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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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T ARTICOLI DEL 2 e 3 aprile 2008       #TOP



Report "Alitalia 2"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (37)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Dai primi aerei alle sarde in saor ( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia l'aveva capito: tra Nord-Ovest e Nord-Est della Penisola c'era - come c'è ancora - una misteriosa sintonia. Così tra Torino-Pavia-Venezia-Trieste volò la prima linea aerea italiana. Sul Po, tra il Castello del Valentino e Ponte Isabella, il 1° aprile 1926 cominciarono a decollare e affiumare "idroplani" in servizio giornaliero.

Scalfaro: Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ) e la vicenda Alitalia le ha riassunte tutte. Sulla Lega, che ha intercettato una sfera di interessi malmenati, specie al Nord, credo si possa ormai essere fiduciosi. Ricordo ad esempio che Maroni, quand'era ministro dell'Interni, diede prova di equilibrio e di tutela degli interessi generali.

Il Pdl e le schede bianche <Segnale per il dialogo> ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: caso Alitalia" l'opposizione resterà a guardare le mosse del governo o tenterà di collaborare per raccogliere il dividendo politico di un eventuale esito positivo della vicenda? Dopo l'elezione di Fini, Bersani ieri ha gettato uno sguardo sul futuro, che "offre all'area riformista una condizione favorevole": "Il Pd non dovrà più stare a mediare con altri alleati,

Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 35 miliardi Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi Bazoli e Passera: pronti se piano rigoroso La replica di Bonomi: molte inesattezze Napolitano: sul prestito aspettiamo l'Ue. Spunta l'offerta di Multi-Long ROMA - Alitalia al contrattacco di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi.

Indici in ripresa, corre Finmeccanica ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In forte recupero anche Alitalia (+7,87%) dopo la rinnovata disponibilità di Intesa- Sanpaolo a partecipare al salvataggio e nonostante le perplessità della Ue sul prestito ponte che dovrebbe permettere la sopravvivenza a breve della compagnia. Giù, invece, Pininfarina (-4,81%).

I fucili di Bossi e i gemelli polacchi ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Iniziare una stagione politica evocando violenza e fucili, e proponendo di nazionalizzare Alitalia (la Tirrenia dei cieli?), non è un buon esordio. Proprio no. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ Il mondo ci guarda, chiuderci in una permalosa autosufficienza mediatica è folle.

VOTO ALL'ESTERO ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: it ALITALIA Una preoccupazione Mi auguro che la dichiarazione di Berlusconi "Alitalia se la compra Trenitalia", sia una battuta. Non credo sia possibile acquistare un'azienda sull'orlo del fallimento e poi risanarla da parte di chi sta forse peggio.

Ora è Alitalia a denunciare Sea per danni ( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia si è costituita nel giudizio davanti al tribunale di Busto Arsizio. La prima udienza si terrà il prossimo 28 maggio. Il controricorso di Alitalia "contiene la replica puntuale all'assunto di Sea che il rapporto con Alitalia dovesse proseguire fino al 2041 pur in assenza di ogni vincolo contrattuale e a prescindere da ogni logica di impresa,

Lavoro contrattazione di secondo livello e regole chiare per gli scioperi ( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Klm su Alitalia e del risultato clamoroso delle elezioni, che Epifani ha commentato nei giorni scorsi come "uno spostamento a destra del paese che deve essere attentamente analizzato" ma senza aprire fronti di "conflitto preventivo", la Triplice tenterà insomma di riemergere oggi, dal palco romano della festa dei lavoratori,

Segue dalla prima caro giavazzi, le elezioni non le hai perse tu, ma visco ( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: degli elettori ammetteva che le promesse su Alitalia avrebbero influito "molto" sulla loro scelta. Lo stesso si può dire del dibattito innescato da Giulio Tremonti col suo La paura e la speranza . Discussione interessante, animata con passione dallo stesso Giavazzi, ma di necessità confinata a quotidiani letti, tutti insieme (sportivi e locali inclusi),

Sicilia lo bello, l'industriale che entra in banca ( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sembra che le minacce neostataliste di Berlusconi, come quella sull'Alitalia, o le posizioni di Tremonti sui dazi vadano in una direzione diversa? "Sono fortemente convinto che il governo debba essere misurato con le sue prossime azioni concrete. C'è uno scenario economico che presenta grandi tensioni sui conti pubblici.

Alitalia spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano ( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano La cordata del Cavaliere acquista un tocco esotico Intanto la società chiede alla Sea il risarcimento di un miliardo Su Alitalia sembra esserci qualche schiarita sul fronte della cordata italiana o dei partner interessati tout court ad acquistarla.

Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento ( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento I dipendenti potrebbero scioperare pur di mettersi in tasca buona parte del prestito-ponte di Francesco Blasilli Cordata o non cordata, Berlusconi deve risolvere la questione Alitalia. I suoi fedelissimi parlano di un dossier zeppo di nomi interessati alla decrepita compagnia di bandiera,

Nulla può spaventare Banca Intesa ( da "Opinione, L'" del 02-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 Né la crisi mondiale né la questione Alitalia Nulla può spaventare Banca Intesa di Emilia Rettura Sembra che niente riesca a spaventare Intesa San Paolo. Né una ristrutturazione che, nello scorso anno, ha portato il gruppo a diventare uno dei più importanti d'Europa. Né il tracollo finanziario statunitense che ha coinvolto qualunque istituto,

Senza fiducia futuro a rischio ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, lo dimostrano ampiamente. Una compagnia aerea che aveva le stesse possibilità di sviluppo delle sue concorrenti è in ginocchio, perché ha organici in soprannumero, e regolamenti fuori mercato: un compratore, se compratore ci sarà, per prima cosa dovrà smantellare il castello dei privilegi.

Per Alitalia difficoltà (forse) insormontabili ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: potrebbe fare altrettanto per salvare Alitalia: rimetterla in voto regalmente, auspice il popolo italiano finalmente alzabandiera? Sarebbe bello, caro Missadin. Purtroppo l'Alitalia è quella che è, piena di debiti e di personale in esubero, troppo corpulenta per restare una compagnia regionale e troppo mingherlina per reggere alla concorrenza delle grandi sulle rotte intercontinentali.

Exploit di unicredit, forte stm ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tra i titoli migliori Alitalia (+9,5%), trascinata dalla richiesta danni alla Sea, che l'avrebbe danneggiata nella trattativa con Air France. Grandi volumi anche ai blocchi per Unicredit, +3,3% favorito dal giudizio positivo di Dresdner Kleinwort. Denaro abbondante su Telecom, Stm e Tiscali, meno in evidenza Fastweb.

Alitalia prende quota (più 9,5%) ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 105 del 2008-05-03 pagina 23 Alitalia prende quota (più 9,5%) di Redazione Piazza Affari brillante: più 1,6% il Mibtel Partita bene assieme al resto d'Europa, la seduta di Piazza Affari ha mantenuto il tono positivo grazie alla buona apertura di Wall Street (favorita dai dati macro);

221 ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: flessibilità e privacy I milioni di passeggeri trasportati ogni anno dall'American Airlines, che serve 157 città e con una storia di oltre 80 anni è la prima compagnia al mondo I milioni di euro persi da Sea a causa del divorzio da Alitalia e del taglio di 886 movimenti dall'hub varesino, 510 dei quali però già recuperati.

Il ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il caso Alitalia Il ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile Gli Usa tornano a decollare a Malpensa. American Airlines, la prima compagnia aerea del mondo per numero di passeggeri trasportati (94 milioni all'anno) ha inaugurato il volo dallo scalo varesino a New York JFK.

Una città chiusa su di sé ( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia teniamocela in casa, magari ricominciamo a nazionalizzare qualche segmento produttivo, alziamo muri protezionistici, non sanzioniamo il surplus delle quote del latte, lasciamo il numero chiuso per i tassisti romani. Del resto, non sono stati proprio questi ultimi a esultare ai primi dati della vittoria di Alemanno su Rutelli?

Gli americani tornano a Malpensa ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ieri, c'era Craig Kreeger, Alitalia L'assessore regionale Cattaneo: "Alitalia dovrebbe fare causa a se stessa" Senior Vice President International, che ha spiegato le ragioni del lancio della nuova rotta: "La forte domanda sia per i viaggi d'affari sia per i viaggi di piacere in entrambe le direzioni.

Luca, Emma e il Cavaliere <concertativo> ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Quella frase valeva anche per la vertenza Alitalia. I sindacati si sono mostrati disponibili, aspettano di sapere se Berlusconi riuscirà a trovare il partner internazionale per "Az", poi collaboreranno con lui, e lo consiglieranno, quando si dovrà discutere di esuberi. Concertazione, sinonimo di rivoluzione.

Corrono gli indici, Alitalia in forte rialzo ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia in forte rialzo Ottimismo ieri su tutti i mercati azionari, dopo il balzo di giovedì a Wall Street. A Piazza Affari l'S&P-Mib ha messo a segno un rialzo dell'1,17% e il Mibtel è cresciuto dell'1,60%. Sempre sostenuti gli scambi (per un controvalore di 6,2 miliardi di euro) nonostante la giornata di ponte.

ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE IL DIRIGISMO SU ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE "Un piano per l'industria che darà pochi frutti": era questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera giusto trent'anni fa, il 10 aprile 1978. Dove severamente si criticava la "nuova legge 675" sulla politica industriale, che conteneva "tutti gli inconvenienti del dirigismo"

LEGGE ELETTORALE ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Il rimborso a dicembre Ho fatto due conti elementari: per restituire 300 milioni di euro entro dicembre Alitalia dovrebbe essere capace di guadagnare due milioni di euro al giorno a partire da luglio. Il consiglio di amministrazione ci informa che la compagnia perde circa 2 milioni al giorno: che può succedere di così clamoroso affinché Alitalia da qui a due mesi riesca

Ha senso il concerto del Primo Maggio? ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è stata determinata anche dal concerto scordato di sigle sindacali? Se tutti i sindacalisti più in vista finiscono poi per entrare in politica, non si pone, in maniera impietosa, il problema della rappresentanza? Le ultime elezioni non hanno forse dimostrato che molta parte dell'opinione pubblica vive i sindacati come forze della conservazione?

Alitalia frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per la delicata situazione economica, il vertice teme conseguenze penali. Il titolo vola in Borsa Alitalia frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni.

MILANO - I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno per il momento e non per le forti perplessità della Ue. Il prestito ponte concesso il 19 aprile alla Magliana dal govermo uscente di concerto con quello nuovo per evitare il fallimento, non dovrebbe essere "tirato": il vertice dell'aviolinea presieduto da Aristide Police,

L'Alemanno di qua dal biondo Tevere PapaRatzi di là Wuolter di su Berlusca di giù Suma bin ciapà ( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come lui vuol fare con Alitalia in barba alla Ue? Un lupotto sudamericano mi ha detto che il Chavez lo ha scherzato dicendogli che Naomi è compresa nel pacchetto e lui ci è cascato dentro con tutte le scarpe. Ma torniamo al girotondo destra-sinistra-destra. Il primo effetto della scomparsa della sinistra dal Parlamento italiano è che da destra tutti si buttano a sinistra dove non c'

Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale".

L'Europa va a destra, ma non chiamamola populista ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti.

Incredibile: Alitalia chiede i danni a Sea ( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ieri da Alitalia, si legge nella nota, "contiene domande riconvenzionali nei confronti di Sea, per vari titoli e per importi non lontani, per quanto allo stato quantificato, dalle pretese della Sea relativamente alle perdite di Alitalia derivanti dall inadempimento da parte di Sea agli obblighi di sviluppo dell aeroporto di Malpensa che su di essa gravano in quanto concessionaria,

Bonomi: <Gravi inesattezze nella ricostruzione> ( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sea chiede i danni ad Alitalia ed Alitalia fa lo stesso con Sea quatificando, peraltro, lo stesso ammontare dei danni richiesto dalla società di gestione degli scali milanesi per il trasferimento dei voli della compagnia di bandiera da Malpensa a Fiumicino. La notizia delle contro-causa era nell aria da giorni e certo non coglie alla sprovvista Giuseppe Bonomi che,

Tutti in rotta verso Malpensa ( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia smobilita la propria flotta su Malpensa come ha fatto? Nessun problema. All hub lombardo c è la coda per prendere il suo posto. Lo dimostrano non solo l intesa siglata il 29 aprile fra la Sea e Lufthansa ma anche il patto di America Airlines che ieri ha inaugurato il suo nuovo collegamento fra lo scalo varesino e il New York Jfk con cadenza giornaliera per il periodo estivo

Il mosaico del Cav. è quasi completo ( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: credito interverrà nell acquisizione di Alitalia "in presenza di un piano rigoroso" e se sussistono "forti possibilità di successo e di ripresa industriale dell'azienda". Il secondo ha chiarito: "Se si trovasse un modo per ristrutturare e rilanciare Alitalia, e si può, non ci tireremo indietro, o per lo meno porteremo agli organi deliberanti un progetto se fosse reputato valido"

Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta" ( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: LA VENDITA ALITALIA Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta" [FIRMA]PAOLO MANZO SAN PAOLO Nel balletto Alitalia mancava giusto un passo di samba. È arrivato, puntuale: tra Air France e il prestito ponte da 300 milioni, dal presidente russo Vladimir Putin, a Marco Tronchetti Provera e Lufthansa, l'ultima offerta per acquistare Alitalia arriva dal Brasile,


Articoli

Dai primi aerei alle sarde in saor (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

ALBERTO SINIGAGLIA La nonna dell'Alitalia l'aveva capito: tra Nord-Ovest e Nord-Est della Penisola c'era - come c'è ancora - una misteriosa sintonia. Così tra Torino-Pavia-Venezia-Trieste volò la prima linea aerea italiana. Sul Po, tra il Castello del Valentino e Ponte Isabella, il 1° aprile 1926 cominciarono a decollare e affiumare "idroplani" in servizio giornaliero. Ogni velivolo portava, oltre al pilota, al motorista e alla posta, cinque passeggeri in cinque ore di volo e al costo di 300 mila lire. L'"idroscalo" era un grande hangar situato su una palafitta con uno scivolo fino all'acqua. Di quel primato non restano che un cippo e "L'idrovolante", un ristorantino, sulla sponda sinistra del fiume. Peccato, il servizio cessò ben prima di poter essere utile ai molti "veneziani di Torino" e soprattutto al germanista e scrittore triestino Claudio Magris, che sotto la Mole ha insegnato per anni, trovandovi storici caffè così curati e ospitali da farlo guarire della nostalgia per i suoi cari, e altrettanto storici, caffè di Trieste. Altri scrittori dell'Italia orientale hanno fatto fortuna in quella occidentale. Veneto di Asiago, Mario Rigoni Stern ha trovato qui l'editore e il giornale che gli hanno cambiato la vita: Giulio Einaudi che lanciò "Il sergente nella neve", suo primo libro, e se ne sarebbe accaparrati tutti gli altri; "La Stampa" che gli ha dato spazio e popolarità. Per le esperienze comuni, le affinità intellettuali e umane, e gli incontri sulle montagne piemontesi, i più stretti amici di Mario divennero Primo Levi e Nuto Revelli. Veniva dall'Est il romanziere e giornalista Guido Piovene, di Vicenza, tra le scritture più belle e famose di una "Stampa" che fu maestra di stile. E intenso è l'intreccio Est-Ovest sul fronte musicale. Speciale fu l'intesa culturale e ideale fra l'indimenticabile storico e critico torinese Massimo Mila e il compositore veneziano Luigi Nono. Veneziani sono il musicologo Mario Messinis, che è stato direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della Rai, e il maestro Lorenzo Fasolo, che lo è attualmente. Ma forse è cinematografico il legame più lungo e proficuo Torino-Venezia. Se cercate chi fu il fondatore della Mostra del Cinema, trovate il conte Giuseppe Volpi di Misurata, un gerarca fascista un po' meno volgare e certo più elegante dei suoi colleghi del tempo. Tuttavia la famosa manifestazione non sarebbe mai nata né al Lido né altrove senza le idee, la cultura e le intuizioni profetiche di Mario Gromo, biellese, critico cinematografico della "Stampa", più volte presidente della giuria che assegnava l'ambìto Leone d'oro. Pochi anni fa toccò al professor Alberto Barbera riportare lo spirito di Torino sulla Laguna quale direttore del festival. Il più concreto rapporto Est-Ovest è però quello del gusto. Maestri veneziani della cucina e della ristorazione sono venuti a prendere per la gola i torinesi. Clienti fedeli dei fratelli Mavaracchio alla "Birreria Mazzini" (leggendarie le loro seppie e la pasta e fagioli) erano Palmiro Togliatti, segretario del Pci, il giornalista Alberto Ronchey e il giovane Giuliano Ferrara in eskimo, allora nel ruolo e nella divisa di capo della giuventù comunista. Stagione di godurie culinarie finita, purtroppo, come le vite parallele della "Vecchia Lanterna" di Armando Zanetti e dei "Due Lampioni" di Carlo Bagatin, locali entrambi scomparsi. Resiste, impavido, Sante Prevarin, di Concordia Sagittaria, con il "Montecarlo". Le incalzanti passioni di collezionista d'arte contemporanea e di fotografo non gli hanno fatto mai sbagliare la ricetta perfetta delle venezianissime "Sarde in saor".

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Scalfaro: Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex capo dello Stato e la "dimenticanza" del neopresidente Scalfaro: Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti "L'antifascismo? Fermai Bruxelles ma ora atti concreti" Gli racconti che Gianfranco Fini, al momento di insediarsi alla guida della Camera, ha elogiato il "nobile e coraggioso impegno per la pacificazione nazionale profuso da Cossiga e Ciampi" e ha deliberatamente trascurato il suo nome, e lui resta per lunghi secondi in silenzio. Gli esce una sola parola, appena mormorata e dunque incomprensibile, il cui labiale potrebbe essere forse tradotto in "scostumatezza ", "bassezza" o anche "tristezza ". Poi si rischiara la voce e si prepara a rispondere. Presidente Scalfaro, l'omissione di Fini dimostra che per il Popolo della libertà lei resta un avversario. Che gliene pare? "Non voglio incrociare alcun dialogo su questo. Ho sentito il discorso di Schifani al Senato, e mi è parso alto, al di sopra delle piccole contese. Quanto a Fini, dico solo che continuar a negare i fatti o alterarli così come sono nella loro verità è una grave caduta di statura e di stile". Lei cita i fatti e un fatto è che nel 1994 inviò un diffidente memorandum al neonato governo di centrodestra per vincolarlo su tre punti: unità nazionale, solidarietà sociale, fedeltà alle alleanze internazionali. Rifarebbe oggi lo stesso passo? "L'approccio di lavoro su quei cardini che intendevo tutelare è ormai largamente condiviso. Anche se, certo, occorre sempre che tutti vigilino affinché i princìpi irrinunciabili di una sana democrazia siano rispettati con il massimo rigore e mai disattesi... Non fu però l'unico mio passo istituzionale verso quell'esecutivo, che vedeva affacciarsi sulla scena soggetti politici nuovi, verso i quali era comprensibile qualche interrogativo e incertezza. In Italia e fuori d'Italia". Allude alla mozione con cui l'Europarlamento ci chiese allora di "assicurare il rispetto dei valori dell'antifascismo "? "Ci fu anche quell'episodio, una mozione pesante per la stessa credibilità democratica del Paese. A Bruxelles risposi che non avevamo bisogno di maestri, legittimando tutti. Ora, tanto tempo dopo, si è fatto un buon tratto di strada verso una totale civilizzazione della nostra vita politica. Si tratta di confermarla con comportamenti concreti". La vittoria di Alemanno a Roma allarma più di qualcuno, che parla di "marea nera". Dopo l'anticomunismo millenarista di Berlusconi nel '94 ("se vincono i rossi sarà terrore, miseria e morte") rischiamo un antifascismo altrettanto millenarista? "La metafora del cammino percorso, che ho utilizzato, non può essere a senso unico. Se vogliamo metterci su un piano di collaborazione nell'interesse generale, servono buona volontà e spirito dialogante. Ciò che ha dimostrato Veltroni nei mesi scorsi, con un linguaggio rispettoso verso tutti anche quando è stato sottoposto ad attacchi duri e ingiusti. Da quei gesti viene un'indicazione di reciproco riconoscimento, da non disperdere. Come il messaggio di Berlusconi sul 25 Aprile, nel quale una volta tanto, accanto alle ragioni dei "ragazzi di Salò", è stato reso onore pure ai martiri per la libertà. E' questo che intendo, quando sostengo che bisogna mettere al bando ogni esasperazione. Abbiamo davanti un orizzonte pieno di difficoltà, dobbiamo pretendere che cadano le asprezze del passato prossimo ". Rifondazione comunista chiede a Napolitano di non nominare ministro Umberto Bossi. "Ci vogliono ragioni molto serie per negare la firma a una nomina del genere. Certo, se il leader della Lega pronunciasse frasi gravi contro la Costituzione, si potrebbe porre un problema... Ma è bene non fare pressioni sul presidente della Repubblica, che finora si è mosso con misura e saggezza. Lasciamolo tranquillo: ha il metro delle cose, sa come svolgere il suo compito riequilibratore". Come spiega l'exploit leghista, che ha rafforzato il centrodestra? "E' stato un voto dominato da diverse paure su diversi fronti (la sicurezza, il lavoro, l'economia, ecc.) e la vicenda Alitalia le ha riassunte tutte. Sulla Lega, che ha intercettato una sfera di interessi malmenati, specie al Nord, credo si possa ormai essere fiduciosi. Ricordo ad esempio che Maroni, quand'era ministro dell'Interni, diede prova di equilibrio e di tutela degli interessi generali. E il centrosinistra, che cosa deve fare adesso? "Un'autocritica severa e serena, non necessariamente fatta in piazza e, spero, non mirata a massacrare Veltroni. Il quale ha fatto ciò che ha potuto, dopo due rissosissimi anni di governo di una coalizione che si è impegnata soprattutto a litigare e che ha poi pensato di cavarsela addossando agli altri le colpe di ogni guaio. Atteggiamenti che, onestamente, non potevano essere capiti dalla gente. Ecco, è a partire da qui che dovrebbe cominciare la riflessione. Parlando a se stessi e agli italiani con calma, un po' come ha fatto il Papa quando ha denunciato lo scandalo dei preti pedofili negli Usa: si è preso le sue responsabilità e ha spiegato l'impegno della Chiesa a chiudere la partita. Insomma, si ricomincia sempre a partire dalla chiarezza". Marzio Breda \\ Nel messaggio di Berlusconi sul 25 Aprile una volta tanto è stato reso onore pure ai martiri per la libertà \\ Rifondazione contro l'incarico a Bossi? E' bene non fare pressioni sul presidente della Repubblica.

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Il Pdl e le schede bianche <Segnale per il dialogo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Parisi: leggi convincenti? Un dovere il sì Il Pdl e le schede bianche "Segnale per il dialogo" ROMA - Il primo segnale è arrivato, ed era ciò che Berlusconi si attendeva. Quelle schede bianche con le quali il Pd ha accompagnato l'elezione dei presidenti delle Camere, non sono un dettaglio ma un messaggio politico. Nel linguaggio di Palazzo rappresentano "un gesto di disponibilità al dialogo", come spiega Elio Vito, che di Forza Italia è stato per molti anni il capogruppo a Montecitorio: "Avessero voluto mostrare un atteggiamento diverso, di intransigenza, sicuramente avrebbero puntato su un candidato di bandiera. Non l'hanno fatto, ed è importante". Potranno sembrare bizantinismi da prima Repubblica, in realtà quelle schede bianche sono la controprova che il rapporto tra il Cavaliere e Veltroni non si è interrotto, ma procede malgrado gli scossoni della campagna elettorale e le odierne difficoltà interne del leader del Pd. è difficile prevederne oggi gli sviluppi, ma non c'è dubbio che "l'aria è cambiata": "La volontà di procedere c'è - dice l'azzurro Valducci - e al di là delle asprezze di D'Alema, desideroso di ritagliarsi un ruolo, esistono le condizioni per tentare di varare insieme le riforme". è vero che al momento il premier in pectore è alle prese con il puzzle della squadra di governo, "con la difficoltà - come ha raccontato ieri esausto - di dover versare due litri di acqua in una bottiglia di un litro". Così di ora in ora, a fronte delle pressioni e delle richieste, si trova costretto ad aggiornare la lista dei ministri. E mentre rimane in bilico il dicastero del Welfare, conteso da An e Forza Italia, dopo il "no" di Scajola alla Giustizia il borsino dà in ascesa le quotazioni di Pera come Guardasigilli. Fino all'ultimo istante si lavorerà di matita e gomma, ma la vera partita si giocherà dopo il varo dell'esecutivo. I Democratici si stanno interrogando sull'atteggiamento da tenere quando in Parlamento arriveranno le riforme, quelle istituzionali e anche quelle di sistema. Da una parte il Pd è interessato ad entrare in gioco, per non rimanerne ai margini, dall'altra è frenato dai dubbi di una collaborazione con Berlusconi. "Ma noi non dobbiamo avere paura di votare sì", è l'opinione di Parisi: "Anzi, se certe leggi ci convincono, e se le riteniamo utili per lo sviluppo del Paese, abbiamo il dovere di sostenerle ". Sono parole che rimandano alla prima pagina del programma dell'Ulivo del '96, scritta proprio dall'ex braccio destro di Prodi. Quelle schede bianche nel voto per i presidenti delle Camere sono dunque la premessa ad un possibile lavoro di concerto tra il centrodestra e il Pd, "pur nel rispetto dei ruoli", precisa Parisi. Epperò il "caso Ichino" è emblematico. Potrebbe essere addirittura la punta dell'iceberg di una complessa trattativa tra i due schieramenti. Raccontano infatti che dopo la telefonata con cui Gianni Letta - per conto di Berlusconi - propose il ministero del Lavoro all'esponente democratico, siano intercorsi altri colloqui, direttamente con Veltroni. E non è escluso che dietro la seconda offerta a Ichino, quella della presidenza di commissione, si celino anche altre iniziative bipartisan. Tocca alla maggioranza prendere l'iniziativa, non c'è dubbio, ma sarà il Pd a dover dare una risposta. E il nodo si scioglierà presto, prima ancora di affrontare il tema delle riforme istituzionali. Per esempio, sul "caso Alitalia" l'opposizione resterà a guardare le mosse del governo o tenterà di collaborare per raccogliere il dividendo politico di un eventuale esito positivo della vicenda? Dopo l'elezione di Fini, Bersani ieri ha gettato uno sguardo sul futuro, che "offre all'area riformista una condizione favorevole": "Il Pd non dovrà più stare a mediare con altri alleati, tra posizioni diverse. Certo, dovrà dotarsi d'ora in avanti di un linguaggio nuovo, poi dovrà scegliere. E scegliere secondo me significa saper rischiare". Francesco Verderami La giornata Da sinistra Fini, con Ronchi, all'ingresso in Aula; l'insediamento e con Napolitano.

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Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE I conti L'indebitamento della compagnia in lieve calo a 1,35 miliardi Alitalia al contrattacco Porta Sea in tribunale e chiede 1,2 miliardi Bazoli e Passera: pronti se piano rigoroso La replica di Bonomi: molte inesattezze Napolitano: sul prestito aspettiamo l'Ue. Spunta l'offerta di Multi-Long ROMA - Alitalia al contrattacco di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi. La compagnia ieri si è costituita nel giudizio che l'azienda milanese ha promosso per ottenere un risarcimento da 1,2 miliardi, chiedendo a propria volta i danni "per importi non lontani, per quanto allo stato quantificato, dalle pretese della Sea". Intanto è stato reso noto che l'indebitamento di Alitalia al 31 marzo è sceso a 1.353 milioni, dai 1.368 di un mese fa. In cassa restano 180 milioni, contando i 79 provenienti dalla vendita del 2% delle azioni Air France e l'esborso per 56 milioni per il pagamento della cedola del prestito obbligazionario. Sono esclusi i 69 milioni di credito verso l'erario. Ma Alitalia conta di rifarsi sulla Sea di cui rigetta tutte le accuse: "l'assunto" che il rapporto con la compagnia dovesse proseguire fino al 2041 e il danno che deriverebbe dagli acquisti e gli investimenti fatti per Alitalia e che in realtà sarebbero "compatibili" con l'utilizzo dell'aeroporto da parte di qualsiasi altro vettore. Una ricostruzione piena di "inesattezze " secondo il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi. Alitalia rivendica l'inadempimento della Sea agli obblighi di sviluppo di Malpensa ma anche "i gravi danni reputazionali" che sarebbero derivati al processo di privatizzazione dalla gestione mediatica del ricorso. La compagnia s'impegna a sottrarre ai riflettori il prosieguo della vicenda. Un gesto che sembra preludere, malgrado le apparenze, alla volontà di avviare un dialogo. Sul versante della privatizzazione, ieri si segnalano le dichiarazioni del presidente di Intesa- Sanpaolo, Giovanni Bazoli: "La nostra banca - ha detto - può prendere in considerazione anche un intervento in Alitalia solo alle condizioni che si sono verificate IL RITORNO DI AIR FRANCE Per Alitalia c'è l'ipotesi di un ritorno dei colloqui, su basi diverse, con i francesi di Air France. Che si affiancherebbe alla cordata italiana per interventi in altre grandi aziende, quando cioè esista un piano industriale rigoroso e che ci siano le condizioni che questo si possa attuare e dia forti possibilità di successo e di ripresa industriale dell'azienda". Anche l'ad, Corrado Passera, è intervenuto: la banca "per ora" non è impegnata "su nessuna trattativa specifica, in nessuna cordata specifica ". "Se si trovasse il modo - ha aggiunto -, e si può trovare, per rilanciare Alitalia non ci tireremmo indietro". Passera si è detto pronto a sottoporre "un piano serio agli organi deliberanti". Sulla questione del prestito-ponte è intervenuto anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: "C'è solo da restare in attesa di una decisione per la quale non si hanno ancora gli elementi" ha detto. Infine il fondo d'investimento brasiliano Multi-Long Corporation, specializzato nelle ristrutturazioni di aziende in difficoltà, avrebbe chiesto al governo di acquisire Alitalia per un miliardo di euro. Antonella Baccaro.

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Indici in ripresa, corre Finmeccanica (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-05-01 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Indici in ripresa, corre Finmeccanica Chiusura positiva per Piazza Affari, al traino di Wall Street, rimbalzata grazie a dati macroeconomici positivi e all'attesa per il taglio dei tassi (comunicato in serata). L'S&P-Mib ha registrato un progresso dello 0,33% e il Mibtel dello 0,55%, con scambi in ripresa nonostante il clima prefestivo della seduta. Mediaset, cresciuta del 3,17%, Unipol (+2,09%) e Parmalat (+2,19%) hanno replicato la buona prestazione della vigilia, ma il balzo più significativo fra i 40 titoli dell' S&P-Mib lo ha compiuto Finmeccanica, il cui prezzo di riferimento ha superato quota 22 euro, con un progresso del 3,51%, che nelle sale operative hanno attribuito a ricoperture tecniche. Gli altri principali rialzi hanno riguardato invece alcuni titoli che martedì avevano perso terreno. Seat Pagine Gialle, per esempio, ha recuperato il 3,33%, mentre Telecom Italia è rimbalzata del 3,05% e Autogrill (grazie all'apprezzamento del dollaro) del 3,17%. Da segnalare anche i rialzi di Geox (+2,12%) e dell'Espresso (+2,35%). Ancora in calo, invece, Banca Popolare di Milano, che ha ceduto il 2,81% e Saipem (-2,22%). Variazioni decisamente più marcate, infine, fuori dal paniere dell'S&P-Mib. A partire dall' exploit di Banca Popolare di Intra che, arrivata a guadagnare il 22%, alla fine ha registrato un prezzo di riferimento in crescita del 21,91%, a ridosso dei 15 euro dell'Opas lanciata da Veneto Banca. In forte recupero anche Alitalia (+7,87%) dopo la rinnovata disponibilità di Intesa- Sanpaolo a partecipare al salvataggio e nonostante le perplessità della Ue sul prestito ponte che dovrebbe permettere la sopravvivenza a breve della compagnia. Giù, invece, Pininfarina (-4,81%). Seat Pagine Gialle Il titolo rimbalza del 3,33% recuperando quasi interamente la perdita di martedì.

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I fucili di Bossi e i gemelli polacchi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-01 num: - pag: 44 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini I fucili di Bossi e i gemelli polacchi U mberto Bossi, entrando in Parlamento: "Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a battersi". E verrebbero "con i fucili, che son sempre caldi". Risponde quell'altro genio dell'ex parlamentare no global Francesco Caruso: "Nel cuore del Sud ribelle ci sono trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri padani". Su Caruso, confesso, non ho speranze. Ma a Bossi, da lombardo a lombardo, voglio dirlo: se la pianta, ci fa un piacere. Anzi, fa un piacere a tutti gli italiani sparsi per il mondo, stanchi di sentirsi chiedere se il Paese è impazzito, se si trova sull'orlo della guerra civile. In particolare, fa un piacere a noi settentrionali: essere rappresentati come una banda di bruti è irritante. Perciò, Bossi, la smetta. In campagna elettorale queste spacconate possono sfuggire (sarebbe meglio se non sfuggissero). Ma ormai il centrodestra ha vinto, il Parlamento è convocato, i ministri sono pronti. Quindi, Bossi: basta. Questa storia non fa più ridere. Giovedì scorso, tornando da Oslo, avevo scritto "come spiegare la Lega Nord ai norvegesi": un movimento populista e popolare, non violento, coi suoi limiti e i suoi meriti. Da domenica sono in Germania (due incontri pubblici, a Tubinga e Stoccarda), e mi sono vergognato: il numero due di una coalizione di governo non deve parlare così. Se vogliamo diventare un Paese serio, cominciamo a parlare seriamente. Die drinnen, die RÖmer, sono pazzi questi romani. E' la frase più gettonata del momento, qui in Svevia: rubata a Obelix (!), ripresa dai giornali, ripetuta dalla gente. Non c'è disprezzo, ma incomprensione. Sono italiano, e credo di sapere perché il Nord abbia scelto Bossi, i romani Alemanno, gli italiani Berlusconi. Ma, all'estero, le sparate leghiste, i postfascisti in Campidoglio e il ritorno del Cavaliere (con codazzo di amici, bellone e tv) hanno provocato sorpresa. L'Italia - a cominciare dai nuovi capi - deve rendersi conto che ha davanti un mastodontico compito di pubbliche relazioni. Chiudersi in una permalosa autosufficienza mediatica è folle. E impossibile: il giochetto non è riuscito alla Polonia dei gemelli Kaczynski, figuriamoci se riesce a noi. Nel XXI secolo, se vogliamo vivere nel mondo, dobbiamo rispondere al mondo. Se giornali e telegiornali italiani dovessero oscurare critiche e ironie internazionali, per non dispiacere a chi comanda, farebbero un pessimo servizio agli interessati, e a tutta la nazione (i primi segnali, purtroppo, non sono buoni). Non ci credete? Chiedete a qualsiasi connazionale abbia messo il naso fuori d'Italia (uomo d'affari o d'azienda, diplomatico, accademico, studente, viaggiatore attento): vi dirà come stanno le cose. In tempo di Internet e satelliti le battute viaggiano, soprattutto le più infelici. Iniziare una stagione politica evocando violenza e fucili, e proponendo di nazionalizzare Alitalia (la Tirrenia dei cieli?), non è un buon esordio. Proprio no. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ Il mondo ci guarda, chiuderci in una permalosa autosufficienza mediatica è folle.

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VOTO ALL'ESTERO (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-01 num: - pag: 45 categoria: BREVI VOTO ALL'ESTERO Possibili modelli Caro Romano, ho seguito la discussione sul voto degli italiani all'estero. Secondo me è chiaro che il voto senza restrizioni può generare situazioni irragionevoli, come nel mio caso di nipote nato in Argentina. Anche se m'interesso di politica ed economia io non sono in condizioni di votare responsabilmente per un governo perché non ho mai abitato in Italia e di conseguenza non conosco i problemi quotidiani dei cittadini. Ma altri potrebbero essere più consapevoli delle necessità politiche. Per questo la sfida è costruire un sistema adatto alle differenti situazioni. Gabriel Matarasso-Ferrari gm@marval.com.ar Esistono altri modelli a cui è possibile ispirarsi. La Francia, ad esempio, ha limitato il voto per corrispondenza ai francesi che sono temporaneamente all'estero e ha creato una sorta di Assemblea consultiva per l'insieme delle comunità emigrate. Spetta a questa Assemblea esprimere un piccolo numero di senatori. Ricordo con l'occasione che il Senato della Repubblica ha meno poteri della Camera (Assemblea nazionale) e non ha ad esempio quello di votare la fiducia e la sfiducia. COSTITUZIONE Il cambiamento Caro Romano, ho apprezzato la sua risposta a proposito della Costituzione da cambiare. Ho ancora vivo il ricordo del referendum del 2006 che respinse la riforma voluta dal Centrodestra e la delusione che provai allora sull'ignoranza che il popolo italiano mostrò sulle variazioni apportate dal Governo. Durante una cena alla quale ero invitato il padrone di casa, uomo colto e politicamente schierato, propose agli ospiti la sottoscrizione, con tanto di firma in calce ed estremi del documento, per abrogare le riforme alla Costituzione. Non firmai, ma quando chiesi agli ospiti quali fossero gli articoli modificati e cosa esprimessero, nessuno seppe rispondermi! Mi sentii deluso dall'azione dell'ospite che invitò a cena persone che, ingannevolmente, dovevano prestarsi al suo gioco. E' vero, non è altro che il gioco della politica, ma che sconforto! Giancarlo Toti giancarlo.toti@alice.it Secondo un detto attribuito a Milton Friedman, capo della scuola monetarista della Università di Chicago, "nessun pasto è gratuito" ("There is no such a thing as a free lunch"). Quando rifiutò di firmare il documento proposto dal padrone di casa, lei dimostrò che è possibile fare qualche eccezione alla regola. SULLE STRADE I motivi delle multe Pare che le multe vengano date per garantire la nostra sicurezza! Spesso però l'impressione è che non sia proprio questa la motivazione dominante. Non si spiega infatti perché capiti ancora spesso di vedere genitori viaggiare con i bambini liberamente vaganti negli abitacoli delle automobili senza che vengano multati dalle forze dell'ordine! Ilaria Mascetti icerminara@alice.it PRIMO MAGGIO Musei chiusi E' come se la spiaggia di Rimini chiudesse il giorno di Ferragosto: questo il probabile pensiero dei molti turisti che il primo maggio troveranno i musei chiusi. Lo sconforto certo non viene attenuato dalla notizia che invece alcuni ipermercati resteranno aperti: la festa dei lavoratori s'inchina davanti alla cultura, ma non al consumismo. Mauro Luglio Monfalcone (Go) PER I PONTI FESTIVI Tutti in vacanza Tanti italiani non arrivano a fine mese. Eppure milioni di italiani saturano, a ogni "ponte", tutti i voli per ogni dove e gli alberghi di ogni ordine e grado. Enrico Falconi, Brescia TERMINI STRANIERI Dall'inglese all'arabo Quando mi capita di leggere vocaboli nella lingua di Shakespeare, mi dico che ci stiamo inglesizzando. Ma, da qualche tempo, noto che anche la lingua araba fa spesso capolino: ormai so che "fatwa" significa "sentenza", che "sharia" si riferisce a norme religiose fondate sul Corano e che "jihad" è traducibile con "guerra santa". A quando i primi ideogrammi in cinese sulla stampa italiana? Carlo Radollovich carlo.radollovich@libero.it ALITALIA Una preoccupazione Mi auguro che la dichiarazione di Berlusconi "Alitalia se la compra Trenitalia", sia una battuta. Non credo sia possibile acquistare un'azienda sull'orlo del fallimento e poi risanarla da parte di chi sta forse peggio. Mi risulta infatti che anche Trenitalia avrebbe bisogno di una ricapitalizzazione. Silvano Stoppa silvano.stoppa@poste.it UOMINI POLITICI Il concetto di Stato Proprio non capisco che cosa intendano per Stato gli uomini politici: credono, magari, che sia una sorta di grande proprietà ricevuta in dono per meriti elettorali? Andrea Papa Reggio Calabria INSEGNANTI L'aggiornamento Sono insegnante di elettronica presso un Itis e sono sorpreso del fatto che mentre ci si preoccupa degli scadenti risultati dei nostri allievi, nessuno si preoccupa di fornire agli insegnanti che vogliono aggiornare le loro conoscenze, i necessari strumenti. Oreste Pacelli opacelli2004@libero.it PENSIONE Una penalizzazione A gennaio mi sono rallegrato nel vedere un piccolo aumento nella pensione. In aprile, però ho notato che il piccolo aumento si è notevolmente assottigliato. Grande è stata la mia sorpresa nel vedere l'addizionale comunale Irpef 2008, oltre a quella regionale, notevolmente aumentate. Nessuno ha minimamente protestato per un aumento che penalizza in modo eccessivo chi le tasse le ha sempre pagate. Giuseppe Favino Dosson di Casier (Tv) DICHIARAZIONE DEI REDDITI Scaglioni da rivedere Sono pensionata da un anno e 4 mesi e per arrotondare ho svolto un'attività non continuativa guadagnando "ben" 2000 €! Ho fatto il 730, aggiungendo questo importo su cui ho già pagato il 20% di ritenuta d'acconto, il mio scaglione è balzato al 38%. Risultato: oltre a tutto quello trattenuto dall'Inps e alla ritenuta d'acconto, devo 1200 € all'ufficio delle imposte. Morale: devo lavorare 3 mesi per guadagnare il surplus di tasse. Non sarebbe il caso di rivedere questi scaglioni? Renata Cassani, Milano.

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Ora è Alitalia a denunciare Sea per danni (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 104 del 2008-05-02 pagina 1 Ora è Alitalia a denunciare Sea per danni di Redazione Ora è la compagnia di bandiera, con un controricorso, a chiedere i danni alla società che gestisce lo scalo di Malpensa. Danni che, si legge in una nota, non hanno importi lontani da quelli richiesti dalla stessa Sea. Alitalia contesta inadempimenti rispetto "agli obblighi di sviluppo dell'aeroporto di Malpensa", nonché "gravi danni di reputazione relativi al perturbamento del recente processo di privatizzazione". Rispettando perfettamente i termini processuali, Alitalia si è costituita nel giudizio davanti al tribunale di Busto Arsizio. La prima udienza si terrà il prossimo 28 maggio. Il controricorso di Alitalia "contiene la replica puntuale all'assunto di Sea che il rapporto con Alitalia dovesse proseguire fino al 2041 pur in assenza di ogni vincolo contrattuale e a prescindere da ogni logica di impresa, mostra come il danno emergente non sia riscontrabile in quanto tutti gli acquisti e gli investimenti di Sea sono perfettamente compatibili con l'utilizzo dell'aeroporto da parte di ciascun altro vettore passato e futuro, dimostra come ogni valutazione di cosiddetto lucro cessante sia esclusa dalla mancanza di alcun vincolo pluriennale, e tanto meno più che trentennale, di legame fra Sea ed Alitalia". I vertici di Alitalia intimano a effettuare i processi nelle aule dei tribunali e non sulle pagine dei quotidiani e precisano che la compagnia "comunicherà esclusivamente dati oggettuali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Lavoro contrattazione di secondo livello e regole chiare per gli scioperi (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Lavoro contrattazione di secondo livello e regole chiare per gli scioperi Cgil, Cisl e Uil varano l'accordo del primo maggio L'annuncio arriverà oggi, dal palco del tradizionale concertone del primo maggio a piazza San Giovanni: Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo sia sulla riforma del modello contrattuale, sia su rappresentanza e democrazia sindacale. Nel corso di un incontro, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno definito ieri la piattaforma che dovrà essere sottoposta agli organismi dirigenti per il via libera sul cotè sindacale. Per perfezionare la sostanziale sostituzione degli accordi di luglio del '93 ci vorrà poi un'intesa con Confindustria e con il governo. Dalla trincea della rottura con AirFrance-Klm su Alitalia e del risultato clamoroso delle elezioni, che Epifani ha commentato nei giorni scorsi come "uno spostamento a destra del paese che deve essere attentamente analizzato" ma senza aprire fronti di "conflitto preventivo", la Triplice tenterà insomma di riemergere oggi, dal palco romano della festa dei lavoratori, con un annuncio dalla portata storica. Una rivoluzione che cambierà, almeno nelle linee guida definite ieri dai vertici delle confederazioni, non soltanto la futura definizione dei contratti di lavoro, ma anche la fisionomia del sindacato. Il contratto di lavoro verrà rinnovato d'ora in poi ogni tre anni (attualmente viene aggiornata ogni due anni la parte economica e ogni quattro quella normativa) e i sindacati chiederanno di determinare gli aumenti in busta paga in base a un recupero dell'inflazione, ma calcolata su un indice dell'Istat rivisto (ad oggi si decidono gli aumenti in base all'inflazione programmata dal governo e al recupero della differenza con quella reale). Poi ci sarà, ovviamente, il restringimento della contrattazione di primo livello a favore del secondo, con un peso maggiore dunque delle trattative al livello aziendale. Sulla rappresentanza sindacale, la Triplice si è accordata su un sistema pattizio che dovrebbe disciplinare la materia, previo confronto con le categorie datoriali. Un'intesa che potrebbe essere recepita successivamente anche dal Parlamento. Ma una novità clamorosa si registra anche sul fronte della democrazia sindacale: se è vero che lo sciopero è un diritto individuale garantito dalla Costituzione, Cgil, Cisl e Uil puntano ad una minore discrezionalità nella proclamazione delle ore o delle giornate di astensione dal lavoro. Per decidere di incrociare le braccia, un'organizzazione sindacale dovrà avere un certo grado di rappresentatività, dunque di iscritti. L'accelerazione di Epifani, Bonanni e Angeletti non nasce soltanto dall'esigenza di uscire dall'angolo delle critiche sulla maldestra gestione della partita Alitalia, è frutto anzitutto della necessità di decidere su un tema così importante prima che si insedi il nuovo esecutivo. Che oltre ad essere "di destra" come ha osservato il leader Cgil, ha soprattutto i numeri in Parlamento per portare avanti serenamente e rapidamente le annunciate politiche del lavoro. I sindacati vogliono arrivare ad esempio prima degli interventi annunciati già per le prossime settimane dalla maggioranza guidata da Berlusconi come la detassazione degli straordinari. L'esecutivo sta ragionando, tra l'altro, anche sul ministro del Lavoro: anche se An continua a "occupare" la casella, c'è consenso crescente sul nome di Maurizio Sacconi. Brillante ex sottosegretario del Welfare nel quinquennio dell'ultimo esecutivo targato Berlusconi, l'esponente azzurro ha dalla sua non soltanto la vicinanza con alcuni settori del sindacato, in particolare della Cisl, ma anche il cambio di guardia in Confindustria. Uomo vicino al past president Antonio D'Amato, Sacconi è stato sottosegretario negli anni cruciali del Patto per l'Italia dunque della battaglia per l'articolo 18 ma anche della Biagi e della riforma delle pensioni, e con Montezemolo alla guida degli industriali avrebbe avuto qualche difficoltà a conquistare la poltrona di ministro. Non con la Marcegaglia, che prima ancora di essere designata ufficialmente prossimo presidente di Confindustria, ha aperto all'ipotesi che Sacconi si sieda sullo scranno più alto del dicastero di via Veneto. A indurre la Triplice in ogni caso all'annuncio di oggi ha contribuito anche la evidentissima rupture della stessa Marcegaglia, rispetto alla presidenza precedente. Nel corso della prima uscita importante, la leader designata degli industriali ha messo in cima alla sua agenda la revisione del modello contrattuale. Nel corso della presentazione del programma e della sua squadra, Marcegaglia ha detto che "il ruolo del sindacato è importante, ma bisogna trattare in tempi ragionevoli per una riforma della contrattazione verso l'azienda e il merito personale. Bisogna - ha aggiunto - coniugare l'aumento della produttività e quello dei salari". E adesso, in zona cesarini, dopo mesi di stallo, la Triplice ha capito che è importante dare le carte, su una riforma epocale come quella dei contratti. (t. ma.) 01/05/2008.

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Segue dalla prima caro giavazzi, le elezioni non le hai perse tu, ma visco (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima caro giavazzi, le elezioni non le hai perse tu, ma visco Senza dubbio, ma quanti l'hanno fatto per questo motivo? In un sondaggio effettuato prima del voto, solo l'8,3% degli elettori ammetteva che le promesse su Alitalia avrebbero influito "molto" sulla loro scelta. Lo stesso si può dire del dibattito innescato da Giulio Tremonti col suo La paura e la speranza . Discussione interessante, animata con passione dallo stesso Giavazzi, ma di necessità confinata a quotidiani letti, tutti insieme (sportivi e locali inclusi), da meno del 10% degli italiani. È realistico credere che le elezioni si decidano sulle pagine del Corriere ? L'influenza di Tremonti è stata senz'altro rafforzata dal successo della Lega. Ma l'exploit del partito di Bossi rappresenta un ritorno di fiamma del protezionismo? I nordisti hanno difeso Malpensa. Ora però, su Alitalia, sposano una posizione "giavazziana": la si lasci fallire. La Lega promette fuoco e fiamme per una riforma liberista come il federalismo fiscale. Sarebbe un errore appiattire il Carroccio su una battaglia anti-cinese verosimilmente condivisa soltanto da un segmento del suo elettorato. Mentre molto più rilevante, per spiegare il suo sorprendente 8,3%, è stata l'attenzione ai temi della sicurezza e dell'immigrazione. Lo stesso si può dire, senza grossi esercizi di fantasia, della vittoria di Gianni Alemanno a Roma: pensare che ce l'abbia fatta il "sindaco dei tassisti", francamente, è esagerare il peso delle proprie ossessioni. Veniamo al secondo punto critico. Che riguarda la percezione del centro-sinistra. Le elezioni non le ha perse Giavazzi, e neppure il "liberalizzatore" Bersani: il quale, non a caso, è guardato con favore da molti fra quelli che credono che l'immagine del Pd abbia bisogno di una riverniciata. Le elezioni il Pd le ha perse perché non è riuscito a sfilarsi dall'ombra di Vincenzo Visco. Proprio ieri il viceministro ha vantato come "fatto di democrazia" l'ultimo e più odioso dei suoi regali: le nostre dichiarazioni dei redditi messe on line sul sito dell'Agenzia delle entrate. Si tratta della negazione totale di qualsiasi diritto alla privacy, di uno stimolo all'invidia sociale, di un invito alla delazione fiscale. Quel Nord produttivo con cui il Pd non riesce ad allacciare un dialogo, ha a cuore questioni che attengono la quota di reddito che viene fagocitata dal Leviatano, e minimi standard di civiltà nel rapporto cittadino-fisco. Il liberismo di sinistra non è credibile, se arriva sul far della sera della tirannia fiscale. Il terzo errore riguarda le buone ragioni dei liberisti. Giavazzi è convinto che "l'alternativa al mercato ... è una società in cui i privilegi si tramandano di generazione in generazione", e "chi nasce povero è destinato a rimanerlo". Vero, ma è altrettanto vero che il liberismo non ha nulla contro le fortune tramandate di generazione in generazione, né contro le posizioni di vantaggio che non siano frutto di una "garanzia dal fallimento" prodotta dalla politica. Dipingere le liberalizzazioni come una efficace strategia redistributiva può essere premiante sul piano mediatico. Solo che è fuorviante. Una società libera è una società adulta: più incline ad accettare, a tutti i livelli, il rischio - consapevole di opportunità e problemi. L'"eguaglianza come carriere aperte ai talenti" è parte di questa alchimia, come lo è pure il diritto dei talenti di esprimersi liberamente e di vedersi liberamente remunerare. Ridurre il liberismo a una politica sociale significa sbagliarne il marketing. Da un lato, perché si alimentano false aspettative. Dall'altro, perché non si educa ad accettare la libertà come una sfida - quanto a servirsene per promuovere un certo assetto sociale. Per Giavazzi, bisognerebbe ora aprire un dialogo "coi protezionisti". Appello che si regge sull'ipotesi dell'identità di vedute fra classe dirigente ed elettori di centro-destra. E che sottende quasi una visione del liberismo come "instrumentum regni" per questa o quella coalizione. Quando invece esso dovrebbe essere ben altro: l'unica offerta politica credibile, da presentare a quel pezzo d'Italia che non si vuole arrendere al declino. Alberto Mingardi 01/05/2008.

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Sicilia lo bello, l'industriale che entra in banca (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Sicilia lo bello, l'industriale che entra in banca "Il nodo è la competitività. Al Nord e al Sud" Presidente di una Confindustria che ha stravolto gli schemi mettendo al primo posto la lotta contro il racket e il pizzo diventando punta avanzata della lotta alla mafia, autore del rifiuto a Walter Veltroni che lo voleva candidato alla presidenza della regione siciliana, adesso Ivanhoe Lo Bello è diventato presidente del consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia acquisito dall'Unicredit di Profumo, e la sua nomina avviene con "la pagina dello stress tra Unicredit e la Regione Siciliana ormai chiusa". Ivan Lo Bello mantiene il doppio incarico e tiene a sottolineare che la sua nomina al Banco di Sicilia significa che "è stato colto da parte dell'Unicredit che quello avviato da noi è il passo fondamentale per avviare il processo di modernizzazione del sistema economico siciliano". Presidente Lo Bello cosa significa per un imprenditore come lei stare a capo di una banca, cosa cambierà? "Non sarò certo io a determinare chissà quali cambiamenti in una grande banca. Io sarò il presidente, con me nel cda sono entrate due donne imprenditrici di successo, come Luisa Averna dell'omonimo amaro, e Giusy Rallo, dei vini Donnafugata. Due imprenditrici di due aziende molto innovative. Il valore delle nostre nomine sta proprio nel fatto che portiamo all'interno di un grande sistema bancario l'esperienza di chi fa impresa sul campo e sa apprezzare le forti novità che ci sono. Noi, come Confindustria, abbiamo messo in evidenza che la criminalità organizzata e l'asfissiante apparato burocratico, intermediario tra le risorse pubbliche e l'impresa, hanno determinato l'assenza di ogni cultura di mercato. Questi sono i nodi. La nostra lotta al racket è un pezzo del processo di modernizzazione del nostro sistema imprenditoriale". Il quadro politico in Italia è capovolto, in Sicilia vince sempre il centrodestra ma cambiano i protagonisti della gestione del potere. Cosa chiede la Confindustria al nuovo governo Lombardo? "Metter mano subito alla riforma della pubblica amministrazione e progetti a medio e lungo termine. E soprattutto risanare il bilancio pubblico, nel quale pesano troppo le spese sanitarie e le spese correnti". E rispetto ai fondi europei che arriveranno in gran quantità, e per l'ultima volta, in Sicilia? "Lo ripetiamo da tempo: pochi grandi progetti di infrastrutture, investire nella ricerca per l'innovazione e la scuola. Sono queste le priorità". Sul Riformista di ieri, l'imprenditore della sanità nonché proprietario dell'11% di Rcs Rotelli, sostiene che la questione settentrionale è l'altra faccia della questione meridionale? "Io preferisco dire che esiste una grande questione della competitività, con due volti: quello settentrionale e quello meridionale. Nel centro-nord esistono nodi infrastrutturali che provocano grande disagio e determinano costi aggiuntivi alle imprese, mentre nel Mezzogiorno sono state assorbite risorse senza avviare alcuna capacità competitiva. Per questo da noi è centrale rimuovere la cultura assistenziale ostile alla cultura di mercato". Sembra che le minacce neostataliste di Berlusconi, come quella sull'Alitalia, o le posizioni di Tremonti sui dazi vadano in una direzione diversa? "Sono fortemente convinto che il governo debba essere misurato con le sue prossime azioni concrete. C'è uno scenario economico che presenta grandi tensioni sui conti pubblici. Per prima cosa questo governo dovrà mettere mano a profonde riforme strutturali ed è evidente che nel breve termine servono scelte impopolari. Ma gode di ampie maggioranze e quindi può farlo". 01/05/2008.

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Alitalia spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia spuntano gli emirati arabi e un fondo di investimento brasiliano La cordata del Cavaliere acquista un tocco esotico Intanto la società chiede alla Sea il risarcimento di un miliardo Su Alitalia sembra esserci qualche schiarita sul fronte della cordata italiana o dei partner interessati tout court ad acquistarla. Ma ieri è stata anche la giornata di una controrichiesta della compagnia di bandiera di risarcimento danni contro Sea. La società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa aveva chiesto notoriamente 1,2 miliardi di euro di risarcimento per il piano dell'ex presidente Maurizio Prato che dal mese scorso si era fortemente disimpegnato dall'aeroporto varesino. Ma ieri Alitalia ha chiesto un risarcimento "per vari titoli e per importi non lontani" dalle pretese della Sea per le perdite derivanti da "inadempienze" della società agli "obblighi di sviluppo dell'aeroporto di Malpensa" e ai "gravi danni reputazionali". Nel pomeriggio, le agenzie hanno poi battuto la notizia dell'interessamento alla compagnia di bandiera di un fondo di investimento brasiliano, Multi-Long Corporation, specializzato in ristrutturazioni di aziende in difficoltà. L'amministratore delegato del fondo, Michael Breslow, ha fatto sapere ieri di essere disponibile a mettere sul tavolo un miliardo di euro per rilevare la quota detenuta dal Tesoro di Alitalia e di aver già comunicato il suo interessamento al governo e all'Unione europea. A quanto si apprende, il presidente del Consiglio in pectore, Berlusconi, avrebbe inoltre già messo insieme una cordata orientata ad investire circa un miliardo e mezzo di euro per l'acquisto di Alitalia. Tra i più interessati alla tormentata vicenda della compagnia guidata da Aristide Police, ci sarebbero gli Emirati Arabi. E il partner industriale sarebbe la tedesca Lufthansa. Nella cordata raccontata dal Cav, non sembrerebbe esserci però, almeno per il momento, Intesa San Paolo. Giovanni Bazoli, presidente dell'istituto di credito, ha precisato ieri che l'intervento del gruppo nel salvataggio di Alitalia si potrebbe verificare soltanto "alle condizioni che si sono verificate per gli interventi in altre importanti aziende da risanare". Cioè, "un piano industriale assolutamente rigoroso che assicuri grandi probabilità di ripresa dell'azienda". Bazoli ha aggiunto che "ci vantiamo di aver effettuato con rigore esami di piani industriali che hanno consentito interventi che si sono rivelati salutari per altre aziende, alcune di grande nome e altre che non si conoscono". Solo a queste condizioni, ha concluso Bazoli, rinviando all'amministratore delegato Corrado Passera per altri commenti sull'argomento, "potranno essere prese in considerazione ipotesi di un nostro intervento in Alitalia". Intanto, la compagnia di bandiera ha ufficializzato la situazione dei conti a fine marzo. La liquidità è rimasta invariata rispetto a febbraio cioè a 180 milioni di euro. E l'indebitamento netto del gruppo è pari a 1,353 miliardi di euro, in calo di 15 milioni di euro (-1,1%) rispetto al 29 febbraio, quando ammontava a 1,368 miliardi. 01/05/2008.

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Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 02 Mag 2008 Edizione 84 del 01-05-2008 Alitalia senza pudore, vogliono pure l'aumento I dipendenti potrebbero scioperare pur di mettersi in tasca buona parte del prestito-ponte di Francesco Blasilli Cordata o non cordata, Berlusconi deve risolvere la questione Alitalia. I suoi fedelissimi parlano di un dossier zeppo di nomi interessati alla decrepita compagnia di bandiera, ma nella sostanza non sarebbero poi tanti quelli che non hanno detto di "no" a priori (tra questi Intesa San Paolo), fermo restando che l'ipotesi Ferrovie dello Stato appare come una provocazione e niente più. Nel mentre, però, il Cavaliere è impegnato a pagare dazio ai sindacati che hanno sostanzialmente bloccato la cessione ad Air France; per fare questo deve convincere l'Unione Europea (che ha ribadito proprio ieri di essere molto dubbiosa) della legalità del prestito ponte di 300 milioni di euro, concesso dal governo Prodi. In questo momento Berlusconi è necessariamente impegnato su due tavoli: trovare un nuovo proprietario per Alitalia e al tempo stesso non scontentare i sindacati. Compito praticamente quasi impossibile, visto che chiunque prenda il comando della compagnia di bandiera dovrà operare dei tagli. Al momento, grazie al prestito ponte che lascia tutto come sta, godono i lavoratori. Ed infatti si parla di festosi brindisi dalle parti della Magliana. Solo che dall'aeroporto di Fiumicino, dove si trova la sede di Alitalia e dove lavorano la maggior parte dei dipendenti che rappresentano il pomo della discordia, arrivano voci poco rassicuranti per Berlusconi e il nostro paese. I vertici sindacali dell'azienda avrebbero in mente di far avere ai lavoratori un nuovo aumento di stipendio. Ossia vorrebbero che buona parte del denaro arrivato dal prestito ponte finisse direttamente nelle loro tasche, senza passare per le squinternate casse di Alitalia. Una richiesta francamente assurda per un'azienda che assomiglia ad un morto che cammina: è come se un uomo che sta morendo dissanguato decidesse di rifarsi il naso invece di una trasfusione. Ma questo è quanto. E i dipendenti di Alitalia avrebbero in mente anche di fare uno sciopero per raggiungere il loro obiettivo. E' chiaro ed evidente che di aumento non se ne parla proprio ed una situazione del genere metterebbe in ulteriore difficoltà Berlusconi, anche se lo sciopero potrebbe anche diventare un boomerang per i sindacati che cadrebbero in totale disgrazia davanti all'opinione pubblica. A quel punto si potrebbero attuare i tagli di personale che eventuali acquirenti richiedono a furor di popolo oppure il Cavaliere potrebbe decidere (come suggerisce da anni la Lega) di far fallire la compagnia di bandiera. Fanta-economia, forse, anche perché stando ai bookmakers internazionali la cordata italiana di Berlusconi esiste: la compagnia Agipronews quota Alitalia ancora tricolore ad appena 1.85, mentre Air France e Aeroflot sono distanziate, rispettivamente a 2.50 e 3.00.

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Nulla può spaventare Banca Intesa (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 02 Mag 2008 Edizione 84 del 01-05-2008 Né la crisi mondiale né la questione Alitalia Nulla può spaventare Banca Intesa di Emilia Rettura Sembra che niente riesca a spaventare Intesa San Paolo. Né una ristrutturazione che, nello scorso anno, ha portato il gruppo a diventare uno dei più importanti d'Europa. Né il tracollo finanziario statunitense che ha coinvolto qualunque istituto, al di qua o al di là dell'oceano, più o meno collegato ai mutui subprime. Né una sfida così ostica quale il rilancio di Alitalia. Più che soddisfacente il bilancio 2007 presentato ieri agli azionisti: 7,250 miliardi di euro l'utile netto, 0,38 euro di dividendo per azione ordinaria, 0,39 per le azioni risparmio. "Il lavoro intrapreso- ha detto Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza- ha dato risultati positivi conseguiti in un contesto particolarmente difficile sia per il rallentamento del ciclo economico e la crisi dei mercati finanziari sia per il processo di integrazione". Inoltre, sono stati ampiamente confermati gli obiettivi del gruppo per i prossimi due anni tanto che Corrado Passera arriva anche a ipotizzare, per il 2010, una distribuzione straordinaria di dividendi se "avremo un di più rispetto a quello che ci aspettiamo". Segreto del successo, nonostante una crisi "seria e profonda", è un modo di concepire la finanza più legato al passato che a un'innovazione sregolata. "La nostra banca- ha spiegato Passera- sta riuscendo a passare attraverso questa crisi meglio di altre istituzioni per le scelte fatte che confermiamo: focalizzazione, presenza solo in alcuni Paesi e forte robustezza del bilancio". Estrema attenzione alla solidità patrimoniale, quindi, e profondo legame con il territorio e la clientela. Una ricerca continua che nell'acquisizione di Carifirenze ha trovato un ulteriore elemento di collegamento con la realtà locale, specie quella dell'Italia centrale. A dirlo è il secondo rappresentante della governance di Intesa San Paolo, Enrico Salza, presidente del consiglio di Gestione: "Stiamo privilegiando quelle opzioni che ci consentono di operare in alcuni mercati potendo esprimere analoghe caratteristiche di presenza, di radicamento territoriale, di propensione a fare sistema". La divisione in due blocchi della dirigenza, poi, sembra essere stata la formula giusta per guidare il gruppo, in linea con i principi dettati dalla Banca d'Italia in tema di trasparenza e stabilità. "La governance dualistica ?secondo Bazoli- permette di affidare la gestione a un organo snello come il consiglio di gestione, ma affiancato da un Consiglio di sorveglianza più numeroso che può avvalersi di diverse personalità". Tra i nodi principali che il gruppo deve sciogliere resta quello di Alitalia. Sulla partecipazione di Intesa San Paolo a una cordata di banche e imprenditori che possa salvare la compagnia di bandiera, Corrado Passera è chiaro: "Non siamo impegnati in nessuna trattativa specifica". Ma questo non significa che l'istituto voglia rinunciare a un intervento che aveva già cercato di realizzare lo scorso autunno insieme all'Air One di Carlo Toto: "Nel corso del 2007 - ha continuato Passera - ci siamo impegnati, dando il nostro contributo ad un piano di rilancio presentato in sede di gara. Non siamo stati accolti nell'ultima fase della trattative. Siamo usciti fin da dicembre e non abbiamo avuto più nulla a che fare con il progetto". Ma se un nuovo disegno si concretizzasse, Intesa San Paolo risponderà all'appello, perché è nelle corde del gruppo sostenere il tessuto economico italiano: "In questi 5 anni, abbiamo affrontato insieme ad imprenditori e dirigenti, parecchie situazioni molto difficili. Anche questo per noi è fare banca. Forse siamo stati fortunati, ma tutti i casi finora sono andati bene". "No so se sia più possibile affrontare il caso Alitalia- conclude Passera- ma non darei per scontato che l'Italia non possa esprimere una compagnia". In ogni caso, il presidente Bazoli chiede condizioni chiare: "un piano industriale assolutamente rigoroso che assicuri grandi probabilità di ripresa dell'azienda".

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Senza fiducia futuro a rischio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Genova Senza fiducia futuro a rischio Poiché l'Italia è in crisi, mi chiedo quali siano le ricadute della crisi sulla nostra città: purtroppo sono numerose, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Qualche esempio? Vediamo il problema delle infrastrutture: l'Italia è in gravissimo ritardo sul resto dell'Europa, ed è in ritardo anche Genova. La sindrome è la stessa: si espongono progetti, si comincia a discuterli, subito sorgono le opposizioni e i pareri contrari, così si dibatte per mesi e anni, e non si fa nulla. Quel che manca a Genova, come in Italia, è la ferma intenzione di agire. Secondo esempio: i sindacati. E' opinione diffusa, anche a sinistra dello schieramento politico, che l'arretratezza delle organizzazioni sindacali sia un freno allo sviluppo economico e sociale: le vicissitudini dell'Alitalia in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, lo dimostrano ampiamente. Una compagnia aerea che aveva le stesse possibilità di sviluppo delle sue concorrenti è in ginocchio, perché ha organici in soprannumero, e regolamenti fuori mercato: un compratore, se compratore ci sarà, per prima cosa dovrà smantellare il castello dei privilegi. Ma anche a Genova abbiamo registrato vertenze che mettono in evidenza il ritardo delle organizzazioni sindacali. Un audace progetto, con la firma di Renzo Piano, consentirebbe a Genova di fare, se mi si consente l'espressione, un salto di qualità. Lo si è tanto lodato, nessuno muove un dito per attuarlo. Forse questa è la vera crisi della città, simile a quella del paese: la mancanza di fiducia nell'avvenire.

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Per Alitalia difficoltà (forse) insormontabili (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 105 del 2008-05-03 pagina 38 Per Alitalia difficoltà (forse) insormontabili di Paolo Granzotto Caro Granzotto, siamo in Francia, anno 1852: Carlo Luigi Napoleone diventa imperatore, è Napoleone III. Canti, musiche, Marsigliese a tutta gola, giubilo popolare, speranze rosee, stabilità sociale e progresso, soprattutto quello tecnico, promettono un futuro luminoso. Si sta sviluppando la rete ferroviaria francese e tre plutocrati ebrei sono privilegiati negli appalti; sono J.Rothschild in gara con J.E.Pereire, di origine portoghese e socio d'affari di A.Gould, ministro delle Finanze di Napoleone III. Contro il ricchissimo Rothschild, Pereire contrattacca con un'idea che, tramite il socio Gould, viene approvata dall'imperatore. Il testo è di tono patriottico, salvaguarda i beni pubblici, come le ferrovie, dalla voracità dei privati (i Rothschild). Istituito così il "Crédit Mobilier", si parte con 122mila azioni a 500 franchi l'una. I francesi comprano in massa; dopo una settimana le azioni salgono a 1.600 franchi l'una. È dunque nato il più ricco istituto nazionale francese e lo dirige Pereire. Ora, con le opportune modifiche ed un'onesta gestione, delegata al Comune di Milano, non si potrebbe fare altrettanto per salvare Alitalia: rimetterla in voto regalmente, auspice il popolo italiano finalmente alzabandiera? Sarebbe bello, caro Missadin. Purtroppo l'Alitalia è quella che è, piena di debiti e di personale in esubero, troppo corpulenta per restare una compagnia regionale e troppo mingherlina per reggere alla concorrenza delle grandi sulle rotte intercontinentali. Inoltre, fra i tanti, ha anche un problema che nessuna cordata o azionariato popolare è in grado di risolvere: la flotta è vecchia, i suoi aerei consumano fino al doppio del carburante degli esemplari più recenti. Con quel che costa oggi il petrolio quasi quasi conviene tenerli a terra. Il guaio, poi, è che anche disponendo di ingenti capitali non è possibile rinnovarla perché Boeing e Airbus hanno il portafoglio ordini completo fino al 2015. Sta di fatto che anche una "onesta gestione" - e già qui ti voglio - non le consentirebbe di sopravvivere se non alleandosi o facendosi comprare da una grossa compagnia che abbia, oltretutto, un considerevole numero di opzioni d'acquisto di aeromobili di ultima generazione (opzioni che Alitalia dissennatamente non ha). E con questi chiari di luna lei crede che sarebbero molti i piccoli risparmiatori pronti ad investirci i propri risparmi? E poi, guardi, mi par proprio che il Crédit Mobilier non nacque per fare da collettore dell'azionariato popolare rivolto allo sviluppo della rete ferroviaria francese. Ma come società di investimenti per la promozione di imprese industriali. Industriali e non, perché fu anche una delle tre o quattro banche che, ritenendo il Piemonte impegnato nell'azione unitaria un buon affare, vi investirono i loro capitali. Non saprei dirle con quali risultati perché come certo saprà il Crédit fallì nel 1867 un po' per via di certe operazioni sbagliate, molto perché era troppo piccolo per poter tener testa - ecco che ci risiamo - alla merchantbank dei Rotschildt sui principali mercati finanziari. Per tornare a noi, le azioni della "Chemin de fer" andarono a ruba, certo. Ma un conto è investire i propri risparmi in una nuova iniziativa (la ferrovia era nata in Francia solo venticinque anni prima) di sicuro successo e di prevedibili sviluppi. Un conto è il salvataggio di una azienda decotta come l'Alitalia, da tempo sull'orlo del fallimento e tenuta in ostaggio dai sindacati. E, ancora, un conto è la Belle époque, un altro l'Euro époque. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Exploit di unicredit, forte stm (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Exploit di Unicredit, forte Stm MILANO - Chiusura positiva per Piazza Affari, in una seduta intrappolata tra due festività ma con volumi di rilievo, pari a oltre 6 miliardi di euro. L'indice Mibtel guadagna l'1,6%, l'S&P/Mib l'1,7%. Gli acquisti riguardano diversi settori, come auto, banche e industriali. In luce Fiat +3,7% dopo i buoni dati sulle immatricolazioni, ma anche Pirelli e Piaggio le stanno dietro. Realizzi invece su Pininfarina, comprata alla vigilia. Bene anche Parmalat +1,77%, dopo la notizia che ha chiuso la class action negli Usa senza spendere molto. Tra i titoli migliori Alitalia (+9,5%), trascinata dalla richiesta danni alla Sea, che l'avrebbe danneggiata nella trattativa con Air France. Grandi volumi anche ai blocchi per Unicredit, +3,3% favorito dal giudizio positivo di Dresdner Kleinwort. Denaro abbondante su Telecom, Stm e Tiscali, meno in evidenza Fastweb. Irregolari i titoli dell'energia, con Eni, Enel e Srg in rialzo tra l'1% e il 2%, mentre Saipem, Erg e A2a sono cedenti.

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Alitalia prende quota (più 9,5%) (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 105 del 2008-05-03 pagina 23 Alitalia prende quota (più 9,5%) di Redazione Piazza Affari brillante: più 1,6% il Mibtel Partita bene assieme al resto d'Europa, la seduta di Piazza Affari ha mantenuto il tono positivo grazie alla buona apertura di Wall Street (favorita dai dati macro); il Vecchio Continente, Milano inclusa, ha chiuso tuttavia sotto i massimi perchè oltreoceano il Nasdaq ha poi invertito la marcia. Il Mibtel ha chiuso a più 1,6% e l'S&P Mib a più 1,69%. In Europa, migliore Londra con più 2%, peggiore Amsterdam con più 1,1%. Scambi a Milano stabili per 6,2 miliardi di controvalore. In denaro tutto il listino con in testa i settori sensibili al dollaro, che rimonta nei confronti dell'euro. Ottima performance di Luxottica (più 4,77%), tallonata da Bulgari (più 4,55%). Oltre il 4% anche Stm. Bene Fiat (più 3,84%) prima dei dati sulle immatricolazioni ad aprile e grazie all'upgrade di S&P. Miglior bancario Unicredit (più 3,31%) che recupera quota 5 euro piazzandosi in testa al listino per controvalore scambiato, mentre Dresdner ne suggerisce l'acquisto in vista dei risultati trimestrali. Rialzi tra il 3 e il 3,5% accomunano Pirelli, Autogrill, Mediolanum e Tenaris. In controtendenza nel paniere guida solo Seat Pg (meno 1,29%), Saipem (meno 1,42%), Finmeccanica (meno 0,94%) e A2A (meno 0,63%). Secondo rimbalzo per Telecom Italia (più 2,37%) che supera Tiscali (più 1,33%). Si distinguono inoltre Lottomatica (più 1,92%) e Parmalat (più 1,80%) la prima prossima alla gara per le scommesse in Turchia, la seconda dopo la transazione raggiunta per la class action di New York. Sospesa invece al ribasso Aicon (19,68%) arrivata a cedere fino al 34,8% dopo la semestrale in rosso e la revisione del piano industriale. Vola Alitalia (più 9,49%) dopo la contromossa per danni verso la Sea. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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221 (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-03 num: - pag: 9 categoria: BREVI 221 94 30 I posti sul Boeing 767-300 Milano-New York, di cui 30 di business class di nuova generazione studiati per dare più comfort, flessibilità e privacy I milioni di passeggeri trasportati ogni anno dall'American Airlines, che serve 157 città e con una storia di oltre 80 anni è la prima compagnia al mondo I milioni di euro persi da Sea a causa del divorzio da Alitalia e del taglio di 886 movimenti dall'hub varesino, 510 dei quali però già recuperati.

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Il ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 autore: di PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il caso Alitalia Il ritorno di American Airlines Bonomi: Malpensa è appetibile Gli Usa tornano a decollare a Malpensa. American Airlines, la prima compagnia aerea del mondo per numero di passeggeri trasportati (94 milioni all'anno) ha inaugurato il volo dallo scalo varesino a New York JFK. Una tratta coperta da un Boeing con 221 posti di cui 30 di business class di nuova generazione studiati per dare più comfort, flessibilità e privacy. "è un fatto - ha detto il presidente della Sea Giuseppe Bonomi ( nella foto) - che sottolinea ancora una volta l'importanza di Malpensa". A PAGINA 9.

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Una città chiusa su di sé (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma Una città chiusa su di sé Sandro Medici Come paventato alla vigilia, la sconfitta alle comunali romane ci restituisce con spietata nitidezza tutta la nostra inattendibilità politica. Consola, ma non risolve, recriminare sulle cause incidentali. Che siano l'ostilità per Rutelli o il repentino scivolamento dei potenti, la diserzione dell'elettorato, la slealtà ingannatrice delle sacrestie, l'impeto liberatorio del voto popolare o la caduta della cultura antifascista. Quel che ancora sfugge o che difficilmente si compone in analisi è il perché tutte queste concause abbiano agito in relazione tra loro, esaltandosi a vicenda, moltiplicando il trascinamento a destra, fino all'amaro esito. Nello stordimento che attanaglia il centrosinistra romano sembra nessuno voglia ragionarci. Eppure sarebbe necessario discutere di errori e responsabilità: quanto meno per capire cos'è successo, come mai sia stato possibile che un modello in apparenza solidissimo sia franato tanto rovinosamente. Le ragioni sono tutte interne allo stato dei partiti, impossibilitati a spingere la riflessione: le conseguenze potrebbero essere troppo laceranti e dunque la tendenza è di rinviare all'imminente stagione dei congressi. Non è un indicatore positivo sullo stato di salute delle forze politiche; se non ci si dice la verità in momenti come questi, appare difficile ritrovare in seguito le motivazioni per ricominciare. Se s'intende ricominciare. Per fortuna ci vengono in soccorso i vincitori, che, loro sì, si mostrano sfrontati e spavaldi. Nelle prime cose che vanno dicendo comincia a affiorare quella verità che dalle nostre parti si preferisce non cogliere. Il nuovo sindaco lancia alcune prime indicazioni su come governerà la città. Innanzitutto, interventi militari per allontanare l'indesiderato, compresa la teca di Mayer: zingari e arte fuori dalla città, in periferia: ciò che imbruttisce è giusto che imbruttisca il già brutto. Poi, ridimensionamento delle suggestioni culturali: notte bianca sì, ma d'inverno, festa del cinema sì, ma solo nazionale. Eccola qui, allusiva quanto basta per comprenderla nel fondo, la nuova impronta di governo per la capitale. Si torna indietro, Roma è stata retrocessa, ridiventa piccola piccola. La si racchiude in un asfittico recinto di autosufficienza nel quale stabilire cos'è buono e cos'è cattivo, corrispondendo pienamente alla pretesa di regolazione politica di forme e contenuti, come se il Novecento fosse transitato invano e non avesse reso relativo ogni linguaggio e ogni estetica. Una vendetta contro la città veltroniana, che si voleva proiettata nel firmamento internazionale, prestigiosa e competitiva. Ma non solo e non tanto. C'è di più. C'è il tentativo di corrispondere a quanto gli elettori, forma matura del senso comune, hanno più o meno consapevolmente mandato a dire. Dietro le paranoie sulla sicurezza, dietro le proteste per la trascuratezza delle periferie, dietro la rivolta contro i padroni del centrosinistra, c'è un inquietante desiderio: che Roma torni com'era vent'anni fa. Esattamente come strillava disperata una signora ai funerali di Vanessa Russo, la ragazza uccisa un anno fa da una sua coetanea romena nei corridoi della metropolitana. Il cambiamento fa paura perché il futuro fa paura. Un futuro globalizzato che modifica la stratificazione sociale indigena, rendendola sempre più meticcia, e che rischia di trasformarci tutti in una grande Orchestra di Piazza Vittorio. Una prospettiva ritenuta insopportabile, com'è insopportabile l'odore delle pietanze orientali o africane che si respira negli androni dei palazzi. Noi siamo per i bucatini non per il cus cus. E il centrosinistra, proprio quei bucatini ha messo in discussione. Con le sue aperture alla città cosmopolita, con quell'irritante e sbandierata consapevolezza che ormai il nostro mondo o è contaminato da lingue e colori o non è. Con la sua offerta culturale che richiamava milioni di turisti e rendeva dunque Roma una città accattivante per tutti, per troppi. Con la sua smania di ospitare architetture che dialogassero con i tessuti urbani storici, che invece guai a chi li tocca. Ecco cos'è successo: è stato rifiutato un modello che ambiva a insediare Roma nella contemporaneità, poiché quest'ultima appare inaccettabile. Che poi questo tentativo sia stato gestito con improvvisazione a volte anche goffa o con supponenza e disinvoltura, che tale processo abbia poi scompensato altre politiche più strutturali o impedito cure e manutenzioni, non cambia il senso di un generalizzato rigetto sociale. Semmai lo amplifica. Le periferie erano escluse dai processi innovativi, ne subivano solo gli effetti collaterali, e dunque li hanno percepiti come la principale ragione di quell'immigrazione che cresceva tanto quanto cresceva Roma come luogo di offerta economica. E a tutto ciò hanno risposto difendendosi, individuando nella destra il soggetto che avrebbe potuto eliminare queste odiose presenze e di fatto fermare la trasformazione sociale della città. Ci sono analogie con il voto del nord. Anche lì la Lega ha raccolto consensi predicando la difesa dei valori locali contro imprecisate insidie straniere. Anche lì e da più tempo è diffusa la paura del nuovo, di quel cambiamento che è il senso stesso, piaccia o meno, di come sta ruotando il mondo e che illusoriamente si vorrebbe interrompere. Quella che vota a destra è insomma la società dell'incertezza di Bauman. Impaurita da quel che ci riserva uno sviluppo economico e sociale del tutto fuori controllo, incapace di gestirlo, se non per volgari interessi di sfruttamento, come succede con i muratori romeni, e incline a respingerlo perché in fondo si ritiene sia meglio stare come stare. E quindi l'Alitalia teniamocela in casa, magari ricominciamo a nazionalizzare qualche segmento produttivo, alziamo muri protezionistici, non sanzioniamo il surplus delle quote del latte, lasciamo il numero chiuso per i tassisti romani. Del resto, non sono stati proprio questi ultimi a esultare ai primi dati della vittoria di Alemanno su Rutelli? Si tornerà a una Roma provinciale, chiusa nelle sue modeste sicurezze, peraltro vane. Una città intristita e arcigna, dove si privilegeranno le dentiere o i pannoloni agli anziani piuttosto che la produzione culturale. Una città in cui torneranno a imperversare le varianti urbanistiche e l'abusivismo. Una città militarizzata, e non necessariamente con gente in divisa.

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Gli americani tornano a Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-03 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Trasporti Il jumbo che collegherà le due città può trasportare 221 passeggeri, 30 dei quali in business class Gli americani tornano a Malpensa Riaperta la rotta Milano-New York. E anche Iberia aumenta i voli Bonomi (Sea): "Il ritorno dell'American Airlines ci premia come bacino di riferimento e per la posizione geografica" American Airlines torna a decollare da Malpensa. Uno dei big Usa, la prima compagnia aerea del mondo per numero di passeggeri trasportati (94 milioni all'anno), ha inaugurato ieri il volo Milano Malpensa- New York JFK. Collegamento diretto con Boeing 767-300, 221 posti di cui 30 di business class di nuova generazione studiati per dare più comfort, flessibilità e privacy. Dopo l'annuncio di inizio settimana che anche Lufthansa, dal 2009, farà base nello scalo varesino, l'arrivo della compagnia statunitense è una boccata d'ossigeno per Sea, la società che gestisce gli scali milanesi, messa a dura prova dalle vicende Alitalia. Non ultimo l'affondo della compagnia di bandiera, i cui vertici hanno risposto alla causa risarcimento danni da 1,25 miliardi di euro intentata da Sea - per il taglio di 886 voli costati finora 30 milioni di euro - con un controricorso "per inadempienze sugli obblighi di sviluppo dell'hub ". Intanto, Oneworld - l'alleanza che riunisce le dieci compagnie aeree più importanti al mondo - ha annunciato che in aprile anche la spagnola Iberia ha incrementato la sua presenza a Malpensa, facendo salire a sei i voli giornalieri per Madrid. L'apertura della rotta Milano- New York era stata anticipata la scorsa estate, in piena crisi Alitalia dalla compagnia statunitense che ha oltre 80 anni di vita, serve 157 città con una flotta di 672 aeromobili e nel '91, per una decina d'anni, aveva attivato il volo diretto Malpensa-Chicago. "Il ritorno dell'American Airlines sottolinea l'importanza di Malpensa, per posizione geografica e bacino di riferimento", ha detto il presidente Sea, Giuseppe Bonomi. "Ma l'hub della brughiera ha anche un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ad altri concorrenti europei - ha aggiunto -: le performance ottenute in termini di qualità dei servizi offerti ai passeggeri". Al taglio del nastro, ieri, c'era Craig Kreeger, Alitalia L'assessore regionale Cattaneo: "Alitalia dovrebbe fare causa a se stessa" Senior Vice President International, che ha spiegato le ragioni del lancio della nuova rotta: "La forte domanda sia per i viaggi d'affari sia per i viaggi di piacere in entrambe le direzioni. Milano è uno dei centri d'affari maggiori per la finanza, la moda, l'industria". Ma la festa è stata anche occasione per riattizzare la polemica con la compagnia di bandiera. "Alitalia dovrebbe fare causa a se stessa - ha chiarito Raffaele Cattaneo, assessore ai Trasporti della Regione -. Mi auguro che qualcuno dei soci valuti un'azione di responsabilità nei confronti dei dirigenti. Lo dico - ha aggiunto Cattaneo - anche in vista della decisione che verrà presa nei prossimi giorni sugli slot invernali. Se il cda di Alitalia dovesse decidere di rinunciare anche a questi, significherà che non ha a cuore le sorti della compagnia ma ha solo un progetto astratto e romanocentrico ". Concorda l'assessore all'Urbanistica e al Territorio, Davide Boni: "Grazie ad Alitalia, che continua a produrre danni, 900 persone sono in cassa integrazione a Malpensa. Se il governo andrà a trattare accordi bilaterali sulle rotte, gli intercontinentali verranno liberati. Occorrerà tempo per armare la nuova base, 7-8 mesi per ripartire del tutto. Ma il capitale è Malpensa. Non Alitalia". Paola D'Amico pdamico@corriere.it.

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Luca, Emma e il Cavaliere <concertativo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Sette giorni Il dialogo con Confindustria e sindacati Luca, Emma e il Cavaliere "concertativo" Bonanni ai suoi: vuole l'accordo con le parti sociali. Tutte, anche la Cgil SEGUE DALLA PRIMA Il gesto del Cavaliere verso Luca di Montezemolo, l'accoglienza alla nuova Confindustria, i ripetuti colloqui riservati con i leader sindacali, testimoniano - per usare le parole del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - che "Berlusconi vuol fare le larghe intese... con le parti sociali ". Il ruolo di "ambasciatore del made in Italy nel mondo" che dovrebbe svolgere l'ex presidente degli industriali, non è solo "il segno di una linea aperta e modernizzatrice " del futuro premier, come dice il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. C'è anche un approccio discreto ai problemi e alle persone. Garantisce infatti a Montezemolo di tenersi a distanza dalle vicende strettamente politiche, gli permette di portare avanti il progetto di un think tank alla cui nascita collaborano da tempo politologi e professori universitari, e intanto gli consente di indossare - senza schierarsi - le vesti di "civil servant", cosa alla quale tiene ancor di più dopo aver letto sul Financial Times del "modello Ferrari per l'Italia". Il Berlusconi del '94, e anche quello del 2001, diceva "dentro o fuori", come a voler celare la propria vulnerabilità. Il Berlusconi del 2008 - sebbene abbia rovesciato i rapporti di forza - accoglie Emma Marcegaglia dicendole "collaboreremo, perché il Paese ha bisogno di un clima diverso e di una stagione nuova". E qualche sera dopo riceve in gran segreto Bonanni e Luigi Angeletti chiedendo loro aiuto: "Aiutatemi, così ci aiuteremo. Sono preoccupato per la nostra economia, dobbiamo rilanciarla. In questo modo aiuteremo i lavoratori ". Il Cavaliere rivoluzionario del passato avrebbe scelto il ministro del Welfare come fa chi è pronto a entrare in guerra. Il Cavaliere concertativo di oggi si mostra invece disponibile ad ascoltare i suggerimenti di sindacati e Confindustria, favorevoli alla scelta di Maurizio Sacconi per il dicastero del Lavoro, scorporato se del caso da quello per la Salute, dove An vorrebbe un suo rappresentante. Forse ha ragione il segretario della Uil, quando - ricercando le ragioni della svolta - sostiene che "rispetto al '94 e al 2001, sindacati e poteri forti avevano messo nel conto la vittoria di Berlusconi. In più avevano iniziato a conoscerlo. Ora peraltro non ci sono questioni su cui si possa aprire uno scontro duro, com'è accaduto per la riforma della pensioni. Eppoi c'è un approccio maturo ai problemi da parte del leader di centrodestra. Per questo non ci sarà una stagione di conflitto". Sembra incredibile questa triangolazione che prende corpo, e che coinvolge Confindustria e una parte del sindacato in un gioco di sponda con il Cavaliere. Ma ce n'è la prova. Alla vigilia del colloquio tra la Marcegaglia e il futuro premier, Bonanni andò a trovare la neo presidente degli industriali. Entrambi convennero su un punto: bisognava spingere perché il governo - appena entrato in carica - adottasse subito misure a favore della produttività. "Così si partirebbe con il piede giusto". Il giorno dopo la Marcegaglia chiese a Berlusconi di presentarsi all'Assemblea di Confindustria del 22 maggio con "un regalo": il provvedimento già approvato sulla detassazione degli straordinari e sugli aumenti contrattuali di secondo livello. Il Cavaliere ci proverà, conta su Giulio Tremonti per far bella figura. L'ha ripetuto davanti al suo futuro ministro dell'Economia e a Gianni Letta l'altra sera, discutendone con Bonanni e Angeletti. "E quando Berlusconi sostiene che sul tema bisogna agire - ha commentato il leader della Cisl con i suoi - significa che vuol far l'accordo con gli industriali e tutte le organizzazioni del lavoro. Cgil compresa". "Aiutatemi, così ci aiuteremo", ha detto il premier in pectore. Quella frase valeva anche per la vertenza Alitalia. I sindacati si sono mostrati disponibili, aspettano di sapere se Berlusconi riuscirà a trovare il partner internazionale per "Az", poi collaboreranno con lui, e lo consiglieranno, quando si dovrà discutere di esuberi. Concertazione, sinonimo di rivoluzione. Francesco Verderami.

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Corrono gli indici, Alitalia in forte rialzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-05-03 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Corrono gli indici, Alitalia in forte rialzo Ottimismo ieri su tutti i mercati azionari, dopo il balzo di giovedì a Wall Street. A Piazza Affari l'S&P-Mib ha messo a segno un rialzo dell'1,17% e il Mibtel è cresciuto dell'1,60%. Sempre sostenuti gli scambi (per un controvalore di 6,2 miliardi di euro) nonostante la giornata di ponte. La mini-ripresa del dollaro rispetto all'euro ha favorito i titoli del lusso e in genere del made in Italy, che hanno realizzato i maggiori rialzi fra i valori dell'S&P-Mib. Bulgari, per esempio, ha registrato un progresso del 4,58%, seguita da Luxottica (+4,44%). Oltre i quattro punti percentuali anche il guadagno di StMicroelectronics (+4,03%), mentre numerosi titoli sono cresciuti oltre il 3%. A cominciare da Fiat, che è arrivata a sfiorare quota 15 euro (+3,72% rispetto alla vigilia) grazie agli ottimi risultati di aprile sul mercato dell'auto e ai giudizi positivi sul titolo da parte di S&P e Fitch. Legate al rimbalzo della moneta Usa, invece, le buone performance di Autogrill (+3,69%) e di Tenaris (+3,47%); quest'ultimo titolo non ha subìto alcun impatto dalla notizia della nazionalizzazione della Sidor, la consociata venezuelana di Techint, che appartiene allo stesso gruppo. Consistente, inoltre, il rimbalzo di Unicredito (+3,30%), mentre Pirelli e Mediolanum hanno confermato il trend rialzista chiudendo rispettivamente a +3,50% e +3,38%. Fra i valori più capitalizzati sono soltanto quattro i segni negativi. Fra questi, due superano il punto percentuale: si tratta di Saipem (-1,28%) e Seat Pagine Gialle (-1,21%). Fuori dall'S&P-Mib, infine, gran balzo di Isagro (+15,95%), mentre è proseguito il recupero di Alitalia (+9,49%). Made in Italy Il mini-recupero del dollaro ha favorito i titoli del lusso. Bulgari (+4,58%) maglia rosa.

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ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 41 autore: di SERGIO LUZZATTO categoria: REDAZIONALE IL DIRIGISMO SU ALITALIA E QUELLE PAROLE DIMENTICATE "Un piano per l'industria che darà pochi frutti": era questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera giusto trent'anni fa, il 10 aprile 1978. Dove severamente si criticava la "nuova legge 675" sulla politica industriale, che conteneva "tutti gli inconvenienti del dirigismo". Nell'epoca d'oro delle cosiddette partecipazioni statali, l'editoriale deplorava che l'Italia perseverasse in un protezionismo contrario alla logica sovrana del libero mercato. Oggi - nel momento in cui il nuovo governo Berlusconi promette un piano "nazionale " di salvataggio dell'Alitalia - merita proprio di rispolverare quel lontano articolo del 1978. "Le partecipazioni statali sono entrate in settori produttivi che poco hanno a che vedere con i loro scopi istituzionali, rispondendo a logiche di massimizzazione della dimensione aziendale ad esclusivo vantaggio delle retribuzioni o della carriera dei manager, o a logiche di salvataggio più o meno clientelari". "Tutto ciò è stato reso possibile dalla certezza del ripianamento dei deficit di bilancio tramite l'inevitabile aumento dei fondi di dotazione e al di fuori di qualsiasi vincolo di mercato". "Allora risulta evidente la necessità che divengano operanti al più presto strumenti incisivi di indirizzo e di controllo che riescano a vincolare l'azione delle partecipazioni a scelte e comportamenti coerenti con il loro ruolo istituzionale, ma non incoerenti con le più generali esigenze di efficienza e di vitalità del sistema economico nel suo complesso". L'articolo del Corriere era firmato da una stella nascente dell'imprenditoria milanese: Silvio Berlusconi.

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LEGGE ELETTORALE (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-03 num: - pag: 37 categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Il "miglior perdente" Caro Romano, una delle più vistose incongruenze della legge elettorale è rappresentata dalla previsione, per la Camera dei Deputati, del meccanismo di ripescaggio che favorisce le formazioni che, pur rimaste al di sotto del quorum, si sono apparentate. Se appare comprensibile la volontà del legislatore di favorire lo spirito di coalizione premiando con sbarramenti minori chi si allea, si comprende molto meno la "ratio" di norme che negano "diritto di tribuna" ai migliori perdenti non coalizzati, ma lo garantiscono ai migliori perdenti coalizzati, anche se questi ultimi possono aver ottenuto risultati più modesti degli esclusi. Nelle ultime elezioni il Movimento per l'Autonomia, con l'1,1% conseguito presentando il proprio simbolo solo in alcune regioni, ottiene 8 deputati, mentre formazioni e partiti di maggiore consistenza elettorale, fermatisi al di sotto della soglia prevista per le liste non collegate (Sinistra Arcobaleno e Destra Fiamma Tricolore di Storace) restano a bocca asciutta, pur avendo raccolto consensi in ogni parte d'Italia. Non sarebbe stato più equo se la legge avesse riservato, ad esempio, una quota di 10 deputati da ripartire tra gli sconfitti non coalizzati che abbiano dato prova di una certa rappresentatività? Antonio Frattasi, Napoli La clausola che favorisce il miglior perdente è responsabile della frammentazione del Parlamento nell'ultima legislatura e dell'impotenza del governo Prodi. Piuttosto che estenderla occorrerebbe eliminarla. è ciò che si propone il referendum abrogativo che si terrà nella primavera del 2009 se il Parlamento, nel frattempo, non avrà approvato una nuova legge elettorale. LIBERAZIONE Chi furono gli artefici Caro Romano, l'autore della lettera "Celebrazioni 25 aprile. I Paesi da ringraziare" esprime giusta indignazione per un'ipocrisia che dura da 63 anni e fa osservare che la Resistenza non fu la sola artefice della Liberazione, peraltro nemmeno la più incisiva; ma che da sempre, il 25 aprile, "Festa della Liberazione", indica la Resistenza come l'unica protagonista della sconfitta del nazifascismo, ignorando chi lo ha veramente sconfitto. Che siano gli americani, i russi o gli inglesi, non è il nocciolo del problema, come il lettore evidenzia con chiarezza: il vero problema è ignorare sistematicamente i veri artefici della Liberazione. La sua risposta mi ha profondamente deluso e la trovo colpevolmente elusiva. Duccio di Taro Milano Non avrei risposto in quei termini se non avessi l'impressione che la gratitudine verso gli americani, in alcune delle lettere ricevute in questi giorni, nasconda il desiderio di sminuire l'importanza della Resistenza. Non mi piace la retorica resistenziale. Ma non mi piace neppure il partito preso di coloro che pur di svalutare la Resistenza preferiscono essere stati liberati esclusivamente dallo straniero piuttosto che, almeno in parte, dai loro connazionali. PROBLEMI DEL PAESE Risolti o spariti? Mi ritrovo molto felice: pare che il nuovo governo non ancora insediato abbia già risolto il problema della spazzatura di Napoli e da qualche giorno a Roma non ci sono più rumeni e slavi. A guardare certe tv sembra proprio così... Daniele Palermo sirdanielepalermo@ libero.it DI IERI E DI OGGI Gli industriali Per completare il quadro delle "caste", vorrei ricordare le malefatte e i danni provocati al nostro Paese da alcuni imprenditori privati che hanno distrutto valide imprese, o depauperato il loro patrimonio, oppure pagato enormi e ingiustificate prebende ai loro massimi dirigenti. Per non citare lo spreco di risorse in sponsorizzazioni effimere come squadre sportive e giocatori, regate veliche, show in tv ecc., mentre i loro illuminati predecessori ci lasciavano ospedali, scuole e gallerie d'arte! Alberto Novello, Trieste PRESTITO ALITALIA Il rimborso a dicembre Ho fatto due conti elementari: per restituire 300 milioni di euro entro dicembre Alitalia dovrebbe essere capace di guadagnare due milioni di euro al giorno a partire da luglio. Il consiglio di amministrazione ci informa che la compagnia perde circa 2 milioni al giorno: che può succedere di così clamoroso affinché Alitalia da qui a due mesi riesca a produrre in più 4 milioni netti al giorno? Nulla ovviamente e i 300 milioni dei contribuenti, saranno persi! Beppe Bisotto ing.beppe@1825.it IN AUSTRIA I casi di segregazione I due clamorosi casi avvenuti in Austria di persone segregate per anni in angusti scantinati conferma che viviamo in un mondo fin troppo rispettoso degli affari altrui. Per questa e per altre ragioni sarebbe il caso di prendere in considerazione l'introduzione di una forma periodica di censimento personale e inderogabile da effettuarsi a cura degli enti locali che, senza risultare limitazione alle libertà personali, permettesse di verificare quanto meno l'esistenza in vita e le condizioni di ogni cittadino. Andrea Ballabio Cesano Maderno (Mi) BADANTI STRANIERE Il boom di matrimoni A proposito di matrimoni tra giovani straniere e italiani ormai anzianotti, mi sembra troppo facile affermare che le badanti straniere sono colpevoli di circonvenzione di incapaci. La spiegazione del boom di questi matrimoni credo sia molto diversa: le ragazze/signore hanno bisogno di alloggio e di documenti, mentre gli italiani che le sposano hanno bisogno di cure a domicilio gratis. Entrambi, quindi, hanno il loro buon tornaconto. Antonella De Noco nocode1978@libero.it SAN GIOVANNI ROTONDO Guadagni discutibili Da quando è stato esposto il corpo di Padre Pio a San Giovanni Rotondo i prezzi sono lievitati: un fazzolettino con la sua effigie prima costava 50 centesimi, ora venduto a due euro e mezzo! Elvira Pierri pierri2000@libero.it.

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Ha senso il concerto del Primo Maggio? (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-03 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Ha senso il concerto del Primo Maggio? M a ha ancora senso il Concerto del 1Ë? Maggio? La domanda è brutale e non riguarda soltanto l'evento tv (anche se l'audience è stata quasi inferiore al pubblico presente), la presentazione di un non presentatore, Claudio Santamaria, la lunga maratona guidata da Stefano Vicario. Né la festa in sé: il Concerto è stato una cerimonia laica che ha radunato a Roma una moltitudine di giovani e ha offerto loro un cast di tutto rispetto: da Enzo Avitabile a Piero Pelù, da Francesco Tricarico ai Tiromancino, da Marlene Kuntz a Irene Grandi, dall'omaggio ad Adriano Celentano al cammeo per Fabrizio De Andrè... . Il concerto, organizzato da Cgil, Cisl, Uil, era dedicato quest'anno alle morti sul lavoro. Le domande riguardano piuttosto il modo di comunicare dei sindacati e il paradosso su cui si regge la festa: dedicata ai giovani, è vissuta in prima persona soprattutto dai precari, cioè dai meno protetti dal sindacato. Il Concerto riesce colmare il deficit di consenso, di leadership, di identità di cui soffre il sindacato? La musica di Piero Pelù, o chi per lui, riesce a cancellare l'impressione diffusa che la crisi dell'Alitalia è stata determinata anche dal concerto scordato di sigle sindacali? Se tutti i sindacalisti più in vista finiscono poi per entrare in politica, non si pone, in maniera impietosa, il problema della rappresentanza? Le ultime elezioni non hanno forse dimostrato che molta parte dell'opinione pubblica vive i sindacati come forze della conservazione? Se il sindacato intende riformare le sue forme di partecipazione dovrebbe anche partire dal Concerto del 1Ë? maggio, avviare qualche seria riflessione sulla democrazia rappresentativa qual è la nostra, dove spesso gli elementi di rappresentazione (la propaganda, la messinscena, l'evento mediatico) sembrano soverchiare quelli di rappresentanza (i bisogni reali espressi dai lavoratori).

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Alitalia frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Per la delicata situazione economica, il vertice teme conseguenze penali. Il titolo vola in Borsa Alitalia frena sul prestito ponte: per ora non utilizza i 300 milioni.

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MILANO - I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ROSARIO DIMITO MILANO - I 300 milioni ci sono ma Alitalia li lascia lì. Almeno per il momento e non per le forti perplessità della Ue. Il prestito ponte concesso il 19 aprile alla Magliana dal govermo uscente di concerto con quello nuovo per evitare il fallimento, non dovrebbe essere "tirato": il vertice dell'aviolinea presieduto da Aristide Police, secondo quanto risulta a Il Messaggero, teme infatti che l'utilizzo del finanziamento in assenza di prospettive serie di rilancio della società, possa configurare, in caso di procedura concorsuale tipo legge Marzano, un concorso in bancarotta fraudolenta per gli amministratori. Questo orientamento sarebbe stato preso dai massimi responsabili del vettore dopo essersi consultati con gli uffici interni ma soprattutto con l'advisor finanziario Citi e legale studio Grimaldi e associati. Il prestito proviene dai fondi del ministero dello Sviluppo economico guidato da Pierluigi Bersani. In base alla legge 46 del 1992, questi soldi servono per finanziare la ricerca e l'innovazione. Alitalia potrebbe rivedere la sua posizione attingendo la liquidità in modo da disporre di nuovo ossigeno - a marzo la cassa si è ridotta a 180 milioni - con l'avvento del nuovo governo che dovrebbe consentire la costruzione della cordata italiana di cui il futuro premier Silvio Berlusconi si è fatto paladino da oltre un mese. Questa cordata organizzata dal consulente Bruno Ermolli dovrebbe essere formata da una ventina di imprenditori dichiaratisi disponibili e da un partner industriale internazionale. E avere il supporto delle banche tra le quali Intesa Sanpaolo sulla base di "un piano industriale rigoroso", come ha spiegato Giovanni Bazoli e di "respiro internazionale", per dirla con le parole di Enrico Salza, cioè con un partner tecnico d'oltralpe. Anche perchè Corrado Passera ha specificato che "se si trovasse il modo e - ha sottolineato il top banker - si può trovare, noi non ci tireremmo indietro". C'è insomma la disponibilità della Superbanca che sembra in linea con la recente posizione di rigore mostrata da Berlusconi: "Il rilancio richiede scelte drastiche" riferendosi ai tagli dei dipendenti da fare con l'ausilio dei mezzi dello stato. Il prestito ponte dovrà essere rimborsato entro dicembre 2008. Anche questo termine inderogabile ha indotto il vertice di Alitalia per opportunità e scrupolo, a frenare. Il ragionamento che sottende il non utilizzo del prestito è semplice. Per i membri del consiglio prelevare le risorse, a fronte di una situazione di possibile discontinuità - leggi procedura concorsuale - comporterebbe responsabilità penali precise, come appunto il reato di concorso in bancarotta fraudolenta. Police che è un fine giurista, è consapevole del rischio che grava sulla testa del board, oggi formato solo da quattro consiglieri: oltre al presidente, ci sono Carlo Santini, Luciano Vannozzi, Giovanni Sabatini. In un contesto parecchio delicato, i quattro si muovono con grande rispetto della legalità, come dimostra anche l'indisponibilità a consentire una due diligence senza una proposta scritta. Intanto ieri acquisti su Alitalia (+9,49% a 0,6 euro) in Piazza Affari, dove il titolo della compagnia continua ad essere scambiato in unica soluzione durante l'asta finale, dopo la raccolta di ordini che dura per l'intera seduta. Il mercato è stato influenzato dalla domanda riconvenzionale della Magliana che cioè è passata al contrattacco nei confronti di Sea che aveva chiesto 1,25 miliardi di danni. Per Alitalia, Sea è colpevole di aver "alimentato" un "notevole clamore di stampa e di media", tanto da aver anche turbato il processo per la privatizzazione, mentre era in corso la trattativa con Air France. La società che gestisce gli aeroporti di Milano ha fatto causa al vettore per l'abbandono di Malpensa.

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L'Alemanno di qua dal biondo Tevere PapaRatzi di là Wuolter di su Berlusca di giù Suma bin ciapà (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Lupo&Mannaro Dicono che l'Alemanno proconsole di Roma, sia più a sinistra di Rutelli, il che è come dire che Chiamparino sta più a destra dell'ex governatore del Piemonte, Enzo Ghigo. E che c'è da stupirsi? Ovvietà, ovvietà! Non ha vinto certo per quello che ha fatto l'Alemanno inteso come tedesco d'origine (e pensate che dall'altra parte del Tevere c'è PapaRatzi!!!), piuttosto è quello che non ha fatto o meglio non è, Rutellone il Piacone. Al cospetto del frizzante Alemanno, è noioso come un remake a colori di un film di Bergman arricchito con interruzioni pubblicitarie, è una confezione sotto vuoto spinto nel senso che è un bel contenitore di nulla, fondamentalmente è uno che se c'è da perdere ci si butta a capofitto. Comuni amici raccontano che una volta ha vinto per caso una scommessa a Tor di Valle, e per punizione ha costretto il cavallo a sentire uno dei suoi aulici comizi. Era il 2001 e dopo interi giorni di pianto, si è calmato soltanto quando ha perso le elezioni, quelle da premier contro Berlusca. Ora, nel PD (l'acronimo di PerDere) ci sono due tendenze culturali oramai prevalenti: da un lato c'è quella sadomaso di Rutelli, e dall'altro quella di Veltroni, la cosidetta "Sindrome di Stoccolma". Wuolter, l'americano a Roma, per tutta la campagna elettorale si è talmente immedesimato nei panni del Berlusca, il suo carceriere, che per distinguerli o si guardava la statura (quella fisica, perché quella politica, vabbè?) oppure si cercava quello più credibile tra i due: l'altro era sicuramente Wuolter. Uuuhhh! A proposito di Berlusca, cosa gli è preso, chi crede di essere? Il Chavez che nazionalizza il petrolio come lui vuol fare con Alitalia in barba alla Ue? Un lupotto sudamericano mi ha detto che il Chavez lo ha scherzato dicendogli che Naomi è compresa nel pacchetto e lui ci è cascato dentro con tutte le scarpe. Ma torniamo al girotondo destra-sinistra-destra. Il primo effetto della scomparsa della sinistra dal Parlamento italiano è che da destra tutti si buttano a sinistra dove non c'è più nessuno, mentre il Piddì è talmente lanciato a destra che, non trovando più nessuno, non riesce più a fermarsi. "Changez la femme!", che saremmo noi della sinistra, "Saluer la Quadrille", che sarebbe invece lo stucchevole balletto della nuova corte bipartitica. Il secondo effetto della nostra scomparsa dal Parlamento è l'effetto paradosso. Se l'ultima proposta del Berlusca su Alitalia, l'avesse fatta il sub-comandante Fausto apriti cielo! E mai come in questo caso sarebbe stata espressione felice. Nel contempo sarebbero stati messi in posizione i plotoni di fucilieri, giornalisti e politologi che pattugliano le nostra coscienze e sarebbe partito l'ordine: "Fuoco!". Ora che la nazionalizzazione la propone il Berlusca minacciando alla Ahmadinejad l'Europa, invece stanno tutti zini e buoni. Anzi zitti e Mosca, e anche qui il modo di dire appare pienamente azzeccato. In questa quadriglia impazzita dove il colore di fondo è il nero (qui è proprio il caso di dirlo ululando) e tutto è confuso e anche un po' viscido, noi lupetti almeno possiamo usare il fiuto. Care compagne e compagni, anche nel buio più profondo di questa politica, anche se tutti si spostano, cambiano posizione, cercano di confondersi, rimane la puzza di m... e quella la riconosciamo benissimo. 03/05/2008.

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Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (112 votes, average: 1.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (84 votes, average: 1.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (125 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (51 votes, average: 1.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (55 votes, average: 1.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (95 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (221 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (27 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (24 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 27 ) " (27 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (31) Ultime discussioni Fortunato: Sarei del parere di lasciare Veltroni al suo posto, sento anche come suo avversario politico, di... Fortunato: Caro Alberto Taliani, mi son letto tutti i commenti fin quì pubblicati, cosa mai posso aggiungere a tutto... Humphrey Blogart: Due parole su Crozza. E uno strano caso il suo: fà parte della corte sinistra di nani, ballerine e... Damy: La prima cosa ke vorrei x Roma e i romani è;non pagar più ad un extracomunit. una bottiglia di acqua da... Humphrey Blogart: Scusate, ma mi scappa da..e, anche se molto in ritardo (sono vergine di questo blog), non... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Napoli, nuovi roghi: 1300 tonnellate di rifiuti per stradaScuola, da settembre libri a prezzi ridottiAnche Londra ai Tories Johnson sindacoCina pronta a incontrare emissari del Dalai LamaRedditi, pm apre inchiesta: privacy violataLega Araba: "Problemi con Calderoli ministro" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille May 2008 M T W T F S S " Apr 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Quel venticello di Roma che diventa uragano. 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L'Europa va a destra, ma non chiamamola populista (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Il centrodestra ha vinto in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era intitolato significativamente "destra snob e populista". Snob non so dove: oggi élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come "fasciò") e probabilmente domani al britannico Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a prescindere senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il centrodestra in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 5 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni). L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche se non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo. Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far bene. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma, un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano, Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare: l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande. Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 47 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? L'Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era del libero insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l'unico a denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato un bene per la democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola di sfogo, di qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con l'insulto, lo sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il modello di civiltà promosso da Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto ieri sul palco. Non è vero che l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale istituì gli albi professionali. L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo ha esaltato la Bbc, Cnn e Al Jazeera come "televisioni libere". Sulla Bbc sono d'accordo, ma la Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della Casa Bianca e al Jazeera è posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi all'informazione. Ancora: critica Napolitano (definito "un Morfeo che dorme, dorme, dorme") perché ha indetto elezioni prima del referendum: e che doveva fare? La legge parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento si va al voto col sistema vigente. Davvero tutti i giornalisti sono servi, a parte Travaglio? Ma siamo seri, per cortesia: che esista un problema di acquiescenza da parte di molti colleghi verso i politici è chiaro, ma offendere tutti indiscriminatamente è puro populismo. Noi giornalisti non possiamo sbagliare, ma quante scemenze ha detto Grillo in questi anni spacciandole sempre per verità assolute? La più grossa risale a qualche anno fa quando denunciava la manipolazione dell'informatica e rompeva i computer in sala. Chi lo contestava passava per fascista e qualunquista; oggi però Grillo è il profeta della Rete. E, come gli capita sovente, non accetta contestazioni. Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il Vate capace di risollevare l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è l'eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 105 ) " (15 voti, il voto medio è: 4.53 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? I due stupri a Milano e a Roma hanno rilanciato la questione dell'immigrazione e della sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi giorni più o meno pertinenti, ne ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa mattina a Radio Anch'io quando ha dichiarato che: "effettivamente gli elettori hanno avuto l'impressione che la sinistra arcobaleno non pensasse alla sicurezza". Mi permetto di correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne avevano la certezza e per questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il secondo aspetto riguarda la richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo ministro degli Interni, di rinegoziare la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini. L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo sarcasmo, ma in interviste alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro commissario europeo Franco Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché ormai quella direttiva è superata dall'applicazione integrale degli accordi di Shengen". Il governo Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che consente l'espulsione per chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente diventerà il prossimo ministro degli Esteri italiano) "una verifica si può fare per vedere se non sia il caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti della sicurezza. C'è un consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la libera circolazione dei cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico dei propri compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui alcune domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria è doverosa considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E se la risposta è no, quali misure considerare? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 40 ) " (14 voti, il voto medio è: 4.79 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 08 La sinistra difende le élites anziché il popolo? Sul Giornale è uscita una mia intervista con Ferruccio Capelli, il direttore della Casa della cultura di Milano. Capelli, ex dirigente del Pci e dei diessini, è autore di un libro molto interessante Sinistra light - populismo mediatico e silenzio delle idee (Guerini editore), nel quale analizza l'attuale momento politico e sociale. Capelli non ama Berlusconi e ovviamente nemmeno il centrodestra, ma con grande onestà intellettuale riserva critiche pungenti alla sinistra nel suo insieme, sia al Pd sia aquella radicale. Nell'intervista ad esempio sostiene che la sinistra italiana "si è adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il marketing politico rispetto al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo del Muro di Berlino ha progressivamente sradicato il proprio passato, le proprie tradizioni culturali, ma questo ha generato smarrimento negli elettori." Esiste "un problema d'identità" con un progressivo scollamento dal Paese reale e dalle esigenze delle classi meno abbienti. Secondo Capelli "la sinistra è diventata élitaria, si identifica con la grande finanza industriale ed è ossessionata dalla rappresentazione mediatica. Così oggi solo la destra pensa al popolo". La frase è molto forte ed è significativo che venga pronunciata da un intellettuale progressista. Ha ragione Capelli? La sinistra perde perché difende l'oligarchia economica anziché la gente comune ? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 25 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 Oops, il "porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora come la mettiamo con il sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che era inadeguato e fonte di instabilità; invece, come osserva in un articolo un brillante collega ticinese, Ovidio Biffi, il metodo Calderoli "ha funzionato al suo secondo impiego: non solo ha causato gli sbarramenti tanto attesi, ma ha agito come una vera e propria purga! Di colpo, l'Italia si è liberata dei legacci con cui veniva ricattata ogni volta che in gioco c'era la sopravvivenza delle maggioranze". Ho l'impressione che fossero i partiti a impedire il corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi se la maggior parte dei politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo causa ed effetto. Non appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di sottrarsi al ricatto dei piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo: le riforme elettorali sono ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche ritocco ovvero il ripristino del voto di preferenza e il divieto delle candidature multiple. Troppo bello per essere vero? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 32 ) " (12 voti, il voto medio è: 4.42 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 In Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile? Riflettando ancora sul risultato delle elezioni, trovo che sia stata confermata la regola secondo cui in Italia i politici che entrano nel Palazzo perdono il contatto con la realtà. Era accaduto in parte anche con il governo Berlusconi nel 2001-2006 quando il governo tardò a prendere piena coscienza di alcuni problemi che invece erano molto sentiti dalla gente (ed esempio il caro euro), ma con il governo Prodi questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti. La sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce dall'incapacità di capire il Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato inebriare dalla presidenza della Camera e in campagna elettorale ha descritto un'Italia che non c'era. Non ha capito l'esperazione degli abitanti delle zone popolari per l'immigrazione incontrollata e l'aumento della criminalità e anziché proporre correttivi in tv diceva che bisognava allargare ulteriormente le maglie e mostrarsi ancor più accoglienti, senza distinguere tra italiani poveri e immigrati appena arrivati nella concessione delle case popolari (ne abbiamo parlato su questo blog). Nel commentare la sconfitta ha detto di aver commesso un grave errore: quello di non essere andato di fronte ai cancelli delle grandi fabbriche, dimostrando una volta di più il senso della propria estraneità dal tessuto produttivo: le grandi fabbriche erano una realtà degli anni Sessanta-Settanta non quella di oggi. E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito in un'impresa senza precedenti. Mentre in tutto il mondo i verdi resistono e spesso guadagnano consensi in Italia sono spariti in appena due anni. E la ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del problemi reali della gente (inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio), Pecoraro ha fatto una campagna demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i comunisti è passato il peggior messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola divagazione: in questo contesto devo dire che anche la stampa si è mostrata troppo "palazzo dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai risultati. Quasi nessuno dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il trionfo della Lega, né il tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di Di Pietro. Quanti articoli sono stati pubblicati per spiegare in campagna elettorale il disagio del nord, soprattutto nelle province venete e lombarde? Pochi, in compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara, che poi ha ottenuto lo 0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se vogliamo raccontare davvero l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche del Palazzo e della politica romana: noi giornalisti abbiamo imparato la lezione? Tornando al dopo elezioni, ora gli occhi sono puntati sul nuovo governo e mi chiedo: vista l'ampia maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi riusciranno a gestire il Paese senza perdere il contatto con il Paese, come peraltro avviene in molti altri Paesi? Zapatero è appena stato rieletto, la Merkel è più che mai favorita, Blair ottenne tre mandati consecutivi, Chirac e Schroeder due. Perché all'estero è possibile e in Italia no? Il mal di Palazzo è guaribile? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 30 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Vince il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita? Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il risultato più significativo mi sembra il travolgente successo della Lega in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E' solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti abitanti del nord il sentimento di una divisione civica ormai incolmabile. Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del nord ha accettato di smaltire la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito con un gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera aspettative destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato risolva problemi concreti come quelli economici, sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli strumenti per gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna) reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza, quelle locali. Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica accentueranno questi meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 78 ) " (11 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di "Repubblica". La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 28 ) " (12 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (19) francia (15) germania (2) giornalismo (32) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (20) islam (12) Italia (85) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (13) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Rodolfo de Trent: Credo sia in atto un processo di desertificazione del socialismo. Non credo però che i... 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Incredibile: Alitalia chiede i danni a Sea (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Capita a che questo. Che Alitalia chieda un risarcimento a Sea per i danni "reputazionali" derivati dal contenzioso in corso sull'aeroporto di Malpensa. La compagnia di bandiera ha fatto sapere di essersi "costituita nel giudizio avanti al Tribunale di Busto Arsizio promosso dalla Sea, unitamente alla sua controllata Sea Handling". La comparsa di risposta, depositata ieri da Alitalia, si legge nella nota, "contiene domande riconvenzionali nei confronti di Sea, per vari titoli e per importi non lontani, per quanto allo stato quantificato, dalle pretese della Sea relativamente alle perdite di Alitalia derivanti dall inadempimento da parte di Sea agli obblighi di sviluppo dell aeroporto di Malpensa che su di essa gravano in quanto concessionaria, nonchè ai gravi danni reputazionali relativi al perturbamento del recente processo di privatizzazione che il modo in cui Sea ha impostato e gestito mediaticamente il processo avanti il Tribunale di Busto Arsizio ha in parte arrecato e in parte minaccia di produrre a carico di Alitalia stessa". Tradotto: se Sea ci fa causa, allora la facciamo anche noi. E a loro. Un dispetto? Un tentativo di mescolare le carte ed evitare così di dover sborsare molti soldi alla Sea guidata da Giuseppe Bonomi? Non si capisce. Di certo chi si sente preso in giro sono i lavoratori della Sea e di Malpensa. Oltre mille, proprio a causa dell abbandono di Alitalia dallo scalo lombardo, sono rimasti senza lavoro. Alitalia fa già sapere che comunicherà esclusivamente dati oggettuali e gli stati di avanzamento del procedimento nel momento in cui saranno noti. La prima udienza si terrà il prossimo 28 maggio. "A seguito del notevole clamore di stampa e di media, alimentato esclusivamente dalla parte attrice Sea, l opinione pubblica -rileva ancora Alitalia - sa da mesi della pretesa di 100 milioni di euro per danno emergente e di 1.100 milioni di euro per lucro cessante che Sea ha azionato in questo procedimento contro Alitalia". La comparsa di risposta conterrebbe la replica alla posizione assunta dalla Sea ("Il rapporto con Alitalia doveva proseguire fino al 2041") e mostrerebbe come il danno emergente non sia riscontrabile in quanto tutti gli acquisti e gli investimenti di Sea sarebbero "perfettamente compatibili con l'utilizzo dell aeroporto da parte di ciascun altro vettore passato e futuro". [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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Bonomi: <Gravi inesattezze nella ricostruzione> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Il gestore dello scalo contesta le rivendicazioni della compagnia Bonomi: "Gravi inesattezze nella ricostruzione" Sea chiede i danni ad Alitalia ed Alitalia fa lo stesso con Sea quatificando, peraltro, lo stesso ammontare dei danni richiesto dalla società di gestione degli scali milanesi per il trasferimento dei voli della compagnia di bandiera da Malpensa a Fiumicino. La notizia delle contro-causa era nell aria da giorni e certo non coglie alla sprovvista Giuseppe Bonomi che, da buon avvocato, è già proiettato al dibattimento. "Stiamo esaminando la comparsa di costituzione e risposta di Alitalia - spiega il presidente Sea - Per quanto riguarda le questioni di diritto esse saranno oggetto di puntuale ed approfondita disamina da parte dei nostri avvocati ed ovviamente costituiranno oggetto di replica in sede giudiziaria. Ma ad una prima lettura già si rilevano gravi inesattezze nella ricostruzione dei fatti". Al Tribunale di Busto Arsizio, dunque, si annuncia una battaglia legale feroce, combattuta ripercorrendo rigo per rigo i piani industriali. Sea quelli di Alitalia, Alitalia quelli di Sea. [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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Tutti in rotta verso Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia smobilita la propria flotta su Malpensa come ha fatto? Nessun problema. All hub lombardo c è la coda per prendere il suo posto. Lo dimostrano non solo l intesa siglata il 29 aprile fra la Sea e Lufthansa ma anche il patto di America Airlines che ieri ha inaugurato il suo nuovo collegamento fra lo scalo varesino e il New York Jfk con cadenza giornaliera per il periodo estivo (d inverno saranno garantiti cinque voli settimanali). La compagnia a stelle e strisce torna a offrire collegamenti da Milano dopo sette anni in cui il servizio era assicurato sono da e per Roma Fiumicino. Continua, dunque, con successo, il progetto da parte della Società di gestione degli scali milanesi di recuperare passeggeri e volume di traffico dopo la decisione di Alitalia di abbandonare l aeroporto lombardo per riposizionarsi su quello della Capitale. L obiettivo è di portare a Malpensa entro la fine dell anno circa 450 degli oltre 800 voli cancellati dalla compagnia di bandiera. Nell inaugurare il nuovo collegamento il vicepresidente di America Airlines, Craig Kreeger, ha sottolineato il ruolo strategico che Milano ha per il mercato statunitense, soprattutto per quanto riguarda i viaggi d affari. Un punto, questo, su cui ha insistito anche il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi: "La presenza delle principali compagnie aeree americane - ha sottolineato in un messaggio - è il risultato della posizione strategica di Malpensa per il territorio italiano. La sua posizione geografica favorevole e la catchment area di riferimento sono caratteristiche che le hanno permesso di raggiungere per i voli verso il Nord America un load factor medio che arriva al 90 per cento". Bonomi ha ricordato che nello scalo varesino sono attualmente presenti oltre 80 fra le principali compagnie aeree del mondo e il nostro impegno è sicuramente indirizzato verso un ulteriore incremento delle destinazioni servite". L inaugurazione del nuovo volo Milano-New York è stata anche l occasione per l'assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo, di tornare a polemizzare con i vertici di Alitalia che hanno stabilito il de hubbing dall aeroporto varesino con notevoli ricadute per l economia della Lombardia. zA chi si era affrettato a fare il funerale di Malpensa dichiara Cattaneo - stanno rispondendo i fatti. Non solo Malpensa non è morta ma dà segni straordinari di vitalità: c è solo un operatore che non capisce che stando lontano da Malpensa ci rimette solo, perché il mercato è qui e allontanandosi si può sì risparmiare sui costi ma si perde nei ricavi". L assessore regionale interviene anche sulla battaglia legale fra Sea e la Magliana. Giovedì scorso Alitalia ha annunciato una controcausa alla Società controllata dal Comune di Milano che a sua volta aveva chiesto un risarcimento danni per 1,2 miliardi per l addio della compagna a Malpensa. I legali della compagnia di bandiera esigono dalla Sea "importi non lontani" da quelli chiesti da quest ultima, contestando inadempimenti rispetto "agli obblighi di sviluppo dell'aeroporto di Malpensa" nonché "gravi danni reputazionali relativi al perturbamento del recente processo di privatizzazione". Secondo Cattaneo, l azione legale della Magliana "è il segnale più evidente che la compagnia di bandiera non sta dormendo sonni tranquilli sulla richiesta danni da parte della Sea, la quale ha carte consistenti a suo vantaggio". Il forzista Cattaneo, membro del Cda della Sea, invita comunque il prossimo governo a impegnarsi per il riposizionamento di Alitalia su Malpensa dal momento che, a suo dire, saranno necessari quattro-cinque anni affinché una nuova compagnia possa diventare il vettore di riferimento per l aeroporto. [Data pubblicazione: 03/05/2008].

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Il mosaico del Cav. è quasi completo (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

IntesaSanpaolo ammette: noi non ci tiriamo indietro Il mosaico del Cav. è quasi completo Dopo gli imprenditori, le banche. Intesa SanPaolo esce definitivamente allo scoperto e il mosaico ideato da Silvio Berlusconi per salvare Alitalia facendola restare una compagnia di bandiera si arricchisce di un altra tessera. A questo punto se il progetto del Cavaliere a cui lavora il consulente Bruno Ermolli poggia su tre pilastri cordata di imprenditori, pool di banche e partner industriale manca solo la partnership con una grande compagnia aerea per completare il quadro. Su questo punto, dopo l intesa per Malpensa siglata tre giorni fa con la Sea, Lufthansa sembra avvantaggiata (anche alcune sigle sindacali hanno espresso ieri, informalmente, il loro gradimento per la compagnia tedesca) ma Air France resta alla finestra e Aeroflot potrebbe entrare nella partita su richiesta del Cremlino. Da segnalare anche, notizia dell'ultima ora, la "manifestazione di interesse" del fondo d'investimento brasiliano Multi-Long Corporation, specializzato nelle ristrutturazioni di aziende in difficoltà: stando a quanto riportato da Ap, ci sarebbe la disponibilità a investire un miliardo di euro nella partita. Per il resto sulla cordata, ha assicurato lo stesso leader del Pdl, "c'è stato un esubero di partecipazione" quantificabile in "un 20 per cento in più" di richieste di adesione. Sul fronte bancario, invece, Intesa SanPaolo ha rotto gli indugi prima con il presidente Giovanni Bazoli, poi con l amministratore delegato Corrado Passera. Il primo ha dichiarato agli azionisti che l istituto di credito interverrà nell acquisizione di Alitalia "in presenza di un piano rigoroso" e se sussistono "forti possibilità di successo e di ripresa industriale dell'azienda". Il secondo ha chiarito: "Se si trovasse un modo per ristrutturare e rilanciare Alitalia, e si può, non ci tireremo indietro, o per lo meno porteremo agli organi deliberanti un progetto se fosse reputato valido". [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Alitalia

LA VENDITA ALITALIA Multilong: "L'offerta brasiliana è concreta" [FIRMA]PAOLO MANZO SAN PAOLO Nel balletto Alitalia mancava giusto un passo di samba. È arrivato, puntuale: tra Air France e il prestito ponte da 300 milioni, dal presidente russo Vladimir Putin, a Marco Tronchetti Provera e Lufthansa, l'ultima offerta per acquistare Alitalia arriva dal Brasile, appena promosso Paese "affidabile" da Standard & Poor's. L'offerta, un miliardo di euro, è annunciata da Michael Breslow, numero uno del fondo d'investimento Multilong - specializzato in risanamenti - che ha rivelato i dettagli da San Paolo, la capitale economico-finanziaria del Brasile dove il fondo ha la sua sede legale. "Abbiamo presentato una proposta ufficiale al governo italiano e alle autorità dell''Unione Europea. Ci hanno chiesto se avevamo esperienze specifiche e abbiamo risposto di no: aggiungendo però che siamo molto bravi in matematica, una scienza esatta dove uno più uno fa sempre due". Chiaro il riferimento alla situazione finanziaria della compagnia. Pochi in Europa sembrano entusiasti dell'offerta brasiliana. Due anni fa lo stesso Breslow aveva fatto un'offerta (600 milioni) per la compagnia brasiliana Varig: tutto fallì per "mancanza di garanzie d'acquisto" disse la Banca statale brasiliana per lo sviluppo economico.

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