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T ARTICOLI DEL 6-7 settembre
2008 #TOP
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Articoli
Alitalia 2 (115)
In Italia 10 mila cassintegrati in due settimane
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia avrà ammortizzatori più ricchi e anche la cassa integrazione sarà più ricca di un'azienda media qualsiasi". Parole del ministro Renato Brunetta, pronunciate pochi giorni fa. In effetti, anche se Alitalia è il catalizzatore di attenzioni, in tutta Italia si sta moltiplicando il ricorso alla cassa integrazione.
Nei
test per l'Universitàriecco la solita Italia
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: encefalogramma piatto che vuole partecipare al salvataggio di Alitalia"). A proposito: qual è l'unico Paese al mondo in cui la vita delle persone interessa solo prima che nascano o dopo che sono morte? (E qui lascio immaginare a voi. Solo un aiutino: pensate al caso di Eluana Englaro). 06/09/2008 una farsaLe paradossali vicende dei quesiti per accedere ai corsi di laurea.
Parisi
all'attacco:<Il governo ombra?Un fallimento>
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cioè il patron della Nuova Alitalia: "Ha perso un'occasione per dimettersi", sentenzia Parisi. L'attacco lascia il segno. Veltroni replica per bocca del fedelissimo Giorgio Tonini: " Parisi riserva le sue critiche solo al partito di cui fa parte e al suo leader mentre non abbiamo ascoltato una sola parola di critica nei confronti del governo Berlusconi"
Parigi
non molla la presa per battere lufthansa ora "riscopre" malpensa -
lucio cillis ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: al punto da imporre ai vertici Alitalia un piano che ruotava su Fiumicino, negli ultimi giorni avrebbe iniziato una improvvisa manovra di aggiustamento della rotta. "La metà delle perdite di Alitalia va addebitata a Malpensa", era il ritornello preferito di Spinetta, che spiegava così agli enti locali lombardi e politici italiani, il perché di quella scelta.
Scoppia
la guerra degli aeroporti fiumicino e linate a rischio caos
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sono passati solo sei mesi da quando Alitalia sparì dallo scalo varesino portandosi via 7 milioni di passeggeri (su 20). Invece ora, nel derby Roma-Milano degli aeroporti, a trattare da una posizione di forza con Alitalia è proprio la Sea, guidata dal manager di area leghista, Giuseppe Bonomi.
"il
gruppo benetton in conflitto d'interessi l'antitrust indaghi" - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alleanza spartitoria in nome dei nuovi padroni di Alitalia? Infine sulle tariffe aeroportuali si è in attesa di una delibera del Cipe che ridefinisca i criteri con cui i vari aeroporti possono alzare il prezzo dei servizi che fanno pagare alle compagnie. Con Alitalia in via di "resurrezione" si dà per scontata una decisione più favorevole alle compagnie,
Nuova
alitalia, decollo a novembre ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia 2 ripartirà infatti da 11.500 dipendenti rispetto agli attuali 17.500 di Alitalia più Air One. Gli esuberi certi saranno 3.250 (vale a dire i lavoratori sottoposti a cassa integrazione e mobilità); ma la cifra sale a 6.000 se si considerano anche le 700 unità dei call center e dell'amministrazione di Alitalia,
"io,
il pd e l'alitalia: ho scelto per i cittadini" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pagina I - Roma Marrazzo "Io, il Pd e l'Alitalia: ho scelto per i cittadini" GIOVANNA VITALE Ha deciso da solo, il governatore Piero Marrazzo. Convinto che - vestendo i panni del paladino dei cittadini come ai bei tempi di Mi manda RaiTre - avrebbe dato voce alle istanze riformiste dell'intero Pd.
Marrazzo:
"io, il pd e l'alitalia" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il Pd e l'alitalia" GIOVANNA VITALE (segue dalla prima di cronaca) Insisto: qualcuno pensa che dietro ci sia una manovra anti-Veltroni... "Sciocchezze. La mia proposta era rivolta ai cittadini, non alla politica. Ho sempre pensato al Pd come a un partito tanto più rappresentativo quanto più ha la capacità di stare nei territori.
La
disperazione in piazza ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Napoli Caos a Capodichino per una manifestazione contro i tagli Alitalia, i prof occupano un ufficio del Provveditorato La disperazione in piazza Protestano i lavoratori Atitech e i precari della scuola GIORNATA di tensione a Capodichino. I lavoratori Atitech hanno attuato un blocco lungo la strada che porta all'aeroporto.
Vertenza
atitech, caos a capodichino - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 500 esuberi per Alitalia, e quasi un quarto sarebbero qui a Napoli, in questa azienda che si occupa della manutenzione degli aerei. Non c'è voluto molto a radunare i dipendenti. E se lunedì scorso un corteo si era svolto pacificamente, anche dentro l'aerostazione, ieri la protesta già si è alzata di livello.
"dopo
venti anni di sacrifici non possiamo finire così"
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Possibile che siamo noi i protagonisti della crisi Alitalia? Ma se abbiamo più aeroplani che piazzole. Il nostro è un vero capitale sociale. Ci sono voluti anni e anni per formarlo, per preparare competenze e professionalità, che sono già a basso costo: mediamente costiamo dai 500 ai 1.000 euro in meno di un lavoratore analogo della Air France o di Lufthansa.
Letizia
attaccata al carroccio va alla guerra contro roma - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ci sta pure il protagonismo del sindaco nella vicenda Alitalia: dopo i lamenti e le accuse ai romani arroganti e pasticcioni, la Moratti prende in mano il pallino e incontra i vertici di Banca Intesa, "per verificare la compatibilità del piano Alitalia con quelli della Sea, il cui interesse noi dobbiamo tutelare, a prescindere dal colore politico del governo".
La
moratti siede al tavolo alitalia ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: azioni Sea La Moratti siede al tavolo Alitalia Ma Penati attacca: troppo prudente, io voglio entrare nella cordata Dopo le critiche, Letizia Moratti è pronta a sedersi al tavolo delle trattative con la nuova Alitalia per salvare Malpensa e Linate: "Ci auguriamo che un ragionamento fatto con Alitalia ci porti ad avere due piani che possano essere complementari e non conflittuali.
La
moratti al tavolo alitalia "tratto per i nostri aeroporti" - alessia
gallione ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: azionariato della nuova Alitalia che avverrebbe con uno scambio di azioni Sea per quelle Alitalia. Nessun problema di liquidità: la Provincia detiene azioni "pari al 15% - sottolinea il presidente - per un valore di almeno 250 milioni di euro". Un'ipotesi che Letizia Moratti non condivide: "Non è una prospettiva che al momento il Comune ha preso in considerazione.
"ora
il sindaco mantenga gli impegni"
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In particolar modo la forte critica rispetto alle possibili ricadute negative dell'operazione Alitalia su Linate e Malpensa. Ed è proprio nella difesa degli aeroporti milanesi che vorremmo vedere Letizia Moratti con noi". Il sindaco dice di aver cominciato a lavorare con Alitalia per verificare la compatibilità del piano con le esigenze di Linate e Malpensa.
"così
alipadania lascia a terra la puglia" - paolo viotti
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: gruppo di imprenditori sarebbe già pronto a costituire una società mista PAOLO VIOTTI "Il piano di salvataggio di Alitalia lascia a terra la Puglia" è il titolo del volantino che ieri parlamentari e consiglieri regionali del Pd hanno distribuito ai cittadini davanti agli aeroporti di Bari e Brindisi. I democratici impugnano l'arma dell'ironia e parlano della nascita di "Alipadania".
Da
lunedì gli intercity rinnovati le ferrovie: il servizio non cambia - ilaria
ficarella ( da "Repubblica, La"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: isolamento aereo prospettato dal piano della Nuova Alitalia adesso il declassamento degli Eurostar. Mi aspetto che le istituzioni regionali aprano con urgenza un confronto con Trenitalia". Intanto Trenitalia cerca di spiegare che non di declassamento si tratta, ma di razionalizzazione, dovuta al fatto che gli Etr 500 sono stati concepiti per viaggiare su linee ad alta velocità (
Telecom,alierta
prepara l'affondo ma berlusconi difende l'italianità - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: caso Alitalia". La prossima settimana atterrerà in Italia Cesar Alierta, l'ad della compagnia iberica, e il suo viaggio viene paragonato - ai piani alti dell'esecutivo - più ad una resa dei conti che ad una missione diplomatica. Da lunedì prossimo il rappresentante del gruppo spagnolo - accompagnato dal presidente Telecom Gabriele Galateri e da Alejandro Agag,
Veltroni
via i partiti da Asl e Rai Una fondazione per la tv pubblica
( da "Unita,
L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Una fondazione per la tv pubblica" La nuova Alitalia decollerà (previsione del commissario Fantozzi) il primo novembre. Ma a terra resteranno almeno 9mila lavoratori. Sul loro futuro lunedì ci sarà l'incontro fra il ministro Sacconi e i sindacati. Certo è che la nuova società di Colanninno si occuperà solo di passeggeri.
Abbiamo
i palinsesti ( da "Unita, L'"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che indaga sulla cordata Alitalia capitanata dal padre Roberto. A notte fonda, per Fuori Orario-Cose mai viste, vecchi spezzoni di Veltroni che esalta l'Ulivo, denuncia il conflitto d'interessi e cita la questione morale. L'emittente dalemiana "Red" (acronimo di Ritorno e Distruggo, o di Riformismo Estrema Destra) ha come logo una barca a vela coi baffi e si propone -
Un
paio di domande a tremonti - (segue dalla prima pagina) massimo giannini
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che su questo come su altri temi spinosi (vedi Alitalia) tace ormai da troppi giorni. Prima domanda. Il federalismo fiscale è un obiettivo sul quale convergono tutte le forze presenti in Parlamento, ma ora stanno venendo al pettine i nodi veri del progetto: i fondi perequativi per le aree più svantaggiate, e soprattutto i costi dell'operazione.
Schon,
il fascino discreto dell'eleganza
( da "Unita,
L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: internazionalità del suo nome è tale che le vengono commissionate le divise per l'Alitalia. Tanto basta a motivare l'onorificenza di Commendatore della Repubblica che le verrà riconosciuta da Francesco Cossiga nel 1985, assieme ad Armani. Il resto è storia di affari e finanza come per tanti altri marchi. Perchè, nel '93 la maison Schön è passata al gruppo giapponese Itochu.
Se
i giornalisti cercano la verità - mantova
( da "Repubblica,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: si chiede perché il Pd non approvi la soluzione della vicenda l'Alitalia. Il governatore del Lazio, Piero Marrazzo si propone di entrare nell'operazione. E poi c'è Luciano Violante, il quale dice che sulla giustizia occorre che ci si metta d'accordo, maggioranza e opposizione. E gli altri replicano: voi avanzate le vostre proposte, ma se non ci piacciono andiamo avanti da soli".
Una
compagnia Last Minute ( da "Unita, L'"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se si vuole che Alitalia torni ad essere inserita in un circuito internazionale che conta; b) i debiti Alitalia, che Air France avrebbe pagato con proprio capitale con la soluzione attuale sono interamente accollati alla comunità nazionale; c) gli esuberi previsti nel piano Air France erano leggermente inferiori a quelli del piano Intesa,
Pil
e inflazione, l'Italia è salda all'ultimo posto
( da "Unita,
L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: evento Alitalia. L'affare può far gola, ma molti hanno prima di tutti i loro problemi da risolvere. Lo confessa ad esempio Merloni in un momento in cui l'elettrodomestico bianco fatica in Italia, fatica in Europa, regge ancora nei paesi dell'Est. Persino Mario Moretti Polegato, l'inventore di Geox, ha confessato d'averci fatto un pensierino,
Nella
nuova Alitalia novemila rischiano il posto Battaglia aperta sugli esuberi.
Intanto rispunta l'ipotesi di Air France come compratore
( da "Unita,
L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la nuova Alitalia decollerà il prossimo primo novembre. E lo farà, per ora, senza novemila lavoratori. La cui sorte, come ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, sarà tema di discussione con i sindacati il prossimo lunedì. La nuova società, come ha spiegato il suo futuro amministratore delegato Rocco Sabelli,
Milano:
Penati vorrebbe volare, la Moratti no Il presidente della Provincia pronto a
scambiare le azioni Sea con quelle della futura compagnia
( da "Unita,
L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che stiamo lavorando con Banca Intesa per verificare la compatibilità del piano Alitalia con il piano Sea". Visto che la "nuova Alitalia potrebbe avere una configurazione tale da portare a degli impatti su Sea", il Comune deve "tutelare l'interesse di Sea, ovvero dell'occupazione diretta e dell'indotto di Linate e Malpensa".
Nuova
Alitalia, primo volo a novembre ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: anche i piloti più morbidi Nuova Alitalia, primo volo a novembre La Cai trasformata in Spa. Sindacati divisi ma il confronto procede, anche i piloti più morbidi --> ROMA Restano i dubbi al tavolo di confronto su Alitalia. Scarsi, dicono i sindacati, gli elementi aggiuntivi illustrati ieri sul piano industriale dal neo amministratore delegato della Compagnia aerea italiana,
Ma
il Forlanini sarà salvato dagli stranieri
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cercando di colmare al più presto nello scalo varesino il buco creato dall'abbandono di Alitalia. Conclusione: se il governo non commetterà una follia pur di mettere in orbita la Cai, Linate può essere salvata, a patto che le istituzioni milanesi si mobilitino in tempo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
<Il
Comune nella Cai? Non se ne parla I cittadini hanno bisogno di servizi>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha criticato sul piano Alitalia ed Expo. Ieri ha annunciato che ci sono contatti in corso con Intesa-SanPaolo, l'advisor di Alitalia, per "analizzare il piano Fenice e valutare la compatibilità con quello industriale di Sea, per capire se ci sono impatti negativi sugli scali milanesi, ma ci auguriamo che non siano conflittuali".
Industriali,
sì al piano Alitalia <Scali lombardi da sostenere>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sì al piano Alitalia "Scali lombardi da sostenere" di Sabrina Cottone "Il nuovo piano è migliorativo" è il sospiro di sollievo di Diana Bracco, presidente di Assolombarda. La Bracco adesso chiede di puntare sulle infrastrutture di collegamento "anche in vista dell'Expo", rinegoziare gli accordi bilaterali perché più compagnie possano operare a Malpensa,
La
replica di Passoni Dopo la demagogia ecco gli effetti dell'abolizione dell'Ici
( da "Stampa,
La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: altra destinazione è previsto dal Testo unico degli enti locali quindi questi signori si ripassino le leggi, inoltre non accettiamo lezioni di economia da chi ha liquidato l'Alitalia lasciando i debiti ai cittadini e regalando la compagnia ai privati". E conclude: "Finalmente dopo i demagogici entusiasmi per la cancellazione dell'Ici i nodi per il Paese cominciano a manifestarsi". \.
<La
Nuova Alitalia in pista a novembre Entro un mese la scelta del partner>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 213 del 2008-09-06 pagina 3 "La Nuova Alitalia in pista a novembre Entro un mese la scelta del partner" di Paolo Stefanato Fantozzi indica le date per l'avvio dell'attività e tranquillizza i passeggeri sul programma MilleMiglia da Milano Il primo novembre, tra meno di due mesi, decollerà la Nuova Alitalia.
Sabelli
rinuncia al cargo e ora punta tutto sui passeggeri
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il quindicesimo gruppo cargo al mondo ha dimensioni doppie di Alitalia"; il leader mondiale della manutenzione fa otto milioni di ore annue, "mentre Alitalia ne fa solo 500 mila". L'obiettivo della nuova compagnia è dunque "l'eccellenza nel settore passeggeri". Sabelli non ha fatto mistero di quanto sia complicato il progetto.
Parisi
atterrisce il Pd: <Grande Berlusconi, Veltroni impari da lui>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: onestamente": quella di "dimettersi per conflitto di interessi su Alitalia". Insomma, il totale dei "trecento giorni" di Walter alla guida del Pd "porta il segno meno". Mentre i primi cento giorni di Berlusconi al governo "sembrano avere il segno più". "Ha ereditato il fattore C di Prodi?", gli chiede Minoli.
Cai
diventa spa In consiglio solo tre persone
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: quella su una parte degli asset di Alitalia, presentata lunedì al commissario straordinario Augusto Fantozzi; e quella, messa a punto nei giorni scorsi, presentata a Carlo Toto per l'acquisto dell'intera Ap Holding, la controllante di Air One. Nella nota diffusa al termine dell'assemblea è stato specificato che, alla data dell'acquisto,
Colaninno
lascia o raddoppia? Paure e tensioni in Piaggio
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: avventura della Nuova Alitalia? E chi sarà capo? E di chi? Domande che si aggrappano all'ultima indiscrezione: Colaninno potrebbe lasciare tra un po' di tempo la carica di ad, mantenendo però sempre la presidenza. Sussulti di preoccupazione che si stemperano davanti a quel confessionale laico che è oramai diventato il distributore delle bevande e si consumano tra i bisbigli.
Cara
AirFrance, te la vendiamo quando vuoi
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: volontà di restare un partner strategico di Alitalia", con cui ha un accordo commerciale da anni. Nell'accordo segreto sono scomparsi gli impegni che AirFrance-Klm aveva preso ai tempi del governo Prodi di investire considerevolmente per la ristrutturazione di Alitalia. Alla fine, il risultato potrebbe essere lo stesso - Alitalia nelle mani di Air France-Klm - ma per il gruppo franco-
Anticipazioni
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Anticipazioni ALITALIA l PAGINA 2 Giocare d'azzardo con il Toto Il nodo AirOne nel fallimento della compagnia di bandiera. E quello del suo attivissimo fondatore. Mentre non c'è ancora certezza sul numero degli esuberi e Air France prepara l'affare del futuro MOSTRA DEL CINEMA PAGINA 3 Il fuoco incrociato della critica estinta La grande stampa suona il deprofundis per il festival di Venezia.
Nessuna
risposta alle tante obiezioni su piano e progetti
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esclusione dei precari di entrambe le aziende (AirOne e Alitalia) dal computo sugli "esuberi". Sono fuori e basta, se ne riparlerà - caso mai - in altra sede. Mentre per la manutenzione pesante (Atitech, Tmo, ecc) circola sempre la voce di un possibile "dirottamento" verso Finmeccanica (di proprietà statale), ma "In questo momento non si può dire nulla".
ATITECH-
I lavoratori in mobilitazione a Napoli
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: messi messi fuori dal perimetro aziendale di Alitalia e ieri, dopo un'affollata assemblea per discutere il piano del governo, hanno portato la loro protesta lungo le strade di accesso dell'aereoporto napoletano di Capodichino. I dipendenti dell'azienda che, a Napoli, effettua la manutenzione pesante per Alitalia, chiedono precise garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali.
Tonino
torna in piazza e guasta la festa al Prc
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia". Il tema del lodo Alfano potrebbe finire per far dialogare le due piazze, almeno sulla battaglia referendaria:"Ne discuteremo al comitato politico convocato per la prossima settimana, il 12 e 13 settembre. Personalmente sono favorevole alla distinzione delle funzioni tra giudici e pm e credo che l'indulto vada difeso.
Il
Toto gioco sull' Alitalia ( da "Manifesto, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: governo e acquirenti di Alitalia. Storia di AirOne e del suo inventore, il costruttore abruzzese Carlo Toto Francesco Piccioni ROMA In una cordata di 16 imprenditori "italiani", l'unico socio a sapere qualcosa di trasporto aereo non figura affatto nella gestione operativa della nuova società, la Compagnia aerea italia (Cai).
Sinistra,
il leader che non c'è ( da "Manifesto, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Scuola, rifiuti, Alitalia, ritorno al nucleare, intercettazioni, giustizia. Coerente con il mantenimento dei suoi impegni il governo sforna i suoi provvedimenti. Nel Pd l'unica discussione aperta attiene al "se" e al "come" confrontarsi sull'agenda dettata dal governo.
IL
COMMISSARIO, Augusto Fantozzi, punta a individuare il partner estero di
Alitalia entro la fin ( da "Messaggero, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: punta a individuare il partner estero di Alitalia entro la fine del mese e vuol far decollare la nuova compagnia a novembre. Intanto fonti vicine ad Air France parlano di un interessamento del vettore francese che punterebbe al pacchetto di maggioranza nel 2012, anche se si accontenterebbe di una partecipazione minoritaria.
Dal
nostro inviato UMBERTO MANCINI CERNOBBIO - L'investimento nella
( da "Messaggero,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: investimento nella nuova Alitalia è stato fatto perchè un gruppo di imprenditori privati, tra cui noi di Atlantia, ha ritenuto che il sistema Italia ne avesse bisogno e siamo convinti che ci sarà un ritorno importante". Gian Maria Gros-Pietro inquadra subito la scelta del gruppo Benetton, a margine del Workshop Ambrosetti.
ROMA
Augusto Fantozzi ha due obiettivi: individuare entro la fine di settembre il
partner s ( da "Messaggero, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Vito Riggio, ha concesso alla vecchia Alitalia una licenza provvisoria al volo che scadrà il primo marzo prossimo. Dunque, l'accordo con i sindacati dovrà essere firmato. E' di ieri anche la notizia, divulgata da La Tribune, di un nuovo rilancio di Air France su Alitalia fino a puntarne al controllo.
MILANO
- Tutto come da copione. L'assemblea di Cai, riunitasi ieri a Milano, ha
nominat ( da "Messaggero, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ho la massima stima per le persone coinvolte in Alitalia, l'ho valutata ma resto focalizzato su Geox", ha detto il primo. "Non stiamo pensando di entrare in Alitalia, ognuno deve fare il proprio mestiere", ha risposto il secondo, dicendosi favorevole all'ingresso di un partner straniero. Tornando all'assemblea di Cai, durante l'assise il socio Emilio Riva,
Expo
e Alitalia, la Moratti rilancia ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nervosa per l'evento del 2015 Expo e Alitalia, la Moratti rilancia "Pronti ad assumere i lavoratori in esubero, ma Malpensa deve restare un hub" Sulla questione Alitalia è la Moratti a non dare tregua, anzi rilancia. "Se il problema di Alitalia sono i tremila esuberi - dice anzi il sindaco Moratti - il lavoro glielo diamo noi.
ROMA
- Era il 1966. Invitata di rango ad uno di quegli indimenticabili e
sontuosissimi balli ( da "Messaggero, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia le affida il design delle divise delle hostess. Nel 1992 il fatturato vola poi la fortuna diminuisce. Nel 1997 la società viene venduta al gruppo giapponese Itochu, dal 2007 alla guida stilistica c'è Bianca Gervasio. La sarta è stata celebrata a Roma con una mostra, una esposizione è in programma a Milano dal 19 settembre prossimo.
Penati:
Roma taglia i voli e aumenterà le tariffe
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è lui a chiedere un governo che non protegga solo gli interessi della nuova Alitalia, ma favorisca un libero mercato dei voli. Una cordata invece, potrebbe riservare possibili "conflitti di interesse" per il numero uno della Provincia, in un mercato "che consente uno straordinario intreccio di interessi tra chi investe nella nuova compagnia e ha già forti interessi nelle società.
<Ogni
milione di viaggiatori in più a Malpensa assumeremo 1.500 lavoratori in
esubero> ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nessuna intenzione di far entrare il Comune nella nuova Alitalia, ma una verifica con BancaIntesa su come evitare il disastro per Linate e Malpensa: "E se il problema di Alitalia sono i tremila esuberi - dice anzi il sindaco Moratti - il lavoro glielo diamo noi. Per ogni milione di viaggiatori in più possiamo assumerne 1500.
<Salari,
pronti a firmare con chi ci sta Epifani? Se dice no dovrà spiegarlo>
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Province o Comuni soci di quell'Alitalia cui anche lei parteciperà. "Il mestiere degli enti locali dovrebbe essere gestire la sanità, grosso problema, e i servizi ai cittadini. Riducano le partecipazioni azionarie e, insieme, le varie addizionali...". Si aspettava la bufera, anche se subito rientrata, sul suo ingresso nella cordata?
Alitalia,
scoppia il caso Air France ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-06 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE All'interno CONTROLLO DELLA NUOVA COMPAGNIA Alitalia, scoppia il caso Air France La nuova Alitalia potrebbe decollare il 1Ë? novembre, sostiene Fantozzi. Il caso Air France A PAGINA 6 Baccaro.
Controllo
Alitalia ad Air France? Scoppia il caso
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: circolare la voce di un interessamento dei francesi a una quota di maggioranza di Alitalia entro il 2013. Di Air France parlerà il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nell'audizione di mercoledì alla Camera. Mentre Piero Fassino ha chiesto chiarezza sulla vicenda. "Sarebbe positivo se Air France entrasse in Alitalia" ha detto ieri il presidente di Generali, Antoine Bernheim.
<Meno
tagli salvando Malpensa> ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: questo serve a rendere compatibile il piano Alitalia con il rilancio di Malpensa, direi che vale la pena parlarne". Naturalmente bisognerebbe che i tremila dipendenti Alitalia in questione fossero anche disposti a trasferirsi tra Milano e Busto Arsizio. Il che, considerato che tutta la crisi è iniziata anche perché da Fiumicino a Malpensa non voleva andarci neanche un fattorino,
Manutenzione
e hangar, la battaglia dei numeri
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 300 precari rientrerebbero nella nuova compagnia a dispetto di quelli di Alitalia, tenuti come riserva. Infine nel conteggio rifatto dai sindacati sui numeri dati da Sabelli, prendendo come dato di partenza 17.500 lavoratori a tempo indeterminato tra Alitalia e Air One, mancherebbero all'appello ancora 1.145 lavoratori della cui sorte non si sa nulla.
Alitalia
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 5 categoria: BREVI Alitalia "Alitalia? Un gesto simbolico. Quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli imprenditori dove sono?".
L'offerta
non sarà in contanti ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia alla Cai. Ma anche un pagamento non in cash ma sotto forma di "assorbimento" di nuovi debiti che si stanno formando nella gestione dell'attività aerea da parte del commissario Augusto Fantozzi. è questo il meccanismo con cui verrà chiusa la trattativa tra gli imprenditori-soci e l'Alitalia così come spiegato nei documenti di offerta preparati dallo studio Bonelli,
Bene
la manovra Alitalia Ma ora che fare?
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: pag: 40 categoria: REDAZIONALE Il dubbio di Piero Ostellino Bene la manovra Alitalia Ma ora che fare? P er ora, la cordata di privati voluta da Berlusconi per salvare l'Alitalia ha prodotto un paradosso. Ha salvato Air One. Che - per dirla con Woody Allen - se Alitalia era morta, per parte sua non si sentiva tanto bene.
Essenziale
( da "Corriere
della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: foto Bob Krieger dal libro "Chic e clik" ) Le uniformi è il 1969 e a Roma Mila SchÖn dà gli ultimi ritocchi alle divise disegnate per le hostess dell'Alitalia Anni '60-70 Il suo stile diventa ancora più rigoroso: eliminato ogni orpello decorativo Moda e arte A segnare la sua moda il rapporto con molti artisti: Mulas, Fontana, Noland \\.
STRAGE
DI BESLAN ( da "Corriere della Sera"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di questi argomenti che vorremmo sentire parlare non solo del salvataggio Alitalia. Renata Carcano renatac@hotmail.it CONTI CORRENTI Spese e interessi Su un modesto conto corrente aperto da anni presso una primaria banca nazionale, con una giacenza media annuale di circa 2000 euro ed invio dell'estratto conto trimestrale, vengono addebitate, in aggiunta alle "spese em.
Su
Alitalia penso di poter condividere la scelta del
( da "Tempo,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa "Su Alitalia penso di poter condividere la scelta del ... "Su Alitalia penso di poter condividere la scelta del presidente Marrazzo di investire 10 milioni per entrare nella nuova compagnia aerea. Credo che al suo posto lo avrei fatto anch'io. Forse avrei cercato più soldi da mettere a disposizione".
La
Nuova Alitalia decolla a novembre
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 06 pagina 1 La Nuova Alitalia decolla a novembre di Redazione Intervista al ministro Matteoli: "I sindacati collaborano, sanno che è un piano serio" La "Nuova Alitalia" potrebbe decollare il primo novembre, dice il commissario straordinario Augusto Fantozzi, che comunque precisa che "c'è ancora tanta di strada da fare".
Matteoli:
<Il successo del piano colpo durissimo per la sinistra>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: da Roma La trattativa sindacale sulla Nuova Alitalia sta entrando nella fase decisiva. Ministro Matteoli, lei ha partecipato all'incontro di venerdì con la cordata Cai e i sindacati. Ha l'impressione che il negoziato vada per il verso giusto? "Le mie impressioni sono sicuramente positive - risponde il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,
L'ECONOMIA
USA FA CROLLARE LE BORSE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: l'Enac ha concesso alla società una licenza provvisoria di 6 mesi. Entro settembre dovrebbe arrivare un partner internazionale, e si parla sempre di Air France. "Noi intanto andiamo avanti e la nuova Alitalia potrebbe partire il primo novembre", commenta il commissario Fantozzi.
Il
Papa celebra la messa per Pio XII, un convegno su Siri
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 5 Emails Ultime news Alitalia, Passera gela Air France: "Partner straniero senza maggioranza"Trieste, ubriaco uccide bambino di nove anniFisco, Bossi: "Niente Ici" Brunetta: stop alle tasseI democratici verso il crac alzano bandiera biancaPakistan, Zardari vince le elezioni presidenziali Autobomba kamikaze al checkpoint: 16 mortiScuola,
<Cara
AirFrance, te la vendiamo quando vuoi>
( da "Manifesto,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: volontà di restare un partner strategico di Alitalia", con cui ha un accordo commerciale da anni. Nell'accordo segreto sono scomparsi gli impegni che AirFrance-Klm aveva preso ai tempi del governo Prodi di investire considerevolmente per la ristrutturazione di Alitalia. Alla fine, il risultato potrebbe essere lo stesso - Alitalia nelle mani di Air France-Klm - ma per il gruppo franco-
Tonino
rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 1 Emails Ultime News Alitalia, Passera gela Air France: "Partner straniero senza maggioranza"Fisco, Bossi: niente Ici Brunetta: "Stop tasse"Scontro nel Pd, Veltroni: "Bordate contro di me per andare sui giornali"Trieste, ubriaco uccide bambino di nove anniPakistan, Zardari vince le elezioni presidenziali Autobomba kamikaze al checkpoint: 16 mortiScuola,
Alitalia,
proposta di Air France bloccata da Passera
( da "Voce
d'Italia, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Articoli correlati: *Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" *Alitalia: protesta dell'Atitech *Alitalia, Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi" Guarda tutti i correlati.
I
democratici verso il crac alzano bandiera bianca
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: onestamente": quella di "dimettersi per conflitto di interessi su Alitalia". Insomma, il totale dei "trecento giorni" di Walter alla guida del Pd "porta il segno meno". Mentre i primi cento giorni di Berlusconi al governo "sembrano avere il segno più". "Ha ereditato il fattore C di Prodi?", gli chiede Minoli.
Nuovo
incontro tra sindacati e azienda sul piano industriale
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: a meno di qualche possibile slittamento legato alla vicenda Alitalia. "Il piano segue le indicazioni già fornite nei precedenti incontri", spiega Stefano Monticelli, della segreteria nazionale della Filt-Cgil, "la nostra valutazione è che si stia facendo un passo in avanti. La compagnia conferma gli investimenti sulla flotta, la volontà di sperimentare nuovi mercati,
Nuovi
tributi sulle case? Pdl contro Calderoli
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Francesco Rutelli dice che "nessun provvedimento è stato preso in difesa dei salari così come si è sbagliato su Alitalia e si parla di reintroduzione dell'Ici, annunciata da Bossi e da Calderoli così che forse si chiamerà Ica, cioè Imposta Calderoli".
L'America
sotto ricatto economico è ancora una potenza?
( da "Giornale.it,
Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)
L'impossibile
dialogo tra il lupo e l'agnello - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: entrare come azionista nella nuova Alitalia contro il parere del suo partito, ha detto l'altro ieri che il centralismo democratico è finito. L'ha detto con un senso di liberazione. è vero, il centralismo democratico del vecchio Pci è finito da tempo e comunque i rappresentanti di istituzioni rispondono ai loro elettori prima ancora che agli organi del partito al quale appartengono.
Alitalia
punta suMalpensa ( da "Secolo XIX, Il"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
veto di passera: no a soci pubblici nella nuova alitalia - iezzi e lonardi a
pagina 4 ( da "Repubblica, La"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Il partner estero sarà in minoranza" Il veto di Passera: no a soci pubblici nella nuova Alitalia iezzi e lonardi a pagina 4 SEGUE A PAGINA 4.
E
il banchiere difende benetton ma sui conflitti d'interesse è scontro - luca
iezzi ( da "Repubblica, La"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: intervento di salvataggio di Alitalia sia viziato dalla presenza d'imprenditori con interessi anche in contrasto con il rilancio della compagnia, ha portato il senatore Pd, Luigi Zanda, - come anticipato da Repubblica - a scrivere all'Antitrust chiedendo un'istruttoria. In particolare, la lettera del vicepresidente dei senatori democratici punta il dito contro il gruppo Benetton,
La
rimonta di malpensa. moratti: gli esuberi li assumiamo noi
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: potrà contare sul ritorno del lungo raggio con 13 rotte di Alitalia. Il sindaco Letizia Moratti accetta la sfida e rilancia: "La Sea - dice a proposito della società che gestisce gli scali - è disposta ad assumere 1500 dipendenti in esubero di Alitalia, se Malpensa sarà confermato come hub". La Milano della politica e del lavoro sorride, mentre la Capitale cade in depressione.
Alitalia,
passera frena parigi e gli enti locali - giorgio lonardi
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Dice: "Spinetta, l'Ad di Air France, è un genio. Lui avrebbe dovuto pagare e risolvere il problema del debito di Alitalia. Adesso invece si trova una compagnia che ha caricato gli oneri passati sugli italiani. E alla fine finiranno col dare Alitalia gratis".
Rutelli,
attacco su alitalia e fiumicino "il sindaco ha dimenticato roma" -
giovanna vitale ( da "Repubblica, La"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: con Alitalia e Fiumicino, sta per essere spolpata. E il sindaco neppure mostra di accorgersene" tuona Francesco Rutelli. "Su Alitalia, Roma è stata lasciata sola: mentre gli amministratori del Nord stanno battagliando per i loro scali, Alemanno se ne sta altrove, evidentemente ha qualcosa di meglio cui pensare che all'interesse della capitale"
Passeggero
tirrenia denuncia "punto da una zecca sulla nave"
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Da qui il ritardo. La mancata partenza del volo all'orario previsto ha causato anche qualche inconveniente al Gate 14 per la presenza prolungata del personale Air One. La stessa uscita, infatti, doveva poi essere utilizzata dall'Alitalia per altri voli.
La
politica balbettante - massimo villone
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Napoli La polemica La politica balbettante MASSIMO VILLONE Procede la trattativa Alitalia. è chiaro che la compagnia sopravvive solo a prezzo di una drastica cura dimagrante. Si tagliano rotte, vettori, personale. C'è polemica se fosse o meno preferibile la soluzione Air France, al tempo di Prodi. Ma questa è storia passata.
Scuola,
tempo pieno a rischio - giuseppe filetto
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Finiremo come Alitalia" GIUSEPPE FILETTO La scuola come Alitalia, fallita e spezzettata. "Farà la stessa fine della compagnia di bandiera, divisa in due - dice Marco Adezati - da una parte ci sarà la scuola che non serve più, dall'altra quella che funziona, con una cordata che rileverà quest'ultima: avremo la scuola di bandiera".
"basta
con i soldi a trenitalia" - antonio di giacomo
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e ora da Trenitalia, che in entrambi i casi tagliano la Puglia non solo fuori dall'Europa ma dall'Italia stessa, rappresentano, così come nei fatti è, una violazione del diritto alla mobilità". Secondo Federconsumatori, in effetti, la posta in gioco è un diritto fondamentale non solo dei cittadini-utenti pugliesi ma di qualsiasi altro cittadino italiano ed europeo che si
Il
ritorno prepotente della linea gotica - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: privati settentrionali del ramo formaggi si dice che sia pronta a rottamare i resti dell'Alitalia avariata e a trasformarli in gorgonzola d'occasione. Già si pensa a confezioni civettuole dal nome allusivo "vol-au-vent". Nel frattempo la compagnia che nasce dalle scorze dell'Alitalia da bere, come la Milano di Craxi, ignorerà letteralmente la Puglia e quasi tutte le regioni del sud.
Veltroni:
il governo sta aumentando le tasse Applausi e orgoglio alla Festa di Firenze:
Basta risse, chi loda Berlusconi offende gli elettori del Pd
( da "Unita,
L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E che cosa dire del capolavoro Alitalia, che costerà un miliardo e mezzo ai contribuenti? Questo Spinetta (il presidente di Air France) è un genio, dice con sarcasmo Veltroni, con noi avrebbe pagato ma ora ha capito che Berlusconi l'Alitalia gliela dà su un piatto d'argento gratis.
Da
Berlino a Larnaca ( da "Unita, L'"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: C'era l'Alitalia e adesso non c'è più. C'erano i maestri e adesso c'è il maestro unico. Per fortuna, non siamo ancora arrivati al pensiero unico. E il pallone rotola nelle sue contraddizioni. E ci mostra, per la nostra commozione e la nostra rabbia, l'immagine del dolore, della passione: Stefano Borgonovo colpito,
Mi
oppongo agli esuberi a Roma e agli aerei a Milano
( da "Unita,
L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: " Sapete quanto valgono gli esuberi Alitalia su Roma? Per ogni dipendente Alitalia in esubero a Roma ci saranno altri 2 esuberi nell'indotto. Secondo: da lunedì (domani, ndr) parte il tavolo per il monitoraggio del precariato Alitalia. Scommettiamo che usciranno fuori altri possibili lavoratori "invisibili"?
Alitalia,
Passera detta le condizioni Gli enti locali non saranno azionisti. Limite di
possesso al 10% del capitale. Stranieri in minoranza
( da "Unita,
L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ora Alitalia vola a Cernobbio, sulle rive del lago di Como, tra i tavolini bianchi da giardino del Workshop Ambrosetti. All'ombra di un lussureggiante olmo, Corrado Passera, amministratore delegato di BancaIntesa, solido regista della gran partita politica e industriale, ha messo i puntini sulle "i", tanto per spiegare che è inutile allungare le mani o alzarle per nuove richieste,
Moratti:
sull'Expo siamo bloccati ( da "Corriere della Sera"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con il sindaco sul piano di assunzione degli esuberi Alitalia Moratti: sull'Expo siamo bloccati "Spero che si trovi presto una soluzione". Bossi: il governo non ha trascurato Milano "Sull'Expo siamo ancora un po' bloccati". Ma il fedele alleato Umberto Bossi frena: "La Moratti non può dire di essere trascurata dal governo perché Tremonti le ha dato tanti soldi ".
Dal
nostro inviato UMBERTO MANCINI ROMA - Ci muoviamo in parallelo e c&#
( da "Messaggero,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Anche qui si tratta di una misura strutturale importante per favorire chi è in difficoltà". Ultima domanda ministro: Air France e Alitalia sono più vicine? "Nessun commento, dico solo che tutto ciò che unisce gli europei è una cosa positiva".
<Rilanciare
Malpensa per far decollare l'Expo>
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. "è importante lavorare anche con Alitalia per cercare di capire come insieme possiamo continuare a sviluppare Malpensa come hub". Rilancia anche la proposta di salvare parte degli esuberi Alitalia con lo sviluppo dell'hub varesino: "Se verrà confermata questa prospettiva ci sarà una valutazione positiva rispetto alla capacità di Sea-
Sacconi:
garanzie agli esuberi ma ora salari variabili
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La vertenza Alitalia sarà un banco di prova per il nuovo modello di relazioni industriali? "Sì, anche perché il rilancio dell'Alitalia non potrà mai avvenire senza coinvolgere tutti i lavoratori, che dal primo giorno di vita della nuova compagnia dovranno partecipare al lavoro e alla fatica per rendere sostenibile il progetto di salvataggio e sviluppo.
La
nuova Alitalia ( da "Corriere della Sera"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: pag: 5 categoria: REDAZIONALE La nuova Alitalia L'offerta e la partita di Malpensa Letizia Moratti, sindaco di Milano: "Se Malpensa diventerà un hub, 1.500 esuberi Alitalia potranno essere assorbiti da Sea" Giuseppe Bonomi (Sea): "Se ci fosse un riposizionamento per effetto del piano Fenice, il danno verrebbe ricalcolato".
Alitalia,
stop di Passera a Marrazzo ( da "Corriere della Sera"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima Pagina - data: 2008-09-07 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE La nuova compagnia Alitalia, stop di Passera a Marrazzo CERNOBBIO - Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha chiarito alcuni contorni del "piano Fenice ": "Quella di Alitalia è una vera privatizzazione e quindi i soci devono essere privati".
Nuova
Alitalia, lo stop di Passera a Marrazzo
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Nuova Alitalia, lo stop di Passera a Marrazzo "Niente soci pubblici. E Air France non avrà il controllo". L'apertura della Moratti: disponibili a ripensare Linate DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO (Como) - Né le Regioni né altri enti locali: "Quella di Alitalia è una vera privatizzazione e quindi i soci devono essere privati"
Il
travaglio di Epifani sull'accordo separato: non resterò nell'angolo
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia con questo governo. Però non a firmare a ogni costo un accordo sul nuovo modello contrattuale indigesto per il suo sindacato: tanto più se maturato in un modo così inconsueto. Ma nemmeno Emma Marcegaglia è Antonio D'Amato, che su quella battaglia per l'articolo 18 si giocò anche i rapporti con parte del mondo imprenditoriale.
Riforme,
il segretario sceglie l'asse con Fini
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esecutivo su Alitalia, ma era stato tra i primi a sperare in una soluzione nazionale. Tanto che ad alcuni industriali è tornato alla mente un viaggio in Sudafrica del 2007, quando il dirigente del Pd era a capo della Farnesina. Proprio quegli industriali si lamentarono con D'Alema perché, per seguirlo da Roma, avrebbero dovuto passare per uno scalo all'
Veltroni
a Parisi: hai offeso il popolo pd
( da "Corriere
della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Parlando di Alitalia, Veltroni spiega: "Se incontrassi Passera e Colaninno stringerei loro la mano e direi bravi. Come imprenditori hanno fatto bene". Nessun conflitto d'interesse per Matteo Colaninno, figlio e ministro ombra: "Ha preso posizioni coraggiose".
Telecom,
l'autunno della svolta ( da "Corriere della Sera"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Telefonica gioca contro, e dal suo punto di vista fa bene. Ma sarebbe davvero curioso un Paese che si svena per Alitalia e lascia andare Telecom. mmucchetti@corriere.it \\ Infrastruttura di rete: l'ipotesi di cessione a una nuova società italiana.
ROMA
- L'incontro tra Antonio Tajani, commissario europeo ai Trasporti, e il
commissario di Ali ( da "Messaggero, Il"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: atteso contatto ufficiale tra il commissario Alitalia Fantozzi e i responsabili comunitari e su un'eventuale valutazione della Commissione stessa (tramite periti internazionali). Prosegue intanto l'indagine sul prestito pubblico di 300 milioni ad Alitalia. L'Ue ha informato il governo italiano dei rilievi di British Airways, Ryanair, Sterling e Neos.
PESCARA
- Molti vorrebbero santificare gli imprenditori che sono entrati nella cordata
per Ali ( da "Messaggero, Il"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Molti vorrebbero santificare gli imprenditori che sono entrati nella cordata per Alitalia. Ma gli imprenditori che sono entrati fanno il loro interesse". Lo ha detto, a Pescara, Pier Ferdinando Casini, rispondendo alle domande dei giornalisti. Gli imprenditori "meritano tutto il nostro rispetto - ha aggiunto -, ma la santificazione è prematura.
ROMA
La partita non si chiude qui . Piero Marrazzo risponde così al no opposto da I
( da "Messaggero,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Regione Lazio nel capitale della nuova Alitalia. E annuncia l'intenzione di chiedere formalmente al governo l'apertura di un tavolo istituzionale, per tutelare il territorio. Replicando nel merito alle parole di Corrado Passera, Marrazzo argomenta che "la presenza della Regione Lazio nell'azionariato della newco non avrebbe tolto all'operazione il carattere di vera privatizzazione"
Dal
nostro inviato ROSARIO DIMITO CERNOBBIO - Il partner estero (Air France, L
( da "Messaggero,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: British Airways) non è sicuro che entri nella Nuova Alitalia. E se entra quando. Comunque avrà una quota pari a quella dei soci principali che stanno attuando una vera privatizzazione e non c'è posto per enti pubblici, come la Regione Lazio. Corrado Passera arriva al workshop Ambrosetti a metà mattinata.
Alitalia,
Passera: Stranieri in minoranza ( da "Messaggero, Il"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'amministratore delegato di Intesa SanPaolo esclude definitivamente la possibilità che il socio estero possa avere la maggioranza Alitalia, Passera: "Stranieri in minoranza" Il partner potrà avere al massino il 10-15%. Stop anche alla Regione Lazio.
Expo,
è gelo con Tremonti E la Moratti apre anche il fronte federalista
( da "Giornale.it,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: offrendo di far assumere negli aeroporti milanesi migliaia di lavoratori in esubero di Alitalia se lo scalo varesino tornerà a essere un hub. Ricorda di essere in trattativa con Corrado Passera, l'ad di Intesa advisor della Cai: "Il Paese ha bisogno di un hub ed è importante lavorare anche con Alitalia per capire come possiamo mantenere Malpensa come hub".
DOPO
L'INVASIONE DI PRAGA ( da "Corriere della Sera"
del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: it ALITALIA E SCUOLA I dipendenti in esubero Mentre il ministro del Lavoro Sacconi rassicura i dipendenti Alitalia garantendo che gli esuberi saranno meno di 5.000, ecco intervenire il ministro dell'Istruzione Gelmini con parole davvero poco rassicuranti: 87.
Penati:
<Con noi soci più tutela del territorio>
( da "Giornale.it,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nella nuova Alitalia. "Il fatto che non ci vogliano nella compagine sociale - aggiunge Penati - non ci impedirà sicuramente di continuare la nostra battaglia per la difesa del futuro di Malpensa e Linate". "La privatizzazione di Alitalia - aggiunge - è l'unica soluzione per risolvere la questione e finire il continuo ricorso al sostegno con soldi pubblici.
Soci
stranieri e scali milanesi: i 3 no di Passera
( da "Giornale.it,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ha anche respinto le critiche rivolte al piano Fenice sugli oneri a carico dello Stato: "La vecchia Alitalia è una società fallita, ha chiesto il commissariamento e, quindi, i costi andrebbero tutti a carico dello Stato. Se invece c'è un gruppo di azionisti che mettono un miliardo di euro, la rilevano e finanziano lo sviluppo di questa Alitalia, l'onere per lo Stato diminuisce".
Alleati
o nemici, purché parenti: quando i politici tengono famiglia
( da "Giornale.it,
Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: definiva inesistente la cordata italiana per Alitalia annunciata da Silvio Berlusconi, la cordata se l'è trovata nel salotto di casa, con papà Roberto che si è tuffato cuore e portafogli nel ruolo chiave di presidente della New Company incaricata di sfidare la forza di gravità per la compagnia di bandiera.
<Ringrazio
il Pontefice per l'incoraggiamento>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
07-09-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: la mancata soluzione della crisi Alitalia, la cui tentata svendita per fortuna non è riuscita, e un bilancio pubblico disastrato. Eppure questi tre problemi li abbiamo risolti in tempi record: la tragedia dei rifiuti in 58 giorni, i conti pubblici sono stati sistemati con la prima manovra triennale della storia, che entro il 2011 porterà al pareggio del bilancio statale.
Maggioranza
ad Air France? No grazie ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 07-09-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: No grazie Alitalia, Passera ridimensiona il ruolo della società transalpina --> Alitalia, Passera ridimensiona il ruolo della società transalpina Passera dice no a un socio estero che possa acquisire la maggioranza della nuova Alitalia. Porta chiusa agli enti locali che bussano per entrare in cordata mentre per il partner estero la quota sarà di minoranza.
L'olocausto
dei maestri ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 07-09-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Possibile che si difendano solo i posti di lavoro dell'Alitalia? Mi sento come una persona a cui è stato diagnosticato un tumore e che ha davanti solo un anno di vita! Tra un anno non sarò più un insegnante, non sentirò più nessuno chiamarmi maestra! E i miei progetti dove andranno a finire? La casa in costruzione.
( da "Secolo XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Segnale di crisi Non
c'è solo il caso Alitalia: Fiat chiude i cancelli a
5.000 dipendenti. Dati Inps: aumenta il ricorso al provvedimento 06/09/2008
Roma. "Ci sono figli e figliastri: in Italia decine di migliaia di
lavoratori stanno andando in cassa integrazione e nessuno ne parla. È ingiusto
e scandaloso. Alitalia avrà ammortizzatori più ricchi e anche la cassa integrazione
sarà più ricca di un'azienda media qualsiasi". Parole del ministro Renato
Brunetta, pronunciate pochi giorni fa. In effetti, anche se Alitalia è il catalizzatore di attenzioni, in tutta Italia si sta
moltiplicando il ricorso alla cassa integrazione. Segnale di un Paese
che è ancora lontano dalla ripresa. I dati Inps relativi alla cassa
integrazione ordinaria e straordinaria del periodo gennaio-giugno 2008 indicano
una crescita significativa rispetto al
( da "Secolo XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Mauro Barberis Se
ancora avessimo avuto dei dubbi sulla fine delle vacanze, dopo la pausa
agostana hanno ricominciato a susseguirsi uragani, trasferte di ultrà, tagli di
personale nella scuola e altre catastrofi. Ma niente rende meglio il clima del
periodo - un ritorno alla realtà costellato da scherzi da prete - dei test per
l'accesso ai corsi universitari a numero chiuso. E pensare che i provvedimenti
estivi del ministro Giulio Tremonti ci avevano fatto sperare che le università
venissero finalmente chiuse: insieme ai comuni, agli uffici delle imposte e ad
altri luoghi di pena. Macché: non solo le università riaprono, come tutti gli
anni, ma attirano folle di studenti disposti a tutto pur di iscriversi.
Disposti anche a quello che alcune mamme del sud, dopo aver imbarcato i loro
virgulti per Genova, chiamano "viaggi della speranza". Eccola,
un'istituzione italiana intramontabile: la mamma. Dopo gli scandali dell'anno
scorso, quest'anno si sono fatte le cose in grande: aule schermate contro i
telefonini, metal detector, reticolati e cavalli di frisia. Fra i candidati si
sono infiltrati persino i carabinieri, costretti a rispondere pure loro ai
test: altro che barzellette. Il problema dei papà medici che si iscrivevano
anche loro, e poi suggerivano ai figli le risposte sbagliate, perdendo così
ogni residua autorità sui figli, è stato brillantemente risolto: aule separate
per fasce d'età, con i bamboccioni che tirano un respiro di sollievo e i
genitori che se ne tornano mestamente a casa. Poi magari aprono il giornale e
scoprono che il ministro dell'istruzione, la grande moralizzatrice, ha fatto
anche lei il suo bel viaggio della speranza: da Brescia a Reggio Calabria, per
diventare avvocato. Certo, ci sono anche i padri che, per darsi un tono,
affrontano le stesso i test: "per contestare il sistema", dicono,
rivelando sin dal frasario di essere rimasti al secolo scorso. Così, però,
rischiano una duplice figura da pirla: la prima, se dimostrano un'ignoranza più
crassa dei figli; la seconda, più grave, perché mostrano di non aver capito che
la uniche alternative ai test sono la raccomandazione e altre pratiche da
codice penale. Dice, ma che c'entra con l'iscrizione a Medicina sapere chi è
l'autore dell'Adelchi (con tutto il rispetto per Manzoni, un'altra sciagura
nazionale)? D'accordo, alcuni test ricordano pericolosamente i temi degli
ultimi esami di maturità; ma, dopotutto, chiedono agli studenti solo quel che
dovrebbero aver studiato. Altrimenti che fare: riconoscere virilmente che
asili, elementari, scuole medie inferiori e superiori servono solo a
parcheggiare i figli? Per fornire un contributo al dibattito, comunque, vorrei
suggerire qualche test alternativo, ricalcato sulle vicende di questi giorni.
Come si chiama la candidata vicepresidente repubblicana alle prossime elezioni
statunitensi, e com'è consigliabile avvicinarla? (Risposte: "Sarah "Zanna
Bianca" Palin" e "Con il giubbotto antiproiettile"). Qual è
il criterio adottato dai medici, e recentemente messo in dubbio
dall'Osservatore Romano, per stabilire quando finisce la vita e si possono
trapiantare gli organi? (Risposta: "la morte celebrale"; un premio a
chi specifica: "anche se il mondo è pieno di gente con l'encefalogramma piatto che vuole partecipare al salvataggio di Alitalia"). A proposito: qual è l'unico Paese al mondo in cui la
vita delle persone interessa solo prima che nascano o dopo che sono morte? (E
qui lascio immaginare a voi. Solo un aiutino: pensate al caso di Eluana
Englaro). 06/09/2008 una farsaLe paradossali vicende dei quesiti per accedere
ai corsi di laurea. E l'armamentario di aule schermate e metal detector
06/09/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Parisi
all'attacco:"Il governo ombra?Un fallimento" veleni nel pd È scontro
frontale tra il "prodiano" e VeltroniIl segretario: "Utilizzi le
energie contro Berlusconi" Roma. Un giudizio pesante come un macigno. Dal
palco in verde della festa di Firenze che oggi ospiterà Walter Veltroni per
l'intervento finale, Arturo Parisi, ex ministro e voce critica degli orfani di
Romano Prodi, si toglie molti sassolini dalla scarpa e sferra un attacco
frontale al leader del Pd. Il governo ombra? "Un'esperienza
fallimentare". La leadership dell'ex sindaco di Roma? "Ha il segno
meno". Il premier Silvio Berlusconi? "Ha il segno più". I
rapporti con Antonio Di Pietro? "Io firmerò il referendum contro il lodo
Alfano e credo sia doveroso, anche da parte del Pd". È un fiume in piena,
Parisi, che rischia di trascinare altri detriti sul cammino in salita di
Veltroni, attorno al quale crescono i mugugni e si moltiplicano le grane. Anche
Massimo D'Alema e Franco Marini, due "padri" nobili del partito, non
sono stati teneri con il leader in affanno. "C'è un problema di governance.
Nessuno mi dice cosa devo fare", si è lamentato D'Alema in pubblico.
"Walter deve tirare fuori il petto e comandare", ha suggerito l'ex
presidente del Senato. E perfino uno affidabile come Paolo Gentiloni non ha
nascosto che, andando avanti di questo passo, tutti finiranno per avere
nostalgia delle "vecchie identità". Brutto clima per Veltroni: sempre
più alle corde, sballottato dagli eventi, stretto tra la linea dura di Di
Pietro sul capitolo giustizia e le incognite di un dialogo con il Cavaliere,
che non si sa dove porta. E se mai decollerà davvero. Oggi, a Firenze, toccherà
a lui, al capo contestato, fornire una replica credibile e indicare una
direzione di marcia, forse dare un segnale di cambiamento. Nell'attesa,
Veltroni cerca di parare i colpi che gli arrivano dai notabili del partito,
pronti a rialzare la testa e a chiedere un posto di prima fila, dopo aver
accettato a malincuore di accomodarsi in panchina. "Il Pd non è Fregoli in
uno dei suoi più abili travestimenti, è un'idea nuova che richiede una cultura
nuova", dice alla scuola di politica di Bertinoro (Forlì). Gli avversari
interni? Veltroni non è d'accordo con le loro pressioni su una macchina ancora
in rodaggio qual è il Pd. Il leader li liquida come "bulimici" con
"ansia da prestazione". Ma Veltroni tira fuori anche un paio di idee
nuove tanto per avvalorare la tesi di chi lo considera troppo fermo sulle
gambe. E allora ecco l'annuncio di una proposta di legge per cacciare i partiti
dalla Rai e dalle Asl. "Basta ex parlamentari nel cda di viale Mazzini",
dice il capo del Pd. I dirigenti della sanità? "Bisogna scegliergli in
base a curriculum e titoli". Ma non basterà questo a bloccare gli
smottamenti interni perché, ogni giorno che passa, si allunga l'elenco degli
scontenti. Il "pasdaran" Parisi è fra questi. Non è una novità. Ma è
una novità il suo elogio per il Cavaliere contrapposto alla stroncatura
riservata al timoniere del Pd, dipinto come uno che naviga a vista o quasi.
"Il totale dei trecento giorni di Veltroni ha il segno meno; il totale dei
cento giorni di Berlusconi hanno il segno più. Veltroni impari da Berlusconi a
tenere un filo e poi a svolgerlo nel tempo. Il Cavaliere ha imparato dai suoi
errori e dovremmo imparare anche noi", incalza l'ex ministro. Non manca
una stoccata, e che stoccata, per Matteo Colaninno, ministro del governo ombra
nonché figlio di Roberto, cioè il patron della Nuova Alitalia: "Ha perso un'occasione per dimettersi", sentenzia
Parisi. L'attacco lascia il segno. Veltroni replica per bocca del fedelissimo
Giorgio Tonini: " Parisi riserva le sue critiche solo al partito di cui fa
parte e al suo leader mentre non abbiamo ascoltato una sola parola di critica
nei confronti del governo Berlusconi". Ribatte l'ex ministro:
"Le mie critiche servono a contrastare la destra. Gli avrei spiegato
meglio questo concetto se l'unica sede in cui discutere non fosse rimasta la
Festa del Pd". In serata, scendono in campo D'Alema e Francesco Rutelli
nel tentativo di mettere una toppa a una situazione imbarazzante con la Festa
nazionale del partito trasformata in un palcoscenico permanente su cui si
succedono solo degli show critici nei confronti di Veltroni. Parisi?
"Ingeneroso", afferma l'ex ministro degli Esteri. "Il leader è
Veltroni. Le polemiche lasciano il tempo che trovano", dice Rutelli. Difese
d'ufficio: fiacche se paragonate al coro forte e chiaro delle critiche. Michele
Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 06/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Parigi non
molla la presa per battere Lufthansa ora "riscopre" Malpensa LUCIO
CILLIS ROMA - Parigi non dorme tranquilla. Air France-Klm e il suo numero uno,
Jean-Cyril Spinetta, guardano alla partita Alitalia
con un pizzico di ansia. Il network disegnato dalla Cai punta ad un ritorno a
Malpensa. Milano, nelle intenzioni di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, non
sarà un vero e proprio hub, non mungerà risorse come in passato. Ma ritornerà
lì il grosso dei voli di lungo raggio, ovvero la parte più succosa e
remunerativa per tutti i vettori tradizionali a "tariffa piena". Per
questo la compagnia con base a Rossy alle porte di Parigi, un tempo fortemente
contraria ad un rafforzamento dello scalo varesino, al
punto da imporre ai vertici Alitalia un piano che ruotava su
Fiumicino, negli ultimi giorni avrebbe iniziato una improvvisa manovra di
aggiustamento della rotta. "La metà delle perdite di Alitalia va addebitata a Malpensa", era il ritornello preferito di
Spinetta, che spiegava così agli enti locali lombardi e politici italiani, il
perché di quella scelta. Oggi però il rischio di lasciare a Lufthansa la
compagnia di bandiera italiana, per di più ripulita e senza concorrenza sul
mercato delle tratte interne, è troppo forte. Spinetta non nasconde l'interesse
alla proposta esposta soltanto dieci giorni fa a Roissy dal responsabile
Corporate di Intesa-Sanpaolo Gaetano Miccichè: l'ingresso come socio di
minoranza. Alle notizie dei media francesi che scommettono su un ingresso di
Air France-Klm con una quota di maggioranza in Alitalia
2, i vertici della compagnia transalpina si affrettano a replicare che
"non esiste alcun pre-accordo", nessuna volontà di entrare in Alitalia 2 da padroni. Una smentita praticamente obbligata.
Ma per Spinetta - 65 anni tra un mese - Alitalia
rappresenta una scommessa della vita, e forse quella l'occasione che gli è
stata offerta da Intesa potrebbe essere l'ultima. Prima cioè di un possibile
passo indietro dal ruolo di numero uno assoluto (presidente e amministratore
delegato) a quello meno operativo di presidente del colosso franco-olandese. E Alitalia è una preda inseguita per troppi anni, anche se con
una apparente freddezza, per lasciarla cadere proprio adesso che si sta
ridisegnando la mappa del trasporto aereo in Europa. Lo scenario che si sta
delineando nei cieli europei ha infatti tre poli di attrazione: uno è quello
rappresentato da British Airways. Il secondo è francese e il terzo, più ad est,
parla tedesco. Tutte e tre i giganti del trasporto aereo hanno una
inarrestabile fame di fusioni e acquisizioni di compagnie più piccole o in
crisi da caro-petrolio. Poche quelle disponibili su piazza. Iberia sarà
inghiottita da British. Restano, tra le più appetibili, Austrian, Alitalia: la Magliana, se non altro per il mercato turistico
che serve, è forse la preda più ambita ma anche la più dura da digerire con il
suo carico di debiti e i sindacati che fanno muro.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Lo scalo romano
potrebbe ripetere la debacle di 12 anni fa. Milano salva Malpensa Scoppia la
guerra degli aeroporti Fiumicino e Linate a rischio caos I manager lombardi
trattano forti dell'appoggio della Lega e del sindaco Moratti ROMA - La
rivincita di Malpensa. Sono passati solo sei mesi da quando
Alitalia sparì dallo scalo varesino portandosi via 7 milioni di
passeggeri (su 20). Invece ora, nel derby Roma-Milano degli aeroporti, a
trattare da una posizione di forza con Alitalia è proprio
la Sea, guidata dal manager di area leghista, Giuseppe Bonomi. Il cambio
di governo è stato decisivo, ma anche l'aver dimostrato di poter riempire in
parte il vuoto di Alitalia con le compagnie straniere
(Lufthansa in particolare) e AirOne. Così dopo i primi contatti informali che
Cai ha avuto con i due principali sistemi aeroportuali a Milano si respira
ottimismo, mentre a Roma incertezza mista a fatalità. Da entrambe le società
arrivano due premesse identiche: "impossibile parlare prima di aver visto
i dettagli del piano" e "possiamo e dobbiamo crescere anche se
l'apporto della compagnia di bandiera". La prima differenza è che la Sea
lo ha già dimostrato nel mercato odierno, a Fiumicino invece l'ultimo abbandono
pro Malpensa risale a 12 anni fa. A Roma il 40% dei voli è targato Alitalia e nessuno sa con precisione se e quante delle
sovrapposizioni degli orari Alitalia e Air One (specie
verso Linate) spariranno dal 30 ottobre con l'orario invernale. Pur in mancanza
di dati certi tutti danno per scontato un calo consistente del contributo della
compagnia. Invece Bonomi non si è impressionato per la proposta di riportare 13
rotte intercontinentali a Malpensa lasciandone solo
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Lettera al
Garante: è presente anche in Aeroporti di Roma "Il gruppo Benetton in
conflitto d'interessi l'Antitrust indaghi" Il pd Zanda denuncia: distorta
la concorrenza Nel mirino altri due soci della Cai: Riva e Aponte LUCA IEZZI
ROMA - L'Antitrust batta un colpo sugli evidenti conflitti d'interesse che ci
sono per gli azionisti di Cai. Il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi
Zanda, ha scritto al garante per la concorrenza Antonio Catricalà per chiedere
un'istruttoria. In particolare, sottolinea il senatore nella lettera: "La
partecipazione incrociata del Gruppo Benetton, ad Aeroporti di Roma (attraverso
Gemina) e a Compagnia aerea italiana, configura una manifesta ipotesi di
distorsione della concorrenza". Non solo, secondo Zanda la compagine che
rileverà Alitalia si porta dietro "oltre a quelli
formali, conflitti più sottili, come quello della presidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia, che, anche solo per una questione di opportunità avrebbe
dovuto evitare di intervenire. L'obiettivo della mia segnalazione è chiedere
chiarezza su una serie di ombre, come la possibilità che l'intervento per
salvare Alitalia inneschi una serie di scambi su altri
fronti. L'opinione pubblica e i giornali saranno molto attenti nel denunciarli,
dovrebbero fare altrettanto anche le istituzioni". Ombre e sospetti, ma
anche qualche dato concreto: "Ricordo che Atlantia, solo qualche mese
prima di imbarcarsi su Alitalia - rincara il senatore
- ha ottenuto un adeguamento molto favorevole del sistema tariffario sulle autostrade
introdotto per decreto, che anche dal punto di vista giuridico è una
mostruosità". Atlantia non è la sola a dover già ringraziare il governo
Berlusconi: il gruppo Riva il 17 settembre avrà un incontro al ministero
dell'Ambiente sul piano di riduzione di emissioni di diossina intorno agli
impianti dell'Ilva di Taranto. Ha già ottenuto dal ministero la sconfessione
dei dati allarmanti rilevati dall'Agenzia regionale sui camini dello
stabilimento di Taranto, mentre sindacati e enti locali parlano di inadempienze
sull'abbattimento reale delle sostanze tossiche. La stessa Ilva ha incassato da
due mesi la proroga per un altro anno della Cassa integrazione a Genova per 550
operai. E L'Aeroporto del capoluogo ligure, in via di privatizzazione è al
centro delle mire sia della Msc di Gianluigi Aponte che dell'Adr di Benetton:
si annuncia uno scontro tra soci o un'alleanza spartitoria
in nome dei nuovi padroni di Alitalia? Infine sulle tariffe
aeroportuali si è in attesa di una delibera del Cipe che ridefinisca i criteri
con cui i vari aeroporti possono alzare il prezzo dei servizi che fanno pagare
alle compagnie. Con Alitalia in via di "resurrezione" si dà per scontata una
decisione più favorevole alle compagnie, tutta da scoprire invece la
reazione delle società aeroportuali, specie le più grandi Adr e Sea a cui i
soci di controllo (Benetton e il comune di Milano) potrebbero chiedere di non
essere troppo battaglieri nel presente in vista di guadagni futuri.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Nuova Alitalia, decollo a novembre Il nodo contratti frena l'accordo
coi sindacati. Spunta l'ipotesi maggioranza per Air France Il tribunale di Roma
ha accertato lo stato di insolvenza della compagnia Roberto Colaninno e Rocco
Sabelli nominati formalmente ai vertici della Cai ROMA - Tempi molto stretti
per un accordo su Alitalia. La trattativa tra governo,
sindacati e Compagnia aerea italiana, che si svolge al ministero del Lavoro,
proseguirà ufficialmente lunedì, quando si affronterà il tema delicatissimo dei
nuovi contratti di lavoro. Se i sindacati accetteranno una riduzione degli
attuali livelli retributivi ed una revisione di alcune norme per rendere più
flessibile l'utilizzo dei naviganti, gli esuberi potrebbero calare
ulteriormente. Tra oggi e domani i contatti continueranno, informalmente e via
telefoni cellulari, alla ricerca di una soluzione da condividere a partire da
lunedì. Il tema centrale per il sindacato è quello dell'occupazione. Alitalia 2 ripartirà infatti da 11.500 dipendenti rispetto agli attuali
17.500 di Alitalia più Air One. Gli esuberi certi saranno 3.250 (vale a dire i
lavoratori sottoposti a cassa integrazione e mobilità); ma la cifra sale a
6.000 se si considerano anche le 700 unità dei call center e
dell'amministrazione di Alitalia, il cui destino resta incerto, nonché i 2.050 dipendenti
di manutenzione e cargo che saranno esternalizzati in una società che potrebbe
far capo ad alcuni soci della Cai. Numeri che, peraltro, non considerano una
questione sociale delicatissima: quella dei 3mila precari, i contratti a
termine che in molti casi tengono in piedi una buona fetta di servizi offerti
dalle due compagnie italiane pronte alla fusione. Ieri, intanto, il tribunale
di Roma ha accertato lo stato di insolvenza di Alitalia,
un passaggio chiave per il commissario Augusto Fantozzi, che si è detto pronto
ad "andare avanti speditamente". Questione di settimane anche per
determinare quale sarà il partner estero di rango che affiancherà il lavoro
della cordata italiana: il nuovo network della compagnia risanata punta molte
delle sue rotte intercontinentali su Malpensa, soluzione preferita da
Lufthansa. Ma nelle ultime ore fonti vicine ad Air France-Klm hanno fatto
intendere che l'interesse verso Alitalia non è affatto
scemato, mentre indiscrezioni di stampa francese rivelano che la compagnia
transalpina punterebbe addirittura alla maggioranza di Alitalia
2. Una possibilità però smentita da Parigi. Certi sono solo i tempi previsti
per la rinascita del nuovo vettore. Ieri si è svolta la prima l'assemblea della
Cai che ha ratificato l'offerta e ha nominato Roberto Colaninno presidente e
Rocco Sabelli amministratore delegato. Alitalia-AirOne,
ha annunciato Fantozzi, inizierà ufficialmente le operazioni il primo novembre,
con 139 aerei, 13 tratte intercontinentali spostate da Roma a Malpensa, 65
collegamenti di medio e breve raggio e una rete di sei basi senza hub. A
Fiumicino resteranno 3 voli di lungo raggio, poca cosa rispetto ai 14 di oggi.
Inoltre, nei prossimi mesi sparirà il logo della compagnia guidata da Carlo
Toto per lasciare tutta la scena al marchio tricolore di Alitalia.
Uno scenario che si completa con il via libera dell'Enac, l'ente dell'aviazione
civile guidato da Vito Riggio, che ieri ha autorizzato in via transitoria per
altri 6 mesi, il proseguimento dell'attività della compagnia di bandiera.
(lu.ci.).
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina
I - Roma Marrazzo "Io, il Pd e l'Alitalia: ho scelto per
i cittadini" GIOVANNA VITALE Ha deciso da solo, il governatore Piero
Marrazzo. Convinto che - vestendo i panni del paladino dei cittadini come ai
bei tempi di Mi manda RaiTre - avrebbe dato voce alle istanze riformiste
dell'intero Pd.
Certo non si aspettava i malumori e i sospetti che si sono rincorsi all'interno
del suo partito, per il quale "sono sempre stato un valore aggiunto per la
mia capacità di parlare alla gente, prima ancora che alla politica", dice.
Tanto più che, dalla "presa" di Roma targata Pdl, la proposta di
entrare nella cordata della nuova Alitalia per
difendere i lavoratori della società e dell'indotto laziale rappresenta il
primo colpo messo a segno dal centrosinistra dopo mesi di trauma
post-elettorale. Una mossa che, però, potrebbe far saltare qualche calcolo
politico: sarà difficile non ricandidare il governatore uscente alle Regionali
del 2010... Presidente Marrazzo i leader del Pd, almeno all'inizio, non l'hanno
presa bene: lei, d'altra parte, non li aveva neppure avvisati. "Mi sono
assunto la responsabilità di fare una riflessione in tempi brevi e dare una
risposta: a quel tavolo, mercoledì, potevo essere il sacerdote di una liturgia
che precede la disoccupazione, oppure rappresentare le istanze di un
territorio, il nostro, penalizzato da un piano che sposta il baricentro, tutte
le rotte intercontinentali, su Milano". E così facendo cosa crede di
ottenere? "Intanto restituire protagonismo al nostro territorio. Ho già avuto
dei contatti con alcuni grandi imprenditori di Roma e del Lazio, che potrebbero
battere un colpo, magari associandosi. E la prossima settimana incontrerò i
vertici degli industriali". SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Roma
Marrazzo: "Io, il Pd e l'alitalia" GIOVANNA
VITALE (segue dalla prima di cronaca) Insisto: qualcuno pensa che dietro ci sia
una manovra anti-Veltroni... "Sciocchezze. La mia proposta era rivolta ai
cittadini, non alla politica. Ho sempre pensato al Pd come a un partito tanto
più rappresentativo quanto più ha la capacità di stare nei territori. Prerogativa
che abbiamo dimostrato non essere solo delle regioni del Nord governate dalla
destra. Io credo che un presidente come me debba svolgere questo lavoro per il
Pd: riuscire a parlare lo stesso linguaggio della società che cambia. è il
valore aggiunto della mia esperienza politica, che desidero continuare". è
questo il punto: a fine mese saranno definite le procedure per l'elezione del
nuovo segretario regionale. Morassut pare il più quotato, ma è anche quello che
potrebbe insidiarle la candidatura nel 2010... "E perché mai? Abbiamo
fatto tante cose buone, dal superamento dell'emergenza rifiuti al risanamento
della sanità: se si cambiasse significherebbe che abbiamo fallito. Invece anche
la questione Alitalia dimostra l'opposto. Perciò il
nuovo segretario dovrà partire dall'esperienza di questo governo regionale, non
in contraddizione".
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Napoli Caos a Capodichino per una manifestazione contro i tagli Alitalia, i prof occupano un ufficio del Provveditorato La disperazione
in piazza Protestano i lavoratori Atitech e i precari della scuola GIORNATA di
tensione a Capodichino. I lavoratori Atitech hanno attuato un blocco lungo la
strada che porta all'aeroporto. Il caso Atitech, circa 800 addetti che
temono di essere esclusi dalla nuova Alitalia, ha
smosso le istituzioni regionali. La presidente del Consiglio Sandra Lonardo
Mastella ha inviato una lettera a Berlusconi. Antonio Bassolino ha sentito al
telefono il ministro Scajola. L'altro ministro Sacconi ha prospettato un
utilizzo in Finmeccanica. Da lunedì potrebbero riprendere le agitazioni.
Tensione anche nella scuola: i precari delle elementari hanno occupato per
alcune ore gli uffici della direzione scolastica regionale in via Ponte della
Maddalena. BIANCA DE FAZIO ROBERTO FUCCILLO ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Napoli
Vertenza Atitech, caos a Capodichino I lavoratori bloccano la strada d'accesso
all'aeroporto. Disagi per i passeggeri Per la società spunta l'ipotesi
Finmeccanica Si mobilita la Regione ROBERTO FUCCILLO "LA giornata è
cominciata male". La raccontano così: a mezzogiorno la tensione si va già
un po' stemperando, il blocco principale che ha paralizzato il viale d'ingresso
all'aeroporto è stato rimosso, ma quelli dell'Atitech non si fanno pregare per
raccontare di come i notiziari radio, e le informazioni da Roma, avevano
confermato i più neri timori: circa 3.500 esuberi per Alitalia, e quasi un quarto sarebbero qui a Napoli, in questa azienda che
si occupa della manutenzione degli aerei. Non c'è voluto molto a radunare i
dipendenti. E se lunedì scorso un corteo si era svolto pacificamente, anche
dentro l'aerostazione, ieri la protesta già si è alzata di livello. Un
paio d'ore di manifestazione in via Ruffo di Calabria hanno bloccato il
traffico in ingresso all'aeroporto: molti viaggiatori hanno dovuto percorrere a
piedi il viale di accesso all'aeroporto, bagagli alla mano. Intorno a mezzogiorno
comunque il blocco è stato rimosso, ma i lavoratori si sono trasferiti davanti
alla sede dell'azienda, ancora a spiegare il loro caso, e a tentare di far
ragionare una decina di loro colleghi che si erano arrampicati sul tetto. Uno
di loro minacciava apertamente di gettarsi, una gamba dentro e una fuori dal
cornicione. Minuti di tensione, confermata dall'arrivo dei vigili del fuoco.
Poi i compagni, ma anche i dirigenti dell'azienda, sono venuti a capo almeno di
questa crisi. I lavoratori restano in assemblea permanente mentre la
preoccupazione sul destino di Atitech ha invaso anche il mondo
politico-istituzionale. Il Consiglio regionale ha ricevuto in mattinata una
delegazione sindacale, guidata dai vertici regionali di categoria. Con la
presidente Sandra Lonardo c'erano il suo vice Salvatore Ronghi, il presidente
della commissione consiliare Pasquale Sommese e gli assessori Lilli De Felice
(Politiche sociali) e Corrado Gabriele (Lavoro). Ne è scaturita un documento
che la Lonardo ha poi inviato al premier Berlusconi, al ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi e al sottosegretario alla presidenza Gianni Letta: vi si
chiede che il caso Atitech venga specificamente trattato al tavolo
governo-sindacati "per non disperdere le specifiche professionalità e competenze
e per salvaguardare i livelli occupazionali". Deciso anche un tavolo
permanente di confronto: su proposta di Ronghi lunedì è convocata una riunione
alla quale sono invitati anche i parlamentari campani. A sua volta la giunta,
su proposta di Gabriele, allestirà una unità di crisi con lo stesso Gabriele,
la De Felice e i due colleghi Andrea Cozzolino (Attività produttive), e Ennio
Cascetta (Trasporti). Mentre il presidente Antonio Bassolino in serata ha
telefonato al ministro Claudio Scajola, per segnalargli che "Atitech è una
grande realtà imprenditoriale dove lavorano professionalità e competenze di
alto livello. Non si tratta dunque di definire ammortizzatori sociali, quanto
di garantire un futuro produttivo a questa azienda di livello nazionale".
Ne è nato l'impegno a un incontro fra i due nei prossimi giorni. Intanto da
Roma ha fatto sentire la sua voce il ministro Sacconi. Per tranquillizzare:
"Finmeccanica è comunque un interlocutore. é presente nello stesso
territorio". Potrebbe essere dunque questa la destinazione. Poi però
Sacconi lancia anche un monito: "Mi auguro che alcune agitazioni
rientrino, la manutenzione pesante è attività soggetta alle regole sul diritto
di sciopero, dunque uno sciopero sregolato potrebbe portare alla precettazione".
A Capodichino l'ipotesi Finmeccanica, caldeggiata a Roma dalla Cisl, viene ora
guardata con interesse, tanto che oggi si torna alla normale attività. Anche se
Antonio D'Auria, segretario regionale Filt/Cgil per il settore aereo, è
scettico: "Riassorbirà al massimo 200 unità, e senza prospettive
chiare". Quanto agli scioperi, "Sacconi non faccia sceneggiate, non
c'è nessuna precettazione possibile. Seguiamo l'evolversi della trattativa, ma
siamo sempre pronti a riportare centinaia di lavoratori anche a Roma".
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Napoli Le
voci I dipendenti attaccano: vogliono risparmiare andando in Turchia o in
Marocco "Dopo venti anni di sacrifici non possiamo finire così"
"Tuteliamo la sicurezza: ci sono avarie anche sui nostri aerei, ma poi
atterrano" "Siamo molto specializzati, ma costiamo già mille euro in
meno dei colleghi francesi" "Fatecelo dire: qui quello che Brunetta
vuole fare con i dipendenti pubblici, noi lo attuiamo già da 20 anni". La
cifra della protesta Atitech è anche qui: Lucio Spigno, 32 anni, prova a dire
della delusione di chi comunque è già arretrato in questi anni sul piano delle
recriminazioni, pur ritenendo di svolgere un lavoro prezioso. "Possibile che siamo noi i protagonisti della crisi Alitalia? Ma se abbiamo più aeroplani che piazzole. Il nostro è un vero
capitale sociale. Ci sono voluti anni e anni per formarlo, per preparare
competenze e professionalità, che sono già a basso costo: mediamente costiamo
dai 500 ai 1.000 euro in meno di un lavoratore analogo della Air France o di
Lufthansa. Però garantiamo la sicurezza. Spanair va a fare la
manutenzione in Turchia, dove forse vogliono dislocare ora anche quella di Alitalia. Gli incidenti succedono anche qui, qualche giorno
fa ce n'è stato uno sul volo per Bologna, ma l'aereo è atterrato lo stesso.
Questa è la differenza". Alfonso Greco è ancora più giovane, 31 anni,
lavora qui da sei, in teoria è uno dei fortunati che nel dramma della
disoccupazione giovanile uno spazio l'ha trovato. Neanche lui riesce a
capacitarsi che questo non serva: "Come me ce ne sono tanti. Oramai la
maggior parte qui è fra i 25 e i 45 anni. Sono entrato con un concorso per
selezione, poi ho fatto due anni di formazione. Roba anche che costa. Eppure
negli ultimi anni già si è abbassato il profilo professionale: scatti bloccati,
impossibilità di fare le notti, contratti legati alla presenza, ovvero ferie e
malattie non coperte. Significa in media il 20 per cento in meno se non
vengo". "E infatti - aggiunge Spigno - si viene anche con la
febbre". C'è anche qualcuno con maggiore anzianità di servizio. Alfredo
Camera nel frattempo è diventato delegato Cgil: "Sono venti anni che
facciamo sacrifici. Nel corso del tempo abbiamo accettato cassa integrazione,
stop ai rinnovi contrattuali, mobilità. Abbiamo sempre pagato. Possibile che
questa sia la fine?" Una realtà che non vogliono accettare. Non venitegli
a parlare di riutilizzi in altri settori, tipo poste. "Francamente - dice
Spigno - io ho anche studiato, mi sono formato e questo lavoro non lo faccio
per vil denaro, ma anche per passione. Non ho nessuna voglia di deprezzarmi. Se
salta Atitech me ne vado da Napoli a cercarmi una occupazione confacente".
Greco concorda. Ha una famiglia, due figli, "dovrò certo vedere cosa fare,
ma sono d'accordo, non mi va di pensare a un lavoro dequalificato". Un senso
di orgoglio che Giovanni Aruta, delegato Cisl, riassume anche così: "Non
vogliamo assistenzialismo, ma chiarezza sul piano industriale. Chiediamo alla
nuova compagnia di tutelare un lavoro nel quale siamo capaci. E se invece non
sappiamo dove andiamo a finire, la gente certo non sta bene, qualcuno può anche
perdere la testa". C'è anche chi guarda con interesse alle mosse della
Regione Lazio, che hanno chiesto di entrare in Alitalia.
"Speriamo - dice Pasquale Cerza della Uiltrasporti - che il tavolo regionale
tuteli i nostri interessi come stanno facendo quelli di Lombardia e
Lazio". Per l'Ugl invece il segretario provinciale Francesco Falco invoca
l'interesse del governo anche perché "la forte conflittualità tra le
istituzioni locali rende ancora più fatuo il peso che esse possono dare per la
soluzione dell'intera questione". (r. f.).
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Milano
In giunta il sindaco ribadisce l'insofferenza per ritardi e ingerenze Letizia
attaccata al Carroccio va alla guerra contro Roma "Facciano bene i conti,
i signori dei Palazzi" Il destino di Malpensa, le nomine Expo, la voglia
di protagonismo: si allarga il solco tra la Lady di ferro milanese e i suoi
referenti nazionali RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Un fuoco che ha
già cominciato a preoccupare seriamente, Lega ovviamente esclusa, i capi
nazionali del centrodestra, da Berlusconi in giù. Letizia lo aveva già detto la
sera prima, tra le ovazioni del popolo del Pd alla festa di Lampugnano:
"Basta lezioni da Roma". Adesso lo ripete a Palazzo Marino, senza
sorrisi e con un cipiglio che non ammette repliche. Succede quando il povero
assessore Gianni Verga replica come può a una tirata di Letizia, che si
presenta in giunta di umor nero e se la prende con la commissione edilizia del
Comune, accusata di approvare progetti "con scarsa attenzione al criterio
del bello". "Ci sono troppe competenze - ragiona l'assessore -
occorrerebbe un riordino dell'intero sistema, insomma un intervento legislativo
a livello nazionale". Sì, buonanotte, pensa il sindaco. E ordina di lasciar
perdere. Milano come Sagunto: dum Romae consulitur? Laggiù - è il Moratti
pensiero - parlano, pensano solo a spartirsi i posti, fanno perdere tempo
prezioso alla capitale del Nord che se non rischia di essere espugnata (come
Sagunto), certo viene danneggiata dalle interferenze dei palazzi romani.
Sull'Expo, certo: ma anche sulla nuova Alitalia che -
adesso la Moratti lo ammette senza tanti giri di parole - rischia di colpire
Linate e di trasformare Malpensa in un modesto scalo point to point.
"Facciano bene i loro conti, i signori di Roma - aveva insistito giovedì
sera, seduta a un tavolo del ristorante Valtellina della Festa democratica -
perché i 3.500 esuberi di Alitalia li possiamo salvare
noi, se solo ci consentiranno di non ridimensionare Malpensa: con l'hub, ogni
milione di passeggeri produce 1.500 posti di lavoro, con il point to point la
metà". Insomma: "Quei 3.500 non possono diventare l'alibi per colpire
i nostri aeroporti, anche perché a impiegarli potremmo essere proprio noi;
purché a Roma la smettano di darci lezioni". Per quel che riguarda l'Expo,
più che "lezioni" sono legnate. Il sindaco considera senz'altro
un'ingerenza il tira e molla del governo che non ha ancora messo nero su bianco
la governance della società di gestione, materia sulla quale a Roma hanno idee
molto diverse da quelle di Letizia. Proseguendo nella svolta anti-romana che ha
scelto, la Moratti lo spiega in una lettera piccata al "Giornale"
(proprietà Berlusconi) che giovedì l'aveva invitata a uscire dal tunnel:
"Milano - scrive - non si è certo fermata a discutere di nomine e
poltrone, ma ha lavorato attivamente per rendere concreta la visione e lo
spirito di Expo". Mentre loro, i romani, "mi hanno nominato
commissario di me stessa, dal momento che la governance di Expo è ancora una
scatola vuota". Ormai è certo che non finirà colme voleva lei, con il suo
braccio destro Paolo Glisenti unico uomo al comando. Ma Letizia non si limita a
incassare il colpo con strepiti furiosi. Sta cercando di limitare i danni,
forte di un asse solido costruito con la Lega. Insomma se Glisenti sarà solo
amministratore delegato della Soge (che avrà tra l'altro un presidente di
nomina governativa), a capo di quel Cipem che pure lei considera alla stregua
di un carrozzone, il sindaco darebbe il via libera a un uomo di Bossi come il
presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni. Tutto si tiene, e in
questa rinata alleanza, il nuovo corso della sindaca che urla di averne le
tasche piene dei romani ci sta tutto. Anche a costo di dare un dispiacere a
Silvio, e di allargare il solco che da tempo la divide dall'altro campione del
centrodestra di governo in terra lombarda: Roberto Formigoni. Ci sta pure il protagonismo del sindaco nella vicenda Alitalia: dopo i lamenti e le accuse ai romani arroganti e pasticcioni,
la Moratti prende in mano il pallino e incontra i vertici di Banca Intesa,
"per verificare la compatibilità del piano Alitalia con
quelli della Sea, il cui interesse noi dobbiamo tutelare, a prescindere dal
colore politico del governo". Se si aggiunge che questo piglio
trova qualche sponda pure nel Pd, il cerchio si chiude.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Milano Il
sindaco: cerco con Intesa una soluzione compatibile con i nostri piani. La
Provincia: pronti a scambiare le azioni Sea La Moratti
siede al tavolo Alitalia Ma Penati attacca: troppo prudente, io voglio entrare nella cordata
Dopo le critiche, Letizia Moratti è pronta a sedersi al tavolo delle trattative
con la nuova Alitalia per salvare Malpensa e Linate: "Ci auguriamo che un
ragionamento fatto con Alitalia ci porti ad avere due piani che possano essere complementari e
non conflittuali. Con Intesa cerco una soluzione compatibile". Ma
per il presidente della Provincia, Filippo Penati, l'atteggiamento del sindaco
è ancora troppo "prudente". Per "tutelare gli interessi dei
milanesi" Palazzo Isimbardi conferma la volontà di entrare nella nuova
cordata di imprenditori cedendo le quote di partecipazione di Sea. ALESSIA
GALLIONE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Milano
La provocazione La speranza La Moratti al tavolo Alitalia
"Tratto per i nostri aeroporti" Ma Penati ribadisce: "Voglio
entrare nella cordata" Siamo pronti a giocare tutte le armi possibili,
possiamo cedere le azioni Sea e comprare quote nella nuova società per
difendere le nostre ragioni Stiamo lavorando con Banca Intesa per capire gli
eventuali impatti sugli scali milanesi e verificare se siano compatibili con i
piani della Sea Gli industriali "Il Forlanini va preservato come city
airport" Con i tagli pesanti conseguenze nell'hinterland ALESSIA GALLIONE
Dopo le critiche e la difesa sembra arrivato il momento della trattativa. Ed è
la stessa Letizia Moratti ad annunciare di essere pronta a sedersi al tavolo
con la nuova Alitalia per discutere del futuro di
Malpensa e del Forlanini, destinato a trasformarsi in una semplice pista di
atterraggio e decollo della navetta Milano-Roma: "Stiamo lavorando con
Banca Intesa - ha detto - per analizzare il piano e capire gli eventuali
impatti sugli scali milanesi sperando che siano compatibili con i piani
Sea". Ma per il presidente della Provincia quello del sindaco e di altre
autorità locali rimane un atteggiamento "troppo prudente". Filippo
Penati ribadisce di essere pronto a "giocare tutte le armi possibili per
difendere gli interessi dei milanesi e dei loro aeroporti". Anche
l'ingresso nella nuova cordata mettendo sul piatto le azioni Sea. E ieri, anche
il presidente di Assolombarda Diana Bracco si è schierato a favore di Malpensa
e Linate: "Bisogna sostenere il sistema aeroportuale milanese, un asset
fondamentale per tutto il Paese". La proposta di Palazzo Isimbardi rimane
in piedi, conferma Penati. Un ingresso nell'azionariato
della nuova Alitalia che avverrebbe con uno scambio di azioni Sea per quelle Alitalia. Nessun problema di liquidità: la Provincia detiene azioni
"pari al 15% - sottolinea il presidente - per un valore di almeno 250
milioni di euro". Un'ipotesi che Letizia Moratti non condivide: "Non
è una prospettiva che al momento il Comune ha preso in considerazione.
Il piano di Alitalia è un piano di imprenditori. Noi
cerchiamo di erogare servizi utili al cittadino, migliorandone la qualità.
Questa è la nostra missione e quello che abbiamo da fare come Comune è già
abbastanza, senza metterci in nuove iniziative". Per il sindaco, meglio
trattare. Per salvare il salvabile. Spingendo, magari, sull'ipotesi che lei
stessa ha dichiarato migliore per il rilancio di Malpensa: un'intesa con
Lufthansa. Penati ribatte: "So bene che non è compito di un ente locale
quello di occuparsi di una compagnia di bandiera - risponde Penati - , ma il
nostro ipotetico intervento ha il senso di difendere gli interessi di un territorio
e di due scali che sarebbero penalizzati. Se il governo si impegnasse in questo
senso non ci sarebbe bisogno del nostro intervento". Una proposta
provocatoria, quella di entrare nella nuova cordata. Che l'assessore alla
Mobilità della Regione Raffaele Cattaneo bolla però come "un rigurgito di
statalismo". Ma per il deputato del Pd ed ex sottosegretario alla
Presidenza del consiglio, Enrico Letta, "l'interesse di Province e Regioni
per la nuova Alitalia dimostra che siamo di fronte a
una soluzione provinciale e non di mercato" che, rispetto all'ipotesi di
cessione ad Air France messa in campo dal governo Prodi, "comporta
maggiori costi per i contribuenti e non prevede l'inserimento della compagnia
in un circuito internazionale". E c'è chi ha calcolato quanto costerebbe
all'economia locale (dalla Brianza al Lodigiano, dal Comasco al Piacentino) il
possibile ridimensionamento di Linate alla sola tratta Milano-Roma: circa 129
milioni di euro. Un conto che, in Brianza, raggiungerebbe i 19 milioni di euro.
A stimarlo è uno studio della Camera di commercio di Monza e Brianza sui dati
Registro delle imprese. A difesa degli aeroporti lombardi sono anche le
dichiarazioni di Diana Bracco. La presidente di Assolombarda è certa che
"l'attesa gestione di tipo privatistico della nuova Alitalia
saprà valutare le richieste del mercato: dal momento che la gran parte della
domanda di trasporto aereo è generata da Milano, dalla Lombardia e dal Nord
Italia sarà inevitabile che i nuovi investimenti siano realizzati sul sistema
aeroportuale milanese. Linate, le cui caratteristiche di city airport dovranno
essere preservate, è tuttora il primo aeroporto italiano per i voli privati,
aspetto di importanza crescente nel percorso di avvicinamento all'Expo".
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Milano Majorino,
capogruppo Pd: alla nostra Festa ha alzato la voce su aeroporti, Expo e
sicurezza, adesso sia coerente "Ora il sindaco mantenga gli impegni"
Sul palco di Lampugnano, vicino a Letizia Moratti c'era anche il capogruppo del
Pd a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino. Che il giorno successivo allo
"strappo" del sindaco e agli applausi del popolo democratico, però,
ha un messaggio per lei: "Adesso deve essere coerente con gli impegni
assunti alla festa". Come? "Ho apprezzato l'atteggiamento di autonomia
del sindaco nei confronti del governo. In particolar modo
la forte critica rispetto alle possibili ricadute negative dell'operazione Alitalia su Linate e Malpensa. Ed è proprio nella difesa degli aeroporti
milanesi che vorremmo vedere Letizia Moratti con noi". Il sindaco dice di
aver cominciato a lavorare con Alitalia per verificare la
compatibilità del piano con le esigenze di Linate e Malpensa. Le sembra
un passo in avanti? "Vedo una marcia indietro rispetto alla forza delle
dichiarazioni precedenti. Non vorrei che cambiasse opinione a seconda delle
platea. Mi aspetto coerenza". Solo sulla vicenda Alitalia
o anche su altri temi? "Dovrebbe avere il coraggio di alzare la voce anche
sul taglio delle forze dell'ordine preparato da Roma: nei prossimi anni a Milano
mancheranno 700 uomini. Se lo avesse deciso Prodi, lei sarebbe già sulle
barricate. Mi pare che oggi eluda l'argomento. E poi c'è l'Expo: non credo che
l'occupazione da parte del governo delle poltrone del comitato sia coerente con
i tanti impegni che lei stessa si era assunta alla Festa dell'Unità dell'anno
scorso. Vorrei un sindaco capace di dimostrare attenzione agli interessi della
città non solo quando viene alle feste democratiche". Il presidente Penati
è pronto a entrare nella cordata per "difendere gli interessi di
Milano". Cosa ne pensa? "Potrebbe essere un'ipotesi interessante che
la Moratti non dovrebbe far cadere e dopo, con decisione, mettere in campo la
sua autorevolezza per chiedere garanzie. Finché non ci saranno certezze sul
rilancio di Malpensa, Linate va difeso. Con la Provincia, poi, il sindaco
dovrebbe sedersi a un tavolo per discutere di Ecopass, uno strumento che va
ripensato senza tornare indietro ma sapendo che le risorse dovranno essere
dedicate al trasporto pubblico". (a.gall.).
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari
"Così Alipadania lascia a terra la Puglia" Il Pd manifesta in
aeroporto. Il Pdl replica: "Protesta contro se stesso" Un gruppo di imprenditori sarebbe già pronto a costituire una
società mista PAOLO VIOTTI "Il piano di salvataggio di Alitalia lascia a terra la Puglia" è il titolo del volantino che
ieri parlamentari e consiglieri regionali del Pd hanno distribuito ai cittadini
davanti agli aeroporti di Bari e Brindisi. I democratici impugnano l'arma
dell'ironia e parlano della nascita di "Alipadania". E, questo,
proprio nel momento in cui "la società Aeroporti di Puglia scala le
classifiche nazionali: sale dal quarantesimo al quindicesimo posto come numero
di passeggeri" spiega il deputato Dario Ginefra. "Così come è
cresciuto sensibilmente il numero dei collegamenti" aggiunge il
vicesegretario del Pd Michele Mazzarano. Adesso invece tutti temono una
riduzione dei voli ed un'impennata delle tariffe. "Per andare da Bari a
Roma ho paura che dovremo spendere non meno di 600 euro" fa sapere, amareggiato,
Mazzarano. Ecco perché, aspettando di conoscere quali saranno le regole del
gioco che la newco deciderà di seguire, il Pd pugliese alza le barricate.
"Questo graduale processo di crescita del territorio, sostenuto dalla
politica innovativa della giunta Vendola, rischia infatti di essere bloccato
dalle scelte improvvide del governo Berlusconi" è scritto a chiare lettere
nel volantino, che la gente in arrivo o in partenza dallo scalo barese legge
per metà incuriosita e per metà amareggiata. Non è esclusa una nuova protesta
per sabato
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari Gli
Eurostar 500 vanno al Nord: saranno sostituiti Da lunedì gli Intercity
rinnovati Le Ferrovie: il servizio non cambia Fra cento giorni sarà operativa
la linea superveloce Bologna-Milano ILARIA FICARELLA Parte lunedì la
razionalizzazione dei treni da Lecce e Taranto verso Milano. Niente più
supercomodi e superveloci Eurostar Etr 500, ma Eurostar City: vecchi Intercity
riprogrammati e rimodulati per migliorare prestazioni e servizi. Sono quattro i
treni in partenza dalla Puglia che cambieranno formula: il Taranto-Milano delle
5,34, il Milano-Lecce delle 11,05, il Milano-Taranto delle 13,05 e il
Lecce-Milano delle 13,35. Ferrovie dello Stato ribadisce che, oltre a non
subire alcuna modifica la tabella degli orari, nemmeno il servizio varierà di
molto. "Orari e tempi di percorrenza resteranno invariati ? spiega
l'azienda - e le fermate effettuate dai nuovi ES City saranno le stesse dei
preesistenti Eurostar. Il costo dei biglietti sarà più economico rispetto alla
tariffa ES: il risparmio medio per ogni viaggio è di circa tre euro". Ma
le novità non finiscono qui. Trenitalia garantisce che le poltrone saranno più
comode, spaziose e dotate di prese elettriche per l'uso di computer o di altri
strumenti a bordo. Inoltre saranno rinnovati tutti gli impianti di
condizionamento dell'aria, i bagni saranno dotati di sistemi a vantaggio degli
utenti disabili, ci sarà più spazio per i bagagli e gli allestimenti saranno
tutti antigraffiti. Uniche penalizzazioni: la mancanza della carrozza
ristorante e l'eliminazione di due delle quattro carrozze ad oggi disponibili
per i viaggiatori di prima classe. In ogni caso si tratta di innovazioni che di
sicuro non contribuiscono a placare l'ondata di polemiche provocata dal
cambiamento che ha innescato anche proteste a livello politico da parte dell'opposizione.
Sulla vicenda interviene anche il segretario generale della Cgil Puglia,
Domenico Pantaleo. "Ribadisco ? afferma - la netta contrarietà della Cgil
alla decisione di Trenitalia di declassare quattro treni Eurostar. Prima l'isolamento aereo prospettato dal piano della Nuova Alitalia adesso il declassamento degli Eurostar. Mi aspetto che le
istituzioni regionali aprano con urgenza un confronto con Trenitalia".
Intanto Trenitalia cerca di spiegare che non di declassamento si tratta, ma di
razionalizzazione, dovuta al fatto che gli Etr 500 sono stati concepiti per
viaggiare su linee ad alta velocità (fino a
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Telecom,Alierta prepara l'affondo ma Berlusconi difende l'italianità Il manager
lunedì a Roma: più peso a Telefonica o usciamo Galateri e Agag hanno
organizzato incontri anche con Tremonti, Scajola e i soci di Telco CLAUDIO TITO
ROMA - Respingere l'assalto. Difendere l'"italianità" di Telecom e
costringere l'azienda guidata da Franco Bernabè a effettuare tutti gli
investimenti che possano rafforzare Telecom Italia. Il governo mette a punto la
sua strategia per blindare l'attuale management del colosso telefonico
italiano. Le notizie che vengono dalla Spagna e dal principale socio di
Telecom, Telefonica, non sono infatti tranquillizzanti per Palazzo Chigi. La
possibilità che da Madrid parta un affondo per conquistare il controllo del
gruppo di Corso d'Italia sta diventando la nuova emergenza per Berlusconi. Un
nuovo "caso Alitalia". La
prossima settimana atterrerà in Italia Cesar Alierta, l'ad della compagnia
iberica, e il suo viaggio viene paragonato - ai piani alti dell'esecutivo - più
ad una resa dei conti che ad una missione diplomatica. Da lunedì prossimo il
rappresentante del gruppo spagnolo - accompagnato dal presidente Telecom
Gabriele Galateri e da Alejandro Agag, genero dell'ex premier spagnolo
Aznar che non a caso ieri è stato ricevuto a Via del Plebiscito dal Cavaliere -
non incontrerà solo i manager italiani. Ma buona parte del governo. E con ogni
probabilità anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nella sua
agenda ci sono tutti i grandi partner di Telco (Intesa, Mediobanca, Generali e
Benetton), ma per mercoledì spiccano gli appuntamenti con i ministri
dell'Economia, Giulio Tremonti e dello Sviluppo, Claudio Scajola. E con
quest'ultimo il sottosegretario Paolo Romani, che di fatto ricopre il ruolo di
ministro per le Comunicazioni. Una scaletta fittissima preparata nei giorni
scorsi da una serie di colloqui. Il cui oggetto non è mai cambiato: imprimere
una svolta al colosso italiano delle tlc. Dai colloqui ufficiosi, tutti i
membri del governo hanno tratto il sospetto che la missione di Alierta abbia i
connotati di un aut-aut: o Telefonica assume una volta per tutte il controllo di
Telecom o potrebbe decidere di uscirne. Una minaccia che Berlusconi vuole
scongiurare. Vorrebbe prendere tempo, congelare la situazione e lasciare
invariata l'attuale governance: "Se si riesce a dare stabilità a questo
management che sta lavorando bene, l'azienda può risollevarsi nel giro 3-4
anni". Ma il sospetto dei ministri è che Telefonica sia già passata dalle
parole ai fatti. Con un rallestramento delle azioni per arrivare vicino al
controllo della società senza lanciare un'Opa. Una situazione che il governo è
pronto a evitare andando anche oltre la semplice "moral suasion" che
si esercita sui concessionari pubblici. La bussola è costituita dalla difesa
dell"italianità". "Non possiamo perdere un altro pezzo di
Paese", è il ragionamento che Berlusconi ripete ad ogni piè sospinto. Ma
il rischio si presenterà comunque se Alierta ufficializzerà l'ultimatum. In
quel caso, a Palazzo Chigi non escludono di costruire un cordone difensivo
intorno a Telecom. Rivolgendosi in primo luogo ai partner italiani di Telco:
Intesa, Mediobanca e Generali. In questo senso il premier ha già avuto delle
assicurazioni. Ma non sarebbe comunque facile individuare in Italia un soggetto
capace di sborsare quasi 30 miliardi di euro per rilevare il controllo. Una
liquidità rintracciabile solo tra i colossi ancora detenuti dal Tesoro (Enel,
Terna, Finmeccanica, Eni) o da un soggetto come Vodafone che però esclude una
soluzione del genere se non altro per una questione legata alle norme
antitrust. Nelle settimane scorse per evitare che il "cuore" di
Telecom finisca agli "stranieri", a Palazzo Chigi era stata valutata
l'ipotesi di separare la rete (un'operazione che si attesterebbe tra i 7 e i 10
miliardi) costruendo una società ad hoc. Ma questa opzione è stata scartata e
rinviata al prossimo triennio. Uno scorporo farebbe infatti crollare il valore
dell'azienda e anche il titolo in borsa (che, peraltro, ieri ha toccato il
minimo negli ultimi 10 anni). I telefoni italiani, a quel punto, sarebbero
ancor più scalabili. Allo stato, dunque, l'esecutivo si limita a porre le
condizioni perché la rete garantisca la concorrenza e spinge il vertice Telecom
a investire sulla banda larga a 50 megabit. Il "corridoio"
telefonico, cioè, che permetterà di arrivare presto alla tv via cavo. Cui,
ovviamente, Berlusconi è "naturalmente" interessato e che viceversa
al momento non è apprezzata da Telefonica che potrebbe essere chiamata agli
stessi esborsi in Spagna. Tutti argomenti che con ogni probabilità verranno
discussi al prossimo cda di Telecom di fine mese e che ieri sono stati trattati
in un breve incontro tra Bernabè e Tremonti a margine del workshop di
Cernobbio. "Quella di Alierta - ha precisato l'ad di Telecom - è una
normale visita di cortesia". A suo giudizio, comunque, le prospettive dell'azienda
per il 2008 sono "stabili": "Stiamo affrontando una cura
drastica ma presto si vedranno gli effetti". Però, ha puntualizzato, non
sono escluse nuove acquisizioni come gli asset inglesi di Tiscali.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Veltroni via i
partiti da Asl e Rai "Una fondazione per la tv
pubblica" La nuova Alitalia decollerà (previsione del commissario Fantozzi) il primo
novembre. Ma a terra resteranno almeno 9mila lavoratori. Sul loro futuro lunedì
ci sarà l'incontro fra il ministro Sacconi e i sindacati. Certo è che la nuova
società di Colanninno si occuperà solo di passeggeri. Cargo,
manutenzioni, call center etc restano nella bad company che Fantozzi deve
chiudere. Insomma Sacconi dovrà rivedere al rialzo la sua previsione di
"soli" 3250 esuberi. A rischio i soprattutto i lavoratori, meno
tutelati come precari o "esternalizzati". Infatti mentre Avia, il
sindacato degli assistenti di volo, minaccia una rottura, i lavoratori
dell'Atitech di Napoli ieri hanno bloccato l'aeroporto di Capodichino. Intanto
l'autorità delle comunicazioni ha minacciato di multare Tim e Vodafone per i
loro prossimi rincari tariffari contro cui i consumatori annunciano proteste e
boicottaggi. Rossi, Matteucci e Venturelli alle pagine 2 e 12.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Marco Travaglio Due
notizie, una buona e una cattiva. La buona: ancora pochi giorni e il Pd avrà 3
televisioni (la dalemiana "Red" e la veltroniana "Youdem",
oltre a Rai3). Che non sono ancora le 5 di Berlusconi, ma sono già qualcosa. La
cattiva: i palinsesti di entrambe sono stati trafugati a fine luglio dai ladri
nella villa affittata da Veltroni a Sabaudia. Poi i topi d'appartamento han
tentato di piazzarli a tutti i ricettatori del giro, senza trovarne uno solo
interessato all'articolo. Così li han gettati in un cassonetto dove noi,
sfidando l'ordinanza Alemanno, li abbiamo recuperati per offrirli ai lettori
dell'Unità in esclusiva mondiale. La veltroniana "Youdem" (acronimo di
Yes Obama United in Dialog e Mutism) ha come logo la figurina Panini di
Pizzaballa e si propone di educare il popolo della sinistra al dialogo con
Berlusconi. I programmi si aprono con Saranno fumosi, a cura di Bettini,
Realacci e Cerami. Schivo come sempre, Veltroni andrà in onda in prima serata,
ma solo il sabato e la domenica, dagli studi di Sabaudia, col varietà bilingue
Yes Week End. Ma pare abbia già in serbo, per le elezioni europee, un grande
exploit all'americana: Loft, la risposta italiana a Lost. Grande attesa per gli
appuntamenti con la tv verità: RiforMissing, variante riformista di Chi l'ha
visto?, organizzerà le ricerche dei neoeletti del Pd provenienti dalla
"società civile" e misteriosamente inabissatisi in Parlamento: si
parte con Calearo, Daniela Cardinale e il generale Del Vecchio, per proseguire
coi due terzi del governo-ombra. La Madia, miracolosamente recuperata in pieno
oceano da Piero e Alberto Angela in perlustrazione, racconterà la sua
drammatica esperienza nella serie La fossa delle Marianne. Colaninno jr., a
lungo dimenticato in un ripostiglio del Loft, verrà rispolverato e riattato per
una nuova edizione di Don Matteo, che indaga sulla cordata Alitalia capitanata dal padre Roberto. A notte fonda, per Fuori
Orario-Cose mai viste, vecchi spezzoni di Veltroni che esalta l'Ulivo, denuncia
il conflitto d'interessi e cita la questione morale. L'emittente dalemiana
"Red" (acronimo di Ritorno e Distruggo, o di Riformismo Estrema
Destra) ha come logo una barca a vela coi baffi e si propone - in contrapposizione
con Red - di educare il popolo della sinistra al dialogo con Berlusconi. Nasce
dalle ceneri di una tv satellitare il cui nome evoca il numero dei firmatari
della petizione "Salva l'Italia" auspicati da D'Alema:
"Nessuno". E Il mio nome è Nessuno sarà anche una delle rubrica più
attese, a cura di Polito El Drito e Stefano Menichini: già allertata la
Protezione civile per arginare l'afflusso dei fans all'arrivo della coppia
negli studi. Per le famiglie, a grande richiesta, torna La signora in giallo:
Livia Turco reduce dal parrucchiere. Reduci dai trionfi in Sicilia e a Roma,
Anna Finocchiaro e Francesco Rutelli ridanno vita al celebre gioco a premi
Signori, il fiasco è servito. Molto attesi i programmi musicali del dj Bobo
Craxi (musiche di evasione) e Pierluigi Bersani: dopo l'annunciata intervista
col suo idolo Vasco Rossi, l'ex ministro sarà alle prese con un gruppo di
tassinari romani suoi sfegatati ammiratori, che tentano di arrotarlo sulle
strisce. Piero Fassino e Anna Serafini festeggiano le nozze di platino in
Parlamento (11 legislature in due) con la sit-com Il gioco delle coppie. Sigla
iniziale Oak Fund (di Tavaroli-Cip-Ciop), sigla finale Che fretta c'era,
maledetto Tronchetti Provera (di D'Avanzo-Tavaroli). In prima serata il
programma di punta: Il commissario Max, una serie italo-pugliese in cui un
tizio in barca a vela infila naufragio via l'altro, precipita financo da un
gommone, ma passa sempre per molto intelligente. Seguirà Ikarus, primo
esperimento di talk show sociale che denuncia i drammi del precariato nel duro
mondo degli skipper. Per il genere horror, Consorte, Latorre, Fiorani e Ricucci
nel classico La banca dei quattro. Molto attese le rubriche Gli Insaccàti, con
Curzi, Minoli e Saccà, e Neri per caso, con la nuova coppia Amato &
Alemanno. Luciano Violante, dopo le aperture sulla giustizia che hanno
scavalcato a destra Ghedini e Alfano, canterà con i Camaleonti e curerà un
programma sui lifting dal titolo arboriano: Violante1 a Violante2. Invitato a
partecipare con un programma tutto suo, Antonio Bassolino ha cortesemente
declinato: "Spiacente, ma ho già firmato l'esclusiva con Mediaset per una
fiction sul miracolo napoletano". Titolo provvisorio: Il Ritorno di Er
Monnezza. Ora d'Aria.
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti UN PAIO DI DOMANDE
A TREMONTI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MASSIMO GIANNINI Dal giugno scorso il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti l'ha presentato giustamente come la
"madre di tutte le riforme". Una progetto "ad alta intensità
politica", sul quale misurare la capacità congiunta di maggioranza e
opposizione a trovare larghe intese al servizio del bene collettivo, non
dell'interesse particolare. Ora il nuovo testo della legge delega sul
federalismo fiscale ha visto finalmente la luce. Come ha scritto ieri su questo
giornale Massimo Riva, si qualifica soprattutto per una clamorosa sorpresa.
Riconosce l'autonomia impositiva ai comuni, attraverso la
"razionalizzazione dell'imposizione immobiliare, compresa quella sui
trasferimenti della proprietà e di altri diritti reali". Fuori dal
burocratese: reintroduce l'Ici, l'imposta comunale sugli immobili che il
governo di centrodestra aveva cancellato per tutti i contribuenti con la prima
casa, onorando una promessa elettorale di Berlusconi. Nessuno scandalo. E
accaduto l'inevitabile. Il federalismo fiscale si riprende con una mano quello
che il governo centrale aveva tolto con l'altra. E la spiegazione è semplice, e
una volta tanto davvero bipartisan. I sindaci del Pdl e del Pd si sono
ritrovati sulla stessa linea. L'imposizione sugli immobili rappresenta
storicamente la prima fonte di incasso per gli enti locali: 42,8 miliardi di
euro, di cui solo l'Ici rappresenta il 26% in termini di gettito. Se gli togli
quella fonte di entrata, i comuni muoiono. Era chiaro a tutti, fin dall'inizio.
Ma il Cavaliere ha voluto onorare comunque il suo patto con gli italiani,
stabilendo che il primo atto del suo governo fosse proprio la soppressione
definitiva dell'Ici. Ora ha capito che quella promessa, politicamente
spendibile, è tecnicamente inesigibile. E così, con il pretesto della riforma
federale, risarcisce i comuni ma tradisce i contribuenti. L'errore non è tanto
nella retromarcia di oggi, ma nella fuga in avanti di ieri. Ma qui veniamo al
ruolo e alla responsabilità del ministro dell'Economia. Lui è il vero
"dominus" di questa partita, perché politicamente ha avuto il merito
di lanciare il federalismo come laboratorio di sintesi tra centrodestra e
centrosinistra, e perché contabilmente ha ora il compito di indicare le cifre
di gettito da devolvere agli enti locali e quelle da indirizzare allo Stato
centrale. Di fronte all'inganno della nuova Ici, e all'impianto fiscalmente
instabile e costituzionalmente discutibile del federalismo, vorremmo rivolgere
almeno un paio di rispettose domande a Giulio Tremonti, che
su questo come su altri temi spinosi (vedi Alitalia) tace
ormai da troppi giorni. Prima domanda. Il federalismo fiscale è un obiettivo
sul quale convergono tutte le forze presenti in Parlamento, ma ora stanno
venendo al pettine i nodi veri del progetto: i fondi perequativi per le aree
più svantaggiate, e soprattutto i costi dell'operazione. Avevamo capito
che una delle colonne portanti del nuovo disegno federale sarebbe stata la
clausola di salvaguardia sull'invarianza degli oneri a carico dello Stato, e
soprattutto sull'invarianza della pressione fiscale a carico dei cittadini.
Ebbene, signor ministro: come si concilia questo obiettivo con la
reintroduzione surrettizia dell'Ici, e di altre forme di tassazione sulle
proprietà immobiliari? Perché anche sul federalismo dobbiamo scoprire a
posteriori il trucco che c'è ma non si vede, con le tasse che aumenteranno
invece che diminuire, come è già accaduto con la presentazione del Documento di
programmazione Economica di luglio? Seconda domanda. In campagna elettorale il
leader del Popolo delle libertà aveva fatto anche altre suggestive promesse,
fiscali e para-fiscali. Una di queste era la soppressione delle province.
Eravamo in pieno rigurgito populista contro le "caste": quale impegno
più sensato, se non quello di eliminare un ente locale che nella migliore delle
ipotesi duplica funzioni già assorbite da comuni e regioni, e nella peggiore
brucia risorse per tenere in piedi piccole consorterie di sottogoverno?
Un'altra promessa era la soppressione del bollo auto. Eravamo in pieno raid
petrolifero, con il prezzo della benzina in corsa prolungata: quale impegno più
giusto, se non quello di eliminare un iniquo e odioso balzello, su uno dei beni
"più amati dagli italiani"? Ebbene, signor ministro: come mai nel
testo del federalismo fiscale si parla, proprio in favore delle province, di
"razionalizzazione dell'imposizione fiscale relativa agli auotoveicoli e
alle accise sulla benzina e il petrolio"? Che vuol dire, in italiano?
Forse significa che invece di eliminare le province e cancellare il bollo auto
(come promesso prima del 13 aprile) il governo compie il capolavoro di salvare
capra e cavoli, attribuendo alle prime il gettito del secondo? E se è così,
come dobbiamo giudicare questo paradossale artificio, se non l'ennesimo inganno
ai danni degli elettori? Non sappiamo se Tremonti ci risponderà. Ma poiché
sappiamo che non è e non si sente affatto un "cimelio", secondo la
felice definizione di Bauman, confidiamo che qualche spiegazione, prima o poi, possa
e debba darla agli italiani.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Gianluca Lo Vetro
Entrata nella storia della moda per aver tradotto i tagli di Fontana nel suo
tipico double face, Mila Schön, al secolo Maria Carmen Nutrizio, si è spenta a
89 anni in quella Milano, dove iniziò a sfilare nel '58, gettando le basi della
futura capitale della moda. Ironia della sorte, il 19 settembre in concomitanza
con le prossime passerelle di Milano Moda Donna, avrebbe festeggiato mezzo
secolo di attività con la mostra a Palazzo Reale Linee, colori, superfici (fino
al 12 ottobre). Nata a Traù (un'isola della Dalmazia oggi parte della Croazia),
la creatrice dall'espressione asciutta come il suo stile, era figlia di un
farmacista, aveva una mamma della dinastia Luxardo (quelli del maraschino di
Lussinpiccolo), mentre il fratello Nino era lo storico direttore del quotidiano
La Notte. Alla moda approdò in seguito alla separazione dal marito Aurelio
Schön, facoltoso commerciante di gioielli. Rimasta senza lavoro si mise infatti
a confezionare abiti per le sue amiche altolocate. "Del resto - ricordava
Mila Schön - avevo sempre avuto confidenza con le sartorie. Mi vestivo da
Balenciaga a Parigi e trovavo sempre qualcosa da correggere sulle forme".
Con un simile senso dei volumi, dunque, non fu difficile per Mila affermare il
suo stile tra la borghesia milanese che si preparava al boom degli Anni '60.
Dopo la prima presentazione importante al Continental di Milano, nel '65 su
invito di Giambattista Giorgini, sfila a Palazzo Pitti. Mentre, l'anno
successivo la sua fama, già volata negli Stati Uniti, le frutta l'Oscar della
moda di Neimann Marcus, schiudendole le porte del jet set statunitense. Ma la
svolta che consacra definitivamente Mila Schön nell'empireo della moda
s'intreccia con l'arte di Lucio Fontana. Ossessionata da ogni difetto, tanto da
sostenere "nella moda mi balza all'occhio solo quello che è
sbagliato", Mila Schön si arrovella su come epurare il rovescio degli
abiti da cuciture, orli e rifiniture. La soluzione le arriva dall'arte di
Fontana con quei tagli che portano la profondità in superficie e la superficie
in profondità. Tradotto in termini di moda: il double face di Mila Schön. Del
resto l'abito, come le opere dell'artista spazialista, non nasce dalla base di
una tela bianca? Affascinato da questa similitudine, lo stesso Fontana volle
vedere i vestiti della Schön e al termine della visita in atelier le regalò uno
dei suoi celebri Tagli ai quali se ne aggiunsero altri nella grande collezione
della stilista, che amava sottolineare: "Preferisco guardare le opere
d'arte di Fontana a rovescio". Ma c'è di più. Le affinità con l'artista si
coglievano anche nelle linee dei famosi capi bianchi della creatrice: più che
tagliate con le forbici, sembravano incise col bisturi. Non a caso, divennero
lo status symbol della borghesia meneghina più rigorosa e misero in riga lo
stile dell'esuberante Tigre di Cremona, in arte Mina. Sempre dal mondo
dell'arte, in particolare da un Mobiles di Calder notato in una villa
americana, Mila Schön mutuerà trame e lavorazioni fluttuanti. Anche in questo
caso l'artista aveva suggerito la risposta a un altro tormentone della
stilista: come rendere animata l'opera inanimata di un abito. Se dal '72
assieme ai pionieri del made in Italy come Laura Biagiotti e Valentino, Mila
Schön inizia a firmare collezioni di pret-à-porter seguite da accessori e profumi,
l'internazionalità del suo nome è tale che le vengono
commissionate le divise per l'Alitalia. Tanto basta a motivare
l'onorificenza di Commendatore della Repubblica che le verrà riconosciuta da
Francesco Cossiga nel 1985, assieme ad Armani. Il resto è storia di affari e
finanza come per tanti altri marchi. Perchè, nel '93 la maison Schön è passata
al gruppo giapponese Itochu. Successivamente, nel '99, la gestione è
stata rilevata da Mariella Burani Fashion Group che nel
( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cultura
L'autobiografia di Scalfari presentata da Asor Rosa Se I giornalisti cercano la
verità MANTOVA E' un dialogo sul filo teso della riflessione filosofica e
morale, quello che tiene incollate alle sedie centinaia di persone e
altrettante ne coinvolge fra quelle in piedi, oppure accucciate sul prato del
Cortile della Cavallerizza, nel Palazzo Ducale. Il Festivaletteratura ospita un
incontro fra Eugenio Scalfari e Alberto Asor Rosa. Tema: il libro del fondatore
di Repubblica, L'uomo che non credeva in Dio (Einaudi). Ma il dialogo ha un
sussulto quando uno spettatore chiede che cosa sia la verità per un
giornalista. Di verità si è parlato molto, durante l'incontro, di verità
assolute e di verità relative, come del senso ultimo, profondo delle cose, se
un senso c'è e se questo senso è un dato terreno oppure se appartiene alla
sfera oltremondana. Ma il quesito sulla verità per un giornalista dà modo a
Scalfari di raccogliere un fragoroso applauso, è una zampata sull'attualità che
trae slancio da quella disposizione del libro, segnalata da Asor Rosa, ad
essere, appunto, riflessione filosofica, morale, e poi civile e politica. La
verità non è un assoluto, dice Scalfari, esistono tante verità. E nei giornali
la separazione fra fatti e opinioni non è mai così netta se nella selezione dei
fatti, nel modo in cui essi si porgono al lettore entrano anche le opinioni. Il
punto è che i giornali devono far capire esplicitamente da che parte osservano
la realtà. "C'è chi non lo fa", insiste Scalfari, "c'è chi si
vanta di osservare i fatti dall'alto. Non voglio fare nomi" (Applauso
forte). "Fanno parlare la destra fino a qui, poi la sinistra fino a lì: ma
è un atteggiamento troppo comodo". Prevale uno spirito pubblico tendente
alla conciliazione. "Roberto Colaninno si chiede
perché il Pd non approvi la soluzione della vicenda l'Alitalia. Il
governatore del Lazio, Piero Marrazzo si propone di entrare nell'operazione. E
poi c'è Luciano Violante, il quale dice che sulla giustizia occorre che ci si
metta d'accordo, maggioranza e opposizione. E gli altri replicano: voi avanzate
le vostre proposte, ma se non ci piacciono andiamo avanti da soli".
Scalfari inarca la voce e si sporge verso il pubblico: "Ma i giornali non
sono al di sopra delle parti, devono dire dove sono e se non lo dicono lo
dovete capire voi". Il libro di Scalfari, dice Asor Rosa, "è composto
di frammenti di autobiografia che non vogliono costruire un'autobiografia:
L'uomo che non credeva in Dio è piuttosto una confessione in pubblico che
intreccia la vita dell'autore con l'interpretazione che egli fa del pensiero di
Cartesio, Leopardi, Nietzsche e di altri filosofi. Il punto dominante è una
ricerca laica del senso delle cose, una ricerca che non si esaurisce negli
schemi tradizionali del laicismo". "Quando sento parlare del mio
libro mi capita di osservare la lettura che se ne dà e di domandarmi, anche se
questa è molto corretta, se effettivamente sono quelli i processi che in esso
si descrivono e se così sono le persone di cui si narra. E' però accaduto che
in un film (Il Divo di Paolo Sorrentino, n. d. r.) c'è un attore che interpreta
la mia parte e apostrofa Giulio Andreotti in un modo che certo non è il
mio". Il dibattito ritorna alla riflessione filosofica e morale. Scalfari:
"Il senso delle cose è nella perfezione delle cose e ogni cosa è perfetta
nei suoi limiti. Altro senso, un senso del tutto, non c'è". Replica Asor
Rosa: "Caro Eugenio, sei troppo radicale nell'affermare che un senso
profondo non c'è. A me, per esempio, un'idea di senso nel tuo libro appare
chiara. Si raccontano una molteplicità di scelte, che risalgono a un senso: com'è
è possibile conciliare questo con l'idea che il senso è solo nella perfezione
della forma?". La replica di Scalfari rimanda ai fondamentali del pensiero
laico: "Non esiste un senso ultimo, perché esistono tanti segmenti di
senso rintracciabili in tutte le attività che compiamo e nelle finalità che ci
proponiamo".
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Nicola Cacace Segue
dalla Prima Cosa significa infatti che gli industriali della cordata italiana
potranno cedere le azioni dopo cinque anni? A chi le possono cedere se non ad
una delle tre "big companies" presenti in Europa: British Airways,
Air France o Lufthansa? E qui sorge il primo interrogativo tra chi, come
Colannino, giustamente ammette che un'operazione di vero rilancio di Alitalia non potrà avvenire senza l'intervento di una
"big airline" europea e chi, come Berlusconi, Bonanni, i leghisti e
altri poveri illusi offrono e chiedono garanzie per il mantenimento
dell'italianità. Chi conosce appena la storia delle crisi di compagnie aeree
europee ed americane degli ultimi venti anni sa benissimo che nessuna, dico
nessuna, delle soluzioni è andata in porto senza l'ingresso, in posizione di
dominio manageriale e/o azionario di una grande compagnia di trasporto aereo. È
successo nel 1999 per Iberia, quando lo Stato proprietario (la Spagna) vende il
40% in suo possesso ad un nocciolo duro - British Airways, American Airlines,
Bbva e altri -: nel 2001 lo Stato scende al 5% e British Airways va al 13,5%
con controllo manageriale. Se dieci anni fa Alitalia
superava Iberia, oggi la situazione è capovolta: nel 2006 si sono contati 24,1
milioni di passeggeri per Alialia e 27,2 milioni per Iberia. È successo poi per
le crisi di Swissair e Sabena, finite nella cucina di Lufthansa, mentre anni
prima l'olandese Klm era stata costretta ad accettare l'abbraccio di Air
France. Colannino, da industriale esperto, conosce bene questi dati, tanto che
nell'intervista al direttore di Repubblica ha lasciato chiaramente intendere le
intenzioni di vendere le quote dopo aver rilanciato la società. E a chi vender
se non ad una delle "big" europee? Questo il primo punto di
confusione e imbroglio tra Berlusconi ed alleati che parlano di italianità e la
realtà dei fatti. Anche perché il primo motivo dell'opposizione al piano Air
France era stato proprio la difesa dell'italianità. Altro punto di incredibile
imbroglio è quello degli esuberi. Si sono dati numeri al Lotto escludendo
addirittura dal computo 3000 dipendenti a tempo determinato che da anni
lavorano per Alitalia. Riassumendo, di fronte a quasi
7mila licenziamenti si parla solo di 3.250 esuberi. Mentre nel piano Air France
nessuno aveva barato sui numeri, mettendoli tutti in chiaro. Un giorno qualcuno
ci spiegherà perché Berlusconi ha fatto fallire il piano Air France parlando
addirittura di svendita allo straniero quando poi: a) lo straniero non è
escluso dal piano attuale, se si vuole che Alitalia torni ad essere inserita in un circuito internazionale che
conta; b) i debiti Alitalia, che Air France avrebbe pagato con proprio capitale con la
soluzione attuale sono interamente accollati alla comunità nazionale; c) gli
esuberi previsti nel piano Air France erano leggermente inferiori a quelli del
piano Intesa, anche se il governo cerca di far apparire numeri più bassi
facendo finta di ignorare sia i lavoratori a tempo determinato sia quelli della
zona "grigia", settore Cargo, servizi ausiliari, manutenzione, etc.
In conclusione anche nel caso Alitalia, come in tanti
altri casi, Berlusconi ha condotto il gioco senza avere le carte in mano,
proponendo alla fine una soluzione Last Minute, prendere o lasciare. Al punto
in cui la crisi Alitalia è giunta, gli spazi di manovra
per i sindacati e l'opposizione politica non sono molti, se non quelli di
ridurre "le perdite" sul campo per dipendenti e contribuenti. La
crisi Alitalia giunge a soluzione, non la migliore,
ancora una volta per la spregiudicatezza con cui il gioco è stato condotto. Per
ora incrociamo le dita, denunciando contraddizioni e imbrogli ma operando
perché la crisi si avvii alla soluzione migliore oggi possibile. Non senza
ricordare, con l'ex ministro del Lavoro Damiano che "se questa operazione
l'avesse fatta il governo Prodi, ci avrebbero fatti neri". E meditando
anche sui nostri errori, sindacali e politici, che hanno reso possibile il
grande imbroglio e inevitabile la soluzione Last Minute.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Oreste Pivetta
inviato a Cernobbio Giri il mondo e ti trovi sempre fanalino di coda. Perchè è
questa la sensazione, quando, interrogando sulle crisi mondiali, sulle crisi
continentali, sui rallentamenti della Cina o sulle riprese americane, alla fine
si scopre che il paese più lento è sempre l'Italia. A Cernobbio, Workshop
Ambrosetti, si sono radunati imprenditori, manager, finanzieri, banchieri,
economisti e qualche politico di varie ambizioni, Tremonti, il ministro primo
arrivato, più Abu Mazen e Shimon Peres, immancabile, più schieramenti imponenti
e vistosi di vari servizi d'ordine, italiani, palestinesi, israeliani e, in
incognita, americani a proteggerci da chissà che cosa, forse dallo stesso
vicepresidente Usa, Dick Cheney, che pure sarebbe l'ospite di maggior peso,
arrivato al tramonto a una tappa distensiva del suo viaggio di fine mandato in
Europa (lunedì a Roma incontrerà il presidente Napolitano), dopo aver
caldamente parteggiato per l'ingresso dell'Ucraina e della Georgia nella Nato.
Intanto pare sventata la minaccia più grave, cioè quella corsa al rialzo, che
fino a un mese fa pareva senza fine, del prezzo del petrolio. Allora s'era
toccata quota 150 dollari al barile. Oggi siamo a cento e pare che la discesa
non sia conclusa (chissà quando se ne accorgeranno i consumatori italiani).
Andris Piebalgs, commissario per l'energia dell'Unione europea, pensa che il prezzo
si stabilizzerà attorno ai cento dollari, anche se il giusto sarebbe sui
settanta/ ottanta dollari. Piebalgs però raccomanda la ricerca tecnologica
applicata a risorse energetiche alernative, risparmio e coordinamento di
iniziative. Jim O'Neil, capo dei ricercatori della Goldman Sachs, è più
ottimista e arriva a ipotizzare quota novanta dollari e non teme le rivincite
dell'Opec: i paesi produttori non avrebbero alcun interesse a tagliare la
produzione, interesse politico di fronte alle tante turbolenze del mondo. Di
cui aveva potuto dire, da buon testimone, Arkady Dvorkovich, trentaseienne
assistente del presidente russo Medvedev, che però ha rassicurato i presenti:
non c'è da temere un ritorno alla guerra fredda, purchè ovviamente Ucraina e
Georgia si tengano lontane dalla Nato. La Russia, ha ben spiegato Dvorkovich,
interviene là dove i suoi cittadini e i suoi gasdotti sono in pericolo.
Dvorkovich ha pronunciato parole d'oro per gli imprenditori italiani: la Russia
è un grande mercato, la sua economia è viva, dinamica, il benessere si
diffonde. Avanti allora con gli investimenti. Con ottimismo anche Jim O'Neil ha
dipinto il quadro generale, invitandoci ad allargare l'orizzonte, senza
fermarsi sull'uscio di casa. Perchè l'economia mondiale cresce e con punte
ancora forti, soprattutto per merito di quelli che lui definisce Brics, paesi
da tempo ormai emergenti, come Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, grazie
ai quali si potrebbe ipotizzare una media ben oltre lo zero e persino oltre il
tre per cento. La Cina, passato il treno olimpico, continuerà la sua corsa, con
un pil che alla fine anno sarà dell'otto per cento, qualcosa di meno rispetto
agli anni precedenti, ma comunque da record. Con una novità: che a imprimere
slancio alla grande marcia sono ormai i consumi interni O'Neil non è pessimista
neppure per quanto riguarda gli Stati Uniti, perchè se la crisi dei mutui
subprime è tutt'altro che superata (Kenneth Rogoff, americano e professor di
Harward, la considera quanto mai preoccupante), la bilancia commerciale va
bene: gli Stati Uniti esportano più di quanto importano e questo giova alla
loro salute e, ovviamente, sconsiglia loro un riapprezzamento del dollaro
sull'euro. Qui vengono i guai con l'Europa in sofferenza, il cui pil nel terzo
trimestre dell'anno il capo economista di Goldman Sachs prevede fermo allo
zero: "Stagnazione prolungata", questa la nube nera che secondo
O'Neil incombe sull'Europa, mentre le Borse precipitano. Anche se l'inflazione
fa meno paura, scongiurata dalle politiche al risparmio della Banca centrale
europea. Con il pieno consenso del commissario europeo per gli affari
economici, Almunia: "Sosteniamo la politica della Bce: l'inflazione è la
peggiore delle tasse". All'economista inglese tocca anche una domanda sullo
stato dell'Italia: la risposta purtroppo non è felice, l'Italia resta in coda,
molto peggio rispetto agli altri paesi dell'Unione. Perchè: "Scarsa
produttività", spiega O'Neil. Non sperate che a Cernobbio qualcuno, magari
trascinato dall'esempio cinese dei consumi che si moltiplicano, parli di
salari. Bisognerà aspettare domenica quando, tra tanti ministri e tanti
politici dell'opposizione (tra i quali Veltroni e Fassino), ci sarà pure
Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. Di salari non parlano naturalmente gli
imprenditori italiani, molto impegnati a commentare l'evento
Alitalia. L'affare può far gola, ma molti hanno prima di tutti i loro
problemi da risolvere. Lo confessa ad esempio Merloni in un momento in cui
l'elettrodomestico bianco fatica in Italia, fatica in Europa, regge ancora nei
paesi dell'Est. Persino Mario Moretti Polegato, l'inventore di Geox, ha
confessato d'averci fatto un pensierino, ma ha preferito concentrasi
sulle scarpe con il buco.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Roberto Rossi / Roma
A SPASSO Per il commissario straordinario Augusto Fantozzi, la nuova Alitalia decollerà il prossimo primo novembre. E lo farà, per ora, senza
novemila lavoratori. La cui sorte, come ha detto il ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi, sarà tema di discussione con i sindacati il prossimo lunedì.
La nuova società, come ha spiegato il suo futuro amministratore delegato Rocco
Sabelli, si dedicherà solo ai passeggeri. Niente più trasporto merci,
niente cargo. Quest'attività, assieme alla manutenzione pesante e le attività
della zona grigia, cioè call center, information technology e amministrazione,
resta in mano al commissario straordinario. In tutto 2.750 lavoratori, che per
ora sono "esternalizzati", e la cui sorte è nelle mani di Fantozzi
che ieri ha dichiarato ufficialmente l'insolvenza della vecchia società.
Possibile, dunque che la previsione ottimistica di Sacconi, che giovedì aveva
annunciato solo 3.250 esuberi, sia da rivedere. Al rialzo. Tanto che Avia, il
sindacato degli assistenti di volo, minaccia una rottura. Anche perché sarà
difficile trovare un posto di lavoro per tutti. La manutenzione pesante, ad
esempio, che fine farà? Se lo sono chiesto anche i lavoratori dell'Atitech di
Napoli che ieri hanno bloccato l'aeroporto di Capodichino. Per loro Sacconi ha
promesso una soluzione. Che, per il ministro, potrebbe essere Finmeccanica,
anche se la società statale, quotata in Borsa, più volte ha espresso la sua
contrarietà. In definitiva, al momento seimila lavoratori sono a spasso. Se poi
a questi si aggiungono i 3mila precari, che non fanno statistica ma che
comunque mangiano anche loro, la cifra raggiunge le novemila unità. Il doppio
di quanto previsto dal piano Air France. L'elevato numero di esuberi permetterà
alla Compagnia aerea italiana, società guidata da Roberto Colaninno e pronta a
rilevare la parte buona di Alitalia, di
"impostare una strategia di breve periodo" come ci spiega una fonte
qualificata. Anche perché molti nodi strutturali nel piano di Intesa fatto
proprio da Colaninno non vengono affrontati. Ad esempio Malpensa. Secondo
Sabelli, nell'aeroporto varesino resteranno 14 voli intercontinentali. Ma erano
proprio i voli intercontinentali il tallone d'Achille della vecchia compagnia.
Non si capisce perché se quattro mesi fa un passeggero lombardo sceglieva di
partire da un aeroporto minore (Brescia, Bergamo o Verona), e fare scalo in un
hub europeo per raggiungere la propria destinazione, oggi dovrebbe cambiare
idea e farsi quattro, cinque, ore di auto per raggiungere Malpensa. Anche su
Linate ci sarà da discutere. "Se a Linate dovesse rimanere il solo
collegamento per Roma - spiega ancora la fonte - che cosa dovrebbe impedire
alle altre compagnie di impugnare tale decisione e portarla all'attenzione di
Bruxelles?". Tutto questo, secondo la fonte qualificata, "porta a
pensare che la strategia della cordata sia quella di rivendere le
partecipazioni tra tre anni a qualche partner estero, tanto un modo per
aggirare le clausole di lock up si trova sempre". A chi? "Air
France". Che secondo la stampa d'oltralpe, preferirebbe avere la
maggioranza, ma è possibile che entrerà con una quota vicina al 20%. "Ma
basta anche il 10 o il 12% - va avanti la fonte -. Sarebbe un segnale
rassicurante per i soci italiani". Un segnale di disponibilità. Ieri il
quotidiano La Tribune ha parlato di un accordo segreto con Intesa Sanpaolo per
la cessione del gruppo nel 2013. La notizia è stata smentita. Ma il dubbio
rimane visto che Air France non entrerà in Alitalia
per scopi benefici. Alla fine, dunque, il piano Intesa potrebbe far rientrare
Parigi dalla porta. Con una differenza rispetto a marzo: "che Air France -
conclude la fonte - i soldi non li darà più allo Stato italiano ma a Colaninno
e soci". Proprio un bel piano.
( da "Unita, L'" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Laura Matteucci /
Milano IL PUNGOLO La proposta di un concambio fra azioni della Sea, la società
di gestione degli aeroporti milanesi in mano alla Provincia di Milano, con
azioni della nuova compagnia di bandiera nata per Alitalia
"rimane in piedi". Come provocazione, quantomeno. I soldi ci sono,
per la verità, visto che la Provincia possiede il 15% di Sea, per un valore di
almeno 250 milioni di euro. Ma è lo stesso presidente della Provincia Filippo
Penati, che aveva lanciato la proposta già l'altro giorno, a precisare:
"Sappiamo bene che non è compito di un ente locale quello di occuparsi di
una compagnia di bandiera, ma il nostro ipotetico intervento ha il senso di
difendere gli interessi di un territorio e di due scali che sarebbero
penalizzati come Linate e Malpensa". In altri termini: "Il governo
sembra disposto ad accettare a scatola chiusa tutto quello che arriva, c'è solo
la Provincia a cercare di difendere il sistema aeroportuale milanese". In
particolare lo scalo di Linate, penalizzato dal nuovo piano. E, soprattutto,
"nel nome dell'italianità la privatizzazione non può far nascere un
monopolista dei cieli piccolo piccolo - continua Penati - che il governo
protegge non liberalizzando i diritti di volo". Un nuovo monopolio, ma
alla fine, "chi pagherà il conto sarà ancora una volta il cittadino",
prevede Penati. Perchè il governo autorizzerà l'aumento delle tariffe
aeroportuali per compensare i mancati introiti derivati dal taglio dei voli
previsti dal piano Fenice. "Partiranno meno aerei ma pagheranno di più
alle società aeroportuali e il maggior costo farà aumentare il prezzo del
biglietto", spiega Penati. Che osserva: è "uno strano mercato a cui
tutti si appellano, che consente uno straordinario intreccio di interessi tra
chi investe nella nuova compagnia e ha già forti interessi nelle società che
gestiscono i servizi aeroportuali. E alla fine, ancora una volta, chi pagherà
il conto sarà ancora il cittadino". "Credo comunque che alla fine non
ci faranno entrare nella compagine azionaria - aggiunge Penati - perchè
vogliamo che siano rispettate le regole del mercato: se il compito della
Provincia non è quello di entrare in Alitalia, allora
non è certo compito di un amministratore delegato (il riferimento è per l'ad
della Cai, Rocco Sabelli) decidere le politiche del traffico aereo del
Paese". La Provincia è in allarme, e anche la presidente di Assolombarda
Diana Bracco spende qualche parola per sostenere il sistema aeroportuale
milanese: "Non dimentichiamo che Linate, le cui caratteristiche di city
airport dovranno essere preservate, è tuttora il primo aeroporto italiano per i
voli privati, aspetto di importanza crescente nell'avvicinamento
all'Expo". Il Comune di Milano viceversa ha una posizione acritica:
"Non è una prospettiva che al momento abbiamo preso in considerazione",
commenta secca il sindaco Letizia Moratti all'ipotesi di entrare
nell'azionariato della nuova Alitalia. "Il Comune
- continua Moratti - è già sufficientemente impegnato nel sistema aeroportuale,
e non credo ci sia la volontà di impegnarsi in una iniziativa di impresa".
Ancora: "Stiamo lavorando con Banca Intesa per analizzare il piano e
capire eventuali impatti negativi sugli scali milanesi", dice Moratti.
Questa è "la novità di oggi: che stiamo lavorando con
Banca Intesa per verificare la compatibilità del piano Alitalia con il piano Sea". Visto che la "nuova Alitalia potrebbe avere una configurazione tale da portare a degli
impatti su Sea", il Comune deve "tutelare l'interesse di Sea, ovvero dell'occupazione
diretta e dell'indotto di Linate e Malpensa".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Italiana
Pagina 104 La Cai trasformata in Spa. Sindacati divisi ma il confronto procede,
anche i piloti più morbidi Nuova Alitalia, primo volo
a novembre La Cai trasformata in Spa. Sindacati divisi ma il confronto procede,
anche i piloti più morbidi --> ROMA Restano i dubbi al tavolo di confronto
su Alitalia. Scarsi, dicono i sindacati, gli elementi
aggiuntivi illustrati ieri sul piano industriale dal neo amministratore
delegato della Compagnia aerea italiana, ieri trasformata in spa, Rocco Sabelli
e il cui decollo potrebbe essere fissato già dal primo di novembre. Per il
ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi "nonostante qualche difficoltà
iniziale il confronto procede più che positivamente nel merito dei problemi con
intento costruttivo". Da oltralpe Air France lascia filtrare i propri
desiderata, cioè la maggioranza della nuova società. Mentre per ricollocare i
tecnici della manutenzione pesante di Napoli si sonda l'ipotesi di un
ricollocamento nel gruppo Finmeccanica, senza però toccare gli assetti
societari. L'Enac ha intanto dato ad Alitalia una
licenza provvisoria di 6 mesi a partire dal 2 settembre scorso. Il commissario
straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha
indicato la fine di settembre l'ingresso di un partner internazionale. Da
Parigi, intanto, indiscrezioni della Tribune hanno rivelato che Intesa Sanpaolo
avrebbe offerto in segreto ad Air France-Klm una partecipazione tra il 10 e il
20% della nuova Alitalia, promettendo la maggioranza
per il 2013. Subito è arrivata una smentita dalla compagnia franco-olandese e
dal ministro Sacconi, anche se si sono rincorse altre voci secondo le quali in
generale, Air France preferirebbe possedere una partecipazione maggioritaria
che le permetta di avere il controllo. Di questo parlerà il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, in audizione su Alitalia
mercoledì prossimo dinanzi alle commissioni di Camera e Senato. Resta da
discutere delle ricadute occupazionali. Per il presidente di Avia, Antonio
Divietri, le perplessità aumentano e parla di un rischio caporalato per quanto
riguarda gli esuberi. Il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro, ha
detto che quello che c'è sul tavolo per i piloti ora è insufficiente. Speriamo
che la notte porti consiglio altrimenti "diremo no". Il presidente
dell'Anpac, Fabio Berti, ha giudicato la riunione sicuramente positiva perchè
si è entrati nel merito, anche se rimangono i nodi dell'arretramento della
flotta e del cargo.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 213 del
2008-09-06 pagina 1 Ma il Forlanini sarà salvato dagli stranieri di Livio
Caputo La Moratti suona l'allarme, Penati è sul piede di guerra, lo stesso
Formigoni, sia pure con un approccio diverso, è in allerta: stando alle notizie
che si hanno, la nascita della Compagnia aerea italiana (già nota come Cai)
dovrebbe comportare la riduzione di Linate, l'aeroporto più caro ai milanesi, a
scalo dei 70-80 voli giornalieri che, dopo la fusione con Air One,
collegheranno Milano con Roma. Si tornerebbe cioè indietro di dieci anni,
quando un primo tentativo di drastico ridimensionamento del Forlanini per favorire
la nascita dell'hub di Malpensa fu bloccato da un'azione combinata
dell'opinione pubblica, delle compagnie aeree straniere e della Commissione
Europea. Ma, se andiamo più a fondo delle cose, scopriamo che il pericolo non è
immanente come potrebbe sembrare. La Cai, infatti, non ha nessuna autorità per
decidere le sorti di Linate. Sarà solo in sua facoltà, se lo riterrà opportuno,
abolire (o trasferire su Malpensa) i voli che attualmente opera su Napoli,
Bari, Palermo, ecc., ma non può impedire che su queste tratte subentri un altro
vettore comunitario che le ritenga lucrative. In nessun caso, poi, potrebbe
ordinare alla Sea di cancellare i voli che una trentina di altre compagnie
operano già su un buon numero di capitali europee, alimentando un traffico di
dieci milioni di passeggeri annui. L'unico ad avere la possibilità di ridurre
d'autorità l'accesso a Linate, naturalmente su richiesta della stessa Cai, è il
governo, ma ci sono due obiezioni fondamentali. L'attuale maggioranza, che ha
in Lombardia la sua più solida base elettorale, non può infliggere un colpo da
ko al sistema aeroportuale milanese senza rischiare una reazione anche nelle
sue stesse file: un'operazione già molto discussa come quella della nuova
compagnia aerea nazionale diventerebbe un boomerang nel momento in cui si
dovessero sacrificare gli interessi dei passeggeri a quelli di un pugno di
imprenditori. Poi un ridimensionamento forzato del Forlanini incontrerebbe
l'ostilità delle compagnie straniere, che già due volte in passato, in occasione
dei decreti Burlando 1 e Bersani 1, riuscirono - appellandosi alla Ue - ad
averla vinta. Infatti, l'accesso a Linate è oggi governato da un molto liberale
Bersani 2, frutto di un laborioso compromesso. La Sea non ha la minima
intenzione di sacrificare Linate, quasi unico in Europa per la sua vicinanza al
centro città, se non in cambio di una contropartita: che la Cai decida di
tornare a fare un hub di Malpensa, con le conseguenze relative. Ma questo non è
previsto dal piano industriale della nuova compagnia, né, per ora, di altre,
per cui la società procede alla gestione parallela dei due aeroporti, cercando di colmare al più presto nello scalo varesino il buco
creato dall'abbandono di Alitalia. Conclusione: se il governo non commetterà una follia pur di
mettere in orbita la Cai, Linate può essere salvata, a patto che le istituzioni
milanesi si mobilitino in tempo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 213 del
2008-09-06 pagina 3 "Il Comune nella Cai? Non se ne parla I cittadini
hanno bisogno di servizi" di Chiara Campo Forza Italia la definisce
l'"ennesima bufala di Penati". Una sparata di quello che il
capogruppo azzurro in Provincia, Bruno Dapei, definisce ormai un record man:
"Mai nessuno prima di lui aveva cumulato così tanti debiti". Eppure,
il presidente di Palazzo Isimbardi non si tira indietro ma rilancia. Se due
giorni fa ha annunciato che la Provincia è pronta a entrare nella Nuova Alitalia, ora vuole addirittura diventare "azionista di
riferimento". A chi la prende per una boutade, Penati replica con le
cifre, perché "quei i soldi ci sono". Quanti? Duecentocinquanta
milioni di euro. L'ingresso nella cordata avverrebbe infatti con uno scambio di
azioni Sea per quelle Alitalia. "Nessun problema di
liquidità - Penati snocciola le cifre -: la Provincia detiene il 15% della
società che gestisce gli scali milanesi, per un valore almeno di 250 milioni.
Potremmo diventare gli azionisti di riferimento". Ma tanto, è sicuro,
"non ci faranno entrare, perché vogliamo tutelare gli interessi della
collettività e il rispetto delle regole del libero mercato". Invece,
attacca, "sta nascendo un monopolista dei cieli protetto dal governo, che
non liberalizza i diritti di volo, configura un sistema del Paese senza più hub
e con Linate declassato, alla fine aumenterà anche le tariffe per i
passeggeri". Che Palazzo Isimbardi entri nella newco Alitalia,
secondo Dapei è "impossibile", anzi Penati "farebbe bene a
pensare come pagare l'enorme debito contratto per comprare da Gavio un
ulteriore 15% della Serravalle (260 milioni). Non è ancora stato restituito e
pesa come un macigno sui programmi futuri della Provincia. Torni a occuparsi
delle cose che gli competono e di cui il territorio ha bisogno". E i
cittadini, risponde a distanza Letizia Moratti, hanno bisogno di servizi e
sempre migliori. Ragion per cui "il Comune non intende entrare nella nuova
compagnia, quello che abbiamo da fare è già abbastanza". Oltretutto, è
"un piano di imprenditori, e il Comune è già sufficientemente impegnato
nel sistema aeroportuale". Il sindaco dà invece segnali di disgelo con il
governo, dopo che nei giorni scorsi l'ha criticato sul
piano Alitalia ed Expo. Ieri ha annunciato che ci sono contatti in corso con
Intesa-SanPaolo, l'advisor di Alitalia, per "analizzare il
piano Fenice e valutare la compatibilità con quello industriale di Sea, per
capire se ci sono impatti negativi sugli scali milanesi, ma ci auguriamo che
non siano conflittuali". Col governo, puntualizza, "non c'è
contrapposizione, ma rappresento un'istituzione e ho il dovere di far presente
cosa funziona e su cosa bisogna prestare più attenzione, chiunque sia il
colore". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 3 Industriali, sì al piano Alitalia "Scali lombardi da sostenere" di Sabrina Cottone
"Il nuovo piano è migliorativo" è il sospiro di sollievo di Diana
Bracco, presidente di Assolombarda. La Bracco adesso chiede di puntare sulle
infrastrutture di collegamento "anche in vista dell'Expo",
rinegoziare gli accordi bilaterali perché più compagnie possano operare a
Malpensa, valorizzare Linate come aeroporto privato. Un taglio netto
rispetto al passato, quando gli industriali milanesi avevano criticato con
grande asprezza il declassamento drastico e improvviso di Malpensa da hub Alitalia ad aeroporto internazionale con poche rotte
disponibili. "Una valutazione complessiva potrà essere fatta solo quando
sarà noto il quadro completo delle destinazioni internazionali e
intercontinentali" precisa la Bracco, ma le prime anticipazioni non
dispiacciono agli imprenditori. Milano era stata relegata dalle scelte del
passato "ad un ruolo marginale nel contesto europeo e mondiale" e il
piano Cai appare agli industriali come un'inversione di rotta. Per Assolombarda
è fondamentale anche il ruolo di Linate, soprattutto nella sua natura di scalo
privato. Uno dei progetti per il futuro, sia pure non immediato, è di destinare
il Forlanini al traffico business. La Bracco punta sullo scalo cittadino:
"Linate, le cui caratteristiche di city airport dovranno essere
preservate, è tuttora il primo aeroporto italiano per i voli privati, aspetto
di importanza crescente nel percorso di avvicinamento all'Expo". Tornando
al piano Cai, la Bracco è fiduciosa sulla bontà delle scelte della nuova cordata
al lavoro in queste ore per definire le prospettive future di Alitalia, da cui dipendono - almeno in parte - anche i
destini di Malpensa e Linate: "Siamo certi che l'attesa gestione di tipo
privatistico saprà valutare le richieste del mercato". E aggiunge:
"Dal momento che la gran parte della domanda di trasporto aereo è generata
da Milano, dalla Lombardia e dal Nord Italia, sarà inevitabile che i nuovi
investimenti siano realizzati sul sistema aeroportuale milanese". Insomma,
se la politica lascia volare Alitalia sulle ali del
mercato, in Assolombarda sono convinti che gli aerei atterreranno a Malpensa
sospinti dalla forte domanda. La Bracco elenca le prove della competitività
degli scali lombardi: "Dopo la forte riduzione del numero dei voli Alitalia, Malpensa ha recuperato in poco tempo un
significativo numero di viaggiatori a seguito dei nuovi collegamenti attivati
da altre compagnie. Collegamenti che avrebbero potuto essere ancor più numerosi
se fossero stati rinegoziati gli accordi bilaterali rimasti invece in esclusiva
ad Alitalia". L'appello a far sistema nella
concordia arriva in giorni di polemica molto accesa, dopo le critiche al piano
del sindaco, Letizia Moratti, e la proposta del presidente della Provincia,
Filippo Penati, di entrare addirittura nella Cai con una quota di 250 milioni
di euro. Spiega Bracco: "L'auspicio è che le istituzioni locali e la
business community, che nei mesi scorsi si sono unanimemente opposte al
ridimensionamento di Milano Malpensa, non perdano quella coesione e quella
capacità di fare squadra che hanno dimostrato". Ricorda che Assolombarda
si è sempre battuta per sostenere il sistema aeroportuale milanese "perché
consapevole del fatto che questo rappresenta un asset fondamentale per lo
sviluppo delle sue imprese, di Milano e dell'intero sistema Paese". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La replica di
Passoni "Dopo la demagogia ecco gli effetti dell'abolizione dell'Ici"
"E' vero che il Comune si è indebitato per coprire la spesa corrente, ma
non a causa del venir meno dell'Ici. Perchè è dal 2005 che l'amministrazione fa
ricorso al fondo mutui e BOC per pagare tutte le spese di parte corrente".
A lanciare l'allarme sono i consiglieri di An in Sala Rossa. Secondo il
capogruppo Roberto Ravello "se fosse vero che già dal 2005 si distraggono
risorse dal fondo mutui per pagare forniture e stipendi la città sarebbe in una
situazione prossima al dissesto. Di fronte ad un tale stato di cose dovrà
essere la Corte dei Conti ad approfondire". Ha poi aggiunto, il presidente
provinciale di An Ghiglia: "Si tratta di un caso di estrema gravità, che
non ha precedenti nel nostro Comune. A tal riguardo abbiamo presentato
un'interrogazione per sapere quante volte negli ultimi anni il Comune sia
ricorso all'accensione di mutui o all'emissione di BOC per coprire spese di
parte corrente.Inoltre, l'allarme di Passoni non può cadere nel vuoto: se la
spesa è fuori controllo a causa delle Fondazioni e delle partecipate queste
vanno commissariate in blocco". Conclusione: "Scriveremo al
Presidente del Consiglio affinché nomini Chiamparino Commissario straordinario
sul bilancio perché adotti un piano per il rientro del debito". Ad accuse
di questa portata reagisce (con indignazione) l'assessore al Bilancio Gianguido
Passoni: "Intanto il ricorso a fondi con altra
destinazione è previsto dal Testo unico degli enti locali quindi questi signori
si ripassino le leggi, inoltre non accettiamo lezioni di economia da chi ha
liquidato l'Alitalia lasciando i debiti ai cittadini e regalando la compagnia ai
privati". E conclude: "Finalmente dopo i demagogici entusiasmi per la
cancellazione dell'Ici i nodi per il Paese cominciano a manifestarsi". \.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del 2008-09-06 pagina 3 "La Nuova Alitalia in pista a novembre Entro un mese la scelta del partner" di
Paolo Stefanato Fantozzi indica le date per l'avvio dell'attività e
tranquillizza i passeggeri sul programma MilleMiglia da Milano Il primo
novembre, tra meno di due mesi, decollerà la Nuova Alitalia.
Ieri il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, ha fatto suoi gli auspici
espressi da Corrado Passera e ha indicato questa data come quella possibile per
l'"avvio" dell'attività. Attività che, in realtà, procede: "As
usual", ha detto, come sempre. "È esercizio difficile andare avanti
regolarmente ma ci stiamo provando; anche perchè interrompere il servizio
sarebbe un danno per l'azienda". E ancora: "Di strada ce n'è tanta da
fare, siamo solo agli inizi". Anche sulle Miglia (i punti-premio del
programma fedeltà) è stato tranquillizzante, e per dare solennità all'impegno
di non cancellarle si è espresso in latino: "Pacta sunt servanda", il
principio di ogni uomo di parola. Poi, una caduta di stile: "Qualche
imbecille in giro per il mondo ci può anche essere", ha detto riferendosi
a quei fornitori (di carburante e di catering, oltre ad albergatori che
ospitano gli equipaggi) che hanno cominciato a chiedere pagamenti in contanti,
visto lo stato della compagnia. Alitalia è
commissariata, ha 1,2 miliardi di debiti, la sua crisi è sulle pagine di tutti
i giornali del mondo, e chi chiede, per prudenza e per tutelare il proprio
lavoro, di essere pagato cash, da Fantozzi viene trattato come un
"imbecille". Entro settembre - ha annunciato ancora il commissario,
che ieri ha partecipato a una conferenza stampa con il presidente dell'Enac,
Vito Riggio - sarà scelto anche il partner internazionale. Tema sul quale ieri
c'è stato un tam tam che è andato di qua e di là delle Alpi. Ha cominciato il
quotidiano francese La Tribune, pubblicando "un patto segreto" secondo
il quale ad Air France sarebbe stata offerta la maggioranza della Nuova Alitalia a partire dal 2013, anno in cui scadrà l'impegno
dei soci di non vendere le proprie azioni. Air France non ha commentato,
mostrandosi tuttavia sempre disponibile ad acquisire fin d'ora una quota del
10-20%, come già dichiarato nei giorni scorsi. Poi si è mossa Intesa Sanpaolo,
coinvolta dalle indiscrezioni, che ha ufficialmente definito "priva di
fondamento" l'ipotesi rilanciata dalla Tribune. Per capire chi ha ragione
dovremo aspettare cinque anni. In serata, ancora gossip: "Air France-Klm
vorrebbe una quota maggioritaria per esercitare il controllo su Alitalia, anche se comunque non rinuncerà a una quota di
minoranza" ha scritto l'agenzia France presse, l'Ansa francese. A
chiusura, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha dichiarato tranchant:
"Di Air France parlerò mercoledì alla Camera", quando, in
un'audizione, riferirà sullo stato dell'arte dell'intera vicenda. Ieri l'Enac
ha reso noto che all'Alitalia è stata concessa una
licenza provvisoria di volo per la durata di sei mesi, che scadrà dunque il
primo marzo dell'anno prossimo. L'Enac ha, contestualmente, sospeso la licenza
ordinaria della compagnia. Le decisioni nascono dalla normativa europea, che
fissa parametri patrimoniali e di continuità aziendale per l'esercizio
dell'aviazione civile, parametri che Alitalia non ha
più da un pezzo; un problema che soltanto ora, con la dichiarazione
d'insolvenza (accertata e formalizzata ieri dal tribunale di Roma) e la nomina
del commissario, è diventato talmente evidente da non poter più essere eluso.
L'Enac sottolinea che il provvedimento "non comporta alcuna variazione
operativa per il vettore. È stato preso in base alla normativa di riferimento,
a tutela della continuità delle attività di volo del vettore stesso, per
permettere uno svolgimento senza soluzione di continuità fino alla completa
definizione del nuovo assetto della compagnia e del passaggio al nuovo
vettore". Riggio si è incontrato con Fantozzi per "la verifica della
situazione economico-finanziaria" della società alla luce della
ristrutturazione e del commissariamento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 2 Sabelli rinuncia al cargo e ora punta tutto sui passeggeri
di Redazione "Merci e manutenzione non sono competitive". Polemiche
sulla consegna del piano. Sacconi: "No agli scioperi preventivi" da
Roma La Nuova Alitalia punta sul settore passeggeri,
dove c'è "maggiore possibilità di successo", mentre la divisione
cargo sarà ceduta perchè "non è competitiva". Piano industriale al
centro dell'incontro numero due, ieri al ministero del Welfare, fra l'ad della
Cai Rocco Sabelli e i sindacati, presente il ministro Maurizio Sacconi. I
passeggeri saranno dunque il core business della nuova compagnia; le attività di
cargo, manutenzione e le altre comprese nella zona grigia - call center e
servizi informatici - resteranno in mano al commissario Fantozzi, conferma
Sacconi. La Cai continuarà a servirsene, fino a quando non si troverà una
soluzione in outsourcing. Per quanto riguarda la manutenzione pesante che fa
capo alla Atitech di Capodichino, un interlocutore possibile è, secondo
Sacconi, Finmeccanica, già presente nel territorio napoletano con Officine
Aeronavali. Da ieri i 700 dipendenti Atitech sono in agitazione, e hanno
bloccato lo scalo napoletano di Capodichino per circa sei ore, con gravi disagi
per i passeggeri. Il governo, ha spiegato comunque il ministro del Welfare, è
interessato a preservare l'occupazione in queste attività, garantendo i posti
di lavoro. Nei prossimi giorni discuteranno del problema il governatore della
Campania, Antonio Bassolino, e il ministro delle Attività produttive Claudio
Scajola. Sabelli ha spiegato ai sindacati i motivi della rinuncia ai settori
cargo e manutenzione: il primo sarà ceduto perchè non competitivo, dato che
"il quindicesimo gruppo cargo al mondo ha dimensioni
doppie di Alitalia"; il leader mondiale della manutenzione fa otto milioni di
ore annue, "mentre Alitalia ne fa solo 500 mila". L'obiettivo della nuova compagnia è
dunque "l'eccellenza nel settore passeggeri". Sabelli non ha fatto
mistero di quanto sia complicato il progetto. Lo ha definito un
"salto carpiato triplo tra una ristrutturazione molto forte, uno start up
e l'integrazione fra due aziende". E davanti alle insistenze dei
sindacati, in particolare della Uil, per avere in mano il piano industriale,
l'amministratore della Cai si è detto disponibile a ogni delucidazione, ma non
a fornire le carte complete: "Il piano - ha spiegato - deve rimanere
riservato sotto il profilo formale". Ai sindacati sarà consegnato lunedì
un testo privo di alcune cifre sensibili. La decisione di Sabelli non facilita
il negoziato, che secondo il timetable del governo e del commissario Augusto
Fantozzi dovrebbe concludersi giovedì 11 settembre. Il capitolo esuberi si
discuterà la prossima settimana, ma l'Unione piloti ha già fatto sapere che se
i numeri riguardanti i piloti Alitalia non saranno
"gestibili", allora dirà di no al piano. Altri sindacalisti hanno
messo in dubbio la bontà della rinuncia al cargo e alla manutenzione, altri
ancora hanno chiesto lumi sulla flotta e sulle tratte, in particolare quelle a
lungo raggio. "Le perplessità aumentano", dicono gli assistenti di
volo. Argomenti di cui si discuterà nei prossimi giorni, insieme con il punto
più caldo, quello degli esuberi. Nell'attesa, Sacconi lancia un appello ai
sindacati perchè si evitino "agitazioni e scioperi preventivi, fondati su
informazioni distorte e timori che nello stesso incontro governo-sindacati si
sono dissolti". Scioperi sregolati potrebbero portare, aggiunge il
ministro, alla precettazione. Sacconi esclude, infine, che Air France possa
diventare azionista di maggioranza della nuova compagnia. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 5 Parisi atterrisce il Pd: "Grande Berlusconi, Veltroni
impari da lui" di Laura Cesaretti L'ex ministro gela la platea:
"Silvio è un politico e un leader vero, la fortuna non c'entra coi
successi del governo". Poi la stoccata a Walter : "Dopo le primarie
finte non ha dato sostegno a Prodi" nostro inviato a Firenze Walter
Veltroni? "Avrebbe dovuto imparare da Berlusconi", che è "un
grande politico e un grande leader", ed è stato capace di "tenere un
filo e svolgerlo nel tempo, per 15 anni, imparando sia dalle sue vittorie che
dagli errori". Il popolo della Festa democratica (piuttosto scarso alle
cinque di pomeriggio, con 38 gradi all'ombra) guarda attonito Arturo Parisi, il
"grillo parlante del centrosinistra", come lo chiama il suo
intervistatore Giovanni Minoli, l'inventore dell'Ulivo, l'amico e la mente
politica di Romano Prodi e dei suoi (sfortunati) governi. Che Parisi sia
diventato da mesi l'arcinemico di Veltroni, il suo critico più esplicito e
implacabile si sapeva. Ma che addirittura arrivasse, in odio a Walter, a
recitare una sorta di panegirico del Cavaliere e delle sue virtù no, questo
nessuno se l'aspettava. E infatti Minoli si diverte molto, "dirigessi un
giornale domani titolerei "Parisi: Berlusconi è un grande", professor
Parisi", lo provoca. E lui si limita ad allargare le braccia, come a dire
che purtroppo è proprio così. Poi, senza fare una piega, continua la sua
requisitoria contro il Pd, figlio bastardo del suo indimenticabile Ulivo, e la
sua attuale leadership. Veltroni ha organizzato "primarie finte", il
suo Pd "non ha dato al governo Prodi il sostegno che serviva, in un
momento di difficoltà": non dice che l'ha fatto cadere apposta, ma il
senso è quello. Il governo ombra? "Un'esperienza fallita, una scommessa
mancata". Colaninno junior? "Ha perso un'occasione, onestamente": quella di "dimettersi per conflitto di
interessi su Alitalia". Insomma, il totale dei "trecento giorni" di
Walter alla guida del Pd "porta il segno meno". Mentre i primi cento
giorni di Berlusconi al governo "sembrano avere il segno più".
"Ha ereditato il fattore C di Prodi?", gli chiede Minoli.
"Onestamente bisogna riconoscere a Berlusconi qualcosa di più della
fortuna", replica il Professore. Annuncia che firmerà il referendum contro
il lodo Alfano di Di Pietro, quello bocciato da tutto il resto del Pd, e che
lui in piazza Navona con Tonino ci tornerebbe eccome. Chiede che le europee non
siano una "conta interna", magari contro il segretario, ma
l'occasione per rilanciare il suo mitologico Ulivo, imbarcando in un'unica lista
verdi, socialisti, pezzi di sinistra radicale. Ma l'elogio di Berlusconi si
ritorce subito contro il Professore, investito da una gragnuola di critiche.
"Il giorno in cui Parisi utilizzerà un quarto delle sue energie per
attaccare la destra sarò contento", dice Veltroni. Che invita a mandare
"meno segnali di litigio e divisione", e boccia senza appello il
ritorno all'Ulivo come contenitore dei tanti frammenti di centrosinistra:
"Ho persino sentito Parisi inneggiare a Diliberto - ironizza - ma l'idea
di quella coalizione era sbagliata, per noi e per il Paese", e grazie a
quello sbaglio "abbiamo perso il rapporto col territorio, dove vive la
gente reale". L'ex ministro della Difesa non perde un attimo. "Il mio
intervento - replica a Veltroni - era su come contrastare la destra, ma non c'è
nulla di peggio del sordo che non vuol sentire... ". Anche D'Alema
definisce "ingeneroso" il giudizio tranchant sul governo ombra. E
Francesco Rutelli, protagonista del dibattito serale alla Festa di Firenze,
spiega - guadagnandosi l'ovazione - che lui (al contrario di Parisi) è qui
"non per prendermela col Pd", e tantomeno con "il leader che
abbiamo scelto, e al quale daremo il nostro contributo", ma per
"prendermela col governo". Verso il quale, denuncia, "è scattato
un meccanismo ipnotico, anche nel centrosinistra", che paralizza
l'iniziativa dell'opposizione. Mentre ci sarebbe "moltissimo da
fare", perché il Pd invece di tenere aperto "un fronte polemico
interno ininterrotto", dovrebbe "cercare di imporre la propria agenda
e non continuare a farsela imporre dal governo, questo è il nostro problema
numero uno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 3 Cai diventa spa In consiglio solo tre persone di Redazione Sgomberiamo
subito il campo da un possibile equivoco: l'Andrea Guerra nominato ieri
consigliere di amministrazione della neonata Cai-Compagnia aerea italiana spa,
non è l'amministratore delegato di Luxottica, di cui è omonimo. È uno degli
avvocati dello studio legale Pavesi Gitti Verzoni, uno degli advisor
dell'operazione. Le cariche operative sono state affidate senza sorprese:
Roberto Colaninno presidente, Rocco Sabelli amministratore delegato; il cda è
composto di queste tre persone. L'occasione ha visto raccolti numerosi soci
(tra i quali lo stesso Colaninno, Marcellino Gavio, Fausto Marchionni per il
gruppo Ligresti, Emilio Riva, Salvatore Mancuso di Equinox), insieme all'ad di
Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, al responsabile corporate Gaetano Miccichè,
al consulente di Palazzo Chigi Bruno Ermolli. L'assemblea, oltre a indicare i
vertici, ha dato il via libera formale alle due proposte d'acquisto preliminari
all'attività della società: quella su una parte degli asset
di Alitalia, presentata lunedì al commissario straordinario Augusto
Fantozzi; e quella, messa a punto nei giorni scorsi, presentata a Carlo Toto
per l'acquisto dell'intera Ap Holding, la controllante di Air One. Nella nota
diffusa al termine dell'assemblea è stato specificato che, alla data dell'acquisto,
la holding deterrà l'intero capitale della compagnia aerea, mentre oggi il suo
controllo, pur schiacciante, si ferma al 99,7 per cento. Cai acquisterà
l'azienda Air One, compresi gli attuali 57 aerei: 20 Airbus 320, 10 Bombardier
Crj, 28 Boeing 737 già in via di sostituzione. Fuori dal perimetro dovrebbe
rimanere l'attività svolta con due aerei executive, certamente incoerente con
quella di Alitalia. Ordini e opzioni per i nuovi aerei
resteranno nelle mani di Carlo Toto, nella capogruppo di tutte le sue attività:
si tratta di 70 Airbus 320, 12 330, 12 350, attesi nell'arco di alcuni anni.
Toto li affitterà alla nuova compagnia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 3 Colaninno lascia o raddoppia? Paure e tensioni in Piaggio
di Gabriele Villa L'imprenditore che ha rilanciato la casa motociclistica
potrebbe mantenere solo la presidenza. La famiglia resta in sella al gruppo
nostro inviato a Pontedera Concentratissimi. Decisi a non lasciarsi sfuggire
una parola. Per capire e carpire i segreti dello scooter più popolare al mondo.
Trenta tecnici indiani a lezione, come scolaretti, nella sala convegni attigua
al Museo Piaggio. Impossibile si accorgano che, a pochi metri, nel cuore
dell'azienda di Pontedera, si vive il clima dell'attesa per la nuova grande
sfida che, nel bene o nel male, comunque rimbalzerà sulla sella. Roberto
Colaninno lascia o raddoppia? E nel caso, con lui chi se ne andrà per
accompagnarlo nell'avventura della Nuova Alitalia? E chi sarà capo? E di chi? Domande che si aggrappano all'ultima
indiscrezione: Colaninno potrebbe lasciare tra un po' di tempo la carica di ad,
mantenendo però sempre la presidenza. Sussulti di preoccupazione che si
stemperano davanti a quel confessionale laico che è oramai diventato il
distributore delle bevande e si consumano tra i bisbigli. Parlano tutti
in queste ore alla Piaggio. Ma ufficialmente non parla nessuno. Solo i
sindacati alzano la voce, nonostante le rassicurazioni della famiglia che non ha
alcuna intenzione di mollare la presa sul gruppo. E così martedì ci saranno due
ore di sciopero con presidi ai cancelli e mobilitazione generale. Sembrano
tornati quelli di una volta, i sindacati. Quelli duri e puri. Che non ammettono
cambiamenti di rotta. Su due ruote come nei cieli che solcherà la nuova
compagnia. Eppure per loro nemmeno tanto tempo fa, Colaninno era l'imprenditore
illuminato, il risanatore salvifico che occhieggiava con benevolo sguardo a
sinistra mentre adesso che si deve occupare anche di far volare la gente, è
improvvisamente diventato il padrone delle ferriere. L'uomo da guardare
guardinghi. Ecco quindi che Maurizio Landini (Fiom-Cgil) tuona: "Nella
trattativa per il rinnovo dell'integrativo l'azienda ha irrigidito le proprie
posizioni su precarietà, stabilizzazione dell'occupazione, salario e ambiente
di lavoro. Perché? Ci auguriamo che maturino presto nuove disponibilità. Del
resto, con il dinamismo imprenditoriale, evidentemente poggiato su una robusta
solidità finanziaria, che Colaninno sta mostrando in questi giorni, sarebbe
davvero incomprensibile la non realizzazione rapida di un buon accordo
aziendale". È il pensiero delle tute blu che, a fine turno, si ritrovano
alla Casa del Popolo con annesso Circolo Operaio, a Calcinaia, sulla via
Tosco-Romagnola, luogo storico. "Bisogna mostrare i denti, i soldi ci
sono. È il momento giusto adesso che il capo è impegnato su due fronti".
Dicono che sono concordi i sindacati, ma qui si ha la netta sensazione che
l'unica a pensarla veramente così e la Fiom, anzi la corrente di Rifondazione
al suo interno. Il pensiero dei neo rivoluzionari si discosta appena da ciò che
ci mostrano negli stabilimenti di viale Rinaldo Piaggio. Numeri e cifre che
celebrano la beatificazione del risanatore salvifico e giustificano la paura
che il grande condottiero giri i tacchi lasciando la Piaggio al suo destino:
"L'accordo aziendale siglato con Colannino il primo luglio del 2004
metteva fine a una vacatio contrattuale di nove anni. Colaninno prese in mano
da Morgan Grenfell un'azienda che aveva 580 milioni di debito nel 2003 e ne ha
fatto la numero 4 con oltre 700mila veicoli prodotti (esclusi i 200mila della
joint venture cinese) e un brand che viene puntualmente infilato al cinema e
negli spot perché fa trend. Questa è stata la cura Colaninno". "La
Vespa non si fermerà mai", ripeteva il suo papà, Corradino D'Ascanio. Pare
un buon motivo per fidarsi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
PROPOSTA SEGRETA
"Cara AirFrance, te la vendiamo quando vuoi" Anna Maria Merlo PARIGI
Air France ha opposto un secco "no comment", ieri, alle indiscrezioni
pubblicate la mattina sul quotidiano economico La Tribune . Secondo questo
quotidiano, il governo Berlusconi tramite la banca Intesa, avrebbe fatto una
proposta segreta ad Air France-Klm il 27 agosto scorso: la compagnia
franco-olandese potrebbe prendere adesso una partecipazione del 10-20% in Alitalia accanto ai 16 imprenditori italiani che si sono
impegnati nella good company, con la possibilità di acquisire la maggioranza
del capitale e quindi il controllo della società italiana nel 2013, quando gli
italiani potranno disimpegnarsi. "La stessa proposta è stata fatta ad
altre compagnie, come Lufthansa o British Airways?", si chiede La Tribune
. Nei fatti, è chiaro a tutti che Alitalia ha bisogno
di un partner importante nel settore per vincere l'arrischiata scommessa voluta
dal governo Berlusconi. Il gruppo Air France-Klm aveva affermato il 28 agosto
scorso di essere "pronto a prendere una partecipazione di minoranza nella
nuova Alitalia". Ma aveva posto una condizione:
"se le prospettive di redditività della nuova compagnia trovano
conferma". Un portavoce del gruppo aveva poi precisato che Air France-Klm
"conferma l'interesse e la volontà di restare un
partner strategico di Alitalia", con cui ha un accordo commerciale da anni. Nell'accordo
segreto sono scomparsi gli impegni che AirFrance-Klm aveva preso ai tempi del
governo Prodi di investire considerevolmente per la ristrutturazione di Alitalia. Alla fine, il risultato potrebbe essere lo stesso - Alitalia nelle mani di Air France-Klm - ma per il gruppo franco-olandese
cadono tutti gli impegni a cui aveva sottoscritto nella prima ipotesi di
accordo. Non solo si annullerà il ridicolo dell'"italianità" di Alitalia, ma per di più Air France non sarà obbligata a investire
(né a versare alcunché allo stato italiano)per prenderne il controllo. Sembra
che Air France-Klm sia oggi più aperta sulla questione dell'hub di Malpensa. Il
governo italiano avrebbe promesso ai francesi di migliorare i collegamenti
dell'aeroporto. La Tribune parla della possibilità di rivedere al ribasso il
ruolo di Linate, per impedire ai concorrenti di prendere il posto di Alitalia, in caso di trasferimento a Malpensa. Jean-Cyrill
Spinetta, il presiente di Air France, è considerato dai sindacati un padrone
"attento al sociale". Ma i dipendenti di Alitalia
potrebbero non accorgersene, poiché se Air France-Klm acquisirà il controllo
della compagnia italiana tra qualche anno, il "lavoro sporco" di
ristrutturazione e di riduzione drastica del personale sarà già stato fatto dai
16 capitani coraggiosi riuniti da Berlusconi. Lo stato francese ha ormai
ridotto la partecipazione in Air France a poco più del 18%. La fusione con Klm,
nel 2004, era stata dolorosa per la compagnia olandese, che aveva ridotto il personale
di 4500 unità. Con la fusione, è nato il primo gruppo mondiale per traffico
aereo, in un mercato europeo dove la concentrazione è considerata inevitabile
dagli analisti del settore. Foto: DECOLLO DI UN AEREO AIR ONE ALL'AEROPORTO DI
MILANO LINATE /TAM TAM NELLA FOTO PICCOLA L'IMPRENDITORE ABRUZZESE CARLO TOTO.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Anticipazioni
ALITALIA l PAGINA 2 Giocare d'azzardo con il Toto Il nodo AirOne nel fallimento
della compagnia di bandiera. E quello del suo attivissimo fondatore. Mentre non
c'è ancora certezza sul numero degli esuberi e Air France prepara l'affare del
futuro MOSTRA DEL CINEMA PAGINA 3 Il fuoco incrociato della critica estinta La
grande stampa suona il deprofundis per il festival di Venezia. Perché, anche se l'edizione di
quest'anno è di alto livello, l'immaginario pregiato non passa sui media sempre
più distratti.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
LA TRATTATIVA Nessuna
risposta alle tante obiezioni su piano e progetti fr. pi. Un muro di gomma. Non
usano mezzi termini, i sindacalisti, all'uscita della seconda giornata di
confronto con il governo e l'a.d. della Cai, Rocco Sabelli. L'atteggiamento
tenuto dalla contro parte viene descritto secondo lo schema "chiedere è
permesso, rispondere è cortesia". Tutte le domande e le contestazioni
poste sui contenuti del piano - dimensione e qualità della flotta, quantità e
qualità dei collegamenti, ecc - sono state liquidate con "sono conti che
ci siamo fatti noi in casa". Come dire: non abbiamo nulla da discutere,
solo da illustrare. Atteggiamento tanto più sorprendente, in quanto dal lato
dei sindacati ci sono autentici esperti pluridecennali del settore, mentre dal
lato dell'azienda ci sono dei neofiti che descrivono un progetto fatto da terzi
(la Boston Consulting, che già aveva redatto il piano di AirOne ai tempi della
"gara" indetta dal governo Prodi). Pienamente riconfermata, dunque,
l'impostazione del piano; così come il "non interesse" per le
attività già ora considerate "esterne", come la manutenzione pesante,
il trasporto merci ("cargo"), l'incerta "zona grigia". Si
ripartirà con il confronto lunedì mattina, ancora una volta con differenze
persino sull'ordine del giorno, Per i sindacati, infatti, la discussione sul
piano non si è conclusa; per il ministro del lavoro Sacconi, invece, si
dovrebbe già procedere con il tavolo sul "nuovo sistema di relazioni
industriali" (leggi: contratti, norme, diritti da applicare nella Cai).
Confermata dallo stesso Sacconi l'esclusione dei precari di
entrambe le aziende (AirOne e Alitalia) dal computo sugli
"esuberi". Sono fuori e basta, se ne riparlerà - caso mai - in altra
sede. Mentre per la manutenzione pesante (Atitech, Tmo, ecc) circola sempre la
voce di un possibile "dirottamento" verso Finmeccanica (di proprietà
statale), ma "In questo momento non si può dire nulla". Resta
in primo piano l'obiettivo di governo e newco : prima il sindacato si arrende,
poi si vedranno le soluzioni per i lavoratori.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ATITECH· I lavoratori
in mobilitazione a Napoli I 750 lavoratori Atitech non ci stanno a essere messi messi fuori dal perimetro aziendale di Alitalia e ieri, dopo un'affollata assemblea per discutere il piano del
governo, hanno portato la loro protesta lungo le strade di accesso
dell'aereoporto napoletano di Capodichino. I dipendenti dell'azienda che, a
Napoli, effettua la manutenzione pesante per Alitalia, chiedono
precise garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali.
"Rinunciare alle elevate professionalità dei 750 lavoratori Atitech,
altamente scolarizzati e con un'età media molto bassa, non serve a risanare una
compagnia aerea la cui attuale situazione è estremamente legata a scelte
manageriali inopportune e fallimentari", dicono i sindacati di categoria
di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sdl. Sulla questione è intervenuto Antonio Bassolino,
presidente della regione Campania: "Non si tratta di definire
ammortizzatori sociali, ma di garantire un futuro produttivo a questa azienda
di livello nazionale".
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
LODO ALFANO · Sit-in
l'11 ottobre. Lo stesso giorno scelto da Ferrero Tonino torna in piazza e
guasta la festa al Prc Sa. M. ROMA Di Pietro non molla. Ai colpi di cannone
contro il Pd in tema di giustizia, ha sommato una manifestazione "anti
lodo Alfano" da tenersi l'11 ottobre. Ovvero, due settimane prima di quella
che il Pd sta organizzando per il 25 dello stesso mese. L'ha annunciato ieri
dalle pagine del Riformista : "Ebbene sì - ha spiegato - L'11 ottobre ci
sarà il grande evento di apertura della nostra campagna referendaria
"Salva premier 2008". E' il primo giorno utile per la raccolta delle
firme. L'iniziativa ha già un nome: sarà "la prima giornata della
legalità"". Inutile dire che sì, molto probabilmente in piazza si
finirà per parlare pure di Nicola Latorre e della richiesta arrivata dalla
procura di Milano, che vuole usare le sue conversazioni all'epoca della scalata
Unipol a Bnl per indagarlo. Il leader dell'Italia dei valori ha già chiarito
come si comporterà il suo partito: "Prima dell'inizio della legislatura ho
inviato ai nostri candidati un vademecum che tutti hanno sottoscritto. Nelle
clausole c'era scritto che in questi casi l'Italia dei valori da sempre il via
alle richieste di autorizzazioni a procedere. L'unica differenza è quando
trattiamo di reati d'opinione, per cui valutiamo caso per caso". Il Partito
democratico ha evitato ogni commento. Walter Veltroni sta mettendo tutte le sue
forze nella manifestazione che si svolgerà alla fine di quel mese e, almeno sui
numeri, non teme concorrenza. Il problema semmai sarà su chi dei suoi si farà
vedere in piazza con Di Pietro. Arturo Parisi, già nelle prime file di piazza
Navona, proprio ieri ha annunciato che sosterrà il referendum anti Lodo Alfano:
"Lo firmerò e credo che sia doveroso da parte del Pd". E a chi gli ha
ricordato le polemiche che seguirono la sua partecipazione al sit in
dipietresco, l'ex ministro della Difesa ha replicato seccato: "Se io ero a
piazza Navona, 4 mesi prima tutto il Pd si è alleato con Di Pietro, come se il
Di Pietro di allora non fosse il Di Pietro di sempre". Certo alla piazza
dell'ex pm di Manipulite parteciperà la nascitura lista civica lanciata da
Paolo Flores D'Arcais e Marco Travaglio, di giorno in giorno più lontana dal
partito rossoverde. Più complicato sarà l'impatto che quel sit in avrà sulla
già inguaiata sinistra. Già, perché da almeno un mese l'ingarbugliato universo
a manca del Pd sta pensando a come affrontare l'autunno e i suoi calori. Marco
Ferrando e il Partito comunista dei lavoratori hanno proposto una
manifestazione unitaria della sinistra e la nuova direzione del Prc insieme ai
Comunisti italiani avevano individuato proprio l'11 ottobre - sufficientemente
lontano dal corteo del Pd e una settimana prima della manifestazione lanciata
da Cobas ed Rdb - come la data giusta per mettere in pratica l'idea. Proprio
lunedì prossimo doveva essere indetta la conferenza stampa che avrebbe dato il
via alla mobilitazione "contro il governo". E invece, giusto ieri, Di
Pietro ha piazzato il suo calcio di rigore. "Stiamo ancora valutando il da
farsi", spiega Giovanni Russo Spena, che però ammette che quella di Di
Pietro, almeno sul lodo Alfano, non sarà una piazza "nemica":
"Credo che per noi sarà impossibile cambiare la data, la nostra sarà una
manifestazione ben diversa da quella dell'Italia dei valori. Avremo una piattaforma
ampia, sul carovita, la scuola, Alitalia". Il tema del lodo Alfano potrebbe finire per far dialogare
le due piazze, almeno sulla battaglia referendaria:"Ne discuteremo al
comitato politico convocato per la prossima settimana, il 12 e 13 settembre.
Personalmente sono favorevole alla distinzione delle funzioni tra giudici e pm
e credo che l'indulto vada difeso. Con Di Pietro però condivido la
battaglia sul lodo Alfano. Bisogna raccogliere le firme e far votare il
referendum per l'abolizione". C'è poi una parte che avrebbe voluto
cambiare data anche senza l'incognita Di Pietro: Sinistra critica ed Rdb da
giorni premono per ridiscutere l'appuntamento dell'11, considerato troppo
vicino allo sciopero indetto da Cobas, Rdb appunto, e SdL e hanno convocato
un'assemblea per discutere sul da farsi per il prossimo martedì a Roma.
Qualunque sarà la linea scelta dalla maggioranza del Prc, la data dell'11
ottobre guasta il sonno di Nichi Vendola e della sua corrente politica. Gli ex
bertinottiani stavano valutando di partecipare sia al corteo indetto dal
partito, sia a quello del 25 ottobre purché quest'ultimo fosse caratterizzato
come una manifestazione ampia e non del solo Partito democratico. Walter
Veltroni non ha fatto granché per farli sentire di casa. Ma è pur vero che la partecipazione
al sit in di piazza Navona lo scorso 8 luglio è stata tra i tanti temi al
centro dello scontro congressuale. Se le due piazze dell'11 si terranno per
mano, concentrarsi su altri appuntamenti sarà più semplice. Foto: BANDIERE DI
RIFONDAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DELL'8 LUGLIO A PIAZZA NAVONA /FOTO
ANDREA SABBADINI.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Prosegue senza vero
confronto la trattativa tra sindacati, governo e acquirenti
di Alitalia. Storia di AirOne e del suo inventore, il costruttore abruzzese
Carlo Toto Francesco Piccioni ROMA In una cordata di 16 imprenditori
"italiani", l'unico socio a sapere qualcosa di trasporto aereo non
figura affatto nella gestione operativa della nuova società, la Compagnia aerea
italia (Cai). Come mai? L'escluso è Carlo Toto, fondatore di AirOne,
prima compagnia aerea nazionale a essere autorizzata a coprire la munifica
rotta Fiumicino-Linate, che viene ora "fusa" con Alitalia.
Pescarese, 63 anni, figlio del popolo. Suo padre Alfonso aveva una piccola
impresa di riparazioni stradali in subappalto. La svolta avviene con Carlo, che
negli anni '60 comincia a vincere i primi appalti per ponti e gallerie,
sviluppa rapporti intensi con l'Anas, le Ferrovie e i politici locali. In modo
rigorosamente bipartisan; ancora in tempi recenti risulta finanziatore di Forza
Italia (125.000 euro), An (20.000), Ds (65.000). Nel cda di AirOne chiamerà
anche Giovanni Malagò, impreditore romano legatissimo a Rutelli. Tra gli amici
della prima ora figurano però Publio Fiori (ex Dc, poi in An) e Raffaele
Bonanni, altro abruzzese doc, salito fino alla carica di segretario generale
della Cisl. Ad aprile 2008 si ritrova pure un nipote come parlamentare del Pdl.
Il modello di business che preferisce è questo: garantito, sicuro, con le
commesse statali. Per quello entra come socio di Benetton nella gestione
dell'Autostrada dei parchi, in breve tempo la più cara d'Italia (si vede che
"il privato" certe cose le fa meglio, "a vantaggio del
consumatore"...). Diventa rischioso a partire da Tangentopoli, in cui Toto
rimane invischiato causa alcune mazzette pagate per "facilitare" la
costruzione di un mega-parcheggio. Non si perde d'animo: patteggia una condanna
a undici mesi e ne viene fuori. Un costruttore come tanti, nell'Italia di
mezzo. Ma col pallino dell'aeronautica e delle ferrovie (ha fondato la Rail
One, in attesa di "fare concorrenza" sull'alta velocità passeggeri).
Già nell'88 rileva Aliadriatica, piccolo servizio di aerotaxi con due Jetstream
turboelica da 18 posti. La "liberalizzazione dei cieli" gli fa
fiutare la possibilità del salto di qualità. La svolta nel '94, quando a un'asta
fallimentare compra un Boeing 737, che fa rimettere a nuovo dalle officine
Lufthansa (con cui stringerà nel 2000 un'alleanza commerciale e tecnica).
Inizia così a attivare voli charter da Pescara verso Bergamo, Torino e Palermo.
L'anno successivo allarga i collegamenti con Linate, Brindisi, Reggio Calabria,
Lamezia. Alla fine del '95 cambia nome e diventa AirOne, ottenendo il diritto a
praticare la Fiumicino-Linate, tra le prime cinque d'Europa per volume di
traffico. L'azienda si espande con regolarità anno dopo anno, complice una
deregulation del mercato interno che non ha eguali in altri paesi europei
(ancora oggi Ryanair, per fare un esempio potente, non riesce ad avere la
possibilità di gestire una andata-e-ritorno giornaliera sulla
Parigi-Marsiglia). E crescono ache i debiti, mentre gli utili - al momento
migliore - non superano i 7 milioni di euro. Ma non si possono conoscere in
dettaglio: AirOne, come tutte le altre società del gruppo Toto, non è quotata
in borsa e non ha quindi l'obbligo di pubblicazione dei bilanci. Il suo
creditore principale è IntesaSanPaolo, l'advisor scelto per la vendita Alitalia e che, come vedremo, risolve i propri problemi e
quelli di Toto in una sola mossa. AirOne arriva a coprire il 25% del traffico
nazionale, ma anche qui c'è qualche problema: riesce a riempire sì e no il 50%
dei suoi aerei e quindi "copre" molte destinazioni con veivoli
semivuoti. Ciò nonostante, si presenta in concorrenza con Alitalia
per l'acquisto di Volare (piccola compagnia di Gallarate, con capitali leghisti,
fallita miseramente). Viene respinto dal tribunale di Busto Arsizio. Scuote la
testa come un vecchio orso marsicano e, quando parte la "gara"
indetta da Tommaso Padoa Schioppa, rilancia presentandosi in cordata con Banca
Intesa, Nomura, Goldman Sachs e altri mostri finanziari di prima grandezza. Non
va nemmeno stavolta, malgrado il suo "piano di salvataggio" prometta
mari e monti. Prima ancora che la "cordata" berlusconiana prenda
ufficialmente forma, all'inizio di giugno, piazza il suo colpo maestro. Compra
12 veivoli Airbus A330 per il lungo raggio e "opziona" altre 8
macchine della stessa categoria, oltre a 12 A350XWB. Un ordine da 4,6 miliardi
di euro, il più grande della storia del settore, in Italia. Insieme agli A320
per il medio raggio, in parte già arrivati, in parte in via di consegna, si
ritrova ad avere una delle flotte più "giovani" d'Europa. Qualcuno
dubita, però, che se la possa permettere (visto il modesto fatturato di AirOne:
750 milioni nel 2007). L'ingresso nella cordata pare risolvere ogni problema. Alitalia ha una flotta vecchia; e aerei nuovi (che consumano
anche meno) è quello che serve alla Cai. Intesa valuta 300 milioni AirOne,
cosicché la banca può rientrare dei suoi 200 milioni di crediti e Toto può
avere 100 milioni da gettare nel patto societario. In più, sembra che si sia
riservato la possibilità di affittare in leasing ad Alitalia-Cai
gli aerei ancora non consegnati. Un flusso, calcolavano qualche giorno alcuni
giornali, che vale 1,6 miliardi in 8-9 anni. L'escamotage è geniale, nella sua
semplicità: le opzioni sui prossimi Airbus (71 A320, oltre i 24 tra A330 e
A350) sono a nome di una sua finanziaria fin qui silente, l'Ap Holding, usata
solo per la "gara" degli ultimi due anni. Ergo, non sentirà neppure
il peso del "conflitto di interesse" tra il ruolo di fornitore e
quello di socio in Cai (con una mano incassa, con l'altra paga insieme ad
altri). Last but not least , si libera dei suoi circa 3.000 dipendenti, che
finiranno nel calderone Cai. A loro, meno di un mese fa, Toto aveva inviato una
convincente lettera in cui affermava che "in merito al possibile ruolo di
AirOne nella privatizzazione di Alitalia posso
rassicurarvi che questo non avverrà a scapito della nostra azienda, della sua
integrità e ancor di più dei suoi dipendenti". Siamo certi che
imprenditori di questa stazza si muovano sempre e solo "per il bene del
paese". Come direbbe McCain, lo provano le loro cicatrici.
( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il prossimo gennaio,
quando sono convinto che avrà vinto Barack Obama ci si potrà sentire americani con
il sorriso sulle labbra. L'America non sarà un paese perfetto ma sarà un luogo
migliore (Safran Foer, scrittore) Fulvia Bandoli * PAT CARRA Riprendere è
sempre difficile, farlo dopo un duro scacco lo è ancora di più. Dopo le
elezioni che hanno sancito la doppia sconfitta del Pd e della Sinistra
Arcobaleno il governo delle destre procede in fretta sul suo programma e non
incontra opposizione alcuna. Scuola, rifiuti, Alitalia, ritorno al nucleare, intercettazioni, giustizia. Coerente con
il mantenimento dei suoi impegni il governo sforna i suoi provvedimenti. Nel Pd
l'unica discussione aperta attiene al "se" e al "come"
confrontarsi sull'agenda dettata dal governo. Nel paese accadono anche
altre cose ma se ne parla meno: il costo della vita cresce, quello dei mutui
anche, l'occupazione precaria aumenta e in molti casi è a rischio anche quella
stabile, i salari e gli stipendi restano al palo e gli incidenti sul lavoro
sono il primo fattore di insicurezza per le persone (tutti segnali di una
solitudine delle lavoratrici e dei lavoratori che non diminuisce). Il risparmio
delle famiglie non esiste più, il futuro si fa sempre più incerto. La scuola
torna al maestro unico e al voto. Rimetterà al centro la formazione, il diritto
a studiare, il merito? Non pare, per ora si restaurano simboli antichi per dar
l'dea di un " polso forte". La qualità dello sviluppo non cambia di
segno: consumiamo troppo territorio, troppa energia, troppa acqua, produciamo
troppi rifiuti e ne ricicliamo ancora una minima parte, viaggiamo quasi
esclusivamente su gomma (noi e le merci). La sicurezza (tema tanto caro alla
destra e anche al Pd) esce un po' di scena (drogato com'era nelle settimane di
campagna elettorale) sempre pronto però a tornar fuori se c'è bisogno di
oscurare contraddizioni sociali e operazioni poco chiare come quella dell'Alitalia che avviene in violazione delle norme antitrust. I
temi cosiddetti etici o dei diritti civili che tanto avevano
"torturato" un governo Prodi incapace di decidere per le
contraddizioni interne al Pd, non occupano alcun spazio nell'informazione.
Resta qualche accenno a gay picchiati per strada o in carcere, l'entusiasmo per
le frasi pronunciate in materia da Barak Obama, l'attesa che anche in Italia un
qualche leader del Pd si decida a dire la sua in materia e senza troppe
ambiguità. Questo è solo un parziale cenno d'insieme a questioni assai serie e
complesse che avremo davanti nelle settimane prossime. Questioni aperte da
decenni, che non nascono con questo governo di destra, e che i governi del centrosinistra
non hanno saputo risolvere. Che tutto il male derivi dal berlusconismo è tesi
che non mi ha mai convinta. Sono più propensa a credere che l'egemonia delle
destre inizia a farsi più forte quando la sinistra italiana ( e i partiti più
grandi in particolare) decidono di cambiare i loro riferimenti sociali, di
rinunciare a fare cultura politica e battaglia delle idee (sulla laicità ad
esempio), quando si affidano anch'essi al leaderismo e calpestano la democrazia
interna, quando tirano dalle finestre ideologie e con esse anche principi, e
storie umane e politiche di diritti faticosamente acquisiti. In questo articolo
di ripresa vorrei dedicarmi però ancora una volta alla Sinistra, a quella che
non vuole più essere tale (il Pd), ma soprattutto a quella, spezzettata in
tanti partitini, movimenti, personalità, che non riesce più a essere tale.
Speravo in una seria riflessione collettiva dopo il voto, fatta a viso aperto
con le donne e gli uomini , collocati in tanti strati sociali, che hanno deciso
di non votarci, al nord come al sud. Si è preferita la strada dei Congressi,
delle Assemblee congressuali, che parlano poco all'esterno e rendono violente
le rese dei conti interne. Adesso i congressi sono stati fatti e ci consegnano
un panorama ancora più disarticolato. Tra le poche certezze che ho una non
vacilla: lo spazio per una sinistra popolare, democratica, plurale e unita
resta intatto. E nessuna delle singole formazioni politiche partitiche o di
movimento (Prc, Verdi, Sd, Sdi, Comunisti italiani, Sinistra unita e plurale,
Uniti a sinistra, Ars etc...) potrà coprire da sola quel vuoto. E neppure la
mera somma di tutto quel che ho sopra elencato riuscirebbe a prefigurare un
progetto appassionante. Tra l'altro il Congresso del Prc manda un segnale preciso:
prevale pur di poco la linea di coloro che vogliono ripartire dal Prc stesso o
dalla ricostruzione di una forza comunista, e lo stesso è avvenuto dentro il
Congresso dei comunisti di Diliberto. Una scelta che non condivido ma che
rispetto e voglio prendere sul serio: una parte significativa del Prc e i
Comunisti di Diliberto non condividono la proposta di una Costituente di una
Sinistra nuova, unitaria e plurale. Non si tratta di escludere nessuno dal
percorso costituente, ma procedere con ambiguità sarebbe ancora peggio. Se è
vero che il difetto della Sinistra Arcobaleno era quello di essere solo un
cartello elettorale, senza anima e senza un progetto per il futuro del paese, è
chiaro che quella esperienza non può essere ripetuta. So bene che è allo studio
un'ipotesi di legge elettorale per le europee che punta a tagliar via le forze
minori alzando lo sbarramento...ma quale credibilità potremmo mai avere se
ancora una volta incalzati da una elezione fingessimo di condividere una
strategia quando invece così non è? Le elezioni europee sono vicinissime e
anche quelle amministrative, e una nuova sinistra unita e plurale non sarà
forse ancora pronta per quella data. Proviamo dunque a dividere le cose, anche
se non è semplice, e a far agire il buon senso. Per le amministrative le
situazioni territoriali sono diverse e credo che il discrimine debbano essere i
programmi, la pari dignità tra le forze di una coalizione e la trasparenza
nella scelta dei candidati sindaci o presidenti di provincia, e non ultimo
l'atteggiamento che di volta in volta terrà il Pd, che non può pretendere di
decidere dove si appoggia alla sinistra più critica e dove invece può farne a
meno. Per le elezioni europee penso che prima di tutto ci si debba battere
contro una ipotesi di sbarramento, e in secondo luogo che sarebbe già un buon
risultato se a quelle elezioni si potesse presentare non il simbolo di un nuovo
partito della sinistra (che non si fa in alcuni mesi) ma quello della
Costituente della Sinistra. Così da sperimentare, con una prova seria, il
livello di consenso a questo progetto. Sulla Costituente e sul suo percorso si
sono spese tante parole e sono partiti vari esperimenti. Ma pesa un vuoto di
riflessione collettiva e di soggettività politica. Anche tra noi vi era chi
aspettava un leader che tutto avrebbe risolto infiammando piazze e persone.
Un'ipotesi lontana dal modo di concepire la politica a sinistra. Questo leader
comunque non c'è e è bene dirselo. Non resta che affidarsi a atti concreti e a
pratiche politiche diverse che non ripropongano i riti stanchi di sempre. Penso
che la Costituente della sinistra potrebbe nascere da una sorta di "triplo
spostamento" guidato da umiltà e chiarezza. Da una parte il collegamento
di tutti i comitati per la costituente nati in questi mesi in vari territori e
a vario titolo senza la pretesa di primogeniture, dall'altra la scelta di
alcune centinaia di personalità (donne e uomini) della sinistra italiana che
attraverso un patto chiaro e dichiarato si impegnano a essere gli interlocutori
permanenti di questa rete superando ai vari livelli le loro attuali
appartenenze, e un terzo "spostamento" che veda in campo più
direttamente (e all'inizio con forti tratti di autonomia) quelle donne che in
questi mesi, dopo il voto, hanno tentato in varie sedi di ragionare sul dopo, e
che hanno indicato nella libertà femminile il tratto fondante di una nuova
sinistra e in nuove pratiche politiche e di relazione la leva per scardinare
ciò che non funziona più (se mai ha funzionato) nella vita dei partiti tradizionalmente
intesi. Perché non v'è dubbio che se l'Italia non è stato un paese per donne,
la sinistra italiana finora è stata lo specchio fedele di questo Paese. E così
non può più essere. * Coordinamento nazionale di Sd - -.
( da "Messaggero, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI IL COMMISSARIO, Augusto Fantozzi, punta a
individuare il partner estero di Alitalia entro la
fine del mese e vuol far decollare la nuova compagnia a novembre. Intanto fonti
vicine ad Air France parlano di un interessamento del vettore francese che punterebbe
al pacchetto di maggioranza nel 2012, anche se si accontenterebbe di una
partecipazione minoritaria. Immediata la smentita di Intesa e del
ministro Sacconi: l'ipotesi non esiste. Prosegue la trattativa con i sindacati.
( da "Messaggero, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
UMBERTO MANCINI CERNOBBIO - "L'investimento nella
nuova Alitalia è stato fatto perchè un gruppo di imprenditori privati, tra cui
noi di Atlantia, ha ritenuto che il sistema Italia ne avesse bisogno e siamo
convinti che ci sarà un ritorno importante". Gian Maria Gros-Pietro
inquadra subito la scelta del gruppo Benetton, a margine del Workshop
Ambrosetti. Lo fa spiegando al Messaggero che la logica è solo quella
imprenditoriale. E che sono poco comprensibili le avances di chi privato non è.
"Non è una socializzazione delle perdite, la nuova società non ha perdite
ed è fatta tutta con il denaro dei privati". "Noi - aggiunge -
operiamo nel settore della logistica con Autostrade e siamo interessati ad un
sistema che funzioni meglio: non solo le strade, ma anche aerei, treni veloci,
navi. Una rete integrata ed efficiente per fare crescere l'economia, con
infrastrutture avanzate". Gros Pietro esprime la massima fiducia in
Colaninno e Sabelli. E promuove il piano industriale pronto al decollo.
"Servono sinergie armoniche nel settore dei trasporti. Lo sviluppo di Alitalia era la gamba che mancava. Per questo - sottolinea -
abbiamo deciso di investire con altri soci, per questo crediamo di poter dare
una risposta più efficiente agli utenti-clienti". Gros-Pietro non vuole
entrare nelle polemiche di questi giorni, nè nei dettagli dell'operazione in
fieri. Ci tiene solo a ribadire un concetto: non abbiamo nessun conflitto
d'interessi, perchè non abbiamo potere di veto. "Ci auguriamo che il
progetto renda il Paese più competitivo. Con un vettore in grado di rendere l'Italia
molto appetibile sotto il profilo turistico e forte sotto l'aspetto della
crescita industriale".
( da "Messaggero, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Augusto Fantozzi ha due obiettivi: individuare entro la fine di
settembre il partner straniero e far decollare la nuova Alitalia
per il primo di novembre. Il commissario straordinario, ieri, non si è voluto
sbilanciare, probabilmente per scaramanzia, ed ha parlato semplicemente di
"auspici", però non ci sono alternative. Soprattutto in termini
temporali. Entro la fine del mese la partita dovrà essere chiusa anche perchè
il tribunale di Roma ha emesso ieri la sentenza sull'accertamento di insolvenza
della compagnia e il presidente dell'Enac, Vito Riggio, ha
concesso alla vecchia Alitalia una licenza provvisoria al volo che scadrà il primo marzo
prossimo. Dunque, l'accordo con i sindacati dovrà essere firmato. E' di ieri
anche la notizia, divulgata da La Tribune, di un nuovo rilancio di Air France
su Alitalia fino a puntarne al controllo. Intesa avrebbe offerto, in
una riunione segreta, una partecipazione tra il 10 e il 20% con possibilità di
prendere la maggioranza nel 2013. Il ministro Sacconi ha garantito che il
vettore transalpino non sarà partner di maggioranza. Smentita anche da Intesa:
"Del tutto priva di fondamento la ricostruzione del quotidiano
francese". Ma ieri sera fonti vicine alla stessa Air France, citate
dall'Afp, hanno precisato che Parigi "preferirebbe, in via generale,
possedere una partecipazione maggioritaria di avere il controllo anche se non
escludono una partecipazione al progetto italiano anche senza detenere la
maggioranza della società". Ha tagliato corto Tremonti: "Di Air
France parlerò mercoledì alla Camera". Ieri ancora una giornata di
trattative incentrata sul piano industriale; oggi e domani pausa di riflessione;
lunedì tutti di nuovo attorno al tavolo (relazioni industriali e contrattazione
collettiva in mattinata, piano industriale nel pomeriggio) per il rush finale.
La questione degli esuberi verrà definita all'ultimo giro perchè non c'è ancora
accordo sui numeri. Governo e management di Alitalia
hanno precisato che gli esuberi sono 3.250, ma ci sono in ballo altri 2.750
posti di lavoro che dovrebbero uscire dal perimetro aziendale e per i quali i
sindacati chiedono una ricollocazione certa e garantita. Al momento una parte
delle sigle ritiene che il numero degli esuberi sia quindi di 6.000. Sacconi ha
ribadito che gli "esterni" saranno ricollocati. Ma dove? E quando? E
poi, ci sarà da discutere anche la questione dei precari. Infine, sempre secondo
i sindacati, non ci sono ancora certezze su cargo e manutenzione. Sacconi ha
cercato di essere convincente spiegando che i due settori e gli altri compresi
nella "zona grigia" resteranno in mano al commissario e alla Cai che
continuerà a servirsene finchè non sarà trovata la migliore soluzione in
outsourcing. Ma le parole dell'amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli,
sono risultate assai meno tranquillizzanti: "Sul cargo la quindicesima
compagnia al mondo ha una dimensione doppia di quella di Alitalia;
sulla manutenzione il leader mondiale fa otto milioni di ore all'anno mentre Alitalia ne fa cinquecentomila". Quindi? "Il core
business della nuova compagnia deve puntare sul trasporto passeggeri". Si
è mostrato relativamente ottimista il titolare del Welfare: "Il confronto
procede con intento costruttivo". Il clima che ieri sera, al termine del
round negoziale, regnava in casa sindacale era un po' diverso. Si respirava un
certo nervosismo anche perchè la Uil aveva chiesto, e non ottenuto, di poter visionare
nei dettagli il piano di impresa di Cai. "Comprensibile la riservatezza -
aveva commentato Antonio Foccillo - m non è possibile entrare nel merito senza
un documento scritto". "Non è chiaro - aveva sottolineato Roberto
Panella dell'Ugl - perchè venga spostato su Milano quasi tutto il lungo raggio
regalando il mercato romano alla concorrenza". "Noi sospendiamo il
giudizio - aveva affermato Franco Nasso della Cgil - perchè è necessario
approfondire il progetto". "Attenzione - aveva avvertito l'Avia
(assistenti di volo) siamo vicini al punto di frattura". Quasi una
minaccia dell'Up: "Se gli esuberi dei piloti non saranno gestibili, diremo
di no al piano. Non ci faremo massacrare come categoria". Sulla vicenda Alitalia la Ue continua a tenere gli occhi puntati: "Controlleremo
che siano rispettate tutte le norme, aspettiamo per vedere quello che succede.
Occorre che l'Italia porti avanti un dialogo serrato e permanente".
( da "Messaggero, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI
MILANO - Tutto come da copione. L'assemblea di Cai, riunitasi ieri a Milano, ha
nominato un cda snello - a tre - come anticipato da Il Messaggero mercoledì
scorso. Per un periodo transitorio - questo cda durerà al massimo fino al 31
dicembre prossimo, ma probabilmente molto prima avrà l'assetto definitivo
(almeno 15 consiglieri) - il board sarà composto dal presidente Roberto
Colaninno, dall'amministratore delegato Rocco Sabelli e dall'avvocato Andrea
Guerra dello studio Pavesi Gitti Verzoni. All'assemblea, durata circa due ore,
erano presenti tutti i soci di Cai - per Intesa Sanpaolo c'erano il consigliere
delegato Corrado Passera e il capo del corporate e investment banking Gaetano
Micciché - e Bruno Ermolli, consulente del Governo. Micciché avrebbe fatto
presente agli altri soci che la superbanca ha ricevuto manifestazioni d'interesse
da "famiglie solide" che vorrebbero entrare nell'azionariato di Cai.
La società esaminerà le varie candidature, avrebbe risposto Colaninno "a
condizione, però, che non siano delle presenze ingombranti". Miccichè ha
comunque fatto riferimento solo a "famiglie". Dopo che il presidente
della Regione Lazio Piero Marrazzo in settimana ha manifestato l'intenzione
dell'ente di entrare, investendo 10 milioni, i soci di Cai si sarebbero
consultati. L'orientamento emerso sarebbe quello di non voler far spazio nell'azionariato
ad enti pubblici perchè in tal caso verrebbe meno lo scopo - la privatizzazione
di Alitalia nel bene del paese - che ha portato alla
nascita di Cai. Dunque apertura sì, ma solo ai privati, oltre al partner
estero: sempre più probabile Air France. Ieri a Cernobbio, dove è in corso il
Workshop Ambrosetti, alcuni imprenditori sono stati interrogati su un loro
eventuale interesse ad entrare. "Vediamo un pò come vanno le cose",
ha detto Nerio Alessandri, patron di Technogym, in pole position tra i candidati.
Mentre sia Mario Moretti Polegato, fondatore di Geox che Francesco Merloni,
presidente di Merloni TermoSanitari hanno escluso di voler essere della
partita. "Ho la massima stima per le persone coinvolte
in Alitalia, l'ho valutata ma resto focalizzato su Geox", ha detto il
primo. "Non stiamo pensando di entrare in Alitalia, ognuno
deve fare il proprio mestiere", ha risposto il secondo, dicendosi
favorevole all'ingresso di un partner straniero. Tornando all'assemblea di Cai,
durante l'assise il socio Emilio Riva, industriale dell'acciaio, avrebbe
chiesto che il prima possibile la società si doti di organi a regime. Colaninno
avrebbe risposto che "saranno completati non appena ci sarà qualcosa di
vincolante", ricordando che "Cai è ancora offerente" e che
"la trattativa vera e propria con il commissario deve iniziare". Al
termine del dibattito, l'assemblea ha anche ratificato la presentazione
dell'offerta preliminare per l'acquisto di Alitalia -
arrivata sul tavolo del commissario Augusto Fantozzi il 1° di settembre -
firmata da Rocco Sabelli allora ancora in veste di amministratore unico. E ha
ratificato la sottoscrizione dell'accordo con Toto Spa, relativo all'acquisto,
da parte della società, di Ap Holding. Che, a sua volta, sarà titolare alla
data dell'acquisto dell'intero capitale sociale di Air One. Al contrario di
quanto annunciato da Sabelli in settimana, l'assemblea non ha invece varato la
trasformazione di Cai in spa. Motivo? Secondo i soci non ci sarebbero necessità
contingenti anche perchè lo statuto della spa, di cui è pronta una bozza,
sarebbe ancora oggetto di discussione. Del resto nuovi soci bussano alla porta
e prima di mettere nero su bianco il testo definitivo si preferisce attendere
che i giochi siano chiusi. Infine su alcuni punti, come le maggioranze
qualificate richieste sulle decisioni principali, le opinioni all'interno di
Cai sarebbero discordanti. Dopo l'assemblea, ieri si è riunito anche il nuovo
consiglio che ha conferito i poteri al presidente (i rapporti con le
istituzioni) e all'amministratore delegato (gestione ordinaria)e ha ratificato
il term sheet con Toto spa. Già la prossima settimana si dovrebbe sapere quando
l'assemblea tornerà a riunirsi: ieri Passera ha detto che succederà
"presto", sottolineando che i soci stanno "lavorando
attivamente".
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-06 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Gelo nel Pdl sulle accuse del sindaco a Berlusconi. La Russa:
Letizia è un po' nervosa per l'evento del 2015 Expo e Alitalia, la Moratti rilancia "Pronti ad assumere i lavoratori in
esubero, ma Malpensa deve restare un hub" Sulla questione Alitalia è la Moratti a non dare tregua, anzi rilancia. "Se il
problema di Alitalia sono i tremila esuberi - dice anzi il sindaco Moratti - il
lavoro glielo diamo noi. Per ogni milione di viaggiatori in più possiamo
assumerne 1500. Naturalmente a patto che Malpensa resti un hub". Non si
tratta di far entrare il Comune nella nuova Alitalia,
ma solo di una verifica con BancaIntesa su come evitare il disastro per Linate e
Malpensa. E così, dopo una sfuriata che Berlusconi ha sfogato un po' ovunque
per esser certo che l'eco raggiungesse lei, Letizia Moratti. Il sindaco
continua a far parlare di sé: "Io rappresento una istituzione e ne segnalo
le esigenze. Ho la responsabilità di dover dire ciò che funziona o non
funziona" . A PAGINA 3 Foschini.
( da "Messaggero, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di PAOLA PISA ROMA -
Era il 1966. Invitata di rango ad uno di quegli indimenticabili e sontuosissimi
balli voluti da Truman Capote al Metropolitan di New York, Marella Agnelli
indossava un abito ricamato che la consacrò una delle donne più eleganti del
mondo. Il vestito era firmato Mila Schön. La grande sarta italiana, regina di
uno chic sobrio e geometrico, di uno stile moderno che il mondo ha definito
"alla milanese", è morta, circondata dalla famiglia, nella sua tenuta
vicino ad Alessandria. La "Signora", come la chiamavano per
sottilineare la sua educazione e il suo understatement, aveva quasi novantadue
anni e non si occupava dell'atelier da tempo. Ultimamente aveva dichiarato che
la moda, sfacciata e urlata, non le piaceva più e certe esasperazioni non erano
certo nelle corde di colei che aveva vestito l'alta borghesia e la society
internazionale, che si era ispirata all'arte di Klimt, Pollock, Fontana e aveva
fatto di certe forme della Bauhaus la base per tagli architettonici. Mila Schön
portava in passerella, nei mitici anni dell'alta moda romana, quando sfilavano
qui Valentino, Lancetti, Capucci e altri, i suoi mirabili modelli immacolati o
dalle tinte nitide e astratte, le sue gonne dalle perfette pieghe baciate, i
suoi cappotti completamente rivoltabili, perché, sosteneva parlando di quelle
lavorazioni che l'avevano fatta diventare celebre: "L'intransigenza con
cui concepisco un interno uguale all'esterno è una mia cifra. Il "double
face" mi dà l'idea dell'ordine e della pulizia che va cercata soprattutto
nelle parti invisibili dell'abito". Mila Schon è stata una delle grandi
protagoniste della moda italiana. A portare nel fashion system Maria Carmen
Nutrizio, questo il suo nome, erano state le vicende della vita. Era nata in
Dalmazia, a Traù, nel settembre del 1916 da famiglia benestante. Era sorella di
Nino Nutrizio, direttore per molti anni del quotidiano La notte. Aveva sposato
Aurelio Schön, commerciante di preziosi da cui ha avuto il figlio Giorgio. Dopo
il dissesto finanziario del marito apre un piccolo atelier a Milano, in via San
Pietro all'Orto. E' il 1958, e il bel mondo cittadino accorre a ordinare quegli
abiti così mirabilmente strutturati, così lineari e definiti, così diversi
dalle esagerazioni indossate dalle dive del cinema. "Io noto solo il
brutto delle cose e eliminandolo ricavo il bello", era uno dei suoi motti.
E' stata il guru Diana Vreeland a scrivere della sarta: "Il suo stile
apparentemente spoglio ingentilisce tutte le donne". Tra le sue clienti
Mina, Lee Radzwill, Valentina Cortese, Ira Furstenberg, Virna Lisi.
Giambattista Giorgini, l'"inventore" del made in Italy, consacra il
nome della stilista invitandola a sfilare, nel 1965, al fiorentino Palazzo
Pitti dove la Schön porta una collezione in ventidue sfumature di viola e
lilla. Nel 1966 apre, a Milano, in via Montenapoleone 2, la sua prima boutique
di pret-a-porter e nello stesso anno va in scena a Huston e Dallas e riceve il
Neimann Marcus Award, Oscar per la moda. Il business avanza, nascono la linea
uomo, i profumi, gli accessori, i foulard e altro. L'Alitalia le affida
il design delle divise delle hostess. Nel 1992 il fatturato vola poi la fortuna
diminuisce. Nel 1997 la società viene venduta al gruppo giapponese Itochu, dal
2007 alla guida stilistica c'è Bianca Gervasio. La sarta è stata celebrata a
Roma con una mostra, una esposizione è in programma a Milano dal 19 settembre
prossimo. Il mondo della moda la piange, Armani la ricorda con
ammirazione e saluta: "Ciao Donna Mila, eri rimasta l'unica vera Signora
della moda". Il funerale sarà lunedì alle
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il presidente della Provincia Penati: Roma taglia i voli
e aumenterà le tariffe Ieri la Provincia l'aveva annunciato e oggi Penati lo ha
ribadito: giocare con tutte le armi possibili per difendere l'area lombarda. Ed
allora è lui a chiedere un governo che non protegga solo
gli interessi della nuova Alitalia, ma favorisca un libero
mercato dei voli. Una cordata invece, potrebbe riservare possibili
"conflitti di interesse" per il numero uno della Provincia, in un
mercato "che consente uno straordinario intreccio di interessi tra chi
investe nella nuova compagnia e ha già forti interessi nelle società. è
facile prevedere che il Governo autorizzerà l'aumento delle tariffe
aeroportuali per compensare i mancati introiti derivati dal taglio dei voli
previsti dal piano Fenice".
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE "Ogni milione di viaggiatori in più a Malpensa
assumeremo 1.500 lavoratori in esubero" Il sindaco rilancia sulla vertenza
Alitalia. "Nessuna contrapposizione con il
governo" Diana Bracco: garantire il sistema aeroportuale milanese, ma il
nuovo piano è meglio dei precedenti Nessun "attacco al governo" ma
solo "difesa delle esigenze di Milano". Nessuna
intenzione di far entrare il Comune nella nuova Alitalia, ma una
verifica con BancaIntesa su come evitare il disastro per Linate e Malpensa:
"E se il problema di Alitalia sono i tremila esuberi -
dice anzi il sindaco Moratti - il lavoro glielo diamo noi. Per ogni milione di
viaggiatori in più possiamo assumerne 1500. Naturalmente a patto che
Malpensa resti un hub". E sempre ammesso, perché non restino chiacchiere,
che quei tremila siano disposti a trasferirsi tra qui e Busto Arsizio. Può
darsi che nessuno l'abbia veramente chiamata per tirargliele, ma le orecchie
devono esserle comunque fischiate abbastanza. E così, dopo una sfuriata che
Berlusconi ha sfogato un po' ovunque per esser certo che l'eco raggiungesse
lei, Letizia Moratti ha deciso ieri di precisare: "Nessuna
contrapposizione col governo". Qualcuno ha sorriso considerando che appena
il giorno prima, nel fare il punto su tutta la fila di questioni da Expo a
Malpensa, il riassunto del sindaco di Milano era stato né più né meno che
"siamo stanchi di prender lezioni da Roma". E infatti, perché non
sembrasse proprio un dietrofront, la precisazione di ieri è stata subito
seguita da un rilancio: "Io rappresento una istituzione e ne segnalo le
esigenze. E ho la responsabilità di dover dire ciò che funziona o che non
funziona non solo a questo ma a qualsiasi governo". "Non voglio
neppure pensare - le ha risposto tra gli altri il ministro Ignazio la Russa che
il sindaco Moratti sia contro il governo, se si mettesse di traverso
sbaglierebbe comunque. Credo che sia nervosa per l'Expo". Roberto
Calderoli, ministro per la Semplificazione, le aveva promesso notizie per la
metà di questa settimana, che invece è finita "senza alcuna novità",
ha sottolineato Letizia. Forse la prossima sarà ricevuta ad Arcore, le hanno
detto: si vedrà. E poi c'è la questione aeroporti. Esclusa l'idea di
partecipare finanziariamente alla nuova Alitalia come
vorrebbe Filippo Penati ("Lo rispetto, ma è un piano per imprenditori non
per istituzioni"), la Moratti annuncia invece di aver "iniziato a
lavorare con Banca Intesa" per capire se il piano Fenice di Alitalia può "avere impatti negativi sugli scali
milanesi". Il presidente di Assolombarda, Diana Bracco, si sforza di aver
fiducia: "Il nostro il sistema aeroportuale è necessario, il nuovo piano è
meglio dei precedenti". Intanto, tornando ai fischi d'orecchie, Letizia Moratti
ha suscitato anche la "sorpresa e amarezza" del sottosegretario Guido
Bertolaso per essersi presa tutto il merito dello smaltimento rifiuti campani:
"è vero - le ha ricordato Bertolaso - che Milano si è presa seimila
tonnellate di quella spazzatura. Che tuttavia è quanto la Campania produce in
un solo giorno: tutto il resto lo abbiamo smaltito noi. E mi dispiace che il
sindaco di Milano non ricordi il ringraziamento esplicito che le avevo comunque
manifestato sin da luglio". Paolo Foschini Alta tensione Il sindaco di Milano
Letizia Brichetto Moratti.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Marcegaglia: bene il governo su disavanzo, manovra, lavoro e scuola
"Salari, pronti a firmare con chi ci sta Epifani? Se dice no dovrà
spiegarlo" MILANO - La mette in termini di "appello ". L'ultimo
però, probabilmente, per Guglielmo Epifani. Ed è chiarissima, Emma Marcegaglia.
Premette: "Io so benissimo quanto sia seria la questione dei salari. Ma è
altrettanto seria quella della produttività. E non possiamo più permetterci di
considerarle variabili tra loro indipendenti". Come del resto riconoscono
senza problemi pure Cisl e Uil. Per cui, al segretario Cgil che invece seguita
a prender tempo, Emma Marcegaglia dice esplicitamente che per le indecisioni
non c'è più spazio. Che "questa riforma dei contratti è un'occasione
irripetibile ". Che lei, presidente di Confindustria, continua ad
"augurarsi e a sperare che concretezza e pragmatismo prevalgano anche
nella Cgil, che ci sia la volontà di innovare e di guardare al futuro".
Ma, "se così non avverrà", allora "ognuno deve essere pronto ad
assumersi le proprie responsabilità". Significa che se, come sembra, Cisl
e Uil dicessero "siamo pronti" e la Cgil insistesse sul no, voi non
avreste problemi a firmare un accordo separato? "Ognuno deve fare le
proprie scelte. Questa riforma è l'unico modo, oggi, per poter aumentare anche
gli stipendi. La Cgil è liberissima di dire no, ci mancherebbe. Poi però dovrà
anche spiegarlo ai propri iscritti nelle fabbriche". Spieghi lei, intanto,
perché questo è "l'unico modo". "Le dò due dati, per cominciare.
Dal 2000 al 2007 le buste paga sono aumentate di 1.215 euro reali all'anno. Se
il nostro Paese fosse cresciuto come la media dei Paesi dell'area euro,
attraverso incrementi di produttività, quegli aumenti sarebbero arrivati
intorno a quota 2.500". Ma, voi dite, la sola strada è spostare il
baricentro dalla contrattazione nazionale a quella aziendale. E le aziende che
non possono permetterselo? "La nostra proposta prevede una compensazione
per quei lavoratori che non avranno alcun aumento a livello aziendale. E
chiedo: l'obiettivo comune di imprese, lavoratori, sistema- Paese, è o no la
crescita?". Così parrebbe. "Bene. Allora partiamo dal quadro economico
". Che indica: inflazione al 4%, consumi in picchiata, produzione
industriale in retromarcia, Pil fermo. "Appunto. Ma non è una crisi
partita da qui. L'Italia condivide gli effetti delle turbolenze internazionali:
la crisi finanziaria e la politica troppo espansiva degli Usa, l'irruzione
della Cina, una forte rivalutazione dell'euro fino al luglio scorso. Il
risultato è un'economia ferma in tutto l'Occidente". A proposito: la pensa
come Giulio Tremonti, che ha evocato lo spettro del '29, o come Silvio Berlusconi,
per il quale la malattia non è così drammatica? "Confindustria è stata la
prima a denunciare il rischio crescita-zero. Oggi, la mia sensazione è che
davanti abbiamo ancora un trimestre molto problematico, ma che a partire dal
2009 possa iniziare un'inversione di tendenza. E che proprio gli Usa saranno i
primi a riprendersi. Qualcosa già si vede: il petrolio da
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-06 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE All'interno CONTROLLO DELLA NUOVA COMPAGNIA Alitalia, scoppia il
caso Air France La nuova Alitalia potrebbe
decollare il 1Ë? novembre, sostiene Fantozzi. Il caso Air France A PAGINA 6
Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Controllo Alitalia ad Air France? Scoppia
il caso Intesa: ipotesi senza fondamento. Sacconi: lo escludo. Tremonti:
riferirò mercoledì. Sfida sugli esuberi Fantozzi: partner internazionale entro
settembre. Il tribunale dichiara l'insolvenza. Nel board entra Guerra ROMA - La
nuova Alitalia, che conserverà la validità dei punti
Millemiglia, potrebbe decollare il 1Ë? novembre, una data ritenuta
"ragionevole" dal commissario Augusto Fantozzi. "Di strada ce
n'è tanta da fare " ha commentato, aggiungendo che sarà fatta fretta anche
al Gruppo Banca Leonardo, che dovrà stimare i beni oggetto dell'offerta. Ma già
entro settembre il commissario si aspetta che venga definita l'alleanza
internazionale. Ieri, malgrado la smentita di Air France e di Intesa, ha
continuato a circolare la voce di un interessamento dei
francesi a una quota di maggioranza di Alitalia entro il
2013. Di Air France parlerà il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
nell'audizione di mercoledì alla Camera. Mentre Piero Fassino ha chiesto
chiarezza sulla vicenda. "Sarebbe positivo se Air France entrasse in Alitalia" ha detto ieri il presidente di Generali, Antoine Bernheim.
Ieri, nella giornata in cui il tribunale ha accertato lo stato d'insolvenza di Alitalia e la compagnia ha ricevuto dall'Enac (ente
aviazione civile) la licenza provvisoria di 6 mesi, si è riunita a Milano
l'assemblea della Compagnia aerea italiana (Cai), che ha eletto il nuovo consiglio
d'amministrazione. A comporlo solo tre persone: il futuro presidente Roberto
Colaninno, l'amministratore Rocco Sabelli e il consigliere Andrea Guerra dello
studio legale Pavesi-Gitti. L'assemblea ha ratificato l'acquisto dell'intero
capitale di Ap Holding, titolare del capitale di AirOne, e la presentazione
dell'offerta per alcuni asset di Alitalia. Per la
trasformazione in spa e l'aumento di capitale bisognerà attendere almeno la
fine del confronto con i sindacati. In assemblea si sarebbe parlato anche degli
esuberi di Alitalia in teleconferenza con Roma, dove
Sabelli si trovava per la trattativa, proseguita sul piano. Si riprenderà
lunedì mattina con un incontro voluto da Cai per spiegare ai sindacati il
modello di relazioni industriali. Nel pomeriggio si parlerà anche con il
governo di esuberi e ammortizzatori sociali. Dall'Ue occhi puntati sulla
realizzazione dell'operazione anche se finora non ci sono ricorsi di
concorrenti. A. Bac. IL DUBBIO di Piero Ostellino nelle Opinioni \\ Maurizio
Sacconi Non c'è ragione di preoccupazione per il futuro della manutenzione
pesante Uno striscione di protesta da parte dei lavoratori dell'Atitech di
Napoli.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Letizia Moratti "Meno tagli salvando Malpensa" MILANO -
L'annuncio lo ha fatto l'altra sera tardi, seduta a un tavolo di ristorante tra
i militanti del Pd: "Scrivetelo pure. Se il problema di Alitalia
sono i tremila esuberi, con una Malpensa a regime possiamo assorbirli noi.
Certo, a patto che quello resti un hub". Così il sindaco di Milano,
Letizia Moratti, dopo il dibattito col sindaco torinese Sergio Chiamparino alla
festa dei Democratici, dove era stata invitata. Una boutade? Tutt'altro, a dire
di lei. Che parla con i numeri. "Da una parte - esordisce - capisco che ci
sono i problemi della compagnia. Tremila posti di lavoro a rischio, ok.
Dall'altra però c'è il sistema aeroportuale milanese. Che nel suo insieme, tra
posti diretti e indotti, dà lavoro non a tre ma a novantamila persone". E
continua: "Non so se gli attori del piano Alitalia
si stanno rendendo conto della polveriera sociale, non solo economica, che
rischia di saltare se il sistema dei nostri scali va in crisi". Si dice
fiduciosa, se tutti collaborano: "Rispetto alla scorsa primavera, quando
la ritirata di Alitalia aveva fatto crollare il
traffico di Malpensa dell' 80 per cento, ora ne abbiamo già recuperato il 60.
Un altro 20 per cento, che poi vuol dire cinque milioni di passeggeri, e
torniamo pari: basta che ci lascino aprire alle altre compagnie". Dunque?
"Per ogni milione in più di passeggeri, questo sistema può creare 1.500
nuovi posti di lavoro. Fate voi la moltiplicazione. E se questo
serve a rendere compatibile il piano Alitalia con il
rilancio di Malpensa, direi che vale la pena parlarne". Naturalmente
bisognerebbe che i tremila dipendenti Alitalia in
questione fossero anche disposti a trasferirsi tra Milano e Busto Arsizio. Il
che, considerato che tutta la crisi è iniziata anche perché da Fiumicino a
Malpensa non voleva andarci neanche un fattorino, non è poi così
scontato. P.F. Il sindaco \\ Negli scali milanesi lavorano in 90.000.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE La questione eccedenze Manutenzione e hangar, la battaglia dei
numeri ROMA - Non è stata solo la manifestazione all'aeroporto di Napoli dei
658 lavoratori dell'Atitech, finiti fuori dalla nuova Alitalia,
a gelare il clima del tavolo di trattativa ieri. E nemmeno il rifiuto
dell'amministratore Sabelli a fornire alla Uil il piano industriale che verrà
consegnato in sintesi lunedì. "Se dovessi dire come la vedo - suggerisce
una fonte che preferisce non farsi nominare - in queste ore abbiamo registrato
solo passi indietro". Le spine del sindacato hanno svariati nomi. Primo: i
2.750 lavoratori "esternalizzati". Ieri si è capito con chiarezza che
gli acquirenti non ci sono ancora e che dunque a rischiare di essere retrocessi
tra i 3.250 esuberi non ci sono solo i 700 informatici e amministrativi. Per il
cargo (450 lavoratori) il commissario Fantozzi ha detto di non avere
attualmente ricevuto offerte anche se in precedenza ce n'erano. Per i 1.600
della manutenzione si sperava in Finmeccanica, ma ieri l'amministratore
delegato Pier Francesco Guarguaglini ha negato di essere "mai" stato
interessato e lo stesso ministro Sacconi ha detto che l'azienda è "un
interlocutore " ma per ora non c'è nulla. Legna per il fuoco della
manifestazione di Napoli, culminata con la richiesta del consiglio regionale di
un incontro con il governo. Un fronte, quello campano, temutissimo da Cgil e
Cisl, perché ritenuto indomabile. "Mi auguro - ha avvertito Sacconi
minacciando la precettazione - che non ci siano più agitazioni fondate su
informazioni distorte". Ma il problema resta. Al punto che Sacconi si
sarebbe impegnato con qualche sindacalista a usare il weekend per cercare di
capire se la Cai è disponibile a dare lavoro ai 2.750 dipendenti finché non si
troveranno gli acquirenti. Ma non finisce qui. Ai sindacati, soprattutto quelli
degli assistenti di volo, non va giù che tutti i lavoratori stagionali siano
stati esclusi dalla trattativa. Si tratta, tra Alitalia
e Air One, di circa 3.850 lavoratori. Per questi Sacconi avrebbe garantito la
parziale riassunzione compatibilmente con i ritmi stagionali. Ma il problema si
complicherebbe se fosse vero quello che ieri circolava in Air One, e cioè che
tutti i suoi 1.300 precari rientrerebbero nella nuova
compagnia a dispetto di quelli di Alitalia, tenuti
come riserva. Infine nel conteggio rifatto dai sindacati sui numeri dati da
Sabelli, prendendo come dato di partenza 17.500 lavoratori a tempo
indeterminato tra Alitalia e Air One, mancherebbero all'appello ancora 1.145 lavoratori
della cui sorte non si sa nulla. "Se i numeri non saranno
gestibili, diremo di no" ha fatto sapere l'Up. A complicare la vicenda c'è
il ritorno dei voli intercontinentali a Malpensa, illustrato giovedì da
Sabelli. Qualcuno lo lega a un'ipotesi di alleanza con Lufthansa. Ma in molti
ritengono che tale risultato sia il frutto della prevalenza politica della
Lega, paladina di Malpensa, su An che tutela lo scalo romano. Il
sottosegretario leghista Roberto Castelli, giovedì scorso in trattativa,
avrebbe interrotto Fantozzi per spiegare che il Carroccio si aspetta la
liberalizzazione delle rotte intercontinentali. Mentre sul ritorno a Malpensa
avrebbe commentato: "Gli aerei tornano dove ci sono i passeggeri, finora
la logica era solo politica". Di certo il ritorno a Malpensa, condizionato
strettamente al ridimensionamento di Linate, preoccupa i sindacati per le
ripercussioni su Fiumicino. "Allora, quanti sono gli esuberi veri - chiede
la Cub -? Fantozzi ci convochi e sgomberi il campo dagli equivoci".
Antonella Baccaro GUARDA su Corriere.it il video dell'intervista a Renata
Polverini, segretario generale dell'Ugl, sul salvataggio Alitalia
Finmeccanica Sul possibile coinvolgimento di Finmeccanica è arrivato l'alt di
Guarguaglini.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 5
categoria: BREVI Alitalia "Alitalia? Un gesto simbolico.
Quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli
imprenditori dove sono?".
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Indiscreto L'offerta non sarà in contanti MILANO - Un prezzo di
offerta "mobile" sulla base degli attivi e dei dipendenti che
passeranno effettivamente dall'Alitalia alla Cai. Ma anche un pagamento non in cash ma sotto forma di
"assorbimento" di nuovi debiti che si stanno formando nella gestione
dell'attività aerea da parte del commissario Augusto Fantozzi. è questo il
meccanismo con cui verrà chiusa la trattativa tra gli imprenditori-soci e l'Alitalia così come spiegato nei documenti di offerta preparati dallo
studio Bonelli, Erede e Pappalardo per la cordata. In effetti, nella
lettera giunta a Fantozzi non compare il numero dei dipendenti che verranno
assunti dalla Cai rimandando per questo alle trattative con le parti sociali, e
dunque, indirettamente, non è prevista nemmeno una stima di quelli che saranno
gli esuberi necessari. Anche per questo il prezzo non potrà che essere mobile
rispetto ai 381 milioni di euro emersi. Per le modifiche contrattuali si guarda
al modello di AirOne (la cui offerta è stata preparata a parte dallo studio
Pavesi, Gitti), con buste paga e soprattutto garanzie e diritti più light
rispetto a quelli storici della compagnia di bandiera. Anche se la questione
verrà messa definitivamente a punto nel business plan della newco. Massimo
Sideri msideri@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-06 num: - pag:
40 categoria: REDAZIONALE Il dubbio di Piero Ostellino Bene la manovra Alitalia Ma ora che fare? P er ora, la cordata di privati voluta da
Berlusconi per salvare l'Alitalia ha prodotto un paradosso. Ha salvato Air One. Che - per dirla
con Woody Allen - se Alitalia era morta, per parte sua non si sentiva tanto bene. Con
la nascita della Cai (Compagnia aerea italiana), si sono raggiunti tre
risultati: 1) l'Italia non esce dal mercato del trasporto aereo; 2) se una
grande compagnia straniera vuole entrarci ne deve comprare le azioni (restando
in minoranza); non se la mangia per un tozzo di pane, come avrebbe fatto Air
France con Alitalia; 3) il trasporto aereo nazionale è
stato privatizzato. Una ineccepibile operazione di mercato. Si tratta, adesso,
di che fare di Alitalia; commissariata, non fallita.
Il governo ha tre opzioni. Prima: vende alla Cai per quattro noccioline -
l'offerta di 400 milioni di euro fatta da Colaninno - la "polpa" di Alitalia (marchio, parco aerei, diritti di volo, di scalo,
rotte, personale specializzato, accordi di reciprocità con le altre compagnie).
Un'operazione analoga a quella di Romano Prodi, quando, da presidente dell'Iri,
regalò, di fatto, Alfa Romeo alla Fiat. Poiché goodwill e asset di Alitalia - che ne è solo la beneficiaria, in quanto
compagnia di bandiera - sono di proprietà dello Stato, e valgono non meno di
una decina di miliardi di euro, si tratterebbe di una rapina a danno degli
italiani. Privatizzazione della ricchezza e nazionalizzazione delle perdite.
Seconda opzione: il governo - riappropriandosi del totale controllo di Alitalia spa (la cosiddetta bad company) per tutelarne i
piccoli azionisti - apre a offerte internazionali l'uso degli asset buoni di Alitalia, mantenendone la proprietà. Evita l'estinzione
della compagnia, paventata da Berlusconi, e il Tesoro ne ha un vantaggio
finanziario, anziché un danno emergente. Terza (uno sviluppo della seconda): lo
Stato procede alla creazione di un sistema integrato per i trasporti- che
affronti in un'unica soluzione i problemi di Alitalia,
Ferrovie, Tirrenia - e per la gestione delle infrastrutture per il turismo. E
punta alla crescita dei ricavi, non al taglio dei costi. I vantaggi? L'offerta
al pubblico di un servizio di emissione dei biglietti, di gestione dei bagagli,
di programmazione alberghiera, indipendente dal mezzo di trasporto (in parte
aereo, su acqua, su rotaia, su gomma); l'opportunità di attrarre investimenti
(le banche potrebbero tramutare il debito di Az in partecipazione finanziaria;
sul solo mercato asiatico potrebbero essere reperiti dai 2 ai 5 miliardi); la
creazione di nuovi posti di lavoro, anziché una loro riduzione; la
valorizzazione delle singole aziende. All'estero ci stanno già pensando: Air
France-Klm ha comprato le attività di Veolia; Deutsche Bahn (le ferrovie
tedesche) ha acquisito alcune società di trasporto su gomma. Già oggi, Alitalia ha un giro d'affari pari all'1,8% di Air France-
Klm, al 4,61% di Iberia, al 2,36% di British Airways rapportato al Pil dei
rispettivi Paesi. Un suo ulteriore ridimensionamento non avrebbe alcun senso.
Ma questo nostro Paese ne ha la necessaria visione? postellino@corriere.it \\
Con la nascita della Cai si sono raggiunti tre buoni risultati.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-06 num: - pag: 26 categoria: BREVI
Essenziale Rigore nelle linee, fantasia nei tessuti. è il 1969, dieci anni dopo
il debutto Anni Ottanta Sopra la top model Iman vestita da Mila SchÖn in una
foto del 1984. Accanto, la collezione del 1982 Le ultime sfilate Look del 1991:
due anni dopo cede il marchio (foto Bob Krieger dal libro
"Chic e clik" ) Le uniformi è il 1969 e a Roma Mila SchÖn dà gli
ultimi ritocchi alle divise disegnate per le hostess dell'Alitalia Anni '60-70 Il suo stile diventa ancora più rigoroso: eliminato
ogni orpello decorativo Moda e arte A segnare la sua moda il rapporto con molti
artisti: Mulas, Fontana, Noland \\.
( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-06 num: - pag: 41
categoria: BREVI STRAGE DI BESLAN Tragedia dimenticata Caro Romano, perché
nessuno ha ricordato la strage di Beslan, avvenuta il primo settembre del 2004,
che causò 340 morti tra cui 186 bambini, nella scuola della cittadina
dell'Ossezia del Nord? Gilda Caronti gilda.caronti@ studiocaronti.com Lei ha
ragione. L'avvenimento andrebbe ricordato anche perché la strage ebbe luogo in
Ossezia del Nord a non grande distanza dai luoghi dell'ultima guerra caucasica.
Ma forse sono stati proprio gli avvenimenti del Sud che hanno oscurato il
ricordo di quella tragica vicenda. ITALIA-LIBIA L'accordo raggiunto Caro
Romano, l'accordo Libia-Italia che Berlusconi e Gheddafi hanno sottoscritto è
festeggiato come un successo del governo italiano in politica estera. Secondo
lei è equo e necessario l'accordo che prevede un risarcimento mascherato da
finanziamento di cinque miliardi di dollari per i prossimi venti anni? Le altre
ex potenze coloniali europee come hanno risolto i loro contenziosi coloniali?
Inoltre, quanto c'è (se c'è) della politica estera del governo Prodi
nell'accordo sottoscritto il trenta agosto? Andrea Sillioni Bolsena (Vt)
L'utilità dell'accordo potrà essere valutata soltanto quando conosceremo le sue
ricadute economiche per le industrie italiane. Quanto alla sua seconda domanda
(una delle più frequenti nella corrispondenza degli scorsi giorni) rispondo che
nella maggioranza dei casi le potenze coloniali si sdebitarono concedendo
l'indipendenza alle loro vecchie colonie e dando un contributo anche
finanziario alla costruzione dei nuovi Stati. Il caso della Libia è alquanto
diverso. Fu la Gran Bretagna, non l'Italia, che dette l'indipendenza al Paese
di Gheddafi. SCAGLIONI IRPEF La revisione Il governo non sta mantenendo alcune
promesse elettorali, per esempio l'abolizione delle Province, costose ed
inutili. A quando la revisione degli scaglioni Irpef? A quando l'adeguamento
delle pensioni all'inflazione reale e non a quella programmata? E' di questi argomenti che vorremmo sentire parlare non solo del
salvataggio Alitalia. Renata Carcano renatac@hotmail.it CONTI CORRENTI Spese e
interessi Su un modesto conto corrente aperto da anni presso una primaria banca
nazionale, con una giacenza media annuale di circa 2000 euro ed invio
dell'estratto conto trimestrale, vengono addebitate, in aggiunta alle
"spese em. com. di legge"(?), ulteriori "spese
estratti/scalari" per euro 7.20, "spese fisse trimestrali di liquidazione"
per euro 6.95 oltre a "spese postali/produzione", il tutto
immancabilmente per un ammontare complessivo superiore agli interessi
accreditati. Che la "moral suasion" del Governatore Draghi non abbia
ancora raggiunto l'effetto sperato? Giorgio Tescari, Milano ALITALIA E FERROVIE
I soldi dei cittadini L'Aduc sostiene a ragione che il conto delle operazioni
che hanno riguardato la compagnia di bandiera negli ultimi 10 anni sono costate
ai contribuenti circa 5 miliardi e 187 milioni di euro. Quindi, se sindacati e
governo si sono trovati così tanto d'accordo sulla migliore gestione di questa
azienda pubblica, a noi contribuenti, per gli altri quattrini, necessari per
sistemare questa "storiaccia", non sarebbe più leale chiedere anche
un parere tramite referendum? Anche le Ferrovie dello Stato avranno presto
bisogno di ulteriori sostegni in denaro per trascinarsi avanti e sopravvivere.
Così, visti i presupposti, il futuro che si prospetta per noi cittadini è
veramente bruciante, infatti il rischio di passare dalla padella alla brace non
è utopia ma una triste realtà. Decimo Pilotto Tombolo (Pd) ROBIN TAX Costo
della benzina Ero certo che la cosiddetta Robin Tax l'avremmo pagata tutti noi
sul costo della benzina, ma che l'avessimo pagata oltre il triplo non lo
immaginavo proprio, anche perché il sovrappiù va anche a favore dei petrolieri,
alla faccia di Robin Hood. Diego Tiranti, Padova TAGLI NELLA SCUOLA Il tempo
prolungato Il ministro Gelmini ha deciso di eliminare il tempo prolungato dalle
scuole, perché rientra nei tagli di spesa. Ma il tempo prolungato, oggi, è un
aiuto alle famiglie di genitori-lavoratori, che possono contare sulla scuola
per far studiare i figli e tenerli impegnati fino alle 16. Soppresso il tempo
prolungato, uno dei due genitori, se non ci sono i nonni, dovrà chiedere un
lavoro part-time. Ma come arriverà dopo a fine mese? Luca Taglietti, Milano
SCALA MOBILE L'aumento dei prezzi Quando c'era la scala mobile i soggetti che
avevano il potere di determinare i prezzi (gli imprenditori) erano almeno in
parte disincentivati ad aumentare i prezzi in quanto sapevano che esisteva un
meccanismo che avrebbe automaticamente collegato l'aumento dei prezzi a un
aumento delle retribuzioni dei dipendenti. Di conseguenza la scala mobile
costituiva anche un freno all'inflazione. Adesso invece gli imprenditori non
hanno quel freno. I prezzi aumentano, i contratti di categoria vengono
rinnovati in ritardo di anni, le retribuzioni vengono adeguate in base a un
tasso di inflazione programmata, e i dipendenti perdono potere d'acquisto. Poi
si registra un crollo dei consumi, e si prospetta la recessione. Alessandro
Lenza alex.venezia@tiscali.it DOCENTI E ALUNNI La disciplina Il vero
cambiamento per la scuola italiana dovrebbe essere la reintroduzione della disciplina.
Ovvero il ristabilire i ruoli docente e alunno, senza che quest'ultimo si senta
autorizzato a trattare alla pari, a contestare i voti o magari a non entrare in
classe insieme ai compagni il giorno in cui c'è compito. Non può esserci
pariteticità tra docenti e discenti, poiché sicuramente i ragazzi la
interpretano come tornaconto personale per far valere solo i propri diritti.
Invece lo studio è dovere, sacrificio e anche accettazione delle regole. Elvira
Pierri pierri2000@libero.it.
( da "Tempo, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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"Su Alitalia penso di poter
condividere la scelta del ... "Su Alitalia penso di poter
condividere la scelta del presidente Marrazzo di investire 10 milioni per
entrare nella nuova compagnia aerea. Credo che al suo posto lo avrei fatto
anch'io. Forse avrei cercato più soldi da mettere a disposizione". Lo ha detto il segretario
nazionale de La Destra Francesco Storace. "Alitalia
- ha aggiunto l'ex governatore - è una realtà importante per il territorio e
quello di Marrazzo mi sembra un apprezzabile tentativo istituzionale per
guardare da vicino ciò che sta accadendo. Sugli esuberi non c'è chiarezza - ha
sottolineato - mi piacerebbe che ci fosse anche un protagonismo di Comune e
Provincia". "Singolare il sostegno del consigliere comunale Storace a
Marrazzo - ha commentato la deputata Pdl Alessandra Mussolini - Se nel 2005 per
occupare una poltrona più ricca Storace non si fosse dimesso dal Consiglio
regionale avrebbe potuto sostenere meglio le originali proposte della sinistra
laziale. Storace-Marrazzo: due cuori, una cordata". Secondo il consigliere
comunale Gianluca Quadrana (Lista Rutelli) invece "è desolante il silenzio
del Pdl romano e in particolare di Alemanno balbettante tra la scelta di
servire Roma o la sua parte politica. God save Marrazzo! - ha concluso - Ha il
coraggio di entrare a gamba tesa rilanciando il ruolo della politica e delle
istituzioni".
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 213 del 2008-09-06 pagina 1 La Nuova Alitalia decolla a
novembre di Redazione Intervista al ministro Matteoli: "I sindacati
collaborano, sanno che è un piano serio" La "Nuova Alitalia" potrebbe decollare il primo novembre, dice il commissario straordinario
Augusto Fantozzi, che comunque precisa che "c'è ancora tanta di strada da
fare". E il ministro Matteoli dice al Giornale: "Il successo
del piano è stato un colpo molto duro per la sinistra". Intanto il
Tribunale ha accertato l'insolvenza della compagnia. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 213 del
2008-09-06 pagina 2 Matteoli: "Il successo del piano colpo durissimo per
la sinistra" di Gian Battista Bozzo "Ci accusavano di vendere fumo,
però i fatti li smentiscono. Entro giovedì contiamo di concludere" da Roma La trattativa sindacale sulla Nuova Alitalia sta entrando nella fase decisiva. Ministro Matteoli, lei ha
partecipato all'incontro di venerdì con la cordata Cai e i sindacati. Ha
l'impressione che il negoziato vada per il verso giusto? "Le mie
impressioni sono sicuramente positive - risponde il ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli - anche se è chiaro che
ci sono ancora nodi da sciogliere. Il negoziato è incominciato nel migliore dei
modi, perchè questa volta si discute di un progetto serio, condiviso dal
governo; un progetto volto non solo ad evitare il fallimento della compagnia,
ma di rilancio per il futuro. Non si tratta della solita iniziativa-tampone. E
credo che per questo motivo i sindacati, pur facendo il loro mestiere a tutela
dei lavoratori, stiano collaborando". Sembra un po' paradossale, ma più
che il sindacato è l'opposizione di centrosinistra ad attaccare duramente il
piano Alitalia. Veltroni sostiene che la compagnia,
alla fine, verrà regalata a qualche straniero. "Durante la campagna
elettorale, la sinistra diceva che la cordata era inesistente, e che Berlusconi
vendeva fumo. Ora si vede che i privati ci sono, si tratta di imprenditori di
grande importanza, e la cifra che hanno raccolto è superiore alle previsioni.
Poi hanno detto che gli esuberi sarebbero stati di meno se Alitalia
fosse stata ceduta ad Air France. Non è vero, basta sentire che cosa dice il
segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Hanno quindi parlato di svendita, ma
l'unica svendita sarebbe stata la cessione ai francesi con ripercussioni
innegabili e pesanti sul nostro turismo: è più facile che Air France convogli i
turisti a Parigi piuttosto che a Roma. Adesso, infine, Veltroni dice che si
tratta di una cordata finta, e che alla fine la compagnia sarà venduta, o
peggio regalata, a un qualche acquirente straniero. Vorrei però ricordargli che
gli imprenditori della cordata si sono impegnati a mantenere le loro quote
azionarie fino al 2013, accettando il fatto che la compagnia resti italiana.
Nel complesso, come si vede, la sinistra ha fatto quattro grossi flop. Il
successo del piano è per loro un colpo molto duro". E comunque Air France
sembra intenzionata a entrare come socio di minoranza. "Mi lasci spendere
una parola in favore degli imprenditori della cordata guidata da Colaninno. Il
mondo politico - a sinistra ma anche noi, qualche volta - ha detto spesso che
gli imprenditori italiani sono pigri, spesso assistiti, e così via. Mi pare che
in questo caso gli imprenditori non sono stati pigri, anzi hanno avuto fiducia
nel governo, ed hanno investito cifre importanti. Il risultato è che
l'operazione è solida, tanto solida e convincente che Air France si è detta
disponibile a entrare con una partecipazione di minoranza. Mi sembra una buona
cosa". Ed ora vorrebbe entare nella Cai anche la Regione Lazio....
"Assurdo. Che cosa vogliamo, che dall'Alitalia
esca lo Stato e vi entrino le Regioni? Quella di Marrazzo è propaganda. Sa bene
di non poter partecipare alla cordata, ma soffia ugualmente un po' di fumo
negli occhi della gente. Non può andare da nessuna parte anche perchè
l'ingresso della Regione potrebbe rappresentare un aiuto di Stato".
Ministro Matteoli, lei è il titolare dei Trasporti, quindi si interessa del
sistema aeroportuale nazionale. La convince il piano Cai nella parte in cui
supera il sistema degli "hub" e preferisce sviluppare più scali
aeroportuali in diverse aree del Paese? "Oggi, se parto da Venezia o Pisa
e sono diretto a Palermo, spesso devo far scalo a Roma. Con il progetto Cai,
invece, arrivo direttamente a destinazione. Mi sembra una decisione di buon
senso. Allo stesso tempo la nuova Alitalia non sarà
una compagnia regionale, ma ben presente nel bacino europeo e anche ben
collegata con il resto del mondo: le destinazioni intercontinentali a lungo
raggio sono, se non sbaglio, diciannove e sono destinate a crescere". La
Nuova Alitalia, dice il commissario Fantozzi, potrebbe
nascere a novembre. Entro l'anno il problema sarà risolto? "Non voglio
fare il super ottimista, ma sono ragionevolmente certo che entro l'anno la
nuova compagnia sarà operativa. In questa prospettiva il rapporto col sindacato
sarà fondamentale, dobbiamo cercare di chiudere entro giovedì. Voglio ricordare
che il governo ha promesso ai dipendenti Alitalia che
non lascerà a piedi nessuno. Per chi non entrerà nella nuova azienda ci sono
sette anni di ammortizzatori sociali, e il governo li aiuterà a trovare una
nuova occupazione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Timori di recessione
negli Stati Uniti dopo l'aumento dei disoccupati. Tariffe, l'Agcom diffida Tim
e Vodafone L'economia Usa fa crollare le Borse Bruciati 140 miliardi sui
mercati europei. Male Piazza Affari, Wall Street recupera Alitalia,
il piano prevede il decollo a novembre. Air France punta alla maggioranza Lo
spettro recessione Usa ha provocato un altro drammatico venerdì nero per le
Borse europee, penalizzate appunto dalla crescita oltre le attese della
disoccupazione americana, e dalle stime negative della Bce. Piazza Affari ha
chiuso in forte calo con il Mibtel in perdita del 2,28%. In forte ribasso
Parigi, (-2,49%), Francoforte (-2,42%) e Londra (-2,26%). Complessivamente sono
stati bruciati 140 miliardi. Alitalia: l'Enac ha concesso alla società una licenza provvisoria di 6
mesi. Entro settembre dovrebbe arrivare un partner internazionale, e si parla
sempre di Air France. "Noi intanto andiamo avanti e la nuova Alitalia potrebbe partire il primo novembre", commenta il
commissario Fantozzi. Tariffe: l'Agcom diffida Tim e Vodafone. FANUZZI,
SANTONASTASO TROISE E SERVIZI PAGG. 2 E 3.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Benedetto XVI ha
nominato il Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo arcivescovo
di Firenze, al posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima dell'estate
al Pontificio consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato lunedì 8
settembre, festa della Natività di Maria, e 712 anniversario della posa della
prima pietra della cattedrale fiorentina di Santa Maria in Fiore. Per sapere
chi sarà il successore di Betori alla segreteria della Conferenza episcopale
bisognerà attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio permanente. Scritto
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amico 06Sep 08 Il Papa celebra la messa per Pio XII, un convegno su Siri E'
stato annunciato ufficialmente che il 9 ottobre, alle 11.30 in San Pietro
Benedetto XVI celebrerà una messa in occasione del cinquantesimo anniversario
della morte di Pio XII. Dal 15 al 17 settembre si terrà a Roma un importante
convegno dell'associazione ebraica "Pave the Way" sulla figura di
Papa Pacelli, con l'intento di dimostrare l'infondatezza della "leggenda
nera" che lo riguarda. A novembre si aprirà nel Braccio di Carlo Magno, in
Vaticano, una mostra dedicata al "Pastor Angelicus". E non è escluso
che prima della fine dell'anno si giunga alla promulgazione del decreto
sull'eroicità delle virtù di Eugenio Pacelli, tappa decisiva del processo di
beatificazione. Vorrei segnalare inoltre che il prossimo fine settimana a
Genova si svolgerà un convegno per ricordare la figura di un protagonista della
vita della Chiesa del Novecento, il cardinale Giuseppe Siri (molto legato a Pio
XII). Il convegno si terrà dal pomeriggio di venerdì 12 al pomeriggio di sabato
13, prima nella Sala Quadrivium e poi all'Aula Mazzini della facoltà di Scienze
Politiche. Segnalo inoltre l'uscita di un bel libro che raccoglie alcune omelie
di Siri ("Omelie per l'anno liturgico", curato da mons. Antonio
Filippazzi, con prefazione del vescovo Luigi Negri e un messaggio del cardinale
Bagnasco, edizioni Fede & Cultura). E' una lettura illuminante: la
predicazione di Siri colpisce per incisività e, lasciatemelo notare, per
brevità. Un esempio del quale oggi chi predica dovrebbe tenere più conto. Scritto
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articolo a un amico 03Sep 08 Trapianti e morte cerebrale, l'Osservatore apre il
dibattito Con un commento a firma di Lucetta Scaraffia, "L'Osservatore
Romano" di interviene nel dibattito esistente sulla definizione di morte
in base all'assenza di attività cerebrale, che proprio quarant'anni fa, con la
dichiarazione di Harvard, mutò nella comunità scientifica la precedente
definizione di morte che fino a quel momento si basava sull'assenza di attività
cardiocircolatoria. Il quotidiano vaticano offre spunti di discussione, non
prende posizioni definite e, a causa del montare della polemica, nella serata
di ieri padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha
precisato che l'articolo, seppur autorevole, non esprime in alcun modo la
posizione della Santa Sede né di un organismo vaticano. Questo è l'articolo che
pubblico oggi sul Giornale. Mentre questa è l'intervista al prof. Paolo Becchi,
il cui libro ha dato origine all'articolo dell'Osservatore, pubblicata oggi sul
Giornale da Gaia Cesare. Copio e incollo tra i commenti, per comodità, il testo
integrale dell'articolo di Lucetta Scaraffia. Scritto in Varie Commenti ( 125 )
" (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Aug
08 Benedetto XVI sull'immigrazione clandestina Oggi, dopo l'Angelus, il Papa ha
parlato del fenomeno dell'immigrazione clandestina. Queste le sue parole:
"In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli
episodi di immigrazione irregolare dall'Africa. Non di rado, la traversata del
Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per
sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia;
quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto
numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della
storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni
tra popoli e nazioni. L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi,
tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone,
nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze
regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della
migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento,
affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e
spirito umanitario. Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di
origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere
le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte
le forme di criminalità ad essa collegate. Dal canto loro, i Paesi europei e
comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare
di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei
migranti irregolari. Questi ultimi, poi, vanno pure sensibilizzati sul valore
della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare
di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un
miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a
tutti. Come Padre comune, sento il profondo dovere di richiamare l'attenzione
di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di
istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione". Scritto in Varie
Commenti ( 192 ) " (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 28Aug 08 Il Papa e l'Orissa. E Lutero cede il posto a
"Gesù di Nazaret" Ieri il Papa ha condannato le violenze nella
regione indiana dell'Orissa. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul
Giornale. Domani, venerdì 29 agosto, le scuole cattoliche di tutta l'India
resteranno chiuse per solidarietà con i cristiani vittime delle violenze degli
ultimi giorni. Mentre una giornata di preghiera e digiuno è stata indetta per
il 7 settembre: il Papa sarà a Cagliari, per la visita pastorale di un giorno
in Sardegna. Ma sarebbe bello comunque aderire all'iniziativa dei vescovi
indiani, anche al di fuori dei confini del Paese asiatico. Vi ripropongo un
reportage illuminante sull'Orissa firmato alcuni mesi fa su Mondo e missione da
Giorgio Bernardelli. Intanto domani comincia a Castelgandolfo l'annuale
riunione degli allievi del professor Ratzinger: proprio a "Ratzinger
professore" è dedicato l'omonimo libro di Gianni Valente in uscita a
settembre, che ho recensito lunedì sul Giornale. Oggi il volume è stato
recensito da Avvenire e dal Corriere della Sera. Vi do, infine, una piccola
notizia: lo Shuelerkreis, l'incontro del Papa con gli ex allievi che inizia
domani, non sarà dedicato a Martin Lutero e la riforma protestante, come
previsto e come ampiamente annunciato, ma sarà il libro di Benedetto XVI
"Gesù di Nazaret" e la storicità dei vangeli. Un cambiamento deciso
nelle ultime settimane. Scritto in Varie Commenti ( 142 ) " (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Aug 08
Persecuzioni dei cristiani in Orissa AsiaNews informa che una donna è stata
bruciata viva da gruppi di fondamentalisti indù nel distretto di Bargarh
(Orissa), che hanno assalito l'orfanotrofio cattolico nel quale la donna
lavorava. Lo ha confermato il sovrintendente della polizia Ashok Biswall . Un
sacerdote che era presente nell'orfanotrofio è rimasto gravemente ferito ed è
ora all'ospedale con profonde ustioni. Una suora, del Centro sociale di
Bubaneshwar è stata stuprata da gruppi di estremisti indù prima di dar fuoco a
tutto l'edificio. La lista delle violenze contro i cristiani si allunga. Fonti
di AsiaNews affermano che una sacerdote è stato ferito; altri due sacerdoti
sono stati rapiti. Da due giorni lo stato dell'Orissa (nord- est dell'India) è
scosso da violenze seguite all'uccisione di un leader radicale indù, Swami
Laxanananda Saraswati. Chiese, centri sociali, centri pastorali, conventi e
orfanotrofi sono stati assaliti ieri e oggi al grido di "Uccidete i
cristiani e distruggete le loro istituzioni". Scritto in Varie Commenti (
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amico 24Aug 08 Se un teologo organizza il concorso di bellezza per suore. Vi
confesso che la notizia mi ha colpito. Mi chiedo a che punto possa arrivare,
seppure in buona fede, la voglia di visibilità, il desiderio di apparire
"moderni", l'intenzione di far conoscere con questi mezzi la buona
notizia cristiana. Leggo stamattina sul Corriere che un prete teologo,
giornalista e professore di filosofia nelle scuole, padre Antonio Rungi,
passionista di Mondragone (provincia di Caserta), ha organizzato il concorso
"Sister Italia" e intende raccogliere tramite il suo sito web (sul
quale però ancora non trovato traccia dell'iniziativa) le foto delle religiose
più belle. "Ma pensate davvero - ha dichiarato il religioso - che le suore
siano tutte anziane, rattrappite e funeree? Oggi non è più così, grazie anche
all'iniezione di gioventù e di vitalità portata nel nostro Paese dalle ragazze
straniere: ci sono suore dall'Africa e dall'America Latina che sono davvero
molto, molto carine. Le brasiliane soprattutto.". E ha aggiunto: "Mi
aspetto che siano almeno un migliaio le sorelle ad inviare le foto, e mi
piacerebbe che la prossima edizione non fosse solo virtuale, magari potrebbe
essere ospitata proprio durante Miss Italia. Con una passerella per le suore,
certamente". Non sono mai stato un fan di Miss Italia, specie da quando,
nel nome del politicamente corretto, la trasmissione si è trasformata in
un'interminabile sequenza di interviste con le aspiranti miss che ripetono di
volere la pace nel mondo e di credere nei valori della famiglia. In ogni caso,
la Tv e il costume hanno i loro riti e le loro liturgie, e Miss Italia è tra
queste. Mi chiedo (e vi chiedo): c'era davvero bisogno di "importare"
anche questa novità delle suore in passerella (per quanto solo virtuale) al
fine di "aprirsi al mondo"? Scritto in Varie Commenti ( 155 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Aug
08 Il "Leone di Munster" e i cristiani antinazisti Ieri sera su
Raitre, in prima serata, è andata in onda un'eccezionale puntata della Grande
Storia, la serie curata da Luigi Bizzarri, interamente dedicata alla resistenza
antinazista dei cristiani tedeschi. Due ore di filmati e testimonianze inedite,
per raccontare eventi poco conosciuti al grande pubblico. Nella solita melassa
di frivolezze estive in onda sui nostri teleschermi, la documentata
trasmissione della terza rete Rai è stata come una boccata di ossigeno. Mi
hanno colpito in particolare i filmati propagandistici del regime hitleriano
che giustificavano l'eutanasia e la soppressione delle "vite
improduttive", quelle degli handicappati e dei malati mentali. Ho trovato
quelle immagini tremendamente attuali, perché argomentazioni simili a quelle
tirate in ballo nei primi anni Quaranta dall'orrenda ideologia razziale
nazionalsocialista le sento richeggiare oggi da ben altri pulpiti. Mi permetto
però di segnalare quella che ai miei occhi è apparsa come un'omissione
piuttosto grave: nella prima parte della puntata si è parlato del vescovo di
Munster Clemens August von Galen, che papa Ratzinger ha proclamato beato
nell'ottobre 2005, autore delle coraggiose prediche antinaziste contro il
programma eutanasico denominato T4. Ebbene, non si è spesa neanche una parola
per ricordare che von Galen godeva dell'appoggio incondizionato di Pio XII, il
quale scrisse al coraggioso vescovo per appoggiare i suoi interventi. "Le
tre prediche del vescovo von Galen - sono parole vergate dal Pontefice -
procurano anche a noi, sulla via del dolore che percorriamo insieme ai cattolici
tedeschi, un conforto e una soddisfazione, che da molto tempo non provavamo. Il
vescovo ha scelto bene il momento per farsi avanti con tanto coraggio".
Non sono fatti sconosciuti o non provati, non sono ipotesi: il carteggio esiste
ed è pubblico (si può leggere tradotto dall'originale tedesco nel bel libro di
Stefania Falasca, Un vescovo contro Hitler, edizioni San Paolo). Carta canta,
insomma. L'idea che può essersi fatto l'ignaro spettatore vedendo la puntata di
ieri sera è che quel vescovo coraggioso fosse isolato. Sostenuto sì dai suoi
fedeli, ma non da Roma. Mentre invece era direttamente e personalmente
sostenuto da papa Pacelli, il quale - ma questo è stato ricordato - lo fece
cardinale nel suo primo concistoro, nel 1946. Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 22Aug 08 Tra le novità del Meeting c'è "Ratzinger professore"
Tra i libri novità che saranno presentati al Meeting di Rimini, che si apre
domenica, c'è un volume scritto da Gianni Valente, giornalista di
"Trentagiorni", dedicato a Ratzinger professore (edizioni San Paolo).
Il volume arriverà in libreria a settembre, ma le prime copie fresche di stampa
saranno portate a Rimini. Posso assicurarvi che è un volume che vale la pena
leggere, per capire meglio Joseph Ratzinger, il suo lavoro teologico, il suo
sguardo sulla Chiesa. E anche per smentire certi schemi che lo vorrebbero
dipingere come un "pentito" del Concilio Vaticano II. Questa è la
recensione che oggi, 25 agosto, ho pubblicato sulle pagine culturali del
Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (6 votes, average: 3.67 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 15Aug 08 Buon Ferragosto con le
parole di Papa Luciani Voglio augurare a tutti i naviganti del blog una buona
festa dell'Assunta. Sono tornato dalla Spagna, ma non ho ancora ripreso a
lavorare (due giorni fa ho pubblicato un'intervista a mons. Negri sulla
polemica di Famiglia Cristiana contro il governo Berlusconi, che potete leggere
cliccando nell'apposito link sotto la foto, ma era una richiesta una tantum
della direzione). Ieri sera ero a Canale d'Agordo, dove, insieme alla collega
ed amica Stefania Falsaca, giornalista di Trentagiorni, abbiamo raccontato lo
stato della causa di beatificazione di Papa Luciani. L'incontro si è svolto
nella chiesa parrocchiale, su invito del parroco don Sirio e del sindaco. Come
sapete sono molto legato alla figura di questo grande Papa, l'importanza del
cui pontificato - per usare le parole di Giovanni Paolo II - è
"inversamente proporzionale alla sua durata". Durante un'udienza del
mercoledì, Giovanni Paolo I disse: "Io rischio di dire uno sproposito. ma
lo dico. Il Signore ama tanto l'umiltà che a volte permette dei peccati gravi.
Perché? Perché quelli che li hanno comessi, questi peccati, dopo pentiti,
restino umili. Non vien voglia di credersi mezzi angeli quando si sa di aver
commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili.
Anche se avete fatto delle grandi cose dite: siamo servi inutili". Scritto
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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persone disposte a morire per il papa? Questa... Luisa: Caro Carlo, se lei mi
avesse letto bene invece di subito gettarsi sulla tastiera, avrebbe letto e
capito che... Carlo: L'anima immortale, lascia il corpo mortale al momento
della morte, così ci è stato insegnato, così credono... Gli articoli più
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( da "Manifesto, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
PROPOSTA SEGRETA
"Cara AirFrance, te la vendiamo quando vuoi" Anna Maria Merlo PARIGI
Air France ha opposto un secco "no comment", ieri, alle indiscrezioni
pubblicate la mattina sul quotidiano economico La Tribune . Secondo questo
quotidiano, il governo Berlusconi tramite la banca Intesa, avrebbe fatto una
proposta segreta ad Air France-Klm il 27 agosto scorso: la compagnia
franco-olandese potrebbe prendere adesso una partecipazione del 10-20% in Alitalia accanto ai 16 imprenditori italiani che si sono
impegnati nella good company, con la possibilità di acquisire la maggioranza
del capitale e quindi il controllo della società italiana nel 2013, quando gli
italiani potranno disimpegnarsi. "La stessa proposta è stata fatta ad
altre compagnie, come Lufthansa o British Airways?", si chiede La Tribune
. Nei fatti, è chiaro a tutti che Alitalia ha bisogno
di un partner importante nel settore per vincere l'arrischiata scommessa voluta
dal governo Berlusconi. Il gruppo Air France-Klm aveva affermato il 28 agosto
scorso di essere "pronto a prendere una partecipazione di minoranza nella
nuova Alitalia". Ma aveva posto una condizione:
"se le prospettive di redditività della nuova compagnia trovano
conferma". Un portavoce del gruppo aveva poi precisato che Air France-Klm
"conferma l'interesse e la volontà di restare un
partner strategico di Alitalia", con cui ha un accordo commerciale da anni. Nell'accordo
segreto sono scomparsi gli impegni che AirFrance-Klm aveva preso ai tempi del
governo Prodi di investire considerevolmente per la ristrutturazione di Alitalia. Alla fine, il risultato potrebbe essere lo stesso - Alitalia nelle mani di Air France-Klm - ma per il gruppo franco-olandese
cadono tutti gli impegni a cui aveva sottoscritto nella prima ipotesi di
accordo. Non solo si annullerà il ridicolo dell'"italianità" di Alitalia, ma per di più Air France non sarà obbligata a
investire (né a versare alcunché allo stato italiano)per prenderne il
controllo. Sembra che Air France-Klm sia oggi più aperta sulla questione
dell'hub di Malpensa. Il governo italiano avrebbe promesso ai francesi di
migliorare i collegamenti dell'aeroporto. La Tribune parla della possibilità di
rivedere al ribasso il ruolo di Linate, per impedire ai concorrenti di prendere
il posto di Alitalia, in caso di trasferimento a
Malpensa. Jean-Cyrill Spinetta, il presiente di Air France, è considerato dai
sindacati un padrone "attento al sociale". Ma i dipendenti di Alitalia potrebbero non accorgersene, poiché se Air
France-Klm acquisirà il controllo della compagnia italiana tra qualche anno, il
"lavoro sporco" di ristrutturazione e di riduzione drastica del personale
sarà già stato fatto dai 16 capitani coraggiosi riuniti da Berlusconi. Lo stato
francese ha ormai ridotto la partecipazione in Air France a poco più del 18%.
La fusione con Klm, nel 2004, era stata dolorosa per la compagnia olandese, che
aveva ridotto il personale di 4500 unità. Con la fusione, è nato il primo
gruppo mondiale per traffico aereo, in un mercato europeo dove la
concentrazione è considerata inevitabile dagli analisti del settore.
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Finalmente si
rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del
Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati.
Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini
per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per
concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non
italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede
dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare..
(basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per
come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia
collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto
nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la
sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco
arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce
l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al
Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova
occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra
riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente
"il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita
estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier
Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha
appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che
riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per
fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni
verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che
legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice
Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori".
Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati non è nel
programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e
dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di
precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati
regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire,
come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le
ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 91 ) " (19 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers,
finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee
permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo
diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il
possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà
aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home
page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per
ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (9
votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa
qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava
così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre",
quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che
sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere
definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al
monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina
rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento
di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a
tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice).
ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro
che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average:
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Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente
dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino:
Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le
mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla
sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo)
si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci
vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che
si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi)
in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un
bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando
Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere
che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e
Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le
ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di
protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus
per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando
Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla
vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non
c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose
c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In
politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il
sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra,
scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito
a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in
questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a
circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da
Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a
dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi,
l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di
parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile
(Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la
debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla
sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion
politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di
proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto
quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e
sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi
dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del
Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare
una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente
alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e
non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non
resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo
scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo
scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha
lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37 votes, average: 3.7 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la
tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato
Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel
centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge
l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la
strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (36 votes, average: 3.36
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche
e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è
partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E'
il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro
Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto
mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a
preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi,
ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta
intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma
Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che
questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra
città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti.
Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad
aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare
questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia
e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e
dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (56
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che gli... daniele: Lo sapete perchè, nel corso dell'evoluzione, alcune specie
si sono estinte mentre altre si sono... Wolf: @Marco, lei dice:"E' vero
che se acquisisco la doppia cittadinanza posso superare questa limitazione,...
Marco: Sono straniero, in Italia stabilmente dal 1967, comunitario, sposato con
una cittadina italiana. Il mio... I più inviati Sayed, primo risultato della
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( da "Voce d'Italia, La" del 06-09-2008)
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Economia
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( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
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N. 213 del
2008-09-06 pagina 0 I democratici verso il crac alzano bandiera bianca di Laura
Cesaretti L'ex ministro gela la platea: "Silvio è un politico e un leader
vero, la fortuna non c'entra coi successi del governo". Il mesto ritorno
in video di Lilli la Rossa Firenze - Walter Veltroni? "Avrebbe dovuto
imparare da Berlusconi", che è "un grande politico e un grande
leader", ed è stato capace di "tenere un filo e svolgerlo nel tempo,
per 15 anni, imparando sia dalle sue vittorie che dagli errori". Il popolo
della Festa democratica (piuttosto scarso alle cinque di pomeriggio, con 38
gradi all'ombra) guarda attonito Arturo Parisi, il "grillo parlante del
centrosinistra", come lo chiama il suo intervistatore Giovanni Minoli,
l'inventore dell'Ulivo, l'amico e la mente politica di Romano Prodi e dei suoi
(sfortunati) governi. Che Parisi sia diventato da mesi l'arcinemico di
Veltroni, il suo critico più esplicito e implacabile si sapeva. Ma che
addirittura arrivasse, in odio a Walter, a recitare una sorta di panegirico del
Cavaliere e delle sue virtù no, questo nessuno se l'aspettava. E infatti Minoli
si diverte molto, "dirigessi un giornale domani titolerei “Parisi:
Berlusconi è un grande”, professor Parisi", lo provoca. E lui si limita ad
allargare le braccia, come a dire che purtroppo è proprio così. Poi, senza fare
una piega, continua la sua requisitoria contro il Pd, figlio bastardo del suo
indimenticabile Ulivo, e la sua attuale leadership. Veltroni ha organizzato
"primarie finte", il suo Pd "non ha dato al governo Prodi il
sostegno che serviva, in un momento di difficoltà": non dice che l'ha
fatto cadere apposta, ma il senso è quello. Il governo ombra?
"Un'esperienza fallita, una scommessa mancata". Colaninno junior?
"Ha perso un'occasione, onestamente": quella di
"dimettersi per conflitto di interessi su Alitalia". Insomma,
il totale dei "trecento giorni" di Walter alla guida del Pd
"porta il segno meno". Mentre i primi cento giorni di Berlusconi al
governo "sembrano avere il segno più". "Ha ereditato il fattore
C di Prodi?", gli chiede Minoli. "Onestamente bisogna riconoscere
a Berlusconi qualcosa di più della fortuna", replica il Professore.
Annuncia che firmerà il referendum contro il lodo Alfano di Di Pietro, quello
bocciato da tutto il resto del Pd, e che lui in piazza Navona con Tonino ci
tornerebbe eccome. Chiede che le europee non siano una "conta
interna", magari contro il segretario, ma l'occasione per rilanciare il
suo mitologico Ulivo, imbarcando in un'unica lista verdi, socialisti, pezzi di
sinistra radicale. Ma l'elogio di Berlusconi si ritorce subito contro il
Professore, investito da una gragnuola di critiche. "Il giorno in cui
Parisi utilizzerà un quarto delle sue energie per attaccare la destra sarò
contento", dice Veltroni. Che invita a mandare "meno segnali di
litigio e divisione", e boccia senza appello il ritorno all'Ulivo come
contenitore dei tanti frammenti di centrosinistra: "Ho persino sentito
Parisi inneggiare a Diliberto - ironizza - ma l'idea di quella coalizione era
sbagliata, per noi e per il Paese", e grazie a quello sbaglio "abbiamo
perso il rapporto col territorio, dove vive la gente reale". L'ex ministro
della Difesa non perde un attimo. "Il mio intervento - replica a Veltroni
- era su come contrastare la destra, ma non c'è nulla di peggio del sordo che
non vuol sentire... ". Anche D'Alema definisce "ingeneroso" il
giudizio tranchant sul governo ombra. E Francesco Rutelli, protagonista del
dibattito serale alla Festa di Firenze, spiega - guadagnandosi l'ovazione - che
lui (al contrario di Parisi) è qui "non per prendermela col Pd", e
tantomeno con "il leader che abbiamo scelto, e al quale daremo il nostro
contributo", ma per "prendermela col governo". Verso il quale,
denuncia, "è scattato un meccanismo ipnotico, anche nel
centrosinistra", che paralizza l'iniziativa dell'opposizione. Mentre ci
sarebbe "moltissimo da fare", perché il Pd invece di tenere aperto
"un fronte polemico interno ininterrotto", dovrebbe "cercare di
imporre la propria agenda e non continuare a farsela imporre dal governo,
questo è il nostro problema numero uno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 208
Meridiana Nuovo incontro tra sindacati e azienda sul piano industriale
Meridiana --> Un incontro interlocutorio ma che i sindacati giudicano
positivamente. Ieri i vertici di Meridiana hanno incontrato a Roma i
rappresentanti sindacali per la consegna della bozza definitiva del piano
industriale della compagnia. La riunione, alla quale era presente il
consigliere di amministrazione della società Claudio Miorelli, era stata
fissata come conclusione della seconda fase del percorso delineato da azienda e
lavoratori per raggiungere un accordo sul rilancio della società. I SINDACATI
Ora, i sindacati dovranno esaminare la bozza di piano e proporre eventuali
modifiche da discutere con l'azienda per arrivare alla definizione del piano
industriale e all'avvio della nuova strategia aziendale entro fine settembre, a meno di qualche possibile slittamento legato alla vicenda Alitalia. "Il piano segue le indicazioni già fornite nei precedenti
incontri", spiega Stefano Monticelli, della segreteria nazionale della
Filt-Cgil, "la nostra valutazione è che si stia facendo un passo in
avanti. La compagnia conferma gli investimenti sulla flotta, la volontà di
sperimentare nuovi mercati, senza però trascurare la centralità della Sardegna
nel core business dell'azienda. Resta da chiarire la vicenda Alitalia,
da cui discendono una serie di fattori non secondari in questa
trattativa".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Italiana
Pagina 104 il caso Polemica sull'ipotesi Nuovi tributi sulle case? Pdl contro
Calderoli Il caso. Polemica sull'ipotesi --> ROMA L'abolizione dell'Ici è
stato uno dei primi provvedimenti del governo Berlusconi ma se nella Lega nord
dubbi sulla opportunità dell'abolizione sono arrivati da tempo, nella bozza
presentata giovedì agli enti locali dal ministro Calderoli si parla di un
tributo sugli immobili: e tanto è bastato per far scoppiare la polemica nel
centrodestra. NON NE VOGLIONO SAPERE Contrari ad ogni ipotesi di reintroduzione
sono Forza Italia e An. "Io sono il reggente di An, fino a quando saremo
al governo nessuna tassa sarà di nuovo reintrodotta sulla prima casa,
federalismo o non federalismo; posso dirlo con certezza", ha detto ieri il
ministro della Difesa Ignazio La Russa. "La casa è un bene primario, non
di lusso. An non permetterà il ritorno di una tassa di sinistra", gli ha
fatto eco Adolfo Urso, Sottosegretario allo Sviluppo Economico. Sulla stessa
linea Silvano Moffa, dell'esecutivo di An: "Finchè ci sarà Alleanza
nazionale nel Pdl non si potrà tornare a parlare di reintrodurre la tassazione
sulla prima casa". Netto anche il ministro per gli Affari Regionali,
Raffaele Fitto: "su questo tema indietro non si torna", ha detto
intervistato dal Tg3. A SINISTRA Sul fronte opposto, per il sindaco di Torino e
ministro ombra per il federalismo del Pd, Sergio Chiamparino, bisogna vigilare
attentamente sul tributo immobiliare ipotizzato dalla bozza di riforma sul
federalismo fiscale preparata dal ministro Calderoli, perchè c'è il rischio che
la pressione fiscale aumenti. "Avevo detto che cancellare l'Ici come ha
propagandisticamente fatto il governo - ha detto - era un errore clamoroso. Se
ne sono accorti. Ora non vorrei che rientrasse dalla finestra quello che si è
scacciato dalla porta, peggiorandolo". E per Antonio Borghesi (Ivd)
"quanto viene fuori adesso era ampiamente prevedibile: i comuni non
possono fare a meno di determinate cifre che fino ad ora ricavavano
dall'imposta sugli immobili e così il risultato è che i cittadini avranno una
tassa in meno da pagare, ma una, nuova, in più". L'ATTACCO "Bisogna
essere molto più critici verso il governo, verso il quale talvolta nel
centrosinistra scatta un meccanismo ipnotico". Francesco
Rutelli dice che "nessun provvedimento è stato preso in difesa dei salari
così come si è sbagliato su Alitalia e si parla di reintroduzione
dell'Ici, annunciata da Bossi e da Calderoli così che forse si chiamerà Ica,
cioè Imposta Calderoli".
( da "Giornale.it, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Titoli sui giornali
americani di questa mattina: il governo americano prende il controllo di Fannie
Mae e Freddie Mac. Bene, anzi male. I liberisti sono furiosi, perché secondo le
logiche del mercato i due colossi dovevano fallire, come perlatro la Bera
Starns. Gli americani e gli operatori economici tirano un sospiro di sollievo,
perché il crollo totale di queste due compagnie, che controllano o garantiscono
quasi meta' dei 12.000 miliardi di dollari di mutui Usa, avrebbe
definitivamente affossato il mercato immobiliare, che ha perso oltre il 20% del
valore e in cui i pignoramenti sono saliti ai livelli massimi degli ultimi
trent'anni. Ma l'aspetto più interessante riguarda le modalità dell'intervento.
Gli azionisti perderanno quasi tutto, mentre i titoli obbligazionari verranno
garantiti dal governo. E sapete chi ha in portafoglio questi bond? Fondi
sovrani e grandi investitori arabi, giapponesi e soprattutto cinesi per cifre
colossali. Un mese fa hanno bussato alla porta delle Federal reserve e del
Tesoro americano e hanno fatto questo discorso: non accetteremo perdite così
ingenti e dunque o il governo Usa si fa carico di quelle obbligazioni o da ora
in avanti non daremo più credito agli Usa e disinvestiremo tutti i nostri asset
dal mercato statunitensi: dunque, di fatto, niente più Buoni del tesoro,
obbligazioni private, Wall Street; una fuga dall'America che avrebbe provocato
uno tsunami sui mercati. E Washington ha piegato la testa. E' un retroscena di
importanza colossale, che fa riflettere. L'America afflitta dai debiti e sotto
ricatto straniero è ancora una superpotenza? Scritto in notizie nascoste, gli
usa e il mondo Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello
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05Sep 08 Ecco cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin Qualcuno l'ha paragonata
a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin è un
azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà dietro
le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex spin
doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza che
ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice dell'Alaska. E
questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla gravidanza della
figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non ci sono altri
scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo schema: 1)
Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra evangelica e
tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e che ora invece
è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è una scelta
elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue credenziali
come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente secondo le
logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere fino al 4
novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica a Barack
Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che ha
pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo ha
solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana, bensì al
pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi votare e
che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden. Ma nella
Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa ha visto
in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti e i
bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna di
temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo
incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai
gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici
corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina
da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un
po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un
elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa,
lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi.
Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo
alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha
dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la
Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà
adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva,
cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori,
ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario.
Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni,
funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa Commenti
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articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora
qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho
ricevuto dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della
Convention democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho
ricevuto la stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e.
quello della Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento
e,via Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in
luglio McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di
K Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte
grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito
dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi
industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per
formare le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato
arrestato mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi
grossi del partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un
leader moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui
le lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce..
del clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il
sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie
occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo
pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento
rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare
corruzione, quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra
i grandi Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione?
Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 25 ) " (1 voti, il
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08
L'uragano Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi
sento fuori dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul
(Minnesota), ma da una decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o
in Asia. O meglio: lo so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio
Continente, ma guardando la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali
locali e Usa Today non avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in
Georgia, né delle rinnovate polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi
suggerisce alcune considerazioni: 1) In queste condizioni lo spin (ovvero
l'informazione condizionata o nei casi estremi manipolata) funziona benissimo e
con estrema facilità, perché al cittadino, quancdo scoppiano delle crisi,
mancano gli strumenti per valutare criticamente le notizie diramate dalla Casa
Bianca. Questo spiega (lo sapevo già, ma ne ho avuto conferma) perché
l'opinione pubblica americana ha impiegato molto più tempo di quella europea ad
accorgersi delle bugie sull'Irak. 2) L'informazione è troppo
americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose. Da 24 ore pubbliche non
si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si ripeta quanto accaduto con
Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica imporrebbe che si parlasse
anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la Repubblica domenicana, Haiti, la
Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70 morti, migliaia di feriti,
centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o quasi: poche righe, scarse
immagini televisive, non una parola di compassione o di semplice umana
solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella maggior parte di
questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca rancore. Non mi
meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli Usa reiterino lo
stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre parti del mondo. E'
un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il sentimento dell'americano
medio, che una volta di più mi colpisce per la sua cordialità e la sua
cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il governo, nè i media
cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte cause, ma i media Usa
danno il loro contributo e tutt'altro che secondario. Purtroppo. O sbaglio?
Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25 ) " (5 voti, il
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Aug
08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto dall'America, dove sono da
qualche giorno per seguire le convention democratica e repubblicana, un altro
Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella europea, subisce ancora il
fascino del candidato democratico; qui invece si diffondono i dubbi. Sì ,
Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante. Fino a oggi gli è bastato
promettere il cambiamento e invocare la speranza, per incantare gli elettori.
Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi collettiva da sola non basta.
Occorre che Obama dia contenuto e spessore al proprio programma. Nei primi due
giorni della convention questo non è avvenuto e infatti i sondaggi danno i due
candidati alla pari. Domani notte Barack pronuncerà il discorso di
accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la svolta che molti strateghi
invocano. Intanto però la sua figura appare appannata. Nella sua biografia
"i sogni di mio padre" , ad esempio, ha raccontato tante frottole
proprio su suo padre, come spiego in questo articolo qualche giorno fa. Ma non
solo: il mito di Obama che superando le barriere razziali emerge eroicamente in
un mondo politico corrotto, appare esagerato e fuorviante. Esaminando l'
attività politica svolta finora nel Senato dell'Illinois e in quello del
Congresso americano emerge il profilo di un politico alquanto convenzionale;
furbo e opportunista più che innovatore. Come fa Obama a proporre un
cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e, a quanto pare, al di là
degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca con spot molto efficaci
. Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione? AGGIORNAMENTO: Poco fa è
terminato il discorso all'Invesco Field di Denver, Oama è stato spettacolare e
arrembante e finalmente ha formulato proposte concrete, ma non ha sviluppato un
discorso coerente. Anzi: è emersa la sua anima liberal (socialdemocratica) che
certo non gli gioverà: promette più stato, più governo, e al contempo meno
tasse per la classe media, ma i soldi dove li trova? Ha pronunciato slogan
accattivanti ma poco credibili sulla fine della dipendenza dal petrolio entro
dieci anni e ha sferrato attacchi troppo duri contro McCain su un terreno a lui
non favorevole, politica estera e sicurezza. Infine: si è comportato da star in
una scenografia hollywwodiana con fuochi d'artificio finali, un trionfalismo
inopportuno perché prematuto e dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano.
Intanto Veltroni e Rutelli vanno a caccia di popolarità a Denver, con risvolti
divertenti, come racconto in questo articolo. Scritto in presidenziali usa
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questo articolo a un amico 25Aug 08 L'educazione dei figli, tra utopie e
piccolissime virtù E' capitato, in qualche post, di parlare un tema
fondamentale e delicato come quello dell'educazione dei figli. Ora un caro
amico, Giovanni Scirocco, mi segnala questo brano di Natalia Ginzburg, che
propongo sul blog perché offre molti spunti di riflessione: Per quanto riguarda
l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole
virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al
denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non
l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma
l'amore al prossimo e all'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il
desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci
affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse
tutto il nostro sistema educativo. Scegliamo, in questo modo, la via più
comoda: perché le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo materiale, e
anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna (.) L'educazione non è che un
certo rapporto che stabiliamo fra noi e i nostri figli, un certo clima in cui
fioriscono i sentimenti, gli istinti, i pensieri. Ora io credo che un clima
tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù maturi insensibilmente al
cinismo, o alla paura di vivere. Le piccole virtù, in se stesse, non hanno
nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza
le grandi, generano un'atmosfera che porta a quelle conseguenze (.) Il modo di esercitare
le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto indispensabile,
l'uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell'aria: perché le piccole virtù
sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le grandi virtù,
quelle non si respirano nell'aria: e debbono essere la prima sostanza del
nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento dell'educazione. Inoltre,
il grande può anche contenere il piccolo: ma il piccolo, per legge di natura,
non può in alcun modo contenere il grande. Domanda a tutti voi: la Ginzburg ha
ragione? Personalmente ritengo la citazione bella ma un po' troppo in bianco e
nero. Seguendo quel che dice la Ginzburg si rischia di far crescere dei piccoli
esaltati, fuori dal mondo; d'accordo sulla necessità di coltivare l'amore, la
generosità, l'abnegazione, ma ritengo che queste siano virtù ancora più grandi
se abbinate all'equilibrio interiore e all'armonia con se stessi. Questa è,
secondo me, la vera sfida. Scritto in Italia, Varie Commenti ( 27 ) " (4 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Aug
08 L'America è debole e il mondo ne approfitta. Per sempre? Dopo la Russia,
altre brutte notizie per l'Occidente. Il terrorismo islamico si è risvegliato:
attentati in Algeria, ripresa dei kamikaze in Irak, i talebani all'offensiva in
Afghanistan, dove hanno ucciso 10 soldati francesi, non sono mai stati così
vicini alla capitale Kabul. Intanto, in Pakistan gli Usa perdono il fido
Musharraf e mentre il mondo pensa alle Olimpiadi, la Cina prosegue la
penetrazione in Africa. Come previsto l'opposizione alla Russia in Georgia è
risultata sterile e Mosca continua a gestire la situazione a proprio piacimento
(e infatti oggi l'Abkhazia ha chiesto l'indipendenza). L'accordo firmato dalla
Rice con la Polonia per la fornitura di missili nell'ambito del progetto di
scudo spaziale non proietta un'immagine di forza, bensì, per la fretta che ha
caratterizzato le ultime trattative, di ansia. L'America è in disagio e la sua
debolezza evidente: ho l'impressione che molti dei suoi antagonisti ne stiano
approfittando per conquistare fette di potere o per rialzare la testa. Fino a
dove si spingeranno? La debolezza geostrategica americana è strutturale o
transitoria? Basterà un nuovo presidente a ridare lo smalto perduto? Come
paiono lontani i tempi dell'America arrembante, eppure era appena il 2003.
Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 65 ) " (3 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Aug 08 Due
sprechi (tutti italiani) da eliminare Torno ad occuparmi un po' di vicende
italiane, rilanciando qualche riflessione. La prima: perché in Italia i
cantieri autostradali durano in eterno? Ad esempio sulla Milano-Genova i lavori
di ampliamento per la terza corsia sono in corso da molti anni. E'
un'autostrada che percorro abbastanza frequentemente in settimana, il sabato,
la domenica, di giorno e la sera. Non vedo mai operai al lavoro, sembra tutto
fermo. e infatti i progressi sono lentissimi. Negli altri Paesi a inizio lavori
viene fissata una data per la conclusione che, salvo imprevisti e documentati
motivi, viene rispettata. In Italia invece si sfora sui tempi e, naturalmente,
sulla spesa. Domanda per Tremonti e Brunetta che finora si stanno comportando
molto bene a mio giudizio: non è il caso di porre fine a questa indecenza? La
seconda considerazione: sono d'accordo che vengano tagliate le spese statali e,
di conseguenza, anche quelle agli enti locali. Ma perché punire tutti
indiscriminatamente? Nella sanità, ad esempio, ci sono alcune regioni che
gestiscono bene i fondi a disposizione, altre invece dove regna l'inefficienza
e gli sprechi sono colossali. Perché non introdurre una linea meritocratica
anche in materia? I tagli dovrebbero colpire soprattutto le regioni che
sprecano, ho l'impressione che, se così, fosse, diventerebbero improvvisamente
più virtuose. Sbaglio? Scritto in Italia Commenti ( 24 ) " (4 voti, il
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La guerra è finita o inizia solo adesso? Sì, i cannoni non sparano più in
Georgia, ma se esaminiamo quel che è accaduto in questi giorni da un punto di
vista strategico, non c'è da stare allegri. La guerra potrebbe essere solo agli
inizi. Mi spiego: 1) Dal 1989 al 2004 gli Stati Uniti hanno applicato una
politica di accerchiamento della Russia, facendo cadere sotto la propria
influenza molti Stati nell'Europa dell'Est e nell'Asia centrale, come spiego in
questa analisi. 2) Dal 2004 Putin ha cercato di contrastare gli Stati Uniti,
ottenendo qualche successo, ma non riuscendo mai a portare il colpo del Ko. In
un approfondimento sostengo che la guerra in Georgia segna una svolta. Il
riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte dell'Occidente legittima
le pretese secessionistiche delle tante minoranze russe sparse nell'ex impero
sovietico. La questione etnica diventa così il grimaldello strategico del
Cremlino: è alquanto probabile che quanto accaduto in Ossezia del Sud e in
Abkhazia possa essere ripetuto in altri Stati. Quali? Ucrania e Moldavia, ma
attenzione ai Baltici e, all'occorrenza, anche anche Kazakistan e Kirghizistan.
La crisi, probabilmente, è solo agli inizi e l'Occidente non sembra avere gli
strumenti per prevenirla. L'America in queste ore ha dato una triste
dimostrazione di impotenza e la mediazione di Sarkozy in realtà recepisce
soprattutto le condizioni poste dal Cremlino (tema che ho affrontato qui).
Anzi, quando ieri il presidente francese ha affermato che "Mosca ha
diritto di proteggere le minoranze russe" ha di fatto ulteriormente
legittimato il ricorso all'arma "etnica" da parte della Russia. Il
modello Georgia rischia di fare scuola, mettendo in crisi il grande piano Usa
per il controllo dello scacchiere eurosiatico. Scritto in russia, gli usa e il
mondo Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Aug 08 Guerra nell'Ossezia del Sud: un
disastro per l'Occidente? In un'analisi pubblicata oggi sul Giornale spiego le
ragioni che hanno provocato la drammatica guerra nell'Ossezia del Sud.
L'Occidente sconta l'effetto Kosovo e la questione Nato: Nel febbraio 2008
Pristina si stacca dalla Serbia con la benedizione dell'Occidente. E il quadro
cambia. Putin protesta veementemente per "l'amputazione della
Serbia"; l'Occidente, però, lo snobba e lui rilancia annunciando la
reciprocità. Se il mondo si arroga il diritto di strappare il Kosovo, Mosca si
riserva di fare lo stesso con l'Ossezia del Sud e con l'altra repubblica
ribelle georgiana, l'Abkhazia. Altri due mesi e al vertice di Bucarest, la
Nato, pur evitando di avviare la procedura d'adesione, annuncia che in futuro
la Georgia e l'Ucraina, l'altro grande Stato uscito dall'orbita russa, potranno
diventare membri dell'Alleanza atlantica. Un'eventualità inaccettabile per il
Cremlino, che infatti riaccende le tensioni nel Caucaso. Chi ha provocato
l'esclation dell'altra notte? Verosimilmente il presidente georgiano
Saakashvili, nel tentativo di anticipare le mosse di Mosca e approfittando
della distrazione del mondo nel giorno dell'apertura dei Giochi Olimpici. Ma ha
fatto male i conti, a quanto pare. Militarmente la Russia è superiore e ora
Saakashvili rischia di perdere non solo il controllo dell'Ossezia del Sud, ma
anche quello del suo Paese. E se cadesse Tbilisi, l'Occidente vedrebbe svanire
uno snodo cruciale nello scacchiere euroasiastico, a favore, ovviamente, di
Mosca. Valeva la pena di rischiare? Perché Washington non ha imbrigliato il suo
vulcanico alleato? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) "
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( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
L'IMPOSSIBILE
DIALOGO TRA IL LUPO E L'AGNELLO EUGENIO SCALFARI Un osservatore spassionato che
volesse descrivere quanto sta accadendo nella sinistra italiana in tutte le sue
varie espressioni, da quella riformista a quella massimalista, dovrebbe
servirsi della parola "implosione". La sinistra sta implodendo, i
suoi punti di riferimento non sprigionano più l'energia sufficiente a delineare
una direzione di marcia, i fari non emettono più segnali di luce capaci di
illuminare i lineamenti della costa e gli scogli che la cospargono. Implosione
ed entropia: dopo lo sforzo compiuto nella campagna elettorale e la sconfitta
subita l'energia si è dispersa e degradata. Il secondo principio della
termodinamica descrive questo processo che si applica non solo in natura ma in
ogni entità organizzata e questo è anche il caso dell'opposizione politica e di
quella sindacale. Le forze centrifughe prevalgono su quelle centripete. Il
risultato è la frammentazione della sinistra e, al limite, la sua
polverizzazione. Il fenomeno potrebbe ancora essere arrestato? Difficile dirlo,
ma certo il punto di non ritorno, la soglia oltre la quale il processo diventa
irreversibile è molto vicino e questo si avverte con particolare intensità nel
Partito democratico che essendo la forza più rilevante dell'opposizione è
quella dove i fenomeni di decomposizione sono più visibili e suscitano i
massimi contraccolpi. Il presidente della Regione Lazio, che vuole entrare come azionista nella nuova Alitalia contro il
parere del suo partito, ha detto l'altro ieri che il centralismo democratico è
finito. L'ha detto con un senso di liberazione. è vero, il centralismo
democratico del vecchio Pci è finito da tempo e comunque i rappresentanti di
istituzioni rispondono ai loro elettori prima ancora che agli organi del
partito al quale appartengono. SEGUE A PAGINA 29.
( da "Secolo XIX, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il piano fenice
Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, avverte: "Milano, però, non può
avere due aeroporti in concorrenza" 07/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il
partner estero sarà in minoranza" Il veto di Passera: no a soci pubblici
nella nuova Alitalia iezzi e
lonardi a pagina 4 SEGUE A PAGINA 4.
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Passera:
situazione gestibile. Zadra: difesa d'ufficio, deciderà l'Antitrust. Emma
Marcegaglia: dimostrerò con i fatti la mia correttezza E il banchiere difende
Benetton ma sui conflitti d'interesse è scontro Il presidente di Confindustria:
"La nostra stella polare rimane la concorrenza" Veltroni: è da pazzi
criticare la posizione di Matteo Colaninno LUCA IEZZI ROMA - I soci di Cai si
difendono dalle accuse di operare in conflitto d'interessi. Il sospetto che l'intervento di salvataggio di Alitalia sia
viziato dalla presenza d'imprenditori con interessi anche in contrasto con il
rilancio della compagnia, ha portato il senatore Pd, Luigi Zanda, - come anticipato
da Repubblica - a scrivere all'Antitrust chiedendo un'istruttoria. In
particolare, la lettera del vicepresidente dei senatori democratici punta il
dito contro il gruppo Benetton, azionista di controllo di Aeroporti di
Roma, attraverso Gemina, e presto tra i proprietari della compagnia di
bandiera. Il primo a rispondere ieri è stato l'amministratore delegato di
Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, advisor di Cai e regista dell'intera
operazione: "Pensiamo che con la posizione di minoranza molto contenuta di
alcuni soci all'interno del controllo, la loro duplice posizione possa essere
assolutamente gestita". Non ha tardato la replica dello stesso Zanda:
"Non ho ben capito come un conflitto d'interessi possa essere gestibile.
Prendo quindi questa posizione come un'ordinaria difesa d'ufficio di uno dei
soci di Cai. Vorrei solo far notare a Passera che la mia domanda a Catricalà è
quella di un parlamentare che si rivolge all'Autorità Antitrust e che quindi
converrebbe a tutti, anche a Benetton, aspettare che sia l'Autorità ad
esprimersi". Un altro rischio di distorsione del mercato, sostiene inoltre
Zanda, è che alcune decisioni governative possano apparire come una ricompensa
a quegli imprenditori che si sono imbarcati nell'avventura Cai. Sarebbe il caso,
ad esempio, della modifica delle norme sui pedaggi autostradali fatta pochi
mesi fa. Atlantia, che controlla Autostrade, è la società del gruppo Benetton
entrata in Cai dove è presente anche Marcellino Gavio titolare delle
concessioni sulla Torino-Milano e la Milano-Serravalle. Non sono mancate le
critiche anche al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, entrata con il
suo gruppo nella cordata della Cai: "Per quanto riguarda la mia azienda,
facciamo acciaio e quindi non c'è alcun conflitto d'interesse - si è difesa
ieri la leader degli imprenditori -. Per quanto riguarda il mio ruolo di
presidente di Confindustria dimostrerò con i fatti che la stella polare
dell'associazione rimane assolutamente a favore della concorrenza e delle
liberalizzazioni. Dimostrerò nei fatti che queste accuse sono prive di
fondamento". Ed Emma Marcegaglia ha anche risposto indirettamente alle
critiche di un editoriale dell'economista Alberto Alesina apparso nei giorni
scorsi sul Sole24Ore, giornale di proprietà di Confindustria: "Il piano
presentato è valido anche perché l'alternativa sarebbe il fallimento, che
alcuni professori hanno giudicato la scelta migliore. Può darsi che
esteticamente sia una buona scelta, ma il Paese non è in grado di gestire un
fallimento simile, che comporterebbe 20 mila esuberi e il probabile blocco
degli aeroporti. E' un piano serio, concreto, che tiene conto delle condizioni
attuali". Le accuse di conflitto d'interessi non hanno risparmiato nemmeno
Matteo Colaninno, ministro ombra per lo Sviluppo economico e figlio del
presidente di Cai, Roberto. In sua difesa ieri ha parlato il segretario del Pd
Walter Veltroni: "In un Paese in cui il conflitto di interessi è
spaventoso e in cui c'è un presidente del Consiglio che ha la proprietà di metà
del Paese, dire che il problema è che Matteo Colaninno fa il ministro ombra è
una cosa da pazzi. Ho detto a Matteo "stai tranquillo e vai avanti",
anche perché ha preso sulla vicenda una posizione giusta e coraggiosa".
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Gli aeroporti
La rimonta di Malpensa. Moratti: gli esuberi li assumiamo noi ROMA - Non c'è
polemica a distanza, non si sventolano le bandiere come nel derby di alcuni
mesi fa. Oggi tra Malpensa e Fiumicino si gioca la partita della sopravvivenza.
Milano può tornare però a sorridere grazie alla promessa di un ritorno del
lungo raggio al Nord. Mentre i guai sono tutti per Roma e il suo aeroporto da
dove decolleranno, a partire da novembre, solo 3 voli intercontinentali. Il
rilancio previsto dal piano Fenice, avverrà grazie ad un network costruito su
sei basi, comprese Roma e Milano. Malpensa non tornerà hub. Ma se Linate verrà
ridimensionata, potrà contare sul ritorno del lungo raggio
con 13 rotte di Alitalia. Il sindaco Letizia Moratti accetta la sfida e rilancia:
"La Sea - dice a proposito della società che gestisce gli scali - è
disposta ad assumere 1500 dipendenti in esubero di Alitalia, se
Malpensa sarà confermato come hub". La Milano della politica e del lavoro
sorride, mentre la Capitale cade in depressione. L'idea del governatore
Piero Marrazzo di entrare nella newco con 10 milioni di euro è bocciata dall'ad
di Intesa Corrado Passera. E il sindaco Gianni Alemanno deve mettere l'elmetto
e scendere in trincea. Primo ad aprire il fuoco è l'ex candidato al Campidoglio,
Francesco Rutelli: "Roma sta per essere spolpata. E il sindaco neppure
mostra di accorgersene". Per Rutelli ci saranno 9mila persone fuori dal
ciclo produttivo: "è un massacro". Alemanno corre ai ripari e
annuncia un incontro, mercoledì, con Passera e il presidente della Cai Roberto
Colaninno: "Roma - ribatte - non è disponibile ad accettare nessun
ridimensionamento del ruolo di Fiumicino". (lu.ci.).
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Alitalia, Passera frena Parigi e gli enti locali "No a
Air France in maggioranza o ad azionisti pubblici". Faro Ue su Fantozzi Due
nuovi soci per la cordata della Cai: Francesco Micheli e il gruppo Fontana
GIORGIO LONARDI CERNOBBIO - Fra i soci della nuova Alitalia
non c'è spazio per gli enti locali. Parola di Corrado Passera, l'amministratore
delegato di Intesa San Paolo, il banchiere che ha messo a punto il piano dei
salvataggio della compagnia aerea. Porte sbarrate dunque sia a Piero Marrazzo,
governatore del Lazio sia a Filippo Penati, presidente della Provincia di
Milano che si erano entrambi candidati come futuri soci di Alitalia.
"Questa è una vera privatizzazione, vorrebbe esserlo", ha precisato
Passera al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, "e quindi i soci devono
essere solo entità private". Quanto alle voci sull'ingresso di Air France
nell'azionariato con una quota di maggioranza il banchiere ha chiuso ogni
spiraglio: "Non è mai stata in discussione, né è stata messa sul tavolo, e
verrebbe comunque esclusa, una partecipazione estera di maggioranza assoluta o
relativa". Dura la replica di Marrazzo che giudica "sbagliata la scelta
di Cai, resa pubblica oggi da Passera, di non prevedere la presenza della
Regione Lazio nella compagine sociale dell'azienda". Poi precisa che
"la partita non si chiude qui", perché "non lasceremo nulla di
intentato per far valere le nostre buone ragioni". Incalza Filippo Penati:
"Il nostro obiettivo non è mai stato di diventare soci di una compagnia
aerea, ma quello, attraverso la partecipazione societaria, di tutelare gli
interessi della comunità del territorio". Comunque la Cai (Compagnia aerea
italiana) avrà certamente nuovi soci. Ma saranno privati. A cominciare dal
finanziere Francesco Michele e dalla famiglia Fontana, dinastia imprenditoriale
brianzola meglio nota come i "re del bullone". Tra le aziende che
stanno valutando l'ingresso nell'operazione c'è anche il gruppo trentino
Arcese. Intanto si intensificano le avances nei confronti di imprenditori noti
come il patron di Geox Mario Moretti Polegato e Nerio Alessandri di Technogym.
Passera ha anche sottolineato che le trattative con i sindacati sono iniziate
"in modo molto serio e responsabile". Poi ha aggiunto: "é una
trattativa fondamentale, tutti insieme dobbiamo far sì che permetta a una nuova
Alitalia di nascere". Un'azienda, spiega sempre
da Cernobbio il presidente della Sea Bonomi che non dovrà temere per la causa
da 1,2 miliardi intentata dalla Sea stessa per le inadempienza contrattuali
della compagnia aerea relative all'abbandono di Malpensa. Perché la causa è
contro la "bad company", cioè la vecchia Alitalia
guidata dal commissario Fantozzi e non contro la Cai di Coilaninno. Ed è sempre
su Fantozzi che è stato acceso un faro a Bruxelles. Lo scopo: sorvegliare che
la vendita degli asset avvenga a condizioni di mercato. Intanto il leader del
Pd Walter Veltroni ironizza sull'intera operazione convinto com'è che Air
France metterà le mani sull'azienda italiana. Dice:
"Spinetta, l'Ad di Air France, è un genio. Lui avrebbe dovuto pagare e
risolvere il problema del debito di Alitalia. Adesso invece
si trova una compagnia che ha caricato gli oneri passati sugli italiani. E alla
fine finiranno col dare Alitalia gratis".
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VIII - Roma
Rutelli, attacco su Alitalia e Fiumicino "Il
sindaco ha dimenticato Roma" Marrazzo sul no di Passera all'ingresso della
Regione: "Una scelta sbagliata" GIOVANNA VITALE Non l'ha presa bene,
il governatore Marrazzo. Il no opposto dall'amministratore delegato di Intesa
Sanpaolo, Corrado Passera, all'ingresso della Regione nella nuova Compagnia
area italiana ("Questa è una vera privatizzazione di Alitalia,
vorrebbe esserlo, e quindi i soci devono essere entità private"), è
"una scelta sbagliata", dice. E subito annuncia: "La partita non
si chiude certo qui", aggiungendo che "non lasceremo nulla di
intentato per far valere le nostre buoni ragioni". Secondo il governatore
"la presentazione del piano industriale" che "porta rotte, voli
e aerei a Milano lasciando esuberi e cassa integrazione al Lazio" non fa
che "aumentare la preoccupazione che, dietro le giustificazioni formali,
alla base della decisione di Cai ci sia una presa d'atto della sostanziale
inconciliabilità del loro progetto con gli interessi del territorio che noi
legittimamente interpretiamo". Marrazzo non ha dubbi: "Abbiamo fatto
il nostro dovere e, nelle nuove condizioni, seguitiamo a farlo nell'interesse
dei cittadini, dei lavoratori e delle aziende dell'indotto in nome di uno
sviluppo di un'area all'altezza di Roma capitale". Una proposta, quella di
"una vera collaborazione delle istituzioni locali nell'interesse dei
cittadini", rispedita però al mittente. "Un brutto segnale"
denuncia l'ex senatrice verde Loredana De Petris: "Il coinvolgimento della
Regione Lazio avrebbe potuto garantire una maggiore attenzione alle realtà
territoriali che sono legate alle attività di Alitalia
e che rischiano di essere molto penalizzate dal nuovo assetto societario".
E mentre il sindaco Alemanno, ancora in viaggio privato in Terra Santa,
annuncia che mercoledì incontrerà il presidente della Cai Roberto Colaninno e
lo stesso Passera per "verificare il progetto industriale della newco e le
sue ricadute sulla città di Roma" perché "il Comune non è disponibile
ad accettare nessun ridimensionamento del ruolo di Fiumicino e punta anzi ad un
rilancio del nostro hub", il Pd lo accusa di inerzia. "Roma, con Alitalia e Fiumicino, sta per essere spolpata. E il sindaco neppure
mostra di accorgersene" tuona Francesco Rutelli. "Su Alitalia, Roma è stata lasciata sola: mentre gli amministratori del Nord
stanno battagliando per i loro scali, Alemanno se ne sta altrove, evidentemente
ha qualcosa di meglio cui pensare che all'interesse della capitale",
denuncia il senatore Riccardo Milana, coordinatore romano del Pd. Ma è Rutelli
a lanciare l'affondo: "Sono in arrivo solo per Alitalia-Airone
3.250 esuberi, più ricollocazioni, finora imprecisate, di altri 2.750
lavoratori" elenca l'ex vicepremier. "E al conto si aggiungono 3.000
lavoratori a tempo determinato che non verranno confermati. A questi 9.000
quanti si aggiungeranno per il massacro di Fiumicino? Dico massacro: le notizie
sul piano industriale, pilotato da un governo sempre più egemonizzato dalla
Lega, indicano che a Fiumicino rimarrebbero solo 4 rotte intercontinentali su
18, il che non potrebbe che portare uno shock violento per i servizi e le capacità
produttive del primo aeroporto italiano, cui si promettono altri
ridimensionamenti nelle manutenzioni e nel cargo. E porterebbe un colpo
durissimo al turismo, al commercio e a tutto il sistema dei servizi". Ecco
perché è "urgentissimo che se ne occupi almeno il Consiglio Comunale, dove
noi avanzeremo proposte e posizioni chiare sul futuro di Roma".
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XI - Palermo
Il caso Passeggero Tirrenia denuncia "Punto da una zecca sulla nave"
Giuseppe Ventimiglia, 66 anni, sostiene di essere stato punto da una zecca
mentre era a bordo della nave della Tirrenia partita l'altro ieri sera da
Cagliari e giunta ieri mattina nel porto di Palermo. "Mi sono accorto
dell'insetto attaccato sul ventre, all'altezza dello stomaco, dopo lo sbarco -
racconta - Sono riuscito a rimuoverlo, ma essendo cardiopatico ho avuto
paura". Il pensionato si è recato in ospedale per dei controlli.
"Presenterò una denuncia alle forze dell'ordine", dice. Anche sul
fronte dei viaggi aerei si è registrato l'ennesimo disagio. Per i passeggeri
del volo Air One AP 6844 Fiumicino-Pantelleria (TP) previsto per oggi alle
12,30. L'aereo infatti ha lasciato lo scalo della Capitale con due ore di
ritardo. Secondo quanto reso noto dal caposcalo dell'Air One, a bordo
dell'aeromobile, che era giunto da Palermo, c'era un passeggero con difficoltà motorie.
Le operazioni di sbarco dovevano essere condotte da personale Enac ma il mezzo
per il trasporto del passeggero non era disponibile. Da qui
il ritardo. La mancata partenza del volo all'orario previsto ha causato anche
qualche inconveniente al Gate 14 per la presenza prolungata del personale Air
One. La stessa uscita, infatti, doveva poi essere utilizzata dall'Alitalia per altri voli.
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Napoli La polemica La politica balbettante MASSIMO VILLONE
Procede la trattativa Alitalia. è chiaro che la compagnia sopravvive solo a prezzo di una
drastica cura dimagrante. Si tagliano rotte, vettori, personale. C'è polemica
se fosse o meno preferibile la soluzione Air France, al tempo di Prodi. Ma
questa è storia passata. Conta quel che accade qui e ora. E chi paga il
prezzo più alto. Si vede subito che guadagna Milano, dove andrebbe la maggior
parte delle rotte intercontinentali della nuova compagnia. Perde invece
Fiumicino, e infatti il governatore del Lazio Marrazzo si è mosso. SEGUE A
PAGINA XVI.
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Genova
Scuola, tempo pieno a rischio Docenti e direttori: "Il modello Gelmini è
inapplicabile" Marco Adezati, responsabile della elementare di corso
Firenze: "Finiremo come Alitalia"
GIUSEPPE FILETTO La scuola come Alitalia, fallita
e spezzettata. "Farà la stessa fine della compagnia di bandiera, divisa in
due - dice Marco Adezati - da una parte ci sarà la scuola che non serve più,
dall'altra quella che funziona, con una cordata che rileverà quest'ultima:
avremo la scuola di bandiera". Lo sfogo del direttore scolastico
della elementare Maria Mazzini di corso Firenze è identico a quello racchiuso
in un documento che gli insegnanti della "Anna Frank" hanno fatto
partire negli scorsi giorni e che ha ormai sensibilizzato tanti: direttori,
presidi, docenti, personale amministrativo e tecnico, i bidelli, soprattutto i
genitori. Con un autunno che si preannuncia rovente, se non ci dovesse essere
alcun ripensamento da parte del Governo-Berlusconi. Al centro è il rifiuto del
decreto Gelmini e la legge Brunetta. Che spediscono in secondo piano il
grembiule, la revisione dell'obbligo scolastico e persino i voti in pagella e
quello di condotta. Più che di proteste, si tratta di preoccupazioni,
soprattutto sul versante del maestro unico: è questo l'argomento che mina i
diritti delle 19 mila famiglie genovesi, di altrettanti alunni delle scuole
elementari che utilizzano il tempo pieno e il tempo prolungato. Nelle scuole
elementari del capoluogo ligure il 65% delle famiglie sceglie il tempo pieno,
il 35% quello prolungato; nelle medie il 50% di studenti usufruisce dei tre
pomeriggi, che è una sorta di tempo prolungato. "Da 20 anni a Genova si
lavora in team, in gruppo - spiega Adezati - adesso ci sono modelli
organizzativi, di importanza sociale che ora vengono messi in dubbio; c'è una
politica di eterno ritorno, dal grembiulino al maestro unico. E dire che il Ministro
dice di avere a cuore la scuola, di conoscerla bene poiché ha una sorella e la
mamma entrambe maestre". La manovra di restaurazione, che inizia con
l'insegnante unico, di fatto cancellerebbe i tre docenti multidisciplinari che
girano su due classi, sul cosiddetto modulo, cioè il tempo prolungato. Pure i
due maestri che si alternano nelle quattro ore mattutine e nelle altrettante
pomeridiane. "è evidente che un solo insegnante non può coprire 40 ore
settimanali - osserva Giacomo Buonopane, direttore alla "Carducci" -
anche se gli articoli del decreto fanno riferimento alla salvaguardia delle
situazioni esistenti, che dovrebbero essere basate sulle esigenze e le
richieste delle famiglie". "Lo dicono ma non ci crediamo - precisa Marco
Scannavini, insegnante nella scuola elementare Borsi di Quezzi - nel momento in
cui si tocca l'organizzazione interna delle scuole, quindi si tagliano ore, i
direttori saranno costretti a prenderle dalle altre parti, quindi alla
compresenza dei docenti che operano sul tempo pieno". Perciò anche alla
"Carducci" di Sestri Ponente il collegio docenti ha avviato un
dibattito che coinvolge tutto il circolo didattico, composto anche dalle altre
due elementari "Pezzani" e "Alfieri". è stata creata una
commissione ad hoc, che stando a quanto annuncia Buonopane preparerà un
documento. "Una proposta che chieda al Ministro l'abrogazione del decreto
- sottolinea il direttore - quantomeno il ritiro dell'articolo 4 che
impoverisce l'offerta formativa". I primi a muoversi sono stati gli insegnanti
della elementare "Anna Frank", che hanno fatto partire una mozione di
rifiuto del decreto Gelmini. Dopo di loro è stata una valanga di adesioni,
documenti di protesta, campagne contro "la politica che impoverisce la
scuola". I Cobas hanno iniziato una raccolta di firme tra il personale
della scuola, che poi è stata allargata ai genitori, con una settimana di
"chiamata alle armi", per arrivare lunedì 15 settembre, giorno di
avvio (ufficiale, poiché diverse scuola hanno già iniziato) dell'anno scolastico
ad una mobilitazione generale.
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari
Addio Puglia "Basta con i soldi a Trenitalia" I consumatori: la
Regione tagli. E scatta la denuncia all'Ue Con l'istituto della petizione
europea i cittadini fanno sentire la loro voce ANTONIO DI GIACOMO "Ora
basta. La Regione deve chiudere i rubinetti a Trenitalia". Per Nico
Romito, coordinatore di Federconsumatori Puglia, non c'è altra strada per
fronteggiare il taglio degli Eurostar deciso dalle Ferrovie nel piano di
razionalizzazione dei treni da Lecce e Taranto per Milano. Da domani, infatti,
al posto degli Eurostar - il Taranto-Milano delle 5,34; il Milano-Lecce delle
11,05, il Milano-Taranto delle 13,05 e il Lecce-Milano delle 13,35 -
debutteranno, si fa per dire, gli Eurostar City. "A preoccuparci di più -
denuncia Federconsumatori - la qualità del materiale rotabile. Questi convogli
sono Intercity "d'epoca", in una parola impresentabili, conservano
ancora i sistemi degli scompartimenti vecchio stile e le tappezzerie sono
letteralmente a pezzi, nemmeno rattoppate". Così per il coordinatore di
Federconsumatori l'ultima chance è una sola: "La Regione prenda subito
posizione su questa vicenda, intervenendo sull'unica leva contrattuale
possibile: tagliando o sospendendo, laddove sia evidente il disservizio
qualitativo, i contributi per il trasporto regionale". E qui l'analisi di
Romito si fa più radicale, invocando il diritto negato alla mobilità. è per
questo che il 18 settembre, in occasione delle manifestazioni che
Federconsumatori aveva già messo in cantiere contro il caro vita, avvierà anche
una raccolta di firme indirizzata alla Commissione europea. "Perché questo
alto organismo dell'Ue verifichi - annuncia Romito - se gli scenari delineati
prima dal piano della nuova Alitalia e ora da Trenitalia, che in entrambi i casi tagliano la Puglia non
solo fuori dall'Europa ma dall'Italia stessa, rappresentano, così come nei
fatti è, una violazione del diritto alla mobilità". Secondo
Federconsumatori, in effetti, la posta in gioco è un diritto fondamentale non
solo dei cittadini-utenti pugliesi ma di qualsiasi altro cittadino italiano ed
europeo che si ritrovi ad aver necessità di attraversare la regione.
"C'è di più che - insiste Romito - già si parla di un diritto
sostanzialmente negato. Adesso le prospettive non potranno che essere
disastrose: eliminare gli Eurostar non farà che peggiorare la situazione,
aumentando ulteriormente sulle tratte più lunghe i tempi di percorrenza e
compromettendo la qualità del servizi". E se, di fatto, a essere
penalizzata dalla rivoluzione di Trenitalia sarà un po' tutta la dorsale
adriatica Romito non esclude l'ipotesi di fare ricorso a un patto fra le
regioni, dalle Marche e l'Abruzzo fino alla Puglia. "è una cosa - protesta
- fuori dal mondo. Già oggi per andare da Bari a Lecce in treno s'impiegano
oltre tre ore. Posso testimoniarlo personalmente. Di recente mi sono sottoposto
a una levataccia, mi sono svegliato alle 6 e 30 del mattino per arrivare poi a
Lecce con un'ora di ritardo a un impegno di lavoro. Ma la Regione dispone di
uno strumento importante che prima non c'era: sanzionare la qualità del
servizio scadente e dei ritardi. Quindi, da questo punto di vista, vanno
aumentati i controlli regionali, e serve più protagonismo anche da parte degli
utenti che devono essere immediati e incisivi nella segnalazione dei disservizi".
E se non dovesse bastare? Federconsumatori rimette la palla nelle mani della
giunta Vendola. "La Regione dovrà comunque difendere, costi quel che
costi, i nostri interessi e soprattutto intervenire per la liberalizzazione di
alcune rotte ferroviarie. Penso anche alla Bari-Roma: potrebbe essere messa a
concorso, ci sono direttive europee che prevedono che da tempo sia
liberalizzato il trasporto. In Francia funziona già così: se vuoi andare da
Parigi a Bruxelles sei tu a scegliere il vettore. è il monopolio di Trenitalia
ad aver ucciso il servizio".
( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Bari IL
RITORNO PREPOTENTE DELLA LINEA GOTICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla
prima di cronaca) col doppio vantaggio di eliminare moltissimi stipendi e un
congruo numero di scavezzacolli dalle pacifiche scuole della Brianza. Una
cordata di imprenditori privati sembra che sia pronta ad organizzare nuove
scuole private a pagamento con insegnanti tutti eschimesi che, notoriamente non
sono meridionali a nessuno. Napoli. Dopo aver provveduto a nascondere la
immondezza in tutta la Campania affidandola ad associazioni che amano le
tradizioni e curano il folclore locale, forti della struttura famigliare
radicata nelle cave del territorio, gli esuberi dell'operazione, gente molto
esuberante, si è data alla organizzazione di gite a prezzi popolari in
occasione delle partite fuori casa della squadra del Napoli. Lo spettacolo
pittoresco di due stazioni ferroviarie dello stato messe a ferro e fuoco dai
gitanti ha autorizzato i giornali del nord a chiedere l'intervento dei lanzichenecchi.
La vicina Svizzera se n'è detta sprovvista, ma una cordata di imprenditori
privati pare che sia pronta a supplire alla confederazione elvetica e alla
svogliata Baviera con l'arruolamento di veterani della guerra dei trent'anni.
Un professore di storia ha avvertito che sarà difficile trovarne vivi in numero
sufficiente, dopo centinaia di anni, ma siccome è un professore nato a
Benevento, non gli hanno dato retta. Che ne sa lui, meridionale, di come sono
andate le cose! Però Napoli sembra pulita, come nuova, dopo che l'Esercito ha
avuto l'ordine di svuotare anche i portacenere delle case private dei quartieri
in cui si reca in visita il premier. Alitalia.
Assodato che il salvataggio della compagnia sarà fatto da tutti gli Italiani.
Il Financial Times ha calcolato che ogni cittadino, pargoli e centenari
compresi, sborserà circa centocinquanta euro. La apposita cordata di
imprenditori privati si mangerà la parte sana e la farà fruttare, la parte
avariata fallirà e le spese e i debiti li pagheranno i contribuenti. Una
cordata di imprenditori privati settentrionali del ramo
formaggi si dice che sia pronta a rottamare i resti dell'Alitalia avariata e a trasformarli in gorgonzola d'occasione. Già si
pensa a confezioni civettuole dal nome allusivo "vol-au-vent". Nel
frattempo la compagnia che nasce dalle scorze dell'Alitalia da bere,
come la Milano di Craxi, ignorerà letteralmente la Puglia e quasi tutte le
regioni del sud. Ora che gli aeroporti di Bari e di Brindisi hanno
raggiunto un livello esemplare di eccellenza. Ma, come dicevamo, è meglio che i
meridionali non si facciano illusioni sul progresso del mezzogiorno e, se
proprio vogliono, se la facciano loro la linea aerea. Una cordata di
imprenditori privati del sud, adepti del PdL, si dice che sia pronta a creare
una compagnia pugliese per collegare il Salento, da Maglie, per la precisione,
al resto del mondo. Si sussurra che il nome potrebbe essere "San Giuseppe
da Copertino airline". Il Santo, notoriamente e miracolosamente, volava.
Negli aeroporti pugliesi esistenti, ormai inutilizzati, si potranno organizzare
mostre sui trulli e concerti di pizzica. Intanto l'opposizione di sinistra o
centrosinistra, fate un po' voi, boccheggia e sta per portare i libri in
tribunale. Soprattutto in Puglia dove, peraltro, governa. Ma, pare che si stia
formando una cordata di imprenditori privati che vorrebbe dichiarare fallita la
parte indebitata e fallimentare e rilevarne la parte, molto piccola per la
verità, redditizia per farne un villaggio vacanze.
( da "Unita, L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Veltroni: il governo
sta aumentando le tasse Applausi e orgoglio alla Festa di Firenze: "Basta
risse, chi loda Berlusconi offende gli elettori del Pd" di Bruno
Miserendino/ Firenze SUDATO E FELICE, alla fine. Si voleva lasciare alle spalle
una brutta estate, la festa di Firenze gli dà una mano. Applausi e calore per
Walter Veltroni, quando chiede orgoglio al partito, quando richiama i dirigenti
a darsi da fare, discutendo di meno e stando di più tra la gente. Applausi
quando richiama lo spirito del Lingotto e quando attacca duro sul governo,
perché, dice il segretario, "l'Italia sta male, molto male", e quando
i fuochi d'artificio berlusconiani finiranno, quando i media usciranno dal
torpore del pensiero unico, si vedrà che sul campo questo governo avrà lasciato
diverse bugie e molte politiche economiche sbagliate. Migliaia di persone sotto
il torrido tendone dei dibattiti, intervistatore Enrico Mentana, applaudito
anche lui, Veltroni parla per un'ora e mezzo, acquistando fiducia lungo la via,
ma rincorrendo un filo abbastanza semplice: non si può tornare indietro,
"l'idea del Pd è giusta", il partito è giovane ma c'è (e anche il
leader, ovviamente). Ma si deve far trovare pronto alle scadenze elettorali,
perché non è detto che Berlusconi duri cinque anni. Però questo partito deve
uscire dalla fase del lutto, dal tran tran dell'autoanalisi, e rimboccarsi le
maniche. Deve tornare all'attacco. Incomincia lui: bacchetta Parisi, che
l'altra sera per due ore ha parlato nella stessa sala parlando male solo del
Pd, lancia qualche frecciata a D'Alema, è duro con Di Pietro e ovviamente con
Berlusconi, che dei veri problemi degli italiani se ne infischia. "Io sto
- attacca - in una squadra quando si vince e quando si perde, e dò una mano
sempre", "fino al 15 aprile avevo una processione di gente dietro
alla porta che mi diceva grazie, ci hai salvato, ma il 16 avevano un'altra
faccia, è brutto anche da punto di vista umano e non aiuta lo spirito di
squadra". A Parisi lo dice così: "Io evito le polemiche, me le prendo
tutte sulle spalle, ma dico che tutti dobbiamo avere l'orgoglio per il 34%
preso alle elezioni e penso che chi viene qui per dire che Berlusconi è meglio
di Veltroni offende in primo luogo chi ci ha votato...". Applausi e
qualche fischio all'indirizzo di Parisi, ma l'esempio serve per far capire che
così non si va lontano. A D'Alema, che proprio qui l'altra sera ha formalizzato
una richiesta di coinvolgimento ai vertici del Pd, Veltroni manda un messaggio:
"Va benissimo se Massimo vuole darci una mano...". "E vanno
benissimo anche le Fondazioni, anche se secondo il me il tesseramento deve
essere uno solo, quello al Pd". Veltroni, a proposito di D'Alema e altri,
rivendica di aver visto giusto anche sulla vocazione maggioritaria. "No
alla discussione su quali alleati avremo fra quattro anni, pensiamo a noi, ai
nostri valori, nessuno pensa che se ci fossimo presentati con la vecchia Unione
avremmo preso un voto in più". A proposito di alleati e valori. Sull'Udc
Veltroni è freddino: "Non dobbiamo stringere Pier Ferdinando Casini in un
abbraccio, perchè più lo si stringe più lo si mette nelle condizioni di
fuggire, con l'intelligenza della politica dobbiamo creare delle condizioni di
prossimità". Per ora dunque è strategia del dialogo, sia verso il centro
che verso la sinistra radicale. Ma il Pd ora deve pensare a rafforzare se
stesso e i suoi programmi, allevando dirigenti che sappiano andare tra la
gente, poi si penserà con chi allearsi. A chi lo accusa di essere andato con Di
Pietro Veltroni ricorda che la scelta è stata "condivisa", e quanto
al dopo-elezioni dell'ex pm parlare di delusione è poco: "Appena ha visto
che aveva preso due deputati in più della soglia necessaria per fare un gruppo
non ha esitato a stracciare il patto siglato prima delle elezioni". Quanto
ai valori, avverte Veltroni, guardate che Di Pietro non ha niente a che vedere
con la sinistra, come dimostra il suo no al diritto di voto agli immigrati e il
suo sì all'introduzione del reato di immigrazione clandestina. Insomma Di
Pietro è buono "solo a cavalcare la tigre del giustizialismo", mentre
per il Pd la mano dura e l'inclusione sociale sono due facce della stessa
medaglia. Qui Veltroni prende molti applausi, fa capire da dove viene il Pd, un
partito che deve ricordare cosa è stata l'Italia dell'emigrazione e che deve
avere il coraggio di andare controcorrente, se soffiano venti di razzismo. Se
si aggiunge il forte richiamo all'ambientalismo, anche questo accolto con
calore dalla platea, si delinea un'immagine del Pd chiaramente alternativo alla
destra. Su questo Veltroni batte e ribatte. Già, che fine ha fatto Robin Hood,
ora che il petrolio scende e il prezzo della benzina no? E
che cosa dire del capolavoro Alitalia, che costerà un miliardo e
mezzo ai contribuenti? Questo Spinetta (il presidente di Air France) è un
genio, dice con sarcasmo Veltroni, con noi avrebbe pagato ma ora ha capito che
Berlusconi l'Alitalia gliela dà su un piatto d'argento gratis. Nessuna polemica
con gli imprenditori, piuttosto con chi ha parlato di conflitto d'interesse tra
Colaninno padre e Colaninno figlio ("incredibile in un paese che ha nel
premier un conflitto d'interessi di proporzioni planetarie"). In generale
delle politiche economiche del governo Veltroni pensa tutto il male possibile: "Tagliano
su investimenti, scuola, salari, dicono bugie sulle tasse e anche
sull'Ici". Ma Veltroni vuole marcare la grande differenza col passato: il
Pd andrà in piazza ma non dirà solo dei no, prima della manifestazione
presenterà un pacchetto di proposte per le famiglie a base di sgravi fiscali
per gli incapienti, aiuti per gli affitti e per i mutui. Il succo è che di
fronte a una congiuntura negativa il governo ha fatto l'opposto di quel che
hanno fatto gli altri paesi, dove tentano di aiutare il potere d'acquisto. "In
Italia, invece, innanzitutto ci siamo occupati dei problemi giudiziari di
Berlusconi". Facciamo tornare l'indignazione, dice Veltroni, sulle
ingiustizie e sulle bugie. Ultimo esempio: "Quando parlavo con gli
artigiani vedevo un'immagine di Visco crocefisso, ma lo sanno che ora per loro
le tasse aumentano?". E non era meglio la nostra ricetta, ridurre le tasse
e lotta all'evasione vera? Ecco il punto: le idee del Pd sono giuste, andiamo a
discuterle con la gente. Se Veltroni aspettava risposte, dalla platea sono
arrivate. Come dice un gruppetto di giovani, alla fine: "Walter, fregatene
di tutto, vai avanti".
( da "Unita, L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Darwin Pastorin Da
Lippi a Lippi, due anni dopo. Dalla notte di Berlino, tra Wenders e la
felicità, alla notte di Larnaca, prima partita delle qualificazioni mondiali.
Noi siamo i campioni, i reduci dalla gloria: l'Europeo è stato un passaggio
indolore, con Roberto Donadoni precario fin dall'inizio e poi, nemmeno troppo
romanticamente, triste solitario y final. Da noi gli allenatori, vanno e
vengono e a volte si fermano, adesso è il tempo di José Mourinho, con i suoi
fogli, la sua filosofia dominante, il suo ego che non conosce confini. La
scienza ha soffocato la fantasia, lo schema ha sostituito il dribbling. Ma da
Lippi a Lippi, cosa è cambiato? Molto, troppo. Non solo nel pallone, a
quell'epoca avvolto nei meadri di calciopoli, ferito e umiliato: poi arrivarono
gli azzurri a farci risalire dal pozzo. Tutto sembrò una favola: le polemiche
della vigilia, le interpellanze parlamentari, le nuvole d'ira prime della fuga
verso la vittoria, con tutto quello che accadde con la Francia: dalla testata
di Zidane a Materazzi ai rigori, con l'ultimo urlo affidato a un terzino, Fabio
Grosso. Salgari che batte Verne: finalmente! C'era Prodi e adesso c'è, di
nuovo, Berlusconi. C'era la sinistra, e adesso non c'è più. C'era l'Alitalia e adesso non c'è più. C'erano i maestri e adesso c'è il maestro
unico. Per fortuna, non siamo ancora arrivati al pensiero unico. E il pallone
rotola nelle sue contraddizioni. E ci mostra, per la nostra commozione e la
nostra rabbia, l'immagine del dolore, della passione: Stefano Borgonovo
colpito, come altri giorcatori, dalla Sla. Ed è questa una battaglia, ha
ragione Oliviero Beha, che il calcio non può perdere. Zamparini, no. Lui è
rimasto lo stesso: ha licenziato, dopo una sola giornata, l'ennesimo tecnico.
Questa volta è toccato a Colantuono. Sono tornate le violenze dei teppisti, gli
stadi sono sempre più vuoti, di colori, di calore e, soprattutto, di bambini.
Un tempo eravamo l'Eldorado del football. Ma ricordate gli Anni 80? Maradona,
Platini, Zico, Falçao e i mundial di Spagna tutti qui da noi, ad avvolgere il
campionato di tutte le meraviglie del possibile. Adesso è l'Inghilterra a
comandare. Prepariamoci a veder partire i nostri assi: in Italia arriveranno
soltanto i vuoti a rendere. Aveva visto giusto Jorge Luis Borges: "Il
calcio comincia a essere una menzogna molto ben raccontata dai mezzi di
comunicazione". Ma da Lippi a Lippi tutto ricomincia. Perché questa è, sin
dall'epifania, la forza del pallone: perché Balotelli è una speranza, perché
Giovinco va oltre la tattica, perché, in un campetto di polvere e riscatto,
proprio in questo momento, un dieguito dai capelli arruffati e dai piedi scalzi
sta facendo impazzire avversari più forti e grandi di lui. Cicli Azzurri.
( da "Unita, L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Mi oppongo
agli esuberi a Roma e agli aerei a Milano" di Bianca Di Giovanni "Noi
andremo avanti lo stesso. Non mi rassegno all'idea che a Roma spettano gli
esuberi e a Milano gli aerei con le rotte". Piero Marrazzo non ci sta a
farsi dire cosa può fare e dove si deve fermare. "Il mio ruolo è quello di
tutelare gli interessi del territorio. Lo dico a chiare lettere: c'è una
cordata nordista, che sta spostando a Nord il traffico aereo a scapito del
sistema Paese. Se questo è il federalismo, cominciamo male. Dico no a
Alipadania". Il "no" di Corrado Passera non lo sorprende.
"Dicono che deve essere una privatizzazione... vedremo", commenta.
Per il presidente della Regione Lazio, comunque, la partita non è finita qui.
Non basta quel divieto, così tranchant (e condiviso anche da Emma Marcegaglia,
numero uno di Confindustria) a fermare i suoi propositi: confermare le rotte
presenti oggi a Fiumicino, che con gli investimenti già programmati potrà
raggiongere l'obiettivo dei 50 milioni di passeggeri nel giro di pochi mesi dai
36 attuali. Per questo tiene la porta aperta: andrà a incontrare Roberto
Colaninno e Passera. Presidente Marrazzo, può chiarire perché la Regione
dovrebbe entrare nell'azionariato? Per fare cosa esattamente? "Perché la
Regione ha 50mila persone che lavorano in questo settore. E quando viene
presentato un piano da tutti imprenditori del Nord che prevede di posizionare
le rotte su Malpensa, la Regione può essere un soggetto equilibratore. Come lo
siamo in Aeroporti di Roma. Il pubblico non va demonizzato. Lontana da me
l'idea del dirigismo o dello statalismo: non si pensi che mi piacciono i
baracconi. Il fatto è che sono preoccupato. Ma li avete fatti bene i
conti?" In che senso? " Sapete quanto valgono gli
esuberi Alitalia su Roma? Per ogni dipendente Alitalia in
esubero a Roma ci saranno altri 2 esuberi nell'indotto. Secondo: da lunedì
(domani, ndr) parte il tavolo per il monitoraggio del precariato Alitalia. Scommettiamo che usciranno fuori altri possibili lavoratori
"invisibili"?". Vuole dire che i numeri sono molto
peggiori di quel che si dice? "Certo, a Roma e nel Lazio sicuramente.
Ancora: vogliamo vedere che fine faranno i 2.700 che rimarranno fuori dal
perimetro aziendale?". Sì, ma in che modo avendo una quota il Lazio può
tutelare questi lavoratori? "Perché nella democrazia di mercto ci sono
diverse possibilità per la partecipazione dei cittadini all'impresa. O
l'azionariato diffuso, oppure la presenza di chi tutela i bisogni del
territorio. Ci stiamo rendendo conto che alcuni imprenditori privati in questo
momento stanno togliendo la possibilità di sviluppo a Roma e nel Lazio? In un
Paese moderno, a democrazia avanzata, chi decide del futuro della capitale del
Paese? Un gruppo di imprenditori o anche il governo e gli enti locali? Troppo
facile prendersi lo sviluppo e poi chiamare la Regione a discutere di esuberi e
licenziamenti". C'è chi insinua che lei voglia creare poltrone,
portaborse... "Poltrone io? Io che ho tagliato le società regionali
portandole a 7 da 30 che erano, io che ho falcidiato il numero di dirigenti. Mi
chiamano già il Brunetta della sinistra. Ma quali poltrone: io penso al futuro
di 5 milioni e 700mila persone". Gasparri ha detto che deve pensare
piuttosto salla sanità. "Non gli rispondo nemmeno che sto gestendo il
debito pregresso, e che i cittadini del Lazio pagheranno da soli tutto il deficit.
Ma chi dice che la Regione deve fare altro, rispondo che ogni anno diamo agli
imprenditori circa 500 milioni per le loro attività. Allora, mettiamoci
d'accordo: il pubblico dev'esserci per gestire esuberi e dare contributi e non
deve esserci per decidere le linee di sviluppo? È la Costituzione che mi affida
anche questo ruolo. Il pubblico in alcuni casi aiuta anche a indirizzare
l'attività del privato, a indirizzarla verso gli interessi collettivi e
diffusi". Oggi si lamenta lei, con il piano Air France si lamentava
Milano. Non servirebbe una visione più nazionale, meno localistica? "E
Roma non rappresenta un interesse nazionale? È la capitale del Paese. Air
France faceva una cosa che farebbe chiunque in Italia: sviluppare il traffico
aereo sulla capitale, che ha più mercato. A questo punto dico: decida il
mercato. In questo momento si sta decidendo per una compagnia a medio e corto
raggio: questo è nell'interesse nazionale? Non mi pare. In questo momento si
stanno scaricando su una bad company tutte le perdite: questo non è statalismo?
Secondo quale regola di mercato si offre a una società un monopolio, e per di
più le si consente di cedere in outsourcing i rami d'azienda considerati
inutili. E poi non si consente di partecipare ai territori interessati dalle
dismissioni?". Non è che con questa proposta cerca solo visibilità?
"Io sto rivoluzionando la sanità nel Lazio, figuriamoci se mi servono le
prime pagine con Alitalia. Dico solo che il Paese
potrebbe pentirsi molto presto di aver detto sì a questo piano".
( da "Unita, L'" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Oreste Pivetta
inviato a Cernobbio PALETTI Per ora Alitalia vola a Cernobbio, sulle rive del lago di Como, tra i tavolini
bianchi da giardino del Workshop Ambrosetti. All'ombra di un lussureggiante olmo,
Corrado Passera, amministratore delegato di BancaIntesa, solido regista della
gran partita politica e industriale, ha messo i puntini sulle "i",
tanto per spiegare che è inutile allungare le mani o alzarle per nuove
richieste, come ha fatto poche ore più tardi la solita Letizia Moratti,
per il suo hub nordista. I puntini sulle "i" sono seguenti:
l'eventuale partner straniero non arriverà alla maggioranza assoluta e neppure
a quella relativa, non si andrà oltre i venticinque soci, nessuno potrà aspirare
a possedere più del dieci per cento delle azioni, i soci saranno solo
"privati" e quindi Marrazzo e Penati si mettano il cuore in pace, il
piano è quello che è e peraltro la discussione con i sindacati procede bene.
Insomma, giustamente , Corrado Passera, in una fase delicata, che potrebbe
essere conclusiva, ha scelto di tagliar corto con illazioni, illusioni,
speranze. Una tra le tante illazioni riguardava il patto segreto con Air
France, alleata nel rilancio, perchè diventasse socio di maggioranza, in prospettiva,
poco alla volta in crescita. Passera ha negato: si potrebbe scegliere che il
partner neppure entrasse nell'azionariato. Passera ha anzi precisato che lo si
cerca ancora: i francesi sono in prima fila, ma la candidatura di Lufthansa non
è mai stata respinta. D'altra parte con Air France o con chiunque altro in
compagnia, il piano non muterà: tuttalpiù potrebbero essere variate alcune
destinazioni. Perentorio: "Su questo possiamo chiudere l'argomento".
Nuovi soci: Passera ha indicato quel tetto di venticinque, ma non ha indicato
nomi. Gli hanno chiesto di Mediobanca, ma ha semplicemente risposto che saranno
i soci fondatori della Cai, della nuova compagnia, a scegliere e decidere:
"Io non entro nel discorso". A chi gli chiedeva di potenziali conflitti
di interesse in Alitalia per alcuni dei nuovi soci
della holding Cai come i Benetton e il fondo Clessidra, impegnati nel settore
aeroportuale, Passera ha risposto di ritenere "che la posizione di
minoranza, e molto contenuta, di alcuni soci all'interno del controllo, e la
capacità di gestire questa loro duplice posizione, possa essere assolutamente
tollerata". Poche ore dopo, anche Emma Marcegaglia, presidente di
Confindustria, avrebbe spiegato il suo conflitto di interessi: non ci sarebbe
tenendo conto della vocazione siderurgica dell'impresa di famiglia, rispetto
alla sua presidenza neppure, perchè avrebbe scelto di partecipare solo per
stimolo, per dare l'esempio, con una piccola quota, tanto per smentire la fama
di scarso coraggio dell'imprenditoria italiana: "Dimostrerò coi fatti che
le mie stelle polari saranno la concorrenza e le liberalizzazioni". Si
torna all'epopea dei "capitani coraggiosi". Che nell'impresa comunque
guadagneranno. Come è ovvio e lecito dato il mestiere. Qui Passera ha voluto precisare
e difendere: non guadagneranno a spese della collettività. Cioè: la vecchia Alitalia è fallita e il costo del fallimento cadrebbe tutto
sulle spalle dell'azionista pubblico cioè dello Stato, se qualcuno arriva e ci
mette un miliardo di euro, l'onere per lo Stato diminuirà. Certo, ma verrebbe
voglia di riscrivere la storia di Alitalia:
"Esempio di connivenza tra politica e sindacati", ha accusato la
Marcegaglia, ma di queste accuse si rischia il qualunquismo. Altro capitolo: il
Nord offeso e abbandonato. Oddio visto da Roma, si direbbe proprio il
contrario: Fiumicino punito dagli imprenditori del Nord. Precisato che Marrazzo
e Penati dovranno accontentarsi di stare a guardare, Passera ha spiegato alla
Moratti che due aereoporti come Linate e come Malpensa, Milano non se li può
tenere. La Moratti ha insistito perchè vuole l'hub a Malpensa, mettendo sul
piatto della bilancia i viaggiatori per il suo Expo 2015. Nella disfida le
parole più ragionevoli e quindi più inascoltate le ha pronunciate l'ex presidente
di Alitalia in quota Bossi e ora presidente di Sea, la
società che gestisce Malpensa e Linate e sta nell'azionariato di Orio al Serio,
l'avvocato Bonomi, il quale, presentando una ricerca sul sistema aereoportuale
italiano ed europeo, ha spiegato che il problema sta in una razionalizzazione
degli scali e soprattutto nella liberalizzazioni dei cieli. Cioè Bonomi
rivendica per Malpensa la possibilità di far da sè, tagliando i vincoli (cioè
gli slot) che la legano ad Alitalia. Quindi la
battaglia di alcuni che chiedono più voli della nuova compagnia su Malpensa è
un poco arretrata? "Certo, è arretrata. Se arriveranno voli in più ben
volentieri, ma non tiro per la giacchetta Colaninno, Sabelli o chi viene, per
chiedere un volo in più". Intanto però, ricordando la causa aperta con Alitalia per il declassamento di Malpensa, Bonomi ha
rassicurato quelli della Cai: si può tagliare il maxirisarcimento di un
miliardo e duecento milioni chiesto all'epoca del governo Prodi e della
trattativa con Air France e poi a pagare sarebbe comunque la bad company.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-07 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Ricerca Ambrosetti: Malpensa deve restare un hub. Passera: incontro con il sindaco sul piano di assunzione degli esuberi Alitalia Moratti: sull'Expo siamo bloccati "Spero che si trovi
presto una soluzione". Bossi: il governo non ha trascurato Milano
"Sull'Expo siamo ancora un po' bloccati". Ma il fedele alleato
Umberto Bossi frena: "La Moratti non può dire di essere trascurata dal
governo perché Tremonti le ha dato tanti soldi ". Da Cernobbio,
Letizia Moratti chiede che Malpensa resti un hub. Si dice pronta a recuperare
gli esuberi di Alitalia in cambio dello sviluppo
dell'hub. In più, uno studio Ambrosetti- Sea rileva che Malpensa sarà fondamentale
per l'Expo quando 6 milioni di visitatori su 30 arriveranno a Milano in aereo.
La Moratti replica anche alle critiche di Paolo Del Debbio. "Io rispondo
ai cittadini". A PAGINA 3 Giannattasio.
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
UMBERTO MANCINI ROMA - "Ci muoviamo in parallelo e c'è un apprezzamento
reciproco". Sorride Christine Lagarde, ministro dell'Economia francese,
parlando della manovra economica triennale varata ad agosto dal governo
italiano. Parigi e Roma - fa capire - sono dalla stessa parte. Condividono
ricette e analisi. E, in fondo, hanno le stesse preoccupazioni sul futuro
dell'economia, messe in luce nel Workshop Ambrosetti, e di cui la Lagarde ha
probabilmente parlato anche con il ministro Tremonti, Joaquin Almunia e Jean
Claude Trichet, presenti a Villa d'Este insieme ad economisti, imprenditori e
banchieri. Del resto la Lagarde, scelta dal presidente Sarkozy per guidare un
dicastero chiave, è convinta che l'Europa debba rispondere con una voce sola
alla crisi internazionale in atto. Lo deve fare con iniziative concrete e tre obiettivi
principali: supporto alle imprese, maggiore produttività e più mobilità sul
mercato del lavoro, una strategia per dare stabilità ai mercati. In questa
intervista al Messaggero fa il punto, non nascondendo difficoltà e problemi.
Mercati finanziari nella bufera, timori di recessione sull'Europa e su Francia
ed Italia in particolare. Come valuta la situazione e come si esce dal tunnel?
Lei è ottimista o pessimista? "Sono costituzionalmente portata ad essere
ottimista, ma professionalmente, per motivi di lavoro, devo essere realista. La
situazione economica è difficile, basta guardare le cifre sull'andamento della
produzione. Stiamo attraversando un periodo complesso. Ed è necessario dare una
forte risposta europea alle difficoltà internazionali". In che direzione?
Cosa occorre fare praticamente? "Penso a tre iniziative. Primo. Sostenere
finanziariamente le piccole e medie imprese europee per evitare che vengano
schiacciate o soffocate dalle difficoltà legate all'accesso al credito. Bisogna
invece consentire che non vi sia una stretta su questo fronte. In questo quadro
la Bce dovrebbe allentare i vincoli imposti alle banche". L'altro punto?
"Bisogna creare una situazione, una zoccolo duro di stabilità. Per dare
fiducia ai mercati. Aumentando la trasparenza in varie direzioni: banche,
agenzie di rating, assicurazioni. Servono direttive europee che consentano di
avere un quadro chiaro e definito. Terzo punto. Le riforme strutturali: è
necessario lavorare di più, aumentare la produttività, la capacità competitiva
delle imprese e del mercato del lavoro. Questo si fa sviluppando la concorrenza
a tutti i livelli. Non dimenticando che istruzione, formazione, innovazione
sono i valori che poi consentono alle riforme di esplicitarsi. Va anche
migliorata la mobilità del mercato del lavoro a livello europeo. L'obiettivo è
lavorare di più. Così si può uscire prima dalla crisi". Come valuta la
manovra economia triennale varata dal governo italiano. Il ministro Tremonti ha
profondamente innovato rispetto al passato, definendo misure strutturali che
danno un quadro di certezze sul fronte dei conti pubblici in un periodo
congiunturale estremamente critico... "Italia e Francia in questo senso si
muovono sulla stessa linea. Molte delle importanti riforme da voi avviate sono
da noi state approntate o realizzate e ovviamente le condividiamo". Per
esempio? "Per esempio la detassazione degli straordinari. Con Tremonti
siamo sulla stessa linea. Misure che vanno in una direzione definita: dare più
competitività al sistema nel suo complesso". C'è poi la cosidetta Robin
Hood tax.... "Sì, penso anche alla vostra Robin Hood tax. In Francia c'è
una iniziativa simile pronta a decollare: si tratta del rsa, cioè del reddito
di solidarietà attivo. Un fondo contro la crisi che verrà finanziato con un
prelievo su certi redditi da capitale. Anche qui si tratta
di una misura strutturale importante per favorire chi è in difficoltà".
Ultima domanda ministro: Air France e Alitalia sono più
vicine? "Nessun commento, dico solo che tutto ciò che unisce gli europei è
una cosa positiva".
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-07 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE "Rilanciare Malpensa per far decollare l'Expo"
A Cernobbio una ricerca Ambrosetti difende il ruolo dell'hub Incontro
Passera-Moratti sui piani per l'assunzione degli esuberi di Alitalia
La Moratti replica alle parole di Del Debbio che non crede ai sindaci super
partes: io rispondo solo ai cittadini "Il Paese ha bisogno di un
hub". Ovviamente, Malpensa. E poi tocca a Expo: "Siamo un po'
bloccati". Dal Workshop Ambrosetti di Cernobbio, il sindaco Letizia
Moratti rilancia su Alitalia e mette la carte in
tavola. Scambia la salvezza degli esuberi di Alitalia
con lo sviluppo dell'hub varesino. Mentre la Sea, con il suo presidente,
Giuseppe Bonomi fa sapere che Milano è disposta a ridimensionare Linate se
Malpensa resterà hub. Bonomi si è detto anche a disponibile a ridurre il
risarcimento di 1,2 miliardi richiesto ad Alitalia,
"in relazione agli sviluppi del traffico e del sistema aeroportuali".
E uno studio congiunto Ambrosetti- Sea intreccia indissolubilmente il destino
di Expo 2015 e Malpensa. L'Esposizione porterà a Milano 30 milioni di
visitatori di cui 6 milioni arriveranno in aereo: "Per questo - è scritto
nella ricerca - è assolutamente indispensabile definire un piano di azioni
operative... per allineare Malpensa ai migliori standard europei". Altro
che ridimensionamento. Alitalia, Malpensa, Linate,
Expo, il rapporto difficile con il governo amico. Tutto si lega per la Moratti.
Che ieri ha replicato alle critiche dell'ideologo di Forza Italia, Paolo Del
Debbio: "Io rispondo ai cittadini dice secca il sindaco - anche se
naturalmente so che all'interno di chi mi ha votato c'è una componente
importante che è il centrodestra". Il sindaco ribadisce la sua figura
istituzionale e anche la sua "solitudine" attaccando nuovamente il
Governo su Expo: "Ha vinto Milano - dice a Libero - , non vorrei ora uno
scippo". Ancora: "In questo momento siamo un po' bloccati - riprende
la Moratti -, mi auguro che la situazione si sblocchi". Ma anche l'alleato
Umberto Bossi frena: "Non può dire di essere trascurata dal governo perchè
Tremonti le ha dato tanti soldi". Il sottosegretario, Roberto Castelli
parla invece di un decreto di "compromesso". Alitalia. "è
importante lavorare anche con Alitalia per cercare di capire come
insieme possiamo continuare a sviluppare Malpensa come hub". Rilancia
anche la proposta di salvare parte degli esuberi Alitalia con lo
sviluppo dell'hub varesino: "Se verrà confermata questa prospettiva ci
sarà una valutazione positiva rispetto alla capacità di Sea-Malpensa di
poter assorbire gli esuberi di Alitalia".
Proposta ritenuta "assolutamente interessante" dall'amministratore
delegato di Intesa-San Paolo, Corrado Passera che incontrerà la Moratti nei
prossimi giorni. A Passera non interessa invece la proposta di entrare nella
compagine azionaria che arriva dalla Provincia di Milano e della Regione Lazio.
"è una vera privatizzazione " spiega l'ad di Intesa- San Paolo.
"Il nostro obiettivo - replica Filippo Penati non è mai stato di diventare
soci di una compagnia aerea, ma quello di tutelare gli interessi della comunità
del territorio". Maurizio Giannattasio Il decreto Per il sottosegretario
Castelli (nel tondo) il decreto sull'Expo sarà un compromesso che riuscirà ad
accontentare tutti.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Intervista Il ministro del Welfare Sacconi: garanzie agli esuberi
ma ora salari variabili "Sui contratti bene la Marcegaglia, bisogna legare
gli stipendi alla produttività" ROMA - Le sue parole chiave sono
"responsabilità " e "condivisione". Maurizio Sacconi,
ministro del Lavoro,Salute e Politiche sociali, è convinto di poterle
utilizzare con successo nella ricerca delle soluzioni per la vertenza Alitalia e per quella sulla riforma del contratto che vede
l'impasse del confronto tra sindacati e Confindustria. "C'è un'unica
soluzione per evitare l'ulteriore impoverimento dei salari, ed è legarli alla
produttività" afferma, lanciando lo slogan per un autunno "nè caldo,
nè freddo ma responsabile". Lei concorda dunque col presidente della
Confindustria, Emma Marcegaglia, quando sostiene di essere pronta a firmare il
contratto con chi ci sta, anche senza Cgil? "La soluzione migliore è che tutti
firmino l'accordo. La peggiore che non si firmi nulla. Per il resto, non entro
nella trattativa se non per auspicarne la conclusione nei tempi brevi previsti,
entro la fine del mese. Così da poter confermare la sperimentazione della
detassazione degli straordinari e dei premi di produttività. L'accordo è una
grande occasione". Per che cosa? "Per sperimentare il nuovo modello
di relazioni industriali, verso il quale mi pare determinata Emma Marcegaglia,
fondato non sulla conflittualità ma sulla condivisione. Che non vuol dire
cogestione nè apatia, ma regole precise. Per i salari la "cum
divisione" significa riflettere i risultati dell'azienda. Non solo, come
avviene oggi, quando sono negativi, con la perdita del posto di lavoro, ma
anche quando sono positivi. E poi vuol dire anche la comune gestione -
imprenditori e rappresentanti dei lavoratori - in organismi bilaterali dei
servizi che riguardano la persona del lavoratore e cioè collocamento,
formazione, sicurezza e ammortizzatori sociali". La
vertenza Alitalia sarà un banco di prova per il nuovo modello di relazioni
industriali? "Sì, anche perché il rilancio dell'Alitalia non potrà
mai avvenire senza coinvolgere tutti i lavoratori, che dal primo giorno di vita
della nuova compagnia dovranno partecipare al lavoro e alla fatica per rendere
sostenibile il progetto di salvataggio e sviluppo. Condividere le
fatiche per condividerne i risultati. E non sarà solo l'occasione per
sperimentare il nuovo modello ma anche per attuare una diversa struttura del
salario che dia rilievo alla parte variabilmente collegata ai risultati".
Saranno felici di sentir parlare di condivisione i lavoratori in esubero...
"A quei lavoratori saranno offerte robuste garanzie, l'80% dei salari per
7 anni col diritto-dovere di accettare una nuova occupazione compatibile con la
precedente, pena la perdita del beneficio. Inclusi gli impieghi a termine,
esauriti i quali si tornerà a godere del precedente sussidio" . Si
tratterà di impieghi pubblici o nelle Poste? "Nessuno ha mai parlato di
Poste o ministeri. E comunque non si tratterà di pubblico impiego". A
proposito, quanti sono davvero gli esuberi? "Il numero è stato fatto:
3.250. Per i 1.600 addetti alla manutenzione pesante e per quelli del cargo e
dei servizi informatici, posso assicurare che ci sarà una soluzione". Il
segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha espresso una posizione piuttosto
dura sulle soluzioni prospettate... "Il negoziato è in corso. Domani
riprenderanno a discutere le parti tra di loro sulle nuove relazioni
industriali, ma non vedo resistenze particolari nelle organizzazioni sindacali,
senza eccezioni". E' ottimista anche sul futuro di Alitalia?
"Con la scelta di un management adeguato e di un partner commerciale di
prestigio, il successo è possibile. Il piano è ambizioso ma realistico e il
gruppo imprenditoriale che ha presentato l'offerta è determinato: per Roberto
Colaninno è un vecchio sogno, già cinque anni fa mi aveva parlato di come
avrebbe voluto mettersi alla prova per risanare e rilanciare la compagnia. Il
paradosso, come dice Marcegaglia, è che i soliti nichilisti critichino gli
industriali non solo quando non si impegnano ma anche quando, come in questo
caso, mettono nell'impresa soldi freschi". Lei è anche ministro della
Salute. Si discute, e si litiga sul federalismo. Che ne pensa? "La sanità
rappresenta circa l'80% delle spese regionali e quindi la sua gestione
responsabile sarà la misura per il successo del federalismo fiscale che
garantirà a tutte le regioni entrate necessarie per i servizi essenziali
secondo costi standard e non più in base alla spesa storica.In questo senso è
fondamentale che, nel momento in cui si avvia la riforma, riesca il percorso
avviato dai due precedenti governi per far rientrare le regioni indebitate
sulla sanità. Questo significa una valutazione rigorosa e senza sconti dei
piani di rientro pena il commissariamento della sanità regionale a partire dal
Lazio dove il presidente-commissario è ora soggetto a valutazione in relazione
agli obiettivi che lui stesso ha concordato col governo Prodi". Stefania
Tamburello \\ L'Alitalia non sarà solo l'occasione per
sperimentare il nuovo modello di condivisione ma anche per attuare una diversa
struttura del salario che dia rilievo alla parte collegata ai risultati.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La nuova Alitalia L'offerta
e la partita di Malpensa Letizia Moratti, sindaco di Milano: "Se Malpensa
diventerà un hub, 1.500 esuberi Alitalia potranno
essere assorbiti da Sea" Giuseppe Bonomi (Sea): "Se ci fosse un
riposizionamento per effetto del piano Fenice, il danno verrebbe
ricalcolato".
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-07 num: -
pag: 1 categoria: REDAZIONALE La nuova compagnia Alitalia, stop di
Passera a Marrazzo CERNOBBIO - Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera, ha chiarito alcuni contorni del "piano Fenice ":
"Quella di Alitalia è una vera privatizzazione e quindi i soci devono essere
privati". Passera, dunque, rispedisce al mittente, ossia Piero
Marrazzo, la proposta di ammettere la Regione Lazio nella cordata messa insieme
da Intesa Sanpaolo per il salvataggio della compagnia di bandiera. E
ridimensiona anche il ruolo del futuro partner internazionale chiarendo che non
avrà il controllo della società. A PAGINA 5 De Rosa.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Nuova Alitalia, lo stop
di Passera a Marrazzo "Niente soci pubblici. E Air France non avrà il
controllo". L'apertura della Moratti: disponibili a ripensare Linate DA
UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO (Como) - Né le Regioni né altri enti locali:
"Quella di Alitalia è una vera privatizzazione e quindi i soci devono essere
privati". Corrado Passera rispedisce al mittente, ossia Piero
Marrazzo, la proposta di ammettere la Regione Lazio nella cordata messa insieme
da Intesa Sanpaolo per il salvataggio della compagnia di bandiera. E
ridimensiona anche il ruolo del futuro partner internazionale chiarendo che non
avrà il controllo della società, come invece dicono alcune voci che in questi
giorni hanno parlato di una proposta ad Air France con la promessa di farla
salire alla maggioranza assoluta nella Compagnia aerea italiana. All'indomani
della prima assemblea di Cai, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha
colto l'occasione del Workshop Ambrosetti per chiarire alcuni contorni del
"piano Fenice". E il primo messaggio è appunto un "no grazie
" alla partecipazione del Lazio in Alitalia che
ha trovato d'accordo il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
azionista di Cai, per la quale "il ruolo degli enti locali dovrebbero
essere quello di vendere aziende invece che comprarle". Ma Marrazzo
insiste: "Non lasceremo nulla di intentato per far valere le nostre buone
ragioni". Un coinvolgimento degli enti locali, tuttavia, non è escluso,
anche se in forme diverse dalla partecipazione alla cordata come quella proposta
da Letizia Moratti, che ha dato la disponibilità a riassorbire in Sea 1.500
esuberi nel caso in cui Malpensa venga scelto come hub. Non solo. Il sindaco di
Milano si è anche detta disponibile a valutare una "riconfigurazione di
Linate". Aperture giudicate "assolutamente" positive da Passera.
Decisioni su quale sarà l'hub di riferimento, tuttavia, non sono state ancora
prese. Il piano prevedrebbe in tal senso una doppia alternativa, tarata sul
partner. Benché sia stato fatto già molto, ci sono comunque ancora diversi ostacoli
da superare per chiudere il cerchio e far decollare Alitalia.
Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola è ottimista: "Abbiamo
esaminato il piano, che è di notevole spessore, abbiamo verificato una positiva
accoglienza anche da parte sindacale, abbiamo nominato l'advisor che dovrà in
questi giorni fare la valutazione sull'offerta: credo che in tempi molto brevi
sarà conclusa questa operazione ". Tra le questioni da chiarire, oltre al
numero e alla ricollocazione degli esuberi, c'è anche il nuovo contratto che
dovranno firmare i dipendenti della nuova Alitalia, e
che sarà più simile a quello di Air One che a quello in vigore nella compagnia
di bandiera. Intanto va avanti il lavoro sulla cordata. Passera ha ammesso che
l'azionariato è aperto e che i soci "alla fine saranno 20-25" ognuno
con il "10-15%". Ai 16 già noti si sono appena aggiunti Francesco
Micheli e Giuseppe Fontana, consigliere di Intesa, e a breve potrebbe arrivare
il gruppo trentino di logistica Arcese. Tra i nomi che circolano, quello di
Nerio Alessandri e la Colacem della famiglia Colaiacovo. Federico De Rosa
L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE
Retroscena Il travaglio di Epifani sull'accordo separato: non resterò
nell'angolo ROMA - Narrano i bene informati che prima di insediarsi alla
presidenza della Confindustria Emma Marcegaglia abbia promesso solennemente a
Guglielmo Epifani: "Non sottoscriverò mai un accordo sulle regole senza la
firma della Cgil". L'occasione per verificare che non sia stata soltanto
una battuta di circostanza potrebbe ora presentarsi prima del previsto. Da
tempo i sindacati e la Confindustria hanno aperto il dossier di quello che in
gergo si chiama "nuovo modello contrattuale ", cioè la riscrittura
delle regole che governano i rapporti economici fra le imprese e i loro
dipendenti. Un dossier che nelle ultime settimane ha subito una singolare
accelerazione, con una specie di trattativa sotterranea fatta di incontri
riservati, cene e telefonate fra i protagonisti di quello che dovrebbe essere
il più grande accordo fra le parti sociali dal luglio del 1993: Emma
Marcegaglia, il direttore generale della Confindustria Maurizio Beretta, i
leader della Cisl Raffaele Bonanni e della Uil Luigi Angeletti. Ma anche il
ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che di Bonanni è ottimo amico ma che
soprattutto è l'uomo che ha materialmente creato le condizioni del possibile
accordo. Insomma, tutti. Tranne uno, e neanche il meno ingombrante: il
segretario della Cgil. L'ipotesi che Cisl e Uil sarebbero a quanto pare già
pronte a sottoscrivere, salvo naturalmente stabilirne concretamente i contenuti
tecnici, è quella di rafforzare la contrattazione decentrata proprio grazie al
progetto del governo (e qui entra in gioco Sacconi) di detassare gli aumenti
che le singole aziende negozierebbero con i dipendenti. Le imprese avrebbero il
vantaggio di poter legare gli incrementi retributivi alla produttività. I
lavoratori quello di incassare somme maggiori, proprio perché detassate,
rispetto ai tradizionali aumenti di stipendio stabiliti per tutta la categoria.
Questo meccanismo, però, finirebbe inevitabilmente per ridimensionare il ruolo
del contratto nazionale, ed è qui che sorgono i problemi con la Cgil. Perché
Epifani punta invece a conservare intatto il peso della contrattazione
nazionale (l'unico strumento che lui ritiene in grado di tutelare anche chi è
escluso dalla contrattazione di secondo livello) allo scopo di recuperare
interamente la perdita del potere d'acquisto dei salari, colpiti ora anche
dalla recrudescenza dell'inflazione. E insiste nel chiedere la detassazione
tout court non degli aumenti legati alla produttività, ma dei redditi dei
lavoratori dipendenti. Soltanto che ora rischia di trovarsi in difficoltà, di
nuovo con un governo che non ha mai amato la Cgil, di nuovo isolato. Al punto
che qualcuno comincia a intravedere gli stessi spettri 2002, quando Cisl e Uil
firmarono con il precedente governo di Silvio Berlusconi l'accordo separato che
avrebbe dovuto spianare la strada all'abolizione dell'articolo 18 dello statuto
dei lavoratori. Per la cronaca, quell'accordo rimase lettera morta e l'articolo
18 non fu mai cancellato. Ma intanto il fronte sindacale si frantumò. Davvero
rivedremo quel vecchio film? Epifani non è certamente Sergio Cofferati, del
quale si disse che rifiutò la trattativa soltanto perché dall'altra parte c'era
Berlusconi. L'attuale segretario della Cgil non si è alzato dal tavolo e
sarebbe disposto pure a sottoscrivere l'intesa sull'Alitalia con
questo governo. Però non a firmare a ogni costo un accordo sul nuovo modello
contrattuale indigesto per il suo sindacato: tanto più se maturato in un modo
così inconsueto. Ma nemmeno Emma Marcegaglia è Antonio D'Amato, che su quella
battaglia per l'articolo 18 si giocò anche i rapporti con parte del mondo
imprenditoriale. Ieri ha dichiarato: "Lavoreremo fino all'ultimo
per trovare un accordo fra tutte le parti". Salvo poi precisare: "Se
non troveremo un accordo con tutti, faremo le nostre valutazioni. Non
fermiamoci davanti ai veti". Parole che sembrano avere un destinatario
preciso. Il segretario della Cgil, appunto. Con cui il presidente della
Confindustria si è accordato per parlarsi oggi a Cernobbio. Insomma, ce n'è
abbastanza perché i prossimi giorni si trasformino, per Epifani, in un lungo
travaglio. Almeno fino a venerdì, quando le carte saranno ufficialmente
scoperte e le proposte della Confindustria sul tavolo. Nel frattempo Bonanni
non ha rinunciato a tessere la tela del consenso all'accordo sul nuovo modello
contrattuale nel Partito democratico. Prima di tutto con gli esponenti del
mondo cattolico a lui più vicino, come l'ex presidente del Senato ed ex
segretario della Cisl, Franco Marini, e l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe
Fioroni. Ma poi anche con lo stesso segretario del partito, Walter Veltroni,
che dopo un vertice con Epifani ed Angeletti ha incontrato pure a quattr'occhi.
Qualche settimana fa. Sergio Rizzo Il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani:
la palla sulla firma del nuovo contratto passa a lui Dall'alto, il leader della
Cisl, Raffaele Bonanni, quello della Uil, Luigi Angeletti e Luigi Biggeri
dell'Istat.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena I democratici e le strategie per l'autunno tra piazza
e Parlamento Riforme, il segretario sceglie l'asse con Fini D'Alema invece
punta sul dialogo con Tremonti. E il Colle spinge per un'intesa sulla giustizia
ROMA - Non vogliono "morire berlusconiani ", perché questo è il
rischio che avvertono, e che li consegnerebbe a una sconfitta stavolta senza
appello. Per questo il gruppo dirigente del Pd è alla ricerca di una strategia
per costruire nuove alleanze di governo e conquistare due milioni di voti allo
schieramento avverso. è un obiettivo che D'Alema ha definito di "medio
termine", e che Veltroni ha provveduto a fissare alle "prossime elezioni
politiche", così da cautelarsi. Nel frattempo c'è da gestire la difficile
stagione di opposizione, e stabilire l'atteggiamento da tenere con il
centrodestra. Per l'autunno il leader del Pd sembra pronto a cambiar schema:
sarà in piazza a scaldare i cuori della base, ma in Parlamento si preparerà a
votare le nuove norme del processo civile, primo tassello della riforma
giudiziaria. Veltroni lo ha fatto capire ieri, chiudendo la Festa democratica.
Mentre attaccava il premier sulle "leggi ad personam" e difendeva
"l'autonomia della magistratura ", in un inciso ha spiegato che
"il primo passo da compiere è la ristrutturazione della giustizia
civile". è stato cauto, visto il passaggio delicato, ma dopo la rottura
con Di Pietro l'operazione è iniziata, tanto che - girando per le feste - il
vice segretario Franceschini ha spiegato come "un partito che si candida a
guidare il Paese, è un partito che alza la voce ma che non ha paura di dire sì,
anche se al governo c'è Berlusconi". Dato che la parola "dialogo"
è diventata un tabù, allora forse si potrà adottare il termine
"confronto", che Fini ha proposto proprio alla Festa di Firenze. E
all'ombra del "confronto" con la maggioranza, nel Pd ci si muove
battendo strade diverse. Mentre D'Alema nel suo gioco a tutto campo sembra
puntare soprattutto su Tremonti, Veltroni continua a tenere aperto un canale
con il presidente della Camera. In questo senso contano molto le affinità
elettive. Dopo una stagione di gelo, il ministro dell'Economia e l'ex ministro
degli Esteri hanno riallacciato i rapporti, al punto che in un recente discorso
alla Camera Tremonti ha definito D'Alema "uno statista". In passato i
loro ragionamenti convergevano sul proporzionale e sulla grande coalizione.
Oggi si misurano sul federalismo fiscale - che secondo l'esponente del governo
è una "formidabile occasione per costruire nuova classe politica" - e
anche sul rilancio dell'economia. Certo, D'Alema ha criticato la scelta dell'esecutivo su Alitalia, ma era stato tra i primi a
sperare in una soluzione nazionale. Tanto che ad alcuni industriali è tornato
alla mente un viaggio in Sudafrica del 2007, quando il dirigente del Pd era a
capo della Farnesina. Proprio quegli industriali si lamentarono con D'Alema
perché, per seguirlo da Roma, avrebbero dovuto passare per uno scalo all'estero:
"Allora perché faccio il tifo per una cordata italiana per Alitalia?", si sentirono rispondere. Tra Veltroni e
Fini il rapporto è antico, il loro gioco a difesa del bipolarismo speculare, e
l'elezione di Ciampi al Quirinale fu il successo più importante della loro
intesa. Entrambi al momento - e per diversi motivi - attraversano una fase
difficile, e la convergenza sul voto per gli immigrati è parsa occasionale.
Tuttavia il presidente della Camera è andato a Firenze proprio con l'intenzione
di rispondere al leader del Pd, "anche perché - ha spiegato poco prima di
salire sul palco della Festa - su questo tema dissi a suo tempo ciò che pensavo
e non ho cambiato idea". Ma Fini - che pure tiene stretti rapporti con
D'Alema - potrà favorire un approccio meno complicato a Veltroni quando in
Parlamento si aprirà il "confronto " sulle riforme, proprio per il
suo ruolo istituzionale e per la triangolazione con il Colle. Pesche c'è la
regia di Napolitano dietro questa nuova fase che sembra aprirsi. Basta sentire
Amato: "Spero non si ripeta quel che successe nella legislatura 2001-2006,
quando ero senatore del centrosinistra e stavamo all'opposizione. In Aula non
facevamo che votare no, e se riuscivamo a dilatare i tempi del dibattito,
subito dopo gridavamo: "Grande vittoria dell'Ulivo". Ricordo
Napolitano, un politico di lungo corso, mica uno che veniva dalle Carmelitane.
Diventato senatore a vita, era tornato a frequentare il Parlamento. Ebbene,
dopo una settimana iniziò a guardarci allibito, come fossimo dei mentecatti
". Il riferimento al capo dello Stato fa capire chi tira i fili del
"confronto". Ed è evidente quale percorso preferisca sulla giustizia,
se Amato dice che "alla separazione delle carriere è preferibile la
rigorosa distinzione delle funzioni per evitare comunelle tra giudici e
pm", e soprattutto se Fini si richiama ai "documenti della bozza
Boato" redatti in Bicamerale. Ed è vero che la rinnovata apertura sul voto
agli immigrati di Fini è stata liquidata senza mezzi termini dal centrodestra.
Ma forse la reazione veemente della Lega è stata dettata dalle parole
pronunciate dal presidente della Camera sull'iter del federalismo fiscale a
Montecitorio: "Chiederò alle commissioni un'ampia discussione che
coinvolga il mondo accademico, le forze economiche, sociali e sindacali. Non
certo per tirarla per le lunghe...". Forse sarà l'"autunno del
confronto ". Se così fosse, però, Follini invita Veltroni e D'Alema a non
cercare scorciatoie nè intermediari: "Se si vuol fare un patto con
l'Inghilterra, va fatto con la regina non con i principi di Galles". La
"regina" è Berlusconi. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-07 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni a Parisi: hai offeso il popolo pd Ovazioni al capo, che
attacca per riprendersi il partito. L'ex ministro: triste e deludente "Con
la sinistra radicale dobbiamo mantenere un dialogo ma sono rimasto allibito a
sapere che trattavano con le Farc" DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE - La
standing ovation la ottiene quando parla degli "immigrati trascinati nei
portabagagli " e quasi urla che "non basta solo il pugno di ferro, ci
vuole anche la stretta di mano, perché l'immigrato è mio fratello ". Ma
l'entusiasmo della platea si accende anche quando contesta "il fuoco
amico" e attacca Arturo Parisi, che "ha offeso quel popolo del 34%
che lavora". è la giornata dell'orgoglio per Walter Veltroni, che respinge
"la sindrome di Tafazzi" e quasi si commuove nel vedere l'entusiasmo
dei militanti del Pd. Veltroni, intervistato da Enrico Mentana, accusa chi
continua a fare "la laparotomia" al partito e quei dirigenti che
"sparano bordate solo per finire sui giornali" e chi inneggia al
Cavaliere: "Non sono per un partito antiberlusconiano, ma neanche per
dirigenti berlusconiani". Parisi, che ha difeso Prodi, parlando con i suoi
si mostra preoccupato e definisce "triste e deludente" il discorso
del segretario: "Ho proposto un'idea per le Europee e Veltroni ha
preferito far finta di non capire e insultare chi osa criticarlo".
L'ulivista Rosy Bindi, che in platea non applaude un granché, si mostra
realista: "Alcune critiche di Parisi erano impietose e in parte eccessive,
anche se penso che bisognava far di più per difendere Prodi". Quanto alla
collegialità richiesta da D'Alema, spiega un po' rassegnata, "si lavora
con quel che c'è", ovvero Veltroni. Il quale, secondo alcune
intercettazioni, sarebbe stato oggetto di un piano da parte di Prodi, grande
assente della Festa: "Un'invenzione ", la definiscono Sandra Zampa e
Giorgio Tonini. Il segretario, comunque, ricorda a certi ulivisti di avere
preso "la tessera numero due dell'Ulivo, dopo Prodi". Veltroni si
mostra sicuro di sé, intenzionato a riprendersi il partito, e la platea sembra
seguirlo. A loro annuncia la manifestazione del 25 ottobre: "Non sarà solo
per dire no, ma per proporre un'alternativa". A Massimo D'Alema, che aveva
maliziosamente lasciato a lui la risposta sull'alleanza con Di Pietro, dice:
"E' una scelta che abbiamo condiviso tutti, a parte uno" (si
riferisce a Marco Follini, in prima fila). Ma quel che conta è che "eravamo
tutti d'accordo: poi Di Pietro ha tradito e ha stracciato il patto".
Massimo Donadi (Idv) respinge l'accusa di tradimento. Veltroni dal palco lancia
un "pacchetto famiglia" e rivendica di essere "una persona di
sinistra ", lasciando intravedere un'apertura nelle alleanze. Spiega di
avere incontrato Claudio Fava (Sd) e Paolo Ferrero (Prc): "Dobbiamo
mantenere un dialogo e mi auguro che si possa verificare una convergenza".
Ma rimane freddezza, come dimostra l'attacco al Prc: "Sono rimasto
allibito a leggere che c'era chi trattava con i terroristi delle Farc, i
rapitori di Ingrid Betancour". Le alleanze rimangono un tema lontano e
anche "l'abbraccio" a Casini non gli piace: "Più lo stringiamo
più sfugge". Poi si rivolge agli avversari, a "Retromanno", come
chiama il sindaco di Roma dopo il no al parcheggio del Pincio. Dalla Capitale
arriva la replica: "Veltroni non sa riconoscere i suoi errori". Ma il
segretario del Pd guarda a Berlusconi, al quale invidia "la capacità di
ripartire dopo le sconfitte ", anche se lo considera il passato: "Se
Obama vincerà, Berlusconi apparirà un uomo di un altro secolo". Parlando di Alitalia, Veltroni spiega: "Se
incontrassi Passera e Colaninno stringerei loro la mano e direi bravi. Come
imprenditori hanno fatto bene". Nessun conflitto d'interesse per Matteo
Colaninno, figlio e ministro ombra: "Ha preso posizioni coraggiose".
Prima di finire, qualche frecciatina a D'Alema: "Va bene il pluralismo, ma
il tesseramento deve essere uno solo" (riferendosi alla fondazione dalemiana
Red). Quanto alla richiesta di D'Alema essere chiamato a dare una mano nel
partito: "Va benissimo, giusto coinvolgere tutti, ma dobbiamo far crescere
una nuova generazione di dirigenti politici". Alessandro Trocino GUARDA il
video sulla Festa del Pd su www.corriere.it Parterre Da sinistra, uno
striscione alla Festa democratica di Firenze; il sindaco Leonardo Dominici
versa un contributo; Rosy Bindi mentre usa l'i-Phone; Marianna Madia
"decorata" con gli adesivi della Festa.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-07 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Telecom, l'autunno della svolta
D omani Cesar Alierta viene in Italia. Il presidente di Telefonica farà il giro
delle sette chiese politiche e vedrà i vertici di Telecom Italia e anche i soci
italiani di Telco, la holding che di Telecom possiede il 24%. Due giorni dopo,
la competente commissione della Camera avvierà un'indagine conoscitiva sulle
telecomunicazioni. Intervistato dal Messaggero, il presidente della
commissione, Mario Valducci, si è augurato che Telecom ceda l'infrastruttura di
rete a una nuova società italiana. Questa posizione è ispirata da una
valutazione preoccupata della situazione patrimoniale di Telecom Italia e da
una concezione del ruolo della grande impresa nel quadro degli interessi nazionali
non tanto diverse da quelle del governo Prodi. L'idea, d'altra parte, non è
nuova. In questa rubrica ne parlammo per la prima volta due anni fa. E a
seconda di come sia attuata, potrebbe portare vantaggi a molti: Telecom Italia
diminuirebbe il suo debito; se poi della nuova società Telecom avesse una quota
piccola aumentando in proporzione il proprio beneficio immediato, i concorrenti
sarebbero felici comunque per la par condicio dell'accesso; i consumatori
potrebbero non avere subito soverchi vantaggi perché il valore della nuova
società dipende dalle tariffe, ma nel tempo una miglior concorrenza ridurrebbe
comunque i prezzi; l'Italia avrebbe più investimenti; la classe politica
sarebbe sicura che l'infrastruttura più delicata del Paese rimarrebbe in mani
nazionali. Perché allora non si è ancora fatta questa operazione? Per quattro
ragioni: a) non esistono precedenti in Europa, ma forse è perché tuttora vi
comandano gli ex monopoli; b) lo scorporo avrebbe comportato rivalutazioni tali
da comportare un salasso fiscale, ostacolo infine rimosso; c) le precedenti
gestioni preferivano difendere i residui della rendita di monopolio anziché
affrontare il nodo del debito; d) nella fase attuale alcuni soci italiani,
Mediobanca in particolare, hanno avuto posizioni non uniformi su Telecom e il
socio spagnolo, interessato ad acquisire il concorrente alle migliori
condizioni possibili, si è messo di traverso. Il crollo del titolo sta
indebolendo le quattro ragioni del no. Quando i mercati riducono la valutazione
delle imprese, a pagare il maggior pegno sulle quotazioni dei propri titoli
sono le società indebitate, visto che, sul momento, il debito è un dato
stabile. E non se ne esce tagliando il personale. è il momento della svolta.
Del resto, Franco Bernabè ha sempre detto che in autunno avrebbe presentato la
revisione del piano. Ma l'ultima parola spetta ai soci e alla Borsa che da
Telecom hanno sempre e soltanto preso. Tanto per capirci, Telco ha pagato
Pirelli come Pirelli pagò Gnutti e Gnutti i vecchi soci. Nessuno ha messo un
euro in Telecom, tutti hanno spremuto dividendi. Le leve oggi sono due:
l'aumento del capitale, che può anche essere riservato ad alcuni se il mercato
adesso non ci sente, e l'operazione sulla rete (scorporo e poi cessione
parziale o totale ovvero scissione del ramo d'azienda). Telefonica
gioca contro, e dal suo punto di vista fa bene. Ma sarebbe davvero curioso un
Paese che si svena per Alitalia e lascia andare Telecom. mmucchetti@corriere.it \\
Infrastruttura di rete: l'ipotesi di cessione a una nuova società italiana.
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Talia non c'è ancora
stato. Ma sulle mosse di Augusto Fantozzi l'Ue ha i fari accesi. Nel mirino c'è
la vendita degli asset. La Commissione vuole che avvenga a condizioni di
mercato. E sarà la vera prova cui il piano Alitalia è
atteso. A Bruxelles il recente incontro di alti funzionari comunitari con
Roberto Colaninno non è ritenuto esaustivo. E non perché sono state illustrate
soltanto le linee generali del piano, ma perché esso costituisce la fase
"terminale" del processo. L'azione antitrust della Commissione si
appunta invece sul passaggio "centrale", dalla vecchia alla nuova Alitalia, frutto della fusione con AirOne. È qui che l'Ue
sorveglia che nella vendita degli asset non si celino aiuti di Stato illegali e
si rispetti il principio dell'investitore privato. Non emergono invece
particolari problemi sul decreto che ha modificato la Marzano e sospeso pro
tempore le norme antitrust nel trasporto aereo italiano. L'operazione non ha
dimensione comunitaria, e non passerà al vaglio del dicastero di Neelie Kroes.
A Bruxelles la sospensione di norme antitrust non piace, ma la legge italiana
in merito è chiara. La linea Milano-Roma sarà "occupata" dalla Cai,
ma la nuova compagnia avrebbe il 56% del mercato nazionale quando Air France ha
una quota domestica del 90% e più. L'attenzione si concentra perciò sulla
valutazione degli asset, sull'atteso contatto ufficiale tra
il commissario Alitalia Fantozzi e i responsabili comunitari e su un'eventuale
valutazione della Commissione stessa (tramite periti internazionali). Prosegue
intanto l'indagine sul prestito pubblico di 300 milioni ad Alitalia. L'Ue ha informato il governo italiano dei rilievi di British
Airways, Ryanair, Sterling e Neos. Il governo ribatterà con le proprie
argomentazioni.
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
PESCARA - "Molti vorrebbero santificare gli imprenditori che sono entrati
nella cordata per Alitalia. Ma gli imprenditori che sono entrati fanno il loro
interesse". Lo ha detto, a Pescara, Pier Ferdinando Casini, rispondendo
alle domande dei giornalisti. Gli imprenditori "meritano tutto il nostro
rispetto - ha aggiunto -, ma la santificazione è prematura. Almeno
mettiamoli nel Purgatorio, come tutti noi. In Paradiso direttamente non credo
che ci andranno per Alitalia". "Noi - ha
sottolineato Casini - abbiamo scaricato sul pubblico, cioè sui contribuenti,
gli oneri impropri, i debiti, e lasciamo la polpa a questi imprenditori
privati".
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA "La
partita non si chiude qui". Piero Marrazzo risponde così al no opposto da
Intesa all'ingresso della Regione Lazio nel capitale della
nuova Alitalia. E annuncia l'intenzione di chiedere formalmente al governo
l'apertura di un tavolo istituzionale, per tutelare il territorio. Replicando
nel merito alle parole di Corrado Passera, Marrazzo argomenta che "la
presenza della Regione Lazio nell'azionariato della newco non avrebbe tolto
all'operazione il carattere di vera privatizzazione". E fa notare
come sia "singolare che dopo aver trascorso giorni a leggere della
presunta irrilevanza della nostra partecipazione ci si spieghi oggi che avrebbe
compromesso la natura dell'operazione". Il presidente della Regione
rivendica anche la scelta di non aver opposto "un'ostilità
pregiudiziale" all'operazione finanziaria e industriale messa in piedi da
Intesa, ed anzi di aver avuto un atteggiamento "riformista", con
l'obiettivo di "andare a vedere il progetto e magari condizionarne la
stessa formazione". Certo è che - così com'è - quel progetto provoca molte
preoccupazioni perché "porta rotte, voli, aerei a Milano e lascia esuberi
e cassa integrazione al Lazio". Dunque Marrazzo non crede che il no di
Passera e dei soci della Cai derivi effettivamente dalle preoccupazioni circa
la natura privatistica dell'operazione. Anzi, a suo avviso, c'è il sospetto che
"dietro le giustificazioni formali ci sia una presa d'atto della
sostanziale inconciliabilità del loro progetto con gli interessi che noi
legittimamente interpretiamo". Secondo il presidente del Lazio
"nessuna responsabile istituzione pubblica dell'Occidente lascerebbe ad un
piccolo, per quanto autorevole, gruppo di imprenditori di decidere in
solitudine non già il semplice orientamento delle proprie legittime aspirazioni
di business bensì le direttrici di fondo dello sviluppo di un fetta importante
del territorio nazionale, del futuro della sua Capitale e di comparto vitale e
strategico per il territorio per l'intero Paese". Nessun ripensamento
quindi: "Abbiamo fatto il nostro dovere e, nelle nuove condizioni,
seguitiamo a farlo nell'interesse dei cittadini, dei lavoratori e delle aziende
in nome di uno sviluppo del territorio all'altezza di Roma capitale". A
questo punto la strategia della Regione passa per la "richiesta formale al
presidente Berlusconi di un tavolo istituzionale per tutelare gli interessi del
territorio". Insomma la linea che il Lazio avrebbe voluto portare avanti
in veste di azionista della nuova società tenterà di applicarla invece in sede
istituzionale. Ma Marrazzo mette le mani avanti, precisando che al tavolo
"non si dovrà parlare solo di esuberi", ma di tutte le scelte che
riguardano il ruolo di Alitalia nel territorio
regionale. L. Ci.
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
ROSARIO DIMITO CERNOBBIO - Il partner estero (Air France, Lufthansa, British Airways) non è sicuro che entri nella Nuova Alitalia. E se entra quando. Comunque avrà una quota pari a quella dei soci
principali che stanno attuando una vera privatizzazione e non c'è posto per
enti pubblici, come la Regione Lazio. Corrado Passera arriva al workshop
Ambrosetti a metà mattinata. Senza cravatta. E prima di mettere piede
nella sala dei lavori, fa il punto sul decollo della nuova compagnia di cui
Intesa Sanpaolo è il motore propulsivo della compagine sociale. Partendo dai
timori che Air France o il partner estero possa sedersi a bordo e in seguito
diventare il pilota unico. "Sono voci che non hanno fondamento, esordisce
il banchiere, al solito gioviale e disponibile oltre che visibilmente
soddisfatto. "Nel progetto che si sta discutendo e che speriamo si potrà
realizzare ci sarà sicuramente un'alleanza internazionale ma non è detto che ci
sia un azionariato internazionale ed è escluso che l'eventuale partner estero
abbia una quota di maggioranza, nè assoluta nè relativa". Quindi la quota,
se verrà sottoscritta, al 10-15% di Intesa, Immsi, Atlantia e Aponte. E per
diventare ancora più convincente il consigliere delegato di Intesa aggiunge che
"non è mai stata in discussione, non è mai stata messa sul tavolo e
verrebbe comunque esclusa una partecipazione di maggioranza di controllo".
Ma se il vincolo al socio internazionale che potrebbe salire a bordo anche in
un secondo tempo, riguarda solo il peso - paritetico a quello degli italiani -,
per coinvolgere altri partner l'impegno è un altro. Altrettanto discriminante.
"Questa è una vera privatizzazione di Alitalia,
vorrebbe esserlo, e quindi i soci devono essere entità private", continua
Passera che senza fare nome e cognome, chiude la porta alle avance di Piero
Marrazzo della Regione Lazio. La Compagnia aerea italiana (Cai) è pronta ad
accogliere nuovi compagni di viaggio "in tutto saranno 20-25 anche se la
questione è ancora aperta e sarà il gruppo dei soci attuali a decidere".
Passera ha confermato che hanno aderito Francesco Micheli e il gruppo Pozzoli e
non ha voluto anticipare le prossime new entry, nemmeno quella di Mediobanca.
Tra i tanti disposti a imbarcarsi c'è anche il gruppo trentino di spedizioni e
logistica Alcese. Nessun rischio di conflitto di interesse da parte dei
Benetton presenti tramite Atlantia e di Clessidra per il ruolo di entrambi
anche in Adr: "La posizione di minoranza, e molto contenuta, di alcuni
soci all'interno del controllo, può essere assolutamente gestita". Il
banchiere ha anche precisato che si farà qualcosa per i piccoli azionisti allo
scopo di non mandare del tutto in fumo il loro investimento. Di Alitalia e non solo, ha parlato anche Marco Fossati che non
ha voluto precisare il suo investimento ma, interpretando le sue parole,
dovrebbe attestarsi sui 50-70 milioni: "Non siamo nella fascia A (cioè i
primi quatro, ndr) e nemmeno in quella C (quelli sotto i 20-25 come Micheli e
Tronchetti, ndr)". Fossati non ha scoperto le carte nemmeno sul partner
estero. "Prima dobbiamo guardare al piano e alla capacità di sostenere
l'azienda nel breve-medio periodo, poi valuteremo in futuro le opportunità che
si presenteranno". Cai sta ccendendo i motori e cerca di guadagnare la
pista di decollo, superando ostacoli, come la lente Ue e i tanti passaggi
formali. Ieri Maurizio Sacconi ha auspicato che la manutenzione, cioè Az
servizi, possa essere gestita da Finmeccanica. Ma il presidente Pierfrancesco
Guarguaglini non è di questo avviso: "Non siamo interessati a prendere
persone per svolgere attività di manutenzione Alitalia
perchè questo non è il nostro business".
( da "Messaggero, Il" del 07-09-2008)
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L'amministratore
delegato di Intesa SanPaolo esclude definitivamente la possibilità che il socio
estero possa avere la maggioranza Alitalia, Passera:
"Stranieri in minoranza" Il partner potrà avere al massino il 10-15%.
Stop anche alla Regione Lazio.
( da "Giornale.it, Il" del 07-09-2008)
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N. 214 del
2008-09-07 pagina 2 Expo, è gelo con Tremonti E la Moratti apre anche il fronte
federalista di Sabrina Cottone (...) Il sindaco è a Cernobbio, nel giardino di
Villa d'Este, sede dell'annuale workshop Ambrosetti in cui imprenditori e
politici di tutto il mondo discutono "Lo scenario di oggi e di domani per
le strategie competitive". Spiega come si è arrivati alla conquista
dell'Expo. "Milano ha vinto grazie alle sue università, al mondo della
finanza, agli imprenditori, alla Fiera e alle iniziative culturali di Scala e
Triennale". Un elenco nel quale è assente la politica: "Mi auguro che
il governo continui a sostenerci. Spero che la situazione si sblocchi". Sul
lago di Como c'è anche Giulio Tremonti, il ministro dell'Economia che ha
smontato pezzo per pezzo, brandendo il codice civile, la società di gestione
immaginata dalla Moratti, senza cda e con Paolo Glisenti amministratore unico.
I due sono lontani, non solo fisicamente. Un colloquio con Tremonti sull'Expo,
approfittando di essere a pochi metri l'uno dall'altra? La Moratti risponde
citando un altro interlocutore: "Con Tremonti ne avevamo parlato prima
dell'estate. Ora il decreto è in mano al ministro Calderoli, che ha la febbre.
Gli faccio tanti auguri di guarire presto, non solo per l'Expo". I
mediatori (Gianni Letta in prima fila) sono al lavoro, un'altra settimana è
passata e anche se c'è chi spera che il decreto arrivi domani, lo scontro è
forte, sui poteri da delegare all'amministratore e sulla designazione dei
membri del consiglio di amministrazione. In ballo c'è anche il federalismo
fiscale. La Moratti è soddisfatta fino a un certo punto del testo Calderoli,
così apre un altro fronte col governo: "È una bozza. Il metodo è molto
positivo, ma ci sono punti da chiarire come le risorse per i Comuni. Si tratta
di capire come saranno reperite, perché il federalismo fiscale deve portare
vantaggi ai cittadini e certo non aumenti delle tasse". Lei assicura di
voler andare avanti per la sua strada, nella riduzione delle imposte e nei
tagli alle spese. Parla di acqua, trasporti, casa (il Comune ha tagliato l'Ici
da tempo) e espone la sua linea guida: "Risparmiare per dare più servizi
ai cittadini". A Cernobbio riaccende anche la battaglia per l'hub di
Malpensa, offrendo di far assumere negli aeroporti milanesi
migliaia di lavoratori in esubero di Alitalia se lo
scalo varesino tornerà a essere un hub. Ricorda di essere in trattativa con
Corrado Passera, l'ad di Intesa advisor della Cai: "Il Paese ha bisogno di
un hub ed è importante lavorare anche con Alitalia per
capire come possiamo mantenere Malpensa come hub". Sorrisi e
consensi nella tavola rotonda col sindaco di Boston, Thomas Menino, su "La
città come motore di crescita". La intervista il Boston Globe e la Moratti
è sempre più un pesce nelle sue acque. Tanto che a un certo punto sembra quasi
che le interessi più il consenso internazionale che il mugugno milanese:
"Mi occupo di cose concrete. Studiosi americani hanno indicato Milano come
una città ai primi posti al mondo e sull'ambiente abbiamo scalato cinque
posizioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-07 num: - pag: 29
categoria: BREVI DOPO L'INVASIONE DI PRAGA Castro e l'Urss Caro Romano,
quarant'anni fa, durante l'invasione di Praga da parte dei sovietici, mi
trovavo a Cuba e ricordo bene la spontanea solidarietà dei cubani ai
cecoslovacchi presenti nell'isola. Quando fu annunciato che Fidel Castro
avrebbe parlato la sera, tutti si aspettavano una durissima condanna
dell'intervento sovietico. "Vedrai come Fidel la canterà ai russi!",
mi dicevano gli amici cubani. Il clima era di grande attesa e la preparazione
da evento straordinario: televisori nei parchi e nelle piazze, altoparlanti per
le strade ecc. Ma come Fidel iniziò a parlare, si capì subito che qualcosa non
andava. Cominciò attaccando la Jugoslavia per aver fornito, più di dieci anni
prima, armi a Batista. Poi si dilungò sugli argomenti più diversi non venendo
mai al dunque. Solo alla fine parlò di Praga, ma solo per dire che, se là
nessuno aveva resistito (il che fra l'altro non era vero), sarebbe stato perché
là non c'era più niente da difendere. Enorme la delusione dei cubani. Qualche
giorno dopo chiesi a Domngo Amuchasteguy, segretario generale dell'Ospaal,
l'Organizzazione di solidarietà dei popoli dell'Asia, dell'Africa e
dell'America Latina creata l'anno prima dalla Conferenza tricontinentale
dell'Avana, il perché di quello strano comportamento. Mi rispose: "Dato
l'embargo americano, Cuba per vivere ha assoluto bisogno del petrolio dei
sovietici: per l'elettricità, i trasporti, gli zuccherifici. Quando diamo segni
d'indipendenza, le petroliere arrivano non più ogni 24 ore, ma ogni 36, 48 e
così via, fintantoché una dichiarazione di Fidel non li tranquillizza" (ho
pubblicato una sintesi di quell'intervista su Terzo Mondo). In ogni caso,
dall'agosto 1968 la politica cubana si è allineata a quella sovietica e il
regime è diventato sempre più simile a quello dei Paesi dell'Est, con danni
crescenti per la popolazione, in termini sia di libertà, sia di condizioni
economiche e sociali. Umberto Melotti melotti@uniroma1.it Molto interessante. A
parziale giustificazione di Castro occorre ricordare che l'economia cubana ha
sempre avuto un protettore, e che la scelta era fra un tutore vicino e
ingombrante (gli Stati Uniti) e un tutore altrettanto ingombrante ma lontano
(l'Urss). CESARE MERZAGORA Le elezioni del 1955 Caro Romano, ho letto con molto
interesse la risposta che lei ha dato a Lorenzo Milanesi con una dettagliata
descrizione dell'uomo Merzagora. Peccato che lei abbia dimenticato un episodio
molto importante della sua carriera politica. Quando per l'elezione del
presidente della Repubblica del 1955 Merzagora fu candidato dalla Dc, poi dopo
due chiamate lui ritirò la candidatura perché non furono rispettati gli
accordi. Fu poi eletto Giovanni Gronchi. Probabilmente avremmo avuto una
presidenza che avrebbe giovato molto all'Italia. Sarebbe forse il caso di
ricordare ai suoi lettori anche questo episodio. Enrico Sala duetitti@iol.it è
vero. Merzagora fu il candidato della Dc moderata alla successione di Einaudi e
ritirò la sua candidatura quando si accorse che la sinistra democristiana non
lo avrebbe votato. Coloro a cui non è piaciuta la presidenza di Giovanni
Gronchi ancora se ne rammaricano. DESTINATI AI CANI I recinti nei giardini Può
essere giustissimo multare i padroni dei cani lasciati liberi senza guinzaglio,
ma se ci sono dei doveri per i cittadini dovrebbero esserci anche per il Comune
che, nonostante le richieste, in quasi nessun giardino pubblico della mia città
(Bologna) ha predisposto degli appositi recinti per i cani. Inoltre, va bene
multare, ma occorre differenziare la penale perché chi è proprietario di un
cagnolino si può trovare a pagare ben 100 euro come se si fosse lasciato libero
un pitbull pericoloso per la vita altrui! Clara Masotti claramasotti@iol.it ALITALIA E SCUOLA I dipendenti in esubero Mentre il ministro
del Lavoro Sacconi rassicura i dipendenti Alitalia garantendo
che gli esuberi saranno meno di 5.000, ecco intervenire il ministro
dell'Istruzione Gelmini con parole davvero poco rassicuranti: 87.000
"tagli" tra il personale docente nel prossimo triennio. Ecco,
finalmente, la soluzione all'annoso problema del precariato nella scuola! Marco
Kadge marcokadge@libero.it FRA GLI ADOLESCENTI Il vizio del fumo La scuola
impegna energie nell'educazione alla legalità e alla salute con l'ausilio anche
di esperti esterni; di contro concede spazi, più o meno aperti, per i fumatori,
equiparando gli adolescenti ad anziani tabagisti. Si innesta così il circolo
vizioso per il quale il ragazzino proveniente dalle medie si sente autorizzato
a imitare i compagni "grandi". Direi quindi che in fumo non vanno
solo le sigarette, ma anche l'autorevolezza di una società educante. Grazia
Tarantini Venezia SOLDATI NELLE STRADE Delinquenza in calo Sembrerebbe che
l'impiego dei 3.000 militari nell'ordine pubblico abbia ridotto la delinquenza.
A questo punto i casi sono tre: o trattasi di 3.000 Rambo che sono riusciti
dove polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizie locali non sono
riusciti, o tutte le altre forze dell'ordine sono incapaci, oppure tutta la
materia è trattata con troppa enfasi e non con dati reali. Gianni Leoncini gianni.leoncini@virgilio.it
SARAH PALIN / 1 Quale futuro per i figli? Nel 1979 il presidente Reagan ha
sostenuto che "i principali responsabili dell'inquinamento sono gli
alberi, non le ciminiere"; Sarah Palin rientra nel solco di questa
tradizione, vicina ai magnati del petrolio. Si presentano in pubblico
ostentando famiglie numerose: ma i loro figli riceveranno in eredità un mondo
ridotto a una fumante groviera trivellata, alla ricerca dell'ultimo pozzo d'oro
nero. Filippo Testa Baldissero Torinese (To) SARAH PALIN / 2 La vita privata Mi
chiedo per quale ragione una candidata alla vicepresidenza alle elezioni
statunitensi debba rendere conto di fatti privati che non siano di natura
giudiziaria o legati al proprio stato di salute, a meno che questi non servano
a far parlare ancora di più di sé e a racimolare qualche voto da parte di
elettori indecisi. Andrea Ballabio Cesano Maderno (Mi).
( da "Giornale.it, Il" del 07-09-2008)
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N. 214 del
2008-09-07 pagina 6 Penati: "Con noi soci più tutela del territorio"
di Redazione da Milano "Il nostro obiettivo non è mai stato di diventare
soci di una compagnia aerea, ma quello, attraverso la partecipazione
societaria, di tutelare gli interessi della comunità del territorio". Il
presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, commenta così le parole
dell'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, secondo il quale "non è
previsto l'ingresso di entità non private" (come la Provincia di Milano,
che si era fatta avanti) nella nuova Alitalia. "Il fatto che non ci vogliano nella compagine sociale -
aggiunge Penati - non ci impedirà sicuramente di continuare la nostra battaglia
per la difesa del futuro di Malpensa e Linate". "La privatizzazione
di Alitalia - aggiunge - è l'unica soluzione per risolvere la questione e
finire il continuo ricorso al sostegno con soldi pubblici. Ciò che a me
interessa è il futuro del sistema aeroportuale milanese. Ho fatto quella
proposta perché non arrivavano risposte dal governo. Il ministro Frattini -
prosegue il presidente della Provincia di Milano -, che si era impegnato a
Milano per la revisione degli accordi bilaterali, non risponde". "Malpensa
e Linate - afferma ancora Penati - non hanno bisogno di affidarsi a un piccolo
monopolista quale sarà la nuova Alitalia, ma
necessitano della liberalizzazione dei voli. Continueremo il nostro impegno
sollecitando il governo perché si assuma le sue responsabilità a tutela delle
esigenze del tessuto socio-economico dell'area milanese e lombarda. Milano e la
Lombardia non possono perdere un hub e vedere avviato verso la chiusura
Linate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-09-2008)
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N. 214 del
2008-09-07 pagina 6 Soci stranieri e scali milanesi: i 3 no di Passera di Paolo
Stefanato "E' una privatizzazione, fuori gli enti locali". Non c'è
ancora alcuna decisione sul partner internazionale. Al massimo il 10% per
socio. Pronto l'ingresso di nuovi azionisti Cai. Fiducia nel confronto sindacale:
"Non ci sono altre vie d'uscita" nostro inviato a Cernobbio
"Quella di Alitalia è una privatizzazione".
Corrado Passera è molto esplicito: enti pubblici o enti locali non hanno titolo
per entrare nell'operazione di salvataggio. è la sua risposta alle ripetute
avances di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, e di Filippo Penati,
presidente della Provincia di Milano. Cai è privata e tale resterà. Potrà,
piuttosto, essere allargata. Passera pensa a un gruppo al massimo di 20-25
soci, tra i quali nessuno dovrà superare il 10%. Tra i nomi circolati per nuovi
ingressi, almeno tre hanno una consistenza: il finanziare Francesco Micheli, il
gruppo metalmeccanico Fontana e quello trentino Arcese (logistica).
Interpellato su un possibile coinvolgimento di Mediobanca, Passera non ha
commentato. L'ad di Intesa Sanpaolo - che ieri ha partecipato al workshop
Amkbrosetti, a Villa d'Este - ha nuovamente dichiarato che il partner estero
non è stato ancora scelto, aggiungendo - riferendosi nuovamente alle
indiscrezioni della Tribune - che non avrà né la maggioranza assoluta né quella
relativa. La Tribune l'altro ieri aveva riferito di un "patto
segreto" per dare ad Air France la maggioranza alla scadenza del lock up
quinquennale. "Non esiste alcun patto segreto", ha smentito Passera.
La scelta, se non è ancora ufficiale, nella sostanza sembra sia già stata fatta
a favore di Air France. Realisticamente i candidati alla partnership sarebbero
due: Lufthansa e Air France, perché British appare meno organica a sinergie con
Alitalia, ed è già impegnata sul fronte Iberia. Ma tra
i tedeschi e i francesi, l'approccio - secondo indiscrezioni - ha delle
differenza di fondo: i primi entrerebbero in società per gestire, i secondi si
accontenterebbero di una quota di minoranza, più o meno silenziosa. In realtà
Parigi è in una posizione più delicata, in quanto deve difendere il mercato
italiano, gli accordi commerciali esistenti da otto anni e la comune alleanza in
SkyTeam. Passera si è anche espresso in maniera fiduciosa sul confronto
sindacale, partito - ha detto - con lo spirito giusto, perché concentrato
innanzitutto sul piano industriale e non sui tagli. E ha ribadito l'importanza
della trattativa: questa volta, rispetto al passato, "decisiva". Ha anche respinto le critiche rivolte al piano Fenice sugli oneri
a carico dello Stato: "La vecchia Alitalia è una
società fallita, ha chiesto il commissariamento e, quindi, i costi andrebbero
tutti a carico dello Stato. Se invece c'è un gruppo di azionisti che mettono un
miliardo di euro, la rilevano e finanziano lo sviluppo di questa Alitalia, l'onere per lo Stato diminuisce". "Se il
progetto Alitalia non riesce - ha sottolineato -
l'onere per lo Stato sarà molto, molto maggiore". Passera ha anche
rifiutato i confronti con il vecchio piano di Air France che - ha spiegato -
"quando siamo intervenuti era già decaduto". L'interesse delle
compagnie straniere è stato apprezzato, sempre a Cernobbio, dal commissario
europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, il quale ha osservato: "Vuol dire
che in Europa c'è mercato e concorrenza". Egli ha inoltre preannunciato
che ci vorrà "qualche settimana" per l'esame del decreto di riforma
della legge Marzano, "ma già emergono due elementi di sintonia con la
normativa europea: il principio di trasparenza e la decisione di vendere asset
a prezzi di mercato". Per il presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia, il piano di salvataggio di Alitalia è
serio e di rilancio, anche se ha "alcuni limiti". L'alternativa è il
fallimento "ma il Paese non ha la capacità di gestire 20mila
esuberi". A chi l'ha criticata per il suo impegno nella cordata, la
Marcegaglia ha sottolineato che "con la mia azienda non c'è conflitto di
interessi perché noi trasformiamo l'acciaio. Rispetto al mio ruolo in
Confindustria la mia stella polare rimarrà a favore della concorrenza e delle
privatizzazioni". Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio
Scajola, l'operazione Alitalia "sarà conclusa in
tempi molto brevi". Scajola si è detto "molto ottimista, ormai"
sulle possibilità di "far decollare una grande compagnia aerea
internazionale" e, nel contempo, di "collocare le persone che in
questa fase si trovassero in eccesso". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-09-2008)
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N. 214 del 2008-09-07
pagina 10 Alleati o nemici, purché parenti: quando i politici tengono famiglia
di Paola Setti Mogli e mariti, padri e figli, zii e nipoti: uguale il cognome,
diversa la scelta di campo. Destra, sinistra, centro: l'ideologia divide. Ma in
certi casi unisce. Per sempre da Milano Giurano Letizia e Milly che è semplice
non far finire in rissa ogni tombola di Natale: basta non parlare di politica.
E uno fatica un po' a crederci, che la Moratti sindaco di Milano e
berlusconiana convinta riesca a trattenersi dal piantare due metaforiche dita
negli occhi alla cognata consigliere comunale Pd, ambientalista impegnata e
antiberlusconiana incallita. Tra calcio e petrolio È vero che possono sempre
buttarla sul calcio, Massimo magari a volte preferirebbe calare un velo
pietoso, ma anche così vuoi che sull'Inter non si chiamino in causa i cugini
milanisti e che per una facile associazione di idee dal Diavolo del campo non
si arrivi a quel diavolo del premier che ne è presidente? Del resto, sono in
buona compagnia. Ah... l'Italia A metterli tutti i fila, i politici che hanno
almeno un consorte, un nipote, un fratello nello schieramento opposto, l'Italia
pare uno di quei paesotti alpini dove vale la regola del "si sposano fra
di loro", tutti hanno lo stesso cognome e son tutti parenti, anche se
hanno perso il conto del grado. L'ultima famiglia che farà meglio a non
riunirsi è quella dei Colaninno, ché nelle stesse ore in cui Matteo, ministro
ombra del Pd, definiva inesistente la cordata italiana per Alitalia annunciata da Silvio Berlusconi, la cordata se l'è trovata nel
salotto di casa, con papà Roberto che si è tuffato cuore e portafogli nel ruolo
chiave di presidente della New Company incaricata di sfidare la forza di
gravità per la compagnia di bandiera. In fondo, il giovane imprenditore
prestato a Veltroni, alle amicizie bipartisan è abituato, se al suo matrimonio
c'era pure Maurizio Gasparri, allora ministro di An alle Telecomunicazioni. E
poi basterà chiedere consiglio a Enrico Letta, che con il governo Prodi ricoprì
lo stesso ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio che prima (e
dopo) di lui fu di zio Gianni, ma anche lì: mai parlato di questo in vita
nostra. Sarà. Eredi di Bettino E che dire dei figli di Bettino Craxi: simbolo
della diaspora socialista, lui nel centrosinistra e lei nel centrodestra, c'è
da credere che Bobo e Stefania gli affari di famiglia li sbrighino via
telegramma, e senza cordiali saluti in calce. Hasta la victoria Oppure Massimo
Cacciari, bisogna immaginarselo mentre si produce in dotti quanto inascoltati
predicozzi al nipote Tommaso che, forte di un papà come Paolo, fratello di
Massimo, ex Pci ex Cgil oggi in Rifondazione, ogni due per tre guida il Centro
sociale Rivolta di Marghera alla rivoluzione anarchica contro lo zio sindaco di
Venezia. Tra moglie e marito E poi le coppie. Che si saranno detti Fassino e
Serafini nelle ore calde delle candidature, quando il neonato Pd tentava di far
fuori Anna perché "è l'ora di smetterla di candidare le mogli
d'arte"? E Clemente Mastella e Sandra Lonardo, davvero non si saranno mai
rinfacciati gli errori sotto il Campanile nel periodo buio delle inchieste e
degli arresti? In principio furono Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, lei giovane
deputata, lui cinquantenne già sposato e con un figlio, il Pci che li osteggiò
severo, loro che sfidarono il moralismo bacchettone degli anni Cinquanta. Altri
tempi visti dalle nozze fra Carolina Lussana e Giuseppe Galati, lei padana di
Bergamo lui calabrese di Catanzaro, lei alta bionda algida, lui piccolo nero
sanguigno, soprattutto lei deputata leghista, lui deputato Udc. Quando si
sposarono, nel settembre dell'anno scorso, i rispettivi partiti si comportarono
come due famiglie in faida. Gli ex democristiani arricciarono il naso in un
infastidito: contenti loro... I Giovani padani invece andarono alla crociata,
intasando il web all'urlo di: mai con un terùn, e vagli a spiegare, come fece
Carolina, che il primo era stato il capo, "Umberto Bossi è sposato con
Manuela Marone, una meridionale". Ben più grave scandalo aveva fatto tre
anni prima il "caso Adamo ed Eva". Già il luogo: Cosenza. Poi la
storia: lei, Eva Catizone, classe 1965, scuola socialista, sindaco di
centrosinistra, che rimase incinta di lui, Nicola Adamo, otto anni più vecchio,
segretario regionale dei Ds, sposato con due figli. "Metterò al mondo un
bimbo da single, lo chiamerò Filippo e gli darò il mio cognome", aveva
annunciato lei al Quotidiano della Calabria, scatenando i pettegolezzi.
"Sono io il padre di quel bambino e voglio dargli il mio cognome"
fece outing lui 48 ore più tardi sulla Gazzetta del Sud. Rosso e crociato Non
resta che consolarsi pensando che il conflitto di interessi familiare di
recente ha riguardato persino l'austera Svizzera. È successo che due
consiglieri di Stato della Repubblica del Canton Ticino, lei socialista, quindi
di sinistra, lui della Lega dei ticinesi, cioè di destra, sono stati visti
scambiarsi effusioni in pubblico, chi parla di baci sul collo, chi di un bacio
da Via col vento, chi addirittura di mani poco castigate. Il gossip imperversa
immediato, le battute si sprecano: "In politica gli estremi si toccano,
eccome", "La collegialità ne uscirà rafforzata". Solo che poi la
notizia arriva oltre il San Gottardo, e quando compare sull'autorevole Neue
Zrcher Zeitung son dolori. Perché qualcuno tira fuori una legge del 1961, che
decreta l'impossibilità per due coniugi, e se son concubini la legge vale lo
stesso, di sedere contemporaneamente nel governo cantonale. Così, dopo il
silenzio arrivano le smentite: noi amanti? Macché, quelle erano solo effusioni
fra due amici. Resta il dubbio che li abbiano costretti a lasciarsi. Chissà,
magari però faranno le vacanze in Italia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-09-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
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Primo Piano Pagina
102 Silvio Berlusconi saluta il Papa: preziosi i suoi consigli in questa prima
fase di governo "Ringrazio il Pontefice per l'incoraggiamento" Silvio
Berlusconi saluta il Papa: preziosi i suoi consigli in questa prima fase di
governo Il premier e la Sardegna: troveremo un candidato valido e vincente
--> Il premier e la Sardegna: troveremo un candidato valido e vincente
Presidente, oggi sarà a Cagliari per la visita in città di Benedetto XVI.
Nessuno meglio di lei, che è il presidente del Consiglio, può chiarire un punto
controverso: la Chiesa ha ribadito di recente il diritto di esprimere pareri
sui fatti politici. È d'accordo? "La libertà di pensiero e di opinione è
un principio liberale che ho sempre considerato intangibile e per il quale mi
sono sempre battuto e mi batterò. È un principio fondante della Costituzione di
tutte le democrazie occidentali, compresa la nostra. Quelli che volevano la
Chiesa del silenzio, e che ancora gradirebbero che i sacerdoti e i vescovi
fossero confinati dentro le chiese, si sono sempre ispirati a principi opposti
ai nostri, alle teorie marxiste-leniniste, in parole semplici al comunismo.
Teorie che hanno prodotto nel mondo paura, miseria e più di cento milioni di
morti, e per questo sono state condannate dalla storia. Nessun esponente del
nostro schieramento politico si è mai sognato di mettere in discussione la
libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della
Chiesa. Né mai lo farà. Anzi, siamo profondamente grati al Pontefice e ai
vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno
riservato in questa prima fase del nostro mandato di governo". La nostra
Isola ha tanti problemi, la prossima primavera ci saranno le elezioni
regionali. Il Pd è spaccato, il Pdl vuol portare un attacco decisivo al
governatore Soru. La gente vuol sapere: chi sarà il candidato - o qual è la
rosa dei candidati - del centrodestra? "La scelta del candidato che dovrà
governare la Sardegna nei prossimi anni sarà fatta insieme alle forze politiche
locali e autonomiste che guardano con crescente simpatia al nostro
schieramento. Ho ricevuto molte e importanti disponibilità a scendere in campo:
confesso di avere sul mio tavolo, nella cartella che sempre riservo alla
Sardegna, nomi validi e vincenti. Sono persone di grande capacità ed esperienza
che possono imprimere alla Sardegna quella svolta e quel cambiamento che il
governatore Soru aveva promesso, tradendo poi le speranze legittime dei suoi
stessi elettori. La scelta definitiva richiederà ancora qualche consultazione,
ma prometto che mi impegnerò anch'io su questo problema per dare il miglior
candidato alla Sardegna. Il governatore attuale purtroppo ha saputo soltanto
dividere il suo schieramento politico, così come ha diviso la Sardegna e i
sardi. Il candidato del Pdl dovrà essere espressione di una volontà forte di
unificazione delle forze politiche migliori e della Sardegna. Soru ha fallito
sul piano economico, perché la sua politica ha impoverito la Sardegna e la
disoccupazione è oggi il problema numero uno della Regione. Dovremo quindi
ripartire da zero e rilanciare gli investimenti. È pronto un piano che potrebbe
creare migliaia di posti di lavoro e riportare benessere e serenità in molte
famiglie profondamente deluse dalla sinistra". Il centrodestra si è mobilitato
per cambiare il Piano paesaggistico e restituire potere ai sindaci. Ma il
problema nei referendum è sempre il quorum: secondo lei bisogna andare a
votare? "Io mi sento sardo, uno di voi. Non ho la residenza in Sardegna,
ma se l'avessi, andrei a votare per il referendum. E voterei "sì". Ma
ci andrei anche se fossi contrario. La posta in gioco è troppo importante per
il futuro dell'Isola. Sappiamo tutti che il Piano paesaggistico del governatore
Soru, con i suoi vincoli, ha creato molto malumore tra i sardi e la fuga degli
investimenti". Una parola definitiva sul G8: si svolgerà a La Maddalena
anche se i lavori sono molto in ritardo? "Si sta lavorando a ritmo
serrato. L'ultimazione dei lavori è naturalmente essenziale per poter accogliere
il G8. Solo se non sarà possibile ultimare i lavori per le date programmate,
dovremo pensare a soluzioni alternative". Ritiene che il federalismo
fiscale porterà vantaggi a una regione come la Sardegna perennemente in crisi
economica? "Non l'avremmo neppure messo nel nostro programma di governo se
non portasse vantaggi a tutte le regioni d'Italia e a tutti i cittadini. Il
federalismo fiscale sarà la più grande innovazione dalla fine della guerra ad
oggi, perché consentirà ai contribuenti di controllare più direttamente che
fine fanno i soldi delle loro imposte. Insieme a questo principio, che consente
di impiegare la maggior parte delle imposte nel territorio di provenienza, sarà
introdotto anche un principio di solidarietà tra le regioni più ricche e quelle
più svantaggiate, in maniera tale da garantire i servizi pubblici a tutti i
cittadini, anche a quelli delle regioni che, come la Sardegna, oggi spendono
più di quanto incassano. Il periodo di rodaggio non sarà brevissimo, ma alla
fine il beneficio sarà evidente: meno tasse, meno sprechi e servizi pubblici
migliori, direttamente controllati, come ho detto all'inizio, dai
cittadini-contribuenti. Con il federalismo cambieremo il volto dell'Italia, la
faremo più moderna e - in ossequio all'antico principio della democrazia
anglosassone no taxation without representation - più democratica". La
luna di miele con l'opinione pubblica non si è ancora esaurita, così almeno
dicono gli ultimi sondaggi: quali sono i motivi per i quali gli italiani
sembrano apprezzare l'azione di governo? "Se il 67 per cento degli
italiani approva l'operato del premier, è perché Silvio Berlusconi mantiene la
parola data. Le promesse che avevo fatto durante la campagna elettorale sono
state tutte mantenute. Dal governo Prodi avevamo ereditato, tra tanti disastri,
altri tre punti dolenti: la tragedia dei rifiuti di Napoli e della Campania, la mancata soluzione della crisi Alitalia, la cui
tentata svendita per fortuna non è riuscita, e un bilancio pubblico disastrato.
Eppure questi tre problemi li abbiamo risolti in tempi record: la tragedia dei
rifiuti in 58 giorni, i conti pubblici sono stati sistemati con la prima
manovra triennale della storia, che entro il 2011 porterà al pareggio del
bilancio statale. E la cordata tutta italiana che manterrà l'Alitalia in mani nazionali. Ma il governo ha fatto molto di
più. Mi limito a ricordare che abbiamo varato le leggi per ridare maggiore
sicurezza ai cittadini, espulsioni più facili per i clandestini che delinquono,
l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, la detassazione degli straordinari e
dei premi di produzione, la social card per i pensionati più poveri, la
possibilità di rinegoziare il mutuo a tasso variabile, il piano casa per le
giovani coppie. Senza dimenticare che abbiamo chiuso con la Libia un contenzioso
che durava da 40 anni". Dai rifiuti di Napoli all'Alitalia:
quali le chiavi del successo in Campania e quali reali prospettive per la
compagnia di bandiera? "A Napoli e in Campania abbiamo riportato lo Stato
a fare lo Stato. Non consentiremo più che alcune minoranze organizzate, con il
pretesto di una manifestazione di protesta, occupino una strada o un aeroporto,
blocchino una discarica o incendino i cassonetti. Queste non sono
manifestazioni di democrazia, come ha sempre preteso la sinistra radicale, ma
sono reati, e come tali vanno perseguiti. Fissato questo principio, abbiamo
potuto fare il resto: aprire le discariche, rimettere in moto la costruzione
del termovalorizzatore di Acerra, programmare la costruzione di altri tre
termovalorizzatori nella regione e avviare la raccolta differenziata. Tutto ciò
in pieno accordo e collaborazione con le amministrazioni locali, quasi tutte di
sinistra. Quanto alla nuova Compagnia aerea italiana, ha prospettive ottime:
l'Italia è un mercato di 60 milioni di persone, tra i più importanti in Europa,
e non è un caso se colossi come Air France-Klm, Lufthansa e British Airways
stanno chiedendo di entrare con una quota di minoranza nella nuova società.
Società, è bene ricordarlo, che ha riunito 16 imprenditori di primo piano e
raccolto capitali oltre ogni previsione. Mi sembra che la bontà del piano sia
stata capita perfettamente dagli italiani. Solo una parte della sinistra si
ostina a non voler vedere la verità. E nessuno dei lavoratori giudicati in
esubero sarà abbandonato a se stesso, anche grazie agli ammortizzatori sociali
ai quali si farà ricorso". Giustizia, il tema più caldo dell'estate: crede
che in questa legislatura si riuscirà finalmente ad arrivare a una riforma?
"La riforma della giustizia camminerà di pari passo con quella del
federalismo fiscale, come abbiamo concordato con i nostri alleati. L'obiettivo
è di rendere più efficiente la giustizia. I mali sono arcinoti: la durata media
delle cause civili e penali è inaccettabile, ed è uno dei primi motivi negativi
che gli investitori stranieri indicano quando devono spiegare perché non
vengono a investire in Italia. I punti salienti della riforma saranno: la
separazione degli ordini; il superamento dell'obbligatorietà dell'azione penale
che oggi è ridotta a una pura finzione, al fatto che la politica penale la
decidono di volta in volta i duemila pm italiani; la responsabilità di
giudicare i magistrati affidata a un organismo di nuovo conio, esterno al Csm;
la riforma radicale dello stesso Csm; la riforma della procedura penale e
civile; i nuovi sistemi di carcerazione. Il dialogo con l'opposizione su questa
riforma sarebbe il benvenuto ma finora non abbiamo riscontrato una posizione
concorde all'interno dello stesso Pd". Sul tema dell'immigrazione la sinistra
ha accusato il suo governo di assumere posizioni xenofobe. L'ultimo
pronunciamento della Commissione europea ha invece assolto l'Italia. Tuttavia
il problema dell'integrazione rimane: come pensa di risolverlo in futuro?
"In Italia ci sono alcuni milioni di immigrati regolari, che non sono
affatto un problema, ma una risorsa. È bene che ce lo ricordiamo sempre, perché
l'accoglienza fa parte del nostro bagaglio culturale e soprattutto perché anche
gli italiani sono stati in passato un popolo di emigranti. Il problema sono gli
immigrati clandestini, che vengono in Italia senza avere un lavoro e quindi si
trovano a delinquere, mettendo così in pericolo la sicurezza dei cittadini. I
provvedimenti che avevamo promesso in campagna elettorale per risolvere questo
problema sono stati puntualmente approvati dalle Camere e ora la polizia, la
magistratura, i sindaci e i prefetti hanno tutti gli strumenti per espellere
più rapidamente i clandestini colpevoli di un reato. La sinistra, come è suo
solito, ha fatto di tutto per ostacolarci. In sede europea non si era mai visto
tanto attivismo da parte dei parlamentari di sinistra per screditare l'operato
del governo. Ma alla fine tutte le menzogne sono state smascherate: la
Commissione Europea ha riconosciuto come "non discriminatorie", anzi
"pienamente in linea con il diritto comunitario" le norme che abbiamo
varato, comprese quelle sulle impronte digitali dei bambini rom finalizzate al
solo scopo di sottrarli allo sfruttamento e a genitori che preferiscono mandarli
a rubare invece che a scuola. Ma la sinistra e i suoi giornali hanno stravolto
la verità. Dopo che la Commissione li ha smentiti, non uno dei dirigenti della
sinistra e non uno dei suoi giornali ha chiesto scusa non dico a noi, ma ai
lettori che per mesi sono stati tratti in inganno con bugie vergognose. Ecco,
basta un fatto come questo a spiegare perché il dialogo sulle riforme, che noi
vorremmo sinceramente aprire, sia non solo difficile, ma addirittura
impossibile, perché da parte della sinistra manca quel rispetto dell'avversario
e quella lealtà che sono i requisiti indispensabili per poter dialogare".
ENRICO PILIA.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-09-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 216
Maggioranza ad Air France? No grazie Alitalia, Passera
ridimensiona il ruolo della società transalpina --> Alitalia,
Passera ridimensiona il ruolo della società transalpina Passera dice no a un
socio estero che possa acquisire la maggioranza della nuova Alitalia.
Porta chiusa agli enti locali che bussano per entrare in cordata mentre per il
partner estero la quota sarà di minoranza. Da Cernobbio Corrado Passera taglia
corto sulla quota dell'alleato internazionale: "Non avrà una quota di
maggioranza, sia assoluta che relativa". E su una possibile alleanza con
Air France, che resta comunque in pole position tra i grandi partner,
"tutto è aperto, sarà il management a decidere", ha replicato l'ad di
Intesa SanPaolo, la società che ha messo insieme la cordata che dovrà
sostituire Alitalia dopo la privatizzazione. NO A
MARRAZZO Se Intesa respinge le avances di Piero Marrazzo, governatore del
Lazio, e Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, per entrare
nella cordata di acquirenti, apre però a nuovi ingressi di imprenditori per
allungare la cordata della Cai con lo scopo di rilevare la compagnia. Oltre
all'arrivo di Francesco Micheli e del gruppo Fontana, tra le società che stanno
valutando l'ingresso nell'operazione c'è anche la trentina Arcese. Ma si fanno
i nomi di altri imprenditori di spicco, come il patron di Geox Moretti Polegato
e Nerio Alessandri di Technogym, tra i contatti per ulteriori allargamenti che
potrebbero avvenire tuttavia anche in una seconda fase. IL CONFRONTO Intanto,
al ministero del Lavoro, dopo 48 ore di pausa, il confronto con i sindacati
riprenderà lunedì su contratti e relazioni industriale; centrale il nodo
esuberi. Il Governo e il commissario straordinario di Alitalia,
Augusto Fantozzi, avrebbero sondato in questi giorni la disponibilità da parte
di Finmeccanica di assorbire parte degli esuberi del settore tecnico collocati
nell'"area grigia". L'amministratore delegato Pierfrancesco
Guarguaglini, secondo quanto si apprende, ha subordinato qualsiasi possibile
iniziativa alla verifica della compatibilità tecnica dei lavoratori in
questione in società del gruppo, in assenza della quale Finmeccanica non
sarebbe disponibile. AZIENDE PUBBLICHE Plaude il presidente di Confindustria
Emma Marcegaglia allo stop di Passera agli enti pubblici che "dovrebbero
vendere le quote nelle aziende piuttosto che comprare", ha detto
respingendo le accuse di conflitto di interesse mentre come leader degli
industriali "dimostrerò coi fatti", ha replicato da Cernobbio,
"che la stella polare di Confindustria rimarrà a favore della concorrenza
e delle liberalizzazione". "La scelta di Cai è sbagliata ma la
partita non finisce qui" ha ribattuto a sua volta il presidente della
Regione Lazio difendendo la sua proposta bersaglio di critiche da più parti.
Mentre il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha puntato il dito sul ruolo di
Malpensa e sulla leva esuberi: se l'aeroporto di Malpensa resterà hub, parte
dei lavoratori in esubero da Alitalia verrà assorbita,
ha assicurato. LA TRATTATIVA Dopo 48 ore di pausa, da lunedì riparte intanto la
no-stop al ministero del Lavoro sul piano di salvataggio di Intesa. Il ministro
dello Sviluppo economico Claudio Scajola si è detto "molto ottimista"
sull'esito della "nuova Alitalia". Il
ministro Maurizio Sacconi ha considerato perentorio il termine fissato per
giovedì prossimo per la conclusione della trattativa mentre per il fronte
sindacale, la data non verrebbe considerata così ultimativo. E intanto la Uilt
ieri ha attaccato: "Pantalone che paga è finito, alcuni vivono male di non
poter più fare pressioni politiche". "Certo non si riferisce a
noi", ha ribattuto l'Anpac. Altra settimana cruciale quindi per le sorti
della compagnia pubblica, con i fari puntati sull'audizione di mercoledì del
ministro dell'Economia Giulio Tremonti a camere riunite. I DUE HUB La questione
degli hub ieri è stata dunque al centro del dibattito a Cernobbio. Un grande
hub al Nord vale 18 mila posti di lavoro e 3,4 miliardi di ricavi aggiuntivi
nei 5 anni successivi all'Expo 2015. È quanto ha sostenuto una ricerca condotta
da Sea, la società che gestisce gli scali aeroportuali milanesi, e lo Studio
Ambrosetti, focalizzata sulle infrastrutture per il trasporto aereo in Italia e
in Europa, presentata ieri sempre nel corso del Workshop in corso a Cernobbio.
Uno studio che prende le mosse da un'analisi della situazione europea, con 1,5
milioni di occupati diretti nel trasporto aereo, che diventano 4,2 milioni
considerando l'indotto, per un totale di 1,3 miliardi di passeggeri e 16
milioni di tonnellate di merci trasportate. Secondo la ricerca, i benefici che
potrebbe trarre l'Europa da una "pianificazione unitaria del proprio
futuro" sono pari a 35 miliardi di valore aggiunto all'anno e 465 milioni
di passeggeri al 2025. Quanto all'Italia, che vede il 46% dei passeggeri e il
76% delle merci transitare per gli scali del Nord, la ricerca di Sea-Studio
Ambrosetti vede 3 milioni di passeggeri che potrebbero essere intercettati da
Malpensa, che oggi si dirigono verso altri scali esteri, e una possibile
crescita del cargo aereo in 5-7 anni, con 2,1 miliardi in più di ricchezza.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-09-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
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Opinioni Pagina 317 Scuola primaria L'olocausto dei maestri Scuola primaria
--> Ho 33 anni, e ho svolto per 8 anni la professione di insegnante
elementare. Ho investito studio, tempo, soldi, buona volontà (dovevo fare