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T ARTICOLI DEL 21-30 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Alitalia 2 (193)
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Roma,
quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Quel
venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Racconta
anche tu la partita della tua vita
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
BREVI
( da "Secolo
XIX, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Compagnie aeree Matteoli: "Per Alitalia la soluzione è vicina" roma. "Problema complesso" ma su Alitalia, ha indicato ieri il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, "troveremo la soluzione: stiamo lavorando, lasciateci lavorare ancora qualche giorno". Per il futuro della compagnia è una fase di necessaria attesa.
Petrolio
verso i 130 dollariBorse: bruciati 160 miliardi
( da "Secolo
XIX, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Al palo Alitalia, che ha lasciato sul terreno lo 0,27% a 0,54 euro. Da notare anche che il comparto energia è stato trascinato dal clima generale in terreno negativo. Male a livello continentale tutto il settore media, quello industriale, high tech e automobilistico, nel quale spiccano i cali del 4,94% di Porsche,
Emergenza
sicurezza, la sua ( da "Unita, L'"
del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: con tutti i problemi che già ha ereditato dalla sinistra - dai rom ai clandestini, dal buco nell'ozono alla monnezza, dall'Alitalia alla Costituzione, dal Codice penale all'Europa - quel pover'uomo venga pure condannato per corruzione di un testimone? Basta con gli attacchi strumentali del Pd all'avvocato Ghedini e al suo illustre cliente per l'ennesima legge ad personam.
Urgentissima
una soluzione per Alitalia Mentre le cordate appaiono e scompaiono, Epifani
sollecita un incontro con il governo
( da "Unita,
L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: unica strada per salvare Alitalia. Il governo sta cercando disperatamente di trovare il bandolo della matassa. Bruno Ermolli, il superconsulente che sta esaminando il dossier Alitalia su mandato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è alla ricerca di una cordata italiana che rilevi il gruppo.
Mazzarri
e Marotta da dieci e lode ( da "Giornale.it, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Altro che Alitalia. L'aeroplanino è vivo e lotta insieme a noi. Walter Mazzarri: 10 e lode. Risuscita Franceschini e Pieri che nemmeno Gesù con Lazzaro; lancia alla grande Maggio, che con Novellino era fermo ad aprile; crea un nuovo Palombo e dà la svolta alla stagione lasciando fuori Volpi, uno che gli intenditori di calcio genovesi definivano "
Le
liquidazioni d'oro delle Ferrovie: ai manager 15 milioni in tre anni
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Giancarlo
Cimoli quando nel 2004 lasciò le Fs per Alitalia. Non è tutto: il trio
dirigenziale Catania-Cipolletta-Moretti nel
Intellettuali
abbonati alle cantonate ( da "Giornale.it, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In secondo luogo il nodo dell'Alitalia. Ma poi, passando dal particolare al generale, ci stanno i temi su cui il centrodestra ha vinto le elezioni: la sicurezza e la esigenza insopprimibile di una ripresa della crescita. Il nodo sicurezza è drammatico perché finora l'Italia è stata considerata il "ventre molle dell'Europa".
Police
ricevuto da Letta L'ipotesi dimissioni
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Consiglio straordinario Alitalia Police ricevuto da Letta L'ipotesi dimissioni ROMA - ( a. bac.) Un consiglio d'amministrazione straordinario di Alitalia è stato convocato per oggi, anticipando la riunione di lunedì sui conti del 2007. All'esame ci sarebbe la possibilità che Deloitte non certifichi il bilancio.
La
sfida Eads, in Europa solo la testa
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Un messaggio anche per Alitalia? "Non sta a noi esprimerci sul futuro delle singole compagnie. Sappiamo però che Alitalia ha particolari necessità di potenziamento e rinnovamento della flotta". Le cifre di bilancio, come detto, sono incoraggianti: 9,8 miliardi di cifre d'affari (un più 10%) nel primo quadrimestre 2008, commesse per 39,
GOVERNO
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ci risiamo! Per completare l'opera, non si potrebbe pure destinare un altro finanziamento all'Alitalia dato che presto saranno esauriti i 300 milioni di euro ricevuti "in prestito" dal governo uscente? Giovanni Papandrea Ardore Marina (Rc).
Marchionne:
dobbiamo attirare capitali esteri - sara bennewitz
( da "Repubblica,
La" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: basta difendere i campioni nazionali SARA BENNEWITZ MILANO - Le aziende e i loro manager hanno risorse che spesso il mercato e la politica tendono a sottovalutare. Ne sono convinti Carlo De Benedetti, presidente della Cir (holding che controlla il Gruppo Espresso), e Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat che ieri sono intervenuti al convegno organizzato
Alitalia,pianoa
rischio ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
piano a rischio ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Due insidiosi ostacoli tornano sul tavolo del cda di Alitalia che lunedì prossimo si riunirà per esaminare il bilancio 2007, gli stessi che hanno fatto tremare il top management della compagnia lo scorso anno. Torna il rischio che i revisori dei conti (Deloitte & Touche) possano non condividere la scelta degli amministratori di non aver ancora alzato bandiera bianca,
Tirrenia,
è battagliafra Coccia e Pecorini ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cercando una soluzione per Alitalia, sarebbe un vero controsenso mantenere una Alitalia del mare". In serata la replica di Pecorini: "Chiedo pubblicamente al presidente di Confitarma di comunicare quali siano le manovre dilatorie da egli attuate". Qualora questa richiesta non venisse immediatamente soddisfatta, Pecorini "procederà a formalizzare specifica denuncia per diffamazione"
Voglia
di andarsene da un paese ammuffito - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il piano energetico nazionale, la ricerca, l'Alitalia, le indispensabili liberalizzazioni, i termovalorizzatori, la criminalità che governa intere province, un Parlamento con parecchia gente che dovrebbe stare altrove, galera compresa. Un'aria ferma in un paese che sembra morto oppure vive di penosi sussulti anarchici.
Stornelli
d'italia ( da "Repubblica, La"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sentenza della Corte di Giustizia della Ue che condanna la legge regionale sulla caccia agli storni, inocula patriottismo continentale in noi liguri. Ci fa cioè sentire italiani in quanto sotto tiro europeo: dopo le rampogne di Bruxelles su rifiuti, Alitalia, campi rom e rischio xenofobia, una bacchettata comunitaria per una specifica inadempienza venatoria made in Liguria, ci voleva.
Alitalia,
via al prestito-salvataggio andrà ad aumentare il patrimonio - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, via al prestito-salvataggio andrà ad aumentare il patrimonio Lunedì il bilancio 2007. Rivolta dei piloti contro il vertice Conforti nominato responsabile delle risorse umane della compagnia di bandiera La decisione del Consiglio dei ministri di ieri avrà però effetti temporanei LUCIO CILLIS ROMA - Alitalia incassa il primo via libera del Parlamento al prestito di 300 milioni
Ma
ora anche passera diventa pessimista "non so se l'azienda uscirà
dall'angolo" - mario calabresi
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è una grande opportunità per ora persa per colpa delle troppe lentezze, vediamo come si muoverà ora il nuovo azionista, speriamo che lo faccia con decisione e speriamo che la situazione sia ancora recuperabile". Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, non nasconde la sua amarezza "per il gran tempo perso"
Ma
la compagnia ha già consumato metà ossigeno - massimo riva
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: abbandonò il tavolo delle trattative con Alitalia, estenuato dalle furbizie levantine del mondo sindacale e politico italiano. Cosicché, stando ai conti del primo trimestre 2008 della nostra compagnia di bandiera (tre milioni di perdita ad ogni calar del sole), in questi cinquanta giorni se ne sono andati in fumo altri 150 milioni.
Emergenza
Alitalia: il prestito-ponte diventa patrimonio netto Un'invenzione tecnica, per
evitare la questione del fallimento come spiega lo stesso ministro dell'Economia
( da "Unita,
L'" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Intanto proprio il decreto legge sul prestito ponte per Alitalia ha incassato il primo via libera dal Parlamento. Ieri il Senato ha approvato, con l'ok di tutti i gruppi ad eccezione dei tre rappresentanti dei radicali, il provvedimento che eroga 300 milioni ad Alitalia. Ora il testo passa all'esame della Camera.
Industriali
negativi ( da "Unita, L'"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stabile Alitalia (+0,18%) nel giorno del Cda straordinario; in netto rialzo Atlantia (+7,63%) in vista dello sblocco della convenzione fra Autostrade e Anas. Fra gli industriali deboli Fiat (-2,82%), Pirelli (-1,62%) e Stm (-2,05%) mentre sono salite Parmalat (+0,91%) e Finmeccanica (+0,33%).
Il
piano Lufthansa e la missione <Scala> a Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: intricato cammino che porta ad un nuovo hub carrier, dopo l'uscita di Alitalia operativa da fine marzo. E' infatti ovvio che qualunque volontà di mantenere definitivamente separate le vie della compagnia di bandiera e di Malpensa, dipende proprio dai destini di Alitalia su cui si dovrà stringere nelle prossime settimane.
Alitalia,
<salvagente> del Tesoro sui conti
( da "Corriere
della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: capo del servizio legale Alitalia, "salvagente" del Tesoro sui conti Il prestito ponte sarà patrimonio, a copertura del rosso. Stop ai dubbi dei sindaci Le norme dovrebbero permettere al Cda di dare il via libera al bilancio e di prendere più tempo per la ricapitalizzazione ROMA - Il governo evita il fallimento di Alitalia e ne mette al riparo il bilancio del 2007.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, salvagente del Tesoro Il governo evita il fallimento di Alitalia e ne mette al riparo il bilancio del 2007: ha deciso che il prestito ponte da 300 milioni sarà trasformato in patrimonio netto. Cultura Relativismo e democrazia Colloquio tra Sergio Romano e la sociologa francese Dominique Schnapper sul relativismo.
Corre
l'energia, frenano i bancari ( da "Giornale.it, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Chiude invece stabile Alitalia (+0,18%) nel giorno del cda straordinario. Tra gli industriali deboli Fiat (-2,82%), Pirelli (-1,62%) e Stm (-2,05%). Fra le Tlc, Telecom Italia cede lo 0,51%, Fastweb l'1,38%. A Francoforte crolla Infineon (-7%) e vendite molto sostenute su Bmw (-4%) e Lufthansa )-3,4%).
Alitalia,
il Senato approva il prestito ( da "Campanile, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lea Vendramel Alitalia, il Senato approva il prestito Via libera al dl che stanzia 300 milioni di euro. Cda straordinario Via libera dell'Aula del Senato al prestito ponte per Alitalia. Quasi all'unanimità, solo i senatori radicali non partecipano al voto, Palazzo Madama approva ieri il decreto che stanzia 300 milioni di euro per la compagnia aerea.
Dialogo
al Loft si profilano due linee sul voto in aula, intanto il blitz pro rete 4
rovina il clima ( da "Riformista, Il"
del 22-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: gruppo al decreto che autorizza il prestito ponte di 300 milioni ad Alitalia "per senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori di Alitalia". Che questo non sia orientamento di tutti nel Pd è chiaro già dalle parole con cui Bersani ha criticato ieri il fatto che il governo non abbia riconosciuto al precedente esecutivo il merito di aver già abolito l'Ici per il 40 per cento.
Alitalia,
piano a rischio ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Aereo
decolla e atterra subitoper un guasto a un motore
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aereo
Alitalia Genova-Fiumicino Md-
BREVI
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Attesa per il futuro Alitalia, Toto rilancia Air France: caso chiuso Milano. Carlo Toto, patron di Air One, rilancia il proprio interesse per Alitalia. Di contro, il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, mette definitivamente la parola fine al progetto di acquisto, rimproverando ancora i sindacati.
Cordata
Alitalia? Castelli ipotizza la Marzano Si parla di commissariamento, mentre Air
France svaluta la sua quota in Italia
( da "Unita,
L'" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: trasporto aereo ed il nodo Alitalia". La compagnia non può aspettare. "Mi auguro che Alitalia riprenda quota" ha commentato Jean-Cyril Spinetta, il presidente di Air France (che ha dimezzato il valore contabile del 2% detenuto in Alitalia a 13 milioni dai 26 milioni del precedente esercizio), ma senza troppo ottimismo, perchè in Italia "la gente non ha capito la gravità della situazione"
La
Rai e la sindrome Alitalia ( da "Unita, L'"
del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del La Rai e la sindrome Alitalia Carlo Verna I palinsesti non sono le tavole della legge. Non solo è un diritto, ma anche un dovere per chi guida un'azienda come la Rai ritenerli qualcosa di dinamico, legato ai gusti, alle preferenze, alle esigenze degli utenti. Spero che il consigliere Carlo Rognoni, autore dell'articolo "Cari giornalisti attenti ai padrini"
Non
tradite la cultura - salvatore settis
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: perciò fondi necessari a tamponare scioperi di autotrasportatori e crisi Alitalia sono impunemente prelevati da quelli destinati alla ricerca. La gravità della crisi italiana in questo settore è evidente nella dimensione europea: nei due primi bandi di Erc (European Research Council, la nuova agenzia di ricerca dell'Unione Europea, che sta distribuendo 7,5 miliardi di euro),
L'abbraccio
tra Marcegaglia e Berlusconi Il premier: il vostro programma è il nostro. Il
leader di Confindustria ripete la litania dei lamenti
( da "Unita,
L'" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma non cita neanche di striscio la questione Alitalia tricolore). Invoca più merito nelle scuole e nelle università. Attacca l'Ue per il protocollo di Kyoto. Il tono è martellante, liquidatorio. Basta sprechi, basta vincoli, basta tempi lunghi. Ma la platea si scalda davvero solo quando parla di chi "timbra il cartellino e se ne va.
La
grande crisi di Malpensa: passeggeri giù del 31% E Fiumicino solo più 11%
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Caso Alitalia Bene le compagnie straniere La grande crisi di Malpensa: passeggeri giù del 31% E Fiumicino solo più 11% MILANO - Alitalia ha abbandonato Malpensa, che ha perso il suo status di hub, e gli effetti si vedono: alla fine di aprile i passeggeri dello scalo lombardo, rispetto all'aprile 2007, risultavano in calo del 31,
Sulle
Autostrade duello governo-Pd ( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sarebbe collegato al problema dell'Alitalia e cioè alla partecipazione dello stesso Benetton (azionista di Autostrade, ndr) alla nuova cordata per la nostra compagnia di bandiera". Si tratterebbe, cioè "di un regalo fatto a Benetton che avrebbe già tratto lauti profitti dal balzo in avanti compiuto da Autostrade in Borsa".
31
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 33 categoria: BREVI -31 % Il calo registrato dall'aeroporto di Malpensa nel mese di aprile. Sul dato pesa l'effetto del taglio di 180 slot Alitalia, in parte compensato dalle compagnie straniere.
I
concorrenti ( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che Alitalia ha lasciato a Malpensa Nella crescita di Fiumicino risulta decisivo l'aumento del traffico extra Ue (+29%), corrispondente allo spostamento dei voli da Malpensa Lufthansa ha sempre mostrato attenzione al traffico passeggeri del Nord Italia e per questo ha stretto un accordo con Sea, la società che gestisce Malpensa.
La
rinuncia ( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 32 categoria: BREVI La rinuncia Jean-Cyril Spinetta, numero uno operativo di Air France-Klm, ha negoziato con impresa e sindacati per l'acquisizione di Alitalia, poi ha rinunciato all'operazione e ieri ha confermato che non ne sussistono più le condizioni.
No
di Air France. E Castelli rilancia il commissario
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Klm l'ipotesi di acquisire Alitalia alle stesse condizioni proposte a aprile è da escludere. "Il business plan per Alitalia ha detto il manager transalpino - era impostato su una quotazione del petrolio di 86 dollari al barile". Con un greggio a 135 dollari, "il piano industriale - ha continuato - è completamente superato.
Effetto
Alitalia, Malpensa giù del 31% Scatto delle compagnie straniere
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il negoziato con Lufthansa Effetto Alitalia, Malpensa giù del 31% Scatto delle compagnie straniere Cala il traffico. Per il vettore nazionale meno 83%, Fiumicino guadagna solo l'11% Rallentano anche i piccoli scali, mentre i coefficienti di riempimento di Alitalia sono in ribasso MILANO - Un piano di emergenza, di transizione, di "riduzione del danno" funzionale alla vendita.
Un
commissario ci salverà o forse no - antonio filippetti
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia o per un paese malavitoso, ma ora veniamo a sapere che la stessa decisione riguarderà i campi rom e la sicurezza: insomma questa soluzione è simbolicamente dietro l'angolo come si dice per l'intero "sistema paese". E sarebbe opportuno ricordare allora che avere una nazione commissariata equivale a consegnare un intero popolo agli arresti domiciliari e quindi a ridurre in
Gabbiani
nel motore, atterraggio d'emergenza - stefano origone
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia diretto a Roma vedono attraverso gli oblò che l'aereo compie una brusca virata, perde quota e punta verso Genova. Sono momenti di panico. C'è chi si fa il segno delle croce, chi si tocca il petto mimando un infarto in arrivo. I più tranquilli afferrano per le braccia le hostess e lo steward che camminano nervosamente lungo il corridoio spiegando le procedure di emergenza
"air
france non tornerà su alitalia" - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: accarezzata da molti imprenditori interessati ad Alitalia. Air France vuole quindi concentrarsi solo sui "problemi interni" vista la già difficile congiuntura complicata dal caro carburante. Spinetta ieri ha parlato di Alitalia nel corso della presentazione dei conti del gruppo da lui guidato, che mostrano ricavi in crescita del 4,5% a 24,1 miliardi di euro e un utile netto in calo del 16%
Stipendi
d'oro e furti legalizzati ( da "Voce d'Italia, La"
del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: agli amministratori delegati ed ai top manager di aziende come l'Alitalia, o le Ferrovie dello Stato, o la Telecom? Già ma quei trattamenti, incluse le liquidazioni finali, sono corrisposti a prescindere dai risultati. O meglio, forse sono riferiti a "risultati", che però non corrispondono mai a quanto i cittadini si aspetterebbero: una gestione efficiente, a servizio degli utenti.
E
Walter diventa il "premier ombra"
( da "Giornale.it,
Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Veltroni:
Salari, pensioni, precari: su questo il governo è assente
( da "Unita,
L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che ancora attende di essere salvata da un fantomatico gruppo d'imprenditori tricolori: "Su Alitalia è sceso il silenzio - ricorda il segretario del Pd - e ci chiediamo a che punto è la famosa cordata italiana. Il tempo passa e con esso passano le risorse disponibili del prestito ponte, ma non emerge una soluzione alternativa ad Air France che è stata messa alla porta".
Tremonti
conferma Guarguaglini a Finmeccanica Attese a breve le liste del Tesoro per i
consigli di amministrazione di Eni, Enel e Poste
( da "Unita,
L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ex manager Alitalia. Ma, tra le ipotesi, c'è anche chi paventa la possibilità di una eventuale riconferma di Sarmi affiancato, però da Zanichelli e Ferranti in ruoli di direzione e co-direzione generale. Si tratta al momento solo di rumors che non trovano, come di consueto in questi casi, smentite o conferme mentre una stretta sulla vicenda è attesa a breve:
MALPENSA
RIDUCE IL CALO DEL TRAFFICO PASSEGGERI
( da "Unita,
L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per Alitalia il traffico a fine aprile era in frenata dell'82%, a fronte di una crescita delle altre compagnie del 21%. Al 22 maggio il traffico di Alitalia su Malpensa risulta ancora in calo dell'82,4%, mentre è in crescita il traffico delle altre compagnie, che segnano una crescita del 31%.
Quanto
costerà? Molto già costa Un'opera inutile e faraonica
( da "Unita,
L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Si potrebbe contestare anche all'ormai governatore della Sicilia che le Ferrovie pesano, e come, sulle casse dello stato, e peserebbero anche quei tre miliardi. Quanto ai privati, si spera che non siano magari gli stessi impegnati nella cordata Alitalia.
Atomo
2 Il loft ricompone le divisioni ( da "Riformista, Il"
del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E Veltroni attacca su Alitalia e salari Uno che a Veltroni è vicino, anzi vicinissimo come Tonini, lo dice apertamente: "Il meccanismo di come fare opposizione va ancora un po' oliato". E, a quanto pare, a questo si sarebbe dedicato il segretario del Pd, nelle ultime 24 ore, in cui il motore del Pd è apparso quantomeno inceppato.
Infrastrutture
e nucleare per le opere si comincia con le banche <amiche>
( da "Corriere
della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 750 milioni per Malpensa, una cifra imprecisata per l'Alitalia e undici miliardi di euro per le grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina. Il totale fa quasi 19 miliardi. Considerando altre piccole frattaglie, tipo i cento milioni per le energie rinnovabili, si arriva a 20 miliardi tondi.
Governo
ombra, summit a Milano: il confronto sulle riforme va avanti
( da "Corriere
della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è Alitalia: "Il tempo passa, le risorse del prestito ponte scorrono, ma dopo l'uscita di Air France di cordate e soluzioni alternative non se ne vedono". Quanto al ritorno del nucleare, "bisogna capire meglio quello di cui parla Scajola". Bene, infine, il pacchetto sicurezza "("Preso in buona parte da quello di Amato ") salvo il reato d'
E
ssere ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Fa rilevare lo stallo della questione Alitalia. E contesta il modo in cui il centrodestra difende alcune anomalie del sistema radiotelevisivo. Ma si affretta pure a ripetere che "il dialogo sulle riforme non è in pericolo". In questo dosaggio certosino di sintonie e divergenze, l'opposizione rischia di oscillare sempre fra subalternità e rottura;
Il
governo ombra mette radici: da Milano rilancia il federalismo
( da "Giornale.it,
Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: mentre si attende la decisione sul destino di Alitalia, la questione dell'hub venga considerata separatamente". Con la ricerca, quindi, di contatti con altre compagnie. Positivo anche l'incontro con Umberto Bossi. "Penso che probabilmente il prossimo Consiglio dei ministri si farà a Malpensa, perché è l'ambiente ideale".
Veltroni
alla corte di Formigoni ( da "Manifesto, Il"
del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cenno di disappunto per il silenzio calato su Alitalia e per la "precipitazione" del governo sull'emendamento "salva Rete4", Veltroni e soci si sono limitati a chiosare o a sottoscrivere le scelte del consiglio dei ministri. Di opposizione dura non se ne vede neppure l'ombra e comunque anche se ci fosse, "sconsiglio di rincorrere il titolo 'Dialogo a rischio' - ha ammonito Veltroni -
Al
Pd piace il modello Formigoni ( da "Liberazione"
del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: un invito a "tirar fuori le carte" sul caso Alitalia, un applauso alla misura sull'Ici che deve essere accompagnata però da altre per chi la casa non può comprarla. Ma tutto ciò non deve trarre in inganno: " "Il dialogo sulle riforme non è in pericolo", ha scandito Veltroni. Ma anche questi sono dettagli.
Veltroni:
per il pd milano è fondamentale - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il suo destino va separato da Alitalia con altre linee e altri voli, per un bilanciamento a favore dell'aeroporto e di questa parte del Paese". Nord, Lombardia, Milano. Il Pd deve ripartire da qui, insiste Veltroni, sulla base dei consensi elettorali incassati alle politiche: "Va fatto uno sforzo per accrescerli".
Stessi
passeggeri, meno voli il marconi non cresce più - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: concorrenza aggressiva e smobilitazione Alitalia a Malpensa rappresentano una triade che lascia il "Marconi" al palo. La presidente Giuseppina Gualtieri precisa che non si tratta di recessione bensì di mancata crescita, tuttavia la sostanza è che l'andamento dei primi mesi di quest'anno non forniscono buoni segnali con una stagnazione del numero di passeggeri (
"a
malpensa il prossimo consiglio dei ministri troveremo una via d'uscita per
l'aeroporto" ( da "Repubblica, La"
del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ministro delle Riforme e leader della Lega Nord, ammettendo che che "al momento il governo non ha affrontato" il dossier Alitalia. Ma "troveremo una via d'uscita e tutto andrà per il verso giusto" ha detto "probabilmente il prossimo Consiglio dei ministri si farà a Malpensa, perchè l'ambiente incide".
Veltroni:
il dialogo non è in pericolo - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi che in campagna elettorale parlava di cordate per salvare la compagnia di bandiera: "Sul caso Alitalia è sceso il silenzio, il tempo passa e le soluzioni non si vedono". Ma c'è una grande feeling con Roberto Formigoni, il presidente della Lombardia che in questa riunione milanese del governo ombra, nella Sala Gonfalone del grattacielo Pirelli, fa un po' da padrone di casa.
Eni,
Enel, Rai, Alitalia, Ferrovie: gli stipendi viaggiano a sei zeri
( da "Giornale.it,
Il" del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 124 del 2008-05-25 pagina 7 Eni, Enel, Rai, Alitalia, Ferrovie: gli stipendi viaggiano a sei zeri di Redazione Chi l'ha detto che amministrazione pubblica fa rima solo con travet, colletti bianchi, stipendi da fame? Più si sale, nei quadri degli enti statali, più amministrazione pubblica fa rima con compensi milionari.
Alitalia,
arriva la procedura Ue ( da "Corriere della Sera"
del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 24 categoria: REDAZIONALE Salvataggi Le grandi compagnie puntano al fallimento Alitalia, arriva la procedura Ue ROMA - Alitalia si appresta ad affrontare domani, in consiglio d'amministrazione, la strettoia del bilancio 2007. E intanto si profila con certezza una procedura d'infrazione da parte dell'Ue sul prestito-ponte.
Mutui
e azzzzzardi ( da "Giornale.it, Il"
del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.
BREVI
( da "Secolo
XIX, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
del 2008 il
carburante per far volare gli aerei di Alitalia è costato 62 milioni in più
rispetto allo stesso periodo del 2007, salendo del 27%, da
Alitalia,
profondo rossoe la cordata non decolla
( da "Secolo
XIX, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cruciale per il futuro di Alitalia. Il bilancio 2007 della compagnia approda sul tavolo del Consiglio di amministrazione, che oggi dovrà certificare il profondo rosso dei conti, in attesa di una qualche decisione del governo attesa per già per questa settimana. Mentre non c'è ancora traccia della cordata italiana alla quale lavora il manager Bruno Ermolli per conto di Silvio Berlusconi,
Oggi
cda sul bilancio 2007 Conti sempre più in rosso
( da "Unita,
L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del ALITALIA Oggi cda sul bilancio 2007 Conti sempre più in rosso Importante riunione del cda di Alitalia, oggi, convocata per approvare il bilancio 2007 della compagnia. I tre consiglieri superstiti presieduti da Aristide Police saranno chiamati a dare l'ok ai conti dell'anno scorso, con risultati che si annunciano molto pesanti:
<Scioglieremo
i Comuni anti discariche> ( da "Giornale.it, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sul fronte della possibile cordata per Alitalia si muove qualcosa? "Quello di Alitalia è un problema che riguarda tutto il governo e che si è intestato Berlusconi con grande coraggio. Era un problema scottante che avrebbe potuto scaricare su altri ma il presidente del Consiglio ha agito con generosità, partendo dal presupposto che il progetto Air France cancellava Alitalia.
Il
nuovo conformismo che circonda il cavaliere - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: candidatura del capo dei tassisti romani e dalla cordata nazionalista per l'Alitalia). Va da sé che non tutti gli uomini politici e le figure di potere possiedono l'autostima che fa dire a Massimo D'Alema, a proposito del ministro dell'economia Giulio Tremonti: "è un pensatore neoconservatore, peraltro modesto". Ma perlomeno sarebbe utile se nel Pd emergesse qualche giudizio critico,
Marcegaglia
il governo ha mostrato di esserci. e il sindacato?
( da "Riformista,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Così è stato per Alitalia, dove la miopia ha, per anni, bloccato soluzioni fondamentali che affrontate prima avrebbero favorito il rilancio e qualificato l'occupazione. L'invito della presidente degli industriali a cambiare e a farlo rapidamente è elemento sostanziale per dare impulso alla ripresa.
Bossi:
federalismo o si muore I tagli? Su sanità ed enti locali
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Su sanità ed enti locali "Alitalia, faremo un Consiglio dei ministri a Malpensa" Il ministro: ho parlato con Errani. E' un gatto nero, un furbacchione. Meglio così, preferisco lavorare con i furbi DAL NOSTRO INVIATO LEGNANO - "è arrivato il momento di fare la guerra al Barbarossa di oggi".
Matteoli:
"Scioglieremo i Comuni anti discariche"
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sul fronte della possibile cordata per Alitalia si muove qualcosa? "Quello di Alitalia è un problema che riguarda tutto il governo e che si è intestato Berlusconi con grande coraggio. Era un problema scottante che avrebbe potuto scaricare su altri ma il presidente del Consiglio ha agito con generosità, partendo dal presupposto che il progetto Air France cancellava Alitalia.
E'
iniziata la rivoluzione conservatrice?
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.
Alitalia,
oggi scopriremo quanto è il rosso
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 21 del 2008-05-26 pagina 0 Alitalia, oggi scopriremo quanto è il rosso di Redazione Il cda, convocato per il pomeriggio, è chiamato ad esaminare il bilancio chiuso al 31 dicembre 2007: in settimana dovrebbe arrivare il via libera definitivo da Montecitorio al prestito ponte.
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
280 mln il
trimestre Il primo trimestre del 2008 per Alitalia inizia con un rosso di quasi
280 milioni di euro prima delle imposte,
Fiato
sospeso sul prestito alitalia attende il governo - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia attende il governo LUCIO CILLIS ROMA - Il cda di Alitalia doveva dare il via libera al bilancio 2007, il più drammatico della sua storia, con un rosso non lontano da quello record registrato lo scorso anno per i conti 2006. Ma con uno scarno comunicato di due righe l'azienda ha rinviato tutto ad oggi in attesa nella ratifica del decreto legge che trasferisce il prestito
Il
gotha degli industriali per la nuova banca del commercio romano
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: osservatorio Poteri forti Il fenomeno Imprese e dinamismo il Lazio unica regione in crescita Con il "franchising" un Palatium in ogni provincia Aeroporti di Roma una crescita con o senza Alitalia Il Gotha degli industriali per la nuova banca del commercio romano L'accusa di Riggio: efficienza e puntualità Fiumicino in ritardo.
Adr
cresce con o senza alitalia la crisi non frena gli investimenti - paola
jadeluca ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Adr sta lavorando per un terminale dedicato ad Alitalia, ma in questo scenario di incertezza si rischia che gli investimenti vengano disattesi. La prima cosa che ha fatto Sea, dopo il ritorno di Alitalia a Roma, è stato proprio un ricorso per rientrare degli investimenti ingenti fatti sui passeggeri della compagnia", racconta Baccelli.
Alitalia,
adesso è caos ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: il bilancio non decolla. Dopo una riunione fiume di cinque ore, il cda della compagnia si chiude con un nulla di fatto e si aggiorna a oggi. Convocato per mettere il timbro sul disastro dei conti aziendali, che a fine 2007 avrebbero lasciato sul terreno 500 milioni di euro, il vertice della Magliana si inceppa di fronte all'
La
promessa di confindustria "malpensa tornerà un hub" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: rinegoziare i rapporti con Alitalia e riportarla a Malpensa". Ed è una conclusione che porta dritto ad alcune richieste al nuovo governo. Gli ormai famosi 300 milioni: l'esecutivo dovrebbe condizionare quel prestito a un effettivo impegno di Alitalia su Malpensa, per evitare che "serva soltanto a tenere in vita ancora per un po' di tempo il carrozzone della compagnia di bandiera"
Il
dossier Alitalia segnerà la credibilità del governo
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Filippo paganini Il cda di Alitalia prende tempo. Avrebbe dovuto esaminare ieri i conti della compagnia, ma, dopo una seduta-fiume durata quasi cinque ore, ha deciso di aggiornarsi a oggi. Per ora i consiglieri non se la sono sentita di dare il via libera a cifre che fotografano il grave stato di salute dell'azienda in una situazione con molte incognite.
Dalle
autostrade alle televisioni quando la concessione è un regalo - giovanni
valentini ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il governo Berlusconi aveva pensato di far comprare l'Alitalia dalle Ferrovie dello Stato che già non hanno soldi sufficienti per far funzionare bene i treni e infatti si sono subito chiamate fuori. Adesso si cerca di farla comprare alle Autostrade: o meglio di favorire l'ingresso di Atlantia (già Autostrade Spa), la holding controllata dal gruppo Benetton,
Crisi
Alitalia, il cda in difficoltà chiede garanzie al governo Gli amministratori
rinviano a oggi il via libera al bilancio 2007. Cresce l'allarme
( da "Unita,
L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
edizione del
Crisi Alitalia, il cda in difficoltà chiede garanzie al governo Gli
amministratori rinviano a oggi il via libera al bilancio 2007. Cresce l'allarme
di Roberto Rossi/ Roma RINVIO Dopo quasi cinque ore il consiglio di
amministrazione di Alitalia, chiamato a esaminare il bilancio chiuso nel
dicembre del
Penati:
il prestito-ponte riguarda pure Malpensa?
( da "Unita,
L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: utilizzo dei 300 milioni di prestito ponte accordati ad Alitalia. "Chiediamo se questi 300 milioni riguardano Malpensa o se servono solo per tenere in vita il carrozzone Alitalia - ha detto nel corso di una conferenza stampa convocata -. I dati di traffico su Malpensa ci dicono che un viaggiatore su tre ha disertato Malpensa e a fronte di questo calo Fiumicino è aumentata solo dell'
Bonomi:
<Il governo? Ora è atteso a Malpensa>
( da "Giornale.it,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dire una parola chiara sul prestito ponte ad Alitalia, se i 300 milioni servono anche a frenare l'emorragia di passeggeri e traffico su Malpensa" e suggerisce sempre all'esecutivo Berlusconi di "impegnarsi subito per una liberalizzazione dei diritti di volo, a prescindere da Alitalia". E solo con la "liberalizzazione dei diritti di volo", continua l'inquilino di Palazzo Isimbardi,
Penati:
il governo è assente Subito il tavolo per Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: O forse servono soltanto per tenere in piedi il carrozzone Alitalia?". Penati ricorda i numeri diffusi nei giorni scorsi: "Negli ultimi mesi lo scalo ha perso il 33% dei passeggeri. Peraltro, Fiumicino ha visto aumentare i propri viaggiatori soltanto dell'11%. Mi pare che il piano di Alitalia non faccia bene neppure ad Alitalia".
Le
tante favole sul nucleare ( da "Manifesto, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Faccia dunque un nome ministro o se le cose stanno come per le cordate dell' Alitalia ci lasci chiedere ai "soliti noti" di ribellarsi. Mi rivolgo al ministro ombra dell'ambiente per sollecitarlo a convincere il suo governo a fare una determinata opposizione a questa scelta. Non le chiedo solo di dire no, ma di avanzare proposte alternative.
Soldati
a Kabul, nucleare iraniano I dossier che aspettano Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: mentre è in attesa di incardinare la difficilissima pratica Alitalia, sulla quale pare continuino le trattative con alcune compagnie arabe. Sui dossier internazionali invece "non ha ancora messo la testa", come raccontano alcuni suoi fidati collaboratori. Ma è chiaro che dovrà farlo a breve, vista l'agenda degli appuntamenti in programma già dalla prossima settimana.
Enel
e Poste, cambiano i presidenti ( da "Corriere della Sera"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma di lui si parla con grande insistenza anche come possibile nuovo presidente dell'Alitalia. Saranno invece certamente sostituiti i consiglieri Dario Fruscio (in quota Lega, già dimessosi all'inizio dell'anno), Marco Pinto (fu nominato in quota Udc e non sarà confermato) e Pierluigi Scibetta (An). Ancora fluida la situazione anche per quanto riguarda l'Enel.
La
Borsa crede ai tifosi di Soros ma l'affare-Roma resta un <giallo>
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ai francesi che volevano comperare Alitalia? Perché da un lato si promettevano sangue, sudore e lacrime (leggi licenziamenti) e dall'altro vittorie, sogni e grandi acquisti. Secondo l'agenzia Radiocor, però, George Soros avrebbe deciso di non dare seguito agli sforzi di Inner Circle già da venerdì scorso.
Alitalia,
conti sotto la lente di Deloitte: consiglio sospeso
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ronchi ha comunque spiegato di non aver parlato di Alitalia con Barrot, che fino a qualche giorno fa era commissario europeo ai Trasporti e che quindi finora ha seguito il dossier Alitalia. Riprende il tam-tam dei sindacati che chiedono lumi al governo sulla linea che intende seguire su Alitalia.
Veltroni:
su Alitalia troppo silenzio ( da "Voce d'Italia, La"
del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ponte al vaglio della Commissione Trasporti Veltroni: su Alitalia troppo silenzio Secondo il leader del Pd, l'esecutivo non starebbe facendo abbastanza per salvare la compagnia Roma, 27 mag. - "Passano i giorni ma la questione Alitalia continua a non essere affrontata né risolta". Così Walter Veltroni è tornato oggi sulla questione della compagnia aerea italiana,
Alitalia,
Veltroni: "L'esecutivo si muova"
( da "Giornale.it,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 27 pagina 0 Alitalia, Veltroni: "L'esecutivo si muova" di Redazione Il leader del Pd attacca Palazzo Chigi sulla questione della compagnia di bandiera: "I giorni passano ma la questione Alitalia non viene affrontata né risolta. Non ci sono né la famosa cordata italiana, né soluzioni alternative all'orizzonte" Roma - "Voglio denunciare il silenzio"
Rossi
contro neri e tanto odio. A chi giova?
( da "Giornale.it,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.
Alitalia,
conti in picchiata troppi rischi: cda rinviato
( da "Stampa,
La" del 27-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: PERDE 2 MILIONI AL GIORNO Alitalia, conti in picchiata troppi rischi: cda rinviato Barbera e Grassia Sospeso l'esame del bilancio Commissariamento a un passo.
L'Ici
pop dei Liberali pop ( da "Giornale.it, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Quel
venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Roma,
quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Racconta
anche tu la partita della tua vita
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Alitalia,persi495
milioni ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
salvezza all'ultimo minuto ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ha chiuso il bilancio 2007 con un rosso di 495 milioni di euro: ha perso circa un milione e 350 mila euro al giorno. Un risultato migliore rispetto all'anno precedente, quando le perdite erano state di 626 milioni. Sul filo del rischio commissariamento, con l'approvazione dei conti la compagnia supera un passaggio delicatissimo.
Listini
deboli scambi intensi ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il Mibtel ha lasciato sul terreno lo 0,33% a 25.230 punti e lo S&P/Mib lo 0,06% a 32.743 punti, in linea con l'andamento dei principali mercati europei. Vistoso il crollo di Alitalia (-9,36%), pesante Impregilo (-3,53%).Debole Iride. 28/05/2008.
Malpensa,
il governo riapre il tavolo milano - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: decreto legge per il prestito ponte di 300 milioni di euro a favore di Alitalia, accogliendo le osservazioni proposte dall'onorevole Erminio Quartiani del Partito democratico, che rendevano esplicita l'urgenza di un intervento organico a favore del rilancio della compagnia di bandiera che "porti all'adozione di un serio piano di sviluppo per Malpensa, il territorio e le sue imprese".
Alitalia,
ermolli cede il passo a tremonti - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Alitalia, Ermolli cede il passo a Tremonti Il consulente gira la lista della
cordata al ministro. Conti in rosso per 495 milioni Il cda: "Subito una
ricapitalizzazione, attendiamo indicazioni dal Tesoro" ETTORE LIVINI
MILANO - Alitalia chiude il
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Otto e mezzo Dal decreto sulle frequenze tv al destino dell'Alitalia, in Parlamento il clima politico si scalda. Confronto e scontro fra maggioranza e opposizione secondo Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, capigruppo al Senato rispettivamente di Pd e PdL. La 7 20.30 i liceali La puntata della fiction mette a fuoco le ansie di un padre verso la figlia.
Energetici
in calo ( da "Unita, L'"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Tra gli energetici in calo Eni (-1,59%) e Saipem (-2,29%), Bene le tlc, con Telecom +0,42% e Tiscali +0,89% sulle ipotesi circa una vendita separata dei diversi assets. Alitalia ha registrato un calo del 9,38% dopo la fumata nera sull'approvazione del bilancio 2007.
<Governo,
solo fuochi d'artificio La Chiesa ha diritto di parlare>
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ci si può opporre con fermezza su Rete4 e denunciare la scomparsa della cordata Alitalia, senza che per questo il dialogo sulle riforme debba interrompersi. Così come è finito il clima di scannatoio durato quindici anni. Io ho cominciato a usare toni nuovi già in campagna elettorale; il leader dello schieramento a noi avverso l'ha fatto soltanto dopo la vittoria".
Il
modello Rai è arrivato al capolinea
( da "Manifesto,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sara Farolfi Roma La Rai come Alitalia? Per il momento no, ma l'evocazione ricorre e salvo una netta inversione di rotta dal declino al tracollo la strada è breve. Soffre, la 'compagnia di bandiera' televisiva, di una "logica inerziale" in un mondo, quello dell'informazione e della produzione culturale, di rapidi cambiamenti.
La
via nazionale e lo slalom sui tempi
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le risorse di Alitalia, anche dopo l'iniezione dei 300 milioni del "prestito- ponte" potrebbero esaurirsi entro agosto. Occorre dunque accelerare nella predisposizione del piano e nella verifica dei conti da parte del nuovo pretendente di Alitalia. Il vettore continua infatti a bruciare liquidità: nel giro di un solo anno la disponibilità si è ridotta di 345 milioni,
Aponte
e Riva per Alitalia Stretta sulla cordata italiana
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: va rifatta la gara per Volare Aponte e Riva per Alitalia Stretta sulla cordata italiana La maxi-perdita 2007 sale a quota 495 milioni Rinviata ancora la pubblicazione del decreto sul prestito ponte, convertito in patrimonio netto ROMA - Alitalia archivia il 2007 con un "buco" di 495 milioni di euro e un patrimonio netto ridotto a 381 milioni prima delle perdite del 2008.
Mozzarella
a bordo ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Mozzarella di bufala campana gratis ai viaggiatori di Alitalia. è questa l'idea che la compagnia starebbe per lanciare in collaborazione con il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. L'iniziativa che servirà a supportare il prodotto campano in tutto il mondo, riguarderebbe tutti i viaggiatori dei voli internazionali e intercontinentali e gli ospiti delle salette vip.
Balzo
di Unicredito, scivola Impregilo ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La caduta degli energetici ha coinvolto anche Tenaris (-1,73%) e la stessa Eni (-1,59%). Fuori dall'S&P-Mib, infine, scivolone della AS Roma (-12,92%) dopo la smentita della famiglia Sensi sulle trattative con il magnate americano Gorge Soros e nuovo ridimensionamento di Alitalia (-9,36%), scesa sotto quota 0,5 euro.
Gli
operai e il <sogno> tedesco
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Chi volesse soffocare i sogni di Bonanni potrebbe citare Alitalia, Fs o Rai quali esempi di invadenza sindacale. Ma farebbe demagogia come chi citasse Parmalat o Enron per bocciare padroni e manager. In realtà, la proposta della Cisl è nobile e riflette l'esperienza tedesca della Mitbestimmung. Sacconi, è vero, non la vorrebbe riprendere tal quale: in questa fase postideologica,
Il
dramma Alitalia: nel 2007 ha perso 495 milioni di euro Il Cda chiede un
immediato aumento di capitale Assemblea dei soci convocata per il 27 giugno
( da "Unita,
L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esercizio è stato un passaggio fondamentale per la sopravvivenza di Alitalia. Significa che secondo il consiglio c'è ancora spazio per tentare un salvataggio del gruppo. L'alternativa sarebbe il ricorso al commissariamento che per Alitalia significherebbe il fallimento certo visto che, con tutta probabilità, le sarebbe sospesa la licenza di volo.
Alitalia,
persi 495 milioni ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
il fallimento non c'è e la cordata sfuma
( da "Campanile,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Voglio denunciare il silenzio su Alitalia e chiedo al governo di dare immediatamente un'indicazione chiara su uno dei problemi più drammatici per la vita del nostro Paese". Il segretario del Pd, Walter Veltroni, è passato all'attacco sulla questione di Alitalia e, all'indomani della sospensione e del rinvio dell'atteso Cda sui conti,
<Il
modello Rai è arrivato al capolinea>
( da "Manifesto,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: analisi dei bilanci curata da Sergio Cusani Sara Farolfi Roma La Rai come Alitalia? Per il momento no, ma l'evocazione ricorre e salvo una netta inversione di rotta dal declino al tracollo la strada è breve. Soffre, la 'compagnia di bandiera' televisiva, di una "logica inerziale" in un mondo, quello dell'informazione e della produzione culturale, di rapidi cambiamenti.
La
Sapienza e il rito dell'intolleranza
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Alitalia:
'Il governo sta lavorando' ( da "Voce d'Italia, La"
del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'argomento è delicato. Su Alitalia il governo sta lavorando, di più non posso dire”. Così ha risposto alle domande dei giornalisti, senza offrire ulteriori dettagli sulla questione Alitalia, aperta ormai da tempo e non ancora risolta. Giulia Fossati.
Scambi
spunta l'emendamento pro-benetton
( da "Riformista,
Il" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: benetton Il pedaggio per salvare Alitalia Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani sono passati ieri all'attacco, sull'emergenza Alitalia. Ha esordito il leader del Pd, esprimendo la volontà di "denunciare il silenzio" sul futuro della compagnia di bandiera e chiedendo al governo di dare "immediatamente una indicazione chiara su uno dei problemi più drammatici per la vita del nostro Paese"
Poltrone
tutto ruota attorno all'eni ( da "Riformista, Il"
del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: come già avvenuto per il difficilissimo dossier Alitalia, ha investito del ruolo di mediatori i suoi uomini più fidati, Gianni Letta per gli aspetti strettamente politici e Bruno Ermolli, nelle vesti di "cacciatore di teste". A questo punto, è prevedibile che a mettere l'ultima parola sia proprio Berlusconi ricorrendo, come spesso gli accade, a un intervento di "ultima istanza"
Pd
Il leader attacca su Alitalia e salari, ma insegue sempre la grande riforma
( da "Riformista,
Il" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: A stretto giro è arrivato pure un affondo sul caso Alitalia: "Passano i giorni - ha detto Veltroni - ma la questione continua a non essere affrontata né risolta e dopo aver creato le condizioni perché Air France abbandonasse la trattativa, si lascia spazio a rischi molto forti per Alitalia perché non solo non si vede all'orizzonte la famosa cordata italiana,
Mutui,
giù le rate ma solo dal 2009 ( da "Stampa, La"
del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: giù le rate ma solo dal 2009 Alitalia, pronto il piano dei privati Le norme sui mutui approvate per venire incontro alle esigenze dei cittadini che devono pagare rate schizzate in alto entreranno in vigore soltanto dal 2009. Intanto oggi sarà pubblicato sulla Gazetta Ufficiale il decreto legge sull'Ici e sugli straordinari.
Trenta
giorni per salvare Alitalia dalla liquidazione
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: indicato come il futuro timoniere di Alitalia non si sa bene in che veste, avverte che sarà dura: "Dopo i rifiuti di Napoli, Alitalia è il problema più grosso". E scusate se è poco. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 29/05/2008 20 MARZO 29/05/2008 ' 29/05/2008 prioritàed emergenzeDopo i rifiuti di Napoli, Alitalia è il problema più grosso da affrontare mario rescamanager 29/
Il
leader del Pd: Ne vedremo delle belle Ma su Alitalia, mutui e lavoro passano
solo i messaggi del governo ( da "Unita, L'"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il leader del Pd: "Ne vedremo delle belle" Ma su Alitalia, mutui e lavoro passano solo i messaggi del governo.
Il
problema del Pd: la luna di miele tra governo e media
( da "Unita,
L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Rai e via discorrendo. "Vedrete - è la conclusione - che la maggioranza entrerà presto in difficoltà e si dimostrerà che la luna di miele tra governo e italiani è fondata sul nulla". Non a caso due ore prima di sentire i big del partito sul tema riforme e regolamenti, il segretario del Pd aveva convocato una conferenza stampa per criticare il governo per il decreto fantasma
Cronache
della nuova Roma ( da "Unita, L'"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Provvedono al collegamento rapido con la periferia gli autobus della nuova Alitalia. Non vola, ma dove dovrebbe volare? Niente vale questa nostra bella terra chiusa e protetta. E finalmente senza Rom, senza stranieri, senza ingombranti facinorosi di sinistra (ricordate le continue notizie di "rissa", quando gli estremisti tentavano di reagire alle bastonate?
Alitalia:
il governo tace, la crisi peggiora Il Pd contro il prestito-ponte. Voci e
nessuna certezza sulla soluzione italiana
( da "Unita,
L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del Alitalia: il governo tace, la crisi peggiora Il Pd contro il prestito-ponte. Voci e nessuna certezza sulla soluzione italiana di Roberto Rossi/ Roma SALUTI "Tanti auguri". Il super consulente Bruno Ermolli, l'uomo incaricato da Silvio Berlusconi di risolvere il caso Alitalia cercando una cordata italiana,
Falsa
partenza la maggioranza bulgara rallenta in parlamento e cerca compromessi
( da "Riformista,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Falsa partenza la maggioranza bulgara rallenta in parlamento e cerca compromessi GLI EX DECISIONISTI Governo a marcia indietro su Rete4 e Benetton. Stop sugli statali. Alitalia aspetta.
P
robabilmente, ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è un primo segnale vistoso. E la Lega lo esaspera chiedendo una riunione del consiglio dei ministri nell'aeroporto milanese di Malpensa; e avvertendo, con un sottinteso minaccioso: "A noi interessa Malpensa, non Alitalia". Basta questo perché il Pd chieda chiarimenti e alzi la voce, bilanciando un dialogo non facile ed un atteggiamento che a sinistra qualcuno considera subalterno.
Berlusconi
punta al dialogo, si parte con i regolamenti
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: anche per svelenire il clima sui prossimi provvedimenti che l'esecutivo dovrà affrontare (rifiuti, Alitalia e Afghanistan). Il governo ombra resta dunque un capitolo del dialogo sulle riforme, il dialogo con la maiuscola secondo Veltroni. Quello che, secondo invece desiderata di Berlusconi, dovrà partire con l'introduzione di uno sbarramento alla legge elettorale europea.
Dal
Salva Benetton autostrade alla rendita
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Bruno Tabacci (Udc): "Scambio di soldi per Alitalia" Matteo Bartocci Roma Altro che "salva Retequattro". Tra gli emendamenti berlusconiani al decreto comunitario ce n'è uno ben più clamoroso ma di cui, c'è da giurarci, poco sapranno i cittadini e soprattutto gli automobilisti italiani.
Alitalia,
il Tesoro e la stretta sui tempi ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE La cordata Riassetto in due fasi Alitalia, il Tesoro e la stretta sui tempi ROMA - Tempi brevi per la ricetta-Tremonti su Alitalia. Le basi dell'operazione che il Tesoro avrebbe in mente per salvare la compagnia saranno gettate all'inizio della prossima settimana. Una scelta fatta per non irritare l'Ue, di cui si dovrà aspettare un primo parere sul prestito-
Baccini
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia" Ghedini "Veramente io stavo con il Cavaliere. Come sempre" Granata "Accompagnavo Alemanno per le provinciali di Palermo". Chiara Moroni "Assente per accertamenti in ospedale, ho il certificato" N. Cosentino "Il pulsante non ha funzionato, non so perché, proprio in quella votazione" Cicchitto Il capogruppo del Pdl si è giustificato dicendo che stava in Transatlantico a richiamare
<In
bagno>. <Missione segreta per Silvio> Le <giustificazioni> dei
cento assenti ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le vittime dei ritardi Alitalia come Maria Grazia Siliquini, che chiama Italo Bocchino dall'aeroporto e geme "sono bloccata dallo sciopero". E gli sgobboni alla Gabriella Mondello, "traditi" dalla stanchezza dopo aver conquistato la palma degli stakanovisti parlamentari: "Sono dispiaciutissima, per tre legislature ho raggiunto percentuali bulgare di presenza in Aula,
<Malpensa
grida ancora vendetta ma il governo è vicino alla svolta>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ha abbandonato Malpensa grida ancora vendetta". Sostantivo che Roberto Formigoni ripete due, tre volte: "La priorità è sempre tutta per Malpensa perché il modo con cui Alitalia ha abbandonato l'aeroporto ancora grida vendetta". Ma il presidente della Regione Lombardia invita comunque a essere "ottimisti": "Bisogna esserlo perché questa è la sfida che il governo nazionale
Sale
Monte Paschi, scende Intesa ( da "Giornale.it, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In crescita invece Alitalia, che nell'asta unica di chiusura ha segnato un prezzo di 50 centesimi di euro netti, in aumento del 2,25%. Sprofonda la Roma dell'11,26% a 1,19 euro dopo brevi sospensioni per eccesso di ribasso. Positive tutte le Borse europee: Londra +0,18%, Parigi +1,32%, Francoforte +1,08%, Zurigo +0,76%.
Alitalia,
il governo insiste rispunta l'ipotesi air one - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Allo studio l'integrazione con le compagnie nazionali minori Alitalia, il governo insiste rispunta l'ipotesi Air One Il progetto prevede la nascita di un vettore con il 75% circa del mercato interno LUCIO CILLIS ROMA - Integrazione tra Alitalia, Air One e altre compagnie minori per salvare il trasporto aereo nazionale.
Il
governo sblocca tutte le convenzioni anas - sara bennewitz
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: società autostradale italiana a partecipare alla cordata per il rilancio di Alitalia, difficilmente la società potrebbe tirarsi indietro. Tuttavia l'emendamento votato ieri, che avrà efficacia retroattivamente a partire dall'8 aprile, ratifica per legge anche tutte le altre convezioni firmate dai concessionari di autostrade, di cui 5 su 13 non avevano avuto il via libera dal Nars.
Alitalia
e straordinari, il Pd boccia il governo
( da "Campanile,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lea Vendramel Alitalia e straordinari, il Pd boccia il governo Dure critiche dell'opposizione sul fisco e sulla fantomatica cordata italiana Veltroni attacca a spada tratta il governo. Nel mirino del leader del Pd, la detassazione degli straordinari e la vicenda Alitalia.
Alitalia
che cosa si aspetta a farla fallire?
( da "Riformista,
Il" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: avesse interrogata prospettandole due ipotesi di lavoro: un'Alitalia salvata dal contribuente e affidata agli amici degli amici in cambio di regole compiacenti, o un trasporto aereo più libero e Alitalia lasciata a sé stessa, la signora avrebbe propeso per la seconda. Meglio il fallimento che continuare a sprecare soldi del contribuente, e Malpensa viva e prosperi,
Tendenze
tra gaffe, stalli e scacchi il premier lavora a non incattivire l'opposizione
( da "Riformista,
Il" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: accumulano i dossier insoluti da Napoli ad Alitalia Forse è presto per dire che la luna di miele col paese è finita. Senz'altro non è ancora il caso di immaginare scenari di stallo e implosione. Certo è che il governo Berlusconi - dopo aver cavalcato la scia del successo elettorale per inanellare risultati e rastrellare nuovo consenso - ha fatto il primo bagno di realtà.
Falsa
partenza la maggioranza bulgara rallenta in parlamento e cerca compromessi
( da "Riformista,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia aspetta Il governo incontra il Pd e fa dietrofront sull'emendamento della discordia: saranno riformulati passaggi pro-Rete4. L'opposizione resta contraria al provvedimento, ma ritira l'ostruzionismo e canta vittoria. In una giornata che ha visto la maggioranza soffrire in aula anche sul caso Atlantia (con tanto di gaffe tra il presidente Fini e il ministro Ronchi)
Alitalia,
il dossier passa a Tremonti ( da "Giornale.it, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 29 pagina 22 Alitalia, il dossier passa a Tremonti di Redazione da Milano Le tensioni politiche su Alitalia si sono manifestate ieri alla Commissione trasporti della Camera, dove il decreto sul prestito ponte è stato approvato, ma con il voto contrario dei partiti di opposizione, che vogliono così incalzare il governo e gli impegni che ha preso.
Alitalia:
un anno di vita con il prestito ( da "Voce d'Italia, La"
del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: milioni di euro possa permettere la continuità aziendale di Alitalia per altri 12 mesi. Sarà poi il Tesoro ad occuparsi, in tempi brevissimi, della privatizzazione. Il dossier e' in mano al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che sul futuro di Alitalia, lavora in rigoroso silenzio. Il 2007 si è chiuso con "solo" 495 milioni di perdite, ma almeno si è evitata la liquidazione.
Autostrade-Anas,
sì della Camera alla convenzione ( da "Giornale.it, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: in cambio di un suo intervento finanziario nella cordata Alitalia. Non va dimenticato, però, che l'accordo tra Autostrade e Anas è stato firmato ancora l'ottobre scorso, sulla base delle nuove regole per le concessionarie autostradali volute dall'allora ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro.
"ascoltate
la cgil o salta il dialogo" - luisa grion
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il sindacato dunque chiede chiarezza su Alitalia: "Abbiamo diritto di sapere"; suggerisce "interventi fiscali redistributivi dell'ordine di 5-6 miliardi a favore del lavoro dipendente e delle pensioni"; avverte soprattutto che "siamo seduti su una polveriera: il governo deve occuparsi di inflazione, prezzi e tariffe".
Alitalia,
un anno di vita ( da "Secolo XIX, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Mozzarella,
il piano del ministro - patrizia capua
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In accordo con Alitalia, la mozzarella di bufala campana dop entrerà nei menù a bordo dei voli intercontinentali e potrà essere degustata nelle sale vip di Alitalia a New York, Tokyo, Mosca e nei principali aeroporti italiani. In parallelo partirà la promozione finanziata dalla Regione Campania, costo due milioni.
Loft
relazioni pericolose in chiaroscuro
( da "Riformista,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Si è assottigliato davvero solo nei giorni più caldi della vicenda Alitalia, e non certo per la porta sbattuta in faccia a Brunetta. Alla riunione del governo ombra, ieri, non s'è fatto cenno alla questione. Anzi, la linea ufficiale del Loft è negare che esista un caso Cgil e che il principale sindacato italiano sia tentato da una soluzione dipietrista, se così si può dire,
Alitalia
1 il governo prolunga l'agonia di altri 12 mesi
( da "Riformista,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia 1 il governo prolunga l'agonia di altri 12 mesi Palla avanti e volare, coi soldi pubblici Per un anno resta tutto com'è. Veltroni: "Dov'è la cordata italiana?". Bersani chiama in causa la Consob L'Alitalia continua ad accumulare perdite e allunga la sua agonia.
Alitalia
2 parla cipolletta: necessario un accordo
( da "Riformista,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia 2 parla cipolletta: necessario un accordo "Serve una compagnia straniera" "La politica non giochi con la paura". Su Tremonti nemico di banche e petrolieri: "Si rischia di fare danni" È al Festival dell'Economia di Trento in veste istituzionale, perché è anche presidente dell'università di Trento.
Il
fascismo alimentare ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Bruno Vespa si è concesso una delle sue puntate più aeree, tacendo però di Alitalia. Esaurito (per ora) il filone horror con la condanna della signora Franzoni, si è parlato di diete in vista della emergenza-spiaggia (si sa, le emergenze non finiscono mai). Per arrivare a dire che le diete sono tutte inutili, anzi dannose.
Di
Bruno Miserendino / Roma ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e a un progetto per l'occupazione femminile, tema sconosciuto agli interessi del governo Berlusconi, e risponde a una domanda sul raid del Pigneto di una settimana fa. Veltroni non si scusa, come chiede la Destra, per aver detto a caldo che era un'aggressione a matrice ideologica, mentre invece uno dei protagonisti ha rivelato che lui è pure di sinistra e in quella vicenda
Per
il governo Alitalia ha un anno di vita Ma l'opposizione lancia l'allarme.
Veltroni: subito in Parlamento, situazione gravissima
( da "Unita,
L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del Per il governo Alitalia ha un anno di vita Ma l'opposizione lancia l'allarme. Veltroni: subito in Parlamento, situazione gravissima di Bianca Di Giovanni/ Roma OSSIGENO La cordata tricolore per Alitalia non si è vista. Al suo posto è arrivata una nota del governo che contiene in sé tutti i segni dell'emergenza.
Un
ponte sullo stretto anche per l'Alitalia
( da "Manifesto,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Si attende il responso Ue Roma Il caso Alitalia resta un incubo non solo per chi ci lavora, ma anche nel nuovo governo. Ieri è passato il decreto fiscale con le misure di urgenza per la compagnia di bandiera, destinate a "salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale", evitando così per un anno la liquidazione della compagnia.
Eni
ed Enel, il governo conferma i vertici
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: considerato anche come possibile nuovo presidente dell'Alitalia, e Pierluigi Scibetta, in quota An. La Lega potrà invece contare su Paolo Marchioni, classe '69, avvocato ammini-strativista di Verbania, capogruppo della Lega alla provincia , già nel cda della Consip e molto legato a Roberto Calderoli.
Mandelson:
<Adesso l'Italia non ceda alle sirene protezioniste>
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia", ma il commissario torna a Bruxelles tranquillizzato. Ha incontrato tre ministri, Claudio Scajola, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, poi il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, "senza riscontrare il minimo accenno ad una politica commerciale di stampo protezionistico, ma piuttosto l'interesse al mantenimento,
0,48
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 29 categoria: BREVI 0,48 Euro. Il valore in Borsa del titolo Alitalia dopo il calo del 2,2% subito nella seduta di ieri.
495
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 29 categoria: BREVI 495 milioni. La perdita registrata da Alitalia nel 2007. Equivale a una perdita di 1,35 milioni al giorno.
Alitalia,
la trattativa torna al Tesoro ( da "Corriere della Sera"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "La fantasia di Tremonti è tornata - ha chiosato Francesco Boccia (Pd) - . Questa volta a pagare per Alitalia saranno le piccole imprese e i contribuenti". Le regole Il Tesoro prepara un decreto per la cessione a trattativa diretta di Alitalia Antonella Baccaro.
Ici,
i soldi dai fondi per donne e migranti
( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: rimanda ancora il redde rationem per Alitalia. Come? Semplice: togliendo fondi a provvedimenti che il nuovo ministro dell'Economia giudica secondari, poco popolari. Via quindi i fondi contro la violenza alle donne, meno soldi per i trasporti al sud, immigrati, università e cultura possono attendere.
TRASPORTI
PUBBLICI ( da "Corriere della Sera"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 45 categoria: BREVI TRASPORTI PUBBLICI Gestione tedesca Ho avuto la fortuna di viaggiare su aerei Lufthansa e con treni tedeschi: puntuali e precisi al minuto, efficienza al massimo, posti comodi e servizi ai passeggeri eccellenti. Non potremmo dare in gestione ai tedeschi sia l'Alitalia che Trenitalia? Francesca Zucco, Milano.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, 12 mesi garantiti Il ministro Tremonti ha presentato un decreto per garantire all'Alitalia 300 milioni di euro. I fondi sarebbero sufficienti alla compagnia di bandiera per affrontare i prossimi 12 mesi. Spettacoli Sex and the City al cinema Da oggi arriva nelle sale italiane la versione extralunga (2 ore e 25 minuti)
Le
misure di urgenza per Alitalia, varate dal governo servono a <salvaguardare
per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale>, evitando così per un
anno la liquidazione della ( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le misure di urgenza per Alitalia, varate dal governo servono a "salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale", evitando così per un anno la liquidazione della compagnia Le misure di urgenza per Alitalia, varate dal governo servono a "salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale", evitando così per un anno la liquidazione della compagnia.
La
bisteccopoli dei marta boys così affonda genova la rossa - curzio maltese
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La sola Genova conta debiti per un miliardo e 400 milioni, più o meno come l'Alitalia, 2.300 euro per abitante, compresi vecchi (tanti) e bambini (pochi). Ma domani la tempesta può arrivare a Roma, Torino, Milano, Firenze, Bologna. Cominciamo dalla storia vera, con i personaggi in carne e ossa e, si vedrà, dalla carne assai debole.
Ancora
un anno di ossigeno per alitalia - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ancora un anno di ossigeno per Alitalia Il governo stima gli effetti del prestito-ponte e oggi prova a riaprire la privatizzazione Veltroni:"Subito le decisioni". Il Consiglio dei ministri affronta la questione LUCA IEZZI ROMA - Giulio Tremonti riprova a vendere Alitalia. Il ministro dell'Economia riporterà oggi in Consiglio dei ministri la questione della compagnia di bandiera:
Alessandra
carini ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: altri concessionari per ottenere una partecipazione alla cordata Alitalia? Un atto dovuto per chiudere la procedura d'infrazione comunitaria? Intorno al blitz alla Camera che ha fatto passare per decreto l'approvazione delle concessioni autostradali, sottraendole all'esame del Cipe e saltando così le obiezioni a suo tempo avanzate dalla Ragioneria e dal Comitato tecnico del Nars,
Meno
treni per gli italiani tagli a intercity e biglietterie - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: far precipitare il gruppo ai livelli toccati da Alitalia e di non fornire più ai passeggeri i servizi notte. I motivi di questa ulteriore stretta, sono quindi quelli di sempre in un'azienda come Ferrovie dello Stato oberata da perdite rilevanti anche se in forte diminuzione, grazie al lavoro di limatura delle uscite e l'accettazione di ulteriori sacrifici da parte delle maestranze:
Una
tassa sull'incertezza pagata da tutti gli italiani - massimo riva
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per i prossimi 12 mesi la continuità aziendale di Alitalia". Parole impegnative che forse vorrebbero suonare rassicuranti, ma che in realtà possono creare solo sconcerto. Altri mesi di questo andazzo in attesa che dal cilindro di Berlusconi esca chissà quale miracoloso coniglio? E' il caso di ricordare a Palazzo Chigi e dintorni che Alitalia non è più soltanto una compagnia aerea,
"mozzarella
di bufala così la rilanceremo"
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che si
concretizzerà anche grazie a un accordo con Alitalia. La compagnia inserirà il
prodotto Dop campano a bordo dei voli intercontinentali. L'annuncio di Zaia fa
seguito alla crisi affrontata dal settore dopo l'allarme diossina, che nei
primi quattro mesi del
Brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Otto e mezzo Dal caso Alitalia all'emergenza rifiuti: alla vigilia della relazione annuale del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, l'economista Mario Monti (presidente della Bocconi di Milano, già membro della Commissione Attali e Commissario europeo alla concorrenza) commenta i primi passi del governo per rilanciare lo sviluppo del Paese.
Zaia
il veneto va in soccorso della bufala
( da "Giornale.it,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sui voli Alitalia verranno distribuiti piatti di bufale "e non quelle solite pappette", accanto ad altri prodotti in difficoltà del made in Italy. Si impegna "non ad aiuti di Stato", ma a costituire un tavolo interministeriale con il dicastero della Salute, e inizia a parlare di due milioni di euro di fondi europei per bonifica e restituzione dei pascoli sequestrati.
Scatta
Unipol, cede Impregilo ( da "Giornale.it, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: asta unica di chiusura Alitalia ha perso il 2,2% tra scambi ridotti. Quanto al settore bancario e assicurativo, bilancio deludente per il Monte Paschi di Siena (-1,1%) Intesa Sanpaolo (-0,7%) e Unicredit (meno 0,5%). Stabili le Generali; mentre Unipol è avanzata del 3% dopo che è stata esclusa una partecipazione al riassetto di Hopa.
Ma
Epifani lancia il diktat al governo
( da "Campanile,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Infine, il capitolo Alitalia. Epifani non ha dubbi: "Il sindacato ha il diritto di sapere che cosa succede". Esempio di quello che non bisogna fare è quanto sta avvenendo per Alitalia. In campagna elettorale ogni giorno un annuncio di cordate, di soluzioni possibili per il rilancio della compagnia.
Tremonti,
Alitalia: profonda crisi finanziaria
( da "Voce
d'Italia, La" del 30-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Varato decreto del Consiglio dei Ministri Tremonti, Alitalia: profonda crisi finanziaria Nuovi azionisti per risanare la compagnia aerea nostrana Roma, 30 mag. Varato un decreto del Consiglio dei Ministri sull'individuazione di nuovi acquirenti per Alitalia. "Con propria delibera” il consiglio dei Ministri, “
Quanti
immigrati può permettersi un'Italia in crisi?
( da "Giornale.it,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.
Quanti
immigrati può sostenere l'Italia che arranca?
( da "Giornale.it,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.
"Liberalizzare
subito gli slot di Malpensa se vogliamo salvarla"
( da "Stampa,
La" del 30-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Ma contestualmente, in cambio presenta un ordine del giorno con cui impegna il governo a un'azioen forte e determinata. Malpensa in un mese ha perso il 31 pe rcento del traffico, quota che Fiumicino non ha assorbito totalmente. Ciò significa che se non si fa nulla, in termini assoluti potremmo avere 3 milioni e 800 mila passeggeri in meno che scelgono scali esteri per muoversi,
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier
ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd):
la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e
torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e
aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure
che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro
ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del
"governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri,
divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti
divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino,
Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow
cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui,
inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che
la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che
fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la
fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun
conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io
quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore
d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto"
e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario
piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non
fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il
"partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (26
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta
per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non
c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere
il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è
cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà
contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono
Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni
per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente
Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average: 1.33 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno
dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno
del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.).
E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto
nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
arrestiEuropei, Donadoni: sì a Del Piero e CassanoGiro: crono a Bruseghin,
Contador vola tra i bigSicurezza, nel ddl il reato di clandestinitàCatania, due
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tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del
dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente
persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici
ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione
nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato
chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes, average: 2.98 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il
"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione
del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità
di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione.
A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze
E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa
ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera
su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia
del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista
che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo
scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del
Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E'
troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel
blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata
nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera
rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta".
Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere
della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio
della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in
"casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva",
quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare
Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera
risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
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ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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(7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Così le
tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del
dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare?
Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e
il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e
la Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma,
Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership.
Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto
in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average: 1.33 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano.
Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha
abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche
ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla
resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle
elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro
che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano
Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa
del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco
da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di
sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi.
E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera
su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia
del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti,
in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36)
Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
average: 1.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
average: 2.98 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (26 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (116 votes, average: 1.33 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto
la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e
senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del
Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato
via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli
stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e
atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei
partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si
sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano
infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la
guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente,
potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente
parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne
azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di
centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di
farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo
voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti (
58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo
scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del
candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco
Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom,
traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta
analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament,
serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti
analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em
capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con
un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul
territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò
fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con
il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già
scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna
ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro
frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere
al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo
facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog,
questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di
Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di
saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva
fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36)
Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19 arrestiEuropei,
Donadoni: sì a Del Piero e CassanoGiro: crono a Bruseghin, Contador vola tra i
bigSicurezza, nel ddl il reato di clandestinitàCatania, due nomadi tentano di
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cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E
Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere
rosse ammainate e la Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio
intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il
Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti
nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale.
Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17
maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti
che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di
tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello
"debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e
condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera:
"Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo
memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e
politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il
Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare.
Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo
che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa
alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema,
tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto
Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della
Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a
Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua
dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità
di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul
governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi
l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto
D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha
detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie
abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i
temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione
e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più
popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra
vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non
scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come
sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)".
Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita
della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di
Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la
partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo
sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi
un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al
"Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel
giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36)
Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
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Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 4 ) " (104 votes, average: 1.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (26 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"),
la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico
di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto:
pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi.
Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non
ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è
stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo
riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco,
che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro
Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta
feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna
elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le
dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla
Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha
rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel
loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e
sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave,
ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo
colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è
mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare
coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se
non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il
Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia
ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un
errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un
grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura
federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè
aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto
colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi
tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd"
a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e
il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato
mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà
davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta.
Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime
foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i
messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni.
Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come
spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di
amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della
sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 )
" (116 votes, average: 1.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì,
la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il
"muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in
macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei
conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto,
accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo
D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera
su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia
del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna
e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani
hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le
scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti,
in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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Contador vola tra i bigSicurezza, nel ddl il reato di clandestinitàCatania, due
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dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
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vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (104 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla
direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce
il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.".
Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita.
A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie
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a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana.
Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha
fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di
slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun
merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa
alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in
realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista
che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo
scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del
Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E'
troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel
blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici.
Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno
detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte
necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita
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( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia",
così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è
l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo
ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove
stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo
ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo
Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di
vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible
ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (45 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo).
Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita
a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema
portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla
fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in
casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione
del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
84 ) " (26 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (44 votes, average: 1.98 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista
del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del
Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo
anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie
abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i
temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera
su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia
del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36)
Ultime discussioni Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto,
francese. Bello, il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO
TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra
non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca
l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la parodia del... NET_BALLA: Il
futuro è dentro di noi. E' già arrivato dobbiamo solo respirarlo a pieni
polmoni e liquidare il... Marcelobranko: Vedo che i precedenti interventi hanno
già più che abbondantemente provveduto a gettare discredito... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Tremonti: "Tagli alla spesa per Ici e
straordinari"Droga, stroncato traffico per finanziare la jihad: 19
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D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con
la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite
la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la
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( da "Secolo XIX, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Compagnie
aeree Matteoli: "Per Alitalia la soluzione è
vicina" roma. "Problema complesso" ma su Alitalia, ha indicato
ieri il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli,
"troveremo la soluzione: stiamo lavorando, lasciateci lavorare ancora
qualche giorno". Per il futuro della compagnia è una fase di necessaria
attesa. Il
nuovo governo lavora. E Bruno Ermolli, il superconsulente che sta esaminando il
dossier Alitalia su mandato di Silvio Berlusconi, sta
mettendo a punto in silenzio il progetto di cordata italiana: non ne svela
ancora i possibili contenuti, ma mostra fiducia. "Io ci credo", ha
detto. Pressing dei sindacati, con il leader della Cgil Guglielmo Epifani che
al primo incontro con il governo, oggi a Palazzo Chigi, ha sollecitato un
incontro "rapidissimo". Formalmente le prossime mosse sono in mano al
Tesoro che deve sciogliere due nodi che oggi legano le mani ai vertici della
compagnia. Va scelta la persona giusta per guidare Alitalia
in questa fase: è attesa l'indicazione per la cooptazione in cda di un
consigliere, mentre continua la girandola di indiscrezioni sul nome
dell'eventuale nuovo amministratore. Intanto la compagnia continua ad
accumulare perdite e a consumare la cassa con un debito a quota 1,35 miliardi
al 30 aprile a cui vanno aggiunti i 300 milioni del prestito ponte. 21/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
La corsa del greggio
innesca la bufera finanziaria Benzina vicina a 1,50 euro. Mercati europei a
picco, Milano cede l'1,59% Roma. L'Europa scivola sul petrolio. Ma non solo: da
tempo gli operatori temevano che i rialzi delle ultime settimane potessero
rappresentare solo quello che con un gergo viene definito dagli operatori
"il rimbalzo del gatto morto". Ed è bastato che il prezzo del greggio
segnasse nuovi ma attesi record, che sui listini asiatici prima e su quelli
europei poi ancora di piùè cominciata la pioggia degli ordini di vendita. La
corsa del greggio non accenna a fermarsi e continua a trascinare con sé i
prezzi dei carburanti, spinti anche a nuovi livelli record. Con gli aumenti
scattati ieri, la verde è ormai a un soffio da quota 1,50 euro al litro. Sui
massimi anche il diesel. Gli autotrasportatori di prodotti petroliferi sono sul
piede di guerra e minacciano il blocco. Alla base di questa spirale di rialzi,
la corsa che ormai spinge il barile verso i 130 dollari e ieri ha fatto segnare
un nuovo massimo: 129,60 dollari a New York. Record anche per il Brent, che a
Londra è salito a 127,90 dollari. La debolezza del biglietto verde e
l'intenzione dell'Opec di non aumentare la produzione spiegano, almeno in
parte, il rialzo. Dopo quattro giorni consecutivi di aumenti, l'indice Dow
Jones 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sulle Borse
del Vecchio continente, ha segnato una perdita del 2,07%, che equivale al
peggior calo degli ultimi due mesi e a 161 miliardi di euro di capitalizzazione
bruciata. Il ribasso è stato causato soprattutto dai titoli delle materie prime
crollati in concomitanza con il rialzo del prezzo del greggio, e dalla cruciale
seduta della Borsa di Londra, che a fine giornata ha ceduto il 2,90%. Nella
capitale inglese è stata una seduta al limite del panico, con la paura
scatenata dai guadagni che diversi operatori hanno cominciato a incassare sui
titoli delle materie prime minerarie, con il risultato che un gigante come Bhp
ha ceduto il 7,88%, seguito a ruota dagli altri big del comparto. Assai debole
anche British Airways, che ha perso il 6,73%, tanto che il "virus"
delle vendite si è rapidamente propagato alle altre compagnie aeree, cioè le società
che più risentono del caro-petrolio. A Parigi, ad esempio, Air France ha perso
il 4,78%. Al palo Alitalia, che ha lasciato sul terreno lo 0,27% a 0,54 euro. Da notare
anche che il comparto energia è stato trascinato dal clima generale in terreno negativo.
Male a livello continentale tutto il settore media, quello industriale, high
tech e automobilistico, nel quale spiccano i cali del 4,94% di Porsche,
del 4,77% di Michelin e del 3,34% di Fiat. Unico tassello sul quale poggiare la
speranza che si tratti di un calo momentaneo, anche se la sensazione tra gli
operatori di Borsa è che si vada verso un estate difficile, viene dal
fondamentale comparto delle banche che, con la crisi subprime, ha scatenato
l'attuale incertezza dei mercati. Negativi tutti gli indici europei. La Borsa
di Milano in particolare ha chiuso con il Mibtel a -1,69% tallonato dallo Spmib
in calo dell'1,59%. Ormai c'è chi è pronto a scommettere che l'oro nero
infrangerà anche quota 150 dollari al barile. È l'ipotesi avanzata dal miliardario
americano Boone Pickens, attualmente alla guida della Bp Capital, hedge fund
con sede a Dallas, e alle spalle una leggendaria carriera di petroliere.
Pickens non è nuovo a previsioni di questo tipo. E per la verità, ci ha sempre
preso. Sta di fatto che le sue dichiarazioni hanno lasciato un segno anche
sulla fiammata delle quotazioni del greggio di ieri. Secondo Pickens, dietro
l'escalation dei prezzi c'è un divario tra produzione e domanda. Una tesi
sostenuta anche da un altro magnate d'oltreoceano, Warren Buffett, che non
crede alla tesi delle speculazioni. E, d'altra parte, non nasconde il proprio
interesse per la possibile acquisizione di una società energetica. Le
conseguenze del caro-greggio sulle tasche dei cittadini sono sempre più
pesanti. Ieri in Italia la benzina ha raggiunto gli 1,493 euro al litro,
aggiornando l'ultimo record che risale a soli quattro giorni fa. A rivedere il
prezzo consigliato ai gestori degli impianti, portandolo sul nuovo massimo, è
stata Esso. Ma anche Api, Ip, Shell, Tamoil e Total hanno messo mano ai
listini, portando il prezzo di riferimento a 1,491 euro al litro. Quanto al
gasolio, resta ad un livello di guardia, vicinissimo alla soglia di 1,49 euro
al litro. A questo punto, un pieno di verde per un'auto di media cilindrata
costa attorno ai 74,65 euro, mentre uno di gasolio attorno a 74,45. La
differenza, quindi, è ormai minima. Il caro carburanti è uno dei problemi
principali che il nuovo governo si trova di fronte. La linea che il ministro
per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, sembra intenzionato a seguire fa
perno soprattutto su un pacchetto di misure che incidano sulla filiera
produttiva e sulla rete distributiva. Scajola lo ha detto a chiare lettere ai
rappresentati dei petrolieri, convocati d'urgenza venerdì scorso. Il ministro
sembra voler lavorare su interventi strutturali, che rispondano anche ai
rilievi che l'Unione europea muove all'Italia giudicando la rete distributiva
troppo chiusa e gravata da vincoli. Meno probabili provvedimenti di taglio
fiscale, che se mai ci saranno, dovrebbero toccare solo l'autotrasporto,
settore in fibrillazione. Ieri gli autotrasportatori di prodotti petroliferi
sono scesi in campo minacciando un blocco a causa della vertiginosa salita dei
costi, a partire da quello del gasolio, che si sta traducendo in un'emergenza
per le imprese del comparto. "La crescente dinamica dei costi, a partire
da quello del gasolio" si sta traducendo in una "situazione
drammatica" per gli autotrasportatori denunciato Anita, Confartigianato
Trasporti, Fai, Fiap e Unitai. 21/05/2008 genova. Una delle più importanti
associazioni mondiali dello shipping ha deciso di aprire il proprio quartier
generale sotto Lanterna: si tratta della Royal Institution of Naval Architects
(il suo acronimo è Rina, proprio il Registro Italiano Navale). Il suo scopo, è
quello di "promuovere la crescita dell'arte e della scienza della
costruzione navale". Ma non solo: "In un futuro non troppo lontano,
dall'Unione europea arriveranno regole che cambieranno profondamente il nostro
ordinamento universitario - spiega Carlo Podenzana Bovino, professore
universitario di ingegneria navale e presidente per Genova della Royal
Institution - le lauree non avranno più valore legale, gli ordini professionali
saranno aboliti. Si andrà insomma verso un quadro normativo molto simile a
quello dei Paesi anglosassoni". I "titoli" che conteranno per
accedere ad una professione, non saranno più né la laurea, né l'iscrizione
all'albo. "E quindi - siega Podenzana - serviranno degli enti in grado di
accreditare le persone che vogliono intraprendere un determinato percorso
professionale". È il caso della Royal Institution, almeno nel campo
dell'architettura e dell'ingegneria navale. Effettivamente, in Gran Bretagna
questo sistema di certificazione è molto diffuso: sempre nel campo dello
shipping, si può fare un parallelo con l'Institute of Chartered Shipbrokers
(Ics), che forma broker e agenti marittimi in tutto il mondo, Italia compresa.
Il sistema ha dei vantaggi non trascurabili: in un settore economico
globalizzato come lo shipping, l'accredito della Royal Institution è
riconosciuto ovunque. Una persona che si affaccia sul mondo del lavoro con una
qualifica valida per decine di Paesi diversi, parte decisamente con una marcia
in più. In attesa di questi scenari, l'istituto inglese fa il suo ingresso tra
le associazioni culturali genovesi che ruotano intorno al mare. Un panorama
interessante, oppure la città dorme? "Tutt'altro - risponde Podenzana. -
Se escludiamo ovviamente Londra, in Europa siamo tra le città più attive. Ci
sono molte realtà, una su tutte il Propeller Club. Ma anche nei settori
specifici c'è voglia di scambiare e condividere idee. Dieci anni fa tutto
questo sicuramente non esisteva. Un esempio: sono presidente per Liguria e
Piemonte di Atena, l'associazione italiana di tecnica navale. Ultimamente è un
ottimo periodo, c'è una partecipazione molto alta". Indicatore di questa
vitalità sarebbe anche il fatto che "generalmente la Royal Insitution apre
sedi nei Paesi dell'ex Commonwealth - aggiunge Podenzana - insieme a Parigi,
Genova è una delle poche eccezioni". Per rispecchiare il carattere globale
dell'industria navale, la "Genoa Branch" ha inaugurato ieri la sua
attività organizzando a villa Cambiaso una tavola rotonda che si è sviluppata sul
tema: "Internazionalizzazione del business nel settore navale: la risposta
alla globalizzazione". Hanno partecipato all'incontro diversi
rappresentanti dell'armamento, della cantieristica maggiore, della ricerca,
della nautica da diporto. C'era anche la Marina Militare, che oggi sviluppa e
promuove tecnologie d'avanguardia. Tutti attori di un business che si sviluppa
sempre più su scala internazionale. A confrontarsi con esperti e studenti di
Ingegneria c'erano Andrea Cosulich (Fratelli Cosulich), Enrico Bonetti
(Fincantieri Direzione Militare), Mario Dogliani (Registro Navale), Lorenzo
Pollicardo (Ucina), e il comandante Claudio Boccalatte (Arsenale della Marina
Militare). Tutt'altro che casuale la platea: uno degli obbiettivi della Royal
Institution è proprio quello di coinvolgere l'ambiente universitario, che
rappresenta potenzialmente uno dei più importanti motori per
l'internazionalizzazione delle imprese liguri. Non va dimenticato che a Genova
la facoltà di ingegneria navale ha 800 iscritti, e nella formazione
universitaria è un centro di eccellenza mondiale. Alberto Quarati 21/05/2008.
( da "Unita, L'" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Emergenza sicurezza, la sua Marco Travaglio Ora basta, con la
cultura del sospetto si sta esagerando. Ma credete davvero che un giurista, un
uomo di legge del calibro dell'on.avv. Niccolò Ghedini inserirebbe mai nel
pacchetto sicurezza un codicillo di 13 righe che favorisce il suo cliente più
illustre, Berlusconi? Ma andiamo, via. È vero che l'idea di affidare il
pacchetto proprio a lui, lasciando inoperosi i giureconsulti che
impreziosiscono il governo - da Alfano a Calderoli, da Maroni alla Carfagna,
senza dimenticare la Brambilla, esponente della scuola giurisprudenziale
autoreggente - potrebbe ingenerare malignità. Qualcuno potrebbe persino
malignare sul fatto che l'unica emergenza sicurezza che sta a cuore a Ghedini è
quella del Cainano, imputato per corruzione giudiziaria del testimone Mills e
per falso in bilancio, appropriazio- ne indebita e frode fiscale nel processo
Mediaset. Ma, conoscen- do quel pezzo d'uomo dell'on. avv. siamo pronti a
giurare che il codicillo che allunga i processi di un paio di mesi (nel testo
iniziale erano addirittura 2 anni) per dar modo all'imputato di decidere con
comodo se patteggiare anche a fine dibattimento e rinviare la sentenza del
processo Mills a dopo le ferie, quando il reato sarà caduto in prescrizione, è
stato studiato soltanto al nobile scopo di abbreviarli, i processi. E poi -
come lui stesso ha osservato, ferito da tutti quei sospetti seminati da decine
di esponenti dell'opposi- zione irresponsabile e malfidata (cioè da Di Pietro)
- vi pare possibile che un presidente del Consiglio possa patteggiare? Che
figura farebbe agli occhi della comunità internazionale,da sempre abbagliata
dalla sua cristallina moralità, dalla purissi- ma innocenza, dalla immacolata
reputazione? Sarebbe un colpo mortale. A parte il fatto che il processo si
bloccherebbe anche se chiedesse di patteggiare Mills, qualcuno potrebbe
obiettare che non sarebbe la prima volta che il Cainano chiede di patteggiare:
il 27 giugno 1999, preceduto da una visita dialogante del fido Marcello Pera al
procuratore D'Ambrosio, il Caimano travestito da agnello salì le scale del
palazzo di giustizia di Milano per una presentazione spontanea, accolto dai pm
Ielo e Greco. Consegnò un memoriale di sei pagine, con una prima, timida
ammissione: nelle sue società c'erano state "carenze organizzative e
apparenti difetti di trasparenza". Una rivoluzione copernicana per chi,
fino al giorno prima, gridava al complotto, dipingeva il suo gruppo come un
tempio di legalità e irrideva a ogni accusa dei pm ("Fondi neri? Gli unici
che conosco sono quelli delle tazzine da caffè"). Fuori verbale, lasciò
capire di essere disposto a patteggiare, per il mare di fondi neri (1500
miliardi su 64 società off-shore nei paradisi fiscali) contestati nei processi
All Iberian 1 e 2. Restava solo da stabilire il quantum. I suoi legali
proposero meno di 3 mesi di reclusione, convertibile in una comoda pena
pecuniaria di poche decine di milioni. Troppo poco, per la Procura: sia alla
luce della gravità delle accuse, sia per l'impossibilità di accontentare
l'illustre imputato. Per quei falsi in bilancio, quand'erano ancora reato, si
partiva da una pena minima di 1 anno, che con le attenuanti generiche scendeva
a 8 mesi; con l'ulteriore attenuante del risarcimento del danno, passava a poco
meno di 6 mesi e, con il patteggiamento a 4. Ma, per trasformare il carcere
(virtuale) in multa, bisognava scendere sotto i 3. Così la trattativa si arenò
dopo qualche mese. E subito, come per incanto, l'agnellino tornò Caimano,
riprese la guerra ai giudici e, rientrato a Palazzo Chigi nel 2001, sistemò la
faccenda depenalizzando il falso in bilancio. Con una legge scritta anche da
Ghedini. Ecco, oggi qualcuno potrebbe obiettargli tutto ciò, se ricordasse
qualcosa. Ma per fortuna nessuno ricorda più nulla, e l'amnesia è il miglior
viatico per il dialogo. Che, sia chiaro, deve proseguire. O vogliamo rischiare
che entro l'estate, con tutti i problemi che già ha
ereditato dalla sinistra - dai rom ai clandestini, dal buco nell'ozono alla
monnezza, dall'Alitalia
alla Costituzione, dal Codice penale all'Europa - quel pover'uomo venga pure
condannato per corruzione di un testimone? Basta con gli attacchi strumentali
del Pd all'avvocato Ghedini e al suo illustre cliente per l'ennesima legge ad
personam. Qualcuno obietterà: ma nessuno, nel Pd, ha attaccato Ghedini e
il suo illustre cliente. Appunto, ma non si sa mai. Meglio prevenire. Ora
d'Aria.
( da "Unita, L'" del 21-05-2008)
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l'edizione del "Urgentissima una soluzione per Alitalia"
Mentre le cordate appaiono e scompaiono, Epifani sollecita un incontro con il
governo / Roma URGENZA "Un incontro rapidissimo". È quello che ha
sollecitato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al governo
per la questione Alitalia. A quasi due mesi dalla
chiusura della trattativa con Air France, i sindacati tornano a chiedere
chiarezza per la sorte della compagnia di bandiera. Secondo le confederazioni
il Tesoro deve sciogliere due nodi. Va scelta una guida operativa per il gruppo,
rimasto orfano di Maurizio Prato lo scorso aprile, e si deve definire in che
contesto va riaperto il dossier privatizzazione. Da quando è fallita la
trattativa con Air France formalmente non c'è una porta aperta per gestire
l'ingresso di un nuovo socio, unica strada per salvare Alitalia. Il governo sta cercando
disperatamente di trovare il bandolo della matassa. Bruno Ermolli, il
superconsulente che sta esaminando il dossier Alitalia su mandato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è
alla ricerca di una cordata italiana che rilevi il gruppo. "Io ci
credo", ha detto Ermolli. Il problema è che la società, per la sua
situazione finanziaria, non è facilmente vendibile. Ieri indiscrezioni di
stampa indicavano in 1,4 miliardi di euro l'investimento che gli azionisti
italiani erano pronti a erogare. Una somma insufficiente per coprire il
rilancio della compagnia. Anche i nomi circolati, come quello di Roberto
Colaninno per la presidenza del gruppo, non rispondono a verità. È vero che
Ermolli ha preso contatti con l'attuale presidente della Piaggio, il quale però
avrebbe declinato l'invito anche perché la realtà dei conti prospettava una
situazione disperata. Dalle poche indicazioni fino ad ora emerse accanto ad un
nocciolo di azionisti italiani, andrebbe individuato un buon piano industriale
ed un forte partner del settore che possa realizzarlo. Intanto la compagnia
continua ad accumulare perdite e a consumare la cassa con un debito a quota
1,35 miliardi al 30 aprile a cui vanno aggiunti i 300 milioni del prestito
ponte del governo. Il prestito, essenziale per mantenere artificialmente in
vita Alitalia rinviando una crisi di cassa che avrebbe
portato al commissariamento, è ancora sotto il rischio di una bocciatura di
Bruxelles che attende chiarimenti dal governo entro il 30 maggio. Per quella
data il governo, per evitare che il prestito venga giudicato un aiuto di Stato
non consentito, secondo il senatore Luigi Grillo presidente della Commissione
speciale di Palazzo Madama, potrebbe presentare un "piano industriale",
l'atteso progetto di salvataggio della compagnia. Il decreto che stanzia il
prestito per Alitalia, comunque, arriverà oggi in Aula
per essere approvato senza emendamenti. ro.ro.
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 120 del
2008-05-21 pagina 5 Mazzarri e Marotta da dieci e lode di Massimiliano Lussana
(...) Luca Calzolaio: senza voto. Una panchina con l'Aalborg. Poi gli hanno
fatto le scarpe. Matteo Lanzoni: senza voto. Come sopra. Massimo Volta: senza
voto. Ha il destino scritto nel cognome. Lo portano in panchina in Intertoto.
Una Volta. Gennaro Delvecchio: 6,5. Ha il sangue nelle vene. Quando gli si
liquefa, fa il miracolo. Purtroppo, a Gennaro accade più raramente che a san
Gennaro. Daniele Franceschini: 8. Straordinario. Decisivo. Importantissimo. Non
sembra nemmeno lontano parente di quello che giocava con Novellino. Buongiorno,
buongiorno, io sono Francesc(hini). Nikola Gulan: senza voto. Una panchina in
campionato. Christian Maggio: 8,5. Il Maggio fiorentino suonava stonato. Questo
è una melodia. Era de Maggio, ovvio. Angelo Palombo: 8,5. Il Palombo
novelliniano era un pesce spesso insapore, uno di quelli con la carne più
ruvida dei piedi, senza una sua consistenza specifica, buono tutt'al più per le
ricette di parte della stampa sportiva genovese. Alcuni sono notoriamente di
bocca buona, altri frequentavano solo il ristorante di Walter: che è come
andare al fast-food convinti di entrare in un tre stelle Michelin. Il Palombo
mazzarriano ha un sapore forte, è un giocatore insostituibile. 'Mi garba. Mirko
Pieri: 8. Anche per lui il voto è più alto per il modo in cui è cresciuto in
questi mesi. In era Novellino era un giocatore inguardabile, ora è
indispensabile. Era Pierino, ora è Pieri. Andrea Poli: senza voto. Esordisce in
serie A e si parla benissimo di lui. Se il Poli non si scioglie e se non va
alla deriva, il futuro è suo. Paolo Sammarco: 8. Ha passo, tecnica, visione di
gioco. E spesso fa impazzire i Sammarcatori. Tenerlo sarebbe un ottimo
acquisto. Sergio Volpi: 4. Prima o poi, i Volpi finiscono in pellicceria.
Cristian Zenoni: 3. Zenoni. Reto Ziegler: 4,5. Fra quelli che hanno fallito stagione
è l'unico a cui ridarei una chance. Vladimir Koman: 4. Parte titolare in
Intertoto. Poi non si vede più e un motivo c'è. Dove è finito Koman il barbaro
dello scorso anno che, a tratti, sembrava invincibile? Claudio Bellucci: 8,5.
Bello, bello, bellissimo. Emiliano Bonazzoli: 3. Lo chiamavano Bombazzoli.
Scoppiato. Andrea Caracciolo: 2,5. Non ho mai visto un giocatore così alto
elevarsi così poco da terra. Antonio Cassano: 9,5. Se non fosse per quei cinque
minuti con il Torino, il voto sarebbe dieci. Trascina i compagni, trascina il
pubblico (e non solo la Sud come fanno spesso alcuni dei suoi, dimenticando gli
altri tre quarti dello stadio, che pure pagano il biglietto), trascina il
pallone. Sì, proprio nel senso letterale della parola. A tratti, sembra che ce
l'abbia attaccato al piede con l'Attak. E con quel pallone ci fa quello che
vuole. Come lui nessuno mai a Genova. Non Mancini, non Chiorri, non Suarez. Gli
intenditori calcistici locali, gli stessi che spiegavano come Flachi fosse una
specie di via di mezzo fra Maradona e Baggio, quando Antonio è arrivato a
Genova parlavano di "scommessa". O non è chiaro il significato di
scommessa o non è chiaro quello di calcio. Gabriel Ferrari: senza voto. Tre
panchine in campionato, una in Coppa Italia. Ma resta ai box. Salvatore Foti:
3. Tre panchine in campionato, due in Coppa e un minuto giocato. Ma è
sufficiente per stroncare chi era stato definito "il più grande talento in
prospettiva del calcio italiano". Prospettiva sfuocata. Ikechukwu Kalu: 6.
Vorrei che fosse venduto solo per non dover mai essere più costretto alla
sofferenza di riscrivere il suo nome. Però, non è malissimo. Avesse avuto un
po' più di fortuna, avrebbe anche segnato. La più classica delle botte di Kalu.
Vincenzo Montella: 8. Riuscire a tenerselo, sarebbe un colpaccio. Anche perchè
risorge sempre dalle sue ceneri, gioca poco e segna tanto. Altro
che Alitalia. L'aeroplanino
è vivo e lotta insieme a noi. Walter Mazzarri: 10 e lode. Risuscita
Franceschini e Pieri che nemmeno Gesù con Lazzaro; lancia alla grande Maggio,
che con Novellino era fermo ad aprile; crea un nuovo Palombo e dà la svolta
alla stagione lasciando fuori Volpi, uno che gli intenditori di calcio genovesi
definivano "imprescindibile", spiegando che era impossibile
giocare a calcio senza il capitano e le sue illuminazioni. Soprattutto, poi, è
il primo tecnico dai tempi di Fascetti e del primo Capello (quello di Roma, non
quello di Madrid) a far rendere al meglio Cassano. Poi, si va allo stadio e ci
si diverte. Serve altro? Beppe Marotta: 10 e lode. Fa cassa vendendo antiche
comproprietà; firma autentici colpi di mercato con Montella e Maggio; è l'unico
a credere in Cassano e il merito di Antonio a Genova è solo e soltanto suo.
Poi, si va in società e i bilanci sono in attivo. Serve altro? Duccio Garrone:
10. Bilanci a posto, figura carismatica. La lode solo quando rinuncerà a certe
esternazioni troppo passionali dall'utilità inversamente proporzionale al
calore che ci mette. Alberto Marangon: 9. Chi era costui? Il capo della comunicazione
del Doria. Lui e Matteo Gamba meritano un voto altissimo per aver la capacità
di lavorare in un ambiente dove in tanti capiscono poco di calcio. Oppure non
ci prendono proprio: abbiamo iniziato la stagione leggendo che Mazzarri non
sarebbe mai arrivato e l'abbiamo finita leggendo che Mazzarri non sarebbe mai
rimasto. Fra inizio e fine stagione, tanti rimpianti per Novellino. Fra i
giornalisti e gli uomini di televisione, il club delle vedove inconsolabili del
tecnico che tanto bene ha fatto a Torino è foltissimo. Buongustai. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
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N. 120 del
2008-05-21 pagina 10 Le liquidazioni d'oro delle Ferrovie: ai manager 15
milioni in tre anni di Gian Maria De Francesco La Corte dei Conti svela quanto sono
costate le buonuscite dell'era Prodi: 8,5 milioni all'ex Ibm Elio Catania, 2,3
all'ex Fiat Roberto Testore da Roma Nel settembre 2006 quando il tandem
Innocenzo Cipolletta-Mauro Moretti subentrò ad Elio Catania alla guida delle
Ferrovie dello Stato sui giornali circolarono le cifre più disparate
sull'entità della liquidazione corrisposta all'ex manager della Ibm Italia. Il
Corriere scrisse oltre 4 milioni, Il Sole 24 Ore ipotizzò oltre 8 milioni
mentre le associazioni dei consumatori gridarono allo scandalo dichiarando che
si trattava di una "buonuscita" da oltre 10 milioni. La deputata
radicale Donatella Poretti depositò un'interrogazione alla quale rispose
l'allora sottosegretario Tononi asserendo che "una clausola di
riservatezza ne impediva la diffusione". Da ieri la relazione della Corte
dei Conti inviata al Parlamento ha tolto il velo: l'ingegner Elio Catania,
attualmente presidente dell'Atm di Milano, ha percepito un "trattamento di
fine rapporto" di 8.535.089,69 euro. Si tratta di oltre due milioni in più
rispetto alla liquidazione da 6,5 milioni attribuita al predecessore Giancarlo Cimoli quando nel 2004 lasciò le Fs per Alitalia. Non è tutto: il trio
dirigenziale Catania-Cipolletta-Moretti nel 2006 ha intascato una retribuzione
complessiva di 1.158.843 euro. Nel 2005, invece, al solo Catania era stato
attribuito un compenso/emolumento di 1.930.000 euro, mentre per quanto riguarda
il 2004 non si hanno notizie giacché "inquadrato quale dirigente di Fs
spa". Ma il blitz prodiano sul gruppo che gestisce le strade
ferrate non ha prodotto solo questi extra-costi. Nel 2006 "saltò"
anche la poltrona dell'amministratore delegato di Trenitalia Roberto Testore.
Anche la sua uscita non è stata indolore e la cessazione del rapporto di lavoro
è costata 2.354.925,85 euro. Nel 2005 lo "stipendio" dell'ex ad di
Fiat Auto si era attestato a quota 863.019,88 euro. Alla fine il compenso più
"moderato" si è rivelato quello di Mauro Moretti quando era ad di
Rete Ferroviaria Italiana: 496.064 euro nel 2005 e 422.667,37 divisi con il
successore Michele Mario Elia nel 2006. La sua retribuzione alle Fs è invece
coperta da clausole di riservatezza, ma la Corte dei Conti non ha formulato
rilievi. Rilievi che invece sono stati mossi alla complessiva gestione delle
Ferrovie: sono "necessari interventi organici e con effetti
durevoli". In particolare i magistrati contabili hanno rilevato un
"avvertibile peggioramento della qualità del servizio di trasporto"
in termini di pulizia, puntualità e copertura del territorio nazionale nonostante
il consistente impegno finanziario statale (4,8 miliardi nel 2005 e 5,8
miliardi nel 2006). La Corte ha quindi invitato Fs al rispetto dei
"principi di efficienza, economicità ed efficacia" così da poter
sostenere l'impatto dell'apertura del mercato ferroviario. L'ad Moretti ha
replicato che tali osservazioni si riferiscono a "una situazione
superata" e che con la sua gestione i conti sono in miglioramento. Ieri il
ministero dell'Economia ha fatto sapere che a Fs e ad Anas sarà garantito un
miliardo per finanziare le opere più importanti. Servono anche quelli a una
società che in tre anni ha speso 15 milioni in buonuscite per i manager. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
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N. 120 del
2008-05-21 pagina 20 Intellettuali abbonati alle cantonate di Redazione È un
caso più unico che raro in Europa che un leader politico vinca le elezioni per
tre volte, e non di seguito: Berlusconi ha vinto nel 1994, nel 2001, nel 2008.
Ciò dimostra che Berlusconi e Forza Italia sono in modo organico e profondo un
pezzo cospicuo del sistema politico italiano. Qualora Veltroni e il gruppo
dirigente del Pd, oltre ad alcuni quotidiani del tutto allineati, avessero
letto alcuni libri di autori di sinistra, fortemente critici sull'esperienza
del Partito democratico e in alcuni casi anche assai equilibrati nel giudizio
su Berlusconi (ad esempio Luca Ricolfi: "Perché siamo antipatici?",
Riccardo Illy: "Così perdiamo il Nord", Marco Alfieri: "Nord
terra ostile", Raffaele Simone: "Il mostro mite", Aldo Bonomi:
"Il rancore", Ferruccio Capelli: "Sinistra light" e, su
Roma, Benedetto Marcucci: "Il grande bluff"), forse avrebbe commesso
meno errori. Invece i leader del Partito democratico hanno dato ancora una
volta retta a Eugenio Scalfari che, alla vigilia delle elezioni del 13-14
aprile, così scriveva: "Con avversari di questo livello non si può
perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommettere".
Dopo le elezioni, almeno alle prime battute, da parte del Pd c'è stata una
svolta: fine della demonizzazione e dell'antiberlusconismo, disponibilità ad
arrivare a una dialettica normale fra maggioranza ed opposizione. Meglio tardi
che mai. In ogni caso Veltroni, per un verso ha subito una fondamentale
sconfitta a Roma e per altro verso è andato incontro a un paradossale esito
delle elezioni nazionali. Il Pd era stato pensato per aumentare la
concorrenzialità nei confronti di Forza Italia sia al centro del sistema
politico, sia al Nord. Ora il Pd è stato sconfitto al Nord e non ha sfondato al
centro. Al contrario ha contributo a distruggere la Sinistra Arcobaleno,
recuperando a sinistra parte dei voti persi al centro a favore dell'Udc. Per
parte sua Casini ha commesso un errore di fondo a partire dall'analisi. Infatti
la sua analisi era basata sulla convinzione che era finita la "forza
propulsiva" di Berlusconi. È successo esattamente il contrario: Berlusconi
ha trainato tutto il centrodestra verso la vittoria. A essa ogni partito ha
dato il suo contributo. Forza Italia, sotto la guida di Bondi, si è aggregata e
radicata sul territorio, un partito interclassista e pluriculturale che al
Nord, insieme alla Lega, ha ottenuto anche la maggioranza del voto operaio e
che ha "sfondato" nel centro-sud, insieme ad An. A sua volta An è
riuscita a portare a compimento il capolavoro politico di Gianfranco Fini che è
stato quello, da Fiuggi ad oggi, di trasformare un "partito della
nostalgia" in un partito della destra democratica, disponibile a fondersi
con Forza Italia nel Partito del Popolo della libertà che aderisce al Partito
popolare europeo. A sua volta la Lega, al Nord, partendo dalla leadership
carismatica di Bossi, è riuscita a inserirsi nel nuovo capitalismo molecolare.
Oggi al Nord ci sono un localismo difensivo (rispetto alla globalizzazione e
all'immigrazione clandestina) e un localismo dinamico che vede i sindaci
leghisti nel cuore di un microcapitalismo organizzato a rete, per cui c'è un
localismo dinamico che si sta inserendo nella globalizzazione. In ogni caso
oggi governo, maggioranza e opposizione, devono misurarsi con alcune questioni
di fondo. In primo luogo c'è il problema dei rifiuti in Campania. In secondo luogo il nodo dell'Alitalia. Ma poi, passando dal particolare al generale, ci stanno i temi
su cui il centrodestra ha vinto le elezioni: la sicurezza e la esigenza
insopprimibile di una ripresa della crescita. Il nodo sicurezza è drammatico
perché finora l'Italia è stata considerata il "ventre molle
dell'Europa". Orbene su questo terreno, nel rispetto delle garanzie
fondamentali, lo Stato deve essere molto duro. Sul piano economico-sociale noi
non abbiamo solo il problema geopolitico e geoeconomico dei rapporti con la
Cina sottolineato in parte da Giulio Tremonti. Oggi noi abbiamo dei seri
problemi aperti anche in Europa. La prima questione, un'autentica palla al
piede, è costituita dal nostro enorme deficit-pubblico. La seconda è costituita
dal fatto che in Europa, anche ai nostri confini alcuni paesi (Spagna,
Slovenia, ma anche Irlanda, Estonia, ecc.) hanno realizzato la
"rivoluzione economica" che noi ancora non abbiamo fatto: riduzione
della pressione fiscale per chi va a investire dall'estero, sicurezza, buone
infrastrutture, uno Stato efficiente. Ora questa è l'operazione modernizzatrice
e liberatrice che deve realizzare in Italia il governo Berlusconi. Per essa gli
elettori ci hanno votato. È meglio se essa si realizza nel contesto di un
rapporto "normale", fra maggioranza e opposizione. Né demonizzazione,
né consociativismo ma rapporti trasparenti di consenso e di dissenso sul merito
delle questioni. Un'ultima considerazione riguarda la paradossale polemica
avanzata da alcuni giornali cattolici secondo i quali questo governo sarebbe
del tutto laico e senza una consistente presenza di politici cattolici. Questo
è un governo che, specie dal lato Forza Italia, ha fatto un'opera di grande
ringiovanimento. Larga parte di questi giovani ministri, forse meno conosciuti
dalle gerarchie, sono da sempre cattolici praticanti. In più, su una serie di
questioni programmatiche, a partire dalla famiglia, è evidente l'"ascolto
favorevole" che questo governo ha nei confronti del mondo cattolico, ferma
la libertà di coscienza sulle questioni della bioetica. Non c'è dubbio che nel
governo sono anche presenti ministri di origine e cultura socialista (lo stesso
Tremonti, che ha una sua caratterizzazione originale, Frattini, Brunetta,
Sacconi, Stefania Craxi). A parte il fatto che ognuno di essi è stato scelto da
Berlusconi per le sue indubbie competenze tecnico-politiche, vanno anche dette
due cose decisive: non esiste, per scelta consapevole, in Forza Italia una corrente
socialista organizzata; è anche indubbio però, che, dopo il '92-94 una larga
parte dell'area cattolica e democristiana e il grosso dell'area socialista
legata a Craxi si sono collocati in Forza Italia. A suo tempo il Psi oscillava
fra il 12-15 per cento dei consensi. Se da un lato Boselli, dall'altro
Spini-Ruffolo ne hanno spostato il 2 per cento verso lo Sdi o verso il Pds-Ds è
grasso che cola. Invece circa il 10 per cento di elettorato socialista che è
mancato in tutti questi anni all'area di centrosinistra si è collocato in Forza
Italia. Dal 1994 in poi la genialità di Berlusconi è stata quella di dar vita a
un partito nel quale sono confluiti laici e cattolici. Invece Veltroni ha
definitivamente "spento" e distrutto anche ogni nicchia socialista
esistente nel centrosinistra e ha dato un grande spazio a Di Pietro che sta
aggregando tutta l'area giustizialista e forcaiola che esiste in Italia. Per
altro verso, è finita da anni l'era del partito unico dei cattolici. L'Udc è un
partito di nicchia: ci auguriamo che le gerarchie ecclesiastiche facciano i
conti con le nuove collocazioni nelle quali si è ormai dislocato il grosso
elettorato cattolico, che comunque è ormai profondamente diviso sul piano
politico e nel voto. Del resto, sul piano storico, sono stati sempre i
cattolici liberali e i liberalsocialisti che si sono battuti dagli anni Trenta
agli anni Quaranta contro i due totalitarismi dominanti, quello nazista e
quello comunista, dagli anni quaranta agli anni Ottanta contro l'imperialismo
sovietico e adesso contro il fondamentalismo islamico. Né cattolici
integralisti, né laici anticlericali: questo è, a nostro avviso, l'approccio
moderno ad alcune delle questioni che stanno sul tappeto. *Presidente gruppo
Pdl Camera © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-21 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Consiglio straordinario Alitalia Police ricevuto da Letta L'ipotesi dimissioni ROMA - ( a. bac.)
Un consiglio d'amministrazione straordinario di Alitalia è stato convocato per oggi, anticipando la riunione di lunedì
sui conti del 2007. All'esame ci sarebbe la possibilità che Deloitte non
certifichi il bilancio. I revisori potrebbero decidere di rilasciare un
giudizio di conformità solo in presenza di elementi tali da "comprovare
con ragionevole certezza" il buon esito dell'atteso aumento di capitale. A
questo punto la parola passerebbe alle banche e alla sinora fantomatica cordata
italiana. Ieri sera il presidente di Alitalia,
Aristide Police, è stato ricevuto dal sottosegretario Gianni Letta. Secondo
indiscrezioni, il manager potrebbe orientarsi a rassegnare le proprie
dimissioni ma non al buio. Più probabilmente per lasciare a un amministratore
con pieni poteri il processo di ricapitalizzazione. Il presidente dell'Alitalia, Aristide Police, al vertice di Alitalia
dopo l'uscita di Maurizio Prato.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-21 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE Il colosso franco-tedesco Gallois: condizioni internazionali
critiche, Airbus è la risposta La sfida Eads, in Europa solo la testa Troppi
costi, produzioni in Asia. Drs, no rilanci contro Finmeccanica Ritardi nel
superjumbo A380? "è un progetto complesso. Ma rinviano le consegne anche i
nostri concorrenti" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Louis Gallois,
presidente di Eads, casa madre di Airbus, è in sella a un paradosso. è la
dimostrazione che l'economia non è scienza esatta. Il gruppo conquista nuovi
mercati, aumenta i profitti, fa fatica a tener dietro la domanda di nuovi aerei
in uno scenario internazionale negativo: deprezzamento del dollaro, caro
petrolio, crisi delle compagnie aeree. Inoltre, Eads non ha superato le
difficoltà interne (esuberi di personale, ritardi di produzione e quindi di
consegne) e la crisi apertasi l'anno scorso al vertice dell'azionariato dopo lo
scandalo delle stock options vendute da alcuni dirigenti in previsione del calo
del titolo e delle difficoltà produttive. Lo scandalo - al vaglio della
magistratura ha messo a dura prova i rapporti fra i maggiori azionisti franco-
tedeschi. La nomina di Gallois - uno dei più stimati manager pubblici francesi,
una lunga esperienza alla guida delle ferrovie - è il risultato di un
compromesso delicato, per ora confortato dalle cifre di bilancio. Ieri, Gallois
ha spiegato la strategia del gruppo, annunciando fra l'altro la rinuncia a un
rilancio dell'offerta su Drs Technologies, il gruppo americano di elettronica
di cui Finmeccanica sta perfezionando l'acquisto per 5,2 miliardi di dollari,
sforzo ritenuto eccessivo per Eads che preferisce concentrarsi "su operazioni
più contenute nella prospettiva di maggiori investimenti nella difesa
europea". "Le condizioni internazionali non ci aiutano - dice Gallois
- ma il prodotto Airbus è concepito per rispondere alle sfide del futuro e alle
difficoltà dei mercati. I nuovi aerei offrono minori costi di esercizio e
maggiori capacità di trasporto. è la risposta al caro petrolio, all'aumento dei
passeggeri e al sovraccarico degli aeroporti. Stiamo anticipando il futuro di
vent'anni, concentrando la ricerca sulle possibilità di utilizzo di nuove fonti
di energia". Come spiegare il fatto che i clienti (ossia le compagnie
aeree, persino quelle low cost) vadano male e Airbus goda buona salute?
"Non so fino a quando le compagnie potranno sopportare costi crescenti, ma
non abbiamo avvisaglie di annullamento di ordini. Ma il rinnovamento delle
flotte comporta risparmi dell'ordine del 15-20% dei costi di esercizio". Un messaggio anche per Alitalia? "Non sta a noi esprimerci sul futuro delle singole
compagnie. Sappiamo però che Alitalia ha particolari necessità di potenziamento e rinnovamento della
flotta". Le cifre di bilancio, come detto, sono incoraggianti: 9,8
miliardi di cifre d'affari (un più 10%) nel primo quadrimestre 2008, commesse
per 39,2 miliardi (più 275%). 700 gli aerei in portafoglio ordini e
consegne al ritmo di 40 al mese. L'azione, dopo il calo della primavera scorsa
è risalita a 16, 64 euro. Questo nonostante Airbus sia costretta a vendere i
propri aerei in dollari ma a produrli in euro, essendo sul territorio europeo
la gran parte della produzione. In pratica, ogni oscillazione dei cambi
comporta costi aggiuntivi. Le previsioni di bilancio si fanno in euro, sulla
base di un cambio 1,45 che dovrà essere rivisto alla fine dell'anno. I vertici
di Eads non credono alla ripresa del dollaro. Gallois prevede maggiori
delocalizzazioni in aeree di produzione del dollaro, in particolare in Asia
dove si registra la più alta domanda di aerei. "Il cuore di Airbus resterà
in Europa - assicura Gallois - ma si tratta di raggiungere un equilibrio fra
parte strategica ad alto contenuto tecnologico dell'impresa e la parte
produttiva a minor costo. Contiamo di arrivare al 50%. Boeing è oltre il 70%:
le ali sono fabbricate in Giappone". Grazie al dollaro, tuttavia, Eads ha
potuto "allargare la presenza sui mercati nordamericani, un obbiettivo
strategico nell'ambito della difesa e dei servizi". Louis Gallois
minimizza una notizia negativa, i nuovi ritardi nella produzione del
transatlantico del cielo, l'Airbus A 380 capace di trasportare fino a 850 passeggeri
e già ordinato in decine di esemplari dalle maggiori compagnie asiatiche e del
medio oriente. "è un progetto molto complesso. Anche i nostri concorrenti
sono stati costretti a ritardare le consegne dei nuovi prodotti".
Un'ultima domanda sullo scandalo delle stock options, problema delicato,
considerando che diversi dirigenti in carica sono sotto inchiesta. "Fino
alla conclusione del processo - dice Gallois - vale la presunzione d'innocenza.
Nel frattempo abbiamo deciso la soppressione del sistema delle stock options,
che verrà sostituita da azioni gratuite a integrazione della retribuzione,
rivendibili a date fisse e in totale trasparenza". Un modello per altre
imprese? "Non diamo lezioni a nessuno, ma noi vogliamo così". Louis
Gallois La "spartizione" franco-tedesca Per il "Financial
Times" fra Parigi e Berlino si starebbe studiando un patto informale per
cui la gestione di Eads sarebbe a controllo tedesco, mentre Siemens lascerebbe
ad Areva la leadership nel nucleare. fare Massimo Nava.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-21 num: - pag: 37 categoria:
BREVI GOVERNO Stanziamento dei fondi Sembra che il nuovo governo abbia
intenzione di stanziare dei fondi in favore delle Ferrovie e dell'Anas. Ci risiamo! Per completare l'opera, non si potrebbe pure
destinare un altro finanziamento all'Alitalia dato che presto saranno esauriti i 300 milioni di euro ricevuti
"in prestito" dal governo uscente? Giovanni Papandrea Ardore Marina
(Rc).
( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Modello
svizzero Marchionne: dobbiamo attirare capitali esteri De Benedetti critico sul
caso Alitalia: basta difendere i
campioni nazionali SARA BENNEWITZ MILANO - Le aziende e i loro manager hanno
risorse che spesso il mercato e la politica tendono a sottovalutare. Ne sono
convinti Carlo De Benedetti, presidente della Cir (holding che controlla il
Gruppo Espresso), e Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat che
ieri sono intervenuti al convegno organizzato dalla Camera di Commercio
svizzera a Milano. "Non condivido l'atteggiamento che c'è in Italia e in
altri Paesi dove prevale la difesa a tutti i costi dei campioni nazionali - ha
dichiarato De Benedetti - sono soluzioni, queste, che spesso non eliminano i
problemi. Il caso di Swiss Air e quello di Ubs sono stati uno shock per la
Svizzera. Eppure queste aziende si sono risollevate; credo che anche la crisi
di Ubs sia solo una fase transitoria". Il monito del presidente di Cir
vale indirettamente per il caso Alitalia. "Si è
creduto di poter globalizzare la ricchezza - ha precisato De Benedetti -
dimenticandosi che così facendo si globalizza anche la povertà. L'Italia è un
Paese con una crescita demografica zero, se vogliamo avere un futuro dobbiamo
poter contare su forze nuove che arrivano da fuori". De Benedetti ha
infatti preso le distanze da chi, in tema di immigrazione, parla di tolleranza
zero. "E' una confessione di impotenza, una resa di fronte al cambiamento
- ha concluso - credo invece che lo Stato debba e possa trovare delle
soluzioni". Marchionne, da parte sua, ha preso le distanze da chi ha
parlato di miracolo alla Fiat. "Personalmente non credo nei miracoli,
credo invece nei valori di un'azienda. E i valori di Fiat sono il coraggio, il
rispetto e l'onestà di mantenere le promesse fatte. La cosa che mi rende
orgoglioso è che in tutte le altre società dove ho lavorato, quando me ne sono
andato i valori sono rimasti". L'ad di Fiat ha rinnovato il suo impegno a
far crescere l'azienda anche nell'interesse dell'Italia. Chiede, però, ai
governanti di fare di più per attirare i capitali esteri. "C'è bisogno di
nuove politiche per attirare gli investimenti dall'estero - ha detto Marchionne
? se non si creano le condizioni, sia sul mercato del lavoro sia per la
gestione delle attività industriali, in Italia non ci verrà mai nessuno e
questo mi dà molto fastidio". E sul futuro immediato Marchionne ha
ricordato come il mercato dell'auto a maggio "è strutturalmente debole e
siamo in calo ma stiamo mantenendo la nostra quota di mercato".
( da "Secolo XIX, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Nuovi intoppi La
soluzione del prestito ponte per 300 milioni potrebbe essere ritenuta
insufficiente dai revisori dei conti che potrebbero non approvare il bilancio
22/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Compagnia in
difficoltà Possibile un parere contrario dei revisori. E Bruxelles resta
scettica sul prestito ponte roma. Due insidiosi ostacoli
tornano sul tavolo del cda di Alitalia che lunedì prossimo si riunirà per esaminare il bilancio 2007,
gli stessi che hanno fatto tremare il top management della compagnia lo scorso
anno. Torna il rischio che i revisori dei conti (Deloitte & Touche) possano
non condividere la scelta degli amministratori di non aver ancora alzato
bandiera bianca, e quindi non approvare il bilancio: la soluzione del
prestito ponte per 300 milioni, che tiene la compagnia artificialmente in vita
dando respiro ad una cassa agli sgoccioli, potrebbe non essere giudicata
sufficiente per sostenere che c'è ancora il requisito della "continuità
aziendale", la possibilità di guardare avanti nonostante la situazione dei
conti sull'orlo della liquidazione. Torna anche il rischio di dover registrare
perdite che superano di oltre un terzo del capitale, circostanza che
comporterebbe l'obbligo di una ricapitalizzazione da parte dell'azionista, il
Tesoro, che Bruxelles non consentirebbe considerandola un aiuto di Stato.
Potrebbe servire ad aggirare questa seconda insidia il provvedimento esaminato
ieri dal Consiglio dei ministri. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha
solo accennato ai contenuti, spiegando che si tratta "solo di una
possibilità" comunicata ieri stesso a Bruxelles anche se "si tratta
di una procedura gestibile nei prossimi giorni". "C'è la possibilità,
se ve ne è l'esigenza, di utilizzare il prestito non solo come debito ma anche
come patrimonio netto per la copertura delle perdite", ha indicato il
ministro spiegando che "si tratta di una misura temporanea". Il
patrimonio netto del gruppo Alitalia è ormai ridotto,
secondo gli ultimi dati aggiornati al 31 marzo 2008, a circa 96 milioni di
euro. L'unica reazione della Commissione europea alla decisione del Consiglio
dei ministri, nell'immediatezza e prima di vedere le carte, è stata solo un no
comment. Intanto la soluzione tampone del prestito ponte resta sotto il rischio
di una bocciatura Bruxelles: il governo italiano ha tempo fino al prossimo 30
maggio per rispondere alla richiesta di chiarimenti arrivata dalla Commissione,
ma già ieri potrebbe esserci stato un nuovo scambio di informazioni. Secondo
alcuni osservatori, la nuova misura annunciata potrebbe, dal punto di vista di
Bruxelles, non rappresentare un cambiamento sostanziale poichè sia il prestito
ponte sia il rifinanziamento del patrimonio netto sono comunque e sempre un
intervento pubblico in favore della compagnia. Toccherà poi ai servizi della
Commissione capire se le condizioni e la natura dell'operazione sono in
contrasto con le norme Ue che vietano la concessione di aiuti di Stato. Il
decreto del governo che stanzia il prestito è stato ieri approvato dal Senato,
e passa all'esame della Camera. Intanto il Cda ha nominato ad interim un nuovo
responsabile delle risorse umane, figura chiave nel difficile confronto con i
sindacati: è il direttore per gli affari legali e societari Luigi Conforti che
sostituisce Massimo Cestaro al termine del contratto che lo legava alla
compagnia. Per il futuro di Alitalia i fari sono ora
puntati sulle prossime mosse del Tesoro, che potrebbe anche nominare a breve un
nuovo amministratore delegato. Tocca all'azionista riaprire il dossier
privatizzazione decidendo che strada scegliere, dopo la gara per cedere la
quota di controllo (poi fallita) ed il successivo mandato all'ex presidente
Maurizio Prato a trattare direttamente con un partner industriale (che aveva
portato alla trattativa con Air France). Definito il contesto in cui muoversi
potrebbe uscire allo scoperto il progetto di cordata italiana che Silvio
Berlusconi ha affidato al superconsulente Bruno Ermolli. paolo rubino (Ansa)
22/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Duello a distanza Il
presidente di Confitarma: "È l'ultimo boiardo, basta con le azioni
dilatatorie". Il manager pubblico: "Sia più chiaro o lo querelo"
22/05/2008 roma. Confitarma affila le armi sul fronte della privatizzazione di
Tirrenia. Gli armatori privati, infatti, non sono più disposti ad accettare
ulteriori rinvii e, ora che il quadro politico lo consente, si attiveranno in
tutti le sedi perché l'operazione vada in porto. È questo il monito che è
giunto ieri dal presidente di Confitarma, Nicola Coccia, assicurando che ci
sono almeno 2-3 cordate pronte a scendere in campo per acquisire al società di
navigazione ancora in mano pubblica. "Basta a tattiche dilatorie, faremo
anche le barricate", ha detto, senza mezzi termini, a margine della
Giornata del Mare, organizzata da Federmare. "Vediamo - ha denunciato
Coccia - una tattica tesa a rinviare l'argomento per arrivare prima a ottobre,
poi a novembre e poi fino al momento in cui non si può fare niente". Il
presidente di Confitarma punta il dito contro la "concorrenza
scorretta" esercitata da Tirrenia nei confronti dell'armamento privato.
"Fatte salve le attività delle società regionali, che hanno il loro ruolo
importante, c'è un forte impatto di Tirrenia - ha spiegato Coccia - sui
collegamenti dove operano gli armatori privati, con navi più moderne e con una
maggiore capacità di stiva. Per sviluppare le nostre autostrade del mare, non
possiamo subire la concorrenza di un competitor scorretto che finanzia le
proprie perdite a carico dello Stato". Confitarma punta, dunque, i
riflettori sulle mosse che il nuovo governo intende muovere sul "dossier
Tirrenia". "Non abbiamo ancora elementi nuovi. L'unica certezza è
Pecorini, l'ultimo grande boiardo, che dopo 26 anni vuole rimanere per molto
altro tempo ancora", ha detto Coccia non risparmiando una battuta diretta
all'amministratore delegato di Tirrenia Franco Pecorini. "Il nostro Paese
- ha aggiunto il numero uno di Confitarma - è l'ultimo paese al mondo ad avere
una flotta pubblica che fa una competizione scorretta nei confronti dei
privati. Ora, tutti i termini sono scaduti e faremo le barricate per arrivare
alla definizione di un assetto privatistico della gestione di Tirrenia. Ci sono
almeno 2-3 cordate pronte e ci attiveremo in tutte le sedi, ora che ci sono
anche le condizioni politiche. Peraltro- ha sottolineato- proprio nel momento
in cui si sta cercando una soluzione per Alitalia, sarebbe un vero controsenso
mantenere una Alitalia del
mare". In serata la replica di Pecorini: "Chiedo pubblicamente al
presidente di Confitarma di comunicare quali siano le manovre dilatorie da egli
attuate". Qualora questa richiesta non venisse immediatamente soddisfatta,
Pecorini "procederà a formalizzare specifica denuncia per
diffamazione". Proprio ieri, a Roma, la "Giornata europea del
mare"è stata presentata dai vertici della Federazione del Mare, il
presidente Corrado Antonini e il vicepresidente Nicola Coccia, insieme al
sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Bartolomeo Giachino, il quale
ha sottolineato come "il trasporto marittimo è il nostro petrolio, assieme
al turismo". "È un'iniziativa che si ripeterà ogni anno - ha spiegato
Antonini - e che nasce a seguito della comunicazione sulla politica marittima
integrata per l'Unione europea, pubblicata nell'ottobre 2007, che mira a
consentire una gestione delle diverse attività e politiche connesse ai mari non
più su base settoriale ma in una visione olistica che affronti in maniera
globale tutti gli aspetti degli oceani e dei mari sotto il profilo economico e
dello sviluppo sostenibile, compreso l'ambiente marino, attraverso una
molteplicità di azioni". 22/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
G entile Augias,
avverto un profondo senso di disagio. Viviamo in un'Italia ammuffita, ripiegata
sul passato, rimpannucciata nel terrore. Non apriamo più le finestre,
soffochiamo per l'aria viziata, la polvere e i fumi dell'incenso. Siamo
spregiudicati nel turpiloquio, amiamo gli spettacoli rissosi, ma vomitiamo
sconcezze e insulti soltanto perché ci sentiamo perdenti. Gli altri paesi
propongono, sperimentano, si rinnovano. E noi, il paese della moda, siamo in un
angolo come un abito smesso. Marina Buttafava mbfrontiera@alice. it C aro
Augias, ho 22 anni tra poco mi laureo ma non so bene che cosa potrò fare il
giorno dopo. Tutto mi sembra fermo e quello che non è fermo è orribile. Mi
sento circondata da un paese corrotto come nessun altro in Europa, che prende
schiaffi da tutti, una volta mandavamo in giro immagini di bellezza, di
intraprendenza, di design, oggi girano per le reti del mondo le foto dei
mafiosi che sparano e delle immondizie di Napoli. Se solo ne avrà la
possibilità (e la forza) me ne andrò, dovunque nel mondo, ma non qui. Lettera
firmata A ll'inizio di aprile avevo cominciato a prendere nota di tutti gli
scandali che venivano alla luce. Delitti collettivi, non casi isolati.
All'università di Bari scoperto un giro di esami comprati e venduti. Vini
falsificati con fertilizzanti, acqua, concimi e acido muriatico, primi arresti.
Su 14 zecche clandestine scoperte in Europa, otto (57%) erano in Italia. Il New
York Times denuncia la condizione di 'barbarie' in cui è ridotta l'Appia
Antica. Sette oleifici e 25 mila litri di olio sequestrati. 39 persone in
manette per associazione a delinquere finalizzata alla produzione di olio
extravergine sofisticato. A S.ta Maria Capua Vetere medici compiacenti,
complici alcuni elementi dell'amministrazione, facevano uscire di galera i
detenuti certificando malattie incompatibili con la reclusione. Secondini corrotti
introducevano nel carcere droga e telefonini. Cambiavano la data sulle
etichette e i prodotti scaduti ritornavano "freschi": la presunta
frode, messa in atto da una ditta all'ingrosso del Torinese. 75 persone
denunciate a Roma, alteravano targhe e permessi, anche di persone morte da
anni, per entrare nel centro storico. Eccetera. A un certo punto ho smesso per
sazietà, per sconforto. Siamo scesi lentamente, progressivamente, a questo
livello, siamo assuefatti, non reagiamo più e questo è l'aspetto peggiore della
cosa. Tutto ristagna, molti hanno potere di revoca o di veto: la Tav, il piano energetico nazionale, la ricerca, l'Alitalia, le indispensabili
liberalizzazioni, i termovalorizzatori, la criminalità che governa intere
province, un Parlamento con parecchia gente che dovrebbe stare altrove, galera
compresa. Un'aria ferma in un paese che sembra morto oppure vive di penosi
sussulti anarchici. Dovrei dire qualche parola di incoraggiamento alle
due ragazze che mi hanno scritto. Conto di farlo, appena le avrò trovate.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Genova STORNELLI
D'ITALIA Al di là della pur legittima soddisfazione di diretti interessati
distaccati o accaniti (nell'ordine, gli storni e Cristina Morelli), la sentenza della Corte di Giustizia della Ue che condanna la legge
regionale sulla caccia agli storni, inocula patriottismo continentale in noi
liguri. Ci fa cioè sentire italiani in quanto sotto tiro europeo: dopo le
rampogne di Bruxelles su rifiuti, Alitalia, campi rom e rischio xenofobia, una bacchettata comunitaria per
una specifica inadempienza venatoria made in Liguria, ci voleva.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Alitalia, via al prestito-salvataggio
andrà ad aumentare il patrimonio Lunedì il bilancio 2007. Rivolta dei piloti
contro il vertice Conforti nominato responsabile delle risorse umane della
compagnia di bandiera La decisione del Consiglio dei ministri di ieri avrà però
effetti temporanei LUCIO CILLIS ROMA - Alitalia incassa il primo via libera del Parlamento al prestito di 300
milioni di euro. Una boccata d'ossigeno che ieri il governo ha
incanalato con decisione sulla strada di un utilizzo "temporaneo e ai fini
del patrimonio", come ha spiegato al termine del Consiglio dei ministri
tenutosi a Napoli. In pratica i 300 milioni vanno a sommarsi ai 96 milioni
rimasti in cassa a marzo e - ha precisato ancora Tremonti - "servono ad
evitare che il collegio sindacale ponga la questione", a far approvare i
conti dello scorso anno, ma sempre al netto della certificazione da parte della
Deloitte. L'attenzione resta infatti puntata sul consiglio di amministrazione
di lunedì prossimo, con all'ordine del giorno il via libera al bilancio 2007
che sarà caratterizzato, come quelli precedenti, da un rosso molto pesante.
Ieri si è tenuta un'altra riunione di routine del cda di Alitalia,
che ha nominato Leopoldo Conforti responsabile ad interim delle Risorse umane
con "i poteri già attribuiti, nella funzione", ha precisato
l'azienda, all'ex direttore del personale Massimo Cestaro, con cui il rapporto
di lavoro si è concluso per la scadenza del contratto venti giorni fa. In
mancanza di novità importanti, sul fronte della privatizzazione, restano le
poche certezze emerse negli ultimi giorni con Alitalia
che cerca comunque di affrontare i mesi più difficili della sua storia con il
lancio di una campagna che punta al rilancio dell'immagine. Al momento la
cordata coordinata da Bruno Ermolli starebbe cercando di unire i vari pezzi di
un mosaico molto complesso in vista della due diligence. La veste di partner
industriale verrà affidata ad Air One ma il nodo da sciogliere resta quello
della gestione, con un braccio di ferro che coinvolgerebbe in queste ore
l'attuale numero uno della seconda compagnia italiana, Carlo Toto. I sindacati
restano per il momento in attesa di un segnale chiaro anche se dai piloti parte
una dura offensiva contro l'attuale management che guida la società posseduta
al 49,9% dal Tesoro. Dopo i comandanti dell'Anpac anche quelli rappresentati
dall'Unione Piloti puntano l'indice sui piani alti della Magliana: "La
trimestrale approvata dal cda nei giorni scorsi, è l'evidenza del fallimento della
strategia pensata per Alitalia e quindi di chi l'ha
concepita e perseguita". Un piano a dir poco "inadeguato e
miope", lo definisce l'Up che proprio alla luce dei risultati ottenuti
aggiunge: "Qualsiasi manager con un po' di dignità avrebbe rassegnato le
dimissioni". Marco Veneziani, della Uil Trasporti, preferisce invece
concentrare l'attenzione sulla profonda crisi che affligge l'azienda: "Non
possiamo che apprezzare il via libera al prestito da 300 milioni, anche se la
situazione resta gravissima. A quasi due mesi dalle dimissioni dell'ex
presidente Maurizio Prato, Alitalia è in caduta
libera, senza un vertice che abbia poteri decisionali. Il gruppo - conclude -
ora ha bisogno di interventi mirati e risolutivi. E ieri stata persa l'ennesima
occasione con la mancata nomina dell'amministratore delegato di Alitalia".
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia L'ad di
Intesa da New York: al momento è un'occasione persa. "Il Ponte sullo
Stretto? Meglio l'alta velocità" Ma ora anche Passera diventa pessimista
"Non so se l'azienda uscirà dall'angolo" MARIO CALABRESI dal nostro
corrispondente new york - "Alitalia è una grande opportunità per ora persa per colpa delle troppe
lentezze, vediamo come si muoverà ora il nuovo azionista, speriamo che lo
faccia con decisione e speriamo che la situazione sia ancora
recuperabile". Corrado Passera, amministratore delegato di
Intesa-Sanpaolo, non nasconde la sua amarezza "per il gran tempo
perso" nel salvataggio della compagnia di bandiera, da tempo crede
in un piano di rilancio ma oggi non nasconde il timore che possa essere troppo
tardi: "Alla fine dello scorso anno ci sentivamo di appoggiare dei piani
di risanamento e investimento ma oggi non so più quale sia la situazione e se
l'azienda possa uscire dall'angolo". A New York per una serie di incontri
con la comunità economica e finanziaria e per ritirare il premio "GEI
Award 2008", Passera ha raccontato le preoccupazioni e l'attesa degli
investitori americani per la situazione economica italiana: "Tutti si
aspettano di vedere azioni concrete di breve periodo e strutturali per il
rilancio del Paese". Un Paese che ha molte eccellenze ma poi paga danni di
immagine - come dimostrano gli articoli di questi giorni su tutti i giornali
americani - per "situazioni imbarazzanti" come la spazzatura a Napoli.
Secondo Passera "la semplificazione del sistema politico è stata una
grande conquista e ora ci sono le condizioni favorevoli per lavorare e
risolvere i problemi del Paese a partire dalla mancanza di crescita
economica". Auspica un piano di rilancio dell'Italia che veda il governo
lavorare insieme con il resto del Paese, un piano che abbia come cardini la
competitività, le infrastrutture, il dinamismo e la coesione sociale. La
globalizzazione per l'amministratore delegato di Intesa SanPaolo "viene
vissuta in Italia come una minaccia ma è piena di opportunità". Per questo
non crede ad una svolta protezionista di Tremonti: "Penso che le sue
posizioni in campagna elettorale siano in parte state enfatizzate".
Passera infine insiste sulle infrastrutture, ma sostiene che il Ponte sullo
Stretto di Messina "è una cosa da fare ma non è una priorità", meglio
dare la precedenza ai nodi stradali congestionati dell'asse Milano-Venezia, ma
soprattutto puntare sull'alta velocità: "Prima finiscono i lavori, tanto
meglio sarà per lo sviluppo del Paese". Infine una sola frase di commento
all'ipotesi di uscita da Intesa SanPaolo dei francesi di Credit Agricole:
"Se e quando decideranno di cedere lo faranno in maniera molto saggia e
sul mercato".
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia MA la compagnia
ha già consumato metà ossigeno MASSIMO RIVA Con oggi sono trascorsi esattamente
cinquanta giorni da quel 2 aprile nel quale monsieur Spinetta, presidente di
Air France, abbandonò il tavolo delle trattative con Alitalia, estenuato dalle furbizie levantine
del mondo sindacale e politico italiano. Cosicché, stando ai conti del primo
trimestre 2008 della nostra compagnia di bandiera (tre milioni di perdita ad
ogni calar del sole), in questi cinquanta giorni se ne sono andati in fumo
altri 150 milioni. Cifra pari alla metà del prestito da 300 concesso con
decreto urgente dal governo Prodi su esplicita richiesta dell'allora premier
subentrante Silvio Berlusconi al fine dichiarato di evitare la procedura
fallimentare dell'azienda attraverso l'intervento di una cordata tricolore,
formata da un manipolo di generosi imprenditori nazionali. Data l'altisonanza
dei nomi che circolano in proposito si può anche ritenere che, prima o poi,
questo sedicente salvataggio patriottico andrà in porto: anche perché Berlusconi
è consapevole di giocarsi la faccia in questa vicenda e non vorrà certo
perderla a così breve distanza dal voto. Resta il fatto che il trascorrere del
tempo non è neutrale: l'azienda (che è ancora in gran parte pubblica) perde
valore giorno dopo giorno, bruciando denaro che è di tutti i cittadini. Ci sono
tanti modi per mettere le mani nelle tasche dei contribuenti: quelli subdoli
sono i peggiori.
( da "Unita, L'" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Emergenza Alitalia: il prestito-ponte
diventa patrimonio netto Un'invenzione tecnica, "per evitare la questione
del fallimento" come spiega lo stesso ministro dell'Economia di Roberto
Rossi / Roma PATRIMONIO Non solo mutui o detassazione degli straordinari. Il
Consiglio dei ministri di Napoli ha portato anche un'altra novità o
"tecnicalità", come spiegano fonti industriali, che riguarda Alitalia. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti ha
annunciato un provvedimento che prevede "la possibilità di utilizzare il
prestito ponte" da 300 milioni varato dal governo Prodi "non solo
come debito, ma anche come patrimonio netto". In sostanza, ha spiegato il
ministro, si tratta di "un utilizzo temporaneo del prestito ponte ai fini
del patrimonio per evitare che il collegio sindacale ponga la questione".
La questione alla quale fa riferimento sibillinamente il ministro è quella
relativa al fallimento della compagnia. L'esiguità del patrimonio netto che, a
fine marzo, ammontava a 96 milioni di euro a fronte di perdite nel trimestre
per 215 milioni, potrebbe costringere il consiglio di amministrazione della
compagnia a portare i libri in tribunale. O, nella migliore delle ipotesi, a
esigere la ricapitalizzazione dell'azienda. La mossa di Tremonti, dunque, oltre
a riconoscere di fatto lo stato prefallimentare della compagnia di bandiera, fa
supporre che una soluzione per vendita del gruppo non sia così vicina. Anche
perché quale sia questa soluzione per ora nessuno lo sa. Le ultime
indiscrezioni davano il ministero del Tesoro, che di Alitalia
è il principale azionista con il 49%, intento a ricucire il rapporto con Air
France, interrotto lo scorso aprile con la chiusura del tavolo della
trattativa. La famosa cordata italiana di Bruno Ermolli sembra che non abbia la
forza finanziaria necessaria per proporre un piano di rilancio serio. Il che
non farebbe ben sperare per le sorti della compagnia. "Si è perso molto
tempo a cercare una soluzione: è difficile sapere se la situazione sia
recuperabile" ha detto l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera, che più di tutti si era speso per trovare una soluzione alla
crisi del gruppo. Intanto proprio il decreto legge sul
prestito ponte per Alitalia
ha incassato il primo via libera dal Parlamento. Ieri il Senato ha approvato,
con l'ok di tutti i gruppi ad eccezione dei tre rappresentanti dei radicali, il
provvedimento che eroga 300 milioni ad Alitalia. Ora il testo passa all'esame della Camera. E poi sarà al
vaglio di Bruxelles. Che ieri ha opposto un "no comment". Secondo
alcuni osservatori, la nuova "misura", comunque, potrebbe non
rappresentare un cambiamento sostanziale poiché sia il prestito ponte sia il
rifinanziamento del patrimonio netto sono comunque e sempre un intervento
pubblico in favore della compagnia. Il prestito - ha commentato il
sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas - non può configurarsi come aiuto
di Stato. "In realtà - ha spiegato il sottosegretario - è una mera
anticipazione finanziaria reversibile, con caratteristiche di mercato che non distorce
il mercato, si limita a dare aiuto temporaneo e verrà coperta entro
l'anno". In attesa di sviluppi, ieri si è riunito , il consiglio di
amministrazione di Alitalia. Il quale ha preso atto
della scadenza del contratto del responsabile delle risorse umane, Massimo
Cestaro ed ha conferito l'incarico ad interim all'attuale responsabile
dell'ufficio legale, Luigi Conforti. L'attesa si sposta ora su lunedì prossimo
quando si terrà il consiglio di amministrazione che dovrà approvare i conti del
2007. Conti sui quali, stando a indiscrezioni di stampa, pende la minaccia
della mancata certificazione da parte di Deloitte. La società e di revisione
potrebbe non condividere la scelta degli amministratori di non aver ancora
alzato bandiera bianca. Vedremo se la "tecnicalità" di Tremonti la
convincerà.
( da "Unita, L'" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del Industriali negativi La Borsa ha chiuso con gli indici stabili grazie alla
performance positiva dei titoli energetici. Il Mibtel ha segnato un +0,02%, e i
rialzi sono stati riequilibrati dall'offerta sui titoli bancari, industriali e
assicurativi. Il nuovo record del del petrolio ha avvantaggiato innanzitutto
Eni, che ha registrato un rialzo finale del 2,75% mentre Saipem è salita del
2,7%. Tra gli altri titoli energetici progressi più contenuti (A2a ha fatto
+0,99%) mentre Enel ha limato lo 0,09%. Ripiegano le costruzioniano dopo un
periodo positivo: in particolare Impregilo ha perso il 5,74%. Stabile Alitalia (+0,18%) nel giorno del Cda straordinario; in netto rialzo
Atlantia (+7,63%) in vista dello sblocco della convenzione fra Autostrade e
Anas. Fra gli industriali deboli Fiat (-2,82%), Pirelli (-1,62%) e Stm (-2,05%)
mentre sono salite Parmalat (+0,91%) e Finmeccanica (+0,33%). Fra le
Tlc, Telecom Italia ha ceduto lo 0,51%, Fastweb l'1,38% mentre Tiscali è salita
del 3,18%.
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-22 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE Diplomazie Il piano Lufthansa e la missione "Scala" a
Malpensa MILANO - Tre membri della commissione parlamentare trasporti, il
presidente delle associazione dei gestori aeroportuali, due supermanager
dell'avionica nazionale. Era nutrita, la delegazione che tra martedì e
mercoledì ha reso una dettagliata visita all' aeroporto di Malpensa, alle
infrastrutture primarie e secondarie degli aeroporti milanesi e ha incontrato i
vertici di Sea, società che gestisce Linate e Malpensa. Il progetto all'interno
del quale la visita si è svolta ha un nome quanto mai milanese: "La
Scala". Ma la collocazione geografica dell'ex hub padano e il riferimento
al tempio della Lirica, di cui il superconsulente Bruno Ermolli è vicepresidente,
non devono ingannare: la delegazione è tedesca, e il suo arrivo si inquadra nel
recente accordo con Lufthansa, fortemente e lungamente perseguito da Sea. Oltre
ai membri del Bundestag e della Commissione Trasporti, Uwe Eckmeyer (Spd), Dirk
Fischer e Norbert Koenigshofen (Cdu/Csu), tutti partecipanti alla commissione
trasporti, c'era Tanja Wielgoss, presidente della Bdf, la commissione delle
compagnie aeree tedesche, ed alcuni esponenti di punta di Air Berlin e
Lufthansa, tra cui spicca il vicepresidente della compagnia Karl-Ulrich
Garnadt. Un'indagine conoscitiva che unisce politica e compagnie in un momento
di snodo per l'avionica italiana e per Malpensa. Che sempre di più sembra
gradire la lingua tedesca. A fine aprile Sea ha infatti annunciato un nuovo
accordo strategico con Lufthansa che prevede lo stabilimento di sei aerei a
Malpensa dall'inizio del 2009. Proprio Garnadt, che per Lufthansa aveva curato
la trattativa, il giorno dell'annuncio aveva dichiarato: "Grazie
all'espansione della nostra offerta di voli saremo in grado di offrire in
futuro una rete di collegamenti ancora più fitta verso destinazioni europee per
i nostri clienti italiani". Decisamente di minor impatto, ma non
irrilevante nel contesto, l'accordo che ha portato Air Berlin ha spostare 25
destinazioni settimanali, a partire dal prossimo giugno, da Orio al Serio a
Malpensa. Segno ulteriore, semmai, che la visita della delegazione tedesca non
avviene per caso e vorrebbe, nelle intenzioni di chi l'ha organizzata,
proseguire l'intricato cammino che porta ad un nuovo hub
carrier, dopo l'uscita di Alitalia operativa da fine marzo. E' infatti ovvio che qualunque volontà
di mantenere definitivamente separate le vie della compagnia di bandiera e di
Malpensa, dipende proprio dai destini di Alitalia su cui si dovrà stringere nelle prossime settimane. I
nuovi assetti proprietari e i prossimi dirigenti, o l'eventuale nomina di
commissario, dovranno anzitutto decidere come gestire l'eredità di slot per la
prossima stagione invernale che l'Alitalia attuale ha
temporaneamente deciso di "congelare" nella propria disponibilità.
Scelta non irrilevante, per i piani di sviluppo "autonomo" di
Malpensa. Verso la quale ha mosso sorprendentemente anche Air France, che ha
avanzato richieste anche per gli slot invernali di Linate-Fiumicino. Al momento
non ci sono spazi disponibili, salvo improbabili rinunce da parte di Alitalia. O il sopravvivere di cause di forza maggiore.
Jacopo Tondelli La Scala Da Berlino un progetto sul trasporto aereo dedicato
all'ente lirico dopo l'alleanza della compagnia tedesca con la Sea su Malpensa
\\ "Collegamenti più fitti per la nostra clientela italiana".
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-22 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE La vendita Il Pd vota a favore del decreto legge. Il consiglio affida
le risorse umane a Conforti, capo del servizio legale Alitalia, "salvagente" del
Tesoro sui conti Il prestito ponte sarà patrimonio, a copertura del rosso. Stop
ai dubbi dei sindaci Le norme dovrebbero permettere al Cda di dare il via
libera al bilancio e di prendere più tempo per la ricapitalizzazione ROMA - Il
governo evita il fallimento di Alitalia e ne mette al riparo il bilancio del 2007. Con un
provvedimento, approvato ieri a Napoli dal consiglio dei ministri, il prestito
ponte da 300 milioni, concesso al vettore, è stato trasformato in patrimonio
netto. "Se c'è l'esigenza potrà servire a copertura delle perdite - ha
spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti -. Si tratta di una misura
temporanea in modo che il collegio sindacale non ponga questioni". Il
riferimento è al problema, che in assenza di questa operazione, si sarebbe
posto lunedì prossimo, nel consiglio d'amministrazione della compagnia dedicato
ai conti dell'anno scorso. Alitalia, pur avendo
liquidità grazie al prestito, si sarebbe trovata ad avere un patrimonio netto
prossimo allo zero o addirittura negativo, anche a causa delle perdite emerse
di recente, come la svalutazione della flotta per 97 milioni. La certificazione
del bilancio da parte dei revisori di Deloitte sarebbe stata impossibile. Ora
le nuove norme dovrebbero permettere al cda di dare il via libera al bilancio e
di rinviare, sia pur di poco, l'urgenza della ricapitalizzazione. L'operazione
è stata definita "temporanea" da Tremonti perché dovrebbe servire a
liquidare il bilancio 2007 e passare alla fase della vendita della compagnia,
dando un po' di tempo a eventuali cordate per organizzarsi. Al momento l'Unione
Europea non si è espressa sulla trasformazione del prestito. Ma il ministro non
vede problemi sull'autorizzazione: "Lo comunicheremo oggi stesso (ieri per
chi legge, ndr) alla Commissione europea. Mi pare che sia una procedura
gestibile". Il consiglio d'amministrazione di Alitalia,
che si è riunito ieri in seduta straordinaria proprio per valutare lo stato dei
conti e evitare conseguenze in sede di approvazione del bilancio, ha preso atto
dell'operazione. Inoltre il cda, presieduto da Aristide Police, ha provveduto a
attribuire "ad interim" al segretario generale della società,
Leopoldo Luigi Conforti, i compiti di direttore del Personale, dopo la
conclusione del rapporto di lavoro con il precedente capo, Massimo Cestaro. è
possibile che la mossa sia legata a una prossima convocazione dei sindacati che
hanno reclamato un confronto sulle strategie dopo l'insediamento del nuovo
governo. Police resterà al suo posto fino all'approvazione dei conti. Intanto
il Senato ha approvato quasi all'unanimità, dopo la relazione del senatore
Luigi Grillo, il decreto che garantisce il prestito ponte a Alitalia.
Ora l'iter proseguirà alla Camera. Dall'opposizione sono arrivate alcune
critiche alla consulenza, diretta alla creazione di una cordata italiana,
svolta da Bruno Ermolli per il premier: il senatore del Pd Luigi Zanda ha
osservato che per addebiti simili, poi "rivelatisi inesistenti", il
collaboratore di Prodi, Angelo Rovati, intervenuto sull'affare Telecom, fu
messo all'indice dal centrodestra. Antonella Baccaro Aristide Police,
presidente di Alitalia.
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-22 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Linea dura sui rifiuti Esercito a guardia
delle discariche, quattro termovalorizzatori, impulso alla raccolta
differenziata. Sono i principali provvedimenti votati dal Consiglio dei
ministri per risolvere il problema dei rifiuti in Campania. Linea dura sulle
discariche: "Chiunque si introducesse abusivamente o impedisse l'accesso -
ha detto Berlusconi - sarà punibile con l'arresto da 3 mesi a un anno. I
promotori di disordini rischieranno fino a 5 anni". Ici e mutui, si cambia
Detassazione degli straordinari, azzeramento dell'Ici e misure contro il caro-
mutui nel primo pacchetto di misure varate dal governo Berlusconi. Il governo
ha annunciato un accordo con il sistema bancario che consentirà di trasformare
i mutui in essere dal tasso variabile al fisso. E, soprattutto, di tornare a
pagare la rata calcolata sui tassi del 2006, prima dei rialzi. Franzoni,
carcere confermato Diventa definitiva la condanna a 16 anni di carcere inflitta
ad Anna Maria Franzoni per l'omicidio del figlio Samuele di tre anni, avvenuto
il 30 gennaio 2002 a Cogne. La Cassazione ha confermato la sentenza della corte
di Assise di Appello di Torino. Focus Il Parlamento? Un affare Conquistare un
posto in Parlamento equivale in media a un aumento di reddito del 78%. Lo
afferma una ricerca che ha analizzato tutti gli eletti dal '48 a oggi. Esteri
Due italiani rapiti Due cooperanti italiani della Ong Cins, Jolanda Occhipinti
e Giuliano Paganini, sono stati rapiti in Somalia da un commando armato. C'è un
contatto tra la Cins e i rapitori: "I due italiani stanno bene".
Kenya, "streghe" al rogo Undici persone (8 donne e 3 uomini) accusate
di stregoneria sono state bruciate vive a Nyakeo, 300 chilometri a ovest di
Nairobi, in Kenia. Cronache Corruzione, arresti a Torino Ricerche e sperimentazioni
falsificate sui farmaci, funzionari pubblici corrotti, informazioni mai date
sugli effetti collaterali di alcune medicine grazie alla connivenza di chi
avrebbe dovuto vigilare. Sono le ipotesi di una maxi inchiesta partita dalla
Procura di Torino che ha portato a 8 arresti per corruzione. Niente casa per
Saviano Allo scrittore Roberto Saviano, che vive sotto scorta perchè minacciato
dalla camorra per il suo libro Gomorra, è stata rifiutata una casa al Vomero.
Risulta "indesiderato ", per paura, dai futuri vicini. Economia Alitalia, salvagente del Tesoro Il governo evita il fallimento di Alitalia e ne mette al riparo il
bilancio del 2007: ha deciso che il prestito ponte da 300 milioni sarà
trasformato in patrimonio netto. Cultura Relativismo e democrazia Colloquio tra
Sergio Romano e la sociologa francese Dominique Schnapper sul relativismo.
Uno Stato democratico deve essere relativista, per assicurare a tutti i suoi
cittadini la possibilità di esprimere liberamente le proprio convinzioni. Ma
deve anche affermare che ci sono principi cui tutti devono inchinarsi.
Spettacoli Le paure dell'Italia A Cannes presentato Il resto della notte di
Francesco Munzi: le colpe e le paure dell'Italia lacerata dall'immigrazione
romena. Sport Champions, è Manchester Il Manchester United, per la terza volta,
è campione d'Europa. Ha battuto ai rigori il Chelsea.
( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 121 del
2008-05-22 pagina 28 Corre l'energia, frenano i bancari di Redazione Impregilo
risente del caso Campania Chiusura contrastata per le Borse, paralizzate
dall'inarrestabile corsa del petrolio balzato ieri sopra la soglia dei 132
dollari il barile. A Milano il Mibtel ha registrato un calo dello 0,02% e
l'S&P/Mib una riduzione dello 0,17%. Ben comprati i titoli del settore
petrolifero, mentre sono stati venduti i bancari. Il nuovo record del petrolio
avvantaggia Eni (+ 2,75%), il titolo più scambiato con oltre 1,3 miliardi di
controvalore, mentre Saipem sale del 2,7%. I bancari hanno accusato il crollo
di Ubs, penalizzata dalla notizia che l'istituto ha venduto una divisione a
Blackrock a un prezzo più scontato rispetto a quello annunciato in precedenza.
Bpm ha lasciato sul parterre l'1,97%, Mps l'1,9% e Unicredit il 2,3%,
risentendo anche dell'abbassamento del target di prezzo a 6,1 da 6,3 euro da
parte di Goldman Sachs; Intesa Sanpaolo, infine, ha ceduto l'1,4%, dopo che
Crédit suisse ha tagliato la valutazione del prezzo obiettivo a 5,3 da 5,6
euro. I titoli delle costruzioni ripiegano dopo un periodo positivo: in
particolare, Impregilo ha perso il 5,74% per il timore che il Consiglio dei
ministri non avesse incluso la realizzazione del termovalorizzatore di Acerra
nel decreto legge con il quale si affronta l'emergenza rifiuti in Campania. Chiude invece stabile Alitalia (+0,18%) nel giorno del cda straordinario. Tra gli industriali
deboli Fiat (-2,82%), Pirelli (-1,62%) e Stm (-2,05%). Fra le Tlc, Telecom
Italia cede lo 0,51%, Fastweb l'1,38%. A Francoforte crolla Infineon (-7%) e
vendite molto sostenute su Bmw (-4%) e Lufthansa )-3,4%). A Parigi male
i titoli dell'auto con Peugeot (-4,6%) e Renault (-3,2%). A Londra tracollo per
i finanziari con Rbs (-4,8%), Alliance & Leicester (-4,3%), Old Mutual
(-4,1%) e Aviva (-3,9%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Campanile, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Lea
Vendramel Alitalia, il Senato approva il prestito Via
libera al dl che stanzia 300 milioni di euro. Cda straordinario Via libera
dell'Aula del Senato al prestito ponte per Alitalia. Quasi
all'unanimità, solo i senatori radicali non partecipano al voto, Palazzo Madama
approva ieri il decreto che stanzia 300 milioni di euro per la compagnia aerea. Ora la palla passa a Montecitorio
per la definitiva conversione in legge. Il prestito ponte punta a "fornire
all'Italia un vettore competitivo", spiega il sottosegretario
all'Economia, Giuseppe Vegas, nel suo intervento in Aula. Non è un aiuto di
Stato, si affretta però a precisare, in quanto "non distorce il mercato,
ma concede un aiuto finanziario con interessi di mercato". È stato un
intervento che si è reso necessario di fronte allo stallo della trattativa con
Air France-Klm. "Se fosse stata conclusa non ci sarebbe stato nessun
decreto", assicura Vegas. Non essendo stato così, invece, si è posta
"l'urgenza del finanziamento ponte al fine di mantenere la continuità
operativa della compagnia ? ribadisce il presidente della commissione speciale
per i decreti in scadenza e relatore al dl, Luigi Grillo ? e consentire al nuovo
governo di assumere, nella pienezza dei poteri, le urgenti iniziative che
riterrà necessarie per portare a compimento il processo di
privatizzazione". E il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, avrebbe
inserito una norma nel pacchetto fiscale in base alla quale il prestito ponte
diventerebbe "patrimonio netto" Ma se la maggioranza sostiene
compatta il decreto, Pd e Idv danno il loro appoggio per senso di
responsabilità, i radicali prendono le distanze e non partecipano al voto.
"Non è un prestito ponte, perché questo presuppone che dall'altra parte ci
sia qualcuno che se la compri l'Alitalia ? accusa il
vice presidente del Senato, Emma Bonino ? noi avevamo individuato Air France,
voi non avete individuato nessuno, questo è un prestito a fondo perduto se non
appare qualcuno all'orizzonte e in tempi assai brevi". E aggiunge:
"Voi avete fatto saltare le soluzioni individuate con polemiche del tutto
strumentali e voi dovete trovare le risposte al problema, questo è a tutti gli
effetti il primo decreto Berlusconi e ve ne dovete assumere appieno le
responsabilità". Anche il Pd, pur votando a favore per tutelare i
lavoratori, sferra un duro attacco al Pdl e al suo leader, accusandoli di aver
"boicottato le trattative per poi, dopo aver vinto le elezioni, balbettare
sugli approdi cui Alitalia dovrebbe essere condotta: a
questo punto chiediamo che sul futuro di Alitalia, il
ministro Tremonti venga al più presto a riferire in Senato". Intanto, a
via della Magliana riunione straordinaria del Cda. All'ordine del giorno, il
reintegro del Consiglio, ridotto a tre membri dopo le recenti dimissioni di
Giovanni Sabatini, e la questione di un nuovo presidente e amministratore
delegato per la compagnia. Martedì, infatti, il presidente dell'aviolinea
Aristide Police ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e, secondo alcune indiscrezioni,
starebbe valutando di dimettersi. Al suo posto potrebbe essere nominato
l'imprenditore Mario Resca, che incontrerebbe il favore sia del premier Silvio
Berlusconi che del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. È stato convocato,
invece, per lunedì prossimo il Cda per l'esame e l'approvazione del bilancio
2007. (22-05-2008).
( da "Riformista, Il" del 22-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
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Dialogo al Loft si
profilano due linee sul voto in aula, intanto il blitz pro rete 4 rovina il
clima Veltroni non vuol passare da "nemico del popolo" Il pacchetto
economico del governo imbarazza il Pd. Il leader pronto a votarlo, ma invoca
modifiche, intanto Bersani promette "battaglia" Per fortuna del Pd i
provvedimenti economici varati ieri dal governo nel primo Consiglio dei
ministri sono in forma di decreto. Il che significa che si può rinviare ancora
di qualche settimana il problema di come votare in aula sul taglio integrale
dell'Ici, sul ribasso dei mutui a tasso variabile e sulla detassazione degli
straordinari. Ieri, il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani ha
definito "deludente" la manovra dell'esecutivo, ha spiegato che, a
risorse immutate, le priorità sono altre ("Questi 2,5 miliardi di euro che
secondo noi servono per abolire quel che resta dell'Ici possono essere usati
per dare 400 euro di detrazioni fiscali a 6,5 milioni di pensionati, o per
sostenere i redditi da lavoro dipendente") e che "in aula sarà
battaglia". Ma la durezza di Bersani non è un'ipoteca sul voto del Pd,
dato che nel corso della medesima conferenza stampa - la prima che ha visto
schierati insieme alcuni ministri ombra per replicare a caldo al Cdm - Enrico Letta
ha specificato che il "giudizio è sospeso", che "qualunque
riduzione delle tasse sul lavoro va bene" e che, in caso di ulteriori
misure di alleggerimento del carico fiscale "potremmo dare un segnale di
incoraggiamento". Due linee nel Pd? Falchi contro colombe? Presto per
dirlo. Ma certo il crinale dell'opposizione dialogante è stretto e, come spiega
Giorgio Tonini, già responsabile economico del Pd, "noi abbiamo il dovere
di mettere a verbale la nostra contrarietà - e sull'Ici abbiamo spiegato che
l'abolizione integrale, cui non siamo contrari per principio, è solo un regalo
ai più agiati - ma non possiamo non ragionare sul fatto che è difficile votare
contro la detassazione degli straordinari senza passare da nemici del
popolo". Senza contare che l'altro rischio correlato, di cui hanno
ragionato Walter Veltroni ed Enrico Morando in una riunione mattutina al Loft
che ha preparato l'uscita del governo ombra, è di restituire l'immagine di un
Pd versione "anche i ricchi piangano". Naturalmente, nulla di più
lontano dalle intenzioni del leader. In questi giorni, casomai, la
preoccupazione di Veltroni è dimostrare che la nuova stagione di dialogo porta
risultati. Veltroni sarebbe ben contento di votare a favore del pacchetto
governativo, a patto di poter dimostrare di aver portato a casa la modifica di
alcune sue parti. I primi frutti dell'asse con Berlusconi si vedono per ora
soprattutto sul fronte tecnico-elettorale. L'esempio migliore resta la comune
volontà di introdurre una soglia di sbarramento alle europee, accompagnata
dall'abolizione delle preferenze ("Come si fa a dire che sono il metodo
più democratico di scelta quando è dimostrato che è un 20 per cento di elettori
a esprimerle e a decidere per il 100 per cento?", ci si chiede al Loft).
Ieri il Pd ha presentato pure la sua proposta per la modifica dei regolamenti
parlamentari, sulla quale c'è già intesa col Pdl, per ridurre anche in futuro
il rischio frammentazione. Adesso Veltroni ha però bisogno di dimostrare che il
dialogo non funziona solo sulle questioni tecniche e di palazzo, ma anche sui
temi di merito che più interessano il paese. E ha bisogno che Berlusconi gli
offra una sponda anche in Parlamento, dimostrando flessibilità sui decreti del
governo. Tanto più dopo l'emendamento pro-Rete 4 presentato ieri a sorpresa dal
sottosegretario Romani, che ha scatenato l'ira del Loft e la minaccia di
interrompere il dialogo. Veltroni spera di non dover arrivare a tanto. Ne va di
una strategia di lungo periodo. E la sua linea è che sulle misure varate dal
Cdm il Pd deve essere pronto a votare sì. Magari, con qualche distinguo,
possibilmente senza tacere le perplessità, ma alla fine facendo valere il
"metodo Zanda", ovvero quello che ieri ha spinto il vicepresidente
dei senatori democratici ad annunciare il voto positivo del suo gruppo al decreto che autorizza il prestito ponte di 300 milioni
ad Alitalia "per senso
di responsabilità nei confronti dei lavoratori di Alitalia". Che questo non sia orientamento di tutti nel Pd è chiaro
già dalle parole con cui Bersani ha criticato ieri il fatto che il governo non
abbia riconosciuto al precedente esecutivo il merito di aver già abolito l'Ici
per il 40 per cento. "Il dialogo significa anche dare atto
all'avversario dei propri meriti, sennò che dialogo è?", ha spiegato l'ex
esponente ds a più di un interlocutore. E mentre continuano gli abboccamenti
tra ministri titolari e ministri ombra, non a caso Bersani si dedica invece a
incontrare i leader dell'opposizione. Dopo il faccia a faccia con Casini, oggi
tocca a Di Pietro, e presto anche ai leader della sinistra radicale. Stefano
Cappellini 22/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Nuovi intoppi La
soluzione del prestito ponte per 300 milioni potrebbe essere ritenuta
insufficiente dai revisori dei conti che potrebbero non approvare il bilancio
SERVIZIO >> 13 22/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Paura in volo
MOMENTI DI VERA apprensione ieri mattina sull'aereo Alitalia Genova-Fiumicino Md-80 in
partenza alle 7.05 dall'aeroporto Cristoforo Colombo. Il pilota è stato
costretto a compiere un atterraggio di emergenza per un guasto tecnico. A bordo
dell'aeromobile c'erano 143 passeggeri. La testimonianza di uno di loro:
"eravamo appena decollati, il pilota stava compiendo una manovra virando a
sinistra per dirigersi verso la Capitale. Un rumore strano è stato
percepito da tutti noi, qualcuno ha gridato. Qualche attimo dopo una voce dagli
altoparlanti ci informava che, per un guasto tecnico al motore di sinistra,
saremmo tornati all'aeroporto di Sestri". Com'è procedura, infatti,
riscontrata l'avaria a uno dei propulsori, il pilota ha deciso di rientrare
immediatamente in aeroporto ed evitare così ogni rischio. Quando il
"mayday"è arrivato alla torre di controllo, i mezzi dei soccorsi sono
stati inviati in pista: autobotti dei vigili del fuoco, polizia e ambulanze.
Per fortuna non sono serviti: il velivolo è atterrato regolarmente, anche se
con un solo reattore. I centoquarantatré passeggeri sono stati fatti ripartire
appena possibile, ovvero, con il volo previsto alle 11 dalla stessa compagnia
di bandiera. Resta da spiegare il motivo dell'avaria al motore: in un primo
momento si era pensato alla presenza di uno o più uccelli finiti nel rotore di
sinistra, perché i testimoni e il pilota hanno riferito di un forte rumore
metallico proveniente dalla parte sinistra dell'aereo. Questo, ovviamente, ha
suscitato lo spavento dei passeggeri. Ma una successiva ispezione ha escluso
l'ipotesi del volatile. Tra i passeggeri c'era anche Riccardo Garrone, vertice
della compagnia petrolifera Erg e presidente della Sampdoria. Il velivolo Alitalia sarà sottoposto ad una accurata revisione dei
motori. s. sch. 23/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Attesa
per il futuro Alitalia, Toto rilancia Air France: caso
chiuso Milano. Carlo Toto, patron di Air One, rilancia il proprio interesse per
Alitalia. Di contro, il
numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, mette definitivamente la
parola fine al progetto di acquisto, rimproverando ancora i sindacati. Il tutto mentre Af-Klm dimezza il
valore contabile del 2% detenuto in Alitalia a 13 milioni
nel bilancio 2007-2008 dai 26 milioni del precedente esercizio, adeguandolo al
calo della quotazione di Borsa della compagnia italiana. Un'altra giornata di
attesa, insomma, sul futuro della compagnia di bandiera, mentre i sindacati
fanno pressing sul governo. vendite a -1% Commercio, a marzo brusca frenata
ROMA. Brusca frenata delle vendite a marzo, calate al minimo da due anni. Il
commercio al dettaglio, secondo i dati Istat, è sceso dell'1% rispetto all'anno
scorso, trainato in basso dal calo delle vendite di prodotti non alimentari.
Pesa poi l'ampia flessione delle vendite nella piccola distribuzione. Il calo
delle vendite al dettaglio è il peggiore dal marzo 2006 (-1,8%). trimestrale
Wind, l'utile netto cresce a 36,9 milioni Roma. Wind chiude il primo trimestre
con un utile netto in crescita a 39,6 milioni dai 6,6 dello stesso periodo del
2007. I ricavi - si legge in una nota - hanno segnato un +4,4% a 1,3 miliardi,
l'ebitda un +6,6% a 456 milioni, mentre il risultato operativo un +25,5% a 197 milioni.
L'indebitamento finanziario netto era a 6,37 miliardi, in calo di 70 milioni
rispetto a fine 2007. Cash flow a 121 milioni. precisazione Sms truffa, Bt
Italia non ha responsabilità Roma. Nei giorni scorsi il Garante per le tlc ha
imposto lo stop alle attività di compagnie telefoniche accusate di spamming.
Tra queste, nelle notizie d'agenzia, figurava anche BT Italia. Che, invece,
precisa "di aver sospeso le numerazioni 899 dei centri servizi coinvolte
in attività di spamming già prima di ricevere il provvedimento dell'Antitrust.
Al tempo stesso - sottolinea una nota - BT Italia non ha alcuna responsabilità
nell'invio degli sms e nel contenuto del servizio di cui è responsaile
esclusivamente il centro servizi cliente. BT Italia offre semplicemente il servizio
di rete, che rende possibile il trasporto del traffico telefonico".
23/05/2008.
( da "Unita, L'" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Cordata Alitalia? Castelli ipotizza la
"Marzano" Si parla di commissariamento, mentre Air France svaluta la
sua quota in Italia di Luigina Venturelli/ Milano ATTESA Per il momento Alitalia deve accontentarsi delle promesse: "Ci saranno
novità importanti nei prossimi giorni" ha assicurato il ministro dello
Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Di fatti concreti, invece, nemmeno
l'ombra: "Dopo un mese dalle fulminanti dichiarazioni di Berlusconi
rimangono solo due dati certi, che il centrodestra ha picconato l'offerta di
Air France e che poi non si è saputo più niente di quella soluzione pronta e
concordata" ha efficacemente sintetizzato Pier Luigi Bersani, ministro
dell'Economia del governo-ombra del Pd. Dunque si resta nella sfera delle
ipotesi e delle soluzioni possibili, tra le quali si fa largo quella
dell'amministrazione controllata: "Posso sicuramente testimoniare di cordate
disponibili a rilevare Alitalia dopo gli inizi di una
sua procedura concorsuale, ci sono tanti imprenditori interessati che si
farebbero avanti" ha affermato il sottosegretario alle Infrastrutture,
Roberto Castelli. Subordinando la salvezza della compagnia di bandiera ad una
pesante condizione: l'applicazione della legge Marzano. La fantomatica cordata
di coraggiosi imprenditori nazionali, tanto sbandierata in campagna elettorale,
sembra così finita nel dimenticatoio. Resta in campo il solito Carlo Toto:
"Siamo sempre interessati, il nostro interesse non è mai venuto
meno". E si propone senza troppa convinzione Mario Moretti Polegato, il
numero uno di Geox: "Secondo me ci vuole un piano industriale che deve
essere presentato dal governo, io come imprenditore attendo il piano
industriale". A incalzare una rapida iniziativa sono i sindacati, che al
governo hanno chiesto l'"apertura di un tavolo sulla politica per i
trasporti, per affrontare in questo quadro anche le problematiche del trasporto aereo ed il nodo Alitalia". La compagnia non può aspettare. "Mi auguro che Alitalia riprenda quota" ha
commentato Jean-Cyril Spinetta, il presidente di Air France (che ha dimezzato
il valore contabile del 2% detenuto in Alitalia a 13 milioni dai 26 milioni del precedente esercizio), ma senza
troppo ottimismo, perchè in Italia "la gente non ha capito la gravità
della situazione".
( da "Unita, L'" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del La Rai e la sindrome Alitalia Carlo Verna I palinsesti non sono le tavole della legge. Non
solo è un diritto, ma anche un dovere per chi guida un'azienda come la Rai
ritenerli qualcosa di dinamico, legato ai gusti, alle preferenze, alle esigenze
degli utenti. Spero che il consigliere Carlo Rognoni, autore dell'articolo
"Cari giornalisti attenti ai padrini", pubblicato su l'Unità
del 20 maggio, non si iscriva così tra coloro che vogliono far passare il
sindacato dei giornalisti Rai per il difensore dell'esistente, per l'emblema
della conservazione di stati o privilegi. L'Usigrai ascolta i colleghi, come ha
fatto ancora mercoledì 21 maggio nell'assemblea del Tg3, prova a dare delle
linee, media fra varie idee. Se, ed è tutto da verificare, è partita qualche
istanza male indirizzata verso la politica, rientrerebbe nel campo degli errori
comprensibili dei singoli; l'Usigrai e la Fnsi hanno stigmatizzato il
coinvolgimento improprio di esponenti di partito, ritenendo sbagliato sia gli
eventuali Sos alla politica, sia la risposta di chi ha ritenuto di accoglierli.
Vero è, però, che quando parlano i politici sulla Rai arrivano persino le prime
pagine, mentre noi fatichiamo ad avere due righe, anche quando siamo tra i
primi in Italia a chiudere un accordo di svolta per il precariato alla luce
della recente legge 247. Rispetto ai cambiamenti ritenuti necessari, da chi
guida l'azienda, abbiamo solo posto due legittime questioni: 1) un confronto
preventivo che ci era stato solennemente promesso dal direttore generale Cappon
e dal suo vice Leone (ci fu detto e anche scritto che non c'era un piano
editoriale, ma solo generiche linee guida); 2) una sorta di equivalenza della
mission informativa per ogni singola testata, perché è evidente che nessun
corpo redazionale puo' essere mortificato. Il confronto si è svolto ieri (22
maggio) dopo proteste a valanga, e viene da sé che il secondo pilastro della
nostra impostazione potrà essere verificato solo successivamente. Quel che non
si potrà fare di fronte a un cambiamento di orari e format sarà avviare una
trattativa su uomini e mezzi necessari con chi lo ha deciso, proprio perché chi
sta facendo queste scelte ha le valigie in mano. Farlo notare non mi sembra una
mascalzonata, come sostiene il consigliere Rognoni, il cui protagonismo
riformista di oggi, insieme agli altri 8 in articulo mortis, mi farebbe piacere
confrontare con quello mostrato nel pieno del mandato. E così va data anche una
risposta al presidente Petruccioli, che ha parlato di Direttore unico per i Tg
come alla Bbc. Senza addentrami nel merito, sottolineo che anche su questo non
saremmo sfuggiti al confronto, ma pongo un dato di fatto. Peccati o reati
possono essere commissivi od omissivi. Ebbene i bravi ragazzi (tali sono sempre
i senatores) del settimo piano di viale Mazzini nulla hanno intaccato delle 49
strutture di primo riporto al direttore generale, frutto di strati di
lottizzazione sovrapposti, con competenze che s'intrecciano e si confondono. Per
quanto riguarda le testate, poi, sempre per esigenze estranee a un buon governo
aziendale, ne hanno creata una nuova (Gr Parlamento) e, sempre per problemi di
interessi partitici, neanche uno straccio di progetto hanno proposto sulla
fusione fra Televideo e Rai News 24, rispetto alla quale non c'era alcuna
contrarietà a discuterne. La verita è che i bravi ragazzi del settimo piano
erano già condannati dalla legge Gasparri ad essere la politica e non un
governo indipendente e autonomo: un parlamentino, il famoso senatus mala
bestia. Ecco perché non possiamo neanche dire andatevene. Se non si cambia
subito la legge, e si può farlo in tempi rapidissimi trovando l'intesa
parlamentare, verranno altri nove bravi ragazzi telecomandati, che non potranno
fare meglio di questi e in un mercato interpiattaforma per la Rai sarà il
declino. È la sindrome Alitalia che ci preoccupa non
la modifica dei palinsesti. Segretario Usigrai.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti NON TRADITE
LA CULTURA SALVATORE SETTIS Le Parche che hanno troncato il tenue filo di vita
del governo Prodi non sono oscure dee inesorabili, non sono le trame di poteri
occulti, non sono congiure internazionali. Le spinte disgregatrici che hanno
fatto implodere il centrosinistra vengono, si sa, dal suo interno: ma non è
detto che siano la sola ragion d'essere del suicidio assistito che occupa da
mesi il palcoscenico della politica. E' vero, il margine di maggioranza al
Senato era esiguo; è vero, Prodi e alcuni suoi ministri (non tutti) hanno fatto
sforzi eroici, e qualche concessione di troppo, per governare malgrado tutto.
Ma è mancata, a dar coesione allo schieramento e legittimazione agli occhi del
suo elettorato, la capacità di dare al Paese il senso di un progetto, di una
meta credibile. Il risanamento dei conti pubblici è di per sé un target
virtuoso, ma comporta "sacrifici", e perché ne valga la pena bisogna
spiegare perché: come accadde, successo memorabile, quando la meta era
l'ingresso nell'area Euro. Al contrario, troppi ministri del passato governo si
sono limitati a presidiare le loro scrivanie senza elaborare progetti organici
nei rispettivi settori. Troppi hanno trascurato il terreno dei fatti per
"far politica", e cioè riconfigurare la maggioranza in altri partiti,
schieramenti, arcobaleni: dimenticando che "politica" è il governo
della polis, e non la geometria variabile dei partiti, e che nessun
"effetto-annuncio" può compensare la penuria di idee progettuali e
azioni di governo. Troppo spesso si è tentato di rimediare all'assenza di
progetti inseguendo la destra sul suo terreno, a cominciare dallo sgangherato
federalismo all'italiana, così enormemente costoso che nessun mago della
finanza riuscirà mai a conciliarlo con la riduzione delle imposte. Anziché
piangere sul latte versato (c'è già abbastanza acqua, dentro), quel che resta
della sinistra deve ora fare i conti con un'intera legislatura governata (di
nuovo) dal centrodestra. Individuare i temi su cui fare opposizione (e come),
ma anche quelli sui quali l'interesse del Paese impone di voltare pagina prima
che sia troppo tardi, anche al costo di cercare un'intesa. Di tal natura sono
due settori in cui destra e sinistra si dividono equamente meriti e colpe, e
che sono stati quasi assenti nella campagna elettorale: la tutela del paesaggio
e del patrimonio culturale e il futuro della ricerca e dell'università. Questo
è il momento di ricordarsi che il Codice dei beni culturali e del paesaggio,
cardine della legislazione italiana su questo tema cruciale, è stato impostato
dal ministro Urbani e poi corretto, senza modificarne l'impianto, da due
ministri degli opposti schieramenti, Buttiglione e Rutelli: esso è dunque il
prodotto di uno sforzo autenticamente bipartisan. Ma la versione del Codice ora
in vigore, fedele al dettato della Costituzione nell'interpretazione autentica
della Corte, resterà lettera morta se non si affrontano presto tre nodi: un
reclutamento straordinario, basato esclusivamente sul merito, di personale per
la tutela che rinsangui gli organici da decenni senza turn over; il necessario
adeguamento delle normative delle Regioni a quelle del Codice; infine, i
problemi della finanza locale, che spingono i Comuni a un consumo selvaggio del
territorio al fine di raggranellare qualche introito da oneri di
urbanizzazione. L'abolizione dell'Ici decisa da Berlusconi è destinata ad
aggravare oltre misura questo problema già così drammatico. Sarebbe ora di
affrontare organicamente la strepitosa anomalia di un Paese, il nostro, che ha
il più basso incremento demografico d'Europa e insieme il più alto tasso di
consumo del territorio, per giunta con architetture quasi sempre di infima
qualità. L'alleanza della rendita fondiaria con la politica ha generato troppo
spesso, a sinistra come a destra, mostruose periferie (invano ribattezzate
"centralità" da una furbesca neolingua), colate di cemento,
devastazioni. La tutela del paesaggio non è di destra né di sinistra, ma un
rigoroso rispetto delle regole (che ci sono) richiede una seria e concorde
azione politica, al Ministero come nelle Regioni. Sul fronte dei beni
culturali, nonostante le buone intenzioni espresse da Prodi in risposta a un
appello Fai, il centrosinistra non ha saputo invertire la tendenza al calo
degli investimenti già manifestata dal precedente governo Berlusconi. Lo stato
di sofferenza dell'amministrazione è crescente, e impone urgenti misure
correttive. Lo stesso è vero sul fronte dell'università e della ricerca, da
troppi concepite come una sorta di optional a cui si può rinunciare facendo
spallucce: perciò fondi necessari a tamponare scioperi di
autotrasportatori e crisi Alitalia sono impunemente prelevati da quelli destinati alla ricerca. La
gravità della crisi italiana in questo settore è evidente nella dimensione
europea: nei due primi bandi di Erc (European Research Council, la nuova
agenzia di ricerca dell'Unione Europea, che sta distribuendo 7,5 miliardi di
euro), gli italiani sono di gran lunga i primi per numero di domande, ma
l'Italia precipita al quinto o al sesto posto nel success rate perché i
vincitori italiani sono in fuga dal proprio Paese. I grants Erc vanno fino a
2-3 milioni di euro a testa, e fa davvero impressione che uno studioso italiano
che li abbia in tasca abbia così poca fiducia nel proprio Paese da volerli
spendere comunque altrove. L'irresponsabile blocco del reclutamento di docenti
universitari negli ultimi due anni, il localismo delle carriere e l'imperante
gerontocrazia disegnano un'immagine statica e polverosa dell'università
italiana che non giova al Paese. Intanto la pessima riuscita della riforma
Berlinguer dei cicli universitari, nonostante le correzioni apportate dai
ministri Moratti e Mussi, getta un'ombra inquietante sulla formazione delle
nuove generazioni. Il nuovo ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha
presentato nella scorsa legislatura una proposta di legge (Camera 3423/08)
"per la promozione e l'attuazione del merito". E' dunque lecito
attendersi che il merito torni ad essere il cardine su cui misurare la
formazione universitaria e le carriere dei docenti e dei ricercatori,
resistendo alle spinte per sciatte promozioni ope legis, che allontanerebbero
l'Italia dall'Europa e scaccerebbero dal Paese i giovani migliori. E' lecito
attendersi che i criteri di Erc, che basa la propria selezione esclusivamente
sul merito, vengano applicati in Italia (come è avvenuto nell'ultima mandata di
fondi di ricerca Firb, riservata ai "semifinalisti" dei grants Erc).
E' lecito sperare che i concorsi localistici ripristinati da Mussi vengano
cancellati per sempre in favore di un meccanismo più garantito, peraltro già
prefigurato in una legge Moratti che è rimasta lettera morta. Tutelare patrimonio
culturale e paesaggio vuol dire salvaguardare una coscienza identitaria che è
fattore vitale di produttività e di attrazione. Promuovere ricerca e formazione
universitaria vale stimolare l'innovazione, costruire il futuro delle nuove
generazioni. Perciò con notevolissima lungimiranza la nostra Costituzione,
prima al mondo, collega organicamente tutela, cultura, ricerca: "La
Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e
tecnica. Tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione" (art.9).
Né governo né opposizione possono permettersi di tradire questo principio
fondamentale. Con deplorevole concordia, tutti sembrano averlo dimenticato
durante la campagna elettorale. Sarebbe il momento di ricordarsene tornando sul
terreno dei fatti, anziché costruire vuote, declamatorie intese di parole.
( da "Unita, L'" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del L'abbraccio tra Marcegaglia e Berlusconi Il premier: il vostro programma
è il nostro. Il leader di Confindustria ripete la litania dei lamenti di Bianca
Di Giovanni/ Roma CAPITALISTI Liberi dai comunisti, liberi dal peso delle
tasse, liberi dai vincoli sull'ambiente, liberi dalla burocrazia fannullona. E,
se possibile, liberi anche dai vincoli sugli orari, dalle richieste delle
controparti, dai costi dell'inflazione, dai diktat sulla politica mo- netaria
della Bce. È questo, in sintesi, il manifesto di Emma Marcegaglia: una virata
vertiginosa a destra. Nessun cambio di prospettiva rispetto al capitalismo
aggressivo e dei tempi delle ferriere. Anzi: è un ulteriore avanzamento.
L'impresa e il mercato inglobano tutto: lo Stato, la politica, i tempi della
vita, la qualità dell'esistenza, la natura. Chi si aspettava una rivoluzione
per lo meno "di genere" con la prima donna alla guida
dell'associazione degli imprenditori, dopo l'intervento all'assemblea di ieri
resta inesorabilmente deluso. Ed è la delusione più forte: un'altra occasione
mancata per le donne italiane. Il cambiamento è solo di facciata: l'anima resta
quella dei "lorsignori", come li chiamava Fortebraccio. Davanti alla
platea che la ha appena acclamata nuovo leader degli industriali, Marcegaglia
si commuove al ricordo dei genitori, ricorda di essere una madre, rammenta
Massimo D'Antona e Marco Biagi, invoca interventi in difesa delle imprese in un
mercato in crisi, chiede nucleare e energia a basso costo, insiste sulle
privatizzazioni delle municipalizzate, pretende mano libera sull'ambiente,
assicura attenzione sulla sicurezza (ricordando il suo operaio morto), ma
chiede norme meno stringenti, plaude al pugno duro del governo su rifiuti,
attacca (come al solito) l'Irap, dichiara guerra ai contraffattori del made in
Italy, alla globalizzazione senza regole, al dumpung sociale e ambientale dei
Paesi emergenti, all'euro troppo forte per il nostro export. Alle banche, dopo
lo tsunami dei subprime, chiede di tornare a finanziare l'impresa, davanti a un
impassibile Mario Draghi. Ripesca la polemica sulla spesa per pensioni
(naturalmente troppo alta) e sull'età pensionabile ("dovrebbe essere
indicizzata alla speranza di vita"). Si dice pronta a chiudere subito, in
pochi mesi (c'è chi dà il termine a settembre) l'intesa con i sindacati sul
nuovo modello contrattuale. Celebra lo spirito italiano che ha portato a Milano
l'Expo 2015 (ma non cita neanche di striscio la questione Alitalia tricolore). Invoca più merito
nelle scuole e nelle università. Attacca l'Ue per il protocollo di Kyoto. Il
tono è martellante, liquidatorio. Basta sprechi, basta vincoli, basta tempi
lunghi. Ma la platea si scalda davvero solo quando parla di chi "timbra il
cartellino e se ne va. È un insulto ai lavoratori onesti". È
l'ennesimo attacco al pubblico impiego, con l'ennesima denuncia sui costi troppo
alti per le pensioni. Le constituency del sindacato (pubblici e pensionati)
sono sotto tiro. Il premier in prima fila fiuta aria di destra trionfante. Lo
stile non è quello "garibaldino" di D'Amato, ma la sostanza non
cambia molto. Rispuntano in platea i "vecchi" amici di Confindustria:
Stefano Parisi, Alfonso Dell'Erario. Silvio Berlusconi sa che lui è il dominus:
non ha più bisogno di sketch e di mosse eclatanti come aveva fatto mille volte
in casa confindustriale (Parma, Torino, Vicenza). Così dal podio gli bastano
due frasi, acuminate come una lama. "La sua relazione sarà il nostro
programma". Vero. "Facciamo guerra all'oppressione fiscale e
all'oppressione giudiziaria", aggiunge il premier accompagnato da un lungo
applauso. Verissimo. Berlusconi si presenta come "collega" (vero
anche questo) e dunque come amico degli industriali. Sicuramente l'amicizia è
ricambiata: le reazioni al discorso della nuova leader sono un coro di applausi
e approvazioni. Per l'impresa oggi la strada è spianata: i nemici da abbattere
sono gli stessi nemici del governo. Nell'ordine: sindacati, lavoratori
pubblici, burocrazia nostrana ed europea, stranieri. Berlusconi parla da
collega e ricorda che le sue imprese ("di cui sono ancora azionista")
"hanno indicato Marcegaglia come presidente - (afferma strizzando l'occhio
a Confalonieri)- e quindi dico forza Emma, forza Confindustria".
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-23 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Caso Alitalia Bene le compagnie straniere La grande crisi di Malpensa:
passeggeri giù del 31% E Fiumicino solo più 11% MILANO - Alitalia ha abbandonato Malpensa, che ha
perso il suo status di hub, e gli effetti si vedono: alla fine di aprile i
passeggeri dello scalo lombardo, rispetto all'aprile 2007, risultavano in calo
del 31,1% a fronte di una diminuzione dei movimenti del 24,2%.
Impressionante, anche se logica a fronte dalle scelte operate da Alitalia, la perdita di traffico della compagnia di
bandiera: meno 83,1% i passeggeri e meno 69,5% i movimenti. A beneficiarne gli
altri vettori operanti su Malpensa, con un aumento dei movimenti del 21%. Il
calo di Malpensa solo in parte è andato a vantaggio di Fiumicino, che ha
guadagnato solo l'11% in termini di passeggeri. A PAGINA 32 Baccaro e Tondelli.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE La convenzione Il decreto alla Camera Sulle Autostrade duello
governo-Pd ROMA - Prime scintille tra maggioranza e opposizione, e all'interno
della stessa opposizione, sul dossier Atlantia. Oggetto della contesa
parlamentare è l'emendamento del governo al decreto sull' attuazione degli
obblighi comunitari che, se approvato, darebbe il via libera alla convenzione
tra Aspi (gruppo Atlantia) e Anas sulla base delle nuove regole per le
concessionarie autostradali varate dal precedente governo Prodi. Il Partito
democratico ha immediatamente contestato l'introduzione dell'emendamento che
eviterebbe alla convenzione di Atlantia, e solo ad essa, di passare al vaglio
del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e del
Parlamento. Nel mirino è finito prima di tutto il metodo, visto che ci sarebbe
un accordo tra maggioranza e opposizione di non presentare emendamenti ai testi
dei decreti ereditati dalla passata legislatura. Ma dietro l'opposizione del
Partito democratico ci sarebbero anche obiezioni di merito. Almeno secondo le
ricostruzioni della "Velina Rossa ", secondo cui il sospetto,
"sollevato da più parti", è che il provvedimento "sarebbe collegato al problema dell'Alitalia e cioè alla partecipazione dello stesso Benetton (azionista di
Autostrade, ndr) alla nuova cordata per la nostra compagnia di bandiera".
Si tratterebbe, cioè "di un regalo fatto a Benetton che avrebbe già tratto
lauti profitti dal balzo in avanti compiuto da Autostrade in Borsa".
La vicenda è destinata a animare i primi dibattiti parlamentari: il capogruppo
del Pd in commissione Ambiente e Lavori pubblici, Raffaella Mariani, ha già
messo a lavoro l'ufficio legislativo per preparare il confronto sul decreto. Ma
all'interno dell'opposizione non tutti la pensano allo stesso mod o:
"L'emendamento Anas-Aspi - ha detto l'ex ministro delle Infrastrutture,
Antonio Di Pietro - era stato già presentato da me e poi ritirato all' ultimo
momento su richiesta del presidente del Consiglio. La coerenza vuole che noi
dell' Italia dei Valori lo votiamo". Ieri il governo ha accettato di
allargare a tutte le altre convenzioni fin qui siglate tra l'Anas e le
concessionarie il trattamento concesso a Atlantia. Ma la modifica non lascia
del tutto soddisfatto il Pd, che comunque preferirebbe che al Cipe passassero
tutte: "Martedì ne discuteremo in aula anticipa Mariani - . Ci aspettiamo
altre sorprese da parte della maggioranza". E forse anche
dall'opposizione. Pietro Ciucci (Anas) A. Bac.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 33
categoria: BREVI -31 % Il calo registrato dall'aeroporto di Malpensa nel mese
di aprile. Sul dato pesa l'effetto del taglio di 180 slot Alitalia, in parte
compensato dalle compagnie straniere.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 32 categoria: BREVI
I concorrenti L'hub di riferimento di Air France, Parigi, guadagna l'1,1% in
termini assoluti, ma ben il 7,5% sulle rotte del Medio Oriente e dell'Asia, che Alitalia
ha lasciato a Malpensa Nella crescita di Fiumicino risulta decisivo l'aumento
del traffico extra Ue (+29%), corrispondente allo spostamento dei voli da
Malpensa Lufthansa ha sempre mostrato attenzione al traffico passeggeri del
Nord Italia e per questo ha stretto un accordo con Sea, la società che gestisce
Malpensa.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 32
categoria: BREVI La rinuncia Jean-Cyril Spinetta, numero uno operativo di Air
France-Klm, ha negoziato con impresa e sindacati per l'acquisizione di Alitalia, poi ha
rinunciato all'operazione e ieri ha confermato che non ne sussistono più le
condizioni.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 32 categoria:
REDAZIONALE La compagnia di bandiera Scajola: novità importanti nei prossimi
giorni. I francesi svalutano la quota No di Air France. E Castelli rilancia il
commissario ROMA - "Rien ne va plus". Air France-Klm chiude il
dossier di Alitalia. Almeno alle attuali condizioni.
La compagnia francese, guidata da Jean-Cyril Spinetta, ha annunciato ieri un
calo del 16% dell'utile nel 2007, con una previsione altrettanto negativa per
l'anno in corso, subendo un crollo del 10% circa in Borsa. Tutta colpa
dell'inarrestabile ascesa del prezzo del petrolio, è stato spiegato. Fatto sta,
che per Air France- Klm l'ipotesi di acquisire Alitalia alle stesse condizioni proposte
a aprile è da escludere. "Il business plan per Alitalia ha detto il manager transalpino - era impostato su una
quotazione del petrolio di 86 dollari al barile". Con un greggio a 135
dollari, "il piano industriale - ha continuato - è completamente superato.
Con queste quotazioni, l'ipotesi di creare valore per Air France-Klm è
assolutamente non realistica". A questo punto la possibilità che Air
France-Klm rientri in gioco appare relegata all'ipotesi di un fallimento della
compagnia. In linea con questa possibilità è il comportamento messo in atto dai
francesi negli ultimi giorni, con la prenotazione degli slot di Alitalia su tutti i principali scali, Malpensa compreso.
Quasi a voler scommettere sul fallimento. Tramontata la pista francese, ieri
sono tornate a circolare voci su un interesse per Alitalia
di Emirates, o comunque di una compagnia araba, che sarebbe in contatto con la
cordata organizzata da Bruno Ermolli. Tra i punti a favore di una simile
aggregazione, la possibilità di poter eventualmente usufruire del greggio a
prezzi meno proibitivi. Ma per il sottosegretario ai Trasporti, il leghista
Roberto Castelli, di "cordate disponibili a rilevare Alitalia"
ce ne sarebbero tante, ma "dopo gli inizi di una procedura
concorsuale" tramite legge Marzano. Intanto Carlo Toto, patron di AirOne,
conferma il proprio interesse. Mentre Fabio Verna, il finanziere che cura la
parte romana della cordata, assicura che "si sta lavorando" ma che è
necessario "conoscere i conti della compagnia". Esclude un
coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti, perché "non rientra nella
sua missione ", il vice-presidente Franco Bassanini. Secondo il ministro
dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, potrebbero esserci "novità
importanti nei prossimi giorni", forse la presentazione di una newco con
una partecipazione simbolica di alcuni dei partecipanti alla cordata italiana.
Si attendono inoltre le mosse del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che
potrebbe intanto integrare il consiglio d'amministrazione di Alitalia.
Il ministro sarà ascoltato sulla situazione della compagnia nella commissione
Trasporti della Camera, come richiesto dall'opposizione e concesso dal
neopresidente Mario Valducci. Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-23 num: - pag: 32 categoria:
REDAZIONALE Infrastrutture Su Parigi le rotte tagliate dalla compagnia. Il negoziato con Lufthansa Effetto Alitalia, Malpensa giù del 31% Scatto delle compagnie straniere Cala il
traffico. Per il vettore nazionale meno 83%, Fiumicino guadagna solo l'11%
Rallentano anche i piccoli scali, mentre i coefficienti di riempimento di Alitalia sono in ribasso MILANO - Un
piano di emergenza, di transizione, di "riduzione del danno"
funzionale alla vendita. Rispondendo a queste coordinate era stato
concepito, ormai alla fine dell'estate scorsa, il "Piano Prato". A
distanza di mesi, svanita la trattativa con l'interlocutore principe Air
France, sempre più complicate le prospettive future della compagnia di
bandiera, intermittente ma realistica l'ipotesi di un commissariamento, del
piano dell'ex presidente restano in campo le conseguenze, i numeri. A partire
da quelli a due facce di Malpensa, il cui declassamento da hub ad aeroporto
internazionale, reso operativo a fine marzo era il vero cardine del piano
Prato. Così, alla fine di aprile, i dati relativi al traffico sull'areoporto
parlano chiaro: rispetto all'aprile dello scorso anno, i passeggeri calano del
31,1%, a fronte di un calo dei movimenti del 24,2%. Il dato scomposto rivela
perdita di passeggeri di Alitalia pari all'83,1%,
mentre la Magliana ha ridotto i movimenti del 69,5%. A limitare i danni
dell'areoporto varesino sono invece le altre compagnia che, lungo le tratte
occupate e quelle che già è stato possibile riallocare, crescono del 20,2% in
termini di passeggeri. A contribuire al crollo del numero dei passeggeri di
voli Alitalia è anche il calo del Load Factor, cioè
del coefficiente di riempimento degli aerei della Magliana, che sulle tratte
rimaste attive scende di quasi dieci punti percentuali rispetto all'aprile del 2007.
Non così per le altre compagnie operanti sullo scalo, che incrementando
lievemente il load factor (+1,4%), ma sensibilmente i movimenti(+ 21%) crescono
rapidamente nel "deserto" lasciato da Alitalia.
Le prime analisi disponibili sul mese di maggio confermano lo stesso trend
rafforzando il recupero operato, nella Brughiera, dai concorrenti di Alitalia e le crescenti fatiche della Magliana. Resta da
capire quali scali possano avere beneficiato del declassamento di Malpensa.
Tutto sommato limitata, rispetto alle attese e alle scelte operate dalla
compagnia, la crescita di Fiumicino. Che guadagna l'11% in termini di
passeggeri e vede "esplodere " realmente i propri passeggeri solo nel
segmento extraeuropeo (+29%), in cui però i movimenti sono aumentati sensibilmente
in seguito al consistente trasferimento di rotte realizzato dal Piano Prato.
Stabile, per quanto impressioni per costanza, anche l'aumento di Orio al Serio,
che nell'aprile del 2008 cresce per passeggeri del 7,3%. Una crescita limitata,
rispetto al 14% di un anno prima, mentre nel primo quadrimestre del 2008 il
traffico è aumentato del 13% rispetto allo stesso periodo del 2007, dove però
la crescita registrata rispetto a un anno prima arriva addirittura al 17,3%.
Fuori dai confini italiani, continua il rafforzamento di Zurigo che ad aprile
guadagna il 7% rispetto a un anno prima. Tuttavia, anche in questo caso,
l'aumento è inferiore al trend di crescita del periodo, che per l'areoporto
svizzero arriva al 9,3%. Monaco, snodo centrale nel sistema Lufthansa che molto
crede nello sviluppo di Malpensa e del traffico del Nord, cresce invece del
5,4%, mentre un dato interessante arriva da Parigi. L'hub di Air France, ad
aprile, guadagna appena l'1,1%. Ma una crescita sensibile, pari al 7,5%, arriva
sulle tratte che uniscono la Francia al vicino e lontano oriente, dagli Emirati
alla Cina, passando per l'India. Quelle che Alitalia,
nei mesi scorsi, ha smantellato da Malpensa. Conseguenze Il Piano Prato puntava
a una transizione e alla vendita. Sfumata la trattativa, i suoi effetti sono
negativi per diversi attori Jacopo Tondelli jtondelli@corriere.it Per saperne
di più Tutto sul caso Alitalia su www.corriere.it.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XIV - Napoli
UN COMMISSARIO CI SALVERà O FORSE NO ANTONIO FILIPPETTI S arà per il grande
fascino che esercitano personaggi letterari come il Maigret di Simenon, il Pepe
Carvalho di Vàzquez Montalbàn o il Montalbano di Camilleri; sarà forse anche
per le suggestioni più a buon mercato offerte dai vari protagonisti delle
fiction televisive, sta di fatto che la figura del commissario appare sempre
più centrale nell'immaginario collettivo e ora anche nella vita concreta di
tutti i giorni, a giudicare del numero di commissari (straordinari e no) che da
un capo all'altro del paese vengono invocati e nominati per rimettere le cose a
posto. Nei romanzi e nelle fiction avviene proprio così: il commissario di
turno risolve sempre i casi con i quali ha a che fare. E c'è da supporre che
proprio alle doti taumaturgiche del "commissario" dobbiamo anche
l'allargamento di una specifica terminologia. Fino a qualche tempo fa infatti
le voci più conosciute di questa famiglia lessicale erano
"commissario" o anche "commissariato": sia nell'accezione
letteraria che in quella diremmo volgare i due termini erano, e sono,
abbastanza usati e conosciuti: ora però le due espressioni hanno ricevuto per
così dire una "declinazione" che non ispira ahimè simpatia né pare
destinata a fortuna. La "new entry" è la parola
"commissariamento". Ora l'azione appunto di commissariamento si mette
in moto ogni volta che qualcosa non funziona, non risulta propriamente in linea
con le regole stabilite, con la condotta civile o legale. In tutti questi casi
arriva un'istituzione superiore che provvede. Volendo fare velocemente mente
locale, diciamo che negli ultimi tempi abbiamo avuto decine di
"imposizioni d'ufficio" di questo genere: sono stati, infatti,
commissariati Comuni sul territorio perché collusi col malaffare o non
rispettosi per tanti versi di leggi e regolamenti, enti regionali o comunali o
anche istituzioni culturali; valga per tutti l'esempio direi drammatico del
teatro San Carlo. Ma anche aziende e società pubbliche e private hanno subito
(e continuano a subire) la stessa sorte: si pensi a quello che è successo per
la Parmalat o per la Cirio. Per un certo periodo finanche il gioco del calcio
ha conosciuto l'esperienza del commissariamento. Si dice che questo è un
provvedimento "pro-tempore" che serve a rimettere, detto banalmente,
le cose a posto e a far sì che l'istituzione, l'ente o l'azienda che subisce
l'azione possa rimettersi in cammino correttamente. Il caso dei rifiuti della
Campania è da questo punto di vista emblematico, soprattutto se si pensa alla
sua durata, ma ci sono anche altre avvisaglie sorprendenti se si considera, ad
esempio, il commissario anche per il Forum delle Culture di Napoli del 2013. Un
paio di considerazioni tuttavia s'impongono e lasciano perplessi, ispirano anzi
serie preoccupazioni. Perché innanzi tutto la "moda" dei commissari e
dei commissariamenti sta davvero prendendo la mano al punto tale che appare
sempre più spesso, non solo l'unica decisione da prendersi nei casi in esame,
ma viene addirittura vissuta, più ancora che una panacea, come un modo per
mettersi la coscienza a posto ovvero "tirare a campare". E qui scatta
anche l'altra preoccupazione: a furia di commissariare si finisce per perdere
il conto delle cose per così dire non commissariate che sono poi quelle che
vanno per il verso giusto e che, guarda caso, sono sempre di meno, nel senso
che avanza imperiosamente la necessità di "commissariare". Il
provvedimento in questione entra anche verbalmente nell'uso e nelle abitudini
di tutti giorni e perde dopotutto la sua connotazione di eccezionalità. Alla
fine c'è il rischio di trovarsi con un paese commissariato. A giudicare da
quello che sta accadendo da un capo all'altro del paese e da un settore
all'altro; a quanto pare serve un commissario per aziende in crisi come l'Alitalia o per un paese malavitoso, ma
ora veniamo a sapere che la stessa decisione riguarderà i campi rom e la
sicurezza: insomma questa soluzione è simbolicamente dietro l'angolo come si
dice per l'intero "sistema paese". E sarebbe opportuno ricordare
allora che avere una nazione commissariata equivale a consegnare un intero
popolo agli arresti domiciliari e quindi a ridurre in maniera drastica
la possibilità di una ripresa concreta. Qualche osservatore, magari troppo
pessimista (o chissà solo lungimirante) comincia a pensare che anche in
Parlamento, dopo esclusioni previste o ricercate, eccellenti o disgraziate, si
possa fare strada l'idea di un commissariamento magari di tipo
"dolce", suffragato dalla spinta emotiva del momento o solo al
pensiero che dopo tutto e dopo tutto quello che è accaduto e sta accadendo,
proprio questo sia il male minore: dimenticando ovviamente che tutti i
commissariamenti finora non hanno dato buoni risultati.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XV - Genova
Gabbiani nel motore, atterraggio d'emergenza Paura sul Genova-Roma appena
decollato dal "Colombo" Cinque mezzi dei vigili del fuoco pronti a
intervenire in caso di pericolo STEFANO ORIGONE Il "may-day" alla torre
di controllo del Cristoforo Colombo è arrivato subito dopo il decollo.
"Calo di pressione al motore sinistro, chiedo di rientrare". I
passeggeri a bordo dell'Md 80 dell'Alitalia diretto a Roma vedono attraverso gli oblò che l'aereo compie una
brusca virata, perde quota e punta verso Genova. Sono momenti di panico. C'è
chi si fa il segno delle croce, chi si tocca il petto mimando un infarto in
arrivo. I più tranquilli afferrano per le braccia le hostess e lo steward che
camminano nervosamente lungo il corridoio spiegando le procedure di emergenza
e, tremando, chiedono cosa stia accadendo. A terra, sulla pista, si stanno già
schierando i mezzi dei vigili del fuoco. I soccorritori si preparano al peggio.
Il pilota ha un motore che borbotta, non riesce a dare potenza, ma è esperto e
soprattutto ha sangue freddo: compie un atterraggio perfetto. Il pericolo è
passato. Non ci sono feriti, solo tanta paura. I passeggeri scendono, l'aereo
entra nell'hangar e inizia l'ispezione. Si pensa a un guasto meccanico, ma non
è così: a mandare in tilt uno dei motori è stato uno stormo di gabbiani. Almeno
un volatile è entrato nel motore a reazione e ha provocato l'avaria che per
fortuna si è verificata quando l'aereo era ancora sopra il Cristoforo Colombo.
Si è conclusa con un coro di sospiri di sollievo la brutta avventura dei 143
passeggeri del volo Az 1382 in partenza ieri mattina alle 7.08. Sono decollati
in perfetto orario, ma quando l'Md 80 era a circa 700 metri d'altezza in piena
rotazione per entrare nel "corridoio" per Roma, improvvisamente uno
dei due motori ha cominciato a perdere colpi. Il comandante via radio si è
messo subito in contatto con la torre di controllo e ha chiesto il permesso di
rientrare per un "guasto tecnico". La pista d'atterraggio è stata
sgomberata. Sui raccordi si sono schierati cinque mezzi dei vigili del fuoco:
tre Iveco Drago con 10 mila litri di acqua e 1500 di schiuma, un Man Poseidon
con altrettanta acqua e schiuma e un Iveco Polisoccorso con una pedana a
comando idraulico in grado di alzarsi otto metri per le evacuazioni rapide in
caso di incidente o incendio. Ai lati della pista ci sono anche due ambulanze.
L'aereo si è posato come una piuma tra gli applausi dei passeggeri. L'Alitalia ha organizzato il trasbordo di una parte sul primo
volo disponibile per Roma delle 9.35. Dato che la lista d'imbarco era quasi
piena, quelli rimasti a terra sono saliti sul volo successivo delle 11.10.
L'Enac (Ente nazionale aviazione civile) e la compagnia hanno aperto
un'inchiesta per verificare la causa del guasto anche se sembra certo che sia
stata tutta colpa del gabbiano.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Valore
dimezzato "Air France non tornerà su Alitalia"
Spinetta: piano ormai superato. Scajola: novità nei prossimi giorni Castelli:
cordata italiana dopo l'arrivo del commissario in azienda LUCIO CILLIS ROMA - Jean-Cyril
Spinetta è deluso dalla rottura del fidanzamento. E sorpreso per la reazione
dei sindacati italiani che, a suo avviso, sono la causa scatenante del
fallimento della fusione tra Air France-Klm e Alitalia.
Il numero uno del gruppo aereo francese non ha quindi dubbi. Nessuna
retromarcia sul possibile accordo, nessun rientro in pista per acquisire la
compagnia italiana ad un passo dal fallimento o forse (secondo quanto ha
dichiarato ieri il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli) prossima
al commissariamento, una soluzione questa accarezzata da
molti imprenditori interessati ad Alitalia. Air France vuole quindi concentrarsi solo sui "problemi
interni" vista la già difficile congiuntura complicata dal caro
carburante. Spinetta ieri ha parlato di Alitalia nel corso della presentazione dei conti del gruppo da lui
guidato, che mostrano ricavi in crescita del 4,5% a 24,1 miliardi di euro e un
utile netto in calo del 16% a 748 milioni di euro. Un risultato sul
quale pesa la corsa del petrolio. Infatti il vettore transalpino prevede un
calo dell'utile operativo 2008-2009 a un miliardo di euro da 1,4 miliardi nel
2007-2008. Numeri che gli operatori di Borsa a Parigi non hanno gradito e che
hanno causato un crollo del 10% del titolo. Il numero uno di Air France
parlando del fallito matrimonio con la Magliana ha sottolineato che la forte
fiammata dei prezzi del carburante ha reso "irrealistico l'obiettivo di
portare alla creazione di valore attraverso le nozze con la compagnia
italiana" che tra l'altro non ha una copertura dai rischi di aumento del
prezzo del petrolio. Spinetta ha aggiunto che il piano industriale discusso con
Alitalia "si basava su un carburante a 86 dollari
a barile", quasi 50 dollari fa. Se il fronte francese appare ormai chiuso,
quello interno promette importanti novità "già nei prossimi giorni"
secondo quanto annunciato dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio
Scajola. E la cordata italiana affila le armi. Il patron di Air One Carlo Toto,
ha confermato che l'interesse per la compagnia di bandiera è sempre vivo mentre
Mario Poletti Polegato, (Geox), attende "un piano industriale presentato
dal governo". Intanto i sindacati tornano a fare pressing sul governo:
sollecitano una convocazione a Palazzo Chigi, ed hanno scritto al ministro
delle Infrastrutture Altero Matteoli affinché riapra un tavolo sulle politiche
di settore. Per Marco Veneziani, della Uil Trasporti, "la situazione di Alitalia è gravissima, è indispensabile che il governo
designi immediatamente un amministratore delegato, che lavori ad un progetto
industriale e convochi le sigle per spiegare qual è il suo progetto". Per
Mauro Rossi della Filt-Cgil, "va riaperto immediatamente un confronto:
l'esecutivo si è speso in campagna elettorale, ora è arrivato il momento di verificare
cosa vuole fare in concreto". "I sindacati hanno dato al governo il
tempo di insediarsi - sottolinea Claudio Genovesi della Fit-Cisl - e adesso
solleciteranno una presa di posizione netta".
( da "Voce d'Italia, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Focus Stipendi d'oro
e furti legalizzati L'Eurogruppo è l'insieme dei ministri dell'economia e delle
finanze degli Stati membri dell'Unione Europea che hanno adottato l'euro come
moneta. L'attuale presidente dell'Eurogruppo è Jean-Claude Juncker, uomo
politico cristiano-sociale, che è al governo in Lussemburgo. A pagina 36 del
Corriere della Sera del 17 maggio, Piero Ostellino riporta tra virgolette una
dichiarazione resa da Juncker, in una delle ultime riunioni dell'Eurogruppo:
"Quando i redditi dei cittadini sono falcidiati dall'inflazione servono
strumenti finanziari contro eccessi eticamente inaccettabili". Juncker
parla del trattamento economico dei manager. Ci si aspetterebbe, da parte del
commentatore italiano, apprezzamento del giudizio espresso dal presidente
dell'Eurogruppo. Invece, in nome della cultura liberale e del libero mercato,
Ostellino difende gli "stipendi d'oro". Juncker sbaglierebbe e, con
lui, il neo-ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti. Secondo
Ostellino, "puzza lontano un miglio di populismo" il mettere in
discussione contratti "liberamente sottoscritti dalle parti (azionisti e
manager)" che fissano gli emolumenti dei dirigenti di aziende private. Nel
1973 l'economista canadese, poi cittadino degli Stati Uniti, John Kenneth
Galbraith (1908-2006) dedicò una delle sue tante opere divulgative, apprezzate
dal pubblico, all'argomento "Economics and The Public Purpose"
(traduzione italiana "L'economia e l'interesse pubblico", Mondadori,
1974). Galbraith spiegava allora al vasto pubblico come funzionano le grandi
imprese, le "corporations", nei Paesi ad economia capitalistica. La proprietà
(gli azionisti) conta ben poco, tanto più se facciamo riferimento alla
pluralità dei piccoli azionisti. Il potere reale è esercitato dalla
"tecnostruttura". Così definita dallo stesso Galbraith:
"Coll'andare del tempo, l'intelligenza che finisce per guidare l'azienda
imprenditoriale non è più un individuo singolo ma un complesso di scienziati,
di ingegneri e di tecnici; di esperti in vendite, pubblicità e marketing; di
tecnici delle relazioni pubbliche, di lobbisti, di avvocati e di uomini che conoscono
bene la burocrazia statale e sanno come manipolarla; nonché di coordinatori,
amministratori e dirigenti. E' la cosiddetta tecnostruttura. E' la
tecnostruttura che ha il potere …" (op. cit., pag. 104). Questa analisi,
ripeto, è contenuta in un'opera divulgativa risalente a trentacinque anni fa,
anche se tuttora attualissima. Nelle grandi corporations (quelle che noi
definiamo "multinazionali") i dirigenti, cioè gli effettivi detentori
del potere, accordano a sé stessi trattamenti economici (inclusi benefits di
varia natura) di cui il cittadino comune nemmeno riesce più a comprendere
l'entità (perché, oltre un certo importo, si fa fatica a stare dietro agli
zeri). Lo stesso avviene in Italia in aziende che non sono veramente private,
perché prima facevano parte del settore pubblico e ora non si sa bene quale
natura abbiano, dopo avventurosi processi di privatizzazione che non hanno
impedito e non impediscono continui interscambi di favori con i titolari del
potere politico. Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici ai
top-manager del settore bancario e finanziario? Già ma quei trattamenti
economici sono pagati attingendo al risparmio dei cittadini, quel risparmio che
la Repubblica dovrebbe "incoraggiare e tutelare" (articolo 47 della
Costituzione) e che un economista liberale come Luigi Einaudi considerava cosa
quasi sacra (infatti, un tempo, "risparmiatore" era sinonimo di
virtuoso). Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici agli amministratori delegati ed ai top manager di aziende come l'Alitalia, o le Ferrovie dello Stato, o
la Telecom? Già ma quei trattamenti, incluse le liquidazioni finali, sono
corrisposti a prescindere dai risultati. O meglio, forse sono riferiti a
"risultati", che però non corrispondono mai a quanto i cittadini si
aspetterebbero: una gestione efficiente, a servizio degli utenti.
Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici ai giornalisti
anziani del "Corriere della Sera", il più prestigioso e diffuso
giornale italiano? Già, ma visto che Ostellino parla di contratti liberamente
sottoscritti dagli azionisti, ogni tanto bisognerebbe pure ricordarsi della
curiosa situazione proprietaria del medesimo "Corriere della Sera",
che, peraltro, come tutti i quotidiani, ma in quantità maggiore per la sua
tiratura, percepisce pure una non trascurabile dotazione annua di fondi
pubblici a sostegno dell'editoria. C'è un problema ancora più serio: quello del
trattamento economico dei titolari di funzioni pubbliche elettive, facenti
parte di organi costituzionali dotati di potere di auto-organizzazione interna
costituzionalmente garantito (Camera dei Deputati, Senato della Repubblica).
Non si discute soltanto dell'indennità parlamentare, di quella di funzione, di
voci aggiuntive riconosciute a vario titolo. Si dovrebbe discutere, ad esempio,
del perché Camera e Senato acquistino o affittino un numero crescente di
immobili nel centro storico di Roma da destinare alle esigenze dei
parlamentari. Naturalmente, i locali devono essere sempre adeguati al prestigio
dell'Istituzione di cui si fa parte. Si dovrebbe discutere dei trattamenti di
missione dei parlamentari. Naturalmente, sempre per ragioni di prestigio,
devono alloggiare in alberghi di lusso e frequentare i migliori ristoranti. Si
dovrebbe discutere del trattamento pensionistico dei parlamentari. Si dovrebbe
discutere dell'irrazionalità del fatto che quando un politico lascia una
assemblea elettiva, magari dopo mezza legislatura, magari perché eletto in
altra assemblea elettiva, gli debba comunque essere corrisposta una
liquidazione (generosa) commisurata ai mandati espletati nell'Istituzione
rappresentativa che lascia. Chi paga? Gli oneri sono a carico della fiscalità
generale; tradotto: pagano tutti i contribuenti. Tanto spreco diventa più
stridente se si considera che il ruolo del Parlamento è sempre più svilito,
perché le leggi elettorali vigenti subordinano le assemblee elettive al
Governo, cui viene garantita una maggioranza numerica, e perché i singoli
parlamentari non sono effettivamente scelti dagli elettori ma designati dai
vertici dei partiti. Forse l'opulenza ed il denaro servono ad addormentare le
coscienze di parlamentari che, altrimenti, potrebbero soffrire una condizione
che risolve il loro ruolo nello schiacciare il pulsante giusto in occasione
delle votazioni. In materia di spese deliberate dalle Camere, le leggi non
possono intervenire perché c'è una riserva di regolamento parlamentare. I
giudici, ordinari, amministrativi e contabili, non possono intervenire e quando
la Corte dei Conti compie qualche timido passo si grida al golpe. Io sono un
convinto assertore dello Stato di diritto. Mi viene da ridere perché quando i
nostri politici parlano di "Stato di diritto" lo fanno quasi sempre
per sostenere esigenze di garantismo, più o meno peloso: la presunzione di
innocenza (articolo 27, comma 2, della Costituzione), i tre gradi di giudizio,
eccetera. Invero, il concetto di Stato di diritto è ben più complesso: indica
un ordinamento improntato al principio secondo cui governano le leggi, non gli
uomini: nessuno, qualunque sia la carica ricoperta, è svincolato dal rispetto
delle leggi e, in primo luogo, dal rispetto della Costituzione (la legge delle
leggi). Nell'Italia odierna c'è una macroscopica, gigantesca, lacuna dello
Stato di diritto: i tradizionali istituti di garanzia delle assemblee
parlamentari e dei singoli eletti hanno finito per determinare un regime di
completa irresponsabilità dei decisori politici in ordine alle spese di
funzionamento delle Istituzioni rappresentative, sia con riferimento alle
risorse, direttamente o indirettamente, destinate al finanziamento della
attività politica, sia per quanto concerne i privilegi inerenti allo
"status" di parlamentare. L'irresponsabilità di spesa dei decisori
politici riguarda anche gli stipendi d'oro delle burocrazie di supporto dei due
Rami del Parlamento e degli altri Organi costituzionali. Perché un semplice
commesso (pardon, "assistente parlamentare") arriva a percepire
trattamenti economici che, in relazione alle funzioni disimpegnate, non hanno
giustificazione in una logica di mercato? Perché quanti lavorano a stretto
contatto con il ceto politico vengono pagati profumatamente? Si tratta di una
logica di scambio: ti pago in modo esagerato, ma da parte tua pretendo fedeltà,
silenzio e discrezione. Infatti, non sempre i politici si accontentano del loro
trattamento privilegiato; ma ogni tanto chiedono qualche cosa di più che, a
rigore, non spetterebbe (per fare l'esempio più banale, l'impiego per scopi
strettamente privati di un'autovettura di servizio, con relativo autista). Per
non parlare di tutti i casi in cui, nel condurre le inevitabili mediazioni
parlamentari, i politici vengono fuori al naturale, mostrando lati del proprio
carattere che non giovano alla loro immagine pubblica. Ciò spiega perché le
burocrazie parlamentari siano strapagate. E la professionalità, la capacità del
lavoro? Certamente si richiedono pure questi elementi, ma se dovessero tradursi
in attitudine critica, allora molto meglio premiare una mediocrità silenziosa e
fedele. Né il discorso si chiude a Roma; ma si ripropone in ogni Regione (ogni
Consiglio regionale tende ad atteggiarsi come un piccolo Parlamento). In
particolare andrebbe attentamente studiata l'esperienza storica delle Regioni
ad autonomia differenziata; qui già si trova tutto quello che c'è da sapere sul
fenomeno della irresponsabilità di spesa dei decisori politici. Nella lingua
tedesca, che spesso ci soccorre, c'e l'espressione "legalisierter
Raub": rapina legalizzata. Gli stipendi d'oro sono sempre legali. Il loro
fondamento va ricercato in delibere sempre formalmente ineccepibili; cosicché,
chi si avventurasse a criticarle si esporrebbe pure a possibili querele, con
puntuali richieste di risarcimento dei danni morali e d'immagine (per il
cittadino senza potere, il danno e la beffa, insieme). Scrive Ostellino:
"quand'è che un emolumento diventa 'eticamente' inaccettabile? E chi lo
decide?". Penso, invece, che l'etica abbia una sua ragion d'essere per
favorire la coesione sociale. E l'etica comanda di impiegare per fini di reale
utilità sociale il denaro che viene prelevato dai contribuenti. Affinché i
cittadini possano verificare che quanto versano in imposte e tasse sia
utilizzato per fini di utilità generale, occorre garantire massima trasparenza
sulla spesa pubblica, a partire da quella diretta al finanziamento delle
Istituzioni rappresentative. Penso che i titolari di cariche pubbliche abbiano
più responsabilità degli altri e siano tenuti a dare il buon esempio, non il
cattivo esempio. Una piccola notazione finale: nella sua rubrica, "Il
dubbio", Ostellino dà lezioni di liberalismo. Sommessamente gli faccio
notare lui non è l'interprete autentico del "liberalismo", ma
soltanto un rappresentante di una particolare versione del liberalismo. Che non
si risolve nella tradizione dell'empirismo anglosassone. Così, per testimoniare
le esigenze di sobrietà e di buona amministrazione, Ostellino ama ricordare il
Presidente Einaudi, che divideva la sua pera nei pranzi al Quirinale. Lo cita
perché Einaudi era un empirista. Ma nella tradizione italiana ci sono tante
altre importanti testimonianze di politici che hanno saputo conugare l'idea
liberale con una forte attenzione all'etica pubblica. Penso, soprattutto, ai
politici della "Destra storica" (Quintino Sella, Silvio Spaventa,
eccetera). Quelli non vanno bene perché erano "liberali etici",
direbbe Ostellino. Appunto mi piacciono. E quei liberali "etici"
certamente si sarebbero accorti della gigantesca questione morale che oggi si
pone in Italia, e di cui gli stipendi d'oro sono un epifenomeno. La questione
morale non è un'invenzione dei "giustizialisti", ma dovrebbe
preoccupare tutti coloro che sono animati da un genuino spirito di
"patriottismo repubblicano". Sarebbe bene che quanti si compiacciono
di aver contrastato in un recente passato i sindacati che teorizzavano il
salario come "variabile indipendente", cominciassero a pensare che
pure gli stipendi d'oro non possono essere una variabile indipendente,
sganciata dalle dinamiche reali dell'economia. Livio Ghersi livioghersi@virgilio.it.
( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (105 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (46 votes,
average: 2.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (27 votes, average:
2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto:
pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi.
Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non
ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è
stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo
riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco,
che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (45 votes, average: 1.96
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo.
Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana
tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna
elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni
di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed
rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i
panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft
veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e
sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave,
ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo
colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è
mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare
coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se
non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il
Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia
ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un
errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un
grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura
federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè
aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto
colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi
tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd"
a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e
il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato
mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero
intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche
perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie
dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi
che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 16 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo
"sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I
care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in
grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci
sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve
restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota
il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità
da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del
Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl,
Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche
i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli).
E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando
per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon
divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione
col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa
fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11
firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A
proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie
Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana.
Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha
fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di
slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun
merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
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Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
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da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani
su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36) Ultime discussioni Tony: Quando
mi capita di dimenticare il cellulare non ne faccio un dramma. Vivevo bene
senza quando non... JackTheLeopard: E' il momento di dare una direzione al
nostro strapotere teconologico. Oggi stiamo vedendo gli... Livio: Ho visto il
cortometraggio, simpatico, discreto, francese. Bello, il cutter a vele
ammainate che passa (sembra... ENIO TERRACCIANO: E vero pero anche la satira ha
le sue verita, questo governo ombra non ha i tre attributi... ENIO TERRACCIANO:
Siamo alle solite uno attacca l'altro, e poi non si sa, mi viene in mente la
parodia del... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails Ultime
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arrestata una 75enneCatechista in manette: abusi su minorenneGiro, battuto Bennati
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i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita
della tua vita Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la
tua Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Pagine About Disclaimer
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( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (105 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (46 votes, average: 2.93 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier
ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd):
la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e
torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e
aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure
che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro
ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del
"governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri,
divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti
divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino,
Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow
cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui,
inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che
la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che
fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la
fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun
conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io
quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore
d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto"
e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario
piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non
fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il
"partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (27
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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta
per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non
c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere
il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è
cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà
contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono
Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni
per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente
Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (45 votes, average: 1.96 out of 5) Loading ... Il Blog
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"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (117 votes, average: 1.32 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno
dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno
del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.).
E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto
nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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faccio un dramma. Vivevo bene senza quando non... JackTheLeopard: E' il momento
di dare una direzione al nostro strapotere teconologico. Oggi stiamo vedendo
gli... Livio: Ho visto il cortometraggio, simpatico, discreto, francese. Bello,
il cutter a vele ammainate che passa (sembra... ENIO TERRACCIANO: E vero pero
anche la satira ha le sue verita, questo governo ombra non ha i tre
attributi... ENIO TERRACCIANO: Siamo alle solite uno attacca l'altro, e poi non
si sa, mi viene in mente la parodia del... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
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"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita
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( da "Unita, L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Veltroni: "Salari, pensioni, precari: su questo il governo
è assente" di Luigina Venturelli / Milano OPPOSIZIONE "C'è una grande
questione che non è stata messa all'ordine del giorno, ed è la lotta al rischio
d'impoverimento di una grande parte della società italiana". Walter
Veltroni non usa giri di parole. Attacca il governo con la chiarezza di chi
vuole dettare la linea, di chi vuole esemplificare l'"opposizione
intelligente ma ferma" che nei prossimi anni attenderà Berlusconi e i
suoi. Dopo l'esordio napoletano dell'esecutivo vero e proprio, ieri è stata la
volta del governo ombra del Partito democratico, alla prima riunione ufficiale
nella tana del lupo, al Pirellone di Milano, sede della regione Lombardia.
Prima un incontro con le categorie produttive sull'efficienza burocratica, poi
un faccia a faccia con il governatore Formigoni sul federalismo, quindi
assemblea con i parlamentari lombardi del Pd, riunione dello "shadow
cabinet", conferenza stampa e colloquio con il presidente della provincia
Penati: la giornata è intensa, Veltroni sa che servirà da cartina di tornasole
su come sarà la nuova opposizione democratica ai tempi del dialogo. Nessun
equivoco: "Dialogare sulle riforme non significa avere un'opposizione
morbida in parlamento", ma comporta un doppio binario d'azione, da un lato
il dialogo sulle riforme che "non è in pericolo", dall'altro il
confronto programmatico che sarà anche "netto, duro e aspro". Il
governo ombra è stato creato apposta, "soggetto istituzionale" per
passare al vaglio quanto promesso o realizzato dall'esecutivo in carica, per
"distinguere i provvedimenti favorevoli da quelli contrari agli interessi
del Paese". Il primo bilancio del Berlusconi IV non è lusinghiero:
"Fino ad oggi sono stati fatti molti annunci dal governo, ma è mancato
quello che noi riteniamo prioritario - dice Veltroni - il rischio di
impoverimento della società, gli interventi sui salari, sulle pensioni, sulla
precarietà". Il provvedimento sulla detassazione degli straordinari
"non è sufficiente", mentre "va bene l'intervento sull'Ici,
d'altra parte il governo Prodi era già intervenuto per il 40 per cento",
purchè sia presto accompagnato da misure "a favore di coloro che la casa
non possono acquistarla". Ad esempio, attraverso norme "per aprire il
mercato degli affitti" e vendite dei patrimoni comunali o statali
"per liberare risorse per la costruzione di case popolari". Il
segretario del Pd preferisce non addentrarsi nella miriade di promesse
miracolose del Cavaliere: "Non siamo in campagna elettorale, agli annunci
devono corrispondere dei provvedimenti, se ci saranno li giudicheremo nel
merito". Quelli già in cantiere lasciano alquanto a desiderare. Ad
esempio, l'emendamento in tema di emittenza che permette di salvare ancora una
volta Rete4 dallo spostamento sul satellite: "Mi chiedo perché ci sia
stato bisogno di introdurre surretiziamente un tema di questo genere quando, a
mio parere, sull'argomento occorre aprire un dibattito parlamentare - osserva
Veltroni - non si capisce tutta questa precipitazione". Nella lista delle
contestazioni finisce, ovviamente, il pacchetto sicurezza di Maroni. Su alcune
norme introdotte esiste l'approvazione dell'opposizione per il semplice fatto
che "gran parte degli articoli sono copiati dal decreto Amato per cui non
può non esserci il nostro consenso", ma un discorso molto diverso vale per
il reato sulla clandestinità, che riguarda "centinaia di migliaia di
persone" e si annuncia utile solo ad "aggravare il nostro sistema
giudiziario". Imbarazzante anche l'inerzia dell'esecutivo sulla compagnia
di bandiera, che ancora attende di essere salvata da un
fantomatico gruppo d'imprenditori tricolori: "Su Alitalia è sceso il silenzio - ricorda il segretario del Pd - e ci
chiediamo a che punto è la famosa cordata italiana. Il tempo passa e con esso
passano le risorse disponibili del prestito ponte, ma non emerge una soluzione
alternativa ad Air France che è stata messa alla porta".
Sull'ultima promessa del nucleare entro cinque anni, Walter Veltroni si concede
una stroncatura: "I tempi dell'annuncio sono ben diversi dai tempi della
realtà". Inutile farlo notare a Berlusconi, che nel cassetto ha un altro
sogno da sfoderare, il solito ponte sullo stretto.
( da "Unita, L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Tremonti conferma Guarguaglini a Finmeccanica Attese a breve le
liste del Tesoro per i consigli di amministrazione di Eni, Enel e Poste / Roma
NOMINE La prima casella si è riempita. Pier Francesco Guarguaglini resta alla
guida di Finmeccanica. L'azionista Tesoro, nell'affidargli il quarto mandato al
vertice del gruppo, apre ufficialmente il dossier nomine. I riflettori si
puntano così sulle prossime mosse dell'azionista che nei prossimi giorni dovrà
svelare anche le liste per le altre società in vista delle rispettive
assemblee. E tra queste Enel, Eni e Poste Italiane). E se la conferma di
Guarguaglini era da più parti scontata, novità potrebbero riguardare proprio
Enel ed Eni. Se la conferma degli attuali amministratori delegati, Fulvio Conti
e Paolo Scaroni, appare scontata, per le presidenze i giochi potrebbero essere
ancora aperti. Da giorni si ipotizza un'uscita di Piero Gnudi dall'Enel così
come non si dà per certa la permanenza di Roberto Poli alla stessa carica nel
gruppo petrolifero. Per quanto riguarda quest'ultimo l'ipotesi di
un'avvicendamento nelle scorse settimane sembrava prendere corpo con la
possibilità dell'arrivo all'Eni, al suo posto, di Bruno Ermolli. Un nome
quest'ultimo che sembra però tramontato mentre non sembra del tutto tramontata
l'ipotesi di un altro candidato. Diversa, invece, potrebbe essere la situazione
per Poste Italiane, altra società con cda in scadenza, che - secondo quanto circolato
in queste ultime settimane - potrebbe vedere l'uscita dell'attuale ad Massimo
Sarmi, nonchè del presidente Vittorio Mincato. E proprio su questa società non
mancano le ipotesi di avvicendamento e le girandole di nomi che vedrebbero -
tra gli altri - in corsa per i vertici della società anche Ferruccio Ferranti,
amministratore di Sviluppo Italia e di Consip. Ma anche Marco Zanichelli, ex manager Alitalia. Ma, tra le ipotesi, c'è anche chi paventa la possibilità di una
eventuale riconferma di Sarmi affiancato, però da Zanichelli e Ferranti in
ruoli di direzione e co-direzione generale. Si tratta al momento solo di rumors
che non trovano, come di consueto in questi casi, smentite o conferme mentre
una stretta sulla vicenda è attesa a breve: dopo il via libera alle
liste per Finmeccanica, arrivato ieri, entro la fine della prossima settimana
scade infatti anche il termine per la presentazione delle liste - previsto 10
giorni prima dell'assise degli azionisti - di Enel ed Eni che hanno in
programma le rispettive assemble per il 9 giugno in prima convocazione anche se
l'assise degli azionisti è attesa slittare al giorno dopo in seconda. Diversa,
la situazione di Poste Italiane la cui assemblea è in programma per mercoledì
28 maggio: non essendo quotata, non esistono obblighi di scadenza sulla
presentazione delle liste. Per quanto riguarda Finmeccanica che riunirà
l'assemblea il 5 giugno (il 6 in seconda), la conferma di Guarguaglini
smentisce anche le voci che nelle scorse settimane ipotizzavano l'ingresso di Giorgio
Zappa, attuale direttore generale del gruppo, nel consiglio.
( da "Unita, L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del MALPENSA RIDUCE IL CALO DEL TRAFFICO PASSEGGERI Dopo la frenata
di aprile (-31%) l'aeroporto di Malpensa sta riducendo a maggio l'esodo dei
passeggeri, con un recupero di cinque punti percentuali. Per
Alitalia il traffico a fine
aprile era in frenata dell'82%, a fronte di una crescita delle altre compagnie
del 21%. Al 22 maggio il traffico di Alitalia su Malpensa risulta ancora in calo dell'82,4%, mentre è in
crescita il traffico delle altre compagnie, che segnano una crescita del 31%.
( da "Unita, L'" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del IL CASOLa bocciatura di Strasburgo: non è una priorità dell'Europa Quanto
costerà? Molto già costa "Un'opera inutile e faraonica" / Roma
Ritorna il Ponte. Già, ma chi paga? Quasi impossibile riacchiappare per la coda
i finanziamenti europei, quelli per cui combattè strenuamente Berlusconi al suo
primo governo. Inserita di malavoglia tra i 22 progetti prioritari per l'Europa
nel 2003, al 13esimo posto, la condizione fu: soldi solo se verrà garantita la
sostenibilità ambientale e un immediato inizio dei lavori. A novembre 2003 la
decisione shock: il Ponte sullo stretto non è una priorità , soprattutto perché
non facilita i contatti tra Italia e Europa, semmai tra Italia e Italia. Già
allora Lunardi fece spallucce: il piano finanziario è pronto, andremo avanti.
Come spesso accade, dietro la cortina delle dichiarazioni non c'era neanche il
fumo. E così il Ponte ha agonizzato fino al marzo del 2004 quando è diventato
oggetto di un'altra battaglia europea. Allora furono due senatori forzisti a
scoprire che la Finanziaria aveva cancellato tutte le opere di ammodernamento
ferroviario nel Sud. Seconda bocciatura annunciata. In più nel 2005 l'Europa ha
avviato una procedura d'infrazione perché il progetto presentato dal Governo
"non è stato fatto correttamente". Caduto il governo Berlusconi,
sotto il governo Prodi il Ponte, considerato un'opera inutile e faraonica, si è
inabissato per riemergere a fior d'acqua: grazie alla polemica che contrappose
i verdi - strenuamente avversi all'opera - e il ministro alle infrastrutture,
Antonio Di Pietro. Che invece di sciogliere la società Stretto di Messina Spa a
un passo dalla chiusura, come era stato deciso dall'Unione, le concesse
un'estrema boccata d'ossigeno. Perché? Ora, forse, arriverà la risposta.
Intanto le spese della società, ormai gravante sull'Anas, corrono. Non solo,
come scrissero in un'interrogazione i senatori Paolo Brutti e Felice Casson,
perché sotto il presidente Ciucci (700.000 euro annui di stipendio) lievitò la
spesa "emolumenti e gettoni di presenza degli amministratori" e gli
stipendi dei dipendenti da 1.453.000 euro del 2002 a 6.590.000 euro del 2006.
Certo, nel 2002 i dipendenti erano 36, nel 2006 erano diventati 102. E
l'attività lavorativa, in quegli anni, non deve essere stata particolarmente
fervida. Però bisognava star pronti. Già in campagna elettorale il Pdl aveva
rispolverato il progetto. Raffaele Lombardo, fondatore dell'Mpa, sostenne:
"Il ponte è una priorità europea, perché è un'infrastruttura che fa parte
del corridoio che collega la Sicilia a Berlino"; anche se l'Europa non
sembra d'accordo. Poi aveva spiegato: "Non costerebbe nulla alle casse
dello stato, perché sui sei miliardi, tre li pagherebbero le Ferrovie, che in
30 anni grazie ha quest'opera risparmierebbero 30 miliardi: il resto lo
investono i privati, un 10-20% l'Europa". L'Europa no, come si è visto. Si potrebbe contestare anche all'ormai governatore della Sicilia
che le Ferrovie pesano, e come, sulle casse dello stato, e peserebbero anche
quei tre miliardi. Quanto ai privati, si spera che non siano magari gli stessi
impegnati nella cordata Alitalia.
( da "Riformista, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Atomo 2 Il loft
ricompone le divisioni Il Pd vuole la "quarta generazione" E Veltroni attacca su Alitalia e salari Uno che a Veltroni è vicino, anzi vicinissimo come
Tonini, lo dice apertamente: "Il meccanismo di come fare opposizione va ancora
un po' oliato". E, a quanto pare, a questo si sarebbe dedicato il
segretario del Pd, nelle ultime 24 ore, in cui il motore del Pd è apparso
quantomeno inceppato. Come sul capitolo nucleare. Dopo l'annuncio del
ministro dello Sviluppo economico Scajola dal palco degli industriali
("Faremo le centrali nucleari") nel Pd si sono materializzate almeno
due linee, più una infinità di sfumature. I favorevoli: "Non ho pregiudizi
ideologici" ha detto il ministro ombra dell'Economia Bersani. Che, nella
scorsa legislatura, ha lavorato, eccome, per potenziare la ricerca sul
nucleare. I contrari: "Quella di Scajola è una scelta ideologica, costosa
e sbagliata per il paese" ha affermato Realacci, ministro ombra
dell'Ambiente. È bastata la lettura dei giornali a far scattare al loft
l'allarme rosso, sulle divisioni interne. A ciò si aggiunga una preoccupazione
per l'ultimo sondaggio di Ballarò . Alla domanda su chi fa più opposizione, la
risposta è stata: Di Pietro. Per quanto riguarda poi il dialogo, l'elettorato
di centrosinistra - ha spiegato Pagnoncelli - lo vuole, ma non si fida di
Berlusconi. Dice Tonini: "La campagna di Di Pietro porta frutti
nell'immediato ma non nel lungo periodo. Noi dobbiamo continuare sulla nostra
linea di opposizione utile. Dialogare non significa mica accordarsi a tutti i
costi". E ieri Veltroni, al termine della riunione del governo ombra a
Milano, è stato meno tenero del solito: "Il dialogo non è in
pericolo" ha chiarito a proposito di riforme. Ma ha attaccato a tutto campo
Berlusconi, dall'Alitalia ai salari. Prima però è
stata "oliata" la linea sul nucleare: l'impostazione di Scajola non
sta in piedi, è stata la parola d'ordine di un partito che ha cercato di uscire
dalla disputa "nucleare sì, nucleare no". Tradotto: non siamo noi che
non vogliamo il dialogo sul nucleare, è il governo che dice cose senza senso:
"Ad immaginare, come sentito ieri, che in cinque anni si porrà la prima
pietra per il nucleare di quarta generazione, mi viene da ridere" ha
affermato Bersani. Che ha incalzato Scajola: "Il nostro paese non è in
condizione di scegliere il nucleare: non si tratta di una centrale o due ma del
sistema. Noi abbiamo reimmesso l'Italia nei luoghi della ricerca per il
nucleare di quarta generazione. E abbiamo cominciato ad avviare le procedure
per un deposito di superficie perché senza queste cose non si può parlare di
nucleare". E Fassino ha aggiunto: "La valutazione sul nucleare non
può essere di tipo ideologico ma concreta, e deve rispondere a tre domande:
costi, tempi e soluzione adeguata e sicura per le scorie". Al loft
spiegano che non c'è nessun cambio di passo. Certo, sulle riforme, il dialogo
col Cavaliere va avanti, a partire dallo sbarramento alle europee. Ma sul resto
Veltroni ieri ha provato ad assestare qualche colpo. Sulla sicurezza:
"Gran parte degli articoli del provvedimento del governo sono copiati da
quello Amato per cui non possiamo che esprimere il nostro consenso, ma sul
reato di clandestinità non può esserci". Su Alitalia:
"È calato un pericoloso silenzio: il tempo scorre, le risorse scorrono col
tempo ma non c'è una soluzione alternativa ad Air France che è stata messa alla
porta". Sui salari: "C'è una grande questione che non è stata messa
all'ordine del giorno ed è la lotta al rischio di impoverimento di una grande
parte della società italiana". E anche sull'Ici il leader del Pd ha
marcato le distanze: "Va bene, però riteniamo urgentissimo affrontare il
problema di chi la casa non la può acquistare". E su Rete4 Veltroni ha
aggiunto: "Mi chiedo perché ci sia stato bisogno di introdurre
surrettiziamente un tema di questo genere quando, a mio parere, sull'argomento
occorre aprire un dibattito parlamentare. Non si capisce tutta questa
precipitazione". 24/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-24 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Finanza e investimenti Infrastrutture e nucleare per le opere si
comincia con le banche "amiche" ROMA - La storia si ripete. Certo che
succederà anche stavolta, Stefano Saglia invita a rammentare il 2001.
"Oggi Giulio Tremonti lancia avvertimenti alle banche. Ricordo che sette
anni fa il ministro dell'Economia dichiarò guerra alle Fondazioni bancarie, poi
però le Fondazioni entrarono nella Cassa depositi e prestiti...". Quei
fatti il presidente della commissione Lavoro della Camera li ha bene impressi
nella mente, se non altro perché fu anche lui fra i protagonisti della
battaglia sulle banche che scoppiò nel 2004. E ha chiaro un concetto: "Se
vogliamo realizzare le infrastrutture, non andiamo da nessuna parte senza le
banche". Facciamo i conti delle promesse fatte da Silvio Berlusconi in
campagna elettorale: 250 milioni per riaprire la pratica del nucleare, altri
800 per i rigassificatori, 5 miliardi per le strade, un miliardo per le
periferie, 750 milioni per Malpensa, una cifra imprecisata
per l'Alitalia e undici
miliardi di euro per le grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di
Messina. Il totale fa quasi 19 miliardi. Considerando altre piccole frattaglie,
tipo i cento milioni per le energie rinnovabili, si arriva a 20 miliardi tondi.
Un sacco di soldi. Anche perché nel frattempo, quei pochi che sembravano sicuri
sono evaporati. I denari che Fintecna aveva da parte per fare il Ponte sullo
Stretto sono stati usati chissà quante volte. E anche se nell'occasione ci sono
stati almeno risparmiati comici paragoni con Cheope e Vespasiano (ricordate
Pietro Lunardi? "Lo verranno a vedere da tutto il mondo, sarà come il
Colosseo o le Piramidi"), il capo dell'Anas Pietro Ciucci, il quale appena
arrivato a palazzo Chigi Romano Prodi aveva allargato le braccia ("prendo
atto che il governo ha priorità diverse"), non ha resistito ad annunciare
l'ennesima "posa della prima pietra". Questa volta per il 2010. Con
il comprensibile sollievo dei circa 100 dipendenti della società Stretto di
Messina, che dopo aver ingoiato in venticinque anni una discreta quantità di
contanti, e aver addirittura costituito, l'11 aprile 2006, un consorzio con il
misterioso obiettivo di studiare "le modalità di trasporto nello Stretto "
insieme alle famiglie del sindaco di Messina Francantonio Genovese, del
presidente del Messina Calcio Pietro Franza e del signore dei traghetti Elio
Matacena, stava per affondare e invece si ritrova di nuovo a galla. Per
ricominciare a spendere soldi. Ma dove prenderli? C'è chi favoleggia interventi
sul patrimonio immobiliare pubblico e prevede addirittura una fusione fra
Fintecna e il Demanio, con un supermanager al timone. Anche se i tempi della
finanza creativa sembrano difficilmente ripetibili. E per definizione i soldi,
quando servono prima di subito, si prendono dove sono. Cioè in banca: sempre
che le banche siano d'accordo. Che forme potrebbe prendere un eventuale
sodalizio è difficile dire. Ma il concetto vale per il Ponte, vale per le
strade, vale per le ferrovie. Vale forse un po' di meno per le centrali
nucleari: a quelle ci dovrà pensare l'Enel. Ma vale, soprattutto, per l'Alitalia. Saglia ne è arciconvinto: "Il banco di prova
sarà il salvataggio della compagnia di bandiera. Lì bisognerà vedere quale sarà
l'atteggiamento di Intesa San Paolo". Un istituto di credito che parte del
centrodestra ha sempre polemicamente bollato come "ulivista" per i
noti ottimi rapporti del suo presidente Giovanni Bazoli con Prodi e con il
padre dell'Ulivo Beniamino Andreatta. Marchio che tuttavia, a decifrare la
parole del sottosegretario all'Economia Luigi Casero, appare oggi anche ai
berlusconiani di lungo corso più sbiadito che nel recente passato: "Le
grandi banche hanno capito che in questo momento c'è un governo che la pensa
allo stesso modo della stragrande maggioranza degli italiani". Ecco perché
nell'attuale maggioranza le immagini di Corrado Passera, come pure quelle
dell'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, in fila ai gazebo
per votare alle primarie in cui Prodi trionfò, non sono più nitide come
nell'autunno del 2005. Diversamente il nome dell'amministratore delegato di
Intesa San Paolo, che tempo fa provocava nel centrodestra significative
allergie, non sarebbe circolato per la poltrona di ministro delle Attività
produttive, né per quella di amministratore delegato dell'Eni. E forse non si
sentirebbero tante espressioni di stima nei confronti di Enrico Salza,
presidente del consiglio di gestione della banca, attribuite a Berlusconi.
Segnali di un clima diverso? Casero suggerisce di "non sottovalutare la
vicenda dei mutui" con la disponibilità che le banche hanno subito dato al
governo Berlusconi di rinegoziare le rate al livello del 2006 (salvo,
naturalmente allungare la durate del mutuo). E si domanda se in un momento
diverso, con una situazione politica diversa, "una cosa simile sarebbe
potuta accadere ". Ma forse sono ancora soltanto segnali. Sergio Rizzo.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-24 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Centrosinistra Federalismo, Chiamparino vede il leader leghista e
il ministro dell'Economia Governo ombra, summit a Milano: il confronto sulle
riforme va avanti Veltroni: ma l'opposizione non sarà morbida. Il
"riconoscimento" di Bossi Incontro con Formigoni. E Gualtieri sul
"Riformista": se è così, allora meglio fare la grande coalizione
MILANO - "Non è che ogni giorno potrete fare il titolo: "Che fine fa
il dialogo"". Scherza ma non troppo, Walter Veltroni. Al debutto
milanese del governo ombra, gli tocca rispondere all'ennesima domanda sul
destino del confronto istituzionale dopo il blitz della maggioranza su Rete 4.
Il fatto è che le critiche alla fisionomia che prenderà l'opposizione stanno
uscendo dal mugugno sotterraneo: giusto ieri, il dalemiano Roberto Gualtieri sulla
prima pagina del Riformista (titolo: "Se questa è l'opposizione, meglio la
grande coalizione") si chiedeva se "un'opposizione dialogante
incentrata sull'azione di contrappunto dei vari ministri ombra" ai
dirimpettai di governo non rischi di risultare "pericolosamente
inadeguata". E allora, il segretario Pd spiega che "ci si deve
abituare a capire" che una cosa sono le riforme, "da fare tutti
insieme". Altra cosa è l'opposizione: "Segnalo il dialogo sulle
riforme non impone un'opposizione morbida". Ma certo, il coro di consensi
alla linea del dialogo venuti dal centrodestra - uno per tutti, Umberto Bossi:
"Ho constatato da parte del governo ombra la massima disponibilità "
- sembrano un riconoscimento avvelenato. Veltroni, ospite del governatore
lombardo Roberto Formigoni, comincia dunque con le vesti dell'oppositore. Quel
che non ha sentito in questi giorni, spiega, sono soluzioni per risolvere il
primo dei problemi: "Il rischio di impoverimento di una grande parte della
società italiana". Non basta, per esempio, la defiscalizzazione degli
straordinari. Spiega Enrico Letta che il recupero di potere d'acquisto si deve
"spostare più sui premi di produttività che non sugli straordinari che
penalizzano, ad esempio, le donne". Mentre è lo stesso leader democratico
a insistere su più incisive politiche per la casa: "L'idea è vendere il
patrimonio di Regioni e Comuni per destinare il ricavato a realizzare nuova
edilizia pubblica". Altra grande assente dagli annunci del governo,
secondo il Veltroni di lotta, è Alitalia: "Il tempo passa, le risorse del prestito ponte scorrono,
ma dopo l'uscita di Air France di cordate e soluzioni alternative non se ne
vedono". Quanto al ritorno del nucleare, "bisogna capire meglio
quello di cui parla Scajola". Bene, infine, il pacchetto sicurezza
"("Preso in buona parte da quello di Amato ") salvo il reato d'immigrazione
clandestina. E il dialogo sul federalismo? Ieri Sergio Chiamparino, il ministro
ombra alle riforme, ha incontrato Bossi, Calderoli e Tremonti. Precisando che
la base del confronto sarà la bozza Violante, lo shadow minister si è limitato
a dire che "da entrambe le parti mi pare ci sia la volontà di accettare la
sfida della riforma federalista dello Stato". Marco Cremonesi GUARDA il
video di Veltroni a Milano su www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-24 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Un Pd condannato al dosaggio difficile di
critica e dialogo E ssere all'opposizione di Silvio Berlusconi ed in parallelo
teorizzare il confronto con lui si sta rivelando un equilibrismo difficile.
Eppure, per Walter Veltroni è un sentiero da percorrere fino in fondo. Il
segretario del Pd ribadisce le critiche contro il governo sulle misure fiscali.
Fa rilevare lo stallo della questione Alitalia. E contesta il modo in cui il
centrodestra difende alcune anomalie del sistema radiotelevisivo. Ma si
affretta pure a ripetere che "il dialogo sulle riforme non è in
pericolo". In questo dosaggio certosino di sintonie e divergenze,
l'opposizione rischia di oscillare sempre fra subalternità e rottura; di
apparire prigioniera di uno schema che non le permette di portare i contrasti
fino alle estreme conseguenze; e dunque di mostrarsi affetta da un'oggettiva
impotenza politica. Eppure è difficile che la strategia veltroniana cambi, a
breve termine. Oltre tutto, per ora sembra reggere se non altro perché il
centrosinistra non ne ha nessuna di ricambio. Così, gli incontri avuti ieri in
Lombardia col presidente berlusconiano della Regione, Roberto Formigoni, permettono
al segretario del Pd di sottolineare una qualche consonanza sul principio del
federalismo; e soprattutto di nobilitare il governo ombra come "un
soggetto istituzionale" riconosciuto e legittimato dagli avversari.
"Dobbiamo abituarci ad una visione europea dei rapporti fra opposizione e
maggioranza", secondo Veltroni. Anche se in questa fase il dialogo risulta
un po' asimmetrico: nel senso che il Pdl registra ed apprezza le mosse, ostili
o gentili, del Pd, senza per questo cambiare rotta. Forse non poteva essere
diversamente, dopo una sconfitta elettorale delle dimensioni di quella del 13 e
14 aprile. Il senso di forza trasmesso dal centrodestra nel Consiglio dei
ministri di mercoledì scorso a Napoli costringe il centrosinistra ad accettare
la sfida da posizioni di debolezza. E quasi di rimbalzo emergono le difficoltà
di un partito stretto fra il decisionismo berlusconiano e l'antiberlusconismo
del suo alleato Antonio Di Pietro. Ma se il Pd vuole partecipare alla riforma
delle istituzioni e cambiare la legge elettorale, puntellando il bipartitismo,
non può comportarsi in modo diverso. Si tratta di una fase di transizione
scomoda e rischiosa: anche per la fronda che può crescere in prospettiva
intorno a Veltroni. Un avversario potente e scaltro come Umberto Bossi ieri ha
incontrato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, "ministro della
Riforma " del Pd. Alla fine, Chiamparino ha ammesso che si è trattato di
una discussione senza risultati operativi. E il capo della Lega ha dichiarato
che del governo ombra per ora non può che parlare bene: una frase così positiva
da risultare a doppio taglio, per l'opposizione. Perfino Roberto Calderoli
parla di un Pd che "collabora fattivamente". Ma la disponibilità è
reciproca. Nasce dalla convinzione che il muro contro muro fra i due
schieramenti sia inutile; e, per il Pd, ai limiti dell'autolesionismo. Le
nomine dei nuovi vertici dei servizi segreti, ufficializzate ieri sera sono la
controprova di scelte, se non concordate, non osteggiate. Il problema è che non
tutto il centrosinistra asseconda questa impostazione, e Veltroni lo sa bene.
Il pezzo del partito che fa capo a Massimo D'Alema è convinto
dell'inadeguatezza della strategia veltroniana; ed intenzionato a seguire
un'agenda parallela, puntellata da una robusta struttura correntizia. Così,
mentre il governo ombra si riunisce a Milano, i dalemiani aprono un convegno di
tre giorni su "religione e politica" nel sud. Si intravede una
divergenza di fondo che forse prelude ad una resa dei conti. Ma i rapporti di
forza interni per adesso non consentono un attacco frontale alla leadership.
Veltroni è riuscito a coalizzare intorno a sé gran parte del gruppo dirigente
del Pd. E le europee del 2009 sconsigliano scontri che lacererebbero un partito
tuttora gracile, nonostante la consistenza elettorale. L'asse con Berlusconi
può disorientare ed irritare chi non si è ancora rassegnato all'inizio di una
fase non solo nuova ma senza precedenti. Eppure, il rapporto fra i due leader
blinda il vertice del Pd. Rappresenta una sponda esterna che gli avversari di
Veltroni non possono permettersi di mettere in discussione: non ancora, almeno.
\\ Bossi legittima il governo-ombra. E il leader pd va avanti nonostante
D'Alema.
( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)
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N. 123 del
2008-05-24 pagina 2 Il governo ombra mette radici: da Milano rilancia il
federalismo di Giannino della Frattina Il centrosinistra apre una sede dello
"shadow cabinet" in città Prima seduta ieri a Milano dello shadow
cabinet. Sembra impossibile, eppure l'hanno proprio chiamato così il
"governo ombra" messo in piedi dal centrosinistra evidentemente ancora
frastornato dalla tranvata elettorale. A presiederlo un Walter Veltroni a
caccia di un predellino dal quale distribuire qualche ricetta rimasta nel
cassetto dopo il naufragio alle urne. La prima notizia sembra essere che le
"ombre rosse" a Milano si sono trovate bene e che qui vorrebbero
mettere radici, tanto da annunciare "una sede permanente a Milano per
dialogare con questa parte del Paese". Un segnale un po' tardivo dopo che,
nonostante il preciso segnale degli elettori, nella compagine del governo
alternativo il solo lombardo (si fa per dire) è Matteo Colaninno. Un
imprenditore prestato alla politica solo all'ultimo momento, non proprio un
rappresentante della base militante e dei quadri dirigenti. Che, infatti, a
Milano e in Lombardia già da un po' mugugnano. "Sarebbe utile - le parole
del presidente della Provincia Filippo Penati al termine dell'incontro a
Palazzo Isimbardi - che il governo Berlusconi riprendesse il Tavolo Milano che
nella passata legislatura ha dato grandi risultati. È un metodo di lavoro che
può essere utile anche in vista dell'Expo 2015". Veltroni approva e
rilancia affrontando l'emergenza casa. "Una questione - assicura - da
affrontare non solo con il provvedimento sull'Ici, ma anche attraverso
interventi sugli affitti e sulla dismissione del patrimonio comunale,
provinciale, regionale e la possibilità che questo venga acquisito dagli
inquilini su base volontaria e che le risorse così reperite vengano reinvestite
per una nuova edilizia pubblica". Di federalismo, invece, si è parlato
nell'incontro con il governatore Roberto Formigoni che ha ospitato al Pirellone
la riunione dei "ministri" del centrosinistra. "Ciò che unisce i
diversi punti di vista - il commento di Veltroni - è l'idea di un federalismo
differenziato, ma solidale". Soddisfatto Formigoni. "È mio interesse
- aggiunge - che sul federalismo si riapra un dialogo con il governo. Ed è per
me importante illustrare i nostri provvedimenti alle altre forze politiche
affinché in parlamento siano il più possibile concordi". E, a proposito di
Malpensa, i due concordano sul fatto che "mentre si
attende la decisione sul destino di Alitalia, la questione dell'hub venga considerata separatamente".
Con la ricerca, quindi, di contatti con altre compagnie. Positivo anche
l'incontro con Umberto Bossi. "Penso che probabilmente il prossimo
Consiglio dei ministri si farà a Malpensa, perché è l'ambiente ideale".
Per parlare di Alitalia, naturalmente. Parla, invece,
di impresa più semplice il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani che presenta
la sua proposta di legge. Per iniziare un'attività non occorreranno più 68
autorizzazioni presso 19 uffici pubblici diversi, ma un'unica dichiarazione con
autocertificazione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Manifesto, Il" del 24-05-2008)
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A Milano lo
"shadow cabinet" si riunisce al Pirellone. Visita cortese del leader
del Pd al governatore Veltroni alla corte di Formigoni Dialogo aperto con il
campione della destra del nord. Neanche l'ombra di una opposizione sui primi
provvedimenti del governo. Né in direzione Marcegaglia Giorgio Salvetti Milano
All'ombra di Formigoni. In una corrispondenza di amorosi sensi tra il
governatore lombardo e Walter Veltroni, si è tenuta ieri al Pirellone la prima
seduta dello shadow cabinet. Formigoni e Veltroni si sono incontrati in mattinata.
Formigoni, rimasto a secco da cariche governative e istituzionali, ha voluto
ritagliarsi la parte di colui che dialoga con l'opposizione. Veltroni, sempre
più in crisi d'identità, ha cercato legittimazione politica dal più abile e
ambizioso governatore dello schieramento avverso. Il governatore delle scuole e
della sanità privata. Il ciellino integralista che non perde occasione di
attaccare la 194. Niente male per la prima uscita ufficiale di un'opposizione
che Veltroni vorrebbe "intelligente". Gli elettori del Pd, ancora una
volta, sono serviti. "Devo ringraziare il presidente Formigoni
dell'ospitalità - si è inchinato Veltroni - dimostrando che il governo ombra è
un soggetto non solo politico ma istituzionale. Abbiamo avuto un incontro molto
interessante durante il quale abbiamo discusso dei temi che ci stanno a cuore:
in particolare abbiamo parlato di federalismo". Con qualche malumore da
parte della Lega e il mal di pancia di chi ancora spera in una qualche forma di
opposizione. Il valore simbolico e politico dell'assemblea milanese del governo
ombra è tutta qui. D'altronde sono anni che in Regione Lombardia il Pd si
astiene lasciando mano libera alla giunta di destra e sostanzialmente
apprezzando il modello vincente formigoniano. L'incontro di ieri sancisce una
linea di subalternità e di inseguimento della destra che a Milano si pratica da
tempo e che ormai costituisce l'anima stessa del Pd. "Abbiamo riunito il
governo ombra a Milano - ha detto Veltroni - perché vogliamo sottolineare
l'importanza di questa città per il paese. L'avevamo sottolineata anche in
occasione dell'assemblea costituente che avevamo tenuto proprio qui".
Peccato che al nord ha stravinto la Lega. Sul fronte dei contenuti pochissime
novità. A parte un cenno di disappunto per il silenzio
calato su Alitalia e per la
"precipitazione" del governo sull'emendamento "salva
Rete4", Veltroni e soci si sono limitati a chiosare o a sottoscrivere le
scelte del consiglio dei ministri. Di opposizione dura non se ne vede neppure
l'ombra e comunque anche se ci fosse, "sconsiglio di rincorrere il titolo
'Dialogo a rischio' - ha ammonito Veltroni - su questo punto bisogna
abituarsi ad essere europei". Bene, dunque, l'abolizione dell'Ici,
"Prodi l'aveva già fatta per metà". Bene anche il nucleare. Bisogna
solo sapere in che tempi, quale nucleare e non dimenticare le energie
rinnovabili. "La priorità del governo ombra - predica Veltroni - sono i
salari, le pensioni, e l'impoverimento degli italiani". Poi però non c'è
traccia di proposte sul tema. Giusto qualche facilitazione per chi affitta
casa. Sul lavoro interviene Enrico Letta che non fa una piega sulla
detassazione degli straordinari, "a patto che non sia l'unico
provvedimento, che non si discriminino i lavoratori pubblici e che si punti sui
premi di produttività". Totale appoggio, invece, alla contrattazione di
secondo livello invocata da Emma Marcegaglia e sottoscritta da Cgil, Cisl e
Uil. Per il resto si parla di imprese lombarde che nella mattinata hanno
incontrato gli shadow ministri. Bersani spiega le sue idee per facilitare le
pratiche burocratiche per creare nuove aziende (in sostanza,
l'autocertificazione). E la sicurezza? Nulla da eccepire alla linea dura di
Maroni. Aveva già fatto tutto Amato, a parte il reato di immigrazione
clandestina. "Ho sentito - spiega Veltroni - che vogliono già derubricarlo
a semplice espulsione e quindi trasformarlo in sostanza in ciò che aveva
stabilito il decreto Amato". E anche se così non fosse, sarebbe un
problema solo perché "porta il sistema giudiziario al collasso e non è
detto che porti a condanne". Non una parola sui pogrom contro gli zingari
e sui rischi della deriva xenofoba "fascistizzante" che attraversa il
paese. Per chiudere in gloria la giornata milanese, Veltroni ha fatto visita al
presidente della provincia Filippo Penati. L'uomo del Pd lombardo che in questi
giorni si è scagliato contro gli zingari superando a destra sia il prefetto di
Milano che il vicesindaco (ex) fascista De Corato. "E' uno dei migliori
amministratori di cui il paese dispone", così l'ha descritto Veltroni.
( da "Liberazione" del 24-05-2008)
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Il "governo
ombra" in trasferta a Milano: prima incontro al Pirellone, poi da Bossi,
Calderoli e Tremonti Al Pd piace il modello Formigoni Stefano Bocconetti
L'ombra che piace al governo. Quello vero. I fatti: ieri è stata una giornata
importante per l'esecutivo "virtuale" messo in piedi da Veltroni. S'è
riunito a Milano, dove hanno detto poche cose e tutte molto in sintonia con
quelle che aveva detto l'altro giorno Berlusconi a Napoli. Poi, il premier
ombra ha incontrato il governatore della Lombardia, Formigoni. Che ha da poco
fatto approvare dal suo consiglio - naturalmente con l'avallo del piddì e con
la sola opposizione della sinistra - nuove regole per la Regione. Un nuovo
statuto e una bozza di riforma fiscale. Dove, in soldoni, è scritto che la
Regione si "prende" tutto: dalla gestione della Sanità fino alle
scuole. E vorrebbe tenersi l'80 % del gettito Iva raccolto da queste parti. Al
termine dell'incontro, lo stesso governatore ha rivelato ai cronisti che
"Veltroni s'è espresso in maniera chiara: la linea del suo partito è a
favore di questo federalismo". Ma non è finita. Nel pomeriggio, il
ministro ombra per le riforme Chiamparino - accompagnato dalla sua collega
virtuale, Mariangela Bastico e dal Governatore dell'Emilia, Vasco Errani - ha
incontrato i ministri. Quelli veri, stavolta: Bossi, Calderoli, Tremonti. La
Lega, insomma, e il loro alleato al ministero dell'economia. Anche qui, al
termine della riunione - svoltasi in una sede "neutra": gli uffici
decentrati del dicastero delle Finanze - è stato il leader del Carroccio a parlare
a nome di tutti: "Ho constatato da parte del governo ombra la massima
disponibilità". Di più e sempre per usare e parole di Bossi: "Mi
chiedete un giudizio sul governo-ombra? Per adesso non posso che parlarne
bene". Così, probabilmente, la giornata milanese del piddì ha superato le
aspettative degli stessi promotori. Ormai da parte del governo c'è il pieno
riconoscimento del ruolo dell'esecutivo varato dai democratici. Riconoscimento
e piena sintonia. Quasi piena sintonia. Nelle poche parole dette all'uscita del
faccia a faccia con Formigoni al Pirellone, Veltroni ha annunciato che il
pacchetto sicurezza varato dall'ultimo consiglio dei ministri "non potrà
non essere sostenuto dai democratici". Meno la parte che introduce il
reato di clandestinità. Sul quale il piddì continua a mantenere dei dubbi. Poi,
per il resto c'è qualche frase di denuncia sulle misure a difesa di Rete 4, un invito a "tirar fuori le carte" sul caso Alitalia, un applauso alla misura
sull'Ici che deve essere accompagnata però da altre per chi la casa non può
comprarla. Ma tutto ciò non deve trarre in inganno: " "Il dialogo
sulle riforme non è in pericolo", ha scandito Veltroni. Ma anche questi
sono dettagli. Perché a Veltroni interessava soprattutto il
riconoscimento al suo governo: "Il fatto che Formigoni ci abbia ricevuto è
importante -ha detto -, è un riconoscimento istituzionale al nostro
ruolo". Resta un problema, però. Che mentre Formigoni - poco dopo Veltroni
- agli stessi giornalisti annunciava la totale identità di vedute col piddì sul
federalismo, Chiamparino diceva che le cose non erano proprio tutte "rose
e fiori". Diceva che si può discutere di federalismo ma quella della
Lombardia non è certo la strada giusta. Perché se una Regione, una delle più
ricche, la Lombardia, si intasca tutta la ricchezza prodotta, "scardina
l'impianto unitario del paese". Per lui, insomma, "su quella base -
sulla base del federalismo in salsa formigoniana, ndr - non è possibile alcun
accordo, perché la maggior parte delle regioni vedrebbe peggiorare significativamente
le risorse a disposizione". Dissensi? Contrasti? Le obiezioni sono
comunque rientrate nel giro di qualche ora. Quando Veltroni è partito per un
comizio ad Aosta e Chiamparino, nel pomeriggio di ieri, ha incontrato una
delegazione del governo. Un'autorevolissima delegazione del governo, come s'è
detto. Dopo questo secondo incontro, lui, il sindaco di Torino non ha detto
nulla. Bossi, invece, s'è sperticato in lodi verso il governo ombra. Che forse
era l'unica cosa che interessava a Veltroni. Finita la trasferta milanese,
restano così solo le domande. Come quella formulata da Mario Agostinelli,
capogruppo del Prc al Pirellone: "Formigoni ha annunciato che il governo
ombra sarebbe d'accordo sul modello di federalismo proposto dalla Lombardia. Il
ministro ombra per le riforme si dice convinto, invece, come noi, che il
federalismo formigoniano scardini l'impianto unitario del paese. E adesso
Veltroni chi smentirà? Il suo "ministro" o il Presidente della
Regione?". 24/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
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Pagina XIII - Milano
Veltroni: per il Pd Milano è fondamentale E oggi il summit con i circoli
lombardi Il segretario regionale Martina: "Ragioniamo di cose concrete
come sicurezza e federalismo" Il leader dei Democratici ringrazia
Formigoni "Ha capito che siamo un soggetto istituzionale" STEFANO
ROSSI Due intense giornate milanesi, ieri e oggi, per Walter Veltroni, con in
mezzo un blitz ad Aosta dove domani si vota per le regionali. Il leader del Pd
ha scelto la capitale del Nord per il primo vertice del governo ombra, ieri, e il
teatro Strehler per la prima riunione dei 950 circoli lombardi che si ritrovano
oggi dalle 10 alle 14 con un intervento conclusivo del segretario. A ospitare
il governo ombra è stato il presidente della Regione Roberto Formigoni che, ha
detto Veltroni ringraziandolo, "ha mostrato di essere consapevole che il
nostro è un soggetto istituzionale, oltre che politico". Fra i due c'è
stata una mezz'ora di colloquio su riforme, federalismo fiscale, sussidiarietà,
semplificazione della burocrazia per le aziende. Ampio accordo su tutto, a
sentire Formigoni: "Veltroni ha detto in modo chiaro che la linea del Pd
lombardo è quella del Pd nazionale". E il Partito democratico lombardo
appoggia la Regione nella richiesta di devoluzione di 12 nuove materie. Mentre
il segretario batte il tasto del "federalismo differenziato ma solidale,
in una logica suggerita dalle Regioni a partire dal lavoro fatto in
Lombardia" Al trentesimo piano il discorso è scivolato inevitabilmente su
Malpensa. Per Veltroni "in una valutazione condivisa da Formigoni, il suo destino va separato da Alitalia con altre linee e altri voli, per un bilanciamento a favore
dell'aeroporto e di questa parte del Paese". Nord, Lombardia, Milano. Il
Pd deve ripartire da qui, insiste Veltroni, sulla base dei consensi elettorali
incassati alle politiche: "Va fatto uno sforzo per accrescerli".
Il segretario regionale Maurizio Martina, che il leader vuole accanto ai big
Letta, Bersani e Colaninno, conferma "che l'impegno del partito su Milano
e Lombardia va reso stabile, ragionando con il governo ombra di cose concrete
come sicurezza, federalismo, infrastrutture". Una delle sedi di confronto
sarà il Tavolo Milano, quello che l'esecutivo Prodi aveva aperto con gli enti
locali. Il governo ombra si rende disponibile a proseguire l'esperienza ma
invita il governo in carica ad attivarsi. Veltroni lo riafferma in Provincia,
dove corre dalla Regione per un rapido faccia a faccia con il presidente
Filippo Penati. Il numero uno di Palazzo Isimbardi incassa l'elogio del segretario
("è uno dei migliori amministratori di cui disponga il Paese") e
aggiunge: "Non vorrei che il Tavolo Milano servisse solo quando al governo
c'è il centrosinistra e ora qualcuno pensi di poter fare tutto in
autosufficienza". Sul tema dei clandestini, che gli procura qualche
dissenso in maggioranza, Penati rivendica "piena sintonia" con
Veltroni. Il capo del Pd attacca il centrodestra che prevede un reato senza
pena: "C'è solo l'espulsione. E allora si parli semplicemente di quello,
invece di appesantire il sistema giudiziario". Anche Penati si dice
contrario al reato di immigrazione clandestina: "Il problema è espellere i
delinquenti".
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XI - Bologna
Stessi passeggeri, meno voli il Marconi non cresce più Il bilancio però è in
attivo. Buone notizie dalle merci: Bologna diventerà base anche per la Tnt.
Cofferati invita a puntare sul settore low coast VALERIO VARESI Congiuntura
depressa, concorrenza aggressiva e smobilitazione Alitalia a Malpensa rappresentano una
triade che lascia il "Marconi" al palo. La presidente Giuseppina
Gualtieri precisa che non si tratta di recessione bensì di mancata crescita,
tuttavia la sostanza è che l'andamento dei primi mesi di quest'anno non
forniscono buoni segnali con una stagnazione del numero di passeggeri (1.478.741
contro 1.478.207) e un calo del 4,5% complessivo dei voli. Urge quindi un
correttivo che viene indicato sia dal sindaco Sergio Cofferati che dal
presidente della Camera di commercio Bruno Filetti: puntare sui voli "low
coast" per orientare l'offerta al mercato. La dirigenza del
"Marconi" è d'accordo e in questo senso ha costruito il nuovo piano
industriale. Cofferati, dopo l'uscita del "Marconi" dalla società di
gestione dell'aeroporto di Forlì invita a considerare lo scalo romagnolo
"un rivale", mentre Filetti accusa la Regione di aver rallentato
l'avvento del "low coast", "condizionando il ruolo degli scali
attribuendo ruoli precisi". I risultati del traffico derivano dal calo dei
viaggiatori nazionali (-13%) in parte compensato da un buon andamento degli
arrivi internazionali (+7%). Il mantenimento dello stesso numero di passeggeri
con un calo di voli significa che le compagnie hanno usato aerei più grandi e
li hanno riempiti in modo ottimale. La "Sab", la società di gestione
dell'aeroporto, si consola con il bilancio 2007 approvato tre giorni fa e
prossimo (il 25 giugno) all'esame dell'assemblea dei soci. In questo caso i
dati sono buoni: fatturato a 55,8 milioni (+6%), utile a 0,5 milioni nonostante
i fardelli di "Marconi handling" e della società di gestione dello
scalo di Forlì, la "Seaf". In tutto il loro peso negativo è stato di
3,4 milioni di cui 2,9 solo per la "Marconi". Ulteriori
appesantimenti di bilancio sono arrivati da una forte crescita dei costi
operativi (+18%) in gran parte dovuti (1,8 milioni) a oneri esterni alla
"Sab", e dal mancato adeguamento delle tariffe aeroportuali ferme a
otto anni fa. Non solo. La società ha dovuto accantonare 225 mila euro per
coprire gli eventuali costi previdenziali dei lavoratori ex "Doro
goup" la cui azienda è stata travolta da un'inchiesta giudiziaria.
"L'uscita di Alitalia da Malpensa, oltre che
sottrarre 16 frequenze settimanali, ha fatto sì che chi poteva spendere sia
stato attratto dagli spazi lasciati liberi dalla compagnia di bandiera"
spiega il direttore generale Armando Brunini. "In questo modo gli
investimenti si sono concentrati a Malpensa anziché in altri scali". Ma le
cause della stagnazione sono anche strutturali e attengono alla crisi economica
per cui la gente ha meno soldi in tasca e cerca soluzioni più economiche, specialmente
i voli "low coast". E riguardo questo capitolo, lo scalo cittadino
non è messo benissimo. "Siamo circondati da aeroporti che puntano tutto
sul ?low coast' ed è logico che ne risentiamo". Per questo il piano
industriale del "Marconi", come detto, punterà sempre più verso
offerte concorrenziali cercando di attirare le principali compagnie del volo
economico (Ryanair, Easyjet e Air Berlin) che da sole fanno il 75% del mercato
europeo di questo tipo di offerta. Intanto il "Marconi" si rafforza
sul traffico merci con una crescita del 25,6% grazie anche al fatto che
"Dhl" ha fatto di Bologna una base logistica. Mercoledì, a questa
compagnia, si aggiungerà anche il colosso "Tnt", contribuendo a un
ulteriore salto. SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Bossi
"A Malpensa il prossimo Consiglio dei ministri troveremo una via d'uscita
per l'aeroporto" VARESE - Dopo Napoli, Malpensa: è lì che potrebbe tenersi
il prossimo Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato Umberto Bossi, ministro delle Riforme e leader della Lega Nord, ammettendo che
che "al momento il governo non ha affrontato" il dossier Alitalia. Ma "troveremo una via
d'uscita e tutto andrà per il verso giusto" ha detto "probabilmente
il prossimo Consiglio dei ministri si farà a Malpensa, perchè l'ambiente incide".
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Veltroni: il dialogo
non è in pericolo "Ma il governo sottovaluta il rischio povertà".
Incontri con Formigoni e Bossi Il governo ombra riunito a Milano Chiamparino
vede il Senatur e Tremonti RODOLFO SALA MILANO - "Il dialogo non è in
pericolo", dice Walter Veltroni dopo aver riunito il governo ombra a
Milano. Precisazione necessaria perché con l'emendamento "salva Rete
4", e anche con l'introduzione del reato di clandestinità, i rapporti tra
maggioranza e opposizione hanno cominciato a virare verso il brutto. Ma il
leader del Pd insiste sulla linea del "volta per volta": il governo
va giudicato per quel che fa e anche un "opposizione intelligente ma
seria" su alcuni provvedimenti non pregiudica il clima di ritrovato
confronto fra i due grandi schieramenti. Soprattutto sulle riforme
istituzionali e il federalismo, temi che un po' a sorpresa fanno registrare una
discreta convergenza - e non è poco - tra il ministro Umberto Bossi e il suo
"collega" dello Shadow cabinet Sergio Chiamparino. I due si
incontrano nel pomeriggio a Milano, presente il ministro Giulio Tremonti, e a
rendere l'idea di come sia andata ecco le parole del Senatùr: "Non posso
che parlare bene del governo ombra, hanno voglia anche loro di raccogliere la
sfida del federalismo, questa è gente capace e che conosce fin troppo bene la
materia". Confronto serrato sulle riforme, per il resto Veltroni non
rinuncia a mettere qualche paletto. "C'è una grande questione che il
governo non ha neppure messo all'ordine del giorno: la lotta al rischio di
impoverimento di una grande parte della società italiana". Insomma,
l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e anche la detassazione degli
straordinari possono andare bene, ma non bastano: occorrono interventi seri su
"salari e pensioni". Quanto al pacchetto sicurezza, il Pd non ha
difficoltà a sostenere proposte "fotocopia" rispetto a quelle
presentate da Amato, il predecessore di Maroni al Viminale. Fa naturalmente
eccezione il reato di clandestinità. Poi una stoccata al Berlusconi
che in campagna elettorale parlava di cordate per salvare la compagnia di
bandiera: "Sul caso Alitalia è sceso il silenzio, il tempo passa e le soluzioni non si
vedono". Ma c'è una grande feeling con Roberto Formigoni, il presidente
della Lombardia che in questa riunione milanese del governo ombra, nella Sala
Gonfalone del grattacielo Pirelli, fa un po' da padrone di casa. A
mezzogiorno Veltroni sale al trentesimo piano per un incontro tutt'altro che
formale: sorrisi, strette di mano, e un grazie al governatore. Anche questo
faccia a faccia serve a dimostrare che l'esecutivo ombra "è un soggetto
istituzionale, come lo è in tanti altri paesi". Si parla soprattutto di
federalismo, e il leader del Pd riconosce il ruolo svolto dalla Regione
Lombardia, che ha presentato al vecchio governo una serie di proposte
(trasferimento di competenze su 12 materie, e anche il Pd in consiglio ha dato
un sostanziale via libera), poi "armonizzate in una posizione comune di
tutte le Regioni". Adesso, dice Veltroni, si può pensare a un
"federalismo solidale e differenziato". La cui base di partenza può
essere la "vecchia" bozza Violante. Ci pensa Chiamparino, ministro
ombra delle Riforme, a spiegare perché le proposte con il copyright lombardo
non vanno bene: è troppo trattenere l'80 per cento dell'Iva e il 15 per cento
dell'Irpef, "così salta il sistema delle compatibilità finanziarie".
Ma sono cose di cui non si parla neppure, nell'incontro pomeridiamo con Bossi
(che la settimana prossima presenterà il disegno di legge sul federalismo
fiscale) e Tremonti. La location è un ufficio milanese del ministero
dell'Economia, ci sono anche il ministro della Semplificazione Roberto
Calderoli, il sottosegretario Aldo Brancher, il presidente dell'Emilia Romagna
Vasco Errani. La strada da percorrere insieme è ancora lunga , ma qualcosa si
muove. Chiamparino: "Da entrambe le parti c'è la volontà di accettare la
sfida della riforma federalista dello Stato". Calderoli: "Siamo
soddisfatti, il governo ombra collabora fattivamente". E, soprattutto,
Bossi: "Incontro utile, è un primo passo".
( da "Giornale.it, Il" del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 124 del 2008-05-25 pagina 7 Eni, Enel, Rai, Alitalia, Ferrovie: gli stipendi
viaggiano a sei zeri di Redazione Chi l'ha detto che amministrazione pubblica
fa rima solo con travet, colletti bianchi, stipendi da fame? Più si sale, nei
quadri degli enti statali, più amministrazione pubblica fa rima con compensi
milionari. A prescindere dal risultato. Nella classifica delle
dichiarazioni 2005, si va dai dieci milioni di Paolo Scaroni, amministratore
delegato di Eni, ai quasi tre di Giancarlo Cimoli, realizzatore del "piano
2005-2008" per il rilancio di Alitalia. Si va dai
2,6 milioni di Piero Gnudi (presidente di Enel dal 2002) ai quasi due milioni
di Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di
Finmeccanica, gioiello della produzione italiana. Insomma, ce n'è per tutti i
gusti. Dalle Ferrovie dello Stato, vera e propria croce dell'amministrazione
pubblica, alle Poste Italiane dirette da Massimo Sarmi; dalla Rai (ai tempi
guidata da Flavio Cattaneo) al Tesoro, il cui responsabile Vittorio Grilli
dichiarava poco più di 550mila euro. Certo, il salto dagli 1,2 milioni di
Claudio Cappon (ora dg della Rai ma nel 2005 alla Consap) ai 198mila euro di
Giovanni Novi del porto di Genova è grande. E tra Inps e Trenitalia, tra Sogei
e Inps, tra l'Agenzia delle Entrate e l'Anas, c'è chi si sente figlio e chi
figliastro. Anche se padre e padrino è sempre una sola entità: quello Stato
italiano che firma gli assegni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-25 num: - pag: 24 categoria: REDAZIONALE Salvataggi Le grandi compagnie puntano
al fallimento Alitalia,
arriva la procedura Ue ROMA - Alitalia si appresta ad affrontare domani, in consiglio
d'amministrazione, la strettoia del bilancio 2007. E intanto si profila con
certezza una procedura d'infrazione da parte dell'Ue sul prestito-ponte.
La sua trasformazione in patrimonio rende ineludibile la sanzione, che tuttavia
non comporterà l'obbligo di restituire il denaro. Entro venerdì prossimo il
governo invierà a Bruxelles i chiarimenti richiesti dall'Ue. Intanto diventa
sempre più difficile il compito della cordata italiana su cui sta lavorando il
consulente del premier, Bruno Ermolli. Il defilarsi delle compagnie europee,
Air France- Klm per prima, che ormai puntano apertamente sul fallimento di Alitalia per impadronirsi dei suoi slot, spinge verso
soluzioni esotiche. Si cerca una compagnia orientale che acquisti una quota di Alitalia e assicuri alla cordata quella sponda
internazionale che le banche ritengono imprescindibile per attivarsi.
"Trovare degli imprenditori disponibili a farsi carico di una realtà come Alitalia non è facilissimo - ha detto Guido Podestà,
europarlamentare azzurro -. Però alcuni nomi significativi, e anche altri che
magari non sono apparsi, già ci sono". Per Alitalia
"l'unica prospettiva seria riguarda Air France" ha invece dichiarato
il presidente di Cir, Carlo De Benedetti. La Lega si prepara a dare battaglia
per Malpensa la prossima settimana: "Presenteremo una mozione per liberare
gli slot lasciati da Alitalia e rivedere gli accordi
bilaterali" ha assicurato il vicepresidente dei deputati del Carroccio,
Marco Reguzzoni. Bisognerà attendere invece per l'audizione del ministro Giulio
Tremonti in commissione Trasporti. Antonella Baccaro.
( da "Giornale.it, Il" del 25-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi segnalo un bel
articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa
governo-banche sulla rimodulazione dei mutui a tasso variabile. Borghi dice
chiaramente e subito che "non si tratta di un regalo" e mette in
chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con cui spiega la manovra) la
portata del provvedimento. Due sole notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli
economisti lo chiamano moral azard: è la circostanza per la quale un individuo
o un impresa assume rischi alti sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà
tenuto a pagare per il comportamento che eventualmente si è rivelato troppo
rischioso. Ebbene ci si può domandare se questo intervento dello Stato non crei
l'impressione che gli errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre
e comunque sanati dal legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile
sapeva che il tasso sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i
saggi erano bassi, ma poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma
stato-banche. 2. La convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di
riduzione della concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe
(grazie alla Bersani, per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto
verificare offerte alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di
nuovi clienti e dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la
rimodulazione prevista dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche
si tengono stretti i propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li
tengono così in portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche
istituto bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I
circa 1,5 milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio
temporaneo a cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma
l'Italia perderà in termini di concorrenza del sistema e di educazione
finanziaria dei suoi cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 2 ) "
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A
proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale
per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la
tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare
i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una
imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati,
colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza
pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli
stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani,
non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio
rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e con essa il
principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale,
non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto
sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo
sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 29 ) " (5 votes, average: 3.4 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 22 ) " (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è
stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (3 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non
capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette.
Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui
flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato
tutto, ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre
previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe
stato massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a
vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni
consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace
di una maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati
i voti alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
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amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in questa
campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni di
Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui
risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di
politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti ( 63
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© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16Mar
08 Alitaglia/2 Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig. Porro,
come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che
abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni,
non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM
possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate
questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse
sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM
vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente
una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000
persone) che vive sui servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira
intorno ma ..togliendoci gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In
pratica mi sembra che ci venga offerto un bel panino imbottito da quale viene
sfilato in prosciutto! Cosa ne dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli
affari bisogna farli in due !!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi
inizia a venire anche a me. Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los
angeles, ovviamente via Monaco. E sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia
coincidenza per Malpensa. Sono disponibile, ma anche rattristato, di non avere un
volo diretto da Milano a Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere la
pena. Certo, poi penso al servizio e al costo di Alitalia
peri contribuenti, e mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si
compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda
tutto il "pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Commenti ( 59
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08
Morti di ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente
mortale con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato,
per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la
macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai
mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento
dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno
pensa dunque che il mio datore (l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia
responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e
paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un
baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello
Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il
consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per
ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile,
soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più
burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese
marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in
Varie Commenti ( 26 ) " (15 votes, average: 4.53 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del
grano sono balzate del 25 per cento, toccando il record di 12 dollari per
bushel (così si chiama l'unità di misura delle materie prime alimentari) al
Chicago board of trade. Si tratta di un record storico. La causa scatenante
deriva dall'annuncio del Kazakistan di mettere un dazio all'export di grano.
Così come quelli appena applicati dalla Russia, i grandi granai del mondo sono
preoccupati dall'aumento dei prezzi del grano nei loro paesi e dunque adottano
politiche protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte mondiali non sono
andate particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è l'utilizzo dei prodotti
della terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi negli stati uniti il 4
per cento del Mais è stato prodotto per fini energetici. Come era facilmente
prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta andando alle stelle.
Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della Virgin sulla rotta
Londra Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20 per cento) di
Biofuel. Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime contribuiscono a
meno del per cento dell'effetto serra) saranno in futuro puliti. Se il prezzo
da pagare è avere il raddoppio del valore delle materie prime alimentari (è
quanto è avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie Commenti ( 21 )
" (8 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08
Biocarburanti ed effetto serra: quante balle Non vi fidate del sottoscritto.
Anzi non citatemi proprio. Ma quando state in un bel salotto progressista e si
parla di effetto serra e di carburanti alternativi citate l'ultimo studio della
rivista Science: non certo una pattuglia di inquinatori con il Suv. Anzi fate
di più appuntatetevi questo indirizzo internet (un po' lungo per la verità) con
la sintesi della ricerca: http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1151861
Sostengono, contro tutte le mode del momento, che i biocarburanti
contribuiscono a peggiorare il cosiddetto effetto serra, quasi raddoppiandolo.
E che lo sfruttamento intensivo delle terre per la coltivazione estesa di
biocarburanti danneggia l'ambiente più di quanto faccio l'uso del petrolio.
Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5)
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Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza.
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Varie (32) Ultime discussioni paolo: la disamina di questo signore dimentica
che negli anni passati chi si avvicinava ad una banca con... Phastidio:
Concordo. Questo accordo realizza una ossimorica "fidelizzazione
forzata" dei mutuatari alla... Umberto Cisotti: Rispondo a ValeriaV. Io,
risiedo in UK ma ho un'attivita' in Lithuania, ove con evidente... ANTONIO:
l'ICI va cancellata del tutto su tutti gli immobili, mentre le tasse vanno
proporzionate al reddito e... Claudio Borghi: Anche in questo caso sono (ovviamente,
dopo i chili di inchiostro che ci ho scritto sopra) del tutto... I più inviati
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( da "Secolo XIX, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
In italia Caro
carburante, gli aerei voleranno più in alto ROMA. Nei primi tre mesi del 2008 il carburante per far volare gli aerei di Alitalia è costato 62 milioni in più
rispetto allo stesso periodo del 2007, salendo del 27%, da 223 a 285 milioni di
euro. L'aumento del petrolio mette a dura prova i conti di tutte le compagnie
aeree, e ha trasformato lo scenario del mercato: può mettere in crisi piccole
compagnie, dare un colpo di grazia alle aziende in crisi, ma pesa anche
sui colossi del settore. Come AirFrance-Klm che ha chiuso il bilancio 2007 con
4,6 miliardi di costo del carburanti (+7,4%), che diventeranno secondo le stime
5,7 miliardi. Le compagnie cercano rimedi: dai supplementi sui biglietti alla
"fuel surcharge", dalle tasse sui check-in all'altitudine: proprio
come accadrà in Italia. Dal 5 giugno, sulla rotta Fiumicino-Linate e ritorno,
l'Enav ha previsto rotte a quota più alta, dove l'aria è più rarefatta e gli
aeroplani volano incontrando meno resistenza. Con questa soluzione solo Alitalia può risparmiare 500mila euro l'anno. indagine Le
Pmi investono il 10% del fatturato in ricerca Milano. La maggioranza delle
piccole e medie imprese italiane investe in ricerca e sviluppo oltre il 10% del
fatturato. Emerge dall'indagine "Impresa e Innovazione", svolta
dall'Associazione Imprenditore dell'Anno di Ernst Young su un campione di
imprenditori alla guida di aziende con fatturato compreso tra 25 e 600 milioni
di euro e un massimo di 700 dipendenti, appartenenti a diversi settori di
mercato. Il 95% degli interpellati ha dichiarato che la propria azienda svolge
internamente attività di R&S, utilizzando in media il 10,3% del fatturato.
La competitivitàè l'obiettivo principale delle pmi: per il 98% degli
imprenditori l'innovazione è indispensabile per competere sui mercati nazionali
e internazionali. 26/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Rischio
commissariamento Si riunisce il Cda: è emergenza conti malgrado i 300 milioni
del governo Roma. Si apre una settimana cruciale per il futuro
di Alitalia. Il bilancio
2007 della compagnia approda sul tavolo del Consiglio di amministrazione, che
oggi dovrà certificare il profondo rosso dei conti, in attesa di una qualche
decisione del governo attesa per già per questa settimana. Mentre non c'è
ancora traccia della cordata italiana alla quale lavora il manager Bruno
Ermolli per conto di Silvio Berlusconi, si fa sempre più stretto il
sentiero che l'azienda della Magliana ha davanti per uscire dalla crisi in cui
si dibatte da mesi, peggiorata dopo la fuga di Air France-Klm. È probabile che
il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, porti il dossier Alitalia
al prossimo Consiglio dei ministri, in calendario per giovedì o venerdì, perché
l'emergenza della compagnia rischia di diventare irrimediabile nonostante la
decisione presa a Napoli dal Tesoro di trasformare in patrimonio netto il
prestito ponte di 300 milioni di euro, su cui pesano i dubbi di Bruxelles che è
in attesa di chiarimenti entro venerdì 30 maggio. "È una misura temporanea",
ha puntualizzato Tremonti. La pratica spinosa del prestito ponte arriverà sulla
scrivania del commissario Antonio Tajani, Fi, che ha sostituito ai Trasporti il
francese Jacques Barrot. Questo potrebbe aiutare ma fino un certo punto. La
Commissione Ue potrebbe comunque bocciare l'operazione, in assenza di un
passaggio di mano nel controllo della compagnia, che fa capo al Tesoro per il
49,9% del capitale. E quindi, se la proprietàè ancora pubblica e non c'è
un'offerta di privati disposti a farsi carico di Alitalia,
il prestito rischia di essere bocciato in quanto aiuto di Stato, anche se è
stato trasformato in un pezzo del patrimonio aziendale. "Non so se l'Ue
farà passare quella norma", avverte il ministro ombra Pierluigi Bersani.
Ma quella norma voluta da Tremonti è stata praticamente una scelta obbligata in
vista del cda di oggi, che dovrà affrontare il baratro del bilancio 2007 con il
rischio concreto di non superare l'esame dei revisori dei conti (Deloitte &
Touche). I revisori potrebbero non condividere la decisione del vertice
aziendale di non gettare la spugna nonostante la compagnia sia tenuta
artificialmente in vita dal prestito, che si va esaurendo con il passare dei
giorni rendendo sempre più precaria la situazione tanto che l'azienda è stata
costretta a smentire le voci in merito al mancato pagamento degli stipendi di
giugno. C'è un'altra mina vangante, che peròè stata disinnescata
(temporaneamente) da Tremonti con l'escamotage tecnico di trasformare il
prestito in patrimonio netto: se infatti le perdite superano di oltre un terzo
il capitale, c'è l'obbligo per il cda di dare il via a una ricapitalizzazione
da parte dell'azionista per evitare di portare i libri in Tribunale. Ma il
Tesoro non può mettere altri soldi freschi nelle dissestate casse della compagnia
perché lo ha già fatto qualche anno fa e l'Ue impedisce un nuovo salvataggio.
Comunque si affronti la questione, l'Alitalia si è
ormai infilata in un vicolo cieco dal quale non può certo uscire grazie ai 300
milioni del prestito, che tra mercoledì e giovedì dovrebbe ottenere l'ok anche
della Camera ed essere così approvato in via definitiva. Le opposizioni hanno
chiesto a Tremonti di riferire in aula ma c'è aria di una decisione imminente
da parte del governo, che non può attendere oltre e dovrebbe almeno nominare un
nuovo amministratore delegato, a meno che non si punti addirittura su un
commissario incaricato di mettere in vendita gli asset della compagnia in base
alla legge Marzano. La Lega caldeggia questa soluzione nella convinzione che
solo il commissario possa aprire le porte a una effettiva e rapida
privatizzazione. Dopo l'abbandono di Maurizio Prato, uscito di scena assieme da
Air France, l'azienda si ritrova con un cda ridotto a tre membri su cinque e
senza un manager (amministratore o commissario che sia) in grado di affrontare
l'emergenza e di indicare delle vie d'uscita, strategiche ma anche operative.
Il nome che il governo potrebbe mettere in pista è quello di Mario Resca, ex
commissario straordinario della Cirio, molto legato a Berlusconi. L'impresa è
tale che viene anche evocato il nome del super esperto di salvataggi, Enrico
Bondi, che peròè ancora impegnato nel rilancio della Parmalat e non si sa se
sia disposto a farsi carico di un'altra missione impossibile. Ancora più
impossibile dopo la ritirata di Air France, che ha confermato il suo
disimpegno. Il motivo? La sua offerta (5 mila esuberi e 1 miliardo sborsato
subito) si basava su un prezzo del petrolio di 86 dollari a barile: ora il
carburante costa 130 dollari. La situazione precipita e non solo per i francesi
ma per chiunque voglia infilarsi nelle sabbie mobili di Alitalia.
Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 26/05/2008.
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
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Stai consultando l'edizione del ALITALIA Oggi cda sul bilancio 2007 Conti sempre più
in rosso Importante riunione del cda di Alitalia, oggi, convocata per approvare il bilancio 2007 della compagnia.
I tre consiglieri superstiti presieduti da Aristide Police saranno chiamati a
dare l'ok ai conti dell'anno scorso, con risultati che si annunciano molto
pesanti: secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, la perdita potrebbe
arrivare ad almeno 500 milioni. Il board della compagnia ha già annunciato
infatti una "prevista svalutazione" della flotta per circa 97 milioni
(contabilizzata al 31 dicembre 2007), a cui bisogna aggiungere le imposte
dell'esercizio. Del resto, nel primo trimestre 2008 la perdita ante imposte è
stata di 215 milioni, con un peggioramento di 62 milioni rispetto all'esercizio
precedente. E come l'anno scorso, potrebbero esserci difficoltà nella
certificazione del bilancio da parte di Deloitte, anche se - grazie al prestito
ponte da 300 milioni del governo - al momento la continuità aziendale dovrebbe
essere garantita, almeno nel breve periodo.
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
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N. 21 del 2008-05-26
pagina 5 "Scioglieremo i Comuni anti discariche" di Fabrizio De Feo
Il ministro Matteoli: "Sulla Tav prorogherò l'Osservatorio e ridurrò i contrasti.
Ma siamo decisi a raggiungere l'obbiettivo" "Il caso Campania
dev'essere un monito per il resto d'Italia" da Roma Ministro Altero
Matteoli, la rivolta di Chiaiano appare come il primo test con cui verificare
la fermezza del governo. Qual è il confine che ci si deve porre nel rapportarsi
con queste forme di rivolta popolare? "Guardi, io credo che tanti
manifestanti siano in buona fede e protestino perché convinti che la discarica
faccia male alla salute. Una minima parte - ma sono quelli che strumentalizzano
e capeggiano la rivolta - invece è lì per difendere altri interessi. In ogni
caso lo Stato ha dato tutte le informazioni e assicurato che non ci saranno
effetti nocivi per la salute. Tutti devono capire che non esiste nulla di
diverso da discariche e termovalorizzatori per affrontare il problema dei
rifiuti. L'alternativa è la morte della Campania". Teme la demagogia di
alcuni politici napoletani, pronti a cavalcare la protesta? E il governo, come
extrema ratio, potrebbe attivare il meccanismo che porta allo scioglimento dei
consigli comunali? "Fino ad oggi i consigli comunali sono stati sciolti
per le infiltrazioni della criminalità organizzata. Io credo nella
collaborazione e nel dialogo e ritengo si debba puntare su questo. Ma certo se si
schierassero decisamente contro la soluzione del problema si potrebbe anche
procedere in tal senso. È stato scritto da più parti: "Si rivede lo
Stato". Ora lo Stato deve risolvere il problema, anche perché non ci sono
critiche sul merito del decreto. Si dice semplicemente: non vogliamo la
discarica. E questo non è possibile". Ma esiste un'alternativa al muro
contro muro? "Il dialogo è importante ma ormai il tempo è scaduto. E tutto
quello che stiamo facendo deve essere di monito anche per altre regioni che
rischiano domani di trovarsi nella situazione della Campania". Bertolaso è
la persona giusta per un'impresa di questo tipo? "Con l'esperienza e la
struttura che ha alle spalle credo non si potesse fare scelta migliore. La sua,
poi, va considerata una scelta bipartisan". Lei si appresta a diventare
l'uomo del Ponte sullo Stretto. Ci crede davvero in questo progetto?
"Certo. Il progetto era presente nel programma di governo. Per questo ho
inviato una lettera al presidente della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci,
per comunicargli che quell'opera riveste per noi carattere prioritario. È stato
lui stesso a indicare il timing dell'operazione che prevede l'avvio dei
cantieri a metà 2010 e l'apertura al traffico nel 2016". Lo stop and go
sul Ponte cosa comporterà in termini di aggravio dei costi? Dovrete stanziare
una cifra aggiuntiva in Finanziaria? "È naturale che per tradurre la
volontà politica in sostanza servono le risorse per farlo. Comunque
l'importante è che sia stato riacceso il motore". La Lega dice: sì al
Ponte ma solo se si procede con la Tav. "Nessuno dice di no. È mia
intenzione concedere un secondo mandato all'Osservatorio sulla costruzione
della linea Torino-Lione guidato da Mario Virano. Attraverso questa mediazione
i sindaci sono tornati a dialogare in una realtà delicata. L'intenzione è
quella di andare avanti con il contrasto minore possibile per raggiungere
davvero l'obiettivo". Ministro, sul fronte della
possibile cordata per Alitalia si muove qualcosa? "Quello di Alitalia è un problema che riguarda tutto il governo e che si è intestato
Berlusconi con grande coraggio. Era un problema scottante che avrebbe potuto
scaricare su altri ma il presidente del Consiglio ha agito con generosità,
partendo dal presupposto che il progetto Air France cancellava Alitalia. Basti pensare che
tagliava il 3% del personale di terra e il 29% dei piloti. In ogni caso stiamo
lavorando per una soluzione". Altro tema caldo: il nucleare. È un progetto
fattibile? E chi deciderà l'ubicazione dei nuovi impianti, il governo o le
regioni? "Il nucleare è una questione seria. Ne siamo usciti, sbagliando,
e sappiamo tutti come. In ogni caso il nucleare non è una risposta per l'oggi,
è qualcosa che arriverà tra qualche anno. Ma se non si parte mai, non si arriva
mai. Noi dobbiamo partire immediatamente mentre l'ubicazione credo la debba
trovare il governo con la Conferenza delle Regioni. Detto questo non si può
pensare di risolvere il problema energetico con il solo nucleare. Bisogna
ricorrere a un mix per produrre energia subito. Aver bloccato i
rigassificatori, ad esempio, come è stato fatto negli anni del governo Prodi, è
stato un errore grave. A questo si aggiunge la possibilità di produrre energia
con il carbone pulito e far crescere la produzione da fonti rinnovabili, ovvero
sole e vento. Ma chi sostiene che queste fonti da sole possono risolvere il
problema sostiene, evidentemente, una tesi non vera e fuorviante". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
IL NUOVO CONFORMISMO
CHE CIRCONDA IL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Né dalle aggressioni a
sfondo più o meno xenofobo, dall'insurrezione antimigratoria. Ma neppure è
rappresentata dal clima della luna di miele con il nuovo esecutivo e con il
nuovo Berlusconi, lo "statista". Negli ultimi giorni si è assistito a
un fenomeno non sorprendente ma comunque straordinario di conformismo verso il
nuovo potere. In certi momenti, come all'ultima assemblea generale della
Confindustria, è sembrato addirittura che l'attuazione del programma del
centrodestra fosse soltanto una formalità, e che Silvio Berlusconi e i suoi
ministri meritassero un consenso corale, nel nome delle centrali nucleari,
della guerra ai fannulloni e della crescita. Ma questa non è la realtà. Questa
è una rappresentazione ideologica, forse un miraggio suscitato dalle
aspettative di quell'opinione pubblica che ha assaporato il dolce calice della
vittoria del Pdl e della Lega, e ora comincia a osservare con romanticismo i
primi risultati del nuovo governo. è vero che nelle settimane dopo il 13-14
aprile sono stati sparsi interi turiboli di incenso per celebrare la liturgia
del grande ritorno. Ma questa cerimonia andrebbe catalogata sotto l'ineffabile
amore di buona parte delle élite italiane per qualsiasi potere, purché forte e
spregiudicato: quell'amore che induce i membri dell'establishment a clamorose
virate intellettuali (vedi quella del passaggio dal dogma delle
privatizzazioni, delle liberalizzazioni e delle "agende Giavazzi" al
neoprotezionismo, e alla globalizzazione "regolata", simboleggiate
probabilmente dalla candidatura del capo dei tassisti
romani e dalla cordata nazionalista per l'Alitalia). Va da sé che non tutti gli uomini politici e le figure di
potere possiedono l'autostima che fa dire a Massimo D'Alema, a proposito del
ministro dell'economia Giulio Tremonti: "è un pensatore neoconservatore,
peraltro modesto". Ma perlomeno sarebbe utile se nel Pd emergesse qualche
giudizio critico, e criticamente motivato, sulle prime mosse del
governo. Perché non è affatto detto che il tema supremo delle riforme istituzionali
sia un totem a cui sacrificare anche una dettagliata linea di giudizio. Fra
l'altro, non è chiarissimo con quali idee, al di là del reperto della
"bozza Violante", il Pd affronti la discussione del rifacimento
costituzionale: e non è detto che l'elettorato del centrosinistra condivida
integralmente i pilastri del riformismo veltroniano (un ventaglio che sembra
prevedere forme di presidenzialismo e si spinge verso configurazioni di
federalismo fiscale): tanto per dire, può essere che settori non insignificanti
apprezzino invece modalità di governo neoparlamentare, sebbene finora nessuno
ne abbia discusso apertamente. Inoltre, sarà superfluo sottolineare le
possibili trappole dell'iter di riforma istituzionale: che prevedono la
possibilità di essere ricacciati nel ghetto riservato all'opposizione
disfattista e sabotatrice, nel caso disgraziato che le riforme della
maggioranza non piacciano alla minoranza ovvero che un accordo non si trovi. E
sarà inutile anche segnalare che l'accusa di disfattismo arriverà puntualmente
non appena si passerà a iniziative di governo più consistenti, dopo i
"primi passi", le "prime mosse", i segnali mandati, le
misure sperimentali (come per l'appunto i discutibilissimi e poco discussi
provvedimenti sull'Ici e sulla parziale nonché bizzarramente selettiva
detassazione degli straordinari). In sostanza, la scena politica appare amorfa
perché un'ondata di consenso aprioristico, in genere non condizionato dalla
verifica dei risultati attesi, si è riversata sul centrodestra. Un consenso
"a prescindere", come se la società italiana, dopo essersi
faticosamente misurata con il berlusconismo per quindici anni, di fronte al
Berlusconi statista, al politico improvvisamente consapevole delle difficoltà e
moderato negli intenti, avesse deciso che non aspettava altro, che quella
destra era la coperta migliore per il paese, tale da aderire confortevolmente a
tutte le sue pieghe: una specie di andreottismo screziato di prudente
decisionismo, una Dc senza i preti, ma che comprende l'interclassismo a cui
allude Maurizio Sacconi, in cui si sentono echi di Mitbestimmung tedesca, con i
sindacati nei consigli d'amministrazione e la fine di qualsiasi conflitto
redistributivo: Pax vobiscum, nel senso di una pace sociale garantita da un
potere politico senza alternative. Rispondere a questo pacchetto ideologico è
difficile, perché in realtà il cosiddetto interclassismo prospetta un'economia
corporata, che integra organicamente gli interessi di categoria, a cui chiede
voti offrendo protezione, cioè riducendo la concorrenza e tutelando le rendite
di posizione. Di per sé, si tratta di una notevole antitesi al profilo di una
società liberale. Ma anche senza ipotecare un giudizio filosoficamente
negativo, anche sfuggendo ai pregiudizi e valutando soltanto i fatti, ci
vorrebbe comunque da sinistra un buon esorcista, per dissolvere la magia del
consenso a tutti i costi e del conformismo generale. Perché con ogni
probabilità ci sarà da condurre una battaglia impopolare contro l'idea
irresistibile che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e in cui l'unico
atteggiamento civile è l'applauso. Per questa battaglia, il governo ombra va
bene, un'opposizione costruttiva va benissimo, ma una cultura, un progetto
condiviso, cioè un'ipotesi di società desiderabile alternativa a quella di
Berlusconi e soci, andrebbe anche meglio.
( da "Riformista, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Marcegaglia il
governo ha mostrato di esserci. e il sindacato? Le quattro sfide di Emma per
rilanciare un Paese in affanno Il nuovo presidente di Confindustria,Emma
Marcegaglia, nella giornata della sua incoronazione, ha saputo esprimere e
rappresentare assai bene attese e bisogni del Paese Italia e delle
indispensabili correzione che debbono essere messe in atto e per uscire dalla
stagnazione finanziaria in cui siamo da troppi anni. Un discorso pratico,
concreto, aperto com'è nello stile della prima leader donna della
Confindustria. I quattro punti sostanziali dell'intervento badano al sodo e
mirano tutti a dare al sistema paese una nuova straordinaria opportunità di
crescita, visto il clima positivo che si è instaurato tra governo e opposizione
e tra governo e società civile. Burocrazia, federalismo, produttività e
occupazione femminile sono componenti legate tra loro in maniera assolutamente
inscindibile e vanno affrontate in un'unica grande partita che le renda diverse
da come si attuano oggi. La burocrazia è, a mio parere, il peggior male del
sistema Paese, i numeri dell'incidenza sono di tali dimensioni da superare, per
gli effetti negativi che producono, i 4 punti di Pil, oltre sessanta miliardi
di euro; per la sola piccola impresa siamo intorno ai 15 miliardi di costo
aggiuntivo ogni anno. Risolvere il problema si può se si ha il coraggio di
agire sui gangli operativi del sistema pubblico. Troppe pratiche, troppo lenta
la macchina operativa, troppa la distanza dalle esigenze dell'impresa in
particolare e del singolo cittadino in generale. La ricetta del governo
coincide perfettamente con quella della Marcegaglia ed è basata su
un'efficienza degli occupati del mondo pubblico che si traduca in efficacia
applicativa, minor tempo, poche pratiche, risposte in tempi accelerati. Il
federalismo può essere il viatico per rendere il sistema pubblico diverso
dall'attuale e adeguarlo al nostro tempo. È importante evitare la
sovrapposizione di ruoli e incombenze, non farlo sarebbe letale per la macchina
pubblica; presto uscirà la ricetta governo per il federalismo, se sarà come
nelle attese scatteranno molti benefici. Lo snellimento della burocrazia in un
federalismo efficiente favorirà il recupero della produttività il cui effetto
si tradurrà in sviluppo, occupazione e capacità di competere. Un ruolo
sostanziale spetterà al aindacato, il quale finora ha mantenuto posizioni e
politiche superate e anti sviluppo nel nome della difesa dei più deboli,
ottenendo, viceversa, il più delle volte l'esatto effetto contrario. Così è stato per Alitalia, dove la miopia ha, per anni, bloccato soluzioni fondamentali
che affrontate prima avrebbero favorito il rilancio e qualificato
l'occupazione. L'invito della presidente degli industriali a cambiare e a farlo
rapidamente è elemento sostanziale per dare impulso alla ripresa. Infine
il ruolo della donna nel mondo del lavoro, lo spazio attuale, l'esigenza di
continuare a essere perno centrale nella famiglia sono l'ultimo anello di un
percorso virtuoso che la leader di Confindustria ha prospettato al governo e
agli altri decisori nazionali. Il ruolo della donna di oggi è indispensabile
per favorire la ripresa del Paese. Nell'università si laurea più in fretta e
con risultati migliori, dimostrando subito dopo determinazione e coraggio nella
ricerca di un occupazione adeguata al titolo raggiunto. Cionostante il
posizionamento aziendale tarda ad affermarsi e al primo sentore di maternità
rischia di esser messa in un angolo, da cui poi difficilmente esce al rientro
in azienda. Fondamentale è superare i retaggi maschilisti e lasciare spazio
alla crescita dello spazio del mondo femminile. Importante per farlo non sono
certo le quote rosa, ma la consapevolezza di quanto l'universo donna possa
contribuire al miglioramento dello status paese. Governo e Confindustria su
questi temi vanno a braccetto, su altri come sanzioni, fiscalità, sicurezza sul
lavoro potrebbero avere posizioni diverse. Quel che conta è che oggi per
rilanciare il Paese la politica e uno del maggiori protagonisti dello sviluppo
si siano strizzati l'occhio, speriamo che anche gli altri principali attori a
cominciare dai sindacati facciano lo stesso. Un maxi accordo fatto di
concretezza e scadenzato nel tempo, tra tutti i decisori, deve essere il perno
per far ripartire il Paese. Berlusconi e Marcegaglia ne hanno dato il primo
esempio, bene che gli altri li seguano. 26/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-26 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE La Lega Il leader al Palio di Legnano: il Barbarossa di oggi è il
centralismo Bossi: federalismo o si muore I tagli? Su
sanità ed enti locali "Alitalia, faremo un Consiglio dei ministri a Malpensa" Il ministro:
ho parlato con Errani. E' un gatto nero, un furbacchione. Meglio così,
preferisco lavorare con i furbi DAL NOSTRO INVIATO LEGNANO - "è arrivato
il momento di fare la guerra al Barbarossa di oggi". Umberto Bossi
è a Legnano, la città in cui la Lega lombarda nel 1176 sconfisse Federico
Barbarossa. E il genius loci si fa sentire: "Il Barbarossa di oggi è il
centralismo. Qui o si fa l'Italia federalista o si muore. L'Italia dei sindaci,
o si muore". A fornire lo spunto è il sindaco Lorenzo Vitali, che lamenta
i tagli ai budget municipali operati dal governo Prodi. Bossi attacca:
"Anche il Barbarossa portava via i soldi ai liberi comuni lombardi, e
avete visto come è finito. Anche allora il Barbarossa sembrava invincibile, e a
buttarlo giù è stata la gente. Si ricordino tutti che ci sono milioni di
persone che restano pronte a scendere in piazza". Il fatto è che il momento
per l'economia è complicato e allora, profetizza Bossi, anche il suo governo
sarà costretto a tagliare: "E dove andranno a tagliare? Sulla sanità e
sugli enti locali. Ma entro il 2011 dovremo arrivare al pieno federalismo
fiscale". Ma nell'agenda di governo il federalismo non è più vicino?
Secondo il ministro Maurizio Sacconi, dovrebbe essere inserito nel dpef già il
mese prossimo. Bossi immagina resistenze: "Il percorso non sarà così
breve, ma entro tre anni i bilanci dei sindaci saranno tutti diversi ". Di
buono, aggiunge, c'è la disponibilità dell'opposizione: "Ho incontrato
qualcuno del governo ombra e mi pare sian d'accordo. Si rendono conto che lo
Stato non ce la fa". Bossi ricorda di aver parlato con Sergio Chiamparino
e con Vasco Errani: "Quello è un gatto". Un gatto? "Un gatto
nero, un furbacchione. Meglio così, io preferisco lavorare con i furbi. Ma per
adesso abbiamo solo messo lì qualche idea". Però, prima ancora del
federalismo, Bossi ritiene si debba risolvere "il grande problema di
Malpensa e Alitalia. Dato che l'ambiente incide, penso
che potremmo fare il Consiglio dei ministri proprio a Malpensa". Il
Senatur sembra ottimista: "Troveremo una via d'uscita". C'è ancora
tempo per una battuta sulla legge elettorale per le Europee: "Dobbiamo
fare molto in fretta. Deve essere finita 180 giorni prima delle liste". Ma
è vero che le preferenze spariranno anche da lì? "Di questo, dobbiamo
ancora parlare". Poi, inizia il palio. Al momento dell'inno nazionale,
tutti sbirciano Bossi per catturarne l'espressione: dato che Legnano, insieme
con Roma, è l'unica città citata nel testo, sarà cantato per intero. Ma il capo
padano sorprende: a un certo punto, sia pure per un istante, si mette a
canticchiarlo pure lui. Marco Cremonesi La spada Umberto Bossi ieri al Palio di
Legnano (Cavicchi). Sopra, la statua di Alberto da Giussano.
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
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N. 21 del 2008-05-26
pagina 0 Matteoli: "Scioglieremo i Comuni anti discariche" di
Fabrizio De Feo Il ministro Matteoli: "Sulla Tav prorogherò l'Osservatorio
e ridurrò i contrasti. Ma siamo decisi a raggiungere l'obbiettivo. Il caso Campania
dev'essere un monito per il resto d'Italia". Il titolare delle
Infrastrutture ribadisce che l'epoca dei compromessi è finita. E sul nucleare:
"Dobbiamo partire immediatamente e scegliere le sedi" Roma - Ministro
Altero Matteoli, la rivolta di Chiaiano appare come il primo test con cui
verificare la fermezza del governo. Qual è il confine che ci si deve porre nel
rapportarsi con queste forme di rivolta popolare? "Guardi, io credo che
tanti manifestanti siano in buona fede e protestino perché convinti che la
discarica faccia male alla salute. Una minima parte - ma sono quelli che
strumentalizzano e capeggiano la rivolta - invece è lì per difendere altri
interessi. In ogni caso lo Stato ha dato tutte le informazioni e assicurato che
non ci saranno effetti nocivi per la salute. Tutti devono capire che non esiste
nulla di diverso da discariche e termovalorizzatori per affrontare il problema
dei rifiuti. L'alternativa è la morte della Campania". Teme la demagogia
di alcuni politici napoletani, pronti a cavalcare la protesta? E il governo,
come extrema ratio, potrebbe attivare il meccanismo che porta allo scioglimento
dei consigli comunali? "Fino ad oggi i consigli comunali sono stati
sciolti per le infiltrazioni della criminalità organizzata. Io credo nella
collaborazione e nel dialogo e ritengo si debba puntare su questo. Ma certo se
si schierassero decisamente contro la soluzione del problema si potrebbe anche
procedere in tal senso. è stato scritto da più parti: “Si rivede lo Stato”. Ora
lo Stato deve risolvere il problema, anche perché non ci sono critiche sul
merito del decreto. Si dice semplicemente: non vogliamo la discarica. E questo
non è possibile". Ma esiste un'alternativa al muro contro muro? "Il
dialogo è importante ma ormai il tempo è scaduto. E tutto quello che stiamo
facendo deve essere di monito anche per altre regioni che rischiano domani di
trovarsi nella situazione della Campania". Bertolaso è la persona giusta
per un'impresa di questo tipo? "Con l'esperienza e la struttura che ha
alle spalle credo non si potesse fare scelta migliore. La sua, poi, va
considerata una scelta bipartisan". Lei si appresta a diventare l'uomo del
Ponte sullo Stretto. Ci crede davvero in questo progetto? "Certo. Il
progetto era presente nel programma di governo. Per questo ho inviato una
lettera al presidente della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, per
comunicargli che quell'opera riveste per noi carattere prioritario. è stato lui
stesso a indicare il timing dell'operazione che prevede l'avvio dei cantieri a
metà 2010 e l'apertura al traffico nel 2016". Lo stop and go sul Ponte
cosa comporterà in termini di aggravio dei costi? Dovrete stanziare una cifra
aggiuntiva in Finanziaria? "è naturale che per tradurre la volontà
politica in sostanza servono le risorse per farlo. Comunque l'importante è che
sia stato riacceso il motore". La Lega dice: sì al Ponte ma solo se si
procede con la Tav. "Nessuno dice di no. è mia intenzione concedere un
secondo mandato all'Osservatorio sulla costruzione della linea Torino-Lione
guidato da Mario Virano. Attraverso questa mediazione i sindaci sono tornati a
dialogare in una realtà delicata. L'intenzione è quella di andare avanti con il
contrasto minore possibile per raggiungere davvero l'obiettivo". Ministro,
sul fronte della possibile cordata per Alitalia si muove qualcosa? "Quello
di Alitalia è un problema
che riguarda tutto il governo e che si è intestato Berlusconi con grande
coraggio. Era un problema scottante che avrebbe potuto scaricare su altri ma il
presidente del Consiglio ha agito con generosità, partendo dal presupposto che
il progetto Air France cancellava Alitalia. Basti pensare che tagliava il 3% del personale di terra
e il 29% dei piloti. In ogni caso stiamo lavorando per una soluzione".
Altro tema caldo: il nucleare. è un progetto fattibile? E chi deciderà
l'ubicazione dei nuovi impianti, il governo o le regioni? "Il nucleare è
una questione seria. Ne siamo usciti, sbagliando, e sappiamo tutti come. In
ogni caso il nucleare non è una risposta per l'oggi, è qualcosa che arriverà
tra qualche anno. Ma se non si parte mai, non si arriva mai. Noi dobbiamo
partire immediatamente mentre l'ubicazione credo la debba trovare il governo
con la Conferenza delle Regioni. Detto questo non si può pensare di risolvere
il problema energetico con il solo nucleare. Bisogna ricorrere a un mix per
produrre energia subito. Aver bloccato i rigassificatori, ad esempio, come è
stato fatto negli anni del governo Prodi, è stato un errore grave. A questo si
aggiunge la possibilità di produrre energia con il carbone pulito e far
crescere la produzione da fonti rinnovabili, ovvero sole e vento. Ma chi
sostiene che queste fonti da sole possono risolvere il problema sostiene,
evidentemente, una tesi non vera e fuorviante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Gianni Alemanno, poco
fa ha dichiarato nel discorso di investitura ufficiale a sindaco di Roma :
"Vogliamo fare una rivoluzione conservatrice, perchè solo essendo
consapevoli della propria identità si ha la forza di integrare le altre".
Alemanno mi era piaciuto in campagna elettorale e mi sembra che abbia iniziato
molto bene, ad esempio condannando senza equivoci le violenze contro i gay e
gli immigrati, e ha tutti i numeri per essere un eccellente sindaco. Più in
generale mi sembra che il governo Berlusconi si stia muovendo bene, dando
finalmente risposte concrete alle aspettative degli italiani (anche se
ovviamente non tutto è soddisfacente, ad esempio personalmente dissento sul
Ponte sullo stretto di Messina, che non ritengo urgente e tantomento
necessario). Non è un caso che anche molti elettori di sinistra e di estrema di
sinistra approvino l'operato dell'esecutivo, addirittura uno su quattro secondo
l'ultimo sondaggio di Mannheimer. Fermezza senza prevaricazione, precisione
nella diagnosi dei problemi e rapidità nel proporre rimedi. Mi sembrano queste
le caratteristiche vincenti. Ma fino a quando? Si tratta di un'euforia
temporanea, da luna di miele, o di una tendenza di lungo periodo e dunque
l'inizio della rivoluzione conservatrice annunciata da Alemanno? Scritto in Italia
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19May 08
Attenti al nuovo trappolone europeo. Oggi a Strasburgo, su richiesta del gruppo
del partito socialista europeo, il parlamento europeo affronterà la situazione
dei rom in Italia e nell'Ue. La Commissione europea è sollecitata
dall'Europarlamento a fare una dichiarazione in apertura del dibattito.
L'iniziativa avviene in concomitanza con l'offensiva degli spagnoli contro
l'Italia. L'esperienza induce a credere che queste iniziative non siano
casuali. da sempre l'establishment europeo usa questa forma di spin per frenare
e deligittimare i governi fuori linea. E l'Italia è più che mai fuori linea.
L'immigrazione sembra però un pretesto, il vero nemico di Bruxelles è Tremonti
per le idee espresse nell'ultimo saggio sul modo in cui la Ue concepisce e
applica il libero mercato. E' già successo in passato e di solito era Chirac a
esercitare il ruolo di guastatore. Ora Chirac non c'è più e il testimone sembra
essere stato raccolto da Zapatero. Ma c'è un'importante novità: i grandi Paesi
non sono più perfettamente allineati all'establishment europeo: su alcuni punti
c'è sintonia tra Sarkozy e Tremonti, e anche la cancelleiera tedesca Merkel è
molto più.. riflessiva di Schroeder. Per l'Italia sarà più facile resistere, a
condizione di non cadere nelle provocazioni, come fece Berlusconi dando del
Kapò all'eurodeputato Shulz, cadendo nella sua trappola. Nervi a posto e la
bufera passerà. Il governo Berlusconi ne sarà capace? Scritto in europa, Italia
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questo articolo a un amico 12May 08 Onore a Veltroni. Non mi piace il clima che
si sta creando nel Paese. Gli animi, anziché placarsi (dopo le elezioni), si
stanno accendendo. I toni sono sempre più duri e demagogici. Recepisco una
violenza verbale che mi inquieta, perché, storicamente, non porta mai a nulla
di positivo. C'è però una grande novità, incoraggiante: il Partito democratico
di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco, si sta comportando con grande senso di
responsabilità, mostrandosi moderato e oggettivo. Il caso Schifani lo dimostra.
Personalmente la scelta del nuovo presidente del Senato non mi convince: avrei
preferito per la seconda carica dello Stato una personalità dal profilo
politico più alto o con una personalità più carismatica; un simbolo
riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi sembrano strumentali.
Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una società con diverse
persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per mafia. Diciotto anni
sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è colluso con la
mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la magistratura e
le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure era in buona
fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori, quell'infortunio.
Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata, finalmente matura ( quella
di Veltroni) e l'altra biliosa, moralisteggiante, estrema che non perde
occasione per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa: dalla fiera del libro
di Torino all'omicidio di Verona, passando per il caso Schifani. Io dico: onore
a Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola? Scritto in democrazia, Italia
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questo articolo a un amico 09May 08 Criminalizzare il nord-est, scherzando su
un omicidio Riepiloghiamo: i cinque ragazzi che hanno ucciso il povero non
erano naziskin. Solo uno di loro era legato ad ambienti di estrema destra, ma
non aveva il cranio rasato, né croci celtiche. I cinque si conoscevano appena.
Come ha spiegato il procuratore Papalia, le motivazioni non sono politiche:
trattasi non di una gang nazista, ma di cani sciolti, balordi di periferia che
hanno ucciso Nicola, reo di aver rifiutato una sigaretta, sotto gli effetti
dell'alcol. Una storia tragica di bullismo urbano e sociale. E ancora: quattro
dei cinque non erano di Verona, ma vivevano in in paesi limitrofi e men che
meno appartenevano alle famiglie bene (chi vuole saperne di più può leggere
questo splendido pezzo di Stefano Filippi). Eppure gran parte della stampa
continua a parlare di naziskin e quella di sinistra si ostina a descrivere
Verona come una città che, oltre al benessere, sviluppa pericolose pulsioni neonaziste:
l'Unità, il Manifesto, Liberazione sono scatenate, ma anche Repubblica non si
ritrae, vedi il reportage di ieri, intitolato "Verona, l'educazione di un
neonazista". E naturalmente il virus non riguarda solo il borgo scaligero,
ma tutto il nord-est (come testimonia questo titolo: teste rasate e antisemiti,
allarme nel nord est). Anno Zero di Santoro ovviamente non poteva starsene ai
margini. Ieri sera ho visto la serie di vignette di Vauro in chiusura di
trasmissione e sono rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era una sequenza
di disegni di pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi naziskin,
ritraendo una parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a questa
minaccia. Umorismo zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta criminalizzare
il nord-est, basta con questa campagna diffamatoria che, nelle tecniche
mediatiche, richiama quelle (rosse) degli anni Settanta. Che sgradevole
sensazione. Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 55 ) " (5 voti, il
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06May
08 Il Sessantotto ha ucciso il comunismo? E' la tesi di un famoso intellettuale
francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe posto le basi per la
fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha concesso, sebbene il
movimento fosse marxista "la caratteristica del Sessantotto in Francia fu
di incoraggiare lo spirito libero, anticonformista, antitotalitario" e questo
portò "alla fine del mito delle rivoluzioni operaie, comuniste e dunque di
Marx, Lenin, Che Guevara". Secondo Glucksmann "in altri Paesi, come
l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi gruppi,
estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e difficile,
questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso mentre in
Francia no. Glucksmann esalta la globalizzazione e pensa che l'essere
"senza radici" sia un bene per gli occidentali perché li apre al mondo.
Le sue tesi sono provocatorie: il Sessantotto fu complessivamente positivo? Io
penso (da anni) che il comunismo sia caduto grazie alla superiorità del sistema
liberale. E poi cosa resta del movimento? Una generazione tendenzialmente
egoista, arrivista e non più solidale, come sostengono alcuni? Scritto in
Italia, francia Commenti ( 40 ) " (4 voti, il voto medio è: 3 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03May 08 L'Europa va a destra, ma
non chiamamola populista Il centrodestra ha vinto in Francia, poi in Italia,
due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la
Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader
socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale,
è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia
tutte le società occidentali, mentre le sinistre restano chiuse nel proprio
mondo, astratto e autoreferenziale, sia quella moderata sia quella estrema.
"Scossi da una globalizzazione che genera insicurezza economica,
dall'immigrazione incontrollata e dalla criminalità in aumento, gli italiani,
come i francesi o gli inglesi, vogliono sapere chi sono e a quali valori
possono ancora credere. Cercano nuove radici", scrivo nel fondo. Il
riflusso, secondo me, non è populista, ma identitario. Tuttavia ho
l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta non abbia capito e
tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno transitorio ("La
crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e comunque negativo. Oggi
uno degli editoriali di Repubblica era intitolato significativamente
"destra snob e populista". Snob non so dove: oggi élitaria è semmai
una certa sinistra culturale, giornalistica e imprenditoriale. Addossare al
Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la
gauche descriveva come "fasciò") e probabilmente domani al britannico
Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni
voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti
si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo
conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la
Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New
Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a prescindere
senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il centrodestra
in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire
delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente
fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 28 ) " (5
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30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che
nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del
bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni).
L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto
conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le sue
pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche se
non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo.
Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato
torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe
rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non
perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi
che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o
il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa
battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se
fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse
ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza
di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si
considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere
degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua
testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far
bene. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora
il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma,
un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano,
Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento
dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema
sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su
un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e
costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare:
l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica
tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il
Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più
sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di
agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in
un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande.
Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque
Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa e,
comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 49 ) "
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un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? L'Ordine dei
giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai giornali di
partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del giornalismo è
lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era del libero insulto stia
volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l'unico a denunciare certe
situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato un bene per la
democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola di sfogo, di qualcuno che
rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare in eterno a
infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume nazionale, ma con i
suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si sente legittimato
ad affrontare problemi e ingiustizie con l'insulto, lo sproloquio, il qualunquismo
più immediato, da bar. E' questo il modello di civiltà promosso da Beppe
Grillo? E poi quante stupidate ha detto ieri sul palco. Non è vero che l'Ordine
fu creato da Mussolini, il quale istituì gli albi professionali. L'Ordine in sè
è stato fondato nel 1963. Grillo ha esaltato la Bbc, Cnn e Al Jazeera come
"televisioni libere". Sulla Bbc sono d'accordo, ma la Cnn non è
affatto garibaldina nei confronti della Casa Bianca e al Jazeera è posseduta
dal Qatar che pone limiti molto severi all'informazione. Ancora: critica
Napolitano (definito "un Morfeo che dorme, dorme, dorme") perché ha
indetto elezioni prima del referendum: e che doveva fare? La legge parla chiaro
e se non c'è maggioranza in Parlamento si va al voto col sistema vigente.
Davvero tutti i giornalisti sono servi, a parte Travaglio? Ma siamo seri, per
cortesia: che esista un problema di acquiescenza da parte di molti colleghi
verso i politici è chiaro, ma offendere tutti indiscriminatamente è puro
populismo. Noi giornalisti non possiamo sbagliare, ma quante scemenze ha detto
Grillo in questi anni spacciandole sempre per verità assolute? La più grossa
risale a qualche anno fa quando denunciava la manipolazione dell'informatica e
rompeva i computer in sala. Chi lo contestava passava per fascista e qualunquista;
oggi però Grillo è il profeta della Rete. E, come gli capita sovente, non
accetta contestazioni. Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo i
finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il
Vate capace di risollevare l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha
bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il
discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è
l'eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in Italia,
giornalismo Commenti ( 106 ) " (16 voti, il voto medio è: 4.31 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se
avesse ragione Maroni? I due stupri a Milano e a Roma hanno rilanciato la
questione dell'immigrazione e della sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi
giorni più o meno pertinenti, ne ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa
mattina a Radio Anch'io quando ha dichiarato che: "effettivamente gli
elettori hanno avuto l'impressione che la sinistra arcobaleno non pensasse alla
sicurezza". Mi permetto di correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne
avevano la certezza e per questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il
secondo aspetto riguarda la richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo
ministro degli Interni, di rinegoziare la direttiva europea sulla libera
circolazione dei cittadini. L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo
sarcasmo, ma in interviste alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro
commissario europeo Franco Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché
ormai quella direttiva è superata dall'applicazione integrale degli accordi di
Shengen". Il governo Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che
consente l'espulsione per chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di
sussistenza per vivere in modo dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente
diventerà il prossimo ministro degli Esteri italiano) "una verifica si può
fare per vedere se non sia il caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti
della sicurezza. C'è un consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la
libera circolazione dei cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera
circolazione dei criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico
dei propri compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui
alcune domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria
è doverosa considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti
dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come
la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un
problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità
all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a
una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E
se la risposta è no, quali misure considerare? Scritto in Italia, immigrazione
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Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Ultime
discussioni Ambrogio.: Be, possiamo chiamarla rivoluzione conservatrice,
raddrizzata o aria nuova.l'importante è... bo,mario: Conservare non vuol dire
restaurare. Questa visione seria della socialità ha ragione di esistere perchè
i... silvio: Non è certo Alemanno il profeta della rivoluzione conservatrice.
Per ora nel mondo gli unici che non la... Marcello Foa: Grazie anche a Rodolfo
a ad altri blogger che mi hanno scritto privatamente. E ora guardiamo...
Rodolfo de Trent: Grazie Livio per la premura e dell'informazione; era infatti
insolita l'assenza di... Ultime news Roma, il pirata resta in carcere:
"Omicidio colposo"Firenze, spara a ladro in casa e lo uccide:
accusato di omicidioAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Delitto del lago, l'uomo: "Ho ucciso mia
moglie""Su salari e famiglia agire in fretta"Rifiuti, Maroni:
"No all'uso dell'esercito" Blog amici Ethica, blog filosofico di
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improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante
Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa
più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con
l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani
per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera
Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei
cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di
Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista
inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo
Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it May 2008 M T
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( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 21 del 2008-05-26 pagina 0 Alitalia, oggi scopriremo quanto è il rosso di Redazione Il cda,
convocato per il pomeriggio, è chiamato ad esaminare il bilancio chiuso al 31
dicembre 2007: in settimana dovrebbe arrivare il via libera definitivo da
Montecitorio al prestito ponte. Entro fine mese il governo dovrà
rispondere ai chiarimenti dell'Ue Roma - Giornata decisiva per Alitalia: il cda, convocato per il pomeriggio, è chiamato ad
esaminare il bilancio chiuso al 31 dicembre 2007. Si capirà quindi, a quanto
ammonta il "rosso" che, considerate le perdite ante imposte dei primi
tre mesi e pari a 215 milioni di euro, dovrebbe essere abbastanza pesante:
alcune indiscrezioni di stampa parlano infatti di circa 500 milioni di euro.
Vale a dire, Alitalia perderebbe circa 1,5 milioni di euro
al giorno. Ma questa settimana potrebbe essere importante per il futuro della
compagnia: così come annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Claudio
Scajola, potrebbero arrivare "importanti novità". Mercoledì o
giovedì, dovrebbe giungere anche il via libera definitivo da Montecitorio al
prestito ponte del Tesoro di 300 milioni che il Governo vorrebbe trasformare
temporaneamente in capitale netto (ciò rafforzerebbe la boccata d'ossigeno del
prestito): entro il 30 maggio, e cioè entro venerdì, l'esecutivo dovrà comunque
presentare alla Ue le informazioni richieste sull'intervento del Tesoro. Sia
come sia, c'è ancora molta incertezza sul futuro della compagnia sulla quale
aleggia lo spettro del commissariamento: un'ipotesi che si farebbe più concreta
qualora il cda oggi negasse l'esistenza della cosiddetta continuità aziendale.
Ancora non si hanno novità in merito ad un ingresso in scena della cordata di
imprenditori italiani pronta a salvare la compagnia e la cui formazione è in
corso già da parecchie settimane. E il sindacato è "preoccupato" per
quest'assenza di notizie concrete: oggi il leader della Cgil Guglielmo Epifani
ha chiesto un incontro con il governo sulla crisi della società. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
280
mln il trimestre Il primo trimestre del 2008 per Alitalia inizia con un
rosso di quasi 280 milioni di euro prima delle imposte, 135 in più rispetto al
2007.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Stop al cda
sui conti 2007. Possibile l'arrivo di Resca Fiato sospeso sul prestito Alitalia attende il governo LUCIO CILLIS
ROMA - Il cda di Alitalia
doveva dare il via libera al bilancio 2007, il più drammatico della sua storia,
con un rosso non lontano da quello record registrato lo scorso anno per i conti
2006. Ma con uno scarno comunicato di due righe l'azienda ha rinviato tutto ad
oggi in attesa nella ratifica del decreto legge che trasferisce il prestito
ponte da 300 milioni di euro a patrimonio netto della società. Il nodo della
"continuità aziendale" è infatti centrale e il cda della compagnia
attende la pubblicazione della norma approvata dal governo a favore di Alitalia. Infatti, sia gli amministratori, il collegio
sindacale, sia i revisori prima di certificare il bilancio relativo allo scorso
anno, vogliono avere sul tavolo tutte le garanzie che i 300 milioni rientrino
nei limiti di legge necessari per certificare la consistenza del patrimonio del
gruppo aereo. "Il decreto verrà approvato così com'è" ha rassicurato
Mario Valducci del Pdl, presidente della Commissione Trasporti della Camera e
relatore al decreto. Oggi il dl, già approvato dal Senato, sarà al centro dei
lavori della Commissione di Montecitorio. "Ci attendiamo che il
rappresentante del governo che prenderà parte ai lavori - ha aggiunto Valducci
- riferisca delle novità decise nell'ultimo Consiglio dei ministri". In
ogni caso "il decreto non cambia perché la novità consiste solo nella
facoltà che si è riservata l'azionista di considerare una parte del prestito
come patrimonio netto". La Commissione ha comunque chiesto la possibilità
di ascoltare su questo tema, nei prossimi giorni, il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti. Ma secondo alcune indiscrezioni, già nelle prossime ore, visto lo
stato di difficoltà della compagnia, il governo potrebbe decidere di rompere
gli indugi e affidare la cloche della Magliana ad un amministratore dal polso
fermo che possa fare ordine nei conti, gestire l'emergenza e cercare di
adattare il taglio di un terzo dei velivoli (37 aerei) operato nelle ultime
settimane anche ad una parte dei dipendenti, il cui numero è calcolato su
un'operatività di Alitalia che appartiene purtroppo al
passato. Il nome di Mario Resca, ex McDonald's Italia ed ex commissario Cirio
resta in cima alla lista nelle mani del premier Silvio Berlusconi e del
ministro Tremonti, entrambi convinti della necessità di riportare la stabilità
della compagnia sotto controllo. Dai sindacati partono invece nuovi appelli per
una rapida convocazione da parte dell'esecutivo. "Il tempo passa e non
abbiamo notizie né di cordate italiane né internazionali" ha ricordato
ieri il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, "bisogna che il governo
metta nel suo calendario un incontro per dirci a che punto è la situazione Alitalia. Penso - ha aggiunto - che sarebbe importante e
corretto aprire un tavolo di confronto con il sindacato. L'esecutivo ci deve
dire che intenzioni ha". Anche secondo il segretario generale della Uil,
Luigi Angeletti, "bisogna che il governo risolva il caso Alitalia e trovi una soluzione urgente alla crisi
dell'azienda". Infine, Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, ieri
è tornata sul tema di Malpensa e della crisi che colpisce lo scalo varesino. La
Marcegaglia ha confermato il proprio appoggio e impegno "affinché
l'aeroporto di Malpensa non venga abbandonato e ritrovi la sua centralità di
hub internazionale. è una grande infrastruttura per il Paese - ha spiegato - e
l'abbandono di Alitalia è un problema anche se in
pochi mesi diverse altre compagnie aeree hanno scelto di operare da
Malpensa".
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XIII - Roma
L'intervista Lo scalo L'osservatorio Poteri forti Il
fenomeno Imprese e dinamismo il Lazio unica regione in crescita Con il
"franchising" un Palatium in ogni provincia Aeroporti di Roma una
crescita con o senza Alitalia Il Gotha degli industriali per la nuova banca del commercio
romano L'accusa di Riggio: efficienza e puntualità Fiumicino in ritardo.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XIV - Roma
Adr cresce con o senza Alitalia la crisi non frena gli
investimenti "Il nuovo terminal T5 fa prevedere un'estate tranquilla"
Accordo con Enav per lo sviluppo del sistema aeroportuale laziale Nel 2030 si
prevedono nel Lazio 115 milioni l'anno di viaggiatori PAOLA JADELUCA "Le
compagnie americane sono molte contente del nuovo terminale dedicato ai voli
sensibili, quelli per gli Usa e Israele, efficiente e con tutti i requisiti per
la gestione dei controlli di sicurezza. C'è ancora qualche problema per la
gestione dei bagagli in transito, non ancora inserito nel sistema di
smistamento centralizzato, che potrebbe creare qualche difficoltà per le
coincidenze. Ma, rispetto allo scorso anno, si annuncia un'estate tranquilla.
Certo, la situazione precaria di Alitalia, il
principale cliente, si ripercuote inevitabilmente sullo scalo, ma Fiumicino è
sicuramente quello con i migliori asset per lo sviluppo: tanti terreni da
valorizzare, 4 piste, una capacità infinita. E' inoltre il meglio posizionato
in Italia e con una forte crescita". Oliviero Baccelli, vicedirettore del
Certet Bocconi, uno dei massimi esperti italiani del settore dei trasporti,
vede roseo per lo scalo romano che, in maggio, secondo le ultime rilevazioni
Certet, ha fatto registrare un incremento del 12% del traffico. nettamente al di
sopra di quanto hanno fatto Londra Heathrow (+3%), Parigi Charles de Gaulle
(+8%) e Franconcorte (+4%). L'aeroporto romano ha indubbiamente beneficiato
dello spostamento dei voli Alitalia da Malpensa, ma
l'incremento poteva essere superiore: l'ex compagnia di bandiera, infatti, ha
avuto una netta riduzione dell'offerta proprio sui voli da e verso l'estero,
che sono scesi del 23%, a fronte di una crescita record di Fiumicino
soprattutto nelle tratte intercontinentali, in risalita del 26% e di quelle
internazionali, in aumento del 18%. Il trend, insomma, segnala che Fiumicino
cresce, con o senza Alitalia. Roma è un brand che
funziona sempre, come le griffe Armani e Ferragamo per la moda, esercita
un'attrazione che varca ogni confine. Ma indubbiamente le turbolenze del
vettore italiano creano incertezza su un fronte importante, quello della
pianificazione degli investimenti: "Adr sta lavorando
per un terminale dedicato ad Alitalia, ma in questo scenario di incertezza si rischia che gli
investimenti vengano disattesi. La prima cosa che ha fatto Sea, dopo il ritorno
di Alitalia a Roma, è stato
proprio un ricorso per rientrare degli investimenti ingenti fatti sui
passeggeri della compagnia", racconta Baccelli. Tornare indietro
non è più possibile. "Ci vorrebbero tecnicamente tre anni, è stato tutto
calcolato: non avrebbe più senso economicamente", dichiara Baccelli.
Certo, resta l'incognita di chi comprerà Alitalia,
ammesso che si faccia avanti una cordata. Ma i vertici di Adr guardano avanti.
E proprio ieri è stato siglato un accordo con l'Enav, ente di assistenza al
volo, per creare un network integrato nella gestione delle operazioni e delle
infrastrutture di tutto il sistema aeroportuale laziale. Un passo chiave nella
razionalizzazione delle rotte, che promette più risparmi a fronte di maggiore
sicurezza. L'indice di dipendenza di Fiumicino da Alitalia
è salito al 45%, dal 40%: alto, ma sotto controllo rispetto alla dipendenza
totale che aveva Sea. E l'inversione di rotta è ormai avviata. Dopo l'uscita di
scena di Macquarie, il fondo australiano, l'accorciamento della catena
proprietaria e la ricapitalizzazione, la nuova gestione ha ridato slancio al
piano di sviluppo, per troppo tempo tenuto nel cassetto, che ora può contare su
un budget di 149 milioni: il rifacimento della pista 1, completato a maggio,
per 30 milioni di spesa; il nuovo terminale per i voli sensibili, 12 milioni di
spesa; l'unificazione delle aeree di riconsegna bagagli nel terminal B e C;
interventi per circa 20 milioni sui sistemi bagagli per emanciparsi dal
famigerato Bhs, il sistema di trasporto che la scorsa estate, in pieno boom di
turisti, era andato in tilt; l'avvio del molo C. Sono solo alcune delle tappe
nella grande corsa verso la competitività internazionale dello scalo romano
guidato da Giuseppe Palenzona. In un clima di forti polemiche politiche, i
vertici di Adr preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Parlano i numeri.
L'indice chiave per misurare l'efficienza è l'investimento per singolo
passeggero: fino al 2004 fa era stato del 2,9 euro, agli ultimi posti, oggi è
già arrivato a 3,3 e punta dritto verso 4,5 euro, in linea con i più grandi hub
europei. Per il 2030, anche tenuto conto del rincaro del carburante e di altri
fattori ciclici negativi, nel Lazio si prevedono 115 milioni di passeggeri
all'anno. Non meno di 90 milioni dovrebbero transitare per Fiumicino. Per il
resto, si tratta di voli low cost. I vettori a sconto come easyJet volevano
ampliare rotte e flotte sulla capitale, per far fronte all'impennata delle
richieste. Ma su Ciampino non si può, c'è la restrizione dei voli imposta
dall'Enac. Ora si guarda a Viterbo, il futuro scalo discount. Ma non se ne
parla prima di 3 anni.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Futuro incerto per
la compagnia di bandiera Il cda rinvia a oggi la discussione sul bilancio.
Scajola pronto a entrare in campo Roma. Alitalia: il bilancio non decolla. Dopo una riunione fiume di cinque ore,
il cda della compagnia si chiude con un nulla di fatto e si aggiorna a oggi.
Convocato per mettere il timbro sul disastro dei conti aziendali, che a fine
2007 avrebbero lasciato sul terreno 500 milioni di euro, il vertice della
Magliana si inceppa di fronte all'impossibilità di approvare un bilancio
condizionato da troppe incognite, compreso il prestito ponte di 300 milioni
trasformato dal Tesoro in patrimonio aziendale, ma ancora non approvato dal
Parlamento e in attesa del verdetto di Bruxelles. Prima di dare il loro via
libera, è probabile che i revisori dei conti (Deloitte & Touche) vogliano
procedere a un esame più approfondito delle voci a rischio. La parabola
negativa non può che peggiorare nei prossimi mesi: il primo trimestre del 2008
si è chiuso con un rosso di 215 milioni di euro. La compagnia sta bruciando 1,5
milioni al giorno e il prezzo del petrolio e le incertezze operative aprono
altre falle nel bilancio. La situazione rischia di precipitare se non si
metteranno soldi freschi in cassa. Il prestito non è la soluzione, serve solo a
tenere artificialmente in vita la compagnia, che altrimenti dovrebbe bloccare a
terra gli aerei. Il decreto che stanzia i 300 milioni approderà oggi in
commissione Trasporti alla Camera, che intende licenziarlo così com'è
trasmettendolo domani o giovedì all'aula per il via libera definitivo.
L'opposizione ha richiesto la presenza in commissione del ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, che si sta occupando in queste ore dello
spinoso dossier mentre il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, è pronto ad
entrare in campo se il governo sarà costretto a imboccare la strada del
commissario, probabilmente in base alla legge Marzano. Questa è la soluzione
che viene caldeggiata dalla Lega, ma potrebbe diventare lo sbocco obbligato, in
presenza di una frana dei conti che non accenna ad arrestarsi e può travolgere
gli assetti aziendali, se il Tesoro non riuscirà a trovare presto un compratore
che sia disposto ad accollarsi il 49,9% del capitale detenuto dell'azionista
pubblico di controllo. Non basta. Ci vogliono anche capitali freschi per
finanziare un piano di rilancio: una cifra che ammonterebbe almeno a 1,5
milioni di euro e cresce con il passare delle settimane. Prima della fuga a
causa del "no" dei sindacati e dei veti di Silvio Berlusconi, l'ex
aspirante compratore Air France-Klm era disposto a investire subito un milione
di euro. Ma l'offerta, come ha spiegato qualche giorno fa Jean-Cyril Spinetta,
era stata calibrata su un prezzo del carburante pari a 86 dollari al barile
mentre oggi il petrolio viaggia sui 130 dollari al barile e mette in difficoltà
tutte le compagnie aeree, anche quelle solide e con i conti in ordine. Se
davvero qualcuno si farà avanti al posto dei francesi, dovrà mettere in conto
che non sarà una passeggiata: ci vogliono molti soldi e anche un piano a base
di lacrime e sangue, probabilmente molto più duro di quello di Spinetta che
prevedeva 2 mila esuberi e la chiusura progressiva del settore cargo. In questo
contesto di grande incertezza, il governo si prepara scoprire le sue carte.
Tremonti ha davanti due strade: aprire una trattativa con l'annunciata cordata
italiana, alla quale sta lavorando il finanziere Bruno Ermolli su mandato del
premier, o rompere gli indugi e aprire le porte al commissario straordinario
con l'incarico di vendere gli asset dell'azienda. In entrambi i casi, il punto
d'arrivo è la cessione della compagnia a un pool di privati. Il ministro
Scajola si attende "novità importanti" nei prossimi giorni: toccherebbe
al ministero dello Sviluppo mettere in pista il commissario, ma la prima mossa
tocca a Tremonti, che dovrà indicare al Consiglio dei ministri quali margini di
manovra ci sono e quale può essere la soluzione più adatta per traghettare Alitalia fuori dalla crisi, sapendo che c'è in ogni caso un
prezzo da pagare. "Il ministro Tremonti ha le idee molto chiare su cosa
fare", afferma il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi. Si
tratta di idee che forse saranno illustrate in Palmento e che dovranno essere
discusse dal governo in tempi brevi, anche perché a Bruxelles sono ancora in
attesa dei chiarimenti sui 300 milioni di prestito, che nel frattempo sono
stati trasformati dal Tesoro in un pezzo del patrimonio per evitare che il
livello record costringesse i vertici della Magliana a portare i libri in
Tribunale. Il sentiero si fa sempre più stretto, come dimostra lo slittamento a
oggi del cda sul bilancio. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 27/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XII - Milano
La promessa di Confindustria "Malpensa tornerà un hub" "Lo scalo
perde passeggeri, il governo si attivi per liberalizzare i diritti di
volo" La Provincia: Sea convochi subito l'assemblea per capire dove stiamo
andando RODOLFO SALA Confindustria in campo per salvare Malpensa. Lo assicura
la neopresidente, Emma Marcegaglia, con un impegno preso davanti agli
imprenditori della provincia di Varese riuniti in assemblea. è un impegno
"a lavorare - dice Marcegaglia - perché lo scalo non venga abbandonato, ma
torni a essere uno hub internazionale". Ma di Malpensa si è parlato ieri
anche nella seduta di giunta della Provincia, che detiene il 15 per cento del
pacchetto azionario di Sea. Filippo Penati e i suoi assessori hanno deciso di
chiedere alla società aeroportuale la convocazione urgente dell'assemblea dei
soci: "Per capire dove stiamo andando, perché il tempo passa senza che
nulla accada, nonostante il gran battage fatto in campagna elettorale",
insiste il presidente. Che mette sotto accusa il governo: "Dica se i 300
milioni di prestito ponte ad Alitalia servono anche a
frenare l'emorragia di passeggeri e di traffico su Malpensa".
"Incalzeremo il governo, ma diamogli il tempo di lavorare", fa sapere
il governatore Roberto Formigoni. Marcegaglia sembra più ottimista di Penati.
Per la leader degli industriali Malpensa "è una grande infrastruttura del
Paese, quindi l'abbandono di Alitalia è stato un
problema, però in pochi mesi abbiamo visto arrivare altre compagnie aeree, e
questo testimonia la validità dello scalo". Il presidente della Provincia
snocciola invece gli ultimi dati (aprile 2007 - aprile 2008). A Malpensa c'è
stato un calo di passeggeri pari al 31 per cento, mentre la simultanea crescita
registrata a Fiumicino (più 11 per cento) non compensa certo le perdite subite
dall'aeroporto varesino. "C'è una quota rilevante di viaggiatori -
prosegue Penati - che non sceglie né Malpensa né Fiumicino". E gli accordi
finora conclusi con altre compagnie aeree come le nuove rotte di Lufthansa da
Malpensa, al di là della "grande enfasi" non sono serviti affatto a
fermare l'emorragia di passeggeri, ma addirittura, conclude il presidente della
Provincia, "potrebbero costituire un precedente negativo per rinegoziare i rapporti con Alitalia e riportarla a Malpensa". Ed è una conclusione che porta
dritto ad alcune richieste al nuovo governo. Gli ormai famosi 300 milioni:
l'esecutivo dovrebbe condizionare quel prestito a un effettivo impegno di Alitalia su Malpensa, per evitare che
"serva soltanto a tenere in vita ancora per un po' di tempo il carrozzone
della compagnia di bandiera". E ancora: il governo si deve attivare
in tempi rapidi per la liberalizzazione dei diritti di volo, a prescindere da Alitalia. "Questa è la cosa più urgente da fare -
sottolinea Penati - perché Malpensa perde passeggeri, e Alitalia
pure, mentre Fiumicino ne guadagna solo un terzo". Insomma ci vogliono
altri vettori "che vadano a coprire il deserto lasciato dalla compagnia di
bandiera a Malpensa". Ma l'affondo riguarda anche il tavolo Milano, che
non si riunisce da tempo e di cui si chiede una convocazione urgente, proprio
sul caso Malpensa: "Il nuovo governo intende ancora tenerlo in
vita?". Ma si apre un fronte anche con la Sea, partecipata dalla Provincia
attraverso Asam. Nonostante sia il secondo azionista, Palazzo Isimbardi non ha
alcun rappresentante nel consiglio di amministrazione, ed è per questo che si
chiede la convocazione di un'assemblea ordinaria dei soci. "Non sono
chiari i rapporti tra Sea ed Alitalia - spiega Penati
- e non abbiamo capito a che punto sono le cause di risarcimento, quella di Sea
contro Alitalia e viceversa".
( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Filippo
paganini Il cda di Alitalia prende tempo. Avrebbe dovuto
esaminare ieri i conti della compagnia, ma, dopo una seduta-fiume durata quasi
cinque ore, ha deciso di aggiornarsi a oggi. Per ora i consiglieri non se la
sono sentita di dare il via libera a cifre che fotografano il grave stato di
salute dell'azienda in una situazione con molte incognite. La sospensione è stata decretata
probabilmente anche in attesa delle decisioni del governo che in giornata
dovrebbe approvare con un decreto il prestito-ponte da 300 milioni di euro
destinato a garantire ancora per un breve periodo la sopravvivenza
dell'azienda. E proprio l'argomento della continuità aziendale è il vero tema
della seduta del board della Magliana. Consiglieri e revisori dei conti debbono
stabilire, cifre alla mano, se Alitalia è arrivata a
fine corsa o ha margini per tirare avanti ancora per un po'. Almeno fino a
quando non si concretizzi - se si manifesterà - la cordata tricolore evocata e
sponsorizzata da Silvio Berlusconi. Il piano di sopravvivenza messo a punto a
suo tempo dallo stato maggiore del gruppo, del resto, non può, se non
marginalmente, invertire la rotta di una compagnia in picchiata. Non bastano la
eliminazione di qualche spreco, il contenimento delle spese e la soppressione dell'
hub di Malpensa a rimettere in linea di decollo l'azienda della Magliana. Per
risalire la china Alitalia ha bisogno di una terapia
d'urto dolorosa con tagli ed esuberi. Una cura ricostituente che comporta
investimenti rilevanti per rinnovare la flotta e recuperare efficienza e
qualità dei servizi. Serve una strategia di rilancio chiara e determinata per
riconquistare quote di mercato e per dare vita a un'alleanza competitiva sulla
scacchiera mondiale con un grande partner internazionale "di mestiere".
Ma, soprattutto, l'azienda deve affrancarsi dai tentacoli della politica e dal
condizionamento delle molte sigle corporative interne. Un piano molto vasto e
complesso che richiede un assetto azionario e di vertice nuovo e forte. Il
prestito straordinario di 300 milioni di euro che sarà approvato oggi dal
governo è destinato a essere l'ultima boccata di ossigeno pubblico per Alitalia. L'operazione, del resto, è già sotto la lente
dell'Unione europea che sta vagliando se non si tratti di una violazione al
divieto di sostenere aziende nazionali con aiuti di Stato. Il
"sostegno-ponte" era stato messo in cantiere dal governo di Romano
Prodi, negli ultimi giorni di permanenza a Palazzo Chigi, in accordo con quella
che era l'opposizione in modo da consentire l'approccio di una cordata italiana
al dossier Alitalia, dopo il fallimento delle
trattative per la vendita della compagnia ad Air France-Klm. L'idea del pool
tricolore di imprenditori da spendere nella privatizzazione della Magliana è
stata lanciata da Silvio Berlusconi, che ha scelto come regista dell'operazione
un abile finanziere di sua stretta fiducia come Bruno Ermolli, per tutelare il
valore strategico della compagnia di bandiera con i suoi 18 mila dipendenti per
il sistema-Paese in termini di immagine internazionale e come infrastruttura
portante per le imprese e per il settore turistico italiano. Sono proprio
queste le ragioni per cui la partita Alitalia è una
delle emergenze che il governo deve affrontare in tempi brevissimi con la
cordata nazionale o con altre soluzioni che non costino, però, altro denaro
allo Stato. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha le idee chiare sul
dossier, assicura il plenipotenziario al Commercio estero Adolfo Urso, mentre
Claudio Scajola si attende novità importanti in settimana. A giorni si
tireranno le somme, perché rinvii non sono più possibili. E sul risultato della
partita il governo rischia di giocarsi buona parte della credibilità che ha
guadagnato con le sue prime mosse. paganini@ilsecoloxix.it 27/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Dalle
autostrade alle televisioni quando la concessione è un regalo Mini-canone per
Atlantia, Mediaset paga lo 0,5% del fatturato Il dossier Uno studio del Mulino
a cura Di Reviglio, Rodotà e Mattei: "Invertire la rotta" GIOVANNI
VALENTINI ROMA - Più che una partita di giro, sembra il gioco delle tre carte.
Prima, il governo Berlusconi aveva pensato di far comprare
l'Alitalia dalle Ferrovie
dello Stato che già non hanno soldi sufficienti per far funzionare bene i treni
e infatti si sono subito chiamate fuori. Adesso si cerca di farla comprare alle
Autostrade: o meglio di favorire l'ingresso di Atlantia (già Autostrade Spa),
la holding controllata dal gruppo Benetton, nella fantomatica cordata
che dovrebbe rilevare la nostra disastrata compagnia di bandiera. Sarebbe proprio
questo il motivo per cui la maggioranza di centrodestra, contravvenendo agli
accordi con l'opposizione, vuole introdurre un emendamento al decreto
sull'attuazione degli obblighi comunitari approvato dal precedente governo
Prodi: ciò permetterebbe alla convenzione con Atlantia, e soltanto a questa, di
evitare l'esame del Cipe (Comitato interministeriale prezzi) e del Parlamento,
in modo da assicurare alla società Autostrade condizioni di maggior favore. In
pratica, un aumento dei pedaggi in cambio di una partecipazione in Alitalia. Eppure, è esattamente sui meccanismi di
assegnazione ai privati delle concessioni sulle opere pubbliche, cioè sulla
congruità dei relativi canoni, sui controlli e sulla trasparenza dell'intera
procedura, che insistono da sempre economisti e giuristi come il gruppo di
esperti che hanno collaborato al rapporto edito dal Mulino e intitolato
"Invertire la rotta", a cura di Ugo Mattei, Edoardo Reviglio e
Stefano Rodotà. Dalle autostrade alle frequenze televisive, dalle concessioni
minerarie a quelle per la produzione di idrocarburi, generalmente il patrimonio
pubblico - stimato all'incirca nel 140% del Pil - viene affidato in gestione a
prezzi irrisori, consentendo ai titolari uno sfruttamento a basso costo che
produce lauti ricavi. E su un valore complessivo delle concessioni che si
aggira intorno al 5% del Pil, quello dei "caselli d'oro" è fra tutti
il caso più eclatante. Dal bilancio dello Stato, risulta che nel 2005 le
entrate da concessioni autostradali sono state pari a 130 milioni di euro e che
Autostrade Spa ne ha pagati 65 di canone per circa metà della rete nazionale,
in base alla convenzione del ?97. La concessione assegnata recentemente per
l'Autostrada dei Parchi (l'A24 che collega Roma al mare Adriatico: 281
chilometri su 6.500 totali, pari a meno del 5% dell'intera rete), costa invece
55 milioni di euro all'anno. Bastano queste cifre a dimostrare
retrospettivamente il grosso regalo elargito, a spese di tutti i cittadini e
contribuenti, all'epoca della privatizzazione. Già dal ?93, il canone era stato
stabilito nella misura dell'1% sui proventi netti da pedaggio. Ma da allora
quella previsione legislativa è rimasta ferma, indipendentemente dai risultati
ottenuti dal concessionario. Da ultimo, la legge finanziaria del 2007 ha
aumentato il canone al 2,4%. "Quello delle autostrade - sostiene Giorgio
Ragazzi, professore di Politica Economica all'Università di Bergamo,
collaboratore della voce. info - è uno dei casi più macroscopici di
rendita". Nei cinque anni che vanno dal 1999 al 2003, secondo i suoi
calcoli, le concessionarie autostradali hanno incassato 16,7 miliardi di euro
da pedaggi al netto di Iva e Fondo di garanzia, ma hanno fatto investimenti per
appena 3,7 miliardi. Pur tenendo conto delle spese di gestione che normalmente
non assorbono più di un terzo dei ricavi, si tratta comunque di un fiume di
denaro che è finito in profitti, imposte sul reddito e impieghi finanziari
vari. Nel caso di Autostrade Spa, l'introito dei pedaggi servirà anche a
rimborsare il debito di circa 8 miliardi con cui "Schemaventotto" (la
finanziaria che fa capo alla filiale lussemburghese del gruppo Benetton e che
oggi detiene il 50,1%) ha acquistato attraverso l'Opa del 2003 un terzo delle
azioni: più di quanto ha incassato l'Iri dalla vendita di tutta la società.
Fatto sta che dal 2000, Autostrade ha distribuito dividendi per 1.830 milioni
di euro. Comprendendo l'importo dell'Opa, questo significa che a 7 anni dalla
privatizzazione sono stati "succhiati" dalla società oltre 12 miliardi
di euro, quasi il doppio di quanto pagato all'Iri. E la concessione vale ancora
trent'anni, essendo stata prorogata fino al 2038. Tra i grandi sprechi o
maxi-regali di Stato, un'altra voce rilevante è rappresentata dalle concessioni
delle frequenze televisive. Al 2005, secondo una tabella pubblicata nello
stesso volume "Invertire la rotta", i canoni ammontavano a 28,3
milioni di euro per la Rai e circa 20 per Mediaset: nel primo caso, appena l'1%
del fatturato; nel secondo, addirittura lo 0,55%. "è possibile ipotizzare
- si legge nel rapporto - che una razionalizzazione dei canoni d'uso delle
frequenze e dei soggetti chiamati a contribuire possa portare il gettito annuo
per il ministero a una cifra di almeno 300 milioni di euro". Ma dal
settore televisivo il governo inglese incassa già circa 300 milioni di
sterline, pari a 450 milioni di euro l'anno. Poi, c'è infine il capitolo delle
concessioni minerarie e del gas. è un settore del demanio dove abbondano
procedure di affidamento non trasparenti, come sostiene l'economista Marco
D'Alberti. Nel Comune di San Mauro Torinese, per esempio, recentemente una
società francese s'è aggiudicata una concessione per la distribuzione del gas,
offrendo il 33% dei ricavi contro il 3% corrisposto in precedenza. E laddove le
competenze sono regionali, a eccezione delle royalties sulla produzione di
idrocarburi, i criteri statali sono affidati a norme che risalgono addirittura
a un regio decreto del 1927 e risultano comunque insoddisfacenti, perché
commisurati soltanto alla superficie oggetto della concessione.
( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Crisi Alitalia, il cda in difficoltà chiede garanzie al governo Gli
amministratori rinviano a oggi il via libera al bilancio 2007. Cresce l'allarme
di Roberto Rossi/ Roma RINVIO Dopo quasi cinque ore il consiglio di
amministrazione di Alitalia,
chiamato a esaminare il bilancio chiuso nel dicembre del 2007, ha deciso di non
decidere, rimandando tutto a oggi. Alla base della scelta dei tre
consiglieri della compagnia di bandiera ra- gioni pratiche. Prima di mettere in
calce ai conti 2007 le loro firme, e assumersi così una responsabilità
amministrativa, Aristide Police, Carlo Santini e Luciano Vannozzi, avrebbero
chiesto rassicurazioni al ministero del Tesoro, principale azionista della
compagnia con il 49,9%. Su due aspetti in particolare: sulla solidità
patrimoniale di Alitalia e sulla sua guida operativa.
In assenza di questi due requisiti il cda non si assumerebbe la responsabilità
di controfirmare i libri contabili aprendo di fatto la strada del
commissariamento che per Alitalia equivarrebbe al
fallimento. Che la certificazione del bilancio 2007 di Alitalia
fosse un passaggio delicato per Alitalia vista la
difficile situazione finanziaria era assodato. Il gruppo è sull'orlo del
baratro. In sede di approvazione dei conti del quarto trimestre 2007, il
consiglio di amministrazione, lo scorso febbraio, aveva già certificato perdite
per 364 milioni prima del pagamento delle imposte. Un dato che potrebbe
peggiorare anche per eventuali nuove svalutazioni. L'ultimo bilancio approvato,
quello del 2006, si era chiuso con un rosso di 626 milioni di euro (con perdite
per oltre 1,7 milioni al giorno) anche per una svalutazione di 197 del valore
della flotta iscritto a bilancio. In questa situazione il consiglio di
amministrazione vorrebbe capire quali siano le reali intenzioni del governo. Il
prestito ponte da 300 milioni, ammesso che Bruxelles lo lasci passare indenne,
basterebbe per coprire due mesi. E poi? Molto dipenderà dal processo di
privatizzazione della compagnia. La famosa cordata italiana di Berlusconi (dopo
due mesi di annunci) formalmente non c'è e forse non si riuscirà a formarla. In
questi giorni si sta lavorando anche al ritorno a un'alleanza internazionale (Air
France o Lufthansa) riprendendo quella strada che si era interrotta due mesi
fa. Naturalmente con condizioni diverse visto che il prezzo del petrolio
viaggia attorno ai 135 dollari. In entrambi i casi, quindi, il governo potrebbe
essere chiamato proprio dal consiglio di amministrazione a sostenere una nuova
ricapitalizzazione (si parla di 900 milioni). Il tutto per non dovere alzare
bandiera bianca e per trovare argomenti validi per convincere i revisori dei
conti sul fatto che ci possa ancora essere il requisito della "continuità
aziendale". Ma oltre ai soldi il gruppo necessita anche di una guida
operativa. Uno in grado di rilanciare il marchio Alitalia
nel più breve tempo possibile. Da aprile, dopo le dimissioni di Maurizio Prato,
la compagnia manca di un amministratore delegato. Fino a qualche settimana fa
era stata avanzata la candidatura di Mario Resca, ex commissario alla Cirio ed
ex numero uno della Mc Donald's Italia, per chiudere il capitolo. Oggi sembra
che il Tesoro sia orientato ad affidarsi a un esperto del settore. Ed è anche
per questo che in molti hanno ipotizzato il ritorno al timone di Alitalia di Domenico Cempella (che ha amministrato il gruppo
dal '96 al 2001). Senza soldi e un nuovo amministratore, dunque, non resterebbe
che il fallimento. Un'ipotesi che allarma i sindacati. "Il tempo passa e
non abbiamo notizie né di cordate italiane né internazionali" ha detto
ieri il segretario Cgil Guglielmo Epifani, tornando a chiedere l'urgenza di un
faccia a faccia. "Bisogna che il governo metta nel suo calendario un
incontro per dirci a che punto è la situazione Alitalia.
Penso che sarebbe corretto aprire un tavolo di confronto con il sindacato
perché il tempo passa e non vedo in prospettiva nessuna soluzione", ha
ribadito Epifani che si è detto per questo "allarmato". "Il
governo ci deve dire intenzioni ha". In pratica la stessa richiesta del
consiglio di amministrazione.
( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Penati: il prestito-ponte riguarda pure Malpensa? Il presidente
della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha chiesto al governo di fare
chiarezza sull'utilizzo dei 300 milioni di prestito ponte
accordati ad Alitalia.
"Chiediamo se questi 300 milioni riguardano Malpensa o se servono solo per
tenere in vita il carrozzone Alitalia - ha detto nel corso di una conferenza stampa convocata -. I
dati di traffico su Malpensa ci dicono che un viaggiatore su tre ha disertato
Malpensa e a fronte di questo calo Fiumicino è aumentata solo dell'11%.
C'è una quota rilevante di passeggeri che prima viaggiava su Malpensa che oggi
non vola più né su Malpensa né su Fiumicino". Penati, nel chiedere
chiarimenti, ha puntato l'attenzione anche sul Tavolo Milano istituito dal
governo Prodi per creare una linea di contatti diretta tra governo centrale e
il capoluogo lombardo. "Vogliamo sapere - ha detto Penati - se il governo
intende mantenerlo ancora in vita. Se sì chiediamo ci sia urgentemente una
riunione su Malpensa". Per assicurare un futuro allo scalo varesino il
presidente della Provincia di Milano ritiene indispensabile che il governo
Berlusconi lavori per una liberalizzazione del mercato dei diritti di volo.
"Il governo si impegni da subito per una liberalizzazione dei diritti di
volo - ha dichiarato - l'avevamo chiesta al governo Prodi e la ripetiamo con
uguale intransigenza a questo governo. Si vada rapidamente verso una liberalizzazione
per fare accordi con altri vettori in grado di sopperire al deserto lasciato da
Alitalia".
( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
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N. 125 del
2008-05-27 pagina 3 Bonomi: "Il governo? Ora è atteso a Malpensa" di
Gianandrea Zagato Umberto Bossi propone che un prossimo Consiglio dei ministri
sia ospitato da Malpensa. E Sea raccoglie la proposta lanciata dal Senatur. Lo
fa sapere Giuseppe Bonomi, presidente della società che gestisce gli scali di
Malpensa e di Linate: "È un'ipotesi che giudichiamo positivamente. Ben
venga il Consiglio dei ministri, noi siamo già pronti". Bonomi condivide
quindi la valutazione fatta dal Senatur dopo la riunione del governo Berlusconi
in quel di Napoli: "All'ombra del Vesuvio tutto è andato per il verso
giusto, non vedo motivi perché non vada per il verso giusto anche a
Malpensa". Come dire: "L'ambiente incide" sulla soluzione dei
problemi. Speranza concreta soprattutto dopo il recupero di cinque punti
percentuali sul calo di passeggeri che, rispetto all'aprile 2007, aveva
registrato il 31 per cento in meno: dati che, secondo Bonomi, confermano "quello
che avevamo previsto" e che, tra l'altro, segnalo "un recupero grazie
anche agli accordi fatti recentemente". E mentre Emma Marcegaglia,
presidente degli industriali, difende Malpensa e il suo futuro - "ritorni
in poco tempo a una sua vocazione di centralità come hub internazionale"
-, dalla Provincia di Milano arriva una richiesta al governo: "Che ci sia
urgentemente una riunione sul tema Malpensa" ammesso, annota Filippo
Penati, che il governo "intenda mantenere ancora in vita il tavolo Milano".
Ma il presidente della Provincia invita pure il governo a "dire una parola chiara sul prestito ponte ad Alitalia, se i 300 milioni servono anche
a frenare l'emorragia di passeggeri e traffico su Malpensa" e suggerisce
sempre all'esecutivo Berlusconi di "impegnarsi subito per una
liberalizzazione dei diritti di volo, a prescindere da Alitalia". E solo con la
"liberalizzazione dei diritti di volo", continua l'inquilino di
Palazzo Isimbardi, si "potranno fare grandi accordi con grandi
vettori per sostituire il deserto lasciato dall'abbandono di Alitalia".
Parole d'ordine, quelle dell'amministrazione provinciale di via Vivaio,
rilanciate pure sia da Paolo Matteucci, assessore ai Trasporti, che da Alberto
Mattioli, vice di Penati, e rimbalzate persino in un comunicato stampa firmato
da Roberto Caputo (Sdi). Tutti in attesa di una risposta che, spiega Roberto
Formigoni, darà loro il governo: ma, avverte il governatore lombardo,
"diano tempo al governo di lavorare". "Continuiamo a seguire
tutta la vicenda di Alitalia e Malpensa e attendiamo
che il governo e i suoi esperti formulino delle proposte" dice il
presidente della Regione: "Incalzeremo il governo, ma diamogli il tempo di
lavorare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-27 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La polemica Perso un passeggero su tre. La Marcegaglia: il mercato
non manca Penati: il governo è assente Subito il tavolo per Malpensa Il
presidente della Provincia: scalo abbandonato a se stesso "Avevamo chiesto
una gradualità nello spostamento delle rotte e ciò non è avvenuto"
"Malpensa è abbandonata a se stessa. è ora che il governo batta un
colpo". Filippo Penati parte alla carica. In mattinata era stata la presidente
degli industriali Emma Marcegaglia a richiamare l'attenzione sullo scalo
varesino: "Il mercato c'è, noi tutti dobbiamo lavorare e io ho preso
l'impegno di farlo perché Malpensa non venga abbandonata ma torni in poco tempo
al suo ruolo di hub internazionale ". Ma nel pomeriggio, il presidente
della Provincia usa toni ben più netti: "Con lo scalo lombardo che ha
perso un passeggero su tre, i trecento milioni di prestito ponte devono servire
anche per riportare le rotte a Malpensa e fermare l'emorragia di viaggiatori. O forse servono soltanto per tenere in piedi il carrozzone Alitalia?". Penati ricorda i numeri
diffusi nei giorni scorsi: "Negli ultimi mesi lo scalo ha perso il 33% dei
passeggeri. Peraltro, Fiumicino ha visto aumentare i propri viaggiatori
soltanto dell'11%. Mi pare che il piano di Alitalia non faccia bene neppure ad Alitalia". Penati prende fiato e riparte: "A questo
punto il governo dica che cosa intende fare. Noi chiediamo l'immediata
convocazione di un tavolo per Milano dedicato al problema di Malpensa ".
La seconda richiesta "urgente" riguarda "impegni precisi per
liberalizzare i diritti di voto. L'avevamo chiesto al precedente governo, e ora
torniamo a chiederlo: è la condizione perché a Malpensa possano arrivare grandi
vettori in grado di sostituire il deserto lasciato da Alitalia".
Ma il tema dei nuovi operatori può avere anche un rovescio della medaglia. Per
questo Penati si rivolge alla Sea, di cui la Provincia è socia per il 14,6%
attraverso la controllata Asam. La giunta di palazzo Isimbardi ieri ha
deliberato di chiedere la convocazione di un'assemblea straordinaria dei soci
Sea. "Per parlare - spiega Penati - di cosa comporteranno le due cause che
Sea ed Alitalia hanno intentato l'una nei confronti
dell'altra. Tra l'altro - aggiunge il presidente - vogliamo capire se le nuove
rotte introdotte da nuove compagnie a Malpensa - che come abbiamo visto non
hanno fermato l'emorragia di passeggeri - non costituiscano un elemento
negativo per il destino dell'hub". Secondo Penati, il rischio è che le
nuove tratte "possano bloccare la possibilità di realizzare accordi con i
grandi vettori che potrebbero rilanciare l'aeroporto". A Penati si
aggiunge il vicepresidente della giunta Alberto Mattioli: "Vorremo
risposte chiare sui rapporti tra la società e Alitalia.
Ma sorprende anche la decisione della società di distribuire per intero il
dividendo in un momento di tale incertezza ". Mentre dal consiglio
provinciale interviene Roberto Caputo (Sdi): "Dopo la campagna elettorale
giocata sullo psicodramma per Malpensa, con la Lega che manifestava ogni giorno
e Formigoni e la Moratti che rilasciavano quotidiane dichiarazioni per
annunciare sventure, fatto il governo ora tutto tace". Giusto domenica
Umberto Bossi era tornato sull'argomento Malpensa, dicendo che il consiglio dei
ministri in cui il governo affronterà l'argomento potrebbe svolgersi proprio
nello scalo varesino. "Ben venga" è stata la risposta del presidente
Sea Giuseppe Bonomi. Che ha anche ricordato come i dati sul calo "confermano
quello che avevamo previsto, ma siamo confidenti in un recupero grazie anche ai
recenti accordi ". Aeroporto Sopra due velivoli fermi allo scalo di
Malpensa. A destra il presidente della Provincia Filippo Penati Marco
Cremonesi.
( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
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L'editoriale Le
tante favole sul nucleare Massimo Serafini Ribellarsi alla sciagurata decisione
di riaprire l'avventura nucleare è giusto, necessario, possibile e mi auguro
divertente. "Nucleare no grazie" perché non aiuta questo paese a
ridurre i gas serra e a cogliere le opportunità che farlo produce, ma lo
condanna solo al declino, lo espone a pericoli, a proibitivi costi
dell'energia, a un'opprimente centralizzazione di ogni decisione. Non sarà
facile ribellarsi, visto che una centrale elettrica, ma anche una discarica,
sono state equiparate a siti militari "invalicabili" e per chi protesta
le botte di Napoli saranno la regola. Ma se si vuol bene a questo paese
bisogna, come vent'anni fa, ribadire quel "no grazie" che
pronunciammo allora: rimane una tecnologia intrinsecamente insicura che non si
sa come dismettere, né come smaltirne le scorie. Ribellarsi anche alla falsa
informazione di gran parte dei giornali che da mesi imbottiscono di balle
l'opinione pubblica, come quando scrivono di quarta generazione dei reattori,
omettendo che per ora si tratta solo di una ricerca che forse fra dieci, quindici
anni darà qualche frutto. Ribellarsi perché i costi di questa scelta saranno
scaricati sulla collettività e non su qualche imprenditore disposto a
rischiare. Chi pagherà, ministro Scajola, l'annunciato primo mattone e quelli
successivi, la cui posa lei ha promesso, entro la legislatura, a una platea di
imprenditori che festeggiavano la loro presidentessa, Emma Marcegaglia, nota
nuclearista nonché convinta che Kyoto consista solo in "lacci e
lacciuoli"? Ministro, faccia il nome e il cognome di un imprenditore
interessato a rischiare i suoi soldi in questa avventura. Sapendolo gli
potremmo chiedere a quanto, per guadagnarci, dovrà vendere alla rete elettrica
il kwh, dopo avere investito per costruire la centrale, ricostruire la filiera,
la gestione e il riprocessamento dell'uranio e del plutonio, le necessarie
strutture di verifica e controllo, lo smantellamento delle centrali a fine
vita, l'immagazzinamento delle scorie per migliaia di anni e l'impegno militare
per proteggere le centrale da attacchi terroristici? Altro che elettricità meno
cara. Faccia dunque un nome ministro o se le cose stanno
come per le cordate dell' Alitalia ci lasci chiedere ai "soliti noti" di ribellarsi. Mi
rivolgo al ministro ombra dell'ambiente per sollecitarlo a convincere il suo governo
a fare una determinata opposizione a questa scelta. Non le chiedo solo di dire
no, ma di avanzare proposte alternative. Ad esempio potrebbe convocare
architetti, ingegneri, muratori, pianificatori, e insieme a loro definire un
progetto per eliminare, dalle 200 milioni di tonnellate equivalenti petrolio
che consumiamo ogni anno, una parte di quel 50% di sprechi. Ad esempio quelli
per riscaldare, rinfrescare e illuminare il nostro patrimonio abitativo. Oppure
presenti un piano alternativo che produca, fra un anno e non fra dieci, gli
stessi 10000 mw delle centrali previste, sfruttando il vento, il sole, i salti
dei fiumi, i residui dei boschi e dei campi. E ancora proponga come prima
grande opera le infrastrutture necessarie a trasferire in cinque anni il 10%
delle merci da gomma a cabotaggio e ferro. Molti "ribelli" si
metteranno in marcia per il clima e un'altra energia il sette giugno a Milano.
Lo faranno dicendo no a nucleare e carbone e sì a un modello di democrazia
energetica fatto di fonti rinnovabili diffuse nel territorio, di gas per la
transizione e di efficienza, ma anche di stili di vita più rispettosi del fatto
che l'energia servirà presto a sette otto miliardi di persone.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-27 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Fronti interni e internazionali Soldati a Kabul, nucleare iraniano
I dossier che aspettano Berlusconi SEGUE DALLA PRIMA è l'ennesima svolta di un
premier che anche in questo campo ha cambiato approccio e profilo, e che - poco
prima di affidargli la Farnesina - spiegò a Frattini quali fossero le sue nuove
priorità: "Devo concentrarmi sui problemi nazionali e non posso distrarmi.
D'altronde un leader è forte quando è forte in casa propria ". E infatti,
finora, Berlusconi ha privilegiato le faccende domestiche, si è portato avanti
con l'emergenza rifiuti in Campania e con il pacchetto sicurezza, mentre è in attesa di incardinare la difficilissima pratica Alitalia, sulla quale pare continuino le
trattative con alcune compagnie arabe. Sui dossier internazionali invece
"non ha ancora messo la testa", come raccontano alcuni suoi fidati
collaboratori. Ma è chiaro che dovrà farlo a breve, vista l'agenda degli
appuntamenti in programma già dalla prossima settimana. Il Cavaliere è
atteso a un incontro con il primo ministro canadese, a due bilaterali
"europei " con Sarkozy e Zapatero, e soprattutto al faccia a faccia
con Bush. L'Afghanistan sarà uno dei temi principali, e sulla questione
Berlusconi dovrà arrivarci preparato: secondo gli uomini di palazzo Chigi si
tratta del "nodo centrale, insieme all'Iran ". Il premier sa che la
situazione a Kabul ha preso "una brutta piega ", ed è consapevole che
le regole d'ingaggio per i militari italiani andranno riviste. In che modo,
però, è tutto da vedere. La decisione sarà presa dopo una approfondita
riflessione con il ministero degli Esteri, con il dicastero della Difesa, e con
i servizi di sicurezza, per valutare la situazione sul terreno e stabilire le
scelte da fare. "Bisognerà essere credibili e realistici ", è l'approccio
di Berlusconi, che al momento si mostra prudente e annota le informative che
gli giungono, senza tuttavia prendere posizione. Per esempio, è a conoscenza
delle richieste dei tedeschi, che - secondo fonti accreditate - sarebbero
quelli che più spingono perché gli italiani collaborino nel controllo dello
spazio aereo. Una simile opzione andrà valutata attentamente, perché - tradotto
dal linguaggio diplomatico - vorrebbe dire che in caso di necessità i velivoli
tricolore dovrebbero svolgere un compito anche offensivo. La questione afghana
insomma è delicatissima. Non si tratta solo di accorciare da 72 a 6 ore i tempi
di risposta del governo alla richiesta di intervento dei militari italiani
fuori dalla loro zona di competenza. Entro fine giugno - come ha annunciato
Frattini - Roma darà una risposta complessiva agli alleati e informerà
"anzitempo" il Parlamento. è evidente che un eventuale e più diretto
coinvolgimento nelle aree calde dell'Afghanistan cambierebbe i connotati della
missione. Ed è scontato che il presidente del Consiglio vorrà preventivamente
discutere del dossier con il capo dello Stato. Ecco perché il Cavaliere dovrà
"metterci la testa". E dovrà farlo al più presto, visto che ieri
proprio l'assenza di una sua posizione ha portato a evidenti discrepanze di
toni tra Frattini e La Russa, impegnati a Bruxelles in un vertice con i
colleghi dell'Unione Europea e in un colloquio con il segretario generale della
Nato. è vero che il titolare degli Esteri gode della fiducia di Berlusconi, ma
il rincorrersi di dichiarazioni e puntualizzazioni per tutto il giorno con il
ministro della Difesa ha dimostrato che nella squadra di governo non c'è ancora
una posizione univoca. Spetterà al premier assumersi questo incarico, nel solco
di una linea di politica estera che - come ha anticipato in un recente
colloquio - "dovrà essere finalizzata a ciò che è utile per il nostro
Paese". C'era una volta il Cavaliere che organizzava vertici come quello
di Pratica di Mare. Quel Cavaliere non c'è più, sebbene vada orgoglioso del
passato, e rammenti ancora "la soddisfazione che provai quando Bush mi
fece i complimenti. Da buon amico mi rivelò il suo iniziale scetticismo per
quell'appuntamento, dicendomi che poi aveva capito quanto fosse stato
importante". Ora però il suo profilo sarà diverso, "la sua politica
estera - a sentire i collaboratori - sarà senza fronzoli". Non c'è dubbio
che dopo il discorso davanti al Congresso americano non abbia più bisogno di
farsi conoscere, ma le decisioni che ora dovrà assumere sono difficili. Ecco
perché dovrà "mettere la testa " sul dossier afghano, "il nodo
più delicato insieme a quello sull'Iran ". Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-27 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Nomine Oggi vertice a Palazzo Chigi per le liste dei consigli. Eni,
resterebbe anche Poli Enel e Poste, cambiano i presidenti Tosi verso il gruppo
elettrico, Valsecchi e Rebecchini in gara per l'ente Rush finale per le
candidature nelle aziende che fanno capo al ministero del Tesoro Il
toto-consiglieri ROMA - Il governo è ancora alle prese con il sudoku delle
nomine ai vertici di Poste, Enel ed Enel in scadenza nei prossimi giorni. Nel
weekend Lega Nord e Alleanza nazionale hanno alzato le loro pretese, rendendo
più difficile a Palazzo Chigi, che tiene in mano il gioco, la quadratura del
cerchio. Così, i candidati di Forza Italia riprendono quota, come la
possibilità di una conferma dei presidenti, oltre che degli amministratori
delegati, di Eni ed Enel. La decisione del governo arriverà oggi, anche se solo
domani il Tesoro diffonderà le liste dei propri consiglieri per le assemblee di
Eni ed Enel, in programma il 10 e 11 giugno. La prima scadenza in agenda è
quella di Poste Italiane, la cui assemblea si riunirà domani. Dopo esser stato
a lungo in bilico, l'amministratore delegato Massimo Sarmi potrebbe essere
confermato. Alla presidenza della società potrebbe andare Franco Valsecchi,
avvocato, considerato vicino a Forza Italia. Già consigliere di amministrazione
delle Poste, di Postel e presidente di Postecom e Banco Posta Fondi Sgr,
Valsecchi, autore anche di un libro sulla società, è attualmente consigliere
d'amministrazione dell'Enel, incarico che dovrebbe lasciare. In corsa per la
guida delle Poste Italiane c'è anche, spinto da Alleanza nazionale, l'attuale
presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Salvatore Rebecchini. All'Eni è
scontata la conferma dell'amministratore delegato, Paolo Scaroni, ma alla fine
potrebbe restare anche il presidente Roberto Poli, che qualche settimana fa
aveva lasciato intendere di voler abbandonare l'incarico. Nella società
petrolifera, oltre al presidente e all'amministratore delegato, il Tesoro dovrà
designare altri quattro consiglieri d'amministrazione. L'imprenditore Mario
Resca, in quota Forza Italia, potrebbe restare, ma di lui
si parla con grande insistenza anche come possibile nuovo presidente dell'Alitalia. Saranno invece certamente
sostituiti i consiglieri Dario Fruscio (in quota Lega, già dimessosi all'inizio
dell'anno), Marco Pinto (fu nominato in quota Udc e non sarà confermato) e Pierluigi
Scibetta (An). Ancora fluida la situazione anche per quanto riguarda l'Enel.
La Lega Nord vorrebbe la presidenza della società, oggi affidata a Piero Gnudi,
che il nuovo governo considera un po' troppo legato a Romano Prodi. Il
Carroccio, tuttavia, non ha grandi nomi da spendere, considerato che Giuseppe
Bonomi difficilmente lascerebbe la Sea per un incarico di rappresentanza. La
Lega potrebbe così mirare alla promozione del consigliere Gianfranco Tosi, già
due mandati all'Enel, ingegnere, ex sindaco di Busto Arsizio. Alleanza
nazionale punterebbe invece le sue carte su Ferruccio Ferranti. E tra i due
potrebbe spuntare un presidente di Forza Italia, magari con l'attribuzione alla
Lega e ad An di due consiglieri a testa nel consiglio dell'Enel. Gli ultimi
nodi, come detto, saranno sciolti oggi a Palazzo Chigi tra Gianni Letta, vero
regista della partita, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e i
plenipotenziari di An e Lega, Andrea Ronchi e Roberto Calderoli. Nella tornata
di nomine dovrebbe rientrare anche la Consip, ma non si esclude che nel
pacchetto possano rientrare anche le presidenze di due Commissioni parlamentari
importanti, quella sulla Vigilanza del servizio radiotelevisivo e l'Antimafia.
Candidati Corsa a due per le Poste. La presidenza potrebbe andare a Franco
Valsecchi (in alto a destra), avvocato considerato vicino a Forza Italia. Ma
per la stessa posizione ci sarebbe anche, spinto da Alleanza nazionale,
l'attuale presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Salvatore Rebecchini (a sinistra).
Gianfranco Tosi (in basso a sinistra) è in corsa per la Sea Mario Sensini.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-27 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE Il caso L'imprenditore americano si è un po' raffreddato, ma la
trattativa resta viva La Borsa crede ai tifosi di Soros ma l'affare-Roma resta
un "giallo" ROMA - L'unica certezza, nella telenovela infinita della
possibile cessione della As Roma, è che la società giallorossa adesso ha almeno
un prezzo: 280 milioni di euro. è il risultato di due snodi fondamentali della
storia che ha avvicinato, allontanato, riavvicinato e riallontanato la famiglia
Sensi, UniCredit, la Inner Circle Sport e George Soros. Cioè: i proprietari
della Roma da 15 anni; l'istituto bancario che ha un credito di 377 milioni verso
la Italpetroli, controllante della Roma; i procacciatori di affari che hanno
già messo a segno il colpo della cessione del Liverpool alla strana coppia
yankee Hicks & Gillett; il magnate americano di origine ungherese cui era
stato prospettato lo sbarco sul pianeta calcio. Il 17 aprile scorso Steven G.
Horowitz e Philip Hall, rappresentanti della Inner Circle Sports, erano
sbarcati a Roma per chiudere l'affare a 280 milioni di euro. Due giorni dopo
sono ripartiti per New York furibondi: era stato prospettato loro un rilancio,
assai più alto, da parte di una fantomatica cordata araba. Una mossa incauta,
perché un comunicato ufficiale di Italpetroli, il 21 aprile, ha smentito
"qualsiasi interessamento" da parte degli arabi. Dietro c'era la pressione
della Consob di fare chiarezza su una situazione che stava provocando le
montagne russe del titolo in Borsa. E lì Soros ha staccato la spina. La
trattativa è rimasta viva per due motivi: UniCredit, non convinta del piano di
rientro del debito presentato nel novembre 2007, ha fatto capire alla famiglia
Sensi che un'eventuale offerta di quella portata era interessante e
irripetibile; Inner Circle Sports, che ha speso tempo e denaro nell'operazione,
ha cercato di tenere accesa la fiammella, prospettando all'entourage di Soros
grandi margini di manovra e di profitto. I risultati sportivi, la passione del
pubblico romanista, un nome spendibile ovunque, lo sfruttamento ancora
primordiale di marketing e merchandising del calcio italiano (oltre il 60% dei
ricavi vengono dai diritti televisivi), la possibilità di costruire uno stadio
di proprietà che, come sanno benissimo negli States e in Inghilterra, è una
macchina da soldi. Il nuovo stadio dell'Arsenal, per esempio, ha portato a un
+72 milioni di euro di ricavi dopo il primo anno di attività (192 milioni con
Highbury nel 2006, 264 con l'Emirates Stadium nel 2007). Nell'intervista
rilasciata al Corriere della Sera lo scorso 16 maggio, George Soros non ha
voluto rispondere sull'argomento calcio: "Mi vuole far parlare della Roma?
No, no. Le decisioni d'investimento dipendono dalle situazioni specifiche. Ogni
caso fa storia a sé". Questa la chiosa dell'intervistatore, Massimo Gaggi:
la sensazione del cronista è che la questione Roma sia stata esaminata dai
gestori operativi del fondo ma non da George Soros direttamente e che la
questione sia, comunque, ormai chiusa. Perché, allora, la trattativa è andata
avanti, tanto da far pensare che potesse chiudersi nelle prossime ore? Perché,
come in una favola postmoderna, il venditore che non voleva vendere ha poi
aperto uno spiraglio. La piazza romana, tra l'altro, si era schierata
apertamente per Soros. Perché un sì entusiasta agli stranieri nel calcio e un
no deciso, per esempio, ai francesi che volevano comperare Alitalia? Perché da un lato si
promettevano sangue, sudore e lacrime (leggi licenziamenti) e dall'altro
vittorie, sogni e grandi acquisti. Secondo l'agenzia Radiocor, però, George
Soros avrebbe deciso di non dare seguito agli sforzi di Inner Circle già da
venerdì scorso. E Italpetroli, ieri, ha ripetuto "di non aver
ricevuto e/o accettato, direttamente o indirettamente, alcuna manifestazione di
interesse o offerta relativa all'acquisizione della propria partecipazione di
controllo in As Roma, da parte di Inner Circle Sports e/o del signor George
Soros o di fondi direttamente o indirettamente facenti capo o riferimento allo
stesso". Tutto finito, allora? La Borsa pensa altrimenti: un nuovo balzo
in avanti del titolo (+17%) è il segno che Piazza Affari scommette ancora sul
fatto che ci siano dei compratori. Soros, in un gioco di schermaglie. Oppure
Fisher, il boss di Gap e Banana Republic. O chiunque possa essere interessato
per 280 milioni a una società che promette di valere molto di più in poco
tempo. L'impennata delle azioni non si è fermata neanche di fronte ai
comunicati della famiglia Sensi e il titolo ha chiuso a 1,54 euro, ai massimi
dal settembre 2002. Importante anche il numero di scambi, che hanno riguardato
il 5,8% del capitale, ovvero 7,8 milioni di azioni. In due mesi il titolo ha
più che raddoppiato il proprio valore (era a 73 centesimi lo scorso 26 marzo) e
dall'inizio dell'anno ha messo a segno un rialzo del 144%. Un andamento che
tiene viva l'attenzione della Consob ma anche ogni possibile soluzione.
Investimenti stranieri I sostenitori giallorossi schierati dalla parte del
finanziere. Perché lui sì e i francesi per Alitalia
no? Perché promettere soldi e successi non è promettere tagli e
licenziamenti... Andirivieni Il finanziere George Soros, 77 anni Luca Valdiserri.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-27 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE Decreto Il board aspetta il decreto che converte il prestito ponte
in patrimonio. Il nodo della certificazione del bilancio Alitalia,
conti sotto la lente di Deloitte: consiglio sospeso ROMA - Alitalia
ha sospeso ieri il consiglio d'amministrazione, convocato per l'esame del
bilancio 2007, in attesa del provvedimento del governo sulla trasformazione del
prestito ponte in patrimonio netto. Il cda, presieduto da Aristide Police,
dovrebbe riprendere già oggi, una volta che il governo avrà chiarito la portata
del provvedimento approvato dal consiglio dei ministri che si è svolto la
scorsa settimana a Napoli. Il dettato del testo non è irrilevante ai fini della
valutazione che ne daranno i sindaci della società ma anche i revisori di
Deloitte, cui è demandato, entro giugno, il verdetto sulla "continuità
aziendale ". C'è infatti da capire come "interpretare" il
prestito se, ad esempio, come un finanziamento in conto capitale o magari come
un prestito convertibile con un'opzione a favore della stessa compagnia.
L'operazione decisa dal governo si è resa necessaria dal momento che le perdite
del 2007, sommate a quelle registrate nel primo trimestre 2008, pari a 215
milioni, porterebbero il patrimonio netto sotto zero, rendendo ineludibile
nell'immediato la ricapitalizzazione. Intanto c'è un altro decreto in attesa di
un verdetto, è quello, sempre sul prestito ponte, emanato però dal governo
Prodi. Il provvedimento, che è stato approvato dal Senato, oggi sarà oggetto
dei lavori della Commissione trasporti di Montecitorio. "Il decreto verrà
approvato così com'è" ha anticipato il presidente Mario Valducci (Pdl).
Che ha aggiunto: "Ci attendiamo che il rappresentante del governo che
prenderà parte ai lavori riferisca delle novità decise nell'ultimo consiglio
dei ministri ". In ogni caso "il decreto non cambia - ha concluso
Valducci - perché la novità consiste solo nella facoltà che si è riservata
l'azionista di considerare una parte del prestito come patrimonio netto".
La commissione ha chiesto la possibilità di audire nei prossimi giorni il
ministro dell' Economia, Giulio Tremonti. La Commissione europea attende invece
entro il 30 maggio i chiarimenti del governo sul prestito ponte. Ma la
decisione di patrimonializzarlo ne rende più difficile la difesa davanti
all'Ue. "Il ministro Tremonti ha le idee molto chiare su cosa fare"
ha detto ieri il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, al
termine di un incontro a Bruxelles con il commissario Ue all'Immigrazione,
Jacques Barrot. Ronchi ha comunque spiegato di non aver
parlato di Alitalia con
Barrot, che fino a qualche giorno fa era commissario europeo ai Trasporti e che
quindi finora ha seguito il dossier Alitalia. Riprende il tam-tam dei sindacati che chiedono lumi al governo
sulla linea che intende seguire su Alitalia. "Il tempo passa - ha detto il segretario Cgil,
Guglielmo Epifani - e non abbiamo notizie né di cordate italiane né
internazionali". Secondo il leader del maggior sindacato, "bisogna
che il governo metta nel suo calendario un incontro per dirci a che punto è la
situazione Alitalia. Penso che sarebbe importante e
corretto aprire un tavolo di confronto". Aristide Police Antonella Baccaro.
( da "Voce d'Italia, La" del 27-05-2008)
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Politica Il
prestito-ponte al vaglio della Commissione Trasporti
Veltroni: su Alitalia
troppo silenzio Secondo il leader del Pd, l'esecutivo non starebbe facendo
abbastanza per salvare la compagnia Roma, 27 mag. - "Passano i giorni ma
la questione Alitalia
continua a non essere affrontata né risolta". Così Walter Veltroni è
tornato oggi sulla questione della compagnia aerea italiana,
sollecitando il Governo a risolvere al più presto la vicenda. Secondo il leader
del Pd, l'esecutivo non starebbe facendo abbastnaza per salvare la compagnia di
bandiera, e dopo aver fatto pressioni per il ritiro di Air France dalle
trattative di acquisto, avrebbe mostrato un preoccupante silenzio riguardo al
piano di salvataggio annunciato invece in campagna elettorale. Il Governo, dal
canto suo rilancia il progetto di una cordata italiana, puntando
sull'approvazione del prestito-ponte, che attualmente è al vaglio della
Commissione Trasporti della Camera. Questa sera, intanto, è prevista una nuova
riunione del Cda, presieduto dal presidente Aristide Police. Giampaolo Mannu.
( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 125 del 2008-05-27 pagina 0 Alitalia, Veltroni: "L'esecutivo si muova" di Redazione Il
leader del Pd attacca Palazzo Chigi sulla questione della compagnia di
bandiera: "I giorni passano ma la questione Alitalia non viene affrontata né risolta. Non ci sono né la famosa
cordata italiana, né soluzioni alternative all'orizzonte" Roma -
"Voglio denunciare il silenzio" dell'esecutivo sulla vicenda Alitalia e "chiedere al governo un'indicazione chiara
su un problema drammatico per la vita pubblica del Paese". Così il leader
del Pd, Walter Veltroni, torna sulla vicenda ancora irrisolta della compagnia
di bandiera sollecitando l'intervento del governo Berlusconi. "I giorni
passano ma la questione Alitalia - dice Veltroni - non
viene affrontata né risolta. Il destino della compagnia di bandiera, dopo che
si sono create le condizioni per l'abbandono della trattativa da parte di Air
France, lascia spazio a rischi molto forti. Non ci sono né la famosa cordata
italiana, né soluzioni alternative all'orizzonte. Più passano i giorni e meno
sono le risorse per la soluzione del problema". Prestito ponte,
chiarimento con l'Ue In attesa di sapere quali saranno gli sviluppi sulla
cordata italiana ormai tutta l'attenzione è rivolta al prestito ponte, oggi
all'esame della Commissione Trasporti della Camera dopo il via libera dato dal
Senato la scorsa settimana. Sul prestito ponte si dovrà poi pronunciare anche
Bruxelles che comunque attende una risposta da parte del governo italiano ai
chiarimenti richiesti: "Ci stiamo lavorando in queste ore", ha
spiegato il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi. Intanto nel
pomeriggio si riunirà di nuovo il cda, sospeso ieri sera. Perdite pesanti Il
presidente Aristide Police attende di vedere la luce del provvedimento di
salvataggio annunciato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti e approvato
al Cdm di Napoli che trasformerebbe in patrimonio netto i 300 milioni di euro
di prestito ponte e di fatto evitare alla compagnia una ricapitalizzazione di
urgenza. La norma, come è stato confermato oggi da fonti di governo, sarà
contenuta nel decreto fiscale con cui il governo abolisce l'Ici e detassa gli
straordinari. Le perdite 2007 su cui il cda dovrebbe togliere il velo sarebbero
più pesanti del previsto lasciando al momento il destino della società appeso a
un filo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Leggete la cronaca
dei fatti avvenuti poco fa alla Sapienza e che si sono conclusi con quattro
studenti feriti. Si parla di un collettivo rosso che ha occupato la presidenza
di Lettere per protestare contro i "fascisti", e di un collettivo
nero che per vendetta ha aggredito studenti universitari della parte avversa.
Siamo tornati all'Italia degli anni Settanta? Mentre i grandi partiti tentano
finalmente un nuovo modo di far politica, che contempla un confronto civile in
Parlamento, come deve essere in una vera democrazia, per le strade gruppuscoli
che rappresentano frange minoritarie tentano di ricreare un clima di odio
politico e di intolleranza civile. Quanto conta Forza Nuova? Pochissimo, eppure
d'incanto ha una visibilità enorme, basta vedere le interviste televisive al
suo leader Roberto Fiore, l'ultima ieri a Exit sulla Sette. E quanto contano i
gruppuscoli comunisti-marxisti? Nulla, eppure una certa retorica (ancora una
volta mediatica) li spinge all'azione. Aggiungeteci i raid anti-immigrati, le
strumentalizzazioni di fatti come quelli di Verona e le aggressioni ai gay ed
ecco che il quadro si fa improvvisamente cupo. A chi giova? Certo non a
Berlusconi e nemmeno a Veltroni. Alla Lega? A Di Pietro? Senz'altro no. E chi
c'è dietro? Forse i partiti più estremi esclusi dal Parlamento, come sospetta
qualcuno? Spero proprio di no. Scritto in Italia Commenti ( 2 ) " (Nessun
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Commenti Invia questo articolo a un amico 26May 08 E' iniziata la rivoluzione
conservatrice? Gianni Alemanno, poco fa ha dichiarato nel discorso di
investitura ufficiale a sindaco di Roma : "Vogliamo fare una rivoluzione
conservatrice, perchè solo essendo consapevoli della propria identità si ha la
forza di integrare le altre". Alemanno mi era piaciuto in campagna
elettorale e mi sembra che abbia iniziato molto bene, ad esempio condannando
senza equivoci le violenze contro i gay e gli immigrati, e ha tutti i numeri
per essere un eccellente sindaco. Più in generale mi sembra che il governo
Berlusconi si stia muovendo bene, dando finalmente risposte concrete alle
aspettative degli italiani (anche se ovviamente non tutto è soddisfacente, ad
esempio personalmente dissento sul Ponte sullo stretto di Messina, che non
ritengo urgente e tantomento necessario). Non è un caso che anche molti
elettori di sinistra e di estrema di sinistra approvino l'operato
dell'esecutivo, addirittura uno su quattro secondo l'ultimo sondaggio di
Mannheimer. Fermezza senza prevaricazione, precisione nella diagnosi dei
problemi e rapidità nel proporre rimedi. Mi sembrano queste le caratteristiche
vincenti. Ma fino a quando? Si tratta di un'euforia temporanea, da luna di
miele, o di una tendenza di lungo periodo e dunque l'inizio della rivoluzione
conservatrice annunciata da Alemanno? Scritto in Italia Commenti ( 17 ) "
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19May 08 Attenti al nuovo trappolone europeo. Oggi a Strasburgo, su richiesta
del gruppo del partito socialista europeo, il parlamento europeo affronterà la
situazione dei rom in Italia e nell'Ue. La Commissione europea è sollecitata
dall'Europarlamento a fare una dichiarazione in apertura del dibattito. L'iniziativa
avviene in concomitanza con l'offensiva degli spagnoli contro l'Italia.
L'esperienza induce a credere che queste iniziative non siano casuali. da
sempre l'establishment europeo usa questa forma di spin per frenare e
deligittimare i governi fuori linea. E l'Italia è più che mai fuori linea.
L'immigrazione sembra però un pretesto, il vero nemico di Bruxelles è Tremonti
per le idee espresse nell'ultimo saggio sul modo in cui la Ue concepisce e
applica il libero mercato. E' già successo in passato e di solito era Chirac a
esercitare il ruolo di guastatore. Ora Chirac non c'è più e il testimone sembra
essere stato raccolto da Zapatero. Ma c'è un'importante novità: i grandi Paesi
non sono più perfettamente allineati all'establishment europeo: su alcuni punti
c'è sintonia tra Sarkozy e Tremonti, e anche la cancelleiera tedesca Merkel è
molto più.. riflessiva di Schroeder. Per l'Italia sarà più facile resistere, a
condizione di non cadere nelle provocazioni, come fece Berlusconi dando del
Kapò all'eurodeputato Shulz, cadendo nella sua trappola. Nervi a posto e la
bufera passerà. Il governo Berlusconi ne sarà capace? Scritto in europa, Italia
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questo articolo a un amico 12May 08 Onore a Veltroni. Non mi piace il clima che
si sta creando nel Paese. Gli animi, anziché placarsi (dopo le elezioni), si
stanno accendendo. I toni sono sempre più duri e demagogici. Recepisco una
violenza verbale che mi inquieta, perché, storicamente, non porta mai a nulla
di positivo. C'è però una grande novità, incoraggiante: il Partito democratico
di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco, si sta comportando con grande senso di
responsabilità, mostrandosi moderato e oggettivo. Il caso Schifani lo dimostra.
Personalmente la scelta del nuovo presidente del Senato non mi convince: avrei
preferito per la seconda carica dello Stato una personalità dal profilo
politico più alto o con una personalità più carismatica; un simbolo
riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi sembrano strumentali.
Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una società con diverse
persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per mafia. Diciotto anni
sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è colluso con la
mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la magistratura e
le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure era in buona
fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori, quell'infortunio.
Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata, finalmente matura ( quella
di Veltroni) e l'altra biliosa, moralisteggiante, estrema che non perde
occasione per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa: dalla fiera del libro
di Torino all'omicidio di Verona, passando per il caso Schifani. Io dico: onore
a Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola? Scritto in democrazia, Italia
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articolo a un amico 09May 08 Criminalizzare il nord-est, scherzando su un
omicidio Riepiloghiamo: i cinque ragazzi che hanno ucciso il povero non erano
naziskin. Solo uno di loro era legato ad ambienti di estrema destra, ma non
aveva il cranio rasato, né croci celtiche. I cinque si conoscevano appena. Come
ha spiegato il procuratore Papalia, le motivazioni non sono politiche: trattasi
non di una gang nazista, ma di cani sciolti, balordi di periferia che hanno
ucciso Nicola, reo di aver rifiutato una sigaretta, sotto gli effetti
dell'alcol. Una storia tragica di bullismo urbano e sociale. E ancora: quattro
dei cinque non erano di Verona, ma vivevano in in paesi limitrofi e men che meno
appartenevano alle famiglie bene (chi vuole saperne di più può leggere questo
splendido pezzo di Stefano Filippi). Eppure gran parte della stampa continua a
parlare di naziskin e quella di sinistra si ostina a descrivere Verona come una
città che, oltre al benessere, sviluppa pericolose pulsioni neonaziste:
l'Unità, il Manifesto, Liberazione sono scatenate, ma anche Repubblica non si
ritrae, vedi il reportage di ieri, intitolato "Verona, l'educazione di un
neonazista". E naturalmente il virus non riguarda solo il borgo scaligero,
ma tutto il nord-est (come testimonia questo titolo: teste rasate e antisemiti,
allarme nel nord est). Anno Zero di Santoro ovviamente non poteva starsene ai
margini. Ieri sera ho visto la serie di vignette di Vauro in chiusura di
trasmissione e sono rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era una sequenza
di disegni di pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi naziskin,
ritraendo una parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a questa
minaccia. Umorismo zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta
criminalizzare il nord-est, basta con questa campagna diffamatoria che, nelle
tecniche mediatiche, richiama quelle (rosse) degli anni Settanta. Che
sgradevole sensazione. Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 55 ) " (5
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06May 08 Il Sessantotto ha ucciso il comunismo? E' la tesi di un famoso intellettuale
francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe posto le basi per la
fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha concesso, sebbene il
movimento fosse marxista "la caratteristica del Sessantotto in Francia fu
di incoraggiare lo spirito libero, anticonformista, antitotalitario" e
questo portò "alla fine del mito delle rivoluzioni operaie, comuniste e
dunque di Marx, Lenin, Che Guevara". Secondo Glucksmann "in altri
Paesi, come l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi
gruppi, estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e
difficile, questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso
mentre in Francia no. Glucksmann esalta la globalizzazione e pensa che l'essere
"senza radici" sia un bene per gli occidentali perché li apre al
mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il Sessantotto fu complessivamente
positivo? Io penso (da anni) che il comunismo sia caduto grazie alla
superiorità del sistema liberale. E poi cosa resta del movimento? Una
generazione tendenzialmente egoista, arrivista e non più solidale, come
sostengono alcuni? Scritto in Italia, francia Commenti ( 40 ) " (4 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03May
08 L'Europa va a destra, ma non chiamamola populista Il centrodestra ha vinto
in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi
certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la
Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi,
come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di
rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le
sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia
quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che
genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla
criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono
sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove
radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma
identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta
non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno
transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e
comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era intitolato
significativamente "destra snob e populista". Snob non so dove: oggi
élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e
imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale
a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come "fasciò") e probabilmente
domani al britannico Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere
schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i
politici progressisti si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano
in un comodo conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan,
non capi la Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi
etereo New Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a
prescindere senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il
centrodestra in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno
tenta di fornire delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata
aristocraticamente fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti
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articolo a un amico 30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di
Daoud Ci sono uomini che nascono con una grande anima, uno di questi è
senz'altro Daoud Hari, autore del bellissimo libro autobiografico Il traduttore
del silenzio (piemme edizioni). L'ho intervistato per il Giornale. Non lo
conoscevo e ne sono rimasto conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e
del popolo degli zaghawa, le sue pagine autobiografiche valgono più di
qualunque approfondimento. Ma anche se non siete interessati al dramma di
questa regione del Sudan, ascoltatelo. Scoprirete un uomo che è stato testimone
di orrori inimmaginabili, che è stato torturato e più volte sul punto di essere
giustiziato: chiunque di noi sarebbe rimasto segnato per sempre. Lui no, è
riuscito a reagire nel modo giusto, a non perdere il gusto della vita. Dice:
"Ho superato momenti atroci ripetendomi che dovevo trovare il modo di
ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o il mio cuore avrebbe finito
per esaurire quella felicità che lo fa battere". Nelle sue parole non c'é
traccia di odio, né di rancore. Se fosse cattolico sarebbe un francescano sulla
via della beatitudine, se fosse ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un
figlio del Darfur e della grandezza di una saggezza che in lui è innata. E' un
uomo straordinario che non si considera un maestro né un eroe, ma solo una
persona che "cerca di vivere degnamente su questa terra". Spendete
pochi minuti per leggere la sua testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio
di giorni fa, non può che far bene. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (6
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28Apr 08 Italia e Roma, ora il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno
sarà sindaco di Roma, un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più
scuse: controlla Milano, Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia
maggioranza in Parlamento dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla
demagogia dell'estrema sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli
partiti ma potrà contare su un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si
annuncia moderata e costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno
in particolare: l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe
politica tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto
per il Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere
l'Italia più sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il
momento di agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile
in un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due
domande. Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio?
E dunque Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa
e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 49 )
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articolo a un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia?
L'Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai
giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del
giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era del libero
insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l'unico a
denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato
un bene per la democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola di sfogo, di
qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare
in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume
nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si
sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con l'insulto, lo
sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il modello di
civiltà promosso da Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto ieri sul
palco. Non è vero che l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale istituì gli albi
professionali. L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo ha esaltato la
Bbc, Cnn e Al Jazeera come "televisioni libere". Sulla Bbc sono
d'accordo, ma la Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della Casa Bianca
e al Jazeera è posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi
all'informazione. Ancora: critica Napolitano (definito "un Morfeo che
dorme, dorme, dorme") perché ha indetto elezioni prima del referendum: e
che doveva fare? La legge parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento
si va al voto col sistema vigente. Davvero tutti i giornalisti sono servi, a
parte Travaglio? Ma siamo seri, per cortesia: che esista un problema di
acquiescenza da parte di molti colleghi verso i politici è chiaro, ma offendere
tutti indiscriminatamente è puro populismo. Noi giornalisti non possiamo
sbagliare, ma quante scemenze ha detto Grillo in questi anni spacciandole
sempre per verità assolute? La più grossa risale a qualche anno fa quando
denunciava la manipolazione dell'informatica e rompeva i computer in sala. Chi
lo contestava passava per fascista e qualunquista; oggi però Grillo è il
profeta della Rete. E, come gli capita sovente, non accetta contestazioni.
Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma condieriamo
Grillo per quel che è e non scambiamolo per il Vate capace di risollevare
l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha bisogno di modelli costruttivi,
di leader credibili che sappiano elevare il discorso pubblico, anziché ridurlo
a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è l'eroe della nuova Italia? Vi
riconoscete in lui? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 106 ) " (16
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Foa, non tema.nessuna riedizione degli anni 70. Solo gruppuscoli minoritari
da... bo,mario: Se in quella università si studiasse invece di cercare scontri
forse andrebbe meglio. Roccaforte di un... JackTheLeopard: Restando fermo ciò
che ho già scritto su questo post, mi sbilancio un po'. Dire che Alemanno...
marcello Foa: Cara Arjola, non ho visto il filmato e non posso giudicare. Se il
negoziante dava del lei, Alemanno ha... Arjola: Salve Sig. Foa, ieri sera
seguendo un programma ho visto un video che riguardava l'incontro tra... Ultime
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Argomenti: Alitalia
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2 MILIONI AL GIORNO Alitalia, conti in picchiata troppi rischi:
cda rinviato Barbera e Grassia Sospeso l'esame del bilancio Commissariamento a
un passo.
( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il governo
Berlusconi ha promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima
casa. Lo ha fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il
motivo è che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione
sull'essenza di questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione
politica per la quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di
immobili, cosiddetti di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice:
demagogia allo stato puro. Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo
governo non potrà farle per motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma
sull'Ici pop non ci siamo. Le "abitazioni di tipo signorile"
accatastate così in Italia ammontano alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila
e rotti), di ville (burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine
ci sono 2397 tra castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila
"ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di
immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a
costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV
Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08
Mutui e azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di
un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione
dei mutui a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si
tratta di un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la
semplicità con cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole
notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard:
è la circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti
sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il
comportamento che eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si
può domandare se questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli
errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal
legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso
sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma
poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La
convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della
concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani,
per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte
alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e
dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista
dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i
propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in
portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto
bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5
milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a
cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà
in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi
cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 13 ) " (1 votes, average: 5
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Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A proposito
di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale per chi ha
case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la tassazione su chi
ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare i
proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una
imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati,
colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza
pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli
stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani,
non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio
rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e con essa il
principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale,
non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto
sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo
sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading
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questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione
ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso".
Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha
fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un
rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi
ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori
(caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui
rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati
per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica
veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al
ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la
magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende
mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che
gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero
voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla
lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 22 ) " (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Apr 08 1929 Oggi è
stato reso pubblico il dato del Pil negli Stati uniti, nel primo trimestre del
2008. La crescita della ricchezza americana è dello 0,6 per cento. Poco (anche
ancora doppia rispetto a quella italiana), ma non da giustificare tecnicamente
la paura di una recessione. La produzione industriale è cresciuta dello 0,7 per
cento. I consumi dei cittadini dell'1 per cento. E per finire sul mercato di
Borsa: all'inizio dell'anno il Dow Jones era a quota 13043 e oggi siamo
ritornati più o meno là. Perdonate i numeri, ma forse a coloro che parlano di
29 converrebbe ricordarli. Scritto in finanza Commenti ( 16 ) " (3 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Apr 08 Chi non
capisce, pontifica Mercoledì mattina sono stato inviato a Omnibus della Sette. Ascoltavo
tanti dotti commenti sul successo della lega e sui suoi motivi e sui flussi
elettorali e bla bla bla. Ma insomma con che coraggio. Abbiamo sbagliato tutto,
ma pretendiamo di commentare i risultati diversi delle nostre previsioni. Ma
come fanno i tanti che ci hanno detto che il parlamento sarebbe stato
massacrato e polverizzato da questa legge elettorale, oggi a parlare di
bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la lega, come piccolo movimento di
razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha aperto loro gli occhi? Dovremmo
tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare e smetterla di pontificare su
fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la triste sensazione che i
giornalisti stiano diventando sempre più simili ai politici: non riescono a vedere
ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il corsera per due giorni consecutivi
ci ha detto che sarebbe stato meglio il pareggio e oggi si compiace di una
maggioranza chiara. L'universo mondo si interroga da dove siano arrivati i voti
alla lega. Se un partito prende nelle città del nord un voto ogni cinque
elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma andiamo al bar Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (17 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di
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amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali in questa
campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni di
Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui risponde.
Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di politica. E
divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (7
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16Mar 08
Alitaglia/2 Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig. Porro,
come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che
abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni,
non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM
possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate
questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse
sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM
vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente
una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000
persone) che vive sui servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira
intorno ma ..togliendoci gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In
pratica mi sembra che ci venga offerto un bel panino imbottito da quale viene
sfilato in prosciutto! Cosa ne dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli
affari bisogna farli in due !!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi
inizia a venire anche a me. Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los
angeles, ovviamente via Monaco. E sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia
coincidenza per Malpensa. Sono disponibile, ma anche rattristato, di non avere
un volo diretto da Milano a Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere
la pena. Certo, poi penso al servizio e al costo di Alitalia
peri contribuenti, e mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si
compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda
tutto il "pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Commenti ( 59
) " (8 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08
Morti di ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente
mortale con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato,
per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la
macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai
mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento
dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno
pensa dunque che il mio datore (l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia
responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e
paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un
baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello
Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il
consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per
ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile,
soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più
burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese marginali,
quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in Varie
Commenti ( 26 ) " (15 votes, average: 4.53 out of 5) Loading ... Il Blog
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un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del grano sono
balzate del 25 per cento, toccando il record di 12 dollari per bushel (così si
chiama l'unità di misura delle materie prime alimentari) al Chicago board of
trade. Si tratta di un record storico. La causa scatenante deriva dall'annuncio
del Kazakistan di mettere un dazio all'export di grano. Così come quelli appena
applicati dalla Russia, i grandi granai del mondo sono preoccupati dall'aumento
dei prezzi del grano nei loro paesi e dunque adottano politiche
protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte mondiali non sono andate
particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è l'utilizzo dei prodotti della
terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi negli stati uniti il 4 per
cento del Mais è stato prodotto per fini energetici. Come era facilmente
prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta andando alle stelle.
Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della Virgin sulla rotta
Londra Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20 per cento) di
Biofuel. Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime contribuiscono a
meno del per cento dell'effetto serra) saranno in futuro puliti. Se il prezzo
da pagare è avere il raddoppio del valore delle materie prime alimentari (è quanto
è avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie Commenti ( 21 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post
precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al
Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su
ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (3) burocrazia (1) citazioni (2)
finanza (10) pol economica (19) Varie (32) Ultime discussioni Giulio di Siena:
Non è proprio come dice Alessandro. E' vero, chi ha stipulato un mutuo non
aveva la pistola... tzoia1: Si puo' discutere a vita sui dettagli, ma penso che
la base sia la mancanza di una Cultura Liberale. Se... alessandro: Ma scusate
qui c'è qualcosa che mi sfugge. Quando nel 2000 il signor Rossi è andato alla
sua... libertyfighter: Concordo in toto. Anche se per me è molto più importante
il concetto di Moral Hazard. Ma tanto in... Phastidio: Noto alcuni commenti
piuttosto singolari, e che certificano la mancata lettura/comprensione del
testo... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari
Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (106
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo
con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd),
sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento
e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (48 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 87 ) " (28 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga
il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in
Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A
questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 17 ) "
(118 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 92 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa
alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in
realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista
che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo
scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà
applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei
campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del
Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E'
troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel
blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter
Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita
al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere
costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici.
Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno
detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte
necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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cinque anni per rientrare nelle stanze del potere... lucila: oddio,io già ho un
marito molto ed entusiasticamente tecnologico, condizionato anche dal lavoro
che fa, e... 200 MILA NUOVE AIUOLE CON ALBERI ENTRO UN ANNO A MILANO: Se si
producesse il bioetanolo dalle foglie senza abbattere... Corrado Buccieri: I
nemici del dialogo sono coloro che non riusciranno a convincersi che devono
aspettare almeno 5... Corrado Buccieri: La tecnologia è senz'altro utile, ma
non bisogna farsi coinvolgere tanto.Va usata con... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1
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vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità.
Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale
ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il
Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto
di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato
"Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo
al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella
vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis
apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata
mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue
lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni
su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto
in Varie Commenti ( 12 ) " (106 votes, average: 1.04 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il
discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier),
l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla
telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa
sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il
discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla
carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i
bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che
la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una
prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non
abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non
intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica".
Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha
una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter,
e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti
ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti
da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
Commenti ( 100 ) " (48 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
87 ) " (28 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante
nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle
persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo
non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo
D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di
forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in
mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo
sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti
( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo
D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 17 ) "
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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes,
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le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista
del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del
Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo
anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie
abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i
temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
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vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro
quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della
vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di
stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più
popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra
vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non
scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come
sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)".
Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della
vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno
e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita.
Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per
l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per
Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale".
Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa.
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questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Corrado Buccieri, dovere aspettare cinque anni per rientrare nelle stanze del
potere... lucila: oddio,io già ho un marito molto ed entusiasticamente
tecnologico, condizionato anche dal lavoro che fa, e... 200 MILA NUOVE AIUOLE
CON ALBERI ENTRO UN ANNO A MILANO: Se si producesse il bioetanolo dalle foglie
senza abbattere... Corrado Buccieri: I nemici del dialogo sono coloro che non
riusciranno a convincersi che devono aspettare almeno 5... Corrado Buccieri: La
tecnologia è senz'altro utile, ma non bisogna farsi coinvolgere tanto.Va usata
con... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale:
il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e
le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails Ultime News La Sapienza, scontri
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prefetto PansaInter, addio a Mancini Verso il divorzio ufficialeRoghi, Sicilia
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bollette"Rete4, il governo modifica l'emendamento Veltroni: "Quel
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(7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Così le
tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del
dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di
Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere
rosse ammainate e la Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (106 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (48 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 87 ) " (28 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la
casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average: 1.32 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto
la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e
senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del
Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato
via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli
stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e
atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei
partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si
sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano
infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la
guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente,
potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente
parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne
azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di
centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di
farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo
voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti (
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24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo
scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del
candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco
Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom,
traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 92 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera
su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia
del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo
grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in
parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta".
Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere
della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio
della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in
"casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva",
quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare
Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera
risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero
questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61 votes,
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tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura
è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio,
Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come
ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro
e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 )
" (48 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni
per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente
Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante
nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle
persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo
non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo
D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di
forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in
mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo
sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti
( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo
D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra.
"La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una
riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi
e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd
"deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono
alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale
"non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre
sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il
33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average: 1.32 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader
dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di
Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della
campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio.
Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla
legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che
sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della
legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano"
o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie
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facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della
Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta
anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici.
Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva
una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e
dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la
verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio
ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle
intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella
sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione
in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio
a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle
sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e
urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per
volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno
individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno
capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo
stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra,
su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando
Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che
governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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aspettare cinque anni per rientrare nelle stanze del potere... lucila: oddio,io
già ho un marito molto ed entusiasticamente tecnologico, condizionato anche dal
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si producesse il bioetanolo dalle foglie senza abbattere... Corrado Buccieri: I
nemici del dialogo sono coloro che non riusciranno a convincersi che devono
aspettare almeno 5... Corrado Buccieri: La tecnologia è senz'altro utile, ma
non bisogna farsi coinvolgere tanto.Va usata con... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
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2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Così le tecnologie ci cambiano la
vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (106 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (48 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 87 ) " (28 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average: 1.32 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto
la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e
senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del
Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato
via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli
stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e
atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei
partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si
sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano
infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la
guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente,
potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente
parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne
azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di
centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di
farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo
voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti (
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24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo
scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del
candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco
Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom,
traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia
sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i
ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto
Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di
sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma
come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 92 ) " (90 votes, average: 1.51 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più
bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita
della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti
sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog
ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non
troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è
la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il
Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti
a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di
articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5
del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per
lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista,
ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 ) " (129
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7
Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del
leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo
grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in
parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta".
Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere
della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio
della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in
"casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva",
quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare
Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera
risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero
questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (61 votes,
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d'accordo con Corrado Buccieri, dovere aspettare cinque anni per rientrare
nelle stanze del potere... lucila: oddio,io già ho un marito molto ed
entusiasticamente tecnologico, condizionato anche dal lavoro che fa, e... 200
MILA NUOVE AIUOLE CON ALBERI ENTRO UN ANNO A MILANO: Se si producesse il
bioetanolo dalle foglie senza abbattere... Corrado Buccieri: I nemici del
dialogo sono coloro che non riusciranno a convincersi che devono aspettare
almeno 5... Corrado Buccieri: La tecnologia è senz'altro utile, ma non bisogna
farsi coinvolgere tanto.Va usata con... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails Ultime
News La Sapienza, scontri politici tra studenti: 4 feriti e 6 fermatiRifiuti,
tra gli indagati anche il prefetto PansaInter, addio a Mancini Verso il
divorzio ufficialeRoghi, Sicilia in fiamme Ondata di caldo al SudTremonti:
"Un freno a benzina e bollette"Rete4, il governo modifica
l'emendamento Veltroni: "Quel decreto è una forzatura" Blog amici Il
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tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra
Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (106 votes, average: 1.04 out of 5) Loading ... Il Blog di
Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a
un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne
la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla.
Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato
Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza
solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non
è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 )
" (48 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 87 ) " (28 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo
sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un
nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del
Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La
Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a
posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto:
pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi.
Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non
ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è
stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo
riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco,
che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro
Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta
feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna
elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le
dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla
Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha
rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel
loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente
non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di
lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo.
"La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai
finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare
tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in
Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è
chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi
elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore".
Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito
nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che
abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a
nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il
più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 92 ) " (90 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare.
A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato
1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con
il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo
aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a
mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai
il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito,
sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 )
" (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la
parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi
in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani
hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le
scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana
tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per
Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra Racconta
anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica
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( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto
il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in
avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (106 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (48 votes, average: 2.85 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il
"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla
direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce
il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
87 ) " (28 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 17 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche)
il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del
Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la
mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il
centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter?
Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da
Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la
sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di
voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere
come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 92 ) " (90 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader
dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a
Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57 votes, average: 1.54 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico
di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e
quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci
lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in
Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e
necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso
costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida
difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello
Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie
Commenti ( 32 ) " (61 votes, average: 1.84 out of 5) Loading ... Il Blog
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toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
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aspettare cinque anni per rientrare nelle stanze del potere... lucila: oddio,io
già ho un marito molto ed entusiasticamente tecnologico, condizionato anche dal
lavoro che fa, e... 200 MILA NUOVE AIUOLE CON ALBERI ENTRO UN ANNO A MILANO: Se
si producesse il bioetanolo dalle foglie senza abbattere... Corrado Buccieri: I
nemici del dialogo sono coloro che non riusciranno a convincersi che devono
aspettare almeno 5... Corrado Buccieri: La tecnologia è senz'altro utile, ma
non bisogna farsi coinvolgere tanto.Va usata con... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne
la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla.
Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato
Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza
solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non
è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 )
" (48 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 87 ) " (28 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo
sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un
nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del
Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La
Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a
posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto:
pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi.
Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non
ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è
stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo
riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco,
che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (46 votes, average: 1.93
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro
Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta
feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna
elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le
dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla
Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha
rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel
loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente
non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di
lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo.
"La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai
finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare
tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in
Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è
chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi
elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore".
Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito
nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che
abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a
nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il
più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare.
A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato
1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con
il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo
aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a
mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai
il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito,
sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 18 )
" (129 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la
parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi
in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema
Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei
clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari
dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni)
dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea
moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi.
La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani
hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le
scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (36)
Ultime discussioni Franco: Sono d'accordo con Corrado Buccieri, dovere
aspettare cinque anni per rientrare nelle stanze del potere... lucila: oddio,io
già ho un marito molto ed entusiasticamente tecnologico, condizionato anche dal
lavoro che fa, e... 200 MILA NUOVE AIUOLE CON ALBERI ENTRO UN ANNO A MILANO: Se
si producesse il bioetanolo dalle foglie senza abbattere... Corrado Buccieri: I
nemici del dialogo sono coloro che non riusciranno a convincersi che devono
aspettare almeno 5... Corrado Buccieri: La tecnologia è senz'altro utile, ma
non bisogna farsi coinvolgere tanto.Va usata con... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1
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( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Sì AL BILANCIo
Bilancio approvato a tarda ora dopo un'altra giornata di passione: il decreto
slitta ancora, nessuna notizia della cordata italiana 28/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il decreto sul
prestito non è nella Gazzetta Ufficiale Approvato il bilancio: persi 495
milioni. "Urgente ricapitalizzare" Roma. Alitalia ha chiuso il bilancio 2007 con un rosso di 495 milioni di euro:
ha perso circa un milione e 350 mila euro al giorno. Un risultato migliore
rispetto all'anno precedente, quando le perdite erano state di 626 milioni. Sul
filo del rischio commissariamento, con l'approvazione dei conti la compagnia
supera un passaggio delicatissimo. Resta in una "significativa
situazione di incertezza aziendale" dopo il fallimento del progetto di
integrazione in Air France Klm, ma per il consiglio di amministrazione
l'intervento del governo è servito, "al momento", a mantenere in
piedi il delicatissimo equilibrio dei conti. Dopo il primo decreto che ha
stanziato un prestito di 300 milioni, e l'articolo inserito nel decreto fiscale
che ne dispone l'utilizzo a copertura delle perdite, Alitalia
può temporaneamente contare su "una importante consistenza di
liquidità". La scelta di andare avanti senza arrendersi, sostenendo che la
compagnia può ancora avere un futuro e che non è quindi venuto meno il
requisito della continuità aziendale, è sorretta dalla "fiducia, anche del
legislatore, sulla possibilità di completamento del processo di privatizzazione
e di risanamento della compagnia" come emerge, indica il cda di Alitalia, dalle relazioni che accompagnano i due decreti.
Resta la necessità"di una ricapitalizzazione da effettuarsi in tempi
strettissimi", con l'ingresso di un nuovo azionista: la compagnia sta
lavorando per la ricerca di una soluzione, anche in questa fase i vertici
stanno sondando delle opportunità, ma deve attendere che il Tesoro decida in
che modo riavviare la privatizzazione. "Attende - si legge nel comunicato
diffuso dopo la riunione del cda - le indicazioni di contesto che l'azionista
di riferimento vorrà formulare, nel cui ambito dette eventuali opportunità dovranno
inquadrarsi". Intanto il cda prende atto che è ormai risolto l'accordo che
la compagnia aveva siglato con Air France nel 2002 e che era stato rafforzato
con uno scambio azionario del 2%. Sui conti del 2007 ha inciso anche l'aumento
del prezzo per il carburante, che pesa sui bilanci di tutte le compagnie aeree,
ed una svalutazione del valore della flotta per 97 milioni. Dopo 24 ore di
sospensione, il cda è tornato ad esaminare i risultati dell'esercizio 2007 in
seguito all'intervento del governo che ha indicato una soluzione per tamponare
l'eventuale rischio di una erosione del capitale al di sotto del minimo legale.
Circostanza che spalancherebbe la porta alla liquidazione per l'obbligo di
immediata ricapitalizzazione che il Tesoro, con le mani legate dai vincoli di
Bruxelles sugli aiuti di Stato, non avrebbe potuto assolvere: un articolo del
decreto fiscale disciplina l'utilizzo del prestito ponte del governo ad Alitalia per 300 milioni, indicando che va utilizzato
"per far fronte alle perdite che comportino una diminuzione del capitale
versato e delle riserve al di sotto del livello minimo legale". La
compagnia, con le perdite del primo trimestre 2007 cumulate al rosso del 2006,
aveva già da tempo fatto scattare l'allarme (e le procedure previste dal codice
civile) per perdite oltre un terzo del capitale. Intanto il Consiglio di Stato
ha ribadito che va ripetuta la gara del gruppo in amministrazione straordinaria
Volare per la cessione della low cost Volare Web e la compagnia charter Air
Europe, anche se si tratta di attività già acquisite da Alitalia
nel 2006. I giudici di Palazzo Spada, che avevano preso la decisione dopo un
ricorso di AirOne, hanno fissato un tempo strettissimo, 15 giorni, ed hanno
investito "del compito di rinnovare la gara" il direttore generale
per la politica industriale del ministero dello Sviluppo. MICHELE LOMBARDI
28/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il commento MILANO.
Si chiude con il segno meno ma con scambi decisamente più intensi rispetto alla
vigilia la seconda seduta della settimana di Piazza Affari. Il Mibtel ha lasciato sul terreno lo 0,33% a 25.230 punti e lo
S&P/Mib lo 0,06% a 32.743 punti, in linea con l'andamento dei principali
mercati europei. Vistoso il crollo di Alitalia (-9,36%), pesante Impregilo (-3,53%).Debole Iride. 28/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
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Pagina XI - Milano
Malpensa, il governo riapre il Tavolo Milano Penati: aiuti anche per l'aeroporto
Il sottosegretario Gianni Letta annuncia la convocazione del summit ANDREA
MONTANARI Anche Silvio Berlusconi punterà sul Tavolo Milano. Dopo l'appello al
governo su Malpensa del neo presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del
presidente della Provincia Filippo Penati, è stato ieri il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Gianni Letta ad annunciare, nel corso di una
telefonata con il numero uno di Palazzo Isimbardi, l'imminente convocazione di
una riunione tra governo, Regione, Provincia e Comune sul futuro dell'ex hub
lombardo. Inoltre, come già anticipato dal leader della Lega Umberto Bossi, il
premier potrebbe convocare addirittura un consiglio dei ministri direttamente a
Malpensa. "Non solo il Tavolo Milano continuerà nel suo lavoro - conferma
soddisfatto Penati - ma ho anche ricevuto garanzie dal sottosegretario Letta
che nei prossimi giorni arriverà una convocazione per la questione Malpensa. Mi
auguro che il Tavolo Milano sia fissato il più presto possibile, visto che la
situazione è ormai arrivata a un livello estremamente preoccupante per lo scalo
milanese. Auspico che il prestito ponte di trecento milioni di euro non serva
soltanto per il rilancio della compagnia, ma che possa dare una nuova linfa
all'aeroporto. Non posso che dirmi soddisfatto sia dalle garanzie ricevute dal
governo, sia dal voto della commissione Attività produttive della Camera".
Proprio ieri, infatti, la commissione Attività produttive di Montecitorio ha
espresso parere favorevole al decreto legge per il prestito
ponte di 300 milioni di euro a favore di Alitalia, accogliendo le osservazioni proposte dall'onorevole Erminio
Quartiani del Partito democratico, che rendevano esplicita l'urgenza di un
intervento organico a favore del rilancio della compagnia di bandiera che
"porti all'adozione di un serio piano di sviluppo per Malpensa, il
territorio e le sue imprese". Del prestito ponte e del futuro
dell'ormai ex hub lombardo si preoccupa anche la Lega. "Il provvedimento è
necessario, dato che l'azione del precedente governo non ha saputo risolvere il
problema dell'Alitalia - spiega il capogruppo del
Carroccio alla Camera Roberto Cota -. Ma a noi interessa anche Malpensa. Un
tema che merita attenzione e la convocazione di un consiglio dei
ministri". L'argomento sarà al centro anche del tradizionale raduno del
Carroccio domenica a Pontida. "Se dovessi mettere una etichetta a questa
edizione - aggiunge il leghista Marco Reguzzoni - la definirei il raduno della
concretezza, perché abbiamo già iniziato a realizzare il nostro programma
cominciando dalla questione della sicurezza e stiamo affrontando tutti i temi
cari alla nostra gente, a partire da Malpensa". Polemico, invece, con
l'allarme lanciato da Filippo Penati l'assessore regionale al Lavoro Gianni
Rossoni del Pdl. "Suona davvero strano - precisa - che il presidente
Penati sostenga che per Malpensa tutto si sia arenato, quando solo due
settimane fa, era il 15 maggio, dopo un percorso di confronto e di
approfondimento condiviso avviato l'8 aprile con il Tavolo del Patto per lo
sviluppo, si è arrivati alla firma di un protocollo d'intesa per l'utilizzo
degli ammortizzatori sociali i cui firmatari, oltre alla Regione sono i
sindacati, la Provincia di Varese e la stessa Provincia. Sorprende un po' che
Penati non sappia cosa fa il suo assessore al Lavoro".
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
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Economia
Alitalia, Ermolli cede
il passo a Tremonti Il consulente gira la lista della cordata al ministro.
Conti in rosso per 495 milioni Il cda: "Subito una ricapitalizzazione,
attendiamo indicazioni dal Tesoro" ETTORE LIVINI MILANO - Alitalia chiude il 2007
in rosso per 495 milioni, con perdite giornaliere pari a 1,35 milioni al giorno. Evita il crac
grazie solo al prestito ponte da 300 milioni pubblici (convertibili in
patrimonio, ha certificato ieri la Gazzetta ufficiale) e ribadisce la necessità
di una "ricapitalizzazione in tempi strettissimi per sostenere
l'operatività". Una nota della compagnia segnala infatti la "continua
erosione della credibilità commerciale dell'azienda con rilevanti ripercussioni
sullo sviluppo delle vendite" e la variabile impazzita del costo del
carburante, in continuo aumento. Il cda - che convoca per il 27 o il 28 giugno
l'assemblea degli azionisti - attende dunque le "indicazioni del
Tesoro" per accelerare la ricerca di nuovi soci. Una richiesta arrivata
anche dall'opposizione. "Denuncio il silenzio del governo", ha
attaccato ieri Walter Veltroni. La sopravvivenza della compagnia dopo l'addio
forzato di Air France è in effetti appesa a un filo. Senza la stampella del
prestito-ponte, il patrimonio si sarebbe già bruciato e il commissariamento
sarebbe inevitabile. All'orizzonte c'è ancora il miraggio della cordata
italiana che però naviga a scartamento ridotto. Il superconsulente di Silvio
Berlusconi, Bruno Ermolli, anzi, avrebbe fatto un passo indietro. Ha consegnato
a Tremonti l'elenco degli imprenditori italiani interessati e si sarebbe
sfilato, lasciando il cerino in mano al ministro del Tesoro con cui i rapporti
non sono cordialissimi. I nomi della lista Ermolli sono sempre gli stessi. Air
One, assieme a una miriade di piccoli e grandi imprenditori (dai Ligresti a
Tronchetti Provera, da Moretti Polegato fino ai Fossati), nessuno dei quali
però sarebbe disposto a mettere sul tavolo le cifre importanti necessarie per
salvare la compagnia. Tremonti, di suo, sarebbe pronto a chiudere la partita
con un commissariamento. Ma c'è un problema: Berlusconi ha promesso in campagna
elettorale di salvare Alitalia con una soluzione
tricolore. E l'amministrazione straordinaria sarebbe a questo punto uno smacco.
Tremonti sta provando così a lavorare a una soluzione alternativa. Che innervi
sulla gracile struttura messa in piedi da Ermolli un management forte e il
sostegno bancario. Nei giorni scorsi avrebbe sondato il mondo del credito, in
particolare Intesa Sanpaolo che da tempo ha il dossier sul tavolo. Qualche
sondaggio sarebbe stato fatto sulla disponibilità di Roberto Colaninno a
giocare un ruolo nella partita. Ma la risposta è stata sempre la stessa:
nessuno vuole sbilanciarsi fino a quando non ci saranno segnali di
discontinuità con il passato (soprattutto sul fronte sindacale) e senza disegni
chiari sulle alleanze internazionali. Risposte che Tremonti ha interpretato
come un "ni", mettendosi a lavorare per concretizzare questi timidi
segnali. E già nelle prossime ore potrebbe attivare una nuova procedura di
vendita per far uscire allo scoperto i potenziali compratori. Restano come
carte della disperazione l'intervento di realtà pubbliche e, nel caso, la legge
Marzano e il Commissario. "Serve una nuova procedura di vendita
trasparente ? ha detto ieri Bersani ?, non un trucco per vendere Alitalia agli amici". Sulla testa dell'aerolinea,
intanto, piove un'altra tegola. Il Consiglio di Stato dispone che la gara per
la vendita di Volare venga ripetuta entro 15 giorni.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
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Otto
e mezzo Dal decreto sulle frequenze tv al destino dell'Alitalia, in Parlamento
il clima politico si scalda. Confronto e scontro fra maggioranza e opposizione
secondo Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, capigruppo al Senato
rispettivamente di Pd e PdL. La 7 20.30 i liceali La puntata della fiction
mette a fuoco le ansie di un padre verso la figlia. Antonio (Giorgio Tiraboschi) è
preoccupato perché la figlia Elena (Carolina Victoria Bencivenga) ha cominciato
a frequentare Claudio... Canale 5 21.10 scommettiamo che...? Valeria Marini,
Belen Rodriguez, Antonio Rossi e Sebastiano Somma sono ospiti dell'ultima
puntata. Alessandro Cecchi Paone e Matilde Brandi presentano le ultime
scommesse. RaiDue 21.05 la storia siamo noi Rai Educational presenta il
reportage "La trattativa. Il sequestro Cirillo" di Carlo Durante e
Aldo Zappalà. RaiDue 23.20 i love rock and roll Elena Di Cioccio apre la nuova
serie con l'intervista esclusiva ai Kiss, in occasione del loro ritorno sulla
scena musicale. All Music 0.00 Magazine sul 2 Antonello Aglioti incontra Mario
Monicelli, nella casa romana del regista. Monicelli spiega come sono nati
alcuni dei suoi capolavori. RaiDue 0.25.
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
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del Energetici in calo Chiusura di seduta in calo per la Borsa valori che ha
subito nell'ultima fase l'altalena di Wall Street, sfiorando anche la parità.
L'indice Mibtel ha terminato con un -0,33%, a 25.230 punti, mentre
l'S&P/Mib ha ceduto lo 0,06% e l'All Stars lo 0,39%. Buoni gli scambi, a
6,8 miliardi di euro. Unicredit ha segnato un +3,23%, mentre Intesa è salita
dello 0,97% e Ubi Banca dello 0,33%, in calo Monte Paschi (-1,35%). Positiva
Fiat (+0,72%) nonostante l'a.d. Marchionne abbia parlato di un calo delle
vendite a maggio. Impregilo ha ceduto il 3,55%, con minimi vicino al -6%, alla
notizia della nuova inchiesta sui rifiuti con gli arresti domiciliari per sette
manager del gruppo nelle controllate campane. Tra gli
energetici in calo Eni (-1,59%) e Saipem (-2,29%), Bene le tlc, con Telecom
+0,42% e Tiscali +0,89% sulle ipotesi circa una vendita separata dei diversi
assets. Alitalia ha
registrato un calo del 9,38% dopo la fumata nera sull'approvazione del bilancio
2007.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-28 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE "Governo, solo fuochi d'artificio La Chiesa ha diritto di
parlare" Veltroni: mi piacerebbe una donna alla guida
dell'"Unità" ROMA - Onorevole Veltroni, l'opposizione è accusata di
essere troppo morbida, accondiscendente. Come se ci fossero le larghe intese,
anche se non avete pareggiato ma perso. "No. è come se ci fossero due
mondi separati, uno virtuale e uno reale. Nel mondo virtuale, lettori e
scrittori di giornali di varie dimensioni se la cantano e se la suonano. Nel
mondo reale, è successo che alla prima prova parlamentare il governo sia andato
sotto proprio grazie alla nostra opposizione che qualcuno giudica fin troppo
dura; ed è il primo provvedimento che arriva. Purtroppo, il nostro è un Paese
di politici d'antan. Un Paese politicamente di pasticcioni e furbacchioni, che
si divertono a confondere dialogo e opposizione. Nel mondo reale, la questione
è semplice: si dialoga sulle riforme, ci si oppone sui contenuti". Questo
significa che terrete duro anche sulle questioni care al premier, tipo il
sistema tv? E lui è d'accordo? "Sono sempre più affascinato dai nostri
padri costituenti. Uomini come Calamandrei, cui il Pd dedicherà un convegno in
autunno. Uomini che non litigavano su Rete4 ma su democrazia e totalitarismo,
su Usa e Urss; però scrivevano le regole insieme. Dopo è cominciata un'altra
stagione, di melassa, gelatina, marmellata, confusione. Quella stagione è
finita: ci si può opporre con fermezza su Rete4 e
denunciare la scomparsa della cordata Alitalia, senza che per questo il dialogo sulle riforme debba
interrompersi. Così come è finito il clima di scannatoio durato quindici anni.
Io ho cominciato a usare toni nuovi già in campagna elettorale; il leader dello
schieramento a noi avverso l'ha fatto soltanto dopo la vittoria".
Da Bassolino in giù, è un fiorire di laudatori: Berlusconi, rappresentato come
malvagio, è ora definito statista. Non siete passati da un eccesso all'altro?
"Io non ho mai detto nessuna di queste cose. Se il Paese è così
malridotto, buona parte della responsabilità grava su Berlusconi, che è stato
per quattro volte presidente del Consiglio. E che rappresenta un sistema di
valori, una visione del mondo cui bisogna opporsi con sempre maggior forza ed
energia, contro cui si deve dare una solare battaglia culturale e ideale".
Lei si è appena seduto al suo tavolo. "Sì. E appena ci siamo seduti, per
prima cosa gli ho detto: "Capiamoci bene. Se questo dialogo è un esercizio
di buone maniere, mi interessa poco, per quanto le buone maniere siano
preferibili a quelle cattive. Se invece è un dialogo per scrivere insieme le
regole del gioco democratico, allora sarò un interlocutore leale. Ripartiamo
dal pacchetto Violante. Riformiamo la legge elettorale per le Europee, ma senza
tagliare fuori le altre forze: non voterò mai uno sbarramento che superi il
3%". Attendo segni che corrispondano alle parole. Altrimenti, sarò il
primo a riconoscere che è stato inutile". I segni riguarderanno anche la
Rai? La sua proposta dell'amministratore unico non è già stata respinta?
"Vedremo. Aspettiamo risposte. Eleggere un altro Consiglio
d'amministrazione pieno di ex parlamentari sarebbe un gravissimo errore.
Preferisco un amministratore delegato nominato dal governo e approvato dal
Parlamento all'assurdo sistema attuale. Un manager al di sopra delle parti. Un
aspetto cruciale, in un Paese dove l'informazione è egemonizzata dal capo del
governo ". Alla vigilanza Rai andrà Leoluca Orlando? "Siamo
favorevoli alla sua candidatura. La sosterremo. E ricordo che, quand'eravamo
maggioranza, votammo il candidato proposto dal centrodestra, Storace. La
maggioranza non può sindacare sul nome indicato dall'opposizione". Non
teme si saldi, tra tv e politica, una forza avversa al Pd, di grande appeal
elettorale? Magari attorno a quella che Santoro definisce ironicamente la banda
dei quattro: lui, Travaglio, Beppe Grillo, Di Pietro? "Da tempo ho rotto
con la logica del " pas d'ennemis a gauche", nessun nemico a sinistra.
Non vivo con questo incubo; altrimenti non potremmo assolvere al compito che
spetta a una grande forza riformista del 34%. Non possiamo tornare indietro. è
fisiologico che si creino aree di critica più radicale, da rispettare, con cui
dialogare. Magari assumendo talora posizioni più radicali delle loro. Noto che
Di Pietro è favorevole al reato di immigrazione clandestina. Noi no". Il
governo è in luna di miele, l'opposizione sembra nell'angolo. "La luna di
miele si interromperà molto presto, anche prima di quanto pensiamo. La destra
ha vinto le elezioni sulla linea della paura: paura degli immigrati, dei rom,
dell'impoverimento. E la paura rende più facile vincere, ma molto più difficile
governare. Ora siamo alla fase dei fuochi d'artificio. Quando il fumo dei
fuochi si sarà diradato, quando vedremo che i fatti di violenza proseguono, i
campi rom ci sono ancora, l'impoverimento continua, allora ci sarà un effetto
boomerang. Mai come oggi sono preoccupato: l'insicurezza sociale, e anche
personale, è stata incanalata sulla linea dell'egoismo sociale. Ma questo fa
saltare il principio solidale. è la dilatazione del Nimby: fate tutto, ma non
da me. è la logica delle ronde, del blocco stradale, del "mi faccio
giustizia da solo". Poi non c'è da stupirsi se qualche energumeno con svastica
va a spaccare le vetrine degli immigrati". Il sindaco Pd di Marano,
Salvatore Perrotta, è molto Nimby. Guida la rivolta sulle barricate. "Da
lontano è facile decidere ogni cosa. Un sindaco vive in mezzo alla sua
comunità, non può non sentirne gli umori. Ma gli uomini pubblici devono trovare
la forza di non fare le cose più ovvie, quelle che piacciono a tutti".
Cosa pensa delle critiche del governo Zapatero al nostro? "I giudizi di un
governo su un altro governo sono sempre spiacevoli, e non andrebbero formulati.
Ma dobbiamo essere consci che c'è lo sguardo dell'Europa su di noi. Un governo
che dichiara fuorilegge 650 mila immigrati, compresi 300 mila badanti e
moltissimi altri lavoratori, è un governo che viene tenuto d'occhio. Che
facciamo? Arrestiamo 650 mila persone in un Paese che non costruisce un carcere
da anni? Apriamo 650 mila procedimenti in tribunali che impiegano dieci anni
per chiudere un processo? Ecco perché dico che il risveglio dalla notte dei
fuochi d'artificio sarà doloroso, e pericoloso". Ma sull'economia Tremonti
vi ha messo in difficoltà. Paghino banche e petrolieri, dice. Lei cosa
risponde? "Paghino banche e petrolieri, sono d'accordo. Il problema è che
fare con quei soldi. Detassare gli straordinari va bene, anche se l'esclusione
dei dipendenti pubblici è ingiusta e crea problemi di incostituzionalità. Ma
sarebbe meglio intervenire sulla contrattazione di secondo livello. I benefici
di Tremonti escludono precari, anziani, donne: le categorie più esposte al
rischio di impoverimento. Quanto ai mutui, non è difficile prevedere un'altra
delusione. Già i consumatori fanno notare che si tratta di una dilazione, non
di una rinegoziazione. Il fatto stesso che le banche abbiano subito detto sì
desta un legittimo sospetto ". Sul federalismo fiscale lei ha aperto un
dialogo con Formigoni. Ma Chiamparino la pensa diversamente. "Io la penso
come Chiamparino: federalismo solidale differenziato. Avvicinare il fisco alla
vita dei cittadini, senza spezzare il vincolo di solidarietà tra regioni diverse:
altrimenti avremo al Nord una California e al Sud un paese povero".
L'impressione è che lei punti a dividere la Sinistra Arcobaleno e ad allearsi
con una sua parte. "Non si tratta di dividerli. Certo l'Unione non
tornerà. Mentre è possibile costruire un nuovo centrosinistra, avendo un
interlocutore su posizioni più radicali delle nostre, ma senza prendere più
nulla a scatola chiusa. Non contano i buoni sentimenti. Contano i programmi
condivisi". D'Alema dice che il leader giusto per Rifondazione è Vendola.
"Non interferisco con quanto accade in un altro partito, con la loro
discussione. Mi limito ad augurarmi che sia una discussione vera. Finora ho
visto una reazione autoassolutoria. Come se la loro sconfitta fosse colpa mia,
e non di chi ha messo fine al centrosinistra; ostacolando le cose migliori del
governo Prodi, dalla riforma del welfare alle missioni all'estero".
D'Alema è molto attivo. "Ognuno dice la sua opinione, ed è legittimo che
lo faccia. D'Alema ha detto di voler fondare una fondazione culturale, non un
partito nel partito. Sono portato a prendere sul serio le parole delle persone
serie. Il lavoro della fondazione culturale di D'Alema sarà molto utile al
Pd". Ma dell'opinione di D'Alema sulla tentazione della Chiesa per il
potere e il patto con la destra, lei che pensa? "Non c'è nessun patto.
L'Italia è un Paese particolare; ma l'influenza della Chiesa non mi spaventa
certo. La Chiesa ha diritto di esprimere la sua opinione; non possiamo
applaudirla se difende gli immigrati, e zittirla se critica la fecondazione
assistita. Sta a noi difendere la laicità della politica ". Non negherà
che il Pd abbia perso voti cattolici, a vantaggio dell'Udc e della destra.
"Certo, l'Udc in mezzo prima non c'era; quando l'offerta politica si
arricchisce, i voti si diversificano. Ma chissà se questi flussi sono reali. In
Italia non si prende il 34% senza intercettare una parte rilevante del voto
cattolico. Il referendum sulla fecondazione assistita l'avevamo perso 75 a 25.
Piuttosto, noto che dal governo Berlusconi sono scomparse le personalità di
cultura cattolica, comprese quelle d'indubbio spessore come Pisanu e Formigoni.
Hanno prevalso personalità di cultura berlusconiana". Le toccherà
occuparsi anche di giornali. Il Pd ne ha due, "Europa" e
"l'Unità", molto diversi. La linea di Menichini non è la stessa di
Padellaro. "è una divisione che viene da altri tempi storici. Ora per
l'Unità si è trovata una soluzione splendida. Sono stato direttore di quel
giornale quando andava bene. Da segretario ds ho avuto il coraggio di fermare
l'emorragia, e grazie al lavoro di Folena l'Unità rinacque subito. Ora Soru,
uno degli uomini più convinti del progetto del Pd, definirà un'idea nuova del
giornale coerente con l'obiettivo di parlare a pubblici nuovi e raccontare in
profondità la società italiana. E Gentiloni lavora a rafforzare la nostra
presenza nel web e nel sistema tv". Quale direttore vorrebbe per
"l'Unità"? "Non sta a me decidere. Certo, in un mondo di
giornali che fanno prediche femministe ma hanno ai vertici pochissime donne, mi
piacerebbe proseguire la rivoluzione che abbiamo avviato portando - dopo le
molte che abbiamo fatto eleggere in Parlamento - una donna alla direzione
dell'Unità". è giusto o no che Roma dedichi una via ad Almirante? "Ho
preferito fare una scelta più limpida: mandare un messaggio di riconciliazione
alla città dedicando strade ai caduti degli anni di piombo, di destra e di
sinistra. Persone innocenti vittime della violenza. Una violenza che, come
dimostrano i fatti dell'università, può rinascere specie se in una comunità si
crea un clima di tensione e contrapposizione ". Aldo Cazzullo.
( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
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Troppi gli appalti
esterni. La denuncia dell'Slc Cgil e l'analisi dei bilanci curata da Sergio
Cusani "Il modello Rai è arrivato al capolinea" Sara
Farolfi Roma La Rai come Alitalia? Per il momento no, ma l'evocazione ricorre e salvo una netta
inversione di rotta dal declino al tracollo la strada è breve. Soffre, la
'compagnia di bandiera' televisiva, di una "logica inerziale" in un
mondo, quello dell'informazione e della produzione culturale, di rapidi
cambiamenti. Soffre anche di una presenza fagocitante del regolatore
politico e di regole di governance (un cda che, caso unico al mondo
probabilmente, svolge funzioni di amministratore delegato) che ingessano.
"Il modello Rai è al suo capolinea", stigmatizza Emilio Miceli,
segretario generale Slc Cgil, introducendo l'analisi dei bilanci 2002-2006
curata da Sergio Cusani e dal suo pool di esperti. "Servizio pubblico e
bene comune", questa è (o dovrebbe essere) la Rai. La domanda autorevole
posta da uno dei fondatori dell'azienda radiotelevisiva italiana, Ettore
Bernabei, centra il punto: "Che tipo di servizio vogliamo?". I
fondamentali economici passati al dettaglio aiutano a fornire qualche risposta.
L'omologazione dei contenuti, o l'"insoddisfazione" di cui ieri ha
detto Bernabei, sembra direttamente connessa alla struttura dei costi
dell'azienda. Dal 2002 al 2006, il costo del lavoro - 13 mila dipendenti, di
cui circa 2800 precari - rappresenta il 31% dei ricavi, i costi esterni, il
46%. Nel 2006, a fronte di ricavi per 3,1 miliardi di euro, i costi sono stati
2,4 miliardi: di questi, solo 979 milioni figurano come "costo del
personale", oltre 2 miliardi sono imputabili invece a 'costi esterni'. Di
più: alcuni costi, per la produzione interna e esterna, vengono in parte
capitalizzati (e contabilizzati) come immobilizzazioni, dunque investimenti. I
bilanci Rai parlano di "produzioni televisive a utilità ripetuta".
"Qual'è la redditività futura derivante da questi investimenti",
domanda lumi la Cgil. Chiedendo un taglio del 20% alle esternalizzazioni. Ma
l'argomento scotta. Contrario l'ex ministro Gentiloni, contrario anche il
vicepresidente Rai, Giancarlo Leone. Il primo a rispondere è comunque Marco
Bassetti, direttore generale di Endemol (società che novera tra i maggiori
azionisti Mediaset e riempie quasi la metà del proprio fatturato lavorando in
appalto per la Rai): "Tagliare il 20% delle produzioni esterne è
rischioso, sia perchè è contrario a quanto prevedono le leggi comunitarie
(destinare il 15% dei ricavi a produzioni di produttori indipendenti ndr), sia
perchè i programmi dei produttori indipendenti sono spesso i titoli di maggiore
ascolto". Tutto vero anche se la normativa comunitaria era nata con lo
scopo di salvaguardare le produzioni culturali - nota Giuseppe Sarcina, direttore
di CorrierEconomia e moderatore del dibattito. Mentre i titoli in questione
vanno da La prova del cuoco a Il grande fratello. Secondo punto, al primo
collegato, gli investimenti. Gran parte delle risorse impiegate nei cinque anni
sono state destinate all'esterno e ai cosiddetti beni intangibili (diritti,
fiction e così via). La cosa, si dirà, è normale per un azienda 'culturale'.
Emerge invece un progressivo depauperamento del patrimonio dell'azienda, mentre
l'evoluzione tecnologica procede spedita e per il 2012 è previsto il passaggio
dall'analogico al digitale. "Stiamo tornando a investire", è la
difesa del vicepresidente Rai. La struttura dei ricavi non lascia del resto
molti margini, rigidamente basata com'è sui proventi del 'canone' (il 49% dei ricavi)
e sugli alti introiti da pubblicità (il 40%). La Cgil, con una buona dose di
autocritica, chiama alla necessità di un deciso cambio di rotta. E' la Rai
stessa a certificare, nel suo piano triennale, il rischio di una posizione
finanziaria negativa nel giro di due anni.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-28 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Il salvataggio Pochi mesi per intervenire La via nazionale e lo
slalom sui tempi ROMA - E' una corsa contro il tempo quella di Bruno Ermolli,
coordinatore della "cordata italiana", incaricato dal presidente
Silvio Berlusconi. Le risorse di Alitalia, anche dopo l'iniezione dei 300 milioni del "prestito-
ponte" potrebbero esaurirsi entro agosto. Occorre dunque accelerare nella
predisposizione del piano e nella verifica dei conti da parte del nuovo
pretendente di Alitalia. Il
vettore continua infatti a bruciare liquidità: nel giro di un solo anno la
disponibilità si è ridotta di 345 milioni, portandosi alla fine dello
scorso anno a 362 milioni. E non basta: anche i costi hanno subito un calo di
soli 33 milioni di euro rispetto all' anno precedente. Né si salva l'aspetto
dei ricavi, che hanno visto una flessione dello 0,4%. Continua a pesare il calo
del provento unitario che è stato pari al 3,3%. I 186 aerei della flotta abbisognano
al più presto di una revisione per affrontare sfide sempre più difficili. Lo
scenario diventa ogni giorno più arduo: la crescita del prezzo del petrolio e
la concorrenza scatenata dall'accordo Usa-Ue "open sky" rendono quasi
impossibile ai vettori europei di proseguire la loro strada senza affiancarsi a
un partner. Basti pensare che persino la prima compagnia aerea al mondo, l'Air
France, proprio in seguito ai costi del petrolio ha visto falcidiati i propri
conti. Alitalia vive la crisi al cento per cento. Per
questo ha bisogno al più presto di una cura da cavallo: il piano, che per ora è
ancora in una fase di abbozzo, non essendo stati consultabili finora,
attraverso una due diligence, i conti di Alitalia,
prevederebbe circa 4.500 esuberi. Una sforbiciata decisa, per una cifra che
pare più vicina a quella del progetto predisposto dalla tedesca Lufthansa. Vale
a dire la compagnia tedesca che potrebbe essere l'approdo naturale per un'Alitalia risanata dalla cordata italiana. E' ancora
difficile capire dove il piano Ermolli intervenga, se sulla parte del volo o su
quella della terra. Di certo sarà previsto il ricorso agli ammortizzatori
sociali. Mentre va ricordato che la forza retribuita del gruppo nel 2007 è
stata pari a 10.243 unità. Gli esuberi Gli esuberi nel piano Ermolli dovrebbero
essere attorno ai 4.500 A. Bac.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-28 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Conti e sentenze Il consiglio di Stato: va
rifatta la gara per Volare Aponte e Riva per Alitalia Stretta sulla cordata italiana La maxi-perdita 2007 sale a quota
495 milioni Rinviata ancora la pubblicazione del decreto sul prestito ponte,
convertito in patrimonio netto ROMA - Alitalia archivia il 2007 con un "buco" di 495 milioni di euro
e un patrimonio netto ridotto a 381 milioni prima delle perdite del 2008.
Ma intanto la cordata messa a punto da Bruno Ermolli starebbe per venire allo
scoperto. Oggi peraltro dovrebbe riunirsi il consiglio di gestione di
Intesa-Sanpaolo e potrebbe esaminare informalmente la questione. Ci sarebbe
invece a pieno titolo AirOne di Carlo Toto, così come una prima fila di
imprenditori (Colaninno, Riva, Fossati e Ligresti) con un impegno tra i 50 e i
300 milioni; e una seconda fila: dalla Bracco a Marcegaglia, da Tronchetti
Provera a Aponte e Radici (cargo), con un impegno sotto i 50 milioni; oltre a
imprenditori numerosi con "tagli" attorno ai 10 milioni. Mancherebbe
per ora l'approdo a un'alleanza internazionale, ma nelle intenzioni ci sarebbe
sempre la volontà di agganciare Lufthansa. Intanto il bilancio 2007 di Alitalia, approvato ieri dal consiglio d'amministrazione,
rivela la gravità della situazione: se infatti si sottrae ai 381 milioni di
patrimonio netto, la perdita del primo trimestre (215 milioni), restano
soltanto 166 milioni. Ma a questi vanno sottratte le ulteriori perdite
accumulate tra aprile e maggio: il patrimonio finirebbe così "al di sotto
del livello minimo legale" facendo scattare l'obbligo dell'immediata
ricapitalizzazione. Per evitare questa deriva il governo ha deciso di trasformare
il prestito in patrimonio netto. Nella giornata di ieri il Tesoro ha lavorato
all'inserimento della relativa norma nel decreto fiscale che avrebbe dovuto
essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Così non è stato. Malgrado ciò, il
cda, presieduto da Aristide Police, ha proceduto ugualmente all'approvazione
del bilancio, forte degli accordi presi con il Tesoro circa il testo del
provvedimento. In particolare Police, e gli altri due amministratori, avrebbero
preteso che nell'articolato si precisasse che, in caso di liquidazione, il
prestito sarà rimborsato allo Stato non prima che saranno stati soddisfatti
tutti gli altri creditor i. Un modo per evitare d'incorrere in denunce per
"bancarotta fraudolenta ". Intanto a Montecitorio le commissioni
hanno iniziato l'esame del decreto Prodi sul prestito-ponte. Infine il
Consiglio di Stato avrebbe deciso che la gara per l'aggiudicazione di Volare
andrà ripetuta entro 15 giorni. L'assemblea degli azionisti di Alitalia si riunirà invece il 27 giugno (28 giugno in seconda
convocazione). Bruno Ermolli, consulente del governo per Alitalia
Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-28 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Made in Italy Mozzarella a bordo ROMA - Mozzarella
di bufala campana gratis ai viaggiatori di Alitalia. è questa l'idea che la compagnia starebbe per lanciare in
collaborazione con il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia.
L'iniziativa che servirà a supportare il prodotto campano in tutto il mondo,
riguarderebbe tutti i viaggiatori dei voli internazionali e intercontinentali e
gli ospiti delle salette vip. Anche "Ulisse", il giornale di
bordo di Alitalia, sosterrà la campagna.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-05-28 num: -
pag: 32 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Balzo di
Unicredito, scivola Impregilo Energetici In difficoltà il comparto energetico,
con Saipem giù del 2,29% ed Eni dell'1,59% Ancora un leggero ribasso per gli
indici di Piazza Affari (-0,06% l'S&P-Mib e -0,33% il Mibtel), in uno
scenario europeo contrastato. Tra i valori più capitalizzati del listino, è di
Unicredit la migliore performance (+3,23%), dovuta a ricoperture tecniche dopo
i ribassi delle ultime settimane e alle scommesse su imminenti operazioni
straordinarie, come la possibile acquisizione degli asset tedeschi di
Citigroup. Significativo anche il rialzo di StMicroelectronics (+1,58%),
rimbalzata dopo il calo della vigilia, mentre Intesa Sanpaolo ha limitato il
progresso allo 0,97% e Fiat, arrivata a crescere di oltre un punto percentuale,
alla fine ha frenato dopo le previsioni negative per il mercato dell'auto a
maggio, chiudendo con un prezzo di riferimento in crescita dello 0,72%. Ribasso
consistente, invece, per Impregilo (-3,55%) dopo le iniziative della
Magistratura napoletana nell'ambito della questione rifiuti in Campania, che
coinvolge alcune controllate del gruppo di costruzioni. Almeno altri quattro
titoli dell'S&P-Mib, inoltre, hanno lasciato sul terreno più di due punti
percentuali. Si tratta di Seat Pagine Gialle (scesa di un ulteriore 2,66% dopo
la flessione di lunedì), di Geox (-2,57%), Pirelli (-2,12%) e Saipem (-2,29%). La caduta degli energetici ha coinvolto anche Tenaris (-1,73%) e
la stessa Eni (-1,59%). Fuori dall'S&P-Mib, infine, scivolone della AS Roma
(-12,92%) dopo la smentita della famiglia Sensi sulle trattative con il magnate
americano Gorge Soros e nuovo ridimensionamento di Alitalia (-9,36%), scesa sotto quota 0,5 euro.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-28 num: - pag: 36 autore: di
MASSIMO MUCCHETTI categoria: REDAZIONALE LA PROPOSTA SACCONI SUI DIPENDENTI
AZIONISTI Gli operai e il "sogno" tedesco L a partecipazione dei
lavoratori alle decisioni delle imprese è stata evocata da Maurizio Sacconi,
nell'intervista a Sergio Rizzo su questo giornale, e prontamente rilanciata da
Raffaele Bonanni e Tiziano Treu. Il tempo dirà se si tratta della mera
riaffermazione dell'originaria identità socialista del ministro del Welfare e
della matrice cristiano-sociale del leader della Cisl e dell'ex ministro
prodiano, o se, invece, i tre siano i pionieri di una svolta che non piacerebbe
alla Confindustria e alla Cgil. Nell'attesa si può ragionare. Per cominciare,
va ricordato che già oggi nessuna norma impedisce la partecipazione dei
dipendenti al capitale e al governo di un'impresa. Serve però il consenso delle
parti. L'imprenditore, infatti, non può essere obbligato a cedere parte del
capitale né l'acquisizione ostile di una minoranza azionaria avrebbe senso. E
anche in un quadro consensuale con il management di una società quotata,
sarebbe comunque arduo per i lavoratori comperare abbastanza titoli da imporre
in assemblea proprie liste di minoranza per il consiglio di amministrazione e
per il collegio sindacale. Certo, se si reinvestisse il trattamento di fine
rapporto, talvolta ci sarebbero i numeri. Ma poi come alimentare i fondi
pensione e ripartire il rischio? Piccole quantità di azioni sono state offerte
ai dipendenti nel corso delle privatizzazioni o dei collocamenti in Borsa. Ma
si è trattato di premi, di forme di remunerazione variabile, non della premessa
di quella nuova governance che Bonanni individua nella partecipazione dei
dipendenti al consiglio di sorveglianza al quale tocca poi nominare il
consiglio di gestione. Chi volesse soffocare i sogni di
Bonanni potrebbe citare Alitalia, Fs o Rai quali esempi di invadenza sindacale. Ma farebbe demagogia
come chi citasse Parmalat o Enron per bocciare padroni e manager. In realtà, la
proposta della Cisl è nobile e riflette l'esperienza tedesca della
Mitbestimmung. Sacconi, è vero, non la vorrebbe riprendere tal quale: in questa
fase postideologica, il ministro ipotizza quale forma di partecipazione
la nomina di un sindaco da parte dei dipendenti-soci; e a questo lega gli
eventuali incentivi, nella convinzione che un'editio minor basterebbe a
garantire una maggior condivisione di obiettivi e risultati dell'impresa. E
però la vicenda tedesca resta ineludibile. La codecisione venne avviata nel
1951 nelle grandi imprese siderurgiche e minerarie dal cancelliere
democristiano Konrad Adenauer quale forma di governo dell'economia sociale di
mercato mentre i comunisti venivano esclusi dalle cariche pubbliche. Fu invece,
nel 1976, il socialdemocratico Helmut Schroeder a estendere la codecisione a
tutti i gruppi maggiori. Nelle imprese con oltre 12 mila dipendenti, il
consiglio di sorveglianza è ora equamente diviso tra i rappresentanti dei soci
e dei lavoratori con voto doppio per il presidente. In quelle dai 2 mila ai 12
mila, il lavoro ha solo un terzo dei seggi. Nel 2004, la Confindustria tedesca
ha cercato di far decadere la codecisione, ma senza risultati: le forme di
flessibilità introdotte dal cancelliere Gerard Schroeder sono bastate a
rilanciare la Germania al vertice del commercio mondiale. Mezzo secolo di
storia tedesca ha fatto ormai emergere tre punti: a) se la ritiene conveniente,
un governo democratico può introdurre la codecisione per legge e senza
incentivi che, una volta ammessa la pluralità delle formule gestionali,
distorcerebbero la concorrenza; b) la codecisione poggia non su partecipazioni
azionarie, ma su una cultura della collaborazione che depotenzia i conflitti
tra capitale e lavoro, nel presupposto che entrambi esprimano interessi
legittimi e di pari dignità; c) la codecisione rallenta il processo
decisionale, ma assicura coesione ed efficienza nel lungo termine in
un'economia ricca di grandi gruppi. Chi identifica l'impresa con i suoi
azionisti potrà accettare la distribuzione di azioni ai dipendenti, non il
modello tedesco, che in Italia trova un solo parziale precedente nell'eresia di
Adriano Olivetti. Del resto, la codecisione deriva da una scelta politica, che
nel tempo si è rivelata bipartigiana e dunque postideologica, ma che politica
rimane.
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Il dramma Alitalia: nel 2007 ha perso
495 milioni di euro Il Cda chiede un immediato aumento di capitale Assemblea
dei soci convocata per il 27 giugno di Roberto Rossi/ Roma AMMARAGGIO Un
milione e 350mila euro. È la perdita giornaliera registrata ogni giorno del
2007 da Alitalia. Ieri notte, dopo 5 ore di riunione,
il consiglio di amministrazione ha approvato un bilancio con numeri da brividi:
495 milioni di perdite (626 milioni erano quelle del 2006). Il Cda ha chiesto
"una ricapitalizzazione da effettuarsi in tempi strettissimi" e, in
attesa delle mosse del Tesoro, ha deliberato di convocare l'assemblea ordinaria
degli Azionisti per il 27 giugno 2008 in prima convocazione e, occorrendo, per
il 28 in seconda. In maniera positiva sono stati giudicati gli interventi del
del governo (prima il decreto che stanzia il prestito ponte per 300 milioni,
poi quello che indica di utilizzare la somma per coprire una eventuale erosione
del capitale al di sotto del minimo legale) che "hanno, al momento,
consentito di disporre di un'importante consistenza di liquidità" ma va attuata
"un'adeguata capitalizzazione in grado di sostenere l'operatività".
La chiusura dell'esercizio è stato un passaggio
fondamentale per la sopravvivenza di Alitalia. Significa che secondo il consiglio c'è ancora spazio per tentare
un salvataggio del gruppo. L'alternativa sarebbe il ricorso al commissariamento
che per Alitalia
significherebbe il fallimento certo visto che, con tutta probabilità, le
sarebbe sospesa la licenza di volo. Resta da capire quale sarà il futuro
del gruppo. "Voglio denunciare il silenzio su Alitalia
e chiedo al governo di dare immediatamente una indicazione chiara su uno dei
problemi più drammatici per la vita del nostro Paese" ha detto ieri il
segretario del Pd, Walter Veltroni. "Passano i giorni ma la questione Alitalia continua a non essere affrontata né risolta - ha
spiegato Veltroni - e dopo aver creato le condizioni perché Air France
abbandonasse la trattativa, si lascia spazio a rischi molto forti per Alitalia perché non solo non si vede all'orizzonte la famosa
cordata italiana, ma non si vedono nemmeno soluzioni alternative". Ecco,
la cordata italiana, quella promessa da Berlusconi in campagna elettorale, che
fine ha fatto? In teoria Bruno Ermolli il super consulente incaricato dal
premier qualche nome lo avrebbe anche trovato. In pratica però, data la
situazione finanziaria, le prospettive del trasporto aereo e con il prezzo del
petrolio alle stelle, Ermolli ha poca roba in mano. Qualche indiscrezione,
oltre ai soliti nomi, come Ligresti e Tronchetti Provera, pronti però a mettere
solo un chip, vorrebbero l'interessamento alla partita dei Benetton. Ma perché
la famiglia di Ponzano Veneto dovrebbe accollarsi una parte del rischio così
elevata? Perché, secondo l'opposizione, Berlusconi avrebbe prospettato al
gruppo una sorta di scambio. I Benetton entrerebbero in Alitalia,
anche con un investimento sostanzioso, a patto che il governo inserisca nel
"decreto obblighi comunitari", in discussione nei prossimi giorni al
Senato e con scadenza 8 giugno, una norma che permetterebbe ad Atlantia (la
società che gestisce parte delle rete autostradale italiana) di evitare il
controllo del Cipe (Comitato interministeriale prezzi) e del Parlamento. Questo
darebbe ad Atlantia un margine di manovra molto ampio e le garantirebbe, come
richiesto già da molto tempo, di aumentare i pedaggi al casello senza
incontrare molti ostacoli. "È un'ipotesi, e neanche peregrina - ha detto
il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani - Ma, se è davvero così, per Alitalia non finisce bene. Non è così che si può gestire una
questione così importante... ". Per questo non è detto che l'opposizione
dia il via libera al prestito ponte da 300 milioni, ieri all'esame della
Commissione Trasporti della Camera. "Non possono chiederci - ha detto
Bersani - di discutere su un testo che non ha alcun valore". L'ex ministro
dello Sviluppo economico allude alla decisione del governo Berlusconi di far
procedere i lavori parlamentari su un doppio binario: da una parte, l'esame del
decreto (che porta il timbro del governo Prodi) relativo al prestito ponte;
dall'altra, l'esame della norma, infilata nel decreto legge
"fiscale", che trasferisce l'assegno da 300 milioni di euro al
patrimonio netto di Alitalia per evitare di dover
ricapitalizzare l'azienda.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Sì AL BILANCIO
Bilancio approvato a tarda ora dopo un'altra giornata di passione: il decreto
slitta ancora, nessuna notizia della cordata italiana LOMBARDI >> 13
28/05/2008.
( da "Campanile, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Sul prestito ponte
si dovrà poi pronunciare anche Bruxelles che comunque attende una risposta da
parte del governo italiano ai chiarimenti richiesti: "Ci stiamo lavorando
in queste ore", ha spiegato il ministro delle Politiche europee, Andrea
Ronchi "Voglio denunciare il silenzio su Alitalia e chiedo al governo di dare
immediatamente un'indicazione chiara su uno dei problemi più drammatici per la
vita del nostro Paese". Il segretario del Pd, Walter Veltroni, è passato
all'attacco sulla questione di Alitalia e, all'indomani della sospensione e del rinvio dell'atteso Cda
sui conti, ha lanciato il suo avvertimento: "Passano i giorni ma la
questione Alitalia continua a non essere affrontata nè
risolta - ha spiegato - e dopo aver creato le condizioni perchè Air France
abbandonasse la trattativa, si lascia spazio a rischi molto forti per Alitalia perchè non solo non si vede all'orizzonte la famosa
cordata italiana, ma non si vedono nemmeno soluzioni alternativa e passano i
giorni e con loro anche le risorse disponibili finalizzate alla soluzione del
problema". La maggioranza continua a puntare sulla cordata italiana, che
però ancora rimane avvolta nel mistero, mentre ormai tutta l'attenzione è
rivolta al prestito ponte, che ieri è stato all'esame della Commissione
Trasporti della Camera dopo il via libera dato dal Senato la scorsa settimana.
Sul prestito ponte si dovrà poi pronunciare anche Bruxelles che comunque
attende una risposta da parte del governo italiano ai chiarimenti richiesti:
"Ci stiamo lavorando in queste ore", ha spiegato il ministro delle
Politiche europee, Andrea Ronchi. A incalzare il governo però è intervenuta
anche la senatrice Anna Finocchiaro, chiedendo "parole chiare dopo tante
promesse". Dopo aver passato "mesi ad evocare ipotetiche cordate
nazionali e soluzioni alternative che avrebbero dovuto salvare la compagnia
aerea, con l'unico risultato concreto di aver realizzato le condizioni per
l'abbandono della trattativa da parte di Air France, ora la maggioranza ed il
governo tacciono su una vicenda molto importante per l'economia italiana e per
la sorte di migliaia di lavoratori". Insomma, è ora "che il governo,
dopo tanti annunci e promesse, dica ora parole chiare su Alitalia".
Per questo alla prossima conferenza dei capigruppo del Senato la senatrice
chiederà che il ministro Tremonti venga nell'aula di Palazzo Madama a riferire
sulla vicenda". Mentre il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino,
incontrando i giornalisti al termine della riunione della Commissione Trasporti
ha fatto sapere che il decreto per trasferire i 300 milioni di euro al
patrimonio della compagnia è stato pubblicato ieri sera dalal gazzetta
ufficiale. La decisione di mettere a disposizione del patrimonio netto dell'aviolinea
i 300 milioni sarà prevista nell'articolo 4 del decreto fiscale, approvato
mercoledì scorso dal Consiglio dei Ministri a Napoli. Il provvedimento - al
punto 3 dell'articolo 4 - recita che le somme previste dal prestito ponte
"e gli interessi maturati sono utilizzati per far fronte alle perdite che
comportino una diminuzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del
livello minimo legale". Nel pomeriggio di ieri, poi, si è riunito di nuovo
il Cda, sospeso due sere fa. (28-05-2008).
( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il modello Rai
è arrivato al capolinea" Troppi gli appalti esterni. La denuncia dell'Slc
Cgil e l'analisi dei bilanci curata da Sergio Cusani Sara
Farolfi Roma La Rai come Alitalia? Per il momento no, ma l'evocazione ricorre e salvo una netta
inversione di rotta dal declino al tracollo la strada è breve. Soffre, la
'compagnia di bandiera' televisiva, di una "logica inerziale" in un
mondo, quello dell'informazione e della produzione culturale, di rapidi
cambiamenti. Soffre anche di una presenza fagocitante del regolatore
politico e di regole di governance (un cda che, caso unico al mondo
probabilmente, svolge funzioni di amministratore delegato) che ingessano.
"Il modello Rai è al suo capolinea", stigmatizza Emilio Miceli,
segretario generale Slc Cgil, introducendo l'analisi dei bilanci 2002-2006 curata
da Sergio Cusani e dal suo pool di esperti. "Servizio pubblico e bene
comune", questa è (o dovrebbe essere) la Rai. La domanda autorevole posta
da uno dei fondatori dell'azienda radiotelevisiva italiana, Ettore Bernabei,
centra il punto: "Che tipo di servizio vogliamo?". I fondamentali
economici passati al dettaglio aiutano a fornire qualche risposta.
L'omologazione dei contenuti, o l'"insoddisfazione" di cui ieri ha
detto Bernabei, sembra direttamente connessa alla struttura dei costi
dell'azienda. Dal 2002 al 2006, il costo del lavoro - 13 mila dipendenti, di
cui circa 2800 precari - rappresenta il 31% dei ricavi, i costi esterni, il
46%. Nel 2006, a fronte di ricavi per 3,1 miliardi di euro, i costi sono stati
2,4 miliardi: di questi, solo 979 milioni figurano come "costo del
personale", oltre 2 miliardi sono imputabili invece a 'costi esterni'. Di
più: alcuni costi, per la produzione interna e esterna, vengono in parte
capitalizzati (e contabilizzati) come immobilizzazioni, dunque investimenti. I
bilanci Rai parlano di "produzioni televisive a utilità ripetuta".
"Qual'è la redditività futura derivante da questi investimenti",
domanda lumi la Cgil. Chiedendo un taglio del 20% alle esternalizzazioni. Ma
l'argomento scotta. Contrario l'ex ministro Gentiloni, contrario anche il
vicepresidente Rai, Giancarlo Leone. Il primo a rispondere è comunque Marco
Bassetti, direttore generale di Endemol (società che novera tra i maggiori
azionisti Mediaset e riempie quasi la metà del proprio fatturato lavorando in appalto
per la Rai): "Tagliare il 20% delle produzioni esterne è rischioso, sia
perchè è contrario a quanto prevedono le leggi comunitarie (destinare il 15%
dei ricavi a produzioni di produttori indipendenti ndr), sia perchè i programmi
dei produttori indipendenti sono spesso i titoli di maggiore ascolto".
Tutto vero anche se la normativa comunitaria era nata con lo scopo di
salvaguardare le produzioni culturali - nota Giuseppe Sarcina, direttore di
CorrierEconomia e moderatore del dibattito. Mentre i titoli in questione vanno
da La prova del cuoco a Il grande fratello. Secondo punto, al primo collegato,
gli investimenti. Gran parte delle risorse impiegate nei cinque anni sono state
destinate all'esterno e ai cosiddetti beni intangibili (diritti, fiction e così
via). La cosa, si dirà, è normale per un azienda 'culturale'. Emerge invece un
progressivo depauperamento del patrimonio dell'azienda, mentre l'evoluzione
tecnologica procede spedita e per il 2012 è previsto il passaggio
dall'analogico al digitale. "Stiamo tornando a investire", è la
difesa del vicepresidente Rai. La struttura dei ricavi non lascia del resto
molti margini, rigidamente basata com'è sui proventi del 'canone' (il 49% dei
ricavi) e sugli alti introiti da pubblicità (il 40%). La Cgil, con una buona
dose di autocritica, chiama alla necessità di un deciso cambio di rotta. E' la
Rai stessa a certificare, nel suo piano triennale, il rischio di una posizione
finanziaria negativa nel giro di due anni.
( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima il no dei
Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle
foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una
"tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi,
quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto
periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo
caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di
sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi
chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma
stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente)
che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma
quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire
quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene,
per evitare fraintendimenti. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
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a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai
successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione
che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona.
Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura
è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio,
Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come
ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro
e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla
"Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le
riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei
un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora
vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 100 )
" (49 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali
antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia).
E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un
suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto
che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran
Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo
punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun
altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no".
Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante
nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle
persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo
non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo
D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di
forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in
mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo
sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti
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05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo
D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra.
"La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una
riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi
e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd
"deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono
alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale
"non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre
sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il
33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (127 votes, average: 1.43 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader
dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di
Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della
campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano"
o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie
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toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
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alla Sapienza, vorrei capire perchè gli... Franco: Sono d'accordo con Corrado
Buccieri, dovere aspettare cinque anni per rientrare nelle stanze del potere...
lucila: oddio,io già ho un marito molto ed entusiasticamente tecnologico,
condizionato anche dal lavoro che fa, e... 200 MILA NUOVE AIUOLE CON ALBERI
ENTRO UN ANNO A MILANO: Se si producesse il bioetanolo dalle foglie senza
abbattere... Corrado Buccieri: I nemici del dialogo sono coloro che non
riusciranno a convincersi che devono aspettare almeno 5... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails Ultime News Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il
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un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
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"padano" all'amatriciana. Dì la tua Pagine About Disclaimer Filo
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( da "Voce d'Italia, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Per
rispondere alle domande dei giornalisti Alitalia:
"Il governo sta lavorando" Ministro Matteoli: "L'argomento e'
delicato" Prato, 28 mag. – A margine dell'assemblea annuale dell'Unione
Industriale Pratese, Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture ha
annunciato: “L'argomento è delicato. Su Alitalia il governo sta lavorando, di
più non posso dire”. Così ha risposto alle domande dei giornalisti, senza
offrire ulteriori dettagli sulla questione Alitalia, aperta ormai da tempo e non ancora risolta. Giulia Fossati.
( da "Riformista, Il" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Alitalia
Scambi spunta
l'emendamento pro-benetton Il pedaggio per salvare Alitalia Walter Veltroni e Pier Luigi
Bersani sono passati ieri all'attacco, sull'emergenza Alitalia. Ha esordito il leader del Pd, esprimendo la volontà di
"denunciare il silenzio" sul futuro della compagnia di bandiera e
chiedendo al governo di dare "immediatamente una indicazione chiara su uno
dei problemi più drammatici per la vita del nostro Paese". Il
giorno dopo il cruciale consiglio d'amministrazione di Alitalia
per l'approvazione del disastroso bilancio 2007, slittata in attesa che si
chiarisca la situazione sul prestito ponte, Veltroni ha accusato Berlusconi di
aver creato le condizioni per l'abbandono di AirFrance-Klm e di aver esposto la
compagnia della Magliana "a rischi molto forti", visto che dall'addio
dei franco-olandesi non è emersa all'orizzonte alcuna prospettiva nuova, né
"la famosa cordata italiana", né "soluzioni alternative".
Il tempo passa, ha aggiunto Veltroni, "e con loro anche le risorse
disponibili finalizzate alla soluzione del problema". Ieri il
sottosegretario all'Economia, Alberto Giorgetti, ha reso noto che il
provvedimento-salvagente che trasformerebbe il prestito-ponte da 300 milioni di
euro in patrimonio netto della compagnia dovrebbe confluire nel decreto fiscale
su Ici e straordinari. Poi ci sarà l'ostacolo europeo da superare: a ieri
Bruxelles non si è ancora pronunciata, perché attende ancora una risposta alla
prima richiesta di chiarimento all'esecutivo. E il ministro delle Politiche
comunitarie, Andrea Ronchi, ha fatto sapere che l'esecutivo ci sta lavorando
proprio "in queste ore". Ed è di ieri anche la richiesta al governo
dei tre segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, Fabrizio
Solari, Claudio Claudiani e Giuseppe Caronia, di un confronto sull'emergenza
della compagnia di bandiera. Dopo un incontro a tre i leader dei sindacati di
categoria della Triplice hanno sottolineato la validità del "metodo del
confronto" sulla questione. Anche Bersani ha voluto ricordare che
"picconando la soluzione Air France si è anche vanificata una procedura.
Voglio credere che il governo sia consapevole che deve proporne un'altra,
obiettiva e trasparente, perchè nel mondo di oggi non è più possibile chiamare
gli amici e vendergli un bene pubblico", ha aggiunto. Soprattutto, il
ministro ombra dell'Economia ha messo in dubbio che l'opposizione possa votare
un provvedimento su Alitalia mentre un altro "sta
cambiando le carte in tavola". Il riferimento è al decreto per
l'attuazione di obblighi comunitari in cui sta confluendo un emendamento
pro-Autostrade che sembrerebbe confermare concretamente l'ipotesi avanzata da
qualche giornale su uno scambio offerto ai Benetton per entrare nella cordata
italiana di Alitalia. È in cambio di un impegno di
Atlantia (ex Autostrade Spa), la holding controllata dai Benetton, nel
salvataggio della disastrata compagnia di bandiera, che l'esecutivo starebbe
modificando le regole sulla convenzione Anas sulle autostrade. Ieri il governo
ha presentato una modifica al decreto sugli obblighi comunitari che determina
un ritorno alla convenzione unica, che "sostituisce la convenzione
originaria, nonché tutti i relativi atti aggiuntivi". Invece di passare
per il Cipe, il ritorno alla convenzione unica è stato dunque inserito in un provvedimento
d'urgenza, gli è stata insomma garantita una corsia preferenziale. La
convenzione unica stabilisce nuove regole per le concessioni autostradali,
concede un potere sanzionatorio più forte all'Anas, ma soprattutto, sblocca
miliardi di investimenti che Autostrade potrà finanziare aumentando i pedaggi
autostradali. Contrariamente al passato, Autostrade sarebbe poi molto più
controllata nell'effettiva realizzazione degli investimenti; intanto, però
scatterebbero i rincari ai caselli. 28/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Alitalia
Poltrone tutto ruota
attorno all'eni Nomine, metodo Prima Repubblica Veti e minacce di ritorsione
incrociate, incastri complicati ed equilibri precari. La partita delle nomine
fa riscoprire il sapore delle vecchie battaglie da "prima
Repubblica". Neanche la fermezza del premier, "Se ci sono cambi,
decido io", è riuscita a fermare l'acceso confronto fra Forza Italia, An e
Lega sugli incarichi ai vertici di Eni, Enel e Poste. Se l'architettura
parlamentare è stata semplificata dal voto espresso dagli italiani, quella del
potere reale continua a sottostare alle logiche della spartizione. Tanto che le
ipotesi che ancora si rincorrono in queste ore sembrano inevitabilmente sospese
fino alla quadratura definitiva, che dovrebbe consentire oggi la presentazioni
del pacchetto di nomine. Dopo la conferma con pieni poteri di Pier Francesco
Guarguaglini al timone di Finmeccanica, dovrebbero restare in sella anche le
guide operative di Eni, Paolo Scaroni, Enel, Fulvio Conti, e Poste, Massimo
Sarmi. Così, le mire dei partiti sono tutte rivolte verso le tre presidenze. E
il lavoro sul puzzle che si sta tentando di comporre da settimane ha conosciuto
già diverse battute d'arresto. Basta spostare una pedina per creare
immediatamente un effetto domino che rischia di far saltare il banco. La poltrona
chiave è quella dell'Eni, su cui Roberto Poli non dovrebbe più sedere. Una sua
conferma, più volte auspicata dallo stesso Berlusconi, avrebbe assicurato con
molta probabilità un nuovo mandato anche per il presidente di Enel, Piero
Gnudi. Il manager di area "prodiana" è stato invece ricevuto ieri a
Palazzo Chigi dal sottosegretario Gianni Letta, e informato presumibilmente
della decisione di puntare su un altro candidato. Secondo le ultime
indiscrezioni raccolte, per altro già accreditate ieri dal Sole 24 Ore ,
resiste ancora il ballottaggio tra Gianpiero Cantoni, che consentirebbe di
tenere la poltrona in quota Forza Italia, e Giuseppe Bonomi, candidato leghista
e attuale presidente e amministratore di Sea, la società che gestisce
l'aeroporto di Malpensa. Da questo testa a testa discenderebbe anche la
decisione che riguarda l'Enel. Se a spuntarla fosse alla fine il candidato
sostenuto dal Carroccio, sarebbe automatica la chiamata alla presidenza
dell'Enel di Alessandro Luciano, già membro dell'Autorità per le Comunicazioni
e considerato vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini. Una
concessione alla Lega, in sostanza, non potrebbe che essere compensata da una
analoga ad An. A chiudere il cerchio ci sarebbe la presidenza di Poste, che
dovrebbe andare a Francesco Valsecchi, avvocato di area Forza Italia già
consigliere di amministrazione di Enel. In gioco, ci sono equilibri delicati
sia all'intero del Pdl che della coalizione di governo. Proprio alla luce della
delicatezza di queste decisioni, i toni del confronto all'interno della
maggioranza si sono più volte accesi in questi giorni. Tensioni che, si fa
notare a Via del Plebiscito, il presidente del Consiglio avrebbe voluto
evitare. Nelle sue intenzioni, la partita avrebbe meritato una soluzione indolore
e al riparo dall'attenzione dei media. Tanto che, come già
avvenuto per il difficilissimo dossier Alitalia, ha investito del ruolo di mediatori i suoi uomini più fidati,
Gianni Letta per gli aspetti strettamente politici e Bruno Ermolli, nelle vesti
di "cacciatore di teste". A questo punto, è prevedibile che a mettere
l'ultima parola sia proprio Berlusconi ricorrendo, come spesso gli accade, a un
intervento di "ultima istanza" per riportare il sereno nella
coalizione. Berlusconi, per frenare la corsa dei suoi alleati, potrà giocare
anche la carta della lunga distanza: la tornata delle nomine non si esaurisce
certo oggi e, da qui a luglio, la maggioranza sarà alle prese con un risiko
ancora più importante, dentro e fuori dal Parlamento. Il pacchetto che dovrebbe
essere definito oggi è solo il primo passo verso scelte che si annunciano
rilevanti per gli equilibri dell'intera legislatura: dovranno essere nominati i
presidenti della commissione Antimafia e della Vigilanza Rai e, a fine giugno,
sarà la volta del rinnovo del cda della Rai. E, se nel primo caso i pronostici
sono tutti per l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu e, in quota
opposizione, per il dipietrista Leoluca Orlando, a Viale Mazzini i giochi sono
ancora aperti. 28/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Alitalia
Allarme sondaggi, e
Veltroni alza la voce C'è una parola cui Walter Veltroni si sente allergico in
questi giorni: non vuol sentire parlare di "svolte". Che per alcuni,
poi, sarebbe solo un eufemismo per dire "ripensamenti". Ieri, per esempio,
il coordinamento ristretto del Pd ha fissato i tempi del tesseramento, che
partirà da luglio. Ma Veltroni si irrita se gli si fa notare che questa è una
vittoria dei fautori della forma partito tradizionale sui teorici del soggetto
liquido. "Partito "liquido" è un espressione che non abbiamo mai
usato", assicura. Allo stesso modo, sulla questione delle alleanze, il
segretario si inalbera se si ascrive ad altri nel partito il merito di aver
rilanciato la questione delle alleanze. "Autosufficienza del Pd? E chi ne
aveva mai parlato?", giura invitando a compulsare discorsi e rassegne
stampa. Ancor più l'ex sindaco di Roma si mette in allerta davanti ai sempre
più numerosi critici interni e osservatori che invitano il Pd a "uscire
dal guscio", cioè a interpretare il ruolo di opposizione senza complessi e
senza timori. Guai, ad esempio, a sostenere che il no all'uso della forza
sull'emergenza rifiuti a Napoli sia frutto dello smarcamento di Massimo D'Alema
sul tema o che vicende come quella napoletana e il caso Rete4 siano il preludio
a un archiviazione della stagione del dialogo. A una "svolta",
appunto. Pochi giorni fa, affrontando un drappello di giornalisti, Veltroni era
stato categorico: "Smettiamola con il borsino quotidiano del dialogo. Non
è il dissenso su questo o quell'argomento che può cambiare le scelte di
fondo". Per dimostrare che non c'è sbandamento o incertezza nella linea
d'opposizione del Pd - collaborazione sulla scrittura delle regole, battaglia
sui singoli dossier - Veltroni s'affida a un parallelo storico: "Forse i
costituenti smisero di scrivere insieme la Costituzione perché intorno a loro
infuriava una durissima battaglia politica?". Questo ripete da giorni il
leader ai suoi interlocutori senza aspettarsi risposte diverse dal no e questo
ribadisce oggi in una intervista al Corriere della sera . Se poi, chiosa il
leader, sarà la maggioranza a sottrarsi al confronto, il Pd ne prenderà atto.
Dunque, tutto secondo copione? Il principale partito d'opposizione procede
sicuro su una strategia a lunga gittata? Al Loft si giura di sì, anche se una
lunga serie di indizi testimonia che Veltroni troppo tranquillo non è, e che la
strategia del doppio binario rischia quantomeno di disorientare un bel pezzo di
popolo democrat . E se di svolta non si vuole parlare, è difficile però
sostenere che non ci siano aggiustamenti in corsa. L'emendamento pro Rete4
presentato a sorpresa dal governo qualche ferita l'ha lasciata, non foss'altro
perché ha costretto il Pd - dopo tanto slancio sul clima costruttivo della "nuova
stagione" - a esordire in Parlamento con un filibustering di taglio
nenniano. Qualcosa devono aver inciso anche i sondaggi piovuti sulla scrivania
del leader, da quelli che attestano la contrarietà al dialogo con Berlusconi di
due elettori su tre del Pd a quelli che certificano un indice di gradimento
stratosferico per le prime mosse del governo e, conseguentemente, un Pd in
difficoltà a mantenere la trincea del 33 per cento. Non è insomma un caso se
nelle ultime ventiquattr'ore Veltroni ha scelto di alzare la voce più volte, a
riprova che il suo partito è in grado di fare un'opposizione senza sconti
quando è il momento. Ecco quindi il muro su Rete4, con rivendicazione della
sconfitta subita dalla maggioranza in aula su un emendamento del decreto legge.
"La difficoltà alla prima prova impegnativa testimonia che non basta avere
i numeri sulla carta ma che bisogna convincere". A
stretto giro è arrivato pure un affondo sul caso Alitalia: "Passano i giorni - ha detto Veltroni - ma la questione
continua a non essere affrontata né risolta e dopo aver creato le condizioni
perché Air France abbandonasse la trattativa, si lascia spazio a rischi molto
forti per Alitalia perché
non solo non si vede all'orizzonte la famosa cordata italiana, ma non si
vedono nemmeno soluzioni alternative". E stamattina il segretario ha
convocato una conferenza stampa sul pacchetto economico varato dall'esecutivo,
per contestare l'uso delle risorse per la detassazione degli straordinari
anziché per prendere di petto il più generale problema "salari". Solo
sui rifiuti il Pd si tiene ancora a mezza via, "perché non possiamo
accettare - spiegano gli strateghi veltroniani - che la soluzione del problema
sia delegata all'uso della forza, ma al tempo stesso il senso di responsabilità
nazionale ci obbliga a collaborare per il superamento dell'emergenza". In
questa fase l'obiettivo è marcare il più possibile l'opposizione al governo
senza compromettere l'apertura del tavolo di riforme cui Veltroni affida buona
parte delle sue chance di rilancio e che passa da questioni come federalismo
(anche fiscale), riforma elettorale, cambio della forma di governo. Una linea
che fa storcere il naso a chi nel Pd la considera - è il caso dei dalemiani -
"uno spericolato esercizio di equilibrismo". E che in casa democrat
non tutto sia chiaro e risolto lo dimostra, nel suo piccolo, il pasticcio delle
scuole quadri. D'Alema ha appena celebrato la summer school di Italianieuropei.
Il Riformista ha anticipato ieri l'intenzione da parte di un'area del partito
molto vicina a Veltroni - in testa Enrico Morando e Giorgio Tonini - di
battezzare a sua volta una nuova fondazione per formare i dirigenti del futuro.
Paolo Gentiloni annuncia invece che il progetto del Pd è una summer school che
si terrà a Cortona in settembre e che Tonini lavora, più che a una nuova scuola
quadri, a un raccordo tra quelle già esistenti. Walter Verini, deputato e spin
doctor veltroniano, conferma l'appuntamento di Cortona, lo riaffida a Tonini e
assicura: "Non sarà una summer school". Stefano Cappellini
28/05/2008.
( da "Stampa, La" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Alitalia
Tremonti: subito un
freno a bollette e benzina Mutui, giù le rate ma solo dal
2009 Alitalia, pronto il
piano dei privati Le norme sui mutui approvate per venire incontro alle
esigenze dei cittadini che devono pagare rate schizzate in alto entreranno in
vigore soltanto dal 2009. Intanto oggi sarà pubblicato sulla Gazetta Ufficiale
il decreto legge sull'Ici e sugli straordinari. Inoltre, in tempi brevi
saranno attaccati altri due fronti di spesa per le famiglie: benzina e
bollette. È il ministro Tremonti ad assicurarlo: "D'accordo con il collega
dello Sviluppo economico, apriremo un confronto con i consumatori e i
produttori". Sul versante Alitalia, è pronto il
piano dei privati. Barbera, Baroni e Lepri ALLE PAGINE 6 E 7.
( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Due mesi di passione
Assemblea convocata il 27 giugno. Il governo: "C'è poco tempo" Roma.
C'è un mese di tempo per salvare Alitalia. Dopo il
consiglio di amministrazione che ha certificato una perdita di 500 milioni nel
2007, il governo cerca una via d'uscita per evitare che la compagnia resti di
nuovo a secco dato che i 300 milioni del prestito ponte, trasformati nel
frattempo in capitale dell'azienda, consentirà di arrivare al massimo a fine
giugno: Alitalia continua infatti a bruciare circa 1,5
milioni di euro al giorno e la situazione sta peggiorando dato che nel primo
trimestre del 2008 le perdite hanno già superato i 200 milioni. L'assemblea è
stata convocata per il 27 e 28 giugno. E per questa data, il governo deve
trovare una soluzione: o la cordata italiana, che però procede a strappi e non
decolla, o un commissario straordinario in base alla legge Marzano. Mentre
l'azienda rischia di avvitarsi su stessa, l'opposizione si mobilita contro il
governo e attacca il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, chiedendo al
titolare del Tesoro di riferire al Parlamento: "È un silenzio molto grave",
accusa il leader del Pd, Walter Veltroni. Tremonti però prende tempo:
l'audizione del ministro si farà soltanto il 18 giugno davanti alle commissioni
congiunte Bilancio e Trasporti di Camera e Senato. A meno che il ministro non
intervenga la prossima settimana in aula alla Camera dove oggi approderà il
decreto con il prestito ponte. Ma, al di là dei giudizi, l'opposizione ha
ragione su una cosa: la palla ora passa la governo, che deve giocare la partita
sospesa dopo l'abbandono forzato di Air France-Klm. I conti della compagnia
sono stati puntellati con l'escamotage di trasformare il prestito in capitale
(l'operazione deve superare l'esame di Bruxelles, in attesa di chiarimenti dal
governo italiano entro domani), ma si tratta solo di una piccola boccata di
ossigeno, che non è grado di garantire ancora a lungo il futuro dell'azienda,
bisognosa di capitali freschi e di compratori solidi, disposti a sborsare 1,5-2
milioni di euro per rilanciare la traballante azienda della Magliana. Il
ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, che dovrebbe farsi carico della
patata bollente qualora venga giocata la carta del commissario, ribatte alle
opposizioni: "Il nostro è un silenzio operoso". Ma anche dalle parole
del ministro traspare una certa impazienza di fronte alla crisi industriale e
finanziaria di Alitalia: "I tempi dovranno essere
brevi perché, nel giro di poche settimane si deve arrivare a una decisione che
aiuti lo sviluppo della compagnia di bandiera". Scajola, quindi, ammette
che ci sono "poche settimane" a disposizione per impedire che
l'azienda vada a rotoli. Non è chiaro se l'allarme di Scajola sia rivolto anche
a chi sta lavorando alla cordata italiana da mesi, ma senza risultati concreti.
È un ritardo che suscita polemiche soprattutto perché Tremonti, il titolare del
Tesoro e azionista di controllo di Alitalia, è in
grado di fornire tutte le carte e i conti, inaccessibili fino a poche settimane
fa. A che punto è il lavoro di Bruno Ermolli? Il finanziere incaricato da
Silvio Berlusconi di trovare i soci italiani disposti a lanciarsi
nell'avventura di salvare la compagnia di bandiera avrebbe qualche problema a
trovare il bandolo della matassa. Si parla addirittura di una divergenza di
vedute con Tremonti, che più realisticamente starebbe valutando la soluzione
del commissario come da tempo caldeggia la Lega. Comunque sia, c'è ancora molta
nebbia sulla rotta di Alitalia. "Con il senno di
poi, si dirà che è stata una vicenda vergognosa per il nostro Paese. Il governo
deve dirci con quali procedure intende vendere dato che non si vende un bene
pubblico come se si stesse al bar", rincara il ministro ombra Pierluigi
Bersani. Una cosa è certa: "I giorni passano", come dice Veltroni, e
non arrivano conferme dai presunti interessati, i vari Riva, Colaninno,
Fossati, Aponte, Marcegaglia, Ligresti, ma anche Tronchetti Provera e
Marcegaglia. "Nessuna novità", dice l'ex patron di Telecom. "Non
ci sono novità rispetto a qualche settimana fa. Ma è il momento di
decidere", aggiunge Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.
"Le proposte arriveranno in tempi ragionevoli", dice Roberto
Formigoni. Nell'attesa, Mario Resca, capo della McDonald's Italia ed ex
commissario Cirio, indicato come il futuro timoniere di Alitalia non si sa bene in che veste,
avverte che sarà dura: "Dopo i rifiuti di Napoli, Alitalia è il problema più grosso".
E scusate se è poco. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 29/05/2008 20
MARZO 29/05/2008 ' 29/05/2008 prioritàed emergenzeDopo i rifiuti di Napoli, Alitalia è il problema più grosso da affrontare
mario rescamanager 29/05/2008 22 APRILE 29/05/2008 22 MAGGIO 29/05/2008.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
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Stai
consultando l'edizione del Il leader del Pd: "Ne vedremo delle belle"
Ma su Alitalia, mutui e lavoro passano solo i messaggi del governo.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del L'ANALISIVeltroni incassa il successo di Rete4 e attacca sull'economia. Ma
la difficoltà è "rompere la melassa" che avvolge tutto. Bersani: è la
fase in cui si fanno i delitti peggiori Il problema del Pd: la luna di miele
tra governo e media Bruno Miserendino Walter Veltroni, riunendo i suoi nella
pausa della prima battaglia parlamentare, l'ha messa così: "Come vedete
l'opposizione sui provvedimenti alla fine paga, e in questa legislatura ne
vedremo delle belle, come sul caso di Rete4". Traduzione: la linea è
giusta, andiamo avanti col dialogo sulle riforme, ma attacchiamo su tutti i
temi in cui il governo sta offrendo fumo o ricette sbagliate, come su lavoro,
mutui, Alitalia, Rai e via
discorrendo. "Vedrete - è la conclusione - che la maggioranza entrerà
presto in difficoltà e si dimostrerà che la luna di miele tra governo e
italiani è fondata sul nulla". Non a caso due ore prima di sentire i big
del partito sul tema riforme e regolamenti, il segretario del Pd aveva
convocato una conferenza stampa per criticare il governo per il decreto
fantasma (perchè ancora non è arrivato sulla Gazzetta ufficiale) sugli
straordinari, e per attaccare sul caso Alitalia,
"una vicenda - dicono al Pd - che in nessun paese europeo potrebbe essere
gestita come ha fatto e sta facendo Berlusconi, senza pagare dazio".
Infatti. Il problema di Veltroni e del Pd è uscire dalla melassa virtuale in
cui tutto sembra avvolto, dove l'opposizione sembra troppo morbida anche quando
non lo è e il governo è osannato con generosità sconosciuta ad altri esecutivi
occidentali. Magari dipende anche dalla qualità dei messaggi dell'opposizione,
ma in un'intervista al Corriere il segretario l'ha detta così: "Nel mondo
virtuale lettori e scrittori di giornali di varie dimensioni se la cantano e se
la suonano". Tutto previsto, del resto. Dopo le elezioni Veltroni aveva
pronosticato l'ingresso nel lungo tunnel del "pensiero unico", e
aveva spiegato che l'informazione, che in Italia ha problemi particolari,
sarebbe stata il punto critico. Adesso, in questa luna di miele del governo con
gli italiani, il Pd sta misurando tutta intera la difficoltà di
"bucare" lo schermo, ma anche più modestamente i titoli dei giornali,
per far passare il messaggio a cui tiene: ossia far capire a tutti, e non solo
agli addetti ai lavori, che l'opposizione c'è e ha un progetto credibile su
tutti i temi, mentre pochi si incaricano di scoprire i bluff del governo. Nel
mirino c'è soprattutto l'economia, visto che su rifiuti e sicurezza, a parte il
nodo del reato di immigrazione, l'esecutivo si è mosso sulla stessa linea del
Pd. Ieri qualche deputato commentava sarcastico: "Ma avete visto i titoli
sugli annunci di Tremonti? Sono fumo, ma tv e giornali li vendono come se
fossero già realtà". Bersani è tagliente: "Vedo in giro molto
opportunismo, l'opposizione fa l'opposizione, il problema è che non vedo
abbastanza attenzione, da parte di media e commentatori, su quanto avviene in
questa luna di miele, anzi di melassa. Eppure è in questi casi che si fanno i
delitti peggiori". Uno dei "delitti", ricordano Veltroni e
Bersani, Berlusconi l'ha già compiuto su Alitalia.
Eppure è possibile, nell'assordante silenzio dei media, che dopo aver mandato
per aria l'unica trattativa seria, quella con Air France, "il governo non
dica una sola parola sul destino della compagnia".
"Inqualificabile", dice Bersani. "Impossibile in altri
paesi", aggiungono i deputati del Pd. Ma altri "delitti" sono in
corso. Prima delle elezioni, spiega, eravamo tutti d'accordo che la priorità
erano i salari e le pensioni, adesso che anche l'Istat certifica la difficoltà
di un terzo degli italiani, passa sotto silenzio il fatto che Tremonti fa carte
false per levare l'Ici alle famiglie agiate: "Non andrà un euro a tutti
quelli che più hanno bisogno di spendere un euro, questo il punto", dice
Bersani. Che ha il dente avvelenato sul tema mutui: "Li ho sentiti mettere
il cappello sulla portabilità dei mutui che loro stessi hanno contrastato per
un anno intero. Dico questo a futura memoria". Per non parlare dell'altro
"delitto", a rischio incostituzionalità, ossia quella detassazione
degli straordinari che non aumenta la produttività, discrimina i lavoratori,
sfavorisce donne, pensionati e precari. "Eppure - dicono al Pd - sui media
compare la storiella di Tremonti Robin Hood, che vuol far pagare banche e
petrolieri". Insomma, è duro risalire la china. Come dice Marini, serve
tempo sangue freddo e pazienza. Veltroni è convinto che è solo questione di
tempo: "La luna di miele si interromperà molto presto, anche prima di
quanto pensiamo, la destra ha vinto le elezioni sulla linea della paura, la
paura rende più facile vincere, ma ma più difficile governare". Il
problema è che nel frattempo l'Italia peggiora.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Cronache della nuova Roma Furio Colombo Segue dalla Prima C on i
metodi giusti gli fai dire se hanno reddito adeguato e una residenza fissa.
Quando sono imbarazzati o confusi è segno che mentono. Vengono "messi da
parte" fino a quando passa un furgone della polizia Cpt (clandestini,
poveri, terrorizzati) che provvede al trasporto immediato alla frontiera. Altrimenti,
finito il turno, li portano via "i ragazzi" che sono bravi e fidati
(così ha detto il sindaco, respingendo sdegnato l'accusa che siano parte
politica) ma non sono certo stati educati alla corte di Inghilterra, e hanno
spesso modi un po' rudi, tipo "codice giallo" del pronto soccorso. Ma
si tratta della naturale esuberanza dei giovani. Via Craxi sbocca in Largo Lega
Lombarda (all'angolo con Via Padania, già via Condotti) e poi in Piazza della
Santa Inquisizione (la vecchia Piazza Colonna). Quando il bus entra in Via del
Tritone (adesso via Rosa Maltoni Mussolini, mamma mai dimenticata del Duce e
bisnonna della vivace onorevole) rallenta in un ingorgo di traffico. Il
problema del traffico non è ancora stato del tutto risolto, lo smog è
soffocante, tanto che a volte i camerati delle squadre devono indossare
mascherine sulla bocca. Loro dicono: "Per non respirare l'aria inquinata
della demo-plutocrazia". Stanno attenti a non farsi sentire quando alcuni
di loro aggiungono, dandosi gomitate, "giudo-plutocrazia". Il luogo
di raduno dei "guardiani della città" (modello iraniano) è piazza
"generalissimo Francisco Franco" (già Piazza Barberini). Ma cortei e
marce spontanee (contro Rom e clandestini e tutte le più riprovevoli razze) si
dirigono subito verso Corso Giovanni Preziosi (un tempo era Via Veneto), dal
nome del più antico e instancabile teorico della difesa della razza italiana.
Bisogna ammettere che, nella nuova Roma, non vi disturba più lo spettacolo del
turismo invadente e sudato, magliette e sandali e lunghe file di ebeti col
cappellino dello stesso colore che seguono il segnale del capo gita di Roma,
solo italiani. Qualche bar, qualche albergo, qualche ristorante (certo,
trappole per stranieri creduloni) ha dovuto chiudere, dopo l'abolizione di
Schengen da parte del nuovo, virile, governo. Ma sui bei locali puliti che sono
sopravvissuti campeggia il motto che ormai anima la patria ritrovata: "non
passi lo straniero". Dopo cena, nella nuova Roma, si va tutti alle
"feste dell'Italianità" dove si balla al ritmo di arie e tarantelle
delle nostre terre. Provvedono al collegamento rapido con
la periferia gli autobus della nuova Alitalia. Non vola, ma dove dovrebbe volare? Niente vale questa nostra
bella terra chiusa e protetta. E finalmente senza Rom, senza stranieri, senza
ingombranti facinorosi di sinistra (ricordate le continue notizie di
"rissa", quando gli estremisti tentavano di reagire alle bastonate?)
possiamo goderci le nostre periferie. Un esempio è il quartiere Littorio (già
Garbatella) dove si mangia e si balla all'italiana in uno dei tanti
"parchi Ciarrapico" donati dal generoso "federale onorario"
di Roma. Sul fondo potete vedere la scuola di avviamento al lavoro Almirante
(legge Moratti). La via Almirante ancora non c'è perché è stato deciso di
costruirla secondo il modello di via dei Fori Imperiali: scavando dove ci sono
case inutili, per andare dritti al centro. Quando il sindaco-ingegnere ha
mostrato i disegni al Consiglio comunale, tutti i presenti sono balzati in
piedi improvvisando una manifestazione di amor di patria al grido di "viva
il duce-sindaco". Poi un camerata consigliere ha voluto ricordare a tutti
la storia esemplare di un cittadino paraplegico, "vero romano della nuova
Roma", che ha spontaneamente denunciato la badante straniera (subito espulsa)
nonostante le difficoltà di nutrirsi. Alla manifestazione si è unito il capo
della "rivolta tassisti", la benemerita organizzazione che tanto ha
giovato al prestigio di Roma, e ha annunciato: "qualche volta lo
trasporteremo", facendo eccezione al programma "culto della normalità
fisica" di cui i rivoltosi sono membri fondatori. La nuova Roma, come si
vede, non è di tutti. È di cittadini profondamente italiani, non portatori di
handicap fisici o politici. Per questo, ha detto il duce-sindaco, è un "sole
che sorge". furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Alitalia: il governo
tace, la crisi peggiora Il Pd contro il prestito-ponte. Voci e nessuna certezza
sulla soluzione italiana di Roberto Rossi/ Roma SALUTI "Tanti auguri".
Il super consulente Bruno Ermolli, l'uomo incaricato da Silvio Berlusconi di
risolvere il caso Alitalia cercando una cordata italiana, colui chiamato a risollevare
l'onore patrio, esce di scena con queste due parole. Il suo compito è finito.
Se con successo lo si scoprirà solo fra pochi giorni. Ora la palla passa nelle
mani del ministro del Tesoro Giulio Tremonti che dovrà decidere. Decidere se
garantire l'italianità del gruppo o se sacrificarla e riallacciare di nuovo i
contatti con Air France o un altro partner europeo, come suggerito da Walter
Veltroni leader del Pd. Che ieri si è schierato compatto in commissione contro
il decreto legge sul prestito ponte da 300 milioni che il governo ha deciso di
destinare a patrimonio netto (ieri c'è stata anche la pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale) snaturandone la funzione originale. "È il minimo che si poteva
fare visto che sembra al limite della provocazione farci votare una norma che
appare superata" ha detto il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani.
"È inqualificabile - ha aggiunto Bersani - che su Alitalia
il governo non sia ancora venuto a chiarire in Parlamento. Noi marchiamo
l'assoluta distanza di responsabilità e chiediamo come intende procedere".
Nel frattempo si va avanti e la prossima settimana con ogni probabilità il
decreto sarà tramutato in legge. Poi la palla passerà a Bruxelles che, anche in
base alle spiegazioni fornite dal governo italiano, dovrà valutare se la norma
sia da considerare come aiuto di Stato oppure no. Le cose potrebbero però
mutare. E Alitalia magari avere nuovi azionisti.
Tremonti, dopo che i manager della compagnia sono riusciti a chiudere il
bilancio 2007 (con 495 milioni di perdite) evitando la liquidazione, potrebbe
sciogliere presto il nodo. In che modo? Per ora dal governo bocche cucite. Per
l'opposizione il ministero dell'Economia potrebbe avallare la cordata
italiana.Ci sono dei segnali che vanno in questa direzione. Ad esempio, ieri la
Camera ha approvato in via definitiva la convenzione tra Anas e Autostrade Italiane,
la società del gruppo Atlantia controllata da Benetton. L'aula ha approvato un
nuovo emendamento presentato dal governo al decreto sugli obblighi comunitari
che conferma lo sblocco della convenzione tra Autostrade e Anas, stipulata lo
scorso ottobre. Che cosa c'entra questo con Alitalia?
Secondo l'opposizione lo sblocco della convenzione permetterebbe ad Autostrade
di poter aumentare le tariffe a propria discrezionalità. In cambio i Benetton,
sempre secondo il governo ombra, garantirebbe la propria partecipazione alla
cordata italiana per Alitalia. E questa volta non con
un semplice "chip", come quello concesso dal numero uno di Pirelli
Marco Tronchetti Provera, ma con una solida partecipazione. "Io ho un'idea
- ha commentato Bersani a chi gli chiedeva della Convenzione - se c'è un modo
per tenere lontani i veri attori industriali che sanno che cosa è un aereo è
quello di appioppare loro delle cordate. Sono voci, ma non serve invocare il
tema Alitalia per definire inqualificabile la norma
sulle convenzioni". Con i Benetton potrebbero fare il loro ingresso
industriali del calibro di Riva, Fossati, Aponte, Ligresti, Radici. Ma la
storia della convenzione non è il solo indizio che potrebbe portare a pensare
alla formalizzazione della cordata. Ieri, dopo qualche settimana di silenzio, è
tornato a farsi vivo il manager Mario Resca. L'ex commissario di Cirio ormai
parla come il futuro amministratore delegato. "La situazione è difficile
però è una grande opportunità, come tutte le situazioni difficili" ha risposto
Resca, il manager che potrebbe essere chiamato non solo a salvare Alitalia ma anche la faccia di Berlusconi.
( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Falsa
partenza la maggioranza bulgara rallenta in parlamento e cerca compromessi GLI
EX DECISIONISTI Governo a marcia indietro su Rete4 e Benetton. Stop sugli statali.
Alitalia aspetta.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-29 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Una luna di miele che deve fare i conti
con problemi obiettivi P robabilmente, dire che "l'opposizione paga"
è soprattutto un modo per rinfrancare e compattare le truppe parlamentari del
Pd. Ma le parole di Walter Veltroni riflettono, se non la forza del
centrosinistra, la sensazione di confusione trasmessa in questa fase dalla
maggioranza. Non è tanto la bocciatura di due giorni fa alla Camera sulla
tutela della fauna selvatica: semmai, quella votazione è stato il sintomo di
una slabbratura della quale pochi sembravano consapevoli; e che ieri Silvio
Berlusconi ha cercato di ridimensionare facendo presidiare l'aula per tutto il
giorno. I segnali di incertezza sono altri. E mostrano un Pdl fortissimo
numericamente, eppure in affanno per problemi che poco hanno a che vedere con
l'offensiva del Pd. Rimandano ad una situazione oggettivamente difficile; e ad
una capacità decisionale ancora in rodaggio. è probabile che la cosiddetta
"luna di miele" col Paese non sia affatto finita. Anzi, gran parte
dell'elettorato dice comprensibilmente che occorre dar tempo al governo, senza
immaginare miracoli. Ma comincia ad affiorare il sospetto che nel centrodestra
stia finendo la luna di miele fra i partiti vincitori delle elezioni del 13 e
14 aprile; e che qualcuno sia incline a ripetere il vecchio errore di
considerare la vittoria come un approdo in sé, e non lo strumento per produrre
risultati diversi dall'Unione. La nebbia che avvolge la soluzione della crisi
di Alitalia è un primo segnale
vistoso. E la Lega lo esaspera chiedendo una riunione del consiglio dei
ministri nell'aeroporto milanese di Malpensa; e avvertendo, con un sottinteso
minaccioso: "A noi interessa Malpensa, non Alitalia". Basta questo perché il Pd chieda chiarimenti e alzi la
voce, bilanciando un dialogo non facile ed un atteggiamento che a sinistra
qualcuno considera subalterno. D'altronde, le incognite sul futuro della
compagnia aerea non sono la sola avvisaglia di una fase di potenziale stallo.
La rinuncia alla sanatoria per Rete 4, decisa ieri dalla maggioranza, indica
una strategia parlamentare per lo meno imprudente. A Veltroni è facile rilevare
che "il governo ha tentato una forzatura ed è stato battuto",
condividendo la soddisfazione con l'Idv di Antonio Di Pietro che ha scelto una
linea di scontro frontale, e con l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Non bastasse,
sta venendo fuori la difficoltà a mettere nero su bianco la legge sulla sicurezza:
un intoppo non solo giuridico, che dilata la distanza fra i proclami di
"tolleranza zero" e la loro traduzione in legge. Culturalmente, il
provvedimento deve fare i conti con l'ostilità dichiarata delle gerarchie
cattoliche: le critiche arrivate ieri dalla Comunità di Sant'Egidio la
confermano. Ma anche sul piano pratico, le implicazioni di una scelta così
radicale cominciano ad emergere: dai contraccolpi su carceri già sovraffollate,
al problema delle "badanti" clandestine. Per paradosso, sta
diventando un rebus perfino la formazione del governo regionale in Sicilia,
luogo simbolo del primato del centrodestra. Le tensioni nell'alleanza fanno
parlare di "gestione maldestra e improvvisata della coalizione ": ed
a sostenerlo non è un esponente dell'opposizione, ma Gianfranco Micciché,
considerato plenipotenziario di Berlusconi nell'isola. Ogni questione finisce
per essere approfondita, ridiscussa, limata; e di fatto rischia di comportare
un rinvio della soluzione. Il risultato è che l'obiettivo di offrire al Paese
risultati tangibili nei primissimi mesi di governo rimane a portata di mano. Ma
andando avanti i margini di manovra si restringono, sovrastati dal fattore
tempo che può suggerire risposte insieme forzate e precarie. Forse, dietro la
preoccupazione di Berlusconi su Napoli c'è la consapevolezza di una sfida dura
quanto si pensava; ma già gravida di effetti negativi. Lo spartiacque fra
l'attesa dei risultati e la frustrazione è in agguato. Evocarlo ora
dimostrerebbe impazienza: sempre che il governo non lo avvicini con i propri
errori. \\ Segni di confusione nella maggioranza. E il Pd cerca di trarne
vantaggio.
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Aveva offerto la
formalizzazione del governo ombra. Ma dopo l'ostruzionismo, il premier è cauto.
Snellimento e norme antiribaltone, per ora il Pd punta basso Daniela Preziosi
Roma Una riunione di un'ora con i big del partito per istruire i lavori sulla
riforma dei regolamenti parlamentari. L'ha convocata ieri Walter Veltroni,
subito dopo la conclusione positiva - per le opposizioni, ovviamente - della
vicenda del 'Salva Rete4', con il ritiro da parte del governo dell'emendamento
contestato. All'incontro erano presenti i capigruppo di Camera e Senato
Antonello Soro e Anna Finocchiaro, i vicepresidenti delle assemblee Rosy Bindi
e Vannino Chiti, il numero due del loft Dario Franceschini e i 'tecnici'
esperti della materia che avranno materialmente l'incarico dell'estensione del
testo, ovvero Stefano Ceccanti e Gianclaudio Bressa. Si parte dalla proposta
Franceschini, depositata durante i governo Prodi e ripresentata nella nuova
legislatura. Prevede norme antiribaltone contro la frammentazione dei gruppi
parlamentari (potrà costituire gruppo solo una lista che si è presentata alle
elezioni), norme sugli organismi di garanzia (oggi sono eletti a maggioranza,
la proposta è di eleggerli in modo paritario), maggiori diritti per le
minoranze, il riordino delle regole per l'approvazione della sessione di
bilancio in direzione di una velocizzazione dei tempi e altre norme per lo
snellimento delle procedure. "La revisione dei regolamenti dovrebbe prevedere
anche meccanismi sull'iter delle leggi perché - spiega Anna Finocchiaro - la
scorsa legislatura condussi una battaglia totalmente persa contro l'allora
presidente di Forza italia Renato Schifani, che impediva di svolgere i lavori
per sessioni di commissione e di aula". La speranza è che Schifani, che
questa volta siede sul più alto scranno del senato, abbia cambiato idea.
Semplificare, snellire, dunque. A parte qualche ritocco sui diritti delle
minoranze, il Pd al momento fa proposte a tutto vantaggio del governo in
carica. In attesa - e soprattutto nell'augurio - di sostituirlo fra cinque
anni. "Per ora stiamo ragionando su modifiche a costituzione invariata -
spiega Bressa - ma l'obiettivo resta quello di cui hanno parlato Berlusconi e
Veltroni al loro primo incontro, ovvero l'istituzionalizzazione del governo
ombra. Che al momento, però, resta una proposta politica". Quindi
sottoposta alle intemperie del clima fra i due schieramenti. Clima che si è
oggettivamente raffreddato rispetto all'inizio di legislatura, soprattutto dopo
il muro contro muro alla camera. Ma il premier, proprio ritirando la norma ad
aziendam ha dimostrato di voler puntare sul dialogo, anche
per svelenire il clima sui prossimi provvedimenti che l'esecutivo dovrà
affrontare (rifiuti, Alitalia e Afghanistan). Il governo ombra resta dunque un capitolo del
dialogo sulle riforme, il dialogo con la maiuscola secondo Veltroni. Quello
che, secondo invece desiderata di Berlusconi, dovrà partire con l'introduzione
di uno sbarramento alla legge elettorale europea. Ma su questo il Pd si
gioca i rapporti i a sinistra, quindi un pezzo del suo futuro. Che aria tira si
vedrà la prossima settimana a Montecitorio, alla prima riunione della giunta
dei regolamenti parlamentari.
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
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Dal "Salva
Benetton" autostrade alla rendita Il governo regala 4 miliardi di euro alle
imprese stradali. Gaffe di Fini che "riscrive" il testo. Bruno Tabacci (Udc): "Scambio di soldi per Alitalia" Matteo Bartocci Roma
Altro che "salva Retequattro". Tra gli emendamenti berlusconiani al
decreto comunitario ce n'è uno ben più clamoroso ma di cui, c'è da giurarci,
poco sapranno i cittadini e soprattutto gli automobilisti italiani. Un
puro regalo alla rendita di chi gestisce un "bene comune", pubblico
anche se gestito in convenzione, come le autostrade. Per ovviare alla procedura
di infrazione europea sulla mancata vendita della rete italiana alla spagnola
Abertis impugnata dall'allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro,
il governo Berlusconi ha pensato bene di allargare gli enormi benefici
tariffari elargiti alla società dei Benetton ad almeno 13 società
concessionarie di altre autostrade. Di queste, ben 5 sono già state bocciate
dal nucleo speciale del Cipe (il Nars, un organo tecnico presso la presidenza
del consiglio). L'emendamento in questione (approvato con i voti contrari di
Pd, Idv e Udc 283 sì a 246 no) consente ad alcune imprese (evidentemente quelle
più sostenute politicamente) un aumento automatico dei pedaggi autostradali
(pari al 70% dell'inflazione) senza che parlamento, governo o organi tecnici
possano più dire alcunché. Una pioggia di denaro che nel caso di Atlantia, la
società dei Benetton che gestisce circa la metà dei 6.500 km di autostrade
italiane, vale fino alla prossima verifica della concessione nel 2038. Facendo
i conti, il Pd quantifica una rendita automatica complessiva di 4 miliardi di
euro nei prossimi cinque anni: il doppio di quanto costa aver abolito per
sempre l'Ici sulla prima casa di tutti gli italiani. Ben 800 milioni di euro
all'anno passeranno dalle tasche degli automobilisti alle società concessionarie
senza che nessuno possa discuterne la destinazione. Caselli d'oro e pedaggi
sempre più salati in cambio di investimenti (sicurezza, ampliamento, etc.) solo
cartacei, che in realtà non vengono mai fatti. Un esempio? Autostrade per
l'Italia Spa dal 1999 ad oggi ha incassato 16,7 miliardi in pedaggi e ne ha
spesi solo 3,7 miliardi in miglioramenti sui circa 10 previsti. Proprio in
questi giorni, grazie al regalo del governo, si impegna sui giornali
(soprattutto quelli che possiede come azionista) per altri 7. Sulla carta una
cifra astronomica - quasi 15 miliardi di euro - ma tutta virtuale. E intanto lo
stato non avrà più modo per contestare nulla. Ma c'è di peggio. Perché nel
"liberismo all'amatriciana" tipico del nostro paese si avvantaggiano
sempre i soggetti esistenti. Il decreto allarga le maglie delle clausole pro
Benetton a 13 società, mentre le 9 concessionarie escluse dovranno passare, ma
solo loro, sotto tutti i sacrosanti passaggi di garanzia dei consumatori e
dello stato previsti dalla legge. Si tratta di una sanatoria occulta a
vantaggio di chi è più tutelato politicamente. Una bella torta in cui è meglio
vederci chiaro. Da presidente della camera e leader di An, Gianfranco Fini
evidentemente deve essersi accorto di qualcosa . E con un gesto senza
precedenti nelle cronache parlamentari ha addirittura suggerito al governo,
cioè al ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi (il suo ex
portavoce), una riformulazione più limitata del testo presentato. Ma a fare
onorevoli i propri cavalli si rischia. E così lo stesso Ronchi, evidentemente
poco pratico, si rivolge direttamente al presidente della camera dicendo che
"la sua riformulazione è approvata dal governo". Uno scivolone
untuoso che scatena le proteste delle opposizioni al quale lo stesso Fini
reagisce pregando "l'onorevole Ronchi di specificare cosa intenda con
l'aggettivo 'suo': è evidente che si riferisce, ovviamente, alla proposta del
governo". Per Fini è l'ennesima stonatura dallo scranno più alto. E a dire
che il "re è nudo" alla fine è Bruno Tabacci, che denuncia in aula il
sì a una sorta di "lodo Ermolli" (il consulente del Cavaliere per Alitalia, ndr). Per il deputato Udc il mega-regalo alle
autostrade serve a Berlusconi a reperire fondi per la fantomatica cordata
italiana a cui "vendere" la compagnia di bandiera. Un classico do ut
des che alla fine, se avverrà, peserà solo sulle tasche dei contribuenti e dei
viaggiatori.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-29 num: - pag: 34 categoria: REDAZIONALE La cordata Riassetto in due fasi Alitalia, il Tesoro e la stretta sui
tempi ROMA - Tempi brevi per la ricetta-Tremonti su Alitalia. Le basi dell'operazione che il Tesoro avrebbe in mente per
salvare la compagnia saranno gettate all'inizio della prossima settimana. Una
scelta fatta per non irritare l'Ue, di cui si dovrà aspettare un primo parere
sul prestito- ponte, che si prevede di segno negativo ma non tale da
impedire il prosieguo dell'operazione. Quello che il ministro avrebbe preparato
è una sorta di "percorso verso la privatizzazione". Ciò vuol dire
che, prima di vendere la compagnia, Tremonti vorrebbe intervenire sulla stessa
indicando un management forte e credibile, profilando un piano di
ristrutturazione, assumendo il consenso dei sindacati, individuando le relative
necessità economiche. Quindi successivamente invitando i soggetti interessati a
"imbarcarsi" nell'operazione, ciascuno con un ruolo definito, forse
attraverso un semplice aumento di capitale. C'è da capire se la creatività di
Tremonti si spingerà fino a ritagliare uno spazio anche per una azienda
pubblica (si ipotizza l'Eni), a garanzia che il primo a investire sul piano è
proprio lo Stato. Lo scheletro dell'operazione potrebbe essere l'integrazione
tra Alitalia e AirOne con il recupero di Malpensa nel
ruolo di multihub. Con tempismo perfetto ieri la Lega ha chiesto al governo,
con un ordine del giorno, la liberalizzazione degli accordi bilaterali. La
nuova compagnia dovrebbe subire una profonda razionalizzazione con
l'integrazione delle flotte. Qui entrerebbero in gioco i sindacati, chiamati a
sottoscrivere preventivamente lo schema di ristrutturazione. L'entrata in scena
del partner internazionale sarebbe rinviata a una seconda fase, in modo da
poter negoziare i termini dell'alleanza. Ma non v'è dubbio che il modo in cui
verrà tracciato il piano, in particolare l'equilibrio che si troverà tra
Malpensa e Fiumicino, denoterà una propensione per un vettore anziché un altro.
Tremonti sarà ascoltato dalla commissione Trasporti della Camera il 18 giugno,
una settimana prima dell'assemblea che individuerà i due consiglieri mancanti
nel cda. Ma a quel punto dell'operazione si saprà di più. Ieri è stato
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto sulla trasformazione del
prestito in patrimonio. Mentre a Busto Arsizio la causa Sea, che ha presentato una
richiesta di danni da 1,25 miliardi è stata rinviata al 9 luglio. Antonella
Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-29 num: - pag: 11 categoria:
BREVI Baccini "Ero in Mongolia ad inaugurare un ospedale per bambini"
Siliquini "Sono rimasta bloccata a causa dei ritardi Alitalia" Ghedini "Veramente io stavo con il Cavaliere. Come
sempre" Granata "Accompagnavo Alemanno per le provinciali di
Palermo". Chiara Moroni "Assente per accertamenti in ospedale, ho il
certificato" N. Cosentino "Il pulsante non ha funzionato, non so perché,
proprio in quella votazione" Cicchitto Il capogruppo del Pdl si è
giustificato dicendo che stava in Transatlantico a richiamare dentro
l'Aula i suoi. Però nella serata di martedì è stato convocato da Silvio
Berlusconi per chiarire il flop di Montecitorio Stefani "Ero assente
perché avevo delle persone nella stanza" Pittelli "Mi sono assentato
solo tre minuti". Era alla toilette.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-29 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Dopo la "caduta" Mondello: ero stanca per la campagna
elettorale. Versace: in Russia, aiuto il sistema Paese "In bagno".
"Missione segreta per Silvio" Le "giustificazioni" dei
cento assenti ROMA - "Fannullone io? Non scherziamo, ragazzi! Sto
lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel
mondo". Non potrebbe farlo dal suo scranno in Parlamento, onorevole Santo
Versace? "Ho comunicato per iscritto al capogruppo del Pdl il mio viaggio
a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama, un
grattacielo da cento milioni tutto arredato Versace ". E quindi non si
sente un peone-fannullone, lei. "I fannulloni alla Camera sono quelli che
presentano certi emendamenti. E poi io a questa storia ci credo poco, cento
deputati assenti sono un segnale politico". Troppo impegnati (altrove) o
troppo stanchi, malatissimi o solo incontinenti, in missione segreta a Palazzo
Grazioli o, semplicemente, un filino distratti. C'è di tutto nella lista nera
stilata da Berlusconi dopo il flop della maggioranza sulla tutela della fauna
selvatica: 48 onorevoli di Pdl-Lega-Mpa in missione e 51 assenti al momento del
voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in Aula con relativo
strascico di polemiche tra alleati. E adesso, sulla lunga guida rossa che
taglia in due il Transatlantico, i "pentiti" camminano a testa bassa,
in attesa che da Palazzo Chigi giunga la lettera di richiamo auspicata da
Giorgio Stracquadanio: "Spero che ci sia una lezione, una vera e propria
sanzione...". Assente ingiustificato? "Ero a Palazzo Grazioli a
lavorare sulla comunicazione". Analoga scusa accampa il forzista Gianni
Mottola, "uscito a fare una cosa per il presidente Berlusconi". Ce la
racconta? "Non mi sembra il caso". Misterioso anche Giancarlo
Pittelli, dice che si è assentato "solo tre minuti" ma non vorrebbe
rivelare il perché e poi si scopre che era alla toilette. Probabilmente in
fila, visto il fuggi fuggi verso i bagni all'ora del quarto voto, spiegazione
ufficialmente addotta anche dal barese Carmine Santo Patarino di An:
"Pensavamo che la cosa tirasse avanti, ci siamo presi qualche minuto di
pausa e siamo cascati nella trappola del Pd". Gli assenti per motivi
politici, i diniani Italo Tanoni e Daniela Melchiorre. Le
vittime dei ritardi Alitalia come Maria Grazia Siliquini, che chiama Italo Bocchino
dall'aeroporto e geme "sono bloccata dallo sciopero". E gli sgobboni
alla Gabriella Mondello, "traditi" dalla stanchezza dopo aver
conquistato la palma degli stakanovisti parlamentari: "Sono
dispiaciutissima, per tre legislature ho raggiunto percentuali bulgare di
presenza in Aula, il mio record è il 97 per cento...". E martedì?
"è che non sto bene, non mi sono ripresa dalle fatiche della campagna
elettorale - sospira l'ex sindaco di Lavagna -. Ho scompensi di pressione da
caldo e il medico mi ha detto di stare a casa. Se avessi saputo che quel voto
era importante, sarei venuta anche in barella". E c'è un altro onorevole
che ha perso punti quanto a pulsanti schiacciati: il responsabile esteri di An,
Marco Zacchera, si annovera "tra i dieci parlamentari più secchioni "
però al momento del voto incriminato stava presenziando all'avvicendamento in
Italia tra numeri due dell'ambasciata di Israele. Impegni politici pure per il
presidente della commissione Esteri, il leghista Stefano Stefani ("Aveva
delle persone nella stanza") e per Barbara Saltamartini, responsabile
donne di An: "Ho preso un giorno di permesso, ero a Palermo a sostenere le
nostre candidate alle provinciali. Altro che fannullona, c'erano 45
gradi!". E quando Adriano Paroli risponde al cellulare quasi ci resta male:
"Perché chiamate proprio me? Ero assente giustificato, sono il sindaco di
Brescia e stavo preparando l'anniversario della strage di piazza della
Loggia". Nell'affollatissima casella malati si incontrano gli ex ministri
Antonio Martino e Mirko Tremaglia, la giovane Chiara Moroni ("Accertamenti
in ospedale, ho il certificato") e Roberto Tortoli, scappato a casa dopo i
primi due voti causa "febbre a 39". L'avvocato gallipolino Ugo Lisi
era a Milano per "controlli medici", però confessa di aver sentito
anche lui di supposti "maldipancia per promesse non mantenute ".
L'azzurra Maria Teresa Armosino è stata bloccata da un malanno, cinque giorni
di terapia. Si sente supergiustificata, eppure si dispera: "Avevo inviato
tutti i certificati, assicuro. Ma mi dicono che si è perso tutto". Anche
Giulia Cosenza (An) era "semplicemente malata, un antipaticissimo
malessere". E c'è un capitolo lutti in area leghista. Il sindaco di
Cittadella, Massimo Bitonci, ha perso la mamma e il comasco Nicola Molteni l'amico
del cuore. Mario Baccini non ha nessun problema a raccontare: "Ero appena
tornato dalla Mongolia dove ho inaugurato un ospedale per bambini". Si
scopre infatti che l'ex Udc passato per la Rosa Bianca è anche presidente di
una fondazione dal nome latino, Foedus: "Sì, è vero che ho votato la
fiducia, però sto nel gruppo misto...". E quindi si sente con le mani
libere. E Niccolò Ghedini? Risponde quasi stupito: "Veramente io stavo con
il Cavaliere. Come sempre. La mattina ho votato, ma il pomeriggio avevo una
riunione inderogabile con Berlusconi sui rifiuti napoletani, le intercettazioni
e tante altre cose. Comunque, il capogruppo lo sapeva benissimo".
Maledetto fu il pulsante di Nicola Cosentino (Forza Italia): "Non ha
funzionato, non so perché, proprio in quella votazione. Sono andato a dirlo al
presidente, l'hanno messo a verbale". Anche il leghista Giacomo Chiappori
dà la colpa al pulsante, schiacciato meno del dovuto. Il neosottosegretario
allo Sport Rocco Crimi (Forza Italia) invece si era allontanato: "Mi
dispiace, ero andato qualche minuto a lavorare nel mio ufficio". Cose che
capitano? Risponde, con autodisciplina: "Sì, ma non devono capitare
più". "Un problema di organizzazione", invece, per Basilio
Catanoso (An): "Siamo un grande gruppo, noi del Pdl e a volte può capitare
un po' di confusione. Io stavo facendo una riunione per il governo siciliano e
non mi sono accorto che dovevo andare a votare". Anche il compagno di
partito Carmelo Briguglio si occupava di cose siciliane, ma con altre
motivazioni: "Sono candidato sindaco di Taormina, che non è una
passeggiata ". Sempre di An e sempre in campagna elettorale Benedetto
Fabio Granata: "Ho accompagnato Alemanno ad aprire la campagna per le
provinciali di Palermo". E l'Mpa di Raffaele Lombardo? Roberto Di Mauro ha
una giustificazione inappuntabile: "Sono subentrato all'onorevole Leanza
che ha scelto il governo siciliano, ma non mi sono ancora insediato ". Non
ha votato Antonio Milo e così Arturo Iannaccone, che ha pigiato con diligenza
il bottone ma non quello sulla fauna selvatica: "è stato un banale
disguido, non avevo alcuna intenzione di affossare quella norma". E
mancavano all'appello, infine, anche big del calibro di Umberto Bossi, del
coordinatore di Forza Italia Denis Verdini e dello stesso capogruppo del Pdl
Fabrizio Cicchitto, che si è giustificato dicendo che stava in Transatlantico a
richiamare dentro l'Aula i suoi. Ma nella serata di martedì è stato convocato
da Silvio Berlusconi per chiarire il flop di Montecitorio. Monica Guerzoni
Roberto Zuccolini Versace "Ero a Mosca per presentare un grattacielo da
cento milioni tutto arredato Versace" Melchiorre Ha dichiarato di essere
assente al momento della votazione per motivi politici Pulsanti Cosentino: non
ha funzionato il pulsante, l'ho messo a verbale. Il leghista Chiappori: l'ho
schiacciato troppo poco.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
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N. 127 del
2008-05-29 pagina 6 "Malpensa grida ancora vendetta ma il governo è vicino
alla svolta" di Gianandrea Zagato "Il modo con cui Alitalia ha abbandonato Malpensa grida ancora vendetta". Sostantivo
che Roberto Formigoni ripete due, tre volte: "La priorità è sempre tutta
per Malpensa perché il modo con cui Alitalia ha abbandonato l'aeroporto ancora grida vendetta". Ma il
presidente della Regione Lombardia invita comunque a essere
"ottimisti": "Bisogna esserlo perché questa è la sfida che il governo
nazionale si è assunto". E giusto per fare il punto della
situazione Malpensa e sulla cordata italiana per Alitalia,
il governatore fa sapere che "in tempi ragionevoli si elaboreranno alcune
proposte che noi esamineremo". Proposte che, senza forse, contribuiranno a
ridurre la percentuale di passeggeri costretti ad optare per lo scalo di
Fiumicino rispetto all'hub di Malpensa, "dove il traffico è diminuito
notevolmente: Alitalia ha perso una percentuale di
passeggeri superiore ai voli che ha chiuso". Naturalmente, avverte
Formigoni, il dossier Malpensa e Alitalia
"costituisce problema complicato" e con danni che, oggi,
"ricadono non soltanto su Milano e la Lombardia ma su tutta
l'Italia". Istantanea dettata ai cronisti dal presidente lombardo mentre in
quel di Roma il consiglio di amministrazione del vettore Alitalia
approvava il bilancio 2007 che presenta una perdita di 495 milioni di euro e
Giuseppe Bonomi, presidente di Sea, annotava che "l'ipotesi di
un'Alipadania - la compagnia del Nord - resta sulla carta affascinante ma di
lungo termine". Come dire: "Ci vogliono soldi, tanti soldi e un piano
industriale che non darà frutti prima di cinque anni" ossia la soluzione
della vicenda c'è solo se "c'è un socio industriale di riferimento".
Condizione che potrebbe essere affrontata direttamente sulla pista del terminal
1 di Malpensa da un prossimo Consiglio dei ministri: "Avrebbe un forte
valore simbolico" nota Formigoni che, naturalmente, invita "ad
affrontare il tema Malpensa e Alitalia in maniera
efficace e rapida". E anche Filippo Penati sostiene l'idea di un Consiglio
dei ministri a Malpensa, "prima si riunirà nell'hub e meglio sarà per il
futuro dell'hub" chiosa il presidente della Provincia di Milano. Che, tra
l'altro, prima si spende in ringraziamenti per gli "impegni" presi
dal governo "sul futuro tavolo Milano" e poi attacca il governo sul
"prestito ponte di 300 milioni di euro" perché, sostiene l'inquilino
di Palazzo Isimbardi "ha cambiato le carte in tavola". Secondo la
visione di Penati "il decreto sul prestito ponte si sostanzia in un
aumento di capitale, ossia soldi del contribuente per una voragine mangiasoldi
come Alitalia, senza dire nulla sul futuro né di Alitalia né di Malpensa". "Vizietto del governo
Berlusconi" è l'accusa di Penati che giudica "tutto arenato" a
Malpensa dimenticandosi - dicono dal Pirellone - "l'impegno della Regione
per i dipendenti di Malpensa, con tanto di firma della Provincia sull'intesa
per gli ammortizzatori sociali". Strumentalizzazione politica di via
Vivaio che fa passare in secondo piano il focus su Malpensa che, oggi e domani,
vede protagonista lo scalo al festival varesino dell'Insubria. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
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N. 127 del
2008-05-29 pagina 29 Sale Monte Paschi, scende Intesa di Redazione Positive
tutte le Borse europee Dopo tre sedute in calo e la spinta fornita a tutte le
Borse europee dal dato sugli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti, in
Piazza Affari si sperava di mettere a segno una giornata di buoni aumenti, ma
il risultato è stato conseguito solo parzialmente. L'indice Mibtel è cresciuto
dello 0,18% e lo S&P/Mib solo dello 0,05%. Bene Fiat, in crescita
dell'1,51% tra scambi piuttosto sostenuti (pari a più del 3% del capitale) dopo
che Moody's ha alzato il suo rating a lungo termine. Tra i titoli a elevata
capitalizzazione, decisamente più marcato il guadagno di Geox (+5,14% dopo le
forti oscillazioni dei giorni scorsi). Bene anche Monte dei Paschi e Generali,
in crescita finale rispettivamente dell'1,72% e dell'1,38%. In positivo anche
Mediaset, che ha risentito solo brevemente della riformulazione
dell'emendamento in materia televisiva, chiudendo in crescita dell'1,20%. Ok il
finale di seduta per Finmeccanica e Pirelli, cresciute rispettivamente
dell'1,37% e dello 0,85%, mentre poco mosse hanno chiuso Mondadori (-0,25%) ed
Enel (-0,21%). Più marcato il calo di Eni (-0,58%) e Intesa Sanpaolo, che ha
ceduto lo 0,55%. In crescita invece Alitalia, che nell'asta unica di
chiusura ha segnato un prezzo di 50 centesimi di euro netti, in aumento del 2,25%.
Sprofonda la Roma dell'11,26% a 1,19 euro dopo brevi sospensioni per eccesso di
ribasso. Positive tutte le Borse europee: Londra +0,18%, Parigi +1,32%,
Francoforte +1,08%, Zurigo +0,76%. Tra i comparti maggiormente in salute
si registra la crescita media del 2,26 per i titoli delle società di produzione
chimica, trainati dall'aumento del 4,25% di Clariant, del 3,01% di Bayer e del
2,46% di Ciba Holding. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
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Economia
Allo studio l'integrazione con le compagnie nazionali minori Alitalia, il governo
insiste rispunta l'ipotesi Air One Il progetto prevede la nascita di un vettore
con il 75% circa del mercato interno LUCIO CILLIS ROMA - Integrazione tra Alitalia, Air One e altre
compagnie minori per salvare il trasporto aereo nazionale. E la creazione di un nuovo attore
di primo piano che possa raggiungere una quota di mercato italiano compresa tra
il 65 e il 75%, più o meno quanto i grandi vettori europei vantano nel proprio
paese. Il piano che il governo sta mettendo a punto in queste ore punta a
ricomporre un mosaico che, altrimenti, tra qualche mese rischia di perdere i
pezzi più importanti lasciando la mobilità aerea nelle mani di competitori
stranieri. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Gianni Letta scioglieranno a giorni gli ultimi dubbi
sulla composizione della governance che avrà l'onere di rilanciare Alitalia: accanto alle prime due compagnie italiane ci saranno
un numero limitato di imprenditori e istituti di credito. Resta in sospeso la
partecipazione di una grande azienda del Tesoro al progetto (come Eni o Enel)
ma soprattutto sembrano diminuire le chances di Mario Resca, già numero uno di
McDonald's Italia ed ex commissario Cirio, da tempo indicato dalle
indiscrezioni in cima alla lista dei possibili amministratori della "nuova
Alitalia". Resca ieri ha ribadito che "la
situazione è difficile ma è comunque una grande opportunità, come tutte le
situazioni difficili". Ma la poltrona di amministratore delegato e quella
di presidente del vettore allargato ad Air One e ad altri "piccoli"
sembrerebbe indirizzata ad ospitare altri nomi, tecnici graditi al governo e
stimati all'interno del mondo del comparto aereo. Confermata invece la
trasformazione del prestito di 300 milioni per Alitalia
in patrimonio netto, con la pubblicazione avvenuta ieri in Gazzetta Ufficiale.
La somma stanziata e gli interessi maturati, si legge nel testo del dl,
"sono utilizzati per fare fronte alle perdite che comportino una
diminuzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello minimo
legale". Le risorse provengono per 205 milioni dal fondo per la
competitività e lo sviluppo previsto nella Finanziaria 2007; 85 milioni, con "riduzione
dell'autorizzazione di spesa" della Finanziaria 2007, del Fondo per la
finanza d'impresa. Altri 10 milioni di euro verranno infine coperti utilizzando
una parte dell'accantonamento di somme relative a fondi del ministero della
Solidarietà Sociale. Dai sindacati si attendono però dei decisi passi in
avanti. Il leader della Uil Luigi Angeletti ammette di "non poterne più di
parlare a vuoto di Alitalia" e chiede al governo
di spiegare "come intende salvarla". I piloti Anpac invece plaudono
"all'erogazione del prestito necessario a garantire la continuità
aziendale". Dal leader dell'opposizione Walter Veltroni continuano le
bordate contro la gestione della crisi da parte del governo Berlusconi, (e
Pierluigi Bersani ministro ombra dell'Economia parla di situazione
"inqualificabile"). Invece Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera
e responsabile infrastrutture del Pdl, ribatte: "Veltroni farebbe meglio a
riconoscere gli errori del governo Prodi e del Pd che ha tentato di svendere Alitalia regalandola ai francesi".
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
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Economia Il governo sblocca
tutte le convenzioni Anas Cinque su tredici non avevano ricevuto l'ok dal Nars.
Atlantia guadagna l'1,5% L'accordo dello scorso ottobre prevede aumenti
tariffari pari al 70% dell'inflazione SARA BENNEWITZ MILANO - Via libera della
Camera all'emendamento alla legge 286, che ha così approvato in via legislativa
tutte le convezioni siglate dai vari gestori di autostrade sul tema dei
pedaggi. Una volta che anche il senato avrà votato l'emendamento, tutti gli
accordi tra governo e concessionari autostradali, nel caso di Atlantia, avevano
portato la Commissione Ue ad aprire una procedura d'infrazione nei confronti
dell'Italia, verranno quindi ratificati per legge. Lunedì scorso il commissario
Charlie McCreevy aveva mandato una lettera al presidente del consiglio Silvio
Berlusconi ponendo come condizione per l'archiviazione della procedura
d'infrazione, proprio l'approvazione dell'emendamento che è stato votato ieri
dalla Camera. Ma se in Borsa la notizia è stata festeggiata all'unanimità da
tutte le società autostradali quotate, in ambienti politici non sono invece
mancate le polemiche tra le varie fazioni. Nel dettaglio Atlantia e la
controllata Autostrade Meridionali hanno guadagnato rispettivamente l'1,55% e
il 3,1%, mentre Auto To-Mi e Sias sono salite rispettivamente dell'1,47 e
dell'1,85%. La modifica dell'articolo 2, comma 82, della legge 286, ratifica
quindi l'accordo stipulato lo scorso 12 ottobre tra Atlantia, Anas e l'allora
ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro, e fissa per il gruppo controllato
dalla holding Sintonia, che fa capo alla famiglia Benetton, un aumento dei
pedaggi annuo pari al 70% dell'inflazione reale fino alla scadenza della
concessione. Per contro la società guidata da Giovanni Castellucci si è
impegnata a fare 7 miliardi di investimenti aggiuntivi nella rete autostradale
(e 18 miliardi in tutto a livello nazionale) entro il 2038. La notizia è stata
festeggiata in Borsa anche perché dai tempi dell'annuncio della fusione poi
naufragata tra Abertis e la ex Autostrade, sul gruppo guidato da Castellucci
regnava l'incertezza sul futuro quadro regolamentare. Adesso invece Atlantia
avrà una buona visibilità sull'incremento delle tariffe e potrà quindi
programmare gli investimenti sulla rete confidando su un incremento costante delle
tariffe. Secondo gli analisti, infatti, un aumento delle tariffe pari al 70%
dell'inflazione non è molto più alto rispetto al precedente regime di calcolo
dei pedaggi di Atlantia. Tuttavia secondo gli esperti con questa modifica il
gruppo potrà contare su un aumento sicuro meno legato a procedure di calcolo
lunghe e complesse come quelle delle valutazioni del Cipe, del Nars e
dell'Anas. E così dopo oltre due anni, i rapporti tra Atlantia e le istituzioni
tornano a essere sereni, pertanto a questo punto se il governo dovesse invitare
la principale società autostradale italiana a partecipare
alla cordata per il rilancio di Alitalia, difficilmente la società potrebbe tirarsi indietro. Tuttavia
l'emendamento votato ieri, che avrà efficacia retroattivamente a partire dall'8
aprile, ratifica per legge anche tutte le altre convezioni firmate dai
concessionari di autostrade, di cui 5 su 13 non avevano avuto il via libera dal
Nars. In questo modo anche le concessioni che fanno capo a Marcellino
Gavio e a tutte le altre tratte autostradali ne avranno comunque un beneficio
diretto.
( da "Campanile, Il" del 29-05-2008)
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Lea
Vendramel Alitalia e straordinari, il Pd boccia il
governo Dure critiche dell'opposizione sul fisco e sulla fantomatica cordata
italiana Veltroni attacca a spada tratta il governo. Nel mirino del leader del
Pd, la detassazione degli straordinari e la vicenda Alitalia. La scelta di escludere i
lavoratori del pubblico impiego dalla misura sugli straordinari non convince
affatto lo stato maggiore di piazza Sant'Anastasia, che invita l'esecutivo a
correggere il decreto. "Un intervento legislativo discriminatorio nei
confronti dei pubblici dipendenti è a forte rischio di incostituzionalità -
avverte Veltroni - per quale motivo non bisogna riconoscere gli stessi diritti
di infermieri, insegnanti, e forze dell'ordine e di polizia, equiparandoli a quelli
dei lavoratori del settore privato?". E, oltre che il merito, il
segretario democratico boccia anche il metodo. "Invece che la detassazione
degli straordinari sarebbe stato meglio incidere sulla contrattazione di
secondo livello, senza escludere quindi donne, precari e dipendenti
pubblici", incalza. Proprio di questo si occuperà il governo ombra nella
riunione di oggi. Altro tasto dolente, la vicenda Alitalia.
"Continuano a scorrere i giorni, ma una soluzione ancora non si vede,
mentre il governo tace gravemente", accusa Veltroni, che imputa al
centro-destra la responsabilità del fallimento della trattativa con Air
France-Klm. Hanno fatto "fuggire Air France con dichiarazioni esplicite di
guerra durante la campagna elettorale, per poi annunciare cordate italiane che
ancora non si vedono", ribadisce il segretario del Pd. In effetti, almeno
finora, della fantomatica cordata italiana sbandierata dal Cavaliere non c'è
nemmeno l'ombra. L'unica strada percorribile, quindi, resta quella di una
"partnership forte europea e spetta al governo indicare una soluzione
alternativa", osserva Veltroni. E mette le mani avanti anche sul prestito
ponte: "Se il decreto legge sul prestito ponte per Alitalia
dovesse essere trasformato in intervento di capitalizzazione, il nostro
giudizio sarà negativo". Una linea condivisa anche dalla radicale Emma
Bonino, che dai microfoni di "Radio radicale", boccia senza appello
la gestione della vicenda da parte del governo Berlusconi. Una gestione che ha
prodotto soltanto la "confusione più totale", non risolvendo i
problemi, ma complicandoli. Il governo, però, non sembra dare troppo peso alle
accuse dell'opposizione e tira dritto per la propria strada. Il ministro delle
Infrastrutture, Altero Matteoli, assicura che l'esecutivo "sta lavorando",
sostenendo di non poter riferire ulteriori dettagli. E il sottosegretario alle
Infrastrutture e ai Trasporti, Roberto Castelli, aggiunge: "Nessuno
auspica, tanto meno io, che l'Alitalia fallisca".
Per lui, "se Berlusconi dice che c'è una cordata", vuol dire che la
cordata c'è. Lui stesso sarebbe a conoscenza di "alcune cordate che ora
non se la sentono di scendere in campo, ma sarebbero disposte a farlo dopo un
commissariamento della compagnia". Per adesso, dunque, nulla di certo.
Probabilmente per avere qualche certezza sulle mosse del governo, bisognerà
aspettare ancora qualche settimana. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti,
infatti, riferirà di fronte alle commissioni Bilancio e Trasporti di Camera e
Senato sulla vicenda di Alitalia il 18 giugno
prossimo. (29-05-2008).
( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Alitalia
Alitalia che cosa si aspetta a farla
fallire? In mancanza di Maggie, Silvio ascolti la Lega Giusto anche
liberalizzare le rotte per aiutare Malpensa È un peccato che Silvio Berlusconi
non sia riuscito, l'altra sera, a incontrare Margaret Thatcher a casa
Rebecchini. È un peccato perché avrebbero avuto molto di cui parlare. La Lady
di ferro andò al potere in condizioni ancora più drammatiche di quelle
dell'Italia di oggi, in un'Inghilterra accompagnata sull'orlo del baratro da
trent'anni di statalismo bipartisan. Magari il Cavaliere avrebbe potuto
chiedere consiglio, su che deve fare della sua compagnia di bandiera un governo
responsabile. La Thatcher, donna non priva di orgoglio nazionale, privatizzò
British Airways nel 1987. Nel 2008, Berlusconi ha di fatto bloccato la
privatizzazione di Alitalia in campagna elettorale - e
ancor oggi non è chiaro di che morte vada a morire il nostro vettore. L'ultimo
cda ha approvato un consuntivo per l'esercizio che si chiude con perdita di 495
milioni e una svalutazione della flotta di 97 milioni d'euro. Come zuccherino,
si è ricordato che nel 2006 le perdite erano ancora maggiori (626 milioni,
circa due milioni al giorno). Il consiglio non ha avuto lo scatto d'orgoglio
delle dimissioni, che avrebbero se non altro sollecitato l'esecutivo a fare
qualcosa. Per esempio ad aprire la procedura fallimentare. Intanto,
l'operazione contabile per trasformare il recente prestito-ponte di 300 milioni
in patrimonio resta sotto il faro della Commissione europea. Comunque, è un provvedimento
di corta gittata, che non serve neppure a confortare le voci di mercato. Ieri
le veline passate dai giornali esigevano sostanzialmente l'opportuna
sottolineatura di due elementi. Primo, le perdite leggermente inferiori
registrate nel 2007 rispetto al 2006: un po' poco, come buona notizia. Secondo,
il solito balletto di nomi che girano attorno a Bruno Ermolli e alla sua
"cordata italiana". L'opera struggente di un formidabile genio, sulla
quale però non si alza il sipario. In pochissimi, hanno rilevato che il load
factor di Alitalia, nel primo trimestre dell'anno, è
sceso al 67,2% (quasi tre punti in meno rispetto all'anno scorso): ovvero che i
passeggeri, per paura del fallimento della compagnia, preferiscono sempre più
utilizzare altri vettori. Nei primi tre mesi dell'anno l'offerta di Alitalia è diminuita del 5,8%, mentre la domanda è crollata
di quasi il 10%. La situazione, insomma, per una volta è grave ed è seria. E il
calmo commento di Walter Veltroni ("Passano i giorni e con loro anche le risorse
disponibili alla soluzione della questione") fotografa abbastanza bene il
perdurante stato d'incertezza. L'unica buona notizia di ieri sta nella presa di
posizione della Lega, che speriamo tradisca un orientamento simile da parte del
ministro dell'Economia. I nordisti hanno mandato giù il decreto sul prestito
ponte ma, per bocca dell'onorevole Cota, hanno chiarito che "è necessario
che si liberalizzino le rotte in modo da facilitare che uno o più vettori
prendano Malpensa come hub di riferimento". È giusta l'idea (lo scalo
varesino finalmente "divorziato" da Alitalia
e valorizzato indipendentemente da essa), ed è giusto lo strumento: la
liberalizzazione delle rotte, per permettere a Malpensa e, quindi, anche agli
altri aeroporti italiani di attrarre liberamente operatori e passeggeri. Non
sta a noi interpretare il pensiero della baronessa Thatcher, ma umilmente
azzardiamo che se il premier avesse preso con lei un aperitivo o un caffè, e l'avesse interrogata prospettandole due ipotesi di lavoro: un'Alitalia salvata dal contribuente e
affidata agli amici degli amici in cambio di regole compiacenti, o un trasporto
aereo più libero e Alitalia
lasciata a sé stessa, la signora avrebbe propeso per la seconda. Meglio il
fallimento che continuare a sprecare soldi del contribuente, e Malpensa viva e
prosperi, ma sul mercato. Ogni tanto, il thatcherismo è leghista.
29/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
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Argomenti: Alitalia
Tendenze tra gaffe,
stalli e scacchi il premier lavora a non incattivire l'opposizione Dietrofront in
aula su Rete4 (e non solo) Berlusconi preoccupato: sbanda la truppa e Fini
s'infuria, s'accumulano i dossier insoluti da Napoli ad Alitalia Forse è presto per dire che la
luna di miele col paese è finita. Senz'altro non è ancora il caso di immaginare
scenari di stallo e implosione. Certo è che il governo Berlusconi - dopo aver
cavalcato la scia del successo elettorale per inanellare risultati e
rastrellare nuovo consenso - ha fatto il primo bagno di realtà. Sono
bastate le ultime quarantotto ore a gettare una luce diversa sulle prospettive
dell'esecutivo, scattate da quando l'emergenza rifiuti a Napoli è tornata ad
apparire - tra guerriglia a oltranza in piazza e mazzata giudiziaria sui
vertici delle istituzioni preposte al problema - un rompicapo di cui nemmeno un
governo saldamente in sella, e che beneficia del sostanziale via libera
dell'opposizione, riesce a venire a capo. E lo stesso, per ora, si può dire del
caso Alitalia: al momento l'unica certezza resta il
prestito-ponte che garantisce alla compagnia di bandiera solo pochi mesi di
ossigeno. Sul resto - a parte il brusio di fondo sulla cordata italiana e sugli
istituti bancari pronti a scendere in campo - domina un silenzio che il
ministro delle Attività produttive Claudio Scajola definisce "operoso",
ma sul quale Walter Veltroni ha avuto gioco facile nel puntare il dito. Anche
l'opposizione sociale, per così dire, alza i toni: la Cgil ha abbandonato il
tavolo convocato dal ministro Renato Brunetta per la presentazione delle linee
guida su una delle riforme su cui il governo ha investito di più, quella della
pubblica amministrazione. In più, continuano a manifestarsi problemi laddove in
teoria non dovrebbero esserci, ovvero in Parlamento. L'altroieri il governo è
caduto in aula, sebbene su un passaggio secondario, per l'indisciplina della
truppa parlamentare (cento assenti quasi tutti ingiustificati, accompagnati da
qualche pasticcio nella presidenza del gruppo del Pdl). Ma il problema non è
solo di disciplina delle truppa. È politico. Berlusconi si dice
"preoccupato". Per la "giustizia a orologeria", che
potrebbe non limitarsi a colpire solo su Napoli. Ma anche per il carico di
responsabilità e aspettative che gravano sul governo. In una situazione sociale
ed economica non certo ordinaria il Cavaliere ritiene di non potersi permettere
che l'opposizione si incattivisca troppo e ieri lo ha spiegato anche in un
pranzo di lavoro ai vertici del suo partito, il coordinatore Denis Verdini, il
capogruppo Fabrizio Cicchitto e i ministri Elio Vito e Sandro Bondi. Non a caso
nel pomeriggio, a dispetto dello schiacciante vantaggio numerico in aula, è
arrivato il clamoroso dietrofront del sottosegretario Paolo Romani, che dopo
un'altra mattinata di scontro ha incontrato i responsabili dell'opposizione e
ha offerto loro di riformulare i passi più contestati del provvedimento
"salva-Rete4", offrendo così a Di Pietro la passerella del vincitore
e al Pd l'occasione di sottolineare che il governo ha preso atto del proprio
errore. Nel compromesso raggiunto conta anche il fatto che le trattative sulla
Rai proseguono proficue verso un riassetto bipartisan dei vertici, ma si
sbaglierebbe a interpretare la faccenda come un do ut des. Pesa più la volontà
di Berlusconi di non pregiudicare il clima di informale collaborazione con il
Pd non solo sulle "regole del gioco". E che la vita del governo in
aula non si annunci facile lo dimostra pure la gaffe, seguita a una altro duro
scontro, del ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi. Alle prese con
un rognoso emendamento su Atlantia - il via libera a tutte le concessioni
Anas-Autostrade, sempre alla voce adempimenti comunitari - Ronchi raccoglie un
suggerimento del presidente della Camera Gianfranco Fini per riformulare il
testo, che l'opposizione reputa inammissibile e il centrista Bruno Tabacci
definisce "lodo Ermolli" ipotizzando che serva a spianare la via alla
cordata nazionale per Alitalia. "Credo che la sua
riformulazione - dice il ministro a Fini - possa essere approvata dal
governo". Segue subito bagarre sull'invasione di campo della presidenza e
sull'"obbedienza" dell'esecutivo. Ronchi riprende la parola: "Mi
sono espresso male. Volevo dire che il governo pensa di poter recepire questa
riformulazione". Alla fine, nel pomeriggio, l'emendamento passa, ma a
quale prezzo: l'opposizione rivendica di aver segnato un altro punto, Fini fa
trapelare la sua furia verso il governo per la "gestione maldestra"
della vicenda, il ministro Vito perde a sua volta le staffe e la Lega, che non
interviene nemmeno per difendere il presidente della Camera, si tiene
significativamente fuori dalla contesa. Che succederà in Parlamento quando si
comincerà a discutere di questioni che al Carroccio stanno ben più a cuore come
il federalismo fiscale e che già tengono in fibrillazione l'ala sudista del
Pdl? Stefano Cappellini 29/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Falsa partenza la
maggioranza bulgara rallenta in parlamento e cerca compromessi GLI EX
DECISIONISTI Governo a marcia indietro su Rete4 e Benetton. Stop sugli statali.
Alitalia aspetta Il governo
incontra il Pd e fa dietrofront sull'emendamento della discordia: saranno
riformulati passaggi pro-Rete4. L'opposizione resta contraria al provvedimento,
ma ritira l'ostruzionismo e canta vittoria. In una giornata che ha visto la
maggioranza soffrire in aula anche sul caso Atlantia (con tanto di gaffe tra il
presidente Fini e il ministro Ronchi), il governo ha dovuto incassare
anche l'affondo della Cgil, che ha lasciato dopo appena quindici minuti il
tavolo del ministro Brunetta sulla riforma della pubblica amministrazione. Ma
sono soprattutto i dossier più delicati - l'emergenza rifiuti a Napoli e il
caso Alitalia, entrambi complicatisi nelle ultime ore
- a preoccupare Berlusconi. Tra rivolte di piazza e colpi di scena giudiziari
in un caso, e con la cordata italiana che stenta a decollare dall'altro,
l'esecutivo si trova ad affrontare il primo vero passaggio difficile. E per non
pregiudicare il clima da larghe intese il Cavaliere lavora a non incattivire
l'opposizione: oltre alla concessione su Rete4, si continua a trattare sul
rinnovo dei vertici Rai. Cappellini a pagina 3 29/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 127 del 2008-05-29 pagina 22 Alitalia, il dossier passa a Tremonti di Redazione da Milano Le tensioni
politiche su Alitalia si
sono manifestate ieri alla Commissione trasporti della Camera, dove il decreto
sul prestito ponte è stato approvato, ma con il voto contrario dei partiti di
opposizione, che vogliono così incalzare il governo e gli impegni che ha preso.
Oggi la discussione si sposta in aula, dove però il provvedimento potrebbe non
essere immediatamente votato; del resto, c'è tempo fino al 23 giugno, e la
Commissione non ha apportato modifiche al testo. Ieri è stato anche pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale il decreto di Napoli, che contiene la possibilità per Alitalia di imputare a capitale il prestito di 300 milioni.
Erano i due presupposti che avevano tenuto sospesa l'approvazione del bilancio
2007 della compagnia, poi varato nella notte di ieri. I conti, come abbiamo
riferito, sono stati pessimi: una perdita di 495 milioni e un leggero calo dei
ricavi: ma la continuità aziendale, grazie agli equilibrismi politici, è
intanto assicurata. Ora, in attesa del pronunciamento della Ue sui due decreti,
la vicenda è a pieno titolo nella mani di Giulio Tremonti, che come titolare
del Tesoro è azionista di maggioranza della compagnia; Bruno Ermolli, il
consigliere del premier Berlusconi che fin qui ha "tessuto" la
possibile cordata italiana, gli ha passato il testimone. E lo stesso Tremonti,
rispondendo alla richiesta del presidente della Commissione trasporti, Mario
Valducci, illustrerà la situazione alle commissioni di Camera e Senato il 18
giugno. Tra venti giorni. L'impressione è che Tremonti voglia riferire in
Parlamento cose concrete che potrebbero nel frattempo concludersi. Il ministro
dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha parlato ieri di "silenzio
operoso" da parte del governo. Ma il gossip legato alla cordata italiana
incappa in qualche smentita, come quella di Emma Marcegaglia, che riferendosi
al coinvolgimento del gruppo di famiglia ha detto: "Non c'è nulla di
concreto". Tutti, comunque, sono consapevoli della necessità di far
presto. Il cda della compagnia, l'altra sera, ha confermato l'esigenza di una
ricapitalizzazione da effettuarsi in tempi strettissimi. Più 2,25% in Borsa. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 29-05-2008)
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Economia Si tenta di
stringere i tempi per la privatizzazione Alitalia: un
anno di vita con il prestito Serve subito un nuovo azionista nel CdA Roma, 29
mag. - Nella Relazione Tecnica che accompagna il decreto fiscale si legge come
il prestito-ponte del Governo di 300 milioni di euro possa
permettere la continuità aziendale di Alitalia per altri 12 mesi. Sarà poi il Tesoro ad occuparsi, in tempi
brevissimi, della privatizzazione. Il dossier e' in mano al ministro
dell'Economia Giulio Tremonti, che sul futuro di Alitalia, lavora in rigoroso silenzio. Il 2007 si è chiuso con
"solo" 495 milioni di perdite, ma almeno si è evitata la
liquidazione. Il Cda di Alitalia e' stato
ancora una volta chiarissimo, solo un nuovo azionista puo' salvare la compagnia:
serve una nuova ricapitalizzazione, in tempi brevissimi. Il nuovo azionista
avrà in mano il dossier privatizzazione, dopo il fallimento della gara, ed il
naufragio della trattativa con Air France. Problemi giungono anche da
Bruxelles: la Commissione Europea potrebbe valutare la mossa del prestito
non-consentita, ma prima dovrà valutare le ragioni del governo italiano.
Iniziera' domani, in aula alla Camera, la discussione sul decreto che stanzia
il prestito. Il voto dovrebbe essere il 5 giugno. Consapevoli dell'urgenza di
una soluzione in tempi brevi il Governo si dichiara in "operoso
silenzio". La lista degli imprenditori candidati a aderire alla cordata
promossa in campagna elettorale da Silvio Berlusconi sarebbe stata consegnata,
secondo indiscrezioni di stampa, al ministro dell'Economia. La girandola di
voci sui nomi conta Benetton, Colaninno, Riva, Fossati, Aponte, Ligresti,
Radici; tra le banche la Intesa, forse anche solo come advisor; infine
Tronchetti Provera e Mercegaglia. Andrea Morelli.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
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N. 127 del
2008-05-29 pagina 22 Autostrade-Anas, sì della Camera alla convenzione di Laura
Verlicchi da Milano Autostrade incassa l'atteso via libera della Camera alla
convenzione con l'Anas, in attesa della definitiva approvazione in Senato,
prevista per la settimana prossima. L'aula di Montecitorio, dopo una lunga e
movimentata seduta, ha infatti approvato un nuovo emendamento presentato dal
governo al decreto sugli obblighi comunitari che conferma lo sblocco della
convenzione stipulata lo scorso ottobre, con annesso un "pacchetto"
di investimenti da sette miliardi. La Borsa ha festeggiato in anticipo, ancor
prima della votazione finale: appena arrivata la notizia della presentazione
dell'emendamento, infatti, a Piazza Affari il titolo di Atlantia - la holding
di controllo di Autostrade per l'Italia - ha guadagnato oltre il 2%, chiudendo
poi in rialzo dell'1,55%, a 22,98 euro. È l'ultimo - per ora - traguardo di una
corsa iniziata giorni fa, quando è apparso chiaro che la convenzione era vicina
all'approvazione, spingendo il titolo fino a raggiungere, mercoledì scorso, un
guadagno del 7,63 per cento. L'approvazione del provvedimento, infatti, mette
fine a tutti i contenziosi, sia a quelli tra Autostrade e governo sia a quello
tra quest'ultimo e l'Unione europea, che si trascinano da mesi, con una
procedura di infrazione ancora pendente sull'Italia, e darà la possibilità alla
società del Gruppo Benetton di aumentare le tariffe, e di conseguenza gli
utili. Un successo, quindi, per Autostrade e per il suo amministratore delegato
Giovanni Castellucci, dopo mesi di "querelle" sulla convenzione,
bloccata fin dalle mancate nozze con la spagnola Abertis. I tentativi di
superare l'impasse - anche per la necessità di poter contare su regole certe
per il settore, ribadita a più riprese sia da Atlantia che da Aiscat, l'associazione
delle concessionarie - si sono tutti scontrati, però, con la ferrea opposizione
del precedente esecutivo. E anche nella seduta di ieri, l'emendamento
governativo è stato fino all'ultimo contrastato dall'opposizione, che vede
nella norma una merce di scambio con il Gruppo Benetton, in
cambio di un suo intervento finanziario nella cordata Alitalia. Non va dimenticato, però, che l'accordo tra Autostrade e Anas è
stato firmato ancora l'ottobre scorso, sulla base delle nuove regole per le
concessionarie autostradali volute dall'allora ministro delle Infrastrutture,
Antonio Di Pietro. Alla fine, la soluzione è stata suggerita dal
presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha proposto di far rientrare nel
provvedimento solo le convenzioni stipulate prima dell'8 aprile scorso, data
dell'ultimo provvedimento sul tema varato dal governo Prodi. Ora, la strada
dovrebbe essere tutta in discesa, fino all'8 giugno, data entro la quale il
cosiddetto "decreto salva infrazioni Ue" - di cui l'emendamento sulle
convenzioni autostradali, che riguarda non solo Autostrade, ma anche altre 12
società concessionarie che hanno firmato accordi con Anas, fa parte - deve
essere convertito in legge, pena la decadenza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Ascoltate
la Cgil o salta il dialogo" Epifani avvisa il governo. "E i prezzi
sono una polveriera" Perplessità da Bonanni. Angeletti: non abbiamo paura
del cambiamento LUISA GRION ROMA - Patti chiari e amicizia lunga, il governo ci
ascolti o il dialogo finisce. E' arrivata l'ora del confronto diretto fra
sindacati ed esecutivo Berlusconi: la Cgil, dopo le prime avvisaglie di scontro
sulla riforma del pubblico impiego, cala sul tavolo le sue carte e chiede
"obiettivi possibili" da realizzare con la trattativa. Solo così il
paese "potrà recuperare il terreno perso" ha detto il leader
Guglielmo Epifani aprendo la Conferenza organizzativa della confederazione. Ma
il dialogo presuppone "volontà e capacità d'ascolto perché altrimenti non
funziona e prima o poi finisce". Fino ad ora, è sottinteso, secondo la
Cgil ciò non è stato e lo dimostra il fatto che mercoledì scorso, dopo 15
minuti di confronto sul pubblico impiego con il ministro Brunetta, gli uomini
di Epifani si sono alzati dal tavolo contestando "metodologie
scorrette". Il raffronto con l'esecutivo, dunque, è già in salita.
"Ad essere onesti e ultime elezioni sono state un terremoto della cui
profondità e intensità saranno i prossimi anni ad indicarci la
consistenza" ha detto il leader della Cgil. Per ora- precisa -
"possiamo avanzare delle riserve motivate, esprimere valutazioni sulle
scelte, senza pregiudizi, ma anche senza conformismi". L'elenco delle
"contraddizioni e dei paradossi" però è già fitto: "Il quadro
che vediamo avanzare non ci rassicura e lo riscontriamo già dai primi
provvedimenti presi: si è federalisti da una parte e statalisti nel prelievo
fiscale dall'altra; autonomisti un giorno e nazionalisti l'altro; europeisti
sul bilancio e non europei a proposito del reato di immigrazione clandestina,
visto con sospetto a differenza degli altri paesi". Centrale il problema
della contrattazione: "Contrattare è il nostro compito fondamentale"
ha detto Epifani, ma proprio in questo campo sono arrivati "gli attacchi
più forti, ispirati a un presunto ritorno di paternalismo ottocentesco;
attacchi di chi dà senza contrattare e lo teorizza pure". Sono in tanti -
secondo Cgil - "che non vogliono regole né in alto né in basso: hanno
allergia ai tavoli con più sedie di fronte". Il
sindacato dunque chiede chiarezza su Alitalia: "Abbiamo diritto di sapere"; suggerisce
"interventi fiscali redistributivi dell'ordine di 5-6 miliardi a favore
del lavoro dipendente e delle pensioni"; avverte soprattutto che
"siamo seduti su una polveriera: il governo deve occuparsi di inflazione,
prezzi e tariffe". E tornando al primo nodo sul tavolo Epifani
rilancia: "Non difendiamo i fannulloni, ma basta con questa raffigurazione
caricaturale sul pubblico impiego: lì il vero cancro è l'eccesso di
clientelismo" Dai "colleghi" di Csil e Uil, pur se prevale il
senso di unità, arrivano perplessità sulla linea: a partire proprio dalla
questione statali. I e sindacati scriveranno insieme una lettera a Brunetta
(che aveva escluso le categorie dal tavolo e dato 48 ore di tempo per fornire
rilievi vie mail al piano presentato) per invitarlo a rivedere i modi, ma
Bonanni, leader della Cisl avverte: "Non bisogna scambiare il metodo con
il merito e noi dobbiamo stanare il governo sulle questioni di merito. Spero
che li inchioderemo insieme, governo e ministro della Funzione Pubblica".
"Le questioni che ha posto Epifani sono serie e importanti - ha aggiunto
Luigi Angeletti leader della Uil - ma bisogna avere la consapevolezza che
abbiamo bisogno del cambiamento e non averne paura".
( da "Secolo XIX, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
I 300 milioni
direttamente nel capitale Il governo: un provvedimento che salvaguarda la continuità
aziendale questioni matematicheVeltroni: "Basta fare la moltiplicazione
delle perdite della compagnia per capire che le risorse non bastano"
30/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VIII - Napoli
Mozzarella, il piano del ministro Parte la campagna di promozione
internazionale. Zaia: prodotto sicuro PATRIZIA CAPUA DAL NOSTRO INVIATO
CIORLANO - Una campagna di comunicazione sui mercati mondiali, soprattutto
Germania e Usa. In accordo con Alitalia, la mozzarella di bufala campana dop entrerà nei menù a bordo
dei voli intercontinentali e potrà essere degustata nelle sale vip di Alitalia a New York, Tokyo, Mosca e nei
principali aeroporti italiani. In parallelo partirà la promozione finanziata
dalla Regione Campania, costo due milioni. "Diciamo alla comunità
internazionale che il prodotto è sicuro, certificato al 100 per cento". Il
ministro veneto dell'Agricoltura, Luca Zaia, parla sul palco montato in mezzo
alla stalla, tra le bufale immerse nel fango, un tanfo che resta appiccato
addosso. Dal taschino della giacca spunta il fazzoletto verde della Lega. Per
la sua prima uscita in Campania, il ministro sceglie Ciorlano, borgo agricolo
casertano al confine col Molise, e fa visita a due allevamenti modello di
Torcino, "Vitale" e "Ponte Reale" per rilanciare nel mondo
il buon nome della mozzarella di bufala, devastato dall'allarme diossina.
"Ho voluto essere qui, sono cresciuto con questo "profumo". Non
sono per le pratiche viste alla scrivania, sono sempre andato in mezzo ai
contadini" spiega a circa 200 tra produttori, tecnici ed esperti. Nel
primo trimestre del 2008 il calo delle vendite ha toccato il 38 per cento,
"non ce l'aspettavamo - dice Zaia -, la produzione di bufala rappresenta
l'11 per cento del mercato dei latticini. La caduta verticale ha inciso anche
sulla mozzarella di latte vaccino. Questo comparto va salvato doppiamente.
Salvare un prodotto del Sud è salvare tutta la produzione nazionale". Tra
le soluzioni, niente contributi ai produttori, "dobbiamo evitare di cadere
nell'infrazione comunitaria per aiuti di Stato, come Bruxelles sa, la
situazione è assolutamente sotto controllo. E vi garantisco: all'Unione europea
non ci vogliono bene". Aggiunge: "Abbiamo altre eccellenze che stanno
soffrendo, la filiera suinicola, il Brunello di Montalcino, il
prosciutto". Lotta anche alle "sperequazioni di mercato evidenti. Le
acciughe pescate nel Sud - fa alcuni esempi - vengono pagate 20 centesimi ai
pescatori e rivendute a 6 euro al chilo". Il commissario straordinario
dell'istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, Antonio Limone spiega che ci
sono ancora 50 aziende sotto sequestro. Andrea Cozzolino, assessore regionale,
conferma: "Dopo i più rigorosi controlli, la mozzarella di bufala oggi è
tra i prodotti più sicuri al mondo. Non chiediamo prebende", sottolinea,
"ma ci impegneremo perché il Centro di genetica animale si faccia a
Caserta". "Negli ultimi tempi è entrato in crisi tutto il sistema
agricolo regionale" denuncia Pietro Micillo, presidente di
Confagricoltura. Franco Consalvo, presidente del consorzio allevatori, accusa:
"Paghiamo grosse colpe per responsabilità non nostre". Ci sono 50
milioni di litri di latte congelato rimasti nei magazzini a causa della crisi
di mercato. Secondo Consalvo, "potrebbe essere trasformato in latte in
polvere e destinato alla zootecnia". Infine Zaia annuncia "l'attivazione
di un tavolo interministeriale composto da Politiche agricole, Sanità e
Ambiente per mettere a punto le iniziative finalizzate al recupero dei terreni
inquinati".
( da "Riformista, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Loft relazioni
pericolose in chiaroscuro Walter e Guglielmo Regge il filo che li lega Le
frecciate di Morando Damiano invece rassicura Come tutte le relazioni
pericolose, anche quella tra il Pd di Walter Veltroni e la Cgil di Guglielmo
Epifani è in chiaroscuro. I due leader si stimano e hanno un consolidato
rapporto personale, ma la distanza tra le loro organizzazioni nel merito di
molte questioni a notevole e, in una fase politica come questa, ancora sospesa
tra dialogo e incertezza, basta poco a creare scompiglio. Veltroni non ha certo
gradito il modo con cui il rappresentante della Cgil ha abbandonato dopo pochi
minuti il tavolo sulla riforma della pubblica amministrazione, con una mossa
che mal si addice ai criteri generali della "nuova stagione", ma
trattandosi di una faccenda che riguarda le parti sociali si guarda bene
dall'intervenire sulla faccenda. Anche perché, di base, la posizione del Pd è
più vicina a quella del ministro Brunetta che a un pezzo di sindacato, come
spiega il coordinatore del governo ombra Enrico Morando: "Se il ministro
troverà il modo di misurare la produttività e premiarla, e di tenere fede a un
principio che era in cima al nostro programma elettorale, ovvero "spendere
meno, spendere meglio", non potremo che plaudire. Ma occorrono almeno sei
mesi prima di verificare se si sta andando nella direzione giusta". Una
posizione condivisa anche dal ministro ombra per la Funzione pubblica, Linda
Lanzillotta. D'altra parte, a Veltroni non è dispiaciuto il discorso di ieri di
Epifani alla conferenza di organizzazione della Cgil. Il leader sindacale ha di
fatto spiegato di essere disponibile al dialogo con il governo, a patto che
dall'altra parte vi sia pari disponibilità. Per Veltroni si tratta di una
posizione che ricalca quella del Pd, seppur espressa nei toni ben più bruschi
di un ultimatum. L'ex sindaco di Roma rivendica invece totale sintonia quando
Epifani imputa all'esecutivo di aver sbagliato nel compilare l'elenco delle
priorità trascurando la questione salariale e il potere d'acquisto. E il
discorso a due facce dal lato di Veltroni vale pure per Epifani. Il quale non
ha perso mai occasione di confrontarsi con l'ex sindaco di Roma: anche negli
ultimi giorni si contano numerosi contatti e almeno due incontri - un colloquio
a tu per tu al Loft e un pranzo seguito alla commemorazione di Massimo D'Antona
- e però il sindacalista non ha mancato di piazzare qualche stoccata verso il
segretario democratico. Qualcuna più diretta, come il commento seguito al
vertice tra Veltroni e Berlusconi a palazzo Chigi ("Si dice che il Premier
e il leader del Pd abbiano anche discusso di salari e pensioni. Bene. Ma su
certi temi ci si confronta con i sindacati, non si parla a quattrocchi"),
altre in modo più obliquo, come ieri, quando commentando l'esito elettorale il
numero uno della Cgil si è tenuto a distanza dall'interpretazione virtuosa del
voto del 13 aprile che al Loft: "Le elezioni politiche che hanno sancito
la vittoria del centrodestra sono state, se vogliamo essere onesti, un vero e
proprio terremoto, della cui profondità e intensità saranno i prossimi anni a
indicarci la consistenza". Ma per ora il filo che lega Veltroni ed Epifani
regge. Si è assottigliato davvero solo nei giorni più caldi
della vicenda Alitalia, e
non certo per la porta sbattuta in faccia a Brunetta. Alla riunione del governo
ombra, ieri, non s'è fatto cenno alla questione. Anzi, la linea ufficiale del
Loft è negare che esista un caso Cgil e che il principale sindacato italiano
sia tentato da una soluzione dipietrista, se così si può dire, cioè di
intestarsi sul fronte sociale il monopolio dell'opposizione dura e pura al
governo Berlusconi. Tutt'al contrario, sostiene Morando: "Coi soliti
tragici dieci anni di ritardo - dice - il sindacato raggiunge una posizione
unitaria sulla riforma del modello contrattuale. Però di questo, che è un fatto
epocale e positivo, quasi non si parla. E invece pagine e pagine per la Cgil
che abbandona il tavolo sulla pubblica amministrazione per una questione di
metodo. A me il vero caso pare più il primo che il secondo". Nega
l'esistenza di una questione sindacale pure l'ex ministro del Lavoro Cesare
Damiano, che dalla Cgil nella scorsa legislatura ha ricevuto più di un affondo:
"Io non sono sorpreso dalle posizioni del sindacato, ma da un governo che
compie le prime scelte sul terreno sociale ribaltando le priorità, ovvero il
recupero del potere d'acquisto di retribuzioni e pensioni". Damiano riconosce
però che la situazione attuale è ancora "molto tattica" e che non
mancano rischi di deriva: "Auspico che non ci si ritrovi a dover fare i
conti con un sindacato di governo e un sindacato di opposizione, perché il
sindacato vince solo quando tiene su posizioni unitarie e oggi deve accettare
le sfide sulla produttività. Che nel campo privato significa potenziare il
secondo livello di contrattazione e nel campo pubblico premiare i meritevoli e
punire i non meritevoli". I "non meritevoli". Anche certe
affinità lessicali contano. Al Loft, come a Corso Italia, il termine
"fannulloni" non è ancora del tutto sdoganato. Stefano Cappellini
30/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 1 il governo
prolunga l'agonia di altri 12 mesi Palla avanti e volare, coi soldi pubblici
Per un anno resta tutto com'è. Veltroni: "Dov'è la cordata
italiana?". Bersani chiama in causa la Consob L'Alitalia continua ad
accumulare perdite e allunga la sua agonia. Il governo resta in silenzio ma
prevede, nella relazione tecnica al decreto che converte il prestito ponte in
patrimonio disponibile, altri dodici mesi di continuità aziendale. Della
cordata italiana sbandierata in campagna elettorale non c'è traccia e il
Partito democratico alza la voce: Veltroni insiste nella richiesta che
l'esecutivo riferisca in Parlamento e Bersani parla di previsioni da Mago
Merlino. Intanto, Air France fa trapelare l'intenzione di vendere anche il
residuo 2% che detiene nel capitale e Aeroflot chiarisce che i contatti avuti
con la compagnia italiana si sono risolti in un nulla di fatto. La partita Alitalia manda così in archivio una giornata, l'ennesima
vissuta pescando nelle tasche dei contribuenti, che sintetizza perfettamente
una crisi ormai incancrenita. Da una parte ci sono le promesse avventate e
puntualmente disattese, dall'altra alleanze internazionali imprescindibili che
svaniscono inesorabilmente. Soprattutto, negli sviluppi di ieri, c'è la
prospettiva di continuare per un anno a divorare risorse pubbliche, cercando
nuovi espedienti per sfuggire alla censura inevitabile che prima o poi arriverà
da Bruxelles. Sulla falsa riga di quanto è stato appena fatto: il prestito
ponte di 300 milioni e la sua utilizzazione temporanea a patrimonio
"rappresentano la volontà del governo di voler salvaguardare per i
prossimi dodici mesi la continuità aziendale di Alitalia",
è messo nero su bianco nella relazione al decreto approdato alla Camera.
L'obiettivo viene perseguito, si aggiunge, provvedendo a fornire alla compagnia
"i mezzi finanziari e patrimoniali necessari a verificare le possibili
soluzioni alternative per il risanamento della Società" ed escludendo,
sempre per un anno, "ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o di
applicazione di procedure concorsuali". Nessuna ipotesi di
commissariamento, quindi, né, tantomeno, di accesso alla Legge Marzano. Uno
scenario, quello prospettato dal governo, che non alimenta certo le speranze di
una soluzione nel breve termine. E che provoca la reazione dei vertici del Pd.
"Siamo nel totale silenzio da parte del governo" e l'indicazione dei
dodici mesi appare come "una ulteriore dilazione", rileva Veltroni.
Il leader del Pd ricorda anche che si era in piena campagna elettorale, a
marzo, quando Berlusconi iniziò "una batteria di dichiarazioni che ha
portato all'uscita di Air France dalla trattativa". Veltroni richiama
l'attenzione sulla famosa cordata e si chiede dove sia finita, quali
imprenditori ne facciano parte, con che caratteristiche e come si immagina di
vendere Alitalia, con quale procedura: "sono
quesiti ad oggi ancora non affrontati", rileva, tornando a chiedere che il
governo riferisca in Parlamento. Toni ancora più fermi da parte del ministro
dell'economia ombra, Pierluigi Bersani. Il governo fa "una previsione da
Mago Merlino", attacca, ricordando che "in questi mesi, è successo di
tutto, e non si è levato lo sguardo critico dei tanti tutori del mercato"
che davano lezione al governo Prodi. Entrando nel merito, Bersani non rinuncia
a porre una domanda scomoda: "a quale titolo si muove Ermolli per vendere
un bene anche nostro?". E la risposta che offre è altrettanto caustica,
perché "non tocca solo all'opposizione fare questi rilievi in un Paese
civile". Le allusioni del ministro ombra sono evidentemente alla Consob,
che avrebbe dovuto da tempo accendere un faro sulla vicenda. Altrettanto netta
è la posizione del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo cui la partita
Alitalia rappresenta, emblematicamente,
"l'esempio di quello che non bisogna fare". Il paese, sostiene,
"ha il diritto di sapere" per "una ragione di trasparenza"
e "per evitare ogni tipo di sospetto". Intanto, a ricordare che c'è
anche una compagnia che dovrebbe volare e pensare a non perdere la clientela
residua, si registra anche una querelle tra un'associazione dei consumatori,
l'Aduc, e la stessa Alitalia. "È in agonia, in
coma irreversibile, ha bisogno di morire. Occorre praticare l'eutanasia",
provocano i consumatori, arrivando a suggerire di "non acquistare più
biglietti" e coniando un nuovo slogan: "non volare su Alitalia, aiutala a non soffrire". A stretto giro di
posta, arriva la comunicazione dell'azienda, che ha dato mandato ai legali per
tutelare i propri interessi di fronte a dichiarazioni "lesive della
propria immagine e potenzialmente molto dannose". 30/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 parla
cipolletta: necessario un accordo "Serve una compagnia straniera"
"La politica non giochi con la paura". Su Tremonti nemico di banche e
petrolieri: "Si rischia di fare danni" È al Festival dell'Economia di
Trento in veste istituzionale, perché è anche presidente dell'università di
Trento. Ma con
il Riformista il numero uno di Ferrovie, Innocenzo Cipolletta, accetta di
parlare anche di temi di stretta attualità come le prime mosse del ministro
dell'Economia Tremonti, la riforma Brunetta già andata a sbattere contro
l'"alzata di ingegno" della Cgil, come l'ha efficacemente bollata il
Corriere , ma anche l'emergenza sicurezza e la tragedia dell'immondizia
napoletana. Il tema della globalizzazione è intanto lo spunto, per Cipolletta,
per parlare già nel corso della cerimonia di inaugurazione del Festival, della
paura e della sicurezza che stanno attanagliando il paese. Il "clima di
paura" crea in economia rigurgiti protezionistici, ha scandito, cioè
"un precipitoso ritorno indietro verso sistemi di protezione e chiusura
nei confronti degli scambi internazionali". Ma soprattutto, è un clima che
"si tocca con mano", dove "gli indici di criminalità
"percepita" sono decisamente più elevati di quelli della reale
criminalità e dove crimini commessi da immigrati riempiono le prime pagine dei
giornali e divengono argomento di dibattito nei talk-show televisivi per settimane,
mentre "normali" omicidi per quanto efferati e tragici vengono
relegati nelle pagina della cronaca nera e considerati eventi di normale
criminalità in una società evoluta". La paura, ha aggiunto, "non è
mai una buona consigliera e nessuna forza politica dovrebbe giocare su di
essa". Al termine del suo intervento, sceso dal palco, Cipolletta diventa
ancora più esplicito: "credo che alimentare la paura della gente può sì
dare un consenso - l'estrema sinistra lo ha fatto per tanto tempo, l'estrema
destra anche - ma è un meccanismo micidiale, pericoloso. Il consenso che si
prende poi si ritorce sempre conto perché se la gente è impaurita poi diventa
irrazionale". Ma sulle barricate a Napoli, Cipolletta non biasima
l'interventismo del governo, anzi: "a Napoli, per risolvere il problema
dell'immondizia, io penso che sia corretto intervenire d'autorità con le forze
democratiche di governo. Democrazia non è impedire di fare le cose che sono
necessarie alla gente. Da quel lato io sono d'accordo con le misure
prese". Torna invece scettico, l'ex presidente di Ubs-Warburg Italia,
quando si entra nel merito delle prime mosse di Giulio Tremonti. In
particolare, l'annuncio di colpire a giugno, con la nuova finanziaria
anticipata, due settori con utili record come le banche e i petrolieri
attraverso una stretta fiscale. "Sono d'accordo - osserva - che l'azione
di governo debba essere quella di vigilare affinché non ci siano fenomeni di
redistribuzione perversa dei redditi, arricchimenti e impoverimenti eccessivi.
Questo presuppone che ci sia una politica fiscale per restituire soldi a chi è
in difficoltà prelevando in modo proporzionale e progressivo dagli altri
redditi. Resto più perplesso sull'individuazione dei settori perché all'interno
dei settori ci possono essere persone che hanno guadagnato troppo, ma non sono
tutti: colpire il settore in sé mi sembra sbagliato e rischia anche di fare
danni alla crescita". Un altro esordio scoppiettante è stato quello del
ministro per la Funzione pubblica, Brunetta. La sua ambiziosa riforma della
pubblica amministrazione si è misurata già al primo incontro con le parti
sociali con il gesto clamoroso della Cgil, che si è alzata dal tavolo dopo un
quarto d'ora per un problema formale. "Non conosco bene l'episodio, dunque
è difficile da giudicare", sottolinea Cipolletta, "ma certamente se
il dialogo è necessario, alzarsi dal tavolo dopo quindici minuti non mi sembra
la migliore delle soluzioni". In generale, l'ex direttore generale di
Confindustria, pensa che ci sia "un'esigenza di una riforma della pubblica
amministrazione, è ormai assodato. Dobbiamo introdurre principi di
meritocrazia. Ci sono moltissime persone nella pubblica amministrazione che
lavorano tanto e bene ma bisogna distinguerli da chi non contribuisce allo
stesso modo e deve essere penalizzato". E per Cipolletta, manager di
grande esperienza, già tirato in ballo sulla vicenda Alitalia
dal presidente del Consiglio Berlusconi che aveva ipotizzato per un mezzo
pomeriggio di coinvolgere le Ferrovie nel salvataggio della disastrata compagnia
di bandiera, una domanda sul tema non può mancare. Ma Cipolletta taglia corto:
"come le Ferrovie, l'Alitalia è un'impresa
destinata ad essere internazionale. Il trasporto aereo per sua natura lo è,
credo che ci sia bisogno di un accordo con una compagnia straniera". Fosse
facile. 30/05/2008.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del Il fascismo alimentare Maria Novella Oppo NEL GIORNO in cui il governo
Berlusconi, pur dotato di una maggioranza esagerata, è stato messo in
minoranza, Bruno Vespa si è concesso una delle sue puntate
più aeree, tacendo però di Alitalia. Esaurito (per ora) il filone horror con la condanna della
signora Franzoni, si è parlato di diete in vista della emergenza-spiaggia (si
sa, le emergenze non finiscono mai). Per arrivare a dire che le diete sono
tutte inutili, anzi dannose. Discussione coraggiosa, nella quale Marisa
Laurito si è battuta come un sol uomo contro la dittatura della bellezza intesa
come magrezza. Mentre una signora che si è definita impunemente diet coach ha
denunciato il "regime" alimentare, orrendo sinonimo di fascismo. Ed
era ora che qualcuno lo dicesse, soprattutto in giornate segnate dal ritorno
dello squadrismo. Non sono mancati neppure i sondaggi del professor Mannheimer,
che hanno messo a fuoco l'insoddisfazione alimentare degli italiani. Per
concludere con la scoperta che si stava meglio quando si stava peggio. Ma
almeno non c'era Bruno Vespa in tv. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del "Ha ragione il Pontefice, rispetto al passato il clima
politico è buono. È pessimo il clima che si respira nel paese". Al Pd la
pensano così, e Veltroni lo dice chiaramente. Preoccupa questa Italia delle
ronde e delle aggressioni, questa voglia di "giustizia fai da te" su
cui, dice il segretario del Pd, "è irresponsabile minimizzare".
Veltroni parla alla fine di una riunione del governo ombra dedicato al caso Alitalia e a un progetto per
l'occupazione femminile, tema sconosciuto agli interessi del governo
Berlusconi, e risponde a una domanda sul raid del Pigneto di una settimana fa.
Veltroni non si scusa, come chiede la Destra, per aver detto a caldo che era
un'aggressione a matrice ideologica, mentre invece uno dei protagonisti ha
rivelato che lui è pure di sinistra e in quella vicenda c'entra
l'esasperazione del quartiere e non la politica. Il leader Pd dice di non aver
letto "quelle dichiarazioni", ma ricorda anche che per la verità
c'era una testimone, una giornalista, che ha parlato di croci uncinate. Ma il
problema non è quello, dice il leader del Pd: "Un approccio che minimizza
questo clima non va bene, mi pare che ciò che è accaduto alla Sapienza,
l'aggressione al ragazzo omosessuale, l'aggressione al ragazzo albanese, tutto
quello che è documentato in questi giorni sui giornali, dovrebbe creare
preoccupazione". "Questo clima è il contrario di quel che serve per
garantire la sicurezza dei cittadini, perchè invocando le ronde e la giustizia
fai da te salta il principio di società democratica in cui sono le forze
dell'ordine e la magistratura che devono intervenire in casi come questi".
Insomma, conclude sul punto Veltroni, "non conta il tatuaggio che hai sul
braccio, se hai dipinto il Che o la svastica, conta il gesto: se ti rubano un
portafoglio chiami la polizia, non organizzi un raid. E questo vale anche per
chi brucia un campo rom...". Il clima politico è "incomparabilmente
migliore del passato", e il Pd rivendica il merito di questo clima. Però
giorno dopo giorno sta svanendo quell'idea del "veltrusconi", di
un'opposizione morbida e assente, imbarazzata, su cui si sono cullati per
settimane gli editoriali del dopo elezioni. Veltroni è convinto che molto
presto, quando la luna di miele tra governo e italiani finirà, emergerà la
novità dell'opposizione del Pd: che dialoga sulle riforme, è pronto a
convergere sul merito di tanti provvedimenti, ma non dà cambiali in bianco al
governo. Ricordare il clima di violenza xenofoba che ha destato la
preoccupazione anche di altri paesi europei, "è un atto dovuto",
fanno capire al Pd. "La Destra ha vinto cavalcando paura e disagio,
Alemanno ha incassato voti urlando tolleranza zero, adesso non si può far
passare sotto silenzio che l'escalation arriva in questo clima". Non serve
enfatizzare, ma nemmeno minimizzare. Del resto il Pd l'aveva promesso:
vigileremo in modo implacabile nell'interesse dei cittadini su tutte le
promesse elettorali di Berlusconi. Non a caso ieri Veltroni ha insistito in
modo molto duro sull'affaire Alitalia, una vicenda che
rischia di far pagare agli italiani le sortite elettoralistiche del premier. Al
Pd lo dicono da tempo: "Una vicenda del genere non si è mai vista".
Aggiunta: "Ci spieghino a che titolo si muove questo Ermolli. Ricordiamoci
che per molto meno si è dovuto dimettere il consigliere di Prodi Rovati".
Bersani chiosa: "È accaduto tutto senza che si sentisse un fiato dei
tutori del mercato, che a noi facevano lezioni tutti i giorni". Insomma
bisognerà abituarsi a questo doppio binario del Pd: niente insulti, dialogo
sulle riforme nell'interesse del paese, confronto su tutto, ma nella chiarezza.
È un esercizio di equilibrio, dicono al loft, che darà i suoi frutti. Motivi di
imbarazzo dal contrasto Cgil-Brunetta? Al Pd negano, "noi - dicono - abbiamo
un progetto chiaro sulla pubblica amministrazione, e siamo pronti a dire la
nostra, offrendo spunti e idee, ma rispettiamo la dialettica della
trattativa". Ieri il capogruppo del Pd alla Camera Soro, motivando il voto
finale sul decreto "ex salva-Rete4", ha spiegato l'animus
dell'opposizione: "Non oscilleremo tra rissa e pasticci
consociativi", "ribadiamo il proposito di voler concorrere alla nuova
stagione della democrazia italiana. Faremo la nostra parte, ma è indispensabile
che anche la maggioranza faccia la sua". di Bruno Miserendino / Roma.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Per il governo Alitalia ha un anno di vita Ma l'opposizione lancia l'allarme. Veltroni: subito
in Parlamento, situazione gravissima di Bianca Di Giovanni/ Roma OSSIGENO La
cordata tricolore per Alitalia non si è vista. Al suo posto è arrivata una nota del governo che
contiene in sé tutti i segni dell'emergenza. Il prestito ponte di 300
milioni e la sua utilizzazione temporanea a patrimonio "rappresentano la
volontà del go- verno di voler salvaguardare per i prossimi 12 mesi la
continuità aziendale di Alitalia". Insomma, un
anno di tempo al riparo di ipotesi di liquidazione. Un arco di tempo necessario
a "verificare le possibili soluzioni alternative per il risanamento della
società", scrive ancora l'esecutivo nella relazione tecnica al decreto
fiscale, il provvedimento in cui reperisce i fondi. Ma è davvero credibile
un'operazione di questo tipo? Cosa diranno i guardiani del mercato, gli
analisti aziendali, gli addetti ai lavori, e infine i tecnici di Bruxelles di
un'operazione che modifica pesantemente le voci di bilancio, creando un valore
patrimoniale con soldi pubblici? Una sorta di aumento di capitale camuffato,
fatto tutto a spese dello Stato, attingendo in parte (205 milioni) al fondo per
la competitività e lo sviluppo, , al fondo per la finanza d'impresa (85
milioni) e ai tagli al ministero per la solidarietà sociale (10 milioni). Un trucco
contabile che non evita il rischio della procedura europea e non dà alcuna
certezza sul futuro della compagnia."Oggi si dice, avete 12 mesi. È una
previsione da mago Merlino. Nessuno può dire cosa può accadere ad Alitalia domani", avverte Pier Luigi Bersani, ministro
ombra dell'Economia. "Chi risponde delle oscillazioni di borsa che ci sono
state, a che titolo il signor Ermolli si muove per vendere un bene che è anche
nostro?", ha chiesto Bersani al termine del Consiglio dei ministri ombra
del Pd. "Ci hanno chiesto tempo, glielo abbiamo dato con l'ultimo atto del
governo Prodi. Ma da loro non è venuta una parola, se non la trasformazione del
prestito ponte in capitale che è una cosa pericolosa per l'Unione
europea", ha spiegato Bersani incalzando ancora il governo: "Se hanno
in mente una cordata che procedura intendono seguire? Ci sono delle norme
europee e ci saranno delle 'opposizionì da parte del mondo che business che
ruota intorno a questa cosa enorme. Alitalia è una
società quotata, dobbiamo tornare alle altalene di borsa di due mesi fa?".
Per Bersani, insomma, da parte del governo si sta dando un "segno di
irresponsabilità enorme". E in Parlamento Pierpalo Baretta chiede al
governo di rinunciare a votare il decreto e di presentarsi in Aula per chiarire
il percorso futuro. Sui nomi che potrebbero essere interessati a rilevare le
quote del vettore, è ancora nebbia fitta. Ieri un "no" deciso è
arrivato dalle Ferrovie, già più volte chiamate in causa come possibili
cavalieri bianchi. "No assolutamente, non abbiamo nessun tipo di
possibilità" ha dichiarato l'amministratore delegato delle Fs, Mauro
Moretti. Anche sul fronte bancario il ritornello è sempre lo stesso da mesi.
"nessun commento su alitalia, non sappiamo quale è la situazione", ha
ribadito ieri Enrico Salza di Intesa-Sanpaolo. Walter Veltroni sfida il
governo: "Se c'è una soluzione, lo si dica ora". Sul fronte sindacale
si chiede un incontro urgente con il governo per conoscere l'effettivo stato di
cose. E intanto ai piani alti della Magliana l'unica notizia filtrata è che il
consiglio d'amministrazione ha dato mandato ai suoi legali di tutelare gli
interessi della compagnia denunciando l'Aduc per dichiarazioni lesive
dell'immagine "e potenzialmente molto dannose". Cosa ha detto l'Aduc?
"Alitalia è in agonia, in coma irreversibile, ha
bisogno di morire. Occorre praticare l'eutanasia". Una condanna a morte
che molti forse si augurano.
( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il prestito di 300
milioni diventa un regalo del governo: non ci sono alternative, cordate e
compagnie straniere. Si attende il responso Ue Roma Il caso
Alitalia resta un incubo
non solo per chi ci lavora, ma anche nel nuovo governo. Ieri è passato il
decreto fiscale con le misure di urgenza per la compagnia di bandiera,
destinate a "salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità
aziendale", evitando così per un anno la liquidazione della compagnia.
Il provvedimento del governo non è più un prestito ma un vero e proprio
trasferimento di denaro, 300 milioni di euro decisi dal governo Prodi e ancora
al vaglio di ammissibilità da parte della Commissione europea, che deve valutare
se si tratta di aiuti di stato oppure no. Facile che Bruxelles a questo punto
si faccia sentire con più decisione. La scelta è passata con i dubbi della
Lega, che non ha mai nascosto di preferire un commissariamento dell'Alitalia, e con la contrarietà del Pd. "Basta con i
silenzi, il governo venga a riferire in aula", ha detto Walter Veltroni,
riferendosi alla situazione di stallo, sempre più critica per la compagnia
aerea. Perché l'approvazione del decreto svela definitavamente che la famosa
cordata annunciata in campagna elettorale da Silvio Berlusconi non c'è. O se
anche esistesse, non sarebbe per nulla disposta a partire senza conoscere
davvero i conti e sopratutto senza poter contare su un partner aeronautico
internazionale. Berlusconi ha fatto fuggire Air France a un passo dall'accordo,
ma non ha ancora convinto altri - da Lufhtansa ad Aeroflot, per fare alcuni
nomi - a prendere seriamente il posto dei francesi. Anche perché un intervento
su una compagnia fallita o commissariata a quel punto costerebbe ancora meno,
per cui gli stranieri aspettano. Il prestito, si legge nella Relazione che ha
accompagnato il decreto, fornisce a Alitalia "i
mezzi finanziari e patrimoniali necessari a verificare le possibili soluzioni
alternative per il risanamento della società ed escludendo sempre in tale lasso
temporale ogni ricorso a ipotesi di liquidazione e di applicazione di procedure
concorsuali". Nello specifico, il prestito ponte stabilito dal decreto di
aprile deve essere individuato come "trasferimento in conto capitale
(apporto al capitale sociale per il ripiano di perdite) con pari effetto
sull'indebitamento della pubblica amministrazione per l'anno 2008". Una
sorta di regalo per Alitalia, con coperture trovate
last minute: 205 milioni dal fondo per la competitività e lo sviluppo, 85
milioni dal fondo per la finanza d'impresa e 10 milioni dal fondo speciale di
parte corrente del ministero dell'Economia e delle finanze.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Aziende pubbliche Nel consiglio del gruppo elettrico la novità è
Lorenzo Codogno. Nel board del Cane a sei zampe il presidente dei sindaci
Colombo Eni ed Enel, il governo conferma i vertici Alle Poste resta Sarmi, ma
esce Mincato e arriva Ialongo. Le liste per le assemblee Le mosse di palazzo
Chigi per sbloccare l'impasse alle Poste e porre fine al braccio di ferro tra
Lega e An ROMA - "Il premier lo aveva detto. Se nelle aziende pubbliche ci
sono manager bravi che portano alti profitti, non c'è motivo di cambiare".
A Palazzo Chigi, la decisione di confermare in blocco i vertici di Eni ed Enel,
e chiudere con la nomina di Giovanni Ialongo la partita delle Poste, la
spiegano così. Anche se dietro la decisione, più che di carattere industriale,
i motivi sono politici, ed il timbro, chiaro, è quello del "governo del
presidente". Sì perché è stato Silvio Berlusconi in persona a chiudere la
partita con la conferma di Piero Gnudi alla presidenza dell'Enel e di Roberto
Poli all'Eni, e quella dei due capi azienda, Fulvio Conti e Paolo Scaroni.
Stoppando un lungo e duro braccio di ferro tra Lega Nord, Alleanza Nazionale e
la stessa Forza Italia che cominciava a creare qualche problema nella
maggioranza. E non solo, perché con la nomina alle Poste di Giovanni Ialongo,
ex sindacalista della Cisl, considerato uomo molto vicino a Franco Marini, dal
premier arriva un altro segnale concreto di apertura all'opposizione, oltreché
un riconoscimento ad una componente del mondo sindacale che Berlusconi
considera fondamentale, anche in prospettiva. All'Enel, così, non cambia
praticamente nulla, con la conferma anche di tre dei quattro consiglieri in
scadenza, ovvero Gianfranco Tosi, ex sindaco di Busto Arsizio, per il quale la
Lega aspirava a incarichi di maggior prestigio, poi Alessandro Luciano e
Fernando Napolitano. L'unica new entry nel cda dell'azienda elettrica è quella
di Lorenzo Codogno, un economista che era stato portato al Tesoro nel 2003 e
oggi voluto da Giulio Tremonti nel consiglio della società. Lo stesso Tremonti
avrebbe appoggiato anche la nomina di Paolo Colombo nel consiglio dell'Eni,
società della quale è stato finora presidente del Consiglio sindacale. Colombo,
partner di Arnaldo Borghesi nella consulenza d'impresa, è professore alla
Bocconi e, tra le altre cose, consigliere di amministrazione di Mediaset e
della Rcs Quotidiani. Anche nel consiglio del cane a sei zampe ci sono diverse
conferme. Resteranno in cda Mario Resca, un manager molto vicino al premier, considerato anche come possibile nuovo presidente dell'Alitalia, e Pierluigi Scibetta, in quota
An. La Lega potrà invece contare su Paolo Marchioni, classe '69, avvocato
ammini-strativista di Verbania, capogruppo della Lega alla provincia , già nel
cda della Consip e molto legato a Roberto Calderoli. Alle Poste, con
Ialongo e la quarta conferma di Massimo Sarmi come amministratore delegato,
resteranno come consiglieri Nunzio Guglielmino, Mauro Michielon (ex
parlamentare della Lega, consigliere comunale a Treviso e da sempre dipendente
delle Poste) e Roberto Colombo. Ed è stato proprio quello della presidenza
delle Poste, e dunque la sostituzione di Vittorio Mincato, il vero nodo che
aveva bloccato per giorni l'intero pacchetto delle nomine. Una poltrona per la
quale i partiti di maggioranza avevano avanzato tre diverse candidature. Quella
di Francesco Valsecchi, appoggiato da Giulio Tremonti e da Forza Italia, quella
di Gianfranco Tosi, ex sindaco di Busto Arsizio (che poi è rimasto nel
consiglio dell'Enel), che la Lega Nord voleva a tutti i costi, e quella di
Salvatore Rebecchini, portato da Alleanza Nazionale. Così, tra i tre
"litiganti", l'ha spuntata facilmente Berlusconi, tirando fuori dal
cappello il nome dell'ex sindacalista Cisl Giovanni Ialongo. Che non sta
letteralmente nella pelle. "Sono molto soddisfatto. Corono un sogno, nel
segno della continuità, visto che sono nato in questa azienda". Ialongo è
stato segretario generale della Cisl Poste, presidente di Postel e fino a ieri
commissario straordinario di Ipost. Mario Sensini.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Wto Il commissario Ue incontra il viceministro Urso Mandelson:
"Adesso l'Italia non ceda alle sirene protezioniste" ROMA - "Ne
ho letto una lunga sintesi. Quello del mio vecchio amico Giulio Tremonti è un
libro molto intelligente. Anche se, naturalmente, non condivido tutte le sue
conclusioni" dice il commissario Ue al Commercio, Peter Mandelson. Ieri
era a Roma, Tremonti non ha potuto incontrarlo, "perché mi dicono era
troppo indaffarato con l'Alitalia",
ma il commissario torna a Bruxelles tranquillizzato. Ha incontrato tre
ministri, Claudio Scajola, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, poi il presidente della
Confindustria, Emma Marcegaglia, "senza riscontrare il minimo accenno ad
una politica commerciale di stampo protezionistico, ma piuttosto l'interesse al
mantenimento, anzi all'ampliamento dell'apertura dei mercati" dice
Mandelson. Peccato che da parte del governo italiano ci sia, invece, parecchia
preoccupazione per come si stanno sviluppando i nuovi negoziati Wto, dove la Ue
rappresenta i paesi europei. "Le proposte sono ancora deludenti per
l'Italia. Abbiamo chiesto a Mandelson di lavorare sulla reciprocità, che oggi
non è presente", ha detto il ministro delle Attività produttive, Claudio
Scajola, mentre Adolfo Urso, titolare del commercio estero, ritiene che paesi
come "Cina, India, Messico e Brasile debbano fare passi avanti, perché non
serve a nessuno un accordo minimalista ". Mandelson ammette che "il
successo del negoziato non sta nelle mani dell'Europa, che "sono gli altri
che devono fare concessioni ", ma si dice "ottimista sulla
possibilità di chiudere nel 2008. Capisco le ansietà che provoca la Cina e sono
d'accordo con Tremonti che le regole devono essere rispettate, ma proprio per
questo il successo del Wto è fondamentale" dice Mandelson. Che avverte:
"Il protezionismo per l'Italia sarebbe disastroso, è il paese che esporta
di più in Europa dopo la Germania e sarebbe il primo a rimetterci".
L'Europa Il commissario europeo al commercio Peter Mandelson Mario Sensini.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 29 categoria:
BREVI 0,48 Euro. Il valore in Borsa del titolo Alitalia dopo il calo
del 2,2% subito nella seduta di ieri.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 29
categoria: BREVI 495 milioni. La perdita registrata da Alitalia nel 2007.
Equivale a una perdita di 1,35 milioni al giorno.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-30 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE Privatizzazioni L'opposizione all'attacco. Veltroni: c'è allarme,
il governo riferisca in Parlamento Alitalia, la
trattativa torna al Tesoro Decreto Tremonti al Consiglio dei ministri. "La
compagnia ha fondi per 12 mesi" I fondi "rappresentano la volontà del
governo di voler salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità
aziendale" ROMA - Ancora una trattativa privata per Alitalia.
Il governo riattiva la procedura di privatizzazione della compagnia con un
decreto che dovrebbe essere approvato oggi in consiglio dei ministri. In tempo
per convincere l'Ue, che attende (entro le prossime 24 ore) chiarimenti sul
prestito- ponte e sulla sua patrimonializzazione, che non si tratta di aiuti di
Stato. Per abbreviare i tempi, data l'urgenza, la scelta del ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, non sarebbe caduta su una nuova gara. Il
decreto annullerebbe le regole fissate dal predecessore Tommaso Padoa- Schioppa
e individuerebbe un percorso flessibile che potrebbe sfociare, solo se
necessario, in un'amministrazione controllata. Advisor dell'operazione dovrebbe
essere Intesa-Sanpaolo che avrebbe un paio di settimane per effettuare una
ricognizione. Ieri la relazione tecnica che accompagnava il decreto sulla
trasformazione del prestito ha chiarito che il governo non punta al fallimento.
Almeno per ora. Nel testo si legge che i 300 milioni "rappresentano la
volontà del governo di voler salvaguardare per i prossimi dodici mesi la
continuità aziendale di Alitalia". Si esclude
perciò "in tale lasso temporale ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o
di applicazione di procedure concorsuali". Il termine di dodici mesi
appare un po' ottimistico, forse basato su aspettative, per la stagione estiva,
clamorose. Ma è un messaggio positivo rivolto ai potenziali clienti che
vogliono sapere se possono affidare a Alitalia le loro
vacanze. Al tempo stesso si tranquillizza l'Enac (ente aviazione civile), il
cui presidente Vito Riggio deve valutare il mantenimento della licenza. Intanto
si è conclusa alla Camera la discussione generale sul decreto Prodi sul
prestito: le votazioni sono in programma a partire da mercoledì. Ma il
relatore, il presidente della commissione Trasporti, Mario Valducci, ha
espresso dubbi sull'opportunità di proseguire l'esame di un decreto che
potrebbe essere superato da uno nuovo. E mentre i sindacati hanno chiesto
chiarezza, l'opposizione in aula ha dato battaglia chiedendo al governo di
riferire in aula. "Dodici mesi - ha detto il leader del Pd, Walter
Veltroni riferendosi alla previsione di vita di Alitalia
- è un modo per dilazionare una risposta che va data oggi". L'ex ministro
Pierluigi Bersani ha rincarato: "A quale titolo si muove Ermolli
(consulente di Berlusconi, ndr) per vendere un bene anche nostro?". "La fantasia di Tremonti è tornata - ha chiosato Francesco
Boccia (Pd) - . Questa volta a pagare per Alitalia saranno le piccole imprese e i contribuenti". Le regole Il
Tesoro prepara un decreto per la cessione a trattativa diretta di Alitalia Antonella Baccaro.
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
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Frida Nacinovich
Nessuna magia, nessun miracolo. Tremonti taglia la tassa sulla prima casa
(niente più Ici da pagare, neppure per i ricchi), detassa gli straordinari, rimanda ancora il redde rationem per Alitalia. Come? Semplice: togliendo fondi a provvedimenti che il nuovo
ministro dell'Economia giudica secondari, poco popolari. Via quindi i fondi
contro la violenza alle donne, meno soldi per i trasporti al sud, immigrati,
università e cultura possono attendere. Se le caveranno da soli.
Berlusconi ha sempre avuto grande stima di Tremonti, lo considera il suo
piccolo genio. A Napoli, durante il primo appuntamento ufficiale del nuovo
governo, lo aveva presentato come un dio in terra. Ma la moltiplicazione dei
pani e dei pesci a Tremonti non riesce. Né riuscirà mai. Vale tre miliardi di
euro il decreto fiscale del Berlusconi IV, pubblicato ieri in Gazzetta
ufficiale, quindi già in vigore. I soldi arrivano da fondi stanziati per
interventi che non ci saranno più. Dal trasporto locale a quello per
l'occupazione, all'ammodernamento delle rete idrica. Il ministro fa scomparire
il fondo antiviolenza per le donne e quello per l'inclusione sociale degli
immigrati, quello per l'abbattimento degli ecomostri. Nessuna magia, una
semplice partita di giro. 7 30/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-30 num: - pag: 45 categoria: BREVI TRASPORTI PUBBLICI Gestione tedesca Ho avuto
la fortuna di viaggiare su aerei Lufthansa e con treni tedeschi: puntuali e
precisi al minuto, efficienza al massimo, posti comodi e servizi ai passeggeri
eccellenti. Non potremmo dare in gestione ai tedeschi sia l'Alitalia che Trenitalia? Francesca
Zucco, Milano.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-30 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Maltempo, due morti Ondata di maltempo
sul Piemonte. A Villar Pellice, vicino a Pinerolo, una frana ha travolto una
casa: due morti e due feriti. Rischio esondazione fiumi. A Torino evacuata
un'ala dell'ospedale Amedeo di Savoia. Oggi scuole chiuse a Torino e provincia.
Bertolaso: situazione critica fino a stasera. Il Papa: buon clima politico
Benedetto XVI all'assemblea della Cei: l'Italia ha bisogno di uscire da un
periodo difficile. Il Papa ha parlato ai 251 vescovi dicendo che "occorre
una nuova stagione, e che va salutato con gioia il nuovo clima di
collaborazione tra le forze politiche". Circeo, scarcerato un killer Gianni
Guido, uno degli assassini del Circeo, è stato affidato ai servizi sociali dal
Tribunale. Era stato condannato a 30 anni per l'omicidio di Rosaria Lopez e la
violenza a Donatella Colasanti. I genitori di Guido: ha diritto a rifarsi una
vita. Epifani al governo: ci ascolti Il segretario della Cgil avverte il
governo: ci ascolti o il dialogo salta. Lettera comune dei sindacati per
ricucire lo strappo sul pubblico impiego e riaprire il tavolo. Politica
Sapienza, preside sequestrato Guido Pescosolido, preside della facoltà di
Lettere a La Sapienza è stato costretto a stare nel suo ufficio per venti
minuti da un gruppo di esponenti dei collettivi di sinistra. "Erano più di
un centinaio - ha detto Pescosolido - hanno cercato di sfondare la porta
prendendola a calci". Esteri Cina-Taiwan si riparlano Svolta storica tra
Cina e Taiwan. Il presidente della Repubblica cinese, Hu Jintao, ha stretto la
mano al numero uno del Kuomintang, Wu Poh-hsiung, aprendo la via alla
distensione. Ahmadinejad dal Papa Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad
martedì sarà a Roma per il vertice Fao. Nessun incontro previsto con i politici
italiani: l'unico appuntamento in agenda, per ora confermato, è con papa
Benedetto XVI. Cronache Manganelli: indulto quotidiano Allarme del capo della
Polizia, Antonio Manganelli: "La pena, oggi è quanto di più incerto esiste
in Italia; un qualcosa che rende assolutamente inutile la risposta dello Stato
e vanifica gli sforzi di polizia e magistratura". Finto cieco denunciato
Un uomo di 45 anni, dipendente comunale a Taranto, dal 1984 dichiarava di
essere non vedente. Sorpreso a guidare l'auto è stato denunciato a piede libero
per truffa aggravata. Caso di testamento biologico A Modena una donna di 70
anni, Vincenza Santoro Galani, è morta secondo la sua volontà, rifiutando le
cure che le avrebbero prolungato la sofferenza. è il primo caso di testamento
biologico in Italia. Economia Alitalia, 12 mesi garantiti Il ministro Tremonti ha presentato un decreto
per garantire all'Alitalia
300 milioni di euro. I fondi sarebbero sufficienti alla compagnia di bandiera
per affrontare i prossimi 12 mesi. Spettacoli Sex and the City al cinema Da
oggi arriva nelle sale italiane la versione extralunga (2 ore e 25 minuti)
di Sex and the City. Sport Mondiali a Schladming Cortina ha perso la corsa per
aggiudicarsi i Mondiali di sci del 2013. La Federazione internazionale dello
sci ha assegnato le gare di sci alpino a Schladming (Austria) mentre alla Val
di Fiemme sono andati i Campionati del mondo di sci nordico. * Con "Style
Magazine" abbinamento obbligatorio (Corriere e 1,00 + Style e 0,30); con
"Corriere Enigmistica" e 2,60; con "Foto:box" e 8,20; con
"Storie della Bibbia" e 9,20; con "La grande dinastia dei
Paperi" e 9,20; solo a Milano e provincia con "Mangiar bene a Milano"
e 11,20; con "L'Europeo" e 9,20; con "Ricettario della Cucina
italiana" e 14,20; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e
11,29; con "Gli itinerari di Dove" e 9,29; con "I Simpson
Classici" e 11,29; con "Le avventure di Lucio Battisti e Mogol"
e 9,20; con "La Storia del Fascismo" e 11,29; con "Il
Diritto" e 16,20; con "I Cesaroni" e8,20; con "Il
Mondo" e 2,50.
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Le
misure di urgenza per Alitalia, varate dal governo servono a
"salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale",
evitando così per un anno la liquidazione della compagnia Le misure di urgenza
per Alitalia, varate dal governo servono a "salvaguardare per i
prossimi dodici mesi la continuità aziendale", evitando così per un anno
la liquidazione della compagnia. Lo indica il governo nella Relazione Tecnica che
accompagna il decreto fiscale. Il provvedimento, non più un prestito ma un vero
e proprio trasferimento di danaro, lascia dubbi nella stessa maggioranza
(Lega). "Basta con i silenzi, il governo venga a riferire in aula",
sbotta il segretario del Pd Walter Veltroni. Dietro le poche righe della
Relazione con cui palazzo Chigi spiega la scelta di assistere e finanziare ancora
una volta la compagnia, in barba alle raccomandazioni di Bruxelles, l'ennesimo
rinvio del problema. 30/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca La
Bisteccopoli dei Marta boys così affonda Genova la rossa Dalla Curia alla
sinistra, il declino della Lanterna Uno scandalo da recessione, con mazzette da
5000 euro nemmeno date ma promesse Sotto accusa i giovani rampanti che
circondavano il sindaco nella sfida elettorale Ma il filone più consistente
riguarda Profiti, "pezzo grosso" del Vaticano CURZIO MALTESE GENOVA -
Uno scandalo da quattro soldi sta facendo crollare il "muro di
Genova", l'ultima roccaforte rossa d'Italia. E' una tangentopoli da
recessione, con mazzette da cinquemila euro neppure date ma promesse in cambio
di altre promesse di appalti. Soldi pochi, vergogna tanta. Perché si parla di
mense scolastiche, perché butta fango sull'album di famiglia della sinistra
genovese e perché nel suo piccolo è una storia che racconta dei grandi problemi
del Paese. La miseria del nuovo ceto politico, prima mediocre che corrotto. Il
regolamento di conti a sinistra fra gli ex compagni dei Ds, che ormai possono
liberamente odiarsi nel Pd senza i vincoli della fedeltà di partito, come fanno
da anni il sindaco di Genova Marta Vincenzi e il governatore della Liguria,
Claudio Burlando. Infine, sullo sfondo, il collasso delle metropoli, pezzi
d'Italia ormai ingovernabili, preda di guerre per bande. Ieri è toccato a
Napoli, oggi a Genova. Le due più povere, le più fragili. La
sola Genova conta debiti per un miliardo e 400 milioni, più o meno come l'Alitalia, 2.300 euro per abitante,
compresi vecchi (tanti) e bambini (pochi). Ma domani la tempesta può arrivare a
Roma, Torino, Milano, Firenze, Bologna. Cominciamo dalla storia vera, con i
personaggi in carne e ossa e, si vedrà, dalla carne assai debole. Si
tratta, fra l'altro, di una bisteccopoli. C'è un mercante di carni di
Alessandria, Roberto Alessio, che vuole entrare "a tutti i costi"
negli appalti scolastici genovesi. Siamo nella primavera del 2007, campagna
elettorale per le comunali, con l'attuale sindaco Marta Vincenzi, pasionaria
dei Ds, in corsa per la successione all'amatissimo sindaco Beppe Pericu. E qui
entrano in scena i "Marta boys", i trentenni rampanti di cui la
Vincenzi si circonda per vincere la sfida dentro la sinistra, prima ancora che
contro la destra, all'insegna della novità, "discontinuità" dice lei,
insomma il "largo ai giovani" nella città più vecchia d'Italia. La
Marta magari ci crede davvero, a quei ragazzi figli di amici e compagni vuole
bene. Nel discorso al consiglio comunale, a metà il sindaco scoppia a piangere:
"Mi sento pugnalata alla schiena". I ragazzi (si fa per dire) ci
credono molto meno. Se la tirano da staff elettorale all'americana, spendono e
spandono, forzano sondaggi, vantano amicizie altolocate e pensano agli affari
loro. Nella piccola banda dei "Marta boys" sono rappresentate
democraticamente tutte le anime della sinistra. Il portavoce della Vincenzi,
Paolo Francesca, è il classico neo rampante, cresciuto nella Fgci ma col mito
del rampantismo craxiano. Agli esordi dalemiano e poi all'occorrenza
veltroniano, infaticabile organizzatore di eventi pseudo culturali, prima a
Pavia, dov'è inseguito dagli esposti dell'ex sindaco Elio Veltri per le spese
faraoniche del cosiddetto "Festival dei Saperi", poi a Genova. Un
tipo sveglio, con l'inevitabile società di consulenza ("alla Velardi"
spiega lui), la cartucciera di telefonini assortiti, i completi Dolce &
Gabbana e l'aria del bon vivant. Accanto a lui c'è il compagno "no
global", Massimiliano Morettini, ex dirigente dell'Arci e braccio destro
di Agnoletto al Genoa Social Forum. Il terzo è Massimo Casagrande, l'anima
moderata e bipartisan, figlio di operai divenuto a prezzo di sacrifici anche
morali un avvocato della Genova bene. Tutti fra i trenta e i quaranta, con
l'eccezione dello "zio Claudio", il sessantenne Fredazzoni, ex
sindacalista dei camalli, l'"aristocrazia leninista" del porto, che
oggi è l'unico ancora in galera, perché non parla, non racconta nulla ai
magistrati. Come il "compagno G", il mitico Greganti. E' l'affidabile
Fedrazzoni, l'ex camallo, a tenere i rapporti con il mercante di carni Alessio
e con il "pezzo grosso del Vaticano", il professor Pino Profiti, ex
dirigente della Regione Liguria e consulente personale del segretario di stato
vaticano, il cardinal Tarcisio Bertone. I "Marta boys" giocano a fare
i padroni della città e, come quelli veri, la sera si ritrovano al ristorante
"Europa", in galleria Mazzini, per decidere i destini della Lanterna.
Tutti i giornali hanno raccontato questo rito del potere genovese. Ma loro i
giornali non li leggono, i magistrati invece sì. Così i pm mandano i
carabinieri a piazzare le microspie sotto i tavoli, li pizzicano uno per uno e
li portano dentro. Le intercettazioni, centinaia di pagine, come usa oggi
finiscono su Internet. Si tratta di smargiassate, millanterie, robetta di
pretura che forse finirà in nulla o in prescrizione. "Anche queste cifre
sono lo specchio della crisi economica di Genova", commenta a ragione
Marta Vincenzi. Ma intanto, che schifo. A leggere le intercettazioni, sale la
rabbia dei concittadini, le mani prudono. Soprattutto per chi conosce lo stato
delle scuole genovesi. Tutte fuori dalle norme di sicurezza, molte fatiscenti,
senza soldi neppure per i maestri di sostegno, con i genitori costretti a
infilare la carta igienica negli zaini dei ragazzini. E questi che sanno tutto,
da amministratori e pure da padri di figli piccoli, si mettono a speculare
sulle mense dei bambini. Si capiscono le lacrime amare e pubbliche di Marta
Vincenzi. Ancor più si comprende il dolore privato delle famiglie dei
"traditori", brava gente di sinistra con un passato di militanza
pura. Nel salotto del padre di Casagrande sono esibiti i cimeli di una vita da
operaio: la medaglia ricevuta da bambino da Palmiro Togliatti per il volantinaggio
dell'Unità, la foto del banchetto dello stoccafisso gestito per vent'anni alle
feste di partito e la laurea in giurisprudenza del figlio. Il padre di
Morettini è stato un eroe della rivolta del '60, con i morti in piazza, e poi
un ingegnere licenziato dall'azienda per aver scioperato, unico impiegato, con
gli operai. La politica per loro era impegno, ideali. Per i figli privilegiati,
una merce in vendita a cinquemila euro. "E' una storia di padri e figli e
di mancata trasmissione di valori" dice il vecchio sindaco Beppe Pericu.
"Non solo a sinistra, non solo a Genova. Anche fra gli imprenditori, i
commercianti, la borghesia cittadina e italiana. Non condivido certi tratti di
Marta Vincenzi, soprattutto il suo masochismo nel cercarsi conflitti non necessari.
Ma capisco le sue difficoltà. Io discutevo con gruppi sociali organizzati, lei
si trova a trattare con le tribù". La sinistra genovese si può consolare
pensando che in fondo i veri scandali cittadini sono altri. Il più grave è
quello del porto, dove l'inchiesta dei magistrati ha scoperchiato un
"sistema di feudi medievali". Così lo definisce il nuovo presidente
dell'autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, succeduto al vecchio Giovanni
Novi, travolto dallo scandalo insieme al leggendario Paride Batini, da mezzo
secolo capo dei camalli. Nella stessa bisteccopoli ligure, il filone
d'inchiesta vero e consistente riguarda gli appalti nell'Asl di Savona, dov'è
coinvolto in prima persona il "pezzo grosso del Vaticano", il
professor Giuseppe Profiti. Le cifre infatti sono ben altre. Qui il mercante
Alessio avrebbe confessato di aver pagato mazzette di 200 mila euro, non le
briciole genovesi. Profiti è oggi presidente dell'ospedale romano del Bambin
Gesù, equivale a ministro della Sanità del Vaticano, ed è braccio destro
amministrativo del cardinal Bertone, il cui nome ricorre cinquanta volte nelle
intercettazioni. Il Vaticano l'ha difeso come nessun altro indagato dai tempi
di Marcinkus. La sala stampa ha emesso subito un comunicato di totale
solidarietà e piena fiducia. Il personale del Bambin Gesù, di proprietà
vaticana, ha letteralmente chiuso i cancelli in faccia ai finanzieri inviati
dai pm per perquisire l'ufficio del presidente. "Questo è suolo vaticano,
se volete perquisire la stanza del professor Profiti occorre la richiesta dal
ministro degli Esteri". Benedetto XVI in persona, nella visita in Liguria,
ha abbracciato in pubblico Profiti, in pieno scandalo, e l'ha salutato come un
amico: "Ci vediamo presto a Roma". L'atteggiamento della Chiesa ha
scandalizzato perfino don Gianni Baget Bozzo: "Forse anche la Chiesa, come
la sinistra genovese, dovrebbe cominciare a riflettere su certi disinvolti
affari". Per il resto, la più lucida testa della destra genovese non ha
dubbi: "Questo scandalo è una ricaduta della guerra fra la Vincenzi e
Burlando, a sua volta effetto del regolamento di conti a sinistra in atto in
tutto il Paese, da Napoli a Genova a Roma. Nel vecchio Pci, fino ai Ds,
qualcuno li avrebbe fermati, ma nel Pd nessuno ha la forza o l'autorità per
dire: basta. Il risultato è che a Genova il sistema di potere della sinistra è
finito. Se si votasse domani, la destra vincerebbe a mani basse. Ma non si
voterà, perché la destra non ha un progetto, culturalmente non esiste e non
sarebbe in grado di governare. Si limita a fare da spettatrice del disastro
degli avversari e della città".
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Ancora un anno di ossigeno per Alitalia Il governo stima gli effetti del prestito-ponte e oggi prova a
riaprire la privatizzazione Veltroni:"Subito le decisioni". Il Consiglio
dei ministri affronta la questione LUCA IEZZI ROMA - Giulio Tremonti riprova a
vendere Alitalia. Il
ministro dell'Economia riporterà oggi in Consiglio dei ministri la questione
della compagnia di bandiera: si parlerà dei prossimi passi della privatizzazione,
vale a dire il metodo per far scendere ulteriormente la quota pubblica, in
attesa della famosa cordata italiana che stenta a materializzarsi nonostante il
lavoro del consulente Bruno Ermolli. Sul destino della compagnia di bandiera
ieri è continuato il confronto tra maggioranza e opposizione, toni ruvidi ma
non privi di effetti, visto che il pressing del segretario Walter Veltroni e
degli altri esponenti del Pd nel chiedere maggior chiarezza ha contribuito a
portare "fuori sacco" la proposta Tremonti al Cdm di oggi. Lo scontro
era cominciato alla Camera dove si esaminava il decreto sul prestito ponte da
300 milioni. Secondo la relazione tecnica il prestito dava all'Alitalia 12 mesi di vita. "Non è possibile che le
risorse bastino, bisogna agire ora. Dodici mesi è un modo per dilazionare una
risposta che va data oggi" ha attaccato Veltroni, mentre Pierluigi Bersani
l'ha definita "una previsione da Mago Merlino". "Dov'è questa
cordata? - hanno chiesto Veltroni e Bersani - Qual è il partner industriale?
Con quale procedura si sta pensando di vendere? Tutti quesiti che dal 1 marzo
restano non affrontati". Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani
"il Paese ha il diritto di sapere, anche i lavoratori, anche il sindacato,
per una ragione di trasparenza, per evitare ogni tipo di sospetto". A
Veltroni ha replicato il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi,
responsabile infrastrutture del Pdl: "Invece di gridare "al lupo al
lupo" ci aiuti a porre le basi di un progetto industriale che possa
rilanciare Alitalia". Sul fronte aziendale ieri
la stampa russa riportava un incontro tra dirigenti di Alitalia
e di Aeroflot. Ma "al momento non sta accadendo nulla", scrive il
quotidiano Gazeta che riporta dichiarazioni di un portavoce della compagnia
russa. Per Aleksandr Lebedev, uno dei maggiori azionisti della compagnia russa,
Aeroflot non intende acquistare Alitalia: esaminare
questa possibilità sarebbe solo una risposta "ad una precisa richiesta
italiana". E intanto proprio oggi dovrebbe arrivare a Bruxelles la lettera
con cui il governo risponde ai dubbi Ue sulla compatibilità del prestito ponte
con le regole comunitarie. La missiva indicherà che l'operazione "non è un
aiuto di Stato". In sostanza, è la tesi del ministero dell'Economia, la
mancata vendita della compagnia è da additare ad un serie di "circostanze
eccezionali", come la rottura tra sindacati ed Air France e la crisi di
governo. Un contesto che dimostra il valore della partecipazione in Alitalia (49%) che l'azionista pubblico ha voluto preservare
proprio con il prestito ponte, vitale per mantenere in vita la compagnia in
attesa di venderla. Ecco perché, conclude la lettera, il Tesoro si è comportato
come un investitore privato, condizione essenziale per evitare la bocciatura
Ue. Tesi che sarà passata al vaglio da Antonio Tajani, nuovo commissario
europeo ai Trasporti, chiamato ad applicare scrupolosamente le regole
comunitarie.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Bruno
Tabacci: "E' un testo scandaloso, che è un regalo ai concessionari"
ALESSANDRA CARINI Un regalo ai "signori delle Autostrade"? Una merce
di scambio tra i Benetton e altri concessionari per
ottenere una partecipazione alla cordata Alitalia? Un atto dovuto per chiudere la procedura d'infrazione
comunitaria? Intorno al blitz alla Camera che ha fatto passare per decreto
l'approvazione delle concessioni autostradali, sottraendole all'esame del Cipe
e saltando così le obiezioni a suo tempo avanzate dalla Ragioneria e dal
Comitato tecnico del Nars, si è aperta una bufera. "E' un testo
scandaloso che è un altrettanto scandaloso regalo ai concessionari perché
toglie all'amministrazione dello Stato la possibilità di dare il suo parere
sulle convenzioni dando ai concessionari la possibilità di redigersi le
convenzioni in contrasto con l'amministrazione", ribadisce Bruno Tabacci
avanzando il sospetto che dietro tanta solerzia vi sia lo scambio tra il decreto
e la affannosa ricerca di imprenditori che partecipino alla cordata, che
definisce "sudamericana" per il salvataggio dell'Alitalia.
"E' un provvedimento sfacciato nei contenuti, perché non permette una
verifica sugli adeguamenti tariffari, e sbagliato nel metodo: che urgenza c'era
per un decreto? E poi è pazzesco che vanga esteso a tutte le concessionarie,
anche quelle che hanno solo uno schema di convenzione", dice Andrea
Martella, ministro ombra del Pd per le Infrastrutture. Non è in verità la prima
volta che la convenzione di Autostrade viene approvata per decreto per
bypassare il blocco costituito dalle obiezioni dei tecnici sui meccanismi
tariffari e i contrasti all'interno del governo. Anche quella precedente, nel
2004, che doveva dare il via al quarto atto aggiuntivo tra Anas e Autostrade,
venne approvata d'urgenza, infilata in un decreto mille proroghe, dopo un anno
che era ferma per l'opposizione del Nars, che chiedeva meccanismi che
restituissero agli utenti gli eventuali extraprofitti. Allora era stato il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti a fermare l'approvazione, quello delle
Infrastrutture Pietro Lunardi a spingere perché si andasse avanti e il
sottosegretario alla presidenza Gianni Letta a trovare, dopo un anno di blocco,
una soluzione nel decreto mille che facesse giustizia dei contrasti saltando
l'approvazione del Cipe. Oggi il groviglio non è da meno, perché ai rilievi
tecnici che hanno finora tenuto ferma l'approvazione da parte del Cipe della
convenzione siglata tra Anas e Autostrade, si aggiunge un lungo contenzioso
aperto con l'Europa che tiene aperta una procedura d'infrazione in attesa che
il governo italiano ponga fine al balletto di norme e di discussioni aperte con
le concessionarie. Una richiesta ribadita dal commissario Charlie Mc Creevy
solo pochi giorni fa in una lettera al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi nella quale si chiede, per chiudere la procedura, l'approvazione
delle convenzioni come promesso dal precedente governo. Ma il decreto non solo
risponde ai rilievi a suo tempo avanzati dagli esperti del Nars e dai tecnici
della Ragioneria, ma dà il via alla approvazione delle altre concessioni in una
disparità di norme e di logiche tariffarie cui sarà difficile venire a capo.
"Non si può esautorare Cipe e tecnici da decisioni così delicate e che
incidono sui bilanci degli utenti", dice Giorgio Ragazzi economista de
"la Voce" che per il Mulino ha scritto un libro sui "Signori
delle Autostrade". "Nella nuova convenzione tra Autostrade e Anas si
è svuotato il meccanismo incentivante del "price cap" per passare una
sorta di scommessa: una volta fissata le regole tariffarie queste restano per
tutta la durata della concessione, trenta anni qualunque sia il livello di
redditività del concessionario". Se è un regalo, aggiunge, dipende dal
prezzo pagato per averla: Autostrade qualcosa ha sborsato, anche le se la
privatizzazione si è rivelata un ottimo affare per i Benetton e pessimo per lo
Stato. Ma le altre? Nessuna ha mai pagato nulla, e cambiare sarebbe "un
altro grande regalo".
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Meno treni
per gli italiani tagli a Intercity e biglietterie Il nuovo orario estivo delle
Fs riduce l'offerta del 3% I trasporti Moretti: senza soldi via il servizio
notte. Certificato il flop della operazione-pulizia LUCIO CILLIS ROMA - Meno
collegamenti con la Francia e con la Germania, qualche taglio secco su
Intercity ed Eurostar che viaggiano semivuoti. Col nuovo orario estivo,
operativo tra due settimane, e nel corso del 2008, l'azienda di trasporto
guidata da Mauro Moretti darà una nuova stretta sulla produzione: i servizi
passeggeri offerti, secondo i sindacati, caleranno del 3%. I passeggeri di
Udine, Roma, Milano, il Brennero, Ventimiglia e più in generale Liguria e
Toscana (dove si stanno scatenando già le proteste) dovranno rinunciare ad
alcune coppie di treni o fare i conti con un numero ridotto di opzioni e di
orari per spostarsi dalla propria città. La stretta comporterà inoltre la
chiusura definitiva di 27 biglietterie tradizionali - quelle col ferroviere in
carne ed ossa - vittime di Internet, delle prenotazioni online e delle
macchinette automatiche. La scure cadrà anche sul cargo in crisi che mette a
rischio la sopravvivenza del gruppo: gli impianti scenderanno da 314 a 198. Le
ragioni di Fs sono di natura prettamente economica: le tratte nel mirino non
rientrano in quelle sovvenzionate e quindi garantite dallo Stato e non caricano
più di 180-200 passeggeri a viaggio. Le perdite vanno da un minimo di 500
milioni fino al record dei 2 milioni di euro l'anno sul collegamento tra Roma e
Udine. Una voragine che se non controllata al meglio, secondo l'ad di Fs Mauro
Moretti, rischia di far precipitare il gruppo ai livelli
toccati da Alitalia e di
non fornire più ai passeggeri i servizi notte. I motivi di questa ulteriore
stretta, sono quindi quelli di sempre in un'azienda come Ferrovie dello Stato
oberata da perdite rilevanti anche se in forte diminuzione, grazie al lavoro di
limatura delle uscite e l'accettazione di ulteriori sacrifici da parte delle
maestranze: il rosso è infatti passato dai 2,1 miliardi del bilancio
2006 ai 400 milioni del 2007 pari a 1,7 miliardi in meno in dodici mesi.
Nonostante questo la "missione" della controllata Trenitalia resta
quella di coprire, finché possibile, una complessa rete nazionale, dalle tratte
pendolari delle Regioni fino ai convogli ad Alta Velocità che nei prossimi due
anni collegheranno con tempi degni di un viaggio in aereo Napoli con Milano.
Mauro Moretti, nel frattempo, cerca di far quadrare i conti e sottolinea a gran
voce il bisogno di maggiori investimenti sul ferro da parte dello Stato e delle
Regioni. Il servizio fornito da Fs, in sostanza in molti casi non è dovuto
vista la carenza di risorse versate dal "proprietario" e dagli Enti
locali: "Che lo Stato dia meno soldi alle Ferrovie rispetto a quanto
succede in Francia e Germania è assolutamente vero e per quel che riguarda il
trasporto regionale è il 50% per ogni passeggero a chilometro" spiega
Moretti. Che cerca di mettere a frutto oggi come manager l'esperienza del suo
passato da "ferroviere" e da ex amministratore delegato di Rfi, la
società che ha messo in piedi la Tav in Italia. L'ad cita la Francia come
esempio virtuoso: "Lì - sottolinea - pagano anche i treni nuovi al di
fuori dei contributi pattuiti. Se questo problema non viene risolto possiamo cercare
di fare al meglio dentro le Ferrovie, ma i treni nuovi non li facciamo".
Una possibile soluzione, che si profila all'orizzonte, è quella di staccare la
parte buona di Trenitalia (quella ad "Alta velocità") trasformandola
in società per azioni pronta a reperire risorse fresche sul mercato. Ma per il
sindacato serve uno sforzo in più: il lavoro di Moretti, giudicato per molti
versi in modo positivo, "non può più prescindere dal rilancio, dalla
volontà di servire al meglio anche le zone disagiate del nostro Paese",
spiega Giovanni Luciano, segretario nazionale Ferrovie della Fit Cisl,
"altrimenti il servizio pubblico sparisce. L'Italia - aggiunge - è una
Repubblica fondata sulla "gomma", una tendenza che potrebbe diventare
inarrestabile: non vogliamo assistere ad una mummificazione del trasporto
ferroviario, alla morte del cargo e alla riduzione progressiva di servizi al
passeggero: i ferrovieri hanno dato tutto il possibile sul fronte della
produttività, erano 106 mila nel 2000 e oggi sono 86mila". Luciano punta
il dito proprio sulla scommessa delle Fs: "L'Alta velocità? Va benissimo,
ma ha drenato quasi tutti i fondi disponibili a scapito del resto della
rete".
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia UNA TASSA
SULL'INCERTEZZA PAGATA DA TUTTI GLI ITALIANI L'ultimo prestito è in realtà un aumento
di capitale mascherato MASSIMO RIVA Dice il governo che il prestito di 300
milioni, ora in votazione in Parlamento, testimonia la volontà politica di
"salvaguardare per i prossimi 12 mesi la continuità
aziendale di Alitalia".
Parole impegnative che forse vorrebbero suonare rassicuranti, ma che in realtà
possono creare solo sconcerto. Altri mesi di questo andazzo in attesa che dal
cilindro di Berlusconi esca chissà quale miracoloso coniglio? E' il caso di
ricordare a Palazzo Chigi e dintorni che Alitalia non è più soltanto una compagnia aerea, ma è diventata
una fornace nella quale l'anno scorso sono stati bruciati quasi 500 milioni e
ora vanno in fumo almeno un paio di milioni per ogni giorno che passa. Montagna
di denaro che non piove prodigiosamente dal cielo, ma proviene tutta dalle
tasche dei contribuenti chiamati, nelle forme più oblique e clandestine, a
pagare quella che, sotto ogni aspetto, merita ormai il nome di "tassa Alitalia". Fino a due mesi fa si era sperato che questo
pesante balzello fosse cancellato dal passaggio della compagnia nell'orbita di
Air France, col duplice vantaggio di azzerare i costi per l'erario e di
garantire agli aerei tricolori l'indispensabile aggregazione con un grande
network aereo internazionale. Ma fu proprio Silvio Berlusconi, allora candidato
premier, a sabotare il tavolo negoziale coi francesi proclamando irricevibili
le condizioni poste da Parigi e alzando la bandiera di una soluzione nazionale
per i guai di Alitalia attraverso la costituzione di
una cordata di volenterosi patrioti. Il decreto dei 300 milioni di euro nacque
in questa ottica. Cammin facendo, le cose si sono parecchio complicate. Tanto
che, con un trucco di bassa cucina, quello che doveva essere un prestito da
restituire allo Stato entro l'anno è stato disinvoltamente trasformato in un
contributo patrimoniale: mediocre espediente verbale per non dire aumento di
capitale. Così creando le condizioni per altri due effetti negativi. Primo,
quello per cui i contribuenti possono dire addio a quei soldi che sono stati
loro scuciti con la promessa (ora rimangiata) di restituzione. Secondo: quello
di andare diritti a sbattere contro una procedura della Ue per infrazione alla
regola che vieta ulteriori aiuti di Stato. E' probabile che Berlusconi se ne
infischi. Del resto, lo ha anche detto: se la Ue crea problemi su Alitalia, io nazionalizzo la compagnia e magari la unisco
alle Fs. Quel che il presidente del Consiglio sembra non capire è che con
questi atteggiamenti egli non sta sfidando tanto l'Europa quanto la pazienza
dei contribuenti italiani, unici e veri pagatori di ultima istanza di ogni
ritardo nella soluzione della vicenda e che, nell'assurda ipotesi, sarebbero
anche le vittime principali di follie come le nozze Alitalia-Fs.
Quanto alla fatidica cordata, ogni giorno, circolano in quantità nomi
altisonanti, ma la partita non si chiude. Dicono i protagonisti che tutto
dipende dalla mancanza di un "piano industriale". Paroline magiche
che sottendono il nulla. Anche l'ultima volta che Tremonti concesse ad Alitalia una robusta sovvenzione c'era in campo un piano
industriale: così ben fatto che s'è visto com'è finita. In realtà, la cordata
tricolore ha un problemino. Ciascuno degli aspiranti patrioti è pronto a
mettere qualche milione sul tavolo: peccato che per rimettere l'azienda sui
binari occorre contare non i milioni ma i miliardi. E però Berlusconi non
molla, prende tempo, consapevole che con le malaugurate sortite in materia ha
messo in gioco la sua faccia. Ebbene, usque tandem, fino a quando i malcapitati
contribuenti dovranno pagare, oltre la tassa Alitalia,
anche la sovrattassa Berlusconi? Sta al consiglio dei ministri di oggi
stringere almeno i tempi di questa ingrata corvée.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca Il ministro
"Mozzarella di bufala così la rilanceremo" CASERTA - Rilanciare la
mozzarella Dop campana sui grandi mercati internazionali, ma senza contributi
dello Stato ai produttori. è il progetto annunciato ai produttori del Consorzio
della mozzarella di bufala dal ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia, che si concretizzerà anche grazie a un accordo con Alitalia. La compagnia inserirà il
prodotto Dop campano a bordo dei voli intercontinentali. L'annuncio di Zaia fa
seguito alla crisi affrontata dal settore dopo l'allarme diossina, che nei
primi quattro mesi del 2008 ha fatto registrare un -35% di fatturato.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Otto
e mezzo Dal caso Alitalia all'emergenza rifiuti: alla vigilia
della relazione annuale del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi,
l'economista Mario Monti (presidente della Bocconi di Milano, già membro della
Commissione Attali e Commissario europeo alla concorrenza) commenta i primi
passi del governo per rilanciare lo sviluppo del Paese. La 7 20.30 annozero Titolo della
puntata: "Il divo e noi". Dopo la premiazione a Cannes, "Il
divo", il film di Paolo Sorrentino che racconta la storia di Giulio
Andreotti, è uscito nelle sale italiane, provocando entusiasmi e polemiche. Ma
l'Italia è passata alla "seconda Repubblica" senza riflettere su ciò
che Andreotti ha rappresentato? Michele Santoro ne parla con: Paolo Cirino
Pomicino, Claudio Martelli, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, il
regista Paolo Sorrentino, l'attrice Anna Bonaiuto, lo scrittore Carlo
Lucarelli, Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, liquidatore della banca di
Sindona), la giornalista Natalia Aspesi e Marco Travaglio. Inoltre, gli ospiti
di Beatrice Borromeo e le vignette finali di Vauro. RaiDue 21.05 glob Un genere
televisivo di fondamentale importanza: l'intervista. Enrico Bertolino ne parla
con Gianni Minà, da dieci anni lontano dalla televisione. RaiTre 23.45
controcorrente Le Olimpiadi di Pechino 2008 riaprono il dibattito sul rispetto
dei diritti umani. Corrado Formigli ne parla con Harry Wu, presidente della
Laogai Research Foundation e sopravvissuto ai campi di lavoro cinesi e la
vicepresidente del Senato, Emma Bonino. Sky Tg24 22.35.
( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 128 del
2008-05-30 pagina 12 Zaia il veneto va in soccorso della bufala di Emanuela
Fontana Il ministro leghista applaudito dagli allevatori del Casertano:
"Spot negli Usa per salvare la mozzarella" nostro inviato a Ciorlano
(Caserta) Basta una frase, asprezza e poesia insieme, il muggito di una bufala
al momento giusto, un paio di copriscarpe di plastica (verdi, casualità) legate
ai jeans ed è fatta: "Io con questo profumo sono nato", attacca
l'enfant prodige della Lega, il neo ministro delle Politiche agricole Luca Zaia
sul palco montato in una stalla piena di mucche. E applaudono gli allevatori campani,
gli amministratori locali, destra e sinistra, c'è anche l'assessore di
Bassolino Andrea Cozzolino, nella fattoria che per un giorno riceve lo Stato e
non i controlli antidiossina. Si apparecchia la mozzarella per il ministro, la
signora Carolina Rega dell'azienda agricola Ponte Reale porta i tarallucci
all'olio nel cestino, è tutto biologico qui, "ma quant'è ggiovane" e
"quant'è bravo chisto Zaia". Perché adesso è il leghista di
Conegliano, Veneto, l'uomo che salverà la bufala e salverà gli allevamenti di
Caserta, piegati da un crollo del fatturato del 38% nei primi 4 mesi dell'anno.
Lui che dovrà spiegare all'Europa e al mondo che "qualsiasi mozzarella di
bufala sul mercato è certificata al 100%", la mozzarella è salva dai
rifiuti e dalla diossina, è controllata, lo dicono le verifiche. È sana, e
buonissima. Vent'anni fa le bufale di questa zona si chiamavano quasi tutte
Carmela e dei veleni nella terra sì parlava sì, ma non facevano paura. Ora le
mucche scure, testarde e curiosissime da cui si fa la mozzarella più buona del
mondo fanno di nome per esempio Samira, i pastori sono indiani, loro le
chiamano così, con i suoni esotici di donna dei loro paesi. Gli allevamenti si
sono ingranditi, il fatturato del consorzio per la tutela della bufala aveva superato
i 300 milioni di euro, poi il crollo, di 35-40 milioni rispetto all'anno
scorso, l'immagine della bufala macchiata dalle montagne d'immondizia per le
strade di Napoli, milioni di litri di latte congelati per la chiusura
preventiva delle stalle, e che ora, novità assoluta, potrebbero diventare
formaggi da destinare ai Paesi poveri. L'Unione europea ha preteso controlli
rapidissimi, "quindici giorni appena, lavoro giorno e notte",
racconta il commissario dell'istituto zoo-profilattico della Campania e del
Mezzogiorno, Antonio Limone, perché in questa regione tutto è stato
commissariato, i rifiuti e chi controlla sull'allarme generato dai rifiuti.
Cinquanta allevamenti su 1.450 (l'ultimo dato di ieri) sono stati chiusi per
parametri di poco più alti del limite di tre picogrammi per grammo. Quelli
aperti sono completamente "in regola", con controlli trimestrali sui
campioni di latte. E gli allevatori campani hanno scelto di mettersi nelle mani
di un leghista: "Ministro, siamo al collasso". Il quarantenne Zaia
con il fazzoletto verde che spunta dal taschino scende nella terra delle
bufala, Ciorlano, per annunciare che partirà "una campagna istituzionale
di comunicazione nazionale e internazionale", con spot pubblicitari fino
alla Germania e agli Stati Uniti per salvare la mozzarella, sui voli Alitalia verranno distribuiti piatti di bufale "e non quelle solite
pappette", accanto ad altri prodotti in difficoltà del made in Italy. Si
impegna "non ad aiuti di Stato", ma a costituire un tavolo
interministeriale con il dicastero della Salute, e inizia a parlare di due
milioni di euro di fondi europei per bonifica e restituzione dei pascoli
sequestrati. Arriva nel casertano per dire che "salvare un prodotto
del sud significa salvare un prodotto nazionale", perché l'emergenza
"lega il sud al nord, sono qui per un prodotto del sud, ma anche per dire
che l'agroalimentare unisce nord e sud del Paese". In Europa "non ci
vogliono bene", ma bisogna "fare squadra", perché altri
agricoltori stanno soffrendo, a nord per il prosciutto, in Toscana per il
Brunello, ma bisogna "non fare polemiche in casa", e dire a tutti che
la bufala "è sicura", come gli altri prodotti italiani. Il calo della
vendita di bufale "ha inciso sul calo delle mozzarelle di latte
vaccino". Perché il consumatore non capisce, al supermercato "vede
una palla bianca e se ne va". Gli imprenditori locali si entusiasmano a
queste metafore, e Zaia parla con loro di uno dei dilemmi nati dall'allarme
diossina: ci sono 50 milioni di litri di latte congelati di allevamenti
sequestrati soltanto temporaneamente, in realtà risultati in regola con tutti i
parametri. Il consorzio per la tutela della mozzarella ha proposto al ministro
di farne prodotti bufalini (non mozzarella, ma altri formaggi) "da
regalare come aiuti umanitari", spiega il presidente del consorzio, Franco
Consalvo. Il ministro Zaia si è detto "d'accordo". Si dovrà ora
discuterne, ma la strada potrebbe essere quella di un'emergenza che diventa
buona azione, il miracolo prodotto da una terra di bufale in difficoltà, ma che
sta a metà strada tra i rifiuti di Napoli e il sepolcro di Padre Pio. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 128 del
2008-05-30 pagina 30 Scatta Unipol, cede Impregilo di Redazione In Europa bene
utility ed energetici Indici in altalena in Piazza Affari, stretta tra la paura
di recessione negli Stati Uniti e il caro-petrolio: il Mibtel ha chiuso in
crescita dello 0,11% a 25.303 punti (piatto l'S&P/Mib) tra volumi pari a
4,7 miliardi. Dopo il via libera della Camera all'emendamento che sblocca la
convenzione con l'Anas, è salita Atlantia (+1%) mentre nell'asta unica di chiusura Alitalia ha perso il 2,2% tra scambi ridotti. Quanto al settore bancario
e assicurativo, bilancio deludente per il Monte Paschi di Siena (-1,1%) Intesa
Sanpaolo (-0,7%) e Unicredit (meno 0,5%). Stabili le Generali; mentre Unipol è
avanzata del 3% dopo che è stata esclusa una partecipazione al riassetto di
Hopa. Positiva Tiscali (+3%), che dice di aver ricevuto buone offerte,
così come è salita Fastweb (+1,2%), la cui controllante Swisscom è interessata
alle attività italiane della società sarda. Nuovo strappo di As Roma (più
14,7%) tra scambi pari al 10% del capitale. Chiusura pesante, invece, per
Italcementi (-2,8%) e Impregilo (-1,7% sulla scia delle inchieste sui rifiuti
in Campania). Ancora negativa anche Seat Pagine Gialle (-2,6%), seguita dagli
editoriali L'Espresso (-2,6%), Rcs (-1,8%) e Mondadori (-1%). La fiammata del
greggio ha comunque spinto gli energetici Tenaris (+1,9%), Saipem (+1,3%) ed
Eni (più 1,2%). Simile la situazione nel resto d'Europa (più 0,7% l'indice Dj
Stoxx 600): Shell è salita dell'1,4%, Total dell'1,5% e British Petroleum
dell'1,1 per cento. Tonico anche il mondo delle utility che ieri è stato
promosso dalla svizzera Ubs: Rwe (+2,7%), e.On (+2,8%). A Londra denaro sui
titoli finanziari con Man Group (+5,2%); mentre hanno ceduto Rbs (-2,6%) e
Barclays (-2,5%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Campanile, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Dopo lo strappo
della Cgil al tavolo sulla Pa, il segretario all'attacco del governo Dopo lo
strappo consumato dalla Cgil al tavolo sulla riforma della pubblica
amministrazione voluta dal neo ministro della Funzione Pubblica, Renato
Brunetta, il leader di Coso d'Italia sale in cattedra e snocciola uno a uno i
punti sui quali il maggiore sindacato d'Italia darà battaglia al governo, ma
forse anche alle altre due confederazioni, da sempre più accondiscendenti.
Epifani nel suo intervento di apertura della Conferenza d'organizzazione della
Cgil chiede al governo che il dialogo sia soprattutto confronto, ed elenca le
priorità alle quali si deve lavorare per ripristinare un clima di serenità tra
la gente, stretta tra l'erosione dei salari e i continui rincari. Ma Epifani se
la prende anche con chi all'indomani dell'abbandono del tavolo da parte della
Cgil, attacca il sindacato per il suo ennesimo colpo di teatro. "Contrattare
? fa sapere ? è il nostro compito fondamentale", ma sono in molti a non
volere regole "né in alto né in basso e hanno allergia ai tavoli con più
sedie di fronte". Passando ai fatti, poi, il numero uno della Cgil attacca
il pacchetto fiscale, varato in fretta e furia dall'esecutivo nel primo Cdm la
scorsa settimana perché il governo anziché dedicarsi al taglio totale dell'Ici
e alla detassazione degli straordinari (sono esclusi gli statali e gli
infermieri) poteva dedicarsi alla redistribuzione del reddito, con particolare
interesse per i lavoratori dipendenti e i pensionati che in questi ultimi anni
si sono visti decurtare il loro poter d'acquisito di centinaia di euro l'anno.
"L'intervento fiscale ? fa sapere Epifani ? avrebbe il valore di 400 euro a
testa, in grado di sostenere la domanda in una fase di difficoltà crescente del
potere d'acquisto di lavoratori e pensionati. Questa richiesta va fatta entro i
termini di definizione della legge di bilancio, del Dpef o di quello che lo
sostituirà". Inoltre, per finanziare il taglio dell'Ici e la detassazione
degli straordinari, si sottrarranno risorse "a spese di investimenti
importanti". Come quelli per le infrastrutture di collegamento tra Sicilia
e Calabria che ? stando a quanto spiega Epifani ? il governo Prodi aveva
spostato dal progetto sullo Stretto di Messina, senza parlare dei contratti
pubblici, "che aspettano di essere finanziati". A proposito di
contratti, poi, Epifani si sofferma sull'intesa della riforma del modello
contrattuale raggiunta da Cgil, Cisl e Uil da poco. "Non sarà una
trattativa facile ? ammette ? come sempre e più facile di altre". Non è
una sfida tra "chi è più furbo e chi è più fesso". Inoltre, la
trattativa sarà un banco di prova anche per il neo presidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia, "interlocutore rigoroso". Non è contrario a priori
Epifani alla riforma della pubblica amministrazione, basta che il "governo
passi dalla propaganda ai fatti" discutendo della riforma con il
sindacato. Anche l'immigrazione è un argomento sul quale il segretario dice la
sua, schierandosi contro il reato di immigrazione clandestina. A suo avviso se
applicato "renderebbe ingestibili gli effetti del rispetto delle norme e
conseguenze che ne deriverebbero". Inoltre, espone il Paese a un giudizio
negativo, lesivo della sua immagine. Infine, il capitolo Alitalia. Epifani non ha dubbi: "Il
sindacato ha il diritto di sapere che cosa succede". Esempio di quello che
non bisogna fare è quanto sta avvenendo per Alitalia. In campagna elettorale ogni giorno un annuncio di cordate, di
soluzioni possibili per il rilancio della compagnia. Dopo, fino a oggi,
il silenzio più totale e la prospettiva di un aggravamento del suo bilancio e
del suo futuro". Il Paese ha bisogno, ha "il diritto di sapere, anche
i lavoratori, anche il sindacato, per una ragione di trasparenza",
evitando ogni tipo di sospetto. (30-05-2008).
( da "Voce d'Italia, La" del 30-05-2008)
Pubblicato anche in: (Voce d'Italia, La)
Argomenti: Alitalia
Economia
Varato decreto del Consiglio dei Ministri Tremonti, Alitalia: profonda
crisi finanziaria Nuovi azionisti per risanare la compagnia aerea nostrana Roma,
30 mag. Varato un decreto del Consiglio dei Ministri sull'individuazione di
nuovi acquirenti per Alitalia. "Con propria delibera” il
consiglio dei Ministri, “puo' procedere all'individuazione di uno o piu' soggetti che possano
concorrere ad una offerta" per Alitalia. Così il
Ministro Giulio Tremonti spiega i contenuti del decreto “alla firma del capo
dello Stato". Non saranno previsti obblighi informativi per le società
quotate ed il soggetto “potra' acquisire le informazioni che ritiene necessarie
presso la societa' Alitalia". La ricerca di un
nuovo azionista sembra l'unica alternativa per Alitalia,
secondo Tremonti, che ritiene "non piu' procrastinabile un aumento di
capitale sociale". “E' noto”, continua il ministro dell'Economia e delle
Finanze, come Alitalia “versa in una situazione di
profonda crisi finanziaria patrimoniale, industriale economica e gli ultimi
dati diffusi dalla compagnia ne sono purtroppo testimonianza". Il decreto
di oggi costituirebbe quindi il tentativo di rinvigorire la compagnia
cagionevole nostrana.
( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Secondo molti esperti
l'immigrazione è una necessità per Paesi la cui popolazione tende ad
invecchiare come l'Italia. Vero: se non si mantiene una piramide demografica,
in cui le persone in attività sono molto più numerose di quelle in pensione, il
sistema economico e sociale crolla. Ben vengando dunque giovani immigrati. Il
problema però va affrontato con buon senso e proporzione. Incrociando le
notizie degli ultimi giorni emerge che: -secondo l'Istat l'Italia è un Paese in
sofferenza economica, nel quale una famiglia su tre è in difficoltà, mentre
complessivamente il potere d'acquisto è crollato del 13% in sei anni. - il capo
della polizia Manganelli ha diffuso ieri le cifre ufficiali sulla criminalità.
I reati commessi dagli immigrati irregolari (clandestini o comunitari senza
reddito regolare), sono pari al 30%, con punte del 60-70% in certe zone del
nord. Da qui due considerazioni: quando la criminalità causata da stranieri
irregolari è così diffusa, l'immigrazione anziché un beneficio si trasforma in
un costo sociale, con il peggioramento delle condizioni di sicurezza della
popolazione civile, l'aumento delle spese delle forze dell'oirdine, il
sovrafollamento dei tribunali e delle carceri, peraltro già ingolfati. Il che
rischia di generare tendenze razziste, a danno innanzitutto i tanti immigrati
che invece vogliono integrarsi. Insomma, si trasforma un Paese, l'Italia,
tradizionalmente aperto, tollerante e non sciovinista, in una polveriera.
Inoltre, bisogna chiedersi realisticamente quanti immigrati possano essere assorbiti
da un'economia in declino (o perlomeno stagnante) e con un tasso di
disoccupazione ancora elevato, soprattutto tra i giovani. E' giusto, per gli
italiani e per chi arriva, alimentare aspettative che molto spesso non potranno
essere soddisfatte? E allora chiedo: vista la situazione attuale, che mi
rattrista profondamente, l'immigrazione massiccia degli ultimi anni (e mesi) è
sostenibile dall'Italia? Scritto in Italia, immigrazione Non commentato "
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27May 08 Rossi contro neri e
tanto odio. A chi giova? Leggete la cronaca dei fatti avvenuti poco fa alla
Sapienza e che si sono conclusi con quattro studenti feriti. Si parla di un collettivo
rosso che ha occupato la presidenza di Lettere per protestare contro i
"fascisti", e di un collettivo nero che per vendetta ha aggredito
studenti universitari della parte avversa. Siamo tornati all'Italia degli anni
Settanta? Mentre i grandi partiti tentano finalmente un nuovo modo di far
politica, che contempla un confronto civile in Parlamento, come deve essere in
una vera democrazia, per le strade gruppuscoli che rappresentano frange
minoritarie tentano di ricreare un clima di odio politico e di intolleranza
civile. Quanto conta Forza Nuova? Pochissimo, eppure d'incanto ha una
visibilità enorme, basta vedere le interviste televisive al suo leader Roberto
Fiore, l'ultima ieri a Exit sulla Sette. E quanto contano i gruppuscoli
comunisti-marxisti? Nulla, eppure una certa retorica (ancora una volta
mediatica) li spinge all'azione. Aggiungeteci i raid anti-immigrati, le
strumentalizzazioni di fatti come quelli di Verona e le aggressioni ai gay ed
ecco che il quadro si fa improvvisamente cupo. A chi giova? Certo non a
Berlusconi e nemmeno a Veltroni. Alla Lega? A Di Pietro? Senz'altro no. E chi
c'è dietro? Forse i partiti più estremi esclusi dal Parlamento, come sospetta
qualcuno? Spero proprio di no. Scritto in Italia Commenti ( 29 ) " (4
voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
26May 08 E' iniziata la rivoluzione conservatrice? Gianni Alemanno, poco fa ha
dichiarato nel discorso di investitura ufficiale a sindaco di Roma :
"Vogliamo fare una rivoluzione conservatrice, perchè solo essendo
consapevoli della propria identità si ha la forza di integrare le altre".
Alemanno mi era piaciuto in campagna elettorale e mi sembra che abbia iniziato
molto bene, ad esempio condannando senza equivoci le violenze contro i gay e
gli immigrati, e ha tutti i numeri per essere un eccellente sindaco. Più in
generale mi sembra che il governo Berlusconi si stia muovendo bene, dando
finalmente risposte concrete alle aspettative degli italiani (anche se
ovviamente non tutto è soddisfacente, ad esempio personalmente dissento sul
Ponte sullo stretto di Messina, che non ritengo urgente e tantomento
necessario). Non è un caso che anche molti elettori di sinistra e di estrema di
sinistra approvino l'operato dell'esecutivo, addirittura uno su quattro secondo
l'ultimo sondaggio di Mannheimer. Fermezza senza prevaricazione, precisione
nella diagnosi dei problemi e rapidità nel proporre rimedi. Mi sembrano queste
le caratteristiche vincenti. Ma fino a quando? Si tratta di un'euforia
temporanea, da luna di miele, o di una tendenza di lungo periodo e dunque
l'inizio della rivoluzione conservatrice annunciata da Alemanno? Scritto in
Italia Commenti ( 17 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 19May 08 Attenti al nuovo trappolone europeo.
Oggi a Strasburgo, su richiesta del gruppo del partito socialista europeo, il
parlamento europeo affronterà la situazione dei rom in Italia e nell'Ue. La
Commissione europea è sollecitata dall'Europarlamento a fare una dichiarazione
in apertura del dibattito. L'iniziativa avviene in concomitanza con l'offensiva
degli spagnoli contro l'Italia. L'esperienza induce a credere che queste
iniziative non siano casuali. da sempre l'establishment europeo usa questa
forma di spin per frenare e deligittimare i governi fuori linea. E l'Italia è
più che mai fuori linea. L'immigrazione sembra però un pretesto, il vero nemico
di Bruxelles è Tremonti per le idee espresse nell'ultimo saggio sul modo in cui
la Ue concepisce e applica il libero mercato. E' già successo in passato e di
solito era Chirac a esercitare il ruolo di guastatore. Ora Chirac non c'è più e
il testimone sembra essere stato raccolto da Zapatero. Ma c'è un'importante
novità: i grandi Paesi non sono più perfettamente allineati all'establishment
europeo: su alcuni punti c'è sintonia tra Sarkozy e Tremonti, e anche la
cancelleiera tedesca Merkel è molto più.. riflessiva di Schroeder. Per l'Italia
sarà più facile resistere, a condizione di non cadere nelle provocazioni, come
fece Berlusconi dando del Kapò all'eurodeputato Shulz, cadendo nella sua
trappola. Nervi a posto e la bufera passerà. Il governo Berlusconi ne sarà
capace? Scritto in europa, Italia Commenti ( 62 ) " (4 voti, il voto medio
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12May 08 Onore a
Veltroni. Non mi piace il clima che si sta creando nel Paese. Gli animi,
anziché placarsi (dopo le elezioni), si stanno accendendo. I toni sono sempre
più duri e demagogici. Recepisco una violenza verbale che mi inquieta, perché,
storicamente, non porta mai a nulla di positivo. C'è però una grande novità,
incoraggiante: il Partito democratico di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco,
si sta comportando con grande senso di responsabilità, mostrandosi moderato e
oggettivo. Il caso Schifani lo dimostra. Personalmente la scelta del nuovo
presidente del Senato non mi convince: avrei preferito per la seconda carica
dello Stato una personalità dal profilo politico più alto o con una personalità
più carismatica; un simbolo riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi
sembrano strumentali. Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una
società con diverse persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per
mafia. Diciotto anni sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è
colluso con la mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la
magistratura e le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure
era in buona fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori,
quell'infortunio. Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata,
finalmente matura ( quella di Veltroni) e l'altra biliosa, moralisteggiante,
estrema che non perde occasione per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa:
dalla fiera del libro di Torino all'omicidio di Verona, passando per il caso
Schifani. Io dico: onore a Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola?
Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 81 ) " (4 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09May 08
Criminalizzare il nord-est, scherzando su un omicidio Riepiloghiamo: i cinque
ragazzi che hanno ucciso il povero non erano naziskin. Solo uno di loro era
legato ad ambienti di estrema destra, ma non aveva il cranio rasato, né croci
celtiche. I cinque si conoscevano appena. Come ha spiegato il procuratore
Papalia, le motivazioni non sono politiche: trattasi non di una gang nazista,
ma di cani sciolti, balordi di periferia che hanno ucciso Nicola, reo di aver
rifiutato una sigaretta, sotto gli effetti dell'alcol. Una storia tragica di
bullismo urbano e sociale. E ancora: quattro dei cinque non erano di Verona, ma
vivevano in in paesi limitrofi e men che meno appartenevano alle famiglie bene
(chi vuole saperne di più può leggere questo splendido pezzo di Stefano
Filippi). Eppure gran parte della stampa continua a parlare di naziskin e
quella di sinistra si ostina a descrivere Verona come una città che, oltre al
benessere, sviluppa pericolose pulsioni neonaziste: l'Unità, il Manifesto,
Liberazione sono scatenate, ma anche Repubblica non si ritrae, vedi il
reportage di ieri, intitolato "Verona, l'educazione di un
neonazista". E naturalmente il virus non riguarda solo il borgo scaligero,
ma tutto il nord-est (come testimonia questo titolo: teste rasate e antisemiti,
allarme nel nord est). Anno Zero di Santoro ovviamente non poteva starsene ai
margini. Ieri sera ho visto la serie di vignette di Vauro in chiusura di
trasmissione e sono rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era una sequenza
di disegni di pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi naziskin,
ritraendo una parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a questa
minaccia. Umorismo zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta
criminalizzare il nord-est, basta con questa campagna diffamatoria che, nelle
tecniche mediatiche, richiama quelle (rosse) degli anni Settanta. Che
sgradevole sensazione. Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 55 ) " (6
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06May 08 Il Sessantotto ha ucciso il comunismo? E' la tesi di un famoso
intellettuale francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe posto le
basi per la fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha
concesso, sebbene il movimento fosse marxista "la caratteristica del
Sessantotto in Francia fu di incoraggiare lo spirito libero, anticonformista,
antitotalitario" e questo portò "alla fine del mito delle rivoluzioni
operaie, comuniste e dunque di Marx, Lenin, Che Guevara". Secondo
Glucksmann "in altri Paesi, come l'Italia o la Germania, la militanza era
più ortodossa e, per certi gruppi, estrema", dunque l'evoluzione del
Sessantotto fu più lenta e difficile, questo spiegherebbe perché da noi si
sviluppò il terrorismo rosso mentre in Francia no. Glucksmann esalta la
globalizzazione e pensa che l'essere "senza radici" sia un bene per
gli occidentali perché li apre al mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il
Sessantotto fu complessivamente positivo? Io penso (da anni) che il comunismo
sia caduto grazie alla superiorità del sistema liberale. E poi cosa resta del
movimento? Una generazione tendenzialmente egoista, arrivista e non più solidale,
come sostengono alcuni? Scritto in Italia, francia Commenti ( 40 ) " (4
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03May 08 L'Europa va a destra, ma non chiamamola populista Il centrodestra ha
vinto in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna.
Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la
Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi,
come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di
rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le
sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia
quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che
genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla
criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono
sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove
radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma
identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una
volta non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un
fenomeno transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive
l'Unità) e comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era
intitolato significativamente "destra snob e populista". Snob non so
dove: oggi élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e
imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale
a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come "fasciò") e
probabilmente domani al britannico Cameroon, l'accusa di populismo significa
ripeterere schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli
intellettuali e i politici progressisti si ritraggono e anziché analizzare la
realtà si rifugiano in un comodo conformismo, questo sì qualunquista. La
sinistra non capì Reagan, non capi la Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair
e il suo ancor oggi etereo New Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per
l'unificazione europea a prescindere senza mai interrogarsi sul loro reale
significato. Io non so se il centrodestra in Italia e in altri Paesi europei
avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire delle risposte. La sinistra,
invece, è immobile, arroccata aristocraticamente fuori dal mondo. Cambierà mai?
Scritto in democrazia Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su
un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 08 Vincere l'orrore,
la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che nascono con una grande
anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del bellissimo libro
autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni). L'ho intervistato
per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto conquistato. Per capire la
tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le sue pagine autobiografiche
valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche se non siete interessati al
dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo. Scoprirete un uomo che è stato
testimone di orrori inimmaginabili, che è stato torturato e più volte sul punto
di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe rimasto segnato per sempre. Lui
no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non perdere il gusto della vita.
Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi che dovevo trovare il modo
di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o il mio cuore avrebbe finito
per esaurire quella felicità che lo fa battere". Nelle sue parole non c'é
traccia di odio, né di rancore. Se fosse cattolico sarebbe un francescano sulla
via della beatitudine, se fosse ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un
figlio del Darfur e della grandezza di una saggezza che in lui è innata. E' un
uomo straordinario che non si considera un maestro né un eroe, ma solo una
persona che "cerca di vivere degnamente su questa terra". Spendete
pochi minuti per leggere la sua testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio
di giorni fa, non può che far bene. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (6
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28Apr 08 Italia e Roma, ora il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno
sarà sindaco di Roma, un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più
scuse: controlla Milano, Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia
maggioranza in Parlamento dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla
demagogia dell'estrema sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli
partiti ma potrà contare su un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si
annuncia moderata e costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno
in particolare: l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe
politica tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto
per il Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere
l'Italia più sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il
momento di agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo
credibile in un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui
due domande. Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto
ampio? E dunque Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione
ambiziosa e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti (
49 ) " (4 voti, il voto medio è: 3.75 su un massimo di 5) Loading ... Il
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Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In
una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una
lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette
milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails
Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails
Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Ultime
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i "sordi" dovrebbero imparare ad... Mario, Londra: Caro Cosimo Hai
centrato il punto in pieno. Visto quello che e' successo oggi con il tentato...
Cosimo Quarta: Il mio mondo, il mondo in cui credo e auspico , non è quello
delle estremizzazioni di ogni... ENIO TERRACCIANO: Caro Marcello,tra rossi e
neri non giova a nessuno,solo a coloro che oggi si sentono accantonati...
Ambrogio.: Si Jack, conosco bene la crisi alimentare che attraversa molti
paesi, è uno dei miei interessi. E'... Ultime news Maltempo, ritrovata la terza
vittimaImmigrati, Bagnasco: "Cpt non permanenti"Parcheggi, Roma dice
addio alle "strisce blu"La proposta: sigarette vietate ai
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( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Secondo molti
esperti l'immigrazione è una necessità per Paesi la cui popolazione tende ad
invecchiare come l'Italia. Vero: se non si mantiene una piramide demografica,
in cui le persone in attività sono molto più numerose di quelle in pensione, il
sistema economico e sociale crolla. Ben vengando dunque giovani immigrati. Il problema
però va affrontato con buon senso e proporzione. Incrociando le notizie degli
ultimi giorni emerge che: -secondo l'Istat l'Italia è un Paese in sofferenza
economica, nel quale una famiglia su tre è in difficoltà, mentre
complessivamente il potere d'acquisto è crollato del 13% in sei anni. - il capo
della polizia Manganelli ha diffuso ieri le cifre ufficiali sulla criminalità.
I reati commessi dagli immigrati irregolari (clandestini o comunitari senza
reddito regolare), sono pari al 30%, con punte del 60-70% in certe zone del
nord. Da qui due considerazioni: quando la criminalità causata da stranieri
irregolari è così diffusa, l'immigrazione anziché un beneficio si trasforma in
un costo sociale, con il peggioramento delle condizioni di sicurezza della popolazione
civile, l'aumento delle spese delle forze dell'oirdine, il sovrafollamento dei
tribunali e delle carceri, peraltro già ingolfati. Il che rischia di generare
tendenze razziste, a danno innanzitutto i tanti immigrati che invece vogliono
integrarsi. Insomma, si trasforma un Paese, l'Italia, tradizionalmente aperto,
tollerante e non sciovinista, in una polveriera. Inoltre, bisogna chiedersi
realisticamente quanti immigrati possano essere assorbiti da un'economia in
declino (o perlomeno stagnante) e con un tasso di disoccupazione ancora
elevato, soprattutto tra i giovani. E' giusto, per gli italiani e per chi
arriva, alimentare aspettative che molto spesso non potranno essere
soddisfatte? E allora chiedo: vista la situazione attuale, che mi rattrista profondamente,
l'immigrazione massiccia degli ultimi anni (e mesi) è sostenibile dall'Italia?
Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 5 ) " (Nessun voto) Loading ...
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articolo a un amico 27May 08 Rossi contro neri e tanto odio. A chi giova?
Leggete la cronaca dei fatti avvenuti poco fa alla Sapienza e che si sono
conclusi con quattro studenti feriti. Si parla di un collettivo rosso che ha
occupato la presidenza di Lettere per protestare contro i "fascisti",
e di un collettivo nero che per vendetta ha aggredito studenti universitari
della parte avversa. Siamo tornati all'Italia degli anni Settanta? Mentre i
grandi partiti tentano finalmente un nuovo modo di far politica, che contempla
un confronto civile in Parlamento, come deve essere in una vera democrazia, per
le strade gruppuscoli che rappresentano frange minoritarie tentano di ricreare
un clima di odio politico e di intolleranza civile. Quanto conta Forza Nuova?
Pochissimo, eppure d'incanto ha una visibilità enorme, basta vedere le
interviste televisive al suo leader Roberto Fiore, l'ultima ieri a Exit sulla
Sette. E quanto contano i gruppuscoli comunisti-marxisti? Nulla, eppure una
certa retorica (ancora una volta mediatica) li spinge all'azione. Aggiungeteci
i raid anti-immigrati, le strumentalizzazioni di fatti come quelli di Verona e
le aggressioni ai gay ed ecco che il quadro si fa improvvisamente cupo. A chi
giova? Certo non a Berlusconi e nemmeno a Veltroni. Alla Lega? A Di Pietro?
Senz'altro no. E chi c'è dietro? Forse i partiti più estremi esclusi dal
Parlamento, come sospetta qualcuno? Spero proprio di no. Scritto in Italia
Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 26May 08 E' iniziata la rivoluzione conservatrice?
Gianni Alemanno, poco fa ha dichiarato nel discorso di investitura ufficiale a
sindaco di Roma : "Vogliamo fare una rivoluzione conservatrice, perchè
solo essendo consapevoli della propria identità si ha la forza di integrare le
altre". Alemanno mi era piaciuto in campagna elettorale e mi sembra che
abbia iniziato molto bene, ad esempio condannando senza equivoci le violenze contro
i gay e gli immigrati, e ha tutti i numeri per essere un eccellente sindaco.
Più in generale mi sembra che il governo Berlusconi si stia muovendo bene,
dando finalmente risposte concrete alle aspettative degli italiani (anche se
ovviamente non tutto è soddisfacente, ad esempio personalmente dissento sul
Ponte sullo stretto di Messina, che non ritengo urgente e tantomento
necessario). Non è un caso che anche molti elettori di sinistra e di estrema di
sinistra approvino l'operato dell'esecutivo, addirittura uno su quattro secondo
l'ultimo sondaggio di Mannheimer. Fermezza senza prevaricazione, precisione
nella diagnosi dei problemi e rapidità nel proporre rimedi. Mi sembrano queste
le caratteristiche vincenti. Ma fino a quando? Si tratta di un'euforia temporanea,
da luna di miele, o di una tendenza di lungo periodo e dunque l'inizio della
rivoluzione conservatrice annunciata da Alemanno? Scritto in Italia Commenti (
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di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 19May 08 Attenti al nuovo trappolone europeo. Oggi a
Strasburgo, su richiesta del gruppo del partito socialista europeo, il
parlamento europeo affronterà la situazione dei rom in Italia e nell'Ue. La
Commissione europea è sollecitata dall'Europarlamento a fare una dichiarazione
in apertura del dibattito. L'iniziativa avviene in concomitanza con l'offensiva
degli spagnoli contro l'Italia. L'esperienza induce a credere che queste iniziative
non siano casuali. da sempre l'establishment europeo usa questa forma di spin
per frenare e deligittimare i governi fuori linea. E l'Italia è più che mai
fuori linea. L'immigrazione sembra però un pretesto, il vero nemico di
Bruxelles è Tremonti per le idee espresse nell'ultimo saggio sul modo in cui la
Ue concepisce e applica il libero mercato. E' già successo in passato e di
solito era Chirac a esercitare il ruolo di guastatore. Ora Chirac non c'è più e
il testimone sembra essere stato raccolto da Zapatero. Ma c'è un'importante
novità: i grandi Paesi non sono più perfettamente allineati all'establishment
europeo: su alcuni punti c'è sintonia tra Sarkozy e Tremonti, e anche la
cancelleiera tedesca Merkel è molto più.. riflessiva di Schroeder. Per l'Italia
sarà più facile resistere, a condizione di non cadere nelle provocazioni, come
fece Berlusconi dando del Kapò all'eurodeputato Shulz, cadendo nella sua
trappola. Nervi a posto e la bufera passerà. Il governo Berlusconi ne sarà
capace? Scritto in europa, Italia Commenti ( 62 ) " (4 voti, il voto medio
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Veltroni. Non mi piace il clima che si sta creando nel Paese. Gli animi,
anziché placarsi (dopo le elezioni), si stanno accendendo. I toni sono sempre
più duri e demagogici. Recepisco una violenza verbale che mi inquieta, perché,
storicamente, non porta mai a nulla di positivo. C'è però una grande novità,
incoraggiante: il Partito democratico di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco,
si sta comportando con grande senso di responsabilità, mostrandosi moderato e
oggettivo. Il caso Schifani lo dimostra. Personalmente la scelta del nuovo
presidente del Senato non mi convince: avrei preferito per la seconda carica
dello Stato una personalità dal profilo politico più alto o con una personalità
più carismatica; un simbolo riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi
sembrano strumentali. Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una
società con diverse persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per
mafia. Diciotto anni sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è
colluso con la mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la
magistratura e le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure
era in buona fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori,
quell'infortunio. Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata,
finalmente matura ( quella di Veltroni) e l'altra biliosa, moralisteggiante,
estrema che non perde occasione per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa:
dalla fiera del libro di Torino all'omicidio di Verona, passando per il caso
Schifani. Io dico: onore a Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola?
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il nord-est, scherzando su un omicidio Riepiloghiamo: i cinque ragazzi che
hanno ucciso il povero non erano naziskin. Solo uno di loro era legato ad
ambienti di estrema destra, ma non aveva il cranio rasato, né croci celtiche. I
cinque si conoscevano appena. Come ha spiegato il procuratore Papalia, le
motivazioni non sono politiche: trattasi non di una gang nazista, ma di cani
sciolti, balordi di periferia che hanno ucciso Nicola, reo di aver rifiutato
una sigaretta, sotto gli effetti dell'alcol. Una storia tragica di bullismo
urbano e sociale. E ancora: quattro dei cinque non erano di Verona, ma vivevano
in in paesi limitrofi e men che meno appartenevano alle famiglie bene (chi
vuole saperne di più può leggere questo splendido pezzo di Stefano Filippi). Eppure
gran parte della stampa continua a parlare di naziskin e quella di sinistra si
ostina a descrivere Verona come una città che, oltre al benessere, sviluppa
pericolose pulsioni neonaziste: l'Unità, il Manifesto, Liberazione sono
scatenate, ma anche Repubblica non si ritrae, vedi il reportage di ieri,
intitolato "Verona, l'educazione di un neonazista". E naturalmente il
virus non riguarda solo il borgo scaligero, ma tutto il nord-est (come
testimonia questo titolo: teste rasate e antisemiti, allarme nel nord est).
Anno Zero di Santoro ovviamente non poteva starsene ai margini. Ieri sera ho
visto la serie di vignette di Vauro in chiusura di trasmissione e sono
rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era una sequenza di disegni di
pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi naziskin, ritraendo una
parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a questa minaccia. Umorismo
zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta criminalizzare il nord-est,
basta con questa campagna diffamatoria che, nelle tecniche mediatiche, richiama
quelle (rosse) degli anni Settanta. Che sgradevole sensazione. Scritto in
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il comunismo? E' la tesi di un famoso intellettuale francese, André Glucksmann:
il Maggio francese avrebbe posto le basi per la fine del comunismo. Come spiega
in un'intervista che mi ha concesso, sebbene il movimento fosse marxista
"la caratteristica del Sessantotto in Francia fu di incoraggiare lo
spirito libero, anticonformista, antitotalitario" e questo portò
"alla fine del mito delle rivoluzioni operaie, comuniste e dunque di Marx,
Lenin, Che Guevara". Secondo Glucksmann "in altri Paesi, come
l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi gruppi,
estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e difficile,
questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso mentre in
Francia no. Glucksmann esalta la globalizzazione e pensa che l'essere
"senza radici" sia un bene per gli occidentali perché li apre al
mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il Sessantotto fu complessivamente positivo?
Io penso (da anni) che il comunismo sia caduto grazie alla superiorità del
sistema liberale. E poi cosa resta del movimento? Una generazione
tendenzialmente egoista, arrivista e non più solidale, come sostengono alcuni?
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va a destra, ma non chiamamola populista Il centrodestra ha vinto in Francia,
poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente
anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia
il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale,
è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia
tutte le società occidentali, mentre le sinistre restano chiuse nel proprio
mondo, astratto e autoreferenziale, sia quella moderata sia quella estrema.
"Scossi da una globalizzazione che genera insicurezza economica,
dall'immigrazione incontrollata e dalla criminalità in aumento, gli italiani,
come i francesi o gli inglesi, vogliono sapere chi sono e a quali valori
possono ancora credere. Cercano nuove radici", scrivo nel fondo. Il
riflusso, secondo me, non è populista, ma identitario. Tuttavia ho
l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta non abbia capito e
tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno transitorio ("La
crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e comunque negativo. Oggi
uno degli editoriali di Repubblica era intitolato significativamente
"destra snob e populista". Snob non so dove: oggi élitaria è semmai
una certa sinistra culturale, giornalistica e imprenditoriale. Addossare al
Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la
gauche descriveva come "fasciò") e probabilmente domani al britannico
Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni
voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti
si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo
conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la
Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New
Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a prescindere
senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il centrodestra
in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire
delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente
fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 28 ) " (5
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30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che
nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del
bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni).
L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto
conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le
sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche
se non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo.
Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato
torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe
rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non
perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi
che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o
il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa
battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se
fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse
ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza
di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si
considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere
degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua
testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far
bene. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora
il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma,
un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano,
Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento
dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema
sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su
un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e
costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare:
l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica
tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il
Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più
sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di
agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in
un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande.
Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque
Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa e,
comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 49 ) "
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della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con
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Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Ultime
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destabilizzare l'Italia. Bagnasco per conto della... Paolo Mazzarri: Caro
Marcello, rispondere a questa domanda non è semplice. Faccio qualche
considerazione... Ambrogio.: No certo, non è più sostenibile. Ma guarderei più
a quello che ha detto il capo della Polizia.una... marco bianchi: Continuando a
pensare che l'immigrazione non sia solo un problema economico o di... Cesare:
Perfettamente d'accordo sulle asserzioni come sui dubbi. Concetti chiari e ben
espressi ! Ultime news Maltempo, ritrovate anche mamma e figliaLecco, lasciata
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( da "Stampa, La" del 30-05-2008)
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Argomenti: Alitalia
ROMA.INTERVENTO DI
COTA "Liberalizzare subito gli slot di Malpensa se vogliamo salvarla"
"Il rilancio dello scalo milanese di Malpensa passa attraverso la
liberalizzazione degli slot". Lo chiede la lega Nord, in un ordine del
giorno presentato alla Camera, primo firmatario il capogruppo Roberto Cota, che
"impegna il governo ad adottare ogni possibile iniziativa e impartire ogni
necessaria istruzione affichè si arrivi a un'urgente revisione degli accordi
bilaterali tra stati, per garantire su Malpensa e sugli altri aeroporti l'effettiva
liberalizzazione dei diritti di traffico". La liberalizzazione, dice Cota,
dovrà riguardare il numero dei vettori designati, il numero di frequenze
consentito e quello dei punti d'accesso. "La lega Nord - aggiunge Cota -
voterà, anche swe malvolentieri, il decreto Alitalia. Ma contestualmente, in cambio presenta un ordine del giorno con
cui impegna il governo a un'azioen forte e determinata. Malpensa in un mese ha
perso il 31 pe rcento del traffico, quota che Fiumicino non ha assorbito
totalmente. Ciò significa che se non si fa nulla, in termini assoluti potremmo
avere 3 milioni e 800 mila passeggeri in meno che scelgono scali esteri per
muoversi, con un danno enomre per le entrate dello Stato. Ora
l'obiettivo recuperare traffico per Malpensa e ciò si può fare lasciandola
lavorare in pace. E' necessario che si liberalizzino le rotte in modo che uno o
più vettori prendano Malpensa come hub di riferimento". E Marco reguzzoni,
estensore dell'ordine del giorno, aggiunge che chiedere la liberalizzazione
delle rotte non sigifica fare un favore a Malpensa: "Non si tratta di
un'azione a favore di un solo territorio ma in grado di rilanciare il mercato
dei trasporti aerei in tutto il Paese. Oggi sui voli Milano-Saragozza, sede
della prossima Expo, c'è una lunghissima lsita d'attesa. E i nsotri
imprenditori epr andare in Spagna saranno costretti a fare un viaggio di sei
ore in giro per l'Europa".