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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL 15-4-2008       #TOP


Report "Alitalia 2"

Berlusconi, annunciate le prime mosse di governo ( da "Voce d'Italia, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: annunciate le prime mosse di governo Rifiuti e Alitalia: priorita' assoluta. Prevista visita in Israele Roma, 15 apr. – Silvio Berlusconi, ormai premier in pectore, annuncia pubblicamente i suoi prioritari impegni di governo. Ringraziando tutti gli italiani che gli hanno dimostrato fiducia, il leader del Pdl, nel salone di Vespa prima, da Mentana poi,

Ciangherotti: pocoaiuto dalle diocesi ( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anzitutto la campagna elettorale è stata tutta centrata su Alitalia, mozzarelle e schede elettorali e si è parlato poco dei valori della vita, che noi abbiamo voluto rimettere al centro. Inoltre ci aspettavamo un maggiore sostegno dalle diocesi. Quella di Albenga lo ha fatto, le altre meno e non abbiamo neppure sentito la voce del cardinale.

Per Alitalia atterraggio morbido impossibilerimane soltanto la politica delle forbici ( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sergio luciano La patata bollente dell'Alitalia sarà la prima che il nuovo governo nato si ritroverà sul tavolo. È poco ma sicuro: lo stesso Cyril Spinetta, il capo di Air France, ha sempre ripetuto, all'indomani della crisi di governo, che non avrebbe acquistato Alitalia senza l'ok del nuovo esecutivo.

L'Alitalia rischiadi restare a terra ( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Abbiamo discusso della difficile situazione di Alitalia: entrambi ci auguriamo che venga al più presto presa una decisione. La situazione finanziaria della compagnia si è estremamente deteriorata e noi siamo in quotidiano contatto con Alitalia per monitorare costantemente la situazione. È chiaro che, una volta deciso di andare in amministrazione controllata,

Bis ultima edizione voto 14.04 ( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e dal caos rifiuti. Per varare le riforme sono pronto a riaprire la Bicamerale". La vittoria è stata certificata anche da una telefonata ricevuta, a sera, da Walter Veltroni. Berlusconi sta pensando già al governo: Franco Frattini andrà agli Esteri, Umberto Bossi ha fatto sapere di essere in pole position per il ministero delle Riforme e si parla con insistenza di Ignazio

La Lega pronta a governare<Subito federalismo fiscale> ( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: addio Alitalia, la fantomatica cordata italiana che ha monopolizzato settimane di campagna elettorale potrebbe passare nel dimenticatoio. Si punta su qualcun altro. Segnali precisi e primi nodi da sciogliere per la nuova maggioranza: Nord o Sud, Malpensa o Ponte sullo Stretto ("Per quello farei un referendum",

Dall'ici a malpensa, la rivoluzione del pdl - roberto petrini ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: si riapre la questione Alitalia e la Lega fa subito sapere che Malpensa dovrà riprendere ad avere un ruolo importante. La politica economica del nuovo governo Berlusconi annuncia novità, ritorni al passato e piccole rivoluzioni. Quello che è certo è che la navigazione del prossimo ministro dell'Economia Giulio Tremonti avverrà in un mare in burrasca:

Il cavaliere trionfa in tv "ora voglio passare alla storia" - (segue dalla prima pagina) sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia. Approveremo immediatamente gli aiuti alle famiglie, agli anziani, ai giovani, alle imprese, così come promesso in campagna elettorale. Provvederemo con urgenza alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa". E non è finita.

Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a Palazzo Chigi e negli stessi palazzi di Alitalia alla Magliana (con il leghista Bonomi, prima presidente di Alitalia e poi della Sea, cioè di Malpensa). Il male e il malessere sono profondi: reali o immaginari, indotti, ispirati, come serve comunque alla propaganda. Significativo che uno dei capi leghisti, per indicare i due primi obiettivi,

Ha pesato il malcontento contro il governo Prodi ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e la messa in mora dell'aeroporto di Malpensa? "Probabilmente ha avuto un certo impatto in Lombardia, nelle province di Milano e Varese, ma il malcontento ha radici più diffuse". E i voti leghisti assumono un rilievo nazionale. "Non a caso anche in Emilia Romagna, una regione che non ha mai manifestato particolari simpatie per il partito di Umberto Bossi e in cui il centrosinistra

Si prega di demonizzare il demonio ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a parte lo scriteriato appoggio alla fantomatica "cordata italiana" per Alitalia), e ha perso. Che cosa voleva Piercasinando, sempre lì in mezzo tra color che son sospesi? Non s'è capito, e ha perso. Che cosa voleva il Platinette Barbuto, che diceva no all'aborto, ma sì alla legge 194? Non s'è capito, ed è letteralmente scomparso.

Crisi Alitalia il voto avvicina il commissario Dopo l'affermazione del Pdl potrebbe ora saltare la trattativa con Air France ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Crisi Alitalia il voto avvicina il commissario Dopo l'affermazione del Pdl potrebbe ora saltare la trattativa con Air France di Roberto Rossi/ Roma POLITICA E adesso, dopo l'affermazione del Popolo delle libertà, la partita Alitalia si complica ancora di più.

Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rifiuti e la crisi Alitalia. E davvero vuole riunire i primi consigli dei ministri a Napoli, dove "starò tre giorni a settimana" annuncia. Quanto al dialogo, il cavaliere apre le porte ai voti del Pd, più che altro fa capire che spera una convergenza loro su quelli del Pdl: "Noi siamo sempre stati aperti nei confronti dell'opposizione per lavorare assieme e ad accettare il loro voto,

"l'alitalia e i sindacati non si scordino di sea" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pagina X - Milano Appello della Moratti "L'Alitalia e i sindacati non si scordino di Sea" "Alitalia liberi in fretta gli spazi a Malpensa in modo da poter essere sostituita con altri vettori". Lo chiede Letizia Moratti alla vigilia dell'incontro tra i vertici della compagnia e i sindacati.

Un milione e mezzo di elettori in meno Ha votato l'80,5% degli italiani. Amato: Con l'election day risparmiati centinaia di milioni ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E poi ha incassato molto dalla capacità di essersi elevati a paladini di Malpensa nella vicenda Alitalia". E se Bossi intercetta consenso difendendo un aeroporto, Di Pietro trova i voti "di quell'antipolitica - ricorda Romano - che nelle piazze di Grillo chiedeva con insistenza la centralità della questione morale".

La iata avverte alitalia "garanzie o dovrà chiudere" - lucio cillis elsa vinci ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia L'inchiesta La Iata avverte Alitalia "Garanzie o dovrà chiudere" Il titolo vola in Borsa. Baldassarre indagato Oggi il nuovo vertice tra la compagnia di bandiera e i sindacati LUCIO CILLIS ELSA VINCI ROMA - Alitalia dovrà fornire alla Iata garanzie adeguate sulla continuità operativa.

Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il pd - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è stato uno dei temi forti della campagna elettorale del Carroccio: "Alitalia rimarrà finché non si troverà un vettore alternativo a Air France". Poi la maratona televisiva. Fino alle 22.30, quando, applaudito da un centinaio di militanti, Bossi si è infilato nella Volvo. "Vado da Berlusconi a festeggiare. Faccio un brindisi e poi vado a dormire".

Premiata la battaglia protezionista ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Ma se in Veneto il dato della Lega Nord non rappresenta altro che un segnale ciclico (il saliscendi è classico nel ricco Nord-Est, passato dal plebiscitarismo per il Carroccio al berlusconismo dopo la svolta pro-Milosevic di Bossi e ora rientrato alla base in nome della legalità e della tolleranza zero dopo i molti casi di cronaca nera che hanno visto protagonisti extracomunitari)

<Il Pd ha pagato i tradimenti sui temi del Nord> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Salvare Alitalia sacrificando Malpensa. è un prezzo troppo elevato e c'è stata una rivolta popolare". Però su tanti temi cari alla Lega, come la sicurezza e l'immigrazione, il Pd di Veltroni si è mosso con determinazione. Perché il voto ha premiato la Lega e non il Pd?

Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia-Malpensa, non fa per loro". Certo il risultato della Lega, che ha conquistato anche una minima parte dell'elettorato berlusconian-finiano, potrebbe creare qualche problema. Non a caso, un minuto dopo le prime proiezioni, il capogruppo leghista Davide Boni rilancia l'ipoteca sulla presidenza della Regione e il capogruppo in Comune Matteo Salvini batte cassa con il sindaco

Moratti non commenta il voto E si dedica a Expo e Malpensa ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nella testa della Moratti in queste ore ci sono altre due grandi questioni: Alitalia ("la causa di Sea è un atto dovuto", ha detto ieri ai microfoni del Tg regionale) e il Salone del Mobile. Che aprirà domani e che desta più di una preoccupazione sul fronte traffico. Letizia Moratti A.Sen.

Trionfa Berlusconi, boom della Lega ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Subito Alitalia e rifiuti". E apre all'opposizione: "Siamo pronti a lavorare insieme sulle riforme" Trionfa Berlusconi, boom della Lega Maggioranza netta: 30 seggi in più al Senato, 100 alla Camera Il Cavaliere: anni difficili. Veltroni: complimenti, ma siete divisi ROMA - Vittoria netta di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà alle elezioni politiche sia alla Camera,

<Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica", è concetto che fa capolino per tutto il pomeriggio nella mente di Silvio Berlusconi.

Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un conto è vincere, un conto è governare. E per vincere bisogna avere dalla propria parte sindacati, poteri forti e magistratura. E poi dovrà affrontare i problemi dell'economia, dall'Alitalia all'inflazione". Francesco Cossiga Capo dello Stato dal 1985 al 1992 Lorenzo Fuccaro.

Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: potrebbe riguardare Alitalia. "La questione è molto grave. Se salta l'accordo con Air France, ci sono da trovare dieci miliardi di euro. La prova del governo sarà durissima. Un ruolo chiave toccherà a Gianni Letta, in vista delle riforme che vanno fatte insieme e in fretta, pena l'esplosione della protesta antipolitica.

Frenano gli indici, bene Mondadori ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, inoltre, è salita dell'11,11% all'asta di chiusura sull'ipotesi che il nuovo governo possa abbandonare la trattativa con Air France in favore di una cordata italiana. In forte calo, invece, Telecom Italia, che nel giorno della lunga assemblea degli azionisti ha perso il 4,11%.

<Alitalia, senza garanzie rischio chiusura> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che ha tentato un riavvicinamento ai francesi, ha visto il presidente di Alitalia, Aristide Police, che oggi incontrerà i sindacati. In mattinata Police saluterà Papa Benedetto XVI, in partenza alle 12 per Washington, con un volo Alitalia. A confronto Il presidente di Alitalia Aristide Police; Giovanni Bisignani, direttore generale di Iata;

<La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che svende Alitalia, che affossa Malpensa. Si sono mossi senza esitazioni: una marcia a Varese, una a Gallarate, una davanti al Terminal 1. Sarà stata demagogia, secondo i detrattori, ma alle urne il gioco di puntare tutto sull'aeroporto che rischia di mandare a carte e quarantotto i risparmi di tante famiglie, ha funzionato: la Lega fa un balzo dove c'

La valanga lumbard spinge il Comune verso il rimpasto ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La causa ad Alitalia? È un atto dovuto dopo che nonostante precisi accordi ha deciso di abbandonare repentinamente l'aeroporto. Dobbiamo tutelare l'azienda, i lavoratori, la ricchezza creata sul territorio e poter rilanciare anche Malpensa con una vera liberalizzazione che ci consenta di sostituire Alitalia con altri vettori".

Per la razza e il portafoglio ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'una e l'altra possono sventolare assieme - il caso Alitalia l'ha dimostrato - su un localismo separatista dei ricchi che invoca protezionismo statale - altro che liberismo!- a difesa del portafogli e della razza, Berlusconi e Bossi officianti e Tremonti benedicente. E' l'Italia bellezza, anno di grazia 2008.

Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: emergenza rifiuti e su Alitalia", e via con una sintesi del suo programma. E qui e là si riaffacciano le solite ossessioni. La giustizia, ma anche i brogli: il risultato di ieri? La conferma che "le elezioni del 2006 non sono state regolari". Il Cavaliere assciura di non temere l'aula di palazzo Madama, la croce dell'Unione,

ROMA - Noi siamo pronti ad accettare i voti dell'opposizione. Siamo sempre stati aperti nei co ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da Alitalia, "senza aumentare la pressione fiscale". Annuncia di voler riesumare persino la commissione Bicamerale per fare le riforme che affossò nel '96 e che ora potrebbe essere presieduta da un esponente dell'opposizione. Ammette di aver gradito gli auguri di buon lavoro che Walter Veltroni gli ha fatto per telefono.

Berlusconi: sono commosso, sì al dialogo ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Possibile riesumare la Bicamerale. Mi aspettano 5 anni difficili. Prime emergenze: Alitalia e rifiuti".

ROMA - La priorità per il nuovo governo è una sola: la crescita. Poi, ovviam ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per capirci: dal caos rifiuti di Napoli, dall'emergenza Alitalia, dal livello scadente dei servizi, dalle imprese del Sud che arrancano. La politica ha il compito di sciogliere questi nodi. Non di chiedere alla Germania di risolvere il problema dei rifiuti di Napoli. Ma di dare sprint a tutto il settore".

ROMA Il voto è alle spalle. Il confronto mediatico anche. Tra qualche settimana il nuo ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Temi infuocati, come nel caso di Alitalia, e comunque strutturali per cambiare l'assetto sociale del Paese. Per esempio, il fisco e la riforma dei contratti. Che, in sostanza, vuol dire stipendi, salari, pensioni, welfare. "Servono segnali immediati per dare fiducia alle imprese".

LONDRA - Per 13 anni è stato direttore del più prestigioso magazine di attualit ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dovrà assolutamente affrontare il problema di Alitalia. Berlusconi ha bloccato la trattativa con Air France, perché vuole che la compagnia di bandiera rimanga italiana. Ma se Alitalia fallisce ci saranno forti ripercussioni, anche a livello europeo. Dovrà vedersela con Bruxelles. Spero che cambi idea e torni alle negoziazioni con chiunque possa fare un'offerta".

Dal nostro inviato CASSINO - Le studentesse salgono sul pullman: belle, levigate. E d ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma anche per un governo che dovrà rispettare certe promesse e affrontare nodi cruciali come quello dell'Alitalia". E le tasse? "Il male peggiore. Prodi le ha alzate in modo tremendo. E l'euro è stato gestito malissimo" interviene Gianni Rocco, trent'anni di Fiat e due figlie universitarie "che non so proprio che fine faranno". Ci sono molti bertinottiani, a Cassino.

ROMA - Allarme Iata sui conti di Alitalia. Se la compagnia di bandiera finirà in ammini ( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pronta a intervenire sulla licenza se le prospettive di Alitalia non cambieranno a breve. Oggi, intanto il dossier Alitalia si riaprirà sul tavolo del vertice sindacati-azienda. Ma sarà il prossimo incontro del governo con le sigle sindacali, previsto in settimana, a verificare se ci sono davvero le condizioni per un pre-accordo tra sindacati ed Air France-Klm.

I primi impegni con gli italiani: aiuti a giovani, anziani, imprese ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia. Approveremo immediatamente gli aiuti alle famiglie, agli anziani, ai giovani, alle imprese, così come promesso in campagna elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

<Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rifiuti e il problema Alitalia". "Provvederemo con urgenza - aggiunge - alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa, per dare una casa ai giovani che ancora non ce l'hanno a partire dalle città capoluogo. Da subito metteremo mano al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione della pubblica amministrazione e per la riduzione dell'

Cautela d'obbligo ma soddisfazione nel centrodestra ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma ci sono stati anche argomenti specifici che hanno influito in modo significativo: come la crisi Alitalia-Malpensa, un cavallo di battaglia portato avanti con determinazione, perchè tocca da vicino cittadini comuni e imprenditori. Il messaggio uscito dalle urne va nella direzione di una richiesta molto netta: rapporto più stretto e incisivo tra cittadini e politici.

Un movimento capace di dare voce ai malumori delle province di centrodestra ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ISTINTO E PASSIONE QUESTIONE SETTENTRIONALE Un movimento capace di dare voce ai malumori delle province di centrodestra Tav, Malpensa e Alitalia i temi destinati a entrare nell'agenda dell'esecutivo.

Tremonti cosa faro' da ministro ( da "Voce d'Italia, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è sul tappeto la questione Alitalia: anche qui si dovrà decidere di fare qualcosa, e vedremo cosa. L'altra volta del governo Berlusconi c'era stato – passato sotto silenzio – un provvedimento di legge alquanto sconcertante: alla banca del Cavaliere, Banca Mediolanum del suo amico Doris, il governo Berlusconi aveva fatto un bel regalo,

E per Alitalia torna in gioco Malpensa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi: ce ne occuperemo subito E per Alitalia torna in gioco Malpensa Le incognite del dopo voto sul destino della compagnia. Berlusconi: ce ne occuperemo subito --> ROMA Subito dopo le elezioni riprende, già oggi, il confronto tra i vertici di Alitalia e i sindacati sul futuro della compagnia.

Qualche insegnamento ( da "Opinione, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come nel caso di Alitalia, la mai sopita tendenza berlusconiana ad un leghismo più soft ed elegante. Certo è comunque che, a prima vista, la Lega cresce ai danni del Pdl, cioè di Fi e di An, il che avrà il suo peso e le sue conseguenze. Diciamocelo: l'antipolitica alla Grillo e l'anticasta tipo "Corsera" si raggruma su Lega e Di Pietro,

Il Pd e lo sfondamento mancato al Nord ( da "Opinione, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e ciao ciao all'Alitalia. Sinistra Arcobaleno e UDC avranno rispettivamente una trentina e una quarantina di deputati. Il resto andrà al PD di Walter Veltroni e, proporzionalmente di più, al partito di Antonio di Pietro, ossia il giustizialismo che puzza a metà fra le comisarias de policia e i campi di concentramento cinesi.

"Alitalia può restare a terra" ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia può restare a terra" [FIRMA]LUIGI GRASSIA La vittoria del centrodestra cambia tutto anche per Alitalia. "Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia" ha detto a Porta a porta il futuro premier Silvio Berlusconi, che in campagna elettorale aveva propugnato una cordata italiana.

Quando al telegiornale appare il volto di Walter Veltroni, Umberto Bossi scoppia in una risata frago ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alla vigilia del nuovo incontro tra Alitalia e i sindacati cambia qualcosa con questi risultati? "Malpensa dopo il voto di oggi torna in gioco. Il Nord ha dato un sacco di soldi, non può essere chiusa. Col tempo si troverà sicuramente un altro vettore al posto di Alitalia". E sulla sicurezza?


Articoli

Berlusconi, annunciate le prime mosse di governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Politica Leader del Pdl, premier in pectore Berlusconi, annunciate le prime mosse di governo Rifiuti e Alitalia: priorita' assoluta. Prevista visita in Israele Roma, 15 apr. – Silvio Berlusconi, ormai premier in pectore, annuncia pubblicamente i suoi prioritari impegni di governo. Ringraziando tutti gli italiani che gli hanno dimostrato fiducia, il leader del Pdl, nel salone di Vespa prima, da Mentana poi, esprime la sua commozione per la vittoria annunciata e confermata, dichiarando al contempo quali saranno le promesse fatte in campagna elettorale che intende da subito mantenere. Prioritari saranno i problemi dei rifiuti di Napoli e di Alitalia. Di seguito esprime volontà di impiegare “impegno ed esperienza per l'ammodernamento del Paese”, attraverso una serie di interventi diretti nei confronti di “famiglie, anziani e giovani”. Ancora, in previsione da subito “il riavvio delle grandi opere, un piano casa per dare un'abitazione ai giovani che non ce l'hanno. Riorganizzazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Riduzione del debito pubblico; riforma della giustizia, della scuola e della sanità.” Positiva la sua prospettiva di collaborazione con il Pd di Veltroni, dichiarandosi “pronto a lavorare con l'opposizione sulle riforme” . Berlusconi ha inoltre già in programma la sua prima visita da premier in Israele: “Olmert mi ha invitato e sarò lietissimo di andare in Israele e dare il mio supporto all'unica democrazia mediorientale”. Contattato da diversi capi di Stato per ricevere le prime congratulazioni, il leader del Pdl ha già fissato appuntamenti per ripristinare “quei contatti interrotti con la sinistra al governo”. Annalisa Tregattini.

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Ciangherotti: pocoaiuto dalle diocesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Contro l'aborto ' .x/15/0804 "È ANDATA MALE, ma almeno abbiamo portato al centro dell'attenzione il tema della vita e del diritto alla vita". Eraldo Ciangherotti, capolista della lista Per la moratoria sull'aborto non si nasconde ed ammette la sconfitta. "Non posso negare che sia andata male - afferma Ciangherotti -, anche se in Liguria è andata meglio rispetto al dato nazionale". E ad Albenga sono arrivati trecento voti, non malissimo per un partito all'esordio. "Probabilmente questo dato è dovuto soprattutto al fatto che io sono del posto, e che qui ho avuto una certa visibilità per le mie attività con il centro aiuto vita, ma avrei preferito prendere meno voti ad Albenga ed avere un deputato alla Camera". Come mai il risultato non è stato all'altezza delle aspettative? "Anzitutto la campagna elettorale è stata tutta centrata su Alitalia, mozzarelle e schede elettorali e si è parlato poco dei valori della vita, che noi abbiamo voluto rimettere al centro. Inoltre ci aspettavamo un maggiore sostegno dalle diocesi. Quella di Albenga lo ha fatto, le altre meno e non abbiamo neppure sentito la voce del cardinale. Fosse accaduto il risultato sarebbe stato probabilmente diverso". Qualche aspetto positivo, comunque, c'è. "Sì, assolutamente. Il principale obiettivo era quello di mettere al centro dell'attenzione i valori della vita, e far parlare del diritto alla vita e della piena applicazione della legge 194". .x/15/0804.

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Per Alitalia atterraggio morbido impossibilerimane soltanto la politica delle forbici (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Sergio luciano La patata bollente dell'Alitalia sarà la prima che il nuovo governo nato si ritroverà sul tavolo. È poco ma sicuro: lo stesso Cyril Spinetta, il capo di Air France, ha sempre ripetuto, all'indomani della crisi di governo, che non avrebbe acquistato Alitalia senza l'ok del nuovo esecutivo. L'altra cosa sicura è che in qualsiasi mani, comprese quelle francesi, finisca la compagnia, la ristrutturazione sarà durissima. La terza certezza è che questa durezza è stata strameritata negli anni - soprattutto gli ultimi tre - dal protervo, e miope, atteggiamento dei sindacali dell'azienda. L'ultima verità - ovvia, ma troppi l'hanno dimenticata, ultimamente - è che se Air France comprerà Alitalia, lo farà convinta di concludere un ottimo affare. Non per filantropia. Proviamo a capire il perché di queste quattro magre ma granitiche certezze cominciando dalla prima. Air France acquista Alitalia attraverso il meccanismo dell'offerta pubblica di scambio, in sigla "ops", pagandola quindi non in denaro ma in azioni proprie: un certo numero di azioni Air France contro un numero ben maggiore di azioni Alitalia. Ora, poiché il principale azionista di Alitalia è il ministero dell'Economia italiano, direzione generale del Tesoro, col 42% del capitale, se rifiutasse di scambiare questa propria quota con azioni Air France, l'acquisizione sostanzialmente fallirebbe. Quindi il governo in carica dev'essere d'accordo "per forza". E, visto che il nuovo governo verrà retto da Silvio Berlusconi, d'accordo non sarà. Che la ristrutturazione dell'azienda debba essere durissima, in qualsiasi mani finisca la compagnia, è invece l'altra verità che il governo Prodi ha dissimulato e i sindacati hanno fatto finta di ignorare, per non irritare la loro stessa base. Come ben documenta nel suo recentissimo libro "L'altra casta",Stefano Livadiotti, un giornalista dell'Espresso non certo sospetto di essere un reazionario, in Alitalia il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli dell'Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro). Un assistente di volo Alitalia viaggia a bordo 595 ore l'anno, contro le 900 ore del collega di Lufthansa, le 850 ore di Iberia, le 810 della Tap e le 680 ore di una hostess di Air One. Ma non basta. Il giardino dell'Eden di privilegi inammissibili spuntati dalle nove sigle sindacali che rappresentano il personale Alitalia in tanti anni di spadroneggiamento annovera molte altre "chicche": per esempio i costi delle trasferte e dei soggiorni fuori sede, con alberghi che costano il 45% in più di quel che pagano in media le altre compagnie, o come i 45 milioni di euro l'anno per le 300 stanze d'albergo affittate, attorno a Malpensa, dalla compagnia per farvi soggiornare i dipendenti che non hanno voluto trasferirvisi da Roma. E l'elenco potrebbe continuare. Spinetta queste cose le sa. E piuttosto che lasciar contagiare la sua ben più sana Air France da simili virus, è già lì che affila il machete per tagliare tutto. Dopo aver acquistato, naturalmente. E senza preavviso: ci mancherebbe. Perché di odioso c'è questo: che la vendita ad Air France è stata rappresentata dal governo come la soluzione socialmente "più morbida" dal punto di vista sociale, quando in realtà non lo sarebbe, o non lo sarà, affatto. Per la semplice ragione che se Spinetta finisse davvero per puntare 2 o 3 miliardi di euro sul rilancio di Alitalia, non lo farebbe per i begli occhi di Prodi o dei sindacalisti Alitalia, ma per riprenderseli al più presto, e con gli interessi, sotto forma di costosi biglietti pagati ad Air France dal foltissimo pubblico di trasvolatori italiani intercontinentali: un mercato ricco, il nostro, che fa gola a tanti. Che un simile coacervo di benefit costosi e inutili, e di bassissima produttività, sia frutto di un preciso atteggiamento sindacale lo dimostra la circostanza che gli ultimi due bilanci in attivo di Alitalia sono stati firmati nel '97 e nel '98 dall'allora amministratore delegato Domenico Cempella proprio grazie all'accordo da lui concluso con i sindacati, all'epoca guidati dal leader dei piloti Augusto Angioletti, che fece diventare azionisti della compagnia col 20% del capitale i piloti e gran parte del personale di terra, coinvolgendoli nell'andamento economico della compagnia, che quindi per due anni non fu funestato dagli scioperi. Rotto quell'accordo sindacale - che s'imperniava sulla possibile alleanza alla pari con l'olandese Klm - e ripartita la iperconflittualità, l'utile non s'è più visto. Anzi, la conflittualitàè riesplosa, per toccare il suo culmine con lo sciopero vietato degli assistenti di volo che nel 2005, precettati, pur di sabotare l'ordinario funzionamento della compagnia si diedero malati contemporaneamente in duemila, restando impuniti. Paradossalmente, un'eventuale cordata italiana che dovesse riunirsi attorno ad Air One potrebbe rivelarsi più"morbida" con i sindacati della potente e lontana Air France, perché più invischiata con le mille lobby che negli ultimi trent'anni hanno reso possibile e protetto l'anomalia Alitalia. Ma "più morbida" non potrebbe significare in alcun caso "rinunciataria". Senza le forbici, Alitalia è insalvabile. Ed è forse questa la ragione per la quale si sta ingrossando il partito trasversale di coloro che ne auspicano sicuramente il commissariamento e forse addirittura il fallimento per trattare finalmente il futuro della compagnia - italiano o francese che debba essere - con la controparte di sempre, appunto il sindacato, confinata nell'angolo. E Malpensa? Malpensa ha davanti a sé un paio d'anni di sicura sofferenza, se Alitalia non tornerà sui propri passi, riportandovi i 170 voli che ha appena cancellato e mantenendovi il traffico cargo, che Air France annullerebbe. Ma il bacino socio-economico servito dallo scalo è talmente ricco, e la prospettiva dell'Expo 2015 a Milano tanto allettante, che l'aeroportone di Gallarate non faticherebbe a rimpiazzare la compagnia di bandiera con altre compagnie. Il guaio, però, è che tra le cause della crisi alitalia, del naufragio dell'accordo con Klm e in generale dei problemi dell'aerotrasporto italiano c'è anche la cattiva politica della Sea, la società che appunto gestisce Malpensa e Linate, che non è stata capace né di allearsi con Fiumicino né di sconfiggerla, non ha saputo specializzare il traffico dei suoi due scali, lasciando troppi voli internazionali a Linate, e non ha mai brillato per efficienza, come conferma lo scandalo delle valigie rubate l'estate scorsa o le continue avarie degli impianti di segnalamento a Linate nei giorni scorsi. Di chi la colpa, in questo caso? Di quegli stessi enti locali - Comune di Milano e Regione Lombardia - che più strepitano contro il "tradimento" subito dallo scalo, ma che però non sono stati capaci di privatizzare la Sea né di mantenere le promesse di collegamenti rapidi e affidabili, sia su strada che su rotaia, fatti all'epoca dell'inaugurazione. Un'ultima nota: come mai l'aerotrasporto italiano è così inefficiente? La risposta sta nella sua struttura organizzativa. Come in tutti gli altri Paesi, i trasporti aerei funzionano bene se tante entità diverse sanno lavorare insieme: dalle compagnie aeree alle società aeroportuali, dai vigili del fuoco ai controllori di volo, dalle società di "handling" che gestiscono i servizi in pista ai trasportatori che si occupano dei collegamenti. E quello che gli italiani sanno fare peggio è lavorare insieme. Sergio Luciano è direttore di Panorama Economy. 15/04/2008 In qualsiasi mani finisca la Compagnia, i sindacati finiranno nell'angolo e i tagli saranno durissimi 15/04/2008.

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L'Alitalia rischiadi restare a terra (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'allarme Bisignani (Iata): "Senza garanzie non faremo volare gli aerei" milano. Servono "garanzie adeguate e sufficienti", e servono subito, "prima di andare in amministrazione controllata". Nel giorno del cambio di guardia al governo del Paese, sulle sorti di Alitalia piove un'altra grana. È Giovanni Bisignani, amministratore delegato della International Air Transport Association (Iata), l'organizzazione alla quale aderiscono tutte le principali compagnie aeree mondiali, a lanciare un allarme che ha tutto il sapore dell'ultimatum. "Se non ci saranno garanzie, Alitalia dovrà uscire dal sistema internazionale e quindi chiudere". Bisignani ha spiegato ieri di avere parlato della situazione della compagnia con Jacques Barrot, commissario Ue ai Trasporti: "Abbiamo discusso della difficile situazione di Alitalia: entrambi ci auguriamo che venga al più presto presa una decisione. La situazione finanziaria della compagnia si è estremamente deteriorata e noi siamo in quotidiano contatto con Alitalia per monitorare costantemente la situazione. È chiaro che, una volta deciso di andare in amministrazione controllata, se Alitalia non ci darà il giusto livello di garanzie sia sul fronte della efficienza della compagnia che su quello della tutela dei passeggeri allora sarà inevitabile la sua uscita dal sistema Iata. E uscire dal sistema Iata significa non poter sopravvivere, e dunque chiudere". E proprio del rischio chiusura parla una lettera che la Iata ha inviato nei giorni scorsi ai ministri uscenti Padoa-Schioppa, Bersani e Bianchi. Il portavoce della Iata, Anthony Concil, ha spiegato ieri all'agenzia Radiocor che alla lettera "non ha fatto seguito una risposta formale dell'Alitalia". Da contatti intervenuti successivamente, l'Alitalia, stando al portavoce Iata, ha indicato che terrà conto delle posizioni dell'associazione internazionale "nel momento in cui saranno prese le decisioni sul futuro della compagnia". L'ammontare del deposito di sicurezza eventuale non è stato quantificato nella lettera, ma si tratta di una somma sufficiente "per fronteggiare i rischi finanziari potenziali". Riprende oggi alle 15, intanto, il confronto tra i vertici di Alitalia ed i sindacati. Con uno scenario profondamente cambiato rispetto alle ultime settimane. L'ascesa di Silvio Berlusconi e il trionfo della Lega Nord, infatti, potrebbero avere un ruolo decisivo sul futuro della compagnia. Ieri sera Umberto Bossi ha dichiarato che "con la vittoria del centrodestra Malpensa tornerà in gioco. Come si fa a chiudere un aeroporto costato così tanto? Nel tempo si troverà sicuramente un vettore che prenderà il posto di Alitalia". Sul tema è intervenuta anche Letizia Moratti, sindaco di Milano: "Chiediamo al governo di rinegoziare gli accordi bilaterali che consentono a Sea di sostituire Alitalia con altri vettori. In sostanza quello che chiediamo è di non svendere la politica dei trasporti del Paese a un vettore straniero". "Mi auguro che l'incontro con i sindacati vada bene - ha aggiunto il sindaco - Non possiamo dimenticare le migliaia di lavoratori di Malpensa, Linate e Sea, che hanno creato e creano ricchezza per il territorio". Resta, comunque, la corsa contro il tempo di una compagnia il cui indebitamento pesa ormai per oltre 1,36 miliardi e il cui destino, ad oggi, è un mistero. francesco ferrari francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 15/04/2008.

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Bis ultima edizione voto 14.04 (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma. Il voto è stato uno tsunami. Silvio Berlusconi ha vinto: sarà lui il prossimo Presidente del Consiglio. "Sono commosso per il risultato ?- ha commentato in diretta a Porta a Porta ?- ci aspettano cinque anni di duro lavoro. Faremo le riforme promesse: cominceremo da Alitalia e dal caos rifiuti. Per varare le riforme sono pronto a riaprire la Bicamerale". La vittoria è stata certificata anche da una telefonata ricevuta, a sera, da Walter Veltroni. Berlusconi sta pensando già al governo: Franco Frattini andrà agli Esteri, Umberto Bossi ha fatto sapere di essere in pole position per il ministero delle Riforme e si parla con insistenza di Ignazio La Russa (An) alla Difesa. Per Giulio Tremonti scontato il dicastero all'Economia, mentre gli Interni sarebbero destinati a Roberto Maroni. Un ministero come "premio fedeltà" lo attende anche Renato Schifani, così come Paolo Bonaiuti che pare destinato ai Beni Culturali. Lucio Stanca sembra il nome giusto per Funzione Pubblica e Innovazione della Pubblica Amministrazione. Quanto a Roberto Formigoni, due possibilità: l'Industria oppure la presidenza del Senato che Fini ha fatto sapere, casomai ci fossero ancora dubbi in proposito, "non andrà all'opposizione". L'Ambiente attende Altero Matteoli e Roberto Calderoli potrebbe andare alle Riforme se Bossi fosse scelto come secondo vicepremier al fianco di Gianni Letta. Gianfranco Fini sarà presidente della Camera. Dei 12 ministeri previsti dalla riforma, Berlusconi ha fatto sapere quattro saranno affidati a donne. E allora, ecco le prime indiscrezioni. Per Stefania Prestigiacomo si parla della Sanità, Giulia Bongiorno (An) potrebbe approdare alla Giustizia, mentre la leghista Rosi Mauro sembra destinata al Lavoro. A Mara Carfagna potrebbero andare le Pari Opportunità. Ma c'è un quinto nome, quello di Michela Brambilla, che potrebbe rientrare prepotentemente in gioco. A scapito di chi? Il Cavaliere ha vinto addirittura meglio al Senato che alla Camera: otto punti di vantaggio a Montecitorio e nove a Palazzo Madama. La coalizione che comprende il Pdl, la Lega al Nord e Mpa al Sud, sfiora complessivamente il 47% alla Camera e il 48% al Senato. Per effetto della legge elettorale, la sua maggioranza, avrà una maggioranza ampia, però, solo a Montecitorio (340, grazie al premio di maggioranza, contro i 241 del Pd e i 34 dell'Udc): a Palazzo Madama potrà contare (senza considerare ancora i seggi assegnati dai voti degli italiani all'estero, il cui spoglio va avanti con estrema lentezza e dove è avanti il centrosinistra) su 167 voti. La maggioranza al Senato, però, è fissata a 158: Berlusconi ne avrà nove (senza contare, questa volta, l'opinione dei senatori a vita) oltre il quorum richiesto. I dati indicano che il Pdl ha vinto in dodici regioni; al Pd ne sono andate la metà, e tutte nel centro Italia. Le urne hanno assegnato alla Lega una vittoria senza precedenti: le vengono assegnate stime che oscillano tra il nove ed il dieci per cento. Fino a sera tarda, il Carroccio era il primo partito in Lombardia; il secondo, di poco, in Veneto. Ottimo anche il responso in Piemonte. Un risultato che fa dire ad Uberto Bossi: "È stato un voto di proposta e non di protesta: abbiamo intercettato il voto operaio. Ora si deve fare il federalismo fiscale". La Lega avrà 22 senatori. Il Pd di Walter Veltroni non ha sfondato e, alle 20, il segretario ha ammesso la sconfitta: "La destra governerà. Il voto le assegna la vittoria. Anche se, all'interno della coalizione è considerevolmente aumentato il peso della Lega". Il Partito Democratico ha migliorato sensibilmente il risultato ottenuto da Ds e Margherita da soli (ebbero il 28% due anni fa; il nuovo partito, nato dalla loro fusione, è al 34,5%). Ha solo sfiorato l'exploit dell'Ulivo di Prodi: non è riuscito a convincere i delusi dal governo Prodi, ha recuperato un po' a sinistra, poco al centro. Si è avvantaggiato anche dell'esito, altrettanto sorprendente, dell'Italia dei Valori di Antonio di Pietro che ha raddoppiato i consensi: ora è al 4,5%. Il Pd ha però intercettato il voto giovanile, dal momento che alla Camera il partito è finito quasi a ridosso del Pdl. "Faremo l'opposizione, ma siamo sempre disponibili a fare, assieme, le riforme" ha spiegato ancora Veltroni. Ma il dato più clamoroso uscito dalle urne è questo: nel futuro Parlamento non ci sarà alcun rappresentante della sinistra. Rifondazione, Pdci e Verdi, tutti insieme, non sono riusciti a superare lo sbarramento dell'otto per cento al Senato, ma neppure quello del quattro per la Camera. "Un risultato impensabile, una sconfitta senza precedenti. Ci hanno tradito i lavoratori traditi" ha commentato Fausto Bertinotti che si è dimesso dalla direzione della coalizione. A maggiore scorno, a sinistra della formazione Arcobaleno, i duri e puri di Sinistra Critica, hanno addirittura sfiorato un punto percentuale: esattamente quello che avrebbe fatto raggiungere almeno il risultato ottenuto da Rifondazione due anni fa. Il Partito Socialista di Enrico Boselli non è arrivato neppure all'uno per cento, e lui si è dimesso da segretario. L'elettorato, alla fine, ha premiato il bipartitismo. Anche i centristi sono a rischio. Avranno due (o tre) senatori ma solo grazie a Totò Cuffaro che ha fatto superare il quorum al partito in Sicilia, e non è stato eletto neppure Ciriaco De Mita in Campania. A destra Daniela Santanchè e Francesco Storace superano a stento il 2,5%. Giuliano Ferrara è sotto la voce "altri": neppure mezzo punto percentuale. La Liguria non è andata in controtendenza rispetto al resto del Paese: il Pdl ha vinto sia al Senato che alla Camera, sia pure con uno scarto ridotto di appena un punto percentuale. Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 15/04/2008.

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La Lega pronta a governare<Subito federalismo fiscale> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-04-2008)

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La Lega pronta a governare"Subito federalismo fiscale" Bossi: "Siamo il partito dei lavoratori. Quello dato a noi è un voto di proposta" dal nostro inviato Ferruccio Sansa Milano. Le pareti dai colori improbabili e i pavimenti di finto marmo che sanno tanto di oratorio. Ecco la storica sede della Lega di via Bellerio 41. Un palazzone squadrato a Cormano, alle porte di Milano, che soltanto a guardarlo racconta qualcosa del trionfo leghista di ieri. Roma sembra lontana anni luce, qui siamo in mezzo a tangenziali, condomini. Ogni duecento metri un capannone industriale. Qui si è svolta quasi tutta la storia della Lega. E anche le facce sono sempre le stesse, un po' invecchiate, a volte addirittura distorte dalla malattia e dalla sofferenza, come quella del leader Umberto Bossi. A guardarli insieme, i leghisti della prima ora, non diresti proprio di trovarti davanti alcuni dei futuri ministri della Repubblica. C'è Bossi con quelle camicie a quadrettoni e le scarpe da montanaro. E Calderoli, paonazzo come sempre, troppo stretto in una giacca non proprio di sartoria. Eppure è così: Roberto Maroni è dato per scontato (forse agli Interni, il ministero che già occupò nel primo governo Berlusconi), così come gira il nome di Rosy Mauro, consigliere regionale in Lombardia e vera e propria ombra del Senatùr in questi mesi di grande fatica (a lei toccherebbe il dicastero del Lavoro). Roberto Castelli potrebbe tornare, ma forse non alla Giustizia. E poi, appunto, c'è lui, il Bossi, che ieri ha ammesso: "Non escludo affatto di fare il ministro", anche se in via Bellerio c'è chi lo indica tra i papabili per la carica di presidente del Senato. Borghezio, invece, non dovrebbe arrivare nella stanza dei bottoni, le sparate sue e di Calderoli degli ultimi anni sono sembrate eccessive perfino a Bossi che pochi giorni fa parlava di imbracciare i fucili. Ma ieri non era ancora il momento di fare nomi. Di contare le poltrone da chiedere, pretendere nel prossimo Consiglio dei Ministri. Ieri era il tempo della festa, tra decine di giornalisti e giovani che agitavano striscioni e bandiere. Tra cori "Bossi, Bossi, Bossi". Eccola la Lega, che nonostante le crisi, gli alti e i bassi (quando perfino la sede di via Bellerio e il prato di Pontida erano stati "ipotecati" al banchiere Gianpiero Fiorani), gli scandali (vedi Antonveneta che ha toccato lo stesso Calderoli) è salita sopra l'8 per cento in Italia. Che poi vuole dire anche 34 per cento in città come Bergamo e quasi la maggioranza assoluta nei piccoli comuni. "Non ce lo aspettavamo nemmeno noi", sussurrano gli stessi dirigenti della Lega prima di parlare alle telecamere dove ostenteranno sicurezza. Ma adesso che Lega sarà? "Noi resteremo sempre gli stessi", giura e spergiura Roberto Calderoli. E Mario Borghezio: "Io non cambio di una virgola. Il partito del Nord saprà dettare legge". Gli altri, quelli che contano davvero, sono più cauti: "Siamo tutto tranne un partito di protesta: governeremo e rispetteremo il programma. Siamo e saremo un grande partito con senso delle istituzioni e i suoi ministri faranno importanti riforme. Siamo stati e saremo leali. Ci basta che Berlusconi rispetti il programma", conclude Maroni. Ed ecco che arriva Bossi, tra cori e applausi. È stanco, fatica a salire sul palco, ma il Senatùr non si ferma. Parla alternando i vecchi toni bellicosi tanto amati dagli elettori, con messaggi tranquillizzanti per l'alleato di Arcore: "Dobbiamo partire dalla volontà popolare. Adesso dobbiamo ringraziare i lombardi, i veneti, i piemontesi e tutti quelli che ci hanno votato. I padani questa volta hanno mandato un messaggio forte: bisogna fare le riforme perché cominciamo a perdere la pazienza. E noi dobbiamo partire da lì, dalla volontà popolare". Ma da chi avete preso i voti, dai cugini di Forza Italia? "No, piuttosto dal centrosinistra, i lavoratori adesso votano per noi. Avete visto che destra popolare? Abbiamo vinto noi e dobbiamo governare noi, perché la gente ci ha dato il voto per andare al governo non con la sinistra". E a guardare i giovani che cominciano a invadere la sede di via Bellerio non c'è da escluderlo. Ma Bossi usa toni concilianti, lontani dai fucili di cui aveva parlato fino a pochi giorni fa: "La scelta della Lega è un voto di proposta", ribadisce. Ma voi che cosa farete per prima cosa appena tornati al Governo? "Serve il federalismo fiscale, la gente lo chiede". E a chi ricorda i rapporti a volte tormentati con il Cavaliere e le fibrillazioni nella coalizione, Bossi risponde: "A Berlusconi vogliamo bene. Siamo amici. Con lui abbiamo fatto un programma e manterremo i patti. Noi non conosciamo la parola ostaggio? vedrete terremo fede ai patti". Appuntamento, quindi, al primo consiglio dei ministri a Napoli? "Io piuttosto lo farei a Malpensa", suggerisce uno dei fedelissimi. E il Senatùr: "Alla luce di questo risultato elettorale anche per Malpensa cambia qualcosa, torna in gioco, perché non si può chiudere un aeroporto costato così tanto. Si troverà senz'altro un nuovo vettore per Malpensa". Insomma, addio Alitalia, la fantomatica cordata italiana che ha monopolizzato settimane di campagna elettorale potrebbe passare nel dimenticatoio. Si punta su qualcun altro. Segnali precisi e primi nodi da sciogliere per la nuova maggioranza: Nord o Sud, Malpensa o Ponte sullo Stretto ("Per quello farei un referendum", dice Bossi). Ma se fosse nato al Sud, Senatùr, sarebbe stato lo stesso leghista? "Se avesse il padre che ho avuto io, anche una persona nata a Ostuni avrebbe votato Lega". Poi Bossi festeggia fumando un sigaro, che se lo vedesse il suo medico chissà se gradirebbe. sansa@ilsecoloxix.it 15/04/2008 I piani di Mauro Rosi Mauro, ministro in pectore: "Pensiamo alle gabbie salariali" 15/04/2008 Castelli esulta Siamo la forza portante del nuovo governo. La differenza tra Pdl e Pd sta nella L di Lega 15/04/2008 Borghezio festeggia Un risultato ottenuto dopo una campagna elettorale con le bandiere al vento 15/04/2008 ' 15/04/2008 un partitodi governoSiamo tutto tranne che un partito di protesta: rispetteremo il programma Roberto maroniex capogruppo Lega Nord 15/04/2008.

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Dall'ici a malpensa, la rivoluzione del pdl - roberto petrini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

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Economia Bonanni (Cisl) Gli industriali Dall'Ici a Malpensa, la rivoluzione del Pdl Nel programma anche il Ponte sullo Stretto e il nucleare. Rilanciato il federalismo fiscale L'economia La maggioranza uscita dalla urne dovrà subito dare segnali chiari sul fronte di una nuova politica economica e sociale Il prossimo governo investa maggiormente nel capitale umano, rivedendo il sistema educativo per potenziare la ricerca Berlusconi ha promesso come prima misura il taglio delle tasse sulla prima casa Per ridurre il debito e trovare risorse, prevista la dismissione del patrimonio ROBERTO PETRINI ROMA - Si riparte con il Ponte sullo Stretto, l'Italia potrebbe tornare a puntare sul nucleare dopo lo stop dovuto al referendum del 1987, si riapre la questione Alitalia e la Lega fa subito sapere che Malpensa dovrà riprendere ad avere un ruolo importante. La politica economica del nuovo governo Berlusconi annuncia novità, ritorni al passato e piccole rivoluzioni. Quello che è certo è che la navigazione del prossimo ministro dell'Economia Giulio Tremonti avverrà in un mare in burrasca: il nostro paese si presenta in stallo (la crescita secondo l'Fmi sarà solo dello 0,3 per cento), con un deficit in salita verso il 2,5-2,6 per cento, in piena crisi dei consumi e il quadro internazionale è assai turbolento. Sul piano delle tasse Berlusconi gioca la partita politica più importante, ma non dimentichiamo le opere pubbliche e l'energia: Tremonti ha già detto che centrali nucleari potrebbero essere costruite con capitale italiano in Montenegro o in Albania e si parla anche di un piano nazionale per avviare la costruzione di centrali Epr di nuova generazione; il Cavaliere non vuole mollare sul faraonico progetto in grado di collegare Calabria e Sicilia ed insiste per risolvere la contestata questione della Tav. Quanto al fisco il futuro presidente del Consiglio non ha rinunciato al colpo a sorpresa annunciando la clamorosa abolizione del bollo per auto e motorini: una misura che non sarà presa subito, che costa 4-5 miliardi, ma che ieri l'economista del Pdl Renato Brunetta ha confermato a "Repubblica Tv" spiegando anche che sarà finanziata con le tasse in più che lo Stato riscuote per l'aumento del prezzo del petrolio. La mossa più imminente comunque, stando agli annunci del premier in pectore, sarà quella dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa: dovrebbe essere varata fin dal primo consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi, a quanto si è detto fino ad oggi, a Napoli. Il precedente governo Prodi già aveva effettuato un intervento che ha esonerato il 40 per cento delle prime case: ora per Berlusconi si tratta di cancellare il restante 60 per cento, misura che dovrebbe costare circa 2 miliardi (a meno che non si scelga la via di diluire il taglio in più tranche). L'altra misura immediata, prevista fin dalle prime riunioni del governo, è quella che prevede la detassazione degli straordinari e dei premi legati alla produttività: il costo andrebbe da 1,5 a 2,3 miliardi. Se l'intento del Pdl è quello di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento e il taglio dell'aliquota più alta (oggi al 43) al 33 per cento, la vera novità del programma del centrodestra è il quoziente familiare: esiste già in Francia, è sempre stato un cavallo di battaglia dei cattolici e di An e consente di dividere il reddito per il numero dei componenti di una famiglia per poi pagarci le tasse (il costo non è facilmente abbordabile: 5-6 miliardi ogni anno). Sullo sfondo restano in lista d'attesa altre misure previste con tempi più lunghi. Si parte dal rilancio del bonus bebè che fu introdotto dal precedente governo Berlusconi (circa 1 miliardo) e si arriva alla detassazione delle tredicesime (completa costa 8 miliardi). Ma acquista concretezza, con la vittoria della Lega, l'ipotesi di attuazione del federalismo fiscale dove ogni regione paga con le proprie entrate sanità e servizi pubblici. Il nuovo ministro dell'Economia dovrà riprendere in mano anche la questione dei conti pubblici proprio per verificare compatibilità e risorse disponibili: dopo la Trimestrale si dovrà attendere l'assestamento di bilancio di giugno, come avvenne lo scorso anno, per giudicare l'entità del "tesoretto" (attualmente si parla di 4 miliardi) e decidere i suoi eventuali impieghi: politiche di espansione o risanamento dei conti. Il resto delle politiche spetterà al Dpef per il quale c'è tempo fino ai primi di luglio come vogliono le consuetudini. Sul piano delle risorse e della riduzione del debito, il Pdl cercherà di giocare la carta delle dismissioni immobiliari: sulla carta si tratta di un patrimonio tra i 100 e i 300 miliardi. La scommessa del nuovo governo Berlusconi è aperta.

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Il cavaliere trionfa in tv "ora voglio passare alla storia" - (segue dalla prima pagina) sebastiano messina (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il Cavaliere trionfa in tv "Ora voglio passare alla storia" "Pronti programma e governo, sì ai voti dell'opposizione" Interventi a raffica a Rai1, Canale 5 e Sky. Di pomeriggio visita a sorpresa alla sua università (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SEBASTIANO MESSINA Peggio per voi che non mi avete creduto, sottintende Silvio Berlusconi. E peggio per Veltroni che prendeva in giro i miei sondaggi. Ho vinto, come volevasi dimostrare. "E' quello che ho continuato a dire durante tutta la campagna elettorale, convinto di avere dei sondaggi credibili che fotografavano con esattezza la realtà della situazione". E già che c'è, dopo essersi tolto questo sassolino dalla scarpa chiamando "Porta a porta", il Cavaliere se ne toglie un altro telefonando a "Matrix": anche l'altra volta, due anni fa, avevamo vinto noi. "Le elezioni del 2006 non sono state regolari: lo prova anche il risultato che abbiamo ottenuto oggi". Si dichiara "commosso per il risultato che si profila", il leader del Popolo della Libertà, manda in diretta "un abbraccio affettuoso a tutti gli italiani, con tutto il cuore" e confida a Sky Tg24 il suo prossimo obiettivo: "Voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista che lo ha cambiato". Per questo fa una nuova promessa, fuori contratto: giura "di non andare a letto una sera senza aver realizzato qualcosa di positivo per gli italiani". Il Berlusconi di oggi, spiega, è "molto diverso dal presidente del Consiglio del 2001, perché ormai conosco tutto e so dare una gerarchia alle cose importanti da fare. Stavolta più che dire le cose le farò, e non mi faro' fermare". Ha fretta di cominciare, Berlusconi, perché "c'è tanto da lavorare". Si parte subito, di corsa. "Non ci vorrà molto tempo per fare il governo perché l'ho già tutto in testa", nominerà dodici "persone esperte" (di cui "almeno quattro" donne) come suoi ministri. Le sue consultazioni le ha già fatte al telefono, Fini e Bossi sono d'accordo, assicura. Ci aspettano, certo, "anni difficili". Ma io, garantisce, "opererò con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per i prossimi cinque anni, che devono essere decisivi per l'ammodernamento del Paese". C'è già un calendario. "Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia. Approveremo immediatamente gli aiuti alle famiglie, agli anziani, ai giovani, alle imprese, così come promesso in campagna elettorale. Provvederemo con urgenza alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa". E non è finita. Perché "da subito" partiranno nuove riforme. "Metteremo mano al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione della pubblica amministrazione, e per la riduzione dell'evasione fiscale. Avvieremo la riforma della giustizia, l'applicazione della riforma della scuola, la modernizzazione della sanità. Non approveremo mai un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e indurisca la libertà dei cittadini". Quanto agli sconfitti, lui ha "gradito" la telefonata di Veltroni, "poche parole", sostanzialmente "un augurio di buon lavoro". E annuncia di voler tenere con l'opposizione "un atteggiamento aperto e dialogante". Siamo pronti, dice, "a lavorare insieme e ad accettare il loro voto laddove i nostri provvedimenti li vedessero nell'interesse di tutti gli italiani". E' una mano tesa, soprattutto per varare le riforme istituzionali. Come? Per esempio "si potrebbe riesumare il lavoro della Bicamerale del '94 e partire dal risultato cui pervenimmo di comune accordo". Ma la gioia della vittoria lo spinge ad andare oltre, e quando Paolo Mieli gli domanda - a "Matrix" - se è disposto a seguire l'esempio di Sarkozy ed aprire la sua esperienza di governo al contributo di esponenti del fronte opposto, lui risponde che sì, certo, ci mancherebbe: "Là dove ci sono delle capacità e queste capacità possono essere utili al Paese, noi siamo e saremmo lieti di poterne usufruire". La tripla performance televisiva ha chiuso la giornata della rivincita berlusconiana. Una giornata cominciata nella villa di Macherio, con la moglie e i figli, rispondendo solo a poche telefonate. Poi, alle 14, il Cavaliere si è spostato ad Arcore, per aspettare lì gli exit poll. Non si sa se le "forchette" di Piepoli, così ampie da lasciare ancora al Pd qualche speranza di vincere, gli abbiano fatto andare di traverso il caffè. Ma dopo le più tranquillizzanti proiezioni delle 16,30 anche le ultime paure si sono dissolte. Anzi, a metà pomeriggio lui è uscito con la sua Mercedes, e solo due ore dopo i cronisti hanno saputo dov'era andato: nientemeno che all'Università del Pensiero Liberale, di cui è il fondatore. E mentre nella sala stampa che il Pdl aveva allestito nella sede di Confindustria il suo luogotenente a Strasburgo, Antonio Tajani, continuava a ripetere a tutte le tv che "è ancora molto, molto, molto presto per commentare i risultati", ad Arcore si apparecchiava per la cena della vittoria. Attorno al tavolo, i figli Marina e Piersilvio e gli amici di sempre: Marcello Dell'Utri, Fedele Confalonieri, l'amministratore delegato di Publitalia Giuliano Adreani, Adriano Galliani, l'avvocato Niccolò Ghedini, Sandro Bondi. Davanti al cancello, qualcuno suonava il clacson, sventolando le bandiere del partito. Ma la vera festa si farà un'altra volta.

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Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde di Oreste Pivetta / Milano Ci saranno ancora voti e seggi da destribuire, ma la mappa al nord ha i colori sicuri. Le bandierine è facile immaginarle: verde verde verdino, azzurro, un po' di rosso in versione tricolore verso Sud, cioè nella tradizionalissima Emilia Romagna. Per il resto, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli, tra il quaranta e il cinquandue per cento, è sempre Pdl-Lega. La questione settentrionale, ammesso che esista una questione settentrionale, sta nei numeri della Lega, che celebra il ventennale con un risultato che la rilancia in prima fila in due regioni cardine del Nord industriale, produttivo, urbanizzato e incazzato, il Veneto e la Lombardia, oltre il dieci per cento in Piemonte, al dieci per cento in Friuli. La Lega ha fatto il treno per il Popolo delle Libertà: ovvio che la prima dichiarazione di un assessore regionale leghista, Davide Boni, sia stata per rivendicare la presidenza della Lombardia, che Formigoni (candidato al Senato) non ha ancora lasciato. Sarà Roberto Castelli, ex ministro di Grazia e Giustizia, lecchese, l'erede. Che la Lega fosse decisiva lo si sapeva: dopo i primi vagiti, lo è sempre stata, morta e risorta ormai una infinità di volte. Questa più di sempre e nella differenza con l'ultima (in Lombardia il raddoppio rispetto alle politiche del 2006, con il top del 34 per cento in provincia di Bergamo) si costruisce la domanda banale: come hanno fatto? che cosa ha convinto tanti elettori ad abbracciare un leader stanco e "malato" (come lo ha definito Berlusconi) che ai progetti politici preferisce i fucili? Evidentemente piace così: con il colpo in canna, che in qualsiasi paese normale espellerebbe dalla contesa politica chiunque lo minacciasse. Evidentemente è tanto il malessere che la Lega riesce nel suo modo a raccogliere e poi a esprimere. Evidentemente il voto di protesta, al Nord, è ancora ad altissima frequenza. Con un bersaglio: il governo Prodi e il futuro che s'immagina sulla scia di Prodi. La novità è che di quel voto non riesce ad impossessarsene Berlusconi, che manifesta il peso degli anni e del già visto. Meglio la Lega, miracolosamente interprete di quello che fu un tema fisso del Pci di Berlinguer: partito di lotta e di governo. Che la Lega abbia governato per cinque anni senza riuscire a cambiare un filo della storia italiana secondo la strada indicata da Bossi, pazienza: si dimentica. Nella grande querelle di Malpensa, s'è ad esempio dimenticato totalmente il governo leghista: a Palazzo Chigi e negli stessi palazzi di Alitalia alla Magliana (con il leghista Bonomi, prima presidente di Alitalia e poi della Sea, cioè di Malpensa). Il male e il malessere sono profondi: reali o immaginari, indotti, ispirati, come serve comunque alla propaganda. Significativo che uno dei capi leghisti, per indicare i due primi obiettivi, abbia messo in fila federalismo fiscale (che sta anche nel programma di Veltroni) e "fermare l'invasione". Da una parte le tasse (che il governo Prodi ha cercato di far pagare equamente a tutti: e nella cultura medio-basso imprenditoriale del Nord produttivo non c'è peggior delitto che far pagare le tasse) e la presunta "minaccia" degli immigrati, esprimendo così un'aspirazione di identità compatta, contro un'idea di pubblica amministrazione solidale in un paese unito e contro lo straniero che, nella versione del Carroccio, inquina il paesaggio, sporca, porta via il lavoro, secondo i più beceri luoghi comuni (di cui ampiamente fa uso un leghista doc come Borghezio, ex destra nerissima). La resistenza di quei manifesti che annunciarono la nascita della Lega (Roma ladrona, Lumbard tas - lombardo taci, eccetera eccetera) fino al recentissimo "indiani nelle riserve" (un capo indiano e la scritta: così finiremo noi se continuerà l'invasione degli stranieri) testimoniano la devastante incultura seminata dalla Lega: questo è il risultato dopo un ventennio, sulle ragioni si dovrebbe avviare una ricerca aperta sulla politica, sulla società, sull'influenza dei media, sulle responsabilità della politica, sui sistemi di potere costruiti (basterebbe pensare alla Lombardia di Formigoni). Come nel resto d'Italia, anche il Nord si presenta, a voti contati, radicalmente bipolare. Il secondo polo, quello rappresentato dal Pd, viste le condizioni e le aggravanti (torniamo alla vicenda di Malpensa, ma si potrebbe citare anche l'esempio nefasto dei rifiuti napoletani) ha compiuto una specie di miracolo. Nella semplificazione del quadro politico, potrebbe starci la consolazione: ma il bottino è magro, immiserito dall'ennesima riprova che Lombardia (persino Sesto S. Giovanni è "caduta") e Veneto sono roccaforti inespugnabili, che quella che si considera la regione più ricca e moderna d'Italia appaia completamente estranea all'idea di governo espressa dalla sinistra o dal centrosinistra. E lo sarà probabilmente ancora: l'Expo 2015, la cui attribuzione a Milano è stata letta come una vittoria del sindaco Moratti, avrà i suoi buoni effetti per la destra. La distribuzione di una inimmaginabile quantità di quattrini congelerà il consenso e allontanerà ancora più dalla politica. Anche il Nord, come il resto d'Italia, ha vissuto l'astensionismo. Ma la sensazione è che l'abbia pagato soprattutto la sinistra.

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Ha pesato il malcontento contro il governo Prodi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del SERGIO CHIAMPARINO"Il Carroccio ha intercettato l'umore molto più del Pdl. Il Pd? ha fatto un mezzo miracolo" "Ha pesato il malcontento contro il governo Prodi" di Luigina Venturelli / Milano "È inutile girarci intorno. Il boom elettorale della Lega è un giudizio negativo nei confronti del governo Prodi". La valutazione di Sergio Chiamparino è tagliente. Mentre il Carroccio spopola in tutto il Nord Italia, raddoppiando i consensi nelle sue roccaforti lombarde e venete, il sindaco di Torino parla, tutto sommato, da "un'isola felice". Nella sua Torino il partito di Umberto Bossi raccoglie percentuali contenute, di poco superiori al 6%. Il che, probabilmente, gli consente di mantenere il distacco necessario per andare dritto al cuore del problema. Sergio Chiamparino, si aspettava un simile risultato per la Lega Nord? "Il successo del Carroccio era nell'aria. Girando nelle province delle regioni settentrionali si sentiva che il treno di Umberto Bossi avrebbe trainato il Pdl più di quello di Silvio Berlusconi. E le previsioni si sono rivelate esatte: la Lega ha intercettato il malcontento diffuso che in altri momenti avrebbe intercettato Forza Italia". Quale malcontento? "È inutile girare intorno alla questione: il giudizio negativo nei confronti del governo Prodi. Non dimentichiamo che anche il Partito democratico è nato nella scorsa primavera come reazione alla batosta elettorale presa dal centrosinistra alle passate elezioni amministrative". Dunque, un voto di protesta contro l'esecutivo del centrosinistra? "I risultati della Lega nascono da lì, dal malcontento nei confronti di un governo che è caduto, dopo nemmeno due anni di vita, per colpe interne alla coalizione e non per qualche fattore esterno. L'unico risultato compiuto del governo Prodi è stato il risanamento dei conti pubblici, ma purtroppo è una cosa che ha effetti quantificabili e percepibili dagli elettori solo nel lungo periodo". Perché il voto, penalizzante nei confronti dell'uscente governo Prodi, ha premiato la Lega e non Forza Italia? "Perché Silvio Berlusconi è meno credibile rispetto al passato. Lo dimostra il voto nel Veneto, dove la Lega e Forza Italia sono ad una incollatura e si contendono il podio di primo partito nella regione. Gli elettori hanno espresso con il voto la loro voglia di cambiamento, intercettata dal Carroccio perché l'altro partner della coalizione del centrodestra ha perso la forza d'attrazione di un tempo". Quanto ha contato, invece, la crisi dell'Alitalia e la messa in mora dell'aeroporto di Malpensa? "Probabilmente ha avuto un certo impatto in Lombardia, nelle province di Milano e Varese, ma il malcontento ha radici più diffuse". E i voti leghisti assumono un rilievo nazionale. "Non a caso anche in Emilia Romagna, una regione che non ha mai manifestato particolari simpatie per il partito di Umberto Bossi e in cui il centrosinistra è forte, la Lega ha preso quasi l'8% dei voti". Così il futuro governo del Pdl nasce con la spada del Carroccio sulla testa. Quanto sarà condizionata l'azione dell'esecutivo Berlusconi ter? "Il ruolo della Lega Nord sarà comunque determinante, ma le strade che si aprono davanti al prossimo governo sono due: o il Carroccio si comporterà come le altre volte, urlando nelle piazze ma scendendo a compromessi di potere nelle stanze delle lobby romane, oppure i cittadini italiani dovranno vedersela con un governo dal baricentro radical-populista". In una simile prospettiva, quale fine farebbe la famosa questione settentrionale? "La questione settentrionale non è altro che la difficoltà della politica di dare risposte, al Nord come al Sud, alle realtà del Paese che sono più esposte alle dinamiche del mercato e della competizione globale. Una difficoltà che purtroppo dura da molto tempo". Il Paese richiede risposte urgenti. In un simile quadro politico, quale ruolo spetterà all'opposizione? Come dovrà agire il Partito democratico? "Intanto il Partito democratico ha fatto un mezzo miracolo, costruendo una forza politica con il 34% dei consensi a livello nazionale. Il Partito democratico è un fior di partito, non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Questa tornata elettorale rappresentava una battaglia difficilissima, abbiamo lanciato il cuore oltre l'ostacolo ed ora abbiamo una nuova base da cui ripartire". Verso le prossime tornate amministrative? In Lombardia si potrebbe votare già in autunno alle regionali per l'eventuale successore di Formigoni. "Il Partito democratico dovrà fare leva sulle realtà in cui è più radicato per risalire la china in tutto il Nord e gettare nuovi germogli. Parlo da un'isola felice, non a caso a Torino il Pd è andato ben oltre il 34% e la Lega Nord si è fermata al 6%".

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Si prega di demonizzare il demonio (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Si prega di demonizzare il demonio Marco Travaglio Tanto per cambiare, i veri sconfitti sono gli "esperti". Anzitutto i fattucchieri degli exit poll, che a questo punto non si capisce che li paghiamo a fare: forse anche Vanna Marchi è più attendibile di loro. E poi le mosche cocchiere dei grandi giornali che hanno speso fiumi d'inchiostro e riempito colonne di piombo per insegnare ai partiti che cosa si deve fare per vincere le elezioni e conquistare gli incerti. Gli incerti, cioè i grillini anticasta e i delusi dei grandi partiti, han fatto come sempre a modo loro. Alcuni sono rimasti a casa, ingrossando del 3 per cento le file del non voto (qualcuno dice che sono pochi: ma andatelo a raccontare a Piercasinando e a Tweed Berty, che il 3 per cento è poco). Altri si sono trascinati alle urne, votando per i due partiti più identitari, quelli che parlano chiaro, picchiano duro e si sa che cosa vogliono: la Lega Nord e l'Italia dei Valori. Gli esperti di nonsisachè avevano completamente ignorato Bossi e Di Pietro, considerandoli due incidenti della storia. Bossi parlava di fucili e Calderoli di cannoni, ma nessuno lo prendeva sul serio o dedicava editoriali alla nuova svolta secessionista del Carroccio, liquidandolo come folklore locale. Di Pietro predicava contro l'inciucio, per la libertà e il pluralismo dell'informazione soprattutto in tv, per la legalità e la tolleranza zero anche per i colletti bianchi, e veniva zittito come il solito giustizialista demonizzatore, lontano dai "veri problemi del paese" (che naturalmente sarebbero le "grandi riforme", da fare ovviamente "insieme", magari con un bel governissimo benedetto da Confindustria e Vaticano). Quei gran geni di Panebianco e Polito spiegavano addirittura a Veltroni che doveva scaricare l'Idv, magari per imbarcare qualche salma craxiana, ma soprattutto per non pregiudicare il Bene Supremo: cioè il "dialogo", la "legittimazione reciproca", le "riforme insieme". Ora che Bossi è decisivo per il Pdl e Di Pietro per il Pd, questi cosiddetti "esperti" cadranno dal pero e ci spiegheranno che le esigenze del Nord e i valori della legalità sono molto sentiti dalla gente. Oppure liquideranno il tutto come un "voto di protesta", trascurando la proposta. Che era molto chiara, netta e identitaria (fra l'altro, per quanto riguarda la Lega pigliatutto, leggermente inquietante). E la gente, soprattutto in tempo di crisi e di incertezze, sceglie le fisionomie ben definite. L'aveva scritto, purtroppo invano, Giovanni Sartori: le elezioni si vincono, da che mondo è mondo, attaccando l'avversario nei suoi punti deboli. O almeno nominandolo, ogni tanto. Solo così si mobilita l'elettorato e si svegliano i titubanti dal letargo. Che cosa voleva la Sinistra Arcobaleno dell'imbolsito Tweed Berty? Non s'è capito (a parte lo scriteriato appoggio alla fantomatica "cordata italiana" per Alitalia), e ha perso. Che cosa voleva Piercasinando, sempre lì in mezzo tra color che son sospesi? Non s'è capito, e ha perso. Che cosa voleva il Platinette Barbuto, che diceva no all'aborto, ma sì alla legge 194? Non s'è capito, ed è letteralmente scomparso. Non pervenuto. Checchè ne dicessero i tifosi del pareggio, i predicatori del dialogo, quelli convinti che "Berlusconi è cambiato", anzi "è stanco e forse lascia a Gianni Letta", che si apre "un nuovo ciclo" e che "la demonizzazione non paga", Silvio Berlusconi torna al potere per la terza volta infischiandosene del dialogo, restando sempre uguale a se stesso, e demonizzando gli avversari raccontando balle su balle, mentre gli avversari, che avrebbero potuto demonizzarlo dicendo semplicemente la verità, vi hanno rinunciato. Ecco, c'è almeno questo di buono: che nessuno, si spera, si azzarderà più ad attribuire le vittorie di Berlusconi ai "demonizzatori" che "fanno il suo gioco". In questa campagna elettorale, a parte l'Economist, il Financial Times, il Wall Street Journal, il New York Times, il Newsweek, lo Spiegel, Le Monde e altri organi del Comintern, l'unico demonizzatore è stato lui, che è riuscito persino a trasformare Uòlter in uno "Stalin mascherato" e dedito ai brogli (mentre i suoi brogliavano a più non posso). E ha vinto. Magari, ora che farà il suo terzo governo-regime a reti unificate (ha già annunciato che "Santoro continua a fare un uso criminoso della televisione pubblica" e qualcuno dovrà provvedere e qualcuno che provveda si troverà), varrebbe la pena di fargli l'opposizione e di demonizzarlo almeno un po'. Così, tanto per vedere l'effetto che fa. Uliwood party.

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Crisi Alitalia il voto avvicina il commissario Dopo l'affermazione del Pdl potrebbe ora saltare la trattativa con Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Crisi Alitalia il voto avvicina il commissario Dopo l'affermazione del Pdl potrebbe ora saltare la trattativa con Air France di Roberto Rossi/ Roma POLITICA E adesso, dopo l'affermazione del Popolo delle libertà, la partita Alitalia si complica ancora di più. La coalizione di Silvio Berlusconi potrebbe cambiare le carte in tavola. La trattativa con Air France, che è stata sempre bocciata dal leader del cen- trodestra, potrebbe ora definitivamente saltare. Dopo il tentativo del governo Prodi di riallacciare le fila, oggi l'incontro tra sindacati e azienda, appare sempre più probabile per la compagnia aerea, anche per la sua scarsa liquidità che a marzo era di 170 milioni di euro, l'ipotesi del commissariamento. "Sul futuro di Alitalia - ha detto ieri l'esponente del Pdl Maurizio Lupi - sarà presa una decisione nei prossimi giorni, tuttavia l'ipotesi di una acquisizione da parte di Air France-Klm non è accettabile". A Umberto Bossi, leader della Lega, ha aggiunto: "Adesso Malpensa ritorna in gioco". Il commissarimanto, oltre a problemi occupazionali, aprirebbe anche anche un altro fronte. "Se Alitalia, prima di andare in amministrazione controllata, non darà alla Iata garanzie adeguate e sufficienti, a partire da quelle finanziarie, dovrà uscire dal sistema internazionale e quindi chiudere" ha detto ieri Giovanni Bisignani, direttore generale e amministratore delegato della International Air Transport Association (Iata), l'organizzazione alla quale aderiscono tutte le principali compagnie aeree mondiali. La Iata, tra l'altro, ha inviato nei giorni scorsi una lettera proprio all'Alitalia e per conoscenza ai ministri Tommaso Padoa-Schioppa, Pier Luigi Bersani e Alessandro Bianchi chiedendo garanzie in caso di fallimento della società. Se tale ipotesi dovesse verificarsi l'Alitalia dovrà prevedere un "deposito di sicurezza" per coprire i rischi potenziali rispetto agli impegni Iata. Il portavoce della Iata Anthony Concil ha indicato che terrà conto delle posizioni dell'associazione internazionale nel momento in cui saranno prese le decisioni sul futuro della compagnia. Proprio ieri Bisignani si è incontrato a Bruxelles con il commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot. Tra gli argomenti trattati anche il caso alitalia. Il portavoce iata ha spiegato che l'associazione "è preoccupata per la situazione alitalia che segue costantemente: non abbiamo chiesto alcun nuovo requisito, abbiamo solo voluto informare la compagnia e i ministri interessati che se Alitalia dovesse fallire allora si renderanno necessarie delle garanzie". L'ammontare del deposito di sicurezza eventuale non è stato quantificato nella lettera, ma si tratta di una somma sufficiente "per fronteggiare i rischi finanziari potenziali" se l'Alitalia dovesse fallire, ha indicato il portavoce. Va anche ricordato, come ha fatto ieri il sindaco di Milano Letizia Moratti, che sulla compagnia pende anche una causa della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi (Malpensa e Linate), per 1,25 miliardi di euro. Intanto ieri il titolo del gruppo, scambiato in un'unica fase a Piazza Affari , ha terminato la seduta in progresso dell'11,11% a 0,5 euro. Alitalia venerd' aveva già fatto segnare un progresso del 12,5%.

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Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna di Natalia Lombardo / Roma SI DICE "COMMOSSO" per la vittoria, Silvio Berlusconi, convinto che governerà cinque anni con "una squadra di governo forte", e pronto a "lavorare con il Pd sulle riforme". Non vuole usare toni trionfalistici, piuttosto sceglie la linea del profilo istituziona- le, ben felice, però di aver essere "il vecchio che ha battuto quello che non era il nuovo". Però ha apprezzato la telefonata di Walter Veltroni che ne ha riconosciuto la vittoria e gli ha fatto "gli auguri di buon lavoro" mantenendo la disponibilità al dialogo. Così, dopo aver passato la giornata tra le ville di Arcore e Macherio, alle nove e mezza di sera il leader del Pdl si appalesa in una telefonata in diretta a "Porta a Porta": vuole mostrare la faccia (invisibile) da buono in un grande "abbraccio" mediatico agli italiani che l'hanno votato. E che hanno garantito al Pdl il 37,8% di voti al Senato (insieme a Lega e Mpa diventa i 47,2%), contro i 33,8 del Pd e il 4,3 dell'Idv. Nei dati ancora non definitivi alla Camera lo stacco fra partiti è di tre punti: Pdl 36,2% e il Pd al 33,6. Il vero "botto" l'ha fatto la Lega, col 9,2 e l'8,2 al Senato. "Sono commosso", dice Berlusconi a Porta a Porta, per "la grande responsabilità" di governo che sembra già pesargli, dal momento che "ci aspettano anni difficili", spiega, e intende affrontare per primi i problemi che ha cavalcato in campagna elettorale: i rifiuti e la crisi Alitalia. E davvero vuole riunire i primi consigli dei ministri a Napoli, dove "starò tre giorni a settimana" annuncia. Quanto al dialogo, il cavaliere apre le porte ai voti del Pd, più che altro fa capire che spera una convergenza loro su quelli del Pdl: "Noi siamo sempre stati aperti nei confronti dell'opposizione per lavorare assieme e ad accettare il loro voto, là dove i nostri provvedimenti anche loro li vedessero nell'interesse del paese". Atteggiamento che non vuole cambiare, annuncia. Poi promette di essere di manica larga, anche se le coperture non si sa bene dove siano: "Mai un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e diminuisca la libertà dei cittadini", dice in tv, elargendo a parole vari aiuti alle famiglie. E accoglierà "l'invito di Olmert" in Israele. Ma di dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione non se ne parla: "L'opposizione ha già il presidente della Repubblica, non basta?", sentenzia Renato Brunetta: la Camera per Fini e il SEnato per Schifani o Pisanu, di FI. Anche la telefonata di Silvio è bipartisan (e ben studiata), prima la Rai poi Mediaset, allo speciale del Tg5 col direttore Mimun condotto da Mentana che ironizza: "la dittatura Mentana l'ha già provata...". Qui il leader del Pdl ha ammesso che "questa maggioranza in Senato ci tranquillizza", anche se, "me l'aspettavo, era quello che prevedevano i miei sondaggi. Come si è visto questa legge elettorale non è sbagliata". E non perde occasione per tornare all'ossessione brogli: "Questo risultato è la prova che le elezioni del 2006 non sono state regolari". La previsione in effetti era giusta, se il dato si conferma almeno sui 20 senatori in più. E prevede di azzerare il lavoro di Prodi: riforma della giustizia,"applicazione della riforma della scuola e modernizzazione della sanità". Low profile e niente fuochi d'artificio, ma nelle varie telefonate avute con i fedelissimi di Forza Italia, il cavaliere si è lasciato andare alla: "Visto? E io sarei stato il vecchio? Ecco chi è il vero nuovo, non quello che si presentava così", è il berlusconi-pensiero. L'altra immagine che vuole dare è quella della "concretezza", da contrapporre a "chi concreto non è". Per tutta la giornata Berlusconi non ha parlato. L'ha passata a Villa San Martino a Arcore, poi un salto nella residenza dove vive Veronica con i figli a Macherio. E ritorno ad Arcore in serata, a cena con Fedele Confalonieri (si parlava anche di Gianni Letta ma da Roma smentivano). Li raggiunge in serata Umberto Bossi, "l'amico fraterno", per festeggiare l'en plain grazie al boom della Lega. Che ora chiederà il conto (i forzisti minimizano, An già mugugna). Nel pomeriggio telefona Gianfranco Fini, che seguiva i risultati nelle sede d An a Via della Scrofa: i due si sarebbero comunicati "profonda soddisfazione". I forzisti che vagolano nel quartier generale del Pdl all'Eur in attesa dei dati se la prendono con gli exit poll che per un po' hanno fatto sperare il Pd di una rimonta. Nelle sale dell'Auditorium della Tecnica, sede di Confindustria, il clima si va sollevando con il passare delle ore, ma l'entusiasmo è mantenuto in sordina. A Casini Silvio ha già aperto l'ovile. Con Fini e Bossi "tutti d'accordo", assicura il leader del Pdl: la squadra di governo ce l'ha in testa e sarà pronta rapidamente. E a caldo ieri notte (da varie adio e tv) rivela alcuni nomi: Frattini agli Esteri, Gianfranco Fini alla presidenza della Camera. ("me lo aveva detto in privato, ne parleremo con An e con Bossi"), ma potrebbe ambire anche all'Interno. E Gianni Letta come uno dei vicepremier (l'altro è Bossi?). Già annunciati Giulio Tremonti all'Economia, Lucio Stanca all'Innovazione e, fra le quattro donne in ministeri leggeri, Stefania Prestigiacomo alle Pari Opportunità (uno dei 3 senza portafoglio); l'avvocato Giulia Bongiorno per An alla Giustizia, a Mara Carfagna a un ministero "sociale", un'altra l'ha richiesta Bossi per la fidata Rosy Mauro, magari proprio alle Riforme. Uno dei due posti riservati alla Lega: forse con Calderoli e con Maroni ancora al Welfare. Alla Difesa potrebbe tornare il forzista Martino, ma già batte il passo La Russa: An chiede le Infrastrutture per Matteoli, a cui però piacerebbe tornare all'Ambiente. Formigoniè in pista all'Istruzione o alla Sanità, Bonaiuti sfilerebbe a Bondi i Beni Culturali. Alla Brambilla una sottopoltrona?.

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"l'alitalia e i sindacati non si scordino di sea" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

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Pagina X - Milano Appello della Moratti "L'Alitalia e i sindacati non si scordino di Sea" "Alitalia liberi in fretta gli spazi a Malpensa in modo da poter essere sostituita con altri vettori". Lo chiede Letizia Moratti alla vigilia dell'incontro tra i vertici della compagnia e i sindacati. "Mi auguro - dice il sindaco - che siano tenuti in debito conto i lavoratori di Sea, quindi di Malpensa e di Linate. Sono migliaia, e Malpensa, Linate, Sea in generale hanno creato ricchezza per il territorio". Quanto alla richiesta di risarcimento rivolta ad Alitalia, Moratti al Tg3 ha precisato che "la causa è un atto dovuto" dopo che nonostante "precisi accordi Alitalia ha poi deciso di abbandonare in maniera repentina l'aeroporto".

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Un milione e mezzo di elettori in meno Ha votato l'80,5% degli italiani. Amato: Con l'election day risparmiati centinaia di milioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Un milione e mezzo di elettori in meno Ha votato l'80,5% degli italiani. Amato: "Con l'election day risparmiati centinaia di milioni" di Marco Bucciantini / Roma VOTO E RIFIUTI Mancano un milione e mezzo di elettori: nel 2006 c'erano. In questi due giorni di primavera hanno disertato le urne. Fino al tardo pomeriggio di ieri sembrava possibile sbriciolare un baluardo: scendere sotto l'80% di affluenza per le elezioni politiche. Non era mai accaduto, in Italia. Non è successo neanche questa volta, alla fine si è salvato il "primato" per un soffio: 80,5% al Senato, un soffio meno alla camera (80,46%). Decisamente molto meno a Savignano Irpino, comune scelto dal piano che intende ridimensionare l'emergenza rifiuti in Campania per allocare una discarica: qui, si è fatto vivo ai seggi appena il 18,1% dei 1.200 avellinesi aventi diritto. Nel 2006 furono il 67%. Terzigno, Acerra, Arcangelo Trimonte (altri siti che dovranno ospitare i rifiuti) hanno confermato questa forma di protesta, seppur con cifre più contenute. Si temeva sull'affluenza l'impatto dell'antipolitica e dell'emergenza "monnezza". Si capisce quando - attorno alle 17 - il ministro dell'Interno Giuliano Amato si presenta ai giornalisti per divulgare i dati ufficiali: al suo fianco c'è il prefetto Gianni De Gennaro, il poliziotto scelto per rimediare ai guai campani. Un riassunto soddisfatto dei due giorni di voto: "Tutto ha funzionato bene, la macchina ha viaggiato senza intoppi. Qualche coda ai seggi, ma nessun momento imbarazzante né fastidi particolari". E i dati stavano affluendo rapidamente rispetto alle abitudini. "Dai seggi ai comuni, dai comuni alle prefetture e da lì a noi". L'ultima battuta del titolare del Viminale è sull'election day, unificazione del voto politico e amministrativo che ha permesso "di risparmiare diverse centinaia di milioni. Denaro che potrà essere speso in maniera più utile". Se i dati sull'astensione sono meno allarmanti delle previsioni, e confermano l'appuntamento elettorale italiano come il più frequentato fra quelli dei Paesi occidentali, si deve proprio all'unificazione dei voti. È evidente nella "conta" per le elezioni provinciali, dove ha votato infatti il 74,4% degli aventi diritto (contro il 64,2% della tornata precedente) e per le elezioni comunali, dove il dato s'impenna all'80%, contro il 76,7% del 2003. In più, il voto per eleggere il governatore della Regione Sicilia: anche questo, alla fine, ha portato i cittadini ai seggi. Quindi, ci sono voti in meno rispetto al 2006. Per Andrea Romano, politologo, mancano a sinistra, fra il Pd e la Sinistra Arcobaleno: "Non tutti gli indecisi si sono - alla fine - decisi. Si può dire che la novità del partito democratico non ha arginato del tutto questa tendenza, questa delusione di chi aveva sperato nell'Unione. Fra gli astenuti credo ci sia soprattutto gente di Sinistra, e questo spiega anche la débacle di Bertinotti". Un calo dei votanti è sempre una campana che suona, però erano in molti - fra i sondaggisti - a temere una fuga più nutrita dalle urne. "La campagna è meno polarizzata rispetto al "referendum" del 2006, o di qui o di là, o Prodi o Berlusconi. Allora i partiti minori, fuori dalle coalizioni, riuscirono a prendere appena lo 0,5% dei voti. Questa volta c'era più dispersione, anche se il grosso ha votato i partiti maggiori. E soffiava forte il vento dell'antipolitica", spiega Fabrizio Masia, direttore di Nexus, istituto di ricerca e sondaggi. Antipolitica che doveva gonfiarsi e che invece al professore Giovanni Sartori "pare uscire come grande sconfitta da queste elezioni. Per fortuna, Grillo non ha fatto presa". L'astensione massiccia invocata dal comico-oratore genovese "non c'è stata. E comunque, su questi numeri, non la trovo rilevante. Ci sarà tempo per capire i flussi che hanno portato questi dati, ma l'Italia resta un Paese con l'affluenza molto alta". C'è chi incanala nel voto verso la Lega e Di Pietro questa forza antipolitica che alla fine è andata a votare. "Macché - fa Sartori - la Lega fa politica. Tutta sua, promettendo uno Stato Federale. Richiesta politicissima, non antipolitica, e che adesso - forte del risultato - sarà sempre più avanzata. E poi ha incassato molto dalla capacità di essersi elevati a paladini di Malpensa nella vicenda Alitalia". E se Bossi intercetta consenso difendendo un aeroporto, Di Pietro trova i voti "di quell'antipolitica - ricorda Romano - che nelle piazze di Grillo chiedeva con insistenza la centralità della questione morale".

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La iata avverte alitalia "garanzie o dovrà chiudere" - lucio cillis elsa vinci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia L'inchiesta La Iata avverte Alitalia "Garanzie o dovrà chiudere" Il titolo vola in Borsa. Baldassarre indagato Oggi il nuovo vertice tra la compagnia di bandiera e i sindacati LUCIO CILLIS ELSA VINCI ROMA - Alitalia dovrà fornire alla Iata garanzie adeguate sulla continuità operativa. "Altrimenti - ha detto ieri Giovanni Bisignani, numero uno dell'organizzazione che riunisce le compagnie aeree mondiali - dovrà uscire dal sistema internazionale e quindi chiudere". Il timore è quello che il vettore non riesca a far fronte ai propri impegni con i passeggeri, un allarme che la Iata lanciò già nel caso del fallimento della brasiliana Varig. Per questo l'organizzazione ha inviato una lettera al governo italiano chiedendo "precise garanzie", in caso di fallimento. Recentemente Bisignani si era dichiarato favorevole alla trattativa in esclusiva con Air France-Klm, che considera una "buona soluzione" per la compagnia italiana. Oggi i vertici Alitalia incontreranno i sindacati proprio per fare il punto su risorse finanziarie e possibili nuove trattative con i francesi. Novità, invece, sul fronte giudiziario della vicenda Alitalia: l'ex presidente della Corte Costituzionale e della Rai, Antonio Baldassarre, è finito sul registro degli indagati. "Un atto dovuto" dopo l'apertura dell'inchiesta sulla cordata da lui rappresentata e sostenuta da Giancarlo Elia Valori, che entrò in lizza per l'acquisizione di Alitalia nell'agosto scorso. L'ipotesi di reato è aggiotaggio informativo. La cordata Baldassarre - che includeva, tra gli altri, Engineering, il fondo Mivtach Shamir di Tel Aviv e la Safna - venne ammessa a partecipare con riserva alla prima fase della trattativa dal cda di Alitalia. Ma nel novembre scorso il cda della Magliana comunicò di essere "nell'impossibilità di eseguire le valutazioni dei requisiti necessari per partecipare al progetto, in merito alla presenza, sul consorzio in via di formazione rappresentato da Baldassarre". A dicembre la cordata venne definitivamente esclusa dalla corsa. L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi, è affidata ai pm Stefano Pesci, Francesca Loi, Gustavo De Marinis, magistrati che indagano anche per aggiotaggio e turbativa d'asta sulla misteriosa offerta lanciata lo scorso dicembre dai fondi americani Evergreen e Thl. Per quest'altra vicenda, ci sono tre indagati. L'indagine punta ai retroscena che, il 13 dicembre 2007, accompagnarono la consegna all'allora presidente di Alitalia, Maurizio Prato, della lettera in cui la cordata statunitense manifestava interesse ad acquistare il 49,9% della compagnia, facendo intendere che all'operazione avrebbe preso parte anche la Singapore Airlines. La compagnia asiatica si affrettò a smentire, fatto ribadito davanti ai magistrati dal vice presidente Stephen Forshaw, sentito come testimone pochi giorni fa. Ai due fascicoli, nei giorni scorsi, ne è stato affiancato un terzo per monitorare le oscillazioni del titolo nelle ultime fasi della trattativa con Air France-Klm. La guardia di Finanza è stata incaricata di individuare gli acquirenti del pacchetto di azioni pari a circa l'1,4% di Air France detenuto da Alitalia che è stato ceduto per 79 milioni di euro al fine di fare cassa.

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Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il pd - paolo berizzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il Pd Avviso al Cavaliere: "Il governo non si fa con una telefonata" La Lega Raddoppiati i consensi rispetto alle elezioni del 2006: "Come nel '96" PAOLO BERIZZI MILANO - Alle otto della sera, quando è ormai chiaro che la Lega ha fatto il botto e che i popoli del Nord - futuri ministri leghisti compresi - non vivranno affatto nelle riserve come l'indiano Sioux dei manifesti elettorali, Umberto Bossi taglia la folla di giornalisti nella sala conferenze di via Bellerio e, sollevando il pugno, grida "Padania libera!". Poi prende posto dietro il tavolo, al centro, tra Maroni e Calderoli. "La prima cosa che faremo è il federalismo fiscale", annuncia, "perché i nostri sindaci sono stanchi di andare a elemosinare soldi a Roma". è euforico, molto carico, il Senatùr. Si gode il "pieno" della Lega, si fa riprendere dalle telecamere assieme ai "colonnelli", all'immancabile sindacalista padana Rosy Mauro, a un gongolante Mario Borghezio. "La gente ci vuole bene, vuole che la Lega cambi il paese - dice Bossi - Per questo partiremo dalla volontà popolare, faremo le riforme che chiede il popolo". Quando gli chiedono chi ha fatto la differenza tra Pd e Pdl, accompagna la palla in rete: "Noi, ovviamente, perché chi è alleato con la Lega vince". Il clima che si respira nella sede del Carroccio è quello degli anni belli: sembra di essere tornati al '96, quando i lumbard incassarono il 10,1 per cento, o al 2001 quando la percentuale salì addirittura fino al 10,4. Il raddoppio della Lega - il dato provvisorio gli attribuisce il 9,34% dei consensi alla Camera e l'8,34% al Senato contro, rispettivamente, il 4,6% e il 4,5% delle elezioni del 2006 - il segretario federale lo legge così: "E' un voto di proposta, non di protesta. I cittadini stavano perdendo la pazienza - spiega - Ma questa volta la forza per fare le riforme noi l'abbiamo. Anche senza il Pd - aggiunge - Il dialogo? Dipende da loro. Ce ne accorgeremo subito di quali sono le loro intenzioni. Quando andremo in commissione. L'ultima volta mandarono un battaglione di costituzionalisti all'unico scopo di bloccare tutto, perché loro non vogliono cambiare niente". Giacca grigio chiaro, camicia verde acqua, fazzoletto verde nel taschino, Bossi era arrivato in via Bellerio alle 15.30, molto in anticipo rispetto alle ultime elezioni e anche alle sue abitudini. "Andrà benone, sono sicuro", ha subito confidato ai suoi i collaboratori coi quali si è chiuso nell'ufficio in attesa delle prime proiezioni. Tra sigari e telefonate, incollato alle dirette tv, il senatùr ha voluto aspettare che il risultato prendesse forma prima di rilasciare dichiarazioni. Ma che le cose si stavano mettendo al meglio lo si era intuito già dopo le 17. "La Lega ha raddoppiato i suoi voti in tutto il Nord" - annunciava alle 18 il consigliere comunale milanese Matteo Salvini. Uno via l'altro si presentavano l'europarlamentare Borghezio, i colonnelli Maroni, Calderoli e Castelli, e infine, due minuti dopo le 20, lui, Umberto Bossi. "Mi aspettavo questo risultato", dice parlando di un "destropopolare" per indicare il pugno sferrato agli avversari. E su Veltroni: "Non puoi mandare il sindaco di Roma al nord a prendere i voti, non gli è bastato pitturare di verde il pullman". Con Berlusconi si sono già parlati: "Gli ho telefonato, era contentissimo". Ma in serata, dopo che a Porta a Porta il leader del Pdl aveva detto "ho già in testa il governo da fare, con Fini e Bossi siamo d'accordo", il segretario leghista collegato con la trasmissione di Vespa ha rilanciato: "Sul governo si tratta di capirci bene, bisogna mettersi lì a ragionare, non basta una telefonatina". Mentre nel quartier generale leghista esplodeva la festa, il designato ministro per le riforme sottolineava un "punto importante": "Siamo il nuovo partito dei lavoratori, ci hanno dato fiducia perché non ne potevano più di vogare a sinistra". Un rapido passaggio su Malpensa, che, va detto, è stato uno dei temi forti della campagna elettorale del Carroccio: "Alitalia rimarrà finché non si troverà un vettore alternativo a Air France". Poi la maratona televisiva. Fino alle 22.30, quando, applaudito da un centinaio di militanti, Bossi si è infilato nella Volvo. "Vado da Berlusconi a festeggiare. Faccio un brindisi e poi vado a dormire".

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Premiata la battaglia protezionista (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Premiata la battaglia protezionista Lombardia, la Lega trionfa grazie agli operai Oltre l'8 per cento nel dato nazionale ma a impressionare è quello locale: oltre il 20 per cento in Lombardia e Veneto, oltre il 10 in Piemonte e a quasi il 7,5 per cento nella rossa Emilia-Romagna. La cavalcata della Lega Nord nella cosiddetta Padania è stata oggettivamente trionfale. Merito di una campagna estremizzata sul tema della sicurezza, della lotta senza quartiere all'immigrazione clandestina e alla criminalità, intransigenza sulla questione dei campi nomadi e, dulcis in fundo, la difesa a oltranza di Malpensa con timing che ha costretto anche Silvio Berlusconi a rincorrere lanciando nello stagno della campagna elettorale il sasso della cordata italiana per Alitalia. Ma se in Veneto il dato della Lega Nord non rappresenta altro che un segnale ciclico (il saliscendi è classico nel ricco Nord-Est, passato dal plebiscitarismo per il Carroccio al berlusconismo dopo la svolta pro-Milosevic di Bossi e ora rientrato alla base in nome della legalità e della tolleranza zero dopo i molti casi di cronaca nera che hanno visto protagonisti extracomunitari), quelli di Piemonte e Lombardia sono lo specchio di un mutamento più recente e radicato. Nell'area subalpina, infatti, la Lega Nord ha sempre sopravvissuto più che vissuto grazie al carisma folkloristico ed estremista di Mario Borghezio, fagocitando di tornata in tornata candidati, segretari nazionali, quadri e dirigenti: il Piemonte non reagiva alle sirene del federalismo spinto e della secessione, forse per un retroterra sabaudo, forse per una deindustrializzazione - leggi Fiat - che il Cavaliere aveva saputo meglio interpretare rispetto al Carroccio. Qualcosa è cambiato. Il Pdl tiene ma la Lega Nord non è più figlia di un dio politicamente minore, forte dell'instabilità istituzionale, delle battaglie di retroguardia come quelle sulla Tav e sul timore per l'immigrazione fuori controllo in aree come quella del Canavese. La Lombardia, poi, merita un'analisi ulteriore anche se la categoria politologica da scomodare è la stessa utilizzata nella seconda metà degli anni Novanta da Antonio Panzeri, riformista e allora segretario della Camera del Lavoro di Milano: la staffetta rosso-verde. Ovvero, l'operaio con tessera Cgil, soprattutto tra i metalmeccanici, nel segreto dell'urna sceglie il Carroccio e le sue battaglie protezionistiche in economia ma favorevoli alla contrattazione regionale - quando non aziendale - e alle gabbie salariali in fatto di lavoro. Ricette antiche e quasi certamente non in grado di reggere l'urto della globalizzazione ma che suonano come una rivalsa verso quel proletariato che in Lombardia non è più rappresentato dall'operaio o dal muratore ma dall'impiegato, dal terziario: la proletarizzazione del ceto medio è stato un processo strisciante che la sinistra non ha saputo né cogliere né interpretare. E oggi paga il prezzo, anche a Milano. È innegabile infatti che a soffrire maggiormente per la mancanza di sicurezza sono le fasce deboli, quelle costrette a vivere non solo in periferia o nelle case popolari dell'Aler ma anche in quartieri semi-centrali che comunque vedono la criminalità e l'instabilità fare paura. Inoltre a Milano la Lega Nord è stata l'unica forza a fare una battaglia chiara e netta contro la Chinatown di via Paolo Sarpi, zona centro, trasformata negli anni in un suk a cielo aperto 24 ore su 24. Sono in molti a parlare di un voto di protesta netto anche da parte di elettori di sinistra ma anche di un forte spostamento da An e da parte di quell'elettorato che Daniela Santanché voleva intercettare con la sua lista. Ma anche nel centrodestra milanese e lombardo la vittoria leghista non lascia tranquilli. "Il successo della Lega Nord a Milano è un segnale anche per il sindaco Letizia Moratti. La Lega a Milano torna alla doppia cifra dopo 10 anni e questo è un segnale chiaro: i milanesi non vogliono i campi Rom, delinquenza e insicurezza", ha dichiarato a caldo il segretario cittadino del Carroccio, Matteo Salvini. Cui ha fatto eco dal Pirellone l'assessore al Territorio, Davide Boni, secondo cui "con un consenso del 20 per cento in Lombardia adesso sarà difficile non chiedere la presidenza della Regione". Più che di golden share si può quindi parlare di una poison pill, volendo utilizzare una metafora finanziaria: il Carroccio, grazie anche agli errori altrui, ha davvero compiuto il suo capolavoro. Che ora toccherà a tutti rimirare. 15/04/2008.

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<Il Pd ha pagato i tradimenti sui temi del Nord> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'ex sindaco Formentini "Il Pd ha pagato i tradimenti sui temi del Nord" Marco Formentini, sente aria di '93? "Beh, nel '93 la Lega prese al primo turno il 40 per cento dei voti. Ma un'affinità sicuramente c'è". Quale? "La presa di coscienza della popolazione che gli interessi del Nord sono stati calpestati". A che si riferisce? "L'episodio di Malpensa è stato gravissimo. Salvare Alitalia sacrificando Malpensa. è un prezzo troppo elevato e c'è stata una rivolta popolare". Però su tanti temi cari alla Lega, come la sicurezza e l'immigrazione, il Pd di Veltroni si è mosso con determinazione. Perché il voto ha premiato la Lega e non il Pd? "C'è stato il tentativo di Veltroni di rispondere a questi bisogni, ma i fatti prevalgono sulle parole e quando il governo ha aiutato Air France contro Malpensa c'è stata la prova provata che si parlava bene e si razzolava male. E le persone hanno capito". Un po' di nostalgia di quel '93? "Assolutamente sì, il '93 è stato un momento grandioso che non rinnego. Sono stato il protosindaco della Libertà, da soli battemmo la sinistra". Che pericolo si trova di fronte la Lega? "Deve essere ferma nel rivendicare le esigenze del Nord. Dopo che ha investito per anni sul federalismo, ora è il momento del raccolto". Marco Formentini M.Gian.

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Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE ELEZIONI 2008 Il centrodestra vince Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi Trionfano le liste per il Cavaliere presidente. "Premiato il buon governo" La nuova tappa per il Pdl e la Lega è la conquista della Provincia di Milano la prossima primavera Sempre più roccaforte. Milano rimane saldamente in mano al centrodestra e, mentre la Lega pensa alla presidenza della Regione, il Pdl guarda con maggiore fiducia al prossimo traguardo: la conquista della Provincia. I numeri di questo successo dicono, fin dalle prime proiezioni, che Lega e Pdl a Milano rappresentano all'incirca la metà dei milanesi. Rispetto alle politiche del 2006, il nuovo partito di Berlusconi passa, alla Camera, dal 41 al 37 per cento dei consensi e la Lega fa il balzo in avanti: dal 5,2 al 12 e rotti. "Un risultato che premia il buon governo di Milano e della Lombardia - commenta la coordinatrice regionale di Forza Italia, onorevole Mariastella Gelmini - e che dimostra ancora una volta il fiuto politico di Berlusconi". Incalza il coordinatore cittadino, onorevole Luigi Casero, che offre un'altra chiave di lettura del voto: "La Lombardia è sempre più del centrodestra. Veltroni e il centrosinistra hanno dimostrato che non sanno capire la Lombardia e i lombardi. La questione settentrionale, come ci ha chiaramente mostrato il caso Alitalia-Malpensa, non fa per loro". Certo il risultato della Lega, che ha conquistato anche una minima parte dell'elettorato berlusconian-finiano, potrebbe creare qualche problema. Non a caso, un minuto dopo le prime proiezioni, il capogruppo leghista Davide Boni rilancia l'ipoteca sulla presidenza della Regione e il capogruppo in Comune Matteo Salvini batte cassa con il sindaco Moratti. La Gelmini minimizza: "Alcune uscite sono sopra le righe. Noi parliamo con Bossi, Giorgetti e Maroni e siamo sicuri che la Lega sarà una forza leale come è stata finora". Ha qualche dubbio il vicesindaco Riccardo De Corato, che segue i risultati, in mezzo a bandiere e brindisi, dal maxi schermo nella sede del Pdl point di corso Vittorio Emanuele: "La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa voti. è chiaro che il buonismo del centrosinistra qui materializza il suo fallimento: la gente ci chiede risposte chiare sulla sicurezza ed è una partita che non va lasciata soltanto nelle mani della Lega ma che sarà portata avanti dal Pdl con la Lega". Di fatto, i prossimi passaggi sono già segnati. Il presidente Roberto Formigoni, che deve decidere se proseguire il suo impegno politico a Roma, ancora tergiversa: "Chi farà che cosa lo vedremo nei prossimi giorni, non c'è fretta". E, nel frattempo, volta oltre i cieli lombardi precisando che "Silvio Berlusconi è consapevole delle difficoltà che il Paese attraversa ma il nostro Governo sarà capace di affrontare queste difficoltà e di dare una risposta a questi bisogni e all'eredità pesante che il Governo Prodi ci lascia". Di certo, se non ci saranno le dimissioni (con conseguente chiamata autunnale alle urne) di Formigoni, andranno sostituiti i tre assessori in giunta che sono stati eletti a Roma (Massimo Corsaro, Viviana Beccalossi e Giancarlo Abelli). Altra tappa è quella delle provinciali della prossima primavera. "I dati di queste politiche - anticipa l'onorevole Maurizio Lupi, vice-coordinatore cittadino di Fi - rilanciano la nostra candidatura per il Governo della Provincia. Non credo, come pensano in troppi nel centrosinistra, che quella di Penati sarà una passeggiata. E se ne renderanno conto ancora meglio quando sarà terminato lo scrutinio delle amministrative ". Il resto, è la festa. I leader del Pdl che non sono corsi a Roma trascorrono pomeriggio e notte nella sede del Pdl Point di corso Vittorio Emanuele, dove si stappano bottiglie, dopo le prime proiezioni e si ulula, seguendo la tivù, quando vengono intervistati i leader dello schieramento avversario. Così, Corsaro plaude alla "svolta storica del primo Parlamento dal dopoguerra senza comunisti ". E mentre nel pubblico si ripete che "vinciamo perché sappiamo governare, infatti in Campania Bassolino perde", il capogruppo azzurro di Palazzo Marino, Giulio Gallera, mette le mani avanti: "La Lega è andata bene. Ma escludo categoricamente che, nel caso di un rimpasto, possa aumentare il suo peso in giunta". Meglio dirlo prima. Elisabetta Soglio Leali Noi del Pdl siamo sicuri che la Lega sarà una forza leale come è stata finora Acchiappa voti De Corato: "La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa voti" La festa Al Pdl point di corso Vittorio Emanuele è festa per la vittoria alle elezioni del Popolo della Libertà. Un milanese su due ha votato per Silvio Berlusconi.

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Moratti non commenta il voto E si dedica a Expo e Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Palazzo Marino Moratti non commenta il voto E si dedica a Expo e Malpensa Nel giorno della vittoria dello schieramento "amico", Letizia Moratti sceglie il profilo basso. Nessun commento è trapelato ieri da Palazzo Marino sull'esito del voto che ha premiato il Pdl, ma soprattutto la Lega Nord, uno degli alleati più "riottosi" della sua maggioranza. Eppure era stata proprio lei, non più tardi di dieci giorni fa, a salire sul palco del comizio del Popolo della Libertà chiedendo un voto per un nuovo governo che "creda nella sicurezza". Quella di ieri è stata invece una normalissima giornata di lavoro trascorsa a Palazzo Marino tra incontri e riunioni, raccontano i suoi collaboratori. Il suo dovere di cittadino, Letizia Moratti, l'aveva d'altra parte fatto nella serata di domenica depositando la scheda elettorale nell'urna del seggio di via della Spiga. Pancia a terra al lavoro per l'Expo, l'indicazione che il sindaco vuol far trapelare nelle ultime ore. E anche l'agenda odierna dimostra che in questo momento non è il quadro politico a essere in cima ai suoi pensieri. In mattinata incontrerà qualche assessore per fare il punto su alcuni progetti della Milano che verrà: Città del gusto, Parco scientifico della Bovisa. Non solo. Nella testa della Moratti in queste ore ci sono altre due grandi questioni: Alitalia ("la causa di Sea è un atto dovuto", ha detto ieri ai microfoni del Tg regionale) e il Salone del Mobile. Che aprirà domani e che desta più di una preoccupazione sul fronte traffico. Letizia Moratti A.Sen.

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Trionfa Berlusconi, boom della Lega (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE I risultati Il Popolo della Libertà al 38 per cento, Bossi oltre l'8. L'Udc supera il 5. Il Pd è a quota 33%, Di Pietro al 4,3 Gli scenari Il leader pdl: "Subito Alitalia e rifiuti". E apre all'opposizione: "Siamo pronti a lavorare insieme sulle riforme" Trionfa Berlusconi, boom della Lega Maggioranza netta: 30 seggi in più al Senato, 100 alla Camera Il Cavaliere: anni difficili. Veltroni: complimenti, ma siete divisi ROMA - Vittoria netta di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà alle elezioni politiche sia alla Camera, sia al Senato. E grande affermazione della Lega Nord, che al Pdl è collegata e sfonda in tutto il Nord. La rimonta di Walter Veltroni e del Pd non è riuscita: si sono fermati al 33% dei consensi. "Risolverò da subito il problema dei rifiuti in Campania e di Alitalia - ha detto il leader del Pdl -. Abbiamo davanti anni difficili, siamo pronti a lavorare con l'opposizione sulle riforme ". Veltroni fa i complimenti all'avversario. DA PAGINA 2 A PAGINA 27.

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<Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE "Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd" Il Cavaliere: sono commosso. Ho gradito gli auguri di Veltroni "Il successo dimostra che il voto 2006 era irregolare. Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica", è concetto che fa capolino per tutto il pomeriggio nella mente di Silvio Berlusconi. Insieme alla commozione, esplicitata nel primo comunicato: "Abbraccio e ringrazio di cuore tutti gli italiani". Il premier in pectore ha trascorso ad Arcore la sua giornata. Chi è stato con lui lo ha trovato felice e soddisfatto, ma con misura: "Moderato anche nella felicità", dirà in serata Paolo Bonaiuti. E anche un tantino spensierato, visto che per un'ora fa perdere le sue tracce e va a visitare una villa che sarà sede di quell'università del pensiero liberale che da due anni è uno dei suoi pallini. A Rai1 e Canale 5 Berlusconi parla all'ora di cena. Si dice "pronto ad accettare voti dell'opposizione sulle riforme". Consapevole "della grande responsabilità e che ci attendono 5 anni difficili, che però serviranno per ammodernare il Paese, per riprendere un percorso interrotto". Aggiunge che nessuno gli toglierà dalla mente che "il voto del 2006 era irregolare". Di avere già "in testa la squadra di governo ". Che lavorerà da subito su Alitalia e sull'emergenza rifiuti in Campania. Il primo viaggio all'estero, conferma, sarà in Israele. A casa con i suoi ospiti, durante la giornata, Berlusconi parla un po' di tutto. Dell'affermazione di Di Pietro, il simbolo del suo orrore durante tutta la campagna elettorale: "Come si fa a dargli tanti voti, non capisco". Della Lega, del grande risultato del partito di Bossi: "Sono molto contento che il mio alleato più fedele sia stato così gratificato, è sempre stato anche la mia forza, oggi più che mai". Sull'esclusione della sinistra dal Parlamento invece anche qualche rammarico, frutto di una preoccupazione: "Governare con una protesta di piazza amplificata dall'assenza di rappresentanza". Ringrazia Walter Veltroni, che lo chiama nel pomeriggio per riconoscere la sconfitta e fargli gli auguri di buon lavoro, gesto apprezzato dal Cavaliere. Si sente a telefono con Gianfranco Fini, con cui da domani dovrà trovare un percorso definito per il nuovo partito. Con Umberto Bossi, al quale farà forse qualche concessione in più nell'esecutivo. In serata è con gli amici più cari, i collaboratori di sempre, quel pezzo di mondo che gli era vicino anche al momento della discesa in campo. A cena ad Arcore ci sono Fedele Confalonieri, la figlia Marina e il suo compagno, l'imprenditore Tarek Ben Ammar, il capo di Mediolanum Ennio Doris, l'avvocato e amico Nicolò Ghedini, il direttore del Tg4 Emilio Fede, l'ad del Milan Adriano Galliani, l'amministratore delegato di Publitalia Giuliano Adreani, il consulente Bruno Ermolli, che segue da alcune settimane la vicenda Alitalia per il Cavaliere, il professore Alberto Zangrillo, suo medico personale, Sandro Bondi e numerose altre persone. Parla anche del leader del partito democratico: "Ha fallito - più o meno il concetto - ma non poteva essere diversamente. Il nostro risultato dimostra anche che il malcontento era gigantesco. Eppure ha avuto il merito di aver semplificato la vita politica italiana, in senso bipolare ". Davanti Villa San Martino, ad Arcore, un carosello di auto fa festa sino a notte fonda. Senato dati parziali 47,3 (FI-An-Lega) 40,9 Marco Galluzzo GUARDA I commenti di Berlusconi www.corriere.it 2006.

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Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Intervista a Cossiga "Avrà contro sindacati, poteri forti e giudici. E Veltroni dovrà contenere le spinte dell'estrema sinistra" Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo" ROMA - "Per Silvio Berlusconi adesso cominciano i dolori, ha una maggioranza ampia ma governare sarà davvero difficile. Immaginavo che avrebbe vinto, ma solo di poco". Il senatore a vita Francesco Cossiga è convinto che il Paese conoscerà una nuova stagione di turbolenze politiche e di piazza. Perché fa questa previsione? "Perché lo sconfitto, il leader del Partito democratico Walter Veltroni, o chi eventualmente gli subentrerà, sarà costretto a condurre una durissima opposizione non soltanto nelle aule parlamentari... ". Eppure i segnali da parte del Pd sono stati di tutt'altro genere. "Sarà costretto a dare ascolto e raccogliere le preoccupazioni di tutti gli antiberlusconiani, degli operai della Fiom, dei precari, dei giovani no global e dei centri sociali, insomma di tutti coloro che una volta erano rappresentati da Rifondazione comunista, da ieri fuori del Parlamento. Sarà obbligato a farlo per impedire che si creino le condizioni della rinascita del terrorismo brigatista. E il terrorismo di sinistra tornerebbe ad agire se, per ipotesi, si facessero le larghe intese. Non va dimenticato infatti che il brigatismo si scatenò trent'anni fa, con il sequestro di Aldo Moro, contro il compromesso storico, contro il governo di larghe intese guidato da Andreotti e nel quale io ero ministro dell'Interno, e posso oggi dire di essere stato indicato dai comunisti". Senatore, è davvero convinto che questa sarà la linea del Pd nonostante Veltroni abbia detto in campagna elettorale che era finita la stagione della contrapposizione frontale? " è l'unica strada possibile. Il Pd deve diventare una vera forza socialdemocratica in grado di assorbire la sinistra radicale. Non farlo, non mantenere i contatti con le masse, ripeto, può diventare pericoloso. L'opposizione è dura oppure non è, non può essere il partito delle banche". Eppure si è parlato tanto di dialogo tra schieramenti opposti... "Solo in Italia si sostiene che le riforme si fanno d'accordo, che i posti si spartiscono, che la televisione di Stato deve essere indipendente. Ricordo che quando il redattore politico della Bbc parlò male della politica di Tony Blair l'indomani fu cacciato via e non ci fu nessuno sciopero, nessuna interrogazione, perché il suo comportamento fu considerato antidemocratico. Il pensiero era: "se tu vuoi parlare contro il governo lo puoi fare dall'opposizione". La libertà di stampa consiste nel pluralismo della stampa". Secondo lei, che cosa succederà a Veltroni? "Lui ha commesso l'errore di non dire che stava vincendo. Mi spiego: quando si guida un esercito, per essere seguiti dalla truppa, si dice che si sta vincendo e non che si sta perdendo. Ha ripetuto: la rimonta, la rimonta, siamo a due punti. Erano convinti che il distacco fosse minimo, ma gli italiani per natura non stanno con chi perde ma con chi vince. Dentro il partito, Walter ha contro i prodiani e i dalemiani tacciono. E questi sono pessimi segnali per lui". Torniamo a Berlusconi. Alcuni osservatori sostengono che per lui è l'ultima chance, e che non ci sono più alibi perché all'interno del centrodestra non ha più dei frenatori. "Ripeto: sarà difficile per lui. Avrà contro i sindacati, per i quali non tutti i governi sono uguali, la magistratura - nonostante dal programma abbia espunto qualunque riferimento a ipotesi di separazione delle carriere tra pm e giudici - i poteri forti, anche se forse qualcosa è cambiato con la presidenza di Emma Marcegaglia in Confindustria. E poi avrà contro anche le grandi banche. Berlusconi è nelle stesse condizioni politiche nelle quali si trovava nel 2001. Un conto è vincere, un conto è governare. E per vincere bisogna avere dalla propria parte sindacati, poteri forti e magistratura. E poi dovrà affrontare i problemi dell'economia, dall'Alitalia all'inflazione". Francesco Cossiga Capo dello Stato dal 1985 al 1992 Lorenzo Fuccaro.

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Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il consigliere di Prodi "Romano è stato un signore, ma non farà il nonno" Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino "Non chiedo la testa del leader pd, ma per il futuro dico Draghi" MILANO – La prima telefonata è con Prodi: "Eh no Romano, non va bene per niente. Se si ferma al 33, Veltroni avrà i suoi problemi". La seconda è con D'Alema, che tenta di rincuorarlo: "Aspettiamo Angelo, non è detta l'ultima parola, anche se tutte le mie indicazioni confermano che la Lega va fortissimo ". La terza è di Costamagna, banchiere vicino al Pd, che è fermo agli exit poll; tocca a lui dargli la notizia: "è un disastro, una mazzata pazzesca". Angelo Rovati, uomo-chiave del prodismo, fondatore del Partito democratico, segue lo spoglio da solo, nel suo ufficio di Milano. "Ormai sono fuori dai giochi: posso dire quel che penso, e scegliere di conseguenza. Alla Camera, ho votato la vera novità di queste elezioni: l'Udc". Proprio lei, indicato da Prodi tra i 45 saggi che hanno fatto nascere il nuovo partito? "Ho pur sempre votato Pd al Senato. Ma mi pareva giusto appoggiare anche la scelta di Casini, dopo averlo incoraggiato di persona. Siamo pur sempre entrambi bolognesi, e soprattutto democristiani. Così gli ho detto: “Piero, hai 52 anni; se non lo fai adesso, non lo fai più”. Lui ha dimostrato carattere, ed è stato premiato: lo scudo crociato tiene. L'ho votato sia perché, con la scomparsa del partito socialista, l'Udc è l'ultimo partito della Costituente a entrare nel nuovo Parlamento. E soprattutto perché l'unica speranza per il futuro è un accordo tra i democratici e i moderati". Il Pd, nota Rovati, è poco sopra i numeri del 2006. "Alla fine, la magia di battere Berlusconi è riuscita solo a Prodi, e per due volte. Veltroni ha fatto una buona campagna, adottando una tattica del basket, di cui è tifoso: all'inizio una “zona adeguata”, una difesa per parare i colpi; poi un tentativo di pressing a tutto campo; alla fine però sono mancati i tiri da tre punti". Rovati, lei è stato cestista per davvero, in serie A. Forse occorreva una tattica diversa. "è mancato lo spirito ulivista: l'apertura al centro cattolico, la logica delle alleanze. è evidente che la sinistra riformista da sola non ce la fa. L'operazione Calearo-Colaninno non è servita a nulla. Era meglio tenersi stretto De Mita, che è sempre una mente lucidissima. Ora non sarebbe giusto chiedere la testa di Veltroni, che è stato legittimato dalle primarie. Ma Walter deve tessere l'alleanza con Casini. Sono molto diversi, uno viene dal Pci l'altro dalla Dc, ma sono pur sempre coetanei. Fanno politica fin da bambini, e questo è un bene. Sommando alla coalizione di Veltroni il 6% di Casini, siamo al pareggio. Se poi l'alleanza del futuro fosse guidata da un grande economista, da un Mario Draghi… ". Il presente però è di Berlusconi. "Sì, la leadership del centrodestra è più che mai nelle sue mani. E proprio questo dovrebbe indurre Casini, che si considera alternativo a Veltroni, a lavorare con lui". Berlusconi, in un'intervista al direttore del Riformista Antonio Polito, poco prima del voto scherzava: "Di sicuro non farò un piano Rovati". "Certo. Farà un piano Ermolli" è la replica, altrettanto sorridente. "Ho trovato davvero bello l'ultimo libro di Tremonti - dice Rovati -. Anche perché mi dà ragione: la crisi del mercatismo, il ritorno della mano pubblica…". Il "piano Rovati" riguardava Telecom. Il "piano Ermolli" potrebbe riguardare Alitalia. "La questione è molto grave. Se salta l'accordo con Air France, ci sono da trovare dieci miliardi di euro. La prova del governo sarà durissima. Un ruolo chiave toccherà a Gianni Letta, in vista delle riforme che vanno fatte insieme e in fretta, pena l'esplosione della protesta antipolitica. Certo che Silvio è formidabile. Con Romano, l'unico vero innovatore di questi quindici anni. L'Italia è, come sempre, un Paese di centrodestra, e lui sa interpretarne la pancia e il cuore". Siete amici, vero? "Ci lega una simpatia istintiva. La lezione del voto è che Berlusconi va sempre guardato con rispetto, e mai sottovalutato ". Al telefono, Prodi non sembra contento del successo di Di Pietro. "è stato uno degli ossi più duri - commenta Rovati -, e ora la sua influenza aumenta ". Il dissidio tra Di Pietro e Mastella certo non ha giovato al governo. "è vero. Ma non credo alle dietrologie. Il governo è caduto perché Mastella non ha retto. E Berlusconi l'ha fregato magistralmente. Prima firmando la lettera in cui gli prometteva deputati e senatori. Poi andando lui stesso in tv a raccontare tutto, e ad annunciare che aveva cambiato idea". Telefona la moglie, Chiara Boni, la stilista. Si parla del voto in Emilia: "Hai visto cara? Bertinotti scompare, la Lega sale al 7%. Forse sono i comunisti che hanno votato Bossi. Oppure i comunisti hanno votato Pd, e una parte dei nostri elettori sono passati alla Lega per protesta: contro l'insicurezza, contro l'immigrazione clandestina. Il Partito democratico non ha saputo intercettare il voto popolare e di protesta ". Un errore occultare Prodi? "La scelta è stata di Romano. Ha mantenuto un profilo istituzionale, dimostrando di essere un uomo di Stato, oltre che un gran signore". Ora cosa farà? "Non solo il nonno. In Italia non esiste uno con la sua agenda, con i suoi contatti internazionali; sono certo che li metterà a disposizione del Paese. Girando il mondo con lui ho visto presidenti e anche dittatori che lo trattano con affetto filiale o fraterno. Nazarbaev, il leader del Kazakistan, guarda Romano come fosse un'immagine sacra. Tremonti lo dice per criticarlo, ma Prodi è davvero il leader europeo più vicino alla Cina; e in una vicenda come quella del Tibet potrebbe tornare utile. Penso a un ruolo in un'istituzione internazionale, come il Wto. Ma il campo in cui Romano potrebbe essere decisivo è il conflitto con l'Iran: a Teheran ha relazioni molto strette". Sì, ma in Italia la sua stagione politica si chiude con un risultato elettorale decisamente negativo. "Attenzione però: escono dal Parlamento le forze che gli hanno impedito di governare. Bertinotti è fuori, Mastella pure, Dini è di là. In fondo, gli elettori hanno visto giusto". "Silvio è formidabile" "A Berlusconi mi lega una simpatia istintiva. Con Prodi è l'unico innovatore di questi quindici anni" La scelta Angelo Rovati. Ha votato Udc Aldo Cazzullo.

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Frenano gli indici, bene Mondadori (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-15 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Frenano gli indici, bene Mondadori Cemento La scommessa sul rilancio delle opere pubbliche ha favorito il comparto del cemento Avvio di settimana difficile per Piazza Affari, sulla scia delle altre Borse europee. Giù dell'1,13% l'indice S&P-Mib e dell'1,06% il Mibtel, con scambi fermi a 3,5 miliardi di euro (dai 5 miliardi di venerdì). Più che sull'andamento generale, i risultati elettorali hanno parzialmente influito su alcuni singoli titoli. Mondadori, per esempio, società editrice che fa capo al probabile futuro premier, ha realizzato una delle migliori performance dell'S&P-Mib, con un prezzo di riferimento in crescita del 3,27%. E altrettanto bene si sono comportati i titoli del settore cementi e costruzioni, che potrebbero trarre vantaggio da un possibile rilancio delle opere pubbliche. Italcementi ha messo a segno il balzo più significativo tra i valori più capitalizzati (+3,51%), seguita da Buzzi-Unicem (+3,05%) e Impregilo (+2,17%). Alitalia, inoltre, è salita dell'11,11% all'asta di chiusura sull'ipotesi che il nuovo governo possa abbandonare la trattativa con Air France in favore di una cordata italiana. In forte calo, invece, Telecom Italia, che nel giorno della lunga assemblea degli azionisti ha perso il 4,11%. Il titolo, che nelle precedenti sedute aveva recuperato terreno grazie anche ad acquisti speculativi, ieri ha ripiegato a causa della delusione per l'assenza di novità strategiche nelle dichiarazioni dei vertici della compagnia telefonica, che hanno tra l'altro escluso l'ipotesi di una fusione con Telefonica. Giù anche Luxottica, mentre Fiat ha ceduto il 2,48% e Monte Paschi il 2,13%. Contrastato, infine, il comparto assicurativo: Unipol è cresciuta dell'1,83%; Mediolanum e Fondiaria- Sai hanno invece perso rispettivamente il 2,13% e il 2,10%.

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<Alitalia, senza garanzie rischio chiusura> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-15 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Il negoziato Il nodo degli impegni nei confronti delle altre compagnie aeree. Air France apre sulla governance "Alitalia, senza garanzie rischio chiusura" Bisignani (Iata): risorse per restare nel sistema, anche con il commissario. Bossi: Malpensa torna in gioco Letizia Moratti: ora una vera liberalizzazione che permetta a Malpensa di sostituire Alitalia con altri vettori ROMA - Anche la Iata suona la campana per Alitalia. L'organizzazione internazionale delle compagnie aeree ha inviato, all'inizio della scorsa settimana, una lettera al vettore italiano, e per conoscenza ai ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia) e Alessandro Bianchi (Trasporti) avvertendolo che, in caso di commissariamento, dovrà fornire "garanzie adeguate e sufficienti, a partire da quelle finanziarie". In caso contrario, ha spiegato ieri il direttore generale di Iata, Giovanni Bisignani, Alitalia "dovrà uscire dal sistema internazionale ", grazie al quale vende il 90% dei biglietti nel mondo, "e quindi chiudere". Si tratta di un avviso perché la Iata non può di per se stessa produrre il commissariamento o il fallimento di Alitalia. Per questo la lettera suona più come un incoraggiamento, rivolto a Alitalia, affinché si metta nelle condizioni di non fallire, magari accettando l'ingresso in Air France-Klm. Del resto lo stesso Bisignani, che ieri ha parlato di Alitalia con il commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot, aveva già dichiarato, in passato, di ritenere questa "una buona soluzione ". Ma sull'ipotesi francese da ieri pende il risultato elettorale favorevole al Pdl. "Sulla compagnia - ha dichiarato ieri Maurizio Lupi, responsabile "azzurro " delle Infrastrutture - decideremo nei prossimi giorni. Comunque riteniamo che la partita con Air France sia non accettabile". Linea dura, dunque. Una posizione che Air France-Klm si preparerebbe a affrontare offrendo aperture sulla governance. Se il problema di Berlusconi, si ragiona, è conservare l'italianità della compagnia è possibile fare delle concessioni: un consigliere in più nel cda della holding o regole diverse di voto, meno sfavorevoli agli italiani. Quanto all'eventuale richiesta di ingresso di partner nostrani, i francesi non sarebbero contrari, a patto che il 51% di Alitalia resti nelle loro mani e che il socio non sia un'altra compagnia aerea. Air France-Klm potrebbe però essere chiamata a ulteriori sforzi, in particolare su Malpensa. Il buon risultato della Lega al Nord, in Lombardia e a Milano rendono ineludibile il problema dello scalo. "Adesso Malpensa ritorna in gioco", avverte il leader della Lega, Umberto Bossi. "La causa della Sea (società che gestisce gli aeroporti milanesi, ndr) è un atto dovuto " ha ribadito il sindaco di Milano, Letizia Moratti, auspicando "una vera liberalizzazione che ci consenta di sostituire Alitalia con altri vettori". Un riferimento alla questione dei diritti di traffico internazionali, ancora da risolvere. Ancora per oggi però la partita resta nelle mani del governo uscente. Ieri il sottosegretario Enrico Letta, che ha tentato un riavvicinamento ai francesi, ha visto il presidente di Alitalia, Aristide Police, che oggi incontrerà i sindacati. In mattinata Police saluterà Papa Benedetto XVI, in partenza alle 12 per Washington, con un volo Alitalia. A confronto Il presidente di Alitalia Aristide Police; Giovanni Bisignani, direttore generale di Iata; Vito Riggio, presidente Enac; il presidente di Air France-Klm Jean-Cyril Spinetta Antonella Baccaro.

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<La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE "La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento" Nei Comuni attorno all'aeroporto premiati i difensori dell'hub Grande rimonta del Carroccio rispetto al 2006 nei centri dove ha puntato sulla campagna per la difesa dello scalo VARESE - L'avevano capito subito che il boccone era ghiotto: Roma ladrona, che svende Alitalia, che affossa Malpensa. Si sono mossi senza esitazioni: una marcia a Varese, una a Gallarate, una davanti al Terminal 1. Sarà stata demagogia, secondo i detrattori, ma alle urne il gioco di puntare tutto sull'aeroporto che rischia di mandare a carte e quarantotto i risparmi di tante famiglie, ha funzionato: la Lega fa un balzo dove c'è la crisi di Malpensa e, anche se i dati devono essere confermati, le prime proiezioni sono tutte in questo senso: in tutti i comuni della brughiera intorno all'aeroporto Pdl e Pd mantengono le loro posizioni. Il Carroccio invece fa salti anche di dieci punti rispetto alle politiche del 2006. In casa Pd non si nasconde qualche appunto alla strategia del governo Prodi. "C'era da aspettarselo – ammette l'onorevole varesino Daniele Marantelli del Pd, il più nordista della pattuglia parlamentare della sinistra – Veltroni ha fatto miracoli in campagna elettorale, non è colpa sua. Ma altri, a Roma, hanno voluto condurre la trattativa con Air France fino all' ultimo giorno, con ostinazione, e questo non ha certo giovato a chi deve raccogliere consenso da queste parti. Piuttosto - continua Marantelli - era meglio cogliere l'occasione che nelle ultime settimane si era presentata, lasciando che fosse il nuovo governo, dopo le elezioni, a gestire la crisi. Il punto su cui battere - continua - rimane il lavoro, in questo territorio c'è stata una crisi che ha coinvolto tutto il comparto e che coinvolge tutti: a questa gente bisogna dare una riposta, il Pd si è battuto bene, tanto è vero che Varese città ha superato la Lega, ma una parte di voti tra i lavoratori li ha intercettati il Carroccio". Ragiona da tattico, Marantelli, ma ecco i risultati: a Gallarate, dove la Lega ha organizzato una delle fiaccolate pro Malpensa, il balzo è di quasi dieci punti e si supera per la prima volta da anni il 20%. A Cardano al Campo, dove governa il centrosinistra, il Carroccio guadagna almeno dieci punti e passa intorno al 23 per cento. Stessa storia in diversi comuni della cintura, compreso Arsago Seprio dove la Lega sale al 29% (+11%), e a Somma Lombardo. A Samarate, dove il sindaco è di Rifondazione, stesso refrain, con il Pd stabile rispetto al 2006 e la Lega che sale di undici punti percentuali e va intorno al 25 per cento (stando ai dati del Senato). Il giudizio, è unanime. La campagna elettorale ha funzionato, tanto che anche in casa Pdl, dove pure si gioisce per la vittoria di Berlusconi, il Carroccio ha portato via voti. "Loro stono stati furbi a iniziare subito la campagna su Malpensa - racconta Piergiulio Gelosa sindaco del Pdl di Lonate Pozzolo, comune che si affaccia sulle piste - e questa determinazione a battere solo sul tasto Malpensa tra la nostra gente sono convinto che abbia fatto grossa presa". Il resto l'ha fatto la rabbia. Gli appelli, tra i lavoratori cassintegrati, in queste settimane, pare non siano stati certo favorevoli a un voto "romano ": "La Lega è riuscita a creare un clima a sé favorevole- riflette Ezio Colombo, sindacalista della Filt Cgil di Varese che segue da anni tutte le traversie aeroportuali - hanno sfruttato un clima mediatico e soffiato sulle preoccupazioni di tante famiglie". Decollo Dalla difesa dell'aeroporto inaugurato dieci anni fa, e che Alitalia ha annunciato di voler abbandonare nei mesi scorsi, è partita la campagna elettorale che ha portato alla Lega Nord un incremento di consensi che, stando ai risultati relativi al Senato, vale 10 e più punti percentuali Roberto Rotondo.

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La valanga lumbard spinge il Comune verso il rimpasto (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

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N. 90 del 2008-04-15 pagina 6 La valanga lumbard spinge il Comune verso il rimpasto di Giannino della Frattina Gallera: "Niente litigi in Giunta dopo la vittoria" Chi usa diplomazia lo chiama solo "tagliando", gli altri "rimpasto". Lo tsunami Lega Nord soffia forte anche sulla giunta in Comune e per gli assessori suona il valzer. Magari, come chiesto proprio dal Carroccio, riducendo a 12 il loro numero. Il capogruppo Matteo Salvini, neo deputato, dedica la vittoria al sindaco Letizia Moratti, ma la invita a una riflessione. "I cittadini - le sue parole - non ne possono più di campi Rom, delinquenza e insicurezza. I maggiori consensi ci vengono soprattutto dai quartieri popolari, come il Gratosoglio e Quarto Oggiaro e non dalla Milano radicalchic. Sono stufi degli immigrati ed è per questo che raddoppieremo la nostra presenza sul territorio". Chiara la critica ai progetti di integrazione con i campi nomadi che solo quest'anno sono costati a Palazzo Marino ben 11 milioni di euro. Nel mirino, probabilmente, quell'assessorato alle Aree cittadine che potrebbe essere lasciato libero da Ombretta Colli che dovrebbe dedicarsi a tempo pieno alla carica di senatore. O magari il posto del professor Luigi Rossi Bernardi che la Moratti vorrebbe dirottare sull'organizzazione dell'Expo. Ma è pronta a bussare alla porta della Moratti anche la Destra del tandem Storace-Santanché. "Nessuno - tuona il vicesindaco Riccardo De Corato con delega alla Sicurezza - può chiedere di rivedere la politica comunale che ha contribuito a ottenere questi risultati. Salvini può solo ringraziarci". Ma poi non può che rincorrerlo. "L'esito elettorale - prosegue - indica che serve un segnale forte sulla sicurezza. Da Milano e dal Nord arriva una richiesta che non va elusa, una protesta perché c'è poca sicurezza. E il buonismo e il pietismo peloso dei media e della sinistra alimentano e ampliano l'elettorato leghista". Ma lo spettro del rimpasto agita anche la sinistra. "La vittoria della Lega - attacca Marilena Adamo (Pd) - ci preoccupa e credo che aprirà un clima di instabilità. Oggi hanno un solo assessore e non credo che si accontenteranno". Della necessità di "dare alla città una maggiore efficacia e celerità nelle risposte" parla anche il capogruppo del Pdl Giulio Gallera un papabile al tavolo della giunta. "Non tanto - spiega - per il risultato delle urne, quanto per l'Expo. Questa giunta va consolidata, ma l'errore più grave sarebbe litigare tra di noi dopo aver vinto". E la Moratti? Tace. E preferisce occuparsi di Malpensa. "La causa ad Alitalia? È un atto dovuto dopo che nonostante precisi accordi ha deciso di abbandonare repentinamente l'aeroporto. Dobbiamo tutelare l'azienda, i lavoratori, la ricchezza creata sul territorio e poter rilanciare anche Malpensa con una vera liberalizzazione che ci consenta di sostituire Alitalia con altri vettori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Per la razza e il portafoglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

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Batosta/2 Per la razza e il portafoglio Ida Dominijanni Non è il '94, è peggio. Allora, l'illusionista venuto da Arcore aveva dalla sua una mossa e tre trucchi. La mossa era il bipolarismo, creatura partorita in quattro e quattr'otto in un improvvisato menage a tre con Gianfranco Fini e Umberto Bossi. I tre trucchi erano la sua figura da alieno che conquistava il Palazzo con le armate della società antipolitica, il suo contrabbando di sogni e miracoli, la sua bandiera di un nuovo senza passato e senza radici. SEGUE A PAGINA 4 Quasi nessuno di quelli che pensavano di intendersene di politica avrebbe puntato una fiche su di lui, ma lui puntò su se stesso e sbancò il tavolo. Stavolta no. L'illusionista aveva perso lo smalto sotto il cerone, l'unica mossa - la proclamazione del Pdl il pomeriggio di una domenica qualunque - l'aveva copiata dal Pd, di alieno non aveva più nulla, invece di sogni e miracoli ha contrabbandato difficoltà e sacrifici con lo sconto del del bollo sul motorino. La novità incarnata tredici anni fa era ampiamente ammuffita, e lui neanche aveva l'aria di puntare tutto su se stesso. Eppure Silvio Berlusconi sbanca di nuovo il tavolo. Al di là di ogni ragionevole previsione e di ogni ponderato sondaggio. E quel ch'è peggio, con uno dei due antichi alleati, Fini, ingoiato nel Pdl, e l'altro, Bossi, redivivo e rinvigorito fuori. Non sarà solo il Popolo delle libertà a governare; sarà il popolo dei fucili e delle ampolle a conferire il colore giusto a quelle libertà. Non è vero che il colore verde della Padania fa a pugni col tricolore dell'Italia. L'una e l'altra possono sventolare assieme - il caso Alitalia l'ha dimostrato - su un localismo separatista dei ricchi che invoca protezionismo statale - altro che liberismo!- a difesa del portafogli e della razza, Berlusconi e Bossi officianti e Tremonti benedicente. E' l'Italia bellezza, anno di grazia 2008. L'anomalia del Belpaese persiste in questa forma mostruosa. Non basta l'alternanza dei paesi "normali" a spiegare questo ritorno rinforzato al centrodestra dopo le batoste fiscali del governo di centrosinistra. Nemmeno serve la favola bella del bipartitismo, la nuova creatura partorita da Veltroni e Berlusconi, a leggere la tabella dei risultati, se non parzialmente: non esiste al mondo sistema bipartitico corredato e condizionato da un partito territoriale dell'entità della Lega. Siamo in Italia, i figurini stranieri ci vengono sempre storpiati. Sicché sarà il caso di lasciarli perdere, e decidersi a formulare la domanda decisiva, questa. Che cosa vuole la società italiana dalla politica, da una maggioranza e da un governo? Che idea ha di sé nel presente, e che cosa sogna per sé per il futuro? Che idea ne ha, e che idea le dà, quell'arco di forze che fino a poco fa chiamavamo sinistra e centrosinistra, e che oggi come oggi non ha nome o s'è dato il nome di centro? Se la parte vincente di questa società predica e razzola ricchezza, xenofobia, sicurezza, privilegio, e su questi valori attrae perfino strati consistenti di quella che un tempo si chiamava classe operaia, che cosa le si offre in alternativa oltre che Calearo in lista? E se il rappresentante sommo di questa parte vincente della società santifica come proprio eroe lo stalliere Mangano, che cosa gli contrapponiamo oltre ai puntuali libri di Saviano e ai sacrosanti "vade retro" di Veltroni? E infine, questa società vincente andrà sempre blandita e rincorsa con la ricerca del consenso, o arriverà il momento di metterla alla prova della ruvidezza del conflitto? Non è il '94 ma è peggio, perché quello che allora era nuovo e insorgente e naive oggi è solidificato e attrezzato e scaltrito. E quello che allora era un voto in cerca di miracoli, oggi è un voto in cerca di stabilizzazione. E rischia di trovarla, perché anche nell'altra metà del campo ciò che allora era in forse, il destino della sinistra dopo l'89, adesso si va stabilizzando con la sua cancellazione. Manca solo un tassello, l'archiviazione della Costituzione, il collante della destra tripartita del '94, senza il quale il suo progetto non può dirsi compiuto, e che già una volta è stato tentato in parlamento e respinto da un referendum. Non chiamiamole, urbanamente, "riforme funzionali", e nessuno persista nel sogno di farle con un accordo civile e a costo zero. La posta in gioco non è un parlamento più snello e un governo più efficiente. E' il disegno di un'altra Italia, con un'anomalia rovesciata rispetto a quella del secolo scorso,. e confinata in una trappola impermeabile a tutto il buono che c'è nella trasformazione globale di questo. Liberata - se così si può dire - dai vincoli istituzionali e dalle sigle improbabili, la sinistra che c'è, se ancora c'è, metta in moto l'intelligenza e l'inventiva. Sotto le macerie c'è un mondo da scoprire. Ida Dominijanni.

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Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

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"Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo" Berlusconi rompe il silenzio telefonando a sera a tutti i programmi tv: "nomina" Fini presidente della camera, Letta vice premier e Frattini ministro degli esteri. E invita l'opposizione a collaborare mettendo le mani avanti: "Saranno mesi e anni difficili" Micaela Bongi Alle otto di sera, a ufficializzare il risultato è il leader del Pd Walter Veltroni: "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Lui, il Cavaliere, non arriva a Roma nemmeno per l'ora di cena e neanche più tardi. Lascia che sia Gianfranco Fini a festeggiare in notturna, al comitato elettorale dell'Eur, il distacco di circa 9 punti al senato e di 8 alla camera tra la sua coalizione e quella Pd-Idv. Un distacco che gela ogni miraggio di rimonta veltroniana. Il prossimo premier, ancora lui, si gode a distanza i fan che sotto la pioggia sventolano bandiere e si attacchano al clacson davanti alla sua villa di Arcore, dove segue come di consueto lo scrutinio, lasciando che i collaboratori riferiscano sul suo stato d'animo. Ed è il portavoce di An Andrea Ronchi, dopo il brivido iniziale e le facce scure dei nazional-alleati che di fronte ai primi exit poll sballati si mangiano le mani per aver creduto nel Pdl, a riferire di una telefonata pomeridiana tra il leader confermato e Fini: soddisfazione, "profonda soddisfazione". Per una dichiarazione in viva voce di Silvio Berlusconi, annunciata per la serata nella forma del comunicato stampa, bisogna invece aspettare una sua telefonata in diretta a Porta a Porta dopo le nove. E per non lasciare a bocca asciutta la sua Mediaset il Cavaliere telefona anche a Enrico Mentana in onda con Matrix. E poi ancora a Sky. E infine pure alla 7. Il trionfo di sua emittenza che pure promette che darà poco peso alle tv e al teatrino, perché vuole comportarsi da "statista": "Sono commosso, sento una grande responsabilità", dichiara saltellando via cavo tra una rete e l'altra. Si dice prontissimo per palazzo Chigi, con la squadra di governo già in testa e almeno quattro donne su 12 ministri. Promette di governare per altri cinque anni e riferisce fiero della telefonata con il leader del Pd Veltroni, "poche parole, si è conclusa con i suoi auguri di buon lavoro". E dopo gli ultimi fuochi della campagna elettorale, assicurando che era certo di questo risultato, torna al fair paly: riforme col Pd? Non solo: "Restiamo aperti verso l'opposizione e a accettare il loro voto laddove ci sia un provvedimento per l'interesse del paese. Noi non cambieremo questo atteggiamento che resta aperto, dialogante". Modello Sarkozy? Ben vengano suggerimenti di "intelligenze" al di fuori del Pdl. Ma al Pd non andrà una presidenza della camera. Lo chiarisce Fini, che all'Eur sfoggia un nastro tricolore perché con la Lega non si sa mai, mentre negli stessi minuti, prima di mezzanotte, è il Cavaliere che ancora imperversa in tv a "nominare" il leader di An presidente della camera e Gianni Letta vicepremier, ma non unico. Due ministri al Carroccio, annuncia ancora Berlusconi, e Franco Frattini di nuovo alla Farnesina. Nel corso della sua maratonina televisiva il Cavaliere si lancia: "Interverremo subito sull'emergenza rifiuti e su Alitalia", e via con una sintesi del suo programma. E qui e là si riaffacciano le solite ossessioni. La giustizia, ma anche i brogli: il risultato di ieri? La conferma che "le elezioni del 2006 non sono state regolari". Il Cavaliere assciura di non temere l'aula di palazzo Madama, la croce dell'Unione, né il peso della Lega: "Per quanto vediamo abbiamo una maggioranza che ci rassicura". Tutto tranquillo, dunque? Fino a un certo punto: perché in tv lo stesso Berlusconi ripete più o meno quanto detto in privato ai suoi, solo caricando un po' sull'entusiasmo: "Quelli che abbiamo davanti saranno mesi e anni difficili che richiederanno una prova di governo di straordinaria". E Fini conferma: "Sarà difficile governare l'Italia". Il leader del Pdl resta a cena con gli intimi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Marcello Dell'Utri, Giulio Adreani, i figli Pier Silvio e Marina... Politici? C'è Sandro Bondi, ed era toccato a lui, alle otto di sera, farsi avanti a nome del capo per riferire, "commosso e felice", che "ho parlato con lui al telefono e l'ho sentito sereno come sempre, perché sentiva di aver fatto quello che era possibile in questa campagna elettorale". Sembravano le parole di uno sconfitto e invece il Pdl non ha perso né pareggiato. Ha vinto nettamente. Ma, come constata nel pomeriggio tradendo un po' di ansia l'ex Udc da sempre berlusconiano Giovanardi, "adesso bisogna governare".

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ROMA - Noi siamo pronti ad accettare i voti dell'opposizione. Siamo sempre stati aperti nei co (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

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ROMA - "Noi siamo pronti ad accettare i voti dell'opposizione. Siamo sempre stati aperti nei confronti dell'opposizione per lavorare assieme e ad accettare il loro voto, là dove i nostri provvedimenti anche loro li vedessero nell'interesse del paese. Quindi, non cambieremo assolutamente nulla di questo nostro atteggiamento che è stato sempre aperto e dialogante". Alle nove di sera Silvio Berlusconi celebra in diretta tv la sua vittoria, ma senza trionfalismi. I dati, al Senato e alla Camera sono ormai definitivi e il leader del Pdl si collega via telefono da Arcore per ringraziare i suoi elettori sulle reti Rai e Mediaset. "Sono commosso", "si riparte dal 2006", spiega in un abbraccio a reti unificate, nel quale sottolinea come le percentuali di ieri confermano che le elezioni di due anni fa furono "irregolari". Nel ruolo di statista e di premier in pectore, preoccupato per la situazione del Paese, Berlusconi impone ai suoi "calma" e "moderazione". Niente feste perchè sente "la grande responsabilità" di una situazione difficile "Io - spiega il Cavaliere - opererò con tutto il mio impegno mettendo a frutto tutta la mia esperienza per i prossimi cinque anni, che devono essere decisivi per l'ammodernamento del Paese". Berlusconi promette di partire dai rifiuti, dal piano casa, dalla riapertura dei cantieri, da Alitalia, "senza aumentare la pressione fiscale". Annuncia di voler riesumare persino la commissione Bicamerale per fare le riforme che affossò nel '96 e che ora potrebbe essere presieduta da un esponente dell'opposizione. Ammette di aver gradito gli auguri di buon lavoro che Walter Veltroni gli ha fatto per telefono. Sempre per telefono ha più volte sentito Gianfranco Fini e Umberto Bossi, il quale in serata è andato a trovarlo ad Arcore per cominciare ad analizzare come il travolgente successo del Carroccio verrà "monetizzato" nella squadra di governo che il Cavaliere ha già in mente. "Per il governo - promette - ci vorrà poco tempo: ho già in testa la squadra, dodici ministri di cui quattro donne". Qualche il nome il Cavaliere lo fa già in diretta tv. E' noto, il Cavaliere ad Arcore si sente molto più a casa che a palazzo Grazioli, e il risultato travolgente ottenuto ieri preferisce commentarlo subito con i suoi più stretti collaboratori. Eppure ieri pomeriggio bastava andare nei saloni dell'auditorium della tecnica all'Eur per capire che Berlusconi non ha mai avuto dubbi sulla vittoria. Il quartier generale allestito dal Pdl all'Eur grazie alla tenacia di Mario Catalano e Roberto Gasparotti era degno di un vertice internazionale, con tanto di tv straniere in diretta. "L'Italia ha scelto il centrodestra - esulta il portavoce di An Andrea Ronchi". Molto soddisfatto anche Paolo Bonaiuti che sottolinea anche la capacità dell'elettore del centrodestra di dare per acquisito un partito costruito nel giro di due mesi. Il boom della Lega nobn preoccupa Maurizio Gasparri (An9, che sottolinea il successo nel Lazio e abbraccia a più riprese un Antonio Tajani (FI) che alle prime proiezioni fa scorrere qualche lacrima sulle guance. "La gente ci vuole bene e chiede che cambiamo il Paese - spiega in serata Umberto Bossi - bisogna fare in modo che parte dei soldi restino sul territorio". Poi, rispondendo ai giornalisti che lo assediano in via Bellerio, spiega che si è sentito al telefono con Berlusconi: "Sì l'ho sentito, era tanto contento" e, a proposito del leader della Pdl, aggiunge: "con me Berlusconi mantiene sempre i patti", riferendosi al fatto che è sicuro che le riforme si faranno. Per la Lega si deve cominciare dal federalismo e dal federalismo fiscale. Roberto Maroni lo ripete in tv, e nella sede del Carroccio nessuno ha dubbi. Nel frattempo Berlusconi si gode la vittoria ad Arcore cenando con la sua "famiglia allargata" fatta da figli e strettissimi collaboratori. Il telefono è bollente e oltre ad una pioggia di congratulazioni di leader di casa nostra, chiamano anche dall'estero. Telefona il primo ministro olandese Balkenende, il premier spagnolo Zapatero, quello albanese Berisha e quello tunisino Ben Ali. Nella notte è stato fissato anche un colloquio con la Casa Bianca per una telefonata con George W. Bush e una chiacchierata con il presidente francese Nicholas Sarkozy. Con Putin, invece, dovrebbe esserci presto un incontro. Ma.Con.

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Berlusconi: sono commosso, sì al dialogo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Possibile riesumare la Bicamerale. Mi aspettano 5 anni difficili. Prime emergenze: Alitalia e rifiuti".

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ROMA - La priorità per il nuovo governo è una sola: la crescita. Poi, ovviam (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di UMBERTO MANCINI ROMA - "La priorità per il nuovo governo è una sola: la crescita. Poi, ovviamente, rimettere sotto controllo la spesa pubblica e liberalizzazione i servizi pubblici locali". Giacomo Vaciago, economista e docente alla Cattolica, stila l'agenda per il nuovo esecutivo. Professore, siamo in una fase congiunturale difficile: crescita zero o poco più: cosa dovrà fare subito Berlusconi? "La politica, quella vera, è fatta di scelte. E sono 15 anni che i problemi del Paese non vengono affrontati, proprio perchè non si è mai scelto. Ora la prima cosa da fare e riavviare la crescita economica. Attraverso riforme strutturali come la semplificazione amministrativa e la riduzione delle tasse". Una spinta forte per le aziende... "Le imposte - e non solo quelle che paga il mondo delle imprese - vanno ridotte sopratutto a chi le paga e paga troppo. E poi chi governerà dovrà puntare non solo sulle imprese che esprimono un livello di eccellenza, ma sopratutto su chi è ai minimi ed è in ritardo". Cioè? "Le aziende di qualità del Nord sono frenate dal livello generale non di eccellenza. Per capirci: dal caos rifiuti di Napoli, dall'emergenza Alitalia, dal livello scadente dei servizi, dalle imprese del Sud che arrancano. La politica ha il compito di sciogliere questi nodi. Non di chiedere alla Germania di risolvere il problema dei rifiuti di Napoli. Ma di dare sprint a tutto il settore". Ci sono le potenzialità per fare crescere il Paese? "Credo di sì. A patto ci si muova in questa ottica. Innovando e riformando sul serio. Meno tasse, meno burocrazia, più mercato". E sul fronte della spesa pubblica? "Va messa sotto controllo la spesa "storica". Come del resto aveva provato a fare Padoa-Schioppa. Rimettendo sotto la lente tutta una serie di spese che vengono dal passato e che non sono state mai "revisionate" a fondo. E questo si può fare solo attraverso una buona amministrazione, il taglio delle spese inutili, razionaliazzazioni e una organizzazione migliore. Anche qui si tratta di fare delle scelte, magari impopolari, ma nette".

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ROMA Il voto è alle spalle. Il confronto mediatico anche. Tra qualche settimana il nuo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Il voto è alle spalle. Il confronto mediatico anche. Tra qualche settimana il nuovo governo sarà chiamato a riprendere il confronto con le parti sociali. Temi infuocati, come nel caso di Alitalia, e comunque strutturali per cambiare l'assetto sociale del Paese. Per esempio, il fisco e la riforma dei contratti. Che, in sostanza, vuol dire stipendi, salari, pensioni, welfare. "Servono segnali immediati per dare fiducia alle imprese". Così in una intervista al quotidiano francese "Les Echos" il futuro presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "Alcune proposte elettorali, come la defiscalizzazione degli straordinari, sono importanti". Il nuovo esecutivo, secondo la Marcegaglia, dovrà investire sul materiale umano rivedendo il sistema educativo per potenziare ricerca e innovazione. E poi la riforma della burocrazia che "costa ogni anno alle piccole e medie imprese 14 miliardi di euro, cioè un punto di pil". E, ovviamente, "bisognerà operare tenendo conto del debito pubblico che costa 30 miliardi di interessi di più che negli altri Paesi europei". Priorità ben precise, peraltro, in linea con quelle sempre ribadite da Luca Cordero di Montezemolo. Emma Marcegaglia è fiduciosa sull'apporto del made in Italy che continuerà ad essere la punta di diamante del Paese "a patto però che l'euro non continui a battere record contro il dollaro". La Marcegaglia il 23 aprile presenterà al parlamentino di viale dell'Astronomia la propria squadra; il 23 maggio sarà incoronato primo presidente donna dell'associazione degli industriali; avvierà quasi subito il confronto e con il nuovo governo e con i sindacati. Impegno difficile anche se su alcuni punti troverà qualche sponda nel sindacato. Per esempio, nella richiesta di detrazioni fiscali, nella detassazione degli straordinari e negli aumenti salariali di secondo livello, legati all'aumento della produttività. Il tutto dovrà, ovviamente, essere inquadrato nella riforma del modello contrattuale. Montezemolo nei giorni scorsi ha lanciato una sorta di ultimatum alle organizzazioni sindacali: "O si fa in tempi rapidi, o ci accorderemo con chi ci sta". Nel sindacato, si sa, le posizioni non sono esattamente unitarie. Ma la priorità delle priorità, almeno in chiave temporale, per Cgil, Cisl, Uil, Ugl è la questione Alitalia che con l'arrivo di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi potrebbe sviluppare scenari diversi, a partire da un ripensamento della vendita della compagnia ai francesi. Comunque questa è un partita che si giocherà nelle prossime settimane. Le organizzazioni dei lavoratori, così come Confindustria, chiedono "forte stabilità e governabilità". Raffaele Bonanni, leader della Cisl, manda il suo messaggio in una nota redatta quando ancora il risultato del voto non era definitivo anche se assai verosimile: "I cittadini italiani reclamano risposte immediate ai gravi problemi economici e sociali, a cominciare dai salari e dalle pensioni falcidiati dall'aumento dei prezzi, delle tariffe e delle tasse. Crediamo che bisognerà cominciare da qui". Secondo il numero no di via Po la nuova maggioranza uscita dalle urne dovrà "subito dare segnali chiari sul fronte di una nuova politica economica e sociale, delle indispensabili infrastrutture, del sostegno alle famiglie più deboli". Bonanni sottolinea che "fornirà il proprio contributo autonomo e responsabile per creare un clima favorevole alla necessaria concertazione e alla collaborazione tra maggioranza e opposizione sulle riforme economiche, sociali e istituzionali per uscire dalla fase di stagnazione economica e garantire una crescita equa e solidale di tutto il Paese". "Si profila - sottolinea Renata Polverini dell'Ugl - quella condizione di governabilità di cui il Paese ha bisogno e noi siamo pronti a confrontarci su tutte le emergenze". Per Luigi Angeletti "la vittoria del Pdl è inequivocabile, gli elettori hanno consegnato un risultato che non mette in discussione la governabilità". "Una politica per la crescita economica - argomenta il segretario generale della Uil - deve partire da un aumento delle retribuzioni in termini reali e della produttività".

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LONDRA - Per 13 anni è stato direttore del più prestigioso magazine di attualit (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di DEBORAH AMERI LONDRA - Per 13 anni è stato direttore del più prestigioso magazine di attualità del mondo, l'Economist. Sotto la sua guida il settimanale ha raddoppiato la tiratura da cinquecentomila a oltre un milione di copie vendute in tutto il mondo, diventando il primo vero magazine globale dell'editoria moderna. Bill Emmott, 52 anni, ne ha lasciato il timone nel 2006, per dedicarsi alla scrittura di libri e all'insegnamento nelle università. Oggi è uno dei giornalisti britannici più famosi all'estero. Da sempre segue le vicende del nostro Paese con particolare attenzione. Nel 2001 aveva fatto il giro del mondo quella copertina sfacciata con il titolo a tutta pagina Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy (Perché Silvio Berlusconi non è adatto a governare l'Italia). Walter Veltroni, con un partito appena nato, ha affrontato una mission impossible? "Veltroni ha fatto una buona campagna elettorale, ma non possiamo nasconderci che abbia fallito. Ha risalito un poco la china, certo. Ma non abbastanza. Non è una figura che possa ispirare i giovani. Non è un Barack Obama, è più legato al passato che al futuro. Ma questa è la percezione di uno straniero, forse in Italia viene visto come un volto piuttosto nuovo". E' possibile intravedere qualche somiglianza tra il Pd e il New Labour di Tony Blair? "Temo di no. Veltroni non ha il carisma di Blair, il Partito Democratico mi sembra ancora un po' acerbo, ancora troppo ancorato al vecchio Centrosinistra. Forse ha avuto poco tempo per maturare. Mister Veltroni si è ritrovato le elezioni nel peggior momento possibile per lui". Cosa dovrà fare per prima cosa il nuovo Premier? "Dovrà assolutamente affrontare il problema di Alitalia. Berlusconi ha bloccato la trattativa con Air France, perché vuole che la compagnia di bandiera rimanga italiana. Ma se Alitalia fallisce ci saranno forti ripercussioni, anche a livello europeo. Dovrà vedersela con Bruxelles. Spero che cambi idea e torni alle negoziazioni con chiunque possa fare un'offerta". La Lega Nord ha riportato una grande vittoria all'interno della coalizione. Crede che potrà ricattare il Pdl? "Se fossi Umberto Bossi cercherei di usare tutto il mio potere per ottenere quello che voglio. E questo è il momento giusto. E' già successo e succederà ancora. Berlusconi sarà nelle mani della Lega. E il governo potrebbe anche non durare per tutta la legislatura". Secondo lei che percezione ha di noi l'Europa? "Vi vede come un'anomalia. Soprattutto dopo questa nuova vittoria del Cavaliere. In molti si chiedono perché voi italiani lo votiate ancora. Noi ci rispondiamo che i suoi media vi convincono e che l'opposizione non è così solida da contrastarlo. I volti sono quelli di sempre. Forse Romano Prodi ha fatto un unico errore: nel 2006 doveva lasciare il posto da primo ministro a una figura giovane e carismatica, che potesse trascinare la coalizione e portare una ventata di aria nuova". Mister Emmott, dopo sette anni e un'altra elezione, pensa ancora che Berlusconi sia "unfit"? "Certo. Non è cambiato nulla dal 2001 a oggi. E allora come adesso il signor Berlusconi non può guidare un Paese. Primo perché incarna un enorme conflitto di interessi, essendo la sua famiglia proprietaria di televisioni e giornali. Situazione che, nella maggior parte dei Paesi democratici, sarebbe impensabile. Secondo perché ha dimostrato, con cinque anni al governo, di non saper governare. Ha fabbricato leggi su misura per salvarsi dai suoi guai giudiziari o per aiutare i suoi alleati, ha lasciato l'Italia in grossi guai finanziari, non ha attuato le riforme promesse". Un errore del centrosinistra quello di non aver cambiato la legge sul conflitto di interessi? "Certamente sì. Ma Prodi guidava una maggioranza vulnerabile, aveva altre priorità e ha avuto poco tempo a disposizione. Però se oggi ci fosse una legge forse Berlusconi non sarebbe premier per la terza volta".

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Dal nostro inviato CASSINO - Le studentesse salgono sul pullman: belle, levigate. E d (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)
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SANDRO VACCHI dal nostro inviato CASSINO - Le studentesse salgono sul pullman: belle, levigate. E disoccupate. Fanno le stagiste alla Fiat di Cassino, quattromila dipendenti che assemblano e verniciano Croma, Bravo, prossimamente Delta e forse Alfa 149. Guadagnano sui 1100 euro gli operai, il doppio gli impiegati, ma sono tutt'altro che dei buoni partiti, signori di mezz'età che tirano la cinghia per arrivare alla quarta settimana. Da un pezzo la classe operaia non va più in paradiso, vivendo invece da anni in un inferno di salari squarciati dall'inflazione, dalle tasse, dall'euro. "E di Prodi. La colpa è di Prodi!" ruggisce Guerino Ventre, 52 anni, trenta di Fiat, tre figli e 1150 euro di salario. Un "destro"? Un "nero"? E' più rosso che più rosso non si può: delegato Fiom-Cgil, voto alla Sinistra Arcobaleno. E rabbia da vendere. "Parecchi operai hanno votato a destra." Si dice delusione palpabile, con una frase fatta: in Guerino si palpano la disillusione, la sfiducia, il timore per il futuro dei figli. "Il successo della Lega è il voto della protesta. E le tante astensioni lo confermano, la gente è stanca della politica. Promesse, promesse e basta." Ma la Sinistra Arcobaleno non doveva essere diversa? "Doveva. Con la storia del "voto utile", molti a sinistra hanno votato Veltroni pur di non far vincere Berlusconi. Ecco il risultato". Cavaliere a Palazzo Chigi, allora? Guerino non si fa illusioni, né per chi comincia a lavorare né per chi finisce. "Il lavoro precario è ormai l'unico possibile in Italia, nessuna speranza che la legge Biagi sia riformata o abolita. E per le pensioni spero solo che non si torni allo scalone Maroni, con un aumento dell'età per lasciare il lavoro". Dai cancelli del più grande stabilimento del centro-sud i dipendenti escono a passo lento. Giovanni ha un maglione arancione, i capelli bianchi e il cuore a destra. Impiegato qui da quando Cassino ha aperto i battenti, stavolta non ha votato. "Non ne posso più di Comuni indebitati, Cassino compreso, che i loro buchi li fanno tappare ai cittadini. Io prendo 2500 euro al mese, che non sarebbero pochi, ma ho due figli all'università, mia moglie non lavora e a fine mese ci arrivo a malapena. E dire che quando ho cominciato, col mio stipendio vivevo bene". Quello del salario è il partito trasversale fra destra e sinistra, il partito che perde da anni, chiunque vinca le elezioni. "Bisognerebbe aumentarlo di almeno trecento euro al mese. Così chi ce la fa più?" si domanda Donato Gatti, segretario della Fiom-Cgil operaio Fiat in distacco sindacale. Lancia un fischio di sorpresa quando legge exit poll e proiezioni. Poi, lui uomo di sinistra, fa un imprevisto elogio di Sarkozy: "S'è appellato ai commercianti perché non esasperassero l'effetto dell'euro. Da noi, invece, una liberalizzazione selvaggia ha massacrato i prezzi e la classe operaia". Cosa si aspetta, adesso? "Il sistema industriale non va bene, speriamo nell'anno prossimo. Sarà dura per gli operai, ma anche per un governo che dovrà rispettare certe promesse e affrontare nodi cruciali come quello dell'Alitalia". E le tasse? "Il male peggiore. Prodi le ha alzate in modo tremendo. E l'euro è stato gestito malissimo" interviene Gianni Rocco, trent'anni di Fiat e due figlie universitarie "che non so proprio che fine faranno". Ci sono molti bertinottiani, a Cassino. E tutti sfiduciati dal governo Prodi, insoddisfatti dalle urne, pessimisti per il futuro. "Il problema non è Berlusconi, ma il precariato ormai stabilizzato" commenta Pompeo Rasi, operaio con trent'anni di Fiat. "La flessibilità adesso è la norma. Anche la Fiat assume a tempo, poi si vedrà. Sergio Marchionne è bravissimo, ma le prospettive non sono così rosee, la Bravo non va a gonfie vele". Se avesse vinto Veltroni? "Non c'è differenza fra Pd e Pdl, si parlava perfino di larghe intese. Io sono preoccupato per i miei due figli, perché oggi le prospettive di un giovane sono peggiori di quelle di dieci anni fa". Piccola consolazione, il nuovo contratto dei metalmeccanici. "Per fortuna abbiamo messo un freno al lavoro interinale dopo 44 mesi" commenta Francesco Giangrande, dipendente Fiat della Uilm. Sinistra divisa, colpa del Pd che non ha voluto socialisti e "arcobaleni": lui la spiega così. "La questione è un'altra. E' che nessuno ha mai fatto una lotta seria all'evasione fiscale, il male più grosso di questo Paese" interviene Marco C., impiegato del sesto livello. Berlusconi ha promesso di eliminare l'Ici e il bollo auto. Ci crede? "E dove prenderà le risorse dello Stato? Ancora dalle buste paga?" La sua quanto pesa? Sorride amaro: "Poco, molto poco: 1600 euro. Con vent'anni di anzianità, due figli piccoli e il sesto livello impiegatizio". Ce la fa? "Ce la facevo. Adesso scusi, ma ho l'autobus". Viaggia in pullman, fra la benzina e Chanel numero 5 c'è poca differenza.

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ROMA - Allarme Iata sui conti di Alitalia. Se la compagnia di bandiera finirà in ammini (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - Allarme Iata sui conti di Alitalia. Se la compagnia di bandiera finirà in amministrazione straordinaria dovrà essere in grado di dare garanzie finanziarie precise. Altrimenti, dovrà uscire dal sistema dell'International Air Transport Association, l'organizzazione alla quale aderiscono tutte le principali compagnie aeree mondiali. A lanciare l'allarme è Giovanni Bisignani, direttore generale e amministratore delegato della stessa Iata, che ha affrontato la questione Alitalia a Bruxelles col commissario Ue ai trasporti, Jacques Barrot. Si tratta dell'ennesima tegola sul destino della compagnia, che la scorsa settimana ha già incassato la minaccia dell'Enac, pronta a intervenire sulla licenza se le prospettive di Alitalia non cambieranno a breve. Oggi, intanto il dossier Alitalia si riaprirà sul tavolo del vertice sindacati-azienda. Ma sarà il prossimo incontro del governo con le sigle sindacali, previsto in settimana, a verificare se ci sono davvero le condizioni per un pre-accordo tra sindacati ed Air France-Klm. Un percorso, quest'ultimo, su cui ha lavorato a fondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. Che da, oggi, tuttavia, dovrà tener conto dell'esito della tornata elettorale che affida la guida del nuovo governo al leader della Pdl, Silvio Berlusconi. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi confermerà la sua contrarietà alla trattativa con Air France-Klm? Spunterà una cordata tricolore? E quanto peseranno, d'ora in poi, le istanze del Nord su Malpensa, mentre il sindaco di Milano Letizia Moratti chiede al governo di rinegoziare gli accordi bilaterali? "Adesso Malpensa ritorna in gioco", ha dichiarato il leader della Lega, Umberto Bossi. "La nostra priorità - ha affermato Berlusconi - è farla restare compagnia di bandiera". "Non abbiamo pregiudizi su Air France - ha precisato Fini - ma se loro vanno avanti così a noi non sta bene". In questo contesto si colloca l'allarme della Iata. "Se Alitalia, prima di andare in amministrazione controllata, non darà alla Iata garanzie adeguate e sufficienti (finanziarie, ma anche sul fronte della efficienza della compagnia che su quello della tutela dei passeggeri) dovrà uscire dal sistema internazionale e quindi chiudere". Nella lettera inviata da Bisignani all'Alitalia sono indicate tutte le garanzie richieste alla compagnia, a partire dal cosiddetto deposito di sicurezza per coprire i rischi legati al commissariamento.

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I primi impegni con gli italiani: aiuti a giovani, anziani, imprese (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

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N. 90 del 2008-04-15 pagina 5 I primi impegni con gli italiani: aiuti a giovani, anziani, imprese di Redazione "I mesi e gli anni che l'Italia ha davanti saranno difficili. Richiederanno una prova di governo di straordinaria forza e di capacità riformatrice. Io opererò con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per i prossimi cinque anni, che devono essere decisivi per l'ammodernamento del Paese. Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia. Approveremo immediatamente gli aiuti alle famiglie, agli anziani, ai giovani, alle imprese, così come promesso in campagna elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

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N. 90 del 2008-04-15 pagina 5 "Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti" di Adalberto Signore Il Cavaliere già al lavoro sulla politica estera. Giovedì in Sardegna è in programma un faccia con Putin. Il primo viaggio ufficiale sarà in Israele: "In Medio Oriente è l'unica democrazia" da Roma La soddisfazione, ammette in privato durante le tante telefonate che si rincorrono nella giornata, "è di quelle che si provano poche volte nella vita". Esattamente due anni fa, nelle ore che precedevano il voto che avrebbe poi certificato un sostanziale pareggio, erano in molti a dare Silvio Berlusconi per politicamente finito. Ventiquattro mesi e qualche giorno dopo, il Cavaliere torna a Palazzo Chigi con una maggioranza schiacciante. Un "vittoria di squadra", ripete al telefono con Gianfranco Fini e Umberto Bossi, anche se il futuro premier la sente soprattutto sua. Non solo perché le ultime due settimane non si è risparmiato comizi e interviste, al punto di dover ricorrere agli aerosol di cortisone per salvare la voce, ma pure perché alla fine il progetto del Pdl lanciato a San Babila e la scelta di correre in solitaria - senza Udc e Destra - ha pagato. Insomma, confida durante la cena ad Arcore con Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Niccolò Ghedini, Sandro Bondi e Bruno Ermolli, "questo è un momento storico". Un concetto ribadito a notte, quando a Villa San Martino arrivano Umberto Bossi e i colonnelli leghisti. Ma alla soddisfazione non si unisce l'euforia perché, spiega più volte in privato il Cavaliere a metà pomeriggio, "ora dobbiamo rimboccarci le maniche" e "affrontare un periodo difficilissimo". Un concetto che ribadisce anche a Paolo Bonaiuti quando i due si sentono per concordare la dichiarazione da fare di lì a qualche ora a Porta a Porta. Tanto che il suo portavoce lo descrive "felice della vittoria" ma "sereno" e "tranquillo". E infatti - collegandosi a sera prima con la Rai, poi con Mediaset e Sky - Berlusconi non lascia spazio a trionfalismi se non per dire che "per il nostro Paese è un grande risultato". "Che avremmo vinto - aggiunge - l'ho sempre detto. Sono commosso per la prova di fiducia che mi è giunta da tanti cittadini che ringrazio con tutto il cuore". Poi, però, il leader del Pdl guarda al futuro. "Sento una grande responsabilità - dice - perché ci aspettano momenti difficili. Richiederanno una prova di governo di straordinaria forza e capacità riformatrice. Per questo opererò con tutto il mio impegno per i prossimi cinque anni". Grande disponibilità, poi, verso l'opposizione. "Ho gradito molto la telefonata di Walter Veltroni", spiega, che "mi ha fatto gli auguri di buon lavoro". E ancora: "Confermo l'assoluta apertura affinché il dialogo ci sia e sia fruttuoso". Anche rispetto a Pier Ferdinando Casini perché "andremo d'accordo con tutti coloro che vorranno lavorare con noi per il bene del Paese". Insomma, "sulle riforme siamo pronti a lavorare insieme". Tanto da non essere contrario a "riesumare la commissione Bicamerale fatta nel '94". "Non vedo alcun motivo - spiega - per non ripartire dai risultati a cui eravamo pervenuti con quel lavoro". Ma Berlusconi guarda già ai prossimi giorni. "Avvieremo da subito - dice - la riforma della giustizia, l'applicazione della riforma della scuola e la modernizzazione della sanità". E "ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia". "Provvederemo con urgenza - aggiunge - alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa, per dare una casa ai giovani che ancora non ce l'hanno a partire dalle città capoluogo. Da subito metteremo mano al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione della pubblica amministrazione e per la riduzione dell'evasione fiscale. Mai approverò un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e indurisca la libertà dei cittadini". Insomma, un Berlusconi che non si fa prendere dall'entusiasmo. E che preferisce guardare già ai prossimi appuntamenti con prudenza e responsabilità. D'altra parte, confida in più d'una telefonata privata, "ora ricadrà su di noi il difficile compito di fermare il declino". Il Cavaliere, però, guarda anche alla politica estera che nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi è stata uno dei suoi principali impegni. Il suo primo viaggio ufficiale da presidente del Consiglio sarà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dello Stato. "Olmert - spiega - mi ha invitato e sarò lietissimo di essere presente per dare supporto all'unica democrazia presente in Medio Oriente". Ma già giovedì dovrebbe avere un faccia a faccia con Vladimir Putin in Sardegna. Da ieri, infatti, l'ambasciata russa sta organizzando nel dettaglio lo scalo del leader del Cremlino a Portorotondo per un incontro privato a Villa Certosa. Nulla di ufficiale, fanno sapere fonti diplomatiche, perché giovedì il Cavaliere non sarà ancora in carica. Me che tornando dalla Libia Putin voglia fare una deviazione sulla Sardegna per congratularsi con il Cavaliere è un segnale che non passerà inosservato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Cautela d'obbligo ma soddisfazione nel centrodestra (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

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All'interno VINCITORI SCONFITTI A TORINO Cautela d'obbligo ma soddisfazione nel centrodestra Sinistra Arcobaleno I risultati Meneghini e Piatti e Pd: autocritiche per ricominciare Maria Paola Arbeia della Camera e del Senato Servizi Il voto ha premiato chi negli ultimi tempi ha saputo esprimere la vicinanza con la gente. A Novara e nel Novarese il risultato non è stato una sorpresa, ma la conferma di una tendenza prevista e in progressione. I temi della campagna elettorale sono stati fortemente radicati con il territorio e i problemi connessi: i candidati hanno cercato di farli emergere in tutta la loro complessità. Ma ci sono stati anche argomenti specifici che hanno influito in modo significativo: come la crisi Alitalia-Malpensa, un cavallo di battaglia portato avanti con determinazione, perchè tocca da vicino cittadini comuni e imprenditori. Il messaggio uscito dalle urne va nella direzione di una richiesta molto netta: rapporto più stretto e incisivo tra cittadini e politici. Chi andrà a Roma ha un mandato preciso: soluzioni rapide e corte.

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Un movimento capace di dare voce ai malumori delle province di centrodestra (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ISTINTO E PASSIONE QUESTIONE SETTENTRIONALE Un movimento capace di dare voce ai malumori delle province di centrodestra Tav, Malpensa e Alitalia i temi destinati a entrare nell'agenda dell'esecutivo.

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Tremonti cosa faro' da ministro (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Dopo lo vittoria elettorale Tremonti: cosa faro' da ministro I primi provvedimenti annunciati a caldo Milano, 15 apr. – Archiviate ormai le elezioni, guardiamo avanti. Il risultato delle urne consegna un Paese più compatto nel suo organico parlamentare; finalmente è terminato il tempo di una pletora di partitini che mettevano ogni giorno a rischio la governabilità: gli elettori hanno premiato i partiti grandi, forse perché al cittadino comune interessa che chi sta al governo sia in grado di prendere decisioni risolutive senza essere in ostaggio di chicchessia. Berlusconi ha vinto, ma ha vinto anche Veltroni che dal nulla ha creato uno schieramento i cui valori, per la prima volta, non erano fondati sull'anti-berlusconismo. I programmi elettorali non erano così simili come molti hanno sostenuto ed ora vediamo che succede. Tremonti – già “nominato” prossimo Ministro dell'Economia – ieri ha iniziato a raccontare i primi provvedimenti che ha in mente. “Detasserò gli straordinari per collegare produttività e soldi in più per i lavoratori; toglierò l'Ici sulla prima casa e affronterò il problema mutui”. Tremonti ha accusato Padoa-Schioppa di essere "uno zombie" e Prodi di aver "regalato soldi alle banche". Ha anche affermato (e qui forse non ha tutti i torti) che va rivisto totalmente il concetto di globalizzazione, privilegiando l'Europa al mondo. La globalizzazione, secondo Tremonti, è quella che ha rovinato tante famiglie, illuse che il mondo girasse se loro consumavano a tutti i costi, anche acquistando indebitandosi. Ora che Berlusconi ha vinto, Tremonti dovrà fare i conti anche con le promesse elettorali del Cavaliere di Arcore: aumento delle pensioni minime fino a 1.000 euro al mese, abolizione dell'Ici per la prima casa, abolizione del bollo su auto e moto, defiscalizzazione per le imprese, ed altro ancora. Il tutto senza cenni sul taglio della spesa pubblica. La cosa – di primo acchito – appare miracolosa: vedremo come si riuscirà a far quadrare i conti. Ed ancora, vedremo Tremonti alla prova dei fatti su quanto è andato dicendo per tutta la campagna elettorale ed anche nel suo libro, vale a dire il ritorno ad una nuova Bretton Woods. Vale a dire, ritornare a dare un controvalore “reale” alla moneta come era negli anni '50 e fino al '70, con il dollaro che veniva emesso contro oro, assicurando così un valore concreto al denaro di scambio. Poi c'è sul tappeto la questione Alitalia: anche qui si dovrà decidere di fare qualcosa, e vedremo cosa. L'altra volta del governo Berlusconi c'era stato – passato sotto silenzio – un provvedimento di legge alquanto sconcertante: alla banca del Cavaliere, Banca Mediolanum del suo amico Doris, il governo Berlusconi aveva fatto un bel regalo, decidendo per legge di distribuire i prodotti della banca negli uffici postali di tutta Italia ed autorizzando gli stessi uffici postali ad effettuare operazioni per conto dei clienti Mediolanum. In pratica, Berlusconi Primo Ministro aveva regalato 13.000 sportelli postali a Berlusconi padrone di Mediolanum. Che succederà ora con di nuovo il Cavaliere come Premier? Quali altri vantaggi darà alle sue “creature”? Confidiamo che la nuova responsabilità di governo induca ad attenzione e prudenza prima di legiferare su provvedimenti discutibili ed in palese conflitto di interessi. Non ci crediamo, ma almeno ci speriamo… Massimo Benvenuti massimo.benvenuti@voceditalia.it.

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E per Alitalia torna in gioco Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 111 Le incognite del dopo voto sul destino della compagnia. Berlusconi: ce ne occuperemo subito E per Alitalia torna in gioco Malpensa Le incognite del dopo voto sul destino della compagnia. Berlusconi: ce ne occuperemo subito --> ROMA Subito dopo le elezioni riprende, già oggi, il confronto tra i vertici di Alitalia e i sindacati sul futuro della compagnia. E all'indomani del voto, sgomberato il campo dalla campagna elettorale, sarà presto possibile capire se i risultati delle politiche porteranno a un cambio di rotta rispetto all'unica soluzione sul tavolo del governo uscente: salvare Alitalia recuperando in extremis il progetto di cessione ad Air France-Klm. Scenario che in poche ore può radicalmente cambiare. Potrebbe concretizzarsi l'ipotesi di una cordata di imprenditori italiani alternativa ad Air France-Klm, cavallo di battaglia del leader del Pdl Silvio Berlusconi, che ieri ha annunciato di volersi occupare subito della questione Alitalia. Mentre il risultato della Lega potrebbe dare più forza alla difesa di Malpensa che ha perso il ruolo di hub per una scelta di Alitalia condivisa dal progetto di Air France-Klm. "Malpensa ritorna in gioco? Altroché!", ha detto il leader della Lega Umberto Bossi commentando i risultati elettorali, "non si può chiudere un aeroporto costato così tanto e così importante per il Nord". I TEMPI Temi che hanno infiammato il dibattito pre-elettorale. Un cambio di regia al governo potrebbe così aprire la strada a soluzioni diverse anche se resta l'ostacolo dei tempi stretti imposti dalla difficile, delicatissima situazione finanziaria della compagnia. Alitalia resta in corsa contro il tempo: giorno dopo giorno, con forti perdite, e il peso di un indebitamento oltre quota 1,36 miliardi, consuma quel minimo di liquidità che le consente ancora di operare. Allarme rilanciato dalla Iata, l'associazione mondiale delle compagnie aeree. "Se Alitalia non darà alla Iata garanzie adeguate e sufficienti, a partire da quelle finanziarie, dovrà uscire dal sistema internazionale, e quindi chiudere". Perché fuori dalla Iata "non può sopravvivere". Non ha usato mezzi termini Giovanni Bisignani, direttore e amministratore delegato dell'organizzazione che rappresenta le principali compagnie aeree mondiali (circa 240, pari al 94% del traffico di linea). Bisignani ha affrontato la questione Alitalia incontrando, a Bruxelles, il commissario Ue dei Trasporti, Jacques Barrot. "La situazione finanziaria della compagnia", ha detto, "si è estremamente deteriorata e siamo in quotidiano contatto con Alitalia per monitorare la situazione".

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Qualche insegnamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 15 Apr 2008 Edizione 73 del 15-04-2008 Elezioni 2008 Qualche insegnamento di Paolo Pillitteri Mai dire mai in politica e, soprattutto, mai esprimere giudizi prima dei dati finali di un'elezione, 2006 docet. Ma qualche riflessione va pure espressa, proprio alla luce alle generali constatazioni secondo le quali, per lo meno, questo voto rafforza il bipartitismo rendendolo, molto probabilmente, irreversibile. Si disse e scrisse così anche nel 1994 a proposito del bipolarismo/maggioritario della sedicente seconda repubblica, e abbiamo visto come è finito. Qualche perplessità nasce anche osservando questo bipartitismo applicato a forza tramite una legge (il Porcellum) scritta per le alleanze bipolari. Naturalmente alla base del "correre da soli" voluto e applicato da Berlusconi e Veltroni nella logica del Veltrusconi, con le due eccezioni della Lega e di Di Pietro, stava il disastro provocato dai "partitini" dentro il governo Prodi, che, coi loro estremismi e ricatti hanno provocato la crisi governativa. Delle due l'una, o queste elezioni bipartitiche riusciranno a garantire assetti di governo stabili e durevoli, in grado cioè di realizzare riforme vere senza i ricatti delle estreme, oppure sarà l'ennesimo flop a rischio di implosione del sistema Italia. Parliamo, soprattutto, di un Senato con maggioranza sicura e non traballante, cosa che al momento non sappiamo ancora. Certo, la Lega non solo ha tenuto ma ha vinto, e in modo brillante, cosicchè si farà sentire, eccome, anche se non in quelle forme e con quei radicalismi che ricordiamo. Semplicemente accentuerà, come nel caso di Alitalia, la mai sopita tendenza berlusconiana ad un leghismo più soft ed elegante. Certo è comunque che, a prima vista, la Lega cresce ai danni del Pdl, cioè di Fi e di An, il che avrà il suo peso e le sue conseguenze. Diciamocelo: l'antipolitica alla Grillo e l'anticasta tipo "Corsera" si raggruma su Lega e Di Pietro, si riassorbe "politicamente" per dir così, senza le drammatiche conseguenze annunciate, peraltro non così disinteressate. A guardare questo scenario, più che bipartitismo si può e si deve ancora parlare di alleanze di partiti, il che, pure, darà effetti collaterali, prima o poi. Non solo, ma alla demenzialità dell'assenza di preferenze, s'aggiunga la follia del premio di maggioranza che finirà col premiare chi raggiunge a malapena il 40 per cento, facendo in tal modo incetta poi del voto dei "diversi", divenuto "tamquam non esse". Infine,l a mancata vittoria veltroniana, nasce anche dal suo niet ai socialisti (ma anche ai radicali) come alleati, i cui voti avrebbero fatto la differenza. E, in fondo, anche il Cavaliere qualche amarcord dovrà pur farlo su Casini.

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Il Pd e lo sfondamento mancato al Nord (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 15 Apr 2008 Edizione 73 del 15-04-2008 Strettamente confidenziale Il Pd e lo sfondamento mancato al Nord di Hush Hush Sono a Malpensa pronto per tornare OFF SHORE mentre le proiezioni del voto al Senato danno ormai un quadro certo di come sarà composto il futuro Parlamento, ben anticipato dall'Ipsos di Nando Pagnoncelli che ha bruciato sul tempo quello, prima fuorviante e poi timido, tratteggiato dal Consortium di Piepoli che, guarda che combinazione, ha lavorato per la Rai. Alla Camera dei Deputati il Popolo della Libertà e la Lega Nord avranno una maggioranza assoluta di 347-348 parlamentari, con la Lega però che grazie al travolgente successo in Lombardia e Veneto, sarà determinante per far passare qualsiasi provvedimento del futuro Governo, in particolare al Senato dove si profilano 23 seggi per il Carroccio a fronte di una maggioranza di 163 e forse oltre per il Cavaliere. Resti fra noi perché è STRETTAMENTE CONFIDENZIALE ma giusto perché sono qui a Malpensa una cosa posso già svelarla: il nuovo governo rinegozierà gli accordi bilaterali fra gli Stati, onde poter far atterrare e decollare da Malpensa gli aerei di tutte le compagnie, e ciao ciao all'Alitalia. Sinistra Arcobaleno e UDC avranno rispettivamente una trentina e una quarantina di deputati. Il resto andrà al PD di Walter Veltroni e, proporzionalmente di più, al partito di Antonio di Pietro, ossia il giustizialismo che puzza a metà fra le comisarias de policia e i campi di concentramento cinesi. Al Senato, invece, tranne una piccolissima rappresentanza dell'UDC con Cuffaro in prima fila, ci sarà un bipolarismo quasi perfetto, anche qui però l'inaspettata, ampia maggioranza raccolta da Silvio Berlusconi sarà fortemente condizionata dagli eletti di Umberto Bossi, che in virtù delle percentuali raccolte al Nord sottrae non pochi senatori al PDL, che invece erano dati per certi. Morale: Veltroni, con la sua vocazione maggioritaria, è riuscito a cannibalizzare le forze alla sua sinistra o a spingere quell'elettorato verso l'astensione, senza però riuscire a sfondare al centro, ma anzi perdendo proprio pezzi importanti del suo elettorato moderato soprattutto al Nord. Il PD, infatti, resta inchiodato alla percentuale raccolta nel 2006 dall'Ulivo e non può nemmeno più contare su alleati magari instabili, ma alleati. Davvero geniale! E adesso, nonostante le scoppole prese anche nelle regioni cosiddette 'rosse', assisteremo di nuovo al gioco dei quattro cantoni che da oltre 15 anni ci propongono gli ex-ragazzi della FGCI, poi PCI, poi PDS, poi DS ed infine PD: scommettiamo, infatti, che ci riproporranno la discesa in campo di quel 'genio' di D'Alema? Tornando alla Lega, c'è da dire che la sensazione generale era che il partito di Bossi fossi in fase ascendente, ma non in modo così consistente come si sta rivelando. Evidentemente questa crescita ha intercettato una fetta consistente di voti ispirati al sentimento dell'antipolitica e li ha ricondotti nell'alveo parlamentare. Così come avvenne in tempi diversi con le spinte separatiste, per le quali la Lega è stata una valvola di sfogo che le ha neutralizzate, come scrive il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, nel suo libro "Così perdiamo il Nord". Di certo la sinistra non l'ha conquistato. Adesso toccherà a Berlusconi dare segnali concreti al rinnovato popolo leghista, non pensando di prenderlo in giro.

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"Alitalia può restare a terra" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

BISIGNANI (IATA): DEVE DARE GARANZIE FINANZIARIE OPPURE ESCE DAL NOSTRO SISTEMA MONDIALE DI PAGAMENTI E FALLISCE "Alitalia può restare a terra" [FIRMA]LUIGI GRASSIA La vittoria del centrodestra cambia tutto anche per Alitalia. "Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia" ha detto a Porta a porta il futuro premier Silvio Berlusconi, che in campagna elettorale aveva propugnato una cordata italiana. E Umberto Bossi fa valere la posizione di socio forte della Lega nell'esecutivo in via di formazione: "Alitalia resterà a Malpensa fino a quando non si troverà un altro grande vettore. Non si può chiudere un aeroporto costato così tanto e così importante per il Nord". Oggi il cda di Alitalia e i sindacati tornano a parlarsi, con un altro fatto nuovo sul tavolo oltre al cambio di maggioranza: l'avvertimento della Iata (federazione mondiale delle compagnie) che minaccia di cacciare Alitalia fuori dal suo complesso sistema di pagamenti e compensazioni. Cosa che equivarrebbe a una condanna a morte. "Se Alitalia, prima di andare in amministrazione controllata, non darà alla Iata garanzie adeguate e sufficienti, a partire da quelle finanziarie, dovrà uscire dal sistema internazionale e quindi chiudere" ha detto ieri il direttore generale della federazione, Giovanni Bisignani, dopo avere affrontato la questione a Bruxelles col commissario Ue ai trasporti, Jacques Barrot. Su questo argomento Bisignani ha inviato giorni fa all'allora a.d. Maurizio Prato una lettera formale, per "fare in modo che Alitalia sia pienamente al corrente di quello che la Iata deve fare". Il problema nasce dal fatto che la Iata gestisce in tutto il mondo un sistema estremamente complesso di pagamenti ma soprattutto di debiti e di crediti che tengono conto di ogni decollo e atterraggio, ogni volo in code-sharing, ogni pagamento di servizi aeroportuali, insomma un dare e un avere molto complesso che ha nella Iata la sua cassa centrale. È inconcepibile che questo sistema tolleri compagnie che non danno garanzie di tenuta finanziaria: sarebbe come costringere i soci a finanziare in perdita i concorrenti. In passato le compagnie che sono uscite da questo sistema di "clearing" (come la brasiliana Varig) sono fallite in pochi giorni, non potendo più operare in alcuno scalo. Queste considerazioni, unite alla percezione di un certo scollamento fra i vertici sindacali (più duri al tavolo della trattativa) e la base (che adesso più che mai ha paura per il suo posto di lavoro) potrebbero indurre le sigle ad ammorbidire la loro posizione negoziale? Da un giro di telefonate risulta di no. "Questo presunto scollamento con la base è figlio di una precisa indicazione aziendale, recepita solo da alcuni" dice Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt Cgil responsabile del trasporto aereo. "Ci sono molte questioni aperte da discutere, quindi non accetteremo ultimatum". Il fatto nuovo di Berlusconi premier? "Io ho trattato con Berlusconi per anni, in un'altra legislatura, e non ho notato tutto questo suo interesse per Alitalia" chiude Rossi. Per Claudio Claudiani, segretario della Fit Cisl, "per adesso la cordata italiana è fantaeconomia, non è sostenuta da alcun elemento di sostanza. Se si vuol materializzare il momento è ora". Claudiani nega che i sindacati abbiano proposto un contropiano: "Esiste solo il piano di Spinetta. Ma con criticità da affrontare". Ieri in Borsa il titolo Alitalia ha fatto +11,11% a 0,50 euro. Evidentemente il mercato crede ancora nella compagnia.

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Quando al telegiornale appare il volto di Walter Veltroni, Umberto Bossi scoppia in una risata frago (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Rosa. "Com'è andato il Pd, com'è andato? Non lo so neanche... Per vincere a quello lì non gli è bastato pitturare il pullman di verde". Sono le otto di sera. Il leader del Carroccio si è permesso anche un pisolino, tanto erano rassicuranti quei dati che dal primo pomeriggio piovevano in via Bellerio. La Lega che fa il botto. La Lega che raddoppia i voti dal 2006. In certe zone li triplica. "A Torino siamo oltre il sei per cento, a Novara abbiamo preso tre volte tanto...", gli dice il piemontese Roberto Cota, uno dei colonnelli della Lega nell'ufficio di Bossi al secondo piano, cocacole a acqua minerale e il mezzo sigaro toscano che lui aspira con voluttà, godendo degli exit poll, dei sondaggi, dei voti veri, così veri che sembrano incredibili. Umberto Bossi, la protesta di sempre del Nord, questa volta sembra avere pagato... "Non è stato un voto di protesta. E' stato un voto di proposta. Il Nord ha mandato un segnale preciso, vuole assolutamente che cambi il Paese. La gente ci ha votato perchè ci vuole bene. Da oggi il Paese è più democratico, più libero, non siamo più un Paese centralista. Adesso bisogna fare le riforme, se no perdiamo la pazienza". Si è già sentito con Silvio Berlusconi? Avete già parlato del nuovo governo, di quanti ministri avrà la Lega? "Ci siamo parlati per telefono, era molto contento. Non era il momento per altre cose". C'è chi dice già che Silvio Berlusconi è vostro ostaggio, che dovrà fare pesantemente i conti con i vostri voti... "Non è un ostaggio, è un amico. Non mi piace quella brutta parola lì". Qual è la prima cosa che chiederà a questo punto la Lega? "La prima iniziativa che prenderemo è il federalismo fiscale. E' impensabile che tutti i soldi finiscano sempre a Roma. Bisogna smetterla con i sindaci del Nord che vanno a Roma con il cappello in mano come se chiedessero ogni volta l'elemosina". Per fare le riforme sarà necessario trovare un accordo con il centrosinistra, con il Pd di Veltroni. Fino ad oggi non è stato possibile. E adesso? "Tutte le volte che andavamo in commissione non ci trovavamo davanti solo gli altri partiti. La sinistra metteva di mezzo i costituzionalisti per non far passare quello che chiedeva il Nord. Un battaglione di costituzionalisti... Adesso cambia tutto. Adesso abbiamo la forza per far passare il pensiero del Nord anche senza il Pd. Siamo più forti che mai". Avete vinto nei piccoli centri e su per le valli. E poi nelle grandi città del Nord. Ma perchè, avete vinto? "Dobbiamo ringraziare i lombardi, i piemontesi, i veneti che hanno saputo mandare un messaggio vero perchè si facciano le riforme. Un messaggio democratico. Questa volta ce la faremo. Dal popolo è venuto un destro, come nella boxe un destropopolare...". In campagna elettorale lo hanno promesso tutti. Abbasserete le tasse? "La pressione fiscale deve essere abbassata. Noi guardiamo ai bisogni veri della gente. Siamo noi la vera forza popolare. La sinistra ha pagato quello che ha fatto col Tfr quando era al governo. I lavoratori, dopo essere stati bastonati di qui e bastonati di là alla fine hanno scelto noi. Era evidente che Veltroni perdeva, non gli bastava pitturare il pullman di verde". Silvio Berlusconi insiste che bisogna fare il ponte sullo Stretto. E' d'accordo? "Vedremo quello che vuole la gente davvero...". Buona parte della vostra campagna elettorale è stata fatta per salvare Malpensa. Alla vigilia del nuovo incontro tra Alitalia e i sindacati cambia qualcosa con questi risultati? "Malpensa dopo il voto di oggi torna in gioco. Il Nord ha dato un sacco di soldi, non può essere chiusa. Col tempo si troverà sicuramente un altro vettore al posto di Alitalia". E sulla sicurezza? Avete nuove proposte? "Ci vuole una nuova legge sull'immigrazione. La gente vuole che questo rimanga il suo Paese. Non vogliamo qui i clandestini senza lavoro e che non fanno niente". Accanto a lei in questo momento ci sono Rosy Mauro e Roberto Maroni. Saranno due dei vostri ministri? "Vedremo... (ride, ndr). Vedremo...". Anche in Lombardia siete cresciuti molto. Se il governatore Formigoni dovesse andare a Roma a fare il ministro, andrete voi al Pirellone? "Bisognerà votare anche in Lombardia... Ma vinceremo anche quelle elezioni". Se lei fosse stato un politico del Sud, nato sotto Roma, cosa avrebbe pensato in un giorno come questo? "Con il padre che ho avuto io, con la mia educazione politica sarei stato comunque un federalista".

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