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T ARTICOLI DEL 17 e 18 aprile 2008
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Articoli
Alitalia 2 (130)
Alla prima riunione anche Lombardo, un dicastero
toccherà al Mpa ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Dalla Russia rimbalza voce che si parlerà di Alitalia, l'Aeroflot potrebbe tornare in pista con un'offerta. Berlusconi tiene in caldo la sua cordata e, sorpresa, non boccia nemmeno Air France (purché ci sia "pari dignità"). Con l'amico Vladimir ragioneranno di politica estera perché è vero che se ne occuperà Frattini come capo della diplomazia, ma "il premier è protagonista"
Assunzioni,
90% di contratti precari ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: frecciate ad alcuni giornali per il modo con cui hanno trattato la crisi Alitalia, ha, poi, parlato anche di contrattazione territoriale: "Nelle piccole e medie aziende, numerosissime in provincia di Cuneo, dove c'è la necessità di sfruttare a pieno regime i macchinari per contrastare la concorrenza, il sindacato deve saper contrattare nuovi orari, senza però transigere sulla sicurezza".
Il
difficile rebus di Palazzo Chigi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: strategia sarà la soluzione del caso Alitalia. Nel complesso è evidente l'intenzione del leader azzurro di imprimere una sterzata a partire dalla politica estera. Ma tutto passa naturalmente per una rapida definizione della squadra di governo: un obiettivo che si è immediatamente complicato tanto da indurre Umberto Bossi a lasciare Roma insoddisfatto al termine del vertice odierno.
Tensione
nel pdl sui ministri. il cavaliere: "nuove regole d'ingaggio in
libano". su alitalia apre a air france
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Tensione nel Pdl sui ministri. Il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio in Libano". Su Alitalia apre a Air France.
Berlusconi:
misure impopolari ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: militari italiani in Libano e una parziale apertura ad Air France per la trattativa su Alitalia. Ma ammette che serviranno misure impopolari. Si registra anche la prima lite tra il Cavaliere e il leader della Lega Umberto Bossi, che sulla scelta dei ministri ha detto: "Non abbiamo combinato niente, ci vorranno secoli". Prodi, intanto, si è dimesso da presidente del Partito democratico.
Confalonieri:
<La tv non più arma politica>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è spazio anche per una battuta su Alitalia: e se il suo amico Berlusconi le chiedesse di occuparsene? "Neanche dipinto" è la laconica ma eloquente risposta di Confalonieri. Buone notizie sul fronte pubblicitario: "Siamo partiti bene nel primo trimestre, e prevediamo di fare meglio dell'anno scorso", ha detto l'amministratore delegato Giuliano Adreani.
Alitalia,
il cavaliere riapre a parigi "air france ok se c'è pari dignità" -
ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: anche Silvio Berlusconi inizia a fare i conti con la realtà sul caso Alitalia e riapre uno spiraglio ad Air France, promettendo di "interloquire" con il governo Prodi. "Se ci fosse pari dignità tra Klm, Air France e Alitalia e se la nostra compagnia di bandiera restasse compagnia di bandiera" ha detto ieri il Cavaliere, il dossier francese potrebbe essere riaperto.
Silvio
accoglie l'amico putin "la russia è parte dell'occidente" - leonardo
coen ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e Gazprom Silvio accoglie l'amico Putin "La Russia è parte dell'Occidente" A Mosca vedono bene il suo ritorno al governo, fu lui a sdoganare al G8 il Cremlino nel 2001 LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Non bisogna sorprendersi più di tanto se Putin oggi farà atterrare alle 15 il suo lussuoso Ilyushin 96-
Calano
gli utili ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: affermato nella sua relazione agli azionisti che il ritorno di Alitalia a Fiumicino sarebbe per la società Aeroporti di Roma, "un evento epocale, in quanto lo scalo tornerebbe a configurarsi come Hub". Per il top manager, "il cambio di strategia del vettore appare oggi, alla luce del piano elaborato, come una indispensabile operazione per avviare un riequilibrio della gestione".
Marrazzo:
Berlusconi dimostri di non essere ostaggio della Lega
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: È il momento di far sapere agli italiani dove andrà Alitalia e che ne sarà di un patrimonio del Paese come Fiumicino. Non nascondo una certa preoccupazione di fronte alle prime uscite del Governo in pectore su queste due grandi questioni. Innanzitutto per l'assoluta incertezza, al di là degli slogan, sulla strategia per salvare la compagnia di bandiera.
Se
andasse in porto l' operazione dignità Silvio ha pronto lo slogan: Io amo
l'Italia e volo Alitalia ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del Se andasse in porto l'"operazione dignità" Silvio ha pronto lo slogan: "Io amo l'Italia e volo Alitalia".
Pari
dignità e potrei riconsiderare Air France . Sulla vendita di Alitalia Silvio Be
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sul dossier Alitalia, ha detto Berlusconi in conferenza stampa, "c'è anche un'altra possibilità che è quella di tornare alla primitiva soluzione e cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre compagnie aeree", Alitalia-Klm-Air France.
Caso
Alitalia: toh, Berlusconi riscopre Air France. A patto che canti l'inno di
Mameli Pari dignità tra i due vettori e Klm, propone il capo del Pdl. Ma è
difficile, visto la diffe ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del Caso Alitalia: toh, Berlusconi riscopre Air France. A patto che canti l'inno di Mameli "Pari dignità" tra i due vettori e Klm, propone il capo del Pdl. Ma è difficile, visto la differenza di fatturato. La cordata italiana? Per ora rimane una chimera di Roberto Rossi.
La
dura legge dell'Ici ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Scommetto che quando il 40% degli italiani scoprirà di non dover pagare l'Ici, almeno l'80% di quel 40% penserà che il merito è di Silvio. Che a quel punto, a reti unificate, annuncerà compiaciuto agli italiani che ha convinto Air France ad accollarsi Alitalia, salvandola dal fallimento. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.
ROMA
Silvio Berlusconi avverte: la crisi internazionale costringerà il governo ad
adottare mis ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa con Air France "se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano Prodi, sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio dice ai giovani". Gelo di Veltroni.
Cortine
fumogene su Alitalia ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e dà per possibili ben tre ipotesi alternative Cortine fumogene su Alitalia Francesco Piccioni Il dossier Alitalia è entrato definitivamente nella nuvola di chiacchiere berlusconiane. Una vecchia tattica, ma sempre funzionante, in un paese di creduloni che si sentono furbi. Ieri infatti, il nostro futuro presidente del consiglio è riuscito a dare per probabili, anzi "tranquille",
Alitalia
e commissario Ue Colloquio segreto con Walter
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e commissario Ue Colloquio segreto con Walter Ma Prodi sfida il Cavaliere: sull'incarico europeo decido io Il confronto tra i leader nato per instaurare quelle che Veltroni chiama "regole della buona convivenza" SEGUE DALLA PRIMA è certo comunque che il futuro premier e il leader del Pd hanno iniziato a discutere sui rapporti tra maggioranza e opposizione.
Credo
si possa dire che Walter Veltroni ce l'ha messa tutta
( da "Tempo,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: tentasse di sbrogliare la matassa dell'Alitalia fra poche illusioni e molte delusioni, pilotasse i sindacati come fossero azionisti della Compagnia alle prese con un cruciale negoziato manageriale. E ha ripetuto fino alla noia che il Professore ha risanato la finanza pubblica nella stessa settimana in cui il debito statale toccava un picco preoccupante.
La
voce di Silvio riscalda il telefono
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: comunicare ai telespettatori le prossime mosse sulla vicenda Alitalia: "Ho fatto appello ai miei colleghi imprenditori", dice il Cavaliere, nella sua doppia veste di presidente-imprenditore, mentre, senza problemi di riservatezza, spiega i termini e indica i soggetti della delicata trattativa. Fosse per lui trasferirebbe volentieri la sala del consiglio dei ministri in via Teulada,
Tiscali
strappa l'11%. Bene il <lusso>
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Riflettori sempre accesi su Alitalia (+1,69% dopo strappi a due cifre) in attesa degli sviluppi promessi da Berlusconi. E ha approfittato della partenza a razzo dell'americana Intel Stm, premiata con un più 4,9%. I conti trimestrali del big francese del lusso Lvmh hanno acceso le italiane Bulgari (+4,16%), Luxottica (+3,44%) e Poltrona Frau (+3,
<Alitalia-Air
France solo se paritaria> ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. In conferenza stampa il Cavaliere ha esordito con uno slogan di proprio conio per la compagnia in crisi: "Amo l'Italia, volo Alitalia". Poi ha aggiunto che, oltre all'ipotesi della cordata italiana, "c'è anche un'altra possibilità che è quella di tornare alla primitiva soluzione e cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre compagnie
Quello
<scambio> con Parigi ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: acquisibile con i 380 milioni del rimborso dei bond Alitalia. Se a tutto ciò si aggiunge il 2% di Air France che Alitalia ha appena venduto a Fintecna, società interamente controllata dal governo, ecco che lo Stato italiano potrebbe disporre di un 9-10% del futuro supergruppo, nel quale il Tesoro francese avrebbe il 17% e i dipendenti l'11.
La
partita Alitalia ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 04-17 num: - pag: 37 categoria: BREVI La partita Alitalia AIR FRANCE La compagnia ha offerto 138 milioni di euro per rilevare il controllo di Alitalia AEROFLOT La compagnia russa è tornata in campo per un possibile ingresso nel capitale AIRONE Sconfitta dall'offerta Air France, adesso AirOne potrebbe avere un nuovo ruolo.
Berlusconi
fa Sarkozy Prodi lascia orfano il Pd
( da "Liberazione"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: spiega come la pensa sull'impiego dei militari italiani in Libano, su Alitalia, sul rapporto con la Russia e non nasconde che il suo esecutivo sarà costretto a attuare "misure impopolari". Le voci di un disimpegno di Prodi dal Pd circolavano già da ieri. Ma il portavoce del Professore, Silvio Sircana, le aveva smentite.
Adr,
Palenzona: adeguare le tariffe Fiumicino cresce oltre la media Ue
( da "Messaggero,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il presidente conferma gli impegni di sviluppo a prescindere dal futuro di Alitalia Adr, Palenzona: adeguare le tariffe Fiumicino cresce oltre la media Ue.
ROMA
- Pari dignità, pari dignità , continua a ripetere Silvio Berlu
( da "Messaggero,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi quando si accenna al dossier Alitalia-Air France. Una pari dignità che il leader del centrodestra pensa di spuntare, in una trattativa che non dà per chiusa, ottenendo dai francesi rassicurazioni sull'italianità della Compagnia e sulle rotte strategiche per l'Italia. Malgrado le precisazioni, è il secondo giorno di seguito che Berlusconi si mostra disponibile con i francesi.
ROMA
- Avanti con gli investimenti, 1,6 miliardi in 10 anni, a prescindere dalla
sorte di Al ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: a prescindere dalla sorte di Alitalia. La richiesta di un adeguamento delle tariffe, per far fonte alla sfida mondiale. Il cambio della guardia tra Maurizio Basile e Guido Angiolini, in attesa di un nuovo ad. Il presidente di Aeroporti di Roma, Fabrizio Palenzona, fa il punto all'assemblea della società.
ROMA
- Ora anche Silvio Berlusconi lascia socchiusa la porta di Air France. A 48 ore
dalla c ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: mette sul tavolo le mosse per scongelare il dossier Alitalia. E se per l'ipotesi di una cordata italiana da mettere in piedi entro un mese è solo una conferma, tra le carte del Cavaliere spunta anche un dossier su Parigi. La condizione, però, è che le garanzie di Air France finiscano per coincidere con i paletti di Berlusconi, e cioè che Alitalia rimanga una compagnia di bandiera (
Presidente,
le urne sono chiuse da pochi giorni. Che
( da "Tempo,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Come andrà a finire la vicenda Alitalia? Berlusconi ha compiuto un grosso errore. Ha permesso a Prodi di evitare quello che più temeva, di essere accusato di aver svenduto Alitalia o di vederla finita. Lui si è fatto avanti e ora la faccenda è sua. Presidente, Putin verrà in Italia.
Nord,
le città della destra in cerca di soldi e stabilità
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ora Alitalia ha sospeso i voli da Verona". Genova, la cena di Castelli A Genova il Pd ha tenuto bene. Ma il crollo della sinistra ha portato con sé la crescita impetuosa della Lega, più 93 per cento alla Camera. La rappresentazione scenica del nuovo clima si poteva cogliere qualche giorno prima del voto.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-17 num: - pag: 15
categoria: ALTRI ... ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nella Brescia in cui è serpeggiato qualche malumore per la gestione della fusione tra Asm e la milanese Aem. Mentre nella vicina Bergamo uno dei possibili emergenti di domani è Giorgio Jannone, molto vicino al Gruppo Radici e attivo, in queste settimane, sullo scottante dossier Alitalia. Jacopo Tondelli Alessandro Trocino.
Noi
investiremo in ogni caso ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: prescinde da Alitalia". Lo ha detto l'amministratore delegato uscente di Adr, Maurizio Basile, all'assemblea dei soci. "Alitalia sì o no, gli investimenti di Adr, pari a 1,6 miliardi fra il 2006 e il 2016, sono quelli che sono. Se Alitalia non fosse tornata a Fiumicino, o se in futuro, nella completa autonomia industriale,
Alitalia,
Berlusconi apre a Air France ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: MENTRE ERMOLLI LAVORA ALLA COSTRUZIONE DELLA CORDATA ITALIANA Alitalia, Berlusconi apre a Air France [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Ieri pomeriggio, terminato il complicato vertice con gli alleati sui posti da assegnare nel nuovo governo, l'ha buttata lì: "Alitalia? Beh, c'è anche un'altra possibilità, quella di tornare alla prima soluzione di cui credo si discutesse",
<Ora
portiamo nuove compagnie nel nostro hub>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il vecchio governo aveva rimediato una doppia sconfitta: penalizzata Malpensa, orfana e senza prospettive Alitalia. Ora si deve intervenire su entrambi i fronti". Il governatore Roberto Formigoni torna così a parlare dei temi di governo. "Noi, la Sea, il Comune, la Regione e così via - afferma - stiamo lavorando per portare nuove compagnie su Malpensa.
Prodi
lascia, Berlusconi rilancia ( da "Campanile, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è la faccenda di Alitalia (annunciando che incontrerà chi tra i suoi ha curato tutta la pratica); del Ponte sullo Stretto ("Il cantiere può riaprire in fretta), della presenza dei militari italiani in Libano ("Esamineremo attentamente le regole di ingaggio") e di Bce ("Credo che serva un ampliamento delle funzioni, con decisione corale,
Alitalia,
Berlusconi: <Un mese per la nuova cordata a direzione italiana>
( da "Campanile,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è emerso un piccolo "mistero": le oltre 4,4 milioni di azioni Air France vendute da Alitalia per fare cassa sono state vendute a Fintecna, sempre controllata dallo Stato, probabilmente, ipotizza il quotidiano economico, per dare ossigeno alle casse di Alitalia in attesa di capire se vi siano i margini per sbloccare la vertenza sindacale.
"Pronti
a scelte impopolari" ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il Cavaliere
annuncia che dovrà fare scelte impopolari. Giallo su un incontro - smentito -
tra il futuro premier e il leader del Pd, Veltroni, a casa Letta su riforme,
nomine e Alitalia. Intanto, Prodi si è dimesso da presidente del Pd. DA PAG.
Economia,
ora le scelte difficili ( da "Voce d'Italia, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Il destino di Alitalia, la riduzione del debito pubblico e della pressione fiscale... Economia, ora le scelte difficili Roma, 17 apr. - Per la coalizione di centro-destra uscita trionfalmente vittoriosa dalle urne sarà tempo di scelte difficili. Lo hanno ripetuto, già in campagna elettorale, tanto il candidato premier S.
E
oggi con Putin vertice su energia e Nato
( da "Tempo,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Si parlerà anche di Alitalia che in queste ore vede il ritorno di interesse da parte della russa Aeroflot. Uscendo, come nel suo stile, dal cerimoniale, Berlusconi fa. A dispetto dei risolini di certa stampa e delle critiche, spesso invidiose, di tanti politici di sinistra.
In
Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile?
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
Berlusconi:
"Presto misure impopolari" Voci di un incontro segreto con Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, il nodo Alitalia e il commissario Ue. Il Cavaliere agli alleati: "Ci saranno momenti difficili e servirà un forte rinnovamento" Roma - "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità".
Prende
slancio la coalizione anti-Mura ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il caso Legler sta alla Sardegna come quello Alitalia sta alla nazione e in quanto tale merita un posto di rilievo nell'agenda della politica sarda. L'elettorato ci premia anche per questo - aggiunge Maninchedda- e sulla strada indicata per scongiurare la chiusura, oggi registriamo l'attenzione del presidente Soru mentre lamentiamo la pigrizia della Sfirs".
Berlusconi
annuncia "misure impopolari"
( da "Voce
d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi ha fatto sapere che, per la vicenda Alitalia, incontrerà oggi Bruno Ermolli e Gianni Letta, dopo aver già coniato uno slogan: 'Amo l'Italia, volo Alitalia'. Sul destino della compagnia può anche esserci un ritorno alla "primitiva soluzione": un grande gruppo internazionale Alitalia-Klm-Air France.
TEMPI
DURI ORA MISURE IMPOPOLARI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: l'Alitalia - c'è tempo ancora qualche settimana. Fino a metà maggio, visto che solo allora si riunirà il primo consiglio dei ministri del quarto governo Berlusconi. Fatto è che, ieri, proprio l'esecutivo è stato materia di una serie di incontri e di un vertice a Palazzo Grazioli, a cui hanno partecipato Gianfranco Fini,
CON
L'AMICO PUTIN STASERA A CENA POI TOCCHERà A BUSH
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: richiesto di precisare se si parlerà anche di Alitalia (Aeroflot, il vettore russo qualche mese fa si era detto interessato alla compagnia italiana) risponde che "l'agenda non è fissata, sarà un incontro tranquillo...". Peraltro, come si diceva all'inizio, alla "Certosa" Putin è già stato ospite con la famiglia nell'agosto del 2003.
Segue
la partita sul futuro di alitalia
( da "Riformista,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Segue la partita sul futuro di alitalia Berlusconi agita la carta Putin-Aeroflot (segue dalla prima pagina) Una soluzione per sciogliere il contenzioso su Alitalia è pronta da tempo: come anticipato la scorsa settimana, la prima novità potrebbe riguardare la governance. Il vettore transalpino potrebbe regalare ad Alitalia un consigliere in più nel consiglio di amministrazione,
La
clamorosa rivincita del "Porcellum"
( da "Opinione,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La causa miliardaria intentata ad Alitalia-Air France dalla società che gestisce l'aeroporto milanese e la vittoria clamorosa della lobby lombarda, nell'aggiudicare l'Expo all'Italia ed a Milano sono un segno della vivacità e della voglia immense di fare da sé, recuperando importanti risorse prodotte dall'economia padana e del Nord-Est,
Rispunta
l'ipotesi Air France Confalonieri fuori dalla cordata
( da "Opinione,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 ALITALIA / 2 Rispunta l'ipotesi Air France Confalonieri fuori dalla cordata Silvio Berlusconi potrebbe recuperare, tra le soluzioni per Alitalia "un'altra possibilità, quella di tornare alla primitiva soluzione di cui credevo si discutesse: la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità tra tre compagnie"
Fra
i temi di Berlusconi e Putin non ci sarà il "rientro Aeroflot"
( da "Opinione,
L'" del 17-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 ALITALIA / 1 Fra i temi di Berlusconi e Putin non ci sarà il "rientro Aeroflot" La portavoce di Aeroflot Irina Danenberg non ha voluto commentare l'eventualità che la questione Alitalia venga menzionata nei colloqui che il presidente russo Vladimir Putin avrà in Sardegna oggi e domani col presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi.
Con
la cordata italiana in pista anche Aeroflot?
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Primo Piano Pagina 102 Alitalia Con la cordata italiana in pista anche Aeroflot? Alitalia --> ROMA "Amo l'Italia, volo Alitalia": Silvio Berlusconi conia un nuovo slogan ancora prima di aver scelto se procedere sulla strada della privatizzazione "made in France" o puntare tutto sugli imprenditori italiani.
Il
racconto noir della Costituente ( da "Avanti!"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Il comunista ministro dei Trasporti è stato un sostenitore della privatizzazione. Questa minoranza di comunisti non ha scelto la via dell'apostasia, la stragrande maggioranza l'hanno, viceversa, scelta e hanno dovuto cambiare casa, mettendo su un nuovo partito in condominio con gli ex Dc, un tempo loro avversari di classe.
Alitalia,
si riaprela pista Aeroflot ( da "Secolo XIX, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alleanza Alitalia-Air France. la portavoce di Aeroflot, Irina Danenberg, non ha invece voluto commentare l'eventualità che la questione Alitalia venga menzionata nei colloquio che il presidente russo Vladimir Putin avrà in Sardegna oggi e domani con Silvio Berlusconi: "Non sappiamo di cosa parleranno, non siamo indovini".
Pinotti:
basta fare i Tafazzi, ora via alla rimonta
( da "Secolo
XIX, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Guardi il caso Alitalia: Berlusconi ha accelerato su pressioni di Bossi. E ora?". Proprio non riesce a fare autocritica sulla sconfitta nazionale? "Voltandomi indietro, mi creda, guardando a questa campagna elettorale, non ho critiche da esprimere". Si aspettava il "botto finale" di Veltroni.
Alitalia:
Berlusconi apre la porta ad Air France
( da "Voce
d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con Ermolli e Letta Alitalia: Berlusconi apre la porta ad Air France Il Cavaliere: "Discutero' con Sarkozy" Roma, 17 apr- Il futuro Primo Ministro, in attesa dell'incarico, ha già incontrato Bruno Ermolli e Gianni Letta per parlare del problema Alitalia, per sceglierie dunque la strada più giusta per giungere ad una soluzione.
Alitalia
Berlusconi apre la porta ad Air France
( da "Voce
d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con Ermolli e Letta Alitalia: Berlusconi apre la porta ad Air France Il Cavaliere: "Discutero' con Sarkozy" Roma, 17 apr- Il futuro Primo Ministro, in attesa dell'incarico, ha già incontrato Bruno Ermolli e Gianni Letta per parlare del problema Alitalia, per sceglierie dunque la strada più giusta per giungere ad una soluzione.
Chi
non capisce, pontifica ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.
Gibelli:
<Ed ora Malpensa torni al libero mercato>
( da "Padania,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ed ora Malpensa torni al libero mercato" Malpensa e Alitalia hanno bisogno di uscire dalle regole della politica ed entrare in quelle del mercato libero. Ne è convinto il deputato leghista Andrea Gibelli, alla vigilia di scelte sempre più improcrastinabili per la compagnia aerea e, soprattutto, per lo scalo lombardo, fortemente penalizzato da Prodi.
Berlusconi
prepara i tagli alla P.A ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per quanto riguarda l annosa vicenda Alitalia il leader del Popolo della Libertà ha lanciato una nuova proposta: quella di un accorpamento tra grandi vettori internazionali che porti ad una unica super compagnia di bandiera formata da Alitalia, Air France e Klm. "Vedrò tutti dossier.
<Ora
c è la possibilità di tornare alla soluzione di un grande gruppo>
( da "Padania,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: affrontata la questione di un eventuale impegno di Aeroflot in Alitalia, Berlusconi non si è sbilanciato, limitandosi a dire che quello con il presidente della Federazione russa sarà "un incontro tranquillo". Intanto, nessun commento da parte di Air France-Klm e di Air One sugli sviluppi del dossier Alitalia alla luce del mutato scenario politico delineato dal risultato elettorale.
CONFALONIERI:
<GUIDARLA IO? NEANCHE DIPINTA>
( da "Padania,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, esclude ogni possibile coinvolgimento nella cordata che dovrebbe essere chiamata a salvare Alitalia neppure se a chiederlo fosse Silvio Berlusconi. All assemblea dei soci, a Cologno Monzese, Confalonieri ha escluso la possibilità con un laconico "neanche dipinta" [Data pubblicazione: 17/04/2008].
<Malpensa
torni al libero mercato> ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Facciamo uscire lo scalo dalle regole della politica e affidiamolo alla concorrenza" Giovanni Polli Malpensa e Alitalia hanno bisogno di uscire dalle regole della politica ed entrare in quelle del mercato libero. Ne è convinto il deputato leghista Andrea Gibelli, alla vigilia di scelte sempre più improcrastinabi li per la compagnia aerea e per lo scalo lombardo.
Maroni:
<Alitalia, Berlusconi è ottimista e lo siamo anche noi>
( da "Padania,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prenderemo in mano questo dossier complicato e faremo tutto ciò che serve" Maroni: "Alitalia, Berlusconi è ottimista e lo siamo anche noi" Roma - "Adesso ci accingiamo a prendere in mano questo dossier complicato e vediamo di fare tutto quello che serve per evitare il fallimento Alitalia e per rilanciare Malpensa, ma non sarà facile.
Galli:
a Varese la Lega è imbattibile ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: È solo questione di tempo perché per un Alitalia che se ne va, ci sono decine di altre compagnie in coda per entrare. Comunque anche in questo caso si conferma l assurdità della politica romana che con Alitalia abbandona Malpensa mentre il mondo ci consegna l Expo". L esposizione universale è una nuova possibilità per lo sviluppo del territorio varesino.
Privatizzazione
bipartisan in vista per l'Alitalia
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Possibile per Alitalia una soluzione bipartisan finalizzata a garantire la necessaria continuità aziendale che consenta di completare la privatizzazione in tempi brevi. È quanto è filtrato ieri sera da fonti di palazzo Chigi, al termine dell'incontro tra il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta con Gianni Letta e Bruno Ermolli che per Berlusconi seguono il dossier.
Il
Papa e i valori Usa, non solo luci
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Feltri: "Macché"Alitalia, verso un'intesa bipartisan Il Cavaliere: "Parlerò con Sarkozy"Di Pietro attacca il Pd: "Veltroni chiarisca" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Silvio
non chiude a Air France ma pensa ad Aero ot
( da "EUROPA
ON-LINE" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Silvio non chiude a Air France ma pensa ad Aero ot RAFFAELLA CASCIOLI A giudicare dallo slogan Amo l'Italia, volo Alitalia coniato ieri mattina "al volo" dal Cavaliere in persona, l'avvenire della compagnia di bandiera è ancora in alto mare.
Per
Alitaliaun pianobipartisan ( da "Secolo XIX, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: intesa bipartisan per sostenere Alitalia, per assicurare la continuità aziendale e una veloce privatizzazione. Il Pdl farà un suo tentativo anche se l'ipotesi Air France-Klm è ancora sul tappeto. È quanto emerso ieri nell'incontro a Palazzo Chigi fra il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta (
Seduta
negativa per piazza affari ( da "Secolo XIX, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 227 punti e lo S&P/Mib lo 0,28% a 33.162 punti. Poco variati i titoli dell'energia, incerti i bancari. Sugli scudi gli assicurativi mentre hanno perso terreno telefonici e media. Ferma Alitalia e riflettori ancora puntati su Tiscali. Fiat sale a 13,99 euro. 18/04/2008.
Berlusconi
e Putin a Villa Certosa: la Russia ci può aiutare
( da "Secolo
XIX, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi e Putin parleranno sicuramente di Alitalia, il premier in pectore non può permettersi che vada in porto la vendita ad Air France. "Mi chiedete di Aeroflot? Vi dico che francamente tutte le ipotesi sono in piedi, purché l'Alitalia resti la compagniadi bandiera italiana e le decisioni vengano prese da italiani".
Alitalia,
sì all'intesa bipartisan ( da "Repubblica, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Resta l'ipotesi Air France Alitalia, sì all'intesa bipartisan ROMA - Un'intesa bipartisan per garantire continuità aziendale e poi procedere alla privatizzazione in tempi brevi. è l'esito dell'incontro di ieri tra Enrico Letta, in rappresentanza del governo, e Gianni Letta, per il Pdl, sulla vicenda Alitalia.
Alitalia,
sì bipartisan al prestito ponte - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, sì bipartisan al prestito ponte Vertice governo-Pdl: garantire la sopravvivenza della compagnia fino alla vendita L'economia Berlusconi su Air France: ne parlerò con Sarkozy. Maroni: Malpensa si salverà da sola LUCA IEZZI ROMA - "Si lavora ad un'ipotesi bipartisan per garantire la continuità aziendale,
Putin
a villa certosa: il cavaliere è un combattente - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i due leader non hanno parlato di Alitalia, né di energia. Né di problemi internazionali specifici, anche sei ieri fonti del governo libanese citate da una agenzia di stampa tedesca hanno definito "estremamente pericolose" le parole di Berlusconi su un eventuale cambiamento delle regole di ingaggio dei soldati italiani in Libano.
"con
an è stato il più assente in comune la capitale non merita un sindaco dei
no" - paolo boccacci ( da "Repubblica, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il governo di centrodestra non vuole bene alla nostra città e si vede già con la vicenda Alitalia. Se vincesse Alemanno, Roma non avrebbe la forza di rispondere con autorevolezza alle polemiche dei leghisti, rischia di fermarsi la crescita e lo sviluppo di questi anni". Il centrodestra dice che è aumentato il degrado. "Non è vero.
Lui
nega tutto: con il Carroccio nessuna lite In Sardegna riceve Putin per un
incontro informale. Il commissario europeo lo decidiamo noi
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: occasione per festeggiare e parlare di affari sulla Gazprom e la possibile partecipazione dell'Aeroflot in Alitalia. In realtà è una "rimpatriata fra vecchi amici", spiegano i fidati Boniauti e Valentino Valentini. Tutto casual, dal look dei due senza cravatta, Silvio in blu nella tenuta da battaglia ispirata a "Valodia" (come a volte ha chiamato Putin) in grigio e girocollo nero.
Vendita
Alitalia i due Letta lavorano al piano bipartisan Prestito per la compagnia,
sul tavolo la proposta Air France e l'ipotesi tricolore
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: poi, ottenerla con la carta Malpensa, garantendo, cioè, il ritiro della causa da 1,25 miliardi intentata da Sea all'Alitalia in cambio degli slot occupati dal vettore italiano all'aeroporto di Varese. In questo modo anche la Lega sarebbe accontentata e la partita Alitalia chiusa in maniera definitiva.
Alemanno-Storace
la pericolosa alleanza Il candidato Pdl tenta di rabbonire la comunità ebraica
Ma se Francesco è stato in Israele prima di Fini
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ieri a Parigi, ha spiegato che "Air France e Alitalia sono troppo simili e un accordo porterebbe inevitabilmente ad un assorbimento della seconda". E Rutelli lo ha rimbeccato: "Su questo non si possono dire cose confuse, il centrodestra sta ballando una danza macabra a quattro passi dal commissariamento".
L'ipoteca
di Bossi su Rai e Alitalia Rutelli: Su federalismo, Rai e Alitalia è partita
una campagna di antagonismo nei confronti della Capitale. Ci vuole una risposta
serena, sobri ( da "Unita, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stai consultando l'edizione del L'ipoteca di Bossi su Rai e Alitalia Rutelli: "Su federalismo, Rai e Alitalia è partita una campagna di antagonismo nei confronti della Capitale. Ci vuole una risposta serena, sobria ma forte" di Cesare Buquicchio Nella corsa al Campidoglio tra Rutelli e Alemanno si intromette il fattore Lega Nord.
Bossi
avverte: parliamo solo con Berlusconi Il Carroccio: basta inutili vertici,
subito i ministri. Ma il candidato premier fa finta di non capire
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il primo tocca la questione Alitalia, che per la Lega vale Malpensa e per An soprattutto Fiumicino. Il secondo corollario apre un altro fronte tra la Lega ancora e, questa volta, il Popolo delle Libertà, oggetto la Regione Lombardia. Formigoni ripete la stucchevole manfrina di due anni fa e sfoglia la margherita.
Berlusconi-Putin:
l'intesa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Aeroflot nella vicenda Alitalia. Silvio Berlusconi e Vladimir Putin sono da ieri alla Certosa, per un vertice che segnerà l'ultima uscita internazionale di Putin nella veste di capo di Stato russo. I due leader sono atterrati nel pomeriggio all'aeroporto di Olbia, dove si è anche verificato un fuori programma: un aereo al seguito dell'ospite straniero è andato lungo sulla pista,
Studente
cinese attende da 18 mesi il permesso - sara scheggia
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: uniche compagnie aeree che possono usare per tornare in Cina sono Alitalia e Air China, cioè quelle che hanno voli diretti dall'Italia. E considerando la situazione attuale della nostra compagnia di bandiera, la scelta si restringe ancora di più. "Sappiamo che è solo lentezza burocratica. Il nostro sistema è migliore: certo, abbiamo qualche problema, con i diritti umani per esempio.
Malpensa,
i precari in rivolta fanno causa ( da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: questione del risarcimento milionario chiesto da Sea ad Alitalia, il presidente Giuseppe Bonomi è possibilista: "Se ci venisse formulata una proposta, la valuteremo. Alitalia non è più il nostro vettore di riferimento dallo scorso 30 agosto". L'ipotesi di ritirare il ricorso è ancora lontana. Ma se gli accordi bilaterali dovessero essere rinegoziati, se ne potrebbe anche parlare.
Alessandro
Usai a.usai@iltempo.it Prove tecniche di larghe
( da "Tempo,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non a caso Berlusconi non chiude più la porta ai francesi ma ribadisce l'importanza "che Alitalia resti la compagnia di bandiera italiana e che le decisioni vengano prese in Italia. Se Air France dovesse ritornare al primitivo progetto di un'Alitalia con pari dignità rispetto alle altre due compagnie, con direzione italiana, è un'ipotesi di cui si può discutere.
Grandi
manovre per salvare Alitalia Il Cavaliere vede Putin e poi Sarkozy
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 93 del 2008-04-18 pagina 1 Grandi manovre per salvare Alitalia Il Cavaliere vede Putin e poi Sarkozy di Redazione Vertice bipartisan su Alitalia: ieri il summit tra i due Letta. Intanto Berlusconi ha incontrato Putin e la settimana prossima vedrà Sarkozy. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Alitalia,
via all'intesa bipartisan ( da "Corriere della Sera"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: avanti con il risanamento Alitalia, via all'intesa bipartisan Prestito da 100 milioni. Berlusconi: per Air France parlerò con Sarkozy ROMA - Un decreto bipartisan per allungare la vita ad Alitalia forse attraverso una linea di credito (100 milioni?), a tassi di mercato che il Tesoro attiverebbe a favore della compagnia.
Tremonti
rilancia: eurobond per finanziare lo sviluppo
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che sia Alitalia o il botta e risposta tra Berlusconi e la Ue sul ruolo della Bce, Giulio Tremonti, però, non vuol parlare. Forse per rispetto, in attesa della nomina ufficiale, fatto sta che alla sua prima uscita pubblica dopo la vittoria elettorale, il futuro ministro ha fatto di tutto per glissare l'assedio della stampa sui temi più scottanti.
Il
Cavaliere: <Alitalia, parlerò con Sarkozy> Prestito bipartisan
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Privatizzazione Per garantire la continuità aziendale Il Cavaliere: "Alitalia, parlerò con Sarkozy" Prestito bipartisan Un vertice tra Enrico Letta e Gianni Letta L'ipotesi di un decreto per varare il finanziamento da 100 milioni a favore della compagnia, ma a tassi di mercato ROMA - Un decreto bipartisan per allungare la vita a Alitalia forse attraverso una linea di credito,
Il
nuovo Tesoro, la soluzione Air France e la mediazione per le rotte di Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: racconta che Giulio Tremonti si mostrava sicuro che la partita dell'Alitalia si sarebbe chiusa prima delle elezioni. Ma se fosse una convinzione vera, oppure semplice scaramanzia, contando che il centrosinistra gli avrebbe risolto una bella rogna prendendosi pure le maledizioni dei sindacati, è difficile dire.
La
Cisl sposa Berlusconi E il sindacato si divide
( da "Manifesto,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Intanto Alitalia respira: accordo sul prestito ponte In un'intervista al "Giornale della Libertà" Bonanni dice sì a tutte le proposte del Cavaliere: taglio Ici, detassazione degli straordinari, federalismo fiscale della Lega, cambio del Testo sulla sicurezza.
Intesa
bipartisan su Alitalia: Garantire la continuità aziendale
( da "Manifesto,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se potesse reinvestire in quella compagnia anche il ricavato dalla vendita di Alitalia potrebbe aggiungerci un altro 1,5%. Con il rimborso di 380 milioni di bond Alitalia si potrebbe a quel punto acquistare un altro 7% di Air France: ossia il 10,5% in totale. I due stati, alla fin fine, controllerebbero insieme oltre il 38% della prima compagnia aerea al mondo.
Barrault
(Bt): addio maxi-fusioni, acquisti mirati
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Barrault è francese, che cosa pensa di Alitalia e Air France? La rivalità tra i due Paesi cugini è inconciliabile anche negli affari? "La rivalità va bene sul campo di calcio. Io non credo nelle acquisizioni brutali, con logica animalesca di dominio. Con l'imperialismo non si va da nessuna parte.
Intesa
bipartisan per salvare Alitalia ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per la vendita resta in gioco Air France, ma non si escludono altre soluzioni. Berlusconi: parlerò con Sarkozy Intesa bipartisan per salvare Alitalia Accordo tra Pdl e Palazzo Chigi: pronto il decreto per un prestito ponte.
LA
PISTA Air France rimane quella più accreditata, ma sul tavolo negoziale resta
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il Cavaliere ha spiegato che parlerà del caso Alitalia con il premier francese Sarkozy, ma ieri ne ha discusso anche con Vladimir Putin pure se in via informale. Il futuro presidente del Consiglio vuole mantenere aperte più soluzioni che salvaguardino gli interessi nazionali.
<La
Lega attacca Roma Dobbiamo rispondere>
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: rischio migliaia di lavoratori e ferirebbero gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese". Il discorso di Rutelli, in ogni caso, va ben al di là della Rai o di Alitalia: ecco perché, secondo il candidato di centrosinistra, "queste prese di posizione dovrebbero aprire gli occhi a molti romani: credo che l'ostilità della Lega contro Roma sia profondamente ingiusta".
ROMA
Accordo bipartisan tra Palazzo Chigi e Pdl sul salvataggio di Alitalia. Si va
verso un decreto ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La soluzione bipartisan comunque consente di guadagnare tempo per arrivare ad una soluzione del caso Alitalia. La pista francese resta quella più accreditata ma non si escludono altre soluzioni. "Ne parlerò con Sarkozy", ha affermato Berlusconi. Intanto il governatore del Lazio Marrazzo avverte Berlusconi: "Su Fiumicino nessuna retromarcia".
Rutelli
manda un messaggio a Roma che suona più o meno così: io posso difenderla d
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che per Alitalia ha proposto la creazione di una public company: "L'unica dichiarazione di Alemanno sulla vicenda Alitalia, che auspica la creazione di una public company come unica soluzione, è prova di incompetenza e sconclusionatezza. Non sa di cosa parla, è possibile affidare la capitale a chi dice che Alitalia e Air France sono troppo simili?
Alitalia,
intesa bipartisan per la cessione
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ROMA
- Il governo in pectore detta la nuova rotta per Alitalia. Ripartire dalla
trattativa con A ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il governo in pectore detta la nuova rotta per Alitalia. Ripartire dalla trattativa con Air France-Klm per trovare "un accordo con pari dignità per la compagnia di bandiera". Ma guardare anche alle altre ipotesi concrete in campo. Uno scenario che per una compagnia in crisi liquidità come Alitalia significa un secondo sicuro cambio di linea: il prestito ponte,
ROMA
L'inquietudine c'è. E Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, la manife
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e ferirebbero gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese". Da Milano, intanto, parla dell'altro aeroporto in ballo, Malpensa, Roberto Maroni, esponente di punta della Lega: "Alitalia deve fare una sola cosa - dice M"roni, - liberare gli slot, mettere a disposizione di chi vuole venire a Malpensa gli spazi per volare.
ROMA
Non c'è il canto di Bocelli. Nè la chitarra di Mariano Apice
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Esempio: il fascicolo Alitalia riguarda anche il Paese di Putin. E "sono possibili - agli occhi del Cav. - tutte le ipotesi, compresa quella di un ingresso di Aeroflot nella nostra compagnia, purchè resti la bandiera italiana e tutte decisioni vengano prese qui da noi".
Alitalia,
Berlusconi riceve Putin e dice: <Ne parlerò con Sarkozy>
( da "Liberazione"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i quali hanno sempre detto che sull'Alitalia si doveva "lasciar fare al mercato". Il problema è che i tempi rimangono comunque stretti. Non tanto per le minacce dell'Enac e della Iata di sospensione della licenza o di espulsione di Alitalia dal sistema in cui operano le principali compagnie aeree mondiali, minacce che attualmente restano sullo sfondo,
Governo
il Berlusconi ter comincia con una lite sui ministri e con un passo indietro su
Alitalia ( da "Riformista, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Governo il Berlusconi ter comincia con una lite sui ministri e con un passo indietro su Alitalia FALSA PARTENZA Si è aperta, a dispetto di tutte le analisi dei mesi scorsi sul declinante berlusconismo, una nuova e duratura stagione di governo del centrodestra? Si è di nuovo cementato nel paese un blocco di consensi stabile e impermeabile alle sirene del centrosinistra?
ROMA
E' talmente importante il ballottaggio Rutelli-Alemanno, che il pressing sui
cent ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il caso Alitalia che è connesso. Prese di posizione che "dovrebbero aprire gli occhi a molti romani: credo che l'ostilità della Lega contro Roma sia profondamente ingiusta". Poi, il candidato sindaco reagisce al pressing della destra promettendo una nuova lotta contro il degrado della città: "C'è stato troppo lassismo".
Alitalia
1 letta-ermolli a palazzo chigi ( da "Riformista, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: condizione che la vedrebbe proprietaria di Alitalia ma privata dei diritti comunitari: non potrebbe quindi fare parte di Open Sky. Tanto per essere chiari, se la proprietà di Alitalia divenisse russa un aereo dell'ex vettore della Magliana per andare negli Usa avrebbe bisogno di un accordo bilaterale tra governo russo e statunitense.
Alitalia
2 la nuova strategia con gazprom ( da "Riformista, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ipotetico coinvolgimento di Aeroflot nella telenovela-Alitalia - ieri il direttore generale Okulo ha dichiarato: "È improbabile che torniamo a partecipare per la seconda volta alla gara per Alitali" - i temi concreti si chiamano: infrastrutture, macchinari, aeronautica, immobiliare, media, fondi sovrani d'investimento e last but not least energia, soprattutto gas.
Un
ministero in più Silvio centra il tredici
( da "Stampa,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Anche nelle trattative per trovare una soluzione al problema Alitalia non è detto che alla fine anche la compagnia di bandiera russa, Aeroflot, non si ritagli un ruolo. Magari in collaborazione con la cordata italiana che il Cavaliere sta tentando di mettere insieme dove probabilmente troverà posto anche l'Eni.
Scambi
boom su tiscali, balzo di italease
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Scambi ancora intensi su Tiscali (è passato di mano il 7,43% del capitale) mentre le quotazioni sono salite dell'1,89%. Deboli gli altri telefonici: Telecom ha perso l'1,33% e Fastweb l'1,50%. Tra i media Rcs ha ceduto il 2,58%, Mediaset l'1,45% e l'Espresso l'1,36%. Ferma Alitalia (a 0,6 euro) mentre Fiat ha guadagnato lo 0,11%.
"dal
pd opposizione senza sconti non daremo tregua a berlusconi" - massimo
giannini ( da "Repubblica, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alimentato ad arte dalla tv e appesantito dal disastro dei rifiuti e dalla crisi dell'Alitalia, ci ha impedito di coronare con successo la rimonta. In campagna elettorale abbiamo fatto scelte dirompenti, e pronunciato parole di innovazione mai ascoltate prima a sinistra: sul fisco, sulla sicurezza, sulla certezza della pena, sulla fine della cultura dei veti.
Milano,
non solo lumbard ora nasce il leghista-chic - fabrizio ravelli
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E l'Alitalia ha raggiunto livelli di inefficienza ignobili. Insomma, soffriamo. Ma, dopo il voto, Milano sta meglio. Anche la Lega non è più solo quella della protesta, è capace di dialogare. Credo ci sia lo spazio per un progetto politico che dia più forza al Nord, nel rispetto della solidarietà.
Putin
alla Certosa ( da "Voce d'Italia, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Quindi, il discorso si sposta inevitabilmente su Alitalia e il cavaliere azzarda "Francamente dico che tutte le ipotesi perchè Alitalia resti la compagnia di bandiera italiana, sono in piedi. Quindi è da valutare attentamente anche un'ipotesi aereoflot". politica@voceditalia.it.
Alitalia,
soluzione bipartisan ( da "Voce d'Italia, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Colloquio con Sarkozy per l'offerta AIr France" Alitalia, soluzione bipartisan Al via un decreto legge da 100 milioni di euro per allungare la vita alla compagnia Roma, 18 apr.- “Si lavorerà a un'ipotesi bipartisan per garantire la continuità aziendale, necessaria per completare la privatizzazione in tempi brevi”
Ermolli
confida al Cav: cordata in panne, è meglio Air France
( da "Tempo,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa alitalia Ermolli confida al Cav: cordata in panne, è meglio Air France Prove tecniche di larghe intese sulla vicenda Alitalia. La strada che porta alla cordata italiana appare poco praticabile tanto che lo stesso Bruno Ermolli, presidente di Sinergetica e uomo incaricato da Berlusconi a sondare il terreno imprenditoriale,
Governo,
la Lega batte cassa ( da "Campanile, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: a partire dal caso Alitalia e dalla nomina del commissario Ue che dovrà sostituire Frattini. Attorno all'ora di pranzo sono stati i diretti interessati a dover smentire di avere avuto un tete-à-tete al riparo da telecamere e obiettivi dei fotografi: "Non ho incontrato Walter Veltroni, né ieri né i giorni scorsi" ha detto Berlusconi ai cronisti uscendo da Palazzo Grazioli;
Malpensa,
100 precari fanno causa alla Sea per rientrare al lavoro
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 100 precari fanno causa alla Sea per rientrare al lavoro di Redazione Cento lavoratori stagionali, guidati dalla Cub trasporti, hanno presentato causa a Sea per essere riammessi al lavoro. "A Malpensa il lavoro c'è - sostengono - nonostante il taglio dei voli di Alitalia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
INTESA
BIPARTISAN PER SALVARE ALITALIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Incontro a Palazzo Chigi tra Gianni e Enrico Letta: tempi brevi per la privatizzazione Berlusconi vede Putin in Sardegna e attacca Veltroni sul commissario Ue: deciderò io I duelli sulla sorte di Alitalia sono ormai alle spalle, il nuovo obiettivo del governo Prodi e del premier in pectore Silvio Berlusconi è trovare una soluzione bipartisan per garantire la continuità aziendale
Milano-Roma
la seconda guerra degli aeroporti
( da "Stampa,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che ha assorbito quasi tutti i voli di Alitalia. E questo sembrava un dato acquisito. Ma la vittoria elettorale di una coalizione a forte componente nordista ha cambiato tutto, e a Roma si sente puzza di bruciato. Il presidente del Lazio Piero Marrazzo scende in campo "prima che si creino danni irreparabili".
Pronta
una "cura Fiat" per Alitalia: 2 miliardi dalle banche
( da "Tempo,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: 2 miliardi dalle banche Oltre all'ipotesi di un prestito ponte ad Alitalia per garantire la continuità aziendale nel breve periodo, non sarebbe escluso un possibile intervento delle banche nel capitale della compagnia. è proprio questa, secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier, una delle opzioni sul tappeto per assicurare ad Alitalia la sopravvivenza anche in
Letta&Letta,
mediazione su Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Incontro tra Pdl e governo sulla compagnia: si chiede un passo indietro ad Air France --> ROMA L'epoca dello scontro totale su Alitalia sembra archiviata e il nuovo obiettivo del governo Prodi e del premier in pectore Silvio Berlusconi è trovare una soluzione bipartisan per garantire la continuità aziendale e poter così chiudere il dossier privatizzazione in tempi brevi.
Berlusconi
riabbraccia il gigante russo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Aeroflot per salvare l'Alitalia" --> Putin in Sardegna: "C'è anche l'Aeroflot per salvare l'Alitalia" DAL NOSTRO INVIATO ENRICO PILIA PORTO ROTONDO Sì, c'è anche l'Aeroflot. Al grido di "Rialzati, Alitalia", Silvio Berlusconi non esclude che la compagnia aerea della Federazione Russa possa salvare la nostra, o concorrere a farlo,
Pdl
al comando, Berlusconi in vetta ( da "Opinione, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il cavaliere parla delle priorità del Paese, dall'emergenza rifiuti in Campania alla vertenza Alitalia, ma riprende anche un vecchio progetto ora pronto a tornare in auge: il ponte sullo Stretto. Medaglia d'argento e secondo posto per Maroni che con oltre 4 minuti al Tg4 elogia la campagna elettorale della Lega e del suo leader Bossi.
Motore...
azione ( da "Opinione, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nel senso di Alitalia. E di cordata per rilevare la sfigatissima compagnia di bandiera nazionale. La protagonista, cioè la Mezzogiorno, è infatti una hostess dell'Air One di Toto, cioè l'altro pretendente in concorrenza per rilevare Alitalia con Air France.
Putin
a casa Berlusconi, è già vertice europeo
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la questione Alitalia (con il possibile coinvolgimento di Aeroflot) e i delicati rapporti tra la Russia e i partner europei. "I rapporti tra di noi - assicura Berlusconi - non si sono mai interrotti, neanche quelli tra i nostri Paesi. Basti pensare che il 30% delle nostre importazioni di gas, petrolio e derivati viene dalla Russia".
ENERGIA
E UE BERLUSCONI RITROVA L'AMICO PUTIN
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e il possibile interessamento della compagna russa: "Mi chiedete di Aeroflot? Vi dico che francamente tutte le ipotesi sono in piedi purché l'Alitalia resti la compagnia di bandiera italiana e che le decisioni vengano prese da italiani", spiega il leader del Pdl prima dell'arrivo di Putin sottolineando che "non c'
VERTICE
TRA I DUE LETTA SUL PIANO DI SALVATAGGIO. NON C'è SOLO AIR FRANCE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E lo hanno dimostrato anche questa volta, alle prese con la patata bollente di Alitalia, diventato per così dire, quasi un "affare di famiglia". Il primo è Enrico Letta, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio ma soprattutto l'uomo che, nelle ultime settimane, più si è prodigato per ricucire i rapporti con Air France.
Governo,
i paletti di Bossi ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma su Alitalia intesa bipartisan per un miniprestito Governo, i paletti di Bossi "Basta vertici, subito i ministri". E frena su Letta. Berlusconi vede Putin La Lega Nord fa la voce grossa sul governo. E annuncia che d'ora in poi "parlerà solo con Silvio Berlusconi", al quale chiede di proporre al più presto i nomi dei ministri,
Alitalia,
Berlusconi-Putin 'Aeroloft disponibile'
( da "Voce
d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Privatizzazione storia infinita Alitalia, Berlusconi-Putin: "Aeroloft disponibile" Prestito ponte: l'Ue "alle condizioni accettabili" Milano 18 apr. - Con il ritorno al Governo di Silvio Berlusconi, torna anche l'ipotesi del rientro di Aeroflot "nell'affare Alitalia". A Porto Rotondo il Cavaliere incontra oggi il presidente Putin e,
Alitalia,
da Commissione europea ok a prestito-ponte di 150 milioni
( da "Voce
d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, da Commissione europea ok a prestito-ponte di 150 milioni Qualsiasi sostegno alla Compagnia di bandiera dovra' essere a condizioni di mercato Bruxelles, 18 apr. - Michele Cercone, portavoce del commissario ai Trasporti Jacques Barrot (foto), ha dichiarato che qualsiasi misura finanziaria di sostegno all'Alitalia dovrà essere a condizioni di mercato ed essere notificata
L'ESEMPIO
TEDESCO ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come nel caso Alitalia, il passaporto dell'investitore alla sua capacità, basti ricordare che la proprietà estera nelle 30 maggiori società tedesche è passata dal 10% del 1998 al 60% di oggi. Nello stesso periodo l'economia tedesca ha compiuto una conversione straordinaria che porta la Germania, fino a pochi anni fa con l'Italia il grande malato d'
La
compagnia russa Aeroflot ha partecipato alla prima parte della gara per la
vendita di Alitalia ma ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
c'è l'accordo bipartisan ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il Cavaliere ha accettato: per Alitalia ci sarà una soluzione condivisa fra vecchio e nuovo governo. La decisione è maturata ieri in un vertice fra il sottosegretario uscente Enrico Letta e i due plenipotenziari di Berlusconi sul caso Alitalia, ovvero il futuro vicepremier Gianni Letta e il superconsulente Bruno Ermolli.
Il
Cavaliere è uomo di mondo ( da "EUROPA ON-LINE"
del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, interessi commerciali. Sintetizza Quentin Peel sul Financial Times: "Per Berlusconi fare politica è fare affari". Il Cavaliere sa bene che gli americani sono pronti a sorvolare sull'amicizia esibita con Putin: la considerano, appunto, affari suoi, una relazione che fa notizia solo per il folklore degli incontri.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA La prima riunione per scegliere i ministri, se si dà retta a Bossi, è
stata tutt'altro che conclusiva. "Non abbiamo combinato niente",
scuote la testa il Senatùr, "me ne torno in Insubria" (si chiamava
così la Padania quando vi transitò Annibale con gli elefanti). Qualche leghista
dice che lui, Berlusconi e Fini hanno già litigato; altri intorno al Cavaliere
giurano che no, quando ieri si sono visti in via del Plebiscito presente pure
Lombardo (per la prima volta a un pranzo di famiglia) è filato tutto liscio. La
lista dei ministri sarebbe praticamente pronta se non restassero un paio di
nodi da cui tutto il resto a cascata discende: il destino di Letta (Interni o
vicepremier?) e quello di Formigoni (governatore della Lombardia ancora per un
anno, o ministro?). Il Cavaliere non ha ancora ben chiare le idee. Deciderà nei
prossimi giorni, tanto bisogna attendere che il 29 aprile si riuniscano le
Camere, c'è tutto il tempo. Intanto però Bossi, calato nell'Urbe con l'intenzione
di mettere già quattro nomi della Lega accanto ad altrettante caselle
ministeriali, o quantomeno di portarsi a casa la Lombardia orfana di Formigoni,
è ripartito tra l'annoiato e il deluso. Interdetti sono rimasti pure quanti
avevano creduto in una gestazione-lampo del governo. Per non dare l'immagine
negativa di battuta d'arresto, Berlusconi si è appellato a ciò che in altre
circostanze era parso trascurare: il galateo istituzionale. "Mi sono già
spinto troppo avanti", è la spiegazione offerta in conferenza stampa,
"la Costituzione prevede che il Capo dello Stato nomina i ministri su
proposta del presidente del Consiglio, io non sono ancora premier, quindi
rispettiamo il Capo dello Stato". Ineccepibile. Fonti autorevoli del Pdl
sostengono che non è una scusa, ma la pura verità. Anzi, sussurrano,
addirittura il Quirinale s'è fatto vivo riservatamente, consigliando di
smetterla con gli annunci di ministri e dunque di tenere la bocca chiusa. Dal
Colle non smentiscono, segno che uno stop effettivamente c'è stato. Però in
attesa di chiarire gli ultimi dubbi sulla "squadra" di governo, fa
molto comodo a Berlusconi poter dire che è "colpa" di Napolitano se
lui non può renderla pubblica come vorrebbe. Qualche intenzione comunque
trapela. Il futuro premier conferma che metterà in campo "quattro
donne" (per la Giustizia Fini vedrebbe bene l'avvocato Giulia Bongiorno).
A chi farà il ministro verrà "suggerito" di cedere il posto da
deputato o senatore, in modo che possa goderne qualcun altro. "Se in
qualche materia ci sarà un esperto anche non del nostro schieramento", si
mostra generoso il Cavaliere, "non avremmo alcuna difficoltà a prenderlo
con noi". Ma guai a parlare di "modello Sarkozy", Berlusconi
rivendica la primogenitura: "Avevamo già confermato Amato alla Convenzione
europea", il presidente francese è arrivato poi. Oggi a Villa Certosa, in
Sardegna, farà scalo Putin. Dalla Russia rimbalza voce che
si parlerà di Alitalia,
l'Aeroflot potrebbe tornare in pista con un'offerta. Berlusconi tiene in caldo
la sua cordata e, sorpresa, non boccia nemmeno Air France (purché ci sia
"pari dignità"). Con l'amico Vladimir ragioneranno di politica estera
perché è vero che se ne occuperà Frattini come capo della diplomazia, ma
"il premier è protagonista" in materia. Bacchettata alla Banca
centrale europea, "oggi si dedica solo al controllo dell'inflazione",
servirà una forte pressione europea perché "dovremo ampliarne le
funzioni". La congiuntura internazionale si annuncia sempre più nera,
"verranno momenti difficili e servirà un forte rinnovamento per fare le
riforme necessarie, che avranno contenuti di impopolarità". Ciò non
impedirà di dare il via ai lavori del Ponte sullo Stretto ("cominceranno
presto") e di mettere in cantiere un federalismo fiscale "solidale",
che sulla carta non penalizzi le regioni più svantaggiate.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
CISL. IERI A CUNEO
IL SEGRETARIO NAZIONALE Pareri Assunzioni, 90% di contratti precari Aiuti alle
famiglie e difesa dei salari [FIRMA]CARLO GIORDANO CUNEO Stop alla pressione
fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati; l'importanza della
contrattazione territoriale nelle piccole imprese asse portante dell'economia
provinciale; ma anche la precarietà dei contratti e la sicurezza sul lavoro:
sono stati i temi centrali del Consiglio provinciale della Cisl che si è
riunito, ieri mattina al cinema Lanteri di Cuneo, con il segretario nazionale
Raffaele Bonanni. In apertura il segretario provinciale, Matteo Carena, ha
ricordato: "La Cisl, con i suoi 40.500 iscritti, è la più importante
organizzazione sindacale della Granda. Adeguarsi al mondo del lavoro che cambia
non è un segnale di cedimento". Sempre in apertura quadri e delegati hanno
rivolto un applauso di pronta guarigione ad Alfonso Territo, il dirigente
sindacale coinvolto in un grave incidente stradale il 23 febbraio alla
periferia di Busca. E' stato Massimiliano Campana, settore chimico, a
"rompere il ghiaccio" dando il via agli interventi: "L'economia
cuneese è florida, ma i segnali di crisi ci sono, basti ricordare che negli
ultimi due anni i ricorsi alla cassa integrazione straordinaria sono
raddoppiati e il 90 per cento delle nuove assunzioni avviene con contratti a
termine. Fenomeni che riguardano trasversalmente tutti i settori
produttivi". Alfio Pennisi, segretario provinciale Cisl edilizia,
nell'annunciare lo sciopero di 8 ore della categoria, indetto per il 24 aprile,
ha ricordato: "Nella Granda sono 7 mila i lavoratori del comparto iscritti
alla Cassa edile in lotta per il rinnovo del contratto. Molte le questioni
aperte, dalla richiesta d'aumento di 105 euro alla necessità di regolarizzare
il part time, forma di contratto anomala per l'edilizia, ma che in provincia
riguarda già 300 dipendenti". Ferruccio Moriggi (bancari) e Mario Ghibaudo
(pensionati) hanno sottolineato come sia necessario adeguare l'inflazione
programmata a quella reale, tenendo conto dei prezzi che quotidianamente
incidono sulla borsa della spesa. Non sono mancati accenni alle elezioni
politiche. "Dobbiamo prepararci a fare i conti con un governo che sulla
concertazione la pensa diversamente da noi - ha detto Giorgio Ciravegna,
metalmeccanici -. Tre i punti fondamentali: difesa di salari e pensioni; aiuti
per affitti e pagamento mutui; sostegno alle famiglie". "Con il nuovo
governo rischiamo di dover buttare a mare le basi di accordo faticosamente
impostate con l'esecutivo precedente - ha detto Marinela Bessone, settore
scuola -. Torna a circolare la formula delle 3 i: informatica, inglese e
impresa". A tutto campo l'intervento del segretario nazionale Bonanni.
Politica nazionale: "Gli elettori, domenica e lunedì, hanno fatto quello
che il legislatore non è riuscito in tutti questi anni. Certo che sono
preoccupato, il risultato è stato anche per me una sorpresa, ma non si può
negare che il Parlamento è stato riformato. Chi è causa del suo mal pianga se
stesso". Su Berlusconi ha dichiarato: "Prima dell'Ici ci sarebbero
altre cose ingiuste da eliminare. Speriamo che non si tratti del solito
specchietto per le allodole: nel cilindro sparisce il coniglio, ma riappare il
castoro. Spettacolo già visto". In tema di sicurezza ha detto: "Per
essere un'impresa non è sufficiente iscriversi alla Camera di commercio, vanno
date garanzie sull'antinfortunistica. Il governo deve restituire all'Inail i
soldi, di lavoratori e imprese, sottratti con le cartolarizzazioni, in modo
tale che si possa impostare una campagna di alto profilo per creare la cultura
della sicurezza. Vanno aumentate le indennità agli invalidi". Il
segretario nazionale Bonanni, che non ha risparmiato frecciate
ad alcuni giornali per il modo con cui hanno trattato la crisi Alitalia, ha, poi, parlato anche di
contrattazione territoriale: "Nelle piccole e medie aziende, numerosissime
in provincia di Cuneo, dove c'è la necessità di sfruttare a pieno regime i
macchinari per contrastare la concorrenza, il sindacato deve saper contrattare
nuovi orari, senza però transigere sulla sicurezza". "La Cisl,
con 40.500 iscritti è la più importante organizzazione sindacale della Granda -
ha ricordato il segretario provinciale Matteo Carena -. Adeguarsi al mondo del
lavoro che cambia non è un segnale di cedimento""Dobbiamo prepararci
a fare i conti con un governo che sulla concertazione la pensa diversamente da
noi - dice Giorgio Ciravegna, metalmeccanici -. Tre i punti fondamentali:
difesa di salari e pensioni; aiuti per affitti e pagamento mutui; sostegno alle
famiglie".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina 103
Centrodestra al lavoro sulla squadra mentre il Pd di Veltroni si interroga
sulla sconfitta Il difficile rebus di Palazzo Chigi Centrodestra al lavoro
sulla squadra mentre il Pd di Veltroni si interroga sulla sconfitta --> ROMA
Silvio Berlusconi lavora al mosaico del nuovo governo e ai primi provvedimenti
ma non vuole alimentare illusioni: la crisi internazionale, avverte, produrrà
momenti duri e serviranno anche "misure impopolari". Il Cavaliere non
dice quali siano ma è facile immaginare che accanto al taglio dell'Ici e alla
detassazione degli straordinari il governo possa procedere a tagli sostanziali
della spesa pubblica con ripercussioni inevitabili, in una prima fase, sul
sistema delle imprese. Uno dei tasselli di questa strategia
sarà la soluzione del caso Alitalia. Nel complesso è evidente l'intenzione del leader azzurro di
imprimere una sterzata a partire dalla politica estera. Ma tutto passa
naturalmente per una rapida definizione della squadra di governo: un obiettivo
che si è immediatamente complicato tanto da indurre Umberto Bossi a lasciare
Roma insoddisfatto al termine del vertice odierno. In realtà la partita
è complessa perchè il Carroccio reclama quattro poltrone e il vincitore della
Sicilia, Raffaele Lombardo, un posto da ministro per uno dei suoi uomini. Ciò
spiega la cautela berlusconiana: al di là della cortesia diplomatica che
bisogna riservare al capo dello Stato (la competenza della nomina dei ministri
è sua), l'ampio spazio dei federalisti comprime quello di Forza Italia e An.
Gianfranco Fini ha detto che la destra non farà problemi e guarderà agli
interessi del Paese, ma comunque ha caldeggiato l'ingresso di Giulia Bongiorno
al ministero della Giustizia; sette posti di ministro al Pdl potrebbero
rivelarsi una coperta un po' corta. Le intenzioni di Berlusconi si vedranno ben
presto, ma certo il primo vertice ha fatto capire perchè il Cavaliere abbia
nella sostanza escluso il modello Sarkozy: la riforma che limita a 60 i posti
di governo, tra ministri e sottosegretari, impone una cura dimagrante tale da
non lasciare grandi margini di manovra. Sarà però un buon banco di prova del
nuovo partito che - garantisce il futuro premier - terrà il congresso fondativo
entro l'anno. Quanto alle riforme, Bossi ha assicurato che saranno varate insieme
al federalismo fiscale in tempi serrati: a condizione, ha commentato, che la
sinistra non schieri un battaglione di costituzionalisti per bloccarne il
cammino come accadde due legislature fa. La Lega punta sul pragmatismo, è
disposta al dialogo con l'opposizione a condizione che tutti si mettano davvero
in gioco. Ecco perchè il dibattito in corso nel Pd è decisivo per il futuro del
cammino delle riforme. Veltroni e il suo staff hanno attribuito una buona parte
della responsabilità della sconfitta al giudizio espresso dagli elettori sul
governo del Professore. Ciò significa bocciare l'intero progetto di Prodi
basato su una vasta alleanza che andasse dai centristi moderati fino
all'estrema sinistra e all'area dell'antagonismo sociale.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Tensione
nel Pdl sui ministri. Il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio in
Libano". Su Alitalia apre a Air France.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima lite con
Bossi. Prodi: "Lascio la presidenza del Pd" ROMA - Il vincitore delle
elezioni Silvio Berlusconi annuncia i primi provvedimenti del suo futuro
governo: nuove regole d'ingaggio per i militari italiani in
Libano e una parziale apertura ad Air France per la trattativa su Alitalia. Ma ammette che serviranno
misure impopolari. Si registra anche la prima lite tra il Cavaliere e il leader
della Lega Umberto Bossi, che sulla scelta dei ministri ha detto: "Non abbiamo
combinato niente, ci vorranno secoli". Prodi, intanto, si è dimesso da
presidente del Partito democratico. SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 15.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 92 del 2008-04-17
pagina 28 Confalonieri: "La tv non più arma politica" di Laura
Verlicchi nostro inviato a Cologno Monzese Per Mediaset è stata la giornata dei
bilanci. A cominciare da quello societario, chiuso con un utile netto di 506,8
milioni (contro i 505,5 del 2006) e approvato dall'assemblea degli azionisti,
riuniti sotto la presidenza di Fedele Confalonieri: rinnovato anche il collegio
sindacale, presieduto da Alberto Giussani, tratto dalla lista di minoranza
presentata dai fondi, secondo le disposizioni Consob. Ma è stata anche,
inevitabilmente, la giornata del bilancio postelettorale, affidato a un
passaggio della relazione del presidente: "Ci auguriamo che il nuovo
governo del Paese sottrarrà la questione televisiva a quella dimensione di arma
politica e strumento di ricatto a cui era stata ridotta in questi ultimi due
anni". Il riferimento è alla legge Gentiloni: "Noi speriamo in nuove
regole e discipline di settore - ha proseguito Confalonieri - che finalmente
inseriscano la comunicazione nell'agenda delle priorità nazionali per lo
sviluppo del Paese, che non si limitino a visioni semplicemente antitrust e di
mortificazione delle energie imprenditoriali. Le norme di legge dovrebbero
essere poche, di ispirazione europea, chiare ed essenziali". E "se
questa sarà la direzione politica, se tutti i soggetti industriali in campo
potranno sentirsi incoraggiati a realizzare i loro progetti, anche il tema del
conflitto di interessi cesserà di essere centrale e assumerà i suoi naturali
connotati di rischio da controllare e gestire sulla base delle leggi
esistenti". Più di così, il presidente di Mediaset non vuole dire:
"Altrimenti - dice - ci accuserebbero di voler dettare l'agenda al governo
sulla questione tv. Per noi le aziende non devono essere né colpite né
sostenute; ma solo messe in condizione di lavorare al meglio". C'è spazio anche per una battuta su Alitalia: e se il suo amico Berlusconi le chiedesse di occuparsene?
"Neanche dipinto" è la laconica ma eloquente risposta di
Confalonieri. Buone notizie sul fronte pubblicitario: "Siamo partiti bene
nel primo trimestre, e prevediamo di fare meglio dell'anno scorso", ha
detto l'amministratore delegato Giuliano Adreani. Ed è ottimista anche
il vicepresidente Pier Silvio Berlusconi: "Dal punto di vista gestionale,
ci attendiamo un 2008 più che positivo". E ora la tv digitale ha la sua
concessionaria, Digitalia 08. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Alitalia, il Cavaliere riapre a Parigi "Air France ok
se c'è pari dignità" Ma si lavora alla cordata italiana. Epifani: serve
accordo bipartisan L'economia Berlusconi ha dato la disponibilità all'incontro
chiesto dal governo uscente ETTORE LIVINI MILANO - Archiviati i proclami
elettorali, anche Silvio Berlusconi inizia a fare i conti
con la realtà sul caso Alitalia e riapre uno spiraglio ad Air France, promettendo di
"interloquire" con il governo Prodi. "Se ci fosse pari dignità
tra Klm, Air France e Alitalia e se la nostra compagnia di bandiera restasse compagnia di
bandiera" ha detto ieri il Cavaliere, il dossier francese potrebbe essere
riaperto. E l'argomento potrebbe essere all'ordine del giorno di un
incontro a breve tra Palazzo Chigi e la nuova maggioranza con l'obiettivo di
trovare una soluzione bipartisan e verificare la praticabilità di un prestito
ponte malgrado il no della Ue. Le acrobazie diplomatiche del leader Pdl hanno
una spiegazione semplice. La partita Alitalia è
delicatissima da molti punti di vista. I soldi in cassa sono pochissimi (ieri
la Consob ha incontrato al riguardo il numero uno di Alitalia
Aristide Police), la compagnia ? malgrado il nuovo slogan coniato dal Cavaliere
"Io amo l'Italia, io volo Alitalia" ?
continua a perdere più di un milione al giorno. Berlusconi ha deciso così di
tenersi aperte tutte le possibilità. E viste le difficoltà a mettere assieme
(malgrado le sue garanzie) la cordata italiana e i rischi di un delicatissimo
commissariamento ha deciso di tenere aperto un canale di dialogo con Air
France, l'unica proposta concreta arrivata finora al Tesoro. La scelta
definitiva sarà fatta nelle prossime due-tre settimane quando il quadro sarà
chiarito del tutto. Le ipotesi sul tavolo del premier in pectore sono tre. La
prima ? quella che lui preferirebbe se non altro perché l'ha cavalcata in
campagna elettorale ? è quella di liquidare Parigi con il "no secco"
promesso quindici giorni fa e far decollare la cordata tricolore cui sta
lavorando Bruno Ermolli. I sondaggi del superconsulente avrebbero trovato
disponibilità anche da manager del settore e da banche pronti a mettere sul
piatto un miliardo. Ma la conditio sine qua non per far partire l'operazione è
quella di commissariare Alitalia, tagliare il cordone
ombelicale con Az Servizi (di cui si dovrebbe occupare il governo) e girare ai
nuovi soci italiani con un aumento di capitale un'azienda più leggera, con
contratti di lavoro meno onerosi e nella sostanza già risanata. Per poi farla
convolare a giuste nozze più tardi con un grande partner internazionale (Air
France stessa, Lufthansa o Aeroflot). L'ipotesi due è quella di mettere assieme
un'alternativa nazionale dribblando il commissariamento grazie a un asse con
Air One e Banca Intesa, sempre coordinato da Ermolli. Carlo Toto ha già pronto
un piano che potrebbe essere sostenuto da energie (finanziarie ed
imprenditoriali) fresche. Air One tra l'altro potrebbe rientrare in gioco in
ogni caso per gestire il rilancio di Malpensa. L'extrema ratio, appena
resuscitata, è appunto quella di Air France. Le pretese di Berlusconi, non a
caso, si sono molto abbassate. Ieri non ha chiesto un ritorno dei francesi a
Malpensa, ma ha posto condizioni cui Parigi non dovrebbe faticare troppo a dire
di sì. Lo stesso Nicolas Sarkozy, del resto, non ha per ora fatto pressioni
esplicite su Roma (Spinetta, tra l'altro, è una creatura delle amministrazioni
socialiste) ma potrebbe aver allacciato un dialogo con il leader Pdl per
sbloccare il dossier. Qualunque sarà la strada battuta, però, il cerino è in
mano ai sindacati. "Noi non scegliamo controparti ? ha detto ieri il
leader Cgil Gugliemo Epifani ?. Finchè c'è Air France discutiamo con loro e se
conferma impegno siamo pronti a proseguire il confronto. Eviterei però un
commissariamento ? ha concluso ?. Serve più tempo per una gestione bipartisan
nel rispetto degli interessi del paese e in logica di mercato in un mondo in
cui via obbligata è accordo con grandi vettori internazionali".
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi il leader russo
ospite in Sardegna a Villa Certosa, sul tavolo: Alitalia e Gazprom Silvio accoglie l'amico Putin "La Russia è parte
dell'Occidente" A Mosca vedono bene il suo ritorno al governo, fu lui a
sdoganare al G8 il Cremlino nel 2001 LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA - Non bisogna sorprendersi più di tanto se Putin oggi farà atterrare alle
15 il suo lussuoso Ilyushin 96-300 "Bort nº1" (con i pomelli
d'oro nelle toilette) all'aeroporto di Olbia per incontrare e "stringere
la mano di persona a un amico di lunga data, in occasione del suo ritorno al
potere", come ha sottolineato ieri l'autorevole quotidiano russo
Kommersant. Più volte, in passato, Berlusconi ha infatti difeso e giustificato
alcune delle più spregiudicate scelte politiche del capo del Cremlino, a costo
di scatenare polemiche furiose (come nel 2003, al vertice europeo di Roma, a
proposito della Cecenia). Il Cavaliere ha sempre vantato la sua grande amicizia
con Vladimir Vladimirovic. Ma ieri, orgoglioso di ospitare per due giorni Putin
nella villa Certosa di Porto Rotondo, Berlusconi ha voluto dare a questa
amicizia sostanza politica e ha lanciato un chiaro messaggio all'Unione
Europea, ribadendo quanto sia importante considerare la Russia come uno degli
interlocutori internazionali privilegiati e ha aggiunto che "l'Occidente è
uno solo e deve ricomprendere anche la Russia: opereremo in questa direzione
alla luce anche dell'esperienza che abbiamo accumulato in questi anni. Con
Putin riprenderemo il percorso interrotto", ha concluso: come dire, con me
al governo, le cose andranno meglio nei confronti della Russia, non ci deve
essere "un atteggiamento di freddezza verso la Russia, non bisogna
rimandare verso Oriente la Federazione", appunto perché "l'Occidente
comprende anche la Russia". Temi che Berlusconi vuole subito affrontare
con Putin: insieme alla questione Alitalia
(coinvolgimento finanziario di Aeroflot), al rafforzamento dell'interscambio
economico, all'ingresso diretto sul mercato italiano di Gazprom. Come spiega
Valerij Jazev, il vicepresidente della Duma, presidente della Associazione del
Gas della Russia: "Con il ritorno di Berlusconi, la cooperazione tra Mosca
e Roma tenderà solo a consolidarsi. La nostra cooperazione bilaterale nel campo
energetico, nonché la cooperazione dell'Italia e della Russia con paesi terzi
nella sfera del gas innanzitutto, sarà ancor più dinamica". Mosca vede di
buon occhio il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi: nessuno scorda che fu
proprio lui ad aver sdoganato la Russia, allargando il G7. Il primo G8 della
storia fu quello di Genova del 2001 - disastroso per la cruenta repressione
poliziesca dei no global (e la morte di Giuliani). "Putin è una guida
positiva", dichiarò Silvio giusto un anno fa. Poco importa se Putin uscirà
dal portone del Cremlino il 7 maggio, per cedere la poltrona di presidente al
"delfino" Dmitri Medvedev. Entrerà alla Casa Bianca come primo
ministro e soprattutto, come leader "nazionale" di Russia Unita, il
partito che lui creò nel 2000, che ha la maggioranza assoluta in parlamento e
che martedì lo ha consacrato quale numero uno politico della Federazione. Non
uno status simbolico, bensì il suggello del potere.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Calano gli utili Via libera all'unanimità degli azionisti di Adr
al bilancio 2007 che si è chiuso con un utile netto consolidato di 17,9
milioni, in calo dai 60 milioni dell'esercizio precedente che godeva di
proventi pari a 76 milioni derivanti dalla cessione dalla partecipazione in Adr
Handling. In crescita il traffico di passeggeri che ha messo a segno un
incremento del 9,2% a 38,34 milioni di unità. Ok dell'assemblea anche alla
nomina a consigliere di Giovanni Castellucci (ad di Atlantia), cooptato lo
scorso 11 marzo al posto del dimissionario Claudio Sposito. Il presidente,
Fabrizio Palenzona, ha affermato nella sua relazione agli
azionisti che il ritorno di Alitalia a Fiumicino sarebbe per la società Aeroporti di Roma, "un
evento epocale, in quanto lo scalo tornerebbe a configurarsi come Hub".
Per il top manager, "il cambio di strategia del vettore appare oggi, alla
luce del piano elaborato, come una indispensabile operazione per avviare un
riequilibrio della gestione".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del HUB DI FIUMICINO Marrazzo: Berlusconi dimostri di non essere
ostaggio della Lega "È il momento di far sapere agli
italiani dove andrà Alitalia e che ne sarà di un patrimonio del Paese come Fiumicino. Non
nascondo una certa preoccupazione di fronte alle prime uscite del Governo in
pectore su queste due grandi questioni. Innanzitutto per l'assoluta incertezza,
al di là degli slogan, sulla strategia per salvare la compagnia di bandiera.
Non c'è più tempo. Ogni giorno che passa diminuisce la liquidità di Alitalia e si avvicina il fallimento. E l'immagine di un
compagnia che lascia a terra gli aerei sarebbe un colpo durissimo per il
sistema-Lazio e alla credibilità del Paese". Il presidente della Regione
Lazio, Piero Marrazzo. esprime tutta la sua preoccupazione per il destino della
compagnia di bandiera e, soprattutto, per il Leonardo da Vinci. "Se
possibile, ancora più preoccupante - ha detto Piero Marrazzo - è
l'atteggiamento che vediamo intorno alla questione degli hub italiani. Non dirò
mai una parola contro Malpensa, ma il mio auspicio è che il nuovo Governo
dimostri con i fatti di non essere ostaggio della Lega, sapendo che noi non
rinunceremo mai all'hub di Fiumicino e alla professionalità di migliaia di
lavoratori. Mi auguro insomma - conclude Marrazzo - che le decisioni sul
sistema aeroportuale italiano vengano prese con pragmatismo e amor di Patria.
Al netto di quelle ragioni di campanile che hanno già mostrato di non reggere
la prova del mercato".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Se andasse in porto l'"operazione dignità"
Silvio ha pronto lo slogan: "Io amo l'Italia e volo Alitalia".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del "Pari dignità e potrei riconsiderare Air France".
Sulla vendita di Alitalia Silvio Berlusconi tende la
mano al gruppo francese. Ieri, secondo alcune fonti industriali, il prossimo
presidente del Consiglio avrebbe sondato informalmente i vertici del gruppo
parigino per riaprire una porta chiusa in campagna elettorale. Sul dossier Alitalia, ha detto Berlusconi in conferenza stampa, "c'è anche un'altra
possibilità che è quella di tornare alla primitiva soluzione e cioè la
formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre
compagnie aeree", Alitalia-Klm-Air France. Se si riesca a ricucire la trattativa è
ancora presto per dirlo. Air France ieri ha evitato qualsiasi commento.
L'ipotesi di una fusione paritetica con un altro vettore è una strada già
battuta negli ultimi anni ma senza successo. Nel 2000 naufragò quella con Klm
per ritardi e il mancato rispetto degli impegni su Malpensa. Nel 2004, sempre
sotto il governo Berlusconi, non andò in porto, invece, proprio quella con Air
France e Klm per un'opposizione politica e sindacale al progetto, che prevedeva
esuberi di massa. Riproporre lo stesso schema di quattro anni fa, allo stato,
appare di difficile applicazione. In primo luogo per le dimensioni delle due
società, Air France fattura 14 miliardi contro i 4 di Alitalia,
in secondo luogo per le condizioni oggettive nelle quali il gruppo italiano si
trova (scarsa liquidità che garantisce ad Alitalia
appena un mese di sopravvivenza). È possibile però che l'amministratore
delegato del gruppo francese Jean Cyril-Spinetta possa anche aprire le porte a
una trattativa che consenta alla compagnia di bandiera di spuntare condizioni
migliori su governance e azionariato (che oggi la penalizzano). D'altronde il
mercato italiano è uno dei più appetibile d'Europa e i francesi non vogliono
perderlo. "Se si andasse in quella direzione... la compagnia di bandiera -
ha aggiunto Berlusconi - resterà di bandiera". Inoltre, ha continuato,
"sarebbe un'alleanza importante e i turisti resterebbero in Italia".
Lo slogan, per altro, è già pronto: "Io amo l'Italia e volo Alitalia". La mezza retromarcia di Berlusconi ha varie
cause. La prima è tarata su dato di fatto. Air France è uno dei pochi partner
industriali che possa garantire investimenti consistenti (tre miliardi nel
breve oltre 12 nel medio periodo) e un network globale. Le altre opzioni in
campo non rispondono a questa necessità. Certamente non quella della cordata
italiana, ribattezzata "ipotesi croupier", alla quale Bruno Ermolli
starebbe lavorando, e che prevede che qualche industriale italiano metta una
fiche per salvare il gruppo e con Air One come partner industriale. "Un
po' poco - ci spiega una fonte industriale - per mantenere un gruppo ad elevati
livelli. Scegliendo la compagnia di Carlo Toto si avallerebbe l'idea di una
compagnia regionale o quasi". Il discorso non è molto diverso anche se il
partner fosse Aeroflot. Che anche ieri ha manifestato interesse. "Con
nuove basi di gara, con la possibilità di una partecipazione di Aeroflot e con
una proposta - ha spiegato all'agenzia Apcom il numero due della compagnia di
bandiera russa Lev Koshlyakov - senza dubbio prenderemo in considerazione"
una nuova chance. Tra l'altro il 17-18 aprile Berlusconi e Vladimir Putin si
incontreranno in Sardegna. C'è ad ogni modo intenzione di
"stringere": la pratica Alitalia "si
chiuderà abbastanza in fretta", ha promesso il leader del Pdl. Intanto
ieri il presidente di Alitalia Aristide Police è stato
convocato in Consob, alla presenza del presidente Lamberto Cardia. Police ha
confermato i livelli di disponibilità e crediti finanziari a breve comunicati
l'8 aprile. Mezzi finanziari che consentono al gruppo una sopravvivenza molto
breve.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
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Stai
consultando l'edizione del Caso Alitalia: toh,
Berlusconi riscopre Air France. A patto che canti l'inno di Mameli "Pari
dignità" tra i due vettori e Klm, propone il capo del Pdl. Ma è difficile,
visto la differenza di fatturato. La cordata italiana? Per ora rimane una
chimera di Roberto Rossi.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del La dura legge dell'Ici Enzo Costa Mentre scrivo queste righe non
so su quale rete e trasmissione il Cavaliere neo-Trisunto del Signore stia
ri-annunciando al telefono l'abolizione dell'Ici. Il mio computo per difetto da
zapping distratto è fermo a Uno Mattina e Porta a Porta con i rilanci replicati
di quasi tutti i tiggì pubblici e privati, ma potrei aver colpevolmente mancato
una sua chiamata in viva voce al Processo di Biscardi su 7 Gold, un suo
intervento via cellulare in un'edizione straordinaria del martedì di Buona
Domenica ed una raffica di suoi sbarazzini mms transitanti per tutti i
palinsesti pomeridiani prima e dopo i break pubblicitari. E magari proprio ora mi
sto perdendo la sua telefonata a Meteo2, ma è solo perché ritengo utile
formulare per iscritto quella che denominerei la "dura legge
dell'Ici". Che recita così: "Se un governo di centrosinistra
nell'ultima sua Finanziaria abroga l'Ici per il 40% degli italiani,
preservandola solo per i ceti più abbienti, nessuno lo sa: il governo non lo
comunica adeguatamente, gli esponenti della maggioranza non lo dicono o
ripetono a sufficienza nei programmi televisivi di approfondimento politico, i
conduttori di tali trasmissioni non ne parlano quasi, i candidati del Partito
Democratico nel corso della campagna elettorale evitano quasi sistematicamente
di ricordarlo. Se invece il leader del centrodestra, l'indomani della vittoria
elettorale, dice - senza ancora alcun provvedimento legislativo effettivo - che
abolirà l'Ici, non si parlerà d'altro in tivù, finché parrà che il nuovo
governo l'ha subito abolita prima ancora di insediarsi". A prescindere da
altri aspetti tecnici e di merito (abolire l'Ici a chi guadagna di più non
sarebbe precisamente un intervento a favore del tanto denunciato e/o
strumentalizzato disagio sociale, comporterebbe ammanchi notevoli nelle casse
comunali, buchi che con ogni probabilità verrebbero colmati attingendo al tanto
sbeffeggiato tesoretto o extragettito), la "dura legge dell'Ici"
sintetizza e spiega alla perfezione la caduta di una maggioranza, la sconfitta
alle elezioni di chi ne era l'asse portante e le magnifiche sorti e progressive
di chi le elezioni le ha vinte: un centrosinistra che fa ma non sa comunicare
(debitamente osteggiato dalle televisioni), prima sgradito dai sondaggi e poi
punito dal voto; un centrodestra che deve ancora fare ma comunica senza freni e
ritegno (debitamente vezzeggiato dalle televisioni), destinato ad essere vieppiù
gradito. Obiettivamente, non c'è partita. Scommetto che
quando il 40% degli italiani scoprirà di non dover pagare l'Ici, almeno l'80%
di quel 40% penserà che il merito è di Silvio. Che a quel punto, a reti
unificate, annuncerà compiaciuto agli italiani che ha convinto Air France ad
accollarsi Alitalia,
salvandola dal fallimento. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
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Ure impopolari.
Incontro segreto con Veltroni dopo il risultato elettorale. Ma Bonaiuti
smentisce, è giallo. Il Cavaliere è già alle prese con la formazione del nuovo
governo. Tuttavia il primo incontro con gli altri leader della coalizione ha
lasciato Bossi insoddisfatto: la Lega chiede per sé quattro ministri. Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa
con Air France "se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano
Prodi, sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio
dice ai giovani". Gelo di Veltroni.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
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Berlusconi prende in
mano il dossier e dà per possibili ben tre ipotesi
alternative Cortine fumogene su Alitalia Francesco Piccioni Il dossier Alitalia è entrato definitivamente nella nuvola di chiacchiere
berlusconiane. Una vecchia tattica, ma sempre funzionante, in un paese di
creduloni che si sentono furbi. Ieri infatti, il nostro futuro presidente del
consiglio è riuscito a dare per probabili, anzi "tranquille",
praticamente quasi certe, ben tre ipotesi radicalmente differenti. Se non è un
record, poco ci manca. Così, alcuni sindacalisti malpensanti tengono d'occhio
la quarta, forse più probabile. La prima è ovviamente il cavallo di battaglia
elettorale: la famosa e per il momento misteriosa "cordata italiana".
"Molti imprenditori di grande rilievo si sono fatti avanti; prevedo una
soluzione entro un mese da oggi". Naturalmente il nostro è un imprenditore
che sa quanto sia importante un capofila con competenze specifiche in un
settore dove non si può improvvisare, e quindi questa cordata sarà appoggiata
"da una società con il giusto know how e da un importante istituto
bancario a livello anzionale". Segreto di pulcinella: si parla di AirOne (che
avrà pure il giusto know how, ma anche qualche problema nel pagare con
regolarità gli stipendi dei dipendenti) e IntesaSanPaolo, che aveva più volte
smentito ma potrebbe anche tornare in pista, con adeguate garanzie. In ogni
caso, dopo che entrambe avevano chiesto almeno "tre settimane per fare la
due diligence" (la verifica sui bilanci aziendali), una sola settimana per
arrivare poi alla vendita sembra davvero un po' striminzita. In ogni caso, ha
garantito, "oggi (ieri, ndr) incontrerò chi ha già portato aventi la
pratica", ossia Bruno Ermolli, fra l'altro membro del consiglio di
ammiinistrazione di Mediaset (uno dei suoi tanti dipendenti, in pratica). La
seconda pista è quella che porta alla russa Aeroflot, che pure aveva
manifestato un certo interesse (in tandem finanziario con Unicredit) al tempo
della gara indetta da Tommaso Padoa Schioppa. Ovviamente, anche in questo caso
il berlusca si fa forte dei suoi "rapporti personali" (con Vladimir
Putin) per imbastire quella che dovrebbe essere - a rigore - la vendita di un
asset strategico nazionale fatta "nell'interesse del paese". Oggi e
domani l'ex presidente e neopremier russo sarà ospite a Villa Certosa, sulla
Costa Smeralda. Non essendo - ancora - un incontro tra statisti, nessuno può
dire quale sarà l'agenda dell'incontro. Difficile considerarla più che una
cortina fumogena. La terza è l'unica fin qui concreta. Ossia Air France-Klm,
cui Silvio aveva giurato guerra aperta prima delle elezioni. Ma quello era il
passato, oggi "la formazione di un agrande gruppo internazionale con pari
dignità tra tre grandi compagnie" sarebbe anche ammissibile. Ma le
condizioni - "scritte di suo pugno" - sarebbero alquanto differenti.
In pratica, la "pari dignità" si concretizzerebbe nel proporre ai
francesi un maggiore peso azionario dello stato italiano nella compagnia
attraverso Fintecna. Ovvero - e in qualche misura - la "controproposta
sindacale" rifiutata da Jean-Cyril Spinetta. Detta così, sembra quasi la
classica provocazione avanzata per costringere Air France a tirarsi indietro
senza neppure doverla "cacciare". Ma è un gioco rischioso, perché
Sarkozy è uno dei pochi leader europei disposti al momento a non trattare
Berlusconi come un appestato. Irritarlo "a gratis" non sarebbe una
buona scelta. Fa fede, in contrasto, l'assoluto silenzio in cui si è rinchiusa
da qualche la compagnia franco-olandese, non interrotto neppure ieri (solo un
secco "no comment" consegnato a chi chiedeva un giudizio sul fuoco
d'artificio parolaio del fresco vincitore delle elezioni). Perciò, sospettano alcuni
sindacalisti, l'ipotesi vera in testa al neopremier potrebbe essere quella del
"commissariamento mascherato", in cui si dà il tempo a un
plenipotenziario di sistemare le situazioni debitorie senza neppure dover
discuetre con i rappresentanti dei lavoratori. Poi si farebbero avanti alcuni
"amici degli amici", pronti a prendersi a costo zero ciò che più
interessa. Se così sarà, Padoa Schioppa avrà davvero lavorato per il Re di
Prussia.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Lontani sulla legge elettorale: per il capo pdl è
"l'ultima delle preoccupazioni" Alitalia e commissario Ue Colloquio segreto con Walter Ma Prodi sfida il
Cavaliere: sull'incarico europeo decido io Il confronto tra i leader nato per
instaurare quelle che Veltroni chiama "regole della buona convivenza"
SEGUE DALLA PRIMA è certo comunque che il futuro premier e il leader del Pd
hanno iniziato a discutere sui rapporti tra maggioranza e opposizione.
Il rendez-vous - secondo fonti autorevoli - non è servito solo ad affrontare la
questione delle "regole del gioco". Al centro del colloquio ci sono
stati infatti anche altri temi: dal "caso Alitalia"
- che passa nelle mani del prossimo governo - fino al sostituto di Frattini
alla Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare
a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale e dei
rapporti tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno
del colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso
rispetto a quello del '97, anche perché il tema della legge elettorale - ad
esempio - sarebbe stato per ora accantonato. "è l'ultima delle nostre
preoccupazioni ", ha spiegato il leader del Pdl dopo il colloquio. è vero
che sullo sfondo già si staglia lo scoglio referendario del prossimo anno, ma
la tesi del futuro premier è che l'attuale sistema di voto vada "difeso,
magari aggiornato con alcune modifiche, perché ha dimostrato di essere
valido": "D'altronde, proprio con questa legge elettorale è stato
sconfitto il disegno centrista ". Insomma, una "buona azione di
governo", unita a una "buona relazione con l'opposizione" e
all'avvio delle riforme, a detta del Cavaliere, depotenzierebbe l'appuntamento
del 2009 fino a renderlo inoffensivo. E non c'è alcun dubbio che il
rafforzamento del bipartitismo stia molto a cuore al leader democratico,
convinto anche lui che non si debbano aprire varchi a eventuali terzi poli.
Perciò l'incontro di ieri mattina tra Casini e D'Alema ha irritato l'inquilino
del Loft, ed è parso ai dirigenti del centrodestra come "la risposta
all'asse tra Berlusconi e Veltroni". Di qui l'interrogativo che si è posto
Matteoli: "Il leader del Pdl è ben disposto, molto più che in passato, a
dialogare con il Pd. Il punto è: con quale Pd?". Il timore che tra i
democratici sia iniziata una resa dei conti dopo la sconfitta elettorale
allarma la nuova maggioranza: "Quando Prodi ufficializza le sue dimissioni
da presidente del Pd - prosegue Matteoli - e quasi lega questo annuncio al
fatto che sarà lui a decidere il successore di Frattini in Europa, bisogna
capire se dietro c'è un disegno. Siccome circola voce che alla Commissione
voglia andarci D'Alema, se Prodi nominasse il ministro degli Esteri uscente
farebbe un favore a Veltroni. Perché con D'Alema a Bruxelles, il leader del Pd
avrebbe campo libero in Italia. Ma io non credo al buonismo di Prodi...".
Infatti tra i possibili sostituti di Frattini si parla di Enrico Letta e
soprattutto di Fassino. Una cosa però è certa: Berlusconi vuol garantirsi con
il suo (ex) sfidante, quelle che proprio Veltroni chiama "le regole della
buona convivenza". Raccontano che il Cavaliere abbia dato assicurazioni
all'interlocutore, pronto a confrontarsi a patto che il dialogo non venga
utilizzato per alimentare strumentalmente divisioni nel Pd. L'interesse a un
solido rapporto politico oggi è reciproco: per Veltroni è un modo di
consolidare il ruolo di capo indiscusso dell'opposizione, per Berlusconi è
l'opportunità di governare senza l'ansia di dover fronteggiare in Parlamento
una controparte barricadera e pregiudizialmente ostile. Perché in agenda ci
sono molte questioni: l'Alitalia, certo, ma anche
riforme in materia giudiziaria ed economica, che ieri - guarda caso -
l'ambasciatore americano in Italia ha definito "necessarie". E nel
Pdl è opinione comune che il dialogo con il Pd sia "necessario". Il
segretario del Pri Nucara lo ha ribadito a Fini: "Teniamoci stretti
Veltroni, ce n'è bisogno in vista di una fase difficile. è alto il rischio che
abbia ragione Cossiga e che scoppino tensioni sociali, con la sinistra radicale
fuori dal Parlamento ". Fini ha condiviso, ed è corso con la mente
"al primo maggio", "alle piazze d'Italia piene di bandiere
rosse": "E finché sarà così, va bene...". Va bene che Berlusconi
e Veltroni abbiano iniziato a dialogare. Francesco Verderami #.
( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)
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Stampa Credo si
possa dire che Walter Veltroni ce l'ha messa tutta ... Credo si possa dire che
Walter Veltroni ce l'ha messa tutta nel correre per raggiungere Silvio
Berlusconi. Forse ve ne ha messa troppa, se non vi è riuscito. Che i suoi
comizi, le sue argomentazioni e i suoi giudizi fossero tipici, sia nello stile
che nei contenuti, a quelli della socialdemocrazia di Saragat o scandinava, è
fuor di dubbio. Ma nei toni perentori, negli esempi studiatamente
semplificativi o nelle affermazioni zeppe di presunto nuovismo gabellato per
geniale creatività propositiva, egli ha calcato troppo la mano. Dando la
sensazione di essere reduce da un partito di opposizione che si accinge a
smerciare le novità, tracciare futuro e futuribile, sbandierare idee con cui
dare l'assalto risolutivo alla fortezza ospitante il già visto e il risaputo.
Tirato per la giacca, del governo-Prodi egli ha parlato col distacco che si
deve a un'esperienza remota ancorché esso, il governo, fosse ancora
acquartierato a Palazzo Chigi, tentasse di sbrogliare la
matassa dell'Alitalia fra
poche illusioni e molte delusioni, pilotasse i sindacati come fossero azionisti
della Compagnia alle prese con un cruciale negoziato manageriale. E ha ripetuto
fino alla noia che il Professore ha risanato la finanza pubblica nella stessa
settimana in cui il debito statale toccava un picco preoccupante. Questo
modo furbastro e buonista di rivolgersi agli italiani, se gli ha permesso di
sottrarre consensi alla sinistra antagonista depistata dal messaggio di un
Veltroni ormai scandinavo, non gli ha consentito di mietere voti nella vasta
area dei moderati, memori d'un classismo odioso e vendicativo ("anche i
ricchi piangano!"), di una politica fiscale miratamente punitiva, di
"tesoretti" evanescenti e incorporei alla Padoa Schioppa, portato di
un Visco tanto impietoso quanto dannoso in una congiuntura economica che
inclina alla "crescita zero". Avrei qualche dubbio a concludere che
il bilancio negativo del biennale governo-Prodi sia tutto da affibbiare al
Professore bolognese, se non nei limiti in cui egli non è riuscito a conciliare
la richiesta martellante di una sinistra incurabilmente ideologica nonostante
il tramonto delle ideologie, e la realtà inchiodante della dimensione ormai
planetaria dei problemi con i quali si fatica a misurarsi senza innovare
strutture obsolete per progettare fertilmente il futuro che si è già iniziato.
Un modo per dire che una più equa ripartizione della ricchezza è doverosa e
necessaria, ma essa non basterebbe se, insieme, non si riuscisse a produrre
risorse aggiuntive anno dopo anno. Come sarebbe un errore ritenere che
l'azzeramento parlamentare della sinistra radicale possa esonerare il nuovo
governo dal migliorare le condizioni sociali e familiari del suo potenziale elettorato,
o lasciare che a farsene carico sia soltanto il partito di Veltroni che lo ha
elettoralmente saccheggiato.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
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Vespri La voce di
Silvio riscalda il telefono Norma Rangeri Il giorno dopo come il giorno prima,
la voce di Berlusconi torna a Porta a Porta per comunicare
ai telespettatori le prossime mosse sulla vicenda Alitalia: "Ho fatto appello ai miei colleghi imprenditori",
dice il Cavaliere, nella sua doppia veste di presidente-imprenditore, mentre,
senza problemi di riservatezza, spiega i termini e indica i soggetti della
delicata trattativa. Fosse per lui trasferirebbe volentieri la sala del
consiglio dei ministri in via Teulada, ma si deve accontentare di farne
solo una succursale. Così, sollecitato dal conduttore, snocciola al telefono
l'elenco dei primi provvedimenti del governo, ripetendo quel che aveva già
detto nei salotti televisivi durante gli ultimi giorni della campagna
elettorale. In studio ci sono due esponenti del centrodestra, Franco Frattini e
Ignazio La Russa, pronti a ricevere l'investitura ministeriale. Il primo se ne
sta seduto con un'espressione serafica stampata per tutta la sera, il secondo
non riesce a star fermo, né a trattenere un eccitato, perpetuo sorriso. Quando
Vespa chiede al Cavaliere la lista dei ministri, Berlusconi ostenta una certa
ritrosia, poi cede e comunica la promozione sul campo dei due parlamentari. La
convocazione delle Camere, la consegna della lista dei ministri al capo dello
stato, che in teoria avrebbe anche voce in capitolo, sono una lungaggine
burocratica che la politica berlusconiana azzera. Lo fa notare l'ex ministro
Rosy Bindi (ospite insieme a Livia Turco), ma il conduttore se la guarda con
paterna condiscendenza, ricordando i tempi da giovane cronista, quando doveva
aspettare giorni e settimane per avere la lista dei ministri. Meno male che
adesso c'è Silvio. Il commiato, temporaneo, fino alla prossima telefonata, tra
il Cavaliere e il conduttore, è carico di amorosi sensi: "Grazie
presidente di questa sua cortesissima telefonata", "ringrazio io lei
che, nonostante la par condicio, mi ha permesso di esporre i miei
programmi". Non c'è più bisogno di salvare nemmeno le apparenze. Lo
dimostrano le parole di Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset non
esita a dichiararsi certo che "il nuovo governo sottrarrà la questione
televisiva alla dimensione di arma politica e strumento di ricatto a cui era
stata ridotta in questi ultimi due anni". Insomma ci pensa Berlusconi,
uomo al di sopra delle parti. Si profila una lunga lista d'attesa, le richieste
sono molte e i posti in prima fila non infiniti. Il fuori-onda rivelato l'altra
sera da Striscia la notizia, con il direttore del Tg5, Clemente Mimun, che dice
"sono pazzo di Raidue", candidandosi a dirigere la rete ora affidata
ai leghisti, segnala l'avvio del valzer delle poltrone.
nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-17 num: - pag:
43 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Paola Pica Tiscali strappa
l'11%. Bene il "lusso" MILANO - Piazza Affari aggancia il treno dei
rialzi europei e archivia una giornata vivace, con più di un tema d'interesse
per gli investitori, dal petrolio, alle costruzioni, al lusso, settore
quest'ultimo tra i più penalizzati negli ultimi mesi. Il risultato è un
progresso dell'1,6% per l'indice Mibtel e dell'1,59% per lo S&P Mib, dati
che si confrontano con il rialzo del 2 di Londra e Amsterdam, le Borse europee
che più hanno beneficiato del rally di Wall Street. In gran spolvero i
petroliferi Eni (+2%), Erg a (+2,3%) e Saras a (+4,5%) spinti dall'ennesimo
record del greggio. Gettonati anche i telefonici in un clima di gran fermento
generato dalle attese di un'offerta in vista di France Télécom su TeliaSonera.
Telecom Italia ha chiuso in crescita del 2,88%, ma per Tiscali è di nuovo boom.
Un balzo dell'11% tra scambi per il 10% del capitale ha accompagnato le
indiscrezioni di un'ampia rosa di candidati, con la Vodafone in pole position
secondo il Financial Times. Nel resto del listino, Fiat è salita del 2,16% a un
soffio dalla soglia dei 14 euro. Riflettori sempre accesi
su Alitalia (+1,69% dopo
strappi a due cifre) in attesa degli sviluppi promessi da Berlusconi. E ha
approfittato della partenza a razzo dell'americana Intel Stm, premiata con un
più 4,9%. I conti trimestrali del big francese del lusso Lvmh hanno acceso le
italiane Bulgari (+4,16%), Luxottica (+3,44%) e Poltrona Frau (+3,6%).
Balzo del 9,6% della Roma, infine, sulla scommessa di un passaggio a George
Soros. Vodafone Per Tiscali si fa avanti il gruppo britannico Vodafone, secondo
il Financial Times.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-17 num: - pag: 37 categoria:
REDAZIONALE Il dossier Letta ed Ermolli al lavoro sulla cordata per far entrare
gli imprenditori italiani. Il nodo dei conti "Alitalia-Air
France solo se paritaria" Berlusconi: ho ricevuto la pratica. L'ipotesi
dell'ingresso di Aeroflot Spunta anche l'opzione Emirates Per AirOne si
profilerebbe un ruolo più defilato ROMA - Rilancia un'intesa "con pari
dignità" con Air France- Klm, ma intanto continua a lavorare a una cordata
italiana. Ieri Silvio Berlusconi ha cominciato a occuparsi del dossier Alitalia da premier in pectore, annunciando un confronto con
i suoi collaboratori, Gianni Letta e Bruno Ermolli. Il primo sarebbe più
propenso a una soluzione francese, il secondo è l'organizzatore della compagine
italiana che comprenderebbe AirOne, alcune banche e fondi, come l'americano
Tpg, con la partecipazione simbolica di numerosi imprenditori. L'obiettivo
finale, una volta ricapitalizzata la compagnia, sarebbe un'alleanza
internazionale: Lufthansa però appare defilata, mentre Aeroflot ieri si è detta
"pronta a tornare in pista", proprio alla vigilia dell'incontro tra
Berlusconi e il presidente russo Vladimir Putin. Ma c'è anche chi dice che
Ermolli sarebbe riuscito a catturare Emirates, che però potrebbe partecipare
alla cordata solo come socio di minoranza, pena la perdita dei diritti di
traffico di Alitalia. In
conferenza stampa il Cavaliere ha esordito con uno slogan di proprio conio per
la compagnia in crisi: "Amo l'Italia, volo Alitalia". Poi ha aggiunto che, oltre all'ipotesi della cordata
italiana, "c'è anche un'altra possibilità che è quella di tornare alla
primitiva soluzione e cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con
pari dignità delle tre compagnie aeree", cioè Air France, Klm e Alitalia. L'idea, che il Cavaliere non ha esplicitato,
sarebbe quella di inserire dei soci italiani, anche pubblici, nella governance
della Nuova Alitalia. "Se si andasse in quella
direzione - ha spiegato - la compagnia di bandiera resterebbe di
bandiera". Da Parigi non è giunto nessun commento in attesa di maggiori
lumi. Ma una scelta tra le varie ipotesi Berlusconi non l'avrebbe ancora
compiuta. Del resto, c'è ancora un turno delle ammini-strative, con un
ballottaggio importante al Comune di Roma, e il Cavaliere non vorrebbe scoprire
ora le proprie carte. Di qui la richiesta "di un mese" di tempo, che
però mancherebbe. Anche ieri il sottosegretario Enrico Letta ha sollecitato un
segnale di Berlusconi: la situazione di cassa è al limite. Ne ha dato conto
ieri alla Consob, organismo di vigilanza sulla Borsa, il presidente di Alitalia, Aristide Police. Proprio l'esiguità del tempo
starebbe spingendo Palazzo Chigi e gli emissari del prossimo governo a studiare
l'ipotesi di un finanziamento di 100 milioni che consenta di evitare il
commissariamento, osteggiato dai sindacati, e non venga bocciato dall'Ue.
Potrebbe trattarsi anche di una miniricapitalizzazione affidata a soggetti
finanziari privati, che poi parteciperebbero alla successiva operazione, sia
che andasse in porto l'ipotesi francese "corretta" sia che prevalesse
quella italiana. Insomma una boccata d'ossigeno per dare tempo agli interessati
di organizzarsi e alla politica di uscire dalla fase elettorale. Antonella
Baccaro Bruno Ermolli.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-17 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE
Indiscreto Quello "scambio" con Parigi Silvio Berlusconi riapre la
porta ai francesi purché sia riconosciuta pari dignità ad Alitalia.
In che cosa consista la pari dignità tra il primo vettore mondiale e un altro
sull'orlo del fallimento sarà materia di trattativa. In teoria lo Stato
italiano potrebbe acquisire una discreta partecipazione in Air France-Klm
reinvestendo il ricavato dall'offerta franco-olandese. L'Ops di Jean-Cyril
Spinetta darebbe al ministero dell'Economia l'1,49% di Air France-Klm, al quale
si aggiungerebbe un 7% acquisibile con i 380 milioni del
rimborso dei bond Alitalia.
Se a tutto ciò si aggiunge il 2% di Air France che Alitalia ha appena venduto a Fintecna, società interamente controllata
dal governo, ecco che lo Stato italiano potrebbe disporre di un 9-10% del
futuro supergruppo, nel quale il Tesoro francese avrebbe il 17% e i dipendenti
l'11. In verità, il governo italiano dovrebbe usare l'incasso per
ridurre il debito pubblico. Ma se la partecipazione fosse gradita e corredata
da qualche posto in consiglio, Parigi potrebbe valere la messa. M.Mucch.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-17 num: -
pag: 37 categoria: BREVI La partita Alitalia AIR FRANCE La compagnia ha offerto 138 milioni di euro per
rilevare il controllo di Alitalia AEROFLOT La compagnia russa è tornata in campo per un possibile
ingresso nel capitale AIRONE Sconfitta dall'offerta Air France, adesso AirOne
potrebbe avere un nuovo ruolo.
( da "Liberazione" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Frida Nacinovich
Ventriquattr'ore prima il leader del Partito democratico aveva annunciato il
varo di un "governo ombra", che pesa appunto quanto un'ombra. A meno
di non ricordare la rivolta delle ombre di disneyana memoria. Il Cavaliere cita
il "modello Sarkozy". "Lo abbiamo inaugurato noi", sostiene
ricordando come la nomina di Giuliano Amato alla Convenzione europea fu
confermata dal suo governo. Una cosa è fare un nome per Bruxelles, altra cosa
per la squadra di palazzo Chigi. Tant'è. Il capo popolo delle libertà ci tiene
a far sapere che ci sono particolari "competenze tecniche" di
personalità del centrosinistra di cui potrebbe usufruire il prossimo esecutivo.
Berlusconi chiama il Pd: "Ministeri offresi...". Almeno
ufficialmente, Walter Veltroni non risponde. Magari lo farà con un'intervista
in esclusiva a un quotidiano. Certo, l'apertura del Cavaliere che studia da
Sarkozy è come una mela avvelenata per chi appena il giorno prima ha ipotizzato
un governo ombra e un'opposizione di merito, con l'unica possibile apertura
legata alla discussione sulle riforme istituzionale. Vedremo se il veltrusconi
- che ha contraddistinto l'intera campagna elettorale - scandirà anche la
legislatura in arrivo. Al termine del vertice a palazzo Grazioli, i quattro
leader delle libertà si mettono in posa. Sono sempre quattro, senza
Pierferdinando Casini ma con Raffaele Lombardo del Movimento per le autonomie,
un abbozzo di Lega sud radicato però solo in Sicilia. Naturalmente c'è
Gianfranco Fini e altrettanto naturalmente c'è Umberto Bossi, autentico
vincitore delle elezioni, indomabile protagonista della politica italiana degli
ultimi vent'anni. Sulla squadra di governo Bossi precisa: "Non abbiamo
combinato niente. Non è stato fatto nessun nome". Poi via nella sua
Padania, che si sta allargando anche all'Emilia Romagna. Il futuro premier non
si sbilancia sul nome dei ministri ricordando che li nomina il presidente della
Repubblica. "Credo di essermi già spinto troppo avanti: ricordo a tutti
che è il Capo dello Stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio
ed io non sono ancora presidente del Consiglio". Subito dopo Berlusconi
assicura che "il Movimento per le autonomie sarà presente nel governo,
come è logico e giusto che sia". Infine il capo popolo delle libertà getta
acqua sul rapporto tra il Pdl e la Lega. "Garantisco - dice - che il
nostro programma è stato largamente condiviso da Bossi". Un premier esce,
un altro si appresta ad entrare. Romano Prodi e Silvio Berlusconi si sfiorano
ma non si toccano. Il Professore, mentre prepara gli scatoloni a palazzo Chigi,
sceglie di uscire di scena anche dal Partito democratico annunciando le sue
dimissioni - con una lettera inviata a Veltroni il 23 marzo - dalla presidenza.
Il Cavaliere parla già da premier, riunisce gli alleati a Palazzo Grazioli,
dove si discute di assetti di governo e, al termine del vertice, spiega come la pensa sull'impiego dei militari italiani in
Libano, su Alitalia, sul
rapporto con la Russia e non nasconde che il suo esecutivo sarà costretto a
attuare "misure impopolari". Le voci di un disimpegno di Prodi dal Pd
circolavano già da ieri. Ma il portavoce del Professore, Silvio Sircana, le
aveva smentite. Poi, invece, nel primo pomeriggio l'annuncio da New
York: lascio il Pd, l'ho detto a Veltroni due settimane fa, prima delle
elezioni, in modo che l'uscita non fosse messa in relazione con il risultato
elettorale. Vittoria o sconfitta che sia. Poco dopo il Pd conferma e
preannuncia un incontro a breve, garantendo che tra Veltroni e Prodi rimane,
comunque, piena sintonia. Sull'altra sponda si lavora invece alla squadra del
prossimo governo. Berlusconi non anticipa nomi ma dice che ci saranno quattro
ministre e che, complessivamente, la squadra dell'esecutivo sarà composta da 60
elementi. Preannuncia la volontà di rivedere le regole d'ingaggio per i
militari in Libano e conferma che tra le priorità scritte nella sua agenda c'è
da risolvere la vicenda Alitalia. A sorpresa si dice
pronto a adottare il "modello-Sarkozy". L'anziano leader del Pdl si
prepara a una nuova trasformazione, l'anziano presidente del Pd lascia
definitivamente il bastone del comando a Veltroni. Due uomini in Parlamento.
Due leader. Berlusconi e Veltroni, Silvio e Walter. Solo loro. 17/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
presidente conferma gli impegni di sviluppo a prescindere dal futuro di Alitalia Adr,
Palenzona: adeguare le tariffe Fiumicino cresce oltre la media Ue.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA - "Pari
dignità, pari dignità", continua a ripetere Silvio Berlusconi
quando si accenna al dossier Alitalia-Air France. Una pari dignità che il leader del centrodestra
pensa di spuntare, in una trattativa che non dà per chiusa, ottenendo dai
francesi rassicurazioni sull'italianità della Compagnia e sulle rotte
strategiche per l'Italia. Malgrado le precisazioni, è il secondo giorno di
seguito che Berlusconi si mostra disponibile con i francesi. La cortina
fumogena è ancora molta e in grado di disorientare persino il presidente di Air
France Spinetta, che da giorni si interroga su quale sia la rotta che intende
seguire il nuovo governo. I segnali di disponibilità da parte di alcuni
esponenti del Pdl non sono mancati, ma sinora non c'è stato nessun passo
ufficiale. Ieri mattina, durante il pranzo a palazzo Grazioli, Berlusconi ha
affrontato l'argomento con Fini, Bossi e Lombardo, sostenendo che presto
avrebbe dovuto esaminare la faccenda "con chi nel governo l'ha gestita
sinora". Incontri in vista con il ministro Padoa-Schioppa o il
sottosegretario Letta non ci sono però stati. La Lega continua ad esercitare un
peso non da poco nella faccenda, visto che la soluzione del nodo Alitalia è strettamente legata al destino di Malpensa e alla
causa miliardaria intentata dalla Sea nei confronti della Compagnia di
bandiera. Dopo giorni di tira e molla di cordate pronte ad intervenire, anche
Berlusconi sembra essersi convinto che l'unico partner possibile per Alitalia sia Air France, ma "a condizioni di
parità". Niente svendita, quindi, ma una trattativa che ponga la Compagnia
di bandiera al pari di Air France e Klm, con il diritto del nostro Paese ad
avere garanzie sulle rotte e sul mantenimento del marchio. In attesa di
comporre il puzzle del governo e arrivare con la Lega ad un'intesa meno
onerosa, il Cavaliere è però costretto a prendere tempo, valutando con Ermolli
e i suoi consulenti ipotesi alternative qualora il cda di Alitalia
decidesse di "staccare la spina" e avviare le procedure previste
dalla legge Marzano. "Se si andasse verso un accordo paritario con Air
France, la compagnia di bandiera resterà di bandiera. Sarebbe un'alleanza
importante - spiegava ieri il Cavaliere - e i turisti resterebbero in
Italia". Ma. Con.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di UMBERTO MANCINI
ROMA - Avanti con gli investimenti, 1,6 miliardi in 10 anni, a prescindere dalla sorte di Alitalia. La richiesta di un adeguamento delle tariffe, per far fonte
alla sfida mondiale. Il cambio della guardia tra Maurizio Basile e Guido
Angiolini, in attesa di un nuovo ad. Il presidente di Aeroporti di Roma,
Fabrizio Palenzona, fa il punto all'assemblea della società. Conferma
gli impegni di sviluppo, visto che Fiumicino cresce oltre la media europea
(+9,7% nel 2007, al secondo posto nella classifica Ue). Illustra la strategia
futura. Chiede attenzione dal nuovo esecutivo. E incalza: "il problema
dell'adeguamento delle tariffe aeroportuali è ineludibile e credo che
riusciremo a far capire questa esigenza al nuovo governo". A tale
proposito Palenzona fa un semplice esempio: "quando un aereo Air France
atterra a Fiumicino paga il 50 per cento dei diritti che lo stesso velivolo,
della stessa compagnia, paga all'arrivo al Charles de Gaulle di Parigi".
Insomma, serve un ribilanciamento. Per supportare lo sviluppo del traffico
aereo e la centralità della Capitale e dell'intero Paese. Discorso analogo vale
per le comunicazioni stradali oggi di Fiumicino, domani di Viterbo dove sorgerà
il nuovo aeroporto per i voli low cost. Concetti che sono stati ribaditi anche
dall'amministratore delegato uscente Maurizio Basile, ringraziato da Palenzona
per l'ottimo lavoro svolto, e secondo il quale gli investimenti previsti per
Fiumicino (149 milioni solo quest'anno) rimarranno tali quale che sia lo
scenario che Berlusconi disegnerà per Alitalia. Ad Adr
sono comunque convinti che sia Air France che la cordata italiana o la stessa Lufthansa,
non cambieranno il ruolo dello scalo romano. Si attende, infatti, una crescita
media del 10%. Come detto, Basile ha lasciato le deleghe ad Angiolini,
presidente di Gemina, che sarà amministratore delegato ad interim. La società è
infatti alla ricerca di un manager operativo di grande spessore internazionale.
Giovanni Castellucci, numero uno di Atlantia, in predicato di crescere ancora
nel gruppo Benetton, è stato anche cooptato nel cda di Adr. Via libera, infine,
al bilancio che chiude con un utile di 17,9 milioni. Mentre il primo maggio
verrà inaugurato il nuovo Terminal 5, che accoglierà le compagnie americane e
quelle di Israele: costruito a tempo di record è costato 11 milioni di euro e
potrà ospitare un milione e mezzo di passeggeri.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Ora anche Silvio Berlusconi lascia socchiusa la porta di Air France. A
48 ore dalla chiusura delle urne il premier in pectore mette
sul tavolo le mosse per scongelare il dossier Alitalia. E se per l'ipotesi di una cordata italiana da mettere in piedi
entro un mese è solo una conferma, tra le carte del Cavaliere spunta anche un
dossier su Parigi. La condizione, però, è che le garanzie di Air France
finiscano per coincidere con i paletti di Berlusconi, e cioè che Alitalia rimanga una compagnia di bandiera
(senza dimenticare il nodo Malpensa). E' stato lui stesso ad ammettere
ieri che c'è "un'altra possibilità". Quella "di tornare alla
primitiva soluzione di cui credevo si discutesse: la formazione di un grande
gruppo internazionale con pari dignità fra tre compagnie". Berlusconi si
guarda bene dal citare Air France-Klm e poi aggiunge: "Se si andasse in
quella direzione con la compagnia di bandiera che resta compagnia di
bandiera...". Anche di questo ha parlato a lungo ieri con il super consulente
Bruno Ermolli, che tiene le fila del pool di imprenditori e banche interessate.
Ma nei prossimi giorni il dossier finirà sul tavolo del vertice con Enrico e
Gianni Letta (è chiaro che si dovrà interloquire", ha detto Berlusconi),
un passaggio sollecitato dallo stesso governo uscente che dopo aver guardato a
distanza la trattativa tra Alitalia ed Air France è
sceso in campo nell'ultima settimana per recuperare lo strappo tra Parigi e i
sindacati. Formalmente Berlusconi non potrà prendere in mano la situazione prima
dell'insediamento del nuovo governo. Ma la crisi di liquidità della compagnia
non permette pause di riflessione. E così i più stretti collaboratori del
Cavaliere sono già al lavoro per valutare come muoversi tra i tempi di
esaurimento della cassa e la minaccia di un commissariamento, tra la necessità
di dotare Alitalia di un presidente con deleghe
operative e le opzioni sul tavolo, a partire da quella Air France. Ma resta
aperta l'ipotesi di una cordata italiana che potrebbe anche unire le forze con
Air One. E rimangono alla finestra anche Lufthansa e Aeroflot. Proprio il
numero due della compagnia russa, Lev Koshlyakov, ha dichiarato ieri che
"con nuove basi di gara e con una proposta", Aeroflot potrebbe
prendere in considerazione una nuova chance. Per ora Parigi si limita ad
attendere. Nessun commento alle dichiarazioni di Berlusconi. Ma al di là
dell'ufficialità l'impressione è che Spinetta si muoverà con circospezione
finchè non avrà un segnale chiaro politico, ma anche sindacale, che si può
riaprire la trattativa sulla base del piano approvato dal cda di Parigi. I
margini per modificare il piano, si sa, sono strettissimi. Ma Parigi li
sfrutterà in extremis, se necessario. Intanto, il presidente di Alitalia, Police ha confermato alla Consob la fotografia
critica della liquidità della compagnia. E dalla stessa Commissione è stato
ascoltato ieri anche l'ex presidente della Corte Costituzionale, Baldassarre,
indagato dalla procura di Roma per aggiotaggio informativo in merito
all'offerta presentata per Alitalia.
( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Presidente, le
urne sono chiuse da pochi giorni. Che ... Presidente, le urne sono chiuse da
pochi giorni. Che impressioni si è fatto di questo risultato? Nessuno prevedeva
quest'esito. Salvo la seconda o la terza fila del Pd che ha creduto fossero a
un passo dalla vittoria, la prima fila sapeva benissimo che non avrebbe vinto.
Naturalmente c'è l'abilità del recupero di Veltroni, che è uno che parla in
modo più credibile del Cavaliere ma anche lui non dice nulla. Dovevano dire che
si poteva vincere, che stiamo vincendo, sempre di più, siamo a ridosso, abbiamo
quasi vinto: però sapevano di non vincere. Dall'altra parte gli unici che
avevano capito che avrebbero dilagato sono quelli della Lega. Pensate che
quarto d'ora prima della chiusura dei seggi mi dissero che alcuni del Pd
ritenevano che la forchetta si fosse ridotta al 2 o forse all'1 per cento.
Quindi questi risultati hanno meravigliato tutti. Ma come spiegarlo? Teniamo
presente che in Italia si vota contro. Prodi ha vinto la volta precedente
perché si è votato contro Berlusconi. Questa volta hanno fatto ricadere su
Veltroni il caro vita, la scarsezza delle pensioni, tutto. E mentre
l'astensionismo è di destra, in questa occasione l'astensionismo è stato di
sinistra. Inoltre, sembra ci sia stato un travaso di voti degli operai, non
verso Forza Italia ma verso la Lega. Non crede che i due anni di Prodi siano
stati quanto di peggio ha potuto vedere la sinistra? Non è servita a Veltroni
l'operazione politica, giusta e ingrata, di buttare a mare Prodi. Tra l'altro
Veltroni ha fatto fuori la sinistra estrema usando gli argomenti con cui Prodi
è riuscito a stare in sella per due anni. Lei è rimasto affascinato dal Pd?
L'ho votato. Certo se il Pd fosse stato guidato da Massimo D'Alema non so. Dopo
il risultato negativo c'è la possibilità che il Pd torni a D'Alema? No perché
D'Alema non è l'uomo del "ma anche". Noi non ci rendiamo conto che il
Pd è il partito della finanza moderna. I candidati americani Democratici
Kennedy e Carry sono stati sempre i candidati più ricchi. Poi è il partito
della guerra. E non dimentichiamoci che è il partito degli ebrei e degli
israeliani. Mentre tutte le minoranze non sono più monopartitiche, chi è
rimasto bloccato e vota per il 95 per cento i Democratici è la comunità
ebraica. In Israele sono tutti filodemocratici. E sono tutti per la vittoria di
Hillary Clinton. Gli sconfitti parlano di mancanza di rappresentanza in
Parlamento. Sarà un punto debole? Questa situazione è un pericolo, tant'è vero
che Andreotti ha fatto subito la proposta di organizzare convegni, fondazioni e
istituzioni per loro. E guardate che l'estrema sinistra ha inghiottito molto:
il welfare, l'accordo al ribasso per i meccanici, l'ampliamento della base di
Vicenza, il no alla Commissione sui fatti del G8, l'aumento delle spese militari,
perfino il riconoscimento del Kosovo. Quindi l'estrema sinistra si è comportata
bene? Certo, infatti il governo non lo hanno fatto cadere loro, ma Dini e i
suoi. E l'ha fatto cadere Mastella. Il pericolo del terrorismo, intanto,
allarma molti. C'è il pericolo della violenza. Questa propensione a usare le
armi sta tornando. Sa se qualche esponente della sinistra antagonista ha questa
preoccupazione? No, non lo diranno mai perché romperebbero i rapporti con quel
mondo. Perché per un lungo periodo il Partito comunista non accettò la teoria
"ritratto di famiglia"? Perché io vi posso dire che esponenti
comunisti, i più moderati come Malaguggini, andavano in giro a cercare ex
comunisti diventati brigatisti rossi per convincerli a "rientrare",
dicendo che con loro avrebbero avuto un trattamento favorevole. E se in quel
periodo fossero venuti da me e mi avessero detto che questi sarebbero tornati
nelle sezioni del Pci, io avrei accettato. L'ho scritta con le mie mani la
legge sui pentiti. Abbiamo sconfitto largamente il terrorismo anche in questo
modo. Ci sono stati senatori di Rifondazione, nella scorsa legislatura, che
hanno presentato interrogazioni sulla situazione carceraria di alcuni dei
condannati delle ultime brigate rosse. Non è pericolosa questa continuità,
almeno nello stesso modo con cui ci preoccupa il fatto che la sinistra radicale
oggi è extraparlamentare? Io ricordo che nell'anniversario dell'uccisione di
Giuliani ci fu un grande raduno a Genova. Il ministro dell'Interno era molto
preoccupato. Andò a parlare Bertinotti e fece un discorso durissimo, poi invitò
tutti a sciogliersi e la gente andò a casa pacificamente. Vedere gente
ammazzata non piace a nessuno. Fino a che si può, si previene. Io ho scritto
una lettera a Veltroni e in relazione a questo il Pd non fa molto. Il
segretario deve fare un Partito socialista che aderisca al Partito socialista
europeo, all'internazionale socialista. Anche perché è ridicolo che il vice
presidente del Partito socialista europeo sia Massimo D'Alema. Loro devono
diventare Socialisti e possono scegliere: socialisti libertini e anticlericali
come gli spagnoli; socialisti dove c'è gente dell'Opus Dei come il Partito
laburista; socialisti come gli austriaci; come gli scandinavi. Certo, devono
cambiare alcune politiche. Devono votare almeno una volta contro il bilancio
militare; poi possono sostenere che con Berlusconi cambia la natura della
missione in Afghanistan e si devono battere per il ritiro. Così riprendono i
contatti con la sinistra e si fanno perdonare per aver fatto eleggere solo uno
degli operai della Thyssen e il più bieco esponendo di Confindustria. Lei ha
sempre avuto grande rispetto per i comunisti. C'è un po' di sindrome di
Stoccolma in questo? No, no. è che nel ventesimo secolo esistono solo due grandi
filosofie. La filosofia dell'azione e quella dell'essere. Il suo settennato di
presidenza è diviso in due, cinque anni in un modo e due in un altro, che cos'è
la molla che fa scattare il Cossiga2? Stava per finire tutto, nessuno se ne
accorgeva e se ne voleva accorgere. Lei da cosa se ne è accorto? Il Quirinale è
un osservatorio eccezionale. E così auspicai che si cambiassero le cose. Venne
un grande esponente democristiano e mi disse: "Ma perché tu vuoi cambiare
tutto?". Io dissi: "Perché vi piglieranno a pietre per le
strade". E chi dice che il Cossiga2 è venuto fuori a causa della vicenda
Gladio? La vicenda Gladio è una cosa banale, tutti hanno creduto che fosse
stata una cattiveria di Andreotti, ma lui ai servizi segreti e alle forze
armate, a differenza di Moro, non ha mai creduto. Gli unici due che si
servivano spregiudicatamente di militari e servizi sono stati Taviani e Moro.
Addirittura per fare quel famoso accordo con i palestinesi, facendoli venire in
Italia. Ma per cosa credete che Al Qaeda non ha mai fatto attentati in Italia?
è sempre il vecchio patto? Tra i Paesi europei siamo quelli che danno meno
fastidio. Se poi fate come me e confrontate le legislazioni antiterrorismo
italiano con quelle di altri Paesi europei, io a un terrorista direi: scappa in
Italia. Poi c'è un altro motivo: questa è la sede della Sede apostolica che è
stata l'unica barriera a impedire che la lotta contro il terrorismo diventasse
una lotta di religione. Adesso Al Qaeda ha follemente inviato un nuovo
messaggio in cui dice a Bush e il Papa che sono i loro nemici. A proposito, in
questa campagna elettorale sono stati tralasciati i temi etici? Verranno
affrontati in Parlamento? Teniamo presente che donne dell'Opus Dei non ce ne
sono nel Pdl. Notoriamente la Prestigiacomo, la Carfagna, la Moroni, sono
sostenitrici del divorzio breve, dei Dico. E non dimentichiamoci che, a
differenza di Almirante e di Michelini, Gianfranco Fini è stato un divorzista e
abortista scatenato. Quindi pensa che questi temi non verranno affrontati? Non
li ha affrontati nessuno. E poi non gliene frega neanche alla maggior parte dei
vescovi. Ci sono le materie non trattabili, vere. Questo lo ripeto sempre io
che sono considerato un teocon. Bisogna tenere presente che il duo Sodano-Ruini
è sostituito dal duo Bertone-Bagnasco che non è neanche un duo, è un
"uno": Bertone. E Bertone vuole riassorbire tutto sul piano dei
rapporti tra Stato e Chiesa. E parliamoci chiaro, le materie non trattabili
sono: l'8 per mille, l'esenzione Ici, i professori di religione pagati e messi
nel ruolo dello Stato, le locande di frati e suore che non sono sottoposte allo
stesso trattamento fiscale degli alberghi e delle pensioni. Per il resto c'è il
confessore. Diciamo una cosa: è notorio che l'intervento dell'episcopato è favorevole
a Prodi. Almeno il 40 per cento dei vescovi italiani ha spinto a votare Pd. A
sinistra c'è stata un'involuzione in termini di rappresentanza parlamentare,
mentre il centro ha tentato in tutti i modi di resistere. Il vero nemico del
centro è la Chiesa. La Chiesa non ne vuole più sapere. E il ruolo futuro di
Casini? Casini ha commesso un grosso errore. Lui doveva seguire Follini e
provare già nel governo Prodi a trovare un accordo per poi diventare l'ala
destra cattolica del Partito democratico. è ancora in tempo? Sì. Lo farà? Molto
dipende da chi diventerà sindaco a Roma. Berlusconi lo odia, a destra non ha
più sponde. Chi vede come prossimo presidente della Repubblica? Non lo so,
quello che credo è che Berlusconi difficilmente riuscirà a governare per cinque
anni. Perché? Non riuscirà ad assolvere le promesse che ha fatto. E poi ha
contro tutti: le grandi banche, la vera industria che lo considera un
imboscato, la Confindustria. Ha contro i sindacati. E i sindacati sono quelli
che hanno retto il governo Prodi. Senza considerare la magistratura. Ma
Berlusconi ha già governato cinque anni. C'è una situazione diversa. Forse
riuscirà a fare il tavolo delle riforme. Lui ha detto che vuole dare vita di
nuovo alla Commissione bicamerale, poi si è corretto. Però ha detto che
possiamo prendere il prodotto della Commissione D'Alema, che è una buona base
per le trattative: Repubblica semipresidenziale, elezione diretta del capo
dello Stato, poteri del capo dello Stato col voto bloccato in Parlamento,
potere di scioglimento illimitato delle Camere, divisione delle carriere.
Volete sapere una cosa? Ho l'impressione che a Berlusconi importasse di vincere
per tigna personale. Si è accorto che mentre la sua posizione di presidente
Mediaset lo faceva comandare, a Palazzo Chigi non può farlo. E lui non aspira a
diventare presidente della Repubblica perché sa che conterebbe ancora meno. E i
rapporti con il Quirinale? Non deve temere assolutamente nulla. Napolitano non
sarà di parte, è una persona di grandissima correttezza. Comunque io credo che
lui dovrebbe avere delle grandi idee innovative. Prima di tutto agire per
nominare vice segretario generale dell'Onu Prodi, oppure nominarlo nostro
rappresentante. Nominare, invece di Tajani, Giuliano Amato membro della
Commissione. Proporre al posto di Solana Massimo D'Alema. Poi appoggiare la
candidatura di Blair alla presidenza della Commissione. Voterà la fiducia a
Berlusconi? Io l'ho votato una volta su richiesta di Scalfaro nel 1994, quando
Berlusconi non aveva abbastanza voti. L'Italia ha bisogno di due Camere? No,
occorre una seconda Camera di pensamento. Allora questa potrà essere la
legislatura delle riforme? Non lo so. Abbiamo perso una grande occasione con il
"patto della crostata". Ora speriamo bene. Totoministri. Chi vorrebbe
all'Interno? Lo darei a Gianni Letta ma è stato già promesso a Maroni. E Maroni
va bene, purché non metta i piedi sul tavolo che fu di Giolitti e di De
Gasperi. Alla Giustizia? Io ci metterei Carnevale, quello che è stato
perseguitato dai suoi e in base alle attuali leggi rimarrà magistrato fino
all'età di 84 anni: quindi creiamo un posto libero. Come
andrà a finire la vicenda Alitalia? Berlusconi ha compiuto un grosso errore. Ha permesso a Prodi di
evitare quello che più temeva, di essere accusato di aver svenduto Alitalia o di vederla finita. Lui si è
fatto avanti e ora la faccenda è sua. Presidente, Putin verrà in Italia.
L'Alleanza Atlantica è sempre più a Est? Io credo che lui sarà il mediatore per
la questione della difesa missilistica e dirà "no" all'espansione
della Nato verso l'Ucraina e la Georgia. Poi cercherà la mediazione
Russia-Usa-Serbia-Ue-Nato anche per la questione del Kosovo. Avremo
un'accentuazione della comprensione nei confronti della Russia. E non escludo
anche nei confronti della Cina, spiazzando così la sinistra europea.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-17 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE I casi Da Genova a Venezia, come sono maturate le scelte che hanno cambiato
la geografia politica Nord, le città della destra in cerca di soldi e stabilità
Artigiani e commercianti dietro la svolta G li armatori di Genova, gli
agricoltori di Parma, i commercianti di Venezia, i piccoli imprenditori di
Verona, i giovani di Cremona. Categorie e corpi sociali diversi che, ancora una
volta, hanno innalzato la bandiera della libertà economica, issata sulle
banchine del porto di Genova, sulle ciminiere di Porto Marghera, sulle
cattedrali delle città venete. Città che sono il tessuto connettivo della
questione settentrionale, di quel Nord impaurito e ostile alla sinistra che
salda l'insicurezza sociale alla vivacità dei commerci, che teme la
globalizzazione ma è pronto a cavalcarla, sfruttando le promesse di Lega e Pdl:
dal federalismo fiscale alla detassazione degli straordinari, dalle riforme
delle infrastrutture all'abolizione dell'Ici. Cipriani testimonial a Venezia
Qui non ci sono moschee né campi rom. Eppure la Lega cresce. Nei sestieri
veneziani è al 12 per cento, a Jesolo arriva al 30. Marco Michielli, presidente
di Confturismo e Federalberghi: "Il Pd è stato troppo attento alla grande
industria, come il Pdl. E infatti hanno piazzato Riello e Calearo, trascurando
altre categorie". Errore grave a Venezia, dove il centrodestra aveva un
testimonial eccellente, Arrigo Cipriani: "Ho votato Lega al Senato e il
centrodestra alla Camera". Non che il titolare dell'Harry's bar sia di
destra: "Ci sono persone che hanno fatto bene anche nel Pd". Né
condivide slanci xenofobi o derive securitarie: "Ma no, qui io e i miei
colleghi abbiamo votato Lega perché vogliamo il federalismo fiscale. Siamo una
terra ricca, con imprese che hanno grandi capacità e che arrancano anche a
causa dei prelievi statali". I veneziani sono stanchi, dice Cipriani: "Siamo
una città decimata, chiusa in se stessa, offesa dalla massa di turisti che si
riversa qui ogni giorno ". Non ha difficoltà ad ammettere, Cipriani, che è
stato anche un voto di protesta: "Contro questa sinistra che parla di
decoro e non fa nulla, se non gli editti declamanti dagli altoparlanti dei
vaporini. Il veneziano è stufo, non ha più voglia di pensare, di discutere.
Vuole concretezza ". Il record veronese della Lega Silvio Berlusconi lo
definì "un po' rozzo, ma efficace". Efficace lo è stato di sicuro, se
è vero che da queste parti si parla di "effetto Tosi" per definire il
boom della Lega, arrivata a Verona al 32 per cento e a percentuali stellari
nella Treviso di Gianpaolo Dozzo, ministro in pectore. Un sindaco forte, che
non basta a spiegare il vento del Nord. Il presidente dei piccoli imprenditori,
Alberto Aldegheri, la mette così: "Hanno promesso cose che stanno
realizzando. C'è voglia di gente concreta". Ancora più esplicito il
presidente della Confartigianato, Ferdinando Albini: "Il governo ci ha
fatti passare per evasori fiscali, per quelli che hanno mandato in malore
l'Italia". Magari è anche vero che qualcuno non paga le tasse, ma gli
artigiani si sentono umiliati e offesi e la Lega conforta: "Ha ben poco di
folcloristico. In passato l'ho anche criticata, ma ora Tosi mantiene le strade
pulite e garantisce la sicurezza". E poi le infrastrutture: "Ferrovie
e autostrade in Veneto sono disastrose. Stamattina parlavo con un collega che
doveva andare a Roma: prima prendeva l'aereo, ora Alitalia ha sospeso i voli da
Verona". Genova, la cena di Castelli A Genova il Pd ha tenuto bene. Ma il
crollo della sinistra ha portato con sé la crescita impetuosa della Lega, più
93 per cento alla Camera. La rappresentazione scenica del nuovo clima si poteva
cogliere qualche giorno prima del voto. Niente sagre paesane, ma una
cena in un ristorante di classe, presenti l'ex Guardasigilli Roberto Castelli e
ben 120 tra imprenditori, avvocati, commercialisti e persino nobili cittadini.
Platea nella quale spiccava Claudio Gemme, ad dell'Ansaldo. Gemme risponde al
telefono da Mosca, dove sta inaugurando una nuova filiale: "Come
imprenditori non ci siamo sentiti molto supportati dalla politica. La Lega ha
un programma serio, vicino alle aziende e molto focalizzato sull'industria:
sulle risorse energetiche, la necessità manodopera qualificata, il costo
ridotto delle ore straordinarie". Bossi si scaglia da sempre contro la
globalizzazione e invoca dazi. Gemme non crede affatto che la Lega sia
ripiegata su se stessa: "Anche Castelli ce lo ha detto: è giusto e
necessario che le aziende italiane esportino i loro prodotti nel mondo. C'è un
mercato enorme che ci aspetta". Quanto al protezionismo, "è ovvio che
importare prodotti di bassa qualità dalla Cina, impoverisce il nostro Paese.
Dobbiamo evitare anche di comprare energia dall'estero. Serve aiuto. Del resto
anche i coreani e i brasiliani godono di sostegni per noi impensabili, come
premi all'esportazione". Altro cavallo di battaglia della Lega è il no ai
clandestini e il freno all'immigrazione: "L'Ansaldo utilizza manodopera
che arriva da tutto il mondo. Nelle mie aziende lavorano rumeni, iracheni.
Tutti specialisti, gente che lavora. Non credo che la Lega sia contraria a
questa immigrazione". La borghesia agraria di Cremona A Cremona, due anni
fa, fu testa a testa. La spuntò per 700 voti e uno 0,7% il centrodestra. Oggi,
due anni dopo, il blocco azzurro-verde stacca di sette punti Veltroni. E mentre
il Pd guadagna circa quattro punti rispetto all'Ulivo, la Lega cresce dall'8,7%
al 15,8% e Berlusconi cede quattro punti. Effetto del voto identitario, con
sullo sfondo le proteste per il progetto della moschea che si sono intrecciate
con la condanna per terrorismo all'ex imam. Ma almeno due dati rendono più
complesso il quadro. Una massiccia adesione silenziosa alla Lega da parte della
borghesia agraria, che nelle scorse legislature sembrava fidelizzata da Forza
Italia - che aveva nel grande agricoltore Giovanni Jacini un personaggio
carismatico - e dall'An di Gianni Alemanno. Ora la borghesia agricola cremonese
si è in parte riconosciuta nell'antico simbolo che negli anni '90 era vicino al
20 per cento e che poi ha flirtato con il leader dei Cobas del latte Giovanni
Robusti. Ma a segnare la svolta, a Cremona, c'è anche il piccolo esercito dei
Giovani Padani. Sono 80, tantissimi relativamente ai numeri della città,
guidati da un ventiquattrenne laureando in informatica, Fabio Grassani:
"Siamo tutti tra i 17 e i 28 anni e per noi è la prima esperienza
politica. Cosa vogliamo? Sicurezza e federalismo". Pavia, Abelli
protagonista A Pavia, come a Cremona, il Comune è amministrato dal
centrosinistra. E le politiche sembrano l'occasione perfetta per chiedere il
conto alla sindaca Piera Capitelli. Attaccata da sinistra per la mano dura
usata contro i Rom e criticata da destra per i ritardi, in molti, sulle sponde
del Ticino, pensano che al centro del voto ci siano anzitutto dinamiche locali.
Difficile,.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-17 num: - pag: 15 categoria: ALTRI
OGGETTI tuttavia, ignorare il contesto generale in cui si inserisce il
raddoppio della Lega, giunta quasi al 14%, il lieve calo del Pdl e il buon
risultato del Pd. Resta sicuro, invece, il solito nome forte che esce dalle
urne pavesi per il centrodestra: quello di Gian Carlo Abelli, uomo di fiducia e
assessore di peso di Formigoni in Regione. Proprio l'ormai probabile permanenza
romana del governatore, peraltro, sembra schiudere spazi importanti ad Abelli
al Pirellone con dall'altra parte del tavolo, ancora una volta, la Lega Nord.
C'è chi, nella preminenza di un dc targato Prima Repubblica come Abelli sul Pdl
pavese, ha visto una delle ragioni dello spostamento del voto moderato
cittadino sulla Lega. Il caso-Brescia Quella che si è consumata a Brescia,
invece, è un'altra storia. Secca la sconfitta al primo turno per il candidato
del Pd, Emilio del Bono, contrapposto ad Adriano Paroli. La vittoria in una
piazza forte, economicamente rilevante e non proprio amica, lancia a livello
nazionale due under quaranta bresciani: Maria Stella Gelmini, molto stimata da
Berlusconi, e Stefano Saglia, ex An. Per lui si profilerebbe un incarico da
viceministro con deleghe alle questioni energetiche. Questioni non da poco, nella Brescia in cui è serpeggiato qualche malumore per la
gestione della fusione tra Asm e la milanese Aem. Mentre nella vicina Bergamo
uno dei possibili emergenti di domani è Giorgio Jannone, molto vicino al Gruppo
Radici e attivo, in queste settimane, sullo scottante dossier Alitalia. Jacopo Tondelli Alessandro
Trocino.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il piano di Adr
"Noi investiremo in ogni caso" Il piano di investimenti di Aeroporti
di Roma "prescinde da Alitalia". Lo ha detto l'amministratore delegato uscente di Adr,
Maurizio Basile, all'assemblea dei soci. "Alitalia sì o no, gli investimenti di Adr, pari a 1,6 miliardi fra il
2006 e il 2016, sono quelli che sono. Se Alitalia non fosse tornata a Fiumicino, o se in futuro, nella completa
autonomia industriale, facesse scelte diverse, resta il fatto che Roma è
la principale meta turistica mondiale e gli slot o i volumi di traffico che Alitalia lascerebbe liberi verrebbero occupati da altri
vettori".
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
MENTRE
ERMOLLI LAVORA ALLA COSTRUZIONE DELLA CORDATA ITALIANA Alitalia, Berlusconi
apre a Air France [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Ieri pomeriggio, terminato il
complicato vertice con gli alleati sui posti da assegnare nel nuovo governo,
l'ha buttata lì: "Alitalia? Beh, c'è anche un'altra
possibilità, quella di tornare alla prima soluzione di cui credo si
discutesse",
ovvero "un grande gruppo internazionale con pari dignità tra le compagnie.
Se si andasse in quella direzione sarebbe un'alleanza importante". Ieri, a
dodici ore dall'ultima sortita a Porta a Porta ("La cordata italiana ci
sarà in un mese") Silvio Berlusconi ha riaperto le porte al dialogo con
Air France-Klm. Benché ci siano alcuni imprenditori disposti a valutare
l'operazione (Gavio, Ligresti, Riva) il sondaggio del superconsulente Bruno
Ermolli, incaricato di trovare un'alternativa industriale a Parigi, non è
andato a buon fine: Lufthansa è fredda e non c'è ancora un altro partner (in
cima alle preferenze c'è l'Asia) disposto a investire. L'ipotesi Air One-Alitalia con il supporto di Banca Intesa resta sul tavolo,
ma Ermolli e lo stesso Berlusconi restano convinti che una forte alleanza
internazionale sia la condizione necessaria per rilanciare Alitalia.
Meglio dunque, finché c'è, riaprire il dialogo con Jean-Cyril Spinetta, a sua
volta scottato dal mancato ingresso nel capitale della nuova Delta-Northwest,
nella speranza che scenda a più miti consigli. Ma il quadro è tutt'altro che
chiaro: Parigi continua a tacere, il vecchio governo è preoccupato perché si
trova fra le mani il cerino di un possibile commissariamento prima
dell'insediamento di Berlusconi, e nel frattempo è rispuntata pure l'ipotesi
Aeroflot: "Siamo in attesa di una volontà politica", diceva ieri un
portavoce. Berlusconi lo smentisce, ma a quanto pare il leader russo sarebbe
determinato a discuterne nel pranzo che i due avranno oggi in Sardegna. Ieri Alitalia ha rassicurato la Consob "sui livelli di
disponibilità di cassa e crediti a breve", ma resta ossigeno per un mese
scarso. Il dossier, formalmente, resta nelle mani di Padoa-Schioppa, Bersani e
Letta (Enrico). Per questo martedì Palazzo Chigi ha chiesto ufficialmente al
Cavaliere la disponibilità a discutere il da farsi. La risposta di ieri gli ha
trasmesso la sensazione di voler evitare la grana finché potrà: "Con
Palazzo Chigi è chiaro che si dovrà discutere della situazione economica. Credo
saremo interlocutori necessari per qualsiasi decisione". Diceva una fonte
del Tesoro: "Siamo in uno stallo preoccupante". Sul Paese
"incombe un problema gravissimo che attiene al codice civile, non alla
politica. Vorremmo capire cosa ha in testa Berlusconi", aggiungeva
un'autorevole fonte governativa. Ma il messaggio deve essere arrivato a destinazione
se in serata a Palazzo Chigi si è appalesato Franco Frattini, già investito dal
Cavaliere come ministro degli Esteri. A Parigi intanto stanno a guardare le
contorsioni della politica italiana. "Attendiamo di capire cosa si intende
per parità", si lascia scappare una fonte vicina a Spinetta. A Parigi non
sembrano contrari all'ipotesi di rafforzare il peso italiano nella holding Air
France-Klm, magari attraverso l'ingresso nel capitale di Alitalia
di un partner privato o rivedendo il concambio fissato in 160 azioni Alitalia per ogni azione Air France-Klm. Il problema di
Spinetta è capire se le aperture a singhiozzo del Cavaliere, ora che si
appresta a tornare a Palazzo Chigi, sono reali o se l'obiettivo è farsi dire di
no e spalancare le porte al commissariamento. Nella nuova maggioranza il
partito favorevole a questa soluzione è forte: c'è dentro un pezzo di Forza
Italia e - benché il numero due del partito Maroni l'abbia detto e smentito in
24 ore - tutta la Lega. Ieri i sindacati, dopo giorni di esternazioni, si sono
richiusi in un assordante silenzio. Lo rompe Marco Veneziani della Uilt:
"Facciano presto, qualunque sia la soluzione. Alitalia
non può più aspettare".
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 92 del 2008-04-17
pagina 2 "Ora portiamo nuove compagnie nel nostro hub" di Redazione
"Il vecchio governo aveva rimediato una doppia sconfitta:
penalizzata Malpensa, orfana e senza prospettive Alitalia. Ora si deve intervenire su entrambi i fronti". Il
governatore Roberto Formigoni torna così a parlare dei temi di governo.
"Noi, la Sea, il Comune, la Regione e così via - afferma - stiamo
lavorando per portare nuove compagnie su Malpensa. L'altro obiettivo è
quello di avere un'Alitalia che rimanga al servizio
dell'intero Paese, che rimanga italiana non solo nei colori". Altro
argomento, l'Expo: "C'è da definire entro il 30 giugno - ricorda il
presidente della Regione Lombardia - l' accordo per dare una forma stabile alla
struttura per l'Expo". Al tempo stesso in Regione "si sta lavorando a
una legge speciale che consenta di sveltire le procedure per l'esecuzione dei
lavori" e permetta di coordinare la partecipazione dei singoli territori
alla manifestazione del 2015". Terzo punto, il federalismo: "È chiaro
che la Lombardia, a Governo insediato, vorrà riprendere immediatamente la
trattativa. Ne ho parlato in questi giorni con Bossi, Fini e Berlusconi e la
linea resta quella dell'applicazione del titolo quinto", quindi il
trasferimento delle 12 materie alle Regioni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Campanile, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il Professore:
"Rinnovare le classi dirigenti". E il Cavaliere apre la modello
Sarkozy. Lettera del premier uscente a Veltroni prima del voto: "Nessun
nesso con l'esito elettorale, occorre un forte rinnovamento". Sulla
questione del commissario Ue: "Se Frattini opta per il Parlamento, la
nomina spetta a me". Dopo il successo del Popolo della libertà, è già
tempo di tirare la cinghia. Il presidente del Consiglio in pectore: "Ora
servono misure impopolari". Impazza il toto-governo. L'Mpa chiede
garanzie. Bossi: "La squadra? Non abbiamo combinato niente"
Preferisce non sbilanciarsi oltre quello già detto e già scritto. Quindi, sul
toto ministri nessuna ulteriore anticipazione, anzi, avverte il Cavaliere al
termine del vertice con gli alleati Umberto Bossi, Gianfranco Fini e Raffaele
Lombardo a Palazzo Graziali, "credo di essermi già spinto troppo
avanti" ammette. E poi aggiunge: "Ricordo a tutti che è il capo dello
Stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio e io non lo sono
ancora". A fare un nome ci pensa invece Fini. "Berlusconi conosce già
le personalità di An. Per la sua indiscussa professionalità - spiega il leader
di via della Scrofa - ritengo che Giulia Bongiorno sarebbe un ottimo ministro
della Giustizia", suggerisce. Ma la faccenda, per ora, si chiude qui.
Anche perché è il momento di fare i conti con un futuro non troppo felice,
almeno stando alle dichiarazioni del presidente del Consiglio in pectore che
avverte: "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per
fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità".
Di qui la sua apertura allo schieramento opposto. "Per il bene del
Paese" insomma, il Cavaliere potrebbe anche pescare nello schieramento
avverso personalità per costituire il futuro esecutivo. Lo spiega parlando del
"modello Sarkozy". "Lo abbiamo inaugurato noi", dice il
numero uno del Pdl, ricordando come la nomina di Amato alla Convenzione europea
fu confermata dal suo governo. E aggiunge poi che ci sono particolari
"competenze tecniche" di personalità del centrosinistra di cui
potrebbe usufruire il prossimo esecutivo. Quanto alla sua coalizione ribadisce
la disteznione dei rapporti tra An e la Lega. "Garantisco che il nostro
programma è stato largamente condiviso con Umberto Bossi" , rassicura
tutti promettendo "identità di vedute su tutti i provvedimenti" che
saranno presi dall'esecutivo, "esattamente come nei 5 precedenti anni di
nostro governo". Prendendo poi la parola dopo l'affermazione di Umberto
Bossi, che assicura "il federalismo fiscale verrà fatto", il
Cavaliere spiega che "si tratterà di un federalismo solidale e non ci sarà
una regione italiana che sarà penalizzata". Dal canto suo anche Gianfranco
Fini assicura che "non ci sarà alcuna difficoltà nella composizione della
squadra". Tra le priorità che il nuovo esecutivo intende affrontare c'è la faccenda di Alitalia (annunciando che incontrerà chi tra i suoi ha curato tutta la
pratica); del Ponte sullo Stretto ("Il cantiere può riaprire in fretta),
della presenza dei militari italiani in Libano ("Esamineremo attentamente
le regole di ingaggio") e di Bce ("Credo che serva un ampliamento
delle funzioni, con decisione corale, al di là della funzione di
controllo dell'inflazione"). Altro punto fondamentale, i conti interni.
Per verificare la situazione del bilancio, Silvio Berlusconi incaricherà una
commissione indipendente di stilare un rapporto entro breve tempo. "Stiamo
mettendo in piedi una commissione indipendente - ha detto il leader del Pdl a
Mattino 5 - per fare una due diligence sui conti dello Stato per non avere
sorprese come fu nel 2001, quando la sinistra ci lasciò un extradeficit di 38mila
miliardi di debito". Infine uno sguardo all'Europa: " Dobbiamo
costruire - sostiene - un drappello di preminenza che, dopo una fase di apatia,
faccia riprendere la leadership dell'Europa". (17-04-2008).
( da "Campanile, Il" del 17-04-2008)
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Alitalia, Berlusconi: "Un mese per la
nuova cordata a direzione italiana" Stando alle parole del Cavaliere,
esiste una società italiana con il "Know how specifico" che,
assistita da un istituto bancario, si sarebbe fatta avanti. E intanto dalla
Russia torna in pista Aeroflot Archiviate le elezioni e con esse il governo
Prodi, è possibile che finisca nel dimenticatoio anche AirFrance e la sua
"acquisizione" di Alitalia, come l'ha
chiamata più volte il Cavaliere, facendo una netta distinzione con la
"fusione" che inizialmente ci si aspettava. Così adesso sono tutti
curiosi di sapere da chi è costituita la cordata italiana annunciata di
sorpresa poco più di un mese fa proprio dal futuro presidente del Consiglio, e
se ha le credenziali e le risorse per accollarsi il carrozzone-Alitalia, a un passo dal fallimento. Una cosa è certa ? ricordava
Berlusconi a Porta a Porta martedì sera - se la trattativa con i francesi
proseguirà, sarà a nuove condizioni. Da ridiscutere anche il ruolo di Malpensa
che la Lega vorrebbe far ripartire anche in vista dell'Expo 2015 che avrà luogo
a Milano. Stando alle parole di Berlusconi, esiste una società italiana con il
"Know how specifico" che con l'assistenza di un "importante
istituto bancario" si sarebbe fatta avanti per acquistare Alitalia. "Credo ? avverte sempre Berlusconi sul palco
di Porta a Porta ? che la soluzione possa giungere non dico facilmente, ma
entro un mese". Una soluzione che, a questo punto, si profila o tutta
italiana con la cordata di imprenditori alla quale potrebbe anche partecipare
il patron di AirOne Carlo Toto, o mista, con nuove ipotesi di alleanze con
Lufthansa o, in alternativa con Aeroflot (il Cavaliere in questo caso ne
parlerà di persona con Putin che a giorni sarà in Sardegna). Non è archivata
del tutto l'ipotesi AirFrance, con un piano rivisto e corretto, però. Intanto,
secondo fonti del "Sole 24 Ore", è emerso un
piccolo "mistero": le oltre 4,4 milioni di azioni Air France vendute
da Alitalia per fare cassa
sono state vendute a Fintecna, sempre controllata dallo Stato, probabilmente,
ipotizza il quotidiano economico, per dare ossigeno alle casse di Alitalia in attesa di capire se vi siano
i margini per sbloccare la vertenza sindacale. Resta, invece, al momento
senza risposta l'appello inviato due giorni fa da Palazzo Chigi alla coalizione
che ha vinto le elezioni, e cioè di un incontro in tempi stretti per risolvere
quella che il presidente dell'aviolinea Aristide Police ha definito una
"situazione drammatica". Nel frattempo, la Lega condivide l'ottimismo
di Berlusconi: "Adesso ci accingiamo a prendere in mano questo dossier complicato
e vediamo di fare tutto quello che serve per evitare il fallimento Alitalia e per rilanciare Malpensa, ma non sarà
facile", ha premesso Roberto Maroni. Si sfila dalla partita, il presidente
di Mediaset Fedele Confalonieri, il quale non accetterebbe di gestire la crisi
che coinvolge la compagnai di bandiera neanche se a chiederglielo fosse il suo
amico e presidente del consiglio in pectore Silvio Berlusconi. "Neanche
dipinta", ha commentato rispondendo alla domanda di un azionista nel corso
dell'assemblea di Mediaset. L'azionista aveva chiesto al presidente
Confalonieri se fosse stato disponibile a gestire la crisi di Alitalia nel caso, viste le sue qualità manageriali, Silvio
Berlusconi glielo chiedesse. (17-04-2008).
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Vertice con Fini e
Bossi: non c'è intesa sulle richieste della Lega. Colloquio con Walter a casa
Letta? Il futuro premier smentisce "Pronti a scelte impopolari"
Berlusconi accelera, giallo su un incontro con Veltroni. Pd, Prodi si dimette
Primo vertice ieri a Palazzo Grazioli dopo la vittoria elettorale, di
Berlusconi con Fini, Bossi e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, per
definire il nuovo governo. Manca un'intesa sul Viminale e sul ruolo di
Formigoni, che lascerà la Regione Lombardia. Il Cavaliere
annuncia che dovrà fare scelte impopolari. Giallo su un incontro - smentito -
tra il futuro premier e il leader del Pd, Veltroni, a casa Letta su riforme,
nomine e Alitalia. Intanto,
Prodi si è dimesso da presidente del Pd. DA PAG. 2 A PAG 15.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Il destino di Alitalia, la riduzione del debito pubblico
e della pressione fiscale... Economia, ora le scelte difficili Roma, 17 apr. -
Per la coalizione di centro-destra uscita trionfalmente vittoriosa dalle urne
sarà tempo di scelte difficili. Lo hanno ripetuto, già in campagna elettorale,
tanto il candidato premier S. Berlusconi quanto il Ministro dell'Economia in pectore G.
Tremonti. Innanzitutto lo stesso Berlusconi dovrà mostrare come la cordata di
imprenditori e finanzieri italiani approntata per salvare Alitalia
da un fallimento certo, dopo la rottura - per colpa dei sindacati - delle
trattative con AirFrance-KLM non fosse una trovata pubblicitaria, in grado di
fargli raggranellare qualche voto in più, soprattutto nel Nord del paese. C'è
da rifondare una compagnia di bandiera, venderla ai privati, renderla
finalmente efficiente e competitiva, assicurarle una proprietà ed un management
di sicuro affidamento. Ma il vero nodo per l'economia italiana sta nella
crescita. Da anni, sotto questo aspetto, siamo il fanalino di coda tra i paesi
avanzati. Per un "nuovo miracolo economico" - di cui aveva parlato
l'ex Governatore di Bankitalia A. Fazio alla vigilia delle politiche del 2001
(anche quelle vinte dalla coalizione di centro-destra) - sono necessarie scelte
impopolari, coraggiose, difficili eppure improcrastinabili. In primis,
l'abbattimento del debito pubblico. La spesa per interessi sui titoli di debito
costituisce, ancora oggi, una posta rilevante delle uscite statali. Si tratta
di parecchi soldi, che vengono sottratti ad un utilizzo produttivo. Pertanto,
differentemente da quanto fatto dal Governo Prodi-bis, qualsivoglia
"tesoretto" si dovesse appalesare, esso andrà integralmente destinato
alla riduzione del debito. Peraltro, in condizioni di congiuntura sfavorevole
quale sembra siamo destinati, i cosiddetti ammortizzatori di bilancio (sussidi
di disoccupazione e progressività del sistema tributario) dovrebbero esercitare
pressioni sulla spesa pubblica. Ma, stante le difficili condizioni della
finanza pubblica italiana, non è possibile una politica di deficit spending
keynesiano. Certo l'euro forte non aiuta le esportazioni; ma quantomeno
attutisce gli aumenti dei costi delle materie prime. E nemmeno le politiche
monetarie decise a Francoforte dalla BCE rappresentano un sostegno ad
un'economia ferma; ma comunque ci pongono al riparo da tensioni
inflazionistiche, che altrimenti sarebbero di vasta portata e dagli effetti disastrosi.
Per far ripartire l'economia inceppata del paese c'è altresì bisogno di
politiche dell'offerta: liberalizzazioni, privatizzazioni, incentivi
all'innalzamento del tasso di produttività del sistema, maggiore flessibilità
dei prezzi (e dei salari), una più accentuata mobilità dei lavoratori,
attrazione di capitali dall'estero, deregulation e trasparenza burocratica,
riduzione del potere di veto dei sindacati, diminuzione della pressione
fiscale. Sul piano filosofico dovremmo abbracciare convintamente ed apertamente
l'economia di mercato, abbandonando l'assistenzialismo di Stato che ha
contraddistinto le politiche economiche degli ultimi cinquant'anni. Più
individualismo e meno collettivismo; più Mercato e meno Stato; superamento
degli interessi particolaristici, in nome di un più alto e generale interesse
del paese. Cosimo Magazzino.
( da "Tempo, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa La nuova
politica estera E oggi con Putin vertice su energia e Nato Il Cavaliere parte
in quarta. E affronta subito i grandi temi di politica estera. E lo fa con il
vecchio amico Putin. Oggi infatti il leader russo, primo a congratularsi con
Berlusconi per la vittoria alle legislative, sarà in Sardegna ospite di Villa
Certosa. E i temi che i due affronteranno saranno molti. Dai rapporti tra
Russia e blocco occidentale ai problemi energetici. Si
parlerà anche di Alitalia
che in queste ore vede il ritorno di interesse da parte della russa Aeroflot.
Uscendo, come nel suo stile, dal cerimoniale, Berlusconi fa. A dispetto dei
risolini di certa stampa e delle critiche, spesso invidiose, di tanti politici
di sinistra. Infatti, nonostante i modi a volte forse poco consueti nei
contesti internazionali, Silvio Berlusconi è riuscito sempre a coniugare
dialogo e interessi nazionali riscuotendo successi e stima tra i leader
mondiali. E si può partire da quanto ottenuto in quel disgraziato G8 di Genova
nel 2001 alla ormai famosa stretta di mano tra Bush e Putin al vertice Nato di
Pratica di Mare nel novembre 2002. Battute e scherzi sono l'arma vincente della
diplomazia berlusconiana. Per due giorni così Villa Certosa a Porto Rotondo
sarà al centro dell'interesse degli osservatori internazionali. Berlusconi e
Putin avranno modo di partecipare anche all'esercitazione anticendio che si sta
svolgendo in questi giorni e vede la presenza di oltre 500 uomini di Italia,
Francia, Grecia, Portogallo e Spagna, in quella che è stata battezzata
operazione "Five 5". E alla quale è stato invitato anche il capo
della Protezione civile russa. Putin sarà reduce da un incontro con Abu Mazen
che ha visto proprio ieri a Mosca e sicuramente si confronterà con l'amico Silvio
sul Medio Oriente. Il Cavaliere tra le prime visite all'estero ha in programma
quella in Israele e avere una visione condivisa con Mosca sulle questioni in
quell'area: dal Libano all'Iran, è un grande passo avanti per la diplomazia
italiana e non solo. Berlusconi rassicurerà Putin sulla posizione italiana sia
per l'allargamento a Est della Nato che per il Kosovo, ferita aperta con
l'Unione europea. Il premier in pectore del resto conta sui buoni rapporti con
Parigi, un cambio di rotta anche rispetto al suo precedente mandato. L'asse con
Sarkozy e i buoni rapporti con Putin sono una garanzia soprattutto rispetto ai
problemi energetici. E il premier russo arriverà in Sardegna direttamente da
Tripoli dove con il colonnello Gheddafi avrà parlato di vendita di armamenti ma
soprattutto di energia. Ma la due giorni con Putin potrebbe rivelare anche un
colpo a sorpresa del Cavaliere. Berlusconi potrebbe far dialogare, al suo
telefono, l'ospite Putin con Bush visto che quindici giorni fa, nell'incontro,
freddino, a Soci sul Mar Nero non hanno chiarito molto. E invece proprio il
leader del Popolo della Libertà può appianare le asprezze di quello scudo anti
missile che tanto inquieta Mosca. E dalla Casa Bianca non vedono l'ora di
tornare a collaborare con Silvio. L'ha confermato anche l'ambasciatore Usa in
Italia Ronald Spogli: "Vediamo con grande entusiasmo la prospettiva di
tornare a lavorare con il prossimo governo". Grande amico di George
W.Bush, Berlusconi non troverà difficile entrare in sintonia con il suo/sua successore.
Chiunque sia. Perché in fondo il Cavaliere si è dimostrato, in politica estera,
un gran Richeliu.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Riflettando ancora
sul risultato delle elezioni, trovo che sia stata confermata la regola secondo
cui in Italia i politici che entrano nel Palazzo perdono il contatto con la
realtà. Era accaduto in parte anche con il governo Berlusconi nel 2001-2006
quando il governo tardò a prendere piena coscienza di alcuni problemi che
invece erano molto sentiti dalla gente (ed esempio il caro euro), ma con il
governo Prodi questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti. La
sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce dall'incapacità di capire il
Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato inebriare dalla presidenza della
Camera e in campagna elettorale ha descritto un'Italia che non c'era. Non ha
capito l'esperazione degli abitanti delle zone popolari per l'immigrazione
incontrollata e l'aumento della criminalità e anziché proporre correttivi in tv
diceva che bisognava allargare ulteriormente le maglie e mostrarsi ancor più
accoglienti, senza distinguere tra italiani poveri e immigrati appena arrivati
nella concessione delle case popolari (ne abbiamo parlato su questo blog). Nel
commentare la sconfitta ha detto di aver commesso un grave errore: quello di
non essere andato di fronte ai cancelli delle grandi fabbriche, dimostrando una
volta di più il senso della propria estraneità dal tessuto produttivo: le
grandi fabbriche erano una realtà degli anni Sessanta-Settanta non quella di
oggi. E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito in un'impresa senza precedenti. Mentre
in tutto il mondo i verdi resistono e spesso guadagnano consensi in Italia sono
spariti in appena due anni. E la ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del
problemi reali della gente (inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio),
Pecoraro ha fatto una campagna demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i
comunisti è passato il peggior messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola
divagazione: in questo contesto devo dire che anche la stampa si è mostrata
troppo "palazzo dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai
risultati. Quasi nessuno dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il
trionfo della Lega, né il tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di
Di Pietro. Quanti articoli sono stati pubblicati per spiegare in campagna elettorale
il disagio del nord, soprattutto nelle province venete e lombarde? Pochi, in
compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara, che poi ha ottenuto lo
0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se vogliamo raccontare davvero
l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche del Palazzo e della politica
romana: noi giornalisti abbiamo imparato la lezione? Tornando al dopo elezioni,
ora gli occhi sono puntati sul nuovo governo e mi chiedo: vista l'ampia
maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi riusciranno a gestire il Paese senza
perdere il contatto con il Paese, come peraltro avviene in molti altri Paesi?
Zapatero è appena stato rieletto, la Merkel è più che mai favorita, Blair
ottenne tre mandati consecutivi, Chirac e Schroeder due. Perché all'estero è
possibile e in Italia no? Il mal di Palazzo è guaribile? Scritto in democrazia,
Italia Commenti ( 3 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa
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15Apr 08 Vince il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita? Ha vinto il
centrodestra, ma in prospettiva il risultato più significativo mi sembra il
travolgente successo della Lega in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove
ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre
le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il
doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di questa affermazione
che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E' solo un voto di
protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia il primo segnale
di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine settimana sia
cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e lungimiranza,
potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in due o tre
blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori scatenanti. Primo,
la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti abitanti del nord il
sentimento di una divisione civica ormai incolmabile. Quello spettacolo
indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima volta non è scattata
la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del nord ha accettato di
smaltire la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito
con un gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che
quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a
rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in
questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima
volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una
soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che
è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui
l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però
creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di
sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera
aspettative destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato
risolva problemi concreti come quelli economici, sulla sicurezza e
sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli strumenti per
gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i
cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna) reagiranno
rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza, quelle locali.
Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica accentueranno questi
meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento
dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in democrazia, Italia
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questo articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di "Repubblica". La
Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente
sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme
della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque
meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di
giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da
maestrina. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio
mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la
sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni
della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito
trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al
Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di
quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro,
senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione
generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro
ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival
internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui
partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più
da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di
Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco
Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo
con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor
di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò,
con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il
mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con
questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri
ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo.
Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone,
editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la
nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche
acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati
con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare
ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti?
La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e
spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo
del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono
trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata
la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa,
appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché
adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500
persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro.
Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora
una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il
"giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così
diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente,
per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il
Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore.
Scritto in giornalismo Commenti ( 28 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.14 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la
campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il
numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se
dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei
indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma
sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può
essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più
che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti
abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare
sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene
Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo
costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce
Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il
governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine
invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta
la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il
voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che
più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di
fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog.
Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle
dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti.
Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 27 ) " (2 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e
Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia
intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal
premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in
Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito
islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli
stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di
Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque
critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di
imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle
democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai
matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia
"sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti
dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione
Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna
rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un
Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione,
come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste,
immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare
Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama,
che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho
tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali
e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet.
Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire
chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei
Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di
apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come
ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e
sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli
atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe
uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità.
Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il
boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e
rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono
cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto
ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il
passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto
in cina Commenti ( 26 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato
all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post
e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li
ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso
onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post,
argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato
modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati
gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei
paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero
fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci
contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 147 ) " (7 voti, il voto
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto
marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France
si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso
proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà
sfruttare gli slot Alitalia
inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a
decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di
Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità
limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti (
32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il
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articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi
piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario,
capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare
e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
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28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
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Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di
Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (16)
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una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette
milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i
giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la
destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia
centrale - 1 Emails Ultime discussioni Mefisto: Da Wikipedia. Nella lingua e
nella cultura italiana, il termine terrone è una espressione utilizzata...
Emanuel: Mefisto tu "terrone" lo vai a dire a tuo fratello! Chiaro?
CHIARO?!? Stupido! Marcello per... Rodolfo de Trent: Ma com'è che il Blog del
Giornale non si adegua mai nei tempi normali al cambiamento... Rodolfo de
Trent: Entrare in un letamaio ed uscirne profumati è impossibile. Mi sono
sempre chiesto se per diventare... Damy: Credo ognuno di noi ha diritto di
difendersi dagli invasori;la lega difende dai ladri di Roma centrale.. certo...
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( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 Berlusconi: "Presto misure impopolari" Voci di un incontro
segreto con Veltroni di Redazione L'indiscrezione è emersa da ambienti
parlamentari ma è stata smentita da Bonaiuti e Bettini. Al centro dell'incontro
, che sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, il nodo Alitalia e il commissario Ue. Il
Cavaliere agli alleati: "Ci saranno momenti difficili e servirà un forte
rinnovamento" Roma - "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte
rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di
impopolarità". Silvio Berlusconi, al termine del vertice con i leader
di Pdl, Lega e Mpa a Palazzo Grazioli non nasconde le difficoltà insite nella
nuova esperienza di governo che attende la coalizione di centrodestra dopo la
vittoria alle ultime elezioni politiche. Poi, in serata, incontra il leader del
Pd, Walter Veltroni, per parlare del'affaire Alitalia
e del commissario Ue. L'incontro (segreto) con Veltroni Voci di un incontro
segretissimo tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi ed il leader del Pd Walter
Veltroni sono circolate con insistenza in tarda serata. L'indiscrezione è
emersa da ambienti parlamentari ma è stata smentita dal portavoce del
Cavaliere, Paolo Bonaiuti. "Ma quale incontro, ma quando, ma dove?",
ha detto al telefono Bonaiuti. "Non c'è stato nessun incontro - ha
aggiunto il portavoce - tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni e non riesco a
capire neacnhe come sia nata questa voce". Dura smentita anche dal
oordinatore del Pd Goffredo Bettini: "Di solito Veltroni mi informa se
avvengono questi incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l'incontro
non ci sia stato". Nonostante la smentita dei due portavoce e
l'impossibilità di verificare l'indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in
alcuni ambienti parlamentari si è insistito sul fatto che i due leader si siano
effettivamente incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi
ambienti, sarebbe avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta
da Berlusconi all'uditorium della tecnica, all'Eur. Sempre secondo le voci
raccolte, l'incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, e vi avrebbe
partecipato anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini. La squadra
di governo "Mi sono spinto già troppo avanti sui nomi - spiega il
Cavaliere - la Costituzione italiana prevede che sia il Capo dello Stato a
nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio: io non sono
ancora presidente del Consiglio". Berlusconi ha solo confermato che
nell'esecutivo "ci saranno quattro donne". Berlusconi si mostra
favorevole all'ipotesi che coloro che ricopriranno incarichi di governo nel suo
prossimo esecutivo si dimettano da senatore o da deputato. "Ci sono
diverse opportunità a questo riguardo per permettere ad alcuni candidati che
non sono stati eletti" di entrare in parlamento. Per il Cavaliere non sarà
"un'imposizione tassativa, ma il suggerimento di una possibilità per chi
fa parte del governo in modo da dare anche ad altri la possibilità di
entrare". "Se in qualche materia c'è qualcuno di particolarmente
esperto - rivela il Cavaliere - anche se non strettamente parte del nostro
schieramento, non avremmo nessuna difficoltà ad averlo con noi".
Attuazione del programma "Il cantiere per lo stretto del Ponte di Messina
può riaprire in fretta. Ho cominciato a interessarmi al dossier - rivela
Berlusconi - già da stanotte e non lo avevo fatto prima solo per questioni
scaramantiche". A chi gli chiede se siano vere le voci che parlano di un
suo interim per i primi mesi di governo alla Farnesina, Berlusconi si limita a
rispondere che "il presidente del Consiglio è un protagonista della politica
estera. Ci siamo trovati benissimo io e Gianfranco Fini - ricorda - e lavorando
insieme abbiamo aumentato la credibilità e il rispetto per il nostro Paese. Già
in questi giorni i colleghi hanno assistito alle numerose telefonate che mi
sono state rivolte da capi di stato e premier internazionali. Credo di aver
fissato già un ventina di incontri". L'Italia rivedrà le regole di
ingaggio del proprio contingente impegnato in Libano con le forze
multinazionali. "Ho sentito il presidente del Libano - fa sapere il leader
del Pdl -. Ho garantito continuità e attenzione alla situazione del Libano e il
nostro sostegno alla democrazia di quel Paese con responsabilità. Riesamineremo
le regole di ingaggio delle nostre forze armate per la situazione dei nostri militari,
abbastanza particolare, ovvero che non hanno possibilità di reazione davanti ai
fatti in cui si trovano". Roma, appello a elettori Udc e Destra "Per
noi è importante avere la guida della capitale, perché non crediamo che la
parte politica che ha causato il male possa essere protagonista della
guarigione e sappiamo che cambierebbe il sindaco ma la squadra sarebbe la
stessa". Berlusconi lancia un appello al 'voto utile' al ballottaggio
rivolgendosi direttamente agli elettori di Udc e Destra: "non potranno
consentire il prevalere della sinistra" nel ballottaggio al Comune di Roma
e in quello per la Provincia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nuoro e Marghine
Pagina 5024 Macomer. Maninchedda sull'alleanza civica con il centrodestra:
"Patto sui programmi" Prende slancio la coalizione anti-Mura
Macomer.. Maninchedda sull'alleanza civica con il centrodestra: "Patto sui
programmi" Premiati alle politiche i partiti della lista di Riccardo Uda
--> Premiati alle politiche i partiti della lista di Riccardo Uda Parte la
campagna elettorale per le comunali e la sfida alla Giunta di centrosinistra.
Chiuse le urne delle politiche, la campagna elettorale continua a Macomer in
vista delle amministrative del prossimo giugno. Tanto che la coalizione che si
candida in alternativa all'attuale maggioranza guidata dal sindaco Marco Mura,
gioca d'anticipo aprendo ufficialmente le ostilità con una conferenza stampa
supportata proprio dall'analisi degli ultimi risultati elettorali che sancisce
anche una tappa del percorso, iniziato tre anni fa, per mettere insieme forze
di centrodestra e di centrosinistra che candidano alla carica di primo
cittadino l'avvocato Riccardo Uda, già esponente dei Ds, oggi capogruppo in
Provincia di Sardegna e libertà. La coalizione mette inoltre insieme Alleanza
nazionale e Forza Italia, Udc, socialisti, Psd'az e una nutrita schiera di
indipendenti che provengono da esperienze diversificate nel panorama politico e
civile. OLTRE I PARTITI Lista di centrodestra, con un candidato sindaco di
centrosinistra? "Neanche a parlarne - affermano all'unisono i
rappresentanti dei gruppi politici che si avvicendano nel commentare i
rispettivi successi alle urne a Macomer - si tratta di una lista civica di
programma nata dall'esigenza di incidere su una città che ha bisogno di cambiamento".
L'espressione "lista di programma" è del consigliere regionale Paolo
Maninchedda reduce dalla campagna elettorale che lo vedeva capolista al Senato
per il Psd'az e che ha portato i Quattro mori, insieme al consigliere
provinciale Gianfranco Congiu candidato alla Camera, a essere la terza forza a
Macomer. OTTIMISMO "Sommando il consenso ottenuto da tutti i gruppi che
andranno insieme alla competizione per le comunali - è il commento di
Maninchedda- si trae un giudizio lusinghiero sul progetto politico che stiamo
costruendo e che nasce da idee chiare: democrazia dal basso, legalità,
trasparenza e meritocrazia". Al di là della genesi del progetto il recente
successo elettorale delle singole liste che si presenteranno insieme al voto
amministrativo è per Maninchedda, soprattutto di carattere politico. "Da
questa esperienza è partita l'unica riflessione che ruota attorno al caso
Legler che non fosse di semplice tamponamento del disagio sociale. Abbiamo
avuto la capacità - sostiene il consigliere regionale - di essere propositivi
indicando un'alternativa imprenditoriale seria che potrebbe scongiurare la
chiusura. Siamo inoltre riusciti a far comprendere l'equazione che sta nei
numeri di questa crisi: il caso Legler sta alla Sardegna
come quello Alitalia sta alla
nazione e in quanto tale merita un posto di rilievo nell'agenda della politica
sarda. L'elettorato ci premia anche per questo - aggiunge Maninchedda- e sulla
strada indicata per scongiurare la chiusura, oggi registriamo l'attenzione del
presidente Soru mentre lamentiamo la pigrizia della Sfirs". I
PROGRAMMI "Ci siamo uniti - aggiunge il candidato sindaco Riccardo Uda -
per costruire e non contro qualcuno: l'elemento di coesione della coalizione è
la voglia di intervenire sui gravi problemi che affliggono la città". Un
punto di partenza che il rappresentante di Forza Italia Giovanni Biccai
rafforza con una considerazione sul metodo: "Stiamo sperimentando a
Macomer un nuovo modo di realizzare il confronto politico che guarda alle reali
esigenze dei cittadini". Fra qualche anticipazione dei temi del programma
è ancora Maninchedda a sintetizzare spirito e intenzioni dell'esperienza
politica: "Riteniamo che oggi Macomer sia la città della solitudine e
delle persone che vengono abbandonate, ci candidiamo perchè diventi la città
della solidarietà mantenendo con i nostri competitori politici il rapporto di
correttezza fra persone che si dividono esclusivamente per la diversità della
reciproca proposta politica". LUCA CONTINI.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Berlusconi
annuncia "misure impopolari" "Il federalismo fiscale verra' fatto
e sara' solidale" Roma, 17 apr. - "Ci saranno momenti difficili e
servirà un forte rinnovamento per fare quelle riforme necessarie al Paese.
Alcune di queste avranno anche caratteri di impopolarita'", in conferenza
stampa da via del Plebiscito Berlusconi annuncia la possibilita' che il suo
Governo possa assumere decisioni "impopolari", per risanare la
situazione economica. La lista dei ministri serta ancora top secret Ma il Cav
ha garantito che il "programma è stato largamente condiviso con Umberto Bossi
e la Lega", precisando che "il federalismo fiscale verrà fatto"
e che sarà "solidale: Non ci sara' una regione italiana che sarà
penalizzata". Berlusconi ha fatto sapere che, per la
vicenda Alitalia,
incontrerà oggi Bruno Ermolli e Gianni Letta, dopo aver già coniato uno slogan:
'Amo l'Italia, volo Alitalia'. Sul destino della compagnia può anche esserci un ritorno alla
"primitiva soluzione": un grande gruppo internazionale Alitalia-Klm-Air France. Per
quanto riguarda la squadra di tecnici: "Se in qualche materia c'è qualcuno
di particolarmente esperto, anche se non strettamente parte del nostro
schieramento, non avremmo nessuna difficolta' ad averlo con noi". Sul
ruolo della Bce serve "un ampliamento delle funzioni, con decisione corale,
al di la' della funzione di controllo dell'inflazione". Berlusconi
suggerirà ai suoi ministri di dimettersi da parlamentari per lasciare posto a
candidati che si ritenevano 'sicuri' e che invece non sono stati eletti.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Tempi duri ora
misure impopolari" MARIA PAOLA MILANESIO Roma. È sintetico il futuro capo
di governo Silvio Berlusconi: "Si tratterà di tagli di enti, dei privilegi
e delle spese inutili nella pubblica amministrazione". Insomma, il futuro
sarà costellato anche da misure impopolari, che il Cavaliere non intende
tuttavia anticipare. Prima vanno controllati i conti e proprio per questo a
giugno si insedierà una due diligence, con il compito di definire
"l'effettiva situazione dei conti pubblici lasciata dalla sinistra".
"I cittadini devono sapere come stanno le cose", annuncia Berlusconi
dagli schermi di Canale 5, lasciando presagire tempi difficili. Ma per gli
interventi concreti - siano i tagli, o il Ponte di Messina, l'emergenza
rifiuti, l'Alitalia - c'è tempo ancora qualche settimana. Fino a metà maggio, visto
che solo allora si riunirà il primo consiglio dei ministri del quarto governo
Berlusconi. Fatto è che, ieri, proprio l'esecutivo è stato materia di una serie
di incontri e di un vertice a Palazzo Grazioli, a cui hanno partecipato
Gianfranco Fini, Umberto Bossi e anche il neo presidente della Sicilia
Raffaele Lombardo. Nomi non se ne sono fatti e lo stesso Berlusconi - che fino
a pochi giorni fa assicurava di poter formare il governo nell'arco di una
settimana - sottolinea che saranno rispettati i tempi stabiliti dalla
Costituzione. "È il capo dello Stato a nominare i ministri su proposta del
presidente del Consiglio. Io non lo sono ancora e rispetto i tempi e i passaggi
previsti dalla Costituzione. L'organico sarà di 60 persone in tutto, di cui 12
ministri e tra questi quattro signore e un esponente del Mpa". Si
sbizzarriscano i "retroscenisti" a definire la squadra, perché da lui
non uscirà parola alcuna. Tuttavia, due punti fermi il Cavaliere ci tiene a
metterli: è stato lui, e non il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo a
chiamare al governo personalità dello schieramento politico avversario (ma
Giuliano Amato, a suo tempo, respinse l'offerta); i membri del suo governo
saranno invitati, anche se non "tassativamente", a rinunciare al
seggio parlamentare. "Per la squadra si procederà fuori dagli schemi di
logiche di partito", aggiunge Fini. Cenni di assenso da parte degli
astanti, impegnati a rimandare l'immagine di una piena sintonia. Trova posto
anche uno scambio di riconoscimenti tra Lombardo e Bossi, il primo elogiato per
il suo "successo da record", il secondo per aver aiutato con coraggio
"la presenza del Movimento in Parlamento". Come dire, siamo due facce
della stessa medaglia, non il nord contro il sud. Il Senatur si mostra
d'accordo anche su quel federalismo solidale che "non penalizzerà nessuna
regione italiana" - parola di Berlusconi - e, nello specifico, non creerà
disparità tra il Mezzogiorno e il nord. "Ci siamo impegnati per fare le
riforme e le faremo", dice il leader leghista. E Berlusconi imprime il
doppio sigillo: "Il Sud fa parte delle nostre sette missioni. Garantisco
che il nostro programma è stato largamente condiviso da Bossi". Chiuso il
capitolo di politica interna - con l'auspicio dei leader che il Pdl riesca a
conquistare anche Roma -, Berlusconi si lancia sui temi internazionali,
suscitando subito qualche polemica nel Pd. "Ho parlato con il presidente
del Libano e ho garantito la continuità della nostra missione. Ma esamineremo
attentamente le regole di ingaggio dei nostri soldati, che si trovano in una
situazione abbastanza particolare perché non possono reagire in determinate
circostanze", fa sapere. Replica secca del ministro della Difesa Artuto
Parisi: "In Libano non ci sono regole d'ingaggio distinte per i soldati
italiani, ma regole che valgono per tutta la missione Unifil, che è dell'Onu. È
lì che il problema andrebbe se mai posto e ridefinito". Da rivedere,
"con decisione corale", anche i compiti della Bce, per la quale il
futuro premier pensa a "un ampliamento delle funzioni, al di là del controllo
dell'inflazione".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Con l'amico Putin
stasera a cena poi toccherà a Bush Roma. Un'amicizia ormai cementata quella tra
Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Tanti i vertici internazionali a cui hanno
entrambi partecipato, ma tante anche le visite private. Come quella che
"l'amico Vladimir", che dal 7 maggio lascerà il Cremlino per assumere
la carica di premier della Federazione russa, farà oggi e domani al trionfatore
delle elezioni italiane a villa "La Certosa", residenza sarda del
Cavaliere. L'annuncio, in realtà una conferma ufficiale, arriva nel corso della
conferenza stampa di ieri. Inevitabili le domande sui temi dell'informale
faccia a faccia, ma il leader del Pdl, richiesto di
precisare se si parlerà anche di Alitalia (Aeroflot, il vettore russo qualche mese fa si era detto interessato
alla compagnia italiana) risponde che "l'agenda non è fissata, sarà un
incontro tranquillo...". Peraltro, come si diceva all'inizio, alla
"Certosa" Putin è già stato ospite con la famiglia nell'agosto del
2003. Stavolta ci torna alla vigilia del nuovo incarico che sta per
assumere ed accompagnato da molti gossip per una presunta love story con la
campionessa di ginnastica (ora approdata alla Duma) Alina Kabaeva. Se è
difficile immaginare che i due leader non dedichino un po' di tempo al dossier Alitalia, è addirittura impossibile che tra loro non si
parli di energia: tra l'Eni e il gigante russo Gazprom vi sarebbero infatti
accordi in itinere per scambi di asset su progetti italiani in Libia e su
giacimenti russi in Siberia. Se la cena con quello che era e resta l'uomo forte
di Mosca è già fissata, resta da trovare posto in agenda per un'altra, quella
con il presidente Usa George W. Bush. È ancora una volta lo stesso Berlusconi
ad annunciarlo riferendo della telefonata con lo studio ovale della Casa
Bianca. Nessuna data certa ancora, se non che stavoltà toccherà al futuro
premier italiano recarsi a Washington.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue
la partita sul futuro di alitalia Berlusconi agita la carta Putin-Aeroflot
(segue dalla prima pagina) Una soluzione per sciogliere il contenzioso su Alitalia è pronta da
tempo: come anticipato la scorsa settimana, la prima novità potrebbe riguardare
la governance. Il vettore transalpino potrebbe regalare ad Alitalia un consigliere
in più nel consiglio di amministrazione, rispetto a quello già promesso all'esecutivo di
centrosinistra. Ma il secondo punto su cui Spinetta è disposto a rivedere i
suoi piani è invece recente, è frutto del risultato delle elezioni,
segnatamente del boom della Lega, e di una novità enorme come l'Expo 2015 che
Milano ha conquistato per sé. I francesi vogliono buttare sul piatto due novità
importanti su Malpensa. Dopo le aperture già fatte al tavolo con i sindacati
sulla sopravvivenza del cargo e sugli esuberi, il numero uno di AirFrance è
pronto a cedere i diritti di volo dell'aeroporto varesino e ad aprire nuove
rotte intercontinentali, ad esempio verso la Cina e l'India. Difficile dire se
questo accontenterà il Carroccio, ma certamente la rinuncia in particolare al
diritto di prelazione di cui godono i franco-olandesi sulle tratte di Malpensa,
spalancherebbe alla Sea le porte per far entrare le numerose compagnie aeree
che fanno la fila da tempo per accaparrarsi i diritti di volo. Sarebbe la
perfetta soluzione extragiudiziale di cui parla l'amministratore delegato di
Sea, Giuseppe Bonomi, per ritirare la causa contro la compagnia di bandiera. E
rilanciare l'aeroporto. Nel frattempo, per rendere la partita un po' più
elettrizzante, Berlusconi ha esternato una dozzina di volte su Alitalia in due giorni, mettendo in piedi quattro diverse
ipotesi. E coniando, da decano del marketing, lo slogan "io amo l'Italia e
volo Alitalia". Il leader Pdl ha parlato del
dossier con Gianni Letta e Bruno Ermolli. E oggi è previsto l'incontro privato
a Villa Certosa, in Sardegna, con il presidente russo Vladimir Putin: i due
dovrebbero discutere di un'ipotesi di rientro in gara di Aeroflot. Un'altra
ipotesi che si starebbe vagliando in questi giorni a Palazzo Grazioli è quella
di nuove alleanze con Lufthansa. Quanto alla cordata italiana, il Cav ha
ribadito ieri che "molti imprenditori si sono fatti avanti" e che si
tratta di "un'offerta senza possibilità di ritorno all'indietro" che
consente al leader del Popolo delle Libertà di dire che prevede una soluzione
"entro un mese da oggi". Berlusconi ha ricordato che questa squadra
di imprenditori è appoggiata "da una società che ha il giusto know how nel
trasporto aereo", cioè Air One e "da un importante istituto bancario
a livello nazionale", non difficile da indovinare, probabilmente
IntesaSanPaolo. Infine, in merito ad AirFrance-Klm, il Cav ha avanzato
l'ipotesi di "tornare alla primitiva soluzione e cioè la formazione di un
grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre compagnie aeree".
E sulla partita si è espresso anche il Carroccio, ieri. Roberto Maroni ha detto
che bisogna fare "tutto quello che serve per evitare il fallimento Alitalia" e anche "per rilanciare Malpensa".
Il che sembrerebbe regalare un vantaggio, al momento, ai francesi. Che hanno
intenzione di rilanciare sull'aeroporto varesino ma che hanno soprattutto un
vantaggio enorme sugli altri competitor: i tempi. A quanto si apprende Aristide
Police, neopresidente di Alitalia, e i consiglieri
della compagnia di bandiera non hanno alcuna intenzione di subire ricadute
penali, sulla vicenda, di rischiare l'accusa di "mancato fallimento"
per aspettare l'ultimo centesimo rimasto in cassa. Alla Magliana restano poche
settimane per scongiurare il fallimento o il commissariamento. Gli avversari di
AirFrance-Klm, come AirOne o Lufthansa o Aeroflot, avrebbero bisogno (il patron
di AirOne, Toto, lo ha detto chiaro e tondo) di una due diligence sui conti per
riformulare un'offerta. E questo significherebbe dare la spinta decisiva ad Alitalia verso il baratro. Sarebbe dunque davvero
paradossale, commentava ieri una fonte sindacale, se Berlusconi rischiasse il
commissariamento o il fallimento - con le pesanti ricadute occupazionali del
caso - in nome dell'italianità della compagnia di bandiera, e finisse per
regalarla, invece che ai francesi, ai russi o ai tedeschi.
( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Gio, 17 Apr
2008 Edizione 75 del 17-04-2008 E' anche della legge elettorale il merito di aver
semplificato la politica La clamorosa rivincita del "Porcellum" di
Maurizio Bonanni Grazie Walter (Veltroni)! Il miracolo l'ha fatto lui. Quale,
direte voi? Bene, scorrete le liste dei partiti che hanno superato le varie
soglie di sbarramento per Camera e Senato e vi accorgerete che il brutto
anatroccolo della legge elettorale vigente si è tramutato nel bel principe
della semplificazione del quadro politico italiano. Come dire: la più racchia
del paesello che sposa l'emiro più ricco del mondo e senza la concorrenza
delle... concubine! Certo, Berlusconi non è stato da meno. Una coppia di killer
perfetti, direi. Con una piccola ma letale differenza: il Cavaliere ha
ri-conquistato il potere, Walter "L'americano" l'ha perso e, per lui,
si profila un purgatorio non breve all'opposizione. Anche se dovesse avere la
fortuna di ricontare i voti ben prima della scadenza della prossima
Legislatura, grazie all'approvazione della riforma "bypartisan" delle
comuni regole del gioco, tra le quali una nuova legge elettorale è di
importanza fondamentale. Ma, innanzitutto, ha ragione Berlusconi a parlare di
"Terza Repubblica". Finito l'estenuante ricatto dei partitini.
Svanito l'incubo dei veti incrociati e delle posizioni di rendita. Se
"inciucio" c'è stato (più che altro, io parlerei di "patto di
ferro" tra i leader dei due maggiori partiti), mai scommessa politica fu
più illuminata ed avveniristica. "L'andare da soli" dell'uno ha
coinciso con la stretta finale sugli alleati di centro-destra operata da
Berlusconi, che ha fatto sì che An confluisse di corsa nel nuovo soggetto
politico (onore anche a Fini, in questo senso, anche se dovrebbe istruire il
suo portavoce a parlare meno in televisione!) e che Casini, ebbro di certezze
cattoliche sull'appoggio delle gerarchie, si sfilasse per una corsa solitaria
che, oggi, lo vede come un pugile suonato, prenderle da destra e da sinistra.
Davvero una formazione di centro, la cui naturale collocazione è nell'attuale
maggioranza, potrà starsene in disparte facendo la così detta "opposizione
costruttiva"? Come dice Casini, il "porcellum" ha funzionato
come una legge elettorale alla tedesca, senza esserlo veramente (almeno nel
nome. Ma non conta la sostanza, in certe cose?). Gli elettori, però, in
definitiva, l'hanno usato benissimo il "porcellum", scardinando la
"casta" con decisioni secche, taglienti come lame di coltelli. Una
sforbiciata di qua, un terremoto di là. Già, come tutti sottolineano c'è stato
quello che io definisco "il crollo delle mura faustine" (da Fausto
Bertinotti), con la scomparsa della falce e martello dal Parlamento, ma anche
dei simboli del socialismo storico. E, udite, udite, pare che (anzi è
"certo") molto del dilagante successo leghista sia proprio dovuto
all'abbandono dell'Arcobaleno e similaria da parte della classe operaia,
soprattutto padana. Chiaro avvertimento a Walter: vedi di spicciarti a proporre
qualcosa di sinistra per risolvere la "questione del Nord". Certo,
nei giorni seguenti questo fenomeno dovrà essere attentamente valutato. Da
quelli come De Rita che, con grande intelligenza, ne avevano preconizzato da
tempo l'esito attuale. Si tratta di un fenomeno irreversibile? Sì, secondo me è
così. Tutti abbiamo capito benissimo che non sarà mai più l'ideologia a cavarci
fuori dai guai, ma l'economia globalizzata, se saremmo capaci di stare dentro
il grande gioco. Piuttosto: "quel voto" confluito dall'ala della
sinistra estrema al bacino leghista non punta "anche" al superamento
del capitalismo "familistico" italiano? Malpensa e l'Expo 2015 sono
due facce della stessa medaglia. La causa miliardaria
intentata ad Alitalia-Air
France dalla società che gestisce l'aeroporto milanese e la vittoria clamorosa
della lobby lombarda, nell'aggiudicare l'Expo all'Italia ed a Milano sono un
segno della vivacità e della voglia immense di fare da sé, recuperando
importanti risorse prodotte dall'economia padana e del Nord-Est, che
oggi vanno a confluire nei mille rivoli sterili della redistribuzione fiscale a
favore delle regioni del Mezzogiorno. E qui, Berlusconi dovrà giocare un'accorta
politica del bilancino, controbilanciando le tendenze "centrifughe"
di Bossi, con quelle più genuinamente "centripede", stataliste ed
unitarie di An. Il nuovo giro di giostra degli incarichi-chiave di governo ed
istituzionali, pertanto, potrà ben prevedere un posto da ministro per Fini
all'Interno, mentre alla Lega non potrà che andare, come contrappeso,
l'Economia (Tremonti), per la riforma fiscale in senso federale e la presidenza
della Camera, per sovrintendere al più alto livello istituzionale al percorso
della già richiamata in vita "Bicamerale". Facendo, stavolta, molto
sul serio, perché il Paese non ha più tempo da perdere. Infine, un suggerimento
a Cossiga: Presidente, per cortesia, non incominciamo con la solita storia che
una mancanza parlamentare dell'estrema sinistra favorirebbe la re-insorgenza
del terrorismo brigatista. Scusi, ma gli omicidi di d'Antona, Biagi, etc.
operati dalle colonne brigatiste sopravvissute e ricostruite non sono avvenuti,
per caso, quando il Parlamento abbondava dei simboli della storica falce e
martello? Ma, di tutto questo e di molte altre cose, mie cari lettori,
discuteremo alla prossima puntata.
( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
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Oggi è Gio, 17 Apr
2008 Edizione 75 del 17-04-2008 ALITALIA / 2 Rispunta
l'ipotesi Air France Confalonieri fuori dalla cordata Silvio Berlusconi
potrebbe recuperare, tra le soluzioni per Alitalia "un'altra possibilità, quella di tornare alla primitiva
soluzione di cui credevo si discutesse: la formazione di un grande gruppo
internazionale con pari dignità tra tre compagnie". E, senza citare
Air France-Klm, ha detto: "Se si andasse in quella direzione con la
compagnia di bandiera che resta compagnia di bandiera...". Berlusconi ha
puntualizzato che ieri aveva in agenda un incontro con il consulente Bruno
Ermolli che, infatti, non era presente all'assemblea degli azionisti di
Mediaset dove Fedele Confalonieri, ha escluso ogni possibile coinvolgimento
nella cordata neppure se a chiederlo fosse Silvio Berlusconi e ha liquidato
l'argomento con un laconico "neanche dipinta".
( da "Opinione, L'" del 17-04-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')
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Oggi è Gio, 17 Apr
2008 Edizione 75 del 17-04-2008 ALITALIA / 1 Fra i temi di
Berlusconi e Putin non ci sarà il "rientro Aeroflot" La portavoce di
Aeroflot Irina Danenberg non ha voluto commentare l'eventualità che la
questione Alitalia venga
menzionata nei colloqui che il presidente russo Vladimir Putin avrà in Sardegna
oggi e domani col presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi.
"Non sappiamo di cosa parleranno, non siamo indovini". Ma i giornali
russi, in primo luogo quello in lingua inglese Moscow Times giudicano poco
probabile che l'argomento sia in agenda. Aeroflot ha continuato a dirsi
disponibile a una riapertura del dialogo se ci sarà un preciso invito italiano
e se le proposte saranno interessanti, ma nel 2007 si era ritirata dalla gara
per l'acquisizione di Alitalia giudicando eccessive le
richieste italiane.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Alitalia Con la cordata italiana in pista anche
Aeroflot? Alitalia --> ROMA "Amo l'Italia,
volo Alitalia": Silvio Berlusconi conia un nuovo
slogan ancora prima di aver scelto se procedere sulla strada della
privatizzazione "made in France" o puntare tutto sugli imprenditori
italiani. Il Cavaliere non esclude infatti, per il secondo giorno di fila, la
possibilità che vi sia qualche margine per chiudere la trattativa con Parigi.
Ma fa un passo in più e fissa paletti certi: sì ad Air France, ma a patto che
vi sia pari dignità tra i vettori. In caso contrario, avanti tutta con la
cordata italiana, che sarebbe già stata definita nei dettagli. E con la cordata
italiana torna d'attualità il possibile ritorno in pista di Aeroflot, anche se
Berlusconi non ha confermato che oggi, durante l'incontro con Vladimir Putin,
si possa discutere anche dell'arrivo della compagnia russa. "L'agenda non
è fissata, sarà un incontro tranquillo", ha detto ieri Berlusconi.
Berlusconi assicura comunque che in questi giorni avrà incontri con quanti
nella sua squadra (da Bruno Ermolli a Gianni Letta) hanno seguito la
"pratica". Intanto, a Palazzo Chigi sale la preoccupazione. E ieri il
commissario europeo Franco Frattini, esponente di spicco del Pdl, è stato
ricevuto a Palazzo Chigi e non è escluso che il capitolo Alitalia
sia stato uno dei temi affrontati nell'incontro.
( da "Avanti!" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
SOCIALISTI FUORI DAL
PARLAMENTO / TUTTI GLI ERRORI COMPIUTI DALLA DIRIGENZA DEL PARTITO NEGLI ULTIMI
MESI Il racconto noir della Costituente 17/04/2008 "Scenderemo nel gorgo
muti", sarebbe, poetando Pavese, il caso di dire, dopo il mancato
obiettivo della elezione dei socialisti nel Parlamento. Un fatto storico. Né
possiamo consolarci che non c'è nemmeno l'altra sinistra, quella di origine
comunista. Mal comune mezzo gaudio. I socialisti sono vivi e vegeti in Europa,
i comunisti sono morti e sepolti e quelli che ancora sono in vita, sono degli
zombi. La nemesi storica li ha colpiti in ritardo, almeno di vent'anni.
Avrebbero dovuto capire, già da tempo, che non potevano più essere comunisti,
un prodotto fuori mercato, e convincersi, invece, di cambiare pelle e indossare
l'abito del socialismo riformista, lasciando alle loro spalle il passato
ingombrante e, peraltro, impresentabile. Un processo che sarebbe stato
credibile in chiave revisionista a trecentosessanta gradi. Vero è che non hanno
voluto tener conto che erano crollati i muri di Berlino e della Prima
Repubblica, e hanno continuato a fare i comunisti come se nulla fosse accaduto,
entrando, persino, nella stanza dei bottoni, cioè nel potere borghese, come se
fosse un "pranzo di gala", rinnegando, di fatto, l'ideologia a cui
hanno dato anima e corpo. Come potevano pensare, per esempio, di governare in
una economia di mercato, dichiarandosi ancora comunisti della specie dei duri e
puri? La cosa curiosa è stata la cessione dell'Alitalia. Il comunista ministro dei Trasporti è stato un sostenitore
della privatizzazione. Questa minoranza di comunisti non ha scelto la via
dell'apostasia, la stragrande maggioranza l'hanno, viceversa, scelta e hanno
dovuto cambiare casa, mettendo su un nuovo partito in condominio con gli ex Dc,
un tempo loro avversari di classe. E proprio il Partito democratico,
guidato dall'ex comunista Walter Veltroni, è stato il killer della Sinistra
Arcobaleno in cui si erano rifugiati gli ex comunisti in circolazione. Veltroni
li ha ammazzati, senza via di scampo, non facendoli superare il quattro per
cento, la soglia necessaria per avere una rappresentanza in Parlamento. Questa
medesima sorte l'ha subita il Partito socialista. Senz'altro altra pasta: i
socialisti hanno dallo loro il fatto che non sono fuori corso come conio
politico. Veltroni ha potuto fare quello che ha fatto nei confronti dei
comunisti, perché questi sono un reperto archeologico, e dei socialisti, perché
questi non hanno fatto i riformisti. Il dramma socialista è iniziato con lo
scioglimento del Psi ed è andato avanti con la diaspora durata la bellezza di
quindici anni. Fino a quando i due partiti socialisti, lo Sdi di Boselli,
schierato a sinistra, e il Nuovo Psi di De Michelis a destra, presenti in
Parlamento, non decisero di unificare le membra sparse del socialismo italiano
sull'onda della Costituente. Non poteva non essere che la Costituente degli
eguali, invece è stata organizzata nell'ottica dei figli e figliastri con a
capo Enrico Boselli, il padre-padrone. Comunque sia, la Costituente è restata
in mezzo al guado: lo Sdi è restato tale e quale come prima, con molti vizi e
poche virtù. Mentre De Michelis aveva tanto creduto al nuovo corso che impose
lo scioglimento del Nuovo Psi. Per non rompere "il giocattolo" della
Costituente, si è preferito lasciare campo libero a Boselli. A ben vedere è
stato commesso un errore che ricade su tutti. Un finto processo unitario, in
cui lo Sdi stava sopra e gli altri sotto, in un'atmosfera al cloroformio.
Un'operazione troppo grande per Boselli abituato alla gestione di un partito
con un corpo nano e senza testa pensante. Prova ne sia che, assumendosi Cicero
pro domo sua la paternità della Costituente, ha avuto un atteggiamento a
zig-zag sulla legge elettorale e sulla crisi della maggioranza. Strano a dirsi,
nella fase morente del governo è restato incollato al prodismo come una cozza
alla scoglio. Nel fuggi-fuggi dell'Unione, il capogruppo alla Camera, Roberto
Villetti, sembrava il ventriloquo del presidente del Consiglio. Per questa
mancanza di presa di distanza dal governo abbiamo pagato un prezzo salato sul
piano dei voti. Ma la spia rossa del malessere interno alla Costituente si è
accesa allorquando si è aperto il tavolo per la composizione delle liste.
Boselli ha puntato tutte le sue carte per tenersi stretta la dirigenza dello
Sdi, premiandola con una folta rappresentanza nelle teste di lista. Infatti,
sono stati paracadutati canditati in collegi per loro ignoti, con elettori
socialisti non disposti a votare per degli sconosciuti. Sono i cosiddetti
"Giovanni senza terra" e senza un voto, con la presunzione di avere
la meglio sui candidati locali. In questa composizione, il Nuovo Psi di De
Michelis è stato discriminato a favore della componente di Gavino Angius. Per
non parlare della campagna di tesseramento, chiusa di soppiatto con un
gonfiamento spropositato rispetto ai voti conseguiti. Adesso, lo Sdi non esiste
più, a maggior ragione dopo la sconfitta. Boselli si dimettesse, senza
infingimenti, e amen. Il rischio che si corre, in questa fase emergenziale, è
la scoperta del patriottismo di partito, una chiamata, fuori tempo massimo e
per questo sospetta, di "stringiamci a coorte siam pronti alla morte, l'Italia",
pardon, il socialismo "chiamò". Finora, proprio il socialismo ha
vissuto una vita grama, non utilizzato abbastanza sul lato del riformismo.
Nell'ultimo scorcio di tornata elettorale Boselli ha lanciato verso gli
elettori come specchietto delle allodole il "Patto laico", una sorta
di brioche di Maria Antonietta, invece del "Patto riformista", più
vicino alla gente in carne e ossa. In conclusione, non vorremmo che dietro il
ritrovato patriottismo di partito si nascondesse il solito vertice dello Sdi.
Dopo il dramma, la farsa. Questo è il racconto noir della Costituente
socialista.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La vendita della
compagnia I russi: "Ipotesi interessante". E Berlusconi tende la mano
ad Air France milano. Aveva partecipato alle prime fasi per la gara del 2007
insieme ad Unicredit, ma si era ritirata dopo tre mesi giudicando eccessive le
richieste per la compagnia italiana. Ora Aeroflot, la compagnia aerea russa,
potrebbe tornare alla carica per acquistare Alitalia.
A giocare a favore del clamoroso ripensamento ci sarebbero, soprattutto, i
buoni rapporti che da anni legano Silvio Berlusconi (non più dichiaratamente
contrario all'ipotesi Air France -Klm) e Vladimir Putin. "Con nuove basi
di gara, con la possibilità di una partecipazione di Aeroflot e con una
proposta - ha dichiarato all'agenzia di stampa Apcom il numero due della
compagnia di bandiera russa, Lev Koshlyakov - senza dubbio prenderemo in
considerazione l'ipotesi". "La politica non porta soldi alle
compagnie di bandiera: quello che può fare la differenza sono gli interessi
commerciali", ha aggiunto Koshlyakov, specificando che fino ad oggi non vi
sono stati contatti ufficiali a causa delle scelte del precedente governo
orientate verso un'alleanza Alitalia-Air France. la portavoce di Aeroflot, Irina Danenberg, non ha
invece voluto commentare l'eventualità che la questione Alitalia venga menzionata nei colloquio
che il presidente russo Vladimir Putin avrà in Sardegna oggi e domani con
Silvio Berlusconi: "Non sappiamo di cosa parleranno, non siamo
indovini". Ma i giornali russi,come il Moscow Times, giudicano
"poco probabile" che l'argomento sia in agenda. "Quello con
Putin sarà un incontro tranquillo, non c'è un'agenda fissata", ha risposto
Berlusconi a chi gli chiedeva se si parlerà di un possibile nuovo interesse
della compagnia aerea russa per Alitalia. In una
conferenza stampa a palazzo Grazioli, il leader della Pdl ha fatto capire di
tenere sempre in piedi, comunque, l'ipotesi di una cordata italiana,
probabilmente per avere maggiori margini di trattativa con i francesi.
"C'è anche un'altra possibilità: quella di tornare alla primitiva
soluzione - ha detto - della ricerca di un grande gruppo internazionale ma che
assicuri ad Alitalia pari dignità". Non più,
dunque, una chiusura assoluta all'ipotesi Air France, ma a patto che venga
salvaguardata al 100% l'italianità dell'azienda. "Ho coniato anche uno
slogan - ha detto il Cavaliere -, che è questo: Amo l'Italia, volo Alitalia. Malpensa? Ho sentito che Roberto Maroni è
ottimista e quindi lo siamo anche noi, perché lui ha sempre la soluzione in
tasca. Vediamo nei prossimi giorni cosa si potrà fare. Resta chiaro che con il
governo si dovrà interloquire sulla situazione economica della compagnia, e
credo che saremo interlocutori necessari per qualsiasi decisione". Parole
che sono immediatamente rimbalzate in Francia, senza provocare tuttavia
reazioni ufficiali. Air France infatti non ha voluto commentare l'apertura di
Berlusconi, mentre sulla stampa on-line si sono letti i primi commenti: La
Tribune ha definito quella di ieri "una prima porta socchiusa per Air
France-Klm". Sulla questione Alitalia è
intervenuto anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo:
"Occorre fare presto senza guardare alle ragioni di campanile. È il
momento di far sapere agli italiani dove andrà Alitalia
e che ne sarà di un patrimonio del Paese come Fiumicino. Non nascondo una certa
preoccupazione di fronte alle prime uscite del governo in pectore su queste due
grandi questioni". I timori, insomma, sembrano essersi spostati da Milano
Malpensa a Roma Fiumicino. "Ogni giorno che passa - ha aggiunto Marrazzo -
diminuisce la liquidità di Alitalia e si avvicina il
fallimento. E l'immagine di un compagnia che lascia a terra gli aerei sarebbe
un colpo durissimo per il sistema-Lazio e alla credibilità del Paese. Non dirò
mai una parola contro Malpensa, ma il mio auspicio è che il nuovo governo
dimostri con i fatti di non essere ostaggio della Lega, sapendo che noi non
rinunceremo mai all'hub di Fiumicino e alla professionalità di migliaia di
lavoratori". Ieri, intanto, i vertici di Alitalia
hanno incontrato la Consob per illustrare il difficile stato finanziario della
compagnia, che vede crediti ammontanti a 170 milioni al 31 marzo. In una nota
diffusa dopo il vertice, Alitalia ha sottolineato che
"il consiglio di amministrazione continua a monitorare costantemente l'andamento
operativo della compagnia e la situazione finanziaria e patrimoniale della
stessa e conferma l'impegno di assicurare tempestiva informativa alle preposte
autorità, Consob ed Enac, e al mercato". I rappresentanti di Alitalia hanno anche parlato dell'andamento delle trattative
con i sindacati volte "a verificare, anche a seguito delle iniziative
assunte dal governo, la possibilità di una positiva conclusione di un accordo
per la finalizzazione della trattativa con Air France-Klm". francesco
ferrari francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 17/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
INTERVISTA ALLA
SENATRICE DEL PD "Il centro sinistra ha allargato il suo consenso e in
Liguria la maggioranza che governa la Regione è legittimata" 17/04/2008
Genova. Roberta Pinotti, fino a ieri deputato e da domani senatore, per il
Partito democratico, legge il risultato elettorale e avverte: "Basta fare
i Tafazzi, qui siamo e da qui ripartiremo per la rimonta. Il Pd ha allargato il
suo consenso e in Liguria la maggioranza che governa la Regione è legittimata.
Errori? Abbiamo avuto grande coraggio e determinazione. Io rifarei quasi
tutto". Senatrice Pinotti, Berlusconi ha vinto e il centrodestra ha
prevalso anche in Liguria. "Ha ragione. Ma mi permetto di segnalare che il
Pd è cresciuto del 7,9% al Senato e del 5,4 alla Camera. Proprio in Liguria siamo
il primo partito, con circa 8 mila voti in più rispetto al Pdl, che è circa
l'1%. E alle Politiche del 2006 il partito più votato era Forza Italia. A
Genova è andata ancor meglio. Il confronto tra le due grandi forze è andato
bene. La differenza, purtroppo, l'ha fatta la Lega nord". Magra
consolazione. E quella bandierina azzurra comparsa sulla Liguria non mette in
crisi la giunta regionale di Burlando? "Direi di no. La giunta Burlando è
sostenuta da una coalizione diversa rispetto a quella che sosteneva Veltroni e
se fate i calcoli, aggiungendo gli alleati che ancora oggi giudicano valido il
patto e il programma firmato nel 2005, vedete che lo schieramento resta
maggioranza in Liguria". L'ha detto lei: la coalizione è cambiata.
"Ma il programma resta e nessuno ha fino a oggi votato contro coscienza.
Poi, scusi: la Liguria è la sesta regione in Italia in quanto a consensi del
centrosinistra dopo quelle tradizionalmente più forti. Il quadro tiene".
Un "record" del tutto inutile. "Sarebbe stato inutile anche se
avessimo vinto in Liguria. Quei due senatori in più non avrebbero cambiato
l'esito delle elezioni. Che purtroppo sono state vinte e con un margine
consistente dalle liste di Berlusconi. Siamo amareggiati, da questo, anche
perché c'era una grande fiducia e un grande ottimismo. Questi ingredienti li
terremo, abbiamo molti giovani, energie. Rimonteremo". Rimontare con la
prospettiva che Berlusconi governi ininterrottamente per cinque anni? "La
nostra ripresa dipenderà da ciò che riusciremo a fare noi. Alle nuove proposte
che sapremo produrre, alle contro-proposte rispetto a quelle del governo. Con
il giorno per giorno dimostrando la nostra preparazione. Smettiamola di fare i
Tafazzi e riprendiamo a camminare per vincere". Con il "governo
ombra" simile a quello di Occhetto del 1989... "Oppure a quello di
tradizione anglosassone che ha permesso a molte opposizioni di trasformarsi in
forze di governo. Avremo un interlocutore preciso su ogni tema. Ci
riusciremo". I partiti. La Russa dice che il vostro divorzio dall'Arcobaleno
è stato solo tattico: "con loro avreste preso ancora meno". "Non
è stata tattica, è stata strategia. Non un giochino, ma una scelta coraggiosa
che ha aperto una fase completamente nuova per l'Italia. Perché gli italiani
erano stufi di governi che non decidevano a causa della loro scarsa omogeneità.
Sul calcolo di quanto avremmo preso riproponendo l'Unione, invece, non c'è la
controprova. La loro è propaganda". Resta che la scelta di Veltroni ha
facilitato lo schema, certo; ma ha portato Berlusconi ad avere una maggioranza
schiacciante e la Sinistra a sparire dal parlamento... "In primo luogo a
me spiace che la Sinistra Arcobaleno non abbia suoi rappresentanti alle Camere.
Sul piano sociale era davvero meglio che questo non accadesse. Quanto a Berlusconi
al governo, mi limito a citare un dato: gli ultimi sondaggi, in piena crisi del
governo Prodi, davano il Pd tra il 21 e il 22%. Dalla caduta in poi, c'è stato
un recupero straordinario". La scadenza per la rivincita è tra 5 anni,
appare chiaro. Non rischiate, tutti, di arrivare al 2013 logorati nelle
proposte e nei nomi? "Le facce non si logorano in cinque anni sempre e
comunque. Noi avevamo appena fondato un partito, lo stavamo costruendo. Le
elezioni ci sono capitate addosso all'improvviso. In questi anni riusciremo a
radicarci ancora e con forza sul territorio e saremo in grado di esprimere
ancora la nostra novità e il nostro piano". E se Berlusconi governasse
davvero bene? Se tornasse la crescita? "Io mi auguro che Berlusconi
governi bene. Non spero affatto il contrario. C'è in gioco il Paese. Certo,
qualche problema, piuttosto, ci sarà: vedo un forte ruolo della Lega, che ha un
forte peso sulla maggioranza. Qualche rottura questa presenza potrebbe crearla
anche in una coalizione così forte. Guardi il caso Alitalia: Berlusconi ha accelerato su
pressioni di Bossi. E ora?". Proprio non riesce a fare autocritica sulla
sconfitta nazionale? "Voltandomi indietro, mi creda, guardando a questa
campagna elettorale, non ho critiche da esprimere". Si aspettava il
"botto finale" di Veltroni. Non è arrivato. "Da questo
punto di vista credo che la quantità di proposte fatte da Veltroni, tutte
misurate e concrete, sia stata alta e valida. Comunque il botto finale non c'è
stato neppure di là". Ammetterà almeno, a spoglio chiuso, che le liste del
Pd non erano granché radicate: quattro paracadutati da Roma... "Sa cosa?
Non credo sia stato questo il problema. Io so che erano candidati di grande
valore e che lo abbiano dimostrato. La storia sui cosiddetti "paracadutati"
non sta in piedi. Guardate a Savona, citata come esempio di un nostro presunto
crollo a causa della presenza di Franco Orsi nelle liste del Senato del Pdl.
Invece: qui non è cresciuto il Pdl, ma la Lega. E noi al Senato abbiamo preso
più voti che alla Camera dove i votanti sono di più. Suvvia, c'è stato il
problema che uscivamo dalla crisi di governo: che è causa di delusione e
amarezza". Alcuni Pd lo avevano invece ammesso: abbiamo pagato liste
deboli a Savona e alla Spezia. "Ribadisco il concetto. Noi abbiamo fatto
meglio del Pdl. Il problema è arrivato dalla Lega e la crescita della Lega è
dovuto a nuove sensibilità che loro hanno cavalcato". La sicurezza.
"La vivibilità dei quartieri, la legalità... Ma anche questo è relativo: a
Sampierdarena e a Begato, quartieri genovesi difficili, Veltroni ha avuto
performance molto buone". Parla come se avesse vinto. Ma ministro sarà
Claudio Scajola... "In bocca al lupo. Dico solo che Scajola aveva
l'obiettivo di raggiungere il 65% nella sua Imperia e invece si è fermata al 57%.
Mentre noi abbiamo recuperato 8 punti". giovanni mari mari@ilsecoloxix.it
17/04/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La
decisione dopo l'incontro con Ermolli e Letta Alitalia: Berlusconi apre la porta ad
Air France Il Cavaliere: "Discutero' con Sarkozy" Roma, 17 apr- Il
futuro Primo Ministro, in attesa dell'incarico, ha già incontrato Bruno Ermolli
e Gianni Letta per parlare del problema Alitalia, per sceglierie dunque la strada più giusta per giungere ad una
soluzione. Il Cavalierie ha infatti reso noto oggi che considera
riaperta la trattativa con AirFrance-KLM, sempre se si sceglierà una strada che
valorizzi la nazionalità della compagnia e consideri le esigenze dei
dipendenti. "Discuterò con Sarkozy" promette il Cavaliere al termine
dell'intervista. Soddisfatti i rappresentanti dei sindacati, che chiedono di
agire velocemente e di non dimenticare Malpensa al tavolo della trattativa. Il
leader della Cisl Raffaele Bonanni conclude: "Il tempo c'è sempre se serve
a migliorare le condizioni del volo italiano e il benessere dell'azienda".
( da "Voce d'Italia, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La
decisione dopo l'incontro con Ermolli e Letta Alitalia: Berlusconi apre la porta ad
Air France Il Cavaliere: "Discutero' con Sarkozy" Roma, 17 apr- Il
futuro Primo Ministro, in attesa dell'incarico, ha già incontrato Bruno Ermolli
e Gianni Letta per parlare del problema Alitalia, per sceglierie dunque la strada più giusta per giungere ad una
soluzione. Il Cavalierie ha infatti reso noto oggi che considera
riaperta la trattativa con AirFrance-KLM, sempre se si sceglierà una strada che
valorizzi la nazionalità della compagnia e consideri le esigenze dei dipendenti.
"Discuterò con Sarkozy" promette il Cavaliere al termine
dell'intervista. Soddisfatti i rappresentanti dei sindacati, che chiedono di
agire velocemente e di non dimenticare Malpensa al tavolo della trattativa. Il
leader della Cisl Raffaele Bonanni conclude: "Il tempo c'è sempre se serve
a migliorare le condizioni del volo italiano e il benessere dell'azienda".
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Mattina sono stato
inviato a Omnibus della Sette. Ascoltavo tanti dotti commenti sul successo
della lega e sui suoi motivi e sui flussi elettorali e bla bla bla. Ma insomma
con che coraggio. Abbiamo sbagliato tutto, ma pretendiamo di commentare i
risultati diversi delle nostre previsioni. Ma come fanno i tanti che ci hanno
detto che il parlamento sarebbe stato massacrato e polverizzato da questa legge
elettorale, oggi a parlare di bipolarismo. Come fanno i tanti che davano la
lega, come piccolo movimento di razzisti, a spiegare il suo successo. Cosa ha
aperto loro gli occhi? Dovremmo tacere, stare zitti, fare la cronaca, ascoltare
e smetterla di pontificare su fenomeni di cui non capiamo un cavolo. Ho la
triste sensazione che i giornalisti stiano diventando sempre più simili ai
politici: non riescono a vedere ciò che avviene fuori dai loro palazzi. Il
corsera per due giorni consecutivi ci ha detto che sarebbe stato meglio il
pareggio e oggi si compiace di una maggioranza chiara. L'universo mondo si
interroga da dove siano arrivati i voti alla lega. Se un partito prende nelle
città del nord un voto ogni cinque elettori, i voti li ha presi da tutti. Ma
andiamo al bar Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ...
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post a un amico 04Apr 08 Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara Cari comensali
in questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Commenti
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16Mar 08 Alitaglia/2 Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig.
Porro, come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che
abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni,
non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM
possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate
questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse
sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM
vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente
una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000
persone) che vive sui servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira
intorno ma ..togliendoci gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In
pratica mi sembra che ci venga offerto un bel panino imbottito da quale viene
sfilato in prosciutto! Cosa ne dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli
affari bisogna farli in due !!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi
inizia a venire anche a me. Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los
angeles, ovviamente via Monaco. E sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia
coincidenza per Malpensa. Sono disponibile, ma anche rattristato, di non avere
un volo diretto da Milano a Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere
la pena. Certo, poi penso al servizio e al costo di Alitalia
peri contribuenti, e mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si
compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda
tutto il "pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Commenti ( 53
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08
Morti di ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente
mortale con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato,
per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la
macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai
mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento
dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno
pensa dunque che il mio datore (l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia
responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e
paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un
baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello
Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il
consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per
ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile,
soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più
burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese
marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in
Varie Commenti ( 26 ) " (14 votes, average: 4.79 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del
grano sono balzate del 25 per cento, toccando il record di 12 dollari per
bushel (così si chiama l'unità di misura delle materie prime alimentari) al
Chicago board of trade. Si tratta di un record storico. La causa scatenante
deriva dall'annuncio del Kazakistan di mettere un dazio all'export di grano.
Così come quelli appena applicati dalla Russia, i grandi granai del mondo sono
preoccupati dall'aumento dei prezzi del grano nei loro paesi e dunque adottano
politiche protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte mondiali non sono
andate particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è l'utilizzo dei prodotti
della terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi negli stati uniti il 4
per cento del Mais è stato prodotto per fini energetici. Come era facilmente
prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta andando alle stelle.
Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della Virgin sulla rotta Londra
Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20 per cento) di Biofuel.
Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime contribuiscono a meno del per
cento dell'effetto serra) saranno in futuro puliti. Se il prezzo da pagare è
avere il raddoppio del valore delle materie prime alimentari (è quanto è
avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (6
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08 Biocarburanti
ed effetto serra: quante balle Non vi fidate del sottoscritto. Anzi non
citatemi proprio. Ma quando state in un bel salotto progressista e si parla di
effetto serra e di carburanti alternativi citate l'ultimo studio della rivista
Science: non certo una pattuglia di inquinatori con il Suv. Anzi fate di più
appuntatetevi questo indirizzo internet (un po' lungo per la verità) con la
sintesi della ricerca: http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1151861
Sostengono, contro tutte le mode del momento, che i biocarburanti
contribuiscono a peggiorare il cosiddetto effetto serra, quasi raddoppiandolo.
E che lo sfruttamento intensivo delle terre per la coltivazione estesa di
biocarburanti danneggia l'ambiente più di quanto faccio l'uso del petrolio.
Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (17 votes, average: 4.35 out of 5)
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Invia questo post a un amico 10Feb 08 "243 e il 68 24 nasce da un'idea
geniale di Joel Surnow: scandire 24 ore di panico, seguendole passo passo in
una fiction televisiva in tempo reale. E' il ticchettio di una bomba che
inesorabilmente sta per scoppiare e che i nostri eroi cercano di disinnescare.
Ogni stagione di "243 (nata nel 2001) dura dunque 24 episodi da un'ora (è
il trucco e l'originalità della serie televisiva). L'eroe Jack Bauer e i suoi
compagni si trovano sempre davanti ad un dilemma: privilegiare la sicurezza o
rispettare la libertà. La gravità della situazione, li porta sempre e comunque
a privilegiare la prima. Insomma dietro alla fiction si pone una questione
fondamentale dell'america di oggi: a che punto si possono violare le libertà
individuali? Le scene di tortura sono numerosissime e per la prima volta sono
sempre perpetrate dai buoni a danno dei cattivi: rovesciando il copione tipico
del cinema americano. Surnow se ne frega. Figlio di un venditore di tappeti in
bolletta e per di più democratico, studente alla liberal Berkeley, Joel è
diventato un'icona dell'America conservatrice post 9/11. Ed una figura rara del
business holliwoodiano, per la maggior parte liberal. "243, seguitissimo,
sta istillando tra i giovani americani un'idea dell'uso della forza e della
lotta contro i nemici (oggi i fanatici islamici) diametralmente opposta a
quella liberal della generazione del 68 (la lotta ai comunisti). Non è detto
che sia un bene. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (7 votes, average: 4
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Commenti Invia questo post a un amico 05Feb 08 Economia di Guerra Ieri Bush ha
presentato la sua finanziaria. Ecco qualche ingrediente. La spesa pubblica
americana toccherà per la prima volta i 3000 miliardi di dollari (la piccola
Italia spende un quarto e cioè 750 miliardi di euro). Anche gli Usa avranno a
che fare con un deficit di Bilancio, come dalle nostre parti, sarà intorno al 3
per cento del Pil. 1600 miliardi di spesa pubblica (più della metà del totale)
vanno in assistenza sanitaria e pensioni. Mentre la Difesa avrà un bilancio di
515 miliardi di dollari. Si tratta del 4 per cento del Pil. Durante la guerra
in Corea era al 9 per cento, durante il Vietnam era al 13 e durante la seconda
guerra mondiale al 35,38 per cento. Afganistan e Iraq alla fine del 2009
saranno complessivamente costate (a partire dal 2001) quasi mille miliardi di
dollari. Qualche considerazione iniziale. 1. Nonostante la sforzo bellico, gli
Usa spendono "solo" quattro volte quando si faccia da noi. 2. Il
deficit americano, che fa gridare allo scandalo, sarà più o meno pari al
nostro, ma sconta il solito impegno bellico. 3. Bush "guerrafondaio",
spende, in termini relativi, meno, molto meno, dei suoi colleghi che lo hanno
proceduto. 4. Da quando sono iniziate le due guerre, sono stati approvati tagli
fiscali per 1,3 miliardi (che scadranno nel 2011) Scritto in pol economica
Commenti ( 17 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog
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un amico 27Jan 08 Boudon e la giustizia sociale Ho recentemente letto uno
studio sociologico fatto da Frohlich e Oppenheimer e riportato da Raymond
Boudon. Sono stati scelti due gruppi di cittadini (usa e polacchi) ed è stato
loro chiesto di optare per un principio di giustizia sociale al buio (con
relativa distribuzione del reddito) 1. seleziona una distribuzione che
massimizzi il livello medio del reddito 2. seleziona una distribuzione che
massimizzi il livello più basso del reddito (principio della giustizia di
Rawls) 3. seleziona una distribuzione che massimizzi il reddito medio e
definisca un reddito minimo (dunque questo principio non implica che il valore
minimo di reddito sia il più alto possibile come per Rawls, ma che ci sia
comunque una soglia minima) 4. seleziona una distribuzione che massimizzi il
reddito medio e che stabilisca che le differenze tra i redditi non superino una
certa soglia. Nell'esperimento inoltre ai soggetti veniva detto che una volta
scelto uno dei quattro principi, loro stessi sarebbero stati posizionati all'interno
della distribuzione derivante dal principio scelto, in una delle diverse classe
di reddito, ma in modo casuale. In buona sostanza la scelta di ciascuno nel
panel avrebbe avuto un impatto sul proprio reddito. Per i componenti del panel
la scelta però non sarebbe stata influenzata da interessi personali, poichè il
loro livello di retribuzione sarebbe stato determinato in maniera casuale.
Ebbene il risultato,largamente vincitore (quasi 80 per cento sia per americani,
sia per polacchi) è stato il principio numero 3. E la secca bocciatura dei
principi di giustizia sociale rawlsiani secondo i quali sono da preferire
distribuzioni di reddito che massimizzino il reddito minimo, anche a scapito
del reddito medio. La lezione che Boudon trae è che gli individui privilegiano,
al buio, una situazione di crescita per tutti, ma con un'assicurazione (il
reddito minimo per chi corre di meno). E dunque che la distribuzione del
reddito prediletta è di tipo meritocratico e non egualitaristico. Scritto in
citazioni Commenti ( 16 ) " (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ...
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post a un amico 22Jan 08 Mastellate Siamo un po' fuori tema, ma tant'è. Il
governo è in crisi poichè il suo ministro di giustizia e il partitino che guida
si sono sfilati della maggioranza. E' una crisi più grave delle tante altre
vissute dal governo Prodi, essenzialmente per due motivi. 1. La chiesa si è
messa di traverso, agitando così l'anima cattocomunista che è forte nella
maggioranza. Più della questione Dico, lo schiaffo al Papa, benchè non
direttamente nato a Palazzo Chigi, brucia oltre tevere. E si ha l'impressione
che in questo caso non si sia porta la guancia. 2. la magistratura, con
un'indagine che sembra una farsa, ha colpito al cuore. Il governo rischia di
cadere non dunque per la sua incapacità politica, non per la sua inadeguatezza
economica, non per le sue vessazioni fiscali, non per la sua timidezza
internazionale, non per la sua incapacità a gestire la munnezza. No, cade
perchè due grandi poteri si sono messi di traverso. La gioia di una possibile
caduta di Prodi è mitigata dalla risibilità dei motivi per i quali è cagionata.
Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (16 votes, average: 3.06 out of 5) Loading
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questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano.
Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli
articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie burocrazia (1)
citazioni (2) finanza (9) pol economica (18) Varie (32) Ultime discussioni
tatiana: rimango delusa quando vedo che la maggior parte delle persone che
lasciano dei commenti negativi su Ferrara... Mauro: Mi chiedo quale
contestatore di Ferrara abbia veramente colto il significato dei suoi discorsi,
nonchè i... annarita: Sopprimere una vita non è assassinio? Cos'è un nuovo
comandamento scritto da Pannella e le... Mario: Io non voglio parlare di
Giuliano Ferrara, ma vorrei parlare di un altro problema, g r a v i s s i m o,
che si... Mario: Egr.Sig.(o Dott.)Porro Questa storia delle morti sul lavoro sa
di ipocrisia. E' tragico scoprire che... I più inviati I "cagasotto"
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ipocrisia - 1 Emails Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Blog
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( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Gibelli: "Ed ora Malpensa torni al libero mercato" Malpensa e Alitalia hanno bisogno di uscire dalle
regole della politica ed entrare in quelle del mercato libero. Ne è convinto il
deputato leghista Andrea Gibelli, alla vigilia di scelte sempre più improcrastinabili
per la compagnia aerea e, soprattutto, per lo scalo lombardo, fortemente
penalizzato da Prodi. [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Per il rilancio
pronte misure impopolari Berlusconi prepara i tagli alla P.A. Nessuna
illusione: l eredità ricevuta dal Governo di centrosinistra non permette
promesse o illusioni di nessun genere. Silvio Berlusconi, nella conferenza
stampa successiva al vertice di maggioranza, mette subito le cose in chiaro:
per fare le riforme necessarie per rilanciare il Paese serviranno misure
drastiche, probabilmente impopolari. "Ci saranno momenti difficili,
servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche
contenuti di impopolarità", è la premessa del premier in pectore. Che poi
sulle misure impopolari spiega: "Sono i tagli che si dovranno fare agli
enti, ai privilegi e alle spese nella pubblica amministrazione. Faremo anche
misure impopolari. Toglieremo privilegi nella pubblica amministrazione".
La strada da seguire, comunque, conferma il Cavaliere, è quella del
Federalismo. "Il nostro sarà un federalismo solidale e terrà conto di
tutte le regioni, anche quelle più svantaggiate. Avremo una fiscalità di
vantaggio in regioni come la Sardegna o la Sicilia. Cercheremo di essere capaci
di spiegare a tutti i cittadini i vantaggi di un federalismo solidale che
preveda anche una fiscalità compensativa". Per quanto
riguarda l annosa vicenda Alitalia il leader del Popolo della Libertà ha lanciato una nuova
proposta: quella di un accorpamento tra grandi vettori internazionali che porti
ad una unica super compagnia di bandiera formata da Alitalia, Air France e Klm. "Vedrò tutti dossier. Ma c è
anche un'altra possibilità che è quella di tornare alla primitiva soluzione e
cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle
tre compagnie aeree, Alitalia-Klm-Air France".
Smentita invece l ipotesi di una trattativa con i russi di Aeroflot. Per quanto
riguarda le missioni di pace internazionali Berlusconi anticipa:
"Esamineremo attentamente le regole di ingaggio dei nostri soldati in
Libano, che sono in una situazione abbastanza particolare" perchè non
possono reagire in determinate circostanze". Chiusura con una proposta per
i conti e per l economia: "Credo che per la Bce serva un ampliamento delle
funzioni, con decisione corale, al di là della funzione di controllo dell'inflazione".
[Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il Cavaliere,
conferenza stampa "Ora c è la possibilità di tornare alla soluzione di un
grande gruppo" Roma - "C è la possibilità "di tornare alla
primitiva soluzione che credevo si discutesse: la formazione di un grande
gruppo internazionale con pari dignità tra le tre compagnie": Air France,
Klm e Alitalia. Lo ha affermato Silvio Berlusconi al
termine della conferenza stampa con Umberto Bossi, Gianfranco Fini e Raffaele
Lombardo. "Se si andasse in quella direzione - aggiunge il Cavaliere - la
compagnia di bandiera resta compagnia di bandiera". Quanto ai rapporti con
il governo in carica per approfondire le questioni legate ad Alitalia,
"con Palazzo Chigi - spiega Berlusconi - è chiaro che si dovrà interloquire
sulla situazione economica. Credo che saremo interlocutori necessari". Nel
frattempo il Cavaliere annuncia che ci saranno incontri con chi si occupa del
dossier per conto del centrodestra, vale a dire "Bruno Ermolli e tutti
coloro che si occupano della questione". Quanto all ipotesi che nell
incontro con Vladimir Putin possa essere affrontata la
questione di un eventuale impegno di Aeroflot in Alitalia, Berlusconi non si è sbilanciato, limitandosi a dire che quello
con il presidente della Federazione russa sarà "un incontro
tranquillo". Intanto, nessun commento da parte di Air France-Klm e di Air
One sugli sviluppi del dossier Alitalia alla luce del mutato scenario politico delineato dal risultato
elettorale. A Roissy, sede del gruppo franco-olandese, vige il massimo
riserbo sulle parole di Berlusconi. A tacere è anche Air One, il cui patron
Carlo Toto, secondo indiscrezioni, sarebbe in contatto con Bruno Ermolli,
incaricato da Berlusconi a stringere una alleanza fra imprenditori. Secondo
quanto sottolineano fonti industriali, la posizione del gruppo rimane quella
enunciata ufficialmente in una nota il 21 marzo scorso: per presentare una
proposta vincolante è essenziale effettuare una due diligence perchè non si
possono avanzare offerte al buio . A dicembre, si ricorda, era stato presentato
un piano di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma
Ap Holding è stata esclusa dalla fase di due diligence concessa, per tre mesi,
solo ad Air France-Klm. Ora, dunque, l attesa è tutta concentrata sulle prossime
mosse della politica anche a fronte della richiesta di un incontro avanzata dal
governo uscente ai rappresentanti della nuova maggioranza. [Data pubblicazione:
17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
CONFALONIERI:
"GUIDARLA IO? NEANCHE DIPINTA" Il presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri, esclude ogni possibile coinvolgimento nella
cordata che dovrebbe essere chiamata a salvare Alitalia neppure se a chiederlo fosse Silvio Berlusconi. All assemblea
dei soci, a Cologno Monzese, Confalonieri ha escluso la possibilità con un
laconico "neanche dipinta" [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Malpensa torni
al libero mercato" Gibelli: "Facciamo uscire lo
scalo dalle regole della politica e affidiamolo alla concorrenza" Giovanni
Polli Malpensa e Alitalia
hanno bisogno di uscire dalle regole della politica ed entrare in quelle del
mercato libero. Ne è convinto il deputato leghista Andrea Gibelli, alla vigilia
di scelte sempre più improcrastinabi li per la compagnia aerea e per lo scalo
lombardo. "Occorre sviluppare un paio di considerazioni",
spiega Gibelli. "La prima è riconoscere le esigenze della Lega di
individuare una soluzione che salvaguardi la libertà di impresa di Malpensa.
Occorre riscattarla da quell accordo con Air France che abbiamo sempre
contestato perché rischiava di penalizzare e mortificare lo scalo
lombardo". La seconda considerazione? "Non è nella nostra priorità,
che per noi resta la salvaguardia di Malpensa. Ma anche Alitalia
deve essere considerata un vettore di riferimento nazionale, così come ha detto
Berlusconi. E, in questo modo, va avviata la procedura prevista dalla Legge
Marzano, così come nell esperienza del caso Parmalat". Questo sarà il
punto di partenza per l azione del nuovo governo? "L amministrazione
controllata è un passaggio che può offrire una prospettiva all azienda, tenendo
conto che c è la necessità di una profonda ristrutturazione. Poi non si può sapere..."
E la famosa cordata alla quale potrebbero partecipare Air One e Lufthansa?
"Ne ho sentito parlare ma non è una questione sulla quale in realtà vi
siano grandi e attendibili indiscrezioni, al di là di quelle
giornalistiche". E il ruolo di Air France? È ormai fuori gioco oppure l
idea tramonta ma non è ancora esclusa? "La seconda delle due ipotesi.
Nelle condizioni in cui Air France si è posta nei confronti del passato governo
è assolutamente impraticabile. È chiaro che non ha ancora abbandonato il campo
ma evidentemente Spinetta vuole capire in che direzione andrà il prossimo
governo". Prevede che il vertice di Air France alla fine sarà disposto a
cambiare il piano oppure resterà fermo lì al punto in cui ha abbandonato il
tavolo? "Questo dipende molto da noi. Lui ha avuto a che fare in questi
mesi solo con chi gli ha offerto su un piatto d argento la possibilità di
prendere due piccioni con una fava sola: annullare Malpensa e comprare Alitalia a prezzo di saldo. Adesso occorre distinguere
queste due operazioni. La sorte di Malpensa è nella libertà del mercato e nella
possibilità che l aeroporto venga messo nelle condizioni di attrarre vettori. I
quali possono considerare un dato oggettivo: l economia intorno all aeroporto è
importante, purché lo scalo sia praticabile. attraverso quote di mercato e
accordi sulle rotte". E l importanza di Malpensa come hub? "Vorrei
fare un passo un po più in là ed evitare di continuare a parlare sottoforma di
slogan. Hub è una definizione legata a come si considera oggi il mercato aereo,
dove piccoli aeroporti alimentano aeroporti grandi, che seguono rotte
intercontinentali. Il mercato però, nei prossimi vent anni, si evolverà. E,
punto mediano di questo periodo, sarà l Expo 2015, A quel punto avverrà una
sorta di specializzazione degli aeroporti con una formula che viene definita
point to point , scali di piccoli e grandi dimensioni che si specializzeranno
verso destinazioni o tipologie di volo. Questo porterà Malpensa a volumi
importanti di volo, al di là della denominazione o meno di hub . Pensiamo
inoltre che, nei prossimi decenni, il mercato aereo avrà uno sviluppo
esponenziale". Si parla di nuovo di un interesse di Lufthansa per
Malpensa... "Bisognerebbe chiederlo a loro. A noi tocca offrire le
condizioni affinché i vettori considerino appetibile arrivare qui. Fino ad
oggi, alle regole di mercato si sono sostituite quelle della politica. A causa
delle quale si è perseguita la convergenza degli interessi politici del vecchio
Governo di puntare su Fiumicino e degli interessi industriali di Air France.
Malpensa insiste su un area economicamente fondamentale per l Europa e quindi
molto interessante nel mercato aereo. Purché non siano la politica e interessi
diversi dai nostri a volerla arginare come è successo fino ad ora". [Data
pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Prenderemo in mano questo dossier complicato e faremo tutto ciò
che serve" Maroni: "Alitalia, Berlusconi è ottimista e lo siamo anche noi" Roma -
"Adesso ci accingiamo a prendere in mano questo dossier complicato e
vediamo di fare tutto quello che serve per evitare il fallimento Alitalia e per rilanciare Malpensa, ma
non sarà facile. Berlusconi è ottimista e quindi lo siamo anche noi,
perchè lui ha sempre la soluzione in tasca, vediamo nei prossimi giorni quello
che si potrà fare". Lo ha detto il leghista Roberto Maroni in un
intervista rilasciata ieri a Rtl 102.5. Martedì mattina, a Raiuno Berlusconi
aveva parlato di di "decine di imprenditori interessati, chi per orgoglio,
chi per interesse, a mantenere la compagnia una compagnia nazionale". Nel
corso della prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale, di fronte alla
domanda se ci siano ancora margini di trattativa con il presidente di Air
France Jean-Cyril Spinetta Berlusconi aveva poi preferito non dare una risposta
diretta, limitandosi ad affermare: "me ne occuperò quando avrò
responsabilità di governo". [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALESSANDRO MORELLI
Lega e Pdl pari merito in Provincia di Varese. Questo il risultato dello
spoglio delle schede delle elezioni amministrative che hanno visto il candidato
del Carroccio, Dario Galli, sbaragliare gli avversari con 347.600 preferenze e
il 64,1%. Solo 250 voti di differenza hanno diviso la somma di Fi e An,
confluite nel Popolo delle Libertà e la Lega Nord che si conferma la vera
mattatrice nella provincia. Un successo festeggiato martedì sera fino a notte
per le strade di Varese e in Piazza del Garibaldino nel cuore del Carroccio.
Qui c è la sede cittadina del Carroccio, una delle culle che ha fatto del
Movimento padano quello che è oggi. Qui sono appese ai muri le foto dei primi
passi in politica del Senatur. Qui, nel giorno del trionfo elettorale del
candidato leghista anche alle provinciali, i militanti si sono dati
appuntamento per festeggiare la vittoria, esattamente come dodici anni fa.
Galli, ora subito al lavoro per le tante tematiche aperte: Malpensa, Mondiali
di ciclismo, Expo? "Noi iniziamo subito, malgrado i tempi tecnici ci
impongano qualche giorno di attesa. Innanzi tutto la squadra con cui affrontare
le tante questioni sul tavolo". Quali i temi prioritari? "Sull hub la
Provincia ha solo compiti marginali. Noi dobbiamo puntare fortemente alla
difesa del lavoro con l impegno collettivo a tutti i livelli istituzionali per
superare il momento di difficoltà del nostro aeroporto. È
solo questione di tempo perché per un Alitalia che se ne va, ci sono decine di altre compagnie in coda per
entrare. Comunque anche in questo caso si conferma l assurdità della politica
romana che con Alitalia
abbandona Malpensa mentre il mondo ci consegna l Expo". L esposizione
universale è una nuova possibilità per lo sviluppo del territorio varesino.
Come sfruttarlo? "Dobbiamo utilizzare al meglio le risorse valorizzando i
diversi territori della nostra Provincia. Nella parte bassa con l industria e
quella alta puntando sul tema ambientale, il retroterra ideale per una gita dei
visitatori" Intanto in Consiglio provinciale entrano molti giovani, ormai
un abitudine per la Lega... "Esatto, mentre per gli altri è una stranezza
per noi questa non è certo una novità. A tutti i livelli istituzionali il
Carroccio punta molto sui giovani che, come gli altri componenti della nostra
lista, sono militanti di comprovata fede e rappresentano il territorio cui sono
profondamente legati". Intanto il Carroccio fa il pieno di voti dopo le
polemiche con gli alleati sorte in alcuni Comuni. Una conferma che la gente è
con la Lega? "Abbiamo raccolto il favore di un nuovo tipo di elettorato.
Non più il nostro solito bacino ma anche cittadini che si sono resi conto che
la Lega fa quello che dice. Temi come Malpensa, i rifiuti, la criminalità sono
sempre stati al centro delle nostre battaglie così, quando la gente ha visto
che noi non abbiamo votato l indulto a differenza degli altri, si è accorta che
la Lega non parla, agisce. Questa nuova forza viene dalla nostra coerenza e
mette a tacere chi nell ultimo periodo ha cercato di creare polemiche inutili.
La Lega e Varese vanno avanti sempre più unite e gli undici consiglieri eletti
nelle nostre file mi danno ancora più voglia di dare il massimo". [Data
pubblicazione: 17/04/2008].
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Possibile
per Alitalia una soluzione bipartisan finalizzata a garantire la necessaria
continuità aziendale che consenta di completare la privatizzazione in tempi
brevi. È quanto è filtrato ieri sera da fonti di palazzo Chigi, al termine
dell'incontro tra il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta
con Gianni Letta e Bruno Ermolli che per Berlusconi seguono il dossier. Se al momento no si esclude alcuna
ipotesi, "compresa quella di Air France che resta sul tappeto", è
possibile prevedere un eventuale prestito-ponte se finalizzato alla vendita in
tempi brevi della compagnia di bandiera.
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sto finendo di assistere
alla messa che Benedetto XVI sta celebrando al Nationals Park Stadium.
Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni evidenti di un crollo
preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di alienazione,
rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente violenza,
indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni sociali e
accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa c'è "la presenza
di divisione e polarizzazione al suo interno" e si fa pure la
"sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad abbracciare
atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI parlando
degli americani come "popolo della speranza", delle libertà e delle
nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata
"l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle
ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa
furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti (
14 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 15Apr 08 Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi
scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho
viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo
blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò
che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la
domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova
ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il
ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di
vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia
il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica
o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white,
anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata
nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno
di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 61 ) " (3 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 91 ) " (4 votes, average: 5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due
nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove
nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura
degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene
chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio
De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato
l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene
inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario
del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1
maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti
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amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler,
responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel
blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista
e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende
attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe
lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della
libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve
esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler,
può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria
che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche.
Scritto in Varie Commenti ( 162 ) " (16 votes, average: 4.19 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il
cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce
dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il
Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al
Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del
8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn
pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa
"Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del
suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred
Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno
dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato
alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla
"compassione" con la "Passione". Quella compassione la
esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo
contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale
dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il
mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere
dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la
sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione
di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo.
Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse
parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il
museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere
non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di
Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se
che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o
pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa
- era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e'
stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto
positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta
della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn
Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che
sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente
che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare,
senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette,
ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi
vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena,
durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad
ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo
fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L'
"artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che
vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella
mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo
pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non
abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un
luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con
l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un
buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo
(Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra
l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente
"imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben
altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il
sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe
neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai
responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 )
" (27 votes, average: 3.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano
Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale)
ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in
corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi
artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80
anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo,
restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del
pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia
omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il
cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende
la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo
che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero
pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre
quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse
i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che
può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con
l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra
l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto
fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto
rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in
ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (22 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha
accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione
genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine
nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della
Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha
coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo
aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità
- data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano -
della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio
della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale
dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima
Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità
occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la
partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio
Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita),
invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata
decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere
letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante
l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato.
Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi,
ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista
con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali,
scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino
di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni
sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la
concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e
amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte
presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di
Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella
grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della
campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria
di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del
servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il
postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al
relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo
grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra
generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa
coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un
evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha
commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in
suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della
fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo
il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho
pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a
partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile
in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella
va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in
vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni
il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina
della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla
Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una
precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla
per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o
di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le
dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe
trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso
che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella,
stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità
di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate
di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno,
quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto
dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini.
Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5)
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
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PEDOFILI Benedetto XVI ha incontrato questa sera a Washington... Luisa: Beh
Eufemia vorrei evitare di mostrami troppo critica ma effettivamente, per quel
che riguarda i canti,... Eufemia Budicin: Secondo Wdtprs la messa a Washington
è stata in puro stile Marini senior, cioè non una messa ma... peccatore:
Concordo con Federico che il passaggio sulla polarizzazione della Chiesa sia da
non trascurare, tanto più... Luisa: Lungi da me l'idea di sminuire l'atrocità
della tragedia della pedofilia, anche un solo bambino che ha... Gli articoli
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( da "EUROPA ON-LINE" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Silvio non chiude a Air France ma pensa ad Aero ot RAFFAELLA CASCIOLI A
giudicare dallo slogan Amo l'Italia, volo Alitalia coniato ieri
mattina "al volo" dal Cavaliere in persona, l'avvenire della
compagnia di bandiera è ancora in alto mare. Su un punto, però, non ci sono
dubbi: se in campagna elettorale il futuro presidente del consiglio tuonava in
difesa dell'italianità di Alitalia chiamando a
raccolta gli imprenditori e i banchieri italiani (che uno dopo l'altro hanno
smentito), ora che sta per assumere l'incarico di governo Berlusconi è più
morbido e pronto a non escludere un'eventuale soluzione con Air France. In ogni
caso il futuro premier, nonostante il presidente Police abbia detto chiaramente
che l'ossigeno della compagnia di bandiera non potrà durare a lungo e Il Sole
24 Ore abbia svelato che oltre 4,4 milioni di azioni Air France sarebbero state
vendute da Alitalia a Fintecna (controllata dallo stato)
per fare cassa, è ottimista: la soluzione si troverà entro un mese. Ieri Police
ha confermato alla Consob il livello delle disponibilità finanziarie, ha
indicato la possibilità di una positiva conclusione di un accordo con Air
France grazie alle iniziative assunte dal governo compreso l'invito a un
incontro con Berlusconi. Più difficile è capire, al momento, a quale soluzione
si farà ricorso. Che una soluzione vada trovata a breve lo richiede non solo la
drammatica situazione in cui versa Alitalia, ma anche
il forte pressing esercitato dalla Lega per una soluzione a favore dell'hub di
Malpensa. Berlusconi ha annunciato un colloquio "con chi ha portato avanti
la pratica di Alitalia", creando per qualche
minuto l'equivoco di un suo incontro con il sottosegretario alla presidenza del
consiglio Enrico Letta in risposta alla richiesta di palazzo Chigi di un
incontro in tempi stretti. Il futuro premier ha poi chiarito che avrebbe
incontrato Bruno Ermolli e Gianni Letta. "Con palazzo Chigi è chiaro che
si dovrà interloquire sulla situazione economica, credo che saremo
interlocutori necessari per la decisione del governo ". E le strade al
momento sono tutte aperte. L'ipotesi principale resta quella di Air France con
il Cavaliere che intravede, per non dire auspica, la possibilità "di
tornare alla primitiva soluzione che credevo si discutesse. Quella della
formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre grandi
compagnie". Se si andasse in questa direzione, ha avuto modo di commentare
il Cavaliere, la compagnia resterebbe italiana ma sarebbe inserita all'interno
di un'alleanza importante. Al quartier generale di Roissy a Parigi lo stato
maggiore di Air France ha opposto un no-comment anche se non è difficile
immaginare come i francesi ricordino l'avvicinamento di Alitalia
con Air France-Klm del 2004 anche se poi non s'è fatto niente. Alla seconda
ipotesi, quella cioè di una cordata italiana, sembra quasi non crederci più lo
stesso Cavaliere che ieri ha incassato la smentita perfino del
"fedele" Confalonieri. Il presidente di Mediaset ha infatti detto che
non accetterebbe di gestire la crisi di Alitalia
"neanche dipinta". A crederci resta solo AirOne che ancora accarezza
l'idea di un'integrazione con Alitalia. Ci sono poi
due scenari internazionali: nuove alleanze con Lufthansa anche se potrebbero
tornare alla ribalta i russi di Aeroflot. Se nel caso di Air France le
telefonate tra Berlusconi e Sarkozy potrebbero smussare le incomprensioni tra
il futuro premier e i francesi, la visita del presidente russo Putin da domani
in Italia potrebbe essere l'occasione per parlare di Alitalia.
( da "Secolo XIX, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ieri vertice Gianni
ed Enrico Letta, zio e nipote, tracciano la strada per un accordo fra Pdl e
governo che non esclude Air France 18/04/2008 ROMA. Un'intesa
bipartisan per sostenere Alitalia, per assicurare la continuità aziendale e una veloce
privatizzazione. Il Pdl farà un suo tentativo anche se l'ipotesi Air France-Klm
è ancora sul tappeto. È quanto emerso ieri nell'incontro a Palazzo Chigi fra il
braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta, il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Enrico Letta (suo nipote), il direttore
generale del Tesoro Vittorio Grilli e il sottosegretario all'Economia Massimo
Tononi. Un nuovo incontro è previsto per la settimana prossima. servizio
>> 13 18/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il commento MILANO.
Piazza Affari chiude la seduta sui minimi. Il Mibtel si è appesantito pian piano
fino a cedere lo 0,31% a 25.227 punti e lo S&P/Mib lo
0,28% a 33.162 punti. Poco variati i titoli dell'energia, incerti i bancari.
Sugli scudi gli assicurativi mentre hanno perso terreno telefonici e media.
Ferma Alitalia e riflettori
ancora puntati su Tiscali. Fiat sale a 13,99 euro. 18/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Tra pubbliche
relazioni e politica estera Alitalia, questioni
energetiche, mercato delle armi. Dietro una cena amichevole si disegna un nuovo
futuro diplomatico 18/04/2008 Olbia. Scende dall'aereo senza cravatta (è la
prima volta che si presenta senza, da quando ha vinto le elezioni) e annuncia
che "con l'amico Vladimir parleremo di tutto". Vertice informale. Del
resto Silvio Berlusconi non è ancora il presidente del consiglio italiano, così
come Vladimir Putin è all'ultima visita estera in qualità di leader della
Federazione russa: anch'egli diventerà premier fra qualche settimana, dopo aver
scelto Dimitry Medvedev come successore. Informalmente, dunque, Berlusconi e
Putin passeranno insieme due giorni, nello splendore di Villa Certosa.
Stamattina terranno una conferenza stampa congiunta e specificheranno cosa si
sono detti a cena, ma è facile indovinare. Primo, avranno parlato delle
questioni energetiche. Dalla Russia proviene il 30% del fabbisogno italiano di
petrolio e gas, e l'uomo di San Pietroburgo è appena stato in Libia, principale
fornitore del Belpaese: in vista ci sono delicate e importantissime
triangolazioni. A questo proposito, tornerà assolutamente d'attualità il
progetto tricolore per la costruzione di un'autostrada litoranea in Libia.
Stava per firmarlo Massimo D'Alema, probabilmente toccherà a Franco Frattini: i
tre miliardi di euro stanziati per farsi perdonare i soprusi di guerra
serviranno in realtà per consentire lo sbarco, sull'ex Quarta Sponda, delle
industrie italiane, comprese quelle armiere. Identici gli argomenti del summit
Gheddafi-Putin. "I rapporti bilaterali con la Federazione russa sono per
noi molto importanti - ha sottolineato Berlusconi appena sbarcato a Olbia - e
bisogna ricordare lo sviluppo straordinario che sta vivendo l'economia di
questo grande paese. Ormai la Russia è la decima economia mondiale, la sua
crescita nel 2008 è pari al 12 per cento...". Ma lo zar e il cavaliere
parleranno anche dei rapporti tra Unione europea e Federazione russa, "che
tendono a essere meno belli rispetto al passato. Ci sono situazioni dove ci
sono contrasti e divisione con l'Occidente: sarà importante per me riprendere
contatti che, a dire la verità, non si sono mai interrotti". Berlusconi e Putin parleranno sicuramente di Alitalia, il premier in pectore non può
permettersi che vada in porto la vendita ad Air France. "Mi chiedete di
Aeroflot? Vi dico che francamente tutte le ipotesi sono in piedi, purché l'Alitalia resti la compagniadi bandiera
italiana e le decisioni vengano prese da italiani". Più volte, in
passato, il Cavaliere si è attirato le critiche europee per aver difeso a spada
tratta Putin, specialmente sulla dolente nota del terrorismo interno e delle
rivolte cecene. E tuttavia, desideroso com'è di passare alla storia, proprio
sul particolare rapporto che ha sempre intrattenuto con il leader russo dovrà
contare per trovare la soluzione ai problemi italiani più importanti. Una mano
potrebbe appunto arrivare sul caso Alitalia. Un'altra
sulla crisi energetica. Un'altra ancora per aiutare l'industria nazionale ad
affermarsi su uno dei pochi mercati davvero fiorenti, per quanto riguarda
l'alta tecnolgoia, e cioè quello delle armi (nessuno si scandalizzi: già
l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva invocato la
fine dell'embargo ai cinesi, e sul medesimo argomento si è speso Romano Prodi).
Con il ritorno al potere di Berlusconi, del resto, la politica estera italiana
è destinata a cambiare rapidamente. Atlantismo riconfermato, anzi rafforzato,
ma un nuovo atteggiamento nei confronti del gigante russo e nelle questioni
mediorientali. La vicinanza molto marcata del Cavaliere con Israele è stata
sottolineata anche in questi giorni, e fin dalla campagna elettorale il leader
pdl ha annunciato che la sua prima visita di stato all'estero sarà in Israele,
per festeggiare il sessantesimo anniversario dello Stato ebraico. Questa
simpatia per gli israeliani potrebbe causare dissapori con la Russia, a lungo
termine, ma proprio sui rapporti personali Berlusconi giocherà le sue carte.
Incurante delle critiche che gli sono sempre arrivate dal campo avverso,
"la sua non è politica estera, sono pubbliche relazioni". Per passare
alla storia dovrà sfatare anche questa diceria. Paolo Crecchi
crecchi@ilsecoloxix.it 18/04/2008 Ore 20.20 "Castelli al Pirellone"
18/04/2008 Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, appena
eletto al Senato (che potrebbe presiedere sta ndo alle indiscrezioni), lancia
il suo successore: "Stiamo ragionando su una presidenza Castelli per la
regione Lombardia". Castelli minimizza la portata del comunicato sulla
scelta dei ministri : "Non c'è nessun malumore, è solo una questione di
metodo politico" 18/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Incontro
governo-Pdl: prestito ponte per evitare il commissario. Resta
l'ipotesi Air France Alitalia, sì all'intesa bipartisan ROMA - Un'intesa bipartisan per
garantire continuità aziendale e poi procedere alla privatizzazione in tempi
brevi. è l'esito dell'incontro di ieri tra Enrico Letta, in rappresentanza del
governo, e Gianni Letta, per il Pdl, sulla vicenda Alitalia. è stato anche preso in considerazione un prestito ponte
che eviti il commissariamento della compagnia. Resta comunque aperta la
trattativa con Air France. LUCA IEZZI A PAGINA 4.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, sì bipartisan
al prestito ponte Vertice governo-Pdl: garantire la sopravvivenza della compagnia
fino alla vendita L'economia Berlusconi su Air France: ne parlerò con Sarkozy.
Maroni: Malpensa si salverà da sola LUCA IEZZI ROMA - "Si lavora ad
un'ipotesi bipartisan per garantire la continuità aziendale, necessaria per completare la
privatizzazione in tempi brevi". è la strategia condivisa emersa dal primo
incontro tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, il
sottosegretario all'Economia, Massimo Tononi, e il direttore generale dello
stesso ministero, Vittorio Grilli, con gli esponenti della nuova maggioranza,
Gianni Letta e Bruno Ermolli. In pratica si sta studiando la concessione di una
linea di credito da parte del Tesoro per evitare che nelle more
dell'insediamento del nuovo governo Alitalia si trovi
con le casse vuote. Si tratterebbe del prestito ponte che il governo Prodi era
disposto a concedere solo in caso di conclusione positiva della trattativa con
Air France. L'aiuto pubblico è vietato da Bruxelles, ma così come Palazzo Chigi
era convinto che la necessità di concludere la privatizzazione a favore di Air
France era un argomento sufficiente per superare l'esame Ue, i consulenti Pdl
ora sostengono una tesi analoga. Ovvero che senza prestito ponte la compagnia
di bandiera rischia di non completare la privatizzazione per "colpa"
del calendario politico. D'altronde Bruno Ermolli, consulente di Berlusconi,
oltre a tenere i contatti con la cordata italiana (non sarebbe comunque pronta)
ha studiato la possibilità di un commissariamento "soft" sfruttando
la legge Marzano. Gli effetti negativi in termini di licenziamenti e messa a
terra degli aerei sarebbero eccessivi. E a questo si aggiunge l'indagine che
l'Enac sta conducendo e che nel giro di qualche settimana potrebbe portare
persino alla revoca della licenza per Alitalia. Ma se
c'è intesa sull'emergenza, sul resto il governo uscente e quello in pectore
sono lontani. Gli attuali inquilini di Palazzo Chigi non vogliono avallare
un'ennesima dilazione senza una soluzione certa o almeno senza l'assunzione
pubblica del Pdl della responsabilità delle scelte di qui in avanti. Di questo
si è discusso nella girandola di riunioni tra Romano Prodi e i ministri
Pierluigi Bersani, Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa, tanto che alla
fine Prodi avrebbe commentato: "Non c'è nulla di nulla". Anche perché
Silvio Berlusconi lascia troppe porte aperte per dare l'idea di aver già la
strategia vincente: "Rimangono in piedi tutte le ipotesi, purchè resti
compagnia di bandiera e le decisioni siano prese in Italia" ha detto in
Sardegna incontrando il presidente Vladimir Putin, proprio mentre da Mosca il
direttore generale di Aeroflot definiva "improbabile" un rientro in
gara della compagnia russa. Air France rimane l'unica alternativa, lo hanno
capito anche i sindacati che spingono per riaprire la trattativa. Il Cavaliere
ha annunciato che ne parlerà con il presidente francese, Nicolas Sarkozy.
Rimane il problema del ridimensionamento di Malpensa che la Lega contesta e che
Air France non è disposta a rivedere. Un possibile compromesso, scindendo i due
destini, lo ha lasciato intravedere il leader leghista Roberto Maroni: "Alitalia deve mettere a disposizione di chi vuole venire a
Malpensa gli slot. Vedrete che il nostro aeroporto si salverà da solo".
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Putin a villa Certosa:
il Cavaliere è un combattente In Libano reazioni negative: "Molto
pericoloso" rivedere le regole di ingaggio GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO
INVIATO PORTO ROTONDO - Putin aveva promesso che sarebbe passato a salutare
Berlusconi anche se avesse perso le elezioni. A maggior ragione ha tenuto fede
all'impegno ora che le elezioni le ha vinte. "In Russia ti ammirano perché
sei un combattente, un lottatore che non si arrende mai e alla fine la spunta
sempre", si è complimentato ricordando quella volta che a San Pietroburgo
la gente per strada aveva applaudito il premier italiano che passeggiava
assieme a Putin. Di ritorno dal vertice in Libia con Gheddafi, l'ultimo impegno
da presidente della Russia prima di cedere il posto a Medvedev per diventare
primo ministro, Putin è arrivato a villa Certosa in elicottero assieme a
Berlusconi che era andato a riceverlo all'aeroporto di Olbia. Doppiopetto blu
con camicia in tinta - l'ormai consolidata divisa informale - per Berlusconi.
Total black, completo nero con girocollo, per Putin. Arrivo in grande stile dei
due aerei "presidenziali": l'enorme Iliushin del leader russo,
l'altrettanto maestoso Airbus con il marchio Fininvest del Cavaliere. La prima
giornata dell'incontro è stata più che altro una chiacchierata molto informale
tra due vecchi amici: Putin voleva sapere tutto sulle elezioni, sulla
maggioranza che aveva ottenuto in Parlamento, sulla semplificazione della vita
politica in conseguenza del voto. Berlusconi non vedeva l'ora di raccontare al
suo ospite la campagna elettorale, le prime iniziative che intende prendere dal
bonus bebè alla digitalizzazione della pubblica amministrazione. Nella
conversazione informale - assicurano il portavoce Paolo Bonaiuti e Valentino
Valentini, strettissimo collaboratore di Berlusconi - i due
leader non hanno parlato di Alitalia, né di energia. Né di problemi internazionali specifici, anche
sei ieri fonti del governo libanese citate da una agenzia di stampa tedesca
hanno definito "estremamente pericolose" le parole di Berlusconi su
un eventuale cambiamento delle regole di ingaggio dei soldati italiani in
Libano. Dopo il pranzo a base di tagliolini di pesce e pomodoretti,
crostacei e gelato finale, Berlusconi e Putin si sono fatti una lunga
passeggiata nel parco di villa Certosa nonostante la pioggia a tratti
torrenziale che ha giocato un brutto scherzo al pilota di un aereo russo che è
atterrato "lungo" e si è fermato sul prato alla fine della pista.
Sulle prime sembrava si trattasse di un aereo del seguito di Putin, invece era
un velivolo che deve partecipare all'esercitazione multinazionale della
Protezione civile. La cena della sera ha avuto come colonna sonora le canzoni
del "menestrello di corte" Apicella. Oggi conferenza stampa prima che
Putin riprenda la via di Mosca.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Roma
Lionello Cosentino, neo-senatore Pd, racconta l'esperienza in Campidoglio di
Alemanno consigliere "Con An è stato il più assente in Comune la Capitale
non merita un sindaco dei no" "Da segretario romano tacque sugli
assessori di Storace finiti in galera per ruberie" PAOLO BOCCACCI E' stato
assessore alla Sanità, alla Regione, con Badaloni, capogruppo in consiglio
comunale con Veltroni, deputato ds e ora senatore del Pd. Lionello Cosentino,
quella di Roma sarà una sfida all'ultimo voto. "Sì e sarà difficile"
Solo questo? "Difficile e molto importante. Dopo la vittoria del
centrodestra a livello nazionale serve una risposta che difenda il futuro della
Capitale". Da che cosa? "Il governo di
centrodestra non vuole bene alla nostra città e si vede già con la vicenda Alitalia. Se vincesse Alemanno, Roma non
avrebbe la forza di rispondere con autorevolezza alle polemiche dei leghisti,
rischia di fermarsi la crescita e lo sviluppo di questi anni". Il
centrodestra dice che è aumentato il degrado. "Non è vero. E' una visione
negativa e caricaturale della Capitale. E d'altro canto la destra ha governato
la Regione Lazio con Storace. All'epoca Alemanno era il segretario della
federazione romana di An, ma non ricordo una parola sugli assessori della
giunta Storace finiti in galera per le ruberie di Lady Asl. E anche come
ministro dell'Agricoltura, lo ricordava Baldi, Alemanno ha fatto più bene a
Parma e alla Parmalat che a Roma". In che senso? "Non voglio tornare
sulle vicende giudiziarie che lo riguardavano per i finanziamenti della
Parmalat alla sua rivista". Torniamo invece ai problemi di Roma.
"Prima vorrei ricordare una frase che Alemanno disse nel 2003: "Sono
contrario ad una demonizzazione assoluta del fascismo né tantomeno An può
apparire come un partito antifascista". Si capisce allora perché lo
appoggia Romagnoli, leader di Fiamma Tricolore, che nega la Shoah".
Veniamo a Roma. "In Consiglio comunale sono il partito dei "no":
hanno votato contro il piano regolatore, il patto per la mobilità, il piano
casa, i parcheggi. Che sindaco sarebbe? Difficile dirlo visto che era il più
assenteista: 44 presenze su 163 sedute nell'aula di Giulio Cesare". Sul
piano regolatore Alemanno alla fine disse di rinunciare all'ostruzionismo.
"No, An non si è sentita. L'opposizione è stata di contrasto su tutto.
Roma non ha bisogno di Alemanno". Criminalità, immigrati, zingari,
ambulantato abusivo: che cosa vi divide? "Il centrosinistra e il
centrodestra hanno due modi diversi di affrontare questi problemi: la
repressione e le espulsioni, se non si uniscono ad una politica di solidarietà,
di integrazione, di cittadinanza, dopo un po' lasciano il tempo che trovano
come nelle banlieue parigine. E' una miseria culturale pensare di governare una
grande metropoli europea solo con gli slogan e le minacce". In alcune zone
di Roma Rutelli ha preso in percentuale meno voti di presidenti di Municipio
della Sinistra arcobaleno. Sarà da quell'area che verranno ora i voti per
vincere? "Ha espresso bravi presidenti nei Municipi ed è stata con noi
forza di governo: questo è stato apprezzato dai romani. E riterrei un errore se
gli elettori della Sinistra arcobaleno scegliessero l'Aventino e non capissero
l'importanza del voto. Roma ha bisogno di una personalità di statura nazionale
che rappresenti la capitale davanti al governo e al Parlamento. Rutelli lo
è".
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
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l'edizione del Lui nega tutto: con il Carroccio nessuna lite In Sardegna riceve
Putin per un incontro informale. "Il commissario europeo lo decidiamo
noi" di Natalia Lombardo inviata a Porto Rotondo "CARO SILVIO, in
Russia apprezzano molto le tue doti di lottatore che ha vinto ancora una
volta": è il "vecchio amico" russo Vladimir Putin a lusingare
così Berlusconi (suo simile all'italiana nella gestione del potere) a tavola a
Villa La Certosa in Costa Smeralda davanti a un piatto di tagliolini e
crostacei. Ma il futuro premier italiano, come lo sarà Putin che in Russia è
riuscito a sbaragliare ogni oppositore, ora deve lottare per tenere a bada i
pochi alleati. E deve faticare non poco: a tre giorni dalle elezioni già deve
smentire le nascenti risse interne. "Non c'è stata nessuna lite nel
vertice a Palazzo Grazioli", ha detto ieri mattina prima di partire per
Olbia, "mi è stato dato mandato per formare la squadra di governo, i nomi
dei ministri non erano in programma nel vertice". Dice di "lavorare
per calibrare competenze, esperienze e presenza sul territorio", ovvero
trovare la "quadra" per sfamare gli appetiti: le presidenze delle
Camera, la Lega che reclama le regioni Lombardia e Veneto, Formigoni che vuole
una poltrona d'onore a Roma e così via. Il leader del Pdl smentisce anche
l'indiscrezione su un incontro segreto con il leader del Pd, che sarebbe
avvenuto martedì scorso: "Non ho incontrato Veltroni né ieri né nei giorni
scorsi". Una "balla spaziale", la definisce il leader del Pd e
anche dal loft fanno notare che "se dovesse vedere Berlusconi lo farebbe
alla luce del sole". Una "cantonata", per Gianfranco Fini. Ma Berlusconi
lamenta: "Prodi non mi ha chiamato, ho ricevuto solo una telefonata di
Veltroni, di cui ho dato notizia". Un altro nodo venuto al pettine del
leader Pdl è la sostituzione del vicepresidente della Commissione europea (in
aspettativa): "Per le dimissioni di Frattini ci sono dei tempi tali che
sarà il nuovo governo a nominare il nuovo commissario che lo sostituirà",
ha spiegato il leader del Pdl che deve riempire la casella della Farnesina. Non
a caso Fini, che rimpiange le feluche, insiste nel rimandare a governo fatto la
sostituzione. Fra le prime beghe Re (zio) Silvio III si prende il suo tempo, e
ieri ha ricevuto Putin sotto un diluvio. Di ritorno da una visita a Gheddafi in
Libia, nell'ultimo viaggio all'estero da presidente della Federazione russa, lo
Zar Vladimir aveva già in programma prima delle elezioni italiane di fare un
salto in Costa Smeralda. Berlusconi l'ha presentata come un'occasione per festeggiare e parlare di affari sulla Gazprom e la
possibile partecipazione dell'Aeroflot in Alitalia. In realtà è una "rimpatriata fra vecchi amici",
spiegano i fidati Boniauti e Valentino Valentini. Tutto casual, dal look dei
due senza cravatta, Silvio in blu nella tenuta da battaglia ispirata a
"Valodia" (come a volte ha chiamato Putin) in grigio e girocollo
nero. "Mi sa che l'unico a avere la cravatta sono io", scherza
Bonaiuti. Alle due l'Airbus Fininvest atterra a Olbia, poi il cavaliere va e
torna con l'elicottero per accogliere un'ora dopo il presidente russo. Cielo
nero, vento e fulmini accolgono lo "Ilyushin" di Putin. Berlusconi lo
riceve sotto l'ombrello mostrando disinvoltura nelle prime chiacchiere in
inglese. Poi nell'elicottero della Polizia volano verso Villa Certosa. Poco
dopo un aereo della Protezione civile russa (a Olbia per un'esercitazione
unificata), va fuori pista per la pioggia. Anche l'agenda è "libera",
nessun dossier preciso, neppure su Alitalia ed
energia. Dalla Villa trapela poco, se non che Berlusconi "ha parlato molto
di sé": di come farà la digitalizzazione della pubblica amministrazione o
regalerà il bonus bebè. Putin si è informato sulla vittoria, la maggioranza in
Parlamento, i voti. Silvio gli ha fatto un comizio elettorale. Salvo poi fargli
visitare di nuovo (era venuto nel 2003) la tenuta sotto l'ombrello e la pioggia
battente. Compensata dalla serata con le strimpellate di Michele Apicella
(riammesso a corte), sbarcato a Olbia in quartetto con la cantante cubana.
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
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l'edizione del Vendita Alitalia i due Letta lavorano
al piano bipartisan Prestito per la compagnia, sul tavolo la proposta Air
France e l'ipotesi tricolore di Roberto Rossi / Roma INTESA Un accordo
bipartisan tra governo e Popolo delle libertà per assicurare, forse con un
prestito ponte, la sopravvivenza o "continuità industriale" di Alitalia. In attesa di un compratore. Che potrebbe essere
ancora Air France se sarà trovata una nuo- va intesa al più presto. La
soluzione è maturata ieri dopo il primo l'incontro (è probabile un nuovo faccia
a faccia la prossima settimana) tra il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Enrico Letta e suo zio Gianni Letta, braccio destro di Silvio
Berlusconi, che a Palazzo Chigi è salito accompagnato dal consigliere economico
Bruno Ermolli. Il prestito ponte, ancora in via di definizione, permetterebbe
alla compagnia una boccata di ossigeno e al governo di chiudere senza affanno
la trattativa di vendita. Con chi? "La soluzione Air France è tutt'ora sul
tappeto, non è decaduta, ma dal momento che Berlusconi ha più volte detto che
potrebbe intervenire anche una cordata italiana è probabile che il Pdl
esperisca anche altre soluzioni" hanno riferito fonti di Palazzo Chigi.
L'accordo con Air France è, per ora, la strada principale da seguire. Per varie
ragioni. La prima è che lo stesso Berlusconi, consigliato in questo proprio da
Gianni Letta, ha sempre ritenuto il matrimonio con Parigi come la più solida e
realistica delle ipotesi (appoggiata ieri anche dai sindacati). Le
dichiarazioni di ieri vanno in questa direzione: "Se si dovesse ritornare
al primitivo progetto di un'Alitalia con pari dignità
rispetto alle altre due compagnie e con una direzione italiana - ha detto
Berlusconi - sarò lieto di discuterne e una volta che avrò l'incarico ne
parlerò anche con il presidente francese Sarkozy". Inoltre Air France ha
un network molto vasto che potrebbe garantire, meglio di Lufthansa o Aeroflot
(che ieri ha fatto una parziale marcia indietro sull'ipotesi di un suo
interessamento), lo sviluppo di Alitalia. Ma perché
Air France, che fino a qualche settimana fa riteneva irremovibile il suo piano,
dovrebbe tornare a trattare? In primo luogo, spiega una fonte industriale,
"perché il mercato italiano vale molto. E, poi, al momento è l'unico dove
Air France può trovare uno sbocco e investire la sua liquidità". In Spagna
e Stati Uniti, tra l'altro, la compagnia amministrata da Jean-Cyril Spinetta ha
trovato le porte chiuse. Ci sono varie strade che potrebbero permettere di
sbloccare l'accordo. Il punto di partenza è che Berlusconi, per ragioni di
immagine, deve ottenere qualcosa che il governo Prodi non ha ottenuto. Come? Un
primo modo potrebbe essere quello si trovare un nuovo accordo sulla governance
che garantisca maggiore peso del Tesoro all'interno dell'alleanza post fusione.
Inoltre il futuro presidente del Consiglio potrebbe chiedere un posto in più
nel consiglio di amministrazione per Alitalia.
Un'altra strada è quella della cordata italiana. Ermolli sta lavorando alla
creazione di una scatola societaria tricolore da affiancare ad Air France nella
fusione. In questo modo Berlusconi salverebbe la faccia rispetto alle promesse
della campagna elettorale e garantirebbe un minimo di italianità. Chi
parteciperà nel caso all'operazione? La netta vittoria alle elezioni potrebbe
dare a Berlusconi la possibilità di giocarsi pezzi da novanta. Il fatto che
Berlusconi abbia incontrato il primo ministro russo Putin, promettendo una
stretta collaborazione in materia energetica tra Italia e Russia, ha fatto
subito vociferare a un nuovo coinvolgimento nella partita dell'Eni. La
quadratura del cerchio con Air France Berlusconi potrebbe, poi,
ottenerla con la carta Malpensa, garantendo, cioè, il ritiro della causa da
1,25 miliardi intentata da Sea all'Alitalia in cambio degli slot occupati dal vettore italiano all'aeroporto
di Varese. In questo modo anche la Lega sarebbe accontentata e la partita Alitalia chiusa in maniera definitiva.
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
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Stai consultando l'edizione
del Alemanno-Storace la pericolosa alleanza Il candidato Pdl tenta di rabbonire
la comunità ebraica "Ma se Francesco è stato in Israele prima di
Fini..." di Mariagrazia Gerina / Roma NOSTALGIA CANAGLIA "Ma se
Storace è stato in Israele prima di Fini!", recita la replica ufficiosa
del candidato sindaco Alemanno alla Comunità ebraica di Roma, pronta a
mobilitarsi contro il ritorno di Epurator accanto all'ex rivale. E però
l'attacco preventivo sferrato da Riccardo Pacifici, neopresidente della comunità
ebraica romana, sembra aver messo i bastoni tra le ruote all'alleanza di
vecchio conio. "Stiamo valutando che tipo di rapporto avere sia nei
confronti di Storace sia nei confronti dell' Udc, decideremo dopo esserci anche
consultati con la comunità ebraica", corregge prudentemente lo stesso
Alemanno, che per ora prende tempo. E però assicura anche: "Non
accetteremo veti". Molto attento a non sbattere la porta in faccia a oltre
55mila voti che Storace porterebbe in dote, preziosissimi nella battaglia contro
Rutelli che lo vede indietro di 84mila voti. Ma anche attento a non bruciarsi
con l'altra pesantissima dote di nostalgia per il Ventennio e gioventù
neofascista, sbandierata dalla Destra. Un partito nato esplicitamente dal
rancore per il viaggio di Fini a Gerusalemme e che strada facendo ha raccolto
anche la Fiamma di Romagnoli. Le dichiarazioni dell'uno e dell'altro sul
fascismo ("e persino sulle camere a gas", ricorda riferendosi a
Romagnoli Maria Coscia, l'assessore che per anni ha organizzato i viaggi ad
Auschwitz delle scuole romane) oggi rendono l'alleanza Alemanno-Storace
pericolosissima soprattutto per il presidente della Camera in pectore Fini, che
ieri si è precipitato a chiamare Pacifici per ribadire l'amicizia con il
neo-presidente della comunità ebraica più grande d'Italia. Il quale non gli ha
mai nascosto le simpatie per l'autore dello strappo, ma sull'alleanza con
Storace, né lui, né il resto della comunità, sono disposti a fare sconti. Anzi,
c'è già chi - fa sapere il candidato rutelliano Vittorio Pavoncello - a Portico
d'Ottavia sta organizzando per lunedì un "sit-in contro il fascismo"
e contro la sgradita alleanza, che è "una pessima idea", anche
secondo Tullia Zevi. E a Buontempo che ha provato a distinguere tra ebrei
"comunisti" e ebrei "che ci apprezzano", ha risposto lo
stesso Pacifici: "Se continua a dichiararsi fascista, sono certo che su
questo valore la mia Comunità sarà compatta nel respingere al mittente le sue
farneticanti dichiarazioni". Risultatato: Fini ieri è sembrato più cauto
di Berlusconi, da sempre assai disinvolto sull'argomento. Mentre l'uno ha
invocato apertamente l'apparentamento con la Destra, l'altro ha cercato la
formula più indiretta di un appello agli elettori di Storace "per
vincere". "Sto seguendo con grande rispetto la presa di posizione
della comunità ebraica", fa sapere dal fronte opposto Rutelli, che
denunciata la natura dell'unione Storace-Alemanno, punta adesso a indicare
anche gli altri scheletri nell'armadio dell'avversario. La Lega, prima di tutto:
"La richiesta di spostare un centro produzione Rai a Milano avanzata dal
consigliere di amministrazione leghista, Maroni che rimprovera a governo Prodi
di aver penalizzato Malpensa in favore di Fiumicino, mettendo a rischio 8 mila
posti di lavoro, sono prese di posizione che dovrebbero aprire gli occhi a
molti romani", attacca l'ex vicepremier, che invoca una risposta contro
l'offensiva della Lega, dettata da un'"ostilità ingiusta". Da
ministro, ricorda, "io mi sono battuto senza risparmio per l'assegnazione
a Milano dell'Expo". Ma il governo Pdl-Lega non promette per la capitale
altrettanto fair play. Quanto ad Alemanno, ieri a Parigi,
ha spiegato che "Air France e Alitalia sono troppo simili e un accordo porterebbe inevitabilmente ad un
assorbimento della seconda". E Rutelli lo ha rimbeccato: "Su questo
non si possono dire cose confuse, il centrodestra sta ballando una danza
macabra a quattro passi dal commissariamento". Il centrosinistra
invece le danze cerca di aprirle con l'Udc. Complice l'assemblea di Confcoperative,
un tête a tête tra Rutelli e Casini ha dato il via alla giornata. Funestata poi
dall'urlo di Tarzan, alias Andra Alzetta, primo degli eletti di SA:
"L'Udc? Mi fa c...", avrebbe detto. "Dovrebbe imparare
l'educazione", fa osservare il candidato sindaco Ciocchetti, frenando
sull'alleanza. Ma in questo caso anche il segretario romano di Rifondazione
condivide il disappunto. A decidere oggi saranno le primarie dell'Udc, che,
corteggiata dal Pdl, potrebbe scegliere la terza via della non belligeranza.
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
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Stai
consultando l'edizione del L'ipoteca di Bossi su Rai e Alitalia Rutelli:
"Su federalismo, Rai e Alitalia è partita una
campagna di antagonismo nei confronti della Capitale. Ci vuole una risposta
serena, sobria ma forte" di Cesare Buquicchio Nella corsa al Campidoglio
tra Rutelli e Alemanno si intromette il fattore Lega Nord. Inevitabile, vista la cementata
alleanza con il Pdl e il corposo successo elettorale delle camicie verdi. Federalismo,
Rai ed Alitalia i temi imposti da altrettanti
esponenti leghisti per marcare il loro desiderio di "indebolire"
Roma. "È evidente come sia partita una campagna di antagonismo nei
confronti di Roma per cui ci vuole una risposta serena e sobria ma forte da
parte della Capitale" commenta il candidato sindaco del centrosinistra
Francesco Rutelli. Rutelli definisce le posizioni della Lega "un fatto
dirompente", sottolineando come "a 48 ore dal voto la Lega chiarisce
le sue posizioni nei confronti di Roma" e parlando di "segnali
nettissimi di cosa significa l'affermazione della Lega per gli equilibri
politici del governo". "La Lega - spiega il vicepremier uscente -
detta condizioni sul federalismo, che chiamano devolution. Un consigliere di
amministrazione della Lega ha chiesto lo spostamento di un centro di produzione
della Rai da Roma a Milano. E poi c'è la dichiarazione di Maroni secondo cui il
governo Prodi ha penalizzato Malpensa a favore di Fiumicino mettendo a rischio
8mila posti di lavoro". "Tre prese di posizione simultanee - secondo
Rutelli - che dovrebbero aprire gli occhi ai romani". Per Rutelli
"l'ostilità della Lega nei confronti di Roma è profondamente
ingiusta". Ed ha ricordato come "io da ministro della Repubblica mi
sono battuto senza risparmio per l'Expo di Milano. Considero Milano una grande
risorsa del Paese e sono orgoglioso del contributo che ho dato". Infine,
sempre su Alitalia, Rutelli riserva una stoccata anche
per Alemanno: "Le parole con cui auspica per Alitalia
la creazione di una public company come unica soluzione, sono prova di
incompetenza e sconclusionatezza". IL PARTITO di Bossi chiede anche il
"trasferimento" di un centro di produzione.
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
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l'edizione del Bossi avverte: parliamo solo con Berlusconi Il Carroccio: basta
inutili vertici, subito i ministri. Ma il candidato premier fa finta di non
capire di Oreste Pivetta Milano UFFICIALE Aveva voglia Berlusconi di negare le
litigate, a raccontare che il vertice è andato bene, a spiegare che certe
risolute espressioni di Bossi ("non si è combinato niente") si devono
attribuire solo alla natura del suo linguaggio: "paradossale, iperbolico e
me- taforico". Berlusconi aggiungeva il suo complimento per il capo del Carroccio:
non ha capito, lui pensava che si dovesse parlare di ministri e invece no... A
non capire invece risulta sia stato proprio Berlusconi. Il chiarimento è
arrivato ieri attraverso una nota ufficiale, dopo la riunione dei leghisti in
via Bellerio, presente Bossi. Trascriviamo parola per parola: "Dopo
l'inutile vertice romano, la segreteria ha deciso che, per quanto riguarda la
Lega Nord, le prossime riunioni saranno tenute solo con il leader del Popolo
della Libertà, on. Silvio Berlusconi". E ancora: "La segreteria
politica ha ribadito che la Lega Nord ha ricevuto l'imperativo mandato dagli
elettori di risolvere le questioni legate al federalismo e alla sicurezza.
Pertanto visto lo straordinario risultato ottenuto su questi due temi, non è
possibile derogare dall'assoluto rispetto dello stesso". "Il momento
nel Paese è talmente grave che è necessario vengano prese decisioni
rapidissime. È pertanto utile nell'interesse di tutti, pur nel rispetto delle
prerogative del presidente della Repubblica che il presidente del Consiglio in
pectore, on. Silvio Berlusconi, proponga, così come vuole la Costituzione, nel
più breve tempo possibile la composizione del governo". La sintesi è già
un programma: i vertici sono una pertita di tempo, di Fini non ci importa nulla
figuriamoci degli altri, a vincere siamo stati noi, discuteremo solo con
Berlusconi, gli obiettivi sono quelli detti e stradetti, federalismo e
sicurezza. E Berlusconi faccia presto i ministri. Per parlar chiaro... Maroni,
che se n'era andato prima della fine della riunione, in un'intervista avrebbe
precisato qualcosa: il federalismo è fiscale e la seconda priorità, dopo il
federalismo, è la difesa di Malpensa (tanto per mettersi in rotta di scontro
con i "romani" di Fiumicino). Maroni, ricordando la sua storia di
ministro del welfare, avrebbe arricchito il piano del Carroccio, invitando a
pensare agli operai, che hanno votato Lega e che guadagnano tanto poco. Come?
"Legando la soluzione dei loro problemi alla territorialità,
dimostrandogli coi fatti che il loro nemico non è il padrone, ma è il sistema
di Roma ladrona". Con il federalismo fiscale, Maroni, avrebbe rispolverato
un istituto sepolto da un trentennio: le gabbie salariali. Dopo la nota,
fuoriuscita da via Bellerio, è risuonata flebilmente per An la voce di Andrea
Ronchi, ormai sciolto nel clan di Berlusconi, per niente turbato che il suo
partito venga messo all'angolo: "Con chi altri se non con Berlusconi
dovrebbero parlare i leghisti?". Val la pena di ricordare anche il
democristiano Rotondi, immolatosi sull'altare della sudditanza: "Bossi ha
ragione: ci siamo fidati di Berlusconi, non servono nè vertici, nè comitati, nè
commissioni che fanno gli esamini. Ognuno con la propria forza ha messo i
propri destini nelle mani di Silvio. Faccia le sue scelte e siamo sicuri che
saranno giuste". Insomma, più che un governo il Rotondi ha in testa una
one-man-band. La lite ufficiale per la spartizione dei ministeri ha ovviamente
i suoi corollari. Il primo tocca la questione Alitalia, che per la Lega vale Malpensa
e per An soprattutto Fiumicino. Il secondo corollario apre un altro fronte tra
la Lega ancora e, questa volta, il Popolo delle Libertà, oggetto la Regione
Lombardia. Formigoni ripete la stucchevole manfrina di due anni fa e sfoglia la
margherita. Cerca un incarico all'altezza della sua presunzione, non gli
piace tanto la presidenza del Senato, vorrebbe altro e intanto raccoglie al
volo il pallone scagliato dal compagno di partito e di footing, Maurizio Lupi,
che vorrebbe candidato alla presidenza della Regione l'ex sindaco di Milano,
Gabriele Albertini. "Sarebbe un'ottima scelta", non si trattiene
Formigoni. Una botta in faccia a Castelli e alla Lega, che in Lombardia hanno
raggiunto il venti per cento e che da mesi si stanno allenando alla corsa
regionale, come se la poltrona fosse cosa loro. Bravo l'ingegnere Castelli:
"Continuo a pensare che Formigoni rimarrà in Regione. Stiamo parlando di
una questione di lana caprina". E per essere più chiaro a La Russa, che
vorrebbe le primarie, manda a dire: "C'è qualcuno che ama parlare delle
questioni virtuali". Tace Galan, governatore in Veneto che ha fatto il
salto in parlamento: difficile dire no alla Lega proprio dove è arrivata al
ventisei per cento. La concordia non regna nel triangolo via Bellerio-Arcore-Roma.
Sarà per i tatticismi di Bossi, che ci ha abituati a vederlo tirare la corda.
La verità è che è difficile andare d'accordo, pretendendo di stare in un
governo nazionale e suonando la fanfara del localismo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
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2 Incontro in Sardegna sotto un temporale. Fuori pista un aereo russo,
incidente senza conseguenze Berlusconi-Putin: l'intesa Incontro in Sardegna
sotto un temporale. Fuori pista un aereo russo, incidente senza conseguenze
Oggi vertice economico su energia e trasporti. Bossi: subito i ministri -->
Oggi vertice economico su energia e trasporti. Bossi: subito i ministri Un
incontro a tutto campo, in cui si parlerà di energia e anche del possibile
ruolo di Aeroflot nella vicenda Alitalia. Silvio Berlusconi e Vladimir Putin sono da ieri alla Certosa,
per un vertice che segnerà l'ultima uscita internazionale di Putin nella veste
di capo di Stato russo. I due leader sono atterrati nel pomeriggio
all'aeroporto di Olbia, dove si è anche verificato un fuori programma: un aereo
al seguito dell'ospite straniero è andato lungo sulla pista, senza
conseguenze. Da Milano, intanto la Lega preme perché il Cavaliere indichi
subito i ministri del nuovo governo. Ma Berlusconi è tranquillo: "Ho il
mandato per decidere, nessun problema". ALLE PAGINE 2, 3, 5.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
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Pagina VII - Bologna
Ha solo un documento che attesta che non è clandestino Studente cinese attende
da 18 mesi il permesso SARA SCHEGGIA A lui, che viene dal Paese in cui si
costruiscono grattacieli a tempi record, aspettare diciotto mesi per un
permesso di soggiorno sembra un crimine. Peng Zhou ha 24 anni ed è iscritto
alla facoltà di Economia a Bologna: insieme a circa un centinaio di suoi
connazionali ha deciso di partecipare agli scambi attivati dal Collegio di Cina
e da tre anni vive nello studentato di via Castellaccio. Un posto che
assomiglia poco ad una casa propria, ma che lui reputa tranquillo, perfetto per
studiare. Così come la città: "i divertimenti e le distrazioni sono poche
qui, e anche il clima mi sembra molto confortevole. Ma la mancanza di
organizzazione e la totale inefficienza delle vostre strutture mi sta davvero
deludendo", dice Peng, raccontando una storia che per noi è forse un
esempio di ordinaria follia amministrativa. Sono in molti, come lui, ad avere
problemi col permesso di soggiorno: l'iscrizione all'Alma Mater dovrebbe
eliminare ogni ostacolo burocratico, ma inspiegabilmente la loro richiesta di
rinvio è ferma da più di un anno. La Questura gli ha consegnato una specie di
"foglio rosa" che certifica che sono studenti e non clandestini, ma
quel permesso temporaneo vale solo sul suolo italiano. Non possono andare a
Parigi o a Berlino, né per turismo né per farci scalo, se diretti a casa loro.
Risultato: le uniche compagnie aeree che possono usare per
tornare in Cina sono Alitalia e Air China, cioè quelle che hanno voli diretti dall'Italia. E
considerando la situazione attuale della nostra compagnia di bandiera, la
scelta si restringe ancora di più. "Sappiamo che è solo lentezza
burocratica. Il nostro sistema è migliore: certo, abbiamo qualche problema, con
i diritti umani per esempio. Ma la grandezza della Cina sta nella
velocità: si decide e si fa. Qui dietro, invece, c'è un parcheggio che mi
chiedo quando finiranno di costruire". Sulle questioni che ogni giorno
sentono ai telegiornali italiani, gli studenti cinesi hanno opinioni precise:
si fidano del loro governo. Hanno fiducia nel loro Paese e nelle informazioni
che da questo ricevono. Grazie ad Internet, sanno cosa succede in Cina, in
Tibet o a San Francisco passando per la loro stampa. "So che il mio Paese
deve migliorare in molte cose. Ma non sopporto chi giudica la Cina senza
conoscerne la storia e le tradizioni. La maggior parte di chi ci accusa non ha
mai visitato il Tibet o la Cina - afferma Peng - Che studino la nostra storia.
Poi possiamo parlare di tutto e confrontarci".
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
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N. 93 del 2008-04-18
pagina 5 Malpensa, i precari in rivolta fanno causa di Redazione Cento
stagionali chiedono di riavere il posto: "Siamo stati lasciati a casa, ma
il lavoro c'è". A giugno forse rientrano i cassintegrati Non è un passo
indietro. E forse nemmeno uno spiraglio. Ma sulla questione
del risarcimento milionario chiesto da Sea ad Alitalia, il presidente Giuseppe Bonomi è possibilista: "Se ci
venisse formulata una proposta, la valuteremo. Alitalia non è più il nostro vettore di riferimento dallo scorso 30
agosto". L'ipotesi di ritirare il ricorso è ancora lontana. Ma se gli
accordi bilaterali dovessero essere rinegoziati, se ne potrebbe anche parlare.
Su un punto sono fermi sia Bonomi sia il sindaco Letizia Moratti, azionista di
maggioranza di Sea: unica condizione per rinunciare alla causa è dare precise
garanzie a Malpensa. Soprattutto ora che sono partiti i preparativi per l'Expo
e che la Lombardia non può proprio più fare a meno di un hub. Se lo scalo
lombardo non dovesse tornare a lavorare a pieno ritmo e se dovesse cedere il
passo a Fiumicino, allora niente trattative. Ma un muro. E una richiesta
pesante, per non dire astronomica, che, in caso di vendita di Alitalia ad Air France, dovrebbe essere sostenuta per intero
dalla compagnia francese. Sea chiede un rimborso che equivale a dieci volte
tanto quello che la i francesi sarebbero disposti a mettere in campo: 1,25
miliardi di euro. La decisione di chiedere un risarcimento di una portata del
genere non è certo stata presa a cuor leggero. Si sono fatti conti su conti per
determinare l'ammontare del danno economico per Malpensa e per stabilire quanto
far pagare ad Alitalia le promesse disattese sullo
scalo lombardo, dopo le garanzie sulla sua trasformazione in hub internazionale.
Nessuno ci sta a trovarsi in mano con un pugno di mosche anche se Malpensa
andrà avanti facendo a meno di Alitalia. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Tempo, Il" del 18-04-2008)
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Stampa Alessandro
Usai a.usai@iltempo.it Prove tecniche di larghe ... Alessandro Usai
a.usai@iltempo.it Prove tecniche di larghe intese sulla vicenda Alitalia. La strada che porta alla cordata italiana appare
poco praticabile tanto che lo stesso Bruno Ermolli, presidente di Sinergetica e
uomo incaricato da Berlusconi a sondare il terreno imprenditoriale, avrebbe
riferito al futuro premier di cambiare rotta. Ermolli ha consultato molte
aziende (tra cui il fondatore di Air Europe Lupo Rattazzi) e ottenuto discrete
aperture di credito per incassare la "fiches" da piazzare su Alitalia. Ma non basta. L'operazione è molto più complessa
dal punto di vista industriale e solo una grande compagnia aerea potrebbe
gestire una ristrutturazione. Ermolli lo ha capito e non disdegna l'ipotesi Air
France-Klm a patto che garantisca una maggiore valorizzazione per Malpensa. Non a caso Berlusconi non chiude più la porta ai francesi ma
ribadisce l'importanza "che Alitalia resti la compagnia di bandiera italiana e che le decisioni
vengano prese in Italia. Se Air France dovesse ritornare al primitivo progetto
di un'Alitalia con pari
dignità rispetto alle altre due compagnie, con direzione italiana, è un'ipotesi
di cui si può discutere. è un'ipotesi di cui si può discutere e di cui
sarò lieto di discutere, una volta che avrò l'incarico e sarò a Palazzo Chigi
anche con il presidente francese Nicholas Sarkozy". Così l'obiettivo
prioritario è trovare una soluzione bipartisan per garantire la massima
continuità aziendale che consenta di completare la privatizzazione in tempi
brevi. A Palazzo Chigi si sono dati appuntamento il sottosegretario dimissionario
alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, il sottosegretario dimissionario
all'Economia Massimo Tononi, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli,
l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e futuro vice premier Gianni
Letta e il presidente di Sinergica Bruno Ermolli. Sul tappeto resta in pole
position l'ipotesi Air France-Klm ma vengono battute anche altre piste. Non
quella russa di Aeroflot che ieri ufficialmente si è chiamta fuori dalla gara
anche se l'incontro in Sardegna tra Berlusconi e Putin potrebbe riservare delle
sorprese. Tramontata anche la cordata italiana, restano solo altre due opzioni
poco realistiche: AirOne sostenuta da Intesa SanPaolo oppure la tedesca
Lufthansa.
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 93 del 2008-04-18 pagina 1 Grandi manovre per salvare Alitalia Il Cavaliere vede Putin e poi
Sarkozy di Redazione Vertice bipartisan su Alitalia: ieri il summit tra i due Letta. Intanto Berlusconi ha
incontrato Putin e la settimana prossima vedrà Sarkozy. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-18 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE L'Europa dice no al futuro premier sulla Bce: la priorità è
l'inflazione. Trichet: avanti con il risanamento Alitalia, via all'intesa bipartisan
Prestito da 100 milioni. Berlusconi: per Air France parlerò con Sarkozy ROMA -
Un decreto bipartisan per allungare la vita ad Alitalia forse attraverso una linea di credito (100 milioni?), a tassi di
mercato che il Tesoro attiverebbe a favore della compagnia. Sotto la
lente dell'Ue. Il governo Prodi lo emanerebbe la prossima settimana. Il governo
Berlusconi lo dovrebbe convertire entro i successivi 60 giorni. è questo il
patto uscito dall'incontro tra l'esecutivo uscente ed esponenti della nuova
maggioranza. Berlusconi fa sapere: "Vedrò Sarkozy". Con Trichet che insiste
sul risanamento, l'Europa avverte il Cavaliere sulla Bce: la priorità è
l'inflazione. ALLE PAGINE 2 E 3 Baccaro, Jacchia, Offeddu S.Rizzo, Sensini,
Stringa.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
La proposta Tremonti rilancia: eurobond per finanziare lo sviluppo ROMA -
Superministro dell'Economia lo è già tornato, nei fatti. Giulio Tremonti ha già
una scaletta fitta di incontri programmati, sta già mettendo insieme la squadra
ministeriale, ha già messo in chiaro l'intenzione di recuperare le competenze
perdute dal ministero e ha pure un primo problema tecnico da risolvere da
ministro "in pectore ", l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa che
Silvio Berlusconi vuol portare al primo Consiglio dei ministri, e che preoccupa
i sindaci italiani. Di economia con la "e" minuscola, delle beghe
quotidiane di casa nostra, o del caso del giorno, che sia Alitalia o il botta e risposta tra
Berlusconi e la Ue sul ruolo della Bce, Giulio Tremonti, però, non vuol
parlare. Forse per rispetto, in attesa della nomina ufficiale, fatto sta che
alla sua prima uscita pubblica dopo la vittoria elettorale, il futuro ministro
ha fatto di tutto per glissare l'assedio della stampa sui temi più scottanti.
Seduto in prima fila accanto a Pier Ferdinando Casini, a sua volta impegnato
per buona metà della mattinata in fittissimo colloquio con Francesco Rutelli,
appena chiamato sul palco Tremonti ha messo subito le cose in chiaro: niente
politica, "parlerò del mio libro". "Non è un libro elettorale,
si parla di Europa, non d'Italia, e così voglio fare oggi" dice. Parla
della sfida della globalizzazione, della costruzione politica dell'Europa,
della necessità di una sua reazione. "Credo sia ora di pensare a un debito
pubblico europeo per finanziare lo sviluppo " dice rilanciando la sua
vecchia idea degli eurobond. E rilancia l'intervento pubblico nell'economia.
"Il mercato se è possibile, lo Stato se necessario: è questo il modello al
quale dobbiamo fare riferimento" dice Tremonti, definendo la crisi
innescata dai mutui americani, con i salvataggi delle banche in crisi, "la
Caporetto di tutte le dottrine economiche". A Casini non resta che fargli
gli auguri. "Chi ha vinto speriamo che governi meglio. Il Paese ha davanti
a sé problemi drammatici". La strategia "Il mercato se è possibile,
lo Stato se necessario: è questo il modello al quale dobbiamo fare
riferimento" Mario Sensini.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Privatizzazione Per garantire la continuità aziendale
Il Cavaliere: "Alitalia, parlerò con Sarkozy" Prestito bipartisan Un vertice tra
Enrico Letta e Gianni Letta L'ipotesi di un decreto per varare il finanziamento
da 100 milioni a favore della compagnia, ma a tassi di mercato ROMA - Un
decreto bipartisan per allungare la vita a Alitalia forse attraverso una linea di credito, probabilmente, da
100 milioni, a tassi di mercato che il Tesoro attiverebbe a favore della
compagnia, a brevissimo termine. Sotto la lente dell'Ue. Il governo Prodi lo
emanerebbe la prossima settimana. Il governo Berlusconi lo dovrebbe convertire
entro i successivi 60 giorni. è questo il patto uscito dall'incontro tra il
sottosegretario Enrico Letta, insieme con il direttore generale del Tesoro,
Vittorio Grilli e il sottosegretario all'Economia, Massimo Tononi, e i
consiglieri di Berlusconi, Gianni Letta e Bruno Ermolli. In una parola
l'esecutivo uscente manterrebbe in vita Alitalia,
escludendone il commissariamento, purché il governo entrante s'impegni a privatizzare
al più presto. Il tempo così guadagnato servirebbe a trovare una soluzione.
Francese. Berlusconi starebbe seriamente provando a convincere Air France a
tornare al tavolo, al punto da offrire la propria mediazione con l'Eliseo:
"è un'ipotesi di cui si può discutere e di cui sarò lieto di discutere una
volta che avrò l'incarico e che sarò a Palazzo Chigi anche con il presidente
francese Nicolas Sarkozy" ha detto ieri. Ma l'ipotesi francese sarebbe
fortemente osteggiata dal Carroccio. "Alitalia
deve fare una sola cosa - ha detto ieri il leghista Roberto Maroni -: liberare
gli slot a Malpensa". La condizione è tra le più indigeste per Air
France-Klm: si tratta di mettere a disposizione i diritti di traffico che prima
erano operati su Malpensa e che l'Enac (organismo che regola l'aviazione
civile) ha trasferito a Fiumicino. Per i francesi significa concedere a un
avversario, tipo Lufthansa, di farle concorrenza in Italia. Da Malpensa. Letta
e Letta si vedranno la prossima settimana. In mancanza di aperture di Air
France- Klm, si tornerà all'ipotesi del commissariamento, che in teoria
aprirebbe le porte alla cordata italiana, al momento però molto debole.
Mancherebbe infatti il completamento di un'alleanza internazionale: Lufthansa
non sarebbe disposta a fare da socio di minoranza. Quanto alla russa Aeroflot,
ieri ha detto di non essere interessata a un "rientro in gara". Ma di
questo parleranno oggi in Sardegna Berlusconi e il presidente russo Vladimir
Putin. Gianni Letta Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Retroscena Il nuovo Tesoro, la soluzione Air France e la mediazione
per le rotte di Malpensa ROMA - Chi in Forza Italia aveva raccolto le
confidenze del vicepresidente del partito ancora qualche settimana fa, racconta che Giulio Tremonti si mostrava sicuro che la partita
dell'Alitalia si sarebbe
chiusa prima delle elezioni. Ma se fosse una convinzione vera, oppure semplice
scaramanzia, contando che il centrosinistra gli avrebbe risolto una bella rogna
prendendosi pure le maledizioni dei sindacati, è difficile dire.
Certamente quella della compagnia di bandiera e della "sindrome
francese" destinata a seguirla anche con il nuovo governo di centrodestra
rischia di essere una bella gatta da pelare. Tanto il probabile futuro ministro
quanto il sicuro prossimo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non
ignorano che comunque la soluzione del problema Alitalia,
a meno di clamorose sorprese, è destinata a passare per Parigi. Tanto più per i
rapporti esistenti fra Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas
Sarkozy, che, pur non essendosi mai espresso ufficialmente, sostiene il numero
uno di Air France Jean-Cyril Spinetta nel tentativo di acquisizione della
compagnia italiana. E che potrebbe rappresentare per il futuro premier italiano
una preziosa sponda in un'Europa che si è sempre mostrata più espansiva con
Romano Prodi che con lui. "Per primo, dopo il voto, chiamerò Sarkozy
perché dopo la sua elezione lui chiamò me per primo", ha annunciato
Berlusconi una settimana prima delle elezioni. Scherzando pure sulle rispettive
stature: "Sono più alto di Putin e Sarkozy. Sono alto come Prodi. Non
capisco perché tutti i vignettisti mi disegnano come un nano e gli altri invece
sono normali". In effetti dall'Eliseo, il giorno dopo il voto in Italia,
il messaggio di congratulazioni è puntualmente arrivato, con la promessa di
avviare "una stretta concertazione". Non sarebbe perciò sorprendente
che il pacchetto della "concertazione " comprendesse anche la pratica
Alitalia. Magari con un punto di caduta sulla
liberalizzazione degli slot di Malpensa, per accontentare la Lega Nord:
condizione, però, quasi impossibile da accettare per i francesi. Il passaggio è
delicato anche per i rapporti con Bruxelles, dove guardano con favore a una
soluzione Air France- Klm: al punto da essere perfino disposti a chiudere un
occhio su un eventuale prestito ponte che fosse concesso prima dell'accordo
allo scopo di non far fallire la compagnia italiana. Bruxelles Le autorità
europee non sarebbero contrarie al prestito-ponte anche prima della cessione
Sergio Rizzo.
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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La politica
economica Le proposte del centrodestra su Ici e straordinari sparigliano le
carte nel sindacato, che ha idee diverse sull'approccio con il nuovo governo. Intanto Alitalia respira: accordo sul prestito ponte In un'intervista al
"Giornale della Libertà" Bonanni dice sì a tutte le proposte del
Cavaliere: taglio Ici, detassazione degli straordinari, federalismo fiscale
della Lega, cambio del Testo sulla sicurezza. Prevede "maggiore
serenità" e concertazione. Da Epifani, invece, è "n Antonio Sciotto
Roma No, l'"unità sindacale" sotto Berlusconi non sarà affatto
facile. A meno che la Cgil non diventi improvvisamente pro-Silvio. L'intervista
che compare oggi sul "Giornale della Libertà", l'opuscolo
brambilliano per l'occasione allegato al Giornale, è illuminante e spariglia
velocemente le carte: a nemmeno tre giorni dalla consacrazione elettorale del
Cavaliere a premier, senza neanche aspettare il cambio di governo, il leader
della Cisl Bonanni sposa in pieno la nuova era, dichiarandosi d'accordo con
tutte le proposte del Partito della Libertà e perfino della Lega. Posizioni
ancor più significative se si pensa che all'opposto, il "collega"
segretario generale Cgil Guglielmo Epifani proprio in questi giorni (appena
ieri in un'intervista alla Repubblica) si dava pena di smontare tutte le idee
berlusconiane. E allora il sindacato come si comporterà? Indubbiamente, con il
Pd al governo, le cose sarebbero filate molto più lisce. Facciamo un veloce
elenco, poi approfondiamo le singole posizioni. Taglio Ici? Bonanni: sì.
Epifani: no. Detassazione straordinari? Bonanni: sì. Epifani: no. Cambio del
Testo unico sulla sicurezza del lavoro? Bonanni: sì. Epifani: no (perfino
l'Ugl, con la Cgil, afferma che "il testo non si tocca"). Se
aggiungiamo che sull'Alitalia, il leader della Cisl
apre a "tutte le possibilità" (mentre la Cgil ancora sostiene Air
France) e poi dichiara che "appoggeremo la Lega sul federalismo
fiscale", il quadro della potenziale divisione del sindacato è completo.
E, sottolineiamo, le dichiarazioni bonanniane vengono dispensate attraverso il
giornale di Michela Vittoria Brambilla, che è quanto di più berlusconiano ci
sia (la scelta del mezzo attraverso cui parlare per i politici e i sindacalisti
non è mai casuale). Ma è l'impostazione più generale che Bonanni dà al proprio
modo di porsi di fronte a Berlusconi che segna la differenza tra i due
sindacati (che, intendiamoci, riemerge dopo i due anni di Prodi, perché non è
affatto una novità se ricordiamo da un lato il Patto per l'Italia che diede il
la alla legge 30 e, dall'altro, i tre milioni in piazza in difesa dell'articolo
18). Mentre la Cgil ha messo fisso il muso lungo dopo i risultati di lunedì,
Bonanni afferma che "grazie al nuovo governo si potrà affrontare il futuro
con maggiore serenità" e che "la Cisl appoggerà il federalismo
fiscale proposto dalla Lega, purché sia solidale". Anche Epifani rimarca
di credere in un "federalismo solidale", ma non per questo apre alla
Lega: "Alcune parti del loro programma sono diametralmente opposte ai
valori della Cgil". Bonanni si spinge oltre, ed è già in grado di
ipotizzare una stagione di concertazione - piena come è stata quella sotto
Prodi - con il nuovo esecutivo. "Non credo, conoscendo Berlusconi - ha
spiegato - che vorrà varare misure impopolari. Piuttosto spero siano condivise
con le parti sociali". E fin qui, normale amministrazione. Ma poi ha
rilanciato, questa volta parlando all'assemblea della Confcooperative, e
proponendo addirittura un "Avviso comune tra sindacati e imprese, per
dire, al di là dei singoli ruoli: questa è la nostra opinione". Dunque
tanti sì: alla detassazione degli straordinari - "ma se verrà accompagnata
da una contrattazione di livello aziendale e considerando le singole condizioni
di sicurezza sul lavoro" - e sì al taglio Ici - "ma basta che non
rischiamo il gioco delle tre carte: che i Comuni non si rivalgano con altre
imposizioni, tipo l'addizionale Irpef". Al contrario, Epifani boccia la
detassazione degli straordinari, facendo l'esempio della Francia (vedi anche
l'articolo qui sotto), "perché in quel paese è costata alle casse
pubbliche più di quanto non abbia reso ai lavoratori" e il taglio Ici
indicando "che non è una priorità", e riproponendo piuttosto quanto
lasciato in sospeso con l'ultimo governo, ovvero "l'incremento dei salari,
da subito, per via fiscale, di 400-500 euro l'anno per lavoratori e
pensionati". Insomma, non c'è ancora uno scontro esplicito tra i due
sindacati, per carità, ma come si vede l'approccio ai temi messi sul tavolo da
Berlusconi è ben differente e con difficoltà si immagina una Cgil disposta a
breve non diciamo a sedersi a un tavolo con il Cavaliere (è suo costume,
comunque, verificare quello che viene offerto), ma a firmare un accordo. Dulcis
in fundo, la sicurezza sul lavoro. Ieri Maurizio Sacconi, già sottosegretario
al lavoro ai tempi della legge 30, ha annunciato di voler cambiare il Testo
unico sulla sicurezza, varato di recente. Non è un mistero che il centro-destra
vuole, in analogia a varie associazioni imprenditoriali che non hanno gradito
il Testo, ammorbidire il piano sanzionatorio. La Cisl si è detta subito
disponibile, da Cgil e Ugl è venuto un secco no (mentre Uil è disposta ad
aprire solo a parziali modifiche).
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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Intesa bipartisan su
Alitalia: "Garantire la continuità
aziendale" I due Letta (Enrico e Gianni) si vedono a palazzo Chigi e
sconfessano Padoa Schioppa. Verso un prestito-ponte per passare l'estate e le
trattative tra Stati Francesco Piccioni Parola d'ordine: "soluzione bipartisan".
Al termine di una giornata sconclusionata, flaccidamente attraversata da
esternazioni berlusconiane un po' sconnesse, governo uscente e subentrante -
Letta Enrico e Letta Gianni - si sono visti a palazzo Chigi e hanno raggiunto
un gentlemen agreement su Alitalia. "Si lavora a
un'ipotesi bipartisan per garantire la continuità aziendale che consenta di
completare la privatizzazione in tempi bevi". Fuor di metafora: un
prestito-ponte (300 milioni, si diceva) per permettere alla compagnia di
bandiera l'operatività ordinaria in vista della stagione estiva (la più
redditizia). Viene allontanata l'ipotesi del commissariamento (e relativi libri
in tribunale) agitata per settimane da Tommaso Padoa Schioppa come "arma
finale" per costringere i sindacati a firmare un foglio in bianco. Il
tempo così ricavato sarà usato - come sarebbe stato logico anche un anno fa, se
a via XX Settembre ci fosse stato uno statista, invece che un "tecnocrate
sempre in missione per conto del Dio Mercato" - per sciogliere i nodi residui
in una trattativa tra Stati. L'unica ipotesi in campo resta ovviamente Air
France-Klm. Che non è affatto una "società privata", come recitato
dai liberisti-un-tanto-al-chilo che ci assediano con editoriali o pareri
perentori, ma una compagnia in cui il 17% delle azioni è in mano al Tesoro
francese e l'11% in tasca ai dipendenti. Il 28% è una golden share molto
pesante, che mette al riparo da qualsiasi scalata ostile. Se è così, cosa
significa allora quell'insistito richiamo berlusconiano alla "pari dignità"
tra le compagnie per poter dire sì alla vendita ai francesi? Lo ha spiegato
chiaramente Massimo Mucchetti sul Corsera. Lo stato italiano possiede già ora
(attraverso Fintecna) il 2% di Air France-Klm; se potesse
reinvestire in quella compagnia anche il ricavato dalla vendita di Alitalia potrebbe aggiungerci un altro
1,5%. Con il rimborso di 380 milioni di bond Alitalia si potrebbe a quel punto acquistare un altro 7% di Air France:
ossia il 10,5% in totale. I due stati, alla fin fine, controllerebbero insieme
oltre il 38% della prima compagnia aerea al mondo. Alla faccia degli
iperliberisti da manuale scolastico. Si può dire: ma Jean-Cyril Spinetta ha
lasciato il tavolo delle trattative quando i sindacati gli hanno controproposto
qualcosa del genere, non potrebbe mai accettare. Certo, se il venditore (Padoa
Schioppa, fino all'altroieri) ti apparecchia un tavolo dove l'unica cosa da
ottenere è un "sì" dei sindacati, pistola alla tempia, il compratore
(Spinetta) ringrazia e non concede nulla. Se invece la trattativa viene
condotta tra due governi (di cui uno controlla, e non per scherzo, il
compratore finto-privato), allora Spinetta ritorna a essere un esemplare
dipendente dello Stato francese - detto chiaramente: c'è da invidiarlo - e si
acconcia a tradurre in contratto l'accordo politico tra i premier. Poteva farlo
anche Prodi, e non avrebbe concesso gratuitamente una carta in più
all'avversario in campagna elettorale. L'ultima obiezione ("la Ue non lo
permetterebbe") sembra un po' fuori sincrono: le banche centrali e il Fmi
hanno appena sdoganato l'ipotesi dell'intervento pubblico per "salvare le
banche in difficoltà" nella crisi finanziaria globale. Che si manovri un
po', senza esagerare, anche per salvaguardare degli asset industriali
prestigiosi non dovrebbe essere impossibile. Nel frattempo è svanita nel nulla
la resuscitata - via incontro in Sardegna con Vladimir Putin - ipotesi
Aeroflot: "la compagnia russa non considera 'appetibili' le condizioni
della gara". Mentre resta sempre avvolta dal fumo la "cordata italiana".
Se mai è esistita.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-18 num: - pag: 32 categoria:
REDAZIONALE Il supermanager All'indomani dell'interesse per la scandinava
TeliaSonera da parte di France Telecom Barrault (Bt): addio maxi-fusioni,
acquisti mirati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Incontrare gente fiduciosa
di questi tempi nella City sembra un'impresa disperata: l'ultimo studio di JP
Morgan prevede la perdita di 40 mila posti di lavoro nel "miglio
quadrato". Nel palazzo della BT, il gigante britannico delle telecomunicazioni
con vetrata sulla cupola di St Paul's, invece, FranÇois Barrault è entusiasta:
"Lo spettro della recessione negli Stati Uniti crea opportunità per noi,
perché spinge i grandi gruppi occidentali a cercare nuove aree in Asia. E noi
siamo lì con la nostra rete di IT e telecom, pronta per loro". Barrault
guida i Global Services di BT, la divisione che porta circa un terzo dei ricavi
della società, valutati in 20,2 miliardi di sterline nel 2007. "Io sono
bullish, ottimista", insiste il manager. "Certo, se leggi la stampa
finanziaria, se vai a Davos, senti solo parlare di crisi del credito. Ma se
prendi la tua valigia e vai in Cina, in India, come ho fatto io, il prisma si
rovescia. Lì ci sono buone notizie, lì bisogna andare per creare valore. E bisogna
saper scommettere. Quando ho cominciato a girare tra Asia, Russia, Brasile, Sud
Africa nel 2004, BT non era d'accordo, vedevano solo i rischi. Gli risposi che
per fermarmi avrebbero potuto licenziarmi. Non lo fecero e siamo andati laggiù
con 28 acquisizioni che ci hanno permesso di creare una capillarità digitale
". Digital capillarity e Pop sono espressioni che si rincorrono nel
ragionamento. "Significa che quando un'azienda si sposta dall'Occidente a
un nuovo mercato, non ha tempo per costruirsi una sua rete di telecomunicazioni
e allora interveniamo noi: il nostro core business èfornire ad altri quello che
non è il loro core business. Facciamo un esempio: una carta di credito deve
funzionare con la stessa velocità e le stesse caratteristiche in America o in
Cina, allora noi forniamo alla banca la rete IT e la broadband per le
comunicazioni ". Grandi manovre si annunciano nel mercato europeo delle
telecom, con i francesi interessati alla scandinava TeliaSonera. Ma Barrault
non crede che si vada verso un'ondata di consolidamenti. Spiega così la sua
filosofia: "Penso che sia in corso una sorta di speed dating, un'edizione
industriale delle agenzie per cuori solitari, un gioco spinto dalle banche che
cercano di stimolare le transazioni. Lo speed dating è molto anglo-sassone,
poco romantico... ". BT non pensa ad acquisizioni di grossi gruppi,
dunque. Guarda piuttosto a società più piccole e "capaci di creare
valore" in settori strategici. Tiscali, che opera nel Regno Unito, è sul
mercato. Interessa? Barrault ride. "Bisogna stare attenti, una volta ero a
cena in Francia e parlavo di affari; qualcuno mi ha sentito ed è finita che il
giorno dopo un titolo è stato sospeso in borsa". Ma quanto è difficile
investire in Italia? Il Financial Times ha definito il percorso di un
investitore straniero nella giungla romana come quello di un automobilista
costretto a guidare con il freno tirato. "No. Per noi di BT l'Italia è un
mercato innovativo e di successo, noi abbiamo cominciato con 40 milioni di euro
e ora siamo a un miliardo". Barrault è francese, che
cosa pensa di Alitalia e
Air France? La rivalità tra i due Paesi cugini è inconciliabile anche negli
affari? "La rivalità va bene sul campo di calcio. Io non credo nelle
acquisizioni brutali, con logica animalesca di dominio. Con l'imperialismo non
si va da nessuna parte. Bisogna rispettare e impiegare le risorse
locali, i dipendenti. Devi creare valore per il Paese dove vai a investire e
per i suoi lavoratori e anche reinvestire; altrimenti, se si sta seduti a
guardare con superiorità e disprezzo quelli che stai comprando non si va da
nessuna parte". Monsieur Barrault parla parecchio della sua ammirazione
per l'Italia. Non c'è traccia di sciovinismo in questo manager francese che
guida i Global Services di un gruppo nato in Gran Bretagna e presente in 170
Paesi. Possibile che non si possa toccare un suo tasto nazionalista e anti-
globalizzazione? Barrault è un collezionista di vini e finalmente cede:
"Bordeaux ". E gli italiani? "No, mi piacciono solo Brunello,
Barolo, Sassicaia...". Continuerebbe ancora con la sua conoscenza
dell'enologia italica. Ma passa ad altro: "Quello che amo davvero è il
prosciutto, sono uno dei massimi conoscitori e assaggiatori di prosciutto italiano".
Il manager di British Telecom, FranÇois Barrault, non crede al pessimismo sui
mercati Guido Santevecchi.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
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Per
la vendita resta in gioco Air France, ma non si escludono altre soluzioni.
Berlusconi: parlerò con Sarkozy Intesa bipartisan per salvare Alitalia Accordo tra
Pdl e Palazzo Chigi: pronto il decreto per un prestito ponte.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
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Di LUCIANO
COSTANTINI LA PISTA Air France rimane quella più accreditata, ma sul tavolo
negoziale restano in piedi anche altre opzioni. Quella costituita dai tedeschi
di Lufthansa, per esempio, ma anche quelle della russa Aeroflot, di Air One e
della cordata italiana guidata da Ermolli. Secondo Berlusconi l'importante è
che resti una compagnia di bandiera e che le decisioni vengano prese in Italia.
Il Cavaliere ha spiegato che parlerà del caso Alitalia con il premier francese
Sarkozy, ma ieri ne ha discusso anche con Vladimir Putin pure se in via
informale. Il futuro presidente del Consiglio vuole mantenere aperte più
soluzioni che salvaguardino gli interessi nazionali.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-18 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Strategia L'appello del Partito democratico agli alleati "La
Lega attacca Roma Dobbiamo rispondere" Rutelli: le loro mosse penalizzano
la città Ai romani, Rutelli dice una cosa chiara: sulla Lega, e su ciò che quel
partito vuole fare della Capitale, aprite gli occhi. "Da parte della Lega
è partita una campagna di antagonismo contro Roma, è necessaria da parte della
città una risposta serena, sobria ma forte". Francesco Rutelli dice
chiaramente di voler difendere Roma: "Sono passate solo 48 ore dal voto
elettorale e la Lega sta chiarendo la sua posizione sulla nostra città. Sta
dettando le sue condizioni sul federalismo che loro chiamano devolution".
Per essere chiari: si tratta di "segnali nettissimi di cosa vuol dire
l'affermazione della Lega sugli equilibri del governo. La richiesta di spostamento
di un centro produzione Rai a Milano, avanzata dal consigliere di
amministrazione leghista, la dichiarazione di Maroni secondo il quale il
governo Prodi avrebbe penalizzato Malpensa in favore di Fiumicino, mettendo a
rischio 8 mila posti di lavoro". Sull'argomento, il ruolo strategico
dell'aeroporto Leonardo Da Vinci, interviene con decisione anche il presidente
della Regione, Piero Marrazzo: "Non possiamo tollerare dal nuovo governo
silenzi o frasi a mezza bocca sulla sorte di un asset fondamentale per lo
sviluppo del nostro territorio. La domanda che pongo con urgenza è se tutti
ritengono che Fiumicino debba essere il vero hub di riferimento per il Paese.
Chiedo quindi agli esponenti della nuova maggioranza di esprimersi in maniera
inequivocabile sulla recente decisione di Alitalia di
riportare i voli da Malpensa a Fiumicino, come imponeva la logica e come vorrà
sempre il mercato. La scelta di Roma come hub internazionale e
intercontinentale è dettata da evidenti ragioni logistiche ed economiche, dalla
capacità della Capitale di attrarre turisti e dalla sua posizione geografica,
che ne fa un punto di riferimento insostituibile per l'intera area
mediterranea. Tali ragioni non possono essere piegate da logiche politiche o
peggio elettoralistiche che metterebbero a rischio migliaia
di lavoratori e ferirebbero gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese". Il discorso di Rutelli, in
ogni caso, va ben al di là della Rai o di Alitalia: ecco perché, secondo il candidato di centrosinistra, "queste
prese di posizione dovrebbero aprire gli occhi a molti romani: credo che
l'ostilità della Lega contro Roma sia profondamente ingiusta". è,
questo, solo un aspetto della campagna elettorale che, giorno dopo giorno,
s'annuncia sempre più importante: il successo berlusconiano in Italia, fa di
questa competizione non solo una possibile rivincita per il centrosinistra ma
anche, e soprattutto, l'ultima possibilità nelle mani dei romani per non
lasciare tutto il potere politico ad un unico schieramento. Questo è il tema
sul quale la coalizione punterà da qui al 27 aprile. Senza dimenticare il ruolo
di Veltroni: si dice di una lettera scritta dall'ex sindaco ai romani proprio
per sospingere Rutelli verso il Campidoglio, e di certo la prossima settimana
sarà proprio Veltroni ad accompagnare il predecessore ed erede in una piazza
romana. Il sostegno di Walter Una lettera ai romani per sostenere Francesco e
poi insieme in piazza prima del ballottaggio Al. Cap.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
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Che dovrebbe
assicurare un prestito-ponte di un centinaio di milioni per garantire la
sopravvivenza della compagnia in crisi di liquidità. È il risultato del faccia
a faccia tra il sottosegretario Enrico Letta e Gianni Letta. La soluzione bipartisan comunque consente di guadagnare tempo per
arrivare ad una soluzione del caso Alitalia. La pista francese resta quella più accreditata ma non si
escludono altre soluzioni. "Ne parlerò con Sarkozy", ha affermato
Berlusconi. Intanto il governatore del Lazio Marrazzo avverte Berlusconi:
"Su Fiumicino nessuna retromarcia".
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
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Di MAURO EVANGELISTI
Rutelli manda un messaggio a Roma che suona più o meno così: io posso
difenderla dalla Lega, io posso difenderla da chi vuole affossare Fiumicino per
rilanciare Malpensa. In serata esplode un altro caso, che non passa inosservata
in questa campagna elettorale, quello dell'azione vandalica contro lo storico
circolo omosessuale Mario Mieli. E Francesco Rutelli è andato a esprimere la
sua solidarietà. Ha detto: "Ci vuole grande fermezza ed una grande
risposta corale nei confronti di questo rigurgito fascista, intollerante ed
omofobico.. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da
fatti come questi che sono da relegare nei sotterranei della civiltà".
Roma chiama Milano: il candidato a sindaco del centro sinistra ieri sera ha
incontrato i giornalisti per affrontare la pratica "governo sbilanciato al
nord": "Da parte della Lega - dice Rutelli - è partita una campagna
di antagonismo contro Roma, è necessaria da parte della Capitale una risposta
serena, sobria ma forte. Sono passate solo 48 ore dal voto elettorale e la Lega
sta chiarendo la sua posizione su Roma, sta dettando le sue condizioni sul
federalismo che loro chiamano devolution. Sono segnali nettissimi di cosa vuol
dire l'affermazione della Lega sugli equilibri del governo. La richiesta di
spostamento di un centro produzione Rai a Milano, avanzata dal consigliere di
amministrazione leghista, la dichiarazione di Maroni secondo il quale il
governo Prodi avrebbe penalizzato Malpensa in favore di Fiumicino, mettendo a rischio
8 mila posti di lavoro. Bene, queste prese di posizione dovrebbero aprire gli
occhi a molti romani: credo che l'ostilità della Lega contro Roma sia
profondamente ingiusta". Non sono mancate critiche estremamente dure al
suo avversario, Gianni Alemanno, che per Alitalia ha proposto la creazione di una
public company: "L'unica dichiarazione di Alemanno sulla vicenda Alitalia, che auspica la creazione di
una public company come unica soluzione, è prova di incompetenza e
sconclusionatezza. Non sa di cosa parla, è possibile affidare la capitale a chi
dice che Alitalia e Air
France sono troppo simili?". In sintesi: l'operazione "adesso
si fa sul serio", è cominciata. Nella notte Roma era stata ricoperta dai
manifesti che riportavano una cifra e un nome: Francesco Rutelli, 761.126. Sono
i voti raccolti dal candidato a sindaco del centro sinitra. Obiettivo, fin
troppo evidente: basta con il morale sotto i tacchi, facciamo capire ai romani
che comunque abbiamo un largo vantaggio anche se andremo al ballottaggio. Le
strategie sono state studiate in una lunga serie di riunioni, ai quali hanno
partecipato anche i vertici del Partito democratico, l'altro giorno. Ieri, in
un'intervista televisiva, Rutelli si è proposto come garante del buon governo
di Roma. "Mi dispongo con molta umiltà e con l'ascolto anche nei confronti
di quella parte della mia città di qualunque orientamento politico, agli
incerti ed a chi è rimasto deluso. Io ho un'idea della mia città molto chiara e
penso ci siano tutte le condizioni per vincere". Ma in questa volata verso
il 27 aprile non c'è tempo per riposarsi, così ieri mattina Francesco Rutelli
ha partecipato all'assemblea della Confcooperative, seduto al fianco del leader
dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Al termine Rutelli ha consegnato alle agenzie
altre dichiazioni: "Al seconto turno - ha spiegato - contano i voti
popolari di ogni cittadino. Ci muoveremo in questa settimana o poco più di
campagna elettorale per il voto dei romani, per il voto delle persone. E'
chiaro, sarà molto importante l'orientamento che verrà dai partiti che non sono
arrivati al ballottaggio". In pratica: possiamo pure fare gli
apparentamenti, ma in realtà i cittadini decidono con la loto testa, a loro
dobbiamo parlare. Ora dopo ora, la giornata è stata contraddistina dal piccolo
grande risiko del dialogo con i piccoli, anche con quelli che magari hanno in
dote 1 o 2 punti di percentuale. Il Partito socialista, ad esempio, ha fatto
sapere che a Rutelli pone tre condizioni: le prime due non sono di quelle che
possono creare un travaglio frgaoroso nella coalizione (costruzione di
abitazioni con fondi pubblici e maggiore efficienza dell'illuminazione
pubblica), la terza è assai più delicata (confronto costruttivo sulle unioni
civili). In serata Franco Grillini, candidato del Ps, ha spiegato: "Ancora
aspetto la telefonata di Rutelli...". Nel pomeriggio l'arrivo al comitato
Rutelli di via Pacinotti di Dario Di Francesco, candidato a sindaco delle liste
che portavano i marchi Forza Roma, Avanti Lazio e Grilli Parlanti. Dote: 0,72
per cento alle comunali (alle provinciali 2,26). "Abbiamo parlato con la
segreteria politica di Rutelli - ha spiegato Di Francesco - loro sarebbero
contenti del nostro apparentamento, convergenze con Rutelli ce ne sono. Ma ce
ne sono anche con Alemanno...".
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il governo pronto a
un decreto per il prestito-ponte. Air France resta favorita. Berlusconi:
parlerò con Sarkozy.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Il governo in pectore detta la nuova rotta per Alitalia. Ripartire dalla trattativa con
Air France-Klm per trovare "un accordo con pari dignità per la compagnia
di bandiera". Ma guardare anche alle altre ipotesi concrete in campo. Uno
scenario che per una compagnia in crisi liquidità come Alitalia significa un secondo sicuro
cambio di linea: il prestito ponte, finora escluso categoricamente dal
ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa in mancanza di un accordo, ora è
diventato possibile. Benchè "di ridotta entità". E' questo il
risultato del vertice di ieri a Palazzo Chigi tra il sottosegretario alla
presidenza, Enrico Letta, il sottosegretario all'Economia Massimo Tononi, il
direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli e Gianni letta, accompagnato dal
superconsulente di Silvio Berlusconi, Bruno Ermolli. Il Tesoro sarebbe, quindi,
pronto a varare un prestito di un centinaio di milioni, che passerebbe dal varo
di un decreto legge. Decreto che il governo Berlusconi in pectore si impegna
già a convertire in legge. "Si lavora a un'ipotesi si soluzione bipartisan
per garantire la necessaria continuità aziendale che consenta di completare la
privatizzazione in tempi brevi", hanno spiegato, infatti, fonti di palazzo
Chigi al termine dell'incontro. Un altro modo per dire che il governo uscente
si limiterà d'ora in poi a gestire il passaggio di consegne e a dare seguito
alla linea indicata dal premier in pectore. Quella di ieri è stata, dunque, una
riunione interlocutoria sul fronte delle offerte, stando a quanto riferito da
alcuni dei presenti. Un' occasione per fare il punto della situazione di crisi
della compagnia senza entrare nel merito delle possibilità sul campo. Ma di sicuro
è stato un incontro decisivo per chiarire che, per ora, nel futuro della
compagnia non ci sarà il commissariamento. Almeno finchè ci sarà "la
prospettiva" di una privatizzazione, finchè ci saranno offerte per
acquisire il controllo di Alitalia, a salvare la
compagnia dalla Legge Marzano può intervenire una linea di credito del Tesoro.
E' proprio qui la differenza rispetto alla linea tenuta dal governo Prodi e da
Padoa-Schioppa. Finora serviva un accordo formale con Air France per aprire la
porta a un prestito. Ora, basta che ci sia l'offerta di Parigi sul tavolo per
rendere questa strada praticabile. La condizione è che rimanga l'obiettivo di
una privatizzazione da chiudere "in breve termine" (di qui l'importo
ridotto del prestito rispetto all'ipotesi iniziale di 300 milioni). Un boccata
d'ossigeno per Alitalia consentirà un'integrazione di
trattativa con Air France, che ha lasciato la porta socchiusa e con la quale i
più stretti collaboratori di Berlusconi hanno già avuto nei giorni scorsi una
serie di contatti. Lo stesso Cavaliere ha annunciato che parlerà
dell'operazione con Sarkozy. Ma i tempi rimangono stretti. E si tratterà dunque
di far quadrare il cerchio su due fronti: le nuove garanzie chieste da
Berlusconi per la compagnia di bandiera, ma anche l'intesa con i sindacati. Nel
frattempo, però, non si possono escludere altre ipotesi, come la cordata
italiana o l'eventuale arrivo di altre compagnie estere, dossier sui quali ha
lavorato nelle ultime settimane lo stesso Ermolli. Il prossimo appuntamento per
fare il punto della situazione tra Enrico e Gianni Letta è fissato per la
prossima settimana.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sta con chiarezza:
"Prima che si creino danni irrecuperabili - avverte in un messaggio
indirizzato di fatto a Silvio Berlusconi - mi rivolgo di nuovo al Governo in
pectore. Il dossier Alitalia passa nelle mani della
nuova maggioranza. Finora purtroppo dai suoi leader, dal Pdl e dalla, Lega non
sono arrivati segnali chiari sul destino della compagnia e di Fiumicino".
Ed è proprio il nodo dello scalo romano a preoccupare Marrazzo. Che
puntualizza: "Non possiamo tollerare silenzi o frasi a mezza bocca sulla
sorte di un asset fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. La
domanda che pongo con urgenza è se tutti ritengono che Fiumicino debba essere
il vero hub di riferimento per il Paese. Chiedo quindi agli esponenti della
nuova maggioranza di esprimersi in maniera inequivocabile sulla recente
decisione di Alitalia di riportare i voli da Malpensa
a Fiumicino, come imponeva la logica e come vorrà sempre il mercato. La scelta di
Roma come hub internazionale e intercontinentale, secondo il presidente della
Regione Lazio, non è del resto figlia di un caso o di un arbitrio. Essa è
invece, annota Marrazzo, dettata "da evidenti ragioni logistiche ed
economiche, dalla capacità della Capitale di attrarre turisti e dalla sua
posizione geografica, che ne fa un punto di riferimento insostituibile per
l'intera area mediterranea e del Sud del mondo". Sono ragioni, quelle
elencate da marrazzo, che a suo giudizio "non possono in nessun caso essere
piegate da logiche politiche o peggio elettoralistiche, che metterebbero per
giunta a rischio migliaia di lavoratori, e ferirebbero
gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese". Da Milano, intanto, parla
dell'altro aeroporto in ballo, Malpensa, Roberto Maroni, esponente di punta
della Lega: "Alitalia
deve fare una sola cosa - dice M"roni, - liberare gli slot, mettere a
disposizione di chi vuole venire a Malpensa gli spazi per volare.
Vedrete che il nostro aeroporto si salverà da solo. Il presidente di Sea
Giuseppe Bonomi - ha aggiunto l'esponente del Carroccio - sa già cosa fare, la
Lega è al suo fianco.".
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARIO AJELLO ROMA
Non c'è il canto di Bocelli. Nè la chitarra di Mariano Apicella. Nè Silvio e
Vlad con il colbacco in testa, visto che stanno in Sardegna e non in Siberia,
come nella celebre foto russa scattata nel 2003. Nè ci sono le due figlie di
Putin, Masha e Katya, che vogliono bene al Cavaliere fino al punto di chiamarlo
"Dyadya Silvio" (Zio Silvio) quando andarono a Villa Certosa o il
cavallino nano che Putin fece ammirare al Cavaliere allorchè il premier
italiano si recò nella residenza del presidente russo a Sochi, sul Mar Nero.
Insomma, i vari ingredienti e comprimari che hanno animato la lunga storia
degli incontri personali e politici fra Silvio e Vlad riguardano le altre
volte. Stavolta, faccia a faccia, anche sotto l'ombrello bagnato dalla pioggia
sarda. Loro due: Berlusconi e Putin, leader diversi nel Dna, ognuno col suo
stile e con la propria scuola di formazione. Imprenditore liberale l'uno, e
l'altro funzionario del Kgb e poi protagonista della vicenda democratica, e
anche un po' zarista, della Russia post-sovietica. Comunque due statisti, al
primo incontro fra grandi in questa che è una nuova stagione, almeno per quanto
riguarda il Cavaliere. Nella quale c'è da rimettere a punto in generale il
rapporto fra Unione Europea e Federazione Russa, "per renderlo più caldo e
più ravvicinato", ha anticipato Berlusconi. Ma in particolare, sta a cuore
a Silvio di ricominciare a tessere la tela con il Paese che "ci fornisce
il 30 per cento del gas naturale" (insomma se ci facciamo la doccia calda,
lo dobbiamo un bel po' anche alla Russia) e che detiene un quarto delle
ricchezze mondiali di questa preziosa materia (l'"oro azzurro") ed è
il maggior produttore ed esportatore grazie a una sterminata ragnatela di
gasdotti, che arrivano nel cuore dell'Europa. "Migliaia di chilometri di
giganteschi tubi legano, in un doppio filo rosso, Mosca alle capitali del
Vecchio Continente", come illustra Cristina Corazza in un ottimo libro,
"La guerra del gas" (edizioni del Sole24ore, con prefazione di
Pierluigi Bersani). Ecco, un viaggio fuori stagione a Porto Rotondo non serve
soltanto a perpetuare una relazione fra statisti che sono anche amicissimi,
perchè i dossier da sfogliare insieme non lasciano tanto tempo al gusto della
rimpatriata. Esempio: il fascicolo Alitalia riguarda anche il Paese di
Putin. E "sono possibili - agli occhi del Cav. - tutte le ipotesi,
compresa quella di un ingresso di Aeroflot nella nostra compagnia, purchè resti
la bandiera italiana e tutte decisioni vengano prese qui da noi".
Per non dire dei rapporti fra Eni e Gazprom, il gigante energetico russo. La
cui collaborazione si concentra anche nel Mediterraneo, e non a caso Putin
arriva a casa di Berlusconi direttamente dalla Libia. Prima di tornarsene a
Mosca. Lì dove, nel 2003, l'allora premier italiano fu accolto così appena
arrivò per una visita di Stato: "Zio Silvio è atterrato", titolò la
"Vremja Novostej". O ancora. Una volta, a Pietroburgo, Putin per omaggiare
il grande ospite stappò una bottiglia di champagne Bollinger del '96. Ottima,
peccato però - fece notare ridendo il Cavaliere - che "quello è l'anno in
cui persi le elezioni!". Come amichevole vendetta, ogni tanto Silvio
ricorda che "io sono più alto di Vlad". Facezie. Ai due grandi ora a
consulto, interessa soprattutto che l'Italia - fra i Paesi occidentali - è il
secondo partner economico della Russia, dopo la Germania. Loro danno a noi,
oltre al gas, metalli, legname e prodotti chimici. Noi diamo a loro beni di
largo consumo e macchinari. Dunque, si gioca a scacchi sulla tavola
dell'economia e della politica mondiale laggiù in Sardegna. E se poi Silvio
farà sentire a Vlad una delle sue canzoni, scritte di notte, meglio così.
( da "Liberazione" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Incontro tra Gianni e
Enrico Letta, si lavora a soluzione bipartisan per la continuità aziendale Alitalia, Berlusconi riceve Putin e dice: "Ne parlerò
con Sarkozy" Roberto Farneti "Spero solo che, come si dice,
"finita la festa non sia gabbato il santo"". L'auspicio espresso
ieri dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, è anche l'auspicio
di tutti i sindacati e di tutti i lavoratori dell'Alitalia,
ora che le elezioni politiche hanno sancito il cambio della guardia a Palazzo
Chigi. Con l'uscita di scena del duo Romano Prodi-Tommaso Padoa Schioppa, e il
conseguente stop al progetto di annessione proposto da Air France, si riaprono
i giochi sul futuro della ex compagnia di bandiera. Il dossier Alitalia è già nelle mani di Silvi Berlusconi. Tra le
ipotesi sul tavolo, c'è ancora quella della cordata italiana, a cui starebbe
lavorando il consulente del Cavaliere, Bruno Ermolli. Ma anche l'opzione Air
France-Klm (l'unica proposta concreta arrivata finora al Tesoro) non sembra del
tutto tramontata. "Se Air France tornerà al progetto di una Alitalia con pari dignità rispetto alle altre, con direzione
italiana, è un'ipotesi - precisa Berlusconi - di cui si può discutere e una
volta che sarò a Palazzo Chigi - annuncia - ne parlerò anche con il presidente
Sarkozy". Non basta: ieri il futuro premier si è recato all'aeroporto
"Olbia Costa Smeralda", dove ha accolto il presidente uscente della
Russia, Vladimir Putin. Su un possibile coinvolgimento di Aeroflot, Berlusconi
ha spiegato che "rimangono in piedi tutte le ipotesi purchè Alitalia resti una compagnia di bandiera e che le decisioni
vengano prese in Italia". Che il leader della destra italiana prospetti
percorsi politici per la difesa di una azienda strategica per il paese, fa un
po' impressione ma non è fuori dal mondo. Ad esempio, i governi francesi
agiscono sempre così, indipendentemente da chi siede a Matignon e all'Eliseo.
Semmai è incomprensibile l'atteggiamento di Prodi e Padoa Schioppa, i quali hanno sempre detto che sull'Alitalia si doveva "lasciar fare al mercato". Il problema è che
i tempi rimangono comunque stretti. Non tanto per le minacce dell'Enac e della
Iata di sospensione della licenza o di espulsione di Alitalia dal sistema in cui operano le principali compagnie aeree
mondiali, minacce che attualmente restano sullo sfondo, quanto per lo
spettro del commissariamento, che continua ad aleggiare sulla testa
dell'azienda, specie se la privatizzazione non si concluderà entro poche
settimane. L'ipotesi è vista come il fumo negli occhi dai sindacati: "Ora
è necessario garantire la continuità aziendale e che qualsiasi decisione venga
presa in tempi rapidi, anche perché se c'è qualche nuovo soggetto interessato,
avrà bisogno di almeno due o tre settimane per effettuare la due
diligence", spiega il coordinatore nazionale di Sdl, Fabrizio Tomaselli.
Per fortuna la situazione sembra evolvere nella direzione giusta, come dimostra
il comunicato diffuso in tarda serata da Palazzo Chigi al termine dell'incontro
tra il futuro vicepremier Gianni Letta e il sottosegretario alla presidenza
uscente Enrico Letta: "Sulla vicenda Alitalia si
lavora per trovare una soluzione bipartisan per garantire la massima continuità
aziendale che consenta di completare la privatizzazione in tempi brevi".
Intanto è di nuovo polemica tra Roma e Milano sul ruolo dei rispettivi
aeroporti. Dallo scorso 30 marzo Alitalia ha tagliato
il 72% dei suoi voli su Malpensa: da 1.238 a 352 alla settimana. Ma la vittoria
della Lega alle elezioni sembra poter riaprire i giochi a favore dell'hub
milanese, come dimostrano le dichiarazioni di Umberto Bossi. Non ci sta però il
governatore del Lazio Antonio Marrazzo: "Giù le mani da Fiumicino",
grida Marrazzo, secondo cui scelte dettate da ragioni economiche "non
possono essere piegate da logiche politiche o peggio elettoralistiche che
metterebbero a rischio migliaia di lavoratori e ferirebbero gravemente non solo
Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese".
18/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Governo
il Berlusconi ter comincia con una lite sui ministri e con un passo indietro su
Alitalia FALSA PARTENZA
Si è aperta, a dispetto di tutte le analisi dei mesi scorsi sul declinante
berlusconismo, una nuova e duratura stagione di governo del centrodestra? Si è
di nuovo cementato nel paese un blocco di consensi stabile e impermeabile alle
sirene del centrosinistra? E il Pd inchiodato al 33 per cento - che fu già soglia
fatale del Fronte popolare nel 1948, del Pci degli anni d'oro nei Settanta e
dei Progressisti di Occhetto nel 1994 - è un partito isolato nel suo terzo di
consensi sul totale, come sembra ipotizzare Roberto Gualtieri sul Riformista di
oggi, e dunque condannato a una lunga opposizione? Domande senza una risposta
certa, anche se, per ora, sono i numeri delle urne a parlare chiaro. Tre
milioni e mezzo di voti di vantaggio alla Camera per la nuova coalizione di
Berlusconi. Che diventano sei e mezzo aggiungendo i voti dell'Udc e della
Destra, fino a prova contraria ancora parte integrante della constituency di
centrodestra. Veltroni ha ricordato che nell'autunno scorso il distacco tra i
poli era di 22 punti. Se erano veri i sondaggi che attestavano questo
svantaggio (dubitare è lecito, visto che le ultime rilevazioni in possesso del
segretario democratico lo davano sotto di due punti...), il baratro è rimasto
quasi intatto: anche aggiungendo i voti della Sinistra arcobaleno a quelli di
Pd e Idv la partita tra blocchi è finita 55 a 40. Attendere l'esplosione delle
contraddizioni interne al nuovo berlusconismo. Questa è la prima scommessa di
Veltroni, che l'ha rilanciata a urne appena chiuse: "Hanno vinto, ma sono
divisi". Scoppieranno prima della fine della legislatura? "Dureranno,
dureranno", prevede Sergio Romano, editorialista del Corriere della sera :
"Non mi sfuggono - dice Romano - le contraddizioni nello schieramento di
centrodestra e già nelle cronache di oggi se ne vede un assaggio, ma il
problema non mi sembra irrimediabile. Penso che Berlusconi sia in grado di
mediare tra le istanze del partito del nord e il consenso di tipo clientelare,
quasi giolittiano direi, che ha raccolto al sud. Sicuramente sono a portata del
nuovo governo le grandi riforme istituzionali, e non è poco". 3
18/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA E' talmente importante il ballottaggio Rutelli-Alemanno, che il pressing
sui centristi va avanti e muove i grossi calibri. Berlusconi e Veltroni, per
primi. Il rapporto con la sinistra è fatto di incontri faccia a faccia: dopo
D'Alema, Casini ha incrociato Rutelli ad un convegno e incontrato ufficialmente
Veltroni. Il rapporto con la destra, dopo la telefonata di Gianni Letta, è
affidato alle note di agenzia e agli appelli del premier in pectore che parla
ai partiti perché gli elettori intendano: "Mi rivolgo all'Udc e alla
Destra e faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma,
come in altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i
candidati del centrodestra". "Sono convinto - dice il Cavaliere - che
tutti gli elettori che non si riconoscono nella sinistra non vogliano che la
dialettica tra i partiti del centro-destra si risolva in un favore fatto alla
sinistra". E' la teoria del voto utile che guida sempre il pressing
berlusconiano, convinto che, grazie all'onda lunga della vittoria elettorale, i
cinque punti di distacco da Rutelli possano essere colmati. Ma Rutelli
contrattacca, segnalando il primo braccio di ferro del Cavaliere con la Lega e
ricordando agli elettori romani le posizioni antiromane di Bossi, condite da
una serie di proposte nordiste, come lo spostamento di una sede Rai a Milano,
la difesa ad oltranza di Malpensa contro Fiumicino, il caso
Alitalia che è connesso.
Prese di posizione che "dovrebbero aprire gli occhi a molti romani: credo
che l'ostilità della Lega contro Roma sia profondamente ingiusta". Poi, il
candidato sindaco reagisce al pressing della destra promettendo una nuova lotta
contro il degrado della città: "C'è stato troppo lassismo". Il
che suona come una presa di distanza dall'epoca veltroniana. Alemanno è andato
a Parigi e ha sposato il "il metodo Attali", cioé l'istituzione di
una commissione super partes di esperti, per il destino e i progetti futuri di
Roma. Una "Roma Capitale vista come metropoli di carattere internazionale
in grado di inserirsi nel circuito della globalizzazione". Appena
rientrato, messo al corrente dell'irruzione di un gruppo di ragazzi nella sede del
Circolo omosessuale Mario Mieli, Alemanno "esprime la sua ferma condanna
per un episodio intollerabile". Solidarietà che Rutelli ha voluto
comunicare recandosi di persona nella sede dell'associazione messa a soqquadro
dai vandali. Così, mentre i partiti e i candidati battagliano su Roma e mentre
scoppia nella sinistra anche il caso "Action-Tarzan" (il capo degli
occupatori di case che scomunica Rutelli per aver cercato i voti Udc)
naturalmente cavalcato dalla destra, Veltroni è andato a trovare Casini alla
Camera. Il Pd non s'illude di convincere i centristi ad appoggiare Rutelli ma
coltiva un rapporto dialettico che potrà dare frutti nel prosieguo della
legislatura, quando l'opposizione si ritroverà ad affrontare temi di comune
interesse. Il Pd considera positivo poter contare sulla neutralità centrista.
Casini spiega: "Naturalmente ognuno ha posizioni diverse. Come è noto noi
abbiamo fatto una campagna elettorale alternativa sia a Berlusconi che a
Veltroni, apparteniamo alla famiglia del Partito popolare europeo. Ma la
campagna elettorale è finita, ora c'è una maggioranza che governa e delle
opposizioni che si coordinano come è naturale e come è frutto del buon
senso". E il ballottaggio a Roma? "Abbiamo parlato anche di questo e
ho spiegato a Veltroni che la scelta sarà presa dai nostri impegnati su
Roma". Walter se n'è andato e Pierferdi l'ha salutato con una
battuta-lapsus rivolta ai cronisti e rivelatrice del tema più gettonato:
"Fate voi la scorta all'onorevole Rutelli". Non è il momento per
schierarsi esplicitamente a favore dell'uno o dell'altro. Casini vuole
mantenersi autonomo, e respinge le avances. E' slittata a sabato pomeriggio la
consultazione dei quadri, le primarie Udc, per decidere il da farsi. La morale
però l'ha spiegata Casini stesso al vertice del Pd in questi ultimi due giorni:
non si può passare dall'alleanza nel centrodestra a quella con l'opposizione,
tradendo il mandato degli elettori. L'Udc vuole restare è orientata verso la
libertà di coscienza sul voto romano. Saranno poi gli elettori a scegliere chi
preferire. Timidi segnali di disgelo cominciano comunque a filtrare dal Pdl. E'
la prima volta, dopo le asprezze della campagna elettorale e il gelo polare con
l'ex alleato Fini, che il braccio destro del leader di An, Matteoli, lancia un
segnale di tregua: "Dopo la campagna elettorale sarebbe positivo,
nell'interesse del Paese, riaprire il confronto ed il dialogo con gli amici
dell'Udc". E lo stesso auspicio viene avanzato dal berlusconiano
Cicchitto. Segnali legati al ballottaggio per il sindaco, o piuttosto
lungimiranti aperture per recuperare un confronto tra ex compagni di strada?
Certo, la sortita coincide con il primo altolà della Lega. Ma questo dà ancora
più forza al fronte moderato, al piccolo centro sopravvissuto al terremoto
elettorale. In politica le stagioni cambiano con grande rapidità, soprattutto
dopo il responso delle urne. E tutti si devono adeguare. E tra dieci giorni,
dopo i ballottaggi, lo scenario sarà ancora diverso.
( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 1 letta-ermolli a palazzo chigi
Silvio bipartisan ora tratta coi francesi Il Cavaliere ne parlerà nell'incontro
con Sarkozy "Si lavorerà a una soluzione bipartisan per garantire la
continuità aziendale, necessaria per completare la privatizzazione in tempi
brevi". Secondo fonti del governo è questa la soluzione per Alitalia emersa nell'incontro "di famiglia"
tenutosi ieri a Palazzo Chigi. La famiglia Letta nella fattispecie visto che
ieri sera Enrico Letta, ex vice-presidente del Consiglio e lo zio Gianni,
plenipotenziario di Silvio Berlusconi, si sono incontrati per discutere della
vicenda a Palazzo Chigi insieme al sottosegretario dimissionario all'Economia
Massimo Tononi, al direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. Sul piatto
il rientro di Air France nella trattativa, anticipato ieri dal Riformista
("Air France scende a patti con la Lega; ha in serbo un regalo su
Malpensa") e confermato dal leader del Pdl, che dopo aver parlato di un
rapporto paritetico e dignitoso con il vettore francese e della necessità di
una dirigenza italiana ha confermato che affronterà il tema nel suo incontro
con Nicolas Sarkozy la prossima settimana. Il governo uscente ha detto a Letta
ed Ermolli: Alitalia non regge fino all'insediamento
del nuovo governo. Dunque o va rifinanziata in qualche forma o va
commissariata. Il finanziamento può avvenire solo se la privatizzazione è alle
porte. Ma per intervenire il governo uscente vuole una precisa e pubblica
richiesta del governo entrante. Che potrebbe arrivare presto. Sarebbe le
conferma che non c'è cordata italiana e che l'unica carta sul tavolo resta
Airfrance. Prima di incontrare il nipote, Gianni Letta ieri ha lungamente
parlato a Palazzo Chigi con Bruno Ermolli, il tessitore per conto del Cavaliere
della ragnatela che dovrebbe portare alla cordata italiana di imprenditori.
Sbocco che per il leader del Pdl resta in piedi anche se oggi Berlusconi ha
aperto alla soluzione francese. Secondo una fonte qualificata interpellata dal
Riformista gli imprenditori intercettati dal Cavaliere prima di mettere sul
piatto un miliardo, chiederebbero di commissariare Alitalia,
tagliare i ponti con Az Servizi (di cui si dovrebbe occupare il governo) e dare
ai nuovi soci italiani con un aumento di capitale un'azienda più leggera, con
contratti di lavoro meno onerosi e nella sostanza già risanata. Per poi farla
convolare a giuste nozze più tardi con un grande partner internazionale.
Insomma, far fare al governo il lavoro sporco e poi subentrare per guadagnare e
basta. Prosegue la fonte: "Le ipotesi allo studio sono tre anche se la
situazione è oggettivamente fluida. La prima è proprio quella gradita agli
imprenditori ma anche ad Air France, stando a boatos parigini: commissariamento
per entrare nella legge Marzano, ottenere tagli e licenziamenti in modo da
rimettere a posto i conti e poi trattative per comprare a 50 invece che a 100.
La seconda è quella che vede rientrare prepotentemente Air France-Klm anche
attraverso il rapporto diretto tra Berlusconi e Sarkozy bypassando di fatto il
cda della Magliana nella trattativa. La terza ipotesi è quella che vedrebbe la
cordata italiana scendere in campo realmente utilizzando AirOne come partner
industriale ma questa, vista dall'interno, sarebbe una follia: l'azienda di
Toto non ha il know-how necessario. Non è credibile invece la pista Aeroflot
evocata da Berlusconi. Questo perché la Russia non fa parte dell'Ue, condizione che la vedrebbe proprietaria di Alitalia ma privata dei diritti
comunitari: non potrebbe quindi fare parte di Open Sky. Tanto per essere
chiari, se la proprietà di Alitalia divenisse russa un aereo dell'ex vettore della Magliana per
andare negli Usa avrebbe bisogno di un accordo bilaterale tra governo russo e
statunitense. Se resta italiana o comunitaria, invece, restano validi
gli accordi precedenti". La partita, insomma, è aperta ma con parecchi paletti.
E qualche gioco non propriamente fair da parte di Air France che avrebbe
strumentalmente messo in circolazione presso la stampa economica
internazionale, il Wall Street Journal ha dedicato pagina 3 a questa velina,
una voce in base alla quale il nuovo interesse del vettore di Spinetta sarebbe
stato per la cordata Delta-Northwest: insomma, un intervento pesante sul
mercato Usa con la più grande compagnia del mondo. Tutte falsità, ovviamente,
ma strumentali a far spaventare chi in questo momento non può permettersi di
perdere Parigi come opzione. "Tanto più - conclude la fonte - che il
commissariamento sarebbe una sconfitta politica per il Cavaliere dopo gli
annunci di queste ultime settimane". Una cosa è certa, qualcosa rischia di
sfuggire di mano alle parti in causa, la paura del cortocircuito è tanta e
anche i sindacati hanno capito che il tempo dei ricatti è terminato. Per il
segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari, "i sindacati sono
aperti a valutare tutte le ipotesi ma la via maestra resta quella di ripartire
da qui, da una vera trattativa che proponga Alitalia
inserita, con pari dignità, in una grande alleanza internazionale. Il primo
atto di questa scelta deve essere la decisione "bipartisan" di
assicurare il tempo necessario perché la trattativa decolli". 18/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 la nuova strategia con gazprom
Aeroflot è un diversivo, l'affare è il gas La compagnia si ritira Un patto per
non restare al freddo Il presidente russo uscente (e primo ministro entrante)
Putin si trova in Sardegna ospite di Berlusconi per discutere informalmente
della "cooperazione italo-russa e delle potenzialità per
svilupparla". Ma quali sono i termini del dialogo economico italo-russo? A
parte l'ipotetico coinvolgimento di Aeroflot nella
telenovela-Alitalia - ieri
il direttore generale Okulo ha dichiarato: "È improbabile che torniamo a
partecipare per la seconda volta alla gara per Alitali" - i temi concreti
si chiamano: infrastrutture, macchinari, aeronautica, immobiliare, media, fondi
sovrani d'investimento e last but not least energia, soprattutto gas.
Quest'ultimo è sicuramente il tema prioritario, sia perché la Russia ha riserve
provate di gas per 47.700 miliardi di metri cubi, le più grandi al mondo, sia
perché l'Italia, sempre più affamata di gas, attualmente importa da Mosca il
30% del gas (l'Europa in media il 25%). Ma non è solo Roma ad aver fame: un
alto funzionario della Commissione europea, Christian Cleutinx, ha calcolato
che entro il 2020 il fabbisogno energetico dell'Ue salirà a 200 miliardi di
metri cubi di gas all'anno, mentre la Russia nello stesso periodo potrà
esportare solo 50 miliardi di metri cubi, senza riuscire così a soddisfare
l'esplosiva domanda europea. A meno di trovare fonti veramente alternative, se
vogliamo sopravvivere nella spietata competizione intra-europea per le scarse
risorse disponibili e ottenere così una piena "Energobesopasnost"
(Sicurezza Energetica), dobbiamo necessariamente realizzare una partnership
energetica con la Russia. Dovrà essere fondata su un semplice do ut des:
accesso al nostro downstream in cambio di maggiori e più sicure forniture,
soprattutto una vera e articolata partecipazione all'upstream russo. I
presupposti per un serio patto strategico ci sono: noi abbiamo un importante
mercato energetico e paghiamo bene, loro tanto gas e voglia di venderlo al
miglior offerente; inoltre possiamo fornire gli investimenti e la tecnologia di
cui i russi hanno bisogno per sviluppare i loro campi, grazie all'esperienza
Eni. Deve guidarci un sano realismo politico che persegua il nostro interesse
nazionale, non quello (inafferrabile) della Ue, o peggio dei paesi russofobi
della "Nuova Europa". L'accordo di novembre 2006 tra Eni e Gazprom,
malgrado i suoi limiti, può essere una buona base per sviluppare una vera
intesa; ma la piattaforma deve essere allargata e consolidata politicamente
perché la Russia non si accontenta di accordi industriali settoriali ed è
estremamente sospettosa nei confronti degli europei, da sempre. In particolare
occorre ampliare la cooperazione tra il cane a sei zampe e Gazprom, sempre però
su una base paritaria e di reciprocità. Oltre la carota servirà anche il
bastone: l'oleodotto Btc, i futuri gasdotti Nabucco e Igi per portare gli
idrocarburi caspici in Italia via Turchia bypassando il territorio della
Federazione russa rappresentano un'utile garanzia nei confronti di Mosca, ma
senza cadere nell'illusione che possano un giorno sostituirsi al tubo russo.
Bene anche l'accordo tra l'Italia e l'Algeria per la costruzione del gasdotto
Galsi. Ma non è abbastanza. Occorre andare avanti con la diversificazione delle
nostre fonti e lo sviluppo dei rigassificatori per importare Gnl da oltremare.
Nel prossimo futuro urge soprattutto trovare vie alternative per il transito
del gas russo destinato all'Italia, come sta facendo la Germania con la
costruzione della pipeline North Stream. La via maestra sarà probabilmente
South Stream, super-gasdotto sottomarino da 900 km, o meglio un insieme di tubi
posati ad oltre duemila metri sotto il mar Nero, frutto della nuova partnership
Eni-Gazprom. Una volta realizzato, tra quattro/cinque anni, trasporterà a
regime dai 10 ai 30 miliardi di metri cubi di gas l'anno verso l'Europa. Il
punto di partenza di South Stream sarà sulla costa russa del Mar Nero, presso
Beregovaya, da dove si immergerà per riaffiorare nei pressi del porto bulgaro
di Varna. Da qui dovrebbe biforcarsi in due direttrici: una a nord-ovest via
Serbia, forse Croazia, verso Italia e/o Austria; l'altra punterebbe verso
sud-ovest via Bulgaria, Grecia, e poi attraverso l'Adriatico per raggiungere il
canale d'Otranto. Questa sarebbe la soluzione ideale anche per affrancarsi
dalla dipendenza dal tubo che attraversa l'Ucraina e dal quale passa il 36,5%
del totale del metano che l'Italia importa, una quota maggiore delle
importazioni dall'Algeria, nostro principale fornitore di gas. La condotta via
Ucraina attraversa un'area - la nuova frontiera orientale della Ue -
estremamente instabile e pericolosa, un buco nero geopolitico; una regione dove
può accadere qualcosa di molto peggio delle ripetute crisi del gas che abbiamo
sperimentato recentemente sulla nostra pelle. 18/04/2008.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
POLTRONA A SORPRESA
Retroscena Silvio tra diplomazia e trattative Un ministero in più Silvio centra
il tredici La Salute scorporata dal Welfare: sarà affidata a un luminare E
accoglie Putin in Sardegna con le star del Bagaglino AUGUSTO MINZOLINI ROMA Sembra
essere tornati due anni indietro, riproiettati ai tempi del secondo governo del
Cavaliere. Silvio Berlusconi che invita Vladimir Putin, non più presidente ma
primo ministro russo, a villa Certosa. Le battute tra amici: "I russi -
brinda Vladimir - ammirano i grandi lottatori. E tu Silvio, vincendo di nuovo
le elezioni, hai dimostrato di esserlo". Mentre il Cavaliere non si lascia
scappare la battuta: "Sì, ma ora caro Vladimir sei solo primo ministro
come me". E poi gli scampi del cuoco Michele, le lunghe passeggiate nei
parchi, le canzoni di Apicella e, dulcis in fundo, le gag dei comici del
Bagaglino senza la Yespica ma forse con Valeria Marini a capo delle ballerine
della compagnia che nell'occasione hanno sostituito lo spettacolo di danza del
ventre che Putin offrì al Cavaliere nell'ultimo incontro nella dacia di San
Pietroburgo. Appunto, per orientarsi le lancette degli orologi vanno riportate
indietro di due anni. Cala il sipario sulla politica estera formale di Romano
Prodi, quella che rispettava alla lettera il protocollo e non si permetteva
nessun fuori programma. Torna in scena la politica personale del Cavaliere dove
i capi di Stato si trasformano in amici e gli accordi si firmano con una
stretta di mano o con una pacca sulle spalle. Quella politica estera che
Berlusconi ha sempre considerato il fiore all'occhiello del suo passato governo
e che qualche risultato deve averlo davvero portato se il Cavaliere è riuscito
ad invitare a villa Certosa lo Zar ancor prima di entrare a Palazzo Chigi. E se
si prepara ad incontrare nelle prossime settimane George W. Bush quando Prodi
in due anni di governo non ha mai varcato il portone della Casa Bianca. Del
resto non è mai stato un mistero: la politica estera sarà anche in questo
mandato il chiodo fisso del Cavaliere. Già sono stati programmati sessanta
incontri internazionali e forse proprio per via di questa invadenza del premier
si capisce perché Franco Frattini avrebbe preferito il ministero dell'Interno
alla Farnesina. Solo che Berlusconi è fatto così. Lui è un convinto assertore
della globalizzazone: per lui la politica estera non si ferma alla diplomazia,
ma è un vettore fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese, deve procurare
affari e alleanze economiche. E anche quest'incontro con Putin in Sardegna nella
mente del Cavaliere è un modo per rimarcare che il nostro Paese ha voltato
pagina. Ecco perché per niente al mondo vi avrebbe rinunciato. Sospeso tra
Olbia e Roma, per lui le passeggiate con Putin sono anche più importanti della
scelta dei due nuovi presidenti delle Camere che ieri finalmente ha avuto la
sua fumata bianca: a Montecitorio andrà Gianfranco Fini; a Palazzo Madama
arriverà Renato Schifani. E la serata in compagnia di Putin e la compagnia del
Bagaglino non è meno importante della decisione di portare i ministeri da 12 a
13, separando la Salute dal Welfare, per affidarla ad un tecnico, a un luminare
della ricerca in Italia. Nella politica di Berlusconi tutto si tiene. Ci aveva
abituati al suo stile in quei cinque anni trascorsi a Palazzo Chigi ed oggi è
pronto a riproporcelo. E nelle 20 ore che Berlusconi e Putin hanno trascorso
insieme hanno discusso di tutto. A colazione si sono soffermati sulla
situazione italiana. Putin ha voluto sapere tutto sulla maggioranza di cui
Berlusconi dispone in Parlamento. E il Cavaliere gli ha dato anche una notizia
su cui l'ex ufficiale del Kgb sicuramente rifletterà a lungo: "Nel nostro
Parlamento non ci sono più i fascisti ma neppure i comunisti. Sono spariti i
partiti che si rifacevano alla falce e martello". Poi hanno parlato della
politica fiscale, del piano casa che Berlusconi ha in mente di realizzare,
addirittura del bonus bebè. E naturalmente è arrivato anche l'argomento affari.
La premessa per rilanciare una partnership che ha sempre funzionato bene negli
anni del Cavaliere, è l'impegno dell'Italia per superare alcune incomprensioni
che ci sono state nel rapporto tra la Ue e la Russia. Berlusconi in merito non
ha dubbi: "Io ho sempre considerato fondamentale il legame con la Russia
di Putin". E il preambolo politico è servito ad introdurre la
collaborazione in diversi settori: ad esempio, sullo sfruttamento del petrolio
libico il colosso russo Gazprom si prepara a collaborare con l'Eni. Anche nelle trattative per trovare una soluzione al problema Alitalia non è detto che alla fine anche
la compagnia di bandiera russa, Aeroflot, non si ritagli un ruolo. Magari in
collaborazione con la cordata italiana che il Cavaliere sta tentando di mettere
insieme dove probabilmente troverà posto anche l'Eni. Insomma, tutto è
in movimento. Berlusconi non si preclude nulla: se Putin può spingere
l'Aeroflot ad interessarsi all'Alitalia, Sarkozy può
convincere il gruppo dirigente di Air France a presentare una proposta più
soddisfacente per il nostro Paese. "Parlerò del problema - ha assicurato
il Cavaliere - anche con il mio amico di Parigi".
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Scambi boom
su Tiscali, balzo di Italease MILANO - Piazza Affari chiude la seduta sui
minimi, con un calo dello 0,31%. Ancora in deciso recupero Mps, che ha chiuso
in rialzo dell'1,28% anche grazie al report di Goldman Sachs. Tra gli altri
bancari, Intesa Sanpaolo ha guadagnato lo 0,19%, Unicredit ha perso lo 0,22% e
Mediobanca lo 0,15%. Italease sfiora un rialzo del 10% sulle indiscrezioni,
smentite, di un prossimo acquisto da parte del Banco Popolare (meno 3,05%).
Bene gli assicurativi con Generali (+0,42%) e Fondiaria Sai (+0,27%) mentre
Unipol ha perso l'1,09%. Chiude in leggero rialzo Eni (+0,13), poco variata
Enel (+0,07%); in calo Snam Rete gas (meno 1,35%). Scambi
ancora intensi su Tiscali (è passato di mano il 7,43% del capitale) mentre le
quotazioni sono salite dell'1,89%. Deboli gli altri telefonici: Telecom ha
perso l'1,33% e Fastweb l'1,50%. Tra i media Rcs ha ceduto il 2,58%, Mediaset
l'1,45% e l'Espresso l'1,36%. Ferma Alitalia (a 0,6 euro) mentre Fiat ha guadagnato lo 0,11%.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dialogo serrato Ho
avuto poco tempo Montagna di promesse "Dal Pd opposizione senza sconti non
daremo tregua a Berlusconi" "Abbiamo perso per l'eredità negativa del
governo Prodi" Veltroni "Non ho alcuna difficoltà a parlare di
sconfitta, ma la mia missione era difficilissima" "Piazze piene e
urne vuote? Non è vero, il Pd ha ora una forza prima impensabile" La
rottura di Casini con la Cdl è stata tardiva. Se avesse detto sì a Marini, la
storia sarebbe diversa. Comunque il dialogo con lui dovrà essere serrato Negli
strati profondi della popolazione i lasciti della vecchia maggioranza sono
stati: tasse, rifiuti, veti. Troppo pochi quattro mesi per cambiare Incalzeremo
il futuro premier sulla montagna di promesse che ha seminato in campagna
elettorale, dall'abolizione dell'Ici a quella dell'Irap MASSIMO GIANNINI ROMA -
Segretario, in questo amaro day-after elettorale c'è una parola chiave che lei
non ha ancora pronunciato. "Qual è?" è la parola
"sconfitta". "Io non ho alcuna difficoltà a parlare di sconfitta.
Ma attenzione. La sconfitta c'è stata nella sfida per il governo: ero il primo
a sapere che questa era una missione difficilissima, che non era certo facile
vincere in soli quattro mesi invertendo una tendenza negativa consolidata in
due anni. Ma se guardiamo alla costruzione di una grande forza riformista,
allora non si può proprio parlare di sconfitta: è stato un miracolo, perché
oggi quella forza ha recuperato più di 10 punti, esiste ed è finalmente una
realtà del Paese". Ma è una "realtà" che Berlusconi ha oscurato,
nonostante l'ottima campagna elettorale che ha fatto lei. Si ricorda la lezione
di Nenni sulle "piazze piene e le urne vuote"? "Piazze piene ne
ho avute, eccome. Ma ho avuto piene anche le urne: ora il Pd ha una forza
impensabile fino a sei mesi fa...". Ma il Pdl ha ottenuto alla Camera
oltre 17 milioni di voti, circa 3,5 milioni in più del Pd e dell'Idv. "Dal
voto è confermata la forza della destra, con un radicamento in molti strati
dell'opinione pubblica. Ma mi faccia dire che è emerso anche il Pd, che ha
ottenuto oltre 12 milioni di voti, il livello più alto dal '96, e una
percentuale che per un partito del centrosinistra è la più alta nella storia
repubblicana". D'accordo. Ma non si può accontentare di aver ottenuto 160
mila voti in più. Il Nord si conferma off limits, e anche al Sud voi guadagnate
solo 1 punto, e il Pdl ne guadagna 15. Come mai? "Il Pd è andato molto
bene nelle zone urbane e nei capoluoghi di provincia. A Torino siamo cresciuti
del 6,6%, a Milano del 9,1%, a Venezia del 6,9, a Genova del 6,3%, a Bologna
del 6,8%, nelle aree del Nord-Est siamo il primo partito. Anche al Sud a Napoli
il Pd è cresciuto del 5,4%, a Palermo del 7%. Al contrario, abbiamo sofferto
nelle aree più diffuse e periferiche, e qui pesano fattori sociali e
politici". Dica la verità: non hanno pesato anche le candidature imposte
da Roma? Non è stata un'illusione pensare che con Calearo si risolveva la
Questione Settentrionale? "No, sulle candidature non abbiamo proprio nulla
da rimproverarci. Finalmente competenze ed esperienze sociali, e abbiamo
raddoppiato il numero delle donne e dei giovani". Allora perché, da questo
voto, il centrosinistra esce di nuovo minoranza in Italia? "Abbiamo perso
per due ragioni di fondo. La prima ragione riguarda il Paese. La società italiana
è fortemente attraversata da un sentimento di insicurezza, per esempio rispetto
al fenomeno dell'immigrazione, e di paura per un possibile peggioramento delle
condizioni di vita. Il voto riflette questo bisogno di protezione, che non a
caso ha premiato soprattutto la Lega. Noi, in quattro mesi di campagna
elettorale, abbiamo capovolto i ruoli, presentandoci come una grande forza di
modernizzazione. Ma nel Paese, evidentemente, ha prevalso un istinto di difesa
e di conservazione, di cui la destra si è fatta interprete. Dobbiamo aprire una
grande riflessione sui mutamenti della società italiana, chiamando a raccolta
le energie e le competenze migliori. è uno dei nostri primi impegni". Vuol
dire che non avete sbagliato voi, ma hanno sbagliato gli elettori? "Non ho
detto questo. Ma certo non posso nascondere una certa inquietudine per il fatto
che un candidato premier che attacca il Capo dello Stato, sostiene che i
magistrati devono fare un test di sanità mentale, dice che Mangano è un eroe,
definisce grulli tutti quelli che non votano per lui, ottiene un consenso così
vasto. Ci sono alcuni punti fermi, senza i quali una democrazia non è più tale.
E allora mi chiedo: dov'erano i liberali, quando Berlusconi diceva che Mangano
è un eroe? Dov'erano tutti i pensatori illuminati, che continuano giustamente
ad occuparsi del '56, quando Berlusconi strappava il programma del Pd?".
Toccava a voi convincerli. Come toccava a voi convincere i moderati, senza
rinnegare i valori della laicità. "Su questo, con tutto il rispetto, vorrei
dire una parola anche sulla Chiesa: mi sta benissimo che si intervenga con
passione su temi come il testamento biologico, ma forse la battaglia su certi
valori fondanti della democrazia andrebbe fatta con la stessa intensità con la
quale si combatte quella per i temi etici. Noi, ora, quella battaglia vogliamo
farla fino in fondo, anche a costo di ritrovarci al nostro fianco solo un terzo
del Paese". Mi permetta di dirglielo: lei così non ripete l'errore del
vecchio Pci berlingueriano, rinchiuso nel mito della diversità come valore in
sé? Invece che la critica sul voto, non è più utile l'autocritica? "No,
guardi, semmai noi ormai abbiamo il vizio opposto, che è quello di dare sempre
e prima di tutto la colpa a noi stessi. Dovremmo, solo su questo, prendere esempio
da Berlusconi, che ha già perso due volte, senza mai fare lo straccio di
un'autocritica, ed è sempre andato avanti per la sua strada". Mi spieghi
la seconda ragione per la quale avete perso. "La seconda ragione riguarda
noi stessi. Il nuovo centrosinistra, che noi abbiamo rilanciato con un atto
fondativo senza ritorno, la creazione di un grande partito riformista che ha
rotto con le vecchie alleanze e si è presentato da solo agli elettori, ha
dovuto combattere con l'immagine negativa del vecchio centrosinistra. Negli
strati profondi della popolazione i lasciti della vecchia maggioranza hanno
finito per essere solo due: troppe tasse, troppi veti incrociati. Questo
pregiudizio, alimentato ad arte dalla tv e appesantito dal
disastro dei rifiuti e dalla crisi dell'Alitalia, ci ha impedito di coronare con successo la rimonta. In campagna
elettorale abbiamo fatto scelte dirompenti, e pronunciato parole di innovazione
mai ascoltate prima a sinistra: sul fisco, sulla sicurezza, sulla certezza
della pena, sulla fine della cultura dei veti. Ma in soli quattro mesi,
evidentemente, i nostri messaggi non hanno prodotto un accumulo sufficiente
presso l'elettorato. Avremmo avuto bisogno di più tempo...". Lei sta
dicendo quindi che avete perso per colpa dell'eredità del governo Prodi?
"Io su Prodi continuo a distinguere. C'è un Prodi uomo di Stato, uno dei
più grandi che la storia repubblicana abbia conosciuto. E c'è la vecchia
maggioranza, che in questi due anni ha scontato, suo malgrado, una caduta
oggettiva di consensi, dall'indulto alla prima Legge Finanziaria. Prodi, e noi
con lui, abbiamo pagato una conflittualità permanente dentro una coalizione
paralizzata dalla cultura dei no. Ecco perché i partiti della ex Unione hanno
ottenuto risultati pessimi. Ma guarda caso, tutti tranne uno: il Pd. è questo,
oggi, che mi fa dire che la nostra scelta di discontinuità è stata giusta, e
che il nostro coraggio è stato premiato. Se domenica scorsa ci fossimo
ripresentati agli elettori con l'assetto del 2006, oggi saremmo stati travolti
da uno tsunami dal quale il centrosinistra non si sarebbe mai più
ripreso". Giusto. Ma uno tsunami c'è stato lo stesso. La Sinistra
Arcobaleno non esiste più. Colpa vostra, dicono da quelle parti. "La
tragedia elettorale che ha portato la Sinistra Arcobaleno fuori dal Parlamento
non è una buona cosa per la nostra democrazia. Ma loro scontano due errori, e
fingere di non vederli mi sembra quasi altrettanto grave che addossare al Pd le
colpe per la loro scomparsa. Il primo errore è stato quello di aver bombardato
fin dal primo giorno il governo Prodi: la prova sta già in quegli oltre 100 tra
ministri e sottosegretari con i quali è nato quell'esecutivo. Il secondo errore
è riassunto nelle parole di Bertinotti al suo giornale, quando il 4 dicembre
2007 dichiarò testualmente "è fallito il progetto del governo" e
definì Prodi, con le parole di Flaiano su Cardarelli, "il più grande poeta
morente"...". Solo questo? La Sinistra Arcobaleno non ha pagato anche
la campagna sul voto utile, la cannibalizzazione del Pd? "Ma quale
cannibalizzazione? La Sinistra Arcobaleno non ha capito la società moderna.
Vuole una prova? Quando lanciai la mia campagna sulla sicurezza, e dissi che
non è né di destra né di sinistra, l'estremismo di "Liberazione" li
portò ad accusarmi di fascismo. Ecco cosa hanno pagato. Il non aver capito che
soprattutto negli strati più popolari c'era un bisogno crescente di protezione.
Il non aver capito che occorrevano decisioni forti sul Welfare, sui rifiuti,
sulla Tav, e che la cultura del no ci avrebbe portati alla rovina". E
adesso che succede? Riaprirete il dialogo con la sinistra ormai
extraparlamentare? "Al dialogo siamo sempre pronti. Le dirò di più: in
Parlamento, come forza riformista, cercheremo di rappresentare anche le culture
presenti alla nostra sinistra. Ma indietro non si torna. Discuteremo con loro,
ma non saremo mai loro". Che mi dice di Casini? Ieri vi siete visti:
farete l'opposizione a Berlusconi insieme? "La rottura dell'Udc con
Berlusconi è stata tardiva, purtroppo. Se dopo la caduta di Prodi avessero
detto sì a un governo Marini per le riforme, oggi la storia sarebbe diversa.
Anche loro portano una grande responsabilità, per quello che è accaduto.
Nonostante questo, il dialogo con Casini sarà molto serrato. Dovrà essere un nostro
sforzo nei prossimi mesi, a partire dalla condivisione dell'opposizione".
Ancora una volta vi aspetta la lunga traversata nel deserto. Siete preparati?
"Faremo un'opposizione molto forte. Berlusconi non si illuda: non gli
faremo sconti, e il nostro fair play in campagna elettorale non ci impedirà di
alzare la voce, ogni volta che vedremo violati o messi a rischio i valori
costituzionali che ho indicato nella lettera-appello lanciata prima del voto.
Faremo un'opposizione riformista, dura ma non ideologica. Vigileremo sul
rispetto delle regole. Incalzeremo il futuro premier sulla montagna di promesse
che ha seminato in campagna elettorale, dall'abolizione dell'Ici a quella
dell'Irap. E stavolta non finirà come ai tempi del contratto con gli italiani,
che il Cavaliere ha disatteso all'85%. Il governo-ombra servirà anche a questo.
Non so quanto durerà Berlusconi, ma so che la crisi economica morderà in modo
drammatico, e vedo già che le prime crepe stanno uscendo fuori. Faremo in modo
di far esplodere le contraddizioni, che ci saranno, su questo non ho dubbi. La
Lega avanza già pretese esorbitanti. Questo creerà grandi tensioni, anche a
Nord". Insomma, il Veltrusconi è morto e sepolto? "Non è mai
esistito. Faremo una battaglia senza quartiere, sui valori e sulle politiche,
La nostra idea di società resta radicalmente diversa dalla loro". In
questo clima che fine fanno le riforme? Per ora il Cavaliere sembra disponibile
al dialogo... "Finora non l'ho visto né sentito. Se il futuro premier
ritiene utile e opportuno parlare con il leader dell'opposizione, la linea del
mio telefono è sempre libera. Ma se invece fa eleggere Schifani presidente del
Senato, Fini presidente della Camera e Tajani commissario Ue, allora comincerà
un altro film. L'Italia ha bisogno di ritrovare equilibrio istituzionale e
serenità". La sfida di Rutelli a Roma può essere la prima occasione di
rivincita, secondo lei? "Roma è cambiata enormemente in questi 15 anni. E'
una città che cresce in economia e occupazione molto più del resto del Paese. è
una città che ha in corso una trasformazione paragonabile a quella delle altre
metropoli europee. è un bene che questa ispirazione continui. Ed è un bene che
ci sia un sindaco, come era capitato a me, di un colore politico diverso da
quello del premier, perché questo è utile alla dialettica democratica del
Paese".
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Milano, non solo
lumbard ora nasce il leghista-chic Dopo il voto nuovi iscritti tra la borghesia
Le città Nella zona di via della Spiga in due anni i lumbàrd sono balzati dal
3,3 all'11,2. Salvini: "Chiedono la tessera notai, avvocati e
manager" Il tranviere che votava Dp: "Voglio una città dove chi fa il
mio mestiere non rischi tutte le sere di prendersi una mazzata in testa"
FABRIZIO RAVELLI MILANO - Il leghista Matteo Salvini, capogruppo in Comune e
neo-deputato, ieri mattina si rigirava in mano un foglio. "L'elenco dei
nuovi iscritti, che sono un centinaio in soli due giorni dalle elezioni. In
ogni scheda è indicata la professione. Beh, ecco qui: due docenti universitari,
un notaio, un avvocato, un dirigente d'azienda, due registi teatrali, un
tenore. E via così. Un segno assolutamente positivo. Non crede?". Tanto
positivo, per la Lega milanese, che Salvini vuole controllare: "Adesso gli
telefono, a questo tenore". Ma qualcosa è successo di sicuro. Il centro-destra
vince, secondo radicata tradizione, ma al suo interno 50mila voti si spostano
da Fi-An sulla Lega. Perfino in zona 1, il super-centro di via della Spiga,
delle boutique, delle case a peso d'oro, delle professioni. Qui la Lega, in due
anni, salta dal 3,3 per cento (che allora era la percentuale più bassa di tutti
i quartieri) all'11,2. Qualcuno ha commentato: è nato il leghista-chic. A
Salvini sta bene: "Io vado a caccia di voti popolari, ma si vede che anche
in centro non ci guardano più dall'altro marciapiede". Anche la Milano
cosiddetta "bene" s'è messa a votare per chi grida: "L'unico
numero di campi nomadi che vogliamo a Milano è zero". E vota Lega con
percentuali non lontane da chi i campi nomadi ce li ha sotto casa. "Non
farò i nomi - dice Sabina Ratti, manager Eni e moglie dell'Ad di Unicredit
Alessandro Profumo -. Ma so per certo che molti giovani, figli di persone che
conosco in zona 1, hanno votato Lega". La Lega a due cifre (non succedeva,
alle politiche, dal '96) è una delle notizie di questa tornata. Non l'unica: il
neonato Pd tiene bene, sta al 33,6 per cento, oltre i risultati dell'Ulivo, e
si vede che comincia ad attecchire. Ma qui c'era da battersi contro i fattori
forti, quelli che hanno segnato la vittoria del centrodestra (e della Lega in
particolare): Malpensa, infrastrutture, sicurezza, pressione fiscale. E poi
quello che anche molti imprenditori chiamavano ormai "fattore
Prodinotti", per dire un governo che, come minimo, non capisce il Nord.
Michele Perini, presidente di Fiera Milano, ieri mattina era al Salone del
Mobile: "E come al solito le strade intorno alla Fiera di Rho-Pero sono
intasate. Per fortuna il 60 per cento della gente usa il metrò, ma quelli che
vengono da fuori cosa fanno? Paghiamo l'incertezza della Provincia sul tema
delle infrastrutture. Ho stima di Filippo Penati, ma buona parte della
responsabilità sta a loro". E non parlate a Perini di Malpensa: "Il
governo ha fatto con Air France un accordo che condanna Malpensa. E l'Alitalia
ha raggiunto livelli di inefficienza ignobili. Insomma, soffriamo. Ma, dopo il
voto, Milano sta meglio. Anche la Lega non è più solo quella della protesta, è
capace di dialogare. Credo ci sia lo spazio per un progetto politico che dia
più forza al Nord, nel rispetto della solidarietà. Certo qui a Milano siamo
stufi di pagare per tutti". Da qui a "Roma ladrona" poco ci
corre, ma è un fatto che lo slogan ha ormai a che fare con il problema della
modernizzazione, ed è pane per i ceti dirigenti. Quello che il sociologo Aldo
Bonomi chiama nel suo ultimo libro "il rancore del Nord" non è più
merce buona solo per le vallate prealpine. E nemmeno il nuovo successo leghista
è senza spiegazioni: "Intanto - dice Bonomi - ricordiamoci per prima cosa
che una presa leghista di Milano c'è già stata, nel '93. Ma allora si trattava
di un fenomeno nascente, che arrivava fino a Milano dalla fascia pedemontana e
si infilava in un vuoto politico delle forze tradizionali. Il voto di oggi è
l'effetto del pendolo opposto: Milano è sempre più parte della città infinita,
contaminata dai flussi pendolari. Qui si fa la fiera del mobile, ma il mobile
si fa nella città infinita. Diciamo che Milano è più brianzola, e i brianzoli
sono più milanesi". Se il centrodestra si "leghizza", dice
Bonomi, bisogna dire che solo la casa madre lumbard riesce a suonare tutte le
corde: "Nel centrodestra ci sono forze che hanno solo la retorica
legge-ordine. Altre solo quella dell'individualismo proprietario. Ma solo la
Lega riesce a tenere insieme il rancore localistico e Malpensa, lo spaesamento
territoriale e la modernizzazione". Così, mentre Salvini rimira
soddisfatto il suo elenco di neo-iscritti, fioccano riconoscimenti sul
radicamento della Lega nel territorio. Perfino Maurizio Martina, segretario
regionale del Pd, ammette: "Non si può guardare al voto leghista solo come
voto di protesta. Hanno lavorato bene sulla rappresentazione di questo pezzo di
Paese. Adesso non hanno più alibi: o traducono le promesse in fatti, oppure
addio credibilità". La Lega "di lotta e di governo", che fa opposizione
stando dentro il governo locale, e che ora alza il prezzo. Salvini che mette in
discussione "certi assessorati": "Abbiamo un ruolo di stimolo.
Anche nel centrodestra c'è chi si dimentica di chi l'ha votato, e quindi ecco
le sanatorie per gli abusivi nella case popolari, ecco i patti di legalità coi
Rom. Al sindaco Moratti diciamo: adesso bisogna accelerare. L'Expo è una gran
cosa, ma è fra sette anni. Domani è il 18 aprile, e vogliamo una città
normale". Una città, dice il tranviere Gian Piero Piva, "dove chi fa
il mio mestiere non deve rischiare mazzate ogni sera". Lui, che ha anche
votato per Democrazia proletaria di Mario Capanna, dice che "la Lega non è
né di destra né di sinistra, ma tutela l'identità e il territorio, cosa che
altri non fanno". Il famoso territorio, dove qualcuno c'è e qualcuno no.
"Il radicamento territoriale è uno dei motivi del loro successo - dice
Sabina Ratti Profumo, impegnata nel Pd -. Ed è quello che ha perso il Pd. Le
liste sono state fatte con la logica delle figurine: l'imprenditore, la
precaria, l'insegnante. Celo, celo, manca. Nulla da dire sulle persone.
Colaninno, per dire, è di valore ma l'hanno buttato allo sbaraglio". E poi
le donne, le quote che calano: "Alla Costituente erano il 50 per cento.
Per le candidature erano scese al 30. E le donne mica sono sceme. C'era Maria
Grazia Guida, della Casa della Carità di don Colmegna, un'istituzione che a
Milano sul territorio significa qualcosa. Cancellata, e ci è toccata la
Lanzillotta da Roma". La Lega, dice ancora, "ha la sua forza nel
radicamento, ma dove sono quelli del Pd che parlano nelle scuole?". Sono
nelle scuole, rivendica il Pd. Nelle quattro scuole di Porta Venezia, storico
collegio di Ignazio La Russa, nel '94 il più nero d'Italia, il Pd è al 35,9 per
cento, più 6,7 rispetto al 2006. In zone periferiche come Ponte Lambro e Quarto
Oggiaro i risultati si vedono. "Il Pd ha cominciato ad attecchire - dice
il segretario Martina -. A costruire rapporti con pezzi di città che guardavano
altrove. Sulle questioni del territorio dobbiamo incalzare Pdl e Lega".
Gianni Biondillo, romanziere, a Quarto Oggiaro è cresciuto, e vede
"nell'abbandono di certe zone, l'incapacità di stare in mezzo alla
gente". "La classe operaia non è andata in Paradiso, è andata in
pensione, quella Milano lì non esiste più - continua -. Nel voto di territorio,
chi urla, monta gazebo e fa le fiaccolate prende voti. E la sinistra che fa?
Dice: anche noi la pensiamo così, però più correttamente. Finisce che la gente
sceglie il detersivo originale". Il "messaggio di prossimità",
come lo chiama Bonomi, arriva da chi è sempre presente: "I leghisti, i
preti, il volontariato. E la Lega è quella che sa accompagnare le paure".
Anche di quelli che vivono in zona 1, dove le favelas dei rom le vedono solo in
televisione. Afef Jnifen Tronchetti Provera ha votato in via Spiga: "A me
certo non lo vengono a dire, di aver votato Lega: sono tunisina, e non si parla
di corda in casa dell'impiccato. Ma non è certo una sorpresa. Vero è che la
gente si è stufata di Prodi, e delle performances del suo governo. Ma
soprattutto c'è in giro molta paura dello straniero, del clandestino, sui mezzi
di comunicazione. In nessuna parte d'Europa si personalizza ogni caso di
cronaca dicendo il tale è rumeno, marocchino o tunisino. Io non mi stupisco del
voto leghista, ma mi fa paura il razzismo. E non ho voglia di vivere in un
paese razzista".
( da "Voce d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Putin alla
Certosa Berlusconi "Alitalia? Ipotesi Aereoflot
da valutare" Olbia 18 apr. - Silvio Berlusconi riceve a Porto Rotondo il
presidente russo Vladimir Putin, alla sua ultima visita ufficiale in qualità di
capo di Stato. "L'amico Valdimir" è stato il primo leader mondiale a
congratularsi con il cavaliere, è atterrato all'aereoporto di Olbia ed
attualmente si trova ospite a villa Certosa. Berlusconi ha sottolineato
l'importanza dei rapporti con la federazione russa "Nel venire qui è stato
molto carino e si è dimostrato un amico. Del resto i rapporti non si erano mai
interrotti. Dobbiamo pensare cosa significa la Russia per l'Italia, basti
ricordare che da quella nazione proviene il 30% del gas e del petrolio che
utilizziamo". Il futuro premier ha rimarcato lo sviluppo che sta vivendo
l'economia russa, ormai al decimo posto delle economie mondiali. Berlusconi e
Putin parleranno anche dei rapporti non idilliaci tra Unione Europea e
Federazione Russa, delle varie situazioni e dei contrasti. Quindi,
il discorso si sposta inevitabilmente su Alitalia e il cavaliere azzarda "Francamente dico che tutte le
ipotesi perchè Alitalia
resti la compagnia di bandiera italiana, sono in piedi. Quindi è da valutare
attentamente anche un'ipotesi aereoflot". politica@voceditalia.it.
( da "Voce d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Berlusconi:
"Colloquio con Sarkozy per l'offerta AIr France" Alitalia, soluzione bipartisan Al via un
decreto legge da 100 milioni di euro per allungare la vita alla compagnia Roma,
18 apr.- “Si lavorerà a un'ipotesi bipartisan per garantire la continuità
aziendale, necessaria per completare la privatizzazione in tempi brevi”.
Questo è il risultato dell'incontro tenutosi ieri a Palazzo Chigi tra il
sottosegretario della presidenza del Consiglio Enrico Letta, insieme con il
direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli e il sottosegretario
all''Economia, Massimo Tononi, e i consiglieri di Berlusconi, Gianni Letta e
Bruno Ermolli. L'esecutivo uscente, grazie ad una linea di credito stimata in
100 milioni di euro, manterrà in vita Alitalia con un
decreto bipartisan che il prossimo governo Berlusconi dovrà convertire in legge
entro 60 giorni. Si eviterebbe così il commissariamento della compagnia di
bandiera, purchè il governo entrante si impegni a privatizzare al più presto.
Berlusconi, pur mantenendo in vita la speranza di una cordata di imprenditori
italiani per l'offerta di acquisto della compagnia aerea, è tornato ad aprire
ad Air France, proponendosi come mediatore con l'Eliseo. “Restano in piedi
tutte le ipotesi - ha detto il Cavaliere - purché l'Alitalia
resti compagnia di bandiera e le decisioni vengano prese in Italia”. L'acquisto
da parte della compagnia franco-olandese “è un'ipotesi di cui si può discutere
e di cui sarò lieto di discutere una volta che avrò l'incarico e che sarò a
Palazzo Chigi anche con il presidente francese Nicolas Sarkozy”. Ad ostacolarla
però c'è la Lega Nord col problema dello scalo milanese. “Alitalia
deve fare una sola cosa -ha ribadito ieri il leghista Roberto Maroni- liberare
gli slot a Malpensa”.
( da "Tempo, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
alitalia Ermolli confida al Cav: cordata in panne, è meglio Air France Prove tecniche
di larghe intese sulla vicenda Alitalia. La strada che
porta alla cordata italiana appare poco praticabile tanto che lo stesso Bruno
Ermolli, presidente di Sinergetica e uomo incaricato da Berlusconi a sondare il
terreno imprenditoriale, avrebbe riferito al futuro premier di cambiare rotta. Ermolli ha
consultato molte aziende (tra cui il fondatore di Air Europe Lupo Rattazzi) e
ottenuto discrete aperture di credito per incassare la "fiches" da
piazzare su Alitalia. Ma non basta. L'operazione è
molto più complessa dal punto di vista industriale e solo una grande compagnia
aerea potrebbe gestire una ristrutturazione. Ermolli lo ha capito e non
disdegna l'ipotesi Air France-Klm a patto che garantisca una maggiore
valorizzazione per Malpensa. Non a caso Berlusconi non chiude più la porta ai
francesi ma ribadisce l'importanza "che Alitalia
resti la compagnia di bandiera italiana e che le decisioni vengano prese in
Italia. Se Air France dovesse ritornare al primitivo progetto di un'Alitalia con pari dignità rispetto alle altre due compagnie,
con direzione italiana, è un'ipotesi di cui si può discutere. è un'ipotesi di
cui si può discutere e di cui sarò lieto di discutere, una volta che avrò
l'incarico e sarò a Palazzo Chigi anche con il presidente francese Nicholas
Sarkozy". Così l'obiettivo prioritario è trovare una soluzione bipartisan
per garantire la massima continuità aziendale che consenta di completare la
privatizzazione in tempi brevi. A Palazzo Chigi si sono dati appuntamento il
sottosegretario dimissionario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, il
sottosegretario dimissionario all'Economia Massimo Tononi, il direttore
generale del Tesoro Vittorio Grilli, l'ex sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio e futuro vice premier Gianni Letta e il presidente di Sinergica Bruno
Ermolli. Sul tappeto resta in pole position l'ipotesi Air France-Klm ma vengono
battute anche altre piste. Non quella russa di Aeroflot che ieri ufficialmente
si è chiamta fuori dalla gara anche se l'incontro in Sardegna tra Berlusconi e
Putin potrebbe riservare delle sorprese. Tramontata anche la cordata italiana,
restano solo altre due opzioni poco realistiche: AirOne sostenuta da Intesa
SanPaolo oppure la tedesca Lufthansa.
( da "Campanile, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ultimatum del
Carroccio: "Subito i nomi dei ministri, da oggi incontriamo solo
Berlusconi". Il Cavaliere: "Con Bossi nessun problema". Ma un
documento della segreteria politica delle camicie verdi lo smentisce:
"Federalismo e sicurezza le priorità del nuovo esecutivo". E
l'appello di Napolitano a "superare le contrapposizioni" è già caduto
nel vuoto. Scontro Pd-Pdl sul dopo-Frattini all'Ue Prima il giallo sul presunto
incontro con Veltroni, poi la "pacificazione" con Umberto Bossi dopo
il finto litigio. Anzi, tutt'altro che finto. Belrusconi minimizza: "Con
Bossi nessun problema". Passa qualche ora e si scopre che il problema c'è
eccome. Parte una nota della segreteria politica della Lega Nord: "Subito
la squadra di governo, d'ora in poi parleremo solo col Cavaliere". E
intanto è scontro aperto con il Pd sulla successione a Frattini
all'Ue.L'incontro. In mattinata sono stati gli stati maggiori del Pd e del Pdl
a smentire la notizia trapelata mercoledì sera di un incontro segreto tra
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, per un primo confronto su alcuni temi di
particolare urgenza e interesse nazionale, a partire dal
caso Alitalia e dalla
nomina del commissario Ue che dovrà sostituire Frattini. Attorno all'ora di
pranzo sono stati i diretti interessati a dover smentire di avere avuto un
tete-à-tete al riparo da telecamere e obiettivi dei fotografi: "Non ho
incontrato Walter Veltroni, né ieri né i giorni scorsi" ha detto
Berlusconi ai cronisti uscendo da Palazzo Grazioli; "Né incontro né
conversazione telefonica, è una balla spaziale e non so da dove sia uscita
fuori" ha aggiunto Veltroni al termine di un incontro, non segreto, con
Pier Ferdinando Casini. Insomma, "questa notizia l'abbiamo già negata - ha
sbottato il Cavaliere - ma mi spiace che i giornali continuino con questa
abitudine, nonostante una presa di posizione netta, chiara e assoluta".
Anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, aveva preso le distanze
e parlando a Panorama del giorno, su Canale 5, ha spiegato che "di solito
Walter mi informa se avvengono questi incontri, io non ne so nulla e quindi
presuppongo che l'incontro non ci sia stato". E il cerchio si è chiuso.
Altra notizia da smentire è quella di un battibecco con il Senatùr durante il
vertice del Pdl dello scorso mercoledì. "Nel vertice con Fini, Bossi e
Lombardo - assicura Berlusconi - non c'è stata alcuna lite sulla composizione
della squadra di governo". Insomma, "mi è stato dato il mandato per
quanto riguarda la preparazione della squadra dei ministri - ha spiegato
Berlusconi conversando con i cronisti a Palazzo Grazioli - Non è vero che nel
vertice abbiamo litigato". E comunque, "i nomi dei ministri non erano
in programma, si è svolta una riunione assolutamente positiva e di grande
soddisfazione. Abbiamo parlato soltanto di cose politiche e di cose da
fare". Un misunderstanding per intenderci. Anche perché "bisogna
interpretare il linguaggio paradossale, iperbolico e metaforico di Bossi. Se ha
detto che non si è combinato niente, è perché qualcuno gli ha fatto una domanda
sui nomi e lui ha riposto così". Ma poi, la smentita della smentita con un
documento della segreteria della Lega che suona come un ultimatum.
Totoministri. Il leader del Pdl annuncia comunque una squadra di governo
"equilibrata e distribuita su tutto il territorio in modo che nessuna
regione venga esclusa". Berlusconi sottolinea che per i nomi dei ministri
sta lavorando con i collaboratori e "ai miei alleati ho detto che quando
avrò pronta la squadra ci ritroveremo e loro mi faranno le loro
osservazioni". Quanto al comportamento di Romano Prodi, il Cavaliere poco
prima di partire per la Sardegna dove lo aspetta il suo amico Vladimir Putin,
lancia una frecciatina: "Non mi ha chiamato. Ho ricevuto solo la
telefonata di Veltroni di cui ho già dato notizia". E, conseguenziale,
arriva una bella precisazione a proposito del nuovo commissario all'Unione
europea: "Per le dimissioni di Franco Frattini ci sono dei tempi tali che
sarà il nuovo governo a nominare il suo sostituto". Una puntualizzazione
che arriva dopo che Prodi, aveva affermato che la nomina spetta invece al
governo da lui presieduto. Unità. Poi Berlusconi si è sfogato sull'atteggiamento
del quotidiano "Ora basta con le calunnie. La campagna elettorale è finita
e quindi si torni all'oggettività delle cronache. L'Unità - ha sottolineato -
stamattina torna ancora sulle parole di una signora del governo spagnolo. È'
un'altra calunnia nei miei confronti. Sto facendo diramare le esatte parole da
me pronunciate in conferenza stampa: erano solo parole di riconoscimento, di
elogio e di grande attenzione nei confronti di ciò che la maggioranza rosa del
governo spagnolo potrà fare". (18-04-2008).
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 93 del 2008-04-18
pagina 1 Malpensa, 100 precari fanno causa alla Sea per
rientrare al lavoro di Redazione Cento lavoratori stagionali, guidati dalla Cub
trasporti, hanno presentato causa a Sea per essere riammessi al lavoro. "A
Malpensa il lavoro c'è - sostengono - nonostante il taglio dei voli di Alitalia". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Soluzione Air France
ma in campo altre ipotesi. Napolitano: basta contrapposizioni, non rinviare sui
problemi più urgenti Intesa bipartisan per salvare Alitalia Incontro a Palazzo Chigi tra Gianni e Enrico Letta: tempi brevi
per la privatizzazione Berlusconi vede Putin in Sardegna e attacca Veltroni sul
commissario Ue: deciderò io I duelli sulla sorte di Alitalia sono ormai alle spalle, il nuovo obiettivo del governo Prodi e
del premier in pectore Silvio Berlusconi è trovare una soluzione bipartisan per
garantire la continuità aziendale e chiudere in tempi brevi il dossier
privatizzazione. È il primo risultato che mettono a segno i due ambasciatori
Gianni Letta (accompagnato dal superconsulente del Cavaliere Bruno Ermolli) ed
Enrico Letta in un incontro a Palazzo Chigi. Berlusconi, intanto, ha dato il
benvenuto in Sardegna al presidente russo Putin: in calendario soprattutto temi
di carattere economico, dall'energia agli scambi bilaterali. Il leader del Pdl
contro Veltroni sul commissario Ue: la nomina spetta a noi. Appello di
Napolitano: basta contrapposizione. CONTI, PERONE E A. TROISE ALLE PAGINE 2 E
3.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il caso Altolà di
Marrazzo "Giù le mani da Fiumicino" Milano-Roma la seconda guerra degli
aeroporti LUIGI GRASSIA Fra Milano e Roma scoppia la seconda guerra degli
aeroporti. La prima era finita pochissimo tempo fa e aveva visto la Malpensa
sconfitta e declassata a favore di Fiumicino, che ha
assorbito quasi tutti i voli di Alitalia. E questo sembrava un dato acquisito. Ma la vittoria elettorale
di una coalizione a forte componente nordista ha cambiato tutto, e a Roma si
sente puzza di bruciato. Il presidente del Lazio Piero Marrazzo scende in campo
"prima che si creino danni irreparabili". Il governatore si
rivolge "al nuovo governo in pectore" con una nota scritta così forte
ed esplicita che vala la pena di citarla quasi per intero: "Dai leader
della nuova maggioranza del Pdl e della Lega - accusa Marrazzo - non sono arrivati
segnali chiari sul destino di Alitalia e di Fiumicino.
Non possiamo tollerare silenzi o frasi a mezza bocca sulla sorte di un asset
fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. La domanda che pongo con
urgenza è se tutti ritengono che Fiumicino debba essere il vero hub di
riferimento per il Paese. Chiedo quindi agli esponenti della nuova maggioranza
di esprimersi in maniera inequivocabile sulla recente decisione di Alitalia di riportare i voli da Malpensa a Fiumicino, come
imponeva la logica e come vorrà sempre il mercato. La scelta di Roma come hub è
dettata da evidenti ragioni logistiche ed economiche. Tali ragioni non possono
essere piegate da logiche politiche o peggio elettoralistiche, che metterebbero
a rischio migliaia di lavoratori e ferirebbero gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese". Opposta la
posizione di Roberto Maroni, possibile ministro leghista del Lavoro. "Il
governo Prodi ha penalizzato Malpensa in favore di Roma Fiumicino - ha detto
ieri -. Qui sono in gioco ottomila posti di lavoro. Alitalia
deve fare una sola cosa, cioè liberare gli slot e metterli a disposizione di
chi vuole venire a Malpensa per volare. Vedrete che così il nostro aeroporto si
salverà da solo. Il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, sa già che cosa
fare. E la Lega è al suo fianco". Maroni ha spezzato una lancia anche per Alitalia: "Non sarà facile, ma adesso ci accingiamo a
prendere in mano questo dossier complicato, e vediamo di fare tutto quello che
serve per evitare il fallimento". Ieri per la Sea Bonomi è tornato a
chiedere "la liberalizzazione del trasporto aereo attraverso la
liberalizzazione degli accordi bilaterali tra Stati" relativi agli slot, e
la stessa cosa ha proposto il sindaco di Milano, Letizia Moratti:
"Chiediamo al governo di rinegoziare gli accordi bilaterali per poter
avere a Malpensa dei nuovi vettori, che sono interessantissimi ma senza le
rinegoziazioni non possono entrare". Alitalia
preferisce evitare che compagnie straniere si insedino a Malpensa e da lì
facciano concorrenza ai suoi voli da Fiumicino. Pur senza scendere nei
dettagli, Silvio Belusconi si è espresso così: "Sarebbe il colmo se dopo
che Milano si è aggiudicata l'Expo del 2015 non ci fosse vicino a quella città
un hub importante come Malpensa".
( da "Tempo, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa economia
Pronta una "cura Fiat" per Alitalia: 2 miliardi dalle banche Oltre all'ipotesi di un prestito ponte
ad Alitalia per garantire
la continuità aziendale nel breve periodo, non sarebbe escluso un possibile
intervento delle banche nel capitale della compagnia. è proprio questa, secondo
quanto riferiscono fonti vicine al dossier, una delle opzioni sul tappeto per
assicurare ad Alitalia la
sopravvivenza anche in un lasso di tempo più esteso per poter condurre
in porto l'operazione di privatizzazione. Si tratterebbe, insomma, di una sorta
di 'cura Fiat' con gli istituti di credito che assicurerebbero ad Alitalia una ricapitalizzazione tra 1 e 2 miliardi di euro.
Per poter attuare questa operazione, comunque, sottolineano le stesse fonti,
uno dei presupposti sarebbe il consenso delle organizzazioni sindacali visto
che si renderebbe necessario un rigoroso piano di risanamento.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Incontro tra Pdl e governo sulla compagnia: si chiede un passo indietro ad
Air France Letta&Letta, mediazione su Alitalia
Incontro tra Pdl e governo sulla compagnia: si chiede un passo indietro ad Air
France --> ROMA L'epoca dello scontro totale su Alitalia
sembra archiviata e il nuovo obiettivo del governo Prodi e del premier in
pectore Silvio Berlusconi è trovare una soluzione bipartisan per garantire la
continuità aziendale e poter così chiudere il dossier privatizzazione in tempi
brevi. È questo il primo risultato che hanno messo a segno i due ambasciatori
Gianni ed Enrico Letta in un incontro a Palazzo Chigi. Un'ora di colloquio, al
quale hanno preso parte anche il super consulente del Cavaliere Bruno Ermolli
(che cura la costruzione della cordata italiana), il sottosegretario al Tesoro
Massimo Tononi e il direttore generale Vittorio Grilli. Un'ora in cui si è
ragionato sui destini di Alitalia in un clima sereno,
complice anche la parentela fra i due mediatori. LA PROPOSTA Chiara la
richiesta del Pdl al governo uscente: evitare il collasso prima
dell'insediamento del nuovo esecutivo. E quanto fatto trapelare al termine
della riunione da Palazzo Chigi, confermerebbe questa linea e anche una certa
disponibilità. Parlare di continuità aziendale vuol dire, infatti, allontanare
l'ipotesi commissariamento. Certo i conti in rosso dell'azienda preoccupano.
Non a caso Gianni Letta ha voluto per prima cosa conoscere lo stato dell'arte
del bilancio. Nonostante fosse preparato a un quadro negativo, quando il nipote
ha elencato i dati, si è lasciato sfuggire un moto di sorpresa: che fossero
drammatici - avrebbe detto - era cosa nota, ma nessuno pensava fossero giunti a
tal punto. Risultato: Gianni Letta vuole ottenere una vera e propria due
diligence. E forse anche a questo potrebbe servire un nuovo incontro la
prossima settimana. LE STRADE Trovare la soluzione per far superare ad Alitalia metà maggio senza finire in Tribunale non è cosa
facile: una linea di credito o un'iniezione di liquidità sono le due strade. Ma
certo non sono facili. Ragion per cui il governo Prodi avrebbe fissato i propri
paletti: scongiurare il commissariamento è possibile, sarebbe la tesi, a patto
che dal Pdl arrivi una chiara e pubblica assunzione di responsabilità su questo
punto. E qui si intravvede una crepa, dal momento che la Lega è da sempre
convinta che la carta migliore da giocare sia invece proprio la legge Marzano.
C'è poi il capitolo Air France. Ancora ieri la vendita a Parigi sembrava quella
più probabile, ma si valutano anche altre soluzioni. Ferme restando le
condizioni poste da Silvio Berlusconi: salvaguardia del marchio italiano e
delle rotte strategiche. Chiedere però un piano più vantaggioso a Parigi,
secondo l'attuale esecutivo, è una missione impossibile: "Se ci
riuscite", avrebbe scherzato Enrico Letta con lo zio, "allora vuol
dire che siete più bravi, che avevate ragione voi". Eppure, il Cavaliere
non molla e addirittura rilancia chiedendo pari dignità e assicurando che
quando sarà a Palazzo Chigi ne parlerà direttamente con il presidente francese
Nicolas Sarkozy. Da lì la richiesta di Gianni Letta a Prodi e Padoa-Schioppa di
consentire ad Alitalia ancora un po' di ossigeno.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Berlusconi riabbraccia il gigante russo Putin in Sardegna: "C'è anche l'Aeroflot
per salvare l'Alitalia" --> Putin in Sardegna:
"C'è anche l'Aeroflot per salvare l'Alitalia"
DAL NOSTRO INVIATO ENRICO PILIA PORTO ROTONDO Sì, c'è anche l'Aeroflot. Al
grido di "Rialzati, Alitalia", Silvio
Berlusconi non esclude che la compagnia aerea della Federazione Russa possa
salvare la nostra, o concorrere a farlo, un'azienda che doveva volare e si
trova invece sull'orlo del baratro. "Tutte le ipotesi sono in piedi,
l'importante è che resti la compagnia di bandiera italiana e soprattutto che le
decisioni vengano prese ancora qui da noi". Ma non è certo per questo che
Vladimir Putin, uno degli uomini più potenti della Terra, ha scelto di
atterrare al Costa Smeralda di Olbia, ieri alle 14.56, di ritorno da una
trasferta "di lavoro" in Libia. Putin sta chiudendo la sua avventura
al Cremlino, ma prima ha voluto fare un salto dal suo nuovo amico Muhammar
Gheddafi (debiti azzerati con la Russia, a patto di nuove commesse e appalti
con le grandi compagnie della Federazione) e quindi l'ultimo passaggio, da capo
dello Stato, in Italia. Berlusconi e Putin fra ieri sera e questa mattina
parleranno "di tutto, non c'è un'agenda già fissata", ha detto il
prossimo capo del governo italiano, apparso decisamente più in forma rispetto
alle ultime giornate di campagna elettorale. Di tutto? Berlusconi è stato
chiarissimo, nel disegnare i suoi obiettivi. Primo: "Abbiamo ripreso i
rapporti che, per la verità, da parte non si erano mai interrotti". Una
carezza all'amico Vladi perché si concretizzi il secondo obiettivo: "Dalla
Russia arriva il 30 per cento di gas e petrolio", chiaro accenno agli
impegni presi prima del voto perché le tariffe dell'energia possano calare.
Terzo: "L'economia di questo Paese sta vivendo una fase di sviluppo
straordinario, anche grazie all'aumento dei prezzi del petrolio e del
gas". Imitare un gigante come quello sovietico si può, almeno si può
provare a farlo: "Quella russa è al decimo posto tra le economie mondiali,
la sua crescita nel 2008 è stata del 12 per cento". Insomma, chiacchiere e
consigli, da un capo di Stato in uscita a un capo del governo che si appresta a
rientrare. E che è stato il primo fra i leader internazionali a salutare il
terzo successo elettorale del Cavaliere. INCONTRO INFORMALE I due non si
vedevano a La Certosa dal 29 agosto 2003. Quando la visita di Putin - al
massimo del suo splendore politico - fra l'altro sdoganò un pool di miliardari
(in euro) russi che acquistarono in pochi mesi alcune fra le più affascinanti
dimore di Porto Rotondo e dintorni. Berlusconi ha accolto il suo ospite in
completo blu, camicia dello stesso colore, rigorosamente senza cravatta,
accessorio che dovrà riabituarsi a indossare da subito. Ai piedi sono scomparsi
i mocassini scuri, ora il neo premier indossa sempre le Geox nere. Arrivato a Olbia
poco prima delle 14 sul jet con il biscione sulla coda, il Cavaliere (col
portavoce Paolo Bonaiuti) ha subito raggiunto in elicottero la sua residenza di
Punta Lada. Alle 15, poco dopo l'atterraggio dell'Ilyushin 96300 (il "Bort
1") con Putin e le 160 persone di staff, è rientrato in pista anche
l'elicottero della Polizia con Berlusconi. L'abbraccio fra i due circa 15
minuti dopo (anche il russo in completo blu, ma con maglia in tinta sotto la
giacca), di fronte a decine di cronisti, fotografi e operatori travolti da un
temporale di rara intensità. Fra il percorso A (il brevissimo volo dal Costa
Smeralda alla Certosa) e il percorso B (una decina di chilometri in auto, fra
le auto di scorta), è stato scelto il primo. Nonostante la chilometrica
limousine presidenziale nera pronta in pista (una Mercedes, arrivata da Mosca
martedì con un aereo cargo) e alcuni suv blindati giunti sempre dalla capitale
russa. Forse addirittura più estesa la coda di mezzi di sicurezza per
Berlusconi, tanto che questo serpentone italo-russo (lungo forse un centinaio
di metri) si è dovuto scontrare, venti minuti dopo, con i verdissimi vialetti
che conducono alla Certosa, causando un ingorgo pazzesco. L'AMBASCIATORE Ad
aspettare il suo capo dello Stato, sotto bordo c'era anche Alexei Meshkov,
ambasciatore russo a Roma, costantemente minacciato dalle forze autonomiste
della Cecenia e quindi con una scorta "adeguata". Intorno a
mezzogiorno, Meshkov si era concesso una botta di vita con una passeggiata a
piedi nel centro di Olbia, città che - ha dichiarato - "mi sono sempre
ripromesso di visitare". Traffico bloccato, negozianti a bocca aperta, un
piccolo intermezzo durato solo pochi minuti. Meshkov ha incontrato il sindaco
Gianni Giovannelli, quello di Civitavecchia Giovanni Moscherini (sono amici) e
l'authority del porto Paolo Piro. L'ambasciatore sarà mediatore di possibili
affari con imprenditori moscoviti di caratura internazionale. AEREO FUORI PISTA
Un altro intermezzo, un aereo al seguito di Putin, un Yakovlev 42 con a bordo
il ministro della protezione civile russa Sergey Shoigu, andato
"lungo" nella pista di Olbia, non ha sconvolto il programma della
visita. Nonostante le prime, frammentarie notizie arrivate sia alla Certosa che
al quartier generale della stampa (la hall dell'hotel San Marco, a Porto
Rotondo) parlassero di alcuni feriti. Intorno alle 17, l'entourage di
Berlusconi ha però annullato il previsto passaggio alla Certosa delle troupe e
dei fotografi, per immortalare la stretta di mano di rito. "Sono stanchi e
devono parlare", questa la giustificazione ufficiale. Appuntamento a
questa mattina - ore 10 in punto - per l'incontro con la stampa dove sarà
consentito porre due domande in italiano e due in russo. Regole - inviolabili -
che accompagnano qualsiasi occasione ufficiale legata a Putin. Ci aveva pensato
il padrone di casa, poco prima di riabbracciare il vecchio amico, a disegnare i
possibili sviluppi delle 24 ore insieme: "Adesso spetta a noi, abbiamo
moltissime possibilità di intervento con Eni e Enel e altre nostre aziende. I
rapporti bilaterali con la Federazione russa sono molto importanti per
noi". SULLE ALI DELLA DIPLOMAZIA Non mancheranno accenni di politica
internazionale: "Parleremo di tutto, dei rapporti dell'Unione Europea con
la Russia, che tendono ad essere meno positivi che in passato, e delle varie
situazioni dove ci sono contrasti, di quelle divisioni, insomma, con
l'Occidente", ha detto Berlusconi. Pressato sulla questione Alitalia, non si è tirato indietro, riferendo dell'incontro
a palazzo Chigi tra Enrico e Gianni Letta, con il consulente Bruno Ermolli,
assoldato dal leader del Pdl proprio per la vicenda Alitalia.
Berlusconi non ha escluso ieri, ai piedi del jet russo, che proprio la
compagnia di bandiera con sede a Mosca possa entrare nell'affare: "Aeroflot?
Tutte le ipotesi restano in piedi purchè l'Alitalia
resti la compagnia di bandiera italiana". IL BENVENUTO DI BARRACK
"Come custode di una piccola parte delle Costa Smeralda sono onorato che
il presidente Putin e il futuro primo ministro Berlusconi abbiano scelto la
Sardegna per il primo incontro tra potenze mondiali", questo il saluto di
Tom Barrack, presidente della Colony Capital, proprietaria di alberghi e
terreni della Costa Smeralda. "La Sardegna, centro del Mediterraneo, è
dalle sue origini - ha concluso - il punto d'incontro di diverse civiltà e
culture". FESTE E SALUTI Ieri sera, la festa a La Certosa con il
tradizionale spettacolo pirotecnico (i fuochisti sono arrivati da Roma ieri
mattina) e lo show canoro del Cavaliere e del suo accompagnatore Mariano
Apicella. Nel pomeriggio, il Cavaliere rientra a Roma e Putin vola a Mosca.
( da "Opinione, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 18 Apr
2008 Edizione 76 del 18-04-2008 Pdl al comando, Berlusconi in vetta di Lucilla
Bicocchi Primo vertice dopo il voto per Berlusconi, Bossi, Fini e Lombardo.
Durante la conferenza stampa il leader del PdL non ha voluto parlare di squadra
elettorale per rispetto nei confronti delle istituzioni. Sarà il capo dello
Stato a nominare i ministri su indicazione del presidente del Consiglio, carica
che Berlusconi ancora non ricopre. Primo posto nella top ten per il futuro
premier che, guadagnando 8 minuti e 21 secondi ai microfoni dei Tg, distende i
toni con la sinistra e apre al modello Sarkozy in Italia. Il
cavaliere parla delle priorità del Paese, dall'emergenza rifiuti in Campania
alla vertenza Alitalia, ma
riprende anche un vecchio progetto ora pronto a tornare in auge: il ponte sullo
Stretto. Medaglia d'argento e secondo posto per Maroni che con oltre 4 minuti
al Tg4 elogia la campagna elettorale della Lega e del suo leader Bossi.
Sulla possibilità di essere rieletto ministro o meno, Maroni lascia tutto nelle
mani di Silvio Berlusconi: "Deciderà il presidente del Consiglio".
Tra i personaggi che spesso intervengono al Tg di Emilio Fede c'è anche Mario
Orfeo. Terzo posto per il direttore de "Il Mattino" secondo cui
l'immagine della Campania e di Napoli sommerse dalla spazzatura hanno
contribuito allo strepitoso successo della Lega e del PdL. Al centro della
classifica tempo di parola a un'altra firma della carta stampata. Stefano
Folli, ospite al TgLa7 delle 20, oltre a discutere in studio di economia e
scenari futuri, commenta le dimissioni di Prodi: "Mi sembra che la scelta
di Prodi sia stata amara, ma la stagione si è conclusa. Prodi esce di scena con
dignità". A poca distanza voce ai due protagonisti della corsa al
Campidoglio, dove il duello resta aperto. Separati da poche manciate di secondi
i due leader si preparano alla prossima sfida spareggio. Se Alemanno conta di
radunare tutti coloro che non hanno condiviso gli anni del Governo di sinistra,
Rutelli sembra sicuro di sé: "Abbiamo 84 mila voti di vantaggio. E' una
città". Una ventata di allegria con Leonardo Pieraccioni. Il comico
toscano si confessa a "Sipario" placando la sete di gossip dei suoi
fan. La storia con Laura Torrisi va a gonfie vele, dice, e il matrimonio rientra
nei loro piani. Agli ultimi gradini della top ten momenti di riflessione con il
portavoce del Partito democratico Soro. Se in primo piano resta il dialogo
costruttivo con la maggioranza sulle riforme, Soro concorda con Veltroni e
dice: "La decisione di eleggere i vertici delle due Camere in analogia
alla maggioranza di governo non è un buon inizio, noi avremo fatto
diversamente". Il compito di calare il sipario sulla top ten spetta invece
alla voce del meteorologo. E' ora di pranzo, occhi al cielo con il Tg4 delle
ore 13 e 30. Simone Abelli in poco più di un minuto cerca di decifrare il tempo
dei prossimi giorni, mentre nuove perturbazioni sono in arrivo. La primavera è
ancora lontana.
( da "Opinione, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 18 Apr
2008 Edizione 76 del 18-04-2008 Motore... azione di Dimitri Buffa "L'AMORE
NON BASTA" Ogni tanto bisogna parlare male dei film. Quando sono film
italiani pretenziosi come "L'amore non basta" di Stefano Chiantini la
locuzione "ogni tanto" si trasforma in "quasi sempre". E in
una ideale classifica dei film da non vedere del biennio 2007-2008 quello suddetto
rischia di trovarsi al primo posto assoluto. Anche per le risorse sprecate nel
realizzarlo, vedi la partecipazione del bravissimo Alessandro Haber nonché
l'utilizzazione dell'ormai inflazionatissima Giovanna Mezzogiorno. Entrando nel
merito, l'etichetta che gli si potrebbe dare è quella di una pellicola Alitaliana. Nel senso di Alitalia. E di cordata per rilevare la
sfigatissima compagnia di bandiera nazionale. La protagonista, cioè la
Mezzogiorno, è infatti una hostess dell'Air One di Toto, cioè l'altro
pretendente in concorrenza per rilevare Alitalia con Air France. Insieme a una ancora non meglio definita
cordata di imprenditori. Se poi si analizza il comportamento della Mezzogiorno
e di Alessandro Tiberi, protagonisti della trama di amore che nasce dal
ritrovamento di un diario lasciato sull'aereo dove Martina fa finta di
lavorare, si capisce perché possano andare in crisi proprio le compagnie aeree
nel nostro paese. Se gli assistenti di bordo lavorano come la Mezzogiorno in
questo film allora non c'è proprio speranza. La melensa storia d'amore coniuga
la propria "geometrica impotenza" con lo scialbo personaggio
impersonato da questo Tiberi che interpreta un tale che nella vita è un giovane
senza arte né parte, sempre accompagnato da un io narrante, Rocco Papaleo, che
poi sarebbe il padre morto che faceva il magistrato. Un magistrato che da
pessimi consigli esistenziali su come gestire questa storia d'amore e ancora
più diseducativi suggerimenti su come fare per sbarcare il lunario o per
fronteggiare eventuali rivali in amore. Le situazioni che vorrebbero provocare
il riso in realtà sollecitano il sonno e la noia. L'unico pregio che ha questo
film sta nella relativamente breve durata, cosa che forse eviterà una prematura
uscita dal cinema a chi inavvertitamente si recherà a vederlo. Poi c'è la
solita perla, in questo caso ai porci, costituita dalla recitazione che ci
regala Alessandro Haber con il suo personaggio. Peraltro quando la pellicola è
già in fase di epilogo. Piuttosto che andare a vedere "L'amore non
basta" per una sera state a casa con la vostra moglie, compagna o pubblica
concubina che sia, e mettetevi a fare l'amore. Quello vero. E sul serio.
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 93 del 2008-04-18
pagina 0 Putin a casa Berlusconi, è già vertice europeo di Adalberto Signore
Ieri a Villa Certosa l'incontro tra i due premier in pectore: una lunga
chiacchierata passeggiando nel parco, poi la cena e una cantata insieme sulle
note di Apicella. L'entourage del Cavaliere: "Una visita informale"
Olbia - "Allora, dove eravamo rimasti... ". Silvio Berlusconi scende
dall'elicottero della polizia di Stato e si incammina sulla pista
dell'aeroporto di Olbia dove Vladimir Putin è atterrato da qualche minuto. Una
"visita privata", la definiscono nell'entourage del Cavaliere. Che -
sotto una pioggia battente - accoglie il presidente russo in tenuta casual:
niente cravatta e la consueta camicia blu, come in tutti i comizi degli ultimi
due mesi. Un modo per mettere a suo agio l'ospite e per rimarcare il carattere
informale dell'incontro. Accompagnato, però, da un protocollo piuttosto
stretto, con il lussuoso Ilyushin 96-300 (noto alle cronache per i pomelli
d'oro delle toilette) che si accosta proprio davanti al cordone umano di
telecamere, fotografi e giornalisti. Putin, anche lui in tenuta informale con
giacca e girocollo total black, scende dall'aereo presidenziale e si consumano
le strette di mano a uso e consumo di televisioni e fotografi. Poi, via in
elicottero verso Villa Certosa che due anni e qualche giorno dopo le elezioni
che hanno portato Prodi a Palazzo Chigi torna ad essere uno degli snodi della
politica estera italiana. Con grande soddisfazione del Cavaliere che in tempi
non sospetti l'aveva promesso sia a George W. Bush che allo stesso Putin:
"Tornerò premier, vedrete... ". Manca ancora il giuramento al
Quirinale, ma le cose alla fine sono andate proprio così. E per quanto sia un
faccia a faccia informale, il "valore simbolico" dell'incontro -
spiega Valentino Valentini, il consigliere del Cavaliere per la politica estera
- è indubbio. Già, perché Putin aveva chiesto di far visita a Berlusconi prima
che le elezioni gli dessero una vittoria schiacciante solo per "salutare
un vecchio amico". Peraltro, oggi con una curiosa coincidenza visto che la
seconda visita in Sardegna del leader del Cremlino è di fatto il primo
appuntamento internazionale del terzo mandato di Berlusconi a Palazzo Chigi e
l'ultimo di Putin da presidente della Federazione russa (il 7 maggio diventerà
primo ministro e passerà la presidenza al suo delfino Dimitri Medvedev).
Nessuna agenda, dunque. Si inizia con un pranzo a base di tagliolini con i
pomodorini e crostacei e si va avanti passeggiando per l'immenso parco di Villa
Certosa accompagnati dagli ombrelli per i ripetuti scrosci d'acqua e
dall'interprete per quando i due si stancano di parlare in inglese. Non si
discute "nessun dossier in particolare", assicura Paolo Bonaiuti,
l'unico tra i presenti "ad avere la cravatta". In verità, dopo i
complimenti di rito sul successo elettorale ("in Russia - dice Putin -
hanno tutti apprezzato il tuo spirito da combattente e di lottatore") si
affrontano anche temi più concreti. Non che Putin non sia interessato alla
nuova situazione politica italiana, con un Parlamento molto più bipolare, pochi
gruppi e la sinistra radicale rimasta a secco. Se ne parla, certo. Ma sul
tavolo ci sono anche il rafforzamento dell'interscambio economico ("ci
sono buon possibilità di collaborazioni di Eni, Enel e altre aziende in
progetti comuni", spiega il Cavaliere), l'ingresso di Gazprom sul mercato
italiano, la questione Alitalia (con il possibile coinvolgimento di Aeroflot) e i delicati rapporti
tra la Russia e i partner europei. "I rapporti tra di noi - assicura
Berlusconi - non si sono mai interrotti, neanche quelli tra i nostri Paesi.
Basti pensare che il 30% delle nostre importazioni di gas, petrolio e derivati
viene dalla Russia". Insomma, mancheranno i crismi diplomatici
dell'ufficialità ma quello di Villa Certosa è quantomeno un bilaterale-ombra
(sono una quarantina i giornalisti russi presenti). Di fatto, è il ritorno
sulla scena internazionale del Cavaliere da protagonista. Di politica italiana,
dunque, Berlusconi si occupa poco. Una battuta di prima mattina, quando lascia
Palazzo Grazioli con destinazione Sardegna per smentire gli attriti con la
Lega. "Non è vero - assicura - che abbiamo litigato. Bossi ha detto che
non si è combinato niente perché riteneva che l'incontro fosse basato sui nomi
dei ministri, mentre non era questa la mia intenzione. Ho il mandato da tutti
per formare la squadra di governo". E poi "il linguaggio paradossale,
iperbolico e metaforico" del Senatùr "va interpretato".
Sull'affondo pomeridiano arrivato dal leader del Carroccio, invece, nessun
commento. Un po' perché Berlusconi è convinto che alla fine "l'intesa con
Umberto si troverà", un po' perché le attenzioni sono tutte per il suo
ospite. Con fine giornata dedicato alla cena e alle strimpellate di Mariano
Apicella. D'altra parte, ieri era l'agenzia russa Interfax, solitamente molto
abbottonata, a scrivere che i due avrebbero "cantato insieme" sulle
note di Apicella. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Energia e Ue Berlusconi
ritrova l'amico Putin PIETRO PERONE Riecco l'"amico" Putin, reduce
dal viaggio in Libia, arrivare in Costa smeralda ospite di Silvio Berlusconi
che l'accoglie sotto un acquazzone sulla pista dell'aeroporto di Olbia.
"Parleremo dei rapporti fra l'Unione Europea e la Federazione russa ed
anche dei contrasti e delle divisioni con l'Occidente", spiega il
Cavaliere che ripropone in politica estera il metodo dei vertici bilaterali,
cementati dai rapporti personali come è avvenuto durante il precedente quinquennio
trascorso a palazzo Chigi. Dall'"amico George" (Bush) all'"amico
Vladimir" nel tentativo di rinsaldare antiche alleanze strategiche e
accrescere i rapporti commerciali perché - spiega Berlusconi - il rapporto tra
l'Italia e la Russia "è molto importante, il 30 per cento del gas e del
petrolio che importiamo è loro". Il Cavaliere si tuffa nuovamente nelle
vicende economiche legate allo scacchiere estero e avverte Romano Prodi:
"Sarà il nuovo governo a nominare il nuovo commissario europeo",
posto lasciato vuoto da Franco Frattini in procinto di traslocare alla
Farnesina. Di parere opposto Walter Veltroni secondo il quale dovrebbe
prevalere "il dialogo e non uno spoil system applicato brutalmente fin
dall'inizio". Di qui l'auspicio affinché il Cavaliere "cambi
indirizzo" rispetto alle prime mosse post elettorali. Una vicenda, quella
delle elezioni, che riscuote intanto l'interessamento e la curiosità di Putin:
"I russi ammirano le doti di combattente, la tua tenacia grazie alle quali
hai conseguito un'altra vittoria", dice il presidente russo a Berlusconi.
Nel piatto forte dei colloqui anche la crisi dell'Alitalia e il possibile interessamento della compagna russa: "Mi
chiedete di Aeroflot? Vi dico che francamente tutte le ipotesi sono in piedi
purché l'Alitalia resti la
compagnia di bandiera italiana e che le decisioni vengano prese da
italiani", spiega il leader del Pdl prima dell'arrivo di Putin
sottolineando che "non c'è un'agenda fissata, parleremo di tutto,
visto che staremo un giorno intero insieme". Manca il sole della Sardegna
che l'ultima volta ha riscaldato il soggiorno del presidente russo, i due
vecchi amici si concedono ugualmente una passeggiata nel parco della villa,
orgoglio di un Cavaliere che si vanta di avere il "pollice verde"
senza perdere di vista gli affari che in questo caso coincidono con gli
interessi dell'Italia: "Bisogna ricordare - osserva - lo sviluppo
straordinario che sta vivendo l'economia di questo grande paese che, anche
grazie all'aumento dei prezzi del petrolio e del gas, sta avendo incrementi
annuali straordinari. Ormai quella russa è al decimo posto tra le economie
mondiali, la sua crescita nel 2008 è al 12 per cento". Gli accordi
economici con Putin in primo piano, senza perdere di vista il ruolo politico che
la Russia ha con l'Europa, rapporti - sottolinea Berlusconi - "che tendono
ad essere meno belli che in passato" a causa "delle varie situazioni
dove ci sono contrasti e divisioni con l'Occidente", in particolare sul
versante energetico in seguito alla preoccupazione che il Cremlino possa
utilizzare le industrie del settore sotto il suo controllo non solo per
rafforzare la sfera di influenza nell'Est europeo, ma anche per esercitare
pressioni politiche. Il risultato della serata trascorsa insieme da Berlusconi
e Putin sarà reso noto oggi durante una conferenza stampa congiunta, l'ennesima
tra i due che si sono visti decine di volte, il record nel 2003 con ben cinque
incontri e Berlusconi è stato ricevuto da Putin anche quando era
all'opposizione, due volte a San Pietroburgo e una sul lago di Valdai.
Difficile distinguere il rapporto personale da quello politico, Paolo Bonaiuti
e Valentino Valentini, quest'ultimo consigliere del leader Pdl per la politica
estera, spiegano che la prima giornata è stata scandita da una lunga
chiacchierata. Non sono mancate le canzoni di Mariano Apicella, colonna sonora
di una cena rigorosamente a base di prodotti italiani, spot gratis che il
Cavaliere spera finisca sui media russi per rilazare le quotazioni della cucina
mediterranea all'indomani del caso mozzarella. Il presidente della Federazione
russa Vladimir Putin accolto da Silvio Berlusconi sulla pista dell'aeroporto di
Olbia In basso a destra Enrico e Gianni Letta.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Vertice tra i due
Letta sul piano di salvataggio. Non c'è solo Air France ANTONIO TROISE Roma.
Entrambi hanno la fama di grandi mediatori. E lo hanno
dimostrato anche questa volta, alle prese con la patata bollente di Alitalia, diventato per così dire, quasi
un "affare di famiglia". Il primo è Enrico Letta, attuale
sottosegretario alla presidenza del Consiglio ma soprattutto l'uomo che, nelle
ultime settimane, più si è prodigato per ricucire i rapporti con Air France.
L'altro è suo zio, Gianni, fidatissimo uomo-ombra del presidente del Consiglio
in pectore, Silvio Berlusconi, l'esponente del Pdl delegato dal Cavaliere a
seguire l'affaire Alitalia. Letta senior si è
presentato ieri a Palazzo Chigi insieme con Bruno Ermolli, il patron di
Sinergetica che in nome e per conto di Berlusconi avrebbe messo insieme una
cordata di imprenditori che insieme con l'Air One di Carlo Toto sarebbe pronta
a scendere in campo per rilevare la compagnia di bandiera, garantendone
l'italianità. Dall'altra parte del tavolo, con Enrico Letta, invece, gli
esponenti del Tesoro e della Ragioneria. Una prima presa di contatto a cui
dovrebbe seguire, la prossima settimana, una nuova riunione. A suo zio Gianni,
Enrico avrebbe ribadito che le casse di Alitalia si
assottigliano sempre di più e che è impensabile ragionare con i tempi della politica,
aspettando l'insediamento del nuovo esecutivo a metà maggio per riavviare la
trattativa. Dall'altra parte, ha aggiunto il braccio destro di Prodi, da Parigi
è arrivato un messaggio inequivocabile: l'amministratore delegato di Air
France-Klm, Jean-Cyril Spinetta è disposto a tornare a Roma solo se al tavolo
di Palazzo Chigi troverà seduto anche un esponente del nuovo esecutivo, in
grado di garantire la continuità degli impegni assunti da quello precedente. Di
qui la formula, diffusa ieri al termine del vertice fra i due Letta, di una
soluzione "bi-partisan", condivisa cioè da entrambi gli schieramenti,
con l'obiettivo di "garantire la continuità aziendale" ed arrivare ad
un accordo in tempi rapidi. L'alternativa a questa strada resta quella del commissariamento.
Un'ipotesi che, a ridosso del ballottaggio per Roma, non convince nessuno dei
due schieramenti in campo. Ieri, il caso Alitalia, è
stato al centro di un duro botta e risposta fra i due candidati sindaci, Gianni
Alemanno e Francesco Rutelli. Il primo ha proposta una sorta di "public
company". Secca la replica del vicepremier: "Non sa di che cosa parla
ed è ostaggio della Lega che vuole salvare Malpensa". Tanto che ieri, nel
corso della riunione, si è tornato a parlare di un prestito-ponte che eviti
alla compagnia il blocco delle attività. Un'ipotesi che non sarebbe stata stata
bocciata da Prodi. Ma solo ad una condizione: finalizzare l'eventuale prestito
alla presentazione, in tempi rapidi, di una vera e propria cordata alternativa
ad Air France. In caso contrario sarebbe davvero un errore, hanno ribadito
fonti dell'esecutivo, rompere con la compagnia franco-olandese. "Ottenere
maggiori garanzie da Parigi è comunque difficile - avrebbe spiegato Enrico allo
zio Gianni - Se ci riuscite allora vuol dire che siete più bravi di noi".
L'ultima parola, a questo punto, torna a Berlusconi che anche ieri ha lasciato
aperto più di uno spiraglio nei confronti di Air France: "Restano in piedi
tutte le ipotesi purchè Alitalia reste compagnia di
bandiera e le decisioni vengano prese in Italia". Il Cavaliere ha comunque
annunciato che parlerà direttamente con il presidente francese Nicolas Sarkozy
non appena si sarà insediato a Palazzo Chigi. Nel frattempo, il dossier della
società di via della Magliana entrerà nell'agenda del vertice informale con
Putin che si concluderà oggi in Sardegna. Il Cavaliere ha fatto balenare anche
l'ipotesi di un rilancio da parte di Aeroflot che però, ieri, da Mosca, è stato
seccamente smentito dal direttore generale della compagnia. Molto più
probabile, invece, l'asse che si sta ricostruendo attorno ad Air One e Banca
Intesa, con il possibile coinvolgimento di Mediobanca. Una cordata che, però,
chiede almeno un altro mese di tempo per presentare un'offerta alternativa: il
tempo necessario per fare una breve "due diligence" sui conti di Alitalia e mettere a punto un progetto industriale.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Per la nomina del
commissario Ue duello tra il Cavaliere e Veltroni. Ma su Alitalia intesa bipartisan per un
miniprestito Governo, i paletti di Bossi "Basta vertici, subito i
ministri". E frena su Letta. Berlusconi vede Putin La Lega Nord fa la voce
grossa sul governo. E annuncia che d'ora in poi "parlerà solo con Silvio
Berlusconi", al quale chiede di proporre al più presto i nomi dei
ministri, senza convocare ulteriori vertici. E sull'ipotesi di Letta al
Viminale Bossi frena. Sul tema della nomina del commissario Ue al posto di
Frattini, Berlusconi (che ieri ha ricevuto Putin in Sardegna) rivendica il
diritto di scelta. Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini hanno replicato
chiedendo invece una consultazione tra maggioranza e opposizione. Su Alitalia, invece, Pdl e governo si muovono per una soluzione
bipartisan. PAGINE 2-11 E 33.
( da "Voce d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Privatizzazione storia infinita Alitalia,
Berlusconi-Putin: "Aeroloft disponibile" Prestito ponte: l'Ue
"alle condizioni accettabili" Milano 18 apr. - Con il ritorno al Governo
di Silvio Berlusconi, torna anche l'ipotesi del rientro di Aeroflot
"nell'affare Alitalia". A Porto Rotondo il
Cavaliere incontra oggi il presidente Putin e, durante la conferenza stampa, il
leader del Pdl rilancia: "Potremmo dare vita a un grande gruppo
internazionale" fa sapere Berlusconi, mentre Putin conferma che Aeroflot
sarebbe "disponibile a riprendere i contatti con Alitalia".
Il Presidente Russo prosegue poi affermando di aver parlato già oggi con i
vertici della compagnìa di Mosca proprio del caso Alitalia.
"La situazione e' aperta. Non abbiamo nulla contro la soluzione AirFrance
- ha ribadito Silvio Berlusconi - ma ci piacerebbe che si desse vita ad un
gruppo internazionale con pari dignita". Di segno opposto le dichiarazioni
del direttore di Aeroflot Valeri Okulov che commenta, al canale satellitare
Russia Today, "E' improbabile che la compagnia aerea Aerflot si ripresenti
per l'acquisizione di Alitalia. Ritengo - ha aggiunto
poi Okulov - che abbiamo avuto un'utile esperienza partecipando alla prima gara
per la privatizzazione di Alitalia, ma le informazioni
di cui disponiamo non ci rendono ottimisti riguardo a una seconda
partecipazione al progetto". Intanto da Bruxelles la Commissione Ue si
esprime con scetticismo sull'eventualità di un prestito ponte ad Alitalia. Un portavoce della Commissione rende noto che la
compagnia ha ricevuto l'ultima tranche dell'aiuto di Stato per la
ristrutturazione nel 2001, di conseguenza non potrà beneficiarne più fino al
2011. In ogni caso, continuano da Bruxelles un eventuale prestito ad Alitalia deve essere effettuato "alle condizioni
accettabili agli investitori privati". Luca Ceccarelli (fonte: Ansa, RT).
( da "Voce d'Italia, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Bruxelles
ribadisce il no agli auti di Stato fino al 2011 Alitalia, da Commissione europea ok a prestito-ponte di 150 milioni
Qualsiasi sostegno alla Compagnia di bandiera dovra' essere a condizioni di
mercato Bruxelles, 18 apr. - Michele Cercone, portavoce del commissario ai
Trasporti Jacques Barrot (foto), ha dichiarato che qualsiasi misura finanziaria
di sostegno all'Alitalia
dovrà essere a condizioni di mercato ed essere notificata a Bruxelles.
Sono le condizioni alle quali la Commissione europea da il consenso alla
possibilità di un prestito da 150 milioni di euro ventilata nelle ultime ore.
Cercone ha inoltre sottolineato che veri e propri aiuti di Stato non saranno
possibili fino al 2011. "L'Alitalia - ha
affermato il portavoce - ha già beneficiato di aiuti di Stato alla
ristrutturazione secondo il principio 'one time last time', l'ultimo versamento
è stato effettuato nel 2001. Per cui nuovi aiuti di Stato non saranno possibili
fino al 2011". E, dunque, anche se "un prestito ponte è fuori
questione", questo, ha sottolineato Cercone, è possibile solo "a
condizioni accettabili per gli investitori privati". John Kamut.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Carlo Bastasin L'ESEMPIO
TEDESCO Tutti i grandi errori delle ultime legislature sono stati compiuti al
loro inizio. Nel 2006 il centrosinistra decise di governare senza maggioranza
e, di conseguenza, di disperdere il tesoretto fiscale nelle richieste di spesa
dei singoli partiti necessari alla sopravvivenza della coalizione. Nel 2001 il
centrodestra scelse di trascurare gli obiettivi di finanza pubblica e di non
liberalizzare l'economia rinunciando alla crescita. Si è trattato di errori
sistemici, che si sono ripercossi cioè per anni, determinando il destino del
Paese e il giudizio su chi lo ha guidato. Anche l'inizio di questa nuova fase
politica è esposta a rischi di errata analisi. I numeri dicono che il prossimo
governo potrà durare cinque anni. Sbagliare adesso sarebbe dunque devastante.
Quali sono i rischi? Usando una semplificazione si può dire che la società
italiana ha bisogno di aprirsi al mondo e di immergersi culturalmente in un
ambito interdipendente ed eterogeneo benché talvolta brutale, mentre la
retorica del centrodestra è attratta dalla chiusura: respingere l'immigrazione,
controllare il territorio, celebrare l'identità di bandiera, proteggere i
capannoni e le imprese. Chiudere il Paese, economicamente e culturalmente,
sarebbe il colpo finale all'Italia. Se la mia algebra non è troppo arbitraria,
senza il valore aggiunto dei settori aperti all'interscambio con l'estero
l'Italia sarebbe stata in recessione in 4 degli ultimi 5 anni. A chi
privilegia, come nel caso Alitalia, il passaporto dell'investitore alla sua capacità, basti
ricordare che la proprietà estera nelle 30 maggiori società tedesche è passata
dal 10% del 1998 al 60% di oggi. Nello stesso periodo l'economia tedesca ha
compiuto una conversione straordinaria che porta la Germania, fino a pochi anni
fa con l'Italia il grande malato d'Europa, a essere oggi l'economia più
solida tra i grandi Paesi del mondo sviluppato. La forza della nuova coalizione
ne accentua le responsabilità oltre i confini italiani. Legandosi al
controverso protezionismo di Sarkozy, Berlusconi rischia di indebolire il
consenso per il libero mercato che prevale nel resto dell'Unione europea.
Presiedendo il G8 inoltre, potrebbe promuovere un'agenda contraria alle sedi
istituzionali del libero commercio che paradossalmente permetterebbe a Cina,
India e Russia di influenzare senza regole un mondo che per crescere dipende da
loro. All'interno del Paese, frenare il mercato significa fermare il processo
di "distruzione creativa" che in Italia sta facendo emergere le
imprese migliori anche in settori tradizionali, a discapito di quelle incapaci.
Significa fallire in una delle poche cose che un governo può fare per
influenzare lo sviluppo, cioè sbagliare il sistema degli incentivi: sprecare
risorse per difendere i lavori esistenti a bassa produttività, anziché
investire in capitale umano per accrescere la produttività del lavoro e quindi
anche la sua remunerazione. Il personale politico della coalizione di
centrodestra non è rassicurante. Molti sono i rappresentanti delle lobby, dalle
associazioni dei taxisti a quelle dei commercianti, dai liberi professionisti
ai pubblici dipendenti. La classe politica è più imbarazzante proprio dove c'è
maggior bisogno di capacità, nel Mezzogiorno. Da parte sua la Lega ha il ruolo
in Italia di "elettore mediano" - dove si muove, a sinistra o a
destra, fa vincere le elezioni - ma la sua politica non è in alcun modo
mediana, perché esprime un localismo i cui conti non tornano a livello
nazionale. Chiamata al governo, spetta dunque anche ad essa una conversione sostanziale:
ben venga allora il federalismo forte delle responsabilità fiscali, ma subito,
perché in sua assenza la retorica degli interessi e delle identità locali
servirà solo a costruire ponti costosissimi e monumenti utili ai piccioni. I
primi provvedimenti annunciati sono invece solo anestetici, di breve durata e
talvolta controproducenti. Misure come il bonus bebè o l'eliminazione dell'Ici,
per esempio, non servono a nulla, tranne che a perdere risorse, se il reddito
che distribuiscono rimane ostaggio dell'incertezza sul debito pubblico e sul
prelievo futuro. Sono infatti provvedimenti figli di una campagna elettorale
che non prevedeva un orizzonte di governo lungo, ma una nuova condizione di
instabilità da controbattere con pannicelli e prebende, giorno per giorno. Ora
si può/deve invece fissare l'orizzonte dei cinque anni e rimuovere le debolezze
strutturali del Paese, a cominciare da quelle di finanza pubblica. Gli impegni
europei dei conti pubblici italiani sono alla portata per il 2008, ma non facili
per il 2009 e il 2010. Su di essi Berlusconi si impegni senza rinvii o
ambiguità, quindi getti nel cestino il programma elettorale e ne produca uno
coerente con l'obiettivo di governare fino al 2013. "Questo sarebbe il
Paese più felice del mondo se riuscissimo a liberarci di due mali: il debito
pubblico e le leggi protezionistiche". A parlare era David Ricardo di
fronte al Parlamento di Londra. Ma da allora sono passati esattamente due
secoli.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
A un certo punto è
uscita non trovando le condizioni convenienti. In questi giorni ha confermato
un interesse di massima per la compagnia di bandiera italiana. Per superare le
sue precedenti riserve pretenderebbe delle condizioni molto più favorevoli.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Alitalia
INCONTRO DECISIVO
FRA IL SOTTOSEGRETARIO USCENTE ENRICO LETTA E IL FUTURO MINISTRO GIANNI LETTA Alitalia, c'è l'accordo bipartisan [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA
ROMA Chiuse le urne, a Palazzo Chigi la invocavano già da qualche giorno. Prodi
e i suoi ministri non avevano nessuna intenzione di restare con il cerino in
mano della compagnia sull'orlo del fallimento. E così, dopo qualche
tentennamento, il Cavaliere ha accettato: per Alitalia ci sarà una soluzione condivisa
fra vecchio e nuovo governo. La decisione è maturata ieri in un vertice fra il
sottosegretario uscente Enrico Letta e i due plenipotenziari di Berlusconi sul
caso Alitalia, ovvero il
futuro vicepremier Gianni Letta e il superconsulente Bruno Ermolli.
L'obiettivo numero uno - condiviso da tutti - resta l'accordo con Air
France-Klm e la garanzia della "continuità aziendale", ovvero una
linea di credito garantita dal Tesoro (si vocifera un centinaio di milioni) per
arrivare alla fine del percorso. Il fatto che l'Italia ipotizzi una soluzione
che potrebbe far scattare l'accusa di aiuto di Stato lascia intravedere
nell'ombra un accordo diplomatico: ieri in una lunga telefonata con il
Cavaliere, Nicolas Sarkozy avrebbe promesso il suo appoggio perché una
soluzione si trovi e l'Italia ottenga un peso maggiore nella holding Air
France-Klm della quale lo Stato francese è ancora azionista al 18%. Da Palazzo
Chigi, al termine del vertice, è trapelata comunque la volontà di valutare
"altre soluzioni". Non è per nulla scontato che Jean-Cyril Spinetta e
i suoi alleati olandesi accettino le richieste di modifica al piano che
arrivano da Roma. "Se ci riuscite - avrebbe scherzato Enrico Letta con lo
zio - allora vuol dire che avevate ragione voi". Oltre al rafforzamento
del peso dell'Italia nel gruppo, ieri Berlusconi ha messo sul piatto un'altra
richiesta: la garanzia che "la guida della compagnia resti italiana".
Fino a qualche giorno fa, nelle ipotesi di accordo trapelate da Parigi,
l'amministratore delegato e la maggioranza nel consiglio di amministrazione Alitalia sarebbero stati francesi. Resta dunque sul tavolo
di Palazzo Chigi l'ipotesi tutta italiana con Air One, mentre sembra già
sfumata la pista Aeroflot: sono bastate 24 ore (e un vertice in Sardegna fra
Berlusconi e Putin) per far smentire agli interessati le intenzioni di 24 ore
prima: "E' improbabile un nostro rientro in gara". In attesa di
segnali da Parigi - tuttora silenziosa - almeno per ora si allontana lo spettro
del commissariamento: a giorni potrebbe essere varata una linea di credito da
parte di una una banca o un finanziamento a fondo perduto dello Stato per
garantire - recitava ieri un comunicato del governo - "la continuità
aziendale", cioè la sopravvivenza nelle settimane ancora necessarie a
chiudere la partita. A Palazzo Chigi non lo definiscono un prestito-ponte, ma
ci assomiglia molto. Sarebbe al massimo di cento milioni e i tecnici del Tesoro
stanno valutando le possibili soluzioni per evitare una dura censura da parte
di Bruxelles o azioni revocatorie da parte di eventuali creditori. Se nel
frattempo ripartirà la trattativa, non è nemmeno escluso che il prestito venga
vincolato al raggiungimento di un accordo fra Air France-Klm e i sindacati,
soluzione che farebbe svanire l'accusa. Al vertice (oltre ai due Letta ed
Ermolli c'erano il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli e il
sottosegretario al Tesoro Massimo Tononi) si è discusso ogni scenario, anche
quello estremo - e per ora considerata come ultima ratio - del
commissariamento. Se Roma e Parigi non troveranno l'accordo, è uno scenario che
potrebbe comunque concretizzarsi e al quale guardano con favore la Lega e un
pezzo di Forza Italia. "Qualunque cosa decideremo - sottolineava ieri una
fonte di Palazzo Chigi - ciò che conta è che ogni atto venga condiviso".
Un nuovo vertice bipartisan ci sarà la settimana prossima. Per allora Gianni
Letta, molto sorpreso per la descrizione del nipote Enrico sulle condizioni in
cui versa Alitalia, avrebbe chiesto un esame
approfondito dei conti. Non è da escludere per allora il coinvolgimento diretto
di Prodi e Berlusconi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-04-2008)
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GUIDO MOLTEDO Non
avrà una "visione" in politica estera, ma la bussola internazionale di
Silvio Berlusconi s'orienta seguendo alcuni punti fissi collaudati e
riconoscibili. Una relazione molto forte con l'America, anche quando stride con
i basilari interessi europei, che comunque non sono considerati prioritari; un
rapporto privilegiato con Israele; un ostentato disinteresse verso l'Asia, per
non dire dell'Africa e dell'America Latina. Fissati questi pochi punti fermi,
si sente libero, su un altro terreno, di fare le operazioni che gli stanno
davvero a cuore, nelle quali il lato degli affari è prevalente e nelle quali
egli gioca con grande disinvoltura la carta della sua persona, del rapporto
personale e amicale con i suoi interlocutori, sia che si tratti di Vladimir
Putin sia che si tratti di Nicolas Sarkozy. Con loro il tema è il business: energia,
Alitalia, interessi commerciali.
Sintetizza Quentin Peel sul Financial Times: "Per Berlusconi fare politica
è fare affari". Il Cavaliere sa bene che gli americani sono pronti a
sorvolare sull'amicizia esibita con Putin: la considerano, appunto, affari
suoi, una relazione che fa notizia solo per il folklore degli incontri.
Ben sapendo che sui dossier che stanno più a cuore a Washington potranno
contare sempre sull'Italia berlusconiana. Questo tratto personale ? e i punti
che abbiamo prima elencato ? ha caratterizzato le precedenti esperienze
governative di Berlusconi nell'arena internazionale. L'esordio del suo nuovo
mandato con l'amico Vladimir fa pensare che il canovaccio si ripeterà tal
quale. Come in passato, peraltro, alla Farnesina non ci sarà un D'Alema del
centro-destra, ma un diligente amministratore della macchina diplomatica, come
Franco Frattini. La politica estera farà capo a palazzo Chigi e alle ville del
Cavaliere. Il quale promette che non si farà prendere dalla bulimia
presenzialista dei precedenti mandati, ma sarà più sobrio e selettivo negli
impegni internazionali. Ma la minore quantità non cambierà la qualità della sua
presenza sulla scena mondiale. Certo, diversamente dalle precedenti esperienze
governative, quella che sta per cominciare s'inquadra in un mondo parecchio
cambiato rispetto agli anni Novanta e al primo quinquennio del