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T ARTICOLI DEL 2 e 3 aprile 2008
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Articoli
Alitalia 2 (37)
Dai primi aerei alle sarde in saor
( da "Stampa,
La" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia l'aveva capito: tra Nord-Ovest e Nord-Est della Penisola c'era - come c'è ancora - una misteriosa sintonia. Così tra Torino-Pavia-Venezia-Trieste volò la prima linea aerea italiana. Sul Po, tra il Castello del Valentino e Ponte Isabella, il 1° aprile 1926 cominciarono a decollare e affiumare "idroplani" in servizio giornaliero.
Scalfaro:
Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ) e la vicenda Alitalia le ha riassunte tutte. Sulla Lega, che ha intercettato una sfera di interessi malmenati, specie al Nord, credo si possa ormai essere fiduciosi. Ricordo ad esempio che Maroni, quand'era ministro dell'Interni, diede prova di equilibrio e di tutela degli interessi generali.
Il
Pdl e le schede bianche <Segnale per il dialogo>
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: caso Alitalia" l'opposizione resterà a guardare le mosse del governo o tenterà di collaborare per raccogliere il dividendo politico di un eventuale esito positivo della vicenda? Dopo l'elezione di Fini, Bersani ieri ha gettato uno sguardo sul futuro, che "offre all'area riformista una condizione favorevole": "Il Pd non dovrà più stare a mediare con altri alleati,
Alitalia
al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 35 miliardi Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi Bazoli e Passera: pronti se piano rigoroso La replica di Bonomi: molte inesattezze Napolitano: sul prestito aspettiamo l'Ue. Spunta l'offerta di Multi-Long ROMA - Alitalia al contrattacco di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi.
Indici
in ripresa, corre Finmeccanica ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In forte recupero anche Alitalia (+7,87%) dopo la rinnovata disponibilità di Intesa- Sanpaolo a partecipare al salvataggio e nonostante le perplessità della Ue sul prestito ponte che dovrebbe permettere la sopravvivenza a breve della compagnia. Giù, invece, Pininfarina (-4,81%).
I
fucili di Bossi e i gemelli polacchi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Iniziare una stagione politica evocando violenza e fucili, e proponendo di nazionalizzare Alitalia (la Tirrenia dei cieli?), non è un buon esordio. Proprio no. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ Il mondo ci guarda, chiuderci in una permalosa autosufficienza mediatica è folle.
VOTO
ALL'ESTERO ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: it ALITALIA Una preoccupazione Mi auguro che la dichiarazione di Berlusconi "Alitalia se la compra Trenitalia", sia una battuta. Non credo sia possibile acquistare un'azienda sull'orlo del fallimento e poi risanarla da parte di chi sta forse peggio.
Ora
è Alitalia a denunciare Sea per danni
( da "Giornale.it,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia si è costituita nel giudizio davanti al tribunale di Busto Arsizio. La prima udienza si terrà il prossimo 28 maggio. Il controricorso di Alitalia "contiene la replica puntuale all'assunto di Sea che il rapporto con Alitalia dovesse proseguire fino al 2041 pur in assenza di ogni vincolo contrattuale e a prescindere da ogni logica di impresa,
Lavoro
contrattazione di secondo livello e regole chiare per gli scioperi
( da "Riformista,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Klm su Alitalia e del risultato clamoroso delle elezioni, che Epifani ha commentato nei giorni scorsi come "uno spostamento a destra del paese che deve essere attentamente analizzato" ma senza aprire fronti di "conflitto preventivo", la Triplice tenterà insomma di riemergere oggi, dal palco romano della festa dei lavoratori,
Segue
dalla prima caro giavazzi, le elezioni non le hai perse tu, ma visco
( da "Riformista,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: degli elettori ammetteva che le promesse su Alitalia avrebbero influito "molto" sulla loro scelta. Lo stesso si può dire del dibattito innescato da Giulio Tremonti col suo La paura e la speranza . Discussione interessante, animata con passione dallo stesso Giavazzi, ma di necessità confinata a quotidiani letti, tutti insieme (sportivi e locali inclusi),
Sicilia
lo bello, l'industriale che entra in banca
( da "Riformista,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sembra che le minacce neostataliste di Berlusconi, come quella sull'Alitalia, o le posizioni di Tremonti sui dazi vadano in una direzione diversa? "Sono fortemente convinto che il governo debba essere misurato con le sue prossime azioni concrete. C'è uno scenario economico che presenta grandi tensioni sui conti pubblici.
Alitalia
spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano
( da "Riformista,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano La cordata del Cavaliere acquista un tocco esotico Intanto la società chiede alla Sea il risarcimento di un miliardo Su Alitalia sembra esserci qualche schiarita sul fronte della cordata italiana o dei partner interessati tout court ad acquistarla.
Alitalia
senza pudore, vogliono pure l'aumento
( da "Opinione,
L'" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento I dipendenti potrebbero scioperare pur di mettersi in tasca buona parte del prestito-ponte di Francesco Blasilli Cordata o non cordata, Berlusconi deve risolvere la questione Alitalia. I suoi fedelissimi parlano di un dossier zeppo di nomi interessati alla decrepita compagnia di bandiera,
Nulla
può spaventare Banca Intesa ( da "Opinione, L'"
del 02-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 Né la crisi mondiale né la questione Alitalia Nulla può spaventare Banca Intesa di Emilia Rettura Sembra che niente riesca a spaventare Intesa San Paolo. Né una ristrutturazione che, nello scorso anno, ha portato il gruppo a diventare uno dei più importanti d'Europa. Né il tracollo finanziario statunitense che ha coinvolto qualunque istituto,
Senza
fiducia futuro a rischio ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, lo dimostrano ampiamente. Una compagnia aerea che aveva le stesse possibilità di sviluppo delle sue concorrenti è in ginocchio, perché ha organici in soprannumero, e regolamenti fuori mercato: un compratore, se compratore ci sarà, per prima cosa dovrà smantellare il castello dei privilegi.
Per
Alitalia difficoltà (forse) insormontabili
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: potrebbe fare altrettanto per salvare Alitalia: rimetterla in voto regalmente, auspice il popolo italiano finalmente alzabandiera? Sarebbe bello, caro Missadin. Purtroppo l'Alitalia è quella che è, piena di debiti e di personale in esubero, troppo corpulenta per restare una compagnia regionale e troppo mingherlina per reggere alla concorrenza delle grandi sulle rotte intercontinentali.
Exploit
di unicredit, forte stm ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Tra i titoli migliori Alitalia (+9,5%), trascinata dalla richiesta danni alla Sea, che l'avrebbe danneggiata nella trattativa con Air France. Grandi volumi anche ai blocchi per Unicredit, +3,3% favorito dal giudizio positivo di Dresdner Kleinwort. Denaro abbondante su Telecom, Stm e Tiscali, meno in evidenza Fastweb.
Alitalia
prende quota (più 9,5%) ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 105 del 2008-05-03 pagina 23 Alitalia prende quota (più 9,5%) di Redazione Piazza Affari brillante: più 1,6% il Mibtel Partita bene assieme al resto d'Europa, la seduta di Piazza Affari ha mantenuto il tono positivo grazie alla buona apertura di Wall Street (favorita dai dati macro);
221
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: flessibilità e privacy I milioni di passeggeri trasportati ogni anno dall'American Airlines, che serve 157 città e con una storia di oltre 80 anni è la prima compagnia al mondo I milioni di euro persi da Sea a causa del divorzio da Alitalia e del taglio di 886 movimenti dall'hub varesino, 510 dei quali però già recuperati.
Il
ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il caso Alitalia Il ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile Gli Usa tornano a decollare a Malpensa. American Airlines, la prima compagnia aerea del mondo per numero di passeggeri trasportati (94 milioni all'anno) ha inaugurato il volo dallo scalo varesino a New York JFK.
Una
città chiusa su di sé ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia teniamocela in casa, magari ricominciamo a nazionalizzare qualche segmento produttivo, alziamo muri protezionistici, non sanzioniamo il surplus delle quote del latte, lasciamo il numero chiuso per i tassisti romani. Del resto, non sono stati proprio questi ultimi a esultare ai primi dati della vittoria di Alemanno su Rutelli?
Gli
americani tornano a Malpensa ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ieri, c'era Craig Kreeger, Alitalia L'assessore regionale Cattaneo: "Alitalia dovrebbe fare causa a se stessa" Senior Vice President International, che ha spiegato le ragioni del lancio della nuova rotta: "La forte domanda sia per i viaggi d'affari sia per i viaggi di piacere in entrambe le direzioni.
Luca,
Emma e il Cavaliere <concertativo>
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Quella frase valeva anche per la vertenza Alitalia. I sindacati si sono mostrati disponibili, aspettano di sapere se Berlusconi riuscirà a trovare il partner internazionale per "Az", poi collaboreranno con lui, e lo consiglieranno, quando si dovrà discutere di esuberi. Concertazione, sinonimo di rivoluzione.
Corrono
gli indici, Alitalia in forte rialzo
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia in forte rialzo Ottimismo ieri su tutti i mercati azionari, dopo il balzo di giovedì a Wall Street. A Piazza Affari l'S&P-Mib ha messo a segno un rialzo dell'1,17% e il Mibtel è cresciuto dell'1,60%. Sempre sostenuti gli scambi (per un controvalore di 6,2 miliardi di euro) nonostante la giornata di ponte.
ALITALIA
E QUELLE PAROLE DIMENTICATE ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE IL DIRIGISMO SU ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE "Un piano per l'industria che darà pochi frutti": era questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera giusto trent'anni fa, il 10 aprile 1978. Dove severamente si criticava la "nuova legge 675" sulla politica industriale, che conteneva "tutti gli inconvenienti del dirigismo"
LEGGE
ELETTORALE ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Il rimborso a dicembre Ho fatto due conti elementari: per restituire 300 milioni di euro entro dicembre Alitalia dovrebbe essere capace di guadagnare due milioni di euro al giorno a partire da luglio. Il consiglio di amministrazione ci informa che la compagnia perde circa 2 milioni al giorno: che può succedere di così clamoroso affinché Alitalia da qui a due mesi riesca
Ha
senso il concerto del Primo Maggio?
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è stata determinata anche dal concerto scordato di sigle sindacali? Se tutti i sindacalisti più in vista finiscono poi per entrare in politica, non si pone, in maniera impietosa, il problema della rappresentanza? Le ultime elezioni non hanno forse dimostrato che molta parte dell'opinione pubblica vive i sindacati come forze della conservazione?
Alitalia
frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per la delicata situazione economica, il vertice teme conseguenze penali. Il titolo vola in Borsa Alitalia frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni.
MILANO
- I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno per il momento e non per le forti perplessità della Ue. Il prestito ponte concesso il 19 aprile alla Magliana dal govermo uscente di concerto con quello nuovo per evitare il fallimento, non dovrebbe essere "tirato": il vertice dell'aviolinea presieduto da Aristide Police,
L'Alemanno
di qua dal biondo Tevere PapaRatzi di là Wuolter di su Berlusca di giù Suma bin
ciapà ( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come lui vuol fare con Alitalia in barba alla Ue? Un lupotto sudamericano mi ha detto che il Chavez lo ha scherzato dicendogli che Naomi è compresa nel pacchetto e lui ci è cascato dentro con tutte le scarpe. Ma torniamo al girotondo destra-sinistra-destra. Il primo effetto della scomparsa della sinistra dal Parlamento italiano è che da destra tutti si buttano a sinistra dove non c'
Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale".
L'Europa
va a destra, ma non chiamamola populista
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.
Incredibile:
Alitalia chiede i danni a Sea ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ieri da Alitalia, si legge nella nota, "contiene domande riconvenzionali nei confronti di Sea, per vari titoli e per importi non lontani, per quanto allo stato quantificato, dalle pretese della Sea relativamente alle perdite di Alitalia derivanti dall inadempimento da parte di Sea agli obblighi di sviluppo dell aeroporto di Malpensa che su di essa gravano in quanto concessionaria,
Bonomi:
<Gravi inesattezze nella ricostruzione>
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sea chiede i danni ad Alitalia ed Alitalia fa lo stesso con Sea quatificando, peraltro, lo stesso ammontare dei danni richiesto dalla società di gestione degli scali milanesi per il trasferimento dei voli della compagnia di bandiera da Malpensa a Fiumicino. La notizia delle contro-causa era nell aria da giorni e certo non coglie alla sprovvista Giuseppe Bonomi che,
Tutti
in rotta verso Malpensa ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia smobilita la propria flotta su Malpensa come ha fatto? Nessun problema. All hub lombardo c è la coda per prendere il suo posto. Lo dimostrano non solo l intesa siglata il 29 aprile fra la Sea e Lufthansa ma anche il patto di America Airlines che ieri ha inaugurato il suo nuovo collegamento fra lo scalo varesino e il New York Jfk con cadenza giornaliera per il periodo estivo
Il
mosaico del Cav. è quasi completo
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: credito interverrà nell acquisizione di Alitalia "in presenza di un piano rigoroso" e se sussistono "forti possibilità di successo e di ripresa industriale dell'azienda". Il secondo ha chiarito: "Se si trovasse un modo per ristrutturare e rilanciare Alitalia, e si può, non ci tireremo indietro, o per lo meno porteremo agli organi deliberanti un progetto se fosse reputato valido"
Multilong:
"L'offerta brasiliana è concreta"
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: LA VENDITA ALITALIA Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta" [FIRMA]PAOLO MANZO SAN PAOLO Nel balletto Alitalia mancava giusto un passo di samba. È arrivato, puntuale: tra Air France e il prestito ponte da 300 milioni, dal presidente russo Vladimir Putin, a Marco Tronchetti Provera e Lufthansa, l'ultima offerta per acquistare Alitalia arriva dal Brasile,
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
ALBERTO SINIGAGLIA
La nonna dell'Alitalia l'aveva capito:
tra Nord-Ovest e Nord-Est della Penisola c'era - come c'è ancora - una
misteriosa sintonia. Così tra Torino-Pavia-Venezia-Trieste volò la prima linea
aerea italiana. Sul Po, tra il Castello del Valentino e Ponte Isabella, il 1°
aprile 1926 cominciarono a decollare e affiumare "idroplani" in
servizio giornaliero. Ogni velivolo portava, oltre al pilota, al
motorista e alla posta, cinque passeggeri in cinque ore di volo e al costo di
300 mila lire. L'"idroscalo" era un grande hangar situato su una palafitta
con uno scivolo fino all'acqua. Di quel primato non restano che un cippo e
"L'idrovolante", un ristorantino, sulla sponda sinistra del fiume.
Peccato, il servizio cessò ben prima di poter essere utile ai molti
"veneziani di Torino" e soprattutto al germanista e scrittore
triestino Claudio Magris, che sotto la Mole ha insegnato per anni, trovandovi
storici caffè così curati e ospitali da farlo guarire della nostalgia per i
suoi cari, e altrettanto storici, caffè di Trieste. Altri scrittori dell'Italia
orientale hanno fatto fortuna in quella occidentale. Veneto di Asiago, Mario
Rigoni Stern ha trovato qui l'editore e il giornale che gli hanno cambiato la
vita: Giulio Einaudi che lanciò "Il sergente nella neve", suo primo
libro, e se ne sarebbe accaparrati tutti gli altri; "La Stampa" che
gli ha dato spazio e popolarità. Per le esperienze comuni, le affinità
intellettuali e umane, e gli incontri sulle montagne piemontesi, i più stretti
amici di Mario divennero Primo Levi e Nuto Revelli. Veniva dall'Est il romanziere
e giornalista Guido Piovene, di Vicenza, tra le scritture più belle e famose di
una "Stampa" che fu maestra di stile. E intenso è l'intreccio
Est-Ovest sul fronte musicale. Speciale fu l'intesa culturale e ideale fra
l'indimenticabile storico e critico torinese Massimo Mila e il compositore
veneziano Luigi Nono. Veneziani sono il musicologo Mario Messinis, che è stato
direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della Rai, e il maestro Lorenzo
Fasolo, che lo è attualmente. Ma forse è cinematografico il legame più lungo e
proficuo Torino-Venezia. Se cercate chi fu il fondatore della Mostra del
Cinema, trovate il conte Giuseppe Volpi di Misurata, un gerarca fascista un po'
meno volgare e certo più elegante dei suoi colleghi del tempo. Tuttavia la famosa
manifestazione non sarebbe mai nata né al Lido né altrove senza le idee, la
cultura e le intuizioni profetiche di Mario Gromo, biellese, critico
cinematografico della "Stampa", più volte presidente della giuria che
assegnava l'ambìto Leone d'oro. Pochi anni fa toccò al professor Alberto
Barbera riportare lo spirito di Torino sulla Laguna quale direttore del
festival. Il più concreto rapporto Est-Ovest è però quello del gusto. Maestri
veneziani della cucina e della ristorazione sono venuti a prendere per la gola
i torinesi. Clienti fedeli dei fratelli Mavaracchio alla "Birreria
Mazzini" (leggendarie le loro seppie e la pasta e fagioli) erano Palmiro
Togliatti, segretario del Pci, il giornalista Alberto Ronchey e il giovane
Giuliano Ferrara in eskimo, allora nel ruolo e nella divisa di capo della
giuventù comunista. Stagione di godurie culinarie finita, purtroppo, come le
vite parallele della "Vecchia Lanterna" di Armando Zanetti e dei
"Due Lampioni" di Carlo Bagatin, locali entrambi scomparsi. Resiste,
impavido, Sante Prevarin, di Concordia Sagittaria, con il
"Montecarlo". Le incalzanti passioni di collezionista d'arte
contemporanea e di fotografo non gli hanno fatto mai sbagliare la ricetta
perfetta delle venezianissime "Sarde in saor".
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'intervista L'ex capo dello Stato e la "dimenticanza"
del neopresidente Scalfaro: Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti
"L'antifascismo? Fermai Bruxelles ma ora atti concreti" Gli racconti
che Gianfranco Fini, al momento di insediarsi alla guida della Camera, ha
elogiato il "nobile e coraggioso impegno per la pacificazione nazionale
profuso da Cossiga e Ciampi" e ha deliberatamente trascurato il suo nome,
e lui resta per lunghi secondi in silenzio. Gli esce una sola parola, appena
mormorata e dunque incomprensibile, il cui labiale potrebbe essere forse
tradotto in "scostumatezza ", "bassezza" o anche
"tristezza ". Poi si rischiara la voce e si prepara a rispondere.
Presidente Scalfaro, l'omissione di Fini dimostra che per il Popolo della
libertà lei resta un avversario. Che gliene pare? "Non voglio incrociare
alcun dialogo su questo. Ho sentito il discorso di Schifani al Senato, e mi è
parso alto, al di sopra delle piccole contese. Quanto a Fini, dico solo che
continuar a negare i fatti o alterarli così come sono nella loro verità è una
grave caduta di statura e di stile". Lei cita i fatti e un fatto è che nel
1994 inviò un diffidente memorandum al neonato governo di centrodestra per vincolarlo
su tre punti: unità nazionale, solidarietà sociale, fedeltà alle alleanze
internazionali. Rifarebbe oggi lo stesso passo? "L'approccio di lavoro su
quei cardini che intendevo tutelare è ormai largamente condiviso. Anche se,
certo, occorre sempre che tutti vigilino affinché i princìpi irrinunciabili di
una sana democrazia siano rispettati con il massimo rigore e mai disattesi...
Non fu però l'unico mio passo istituzionale verso quell'esecutivo, che vedeva
affacciarsi sulla scena soggetti politici nuovi, verso i quali era
comprensibile qualche interrogativo e incertezza. In Italia e fuori
d'Italia". Allude alla mozione con cui l'Europarlamento ci chiese allora
di "assicurare il rispetto dei valori dell'antifascismo "? "Ci
fu anche quell'episodio, una mozione pesante per la stessa credibilità
democratica del Paese. A Bruxelles risposi che non avevamo bisogno di maestri,
legittimando tutti. Ora, tanto tempo dopo, si è fatto un buon tratto di strada
verso una totale civilizzazione della nostra vita politica. Si tratta di
confermarla con comportamenti concreti". La vittoria di Alemanno a Roma
allarma più di qualcuno, che parla di "marea nera". Dopo
l'anticomunismo millenarista di Berlusconi nel '94 ("se vincono i rossi
sarà terrore, miseria e morte") rischiamo un antifascismo altrettanto
millenarista? "La metafora del cammino percorso, che ho utilizzato, non
può essere a senso unico. Se vogliamo metterci su un piano di collaborazione
nell'interesse generale, servono buona volontà e spirito dialogante. Ciò che ha
dimostrato Veltroni nei mesi scorsi, con un linguaggio rispettoso verso tutti
anche quando è stato sottoposto ad attacchi duri e ingiusti. Da quei gesti
viene un'indicazione di reciproco riconoscimento, da non disperdere. Come il
messaggio di Berlusconi sul 25 Aprile, nel quale una volta tanto, accanto alle
ragioni dei "ragazzi di Salò", è stato reso onore pure ai martiri per
la libertà. E' questo che intendo, quando sostengo che bisogna mettere al bando
ogni esasperazione. Abbiamo davanti un orizzonte pieno di difficoltà, dobbiamo
pretendere che cadano le asprezze del passato prossimo ". Rifondazione
comunista chiede a Napolitano di non nominare ministro Umberto Bossi. "Ci
vogliono ragioni molto serie per negare la firma a una nomina del genere. Certo,
se il leader della Lega pronunciasse frasi gravi contro la Costituzione, si
potrebbe porre un problema... Ma è bene non fare pressioni sul presidente della
Repubblica, che finora si è mosso con misura e saggezza. Lasciamolo tranquillo:
ha il metro delle cose, sa come svolgere il suo compito riequilibratore".
Come spiega l'exploit leghista, che ha rafforzato il centrodestra? "E'
stato un voto dominato da diverse paure su diversi fronti (la sicurezza, il
lavoro, l'economia, ecc.) e la vicenda Alitalia le ha riassunte tutte. Sulla
Lega, che ha intercettato una sfera di interessi malmenati, specie al Nord,
credo si possa ormai essere fiduciosi. Ricordo ad esempio che Maroni, quand'era
ministro dell'Interni, diede prova di equilibrio e di tutela degli interessi
generali. E il centrosinistra, che cosa deve fare adesso?
"Un'autocritica severa e serena, non necessariamente fatta in piazza e,
spero, non mirata a massacrare Veltroni. Il quale ha fatto ciò che ha potuto,
dopo due rissosissimi anni di governo di una coalizione che si è impegnata
soprattutto a litigare e che ha poi pensato di cavarsela addossando agli altri
le colpe di ogni guaio. Atteggiamenti che, onestamente, non potevano essere
capiti dalla gente. Ecco, è a partire da qui che dovrebbe cominciare la riflessione.
Parlando a se stessi e agli italiani con calma, un po' come ha fatto il Papa
quando ha denunciato lo scandalo dei preti pedofili negli Usa: si è preso le
sue responsabilità e ha spiegato l'impegno della Chiesa a chiudere la partita.
Insomma, si ricomincia sempre a partire dalla chiarezza". Marzio Breda \\
Nel messaggio di Berlusconi sul 25 Aprile una volta tanto è stato reso onore
pure ai martiri per la libertà \\ Rifondazione contro l'incarico a Bossi? E'
bene non fare pressioni sul presidente della Repubblica.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Parisi: leggi convincenti? Un dovere il sì Il Pdl e
le schede bianche "Segnale per il dialogo" ROMA - Il primo segnale è
arrivato, ed era ciò che Berlusconi si attendeva. Quelle schede bianche con le
quali il Pd ha accompagnato l'elezione dei presidenti delle Camere, non sono un
dettaglio ma un messaggio politico. Nel linguaggio di Palazzo rappresentano
"un gesto di disponibilità al dialogo", come spiega Elio Vito, che di
Forza Italia è stato per molti anni il capogruppo a Montecitorio:
"Avessero voluto mostrare un atteggiamento diverso, di intransigenza,
sicuramente avrebbero puntato su un candidato di bandiera. Non l'hanno fatto,
ed è importante". Potranno sembrare bizantinismi da prima Repubblica, in
realtà quelle schede bianche sono la controprova che il rapporto tra il
Cavaliere e Veltroni non si è interrotto, ma procede malgrado gli scossoni
della campagna elettorale e le odierne difficoltà interne del leader del Pd. è
difficile prevederne oggi gli sviluppi, ma non c'è dubbio che "l'aria è
cambiata": "La volontà di procedere c'è - dice l'azzurro Valducci - e
al di là delle asprezze di D'Alema, desideroso di ritagliarsi un ruolo, esistono
le condizioni per tentare di varare insieme le riforme". è vero che al
momento il premier in pectore è alle prese con il puzzle della squadra di
governo, "con la difficoltà - come ha raccontato ieri esausto - di dover
versare due litri di acqua in una bottiglia di un litro". Così di ora in
ora, a fronte delle pressioni e delle richieste, si trova costretto ad
aggiornare la lista dei ministri. E mentre rimane in bilico il dicastero del
Welfare, conteso da An e Forza Italia, dopo il "no" di Scajola alla Giustizia
il borsino dà in ascesa le quotazioni di Pera come Guardasigilli. Fino
all'ultimo istante si lavorerà di matita e gomma, ma la vera partita si
giocherà dopo il varo dell'esecutivo. I Democratici si stanno interrogando
sull'atteggiamento da tenere quando in Parlamento arriveranno le riforme,
quelle istituzionali e anche quelle di sistema. Da una parte il Pd è
interessato ad entrare in gioco, per non rimanerne ai margini, dall'altra è
frenato dai dubbi di una collaborazione con Berlusconi. "Ma noi non
dobbiamo avere paura di votare sì", è l'opinione di Parisi: "Anzi, se
certe leggi ci convincono, e se le riteniamo utili per lo sviluppo del Paese,
abbiamo il dovere di sostenerle ". Sono parole che rimandano alla prima
pagina del programma dell'Ulivo del '96, scritta proprio dall'ex braccio destro
di Prodi. Quelle schede bianche nel voto per i presidenti delle Camere sono
dunque la premessa ad un possibile lavoro di concerto tra il centrodestra e il
Pd, "pur nel rispetto dei ruoli", precisa Parisi. Epperò il "caso
Ichino" è emblematico. Potrebbe essere addirittura la punta dell'iceberg
di una complessa trattativa tra i due schieramenti. Raccontano infatti che dopo
la telefonata con cui Gianni Letta - per conto di Berlusconi - propose il
ministero del Lavoro all'esponente democratico, siano intercorsi altri
colloqui, direttamente con Veltroni. E non è escluso che dietro la seconda
offerta a Ichino, quella della presidenza di commissione, si celino anche altre
iniziative bipartisan. Tocca alla maggioranza prendere l'iniziativa, non c'è
dubbio, ma sarà il Pd a dover dare una risposta. E il nodo si scioglierà
presto, prima ancora di affrontare il tema delle riforme istituzionali. Per
esempio, sul "caso Alitalia" l'opposizione resterà a guardare le mosse del governo o
tenterà di collaborare per raccogliere il dividendo politico di un eventuale
esito positivo della vicenda? Dopo l'elezione di Fini, Bersani ieri ha gettato
uno sguardo sul futuro, che "offre all'area riformista una condizione
favorevole": "Il Pd non dovrà più stare a mediare con altri alleati,
tra posizioni diverse. Certo, dovrà dotarsi d'ora in avanti di un linguaggio
nuovo, poi dovrà scegliere. E scegliere secondo me significa saper
rischiare". Francesco Verderami La giornata Da sinistra Fini, con Ronchi,
all'ingresso in Aula; l'insediamento e con Napolitano.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE I conti L'indebitamento della compagnia in lieve calo a 1,35 miliardi Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi
Bazoli e Passera: pronti se piano rigoroso La replica di Bonomi: molte
inesattezze Napolitano: sul prestito aspettiamo l'Ue. Spunta l'offerta di
Multi-Long ROMA - Alitalia
al contrattacco di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi. La
compagnia ieri si è costituita nel giudizio che l'azienda milanese ha promosso
per ottenere un risarcimento da 1,2 miliardi, chiedendo a propria volta i danni
"per importi non lontani, per quanto allo stato quantificato, dalle
pretese della Sea". Intanto è stato reso noto che l'indebitamento di Alitalia al 31 marzo è sceso a 1.353 milioni, dai 1.368 di
un mese fa. In cassa restano 180 milioni, contando i 79 provenienti dalla
vendita del 2% delle azioni Air France e l'esborso per 56 milioni per il
pagamento della cedola del prestito obbligazionario. Sono esclusi i 69 milioni
di credito verso l'erario. Ma Alitalia conta di
rifarsi sulla Sea di cui rigetta tutte le accuse: "l'assunto" che il
rapporto con la compagnia dovesse proseguire fino al 2041 e il danno che
deriverebbe dagli acquisti e gli investimenti fatti per Alitalia
e che in realtà sarebbero "compatibili" con l'utilizzo dell'aeroporto
da parte di qualsiasi altro vettore. Una ricostruzione piena di
"inesattezze " secondo il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi. Alitalia rivendica l'inadempimento della Sea agli obblighi
di sviluppo di Malpensa ma anche "i gravi danni reputazionali" che
sarebbero derivati al processo di privatizzazione dalla gestione mediatica del
ricorso. La compagnia s'impegna a sottrarre ai riflettori il prosieguo della
vicenda. Un gesto che sembra preludere, malgrado le apparenze, alla volontà di
avviare un dialogo. Sul versante della privatizzazione, ieri si segnalano le
dichiarazioni del presidente di Intesa- Sanpaolo, Giovanni Bazoli: "La
nostra banca - ha detto - può prendere in considerazione anche un intervento in
Alitalia solo alle condizioni che si sono verificate
IL RITORNO DI AIR FRANCE Per Alitalia c'è l'ipotesi di
un ritorno dei colloqui, su basi diverse, con i francesi di Air France. Che si
affiancherebbe alla cordata italiana per interventi in altre grandi aziende,
quando cioè esista un piano industriale rigoroso e che ci siano le condizioni
che questo si possa attuare e dia forti possibilità di successo e di ripresa
industriale dell'azienda". Anche l'ad, Corrado Passera, è intervenuto: la
banca "per ora" non è impegnata "su nessuna trattativa
specifica, in nessuna cordata specifica ". "Se si trovasse il modo -
ha aggiunto -, e si può trovare, per rilanciare Alitalia
non ci tireremmo indietro". Passera si è detto pronto a sottoporre
"un piano serio agli organi deliberanti". Sulla questione del
prestito-ponte è intervenuto anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano:
"C'è solo da restare in attesa di una decisione per la quale non si hanno
ancora gli elementi" ha detto. Infine il fondo d'investimento brasiliano
Multi-Long Corporation, specializzato nelle ristrutturazioni di aziende in
difficoltà, avrebbe chiesto al governo di acquisire Alitalia
per un miliardo di euro. Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-05-01 num: - pag:
39 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Indici in
ripresa, corre Finmeccanica Chiusura positiva per Piazza Affari, al traino di
Wall Street, rimbalzata grazie a dati macroeconomici positivi e all'attesa per
il taglio dei tassi (comunicato in serata). L'S&P-Mib ha registrato un
progresso dello 0,33% e il Mibtel dello 0,55%, con scambi in ripresa nonostante
il clima prefestivo della seduta. Mediaset, cresciuta del 3,17%, Unipol
(+2,09%) e Parmalat (+2,19%) hanno replicato la buona prestazione della
vigilia, ma il balzo più significativo fra i 40 titoli dell' S&P-Mib lo ha
compiuto Finmeccanica, il cui prezzo di riferimento ha superato quota 22 euro,
con un progresso del 3,51%, che nelle sale operative hanno attribuito a
ricoperture tecniche. Gli altri principali rialzi hanno riguardato invece
alcuni titoli che martedì avevano perso terreno. Seat Pagine Gialle, per
esempio, ha recuperato il 3,33%, mentre Telecom Italia è rimbalzata del 3,05% e
Autogrill (grazie all'apprezzamento del dollaro) del 3,17%. Da segnalare anche
i rialzi di Geox (+2,12%) e dell'Espresso (+2,35%). Ancora in calo, invece,
Banca Popolare di Milano, che ha ceduto il 2,81% e Saipem (-2,22%). Variazioni
decisamente più marcate, infine, fuori dal paniere dell'S&P-Mib. A partire
dall' exploit di Banca Popolare di Intra che, arrivata a guadagnare il 22%,
alla fine ha registrato un prezzo di riferimento in crescita del 21,91%, a
ridosso dei 15 euro dell'Opas lanciata da Veneto Banca. In
forte recupero anche Alitalia (+7,87%) dopo la rinnovata disponibilità di Intesa- Sanpaolo a
partecipare al salvataggio e nonostante le perplessità della Ue sul prestito
ponte che dovrebbe permettere la sopravvivenza a breve della compagnia. Giù,
invece, Pininfarina (-4,81%). Seat Pagine Gialle Il titolo rimbalza del
3,33% recuperando quasi interamente la perdita di martedì.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-01 num: - pag: 44 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini I fucili di Bossi e i gemelli polacchi
U mberto Bossi, entrando in Parlamento: "Se la sinistra vuole scendere in
piazza abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a
battersi". E verrebbero "con i fucili, che son sempre caldi". Risponde
quell'altro genio dell'ex parlamentare no global Francesco Caruso: "Nel
cuore del Sud ribelle ci sono trecentomila uomini con i fucili caldi che non
aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri
padani". Su Caruso, confesso, non ho speranze. Ma a Bossi, da lombardo a
lombardo, voglio dirlo: se la pianta, ci fa un piacere. Anzi, fa un piacere a
tutti gli italiani sparsi per il mondo, stanchi di sentirsi chiedere se il
Paese è impazzito, se si trova sull'orlo della guerra civile. In particolare,
fa un piacere a noi settentrionali: essere rappresentati come una banda di
bruti è irritante. Perciò, Bossi, la smetta. In campagna elettorale queste
spacconate possono sfuggire (sarebbe meglio se non sfuggissero). Ma ormai il
centrodestra ha vinto, il Parlamento è convocato, i ministri sono pronti.
Quindi, Bossi: basta. Questa storia non fa più ridere. Giovedì scorso, tornando
da Oslo, avevo scritto "come spiegare la Lega Nord ai norvegesi": un
movimento populista e popolare, non violento, coi suoi limiti e i suoi meriti.
Da domenica sono in Germania (due incontri pubblici, a Tubinga e Stoccarda), e
mi sono vergognato: il numero due di una coalizione di governo non deve parlare
così. Se vogliamo diventare un Paese serio, cominciamo a parlare seriamente. Die
drinnen, die RÖmer, sono pazzi questi romani. E' la frase più gettonata del
momento, qui in Svevia: rubata a Obelix (!), ripresa dai giornali, ripetuta
dalla gente. Non c'è disprezzo, ma incomprensione. Sono italiano, e credo di
sapere perché il Nord abbia scelto Bossi, i romani Alemanno, gli italiani
Berlusconi. Ma, all'estero, le sparate leghiste, i postfascisti in Campidoglio
e il ritorno del Cavaliere (con codazzo di amici, bellone e tv) hanno provocato
sorpresa. L'Italia - a cominciare dai nuovi capi - deve rendersi conto che ha
davanti un mastodontico compito di pubbliche relazioni. Chiudersi in una
permalosa autosufficienza mediatica è folle. E impossibile: il giochetto non è
riuscito alla Polonia dei gemelli Kaczynski, figuriamoci se riesce a noi. Nel
XXI secolo, se vogliamo vivere nel mondo, dobbiamo rispondere al mondo. Se
giornali e telegiornali italiani dovessero oscurare critiche e ironie
internazionali, per non dispiacere a chi comanda, farebbero un pessimo servizio
agli interessati, e a tutta la nazione (i primi segnali, purtroppo, non sono
buoni). Non ci credete? Chiedete a qualsiasi connazionale abbia messo il naso
fuori d'Italia (uomo d'affari o d'azienda, diplomatico, accademico, studente,
viaggiatore attento): vi dirà come stanno le cose. In tempo di Internet e
satelliti le battute viaggiano, soprattutto le più infelici. Iniziare una stagione politica evocando violenza e fucili, e
proponendo di nazionalizzare Alitalia (la Tirrenia dei cieli?), non è un buon esordio. Proprio no.
www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ Il mondo ci guarda,
chiuderci in una permalosa autosufficienza mediatica è folle.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-01 num: - pag: 45
categoria: BREVI VOTO ALL'ESTERO Possibili modelli Caro Romano, ho seguito la
discussione sul voto degli italiani all'estero. Secondo me è chiaro che il voto
senza restrizioni può generare situazioni irragionevoli, come nel mio caso di
nipote nato in Argentina. Anche se m'interesso di politica ed economia io non
sono in condizioni di votare responsabilmente per un governo perché non ho mai
abitato in Italia e di conseguenza non conosco i problemi quotidiani dei
cittadini. Ma altri potrebbero essere più consapevoli delle necessità
politiche. Per questo la sfida è costruire un sistema adatto alle differenti situazioni.
Gabriel Matarasso-Ferrari gm@marval.com.ar Esistono altri modelli a cui è
possibile ispirarsi. La Francia, ad esempio, ha limitato il voto per
corrispondenza ai francesi che sono temporaneamente all'estero e ha creato una
sorta di Assemblea consultiva per l'insieme delle comunità emigrate. Spetta a
questa Assemblea esprimere un piccolo numero di senatori. Ricordo con
l'occasione che il Senato della Repubblica ha meno poteri della Camera
(Assemblea nazionale) e non ha ad esempio quello di votare la fiducia e la
sfiducia. COSTITUZIONE Il cambiamento Caro Romano, ho apprezzato la sua
risposta a proposito della Costituzione da cambiare. Ho ancora vivo il ricordo
del referendum del 2006 che respinse la riforma voluta dal Centrodestra e la
delusione che provai allora sull'ignoranza che il popolo italiano mostrò sulle
variazioni apportate dal Governo. Durante una cena alla quale ero invitato il
padrone di casa, uomo colto e politicamente schierato, propose agli ospiti la
sottoscrizione, con tanto di firma in calce ed estremi del documento, per
abrogare le riforme alla Costituzione. Non firmai, ma quando chiesi agli ospiti
quali fossero gli articoli modificati e cosa esprimessero, nessuno seppe
rispondermi! Mi sentii deluso dall'azione dell'ospite che invitò a cena persone
che, ingannevolmente, dovevano prestarsi al suo gioco. E' vero, non è altro che
il gioco della politica, ma che sconforto! Giancarlo Toti
giancarlo.toti@alice.it Secondo un detto attribuito a Milton Friedman, capo
della scuola monetarista della Università di Chicago, "nessun pasto è
gratuito" ("There is no such a thing as a free lunch"). Quando
rifiutò di firmare il documento proposto dal padrone di casa, lei dimostrò che
è possibile fare qualche eccezione alla regola. SULLE STRADE I motivi delle
multe Pare che le multe vengano date per garantire la nostra sicurezza! Spesso
però l'impressione è che non sia proprio questa la motivazione dominante. Non
si spiega infatti perché capiti ancora spesso di vedere genitori viaggiare con
i bambini liberamente vaganti negli abitacoli delle automobili senza che
vengano multati dalle forze dell'ordine! Ilaria Mascetti icerminara@alice.it
PRIMO MAGGIO Musei chiusi E' come se la spiaggia di Rimini chiudesse il giorno
di Ferragosto: questo il probabile pensiero dei molti turisti che il primo
maggio troveranno i musei chiusi. Lo sconforto certo non viene attenuato dalla
notizia che invece alcuni ipermercati resteranno aperti: la festa dei
lavoratori s'inchina davanti alla cultura, ma non al consumismo. Mauro Luglio
Monfalcone (Go) PER I PONTI FESTIVI Tutti in vacanza Tanti italiani non
arrivano a fine mese. Eppure milioni di italiani saturano, a ogni
"ponte", tutti i voli per ogni dove e gli alberghi di ogni ordine e
grado. Enrico Falconi, Brescia TERMINI STRANIERI Dall'inglese all'arabo Quando
mi capita di leggere vocaboli nella lingua di Shakespeare, mi dico che ci
stiamo inglesizzando. Ma, da qualche tempo, noto che anche la lingua araba fa
spesso capolino: ormai so che "fatwa" significa "sentenza",
che "sharia" si riferisce a norme religiose fondate sul Corano e che
"jihad" è traducibile con "guerra santa". A quando i primi
ideogrammi in cinese sulla stampa italiana? Carlo Radollovich
carlo.radollovich@libero.it ALITALIA Una preoccupazione Mi
auguro che la dichiarazione di Berlusconi "Alitalia se la compra Trenitalia", sia una battuta. Non credo sia
possibile acquistare un'azienda sull'orlo del fallimento e poi risanarla da
parte di chi sta forse peggio. Mi risulta infatti che anche Trenitalia
avrebbe bisogno di una ricapitalizzazione. Silvano Stoppa
silvano.stoppa@poste.it UOMINI POLITICI Il concetto di Stato Proprio non
capisco che cosa intendano per Stato gli uomini politici: credono, magari, che
sia una sorta di grande proprietà ricevuta in dono per meriti elettorali?
Andrea Papa Reggio Calabria INSEGNANTI L'aggiornamento Sono insegnante di
elettronica presso un Itis e sono sorpreso del fatto che mentre ci si preoccupa
degli scadenti risultati dei nostri allievi, nessuno si preoccupa di fornire
agli insegnanti che vogliono aggiornare le loro conoscenze, i necessari
strumenti. Oreste Pacelli opacelli2004@libero.it PENSIONE Una penalizzazione A
gennaio mi sono rallegrato nel vedere un piccolo aumento nella pensione. In
aprile, però ho notato che il piccolo aumento si è notevolmente assottigliato.
Grande è stata la mia sorpresa nel vedere l'addizionale comunale Irpef 2008,
oltre a quella regionale, notevolmente aumentate. Nessuno ha minimamente
protestato per un aumento che penalizza in modo eccessivo chi le tasse le ha
sempre pagate. Giuseppe Favino Dosson di Casier (Tv) DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Scaglioni da rivedere Sono pensionata da un anno e 4 mesi e per arrotondare ho
svolto un'attività non continuativa guadagnando "ben" 2000 €! Ho
fatto il 730, aggiungendo questo importo su cui ho già pagato il 20% di
ritenuta d'acconto, il mio scaglione è balzato al 38%. Risultato: oltre a tutto
quello trattenuto dall'Inps e alla ritenuta d'acconto, devo 1200 € all'ufficio
delle imposte. Morale: devo lavorare 3 mesi per guadagnare il surplus di tasse.
Non sarebbe il caso di rivedere questi scaglioni? Renata Cassani, Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 104 del
2008-05-02 pagina 1 Ora è Alitalia a denunciare Sea
per danni di Redazione Ora è la compagnia di bandiera, con un controricorso, a
chiedere i danni alla società che gestisce lo scalo di Malpensa. Danni che, si
legge in una nota, non hanno importi lontani da quelli richiesti dalla stessa
Sea. Alitalia contesta inadempimenti rispetto
"agli obblighi di sviluppo dell'aeroporto di Malpensa", nonché
"gravi danni di reputazione relativi al perturbamento del recente processo
di privatizzazione". Rispettando perfettamente i termini processuali, Alitalia si è costituita nel giudizio
davanti al tribunale di Busto Arsizio. La prima udienza si terrà il prossimo 28
maggio. Il controricorso di Alitalia "contiene la replica puntuale all'assunto di Sea che il
rapporto con Alitalia
dovesse proseguire fino al 2041 pur in assenza di ogni vincolo contrattuale e a
prescindere da ogni logica di impresa, mostra come il danno emergente non
sia riscontrabile in quanto tutti gli acquisti e gli investimenti di Sea sono
perfettamente compatibili con l'utilizzo dell'aeroporto da parte di ciascun
altro vettore passato e futuro, dimostra come ogni valutazione di cosiddetto
lucro cessante sia esclusa dalla mancanza di alcun vincolo pluriennale, e tanto
meno più che trentennale, di legame fra Sea ed Alitalia".
I vertici di Alitalia intimano a effettuare i processi
nelle aule dei tribunali e non sulle pagine dei quotidiani e precisano che la
compagnia "comunicherà esclusivamente dati oggettuali". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Lavoro
contrattazione di secondo livello e regole chiare per gli scioperi Cgil, Cisl e
Uil varano l'accordo del primo maggio L'annuncio arriverà oggi, dal palco del tradizionale
concertone del primo maggio a piazza San Giovanni: Cgil, Cisl e Uil hanno
raggiunto un accordo sia sulla riforma del modello contrattuale, sia su
rappresentanza e democrazia sindacale. Nel corso di un incontro, Guglielmo
Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno definito ieri la piattaforma
che dovrà essere sottoposta agli organismi dirigenti per il via libera sul cotè
sindacale. Per perfezionare la sostanziale sostituzione degli accordi di luglio
del '93 ci vorrà poi un'intesa con Confindustria e con il governo. Dalla
trincea della rottura con AirFrance-Klm su Alitalia e del risultato clamoroso delle
elezioni, che Epifani ha commentato nei giorni scorsi come "uno
spostamento a destra del paese che deve essere attentamente analizzato" ma
senza aprire fronti di "conflitto preventivo", la Triplice tenterà
insomma di riemergere oggi, dal palco romano della festa dei lavoratori,
con un annuncio dalla portata storica. Una rivoluzione che cambierà, almeno
nelle linee guida definite ieri dai vertici delle confederazioni, non soltanto
la futura definizione dei contratti di lavoro, ma anche la fisionomia del
sindacato. Il contratto di lavoro verrà rinnovato d'ora in poi ogni tre anni
(attualmente viene aggiornata ogni due anni la parte economica e ogni quattro
quella normativa) e i sindacati chiederanno di determinare gli aumenti in busta
paga in base a un recupero dell'inflazione, ma calcolata su un indice
dell'Istat rivisto (ad oggi si decidono gli aumenti in base all'inflazione
programmata dal governo e al recupero della differenza con quella reale). Poi
ci sarà, ovviamente, il restringimento della contrattazione di primo livello a
favore del secondo, con un peso maggiore dunque delle trattative al livello
aziendale. Sulla rappresentanza sindacale, la Triplice si è accordata su un
sistema pattizio che dovrebbe disciplinare la materia, previo confronto con le
categorie datoriali. Un'intesa che potrebbe essere recepita successivamente
anche dal Parlamento. Ma una novità clamorosa si registra anche sul fronte
della democrazia sindacale: se è vero che lo sciopero è un diritto individuale
garantito dalla Costituzione, Cgil, Cisl e Uil puntano ad una minore
discrezionalità nella proclamazione delle ore o delle giornate di astensione
dal lavoro. Per decidere di incrociare le braccia, un'organizzazione sindacale
dovrà avere un certo grado di rappresentatività, dunque di iscritti.
L'accelerazione di Epifani, Bonanni e Angeletti non nasce soltanto
dall'esigenza di uscire dall'angolo delle critiche sulla maldestra gestione
della partita Alitalia, è frutto anzitutto della
necessità di decidere su un tema così importante prima che si insedi il nuovo
esecutivo. Che oltre ad essere "di destra" come ha osservato il
leader Cgil, ha soprattutto i numeri in Parlamento per portare avanti
serenamente e rapidamente le annunciate politiche del lavoro. I sindacati
vogliono arrivare ad esempio prima degli interventi annunciati già per le
prossime settimane dalla maggioranza guidata da Berlusconi come la detassazione
degli straordinari. L'esecutivo sta ragionando, tra l'altro, anche sul ministro
del Lavoro: anche se An continua a "occupare" la casella, c'è
consenso crescente sul nome di Maurizio Sacconi. Brillante ex sottosegretario
del Welfare nel quinquennio dell'ultimo esecutivo targato Berlusconi,
l'esponente azzurro ha dalla sua non soltanto la vicinanza con alcuni settori
del sindacato, in particolare della Cisl, ma anche il cambio di guardia in
Confindustria. Uomo vicino al past president Antonio D'Amato, Sacconi è stato sottosegretario
negli anni cruciali del Patto per l'Italia dunque della battaglia per
l'articolo 18 ma anche della Biagi e della riforma delle pensioni, e con
Montezemolo alla guida degli industriali avrebbe avuto qualche difficoltà a
conquistare la poltrona di ministro. Non con la Marcegaglia, che prima ancora
di essere designata ufficialmente prossimo presidente di Confindustria, ha
aperto all'ipotesi che Sacconi si sieda sullo scranno più alto del dicastero di
via Veneto. A indurre la Triplice in ogni caso all'annuncio di oggi ha
contribuito anche la evidentissima rupture della stessa Marcegaglia, rispetto
alla presidenza precedente. Nel corso della prima uscita importante, la leader
designata degli industriali ha messo in cima alla sua agenda la revisione del
modello contrattuale. Nel corso della presentazione del programma e della sua
squadra, Marcegaglia ha detto che "il ruolo del sindacato è importante, ma
bisogna trattare in tempi ragionevoli per una riforma della contrattazione
verso l'azienda e il merito personale. Bisogna - ha aggiunto - coniugare
l'aumento della produttività e quello dei salari". E adesso, in zona
cesarini, dopo mesi di stallo, la Triplice ha capito che è importante dare le
carte, su una riforma epocale come quella dei contratti. (t. ma.) 01/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue dalla prima
caro giavazzi, le elezioni non le hai perse tu, ma visco Senza dubbio, ma
quanti l'hanno fatto per questo motivo? In un sondaggio effettuato prima del
voto, solo l'8,3% degli elettori ammetteva che le promesse
su Alitalia avrebbero
influito "molto" sulla loro scelta. Lo stesso si può dire del
dibattito innescato da Giulio Tremonti col suo La paura e la speranza .
Discussione interessante, animata con passione dallo stesso Giavazzi, ma di
necessità confinata a quotidiani letti, tutti insieme (sportivi e locali
inclusi), da meno del 10% degli italiani. È realistico credere che le
elezioni si decidano sulle pagine del Corriere ? L'influenza di Tremonti è
stata senz'altro rafforzata dal successo della Lega. Ma l'exploit del partito
di Bossi rappresenta un ritorno di fiamma del protezionismo? I nordisti hanno
difeso Malpensa. Ora però, su Alitalia, sposano una
posizione "giavazziana": la si lasci fallire. La Lega promette fuoco
e fiamme per una riforma liberista come il federalismo fiscale. Sarebbe un
errore appiattire il Carroccio su una battaglia anti-cinese verosimilmente
condivisa soltanto da un segmento del suo elettorato. Mentre molto più
rilevante, per spiegare il suo sorprendente 8,3%, è stata l'attenzione ai temi
della sicurezza e dell'immigrazione. Lo stesso si può dire, senza grossi
esercizi di fantasia, della vittoria di Gianni Alemanno a Roma: pensare che ce
l'abbia fatta il "sindaco dei tassisti", francamente, è esagerare il
peso delle proprie ossessioni. Veniamo al secondo punto critico. Che riguarda
la percezione del centro-sinistra. Le elezioni non le ha perse Giavazzi, e
neppure il "liberalizzatore" Bersani: il quale, non a caso, è
guardato con favore da molti fra quelli che credono che l'immagine del Pd abbia
bisogno di una riverniciata. Le elezioni il Pd le ha perse perché non è
riuscito a sfilarsi dall'ombra di Vincenzo Visco. Proprio ieri il viceministro
ha vantato come "fatto di democrazia" l'ultimo e più odioso dei suoi
regali: le nostre dichiarazioni dei redditi messe on line sul sito dell'Agenzia
delle entrate. Si tratta della negazione totale di qualsiasi diritto alla
privacy, di uno stimolo all'invidia sociale, di un invito alla delazione
fiscale. Quel Nord produttivo con cui il Pd non riesce ad allacciare un
dialogo, ha a cuore questioni che attengono la quota di reddito che viene
fagocitata dal Leviatano, e minimi standard di civiltà nel rapporto
cittadino-fisco. Il liberismo di sinistra non è credibile, se arriva sul far
della sera della tirannia fiscale. Il terzo errore riguarda le buone ragioni
dei liberisti. Giavazzi è convinto che "l'alternativa al mercato ... è una
società in cui i privilegi si tramandano di generazione in generazione", e
"chi nasce povero è destinato a rimanerlo". Vero, ma è altrettanto
vero che il liberismo non ha nulla contro le fortune tramandate di generazione
in generazione, né contro le posizioni di vantaggio che non siano frutto di una
"garanzia dal fallimento" prodotta dalla politica. Dipingere le
liberalizzazioni come una efficace strategia redistributiva può essere
premiante sul piano mediatico. Solo che è fuorviante. Una società libera è una
società adulta: più incline ad accettare, a tutti i livelli, il rischio -
consapevole di opportunità e problemi. L'"eguaglianza come carriere aperte
ai talenti" è parte di questa alchimia, come lo è pure il diritto dei
talenti di esprimersi liberamente e di vedersi liberamente remunerare. Ridurre
il liberismo a una politica sociale significa sbagliarne il marketing. Da un
lato, perché si alimentano false aspettative. Dall'altro, perché non si educa
ad accettare la libertà come una sfida - quanto a servirsene per promuovere un
certo assetto sociale. Per Giavazzi, bisognerebbe ora aprire un dialogo
"coi protezionisti". Appello che si regge sull'ipotesi dell'identità
di vedute fra classe dirigente ed elettori di centro-destra. E che sottende
quasi una visione del liberismo come "instrumentum regni" per questa
o quella coalizione. Quando invece esso dovrebbe essere ben altro: l'unica
offerta politica credibile, da presentare a quel pezzo d'Italia che non si
vuole arrendere al declino. Alberto Mingardi 01/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Sicilia lo bello,
l'industriale che entra in banca "Il nodo è la competitività. Al Nord e al
Sud" Presidente di una Confindustria che ha stravolto gli schemi mettendo
al primo posto la lotta contro il racket e il pizzo diventando punta avanzata
della lotta alla mafia, autore del rifiuto a Walter Veltroni che lo voleva
candidato alla presidenza della regione siciliana, adesso Ivanhoe Lo Bello è
diventato presidente del consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia
acquisito dall'Unicredit di Profumo, e la sua nomina avviene con "la
pagina dello stress tra Unicredit e la Regione Siciliana ormai chiusa".
Ivan Lo Bello mantiene il doppio incarico e tiene a sottolineare che la sua
nomina al Banco di Sicilia significa che "è stato colto da parte
dell'Unicredit che quello avviato da noi è il passo fondamentale per avviare il
processo di modernizzazione del sistema economico siciliano". Presidente
Lo Bello cosa significa per un imprenditore come lei stare a capo di una banca,
cosa cambierà? "Non sarò certo io a determinare chissà quali cambiamenti
in una grande banca. Io sarò il presidente, con me nel cda sono entrate due
donne imprenditrici di successo, come Luisa Averna dell'omonimo amaro, e Giusy
Rallo, dei vini Donnafugata. Due imprenditrici di due aziende molto innovative.
Il valore delle nostre nomine sta proprio nel fatto che portiamo all'interno di
un grande sistema bancario l'esperienza di chi fa impresa sul campo e sa
apprezzare le forti novità che ci sono. Noi, come Confindustria, abbiamo messo
in evidenza che la criminalità organizzata e l'asfissiante apparato
burocratico, intermediario tra le risorse pubbliche e l'impresa, hanno
determinato l'assenza di ogni cultura di mercato. Questi sono i nodi. La nostra
lotta al racket è un pezzo del processo di modernizzazione del nostro sistema
imprenditoriale". Il quadro politico in Italia è capovolto, in Sicilia
vince sempre il centrodestra ma cambiano i protagonisti della gestione del
potere. Cosa chiede la Confindustria al nuovo governo Lombardo? "Metter
mano subito alla riforma della pubblica amministrazione e progetti a medio e
lungo termine. E soprattutto risanare il bilancio pubblico, nel quale pesano
troppo le spese sanitarie e le spese correnti". E rispetto ai fondi
europei che arriveranno in gran quantità, e per l'ultima volta, in Sicilia?
"Lo ripetiamo da tempo: pochi grandi progetti di infrastrutture, investire
nella ricerca per l'innovazione e la scuola. Sono queste le priorità". Sul
Riformista di ieri, l'imprenditore della sanità nonché proprietario dell'11% di
Rcs Rotelli, sostiene che la questione settentrionale è l'altra faccia della
questione meridionale? "Io preferisco dire che esiste una grande questione
della competitività, con due volti: quello settentrionale e quello meridionale.
Nel centro-nord esistono nodi infrastrutturali che provocano grande disagio e
determinano costi aggiuntivi alle imprese, mentre nel Mezzogiorno sono state
assorbite risorse senza avviare alcuna capacità competitiva. Per questo da noi
è centrale rimuovere la cultura assistenziale ostile alla cultura di
mercato". Sembra che le minacce neostataliste di
Berlusconi, come quella sull'Alitalia, o le posizioni di Tremonti sui dazi vadano in una direzione
diversa? "Sono fortemente convinto che il governo debba essere misurato
con le sue prossime azioni concrete. C'è uno scenario economico che presenta
grandi tensioni sui conti pubblici. Per prima cosa questo governo dovrà
mettere mano a profonde riforme strutturali ed è evidente che nel breve termine
servono scelte impopolari. Ma gode di ampie maggioranze e quindi può
farlo". 01/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia spuntano gli
emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano La cordata del Cavaliere acquista
un tocco esotico Intanto la società chiede alla Sea il risarcimento di un
miliardo Su Alitalia sembra esserci qualche schiarita
sul fronte della cordata italiana o dei partner interessati tout court ad
acquistarla. Ma
ieri è stata anche la giornata di una controrichiesta della compagnia di
bandiera di risarcimento danni contro Sea. La società che gestisce gli
aeroporti di Linate e Malpensa aveva chiesto notoriamente 1,2 miliardi di euro
di risarcimento per il piano dell'ex presidente Maurizio Prato che dal mese
scorso si era fortemente disimpegnato dall'aeroporto varesino. Ma ieri Alitalia ha chiesto un risarcimento "per vari titoli e
per importi non lontani" dalle pretese della Sea per le perdite derivanti
da "inadempienze" della società agli "obblighi di sviluppo
dell'aeroporto di Malpensa" e ai "gravi danni reputazionali".
Nel pomeriggio, le agenzie hanno poi battuto la notizia dell'interessamento
alla compagnia di bandiera di un fondo di investimento brasiliano, Multi-Long
Corporation, specializzato in ristrutturazioni di aziende in difficoltà.
L'amministratore delegato del fondo, Michael Breslow, ha fatto sapere ieri di
essere disponibile a mettere sul tavolo un miliardo di euro per rilevare la
quota detenuta dal Tesoro di Alitalia e di aver già comunicato
il suo interessamento al governo e all'Unione europea. A quanto si apprende, il
presidente del Consiglio in pectore, Berlusconi, avrebbe inoltre già messo
insieme una cordata orientata ad investire circa un miliardo e mezzo di euro
per l'acquisto di Alitalia. Tra i più interessati alla
tormentata vicenda della compagnia guidata da Aristide Police, ci sarebbero gli
Emirati Arabi. E il partner industriale sarebbe la tedesca Lufthansa. Nella
cordata raccontata dal Cav, non sembrerebbe esserci però, almeno per il
momento, Intesa San Paolo. Giovanni Bazoli, presidente dell'istituto di
credito, ha precisato ieri che l'intervento del gruppo nel salvataggio di Alitalia si potrebbe verificare soltanto "alle
condizioni che si sono verificate per gli interventi in altre importanti
aziende da risanare". Cioè, "un piano industriale assolutamente
rigoroso che assicuri grandi probabilità di ripresa dell'azienda". Bazoli
ha aggiunto che "ci vantiamo di aver effettuato con rigore esami di piani
industriali che hanno consentito interventi che si sono rivelati salutari per
altre aziende, alcune di grande nome e altre che non si conoscono". Solo a
queste condizioni, ha concluso Bazoli, rinviando all'amministratore delegato
Corrado Passera per altri commenti sull'argomento, "potranno essere prese
in considerazione ipotesi di un nostro intervento in Alitalia".
Intanto, la compagnia di bandiera ha ufficializzato la situazione dei conti a
fine marzo. La liquidità è rimasta invariata rispetto a febbraio cioè a 180
milioni di euro. E l'indebitamento netto del gruppo è pari a 1,353 miliardi di
euro, in calo di 15 milioni di euro (-1,1%) rispetto al 29 febbraio, quando
ammontava a 1,368 miliardi. 01/05/2008.
( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 02 Mag
2008 Edizione 84 del 01-05-2008 Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento I dipendenti potrebbero scioperare
pur di mettersi in tasca buona parte del prestito-ponte di Francesco Blasilli
Cordata o non cordata, Berlusconi deve risolvere la questione Alitalia. I suoi fedelissimi parlano di
un dossier zeppo di nomi interessati alla decrepita compagnia di bandiera,
ma nella sostanza non sarebbero poi tanti quelli che non hanno detto di
"no" a priori (tra questi Intesa San Paolo), fermo restando che
l'ipotesi Ferrovie dello Stato appare come una provocazione e niente più. Nel
mentre, però, il Cavaliere è impegnato a pagare dazio ai sindacati che hanno
sostanzialmente bloccato la cessione ad Air France; per fare questo deve
convincere l'Unione Europea (che ha ribadito proprio ieri di essere molto
dubbiosa) della legalità del prestito ponte di 300 milioni di euro, concesso
dal governo Prodi. In questo momento Berlusconi è necessariamente impegnato su
due tavoli: trovare un nuovo proprietario per Alitalia
e al tempo stesso non scontentare i sindacati. Compito praticamente quasi
impossibile, visto che chiunque prenda il comando della compagnia di bandiera
dovrà operare dei tagli. Al momento, grazie al prestito ponte che lascia tutto
come sta, godono i lavoratori. Ed infatti si parla di festosi brindisi dalle
parti della Magliana. Solo che dall'aeroporto di Fiumicino, dove si trova la
sede di Alitalia e dove lavorano la maggior parte dei
dipendenti che rappresentano il pomo della discordia, arrivano voci poco
rassicuranti per Berlusconi e il nostro paese. I vertici sindacali dell'azienda
avrebbero in mente di far avere ai lavoratori un nuovo aumento di stipendio.
Ossia vorrebbero che buona parte del denaro arrivato dal prestito ponte finisse
direttamente nelle loro tasche, senza passare per le squinternate casse di Alitalia. Una richiesta francamente assurda per un'azienda
che assomiglia ad un morto che cammina: è come se un uomo che sta morendo
dissanguato decidesse di rifarsi il naso invece di una trasfusione. Ma questo è
quanto. E i dipendenti di Alitalia avrebbero in mente
anche di fare uno sciopero per raggiungere il loro obiettivo. E' chiaro ed
evidente che di aumento non se ne parla proprio ed una situazione del genere
metterebbe in ulteriore difficoltà Berlusconi, anche se lo sciopero potrebbe
anche diventare un boomerang per i sindacati che cadrebbero in totale disgrazia
davanti all'opinione pubblica. A quel punto si potrebbero attuare i tagli di
personale che eventuali acquirenti richiedono a furor di popolo oppure il
Cavaliere potrebbe decidere (come suggerisce da anni la Lega) di far fallire la
compagnia di bandiera. Fanta-economia, forse, anche perché stando ai bookmakers
internazionali la cordata italiana di Berlusconi esiste: la compagnia
Agipronews quota Alitalia ancora tricolore ad appena
1.85, mentre Air France e Aeroflot sono distanziate, rispettivamente a 2.50 e
3.00.
( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')
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Oggi è Ven, 02 Mag
2008 Edizione 84 del 01-05-2008 Né la crisi mondiale né la
questione Alitalia Nulla
può spaventare Banca Intesa di Emilia Rettura Sembra che niente riesca a
spaventare Intesa San Paolo. Né una ristrutturazione che, nello scorso anno, ha
portato il gruppo a diventare uno dei più importanti d'Europa. Né il tracollo
finanziario statunitense che ha coinvolto qualunque istituto, al di qua
o al di là dell'oceano, più o meno collegato ai mutui subprime. Né una sfida così
ostica quale il rilancio di Alitalia. Più che
soddisfacente il bilancio 2007 presentato ieri agli azionisti: 7,250 miliardi
di euro l'utile netto, 0,38 euro di dividendo per azione ordinaria, 0,39 per le
azioni risparmio. "Il lavoro intrapreso- ha detto Giovanni Bazoli,
presidente del consiglio di sorveglianza- ha dato risultati positivi conseguiti
in un contesto particolarmente difficile sia per il rallentamento del ciclo
economico e la crisi dei mercati finanziari sia per il processo di integrazione".
Inoltre, sono stati ampiamente confermati gli obiettivi del gruppo per i
prossimi due anni tanto che Corrado Passera arriva anche a ipotizzare, per il
2010, una distribuzione straordinaria di dividendi se "avremo un di più
rispetto a quello che ci aspettiamo". Segreto del successo, nonostante una
crisi "seria e profonda", è un modo di concepire la finanza più
legato al passato che a un'innovazione sregolata. "La nostra banca- ha
spiegato Passera- sta riuscendo a passare attraverso questa crisi meglio di altre
istituzioni per le scelte fatte che confermiamo: focalizzazione, presenza solo
in alcuni Paesi e forte robustezza del bilancio". Estrema attenzione alla
solidità patrimoniale, quindi, e profondo legame con il territorio e la
clientela. Una ricerca continua che nell'acquisizione di Carifirenze ha trovato
un ulteriore elemento di collegamento con la realtà locale, specie quella
dell'Italia centrale. A dirlo è il secondo rappresentante della governance di
Intesa San Paolo, Enrico Salza, presidente del consiglio di Gestione:
"Stiamo privilegiando quelle opzioni che ci consentono di operare in
alcuni mercati potendo esprimere analoghe caratteristiche di presenza, di
radicamento territoriale, di propensione a fare sistema". La divisione in
due blocchi della dirigenza, poi, sembra essere stata la formula giusta per
guidare il gruppo, in linea con i principi dettati dalla Banca d'Italia in tema
di trasparenza e stabilità. "La governance dualistica ?secondo Bazoli-
permette di affidare la gestione a un organo snello come il consiglio di
gestione, ma affiancato da un Consiglio di sorveglianza più numeroso che può
avvalersi di diverse personalità". Tra i nodi principali che il gruppo
deve sciogliere resta quello di Alitalia. Sulla
partecipazione di Intesa San Paolo a una cordata di banche e imprenditori che
possa salvare la compagnia di bandiera, Corrado Passera è chiaro: "Non
siamo impegnati in nessuna trattativa specifica". Ma questo non significa
che l'istituto voglia rinunciare a un intervento che aveva già cercato di
realizzare lo scorso autunno insieme all'Air One di Carlo Toto: "Nel corso
del 2007 - ha continuato Passera - ci siamo impegnati, dando il nostro
contributo ad un piano di rilancio presentato in sede di gara. Non siamo stati
accolti nell'ultima fase della trattative. Siamo usciti fin da dicembre e non
abbiamo avuto più nulla a che fare con il progetto". Ma se un nuovo
disegno si concretizzasse, Intesa San Paolo risponderà all'appello, perché è
nelle corde del gruppo sostenere il tessuto economico italiano: "In questi
5 anni, abbiamo affrontato insieme ad imprenditori e dirigenti, parecchie
situazioni molto difficili. Anche questo per noi è fare banca. Forse siamo
stati fortunati, ma tutti i casi finora sono andati bene". "No so se
sia più possibile affrontare il caso Alitalia-
conclude Passera- ma non darei per scontato che l'Italia non possa esprimere
una compagnia". In ogni caso, il presidente Bazoli chiede condizioni
chiare: "un piano industriale assolutamente rigoroso che assicuri grandi
probabilità di ripresa dell'azienda".
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Genova Senza
fiducia futuro a rischio Poiché l'Italia è in crisi, mi chiedo quali siano le
ricadute della crisi sulla nostra città: purtroppo sono numerose, c'è solo
l'imbarazzo della scelta. Qualche esempio? Vediamo il problema delle
infrastrutture: l'Italia è in gravissimo ritardo sul resto dell'Europa, ed è in
ritardo anche Genova. La sindrome è la stessa: si espongono progetti, si
comincia a discuterli, subito sorgono le opposizioni e i pareri contrari, così
si dibatte per mesi e anni, e non si fa nulla. Quel che manca a Genova, come in
Italia, è la ferma intenzione di agire. Secondo esempio: i sindacati. E'
opinione diffusa, anche a sinistra dello schieramento politico, che
l'arretratezza delle organizzazioni sindacali sia un freno allo sviluppo
economico e sociale: le vicissitudini dell'Alitalia in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, lo
dimostrano ampiamente. Una compagnia aerea che aveva le stesse possibilità di
sviluppo delle sue concorrenti è in ginocchio, perché ha organici in
soprannumero, e regolamenti fuori mercato: un compratore, se compratore ci
sarà, per prima cosa dovrà smantellare il castello dei privilegi. Ma
anche a Genova abbiamo registrato vertenze che mettono in evidenza il ritardo
delle organizzazioni sindacali. Un audace progetto, con la firma di Renzo
Piano, consentirebbe a Genova di fare, se mi si consente l'espressione, un
salto di qualità. Lo si è tanto lodato, nessuno muove un dito per attuarlo.
Forse questa è la vera crisi della città, simile a quella del paese: la mancanza
di fiducia nell'avvenire.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 105 del
2008-05-03 pagina 38 Per Alitalia difficoltà (forse)
insormontabili di Paolo Granzotto Caro Granzotto, siamo in Francia, anno 1852:
Carlo Luigi Napoleone diventa imperatore, è Napoleone III. Canti, musiche,
Marsigliese a tutta gola, giubilo popolare, speranze rosee, stabilità sociale e
progresso, soprattutto quello tecnico, promettono un futuro luminoso. Si sta
sviluppando la rete ferroviaria francese e tre plutocrati ebrei sono
privilegiati negli appalti; sono J.Rothschild in gara con J.E.Pereire, di
origine portoghese e socio d'affari di A.Gould, ministro delle Finanze di
Napoleone III. Contro il ricchissimo Rothschild, Pereire contrattacca con
un'idea che, tramite il socio Gould, viene approvata dall'imperatore. Il testo
è di tono patriottico, salvaguarda i beni pubblici, come le ferrovie, dalla
voracità dei privati (i Rothschild). Istituito così il "Crédit
Mobilier", si parte con 122mila azioni a 500 franchi l'una. I francesi
comprano in massa; dopo una settimana le azioni salgono a 1.600 franchi l'una.
È dunque nato il più ricco istituto nazionale francese e lo dirige Pereire.
Ora, con le opportune modifiche ed un'onesta gestione, delegata al Comune di
Milano, non si potrebbe fare altrettanto per salvare Alitalia: rimetterla in voto regalmente,
auspice il popolo italiano finalmente alzabandiera? Sarebbe bello, caro
Missadin. Purtroppo l'Alitalia è quella che è, piena di debiti e di personale in esubero,
troppo corpulenta per restare una compagnia regionale e troppo mingherlina per
reggere alla concorrenza delle grandi sulle rotte intercontinentali.
Inoltre, fra i tanti, ha anche un problema che nessuna cordata o azionariato
popolare è in grado di risolvere: la flotta è vecchia, i suoi aerei consumano
fino al doppio del carburante degli esemplari più recenti. Con quel che costa
oggi il petrolio quasi quasi conviene tenerli a terra. Il guaio, poi, è che
anche disponendo di ingenti capitali non è possibile rinnovarla perché Boeing e
Airbus hanno il portafoglio ordini completo fino al 2015. Sta di fatto che
anche una "onesta gestione" - e già qui ti voglio - non le
consentirebbe di sopravvivere se non alleandosi o facendosi comprare da una
grossa compagnia che abbia, oltretutto, un considerevole numero di opzioni
d'acquisto di aeromobili di ultima generazione (opzioni che Alitalia
dissennatamente non ha). E con questi chiari di luna lei crede che sarebbero
molti i piccoli risparmiatori pronti ad investirci i propri risparmi? E poi,
guardi, mi par proprio che il Crédit Mobilier non nacque per fare da collettore
dell'azionariato popolare rivolto allo sviluppo della rete ferroviaria
francese. Ma come società di investimenti per la promozione di imprese
industriali. Industriali e non, perché fu anche una delle tre o quattro banche
che, ritenendo il Piemonte impegnato nell'azione unitaria un buon affare, vi
investirono i loro capitali. Non saprei dirle con quali risultati perché come
certo saprà il Crédit fallì nel 1867 un po' per via di certe operazioni
sbagliate, molto perché era troppo piccolo per poter tener testa - ecco che ci
risiamo - alla merchantbank dei Rotschildt sui principali mercati finanziari.
Per tornare a noi, le azioni della "Chemin de fer" andarono a ruba,
certo. Ma un conto è investire i propri risparmi in una nuova iniziativa (la
ferrovia era nata in Francia solo venticinque anni prima) di sicuro successo e
di prevedibili sviluppi. Un conto è il salvataggio di una azienda decotta come
l'Alitalia, da tempo sull'orlo del fallimento e tenuta
in ostaggio dai sindacati. E, ancora, un conto è la Belle époque, un altro
l'Euro époque. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Exploit di
Unicredit, forte Stm MILANO - Chiusura positiva per Piazza Affari, in una
seduta intrappolata tra due festività ma con volumi di rilievo, pari a oltre 6
miliardi di euro. L'indice Mibtel guadagna l'1,6%, l'S&P/Mib l'1,7%. Gli acquisti
riguardano diversi settori, come auto, banche e industriali. In luce Fiat +3,7%
dopo i buoni dati sulle immatricolazioni, ma anche Pirelli e Piaggio le stanno
dietro. Realizzi invece su Pininfarina, comprata alla vigilia. Bene anche
Parmalat +1,77%, dopo la notizia che ha chiuso la class action negli Usa senza
spendere molto. Tra i titoli migliori Alitalia (+9,5%), trascinata dalla
richiesta danni alla Sea, che l'avrebbe danneggiata nella trattativa con Air
France. Grandi volumi anche ai blocchi per Unicredit, +3,3% favorito dal
giudizio positivo di Dresdner Kleinwort. Denaro abbondante su Telecom, Stm e
Tiscali, meno in evidenza Fastweb. Irregolari i titoli dell'energia, con
Eni, Enel e Srg in rialzo tra l'1% e il 2%, mentre Saipem, Erg e A2a sono cedenti.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 105 del 2008-05-03 pagina 23 Alitalia prende quota (più 9,5%) di Redazione Piazza Affari brillante:
più 1,6% il Mibtel Partita bene assieme al resto d'Europa, la seduta di Piazza
Affari ha mantenuto il tono positivo grazie alla buona apertura di Wall Street
(favorita dai dati macro); il Vecchio Continente, Milano inclusa, ha
chiuso tuttavia sotto i massimi perchè oltreoceano il Nasdaq ha poi invertito
la marcia. Il Mibtel ha chiuso a più 1,6% e l'S&P Mib a più 1,69%. In
Europa, migliore Londra con più 2%, peggiore Amsterdam con più 1,1%. Scambi a
Milano stabili per 6,2 miliardi di controvalore. In denaro tutto il listino con
in testa i settori sensibili al dollaro, che rimonta nei confronti dell'euro.
Ottima performance di Luxottica (più 4,77%), tallonata da Bulgari (più 4,55%).
Oltre il 4% anche Stm. Bene Fiat (più 3,84%) prima dei dati sulle
immatricolazioni ad aprile e grazie all'upgrade di S&P. Miglior bancario
Unicredit (più 3,31%) che recupera quota 5 euro piazzandosi in testa al listino
per controvalore scambiato, mentre Dresdner ne suggerisce l'acquisto in vista
dei risultati trimestrali. Rialzi tra il 3 e il 3,5% accomunano Pirelli,
Autogrill, Mediolanum e Tenaris. In controtendenza nel paniere guida solo Seat
Pg (meno 1,29%), Saipem (meno 1,42%), Finmeccanica (meno 0,94%) e A2A (meno
0,63%). Secondo rimbalzo per Telecom Italia (più 2,37%) che supera Tiscali (più
1,33%). Si distinguono inoltre Lottomatica (più 1,92%) e Parmalat (più 1,80%)
la prima prossima alla gara per le scommesse in Turchia, la seconda dopo la
transazione raggiunta per la class action di New York. Sospesa invece al
ribasso Aicon (19,68%) arrivata a cedere fino al 34,8% dopo la semestrale in
rosso e la revisione del piano industriale. Vola Alitalia
(più 9,49%) dopo la contromossa per danni verso la Sea. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-03 num: - pag: 9 categoria:
BREVI 221 94 30 I posti sul Boeing 767-300 Milano-New York, di cui 30 di
business class di nuova generazione studiati per dare più comfort, flessibilità e privacy I milioni di passeggeri trasportati ogni
anno dall'American Airlines, che serve 157 città e con una storia di oltre 80
anni è la prima compagnia al mondo I milioni di euro persi da Sea a causa del
divorzio da Alitalia e del
taglio di 886 movimenti dall'hub varesino, 510 dei quali però già recuperati.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 autore: di PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il caso Alitalia Il ritorno di American Airlines
Bonomi: Malpensa è appetibile Gli Usa tornano a decollare a Malpensa. American
Airlines, la prima compagnia aerea del mondo per numero di passeggeri
trasportati (94 milioni all'anno) ha inaugurato il volo dallo scalo varesino a
New York JFK. Una tratta coperta da un Boeing con 221 posti di cui 30 di
business class di nuova generazione studiati per dare più comfort, flessibilità
e privacy. "è un fatto - ha detto il presidente della Sea Giuseppe Bonomi
( nella foto) - che sottolinea ancora una volta l'importanza di Malpensa".
A PAGINA 9.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma Una città
chiusa su di sé Sandro Medici Come paventato alla vigilia, la sconfitta alle comunali
romane ci restituisce con spietata nitidezza tutta la nostra inattendibilità
politica. Consola, ma non risolve, recriminare sulle cause incidentali. Che
siano l'ostilità per Rutelli o il repentino scivolamento dei potenti, la
diserzione dell'elettorato, la slealtà ingannatrice delle sacrestie, l'impeto
liberatorio del voto popolare o la caduta della cultura antifascista. Quel che
ancora sfugge o che difficilmente si compone in analisi è il perché tutte
queste concause abbiano agito in relazione tra loro, esaltandosi a vicenda,
moltiplicando il trascinamento a destra, fino all'amaro esito. Nello
stordimento che attanaglia il centrosinistra romano sembra nessuno voglia
ragionarci. Eppure sarebbe necessario discutere di errori e responsabilità:
quanto meno per capire cos'è successo, come mai sia stato possibile che un
modello in apparenza solidissimo sia franato tanto rovinosamente. Le ragioni
sono tutte interne allo stato dei partiti, impossibilitati a spingere la
riflessione: le conseguenze potrebbero essere troppo laceranti e dunque la
tendenza è di rinviare all'imminente stagione dei congressi. Non è un
indicatore positivo sullo stato di salute delle forze politiche; se non ci si
dice la verità in momenti come questi, appare difficile ritrovare in seguito le
motivazioni per ricominciare. Se s'intende ricominciare. Per fortuna ci vengono
in soccorso i vincitori, che, loro sì, si mostrano sfrontati e spavaldi. Nelle
prime cose che vanno dicendo comincia a affiorare quella verità che dalle
nostre parti si preferisce non cogliere. Il nuovo sindaco lancia alcune prime
indicazioni su come governerà la città. Innanzitutto, interventi militari per
allontanare l'indesiderato, compresa la teca di Mayer: zingari e arte fuori
dalla città, in periferia: ciò che imbruttisce è giusto che imbruttisca il già
brutto. Poi, ridimensionamento delle suggestioni culturali: notte bianca sì, ma
d'inverno, festa del cinema sì, ma solo nazionale. Eccola qui, allusiva quanto
basta per comprenderla nel fondo, la nuova impronta di governo per la capitale.
Si torna indietro, Roma è stata retrocessa, ridiventa piccola piccola. La si
racchiude in un asfittico recinto di autosufficienza nel quale stabilire cos'è
buono e cos'è cattivo, corrispondendo pienamente alla pretesa di regolazione
politica di forme e contenuti, come se il Novecento fosse transitato invano e
non avesse reso relativo ogni linguaggio e ogni estetica. Una vendetta contro
la città veltroniana, che si voleva proiettata nel firmamento internazionale,
prestigiosa e competitiva. Ma non solo e non tanto. C'è di più. C'è il
tentativo di corrispondere a quanto gli elettori, forma matura del senso
comune, hanno più o meno consapevolmente mandato a dire. Dietro le paranoie
sulla sicurezza, dietro le proteste per la trascuratezza delle periferie,
dietro la rivolta contro i padroni del centrosinistra, c'è un inquietante
desiderio: che Roma torni com'era vent'anni fa. Esattamente come strillava
disperata una signora ai funerali di Vanessa Russo, la ragazza uccisa un anno
fa da una sua coetanea romena nei corridoi della metropolitana. Il cambiamento
fa paura perché il futuro fa paura. Un futuro globalizzato che modifica la
stratificazione sociale indigena, rendendola sempre più meticcia, e che rischia
di trasformarci tutti in una grande Orchestra di Piazza Vittorio. Una
prospettiva ritenuta insopportabile, com'è insopportabile l'odore delle
pietanze orientali o africane che si respira negli androni dei palazzi. Noi
siamo per i bucatini non per il cus cus. E il centrosinistra, proprio quei
bucatini ha messo in discussione. Con le sue aperture alla città cosmopolita,
con quell'irritante e sbandierata consapevolezza che ormai il nostro mondo o è
contaminato da lingue e colori o non è. Con la sua offerta culturale che
richiamava milioni di turisti e rendeva dunque Roma una città accattivante per
tutti, per troppi. Con la sua smania di ospitare architetture che dialogassero
con i tessuti urbani storici, che invece guai a chi li tocca. Ecco cos'è
successo: è stato rifiutato un modello che ambiva a insediare Roma nella
contemporaneità, poiché quest'ultima appare inaccettabile. Che poi questo
tentativo sia stato gestito con improvvisazione a volte anche goffa o con
supponenza e disinvoltura, che tale processo abbia poi scompensato altre
politiche più strutturali o impedito cure e manutenzioni, non cambia il senso
di un generalizzato rigetto sociale. Semmai lo amplifica. Le periferie erano
escluse dai processi innovativi, ne subivano solo gli effetti collaterali, e
dunque li hanno percepiti come la principale ragione di quell'immigrazione che
cresceva tanto quanto cresceva Roma come luogo di offerta economica. E a tutto
ciò hanno risposto difendendosi, individuando nella destra il soggetto che
avrebbe potuto eliminare queste odiose presenze e di fatto fermare la
trasformazione sociale della città. Ci sono analogie con il voto del nord.
Anche lì la Lega ha raccolto consensi predicando la difesa dei valori locali
contro imprecisate insidie straniere. Anche lì e da più tempo è diffusa la
paura del nuovo, di quel cambiamento che è il senso stesso, piaccia o meno, di
come sta ruotando il mondo e che illusoriamente si vorrebbe interrompere.
Quella che vota a destra è insomma la società dell'incertezza di Bauman.
Impaurita da quel che ci riserva uno sviluppo economico e sociale del tutto
fuori controllo, incapace di gestirlo, se non per volgari interessi di
sfruttamento, come succede con i muratori romeni, e incline a respingerlo
perché in fondo si ritiene sia meglio stare come stare. E quindi l'Alitalia teniamocela in casa, magari
ricominciamo a nazionalizzare qualche segmento produttivo, alziamo muri
protezionistici, non sanzioniamo il surplus delle quote del latte, lasciamo il
numero chiuso per i tassisti romani. Del resto, non sono stati proprio questi
ultimi a esultare ai primi dati della vittoria di Alemanno su Rutelli?
Si tornerà a una Roma provinciale, chiusa nelle sue modeste sicurezze, peraltro
vane. Una città intristita e arcigna, dove si privilegeranno le dentiere o i
pannoloni agli anziani piuttosto che la produzione culturale. Una città in cui
torneranno a imperversare le varianti urbanistiche e l'abusivismo. Una città
militarizzata, e non necessariamente con gente in divisa.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-03 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Trasporti Il jumbo che collegherà le due città può trasportare 221
passeggeri, 30 dei quali in business class Gli americani tornano a Malpensa
Riaperta la rotta Milano-New York. E anche Iberia aumenta i voli Bonomi (Sea):
"Il ritorno dell'American Airlines ci premia come bacino di riferimento e
per la posizione geografica" American Airlines torna a decollare da
Malpensa. Uno dei big Usa, la prima compagnia aerea del mondo per numero di
passeggeri trasportati (94 milioni all'anno), ha inaugurato ieri il volo Milano
Malpensa- New York JFK. Collegamento diretto con Boeing 767-300, 221 posti di
cui 30 di business class di nuova generazione studiati per dare più comfort,
flessibilità e privacy. Dopo l'annuncio di inizio settimana che anche
Lufthansa, dal 2009, farà base nello scalo varesino, l'arrivo della compagnia
statunitense è una boccata d'ossigeno per Sea, la società che gestisce gli
scali milanesi, messa a dura prova dalle vicende Alitalia.
Non ultimo l'affondo della compagnia di bandiera, i cui vertici hanno risposto
alla causa risarcimento danni da 1,25 miliardi di euro intentata da Sea - per
il taglio di 886 voli costati finora 30 milioni di euro - con un controricorso
"per inadempienze sugli obblighi di sviluppo dell'hub ". Intanto,
Oneworld - l'alleanza che riunisce le dieci compagnie aeree più importanti al
mondo - ha annunciato che in aprile anche la spagnola Iberia ha incrementato la
sua presenza a Malpensa, facendo salire a sei i voli giornalieri per Madrid.
L'apertura della rotta Milano- New York era stata anticipata la scorsa estate,
in piena crisi Alitalia dalla compagnia statunitense
che ha oltre 80 anni di vita, serve 157 città con una flotta di 672 aeromobili
e nel '91, per una decina d'anni, aveva attivato il volo diretto
Malpensa-Chicago. "Il ritorno dell'American Airlines sottolinea
l'importanza di Malpensa, per posizione geografica e bacino di
riferimento", ha detto il presidente Sea, Giuseppe Bonomi. "Ma l'hub
della brughiera ha anche un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ad altri
concorrenti europei - ha aggiunto -: le performance ottenute in termini di
qualità dei servizi offerti ai passeggeri". Al taglio del nastro, ieri, c'era Craig Kreeger, Alitalia L'assessore regionale Cattaneo: "Alitalia dovrebbe fare causa a se stessa" Senior Vice President
International, che ha spiegato le ragioni del lancio della nuova rotta:
"La forte domanda sia per i viaggi d'affari sia per i viaggi di piacere in
entrambe le direzioni. Milano è uno dei centri d'affari maggiori per la
finanza, la moda, l'industria". Ma la festa è stata anche occasione per
riattizzare la polemica con la compagnia di bandiera. "Alitalia
dovrebbe fare causa a se stessa - ha chiarito Raffaele Cattaneo, assessore ai
Trasporti della Regione -. Mi auguro che qualcuno dei soci valuti un'azione di
responsabilità nei confronti dei dirigenti. Lo dico - ha aggiunto Cattaneo -
anche in vista della decisione che verrà presa nei prossimi giorni sugli slot
invernali. Se il cda di Alitalia dovesse decidere di
rinunciare anche a questi, significherà che non ha a cuore le sorti della
compagnia ma ha solo un progetto astratto e romanocentrico ". Concorda
l'assessore all'Urbanistica e al Territorio, Davide Boni: "Grazie ad Alitalia, che continua a produrre danni, 900 persone sono in
cassa integrazione a Malpensa. Se il governo andrà a trattare accordi
bilaterali sulle rotte, gli intercontinentali verranno liberati. Occorrerà
tempo per armare la nuova base, 7-8 mesi per ripartire del tutto. Ma il
capitale è Malpensa. Non Alitalia". Paola D'Amico
pdamico@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni Il dialogo con Confindustria e sindacati Luca, Emma e
il Cavaliere "concertativo" Bonanni ai suoi: vuole l'accordo con le
parti sociali. Tutte, anche la Cgil SEGUE DALLA PRIMA Il gesto del Cavaliere
verso Luca di Montezemolo, l'accoglienza alla nuova Confindustria, i ripetuti
colloqui riservati con i leader sindacali, testimoniano - per usare le parole
del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - che "Berlusconi vuol fare le
larghe intese... con le parti sociali ". Il ruolo di "ambasciatore
del made in Italy nel mondo" che dovrebbe svolgere l'ex presidente degli
industriali, non è solo "il segno di una linea aperta e modernizzatrice
" del futuro premier, come dice il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.
C'è anche un approccio discreto ai problemi e alle persone. Garantisce infatti
a Montezemolo di tenersi a distanza dalle vicende strettamente politiche, gli
permette di portare avanti il progetto di un think tank alla cui nascita
collaborano da tempo politologi e professori universitari, e intanto gli
consente di indossare - senza schierarsi - le vesti di "civil
servant", cosa alla quale tiene ancor di più dopo aver letto sul Financial
Times del "modello Ferrari per l'Italia". Il Berlusconi del '94, e
anche quello del 2001, diceva "dentro o fuori", come a voler celare
la propria vulnerabilità. Il Berlusconi del 2008 - sebbene abbia rovesciato i
rapporti di forza - accoglie Emma Marcegaglia dicendole "collaboreremo,
perché il Paese ha bisogno di un clima diverso e di una stagione nuova". E
qualche sera dopo riceve in gran segreto Bonanni e Luigi Angeletti chiedendo
loro aiuto: "Aiutatemi, così ci aiuteremo. Sono preoccupato per la nostra
economia, dobbiamo rilanciarla. In questo modo aiuteremo i lavoratori ".
Il Cavaliere rivoluzionario del passato avrebbe scelto il ministro del Welfare
come fa chi è pronto a entrare in guerra. Il Cavaliere concertativo di oggi si
mostra invece disponibile ad ascoltare i suggerimenti di sindacati e
Confindustria, favorevoli alla scelta di Maurizio Sacconi per il dicastero del
Lavoro, scorporato se del caso da quello per la Salute, dove An vorrebbe un suo
rappresentante. Forse ha ragione il segretario della Uil, quando - ricercando le
ragioni della svolta - sostiene che "rispetto al '94 e al 2001, sindacati
e poteri forti avevano messo nel conto la vittoria di Berlusconi. In più
avevano iniziato a conoscerlo. Ora peraltro non ci sono questioni su cui si
possa aprire uno scontro duro, com'è accaduto per la riforma della pensioni.
Eppoi c'è un approccio maturo ai problemi da parte del leader di centrodestra.
Per questo non ci sarà una stagione di conflitto". Sembra incredibile
questa triangolazione che prende corpo, e che coinvolge Confindustria e una
parte del sindacato in un gioco di sponda con il Cavaliere. Ma ce n'è la prova.
Alla vigilia del colloquio tra la Marcegaglia e il futuro premier, Bonanni andò
a trovare la neo presidente degli industriali. Entrambi convennero su un punto:
bisognava spingere perché il governo - appena entrato in carica - adottasse
subito misure a favore della produttività. "Così si partirebbe con il
piede giusto". Il giorno dopo la Marcegaglia chiese a Berlusconi di
presentarsi all'Assemblea di Confindustria del 22 maggio con "un
regalo": il provvedimento già approvato sulla detassazione degli
straordinari e sugli aumenti contrattuali di secondo livello. Il Cavaliere ci
proverà, conta su Giulio Tremonti per far bella figura. L'ha ripetuto davanti
al suo futuro ministro dell'Economia e a Gianni Letta l'altra sera,
discutendone con Bonanni e Angeletti. "E quando Berlusconi sostiene che
sul tema bisogna agire - ha commentato il leader della Cisl con i suoi -
significa che vuol far l'accordo con gli industriali e tutte le organizzazioni
del lavoro. Cgil compresa". "Aiutatemi, così ci aiuteremo", ha
detto il premier in pectore. Quella frase valeva anche per
la vertenza Alitalia. I
sindacati si sono mostrati disponibili, aspettano di sapere se Berlusconi
riuscirà a trovare il partner internazionale per "Az", poi
collaboreranno con lui, e lo consiglieranno, quando si dovrà discutere di
esuberi. Concertazione, sinonimo di rivoluzione. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-05-03 num: -
pag: 32 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Corrono
gli indici, Alitalia in forte
rialzo Ottimismo ieri su tutti i mercati azionari, dopo il balzo di giovedì a
Wall Street. A Piazza Affari l'S&P-Mib ha messo a segno un rialzo
dell'1,17% e il Mibtel è cresciuto dell'1,60%. Sempre sostenuti gli scambi (per
un controvalore di 6,2 miliardi di euro) nonostante la giornata di ponte.
La mini-ripresa del dollaro rispetto all'euro ha favorito i titoli del lusso e
in genere del made in Italy, che hanno realizzato i maggiori rialzi fra i
valori dell'S&P-Mib. Bulgari, per esempio, ha registrato un progresso del
4,58%, seguita da Luxottica (+4,44%). Oltre i quattro punti percentuali anche
il guadagno di StMicroelectronics (+4,03%), mentre numerosi titoli sono cresciuti
oltre il 3%. A cominciare da Fiat, che è arrivata a sfiorare quota 15 euro
(+3,72% rispetto alla vigilia) grazie agli ottimi risultati di aprile sul
mercato dell'auto e ai giudizi positivi sul titolo da parte di S&P e Fitch.
Legate al rimbalzo della moneta Usa, invece, le buone performance di Autogrill
(+3,69%) e di Tenaris (+3,47%); quest'ultimo titolo non ha subìto alcun impatto
dalla notizia della nazionalizzazione della Sidor, la consociata venezuelana di
Techint, che appartiene allo stesso gruppo. Consistente, inoltre, il rimbalzo
di Unicredito (+3,30%), mentre Pirelli e Mediolanum hanno confermato il trend
rialzista chiudendo rispettivamente a +3,50% e +3,38%. Fra i valori più
capitalizzati sono soltanto quattro i segni negativi. Fra questi, due superano
il punto percentuale: si tratta di Saipem (-1,28%) e Seat Pagine Gialle
(-1,21%). Fuori dall'S&P-Mib, infine, gran balzo di Isagro (+15,95%),
mentre è proseguito il recupero di Alitalia (+9,49%). Made
in Italy Il mini-recupero del dollaro ha favorito i titoli del lusso. Bulgari
(+4,58%) maglia rosa.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 41 autore:
di SERGIO LUZZATTO categoria: REDAZIONALE IL DIRIGISMO SU
ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE "Un piano per l'industria che darà
pochi frutti": era questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere
della Sera giusto trent'anni fa, il 10 aprile 1978. Dove severamente si
criticava la "nuova legge 675" sulla politica industriale, che
conteneva "tutti gli inconvenienti del dirigismo". Nell'epoca
d'oro delle cosiddette partecipazioni statali, l'editoriale deplorava che
l'Italia perseverasse in un protezionismo contrario alla logica sovrana del
libero mercato. Oggi - nel momento in cui il nuovo governo Berlusconi promette
un piano "nazionale " di salvataggio dell'Alitalia
- merita proprio di rispolverare quel lontano articolo del 1978. "Le
partecipazioni statali sono entrate in settori produttivi che poco hanno a che
vedere con i loro scopi istituzionali, rispondendo a logiche di massimizzazione
della dimensione aziendale ad esclusivo vantaggio delle retribuzioni o della
carriera dei manager, o a logiche di salvataggio più o meno clientelari".
"Tutto ciò è stato reso possibile dalla certezza del ripianamento dei
deficit di bilancio tramite l'inevitabile aumento dei fondi di dotazione e al
di fuori di qualsiasi vincolo di mercato". "Allora risulta evidente
la necessità che divengano operanti al più presto strumenti incisivi di
indirizzo e di controllo che riescano a vincolare l'azione delle partecipazioni
a scelte e comportamenti coerenti con il loro ruolo istituzionale, ma non
incoerenti con le più generali esigenze di efficienza e di vitalità del sistema
economico nel suo complesso". L'articolo del Corriere era firmato da una
stella nascente dell'imprenditoria milanese: Silvio Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-03 num: - pag: 37
categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Il "miglior perdente" Caro Romano,
una delle più vistose incongruenze della legge elettorale è rappresentata dalla
previsione, per la Camera dei Deputati, del meccanismo di ripescaggio che
favorisce le formazioni che, pur rimaste al di sotto del quorum, si sono
apparentate. Se appare comprensibile la volontà del legislatore di favorire lo
spirito di coalizione premiando con sbarramenti minori chi si allea, si
comprende molto meno la "ratio" di norme che negano "diritto di
tribuna" ai migliori perdenti non coalizzati, ma lo garantiscono ai
migliori perdenti coalizzati, anche se questi ultimi possono aver ottenuto
risultati più modesti degli esclusi. Nelle ultime elezioni il Movimento per
l'Autonomia, con l'1,1% conseguito presentando il proprio simbolo solo in
alcune regioni, ottiene 8 deputati, mentre formazioni e partiti di maggiore
consistenza elettorale, fermatisi al di sotto della soglia prevista per le
liste non collegate (Sinistra Arcobaleno e Destra Fiamma Tricolore di Storace)
restano a bocca asciutta, pur avendo raccolto consensi in ogni parte d'Italia.
Non sarebbe stato più equo se la legge avesse riservato, ad esempio, una quota
di 10 deputati da ripartire tra gli sconfitti non coalizzati che abbiano dato
prova di una certa rappresentatività? Antonio Frattasi, Napoli La clausola che
favorisce il miglior perdente è responsabile della frammentazione del
Parlamento nell'ultima legislatura e dell'impotenza del governo Prodi.
Piuttosto che estenderla occorrerebbe eliminarla. è ciò che si propone il
referendum abrogativo che si terrà nella primavera del 2009 se il Parlamento,
nel frattempo, non avrà approvato una nuova legge elettorale. LIBERAZIONE Chi
furono gli artefici Caro Romano, l'autore della lettera "Celebrazioni 25
aprile. I Paesi da ringraziare" esprime giusta indignazione per
un'ipocrisia che dura da 63 anni e fa osservare che la Resistenza non fu la
sola artefice della Liberazione, peraltro nemmeno la più incisiva; ma che da
sempre, il 25 aprile, "Festa della Liberazione", indica la Resistenza
come l'unica protagonista della sconfitta del nazifascismo, ignorando chi lo ha
veramente sconfitto. Che siano gli americani, i russi o gli inglesi, non è il
nocciolo del problema, come il lettore evidenzia con chiarezza: il vero
problema è ignorare sistematicamente i veri artefici della Liberazione. La sua
risposta mi ha profondamente deluso e la trovo colpevolmente elusiva. Duccio di
Taro Milano Non avrei risposto in quei termini se non avessi l'impressione che
la gratitudine verso gli americani, in alcune delle lettere ricevute in questi
giorni, nasconda il desiderio di sminuire l'importanza della Resistenza. Non mi
piace la retorica resistenziale. Ma non mi piace neppure il partito preso di
coloro che pur di svalutare la Resistenza preferiscono essere stati liberati
esclusivamente dallo straniero piuttosto che, almeno in parte, dai loro
connazionali. PROBLEMI DEL PAESE Risolti o spariti? Mi ritrovo molto felice:
pare che il nuovo governo non ancora insediato abbia già risolto il problema
della spazzatura di Napoli e da qualche giorno a Roma non ci sono più rumeni e
slavi. A guardare certe tv sembra proprio così... Daniele Palermo
sirdanielepalermo@ libero.it DI IERI E DI OGGI Gli industriali Per completare
il quadro delle "caste", vorrei ricordare le malefatte e i danni
provocati al nostro Paese da alcuni imprenditori privati che hanno distrutto
valide imprese, o depauperato il loro patrimonio, oppure pagato enormi e
ingiustificate prebende ai loro massimi dirigenti. Per non citare lo spreco di
risorse in sponsorizzazioni effimere come squadre sportive e giocatori, regate
veliche, show in tv ecc., mentre i loro illuminati predecessori ci lasciavano
ospedali, scuole e gallerie d'arte! Alberto Novello, Trieste PRESTITO ALITALIA Il rimborso a dicembre Ho fatto due conti elementari:
per restituire 300 milioni di euro entro dicembre Alitalia dovrebbe essere capace di guadagnare due milioni di euro al
giorno a partire da luglio. Il consiglio di amministrazione ci informa che la
compagnia perde circa 2 milioni al giorno: che può succedere di così clamoroso
affinché Alitalia da qui a
due mesi riesca a produrre in più 4 milioni netti al giorno? Nulla
ovviamente e i 300 milioni dei contribuenti, saranno persi! Beppe Bisotto
ing.beppe@1825.it IN AUSTRIA I casi di segregazione I due clamorosi casi
avvenuti in Austria di persone segregate per anni in angusti scantinati
conferma che viviamo in un mondo fin troppo rispettoso degli affari altrui. Per
questa e per altre ragioni sarebbe il caso di prendere in considerazione
l'introduzione di una forma periodica di censimento personale e inderogabile da
effettuarsi a cura degli enti locali che, senza risultare limitazione alle
libertà personali, permettesse di verificare quanto meno l'esistenza in vita e
le condizioni di ogni cittadino. Andrea Ballabio Cesano Maderno (Mi) BADANTI
STRANIERE Il boom di matrimoni A proposito di matrimoni tra giovani straniere e
italiani ormai anzianotti, mi sembra troppo facile affermare che le badanti
straniere sono colpevoli di circonvenzione di incapaci. La spiegazione del boom
di questi matrimoni credo sia molto diversa: le ragazze/signore hanno bisogno
di alloggio e di documenti, mentre gli italiani che le sposano hanno bisogno di
cure a domicilio gratis. Entrambi, quindi, hanno il loro buon tornaconto.
Antonella De Noco nocode1978@libero.it SAN GIOVANNI ROTONDO Guadagni discutibili
Da quando è stato esposto il corpo di Padre Pio a San Giovanni Rotondo i prezzi
sono lievitati: un fazzolettino con la sua effigie prima costava 50 centesimi,
ora venduto a due euro e mezzo! Elvira Pierri pierri2000@libero.it.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-03 num: - pag: 53
categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Ha senso il concerto del
Primo Maggio? M a ha ancora senso il Concerto del 1Ë? Maggio? La domanda è
brutale e non riguarda soltanto l'evento tv (anche se l'audience è stata quasi
inferiore al pubblico presente), la presentazione di un non presentatore,
Claudio Santamaria, la lunga maratona guidata da Stefano Vicario. Né la festa
in sé: il Concerto è stato una cerimonia laica che ha radunato a Roma una
moltitudine di giovani e ha offerto loro un cast di tutto rispetto: da Enzo
Avitabile a Piero Pelù, da Francesco Tricarico ai Tiromancino, da Marlene Kuntz
a Irene Grandi, dall'omaggio ad Adriano Celentano al cammeo per Fabrizio De
Andrè... . Il concerto, organizzato da Cgil, Cisl, Uil, era dedicato quest'anno
alle morti sul lavoro. Le domande riguardano piuttosto il modo di comunicare
dei sindacati e il paradosso su cui si regge la festa: dedicata ai giovani, è
vissuta in prima persona soprattutto dai precari, cioè dai meno protetti dal
sindacato. Il Concerto riesce colmare il deficit di consenso, di leadership, di
identità di cui soffre il sindacato? La musica di Piero Pelù, o chi per lui,
riesce a cancellare l'impressione diffusa che la crisi dell'Alitalia è stata determinata anche dal concerto scordato di sigle
sindacali? Se tutti i sindacalisti più in vista finiscono poi per entrare in
politica, non si pone, in maniera impietosa, il problema della rappresentanza?
Le ultime elezioni non hanno forse dimostrato che molta parte dell'opinione
pubblica vive i sindacati come forze della conservazione? Se il
sindacato intende riformare le sue forme di partecipazione dovrebbe anche
partire dal Concerto del 1Ë? maggio, avviare qualche seria riflessione sulla
democrazia rappresentativa qual è la nostra, dove spesso gli elementi di
rappresentazione (la propaganda, la messinscena, l'evento mediatico) sembrano
soverchiare quelli di rappresentanza (i bisogni reali espressi dai lavoratori).
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
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Per
la delicata situazione economica, il vertice teme conseguenze penali. Il titolo
vola in Borsa Alitalia frena sul prestito ponte: per ora
non utilizza i 300 milioni.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
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Di ROSARIO DIMITO
MILANO - I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno per il momento e non per le forti
perplessità della Ue. Il prestito ponte concesso il 19 aprile alla Magliana dal
govermo uscente di concerto con quello nuovo per evitare il fallimento, non
dovrebbe essere "tirato": il vertice dell'aviolinea presieduto da
Aristide Police, secondo quanto risulta a Il Messaggero, teme infatti
che l'utilizzo del finanziamento in assenza di prospettive serie di rilancio
della società, possa configurare, in caso di procedura concorsuale tipo legge
Marzano, un concorso in bancarotta fraudolenta per gli amministratori. Questo
orientamento sarebbe stato preso dai massimi responsabili del vettore dopo
essersi consultati con gli uffici interni ma soprattutto con l'advisor
finanziario Citi e legale studio Grimaldi e associati. Il prestito proviene dai
fondi del ministero dello Sviluppo economico guidato da Pierluigi Bersani. In
base alla legge 46 del 1992, questi soldi servono per finanziare la ricerca e
l'innovazione. Alitalia potrebbe rivedere la sua
posizione attingendo la liquidità in modo da disporre di nuovo ossigeno - a
marzo la cassa si è ridotta a 180 milioni - con l'avvento del nuovo governo che
dovrebbe consentire la costruzione della cordata italiana di cui il futuro
premier Silvio Berlusconi si è fatto paladino da oltre un mese. Questa cordata
organizzata dal consulente Bruno Ermolli dovrebbe essere formata da una ventina
di imprenditori dichiaratisi disponibili e da un partner industriale
internazionale. E avere il supporto delle banche tra le quali Intesa Sanpaolo
sulla base di "un piano industriale rigoroso", come ha spiegato
Giovanni Bazoli e di "respiro internazionale", per dirla con le
parole di Enrico Salza, cioè con un partner tecnico d'oltralpe. Anche perchè
Corrado Passera ha specificato che "se si trovasse il modo e - ha
sottolineato il top banker - si può trovare, noi non ci tireremmo
indietro". C'è insomma la disponibilità della Superbanca che sembra in
linea con la recente posizione di rigore mostrata da Berlusconi: "Il
rilancio richiede scelte drastiche" riferendosi ai tagli dei dipendenti da
fare con l'ausilio dei mezzi dello stato. Il prestito ponte dovrà essere
rimborsato entro dicembre 2008. Anche questo termine inderogabile ha indotto il
vertice di Alitalia per opportunità e scrupolo, a
frenare. Il ragionamento che sottende il non utilizzo del prestito è semplice.
Per i membri del consiglio prelevare le risorse, a fronte di una situazione di
possibile discontinuità - leggi procedura concorsuale - comporterebbe
responsabilità penali precise, come appunto il reato di concorso in bancarotta
fraudolenta. Police che è un fine giurista, è consapevole del rischio che grava
sulla testa del board, oggi formato solo da quattro consiglieri: oltre al
presidente, ci sono Carlo Santini, Luciano Vannozzi, Giovanni Sabatini. In un
contesto parecchio delicato, i quattro si muovono con grande rispetto della
legalità, come dimostra anche l'indisponibilità a consentire una due diligence
senza una proposta scritta. Intanto ieri acquisti su Alitalia
(+9,49% a 0,6 euro) in Piazza Affari, dove il titolo della compagnia continua
ad essere scambiato in unica soluzione durante l'asta finale, dopo la raccolta
di ordini che dura per l'intera seduta. Il mercato è stato influenzato dalla
domanda riconvenzionale della Magliana che cioè è passata al contrattacco nei
confronti di Sea che aveva chiesto 1,25 miliardi di danni. Per Alitalia, Sea è colpevole di aver "alimentato" un
"notevole clamore di stampa e di media", tanto da aver anche turbato
il processo per la privatizzazione, mentre era in corso la trattativa con Air
France. La società che gestisce gli aeroporti di Milano ha fatto causa al
vettore per l'abbandono di Malpensa.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
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Lupo&Mannaro Dicono
che l'Alemanno proconsole di Roma, sia più a sinistra di Rutelli, il che è come
dire che Chiamparino sta più a destra dell'ex governatore del Piemonte, Enzo
Ghigo. E che c'è da stupirsi? Ovvietà, ovvietà! Non ha vinto certo per quello
che ha fatto l'Alemanno inteso come tedesco d'origine (e pensate che dall'altra
parte del Tevere c'è PapaRatzi!!!), piuttosto è quello che non ha fatto o
meglio non è, Rutellone il Piacone. Al cospetto del frizzante Alemanno, è
noioso come un remake a colori di un film di Bergman arricchito con
interruzioni pubblicitarie, è una confezione sotto vuoto spinto nel senso che è
un bel contenitore di nulla, fondamentalmente è uno che se c'è da perdere ci si
butta a capofitto. Comuni amici raccontano che una volta ha vinto per caso una
scommessa a Tor di Valle, e per punizione ha costretto il cavallo a sentire uno
dei suoi aulici comizi. Era il 2001 e dopo interi giorni di pianto, si è
calmato soltanto quando ha perso le elezioni, quelle da premier contro
Berlusca. Ora, nel PD (l'acronimo di PerDere) ci sono due tendenze culturali
oramai prevalenti: da un lato c'è quella sadomaso di Rutelli, e dall'altro
quella di Veltroni, la cosidetta "Sindrome di Stoccolma". Wuolter,
l'americano a Roma, per tutta la campagna elettorale si è talmente immedesimato
nei panni del Berlusca, il suo carceriere, che per distinguerli o si guardava
la statura (quella fisica, perché quella politica, vabbè?) oppure si cercava
quello più credibile tra i due: l'altro era sicuramente Wuolter. Uuuhhh! A proposito
di Berlusca, cosa gli è preso, chi crede di essere? Il Chavez che nazionalizza
il petrolio come lui vuol fare con Alitalia in barba alla Ue? Un lupotto
sudamericano mi ha detto che il Chavez lo ha scherzato dicendogli che Naomi è compresa
nel pacchetto e lui ci è cascato dentro con tutte le scarpe. Ma torniamo al
girotondo destra-sinistra-destra. Il primo effetto della scomparsa della
sinistra dal Parlamento italiano è che da destra tutti si buttano a sinistra
dove non c'è più nessuno, mentre il Piddì è talmente lanciato a destra
che, non trovando più nessuno, non riesce più a fermarsi. "Changez la
femme!", che saremmo noi della sinistra, "Saluer la Quadrille",
che sarebbe invece lo stucchevole balletto della nuova corte bipartitica. Il
secondo effetto della nostra scomparsa dal Parlamento è l'effetto paradosso. Se
l'ultima proposta del Berlusca su Alitalia, l'avesse
fatta il sub-comandante Fausto apriti cielo! E mai come in questo caso sarebbe
stata espressione felice. Nel contempo sarebbero stati messi in posizione i
plotoni di fucilieri, giornalisti e politologi che pattugliano le nostra
coscienze e sarebbe partito l'ordine: "Fuoco!". Ora che la
nazionalizzazione la propone il Berlusca minacciando alla Ahmadinejad l'Europa,
invece stanno tutti zini e buoni. Anzi zitti e Mosca, e anche qui il modo di
dire appare pienamente azzeccato. In questa quadriglia impazzita dove il colore
di fondo è il nero (qui è proprio il caso di dirlo ululando) e tutto è confuso
e anche un po' viscido, noi lupetti almeno possiamo usare il fiuto. Care
compagne e compagni, anche nel buio più profondo di questa politica, anche se
tutti si spostano, cambiano posizione, cercano di confondersi, rimane la puzza
di m... e quella la riconosciamo benissimo. 03/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
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Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra
defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E
Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo
europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate?
Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare
il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (112 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali
sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la
conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato
sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono
scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della
campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con
Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la
sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali
sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto
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questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita
Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro
quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della
vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di
stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più
popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra
vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non
scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come
sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)".
Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita
della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di
Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la
partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo
sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi
un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al
"Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel
giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (125 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza
a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter
Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici,
democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito
il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì
o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso
Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa.
Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo
2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto,
Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a
salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano,
palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure.
Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa,
però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla
capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più
internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da
poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e
vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E
torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
Varie Commenti ( 58 ) " (95 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 01Apr
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il centrodestra ha
vinto in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna.
Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la
Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi,
come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di
rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le
sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia
quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che
genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla
criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono
sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove
radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma
identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una
volta non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un
fenomeno transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive
l'Unità) e comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era
intitolato significativamente "destra snob e populista". Snob non so
dove: oggi élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e
imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale
a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come "fasciò") e
probabilmente domani al britannico Cameroon, l'accusa di populismo significa
ripeterere schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali
e i politici progressisti si ritraggono e anziché analizzare la realtà si
rifugiano in un comodo conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non
capì Reagan, non capi la Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo
ancor oggi etereo New Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione
europea a prescindere senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non
so se il centrodestra in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma
perlomeno tenta di fornire delle risposte. La sinistra, invece, è immobile,
arroccata aristocraticamente fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in
democrazia Commenti ( 5 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello
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30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che
nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del
bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni).
L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto
conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le
sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche
se non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo.
Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato
torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe
rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non
perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi
che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o
il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa
battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se
fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse
ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza
di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si
considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere
degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua
testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far
bene. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora il
centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma, un'impresa
storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano, Roma, molte
regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento dove, per la
prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema sinistra, né
dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su
un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e
costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare:
l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica
tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il
Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più
sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di
agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in
un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande.
Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque
Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa e,
comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 47 ) "
(3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? L'Ordine dei
giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai giornali di
partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del giornalismo è
lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era del libero insulto stia
volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l'unico a denunciare certe
situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato un bene per la
democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola di sfogo, di qualcuno che
rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare in eterno a
infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume nazionale, ma con i
suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si sente legittimato
ad affrontare problemi e ingiustizie con l'insulto, lo sproloquio, il
qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il modello di civiltà promosso da
Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto ieri sul palco. Non è vero che
l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale istituì gli albi professionali.
L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo ha esaltato la Bbc, Cnn e Al
Jazeera come "televisioni libere". Sulla Bbc sono d'accordo, ma la
Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della Casa Bianca e al Jazeera è
posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi all'informazione. Ancora:
critica Napolitano (definito "un Morfeo che dorme, dorme, dorme")
perché ha indetto elezioni prima del referendum: e che doveva fare? La legge
parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento si va al voto col sistema
vigente. Davvero tutti i giornalisti sono servi, a parte Travaglio? Ma siamo
seri, per cortesia: che esista un problema di acquiescenza da parte di molti colleghi
verso i politici è chiaro, ma offendere tutti indiscriminatamente è puro
populismo. Noi giornalisti non possiamo sbagliare, ma quante scemenze ha detto
Grillo in questi anni spacciandole sempre per verità assolute? La più grossa
risale a qualche anno fa quando denunciava la manipolazione dell'informatica e
rompeva i computer in sala. Chi lo contestava passava per fascista e
qualunquista; oggi però Grillo è il profeta della Rete. E, come gli capita
sovente, non accetta contestazioni. Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo
i finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il
Vate capace di risollevare l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha
bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il
discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è
l'eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in Italia,
giornalismo Commenti ( 105 ) " (15 voti, il voto medio è: 4.53 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se
avesse ragione Maroni? I due stupri a Milano e a Roma hanno rilanciato la
questione dell'immigrazione e della sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi
giorni più o meno pertinenti, ne ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa
mattina a Radio Anch'io quando ha dichiarato che: "effettivamente gli
elettori hanno avuto l'impressione che la sinistra arcobaleno non pensasse alla
sicurezza". Mi permetto di correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne
avevano la certezza e per questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il
secondo aspetto riguarda la richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo
ministro degli Interni, di rinegoziare la direttiva europea sulla libera
circolazione dei cittadini. L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo
sarcasmo, ma in interviste alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro
commissario europeo Franco Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché ormai
quella direttiva è superata dall'applicazione integrale degli accordi di
Shengen". Il governo Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che
consente l'espulsione per chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di
sussistenza per vivere in modo dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente
diventerà il prossimo ministro degli Esteri italiano) "una verifica si può
fare per vedere se non sia il caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti
della sicurezza. C'è un consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la
libera circolazione dei cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera
circolazione dei criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico
dei propri compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui
alcune domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria
è doverosa considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti
dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come
la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un
problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità
all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a
una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E
se la risposta è no, quali misure considerare? Scritto in Italia, immigrazione
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Invia questo articolo a un amico 21Apr 08 La sinistra difende le élites anziché
il popolo? Sul Giornale è uscita una mia intervista con Ferruccio Capelli, il
direttore della Casa della cultura di Milano. Capelli, ex dirigente del Pci e
dei diessini, è autore di un libro molto interessante Sinistra light -
populismo mediatico e silenzio delle idee (Guerini editore), nel quale analizza
l'attuale momento politico e sociale. Capelli non ama Berlusconi e ovviamente
nemmeno il centrodestra, ma con grande onestà intellettuale riserva critiche
pungenti alla sinistra nel suo insieme, sia al Pd sia aquella radicale.
Nell'intervista ad esempio sostiene che la sinistra italiana "si è
adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il marketing politico rispetto
al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo del Muro di Berlino ha
progressivamente sradicato il proprio passato, le proprie tradizioni culturali,
ma questo ha generato smarrimento negli elettori." Esiste "un
problema d'identità" con un progressivo scollamento dal Paese reale e dalle
esigenze delle classi meno abbienti. Secondo Capelli "la sinistra è
diventata élitaria, si identifica con la grande finanza industriale ed è
ossessionata dalla rappresentazione mediatica. Così oggi solo la destra pensa
al popolo". La frase è molto forte ed è significativo che venga
pronunciata da un intellettuale progressista. Ha ragione Capelli? La sinistra
perde perché difende l'oligarchia economica anziché la gente comune ? Scritto
in democrazia, Italia Commenti ( 25 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.67 su
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"porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora come la mettiamo con il
sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che era inadeguato e fonte di
instabilità; invece, come osserva in un articolo un brillante collega ticinese,
Ovidio Biffi, il metodo Calderoli "ha funzionato al suo secondo impiego:
non solo ha causato gli sbarramenti tanto attesi, ma ha agito come una vera e
propria purga! Di colpo, l'Italia si è liberata dei legacci con cui veniva
ricattata ogni volta che in gioco c'era la sopravvivenza delle
maggioranze". Ho l'impressione che fossero i partiti a impedire il
corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi se la maggior parte dei
politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo causa ed effetto. Non
appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di sottrarsi al ricatto dei
piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo: le riforme elettorali sono
ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche ritocco ovvero il ripristino
del voto di preferenza e il divieto delle candidature multiple. Troppo bello
per essere vero? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 32 ) " (12 voti,
il voto medio è: 4.42 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
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( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Capita a che questo.
Che Alitalia chieda un risarcimento a Sea per i danni
"reputazionali" derivati dal contenzioso in corso sull'aeroporto di
Malpensa. La compagnia di bandiera ha fatto sapere di essersi "costituita
nel giudizio avanti al Tribunale di Busto Arsizio promosso dalla Sea,
unitamente alla sua controllata Sea Handling". La comparsa di risposta,
depositata ieri da Alitalia, si legge nella nota, "contiene domande riconvenzionali nei
confronti di Sea, per vari titoli e per importi non lontani, per quanto allo
stato quantificato, dalle pretese della Sea relativamente alle perdite di Alitalia derivanti dall inadempimento da
parte di Sea agli obblighi di sviluppo dell aeroporto di Malpensa che su di
essa gravano in quanto concessionaria, nonchè ai gravi danni
reputazionali relativi al perturbamento del recente processo di privatizzazione
che il modo in cui Sea ha impostato e gestito mediaticamente il processo avanti
il Tribunale di Busto Arsizio ha in parte arrecato e in parte minaccia di
produrre a carico di Alitalia stessa". Tradotto:
se Sea ci fa causa, allora la facciamo anche noi. E a loro. Un dispetto? Un
tentativo di mescolare le carte ed evitare così di dover sborsare molti soldi
alla Sea guidata da Giuseppe Bonomi? Non si capisce. Di certo chi si sente
preso in giro sono i lavoratori della Sea e di Malpensa. Oltre mille, proprio a
causa dell abbandono di Alitalia dallo scalo lombardo,
sono rimasti senza lavoro. Alitalia fa già sapere che
comunicherà esclusivamente dati oggettuali e gli stati di avanzamento del
procedimento nel momento in cui saranno noti. La prima udienza si terrà il
prossimo 28 maggio. "A seguito del notevole clamore di stampa e di media,
alimentato esclusivamente dalla parte attrice Sea, l opinione pubblica -rileva
ancora Alitalia - sa da mesi della pretesa di 100
milioni di euro per danno emergente e di 1.100 milioni di euro per lucro
cessante che Sea ha azionato in questo procedimento contro Alitalia".
La comparsa di risposta conterrebbe la replica alla posizione assunta dalla Sea
("Il rapporto con Alitalia doveva proseguire fino
al 2041") e mostrerebbe come il danno emergente non sia riscontrabile in
quanto tutti gli acquisti e gli investimenti di Sea sarebbero
"perfettamente compatibili con l'utilizzo dell aeroporto da parte di
ciascun altro vettore passato e futuro". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Il gestore dello scalo
contesta le rivendicazioni della compagnia Bonomi: "Gravi inesattezze
nella ricostruzione" Sea chiede i danni ad Alitalia ed Alitalia fa lo stesso con Sea quatificando, peraltro, lo stesso ammontare
dei danni richiesto dalla società di gestione degli scali milanesi per il
trasferimento dei voli della compagnia di bandiera da Malpensa a Fiumicino. La
notizia delle contro-causa era nell aria da giorni e certo non coglie alla
sprovvista Giuseppe Bonomi che, da buon avvocato, è già proiettato al
dibattimento. "Stiamo esaminando la comparsa di costituzione e risposta di
Alitalia - spiega il presidente Sea - Per quanto
riguarda le questioni di diritto esse saranno oggetto di puntuale ed
approfondita disamina da parte dei nostri avvocati ed ovviamente costituiranno
oggetto di replica in sede giudiziaria. Ma ad una prima lettura già si rilevano
gravi inesattezze nella ricostruzione dei fatti". Al Tribunale di Busto
Arsizio, dunque, si annuncia una battaglia legale feroce, combattuta
ripercorrendo rigo per rigo i piani industriali. Sea quelli di Alitalia, Alitalia quelli di Sea.
[Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia smobilita la
propria flotta su Malpensa come ha fatto? Nessun problema. All hub lombardo c è
la coda per prendere il suo posto. Lo dimostrano non solo l intesa siglata il
29 aprile fra la Sea e Lufthansa ma anche il patto di America Airlines che ieri
ha inaugurato il suo nuovo collegamento fra lo scalo varesino e il New York Jfk
con cadenza giornaliera per il periodo estivo (d inverno saranno garantiti
cinque voli settimanali). La compagnia a stelle e strisce torna a offrire
collegamenti da Milano dopo sette anni in cui il servizio era assicurato sono
da e per Roma Fiumicino. Continua, dunque, con successo, il progetto da parte
della Società di gestione degli scali milanesi di recuperare passeggeri e
volume di traffico dopo la decisione di Alitalia di
abbandonare l aeroporto lombardo per riposizionarsi su quello della Capitale. L
obiettivo è di portare a Malpensa entro la fine dell anno circa 450 degli oltre
800 voli cancellati dalla compagnia di bandiera. Nell inaugurare il nuovo
collegamento il vicepresidente di America Airlines, Craig Kreeger, ha
sottolineato il ruolo strategico che Milano ha per il mercato statunitense,
soprattutto per quanto riguarda i viaggi d affari. Un punto, questo, su cui ha
insistito anche il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi: "La presenza
delle principali compagnie aeree americane - ha sottolineato in un messaggio -
è il risultato della posizione strategica di Malpensa per il territorio
italiano. La sua posizione geografica favorevole e la catchment area di
riferimento sono caratteristiche che le hanno permesso di raggiungere per i
voli verso il Nord America un load factor medio che arriva al 90 per
cento". Bonomi ha ricordato che nello scalo varesino sono attualmente
presenti oltre 80 fra le principali compagnie aeree del mondo e il nostro
impegno è sicuramente indirizzato verso un ulteriore incremento delle
destinazioni servite". L inaugurazione del nuovo volo Milano-New York è stata
anche l occasione per l'assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele
Cattaneo, di tornare a polemizzare con i vertici di Alitalia
che hanno stabilito il de hubbing dall aeroporto varesino con notevoli ricadute
per l economia della Lombardia. zA chi si era affrettato a fare il funerale di
Malpensa dichiara Cattaneo - stanno rispondendo i fatti. Non solo Malpensa non
è morta ma dà segni straordinari di vitalità: c è solo un operatore che non
capisce che stando lontano da Malpensa ci rimette solo, perché il mercato è qui
e allontanandosi si può sì risparmiare sui costi ma si perde nei ricavi".
L assessore regionale interviene anche sulla battaglia legale fra Sea e la
Magliana. Giovedì scorso Alitalia ha annunciato una
controcausa alla Società controllata dal Comune di Milano che a sua volta aveva
chiesto un risarcimento danni per 1,2 miliardi per l addio della compagna a
Malpensa. I legali della compagnia di bandiera esigono dalla Sea "importi
non lontani" da quelli chiesti da quest ultima, contestando inadempimenti
rispetto "agli obblighi di sviluppo dell'aeroporto di Malpensa"
nonché "gravi danni reputazionali relativi al perturbamento del recente
processo di privatizzazione". Secondo Cattaneo, l azione legale della
Magliana "è il segnale più evidente che la compagnia di bandiera non sta
dormendo sonni tranquilli sulla richiesta danni da parte della Sea, la quale ha
carte consistenti a suo vantaggio". Il forzista Cattaneo, membro del Cda
della Sea, invita comunque il prossimo governo a impegnarsi per il
riposizionamento di Alitalia su Malpensa dal momento
che, a suo dire, saranno necessari quattro-cinque anni affinché una nuova
compagnia possa diventare il vettore di riferimento per l aeroporto. [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
IntesaSanpaolo
ammette: noi non ci tiriamo indietro Il mosaico del Cav. è quasi completo Dopo
gli imprenditori, le banche. Intesa SanPaolo esce definitivamente allo scoperto
e il mosaico ideato da Silvio Berlusconi per salvare Alitalia
facendola restare una compagnia di bandiera si arricchisce di un altra tessera.
A questo punto se il progetto del Cavaliere a cui lavora il consulente Bruno
Ermolli poggia su tre pilastri cordata di imprenditori, pool di banche e
partner industriale manca solo la partnership con una grande compagnia aerea
per completare il quadro. Su questo punto, dopo l intesa per Malpensa siglata
tre giorni fa con la Sea, Lufthansa sembra avvantaggiata (anche alcune sigle
sindacali hanno espresso ieri, informalmente, il loro gradimento per la
compagnia tedesca) ma Air France resta alla finestra e Aeroflot potrebbe
entrare nella partita su richiesta del Cremlino. Da segnalare anche, notizia
dell'ultima ora, la "manifestazione di interesse" del fondo
d'investimento brasiliano Multi-Long Corporation, specializzato nelle
ristrutturazioni di aziende in difficoltà: stando a quanto riportato da Ap, ci
sarebbe la disponibilità a investire un miliardo di euro nella partita. Per il
resto sulla cordata, ha assicurato lo stesso leader del Pdl, "c'è stato un
esubero di partecipazione" quantificabile in "un 20 per cento in più"
di richieste di adesione. Sul fronte bancario, invece, Intesa SanPaolo ha rotto
gli indugi prima con il presidente Giovanni Bazoli, poi con l amministratore
delegato Corrado Passera. Il primo ha dichiarato agli azionisti che l istituto
di credito interverrà nell acquisizione di Alitalia "in presenza di un piano
rigoroso" e se sussistono "forti possibilità di successo e di ripresa
industriale dell'azienda". Il secondo ha chiarito: "Se si trovasse un
modo per ristrutturare e rilanciare Alitalia, e si può, non ci tireremo indietro, o per lo meno porteremo
agli organi deliberanti un progetto se fosse reputato valido".
[Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia
LA
VENDITA ALITALIA Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta"
[FIRMA]PAOLO MANZO SAN PAOLO Nel balletto Alitalia mancava giusto
un passo di samba. È arrivato, puntuale: tra Air France e il prestito ponte da
300 milioni, dal presidente russo Vladimir Putin, a Marco Tronchetti Provera e
Lufthansa, l'ultima offerta per acquistare Alitalia arriva dal
Brasile, appena
promosso Paese "affidabile" da Standard & Poor's. L'offerta, un
miliardo di euro, è annunciata da Michael Breslow, numero uno del fondo
d'investimento Multilong - specializzato in risanamenti - che ha rivelato i
dettagli da San Paolo, la capitale economico-finanziaria del Brasile dove il
fondo ha la sua sede legale. "Abbiamo presentato una proposta ufficiale al
governo italiano e alle autorità dell''Unione Europea. Ci hanno chiesto se
avevamo esperienze specifiche e abbiamo risposto di no: aggiungendo però che
siamo molto bravi in matematica, una scienza esatta dove uno più uno fa sempre
due". Chiaro il riferimento alla situazione finanziaria della compagnia.
Pochi in Europa sembrano entusiasti dell'offerta brasiliana. Due anni fa lo
stesso Breslow aveva fatto un'offerta (600 milioni) per la compagnia brasiliana
Varig: tutto fallì per "mancanza di garanzie d'acquisto" disse la
Banca statale brasiliana per lo sviluppo economico.