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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL   12-4-2008       #TOP


Report "Alitalia 2"

Col Quirinale le cordate non funzionano ( da "EUROPA ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il discorso dell'Alitalia non vale per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci sarebbe andato.

Le stranezze dell'italia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma ciò non vuol dire che la demagogia sia stata assente, come dimostra il caso Alitalia. Il Cavaliere ha persino annunciato misure impopolari, ma senza precisarne il contenuto. Veltroni ha voluto incarnare, con lo stile suo proprio e attraverso la composizione delle sue liste, l'aspirazione al rinnovamento che esiste nel Paese.

Alitalia rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il coefficiente di riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi incontri con Air France ( da "Unita, L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Alitalia rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il coefficiente di riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi incontri con Air France / Milano LA LUNGA ATTESA Sul destino di Alitalia incombe ormai l'esito delle elezioni politiche: da un lato ci sono i continui sforzi del governo per far ripartire la trattativa con Air France,

Per Alitalia è indispensabile non aggiungere passi falsi a quelli fatti in passato, tra cui il mancato accordo con Klm e l'assunzione di manager incapaci oltre che eccessivamente c ( da "Unita, L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Per Alitalia è indispensabile non aggiungere passi falsi a quelli fatti in passato, tra cui il mancato accordo con Klm e l'assunzione di manager incapaci oltre che eccessivamente costosi.

L'Alitalia, l'italianità e le bufale di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del L'Alitalia, l'italianità e le bufale di Berlusconi Nicola Cacace Berlusconi sta facendo, come suo solito, una grossa strumentalizzazione del dramma Alitalia promettendo cordate italiane che non dispiacerebbero a nessuno se fossero attendibili e idonee a risolvere la crisi grave della compagnia aerea di bandiera.

Iannuzzi contro de mita "inventa le cose e offende" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Fra poco avremo un caso Alitalia anche in Campania". Si riferisce al deficit, oltre 41 milioni, accumulato da tre aziende di trasporto, Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania, comprese nella holding dell'Ente autonomo Volturno. Al suo fianco il capogruppo di An spara a zero contro gli ultimi finanziamenti, 5 milioni e mezzo,

Una bocconi del sud per la classe dirigente - francesco perillo ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Perché il caso Alitalia, che è appunto un caso esemplare di management negativo, riempia i temi della campagna elettorale più della proposta di una "Bocconi del Sud". Vi sono stati autorevoli commenti di Cardillo, di Sicca e di Galasso, ciascuno con i propri distinguo ma accomunati dall'ipotesi di rilanciare su basi diverse quanto già operante a Napoli:

Un sistema da ripensare - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: opportunità di varare i lavori alle piste proprio in coincidenza con il periodo di crisi (indotta) di una Sea che tradita da Alitalia e ridimensionata dalla cassa integrazione fatica a riorganizzare le sue attività. Linate però ha un rebus molto più complesso da risolvere: il suo futuro. I milanesi, fossero loro a decidere, non avrebbero dubbi. SEGUE A PAGINA III.

Voli a terra, è caos a linate ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Ridimensionarlo adesso, dopo la crisi Alitalia, sarebbe una beffa per Milano", sottolinea l'assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo. "Non si tratta di scegliere - aggiunge il sottosegretario Nando Dalla Chiesa - è il sistema che non funziona". MONTANARI E PISA ALLE PAGINE II E III.

"ma ora non ha senso privarsi del forlanini" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia a chiederci di rafforzarlo, quell'Alitalia sciagurata che adesso lancia le accuse ANDREA MONTANARI Raffaele Catteneo, assessore regionale alle Infrastrutture, che cosa pensa di ciò che è accaduto giovedì e ieri a Linate?. "è successa una cosa non auspicabile, ma bisogna constatare che sono accaduti alcuni fatti concomitanti non prevedibili"

Lavori e pioggia, voli in tilt linate di nuovo bloccato - massimo pisa ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Colpite dai disagi quasi tutte le compagnie nazionali, da Alitalia a Meridiana, da Volareweb a AirOne e l'effetto domino, tra vettori assenti in pista per il mancato arrivo e riprotezione dei viaggiatori sugli altri voli in partenza, ha generato il prevedibile ingorgo a terra per l'intera mattinata.

Per evitare il crollo una scelta decisa - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La Sea sta chiedendo al Governo (azionista di quell'Alitalia che oggi è causa di buona parte dei suoi guai) un ampio risarcimento per i danni causati dall'addio della Magliana. E contemporaneamente ha mantenuto tutti gli investimenti previsti dal suo piano industriale. Ma serve un alto salto di qualità.

<Veltrusconi>, un idillio già finito Tra Silvio e Walter finisce sul ring ( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il Cavaliere "vìola le regole del gioco con le sue tv", dice "balle" su Alitalia e cose "inaccettabili" sui precari. Il giorno dopo tocca a Berlusconi da Viterbo attaccare, dalla "ricetta stalinista" ai "sondaggi falsi" del Pd passando attraverso "Di Pietro che mi fa orrore". Da allora i due leader si rinfacciano cose pesanti.

Scegliere Storace e Casini sarebbe del tutto sprecato Non serve a niente ( da "Stampa, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per Berlusconi, gli errori - che paradossalmente gli daranno forza - sono la linea scelta su Alitalia e l'elevazione a eroe di Mangano condannato per mafia. Veltroni? Non mi è piaciuta l'insistenza sul fatto di essere giovane, più giovane di Berlusconi.

<I brogli? Partiamo con l'handicap> ( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, c'è una possibilità che non vada ai francesi? "Ci deve essere, purtroppo l'imprenditoria italiana non si è molto abituata a vivere il rischio di impresa, ha sempre avuto il vizio del rapporto con lo Stato. Ecco perché è stato sacrosanto l'appello di Berlusconi all'orgoglio dell'imprenditoria italiana".

L'asse con Nxp affossa StM ( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e Alitalia (+12,5%). Bene Stefanel (+5,3%) e Roma (+4,4%), lettera su Bastogi (-5,1%), Brioschi (-4,4%) e Safilo (-4,2%). Seconda seduta di realizzi sul Banco Popolare (-3,47%) dopo il +20% messo a segno da inizio aprile. Nel comparto bancario, giù Mps (-1,84%) dopo il taglio di target da parte di Morgan Stanley a 2,

"così è un disastro a volte viene voglia di prendere il treno" ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Invece rischiamo di perdere anche Alitalia. Lei ci era affezionata? "Sicuro. è bello avere una compagnia di bandiera, con i colori del proprio Paese. Ma io sono per il pluralismo del mercato, e per conservare quello che è efficiente, quello che funziona". Alitalia non è proprio un modello, in questo.

Il declino infinito degli aeroporti milanesi e a linate giorno di caos - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: voli cancellati e ritardi La Sea: colpa di pioggia e lavori Alitalia: problemi ai sistemi elettronici Tra partenze e arrivi fermati 39 aerei in due giorni di disagi nello scalo ROBERTO BIANCHIN MILANO - Piove a dirotto, il cielo è un tappeto di nuvole basse e una foschia grigio cenere galleggia sulla pianura.

Alitalia balza del 12% dopo l'incontro governo-sindacati ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia balza del 12% dopo l'incontro governo-sindacati ROMA - Le ultime ore di campagna elettorale tengono ancora in volo la questione Alitalia. In attesa di riscontri da parte di Air France-Klm alle aperture venute dai sindacati e dal governo uscente, il futuro della compagnia di bandiera è affidato alle polemiche politiche.

E il fattore età entra nella battaglia elettorale - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e di tante altre cose molto più importanti che riguardano i destini della collettività. Ma intanto la più ribalda seduzione femminile e la galanteria elettoralistica machista hanno acceso l'immaginazione. "Di qua le "bele tuse"": così il Cavaliere ha suddiviso la platea di Torino ripartendo idealmente dalle belle ragazze,

Tiro al bersaglio sui dipendenti Alitalia ( da "Manifesto, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: viaggiante della sola Alitalia". Produttività. Le ore di volo (che sono ovviamente meno di quelle di "servizio effettivo") individuali sarebbero, per hostess e steward, 700 e non le 595 indicate nel libro. Costo lordo. Il paragone tra gli assistenti di volo Alitalia e quelli di AirOne è "improprio", se non altro perché non esiste - ancora - un contratto nazionale del trasporto aereo,

Walter si congeda dal popolo Pd per il silenzio elettorale: <Abbiamo chiuso con la Sinistra radicale> ( da "Liberazione" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia campeggia in piazza del Popolo, a comizio non ancora iniziato, mentre un cielo plumbeo non promette niente di buono. Ma lui, l"Obama italiano (come lo gratificava ieri sul proprio sito il quotidiano tedesco Die Welt ) è tutto il giorno che cerca di volare, ostentando sicurezza e pensando positivo (citazione d'obbligo visto il feeling che ormai lega il leader Pd a Jovanotti)

Alitalia, Letta: Corsa contro il tempo ( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il sottosegretario prova a ricucire per il dopo elezioni. Prodi: trovare una soluzione che funzioni Alitalia, Letta: "Corsa contro il tempo" I sindacati: "Pronti a un pre-accordo, ma Air France corregga il piano".

ROMA La prossima settimana Enrico Letta vorrebbe incontrare i sindacati. E non è detto ( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: avvertono i vertici delle sigle di categoria - e comunque non ci interessa discutere solo con Alitalia. Il governo, qualunque sarà, dovrà essere in campo". "Noi restiamo - insistono - sulle nostre posizioni: meno esuberi e impegno a far restare Az-Fly e Az-Servizi all'interno dello stesso perimetro Alitalia". La vicenda è stata utilizzata in campagna elettorale.

ROMA - Schiacciati dal ridotto potere d'acquisto dei salari e da una miriade di balzell ( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a causa anche dei salassi sui conti publici provocati dai capitoli Alitalia o Campania), a rendere ancor meno roseo il panorama sono i prezzi in ascesa dei carburanti. Mentre le quotazioni del greggio si mantengono elevatissime, anche se al di sotto dei picchi toccati due giorni fa (l'Agenzia internazionale per l'energia, prevede un drastico calo della domanda mondiale nel 2008),

Come diceva Flaiano, Roma è una grande capitale e una città di provincia </I ( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sta volta i cocci di Alitalia e come ricomporli: Lotito ne ha parlato alla Taverna Flavia, abituale suo buen retiro, con l'amico Mimmo Cavicchia l'oste-avvocato. Ed ecco come la pensa il presidente, qual è la sua ricetta: semplicissima, all'antica. Venderla ai francesi, aspettare i tedeschi, commissariarla, sperare nella cordata italiana?

ROMA Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa non sarà la prima campagna ( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Perché Berlusconi non ha affrontato il tema Alitalia quando era al governo? In quei 5 anni l'Alitalia ha perso miliardi, e non perché c'era un cattivo management, come ha detto lui. Ma perché subiva oneri impropri su Malpensa. E Berlusconi, che era ed è al laccio della Lega, non poteva e non potrà porre il problema".

Linate, ancora caos: ritardi e voli tagliati ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Meridiana provenienti da Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Alghero, Olbia) sono stati dirottati su altri scali lombardi. E così si sono creati disagi e ritardi a catena fino alle prime ore del pomeriggio. Come estremo effetto di questi ritardi si arriva alle cancellazioni: ieri sono saltati otto voli,

Craxi: Milano ha bisogno di più sinistra riformista ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: parlando di Expo a proposito del nodo Malpensa e Alitalia: "La compagnia presenta un bilancio di questi 15 anni che è oggettivamente negativo. Malpensa deve riprendere il proprio ruolo e l'Expo sarà uno straordinario volano: va detto però che la Sea deve restare in mano pubblica è patrimonio della città".

Amato e i sospetti: un Viminale <casa di vetro> ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia proveniente dal Sud America per poi essere trasportate nei capannoni di Castelnuovo di Porto, a nord di Roma, per lo spoglio. L'allarme lanciato dai magistrati calabresi, sulla possibile manipolazione parziale del voto in Argentina, ha fatto scattare da giorni procedure rigorose: "Dopo aver avuto la notizia dai magistrati abbiamo attivato il ministero degli Esteri al quale

Finale in flessione. Bene Fastweb ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vanno registrate le forti performance di Alitalia (+12,50%) e Roma Calcio (+4,45%), la prima legata alle scommesse su una ripresa delle trattative con Air France, la seconda dopo le conferme di un interessamento del finanziere Usa George Soros. Bancari In calo il comparto dei bancari, guidato da Banco Popolare e Monte Paschi.

Aeroporto, aumentano i passeggeri e le truffe ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aeroporto di Fiumicino sono arrivati quasi 900 voli Alitalia in più, almeno 10-12 mila viaggiatori I tassisti romani hanno trovato un "tesoretto" da 25-30 mila euro al giorno. Dall'inizio di aprile, con l'introduzione dell'orario estivo, all'aeroporto di Fiumicino sono arrivati quasi 900 voli Alitalia in più: si tratta di collegamenti che prima gravitavano intorno a Malpensa.

+10% È l'aumento medio del numero di corse taxi ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia dall'aeroporto lombardo di Malpensa 25.000 886 èil valore stimato delle circa 500-600 corse taxi aggiuntive in partenza ogni giorno da Fiumicino con l'arrivo dei nuovi voli da Malpensa èil numero di voli a settimana trasferito con l'orario estivo da Malpensa a Roma, per un totale di 10-12 mila passeggeri in più al giorno 40 In euro è la tariffa fissa per le corse fra l'

<Noi pronti> Rispunta AirOne ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: segnano il rientro in scena del patron di AirOne, uno dei candidati all'acquisto di Alitalia. "C'è ancora interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio" dopo il voto, si fa sapere, "non senza aver effettuato una seppur breve due diligence ". Non una parola su quello che finora è stato il partner di Toto: Intesa Sanpaolo.

<Alitalia, con poca liquidità licenza a rischio> ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Europa ci costringerà a intervenire "Alitalia, con poca liquidità licenza a rischio" Il presidente Enac Riggio: due settimane per ripristinare la cassa ROMA - "Entro due settimane, massimo tre, se Alitalia non ci spiega come fa a ripristinare una liquidità di almeno 12 mesi, non potremo far altro che sospenderle la licenza".

L'eredità "pesante" di un'economia al palo ( da "Campanile, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. L'azienda è in crisi da anni, i prestiti ponte sono negati dall'Unione europea, perché già ottenuti (in due tranche), AirFrance ha fatto marcia indietro, e la liquidità in cassa non permette di andare avanti ancora per molto. I sindacati martedì, a voto concluso, sono stati convocati dall'azienda (giovedì hanno incontrato i vertici dell'

Il Cav tra gaffe, attacchi e polemiche ( da "Campanile, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come nel caso di Alitalia, servono fatti. Fin dall'inizio della campagna elettorale, Berlusconi si è detto sicuro di vincere. Ma con l'avvicinarsi dell'apertura delle urne questa sua ostentata certezza ha cominciato a vacillare. Ecco perché ha rispolverato il ben noto ritornello sui brogli e ha invitato con sempre più insistenza al voto utile.

Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Qualcuno avrà pensato di ( da "Tempo, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma anche un cartello del circolo Alitalia con la scritta "Walter facce vola'". Più avanti, tra le telecamere, il vippaio si fa sempre più folto. Arriva anche il regista Paolo Virzì. Poi Fiorella Mannoia, Serena Dandini, Remo Girone, Francesca Archibugi. Il parterre diventa una passerella.

Alitalia, Malpensa, Caselle: così non si vola ( da "Liberazione" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: compagnia di bandiera si ripercuote su tutto il trasporto aereo del nord Italia Alitalia, Malpensa, Caselle: così non si vola Il disastro Alitalia ripropone con urgenza una riflessione sui limiti di una politica che insegue lo slogan e rinuncia a qualsivoglia analisi critica dell'esistente. In questi ultimi mesi l'affaire Alitalia si è trasformato in strumento di propaganda elettorale,

I gatti bigi in Svizzera L'Oni-Ber e la pazzia L'Oni-Vel e BB + MM ( da "Liberazione" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Vedono un aereo Alitalia e il primo dice: "Accidenti, che aereo enorme! Facciamo una cordata e compriamolo: Piersilvio! Dudi! Dai, porta una corda. Ueh, chissà a che velocità che arriva... secondo me fa i 200 all'ora". Maroni scuote la testa: "Ma che cordata!

1. Berlusconi era in vantaggio, ha dato qualche zampata quando poteva, ma è ( da "Stampa, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per Veltroni, apprezzo la decisione di correre da soli, una scelta coraggiosa che cambierà finalmente la politica. 4. Ho già detto: gli "sbagli" di Berlusconi, che sono tali solo per chi non lo ama. Per il leader Pd, il caso Alitalia: non ha contrattaccato, permettendo al Pdl di fare man bassa di voti al Nord.

Quei maestrini di "Repubblica" ( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.

Alitalia, Air One è di nuovo in pista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: interessata a un intervento per risanare le finanze di Alitalia. Ma Letta rilancia la trattativa con Air France. Air One sarebbe pronta a tornare in campo per Alitalia dopo le elezioni. Da ambienti vicini alla compagnia guidata da Carlo Toto, l'Ansa apprende che "c'è ancora interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio rispondente a rigorosi criteri industriali e di mercato,

Visti dagli stati uniti ( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: we are transfixed on Alitalia, but what about the Telecoms industry in foreign hands, the Energy industry, the choices that are being made in view of megatrends. Why don't we speak about the positive role of immigrants (The New York Times went into restaurant kitchens to find the Tunisian "best carbonara cook in Rome") Where was the Italian media?

Pagelle alla più noiosa campagna elettorale ( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma aver tenuto la barra dritta durante la bufera Alitalia, e aver saputo destreggiarsi rispetto alla scomoda eredità del prodismo e all'emergenza rifiuti in Campania, che investe un pezzo primario della constituency democratica, non era facile.Voto 6,5 4 Stefano Cappellini 12/04/2008.

Segue dalla prima veltroni risponde a Berlusconi ( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prendete il caso Alitalia, ne ha parlato sulle vostre colonne nella sua intervista il principale esponente dello schieramento a noi avverso. Annuncia un futuro di cordate forti, di piani industriali solidi. Però è lo stesso che nel 2004 aveva detto: Alitalia?

Vaticana il viaggio negli stati uniti del pontefice ( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stati uniti del pontefice Un inginocchiatoio e un letto in legno Il Boeing Alitalia su misura per Ratzinger Il Boeing 777 Alitalia è pronto per accogliere i 100 passeggeri che lunedì mattina, insieme al Papa (101, dunque, in totale), decolleranno da Fiumicino alla volta dell'Andrews Air Force Base di Washington: una settantina di giornalisti, trenta le persone del seguito papale.

La sinistra teme la Lega e il Nord che si sta svegliando ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che per salvare Alitalia e le migliaia di dipendenti romani (molti dei quali assunti proprio dai sindaci capitolini Rutelli e Veltroni) si sacrifichi Malpensa. Umberto Bossi lo ha ripetuto spesso nei suoi comizi: "A Roma hanno una sola paura, che i padani, brava gente, che lavora e paga le tasse si sveglino e alzino la testa".

MALPENSA SI VENDICA AEREI ALITALIA VUOTI ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per LA COMPAGNIA DI BANDIERA MALPENSA SI VENDICA AEREI ALITALIA VUOTI Mirko Molteni A pochi giorni dal drastico taglio dei voli Alitalia da Malpensa il bilancio della compagnia di bandiera italiana è ancora più negativo di quanto si poteva prevedere. Gli utenti del Nord, sempre più delusi e sfiduciati nei confronti del grande malato , per anni foraggiato inutilmente dallo Stato,

Federalismo: adesso o mai più ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Intanto il caso Alitalia è già costato oltre mille posti di lavoro in Lombardia... "Alitalia ha il fiato corto. O la compra Air France, ed è quello che noi non vorremmo, oppure interviene una cordata di imprenditori italiani con AirOne. Altrimenti l unica alternativa che si apre è quella del commissariamento con l applicazione della cosiddetta legge Marzano.

Sondaggio TripAdvisor Indifferenti ad Alitalia ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. D altro canto, il restante 32 % di indifferenti lo è perchè non baderebbero al fatto che la compagnia tricolore fosse acquisita oppure no da stranieri. E quindi continuerebbero a viaggiare con Alitalia. Viceversa, spulciando quell 11 % che sostiene di risentire della situazione, scopriamo che il 5 % ha deciso di non viaggiare con Alitalia per i previsti ponti primaverili,

Pagano 14mila stanze d albergo al mese ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ancora oggi Alitalia non riesce a far partire da Fiumicino i piloti che vivono a Roma e dalla Malpensa quelli che hanno casa in Lombardia. I costi? Spropositati. "Fino al 2005 Alitalia pagava -ricostruisce il giornale - una cifra fra 10.500 e 11 mila camere d albergo ogni mese a Milano per ospitare i propri equipaggi,

La Parola ai lettori ( da "Padania, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Roma di cui lo sfacelo Alitalia è l ultimo esempio di miglia di casi analoghi. Si straccia le vesti per una espressione che è di comune sentire al Nord perché sono tanti che sono convinti che con le chiacchiere di Veltroni non si va da nessuna parte e pensano che i guai della Padania saranno risolvibili con atti e leggi draconiani o con il trasferimento al nord di tutti i poteri.

Silvio e Walter, tutti in lotta per Totti ( da "Stampa, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia al collasso, operai che cadono dalle impalcature, Paese allo sfascio. 'Mbè? Ancora con questi dettagli? Basta. Il Paese reale vuole altro. Il valore aggiunto della campagna elettorale è il calcio, lo testimonia l'affaire-Totti. Che, dopo essersi schierato con Rutelli, il centrodestra considera come l'esorcista ufficiale di Alemanno nella corsa al Campidoglio.

Milano è più "lontana" ( da "Stampa, La" del 12-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: BRUNO MONTICONE SANREMO Crisi Alitalia e problemi di Malpensa. Realtà lontane dall'estremo ponente. Ma fino ad un certo punto. Perchè il disimpegno della compagnia di bandiera dall'aeroporto padano ha avuto riflessi indiretti anche su Riviera e Costa Azzurra: sono saltati i due voli giornalieri, andata e ritorno, che collegavano Malpensa con Nizza.


Articoli

Col Quirinale le cordate non funzionano (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

FEDERICO ORLANDO "Se Napolitano lascia?" Ebbene no, Cavaliere, Napolitano non lascia. E lei, se non avrà il fisico del ruolo, dovrà sudare molto a passare sotto le "forche caudine" della Costituzione, come per soddisfare, parola della sua amica Santanché, altre eventuali concupiscenze. Per "fisico del ruolo" s'intende la maggioranza assoluta dei senatori eletti a Palazzo Madama, indispensabile per ottenere dal Quirinale l'incarico di formare un governo. Diciamo dei "senatori eletti", così come Napolitano ricordò a Prodi quando si trattò di andare in aula a verificare la fiducia "politica" dell'uno e dell'altro ramo del parlamento. Perché, se il presidente del consiglio d'amministrazione della Fininvest l'ha dimenticato, la Costituzione sta lì, sulla strada di tutti, a ricordare che "il governo deve avere la fiducia delle due camere". Articolo 94. Se in una delle due camere il Quirinale, che è il Colle più alto di Roma, non intravede chiara la maggioranza, non dà l'incarico di formare il governo. Al più dà un incarico esplorativo, come fece con Marini. Ciò significa una cosa: che la sera del 14 aprile Berlusconi dovrà contare nel suo argent de poche 158 seggi di senatori, non uno di meno. Spiccioli negligeables, certo, per il finanziere che si fa le leggi come gli convengono, ma indispensabili per accedere ad altro tipo di potere: il governo della repubblica, appunto. Il fuoco di sbarramento preventivo contro il Quirinale, scatenato da dieci giorni nella stolta illusione di poter ottenere dalle istituzioni, con le minacce, quel che con le minacce si ottiene da "dipendenti" o concorrenti o revisori dei conti, è solo conferma che il Cavaliere sa di non avere in tasca quei fatidici spiccioli, quei 158 voti di Palazzo Madama senza i quali non avrà l'incarico. Non gli basterà provare a lusingare il Quirinale col preannuncio di una cordata: una cordata di senatori acquistabili (i Grillo del 1994, i De Gregorio, i Dini, i Mastella del 2006-7) disposti a integrare i numeri del Pdl. Il discorso dell'Alitalia non vale per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci sarebbe andato. Qualcuno ripassi un po' di storia al cavaliere. Magari Dell'Utri, se non è occupato in revisioni della Resistenza e in beatificazioni di stallieri mafiosi. L'origine "comunista" di Napolitano non c'entra con l'esercizio, che ci auguriamo sempre intransigente, della sua funzione di guardiano della Costituzione e di supremo magistrato di garanzia. Ciampi non era comunista, ma liberaleazionista, eppure fece rimangiare al Cavaliere tutti gli sbreghi alla Costituzione che il brianzolo aveva fatto approvare da una maggioranza pavida e fellona. Oscar Luigi Scalfaro era democristiano, ma fece argine agli sbreghi del sedicente "premier" in modo ancor più intransigente. Entrambi sono vivi, e in senato potranno votare anche leggi di un ipotetico governo Berlusconi, se ci sarà e se vorranno; ma non certo fare con lui maggioranza "politica", cioè voto di fiducia ai sensi dell'articolo 94. Come da precedenti. L'operazione "missile a due testate", di cui parlammo la settimana scorsa, una contro il Quirinale per indurlo ad alzare l'asta delle forche caudine della Costituzione, l'altra contro i senatori a vita perché si acconcino a servirlo dopo due anni di ingiurie, più che un missile è un razzo cinese da bengala, produce coriandoli e botti, ma per il resto, come direbbe la Santanché? E dunque sarà il caso che in queste ultime ore di campagna elettorale nessuno avveleni i pozzi: ben sapendo che, per quanto molti italiani siano proni in "orizzontale" e in "diagonale", moltissimi altri non esiterebbero a schierarsi a difesa delle istituzioni fin nella piazza del Quirinale.

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Le stranezze dell'italia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti LE STRANEZZE DELL'ITALIA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Si sono profilate ipotesi di possibili intese tra Pd e Pdl dopo il voto. E subito avete giudicato questa campagna noiosa, insipida, soporifera. Poi, su iniziativa del Pdl, da qualche giorno la febbre è tornata a salire. Bossi ha minacciato di tirar fuori i fucili. Marcello Dell'Utri ha annunciato la sua intenzione di riscrivere i libri di storia. Berlusconi ha proposto di sottoporre periodicamente i pubblici ministeri a test di sanità. Ha negato ogni credibilità a Veltroni a motivo del suo passato comunista, e se l'è presa persino col presidente della Repubblica. Per reazione Veltroni, già incline a sottolineare l'età del suo concorrente, ha espresso preoccupazione per il rischio che il Cavaliere fa correre alla democrazia. La ripresa delle ostilità ha provocato immediatamente il vostro sdegno, anche per l'afflizione di riascoltare i toni delle precedenti elezioni e di veder riemergere lo spettro berlusconiano. Queste vicissitudini dimostrano la difficoltà della Repubblica italiana di stabilizzarsi e normalizzarsi. E di accettare inoltre il principio di quella che Raymond Aron chiamava la prosa democratica, il cui grigiore, a suo dire, sgombrava il campo dalla poesia epica e tragica del totalitarismo. Di fatto, quale potrebbe essere un primo bilancio della campagna elettorale 2008? è indubbiamente l'inizio di un nuovo ordine emergente, caratterizzato dal bipartitismo. Sia il Pd che il Pdl intendono imporre la propria preminenza. E chiudere così un ciclo di oltre un decennio di politica caratterizzata dalla formazione di coalizioni eterogenee, utili per vincere le elezioni, ma che rendono difficile, se non impossibile per il centro-sinistra governare il Paese. Una dinamica di questo tipo, di semplificazione della vita politica, suscita evidentemente resistenze a sinistra, a destra e al centro. Ma se trovasse conferma lunedì nelle urne segnerebbe una tappa importante nella transizione italiana. L'esistenza di due grandi gruppi parlamentari aprirebbe forse la via a una nuova legge elettorale favorevole ai partiti principali, e magari all'attuazione di riforme istituzionali. Il cammino verso un sistema bipartitico contribuisce a spiegare la natura del confronto tra Veltroni e Berlusconi, così come si è venuta determinando nel tempo. L'uno e l'altro non potevano non imporsi al centro dell'attenzione. Grazie alla sua presenza e al suo attivismo, Veltroni ha potuto in parte mascherare gli aspetti ancora vaghi del suo progetto, i contorni incerti del suo partito, la sua fragilità e le sue divisioni. Ha proposto sogni e ottimismo per infondere speranza nel suo schieramento. Dal canto suo, Berlusconi ha cercato di rilanciare una dinamica ormai un po' logora, e di rinvigorire l'entusiasmo dei suoi sostenitori. A differenza del passato, niente promesse né miracoli annunciati ? ma ciò non vuol dire che la demagogia sia stata assente, come dimostra il caso Alitalia. Il Cavaliere ha persino annunciato misure impopolari, ma senza precisarne il contenuto. Veltroni ha voluto incarnare, con lo stile suo proprio e attraverso la composizione delle sue liste, l'aspirazione al rinnovamento che esiste nel Paese. Berlusconi si è sforzato di non apparire come l'eterno candidato, oltre tutto gravato del peso degli anni (da qui il nuovo look in fatto di vestiario e forma fisica). L'uno e l'altro hanno avuto bisogno di costituirsi come avversari rispettabili, evitando di affrontare temi tabù come il conflitto d'interessi del Cavaliere. Se Veltroni non ha voluto ricorrere all'antiberlusconismo, di cui conosce i limiti, Berlusconi si è astenuto dall'utilizzare l'arma dell'anticomunismo. I loro programmi sono ricentrati, anche se non identici. Ad esempio, in materia di economia Veltroni ha parlato di misure che sono quelle classiche della sinistra, in favore dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, dei precari e delle casalinghe; mentre Berlusconi si è focalizzato sui tagli alle imposte. Alla fine però gli antagonismi del passato sono risorti, e con maggior durezza, a causa dello scontro provocato da Berlusconi. Sia lui che il suo concorrente hanno bisogno di rivolgersi agli indecisi e agli elettori tentati dall'astensione. Il Cavaliere è incapace di controllare la propria aggressività, e i suoi colpi d'ariete mirano a mobilitare gli elettori sconcertati di non ritrovare più il grande trasgressore. Veltroni deve assicurarsi il voto utile a sinistra. Entrambi corrono dei rischi. Se gli eccessi del primo possono incitare i potenziali elettori di sinistra ancora esitanti a votare Pd per evitare il suo ritorno al potere, il secondo rischia di deludere i moderati. Ma l'essenziale è altrove. Questa campagna non è stata all'altezza delle enormi sfide che l'Italia è chiamata a raccogliere. A questo riguardo, è illuminante il confronto con le elezioni presidenziali francesi del 2007, che hanno consentito, soprattutto grazie a Sarkozy, una presa di coscienza del declino del Paese. Peraltro, e benché il presidente Sarkozy stia toccando il livello più basso nei sondaggi, i francesi sono ormai convinti della necessità delle riforme. La campagna italiana del 2008 non ha avuto gli stessi effetti. Non si è quasi mai parlato ? come peraltro accade abitualmente, sia in Italia che altrove ? dell'Europa e del mondo. E non sono stati posti al centro del dibattito altri temi cruciali: lo stato generale del Paese, il suo posto nell'ambito della concorrenza internazionale, il regresso della competitività delle imprese, gli ostacoli alla crescita, la bassa produttività del lavoro, il considerevole ritardo della ricerca, dello sviluppo e dell'insegnamento superiore, il disastro demografico, il blocco della mobilità dei giovani, l'aggravarsi delle disuguaglianze sociali, di genere, territoriali, generazionali ecc. I due principali candidati non hanno lanciato messaggi chiari sull'obbligo di prendere decisioni, né indicato una rotta precisa. L'Italia è più che mai alla deriva. Traduzione di Elisabetta Horvat.

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Alitalia rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il coefficiente di riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi incontri con Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 12-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Alitalia rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il coefficiente di riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi incontri con Air France / Milano LA LUNGA ATTESA Sul destino di Alitalia incombe ormai l'esito delle elezioni politiche: da un lato ci sono i continui sforzi del governo per far ripartire la trattativa con Air France, considerata una "soluzione positiva" anche da Veltroni, dall'altro lato c'è un salto nel buio. Ovvero: la fantomatica cordata ventilata da Berlusconi, le nuove parole d'interesse da parte di Air One, il rischio del commissariamento. "Dobbiamo trovare una soluzione che funzioni" si è augurato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, all'indomani delle "buone notizie" emerse dall'incontro di giovedì tra il governo e i sindacati di Alitalia. "È una corsa contro il tempo" ha ribadito il sottosegretario Enrico Letta. "Ce ne occuperemo anche la settimana prossima, Alitalia ha sempre meno risorse disponibili ed è responsabilità di tutti arrivare a una soluzione prima che le risorse siano finite". La liquidità nelle casse del vettore, infatti, ammonta a 170 milioni di euro, sufficienti ad assicurarle non oltre un mese di vita, mentre il contribuente italiano sta pagando 75 euro per ogni anno che l'azienda chiude in rosso. Il governo continua così a lavorare per una seconda opportunità con Air France-Klm, la cui proposta viene considerata "percorribile e buona". Sugli stessi toni anche il leader del Pd, Walter Veltroni, che giudica positivamente una soluzione francese alla crisi di Alitalia "se i sindacati riusciranno a garantire le due cose fondamentali, e cioè la riduzione dell'impatto sociale e il rilancio di Malpensa come grande hub del nostro Paese". Intanto il Pdl continua a prendere tempo: "Mi pare evidente che la cordata italiana si manifesterà solo dopo che sarà uscito di scena il governo Prodi" ha affermato l'ex leader di An, Gianfranco Fini. Non a caso sono tornate a circolare voci su AirOne, che sarebbe pronta a tornare in campo per Alitalia dopo le elezioni "ovviamente non senza aver effettuato una seppur breve due diligence, una verifica sui conti di Alitalia è infatti una condizione necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno vincolante" si mormora in ambienti vicini alla compagnia di Carlo Toto. Nel frattempo, però, si possono già valutare i primi effetti del piano di transizione predisposto dall'ex presidente Maurizio Prato per Alitalia: la cancellazione dei tre quarti dei voli all'aeroporto di Malpensa ha causato un crollo dei coefficienti di riempimento dei voli della compagnia del 28%. Nella prima settimana di aprile il cosiddetto load factor è sceso in picchiata al 49% rispetto al 77% dello stesso periodo del 2007: il Malpensa-San Paolo passa da 82% a 48%, il Telaviv da 81% a 49%, il Malpensa-Amsterdam da 72% a 36% (la media delle altre compagnie su questa tratta viaggia sull'80%). Il Boston che un anno fa partiva da Malpensa con un coefficiente di riempimento dell'80%, oggi parte da Roma con un misero 65% e il Toronto passa da 87% quando era su Malpensa al 75% su Fiumicino. Insomma: i voli che Alitalia ha lasciato a Malpensa partono mezzi vuoti e i voli spostati a Fiumicino caricano meno passeggeri, quindi producono ricavi largamente inferiori a quanto producevano su Malpensa. "Se Alitalia risparmia 200 milioni di euro abbandonando Malpensa - si è chiesto provocatoriamente l'assessore ai Trasporti della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo - quanti sono i ricavi che sta perdendo?". Dati preoccupanti, che non hanno impedito ad Alitalia di chiudere positivamente la settimana a Piazza Affari: i titoli della compagnia di bandiera (scambiati in un'unica fase d'asta) hanno guadagnato il 12,5% a 0,45 euro.

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Per Alitalia è indispensabile non aggiungere passi falsi a quelli fatti in passato, tra cui il mancato accordo con Klm e l'assunzione di manager incapaci oltre che eccessivamente c (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Per Alitalia è indispensabile non aggiungere passi falsi a quelli fatti in passato, tra cui il mancato accordo con Klm e l'assunzione di manager incapaci oltre che eccessivamente costosi.

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L'Alitalia, l'italianità e le bufale di Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del L'Alitalia, l'italianità e le bufale di Berlusconi Nicola Cacace Berlusconi sta facendo, come suo solito, una grossa strumentalizzazione del dramma Alitalia promettendo cordate italiane che non dispiacerebbero a nessuno se fossero attendibili e idonee a risolvere la crisi grave della compagnia aerea di bandiera. L'esperienza internazionale dimostra ampiamente che il problema del risanamento e rilancio di una compagnia aerea di bandiera non si è mai realizzato soltanto col reperimento dei capitali necessari, necessari ma non sufficienti senza un Management ed una rete di relazioni internazionali adeguata. Mentre il governo gioca l'ultima carta dichiarando chiaramente ai sindacati che l'unica alternativa ad Air France è il commissariamento o il fallimento con conseguenze gravi per l'occupazione ed il paese, Berlusconi ne fa incauta materia elettorale, promettendo una cordata italiana dietro l'angolo. Ma qui non bastano i soldi, tutte le esperienze europee di fallimenti di aerolinee -anche i numerosi fallimenti americani, sotto questo profilo, non sono stati diversi, anche se assistiti da una legge speciale, la Charter 11, che consentiva alla compagnia in crisi di non pagare i debitori è stato sempre necessario l'intervento di una compagnia aerea nel nocciolo duro dei nuovi azionisti- da Swissair-Sabena a Iberia insegnano che mai crisi di compagnia aerea è stata superata senza il coinvolgimento di una forte compagnia del settore. Iberia è un caso di salvataggio intelligente fatto dagli spagnoli nel '99 quando lo Stato vende il 40% a un nocciolo duro centrato su British Airways. Oggi Iberia è privata e in salute, lo Stato è sceso al 5%, con 28 milioni di passeggeri ha superato Alitalia che all'epoca della privatizzazione le era davanti, mantenendo con British Airways, che ha il 9%, un rapporto di collaborazione efficace e non soffocante. Caso analogo per Swissair, che prima incorpora la fallita Sabena e poi, nel 2005, fallita anche Swiss, la società nata dal fallimento di Swissair-Sabena, viene essa stessa salvata da Lufthansa. L'intervento di forti multinazionali nei salvataggi e nel rilancio di grandi imprese è esperienza comune a tutti i settori di trasporto internazionale, aereo, navale, etc. perché il posizionamento forte nella Rete mondiale in questi casi è strategico. Il sistema portuale italiano, dato per spacciato 15 anni fa è oggi in forte ripresa grazie a colossi del settore come la tedesca Eurekai che ha rilevato i Terminl container di Gioia Tauro, La Spezia, Livorno,Ravenna e Cagliari, la danese Maerk ha il Terminal container di Savona, la cinese di Taiwan Evergreen ha preso il Terminal container di Taranto, la cinese Cosco quello di Napoli e la società di Singapore Psa quelli dei porti di Venezia e Genova. L'italianità dell'impresa salvatrice è utile se serve a risolvere il problema. Abbiamo esempi di settori strategici dove il mancato intervento di un "cavaliere bianco" straniero ha contribuito al fallimento di una impresa italiana di importanza strategica. È il caso della elettronica dove nel 1990 l'Olivetti era leader e secondo produrre di Personal Computer al mondo, fatta fallire per la scarsa visione di industriali, politici e banchieri italiani ed il mancato intervento di qualche multinazionale estera del settore. Da allora la produzione elettronica è praticamente scomparsa dall'Italia.. Mantenere l'italianità di una impresa strategica è obiettivo giusto quando è realizzabile con i capitali e il Management all'altezza. Per Alitalia è indispensabile non aggiungere passi falsi a quelli fatti in passato, tra cui il mancato accordo Klm e l'assunzione di Manager incapaci oltre che eccessivamente ed inutilmente costosi. C'è da fare di tutto perché gli industriali e finanzieri italiani che si presteranno al tentativo di Berlusconi non dimentichino le lezioni delle esperienze internazionali.

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Iannuzzi contro de mita "inventa le cose e offende" - roberto fuccillo (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

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Pagina IX - Napoli Il segretario del Pd replica a un'intervista dell'ex premier Iannuzzi contro De Mita "Inventa le cose e offende" Pdl, Bassolino nel mirino: An denuncia 41 milioni di deficit nei trasporti ROBERTO FUCCILLO LA campagna è finita, lunedì si conteranno i voti, ma in Campania c'è chi pensa di aver già vinto almeno una battaglia. Tino Iannuzzi, segretario regionale del Pd, ha usato l'ultimo giorno per tirare un sospiro di sollievo: "Il successo di piazza Plebiscito parla di un partito che c'è. Inutile nasconderlo, ci sono state fasi difficili: le primarie, i rifiuti, la formazione delle liste, gli abbandoni. Ma il riconoscimento di Veltroni, al quale abbiamo dato la piazza più affollata d'Italia, dice che ora marciamo sulla stessa linea, qui come sul nazionale. Questo non va giù a chi se n'è andato nell'Udc e alterna offese personali a invenzioni di sana pianta". è l'ultimo scontro con l'ex maestro: Ciriaco De Mita ha raccontato in una intervista che proprio Iannuzzi lo avrebbe tentato a rimanere nel Pd, prospettandogli che dopo il voto Veltroni sarebbe saltato. "Invenzioni", dice Iannuzzi. Respingendo versioni che evidentemente tendono a metterlo in cattiva luce agli occhi del suo segretario nazionale. è però l'ultimo strascico della rissa delle primarie. Ora Iannuzzi deve chiamare al voto, e non esita a proporre il teorema del voto utile: "Serve un voto per il Mezzogiorno, col Pdl sarebbe decisiva e asfissiante la presenza della Lega. Ogni altro voto è fuori dalle proposte di governo in campo". All'offensiva di Iannuzzi fa eco quella di Luigi Nicolais: "La rimonta del Pd è in atto. Serve un ultimo sforzo, soprattutto dobbiamo impegnarci tutti a vincere la tentazione del non-voto dei tanti indecisi". Qualcosa su questo fronte deve pur aver ottenuto Massimo D'Alema, di cui ieri sono stati diffusi i numeri: 2000 chilometri percorsi, 17 incontri con associazioni, categorie aziende, 21 manifestazioni pubbliche o comizi. Ultimi appelli anche sull'altro fronte, con Bassolino nel mirino. Stefano Caldoro, alter-ego di Nicolais nel Pdl come reale capolista a Napoli, chiede il voto "per cambiare, per voltare pagina, per dare un giudizio su chi ha governato a Roma ma anche e soprattutto nella nostra città e nella nostra Regione". Franco D'Ercole, capo dell'opposizione in Consiglio regionale, preannuncia: "Fra poco avremo un caso Alitalia anche in Campania". Si riferisce al deficit, oltre 41 milioni, accumulato da tre aziende di trasporto, Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania, comprese nella holding dell'Ente autonomo Volturno. Al suo fianco il capogruppo di An spara a zero contro gli ultimi finanziamenti, 5 milioni e mezzo, al Museo Madre, e ripropone il tema della incompatibilità di Bassolino in ragione del contenzioso fra lui stesso e la Regione nel processo rifiuti. Questione sulla quale Mario Landolfi, segretario regionale di An, non esclude di ricorrere alla Corte costituzionale.

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Una bocconi del sud per la classe dirigente - francesco perillo (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina XI - Napoli UNA BOCCONI DEL SUD PER LA CLASSE DIRIGENTE FRANCESCO PERILLO l centrodestra, un'area chiaramente più legata all'imprenditoria locale, potrebbe cavalcarla come una coraggiosa proposta bipartisan. C'è da chiedersi ancora perché non sia stata elaborata in progetto e pronunciata ad alta voce. Perché il caso Alitalia, che è appunto un caso esemplare di management negativo, riempia i temi della campagna elettorale più della proposta di una "Bocconi del Sud". Vi sono stati autorevoli commenti di Cardillo, di Sicca e di Galasso, ciascuno con i propri distinguo ma accomunati dall'ipotesi di rilanciare su basi diverse quanto già operante a Napoli: lo Stoà nella speciale cornice di Villa Campolieto. La scuola, istituita dall'Iri paradossalmente proprio alla vigilia dell'era dello smantellamento delle partecipazioni statali, e rilevata poi dalla partecipazione delle istituzioni locali, da vent'anni silenziosamente porta avanti master e programmi di approfondimento di grande valore, iniziative che spesso non hanno nulla da invidiare a quelle delle più blasonate scuole europee. Il punto è che, a differenza di quelle, qui non si riesce a "fare scuola". Dalla Bocconi e dalla Luiss esce una significativa parte della classe dirigente, non solo aziendale, del Paese. Una classe di ventenni che si formano e di quarantenni che si aggiornano, in contatto con un network internazionale di competenze, contesi da enti e società multinazionali, portatori di "best practices" e di mestieri allo stato dell'arte, di un saper fare pragmatico richiesto nelle banche di Milano come nelle consulenze di Londra. Allo Stoà passano invece in molti, spesso parcheggiando e transitando, nel tentativo di arricchire il proprio curriculum o di ottenere un titolo in più per trovare il posto, per tentare almeno con uno stage il contatto con le aziende, o per ottenere un avanzamento di carriera. è colpa dello Stoà? Nel Mezzogiorno non si può fare altrimenti? Siamo in realtà in presenza di un circolo vizioso che riproduce se stesso: degrado e arretratezza del tessuto produttivo meridionale producono, nonostante la scuola di management, comportamenti arretrati. Non producono classe dirigente ma professionisti del precario, orientati a costruire per se stessi le migliori scorciatoie per inserirsi nella società, ma non orientati a dirigere il cambiamento del tessuto in cui s'inseriscono. Allora la proposta di Veltroni ha un senso se, indipendentemente dai temi elettorali, venisse rilanciata, gettata al di là degli schieramenti, e riformulata come proposta di gestione del cambiamento. Sì, la scuola di management del Sud è scuola di "change management", di gestione del cambiamento; la Bocconi del Sud non solo serve, ma non può non avere un target diverso dalla Bocconi del Nord. Qui non basta fornire metodi e strumenti allo stato dell'arte per il management delle organizzazioni. Qui non basta il "saper fare", ma occorre una marcia in più: il target dovrà includere anche un "saper essere". Come a dire che il cardine della formazione manageriale dovrà necessariamente ruotare sugli assi integrati e sistemici della Qualità totale, dell'Innovazione e dell'Etica d'impresa: non si tratta solo di "discipline" manageriali, ma di cultura valoriale. Senza per questo voler già impostare un progetto che richiederà invece la paziente costruzione di convergenze e di network, a partire dal coinvolgimento di iniziative già coraggiosamente in essere, come ad esempio quella dei "Laici e Gesuiti per Napoli". Vista del Sud una scuola di management non può limitarsi a "riprodurre" classe dirigente, ma è chiamata a spezzare il circolo vizioso dell'arretratezza, che prima ancora di essere economica è politica ed etica. La mission che differenzierebbe la Bocconi del Sud da quella del Nord è molto più ambiziosa: produrre "classe dirigente trasformazionale" e porsi su questa base come polo di riferimento per tutti i Sud dell'Europa e del Mediterraneo. Una scuola "di confine", per dirla con Pier Luigi Celli. L'autore è manager e docente di Formazione e politiche delle risorse umane all'Istituto universitario Suor Orsola Benincasa.

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Un sistema da ripensare - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Milano UN SISTEMA DA RIPENSARE ETTORE LIVINI LE NUBI basse e i voli cancellati non sono il vero problema di Linate. Certo i guai di giovedì e di ieri, a maggior ragione in un momento in cui in tutto il settore i nervi sono tesissimi, non sono un bel regalo per l'immagine degli aeroporti di Milano. Così come si può sindacare sull'opportunità di varare i lavori alle piste proprio in coincidenza con il periodo di crisi (indotta) di una Sea che tradita da Alitalia e ridimensionata dalla cassa integrazione fatica a riorganizzare le sue attività. Linate però ha un rebus molto più complesso da risolvere: il suo futuro. I milanesi, fossero loro a decidere, non avrebbero dubbi. SEGUE A PAGINA III.

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Voli a terra, è caos a linate (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Milano Sea cancella tratte e ne dirotta 13. Dalla Chiesa: io, vittima dei disagi. Cattaneo: ma non smantelleremo lo scalo Voli a terra, è caos a Linate Nubi basse e lavori in pista: un'altra mattina di passione Caos, code, ritardi e voli cancellati o dirottati per il secondo giorno consecutivo a Linate. I lavori di manutenzione a terra e la scarsa visibilità dovuta alle piogge hanno provocato l'annullamento di otto voli in arrivo e spostato l'atterraggio di altri tredici a Malpensa e Orio al Serio. I disagi sono durati per l'intera mattinata e oltre. In discussione, adesso, c'è il ruolo stesso dell'aeroporto Forlanini. "Ridimensionarlo adesso, dopo la crisi Alitalia, sarebbe una beffa per Milano", sottolinea l'assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo. "Non si tratta di scegliere - aggiunge il sottosegretario Nando Dalla Chiesa - è il sistema che non funziona". MONTANARI E PISA ALLE PAGINE II E III.

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"ma ora non ha senso privarsi del forlanini" - andrea montanari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Milano La scelta La polemica L'assessore regionale Cattaneo difende lo scalo "Ma ora non ha senso privarsi del Forlanini" Adesso che a Malpensa è stato cancellato l'hub sarebbe folle depotenziare anche le piste all'Idroscalo, come aggiungere al danno la beffa E poi è stata proprio l'Alitalia a chiederci di rafforzarlo, quell'Alitalia sciagurata che adesso lancia le accuse ANDREA MONTANARI Raffaele Catteneo, assessore regionale alle Infrastrutture, che cosa pensa di ciò che è accaduto giovedì e ieri a Linate?. "è successa una cosa non auspicabile, ma bisogna constatare che sono accaduti alcuni fatti concomitanti non prevedibili". Cioè? "I lavori sulla pista si sono incrociati con alcuni giorni di maltempo. La protezione civile aveva lanciato l'allarme meteo. Le precipitazioni hanno favorito la formazione di nuvole basse, che hanno reso più scarsa la visibilità. In queste condizioni, senza l'avvicinamento elettronico Linate non poteva operare regolarmente. Questi lavori dipendono dall'Enav, quello che è successo non può essere certo imputato alla Sea". Ma non avevano finalmente installato il nuovo radar? "Non confondiamo l'avvicinamento elettronico con il radar di terra. Il primo è un macchinario che consente il controllo degli aerei in volo e attraverso una serie sensori elettronici li guida sulla rotta di atterraggio. In ogni caso quei lavori andavano fatti in questi giorni, per essere pronti nel periodo caldo del traffico tra qualche mese". Fatto sta che si discute ancora una volta del futuro di Linate. A suo parere deve diventare solo un city airport? "Parto da una constatazione di fatto. Se oggi c'è qualcuno che ha deciso di potenziare la sua attività su Linate è proprio Alitalia, che prima chiedeva di diminuire il traffico su questo aeroporto per risparmiare i costi della doppia rete di federaggio. è Alitalia che ha chiesto di incrementare i voli su Linate, cosa che noi non abbiamo mai auspicato". Quindi Linate deve restare com'è? "Si tratta di uscire da un equivoco. Non c'è dubbio che lo scenario è cambiato dopo il 31 marzo. Alitalia dopo il suo abbandono di Malpensa non deve più sopportare i costi del doppio federaggio. Anche se non erano quelli che ha sbandierato per tanti mesi, non c'è dubbio che incidevano. Peccato che da quando il sindaco Letizia Moratti e non più solo la Regione hanno manifestato la disponibilità a discutere di un diverso posizionamento di Linate, proprio Alitalia si sia squagliata". Dunque? "Dopo l'abbandono di Malpensa tutto si può fare, ora, tranne che addossare al Comune la responsabilità di non aver accettato il ridimensionamento di Linate". Si spieghi meglio. "Ridimensionare Linate oggi sarebbe come aggiungere oltre al danno la beffa. Non credo che Milano abbia bisogno di subire altri danni". Quali sarebbero? "Dato che Mapensa non è più un hub, non si può chiedere ai passeggeri di fare un viaggio di 45 chilometri invece che di 8, per poi non trovare un volo diretto. Tanto vale che continuino a servirsi di Linate, che almeno è vicino alla città". In questo modo, però, useranno lo scalo milanese solo per raggiungere altri hub. "Per colpa della scelta sciagurata di Alitalia di lasciare Malpensa, i milanesi sono costretti a volare non solo verso Fiumicino, ma più probabilmente verso Francoforte, Zurigo, Londra. In questo momento non possono fare altro".

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Lavori e pioggia, voli in tilt linate di nuovo bloccato - massimo pisa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina II - Milano Lavori e pioggia, voli in tilt Linate di nuovo bloccato Otto linee cancellate, 13 dirottate: ritardi e proteste Lupi: così non va può esistere solo come city airport De Luca: sarebbe un delitto toccarlo MASSIMO PISA Le nuvole basse e la pioggia hanno colpito ancora. Costringendo Linate e i suoi passeggeri a una nuova giornata di passione, tra ritardi e riprotezioni, voli cancellati in arrivo e coincidenze perse, voli dirottati su Malpensa e, in un caso, Orio al Serio e appuntamenti di lavoro saltati. "Colpa", ancora una volta, dei lavori di manutenzione, iniziati a marzo e previsti fino a fine maggio, che negli ultimi giorni hanno interessato un'area della pista a rischio, creando di fatto una zona di conflitto con la strumentazione a terra. Che è stata disattivata fino alle 12, quando un'accelerazione data ai lavori ha portato al ripristino di radar e sensori. Complice una visibilità verticale inferiore ai 300 piedi - meno di 90 metri - gli atterraggi sono diventati tutti "a vista". La congestione che ne è seguita ha costretto Sea a cancellare 8 voli - quattro da Fiumicino, uno da Parigi e altrettanto da Napoli, Catania e Palermo - senza preavviso per i passeggeri e a dirottarne altri 13 - da Roma e Alghero, Cagliari e Napoli, Bari e Palermo - 12 a Malpensa e uno a Orio al Serio. Colpite dai disagi quasi tutte le compagnie nazionali, da Alitalia a Meridiana, da Volareweb a AirOne e l'effetto domino, tra vettori assenti in pista per il mancato arrivo e riprotezione dei viaggiatori sugli altri voli in partenza, ha generato il prevedibile ingorgo a terra per l'intera mattinata. Per i passeggeri danneggiati, le speranze di rimborsi e risarcimenti sono pressoché minime. "Il fatto è che il consumatore è tutelato poco - sospira l'avvocato Marco Donzelli del Codacons - e si finisce col subire senza poter fare nulla. La causa è un rischio, perché la giurisprudenza in materia è ostile: ricordo due cause per dei voli cancellati a Malpensa a causa di soli 2 centimetri di neve, gente che rinunciò alle sue vacanze e non ebbe nessun risarcimento. E una class action, quando sarà, si rivelerà complicata: cinquanta passeggeri dello stesso volo sono difficili da rintracciare". Ma è lo stesso ruolo dell'aeroporto cittadino, nei giorni della crisi di Alitalia e del ridimensionamento di Malpensa, a tornare in discussione. Al rimpicciolimento del Forlanini per il rilancio dell'hub varesino crede il parlamentare di Forza Italia Maurizio Lupi, che già da assessore della prima giunta Albertini portò avanti il progetto. "Bisogna riverificare - spiega - una nuova vocazione di Linate in funzione del rilancio dell'hub, e noi siamo disponibili a farlo. E dunque trasformarlo in city airport, con pochissimi voli internazionali e la navetta Milano-Roma, comoda non solo per me che la prendo quasi come il pullman sotto casa, ma per tutti. Nove anni fa l'Ue ci disse no, per non dare privilegi ad Alitalia. Ora ci sono progetti industriali nuovi da valutare. E l'Expo. Vero, Linate è comodo. Ma bisogna pensare al rilancio di tutto il sistema aeroportuale di Milano, con coraggio". L'ex presidente della Regione Lombardia Piero Bassetti, al contrario, difende il ruolo di Linate: "L'ho sempre fatto perché è una comodità e a maggior ragione lo faccio ora. In passato il problema era se il city airport Linate ostacolava l'hub. Adesso che il destino di Malpensa sembra essere segnato come un aeroporto point-to-point che servirà il Nord, Linate è un punto di forza". Contrario a una svalutazione di Linate anche un frequentatore abituale dell'aeroporto come Massimo De Luca, direttore di Rai Sport, tra i tanti coinvolti ieri nei ritardi per la manutenzione e il maltempo: "Spero per la città che una cosa del genere non si verifichi durante il Salone del mobile. Per me, e non solo per me, ridimensionare il Forlanini sarebbe un guaio enorme. Il Roma-Milano, che prendo due volte a settimana, impiega un'ora, da Malpensa ce ne vuole una in più tutto compreso: assurdo, anche per i costi in più. Si può ragionare sulle tratte a medio raggio. Ma i voli nazionali devono restare".

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Per evitare il crollo una scelta decisa - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Milano PER EVITARE IL CROLLO UNA SCELTA DECISA ETTORE LIVINI Il Forlanini va bene così com'è. Vicino al centro e comodo. Peccato che nel giallo dal titolo "L'assassinio di Malpensa", l'aeroporto dell'Idroscalo sia uno dei maggiori indiziati dell'omicidio del fratello maggiore cui per anni ha scippato milioni di passeggeri. Dal 2000 ad oggi, in questo derby fratricida, Linate ha visto crescere i suoi passeggeri del 65%, Malpensa del 19%. Il Comune di Milano e i vertici della Sea non a caso hanno da tempo avviato una approfondita riflessione sul suo destino. Inutile nascondersi dietro i giri di parole. Se si vuole rilanciare la Malpensa attirando un nuovo vettore disposto a posizionare un hub a Milano, il Forlanini dovrà mettersi a dieta. Lufthansa, ad esempio, che molti danno come candidata numero uno al rilancio degli aeroporti meneghini, avrebbe posto il ridimensionamento di Linate come precondizione per lanciare i suoi voli intercontinentali da Malpensa. La ricetta però non è facile da trovare. La soluzione più lineare - dice qualcuno - sarebbe chiudere Linate, come ha fatto Atene con il suo city airport quando ha aperto il nuovo scalo intercontinentale. Si taglierebbe la testa al toro e la Ue non avrebbe niente da ridire. Ma sarebbe una scelta a dir poco impopolare. La strada più ragionevole è allora quella di una revisione dell'operativo. Tagliando i collegamenti con i grandi hub europei e potenziando i servizi continentali punto a punto. Un percorso praticabile ma che rischia di esporsi agli strali di Bruxelles che già una volta ha costretto Milano a una drastica inversione a "U" nei suoi piani di ridimensionamento di Linate. Proprio questi giorni di difficoltà a 360 gradi sono però l'occasione giusta per fare chiarezza una volta per tutte. La Sea sta chiedendo al Governo (azionista di quell'Alitalia che oggi è causa di buona parte dei suoi guai) un ampio risarcimento per i danni causati dall'addio della Magliana. E contemporaneamente ha mantenuto tutti gli investimenti previsti dal suo piano industriale. Ma serve un alto salto di qualità. E gli aeroporti di Milano devono disegnare oggi, magari coordinandosi con tutti gli altri scali spuntati come funghi nel nord del paese, il suo futuro. Decidendo che si farà di Linate ed evitando se possibile - com'è successo ieri con i voli cancellati per una perturbazione primaverile - di farsi male da soli.

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<Veltrusconi>, un idillio già finito Tra Silvio e Walter finisce sul ring (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 88 del 2008-04-12 pagina 4 "Veltrusconi", un idillio già finito Tra Silvio e Walter finisce sul ring di Paola Setti A Natale l'intesa era "necessaria" e Veltroni prometteva: "Non attaccherò mai Berlusconi". Ma a Pasqua si passa dalle battute alle offese. E il clima si avvelena da Milano A Natale erano perfettamente calati nel clima, a Capodanno avrebbero benissimo potuto brindare assieme. È con la Pasqua che tutto è precipitato, e che i due, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, son tornati all'antica e reciproca antipatia. Lo hanno fatto con toni da amore tradito, a rileggerne le dichiarazioni, disillusi come disillusi possono essere solo due che ci avevano creduto davvero. Veltroni, l'avversario ha smesso persino di nominarlo, dopo aver lamentato: "Mi aggredisce". Berlusconi invece ha preso a citare frasi struggenti: "Nella sua trappola ci son caduto anch'io", alla Cocciante, e credevo fosse amore "e invece era un bluff". Chi abbia tradito per primo non è più dato sapere, i due si rinfacciano la crisi a vicenda, dice Walter che è tutta colpa di Silvio che è voluto tornare a votare, dice Silvio che Walter lo voleva ingannare con la storia del facciamo un governo breve, variamo le riforme e poi ti giuro che torniamo a votare, ma vatti a fidare. Era iniziato tutto sul finire del 2007. Intorno si profilavano macerie, gli organismi internazionali a segnalare un'economia al tappeto, il governo Prodi in caduta libera. Loro avevano individuato una comune parola d'ordine: dialogo. Per portarlo avanti avevano superato i mille ostacoli posti dai rispettivi alleati, tutti a gridare all'inciucio ma loro a insistere, Silvio che incoraggiava Walter, "spero abbia la forza di non farsi condizionare dai suoi", Walter che i suoi li rassicurava così: "Sto attento a Berlusconi, ma l'intesa con lui è indispensabile". Subito dopo erano venuti i tempi delle alleanze, e allora era stato Veltroni a esortare Berlusconi: "Io corro da solo, abbi il coraggio anche tu". E così Veltroni spiegava a un popolo di elettori unito solo dall'antiberlusconismo che l'antiberlusconismo non esiste più, signore e signori, Berlusconi non è il nemico, mettetevelo in testa. E Berlusconi dava atto all'avversario del coraggio, "quello che sta facendo di buono è mettere da parte la sinistra estrema". E insomma idillio. Dicembre, gennaio, febbraio, marzo. Una noia, il Veltrusconi. Ai rispettivi consiglieri del marketing elettorale che li invitavano a scornarsi un po' di più avevano concesso ben poco. "Consiglio al mio avversario di non affaticarsi e di non prendere freddo durante il tour dell'Italia in pullman", punzecchiava Berlusconi; "lo ringrazio per la premura, è lo stesso consiglio che mi ha dato mia nonna, starò attento" sorrideva Veltroni. Piccole schermaglie, dai candidati del Pd che secondo Berlusconi "sono come il bikini, lasciano scoperto molto ma coprono le parti essenziali che sono il 70 per cento dei ministri, viceministri e sottosegretari del governo Prodi", al "Berlusconi è vecchio sia per età anagrafica sia perché si candida premier per la quarta volta", fino all'epico veltroniano: "Non attaccherò mai Berlusconi". Un mese dopo è tutto finito. È Pasqua, lo spartiacque. Era il 25 marzo quando, dalla Sicilia, sono arrivati i macigni di Veltroni: il Cavaliere "vìola le regole del gioco con le sue tv", dice "balle" su Alitalia e cose "inaccettabili" sui precari. Il giorno dopo tocca a Berlusconi da Viterbo attaccare, dalla "ricetta stalinista" ai "sondaggi falsi" del Pd passando attraverso "Di Pietro che mi fa orrore". Da allora i due leader si rinfacciano cose pesanti. Berlusconi attacca il Pd per il rischio brogli. Veltroni critica il Pdl sulla lotta alla mafia. Berlusconi dà del "comunista riciclato" a Veltroni. Veltroni riesuma il vecchio ritornello della "politica cabaret", entrambi un giorno sì e l'altro pure dicono che "non rispondo agli attacchi velenosi del mio avversario" ma subito dopo rispondono spargendo altro veleno. Si potrebbe dire che "è la campagna elettorale, baby", manca solo un giorno al voto. Ma poi guardi che pugni si sferrano sul ring e pensi che l'idillio è finito davvero al tappeto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Scegliere Storace e Casini sarebbe del tutto sprecato Non serve a niente (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Scegliere Storace e Casini sarebbe del tutto sprecato Non serve a niente" 1. Berlusconi ha svolto una campagna molto demagogica, aggressiva e nazionalista. Il nazionalismo mi pare sia l'elemento nuovo nel suo discorso. E forse proprio per questo ce la farà. 2. La scelta di "andare da soli" ha reso Veltroni il gran mattatore. Si vedrà dai risultati se è stato un rischio ben calcolato, ma la campagna è stata buona, piena di argomenti nuovi. 3. Non apprezzo, ma Berlusconi sembra smentire Montanelli, secondo cui l'Italia sarebbe stata vaccinata dall'esperienza di un suo governo. Veltroni ha centrato il tono razionale della campagna e un'ironia molto italiana. 4. Per Berlusconi, gli errori - che paradossalmente gli daranno forza - sono la linea scelta su Alitalia e l'elevazione a eroe di Mangano condannato per mafia. Veltroni? Non mi è piaciuta l'insistenza sul fatto di essere giovane, più giovane di Berlusconi.

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<I brogli? Partiamo con l'handicap> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 88 del 2008-04-12 pagina 8 "I brogli? Partiamo con l'handicap" di Paolo Bracalini da Milano Onorevole La Russa, ormai si vota. Ha visto con che schede? "Ci sono grossi rischi di confusione, bipartisan stavolta, perché si possono confondere tutti, anche gli elettori del Pd. Ma più che malevolenza vedo l'assoluta incapacità di un sistema di governo, che non riesce nemmeno a far bene le schede. Poi certo, la loro capacità organizzativa nei seggi di guidare gli elettori riduce il rischio per loro e lo amplifica per noi. Bisognava ristamparle". Bella spesa. "Il costo poteva essere sottratto al finanziamento pubblico dei partiti, in proporzione, visto che la colpa è della politica. Bastava un decretino che noi avremmo votato". Teme brogli? "Brogli ce ne sono sempre stati. La sinistra ha sempre avuto una presenza dei seggi infinitamente superiore agli altri, e l'interpretazione favorevole alla sinistra delle schede ha fruttato dai 200mila ai 250mila voti in più ogni elezione, dal 1946 a oggi. Noi quindi partiamo con l'handicap, come nel golf". Come finirà al Senato? "In termini di voti li battiamo sicuramente, ancora più nettamente che non alla Camera. Ma la legge elettorale, che per questo è stata definita una porcata, è un po' un terno al lotto al Senato. Avremo più voti di loro, ma quanti di più non si può dire. Da qui nasce la necessità di far capire agli elettori che un voto dato a chi non avrà comunque nessun seggio...". ... è inutile. "No, non inutile, dico che finisce per avvantaggiare il partito più lontano dalla propria idea. Per esempio chi vota al Senato Udc o la Destra non solo spreca il voto ma avvantaggia Veltroni". Lei ha detto che il Pdl è come una giovane coppia, "ha nostalgia per la casa dei genitori e l'emozione per la nuova". Nel popolo di An quale dei due sentimenti prevale? "Ci sono entrambi, ma prevale naturalmente il desiderio di costruire qualcosa di nuovo. La nostra è una scelta di futuro. Poi ci sono i soliti che preferiscono non la nostalgia ma l'immobilismo. Oppure l'opportunismo di chi cerca uno spazietto per sentirsi importante". Parla di Storace? "Non parlo mai male degli ex amici, e nemmeno di Daniela (Santanchè, ndr) su cui mi sono imposto di tapparmi la bocca per non dire quello che penso sulla sua capacità di cambiare opinione rapidamente, di sostenere tutto e il contrario di tutto". È quello che dice la Santanchè dei suoi ex compagni di An... "La classe dirigente della Destra è stata indotta a quella scelta o per astio personale o per assenza di ogni diversa prospettiva di soddisfazione personale. Salvo solo Teodoro Buontempo, che è un idealista ed è coerente nei suoi errori, uguali a quando era ancora dentro An". Ma vi può togliere dei voti? "Un'area dell 1,3 per cento fuori da An c'è sempre stata, anche alle ultime elezioni. Se non aggiungono nemmeno un 1% è un fallimento. E io penso che non lo aggiungeranno. Anche perché non hanno una linea politica, se non quella di dire che Pd e Pdl sono uguali. Non c'è nulla dal punto di vista della politica". Quanto pesano gli indecisi? "Spostano un massimo dell'1-2 per cento per i partiti maggiori. Sui piccoli partiti ancora meno. Non sono quei voti a fare la differenza". Alitalia, c'è una possibilità che non vada ai francesi? "Ci deve essere, purtroppo l'imprenditoria italiana non si è molto abituata a vivere il rischio di impresa, ha sempre avuto il vizio del rapporto con lo Stato. Ecco perché è stato sacrosanto l'appello di Berlusconi all'orgoglio dell'imprenditoria italiana". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'asse con Nxp affossa StM (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)

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N. 88 del 2008-04-12 pagina 27 L'asse con Nxp affossa StM di Redazione Espresso (-3%) sconta la trimestrale Piazza Affari chiude la settimana in flessione, influenzata in negativo dagli utili sotto le attese conseguiti da General Electric nel primo trimestre, un risultato che ha affossato le Borse di tutto il mondo. Il Mibtel ha chiuso a -0,9%, l'S&P Mib a -1%. Peggiore titolo fra le blue chip è stato Stm (-4%), affossato all'indomani dell'annuncio dell'accordo con l'olandese Nxp. Flessioni per il gruppo Espresso (-3,5%) in attesa della trimestrale, prevista debole, Luxottica (-3,4%), Geox (-3,2%), e Banco Popolare (-3,1%). In rialzo, invece, Fastweb (+2,6%) sulle rinnovati voci di un delisting da parte della controllante Swisscom, e Alitalia (+12,5%). Bene Stefanel (+5,3%) e Roma (+4,4%), lettera su Bastogi (-5,1%), Brioschi (-4,4%) e Safilo (-4,2%). Seconda seduta di realizzi sul Banco Popolare (-3,47%) dopo il +20% messo a segno da inizio aprile. Nel comparto bancario, giù Mps (-1,84%) dopo il taglio di target da parte di Morgan Stanley a 2,32 euro. Male Seat Pagine Gialle (-1,99%): Lehman Brothers ha abbassato il prezzo obiettivo a 0,13 euro (da 0,21) confermando l'underweight. Finale in rosso anche per Fiat (-0,39%) e Telecom Italia (-0,34%). Bene invece Mediaset (+0,98%): l'avvio delle trattative con la Rai per il lancio di un'offerta satellitare digitale gratuita di supporto e completamento al terrestre e l'attesa per l'esito delle elezioni politiche hanno favorito il rialzo del titolo. Hanno chiuso in calo tutte le Borse europee. Londra ha ceduto l'1,17%, Parigi l'1,27%, Francoforte l'1,50%, Zurigo meno -0,73%. A New York il Dow Jones ha perso il 2% e il Nasdaq il 2,6 per cento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"così è un disastro a volte viene voglia di prendere il treno" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

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Cronaca Ilaria D'Amico: viaggio due volte a settimana "Così è un disastro a volte viene voglia di prendere il treno" "Spesso sono rimasta bloccata tra passeggeri infuriati" MILANO - I più colpiti dai disagi della roulette russa degli aerei, quelli che tra voli cancellati e ritardi non ne possono più, sono quelli che viaggiano spesso per lavoro. I pendolari del cielo. "Frequent flyer", li chiamano. Come Ilaria D'Amico, la popolare conduttrice televisiva. Casa a Roma e lavoro a Milano. Viaggia spesso? "Roma-Milano e viceversa due volte la settimana. Ho un programma a Roma e uno a Milano. Mi devo dividere tra le due città". Faticoso? "Direi che è ciclico. Ci sono periodi in cui tutto va bene, gli aerei sono regolari, e allora la cosa non mi pesa, e invece periodi in cui volare è un disastro". Come in questi giorni. "Già. Per fortuna io l'ho scampata". L'avevano avvisata? "No, un caso. Fra poche ore devo ripartire. Spero che sia tutto regolare". Sea assicura di sì. "Incrociamo le dita". Ha mai avuto problemi? "Mi è capitato più volte di restare bloccata per ore in qualche aeroporto per ritardi, voli soppressi, tra passeggeri infuriati e abbandonati a se stessi. O di aspettare anche mezz'ora dentro l'aereo perché non arrivava la scala mobile per scendere o non c'era il pulmino". E come reagisce? "Come tutti. Mi ricordo che c'è stato un periodo, in cui i disagi erano molto frequenti, che avevo giurato a me stessa che non avrei mai più preso l'aereo, e che da allora in avanti avrei sempre viaggiato in treno. Speravo, e spero ancora, nell'alta velocità per risolvere questo problema". Invece rischiamo di perdere anche Alitalia. Lei ci era affezionata? "Sicuro. è bello avere una compagnia di bandiera, con i colori del proprio Paese. Ma io sono per il pluralismo del mercato, e per conservare quello che è efficiente, quello che funziona". Alitalia non è proprio un modello, in questo. "Già. Ormai ha una voragine ingiustificabile. E temo che sia arrivata a questo punto per la pretesa di difendere privilegi singoli, particolari, non più accettabili". (r.b.).

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Il declino infinito degli aeroporti milanesi e a linate giorno di caos - roberto bianchin (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Il declino infinito degli aeroporti milanesi e a Linate giorno di caos Dopo il caso Malpensa, voli cancellati e ritardi La Sea: colpa di pioggia e lavori Alitalia: problemi ai sistemi elettronici Tra partenze e arrivi fermati 39 aerei in due giorni di disagi nello scalo ROBERTO BIANCHIN MILANO - Piove a dirotto, il cielo è un tappeto di nuvole basse e una foschia grigio cenere galleggia sulla pianura. Sul tabellone degli arrivi e partenze dell'aeroporto di Linate appare ventuno volte la parola "cancellato" tra le sette e le undici e mezza del mattino. Ma non ci sono scioperi in corso. Ai passeggeri che restano a terra, le hostess ai banchi spiegano, molto gentilmente, che si tratta di "problemi di visibilità" aggiunti ai "lavori di manutenzione dell'aeroporto", che siccome riguardano i sistemi elettronici di controllo sulle piste non permettono a tutti gli aerei di atterrare e di alzarsi in volo "con questo tempo". L'ennesima brutta giornata per uno scalo che ha già sofferto in più occasioni, nel recente passato, di molti problemi che hanno rivelato l'inadeguatezza delle strutture. Lo confermano i sindacati, nello scenario di "de-hubbing" di Malpensa, con 127 voli Alitalia in meno spostati a Roma dal primo aprile. Senza considerare quelli delle altre compagnie. Gli scali milanesi e, da Bergamo a Verona, nei 100 chilometri che concentrano il 70 per cento del traffico business del Nord, non riescono ancora a fare sistema. E, a volte, tracollano. L'ultima emergenza, ieri e giovedì a Linate. "Con questo tempo? Ma se abbiamo volato milioni di volte in condizioni molto peggiori!" sbotta l'ingegner Luigi G., gabardine beige, ventiquattrore di pelle, che doveva andare a Roma per lavoro e non arriverà in tempo per la riunione del suo consiglio di amministrazione. Uguali proteste arrivano da Fiumicino, dove in mattinata sono stati cancellati ben quattro voli da e per Milano, soppressi quelli delle 7.40 e delle 8 diretti a Linate, e altri dirottati a Malpensa. Una dozzina di passeggeri del volo Alitalia delle 7.20 da Fiumicino ha chiesto di scendere dall'aereo, ed è stata accontentata, quando è stato comunicato che l'aereo sarebbe atterrato a Malpensa anziché a Linate. Quelli di giovedì e di ieri sono stati due giorni di pesanti disagi allo scalo di Linate per migliaia di passeggeri. 39 i voli che sono stati cancellati: 26 in arrivo sono stati dirottati su altri aeroporti, 13 in partenza sono stati soppressi. Alitalia, subissata dalle proteste, e che di questi tempi ha altro da pensare, ha scaricato subito ogni responsabilità sulla società di gestione degli aeroporti milanesi: "Le difficoltà registratesi a Linate sono un problema Sea", ha tagliato corto, spiegando che si tratta principalmente di una questione tecnica che riguarda "un problema sul sistema di avvicinamento elettronico". La Sea ha replicato scusandosi con i passeggeri "per gli inconvenienti causati dai lavori in corso". Ha annunciato una "accelerazione" dei lavori per portarli a termine "in tempi rapidi", e comunque ha promesso che già da stamani la situazione dovrebbe tornare alla normalità. Una normalità che, a causa dei lavori e del brutto tempo, aveva cominciato a spezzarsi giovedì mattina, quando la "visibilità verticale" era limitata a 300 piedi, e sono stati cancellati senza alcun preavviso, tra lunghe file ai check-in, proteste, disagi, lunghe attese, e trasferimenti da uno scalo all'altro, 18 voli. 13 voli in arrivo da Roma, Napoli, Catania, Francoforte, Amsterdam, Dublino, sono stati dirottati altrove: 10 a Malpensa e 3 ad Orio al Serio, l'aeroporto di Bergamo. 5 i voli in partenza cancellati: quelli per Roma, Londra, Palermo. Ieri, complice il peggioramento delle condizioni atmosferiche, e la pioggia battente, è andata ancora peggio: i voli cancellati sono stati 21. I 13 voli in arrivo (4 da Roma, gli altri da Napoli, Palermo, Francoforte) sono stati dirottati, 12 a Malpensa e 1 a Bergamo, mentre sono stati cancellati 8 voli in partenza: i quattro per Roma e gli altri per Parigi, Napoli, Catania, Palermo.

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Alitalia balza del 12% dopo l'incontro governo-sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Letta: "Risorse finanziarie agli sgoccioli" Alitalia balza del 12% dopo l'incontro governo-sindacati ROMA - Le ultime ore di campagna elettorale tengono ancora in volo la questione Alitalia. In attesa di riscontri da parte di Air France-Klm alle aperture venute dai sindacati e dal governo uscente, il futuro della compagnia di bandiera è affidato alle polemiche politiche. Mentre in Borsa, il titolo trattato solo in asta, ieri ha messo a segno un balzo del 12,5% fino a 0,45 euro. Sulla trattativa Romano Prodi si dice "ottimista", dopo l'incontro a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Enrico Letta e le nove sigle sindacali. Prodi spera di trovare "una soluzione che funzioni" mentre Letta parla di "una corsa contro il tempo. Alitalia - spiega - ha sempre meno risorse disponibili, ed è responsabilità di tutti arrivare ad una soluzione prima che queste si esauriscano". Anche sui possibili acquirenti italiani annunciati da Berlusconi non si placano le polemiche. "Dov'è questa cordata?", chiede il candidato premier Walter Veltroni. C'è, inoltre, la questione della cordata alternativa ad Air France. Da Parigi non arrivano segnali decisi ma l'attesa finirà lunedì sera col nome del nuovo presidente del Consiglio. Solo allora (forse) il presidente della compagnia transalpina avrà un quadro politico definito e le proposte saranno inviate al nuovo governo. Air One da parte sua scalda i motori in attesa del dopo voto. Il vettore sarebbe infatti pronto a tornare in campo per Alitalia. In ambienti vicini alla compagnia guidata da Carlo Toto, si parla di un forte "interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio, che risponda a rigorosi criteri industriali e di mercato". Il tutto, avvertono le fonti, "non senza aver effettuato una seppur breve due diligence, condizione necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno vincolante". (lu.ci.).

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E il fattore età entra nella battaglia elettorale - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

E Il fattore età entra nella battaglia elettorale De Mita escluso dalle liste del Pd, nel Pdl esonero per Biondi, Sterpa e Selva Nella sfida con Berlusconi Veltroni attacca anche sulla vecchiaia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Siccome poi Berlusconi è Berlusconi, la scenetta più divertente l'ha fatta a un comizio dei Pensionati. Lì c'era un vecchietto, poverino, che è riuscito ad appuntargli al bavero una specie di coccarda, "simbolo di forza, salute e prosperità", e allora il Cavaliere, con l'innato suo talento di gaffeur: "Ah, meno male, credo fosse un invito ad andare in pensione!" E Veltroni, sulle piazze, sarà anche stato un avversario fair, cioè leale, e a tal punto civile da non nominare mai il suo antagonista. Ma sull'età, l'oggettiva vecchiaia e la pretesa stanchezza fisica dell'innominabile, non è che si sia tanto risparmiato. "Questo lo diceva mia nonna" è stato l'inizio; per poi baldanzosamente proseguire con numeri, calcoli e ricorrenze. Alla 71esima tappa del suo tour: "Con questa - ha detto - arriviamo all'età del mio principale avversario". E ancora: "Avrò i suoi anni nel 2026". Sospirava l'altro giorno Bertinotti, considerando che poteva essere l'ultima sua volta a Porta a porta: "L'età vuole la sua parte". Ma l'impressione, veramente, è che l'età si sia già presa il meglio e il peggio di questa campagna elettorale. In nome del tempo che scorre si sono consumati autentici drammi in tutti e due gli schieramenti. Festeggiato dai maggiorenti del Pd per i suoi 80 anni, Ciriaco De Mita è stato poi escluso dalle liste e l'ha presa malissimo, tra il melodramma e la tragedia elisabettiana: "Io sono la cattiva coscienza dei nuovisti". Triste pure l'esonero toccato in sorte nel Pdl a Biondi, Sterpa e Gustavo Selva, che pure ai tempi dei tempi se ne uscì con impietose spiegazioni fisiologiche sulla velocità del sangue che scorreva nelle arterie di Sandro Pertini. In compenso, si sono anche visti dei giovani, per esempio la lista "Under 30 di Rutelli". Ma in diversi casi, più che giovani sono alfieri, simboli, modelli e top model di una gioventù in vetrina. Di Marianna Madia, capolista del Pd nel Lazio, ha fatto scalpore la frase sullo spazio assegnato alla sua "straordinaria inesperienza". Ma assai rilevante suona anche l'ammissione sul ruolo programmatico e pregiudiziale che Veltroni le ha dato: "Incarnare un ideale di ringiovanimento della politica". Sempre più la vita pubblica procede per incarnazioni. Che sempre siano veritiere, però, è già più difficile dire - anche se rispetto all'impatto mediatico la questione rischia di apparire del tutto secondaria. Più che giovane, ad esempio, la Santanchè sembra giovane, e anche sexy, nonché orgogliosamente passata per dolorose cure estetiche. La Cortellesi, che la imita in tv, accavalla le gambe e protende le labbra; mentre l'originale dichiara di non avere alcuna intenzione di "darla" a Berlusconi, che dal desiderio di possedere la leader della Destra sarebbe, a giudizio della medesima, "ossessionato". Donne orizzontali e/o verticali. Astinenze sessuali e preelettorali con relativi discussioni a partire dalle confidenze dell'ex ministro Gasparri o dalle considerazioni di purificazione funzionale del senatore Dell'Utri. Il senatore Salvi ha confessato di averlo fatto (anche) in camporella. In polemica con la Ferilli che chiude la campagna del Pd a Viterbo, Beppe Grillo ha già mostrato le tette in teleconferenza. Poi sì, certo, nelle ultime settimane si è discusso di lavoro, pensioni, rifiuti, Alitalia e di tante altre cose molto più importanti che riguardano i destini della collettività. Ma intanto la più ribalda seduzione femminile e la galanteria elettoralistica machista hanno acceso l'immaginazione. "Di qua le "bele tuse"": così il Cavaliere ha suddiviso la platea di Torino ripartendo idealmente dalle belle ragazze, e di là il "settore menopausa". Al dominio consacrato della carne elettorale, più o meno sfiorita, più o meno ornamentale, nell'era delle visioni a distanza corrisponde il suo contrario: il peso pubblico conquistato dalla malattia. Quest'ultima si è fatta variabile, discriminante, risorsa, categoria del gioco politico. Per cavarsi d'impaccio dopo la sparata di Bossi, Berlusconi ha tirato immediatamente in ballo la salute del capo leghista che "è quella che è", avendo egli avuto "quello che ha avuto". Bossi, com'è ovvio, ci è rimasto male: "Sto benissimo" ha protestato con Berlusconi, e pateticamente ha aggiunto di avercelo duro. "Vale sempre il detto secondo cui chi ti dice che non stai bene ti allunga la vita". Ecco, la vita. E di nuovo, non s'è mai vista campagna elettorale più "bio": anagrafica, fisiologica, sanitaria. "Il tour elettorale prosegue imperterrito, mi trascino una prostata in fiamme di città in città" inizia un articolo di Giuliano Ferrara per il Foglio. A un certo punto, per stigmatizzare la vicenda di un aborto terapeutico, si è fatto le analisi del sangue per scoprire se per caso avesse anche lui un certo morbo che a suo giudizio non giustificava l'interruzione. Il ministro Mussi è appena tornato a far comizi nei teatri e nelle piazze dopo una riuscita operazione ai reni di cui ha dato conto anche nei particolari: doppio anestesista, filtri, dialisi, dieta. La sua personale valutazione è che conducendo una vita meno agitata avrebbe potuto evitare di finire sotto i ferri: "Ma c'erano il governo, i congressi dei Ds, poi Sinistra democratica, poi l'Arcobaleno". Tra le elezioni e i corpi dei candidati esistono ormai vincoli sempre più stretti e palesi, per quanto ancora non del tutto decifrabili. "Il fisico di Bettini - teorizza la Madia - corrisponde al suo peso politico e al suo carisma". A Roma Rutelli ha fatto il ciclista in tuta, mentre Alemanno ha scalato davanti ai suoi fans una parete di 10 metri. Il messaggio è identico perché la campagna carnale tende ad azzerare le differenze di quella che un tempo si definiva politica e che oggi sembra disperatamente invecchiata. Nei giorni scorsi Umberto Eco l'ha messa giù in maniera abbastanza brutale, il futuro d'Italia dipende dalla morte di una decina di persone: "E' un fatto biologico, dovrebbe arrivare una nuova classe politica, siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo". E pensare che la ragione ultima del potere sta proprio nella speranza di ingannare la morte.

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Tiro al bersaglio sui dipendenti Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Gli assistenti di volo del Sdl replicano a Stefano Livadiotti, autore di un libro con molte inesattezze sul loro lavoro Tommaso De Berlanga La stampa italiana ha trattato i lavoratori dell'Alitalia in modo sostanzialmente uniforme: incitando al linciaggio. Non tutti sono arrivati al livello de Il riformista che, dopo aver pubblicato un articolo di Pietro Ichino contro l'Sdl (un sindacato di base molto rappresentativo nella categoria), ha istituito una pesante similitudine tra la replica di quel sindacato e il "linguaggio brigatista" (ne è derivata perciò una querela). Ma il coro antisindacale è stato unanime, condito spesso di dettagli non proprio precisi sui "privilegi" di cui godono questi lavoratori. Un po' come se si sparasse a zero su retribuzioni e benefit "dei giornalisti" che - lo diciamo per esperienza diretta - vedono parecchie differenze tra grandi firme e poveri collaboratori pagati "a pezzo" (si arriva anche ai 4 euro!). Ci è andato comunque col cannone Stefano Livadiotti, che ha sfornato addirittura un libro dal titolo ammiccante ("L'altra casta") per descrivere a tinte fosche il presunto bengodi di cui godrebbero tuttora i dipendenti di un'azienda falcidiata da diverse ristrutturazioni, tagli al personale, agli stipendi e - ovviamente - ai "benefit". La risposta, molto serena e circostanziata è arrivata dagli assistenti di volo (i più presi di mira, pare, nel libro). Normativa. Le regole sui "riposi" sono stabilite dall'Enac e riguardano tutte le compagnie operanti in Italia ("la fatica operazionale è statisticamente la prima causa di incidenti"); quella europea che sta per entrare in vigore è ancora "più tutelante" per il lavoratore. Seguono diverse contestazioni fattuali sull'argomento, per concluderne che "appare poco credibile che non solo Enac, ma addirittura le autorità aeronautiche della Ue, siano al servizio dei 'privilegi' del personale viaggiante della sola Alitalia". Produttività. Le ore di volo (che sono ovviamente meno di quelle di "servizio effettivo") individuali sarebbero, per hostess e steward, 700 e non le 595 indicate nel libro. Costo lordo. Il paragone tra gli assistenti di volo Alitalia e quelli di AirOne è "improprio", se non altro perché non esiste - ancora - un contratto nazionale del trasporto aereo, ma solo (quando ci sono) contratti aziendali. In ogni caso, propone lo steward Francesco Staccioli, 20 anni di servizio, "posso inviarle il mio modello Cud" per la verifica. Informazioni contrattuali. Sarebbero errati sia i dati sui riposi delle hostess che il numero di assistenti di volo assunti "su base Milano prima del recente rientro su Fiumicino disposto dal piano Prato": 1.500 persone, il 45% del personale. Quanto alle "facilitazioni di viaggio" (biglietti scontati), queste sono "comuni a tutte le compagnie, compresa Air Gabon". Dati Aea (Association o Europea Airlines). E' la parte forse più illuminante della risposta. Nel 2006, Alitalia (compresa Az Servizi) impiegava 18.600 dipendenti per muovere 186 aerei e trasportare 24 milioni di passeggeri. Air France-Klm, per far viaggiare 418 aerei e 71 milioni di persone impiega addirittura 103mila dipendenti. British Airways (i mitici anglosassoni sempre portati ad esempio) porta 36 milioni di passeggeri con 282 aerei e 44mila addetti. Facendo dei semplici raffronti si scopre che il rapporto dipendenti-aerei è in Alitalia 61,45, in Air France 246,53, in British Airways 158, in Iberia 159,3. Eppure Alitalia, indubbiamente, perdeva un milione al giorno. ma non dipende né dagli stipendi (i più bassi, a parte le compagnie low cost), né dalla produttività media. Molto è dipeso da Malpensa (cui vengono addebitati i due terzi delle perdite quotidiane). Molto dipende anche dal fatto che un'azienda "statale" al 50% deve fare servizio pubblico e assicurare i collegamenti anche su tratte "non redditizie". Molto dalle scelte strategiche errate della compagnia, quindi dal management passato per i piani alti dopo l'addio di Cempella. Tutto qui.

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Walter si congeda dal popolo Pd per il silenzio elettorale: <Abbiamo chiuso con la Sinistra radicale> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Sul palco del comizio compare uno slogan nuovo di zecca, "Io sono ottimista" Walter si congeda dal popolo Pd per il silenzio elettorale: "Abbiamo chiuso con la Sinistra radicale" Romina Velchi "Walter facce volà". Lo striscione del circolo Pd Alitalia campeggia in piazza del Popolo, a comizio non ancora iniziato, mentre un cielo plumbeo non promette niente di buono. Ma lui, l"Obama italiano (come lo gratificava ieri sul proprio sito il quotidiano tedesco Die Welt ) è tutto il giorno che cerca di volare, ostentando sicurezza e pensando positivo (citazione d'obbligo visto il feeling che ormai lega il leader Pd a Jovanotti). Non per nulla per l'occasione è stato coniato uno slogan nuovo di zecca, "Io sono ottimista", che fa bella mostra di sé accanto al tradizionale "Si può fare" sul palco allestito in piazza del Popolo, rigorosamente "eco", perché alimentato da energia solare. Si può vincere? Veltroni pensa di sì "e sarà uno spettacolo. Questo è un paese saggio, che capisce quando si deve girare pagina". Ogni ora che passa il leader del Pd si sente sempre più convinto potercela fare, anche forte del flop di giovedì al Colosseo di Berlusconi e Fini. E la piazza di Roma lo conforta: 150mila, annunciano dal palco. L'esperienza dell'Unione? "Mettiamoci una pietra sopra: abbiamo chiuso con la sinistra radicale, si sono riempite le piazze e sono tornati i giovani". Ma ringrazia Prodi (e attacca Bertinotti che citando Flaiano aveva parlato del "più grande poeta morente"). Così, Veltroni accarezza il sogno: "Chiedetevi cosa succederebbe dopo il voto se i leader del centrodestra perdessero: sarebbe una svolta clamorosa". Insomma, l'esito delle elezioni "è aperto"; per questo Berlusconi è nervoso, tanto da prendersela persino con il capitano della Roma, Francesco Totti, che si è schierato per Rutelli (candidato a sindaco di Roma): "Un ragazzo di questa città, che ha staccato un assegno di centinaia di migliaia di euro per gli anziani di Roma e che merita rispetto". Sicuro di sé, insomma, il che non gli impedisce di attaccare il Cavaliere: grulli quelli che non votano per lui? Veleno, odio e goliardia con le quali "non si fa un grande paese". In ogni caso, siccome al Senato non ci sarà alcun pareggio ("i seggi sono 315"), Veltroni ribadisce: no alle larghe intese; se il Pdl vince, Berlusconi governerà, "fa parte delle regole del gioco". Quanto a lui, "se perdo non lascio" e sarò "di buon umore comunque", perché "continueremo per vincere la prossima volta". Giornata lunga, lunghissima per Veltroni. Il primo bagno di folla è in mattinata in un quartiere periferico di Roma, accanto a Benigni: caffè nel centro anziani, pranzo con una famiglia: "Siamo io, te, Clooney e Totti, che squadra. Uno più bello dell'altro!" esulta l'attore toscano. E pronostica: "Berlusconi? Dopo la voce perderà le elezioni". Ma l'evento è nel pomeriggio. Il pullman verde, che ha attraversato l'Italia, fa il suo ingresso in piazza del Popolo, già piena nonostante la pioggia, mentre, come di rito, risuonano le note di "Mi fido di te". Dal torpedone scendono Veltroni (in tasca ha ben tre lettere che leggerà nel corso del comizio: di Borsellino, di un cittadino straniero ora italiano e di una ragazza morta a 15 anni), Jovanotti, Rutelli e Franceschini, mentre nel parterre attende un folto gruppo di vip/testimonial: da Pippo Baudo a Paolo Bonolis; da Sabrina Ferrilli a Gigi Proietti; da Ennio Morricone a Ettore Scola; da Vincenzo Cerami a Michele Placido. E l'elenco potrebbe continuare a lungo. Prima del discorso dell'"Homo democraticus" (così ribattezzato da Le Monde), scorrono le immagini (montate da Scola) del lungo tour elettorale, che ha toccato le 110 province italiane; poi, a seguire i messaggi video di Gordon Brown, Michelle Bachelet, Luis Zapatero e Carlos Lecompte, marito di Ingrid Betancourt. Veltroni ringrazia. Ringrazia Rutelli, "futuro sindaco di Roma"); abbraccia Zingaretti (candidato alla provincia di Roma); e ringrazia (e abbraccia) Jovanotti "per averci concesso l'uso della sua canzone e per la sua presenza stasera" (la piazza esulta). "Il nostro viaggio finisce qui, a Roma. Ma ne comincia un altro, il viaggio per cambiare l'Italia". Perché, come ripete ormai ad ogni comizio, "noi siamo orgogliosi di essere italiani. Solo noi possiamo cantare l'inno di Mameli"; noi"vogliamo bene a tutti gli italiani anche a quelli che non votano per noi". Perciò, vietato fischiare gli avversari: "Noi siamo la parte civile, noi siamo quelli che i programmi altrui non li stracciano ma li leggono". Veltroni si sente ad un passo dalla vittoria e dunque tocca, ad uno ad uno, i punti del programma: dalla riduzione del numero dei parlamentari, allo sfoltimento del "corpaccione normativo"; dalle piccole e medie imprese al mito della crescita, al patto tra i produttori. "Salari, stipendi e pensioni, bisogna fare un intervento ora e subito" scandisce; si può fare, "ci sono le risorse dell'extragettito" grazie al governo di Romano Prodi. E ancora: il buono per la spesa ai tre milioni che sono in difficoltà; diminuzione della pressione fiscale ("Pagare meno, pagare tutti" e "mai più i condoni"); "scuola, scuola, scuola", lo ripete tre volte; "rivoluzione ambientale"; disabili (annuncia Ileana Argnetin come sottosegretario); donne ("Il nostro sarà il governo più rosa della storia"). Il primo provvedimento in consiglio dei ministri? La precarietà, "inaccettabile disuguaglianza". Altro leitmotiv: la legalità. Con l'occasione attacca Berlusconi che ha definito "eroe un uomo condannato all'ergastolo per mafia. Che uomo è uno così? Che messaggio diamo a due giorni della elezioni? Per noi gli eroi sono Falcone e Borsellino". Altro che "test mentali" per i magistrati, anche se ce ne sono alcuni che dimenticano di scrivere una sentenza per tenere in prigione un criminale ("L'ho criticato"). Bossi imbraccia i fucili contro le "carogne romane"? Noi difendiamo l'unità della nazione: "Mi sono stufato di vedere gente che sputa sulla costituzione salvo quando deve giurarci sopra per andare al governo e per prendere l'auto blu per andare a cena". Ma comunque, "da lunedì il Pdl non ci sarà più, si scioglierà", perché sono solo un'alleanza elettorale, spaccati su tutto. "Ogni giorno vengo coperto di insulti e contumelie, ma io continuerò a fare quello che li fa più impazzire: non rispondere". Poi tende la mano: se vinciamo noi, una Camera sarà all'opposizione. Perché "vogliamo fare insieme le riforme istituzionali, ma no a un governo di larghe intese". "L'autunno dell'Italia può finire domenica e può ricominciare la primavera", incita il leader. Poi si chiude: baci, abbracci, strette di mano, sventolio di bandiere, inno di Mameli. Ha pure smesso di piovere. Ma non è finita: si deve andare avanti fino a mezzanotte, ci sono le interviste tv, gli ultimi fuochi della campagna elettorale. Oggi silenzio. Veltroni seguirà da casa lo scrutinio. 12/04/2008.

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Alitalia, Letta: Corsa contro il tempo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il sottosegretario prova a ricucire per il dopo elezioni. Prodi: trovare una soluzione che funzioni Alitalia, Letta: "Corsa contro il tempo" I sindacati: "Pronti a un pre-accordo, ma Air France corregga il piano".

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ROMA La prossima settimana Enrico Letta vorrebbe incontrare i sindacati. E non è detto (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di LUCIANO COSTANTINI ROMA La prossima settimana Enrico Letta vorrebbe incontrare i sindacati. E non è detto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio non riesca, nella sua veste di "esploratore" governativo tra organizzazioni di categoria e Air France, ad individuare la pista giusta. "E' una corsa contro il tempo - ammette perchè la compagnia ha sempre meno risorse disponibili ed è responsabilità di tutti arrivare ad una soluzione prima che queste siano finite". Si tiene a distanza Romano Prodi: "Sì, penso che dobbiamo trovare una soluzione che funzioni". Mandano a dire i sindacati: "Non c'è un'altra opzione rispetto ad Air France. E la prossima settimana si potrebbero anche gettare le basi per un pre-accordo, ma solo se i francesi correggeranno il loro piano". Lo scenario futuro è comunque legato all'esito delle elezioni quando le posizioni in campo potrebbero cambiare più o meno radicalmente. Intanto muteranno anche alcuni interpreti, attori a vario livello, che hanno caratterizzato tutta la fase della privatizzazione di Alitalia. I sindacati, con toni sommessi per quanto discreti, spiegano che l'avvento al dicastero dell'Economia di un nuovo ministro, meno rigido di Tommaso Padoa-Schioppa potrà soltanto rendere più agevole la trattativa con i francesi. Altra novità, sempre secondo i sindacati, la consapevolezza ormai acquisita da parte di tutti che il negoziato (non esclusivamente legato ad Air France) dovrà svolgersi solo a palazzo Chigi. Tre gli interlocutori: le organizzazioni sindacali, il governo, la compagnia transalpina. "Trattare al quartiere generale della Magliana non avrebbe senso - avvertono i vertici delle sigle di categoria - e comunque non ci interessa discutere solo con Alitalia. Il governo, qualunque sarà, dovrà essere in campo". "Noi restiamo - insistono - sulle nostre posizioni: meno esuberi e impegno a far restare Az-Fly e Az-Servizi all'interno dello stesso perimetro Alitalia". La vicenda è stata utilizzata in campagna elettorale. Il voto avrà inevitabilmente un grande peso sul futuro della nostra ex compagnia di bandiera. In casa sindacale vengono disegnati tre scenari: vince Berlusconi e Air France dovrebbe inevitabilmente rivedere le proprie strategie; vince Veltroni e allora il negoziato con Parigi avrebbe una nuova accelerazione anche se non è scontato che porterebbe ad un'accordo; dalle urne esce un sostanziale pareggio che potrebbe partorire un'intesa bipartisan favorevole alla soluzione francese, ma dai contenuti diversi da quelli voluti da Jean Cyril Spinetta. E potrebbe essere lo stesso Letta a gestire il tavolo. Ovviamente, l'eventuale discesa in pista di nuove cordate potrà avvenire solo dopo le elezioni e solo dopo un eventuale fallimento della trattativa con Air France. Si muove a fari spenti Lufthansa. Resta alla finestra Air One. Fonti vicine a Carlo Toto spiegano che "c'è ancora interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio rispondente a rigorosi criteri industriali e di mercato, ma non senza aver effettuato una seppur breve due diligence, finora purtroppo impedita. Una verifica sui conti Alitalia è condizione necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno vincolante".

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ROMA - Schiacciati dal ridotto potere d'acquisto dei salari e da una miriade di balzell (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di GUGLIELMO QUAGLIAROTTI ROMA - Schiacciati dal ridotto potere d'acquisto dei salari e da una miriade di balzelli, gli italiani spendono sempre di meno. A denunciare la frenata dei consumi per il quarto mese consecutivo delle famiglie italiane "come mai verificatosi negli ultimi tre anni" è la Confcommercio. L'indicatore dei consumi della confederazione segnala a febbraio "una flessione con una riduzione dello 0,5% nei confronti dell'analogo mese dello scorso anno". Confcommercio conferma dunque la forte debolezza della domanda interna e "la concreta possibilità di dinamiche recessive nei prossimi mesi". La debolezza della domanda per consumi da parte delle famiglie, si legge, "continua a condizionare le dinamiche produttive interne": e a febbraio, dopo il rimbalzo a gennaio, la produzione industriale è tornata a calare". Così, mentre gli italiani vedono le loro tasche svuotarsi di giorno in giorno (a causa anche dei salassi sui conti publici provocati dai capitoli Alitalia o Campania), a rendere ancor meno roseo il panorama sono i prezzi in ascesa dei carburanti. Mentre le quotazioni del greggio si mantengono elevatissime, anche se al di sotto dei picchi toccati due giorni fa (l'Agenzia internazionale per l'energia, prevede un drastico calo della domanda mondiale nel 2008), benzina e gasolio mantengono la spesa per il pieno su livelli record. Dopo gli aumenti dei giorni scorsi, ieri diverse compagnie hanno deciso di rialzare i prezzi tra i 5 e 9 millesimi di euro al litro per la verde e tra i 3 e i 7 millesimi per il gasolio. E questo porta i prezzi sempre più vicini ai livelli record toccati prima di Pasqua. La verde si mantiene per tutti i marchi a un passo da quota 1,40 euro al litro, il gasolio a ridosso della soglia di 1,37 euro. Tenendo conto degli ultimi aggiornamenti, nel giro di una settimana la benzina ha messo a segno aumenti tra 1,4 e 1,9 centesimi al litro, mentre il gasolio tra 1,8 e 2 centesimi al litro. Anche i dati di Confcommercio rivelano che a febbraio le flessioni più forti si sono registrate "nel settore della mobilità": la domanda di motocicli, automobili, carburanti è calata "del 4% rispetto allo stesso mese del 2007. All'interno di questo settore, va pure segnalata "la tendenza decisamente espansiva per la domanda di servizi di trasporto aereo". Per quanto riguarda cinema, sport, libri e giocattoli, le famiglie italiane continuano a spendere sempre di meno: "la domanda di beni e servizi ricreativi registra una flessione "a febbraio del 3,8% rispetto all'analogo mese del 2007. Se la domanda di articoli e calzature", ha registrato "una diminuzione del 2,2%", quella per i prodotti alimentari e i tabacchi, ha mostrato "un'evoluzione negativa", con un calo, rispetto a febbraio dello scorso anno, "delle quantità acquistate dell'1,8% (-3,6% a gennaio)". Più dinamica la domanda di beni e i servizi per le comunicazioni.

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Come diceva Flaiano, Roma è una grande capitale e una città di provincia </I (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Come diceva Flaiano, Roma è una grande capitale e una città di provincia IL PRESIDENTE della Lazio che tiene una lezione magistrale all'università? Sì sì, è successo per davvero: a Viterbo, nell'aula magna della facoltà di Economia dell'università della Tuscia. L'invulnerabile Lotito si è scelto un temino mica facile: "Modello di gestione dualistica nel governo della società". Ragazzi, oh! Mica stamo a pettinà le bambole... E' vero che il presidente è stato contestato dagli studenti: "Non vogliamo lezioni da questo signore". Ma quelli che hanno abbandonato l'aula non sanno che si sono persi, per colpa dei soliti maledetti pregiudizi. Allora per fare giustizia, riferiamo di un'altra lezione magistrale tenuta da Claudio Lotito che tra l'altro com'è noto, in materia di lingua italiana, ha i galloni per essere accolto nell'Accademia della Crusca. Dunque, la lezione ha riguardato 'sta volta i cocci di Alitalia e come ricomporli: Lotito ne ha parlato alla Taverna Flavia, abituale suo buen retiro, con l'amico Mimmo Cavicchia l'oste-avvocato. Ed ecco come la pensa il presidente, qual è la sua ricetta: semplicissima, all'antica. Venderla ai francesi, aspettare i tedeschi, commissariarla, sperare nella cordata italiana? No, niente di tutto questo, spiega Lotito. "Bisogna fare come farebbe il pizzicarolo...", svela. Cioè? "Avete presente il pizzicarolo di una volta, quello con la matita sull'orecchio? Serve lui...". Per fare che? "Come per fare che? I conti: ma fatti bene, precisi come li saprebbe fare il pizzicarolo con la matita, qui ci rimetto, qui ci guadagno, qui risparmio, qui taglio. Il resto viene da solo...". Chiara la soluzione? Non c'è tempo da perdere, bisogna avvisare subito il governo e i sindacati, convincerli della bontà dell'idea e avviare immediatamente una ricerca per trovare il miglior pizzicarolo su piazza... e, matita sull'orecchio, affidargli l'Alitalia. Lotito va santificato. CENTO ROSE Diego Della Valle in Tod's ha inviato cento rose rosse a Lady Paola (Micara). E poi è volato in Giappone. RISERVATO Il presidente di Rai Corporation Fabrizio Maffei, ex direttore di RaiSport, ha incontrato (riservatamente) nel salotto dell'Hotel de Russie Joseph Tacopina, l'avvocato che per conto dell'americano Soros è autorizzato a trattare l'acquisto del club giallorosso. Un drink durato a lungo. ANDREA Nata a Cesena cresciuta a Rimini, Andrea Delogu si è autonominata la blogger italiana più cliccata su Myspace. Cantante in cerca di successo, esordisce nel cinema in un film tutto filippino intitolato "Italy". Segni particolari: ex fiamma di Silvio Muccino.

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ROMA Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa non sarà la prima campagna (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di CLAUDIO RIZZA e CLAUDIA TERRACINA ROMA "Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa non sarà la prima campagna elettorale di una nuova fase, ma l'ultima di questa pseudo seconda Repubblica. Non c'è nessun entusiasmo, anche negli elettori dei cosiddetti partiti maggiori. Berlusconi ha esaurito la sua spinta propulsiva, per questo noi dell'Udc possiamo attingere da quell'elettorato e realizzare un'impresa che in condizioni normali sarebbe stata impossibile"... Pier Ferdinando Casini sferra l'ultimo attacco a "Veltrusconi", mentre si chiude la campagna elettorale. Presidente Casini, Berlusconi ha chiamato in causa le istituzioni, Quirinale compreso. Cosa accadrà dopo il voto? "Queste cose non capitano a caso. Sono il frutto di scelte politiche fatte a freddo, ciniche: l'aver tagliato fuori l'Udc, non per una questione personale contro di me, ha di fatto reso la Lega determinante. Poichè manca la componente moderata, il centrodestra s'è trasformato in una destra populista. Non ha nulla a che fare con il Partito popolare. La concezione proprietaria che anima il Pdl è peggio di quella che animò Forza Italia agli albori, perchè almeno lì c'era uno stato di necessità. Chi sceglie Berlusconi sappia che vota uno e prende due". Intende Bossi? "Assolutamente sì. E' una cosa che già avvertono tutti, non solo a Roma, ma persino in Veneto e Lombardia, visto che Bossi pretende già le presidenze delle giunte di quelle regioni. La "golden share" del Pdl è stata data alla Lega, chi sceglie il Cavaliere, in caso di vittoria, consegna a Bossi il futuro del Paese". Allora il voto utile qual è, secondo lei? "Il voto al centro moderato, perché è anche un antidoto al leghismo". Berlusconi dice di avere sondaggi che danno la Destra fuori dal Parlamento e l'Udc fuori dal Senato. "Berlusconi commette un doppio reato. Cita sondaggi quando la legge lo vieta e in più li cita falsi. Chi si candida per governare il Paese deve innanzitutto rispettarne le leggi e dire la verità. E noi saremo determinanti in Senato, a partire dal Lazio". E lo scontro istituzionale? "Continuerà anche dopo il voto. Nessuno aveva ancora coinvolto il Capo dello Stato tirandolo per i capelli". Cosa è stato, un avvertimento di Berlusconi per ottenere l'incarico da Napolitano anche se non dovesse avere la maggioranza in tutte e due le Camere? "Io gli darei l'incarico anche se non avesse la maggioranza al Senato. Ma il problema viene dopo, e riguarda chi gli farà fare il governo. Io no di certo. Se poi Veltroni lo vorrà aiutare, si accomodi". Si va allora verso un premier "terzo"? Lei pensa di avere chance? "Non mi tiro certo indietro rispetto alle scelte del Capo dello Stato, le rispetto. Noi lavoriamo per essere determinanti e un eventuale pareggio ci consentirebbe di esserlo. Nell'ipotesi di una larga coalizione non ci tireremmo indietro, anche perché sia che vinca Berlusconi o che vinca Veltroni sarà comunque un grande buco nell'acqua e le speranze si trasformeranno in frustrazioni". Se invece uno dei due avrà una maggioranza certa? "Ci siederemo tranquillamente in Parlamento e daremo il nostro contributo con grande senso di responsabilità". Un'opposizione di buonsenso? "Ovviamente spero di essere al governo, determinante. Diciamo che l'Udc non avrà atteggiamenti sfascisti. La nostra sarebbe un'opposizione alla La Malfa, di contenuti, costruttiva per il Paese, mai un'opposizione ideologica". Perché Fini si è allineato a Berlusconi? "Mi pare chiaro, per opportunismo. Fa capire quale sia la sua ossessione: essere intruppato con il vincente". Per ereditare la ditta? "Fini non è sciocco, sa benissimo che l'ultimo a cui Silvio lascerà lo scettro è lui. La sua scelta è più contingente, è figlia della voglia di An di non contarsi, aveva paura di farlo rispetto a Storace". Che ruolo svolgerà An per moderare la Lega? "Ormai An è del tutto irrilevante". Berlusconi ha lasciato aperte le porte all'Udc, mentre il Pd utilizza la "golden share" della Lega per lanciarvi messaggi. E' tentato da queste due sirene? "Assolutamente no. Siamo alternativi al Pd anche sul piano dei contenuti. Per quanto riguarda Berlusconi, ci ha aperto le porte dopo aver spiegato che non ci deve votare nessuno. E' insultante e inaffidabile. Sta invecchiando, di solito si invecchia con la saggezza, invece lui invecchia nell'inaffidabilità. Ne prendiamo atto, ci è simpatico come prima, ma è sempre un adorabile imbroglione". Che pensa dei due grandi partiti, Pd e Pdl, appena nati? "Che hanno incorporato le contraddizioni di un bipolarismo malato. I due grandi partiti sono due grandi finzioni. Io addirittura, riguardo al Pdl, francamente non so neanche se dopo il voto ci sarà ancora il Partito delle libertà. Probabilmente, tra qualche mese, si dirà che è stato l'ennesima pubblicità di Berlusconi. Fini avrà fatto la furbata di non contarsi. Il Pdl durerà lo spazio di un mattino". Qual è il messaggio che manda ai cattolici? "Il fatto è che sia il Pd che il Pdl mettono i temi eticamente sensibili fuori dalla campagna elettorale perché li imbarazzano. Come fanno ad andare d'accordo la Prestigiacomo e Fini da un lato, Pisanu e Bondi dall'altro? Come farà la Bonino a intendersi con la Binetti? Per noi invece bisogna parlare della vita, della morte, dell'eutanasia, perché sono argomenti che riguardano le persone, le famiglie, i bambini. Sono temi di coscienza, è vero, ma su questi noi votiamo in Parlamento". Pochi giorni fa Berlusconi ha dichiarato che il cardinale Ruini sa bene quale sia il voto utile. "Secondo Berlusconi è solo quello per lui. Ma è un suo problema. Oggi il mondo cattolico ha una pluralità di opzioni, non c'è più l'unità politica dei cattolici. Per quanto riguarda Ruini, la differenza è che se Berlusconi lo incontra due volte lo dice a tutti, se io lo vedo dieci volte non lo dico a nessuno". Dopo il voto riprenderete il dialogo sulle riforme? "Credo che non siano la priorità per gli italiani che non arrivano alla fine del mese. Comunque, noi proponiamo un'Assemblea costituente da votare insieme alle Europee". Ritiene che le vostre proposte siano state individuate dagli elettori? "Metto in luce tre cose. Primo, ci siamo sottratti al festival delle promesse, la gente ha capito che abbiamo parlato il linguaggio del dovere, della responsabilità, del merito, dell'autorità. Secondo, abbiamo posto con forza il tema dell'identità cristiana dell'Italia, che è anche il tema della connessione tra l'Occidente e la difesa dell'identità cristiana. Cose che vanno oltre l'essere credenti o non credenti". Il terzo punto? "La modernizzazione dell'Italia. Il nucleare, i rigassificatori, le opere pubbliche, tutte questioni che abbiamo posto prima degli altri". Cosa intende per responsabilità e merito? "Il punto è: perché in Italia non si fanno certe cose? Perché il Comune X non decide di fare il rigassificatore? Perché c'è un processo di deresponsabilizzazione che fa sì che nessuno si assuma l'onere di scelte impopolari. Perché Berlusconi non ha affrontato il tema Alitalia quando era al governo? In quei 5 anni l'Alitalia ha perso miliardi, e non perché c'era un cattivo management, come ha detto lui. Ma perché subiva oneri impropri su Malpensa. E Berlusconi, che era ed è al laccio della Lega, non poteva e non potrà porre il problema". Il merito è un problema ineludibile per scuola, università e ricerca? "Bisogna rompere con la vecchia cultura post-sessantottina. Oggi i laureati non hanno nulla in mano, non possono entrare nel mondo del lavoro perché i titoli sono svalutati. Per questo, bisogna rivedere i criteri di accesso alle facoltà e anche la moltiplicazione delle università e la metodologia per selezionare i docenti, come il Messaggero ha segnato più volte con le sue inchieste. Bisogna stare attenti: se tutti si iscrivono a Scienze politiche o Sociologia, si creano solo fabbriche di disoccupati". Che fare sul nucleare? "Proponiamo di insediare una commissione tecnica, non politica, che studi le modalità per ripartire con la ricerca del nucleare di terza generazione. E le centrali si devono fare anche in Italia, non solo in Albania. Ci sono già i siti per i depositi radioattivi, come Scanzano". Sull'immigrazione e la sicurezza le ricette sono le più svariate. Voi cosa proponete? "Siamo per favorire l'arrivo di una immigrazione qualificata, come fanno in Germania e in Inghilterra. La nostra è di basso livello qualitativo, purtroppo. Ma dobbiamo garantire la massima accoglienza agli immigrati regolari che lavorano, mentre serve il pungo duro con i clandestini. Per i primi proponiamo il voto amministrativo dopo 5 anni e anche la cittadinanza a patto che conoscano bene la lingua e le nostre tradizioni. E bisogna mettere la polizia nelle condizioni di avere i mezzi per contrastare la criminalità e avere pratiche di respingimenti efficaci. Fondamentale è riaprire i Centri di permanenza temporanea, come dicono anche Berlusconi e Fini, e come chiede l'Europa". E la droga? "La nostra linea è durissima, la tolleranza zero. Favorevoli a che i Nas controllino le scuole. E ad un giro di vite contro chi guida ubriaco e sotto effetto di stupefacenti". Parliamo di Roma. Che ne dice della polemica di Berlusconi con Totti che tifa per Rutelli sindaco? "Per me ogni calciatore può dire quello che vuole, se Totti vota Rutelli avrà i suoi motivi. Berlusconi ci ha abituato che nello spazio di qualche ora dice tutto e il contrario di tutto. Il suo problema è che se il capitano della Roma avesse votato per lui, sarebbe stato il più grande genio della terra". Se Rutelli e Alemanno andassero al ballottaggio, che farà l'Udc? "Indiremo un referendum tra i nostri iscritti ed elettori che decideranno quale strada prendere. Personalmente non ho pregiudizi, ma nemmeno preferenze. Devo però dire che sull'ex sindaco Veltroni do un giudizio negativo: poca sostanza, troppi salotti e tappeti rossi". Quali sarebbero i primi tre provvedimenti che prenderebbe a palazzo Chigi? "Le riduzioni fiscali per le famiglie. L'abolizione delle Province, anzi su questo sfido Berlusconi e Veltroni ad essere coerenti con quanto hanno promesso. Aspetterò il secondo Consiglio dei ministri, poi comincerò a martellare, chiedendo il rispetto degli impegni. Terzo, l'accelerazione sul nucleare".

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Linate, ancora caos: ritardi e voli tagliati (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il caso Code ai check-in. "Ma la manutenzione è fatta e la sicurezza non è a rischio" Linate, ancora caos: ritardi e voli tagliati Lavori e maltempo, un'altra giornata di disagi per migliaia di passeggeri La seconda giornata di scarsa visibilità prolunga il caos a Linate. Ieri è andata ancora peggio di giovedì: la mattinata si è chiusa con 13 voli in arrivo dirottati su altri aeroporti (Malpensa e Orio al Serio) e 8 partenze cancellate. Migliaia di passeggeri coinvolti, code al check-in, difficili i trasferimenti, coincidenze e appuntamenti persi, proteste. I tecnici della Sea hanno accelerato però i lavori di manutenzione sulla pista. Da oggi quindi gli atterraggi torneranno regolari anche se ci saranno ancora nebbia o nuvole. I problemi sono legati a una coincidenza: da una parte i lavori già programmati, iniziati a marzo e con termine previsto per fine maggio. Tra questi, anche una revisione e ammodernamento dei sistemi sulla pista. In questi giorni è quindi stato impossibile usare alcuni strumenti necessari per l'atterraggio. Le nuvole basse non hanno così permesso un flusso regolare negli atterraggi. "La sicurezza non è mai stata pregiudicata", spiegano alla Sea. In queste condizioni di visibilità e senza alcuni strumenti, le decisione se atterrare o meno è in gran parte a discrezione del pilota. è lui a dover valutare dal tipo di aereo e dalle condizioni in volo nel momento esatto in cui si avvicina alla pista se atterrare o no. Il flusso e la distanza tra gli aerei che atterrano è comunque limitata. è per questo che alcuni voli provenienti da Londra o Parigi sono arrivati comunque a Linate, mentre molti altri (Air One, Alitalia, Meridiana provenienti da Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Alghero, Olbia) sono stati dirottati su altri scali lombardi. E così si sono creati disagi e ritardi a catena fino alle prime ore del pomeriggio. Come estremo effetto di questi ritardi si arriva alle cancellazioni: ieri sono saltati otto voli, tra cui quelli per Parigi, Roma, Napoli, Catania, Palermo. Per non aumentare i disagi dei passeggeri, su alcune destinazioni come Roma/Linate/ Palermo, Alitalia ha fatto sapere di aver preferito l'atterraggio su Malpensa per poi "far andare gli aerei vuoti a Palermo e garantire in questo modo la tratta". Nonostante gli sforzi per dare informazioni, è stata una mattinata di proteste da parte di migliaia di passeggeri. G. San. I disagi Code ai check-in anche ieri, nello scalo di Linate, a causa dei lavori in corso in aeroporto edel maltempo sulla città (Foto Newpress).

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Craxi: Milano ha bisogno di più sinistra riformista (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Partito socialista Craxi: Milano ha bisogno di più sinistra riformista è stato uno degli protagonisti della vittoria per l'Expo e da qui riparte. "Questo rilancio della città ottenuto sul piano internazionale ed interno deve essere accompagnato da una robusta iniezione di finanziamenti, devono essere completate le opere, va aumentata la capacità di accoglienza delle nostre università a studenti italiani e stranieri per far crescere il livello di sapere e competitività". Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri e capolista del Partito Socialista, chiede il voto "perché a Milano ci deve essere più sinistra riformista. Noi siamo un grande partito sul piano politico, ma debole elettoralmente: il Pd rischia di essere un grande contenitore elettorale ma confuso sui punti di riferimento sociali ideali". Per nulla scandalizzato dalla polemica sui grattacieli ("Meglio litigare per ciò che si deve fare che polemizzare su quello che non si è fatto. E comunque, decidano gli esperti che non sono cantanti nè capi partito"), Craxi spiega che "Milano si è rialzata e in questa nuova pagina c'è anche un pezzo della cultura socialista e riformista che io rappresento. Sono tanti - racconta - gli ex amministratori socialisti che si sono fatti vivi in questa campagna elettorale, da un ex sindaco come Paolo Pillitteri a ex sindaci e assessori dell'hinterland che sono tornati con noi". Sull'immigrazione, Craxi attacca la Lega e tutta la destra, "compreso il partito di Berlusconi": "Hanno fatto troppa demagogia elettorale e si sono dimenticati che, come avevo detto nel discorso di presentazione della candidatura di Milano, questa città ha il coeur in man". E si chiude come si comincia, parlando di Expo a proposito del nodo Malpensa e Alitalia: "La compagnia presenta un bilancio di questi 15 anni che è oggettivamente negativo. Malpensa deve riprendere il proprio ruolo e l'Expo sarà uno straordinario volano: va detto però che la Sea deve restare in mano pubblica è patrimonio della città". E. So. Socialisti Bobo Craxi.

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Amato e i sospetti: un Viminale <casa di vetro> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Lo scrutinio Il titolare dell'Interno invita i suoi predecessori per la notte di lunedì: sì da Pisanu, Maroni e Bianco Amato e i sospetti: un Viminale "casa di vetro" Il ministro: "Sull'estero controlli attivati". Oltreconfine affluenza del 41,6%, in lieve calo ROMA - Nella notte dello scrutinio elettorale, gli ex ministri dell'Interno, compresi Beppe Pisanu e Roberto Maroni, saranno ospiti a cena di Giuliano Amato e insieme a lui potranno verificare che il Viminale è davvero "una casa di vetro" quando si tratta di contare i voti espressi dagli italiani. Una vigilanza speciale, poi, è stata predisposta dal governo per i plichi delle schede restituite ai consolati degli italiani all'estero (ha votato il 41,66% contro il 42,07 del 2006) che da oggi inizieranno ad arrivare a Fiumicino con un volo cargo dell'Alitalia proveniente dal Sud America per poi essere trasportate nei capannoni di Castelnuovo di Porto, a nord di Roma, per lo spoglio. L'allarme lanciato dai magistrati calabresi, sulla possibile manipolazione parziale del voto in Argentina, ha fatto scattare da giorni procedure rigorose: "Dopo aver avuto la notizia dai magistrati abbiamo attivato il ministero degli Esteri al quale abbiamo chiesto che quelle schede non vengano mai perse di vista", ha detto Amato che poi ha aggiunto: "Il mio augurio è che i consoli se le siano tenute sempre sotto il letto. Certo, sapere che ci sono persone che scambiano denaro per voti per chi crede nella democrazia non è mai una grande soddisfazione, ritengo comunque che le misure attivate possano aver prevenuto il danno". Nella circoscrizione Estero hanno votato 1.204.720 italiani (oltre ai 14.827 concittadini temporaneamente residenti, tra i quali 3.757 militari delle missioni di pace) con significativi incrementi dei votanti proprio in Argentina (dal 56% al 63%) e con una generale flessione (-2%) dei plichi restituiti per mancata consegna. Il viceministro Franco Danieli (Esteri) ha ammesso che ci sono stati "alcuni disguidi" (migliaia di buste per rinviare le schede ai consolati stampate senza autorizzazione): "Ma è poca roba, tutto il resto è gossip". Danieli ha aggiunto che la responsabilità del console finisce nel momento in cui l'elettore riceve per posta il plico e firma la relativa ricevuta al corriere: "Possibili irregolarità sono inevitabili con il voto per posta e noi non possiamo collocare un carabiniere in ogni casa per controllare il senso civico degli elettori". Tuttavia, ha spiegato il direttore generale degli Italiani all'estero, ambasciatore Adriano Benedetti, "tutto è stato fatto per garantire i plichi e gli esposti giunti alla procura di Roma sono stati solo 6, di cui due dall'America Latina". A Buenos Aires, le schede sono state conservate in una stanza videosorvegliata nella quale potevano entrare il console e un maresciallo dell'Arma. Ora la patata bollente passa nelle mani di Giuliano Amato. E così l'attuale responsabile del Viminale - che ieri sera ha chiuso la sua carriera politica a Torino, la città dove ebbe il suo "battesimo " 25 anni fa - per interrompere il martellamento su possibili brogli ha invitato a cena per lunedì gli ex ministri dell'Interno della Cdl e dell'Unione. Hanno accettato in tre: Beppe Pisanu, Roberto Maroni e Enzo Bianco ma, forse, ci sarà anche Claudio Scajola. Con questo invito, Amato cerca di sparigliare dopo essere stato il bersaglio preferito del Pdl sulla grafica delle schede: "Ci tengo per me, per i miei predecessori e per i miei successori, che non venga messa in dubbio la qualità del Viminale, come casa di vetro dove si lavora secondo il principio di legalità". In ogni casa di vetro, tuttavia, i controlli più rigorosi possono provocare ritardi: "L'osservazione scrupolosa delle procedure - ha infatti avvertito Amato - potrebbe comportare che i dati arrivino con maggiore lentezza, mentre per converso la trattazione delle schede a una a una faciliterà le proiezioni". Ultima avvertenza, la timbratura di tutte le schede bianche così come escono dall'urna. E' una bella novità per verificare se l'incredibile crollo delle bianche registrato alle ultime elezioni (da 1.601.307 nel 2001 a 452.837 nel 2006, meno 71,72%) è stato solo un capriccio inatteso delle serie statistiche. Dino Martirano.

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Finale in flessione. Bene Fastweb (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-12 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Finale in flessione. Bene Fastweb Wall Street (zavorrata dal calo delle stime di General Electric e dal dato sui consumi Usa) condiziona le Borse europee che, dopo un avvio positivo, chiudono tutte in rosso l'ultima seduta della settimana. A Piazza Affari l'indice S&P-Mib ha lasciato sul campo l'1,03% e il Mibtel è sceso dello 0,9%. Maglia nera per StMicroelectronics, che ha registrato una flessione del prezzo di riferimento pari al 3,98%. Ma nell'ambito delle società più capitalizzate del listino altri quattro titoli hanno ceduto più di tre punti percentuali. Si tratta di due aziende del made in Italy, penalizzate dalla debolezza del dollaro ( Geox e Luxottica, scese rispettivamente del 3,22% e del 3,54%), dell'Espresso (-3,53%) e del Banco Popolare (-3,47%), che con Monte Paschi (-1,84%) guida i ribassi dei bancari. In calo anche Saipem (-2,24%) e Autogrill (-2,07%). Sul fronte dei rialzi, spicca invece il recupero di Fastweb, il cui prezzo di riferimento è cresciuto del 2,63%. A sollecitare gli acquisti è stata in questo caso l'ennesima riproposizione dell'ipotesi di delisting, anche se la controllante Swisscom ha sempre smentito questa eventualità, almeno in tempi brevi. Le altre variazioni positive fra i titoli principali si limitano a poche frazioni di punto: le più significative riguardano Mediaset (+0,98%), Terna (+0,83%) e A2A (+0,77%). Fuori dall'S& P-Mib, però, vanno registrate le forti performance di Alitalia (+12,50%) e Roma Calcio (+4,45%), la prima legata alle scommesse su una ripresa delle trattative con Air France, la seconda dopo le conferme di un interessamento del finanziere Usa George Soros. Bancari In calo il comparto dei bancari, guidato da Banco Popolare e Monte Paschi.

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Aeroporto, aumentano i passeggeri e le truffe (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Aeroporto, aumentano i passeggeri e le truffe Seicento corse in più ogni giorno per i tassisti. Presidi dei carabinieri ai posteggi Da aprile all'aeroporto di Fiumicino sono arrivati quasi 900 voli Alitalia in più, almeno 10-12 mila viaggiatori I tassisti romani hanno trovato un "tesoretto" da 25-30 mila euro al giorno. Dall'inizio di aprile, con l'introduzione dell'orario estivo, all'aeroporto di Fiumicino sono arrivati quasi 900 voli Alitalia in più: si tratta di collegamenti che prima gravitavano intorno a Malpensa. E il traffico passeggeri è aumentato di almeno 10-12 mila viaggiatori ogni giorno. Il numero delle corse taxi - osservano dagli Aeroporti di Roma - da un giorno all'altro è così cresciuto del 10%: ogni giorno, dunque, dallo scalo partono 500-600 corse in più. Un tesoretto appunto. Che ha scatenato una piccola guerra per spartirsi la ricca torta. Dopo qualche settimana di relativa calma, infatti, sono tornate truffe, trucchetti e piccoli imbrogli ai danni dei clienti, ma anche fra tassisti per accaparrarsi le corse migliori. "Il problema è rappresentato dalle poche decine di disonesti che vanno a prendersi i turisti agli arrivi violando la legge e li caricano in macchina fuori dai parcheggi. E passano così davanti a centinaia di colleghi onesti che fanno la fila ", dice uno dei vigili del Gruppo intervento traffico. I carabinieri della Compagnia aeroporto proprio per fronteggiare la situazione di emergenza hanno schierato nelle ultime settimane una piccola task force: "Mandiamo uomini in borghese a presidiare i parcheggi taxi, se ci allontaniamo può capitare di tutto", spiega il capitano Nino Pappalardo. E il bilancio dei controlli delle ultime settimane, che hanno riguardato anche le auto a noleggio con conducente, è di 13 richieste di sospensione di licenza, varie denunce per inosservanza delle disposizione delle autorità e altri reati. Il campionario delle truffe è ricchissimo. C'è chi carica i clienti saltando la fila e poi parte senza applicare la tariffa fissa (40 euro per il centro di Roma), chiedendo poi all'arrivo 80, 90 o magari 100 euro a ignari turisti stranieri. C'è chi ha scovato un altro ingegnoso stratagemma. Eccolo. I tassisti in fila per le corse hanno diritto a caricare altri clienti evitando la coda se rientrano nello "stallo" entro 10 minuti dall'ultima partenza. è un'agevolazione che serve per non penalizzare quei conducenti che dopo due ore di fila si ritrovano a caricare un cliente diretto nei pressi dell'aeroporto, con una corsa da pochi euro. I furbi, sfruttando questa possibilità, si sono organizzati: l'autista prende il cliente, con una scusa ("mi sento poco bene", "ho un guasto alla macchina", "devo correre a casa, un problema di famiglia") lo convince a salire sulla macchina di un collega che lo aspetta a poche centinaia di metri dal parcheggio; e torna a caricare clienti, saltando la fila. Tutto ciò per due, tre o quattro volte di fila, grazie a colleghi complici. E ai danni dei tassisti regolarmente in coda. "Con questo sistema - spiegano i vigili - poche decine di autisti ogni giorno effettuano centinaia di corse dall'aeroporto. Possono farlo solo perché saltano la fila. Ma per effettuare i controlli anche fuori dal parcheggio, purtroppo siamo in pochi". Paolo Foschi Alessandro Fulloni.

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+10% È l'aumento medio del numero di corse taxi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-12 num: - pag: 3 categoria: BREVI +10% è l'aumento medio del numero di corse taxi registrato a Fiumicino con il trasferimento dei voli Alitalia dall'aeroporto lombardo di Malpensa 25.000 886 èil valore stimato delle circa 500-600 corse taxi aggiuntive in partenza ogni giorno da Fiumicino con l'arrivo dei nuovi voli da Malpensa èil numero di voli a settimana trasferito con l'orario estivo da Malpensa a Roma, per un totale di 10-12 mila passeggeri in più al giorno 40 In euro è la tariffa fissa per le corse fra l'aeroporto e il centro della Capitale con i taxi del Comune di Roma. Con le auto di Fiumicino è invece 60 euro +15% è l'aumento di traffico passeggeri stimato all'aeroporto Leonardo da Vinci grazie al trasferimento dei voli di Alitalia da Malpensa.

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<Noi pronti> Rispunta AirOne (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-12 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE Toto "Noi pronti" Rispunta AirOne ROMA - Riecco Carlo Toto. Poche righe attribuite a "ambienti vicini alla compagnia, riprese dall'Ansa, segnano il rientro in scena del patron di AirOne, uno dei candidati all'acquisto di Alitalia. "C'è ancora interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio" dopo il voto, si fa sapere, "non senza aver effettuato una seppur breve due diligence ". Non una parola su quello che finora è stato il partner di Toto: Intesa Sanpaolo. L'impressione che se ne trae è che l'imprenditore, ritrovatosi stretto tra l'ipotesi Air France e il tentativo di cordata di Berlusconi (da cui pare per ora escluso) cerchi spazio. E nuovi sponsor. A. Bac.

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<Alitalia, con poca liquidità licenza a rischio> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-12 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE L'intervista L'Authority: se non riparte la trattativa con Air France, l'Europa ci costringerà a intervenire "Alitalia, con poca liquidità licenza a rischio" Il presidente Enac Riggio: due settimane per ripristinare la cassa ROMA - "Entro due settimane, massimo tre, se Alitalia non ci spiega come fa a ripristinare una liquidità di almeno 12 mesi, non potremo far altro che sospenderle la licenza". Vito Riggio, presidente dell'Enac, fa il punto della situazione dopo l'incontro che, l'altro ieri, c'è stato tra il nuovo presidente dell'Alitalia, Aristide Police, e i vertici dell'ente nazionale per l'aviazione civile. Perché avete convocato Police? "Perché abbiamo il compito di accertare se, come prevede il regolamento comunitario, l'Alitalia ha liquidità per almeno un anno". Ma sono mesi che la compagnia non ce l'ha. "Sì, ma quando due mesi fa abbiamo convocato l'allora presidente di Alitalia, Maurizio Prato, ci è stato spiegato che era in corso una trattativa seria con Air France-Klm che avrebbe risolto la questione. Ma adesso, dopo la rottura del negoziato, dobbiamo rifare il punto". Lo avete fatto? "Al momento, ufficialmente, un compratore non c'è e il prestito ponte non è possibile. La situazione è drammatica. O Alitalia in tempo rapidi spiega come ripristinerà la liquidità a 12 mesi oppure saremo costretti ad applicare le norme comunitarie che prevedono la sospensione della licenza". E gli aerei resterebbero a terra? "No. Noi possiamo dare una licenza provvisoria, legata a un piano di emergenza, che consenta ai passeggeri che hanno acquistato il biglietto di volare". Quando potreste prendere questa decisione? "C'è bisogno di un paio di settimane per approfondire la situazione dei conti. Aspettiamo il resoconto di marzo sulle perdite. Alitalia deve inoltre valutare quanto risparmierà con lo spostamento dei voli da Malpensa a Fiumicino. Allo stesso tempo però, c'è già un calo nel riempimento degli aerei e un crollo della vendita dei biglietti. La prossima settimana faremo un incontro tecnico con Alitalia". Sarà risolutivo? "Piuttosto, spero che in questi 15 giorni o torni la soluzione Air France-Klm o se ne trovi un'altra ". La cordata di imprenditori italiani? "Che finora nessuno ha visto". Nell'eventualità del rilascio di una licenza provvisoria, per quanto sarebbe valida? "Prima ancora di risponde a questo va detto che la licenza provvisoria si può dare se non ci sono problemi di sicurezza dei voli e qui posso dire che i controlli sono stati rafforzati e si può stare tranquilli. Ma non basta, perché dovrebbero intervenire le banche a sostenere questa fase di sopravvivenza, fermando l'emorragia delle perdite". Lei è scettico. "Per esperienza so che la licenza provvisoria è l'anticamera della morte. A quel punto immediatamente si farebbero sotto tutti i creditori e la prospettiva del fallimento si avvicinerebbe". Basteranno 15 giorni per evitarla? "Guardi, le due settimane possono diventare anche tre, se c'è una prospettiva concreta. Ma quello che voglio far capire è che noi siamo obbligati ad applicare le norme, altrimenti ne siamo direttamente responsabili. Se non lo facciamo, una compagnia concorrente può presentare ricorso. Insomma, tutti devono rendersi conto che per Alitalia, se non si fa qualcosa, è cominciato l'ultimo miglio". Enrico Marro \\ Senza compratore e prestito ponte la situazione è drammatica. E c'è un crollo nelle vendite di biglietti \\ Potremmo dare una licenza provvisoria ma so per esperienza che è l'anticamera del fallimento Vito Riggio, presidente dell'Ente nazionale per l'aviazione civile.

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L'eredità "pesante" di un'economia al palo (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pil, consumi e prezzi: il governo che verrà dovrà vedersela con un Paese in piena emergenza, maglia nera per produttività e salari. Ma la politica sembra essersene dimenticata Qualunque sia l'esito delle elezioni, ricevere in eredità un Paese con un'economia al palo non sarà cosa da poco. In ordine di tempo, tutti gli istituti economici, italiani e stranieri, hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita: Ocse, Fmi, Confindustria e anche il governo, descrivono una crescita che per l'anno in corso non andrà oltre lo 0,3%. Cresce, invece, l'inflazione che nel mese scorso ha raggiunto il 3,6% raggiungendo e superando quel 3,4% messo a segno nel 1994 e con essa volano le tariffe che trainate dal caro-petrolio, producono un effetto-bomba sui prezzi. Prezzi in continua crescita anche per i prodotti alimentari: pasta, pane, latte e ortofrutticoli. Si diffondono le offerte, soprattutto l'ultima settimana del mese, la più a rischio per le tasche dei cittadini. A fronte di questo dato, calano, quindi, i consumi. Secondo gli ultimi dati disponibili, pubblicati ieri da Confcommercio, quelli delle famiglie, sono diminuiti dello 0,5% su base annua, registrando la quarta flessione consecutiva (a gennaio, il calo era stato del 3,6%, nel quarto trimestre del 2007 pari al meno 2%, nel terzo al meno 1,8%, nel secondo al meno 2,1% e nel primo trimestre al meno 1,3%. Nel 2007, il dato è stato negativo per l'1,8%). Le buone notizie dal fronte economico arrivano solo dai conti pubblici (a maggio dovrebbe finire la procedura per deficit eccessivo in atto dal 2006) e dalle entrate. A proposito di entrate, però, quel famoso tesoretto che "gira" e rigira" da almeno un anno e mezzo, non ha trovato ancora il giusto collocamento, a patto che ci sia, a questo punto. Il ministro uscente dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa aveva promesso che a giugno avrebbe fatto il punto sull'extra-gettito, ma con un nuovo governo da insediare, il tesoretto finirà laddove è venuto. I dati economici non possono però prescindere da un'altra situazione che sta monopolizzando sia il mercato che la vita politica: l'affare-Alitalia. L'azienda è in crisi da anni, i prestiti ponte sono negati dall'Unione europea, perché già ottenuti (in due tranche), AirFrance ha fatto marcia indietro, e la liquidità in cassa non permette di andare avanti ancora per molto. I sindacati martedì, a voto concluso, sono stati convocati dall'azienda (giovedì hanno incontrato i vertici dell'esecutivo a Palazzo Chigi) e al nuovo governo toccherà proseguire, a patto che i francesi lo desiderino ancora, la trattativa già intrapresa o vedere se la cordata alla quale più volte ha fatto riferimento il Cavaliere, esiste davvero. Comunque, tra esuberi, e dismissioni, non sarà semplice traghettare il "vecchio" al "nuovo". Poi c'è la questione dei salari. In Italia sono tra i più bassi dell'Ue, insieme alla produttività che "regala" al Belpaese, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Fondo monetario internazionale, la maglia "nera" dell'ultima della classifica. E anche se l'Europa, ha stabilito che dalla mozzarella alla diossina e dal vino adulterato non ci sono rischi per la salute, l'immagine del nostro Paese è compromessa anche dal fronte dei prodotti tipici da esportazione. Se ci si mette anche la questione, irrisolta, dei rifiuti in Campania, il quadro è completo. Bene, allora cosa rimane? E soprattutto da cosa ripartire? Difficile stabilirlo perché la campagna elettorale che si è appena conclusa ne ha parlato poco. I due candidati premier non si sono soffermati come avrebbe preteso la situazione su giovani, lavoro, precariato, emergenza-casa, salari e pensioni. E tutte queste cose insieme fanno un'emergenza grossa come una casa, un bubbone purulento, pronto ad esplodere al minimo sussulto. La politica, però, sembra infischiarsene, prosegue nella sua fase di scollamento dalla popolazione come dalla realtà e i toni di questa campagna elettorale lo lasciano bene intendere. (12-04-2008).

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Il Cav tra gaffe, attacchi e polemiche (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Lea Vendramel Il Cav tra gaffe, attacchi e polemiche Si chiude la quinta campagna elettore di Berlusconi. E la certezza di vincere vacilla Scende il silenzio sulla quinta campagna elettorale del Cavaliere. Ma ancora riecheggiano le parole con cui nelle ultime settimane ha martellato gli elettori e ha punzecchiato gli avversari. È stato un crescendo continuo, segnato dalle solite gaffe, dai soliti attacchi, dai soliti slogan. Ha iniziato strappando il programma del Partito democratico e ha finito dando del pazzo a Francesco Totti per aver appoggiato la candidatura di Francesco Rutelli al Campidoglio e dei "grulli" a quegli italiani che cadranno "nel tranello di Veltroni". Certo, meglio "grulli" che "coglioni", come due anni fa aveva etichettato gli elettori dell'Unione. Ma al di là delle parole, è l'atteggiamento che non cambia. È sempre il solito Cavaliere. Quello che demonizza l'avversario e si presenta come il salvatore della patria, quello che allarma il Paese su scenari catastrofici qualora non sia lui a guidarlo, quello che dice una cosa e poche ore dopo la ritratta, quello che nasconde dietro battute e barzellette la sua mancanza di risposte concrete e adeguate. Il caso più clamoroso, quando ospite del Tg2 a una giovane precaria che gli chiedeva la sua ricetta per chi non ha una stabilità lavorativa, ha risposto sorridendo: "Le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere". È una battuta, si è difeso lui, vedendosi attaccato da tutti i fronti per queste parole. Ma una battuta decisamente fuori luogo. A quanto pare, il leader del Pdl ancora non ha capito che il Paese non ha bisogno della sua ironia, ma di soluzioni valide alle problematiche che lo attanagliano. Anziché proporre "esami di sanità mentale" per i magistrati, dovrebbe pensare a risolvere i veri problemi della giustizia, dalla certezza della pena alla rapidità dei processi. Più degli annunci eclatanti, come nel caso di Alitalia, servono fatti. Fin dall'inizio della campagna elettorale, Berlusconi si è detto sicuro di vincere. Ma con l'avvicinarsi dell'apertura delle urne questa sua ostentata certezza ha cominciato a vacillare. Ecco perché ha rispolverato il ben noto ritornello sui brogli e ha invitato con sempre più insistenza al voto utile. Non solo. Ha tirato in ballo anche il Quirinale. Temendo un pareggio a Palazzo Madama, ha messo le mani avanti, facendo capire che anche se il Pdl vincerà di misura non intende fare concessioni agli avversari né accettare compromessi: sarà lui a governare e le presidenze delle Camere andranno a uomini del suo schieramento. Certo, si è azzardato a suggerire, se il Capo dello Stato si facesse da parte, allora se ne potrebbe parlare. Del resto, si sa, il Colle resta la sua massima aspirazione. Parole che, oltre a suscitare dure reazioni negli avversari, hanno portato a prese di distanza da parte dei suoi stessi alleati, convinti che questa volta abbia davvero esagerato. E non è l'unica. Anche definire un eroe Vittorio Mangano non è stata proprio una gran trovata. Tanto che i leghisti hanno preferito dissociarsi. Per non parlare della candidatura di Giuseppe Ciarrapico nelle liste del Pdl, che ha innescato un vero e proprio scaricabarile tra il Cavaliere e An. Nessuno, infatti, era disposto ad assumersi la responsabilità della sua candidatura. Insomma, un film già visto. (12-04-2008).

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Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Qualcuno avrà pensato di (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Qualcuno avrà pensato di ... Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Qualcuno avrà pensato di essere al Festival del cinema di Venezia. O a Cannes, poco cambia. Di certo, si contavano più artisti che politici. E prendendo in mano la nomenklatura degli invitati, difficilmente si poteva pensare di essere al comizio di fine campagna del Partito democratico. Certo, centomila bandiere biancoverdi che invadono piazza del Popolo non passano inosservate, ma Walter Veltroni non ha potuto fare a meno di portare al Centro di Roma tutti i suoi "sponsor" viventi. Così, stipati sotto un gazebo per ripararsi dalla pioggia, uno ad uno si sono susseguiti i volti più famosi dello spettacolo italiano. Una folla di vip. Una marea di vip, soprattutto del cinema ma non solo. Tanto che il segretario si materializza in piazza, un po' ritardo sul programma, scendendo dal suo pullman verde assieme a Lorenzo. Sì, proprio quel Jovanotti che a Walter ha "regalato" le note del suo ultimo successo musicale per provare a vincere. "Mi fido di te" canta la piazza mentre i due la tagliano, nel mezzo, correndo sul palco. Sotto, nel parterre, Alessandro Haber, Laura Morante e Isabella Ferrari battono e ribattono le mani unendosi al coro di tutti gli elettori arrivati per sentire le parole del loro ex sindaco: "Walter! Walter! Walter!". Ecco che rispuntano i cartelli rettangolari col logo del Pd e la scritta "Si può fare. Veltroni presidente". Ne distribuiscono a migliaia i Wolontari. C'è anche un manifesto nuovo. Stesso formato, stesso logo, stessi colori, ma con lo slogan scritto a caratteri cubitali "Io sono ottimista". Si prendono in uno dei quattro stand del Pd assieme a una bandiera e un adesivo. Per la maglietta, invece, ci vogliono cinque euro. Anche la spilla si paga (0,50 euro), come il portachiavi (3 euro), il palloncino (0,30 euro) e la borsa (2 euro). Per alcuni si può fare, per altri no. La piazza è ormai gremita, la gente ci crede, è ottimista, urla il nome del segretario, il suo slogan, applaude a ogni passaggio del suo discorso. L'unico inconveniente è la pioggia. I diciotto pannelli solari installati sulle impalcature ai lati del palco sono serviti a poco senza il sole ad alimentarli. Ma non è certo questa la più grande preoccupazione dei veltroniani. Semmai il problema è non poter vedere in faccia Rutelli, Zingaretti, Franceschini e lo stesso Veltroni. O meglio, li vedono solo attraverso milioni di pixel proiettati su un maxischermo. Perché la pioggia costringe tutti a stare con gli ombrelli aperti e nessuno vede nulla. Qualcuno s'innervosisce pure. "Certo che sono qui per vedere Veltroni, era meglio stare a casa", dice una signora. "Ma dai, se butti lo sguardo in mezzo a quell'ombrello si vede", le fa l'amica avvolta in una bandiera del Partito democratico. In una lotta continua tra chi cerca di scansare l'uno e chi l'altro per vedere l'amato Walter, cala giù dal Pincio anche uno striscione rosso dei Socialisti: "Io sono laico! Io voto socialista!". Ma è una goccia nel deserto. Tutt'intorno è bianco-rosso-verde. Ci sono i sostenitori di Fiano, di Civitavecchia, di Cassino e altre città della Provincia romana. C'è uno striscione di alcuni lavoratori della Telecom. Ma anche un cartello del circolo Alitalia con la scritta "Walter facce vola'". Più avanti, tra le telecamere, il vippaio si fa sempre più folto. Arriva anche il regista Paolo Virzì. Poi Fiorella Mannoia, Serena Dandini, Remo Girone, Francesca Archibugi. Il parterre diventa una passerella. C'è Gigi Proietti, attore-idolo dei romani e dell'Italia. C'è la ballerina di danza classica Carla Fracci. Ancora: Margherita Buy, le sorelle Comencini, Gigi Magni, Simona Izzo. Il compositore Ennio Morricone. L'umorista yiddish Moni Ovadia. Ambrogio Sparagna e Mariangela Melato. Manca Francesco Totti ma ci pensa Veltroni a nominarlo facendolo entrare comunque nella grande festa. C'è Michele Placido e non poteva mancare la romanissima Sabrina Ferilli. Alla fine Paolo Bonolis non arriva, ma c'è Pippo Baudo ad abbracciare Veltroni. Tutto lo star system di Walter è lì. Il segretario parla a loro, ai suoi vip e ai suoi "tifosi", per oltre un'ora e un quarto. Poi chiama tutti sul palcoscenico, pardon sul palco, per cantare con Jovanotti, ancora una volta, "Mi fido di te". E inizia un altro show.

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Alitalia, Malpensa, Caselle: così non si vola (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il disastro della compagnia di bandiera si ripercuote su tutto il trasporto aereo del nord Italia Alitalia, Malpensa, Caselle: così non si vola Il disastro Alitalia ripropone con urgenza una riflessione sui limiti di una politica che insegue lo slogan e rinuncia a qualsivoglia analisi critica dell'esistente. In questi ultimi mesi l'affaire Alitalia si è trasformato in strumento di propaganda elettorale, con copiosa esibizione di battute da avanspettacolo e nepotismi, vaghe promesse e costante superficialità. L'oggetto del contendere non è stata la contrapposizione di differenti visioni sul piano tecnico, ma uno degli idoli immateriali della politica dell'ultimo ventennio, la "questione settentrionale", identificata in questo caso con la strenua difesa dell'hub di Malpensa. Sulla vicenda Alitalia una politica responsabile avrebbe dovuto affrontare il dibattito nei termini di verifica delle potenzialità industriali della società. Il piano industriale elaborato nel settembre 2007 individuava come scelta obbligata la fine di qualsiasi tentativo di posizionamento autonomo della compagnia al di fuori di forti integrazioni industriali con altri operatori del trasporto aereo in grado di generare sinergie elevate. Il sistema basato sul doppio hub è entrato in crisi per lo sviluppo dei collegamenti città/città e la crescita delle compagnie low-cost. I passeggeri oggi possono trovare per le più svariate destinazioni un volo diretto senza più essere costretti a passare da un grande Hub di collegamento, e in più Malpensa è fortemente condizionata dalla presenza di Linate, strenuamente difesa dalla politica milanese di vari colori politici, e dalla presenza tra Torino (anzi a partire fin da Cuneo) e Venezia di un aeroporto ogni cinquanta chilometri. Si aggiunga che Malpensa sconta la mancata realizzazione a distanza di anni di un collegamento tra le principali arterie autostradali e l'aeroporto, tant'è vero che la bretella dalla Torino-Milano verrà inaugurata nelle prossime settimane, a dieci anni dall'inaugurazione del nuovo scalo. L'elenco dei responsabili delle miopie della politica su Alitalia è numeroso, dal Polo delle Libertà all'attuale Partito Democratico, passando per la Lega Nord, che ha lanciato subito l'idea di una "moratoria" per Malpensa, poi raccolta da Formigoni e dalla Moratti. Sull'onda di alcune dichiarazioni di Walter Veltroni, che ancora qualche settimana fa affermava che Alitalia non deve fallire "ma anche" che Malpensa deve essere un hub, anche la Regione Piemonte si è associata formalmente (Daniele Borioli, assessore Pd ai Trasporti) ai colleghi lombardi nella richiesta al governo per una moratoria immediata di Malpensa. Una politica impostata su una facile costruzione del consenso ha sacrificato sulla difesa di Malpensa non solo la possibilità si salvare Alitalia, ma anche, a nostro modo di vedere, l'opportunità di dare una corretta inquadratura alla questione settentrionale. E di questo dovrà occuparsi la Sinistra con una seria analisi del sistema aeroportuale italiano. Proprio a partire dal Piemonte, su questi temi sarà utile richiedere con urgenza un confronto serrato con il Pd sullo sviluppo dell'aeroporto di Torino-Caselle: a tutt'oggi non si sa quando il fatidico bando europeo per i voli low cost nello scalo torinese sarà pubblicato, mentre Ryan Air si appresta a mettere radici nell'ennesimo aeroporto di provincia, questa volta a Cuneo-Levaldigi. Le linee di intervento strategico sono contraddittorie e non sostenibili alla luce di una chiara idea di sviluppo del trasporto aereo nella regione: l'aeroporto Cerrione di Biella, che per dimensioni e frequenza dei voli è poco più di un aeroclub, alla fine dello scorso anno ha usufruito di un contributo erogato dalla Regione Piemonte di 4milioni di euro. Lo scalo torinese, se dovesse essere confermata la scelta di Air France di interrompere la trattativa Alitalia, dovrà calcolare i possibili mancati introiti e i risvolti occupazionali, che la dichiarazione di insolvenza di Alitalia potrebbe cagionare alla società di gestione Sagat (partecipata con una quota di maggioranza dalla Città di Torino), ed alla società di servizi a terra Sagat-Handling. In un simile scenario occorre che il centrosinistra, alla guida di Regione e Città, deve preparare una strategia di sviluppo del trasporto aereo in Piemonte. I contraddittori atteggiamenti del Pd e dell'inconsistente centrodestra non possono lasciarci indifferenti, e la Sinistra dovrà avviare un'autonoma riflessione per affrontare concretamente i problemi prima che diventino emergenze. Monica Cerutti Giovanni Pittana Francesco Salinas 12/04/2008.

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I gatti bigi in Svizzera L'Oni-Ber e la pazzia L'Oni-Vel e BB + MM (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Lupo&Mannaro In questa strana campagna elettorale tutto è così uguale tra i due Oni che persino i gatti bigi si sono stufati e sono emigrati in Svizzera per trovare un po' di vita frizzante. L'unico brivido è un ritorno, è la ricaduta nella paranoia più grave da parte dell'Oni-Berl: l'ossessione verso i giudici. Il "leader dello schieramento avverso al Piddì" come si deve dire secondo il nuovo dizionario dell'Oni-Vel, il leader dicevamo è stato colto da una crisi pazzesca ed è proprio il caso di dirlo, perché soltanto chi è pienamente pazzo può dar del pazzo agli altri. Pensate che nel secolo scorso i giudici erano il bersaglio dell'Anarchia, e avevano come avversari le anime belle, i liberi pensatori, pensate come sono caduti in basso adesso nel terzo millennio! Provate a ricordare, tanto per esemplificare, in quante sue bellissime canzoni De Andrè se l'è presa con i giudici. Ne "Il gorilla" il quadrumane deve scegliere tra violentare una vecchietta e un giudice: beh, non brillando né per spirito né per gusto, sceglie il giudice. Nel nuovo millennio i giudici, a detta dell'Oni-Berl, sono diventati tutti anar-comunisti (e se fosse per evitare le attenzioni del gorilla???), e pertanto sono il bersaglio preferito di Lorsignori. L'Oni-Berl tenta in tutti i modi di differenziare il suo programma da quello del Piddì, e si è esibito nelle proposta dei test psico-attitudinali per vedere se i magistrati non sono tutti matti. Diremmo che è un po' come pretendere di far stare tranquilli i cani antidroga al rave-party organizzato dalla Confindustria, in Sardegna, al Billionaire di Briatore: in entrambi i casi è tempo sprecato perché l'esito già si sa. L'Oni-Vel è rimasto spiazzato dalla geniale intuizione del "L.d.S.A.a.P." perché nel suo programma fotocopiato non era previsto nulla del genere. Dopo frenetiche consultazioni con i suoi guru preferiti MM (Marianna Madia, quella della splendida incompetenza politica) e BB (Bettini-Bettini che è tanto grosso da raddoppiare anche il cognome), avrebbe optato per chiedere che i giudici, prima di ogni sentenza, vengano sottoposti a visita veterinaria per escludere che siano affetti da brucellosi, rabbia, e soprattutto dal morbo della mucca pazza pure lei. Questa campagna elettorale sembra una commedia scritta dal grande Scarpetta, ma mancano i grandi attori e i matti, quelli veri, presto pretenderanno un certificato "Docg" per tutelarsi dagli impostori, Oni-Vel o Oni-Berl che siano. A tutti i lupacchiotti che hanno dato l'anima, che si sono dannati per tenere alta la Sinistra, dedichiamo questo mini-racconto con la speranza che lunedì l'Arcobaleno poggi su due grandi, enormi, fantastiche pignatte piene di voti. Ululin ululando, c'è ancora il tempo per mordicchiare qualche indeciso. A proposito di matti, "L.d.S.A.a.P.", Maroni e Oni-Vel vanno insieme all'aeroporto. Vedono un aereo Alitalia e il primo dice: "Accidenti, che aereo enorme! Facciamo una cordata e compriamolo: Piersilvio! Dudi! Dai, porta una corda. Ueh, chissà a che velocità che arriva... secondo me fa i 200 all'ora". Maroni scuote la testa: "Ma che cordata! Facciamo una Lega: Umberto! Guarda lassù che c'è un carroccio che va proprio forte? secondo me farà i 400 all'ora!". Subito si sente la voce suadente di Oni-Vel: "Ma siete matti? Facciamolo alla francese qualcosa di nuovo, di creativo? secondo me farà almeno 600 all'ora!". Interviene nuovamente "L.d.S.A.a.P.": "Sì ! Sta a vedere che adesso vola pure !!!". 12/04/2008.

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1. Berlusconi era in vantaggio, ha dato qualche zampata quando poteva, ma è (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Normale che chi è davanti sia più tranquillo. 2. L'ho trovata troppo morbida, con toni fievoli, non efficace. La regola è che se si vuole vincere in una campagna elettorale si combatte. 3. Sono "giuste" le tante apparenti gaffes del Cavaliere, errori che piacciono al suo elettorato. Per Veltroni, apprezzo la decisione di correre da soli, una scelta coraggiosa che cambierà finalmente la politica. 4. Ho già detto: gli "sbagli" di Berlusconi, che sono tali solo per chi non lo ama. Per il leader Pd, il caso Alitalia: non ha contrattaccato, permettendo al Pdl di fare man bassa di voti al Nord.

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Quei maestrini di "Repubblica" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni, spesso inopportune. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, in un articolo a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza, il collega del quotidiano di Mauro ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell ovvero il comunicatore più brillante e spregiudicato d'Europa - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come ci aspettavamo tutti, si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Acrobatici anche nel ridicolo, i maestrini di Repubblica. Scritto in giornalismo Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 21 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 37 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (14) francia (15) germania (2) giornalismo (31) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (78) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails Ultime discussioni caramella-fondente: Ho postato l articolo propongo questa petizione http://firmiamo.it/olimpiadimu te Bozena: Il paese che non si riproduce più,cede il proprio "lebensraum" ai nuovi arrivati,che dettano a... Ambrogio.: Ieri sera, ho visto Ferrara, argomentare, spiegare, riuscendo a dire cose facendo collegamenti impossibili... Cosimo Quarta: Il potere agli ultimi (agli elettori)? Non dovrebbe essere questo il fondamento di una democrazia... Balqis: Gentile Marcello, premesso che la seguo sempre poiche' la stimo molto, la prossima volta che incontra... 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Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (6) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes E la sicurezza? 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Alitalia, Air One è di nuovo in pista (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 215 Trasporti. La compagnia di Carlo Toto sarebbe ancora interessata al risanamento Alitalia, Air One è di nuovo in pista Trasporti.. La compagnia di Carlo Toto sarebbe ancora interessata al risanamento Ma Enrico Letta rilancia Air France: "Corsa contro il tempo" --> Ma Enrico Letta rilancia Air France: "Corsa contro il tempo" Secondo alcune indiscrezioni, Air One, la compagnia aerea guidata da Carlo Toto, sarebbe ancora interessata a un intervento per risanare le finanze di Alitalia. Ma Letta rilancia la trattativa con Air France. Air One sarebbe pronta a tornare in campo per Alitalia dopo le elezioni. Da ambienti vicini alla compagnia guidata da Carlo Toto, l'Ansa apprende che "c'è ancora interesse per un'iniziativa di risanamento e rilancio rispondente a rigorosi criteri industriali e di mercato, ovviamente non senza aver effettuato una seppur breve due diligence, finora purtroppo impedita. Una verifica sui conti di Alitalia - si fa notare - è infatti una condizione necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno vincolante". ELEZIONI Ambienti vicini ad Air One osservano che "fuori dal clima elettorale, sarà possibile disporre di offerte alternative in tempi compatibili con le disponibilità di cassa di Alitalia" e spiegano che "il progetto di integrazione di Air One con Alitalia, sviluppato da consulenti leader mondiali nel settore, è un piano di tutela del perimetro aziendale, di sviluppo e di crescita sia del medio sia del lungo raggio, con rinnovo ed ampliamento della flotta. È un progetto", si rileva, "anche attento alla salvaguardia delle potenzialità di Malpensa e delle attività di full cargo". PILOTI L'Unione piloti, dal canto suo, è "cosciente che ad oggi quella presentata da Air France-Klm sia l'unica proposta concreta per Alitalia" ma "la mancanza di un confronto serio nasconde una trattativa orientata verso un solo competitor, il quale - alla luce dei riscontri odierni - sembra disegnare il futuro di Alitalia non certo nell'interesse della mobilità del Paese e della sopravvivenza dell'azienda stessa dopo il 2010". IL GOVERNO Al contrario, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, parla di "una corsa contro il tempo". L'esponente del governo uscente ha definito così l'impegno per risolvere la situazione di Alitalia e per riprendere la trattativa di vendita con Air France. "Ce ne occuperemo anche la settimana prossima", ha detto Letta. "Alitalia ha sempre meno risorse disponibili, ed è responsabilità di tutti arrivare a una soluzione prima che le risorse siano finite". Letta non ha risparmiato critiche alla Lega Nord. "La loro logica non è di chi risolve i problemi, ma di chi chiede ai cittadini di pagare. L'Alitalia che perde costa 75 euro all'anno ad ogni italiano e negli ultimi anni Malpensa ha rappresentato due terzi delle perdite". BORSA Alitalia nella seduta di Borsa di ieri ha fatto segnare una crescita del 12,5% a 0,45 euro, in controtendenza rispetto al mercato.

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Visti dagli stati uniti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Visti dagli stati uniti A bizarre country They always said Italy is an anomalous country. I think it has now graduated to another adjective: bizarre. Why can't electors see a face to face debate of the two main candidates (or even seven or eight, like the democrats in the US)?. And why does Bruno Vespa - the leading program master of ceremonies - 'kiss the hand of the probable premier to smell the "odor of sanctity"? Why can't we have a debate on globalization and its effects on the economy? Why don't we hear about success stories and instead wallow in pessimism over garbage, mozzarella, tax evasion and lack of young leadership? Yes, we are transfixed on Alitalia, but what about the Telecoms industry in foreign hands, the Energy industry, the choices that are being made in view of megatrends. Why don't we speak about the positive role of immigrants (The New York Times went into restaurant kitchens to find the Tunisian "best carbonara cook in Rome") Where was the Italian media? Why do we concentrate our eyes on a media which stereotypes women (two of them candidates for premier): the fascist, the communist, the nun, the pornostar. Why can't we debate important foreign policy choices in the Balkans and Afghanistan? This is a country that deserves a better electoral diet. And will our next electoral meal be as indigestible? At the start of the campaign we had: Yes we can. During the campaign we had : Yes we might. Now, we have: Yes, we don't. Responsabile Media Comunicazione e Sviluppo Consiglio Italia-Usa 12/04/2008.

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Pagelle alla più noiosa campagna elettorale (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagelle alla più noiosa campagna elettorale L'Americano, il Caimano e qualche Nano Inutile ripeterlo: non è stata una campagna elettorale memorabile. Forse per questo, al momento di tirare le somme, ci accorgiamo che i voti in pagella del Riformista alla campagna dei principali candidati premier sono livellati verso il basso. Naturalmente queste valutazioni non sono né vogliono somigliare a un pronostico sul voto del 13 e 14 aprile. Ma ogni stagione politica si definisce anche e soprattutto per il modo in cui s'annuncia. E, in questo senso, un mese di comizi, programmi e talk-show ha seminato più di qualche indizio su quella che sta per venire. Silvio Berlusconi. È arrivato ieri a Matrix il colpo di genio? Troppo tardi per darne qui conto. Ma il solo fatto che il giudizio sulla sua campagna sia legato a un eventuale show di mezzanotte testimonia di una esecuzione non all'altezza delle precedenti. Il jolly finale sarebbe comunque un quadro scorniciato. Non s'è visto il contratto con gli italiani del 2001, o l'orgoglioso show confindustriale di Vicenza del 2006 e nemmeno la chiarezza devastante delle vecchie campagne basate sui manifesti "tre per sei". Tanto che il Cavaliere stesso ha dovuto prodursi in una excusatio : "All'inizio, dopo il disastro del governo Prodi, pensavo che non fosse necessario fare campagna". Poi ha cambiato idea, ma l'impressione è che non sia mai stato tanto sincero come quando ha detto di considerare una "condanna" il suo ritorno a palazzo Chigi. Nel programma gli spunti per compattare il proprio zoccolo duro di elettori non mancano (esemplare il rinvio del pagamento dell'Iva all'incasso della fattura), ma resta il senso di già visto, di un riciclo del vecchi copioni (magari sostituendo i "coglioni" con i "grulli"). E il dubbio più grande riguarda l'operazione Pdl. Viene meno sulla scheda elettorale lo storico punto di forza del centrodestra: una gamma di simboli capace di coprire tutta la domanda elettorale del proprio campo (da quindici anni maggioritario). La levata di toni degli ultimi giorni, il ritorno del Caimano (seguito a stretto giro dai suoi antagonisti naturali), è stata potente ma rivela pure il timore di non aver fatto abbastanza per contrastare dispersione e demotivazione. Sui ministri, al netto di annunci a sorpresa, si è sentito un lungo elenco di ritorni. Alla fine vero jolly del Berlusconi 2008 è Giulio Tremonti, ministro dell'Economia designato e in testa alle classifiche con la sua critica da destra alla globalizzazione, che ha dato da discutere di cose serie a giornali e avversari. Voto 6 (prima dell'ultimo show) Walter Veltroni. Ha commesso un grande errore, riconosciuto anche al Loft. La chiusura delle liste è stata sbagliata nei tempi e in parte anche nel merito. Averle anticipate ha concentrato sul proprio campo tutta l'attenzione, con annesse polemiche su "figli di", raccomandati, giannizzeri, scudieri e pulzelle. Quanto ai candidati nuovi, le Madia, i Calearo, persino i Veronesi si sono rivelati, nella migliore delle ipotesi, inservibili rispetto all'one man show, nella peggiore fonti di qualche imbarazzo. Avere scelto Antonio Di Pietro come unico alleato, a parte l'ovvio tentativo di intercettare un po' di onda antipolitica, ha indebolito la giusta scelta di correre in solitaria. E la fase delle alleanze si è chiusa tra gli marcamenti di Di Pietro e le bizze dei radicali. Ma è difficile che a più di un mese di distanza questo possa avere un grande impatto sul voto. Detto ciò, la campagna all'americana conclusa ieri a Roma col comizio a piazza del Popolo è stata portentosa e infaticabile: piazze stracolme, slogan efficace, messaggio di unità nazionale impermeabile alle polemiche. Veltroni ha trovato anche stavolta un modello vincente da vampirizzare, Barack Obama, secondo lo schema più classico dell'ex sindaco di Roma, che come nessun altro sa brillare di luce riflessa (reincarnandosi persino nell'adoneo Clooney). Il programma stavolta è snello e senza compromessi, innovativo sulla parte economica, con il difetto dei troppi anglismi (social housing al posto di edilizia pubblica...). Il sospetto è che il buonismo della stagione capitolina si sia reincarnato nella tendenza a gestire con troppa emotività (e sensibilità ai sondaggi) la gestione dell'agenda, come nel caso dell'ipotesi di castrazione chimica dei pedofili, declinazione molto eterodossa (e demagogica) del sacrosanto dossier sicurezza. Ma aver tenuto la barra dritta durante la bufera Alitalia, e aver saputo destreggiarsi rispetto alla scomoda eredità del prodismo e all'emergenza rifiuti in Campania, che investe un pezzo primario della constituency democratica, non era facile.Voto 6,5 4 Stefano Cappellini 12/04/2008.

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Segue dalla prima veltroni risponde a Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima veltroni risponde a Berlusconi Guardate che ha fatto di Alitalia Dove è finita la sua cordata? (segue dalla prima pagina) Eppure in questo mio viaggio per l'Italia io non ho visto un paese in ginocchio che deve rialzarsi. Ho visto un paese straordinario per qualità e talento, per voglia di fare, per impegno messo nel lavoro e al tempo stesso preoccupato per i pericoli che vengono da un'economia in difficoltà e insieme che avverte una lentezza della politica nell'affrontare e risolvere i problemi. La verità è che ci sono questioni specifiche dell'Italia rimaste a marcire per anni, perché le istituzioni sono state tenute in ostaggio da decine di formazioni politiche piccole e corporative, da partiti espressione dell'egoismo territoriale o di interessi personali. Né egoismo né interessi possono avere lo slancio necessario a concepire un grande progetto per il paese, a far intravedere a tutti più senso di futuro. L'Italia non è in ginocchio, e dove ci sono le condizioni, sa reagire positivamente alle difficoltà provenienti da un contesto internazionale reso più complesso dalla mondializzazione. Gli italiani hanno talento, energia. Devono trovare nella politica la risposta, non il problema. Oggi una società che è stata definita "a coriandoli" deve ritrovare nella politica non uno strumento di assistenzialismo, ma una fonte di pochi e chiari obiettivi da condividere, di valori da affermare, perché non prenda definitivamente il sopravvento la lotta fra le convenienze di piccolo gruppo, ma si affermi una vera logica dell'interesse generale e nazionale. La politica non deve "chiedere" (sempre troppo) ai cittadini e "promettere di dare" (sempre meno delle aspettative) agli elettori. È ora, piuttosto, che la politica sia meno indulgente con se stessa nella gestione di quanto è sotto la sua diretta responsabilità. È ora che la politica passi dal "chiedere e promettere" al "realizzare e far funzionare". Realizzare opere, servizi per la collettività. Far funzionare l'apparato pubblico e istituzionale, far funzionare la macchina amministrativa, rendere più semplice la vita dei cittadini. L'Italia non può essere continuamente riaggiustata pezzo per pezzo, con la quasi certezza di aggiungere sempre qualcosa di superfluo, di complicato, difficile da mettere in pratica da far funzionare. L'Italia va resa snella e semplice, con poche regole riconosciute valide da tutti e per questo osservate da tutti. Ma per questo c'è bisogno di una nuova classe dirigente, non della stanca riproposizione, dopo quindici anni, delle stesse formule, degli stessi nomi, delle stesse promesse non mantenute, degli stessi programmi non realizzati. La novità rappresentata dal Partito democratico non riguarda solo la forma - ha unito invece di dividersi, ha esponenti più giovani e dà spazio a giovani e donne sacrificati dagli altri - ma soprattutto lo scopo stesso della sua esistenza: dare alla politica e ai politici il ruolo che hanno negli altri paesi democratici europei. Niente di meno e soprattutto niente di più. Dall'altra parte invece vedo la riproposizione di formule vecchie e intenti miracolistici. Prendete il caso Alitalia, ne ha parlato sulle vostre colonne nella sua intervista il principale esponente dello schieramento a noi avverso. Annuncia un futuro di cordate forti, di piani industriali solidi. Però è lo stesso che nel 2004 aveva detto: Alitalia? Nessun problema, ci penso io. E invece in quei cinque anni in cui il dossier sulla compagnia di bandiera restava sul suo tavolo si bruciavano due miliardi e mezzo di euro senza trovare una soluzione. Le battute e le promesse facili già non vanno bene in campagna elettorale, perché non si gioca sul destino di una grande azienda e soprattutto sulla pelle di migliaia di lavoratori. Quando poi a farle è chi in quel momento ha la responsabilità e i mezzi per affrontare davvero e seriamente il problema, allora la cosa diventa inaccettabile. Vecchi nomi e vecchie formule, dicevo: la stessa squadra, uguale nei nomi e nel modulo di gioco, quello che nei campetti di calcio una volta si definiva "tutti contro tutti". Tutti a inseguire il pallone, che è la propria visibilità, il proprio tornaconto, il proprio pezzo di potere. Hanno già cominciato a litigare. Io non so se nessuno potrà mai battere il primato stabilito nei cinque anni tra il 2001 e il 2006: una crisi di governo, dimissioni e avvicendamenti che hanno coinvolto 23 ministri e 26 tra viceministri e sottosegretari, 220 ragioni di conflitto all'interno dell'esecutivo, un esecutivo andato sotto alla Camera per 99 volte. La verità è che il principale esponente dello schieramento avversario ha lo stesso senso delle istituzioni di sempre e ha già di nuovo alleati e interessi a legargli le mani: allora ha cominciato a metterle avanti, con lo stesso refrain degli anni passati: se non vinceremo è colpa dei brogli dei nostri avversari comunisti, se non riusciremo a governare sarà perché abbiamo contro tutte le istituzioni, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Quirinale. Fino alle parole dell'altro giorno, con i velenosi riferimenti alle dimissioni del Presidente della Repubblica. Sono affermazioni gravi. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Sono parole che denotano scarsissimo senso dello Stato e nessun rispetto per le nostre istituzioni, oltre che una totale incomprensione del fondamentale ruolo di garanzia e di rappresentanza di tutti gli italiani svolto dal Presidente Napolitano e prima di lui dal Presidente Ciampi. A loro va il nostro sincero grazie, per tutto quanto hanno fatto, per quel che fanno e faranno ancora per l'Italia. Per quanto riguarda invece comunismo e "ortodossie marxiste" varie, io, lo avete visto, non ho mai risposto. Non ne vale proprio la pena. Sono cose che fanno sorridere, sono vecchi numeri che non funzionano più. Numeri di repertorio, usati nella lontana campagna elettorale del 1994, ai quali non crede più, statene certi, nemmeno chi si ostina a farli seguendo vecchie abitudini. Ma è appunto delle vecchie abitudini che l'Italia si deve liberare. E il voto di domenica è una straordinaria occasione per farlo. Walter Veltroni 12/04/2008.

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Vaticana il viaggio negli stati uniti del pontefice (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Vaticana il viaggio negli stati uniti del pontefice Un inginocchiatoio e un letto in legno Il Boeing Alitalia su misura per Ratzinger Il Boeing 777 Alitalia è pronto per accogliere i 100 passeggeri che lunedì mattina, insieme al Papa (101, dunque, in totale), decolleranno da Fiumicino alla volta dell'Andrews Air Force Base di Washington: una settantina di giornalisti, trenta le persone del seguito papale. E, insieme al B777, è pronto pure un aereo di riserva, allestito quasi nello stesso modo. Resterà parcheggiato a Fiumicino ma, in ogni momento, potrà decollare nel caso il B777 abbia problemi. Il costo del biglietto, tasse incluse (il Papa, ovviamente, viaggia gratis), è di circa 3.200 euro, senza possibilità di sconto. Un prezzo notevole, dunque, ma giustificato dal comfort garantito a bordo: "Sugli aerei dell'Alitalia - ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un'intervista concessa alla rivista Ulisse - si viaggia molto bene non solo se si è Papi". Già, ma se si è Papi è meglio. L'aereo, infatti, è stato completamente rivisto dai tecnici dell'Alitalia. Tecnici dei quali il Vaticano si fida ciecamente, tanto che pure il viaggio di ritorno, solitamente affidato alla compagnia di bandiera del paese che ospita il Pontefice, avverrà col B777. L'aereo è stato diviso in tre parti separate: davanti il Papa e il suo seguito, nel mezzo cardinali e monsignori, dietro i giornalisti. Davanti, tanti accorgimenti per non far sentire al Pontefice il peso delle circa 10 ore di volo: un salottino dove il Papa può accomodarsi (sei poltrone con un tavolino nel mezzo), leggere, scrivere e ricevere eventualmente qualche giornalista. Wojtyla ne riceveva parecchi, Benedetto XVI molti meno. Negli ultimi viaggi il privilegio lo ebbe, tra i pochi, la principessa (giornalista e scrittrice) Alessandra Borghese. Oltre al salottino, un letto in legno all'interno di una piccola stanzetta chiusa. Qui Benedetto XVI può dormire, se lo desidera. Alitalia non ha mancato di installare nel salottino anche un porta piante e, soprattutto, un inginocchiatoio sul quale il Papa può pregare rivolto verso un piccolo crocifisso. In un vano laterale, ecco un kit di medicine e macchinari pronti per ogni evenienza e anche una piccola cucina. Altra curiosità che riguarda il Pontefice è la sua carta d'imbarco. Anche se Ratzinger non paga il biglietto, ne ha una: Papa è il nome, Benedetto XVI il cognome. Non dovrà esibirla al check-in, ma gliela porterà sull'aereo il suo segretario particolare. Oltre la sezione di mezzo adibita a vescovi e cardinali, ecco il vano giornalisti. Qui è stato predisposto un piccolo palco, con tanto di microfono, da dove Benedetto XVI, durante il volo, potrà tenere una breve conferenza stampa. Nel seguito papale ci sono 3 cardinali, 2 vescovi, 7 sacerdoti e 18 funzionari laici. Sono i cardinali Tarcisio Bertone, William J. Levada e James F. Stafford. I vescovi Fernando Filoni e James M. Harvey. I monsignori Peter B. Wells e William V. Millea della segreteria di Stato. Saranno presenti sul volo, ovviamente, anche Georg Gaenswein, segretario del Papa, e il maltese Albred Xuereb, anch'esso della segreteria particolare del Pontefice. Il medico in volo sarà come sempre Renato Buzzonetti, 80 anni, e Patrizio Polisca, della direzione per la Sanità e l'Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Ci saranno padre Federico Lombardi, Giovanni Maria Vian (direttore dell'Osservatore Romano ), Francesco Sforza (fotografo dell'Osservatore ), due tecnici della Radio Vaticana e due operatori del Centro Televisivo Vaticano . E poi alcuni uomini della sicurezza: Domenico Giani, ispettore generale della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, insieme a quattro gendarmi e due ufficiali della Guardia Svizzera Pontificia, il vice comandante tenente colonnello Jean-Daniel Pitteloud e il sergente Lorenzo Merga. Infine un'ultima curiosità: tra i giornalisti viaggerà pure un diacono permanente in forza al Tg1 della Rai. Anche lui si accomoderà in coda all'aereo. 12/04/2008.

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La sinistra teme la Lega e il Nord che si sta svegliando (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Da Veltroni a D Alema fino a Casini, gli eredi politici del vecchio Pci e della vecchia Dc avvertono di stare attenti al Carroccio, che è in crescita La sinistra teme la Lega e il Nord che si sta svegliando Fabrizio Carcano Attenti alla Lega. Attenti al Nord che si sta svegliando. È quello che da giorni, con un ossessione quasi maniacale, vanno ripetendo i vari Walter Veltroni, Massimo D Alema, Piero Fassino, Dario Franceschini, Riccardo Illy, Francesco Rutelli o Pier Ferdinando Casini. Guarda caso gli eredi politici del vecchio Pci e della vecchia Dc. Attenti alla Lega continuano a ripetere. E tra le righe, nelle loro parole, si può cogliere il senso dell avvertimento lanciato: attenti a dare forza ad un Nord che sta alzando la testa, un Nord che grazie a Umberto Bossi e alla Lega non si accontenterà più di lavorare e pagare le tasse ma pretenderà di più, pretenderà di decidere a casa propria e tenersi una parte dei propri soldi sul proprio territorio, con il Federalismo, di avere più sicurezza e meno immigrati, di avere una politica fiscale più equa, di avere più strade e più servizi, di avere uno Stato meno centralista, meno assistenzialista e meno burocratizzato. Tutto quello che i Palazzi del potere di Roma e i poteri forti, che gravitano intorno ai vari Veltroni, Rutelli o Casini, osteggiano da sempre: un Nord, non più gigante economico ma nano politico, ma che pretende di avere quello che gli spetta, un Nord che non accetta, per fare un esempio calzante, che per salvare Alitalia e le migliaia di dipendenti romani (molti dei quali assunti proprio dai sindaci capitolini Rutelli e Veltroni) si sacrifichi Malpensa. Umberto Bossi lo ha ripetuto spesso nei suoi comizi: "A Roma hanno una sola paura, che i padani, brava gente, che lavora e paga le tasse si sveglino e alzino la testa". È quello che sta succedendo: il primo segnale è arrivato con le elezioni amministrative del 2007 ed il trionfo dei sindaci leghisti, la conferma arriverà in queste elezioni politiche, con il Nord che darà ancora più voti e più forza politica alla Lega, per far valere le sue ragioni nelle aule parlamentari. Uno scenario che terrorizza i Palazzi romani, da qui l attacco trasversale e continuo contro la Lega, il tentativo di demonizzare il Carroccio e la sua coalizione. In queste due ultime settimane di campagna elettorale è stato un tormentone quotidiano: attacchi alla Lega con i pretesti più disparati. Attacchi non dalle ali estreme, dalla Sinistra Arcobaleno o dalla Destra, ma dal Pd e dall Udc, in totale sintonia nel gettare veleno sul Carroccio. Come è successo anche ieri. Con la chicca di Pierferdinando Casini, come è noto un profondo conoscitore del Nord, dela sua realtà e dei suoi problemi, che ha voluto mettere in guardia i cittadini trevigiani dal rischio di votare il Carroccio. "Sono qui in Veneto per spiegare ai veneti che non bisogna regalare il futuro del nostro Paese alla Lega. Questo regalo la Lega non se lo merita" ha spiegato l erede politico dei vari Arnaldo Forlani o Giulio Andreotti, prima di aggiungere: "Non credo che i veneti vogliano essere governati dai lumbard". A ruota, quasi fossero telepaticamente collegati, ecco i vari colonnelli del Partito Democratico. A cominciare dal solito Dario Franceschini: "Il Governo, in caso di vittoria di Berlusconi, starebbe in mano a Bossi e ai veti della Lega". Poi l inevitabile Massimo D Alema: "Il Mezzogiorno corre un rischio enorme: se dovesse disgraziatamente vincere Berlusconi, noi ci troveremmo in un Paese dominato, in una posizione chiave, da una forza che è dichiaratamente antimeridionale. Ho visto con piacere che anche Casini è venuto su questo tema". Il solito fuoco incrociato tra eredi della vecchia Dc e del vecchio Pci che dimostra quanto la Lega sia temuta alla vigilia del voto. Come conferma anche Roberto Calderoli: "Ringraziamo Casini e Franceschini che continuano ad attaccare la Lega e quindi a portare voti: se vanno avanti così, e se i sondaggi verranno confermati dal voto di domenica e lunedì, rischiamo di dover esprimere il presidente del Consiglio! Li ringraziamo, ma comunque un presidente del Consiglio lo abbiamo e si chiama Silvio Berlusconi. I voti alla Lega, diversamente da quello che sono soliti fare l Udc e Casini, non serviranno - fa notare il Coordinatore delle Segreterie Nazionali - al ricatto ma saranno la garanzia del cambiamento e della realizzazione completa del programma sottoscritto. Casini, Franceschini, Veltroni, D Alema e gli tutti altri oggi ci stanno dicendo, per dirla alla romana, morituri ce salutant ...". Sulla stessa linea Angelo Alessandri che rileva: "Non so nulla dei sondaggi e dei numeri, ma l umore popolare verso la Lega è incredibile ed esaltante. E la conferma ulteriore arriva dall agitazione dei vari Casini e Franceschini che anche oggi ci attaccano. Se l unica cosa che sanno fare - conclude il Presidente federale - è citare isterici la Lega significa che sanno bene che la gente del Nord premierà la coerenza e la rappresentatività della nostra terra votando la Lega. Molto bene...". [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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MALPENSA SI VENDICA AEREI ALITALIA VUOTI (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

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Disastro per LA COMPAGNIA DI BANDIERA MALPENSA SI VENDICA AEREI ALITALIA VUOTI Mirko Molteni A pochi giorni dal drastico taglio dei voli Alitalia da Malpensa il bilancio della compagnia di bandiera italiana è ancora più negativo di quanto si poteva prevedere. Gli utenti del Nord, sempre più delusi e sfiduciati nei confronti del grande malato , per anni foraggiato inutilmente dallo Stato, stanno letteralmente abbandonando la aerolinea, preferendole concorrenti che assicurano dallo scalo varesino collegamenti internazionali più diretti. Si potrebbe ormai parlare di una inarrestabile emorragia, almeno per quanto riguarda i voli Alitalia da Malpensa. La quota di passeggeri serviti dalla compagnia nazionale nell hub lombardo è infatti crollata a soli 5000 al giorno. E con aeroplani mediamente vuoti per oltre la metà dei posti disponibili. Il che aggrava ancora di più il deficit e getta pesanti interrogativi sull effettiva capacità della compagnia di poter sopravvivere davvero per alcuni mesi grazie ai residui 170 milioni di euro rimasti in cassa. L agonia potrebbe invece rivelarsi assai più veloce. I dati in nostro possesso non potrebbero parlare in modo più chiaro. Nel corso della prima settimana di aprile, da quando cioè i tagli ai voli di bandiera sono divenuti effettivi, i passeggeri Alitalia da Malpensa sono stati esattamente 38.544, cioè l 84,8 % in meno rispetto a prima della cura . Viceversa è aumentata del 13,6%, portando il totale a ben 276.039, la quota di utenti settentrionali che ha scelto di imbarcarsi su velivoli di altri vettori. In un pugno di giorni, in sostanza, la quota di mercato Alitalia sul totale dei voli da Malpensa è crollata dal 48 % medio del 2007 al misero 12 % dell aprile 2007. Cosa significa in soldoni ? Che dalle piste del Varesotto sono decollati in un intera settimana sotto le insegne di Alitalia tanti passeggeri quanti prima ne decollavano solamente in un giorno. Infatti, finchè da Malpensa la compagnia di bandiera faceva partire circa 1200 voli la settimana, la media giornaliera era assestata intorno ai 38.000 passeggeri, talvolta con punte superiori ai 40.000. Ora, i voli settimanali del vettore sono stati tagliati da 1200 a circa 300 la settimana. Ammeso che anche il numero dei biglietti tricolori staccati avesse dovuto diminuire della stessa proporzione, l utenza quotidiana si sarebbe dovuta aggirare attorno alle 10.000 persone. E invece è enormemente più bassa, tanto che dal 1° all 8 aprile supera di poco i 38.000. che diviso per sette giorni dà poco più di 5000 passeggeri ogni 24 ore. I conti tornano. Anzi, per Alitalia proprio no! I capi della compagnia, che già non avevano capito quanto potesse essere dannoso abbandonare il grande aeroporto del Nord, proprio nella parte del Paese che più viaggia in aereo, non avevano previsto il crollo del cosiddetto load factor , in parole povere il fattore di carico . Cioè la percentuale che, per ogni singolo volo, indica i posti occupati da passeggeri paganti sul totale dei posti di un aereo. Se lo scorso anno i voli Alitalia da Malpensa erano in media pieni al 77 %, oggi si è scesi al 49 %. Una catastrofe. Tantopiù che anche i voli da Malpensa a Fiumicino ne sono colpiti. Segno evidente, se mai ve ne fosse stato bisogno, che i padani non hanno certo voglia di vagabondare fino alla capitale per prendere un volo intercontinentale da Fiumicino. A quel punto, meglio cercare altre compagnie. La questione del fattore di carico , comunque, appare tantopiù importante, quanto più si consideri che a essa è legata la redditività di un volo. È chiaro che un aereo deve cercare di decollare col maggior numero possibile di posti occupati. Ma qual è la soglia della convenienza? Perchè un volo sia, diciamo così, in attivo , il load factor dovrebbe aggirarsi come minimo fra il 70 e il 75 %. Ora, se andiamo a vedere i dati del 2007, notiamo che, ad esempio i voli Alitalia da Malpensa al Cairo avevano un buon rateo, sull 88%. Ma ora il tasso è sceso al 64 %, ben al di sotto di quel 70 % minimo necessario a evitare che il volo sia in perdita. Per confronto, altre compagnie operanti dallo scalo lombardo verso la capitale egiziana, mantengono una media dell 85 %. Alitalia è parimenti in deficit sulla maggior parte delle rotte internazionali: da Algeri (34 %) a New York (53 %), da Parigi (45 %) a Vienna (31 %). Non va meglio per le rotte nazionali: Roma 68 %, Napoli 59 %, Bari 55 %. E addirittura solo 27 % per Firenze, 26 % per Venezia e 18 % per Pisa. Tutte cifre che solo lo scorso anno erano fra il 70 e l 80 %, a conferma del tracollo, forse incombente come il Diluvio biblico. E probabilmente è proprio la lunga crisi che accentua ancora di più, per un circolo vizioso, la fuga di passeggeri. Molti dei quali probabilmente intimoriti di partire coi biglietti tricolori in tasca senza sapere se potranno usarli anche per il ritorno. [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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Federalismo: adesso o mai più (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

INTERVISTA A ROBERTO MARONI/ La riforma nei primi cento giorni di Governo SIMONE GIRARDIN Federalismo fiscale: questa volta o mai più. Per l ex ministro del Welfare Roberto Maroni la due giorni del voto potrebbe forse rappresentare l ultimo treno per il cambiamento. Per questo l appuntamento elettorale di domenica diventa lo snodo cruciale per riformare il Paese una volta per tutte. Mi scusi Maroni, la partita non sarà semplice: questa volta in campo c è un po di tutto: da Casini a Bertinotti, da Veltroni a Ferrando fino a Fiore. "Ma c è soprattutto la forza della Lega". Perchè un elettore dovrebbe votarvi? Che cosa avete in più rispetto ai vostri rivali? "Per tre motivi: abbiamo un passato di cui non ci vergogniamo. Per la proposta politica che portiamo al Paese. Siamo gli unici che spingono per il progetto del Federalismo fiscale e istituzionale. E terzo per il nostro futuro". Tradotto? "La speranza di chiudere la partita della questione settentrionale oggi più che mai aperta. E la Lega è la sola ricetta vincente grazie al coraggio e alla determinazione di Bossi". Che cosa ne pensa delle polemiche scoppiate negli ultimi giorni proprio attorno a Bossi circa le sue affermazioni sulle schede elettorali e l eventuale nomina a ministro delle Riforme? "Non vedo nessuna polemica seria. Nel senso che oramai siamo abituati a leggere sui giornali solo quello che fa comodo a qualcuno. Lo vedo tutti giorni. In ogni comizio di Bossi. Dice cento cose importanti ma tutti riportano solo la battuta verbalmente più dura per poi farla apparire come il messaggio finale di Bossi. Quanto alla sua possibile nomina alle Riforme, sarebbe la certezza per il Nord dell arrivo del federalismo fiscale. Ma prima pensiamo a vincere...". A proposito di risultati, ha mai pensato ad un possibile pareggio con il rischio che si apra la strada verso le cosiddette larghe intese? "Larghe intese significa non riforme, il pantano. Quello che spera il potere centralista romano. Chi non vuole le riforme. Perchè fuori noi, vuol dire nessun cambiamento. Ma sinceramente non mi faccio di questi problemi. Perchè il pareggio non ci sarà". In caso di vittoria è chiaro che la Lega avrà un peso significativo all interno della coalizione. Come pensate di gestirlo? "Guardi, avrà il giusto peso che non si misura in termini di poltrone ma sulla rapidità per la realizzazione delle riforme federali. Più la Lega è forte meno tempo ci vorrà". Quali sono le priorità della Lega? "Tutto il programma da noi sottoscritto. Dagli aiuti alle famiglie alla lotta all immigrazione dalla realizzazione del Federalismo fiscale al rilancio delle piccole e medie imprese". A che cosa sareste disposti a rinunciare? "A nulla. Abbiamo firmato insieme agli alleati un programma di Governo che andrà rispettato in ogni sua parte". Veniamo ai famosi primi cento giorni. Quali sono i provvedimenti che porterete al tavolo? "Sono diversi. Sicuramente Malpensa e la questione dei rifiuti di Napoli ma soprattutto il Federalismo fiscale. La proposta di legge c è già. E quella avanzata dalla Regione Lombardia che è stata anche depositata in Parlamento. La si può calendarizzare fin da subito". Intanto il caso Alitalia è già costato oltre mille posti di lavoro in Lombardia... "Alitalia ha il fiato corto. O la compra Air France, ed è quello che noi non vorremmo, oppure interviene una cordata di imprenditori italiani con AirOne. Altrimenti l unica alternativa che si apre è quella del commissariamento con l applicazione della cosiddetta legge Marzano. Ma tutto questo deve avvenire con la liberalizzazione degli slot che Alitalia ha e non usa su Malpensa. Questo perchè si deve dare la possibilità di poter investire a chi crede nell hub lombardo. Che non è certo una cattedrale nel deserto come qualcuno vuol far credere". C è anche un altro nodo da sciogliere: quello del Tfr. Che cosa pensate di fare? "La modifica fatta dalla sinistra alla nostra legge è costata cara ai lavoratori e alle imprese che si sono visti espropriare di molte risorse. È una battaglia che certamente porteremo avanti tenendo conto che questa operazione costa molto. Lo sa bene Tremonti ma c è la chiara volontà di arrivare ad una modifica favorevole ai lavoratori e alle imprese". In questi mesi di campagna elettorale la politica si è interrogata molto sulla questione dei salari. Come affronterete queste emergenza? "Noi non siamo per promettere soldi a tutti. Perché alla fine a pagare è sempre il somaro padano come si leggeva su un vecchio manifesto leghista. L unica soluzione è la crescita economica, con una politica a sostegno delle piccole e medie imprese, e mettere i sindaci nelle condizioni di poter avere le risorse necessarie per dare le risposte ai loro cittadini. Solo così si produce ricchezza da ridistribuire. Ma per fare tutto questo c è una sola via: il federalismo fiscale". Intanto le casse dei Comuni rischierebbero di rimanere a secco se si togliesse l Ici, non crede? "Di fatto la Lega ha posto come condizione a Berlusconi che prima di togliere l Ici sulla prima casa si aumentino i trasferimenti ai Comuni. Altrimenti le amministrazioni si troverebbe nelle condizioni di dover tagliare i servizi o aumentare le altre imposte". Il problema sono sempre i soldi: dove li troverete? "Nella lotta agli sprechi. Ridurre il numero di dipendenti pubblici al Sud, non buttando via più risorse nei rifiuti campani. Di strade ce ne sono tante". E il quoziente famigliare? "C è nel programma ed è un punto strategico. Anche qui servono risorse. Ma il sostegno delle famiglie numerose resta uno dei principali obiettivi della nostra azione governativa". Torniamo a parlare di un tema molto sentito dalla gente: quello della sicurezza. La Lega ha in serbo alcune novità per la lotta all immigrazione clandestina? "Non servono rivoluzioni o chissà quali leggi. Una c è già. si chiama Bossi-Fini e va solo applicata. Cosa che fino ad oggi non è stata fatto. Una normativa che prevede il respingimento dei clandestini alla frontiera, la precedenza dei cittadini italiani nel mondo del lavoro e garantire all immigrato assunto non solo un contratto di lavoro ma anche un abitazione. Non ultimo l applicazione della Bossi-Fini prevede che se uno straniero viene condannato questi deve scontare la pena nel suo Paese d origine. Allora, ripeto, non servono nuove direttive. Basta far rispettare la legge sull immigrazione". Proviamo a fare un po mercato: Ronaldinho al Milan e lei al Viminale o magari preferisce il Pirellone? "Prima vinciamo le elezioni e poi parliamo di queste cose. Anche se la panchina del Milan non mi dispiacerebbe...". [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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Sondaggio TripAdvisor Indifferenti ad Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Della sorte di Alitalia, a quanto pare, sembra che agli italiani non importi poi molto. Soprattutto a quelli ormai abituati a usare internet per scegliere le offerte più vantaggiose nel campo del trasporto aereo, oltre che per prenotarsi e acquistare i biglietti. Secondo un recente sondaggio effettuato dalla società TripAdvisor, che gestisce uno dei maggiori siti di viaggi, per ben l 89 % del campione la crisi di Alitalia e il taglio dei suoi voli a Malpensa non avrà nessuna conseguenza sulle abitudini di viaggio degli interessati. Un risultato che però va analizzate in quanto espressione di due opposte tendenze. Infatti, da un lato il 57 % degli intervistati sostiene che il possibile arrivo di Air France li lascerà indifferenti semplicemente perchè non volano mai con Alitalia. D altro canto, il restante 32 % di indifferenti lo è perchè non baderebbero al fatto che la compagnia tricolore fosse acquisita oppure no da stranieri. E quindi continuerebbero a viaggiare con Alitalia. Viceversa, spulciando quell 11 % che sostiene di risentire della situazione, scopriamo che il 5 % ha deciso di non viaggiare con Alitalia per i previsti ponti primaverili, mentre un 6 % non prenderà proprio l aereo. Per quanto riguarda invece la sorte dell aeroporto di Malpensa, il 53 % degli utenti del sito TripAdvisor ha dichiarato che non utilizza mai l hub lombardo. Un buon 29 % ha invece affermato che, qualsiasi cosa accada, Malpensa resterà comunque il loro principale scalo aeroportuale di riferimento. C è poi un 18 % per il quale la sorte dell hub varesino comporterà cambiamenti di qualche tipo. Fra questi, un 4 % che vorrebbe evitare Malpensa nei prossimi ponti. Poi un 13 % che pensa di non usarlo in futuro, spostandosi su altri aeroporti. Infine un 1 % che addirittura pensa di dire no all aereo come veicolo e si orienterebbe verso altri mezzi di trasporto. Ma le compagnie aeree si rasserenino. Dal medesimo sondaggio emerge anche che l aereo rimane comunque il secondo mezzo preferito, dopo l automobile, per le vacanze nei ponti di primavera. Ben l 85 % degli intervistati, infine, usano sempre il web per informarsi sui viaggi. Mirko Molteni [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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Pagano 14mila stanze d albergo al mese (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ecco perché l attività sullo scalo lombardo non rende Pagano 14mila stanze d albergo al mese Iva Garibaldi Roma - Mentre Veltroni e Prodi spingono il piede sull acceleratore per la vendita di Alitalia ad Air France, all orizzonte diventa sempre più concreta l alternativa di una cordata italiana per l acquisto della compagnia di bandiera. Certo, tutto è rimandato a dopo le elezioni ma ormai è una questione di giorni. Si parla di un rinnovato interesse da parte di Air One con la tutela di Malpensa e di un gruppo di imprenditori che stanno già manifestando interesse per l acquisto. E se questo è il peggior incubo per Veltroni come afferma Francesco Nucara del Pri, resta lo scandalo degli sprechi perpetuati negli anni e che hanno portato, insieme a sconsiderate scelte politiche, la compagnia di bandiera ad un passo dal fallimento. Secondo l inchiesta portata avanti dal settimanale Panorama, ancora oggi Alitalia non riesce a far partire da Fiumicino i piloti che vivono a Roma e dalla Malpensa quelli che hanno casa in Lombardia. I costi? Spropositati. "Fino al 2005 Alitalia pagava -ricostruisce il giornale - una cifra fra 10.500 e 11 mila camere d albergo ogni mese a Milano per ospitare i propri equipaggi, registrando anche punte di 14 mila camere al mese con una spesa di circa cento euro a persona per notte. Solo per il pernottamento si spendevano anche 1,4 milioni di euro al mese ai quali bisogna aggiungerne almeno altri 500 mila di diaria di missione (44 euro al giorno). Oggi la situazione è più contenuta. Ma solo relativamente. Alitalia paga 5mila camere al mese per gli equipaggi su Milano non essendo riuscita a trovare soluzioni alternative". Non mancano episodi eclatanti come quando nel 2000 "vennero prese in affitto per sei mesi 60 camere di un albergo a Stresa. Ma dopo un breve periodo i piloti si sono rifiutati di soggiornare sul lago perché è un posto morto , hanno spiegato. I sindacati sono intervenuti e si è tornati agli alberghi di sempre". Altro capitolo classificabile come spreco è la gestione delle riunioni di aggiornamento per piloti e assistenti di volo. "Da Malpensa gruppi di 10-15 persone si trasferiscono - scrive Panorama - nella capitale per l incontro con i due istruttori quando sarebbe più economico fare il contrario, con i due esperti che raggiungono il gruppo". Per non parlare dei "voli a lungo raggio che non vedono mai l equipaggio (sino a 15 persone nei B777) provenire dalla stessa città. Con rischi e ritardi per le hostess che arrivano da Bari e da Napoli alla Malpensa, sempre in agguato". [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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La Parola ai lettori (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Vergognosa propaganda contro la Lega GIULIANO CITTERIO Milano La Lega Nord va troppo forte, fa paura. Ormai sono scesi in campo tutti, proprio tutti, contro il Carroccio: dai politici nostrani della monnezza, agli organi ufficiali dei poteri forti della sinistra europea, vedi El Pais e Financial Times. Mancava Libero, e in particolar modo il commentatore "padanista", quello che si autoproclama unico depositario del fuoco indipendentista, quello che deve la sua notorietà unicamente alla Lega Nord e ai suoi media che gli avevano dato la possibilità di uscire dall' ombra. Ma la Lega, in primis il Segretario federale Umberto Bossi, leone mai domo, non ha mai avuto paura degli sparlatori, tanto più oggi visto che si appresta a riscuotere un successo elettorale tanto clamoroso quanto meritato. Alla faccia di personaggi invidiosi e rancorosi, che pensano di essere la reincarnazione incompresa di Alberto da Giussano o di Gianfranco Miglio (addirittura infilano i loro scritti fra quelli del grande pensatore...), personaggi che invitano a boicottare la Lega Nord, addirittura consigliano di votare le leghette, i partitini degli imbroglioni, di quelli che taroccano i simboli e le idee degli altri e puntano solo a fregare qualche vecchietto e/o qualche distratto per quattro soldi. Ma questi personaggi invidiosi e rancorosi lo fanno per vendetta o perchè é in realtà si sentono rappresentati dalle leghette deli imbroglioni? È tutta qui la loro battaglia autonomista? Ci sentiremo dopo il 14 aprile. Se i fegati reggeranno... Bugia o mezza verità? LEOPOLDO CHIAPPINA GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Te) Dice Veltroni: "Rimonta storica, siamo ad un incollatura". Sarà una bugia o una mezza verità? Sì, perché un conto è un cavallo e un altro una giraffa: sempre di corsa si tratta, ma l incollatura è diversa! Solo la Lega è dalla nostra parte ALESSANDRO MUNARI Lausanne (Svizzera) Stavolta è la penultima possibilità... se la Lega se la gioca bene e se i parlamentari non tradiscono. Prenderà tanti voti, ma non fa ancora il pienone come dovrebbe. Al Nord, in Padania, la gente deve rendersi conto di chi sta dalla loro parte. Gli altri partiti avranno sempre 2 anime, una nordista e l altra, più forte, legata all assistenzialismo & clientelismo. Il Nord, e la Padania specialmente deve rendersi conto che il voto non è un gioco, ma qui, c è in ballo la loro libertà. Perché di libertà si parla... Il Sud è visto da chiunque come un peso, una palla al piede così come è adesso. Forza Padani, femm mai i asén. In bocca al lupo Nord! LETTERA FIRMATA Con l augurio che dalle parole si passi ai fatti. Da buon padano vi mando i miei più sentiti... in bocca al lupo, per una possibile realizzazione del federalismo per il bene di tutto il Paese... Non abbiamo niente da spartire con Veltroni DOMENICO CHIESA Pedrengo (Bg) Il partito democratico di Veltroni, romano a tutti gli effetti, non è altro che una brutta copia del partito democratico americano. Scimmiotta slogan come si può fare che non è traducibile o asportabile nel contesto politico italiano. La Padania non ha nulla a che fare con Veltroni e tanto meno con la sua Roma di cui lo sfacelo Alitalia è l ultimo esempio di miglia di casi analoghi. Si straccia le vesti per una espressione che è di comune sentire al Nord perché sono tanti che sono convinti che con le chiacchiere di Veltroni non si va da nessuna parte e pensano che i guai della Padania saranno risolvibili con atti e leggi draconiani o con il trasferimento al nord di tutti i poteri. Ultima novità del Governo Prodi/Veltroni ALDO MARTINENGO Milano Egregio direttore, è una cosa seria, o è una delle ultime stronzate del Governo Prodi-Veltroni? Mi riferisco all obbligo della clausola non trasferibile su tutti gli assegni e alla indicazione del codice fiscale per tutti gli eventuali giratari, nonché alla tassa di un euro e mezzo per la forma libera per assegni al massimo di euro 5.000. A parte che i libretti al portatore dovranno avere al massimo un saldo di euro 5.000, penso che più repubblica delle banane non si possa essere. Cosa ne dicono i nostri politici, specie quelli che probabilmente vinceranno le elezioni? Il potere in mani sbagliate genera errori LUIGI BRAMBILLA San Fermo della Battaglia (Co) Il giornale di Como ha osato fare nome e cognome del banchiere rinviato a giudizio per bancarotta, là dove neppure il quotidiano Finanza & Mercati, collegati alla Borsa di Milano, aveva osato tanto. Finanza e Mercati scrive: "Tempesta sui grandi banchieri. Il presidente del Cds Mediobanca rinviato a giudizio per estorsione su Eurolat (Televideo Rai 2), La Provincia invece all argomento dedica ampio spazio, 1/3 di pagina, con il titolo: "Crac Parmalat, Geronzi a giudizio per bancarotta. Il banchiere, ex presidente di Capitalia, sarà processato per la vicenda Eurolat. Sotto accusa anche per estorsione. Alla sbarra poi ci saranno Cragnotti e Riccardi. I fratelli Calisto e Giovanni Tanzi patteggiano una pena di due anni". E nell articolo l accusa. L allora presidente di Banca di Roma disse che Parmalat doveva "comprare a quel prezzo e se questo non fosse avvenuto loro avrebbero chiuso gli affidamenti che allora ammontavano a 300/400 miliardi". Questo è quanto succede in Italia, e molti si chiedono come possa esserci uno Stato il cui il potere economico è in queste mani... e i nostri soldi sono in mano a loro. E pensare che questo Stato, prima Regno Savoia e poi Repubblica Italiana, è da noi presente da soli 147 anni. Chissà per quanto tempo ancamò in Lumbardia - saremm inscì cunscià de sbat via! Me sa che l è ura de desedass. Più numerosi i voti, più ministri MATTEO MARIA MARTINOLI Milano In merito alla futura nomina dei ministri della Salute, alla Pubblica Istruzione e alla Famiglia. Premesso che ogni ministro trarrà la sua legittimazione dalla doppia investitura presidenziale del Consiglio dei Ministri e della Repubblica è chiaro che la sua nomina sarà tanto più opportuna quanto incontrerà il consenso del popolo del Family Day. Tanto più consistenti saranno state le percentuali raccolte da Lista Ferrara, Udc, Pdl e Lega, tanto meglio farà il futuro Governo ad annoverare tra i suoi ministri di spicco uomini come Carlo Casini (pres. Mpv), Roberto Formigoni e Roberto Maroni, insieme ad altri meno esperti ma parimenti motivati, negli altri dicasteri meno cruciali, a contrastare la denatalità. Le solite balle di Prodi LEONARDO CECCA Rivalda di Gazzola (Pc) Caro direttore, Prodi, omai in panchina in attesa del carro attrezzi per l espletamento dell ultimo atto della sua rottamazione, non ha perso occasione per sostenere una delle sue tante panzane. Il mortadella, oltre ad elogiare Veltroni per le sue giuste scelte, tutte corbellerie come quelle del programma di oltre 200 pagine, ha detto che la caduta del suo Governo è da attribuire ai poteri forti ed ai comunisti. Come al solito se stava zitto faceva migliore figura. Non per elogiare i comunisti, con i quali non condivido nulla, ma ritengo che essi, nella legislatura ormai sepolta, siano stati gli unici coerenti con il programma presentato anche se sicuramente è stato da loro imposto. A fregare Prodi, e bene hanno fatto, sono stati i post-comunisti, cioè quelli che in pochi anni hanno cambiato varie denominazioni al fine di confondere le idee e raccattare consensi. Ora in campagna elettorale si assiste alle stesse cose, i post-comunisti rinnegano il Governo da loro stessi sostenuto, come se non chiamarsi più piedesse o diesse cambi il fatto che si stratta sempre delle stesse persone. Se non è zuppa è pan bagnato. Mi auguro per lui che Prodi faccia solo finta di non aver capito. Comunisti? Non cambiano mai LETTERA FIRMATA Invece di parlare di fucili di Bossi perché non parliamo di due anni e mezzo di legislatura di un certo Ministro comunista che si è preso venti anni di galera come brigatista e per concorso in omicidio e di un certo Curcio che ora insegna nelle Università! Sempre la pagliuzza nell occhio e non la trave? [Data pubblicazione: 12/04/2008].

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Silvio e Walter, tutti in lotta per Totti (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Brogli presunti, parlamentari intercettati con 'ndranghetari della Locride, inchieste ad alta tensione, moderatori che nei superquiz pretendono programmi e politici che fanno finta di offrirglieli, veleni intorno alle famigerate schede di ritorno, gaffes, accuse, smentite: la solita irresistibile campagna elettorale. Le elezioni prendono finalmente forma, la loro, quella della parodia. Crescita e natalità zero, precariato, scuola, treni lerci, Alitalia al collasso, operai che cadono dalle impalcature, Paese allo sfascio. 'Mbè? Ancora con questi dettagli? Basta. Il Paese reale vuole altro. Il valore aggiunto della campagna elettorale è il calcio, lo testimonia l'affaire-Totti. Che, dopo essersi schierato con Rutelli, il centrodestra considera come l'esorcista ufficiale di Alemanno nella corsa al Campidoglio. Casini, Bertinotti, Pizza, Veltroni, Berlusconi, gruppi, sottogruppi, tutto ruota intorno a Totti. "Totti fa campagna per Rutelli?, quando uno con la testa non c'è, non c'è", dice Berlusconi. Ma siccome il Cavaliere non si accontenta facile, a stretto giro di posta saetta: "Ronaldinho ha detto che se lascerà il Barcellona verrà nella squadra campione del mondo, il Milan". E arrivano i fischi dei fan, forzisti ma romanisti. Avendo valutato bene gli effetti delle sue parole, stavolta Berlusconi, coaudivato da Francesco Giro: ("I manifesti pro-Rutelli sarebbero stati affissi all'insaputa del calciatore. In ogni caso se Totti, un ragazzo innamorato della sua città, avesse scelto di entrare in politica decidendo di appoggiare un candidato laziale, saremmo sorpresi"), puntualizza: "Non è stata una dichiarazione in pubblico, ho risposto ad un ragazzo che si diceva indignato per aver visto Roma invasa da quel cartello a sostegno di Rutelli. Ho pensato subito che Totti non ne fosse a conoscenza e mi spiace che la mia risposta sia stata diffusa e strumentalizzata. Purtroppo i signori della sinistra non hanno il coraggio di mostrarsi con la loro faccia e usano testimonial al loro posto. Io ho una grande simpatia umana per questo campione". La simpatia non scuote alcuni animi: "Poco credibile e tardiva", dice Giuseppe Giulietti: "Berlusconi ha capito di aver fatto un altro autogol. Qualcuno deve avergli ricordato il Franco Baresi del '94. Quando decise di scendere in campo il Cavaliere fece appello a tutti i suoi dipendenti. E restò memorabile, per la forte passione civile, la testimonianza di Baresi, allora capitano del Milan e della Nazionale, che si schierò in modo appassionato per Berlusconi, così come tanti artisti delle sue tv e star della sua squadra". Il dalemiano Nicola Latorre dice al Cavaliere: "È solo invidia perché voleva Totti nel Milan". E il forzista Lupi: "Il Milan ha Kakà, Pato e tra poco Ronaldinho, non ha bisogno di Totti". Contro il ripiegamento tattico del Cavaliere arriva anche il j'accuse di Massimo D'Alema: "Esprimo la mia solidarietà a Totti, un grande calciatore, un uomo impegnato nella solidarietà, un cittadino libero di esprimere le sue opinioni politiche in un Paese democratico; soltanto chi rappresenta il contrario di tutti questi valori non lo capisce". "I calciatori vanno misurati per come colpiscono di testa il pallone, non in grazia del fatto che la testa ce l'hanno e decidono scelte politiche secondo libertà di coscienza", dice Fausto Bertinotti. Il contraccolpo inevitabile alla inchiodata di Berlusconi è l'invito alla mobilitazione, se non proprio alla rivolta. Le parole del "principale esponente dello schieramento avverso", nella considerazione di Veltroni sono "Lo specchio di un modo di pensare. E' come dire grulli a metà del paese. In nessun paese del mondo si insulta un giocatore di calcio perché ha espresso un'opinione diversa dalla propria, questa è intolleranza per chi la pensa diversamente da te". L'ex ministro delle Comunicazioni Gasparri, per chi frequenta la curva Sud roba da grattarsi per settimane, fa una previsione che somiglia moltissimo a un anatema: "Da romanista consiglio agli esponenti giallorossi del centrosinistra che difendono le indicazioni di voto di Totti, di essere più prudenti. Da quando Totti ha difeso le ragioni dello juventino Veltroni e del laziale Rutelli la disgrazia s'è abbattuta sulla nostra squadra, abbiamo perso derby e Champions".

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Milano è più "lontana" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 12-04-2008)

Argomenti: Alitalia

TRASPORTI DIMINUITI I COLLEGAMENTI RAPIDI CON LA RIVIERA E LA COSTA AZZURRA Milano è più "lontana" [FIRMA]BRUNO MONTICONE SANREMO Crisi Alitalia e problemi di Malpensa. Realtà lontane dall'estremo ponente. Ma fino ad un certo punto. Perchè il disimpegno della compagnia di bandiera dall'aeroporto padano ha avuto riflessi indiretti anche su Riviera e Costa Azzurra: sono saltati i due voli giornalieri, andata e ritorno, che collegavano Malpensa con Nizza. Che, in qualche misura, servivano anche una clientela italiana. Una goccia nel gran numero di voli targati-Alitalia che hanno lasciato l'aeroporto milanese. Ma che, curiosamente, sono stati cancellati in coincidenza anche con una drastica riduzione dei collegamenti ferroviari Intercity in partenza da Nizza e, quindi, dal Ponente. Ben quattro. Due convogli - quello per Milano in partenza da Nizza alle 12 e da Milano alle 13,10 - sono stati soppressi. Altri due - quello in partenza da Nizza alle 7,10 com ritorno alle 14,05 - sono stati bloccati al capolinea di Ventimiglia. I provvedimenti sono scattati il 7 aprile. Senza tener conto degli orari ufficiali (che avrebbero dovuto cambiare solo il 14 giugno) e delle prenotazioni già effettuate (che sono obbligatorie). Lunedì 7, quando è scattato il provvedimento, anche il treno da Milano in arrivo a Ventimiglia intorno alle 19, uno dei pochi destinati a proseguire per Nizza, è stato bloccato nella città di confine. "Per mancanza di personale francese nel tratto oltre confine", è stata la motivazione ufficiale. I transalpini pensavano si fermasse anche quello a Ventimiglia? I viaggiatori hanno dovuto scendere e raggiungere Nizza con i treni locali. Cosa che devono fare anche i passeggeri dei convogli che non proseguono piu per la Costa Azzurra. A collegare Nizza (e quindi Ventimiglia, e Sanremo) con Milano sono rimasti l'Intercity delle 14,05 e delle 18,05 da Nizza e, in senso contrario quelli in partenza alle 11,10 ed alle 16,01 dal capoluogo lombardo. Orari decisamente scomodi per chi ha questioni da sbrigare in giornata. Tagli discutibili che seguono quello del cosiddetto "Basilea" che, fino a due anni fa, collegava la città svizzera a Nizza attraversando la Liguria con le sue carrozze panoramiche, ultimo residuo dei lussuosi treni che un tempo percorrevano la Riviera. Non parte più dalla Svizzera, ma da Milano (alle 15,05) e arriva a Nizza intorno alle 19,50. "Siamo nell'Unione Europea, ma in termini di collegamenti stiamo peggiorando - dice Gabriele Mutti, giornalista trapiantato a Milano, specialista in problemi dei trasporti. Ormai è complicato viaggiare dalla Riviera a Milano, un tempo la destinazione più servita. E chissà perchè non si istituisce una navetta ferroviaria Taggia-Nizza e viceversa in funzione dell'aeroporto?".

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