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T ARTICOLI DEL 8 settembre 2008
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IN EVIDENZA
Piloti e assistenti di volo
bocciano la proposta illustrata dall'ad Sabelli al Ministero del Lavoro:
«Irricevibile, ci massacrano»
sit-in davanti alla sede: «meglio air france o il
tribunale»
Alitalia,
sindacati respingono contratto Cai
ROMA - «Irricevibile». La proposta di rinnovo
contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea italiana (Cai) viene rispedita al
mittente da piloti e assistenti di volo. Al tavolo della trattativa al
Ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl hanno detto no alla
proposta illustrata dall'ad di Cai, Rocco Sabelli.
«PILOTI MASSACRATI» - Secondo l'associazione
dei piloti (Anpac) la proposta «è assolutamente irricevibile perché è proprio
l'impostazione a impedire di proseguire, al di là dei contenuti degli specifici
pezzi di normativa». Il presidente dell'Unione piloti Massimo Notaro è dello
stesso avviso: «I piloti ne uscirebbero massacrati. Serve una profonda
riflessione da parte della Cai e uno sforzo serio se si vuole arrivare a una
soluzione positiva che al momento appare molto lontana». Secondo il segretario
Ugl ai Trasporti, Roberto Panella, «la discontinuità rispetto al passato non si
può tradurre in mortificazione dei lavoratori. Cai ha diritto di disegnare da
sola il piano industriale ma il contratto nazionale si negozia con il
sindacato. Ci aspettiamo di poter migliorare un impianto che per ora nega
specificità e professionalità».
«MEGLIO IL TRIBUNALE» - Davanti al Ministero del
Lavoro è stato organizzato un sit-in in particolare di assistenti di volo di Alitalia
(un'ottantina secondo la polizia), secondo i quali è «meglio Air France o
portare i libri in tribunale, non bisogna firmare». Tra l'altro, si parla di
mobilità territoriale per cui - secondo quanto hanno spiegato alcuni
sindacalisti ai lavoratori - il personale e gli aerei verrebbero spostati dove
servono, le retribuzioni sarebbero collegate a quanto si lavora, tutto sarebbe
quindi basato sulla produttività.
FASCICOLO IN PROCURA - Intanto la Procura di
Roma ha aperto un fascicolo dopo la dichiarazione di insolvenza dell'Alitalia
decretata dal Tribunale civile. Non ci sono ipotesi di reato né indagati. Non è
escluso che gli inquirenti possano sentire come testimoni il commissario di
Alitalia, Augusto Fantozzi, e l'advisor dell'operazione Fenice, Corrado
Passera.
·
Articoli
Alitalia 2 (49)
Dialogo?
La priorità dei politici non è il bene comune
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
impegno
diretto della propria presidente Emma Marcegaglia la bufala dei campioni
nazionali che salvano Alitalia. Ma anche qui l'obiettivo è un altro: piatto
ricco mi ci ficco. Per una parte del Paese. Per quelli che sono rimasti fuori
dai giri che contano, il messaggio è totalmente diverso: non c'è trippa per
gatti. Pierfranco Pellizzetti è opinionista di Micromega.
Epifani
sfida Marcegaglia: <Sui contratti rifiutiamo ultimatum>
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Critico anche
sulla crisi Alitalia: "Non c'è trasparenza sul numero degli esuberi".
E' un'offensiva a tutto campo, quella della Cgil, che parte dai contratti e
coinvolge le scelte del governo. Sulla riforma dei contratti pesa il diktat
della Marcegaglia: "Entro la fine del mese firmiamo con chi ci sta".
Veltroni
alla prova nella tana del lupo "industriali attenti, berlusconi
sbaglia" - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Doveva essere
la controprova di quello che Berlusconi proclama ai quattro venti e la cordata
Alitalia ha dimostrato con una certa forza: popolarità ai massimi per
l'esecutivo e una classe imprenditoriale ipnotizzata dalle mosse del governo.
In questa cornice Veltroni si è presentato con le sue proposte, ha avuto
ascolto e "attenzione".
Tremonti
assicura: "l'ici non tornerà" ma an boccia le nuove tasse sulla casa
- giovanni pons ( da "Repubblica, La"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che si
dileguava da Villa d'Este dopo aver rilasciato dichiarazioni di fuoco su
Alitalia ("il dossier sarà presto sul tavolo della magistratura").
Prima, durante il seminario a porte chiuse, Tremonti e il numero uno del Pd
Walter Veltroni si sono trovati d'accordo su un tema di respiro europeo: lo
sviluppo delle infrastrutture.
Pd
fuori sintonia quella strana lingua che i militanti non riconoscono - vittorio
coletti ( da "Repubblica, La"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
imbroglio
Alitalia su tutti), a un calcolato silenzio sull'appassionante tema di che farà
Tullo. E tuttavia era evidente che, nonostante la buona atmosfera, c'era ancora
una certa distanza tra i due leader e i loro ascoltatori. Quando parlavano, con
franchezza e passione, Pinotti o Letta, mi chiedevo che cosa induceva la
signora che mi sedeva accanto a mantenere,
Meno
cara e senza stop così l'alta velocità lancia la sfida all'aereo - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La
concorrenza Alitalia e AirOne, grazie ai voli concomitanti, permette ancora di
strappare una prenotazione dell'ultimo minuto (ad esempio per il volo di questa
mattina alle 9,10) a soli 107 euro con Alitalia. Con AirOne si sale fino a 246
euro. Tanto più i manager di Cai terranno i biglietti nella fascia alta delle
tariffe attuali (o peggio la supereranno)
Le
fs: ruberemo clienti ad alitalia - sara bennewitz
( da "Repubblica,
La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è neppure
trasparenza sul piano: serve un equilibrio tra il rapporto di quanto costa ai
cittadini il salvataggio di Alitalia, quanto ci vuole per il rilancio e la
difesa dell'occupazione. In caso contrario si dà troppo vantaggio ai privati e
poco al sistema della collettività e non si lavora davvero per salvare
Alitalia".
Fantozzi:
niente spazio nella bad company per manutenzione pesante, call center e cargo
( da "Repubblica,
La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
In una
intervista al Sole 24 Ore il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, fa il
punto della situazione, dicendosi ottimista sulla trattativa per gli esuberi.
Fantozzi riassume l'offerta fatta dalla cordata della Compagnia Aerea Italiana
e affronta il delicato nodo della nuova società pronta a prendere la cloche
della Magliana: "Il perimetro che Cai intende acquistare,
Alitalia
senza enti locali? Ma l'Abruzzo diventa azionista La Finanziaria di
partecipazioni e servizi è tra i soci della newco. Fantozzi avverte: in cassa
ci sono solo 50 milioni d ( da "Unita, L'"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
senza enti locali? Ma l'Abruzzo diventa azionista La "Finanziaria di
partecipazioni e servizi" è tra i soci della newco. Fantozzi avverte: in
cassa ci sono solo 50 milioni di euro / Roma Solo due giorni fa Corrado Passera
aveva sbattuto la porta in faccia al governatore del Lazio Piero Marrazzo:
"Nella nuova Alitalia nessun socio pubblico"
Visco:
i poveri pagheranno più tasse dei ricchi
( da "Unita,
L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Passiamo ad
Alitalia: anche lei voleva fare una bad company e una newco. Come Berlusconi?
"Il mio piano era diverso per un fatto fondamentale: che l'azionariato di
newco e bad company rimaneva lo stesso. Il 49% restava allo stato. Era stata
una proposta di Micheli che avevo appoggiato.
I
privati stanno facendo un affare con Alitalia Stimo Colaninno e Sabelli, ma la
proposta di Air France era migliore su tutti i fronti
( da "Unita,
L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"I
privati stanno facendo un affare con Alitalia Stimo Colaninno e Sabelli, ma la
proposta di Air France era migliore su tutti i fronti".
Per
Alitalia anch'io avevo pensato a una bad company e a una newco, ma con la
presenza dello Stato ( da "Unita, L'"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Per
Alitalia anch'io avevo pensato a una bad company e a una newco, ma con la
presenza dello Stato".
Contratti,
strada tortuosa verso l'accordo Epifani: non firmiamo a qualsiasi costo.
Tremonti avverte: non c'è un euro disponibile
( da "Unita,
L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da Alitalia a
Telecom, dalle piccole crisi di una infinità di piccole medie aziende.
Confindustria lo sa bene e ha solo da temere conflittualità. Epifani vorrebbe
chiudere con un passo importante: una riforma contrattuale condivisa, in pace,
sarebbe un bella eredità, prima di tentare l'avventura di parlamentare europeo.
La
lotta su Youtube ( da "Unita, L'"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pensate a
Youtube invaso da migliaia di video realizzati da piloti e hostess
dell'Alitalia. Oppure a cortei del personale di volo e di terra per una volta
privato non solo delle proprie divise ma anche dei propri indumenti intimi. E
tra loro in prima fila i tanti precari che affollano Fiumicino e che nella
trattativa in corso saranno i primi a lasciarci le penne.
Tremonti:
<Prima casa senza tasse> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia".
LA MANOVRA Altra misura rivendicata da Tremonti è poi quella di "avere
anticipato prima dell'estate e stabilizzato per tre anni, per la prima volta in
Italia e come si fa in Europa, il bilancio, cioè la legge finanziaria".
Sulla manovra poi Tremonti respinge la definizione di una Finanziaria rivolta
solo al rigore e non allo sviluppo.
Veltroni
ci riprova e svolta. A sinistra, con moderazione
( da "Manifesto,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia.
Immigrazione: e qui arriva la sterzata. Cita gli emigranti italiani, dice che
non si deve "fare agli altri quello che non vorresti fosse stato fatto a
te", attacca il suo successore al Campidoglio Gianni Alemanno "che i
romani chiamano Retromanno", chiede che con chi viene in Italia sia usato
"il pugno di ferro nei casi di criminalità"
DEMOCRATICI
( da "Manifesto,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e
dalla parte degli immigrati. Poi si difende dalle accuse di Parisi e fissa
l'ultimatum per D'Alema: "Se vuol dare una mano va bene, ma lasci perdere
il tesseramento parallelo". IO ULIVISTA N.2 "Quando sento parlare gli
ulivisti - si difende Veltroni - vorrei ricordare che io ho la tessera numero
due dell'Ulivo,
Il
banchiere è liberista ma si sceglie gli investitori
( da "Manifesto,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia non
entreranno soci pubblici". Corrado Passera, a.d. di IntesaSanPaolo,
advisor che sta curando il piano di rilancio della compagnia di bandiera, ci ha
tenuto a chiarire questo passaggio. Tutti - i presenti a Cernobbio tanto quanto
gli addetti ai lavori più esotici - avrebbero dovuto capire che si riferiva
alle avances proposte nei giorni scorsi dalla Regione Lazio e dalla
Passera:
non passa lo straniero. E neanche la Regione Lazio
( da "Manifesto,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA
Passera: non passa lo straniero. E neanche la Regione Lazio Per la nuova
Alitalia si vola alto e niente chiacchiere. L'amministratore delegato di Intesa
Sanpaolo Corrado Passera ha detto due no con l'obiettivo intanto di far
decollare la nuova società, per il futuro si vedrà.
CATANIA
- Le 26 scuole di ballo cittadine hanno aderito ad un "Dance attack"
di 4 ore cont ( da "Messaggero, Il"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Insomma il
dissesto di Catania è pari ad un terzo di quello di Alitalia ed è il triplo del
buco della Sanità abruzzese. "Siamo sull' orlo del baratro- ha ammesso
dopo la funzione religiosa il neosindaco Stancanelli- dovremo fallire se il
Governo nazionale non ci darà una mano. L'ho detto al presidente Berlusconi
traendone la convinzioni che Palazzo Chigi qualcosa farà".
Dal
nostro inviato CERNOBBIO - Due ore di faccia a faccia non sono bastate ad
( da "Messaggero,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Epifani ieri
ha voluto ribadire che il suo sindacato non intende firmare "a
prescindere", sui contratti come su Alitalia. Ma non sembrano esserci
molti margini per allungare la trattativa oltre la scadenza del 30 settembre.
Il governo non auspica un accordo separato ma non intende nemmeno accettare
veti, ha ammonito il ministro dello Sviluppo economico Scajola.
Moratti-Berlusconi
Oggi vertice sull'Expo ( da "Corriere della Sera"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sono due le
emergenze che il sindaco affronterà con il premier: Expo e Alitalia. E anche un
nodo politico, le esternazioni del sindaco sui giornali: "Governo
distratto", "Adesso non vorrei lo scippo dell'Expo". Sulla
questione Alitalia, la Moratti ribadirà la necessità che Malpensa torni ad
essere un hub e ancora di più in occasione dell'Expo.
Oggi
ad Arcore ( da "Corriere della Sera"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la
trasformazione di Milano in città globale, secondo la Moratti Il dopo Alitalia
Malpensa resti un hub. è questa la richiesta del sindaco. Pronta anche a fare
delle concessioni, a partire dal recupero degli esuberi di Alitalia, ma a patto
che Malpensa torni a essere un hub in grado di soddisfare la richiesta di
turisti per Expo.
Berlusconi-Moratti,
vertice per sbloccare l'Expo ( da "Corriere della Sera"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Milano pronta
ad assorbire gli esuberi di Alitalia Oggi possibile vertice tra Silvio
Berlusconi e Letizia Moratti ad Arcore. I mediatori azzurri sono al lavoro per
sminare il terreno dalle polemiche di queste ultime settimane. Oggi, i vertici
azzurri andranno in avanscoperta ad Arcore per sondare gli umori del premier.
OBBLIGATO
( da "Corriere
della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
proporre
soluzioni per rifiuti e Alitalia, dialogare sempre più fittamente con
l'establishment e ne traggono la conseguenza che la risposta non può consistere
nella somma tra petizione "salva l'Italia" e manifestazione del 25
ottobre. Sono maturate così negli ultimi giorni scelte importanti: Fassino ha
appoggiato l'azione del ministro Franco Frattini nella crisi georgiana,
Tra
Confindustria e Cgil adesso prove di disgelo
( da "Corriere
della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Resta poi
ancora aperto il nodo esuberi Alitalia: "Sono 3.000 o 7.000? Non c'è
ancora chiarezza ", ha detto il leader Cgil. "Non c'è nessun
ultimatum" ha chiarito Emma Marcegaglia alla platea del workshop
Ambrosetti, ribadendo che "bisogna dare più spazio ai contratti aziendali
perché gli aumenti salariali senza aumenti di produttività non sono più
sostenibili "
Meglio
la cordata italiana o vendere a Air France? Gli italiani preferiscono il piano
Colaninno ( da "Corriere della Sera"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Gli italiani
preferiscono il piano Colaninno La vicenda Alitalia costituisce un passaggio
cruciale nella vita del Paese. Per almeno tre ordini di ragioni. In primo
luogo, ovviamente, dal punto di vista della vita economica: il settore del
trasporto aereo può rappresentare un asset fondamentale nello sviluppo di una
nazione.
I
<sinceri democratici> contro Sarah Palin
( da "Giornale.it,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia ad
Air France. Chi li capisce? Certo non gli elettori, che seguitano a darsi alla
fuga. L'accusa mossa a Sarah Palin di essere al tempo stesso pro life e pro
pena capitale è pura cretineria: la contraddizione, infatti, potrebbe valere
anche per l'altro campo, per i "sinceri democratici" contrari alla
pena di morte ma favorevoli ad uccidere una vita in grembo.
<La
Moratti stia pure tranquilla il governo non trascura l'Expo>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
i milanesi
continuano a pagare quel debito con interessi a tasso variabile e i soci della
nuova Alitalia non vogliono Penati. Ma c'è ancora un dettaglio". Vada
avanti. "Penati è davvero dottor Jekyll e mister Hyde. Oggi vagheggia di
un posto nel cda di Alitalia, ieri denunciava che "il rilancio dello scalo
milanese ha successo se lo si sgancia dai destini di Alitalia".
Tremonti:
<La prima casa resta detassata>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pensiamo di
aver messo a posto l'Alitalia. E, soprattutto, abbiamo anticipato a prima
dell'estate e stabilizzato per tre anni il bilancio, cioè la finanziaria, come
si fa in Europa". E in Italia, ricorda, "è la prima volta che
accade". Anche per questo - insiste Tremonti - a chi sostiene che tra il
governo e gli italiani sia "finita la luna di miele,
La
sfida di Moretti: vuol strappare 4 milioni di passeggeri agli aerei
( da "Giornale.it,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
conta di
strappare ad Alitalia, Air One e alle low cost aeree nel ricco bacino di chi si
muove tra Milano e Roma. Oggi la quota di mercato delle Ferrovie, su un totale
stimato in 8 milioni di passeggeri, "è del 10-12%", ha detto Moretti
a Cernobbio. Con il lancio dell'Alta velocità "salirà al 60 e anche oltre
nel giro di un anno e mezzo,
Alitalia,
da oggi confronto decisivo con i sindacati
( da "Giornale.it,
Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
15 Alitalia,
da oggi confronto decisivo con i sindacati di Redazione Giornate decisive per
Alitalia: questa mattina Cai e sindacati si ritroveranno al ministero del
Lavoro per riprendere il confronto che si deve chiudere entro giovedì.
"Nell'incontro - spiega Claudio Genovesi (Fit-Cisl) - tratteremo con la
Cai il tema delle relazioni industriali e dei contratti di lavoro mentre,
<Moratti,
basta critiche al governo> ( da "Giornale.it, Il"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Podestà
ribadisce di essere pronto a "sfidare Filippo Penati per la corsa a
Palazzo Isimbardi": "Non ho alcun timore a misurarmi contro chi per
quattro e passa anni non ha mai rispettato gli impegni presi con gli
elettori". E dell'uscita di Penati su Alitalia commenta: "È
l'ennesimo bluff". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
Quello
strano virus della Capitale ( da "Giornale.it, Il"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nessun
lombardo mostra ansia per il ritardo che si accumula sulle decisioni necessarie
per far partire le opere per l'Expo: organismi operativi e ruoli di comando.
Intanto l'aspetto più importante della vicenda Alitalia sembra per tutti il
numero degli "esuberi", romani, trascurando (...) © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Ora
la Cai è abilitata al decollo ( da "Opinione, L'"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
preliminare
al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, per l'acquisto di
alcuni asset di Alitalia. A Roma intanto il commissario Fantozzi, ha reso noto
che "Il tribunale ha depositato la sentenza sull'accertamento
dell'insolvenza di Alitalia" e ha aggiunto "ora si va avanti"
spiegando che entro la fine di questo mese si sarà sciolto anche il nodo del
partner estero.
BERLUSCONI
IN TV BATTE CELENTANO ( da "Opinione, L'"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dal numero
uno del Governo arrivano anche commenti sul caso Alitalia ?"Le critiche
del Pd sul piano Alitalia? Si commentano da sole, sono prive di ogni
fondamento"- e sul problema del tifo violento ?"Per il teppismo negli
stadi ci vuole tolleranza zero, come è stato fatto in Gran Bretagna". Al
secondo gradino della graduatoria del tempo di parola troviamo Adriano
Celentano,
NUOVA
ALITALIA , PRIMI PALETTI DEL COMMISSARIO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ordine del
giorno della no stop al ministero del Welfare sulla "nuova Alitalia"
c'è il tema degli esuberi, finora solo sfiorato, o meglio evitato, dal governo,
preoccupato di ottenere dai sindacati i primi sì al piano industriale. Sui
numeri lo scontro appare inevitabile: ieri a Cernobbio il leader della Cgil
Guglielmo Epifani chiede chiarezza.
Piloti
e hostess bocciano la proposta di contratto Dichiarazione di insolvenza, aperta
un'inchiesta ( da "Quotidiano.net"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Intanto la
Procura ha apero un fascicolo sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia Roma,
8 settembre 2008 - E' di nuovo scontro sulla nuova Alitalia. E'
''irricevibile'' per i piloti e gli assistenti di volo la proposta di rinnovo
contrattuale illustrata oggi dalla Compagnia aerea italiana (Cai).Al tavolo
della trattativa al ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti, Anpav,
Scuola,
chi ha paura della Gelmini ( da "Giornale.it, Il"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
contrordine
compagni - 1 Emails Ultime News Alitalia, i piloti: "Contratto irricevibile"
Insolvenza, procura apre un'inchiestaScuola, Berlusconi difende la
GelminiMutui, Bush nazionalizza E le Borse volanoAl Zawahiri in un video
attacca Iran e HezbollahFascismo: Alemanno spiega, Veltroni si dimette La
Russa: rispetto per Salò.
Alitalia:
piloti e assistenti di volo "proposta irricevibile"
( da "Voce
d'Italia, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cronaca
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*Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" *Alitalia:
protesta dell'Atitech Guarda tutti i correlati.
Esuberi?
Più concorrenza ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ultimo atto
del salvataggio Alitalia. Tra leggi ad hoc, un odore intenso di conflitto di
interessi e ingenti oneri per i cittadini italiani, è emersa una novità
importante: la nuova Alitalia sarà una compagnia regionale concentrata sulle
tratte interne più redditizie, dove avrà una posizione quasi monopolistica, e
su poche rotte internazionali.
Pd,
sindaci e governatori chiedono spazio al partito
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il caso
Alitalia segna la nuova frontiera della discussione Pd, sindaci e governatori
chiedono spazio al partito Marrazzo e gli altri: fateci fare, siamo noi che
presidiamo il territorio Il caso Alitalia è uno spartiacque, anche per il Pd.
Lo strappo di Marrazzo e Penati, che si sono detti disponibili a entrare nel
capitale della nuova compagnia,
Pd
tra rigore e convenienza ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Basta la
televisione per questo, per Alitalia, per gli accordi libici, per la
spazzatura, per tutto. La televisione in luogo del parlamento... Per chi pensa
che l'accordo sia un valore in sé, indipendentemente dal tragitto per
arrivarci, non resta che adeguarsi: è una riforma anche quella della giustizia,
dopotutto.
Rutelli
corregge "Bartali" Parisi: critichiamo il governo
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dall'economia
all'Alitalia, alla "nuova Ica" ("la tassa Calderoli"), il
bilancio del Cavaliere è più che negativo. E il Pd che fa? Litiga, si fa
ipnotizzare, "quotidianamente alcuni si sono specializzati nell'aprire un
fronte polemico". Invece si tratta di imporre "una diversa
agenda".
Si
tratta al buio. Il boccino in mano alle banche
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA
SACCONI: NESSUNA VENDITA AD AIR FRANCE. MA ENTRO FINE MESE SI DECIDE IL PARTNER
INTERNAZIONALE Si tratta al buio. Il boccino in mano alle banche RAFFAELLA
CASCIOLI Tra cinque giorni la nuova Alitalia atterra in parlamento. Mercoledì
prossimo il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, è infatti atteso alla
camera e,
Amministratori
alla carica ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Proprio a
cominciare dalla vicenda Alitalia, come spiega il segretario regionale
lombardo, Maurizio Martina: "L'atteggiamento di Penati e una forte
opposizione all'operazione Alitalia non sono due cose che viaggiano su binari
differenti. Da una parte, non si può che dire tutto il male possibile del
salvataggio Alitalia.
Piloti
e hostess bocciano il piano Insolvenza, procura apre un'inchiesta
( da "Quotidiano.net"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Intanto la
Procura ha apero un fascicolo sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia
Roma, 8 settembre 2008 - E' di nuovo scontro sulla nuova Alitalia. E'
''irricevibile'' per i piloti e gli assistenti di volo la proposta di rinnovo
contrattuale illustrata oggi dalla Compagnia aerea italiana (Cai).Al tavolo
della trattativa al ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti, Anpav,
I
piloti lasciano le trattative e chiedono alla Cai di aprire un tavolo separato
dalle altre categorie ( da "Quotidiano.net"
del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dichiarazione
di insolvenza di Alitalia Roma, 8 settembre 2008 - I piloti di Anpac e Up hanno
lasciato il tavolo tra i sindacati di Alitalia e la Compagnia aerea italiana
(Cai) sulla proposta contrattuale per i dipendenti della nuova Alitalia. Le due
sigle sottolineano che non si tratta di una "rottura" ma chiedono
alla Cai di aprire un tavolo separato per discutere il contratto dei piloti,
CON
FANNIE E FREDDIE L'ALITALIA NON C'ENTRA
( da "Stampa,
La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma come si è
arrivati alla crisi di Fannie Mae e Freddie Mac e di Alitalia? Qui sta l'unico
possibile parallelo. Le perdite di Fannie Mae e Freddie Mac, come quelle di
Alitalia, sono dovute alla protezione dalla concorrenza di mercato loro
concessa dai rispettivi governi. La vicenda di Alitalia è tristemente nota:
gestione il più possibile protetta dalla concorrenza,
( da "Secolo XIX, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pierfranco
pellizzetti "Al Paese serve il dialogo", scrive Luigi Leone nel suo
fondo domenicale. Ragionevole, vista la situazione abbastanza drammatica in cui
ci troviamo. Pure realistico? È qui che cominciano le dolenti note. Perché il
ragionamento ruota attorno a una premessa non necessariamente scontata: ossia
che gli attori politici avrebbero come priorità personale il bene comune. Ne
siamo cosi sicuri? Infatti, quando si ragiona in termini di comportamento
razionale è buona norma domandarsi: razionale rispetto a che cosa? Altrimenti
si rischiano clamorosi abbagli. Un esempio tra i tanti: da sinistra risuonano ricorrenti
appelli all'unità che non partoriscono mai nulla di concreto. Irrazionale?
Certamente rispetto all'obiettivo dichiarato (dare più forza alle istanze
comuni), molto meno se si considera la questione dal punto di vista dei singoli
attori, la cui attesa è quella di promuovere se stessi. E, per farlo, devono
competere con i soggetti politicamente più vicini, che - tutto sommato-
stazionano attorno ad analoghi bacini di consenso; dunque sono loro i più
temibili concorrenti (i "nemici"), non i potenziali partner. Ad
esempio, in Regione Liguria il Marco Nesci rifondarolo tenderà a fare le forche
al comunista italiano Enrico Vesco, mica al post fascista Gianni Plinio. Le cui
rispettive lontananze siderali, per quanto riguarda le aree politiche di
riferimento, li rendono - di fatto - reciprocamente neutrali. Seguendo questa
logica veniamo all'ipotesi di collaborazione tra governo e opposizione a
livello nazionale. Qual è il vero obiettivo di Berlusconi? Quello di ogni
politico: accrescere la propria forza. Operazione che si realizza consolidando
una clientela elettorale la più ampia possibile. Nel suo caso, rappresentata
dal blocco storico in formazione degli impauriti e dei possidenti. Agli
impauriti (cioè le persone cui anni di indottrinamento a mezzo televisioni
fanno vedere minacce incombenti dietro ogni angolo) si offre un po' di fiction:
soldati a far ronde per le strade, l'occultamento della spazzatura napoletana
sotto i tappeti, muso duro contro ogni ipotesi di voto amministrativo per gli
extracomunitari ormai inseriti? Ai possidenti si garantisce che nessuno
toccherà loro "la roba" e si abolisce l'Ici. Ed è qui che nasce oggi
il conflitto con la Lega, il cui radicamento è un po' diverso e privilegia le
reti di relazione sui territori annodate dai sindaci bossiani delle Prealpi.
Cui l'abolizione dell'Ici ha recato un danno irreparabile. Se questo è il
quadro, l'opposizione - per essere dialogante - dovrebbe dichiararsi
disponibile ad avallare scelte che assecondino gli interessa tutelati dalla
maggioranza, dal Pdl. Un po' difficile anche per un Partito democratico in
stato confusionale, che non ha saputo ancora definire quali siano i gruppi
sociali cui rivolgersi. Tanto per dire, l'attuale pulizia etnica in corso nella
scuola italiana, se da un lato dimostra lo scarso peso in termini di influenza
di quel mondo, dall'altro testimonia che - accantonate le chiacchiere di
maniera - i riformisti non sono mai stati effettivamente interessati a offrire
sponde politiche di sostegno all'istituzione educativa. In ogni caso - al
massimo - il Pd è in grado di accettare l'idea subalterna dell'opposizione
ragionevole, inculcatagli dalla potente opera di lavaggio del cervello da parte
delle bocche da fuoco propagandistiche berlusconiane (l'idea - come scriveva
recentemente Nadia Urbinati- che il suo compito sarebbe quello di "essere
funzionale alla maggioranza, diventare un'opposizione gradita alla
maggioranza"). Processo di sottomissione che - tra l'altro - ha trovato
elementi rafforzativi nel buonismo ( autolesionisticamente) tattico di Valter
Veltroni. Quindi, il dialogo deve limitarsi alle soglie della cerimonialità.
Certo non può diventare effettive politiche di risanamento e rilancio. Che non
trovano nel Paese referenti sociali significativi. A partire da Confindustria
pronta ad avallare con l'impegno diretto della propria
presidente Emma Marcegaglia la bufala dei campioni nazionali che salvano Alitalia. Ma anche qui l'obiettivo è un
altro: piatto ricco mi ci ficco. Per una parte del Paese. Per quelli che sono
rimasti fuori dai giri che contano, il messaggio è totalmente diverso: non c'è
trippa per gatti. Pierfranco Pellizzetti è opinionista di Micromega.
08/09/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 08-09-2008)
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Epifani sfida
Marcegaglia: "Sui contratti rifiutiamo ultimatum" workshop di
cernobbio Vertice fra il leader Cgil e il presidente degli industriali. Il
ministro Tremonti: "Il governo farà più del previsto" 08/09/2008
Roma. Alla Confindustria spiega cosa non è disposto ad accettare: "Basta
con gli ultimatum. Non firmiamo un accordo a prescindere". Al governo di
Silvio Berlusconi rinfaccia di non occuparsi di "salari e pensioni" e
anche di mettere in ginocchio la scuola. Sbarcato a Cernobbio, fra ministri e
big della finanza, il leader della Cgil Guglielmo Epifani dà fiato alle trombe
e minaccia una protesta "molto estesa" se il governo con cambierà
rotta. Un faccia a faccia di circa due ore con il presidente della
Confindustria, Emma Marcegaglia, sulla riforma dei contratti non sblocca la
situazione di stallo e apre solo uno spiraglio nel confronto con gli
industriali che rimane tutto in salita. Ma il bersaglio principale del
sindacalista è il governo, incarnato in sala da un drappello di ministri. A
Giulio Tremonti, a Claudio Scajola e a Maria Stella Gelimini consegna una
dichiarazione di guerra da recapitare la Cavaliere: "Se il governo non
cambia la sua politica su salari, pensioni e fisco, il sindacato, la Cgil in
particolare, non potrà stare fermo ma chiederà le cose che servono al
Paese". Si va verso un autunno "delicato", prevede Epifani. Critico anche sulla crisi Alitalia: "Non c'è trasparenza sul numero degli esuberi". E'
un'offensiva a tutto campo, quella della Cgil, che parte dai contratti e
coinvolge le scelte del governo. Sulla riforma dei contratti pesa il diktat
della Marcegaglia: "Entro la fine del mese firmiamo con chi ci sta".
Confindustria, Cisl e Uil vogliono rispettare la scadenza fissata a suo tempo
dalle parti. La Cgil invece non considera tassativa la data del 30 settembre
per chiudere la partita. E anche nel governo prevale la spinta per tagliare in
fretta il traguardo. Se il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è per la linea
dura, anche il titolare dello Sviluppo economico avverte che il tempo sta per
scadere pure augurandosi sotto l'intesa sui contratti ci sia la firma della
Cgil: "Il governo non auspica accordi separati. Tutti devono però
assumersi le loro responsabilità, senza diritti di veto", puntualizza il
ministro Scajola. Ma il clima resta teso: l'accordo non sembra a portata di
mano. "E' inopportuno lanciare ultimatum. Bisogna continuare a trattare
perché su molti punti non c'è una visione condivisa", replica Epifani a
chi gli mette fretta. Il lungo colloquio a Villa d'Este con la presidente di
Confindustria è un passo avanti ma non riesce a spianare la strada del
confronto e a piegare le resistenze della Cgil. Il rischio di una rottura è
concreto, anche con Cisl e Uil: l'accordo separato sui contratti paventato da
Scajola sarà il convitato di pietra delle prossime tre settimane di negoziato,
nonostante l'esecutivo sia pronto a fare la sua parte per uscire dallo stallo.
"Ci saranno interventi sia per rilanciare la crescita sia per rilanciare
il potere d'acquisto. E appena le parti troveranno l'accordo sarà confermata
anche la detassazione degli straordinari", dice Scajola. "Firmeremo
solo se ci sono le condizioni che rispondono alle richieste dei
sindacati", s'impunta Epifani. Non c'è solo il fronte caldo dei contratti.
Tocca quindi a Tremonti difendere la politica del governo dagli attacchi di
Epifani e dalle critiche del leader del Pd, Walter Veltroni, ospite anche lui
al workshop di Cernobbio. "Il governo ha fatto quello che si poteva fare.
La manovra tiene sotto controllo il deficit. E quando ci sarà del Pil da
dividere, i primi a beneficiarne saranno quelli che hanno più bisogno. Da qui a
cinque anni, il Paese sarà più forte di prima e degli altri", incalza il
ministro. Quanto al tasto dolente dello sviluppo, su cui battono i critici,
Tremonti annuncia che al prossimo Ecofin proporrà ai partner europei una Cassa
depositi e prestiti formato Ue per finanziare gli investimenti. E poi: "Lo
sviluppo non è fatto solo dalle lenzuolate. E' più importante la
liberalizzazione di taxi e notai o fare una centrale nucleare?", si chiede
Tremonti. Veltroni non condivide: "Il Paese è fermo. E' in una situazione
molto difficile. Non vedo all'orizzonte un traino allo sviluppo. Ci vuole una
strategia d'attacco per rimuovere questo blocco". Tremonti è convinto
invece che il governo stia facendo le cose giuste. Alla Cgil che è sul piede di
guerra e al Pd critico sulla ricetta anti-crisi, il ministro replica
tranquillo: "La luna di miele è finita? Macchè, noi puntiamo alle nozze
d'argento". Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 08/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
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Economia Il leader
del Pd è intervenuto al forum di Cernobbio, davanti a industriali, banchieri e
ministri Veltroni alla prova nella tana del lupo "Industriali attenti,
Berlusconi sbaglia" Strappa l'applauso parlando della
"semplificazione" della politica portata dal Pd "I sondaggi ci
danno al 30%? Significa che esiste una solida base democratica" GOFFREDO
DE MARCHIS DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - E' finita così: Walter Veltroni,
Piero Fassino e Guglielmo Epifani si sono trovati soli a consumare un pranzo
veloce nel patio di Villa d'Este affacciato sul lago di Como. Quasi la
fotografia di un'opposizione alla ricerca di un ruolo nella terza era
berlusconiana mentre accanto a loro l'invasione di ministri del governo Berlusconi
(Tremonti, Scajola, Gelmini.) mangiava accanto a banchieri, imprenditori,
economisti ospiti del primo workshop Ambrosetti dopo il ritorno del Cavaliere a
Palazzo Chigi. Forse è tutta colpa del piccolo tavolo da quattro scelto dai
leader del Pd e della Cgil, non c'era molto spazio per i rapporti sociali.
Perché in realtà Epifani ha parlato un po' con tutti, cominciando dalla
presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Fassino idem. E Veltroni ha
strappato persino un irrituale applauso durante il seminario a porte chiuse
quando si è preso il merito "della semplificazione politica introdotta con
la nascita del Partito democratico". Doveva essere la
controprova di quello che Berlusconi proclama ai quattro venti e la cordata Alitalia ha dimostrato con una certa
forza: popolarità ai massimi per l'esecutivo e una classe imprenditoriale
ipnotizzata dalle mosse del governo. In questa cornice Veltroni si è presentato
con le sue proposte, ha avuto ascolto e "attenzione". Ma lui
pure ha ammesso: "Ho trovato molto interesse. Ma la luna di miele c'è
ancora e Tremonti dice addirittura che vogliono arrivare alle nozze
d'argento". Non si è nascosto dunque dietro un dito, il capo del Pd.
"Siamo in una fase di attesa legittima". Resta però la certezza che i
"fuochi artificiali finiranno", i nodi verranno al pettine. E in
questa simbolica tana del lupo, nel luogo dove si riunisce un pezzo della
classe dirigente sedotta dal centrodestra, ha provato a spiegare qual è
l'alternativa. "Ho l'impressione - dice Veltroni - che i problemi del
paese siano talmente acuti e seri che serve qualcosa di più di un semplice
elenco di misure adottate. Non si vedono all'orizzonte quei segni di una
ripresa economica e sociale". Cancellata dal programma di governo la
riduzione della tasse, il grande rischio di un federalismo fiscale, dice l'ex
sindaco di Roma, che può anche funzionare ma che allo stato "potrebbe
creare decine di centralismi e non sappiamo ancora quanto costa", nessuna
risposta sul tema ambientale "per il quale è necessario un new deal e un
piano decennale per la rottamazione del petrolio": questi le note dolenti.
Alla lunga si vedrà che il "paese è fermo, malato di
conservatorismo". Che al ceto medio avrebbe fatto meglio una cura dei
salari anziché l'abolizione dell'Ici. Alla lunga, certo. Perché c'è quella
"fase di attesa legittima" e perché solo in Italia con l'opposizione
si è "tanto frettolosi e bulimici". Il Pd è nato per preparare una
"vera alternativa di governo" e il primo assaggio arriverà dalla
manifestazione del 25 ottobre. "Sarà un evento unico nella storia, lo
vedrete - annuncia Veltroni - . Non diremo solo dei no, che pure ci saranno.
Faremo delle proposte concrete". A Giulio Tremonti, contraltare principe
del leader Pd nell'ultima giornata del workshop, scappa un primo "sì"
all'opposizione quando Veltroni insiste su un piano infrastrutturale urgente
per l'Italia. "Il clima è politicamente buono", spiega il ministro
dell'Economia. "Ma le ricette sono diverse", chiarisce Veltroni. Il
Partito democratico pensa a tenere fuori dal deficit le spese per le grandi
infrastrutture, Tremonti punta su una sorta di "cassa depositi e
prestiti" europea. Si può parlare di dialogo, allora? Dipenderà anche
dalla tenuta del Pd. "I sondaggi ci danno al 30 per cento? Non è male,
significa che esiste una solida base riformista", osserva il segretario
democratico. "E non escludo un rimbalzo - dice rimanendo nel campo
economico - . Come quello del dollaro sull'euro".
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
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Economia Tremonti
assicura: "L'Ici non tornerà" ma An boccia le nuove tasse sulla casa
Il ministro del Tesoro: un fondo sovrano europeo per le infrastrutture La
Russa: non c'è bisogno di alcuna semplificazione delle tasse sulla casa, si
lascino così, nessuno può pensare ad alcuna furbizia GIOVANNI PONS DAL NOSTRO
INVIATO CERNOBBIO - "Abbiamo detassato la prima casa e resta
detassata". è cominciata così la giornata di Giulio Tremonti al Workshop
Ambrosetti di Cernobbio. Con una conferma delle parole di ieri di Berlusconi. E
senza ulteriori commenti sulla cosiddetta "Service Tax", la tassa sui
servizi lanciata da Roberto Calderoli. "Di federalismo fiscale parlerò
solo quando avremo in mano una banca dati condivisa - ha detto il ministro
dell'Economia - la bozza è grosso modo quella elaborata dalle Regioni.
Altrimenti non si possono fare scelte politiche". In serata è poi arrivato
l'altolà di An attraverso le parole del reggente Ignazio La Russa: "No
alla semplificazione delle altre tasse sulla prima casa, si potranno solo
abbassare le aliquote. E il federalismo fiscale non dovrà essere un danno per
nessuna delle regioni italiane". E pensare che sulle rive del Lago di Como
si respirava un'aria diversa, da larghe intese. Toni moderati, discorsi pacati,
molti numeri e proposte concrete. Con Tremonti che inizia la conferenza stampa
sostenendo che la vera novità "è la caduta della pregiudiziale contro il
governo da parte dell'establishment". L'unica nota in controtendenza la
offrivano Epifani ("non firmo niente a scatola chiusa") e Antonio Di
Pietro, che si dileguava da Villa d'Este dopo aver
rilasciato dichiarazioni di fuoco su Alitalia ("il dossier sarà presto sul tavolo della
magistratura"). Prima, durante il seminario a porte chiuse, Tremonti e il
numero uno del Pd Walter Veltroni si sono trovati d'accordo su un tema di
respiro europeo: lo sviluppo delle infrastrutture. Grandi corridoi,
aeroporti, autostrade e quant'altro serva a dotare l'Europa di un sistema che
agisca in chiave anticiclica e dunque in grado di creare sviluppo anche in una
fase di congiuntura difficile come l'attuale. Un po' come è successo negli anni
'30 quando si reagì alla crisi del '29 con grandi interventi pubblici
nell'economia. Le modalità per realizzare l'idea sono diverse ma la più
originale è arrivata come sempre dalla bocca di Tremonti: trasformare la Bei (Banca
europea degli investimenti) nel Fondo sovrano dell'Unione Europea.
"Sarebbe una grande occasione per uscire dalla crisi e uno straordinario
simbolo per mostrare al mondo l'unità europea - spiega il ministro ai
giornalisti -. è importante che l'opposizione sia d'accordo". E già al
prossimo Ecofin di Nizza Tremonti chiederà di avviare uno studio per fare delle
Casse Depositi e prestiti nazionali, comprese quelle francese e tedesca, un
organismo sovranazionale in grado di finanziare infrastrutture ed energia.
D'altronde che il ministro voleva volare alto lo si è capito fin dall'inizio
delle sue esternazioni alla stampa. Il ministro ha infatti fornito i suoi
riferimenti culturali e filosofici dell'attuale azione di governo non senza
richiami storici ad effetto. Il clima è favorevole e così Tremonti può
annunciare alla platea che "Noi non abbiamo ideologie, ma solo idee giuste
o sbagliate che siano. Non è che non abbiamo letto i libri ma proprio perché li
abbiamo letti non ci riconosciamo né nel fascismo, né nel comunismo, né nel
socialismo, e neanche nelle due ultime ideologie di questi anni, il nullismo
del '68 e il mercatismo della finanza esasperata". L'eccesso di finanza
sta rovinando il mondo a partire dagli Stati Uniti e così l'unica strada percorribile
rimane quella di rivalutare il ruolo dell'industria nel quale l'Italia gioca
ancora un ruolo non indifferente. "C'è più moralità in un prodotto
manifatturiero che in uno strumento derivato - ricorda il ministro - il
vantaggio dell'Italia è rappresentato dall'export, cresciuto di 60 miliardi di
euro tra il 2005 e il 2007. Il nostro Pil è fatto da manifatture, non è
gonfiato da immobili e finanza". E quando l'industria, tra qualche anno,
tornerà a prevalere sulla finanza, l'Italia sarà in prima fila.
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
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Pagina I - Genova L'opinione
Pd fuori sintonia Quella strana lingua che i militanti non riconoscono VITTORIO
COLETTI Roberta Pinotti ed Enrico Letta ce l'hanno messa tutta, l'altra sera,
alla festa dell'Unità, per rianimare il pubblico che si aggirava da giorni tra
i pochi stand della Fiera del mare cercando il partito come Diogene l'uomo. Ci
sono riusciti in gran parte, grazie alla loro intelligenza politica, a
un'onesta analisi dello stato del Pd, a un'efficace denuncia dei trucchetti
berlusconiani (l'imbroglio Alitalia su tutti), a un calcolato silenzio sull'appassionante tema di
che farà Tullo. E tuttavia era evidente che, nonostante la buona atmosfera,
c'era ancora una certa distanza tra i due leader e i loro ascoltatori. Quando
parlavano, con franchezza e passione, Pinotti o Letta, mi chiedevo che cosa
induceva la signora che mi sedeva accanto a mantenere, pur
nell'applauso, una certa riserva, un implicito "altro ci vuole", che
si coglievano dai suoi commenti a bassa voce? Perché, mi domandavo, i politici
della destra sono in perfetta sintonia col linguaggio dei loro rappresentati, e
quelli della sinistra no? Mi dicevo che quelli (di destra) parlano la stessa
lingua dei loro elettori, cui restituiscono legittimata nello specchio
ufficiale un'immagine che prima si sarebbero vergognati a esporre in pubblico,
mentre questi (di centrosinistra) si sforzano di usare un linguaggio migliore,
più meditato e profondo di quello dei loro sostenitori, che sollecitano a
maturare politicamente, a non accontentarsi di essere come sono. Ma sentivo
che, se poteva confortare un elettore Pd, questa riflessione non spiegava del
tutto l'imperfetta sintonia tra Pinotti e Letta da una parte e il pubblico che
li ascoltava attento, dall'altra. Il fatto è che la distanza di linguaggio tra
i dirigenti del centrosinistra e la loro base è oggi eccessiva, come se
parlassero una lingua parzialmente straniera o letteraria, che ha in comune con
quella della loro gente i concetti, ma non le emozioni politiche, e non
intercetta perciò il disgusto antiberlusconiano, la nostalgia di un'Italia più
sobria e rispettosa delle regole, la rabbia perché questa è sbeffeggiata e non
conta più niente. Insomma, si tratta della spesso ribadita questione del
riconoscimento, da parte dei dirigenti del Partito democratico, del proprio
elettorato, che sembrano non riuscire a mettere a fuoco, di cui non parlano
mai, mentre si rivolgono a un generico Paese o addirittura a quelli che hanno
votato per gli altri, nella speranza di riconquistarli. SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
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Economia Meno cara e
senza stop così l'alta velocità lancia la sfida all'aereo Per chi vola
l'incognita del caro-biglietti Il dossier LUCA IEZZI ROMA -Non sarà mai come
volare, ma un'alternativa sempre più valida. I treni ad alta velocità che
inizieranno dal 14 dicembre a percorrere i 600 km tra Roma e Milano sono i
concorrenti designati del nuovo monopolio dei cieli Alitalia-Air
One. Con la messa in funzione del tratto di nuova rete sulla pianura padana gli
attuali tempi di percorrenza scendono da 4 ore e 30 minuti a 3 ore e 30.
Inoltre le corse ogni 15 minuti, nelle ore di punta (dalla 6 alle 9 e dalle 18
alle 21), permetteranno di ridurre al minimo i tempi di attesa. La frequenza
sarà di un treno no-stop seguito poi da uno con fermate a Bologna e Firenze. Il
costo del biglietto, per ora non ufficiale, dovrebbe aggirarsi intorno ai 100
euro. Dalla fine del 2009 è previsto un ulteriore miglioramento grazie al nuovo
tratto Bologna-Roma: i tempi di percorrenza scenderanno a tre ore. Roma-Milano
sarà il fronte più importante, ma non l'unico, del tentativo di spostare
passeggeri dagli aerei ai treni: sempre per metà dicembre sono allo studio
anche collegamenti diretti senza scali tra alcune città medio grandi
(Genova-Milano, Bari-Roma Reggio Calabria-Roma) con le due
"capitali". Una soluzione che secondo i manager delle ferrovie, può
anche dimezzare gli attuali tempi di percorrenza su quelle tratte. Ma i grandi
numeri si fanno conquistandosi il traffico tra le due capitali. Gli utenti
vedranno rivoluzionati costo, comodità e tempi dei loro viaggi. Abbiamo
immaginato un utente-tipo che vive in un quartiere residenziale di Roma (via
Trionfale, nel nordovest della capitale) e che deve arrivare nel primo
pomeriggio ad un appuntamento nel centro di Milano, a Piazza Duomo. Finora chi
aveva poco denaro si rivolgeva ai binari, accettando un tempo di percorrenza
più che doppio in cambio di un prezzo del biglietto mediamente pari ad un terzo
di quello aereo. Le 4 ore e 30 di viaggio effettivo dell'Eurostar sono talmente
tante che gli utilizzatori dell'aereo riuscivano persino a recuperare lo
svantaggio di dover raggiungere dagli aeroporti il centro delle città di arrivo
con ulteriore esborso e l'aggiunta di qualche ora di traffico. La concorrenza
sul prezzo è stata da sempre l'unico canale percorribile da Trenitalia per
rosicchiare quote di mercato. L'ultimo attacco, il treno T-Biz, pensato per chi
si spostava tra Roma e Milano per lavoro, ha via via abbassato le tariffe fino
a essere soppresso perché troppo oneroso per le stesse Fs. Il nuovo orario
garantisce un'ora in meno passata sul vagone e una maggior frequenza dei treni
tanto che la posizione più comoda delle stazioni diventa un fattore in grado di
fa risparmiare tempo e denaro (per i taxi o per i mezzi pubblici). Ma
nonostante i miglioramenti le compagnie aeree possono ancora vincere la guerra
semplicemente tenendo le tariffe ai livelli attuali: la via aerea rimarrà
almeno di un'ora, ma potrebbe diventare troppo più costosa. La concorrenza Alitalia e AirOne, grazie ai voli concomitanti, permette ancora di strappare
una prenotazione dell'ultimo minuto (ad esempio per il volo di questa mattina
alle 9,10) a soli 107 euro con Alitalia. Con AirOne si sale fino a 246 euro. Tanto più i manager di Cai
terranno i biglietti nella fascia alta delle tariffe attuali (o peggio la
supereranno), tanto più il treno diventerà un'alternativa irresistibile.
Nella nostra simulazione con il treno Av si risparmierà, considerando il
diverso costo dei trasferimenti dalla stazione o dall'aeroporto, tra i 50 e gli
89 euro.
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Le Fs:
ruberemo clienti ad Alitalia E il Pd va all'attacco di
Passera: nella Cai già presenti gli enti locali L'ad di Trenitalia Moretti: in
due anni il 60% di clienti sulla tratta Roma-Milano E dal 14 dicembre un treno
ogni 15 minuti tra il capo-luogo lombardo e la capitale SARA BENNEWITZ DAL
NOSTRO INVIATO CERNOBBIO -Trenitalia farà concorrenza ai voli interni dell'Alitalia. Con l'autunno verranno lanciati una serie di nuovi
treni ad alta velocità dalle maggiori città verso Roma e Milano, oltre che
sulla tratta che collega la capitale al capoluogo Lombardo, che sono destinati
a rubare alle compagnie aeree una bella fetta di mercato, proprio su quei voli
nazionali che sono più profittevoli. "A partire dal 14 dicembre quando
sarà conclusa la tratta Milano-Bologna - ha spiegato Mauro Moretti, ad di
Trenitalia durante il Workshop Ambrosetti - avremo un treno ad alta velocità
tra Roma e Milano ogni 15 minuti". Attualmente la quota di mercato dei
treni su questa tratta è del 10-12%, ma secondo Moretti "nel giro di due
anni dovrebbe salire oltre il 60%". D'altra parte anche nel resto d'Europa
l'introduzione di collegamenti ferroviari ad alta velocità ha provocato un
brusco calo della quota di mercato degli aerei. "Se guardiamo cosa è
successo all'estero - ha concluso l'ad di Trenitalia, che quest'anno anche
grazie all'alta velocità conta di chiudere i conti in pareggio - vediamo che in
Francia, sulla Parigi-Lione, l'aereo è crollato dal 21 al 7%, mentre il treno è
salito 47 al 74%, e in Spagna sulla Madrid-Siviglia l'aereo è addirittura sceso
dal 39% al 12% e il treno è cresciuto dal 19% al 53%". La strada della Cai
per il rilancio di Alitalia si presenta tutta in
salita, dato che la cordata di imprenditori dovrà combattere una guerra in casa
con Trenitalia, proprio sui voli interni, che sono quelli più redditizi. E
questo senza contare che anche ieri dal mondo della politica e da quello del
lavoro, sono giunti nuovi segnali di perplessità sul piano Fenice che punta a
rilanciare la compagnia di bandiera. "Il governo sta dando in mano un
pezzo importante del paese ai soliti furbetti del quartierino - ha commentato
Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori - . Oggi fanno i gradassi e
non escluso che domani, molto probabilmente, ci troveremo davanti ad un
tribunale". Una delle obiezioni del fronte politico è poi quella della
presenza di alcuni enti pubblici nella società di Marcellino Gavio che
partecipa alla cordata. "La decisione di Corrado Passera di negare alla
Regione Lazio l'ingresso nella Cai - ha dichiarato Michele Meta, deputato del
Pd - è negativa se risulterà vero che tra i fondatori della neonata compagnia
destinata a rilevare Alitalia già sono presenti enti
locali". Le province e i comuni dell'Acquila, Chieti, Pescara e Teramo,
sarebbero infatti azioniste del veicolo con cui Gavio parteciperà alla cordata,
da cui la Regione Lazio - che tra gli aeroporti e indotto ha molto interessi
sul territorio- è invece rimasta esclusa. Infine, anche il segretario generale
della Cgil, Guglielmo Epifani, nutre non poche perplessità sulla bontà del
piano. "Non c'è trasparenza sul numero degli esuberi, si parla di 3mila o
7mila ma 3mila o 7mila sono un altro conto - ha fatto notare Epifani - . Ma non
c'è neppure trasparenza sul piano: serve un equilibrio tra
il rapporto di quanto costa ai cittadini il salvataggio di Alitalia, quanto ci vuole per il
rilancio e la difesa dell'occupazione. In caso contrario si dà troppo vantaggio
ai privati e poco al sistema della collettività e non si lavora davvero per
salvare Alitalia".
( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il
commissario Fantozzi: niente spazio nella bad company per manutenzione pesante,
call center e cargo ROMA - "Sono ottimista, perché il sindacato si rende
conto che è l'ultimo decollo per la compagnia. E perchè il governo è fortemente
intenzionato a tutelare i lavoratori". In una intervista
al Sole 24 Ore il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, fa il punto della situazione, dicendosi
ottimista sulla trattativa per gli esuberi. Fantozzi riassume l'offerta fatta
dalla cordata della Compagnia Aerea Italiana e affronta il delicato nodo della
nuova società pronta a prendere la cloche della Magliana: "Il perimetro
che Cai intende acquistare, include tutto ciò che serve all'azienda di
volo, compreso il personale. Ad esclusione di manutenzione pesante e cargo. Per
questi e il call center, Cai sta pensando ad un outsourcing anche nei confronti
della vecchia Alitalia - ha spiegato Fantozzi - ma
questo per me non è possibile: il commissario pone come prima condizione che
non restino going business nelle attività della bad company". Secondo alcune
indiscrezioni questi settori saranno esternalizzati ad un gruppo di aziende già
presenti in Cai.
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
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Alitalia senza enti
locali? Ma l'Abruzzo diventa azionista La "Finanziaria di partecipazioni e
servizi" è tra i soci della newco. Fantozzi avverte: in cassa ci sono solo
50 milioni di euro / Roma Solo due giorni fa Corrado Passera aveva sbattuto la
porta in faccia al governatore del Lazio Piero Marrazzo: "Nella nuova Alitalia nessun socio
pubblico".
Ma a guardare la lunga lista di società che compongono la cordata tricolore, si
scopre che gli enti pubblici ci sono eccome: c'è quasi tutto l'Abruzzo. Cosa
c'entri con il traffico aereo italiano non si sa: tra il Gran Sasso e l'Adriatico
non c'è certo un hub. Eppure Comune di Chieti, privincia di Teramo e di Pescara
sono state (finora) ammesse nel Gotha degli "imprenditori coraggiosi"
pronti a rilevare la compagnia. Insomma, Abruzzo sì e Lazio no. Un vero
mistero. Per "scovare" la mano pubblica nella lista di azionisti
privati bisogna entrare nell'azionariato della "Finanziaria di
partecipazioni e servizi spa", una delle numerose sigle che compongono la
"truppa d'assalto". Alla compagine azionaria della finanziaria
partecipano, tra gli altri, il Comune e la provincia dell'Aquila, il Comune e
la provincia di Teramo, Comune e provincia di Chieti e Comune di Pescara. Segue
una lunga lista di Camere di commercio: di Roma, di Teramo, di Pescara e di
Chieti. La notizia filtrata nel pomeriggio di ieri ha provocato già le prime
reazioni. "La decisione di Corrado Passera di negare alla Regione Lazio
l'ingresso nei soci della Cai è negativa, in particolare, se risulterà vero che
tra i fondatori della neonata compagnia destinata a rilevare Alitalia
già sono presenti enti locali", ha dichiarato il deputato del Pd Michele
Meta. "Passera quando ha detto no alla Regione Lazio lo ignorava o ne era
a conoscenza? - prosegue Meta - La proposta del presidente Piero Marrazzo
muoveva dall' emergenza che il nuovo assetto societario può creare nel tessuto
produttivo della territorio del Lazio". Secondo Meta la proposta di
Marrazzo "puntava a verificare tutte le possibilità per ridurre al minimo
i danni. L' operazione, per come si sta delineando infatti, avrà su Roma e il
Lazio effetti devastanti perchè il grosso degli esuberi, e si parla di 10.000
persone circa tra dipendenti diretti e quelli dell'indotto graverà proprio
sulla Capitale. Se le verifiche confermeranno questo quadro l'obiezione di
Passera oltre che pretestuosa apparirà anche molto grave". Intanto oggi
riparte la trattativa sindacale. L'operazione è tutta in salita. Le casse di Alitalia sono svuotate: non restano che 30-50 milioni a
fronte di un fabbisogno mensile di 70 milioni, ha rivelato ieri al Sole 24ore
Augusto Fantozzi. Entro fine settembre, quando "tutti i tasselli del
puzzle devono essere andati a posto", Alitalia
raggiungerà un rosso consolidato di 800 milioni di euro, dice Fantozzi. b. di
g.
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Bianca Di
Giovanni / Roma Il gioco sull'Ici è di quelli ad alto rischio. In un carosello
di assicurazioni (non tornerà mai) e ammiccamenti (magari qualcosa con il
federalismo), torna sul tavolo la tassa appena eliminata (a spese dei Comuni).
Ultima "trovata": la service tax, un nome che piace anche a Tremonti,
assicura il vulcanico ministro della semplificazione Roberto Calderoli. Un
carosello fiscale che sembra un gioco, se non fosse che nasconde una trappola
infernale e dolorosa. "La verità è che vogliono eliminare la
progressività. Che significa? Detto in parole povere: che i ricchi pagheranno
di meno dei poveri". È un attacco tranchant quello di Vincenzo Visco,
viceministro al Tesoro nell'ultimo governo Prodi, finito più volte sotto il
fuuoco di chi le tasse avrebbe voluto toglierle a tutti (meno che ai lavoratori
dipendenti). Il fisco torna al centro del dibattito, ma i toni con il
centrodestra sembrano pacificati. Nuove tasse, ma nessuno si straccia le vesti.
Come la vede? "Solo il livello di analfabetismo a cui siamo arrivati può
giustificare questo dibattito senza senso". Perché senza senso? "È
ovvio che a livello locale le tasse servono per pagare i servizi. A che altro
se no? Il problema è un altro. Gli esempi di imposte locali che esistino sono
sostanzialmente di due tipi: sul valore del patrimonio e la quantità dei
servizi. Tecnicamente si possono creare tante soluzioni diverse. La Thatcher si
inventò la poll tax, sul numero di persone, e le si scaraventò contro un
putiferio. La differenza tra le varie opzioni è semplice: quanto più si va verso
forme di poll tax, cioè legate ai servizi, tanto più la tassa è regressiva.
Cioè la pagano i poveri. Chiuso: è inutile fare tanti giri di parole".
Perché quella sul patrimonio è progressiva? "Certo che è progressiva: per
questo la vogliono abolire". Quindi con il passaggio da Ici a
"service" pagheranno meno i ricchi e più i poveri? "A parità di
gettito sì, è molto probabile. Questo è il motivo per cui in alcuni sistemi,
come quello americano per esempio, c'è l'imposta sul patrimonio. È un modo per
far pagare i ricchi". Invece con la nuova tassa sui servizi? "Bisogna
vedere com la si costruisce: ci saranno vari riferimenti (metri quadrati,
numero delle persone, quartieri). Viene fuori una tassa nuova, più complicatan
e con ogni probabilità più spostata a favore di chi guadagna di più". Lei
è stato preso di mira per la riforma Irpef. Oggi Tremonti l'ha confermata e
nessuno ha chiesto più nulla. Come si sente? "Non mi sento in nessun modo:
penso semplicemente che sia a destra che a sinistra si è persa ogni cognizione
degli effetti distributivi dei sistemi fiscali. Inconsciamente passa una linea
per cui le tasse devono essere pagate dai ceti medio-bassi. Io ho cercato di
far pagare chi non pagava: per questo ho pagato". Nessuno scandalo per la
pressione fiscale che aumenta? "È successo già nell'altra legislatura, io
l'ho sempre detto. Hanno aumentato le tasse su imprese e alcune accise. La
pressione complessiva non è aumentata perché si è allargata l'evasione". Passiamo ad Alitalia: anche lei voleva fare una bad company e una newco. Come
Berlusconi? "Il mio piano era diverso per un fatto fondamentale: che
l'azionariato di newco e bad company rimaneva lo stesso. Il 49% restava allo
stato. Era stata una proposta di Micheli che avevo appoggiato. Quando
siamo andati al governo la società era sostanzialmente fallita. Per capire bene
bisogna partire dal 2001. All'epoca la società avrebbe potuto entrare a testa
alta nel gruppo franco-olandese. Ma Berlusconi fermò tutto. Seguirono 5 anni di
gestione irresponsabile. Si ricorda o no che addirittura Maroni ammise alle
trattative un sindacato corporativo dei piloti che non aveva diritto. Quando
siamo arrivati c'era poco da fare. La proposta che io e Padoa-Schioppa
appoggiammo era quella della bad company e della newco con unico azionista il
Tesoro. La newco era destinata ad aumentare valore: in questo modo si
recuperava denaro per compensare il costo della bad company. Si sarebbe salvato
tutto". Perché non si realizzò? "Perché bisognava riconoscere che la
compagnia era sostanzialmente fallita: un passaggio molto difficile. Così si
scelse la cessione in borsa e poi la gara". Cosa pensa della soluzione di
oggi? "Io stimo sia Colaninno che Sabelli: sono due bravi manager. Ma il
fatto è che la proposta Air France era migliore su tutti i fronti. I francesi
avrebbero preso i debiti e avrebbero pagato di più e avrebbero lasciato molti
meno esuberi. Era una proposta eccellente per le condizioni date. Per i privati
è sicuramente un buon investimento, perché il valore patrimoniale crescerà di
certo e per di più acquisteranno i cespiti della bad company a prezzi da
liquidazione. Per i contribuenti il prezzo sarà alto".
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"I
privati stanno facendo un affare con Alitalia Stimo
Colaninno e Sabelli, ma la proposta di Air France era migliore su tutti i
fronti".
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Per
Alitalia anch'io avevo
pensato a una bad company e a una newco, ma con la presenza dello Stato".
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Oreste Pivetta
inviato a Cernobbio AVANTI La trattativa sulla riforma contrattuale riprenderà
in settimana ed è continuata ieri a Cernobbio, tra il giardino sul lago e i
salottini di Villa d'Este, dove per il Workshop Ambrosetti s'incontrano
celebrità d'ogni genere e soprattutto molte telecamere e molti microfoni.
Trattativa vera, senza ultimatum, incontri separati e conferenze stampa,
chiacchiere in un angolo e sintesi ufficiali dei portavoce, secondo le
procedure classiche. Ieri era stata Emma Marcegaglia a introdurre l'argomento
con la grazia della sua abbronzatura, ustionante quanto le sue parole: contro i
salari che crescono troppo, mentre la produttività è troppo bassa, per la
contrattazione aziendale che consente "una detassazione del 20 per cento sui
salari". E sarebbe poi questa, la detassazione, la vera ciliegina che
dovrebbe, secondo alcuni indurre Epifani ad accettare, perché, secondo gli
stessi, la sua base sindacale, cioè i lavoratori in fabbrica, ne sarebbe
felicissima. Roba da referendum o almeno da sondaggio. La Marcegaglia
evidentemente già conosce i risultati: "La Cgil è liberissima di dire no,
ci mancherebbe. Poi però dovrà anche spiegarlo ai propri iscritti nelle
fabbriche". Di certo sa di avere in tasca il consenso di Cisl e Uil. Sta di
fatto che Guglielmo Epifani, unico leader sindacale presente, lontani Bonanni e
Angeletti, è arrivato di prima mattina a Cernobbio e ha offerto un caffè al
presidente di Confindustria. Un caffè sorbito lentamente, assaporato: due ore
di sguardi e di parole per trovare la via d'uscita, per spiegarsi, per capire
quanto si può arretrare, quanto si può arrischiare ancora. La Marcegaglia ha
insistito sulla scadenza settembrina, Epifani ha insistito sulla difesa dei
salari e sulle garanzie per chi non potrà godere della famosa contrattazione di
secondo livello. Poi Marcegaglia e Epifani si sono scambiati qualche opinione
sul governo, il segretario soprattutto per chiarire che da lì dovrebbe partire
un aggiustamento del fisco, che dia qualcosa ai redditi fissi e ridia quindi
qualcosa al potere d'acquisto delle famiglie: "Se non ci saranno
interventi di politica fiscale redistributiva con l'inflazione al 4 per cento,
i lavoratori pagheranno più tasse, dallo 0,3 allo 0,5 per cento in più. Il
governo deve ridurre il peso fiscale sugli stipendi". Argomento che
ovviamente non ha lasciato indifferente Emma Marcegaglia: il rilancio dei
consumi interni sarebbe tanta manna per l'imprenditoria italiana. Solo che a
questo punto l'iniziativa toccherebbe al governo. Beretta, direttore generale
di Confindustria, è andato subito a riferire a Tremonti: basterebbe in fondo un
passettino ministeriale per rilanciare la trattativa, fino al taglio finale del
nastro della riforma contrattuale. Tremonti però ha detto no, ha detto che non c'è
un euro, se si vuole raggiungere l'obiettivo del risanamento del bilancio
pubblico, che si è dato come priorità: "Non c'è un euro per Epifani, a
meno che non indichi lui la voce della finanziaria a cui attingere". Non
sarà questo il compito di Epifani. Tuttavia il problema esiste e lo avvertono
anche i confidustriali, che giovedì alla ripresa della trattativa potrebbero
presentare un documento incoraggiante: intanto per quanto riguarda la
normativa, cioè le clausole di garanzia, poi soprattutto per quanto riguarda il
tasso di inflazione, il tasso di riferimento per gli aumenti salariali, che non
sarà quello programmato (un misero 2 per cento), non sarà quello reale (e
neppure quello che fu proposto dai sindacati, depurato dagli incrementi dei
costi dell'energia), ma una via di mezzo soddisfacente, cioè qualcosa come
l'1,7 per cento in più rispetto al tasso programmato. Ovviamente Epifani non ha
dato nulla per scontato. Replicando agli ultimatum dell'altro ieri, ha
chiarito: "Non firmiamo un accordo a prescindere, firmeremo soltanto se ci
saranno le condizioni che rispondono alle richieste del sindacato". Pronto
a minacciare anche la mobilitazione più intensa, ma anche a ricordare che la
trattativa continua e che una soluzione condivisa fa il bene di tutti. Come la
stessa Emma Marcegaglia sa benissimo, perché un accordo che rompe il sindacato,
lasciando fuori gioco quello più numeroso e importante, sarebbe una vittoria a
metà, che farebbe contenta solo qualche isola industriale. Altra cosa sarebbe
un'intesa che valesse con soddisfazione per l'intera penisola del lavoro.
Epifani ha rimesso sul tavolo il salario spiegando che deve essere legato a tre
elementi: recupero dell'inflazione, qualità della prestazione di lavoro e
produttività. Due, almeno, dovrebbero piacere anche a Confindustria. Sarà un
autunno particolarmente delicato, soprattutto per quel che riguarda redditi e
occupazione e se il governo non invertirà la rotta sulla politica fiscale e
retributiva i sindacati non potranno star fermi. Incombe di tutto: da Alitalia a
Telecom, dalle piccole crisi di una infinità di piccole medie aziende.
Confindustria lo sa bene e ha solo da temere conflittualità. Epifani vorrebbe
chiudere con un passo importante: una riforma contrattuale condivisa, in pace,
sarebbe un bella eredità, prima di tentare l'avventura di parlamentare europeo.
( da "Unita, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Bruno Ugolini Sono
undici giovani donne (35 anni in media) di Legnano, la patria che ospita la
statua di Alberto da Giussano. Le loro storie hanno trovato spazi su tutti i
giornali importanti, dopo aver dato vita ad una singolare forma di protesta.
Con il probabile aiuto di un moderno telefonino, adoprato da una collega
efficiente, si sono fatte riprendere una per una e hanno inviato il loro video
a "Youtube". Ovverosia al sito che è una specie di buca delle lettere
per tutti i video amatori desiderosi di far conoscere i propri prodotti. Il
fatto ha fatto scalpore, creato curiosità, suscitato interesse. Non solo. Hanno
proseguito nella protesta presentandosi nude, seppur alle spalle di un lenzuolo
trasparente, a una conferenza stampa. Hanno dichiarato: "Tanto ci hanno
già denudato dei nostri diritti". Il tutto per denunciare un provvedimento
di licenziamento. Erano undici lavoratrici presso il call center dell'ospedale
legnanese. Sono rimaste vittime di una circolare del ministro Brunetta.
L'accusa non è quella infamante, cara all'esponente del centrodestra, di far
parte delle schiere dei fannulloni. E' quella di essere in carica da oltre tre
anni, lavorando sodo, con contratti a termine che andavano da tre mesi a un
anno e una paga di 600-800 euro mensili. Il ministro ha creduto opportuno
adottare anche nel settore pubblico il limite dei tre anni (riservato solo alle
imprese private, per volontà del centrosinistra). Solo che il centrosinistra
aveva adottato tale regola per combattere la precarietà non per togliere il
lavoro. Brunetta avrebbe potuto e dovuto agire in modo costruttivo,
impegnandosi a fare assumere con contratti a tempo indeterminato quelle donne.
Con la consapevolezza che tre anni sono sufficienti per sapere se una persona
vale o non vale. Invece le undici sono state spedite a casa all'alba del 31
agosto: non più precarie, ma disoccupate. Dalla padella alla brace. E loro
hanno protestato adottando questa nuovissima forma di lotta sindacale,
ovverosia l'uso di Youtube. Certo che se l'esempio si estendesse ne potremmo
vedere delle belle. Pensate a Youtube invaso da migliaia di
video realizzati da piloti e hostess dell'Alitalia. Oppure a cortei del personale di volo e di terra per una volta
privato non solo delle proprie divise ma anche dei propri indumenti intimi. E tra
loro in prima fila i tanti precari che affollano Fiumicino e che nella
trattativa in corso saranno i primi a lasciarci le penne. A dire il vero
alle spalle delle undici di Legnano qualcosa che vorrebbe essere un sindacato
c'è. Sono le Rdb, le rappresentanze di base, un'organizzazione specializzata
nel coltivare polemiche contro i sindacati ufficiali. Ho visto il video. Ho
avuto l'impressione di un'iniziativa un po' disperata. Il segnale di una
solitudine angosciante. Una per una le donne legnanesi innalzano in silenzio
cartelli elementari che quasi nascondono i loro lineamenti. Uno dice "Da
sei mesi precarie". L'altro: "No allo sfruttamento dei precari".
Un altro ancora: "Si al reddito di cittadinanza". E "Ci mettiamo
all'asta in cambio di un posto di lavoro". Infine ecco la scritta che
meglio indica la paternità delle Rdb: "Riceveremo la colletta del
sindacato. Vergogna!". Il riferimento, se non abbiamo capito male, è alla
decisione assunta di devolvere a loro favore un'ora di lavoro effettuata dai
lavoratori della zona. Un gesto di solidarietà che non risolve i problemi delle
precarie ma che intende rompere la solitudine che le circonda. E' stato voluto
da Cgil, Cisl e Uil, quindi le Rdb lo sbeffeggiano. La cosa curiosa è che il
centralino del Call center dell'ospedale di Legnano dove le undici donne
operavano è stato spostato in Sicilia, a Palermo. Ma in questo caso a Legnano,
patria dell'esimio protettore della Lega, Alberto da Giussano, i colonnelli di
Bossi non battono ciglio. E il ministro Brunetta dal canto suo gioca allo
scaricabarile, la colpa è sempre di altri. Ovverosia i vertici dell'azienda
sanitaria legnanese e il governo che lo ha preceduto.
http://ugolini.blogspot.com/ Atipiciachi.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Italiana
Pagina 111 Tremonti: "Prima casa senza tasse" Il ministro: "Fra
cinque anni l'Italia più forte degli altri Paesi" --> Il ministro:
"Fra cinque anni l'Italia più forte degli altri Paesi" A Cernobbio il
ministro dell'economia Giulio Tremonti conferma che l'Ici non verrà riesumata e
chiede misure condivise sul federalismo. CERNOBBIO La prima casa resta
detassata così come gli straordinari e per il rilancio dei necessari
investimenti in infrastrutture ed energia in tempi di bilanci ridotti e di
crisi economica serve uno strumento nuovo, un fondo sovrano dell'Unione Europea
che agisca come una Cassa Depositi e Prestiti a livello continentale. Per il
federalismo invece va prima realizzata una banca dati condivisa prima di
avanzare alcuna scelta politica. I RISULTATI Dal workshop di Cernobbio Tremonti
rivendica i provvedimenti dei primi 100, anzi 116 giorni, di governo e lancia
una proposta che presenterà al prossimo Ecofin che prevede la trasformazione
della Bei in uno strumento nuovo che possa "far uscire dalla crisi e
rappresentare un simbolo dell'unità dell'Europa". Tremonti non nasconde le
difficoltà di trovare il consenso dei 27 paesi e ricorda come la sua proposta
di Eurobond del 2003 non andò in porto. Ai colleghi europei Tremonti chiederà
così l'avvio di uno studio per valutare l'ipotesi. Per il ministro comunque
"non ci vengano a dire che si tratta di uno strumento non ortodosso perchè
già esiste in diversi Paesi oppure che è una fabbrica di debito pubblico".
Il ministro cita quindi la costruzione dell'Autostrada del Sole, che "è
stata fatta tutta fuori dal bilancio pubblico ma con un intervento pubblico di
regia e coordinamento". IDEE E IDEOLOGIE Poi, in platea e nell'incontro
con la stampa, rivendica l'operato del governo che "non è guidato dalle
ideologie" del '900 come il fascismo, il comunismo o il socialismo e
nemmeno da quelle più recenti del mercatismo o del nullismo del '68 ma semmai
"dalle idee" e nota come quest'anno dall'establishment riunito a
Villa d'Este è caduta verso questo o altri governi "la pregiudiziale
negativa". Ora - dice - "il giudizio è aperto". E Tremonti
ricorda così che l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi ha "detassato la
prima casa e resta detassata, detassato gli straordinari e sarà confermato,
realizzato misure sull' ordine pubblico e la gente si accorge che c'è più
polizia e più sicurezza, sistemati i mutui che per tante famiglie mangiavano
via la casa, speriamo vada bene con le banche, pulito e messo a posto Napoli,
messo a posto l'Alitalia". LA
MANOVRA Altra misura rivendicata da Tremonti è poi quella di "avere
anticipato prima dell'estate e stabilizzato per tre anni, per la prima volta in
Italia e come si fa in Europa, il bilancio, cioè la legge finanziaria".
Sulla manovra poi Tremonti respinge la definizione di una Finanziaria rivolta
solo al rigore e non allo sviluppo. Secondo il ministro lo sviluppo
"non è fatto solo dalle lenzuolate" e si chiede se per raggiungere
tale scopo "sia più importante la liberalizzazione dei taxi e dei notai o
fare una centrale nucleare". E ancora "la manovra tiene sotto
controllo il deficit, e quando ci sarà Pil da dividere i primi a beneficiarne
saranno quelli che hanno più bisogno. Adesso sarebbe come dire: da bere per
tuttì, e chi paga? voi". CINQUE ANNI Per il ministro quindi il governo
"ha fatto una politica di stabilità del bilancio. Non condivido le idee di
deficismo nè di scala mobile". "Da qui a cinque anni il nostro Paese
sarà più forte di prima e più forte degli altri" promette. Insomma, non
manca certo l'ottimismo al ministro dell'economia, che conclude: "Non è
vero che è finita la luna di miele tra gli italiani e il governo, tanto più che
l'esecutivo punta non solo alla luna di miele ma alle nozze d'argento.
( da "Manifesto, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il segretario al
contrattacco: "Basta privilegi, parliamo al popolo" Daniela Preziosi
INVIATA A FIRENZE "Basta con questo tran tran", ora il Pd
"cambia fase". Ieri Walter Veltroni è approdato a Firenze, alla Fortezza
da Basso, per essere intervistato da Enrico Mentana a conclusione della prima
festa democratica nazionale. E qui, come da giorni i suoi lasciavano intendere,
ha annunciato la sua svolta. Più 'democratica' nei contenuti, molto meno nella
ricomposizione delle differenze nel partito. E se poi non è proprio una svolta,
almeno si tratta di una sterzata. A sinistra, almeno così l'hanno percepita le
quindicimila persone (fra sala e schermi distribuiti in giro per la festa tanti
ne hanno contati gli organizzatori) tatuate l'una sull'altra, che esplodono
generosi applausi e finiranno, due ore dopo, per stringere il loro leader in un
abbraccio asfissiante - autografi, strette di mano, foto al cellulare - che
mette un po' di tensione agli uomini della vigilanza. Nel caldo umido e con
un'aria irrespirabile, Veltroni ricambia generosamente, parla due ore, riduce
al silenzio il suo intervistatore e suda sette camicie in una sola. Le suona a
tutti, in quella sua maniera cordiale e buonista. Attacca senza sconti Arturo
Parisi, che da questo stesso palco il giorno prima ha detto che Berlusconi è
stato più bravo di lui. "Penso sia un'offesa per il popolo del Pd",
replica il segretario, "chi è dirigente non ha solo i privilegi ma deve
stare sul campo, incontrare il popolo, la nostra gente e non solo stare chiuso
nei luoghi di decisione". Segue avvertimento: basta eletti scelti fra chi
sa fare bene i discorsi, da oggi il Pd - cioè Veltroni - sceglierà i suoi
rappresentanti fra quelli che "vanno fra i cittadini" e quelli che
"se li metti in mezzo a un'assemblea di operai o artigiani sanno cosa
dire". E poi, lui non vuole fare un partito "antiberlusconiano",
neanche aver dirigenti "simpatizzanti di Berlusconi". Scroscio di
applausi, ma per questa platea di fan del segretario Parisi è un po' la croce
rossa, bersaglio facile. Però poi Veltroni alza il tiro, misura le parole e
dice che "va bene il pluralismo interno", va persino "benissimo
la proposta di Massimo di dare una mano", ma "il tesseramento deve
essere uno solo, e dev'essere quello democratico". Massimo è D'Alema,
l'allusione aperta è all'associazione Red. La platea applaude, le prime file
restano composte. Lì sono seduti i colonnelli, parterre de roi,
democraticamente parlando: Alfredo Reichlin, Ermete Realacci, Claudio Martini,
Leonardo Domenici, Lapo Pistelli, Marco Follini, Luigi Zanda, Maria Pia
Garavaglia, Silvia Costa, Vittoria Franco, Andrea Sarubbi, Giampaolo D'Andrea,
Rosy Bindi. C'è un filino di gelo, non tutti sono così d'accordo. Veltroni non
ha finito. Aggiunge che è anche vuole "uno spirito di squadra"
"quando si vince e quando si perde", e invece a lui è successo che
"fino al 15 aprile avevo una processione di gente dietro alla porta che mi
diceva grazie, ci hai salvato. Ma il 16 aprile avevano un'altra faccia".
D'Alema aveva girato al segretario una domanda ricevuta qui alla festa sul
perché dell'alleanza con Di Pietro. Veltroni in una risposta sola bacchetta
l'ex ministro degli esteri per non aver voluto rispondere su una decisione su
cui era stato d'accordo, e poi l'ex pm per aver tradito il patto firmato in
campagna elettorale. Ce n'è anche per gli ulivisti: Veltroni dice di avere la
tessera dell'Ulivo numero due e di aver creduto in quel progetto quando altri
erano scettici, ma per le alleanze c'è tempo: fa parte della "sindrome di
Tafazzi" aprire oggi "la discussione sulle alleanze che ci saranno
fra quattro anni". Con l'Udc di Casini sta adottando "la sindrome
dell'attenzione", quando alla sinistra democratica di Claudio Fava,
"ci siamo visti l'altro giorno", così come con Paolo Ferrero, nuovo
segretario del Prc. Anche se, va detto, Veltroni attacca pesante sui presunti
rapporti fra una parte del gruppo dirigente del Prc e le Farc che per sei anni
hanno sequestrato Ingrid Betancourt. Ma poi, a un'ora buona dall'inizio,
comincia ad attaccare il governo Berlusconi. Tasse, scuola, Alitalia. Immigrazione: e qui arriva la sterzata. Cita gli emigranti
italiani, dice che non si deve "fare agli altri quello che non vorresti
fosse stato fatto a te", attacca il suo successore al Campidoglio Gianni
Alemanno "che i romani chiamano Retromanno", chiede che con chi viene
in Italia sia usato "il pugno di ferro nei casi di criminalità"
ma "una stretta di mano con chi viene a lavorare" perché "è mio
fratello". Veltroni riposiziona il partito nel campo della solidarietà e
dell'accoglienza. Almeno a parole. Un po' in ritardo in realtà: in prima fila,
fra gli altri dirigenti, c'è l'assessore fiorentino Graziano Cioni, quello che
ha condotto una specialissima battaglia contro i lavavetri e i mendicanti,
considerandoli il problema principale della città. Cioni, di cui si parla
persino per la successione di Domenici, in generale non è il genere
dell'allegrone, ma in questo caso ha il volto scurissimo. Ma questa è la
svolta: fra una settimana parte la Summer school del partito e Veltroni ci
punta perché sente sì il dovere di ascoltare tutti i dirigenti ma soprattutto
di "far avanzare una nuova generazione di dirigenti politici per fare il
Pd del futuro, non di ieri, ma di domani" - e così sistema i vari D'Alema
e Marini, data l'età -. Poi, il 14 ottobre, il lancio della tv Youdem, sul web
e sul satellite. Infine la manifestazione del 25 ottobre, sul quale il partito
che vuole bene a Veltroni sta lavorando pancia sotto. Si cambia fase, chi non
ci sta si dovrà adeguare, sembra dire Veltroni. Ma qui stasera c'è il suo
popolo, nel Pd domani è un altro giorno. Foto: FOTO ALEANDRO BIAGIANTI.
( da "Manifesto, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
A Firenze il leader
Pd lancia la fase due del partito. Promette mobilitazioni su scuola, tasse, Alitalia e dalla parte degli immigrati.
Poi si difende dalle accuse di Parisi e fissa l'ultimatum per D'Alema: "Se
vuol dare una mano va bene, ma lasci perdere il tesseramento parallelo".
IO ULIVISTA N.2 "Quando sento parlare gli ulivisti - si difende Veltroni -
vorrei ricordare che io ho la tessera numero due dell'Ulivo, la prima è
quella di Romano Prodi...". NON SOFFOCHIAMO PIER Come agganciare l'Udc?
Per Veltroni creando "le condizioni di prossimità" senza
"stringere Casini in un abbraccio. Più lo si stringe, più lo si fa
allontanare". HO INCONTRATO LA SINISTRA "Voglio dialogare con la
sinistra ho già incontrato sia Fava che Ferrero e mi augura si possa creare una
convergenza. Non pretendiamo l'autosufficienza".
( da "Manifesto, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Nell'azionariato
della nuova Alitalia non
entreranno soci pubblici". Corrado Passera, a.d. di IntesaSanPaolo,
advisor che sta curando il piano di rilancio della compagnia di bandiera, ci ha
tenuto a chiarire questo passaggio. Tutti - i presenti a Cernobbio tanto quanto
gli addetti ai lavori più esotici - avrebbero dovuto capire che si riferiva
alle avances proposte nei giorni scorsi dalla Regione Lazio e dalla
Provincia di Milano. Il problema delle formule verbali
"totalitatarie" è che - pur essendo prodotte per un certo tipo di
pubblico - non prevedono eccezioni. Perciò facciamo un esempio. Mettiamo il
caso che io sia il delegato italiano del fondo sovrano Temasek (Singapore, mica
la Cina o la Russia!), che - ahimé - può investire soltanto soldi
"pubblici", ancorché stranieri. Stai dicendomi che non potrei mai, in
nessun caso, partecipare a questa operazione? Dall'alto delle mie centinaia di
miliardi di euro da gestire ti risponderei: "Ci vediamo sul mercato,
bamboccione". fucik.
( da "Manifesto, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Passera: non passa lo straniero. E neanche la Regione Lazio Per la nuova Alitalia si vola alto e
niente chiacchiere. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado
Passera ha detto due no con l'obiettivo intanto di far decollare la nuova
società, per il futuro si vedrà. Il primo no è all'ipotesi che il partner straniero - in
vantaggio è il gruppo Air France-Klm possa diventare maggioritario nel 2013,
quando scadrà il vincolo di non vendere singolarmente la propria quota per gli
attuali 16 soci. "Nel progetto che si sta discutendo e che speriamo di
realizzare ci sarà sicuramente un'alleanza internazionale - ha detto Passera a
margine del forum politico-immprenditoriale di Cernobbio - non è detto che ci
sia anche un azionista internazionale: non è comunque mai stata in discussione,
né è stata messa sul tavolo, e verrebbe comunque esclusa una partecipazione
estera di maggioranza assoluta o relativa. Su questo punto possiamo chiudere
l'argomento". E ancora: sono "voci senza fondamento", perché il
piano di salvataggio non prevede partecipazioni al capitale della nuova Alitalia superiori al 10%. "Alitalia
sarà indipendente e padrona del proprio destino. Non esiste alcun accordo
segreto per vendere in futuro la maggioranza del capitale a un vettore
internazionale". Il secondo no di Passera è stato per la proposta della
Regione Lazio e del suo presidente Piero Marrazzo di entrare nella nuova
società, con l'obiettivo di difendere meglio gli interessi dello scalo di
Fiumicino, destinato nel piano industriale a un forte ridimensionamento a
favore di Malpensa. "Questa è una vera privatizzazione e quindi i soci
devono essere entità private", ha detto Passera, chiudendo alle proposte
avanzate dalla Regione Lazio e anche dalla Provincia di Milano. "Si è
parlato di 20-25 soci, però la questione è ancora aperta e sarà il gruppo dei
soci attuali a decidere quali altri saranno ammessi". Alla domanda se nel
futuro azionariato della nuova Alitalia potesse
esserci anche Mediobanca, Passera ha preferito non commentare. D'accordo anche
la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: "Gli enti pubblici
dovrebbero vendere le quote nelle aziende piuttosto che comprare". Critico
è stato Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano: "Il nostro
obiettivo non è mai stato di diventare soci di una compagnia aerea, ma quello,
attraverso la partecipazione societaria, di tutelare gli interessi della
comunità del territorio. Il fatto che non ci vogliano nella compagine sociale
non ci impedirà di continuare la nostra battaglia per la difesa del futuro di
Malpensa e Linate". Per Marrazzo, "è sbagliata la scelta di non
prevedere la presenza della Regione Lazio, non avrebbe tolto all'operazione il
carattere di vera privatizzazione". E proprio per quanto riguarda gli
scali di Milano, Passera ha chiarito che Malpensa "può avere un ruolo
importante", ma "se si vuole avere un aeroporto di primo livello è
difficile che Milano possa averne due in concorrenza". Malpensa, continua
l'ad di Intesa, "ha un ruolo importante nel piano proposto. Con il sindaco
Letizia Moratti stiamo analizzando tutte le implicazioni". Secondo
Passera, "se non si è arrivati nel tempo ad avere un aeroporto di vera
statura europea, certamente ci sono delle responsabilità da parte della
compagnia di bandiera, ma altrettanto certamente la pianificazione del
territorio e il proliferare di piccoli aeroporti è stata una causa". Se è
un quasi sì alla Moratti, il no quasi definitivo a Roma per le sorti di
Fiumicino potrebbe arrivare mercoledì quando Passera e il presidente della
nuova Alitalia Roberto Colaninno incontreranno il
sindaco Gianni Alemanno. Ieri preso a schiaffi dall'opposizione per il suo
silenzio su Fiumicino e accusato da Francesco Rutelli di essersi
"distratto". r.e.
( da "Messaggero, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIO GALLUZZO
CATANIA - Le 26 scuole di ballo cittadine hanno aderito ad un "Dance
attack" di 4 ore contro la mafia, organizzato dal teatro Bellini e
presentato da Martina Colombari. Si sono presentati 877 ragazzi tra i 14 ed i
18 anni, mentre altri 100, e cioè tutti gli allievi di una sola delle scuole,
hanno disertato. I ballerini indossavano una maglietta verde con il lodo "Arte
Nostra", allusivo e contrapposto a Cosa nostra. Proprio questa didascalia
della manifestazione, hanno spiegato i ragazzi rimasti a casa, alcuni di quali
in lacrime, ha suggerito alle famiglie di negare l'autorizzazione richiesta per
l'esibizione dei figli. Così il "no" di questi genitori ha costruito
un caso, evitando che la "sfida" catanese passasse inosservata,
inserita tra le tante altre che avvengono in Sicilia, terra dove l'apparire a
volte viene scambiato con il "fare". Ma anche dove,è bene ricordarlo,
la stratificazione culturale che si annida nei proverbi recita: "La meglio
parola è quella che non dice". E dentro il "caso" la lettura è
molteplice, c'è chi sottolinea la "gravità" di cento defezioni e chi,
come Antonio Fiumefreddo, sovrintendente del Bellini, ritiene che "la
partecipazione di 877 giovani sia un successo, perché prima in piazza non
scendeva nessuno a protestare contro Cosa nostra". E' arduo immaginare che
il 10% delle diserzioni sia frutto di pressione mafiosa, di "rispetto"
ai boss, di paura di ritorsioni. Probabilmente un ruolo ha avuto il
"teatro" opportunamente scelto per l'evento e cioè quella Piazza
Palestro, angolo della città degradata, supermarket di droghe e quasi una
centrale operativa della più agguerrita micro-criminalità, una
"scuola" di strada alla quale i boss attingono per arruolare. Né si
può ignorare la preoccupazione di famiglie scarsamente informate che possono
avere scambiato un ballo in piazza con un "rave" dalle conseguenze
spesso drammatiche. Tante le reazioni che hanno accompagnato le defezioni, a
partire da quella del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, che
ha giudicato le assenze "estremamente gravi e preoccupanti", il
sindaco Raffaele Stancanelli, ne ha tratto spunto per confermare l'impegno
dell'Amministrazione a "lavorare per diffondere la legalità", il suo
predecessore Enzo Bianco ha voluto ricordare che "la lotta alla mafia è
decisiva per il futuro della Sicilia", mentre per Anna Finocchiaro, Pd,
"l'accaduto deve preoccupare la coscienza di tutti". Il
"ballo" delle polemiche ha silenziato la contestuale denuncia della
"grave situazione in cui versa la città" pronunciata durante l'omelia
per l'anniversario di Sant'Agata dal vescovo Salvatore Gristina, accompagnata
dall' invito agli amministratori locali, tutti in cattedrale, ad
"adoperarsi più che mai" per risollevare le sorti della seconda città
siciliana sull'orlo del "fallimento". Il debito del Comune, dopo 8
anni di gestione di Umberto Scapagnini, ha sommato cifre nuove alle vecchie,
portando il "rosso" al livello di un miliardo di euro ed i mutui a
665 milioni. Insomma il dissesto di Catania è pari ad un
terzo di quello di Alitalia
ed è il triplo del buco della Sanità abruzzese. "Siamo sull' orlo del
baratro- ha ammesso dopo la funzione religiosa il neosindaco Stancanelli-
dovremo fallire se il Governo nazionale non ci darà una mano. L'ho detto al
presidente Berlusconi traendone la convinzioni che Palazzo Chigi qualcosa
farà".
( da "Messaggero, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
CERNOBBIO - Due ore di faccia a faccia non sono bastate ad avvicinare le
posizioni. Almeno non più di tanto. In riva al lago di Como Emma Marcegaglia e
Gugliemo Epifani hanno ricominciato a parlare dopo il quasi ultimatum della
presidente di Confindustria. Ma per il momento la firma del leader della Cgil
sotto la riforma dei contratti resta tutt'altro che acquisita. I tempi sono
stretti: premono gli imprenditori, premono per certi versi ancora di più Cisl e
Uil. Epifani ieri ha voluto ribadire che il suo sindacato
non intende firmare "a prescindere", sui contratti come su Alitalia. Ma non sembrano esserci molti
margini per allungare la trattativa oltre la scadenza del 30 settembre. Il
governo non auspica un accordo separato ma non intende nemmeno accettare veti,
ha ammonito il ministro dello Sviluppo economico Scajola. E la stessa
Marcegaglia, che ieri non ha voluto fare dichiarazioni ufficiali, ha tutta
l'intenzione di procedere in tempi rapidi, pur avendo come prima opzione
un'intesa che veda insieme le tre confederazioni. Nel merito, al centro del
negoziato c'è sempre la questione del tasso di inflazione da assumere come
riferimento per i rinnovi contrattuali. Con i prezzi che viaggiano a un ritmo
di incremento superiore al 4 per cento, è la preoccupazione del segretario
Cgil, la "vecchia" inflazione programmata fissata per quest'anno
all'1,7 per cento si dimostra del tutto inadeguata. Su questo punto qualche
progresso è stato fatto: si lavora ad un parametro che permetta di ridurre
almeno in parte la distanza tra i due valori. L'altro nodo, per la Cgil, sono i
lavoratori che non hanno una contrattazione di secondo livello e dunque
risulterebbero sfavoriti da un depotenziamento del contratto nazionale. Si
tratta dunque di trovare per loro qualche forma di garanzia. Giovedì arriverà
un documento di Confindustria, che potrebbe registrare qualche progresso.
Intanto Epifani si rivolge anche al governo avvertendo che se non ci sarà una
risposta per lavoratori e pensionati "la Cgil non potrà stare ferma".
Quasi un preavviso di mobilitazione. L. Ci.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-08 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Arcore Incontro sblocca-decreto solo se prima c'è intesa
Moratti-Berlusconi Oggi vertice sull'Expo Un vertice per cercare di togliere le
polemiche dal campo. Oggi i vertici di Forza Italia sono attesi nella villa di
Arcore da Silvio Berlusconi. Alle 18, a meno di sorprese dell'ultima ora, è
previsto l'ingresso di Letizia Moratti. Intanto, sulla vicenda Expo, interviene
il ministro ombra degli Esteri, Piero Fassino: "Spero che il governo non
rovini l'Expo per beghe di potere". Sono due le
emergenze che il sindaco affronterà con il premier: Expo e Alitalia. E anche un nodo politico, le
esternazioni del sindaco sui giornali: "Governo distratto",
"Adesso non vorrei lo scippo dell'Expo". Sulla questione Alitalia, la Moratti ribadirà la
necessità che Malpensa torni ad essere un hub e ancora di più in occasione
dell'Expo. La nuova bozza del decreto è pronta, manca ancora il via
libera del ministro Tremonti. A PAGINA 2 Giannattasio.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-08 num: - pag: 2
categoria: BREVI Oggi ad Arcore Expo e Malpensa I nodi da sciogliere I temi in
discussione al vertice Expo, direttore e Cda è il nodo da sciogliere. Si litiga
sul nome di Paolo Glisenti. C'è incomprensione sull'idea di fondo che ha
portato alla vittoria di Expo. Un business per la città, secondo il
centrodestra; la trasformazione di Milano in città globale,
secondo la Moratti Il dopo Alitalia Malpensa resti un hub. è questa la richiesta del sindaco. Pronta
anche a fare delle concessioni, a partire dal recupero degli esuberi di Alitalia, ma a patto che Malpensa torni
a essere un hub in grado di soddisfare la richiesta di turisti per Expo.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-08 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi-Moratti, vertice per sbloccare l'Expo Premier e sindaco
oggi ad Arcore. "Ma si incontrano solo se prima si trova l'accordo"
Il Comune al governo: Malpensa torni ad essere un hub, Milano
pronta ad assorbire gli esuberi di Alitalia Oggi possibile vertice tra Silvio Berlusconi e Letizia Moratti
ad Arcore. I mediatori azzurri sono al lavoro per sminare il terreno dalle
polemiche di queste ultime settimane. Oggi, i vertici azzurri andranno in
avanscoperta ad Arcore per sondare gli umori del premier. Per le 18, a
meno di sorprese dell'ultima ora, è previsto l'ingresso di Letizia Moratti
nella villa di Berlusconi. Intanto, sulla vicenda Expo, interviene il ministro
ombra degli Esteri, Piero Fassino: "Spero che il Governo non rovini l'Expo
per beghe di potere". Due le emergenze che la Moratti affronterà con
Silvio Berlusconi: Expo e Alitalia. E anche un nodo
politico: le esternazioni del sindaco sui giornali ("Governo
distratto", "Adesso non vorrei lo scippo dell'Expo ",
"Nessuno ci ha ringraziato per aver smaltito i rifiuti di Napoli")
hanno provocato molto nervosismo a Roma e nonostante le precisazioni della
Moratti ("Non c'è nessuna contrapposizione con il governo, ma il mio
dovere istituzionale è fare presente le esigenze del territorio di fronte a
qualsiasi governo") hanno lasciato uno strascico pesante nei rapporti.
Dunque, Alitalia, con la richiesta del sindaco che
Malpensa torni ad essere un hub e ancor di più l'Expo. Perché questi sono gli
ultimi giorni utili per modificare o almeno bilanciare quel "compromesso
" (così lo ha chiamato il sottosegretario Roberto Castelli) che è il
decreto della presidenza del Consiglio allo studio del ministro delle Riforme,
Roberto Calderoli. Il testo, secondo le parole dello stesso Calderoli, è pronto.
Manca solo un ultimo passaggio: il vaglio del ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti. Un passaggio che non rassicura affatto il sindaco Moratti. Come resta
ancora aperto il caso di Paolo Glisenti, fortissimamente voluto dalla Moratti
ma osteggiato dal centrodestra. Ostacoli che hanno portato a un blocco di 5
mesi dell'Expo, con conseguente figuraccia internazionale. E su questo tasto
batte Piero Fassino, ieri a Cernobbio per il Workshop Ambrosetti: "Mi
auguro che il lavoro che ha caratterizzato i rapporti tra gli enti locali
lombardi ed il governo non venga mortificato. L'Expo ha potenzialità
straordinarie di successo e il Governo Prodi si è battuto con grande
determinazione per far vincere Milano. Lo ha fatto con una continua
concertazione con gli enti locali lombardi come il sindaco Moratti ha paura di
riconoscere. Spero che il governo di centrodestra prosegua su questa strada e
non mortifichi l'Expo per beghe di potere". L'altra "bega" è
Malpensa. La Moratti ha messo le carte in tavola: è pronta ad assorbire gli
esuberi di Alitalia, a rivedere i termini della causa
intentata dalla Sea contro la ex compagnia di bandiera, anche a ridimensionare
Linate. In cambio di un solo punto: "Malpensa deve restare un hub".
Maurizio Giannattasio Sindaco Letizia Moratti ha manifestato più volte negli
ultimi giorni la sua insofferenza verso il governo per la scarsa attenzione a
Milano Premier Silvio Berlusconi ha appena varato il piano Alitalia
e nella gestione dell'Expo non vorrebbe accentrare tutto nelle mani di Glisenti.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-08 num: - pag: 1 autore: di
DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE L'ACCORDO OBBLIGATO I l Pd non è contrario
al raggiungimento di un accordo tra Confindustria e sindacati sulla nuova contrattazione.
Anzi per quanto è andato in scena a Cernobbio si può tranquillamente affermare
che Walter Veltroni, Enrico Letta e Piero Fassino, presenti in riva al lago
auspicano caldamente che la Cgil non si sfili, che Guglielmo Epifani alla fine
firmi l'intesa per modernizzare gli storici accordi del '93. Il segnale
(criptato) di disponibilità lo ha dato Veltroni affermando davanti alla platea
degli imprenditori che bisogna "rafforzare la contrattazione aziendale
territoriale ". Gli esponenti del Pd sanno benissimo che, pur estraneo
alla trattativa, il governo Berlusconi si avvantaggerà dal raggiungimento di
un'intesa tra le parti sociali. Potrà rivendicare l'attivismo del ministro
Maurizio Sacconi e sostenere che sotto il governo Prodi industriali e sindacati
non erano arrivati a capo di nulla. Allora perché il Pd incoraggia (o
addirittura prega) la Cgil a firmare? Veltroni & C. temono per le sorti
dell'unità sindacale. Un accordo separato tra la Confindustria e le sole Cisl e
Uil rappresenterebbe comunque un successo per il governo e produrrebbe a
sinistra il doppio inconveniente della rincorsa alla piazza e della
radicalizzazione della Cgil. Ma, diplomazia sindacale a parte, si ha
l'impressione che nei gruppi dirigenti del Pd siano sopravvenuti ragionamenti
di portata più ampia. Vedono il governo macinare politica, proporre
soluzioni per rifiuti e Alitalia, dialogare sempre più fittamente con l'establishment e ne
traggono la conseguenza che la risposta non può consistere nella somma tra
petizione "salva l'Italia" e manifestazione del 25 ottobre. Sono
maturate così negli ultimi giorni scelte importanti: Fassino ha appoggiato
l'azione del ministro Franco Frattini nella crisi georgiana, con Luciano
Violante è ripartita una vera riflessione su politica e giustizia, sul
federalismo fiscale il confronto maggioranza- opposizione è diventato moneta
corrente. E ora si aggiunge la contrattazione decentrata. Ma un partito
d'opposizione può pensare di crescere elaborando solo (meritorie) convergenze
con il governo? Certo che no. Alla disponibilità al dialogo dovrà presto o
tardi affiancare un robusto pacchetto di divergenze, o meglio una piattaforma
politico- culturale alternativa e competitiva. Anche chi consiglia a Veltroni
di coltivare le arti del confronto non gli chiede certo di rinunciare
all'anima. Ed è qui il vero punto dolente. Si può ricominciare a macinare
politica applicandosi a singoli dossier, ma per ridarsi un'anima non basta la
ragioneria politica. Il contributo che può venire dalle sinistre europee è vicino
allo zero e i laburisti inglesi messi di fronte allo stesso problema stanno
pensando addirittura di richiamare Tony Blair, il Pd non ha nemmeno questa
chance. ddivico@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Tra Confindustria e Cgil adesso prove di disgelo Epifani: si
riprende a discutere ma non firmo accordi a prescindere La Marcegaglia:
"Aumenti soltanto con più produttività" Due ore di colloquio a
Cernobbio. Il leader della confederazione: tutelare il potere d'acquisto o il
sindacato si mobiliterà DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO (Como) -
Cgil-Confindustria: sulle regole "si riprende a discutere". Così
Guglielmo Epifani sull'incontro riservato di ieri con Emma Marcegaglia e il
direttore generale di Confindu-stria, Maurizio Beretta. Un colloquio di quasi
due ore in una saletta di Villa d'Este che pare abbia raggiunto l'obiettivo,
non solo mediatico, di ristabilire il clima all'indomani del temporale
scoppiato con l'intervista al Corriere della presidente di Confindustria, pur
senza sgombrare del tutto il campo dallo spettro dell'accordo separato. Il
dialogo c'è e continuerà ma le posizioni, nel merito, restano distanti. Epifani
avrebbe tra l'altro ricordato a Marcegaglia il "problema enorme" con
i molti che una contrattazione di secondo livello non ce l'hanno. Per questo
insiste sul mantenere centrale la contrattazione nazionale, e per questo chiede
al governo di intervenire con una redistribuzione fiscale che restituisca ai
salari il potere d'acquisto eroso dall'inflazione reale. Altrimenti, dice,
"la Cgil si mobiliterà". Marcegaglia aveva esortato la Cgil a firmare
l'accordo sul rinnovo del modello contrattuale, senza escludere la possibilità
di un'intesa solo con Cisl e Uil. Cosa che al leader del primo sindacato
italiano è suonata come "un ultimatum inopportuno, mentre è in corso una
trattativa su problemi seri, che va fatta seriamente". Resta poi ancora aperto il nodo esuberi Alitalia: "Sono 3.000 o 7.000? Non c'è ancora chiarezza ", ha
detto il leader Cgil. "Non c'è nessun ultimatum" ha chiarito Emma
Marcegaglia alla platea del workshop Ambrosetti, ribadendo che "bisogna
dare più spazio ai contratti aziendali perché gli aumenti salariali senza
aumenti di produttività non sono più sostenibili ". E dunque,
secondo la numero uno degli industriali, "nessuno può più sottrarsi a un
accordo che serve alla crescita: da una cultura di conflitto bisogna passare a
una cultura della condivisione". Preoccupazioni che Marcegaglia era
tornata a esprimere pochi minuti prima anche con lo stesso Epifani. Quello di
ieri non è stato certo il primo incontro riservato, l'ultimo in ordine di tempo
si era svolto a Parma prima delle vacanze. Ma risalirebbe a prima
dell'insediamento alla guida degli industriali la promessa fatta da Emma
Marcegaglia: "Mai l'accordo sulle regole senza la firma della Cgil".
La promessa non è stata rinnovata, ma l'idea resta quella di raggiungere un
accordo corale, il primo grande accordo dopo quello del '93, da portare al
governo entro il 30 settembre. "Siamo pronti a prorogare le detassazione
di premi e straordinari non appena Confindustria e sindacati avranno raggiunto
un accordo, tutti speriamo entro settembre", ha detto il ministro per lo
Sviluppo, Claudio Scajola, anche lui al forum Ambrosetti. I nodi, però, sono
ancora tutti lì da sciogliere, a partire dall'indicatore di riferimento
dell'inflazione sul quale venerdì Confindustria presenterà una proposta, alle
clausole di garanzia per quei lavoratori che non hanno accesso alla
contrattazione di secondo livello. "Il salario deve essere legato a tre
elementi: recupero dell'inflazione, qualità della prestazione di lavoro,
produttività. Bisogna cercare un punto di equilibrio" ha detto Epifani. E
nonostante il pressing che arriva non solo dal governo e dagli industriali, ma
anche dai vertici del Pd, la Cgil "non firmerà un accordo "a
prescindere"". Prima di lasciare Villa d'Este, Emma Marcegaglia ha
salutato affettuosamente il leader sindacale, raggiunto al tavolo dove sedeva
con Walter Veltroni e Piero Fassino: "Allora Guglielmo, mi raccomando, fai
il bravo" gli ha detto prima di dargli un bacio. E Fassino: "E'
quello che gli stiamo dicendo anche noi". Paola Pica Emma Marcegaglia,
Confindustria Il colloquio Il segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani. Ieri due ore di colloquio con Emma Marcegaglia \\ "Più spazio ai
contratti aziendali perché gli aumenti salariali senza aumenti di produttività
non sono più sostenibili".
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'Osservatorio di Renato Mannheimer Meglio la cordata italiana o
vendere a Air France? Gli italiani preferiscono il piano
Colaninno La vicenda Alitalia costituisce un passaggio cruciale nella vita del Paese. Per
almeno tre ordini di ragioni. In primo luogo, ovviamente, dal punto di vista
della vita economica: il settore del trasporto aereo può rappresentare un asset
fondamentale nello sviluppo di una nazione. C'è poi l'aspetto sociale:
sono in discussione in questo momento migliaia di posti di lavoro e altrettante
famiglie rischiano di pagare in prima persona la dissennata politica aziendale
(e sindacale) degli anni scorsi. Ma, al tempo stesso, la questione dell'Alitalia riveste un'importanza straordinaria per gli
equilibri politici e per l'immagine e la reputazione del Presidente del
Consiglio: è un vero e proprio "banco di prova " per il governo
Berlusconi. Per questo, è utile analizzare lo stato dell'opinione pubblica
riguardo al dibattito su Alitalia. Anche se occorre
osservare che per molti non è facile districarsi tra i numerosi contenuti
tecnici che caratterizzano il confronto in atto. Tanto che più di un italiano
su quattro dichiara di non sapere manifestare un parere sul piano attualmente
in discussione. Al tempo stesso, però, circa il 75% si sente viceversa a suo
agio nell'esprimere un'opinione al riguardo. Ed è proprio questa quota
maggioritaria della pubblica opinione a indicare che la vicenda Alitalia e, in particolare, la proposta attualmente in
discussione incontrano il favore degli italiani. La maggioranza relativa della
popolazione - con un'accentuazione tra i più giovani e i possessori di titoli
di studio più elevati - dichiara di ritenere il piano predisposto da Passera e
Colaninno preferibile al precedente accordo, poi naufragato, con Air France.
Una minoranza consistente afferma di ritenere migliore la soluzione prospettata
a suo tempo, ma al tempo stesso, non respinge il piano attuale, sostenendo la
sua attuazione. Solo poco meno del 10% ritiene la nuova proposta inaccettabile.
Naturalmente, queste opinioni sono, come sempre accade, in parte influenzate
dall'orientamento politico: non a caso, la percentuale di sostenitori della
superiorità dell'attuale progetto sale significativamente tra gli elettori del
centrodestra, ove supera il 50%. Anche tra i votanti del centrosinistra, però,
più di un quinto dichiara di ritenere decisamente preferibile l'iniziativa di
Colaninno: anche qui, comunque, la maggioranza relativa reputa opportuno
accettare questa nuova proposta, pur con qualche rimpianto per quella
precedente. L'opinione pubblica è consapevole anche dei risvolti sociali della
vicenda, in particolare di quelli occupazionali. In questo caso emerge una
assai maggiore capacità nel formulare e nell'esprimere opinioni circostanziate,
tanto che le risposte "non so" sono limitate a meno del 4%. La
maggioranza assoluta degli italiani dichiara però di preferire una soluzione
"pubblica" per le eccedenze di manodopera, che dovrebbero essere
sistemate in altre aziende statali. Questa opinione è più diffusa tra i
giovanissimi (specie gli studenti), tra le donne e tra i residenti del
Centro-sud. Mostrando così, ancora una volta, l'inguaribile fascino esercitato
dallo Stato assistenziale sui nostri concittadini.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 38 I "sinceri democratici" contro Sarah Palin di Paolo
Granzotto Caro Granzotto, non è certamente il caso di stupirsene, ma ancora una
volta la stampa di sinistra progressista ha dato il peggio di sé nel commentare
la scelta di John McCain di candidare alla vicepresidenza degli Stati Uniti
Sarah Palin. Tralascio le volgarità su Trig, affetto dalla sindrome di Down,
del quale è stato insinuato che sarebbe figlio di Bristol e non di Sarah. Tralascio
anche le volgarità su Bristol, "colpevole" di aspettare un bambino
pur essendo diciassettenne e non ancora sposata. Tralascio gli hamburger di
alce e il fatto che per avere una famiglia così numerosa Palin non troverebbe
il tempo per occuparsi degli affari di Stato. C'è da inorridire per questo
massacro di una donna da parte dei paladini del femminismo e delle quote rosa.
Ma la cosa più paradossale è l'accusa a lei mossa di essere contemporaneamente
pro life, contro l'aborto indiscriminato e a favore della pena di morte. Mi
dica lei, caro Granzotto, se si può essere più in malafede, più mascalzoni di
così. Difficile, ma i "sinceri democratici" di quella pasta, sono.
Non hanno in simpatia le basi Nato (vedi la sarabanda girotondina del Dal Molin),
però attaccano Berlusconi per aver concordato con Gheddafi che non saranno
usate per attacchi alla Libia. Si ergono a paladini di "Italia
nostra" e poi Veltroni ti va ad appaltare lo sventramento del Pincio per
farvi un mega garage. Strillano come aquile se i marchi dell'italianità
cambiano bandiera e poi volevano svendere l'Alitalia ad Air France. Chi li capisce? Certo non gli elettori, che
seguitano a darsi alla fuga. L'accusa mossa a Sarah Palin di essere al tempo
stesso pro life e pro pena capitale è pura cretineria: la contraddizione,
infatti, potrebbe valere anche per l'altro campo, per i "sinceri
democratici" contrari alla pena di morte ma favorevoli ad uccidere una
vita in grembo. Senza aggiungere che con quei criteri di giudizio chi
non contesta le pene detentive previste dal Codice, chi non invoca l'abolizione
totale del carcere, risulterebbe un patentato nemico della Libertà, valore, mi
par di ricordare, condiviso e non negoziabile. Sulla vittoria di McCain io ci
ho scommesso, gentile lettrice. Esattamente come, fino a qualche settimana fa,
la sinistra scommetteva non sulla vittoria, ma proprio sul trionfo di Barack
Hussein Obama. Sapremo presto come andrà a finire, ma è chiaro, è evidente che
le certezze dei "sinceri progressisti" cominciano a scricchiolare.
Lei ha ricordato la grifagna aggressione alla futura - ci conto -
vicepresidente degli Stati Uniti. Ma cosa dire dei vari Michael Moore che alla
notizia dell'arrivo su New Orleans dell'uragano Gustav, sicuri che avrebbe
procurato i danni (e i morti) di quello che colpì la città nell'agosto del 2005
obbligando così i repubblicani ad annullare la loro convention, hanno
gongolato: "È la prova che Dio esiste!"? Se ricorrono a simili
volgarità significa che sentono bruciare la terra sotto i piedi e cominciano a
temere che, proprio perché il ticket McCain-Palin ha tutte le caratteristiche
per dispiacere ai liberal d'Oltreoceano e ai repubblicones nostrani, ne ha, con
gli interessi, per piacere assai al solido elettorato americano. Quello che non
si fa incantare dagli "I have a dream" e dai "We can", ma
sceglie un presidente che se riceve la famosa telefonata alle tre di notte non
corra a rileggersi i discorsi di Martin Luther King, ma agisca sapendo cosa
fare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 2 "La Moratti stia pure tranquilla il governo non trascura
l'Expo" di Gianandrea Zagato Intervista al coordinatore regionale di Forza
Italia Guido Podestà: "Le priorità dei primi cento giorni sono state
altre, ma Milano non è stata dimenticata" C'è un dossier dedicato a Expo e
alle polemiche firmate da Letizia Moratti. C'è un possibile incontro con il
sindaco di Milano, oggi, sull'agenda del presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi. E c'è un coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, che
sta lavorando. Sarà un vertice ad alta tensione, onorevole Podestà... "Il
presidente del Consiglio sa bene l'importanza di Expo...". Ogni giorno ci
sono però nuove accuse del sindaco al governo colpevole di aver trascurato
Milano... "Letizia dovrebbe essere più disponibile, diciamo più dolce e
con meno critiche. Sa bene quali sono state le priorità dei primi cento giorni
del governo Berlusconi". Ce le vuole ricordare, onorevole Podestà. "I
problemi erano l'emergenza rifiuti di Napoli, la questione sicurezza e tutto
quanto riguardava la tenuta dell'economia. Si è fatto tantissimo e altrettanto
c'è ancora da fare. Milano però non è stata mai dimenticata, sia chiaro".
Be', lo dica al sindaco Moratti. "Anche lei lo sa, tranquillo. E sa di non
poter affermare di essere stata trascurata dal governo Berlusconi. Che dà peso
a Milano, che sempre riconosce il successo del modello milanese e lombardo che
ha ottenuto l'Expo". C'è comunque un problema Expo che si declina nella
gestione e che spinge il sindaco Moratti a difendere il ruolo di Paolo
Glisenti. Che ne pensa di questa scelta? "Che non fosse facile gestire la
questione Expo è sempre stato evidente, sia per la partecipazione degli attori
- dal Tesoro agli enti di governo del territorio - che per l'unità gestionale.
Lo ripeto: Silvio Berlusconi sa bene l'importanza di Expo. E, dunque, Letizia
dovrebbe ancora una volta fidarsi e affidarsi al nostro presidente del
Consiglio". Insomma, basta critiche al premier e al governo che, chiosa
Filippo Penati, presidente della Provincia, "allontanano la gente
dall'Expo". "Osservazione di troppo, mentre anche l'inquilino di
Palazzo Isimbardi dovrebbe contribuire a far diventare l'Expo un patrimonio per
i milanesi". In effetti, Penati, tenta già di sfruttare l'Expo nella
riconquista di Palazzo Isimbardi... "Riconquista? Non credo che i milanesi
vogliano riconfermare chi non sa governare. Anzi, chi non ha fatto niente di
quanto ha mantenuto". Come dire: il "modello Penati" è fallito. "Modello
Penati? Non scherziamo. L'ex sindaco di Sesto San Giovanni passerà alla storia
per i risiko finanziari che ha messo in piedi e per la sua voglia di
partecipare al grande gioco del capitalismo all'italiana. E, attenzione, lo
racconta lui stesso attraverso le note stampa e le uscite sui quotidiani. Un
esempio?" Prego. "Si propone come azionista della nuova compagnia di
bandiera con 250 milioni di euro. Fa sapere che il suo "incesto
azioniario", così lo definisce, sarebbe frutto della vendita della quota Sea
detenuta dalla Provincia di Milano. Ma appena un anno fa sosteneva che con quei
soldi avrebbe ripianato il debito contratto con Banca Intesa per acquistare
Serravalle e per costruire autostrade. Risultato? Delle infrastrutture promesse
da Penati non c'è nemmeno un centimetro, i milanesi
continuano a pagare quel debito con interessi a tasso variabile e i soci della
nuova Alitalia non vogliono
Penati. Ma c'è ancora un dettaglio". Vada avanti. "Penati è davvero
dottor Jekyll e mister Hyde. Oggi vagheggia di un posto nel cda di Alitalia, ieri denunciava che "il
rilancio dello scalo milanese ha successo se lo si sgancia dai destini di Alitalia". Non sa più come
conquistarsi un posticino sulle cronache locali e nazionali". Di sicuro
spende più che bene i soldi per l'ufficio stampa della Provincia...
"Applausi, sottoscrivo. Ma carta canta e in campagna elettorale
dimostreremo tutti i bluff, le promesse mancate del presidente Penati a
cominciare da quella di ridurre il ticket sanitario, dimenticandosi che è di
competenza della Regione". Significa che, lei, onorevole è lo sfidante di
Penati alle Provinciali 2009? "Sono il candidato indicato da Silvio
Berlusconi e come già detto resto disponibile. Non ho alcun timore a misurami
contro Penati, quando è accaduto in passato l'ho pure battuto. Credo che pure
stavolta sia possibile. Naturalmente, occorre prima ragionare sul modello di
Provincia che vogliamo alternativa a Penati, tenendo conto di un territorio che
cambia e dell'Expo che avanza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 8 Tremonti: "La prima casa resta detassata" di Guido Mattioni
nostro inviato a Cernobbio (Como) Sbuffa e fa le facce, Giulio Tremonti, a chi
lo insegue per chiedergli lumi sull'oggetto misterioso del giorno, quella "service
tax" che evocata dal collega Roberto Calderoli potrebbe in futuro
sostituire l'Ici. Ma che, nel presente, è un fastidioso montarozzo sulla via
che mena al federalismo. "Abbiamo detassato la prima casa e resta
detassata", taglia dapprima corto il ministro dell'Economia, per non
lasciare più adito a dubbi. Poi spiega perché è opportuno rimandare ogni
discorso politico in materia. "Realizzare il federalismo fiscale da metà
settembre al 31 dicembre, come noi vorremmo - dice - non significa non avere
fretta, ma pedalare da adesso. Solo che prima di parlare di federalismo
fiscale, serve una banca dati condivisa. La bozza è grossomodo quella elaborata
dalle Regioni, ma formulato quel testo e raccolto un consenso generale -
ribadisce - il primo passo è appunto una banca dati condivisa, senza la quale
non si possono compiere scelte politiche". Insomma, non si può parlare
tanto per parlare. Per dirla con Luigi Einaudi, bisogna conoscere per
deliberare. E dice molte altre cose, il ministro, parlando a nome della squadra
di governo. Partendo dal dato che nei primi 116 giorni, agosto compreso,
"abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo fare". Oltre alla già
ricordata casa, "abbiamo detassato gli straordinari e questo sarà
confermato. Sul fronte dell'ordine pubblico la gente si accorge che c'è più
polizia e sicurezza. Sono stati sistemati i mutui, che per tante famiglie si
mangiavano via la casa. Abbiamo pulito e messo a posto Napoli. Pensiamo di aver messo a posto l'Alitalia. E, soprattutto, abbiamo anticipato a prima dell'estate e
stabilizzato per tre anni il bilancio, cioè la finanziaria, come si fa in
Europa". E in Italia, ricorda, "è la prima volta che accade".
Anche per questo - insiste Tremonti - a chi sostiene che tra il governo e gli
italiani sia "finita la luna di miele, io dico che non è così.
Cinque anni sono lunghi e faremo di più. Il problema per noi non è la luna di
miele, ma sono le nozze d'argento". E allargando il concetto, parla di una
assoluta novità, di un "dato politico positivo: rispetto al passato è caduta
la pregiudiziale negativa contro il governo, quale che fosse. Ora gli italiani
sono aperti al giudizio, ma non al pregiudizio". Atteggiamento mutato
grazie anche al fatto che la gente ha scoperto che questo governo non si può
incasellare. In quanto "noi forse abbiamo idee, giuste o sbagliate, ma di
certo non abbiamo ideologie. Non perché non abbiamo letto i libri, ma proprio
in quanto li abbiamo letti". Così, non solo non siamo fascisti o
comunisti, ma nemmeno "liberali o statalisti. E non ci riconosciamo
neanche nelle ultime due ideologie marginali del Novecento: il nullismo del '68
e il mercatismo". Il primo ancora incistato nella scuola, "macchina
improduttiva che mangia pezzi del passato e del futuro". Il secondo
divenuto pericolosa idolatria della finanza, perché "c'è molta più
moralità in un prodotto industriale, in un'auto, che non in un titolo
future". Ultimo capitolo del Tremonti dixit è il futuro: "A fine
crisi il nostro Pese sarà più forte di prima e più forte degli altri. Il Pil di
molti altri Paesi, invece, è gonfiato da immobili e finanza". Poi la
proposta: il governo proporrà all'Ecofin "di trasformare la Bei in una
grande Cassa depositi e prestiti europea che diventi il fondo sovrano a livello
continentale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 15 La sfida di Moretti: vuol strappare 4 milioni di passeggeri agli
aerei di Redazione Oggi sono 8 milioni i viaggiatori, con la tecnologia si
punta al 60% in più nostro inviato a Cernobbio (Como) Quattro milioni di
passeggeri. È questo il bottino che Mauro Moretti, amministratore delegato
delle Ferrovie, conta di strappare ad Alitalia, Air One e alle low cost aeree
nel ricco bacino di chi si muove tra Milano e Roma. Oggi la quota di mercato
delle Ferrovie, su un totale stimato in 8 milioni di passeggeri, "è del
10-12%", ha detto Moretti a Cernobbio. Con il lancio dell'Alta velocità
"salirà al 60 e anche oltre nel giro di un anno e mezzo, due
anni". Che vuol dire passare da uno a 5 milioni di passeggeri. D'altra
parte già da dicembre si potrà andare da Milano a Roma, ogni 15 minuti, in 3
ore e tre quarti. Che dall'anno prossimo diventeranno tre ore. "Ogni treno
porta 600 passeggeri, sono 4-5 aerei in una botta sola", ricorda Moretti.
E non aggiunge altro, anche per non voler esagerare, visto che Alitalia è un tema particolarmente delicato, proprio in
queste ore. Ma d'altra parte l'ad di Fs è arrivato a Cernobbio, forse per la
prima volta nella storia del gruppo, da manager che intende confrontarsi con
gli altri "ceo" di grandi aziende e banche, abituali frequentatori
del Workshop Ambrosetti, senza complessi di inferiorità. Senza, in altri
termini, il fardello del carrozzone delle Ferrovie sulle spalle. Non che
Trenitalia sia una società risanata. Tuttavia la voglia di dare un segnale di
discontinuità con il passato è evidente proprio nel progetto alta velocità.
Detto che il bilancio 2008 di Fs chiuderà "vicino al pareggio",
Moretti va subito oltre: "Vogliamo sapere se anche l'Italia vuole avere
una grande impresa che intende competere in questo settore nel mondo, oppure
no. Per farlo si deve internazionalizzare, o è condannata". Le Ferrovie,
in altri termini, devono guardare oltre ai propri confini, oltre la realtà cui
siamo un po' tutti abituati a pensarle. Ma, soprattutto, ci vorrà la
"reciprocità", perché tedeschi e francesi sono già pronti a venire a
vendere i loro servizi ad alta velocità sulla rete Fs. E "bastano 2 anni
di ritardo rispetto ai concorrenti e lo svantaggio competitivo diventa
incolmabile. Dobbiamo poter andare anche noi all'estero a vendere i nostri
servizi, con le nostre tecnologie, che sono le migliori del mondo, insieme a
quelle giapponesi". Il piano Moretti poi, prevederebbe di scorporare la
divisione Alta velocità da Trenitalia per trasformarla in una spa a parte: per
avere un nuovo marchio da "spendere" (modello Tgv in Francia), e
nella quale poter invitare, in futuro, anche nuovi soci. Trenitalia rimarrebbe
la società del resto dei servizi. Nella quale aprire il capitolo delle tratte
attualmente in perdita. Che, in un'ottica aziendale "vera", non
potranno più rimanere così come sono. Ma questa è un'altra storia. Che in ogni
caso Moretti aprirà molto presto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 15 Alitalia, da oggi confronto decisivo con i sindacati di Redazione
Giornate decisive per Alitalia: questa mattina Cai e sindacati si ritroveranno al ministero del
Lavoro per riprendere il confronto che si deve chiudere entro giovedì.
"Nell'incontro - spiega Claudio Genovesi (Fit-Cisl) - tratteremo con la
Cai il tema delle relazioni industriali e dei contratti di lavoro mentre,
con il governo, affronteremo i temi sul perimetro industriale e gli
ammortizzatori sociali". In proposito il ministro Maurizio Sacconi ha confermato,
in un'intervista, che ai 3.250 esuberi previsti "saranno offerte robuste
garanzie, l'80% dei salari per sette anni con il diritto-dovere di accettare
una nuova occupazione compatibile con la precedente, pena la perdita del
beneficio". Sul fronte aziendale c'è fiducia: "Sono ottimista perché
il sindacato - ha detto il commissario straordinario di Alitalia,
Augusto Fantozzi - si rende conto che è l'ultimo decollo". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
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N. 36 del 2008-09-08
pagina 1 "Moratti, basta critiche al governo" di Letizia Moratti Il
coordinatore di Forza Italia Podestà: "Letizia deve avere fiducia in
Berlusconi. Non ha mai dimenticato Milano" "Letizia Moratti stia
tranquilla, il governo non trascura l'Expo". Guido Podestà, coordinatore
regionale di Forza Italia, ricorda al sindaco di Milano che "nei primi
cento giorni di governo sono state altre le priorità" ma che "Milano
non è stata dimenticata". Anzi, dice Podestà "Silvio Berlusconi sa
bene l'importanza di Expo e, dunque, ancora una volta, Letizia dovrebbe fidarsi
e affidarsi al nostro presidente del Consiglio". Come dire: "Stop
alle critiche". Tema, Expo, che il premier e il sindaco potrebbero
affrontare oggi in un vertice ad Arcore. Intanto, Podestà
ribadisce di essere pronto a "sfidare Filippo Penati per la corsa a
Palazzo Isimbardi": "Non ho alcun timore a misurarmi contro chi per
quattro e passa anni non ha mai rispettato gli impegni presi con gli
elettori". E dell'uscita di Penati su Alitalia commenta: "È l'ennesimo bluff". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 36 del 2008-09-08
pagina 1 Quello strano virus della Capitale di Carlo Maria Lomartire Da giorni,
troppi, quotidiani e telegiornali ci affliggono con un dibattito bizantino sul
parcheggio sotto il Pincio, a Roma. Faccenda, in fondo, locale, che il 95%
degli italiani commenta con un sonoro "chissenefrega!". Nel
frattempo, sempre a Roma, nessun lombardo mostra ansia per
il ritardo che si accumula sulle decisioni necessarie per far partire le opere
per l'Expo: organismi operativi e ruoli di comando. Intanto l'aspetto più
importante della vicenda Alitalia sembra per tutti il numero degli "esuberi", romani,
trascurando (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Opinione, L'" del 08-09-2008)
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Oggi è Lun, 08 Set
2008 Edizione 186 del 06-09-2008 FORMALIZZATA IERI A MILANO LA COSTITUZIONE DELLA
NEWCO Ora la Cai è abilitata al decollo La "spennacchiata" Alitalia ha ottenuto una licenza provvisoria di 6 mesi per
volare e le trattative con i sindacati vanno avanti di Alessandra Mieli Il dado
è tratto. Anche da un punto di vista squisitamente formale Cai c'è. Adesso
tutto deve filare liscio e ogni tassello della complessa deve andare a posto
senza intralciare gli altri. E non sarà facile. Non bisogna però sottovalutare
l'importanza degli atti formali. La costituzione della società destinata a subentrare
a Alitalia è un efficace propulsore per il resto delle
questioni sul tappeto. Sta di fatto che ieri Roberto Colaninno è arrivato a
Milano presso lo studio legale Pavesi Gitti Verzoni in via Borgonuovo dove si
sono ritrovati anche Marcellino Gavio e Gaetano Miccichè di Intesa SanPaolo,
Salvatore Mancuso del Fondo Equinox, Corrado Passera, consigliere delegato di
Intesa SanPaolo, Emilio Riva dell'omonimo gruppo dell'acciaio, Fausto
Marchionni, a.d. di Fonsai e il consulente Bruno Ermolli. Il cda di Cai ha
nominato presidente della società Colaninno e Sabelli a.d. Del cda fa parte
Andrea Guerra (attualmente amministratore delegato di Luxottica e in precedenza
di Merloni, è considerato l'enfant prodige del top management italiano), in
qualità di consigliere. L'assemblea di Cai ha inoltre ratificato la
sottoscrizione del Term Sheet con Toto, relativo all'acquisto da parte della
società dell'intero capitale di Ap Holding, che sarà titolare, alla data
dell'acquisto, dell'intero capitale sociale di AirOne. L'assemblea dei soci
della Cai ha inoltre ratificato la presentazione dell'offerta preliminare al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, per
l'acquisto di alcuni asset di Alitalia. A Roma intanto il commissario Fantozzi, ha reso noto che
"Il tribunale ha depositato la sentenza sull'accertamento dell'insolvenza
di Alitalia" e ha
aggiunto "ora si va avanti" spiegando che entro la fine di questo
mese si sarà sciolto anche il nodo del partner estero. Nel frattempo
però ad Alitalia è stata sospesa la licenza definitiva
ed è stata assegnata una "licenza provvisoria per operare di sei mesi,
rinnovabile per altri sei mesi come detta un regolamento Ue per aziende in
crisi". Come ha precisato il presidente dell'Enac Vito Riggio che ha altresì
spiegato che Cai "dovrà chiedere una nuova licenza definitiva" per la
nuova compagnia aerea. E il profilo delle nuove ali italiane comincia a
delinearsi nei contorni anche se al tavolo delle trattative con i sindacati il
segretario generale della Uil Trasporto, Giuseppe Caronia, che aveva chiesto
che venisse consegnato ai sindacati il piano per Alitalia,
ha ricevuto un cortese ma fermo diniego dall'a.d. Sabelli, il quale ha spiegato
che il piano deve rimanere riservato sotto il profilo formale. Sabelli si è
però detto disponibile ad una trattativa ad oltranza e ad offrire le carte sul
piano industriale per un approfondimento degli scenari ma senza gli elementi
sensibili. Senza, cioè, le indicazioni relative alla flotta, al perimetro e al
prezzo dell'offerta. Comunque è stato chiarito che il core business della newco
è una compagnia di eccellenza per i passeggeri. Del settore cargo quindi non
saprebbe che farsene anche perché, come ha spigato Sabelli "la compagnia
al quindicesimo posto mondiale per il cargo è comunque il doppio di Az. Il
leader mondiale per la manutenzione fa 8 mln di ore l'anno contro le 500mila di
Alitalia". Il pensiero dell'a.d. di Cai sul
salvataggio in articulo mortis di Alitalia si riassume
così: "un'operazione come questa è un salto carpiato triplo tra
un'operazione di ristrutturazione molto forte, uno start up e una integrazione
tra due aziende". Per il destino della manutenzione pesante di Alitalia che fa capo ad Atitech di Capodichino (Napoli)
"Finmeccanica è comunque un interlocutore" secondo, il Ministro del
lavoro, Maurizio Sacconi, che ha risposto - in un incontro con i giornalisti -
alla domanda che ci fossero colloqui con la holding di Aerospazio e Difesa per
la collocazione dei tecnici dell'azienda napoletana. "In questo momento
nessuno può dire nulla - ha premesso Sacconi - Finmeccanica è presente nello
stesso territorio (napoletano ndr.) con Officine Aeronavali ed è comunque un
interlocutore per l'impiego di lavoratori. Non c'è alcun riferimento, però,
all'assetto societario, stiamo guardando il territorio". Resta ancora da
capire quale sarà l'atteggiamento di Bruxelles sull'intera faccenda.
( da "Opinione, L'" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Lun, 08 Set
2008 Edizione 186 del 06-09-2008 BERLUSCONI IN TV BATTE CELENTANO di Christian
Saragoni Tornato a Napoli per fare il punto sulla situazione rifiuti in
Campania, il premier Silvio Berlusconi ottiene sia la massima visibilità nei
notiziari nazionali, sia il primo posto nel ranking Tv di giovedì 4 settembre.
In vetta con oltre 9 minuti tra interviste e dichiarazioni, il presidente del
Consiglio fa un annuncio ufficiale: "Napoli è pulita. Presto apriremo
nuove discariche e il termovalorizzatore di Acerra entrerà in funzione a
gennaio". Dal numero uno del Governo arrivano anche
commenti sul caso Alitalia
?"Le critiche del Pd sul piano Alitalia? Si commentano da sole, sono prive di ogni fondamento"- e
sul problema del tifo violento ?"Per il teppismo negli stadi ci vuole
tolleranza zero, come è stato fatto in Gran Bretagna". Al secondo gradino
della graduatoria del tempo di parola troviamo Adriano Celentano, ospite
d'onore alla 65esima edizione della mostra del cinema di Venezia. Intervenuto
alla rassegna per presentare la versione restaurata del film "Yuppi
Du", il "molleggiato" è protagonista di un'affollata conferenza
stampa, ripresa da tutti i telegiornali, dove esprime opinioni su diversi temi
di scottante attualità: morti bianche, inquinamento, cementificazione
selvaggia. Dal TgLa7, edizione della sera, prende la parola, invece, il
giornalista Roberto Arditti, titolare della terza posizione nel ranking. Il
direttore de "Il Tempo", intervistato dal conduttore Andrea Prandi,
espone le sue riflessioni in merito alle presidenziali americane ?"Obama è
in vantaggio nei sondaggi, ma McCain è più in sintonia con l'America di
oggi"- e alla situazione di Napoli: "La soluzione deve essere la
legalità, non solo teorica, ma anche applicata e concreta". Spazio e microfoni
al Tg1 per Massimo D'Alema, quarto nella classifica del parlato Tv. L'esponente
del Pd lancia prima pesanti critiche al piano Alitalia:
"Non mi piace perché scarica i costi della crisi sui cittadini
italiani"; poi auspica che la riforma della giustizia non sia un
regolamento di conti con i magistrati. Su Berlusconi, infine, ammonisce:
"Il premier gode di consenso perché fa finta di governare". Un
commosso Mogol, invece, appare al Tg5 per ricordare i 10 anni della morte di
Lucio Battisti. "Ciò che mi manca di più è il sorriso e l'ironia di Lucio.
Io e lui non abbiamo mai litigato, siamo andati sempre d'accordo",
confessa il più grande paroliere italiano di tutti i tempi. L'estate sta
finendo, le scuole stanno per riaprire e il ministro dell'Istruzione Gelmini
spiega al Tg2, edizione delle 20:00, le novità che attendono gli alunni al
ritorno in classe. "Il 5 in condotta? Una risposta agli episodi di
bullismo. Il ritorno del maestro unico? Una scelta che mette al centro le
esigenze dei bambini e ci permette di risparmiare soldi. I test di ingresso
alle università? Non si possono eliminare".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
LA TRATTATIVA Le Fs
puntano al 60 per cento del traffico passeggeri tra Milano e la capitale NANDO
SANTONASTASO Si riparte stamani, stesso tavolo, stessi interlocutori. Ma
stavolta all'ordine del giorno della no stop al ministero
del Welfare sulla "nuova Alitalia" c'è il tema degli esuberi, finora solo sfiorato, o meglio
evitato, dal governo, preoccupato di ottenere dai sindacati i primi sì al piano
industriale. Sui numeri lo scontro appare inevitabile: ieri a Cernobbio il
leader della Cgil Guglielmo Epifani chiede chiarezza. "Sono 3.000 o
7.000?" si domanda rilevando la necessità che "sia equilibrato il
rapporto tra quanto il salvataggio di Alitalia costa
ai cittadini, il piano di rilancio e la difesa dell'occupazione". Il
governo con il ministro Maurizio Sacconi ribadisce che gli esuberi sono in
tutto 3.250. "Per i 1.6000 addetti alla manutenzione pesante, del cargo e
dei servizi informatici ci sarà una soluzione" assicura aggiungendo che i
salari saranno variabili: il caso Alitalia, dice,
"non sarà solo l'occasione per sperimentare il nuovo modello di
condivisione ma anche per attuare una diversa struttura del salario che dia
rilievo alla parte collegata ai risultati". Ma a frenare stavolta è il
commissario straordinario Augusto Fantozzi che in un'intervista al Sole 24Ore
mette i primi paletti al percorso tracciato dalla Cai (e dal governo). Di
fronte alla delicatezza della situazione finanziaria (nelle casse di Alitalia restano 30-50 milioni a fronte di un fabbisogno
mensile di 70 milioni), Fantozzi solecita tutti a fare presto e bene ma ricorda
che entro fine settembre, quando "tutti i tasselli del puzzle devono
essere andati a posto", la società raggiungerà un deficit consolidato di
800 milioni di euro. Ma rispetto a un piano industriale che definisce "ben
congegnato", con un'ofefrta di acquisto di 400 milioni, Fantozzi respinge
l'ipotesi che sia la bad company a dover gestire l'outsourcing di manutenzione,
call center e cargo per conto della nuova società. "Non ci dovranno essere
aziende attive nella bad company che va liquidata per ragioni tecniche e
giuridiche", spiega il commissario. E aggiunge: "Tutte le aziende
vive devono essere cedute: che poi siano vendute alla cordata o ad altre
aziende, siano esse dello Stato o private, si vedrà". L'aiuto di Stato,
dice Fantozzi, qualora il prestito-ponte da 300 milioni non venisse restituito,
"non si configura se l'azienda è in procedura concorsuale e viene
chiusa". Ma poi non esclude il rischio che il credito del Tesoro ad Alitalia, 750 milioni complessivamente tra bond e
prestito-ponte, non sia rimborsato: "Ma questo lo sapremo solo quando
saranno definite le masse di attivo e passivo". Comunque ha assicurato,
"noi continueremo a pagare - dice - perchè non possiamo permettere che un
qualsiasi fornitore blocchi l'operatività di Alitalia".
Intanto, mentre fonti vicine alla Cai smentiscono la presenta di soggetti
pubblici nella cordata, le Ferrovie dello Stato ribadiscono di voler essere più
che competitive nella gestione del traffico passeggeri tra Roma e Milano, la
dorsale più nevralgica del Paese. L'azienda da dicembre si dice pronta a
mettere un treno ad alta velocità ogni 15 minuti sulla tratta e convinta di
poter coprire il 60% del movimento passeggeri (attualmente su strada ferrata è
al 155). Replica il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati:
"Se l'aeroporto di Linate servirà esclusivamente il traffico aeroportuale
Milano-Roma, con l'arrivo dell'alta velocità si decreterà la sua chiusura.
Diciamo "no" alla svendita di Linate, che si aggiungerebbe al
declassamento di Malpensa". Sotto aerei Alitalia.
A destra il ministro del Welfare Sacconi.
( da "Quotidiano.net" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La proposta di
rinnovo contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea italiana è stata
giudicata "irricevibile". Intanto la Procura ha apero un fascicolo
sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia
"
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proposta di contratto Dichiarazione di insolvenza, aperta un'inchiesta La
proposta di rinnovo contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea italiana è
stata giudicata "irricevibile". Intanto la
Procura ha apero un fascicolo sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia Roma, 8 settembre 2008 - E' di
nuovo scontro sulla nuova Alitalia. E' ''irricevibile'' per i piloti e gli assistenti di volo la
proposta di rinnovo contrattuale illustrata oggi dalla Compagnia aerea italiana
(Cai).Al tavolo della trattativa al ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti,
Anpav, Avia e Sdl hanno detto no alla proposta illustrata dall'ad di
Cai, Rocco Sabelli. Il nuovo contratto, secondo fonti presenti alla riunione,
prevede l'azzeramento dei vecchi contratti Alitalia e
Air One, la mobilità territoriale sia per i dipendenti sia per gli aerei
(saranno spostati dove serve), la retribuzione sarà a seconda del lavoro
effettuato, una quota dei piloti sarà fuori dalle liste di anzianità, i
dipendenti dovranno usare solo mezzi propri e nel contratto, pur restando il
criterio di anzianità, entrerà anche il criterio del merito al 25%. Sono un
centinaio gli assistenti di volo precari e non, che si sono radunati in via
Flavia, per ricevere notizie in tempo reale sull'andamento del confronto. E le
reazioni alle prime indiscrezioni non sono state positive. "Era meglio la
proposta di Air France", hanno gridato alcuni, mentre altri hanno invitato
i delegati sindacali ad abbandonare il negoziato e portare i libri in
Tribunale. L'INDAGINE La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine,
per il momento senza ipotesi di reato e senza indagati, sulla dichiarazione di
insolvenza di Alitalia. La decisione del Tribunale
civile, sulla compagnia di bandiera, è arrivata la scorsa settimana. Dopo il
ricevimento degli atti a piazzale Clodio, gli inquirenti hanno avviato gli accertamenti.
Responsabile dell'inchiesta è il procuratore aggiunto Nello Rossi, coadiuvato
dai Pm Stefano Pesci, Gustavo De Marinis e Maria Francesca Loy. Secondo quanto
si è appreso si sta valutando se ascoltare il commissario delegato Augusto
Fantozzi o Corrado Passera, al vertice della banca che ha seguito come advisor
il 'Progetto Fenice' varato per salvare Alitalia.
Accertamenti sugli ultimi dieci anni di gestione di Alitalia.
E' questo il compito che si sono dati gli inquirenti della Procura di Roma, che
hanno avviato un'inchiesta dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza
decretato dal tribunale civile per la compagnia aerea. L'indagine, che rimane
al momento senza ipotesi di reato e senza persone accusate, non si concentrerà,
quindi, sulla gestione presente dell'azienda. Il procuratore aggiunto Nello
Rossi ed i pm Gustavo De Marinis, Stefano Pesci e Maria Francesca Loy,
attenderanno ancora qualche giorno per delegare alla Guardia di Finanza, nucleo
di polizia tributaria, l'acquisizione dei bilanci e dei documenti inerenti le
entrate e le uscite dell'Alitalia. In tal senso sono
state previste una serie di acquisizioni di cui si dovranno occupare i
militari. Inoltre è possibile che vengano affidate due diverse consulenze, una
che si occuperà delle scelte contabili e l'altra di quelle operative, rispetto
ad acquisizioni e dismissioni che sono state fatte negli ultimi anni. Per
assolvere a quest'ultimo incarico sarà nominato quasi certamente un economista
esperto di trasporto aereo. Il treno lancia la sfida all'aereo sulla tratta
Milano-RomaQuale futuro per Alitalia? Segnala ad un
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Gelmini, avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a dimettersi (100
commenti) Dicono no al matrimonio combinato Cinque donne sepolte vive (76
commenti) "Ok al diritto di voto per gli immigrati, ma non è garanzia di
integrazione" (60 commenti) Subito la nuova Romea: firma anche tu (58
commenti) Voto ai cittadini immigrati dal 2009? Arriva il sì di Legautonomie
Marche (53 commenti) Anche il premier boccia Fini "Non è nel nostro
programma" (42 commenti) 13:15:11 - Caro Aldebaran, se non mi sbaglio il
governo prodi è caduto per le irregolarità di mastella. Tutto s[...] Gelmini,
avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a dimettersi13:05:14 - LA
SICUREZZA PRIMA DI TUTTO!!! OK X LE OPPORTUNE MIGLIORIE...[...] Subito la nuova
Romea: firma anche tu12:56:37 - E LA GENTE SI CHIEDE SI SIANO QUESTE LE
PRIORITA' DELL'OPPOSIZIONE!!! 60 ANNI DOPO!!! PERCHE' VELTRO[...] Veltroni
verso le dimissioni dal comitato per il museo della Shoah12:55:07 - Hamilton
commette ad ogni gran premio ogni sorta di scorrettezza al limite del
regolamento.. all'ini[...] La stampa inglese contro Massa "Hamilton è
stato derubato"12:54:45 - Vergogna!. Tutta l'umaa pietà per i morti, ma
non si può dimenticare che a Salò andò la feccia di qu[...] La Russa: Omaggio
ai soldati della Rsi 12:51:52 - Mi permetto un consiglio al ministro la russa:
lasci perdere!. I militari della rsi, piaccia o no, c[...] La Russa: Omaggio ai
soldati della Rsi 12:46:02 - O si parla di tutti, oppure non si parla più di
nessuno ! Dopo tanti anni di continui battibecchi, l[...] La Russa: Omaggio ai
soldati della Rsi Preferisci il treno o l'aereo?Salva due bambini dalle acque,
poi muore d'infarto. Giusto dargli una medaglia d'oro al Valor Civile?Contro il
caro libri pubblicità nei testi scolastici, sei d'accordo?Rifare subito la
nuova Romea, cosa ne pensi?Spinetoli, concorso di scultura 2008/2009: vota
l'opera più bellaE' giusto multare i padroni dei cani che sporcano? Dì la
tuaVietato portare a spasso gli animali del canile in alcune ore della
giornata, cosa ne pensi?Multe a prostitute e accattoni, cosa ne pensi?E' giusto
mettere on line i nomi degli statali meritevoli?Sei d'accordo con l'iniziativa
Mc Bus?La nuova scuolaPrevisione sul palio dei rioni, chi vincerà?Chi vincerà
la Giostra del Saracino?Basket: cosa farà la Scavolini Spar nella stagione
2008/2009?Scavolini Spar, sei soddisfatto della campagna acquisti? LA FOTO DEL
GIORNO 'The duchess', la storia si ripete Nel film in uscita in Gran Bretagna
Keira Knightley interpreta Georgiana Spencer, duchessa di Devonshire nel
18esimo secolo, che ricorda in maniera sorprendente Lady Diana: stesso cognome,
stessa vita IMMAGINI KEIRA GUARDA IL VIDEO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie
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( da "Giornale.it, Il" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Chi tocca la scuola
muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un
mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e
gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti
delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti,
troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come
il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e
raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come
ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e
Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole
scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione.
Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone
costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa
troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e
dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti.
Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione,
che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si
passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate.
Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il
ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per
l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila
dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola,
piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e
la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che
la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare
la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che
servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su
scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in
condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 24 ) " (11
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08
Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si
rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader
del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati.
Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini
per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per
concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non
italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede
dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare..
(basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per
come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia
collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto
nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la
sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco
arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce
l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al
Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova
occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra
riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente
"il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude
l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il
premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina
e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che
riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare
le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso
l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo,
quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro)
del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far
votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza.
Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va
alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto
amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e
da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né
come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha ricordato il
presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia
godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e
Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la
sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 100 )
" (20 votes, average: 3.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
Commenti ( 6 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la
Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato:
il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average: 3.98 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi:
"Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro
che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in
Varie Commenti ( 49 ) " (37 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema,
ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto
che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi
dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa:
"Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il
Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare
anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo
agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e
la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla
guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto
partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra,
impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine
dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter
eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo.
"Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo
un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo
del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro
della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa
del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere
quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in
Varie Commenti ( 116 ) " (34 votes, average: 3.56 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (36 votes, average: 3.36
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per polloallospiedo Mi sembra che a buttarla sul piano ideologico siano
soprattutto gli oppositori... polloallospiedo: L'attuale scuola primaria e tra
le prime nel mondo, l'introduzione del maestro unico non... Enrico: Sono un
ragazzo di 19 anni, forse più vicino di molti di quelli che hanno lasciato un
commento nel blog alla... Francesca: Quello che vuole fare la Gelmini (spero
che l'opinione pubblica l'abbia capito) è tagliare... amedeo cazzalini: Io non
so se sia un bene tornare al maestro unico, pero' i numeri parlano chiaro: il
costo... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1
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( da "Voce d'Italia, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca
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( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
EMILIO BARUCCI Con
la presentazione di una bozza di piano industriale alle rappresentanze
sindacali è partito l'ultimo atto del salvataggio Alitalia. Tra leggi ad hoc, un odore
intenso di conflitto di interessi e ingenti oneri per i cittadini italiani, è emersa
una novità importante: la nuova Alitalia sarà una compagnia regionale concentrata sulle tratte interne
più redditizie, dove avrà una posizione quasi monopolistica, e su poche rotte
internazionali. Gli esuberi di personale sono tra 3 e 4000. Una brutta
sorpresa per coloro che si aspettavano un progetto più ambizioso. Ma veniamo
all'ultimo atto: il confronto con le forze sindacali. Scontando le
corresponsabilità nella gestione della vecchia Alitalia
e il no ad AirFrance nello scorso febbraio, i sindacati vengono additati
pubblicamente come responsabili di un eventuale fallimento. Messe da parte
tutte le perplessità sull'operazione e sulla procedura adottata, cosa ci
aspettiamo da un sindacato responsabile? Ci si aspetta che faccia fino in fondo
la sua parte nel tutelare i vecchi e i nuovi lavoratori compatibilmente con una
situazione fallimentare e un progetto senza alternative e che lo faccia senza
partecipare in modo smaccato a questa girandola delle compensazioni con al
centro il governo che ha coinvolto altre parti in causa. È bene ricordare che
in questa operazione almeno cinque soggetti sono coinvolti: i vecchi azionisti,
i nuovi azionisti, i creditori, i clienti, i lavoratori. Il governo ha favorito
il progetto sui primi tre fronti. Ha disinnescato la mina dei piccoli azionisti
e possessori di obbligazioni tirando fuori la compensazione tramite il fondo
anticrack alimentato dai conti correnti dormienti. Per i nuovi azionisti ha
cambiato la normativa mettendoli al riparo da brutte sorprese, ha sospeso la
disciplina antitrust e c'è il sospetto di altre garanzie su altri fronti. I
clienti, che non sono in grado di protestare, per ora sono gli unici a
perderci: avranno un servizio più costoso. Cosa debbono attendersi i
lavoratori? Tre sono le questioni aperte: piano industriale, condizioni del
nuovo contratto, ammortizzatori sociali. Anche in presenza di una situazione
fallimentare il sindacato ha titolo per mettere bocca su tutti e tre gli
aspetti. Lo deve fare affrontando i primi due punti con i nuovi azionisti e il
terzo con il governo. In questo tormentone nazionale in un clima da ultima
spiaggia i due interlocutori spesso si confondono. I sindacati debbono
"rendere la vita difficile" ai nuovi proprietari che rischiano i loro
soldi ma hanno avuto dal governo più di una garanzia. Lo debbono fare
ricordando che nella storia recente delle privatizzazioni italiane in settori
non concorrenziali, come in questo caso, il capitale è stato remunerato assai
bene mentre non sempre la stessa sorte è toccata al lavoro. Questo discorso
deve essere tenuto ben distinto da quello degli ammortizzatori sociali, che
riguarda il rapporto con il governo. Visto il grado di protezione di cui godono
gli imprenditori, è lecito che il sindacato invochi misure di welfare ma occorre
ricordare che queste sono a carico di tutta la comunità e rischiano di
diventare una forma di rendita a favore dei lavoratori in esubero. Da questo
punto di vista sette anni di tutela sembrano una enormità. I sindacati e il
governo si debbono assumere le loro responsabilità di fronte ai cittadini su
questo fronte in modo chiaro. Anche la strada della ricollocazione mascherata
nella pubblica amministrazione o in altre aziende statali non sembra
percorribile. Una strada potrebbe essere quella della concorrenza con la
vendita di slot da parte di Alitalia a competitor
stranieri: le compagnie entranti potrebbero assorbire parte del personale in
esubero. Come nelle telecomunicazioni, dove gli esuberi Telecom sono stati più
che compensati dalle assunzioni da parte delle nuove compagnie, un
ammorbidimento delle rendite concesse sul mercato domestico potrebbe essere la
soluzione puntando su nuove opportunità di lavoro nel trasporto aereo piuttosto
che su tutele assai costose. A fronte di tutte le polemiche sui conflitti di
interesse, questa potrebbe essere la sfida: più opportunità e meno tutele.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dopo un'estate di
tensioni, il caso Alitalia segna la nuova frontiera della discussione Pd, sindaci e
governatori chiedono spazio al partito Marrazzo e gli altri: fateci fare, siamo
noi che presidiamo il territorio Il caso Alitalia è uno spartiacque, anche per il Pd. Lo strappo di Marrazzo e
Penati, che si sono detti disponibili a entrare nel capitale della nuova
compagnia, è il migliore esempio della carica degli amministratori
locali. Fenomeno che già questa estate ha provocato più di una frizione fra il
livello locale e quello nazionale del partito, ma che ora è emerso con tutta la
sua forza. I vari Domenici, Cacciari, Zingaretti, oltre ai due presidenti già
citati, rivendicano maggiore spazio e più autonomia. Non tanto, o non solo, per
brama di potere ma perché tocca a loro dare risposte al territorio. "I
sindaci ad esempio ? sottolinea il sindaco di Firenze ? si trovano a dover
trovare soluzioni concrete in poco tempo. Proprio per questo spesso decidono di
percorrere strade inedite e innovative ". Strade che alcune volte portano
al dialogo con l'opposizione. È il caso di Cacciari, che davanti alla
possibilità che Venezia esca dal novero delle città metropolitane ha fatto
appello a tutte le forze politiche della città, "al di là di tutte le
differenze", per scongiurare il malaugurato evento. A PAGINA 5.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
GIUSTIZIA Pd tra
rigore e convenienza MONTESQUIEU La testa di lista delle riforme pare bell'e
fatta: la giustizia priorità assoluta, poi il federalismo fiscale. Tra le due,
elevata al rango soggettivo di riforma, una bella stretta alle intercettazioni,
quelle disposte e quelle pubblicate. Per ora ci si può fermare qui, con
l'elenco. E ci si risparmia l'umiliazione di vedere il posto in classifica
della riforma della struttura e delle funzioni delle camera; dei poteri del
governo, e del suo capo, almeno rispetto alla nomina e revoca dei ministri;
delle procedure parlamentari, della legge elettorale. Se mai se ne parlerà, di
legge elettorale, sarà per consolidare l'esclusione anche dal parlamento
europeo di qualcuno, e per disassuefare del tutto gli elettori a scegliere
qualcuno come loro rappresentante. Tutto questo ? le priorità ? senz'ombra di
dialogo tra i due schieramenti, almeno i due maggiori. Non una comunicazione
diretta, una telefonata, una mail: basta la televisione. Basta
la televisione per questo, per Alitalia, per gli accordi libici, per la spazzatura, per tutto. La
televisione in luogo del parlamento... Per chi pensa che l'accordo sia un
valore in sé, indipendentemente dal tragitto per arrivarci, non resta che
adeguarsi: è una riforma anche quella della giustizia, dopotutto. Poi
c'è il merito, si può sempre recuperare su quello: ma qui si fa presto ad
essere bollati come giustizialisti, basta scostarsi un attimo dal solco,
pretracciato anch'esso. Giustizialisti, ad esempio, se si pensa che per avere
la certezza della pena sia necessaria la certezza del processo. Giustizialisti
quelli che vogliono pena e processo. Sono arrivati prima loro, i garantisti, a
dare le carte. Comunque, ci si può rincuorare pensando che la giustizia ha
anch'essa ? come tutta l'Italia ? bisogno di essere riformata, e che da qualcosa
bisogna pur cominciare. Non occorre essere un esperto del settore, né essere
maliziosi, per sapere che la pulsione irrefrenabile alla riforma della
giustizia nasce con l'obiettivo primario, se non unico, di aggiustare i
rapporti di forza, o comunque i rapporti, tra politica e giustizia. Meglio, tra
politici e giudici. Meglio ancora, tra alcuni politici e alcuni giudici.
L'efficienza della giustizia non appare come il primo obiettivo. Quantomeno,
non sembra verosimile che si vogliano dotare i magistrati ? pubblici ministeri
o giudici ? di strumenti che rendano più incisiva la loro azione, soprattutto
investigativa, almeno fino a quando è in libera circolazione quella sparuta,
impertinente minoranza che ha per missione la caccia al politico. Sarà interessante,
d'ora in poi, vedere se l'opposizione, la maggiore, troverà nell'esame di
merito l'autonomia che fin qui non ha saputo mostrare. E la compattezza, tra le
avanguardie in cerca di gratificazioni dalla controparte, e il partito nel suo
insieme. Per capirci, chi parla, e chi non parla, a nome dell'opposizione, in
questa fase? Ad esempio, rispetto alla capacità e alla libertà d'inchiesta,
quale sarà la posizione? Qualche sintomo non incoraggiante si è colto,
recentemente, nella gratitudine di esponenti del centrosinistra ? con la debita
eccezione dell'ex capo del governo ? per la interessatissima solidarietà
profusa da ambienti governativi. Nella solidarietà pubblica ? quella privata è
sempre apprezzabile ? a qualche amico o collega in difficoltà, nella quale si
sono colti accenti non dissimili, anche se più misurati, da quelli tante volte
sentiti in questi anni. Il silenzio sulla colpevolezza lungo il procedimento è
l'altra faccia del silenzio sull'innocenza. Innocente fino a sentenza
definitiva significa questo. Andrebbe ricordato che tutti gli altri italiani,
anche se mostrano di non infastidirsi per la diversità di trattamento, non
hanno la possibilità di criticare con qualche utilità l'operato della
magistratura. Quasi sempre, rigore e convenienza si trovano ad un bivio, e
conducono in direzioni opposte. Alla politica, persino a quella italiana di
oggi, è lecito, almeno sui principi, chiedere rigore piuttosto che quanto
conviene. Almeno sui principi: anche a non volerlo, si finisce sempre per
cadere nella tematica dei conflitti di interessi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
IL DIBATTITO
L'INVETTIVA DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA: VELTRONI NEGATIVO, BERLUSCONI UN
GRANDE LEADER Rutelli corregge "Bartali" Parisi: critichiamo il
governo MARIO LAVIA inviato a firenze "Non parlerò male del Pd, parlerò
contro il governo": controcorrente, Francesco Rutelli. Il messaggio che ha
voluto lanciare a Firenze, alla Festa democratica, in fondo è semplice: il Pd
va rafforzato, aiutato da tutti (anche da quelli da che "hanno più
esperienza "), sapendo che "ha molte frecce al suo arco" per
risalire la china. Un messaggio positivo. Condito dalla rinnovata fiducia a
Walter Veltroni. Le critiche sono tutte per Berlusconi, con una premesa
politico-psicologica importante: "Dobbiamo essere molto più critici, in
certi momenti scatta un meccanismo ipnotico anche nel centrosinistra. Invece il
governo ha fatto molti errori, gli italiani se ne accorgeranno". Dall'economia all'Alitalia, alla "nuova Ica" ("la tassa Calderoli"), il
bilancio del Cavaliere è più che negativo. E il Pd che fa? Litiga, si fa ipnotizzare,
"quotidianamente alcuni si sono specializzati nell'aprire un fronte
polemico". Invece si tratta di imporre "una diversa agenda".
Rutelli molto dirigente di partito. Che non nega i problemi, ma si forza di
superarli. Un discorso che Rutelli snocciola in serata, intervistato dal
direttore del Tg3 Di Bella. Che è molto, molto diverso da quello fatto nel
pomeriggio da Arturo Parisi, versione Gino Bartali: tutto sbagliato, tutto da
rifare. Con 40 gradi all'ombra, c'è stato ieri poco pubblico per Arturo Parisi
ma c'è stato ugualmente il pepe che l'oppositore più tosto di Veltroni ha
dispiegato a piene mani. Camicia zuppa e fronte madida per l'afa delle cinque
del pomeriggio ("un'ora infelice", si è lamentato, ma gli
organizzatori hanno fatto sapere che è stato lui a rifiutare altre collocazioni
orarie), Parisi ha sparato alzo zero. Veltroni? Non ha fatto quello che aveva
detto, "non ha fatto il Pd". Il governo ombra? Già fallito. Le
europee? Rischiano di essere un congresso mascherato, buono per la "conta
interna ". La conferenza programmatica? Pura propaganda. Cosa chiede
invece, il professore sardo? "Far funzionare quello che abbiamo:
l'assemblea costituente ". Che deve essere convocata per affrontare i nodi
politici che uno dopo l'altro "vengono fuori tutti i giorni", e
soprattutto dev'essere ben preparata per evitare un altro flop come quello del
20 giugno, quando l'assemblea si ritrovò con troppe sedie vuote nello scenario
avveniristico della Nuova fiera di Roma. Ai coraggiosi che hanno seguito l'intervista
condotta da Giovanni Minoli col suo caratteristico stile, le critiche di Parisi
al leader del Pd non hanno riservato novità. Dall'estate scorsa ? ha detto lui
stesso ? lui bombarda il quartier generale, da quando cioè ha ritenuto che
"a Torino (il Lingottondr) si è dato il primo colpo all'Ulivo ". Ma
Veltroni aveva fatto molti errori anche prima, nel '98, nel 2000 (il congresso
ds che respinse la provocazione parisiana di sciogliersi), poi ancora dopo, col
rifiuto di scendere in campo e infine, una volta sceso, avendolo fatto nel nome
della continuità. Troppo realista, questo Veltroni. Meglio "riverificare
la legittimazione": l'assemblea, appunto, servirebbe a questo. La novità è
sulle europee, con l'accenno a una lista "aperta", larga: non una
riedizione dell'Unione, questo no. Ma almeno del suo spirito, questo sì. A
sorpresa Parisi ha trovato invece parole di elogio, seppure a denti stretti,
nientemeno che per Berlusconi. Se il "segno dei primi trecento
giorni" di leadership ventroniana è negativo, quello dei primi cento
giorni di premiership del Cavaliere ? almeno "sotto il profilo
dell'immagine " ? è positivo. Sì, Berlusconi "è un grande politico,
che ha saputo tenere il filo per questi quindici anni". Ed è un po' una
notizia, per l'ideologo del prodismo.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
SACCONI: NESSUNA VENDITA AD AIR FRANCE. MA ENTRO FINE MESE SI DECIDE IL PARTNER
INTERNAZIONALE Si tratta al buio. Il boccino in mano alle banche RAFFAELLA
CASCIOLI Tra cinque giorni la nuova Alitalia atterra
in parlamento. Mercoledì prossimo il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, è
infatti atteso alla camera e, forse, in quell'occasione sarà possibile
comprendere meglio i dettagli di un piano industriale finora tutt'altro che
trasparente. Il piano della nuova Alitalia c'è, ma non
si vede. A scatola chiusa, o quasi, lo devono accettare i sindacati che
ricevono informazioni ma non possono vederle scritte nere su bianco. Più o meno
al buio, per il momento, lo sta valutando la Commissione europea che in ogni
caso dovrà evidenziare in un secondo momento eventuali difformità delle leggi
nazionali dai trattati ed, eventualmente, sanzionare i comportamenti. In gran
segreto, al momento, si starebbero svolgendo le trattative per una partnership
internazionale che, a giudizio del commissario Fantozzi, dovrebbe essere nota
per settembre. A lungo considerato il baricentro della battaglia dei cieli per
aggiudicarsi la supremazia nelle rotte aeree comunitarie, il mercato italiano è
oggi ? se possibile ? ancora più appetibile. I debiti li pagherebbero i contribuenti
italiani, il settore cargo (in perdita) resterebbe fuori, mentre il boccone del
re potrebbe essere tra breve alla mercé del pesce più grosso. Martedì Europa ha
pubblicato le dichiarazioni dell'economista Scarpa che si è detto convinto che Alitalia sarebbe stata di Air France entro i prossimi cinque
anni e proprio ieri il quotidiano economico francese La Tribune ha rivelato che
a fine agosto vi sarebbe stato un incontro tra Banca Intesa e Air France che si
sarebbe vista offrire una partecipazione tra il 10 e il 20% in Alitalia con la possibilità entro cinque anni di diventare
azionista di maggioranza della compagnia italiana. Air France non ha né
confermato né smentito la notizia, ma non c'è dubbio che se l'offerta c'è stata
in queste ore ai sindacati si starebbe raccontando un'altra storia. Bisogna
infatti ricordare che al momento Air France detiene il 2% del capitale Alitalia e nei giorni scorsi si era detta interessata ad
assumere una partecipazione di minoranza senza tuttavia precisare la percentuale.
Non c'è dubbio che Spinetta preferirebbe possedere un'opzione per una
partecipazione di maggioranza nella nuova Alitalia
tanto più ora che lo stato italiano è disponibile ad accollarsi i debiti. Ieri
il ministro Sacconi ha smentito categoricamente che Air France diventerà
azionista di maggioranza nel 2013, ma una volta venduti gli assets strategici
il governo italiano di fatto non avrebbe nulla a che fare con la nuova Alitalia totalmente privatizzata. Proprio ieri l'assemblea
Cai, riunita ieri a Milano, ha deciso la trasformazione della Srl in Spa e
deliberato l'acquisto di AirOne. E non c'è dubbio che il boccino delle alleanze
internazionali sarà ancora una volta in mano alle banche. D'altra parte proprio
alcuni particolari del piano presentato ai sindacati lascerebbero intendere,
accanto alla costituzione di un monopolio delle rotte nazionali (56% contro le
attuali 30), anche un ridimensionamento del network a livello intercontinentale
con una riduzione da 25 a 16 rotte. Di sicuro ci sarà un assottigliamento della
flotta che, dagli attuali 238 aerei ,scenderà a 137 aerei il prossimo anno per
risalire a 158 nel 2013. Mentre sugli esuberi tra esclusioni e inclusioni la
forchetta si allarga e si restringe tra 7.000 a 3.500 unità. Per il momento
comunque il futuro di Alitalia è incerto: ieri l'Enac
ha sospeso la licenza ordinaria della compagnia concedendone una provvisoria
per la durata di sei mesi in attesa di conoscere il nuovo assetto della
compagnia. D'altra parte la mancata trasparenza dell'operazione avrebbe
lasciato perplesso più di un imprenditore ? non interessati ieri si sono detti
Moretti Polegato e Francesco Merloni ? mentre per Enrico Letta, ministro ombra
del Pd, quella che si profila è una soluzione "provinciale" e non
globale, come servirebbe.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
NON SOLO ALITALIA
Dopo il caso Marrazzo il Pd del territorio chiede spazio. E agita il partito
Amministratori alla carica GIANNI DEL VECCHIO Non solo Marrazzo e Penati. Ma
anche Zingaretti, Cacciari e Domenici. Gli amministratori locali del Partito
democratico chiedono spazio, vogliono più autonomia, rivendicano la libertà di
percorrere strade nuove e originali per risolvere i problemi dei loro
cittadini. Con buona pace di chi nel partito pensa ancora al centralismo
democratico. L'evento rivelatore è sicuramente la decisione del governatore
laziale, Piero Marrazzo, di entrare nella cordata che guiderà la nuova Alitalia. Un colpo di frusta che ha provocato più di un mal
di pancia ai vertici nazionali del Pd, ma contemporaneamente ha trovato il
pieno sostegno di tutti quegli altri amministratori democratici che in qualche
modo sono coinvolti nella vicenda, come il presidente della provincia di
Milano, Filippo Penati, e il pari ruolo romano, Nicola Zingaretti. Spetta a
loro infatti tutelare i lavoratori (e le loro famiglie) che rimarranno vittima
dei quasi seimila esuberi del nuovo piano industriale della compagnia di
bandiera. Lo strappo del tridente Marrazzo- Penati-Zingaretti tuttavia è solo
l'ultimo episodio di un'estate che ha visto più di una volta sindaci,
presidenti di provincia e di regione eletti sotto il simbolo del Pd alzare la
voce nei confronti dei dirigenti nazionali. Tutti uniti da una specie di idem
sentire, o meglio dall'esigenza di dare risposte concrete ai propri elettori.
Lo sa bene il sindaco di Firenze nonché presidente dell'Anci, Leonardo
Domenici: "Sono d'accordo con Marrazzo e Penati, si sono mossi bene. Del
resto bisogna capire che i sindaci, e gli amministratori locali in generale, si
trovano costantemente di fronte a problemi concreti, con la necessità di dare
risposte reali e quasi sempre in maniera rapida. Non deve stupire quindi che
possano percorrere strade inedite e innovative". Una prerogativa che il
primo cittadino fiorentino fa discendere direttamente dal mandato ricevuto
dagli elettori. Anche perché ? come detto qualche giorno fa in un'intervista
all'Unità ? "con questa legge elettorale, dove basta occupare un posto in
lista per essere eletti, i parlamentari in che rapporto stanno col
territorio?". Insomma, per chi amministra un comune, una provincia o una
regione si profila sempre più un ruolo da "sindacalista del
territorio". Cosa che già accade oggi ma che domani, con una struttura
federale dello stato, si noterà sempre più. Basta dare un'occhiata alle
dichiarazioni rese dal sindaco di Venezia. Quando Massimo Cacciari s'è accorto
che secondo la nuova versione della bozza Calderoli Venezia non sarebbe finita
nella lista delle città metropolitane, non s'è limitato a fare un appello ai
dirigenti del proprio proprio partito. Anzi. "Sono assolutamente certo che
tutte le forze politiche della città, al di là di tutte le differenze, si
schiereranno con una sola voce a difesa del ruolo metropolitano della nostra
città", ha detto il sindaco-filosofo. Interessi del territorio e politica
nazionale: la vera sfida per il Partito democratico è quella di arrivare a una
sintesi fra due forze spesso divergenti. Proprio a
cominciare dalla vicenda Alitalia, come spiega il segretario regionale lombardo, Maurizio Martina:
"L'atteggiamento di Penati e una forte opposizione all'operazione Alitalia non sono due cose che viaggiano
su binari differenti. Da una parte, non si può che dire tutto il male possibile
del salvataggio Alitalia.
Si tratta di un'operazione che per la Lombardia è negativa, visto che è un
passo indietro sia per Linate che Malpensa. Dall'altra capisco la provocazione
fatta dal presidente della provincia di Milano". Una sintesi che Martina
cerca di portare dal caso particolare a un piano più generale: "Il Pd non
può prescindere dal lavoro fatto dal basso dai propri amministratori. Tuttavia
tutte queste energie vanno convogliate in un progetto politico nazionale. Ad
esempio la manifestazione del 25 ottobre a difesa dei salari può essere
l'occasione adatta per tenere insieme le diverse spinte".
( da "Quotidiano.net" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La proposta di
rinnovo contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea italiana è stata
giudicata "irricevibile". Intanto la Procura ha apero un fascicolo
sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia
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piano Insolvenza, procura apre un'inchiesta La proposta di rinnovo contrattuale
illustrata dalla Compagnia aerea italiana è stata giudicata
"irricevibile". Intanto la Procura ha apero un
fascicolo sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia Roma, 8 settembre 2008 - E' di nuovo scontro sulla nuova Alitalia. E' ''irricevibile'' per i
piloti e gli assistenti di volo la proposta di rinnovo contrattuale illustrata
oggi dalla Compagnia aerea italiana (Cai).Al tavolo della trattativa al
ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl hanno
detto no alla proposta illustrata dall'ad di Cai, Rocco Sabelli. Il nuovo
contratto, secondo fonti presenti alla riunione, prevede l'azzeramento dei
vecchi contratti Alitalia e Air One, la mobilità
territoriale sia per i dipendenti sia per gli aerei (saranno spostati dove
serve), la retribuzione sarà a seconda del lavoro effettuato, una quota dei
piloti sarà fuori dalle liste di anzianità, i dipendenti dovranno usare solo
mezzi propri e nel contratto, pur restando il criterio di anzianità, entrerà
anche il criterio del merito al 25%. Sono un centinaio gli assistenti di volo
precari e non, che si sono radunati in via Flavia, per ricevere notizie in
tempo reale sull'andamento del confronto. E le reazioni alle prime
indiscrezioni non sono state positive. "Era meglio la proposta di Air
France", hanno gridato alcuni, mentre altri hanno invitato i delegati
sindacali ad abbandonare il negoziato e portare i libri in Tribunale.
L'INDAGINE La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine, per il
momento senza ipotesi di reato e senza indagati, sulla dichiarazione di
insolvenza di Alitalia. La decisione del Tribunale
civile, sulla compagnia di bandiera, è arrivata la scorsa settimana. Dopo il
ricevimento degli atti a piazzale Clodio, gli inquirenti hanno avviato gli
accertamenti. Responsabile dell'inchiesta è il procuratore aggiunto Nello
Rossi, coadiuvato dai Pm Stefano Pesci, Gustavo De Marinis e Maria Francesca
Loy. Secondo quanto si è appreso si sta valutando se ascoltare il commissario
delegato Augusto Fantozzi o Corrado Passera, al vertice della banca che ha
seguito come advisor il 'Progetto Fenice' varato per salvare Alitalia.
Accertamenti sugli ultimi dieci anni di gestione di Alitalia.
E' questo il compito che si sono dati gli inquirenti della Procura di Roma, che
hanno avviato un'inchiesta dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza
decretato dal tribunale civile per la compagnia aerea. L'indagine, che rimane
al momento senza ipotesi di reato e senza persone accusate, non si concentrerà,
quindi, sulla gestione presente dell'azienda. Il procuratore aggiunto Nello
Rossi ed i pm Gustavo De Marinis, Stefano Pesci e Maria Francesca Loy,
attenderanno ancora qualche giorno per delegare alla Guardia di Finanza, nucleo
di polizia tributaria, l'acquisizione dei bilanci e dei documenti inerenti le
entrate e le uscite dell'Alitalia. In tal senso sono
state previste una serie di acquisizioni di cui si dovranno occupare i
militari. Inoltre è possibile che vengano affidate due diverse consulenze, una
che si occuperà delle scelte contabili e l'altra di quelle operative, rispetto
ad acquisizioni e dismissioni che sono state fatte negli ultimi anni. Per
assolvere a quest'ultimo incarico sarà nominato quasi certamente un economista
esperto di trasporto aereo. Il treno lancia la sfida all'aereo sulla tratta
Milano-RomaQuale futuro per Alitalia? Segnala ad un
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clandestini: l'iniziativa del sindaco leghista (128 commenti) Maroni:
"Agli ultras del Napoli trasferte vietate per un anno" (110 commenti)
Gelmini, avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a dimettersi (108
commenti) Dicono no al matrimonio combinato Cinque donne sepolte vive (78
commenti) Subito la nuova Romea: firma anche tu (73 commenti) "Ok al diritto
di voto per gli immigrati, ma non è garanzia di integrazione" (63
commenti) Voto ai cittadini immigrati dal 2009? Arriva il sì di Legautonomie
Marche (61 commenti) Anche il premier boccia Fini "Non è nel nostro
programma" (44 commenti) 16:56:27 - inutile dire che per le
"casse" è meglio mettere autovelox che rinforzano le entrate
piuttosto che m[...] Subito la nuova Romea: firma anche tu16:44:58 - X I.I.
ognuno è libero di avere la propria opinione al riguardo....io sono diventata,
ripeto, sono d[...] Voto ai cittadini immigrati dal 2009? Arriva il sì di
Legautonomie Marche16:41:00 - Per tutti quelli che amano Hamilton...! Visto che
parlate di Hamilton come fosse un dio in terra,vi [...] La stampa inglese
contro Massa "Hamilton è stato derubato"16:40:25 - Leggendo le
critiche al ministro dell'educazione,vorrei proporre qualcosa di costruttivo:
Nominiamo [...] Gelmini, avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a
dimettersi16:36:47 - ... I clandestini li si mette in ogni discussione perchè
purtroppo esistono gravissimi problemi (in [...] Divani troppo comodi per i
clochard Arrivano le dure panche anti-bivacco16:36:01 - è una vergogna che si
cerchi di riproporre una falsificazione storica che dimentichi gli orrori e i
[...] La Russa: Omaggio ai soldati della Rsi 16:36:00 - Atlas, mi scusi se la
riprendo, però prendersela con una persona perché domina imperfettamente la
li[...] Numero verde contro i clandestini: l'iniziativa del sindaco leghista
Aprire l'interno delle Mura Urbane per renderle fruibili (con visite guidate)
ai visitatori. Sei d'accordo?Miss Italia 2008, vota la tua preferitaPreferisci
il treno o l'aereo?Salva due bambini dalle acque, poi muore d'infarto. Giusto
dargli una medaglia d'oro al Valor Civile?Contro il caro libri pubblicità nei
testi scolastici, sei d'accordo?Rifare subito la nuova Romea, cosa ne
pensi?Spinetoli, concorso di scultura 2008/2009: vota l'opera più bellaE'
giusto multare i padroni dei cani che sporcano? Dì la tuaVietato portare a
spasso gli animali del canile in alcune ore della giornata, cosa ne pensi?Multe
a prostitute e accattoni, cosa ne pensi?E' giusto mettere on line i nomi degli
statali meritevoli?Sei d'accordo con l'iniziativa Mc Bus?La nuova
scuolaPrevisione sul palio dei rioni, chi vincerà?Chi vincerà la Giostra del Saracino?
LA FOTO DEL GIORNO 'The duchess', la storia si ripete Nel film in uscita in
Gran Bretagna Keira Knightley interpreta Georgiana Spencer, duchessa di
Devonshire nel 18esimo secolo, che ricorda in maniera sorprendente Lady Diana:
stesso cognome, stessa vita IMMAGINI KEIRA GUARDA IL VIDEO RICERCA ANNUNCI
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( da "Quotidiano.net" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
In generale la
proposta di rinnovo contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea italiana
è stata giudicata "irricevibile". Anpac e Up: "non è
possibile parlare a un tavolo unico di professionalità così
diverse". Intanto la Procura ha apero un fascicolo sulla dichiarazione
di insolvenza di Alitalia
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Tecnologia Meteo Scommesse Casa NUOVA ALITALIA I piloti lasciano le trattative
e chiedono alla Cai di aprire un tavolo separato dalle altre categorie In
generale la proposta di rinnovo contrattuale illustrata dalla Compagnia aerea
italiana è stata giudicata "irricevibile". Anpac e Up: "non è
possibile parlare a un tavolo unico di professionalità così diverse".
Intanto la Procura ha apero un fascicolo sulla dichiarazione
di insolvenza di Alitalia
Roma, 8 settembre 2008 - I piloti di Anpac e Up hanno lasciato il tavolo tra i
sindacati di Alitalia e la
Compagnia aerea italiana (Cai) sulla proposta contrattuale per i dipendenti
della nuova Alitalia. Le
due sigle sottolineano che non si tratta di una "rottura" ma chiedono
alla Cai di aprire un tavolo separato per discutere il contratto dei piloti,
perché "non è possibile parlare a un tavolo unico di professionalità così
diverse". Inoltre, chiedono di potere avere i documenti sul piano
industriale presentato dalla cordata italiana. TRATTATIVA BLOCCATA E' di nuovo
scontro sulla nuova Alitalia. E' ''irricevibile'' per
i piloti e gli assistenti di volo la proposta di rinnovo contrattuale
illustrata oggi dalla Compagnia aerea italiana (Cai).Al tavolo della trattativa
al ministero del Lavoro, Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl hanno detto no
alla proposta illustrata dall'ad di Cai, Rocco Sabelli. Il nuovo contratto,
secondo fonti presenti alla riunione, prevede l'azzeramento dei vecchi
contratti Alitalia e Air One, la mobilità territoriale
sia per i dipendenti sia per gli aerei (saranno spostati dove serve), la
retribuzione sarà a seconda del lavoro effettuato, una quota dei piloti sarà
fuori dalle liste di anzianità, i dipendenti dovranno usare solo mezzi propri e
nel contratto, pur restando il criterio di anzianità, entrerà anche il criterio
del merito al 25%. Sono un centinaio gli assistenti di volo precari e non, che
si sono radunati in via Flavia, per ricevere notizie in tempo reale
sull'andamento del confronto. E le reazioni alle prime indiscrezioni non sono
state positive. "Era meglio la proposta di Air France", hanno gridato
alcuni, mentre altri hanno invitato i delegati sindacali ad abbandonare il
negoziato e portare i libri in Tribunale. L'INDAGINE La Procura di Roma ha
aperto un fascicolo di indagine, per il momento senza ipotesi di reato e senza
indagati, sulla dichiarazione di insolvenza di Alitalia.
La decisione del Tribunale civile, sulla compagnia di bandiera, è arrivata la
scorsa settimana. Dopo il ricevimento degli atti a piazzale Clodio, gli
inquirenti hanno avviato gli accertamenti. Responsabile dell'inchiesta è il
procuratore aggiunto Nello Rossi, coadiuvato dai Pm Stefano Pesci, Gustavo De
Marinis e Maria Francesca Loy. Secondo quanto si è appreso si sta valutando se
ascoltare il commissario delegato Augusto Fantozzi o Corrado Passera, al
vertice della banca che ha seguito come advisor il 'Progetto Fenice' varato per
salvare Alitalia. Accertamenti sugli ultimi dieci anni
di gestione di Alitalia. E' questo il compito che si
sono dati gli inquirenti della Procura di Roma, che hanno avviato un'inchiesta
dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza decretato dal tribunale civile
per la compagnia aerea. L'indagine, che rimane al momento senza ipotesi di
reato e senza persone accusate, non si concentrerà, quindi, sulla gestione
presente dell'azienda. Il procuratore aggiunto Nello Rossi ed i pm Gustavo De
Marinis, Stefano Pesci e Maria Francesca Loy, attenderanno ancora qualche
giorno per delegare alla Guardia di Finanza, nucleo di polizia tributaria,
l'acquisizione dei bilanci e dei documenti inerenti le entrate e le uscite
dell'Alitalia. In tal senso sono state previste una
serie di acquisizioni di cui si dovranno occupare i militari. Inoltre è
possibile che vengano affidate due diverse consulenze, una che si occuperà
delle scelte contabili e l'altra di quelle operative, rispetto ad acquisizioni
e dismissioni che sono state fatte negli ultimi anni. Per assolvere a
quest'ultimo incarico sarà nominato quasi certamente un economista esperto di
trasporto aereo. Il treno lancia la sfida all'aereo sulla tratta
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"Agli ultras del Napoli trasferte vietate per un anno" (110 commenti)
Gelmini, avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a dimettersi (109
commenti) Subito la nuova Romea: firma anche tu (83 commenti) Dicono no al
matrimonio combinato Cinque donne sepolte vive (78 commenti) "Ok al
diritto di voto per gli immigrati, ma non è garanzia di integrazione" (67
commenti) Voto ai cittadini immigrati dal 2009? Arriva il sì di Legautonomie
Marche (65 commenti) Anche il premier boccia Fini "Non è nel nostro
programma" (46 commenti) 19:27:35 - Se lo merita Serena.....numero uno
meritatamente...è la piu forte...spero ci rimanga a lungo![...] Serena trionfa
in una splendida finale e diventa N.119:03:24 - un murray così solido e tecnico
non lo si rea mai visto neanche quando vinse il torneo di cincinnati[...]
Murray fa fuori Nadal19:00:00 - Murray ha di certo più talento tennistico di
Nadal. Insomma fa meno fatica a colpire la palla,ha un [...] Murray fa fuori
Nadal18:56:58 - io non devo permetterti niente, tu sei tu e sei libera di fare
e pensare quello che vuoi .... però m[...] Voto ai cittadini immigrati dal
2009? Arriva il sì di Legautonomie Marche18:40:06 - Sto da 55 anni in Sud
America:Da giovane fui presente a un incidente gravissimo sulla Romea.Che la
R[...] Subito la nuova Romea: firma anche tu18:31:45 - Questa sera spero di
vedere una grande finale. Non tifo per Nadal, ma complimenti allo spagnolo per
[...] Murray fa fuori Nadal18:30:13 - Io capisco ciò che vuoi dire mat,
purtroppo tutte le malefatte che fanno di continuo queste persone [...] Voto ai
cittadini immigrati dal 2009? Arriva il sì di Legautonomie Marche Aprire
l'interno delle Mura Urbane per renderle fruibili (con visite guidate) ai
visitatori. Sei d'accordo?Miss Italia 2008, vota la tua preferitaPreferisci il
treno o l'aereo?Salva due bambini dalle acque, poi muore d'infarto. Giusto
dargli una medaglia d'oro al Valor Civile?Contro il caro libri pubblicità nei
testi scolastici, sei d'accordo?Rifare subito la nuova Romea, cosa ne
pensi?Spinetoli, concorso di scultura 2008/2009: vota l'opera più bellaE' giusto
multare i padroni dei cani che sporcano? Dì la tuaVietato portare a spasso gli
animali del canile in alcune ore della giornata, cosa ne pensi?Multe a
prostitute e accattoni, cosa ne pensi?E' giusto mettere on line i nomi degli
statali meritevoli?Sei d'accordo con l'iniziativa Mc Bus?La nuova
scuolaPrevisione sul palio dei rioni, chi vincerà?Chi vincerà la Giostra del
Saracino? LA FOTO DEL GIORNO Quante sono le intercettazioni in Italia Il
consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno
possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica
amministrazione RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003
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( da "Stampa, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alberto Bisin CON
FANNIE E FREDDIE L'ALITALIA NON C'ENTRA Ieri è stato annunciato il piano delle
autorità finanziarie statunitensi per portare sotto il controllo del governo
federale due importanti società finanziarie, conosciute come Fannie Mae e
Freddie Mac. Il piano configura un intervento senza precedenti per dimensione e
rilevanza. Queste società infatti posseggono o garantiscono quasi metà del
mercato dei mutui negli Stati Uniti, un enorme mercato di circa 12 bilioni di
dollari. Si stima che l'operazione costerà ai contribuenti alcune decine di
miliardi di dollari. Anticipando l'intervendo del governo degli Stati Uniti,
nei giorni scorsi molti commentatori in Italia non hanno lesinato commenti del
tipo: mentre gli Stati Uniti, patria del liberismo, salvano dal fallimento
Fannie Mae e Freddie Mac, in Italia ci si lamenta per il salvataggio di Alitalia. Oppure: il libero mercato è insostenibile, prova
ne sia che anche gli Stati Uniti... e via di seguito. Il parallelo tra il
salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac e quello di Alitalia,
per quanto forse superficialmente naturale, è a ben vedere inconsistente. Più
in generale, la crisi di Fannie Mae e Freddie Mac non adduce certo munizioni ai
paladini dell'intervento dello Stato nell'economia. Proviamo a fare chiarezza.
Prima di tutto, la crisi del mercato finanziario ed immobiliare negli Stati
Uniti ha reso purtroppo inevitabile il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac.
Il loro fallimento avrebbe con ogni probabilità significato una riduzione
dell'offerta di credito e un crollo dei valori immobiliari senza precedenti, con
un associato grave inasprimento della recessione. In contrasto, Alitalia è fallita senza gravi ripercussioni
macroeconomiche. Il governo italiano in effetti non ha operato alcun
"salvataggio", ma ha piuttosto garantito ad una nuova compagnia
privata condizioni di monopolio sulle rotte interne che sarebbero altrimenti
state coperte da altre compagnie in condizioni di concorrenza. Ma come si è arrivati alla crisi di Fannie Mae e Freddie Mac e di
Alitalia? Qui sta l'unico
possibile parallelo. Le perdite di Fannie Mae e Freddie Mac, come quelle di Alitalia, sono dovute alla protezione
dalla concorrenza di mercato loro concessa dai rispettivi governi. La vicenda
di Alitalia è tristemente
nota: gestione il più possibile protetta dalla concorrenza, condizioni
contrattuali sopra mercato per i dipendenti, e management dipendente dalla
politica hanno significato continue ed ingenti perdite regolarmente
socializzate. Vale la pena di ripercorrere invece in qualche dettaglio quelle
delle due società americane. Fannie Mae e Freddie Mac operavano fino a ieri
come società private, quotate in Borsa. La loro origine è però pubblica. Fannie
Mae è stata creata nel 1938 dal governo per rendere liquido il mercato
secondario dei mutui. Ha operato in condizioni di monopolio fino alla fine
degli Anni 60, quando è stata privatizzata e Freddie Mac è stata fondata dal
Congresso per garantire una qualche forma di concorrenza nel mercato.
Nonostante entrambe le società fossero private dagli Anni 70 in poi, la loro
origine pubblica ha fatto sì che esse ricevessero notevoli vantaggi ed
esenzioni fiscali, stimate in circa 6,5 miliardi di dollari l'anno. Ma
soprattutto, l'origine pubblica delle due società ha fatto sì che esse
godessero di una generalmente riconosciuta "implicita garanzia pubblica".
Questa implicita garanzia si è manifestata nella loro capacità di indebitarsi
ad interessi passivi vicini a quelli pagati dal governo federale americano sul
debito pubblico; interessi quindi notevolmente inferiori a quelli pagati da
qualunque altra società privata. Un esempio da manuale di quello che in Italia
si chiama privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite.
Naturalmente, ogni società che operi in regime di socializzazione delle perdite
tende a prendere rischi eccessivi e decisioni inefficienti purché avvantaggino
l'azionariato di controllo e il management. Fannie Mae e Freddie Mac non sono
eccezioni a questo proposito. Fino alla crisi dei mercati finanziari e
immobiliari del 2007 (che non hanno saputo prevedere e che hanno sottovalutato),
Fannie Mae e Freddie Mac si sono ingrandite indebitandosi enormemente, hanno
arricchito un management fallimentare, hanno generosamente remunerato i propri
azionisti, e hanno ripetutamente commesso falso in bilancio. Freddie Mac ha
addirittura violato la legge sui finanziamento elettorale nel tentativo di
guadagnarsi l'appoggio del Congresso. Le vicende di Fannie Mae e Freddie Mac e
di Alitalia dimostrano solo che società cui sia
garantita la socializzazione delle perdite finiscono inevitabilmente per fare
grosse perdite. Questo è vero negli Stati Uniti come in Italia.