Come l'aeroporto di Taranto-Grottaglia che nel 2007 ha visto salire a bordo appena 16 passeggeri. Uno scalo civile costato oltre 100 milioni di euro, tra finanziamenti della Regione e dell'Unione europea, ma che di civile ha ben poco, visto che la destinazione unica è Seattle e a viaggiare, oltre i pochi tecnici, sono le fusoliere del nuovo Boeing costruito dall'Alenia e destinate al mercato statunitense. Sempre in Puglia, a Foggia, c'è un altro areoporto che gli esperti dell'Enac (l'ente nazionale aviazione civile) definiscono "assolutamente inutile" per via degli appena 6.714 biglietti strappati al check-in in un anno e che non giustificano i 3,1 milioni di euro spesi per il suo ammodernamento. La regione a detenere il record di aerostazioni è la Sicilia, ben sei. Ma il numero è destinato ad aumentare. Perché nell'isola della rete ferroviaria ad un unico binario non sono sufficienti gli scali già esistenti di Palermo (91,5 milioni di euro stanziati fino al 2013 per interventi di ammodernamento), Trapani (scalo militare che da poco si è aperto al turismo di massa grazie ai 20 milioni di euro stanziati da qui a fine anno), Catania (prediletta dai viaggiatori low-cost con un investimento di 140 milioni), Comiso (l'ex base dei missili Cruise che a giugno aprirà i battenti, costo 40 milioni per una previsione di 3.000 passeggeri annui), Lampedusa e Pantelleria. Ne serve un settimo, Agrigento dice di averne "assoluto bisogno" e Totò Cuffaro si è dato subito da fare riuscendo a mettere sul tavolo 35 milioni di euro. Ne mancherebbero altrettanti per completare l'intera opera, ma intanto i lavori sono partiti. Ed Enna e Messina? Anche loro hanno chiesto uno scalo cittadino e la Regione si è detta disponibile. Salendo per lo stivale la situazione cambia poco. Nel Lazio, ad esempio, dove si è da poco conclusa una gara fratricida tra Viterbo e Frosinone per la realizzazione di uno nuovo scalo che dia un po' d'ossigeno a Ciampino, sempre più congestionato dai voli low-cost. Le due città sono risultate idonee e così, salomonicamente, si è dato l'ok ad entrambe. Si sale ancora e arriviamo ad Ampugnano, 15 km da Siena, dove, tra le proteste dei comitati cittadini, sta per essere rispolverato un vecchio areoporto militare degli anni '30. L'obiettivo è trasformarlo in uno scalo faraonico, multi-pista e molto hi-tech, che punta, nel 2020, a far viaggiare oltre 500mila persone. "Utopia", dicono gli esperti, ma intanto Monte dei Paschi e Comune hanno già trovato i 70 milioni necessari per posare il primo mattone. Dalla Toscana all'Emilia Romagna, dove si pensa seriamente ad ampliare l'aerostazione di Parma (nel 2007 appena 120mila passeggeri), decisione che ha fatto andare su tutte le furie gli altri due scali della regione, quello di Forlì e Rimini (città che distano appena una cinquantina di chilometri) che vorrebbero più soldi per l'ampliamento delle loro piste. Anche nel profondo nord la concorrenza è spietata. Tra Milano e Venezia c'è un aeroporto ogni 40 chilometri: Biella, Cuneo, Malpensa-Linate, Brescia, Bergamo, Belluno, Verona, Vicenza, Trento, Padova, Treviso, Trieste e Venezia. Con "chicche" da Guinness dei primati come lo scalo di Vicenza in cui decollano appena sei aerei la settimana, meno di uno al giorno. O peggio a Biella dove si alzano in volo dodici apparecchi l'anno. Tutto questo mentre - paradosso tutto italiano - l'Alitalia è in piena agonia.

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Cordate berlusconi insiste sull'offerta italiana, passera nicchia, airone si rifà avanti, parigi non gradisce (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Cordate berlusconi insiste sull'offerta italiana, passera nicchia, airone si rifà avanti, parigi non gradisce Per guidare 5 aerei Alitalia paga 133 piloti I numeri del disastro. Il 62% dei milanesi non usa Malpensa e il Nord preferisce hub esteri I numeri del fallimento di Alitalia non stanno soltanto nei famosi spiccioli rimasti in cassa, i 282 milioni di euro di fine gennaio in rapidissimo esaurimento, e nelle voragini di bilancio, il miliardo e trecento milioni di debiti che gravano sulla compagnia guidata da Maurizio Prato. Numeri che già lasciano pochissimi margini di manovra a cordate improvvisate che puntino a comprarla tanto per accontentare la voglia di "italianità" di un leader a caccia di voti come Berlusconi. La mission Alitalia è gravata da due componenti che ne rendono complicato l'acquisto senza gigantesche risorse e senza un piano di rilancio più che ambizioso, scritto da esperti di trasporto, non da petrolieri, esperti di televisioni o alberghieri. Perché i numeri del fallimento di Alitalia stanno anche nel quadro macro della feroce concorrenza internazionale e nel quadro micro degli sprechi assurdi che si annidano nella gestione quotidiana dell'ex compagnia di bandiera. Compresa la zavorra Malpensa con l'imbarazzante capitolo Cargo. Dove per cinque aerei "full cargo" Alitalia impiega centotrentatré piloti. Quasi ventisette piloti per ogni aereo. Ma procediamo con ordine. Anzitutto, Alitalia ha già perso in casa. Mentre Air France controlla il 94% del mercato domestico e Lufthansa il 68%, la nostra compagnia aerea appena il 42%. Colpa dell'Antitrust, si dirà, che le ha posto troppi paletti, ma il fatto è che Alitalia non domina neanche la metà del mercato nazionale. E nell'ultima audizione alla Camera, a ottobre del 2007, l'amministratore delegato, Maurizio Prato, ha anche spiegato che cosa significa questa debolezza di partenza. In sostanza, perché "l'italianità" di Alitalia è un'idea demenziale. Bisogna prendere atto, ha sottolineato, dell'"estrema" difficoltà di "recuperare il gap accumulato attraverso un nuovo tentativo di "posizionamento autonomo" della compagnia a livello dei principali hub carrier europei, che avrebbe quale unica conseguenza quella di confermare l'attuale ruolo marginale e "regionale" della società". E siccome il futuro, in Europa, apparterrà, a due tre grandi gruppi di riferimento (Lufthansa/Swiss, AirFrance-Klm e British/Iberia), è molto ottimistico pensare che Alitalia possa competere con successo con questi colossi. 3 Tonia Mastrobuoni 22/03/2008.

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Repeat avrebbe potuto essere una svolta (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Repeat avrebbe potuto essere una svolta Quella fusione Alitalia-Klm sfumata nel '96 Purtroppo anche oggi si recita a soggetto Occorre una cura lacrime e sangue, il resto sono bufale L'Alitalia è ormai entrata nel frullatore della campagna elettorale. Se fino a poco tempo fa il momento e le condizioni nelle quali ci si era ridotti a decidere -oggettivamente le peggiori-- spiegavano la qualità "dolorosa", per dirla Spinetta, o "umiliante", come direbbe Maroni, o "vessatoria", secondo il ministro Bianchi, della soluzione trovata, da oggi tutto è possibile, nella "miglior" tradizione italiana: "Via il copione! Si recita a soggetto!". Inutile ricordare che la necessità per Alitalia - come per ogni altra compagnia aerea europea, anche la più efficiente - di fondersi in un gruppo più ampio per sopravvivere su un mercato sempre più ricco, ma anche sempre più competitivo, è all'ordine del giorno fin dagli anni '90. Inutile ricordare che a quel risultato eravamo andati vicino con il piano Cempella di fusione Alitalia-Klm del 1996, al quale era collegato lo sviluppo di Malpensa come hub alternativo a Fiumicino, ma anche a Linate. Inutile ricordare che il successivo progressivo deteriorarsi della situazione di Alitalia aveva fatto puntare sull'ipotesi di risanarla (a spese del contribuente) prima di cederla per integrarla in un gruppo più ampio: ipotesi perseguita - senza successo e con grande dispendio di risorse pubbliche - anche all'inizio di questo decennio (piano Cimoli del 2001 che ha utilizzato il prestito ponte della seconda autorizzazione Ue "una volta, ultima volta"). Margini di manovra e ipotesi tutte usurate. Oggi le casse dell'Alitalia sono pressoché prosciugate e non riempibili con nuovi finanziamenti statali senza contravvenire alle norme Ue sugli aiuti di Stato; e sulla situazione debitoria della compagnia pende la minaccia Sea (dietro alla quale soffiano il sindaco di Milano, Moratti, il presidente della Lombardia, Formigoni e tutta la Lega) che difende fino all'ultimo i privilegi ottenuti da Malpensa a spese di Alitalia. Situazione drammatica. In un settore da tempo sotto la pressione competitiva delle compagnie low cost. Un settore oggi, alla vigilia dell'entrata in vigore dell'accordo Ue-Usa sui voli transatlantici che liberalizza il più grande mercato aereo mondiale, minacciato dall'aumento del prezzo del petrolio, che sta buttando fuori mercato aree di business (tipicamente il cargo sulle lunghe distanze) e porzioni di flotta (gli aerei a più bassa efficienza energetica). Il tutto in presenza di un rallentamento dell'economia globale che si fa sentire anche sulla domanda di servizi aerei. Insomma: l'Alitalia all'ultima spiaggia e l'attenzione di ogni altra compagnia, compresa Air France-Klm, distratta da ben più rilevanti cambiamenti di contesto. Ma non basta. Questo quadro assume oggi i contorni italiani della commedia dell'arte. Ogni decisione, formalmente nelle mani di un governo dimissionario imbrigliato nel regime di ordinaria amministrazione, era fino a ieri protetta da un tacito accordo bipartisan che teneva Alitalia al riparo dalle vicende elettoriali. Ora non più: la recita a soggetto è in corso. Quando il 31 marzo calerà il sipario - che peraltro potrebbe essere bellamente rialzato - sapremo quale epilogo si sarà scelto; o meglio quale epilogo avrà imposto l'ultimo attore trovatosi a calcare la scena. Vendita a Air France-Klm? Fallimento di Alitalia e nuova riapertura in stile Sabena o Swiss Air? O il materializzarsi della cordata italiana da tempo sognata? Sono soluzioni che ci verranno presentate da questo o quel protagonista come diverse, ma che per essere serie devono essere sostanzialmente equivalenti. L'Alitalia sopravvive solo con una drastica riduzione degli organici, con un ridimensionamento del network servito inquadrato in un più ampio network garantito da partner più potenti, con la liberazione da oneri impropri come la gestione di un doppio hub - Fiumicino e Malpensa - e con una potente iniezione di liquidità e tanti nuovi investimenti in aeromobili, organizzazione e rotte. Questo significa che i sindacati devono, in ogni caso, accettare un doloroso piano di esuberi; che la Sea deve ridurre le sue pretese verso Alitalia (attenzione: pretese in gran parte infondate, ma che nessun investitore straniero, come Air France-Klm, può aspettare di veder respinte da una giustizia civile lenta e cavillosa come la nostra) e che il governo deve convincere l'Unione Europea a lasciar eventualmente concedere ad Alitalia un ultimo prestito ponte per pagare stipendi e fornitori ancora per qualche mese. Qualunque proposta che promettesse il miracolo di non passare attraverso queste forche caudine si rileverebbe presto una autentica bufala. Il boccone è amaro; ogni giorno più amaro, grazie all'insipienza di un Paese, la nostra meravigliosa Italia, che non sa decidere se non si trova sull'orlo del baratro. Se poi, per motivi elettorali, si mette a ballare anche sull'orlo del precipizio, viene veramente da pensare che non ci sia modo di cambiare questo Paese. Dobbiamo ancora una volta sperare nel prevalere di un attimo di intelligenza e serietà all'ultimo momento. È la nostra fortuna e la nostra dannazione. Speriamo che sia ancora una volta fortuna. 22/03/2008.

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Segue dalla prima l'italianità e il mercato (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima l'italianità e il mercato di Alberto Mingardi Siccome la campagna è simbolica, i fatti stanno a zero. Che l'offerta di Air France, per deludente che sia, valga comunque dieci volte quella di Air One (che cioè l'opzione bancario-italiana sia peggiore per il contribuente), non conta nulla. Persino la strategia politica passa in secondo piano: di norma, i governi in arrivo ringraziano silenziosamente (maledicendoli a parole) quelli in uscita che pure tolgono qualche castagna dal fuoco. Qui, invece, il new comer avoca prepotentemente a sé la gestione del campo di battaglia: come se un'ideale agenda di governo del 15 aprile non fosse già sufficientemente piena. L'operazione politica non è inedita: da un certo punto di vista, questa campagna è il capolavoro di Berlusconi, che riesce a realizzare la saldatura di nordismo leghista e nazionalismo alitaliano. Il guaio sta nelle due tesi che Berlusconi paradossalmente avvalora. In primo luogo, il Cavaliere di fatto dà ragione a Padoa-Schioppa, che in lungo e in largo ha spiegato che alternative ad Air France non ce ne sono. Se agli imprenditori italiani si chiede di autotassarsi per salvare la compagnia di bandiera, vuol dire che nessuno di loro ha sviluppato un autonomo interesse di business per la stessa. Put your money where your mouth is: e chi l'ha fatto? In seconda battuta, da questa polemica esce rafforzata l'italianità prima ancora che di Alitalia, del centro-destra. Le possibilità sono due: una soluzione (senz'altro, non esaltante) che lascia Alitalia al suo destino, ma crea le potenzialità per rendere ancora più dinamico il trasporto aereo in Italia, investendo sulla concorrenza senza più il fiato sul collo di un incumbent pubblico. Oppure la collezione di una cordata raccogliticcia, che siccome non ha il benché minimo interesse a comprare, chiederà ed otterrà una contropartita con regole di favore e altri giochetti da amici degli amici. Su un quotidiano elettronico di centro-destra, "L'Occidentale", un commentatore avveduto si è appellato a Monsieur Spinetta perché "ci eviti per una volta la solita sceneggiata pagata dai contribuenti: un gruppo di imprenditori italiani con pochi soldi e tante relazioni si compra (con le risorse delle solite banche) Alitalia". Appello sensato, ma il Pdl sceglie compatto l'altra strada: fra una privatizzazione pessima, che si sarebbe potuto far meglio, e una peggiore, destinata a far crescere e non diminuire i conflitti d'interesse e i costi per gli italiani, vota la seconda. Avremmo dovuto imparare che il "fazismo" raramente produce benefici. Quando si privatizza, è meglio vendere a un investitore competente che a uno col passaporto giusto. Questo è vero quando i capitalisti italiani si mettono in gioco sua sponte, figurarsi quando vengono presi per la collottola dalla politica. Tutto questo in un mondo nel quale la stragrande maggioranza dei consumatori guarda con assai più gratitudine le compagnie low cost, che li fanno viaggiare in tutt'Europa a pochi euro, che il nostro costoso vettore pubblico. È come se il Pdl non se ne fosse accorto. A furia di sentirsi dire che il liberismo è di sinistra, se ne sono convinti. 22/03/2008.

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Malpensanti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Malpensanti Il piagnisteo settentrionalista Dalla questione settentrionale, col passare degli anni, siamo arrivati al piagnisteo settentrionale. Dopo esserci sorbiti per decenni le giaculatorie sedicenti meridionaliste, che si trasformavano in pressioni per ottenere soldi pubblici il più delle volte male o non utilizzati, è da un po' di tempo che dobbiamo sorbirci il settentrionalismo, che è un modo deteriore e contraddittorio di fare gli interessi legittimi del Nord. Il caso Alitalia-Malpensa è il punto più alto di questo nuovo settentrionalismo. Fior di nordisti, a partire dal presidente della Regione Formigoni e dal sindaco Moratti, mettendo per un attimo da parte il loro tradizionale slancio per il mercato, le liberalizzazioni e la riduzione della spesa pubblica, si sono lanciati in una difesa corporativa e dispendiosa del presunto interesse del loro territorio, anche a scapito dell'interesse generale, che è poi quello del contribuente italiano, che è poi quello del contribuente del Nord, perché è da lì che arrivano la maggiori entrate fiscali. Pare che avere l'hub a Malpensa sia una questione di vita o di morte per i cittadini del Nord, mentre risulta che già oggi nove viaggiatori settentrionali su dieci vanno a Parigi o a Francoforte o a Londra a prendere i loro voli intercontinentali e addirittura sei viaggiatori milanesi su dieci. La insostenibilità di questi ragionamenti è stata ieri ben svelata da un altro governatore del Nord, Giancarlo Galan presidente del Veneto, il quale ha onestamente ammesso al Corriere che, almeno per quanto riguarda il Nord-est, l'hub a Malpensa non è un problema. Più importanti sono le infrastrutture viarie e ferroviarie, come la Tav, i collegamenti tra il corridoio 5 e gli scali aeroportuali. Più importante è una rete che metta in collegamento veloce il Nord al suo interno (perché ci sono più Nord), e il Nord con il resto d'Europa e d'Italia. Questa sembra una posizione intelligente, ed è importante che qualcuno al Nord rinunci al piagnisteo settentrionalista. Quando ci sarà l'alta velocità, viaggiare tra Roma e Milano sarà molto più veloce e comodo in treno che in aereo. E noi, come al solito, invece di progettare il futuro continuiamo a camminare con la testa voltata all'indietro. Che questa torsione passatista provenga oggi da quel Nord che ha sempre interpretato le pulsioni più innovatrici del paese, è cosa che preoccupa per le sorti del paese. 22/03/2008.

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Italianità intanto torna a farsi avanti airone (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Italianità intanto torna a farsi avanti airone L'insistenza di Silvio imbarazza Passera Le pressioni del Cavaliere per il ministero dell'Economia Prima l'invito, riproposto a più riprese, a entrare nella squadra del prossimo governo. Poi le pressioni per un sostegno esplicito, e immediato, a una cordata italiana per Alitalia che ancora non c'è. Silvio Berlusconi continua a chiamare con insistenza Corrado Passera. Il leader del Pdl cerca dal banchiere una sponda che possa dare consistenza e autorevolezza ai sui progetti economici. Come è nelle sue abitudini, il Cavaliere corteggia platealmente e utilizza la ribalta mediatica. Finora, però, ha raccolto un rifiuto tanto cortese quanto fermo nel primo caso, e un deciso invito alla cautela nel secondo. Non solo. Passera avrebbe anche confidato ai suoi uomini una certa irritazione per i tempi e i modi scelti da Berlusconi per rompere il silenzio e tornare all'attacco. L'Amministratore delegato di Intesa SanPaolo è un manager di formazione McKinsey, che ha imparato a dialogare con la politica ma che non ha alcuna intenzione di rinnegare le sue abitudini, a partire da quella di fare prima di parlare. Così, i contatti di queste ultime ore avrebbero evidenziato l'intenzione del manager milanese di tenere Intesa Sanpaolo fuori dal chiacchiericcio elettorale. Anche perché deve pur sempre fare i conti con il suo presidente, Giovanni Bazoli. Il professore, prodiano di ferro, ha avuto non poche difficoltà a giustificare l'assoluta dedizione con cui Passera ha scelto di giocare la partita al fianco di Air One. Ora, con l'offerta vincolante di Air France ancora in piedi, si aspetta una maggiore cautela. Proprio per questo fra l'Ad di Intesa Sanpaolo e Berlusconi sarebbero emersi motivi di discussione. Non tanto per le diverse posizioni, vista la possibile convergenza su una controproposta costruita intorno alla compagnia del patron Carlo Toto, quanto per le rispettive esigenze. Il leader del Pdl ha fretta di vestire i panni del salvatore di Alitalia, il banchiere vuole il tempo per valutare se ci sono le condizioni e lo spazio per un rilancio. Per altro, uno privilegia l'effetto annuncio del linguaggio elettorale e l'altro le formule puntuali e misurate imposte dal codice finanziario. Per questo l'altro giorno da una parte si è data per pronta una cordata e dall'altra si è ribattuto "non c'è niente sul tavolo". Così come altrettanto nette sono state le parole scelte da Passera per rivendicare con gli analisti la massima autonomia decisionale: "non abbiamo mai investito perché siamo stati chiamati da qualcuno e per questo abbiamo fatto sempre buoni affari". Nessuno, neanche Berlusconi, è il messaggio del banchiere milanese, può chiamare alle armi Intesa SanPaolo. Semmai, il contraddittorio va riaperto con il governo, su basi industriali e non esclusivamente politiche. Un compito che oggi si assume AirOne, chiarendo che per presentare una proposta vincolante "è essenziale effettuare una due diligence" e che, a questo punto, "deve decidere il governo se vuole ricevere altre proposte" perché in una operazione così complessa "è impossibile presentare offerte "al buio" senza una due diligence, sebbene breve, di almeno tre settimane". E, non a caso, l'impostazione ferma di Passera ottiene oggi i primi risultati. Berlusconi continua a parlare solo di Alitalia ma, tra uno slogan e l'altro, dal garibaldino "O si fa l'Alitalia o si muore" all'autocitato "Rialzati Alitalia", è costretto a una parziale frenata: "c'è la possibilità" che imprenditori italiani si facciano avanti "assistiti da banche importanti" ma "servono tre o quattro settimane". Parole più caute. Proprio come quelle che Passera avrebbe voluto sentire anche nei giorni scorsi. 22/03/2008.

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Segue dalla prima i numeri del disastro (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima i numeri del disastro La difesa di Malpensa, hub bocciato anche da Alitalia Poi c'è l'eterno capitolo Malpensa. Un hub costruito su un asse, quello che va tra Torino e Trieste, che conta più o meno un aeroporto ogni sessanta chilometri. La classica zappa sui piedi. Più nel particolare, uno sdoppiamento aeroportuale sulla città di Milano che fa perdere ad Alitalia circa duecento milioni all'anno. Una scelta, quella di alimentare, oltre che Linate, anche Malpensa, che Prato ha già ripetutamente bocciato. Mettendo in evidenza "l'impossibilità di alimentare in modo efficiente e produttivo due hub", per Alitalia. E che sconta notoriamente la schizofrenia di una politica che ambiva a farne un grande hub internazionale e che non è riuscita neanche a garantirle un collegamento da primo mondo. L'unico collegamento ferroviario è con la stazione milanese di Cadorna, neanche con la stazione centrale. Non proprio incoraggiante, per fare un esempio, per un turista giapponese che atterrando a Malpensa volesse proseguire in treno per vedere il paese, Venezia o Roma o Napoli. Inoltre, ci sono i crudi numeri della domanda, che attestano il fallimento pieno di questo primo decennio di Malpensa. Ci sono cioè le scelte dei passeggeri. Il 62% dei clienti milanesi vola utilizzando altri hub, più di uno su due. E visto che l'ambizione iniziale era quella di un grande terminale internazionale al servizio del Nord, forse è utile sapere che il 92% di questo pubblico preferisce Monaco, Francoforte o Parigi. Anche perché - lo ha spiegato sempre l'ad di Alitalia - proprio l'alimentazione dei voli internazionali "ha penalizzato il business in uscita da Milano". Chi fa affari, sceglie altri aeroporti. Infine, c'è il particulare di Malpensa, al centro di convulse trattative in questi giorni con i sindacati. "È impossibile perdere un terzo del fatturato", cioè 71 milioni di euro su 223: durante la conferenza stampa di mercoledì scorso, l'amministratore delegato di Air France-Klm ha speso parole chiare su uno dei capitoli fallimentari di Alitalia, anzi, di Malpensa: il Cargo. Siccome rappresenta una "palla al piede", ha aggiunto di lì a poco, "chiuderlo sarebbe stata la cosa più logica, di fronte a queste cifre spaventose". Invece, il numero uno del gruppo transalpino ha preferito proporre una moratoria di due anni, durante la quale continueranno a volare tre Md11 su cinque, finché "non si troveranno soluzioni adeguate". Ma la sera prima proprio su questo punto i sindacati, seduti al tavolo della trattativa con i vertici Air France e Alitalia, avevano fatto un salto sulla sedia. Perché eliminando gli aerei cosiddetti "full cargo" che trasportano cioè soltanto merci, con base operativa a Malpensa, il numero degli esuberi tra i piloti saliva in un solo colpo di centotrentatré unità. Questo capitolo, quello dell'aumento dell'esubero dei piloti, è così diventato uno dei più roventi del negoziato. Ma esiste da qualche altra parte del mondo un aereo guidato a turno da ventisette piloti? Posto che se lo possa permettere la stessa Alitalia (e Air France ha già detto di no), chi altri si concede un lusso del genere? 22/03/2008.

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Israele l'agenzia per l'immigrazione ha perso la sua centralità (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Israele l'agenzia per l'immigrazione ha perso la sua centralità Anche la Sokhnut messa in crisi dalla concorrenza Per i giovani più che stile Exodus sembra un viaggio Erasmus Anche Israele ha la sua Alitalia. La Sokhnut, o Agenzia ebraica, è un'istituzione che ha fatto la Storia del paese ma che oggi brucia cifre da capogiro. Qualcuno vorrebbe lasciarla fallire, altri privatizzarla, probabilmente se la caverà con qualche doloroso taglio. Non è una compagnia di bandiera in senso stretto, ma per più di 70 anni ha mosso aerei, navi, treni e mezzi di fortuna, per portare da tutto il mondo gli ebrei in Palestina (proprio così, in "Palestina", perché sionisti della prim'ora usavano questo termine con orgoglio). Insomma, se oggi lo Stato di Israele esiste è soprattutto grazie alla Sokhnut. Eppure quando, pochi giorni fa, l'Agenzia ebraica ha annunciato la chiusura di uno dei suoi uffici principali, quasi nessuno a Gerusalemme ne ha fatto un dramma. Nata nel 1923 come organizzazione clandestina sotto il mandato britannico (che allora proibiva l'immigrazione ebraica in Palestina), in Italia l'Agenzia ebraica è conosciuta soprattutto per la pellicola hollywoodiana Exodus , dove Paul Newman interpreta un funzionario della Sokhnut che porta a Haifa un gruppo di sopravvissuti della Shoah a bordo di una nave fantasma. Ma nella realtà ci sono state innumerevoli Exodus, voli e imbarcazioni partite dall'Europa orientale, dai paesi arabi e dall'Africa alla volta della Terra promessa. Durante lo sterminio nazista, l'Agenzia ebraica ha raccolto decine di migliaia profughi ragazzini, orfani oppure affidati alla Sokhnut dai genitori: "l'immigrazione dei bambini" è ben descritta nel romanzo di Elie Wiesel L'Alba . Dopo la nascita di Israele gli episodi più celebri sono state l'operazione Mosè, che negli anni Ottanta salvò dalla pulizia etnica 8 mila ebrei sudanesi, e l'operazione Tappeto Volante, che negli anni Cinquanta portò in Israele 49 mila ebrei yemeniti. Molto più recentemente, la Sokhnut è stata responsabile dell'immigrazione di quasi di un milione di ebrei russi dopo il collasso dell'Unione sovietica. Oggi mantiene uffici in tutto il mondo e prosegue il suo lavoro di reclutamento, sostegno logistico ed economico ai futuri immigrati. Ma i tempi eroici sono finiti: le comunità ebraiche più povere e perseguitate sono state ormai tutte trasferite in Israele. Certo, anche se non più come una volta, molti ebrei continuano ad arrivare a Gerusalemme (nel 2007 ne sono arrivati 20 mila), soprattutto dai paesi anglosassoni e dalla Francia. Ma si tratta di un'immigrazione diversa, dettata più da ragioni affettive che dalla necessità: i nuovi immigrati non hanno più bisogno della Sokhnut. A Parigi e a New York il lavoro di "reclutamento" dei giovani ebrei è svolto soprattutto da organizzazioni sioniste studentesche, o da fondazioni come il Birthright Program, che ogni anno organizza vacanze in Israele per giovani e adolescenti. Tra questi, alcuni decidono di rimanere: ma più che a un viaggio della speranza in stile Exodus , il loro somiglia a un Erasmus seguito da servizio militare. Dunque l'Agenzia ebraica era in crisi d'identità da anni. Ma i suoi seri guai finanziari sono cominciati nel 2007, quando il governo di Ehud Olmert ha varato una legge che liberalizzava la gestione delle agenzie per l'immigrazione ebraica in Israele, sottraendo il monopolio alla Sokhnut. Una sorta di decreto Bersani sul sionismo che ha presto fatto crollare il castello di carta. Nel giro di pochi mesi il Birthright Program e le altre associazioni, più al passo coi tempi, hanno sottratto alla Sokhnut quasi tutti i finanziatori: organizzazioni volontarie e comunità ebraiche della diaspora, ma soprattutto ricchi filantropi ebrei sparsi per il mondo. Tra questi, l'ultimo a voltare le spalle all'Agenzia ebraica è stato il tycoon israeliano di origine russa Arkadi Gaydamak. Ironia della sorte, Gaydamak appartiene a quella generazione di immigrati russi giunti in Israele negli anni Novanta proprio grazie all'aiuto della Sokhnut (anche se probabilmente lui è arrivato con il suo aereo privato). Solo poche settimane fa, l'eccentrico miliardario aveva annunciato un piano da 50 milioni di dollari per salvare l'Agenzia ebraica, ma poi si è ritirato. Forse non ha trovato la cordata giusta. 22/03/2008.

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Segue / silvio (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue / silvio Veltroni dà le 48 ore Fiat Non solo Alitalia. Anche sulla Fiat Silvio Berlusconi ha avuto modo di indossare per un attimo i panni del salvatore della patria. Era l'inverno 2002. Uno degli inverni più freddi per il gruppo torinese. Il Cavaliere, entrando in conflitto con Paolo Fresco e Gabriele Galateri, disse: "Mi piacerebbe moltissimo essere lì". Dove per "lì" intendeva alla guida della Fiat. "Se io fossi libero, mi offrirei per prendere in mano l'azienda". Silvio si spinse oltre presentando una sorta di piano industriale: abolizione dello "storico" marchio Fiat a favore dei marchi Alfa Romeo, Ferrari e Maserati. Finì tutto in una bolla di sapone. Così come il sogno berlusconiano di vedere nel traffico una Panda con lo stemma del Cavallino. "Bisogna che il nostro piano sia accettato o rifiutato adesso, non tra due mesi o un mese", ha detto il direttore commerciale di Air France-Klm, Christian Boireau. "L'offerta deve essere sul piatto entro 48 ore", ha dichiarato Walter Veltroni. "È ora di essere seri", ha ammonito Romano Prodi. La novità sono i sindacati. Tra le principali sigle, è cominciata a serpeggiare più di una preoccupazione per l'interventismo ormai irrefrenabile di Berlusconi. Non a caso, il fuoco di sbarramento anti Air France ha cominciato a scemare. Segnale che i big del sindacato - dopo aver alzato la posta - sarebbero persino pronti a rivedere la pratica Spinetta? Ma se Spinetta, preso atto dell'ostilità del "probabile futuro premier", facesse un passo indietro? Tra le tante incognite, c'è anche quella che riguarda il caso Malpensa. "Lo so anch'io che Alitalia non può reggere due hub. In futuro è prevedibile infatti che le strade dello scalo si separino da quelle della compagnia", si è lasciato scappare Berlusconi conversando con più d'un interlocutore. Se il Cavaliere non avesse in mano le carte che dice di avere, il finale più scontato è quello di un fallimento pre-13 aprile della compagnia, che il Pdl addosserebbe a Prodi (e quindi al Pd). C'è anche la variante che prevede i tempi supplementari: Berlusconi al governo, mormora uno stretto consigliere di Veltroni, "regalerà la polpa di Alitalia agli amichetti a condizioni nettamente inferiori rispetto a quelle di Air France". Un sospetto, questo, che ha già intaccato i consueti canali di comunicazione bipartisan. Fanno notare al loft che Alitalia è un caso di interesse nazionale, "uno di quelli in cui gli avversari dovrebbero scambiarsi quantomeno una telefonata di cortesia". E invece "Gianni Letta non s'è fatto sentire e il telefono di casa Bettini, finora, non ha mai squillato". C'è anche un caso Lega. Da Umberto Bossi in giù, le camicie verdi temono che l' affaire Alitalia vada a ingrossare le percentuali elettorali della Pdl riducendo quelle del Carroccio. "La cordata c'è. Gli imprenditori che ho sentito sono in contatto con Carlo Toto", continua a insistere Berlusconi. Il bluff potrebbe garantire l'asso pigliatutto. O rivelarsi un boomerang. Per sapere quanto pesi Malpensa dal punto di vista dell'elettorato lombardo serve il buon senso. Per capire quanto può incidere sul resto del Nord basta dare un'occhiata all'intervista rilasciata ieri dal governatore veneto Galan al Corriere della sera . 22/03/2008.

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Il reality sbarca in ufficio Gara fra le maxi aziende (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-22 num: - pag: 24 categoria: REDAZIONALE # Scontro su Sky Da Vodafone all'Enel: show di canto di impiegati e manager Il reality sbarca in ufficio Gara fra le maxi aziende Andrà in onda da maggio, coinvolte anche Unicredit, Philips, Atm. Il manager: non conta il grado, ma la personalità MILANO - "Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck...". Con il bicchierino del caffè in mano, nella saletta ristoro per i dipendenti, Roberto canta a squarciagola l'inno del suo idolo Celentano, a cui, per via dei dentoni, somiglia anche un po'. Roberto è un MNP Consumer, sigla misteriosa che nasconde uno dei lavori più diffusi e meno esaltanti: convincere il cliente riottoso a non cambiare operatore telefonico. Quando non ne può più, se la fila alla macchinetta, e vai con Adriano. La sua collega Elisabetta, laureata in psicologia, single e carina, in corridoio gorgheggia Whitney Houston, Greatest Love Of All. Nell'ufficio accanto Eleonora volta le spalle alla scrivania e alle carte quotidiane, e con voce stentorea imita Mina: "Sei grande, grande, grande e come te sei grande solamente tu". Parole certo non dirette al suo boss. Il quale peraltro, anziché licenziare in tronco quel reparto canterino, applaude benevolo, anzi li incoraggia a stornellare di tutto e di più. Perché stavolta ne va del buon nome della ditta. Nel caso la Vodafone di Corsico, in questi giorni trasformata in una succursale di Sanremo Giovani con frotte di dipendenti tra i 20 e i 40 anni a far la coda per i provini della più impensabile delle gare: battere le società rivali non colpi di bilancio ma di canzoni, e vincere il trofeo di azienda più entertaining dell'anno. Benvenuti a The Singing Office, nuovo reality aziendal-canoro, in onda dal prossimo 6 maggio su Sky Vivo. Un'idea, anzi un format come si dice, inventato dalla tv pubblica olandese, esportato con successo in Australia, ora in produzione in Germania, Usa, Ucraina, Svizzera. E naturalmente in Italia. Paese, com'è noto, di navigatori, imitatori e cantautori. Il gioco, di questo si tratta, funziona così: alcune grandi aziende, ciascuna rappresentata da cinque collaboratori, gareggiano di volta in volta cantando e ballando su un brano musicale molto noto, con tanto di adeguata coreografia. La squadra vincitrice parteciperà alla finale dove la giuria (Amanda Lear, Sergio Sgrilli, Jessica Polski) incoronerà l'azienda più "spettacolare". "Un modo divertente per smitizzare la sacralità dell'ufficio e stimolare chi lavora a mettersi in gioco diversamente - spiega Stefano Orsucci, direttore di Sky Vivo -. Abbiamo lanciato la sfida e subito molte importanti società l'hanno accolta. Perché alla fine siamo tutti impiegati e tutti artisti". "Un'idea bellissima che rientra nella nostra filosofia di valorizzare le passioni di chi lavora con noi - conferma Michele Verna, direttore Risorse Umane di Vodafone -. Un elemento di motivazione e di aggregazione dove non conta il grado ma la personalità. Noi siamo un'azienda di servizio, se i nostri dipendenti sono più soddisfatti lo saranno anche i nostri clienti". Di scena nella prima puntata del nuovo reality, condotto da Marco Liorni, Vodafone contro Enel. Poi toccherà alla Philips, all'ATM-Milano, all'Unicredit, a Microsoft, all'Henkel, all'Antoniano di Bologna... L'Alitalia, che in un primo tempo aveva accettato, poi vista la situazione poco allegra, ha reputato fuori luogo il canta che ti passa e saggiamente si è ritirata. Intanto, se il programma avrà successo, per le prossime edizioni si pensa di allargare il tiro a enti e istituzioni quali i vigili del fuoco, carabinieri, polizia e persino a frati e monache. Che di canto, si sa, se ne intendono. D'altra parte, la conferma che stornellare sul luogo di lavoro è ormai tendenza viene da You Tube, dove i video dei maestri cantori del desk si moltiplicano a ritmi allarmanti. Forse per crescente distacco (una volta si chiamava alienazione) da mansioni sempre meno coinvolgenti, forse per ludica protesta contro un'occupazione sempre più precaria fatto sta che le vocazioni dilagano. E nel prossimo film di Virzì, Tutta la vita davanti, Sabrina Ferilli dirige un call center come fosse la casa del Grande Fratello, tra esibizioni, nomination, espulsioni. Perché in mancanza di realtà tutto ormai è "reality". Sulla porta di uno degli uffici canterini un omino di Altan sintetizza genialmente come va mondo: "Non so da dove vengo, non so chi sono, ma so che voglio andare su You Tube". Giuseppina Manin La selezione Impiegati Enel al provino per entrare nella squadra aziendale e partecipare al reality. A destra, provini a Vodafone Il gioco Le aziende che partecipano al reality devono selezionare i 5 dipendenti (impiegati e manager) più bravi nel canto: si scontreranno con la squadra dell'azienda avversaria In tv Il programma andrà in onda su Sky Vivo a partire dal 6 maggio, per 10 puntate. Hanno già aderito: Vodafone, Enel, Philips, Atm di Milano, Henkel, Unicredit e Microsoft.

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ROMA Banca Intesa non si è ritirata e c'è un gruppo di imprenditori, sensibile (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

ROMA "Banca Intesa non si è ritirata e c'è un gruppo di imprenditori, sensibile al mio appello, pronto a intervenire insieme alle banche". Silvio Berlusconi resta schierato a difesa dell'italianità dell'Alitalia e assicura che entrerà in campo una cordata di imprenditori italiani che a suo giudizio dovrebbero spuntarla sui francesi. Il leader del centrodestra parla di nuova forma di "colonialismo" e sollecita il governo a concedere "tre o quattro settimane", perché "ad Air France sono stati concessi sei mesi" per effettuare la "due diligence" dei conti della Compagnia. Walter Veltroni non chiude la porta ad altri investitori, ma li invita a venire allo scoperto presto e in modo chiaro. "Non si può giocare a dadi con la Compagnia di bandiera e con i suoi lavoratori e non vorrei si tratti di una cordata destinata a scomparire dopo il 13 aprile". Il leader del Pd invita il centrodestra ad un "tavolo bipartisan" per togliere la soluzione dei problemi della Compagnia "dal tritacarne della politica".

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Zipponi: <C'è chi vuole fare affari attraverso il fallimento di Alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Il dirigente del Prc non vede alternative ad Air France ma dice: "Quel piano non va bene, deve trattare" Zipponi: "C'è chi vuole fare affari attraverso il fallimento di Alitalia" Roberto Farneti "Se c'è qualcuno che ha 9 miliardi da investire sull'Alitalia, esca allo scoperto. Altrimenti si fa solo propaganda sulla pelle dei lavoratori, della compagnia e degli azionisti". Maurizio Zipponi, dirigente del Prc e candidato capolista per la Sinistra Arcobaleno nel collegio Lombardia 2, non crede alle "boutade" elettorali di Silvio Berlusconi, secondo cui in pochi giorni può nascere una cordata italiana in grado di presentare una proposta migliore di quella di Air France per l'acquisto della ex compagnia di bandiera. Tuttavia, nemmeno il piano di annessione proposto dai francesi può essere accettato: "Bisogna convincere Air France a trattare, il governo agisca". Zipponi, all'improvviso la vicenda Alitalia ha conquistato il centro della campagna elettorale. Per fortuna. Perché questo costringe tutti a mettere i piedi per terra e a ragionare su temi fondamentali di politica industriale. C'è però un rischio. E cioé che qualcuno pensi di fare propaganda sulla pelle dei lavoratori. Dopo avere lasciato precipitare la crisi dell'Alitalia durante gli anni del suo governo, ora Berlusconi si propone come salvatore della patria... Questo rischio c'è. Per evitarlo, bisogna ragionare in modo concreto. La prima cosa da cui partire è che l'Alitalia è un'azienda sull'orlo del fallimento, tanto è vero che ha bisogno di 300 milioni nei prossimi giorni per poter andare avanti. Tramite bando di gara, è stata messa in vendita la quota in mano al Tesoro. L'unica proposta seria è arrivata da Air France. A questo punto c'è una sola strada: quella di costringere i francesi a fare una trattativa seria, senza diktat né sui tempi né sui contenuti. In primo luogo va risolto il problema degli 8mila lavoratori di Az Service, in quanto, di questi 8mila, ben 5mila verrebbero parcheggiati in una società che fa capo a Fintecna che ha contratti con Alitalia solo per i prossimi tre anni, dopodiché ci sarebbe un dramma occupazionale. Il secondo punto riguarda l'annunciata chiusura del Cargo: l'Italia non può essere privata della possibilità di trasportare merci ad alto valore aggiunto. Altro punto è la separazione dei destini tra Malpensa e Alitalia. Malpensa genera una perdita per Alitalia di 200 milioni all'anno. Visto che il presidente della Sea dice che alla sua porta c'è la fila di compagnie che non vedono l'ora di sostituire l'Alitalia, cominci subito e si predispongano contestualmente gli strumenti per proteggere tutti i lavoratori. Non solo quelli a tempo indeterminato, attraverso la cassa integrazione, ma anche i precari. Questa trattativa la puoi fare seriamente a due condizioni: la prima è che il governo italiano e il sistema italiano ci creda davvero; la seconda è che si aprano immediatamente le verifiche sulle bugie che vengono raccontate in questi giorni. Perché l'unica alternativa ad Air France è il fallimento di Alitalia. Questo è il vero obiettivo che Berlusconi, un gruppo ristretto di imprenditori lombardi e un gruppo politico che fa capo alla Lega Nord, con l'amministratore delegato di Sea, sta perseguendo. In questo modo tutto il debito rimarrebbe a carico della parte pubblica e loro potrebbero spartirsi le spoglie della compagnia. Allora quella di Berlusconi è solo propaganda? Air France - tra i soldi per l'acquisto di Alitalia, il pagamento dei debiti pregressi, la ricapitalizzazione e gli investimenti successivi - mette a disposizione 9 miliardi. Quindi la domanda da fare a chiunque invochi una alternativa è: li mettono loro questi soldi o no? E se Air France non tratta? Epifani ha già detto che lui i ricatti non li firma. E' chiaro che se Air France non cambia le cose che ho detto, non ci sono le condizioni. Per questo ci vuole un ruolo attivo del governo, serve un paese che - senza "volpi sotto le ascelle" - dica ai francesi: "Noi non ci facciamo colonizzare, vogliamo discutere del piano industriale". 22/03/2008.

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Berlusconi cavalca la tigre: <La cordata italiana si fa> Air One pronta a rientrare (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi cavalca la tigre: "La cordata italiana si fa" Air One pronta a rientrare Se la destra vincerà le elezioni, la risposta alla proposta di acquisizione di Alitalia presentata da Air France-Klm sarà "un chiaro e secco no". Parola di Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, che in piena campagna elettorale si erge a difensore dell'orgoglio nazionale ferito. "O si fa Alitalia o si muore", grida il Cavaliere, novello Garibaldi. Poteva pensarci prima, visto che per cinque anni - quelli del suo precedente governo - si è solo preoccupato di favorire il declino della ex compagnia di bandiera. Adesso la situazione è ben più complicata. Il piano francese, oltre a prevedere 8mila esuberi, ha delle ricadute pesanti anche sul piano industriale: di fatto, si consegnano a un paese straniero le chiavi del trasporto aereo italiano. Il problema è capire se ci sono o meno alternative serie e credibili. Berlusconi ne è convinto: "Mi impegno io, la cordata di imprenditori italiani si farà - assicura - e credo anche si possa fare con il supporto di importanti istituti di credito". Il perno di questa operazione dovrebbe essere Ap Holding, la società di Carlo Toto che controlla Air One, che però adesso chiede almeno tre settimane di tempo per verificare i conti di Alitalia: "Deve decidere il Governo se vuole ricevere altre proposte perchè in una operazione cosi complessa - si legge in un comunicato di Ap Holding - è impossibile presentare offerte "al buio" senza una due diligence, sebbene breve". D'altronde ad Air France sono stati concessi addirittura tre mesi... Purtroppo quello che manca è proprio il tempo. Si avvicina infatti la scadenza del 31 marzo, fissata dal Cda di via della Magliana per il raggiungimento di un accordo con i sindacati e il conseguente via libera del Tesoro al prestito ponte di 300 milioni di euro, indispensabile per garantire la continuità aziendale. Anche Air France sembra avere fretta. "Sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese", avverte il direttore commerciale, Christian Boireau. Fretta non condivisa dai sindacati: "Vogliamo poter condurre una trattativa degna di tale nome e senza dover subire il ricatto di tempi troppo stretti", ribatte Fabrizio Tomaselli di Sdl. Ro. Fa. 22/03/2008.

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D ALL'ALITALIA alle prospettive del dopo-elezioni, dall'emergenza econom (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Ica al potere d'acquisto delle famiglie, dalla tutela della privacy al problema della sicurezza. Fino alla politica estera. E' a tutto campo il faccia a faccia a distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni realizzato in due forum a "Il Messaggero". I candidati premier dei maggiori partiti hanno accettato di rispondere alla stessa griglia di domande. Ed ecco, dunque, la Grande Sfida che finora le tv non sono riuscite a ospitare per i troppi cavilli giuridici, per i troppi candidati premier, per le diverse strategie di comunicazione. Il primo a entrare nella sede del giornale, alle dieci in punto, è stato il segretario del Partito democratico. Poco dopo le dodici è stata la volta del leader del Popolo della libertà. I due forum si sono protratti entrambi per oltre novanta minuti, in un confronto corale con la direzione e la redazione. Berlusconi punta l'indice sui "disastri" del governo di centrosinistra e sulla "continuità" tra la vecchia coalizione guidata da Romano Prodi e il leader del Pd. E promette "un colpo di reni" capace "di far rialzare l'Italia". Veltroni propone al Paese di "voltare pagina", chiudendo "quindici anni di divisioni, mandando al governo un partito omogeneo che non sarà costretto a mediare continuamente tra i singoli partiti per raggiungere gli obiettivi". Insommma, alcuni punti di contatto, molte le divergenze. Con una convinzione comune: niente larghe intese, nessun inciucio dopo le elezioni del 13 e 14 aprile. Chiunque vinca, anche se avrà una maggioranza di pochi voti al Senato, dovrà assumersi in proprio l'onore e l'onere del governo del Paese. "Veltrusconi non esiste", dicono Veltroni e Berlusconi. A.Gen.

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950 euro al mese, da che parte dovrei stare? Alitalia: compra il Cavaliere, paghiamo tutti L'ossesssione del Pil e il mito della velocità (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Elezioni, ma da che parte potrei stare? Cara "Liberazione", in questi giorni di propaganda elettorale quando chi mi conosce mi domanda da che parte sono schierato ho dei momenti di vera stizza; anche perché gli stessi ex "compagni" sanno bene che a sessantadue anni e trenta passati nel Pci, mi guadagno da vivere facendo la guardia non armata a 5,45 euro all'ora lordi (devo lavorare per 210 ore al mese, sessanta di notte, per portare a casa 900/950 euro). Da che parte potrei stare? Spero, finalmente, che ci sia di nuovo una sinistra in grado - non abbracciando tutti i "credo" - di salvaguardare e difendere quella parte del mondo del lavoro orfana da qualche decennio di qualcuno che la rappresenti nei fatti e non nelle parole. La Cgil, dopo la grande marcia su Roma per difendere l'art. 18, è andata via via perdendosi dietro posizioni più politiche di partito (Pd), che di una vera battaglia per i salari e contro il precariato che sono la causa principale delle morti cosiddette "bianche". Sono settario? Ebbene sì! Sto dalla parte dei Dico, con i preti che difendono la legge sull'aborto (che è contro l'aborto clandestino che frutta enormi guadagni e causa un numero di vittime non quantificabili), sto con i pensionati, quelli che una democrazia non si vergogna a sussistere con settecento euro, sto con quelle aziende che prima di assegnare un appalto (forse ce ne sono) verificano le condizioni economiche e contrattuali dei lavoratori della ditta o cooperativa che si è aggiudicata l'appalto, sto con l'amministratore (di un ente, ospedale, comune ecc. ecc.) che per stare nel bilancio programmato comincia a limare gli stipendi partendo dai piani alti, a cominciare dal suo e non com'è successo ad una compagna che si è vista trasferita dalla cooperativa di pulizia dove lavora, perché l'assessore comunale aveva deciso che per lavare sei cessi un'ora era troppa e aveva concordato con la cooperativa che quel lavoro si poteva fare in mezz'ora (chi sa com'è il cesso di casa del suddetto assessore?). Se l'Italia è diventata questa, per me non è stato difficile sapere da che parte stare. Sto con tutti quelli sentono la necessità della politica e non vorrebbero che questa venisse messa in discussione dal "Masaniello di turno" che ha la sua ragione d'essere per il deturpamento che i "politicanti" hanno fatto dei partiti. Carlo Battimelli Pianoro (Bo) Alitalia, c'è chi compra e chi paga Caro direttore, il Cavaliere ha calato l'asso. In nome di una "italianità" dell'Alitalia, con una sola mossa tenta di vincere la battaglia e la guerra. La battaglia elettorale, facendo leva sul sentimento nazionale, sulla gazzarra di Malpensa ed ergendosi a difensore dei lavoratori. La guerra economica, facendo pagare ancora i contribuenti italiani per tenere in vita una Alitalia ridotta sul lastrico per poi comprarla, tramite i suoi figli, a prezzi di saldo. La verità è che in tutta questa storia, come al solito non pagano i responsabili di una gestione disastrosa dell'Alitalia ma i contribuenti onesti, gli utenti e i lavoratori di quella che una volta era una gloriosa compagnia di bandiera. Marco Ferri via e-mail Lo sporco gioco elettorale di Berlusconi Caro direttore, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica, mi chiedo perché Berlusconi si fa paladino dalla causa solo ora a poche settimane dal voto? Sono maligno, ingenuo o solo sospettoso? Non cadiamo nel tranello, il suo non è interesse generale, è interesse personale per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile tutto tornerà come prima, ovvero assoluto disinteresse per i problemi reali del Paese. Claudio Gandolfi Bologna E se provassimo tutti quanti a rallentare? Caro direttore, ho letto con molta attenzione la sua risposta alla lettera sul giovane ubriaco che a Roma ha investito e ucciso due ragazze ("Liberazione", pagina 22, giovedì 20, ndr). Sono d'accordo con lei: il carcere in questo come in altri casi non serve a nulla. Forse solo a tranquillizzare le coscienze di chi grida alla vendetta e poi, appena posato il sedere su una vettura, sfreccia a velocità folle dimenticando le regole il cui rispetto aveva chiesto a gran voce pochi attimi prima - ma per gli altri. Il problema, quindi, è un altro: bisogna frenare. Sì, dovremo tutti - prima che sia tardi - andare molto più lentamente, tornare a ritmi - di vita, di lavoro - più umani. Mi chiedo, che senso ha costruire - e vendere - sempre più auto, che raggiungono velocità sempre più folli? Cosa cambia se da Bari a Roma (500 chilometri circa) impiego 4 ore invece che 6? Questa storia della velocità fa il paio con l'ossessione del Pil: produrre sempre di più, andare sempre più veloci? Insomma, sarebbe relativamente semplice ridurre drasticamente le stragi sulle strade, ma - si sa - gli interessi sono altri. Anche in questo caso qualcuno storcerà il naso e dirà: ecco, voi comunisti la buttate sempre in politica! Ma io non posso farci niente se le cose stanno così. Domenico Gioia via e-mail Gli aborti a Villa Serena e il Vangelo Cari amici di "Liberazione", complimenti per l'inchiesta sulla "clinica delle suore" presente oggi sul quotidiano (ieri per chi legge, ndr). Ho trovato però una piccola incongruenza con quanto scritto sull'articolo e con quello che io credo. Io sono comunista, ma sono anche cattolico, anche se un cattolico di quelli che come può critica la chiesa, quella con la c minuscola, quella fatta da uomini e soldi. Per questo motivo non capisco perché nell'articolo in prima pagina si chiede scusa ai lettori, in maggioranza atei, di aver riportato un brano tratto dal Vangelo. Qualsiasi comunista, infatti, ateo o cristiano o di qualsiasi altro credo che sia, leggendo il Vangelo, e leggendolo senza alcuna influenza, non può negare che il primo e unico vero comunista senza contraddizioni nella storia sia stato Gesù Cristo, il cui messaggio di pace, di fratellanza e d'amore oggi come non mai sarebbe da applicare per il suo vero significato e non manipolato da speculatori solo per business e convenienza. Per questo penso che anche se si è atei, la figura di Gesù Cristo non possa dar fastidio e sia comunque una figura di esempio, naturalmente pulita dalla polvere che alcuni son riusciti a buttarci sopra, un'essenza che porterebbe solo pace, e uguaglianza, per la quale spesso noi, comunisti, ci battiamo, e amore e rispetto per qualsiasi essere vivente sulla terra, senza discriminazioni di nessun tipo? Giuseppe Vico via e-mail Quel volto sfigurato di Chantal Gentile direttore, il suicidio di Chantal Sébrie, cui è stata negata l'eutanasia dalle istituzioni francesi, crolla come una valanga sulla chiesa di Wojtyla e di Ratzinger, che fanno della risurrezione del Cristo un principio reazionario, anziché progressista e riformista. Il volto di Chantal, sfigurato dal tumore, rimarrà fra le icone lancinanti del nostro tempo, che s'apre faticosamente il varco verso il sano illuminismo della ragione e della fede. Sac. Dr. Franco Ratti fondatore e presidente del Movimento Concilio Vaticano II, Monopoli (Ba) Italiani all'estero, Il Pdl scrive proprio a tutti Cara "Liberazione", buongiorno dalla Thailandia. Sono un iscritto alla federazione di Ravenna del Prc, ma da circa 4 anni vivo all'estero e sono un iscritto all'anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire). Il 19 marzo mi hanno recapitato una lettera (che vi allego) di propaganda elettorale del Pdl e mi sono posto qualche domanda: se Berlusconi scrive a tutti gli italiani all'estero quante lettere spedisce, e quanto spende? Ma il vero interrogativo è: chi paga? Forse Berlusconi? Non credo! Ho paura invece che paghiamo tutti noi? E poi dicono che vogliono risparmiare! La verità è i che i soldi li prenderanno come sempre dalle tasche di lavoratori o dei pensionati come me? Delio Sansavini via e-mail Non vogliono Azouz vicino, mandiamogli Olindo Caro direttore, Azouz Marzouk è da qualche giorno agli arresti domiciliari in un bilocale di via Trento a Lecco e gli abitanti della zona sono preoccupati per questa presenza, timorosi per la loro tranquillità? Razzismo? Ma no, evidentemente preferirebbero avere come nuovi "vicini" due italiani doc: Rosa ed Olindo per esempio. Gabriele Guerini Gardone Valtrompia (Bs) L'Rdb e il voto nel comune di Roma Spettabile redazione, faccio seguito all'articolo apparso su "Liberazione" di oggi (mercoledì 19, ndr) per segnalare che Rdb ha dato il proprio sostegno morale alla manifestazione dei dipendenti capitolini, ma che - su precisa richiesta dei promotori - non ha potuto partecipare con le proprie bandiere e i propri slogan. Alcune perplessità che avevamo rispetto a chi promuoveva la manifestazione sono stati confermati vedendo in piazza molti quadri sindacali della Cgil nonché il cartello di sigle aderenti a reteComune che certamente non erano lì per aderire "a titolo personale". RdB conferma in pieno il proprio percorso di indipendenza intrapreso con i lavoratori organizzati che si concretizzerà in un confronto pubblico che abbiamo richiesto a tutti i candidati a sindaco di Roma il prossimo 3 aprile raccogliendo già alcune significative adesioni. In tale occasione RdB assieme ai lavoratori comunali porterà all'attenzione generale alcune situazioni specifiche di cattiva gestione del personale, nonché la propria lettura circa il fuorviante e supposto assenteismo dei dipendenti capitolini e l'inasprito clima repressivo generato dalla dimissionaria Giunta Veltroni. Roberto Betti RdB Comune di Roma Voglio scrivervi, ditemi come fare Cara "Liberazione", con la nuova veste del giornale non si capisce più dove spedire le lettere per posta o per fax, dato che quelli della redazione sono sempre occupati. Perché volete obbligarci ad usare il computer e spedirvi la posta via e-mail? Io sono un tecno-conservatore e mi piacerebbe usare i metodi tradizionali. Massimo Morroni Avane-Vecchiano (Pi) Hai ragione, rimediamo. Guarda in fondo alla colonna delle lettere 22/03/2008.

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Alitalia non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

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"Alitalia non va messa nel frullatore della politica. Evitiamo di parlare di acquirenti per poi scoprire il giorno dopo le elezioni che non esistono".

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Alitalia, Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

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"Alitalia, Intesa non si è ritirata no al colonialismo di Air France" "La vecchia gara è sbagliata, per la cordata serve un mese".

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Alitalia. Spieghi in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

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E perché no. "Inizialmente mi sono tenuto in disparte sulla vicenda Alitalia. Dentro di me speravo in un accordo decente con Air France, che non si rivelasse una colonizzazione. Ma si è sbagliato sin dall'inizio il modo con cui si è cercato un acquirente. I partecipanti alla prima gara non sono stati in grado di arrivare ad una "due diligence" affidabile. Air France pone ora delle condizioni irricevibili ed è per questo che ho ritenuto mio dovere intervenire e lanciare un appello agli imprenditori italiani per mantenere l'italianità di Alitalia. Osservo che anche i paesi fanalino dell'Europa, come Grecia e Portogallo, dispongono di una loro compagnia di bandiera. Oggi, intervistato dai giornalisti, ho improvvisato questi slogan: "O si fa l'Alitalia o si muore", "Rialzati Alitalia". Sono sicuro che molti imprenditori italiani sentiranno il dovere di partecipare. Ho naturalmente parlato con diversi di loro e anche con rappresentanti delle varie associazioni. Oltre a Intesa, so che ci sono banche disponibili ad essere al fianco di chi si assumerà l'onere di rimettere in sesto Alitalia. E' ovvio che tutto ciò non si può fare in 48 ore. Serve qualche giorno per presentare una cordata. Servono 3 o 4 settimane per arrivare alla proposta finale e concreta. Pensate che ad Ad Air France il governo Prodi, il governo delle sinistre ha concesso 5- 6 mesi". Il 2007 ha visto l'aumento di una criminalità di strada odiosa, capace di gravissimi delitti, come quello di Francesca Reggiani. Crescono furti e rapine e, nella maggior parte dei casi, restano impuniti. Come si tutela la sicurezza degli italiani? "Questo governo ha commesso un grave errore quando ha messo da parte la Bossi-Fini che prevedeva per la permanenza in Italia dei cittadini stranieri l'esistenza di un contratto di lavoro. Così ci siamo riempiti di extracomunitari che, non avendo un lavoro per vivere, sono ricorsi al crimine". Che impegno prendete contro lo scandalo delle intercettazioni indiscriminate? "Abbiamo preparato un disegno di legge che è in sintonia assoluta con le regole europee. Le intercettazioni che sono una intromissione violenta nella privacy dei cittadini sono consentite in Europa soltanto per le indagini sul terrorismo o organizzazioni criminali. Prevediamo pene severe, cinque anni a chi le ordina e a chi le effettua fuori dai casi previsti. E cinque anni anche per chi fa uscire le carte dalle varie procure. Inoltre, una multa salata che deve pagare non il giornalista ma l'editore che le pubblica". Come ritenete che vada fronteggiato il fenomeno dell'immigrazione illegale? Pensate di modificare la Bossi-Fini, di autorizzare una nuova regolamentazione? "Bisogna applicare la Bossi-Fini, arrivare alle impronte digitali prese per ogni immigrato, visto che molto spesso i clandestini denunciano nomi e identità non vere che poi cambiano continuamente. Occorre non indulgere al lassismo nei confronti di chi viene da noi e non intende rispettare le nostre leggi". Roma Capitale, ha ricevuto finora, tutto sommato, poche risorse e pochi poteri, intesa come area metropolitana, se si eccettuano quelli del Sindaco commissario del traffico. Avete intenzione di mettere mano a questo deficit istituzionale? E come? "Il nostro governo è stato il governo che ha dato di più a Roma, l'ha riconosciuto anche Veltroni. E quindi noi continueremo a considerare l'importanza di Roma che certamente non può essere messa sullo stesso piano di altre città italiane per il suo essere la nostra Capitale e per la sua storia di "urbis urbium", di città delle città". La Cina nel 2004 non aveva nessuna azienda tra i 20 colossi mondiali, oggi ne ha sette, al pari degli Usa, e la stessa Cina è il terzo mercato mondiale dei beni di lusso. È un nemico da cui proteggersi o un'occasione da sfruttare? "La Cina è un colosso mondiale di cui non si può non tenere conto e sarà sempre più importante da qui in avanti. Certamente il commercio è un buon ambasciatore per quanto riguarda anche la democrazia, però nei confronti della Cina dovremmo assumere, anche attraverso le Nazioni unite, un atteggiamento di maggiore stimolo al rispetto dei diritti umani". L'era Bush sta finendo. Se dovessero vincere i democratici che tipo di rapporto immaginate con Washington? "Ottimo. Lo stesso che con i Repubblicani. Ho avuto un eccellente rapporto con il presidente Clinton. Ho continuato a coltivare i rapporti con Hillary Clinton, che mi ha festeggiato in modo caloroso in occasione del mio discorso al Congresso. Gli americani mi considerano un alleato leale. Quando nel mio discorso davanti al Congresso ho raccontato l'episodio di mio padre che mi ha mostrato le tombe dei soldati americani morti per la nostra libertà ed ho aggiunto che io non dimenticherò il loro sacrificio e sarò sempre riconoscente agli Stati Uniti d'America, in piedi ad applaudirmi c'erano Obama e Hillary Clinton". In Afghanistan la Nato chiede da tempo all'Italia un maggiore impegno militare nella guerra contro i talebani. Se governerete, che farete? "Non abbiamo cambiato posizione sulla politica estera. Non volemmo partecipare alla guerra in Iraq, anzi facemmo tutto quello che potevamo fare, purtroppo senza successo, per tentare di evitarla. Ci sentiamo impegnati in una regione come quella dell'Afghanistan dove se la Nato dovesse insistere con tutti gli alleati per un aumento del nostro contingente valuteremmo la richiesta insieme ai nostri alleati. E' invece escluso l'invio di soldati in Iraq. C'è stata, credo, una richiesta di istruttori militari che potremmo assolvere. Nel Libano vanno invece cambiate le regole d'ingaggio perché oggi i nostri militari svolgono un ruolo assolutamente inutile". Per finire con la politica estera, Israele dovrebbe trattare con Hamas? "Assolutamente no. Ricordo che l'Unione europea considera Hamas una organizzazione filoterroristica".

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Tornerete ad alzare l'età pensionabile? No. Anche l'ex mi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Tornerete ad alzare l'età pensionabile? "No. Anche l'ex ministro Maroni ha detto: non riapriamo questo dossier. Il problema delle pensioni in Italia è che tantissimi pensionati non ce la fanno più. Ho letto che a Milano c'è la fila degli anziani davanti ai negozi Compro Oro, si vanno a vendere le cose per arrivare a fine mese. Questo in un paese civile non è accettabile". Alitalia: spiegate in poche parole agli italiani perché bisogna scegliere Air France o perché no. "La prima cosa da evitare è mettere Alitalia nel frullatore della politica, la compagnia ha già pagato prezzi alti a causa delle interferenze della politica. Il destino di questa grande azienda non può essere giocato a dadi sul tavolo di una campagna elettorale. Ci sono cordate alternative a quella di Air France? Si manifestino adesso, entro 48 ore e non dopo il 14 aprile: non si può tenere aperta questa storia che ci sarebbe una cordata alternativa per poi scoprire, il giorno dopo le elezioni, che non c'è. In sintesi: se questa cordata c'è si prenda la responsabilità di fare una proposta che possa essere vantaggiosa per Alitalia e dia garanzie di stabilità alla compagnia. Altrimenti si faccia con Air France una trattativa con l'obiettivo di ridurre l'impatto sociale e di risolvere il nodo Malpensa, attraverso magari l'apertura di una sede di gestione comune con gli enti locali, il governo, la compagnia. La vicenda Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di responsabilità, direi con spirito bipartisan. E invece che succede? Leggo che Fini è per Air France, il suo principale alleato è contro Air France, la Moratti dice "se fallisce Alitalia non mi interessa nulla", Galan a sua volta dice "a me di Malpensa non interessa nulla", ecco, mi sembra di essere ripiombato nel quindicennio che abbiamo vissuto fatto di risse inconcludenti e che dovremmo lasciarci alle spalle, la mia ossessione è uscire da questo quindicennio". Il 2007 ha visto l'aumento della criminalità di strada odiosa, capace di gravissimi delitti, come quello di Francesca Reggiani. Crescono furti e rapine e nella maggior parte dei casi restano impuniti. Come si tutela la sicurezza degli italiani? "Il primo modo in cui si tutela la sicurezza degli italiani è l'effettività delle pene, perché il dramma di questo paese sta nella lentezza del sistema della giustizia e nelle sue maglie troppo larghe. Penso che bisogna prendere un po' di gente che sta negli uffici con la pistola nella fondina e metterla per strada. Non è possibile che a timbrare i passaporti ci siano quelli che sono stati istruiti per contrastare la criminalità. I dati romani, dopo i patti per la sicurezza, sono dati positivi". Che impegno prendete contro lo scandalo delle intercettazioni indiscriminate? "Sta scritto nel nostro programma. Un magistrato deve poter intercettare chi gli pare, e non solo per i reati gravi, come invece è scritto nel programma del Popolo della Libertà. Ma non una parola deve finire sui giornali, e lui ne è responsabile. La responsabilità della segretezza degli atti è del magistrato che ha deciso le intercettazioni. Se il segreto viene violato ne risponde lui. Il problema non sono i giornalisti che pubblicano il materiale, il problema è a monte". Come ritenete che vada fronteggiato il fenomeno dell'immigrazione illegale? Pensate di modificare la Bossi-Fini e di autorizzare una nuova regolarizzazione? "La Bossi-Fini non ha funzionato. E' un dato di fatto, il numero dei clandestini è aumentato. Perché? Per assumere una badante, devi individuarla a Manila, la badante viene clandestinamente a Roma, fa un'esperienza di lavoro, poi ritorna a Manila e tu la fai entrare con procedure molto complicate. Noi abbiamo immaginato una soluzione diversa: agenzie accreditate che svolgano questa funzione di mediazione". Roma Capitale ha ricevuto finora molti oneri e tante promesse, poche risorse e pochi poteri, se si eccettuano quelli del sindaco Commissario del traffico. Avete intenzione di mettere mano a questo deficit istituzionale, e come? "Roma deve avere uno status uguale a quello delle altre grandi capitali europee. In modo da poter prendere decisioni molto più rapidamente di quanto accada oggi, dal punto di vista urbanistico, ambientale, delle risorse e delle politiche sociali". La Cina nel 2004 non aveva nessuna azienda tra i venti colossi mondiali, oggi ne ha sette, al pari degli USA, e la stessa Cina è il terzo mercato mondiale dei beni di lusso. È un nemico da cui proteggersi o un'occasione da sfruttare? "La Cina deve stare dentro delle regole condivise. Noi non possiamo accettare, nel mercato mondiale, che ci siano posizioni di dumping, aree nelle quali le condizioni di mercato del lavoro non siano analoghe a quelle di altri paesi. Servono regole condivise del mercato mondiale, del lavoro, del commercio...". L'era Bush sta finendo, se dovessero vincere i democratici, che tipo di rapporto immaginate con Washington? "L'era Bush è finita, è uno spartiacque della storia recente. Penso che l'America potrebbe recuperare, soprattutto se vincessero i democratici. Non sarebbe solo un cambio di Presidente, ma un cambio d'epoca: un quarantaseienne nero o una donna, in tutti e due i casi due grandi cambiamenti. E l'America, anche per questa via, recupererebbe quella leadership morale, che non è un fattore negativo.". In Afghanistan la Nato chiede da tempo all'Italia un maggiore impegno militare nella guerra contro i talebani. Se dovrete governare questo paese, che farete? "L'Italia deve restare impegnata nelle missioni di pace. Considero sbagliata l'idea di andar via dal Libano e di andare in Iraq. La presenza italiana all'estero è una presenza massiccia e molto importante, che va confermata". Con Hamas si deve trattare? "Hamas, pur essendo istituzionalmente l'interlocutore di una trattativa, deve fare dei passi. Deve riconoscere che esiste uno Stato d'Israele, deve condannare il terrorismo, non può avallare stragi come quelle di Gerusalemme. Per essere un interlocutore, Hamas deve prendere delle posizioni chiare, inequivoche. Se continua a dire che lo Stato di Israele va distrutto mi pare difficile impostare una trattativa su questa base".

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ROMA - Walter Veltroni ha pronta da giorni la sua proposta sulle pensioni. I dettagli son (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Walter Veltroni ha pronta da giorni la sua proposta sulle pensioni. I dettagli sono top secret, ma dovrebbe trattarsi di un meccanismo di rivalutazione per chi prende meno di mille euro mensili. Un messaggio rivolto a milioni di pensionati: Veltroni potrebbe scegliere martedì per il lancio. E sarà probabilmente il primo "colpo" della fase finale della campagna elettorale, quella che comincerà dopo Pasqua. Quella decisiva per la conquista degli incerti (che sono di più nel centrosinistra). Il rallentamento della campagna negli ultimi giorni dipende anche da questo: ogni candidato si tiene le carte migliori per dopo la feste. Silvio Berlusconi sta giocando di rimessa, amministrando - spiegano i suoi collaboratori - il vantaggio. Ora ha preso in mano il pallino sull'Alitalia. Mossa non programmata, assicura l'interessato. Ma il caso gli ha consentito di proporsi come premier "in pectore" e al tempo stesso di indicare come antagonisti Prodi e Padoa Schioppa, relegando Veltroni al margine della battaglia. È stata per lui la grande occasione per riconquistare il centro dell'arena, dopo aver rincorso il leader del Pd per settimane. Pure Berlusconi però sta lavorando ad iniziative "mirate" per il rush finale. Innanzitutto la firma del nuovo "contratto con gli italiani". Ma il Cavaliere non trascura le "regioni marginali" del Senato (Lazio, Abruzzo, Marche) dove si deciderà la maggioranza e dove andrà nei prossimi giorni. La Seconda Repubblica ha rivoluzionato le modalità della campagna elettorale. E via via i leader e gli staff si sono professionalizzati. Nel '96 cambiò l'andamento dei sondaggi quel Porta a porta immortalato da Nanni Moretti ("D'Alema dì qualcosa di sinistra") con il leader Ds accanto a Dini, con Berlusconi in tandem con Fini, e con Bossi solo contro tutti. Nonostante l'ira di Moretti, l'Ulivo cominciò a vincere da lì. Nel 2001 il Cavaliere si prese la rivincita con una strategia per molti aspetti simile a quella di oggi. Non a caso culminata, a pochi giorni dal voto, con la firma del "contratto" in tv. Il colpo a ridosso delle elezioni, se efficace, lascia l'avversario senza possibilità di reagire. Per questo è il sogno di tutti. Berlusconi, a suo modo, ha concesso il bis nel 2006. Dopo una campagna in rimonta, cercando continuamente di creare affanno nella multiforme coalizione di Prodi, tirò il colpo finale con la proposta di abolire l'Ici. Perse le elezioni d'un soffio. Ma vinse la campagna. Ora tutti hanno fatto memoria di queste esperienze. Anche i leader delle forze intermedie sono chiamati ad adeguare le loro strategie elettorali. Il problema principale per Pier Ferdinando Casini è, a questo punto, far conoscere il suo programma. Le cinque priorità dell'Udc: famiglia, merito, sicurezza, vita, energia. Il messaggio sulle ragioni delle scelta di autonomia è arrivato. La difesa rispetto alla minaccia del "voto utile" dovrà restare alta fino alla fine (anzi, rafforzarsi perché Berlusconi tornerà alla carica). Ma la proposta di merito è spesso travolta, oscurata dai partiti maggiori. È un problema che riguarda anche Fausto Bertinotti. Costretto a contendere con il Pd i voti di sinistra. Quelli dei ceti sociali tradizionali. E quelli dei giovani, su cui la Sinistra arcobaleno punta in particolare (la proposta sulle droghem è stata un anticipo). Nelle ultime tre settimane di campagna, però, Bertinotti incrocerà molte volte Veltroni. Il leader del Pd, più che sulle regioni marginali, si concentrerà infatti sulle fasce sociali colpite dalla crisi, sfiduciate dalla politica, insofferenti verso il governo. Insomma, il vecchio blocco storico del centrosinistra, dove ora si trovano molti incerti e delusi. Il Pd deve dimostrare di essere utile. Altrimenti Veltroni rischia grosso. Ecco perché gli spin doctor sono al lavoro su pensioni, salari e sui temi sociali.

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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

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Stampa Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è ... Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il caso Alitalia è diventato ormai solo una questione di tempi. Differenti,secondo i due maggiori partiti in lizza per le elezioni. Ieri Silvio Berlusconi al grido del Garibaldi risorgimentale: "O si fa Alitalia o si muore" ha rilanciato il suo impegno per una nuova cordata italiana. Che però ha bisogno di altre 3 o 4 settimane per manifestarsi. Un tempo normale se normale fosse la gestione della vendita. Ma così non è. Il dossier si è trascinato per un tempo troppo lungo e ora il pericolo è che un'ulteriore attesa possa compromettere la stessa esistenza della compagnia. In cassa ci sono pochi soldi e, senza mezzi freschi, il rischio dietro l'angolo è il fallimento. Così sulla base di questo assunto è intervenuto il candidato premier del Partito Democratico, non contrario in linea di principio a un'offerta made in Italy, ma che ha chiesto tempi strettissimi per la sua discesa in campo: "Benissimo se c'è una cordata italiana, non si aspettava altro da mesi. Però venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile e dica che vuole prendere Alitalia" ha detto Veltroni. Un ultimatum immediatamente rinviato al mittente dal Cavaliere: "La richiesta di Veltroni è una richiesta assurda, visto che questo governo, comportandosi al peggio, ha dato 5-6 mesi di tempo ad Air France che poi ha presentato delle condizioni irriferibili". La questione dei tempi insomma è cruciale. Nell'ipotesi del leader del Pdl, infatti, le 3-4 settimane chieste spostano la decisione sul futuro della compagnia a dopo il 13 aprile. E dunque a spoglio delle elezioni avvenuto, con tutte le conseguenze di avere un nuovo esecutivo rispetto a quello che ha deciso la privatizzazione. è anche per questo che Veltroni ha chiesto di non gettare la questione nel tritacarne della campagna elettorale. Intanto però la sortita di Berlusconi ha acquistato nuovi e importanti sponsor. Uno per tutti l'appoggio del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: "Confermo che esiste una cordata italiana, che è pronta e che si appaleserà entro breve". Berlusconi ha spiegato che "ci sono diversi imprenditori, i nomi non li faccio perché mi sono impegnato alla riservatezza, con cui ho parlato e che sono venuti a trovarmi in queste ore e che si stanno impegnando a presentare un'offerta su Alitalia". La sua offerta sarebbe corroborata dalla presenza di Banca Intesa, che secondo il Cavaliere "non si è ritirata". Non mancherebbe l'appoggio dei figli: "Ne abbiamo parlato fuggevolmente ma sono certo che non si tirerebbero indietro se qualcuno chiedesse loro di unirsi ad un esercito di imprenditori" Al loft di Santa Anastasia, sede del Pd, si è registrato un certo nervosismo. Il numero due del Pd Dario Franceschini ha detto che lo scopo di Berlusconi "è scavalcare il 13 aprile". Duro il ministro Antonio Di Pietro che l'accusa di insider trading. L'affondo al vetriolo però arriva dall'ex alleato Pier Ferdinando Casini: "Dopo quattro anni sempre le stesse cose su Alitalia".

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Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

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Stampa Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per ... Alitalia potrebbe non godere della necessaria salute per sfruttare la straordinaria occasione di Open Sky, Cieli Aperti, l'accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue. Ogni compagnia potrà volare da qualsiasi città europea verso ogni destinazione Usa. Ed è già lotta all'ultimo scalo per accaparrarsi ogni fascia oraria, ogni finestra di decollo. L'avvio della rivoluzione dei cieli è fissato per domenica 30 marzo. Open Sky, è un accordo che ha impegnato per 15 anni i negoziatori delle due sponde dell'Atlantico e che è stato firmato nel 2007: nei primi cinque anni si prevede un aumento complessivo di 25 milioni di passeggeri e un incremento dei benefici economici di 12 miliardi l'anno oltre a 80.000 nuovi posti di lavoro. Fonti della Commissione a Bruxelles stanno seguendo in queste ore da vicino gli sviluppi vorticosi della situazione: dal 30 marzo ad Heathrow, l'aeroporto londinese, aumenteranno del 20% i voli verso gli States, ci saranno 16 aerei quotidiani in più; in Spagna il numero dei voli crescerà del 12%, in Irlanda (lo stato europeo più vicino alle coste atlantiche Usa) del 10%, con la doppia operatività di Shannon e Dublino e con Michael òLeary, l'amministratore delegato della leader dei low cost, Ryanair, che vuole lanciarsi sulle rotte atlantiche. Unico potenziale riflesso positivo per l'Italia, la possibilità - evocata da fonti bruxellesi vicine al dossier Open Sky - che a diverse compagnie europee che tentano di accaparrarsi il mercato, soprattutto quello "business", facciano gola gli spazi che Alitalia potrebbe lasciare a Malpensa.

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Sindacati francesi solidali con gli italiani ma avvertono: A rischio il futuro (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

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Stampa Allarme Sindacati francesi solidali con gli italiani ma avvertono: "A rischio il futuro" I sindacati di Air France sono solidali con i loro colleghi italiani ma non nascondono il rischio che potrebbe correre Alitalia nel caso in cui decidesse di non entrare in un gruppo forte: in gioco c'è il loro futuro. La Cfdt, spiega un sindacalista francese, "sta osservando come stanno procedendo le trattative" e "siamo solidali con i sindacati italiani. Aspettiamo la conclusione dei negoziati per esprimerci sull'operazione". Un parere, questo, condiviso anche dal segretario generale del Comitato europeo del gruppo Air France - Klm, sempre della Cfdt, Francois Cabrera: "capiamo che i sindacati italiani, a cui va tutta la nostra solidarietà, hanno difficoltà ad accettare il piano" proposto da Air France - Klm".

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Air France non molla Subito l'accordo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Air France non molla "Subito l'accordo" Alessandro Usai a.usai@iltempo.it Air France è chiusa in un angolo. La secca bocciatura di Berlusconi all'offerta su Alitalia ha spiazzato i dirigenti francesi che però non si sentono affatto fuori gioco. L'unica carta che possono giocare è quella della tempistica: per Alitalia è meglio un accordo in fretta prima della fine di marzo che l'attesa di una cordata con cui trattare qualche mese. Ecco perché per vincere in extremis la partita Alitalia occorrono due alleati: i sindacati e il Partito democratico. Le trattative si fanno sempre più serrate. Martedì prossimo Alitalia ha convocato intorno al tavolo le nove sigle sindacali, il presidente e direttore generale di Air France-Klm. Sarà il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, a verificare i margini di manovra. Il direttore commerciale di Air-France-Klm, Christian Boireau, ha insistito sull'urgenza di arrivare al più presto a un accordo con Alitalia cui il gruppo franco-olandese propone "un futuro positivo a medio termine". Intanto il presidente del gruppo francese, Jean-Cyril Spinetta, non molla la presa ma cambia strategia. Non più una posizione estremamente rigida, culminata pochi giorni fa con un "prendere o lasciare". Lo scenario è mutato e ora è il momento di ridisegnare alcuni aspetti della trattativa. "Ciò che chiediamo alla compagnia italiana - afferma Boireau - è di fare i risanamenti necessari per poterle garantire un avvenire. Sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra uno o due mesi. Spinetta, ha passato quasi tutta la settimana e il suo ultimo weekend in Italia e si accinge a ricominciare" Subito dopo Pasqua, Spinetta ricomincerà il giro di consultazioni a Palazzo Chigi dove sono in programma una serie di incontri con esponenti del Partito democratico. Ma il tempo stringe e il vento è cambiato. La sortita di Berlusconi ha scandito i battiti di un percorso che travalica gli aspetti industriali dell'offerta su Alitalia a favore di quelli politici.

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Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

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Stampa Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia ... Imprenditori pronti per la cordata italiana per Alitalia almeno a parole, ma si aspetta però prima un qualche segnale unificatore, che potrebbe essere rappresentato da un ritorno sulla vicenda di Intesa Sanpaolo o altri istituti bancari che facciano da raccordo, o da un'aggregazione di enti che a suo tempo avevano già ipotizzato di non rimanere fuori dal gioco. Come gli istituti camerali, la Regione Lombardia - per il Veneto il presidente Galan ha già fatto capire di voler approfittare semmai delle potenzialità di Venezia - enti locali e fondazioni, associazioni imprenditoriali e altro. Sono queste le condizioni alle quali, chi più chi meno, gli imprenditori del Nord se la sentirebbero di tentare la discesa in campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di conseguenza, Malpensa. "Inutile cercarli - dice il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che ha quasi il 15% della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi - la verità è che la cordata per ora non c'è e anche se ci fosse dentro la famiglia Berlusconi io direi di sì". La verità, però, è la sfida dell'amministratore - la Provincia è il secondo azionista dopo il comune ndr - "è quella di vedere se e quando ci saranno le offerte sul tavolo". Da parte loro, anche in Camera di commercio si riconosce che la paura di perdere Malpensa è tanta, ma anche quella di mettere tanti soldi sul piatto visto che Alitalia ha bruciato 15 miliardi in 15 anni: "Le parole sono una cosa, i soldi un'altra". Certo, sacrificare lo scalo sull'altare della salvezza di Alitalia per Marco Tronchetti Provera, come aveva già detto giorni fa, è un peccato e il numero uno di Pirelli si era detto disposto se chiamato in causa a ragionare sulla questione. Si spendono per Malpensa dicono dal suo entourage, Bombassei, secondo cui sarebbe un peccato buttare Malpensa a mare, e Diana Bracco che era stata tra le prime a cercare di mobilitare gli imprenditori lombardi. Critico, rimanda a quanto detto in passato De Benedetti, che ha criticato il governo dopo aver concorso alla prima gara con il suon M&C sostenendo che "era stata condotta nel modo peggiore". Ed ora? Tutti guardano in direzione delle banche.

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Non si può fare un'offerta al buio. Airone di fronte (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Non si può fare un'offerta al buio. Airone di fronte ... Non si può fare un'offerta al buio. Airone di fronte all'ipotesi di un passo indietro di Air France mette le condizioni. "Per presentare una proposta vincolante è essenziale effettuare una due diligence, ovvero una verifica sui dati e sullo stato di salute della compagnia". A precisarlo è la proprietà di AirOne (Ap Holding) in una nota. "A dicembre avevamo presentato un piano forte di risanamento e di rilancio per Alitalia - si legge - ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm. Deve decidere il Governo se vuole ricevere altre proposte perchè in una operazione così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve (almeno tre settimane)". Una richiesta che il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni giudica assolutamente legittima. "Ma come si può chiedere a qualcuno di acquistare un gatto nel sacco, ovvero senza vederlo? - esordisce Bonanni - Mi sembra più che comprensibile che chi ha interesse a farsi avanti debba poter prendere visione dei conti e dello stato in cui si trova un'azienda. Certo se i vari soggetti che erano interessati ad Alitalia sono stati tenuti all'oscuro di tutto come è successo per noi allora certo che li capisco eccome. Eppure il Tesoro dovrebbe consentire di prendere visione dei conti pesche si tratta di un soggetto pubblico che gestisce soldi che non sono i suoi ma anche dei cittadini. Ma questo di certo avverrebbe se ci fosse un poco di buon senso in giro e in questa vicenda ne ho visto ben poco". Insomma le responsabilità del governo e del Tesoro in questa vicenda per Bonanni sono del tutto evidenti. "Mai nella storia della repubblica si è assistita a una tale gestione di una trattativa in condizioni così precarie: chi la gestisce è un governo uscente, i due titolari dei dicasteri competenti, ovvero Trasporti e Infrastrutture, sono in disaccordo, e tre quarti di Italia è incavolata per quello che sta succedendo". Il ministero e i vertici della Magliana hanno fissato il 31 marzo come termine ultimo per i sindacati per esprimere il proprio parere. Un ultimatum che i sindacati giudicano inaccettabile e che il ministero dell'Economia giustifica con motivi finanziari. Anche qui il giudizio di Bonanni è netto: "Non è possibile che chi ha perso tanto tempo con la gestione dell'affare Cimoli prima e dopo, adesso imponga tempi stretti". Bonanni non trattiene il fastidio quando ricorda che "con la Cgil è stato chiesto un incontro a Prodi e ci è stato risposto che non potevamo essere ricevuti perché a chiederlo non erano tutte e nove le sigle sindacali".

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Lo stretto sentiero di Silvio (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Dalla prima pagina Lo stretto sentiero di Silvio Finora l'accesso ai dati fondamentali dell'Alitalia è stato consentito, per volontà di Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, solo ai francesi. Cosa serve? Nel momento della crisi Fiat è stata la famiglia Agnelli a credere nell'azienda. Ad Alitalia manca un'azionista forte e altrettanto deciso e coraggioso, o meglio: quel socio è lo stato, ora rappresentato da Padoa-Schioppa, che è limitato dalla condizione di ministro dimissionario. Gli si potrebbe chiedere un gesto di chiarezza, ma allo stesso tempo deve arrivare una proposta valida. Per sopravvivere, all'azienda potrebbe non essere necessario il famoso prestito-ponte mentre basterebbe la cessione dei terreni o un'altra operazionegarantita da banche. Un piano che tenga in piedi l'attività di Malpensa e quella di Fiumicino è stato già elaborato dai consulenti di Air One. Altre versioni di quel piano, con il coinvolgimento di Lufthansa, ad esempio, sono possibili. Giuseppe De Filippi.

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Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a ... Dopo aver bloccato la vendita per due soldi di Alitalia a Air France Silvio Berlusconi ha assunto un compito complesso. Cedere, senza resistenza, ai francesi, come stava tentando di fare il governo in carica, era l'esito più semplice: nessuna fatica, nessun impegno, e che poi se la sbrighi qualcun altro con i guai del trasporto aereo. Romano Prodi da giorni non dà segni di vita politica, ma su Alitalia ha sfoderato un sospetto attivismo (giustificandolo con allarmi forse esagerati sulla capacità di sopravvivenza nel brevissimo periodo dell'azienda). Forse anche il Popolo della libertà è stato tentato dalla facilità della soluzione francese. Ma poi ha capito che se ne poteva fare una questione politica e su quella si poteva anche far salire un po' il tono e la portata di questa campagna elettorale. Air france vuole la parte ricca dell'Alitalia e vuole lasciarci sulle spalle il carrozzone, i costi del personale in eccesso, e certamente non vuole risolvere i nodi che rendono debole l'offerta di voli ai viaggiatori e alle aziende italiane. è chiaro che serve qualcosa di diverso. E che se c'è un nocciolo di investitori italiani si fa ancora in tempo a chiamare a partecipare un partner estero forte nel settore ma privo dell'approccio rapace di Air France. Tra poco partirà la grande liberalizzazione dei voli intercontinentali, non essere della partita sarebbe una perdita terribile. segue a pag. 41.

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E adesso spazio al supercafone volante (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Così va il mondo di ANTONIO CALITRI E adesso spazio al supercafone volante Mentre Alitalia non riesce neppure ad alzarsi da terra, Emirates - la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti - apre l'era delle telefonate in volo. è di ieri la notizia della prima telefonata da un cellulare a 30 mila piedi di altezza. Una notizia minore rispetto ai patemi che stanno interessando le sorti della compagnia di bandiera, con Berlusconi che promette una cordata italiana e Prodi che vorrebbe chiudere la partita con il capo di Airfrance, Spinetta. Ma pur sempre di una notizia che cambia i costumi dei viaggiatori mondiali si tratta e riempie di gioia tanti manager e telefonino-dipendenti che potranno continuare le conversazione anche durante una traversata Atlantica. Siamo sicuri che sia davvero un bene? La tecnologia permette quello che fino a ieri era impossibile e a volte neppure necessario. Ma torniamo ai telefonini e all'uso che ne fa la gente comune. A chi non è capitato di essere interrotto durante una conversazione al ristorante, mentre stava leggendo un libro su un treno o in un momento di pausa, dalla voce invadente del vicino che parla al telefonino? Ebbene, se luoghi come le sale d'aspetto, i treni, gli autobus e la strada permettono a chi non vuole interessarsi dei fatti altrui di spostarsi, cosa potrà succedere in aereo, dove in gran parte del volo non ci si può schiodare dalla propria poltrona? Certo, ci sono i lati positivi di avere informazioni rapide, d'essere raggiunti in ogni momento se c'è un'urgenza. Quanti sono però quelli che appena un aereo tocca terra, fossero pure le sei del mattino, hanno davvero la necessità di fare una telefonata così importante da non poter attendere neppure qualche minuto per l'apertura delle porte? La telefonata all'atterraggio è ormai un riflesso incondizionato. Anche chi scrive, per non sentirsi da meno degli altri, è stato più volte tentato di fare quella telefonata inutile o per lo meno di accendere il telefonino per controllare i messaggi arrivati in una giungla di bip e di voci. Gli aerei fino ad oggi erano rimasti l'ultima isola del trasporto libera dagli squilli dei cellulari. Un modo vero, ma a volte anche falso, per prendersi qualche ora di pausa da colleghi invadenti o clienti opprimenti. Bastava dire "scusami sto salendo in aereo, ci sentiamo quando arrivo" e via con due ore di relax mentale per leggere, riflettere, dormire o semplicemente respirare. Ora gli arabi, dopo aver fatto scuola nei media con Al Jazeera, danno un'altra lezione di tecnologia al mondo e soprattutto agli agguerriti cinesi, padroni dell'elettronica di consumo. Senza una compagnia nazionale, anche una piccola innovazione come questa, non potrà avere una via italiana. E noi dovremo subire modi e costumi di altri paesi senza neppure poter opporre un briciolo di buon gusto.

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La schizofrenia della campagna elettorale, il rischio che (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa La "schizofrenia" della campagna elettorale, il rischio che ... La "schizofrenia" della campagna elettorale, il rischio che parti importanti della società restino escluse dal duopolio Pd-Pdl, ma anche la situazione di Alitalia, le novità del processo di unificazione delle sinistre, la fine del governo Prodi e dell'esperienza dell'Unione, la separazione consensuale da Walter Veltroni e l'alleanza con Francesco Rutelli. Ospite de Il Tempo a Palazzo Wedekind il presidente della Camera e candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno Fausto Bertinotti analizza la situazione politica nazionale a poco meno di un mese dal voto del 13 e 14 aprile. All'incontro hanno parteciapato Giuseppe Sanzotta, Roberto Arditti, Alessandro Usai, Fabrizio Dell'Orefice, Paolo Zappitelli, Maurizio Gallo, Nicola Imberti, Fabio Perugia e Federico Vincenzoni.

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Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e ... Berlusconi torna alla carica sulla vendita di Alitalia e conia alcuni slogan: "O si fa Alitalia o si muore". E ancora: "Rialzati Alitalia". Poi il Cavaliere aggiunge: "Non è vero che Intesa SanPaolo è indisponibile. In 3 o 4 settimane pronta la cordata di imprenditori italiani". Alitalia è diventato un terreno di scontro politico e Veltroni non si tira indietro: "Se c'è un gruppo, si scopra in due giorni". Intanto Air France-Klm è pronta a incontrare i sindacati per ammorbidire il piano sugli esuberi e rilancia: " Non si può aspettare uno o due mesi". Caleri e Usai alle pag. 4 e 5.

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Presidente, siamo arrivati alle ultime settimane, che (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Presidente, siamo arrivati alle ultime settimane, che ... Presidente, siamo arrivati alle ultime settimane, che campagna elettorale è stata? è una campagna elettorale molto strana e il suo carattere singolare è dato da una malformazione che in qualche modo la condiziona. Le principali forze politiche in campo stanno cercando di fare una riforma istituzionale da sole piuttosto che realizzarla attraverso un dibattito. In questo modo, però, l'obiettivo è determinato dai rapporti di forza. è evidente che chi ha più forze realizza un elemento che altrimenti sarebbe improponibile: un'organizzazione duale, un duopolio del sistema politico che però non corrisponde alla rappresentazione delle principali famiglie politiche del Paese, perché le forze che superano la soglia di sbarramento sono più di due. Quindi, qualsiasi riduzione è artificiosa. Come se si introducesse una droga nel corpo politico per determinarne una modificazione. Penso sia pericoloso perché si dà luogo ad una distonia tra la realtà del Paese e la sua rappresentazione. Qual è la distonia? Ci sono due piani tra loro sostanzialmente incomunicabili. Uno è quello della discussione sui problemi quotidiani e non della vita delle persone. L'altro è il piano della competizione per vincere. Ci dicono che, come in una partita di calcio, dobbiamo decidere chi vince, anche se non gioca la nostra squadra. Questa schizofrenia è il vizio di questa campagna. La sfida è spezzare questo diaframma e ristabilire un rapporto tra la risposta ai problemi che emergono e il voto. Lei ha usato l'espressione "pericoloso". Esiste la possibilità che "pezzi" di società possano sentirsi esclusi e cedere a una deriva violenta? No, sono convinto che la società italiana abbia oggi potentissimi anticorpi contro la violenza politica. E non vedo nei movimenti, anche più radicali, propensioni di questo tipo. Quando parlo di pericoli mi riferisco al fatto che conflitti di società possano prendere dei corsi che escludano il compromesso e la mediazione. Temo che qualcuno possa dire: "Siccome nessuno ascolta la mia istanza, io non ascolto più voi". Sapete benissimo che quasi metà della società americana non vota. è come se dicesse: "Tu mi vuoi costringere a scegliere tra questo e quello, io non sono né questo né quello, quindi sto a casa". Non si può non vedere in questo un impoverimento della democrazia. Teme un aumento dell'astensionismo? In queste elezioni non si possono fare ragionevolmente previsioni. Né per ciò che riguarda l'astensione, né per l'esito del voto. Penso che oggi gli umori reali che attraversano la società italiana siano insondabili, perché abbiamo mille Paesi. Tra l'altro, non dimentichiamo che sono appena cominciati dei sommovimenti nelle forze politiche. Io sono cresciuto in un mondo in cui se mi dicevi dove lavoravi e dove abitavi, io grossomodo sapevo come votavi. Oggi questo è totalmente messo in discussione. Comunque una propensione astensionista c'è. Specie in realtà che conosco bene. Tra gli operai, ad esempio, esiste una sorta di solitudine, di rancore verso una classe politica che li ha ignorati, che potrebbe indurre all'astensione. Lei ha parlato del livello nazionale. Ma nelle alleanze locali si tende a mantenere il vecchio schema delle due coalizioni. In particolare, a Roma, voi appoggiate Rutelli che, nel 2001, si è candidato a premier senza l'appoggio di Rifondazione. Perché Rutelli sì e Veltroni no? Io difendo il valore, la specificità e l'originalità dell'Italia delle cento città. Penso che questa sia la sua vocazione e la sua storia. La riduzione di questa Italia a un'Italia omologata al governo centrale, secondo me, è un impoverimento drammatico. Pensare che si possa governare Siena come si governa Palermo è insensato. E non per una gerarchia di valori. Ma perché quella peculiarità territoriale richiede un'idea di governo originale e autonoma. Nel '98, come ricorderete, uscimmo dalla maggioranza del governo Prodi. Eppure mantenemmo il governo unitario a Roma che dura da 14 anni. Quindi la discussione non è su Veltroni-Rutelli ma su Roma-governo centrale. Nel governo delle città noi pratichiamo, a meno di incompatibilità programmatiche, una politica di larghe alleanze che esalti le migliori tradizioni, le radici di quella città, la sua idea di convivenza. Quali sono le divergenze più profonde con il Pd? La questione è: qual è l'alternativa alle destre in Europa e in Italia? Si tratta di temperare il liberismo delle destre? Accettiamo il primato del mercato e proviamo a trovare dei correttivi che riducano le diseguaglianze? Oppure la causa di tutto è questo modello di sviluppo? Noi pensiamo di sì, anche perché sul terreno dei correttivi si rischia di essere inefficaci. Faccio un esempio. Se i salari, gli stipendi e le pensioni erano i più alti d'Europa nella seconda metà degli anni '70 e oggi sono i più bassi, vuol dire che è avvenuta una ripartizione fra salari, profitti e redditi a sfavore del salario. Questa ripartizione è accettabile o no? Per noi non lo è. Però questo tipo di conflitto tra riformisti e radicali ha radici storiche nella sinistra... No, non è vero. Prendiamo la socialdemocrazia. Ciò che la contraddistingue, anche nei suoi esiti più moderati, è il riconoscimento che in primo luogo essa rappresenta il mondo del lavoro. Alla socialdemocrazia tedesca non verrebbe mai in mente di candidare il leader della Confindustria. Perché può essere moderata, ma sta da una parte. Altrimenti non si chiamerebbe socialdemocrazia. Altri elementi di distinzione dal Pd? L'ambiente. Non puoi dire che siamo alla catastrofe la domenica e il lunedì fare le centrali nucleari o fare le grandi opere a impatto ambientale dannoso. Quando leggo nel programma del Pd che si parla acriticamente di crescita, mi sembra un distanziamento da tutte le culture ambientaliste. Perché l'idea che il Pil sia la misura del benessere della società è un'idea contro cui ha militato Robert Kennedy non Al Gore. Perché nel Pil è calcolato anche l'inquinamento. Poi ci sono i diritti della persona. Ci vuole il massimo rispetto nei confronti della religione, ma un punto è essenziale: le donne devono avere la prima e l'ultima parola sulla maternità. è da lì che comincia tutto. Se hai un'incertezza è legittima e rispettabilissima, ma sei collocato su un altro versante. Per due volte, nel '98 e nel 2008, la vostra esperienza nel governo Prodi si è conclusa prematuramente. è il numero otto che porta sfortuna, oppure possiamo prendere atto che tra voi e il governo nazionale c'è un'incompatibilità strutturale? Non penso che l'apice della politica sia il governo. Il governo è un'opportunità. Tra i fattori di degrado della politica italiana c'è proprio la sua riduzione a semplice governabilità. Sta facendo autocritica? No, noi siamo stati immuni. Ci abbiamo provato, senza pensare alla stanza dei bottoni, abbiamo affrontato questa esperienza di governo perché pensavamo di poter rispondere alle attese degli italiani dopo cinque anni di governo Berlusconi. Poi, se questo non si realizza, ne prendi atto e cambi strada. E infatti noi vogliamo costruire una Sinistra Arcobaleno a partire dall'opposizione. Felici di starci? Neanche al governo ero felice. Si è felici solo quando si risolve un problema. Però, così come non era irreversibile la scelta del governo, non è irreversibile la scelta dell'opposizione. Così come non era irreversibile la scelta di unità del centrosinistra, non è irreversibile la scelta della separazione. Su una cosa, tuttavia, voglio essere chiaro: la stagione del centrosinistra così come l'abbiamo conosciuta è finita con la crisi del governo Prodi e della maggioranza che l'ha sostenuto. Se si darà un nuovo corso dei rapporti tra la Sinistra Arcobaleno e il Pd sarà affidato ad una nuova stagione. Un ritorno all'indietro è impensabile. C'è il tempo della semina e il tempo del raccolto. Quando la politica fa un cortocircuito tra questi due tempi e riduce tutto all'immediatezza si espone alla sua sconfitta. Sinistra Arcobaleno sopravviverà anche dovesse perdere le elezioni? Quello che nasce con Sinistra Arcobaleno intanto è un fatto nuovo. Storie diverse che hanno composto la sinistra per la prima volta si mettono insieme. E potete quindi immaginare il dolore del parto. Ogni processo è faticoso e difficile. Lo si vede anche nelle liste che c'è una fatica. In questa fase di avvio abbiamo fatto il fuoco con la legna che avevamo. Stiamo costruendo le fondamenta di un nuovo soggetto unitario e plurale. Ed è un processo irreversibile. I socialisti sono fuori da questo processo o possono farne parte? In questa campagna i socialisti hanno deciso, anche perché non è riuscito il confronto con il Pd, di andare da soli. Noi abbiamo rispettato questa scelta. Ma penso che, dopo le elezioni, un confronto tra noi e loro sulla questione socialista in Italia vada aperto. Non è un caso, quindi, che lei citi sempre più spesso Nenni...? Io nasco socialista, all'interno del socialismo libertario. Quando cominciai la politica, Pietro Nenni, che era stato un mito della mia infanzia, divenne per me l'esempio di ciò che non bisognava fare in politica. Invecchiando e ascoltando i suoi ultimi discorsi, mi ha ripreso il fascino per un uomo che nella sua vita è passato attraverso tutta la storia della sinistra. Mi sono riconciliato con lui perché penso che valga di più il viaggio che la singola stazione. Lei ha definito la Sinistra Arcobaleno un fatto nuovo. Ma non è che vi siete messi insieme solo perché, andando frazionati, non sareste riusciti a superare la soglia di sbarramento al Senato? Il rischio quando ci si impegna in battaglie politiche difficili c'è. Ma io credo che questa battaglia possa avere successo, anche se il processo di unificazione trascende in qualche modo il risultato elettorale. Naturalmente un risultato positivo sarebbe un acceleratore. Anche la presenza di una soglia di sbarramento al Senato è stato un aiuto in tal senso. Ma rispetto alla società attuale una sinistra o è unitaria o non esiste. Che forma immagina per il nuovo soggetto politico? Pensa ad una federazione? Credo occorra aprire un processo costituente che dovrà definire questo processo. Non ci devono essere veti e preclusioni. Il mio auspicio è la forma più partecipata e democratica possibile, quella in cui tutti siano messi nelle condizioni di partecipare alle decisioni. Una piccola provocazione. Fosse costretto a farlo, chi voterebbe tra Veltroni e Berlusconi? Se l'Italia fosse nelle condizioni degli Usa, mi troverei a non votare, come la metà degli americani. Verrei privato della mia appartenenza. Cosa pensa di ciò che sta accadendo attorno ad Alitalia? A oggi l'offerta di Air France è inaccettabile. Ho l'impressione che stiamo ricadendo nell'esperienza negativa delle privatizzazioni del passato quando certe operazioni venivano fatte prevalentemente per fare cassa o per disfarsi di assi strategici ritenuti troppo impegnativi o perché c'era l'ideologia "privato è bello, pubblico è brutto". Il tutto senza misurarne l'efficacia. Se la Banca d'Inghilterra, e non una formazione maoista, ha pubblicizzato la Northern Rock, forse senza essere accusati di statalismo si può pensare a forme di intervento del genere. Credo che occorra togliersi dal campo dell'aut aut e lavorare per una soluzione che salvaguardi il patrimonio dei lavoratori e tenga conto della collocazione geopolitica del nostro Paese. La presenza di Ciarrapico nel Pdl la preoccupa? Sia chiaro, io non credo che in politica esistano "inammissibili". Anche se l'affermazione di una continuità col fascismo apre sicuramente un problema. La destra, evidentemente, non ha ancora fatto i conti fino in fondo con il proprio passato e con la Costituzione che per noi è un valore fondativo. Detto questo mi sembra che anche il centrodestra si dibatta oggi in un groviglio di contraddizioni. Come evidenzia l'analisi di Tremonti sui giganteschi problemi della globalizzazione capitalistica. Nel prossimo Parlamento vedremo un asse Bertinotti - Tremonti? In passato noi ci siamo spesso confrontati, anche aspramente. Penso che la sua analisi abbia un nucleo che ci vede prossimi e due punti che ci vedono distanti. L'unità è ovviamente sulla critica alla globalizzazione. Le distanze sono sull'individuazione della causa che genera instabilità e crisi nella globalizzazione. E nelle soluzioni da dare al problema. Nella prossima legislatura preferirebbe confrontarsi con Berlusconi o con Veltroni? Credo sia bene che le destre vengano sconfitte. Il che non equivale a dire che è bene che vinca il centrosinistra.

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I Transalpini: <Il 25 tavolo con i sindacati> (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

I Transalpini: "Il 25 tavolo con i sindacati" Dopo l'ipotesi di un'altra cordata francesi accelerano e fanno sapere: "Spinetta tratterà" L'intromissione di Berlusconi nella vicenda di Alitalia, se non altro ha avuto il pregio di accelerare la trattativa. E non solo perché martedì prossimo, archiviate le festività natalizie, il presidente di AirFrance, Spinetta, ha convocato in fretta e furia le nove sigle sindacali, per cercare l'accordo, ma anche perché l'ipotesi di una nuova cordata permette di valutare meglio un'offerta e "concedersi" a chi offre di più. Sul tavolo, quei 2.100 esuberi, sono davvero troppi per i sindacati che a questo punto, hanno bene accolto l'ipotesi di un nuovo compratore, sebbene il regista dell'opposizione, sia il nemico di sempre Berlusconi. Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, ha auspicato l'ipotesi di un'alternativa all'offerta di Air France perchè "migliorerebbe le condizioni di negoziazione". Il leader sindacale, poi, ha definito "sbagliata" la gestione della trattativa: "In primo luogo nessuno ha mai saputo quali fossero le altre offerte: è stato il governo, a dirci "questa è la migliore"". Offerta che ? ha aggiunto Angeletti - "al concreto si è rivelata peggiore di quella che ci si aspettava. Metterci davanti al "prendere o lasciare" - conclude - è inaccettabile". Anche alla Cgil si aspettano contenuti nuovi che vadano a modificare l'offerta Air France-Klm, altrimenti ? ha fatto sapere il segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi ? l'appuntamento di martedì è inutile e può durare anche un quarto d'ora". "In ogni caso - sottolinea Rossi in una nota - noi parteciperemo all'incontro perchè ci auguriamo che a fronte di una convocazione ci sia la volontà di trattare". Stessa musica da parte del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per il quale, la soluzione prospettata da AirFrance non è accettabile per l'elevato costo in termini di occupazione. "Comporterebbe una riduzione della struttura industriale tale da trasformare Alitalia in una dependance di Air France o poco più. A ridurre Alitalia sull'orlo del fallimento - ha aggiunto il ministro - è stato il governo Berlusconi, dato che nel 2001 stava con i conti ordine". E su Malpensa ha commentato: "A indebolire la compagnia di bandiera è stata la scelta politica legata ad imprenditori del Nord, gli stessi che ora continuano a non farsi vedere". Intanto, alla luce delle novità di questi giorni che hanno messo un po' di agitazione ai transalpini, il direttore commerciale di AirFrance-Klm, Christian Boireau, ha insistito ieri sull'urgenza di arrivare al più presto a un accordo con Alitalia, alla quale, il gruppo franco-olandese propone un "futuro positivo e a medio termine. "Ciò che chiediamo alla compagnia ? ha aggiunto ? è di fare i risanamenti necessari per poter garantire questo avvenire". Insomma, l'intromissione del Cavaliere sta spaventando i francesi che sempre con Boireau hanno fatto sapere: "Noi sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese". Inoltre, tra i progetti di AirFrance c'è la dismissione della sezione cargo, che per l'aeroporto di Malpensa, già messo da parte in favore dello hub di Fiumicino da parte dell'ad di Alitalia Maurizio Prato, rappresenterebbe un'ulteriore "colpo gobbo" come lo ha chiamato Gianfredo Corazzi, presidente del Comitato Malpensa. "Il piano Prato dello scorso mese di agosto ? ha detto ? prevedeva, al contrario, un potenziamento su Malpensa di quello specifico settore, con trasferimento di piloti e aerei". Anche in presenza di una ventilata moratoria di due anni, "la dismissione dela divisione cargo, successiva alla stessa, finirebbe comunque con il mettere a repentaglio la crescita di una filiera come quella della logistica, che nei soli comuni dell'area Malpensa, occupa oltre 13mila lavoratori e di allontanare dal nostro territorio, numerose aziende, anche multinazionali, che qui hanno scelto di investire anche per la presenza dello scalo internazionale". (22-03-2008).

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Ad un mese dal voto tutti si ricordano di Alitalia: ma dov'erano prima? (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Tra annunci e cordate sembra di rivivere la vicenda Telecom. Berlusconi promette: "A giorni la nuova proposta". Ma nessuno gli crede. E AirFrance-Klm convoca in fretta i sindacati per martedì "Rialzati Alitalia" è l'ultima creazione in ordine di tempo del Cavaliere che nella trattativa sulla compagnia di bandiera è entrato prepotentemente. "Sono impegnato io ? ha detto ? quindi si fa". Il leader del Pdl ha spiegato di essere stato in disparte fino a oggi. Ho lasciato fare a questo governo che ha fatto il peggio possibile: ha escluso dalla possibilità di conoscere i dati su Alitalia tutti coloro che potevano avere un interesse". A questo punto - ha sottolineato il candidato premier - "dobbiamo avere il tempo e il modo di concretizzare il tutto, ma credo che le condizioni poste da Air France sono condizioni che il Paese non può accettare". In pochi giorni ? ha avvertito ancora Berlusconi ? la cordata italiana sarà pronta e Intesa-SanPaolo ? è ancora disponibile. "Ieri Corrado Passera ha detto che a oggi non abbiamo sul tavolo nulla di concreto. Per forza ? osserva Berlusconi ? perché non è stato consentito ad altri, all'infuori di AirFrance, di conoscere i conti della compagnia". Adesso, assodato che la cordata italiana è ancora possibile ? fa sapere sempre il Cavaliere ? si deve dare il tempo perché il progetto possa realizzarsi. Quella del capo dell'opposizione, è una vera e propria arringa non tanto contro i francesi ? contro i quali assicura di non avere nulla contro ? piuttosto su come è stata gestita la vicenda. Se la prende con il governo ancora in carica, con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa che tira in ballo l'ipotesi di commissariamento e con il premier Romano Prodi, colpevole di aver organizzato una trattativa a senso unico. Ma tra il dire e il fare, come si sa, c'è di mezzo il mare. E nel caso di Alitalia il mare è quello dei debiti in cui naviga la compagnia, che paradossalmente più vola più perde, per la precisione un milione di euro al giorno. E prima che si costituisca una cordata, il tempo ci vuole. Nel frattempo i punti da chiarire sono ancora molti. A partire dalla richiesta al tesoro del prestito ponte, che servirebbe alla compagnia per oltrepassare il termine del 31 marzo chiesto da AirFrance, e sopravvivere un altro po', almeno fino alla conclusione di una nuova trattativa. Ma sulla cordata italiana sono diverse le reazioni del mondo politico. Il ministro dei Trasporto Alessandro Bianchi, ha detto che "oggi nulla vieta, anzi io auspico, che venga chiesto anche ad AP Holding di fare la sua offerta vincolante su Alitalia in modo da poter avere un termine di confronto e spuntare alla fine il risultato migliore". Tra la cordata italiana che comprende Air One e BancaIntesa, ed Air France. Bianchi caldeggia l'ipotesi che venga presa in considerazione un'offerta alternativa a quella presentata dalla compagnia franco-olandese. Ora il ministro dei Trasporti ha chiesto che venga data la stessa opportunità anche ad AP Holding. "Chi tra venti giorni vuole governare l'Italia non può bluffare: dire che c'è una cordata italiana vuol dire compiere degli atti di insider trading se non c'è già una ipotesi ben concreta di proposta di offerta altrimenti il mercato impazzisce". Di diverso avviso il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro, convinto che sia da irresponsabile proporre una soluzione tanto per buttare la monetina per aria sperando che qualcuno abbocchi. Ospite oerio mattina a Radio 24 il ministro fa il punto anche sul prestito ponte, già bocciato dall'Unione europea. "L'unione europea non potrà mai accettare che il governo italiano in violazione della normativa europea dia un prestito ponte senza sapere poi chi questo prestito lo deve restituire. E' vietato dalla legge comunitaria dare degli aiuti di Stato, così come è inimmaginabile che l'Ue. accetti quel che richiede la Sea ovvero un risarcimento, una compensazione per evitare la continuazione della causa". (22-03-2008).

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ALITALIA, IL RILANCIO DI BERLUSCONI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pressing di Air France: il nostro piano venga rifiutato o accettato subito, non fra tre mesi. In campo l'ipotesi Lufthansa Alitalia, il rilancio di Berlusconi "In 3-4 settimane la proposta, m'impegno io". Veltroni: c'è una cordata? Si manifesti in 48 ore Toto (Air One): niente offerte al buio, qualunque operazione deve fare i conti con noi Ancora polemiche sulla vendita di Alitalia dopo il via libera del governo all'acquisto da parte di Air France. Berlusconi è tornato sulla possibilità di un'entrata in campo di una cordata italiana: "In tre-quattro settimane la proposta, m'impegno io". Pronta la replica di Veltroni: "C'è una cordata? Si manifesti in 48 ore". Prodi: "Non parlo, è l'ora della serietà". Ma Air France chiede che il suo piano venga rifiutato o accettato subito. Toto (Air One): "Niente offerte al buio, qualunque operazione deve fare i conti con noi". FANUZZI E A. TROISE ALLE PAGINE 2 E 3.

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LA DIGNITà NAZIONALE (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La dignità nazionale Mi avesse dato retta, magari facendo gestire quella catena a chi è del mestiere (come ha fatto partecipando alla Mediolanum di Ennio Doris), avrebbe realizzato un gigantesco affare (immobiliare e non solo) e la Ciga sarebbe ancora italiana. Il 5 marzo scorso, quando è venuto a "Porta a porta", ho chiesto al Cavaliere se avrebbe consigliato ai suoi figli di entrare in Alitalia. Mi sembrò che la domanda l'avesse sorpreso e la risposta fu piuttosto evasiva. Deve aver pensato: chi me lo fa fare a caricarmi, sia pure in parte, di una grana costosissima? Adesso ha mutato parere: ha capito evidentemente che la perdita di Alitalia rappresenta per il Paese una ferita insopportabile ed è disposto a imbarcarsi in una avventura tremenda e affascinante insieme. Parliamoci chiaro: in una lunga prospettiva, Alitalia è un buon affare. Lo è perché il marchio Italia è ancora fortissimo e una compagnia aerea è insieme ambasciatore delle nostre bellezze, della nostra cucina, del nostro design, del nostro stile di vita. Se Alitalia è ridotta nello stato in cui si trova è perché gli italiani (manager, politici e sindacati) sono riusciti a dare il peggio di sé. I manager hanno fatto piani sbagliati, i politici romani per non perdere qualche migliaio di voti hanno rifiutato qualunque cura dimagrante in tempi in cui essa sarebbe stata meno traumatica, i politici milanesi hanno costruito e difeso a Malpensa un gigante dai piedi d'argilla: nato per evitare che gli uomini d'affari del Nord facessero scalo a Francoforte e Zurigo, son riusciti a conquistarne soltanto l'otto per cento. Complimenti. E i sindacati non ne hanno azzeccata una. Adesso siamo alla fine della storia, resa più drammatica dal ricatto dei francesi. Air France (sobillata da Klm che ce l'ha con noi, a ragione, per la fregatura presa a suo tempo quando dovevamo allearci con loro e li lasciammo con il cerino in mano), Air France, dicevo, si sta comportando come gli strozzini che offrono un valore infinitesimale per l'ultimo bene di una famiglia costretta alla fame. E allora, se dobbiamo soffrire, se dobbiamo licenziare, asciugare, tagliare per poi ripartire, non è meglio che le lacrime e il sangue ce li piangiamo da soli? Nell'Italia delle signorie i francesi e gli spagnoli la fecero da padroni giocando sulle divisioni italiane. Siamo tornati a quei tempi? Siamo ancora un'espressione geografica, come ci definì il principe di Metternich ancora alle soglie del Risorgimento? Regaliamo alla Francia il frutto delle liti tra romani e milanesi, dell'ottusità sindacale, delle ambiguità di manager e politici che forse hanno dato ai francesi qualche intempestiva assicurazione? La strada per far restare Alitalia italiana è il commissariamento. E il commissario deve fare tagli certo non molto diversi da quelli proposti dai francesi. I sindacati che rifiutarono il bisturi sono pronti a usare l'ascia? Un disboscamento traumatico è indispensabile: meglio che lo facciano i francesi o gli italiani? I soldi per salvare Alitalia li abbiamo. Dobbiamo convincere i nostri pigri capitalisti che per una volta avranno nel sindacato il migliore alleato e nella politica un collaboratore fedele. Altrimenti la partita è persa. Non quella aerea. Quella della dignità nazionale. Bruno Vespa.

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