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T ARTICOLI DEL 5 settembre
2008 #TOP
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Articoli
Alitalia 2 (103)
Che cosa c'è dietro Sarah Palin
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)
Sacconi:
"Gli esuberi saranno 3.250"
( da "Quotidiano.net"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA Sacconi: "Gli esuberi saranno 3.250" Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, esprime perplessità sulla scelta di Marrazzo, presidente della Regione Lazio di partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere" Roma, 4 settembre 2008 - Oltre ai 3.
Alitalia,
in 7 giorni intesa o fallimento ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: bruciati 170 miliardi Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento ROMA - Sette giorni di tempo per trovare l'accordo o l'Alitalia dovrà portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento. Questo il discorso fatto dal governo e dal commissario straordinario della compagnia Fantozzi ai sindacati nell'incontro di ieri sera.
"ma
quale collaborazionista combatto per il territorio e per il pd" - alberto
statera ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: due per ogni esubero Alitalia, più le relative famiglie e tutto l'indotto, rischiano di essere per strada. Capisce cosa significherebbe per il territorio che io governo?". Certo, ma non stiamo forse parlando di privatizzazione di quel che resta di Alitalia, che doveva chiudere da anni travolta dalla politica e che adesso,
Il
piano "riscopre" malpensa sorte incerta per 700 dipendenti - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: aleggia sul piano di rilancio della nuova Alitalia mostrato ieri ai sindacati. Un progetto che mette finalmente sul tavolo della trattativa il numero degli esuberi e buona parte degli asset consegnati da Alitalia a Cai. Malpensa, potrebbe tornare ad essere lo snodo principale per i voli intercontinentali mentre lo scalo di Fiumicino sarà ridimensionato.
Tajani
ci ripensa: serviranno chiarimenti - alberto d'argenio
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sul decreto legge varato dal governo per il salvataggio di Alitalia. Il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, annuncia che il confronto con Roma sul futuro della compagnia di bandiera non si è concluso con l'incontro dell'altro ieri tra il suo staff e il numero uno della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno.
Alitalia,
una settimana per l'accordo - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, una settimana per l'accordo Ultimatum di governo e Fantozzi ai sindacati. Sacconi: per ora 3250 esuberi Scajola dice no all'ingresso della Regione Lazio: "Ognuno faccia il proprio mestiere" ROBERTO MANIA ROMA - Roberto Colaninno alza il velo sul piano industriale della Nuova Alitalia.
Il
ritorno dell'ici - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di Alitalia) ha prevalso su tutto e tutti la capacità di manipolazione dell'opinione pubblica, che è la vera arma neanche tanto segreta dell'attuale presidente del Consiglio. Stavolta, fortunatamente, sono stati i suoi stessi alleati leghisti a rimettere il problema con i piedi per terra, infischiandosene di smascherare così l'
Indignato
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ordine culturale Indignato Successione Sono indignato dagli attacchi ricevuti da An su ultrà e Alitalia La mia posizione sul voto agli immigrati è di ordine culturale Fini con queste uscite sta già lavorando alla successione.
"alitalia,
expo e pincio: che disastro l'italia è in mano a politici degenerati" -
natalia aspesi venezia ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Expo e Pincio: che disastro l'Italia è in mano a politici degenerati" E Celentano il predicatore presenta "Yuppi Du" 33 anni dopo "La responsabilità non è solo di Berlusconi ma anche di Veltroni. Me la prendo con la gente che non si oppone ai mandanti di questi scempi" E annuncia: "Ora farò un film sulla Resurrezione"
Federalismonuove
tassesu immobilie carburanti ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nella nuova Alitalia, saranno rioccupati, da Az e da AirOne, 14.250 dipendenti (dei quali 2.750 da "esternalizzare") e che gli esuberi sono quindi 3.250. Un numero inferiore rispetto ai 6-7 mila di cui si è parlato per giorni. Ma in realtà i numeri non tornano.
Alitalia,
i primi licenziamenti ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il Pd: d'accordo con il governatore Alitalia, i primi licenziamenti Marrazzo incontra Colaninno: la Regione ha i soldi per entrare nella cordata "Manca qualche soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata e per questo a loro rivolgo un invito a partecipare perché penso che la platea vada ulteriormente allargata".
E
per l'indotto è subito crisi via ai primi licenziamenti
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Fiom e industriali per fare in modo che i dipendenti dell'indotto seguano la stessa strada di quelli dell'Alitalia". La paura collettiva è che arrivi lo Tsunami vero e proprio: al di là dei metalmeccanici, solo negli hangar delle manutenzioni pesanti Alitalia di Fiumicino lavorano 3.500 esterni. (paolo g. brera).
Marrazzo
agli imprenditori romani "anche voi nella cordata alitalia" - paolo
g. brera ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Anche voi nella cordata Alitalia" Il governatore incontra Colaninno: "La Regione ha i soldi" "La compagnia di bandiera rappresenta per noi quello che la Fiat è per Torino" PAOLO G. BRERA Il giorno dopo aver spiazzato tutti con la proposta di far entrare la Regione nel capitale della nuova Alitalia, il presidente Piero Marrazzo rilancia: "Manca qualche soggetto.
Cotral,
lunedì stop di otto ore ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo sciopero è stato indetto dalla Uilt Lazio che denuncia una "gestione approssimativa" da parte dell'azienda. "Continuiamo a chiedere alle istituzioni e alla dirigenza Cotral - si legge nel comunicato - una strategia tesa alla riorganizzazione e allo sviluppo del trasporto nel Lazio, e a evitare quanto accaduto ad Alitalia".
Scuola
peggio di alitalia cinquemila posti in meno
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E i sindacati si mobilitano Scuola peggio di Alitalia cinquemila posti in meno I dati definitivi e ufficiali sui tagli nelle scuole di Napoli e provincia finalmente ci sono. E raccontano una realtà ben più grave di quanto prospettato sino ad ora, per i precari: 5 mila insegnanti in meno nell'anno scolastico che sta per iniziare.
Scuola,
5 mila insegnanti in meno ora si mobilitano tutti i sindacati - bianca de fazio
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: pur tanto contestati - legati alle sorti dell'Alitalia. "E per i lavoratori di una qualsiasi fabbrica c'è la cassa integrazione, garantita per mesi, quando non per anni. Mentre i precari della scuola restano con un pugno di mosche in mano" continua la Refuto, che dà appuntamento a questi insegnanti per il giorno 11, alle 15.
"un
consiglio regionale straordinario per atitech"
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sul piano di salvataggio Alitalia. "Le prime indiscrezioni del "Piano Fenice", se confermate, rischiano di produrre effetti devastanti in termini di impatto occupazionale, nel comparto del trasporto aereo in Campania", sottolineano in una nota le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Sdl e i rappresentanti sindacali aziendali.
Alitalia,
la "Fenice" piace ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 i settorida tagliareLa nuova Alitalia non avrà cargo e manutenzione. Valuteremo altri servizi da esternalizzare rocco sabelliad Compagnia Aerea Italiana 05/09/2008 ' 05/09/2008 ricordiamocidi tuttiNon dobbiamo dimenticarci che abbiamo 3 mila precari, in modo particolare sulla realtà di Roma guglielmo epifanisegretario generale Cgil 05/09/2008.
Celentano:
l'expo, una gara di cemento ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E gli imprenditori che salveranno Alitalia vorranno in cambio appalti". Una critica a cui Letizia Moratti ribatte con sarcasmo: "Ofelè fa el tò mestè. Parla senza averne titolo". Sempre sull'Expo il sindaco critica il governo per la lentezza sulla definizione della governance: "è distratto".
Alta
velocità, tra 100 giorni in un'ora da milano a bologna - oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: le decisioni sul futuro di Alitalia e di Linate, considerato finora la partenza naturale per uomini d'affari e politici costretti a coprire in tempi rapidi e anche più volte a settimana quella tratta. Ma nel futuro prossimo, con le tre ore in treni che partiranno ogni 15 minuti nelle ore di punta (al mattino presto e tra il tardo pomeriggio e la sera,
Bono
ai sindacati: <Non potete solo chiedere>
( da "Secolo
XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Soldi lo Stato non ce li può mettere, e se pensate a una Fincantieri come Alitalia, con 30 imprenditori a guidarla, buon viaggio, ma senza il sottoscritto". Poi la polemica: "Bisogna anche voler bene a questa azienda, non avversarla in ogni situazione". Fabiocchi non muove un ciglio: "Qui non c'è nessuno che odia Fincantieri.
Genova-roma,
tagliati due voli ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I primi riflessi del ciclone Alitalia si fanno sentire anche a Genova. Perché Cai, Compagnia aerea italiana, la newco destinata a sostituire Alitalia, conterà su meno vettori e, quindi, eliminerà una serie di voli. A partire da novembre quando scatta l'orario invernale. Si dà per certo il taglio del Genova-Catania di AirOne e di un altro volo,
Liberare
il cielo italianodall'invadenza politica
( da "Secolo
XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, ma anche le riprovevoli abitudini che costeranno al Paese una miliardata e mezzo, 3.250 dipendenti da ricollocare (la cifra viene dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi) e una pessima figura planetaria. C'eravamo lasciati al "quasi" fallimento della società (un crac rimasto sulla carta solo perché non giudiziariamente certificato)
Soldi
a firenze metropoli un tributo sugli immobili? - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Domenici parla anche della nuova Alitalia: "Ritengo giusta la presenza delle autonomie locali e regionali", dice a proposito della scelta del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo di far parte della nuova compagnia aerea italiana. E la consigliera regionale di An Giuliana Baudone chiede: "Il Lazio entra nella nuova Alitalia e la Toscana che fa?
Pannuti
in aiuto di alitalia: prendo all'ant tre licenziati - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ex assessore alla Sanità scrive a Berlusconi Pannuti in aiuto di Alitalia: prendo all'Ant tre licenziati ELEONORA CAPELLI Una mano tesa ai lavoratori in esubero Alitalia: tre posti di lavoro a tempo indeterminato presso l'Ant per i dipendenti della compagnia di bandiera che in queste ore stanno aspettando di conoscere il proprio destino.
Loizzo
al ministro: dialoghiamo ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Da un lato la nuova Alitalia, che potrebbe tagliare le ali agli scali di Bari e Brindisi, dall'altro la paura che il titolare delle Infrastrutture Altero Matteoli non confermi "le risorse già assegnate specie nel settore ferroviario" (si tratta, complessivamente, di 1 miliardo 393 milioni di euro), imporrebbero di "lavorare insieme: senza piagnistei e senza inutili campanilismi"
Aerei,
si tratta per la company tutta regionale
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I democratici organizzano una manifestazione per protestare contro la nuova Alitalia, che lascerebbe soltanto le briciole ai due scali pugliesi. Nel frattempo il vicepresidente della commissione Trasporti Giacomo Olivieri convoca a Via Capruzzi per martedì 16 una riunione: in quella data dovrebbe cominciare a materializzarsi una "nuova compagnia aerea regionale".
Stop
alla città metropolitana il governo taglia i fondi a bari - lello parise
( da "Repubblica,
La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Stop all'Authority Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a Bari Emiliano: "Devono passare sul mio corpo". Fitto nega La Puglia umiliata LELLO PARISE Bari metropoli, addio? Così la pensa il titolare della Semplificazione Roberto Calderoli: né il capoluogo pugliese, né Venezia potranno essere città metropolitane perché hanno una popolazione inferiore ai 350mila
"finiamola
con i soldi di milano a roma" e la festa pd applaude la moratti - rodolfo
sala ( da "Repubblica, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: della cordata per la nuova Alitalia, che ai sindacati ha appena spiegato che a Linate rimarrà solo la navetta Roma-Milano. "La nuova Alitalia ? aveva risposto a caldo il sindaco, non ha alcuna competenza sui nostri aeroporti". Ma qui, allo spazio Coop della Festa democratica, la Moratti va oltre, producendosi in un affondo che sembra avere come destinatario proprio il governo amico:
Alitalia,
bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette solo 3250 esuberi.
In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette "solo" 3250 esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio Il ministro Sacconi dice che i lavoratori che rimarranno senza un posto saranno solo 3250.
Voto
agli immigrati, Berlusconi liquida Fini Il suo un parere personale, non è nel
programma . E sul tifo violento dice: tornerà lo Stato, come con i rifiuti
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Riguardo alla questione Alitalia, il premier ha liquidato le critiche di D'Alema e Bersani sulla costituzione della cordata come "affermazioni alle quali non rispondo, sono destituite di fondamento e si commentano da sole". Sui rifiuti invece Berlusconi è un po' meno trionfalista, la città è ancora pulita, anche se qualche cumulo di spazzatura c'
L'immobilità
del rincaro e l'eterna legge italiana della speculazione
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: preferendo il lindore napoletano o i miracoli di Alitalia. Ma i prezzi salgono. Esattamente tredici mesi fa, a fine luglio, comparve sui quotidiani italiani (prima arrivò il nostro) il titolo sul pane a prezzo d'oro. Cominciava la penuria di grano. Del barile di petrolio già si parlava. Se ne parla dalla grande crisi degli anni settanta, quella che indusse all'austerità,
Intesa-Sanpaolo,
il grattacielo dei dubbi Per ora smentite le voci di un possibile congelamento
del progetto dovuto all'incremento dei costi
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Troppi anche per un colosso come Intesa impegnata in prima linea sulla questione Alitalia. Il progetto rischierebbe insomma di essere congelato. La voce è rimbalzata in Comune provocando la reazione immediata e secca del sindaco Chiamparino, che vede nella Torino verticale un'opportunità strategica del territorio, oltre a un bel gettito per le entrate comunali.
Adriano:
Vertice politico degenerato ( da "Unita, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Di fronte alla vicenda Alitalia dice di "sentire avvicinarsi un grido come quello del protagonista del film: non vorrei fosse uno scambio imprenditori-politica, ossia salviamo l'Alitalia in cambio di migliori condizioni economiche per noi". Come nel caso del parcheggio sul Pincio, "segno evidente - secondo lui - dello scambio di favori tra imprenditori e politica.
Su
Alitalia voto all'unanimità del Consiglio regionale Marrazzo incassa il
sostegno dell'opposizione alla sua proposta di far entrare nella Cai anche la
rappresentanza della Region ( da "Unita, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
mio mestiere? È tutelare i lavoratori
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: punto per punto a chi irride alla sua decisione di voler entrare nella nuova Alitalia. "Abbiamo un bilancio di 28 miliardi di euro, - ha ricordato a chi dalle fila del centro destra lo invitava a pensare ai debiti del Lazio - di questi 18 di spesa, il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse e investiamo ogni anno circa 500 milioni per lo sviluppo del territorio.
La
Regione in difesa di Fiumicino ( da "Unita, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e i licenziamenti che hanno già mietuto 10 vittime in due aziende appaltatrici di Alitalia a Fiumicino. Proprio per chiedere una mediazione della Regione per l'introduzione di ammortizzatori sociali al posto del licenziamento secco oggi alle 12 i metalmeccanici (Fiom, Fim, Uim) incontrano l'assessore regionale al lavoro Alessandra Tibaldi.
Marrazzo
incontra Colaninno: Non mi convince l'idea dei sei scali
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: avremo una piccola Alitalia, una compagnia "nano" su base regionale". Il Governatore è apparso anche molto preoccupato per i lavoratori, i 14mila impiegati direttamente e indirettamente in Alitalia, ma anche tutti gli altri del distretto di volo di Fiumicino la cui situazione ha definito "drammatica".
Sul
piano Alitalia il bluff degli esuberi Sacconi ne annuncia 3.250. Ma alla fine
senza lavoro resteranno oltre 6mila lavoratori
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cioè non faranno parte di Alitalia, anche se manterranno uno stipendio, e potranno essere utilizzati anche da altri gruppi. Dei 2.750 circa 1.600 saranno impiegati in manutenzione ordinaria e 450 saranno destinati al cargo (che Alitalia, tra l'altro, non avrà più). Ne restano fuori 700, che operano in amministrazione, information technology e call center.
Epifani
annuncia per oggi la risposta del sindacato Né signorsì, né signorno: poniamo
problemi di merito . Damiano: L'avesse proposto Prodi ci avrebbero fatti neri
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La paura peggiore entrambi la condividono con Veltroni: una futura svendita della "piccola Alitalia" agli stranieri. Prima del vertice Epifani aveva mostrato un approccio molto cauto alla vicenda: "Le premesse non sono buone per il semplice fatto che Alitalia è tecnicamente fallita" e "la via per un rilancio credibile è molto stretta".
La
Ue avrà bisogno di altri chiarimenti
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Lo ha fatto capire ieri il vicepresidente della Commissione europea con delega ai Trasporti, Antonio Tajani, "Non escludo che sul decreto del Governo riguardante Alitalia l'Europa potrà avere bisogno di chiarimenti sui contenuti. Nel decreto ci sono ad una prima lettura due elementi positivi: il principio di trasparenza e la volontà di vendere gli asset a prezzo di mercato.
Marrazzo
insiste: per Alilazio chiede solidarietà e il contributo degli imprenditori Il
presidente regionale presenta il suo piano: Non è una provocazione, non è una
possibilità. È ( da "Unita, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: gli enti locali prendono la parola sul rilancio dell'ex Alitalia. Marrazzo ieri ha incontrato Colaninno: visita "cordiale" durata un'ora, servita a decidere che bisogna "continuare il confronto. Sulla filosofia della mia proposta - ha raccontato il presidente della Regione Lazio - Colaninno si è espresso positivamente".
Rom:
dietrofront di Maroni e la Ue dice sì Secondo il commissario Barrot le misure su
schedature e impronte non sono discriminatorie ma dalla relazione segreta del
ministro sarebbe ( da "Unita, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: con la vicenda Alitalia nell'aria, era meglio evitarla. Se si dovesse scoprire che la relazione indica assai più miti consigli, per esempio con l'indicazione di un ruolo di un giudice nella prassi dell'identificazione, Maroni potrebbe trovarsi in difficoltà con la "sua gente" e con l'immagine di "tollerante zero" che,
Big
nel vertice Pd? Veltroni prende tempo D'Alema si propone, altri vengono
proposti. Il segretario: il partito va innaffiato, non segato
( da "Unita,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sul federalismo o persino sulla questione Alitalia, dove la sortita del governatore Marrazzo ha creato qualche sorpresa. "La vera svendita l'ha fatta Berlusconi, l'ha data gratis agli stranieri, questa è la verità", ha ribadito ieri sera Veltroni, e il segretario è convinto che alla fine questa realtà apparirà chiara anche agli italiani.
Ecco
cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)
Alla
scoperta del Tokaji ungherese ( da "Giornale.it, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: aereo con partenza da Malpensa il sabato alle ore 10 con Alitalia, pernottamento al King's Hotel e ritorno il 7 col volo delle 18.30 da Budapest a Parma per il costo di 290 euro. Più economico (274 euro) se il pernottamento è previsto all'Hotel Happy. Esiste la possibilità di atterrare a Malpensa, ma i voli sono disponibili solo la mattina verso le 9.
IN
CAMPO ( da "Giornale.it, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alema che lo avevano
duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si
commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma
Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha
fatto eccezione. Il premier poco prima delle
Alitalia,
sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: pagina 6 Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi di Gian Battista Bozzo da Roma Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre.
Più
piccola, ma andrà dappertutto ( da "Giornale.it, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma andrà dappertutto di Paolo Stefanato da Milano La Nuova Alitalia tornerà in Cina: a Shanghai e Pechino. In Corea: a Seul. In Nigeria: a Lagos. In Senegal: a Dakar. Sono 16 le destinazioni di lungo raggio contenute nel piano Fenice: più di quelle attuali di Alitalia, più del piano Air France. Ci sono Caracas, New York, Boston, Chicago, Miami, Rio de Janeiro,
<Ecco
dove sbagliano la Moratti e Marrazzo>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma sarà Alitalia a scegliere. Inoltre, Alitalia ha già ripreso due terzi degli slot su Malpensa che erano stati abbandonati". Lei ritiene che esista un partner straniero preferibile per Alitalia? "Non bisogna andare a simpatie ma valutare concretamente le proposte, con i numeri alla mano, e scegliere pragmaticamente chi garantisce di più dal punto di vista del servizio.
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA | PAGINA 8 Il governo ricatta. Trattativa al via: totale confusione sugli esuberi DIRITTI | PAGINA 5 Sul voto agli immigrati Berlusconi stronca Fini Bossi: sarebbe una follia SCHEDATURE | PAGINA 5 Impronte ai minori rom, la Ue assolve Maroni: "Non è discriminazione" FEDERALISMO | PAGINA 4 Tasse locali sulle case I sindaci dicono sì alla bozza Calderoli.
Scambio
di favori tra imprenditori e politica
( da "Manifesto,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: andando a ruota libera su Alitalia, Expo e perfino sul Pincio. Lui, milanese doc e cantore ambientalista della via Gluck, non riesce proprio a capacitarsi all'idea di vedere realizzarsi il megaparcheggio in una delle aree più verdi del centro di Roma. "La follia della devastazione di un pezzo di storia di Roma sul Colle del Pincio per costruire un parcheggio per 700 auto è incredibile"
Tanti
numeri, progetto asfittico ( da "Manifesto, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA ·
Partito il confronto tra azienda, governo e sindacati su piano industriale e
"esuberi" Tanti numeri, progetto asfittico Secondo Colaninno: 14.250
restano,
I
privilegi dei rospi e la torta dei redditi
( da "Manifesto,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: modello a cui guardano i nuovi padroni di Alitalia, l'ultima tra le vittime illustri del declino del paese. La "soluzione" raggiunta ha visto all'opera molti privilegiati per censo o per nobiltà (un elenco bipartisan in tutta evidenza), che si trovano al riparo dei costi della crisi - assorbiti dallo stato - e con un nuovo monopolio privatizzato a disposizione sulle rotte interne,
E
Letizia spiazza Berlusconi per difendere il <suo> Glisenti
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: attacco e apre un fronte contro il premier proprio sul tema che a Berlusconi sta oggi maggiormente a cuore: Alitalia. Ma il vero obiettivo dell'esternazione del sindaco non è la compagnia di bandiera, né i rifiuti di Napoli. Il problema è, sempre e ancora, l'Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che avrà Paolo Glisenti (nella foto, con il sindaco Moratti) nella gestione dell'evento.
Federalismo
e Linate, strappo della Moratti ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sui tagli dei voli nel dopo Alitalia, sul ridimensionamento di Linate, sulle tasse e sul federalismo. Letizia Moratti strappa con il governo alla vigilia del confronto sull'Expo: la nuova bozza è pronta. Nodo Linate. "L'aeroporto sarà dedicato al collegamento con Roma", ha annunciato ai sindacati l'amministratore di Cai, la nuova compagnia aerea di bandiera.
Lo
strappo della Moratti: basta lezioni da Roma
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, il destino incerto di Malpensa, il ridimensionamento di Linate, le tasse, i rifiuti campani, le spine dell'Expo. Letizia Moratti strappa. Ed attacca su temi sensibili al centrodestra. A partire da quello più sentito dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: Alitalia.
Letizia
spiazza il premier per difendere il <suo> Glisenti
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Come dice un ministro: "Lo splendido isolamento non sempre paga ". Attacco su Alitalia Il sindaco Moratti ha aperto un fronte con il premier su Alitalia nel giorno in cui la proposta del governo otteneva l'appoggio del governatore del Lazio, il pd Marrazzo Elisabetta Soglio.
ROMA
Si è aperto ieri a Roma il confronto tra governo, sindacati e amministratori
della nuova ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia sul piano di rilancio della compagnia. Gli esuberi annunciati sono 3.250 con altri 2.750 dipendenti fuori dal "perimetro" dell'azienda. Ancora in calo i dati sui passeggeri a luglio (-21,9% rispetto ad un anno prima) e il ministro Sacconi avverte: "Entro giovedì si chiude, la data non è negoziabile".
Sacconi:
3.250 esuberi ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Alitalia Sacconi: 3.250 esuberi ROMA - Sono 3.250 gli esuberi previsti dal piano Alitalia. A questa cifra vanno aggiunte 2.750 persone che, pur restando fuori dal perimetro della "nuova" società, saranno però ricollocate altrove. I numeri, emersi ieri nella riunione tra governo, Cai (la società che rileverà le attività di Alitalia)
Il
caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una
( da "Tempo,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una ... Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una (nuova) compagnia? Di sicuro, per adesso, c'è il trust di imprenditori - tra le figure di maggiore spicco nel gotha dell'industria e della finanza - che si è fatto carico di portare a termine il risanamento di Alitalia,
Dall'inviato
Giancarla Rondinelli NAPOLI Temevamo che con
( da "Tempo,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Mentre il Cavaliere lascia la prefettura, poco distante in piazza del Plebiscito, c'è un botta risposta tra un gruppo di contestatori di Chiaiano, armati di manifesti e bandiere con lo slogan "Nessuna discarica. Jatevenne!", e alcuni sostenitori del Presidente, anche loro con fischietti e slogan: "Ici, Alitalia, Napoli pulita. Silvio c'è".
Marrazzo:
Veltroni? Il centralismo democratico è finito
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, non si sente anche lui un po' traditore del centrosinistra, Piero Marrazzo risponde così. E fornisce l'elenco degli altri presunti "traditori": Filippo Penati, Nicola Zingaretti, Leonardo Domenici... Difficile credere che lo faccia per rendere ancora più evidente la dimensione del problema che il caso Alitalia minaccia di creare (
L'Economist:
<Costerà 125 euro a cittadino>
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: BREVI L'Economist: "Costerà 125 euro a cittadino" Secondo i calcoli del settimanale britannico "The Economist", in edicola oggi, il salvataggio di Alitalia costerà 125 euro per ogni contribuente italiano. "Sbagliato e costoso", scrive l'"Economist".
Scajola
chiama Braggiotti ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esperto indipendente nella procedura Alitalia, come prevede il decreto sulla modifica delle norme per la ristrutturazione industriale delle imprese in stato di insolvenza. Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti avrà il compito di effettuare una perizia sugli asset oggetto della richiesta di acquisto da parte della Cai presieduta da Roberto Colaninno per stabilirne il valore di mercato.
Piano
Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi Bonanni: "Cifre largamente inferiori al previsto". Veltroni: verrà regalata agli stranieri Giovedì l'affondo con Fantozzi. Seimila dipendenti restano fuori dalla nuova compagnia ROMA - Sono 6 mila i lavoratori di Alitalia che resteranno fuori dal perimetro della nuova società.
<Air
France, il controllo in 5 anni>
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il controllo in 5 anni" Air France-Klm potrebbe avere la maggioranza in Alitalia in cinque anni. Secondo il quotidiano di Parigi La Tribune, la compagnia franco-olandese potrebbe acquisire una quota tra il 10 e il 20% della Nuova Alitalia e diventare socio di maggioranza entro cinque anni. Air France-Klm non ha voluto commentare la notizia.
Si
fa avanti anche Penati Ma la cordata resta fredda
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Scambio tra azioni Sea e Nuova Alitalia". Scajola: pensino al loro mestiere Il presidente della Provincia di Milano ha già "scalato" l'Autostrada Serravalle. Il vertice Marrazzo-Colaninno MILANO - Non solo il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, punta i piedi e chiede un posto a bordo della nuova Alitalia,
La
sfida ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma anche il pubblico, quando necessario, deve assumersi le proprie responsabilità ". "Il fatto è che se Alitalia va in crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a Torino e in Piemonte andasse in crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al tavolo della disoccupazione ".
E
all'articolo 3 spunta un paracadute per i consiglieri
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e riguarda i vertici e i consiglieri di amministrazione della compagnia di bandiera, Alitalia servizi e le società controllate. Niente rischio (eventuale) di azione di responsabilità, dunque. Si legge nell'articolo 3 che "la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai componenti del collegio sindacale,
E
spunta il nodo dei lavoratori Air One
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro di ieri al ministero del Lavoro è Air One, la compagnia che con Alitalia dovrebbe fondere alcuni asset. Il problema sarebbe il numero dei lavoratori di Air One che dovrebbero passare in Alitalia. Alla compagnia di Carlo Toto (foto) risulterebbero essere 3 mila, cioè tutti. Invece secondo le ricostruzioni fatte ieri al tavolo, tra gli 11.
<Linate
ridimensionata>. L'ira di Milano
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "La nuova Alitalia non ha titolo per parlare di Linate e Malpensa", ha ripetuto. La delusione è palpabile. Perché da Milano la disponibilità a trattare è arrivata più volte. La concessione di tagliare voli al Forlanini, se questo dovesse servire a riportare Malpensa al ruolo di hub, ormai è messa in conto.
La
Regione ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: BREVI La Regione Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo pronto a entrare nel capitale della Nuova Alitalia.
Acceso
dibattito ieri in Regione sul futuro di Alitalia. Il presidente Piero Marrazzo
ha annunciato ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
futuro di Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950
( da "Messaggero,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 calcolando call center, information technology e amministrazione) al centro del dibattito regionale ieri. Dopo l'intervento del presidente della Pisana, Piero Marrazzo, che ha annunciato di volere partecipare alla fondanzione della nuova Compagnia Aerea Italiana con un pacchetto azionario da 10 milioni di euro,
I
dubbi che lascia il copione Alitalia
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE IL DIBATTITO SUL PIANO FENICE I dubbi che lascia il copione Alitalia D a tempo Alitalia - come la Rai - non è più un'impresa, e chi rifiuta di "svenderla" somiglia al nobile decaduto che, fra le macerie del palazzo avito, dice che non lo venderà mai. Per l'osservatore spassionato il conto del funerale - non si parli di salvataggio - è presto fatto.
MARRAZZO
E LA MOSSA INASPETTATA ( da "Corriere della Sera"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE CRISI ALITALIA MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA L enin, che di politica se ne intendeva, esortava chi volesse esercitare quest'arte che s'accompagna al potere a fare sempre "l'analisi concreta della situazione concreta ", senza pregiudizi, valutando solo quella che Machiavelli chiama "la realtà effettuale".
Tensione
nell'area merci, 200 aziende e 1.500 persone che rischiano il posto
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo abbiamo scritto in questi giorni a Marrazzo, Gasbarra e Alemanno: al tavolo di concertazione sul futuro dell'Alitalia che hanno annunciato dobbiamo esserci anche noi". Nel Lazio L'indotto dell'Alitalia pesa nel pil regionale per circa il 4 per cento. In tutto 60 mila persone Alessandro Fulloni.
Marrazzo
sorride a Colaninno: <Dico no al derby con Milano>
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Alitalia Ieri incontro tra il governatore e il presidente della Cai Marrazzo sorride a Colaninno: "Dico no al derby con Milano" Zingaretti: difendo i lavoratori. Critiche da An La proposta di fare entrare la Regione nella Nuova Alitalia, secondo il governatore "è stata accolta in modo positivo" da Roberto Colaninno.
ROMA
L'Alitalia? Può tornare a volare. La cordata degli imprenditori italiani? Era
ora ch ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Infine abbiamo chiesto che nella governance di Alitalia ci sia una presenza di rappresentanti espressi dai lavoratori. Una rappresentanza che potrà verificare concretamente la corretta gestione della compagnia". Nella riunione di ieri comunque è emersa una differente valutazione sugli esuberi.
Fuori
dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta
la partita ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, 3.250 esuberi. Il sindacato tratta Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta la partita.
ROMA
- Nuovo duello, a distanza, tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema. Tema:
l'operazione Alitali ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: critica esuberi e costi della Nuova Alitalia, ma non sembra comunque essere dell'idea che la soluzione, a questo punto, sia mandare tutto all'aria. È "difficile" ammette Dario Franceschini, rispondere alla domanda se bisogna prendere o lasciare il piano Alitalia del governo. "È evidente che adesso bisogna lavorare, e credo che i sindacati lo faranno,
ROMA
Sei giorni, neppure una settimana. Il commissario di Alitalia, Augusto
Fantozzi, ha vo ( da "Messaggero, Il"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 250 i lavoratori in esubero dalla fusione tra Alitalia e AirOne. In tutto si tratta di 17.500 unità e nella nuova Alitalia ne verranno riassunti 14.250. Di questi 2.750 saranno addetti in outsourcing cioè fuori dall'organico aziendale: 700 addetti ai servizi amministrativo di call center e di information technology, 1.
Scontro
su Glisenti. E Letizia va alla guerra
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esitato ad attaccare il premier sul piano Alitalia pur di difendere il ruolo centrale di Glisenti nell'Expo: "è l'uomo giusto al posto giusto". Ma è anche l'ostacolo che sta bloccando da cinque mesi il decreto della presidenza del Consiglio su Expo. Per tutta risposta e in tempo reale, la Moratti si è ritrovata un editoriale su il Giornale della famiglia Berlusconi che la esorta a "
L'Ant:
<Esuberi Alitalia? Noi ne assumiamo tre>
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia? Noi ne assumiamo tre" Il presidente Pannuti scrive a Berlusconi: altri imprenditori ci imitino L'associazione bolognese potrà inserire nuove figure professionali integrando il contributo erogato dal governo L'Ant, l'associazione bolognese che assiste malati gravi di tumore in tutta Italia, si è detta disponibile ad assumere da uno a tre dipendenti di Alitalia che resteranno
Morti
bianche, Expo, Alitalia Tutti gli affondi di Adriano
( da "Corriere
della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Tutti gli affondi di Adriano "Dalle imprese poca attenzione per la vita e scambi di favori con i politici" La star di "Yuppi Du" acclamata dai comitati "No Dal Molin" e "No Mose", sbarcati al Lido: "Adriano è un leader" DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - "Ogni volta che sento parlare di morti sul lavoro,
Il
premier a Napoli: "Il voto agli immigrati non è nel programma"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alema che lo
avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi
che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato.
Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha
fatto eccezione. Il premier poco prima delle
Alitalia,
sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 05 pagina 1 Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 di Redazione Sette giorni per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre.
Alitalia,
Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi"
( da "Voce
d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Articoli correlati: *Epifani su Alitalia: "Premesse non buone per il rilancio" *Alitalia, Scajola a Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.
Paolo
Maras (Sdl): <Non è un piano di vero rilancio>
( da "Manifesto,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Se le criticità che hanno portato Alitalia in queste condizioni - per non dire degli errori clamorosi di strategia industriale - sono la scarsa quota di mercato, la concorrenza low cost e l'assolutamente residuale attività di lungo raggio, allora la domanda legittima è: condividendo queste critiche, come mai si costruisce un piano - partendo da condizioni di assoluto vantaggio:
Due
alternative per Alitalia ( da "Opinione, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: fallisce il Piano Fenice qualcuno dovrà portare i registri in tribunale Due alternative per Alitalia La Compagnia aerea italiana deve avere come priorità la ricerca e l'individuazione di un partner straniero che sia robusto ed affidabile di Maurizio Bonanni Si salvi chi può! Parlando di Alitalia che affonda (casse vuote e debiti insostenibili), le alternative sono davvero pochine.
Il
re sindacale è proprio nudo ( da "Opinione, L'"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: registrare che contro la sua affermazione secondo cui sulla vicenda Alitalia si può anche fare a meno della concertazione con i sindacati, si sono avute solo poche proteste di maniera. Qualche dirigente sindacale ha parlato di "provocazione fuori luogo". Qualche isolato esponente della maggioranza, come Stefano Saglia di An, ha invitato il ministro a "mordersi la lingua" prima di parlare.
Quel
labile confine tra la destra e la sinistra che non c'è
( da "Opinione,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la sua decisione di richiedere di partecipare alla berlusconianissima operazione Alitalia a nome della Regione Lazio che presiede in nome e per conto del PD, non è che l'episodio più recente di un serial politico che potrebbe intitolarsi "Lost". La protagonista è la sinistra italiana nel suo complesso, precipitata senza capirci molto nella Seconda Repubblica.
L'A.d.
della nuova compagnia offre ai sindacati 3.200 esuberi
( da "Opinione,
L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La nuova Alitalia inizierà la propria attività partendo dalla quota di mercato di Alitalia e AirOne sul mercato domestico, valutata nel 56%. La flotta della nuova compagnia passerà dagli attuali 238 aeromobili di cui dispongono attualmente Alitalia e AirOne a 153 aeromobili nel 2009, per attestarsi a 158 nel 2013.
Alitalia,
sette giorni per chiudere l'intesa
( da "Giornale.it,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 500 occupati stabili in Alitalia e Air One potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe 14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso.
Alitalia:
protesta dell'Atitech ( da "Voce d'Italia, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Alitalia, Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi" *Epifani su Alitalia: "Premesse non buone per il rilancio" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.
Colaninno
dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no
( da "Tempo,
Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa il salvataggio Alitalia Colaninno dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no Una corsa senza fine, rotolando giù verso il burrone. è l'immagine impietosa del Pd che stride di fronte al nuovo look di Alitalia. Già, la compagnia aerea che sembrava fallita o svenduta ai francesi di AirFrance-Klm riprende quota grazie al governo Berlusconi.
Nuova
Alitalia, si parte da 3250 esuberi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Politica Italiana Pagina 107 Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo --> Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo Primo round tra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia. Illustrato alle nove sigle il Piano Fenice.
Voto
agli immigrati? Non è in programma
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Quindi liquida sdegnato gli attacchi del Pd al piano Alitalia messo a punto dal suo governo: "Critiche destituite di ogni fondamento - le bolla Berlusconi - a cui non vale la pena rispondere". A Napoli infuria la polemica sulla decisione del Viminale di negare ai tifosi partenopei ogni trasferta per l'intero campionato.
E
venne il giorno del Molleggiato ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Pincio --> Celentano a Venezia spara su tutti: omicidi bianchi, Alitalia, Pincio DAL NOSTRO INVIATO SERGIO NAITZA Venezia. E venne il giorno del Molleggiato. Atteso come un Messia, paragone che l'interessato non disdegna. E infatti dice: "Mi piacerebbe fare un film sulla resurrezione di Gesù: è una idea,
Alitalia:
"L'operazione non ha i requisiti di mercato"
( da "Voce
d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Articoli correlati: *Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" *Alitalia, Scajola a Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.
Alitalia,
il pasticcio degli esuberi ( da "Stampa, La"
del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Malpensa e Linate saranno rilanciati Alitalia, il pasticcio degli esuberi Sacconi: via in 3250, ma non conta i precari. Scuola, a casa 87 mila insegnanti E' giallo di cifre sugli esuberi di Alitalia: il ministro Sacconi parla di 3250 lavoratori da ricollocare, mentre i sindacati replicano che ha dimenticato migliaia di contratti a termine.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Qualcuno l'ha
paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin
è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà
dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex
spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza
che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice
dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla
gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non
ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo
schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra
evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e
che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è
una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue
credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente
secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere
fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica
a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che
ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo
ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana,
bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi
votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden.
Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa
ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti
e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna
di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo
incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai
gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici
corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina
da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un
po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un elemento
decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa, lo sarà
anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi. Grazie
alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo alla
pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha dimostrato
attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la Casa Bianca
è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà adesso: una
campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva, cattivissima, da una
parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori, ma chi riesce a
distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario. Una volta di
più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni, funziona
così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa Non commentato
" (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama
e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora qualche spigolatura sulla campagna
elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto dagli organizzatori, con il pass,
una borsa nera con lo stemma della Convention democratica e quello della
Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la stessa borsa nera con il
simbolo della Convention repubblicana e. quello della Coca-Cola. Capito?
Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via Internet, ricevono
milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio McCain 47 milioni,
Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K Steet, la via dei
lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte grandi aziende
ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito dell'elefante sia
quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi industrie dell'industria
della difesa hanno organizzato dei seminari per formare le nuove leve
democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato mentre tentava
di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del partito e un
potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader moralizzatore e
progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e
nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del clan Bush. Ma
McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il sistema che li
intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie occidentali. La
politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo pessimista se dico che
anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento rimarrà deluso? Il
metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione, quello
italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi Paesi non
ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in democrazia,
presidenziali usa Commenti ( 19 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep
( da "Quotidiano.net" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il ministro dello
Sviluppo, Claudio Scajola, esprime perplessità sulla scelta di
Marrazzo, presidente della Regione Lazio di partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere"
"
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saranno 3.250" Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, esprime
perplessità sulla scelta di Marrazzo, presidente della Regione Lazio di
partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere" Roma, 4 settembre
2008 - Oltre ai 3.250 lavoratori in esubero indicati nel piano
industriale discusso nell'incontro tra Governo, azienda e sindacati, sono a
rischio altri 700 lavoratori (dell'area amministrativa, call center e It), per
i quali è più difficile il ricollocamento in outsourcing. Infatti, per le
attività di questi lavoratori al momento non sembrano esserci società
interessate a riassorbirli. Gli aerei della Nuova Alitalia
saranno 137 al 2009 e 158 al 2013. Questa la composizione della flotta della
nuova Alitalia secondo le indicazioni che avrebbe
fornito all'incontro tra governo e sindacati l'amministratore unico di Cai,
Rocco Sabelli. E' previsto uno sviluppo intercontinentale, con 16 nuove
destinazioni internazionali, e il completo rinnovo della flotta, con 60 nuovi
aerei in quattro-cinque anni. Dal perimetro della nuova Alitalia
resteranno fuori il cargo e la manutenzione pesante. Da valutare cosa si farà
per i servizi amministrativi i call center e l'information technology. Il resto
rimane nel perimetro. I sindacati daranno la loro risposta sul piano
industriale di Alitalia domani pomeriggio: lo ha
confermato Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, parlando a
margine di un dibattito alla Festa Democratica nazionale di Firenze. Tuttavia,
avverte Epifani, "non dobbiamo dimenticarci che abbiamo circa tremila
precari, in modo particolare sulla realtà di Roma: sono problemi molto seri e
molto delicati da gestire con la dovuta attenzione". Riguardo ai margini
di manovra per la trattativa, il leader Cgil osserva che "stiamo parlando
di un'azienda che tecnicamente è fallita, però non possiamo dire a cuor leggero
che lasciamo perdere il destino dei lavoratori. SCAJOLA "Meglio che ognuno
faccia il suo mestiere". Così il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola,
intervenendo su Radio 24 esprime perplessità sulla scelta del presidente della
Regione Lazio, Piero Marrazzo, di partecipare al piano per Alitalia.
"Penso che l'impresa la debbano fare coloro che lo fanno per vocazione e
mestiere, cioè gli imprenditori - ha detto il ministro - ho sempre ritenuto che
ognuno debba fare il suo mestiere". Scajola he comunque apprezzato
"lo spirito di vicinanza e condivisione" espresso da Marrazzo con il
suo gesto ma ha ribadito che "la Regione Lazio, che ha tante difficoltà,
debba fare al meglio il proprio compito che è quello di servire i propri cittadini".
Il ministro ha quindi spiegato che per Alitalia
occorre ''andare avanti cercando la condivisione'', l'accordo con i sindacati
ma ''nessuno pensi di avere diritti di veto''. Alla domanda del giornalista che
gli chiedeva di commentare le affermazioni del ministro Renato Brunetta,
secondo il quale nella vicenda Alitalia occorre
procedere anche senza l'accordo con i sindacati, Scajola ha ricordato che la
stessa cordata ha detto che non procederà senza l'accordo con i sindacati. ''Ma
l'alternativa - avverte Scajola - è il fallimento di Alitalia''.
La cordata di imprenditori che vuole rilevare la compagnia di bandiera - ha
ribadito Scajola - non dà garanzie solo per il fatto che c'è un patto di non
vendita delle proprie azioni per cinque anni ma soprattutto perche' ''non sono
imprenditori del mordi e fuggi''. ''Hanno rilevanti interessi industriali in
Italia e questa è la garanzia migliore. Certo il governo dovrà vigilare,
guardare e controllare''. Quanto ai possibili conflitti di interesse di alcuni
di questi imprenditori, Scajola ha ricordato che si tratta ''di imprenditori
che hanno già versato la prima parte di quote rilevanti che arriveranno fino ad
un miliardo di euro. Sono cifre molto grosse a fronte del tentativo di
salvataggio di un'impresa difficile. Conflitto di interesse? A me sembra che
facciano soprattutto un solo interesse, quello del paese''. Infine parole per
rasserenare il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che dalle colonne della
Stampa ha detto che il piano Alitalia non va bene auspicando
che venga modificato. "Nessuno ha da temere - ha detto il ministro dello
Sviluppo economico - Non c'è dubbio che uno dei problemi del sistema italiano
sia la proliferazione di aeroporti uno vicino all'altro nel caso
Malpensa-Linate si va anche molto indietro. C'è stata una programmazione un po'
pasticciata nei decenni scorsi. Malpensa è lontano da Milano e non è ben
servito, Linate è troppo nel centro della città. La programmazione nazionale
calata sui territori delle regioni ha dimostrato molte falle. Gli aeroporti
devono poter stare sul mercato per i servizi che offrono e per la qualità che
possiedono - ha aggiunto - poi potrà incidere anche la compagnia di bandiera.
Il piano presentato dalla cordata concilia queste diverse esigenze". BRUNETTA
"Avanti anche senza sindacati"Quale futuro per Alitalia?
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integrazione" (28 commenti) 01:20:30 - Parliamo un pò di tennis vero,
perchè francamente queste chiacchere ROGER-RAFA mi hanno stancato, vi[...]
Nadal concede solo un set01:19:55 - E poi caro super roger, chi tra i
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Sacconi: 3.250
esuberi. Borse, bruciati 170 miliardi Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento
ROMA - Sette giorni di tempo per trovare l'accordo o l'Alitalia dovrà portare i libri in
tribunale e dichiarare fallimento. Questo il discorso fatto dal governo e dal
commissario straordinario della compagnia Fantozzi ai sindacati nell'incontro di
ieri sera. Il ministro del Lavoro Sacconi annuncia: "Gli esuberi
per ora sono 3.250". Intanto ieri è stata una giornata nera per le Borse
europee che hanno bruciato 170 miliardi di euro. A far scendere i listini
l'allarme della Banca centrale europea su inflazione e crescita e i dati
dell'economia americana. MANIA, CILLIS, STATERA ALLE PAGINE 6 E 7 GRECO A
PAGINA 24.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Ma
quale collaborazionista combatto per il territorio e per il Pd" Marrazzo:
entrando nella compagnia difendo 50mila persone "Lotterò da dentro perché
non la riducano a una compagnia di bandierina" ALBERTO STATERA ROMA - Che
combina governatore? Fa arrabbiare tutti: la destra vincente, che la vede come
un furbetto che salta sui presunti successi berlusconiani, e la sinistra
soccombente, che la vive quasi come un "collaborazionista" convertito
sulla via di Damasco alla tremontiana "economia sociale di mercato",
che nella declinazione ministeriale sembra la vecchia regola di privatizzare i
profitti e socializzare le perdite. Piero Marrazzo, presidente della Regione
Lazio, esce dal pranzo con Roberto Colaninno rubando la battuta a Veltroni e
rivendicando a sé addirittura il "coraggio kennediano", dopo la
proposta di entrare con la finanziaria regionale del Lazio nella cordata Alitalia dei sedici imprenditori, catturati "con la
pistola alla testa", secondo l'immagine dell'ex ministro Pierluigi Bersani
o, più probabilmente, blanditi con l'esposizione di tanto zucchero filante in
arrivo con le opere pubbliche finanziate dal governo. Collaborazionista e
neotremontista, presidente Marrazzo, di fronte alla sinistra, cui lei
appartiene, che magari su questo come su altri temi sta sbandando alquanto?
"Ma per carità, ma che tremontismo. Impariamo piuttosto a leggere le
vicende e a guardare avanti. Non tanto, ma almeno fino al prossimo autunno,
quando cinquantamila persone, due per ogni esubero Alitalia, più le relative famiglie e
tutto l'indotto, rischiano di essere per strada. Capisce cosa significherebbe
per il territorio che io governo?". Certo, ma non stiamo forse parlando di
privatizzazione di quel che resta di Alitalia, che doveva chiudere da anni travolta dalla politica e che
adesso, di fatto fallita, torna sul sentiero della politica? "A
Roma e nel Lazio la crisi dell'Alitalia è come la crisi
della Fiat a Torino, un'emergenza sociale catastrofica sul territorio e io
rivendico al pubblico e alla politica, di sinistra o di destra, il dovere di
governare processi così impegnativi che richiedono scelte importanti e
condivise. Come è per gli aeroporti, dove il pubblico ha una presenza di
indirizzo". Scusi governatore, quelle degli Aeroporti di Roma non sembrano
buone credenziali. Anzi, se permette, così si dà proprio la zappa sui piedi:
chi può dire che gli Aeroporti di Roma, di cui siete azionisti, sono il massimo
dell'efficienza? "Hanno 36 milioni di passeggeri: chissà se li avrebbero
raggiunti se non ci fossimo stati noi a portare la voce dei cittadini nei
consigli d'amministrazione, a urlare, a chiedere agli azionisti privati di fare
gli investimenti necessari". Cioè, Marrazzo, lei pensa davvero di sedersi
nel consiglio d'amministrazione della nuova Alitalia e
di dire a Colaninno, ai Benetton, a Gavio, alla Marcegallia, a Bellavista
Caltagirone, al fior fiore del potere capitalistico ormai incistato nel governo
con le concessioni e gli appalti, come devono gestire la loro compagnia? E, per
di più, da azionista degli Aeroporti fissare anche con loro le tariffe
aeroportuali? Una specie di inno al mercato che non c'è. "Guardi che io al
mercato e alle regole ci tengo, ma qui è in ballo una questione territoriale,
di identità del territorio di fronte alla prospettiva di una grave crisi. Lungi
da me fare il pansindacalista, ma di fronte alle difficoltà rivendico alla
politica il dovere e la capacità di governare le grandi scelte. La Regione
Lazio ha un bilancio di 28 miliardi di euro, spese per 18, e 500 milioni
destinati per missione allo sviluppo economico. Ne investiremo una parte per la
missione Alitalia, anche se, come è evidente, è una
scelta né facile né comoda". Ma scusi governatore, non avete neanche gli
occhi per piangere per i buchi della Sanità e buttate i soldi in un'impresa
fallita da lustri? "Guardi che io ho risolto l'emergenza rifiuti, rimesso
in moto le autostrade, chiusi il San Giacomo e il Forlanini. Il deficit
sanitario lo paghiamo. Ma questo non ci esime dall'affrontare con il coraggio
richiesto la questione Alitalia che investe in maniera
devastante il nostro territorio, Roma e tutto il Lazio. L'Hub di Fiumicino vale
da solo come una legge su Roma capitale". Il suo collega Renzo Tondo,
governatore di una regione a statuto speciale, il Friuli Venezia Giulia, cioè
con più poteri dei suoi, dice che lei ha un po' perduto la brocca: è forse in
delirio di onnipotenza. "In queste ore me ne prendo tutte da tutte le
parti e abbozzo. Ma a Tondo dico: venga lui, se vuole, a parlare con i
lavoratori dell'Alitalia, con quelli dell'indotto, con
quelli delle imprese turistiche, con le loro famiglie. Non creda che l'identità
territoriale sia appannaggio solo dei territori del Nord e sappia che l'Alitalia è oggi il banco di prova del federalismo politico.
Federalismo politico vuol dire confronto con gli interessi del territorio.
Questo è il federalismo dal basso che ci serve. La bozza del ministro Calderoli
in questo è carente e minimale. Bisogna trovare veramente il modo di essere più
vicini ai cittadini nei territori". Marrazzo più federalista di Calderoli?
"Il governo del territorio vuole la sua voce, lo dico io come lo dicono
Penati a Milano e Dominici a Firenze. E' qui che il Partito democratico può
confrontare le proprie proposte con quelle del governo, è qui che si può fare
davvero la coscienza critica dei vincitori". Ma Veltroni ha detto che
questi mettono insieme una "compagnia di bandierina" tra evidenti
conflitti d'interesse. "E io voglio andare a vedere se sarà una compagnia
di bandierina, possibilmente senza passare da collaborazionista. Riconosco la
scelta imprenditoriale, ma come riformista non ho impaccio ad andare a
verificare da azionista di minoranza e ad incalzare sulla difesa del lavoro e
del territorio di cui sono responsabile. E sa cosa le dico? Che questa può
essere linfa vitale per il Partito democratico". Va bene, governatore
Marrazzo, meglio compagnia di bandierina che niente. Ma lei ha capito che
s'insinua in una partita più grossa, la cui posta non è solo l'Alitalia ma è la berlusconizzazione di quel poco che c'è di
capitalismo italiano? In ballo ci sono Mediobanca, Generali e tutto il potere
bancario e finanziario. E lei mette il chippino pubblico della sua minuscuola
Iri regionale, creando questo inferno e mettendo in difficoltà la sua parte
politica già divisa su tutto il resto? "Potrò sbagliarmi, ma a differenza
della destra sociale che immagina le leve del potere sempre nella contiguità
tra politica e capitale, io sono un riformista e credo nel primato della
politica. Soprattutto quella vicina ai cittadini. Come per l'Alitalia.
E lotterò da dentro perché non la riducano a una compagnia di bandierina".
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Dallo scalo
milanese partiranno 13 dei 16 voli intercontinentali previsti. Riprende quota
l'ipotesi Lufthansa Il piano "riscopre" Malpensa sorte incerta per
700 dipendenti A conti fatti, 6 mila persone restano fuori dall'azienda
"Esternalizzati" in carico ai soci Cai LUCIO CILLIS ROMA - Ritorno a Malpensa
e una mano tesa verso la Germania. Il fantasma di Lufthansa, aleggia sul piano di rilancio della nuova Alitalia mostrato ieri ai sindacati. Un
progetto che mette finalmente sul tavolo della trattativa il numero degli
esuberi e buona parte degli asset consegnati da Alitalia a Cai. Malpensa, potrebbe tornare ad essere lo snodo principale
per i voli intercontinentali mentre lo scalo di Fiumicino sarà ridimensionato.
Alitalia 2 nelle intenzioni di Roberto Colaninno,
presidente di Cai, punta a consolidare una quota di mercato prossima al 60%,
attraverso un rilancio del network su sei basi e senza hub di riferimento.
L'occupazione. Il numero dei dipendenti in uscita è la prima mina disinnescata.
Oggi Alitalia (Fly più Service) dispone di 15.600
dipendenti, mentre AirOne (che non conferma però l'indiscrezione) avrebbe 1.900
unità. In totale 17.500 persone. Ufficialmente gli esuberi sono 3.250, più
altri 2.050 dipendenti, tra attività del cargo (450) e di manutenzione (1.600)
che saranno esternalizzati, le cui attività cioè, saranno cedute ad un
ristretto gruppo di partner della cordata Cai. Saranno però garantiti i
contratti per la fornitura di servizi alla nuova Alitalia:
ecco perché i 2.050 "esternalizzati" vengono contabilizzati tra gli
assunti della newco. Ci sono poi altri 700 addetti al call center e
amministrazione che restano per ora in una sorta di limbo (il ministro Sacconi
la chiama "zona grigia"), in attesa della trattativa che si apre oggi
sui tagli al costo del lavoro. Sembra probabile una loro conferma all'interno
del perimetro Alitalia. La riduzione del personale,
dunque, oscilla tra i 3.250 e i 6.000 addetti (la somma di esuberi,
esternalizzazioni e "zona grigia"). In pratica Alitalia
2 conterà su 11.500 lavoratori assunti. Ritorno a Malpensa. Nei piani di
Compagnia aerea italiana c'è un colpo a sorpresa che, se confermato, riaprirà
il conflitto Milano-Roma. Ai sindacati è stato mostrato un progetto che
dovrebbe partire già dalle prossime settimane (si parla di novembre). Una
retromarcia verso Malpensa, sette mesi dopo il sofferto abbandono dello scalo
milanese. è possibile che esista già un pre-accordo con Lufthansa, compagnia
che preferisce portare il baricentro del Sud Europa a Malpensa tagliando Roma.
Ma non è da escludere che questa possa essere una mossa per mettere in allarme
Air France-Klm e alzare la posta. Nelle diapositive mostrate ieri nel corso
della riunione sono spuntate le nuove rotte intercontinentali: a Milano 13
tratte, contro 3 da Fiumicino, mentre oggi è l'esatto contrario (
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il
commissario Ue: faremo una "valutazione complessiva" sull'operazione
Tajani ci ripensa: serviranno chiarimenti ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES -
"Non è escluso che avremo bisogno di ulteriori chiarimenti" sul decreto legge varato dal governo per il salvataggio di Alitalia. Il commissario Ue ai
Trasporti, Antonio Tajani, annuncia che il confronto con Roma sul futuro della
compagnia di bandiera non si è concluso con l'incontro dell'altro ieri tra il
suo staff e il numero uno della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno.
Anzi, Roma potrebbe essere chiamata a fornire nuove informazioni necessarie a
capire se nell'operazione si nascondano aiuti di stato incompatibili con le
regole comunitarie. Tajani ha precisato che darà una "valutazione
complessiva" del salvataggio di Alitalia, compito
che per essere portato a termine richiederà del tempo. Il vicepresidente della
Commissione ha quindi ribadito quanto già detto nei giorni scorsi, ovvero che a
prima vista nel decreto approvato dal governo per modificare la Marzano ci sono
elementi positivi, come il principio di trasparenza, la volontà di vendere gli
asset a prezzo di mercato e la decisione di aprire ai privati. In effetti i
dubbi di Bruxelles al momento non si concentrano né sul decreto, né sul piano
industriale della nuova compagnia italiana. A far temere è invece
l'applicazione del decreto, ovvero il rischio che nella sua trasposizione si
inseriscano aiuti pubblici illegali. Ad esempio nella vendita degli asset di Alitalia alla Cai o nel trasferimento del personale dalla
vecchia alla nuova compagnia (dovrà avvenire tutto a condizioni di mercato).
Ecco perché a Bruxelles non si nasconde che in questa fase sarebbe utile
incontrare anche il commissario straordinario Augusto Fantozzi. C'è poi il
prestito ponte da 300 milioni già sotto indagine Ue sugli aiuti di Stato: i
dubbi potrebbero svanire se Fantozzi li restituirà grazie agli introiti delle
cessioni alla Cai. Occhi puntati infine sulla deroga alle regole sulla
concorrenza in favore della nuova compagnia, che potrà operare praticamente in
monopolio sulla redditizia tratta Roma-Milano. Una scelta che potrebbe essere
contestata dalla commissaria Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, se sarà sopra i
limiti di fatturato sopra i quali il giudizio antitrust spetta a Bruxelles.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, una settimana
per l'accordo Ultimatum di governo e Fantozzi ai sindacati. Sacconi: per ora
3250 esuberi Scajola dice no all'ingresso della Regione Lazio: "Ognuno
faccia il proprio mestiere" ROBERTO MANIA ROMA - Roberto Colaninno alza il
velo sul piano industriale della Nuova Alitalia. Disegna una compagnia concentrata
sul mercato nazionale e sul medio raggio, senza più il servizio cargo e la
manutenzione pesante, e pronta a stringere un'alleanza con un partner
internazionale, Lufthansa o Air France. Oltre tremila (esattamente 3.250) i
lavoratori in esubero, mentre 2.750 andranno in outsourcing, cioè resteranno
nel sistema Alitalia pur dipendendo da altre aziende.
Ma per 700 di questi, impiegati soprattutto nell'amministrazione,
nell'information techonology e nel call center, la ricollocazione appare ancora
molto a rischio. E allora gli esuberi potrebbero avvicinarsi a 4.000 Nessun via
libera dai sindacati ma nemmeno una bocciatura. Tanta cautela. E questo sembra
già un passo avanti. Da oggi inizia la trattativa no stop. Si parte dal piano
industriale e dai nuovi contratti di lavoro. Restano sette giorni di tempo per
trovare un accordo, come ha ribadito il commissario straordinario della vecchia
compagnia, Augusto Fantozzi. Mentre sarà l'ex Ragioniere generale dello Stato,
Andrea Monorchio, a presiedere il comitato di sorveglianza sulla vendita degli
asset della vecchia compagnia. Quella di ieri è stato il D-day per l'Alitalia della coppia Colaninno e Rocco Sabelli,
rispettivamente presidente e amministratore delegato della Compagnia aerea
italiana. Prima a Palazzo Chigi per una rapida illustrazione del piano, poi al
Lavoro per il negoziato sindacale. "Non siamo qui per fare una compagnia
low cost - ha detto Sabelli. Sarà un network completo". Nessun progetto
"mordi e fuggi". "Il nostro - ha spiegato Colaninno - sarà un
investimento di lungo periodo". Obiettivo un fatturato di 4,8 miliardi e
il ritorno al pareggio nell'arco di un biennio. L'Alitalia
privatizzata e fusa con AirOne avrà meno aerei (139 nel 2009 e
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti IL RITORNO
DELL'ICI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Così dice, in maniera esplicita e
inequivocabile, la bozza predisposta dal governo per la normativa che dovrà
disciplinare l'introduzione del federalismo fiscale, obiettivo programmatico
vitale per i leghisti di Umberto Bossi. Tutte le tronfie dichiarazioni di
Silvio Berlusconi, che aveva fatto dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un
punto d'onore della sua campagna elettorale e aveva provveduto in conseguenza
fin dalla prima riunione del nuovo Consiglio dei ministri, finiscono così alle
ortiche. Com'era, in fondo, scontato che avvenisse perché la promessa del
Cavaliere aveva il non piccolo difetto di togliere dalle casse degli enti
locali un gettito sicuro e fondamentale, senza in parallelo prevedere alcun
tipo di valida alternativa per la fornitura di servizi ai cittadini. Insomma,
quello realizzato da Berlusconi è stato un miserevole espediente
propagandistico che la realtà dei conti e le esigenze primarie di funzionamento
dei comuni hanno già messo a nudo nel volgere di una manciata di settimane.
Certo, nell'illustrare questa spettacolare svolta a 180 gradi da parte del
governo, il ministro Calderoli ha avuto l'accorta furbizia di non parlare di
reintroduzione della vecchia imposta "tout court", ma ha indorato la
pillola ricorrendo a una formula tartufesca come il riconoscimento di una
"autonomia impositiva sugli immobili" ai comuni. In altre parole,
saranno i sindaci e le loro giunte a decidere come e quanto far pagare i
proprietari di immobili: fatto sta che il divieto generale di imporre un simile
tributo ai possessori di prime case verrà così a decadere. Sul merito di questa
retromarcia improvvisa non c'è ragionevolmente da dissentire. La tassa sugli
immobili, soprattutto nei grandi agglomerati urbani, rappresentava una delle
maggiori fonti di liquidità per le locali amministrazioni. Tanto che la
disinvolta abrogazione berlusconiana dell'Ici stava già creando seri problemi
di cassa a molti comuni con conseguenti e pesanti malumori fra i sindaci, della
sinistra come della destra. Ipotizzare un cammino verso il federalismo fiscale
senza ripristinare questo genere di tributo sarebbe stata una contraddizione in
termini del tutto insostenibile anche nel breve. Basti pensare che, a tre mesi
dal mancato incasso della prima rata Ici di giugno 2008, i comuni stanno ancora
aspettando che il governo centrale si decida a far avere loro il gettito
sostitutivo finora promesso soltanto a parole. Ma anche sotto il profilo
dell'equità tributaria generale il ritorno di un'imposta sugli immobili appare
coerente in termini di riequilibrio del prelievo complessivo sulla ricchezza
dei cittadini. Il nostro è un sistema fiscale fondamentalmente basato sul
prelievo diretto in capo alla produzione di reddito. Con l'Ici ? che è
un'imposizione di tipo patrimoniale ? si otteneva un effetto perequativo per
quanto riguarda il precetto costituzionale secondo cui ogni cittadino deve
partecipare alla spesa pubblica in ragione della sua capacità contributiva. La
guasconata di Berlusconi aveva peggiorato il punto d'equilibrio raggiunto, la
bozza Calderoli punta a rimediare l'errore commesso. Un simile rinsavimento è
da apprezzare, ma lo sarà ancora di più se ? riaprendo la partita della
tassazione degli immobili ? si avrà il coraggio politico di avviare anche una
seria revisione dei catasti urbani per spazzare via lo scandalo inconcepibile
dei castelli tassati come tuguri ovvero delle abitazioni di periferia soggette
a prelievi doppi o tripli di attici in palazzi del centro cittadino. Condizione
questa indispensabile per evitare che anche con la nuova Ici si perpetui quella
evasione fiscale di massa che è il vero cancro del nostro sistema tributario.
Tutto bene, dunque, quel che sembra voler finire anche bene? No. Al di là del
merito della questione, la vicenda lascia sconcertati quanto a metodo di
governo. Non ci voleva un genio della politica o della finanza per intuire, fin
dal principio, che la sortita berlusconiana sull'abolizione dell'Ici ? date le
arcinote condizioni della nostra finanza pubblica, centrale e locale ? era una
fanfaronata elettorale che non avrebbe retto, come s'è appena visto, alla prima
verifica con la realtà. Ma anche in questo caso (come per la sovrattassa
occulta che il malcapitato contribuente dovrà versare per il
"salvataggio" di Alitalia) ha prevalso su tutto e tutti la capacità di manipolazione
dell'opinione pubblica, che è la vera arma neanche tanto segreta dell'attuale
presidente del Consiglio. Stavolta, fortunatamente, sono stati i suoi stessi
alleati leghisti a rimettere il problema con i piedi per terra,
infischiandosene di smascherare così l'inganno che stava dietro le
promesse elettorali di Silvio Berlusconi. Un po' come ha appena fatto il
colonnello Gheddafi mettendo in pubblico i retroscena incresciosi del tanto
sbandierato accordo "storico" con la Libia. Resta da chiedersi che
cosa e quanto gli italiani vorranno ancora aspettare per svegliarsi da questo
sonno ipnotico collettivo che li rende passivi strumenti del mago di Arcore.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ordine
culturale Indignato Successione Sono indignato dagli attacchi ricevuti da An su
ultrà e Alitalia La mia posizione sul voto agli
immigrati è di ordine culturale Fini con queste uscite sta già lavorando alla
successione.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli "Alitalia, Expo e Pincio: che disastro
l'Italia è in mano a politici degenerati" E Celentano il predicatore presenta
"Yuppi Du" 33 anni dopo "La responsabilità non è solo di
Berlusconi ma anche di Veltroni. Me la prendo con la gente che non si oppone ai
mandanti di questi scempi" E annuncia: "Ora farò un film sulla
Resurrezione" NATALIA ASPESI VENEZIA L'Alitalia?
"Mi spiace vederla ridotta così. Se risorge non posso che esserne
contento, ma ho il sospetto che la nuova cordata non sia abbastanza pura. Non
vorrei che ci fosse uno scambio di favori tra imprenditori e politica".
L'Expo di Milano? "Temo che si rivelerà una gara a chi piazza più cemento.
Io me la prendo con la gente che non protesta, che non si oppone ai mandanti di
questi scempi". E il posteggio al Pincio a Roma? "Questo disastro è
figlio di un vertice politico degenerato che a capo non ha solo Berlusconi ma
anche Veltroni, che lo definì l'operazione urbanistica più importante di Roma.
E Alemanno che quando non era sindaco si era opposto con forza, adesso che è in
Campidoglio ha cambiato idea". Parole di Adriano Celentano, purtroppo al
vento, come sempre, anche quando dilagano dalle sue celebri trasmissioni
televisive. Non cambiava e non cambia il mondo per le invettive ovvie di un
guru settantenne, di un instancabile predicatore tendente al mistico, che
infatti annuncia "Farò un film sulla resurrezione di Gesù". Oggi
consegnerà il Leone alla Carriera a uno davvero grande, Ermanno Olmi, che
magari tra qualche anno potrebbe consegnarlo a lui, i monumenti, si sa,
scarseggiano. Intanto si è festeggiato il suo mitico Yuppi Du (accolto ieri
sera dal pubblico tra applausi e ovazioni), che ha 33 anni e oggi, pur
restaurato, pare antico, proprio anni 70, e forse lo era già nel 1975, quando
fu presentato al Festival di Cannes, presidente di giuria la raffinata Jeanne
Moreau, Palma d'Oro a un film algerino subito scomparso, invitati altri due
film italiani, Professione Reporter di Antonioni e Profumo di donna di Dino
Risi, premio per l'attore a Vittorio Gassman. Allora il film di cui era
regista, protagonista e autore delle belle musiche, piacque molto al pubblico,
la critica ne fu spiazzata nel senso che si aspettava una porcheria e non lo
era. Quelli che con la puzza sotto il naso cinesociopolitico si rifiutarono di
vederlo, ieri a testa basta, nella sede più prestigiosa, detta di arte
cinematografica, sono arrivati, per inerzia revisionista, anche ad applaudirlo.
In questo suo musical dalla bella musica e dai bei balletti, sullo sfondo di
una Venezia verdastra scavata dall'acqua alta e trasformata in una specie di
Corte dei Miracoli dei diseredati, introduce le "sue" solite brutture
del mondo; l'inquinamento, la violenza contro le donne, le morti bianche. Ma
contemporaneamente, alla Mostra la gente usciva sconvolta dalle vere morti
bianche dei documentari La fabbrica dei tedeschi e ThyssenKrupp Blues, così di
Yuppi Du non restava che celebrare altro, per esempio la povera stupenda
Charlotte Rampling, appena reduce dalle torture di Portiere di notte, qui
seviziata dai più brutti vestiti da fata mai visti persino nelle recite
oratoriali. Oppure la storia fiabesca: l'operaio Celentano vedovo di Rampling,
sposa la compagna Claudia Mori che alleva con amore la figlia della scomparsa,
e innamorata del giovanotto (allora non male, aveva 37 anni) vive volentieri in
una stamberga invasa dall'acqua. Attorno gli amici, mendicanti, mutilati in
carrozzella, disoccupati, tutti buoni, che non fanno caso alla miseria e sono
felici. Poi sotto un cappello di paglia riappare la morta affogata, che morta
non era essendo fuggita a Milano con un ricco. Rivedendo Celentano si toglie le
mutande poi soddisfatta comunica che comunque di povertà non ne vuole più
sapere, anche se lui gli assicura che "i soldi non contano, e neppure il
parrucchiere". Giustamente la Mori si scoccia e se ne va, ma se ne va
anche la Rampling, con la sua bambina. E Celentano la raggiunge a Milano e
capisce, dal palazzo tipo Quirinale in cui abita, che i soldi contano. Vende
allora la piccina a peso e con un gran pacco di soldi riprende il treno per la
sua vita operaia, mormorando "Le donne sono tutte uguali". Era stato
approvato proprio quell'anno il nuovo diritto di famiglia ma nel film-fiaba il
sacerdote dice che la donna sposandosi "sancisce la sua dipendenza alla
volontà del marito". Ci sono cose da ridere di gusto, si parla anche di
cacca, nella baracca invasa dall'acqua dai rubinetti non ne esce, oppure esce
un liquido nero, Marghera è rappresentata da una piccola folla con le maschere
a gas, il morto sul lavoro pare più vittima della distrazione dei compagni che
della cattiveria dei padroni.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Per comuni e province
Ai municipi andranno gli introiti delle imposte legate alla casa, alle
amministrazioni provinciali quelli da balzelli su auto e benzine. Genova fra le
sette città metropolitane 05/09/2008 Roma. Nella nuova Alitalia, saranno rioccupati, da Az e da
AirOne, 14.250 dipendenti (dei quali 2.750 da "esternalizzare") e che
gli esuberi sono quindi 3.250. Un numero inferiore rispetto ai 6-7 mila di cui
si è parlato per giorni. Ma in realtà i numeri non tornano. I sindacati
daranno una risposta in temi rapidi, comunque la cordata capeggiata da
Colaninno sembra avere buone chance, anche perché l'unica alternativa sarebbe
il fallimento. Nel piano industriale si disegna un'Alitalia
concentrata sui voli nazionali, con meno aeromobili e orientata al mercato del
corto-medio raggio: 65 destinazioni, di cui 16 intercontinentali e le altre 49
tra Italia e Europa. Polemico il leader del Pd Walter Veltroni: "Sono
capace anch'io di risanare l'Alitalia in questo modo,
scaricando i debiti sulla collettività". Da Bruxelles si preannunciano
richieste di chiarimenti. Cresci >> 11 05/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Roma
L'azienda taglia i contratti con le ditte che si occupano della manutenzione
degli immobili. Il Pd: d'accordo con il governatore Alitalia, i primi licenziamenti Marrazzo
incontra Colaninno: la Regione ha i soldi per entrare nella cordata "Manca
qualche soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata e per questo a
loro rivolgo un invito a partecipare perché penso che la platea vada
ulteriormente allargata". Rilancia così il governatore Piero
Marrazzo, dopo aver proposto di far entrare la Regione nel capitale di Alitalia. E incalza: "I soldi ci sono. Abbiamo un
bilancio di 28 miliardi, 18 dei quali sono spesa. Il deficit della sanità lo
ricopriamo con le nostre risorse, e investiamo ogni anno 500 milioni per lo
sviluppo del territorio. La Regione è in grado di partecipare alla Cai e non
rischierebbe nessuna bancarotta". Intanto però il terremoto di Alitalia ha iniziato a sollevare l'onda anomala dei
licenziamenti, che cominciano ad abbattersi sui lavoratori dell'indotto. Sono
arrivati i primi telegrammi in due aziende del settore del global service: otto
metalmeccanici di un'azienda e sei dell'altra sono stati lasciati a casa
all'improvviso. PAOLO G. BRERA ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina V - Roma I
tagli nelle ditte che si occupano della manutenzione degli immobili E per
l'indotto è subito crisi via ai primi licenziamenti Centinaia di precari
lasciati a casa. "Via al protocollo con Regione e Fiom" Ore sette del
mattino, fine turno nei capannoni dell'area tecnica di Fiumicino. Squilla il
cellulare di un operaio: "Amore, è appena arrivato un brutto telegramma...
ti hanno licenziato". è bastata la minaccia del terremoto di Alitalia per sollevare l'onda anomala dei licenziamenti, che
ha già cominciato ad abbattersi sui lavoratori dell'indotto. "Nei giorni
scorsi - spiega Gennaro Petta, responsabile Fiom-Cgil di Roma Sud - sono
arrivati i primi telegrammi in due aziende del settore del global service, la
manutenzione globale termica, idraulica ed elettrica degli immobili. Otto
metalmeccanici di un'azienda e sei dell'altra sono stati lasciati a casa
all'improvviso, ed è chiaro che sono i primi segni di un'epidemia
dolorosissima". E la malattia del lavoro che non c'è più s'è già diffusa a
macchia d'olio tra i precari: "Mentre ancora non è stato presentato il
piano industriale della nuova Alitalia - dice il
presidente della Regione, Piero Marrazzo, nel suo intervento alla Pisana - le
imprese fornitrici iniziano la ristrutturazione: già in questo momento
centinaia di precari non vengono più richiamati al lavoro". Nel global
service, a essere lasciati a casa sono lavoratori a tempo indeterminato, con
aspettative ben diverse: "Le aziende - spiega Petta - hanno avvertito i
dipendenti che non potendoli ricollocare devono ritenersi licenziati. I nostri
uffici legali si sono subito messi al lavoro, ma le procedure sono lunghe e
intanto ci sono famiglie che contavano su quegli stipendi di 1.250 euro al mese
per mantenere i figli e pagare i mutui". Le due aziende - Ciem e Condim -
sono molto grandi: la prima gestisce il global service di tutte le fabbriche
Fiat in Italia. Sono i primi segnali di un clima pesante: "Da maggio -
continua Petta - molte ditte si trovano con il contratto di assistenza scaduto.
Visto il clima di incertezza, i responsabili di Alitalia
Service invece di rinnovare i contratti li hanno dati in proroga, tagliandoli
nel valore e nelle operazioni previste. Così gli imprenditori hanno cominciato
coi licenziamenti singoli, senza attivare ammortizzatori". Nell'indotto
diretto di Alitalia lavorano "500 metalmeccanici
in una quindicina di aziende, ma solo 4 o 5 sono sindacalizzate. Le altre sono
più piccole, ma il dramma dei licenziamenti sta arrivando a cascata", dice
Petta. Per questo oggi la Fiom incontrerà l'assessore regionale al lavoro
Alessandra Tibaldi: "Cercheremo di mettere in moto un protocollo tra
Regione, Fiom e industriali per fare in modo che i
dipendenti dell'indotto seguano la stessa strada di quelli dell'Alitalia". La paura collettiva è
che arrivi lo Tsunami vero e proprio: al di là dei metalmeccanici, solo negli hangar
delle manutenzioni pesanti Alitalia di Fiumicino lavorano 3.500 esterni. (paolo g. brera).
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
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Pagina IV - Roma
Marrazzo agli imprenditori romani "Anche voi nella
cordata Alitalia" Il
governatore incontra Colaninno: "La Regione ha i soldi" "La compagnia
di bandiera rappresenta per noi quello che la Fiat è per Torino" PAOLO G.
BRERA Il giorno dopo aver spiazzato tutti con la proposta di far entrare la
Regione nel capitale della nuova Alitalia, il presidente Piero Marrazzo rilancia: "Manca qualche
soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata: a loro rivolgo
un invito a partecipare, perché la platea va ulteriormente allargata". Più
peso di Roma nella trattativa, più forza della Capitale nella gestione di Cai,
la newco che gestirà la parte sana della vecchia Alitalia:
mentre il sindaco Gianni Alemanno è ancora in Terra Santa, Marrazzo prova a
sostenere la chiave di volta dell'economia romana minacciata da un piano di
salvataggio della ex compagna di bandiera che rischia di travolgere il distretto
aeroportuale di Fiumicino, il quale "rappresenta per noi quello che la
Fiat è per Torino". Lo ha fatto anche ieri, aprendo e chiudendo il
dibattito nel consiglio regionale straordinario con il quale la Pisana ha
approvato all'unanimità la sua idea di investire in Cai entrando nel suo
consiglio di amministrazione. Non era una proposta di facciata, "non una
provocazione, perché partecipare alla nuova Alitalia
per noi non è una possibilità ma un dovere", dice Marrazzo. E a chi, come
il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, gli ricorda "la voragine del
debito per cui gli abbiamo commissariato la sanità", lui replica: "I
soldi ci sono. Abbiamo un bilancio di 28 miliardi, 18 dei quali sono spesa. Il
deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse, e investiamo ogni
anno 500 milioni per lo sviluppo del territorio. La Regione è in grado di
partecipare alla Cai, non rischierebbe nessuna bancarotta". Lo aveva detto
chiaro a Roberto Colaninno, incontrato a pranzo. Il dibattito è serrato: il
centrodestra si concentra nei distinguo, il vicesindaco Mauro Cutrufo dice che
è meglio prima "attendere il giudizio del mercato", il capogruppo di
An Antonio Cicchetti argomenta che "l'avremmo chiesto noi stessi ma solo
se fosse mancato il capitale privato", quello di FI Alfredo Pallone
sottolinea l'esigenza di "raccogliere la grande sfida ma non contro il
governo". Insomma, nessun contrario. A sinistra c'è il sostegno del
presidente della Provincia, Nicola Zingaretti: "Stiamo lavorando bene,
uniti. Questo piano danneggia il Lazio, è sbagliato e segna l'indifferenza
verso la nostra Regione". E se dal Pd filtra un certo imbarazzo per non
essere stati preventivamente informati del coup de thétre di Marrazzo, alla
fine il consenso è unanime: "è una proposta audace e coraggiosa - taglia
corto Michele Meta - l'unico modo per inchiodare un governo che non ti
ascolta". E Roberto Morassut propone nella manifestazione del Pd del 25
"di scendere in piazza anche contro gli esuberi". Quanto al
sindacato, la linea è puntare al nocciolo: "Chiediamo alle istituzioni di
essere al nostro fianco per spostare il merito del piano industriale",
dice Walter Schiavella (Cgil) ricordando la necessità di "protezioni
sociali anche per i dipendenti di AirOne e dell'indotto diretto e
indiretto". Così, all'unanimità "il consiglio impegna il presidente a
verificare eventualità e modalità di una partecipazione della Regione e degli
altri enti locali al capitale sociale" della Cai, così come "di una
partecipazione dei dipendenti". L'impegna inoltre "ad assumere
un'iniziativa col governo" per "garantire il miglior esito delle
trattativa", e a "stanziare "risorse per innovazione
tecnologica, ricerca e formazione, tutela dell'occupazione e sviluppo del
sistema aeroportuale". Chiede, infine, garanzie sul "mantenimento di
Fiumicino come hub" e su "difesa e sviluppo del polo
manutentivo".
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Roma
Trasporti Cotral, lunedì stop di otto ore Uno sciopero di otto ore, dalle 8.30
alle 16.30, coinvolgerà lunedì prossimo il personale della Cotral. Alcune corse
extraurbane potranno subire rallentamenti e soppressioni. A incrociare le
braccia sarà sia il personale di movimento che quello addetto alla verifica dei
mezzi. Mentre i guardiani e gli addetti ai centralini telefonici, ai servizi di
sicurezza e alla portineria hanno assicurato il normale svolgimento
dell'attività lavorativa. Lo sciopero è stato indetto dalla
Uilt Lazio che denuncia una "gestione approssimativa" da parte
dell'azienda. "Continuiamo a chiedere alle istituzioni e alla dirigenza
Cotral - si legge nel comunicato - una strategia tesa alla riorganizzazione e
allo sviluppo del trasporto nel Lazio, e a evitare quanto accaduto ad Alitalia".
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Napoli I
dati drammatici dei tagli ai posti per i docenti precari in Campania. E i sindacati si mobilitano Scuola peggio di Alitalia cinquemila posti in meno I dati
definitivi e ufficiali sui tagli nelle scuole di Napoli e provincia finalmente
ci sono. E raccontano una realtà ben più grave di quanto prospettato sino ad
ora, per i precari: 5 mila insegnanti in meno nell'anno scolastico che sta per
iniziare. Cinquemila posti in meno solo a Napoli e provincia, non ci
sono ancora dati certi sul resto della regione. "Dunque 5 mila lavoratori
napoletani restano a casa, dopo aver, negli anni, lavorato regolarmente",
afferma Gabriella Refuto, segretario provinciale della Cgil scuola. I sindacati
annunciano una mobilitazione di protesta. SERVIZIO A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
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Pagina V - Napoli I
dati ufficiali di Napoli e provincia. Un documento unitario delle sigle:
"Intervenire subito" Scuola, 5 mila insegnanti in meno ora si mobilitano
tutti i sindacati BIANCA DE FAZIO I dati definitivi e ufficiali sui tagli nelle
scuole di Napoli e provincia finalmente ci sono. E raccontano una realtà ben
più grave di quanto prospettato sino ad ora: 5 mila insegnanti in meno
nell'anno scolastico che sta per iniziare. Cinquemila posti in meno, e parliamo
solo di Napoli e provincia, non ci sono ancora dati certi sul resto della
regione. "Dunque 5 mila lavoratori napoletani restano a casa, dopo aver,
negli anni, lavorato regolarmente", afferma Gabriella Refuto, segretario
provinciale della Cgil scuola. Si tratta di tagli che scatenerebbero il
putiferio se fossero riferiti a una qualsiasi azienda privata. Tagli di poco
inferiori, ad esempio, a quelli - pur tanto contestati -
legati alle sorti dell'Alitalia. "E per i lavoratori di una qualsiasi fabbrica c'è la cassa
integrazione, garantita per mesi, quando non per anni. Mentre i precari della
scuola restano con un pugno di mosche in mano" continua la Refuto, che dà
appuntamento a questi insegnanti per il giorno 11, alle 15.30,
all'Isabella d'Este. "I numeri ufficiali forniti dagli uffici napoletani
dell'amministrazione scolastica sono impressionanti - aggiunge Luigi Bifulco,
segretario della Cisl scuola - Nella patria della disoccupazione possono produrre
serie conseguenze, anche sul piano dell'ordine pubblico. è il momento di
intervenire, a partire dalle istituzioni e dai parlamentari napoletani".
Gli fa eco Luigi Panacea, segretario napoletano della Uil scuola: "Le
prospettive non sono certamente positive se si pensa alla reintroduzione, dopo
vent'anni, del maestro unico nelle scuole elementari. Chiediamo un intervento
speciale del Governo sulla questione e chiamiamo tutti i lavoratori ad una
mobilitazione generale per salvaguardare la nostra scuola che si impoverisce
sempre di più". Ieri i sindacati hanno incontrato i responsabili
dell'amministrazione scolastica provinciale, ed al termine dell'incontro hanno
messo a punto un documento unitario - firmato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda
- che sollecita la mobilitazione dei parlamentari locali, chiede un incontro
con il prefetto di Napoli ("al fine di salvaguardare l'ordine
pubblico"), preannuncia forme di lotta "utili per restituire il
maltolto alla scuola napoletana". Solo sulle supplenze annuali sono stati
tagliati 3.543 posti, che vanno ad aggiungersi ai 1.182 già eliminati prima
dell'estate. "Con la inaccettabile conseguenza - si legge nel documento -
che la scuola napoletana avrà complessivamente 4.725 persone che quest'anno non
lavoreranno". Un esercito di insegnanti obbligati a restare con le mani in
mano. E si allarga il divario tra le scuole del Nord e quelle del Sud:
"Mentre agli alunni del Nord viene garantito un tempo scuola molto più
ampio (con il 70% di tempo pieno nelle elementari a fronte dell'1.66% di tempo
pieno nelle nostre scuole) grazie a questi tagli il tempo scuola, a Napoli, si
riduce ulteriormente". Vediamoli nel dettaglio i tagli che mettono in
ginocchio le nostre scuole: l'anno scorso nelle scuole dell'infanzia si
assegnarono 520 supplenze annuali, contro le 210 di quest'anno. Nelle
elementari furono 584, ora sono ridotte a zero spaccato. Nelle scuole medie le
supplenze annuali sono ora 596, contro le 1.493 dell'anno precedente (eppure il
numero di studenti è aumentato). Ed alle superiori siamo passati da
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
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Pagina VII - Napoli
I sindacati "Un consiglio regionale straordinario per Atitech" sindacati
e lavoratori di Atitech chiedono che sia convocato subito un Consiglio
regionale straordinario, con la presenza degli esponenti di Provincia e Comune
di Napoli, sul piano di salvataggio Alitalia. "Le prime indiscrezioni
del "Piano Fenice", se confermate, rischiano di produrre effetti
devastanti in termini di impatto occupazionale, nel comparto del trasporto
aereo in Campania", sottolineano in una nota le segreterie regionali di
Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Sdl e i rappresentanti sindacali aziendali.
Di qui l'urgenza di "concertare tutte le iniziative necessarie affinché la
Campania non paghi l'ennesimo prezzo in termini occupazionali".
L'assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, condivide le preoccupazioni
dei lavoratori. "Il Sud ha già sopportato troppo - sottolinea - e non
siamo disposti a rinunciare a siti produttivi che svolgono lavori ad alta
specializzazione, competitivi e pieni di giovani in possesso di grande
professionalità. Si tratterebbe di un paradosso inaccettabile. Quindi deve
essere compito di tutte le istituzioni locali, nonché dei parlamentari eletti
nella nostra regione, difendere a spada tratta i livelli occupazionali, andando
oltre il colore politico". Vito Nocera, capogruppo regionale del Prc, ha
scritto una lettera a Bassolino chiedendogli che anche la Campania entri nella
cordata per salvare Alitalia.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi un nuovo
incontro Sabelli (Cai) illustra il piano, e i sindacati sembrano favorevoli.
Esuberi: per Sacconi sono 3.250 ' 05/09/2008 i settorida
tagliareLa nuova Alitalia
non avrà cargo e manutenzione. Valuteremo altri servizi da esternalizzare rocco
sabelliad Compagnia Aerea Italiana 05/09/2008 ' 05/09/2008 ricordiamocidi
tuttiNon dobbiamo dimenticarci che abbiamo 3 mila precari, in modo particolare
sulla realtà di Roma guglielmo epifanisegretario generale Cgil 05/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
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Pagina III - Milano Tarda
ancora il decreto sulla governance, la Moratti pronta a lasciare al leghista
Carioni la presidenza del Cipem Celentano: l'Expo, una gara di cemento Adriano
Celentano torna ad attaccare l'Expo: "Sarà una gara a chi piazza più
cemento, anziché mostrare le bellezze dell'Italia. E gli
imprenditori che salveranno Alitalia vorranno in cambio appalti". Una critica a cui Letizia
Moratti ribatte con sarcasmo: "Ofelè fa el tò mestè. Parla senza averne
titolo". Sempre sull'Expo il sindaco critica il governo per la lentezza
sulla definizione della governance: "è distratto". Il decreto
slitta ancora alla prossima settimana. Ma il sindaco è pronto a cedere a
Leonardo Carioni, presidente della Provincia di Como, esponente della Lega con
la quale ha stretto un patto di ferro, la poltrona di numero uno del Cipem, il
comitato per la programmazione dell'evento. BOLOGNINI E PIANO ALLE PAGINE IV E
V.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Milano
Alta velocità, tra 100 giorni in un'ora da Milano a Bologna Il primo viaggio il
13 dicembre a bordo anche il presidente della Repubblica Sarà una festa: nello
stesso giorno verrà inaugurata la nuova stazione Centrale ORIANA LISO Meno
cento. Si mettono a punto i dettagli, le tariffe, le fermate per il treno ad
alta velocità che tra cento giorni esatti, per l'appunto, collegherà Milano a Bologna.
Il 13 dicembre sarà inaugurata la tratta, con un viaggio fino alla stazione
Centrale totalmente rinnovata - e quel giorno verrà festeggiata anche la fine
dei lavori di ristrutturazione - al quale dovrebbe partecipare anche il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Basterà un'ora per andare da
una città all'altra, con un risparmio di oltre quaranta minuti rispetto agli
Eurostar che, di fatto, saranno pensionati dai nuovi Etr-500 II: per chi vorrà
continuare a viaggiare a meno di
( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Bono ai sindacati:
"Non potete solo chiedere" nubi sulle trattative per il contratto
fincantieri Scintille a Genova: "Rapporti da cambiare". Replica Cgil:
Lavoratori responsabili, solo siamo dubbiosi sulla Borsa 05/09/2008 Genova. Sotto
il tendone della festa del Pd l'amministratore delegato di Fincantieri si
agita, suda, se ne esce con male parole. Inutili i tentativi del padrone di
casa - e assessore del lavoro del Comune - Mario Margini di trattenerlo. Alla
fine, esplode: "Questa azienda - dice Giuseppe Bono - deve cambiare il
rapporto col sindacato, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Non si può
solo chiedere. Non lo faccio, ma potrei scrivere un libro sugli sprechi e le
inefficienze produttive di questa azienda che vanno eliminate". Parte
sotto il peggiore degli auspici la trattativa in Fincantieri per il rinnovo del
contratto. In campo ci sono tre piattaforme (Cgil, Cisl e Uil marciano
separate) e la discussione - lo dice l'amministratore delegato con aria per
nulla rassicurante - "non sarà facile". "Mi aspettavo
altro" dice Bono criticando i documenti dei sindacati perché poco attenti
ai temi della formazione e "pieni di richieste di 20 euro per questo, 50
per quell'altro. Ufficio complicazioni affari semplici: alla fine per leggere
lo statino dello stipendio servirà un ingegnere, e io non lo sono". Bono
sale sul palco a fianco di Marco Bisagno (Confindustria Genova), Marcello
Danovaro (responsabile economico per il Pd di Genova) e Walter Fabiocchi, Cgil,
segretario della Camera del Lavoro di Genova. Parla di congiuntura
internazionale difficile, avverte che una crisi degli ordini è meno che
improbabile e affonda: "L'azienda non è un ente di erogazione, deve
reggersi sulle sue gambe e non chiedere ogni anno soldi all'azionista". Nodo
irrisolto la quotazione che non arriva (con relativo aumento di capitale) e che
la Fiom avversa appellandosi, come alternativa, "alle politiche
industriali del governo". "Soldi lo Stato non ce
li può mettere, e se pensate a una Fincantieri come Alitalia, con 30 imprenditori a guidarla, buon viaggio, ma senza il
sottoscritto". Poi la polemica: "Bisogna anche voler bene a questa
azienda, non avversarla in ogni situazione". Fabiocchi non muove un
ciglio: "Qui non c'è nessuno che odia Fincantieri. Sono anche i
lavoratori, con gli accordi stipulati negli anni Ottanta, ad averla salvata con
senso di responsabilità. Discutiamo semplicemente l'opportunità di andare in
Borsa in un momento difficile. C'è capire se questo governo considera
Fincantieri una priorità, e se ha una politica industriale". Passa così in
secondo piano, anche se pure è importante, l'impegno del Comune (testimoniato
da Margini) a chiudere entro l'anno l'accordo per il "ribaltamento a
mare" del cantiere di Sestri Ponente, dove troveranno spazio anche gli
uffici. E il Porto Petroli?: "Dovrà spostarsi, sinora l'Eni ha fatto molte
parole e pochi fatti. Lì certe attività non possono stare". Samuele
Cafasso cafasso@ilsecoloxix.it 05/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Genova
Il caso Meno aerei in servizio per la nuova compagnia. A rischio anche il
collegamento per Catania Genova-Roma, tagliati due voli Due voli per Roma
cancellati, più quello giornaliero per Catania. I primi
riflessi del ciclone Alitalia si fanno sentire anche a Genova. Perché Cai, Compagnia aerea
italiana, la newco destinata a sostituire Alitalia, conterà su meno vettori e, quindi, eliminerà una serie di voli.
A partire da novembre quando scatta l'orario invernale. Si dà per certo il
taglio del Genova-Catania di AirOne e di un altro volo, sempre della
stessa compagnia, su Roma. Mentre si aspettano le ultime conferme sul terzo
volo cancellato, per Roma, gestito da Alitalia. E così
si scende da
( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Dalla prima pagina A
riferirlo è lo stesso Marrazzo, che mercoledì aveva avanzato pubblicamente la
proposta e che per questa ragione ieri ha dovuto incassare la piccata
reprimenda del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola: "Pensi
a fare il suo mestiere". Colaninno ha dato ampia testimonianza di essere
un imprenditore capace di assumersi i rischi del mestiere - dalla scalata a
Telecom Italia all'acquisizione della Piaggio - e del suo denaro, e di quello
dei colleghi che rappresenta, è padronissimo di fare ciò che vuole. Non può
trattare con Marrazzo, però, come se il governatore fosse un qualsiasi
potenziale socio, così come - e soprattutto - Marrazzo non può pensare di
investire 10 milioni di euro semplicemente dicendo che reperirebbe la somma da
Sviluppo Lazio (uno dei tanti carrozzoni che costellano la Penisola) nonostante
un debito sanitario di sette-miliardi-sette che divora le fondamenta dell'ente.
E, comunque, Marrazzo non è un qualsiasi ricco signore che dispone come
impiegare risorse proprie. Questo minuetto a cavallo fra pubblico e privato,
protagonisti un politico delle istituzioni e un imprenditore, induce nel
sospetto che l'Operazione Fenice potrebbe far risorgere dalle proprie ceneri
non solo l'Alitalia, ma anche le
riprovevoli abitudini che costeranno al Paese una miliardata e mezzo, 3.250
dipendenti da ricollocare (la cifra viene dal ministro del Welfare, Maurizio
Sacconi) e una pessima figura planetaria. C'eravamo lasciati al
"quasi" fallimento della società (un crac rimasto sulla carta solo
perché non giudiziariamente certificato) provocato dall'indigestione di
personale assunto per via clientelare e da gestioni nefaste di manager
improvvisati o servilmente proni ai desiderata della politica e da lì si vuole
ricominciare, allo stesso modo? Con un'onestà intellettuale degna di miglior
causa e che rasenta la spudoratezza, Marrazzo lo dice con chiarezza: vuole
diventare socio della "nuova" Alitalia
perché ascolta il grido di dolore dei lavoratori della compagnia, che sono
cittadini. E, aggiungiamo noi, pure elettori. Dunque il significato della sua
partecipazione al capitale della compagnia sarebbe quello di portare la voce di
quelle persone almeno all'assemblea degli azionisti, gettando però sul tavolo
il plusvalore politico del suo ruolo. Marrazzo nella parte del seguace di
Enrico Cuccia, per decenni nume tutelare di Mediobanca e assertore del
principio per cui "i voti non si contano ma si pesano"? È anche da
quell'Italia lì che la nostra compagnia di bandiera è decollata verso il suo
infausto destino e, comunque, non si sente affatto la mancanza di ingerenze in
un'operazione che già presenta troppe commistioni fra imprenditoria e politica
e il cui pregio principale, alla fine, dovrebbe essere proprio quello di
liberare i cieli nazionali da un vettore condizionato dai Palazzi, dagli amici
degli amici e dai giannizzeri che li frequentano. Invece l'effetto Marrazzo si
avverte come un brivido lungo la penisola, perché dà libero sfogo all'altro
argomento che avvelena la vicenda, cioè il dualismo fra Malpensa e Fiumicino.
La dimostrazione? Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati,
annuncia che è pronto a cedere quote della Sea - la società che gestisce gli
aeroporti milanesi - per entrare nella "nuova" Alitalia
e così"proteggere Linate". Che poi è la metafora di Malpensa, a
tutela del quale il sindaco Letizia Moratti se n'è uscita intingendo le parole
nel vetriolo: "A che titolo parla la cordata?". Ci sono evidenti
ragioni a motivare l'augurio che l'apertura di Colaninno nei confronti di Marrazzo
sia stata dettata solo da un desiderio di pura cortesia. Così come bisogna
sperare che l'affermazione del leader della Cisl, Raffaele Bonanni - "la
cordata è solida" - sia esclusivamente la fotografia di un puro dato di
fatto e non si riveli, invece, l'opinione interessata di un sindacato che al di
là delle diverse posizioni assunte (la Cgil rimane scettica) si manifesta
ancora troppo voglioso di percorrere antichi itinerari, costellati di veti o di
"inciuci". Quanto all'operazione in sé, sono ancora troppe le zone
d'ombra per poter esprimere un qualsiasi giudizio che non trasudi pregiudizio,
sia esso favorevole o contrario. Ma che il commissario europeo ai Trasporti,
Antonio Tajani, non escluda l'esigenza di ulteriori chiarimenti in sede Ue la
dice lunga sul fatto che i contorni della vicenda siano da definire meglio. E
anche il piano industriale, per come va emergendo, dev'essere atteso alla
verifica dell'ufficialità. Per ora si può osservare che ci sono alcuni elementi
di interesse - l'aumento delle rotte e il rinnovo della flotta - mentre la
presunta rinuncia al traffico cargo mal si concilia con l'idea guida di una
compagnia di bandiera che il governo dice di volere fortissimamente non solo
per ragioni di immagine internazionale ma anche per tutelare gli interessi del
Paese in tutti i settori di attività. Per ora rimane sullo sfondo, ma si
rivelerà la principale delle questioni, il rebus dell'alleanza. Riordinata in
un contenitore finanziariamente sano, l'Alitalia non
potrà stare da sola su un mercato che è diventato difficilissimo e nel quale si
muovono attori con massa critica e qualità del servizio imparagonabili. In pole
position sembra tornata Air France, ma anche in tal caso le idee sembrano poche
e confuse. C'è chi rema pure per la tedesca Lufthansa e non tarderà a spuntare
chi proporrà British Airways, che sta lavorando alla fusione con la spagnola
Iberia, e chi suggerirà di guardare a est. Colaninno e soci faranno da soli o
lasceranno che sia la politica a dare l'indicazione decisiva? luigi leone leone@ilsecoloxix.it
05/09/2008 zone d'ombraL'operazione e il piano industriale vanno meglio
definiti. Il rebus dell'alleanza 05/09/2008 minuettoColaninno apre a Marrazzo e
rilancia il derby tra Fiumicino e Malpensa 05/09/2008 sergio luciano Due Paesi
del G7 hanno deciso di rispondere alla crisi economica globale mettendo mano
alla tasca e elargendo quattrini ai consumatori per sostenerne il potere
d'acquisto: il Giappone e la Gran Bretagna. La Cina, che nel G7 non c'è ma se
ci fosse ne sarebbe la seconda potenza economica, sta pensando di fare lo
stesso: spendere denaro pubblico per sostenere i consumi e gli investimenti, e
questo pur avendo all'attivo una crescita economica che comunque, nel secondo
trimestre dell'anno, ha superato il 10 per cento, un livello iperbolico a
confronto con gli stentatissimi decimali di punto di sviluppo che stanno
vivendo i Paesi europei. Le decisioni di Tokyo, Londra e Pechino sono del tutto
indipendenti l'una dall'altra, ma pressoché contemporanee. E insieme dimostrano
come le potenze "immuni" dai vincoli di bilancio imposti ai Paesi
dell'Eurozona dal trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità stanno
cercando di contrastare attivamente la recessione, con modalità cui certo né
l'Italia né la Francia né la Germania potrebbero ricorrere. Modalità che anche
gli Stati Uniti adotterebbero, se solo non fossero alla vigilia delle elezioni
presidenziali: gli Usa si limitano a contrastare la crisi bancaria, progettando
il salvataggio pubblico dei due istituti di credito immobiliare più malconci,
le famose Freddi Mac e Fannie Mae, qualcosa di simile al caso Alitalia nel Paese simbolo del liberismo? Perché il dilemma
che vive il capitalismo occidentale è tutto qui: di fronte alla crisi economica
più grave dal dopoguerra a oggi, è giusto "lasciar fare al mercato" e
prendere schiaffi - cioè perdere posti di lavoro e potere d'acquisto - finché
sarà passato l'uragano o è giusto riesumare l'interventismo del buon, vecchio
John Maynard Keynes e finanziare con soldi pubblici sia i consumi, sia il lavoro
(cioè gli investimenti)? A questo dilemma, i Paesi dell'euro hanno la
possibilità di rispondere solo in un modo: niente interventi pubblici, non
abbiamo soldi da spendere. Giappone, Gran Bretagna, Cina e tra poco gli Usa
(stando ai programmi elettorali sia di McCain che di Obama) stanno invece
rispondendo che bisogna reagire, intervenire. Ma andiamo con ordine. Il governo
laburista inglese di Tony Blair ha varato 1 miliardo di sterline di interventi
economici (1,2 miliardi di euro) a sostegno del mercato immobiliare e
dell'economia in genere. Le proprietà di valore inferiore a 175.000 sterline
(250mila euro) saranno esentate dalla tassa di possesso per un anno: un
provvedimento che alle casse dello Stato costerà circa 600 milioni di sterline
e cancellerà di fatto l'imposta per metà delle transazioni immobiliari
britanniche. A questa misura se ne aggiungono alcune altre, tutte tendenti a
risollevare il mercato del mattone, centrale in Gran Bretagna per il buon
funzionamento di tutti gli altri. Nel frattempo, in Giappone, il premier
uscente Fukuda, prima di dimettersi nei giorni scorsi, aveva varato un piano di
aiuti economici da 16,5 miliardi di dollari, per aiutare le imprese e i
consumatori a far fronte all'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo. In
realtà l'intervento sull'economia sarebbe di valore ancora maggiore, a voler
includere nel computo anche una serie di misure non finanziarie come i prestiti
di garanzia per le piccole imprese. Ma questo imponentissimo pacchetto non è
ancora bastato all'opposizione, che voleva di più, e alla fine il premier se
n'è andato sbattendo la porta. Quanto alla Cina, a fine agosto si è appreso che
il governo sta preparando un piano di rilancio dei mercati borsistico e
immobiliare da 40 miliardi di euro, una bella somma anche per la sconfinata
Cina. Nonostante su base annua la sua economia stia crescento del 10,1%! E
Eurolandia? Niente. Ferma. Con una Banca centrale europea dedita solo a
mantenere ormai artificiosamente alti i tassi d'interesse per prevenire un'inflazione
che in realtà nasce solo dal caro-petrolio e non certo da un eccesso di domanda
rispetto all'offerta perché la domanda - ahimé - è bassa. E con una Commissione
europea che da mesi non batte un colpo, né sul piano del dibattito né tantomeno
su quello dell'iniziativa politica. Anche l'Italia partecipa, ovviamente, a
questa stasi generalizzata d'iniziativa: perché il Tremonti di oggi non sembra
nemmeno un lontano parente di quello che sette anni fa, all'inizio del
quinquennato berlusconiano, faceva fuochi d'artificio pur di reperire risorse
nelle pieghe del bilancio pubblico. Oggi Tremonti ha fissato come obiettivo
della sua azione lo scrupoloso conseguimento del rientro nei parametri di
Maastricht del rapporto tra deficit e pil e non sta derogando d'un millimetro.
In compenso, in Italia si è ufficialmente e - si direbbe - concretamente aperto
il dibattito politico sulla riforma federalista del Paese che, a sentire sempre
Tremonti, rappresenta la premessa indispensabile per poter, ad esempio,
tagliare le tasse e restituire potere d'acquisto alle famiglie: già, ma quando,
in che tempi? Subito o, piuttosto, tra dieci anni? Tra il '95 e il '97,
all'epoca della durissima schermaglia diplomatico-lobbistica che ebbe luogo a
Francoforte sul problema se far entrare o meno l'Italia nel "primo
giro" dei fondatori dell'euro, il nostro Paese si è auto-inchiodato
(proprio di "chiodo" cui agganciarsi per risalire la montagna parlava
l'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi) all'obbligo di
rispettare scrupolosamente il vincolo di bilancio per eccellenza, quel rapporto
deciti/pil che entro il 2010 deve ritornare al livello del 100%, dall'attuale
108%. A livello di Unione europea, della possibilità di "fare
qualcosa" non si parla nemmeno. Il "pensiero unico" della Bce
attanaglia i governi. La paura dell'inflazione blocca qualunque pensiero,
scoraggiando qualunque levata d'ingegno, qualunque tentativo coraggioso. E
inducendo i governi dei nostri Paesi a stare a guardare la crisi, imbambolati e
angosciati. È più tra gli economisti che tra i politici, quindi, che si
"osa" chiedere alla Bce di cambiare atteggiamento, ammettere qualche
deroga al tabù della prevenzione anti-inflazione e incoraggiare qualche misura
"anti-ciclica", adatta cioè a contrastare il ciclo economico negativo
in corso. Ma da Francoforte, sede della banca, non arriva il minimo segnale di
cambiamento: nonostante il petrolio accenni a scendere di prezzo, riducendo
così il suo peso di principale fattore d'inflazione dell'ultimo anno. Mentre i
tassi americani sono e restano rasoterra, la Bce mantiene alti quelli europei,
senza peraltro capire che proprio così facendo, se da un lato frena
l'inflazione perché scoraggia gli investimenti (ma deprime l'economia)
dall'altro genera inflazione, perché il maggior costo delle rate dei mutui a
tassi variabili, appunto indotto dall'innalzamento del costo del denaro, è una
pesante voce inflativa sul bilancio delle famiglie: si deve spendere di più,
infatti, per assicurarsi lo stesso bene (il pagamento del mutuo-casa). Se i
rincari delle rate dei mutui variabili fossero entrati nel calcolo
dell'inflazione, oggi il carovita in Italia galopperebbe oltre il 6%. E allora,
cosa potrebbe fare e non fa il governo italiano, nel concerto dei governi
europei? Nulla di operativo, per ora: ma almeno un'iniziativa politica per
riaprire in Eurolandia il dibattito sul ruolo della Bce e sulla necessità che
anche la Banca centrale europea, come la Federal Reserve americana, oltre ad
avere il compito di vigilare contro l'inflazione riceva anche quello di
stimolare la crescita. Ma per ora non si hanno avvisaglie che questo
"disgelo" politico avvenga. Sergio Luciano è direttore di Panorama
Economy. 05/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Firenze
I punti Soldi a Firenze metropoli Un tributo sugli immobili? La bozza sul
federalismo di Calderoli prevede finanziamenti speciali per le città con più di
350.000 abitanti. Domenici parla del prelievo "diverso dall'Ici"
MASSIMO VANNI La bozza sul federalismo fiscale del ministro Roberto Calderoli
prevede finanziamenti straordinari solo per le città metropolitane con più di
350mila abitanti. E se non verrà modificata Firenze, che al 30 giugno scorso
(ultimo dato disponibile) conta una popolazione residente di 365.802 iscritti
all'anagrafe, farà parte a tutti gli effetti di quelle città che avranno una maggiore
autonomia di spesa e di entrate assieme a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna
e Genova (rimane esclusa Venezia). "Un'ottima notizia", esultano il
senatore di Forza Italia Paolo Amato e il deputato Alessio Bonciani. "Con
il ministro Calderoli, il governo intende inserire Firenze tra le sette città
metropolitane, prevedendo inoltre un aggiuntivo trasferimento di fondi ad hoc
per queste nuove realtà amministrative", rilevano soddisfatti i due
parlamentari. Cogliendo l'occasione per rilanciare la proposta di una legge
speciale per il capoluogo toscano: "Nel nuovo scenario che si va
delineando la legge speciale può rappresentare il compimento di un processo
normativo che sia in grado di rilanciare Firenze". Il sindaco di Firenze
Leonardo Domenici, che ieri ha incontrato il ministro della semplificazione
Calderoli in qualità di presidente dell'Anci, l'associazione italiana dei
Comuni, fa però intendere che molte cose devono essere ancora chiarite. E non
solo perché il dialogo sul federalismo fiscale tra maggioranza e opposizione è
ancora all'inizio. "Col ministro abbiamo parlato di introdurre un tributo
sugli immobili ma dobbiamo entrare nel merito per capire caratteristiche e
consistenza", dice Domenici ricordando che l'Anci sollecita un riassetto
generale dopo l'azzeramento dell'Ici sulla prima casa. Reso necessario dal
fatto che, dopo l'abolizione dell'Ici, "i Comuni sono tornati ad una
situazione di finanza derivata e di maggiori trasferimenti erariali". Di
quale tributo sugli immobili si tratta? A quanto pare l'idea sarebbe quella di
riunire ciò che oggi è disperso: dalle tasse che si pagano sulla compravendita
degli immobili ai diritti catastali, dalla quota di Irpef che si paga sulla
proprietà alla Tia, cioè la tariffa sui rifiuti che viene ormai calcolata
tenendo conto della superficie dell'appartamento o del fondo posseduto.
Domenici chiede di anticipare al massimo "l'istituzione del nuovo
tributo". Quanto allo "statuto" speciale per le aree
metropolitane, il sindaco di Firenze rinvia ad ulteriori approfondimenti, per
capire "la differenziazione tra Comuni e città metropolitane e le modalità
della perequazione per i Comuni con minor reddito". Domenici
parla anche della nuova Alitalia: "Ritengo giusta la presenza delle autonomie locali e
regionali", dice a proposito della scelta del presidente della Regione
Lazio Piero Marrazzo di far parte della nuova compagnia aerea italiana. E la
consigliera regionale di An Giuliana Baudone chiede: "Il Lazio entra nella
nuova Alitalia e la Toscana
che fa?" L'assessore toscano ai trasporti Riccardo Conti esclude
sottoscrizioni di capitale: "Non se ne parla, in Toscana non abbiamo
Fiumicino". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Bologna
L'ex assessore alla Sanità scrive a Berlusconi Pannuti in
aiuto di Alitalia: prendo
all'Ant tre licenziati ELEONORA CAPELLI Una mano tesa ai lavoratori in esubero Alitalia: tre posti di lavoro a tempo
indeterminato presso l'Ant per i dipendenti della compagnia di bandiera che in
queste ore stanno aspettando di conoscere il proprio destino. E la singolare
offerta di Franco Pannuti, presidente della Fondazione Ant Italia Onlus, che ha
scritto a tutte le cariche dello Stato impegnate in queste ore a dirimere il
complicato "salvataggio" dell'Alitalia e
agli esponenti di Cai, la cordata italiana che dovrebbe acquisire asset della
compagnia. Si cercano dipendenti in esubero "motivati e disponibili a
viaggiare per i programmi di fund raising", cioè per convincere i
potenziali donatori a contribuire alle attività dell'Ant. In cambio la
Fondazione offre un contributo che "integri il contributo statale fino al
raggiungimento di un adeguato stipendio". "Le persone che in queste
ore aspettano di conoscere il proprio destino lavorativo sono in grande
sofferenza - spiega Pannuti - perciò anche questa è solidarietà: offrire una
nuova prospettiva di lavoro a chi ha perso la speranza. Le polemiche di queste
ore sono una cosa indecente, se tutti facessero come noi, invece che convocare
mille riunioni inutili al giorno, il problema si risolverebbe in due
minuti". L'iniziativa del presidente della fondazione che, solo a Bologna,
assiste 900 malati di tumore al giorno, e che conta 114 delegazioni in Italia
dislocate in 23 ospedali, raccoglie il plauso della Cisl. "Questa è una
grande lezione all'arrogante ministro Brunetta - ha dichiarato Alessandro
Alberani della Cisl - Pannuti ha rimesso al centro il valore del lavoro, e non
è certo una persona di sinistra". I candidati sono quindi invitati a
mandare il loro curriculum, con la prospettiva di diventare magari da hostess a
benefattrici a tempo pieno.
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari La
polemica L'assessore scrive al responsabile delle Regioni. Ma Palese lo gela:
"Sei patetico" Loizzo al ministro: dialoghiamo L'assessore ai
Trasporti della giunta Vendola, Mario Loizzo, scrive al ministro degli Affari
regionali nonché ex governatore, Raffaele Fitto, perché possano essere chiuse
in un cassetto le "polemiche di parte". Meglio sarebbe una
"azione sinergica volta a difendere la nostra terra". Da un lato la nuova Alitalia, che potrebbe tagliare le ali agli scali di Bari e Brindisi,
dall'altro la paura che il titolare delle Infrastrutture Altero Matteoli non
confermi "le risorse già assegnate specie nel settore ferroviario"
(si tratta, complessivamente, di 1 miliardo 393 milioni di euro), imporrebbero
di "lavorare insieme: senza piagnistei e senza inutili campanilismi"
spiega Loizzo. Interrogato, Fitto non risponde. Lo fa Rocco Palese. Il
capogruppo di Fi a Via Capruzzi definisce "patetica quanto amara" la
missiva di Loizzo, che "incolpa Fitto in qualità di ex presidente, poi
dice di volere un dialogo con il Fitto diventato ministro". Secondo Loizzo
piuttosto, "ogni sforzo deve essere fatto, e ad ogni livello, per
scongiurare danni assai gravi alla aeroportualità e quindi all'economia di
questa regione che si verificheranno in termini di aumenti tariffari, di riduzione
di voli e livelli occupazionali, di annullamento dei crediti alla società
Aeroporti di Puglia (circa 4 milioni da Alitalia e Air
One, ndr), di possibili limitazioni all'autonomia operativa degli scali".
Tutto questo mentre "negli ultimi tre anni sono stati incrementati il
numero dei collegamenti ed il traffico di passeggeri". E, fa sapere
l'assessore ai Trasporti, "in uno scenario reso più complicato dalla crisi
dell'Alitalia" diventa bizzarra l'idea di
privatizzare la società che gestisce i quattro aeroporti: "Il rischio è
quello di svendere un patrimonio". A meno che, conclude Loizzo, qualcuno
voglia "spianare la strada a non meglio individuati capitani di industria
del Nord travestiti da filantropi". (l. p.).
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari Il
retroscena Aerei, si tratta per la company tutta regionale Pd di lotta e di governo.
L'appuntamento è per stamattina alle 10 negli aeroporti di Bari e Brindisi. I democratici organizzano una manifestazione per protestare
contro la nuova Alitalia,
che lascerebbe soltanto le briciole ai due scali pugliesi. Nel frattempo il
vicepresidente della commissione Trasporti Giacomo Olivieri convoca a Via
Capruzzi per martedì 16 una riunione: in quella data dovrebbe cominciare a
materializzarsi una "nuova compagnia aerea regionale". Ne
parla lo stesso Olivieri, che assicura: "Hanno già aderito numerosi
imprenditori". Sarebbero cinque, in particolare. E, sempre sulla base del
racconto di Olivieri, potrebbero essere disposti a partecipare ad una società a
capitale misto: Regione, 51 per cento; 49 per cento ai privati, che tuttavia
reclamerebbero la nomina dell'amministratore delegato nell'ambito di un cda
presieduto da un esponente dell'amministrazione pubblica. Quanti soldi
occorrerebbero? Cinque milioni di euro. Spiega Olivieri: "L'investimento
oltreché strategico, può avere un ritorno economico vantaggioso. Come accade
per Verona e Bergamo, la compagnia aerea regionale potrebbe dare un supporto ai
nostri imprenditori che in questi anni hanno sviluppato rapporti commerciali
con l'Est europeo incontrando, però, crescenti difficoltà negli spostamenti perché
mancano voli diretti". (l. p.).
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Bari I
tagli Alitalia Stop all'Authority
Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a Bari Emiliano:
"Devono passare sul mio corpo". Fitto nega La Puglia umiliata LELLO
PARISE Bari metropoli, addio? Così la pensa il titolare della Semplificazione
Roberto Calderoli: né il capoluogo pugliese, né Venezia potranno essere città
metropolitane perché hanno una popolazione inferiore ai 350mila
abitanti. Michele Emiliano non ci sta: "Dovranno passare sul mio
corpo". Ma il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, garantisce:
"E' l'ennesima tempesta in un bicchiere d'acqua". La bozza sul
federalismo fiscale presentata ieri dal ministro leghista spalanca le porte a
Roma, Milano, Firenze, Bologna, Torino, Napoli e Genova. Mentre appunto Bari e
Venezia, rimangono a girarsi i pollici. Il dibattito è aperto. E sarà senza
scambi di troppi complimenti. Anzi. Già l'8 luglio tirava una brutta aria. Però
dopo un incontro a Roma fra Emiliano e il ministro dell'Interno Roberto Maroni,
la tensione di era addolcita. Il sindaco assicurava: "Bari è confermata
città metropolitana. Ho avuto modo di spiegare al ministro quali e quante
risorse, umane e finanziarie, i trentuno comuni della Terra di Bari hanno
investito nella sperimentazione dei poteri di area vasta". Due mesi più
tardi, la doccia fredda. L'ex pm va su tutte le furie: "Calderoli
smentisce Maroni. E' incredibile come due esponenti non solo dello stesso
governo, ma addirittura dello stesso partito, possano dire due cose opposte a
distanza di così poco tempo". L'amarezza si mescola con l'ironia. Emiliano
fa spallucce: "In effetti, trattandosi della Lega Nord, c'era da
aspettarselo. Loro sono quelli che oltraggiano l'inno nazionale e poi giurano
sulla Costituzione della Repubblica". Non per questo il primo cittadino
vuole tirare i remi in barca. "Sbagliano se credono di poter giocare con
il destino di centinaia di migliaia di baresi". E' a questo punto che
Emiliano alza i toni: "Sì, dovranno passare sul mio corpo". Precisa:
"Io non uso fucili, non sparo chiacchiere a vanvera, soprattutto durante
gli incontri istituzionali. Sono abituato ai fatti. E di questi chiederò conto
al presidente del Consiglio, visto che dei suoi ministri padani non c'è da
fidarsi". L'inaugurazione della Fiera del levante, sabato 13, alla
presenza di Silvio Berlusconi e del sindaco nei panni del padrone di casa, si
annuncia incandescente. Non fa niente per nascondere "la rabbia",
Emiliano. "Ho un'unica consolazione: quella di avere avvertito per tempo
tutti i miei concittadini ed i pugliesi di cosa significava mandare al governo
la Lega, che vuole distruggere ogni forma di competizione da parte di una
regione del Sud capace di combattere da sola e con successo contro la mafia, la
disoccupazione ed il sottosviluppo economico". La battaglia, a quanto
pare, sarà dura. Le parole del sindaco, che è anche segretario del Pd, suonano
come una vera e propria dichiarazione di guerra: "Colpire Bari significa
colpire tutta la Puglia". A gettare sabbia sul fuoco arrivano prima due
deputati del Pdl: il coordinatore di Fi Antonio Distaso e Simone Di Cagno
Abbrescia, futuro avversario di Emiliano alle amministrative del 2009. Poi è
Fitto che chiarisce: "Le aree metropolitane resteranno nove. Il disegno di
legge si preoccupa fino alla data di entrata in vigore del codice delle
autonomie, di consentire ai comuni capoluogo più grandi una maggiore autonomia
di entrata e di spesa. Si tratta dunque di una norma prudenziale e
transitoria". Fitto aggiunge: "Nella prima stesura del ddl il limite
era stato fissato a 800mila abitanti e in quanto tale ritenuto eccessivamente
elevato dall'Anci, che il 31 luglio aveva domandato di ridurlo". Non c'è
tuttavia da stare allegri. In queste ore, dopo avere ascoltato Calderoli, perde
le staffe pure il portavoce dei Piccoli comuni Virgilio Caivano: "Le
amministrazioni provinciali potranno mettere imposte sui carburanti. Siamo
davvero alla follia politica e istituzionale. Anziché chiuderle e mantenere gli
impegni assunti da Berlusconi con gli elettori, addirittura si prefigurano
nuove tasse locali a danno dei cittadini e a favore di questi autentici
carrozzoni improduttivi e che sprecano risorse pubbliche".
( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il sindaco:
"Ogni anno diamo otto miliardi di tasse e in cambio riceviamo solo
seicento milioni" "Finiamola con i soldi di Milano a Roma" e la
Festa Pd applaude la Moratti Scambio di complimenti con Chiamparino che incita:
"è l'ora di avanti sindaci" RODOLFO SALA MILANO - Ovazione per
Letizia Moratti alla Festa democratica di Milano. Succede quando il sindaco di
centrodestra, ospite d'onore a un dibattito sul federalismo con il collega
torinese Sergio Chiamparino, si produce in un duro attacco contro i signori
della capitale: "Siamo stanchi ? dice la Moratti, tra l'altro reduce da un
incontro con il ministro Calderoli ? delle lezioni che ci fa Roma; noi a Roma
diamo ogni anno 88 miliardi di tasse e in cambio riceviamo solo 600 milioni, e
questi signori ci spiegano anche come far funzionare i nostri aeroporti".
è pure una risposta piccata a Rocco Sabelli, amministratore delegato della cordata per la nuova Alitalia, che ai sindacati ha appena spiegato che a Linate rimarrà solo
la navetta Roma-Milano. "La nuova Alitalia ? aveva risposto a caldo il sindaco, non ha alcuna competenza
sui nostri aeroporti". Ma qui, allo spazio Coop della Festa democratica,
la Moratti va oltre, producendosi in un affondo che sembra avere come
destinatario proprio il governo amico: "A Milano ? dice mentre la
sala scoppia di applausi ? abbiamo le migliori università d'Italia, e insieme a
Torino siamo pronti a dare lezioni di economia a Roma". Insieme a Torino.
Accanto a lei, Sergio Chiamparino sorride soddisfatto. Tra i due, esponenti un
po' eretici dei rispettivi schieramenti (che non perdono occasione per
punzecchiarli), c'è un feeling di vecchia data. Un feeling che negli ultimi
tempi si è fatto sempre più solido. Lei lo dice così, rispondendo senza un
attimo di esitazione a chi le chiede che cosa accomuni, oltre allo stesso
mestiere, i sindaci delle due capitali del Nord: "I problemi con le nostre
maggioranze". E Chiamparino ci mette volentieri del suo: "Vero,
questi miei problemi sono noti da prima dell'estate". E infatti è qui,
alla Festa milanese, mentre quella di Torino l'ha polemicamente snobbata. Altri
riconoscimenti reciproci. La Moratti: "Di Sergio apprezzo la schiettezza,
la competenze, la professionalità". E Lui: "Della Moratti mi
piacciono la serietà, l'austerità e soprattutto la determinazione".
Sorrisi, battimani, clima idilliaco, appena guastato da un gruppetto di giovani
dei centri sociali che fischiano e insultano i sindaci, prima di essere
allontanati dai giovani del Pd. Poi Chiamparino dice una bestemmia in chiesa:
"Torino potrebbe seguire l'esempio di Milano e introdurre un ticket
d'ingresso alle auto". è un cavallo di battaglia della collega milanese,
proprio per questo parecchio contestata dai suoi alleati. Ma qui suona come una
bestemmia, perché perfino il presidente della Provincia Filippo Penati, dopo
aver difeso all'inizio questa idea, adesso ne chiede la soppressione.
Chiamparino l'eretico no. Ma in fondo un po' eretica, a casa sua, lo è anche
lei. "Una volta si diceva "Avanti popolo", oggi si dice avanti
sindaci, non fatevi mettere sotto da Berlusconi e Tremonti", chiude il
sindaco torinese. Ed è un finale che in cuor suo forse anche la Moratti
sottoscriverebbe.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, bluff di
governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette "solo" 3250
esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio Il
ministro Sacconi dice che i lavoratori che rimarranno senza un posto saranno
solo
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Voto agli immigrati,
Berlusconi liquida Fini "Il suo un parere personale, non è nel
programma". E sul tifo violento dice: tornerà lo Stato, come con i rifiuti
di Natalia Lombardo inviata a Napoli IL VOTO agli immigrati? "Non è nel
nostro programma, quella di Fini è un'opinione personale": così Silvio
Berlusconi gela, da Napoli, l'idea che il presidente della Camera aveva già
espresso e ha confermato in questo giorni, in sintonia, tra l'altro, con la
propo- sta di Veltroni. Il premier inoltre spunta le armi al leader di An
spedendogli una freccia fabbricata in casa: "Lo stesso capogruppo dei
senatori Pdl - Gasparri - il partito in cui, come sapete, An è confluita in un
gruppo unico con Forza Italia, si è detto contrario". Messo nell'angolo
l'alleato, Berlusconi ha deciso di usare per il tifo violento la stessa
"tolleranza zero" adottata e minacciata nella lotta ai rifiuti contro
chi si opponeva all'apertura di discariche. "Spiace che una minoranza di
violenti abbia deturpato ancora l'immagine di Napoli. Comunque anche qui
tornerà lo Stato". Nessuna trasferta organizzata per i tifosi del Napoli,
ma ognuno è libero di prendere il treno singolarmente. Infine salva il
"collega" presidente del Napoli: "Non si può esercitare una
responsabilità oggettiva per la società di calcio". Tornato a Napoli per
l'ottava volta in quattro mesi per tenere il punto sulla questione rifiuti,
durante la conferenza stampa nel circolo ufficiali di Palazzo Salerno si è
compiaciuto del parere positivo che la Ue ha dato sulla politica italiana sui
rom. Anzi, "non avevo dubbi che sarebbe stato questo il responso
dell'Europa", ha vantato Berlusconi. E sul voto agli immigrati ha gelato a
distanza Gianfranco Fini: "non mi risulta che la concessione del voto ai
cittadini stranieri sia all'ordine del giorno in Parlamento", che già se
la deve vedere con il suo partito, il no di Gasparri e la conferma negativa da
parte di La Russa. La chiusura da parte del premier è rafforzata dagli alleati
di governo. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni è categorico:
"confermo la mia contrarietà netta al voto agli immigrati. Non è nel
programma di governo". Fini riceve siluri anche da Destra. Francesco
Storace già affila le armi: se dovesse passare una simile legge "sarà una
ghiotta occasione per un referendum". Riguardo alla
questione Alitalia, il
premier ha liquidato le critiche di D'Alema e Bersani sulla costituzione della
cordata come "affermazioni alle quali non rispondo, sono destituite di
fondamento e si commentano da sole". Sui rifiuti invece Berlusconi è un
po' meno trionfalista, la città è ancora pulita, anche se qualche cumulo di
spazzatura c'è. Il punto debole è la raccolta differenziata, che i
napoletani dicono si sia fermata, anche perché i comuni non sarebbero in grado
di organizzarne lo smaltimento. Berlusconi è vago, si limita a sponsorizzare
gli stessi spot che ha promesso. Ma sui dati non dice nulla, né fissa scadenze
per miracolistici cambiamenti di abitudini. Ringrazia le regioni che hanno
accettato la "monnezza" campana (blandendo così il sindaco di Milano
Letizia Moratti) e ha avvertito ancora del pericolo di altre emergenze in
Italia. A ottobre ci sarà la vera sfida con la popolazione campana, quando
dovrebbe partire la discarica di Chiaiano. E ieri la riunione in Prefettura con
i sindaci non è andata liscia: "Abbiamo avuto un rapporto civile, anche se
i sindaci hanno posto i loro problemi in modo appassionato". Problemi su
alcune discariche (Andretta e Serre), tanto che il premier ha ipotizzato
"una rinuncia, individuando siti alternativi". L'altro obiettivo è
l'apertura del termovalorizzatore di Acerra, per il quale anche Bertolaso è
vago sulla gestione non ancora assegnata, ma "l'importante è completare i
lavori, poi la gestione ci sarà". Il commissario per i rifiuti attribuisce
il blocco di Acerra ai "mancati pagamenti dei fornitori", così ne
approfitta Silvio, che ne dà la colpa solo ai magistrati, e non alle società
della Impregilo. La tolleranza zero è sempre una minaccia, ma i toni sono più
persuasivi. Se prima ai bordi del "cratere" di Chiaiano paventava
militari, ora mostra "rendering" visioni computerizzate di
"manti erbosi" da mettere come tappi alle discariche traboccanti.
Dalla "monnezza", insomma, possono nascere "parchi e aree per il
giuoco e per lo sport", è l'immaginario bucolico di Silvio. Abbandonata
dopo l'estate "familiare" l'invisibilità, Berlusconi fa un supplemento
di campagna elettorale. Così ieri è uscito dalla Prefettura in tenuta casual e
si è concesso per pranzo una pizza da "Brandi", il ristorante che
vanta l'invenzione della Margherita per la regina, con relativo bagno di
fotografi, dai quali si è fatto immortalare con una coppia di sposi: lei in
bianco lungo, lui, piccoletto, con scarpette argentate.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oreste Pivetta
L'analisi La saga familiare dei prezzi che salgono continua da un anno. Fino a
quattro mesi fa i telegiornali di casa Berlusconi ci ricordavano ogni giorno
che non c'era rimedio alla fame della quarta settimana: cioè l'italiano medio,
lavoratore dipendente pensionato commerciante, non tirava a fine mese.
Riemergeva dagli stenti la settimana dopo. Da quattro mesi i telegiornali di
casa Berlusconi trascurano l'argomento, preferendo il
lindore napoletano o i miracoli di Alitalia. Ma i prezzi salgono. Esattamente tredici mesi fa, a fine
luglio, comparve sui quotidiani italiani (prima arrivò il nostro) il titolo sul
pane a prezzo d'oro. Cominciava la penuria di grano. Del barile di petrolio già
si parlava. Se ne parla dalla grande crisi degli anni settanta, quella che
indusse all'austerità, che da molti venne interpretata come la
possibilità di riesumare dalla rimesse patrizie la carrozza a cavalli, da
alcuni come l'ammonimento a rivedere in generale i modelli consumistici che
governano il mondo, dai più come una brezza maligna che prima o poi sarebbe
calata e certo non avrebbe potuto interdire la spensierata pratica dello
spreco. I prezzi sono continuati a salire senza che niente cambiasse. In
Italia, siamo campioni nel lasciar le cose come stanno. Aggiungiamo, per meglio
aggiornare lo scenario, la crisi dei mutui subprime, che s'è sempre detto non
avrebbe gravato sui mutui delle case nostre, ma che alla fine qualche ritocco
all'insù l'hanno imposto, tanto perchè non ci sentissimo isolati, fuori dal
consorzio civile. Intanto il barile di petrolio saliva, per fine luglio, a 150
dollari, il record, e il grano continuava la sua marcia dorata, mentre gli
esperti rincuoravano ricordando la bontà e la forza dell'euro sul dollaro,
bontà e forza che svanivano all'improvviso alla pompa di benzina o davanti al
bancone del fornaio, al tocco magico dei petrolieri e dei panettieri. Al
ritorno delle ferie, magari tagliate o dimezzate, perchè dalla vita non si può
avere tutto e non si possono tenere insieme le ferie di una volta con i salari
bloccati da un decennio (ma questo è un primato pressochè nostro), ci si è
accorti dai titoli dei giornali che il petrolio giorno dopo giorno era in calo
e persino il prezzo dei cereali tendeva al ribasso, con percentuali italiane
chiare nel segno, tanto rispetto a luglio, quanto nei confronti del semestre
precedente, al punto che s'aprivano le ostilità tra agricoltori e commercianti:
"Adesso - si diceva da un lato del fronte - nessun alibi per i rincari ai
negozi". Solo che in Italia, più che altrove, il mercato non vale, o non
vale quanto il mercatismo di Tremonti, e s'impugnano invece come randelli sui
consumatori leggi assai strane, in base alle quali l'aumento che s'è dato non
si cancella più. Come la lettera scarlatta del grande Nathaniel Hawthorne. Vale
per la benzina, vale per il pane. L'utente paga, ovviamente, e, semmai, il
malcapitato dipendente a reddito fisso, che non può trovare vittime su cui
rivalersi, taglia, come si legge dai dati statistici, dai sondaggi. Non potrà
tagliare la bolletta dell'elettricità, non taglierà il pedaggio autostradale
(con soddisfazione patriotica sapendo in questo caso di contribuire al bilancio
di Atlantia e quindi per questa via al salvataggio della compagnia di
bandiera), non potrà ridimensionare il canone di locazione e neppure la rata
del mutuo, ma a qualcosa dovrà rinunciare. Una spiegazione a compenso di tanto
sacrificio la meriterebbe: perchè petrolio e grano si vanno
"raffreddando", mentre benzina e michetta o rosetta continuano a
scottare? Le risposte si possono trovare. In primo luogo le mancate
liberalizzazioni e le mancate riorganizzazioni: i petrolieri che sono un
cartello ben saldo, la rete di distribuzione che non è razionale, è pletorica e
antiquata, le filiere (da produttori a consumatori) che sono lunghissime e
complicatissime, i trasporti che vanno su gomma e pagano dunque pedaggi e
carburanti... Ci sarebbero buoni motivi per rimpiangere le lenzuolate
liberalizzatrici di Bersani, ma siamo un paese di elettori senza memoria.
Qualcuno ha pure sospettato una preventiva vendetta alla Robin tax tremontiana.
È tutto vero, è tutto possibile in una paese prigioniero di lobbies o,
altrimenti, di piccole minoranze cattive, arraffone ed egoiste, potenti o marginali,
ciascuna all'opera per lucrare qualcosa oltre il lecito che il mercato e la
libera concorrenza dovrebbero consentire. La modernità finisce sempre a colpi
di speculazione.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Eugenio Giudice/
Torino CHIARIMENTI Una gestazione difficile: a pochi giorni dal consiglio
comunale che ne approverà la variante ur- banistica, sul grattacielo di
Intesa-Sanpaolo a Torino si addensano nuovi dubbi. All'interno della banca, la
cui ala milanese si è sempre mostrata freddina sull'opera subalpina, si
sarebbero manifestate altre perplessità dovute ai costi dell'edificio,
progettato da Renzo Piano, lievitati dagli iniziali
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Adriano:
"Vertice politico degenerato" di Gabriella Gallozzi inviata a Venezia
G iù contro la Moratti, Formigoni, Berlusconi, ma anche Veltroni e Alemanno.
Contro i patti tra politici e imprenditori, dal caso Alitalia
al parcheggio del Pincio a Roma. Contro l'Expo di Milano che porterà
"nuove colate di cemento". E di mezzo il "senso di
tristezza" per le morti sul lavoro. È un Celentano che assomiglia sempre
di più a Beppe Grillo, quello che ieri ha esternato al Lido, in mezz'ora di
conferenza stampa caratterizzata dalle sue celebri pause: "Se mi fermo per
più di cinque minuti vuol dire che ho finito la risposta". Nei panni del
regista di Yuppi Du, restaurato da Sky, e presentato ieri al festival, il
Molleggiato è qui con vari compiti: consegnare (stesera) il Leone d'oro alla
carriera per Olmi ("Non siamo una strana coppia - dice - lui difende gli
orti, io i navigli. Lui fa film più penetranti dal punto di vista dei
sentimenti, io più aggressivi. Siamo in sintonia"); fare da
"testimonial" a questa giornata dedicata alle morti sul lavoro,
lanciata da Articolo 21 e a cui dà il suo sostegno anche il presidente Napolitano.
E, soprattutto, "risollevare" questa Mostra che, a detta di molti, ha
avuto poco da mostrare. Così come ci descrive Stefano Disegni nella sua
esilarante striscia quotidiana sul "daily di Ciak" in cui vediamo
Celentano e Mueller nella storica posa di Yuppi Du. "Niente paura mi metto
anch'io così - dice il fumetto del direttore - . E ci faccio mettere pure
Baratta! Con quello che mi sto inventando per salvare 'sto festival, figurati
se mi spavento!". Così Celentano "salvatutti", almeno ieri, è
riuscito a monopolizzare l'attenzione dei media. Mentre il pubblico
festivaliero ha preferito, ovviamente, le sale. Affollata, ma non troppo, la
conferenza stampa è cominciata subito con una dedica: quella del Molleggiato a
Graziano Alonso, un uomo della troupe di Yuppi Du, morto sul lavoro durante le
riprese del film. "So che lui ci sta guardando - pausa - e sono sicuro che
sta sorridendo". Via col primo applauso. Convinto
dell'"attualità" del suo film, vent'anni dopo, Celentano lo definisce
un "grido d'amore per le donne, ma anche un grido di dolore per la
violenza sulle donne o anche per l'operaio che perde la vita a causa
dell'irresponsabile mancanza di qualche datore di lavoro. O per la sua stessa
negligenza nel rispettare i sistemi di sicurezza... Cosa però che non scagiona
comunque il datore di lavoro obbligato a vigilare comunque. La vita per
qualcuno di loro sembra non abbia valore". Al dramma degli omicidi bianchi
- raccontati anche nel suo film - dice di "confrontarsi come essere
umano". E di provare "sconforto, ma anche un senso di
scoraggiamento". Pausa. Per questo "Yuppi Du non invecchia mai"
e al cinema vorrebbe tornare con una pellicola "sulla resurrezione di
Gesù". Di fronte alla vicenda Alitalia dice di "sentire
avvicinarsi un grido come quello del protagonista del film: non vorrei fosse
uno scambio imprenditori-politica, ossia salviamo l'Alitalia in cambio di migliori condizioni economiche per noi". Come
nel caso del parcheggio sul Pincio, "segno evidente - secondo lui - dello
scambio di favori tra imprenditori e politica. L'inventore di questa
idiozia è Chicco Testa che dopo quest'idea è rimasto solo Chicco". E dagli
ancora alla Moratti e Formigoni, "figli di un vertice politico degenerato
in cui a capo non c'è solo Berlusconi ma anche Veltroni - prosegue - che definì
quella del Pincio l'operazione urbanistica più importante degli ultimi anni. E
Alemanno, che all'epoca non era sindaco, si oppose con forza, oggi che è
sindaco di Roma ha cambiato idea". In definitiva, conclude, "non mi
meraviglierei se sinistra e destra fossero d'accordo per progettare un
megaparcheggio sotto la laguna di Venezia". Pausa, applausi. PERSONAGGI
Celentano oggi consegna il Leone alla carriera a Olmi, sostiene la campagna
sulle morti bianche, ieri ha portato il suo "Yuppi Du" restaurato e ha
menato fendenti: "Non vorrei l'Alitalia fosse uno
scambio tra imprenditori e politica".
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
E I sindacati: ci
sono già i primi licenziamenti nell'indotto e ci vogliono ammortizzatori sociali
per i lavoratori precari.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il mio
mestiere? È tutelare i lavoratori" di Livia Ermini Marrazzo va dritto per
la sua strada. E ribatte punto per punto a chi irride alla
sua decisione di voler entrare nella nuova Alitalia. "Abbiamo un bilancio di 28 miliardi di euro, - ha
ricordato a chi dalle fila del centro destra lo invitava a pensare ai debiti
del Lazio - di questi 18 di spesa, il deficit della sanità lo ricopriamo con le
nostre risorse e investiamo ogni anno circa 500 milioni per lo sviluppo del
territorio. La Regione Lazio è in grado di partecipare alla Compagnia
Aerea Italiana". Nella mattinata di ieri poi il Governatore ha presentato
la sua offerta a Colaninno ricevendone informazioni sul piano industriale.
Marrazzo è parso confortato rispetto ai timori sul ruolo di Fiumicino che
"viene letto con molta attenzione". Altri però i toni nell'intervento
durante l'intensissimo Consiglio regionale straordinario del pomeriggio. Nel
piano di salvataggio "C'è un elemento decisivo che non mi convince - ha
detto - è la strategia 'multipunto' del nuovo vettore che si articolerebbe su
sei aeroporti base. segue a pagina III.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Intanto anche il Campidoglio
dice "ni" facendo un passo indietro rispetto alle dure dichiarazioni
del sindaco Gianni Alemanno di due giorni fa contro il governatore "primo
della classe". Il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo, ieri ha rimandato la
patata bollente al consiglio comunale straordinario del 15 settembre richiesto
dall'opposizione dicendo che "il Comune è al fianco dei lavoratori e degli
altri enti ed è disponibile a discutere". In imbarazzo anche la Cisl
regionale che, vista la condivisione delle anticipazioni del piano Fenice da
parte del segretario nazionale Bonanni, preferisce non intervenire in aula alla
Pisana dove a nome dei confederali, parla il segretario generale della Cgil
Roma e Lazio, Walter Schiavella. Chiede di mettere da parte la polemica
politica e spiega: "Per noi la priorità non è la partecipazione della
Regione Lazio alla Cai, ma la qualità del piano industriale. Poi la
partecipazione, che ha un forte valore simbolico per il protagonismo che fino
ad oggi non è stato riconosciuto, potrà essere un'opportunità in più".
Schiavella ha poi ricordato lavoratori Air One, il dramma dei precari "che
non hanno nemmeno diritto agli ammortizzatori sociali", e i licenziamenti che hanno già mietuto 10 vittime in due aziende
appaltatrici di Alitalia a
Fiumicino. Proprio per chiedere una mediazione della Regione per l'introduzione
di ammortizzatori sociali al posto del licenziamento secco oggi alle 12 i
metalmeccanici (Fiom, Fim, Uim) incontrano l'assessore regionale al lavoro
Alessandra Tibaldi. E anche l'Ugl è sulle stesse posizioni dei
confederali. Ieri il segretario regionale Luca Malcotti, ospite in aula alla
Pisana, ha sottolineato la necessità di tutelare "i lavoratori
dell'indotto e i precari che già stanno andando a casa" e valutato
positivamente la proposta-Marrazzo se quella della Regione alla Cai "non
sarà una partecipazione formale"Gioia Salvatori.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Marrazzo incontra
Colaninno: "Non mi convince l'idea dei sei scali" "Se non si
punterà sull'hub di Fiumicino come grande scalo intercontinentale, avremo una piccola Alitalia, una compagnia "nano" su base regionale". Il
Governatore è apparso anche molto preoccupato per i lavoratori, i 14mila
impiegati direttamente e indirettamente in Alitalia, ma anche tutti gli altri del distretto di volo di Fiumicino la
cui situazione ha definito "drammatica". Durante tutto il
giorno poi è stato impegnato a distribuire risposte ai detrattori della sua
iniziativa di far parte della cordata. Al Ministro dello Sviluppo Economico
Claudio Scajola che gli aveva consigliato di "fare il suo mestiere"
ha replicato: "il mio mestiere in questo momento è quello di ascoltare e
tutelare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori". Sulla vicenda
cala il silenzio del Sindaco Alemanno che lascia parlare il suo vice Cutrufo:
"partecipare con 10 milioni a questa iniziativa può essere utile a dare
coraggio, ma non serve a dimostrare che siamo autorevoli. La proposta di
Marrazzo è solo un'idea, per valutarla bisogna approfondire. Il Comune è pronto
a discutere di una soluzione, ma solo quando la si conoscerà in
profondità". Dopo il primo spaesamento, ieri invece è arrivato pieno il
sostegno del Pd con Morassut che propone di scendere il piazza contro gli
esuberi. Voce fuori dal coro quella del segretario della Cgil Epifani
"oggi mi concentrerei, mi permetto di dirlo anche a Marrazzo, sul piano
industriale. Perché se questo non va bene per Roma e per il Lazio non è che
entrando nel capitale sociale si risolvono i problemi che il piano non
risolve". Livia Ermini.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Roberto Rossi / Roma
BLUFF Il piano di salvataggio di Alitalia avrà,
secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, "3.250 esuberi". Ma
il dato ottimistico del governo è fuorviante. Alla fine senza lavoro rimarranno
oltre 6mila dipendenti. Una cifra probabilmente in difetto. L'equivoco si gioca
tutto su la distinzione tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a
tempo determinato. Secondo la Compagnia aerea italiana, la società guidata da
Roberto Colaninno e da Rocco Sabelli, il manager che ieri materialmente ha esposto
il piano ai sindacati, la somma dei dipendenti di Alitalia
e quelli di AirOne è di circa 17.500 unità. Di questi lavoratori solo 14.250
saranno riassunti nella nuova società. 11.500 andranno nell'area "certa
del perimetro della nuova compagnia", cioè avranno il posto assicurato,
mentre 2.750 finiranno "in un'area esterna", cioè
non faranno parte di Alitalia, anche se manterranno uno stipendio, e potranno essere
utilizzati anche da altri gruppi. Dei 2.750 circa 1.600 saranno impiegati in
manutenzione ordinaria e 450 saranno destinati al cargo (che Alitalia, tra l'altro, non avrà più). Ne
restano fuori 700, che operano in amministrazione, information technology e
call center. Questi potrebbero rientrare nella Nuova Alitalia
oppure restarne fuori. Non si sa. Per ora sono collocati in "una zona
grigia" in attesa di una nuova valutazione di Cai. Se non rientrassero
nella nuova società gli esuberi ufficiali passerebbero da
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Epifani annuncia per
oggi la risposta del sindacato "Né signorsì, né signorno: poniamo problemi
di merito". Damiano: "L'avesse proposto Prodi ci avrebbero fatti
neri" di Federica Fantozzi inviata a Firenze ARRIVERÀ OGGI pomeriggio la
risposta dei sindacati al Piano Fenice per salvare Alitalia.
Lo conferma Guglielmo Epifani, ospite ieri sera alla Festa fiorentina del Pd
dopo il primo confronto con Colaninno e il governo: "Credo che ci stia per
essere consegnato il piano industriale - ha detto il leader della Cgil - lo
esamineremo e domani (oggi per chi legge, ndr) daremo una risposta sulle parti
che si possono condividere o modificare. Dobbiamo partire da lì perché anche
gli esuberi sono in funzione del piano industriale". Il timore riguarda
piuttosto il futuro: "Costruire garanzie" per evitare poi svendite a
partner internazionali. Segnali che lasciano intendere una disponibilità anche
della Cgil, la più guardinga delle tre sigle, a trovare un'intesa sul rilancio
della compagnia aerea. Significativa la "stranezza" rivelata da
Epifani: "Nella riunione il piano industriale c'è stato illustrato ma non
consegnato. Spero simplichi che c'è ancora margine per cambiamenti". Un
clima favorito dall'annuncio del ministro del Lavoro Sacconi secondo cui
"il numero degli esuberi sembra più contenuto dei giorni scorsi" e
dunque è fiducioso nell'accordo. Epifani ha invece bocciato la proposta
avanzata dal governatore del Lazio Marrazzo di entrare nella società perché si
rischia "confusione". Meglio un "comitato di sorveglianza e
garanzia" dove possano entrare i soggetti interessati alle sorti della
compagnia aerea. Intervistato insieme all'ex ministro Cesare Damiano dal
direttore del Tirreno, Bruno Manfellotto, Epifani ha insistito sul ruolo della
Cgil in difesa dei lavoratori: "Non siamo né signorno né signorsì: poniamo
problemi di merito". Sono 7.500 i dipendenti coinvolti: i 3mila precari
romani che non rientreranno nella nuova società, 2mila nella manutenzione
pesante che rischiano grosso, più altri 3.500. Oltre al nodo esuberi, il
sindacalista ha affrontato le condizioni "discutibili" poste dal
governo, dalla sospensione dell'Antitrust al costo del lavoro ridotto del 40%
per gli acquirenti. Quanto all'animus della cordata Epifani ha tagliato corto:
"C'è chi lo fa perché convinto, chi per interesse e forse chi ha secondi
fini. Se uno si occupa solo di edilizia e porti, io sospetto. Se ci sono
secondi fini e cambiano le convenienze, la cordata si sfalda". Fiducia in
Colaninno "il più esposto" ma soprattutto voglia di misurare il
piano: rotte, flotta, personale. D'accordo Damiano: "Colaninno scommette
sul prodotto, Benetton sulle tariffe e forse c'è conflitto di interessi. Se
questa operazione l'avesse fatta il governo Prodi ci avrebbero fatti
neri". La paura peggiore entrambi la condividono con
Veltroni: una futura svendita della "piccola Alitalia" agli stranieri. Prima del vertice Epifani aveva mostrato
un approccio molto cauto alla vicenda: "Le premesse non sono buone per il
semplice fatto che Alitalia
è tecnicamente fallita" e "la via per un rilancio credibile è molto
stretta". Epifani garantisce che lavorano per un'intesa purché il
Piano Fenice non si riveli solo "un modo per tirare a campare".
Quanto al ministro Brunetta: "Ha perso un'occasione per tacere". Il
leader sindacale, insomma, insiste sul proprio ruolo: "Noi ci sediamo per
far passare un punto di vista che riteniamo più utile per il Paese e i
lavoratori". E anche se - ammette - gli strumenti per opporsi
all'operazione sono praticamente nulli, "la coerenza vale più di
tutto".
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"La Ue avrà
bisogno di altri chiarimenti" Ci sarà forse bisogno di qualche
informazione in più perché la Ue dia il via libera al piano Colaninno per Alitalia. Lo ha fatto capire ieri il
vicepresidente della Commissione europea con delega ai Trasporti, Antonio
Tajani, "Non escludo che sul decreto del Governo riguardante Alitalia l'Europa potrà avere bisogno di
chiarimenti sui contenuti. Nel decreto ci sono ad una prima lettura due
elementi positivi: il principio di trasparenza e la volontà di vendere gli
asset a prezzo di mercato. Ma per una valutazione approfondita sui
contenuti del decreto serviranno giorni di lavoro, perchè va analizzato parola
per parola".
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Marrazzo insiste:
per Alilazio chiede solidarietà e il contributo degli imprenditori Sono state
molte comunque le perplessità per la proposta del governatore Il presidente
regionale presenta il suo piano: "Non è una provocazione, non è una
possibilità. È un dovere". E il consiglio approva alla unanimità. Ieri
l'incontro con Colaninno di Giuseppe Vespo / Milano Ad ognuno il suo. Che si
intenda mestiere o pacchettino azionario, poco importa. Dopo la proposta fatta
dal governatore del Lazio, Piero Marrazzo, intenzionato ad entrare con una
piccola quota nella Compagnia aerea italiana, gli enti
locali prendono la parola sul rilancio dell'ex Alitalia. Marrazzo ieri ha incontrato Colaninno: visita
"cordiale" durata un'ora, servita a decidere che bisogna
"continuare il confronto. Sulla filosofia della mia proposta - ha
raccontato il presidente della Regione Lazio - Colaninno si è espresso
positivamente". Finora, però, pare che sia il solo. Perché sul
governatore sono piovute polemiche da tutte le parti: c'è chi come Roberto
Formigoni, numero uno del Pirellone, definisce la proposta di partecipare al
capitale della Cai "una boutade estiva: nel momento in cui lo Stato esce
da Alitalia per seguire la strada della
privatizzazione da tutti indicata come ottimale, sarebbe strano l'ingresso
delle Regioni". Per il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola,
invece, "ognuno deve fare il suo mestiere". Marrazzo è convinto di
farlo, e della bontà della sua idea, che ha creato qualche perplessità nello
stesso Pd. "Chiederò a Nicola Zingaretti e Gianni Alemanno di incontrarci
per vedere se c'è la possibilità di allargare la proposta". Durante il suo
intervento in apertura del Consiglio regionale straordinario dedicato al futuro
del distretto del volo del Lazio, il presidente della Regione ha precisato che
"l'ingresso in Cai non è una provocazione, perché partecipare alla nuova Alitalia per noi non è una possibilità ma un dovere". E
a chi da più parti ha cercato di punzecchiarlo dicendogli di pensare ai conti
della Sanità romana ha risposto: "Dieci milioni per questa operazione ce
li abbiamo, potrebbero essere spostati per finanziare l'ingresso della Regione
nella compagnia". Sulla tratta Milano-Roma il botta e risposta è
continuato per tutta la giornata. Il sindaco di Milano Letizia Moratti dalle
colonne de La Stampa ha bocciato il piano Fenice, causa ridimensionamento dello
scalo di Linate: "Sarebbe accettabile se Malpensa fosse un hub...". E
proprio per questo ha chiesto al governo l'apertura di un tavolo. Raddoppia
Filippo Penati, che presiede la provincia meneghina. L'esponenete del Pd vuole
anch'egli un confronto con l'esecutivo alla luce di quanto detto dall'ad di
Cai, Rocco Sabelli: "Chiediamo urgentemente al governo precisi impegni a
smentita delle dichiarazioni dell'amministratore delegato di Cai, il quale ha
affermato che Linate sarà dedicato solo alla tratta Roma-Milano". Penati
teme la morte dello scalo: "Il pesante ridimensionamento del Forlanini
(Linate), con solo qualche decina di voli Milano-Roma, che si ridurranno dopo
l'arrivo dell'Alta Velocità, significa aprire una strada che in fondo prevede
la chiusura dello scalo". Milano è preoccupata per il futuro della sua
economia mentre Roma punta a volare alto, guidata dal suo capitano Marrazzo,
che al Consiglio regionale ha annunciato una legge per il "distretto del
volo" romano. "Finora - ha detto Marrazzo - nella formazione della
cordata le ragioni del Nord hanno contato di più. Ma è giunto il momento di
attivarci: non ci sono imprenditori romani nella nuova compagnia e per questo
rivolgo loro un invito a partecipare, perché la platea va ulteriormente
allargata. Con tutte le forze dobbiamo impedire che la Capitale d'Italia non
abbia il suo hub, per il bene del Paese". Il Consiglio ha risposto
approvando all'unanimità la risoluzione che "impegna la Giunta regionale a
prevedere lo stanziamento di risorse per la tutela dell'occupazione e lo
sviluppo del sistema aeroportuale del Lazio" alla luce della nascita della
Compagnia aerea italiana.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Rom: dietrofront di
Maroni e la Ue dice sì Secondo il commissario Barrot le misure su schedature e
impronte non sono "discriminatorie" ma dalla relazione segreta del
ministro sarebbero scomparsi i provvedimenti più odiosi di Paolo Soldini UN
FANTASMA si aggira per l'Europa. È la relazione che il ministro dell'Interno italiano
Roberto Maroni ha inviato il 1° agosto scorso alla Commissione Ue sulle sue
contestatissime (in patria e fuori) misure anti-rom e sulla base della quale il
commissario alla Giu- stizia Jacques Barrot avrebbe deciso che le misure stesse
- parola del suo portavoce (italiano) - non sarebbero
"discriminatorie". Il ministro si è messo subito a cantare vittoria,
ma ha provveduto a bloccare ogni indiscrezione sulla relazione, perché si
tratterebbe - così ha sostenuto la sua, di portavoce - di un "testo riservato".
Il silenzio sarà rotto certamente, nelle prossime ore, da fonti di Bruxelles,
le quali - et pour cause - non vedono proprio come e perché possa essere
oggetto di secretazione la risposta di un governo dell'Unione alle richieste di
chiarimento e alle forti obiezioni politiche del Parlamento europeo, che il 10
luglio scorso approvò (anche con i voti di molti deputati del Ppe) una
risoluzione che faceva a fette i propositi e le "ragioni" del governo
italiano bollandoli come discriminatori, contrari alla normativa europea e ai
princìpi del diritto internazionale. Beati quei paesi in cui l'amministrazione
pubblica (ministri in testa) è obbligata a rendere pubblici i propri atti
quando i cittadini, o i giornalisti, lo chiedono. Da noi non si usa. E però non
è davvero troppo difficile immaginare che cosa nasconda l'imbarazzante silenzio
del Viminale. Basta ricapitolare i punti essenziali della vicenda. Maroni
menziona per la prima volta il "censimento" dei "nomadi presenti
in Italia", che come tutti sanno sono solo rom e sinti, all'inizio di
giugno, specificando che la direttiva ministeriale prevederà il prelievo delle
impronte digitali "anche dei minori, in deroga alle attuali norme".
Tra il 25 e il 26 giugno, davanti alla Commissione Affari costituzionali della
Camera Maroni ribadisce e precisa: "Non sarà una schedatura etnica",
ma un "censimento", obiettivo principale del quale saranno proprio i
minori che andranno identificati e, se dediti all'accattonaggio, sottratti alla
patria potestà dei genitori. Di fronte all'allarme che si diffonde, il tre
luglio parte una lettera di chiarimenti del governo italiano, il quale,
intanto, cerca in modo truffaldino di sostenere che il prelievo delle impronte
digitali ai bimbi è già previsto, anzi: prescritto, da un regolamento Ue.
Falso: il regolamento in questione riguarda l'emissione di documenti di
identità e con i censimenti (e le schedature) non c'entra affatto. Il 5 luglio
la Commissione chiede spiegazioni ufficiali e scritte e il commissario agli
Affari sociali Vladimir Spidla esprime pesanti preoccupazioni. Il 7 Maroni
incontra Barrot a Cannes e, al ritorno, sostiene che "tutto è stato
chiarito". I "malintesi" erano stati provocati da "errate
interpretazioni dei media". È tutto talmente chiaro che due giorni dopo la
Commissione rinnova, seccamente, la propria richiesta di
"chiarimenti". La risposta italiana arriva la sera stessa, a uffici
chiusi, e a poche ore dalla seduta dell'Europarlamento che concerà per le feste
gli argomenti italiani. Il pomeriggio del 10 luglio, Maroni, l'inutile ministro
per gli Affari comunitari Ronchi e Frattini si scagliano contro la sinistra che
li ha bocciati a Strasburgo (la mozione, in realtà, è stata votata, oltre che
dal Pse e dai radicali di sinistra, dai liberali e da un buon numero di
deputati popolari del centrodestra) e il titolare dell'Interno sostiene che
Barrot aveva cercato di far rinviare il voto. Di fronte a una simile smarronata
istituzionale, perfino Barrot è costretto a smentire. Per la terza volta dal
commissario alla Giustizia arriva a Roma, accompagnata - si dice - da alcune
raccomandazioni informali e da rassicurazioni sulla disponibilità che Sarkozy
(presidente di turno del Consiglio Ue) avrebbe segnalato a Berlusconi, una
richiesta di chiarimenti. E stavolta, mangiata la foglia, la risposta che parte
il 1° agosto, quella che Maroni ha blindato, è tale da consentire a Barrot di
considerare chiuso il caso. Resta il parere di Spidla, che per ora non ha
parlato, e resta il marchio dell'Europarlamento, ma il ministro italiano canta
vittoria. Siamo pronti a scommettere che nella sua terza risposta Maroni ha
fatto marcia indietro dai suoi propositi bellicosi. È quello che pensa anche
Gianni Pittella, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, il quale ieri ha
fatto notare che la valutazione di Barrot "si riferisce ai provvedimenti
modificati e non a quelli originari", corretti proprio dopo la risoluzione
dell'assemblea di Strasburgo e i consigli dell'esecutivo brussellese.
D'altronde, il colpo mediatico dell'annuncio demagogico è stato incassato e a
un certo punto perfino il ministro leghista deve aver capito che una guerra con
la Commissione europea, con la vicenda Alitalia nell'aria, era meglio evitarla.
Se si dovesse scoprire che la relazione indica assai più miti consigli, per
esempio con l'indicazione di un ruolo di un giudice nella prassi
dell'identificazione, Maroni potrebbe trovarsi in difficoltà con la "sua
gente" e con l'immagine di "tollerante zero" che, a
parole, sta cercando di costruirsi, teppisti di stadio permettendo. A parte
Maroni, un problema brussellese, però, c'è. All'impressione che Barrot abbia
giocato una partita politica ispirata più al bene dei rapporti tra i governi
attuali di Parigi e di Roma che ai princìpi dell'Unione, si sta aggiungendo
l'evidente conflitto di interessi di Antonio Tajani, chiamato come commissario
ai Trasporti a giudicare la liceità dell'operazione Alitalia
fortissimamente voluta dall'uomo che lo ha prelevato dalla propria corte per
insediarlo là: Silvio Berlusconi. La circostanza sta sollevando malumori e
forse anche per questo il capo del governo italiano continua a curare le sue
buone relazioni con il presidente della Commissione Barroso, che vorrebbe
rimanere anche dopo la scadenza del suo mandato, tra quattordici mesi.
( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Bruno
Miserendino/ Roma PARTITO che "deve darsi una mossa", "partito
fru fru", "Pd che ancora non c'è", "errore essere andati
con Di Pietro", e persino, a sentire Parisi, "leadership da
cambiare"... Il catalogo è questo e domani a Firenze, assicurano, Veltroni
risponderà. Sì, la festa nazionale, che volge al termine, è il luogo giusto per
sancire la fine di questa difficile estate politica del Pd e poi il segretario
è il primo a saperlo, tanto che per la verità lo dice da tempo, senza alzare la
voce: il partito ha bisogno di una regolata, "un drizzone" direbbe
Berlusconi, e deve davvero darsi una mossa, come ha detto l'altro ieri Massimo
D'Alema. Lui, il segretario, non alzerà mai la voce, anche se molti gli
consigliano di farlo, ma lo dirà chiaro e lo ripeterà a tutte le grandi feste
settembrine a cui parteciperà: questo Pd deve smetterla una volta per tutte di
piangersi addosso, deve apparire più unito e più limpido sui grandi temi, deve
dare risposte più precise. Da Formia, ieri sera, il segretario ha dato
un'anticipazione di quanto dirà a Firenze: "Attenti, il Pd è un germoglio,
va innaffiato, non segato, anche perché non c'è un'altra pianta...".
Consiglio ai dirigenti: "L'Italia sta male, è impoverita, serve qualche
seduta in meno di autoanalisi, un po' più di disvelamento degli errori del
governo". Sarà perché la situazione è seria, o perché il segretario
preferisce sempre vedere il bicchiere mezzo pieno, ma anche la sferzata di
D'Alema dell'altra sera, Veltroni non l'ha letta come un attacco alla sua
leadership. Anzi, tra i veltroniani, le parole dell'ex ministro degli esteri
sono sembrate più una richiesta di coinvolgimento, che una critica diretta.
Conferma venuta ieri sera dallo stesso D'Alema: "Tutti devono dare una
mano, il mio ruolo lo devono stabilire Veltroni e i dirigenti del partito, io
non voglio dare fastidio, voglio aiutarli". Indicativo il commento di
Giorgio Tonini ieri mattina, ancor prima che parlasse l'ex ministro degli
esteri: "E' positiva la disponibilità espressa a Firenze da Massimo
D'Alema a impegnarsi in prima persona per il rafforzamento del Pd". Come
dire, "benvenuto nel partito democratico". Qualcuno, tra gli stessi
veltroniani, l'ha letta più maliziosamente: "D'Alema ha capito che la
Fondazione non gli basta, e cerca un ruolo nel partito...". Poiché le
malizie sono come le ciliegie, ecco che qualcuno ha respinto al mittente anche
le perplessità di D'Alema sull'alleanza con Di Pietro, che col senno di poi si
è rivelata perigliosa. "Strano - dicono i veltroniani - l'idea di andare
alle elezioni con l'ex pm sarà pure stata del segretario, ma la scelta non è
stata partorita in una notte, nei famosi caminetti di alleanze si parlò e
nessuno disse no, nemmeno D'Alema. Se lo pensava, che era un errore, certo non
lo disse chiaramente...". E tuttavia, nel coordinamento di ieri, non c'è
stato accenno di polemica. Anzi. A quanto pare Fassino, ma anche Rosy Bindi e
Anna Finocchiaro hanno chiesto un coinvolgimento pieno negli organismi
dirigenti di tutte le personalità politiche del partito, a cominciare da
D'Alema e Rutelli, compreso Arturo Parisi. La proposta verrà esaminata, anche
se la soluzione non è facile. Veltroni l'ha congelata, sostenendo tra l'altro
che gli organismi, a cominciare dal coordinamento, sono appena insediati.
Peraltro il vecchio caminetto dei big era stato molto criticato, rifarlo adesso
non è facile. Ma il tema ormai è all'ordine del giorno e qualche idea di dove
collocare l'ex ministro circola già. Il segretario, ovviamente, non è in
astratto contrario al coinvolgimento di tutti, anche se il rischio è sempre lo
stesso, ed è stato lo stesso capogruppo alla Camera Antonello Soro a evocarlo:
dietro una richiesta di collegialità si nasconde talvolta l'idea di
commissariamento. E questo, pensano i suoi uomini, sarebbe un danno per tutti.
Veltroni prende tempo sul punto, promette una gestione più inclusiva e tutti,
per ora, hanno convenuto su un punto: ogni forza va coinvolta, bisogna dare una
risposta forte alle preoccupazioni del popolo del Pd, emerse durante le tante
feste sparse in giro per l'Italia. "Queste manifestazioni - dicono - sono
state tutt'altro che un flop, ovunque la partecipazione è alta, ma militanti e
simpatizzanti, questo sì, sono sfiduciati e temono che il partito si impantani
in lotte intestine e rese dei conti, mentre invece dovrebbe dare un colpo di
reni e fare un'opposizione più incisiva". Serrare i ranghi, far crescere
la pianta, è la parola d'ordine. Anche l'ormai certo spostamento a gennaio
della conferenza programmatica (che Veltroni aveva definito "congresso
tematico") non vuole essere, nelle intenzioni, un modo per evitare un
confronto interno difficile, ma un tentativo di non disperdere gli sforzi, che
al momento sono puntati alla riuscita della manifestazione del 25 ottobre.
"L'obiettivo - dice Tonini - è imprimere una sferzata alla linea politica
e al radicamento sul territorio, organizzando meglio la nostra opposizione e
strutturando di più il partito". In poche parole su tanti temi il Pd
appare più indeciso di quanto lo sia realmente, come sulla giustizia, sul federalismo o persino sulla questione Alitalia, dove la sortita del
governatore Marrazzo ha creato qualche sorpresa. "La vera svendita l'ha
fatta Berlusconi, l'ha data gratis agli stranieri, questa è la verità", ha
ribadito ieri sera Veltroni, e il segretario è convinto che alla fine questa
realtà apparirà chiara anche agli italiani. E per intenderci, si diceva
ieri al Pd, non può avvenire che la questione giustizia sia definita dal Pdl
come "un banco di prova" per la nostra opposizione riformista:
"sono loro che dopo decine di leggi ad personam devono dimostrare che si
occupano dei problemi generali, non noi". E quanto a organizzazione
interna e collegialità Veltroni apprezza l'invito a comandare "col petto
in fuori" che gli viene da Marini. "E' finalmente finita quest'idea
del partito fru-fru, che per me - aggiunge l'ex presidente del Senato - è stata
una sofferenza, non nego l'importanza dell'immagine, però la ricchezza di un
partito è la continuità della sua militanza". L'intervista di Marini, che
tra l'altro critica D'Alema per l'enfasi data alla sua Fondazione, non viene
affatto letta come un attacco, ma anzi come una sollecitazione da raccogliere
in pieno. Insomma, l'estate sta finendo e Veltroni è convinto che serrando i
ranghi uscirà fuori il vero Pd. Intanto, ha spiegato, sta uscendo il vero Di
Pietro: lui attacca molto noi, ma quando si tratta di diritti e di
immigrazione, sta con la Destra. Ci pensino gli elettori di centrosinistra.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Qualcuno l'ha
paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin
è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà
dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex
spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza
che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice
dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla
gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non
ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo
schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra
evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e
che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è
una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue
credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente
secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere
fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica
a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che
ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo
ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana,
bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi
votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden.
Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa
ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti
e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna
di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo
incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai
gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici
corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina
da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un
po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un
elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa,
lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi.
Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo
alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha
dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la
Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà
adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva,
cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori,
ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario.
Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni,
funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa 1
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articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora
qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto
dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della Convention
democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la
stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e. quello della
Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via
Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio
McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K
Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte
grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito
dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi
industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per formare
le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato
mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del
partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader
moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le
lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del
clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il
sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie
occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo
pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento
rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione,
quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi
Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in
democrazia, presidenziali usa Commenti ( 21 ) " (1 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08 L'uragano
Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi sento fuori
dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul (Minnesota), ma da una
decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o in Asia. O meglio: lo
so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio Continente, ma guardando
la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali locali e Usa Today non
avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in Georgia, né delle rinnovate
polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi suggerisce alcune considerazioni:
1) In queste condizioni lo spin (ovvero l'informazione condizionata o nei casi
estremi manipolata) funziona benissimo e con estrema facilità, perché al
cittadino, quancdo scoppiano delle crisi, mancano gli strumenti per valutare
criticamente le notizie diramate dalla Casa Bianca. Questo spiega (lo sapevo
già, ma ne ho avuto conferma) perché l'opinione pubblica americana ha impiegato
molto più tempo di quella europea ad accorgersi delle bugie sull'Irak. 2)
L'informazione è troppo americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose.
Da 24 ore pubbliche non si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si
ripeta quanto accaduto con Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica
imporrebbe che si parlasse anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la
Repubblica domenicana, Haiti, la Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70
morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o
quasi: poche righe, scarse immagini televisive, non una parola di compassione o
di semplice umana solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella
maggior parte di questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca
rancore. Non mi meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli
Usa reiterino lo stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre
parti del mondo. E' un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il
sentimento dell'americano medio, che una volta di più mi colpisce per la sua
cordialità e la sua cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il
governo, nè i media cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte
cause, ma i media Usa danno il loro contributo e tutt'altro che secondario.
Purtroppo. O sbaglio? Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25
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articolo a un amico 27Aug 08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto
dall'America, dove sono da qualche giorno per seguire le convention democratica
e repubblicana, un altro Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella
europea, subisce ancora il fascino del candidato democratico; qui invece si
diffondono i dubbi. Sì , Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante.
Fino a oggi gli è bastato promettere il cambiamento e invocare la speranza, per
incantare gli elettori. Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi
collettiva da sola non basta. Occorre che Obama dia contenuto e spessore al
proprio programma. Nei primi due giorni della convention questo non è avvenuto
e infatti i sondaggi danno i due candidati alla pari. Domani notte Barack
pronuncerà il discorso di accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la
svolta che molti strateghi invocano. Intanto però la sua figura appare
appannata. Nella sua biografia "i sogni di mio padre" , ad esempio,
ha raccontato tante frottole proprio su suo padre, come spiego in questo
articolo qualche giorno fa. Ma non solo: il mito di Obama che superando le
barriere razziali emerge eroicamente in un mondo politico corrotto, appare
esagerato e fuorviante. Esaminando l' attività politica svolta finora nel
Senato dell'Illinois e in quello del Congresso americano emerge il profilo di
un politico alquanto convenzionale; furbo e opportunista più che innovatore.
Come fa Obama a proporre un cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e,
a quanto pare, al di là degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca
con spot molto efficaci . Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione?
AGGIORNAMENTO: Poco fa è terminato il discorso all'Invesco Field di Denver,
Oama è stato spettacolare e arrembante e finalmente ha formulato proposte
concrete, ma non ha sviluppato un discorso coerente. Anzi: è emersa la sua
anima liberal (socialdemocratica) che certo non gli gioverà: promette più
stato, più governo, e al contempo meno tasse per la classe media, ma i soldi
dove li trova? Ha pronunciato slogan accattivanti ma poco credibili sulla fine
della dipendenza dal petrolio entro dieci anni e ha sferrato attacchi troppo
duri contro McCain su un terreno a lui non favorevole, politica estera e
sicurezza. Infine: si è comportato da star in una scenografia hollywwodiana con
fuochi d'artificio finali, un trionfalismo inopportuno perché prematuto e
dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano. Intanto Veltroni e Rutelli vanno
a caccia di popolarità a Denver, con risvolti divertenti, come racconto in
questo articolo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 60 ) " (5 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Aug
08 L'educazione dei figli, tra utopie e piccolissime virtù E' capitato, in
qualche post, di parlare un tema fondamentale e delicato come quello
dell'educazione dei figli. Ora un caro amico, Giovanni Scirocco, mi segnala questo
brano di Natalia Ginzburg, che propongo sul blog perché offre molti spunti di
riflessione: Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano
insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la
generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo
sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità;
non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e all'abnegazione; non il desiderio
del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo
il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù,
fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo. Scegliamo, in questo
modo, la via più comoda: perché le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo
materiale, e anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna (.) L'educazione
non è che un certo rapporto che stabiliamo fra noi e i nostri figli, un certo
clima in cui fioriscono i sentimenti, gli istinti, i pensieri. Ora io credo che
un clima tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù maturi insensibilmente
al cinismo, o alla paura di vivere. Le piccole virtù, in se stesse, non hanno
nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza
le grandi, generano un'atmosfera che porta a quelle conseguenze (.) Il modo di
esercitare le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto
indispensabile, l'uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell'aria: perché le
piccole virtù sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le
grandi virtù, quelle non si respirano nell'aria: e debbono essere la prima
sostanza del nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento
dell'educazione. Inoltre, il grande può anche contenere il piccolo: ma il
piccolo, per legge di natura, non può in alcun modo contenere il grande.
Domanda a tutti voi: la Ginzburg ha ragione? Personalmente ritengo la citazione
bella ma un po' troppo in bianco e nero. Seguendo quel che dice la Ginzburg si
rischia di far crescere dei piccoli esaltati, fuori dal mondo; d'accordo sulla
necessità di coltivare l'amore, la generosità, l'abnegazione, ma ritengo che
queste siano virtù ancora più grandi se abbinate all'equilibrio interiore e
all'armonia con se stessi. Questa è, secondo me, la vera sfida. Scritto in
Italia, Varie Commenti ( 27 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
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Commenti Invia questo articolo a un amico 20Aug 08 L'America è debole e il
mondo ne approfitta. Per sempre? Dopo la Russia, altre brutte notizie per
l'Occidente. Il terrorismo islamico si è risvegliato: attentati in Algeria,
ripresa dei kamikaze in Irak, i talebani all'offensiva in Afghanistan, dove
hanno ucciso 10 soldati francesi, non sono mai stati così vicini alla capitale
Kabul. Intanto, in Pakistan gli Usa perdono il fido Musharraf e mentre il mondo
pensa alle Olimpiadi, la Cina prosegue la penetrazione in Africa. Come previsto
l'opposizione alla Russia in Georgia è risultata sterile e Mosca continua a
gestire la situazione a proprio piacimento (e infatti oggi l'Abkhazia ha
chiesto l'indipendenza). L'accordo firmato dalla Rice con la Polonia per la
fornitura di missili nell'ambito del progetto di scudo spaziale non proietta
un'immagine di forza, bensì, per la fretta che ha caratterizzato le ultime
trattative, di ansia. L'America è in disagio e la sua debolezza evidente: ho
l'impressione che molti dei suoi antagonisti ne stiano approfittando per
conquistare fette di potere o per rialzare la testa. Fino a dove si
spingeranno? La debolezza geostrategica americana è strutturale o transitoria?
Basterà un nuovo presidente a ridare lo smalto perduto? Come paiono lontani i
tempi dell'America arrembante, eppure era appena il 2003. Scritto in gli usa e
il mondo Commenti ( 65 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 18Aug 08 Due sprechi (tutti italiani)
da eliminare Torno ad occuparmi un po' di vicende italiane, rilanciando qualche
riflessione. La prima: perché in Italia i cantieri autostradali durano in
eterno? Ad esempio sulla Milano-Genova i lavori di ampliamento per la terza
corsia sono in corso da molti anni. E' un'autostrada che percorro abbastanza
frequentemente in settimana, il sabato, la domenica, di giorno e la sera. Non
vedo mai operai al lavoro, sembra tutto fermo. e infatti i progressi sono
lentissimi. Negli altri Paesi a inizio lavori viene fissata una data per la
conclusione che, salvo imprevisti e documentati motivi, viene rispettata. In
Italia invece si sfora sui tempi e, naturalmente, sulla spesa. Domanda per
Tremonti e Brunetta che finora si stanno comportando molto bene a mio giudizio:
non è il caso di porre fine a questa indecenza? La seconda considerazione: sono
d'accordo che vengano tagliate le spese statali e, di conseguenza, anche quelle
agli enti locali. Ma perché punire tutti indiscriminatamente? Nella sanità, ad
esempio, ci sono alcune regioni che gestiscono bene i fondi a disposizione,
altre invece dove regna l'inefficienza e gli sprechi sono colossali. Perché non
introdurre una linea meritocratica anche in materia? I tagli dovrebbero colpire
soprattutto le regioni che sprecano, ho l'impressione che, se così, fosse, diventerebbero
improvvisamente più virtuose. Sbaglio? Scritto in Italia Commenti ( 24 ) "
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13Aug 08 La guerra è finita o inizia solo adesso? Sì, i cannoni non sparano più
in Georgia, ma se esaminiamo quel che è accaduto in questi giorni da un punto
di vista strategico, non c'è da stare allegri. La guerra potrebbe essere solo
agli inizi. Mi spiego: 1) Dal 1989 al 2004 gli Stati Uniti hanno applicato una
politica di accerchiamento della Russia, facendo cadere sotto la propria
influenza molti Stati nell'Europa dell'Est e nell'Asia centrale, come spiego in
questa analisi. 2) Dal 2004 Putin ha cercato di contrastare gli Stati Uniti,
ottenendo qualche successo, ma non riuscendo mai a portare il colpo del Ko. In
un approfondimento sostengo che la guerra in Georgia segna una svolta. Il
riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte dell'Occidente legittima
le pretese secessionistiche delle tante minoranze russe sparse nell'ex impero
sovietico. La questione etnica diventa così il grimaldello strategico del
Cremlino: è alquanto probabile che quanto accaduto in Ossezia del Sud e in
Abkhazia possa essere ripetuto in altri Stati. Quali? Ucrania e Moldavia, ma
attenzione ai Baltici e, all'occorrenza, anche anche Kazakistan e Kirghizistan.
La crisi, probabilmente, è solo agli inizi e l'Occidente non sembra avere gli
strumenti per prevenirla. L'America in queste ore ha dato una triste
dimostrazione di impotenza e la mediazione di Sarkozy in realtà recepisce
soprattutto le condizioni poste dal Cremlino (tema che ho affrontato qui).
Anzi, quando ieri il presidente francese ha affermato che "Mosca ha
diritto di proteggere le minoranze russe" ha di fatto ulteriormente
legittimato il ricorso all'arma "etnica" da parte della Russia. Il
modello Georgia rischia di fare scuola, mettendo in crisi il grande piano Usa
per il controllo dello scacchiere eurosiatico. Scritto in russia, gli usa e il
mondo Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Aug 08 Guerra nell'Ossezia del Sud: un disastro
per l'Occidente? In un'analisi pubblicata oggi sul Giornale spiego le ragioni
che hanno provocato la drammatica guerra nell'Ossezia del Sud. L'Occidente
sconta l'effetto Kosovo e la questione Nato: Nel febbraio 2008 Pristina si
stacca dalla Serbia con la benedizione dell'Occidente. E il quadro cambia.
Putin protesta veementemente per "l'amputazione della Serbia";
l'Occidente, però, lo snobba e lui rilancia annunciando la reciprocità. Se il
mondo si arroga il diritto di strappare il Kosovo, Mosca si riserva di fare lo
stesso con l'Ossezia del Sud e con l'altra repubblica ribelle georgiana,
l'Abkhazia. Altri due mesi e al vertice di Bucarest, la Nato, pur evitando di
avviare la procedura d'adesione, annuncia che in futuro la Georgia e l'Ucraina,
l'altro grande Stato uscito dall'orbita russa, potranno diventare membri
dell'Alleanza atlantica. Un'eventualità inaccettabile per il Cremlino, che
infatti riaccende le tensioni nel Caucaso. Chi ha provocato l'esclation
dell'altra notte? Verosimilmente il presidente georgiano Saakashvili, nel
tentativo di anticipare le mosse di Mosca e approfittando della distrazione del
mondo nel giorno dell'apertura dei Giochi Olimpici. Ma ha fatto male i conti, a
quanto pare. Militarmente la Russia è superiore e ora Saakashvili rischia di
perdere non solo il controllo dell'Ossezia del Sud, ma anche quello del suo
Paese. E se cadesse Tbilisi, l'Occidente vedrebbe svanire uno snodo cruciale
nello scacchiere euroasiastico, a favore, ovviamente, di Mosca. Valeva la pena
di rischiare? Perché Washington non ha imbrigliato il suo vulcanico alleato?
Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) " (7 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Aug 08
Una buona idea per fermare i clandestini I clandestini continuano ad arrivare a
Lampedusa: siamo a quota 12500 di cui oltre tremila solo negli ultimi dieci
giorni. Il 125% in più rispetto al 2007. Come spiego in un articolo pubblicato
oggi, questo afflusso non è casuale, ma tollerato da Gheddafi che ha allentato
i controlli sulle coste per mettere sotto pressione l'Italia e strappare
accordi a lui favorevoli con il nostro governo e, più in generale, con l'Unione
europea. Un gioco al rialzo che sa tanto di ricatto. Ma Tripoli ospita
un'iniziativa davvero felice, di cui si parla poco e che rischia di concludersi
a breve. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (in inglese Iom), in
due anni è riuscita a far rimpatriare su base volontaria 2.500 migranti
bloccati nel Paese africano. Il meccanismo è semplice: anziché rimpatriarli con
la forza, ha offerto loro un incentivo per avviare una piccola attività
economia nel proprio Paese. La cifra a testa è irrisoria (400-5o0 euro), come
mi ha spiegato il capo missione Laurence Hart ma permette all'emigrante di
salvare l'onore rispetto alla propria famiglia e al propio clan e di restare in
patria con soddisfazione. Complessivamente - calcolando il biglietto aereo e le
spese burocratiche - il costo complessivo è di mille euro a persona; molto,
molto meno delle spese da sostenere per manetenere i clandestini nei Cpt per
settimane e poi, eventualmente, per espellerli. Questo programma rischia di
finire perché i fondi europei si stanno esaurendo; e dire che ci vogliono un
milione e duecentomila euro per arrivare alla fine del 2008. Io dico: è un'idea
eccellente ed è triste che lo Iom sia costretto a supplicare i governi per
ricevere finanziamenti. Questo programma è equo, umano, poco oneroso e dà
speranza nei Paesi africani. Dovrebbe diventare sistematico. O sbaglio? Scritto
in notizie nascoste, Italia, immigrazione Commenti ( 35 ) " (3 voti, il
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ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello
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una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei
sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails
L'immigrazione? E' come un domino.... - 2 Emails Ultime discussioni Sonya: PS:
"A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e nei
corridoi della Convention... Sonya: Buon giorno, ho letto con interesse tutti i
commenti. Mi sembra strano che non possiate avere una buona... Angelo: De
" Il Giornale" leggo solo il suo blog. Inutile dirLe che ho per Lei
immensa stima e rispetto.... Americo: Stimato signor Foa lei ha messo il dito
sulla piaga minore. Anche se si trovasse un metodo limpido per...
libertyfighter: Caro dott. Foa. Intanto la ringrazio per l'articolo su Paul,
che è visibile anche sulla... Ultime news Alitalia,
Sacconi: 3.250 gli esuberi Fantozzi: "Un accordo entro
giovedì"FEDERALISMO SÌUltras, Berlusconi: "Tolleranza zero contro i
teppisti negli stadi"Borse giù: in Europa bruciati 170 miliardiVoto agli
immigrati, premier e Lega: no a FiniPalin, notte da regina: "Obama? Meglio
io"Lina Wertmuller: il '68 in Laguna? Non ricordo perchè si protestava
Inghilterra: crema la salma del padre dopo cinque anni lo vede, vivo, in
tvFord, arriva la nuova "Fiesta" grinta e tanta tecnologia a
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( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 9 Alla scoperta del Tokaji ungherese di Viviana Persiani
L'Ungheria, terra di cultura e di storia, importante per la sua architettura,
riserva, nella sua storia, un grande capitolo all'enologia. A testimoniare
questo amore, consolidato nel tempo e condiviso da un pubblico mondiale, è il
Festival internazionale del Vino e dello Spumante di Budapest che fino al 7
settembre attirerà esperti e degustatori di vini doc. Nel castello di Buda, nel
quartiere Budafok della capitale ungherese, le migliori imprese enologiche
ungheresi e i loro vini, ma non solo, saranno le protagoniste della mostra e
della fiera vinicola. Non solo il Tokaji aszú o Szamorodni: considerato il re
dei vini, al Tokaji, nettare di Bacco più celebrato in Ungheria, sarà dedicata
un'intera mostra a ottobre. Sull'Olimpo dei vini, il primo weekend di settembre
scorreranno fiumi del bianco Hárslevel ma anche di vini prodotti da vitigni
autoctoni come Juhfark, Leányka, o tra i migliori rossi il Kékoportó, il
Merlot, il Cabernet sauvignon. Oltre a una sfilata della vendemmia e all'asta
dei vini pregiati da collezione, arricchiti da eventi di carattere culturale, mostre
d'arte e fotografia, concerti jazz e di musica classica, si potranno anche
assaggiare golosi e accattivanti prodotti gastronomici accompagnati da musica,
danze e giochi secondo un programma interessante soprattutto per i bambini. Per
poter partecipare al Festival dei Vini e dello Spumante di Budapest, sono
convenienti i pacchetti Expedia hotel+aereo con partenza da
Malpensa il sabato alle ore 10 con Alitalia, pernottamento al King's Hotel e ritorno il 7 col volo delle
18.30 da Budapest a Parma per il costo di 290 euro. Più economico (274 euro) se
il pernottamento è previsto all'Hotel Happy. Esiste la possibilità di atterrare
a Malpensa, ma i voli sono disponibili solo la mattina verso le 9. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 3 IN CAMPO di Gian Maria De Francesco Non avevo dubbi sul giudizio
Ue. Le nostre norme non sono discriminatorie nostro inviato a Napoli Il diritto
di voto alle elezioni amministrative per gli immigrati regolari da lungo tempo
residenti in Italia non è "un tema in agenda" perché non è contenuto
nel programma del Popolo della libertà. Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, esclude qualsiasi possibilità di approvazione della proposta del
leader del Pd, Walter Veltroni, e sulla quale il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, mercoledì scorso si era dichiarato non pregiudizialmente
ostile. "Questo tema non è nel nostro programma. Fini ha espresso un suo
parere", ha spiegato il premier nel corso di una conferenza stampa a
Napoli dove ha presieduto un vertice sui rifiuti in Campania. "Non mi risulta
che la concessione del voto ai cittadini stranieri sia all'ordine del giorno
del Parlamento", ha aggiunto ricordando che Maurizio Gasparri,
"presidente dei senatori del Pdl, partito in cui An è confluita"
aveva espresso analoghe valutazioni dell'apertura di Gianfranco Fini. Ma
l'ottava visita napoletana del premier aveva ben altro scopo: verificare i
progressi compiuti in Campania nella gestione del ciclo dei rifiuti a un mese e
mezzo dalla fine dello stato di emergenza. "La grande difficoltà è alle
spalle, e ora tutto procede per il meglio", ha esordito Berlusconi
sottolineando che "eravamo con il fiato sospeso ma la Campania è rimasta
pulita come era il 18 luglio". In Campania, ha assicurato, ci saranno in
futuro discariche sufficienti per tutti i Comuni. Berlusconi, infatti, ha
esaminato ieri la situazione di tutti i siti previsti per il conferimento dei
rifiuti incontrando anche i sindaci di Andretta, Serre, e Terzino, ancora
esitanti nel concedere il via libera. "Terremo conto di quanto ci hanno
detto con "passione" e daremo una risposta a giorni", ha
aggiunto Berlusconi precisando che "si dovrà verificare se vi sarà un
accordo o se dovremo registrare delle rinunce e, pertanto, individuare dei siti
alternativi". Il presidente del Consiglio ha tuttavia puntualizzato che
"le discariche di oggi non portano alcun danno all'ambiente" e ha
mostrato alla stampa un'immagine computerizzata relativa al futuro del sito di
Chiaiano simile alla "montagnetta" di Milano. "Da cicatrici
possono nascere parchi", ha concluso anticipando che a giorni sarà indetto
l'appalto per il termovalorizzatore di Napoli, mentre la prima linea
dell'impianto di Acerra entrerà in funzione già da gennaio. La presenza a
Napoli non poteva sottrarre il premier dal pronunciarsi sugli episodi di
violenza commessi dai tifosi della squadra di calcio. "Dispiace - ha
rilevato - che per colpa di una minoranza violenta venga ancora deturpata
l'immagine di Napoli". Il governo, però, continuerà a seguire la linea
della tolleranza zero. "Contro i tifosi violenti - ha ribadito - seguiremo
il metodo usato contro i rifiuti: lo Stato riprenderà a fare lo Stato e contro
chi confonde il tifo col teppismo non avremo alcuna tolleranza". Perciò
nessuna deroga al divieto di trasferte organizzate Berlusconi, che sul tema si è
tenuto sempre in contatto con il ministro dell'Interno Maroni, intende però
"copiare" qualche ingrediente della ricetta inglese che ha consentito
di frenare le intemperanze degli hooligans. La lotta ai criminali dello sport,
però, non deve penalizzare coloro che nel calcio investono come il patron
partenopeo Aurelio De Laurentiis. "Non credo sia giusto ricorrere alla
responsabilità oggettiva nei confronti della società Calcio Napoli", ha
concluso. Incassato con soddisfazione il via libera Ue alla nuova normativa in
materia di sicurezza e impronte digitali ("non avevo alcun dubbio, ero
certo di questo responso"), Berlusconi ha voluto togliersi qualche
sassolino dalla scarpa nei confronti di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso
Alitalia. "Sono frasi
che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato.
Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha
fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi
interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia.
Cori e ringraziamenti per aver liberato Napoli dalla "monnezza" si
sono susseguiti per tutto il tragitto. Durante il quale Berlusconi si è
lasciato fotografare accanto a una coppia di giovani sposi suoi fan. "Mi
raccomando, picchialo se fa il cattivo", ha scherzato con la neosposa. E
al ritorno ha trovato in prefettura anche un vassoio con dieci granite, portate
da un ambulante che voleva un autografo sulla maglietta del fratello, tifoso
milanista. Infine, interpellato da un giornalista, il premier ha assicurato il
suo impegno a favore del negletto Forum delle Culture di Napoli. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 6 Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi di Gian
Battista Bozzo da Roma Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa
sindacale sul piano Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo,
sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che
dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre. Un termine perentorio,
senza possibilità di rinvii. Il clima, fanno sapere però le parti al termine
dell'incontro di ieri, è positivo nonostante i mugugni di Guglielmo Epifani che
era assente ieri dal tavolo al ministero del Welfare. Tanto che Maurizio
Sacconi può dire che l'offerta presentata dall'amministratore delegato della
Cai, Rocco Sabelli, è "credibile e ambiziosa" e che "gran parte
dei 17.500 occupati stabili in Alitalia e Air One
potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli
esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del previsto". La nuova
compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe 14.250 addetti, con 3.250
lavoratori in eccesso. Protagonista della prima giornata di trattativa è stato
il piano industriale illustrato da Sabelli. Il manager ha descritto la nuova
compagnia in termini di aeroplani (che diventeranno 158 nel 2013, con
l'acquisto di 60 apparecchi nuovi in quattro-cinque anni), rotte (65 le
destinazioni complessive, di cui 16 intercontinentali), scali (con Linate che
diventerà la base per la tratta Milano-Roma), una prospettiva di ritorno al
pareggio di bilancio in due anni senza bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti.
"Non siamo qui per fare una low cost - chiarisce Sabelli - ma per coprire
le rotte a breve, medio e lungo raggio". La Nuova Alitalia
raggiungerà una quota del 56% del traffico nazionale. Cargo e manutenzione
pesante restano "fuori dal perimetro aziendale"; da valutare la sorte
dei call center e dei servizi informatici. Quanto agli esuberi, è stato Sacconi
a informare i sindacati che resteranno occupati 14.250 dipendenti, 3.250 in
meno delle vecchie Alitalia e Air One messe insieme:
11.500 addetti, più 1.600 alla manutenzione e 450 al settore cargo che saranno
gestiti in outsourcing; infine, 700 addetti ai call center e ai servizi
informatici restano in una "zona grigia", non avendo il piano ancora
deciso in proposito. Non dovrebbero invece trovare ricollocazione i contratti a
termine. Prima dell'incontro al ministero del Welfare del piano Fenice hanno
discusso, in una riunione mattutina che avrebbe dovuto restare riservata, il
sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e i leader di Cgil, Cisl e Uil.
Guglielmo Epifani, che non ha partecipato al vertice di ieri, annuncia per il
pomeriggio di oggi la risposta della Cgil. Al termine delle quattro ore di
confronto, i commenti sono per lo più improntati a un prudente ottimismo.
"Tutto sommato non si parte con il piede sbagliato - commenta il
segretario della Cisl, Raffaele Bonanni -: siamo al di sotto di altre soluzioni
prospettate mesi fa, ma questo non vuol dire che non faremo una verifica punto
per punto". Bonanni chiede l'inserimento di clausole di salvaguardia per
garantire l'italianità della nuova compagnia, impedendo scalate estere. Anche
il segretario della Uil, Luigi Angeletti, richiede un impegno esplicito di
stabilità societaria. Per i piloti dell'Anpac è positivo l'atteggiamento del
governo e dei prossimi azionisti, ma non è corretto l'abbandono del settore
cargo e lo scarso numero di aerei destinati alle rotte intercontinentali. Da
oggi pomeriggio si riprende a ritmo serrato, con commissioni che esamineranno
le diverse questioni aperte. I tempi sono stretti, il commissario Fantozzi ha
chiesto che tutto si concluda giovedì prossimo, perchè l'offerta Cai scade il
30 settembre. "Mi pare che i sindacati abbiano accolto il piano in modo
costruttivo - commenta il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli - e
sono quindi fiducioso che il negoziato si concluda rapidamente".
Tutt'altra conclusione prevede Walter Veltroni: per il leader del Pd, "la
vicenda finirà con l'Alitalia regalata dal governo a
una grande compagnia estera". Mentre il commissario europeo ai Trasporti,
Antonio Tajani, non esclude che Bruxelles debba chiedere al governo chiarimenti
sul decreto di salvataggio varato la scorsa settimana. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 6 Più piccola, ma andrà dappertutto di Paolo
Stefanato da Milano La Nuova Alitalia tornerà in Cina: a Shanghai e Pechino. In Corea: a Seul. In
Nigeria: a Lagos. In Senegal: a Dakar. Sono 16 le destinazioni di lungo raggio
contenute nel piano Fenice: più di quelle attuali di Alitalia, più del piano Air France. Ci sono Caracas, New York, Boston,
Chicago, Miami, Rio de Janeiro, San Paolo, Tokio, Osaka, Buenos Aires,
Toronto. La compagnia non torna in India nè a Los Angeles. Quasi tutto il lungo
raggio sarà posizionato a Malpensa, solo tre o quattro collegamenti partiranno
da Fiumicino. Le destinazioni nazionali saranno circa 24 e quelle di medio
raggio circa 35: in tutto circa 75. Il "circa" è dovuto ai due
possibili scenari previsti, differenti secondo l'alleato internazionale (Air
France o Lufthansa). Nell'incontro con i sindacati, l'amministratore delegato
(da oggi) di Cai, Rocco Sabelli, ha indicato come condizione che Linate sia
riservato alla tratta Milano-Roma, suscitando subito le reazioni risentite del
sindaco di Milano, Letizia Moratti. Il medio raggio collegherà tutte le
principali città europee, più una serie di destinazioni intercontinentali,
quali Algeri, Casablanca, Dubai, Tal Aviv, San Pietroburgo, Tripoli, Tunisi.
L'elenco indica che la nuova compagnia si proporrà come un vettore, per quanto
ridimensionato, di vocazione globale. Sarà abbandonato il modello-hub, e le
basi italiane saranno sei, Milano, Roma, Napoli, Venezia, Catania e Torino; il
lungo raggio sarà al servizio soprattutto del bacino del Nord Italia, mercato
ricco che in passato è stato sottovalutato. Non si sa, piuttosto, perché Alitalia non torni in India, che pur è una destinazione
richiesta dal traffico business dell'Italia settentrionale. Tutto il lavoro
sarà svolto con una flotta composta inizialmente da 137 aerei (di cui 12
wide-body: 10 Boeing 777 di Alitalia e 2 Airbus 330 di
Air One); a regime, nel 2013, saliranno a 158; nell'arco del piano è previsto
l'ingresso di 60 aerei nuovi, per un investimento di due miliardi, che andranno
progressivamente a sostituire i velivoli più vecchi (soprattutto gli Md 80); i
nuovi Airbus saranno frutto degli ordini già avviati da Air One. A proposito
dell'aggregazione, Sabelli ha sottolineato il valore degli entrambi i brand e
la necessità di preservarli almeno per un periodo iniziale: sarà razionalizzato
il network, cancellando i doppioni, ma gli aerei che voleranno manterranno per
ora le diverse livree. La nuova compagnia avrà, secondo quanto indicato ieri,
il 56% del mercato nazionale, frutto della somma del 30% di Alitalia
e del 26% di Air One. Nonostante l'aggregazione tra i due vettori "non ci
sarà bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti" ha assicurato Sabelli.
Quanto ai dipendenti, sono stimati in 14.250, ma l'offerta di Cai scadrà il 30
settembre. L'esperto indipendente incaricato di valutare gli asset oggetto
della proposta è Banca Leonardo, incaricata ieri dal ministro dello Sviluppo
economico Claudio Scajola. Intanto la "vecchia" Alitalia
continua a perdere colpi: in luglio (che pure è alta stagione) i passeggeri,
rispetto a un anno fa, sono diminuiti del 21,9%; in giugno erano diminuiti del
21,7%. Secondo l'Aea, nei primi sette mesi sono stati trasportati 17,4%
passeggeri in meno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 7 "Ecco dove sbagliano la Moratti e Marrazzo" di
Sabrina Cottone Formigoni: "Linate? Dobbiamo ragionare su un polo
lombardo. Vecchia l'idea del governatore del Lazio" da Milano Roberto
Formigoni, il piano della Nuova Alitalia prevede che
Malpensa diventi un mini hub e Linate sia dedicato ai voli Milano-Roma. Da
presidente della Lombardia, è soddisfatto? "Penso che dobbiamo sempre aver
presente da che cosa partiamo e cioè dalla situazione disastrosa della vecchia Alitalia, che aveva abbandonato Malpensa e cancellato l'82
per cento dei voli. Si era concentrata su Fiumicino, diventando nei fatti una
compagnia regionale, proprietà di Air France, scomparsa persino nel nome, nelle
mani di un operatore francese che serve i suoi interessi. Se siamo realisti e
non utopisti, dobbiamo ricordare che questa era Alitalia
fino alla settimana scorsa". Vuol dire che approva il piano della Cai?
"Il piano ha luci e ombre e dovremo lavorare per migliorarlo, anche
fortemente. Però abbiamo alcuni fatti molto positivi. Primo, Alitalia
resta una compagnia italiana con capitali italiani, dirigenti italiani,
fortemente presente sul territorio nazionale, che può scegliersi il socio
straniero. Si sono fatti avanti in tre, Air France, Lufthansa e British, ma sarà Alitalia a scegliere. Inoltre, Alitalia ha già ripreso due terzi degli slot su Malpensa che erano stati
abbandonati". Lei ritiene che esista un partner straniero preferibile per Alitalia? "Non bisogna andare a
simpatie ma valutare concretamente le proposte, con i numeri alla mano, e
scegliere pragmaticamente chi garantisce di più dal punto di vista del
servizio. Vedrò Sabelli e il governo nei prossimi giorni e
vedremo". È stato convocato il tavolo Milano annunciato dal governo per
discutere degli aeroporti lombardi? "Ho parlato con Gianni Letta e mi ha
detto che il tavolo Lombardia, non il tavolo Milano, sarà probabilmente
convocato la prossima settimana, appena ci sarà un quadro completo e
esaustivo". In che cosa può essere migliorato il piano? "Migliorare
il piano per noi vuol dire garantire il massimo numero di destinazioni
raggiungibili dagli aeroporti milanesi. È questo che serve al viaggiatore
lombardo. Bisogna garantire che turisti e investitori stranieri possano
arrivare senza scalo in Lombardia. E ricordo che oltre il 50 per cento degli investimenti
stranieri è concentrato in Lombardia". Che cosa ne pensa di usare Linate
solo per il Milano-Roma? "Sapevamo che Linate avrebbe dovuto ridurre il
numero delle destinazioni servite, ma a patto che siano trasferite su Malpensa.
Dobbiamo ragionare sulla somma degli aeroporti lombardi: Milano più Malpensa
più Orio. Se la somma dei voli rimane inalterata o cresce, si può ragionare. Ma
prima è necessario vedere le rotte nero su bianco. Voglio valutare anche la
proposta dei sei mini hub, capire che sviluppo garantisce, quali sono le
destinazioni fornite. Voglio capire se il governo renderà possibile
l'insediamento di altre compagnie. Dopo l'addio di Alitalia,
molte compagnie sono già arrivate e altre chiedono di venire". È
favorevole alla liberalizzazione delle rotte che chiedono il sindaco Moratti e
Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi? "In questo momento
sarebbe solo uno slogan. Il quantum della liberalizzazione lo voglio vedere al
tavolo, perché ci sono compatibilità da verificare e non possiamo perdere
l'occasione di un'Alitalia che riparte. Chiedo di
ragionare in termini di sistema Linate più Malpensa più altri. Non voglio fare
una battaglia campanilistica. L'importante è che il sistema cresca". Il
governatore del Lazio, Marrazzo, chiede di entrare nella Cai e così il
presidente della Provincia di Milano, Penati. Lei rimane contrario? "Le
confermo il no. È un'impostazione vecchia e sbagliata da molti punti di vista.
È in atto la privatizzazione di Alitalia. Tutti si
sono lamentati per anni che si facevano pagare i debiti agli italiani e ora che
lo Stato esce si vogliono far entrare Regioni e Province? Non è compito dello
Stato fare i panettoni né gli aeroporti". La Sea è del Comune di Milano.
"La Sea è un lascito storico e da tempo si parla di privatizzazione, anche
se non è un mio problema. La Regione non ha mai avuto una quota di Sea eppure
ha istituzionalmente il compito di governare il traffico aereo nei propri
aeroporti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
| PAGINA 8 Il governo ricatta. Trattativa al via: totale confusione sugli esuberi
DIRITTI | PAGINA 5 Sul voto agli immigrati Berlusconi stronca Fini Bossi:
sarebbe una follia SCHEDATURE | PAGINA 5 Impronte ai minori rom, la Ue assolve
Maroni: "Non è discriminazione" FEDERALISMO | PAGINA 4 Tasse locali
sulle case I sindaci dicono sì alla bozza Calderoli.
( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
CELENTANO CONTRARIO
"Scambio di favori tra imprenditori e politica" A Venezia era a
presentare "Yuppi Du" (film del 1975 da lui scritto e diretto) ma da
Adriano Celentano, si sa, ci si può aspettare di tutto. E così la conferenza
stampa organizzata per parlare della sua pellicola fresca di restauro si è
trasformata ben presto in un invettiva delle sue andando a
ruota libera su Alitalia,
Expo e perfino sul Pincio. Lui, milanese doc e cantore ambientalista della via
Gluck, non riesce proprio a capacitarsi all'idea di vedere realizzarsi il
megaparcheggio in una delle aree più verdi del centro di Roma. "La follia
della devastazione di un pezzo di storia di Roma sul Colle del Pincio per
costruire un parcheggio per 700 auto è incredibile", dice Celentano
che attacca il progetto senza troppi giri di parole, con tanto di nomi e
cognomi. "Pare che l'inventore di questa mostruosità sia un certo Chicco
Testa. Certo che dopo questa idea gli è rimasto solo il chicco". Ma è solo
l'antipasto, perché l'ideatore del Clan ne ha per tutti, senza distinzione di
colore politico: "Assistiamo a un dilagare dei genitori di Frankestein, la
Moratti e Formigoni, figli del vertice politico degenerato, alla cui testa non
c'è solo Berlusconi ma anche Veltroni". Celentano ricorda infatti come il
segretario del Pd solo qualche mese fa, quando era ancora sindaco capitolino,
"definì quella del Pincio l'operazione urbanistica più importante degli
ultimi anni. E Alemanno, che all'epoca non era sindaco, si oppose con forza, ma
oggi che è sindaco di Roma ha cambiato idea. La sinistra è d'accordo con la
destra". Insomma, "un segno evidente dello scambio di favori tra
imprenditori e politica... Non mi meraviglierei se sinistra e destra fossero
d'accordo e già al lavoro per progettare un mega parcheggio sotto la laguna di Venezia".
( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
· Partito il confronto tra azienda, governo e sindacati su piano industriale e
"esuberi" Tanti numeri, progetto asfittico Secondo Colaninno: 14.250
restano, 2.750 in oursourcing, 3.250 fuori Francesco Piccioni ROMA Grande è il
disordine sotto i cieli di Alitalia. Il confronto tra acquirenti (Cai,
Compagnia aerea italiana), governo e sindacati è partito nella confusione più
totale. Complice l'inaudito modo di procedere: lucidi e slide proiettati a
schermo, ma neppure un fascicolo cartaceo consegnato ai sindacati. Un'ora e
mezza di esposizione sulle intenzioni della Cai, per bocca di Rocco Sabelli
(amministratore delegato designato), poi un breve giro di interrogativi da
parte sindacale e infine la "proposta" - avanzata dal ministro del
lavoro, Maurizio Sacconi - di continuare oggi con la convocazione di commissioni
su tavoli separati: uno per il piano, uno per gli esuberi, un altro per i
contratti da applicare nella nuova compagnia. Come se la
"discussione" sul piano fosse stata già esaurita con la - tacita? -
approvazione. Oggi pomeriggio, in via Flavia, se ne vedranno certamente delle
belle. La Cai e il governo hanno comunque scoperto le carte, mostrando un piano
appena "migliore" di quello circolato sui giornali amici. Qualche
collegamento intercontinentale in più, con più aerei dedicati (21 a partire dal
prossimo, invece dei 17 attuali; e 27 nel 2013). E' il settore che garantisce i
maggiori profitti, visti i più bassi costi unitari e l'assenza di concorrenza
low cost. Ciò dovrebbe permettere anche qualche "esubero" in meno tra
piloti, assistenti di volo e tecnici. Ma la "vocazione" resta quella,
suicida, del corto e medio raggio: già praticata per 15 anni e responsabile del
tracollo di una compagnia un tempo in attivo. Per il resto, si diceva, grande
confusione. I numeri - forniti da Sabelli e magnificati urbi et orbi da Sacconi
- ne sono la testimonianza. La nuova compagnia, che nasce dalla fusione con
AirOne, dovrebbe avere 14.250 dipendenti. Cui andrebbero sommati - ed è già
discutibile - 2.750 persone da collocare " in outsourcing " (1.600
sono della manutenzione ordinaria, 450 nel cargo e 700 tra amministrazione,
call center e information technology). Gli "esuberi" dichiarati
sarebbero "solo" 3.250. Carte alla mano, l'attuale Alitalia
ha 18.500 dipendenti a tempo indeterminato, più un numero imprecisato di
precari (tra i 1.500 e i 2.700, a seconda delle stagioni). A questi vanno
sommati i 3.000 di AirOne, per un totale di 21.500 contando soltanto i
"garantiti" (sembra una battuta macabra, a questo punto...). Evidente
che i precari sono "scomparsi" da questi calcoli. Ma anche qualcun
altro... Tra gli stessi sindacalisti riuniti intorno al tavolo si è così creata
una differente valutazione già su questi dati. Tornando alle caratteristiche
industriali del piano, restano in piedi tutte le criticità già emerse nei
giorni scorsi. Confermata la scomparsa della logica degli hub in favore di
quella del network punto-a-punto, con sei scali principali (Catania, Napoli,
Torino e Venezia, oltre Roma e Milano). Una logica che sottovaluta sia la
concorrenza low cost sia quella - ormai prossima - delle ferrovie ad alta
velocità. In una parola: una compagnia a carattere nazionale, ma gravemente
esposta in quelli che - a torto - ritiene essere i propri punti di forza.
Persino gli esponenti della Federmanager, ieri, si sono espressi pubblicamente
per criticare in dettaglio questa scelta strategica, con argomenti identici. Ma
non sembrano queste le preoccupazioni di Cai ed esecutivo. Nel governo, inutile
negarlo, tira aria di "missione compiuta", di sindacati piegati. Le
dichiarazioni ufficiali - anche di Cisl e Uil, indicati come
"accondiscendenti" già da diverse settimane, dicono comunque che
"ci sono un sacco di cose da chiarire". Vedremo oggi se, quanto e
soprattutto chi ha intenzione di "confrontarsi" davvero sui contenuti
e non solo sul modo di contare e buttar fuori gli "esuberi".
( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Mario Pianta Come si
salvano i privilegi quando l'economia declina? E' da questo punto di vista che
potremmo guardare alla politica economica del governo Berlusconi. I privilegi
del Cavaliere vengono prima di tutto, si sa, ma sono fin troppo noti. Occupiamoci
invece dei privilegi dei suoi grandi e piccoli elettori: la rendita
immobiliare, la finanza, le imprese, fino al popolo della libertà di evasione
fiscale. L'economia italiana ha smesso di crescere, la produttività del lavoro
dimininuisce (caso unico tra i paesi avanzati), la base produttiva perde pezzi,
non si annunciano stimoli alla domanda che non siano i consumi opulenti dei più
ricchi e opere pubbliche inopportune Tav, Ponte sullo Stretto, centrali
nucleari. Così la torta del reddito si fa più piccola, e calano ancora più in
fretta le risorse che passano tra le mani dello stato. Di alcuni effetti del
declino si occupa il mercato, cioè le imprese: sul mercato del lavoro
diminuisce l'occupazione, soprattutto i lavori a medie qualifiche, e i salari
nominali crescono in genere con l'inflazione programmata all'1,7 per cento,
quando sul mercato dei beni i prezzi aumentano del 3,6 per cento la torta più
piccola rimpicciolisce soprattutto le fette dei salariati, facendo dell'Italia
uno dei paesi europei con le maggiori diseguaglianze di reddito. Altri effetti
del declino passano per una spesa pubblica che ora - se escludiamo il servizio
del debito pubblico - è pari appena al 30 per cento del Prodotto interno lordo
(cinque punti in meno di dieci anni fa) e che sarà tagliata dalla manovra
triennale del governo di 30 miliardi di euro nella scuola, nella salute,
nell'assistenza, nelle pensioni, negli enti locali. Questo assalto al già
debole welfare state italiano vuol dire - subito - meno servizi pubblici e più necessità
di acquistarli sul mercato, impoverendo gli italiani, ma vuole anche dire, nel
lungo periodo, minori prospettive di benessere e crescita del paese. A
redistribuire quanto resta delle risorse pubbliche alle regioni più ricche - e
elettoralmente più fedeli - provvederà poi il federalismo fiscale in arrivo. Ma
veniamo ai fortunati. In questi anni l'ascesa alle stelle dei prezzi delle case
ha trasferito un ammontare di risorse senza precedenti ai proprietari
immobiliari e alle grandi società del settore, mentre per chi possiede la sola
casa di abitazione la crescita dei valori resta solo sulla carta. E' questo
l'unico settore non ancora colpito dalla crisi, con i prezzi ancora gonfiati (a
differenza di Stati uniti e Gran Bretagna). A questi superprivilegiati
l'abolizione dell'Ici ha regalato 1,7 miliardi di euro. La finanza è stata meno
fortunata, la crisi delle Borse e dei mutui Usa ha ridimensionato molte
ricchezze di carta; così la tassazione sulle rendite finanziarie resta
inferiore alla media europea e a quella sui redditi medi di lavoro dipendente
(anche per il governo Prodi andava bene così). Un privilegio patrimoniale che
si rispetti deve potersi trasmettere di generazione in generazione, e qui un
passo importante era già stato compiuto in passato, eliminando la tassa di
successione, con l'attiva collaborazione del centro-sinistra. La recessione
internazionale (con una concorrenza estera che cresce) colpisce direttamente le
imprese, e ad esse vanno i favori sui bassi salari e i regalini sulla precarizzazione
del lavoro - come se questi potessero renderle competitive sui mercati esteri.
Più privilegiate sono le imprese che stanno al sicuro dalla concorrenza sul
mercato interno spesso uscite dalle privatizzazioni, anche del centro-sinistra:
elettricità e servizi a rete, telecomunicazioni, trasporti, autostrade,
costruzioni - che hanno potuto alzare liberamente i prezzi, aumentano
l'inflazione e le proprie fette di torta. E' questo il modello
a cui guardano i nuovi padroni di Alitalia, l'ultima tra le vittime illustri del declino del paese. La
"soluzione" raggiunta ha visto all'opera molti privilegiati per censo
o per nobiltà (un elenco bipartisan in tutta evidenza), che si trovano al
riparo dei costi della crisi - assorbiti dallo stato - e con un nuovo monopolio
privatizzato a disposizione sulle rotte interne, come la ricchissima
Milano-Roma. L'unico pesce grosso con cui il ministro Giulio Tremonti ha alzato
la voce è stata la rendita petrolifera, introducendo un'addizionale all'imposta
sulle imprese del 5 per cento. Ma è un'elemosina su un potere intoccabile: i
loro prezzi hanno potuto salire a volontà quando le quotazioni del greggio
crescevano e, ora che scendono, il calo non si trasferisce sui prezzi al
consumo. Quanto al "popolo degli evasori" - imprese, professionisti,
artigiani, commercianti - non hanno perso tempo: non appena è entrato in carica
il governo, le entrate fiscali sono cadute, come mostra l'aumento di questi
giorni del fabbisogno del settore pubblico. E, con una strizzata d'occhio, il governo
assicura ai contribuenti che le dichiarazioni dei redditi resteranno pubbliche
solo per un anno. Ma non sempre i privilegi sono da nascondere; le vicende
dell'estate hanno insegnato che, quando sono esibiti (o sussurrati) nel circo
mediatico i privilegi diventano un capitale, dominano la comunicazione, fanno
sognare anche i poveri, sono una bacchetta magica che fa apparire principi
azzurri anche i rospi. A patto che siano ricchi e potenti. In questi giorni
molti privilegi si concentrano in una villa di Cernobbio, sul lago di Como;
contemporaneamente i cinquanta gruppi della società civile della campagna
Sbilanciamoci si incontrano a Torino, nella Mirafiori degli operai e del
sindacato. Principi e rospi vogliono rinnovare l'incantesimo che protegge i loro
privilegi; tutti gli altri non hanno la bacchetta magica, ma cento proposte
concrete che si possono realizzare (sono su www. sbilanciamoci.org e
www.sbilanciamoci.info) per costruire un'alternativa al declino e un'economia
meno ingiusta, più solidale, più sostenibile.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 autore: di
ELISABETTA SOGLIO categoria: REDAZIONALE Il retroscena E Letizia spiazza
Berlusconi per difendere il "suo" Glisenti Letizia Moratti va all'attacco e apre un fronte contro il premier proprio sul tema che a
Berlusconi sta oggi maggiormente a cuore: Alitalia. Ma il vero obiettivo dell'esternazione del sindaco non è la
compagnia di bandiera, né i rifiuti di Napoli. Il problema è, sempre e ancora,
l'Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che avrà Paolo Glisenti (nella foto, con
il sindaco Moratti) nella gestione dell'evento. Persino il premier
Silvio Berlusconi resta spiazzato e da Roma in molti dicono che il sindaco
"stavolta ha esagerato". A PAGINA 3.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il sindaco e Penati difendono il Forlanini. Ma Formigoni: il
ridimensionamento non è un dramma se rilanciano Malpensa Federalismo e Linate,
strappo della Moratti "Basta lezioni da Roma". Scontro su nuovo fisco
e taglio dei voli. Expo, pronta una nuova bozza "Basta lezioni da
Roma". Sui tagli dei voli nel dopo Alitalia, sul ridimensionamento di
Linate, sulle tasse e sul federalismo. Letizia Moratti strappa con il governo
alla vigilia del confronto sull'Expo: la nuova bozza è pronta. Nodo Linate.
"L'aeroporto sarà dedicato al collegamento con Roma", ha annunciato
ai sindacati l'amministratore di Cai, la nuova compagnia aerea di bandiera.
Ma sul futuro del Forlanini è polemica. Moratti e il presidente della Provincia
Filippo Penati difendono lo scalo. Così il governatore Roberto Formigoni:
"Il ridimensionamento non è un dramma se si rilancia Malpensa". A
PAGINA 3.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-05 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Lo strappo della Moratti: basta lezioni da Roma Il
sindaco attacca sul federalismo fiscale e difende Linate: niente tagli, c'è
l'Expo Il presidente di Cai, Rocco Sabelli, ha confermato che l'aeroporto di
Linate sarà dedicato al collegamento con Roma "Basta lezioni da
Roma". è il giorno delle distanza dal governo amico. Alitalia, il destino incerto di Malpensa, il ridimensionamento di Linate,
le tasse, i rifiuti campani, le spine dell'Expo. Letizia Moratti strappa. Ed
attacca su temi sensibili al centrodestra. A partire da quello più sentito dal
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: Alitalia. Quello più sentito dalla Moratti, invece, è l'Expo. Ne
ha parlato ieri con Calderoli: il decreto è pronto. Ma prima si deve superare
lo scoglio Tremonti. Calderoli incontrerà il ministro dell'Economia all'inizio
di settimana prossima. Sono le 16 e 36 di ieri quando le agenzie rilanciano
poche righe da Roma: "L'aeroporto di Milano Linate sarà dedicato al
collegamento con Roma. Lo ha detto l'amministratore di Cai, Rocco Sabelli,
illustrando il Piano Fenice per la privatizzazione di Alitalia
ai sindacati". L'opposizione mette il carico, facendo leva soprattutto sul
sentimento popolare dei viaggiatori milanesi affezionati a Linate e alla sua
comodità: "Un delitto". Ma anche il sindaco, Letizia Moratti,
reagisce alzando i toni, con una frase che somiglia a "occupatevi di
quello che vi compete e non sconfinate ". Il tutto in attesa di una
riunione del Tavolo Lombardia che si terrà la prossima settimana, come Gianni
Letta ha assicurato al presidente della Regione, Roberto Formigoni. Poche ore
dopo le indiscrezioni trapelate da Roma, il sindaco mette in chiaro: "La
Cai è legittimata a parlare di Alitalia, quando si
tratta di parlare degli aeroporti milanesi è la Sea che parla e decide per
quanto riguarda gli aeroporti milanesi ". In vista dell'Expo, la Moratti
continua però a precisare che Malpensa e Linate "sono complementari".
Mentre il governatore Formigoni rimane attaccato a un discorso di "realismo
": "Ricordiamoci che partiamo da un disastro, con i voli Alitalia su Malpensa tagliati dell' 82 per cento e la
compagnia in mano ai francesi. La prospettiva di un ridimensionamento di Linate
oggi per ottenere una crescita domani è possibile, il problema è capire come si
verrebbe poi ricompensati sull'intero sistema degli aeroporti lombardi".
Posizione differente da quella della Sea, che ha più volte chiarito di andare
per la propria strada, senza chiedere nulla ad Alitalia,
nell'attesa soltanto che il governo assicuri la libertà di negoziare e
stringere accordi con altre compagnie, su tutte la Lufthansa. Duro invece il
presidente della Provincia, Filippo Penati: "Una posizione inaccettabile.
La presenza di Linate come city airport è indispensabile per lo straordinario
tessuto economico dell'area metropolitana milanese e non solo". Lo sfogo
Il sindaco di Milano Letizia Moratti Gianni Santucci.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-05 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il retroscena Letizia spiazza il premier per difendere
il "suo" Glisenti "Stavolta ha esagerato". Lo dicono molti
a Roma e perfino il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è rimasto
perplesso per le bordate di Letizia Moratti. Il fatto è chiaro: il sindaco ha
voluto aprire un fronte contro il premier proprio sul tema che al premier sta
oggi maggiormente a cuore (l'Alitalia) e proprio nel
giorno in cui il via libera giunge da Piero Marrazzo, Governatore non di
centrodestra. Letizia Moratti, invece, va all'attacco. Leggendo l'intervista
rilasciata alla Stampa nessuno, tra Roma e Milano, ha avuto dubbi. Il problema
non è Alitalia. Il problema non sono i rifiuti di
Napoli. Il problema è, sempre e ancora, Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che
avrà Paolo Glisenti nella gestione Expo. Una questione talmente radicata nel
cuore e nella testa della Moratti da giustificare un attacco mirato al premier:
non a caso, notano a Roma, nell'intervista viene salvato il ministro Tremonti,
fin qui oggetto degli strali della Moratti. Quasi a dire: presidente, sto
parlando proprio a te. Il sindaco, ovviamente, minimizza e anzi si affretta a
far sapere che ha ricevuto telefonate rassicuranti da Roma. Al Governo lasciano
correre e danno poco peso alle sfuriate della Signora. Ma ricordano la scena in
Sala verde, quando la Moratti sul caso Expo riuscì a mettersi contro tutti,
compreso un mediatore sempre e comunque come Carlo Sangalli. Allora, solo un
complesso lavoro diplomatico di Gianni Letta riuscì a evitare la rottura con
Berlusconi. Ma i rapporti si sono raffreddati e ieri perfino il Giornale ha
preso di mira il sindaco e Glisenti. Il rischio, dunque, è che la Moratti si
infili in un cul de sac, da cui sarà difficile uscire. Come
dice un ministro: "Lo splendido isolamento non sempre paga ". Attacco
su Alitalia Il sindaco
Moratti ha aperto un fronte con il premier su Alitalia nel giorno in cui la proposta del governo otteneva l'appoggio
del governatore del Lazio, il pd Marrazzo Elisabetta Soglio.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia sul piano di
rilancio della compagnia. Gli esuberi annunciati sono 3.250 con altri 2.750
dipendenti fuori dal "perimetro" dell'azienda. Ancora in calo i dati
sui passeggeri a luglio (-21,9% rispetto ad un anno prima) e il ministro
Sacconi avverte: "Entro giovedì si chiude, la data non è
negoziabile".
I sindacati entreranno oggi maggiormente nei dettagli ma, intanto, stanno
trattando. Nel corso dell'incontro al ministero del Welfare Rocco Sabelli,
amministratore della Compagnia, ha assicurato che Alitalia
"non sarà una low cost, ma un network completo con 16 rotte
intercontinentali".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Alitalia Sacconi: 3.250 esuberi ROMA - Sono 3.250 gli esuberi previsti
dal piano Alitalia. A
questa cifra vanno aggiunte 2.750 persone che, pur restando fuori dal perimetro
della "nuova" società, saranno però ricollocate altrove. I numeri,
emersi ieri nella riunione tra governo, Cai (la società che rileverà le
attività di Alitalia)
e parti sociali, sono stati definiti "incoraggianti" dal ministro
Sacconi. Dopo l'intenzione espressa dal governatore del Lazio Marrazzo di
entrare in cordata, si è fatto avanti il presidente della Provincia di Milano,
Filippo Penati. ALLE PAGINE 5 E 6 Baccaro, Pica S. Rizzo, Santucci.
( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera
di una ... Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera
di una (nuova) compagnia? Di sicuro, per adesso, c'è il trust di imprenditori -
tra le figure di maggiore spicco nel gotha dell'industria e della finanza - che
si è fatto carico di portare a termine il risanamento di Alitalia, ereditandone la parte
"buona". Della storia infinita di Alitalia
si sa tutto, e non mette conto qui di riparlare degli aspetti economici e
politici della sua crisi. Vorremmo invece soffermarci sugli attori principali
di questa vicenda: quelli che perdono - lavoratori e cittadini - e quelli che
(si spera) vincano, e cioè gli imprenditori impegnati nel salvataggio. Al
riguardo, ci sono due o tre cose degne di particolare notazione. La logica di
mercato, che purtroppo stenta ancora ad imporsi, non è compatibile con la retorica
nazionalista del tricolore sulla fusoliera degli aerei. Gli esuberi di 7000 (o
4500) lavoratori significa che si sta formando un vero e proprio esercito di
riserva sul terreno già vasto della disoccupazione e del disagio sociale (con
gli inutili strilli dei sindacati, dimentichi delle pesanti corresponsabilità
loro imputabili in questo fallimento). Tutti i protagonisti coinvolti in questa
vicenda - nel passato e nel presente - hanno agito e si comportano seguendo la
stella polare dell'interesse particolare o di gruppo, anche se spesso - e a
sproposito - usano l'alibi dell'interesse generale. Intendiamoci. Non c'è nulla
di male o di anomalo nel fatto che imprenditori privati inseguano obiettivi di
profitto. è meno normale - e legittimo - che lo facciano manager pubblici o
esponenti di partito. Che possa poi prodursi una coincidenza spontanea o
ricercata fra i due sistemi di valore è possibile, oltre che auspicabile:
diventa persino altamente probabile se questi comportamenti sono inseriti
all'interno di un quadro di regole certe (l'unico bene pubblico). Vero è che
una chiara linea di demarcazione fra pubblico e privato, fra stato e mercato,
in questo paese non s'è mai vista. L'alto tasso di partitocrazia e l'assorbente
politicizzazione della vita sociale ed economica ha più o meno confuso i ruoli
fra imprenditori pubblici e privati, quando il sistema era dominato
dall'economia "mista, ma di fatto controllato dai partiti, e la
"razza padrona" era in prevalenza composta da boiardi e grand comis,
quali appendici del ceto politico piazzati o riciclati al vertice delle grandi
aziende a capitale o partecipazione statale. A sua volta, la classe industriale
e finanziaria era solidalmente legata al potere politico mediante molteplici
reti di scambio basate essenzialmente sullo schema "vizi privati,
pubbliche virtù". Qualcosa è cambiato quando il sistema politico ha
cominciato a funzionare con meccanica di tipo bipolare. Il mondo
imprenditoriale si è adeguato ai nuovi assetti di competizione politica, dividendosi
in coalizioni di sostegno a fianco (discretamente) dell'uno o l'altro
schieramento politico. Nel "decalogo" Montezemolo si diceva -
giustamente - che gli imprenditori sono prima di tutto cittadini e, in quanto
tali, hanno il diritto di impegnarsi nella vita civile e fare scelte politiche.
Ma con il caso Alitalia sembrerebbe ritornare in auge
la filosofia filogovernativa dei "capitani coraggiosi".
( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa dall'inviato
Giancarla Rondinelli NAPOLI "Temevamo che con ... dall'inviato Giancarla
Rondinelli NAPOLI "Temevamo che con il periodo estivo si potesse creare
qualche disordine. Invece, non c'è stato alcun problema: continua ad esserci la
stessa pulizia raggiunta il 18 luglio". Silvio Berlusconi torna a Napoli
dopo quasi un mese dalla sua ultima visita. Una "discesa" organizzata
per "far sentire ancora una volta la vicinanza dello Stato ai cittadini
della Campania", e che, su quella che è stata definita l'emergenza delle
emergenze per il capoluogo partenopeo, "la situazione procede come
stabilito dalla road map iniziale, anzi siamo pure in anticipo...". Berlusconi,
nel suo ritorno a Napoli è baciato dal sole partenopeo. Arriva in prefettura in
tarda mattinata con l'obiettivo di fare un briefing assieme al sottosegretario
Bertolaso e al prefetto Alessandro Pansa sul rientro dall'emergenza rifiuti.
"Siamo molto soddisfatti del lavoro fatto finora, riscontrando anche un
notevole incremento sulla raccolta differenziata. Questo - spiega il presidente
del Consiglio - grazie anche alla campagna di educazione civica delle famiglie,
realizzata soprattutto attraverso gli spot televisivi. Ora ci aiuteremo anche
del supporto delle scuole per arrivare direttamente ai ragazzi".
Berlusconi incontra anche i sindaci dei comuni di Andretta (nell'Avellinese),
Serre (nel Salernitano) e Terzigno (nel Napoletano) per l'ubicazione delle
nuove discariche, decisione che verrà affrontata nel dettaglio in un incontro
successivo, forse la prossima settimana, con il sottosegretario Bertolaso.
Anche questa volta la visita del premier è stata salutata con l'ormai consueto
bagno di folla. Sono quasi le due, quando le porte della prefettura che danno
su via Chiaia si aprono: comincia il corteo di polizia e uomini della scorta.
Il presidente, circondato da una ressa di fan e di curiosi, percorre pochi
metri a piedi per andare in una nota pizzeria napoletana. Con lui anche il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, il deputato del
Pdl Paolo Russo e l'ex questore e parlamentare di Fi, Franco Malvano. Il menù,
ovviamente è selezionato ad hoc: mozzarella, polpo all'insalata, alicette
fritte, soutè di frutti di mare, e ovviamente pizza, su cui Berlusconi si
definisce "un grande esperto". Nell'incontro pomeridiano con i
giornalisti il premier non nasconde la sua "piena soddisfazione", per
quello che, come alcuni esponenti del Pdl campano sottolineano, è praticamente
un altro obiettivo raggiunto dal governo. "Il termovalorizzatore di Acerra
si aprirà a gennaio, altre discariche stanno per essere aperte e altre ne
seguiranno", annuncia il Cavaliere. "Tutto va secondo programma: del
termovalorizzatore di Napoli è stata individuata la sede e stiamo approntando
la gara d'appalto per quello di Salerno". Il peggio è quindi ormai
passato: "L'operazione Napoli pulita è ben avviata e non si deve temere
nulla per il futuro. è stata un'avventura negativa che non deve essere seguita
in altre regioni, vicine ora alla saturazione e con le quali ci stiamo
attivando per aprire impianti moderni che non inquinino". La sala di
Palazzo Salerno, utilizzata per l'ormai rituale conferenza stampa post vertice
napoletano, è gremita di giornalisti, telecamere e macchine fotografiche. Alle
spalle dei tre relatori, Berlusconi, Bertolaso e il generale dell'esercito
Franco Giannini, c'è un pannello con l'immagine del golfo di Napoli, con tanto
di Vesuvio, e di Castel dell'Ovo. L'incontro con la stampa non ha sul tavolo
solo la questione rifiuti. Per i cronisti diventa un'occasione ghiotta per
affrontare con il Capo del governo un altro tema a cuore per la città: il
calcio e gli scontri degli ultrà di domenica. Un argomento su cui Berlusconi
non fa giri di parole: nessuna tolleranza. Per il premier sul tifo violento
bisognerà agire come sui rifiuti: "Spiace aver dovuto prendere atto che
l'immagine di Napoli sia stata di nuovo deturpata dal comportamento irresponsabile
di una minoranza di violenti. Riporteremo lo Stato a fare lo Stato anche tra
chi confonde il tifo con il teppismo". Dunque "nessuna tolleranza
verso chi compie atti violenti" più gravi perché "compiuti in
branco". Dunque si stabilirà, d'intesa con il Viminale, "il divieto
per tutta la stagione di trasferte organizzate dei tifosi napoletani".
Berlusconi ha anche riferito di aver studiato le misure studiate contro gli
hooligans in Inghilterra, "misure che forse vale la pena di approfondire
anche da noi". L'ultima domanda rivolta al premier, prima di ripartire
alla volta della capitale, riguarda l'apertura di Fini verso il voto agli
immigrati, che ha creato non pochi malumori all'interno del Pdl. L'ipotesi di
concedere il voto agli immigrati, secondo il premier, sarebbe solamente
"un parere" del presidente della Camera, una posizione personale non
presente nel programma della Pdl. La proposta, ha spiegato il capo del Pdl
"non è nel nostro programma e io credo che il presidente Fini abbia
espresso un suo parere, ma non mi risulta che anche da parte di esponenti
importanti di An ci sia all'ordine del giorno del Parlamento un intervento di
legge". Mentre il Cavaliere lascia la prefettura, poco
distante in piazza del Plebiscito, c'è un botta risposta tra un gruppo di contestatori
di Chiaiano, armati di manifesti e bandiere con lo slogan "Nessuna
discarica. Jatevenne!", e alcuni sostenitori del Presidente, anche loro
con fischietti e slogan: "Ici, Alitalia, Napoli pulita. Silvio c'è".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il confronto Il governatore del Lazio: partita troppo importante
per Roma, sbagliato stare fuori Marrazzo: Veltroni? Il centralismo democratico
è finito ROMA - "Per fortuna le stagioni del centralismo democratico sono
finite". A chi gli domanda se dopo aver pranzato con Roberto Colaninno e
aver bussato alla porta della cordata per l'Alitalia, non si sente anche lui un po' traditore del centrosinistra,
Piero Marrazzo risponde così. E fornisce l'elenco degli altri presunti
"traditori": Filippo Penati, Nicola Zingaretti, Leonardo Domenici...
Difficile credere che lo faccia per rendere ancora più evidente la dimensione
del problema che il caso Alitalia minaccia di creare (come se già non ne avesse abbastanza)
a Walter Veltroni. O che la sua iniziativa sia parte di chissà quale manovra
per sbriciolare il Partito democratico. Ma il governatore del Lazio non può
ignorare il rischio di conseguenze ben più grosse delle difficoltà di Matteo
Colaninno, deputato del Pd, figlio dei presidente della Compagnia aerea
italiana ma anche ministro ombra per lo Sviluppo: ovvero l'uomo che dovrebbe
fare politicamente a pezzi il progetto di suo padre. In ogni caso ha deciso, e
non è il solo, visto che pure il presidente della Provincia di Roma si è
schierato dalla sua parte, che è arrivato il momento di smarcarsi dalle
posizioni di chi (il leader del Pd) ha liquidato l'operazione Alitalia 2 come "compagnia di bandierina". Con
Veltroni, Marrazzo avrebbe parlato prima e dopo la colazione con Colaninno. E
in entrambi i casi non sarebbe stato un colloquio facile. Tuttavia "chi
pensa che questa operazione abbia qualcosa a che fare con i futuri congressi
del partito", dice Marrazzo, "è totalmente fuori strada. La mia solidarietà
politica nei confronti di Veltroni è indiscussa. Ma il fatto è che se Alitalia va in crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a
Torino e in Piemonte andasse in crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al
tavolo della disoccupazione. Che cosa penserebbero i cittadini se dicessi no a
prescindere, soltanto perché sono del Partito democratico?". Non si sente
nemmeno imbarazzato, il governatore del Lazio, davanti al sospetto di un
rigurgito statalista: "Lo statalismo non so che cosa sia. Ma anche il pubblico,
quando necessario, deve assumersi le proprie responsabilità. Forse non dovremmo
entrare nel capitale di una compagnia che ha molti, moltissimi lavoratori in un
territorio dove c'è il distretto del volo?". Legittimo interrogativo. Ma
dopo che già i Comuni e le Province dell'Abruzzo, ma anche la Provincia di
Lucca, il Comune di La Spezia e una selva di Camere di commercio si sono
ritrovati azioniste dell'Alitalia attraverso la
Finanziaria di partecipazioni e investimenti del gruppo Gavio, e dopo che sarà
entrata anche la Regione Lazio, come si farà a dire no alle Provincia di Roma e
Milano, o alla Regione Lombardia? O ai sindaci di Roma e Milano? Questo non
renderà ancora più politicamente complicate le scelte strategiche di Alitalia 2? Per Marrazzo quella che si sta giocando "è
la prima partita federalista d'Italia". E il governatore del Lazio è
convinto di potersela giocare fino in fondo, Veltroni o non Veltroni: "In
questo Paese ci si è assuefatti al principio che l'identità dei territori sia
esclusivamente una prerogativa del Nord. Dev'essere invece un principio valido
ovunque, anche nel Lazio. Altrimenti che cosa sarebbe il federalismo? Ecco
perché dobbiamo discutere insieme di che cosa si fa a Fiumicino e Malpensa.
Ecco perché per una volta tanto è necessario che San Pietro e Sant'Ambrogio
vadano d'accordo". Già. Ma il Partito democratico? "Ne ha tutto da
guadagnare", è la tesi di Marrazzo. "Sa che le dico? Una volta
c'erano le correnti, che producevano anche programmi, idee... Le opinioni diverse
sono il sale della democrazie, ma anche dei partiti". E cita l'ammonimento
contenuto in un vecchio libro di John Fitzgerald Kennedy: "Devi avere
sempre il coraggio di saper distinguere, diceva così Jfk". Do you
remember, Walter? Sergio Rizzo.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: -
pag: 5 categoria: BREVI L'Economist: "Costerà 125 euro a cittadino"
Secondo i calcoli del settimanale britannico "The Economist", in
edicola oggi, il salvataggio di Alitalia costerà 125 euro per ogni contribuente italiano. "Sbagliato
e costoso", scrive l'"Economist".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Advisor Scajola chiama Braggiotti Il ministro dello Sviluppo
economico, Claudio Scajola, ha nominato il Gruppo Banca Leonardo quale esperto indipendente nella procedura Alitalia, come prevede il decreto sulla modifica delle norme per la
ristrutturazione industriale delle imprese in stato di insolvenza. Banca
Leonardo di Gerardo Braggiotti avrà il compito di effettuare una perizia sugli
asset oggetto della richiesta di acquisto da parte della Cai presieduta da
Roberto Colaninno per stabilirne il valore di mercato. Scajola ha poi
nominato il Comitato di sorveglianza, che sarà presieduto dall'ex ragioniere
generale dello Stato Andrea Monorchio.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi Bonanni: "Cifre largamente
inferiori al previsto". Veltroni: verrà regalata agli stranieri Giovedì
l'affondo con Fantozzi. Seimila dipendenti restano fuori dalla nuova compagnia
ROMA - Sono 6 mila i lavoratori di Alitalia che resteranno fuori dal perimetro della nuova società.
Di questi 2.750 seguiranno la sorte delle attività di appartenenza che saranno
vendute (700 tra informatici, amministrativi e call center, ancora in forse
1.600 della manutenzione e 450 del cargo), mentre 3.250 sarebbero i veri e
propri esuberi che usufruiranno degli ammortizzatori sociali. I numeri sono
emersi nella riunione di ieri tra governo, la Compagnia aerea italiana (Cai)
che intende rilevare una parte di Alitalia, e i
sindacati. Ma non è l'unica novità: l'esposizione del piano alle 9 sigle
sindacali, svolta dal presidente e dall'amministratore di Cai, Roberto
Colaninno e Rocco Sabelli, ha rivelato che in programma c'è un ritorno a
Malpensa dei 14 voli intercontinentali appena spostati a Fiumicino. Con
l'aggiunta di altre 2 o 4 destinazioni e al costo del ridimensionamento di
Linate a city-airport. Un cambio d'orizzonte, che non mancherà di destare
polemiche, cui avrebbe assistito il sottosegretario leghista Roberto Castelli,
per la prima volta in trattativa. Le cifre degli esuberi, che escludono la
riassunzione di almeno 2 mila precari e profilano una nuova compagnia, sintesi
di Alitalia e Air One, da 11.500 dipendenti, sono
state definite "incoraggianti" dal ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, coordinatore del tavolo. I numeri sarebbero "largamente inferiori
al previsto", secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni,
protagonista insieme agli altri due "generali", Guglielmo Epifani
(Cgil) e Luigi Angeletti (Uil), di un preincontro riservato con il governo.
Bonanni ha anche chiesto di tutelare la società da eventuali scalate straniere.
Ma per gli altri sindacati, come gli autonomi di Sdl, "i conti non
tornano" e andranno verificati. I piloti dell'Anpac definiscono
"inspiegabile " l'abbandono del cargo. Mentre per Renata Polverini
(Ugl) va definito un ruolo dei lavoratori nel cda. Circa il piano, Sabelli ha
spiegato che la quota sul mercato domestico della nuova compagnia passerà dal
30% al 55%. La flotta (158 aerei nel 2013 per 4,2 miliardi di valore) sarà
rinnovata con 60 aerei in 4-5 anni. Le destinazioni raggiunte saranno 41
internazionali, 24 domestiche e 16 intercontinentali. L'incontro è aggiornato a
oggi, alle 15: si proseguirà su due tavoli, uno sul piano e uno sui contratti.
Il termine della discussione è stato fissato in giovedì prossimo dal
commissario Augusto Fantozzi. Sotto osservazione resta la Cgil, rappresentata
al tavolo da Fabrizio Solari, di cui si paventa l'abbandono. In realtà per ora
il maggior sindacato proverà a ottenere garanzie per i lavoratori di Atitech e
Ams e a ridurre gli esuberi. Oggi intanto si riunirà a Milano la prima
assemblea di Cai che si trasformerà da srl in spa. E' probabile che in cda
entri per ora un numero ristretto di soci. Amministratore sarà Sabelli,
presidente con deleghe alle strategie e alle relazioni sarà Colaninno, che avrà
anche la possibilità di decidere "d'intesa" con Sabelli le attività
più rilevanti. Continua infine la polemica a distanza tra Berlusconi e il Pd,
il cui leader Walter Veltroni ha detto: "Finirà con Alitalia
che sarà regalata dal governo ad una grande compagnia estera". A tutte le
critiche il premier ha così replicato: "Dichiarazioni che si commentano da
sole, destituite di ogni fondamento ". Antonella Baccaro IL COMMENTO di
Salvatore Bragantini nelle Opinioni Il negoziato Roberto Colaninno, Gianni
Letta e Rocco Sabelli.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "La Tribune" "Air France, il
controllo in 5 anni" Air France-Klm potrebbe avere la maggioranza in Alitalia in cinque anni. Secondo il
quotidiano di Parigi La Tribune, la compagnia franco-olandese potrebbe
acquisire una quota tra il 10 e il 20% della Nuova Alitalia e diventare socio di maggioranza entro cinque anni. Air
France-Klm non ha voluto commentare la notizia.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Si fa avanti anche Penati Ma la cordata resta fredda "Scambio tra azioni Sea e Nuova Alitalia". Scajola: pensino al loro mestiere Il presidente della
Provincia di Milano ha già "scalato" l'Autostrada Serravalle. Il
vertice Marrazzo-Colaninno MILANO - Non solo il governatore del Lazio, Piero
Marrazzo, anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, punta i
piedi e chiede un posto a bordo della nuova Alitalia, per difendere Linate. E non si tratta (solo) di una
provocazione. L'esponente del Pd che ha già portato la Provincia alla conquista
della maggioranza assoluta della Serravalle potrebbe vedersi "costretto a
mantenere la promessa di mettere a disposizione azioni Sea (la società che
gestisce Linate e Malpensa, ndr) in cambio di azioni della nuova Alitalia, perché quello è forse l'unico modo di tutelare gli
interessi del territorio e della comunità milanese". E intanto ha chiesto
"precisi impegni al governo" contro il ridimensionamento dello scalo
milanese e bollato come "inaccettabili " le affermazioni
dell'amministratore delegato di Compagnia aerea italiana che avrebbe indicato
nel piano per Linate la sola tratta Milano-Roma. Il raddoppio delle pubbliche
amministrazioni, con la doppia richiesta di ingresso da Roma e da Milano, ha
lasciato un po' sbalorditi alcuni degli imprenditori della cordata privata.
"Beh, qui siamo ben oltre la difesa dell'italianità della compagnia di
bandiera, qui si vogliono introdurre presidi a difesa della romanità e della
milanesità... " ha commentato un esponente di spicco di Cai, per il quale
"il punto di partenza dell'operazione resta quello di una privatizzazione
radicale". Più sfumato il capofila Roberto Colaninno che ieri, al termine
dell'incontro con Marrazzo, ha parlato di "approccio positivo" e di
"una manifestazione d'interesse che sarà oggetto di valutazione senza
pregiudizi ". Colaninno avrebbe tra le altre cose rassicurato il governatore
del Lazio sul ruolo del partner straniero e sul piano per gli aeroporti
italiani. Ma quello che, sul tema dell'allargamento ai soci pubblici, oggi
Colaninno si sentirà dire dai soci della cordata riuniti a Milano per la
trasformazione da srl in spa della Compagnia aerea italiana potrebbe non essere
molto lontano da quanto affermato ieri da Claudio Scajola. "Penso che
l'impresa la devono fare coloro che per vocazione e per mestiere fanno questa
scelta, cioè gli imprenditori. E' meglio che ognuno faccia il suo mestiere. Ed
è meglio che la Regione Lazio, che ha tante difficoltà, si occupi del suo tempo
per servire i cittadini ", ha commentato il ministro dello Sviluppo pur
apprezzando "lo spirito di vicinanza e condivisione espresso da Marrazzo".
A chiamarsi fuori dalla bagarre è il governatore della Lombardia, Roberto
Formigoni: "Nel momento in cui lo Stato esce da Alitalia
per seguire la strada della privatizzazione, sarebbe strano l'ingresso delle
Regioni. Tra l'altro vorrei vedere quali sono quelle Regioni che hanno così
tanti soldi per un'operazione del genere. Io dico no, perché mi sembra
un'operazione di nuovo statalismo". E quanto all'allarme Linate lanciato
da Penati "a un suo leggero alleggerimento per rafforzare Malpensa nessuno
potrebbe opporsi". Filippo Penati Il presidente della Provincia di Milano
non è nuovo a iniziative del genere, come nel caso dell'Autostrada Milano
Serravalle Paola Pica.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria:
BREVI La sfida \\ "Lo statalismo non so che cosa sia. Deve vincere il
mercato, con le regole. Ma anche il pubblico, quando
necessario, deve assumersi le proprie responsabilità ". "Il fatto è
che se Alitalia va in
crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a Torino e in Piemonte andasse in
crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al tavolo della disoccupazione
".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Nel decreto E all'articolo 3 spunta un paracadute per i consiglieri
Una polizza di un anno. E' comparsa tra le pieghe del decreto (numero 134) che
ha messo in moto la macchina del salvataggio dell'Alitalia e riguarda i vertici e i consiglieri di amministrazione della
compagnia di bandiera, Alitalia servizi e le società controllate. Niente rischio (eventuale) di
azione di responsabilità, dunque. Si legge nell'articolo 3 che "la
responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai
componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione
dei documenti contabili societarie, è posta a carico esclusivamente delle
predette società". Come dire: eventuali irregolarità non potranno essere
contestate ai board in carica nel periodo compreso tra il 18 luglio 2007 fino
all'entrata in vigore del decreto che porta la data del 28 agosto 2008. Un
periodo nel quale alla guida della compagnia si sono succeduti Berardino
Libonati, Maurizio Prato e Aristide Police (nella foto). E si legge ancora:
"Negli stessi limiti è esclusa la responsabilità amministrativa- contabile
dei citati soggetti, dei pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari
di incarichi pubblici". Un paracadute da eventuali contestazioni motivato
da un lato con il fatto che le scelte sono state rese necessarie "al fine
di garantire la continuità aziendale" dell'Alitalia,
e dall'altro con il fatto che le decisioni sono state prese, si legge ancora
nel decreto, per tutelare il "preminente interesse pubblico"
nell'assicurare, ad esempio, i collegamenti con le aree periferiche".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Carlo Toto E spunta il nodo dei lavoratori Air One ROMA - ( a.
bac.) "I conti non tornano". A dirlo non sono solo i sindacati.
Questa volta a mettere in discussione i numeri emersi dall'incontro
di ieri al ministero del Lavoro è Air One, la compagnia che con Alitalia dovrebbe fondere alcuni asset.
Il problema sarebbe il numero dei lavoratori di Air One che dovrebbero passare
in Alitalia. Alla compagnia
di Carlo Toto (foto) risulterebbero essere 3 mila, cioè tutti. Invece secondo
le ricostruzioni fatte ieri al tavolo, tra gli 11.500 lavoratori che confluirebbero
nella nuova Alitalia ci sarebbero solo 1.900
lavoratori di Air One. Una difformità che dovrà essere chiarita visto che oggi
il patròn Toto entrerà ufficialmente nella Compagnia aerea italiana.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il City-Airport Moratti: la newco non ha titolo per parlare. La
Sea: non vogliamo nulla ma il governo ci lasci liberi "Linate
ridimensionata". L'ira di Milano MILANO - Nei palazzi milanesi l'hanno
vissuta come un'intromissione indebita, una forzatura inaccettabile, un attacco
frontale. L'ipotesi trapelata da Roma a metà pomeriggio, con la riduzione di
Linate a un aeroporto per navette Milano-Roma, è stata spiazzante. Il tono di
Letizia Moratti, di solito imperturbabile, mai un'alterazione nella voce monocorde,
forse diceva più di ogni altra cosa. è rimasta stupita, ma soprattutto seccata,
raccontano i suoi collaboratori. "La nuova Alitalia non ha titolo per parlare di
Linate e Malpensa", ha ripetuto. La delusione è palpabile. Perché da
Milano la disponibilità a trattare è arrivata più volte. La concessione di
tagliare voli al Forlanini, se questo dovesse servire a riportare Malpensa al
ruolo di hub, ormai è messa in conto. Ma la partita degli aeroporti si
gioca su più tavoli, e la posta in gioco per la Lombardia è troppo alta per
potersi permettere un passo indietro: di mezzo c'è l'Expo, ci sono i sette anni
rimasti per costruire la città-vetrina da presentare al mondo. è qui che si
salda un'alleanza trasversale. Al lavoro c'è una parte di schieramento più
realista, a capo del quale resta il presidente della Regione, Roberto
Formigoni. Sa che "si parte da un disastro", quell'82 per cento dei
voli di Malpensa tagliati lo scorso 31 marzo. Da qui la convinzione che
"momenti di fatica saranno inevitabili ". La domanda è: a che prezzo?
E soprattutto, ripete il Governatore, "se accettassimo il
ridimensionamento su Linate, quanto saremmo ricompensati su Malpensa?". è
la tesi del "va bene tagliare oggi per ricominciare a crescere
domani". L'intenso lavoro diplomatico del Pirellone ha strappato a Gianni
Letta l'impegno per un incontro, la prossima settimana a Milano, per discutere
di aeroporti. Su un'altra strada s'è avviata la Sea, la società che gestisce
gli scali. Con la forza dell'orgoglio di chi sta uscendo dalla palude, di chi è
stato bastonato ma ha rialzato la testa, e oggi cammina con le proprie gambe. Alitalia ha cancellato Malpensa come hub, ma il mercato sta
riempiendo la falla. La perdita a fine anno dovrebbe essere sotto i 5 milioni di
passeggeri. Il piano strategico del presidente, Giuseppe Bonomi, ha puntato
sull'apertura ai tedeschi (6 nuovi aerei di Lufthansa, per 30 rotte, faranno
base a Malpensa dal 2009). Ma i paletti fissi sono: Sea ad Alitalia
non chiede niente, pretende solo che il governo lasci la libertà di negoziare
gli slot con altre compagnie. Il resto è linguaggio dai toni sempre più aspri:
"Azzerare Linate è un delitto", è sbottato ieri il deputato del Pd
Emanuele Fiano. E ancora: "scure", "azzeramento".
L'opposizione attacca platealmente. Ma le ragioni della battaglia sono
condivise, al di là dei toni: dai milanesi che si godono la comodità di un
aeroporto a dieci minuti dalla città, dalle aziende, dalla Fiera. La Moratti ha
detto che Linate e Malpensa "sono complementari ". Dietro di lei si
stringe l'alleanza: "Linate deve vivere". Gianni Santucci.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6
categoria: BREVI La Regione Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo
pronto a entrare nel capitale della Nuova Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
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L'intenzione di
volere partecipare con un investimento di dieci milioni di euro alla fondazione
della nuova compagnia di bandiera. Il presidente della Provincia Nicola
Zingaretti ha definito "gravissima" l'esclusione degli enti locali
dal tavolo della trattativa nazionale. Il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo,
ha invece liquidato la proposta come "solo un'idea, partecipare con 10
milioni non ci dà autorevolezza". La discussione ha puntato soprattutto a
fare emergere le difficoltà future relative all'occupazione, sia quella stabile
che quella precaria e dell'indotto. Servizio all'interno.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CARLO ROMANO Il
futuro di Alitalia (l'esubero di
base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 calcolando call center,
information technology e amministrazione) al centro del dibattito regionale
ieri. Dopo l'intervento del presidente della Pisana, Piero Marrazzo, che ha
annunciato di volere partecipare alla fondanzione della nuova Compagnia Aerea
Italiana con un pacchetto azionario da 10 milioni di euro, hanno preso
la parola consiglieri e capigruppo. Fino ad arrivare a una risoluzione votata
all'unanimità che "impegna la giunta a prevedere lo stanziamento di
risorse adeguate, anche nell'ambito del Programma operativo regionale e del
Fondo sociale europeo 2007-2013, per l'innovazione tecnologica, le attività di
ricerca e di formazione e tutte le altre iniziative indispensabili per la
tutela dell'occupazione e lo sviluppo del sistema aeroportuale del Lazio".
Nel documento si sollecitano anche le Commissioni competenti a "procedere
all'esame del disegno di legge sull'Istituzionedel Distretto industriale di
lavoro e servizi di Fiumicino, denominato Città del Volo". Il primo a
parlare è stato il capogruppo di An, Antonio Cicchetti: "Ci sembra un po'
esagerato - ha detto - affermare che per salvaguardare chi sta lavorando è
necessario che entri in campo la Regione Lazio". Per Giovanni Carapella
(Pd) "Fiumicino deve essere hub nazionale, senza il quale si rischia
l'effetto a cascata su tutto il sistema economico e turistico del
territorio". Ha quindi preso la parola Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma,
il quale ha comunque criticato la proposta di entrare a far parte
dell'azionariato perché, ha detto, "partecipare con 10 milioni può essere
utile a dare coraggio, ma non serve a dimostrare che siamo autorevoli".
Dal canto suo il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha
censurato il fatto che la comunità locale sia stata "ignorata dal tavolo
nazionale". Nel suo intervento, Walter Schiavella, segretario della Cgil
di Roma e del Lazio, ha ricordato, parlando anche a nome di Cisl e Uil, che
"c'è - la questione delle protezioni sociali per i lavoratori e non solo
per quelli di Alitalia, ma anche per quelli
dell'indotto". "Condividiamo il tema proposto da Marrazzo - ha
aggiunto Luca Malcotti (Ugl) - Siamo però consapevoli che il luogo vero della
trattativa è il Ministero del Lavoro". In merito alla proposta formulata
di Marrazzo, Mario Canapini, sindaco di Fiumicino ha affermato che "se la
presenza degli enti locali nella nuova compagnia risultasse utile noi saremmo
anche in grado di fare la nostra parte, ma nel caso in cui questa
partecipazione non fosse necessaria ci auguriamo che i 10 milioni possano
essere destinati al miglioramento del sistema della mobilità e del sistema
infrastrutturale esterno all'aeroporto". "La Regione - ha dichiarato
Aldo Forte, capogruppo Udc - deve piuttosto individuare politiche che aiutino
lo sviluppo di Fiumicino, favorendo gli investimenti e creando le condizioni
per nuovi posti di lavoro".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-05 num: - pag: 52 autore: di
SALVATORE BRAGANTINI categoria: REDAZIONALE IL DIBATTITO
SUL PIANO FENICE I dubbi che lascia il copione Alitalia D a tempo Alitalia - come la Rai - non è più un'impresa, e chi rifiuta di
"svenderla" somiglia al nobile decaduto che, fra le macerie del
palazzo avito, dice che non lo venderà mai. Per l'osservatore spassionato il
conto del funerale - non si parli di salvataggio - è presto fatto. Come
ha detto Francesco Giavazzi ( Corriere della Sera, 27 agosto), la nuova
soluzione è peggio della precedente, che esisteva, e come! Non si può negare
l'evidenza per sfuggire al confronto. Air France offriva 300 milioni per le
azioni - contro zero della cordata Cai - e si dava carico dei debiti della
società. Il piano Fenice, partito dopo che sindacati e nuova maggioranza
avevano fatto fuggire Air France, prevede la liquidazione a carico dello Stato,
stimata forse ottimisticamente da Giavazzi in un miliardo. Anche per quanto
concerne concorrenza ed efficienza era meglio Air France, meno esposta
dell'italocentrica Cai ai ricatti sindacali. L'unico punto a favore di questa
sarebbe l'italianità, che l'armatore Aponte difende da Ginevra: logico che la
Ue sia all'attacco, magari dietro pressione dei concorrenti. Altri proteggono i
loro campioni nazionali? Questo ci può aiutare a Bruxelles, ma ai nostri interessi
dobbiamo pensare noi. Con tutti i nostri problemi, specie nell'attrarre
investimenti esteri, una soluzione protezionistica ci nuocerà. La Svizzera, che
certo cura bene i propri interessi, ha lasciato che Lufthansa raccogliesse i
cocci di Swissair, senza chiamare a raccolta i capitali elvetici. Ora il capo
del governo, con bronzeo umorismo, invoca la mancanza di alternative, e i
coscritti, resisi conto della situazione, hanno sfruttato la propria forza
negoziale: ormai siamo noi contribuenti ad avere il revolver alla tempia. La
colpa non è né di Intesa San Paolo - chiamata quando i danni erano stati già
fatti, non poteva che uscire con una proposta come Fenice - né dei componenti
la cordata, che fanno legittimamente il loro interesse. è chi ha scritto il
copione ad avere pesanti responsabilità politiche. Stupisce l'eccezionalità
degli strumenti, adottati per una crisi da tempo annunciata: sono previsti
oneri eccezionali a carico dello Stato, saranno sospese le norme Antitrust -
cosa illegittima e non necessaria, dato l'imminente arrivo della Tav - e avremo
una vendita a trattativa privata, che sa di combine. L'offerta di Cai, poi, non
è nemmeno vincolante, e degli imprenditori seri (nella cordata ci sono) sanno
che, se non altro per decenza, il Commissario deve poter cercare offerte
alternative: non si dica, in una vicenda ultradecennale, che manca il tempo, Alitalia vola a debito da decenni! Non si farà avanti
nessuno, ma almeno ci potremo meglio difendere in sede Ue. Il decreto prevede
poi che lo Stato risarcisca i piccoli (?) azionisti, ma chi è rimasto in Alitalia ha fatto una scommessa ad alto rischio. Perché lo
Stato dovrebbe salvarlo, e a che valore? Piuttosto sia la Cai a dare un
warrant, come nei casi Ambrosiano e Parmalat, a chi possa dimostrare una
permanenza minima nel capitale. Al punto in cui siamo, bisogna guardare i
dettagli, che contano molto. Quasi nulla sappiamo dei patti parasociali, vero
cuore dell'accordo, e fondamentali per giudicarne la sostanza. Ad esempio,
forse andrebbero approfonditi i vari aspetti del rapporto con Air One, né
sappiamo se ci siano accordi particolari per tenere indenni i soci di Cai dalla
procedura dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato, o sull'uscita
dall'investimento, che presumibilmente potrà avvenire con la vendita al partner
estero, che pare sia Air France. Il fatto che questa sia disposta a tornare in
pista conferma solo che era meglio, per lo Stato, la soluzione precedente.
Infine, l'unanime richiesta dei soci della Cai sulla indispensabile presenza
del partner straniero contraddice la generale soddisfazione per l'italianità.
Se davvero solo la competenza e le connessioni dello straniero possono
assicurare il successo dell'iniziativa, l'italianità non può che essere
temporanea, ed allora era meglio sbrigare subito la pratica. Ora, se ci fosse
una logica negli eventi, il funerale toccherebbe alla Rai, l'altra "non
azienda" politicizzata, ma a proteggerla dalle procedure concorsuali c'è
nientemeno che Mediaset, l'impresa di casa. Non accadrà.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 autore: di GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE CRISI ALITALIA
MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA L enin, che di politica se ne intendeva,
esortava chi volesse esercitare quest'arte che s'accompagna al potere a fare
sempre "l'analisi concreta della situazione concreta ", senza
pregiudizi, valutando solo quella che Machiavelli chiama "la realtà
effettuale". Piero Marrazzo, esponente di quella "società
civile" che si vuole distinguere dal mondo dei politici, finora ha
risentito di questa sua origine spuria esercitando le funzioni di presidente
della Regione Lazio. I professionisti, quelli che perfino pensano in
politichese, hanno sovente espresso riserve (anche caustiche) sul suo modo di
fare il "governatore". All'indomani delle ultime elezioni, tra il
presidente della Provincia di Roma Zingaretti, del Pd, e il sindaco Gianni
Alemanno è fiorito subito e spontaneamente un dialogo istituzionale: tra
politici doc, pur se di fronti opposti, ci si capisce al volo. Pur dovendo
gestire il colossale guaio di un deficit sanitario del Lazio che lo ha spinto
sul palcoscenico nazionale, Marrazzo è rimasto in seconda fila. Ora con l'idea
di far diventare la Regione azionista della Nuova Alitalia,
Piero ha varcato il suo Stargate ed è entrato clamorosamente nella autentica
dimensione di uomo politico. Ha analizzato la situazione, ha constatato che i
famosi e prestigiosi amici di centrosinistra che lo hanno affiancato (talora in
modo ingombrante) nei tre anni di governatorato sono passati a loro volta in
seconda fila, ha capito che di qui in avanti dovrà per forza di cose camminare
da solo. E così, forse ricordandosi di quanto dice il superesperto dell'Ottobre
rosso, ha guardato in faccia la realtà e ha fatto la sua proposta: 10 milioni
per entrare in Alitalia, per poter stare dentro la
cordata del Nord onde difendere meglio Fiumicino e migliaia di lavoratori
laziali. Al di là di ogni giudizio di merito, è la mossa concreta di un
politico finora tenuto in poco conto dai politici. E così Marrazzo stavolta ha
dato una lezione ai professionisti. Dalle loro stizzite reazioni si capisce che
proprio non se l'aspettavano.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-05 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE L'allarme Sindacati e Federlazio sul settore cargo di Fiumicino:
"è strategico" Tensione nell'area merci, 200 aziende e 1.500 persone
che rischiano il posto Le stime variano. Ma restano sempre angoscianti. Si va
dai 4 mila esuberi di cui parla con ottimismo il nuovo presidente della
Compagnia aerea italiana Roberto Colaninno "ai 20 mila che potrebbero
restare senza lavoro - secondo il ministro dello Sviluppo economico Claudio
Scajola - se non andasse in porto il "piano Fenice"". Ma la
paura non è soltanto per i dipendenti Alitalia, circa
l'1 per cento degli occupati nel Lazio. A rischio è anche l'indotto creato
dalla compagnia, che nel pil regionale "pesa" per circa il 4 per
cento. In tutto 60 mila persone, secondo una stima dell'Airport Council International.
Manutenzione, le forniture del catering, il settore della tecnologia, "una
fitta trama di piccole e medie imprese investite da una crisi che potrebbe
lasciare morti e feriti" ha detto Giovanni Quintieri, direttore generale
Federlazio, riprendendo analoghe parole dei sindacati. C'è preoccupazione anche
nell'area cargo, circa 200 aziende che operano tutte nelle vicinanze del
Leonardo da Vinci e che hanno in organico 1500 persone tra impiegati e addetti
ai magazzini. Ma nel settore operano in altri 1500, soprattutto le piccole
imprese di trasporto di cui si servono gli spedizionieri. "A gennaio, il
piano presentato a Prodi dall'Air France ci aveva terrorizzato: l'intero
comparto cargo era destinato alla cessione. Ora siamo messi ancora peggio, visto
che nel "piano Fenice" nemmeno si parla di merci" è l'allarme di
Marco Tarica, vice presidente della Confetra-Alas, la "Confindustria
" degli spedizionieri. "Il nostro resta un settore strategico; non
c'è aereo passeggeri che non decolli senza una quota merci nelle stive" è
l'osservazione dell'imprenditore. Che aggiunge: "Se l'Alitalia
dovesse collassare, il problema non è tanto quello di trasferirci in altri
aeroporti italiani, quanto essere costretti ad operare negli hub esteri, dove
approfitteranno della crisi per prendersi le fette di mercato lasciate
libere". Dati alla mano, l'ex compagnia di bandiera trasporta circa il 50
per cento delle merci che passano per Fiumicino. "Su certe rotte,
soprattutto verso il Nord America - precisa Tarica - si arriva anche al
settanta per cento. Lo abbiamo scritto in questi giorni a
Marrazzo, Gasbarra e Alemanno: al tavolo di concertazione sul futuro dell'Alitalia che hanno annunciato dobbiamo
esserci anche noi". Nel Lazio L'indotto dell'Alitalia pesa nel pil regionale per circa il 4 per cento. In tutto 60
mila persone Alessandro Fulloni.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia Ieri incontro tra il governatore e il presidente della Cai
Marrazzo sorride a Colaninno: "Dico no al derby con Milano"
Zingaretti: difendo i lavoratori. Critiche da An La proposta di fare entrare la
Regione nella Nuova Alitalia, secondo il governatore "è stata accolta in modo
positivo" da Roberto Colaninno. In Consiglio regionale critiche a
Marrazzo dal vicesindaco Cutrufo e dal senatore Gramazio (Pdl). Sostegno da
Zingaretti La proposta di fare entrare la Regione nella Nuova Alitalia "è stata accolta in modo positivo" da
Roberto Colaninno. Piero Marrazzo al termine dell'incontro "cordiale"
con il presidente della Compagnia aerea italiana (Cai) prova a sorridere mentre
sale in auto diretto alla Pisana per il Consiglio regionale stroaordinario
sulla crisi Alitalia al quale hanno partecipato tra
gli altri il vicesindaco Mario Cutrufo, il presidente delal Provincia di Roma,
Nicola Zingaretti, sindacalisti e parlamentari. La riunione con Colaninno è
durata circa un'ora: "Si è deciso di continuare il confronto precisa il
presidente della Regione - L'ingegnere mi ha illustrato a grandi linee il piano
industriale ". Commentando le notizie avute da Colaninno, Marrazzo
ammette: "Eravamo preoccupati per la valutazione del ruolo di Roma
all'interno del Piano industriale e invece, in termini di mercato, il ruolo di
Fiumicino viene letto con molta attenzione". All'interno del Piano ci sono
"cose che mi convincono e altre che mi convincono meno". In
particolare tra i punti critici "il policentrismo, che vedrebbe
concentrare l'attività della Compagnia su sei aeroporti italiani - osserva e il
settore della manutenzione, che i nuovi proprietari vorrebbero fare svolgere
all'esterno dell'azienda". Dopo aver ribadito la proposta di allargare al
Campidoglio e agli altri enti locali, oltre che agli imprenditori romani, la
partecipazione alla Cai, Marrazzo dal Consiglio regionale lancia un appello:
"Non è un derby contro Milano e la Lombardia, è necessario che Fiumicino e
Malpensa convivano. Dico a Formigoni, Penati e Moratti che in questo momento la
partita politica la dobbiamo condurre insieme, per un solo interesse: il
sistema Paese". Poi il governatore aggiunge: "Non vorrei che solo
quando scoppierÁ la crisi occupazionale allora Regione, Provincia e Comuni
saremo chiamati da Berlusconi a fare la nostra parte". "L'intenzione
non è di sostituirci agli imprenditori - sottolinea Marrazzo - Noi potremo
diventare il punto d'incontro tra chi fa impresa e il territorio". Parole
condivise da Zingaretti: "Marrazzo sta solo sottolineando il deficit di
democrazia che emerge in questa vicenda e ritengo sbagliati e ottusi i
"no" alla proposta di fare entrare la Regione nella Cai".
Critiche, invece, piovono da Cutrufo: "Partecipare con 10 milioni di euro
a questa grande ipotesi imprenditoriale può essere utile dal punto di vista dell'immagine,
ma non dal punto di vista sostanziale ". Polemico Domenico Gramazio,
senatore Pdl: "Per trovare i soldi per Alitalia,
Marrazzo chiuderà qualche altro ospedale?". "Non siamo alla
bancarotta - replica il governatore - Abbiamo un bilancio di oltre 28 miliardi
di euro, di cui 18 di spesa. Siamo in grado di partecipare alla Cai". Più
morbido il commento del senatore Andrea Augello (Pdl): "Il ruolo che
possono svolgere Regione, Provincia e Comune è importante a condizione che le
tre istituzioni abbiano il coraggio di raccogliere intorno al sindaco Alemanno
una comune strategia. Il futuro di Fiumicino dipende in parte anche da questa
maturitÁ". Francesco Di Frischia.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
E tornassero ad
impegnarsi. La proposta di Marrazzo di entrare nella nuova compagnia? Non necessaria.
Ecco, in pillole, il giudizio di Raffaele Bonanni, leader della Cisl.
"L'avvio del tavolo è positivo - dice - perchè si è materializzata una
presenza industriale cospicua e solida. Erano anni che non accadeva. Ed è anche
molto positivo che si voglia cimentare sul mercato più competitivo che esiste
come quello del trasporto aereo". Va bene, però il piano industriale la
convince? "Lo potrò dire solo nelle prossime ore perchè fino a giovedì
dovremo lavorare e lavorare molto. E per giovedì ci siamo tutti impegnati a
chiudere. Posso dire che il piano è fondato sul mercato e non più sulla
politica e questo è già un dato positivo. Poi, ovviamente, serve un'azienda
stabile ed infatti abbiamo chiesto che venga posto il vincolo affinchè tutti i
soggetti imprenditoriali non cambino per almeno cinque anni, attraverso un
accordo tra questi e il governo. E poi abbiamo vogliamo che il necessario
partner straniero possa anche essere all'interno dell'assetto societario, ma
non dovrà mai avere la possibilità di assumere la guida della stessa. Voglio
dire che dovrà essere individuato un meccanismo che lo faccia restare in
minoranza perchè non vogliamo cedere il mercato italiano a un possibile
concorrente, magari anche nel settore del turismo. Infine
abbiamo chiesto che nella governance di Alitalia ci sia una presenza di rappresentanti espressi dai lavoratori.
Una rappresentanza che potrà verificare concretamente la corretta gestione
della compagnia". Nella riunione di ieri comunque è emersa una differente
valutazione sugli esuberi. "Entro giovedì avremo modo di fare
chiarezza. Ci è stato detto che gli esuberi sono 3.250 che è un numero
largamente inferiore rispetto a quello che veniva ventilato. Il problema del
cargo troverà una soluzione, quello dei call center è una partita aperta. Sulla
manutenzione l'azienda si è impegnata a rivolgersi ad imprese pubbliche
italiane che godono di grande prestigio". Ma giovedì prossimo chiuderete?
"Certamente". Sicuro che la Cgil sarà d'accordo? "In questo
momento c'è una posizione unitaria. Poi ognuno può avere sensibilità diverse.
Voglio solo rimarcare che non ho gradito lo sfascismo che si è fatto sulle
vicende del mercato del lavoro italiano e dell'Alitalia".
Vero che il sindacato non potrà dire "no" all'accordo? "E perchè
dovrebbe farlo dopo che si è trovata una cordata di imprenditori e di banche
solidissima? E nessuno lo pensava fino a qualche mese fa. Ricordo che in questa
cordata c'è il terzo gruppo bancario europeo e ci sono gli imprenditori più
importanti del Paese. Perchè sono stato contrario a Air France....".
Perchè? "Perchè pensavo che avrebbe penalizzato l'economia italiana e il
prestigio del nostro Paese". Quindi vanno ringraziati gli imprenditori
italiani? "Sicuramente. A partire dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Ho apprezzato il segnale che ha voluto dare prendendosi la responsabilità
nell'indicare la necessità di smentire ciò che in tanti avevano detto e fatto
negli ultimi anni andando ad investire dove c'erano soltanto dei
monopoli". E della proposta del governatore Marrazzo di far entrare la
Regione Lazio nella cordata cosa ne pensa? "Sono molto perplesso. La
considero una proposta non necessaria. Se poi dovessero fare la stessa cosa
anche altri enti locali, be' si avrebbe soltanto il risultato di spostare la
discussione su un piano francamente anacronistico. Posso dire un'altra
cosa?". Dica pure. "Useremo i prossimi giorni per migliorare in tutti
i modi i contenuti del piano partendo dai dati positivi che ci sono arrivati. E
spero che questo lungo periodo di inutili polemiche su Alitalia
finisca con l'obiettivo di ritrovare un clima disteso. Servono adesso sostegni
morali e politici per arrivare al traguardo". Cos.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, 3.250
esuberi. Il sindacato tratta Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori.
Entro giovedì si chiude tutta la partita.
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
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A. Il premier
liquida con poche parole le critiche che gli sono state mosse dall'ex ministro
degli Esteri: "Si commentano da sole" dice. Ma soprattutto, aggiunge,
"sono infondate". Diciannove ore dopo arriva così la replica a
D'Alema che dal palco della festa dei Democratici (e poi di nuovo in giornata)
ha definito l'operazione Alitalia come "grave e
negativa" per l'alto numero di esuberi, fatta in barba alle regole di
mercato e pronta a scaricare tutto il peso sulle spalle degli italiani. Non è
vero, si inserisce il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, che i
costi saranno pagati dai cittadini? E allora, per dimostrarlo il governo, anzi
il premier, venga a riferire in Parlamento, è la sfida dei Democratici. Il Pd,
che deve fare i conti con l'annuncio del presidente della Regione Lazio Piero
Marrazzo di voler partecipare alla creazione della Nuova Alitalia,
insiste dunque nell'attaccare l'operazione voluta dal governo Berlusconi.
"Alla fine - è la convinzione di Walter Veltroni - la regaleranno a una
compagnia estera". E comunque, non si stanca di ripetere, sarebbe stato
meglio chiudere con Air France nella primavera scorsa. "Tutta
invidia" è la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Paolo Bonaiuti. Le accuse all'Esecutivo di voler mettere le mani nelle tasche
degli italiani non stanno in piedi: "Il governo delle sinistre ha spinto
ben oltre il 43% il prelievo fiscale sui cittadini - ricorda Bonaiuti - e parla
ancora?". Il Pd va all'attacco, critica esuberi e
costi della Nuova Alitalia,
ma non sembra comunque essere dell'idea che la soluzione, a questo punto, sia
mandare tutto all'aria. È "difficile" ammette Dario Franceschini,
rispondere alla domanda se bisogna prendere o lasciare il piano Alitalia del governo. "È evidente
che adesso bisogna lavorare, e credo che i sindacati lo faranno, per
migliorare il più possibile". Cercare una punto d'intesa è d'altro canto
anche il consiglio che l'ex presidente del Senato ed ex numero uno della Cisl
si sente di dare ai sindacati impegnati nella difficile trattativa con il
governo. Come spiega il responsabile Economia del Pd, Giorgio Tonini, è
"sbagliata l'idea che il Pd voglia boicottare la soluzione del governo su Alitalia, che voglia fare ostruzionismo, che miri al
"tanto peggio, tanto meglio"". Ragionamento che consente anche
di salvare la sortita del governatore del Lazio che un pò di imbarazzo tra i
compagni di partito l'ha creato: "La proposta di Marrazzo personalmente mi
ha sorpreso", confessa infatti sempre Tonini, ma "chi ha cariche
istituzionali deve lavorare per la soluzione del problema".
( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
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Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Sei giorni, neppure una settimana. Il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha voluto tagliare ulteriormente
i tempi dell'accordo perchè nelle casse della compagnia sono rimasti solo pochi
spiccioli (si fa per dire) e le prospettive sono ancora più complicate perchè a
luglio c'è stato un ulteriore calo di passeggeri: meno 21,9% rispetto allo
stesso dello scorso anno. "Questa data non è negoziabile", ha
sentenziato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Comunque non si potrà
andare troppo più in là. Ne sono tutti convinti, a partire da coloro che ieri
pomeriggio hanno aperto il tavolo negoziale: i ministri Sacconi, Matteoli, Scajola,
il sottosegretario Gianni Letta per il governo; il commissario Fantozzi, il
presidente Colaninno, l'amministratore delegato Sabelli per Alitalia;
Bonanni, Angeletti, Polverini in rappresentanza dei sindacati. Non è stata una
riunione di routine, non poteva esserlo. E' partita una vera no stop che si
chiuderà solo con un accordo o con una rottura. Il negoziato al ministero del
Lavoro è stato preceduto, in mattinata, da un faccia a faccia Letta-Colaninno e
più tardi da un confronto informale tra lo stesso sottosegretario alla
presidenza del Consiglio e i leader di Cgil, Cisl, Uil. Top secret sui
contenuti del colloquio, ma si sa che si è parlato soprattutto di esuberi: il
piano industriale ne prevedeva meno dei 4.500-5.000 ipotizzati. "Ora il
numero dei lavoratori da proteggere appare inferiore a quello indicato nei
giorni scorsi. Sicuramente saranno meno di 5.000 e una buona parte sarà
rioccupata", confermerà più tardi Sacconi. Che, messo alle strette,
fornirà cifre più precise: sono stati stimati in 3.250 i
lavoratori in esubero dalla fusione tra Alitalia e AirOne. In tutto si tratta di 17.500 unità e nella nuova Alitalia ne verranno riassunti 14.250.
Di questi 2.750 saranno addetti in outsourcing cioè fuori dall'organico
aziendale: 700 addetti ai servizi amministrativo di call center e di
information technology, 1.600 addetti alla manutenzione pesante e 450 al
settore cargo. Numeri che non hanno affatto convinto le organizzazioni sindacali.
Tutt'altro. E poi le riduzioni potrebbero essere ben più pesanti perchè il
progetto non precisa in quali aziende verranno ricollocati i dipendenti in
sovrannumero. Cisl e Uil concordi nel valutare una riduzione nei tagli. Caute
le altre sigle. Il presidente di Cai Colaninno ha spiegato che quello in Alitalia è "un investimento di lungo periodo e che il
network intercontinentale è importante". "Gli imprenditori italiani
vogliono vincere questa sfida - ha garantito Letta - e non c'è alcuna
speculazione finanziaria da aprte delle imprese che hanno partecipato alla
cordata". Sacconi ha parlato di piano industriale "robusto,
sostenibile, credibile e di sviluppo". Ed ha proposto ai sindacati
l'istituzione di tre commissioni, una sul piano stesso, una sul contratto
collettivo e una sugli ammortizzatori sociali. Precisando che resteranno in
carico alla società solo i dipendenti a tempo indeterminato di Alitalia e AirOne. "Gli altri saranno destinati ad
essere assunti da altre società, le attività cargo e manutenzione straordinaria
saranno gestite". "Comunque - ha precisato al termine dell'incontro -
da parte dei sindacati c'è un atteggiamento positivo e responsabile".
"Certo - ha sottolineato il leader della Uil Angeletti - il target di crescita
proposto dal progetto Fenice è ancora timido. Sono state fugate alcune
preoccupazioni, ma ora serve un patto esplicito con il quale l'acquirente si
impegni a mantenere l'investimento per un congruo numero di anni". Il
numero uno dell'Ugl, Renata Polverini ha riconosciuto l'urgenza e la
ristrettezza dei tempi, però, se sarà necessario, la trattativa potrà anche
durare un'ora in più". "Domani - ha promesso il segretario generale
della Cisl Epifani - daremo una risposta sulla parti del piano che ci
convincono e su quelle che devono essere modificate".
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-05 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il caso Expo Sfida con il governo sull'accentramento di poteri
nelle mani del braccio destro del sindaco di Milano Scontro su Glisenti. E
Letizia va alla guerra Sgarbi: è sopravvalutato. Scaraffia e Gawronski: no, ha
grandi capacità MILANO - Il Pincio di Milano si chiama Paolo Glisenti. Spacca e
divide più della colata di cemento nel cuore della Capitale. Tutta colpa (o
merito) dell'Expo. Il sindaco Letizia Moratti lo vuole a tutti i costi al
comando della società che gestirà la grande Esposizione del 2015. A dispetto
dei santi e dei fanti, leggi Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e gran parte di
Forza Italia e An. Proprio ieri, in un'intervista alla Stampa, il sindaco non ha
esitato ad attaccare il premier sul piano Alitalia pur di difendere il ruolo
centrale di Glisenti nell'Expo: "è l'uomo giusto al posto giusto". Ma
è anche l'ostacolo che sta bloccando da cinque mesi il decreto della presidenza
del Consiglio su Expo. Per tutta risposta e in tempo reale, la Moratti si è
ritrovata un editoriale su il Giornale della famiglia Berlusconi che la esorta
a "uscire dal tunnel". L'"uomo giusto" della Moratti
ha 57 anni, è romano, sposato in seconde nozze con l'attrice Eliana Miglio e braccio
destro di Letizia Moratti fin dalla presidenza della Rai. Giornalista, manager
dal piglio decisionista, è stato tra i protagonisti indiscussi della vittoria
dell'Expo. A Milano (che non ama molto) si è fatto subito molti nemici. Modi
sbrigativi e spicci. Celebre la frase con cui liquidò le aspirazioni
assessorili di un consigliere: "Nella vita non c'è solo il mestiere
d'assessore. E ora scusi, ho un impegno, arrivederci ". Diventato sempre
più forte, chiacchierato per un contratto da 900 euro al giorno a Palazzo
Marino, Glisenti si trasforma nell'uomo Expo. La Moratti lo ha indicato fin
dall'inizio come candidato indiscutibile alla carica di amministratore unico.
Ed è subito guerra: con le altre istituzioni, con i soggetti privati e le
fondazioni coinvolte nella vicenda. Troppi, questi poteri, nelle mani di uno
solo. Roma non si preoccupa più di tanto del carattere spigoloso di Glisenti.
Quanto dell'accentramento dei poteri. Per di più affidati ad un uomo di non
stretta osservanza berlusconiana: di Glisenti si ricordano le amicizie radical
chic di Capalbio, la frequentazione con Luca Cordero di Montezemolo (con cui ha
lavorato a lungo) si ricorda suo padre, Giuseppe Glisenti, ai vertici dell'Iri,
gran democristiano, vicino alla nomenclatura dc. Detto in sintesi: non è un
uomo di fiducia del centrodestra. Eccolo, il Pincio di Milano. Amato ed odiato
con pari intensità. "L'aspetto preminente di Paolo - attacca il letterato
e francesista Giuseppe Scaraffia - è l'energia. Riesce a essere se stesso e di
ottimo umore solo quando lavora tantissimo. Una volta, in barca, è stato dalle
7 fino a mezzanotte al telefono con la Moratti. In più è uno che sa fare
squadra, ed è molto attento alle esigenze delle persone che lavorano con lui.
L'unica che riesce a fermarlo qualche secondo è sua moglie Eliana che gli
consiglia un libro, un film, un concerto...". Barca e mare fanno pensare a
Capalbio. Ma non sarà proprio questo a destare sospetti nel centrodestra?
"Paolo - continua Scaraffia - l'ho sempre visto come una persona
indipendente e di buon senso. E in Italia questo si traduce subito in
un'etichetta di destra o di sinistra. Ma lui non segue gli schieramenti".
Visione diametralmente opposta a quella di Vittorio Sgarbi: "Glisenti è un
sopravvalutato, è il vero mistero della Moratti. Quello che mi ha offeso e che
ancora non mi spiego è perché il sindaco, avendo a disposizione me, che sono un
Expo vivente, abbia scelto lui, che è l'immagine della depressione,
l'elaborazione intellettuale del nulla". Sgarbi è l'unico dei politici che
hanno lavorato con Glisenti a non limitarsi a critiche off records: "Chi è
Glisenti? Che cosa ha lasciato al Mondo? Che cosa ha scritto, detto o fatto di
importante? La difesa continua, con una tenacia quasi puerile, di questo
insignificante è la prova dell'inadeguatezza della Moratti rispetto alla città
e al suo ruolo". A Capalbio, Glisenti prende il sole anche con Chicco
Testa: "è una persona colta, ha scritto un libro sull'Europa niente male,
ha un curriculum di prim'ordine. Credo paghi le colpe del fatto che la Moratti
ha dato un impronta un po' manageriale e decisionista al suo mandato. Quando
uno fa, decide, è uomo d'ordine, inevitabilmente si attira le antipatie dei
partiti, dei politici e dei poteri, perché la politica non sopporta la disciplina
della decisione razionale". Perplesso Nando Dalla Chiesa: "Non
conosco e non giudico l'uomo. Di certo quando si dice che le persone contano
più delle leggi, c'è un fondo di verità se si guarda questa vicenda". Il
sociologo parla di una "evidente anomalia ": il fatto che "una
persona non eletta e non scelta abbia così tanto potere da diventare motivo di
un conflitto dichiarato addirittura con il Governo. Questa anomalia si carica
di implicazioni politiche enormi ". Tra gli amici di Glisenti, "non
ricordo neppure da quando, direi da sempre", c'è Jas Gawronski, che vede
così la faccenda Expo: "Credo sia utile concentrare il potere
organizzativo in una persona, se questa è effettivamente capace. E credo che
Paolo Glisenti abbia già dimostrato le sue capacità". "Sì - replica
il sociologo Guido Martinotti - ma indipendentemente dalla capacità di
Glisenti, per un incarico così importante e con così tanto potere bisogna
cercare prima il consenso. E poi Milano non è come Torino dove comandano in 4. A
Milano ci sono pesi e contrappesi, un pluralismo di forze. Per governare una
città come questa bisogna avere la capacità di creare consenso e non di
imporre". Maurizio Giannattasio Elisabetta Soglio.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Pubblicita - data: 2008-09-05 num: - pag: 39 categoria:
PUBBLICITA L'Ant: "Esuberi Alitalia? Noi ne assumiamo tre" Il presidente Pannuti scrive a
Berlusconi: altri imprenditori ci imitino L'associazione bolognese potrà
inserire nuove figure professionali integrando il contributo erogato dal
governo L'Ant, l'associazione bolognese che assiste malati gravi di tumore in
tutta Italia, si è detta disponibile ad assumere da uno a tre dipendenti di Alitalia che resteranno senza
lavoro dopo l'avvio del piano di rilancio della compagnia. Franco Pannuti,
presidente e fondatore di Ant, ha scritto per questo una lettera a politici,
sindacati e imprenditori coinvolti nel piano Fenice, dal premier Silvio
Berlusconi ai ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, dal numero uno degli
industriali Emma Marcegaglia al primo imprenditore della cordata, Roberto
Colaninno. "La nostra è una fondazione di solidarietà. E la solidarietà,
intesa come la risposta al richiamo della sofferenza con amore, è senza
confine". Spiega così i motivi che l'hanno spinto a proporre di integrare
il contributo statale con un ulteriore contributo, "fino al raggiungimento
di un adeguato stipendio". E rilancia: "Se i nostri mezzi lo
permetteranno, siamo pronti ad accogliere anche più di tre lavoratori". Il
medico bolognese, già primario di Oncologia all'ospedale Sant'Orsola Malpighi e
assessore alla Sanità, non nasconde che dietro all'iniziativa, oltre alla
solidarietà, c'è anche una scommessa e una provocazione: "Se tutti ci
mobilitassimo, potremmo tranquillamente assorbire anche 10 mila esuberi
velocemente e senza far soffrire nessuno. Basterebbe organizzarsi - scherza -
io mica posso assumere muratori". L'Ant destinerebbe i neoassunti ai
viaggi per la raccolta fondi, "e ognuno potrebbe fare la sua parte
assumendo anche solo una figura professionale adatta al proprio settore ".
Pannuti ha gettato l'amo, "ora aspetto". La speranza è quella di far
proseliti tra gli imprenditori e le associazioni. Ma sulla risposta alla sua
lettera non si fa illusioni: "Sono un po' scettico, è difficilissimo
ottenere risposte dai politici, ma spero che si muovano i sindacati". Per
ora a rispondere alla sua chiamata, indirizzata anche agli industriali e ai
sindacati locali, c'è il segretario dell Cisl Bologna, Alessandro Alberani, che
plaude al "gesto di grande attenzione verso i lavoratori Alitalia", vedendolo anche come un "un modo di
fare politica costruttivo ". Aggiungendo un'ulteriore interpretazione:
"Quella di Pannuti - spiega il segretario - è una risposta a Brunetta, che
in un momento così difficile del negoziato ha dichiarato che su Alitalia si può andare avanti senza il confronto con i
sindacati, delegittimandone il ruolo proprio mentre il ministro Sacconi sta
tentando una difficile mediazione con le parti sociali". Il ministro,
secondo Alberani, "vede fannulloni dappertutto e, invece di costruire un
dialogo per risolvere i veri problemi del paese, continua a creare ostilità e
tensioni". Federica Vandini L'idea Franco Pannuti, presidente di Ant, ha
proposto al governo una soluzione per gli esuberi di Alitalia.
( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-05 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE A Venezia Il cantante critico sul futuro di Milano: "Una corsa
folle a chi piazza più cemento" Morti bianche, Expo, Alitalia Tutti gli affondi di Adriano "Dalle imprese poca attenzione
per la vita e scambi di favori con i politici" La star di "Yuppi
Du" acclamata dai comitati "No Dal Molin" e "No Mose",
sbarcati al Lido: "Adriano è un leader" DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA -
"Ogni volta che sento parlare di morti sul lavoro, oltre alla
rabbia mi prende un senso di scoraggiamento... Un senso. Triste".
Serissimo anche nelle sue famose pause, Adriano Celentano interviene sul tema
del giorno alla Mostra del Cinema: le morti bianche, oggi di nuovo alla ribalta
con l'associazione Articolo 21, che da qui muoverà in carovana. Ma di morti sul
lavoro 33 anni fa Celentano già ne parlava nel suo primo film, "Yuppi
Du", ieri sera accolto con ovazioni al Lido nella nuova edizione
restaurata. Un musical surreale, dove d'un tratto entra in scena la Morte. Un
bergmaniano uomo in nero annuncia a un operaio di Marghera che è venuto il suo
momento: la cassa sospesa alla gru piomberà su di lui uccidendolo. "E un
incidente mortale accadde sul serio sul set - ricorda amaro Celentano -.
Giravamo sul Ticino, su uno zatterone che d'improvviso si capovolse. Finimmo
tutti, compresa Charlotte Rampling e io, in acqua. Dieci rimasero feriti, il
macchinista Graziano Alonzo annegò. Dedico a lui questo momento". Da
allora nulla sembra cambiato. L'Italia di "Yuppi Du" appare
atrocemente la stessa di oggi. Un Paese ammorbato dall'inquinamento, sfregiato
dalla violenza sulle donne, dalla diseguaglianza sociale. Dove la gente non ha
lavoro o ci muore sopra. "Purtroppo per molti imprenditori la vita umana
continua a non avere valore. Così la si perde per colpa della loro noncuranza o
anche per la negligenza di qualche collega che mette a repentaglio se stesso e
gli altri". Dal lavoro al precariato alla disoccupazione. Cosa pensa della
drammatica situazione dell'Alitalia? "Trent'anni
fa non avrei mai immaginato di dover rispondere a una simile domanda. Il grido
di "Yuppi Du" oggi coinvolge anche la nostra compagnia aerea. Da
ignorante quale sono, da uomo della strada, non potrò che rallegrarmi se
risorgerà. Ma il mio dubbio è che la cordata attuale non sia abbastanza
"pura". Che dietro si nasconda uno scambio di favori tra imprenditori
e politici. Salvare Alitalia per avere più concessioni
sulle autostrade o sui lavori dell'Expo". A proposito, cosa prevede che
porterà l'Expo a Milano? "Potrebbe essere una grande risorsa, una vetrina
per mettere in mostra la bellezza del nostro Paese. In realtà temo che
scatenerà una corsa folle tra chi riuscirà a piazzare più cemento. Ma oltre a
prendermela con gli architetti e il Comune, il vero mandante degli scempi, me
la prendo anche con la gente, che ormai non protesta più. No, non vedo un bel
futuro per Milano. Però, chissà... Potrebbero venir fuori delle persone. Degli
intellettuali, degli artisti liberi. Sarebbe bello realizzare il sogno di
Platone, una repubblica dei saggi". Quanta la responsabilità di Moratti e
Formigoni? "I genitori del Frankenstein edilizio non sono solo loro. Anche
a Roma c'è un vertice politico degenerato di cui fa parte Berlusconi ma anche
Veltroni, che definì il mostruoso progetto del parcheggio sotto il Pincio la
più importante operazione urbanistica di questi anni. E a Chicco Testa,
ideatore di quella mostruosità che cancella la storia, adesso è rimasto solo il
Chicco". A questo punto, scuote la testa il Molleggiato, "non mi
meraviglierei se sinistra e destra fossero già al lavoro per realizzare un
megaparcheggio sotto la laguna di Venezia". L'ecologia. Da sempre uno dei
temi più cari a Celentano. In "Yuppi Du" precorre anche questo: dalle
fontane di Marghera esce acqua nera e le uniche maschere che si vedono in giro
per Venezia non sono quelle liete del Carnevale ma le spaventose antigas. Oggi
le cose non vanno certo meglio, ma nessuno sembra interessato a fermare la
catastrofe: "La Laguna continua a morire nell'indifferenza
collettiva". E visto che i politici su tutti questi temi fanno orecchie da
mercante bipartisan, ecco che Adriano, con i suoi ragionamenti strampalati solo
in apparenza, fa da catalizzatore di un buon senso civico di cui la gente
sembra essere più che mai affamata. Non a caso, sapendo della sua presenza,
ieri sono sbarcati al Lido i comitati di "No Dal Molin" che
contestano il progetto di ampliamento della base Usa di Vicenza e anche quelli
di "No Mose", contrari alle dighe mobili in Laguna. Tutti uniti fuori
dal Palazzo del Cinema a invocare il "leader" Celentano cantando in
coro "Yuppi Du". Giuseppina Manin GUARDA Celentano a Venezia su
www.corriere.it.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 2 Il premier a Napoli: "Il voto agli immigrati non è nel
programma" di Gian Maria De Francesco Il Presidente del Consiglio: "Non
c'è alcuna iniziativa legislativa su questo tema all'ordine del giorno". E
sui teppisti nel calcio: "Non ci sarà tolleranza, lo Stato tornerà a fare
lo Stato". Voto agli immigrati, dì la tua sul blog Napoli - Il diritto di
voto alle elezioni amministrative per gli immigrati regolari da lungo tempo
residenti in Italia non è "un tema in agenda" perché non è contenuto
nel programma del Popolo della libertà. Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, esclude qualsiasi possibilità di approvazione della proposta del
leader del Pd, Walter Veltroni, e sulla quale il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, mercoledì scorso si era dichiarato non pregiudizialmente
ostile. "Questo tema non è nel nostro programma. Fini ha espresso un suo
parere", ha spiegato il premier nel corso di una conferenza stampa a
Napoli dove ha presieduto un vertice sui rifiuti in Campania. "Non mi
risulta che la concessione del voto ai cittadini stranieri sia all'ordine del
giorno del Parlamento", ha aggiunto ricordando che Maurizio Gasparri,
"presidente dei senatori del Pdl, partito in cui An è confluita"
aveva espresso analoghe valutazioni dell'apertura di Gianfranco Fini. Ma
l'ottava visita napoletana del premier aveva ben altro scopo: verificare i
progressi compiuti in Campania nella gestione del ciclo dei rifiuti a un mese e
mezzo dalla fine dello stato di emergenza. "La grande difficoltà è alle
spalle, e ora tutto procede per il meglio", ha esordito Berlusconi
sottolineando che "eravamo con il fiato sospeso ma la Campania è rimasta
pulita come era il 18 luglio". In Campania, ha assicurato, ci saranno in
futuro discariche sufficienti per tutti i Comuni. Berlusconi, infatti, ha
esaminato ieri la situazione di tutti i siti previsti per il conferimento dei
rifiuti incontrando anche i sindaci di Andretta, Serre, e Terzino, ancora
esitanti nel concedere il via libera. "Terremo conto di quanto ci hanno
detto con “passione” e daremo una risposta a giorni", ha aggiunto
Berlusconi precisando che "si dovrà verificare se vi sarà un accordo o se
dovremo registrare delle rinunce e, pertanto, individuare dei siti
alternativi". Il presidente del Consiglio ha tuttavia puntualizzato che
"le discariche di oggi non portano alcun danno all'ambiente" e ha
mostrato alla stampa un'immagine computerizzata relativa al futuro del sito di
Chiaiano simile alla "montagnetta" di Milano. "Da cicatrici
possono nascere parchi", ha concluso anticipando che a giorni sarà indetto
l'appalto per il termovalorizzatore di Napoli, mentre la prima linea dell'impianto
di Acerra entrerà in funzione già da gennaio. La presenza a Napoli non poteva
sottrarre il premier dal pronunciarsi sugli episodi di violenza commessi dai
tifosi della squadra di calcio. "Dispiace - ha rilevato - che per colpa di
una minoranza violenta venga ancora deturpata l'immagine di Napoli". Il
governo, però, continuerà a seguire la linea della tolleranza zero.
"Contro i tifosi violenti - ha ribadito - seguiremo il metodo usato contro
i rifiuti: lo Stato riprenderà a fare lo Stato e contro chi confonde il tifo
col teppismo non avremo alcuna tolleranza". Perciò nessuna deroga al
divieto di trasferte organizzate Berlusconi, che sul tema si è tenuto sempre in
contatto con il ministro dell'Interno Maroni, intende però "copiare"
qualche ingrediente della ricetta inglese che ha consentito di frenare le
intemperanze degli hooligans. La lotta ai criminali dello sport, però, non deve
penalizzare coloro che nel calcio investono come il patron partenopeo Aurelio
De Laurentiis. "Non credo sia giusto ricorrere alla responsabilità
oggettiva nei confronti della società Calcio Napoli", ha concluso.
Incassato con soddisfazione il via libera Ue alla nuova normativa in materia di
sicurezza e impronte digitali ("non avevo alcun dubbio, ero certo di
questo responso"), Berlusconi ha voluto togliersi qualche sassolino dalla
scarpa nei confronti di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema
che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si
commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma
Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha
fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi
interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia.
Cori e ringraziamenti per aver liberato Napoli dalla "monnezza" si
sono susseguiti per tutto il tragitto. Durante il quale Berlusconi si è
lasciato fotografare accanto a una coppia di giovani sposi suoi fan. "Mi
raccomando, picchialo se fa il cattivo", ha scherzato con la neosposa. E
al ritorno ha trovato in prefettura anche un vassoio con dieci granite, portate
da un ambulante che voleva un autografo sulla maglietta del fratello, tifoso
milanista. Infine, interpellato da un giornalista, il premier ha assicurato il
suo impegno a favore del negletto Forum delle Culture di Napoli. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del 2008-09-05 pagina 1 Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 di
Redazione Sette giorni per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I
protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario -
si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11
settembre. Il clima, fanno sapere però le parti dopo l'incontro di ieri,
è positivo nonostante i mugugni del leader Cgil. Tanto che Maurizio Sacconi può
dire che l'offerta della Cai è "credibile e ambiziosa" e che
"gli esuberi previsti dal piano sono meno del previsto". La nuova
compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbero 14.250 addetti, con 3.250
lavoratori in eccesso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
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"Premesse non buone per il rilancio" *Alitalia, Scajola a
Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio
nella Cai? Guarda tutti i correlati.
( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
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L'INTERVISTA Paolo
Maras (Sdl): "Non è un piano di vero rilancio" Fr. Pi. Paolo Maras
non è un sindacalista di professione. E' un assistente di volo in servizio
attivo, ma ieri siedeva al tavolo delle trattative, con davanti i ministri e i
candidati ad essere i suoi futuri datori di lavoro. E' uno dei coordinatori
nazionali dell'Sdl, prima noto come Sulta. E' il piano che ti aspettavi?
Sarebbe ipocrita dire il contrario. Di questo piano si è parlato da agosto in
avanti e alla fine si è verificato che i numeri apparsi sui giornali sono stati
sostanzialmente confermati, sia in termini di flotta che di perimetro
aziendale. Rispetto al piano Air France, ci sono differenze significative? Ci
potrebbero essere delle differenze, se la famosa "vocazione" ad operare
in modo adeguato - sia sul medio che sul lungo raggio - venisse riconfermata
davvero. Ci sembra che venga però abbastanza smentita. E' vero, ci sono
numericamente dei collegamenti in più, ma veniamo anche da una situazione
veramente asfittica. Banalmente, ci potrebbero chiedere: "cosa ti
aspettavi? questa è una compagnia fallita". Il ragionamento è più
complicato. Se le criticità che hanno portato Alitalia in queste condizioni - per non
dire degli errori clamorosi di strategia industriale - sono la scarsa quota di
mercato, la concorrenza low cost e l'assolutamente residuale attività di lungo
raggio, allora la domanda legittima è: condividendo queste critiche, come mai
si costruisce un piano - partendo da condizioni di assoluto vantaggio:
un'azienda ripulita da debiti e zavorre - che ripercorre la stessa strada? Si
prefigura forse un'attività pregiata sul territorio nazionale da offrire come
appannaggio al famoso "partner straniero"? Il solito piano degli
ultimi 15 anni... Francamente mi sembra che ci sia continuità L'unica
differenza è nell'unificazione con AirOne, che aumenta la massa critica oltre
la soglia pericolosa del 30% del mercato interno, cui si era scesi negli ultimi
tempi. Con questa operazione ci si posiziona intorno al 55%, che dovrebbe
consentire un potere contrattuale migliore, allineando una serie di costi con
quelli dei competitori. Alitalia ha pagato fin qui
prezzi superiori a quelli delle low cost. Le grandi compagnie di bandiera hanno
quote "domestiche" anche superiori. Dipende dalle vocazioni. Nel caso
di British Airways - circa il 25% - c'è una missione da polo di collegamento
intercontinentale. Sul solo Nord America, con collegamenti diretti, raggiunge
21 città. Nel futuro della nuova Alitalia c'è
l'obiettivo di appena 16 collegamenti sull'intero pianeta. Quanto tiene la
ritrovata unità sindacale degli ultimi giorni? Ci sono delle articolazioni
anche marcate. Appare impossibile non cogliere il dato che - per alcune sigle -
c'è un consenso già assegnato al piano. Edulcorato da preoccupazioni che ogni
sindacato deve mettere avanti: massima tutela per chi esce, garanzie di
accompagnamento, ecc. Ma in un quadro che lascia trasparire l'accettazione di
fatto dei confini posti dalla controparte. Su che cosa vi rivedrete oggi?
Sulle commissioni annunciate da Sacconi o ancora sul piano industriale? Noi
stiamo a quanto promesso dal governo: un confronto vero, sia pure in tempi
strettissimi. Riteniamo che il confronto sul "piano" non sia che
all'inizio. Non significa che richiederà tempi biblici, ma un confronto è fatto
di risposte alle critiche avanzate dal sindacato. Perché incidono anche sulle
prospettive industriali. Quando ci sarà effettiva chiarezza su dimensione,
prospettive, capacità operativa, allora parleremo anche di contratti. Il
contrario sarebbe innaturale. Quando parliamo di "perimetro
aziendale" stiamo parlando di carne e sangue della gente che lavora.
Quindi i numeri detti da Sacconi... Li ha forniti soprattutto l'ing. Sabelli.
Ma in modo talmente frettoloso e abborracciato da impedirmi francamente una
valutazione compiuta. Se si parla di persone tocca invece avere chiarezza
assoluta.
( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 05 Set
2008 Edizione 185 del 05-09-2008 Se fallisce il Piano
Fenice qualcuno dovrà portare i registri in tribunale Due alternative per Alitalia La Compagnia aerea italiana
deve avere come priorità la ricerca e l'individuazione di un partner straniero
che sia robusto ed affidabile di Maurizio Bonanni Si salvi chi può! Parlando di
Alitalia che affonda (casse
vuote e debiti insostenibili), le alternative sono davvero pochine. O
passa il Piano Fenice di Passera & Co., oppure qualcuno dovrà pure portare
i libri in tribunale, con tutto quello che ne consegue, in termini di
mantenimento dei livelli occupazionali e delle residue speranze di tenere alto
nei cieli il vessillo tricolore, anche se decisamente logoro e sbiadito, in
quanto dovrà fare "merging" con qualcuno che voli più alto di noi...
Ma, a conti fatti, anche l'opposizione non sembra più strillare così tanto e
così forte, denunciando la vena millantatoria del Cavaliere, a proposito di una
"soluzione italiana" per Alitalia, soluzione
che pure oggi esiste, anche se, forse (anzi, di certo), non servirà a tenere in
piedi una compagnia nazionale di bandiera, ma che, verosimilmente, rappresenta
fin da ora un'alternativa imprenditoriale credibile, benché costellata da mille
dubbi ed incertezze, che riguardano la fusione con Air One, la
"multipolarità" e l'abbandono dell'idea di individuare uno o più
"hub" sul territorio nazionale. Una cosa pare certa: grazie al
coinvolgimento del Tesoro, per il contribuente italiano, alla fine, la bolletta
sarà comunque salata, dato che si parla di 700 milioni di euro andati in fumo!
E, poi: saranno davvero restituiti i 300 milioni di prestito fittizio? Per
fortuna che a Bruxelles c'è Tajani a mettere qualche pezza. Il Governo, quindi,
ha giocato la sua parte (politica). Inutile pretendere che ingerisca nelle
questioni più squisitamente tecniche, come quella degli "hub", la cui
eventuale definizione deve scaturire da altri ragionamenti a carattere
privatistico sulla redditività dell'investimento (salvataggio/acquisto di Alitalia). Anche l'agognata "liberalizzazione"
degli slot (più volgarmente: quella misura che consentirebbe di allargare ad
altre compagnie concorrenti il mercato degli scali e delle tratte appetibili,
come la Milano-Roma), non può che rappresentare un elemento fondamentale del
piano di rilancio, che verrà deciso soltanto quando le tessere più importanti
dell'accordo saranno sistemate nel complesso mosaico delle compartecipazioni.
Politicamente, direi che Lega e Pdl stanno dando buona prova del loro senso di
responsabilità, evitando pericolose fughe in avanti, anche perché si comincia a
far sentire il rullare di tamburi dei piccoli scali aeroportuali del Sud,
gravemente carenti di investimenti e di risorse fresche, oltre che penalizzati
come creditori dal quasi(?) fallimento di Alitalia. Ma
la cosa più importante, che tutti sanno da sempre, è costituita dalla ricerca
di un partner straniero "robusto" ed affidabile (che non faccia da
Mangiafuoco, però, sulle residue speranze di autonomia della nuova
Compagnia..), senza il quale la "Cai", o chi per lei, non potrebbe
sopravvivere, in un mercato altamente competitivo ed a "massa
critica" elevata (nel senso della remuneratività delle rotte, degli scali,
del costo dei carburanti e del personale di terra e di volo?). Dove guardare,
quindi? Verso Air France, Lufthansa o British Airwais? L'unica soluzione, anche
a mio avviso, è quella di mettere, in qualche modo, i nostri potenziali
partners europei in concorrenza tra di loro, per spuntare il prezzo del miglior
offerente, nella ricerca dell'indispensabile "socio". Ciò
consentirebbe, infatti, di portare a casa un numero più elevato di posti di
lavoro e, con questi, la pace sindacale, senza la quale qualsiasi iniziativa di
salvataggio è destinata al fallimento! Certo, così come stanno le cose, British
Airwais rappresenta un pretendente di peso. Con qualche controindicazione,
però. Infatti, benché sia indubbio il suo obiettivo interesse a contrastare Air
France nella conquista delle rotte mediterranee, è pur vero che una sua
partecipazione minoritaria al pacchetto azionario della Cai le permetterebbe
una lettura dall'interno dei libri contabili di Alitalia,
per capire bene se ci sia stata o no violazione delle norme comunitarie sugli
aiuti di stato, visto che British Airwais è già nel mirino dell'Antitrust di
Bruxelles, per le sue alleanze australiane ed americane. Ma nessuno pensi di
lanciare in alto la monetina facendo scegliere al caso o, ancora peggio, al
"feeling" latino, a danno della "Perfida Albione" di
sempre. Anche perché i tedeschi non intendono stare a guardare e tutto dipende
da quanti nostri aerei, alla fine, solcheranno i cieli di tutto il mondo,
continuando a portare a questo paese l'oro bianco (o multicolored) della manna
del turismo internazionale.
( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 05 Set 2008
Edizione 185 del 05-09-2008 Ha ragione Brunetta Il re sindacale è proprio nudo
di Arturo Diaconale In passato sarebbe stato crocifisso e costretto a
rassegnare in gran fretta le dimissioni. Adesso, invece, Renato Brunetta rimane
saldamente al suo posto. E può tranquillamente registrare
che contro la sua affermazione secondo cui sulla vicenda Alitalia si può anche fare a meno della
concertazione con i sindacati, si sono avute solo poche proteste di maniera.
Qualche dirigente sindacale ha parlato di "provocazione fuori luogo".
Qualche isolato esponente della maggioranza, come Stefano Saglia di An, ha
invitato il ministro a "mordersi la lingua" prima di parlare.
Insomma, poco o niente. Al punto che la più decisa critica nei confronti di
Brunetta è venuta da un corsivo de "La Stampa", il giornale
controllato dalla famiglia Agnelli e diretto da Giulio Anselmi, grondante
sdegno, condanna ed esecrazione per l'attentato compito dall'esponente di Forza
Italia alla sacralità dei sindacati.ì La ragione di questa differenza del
presente rispetto al passato è che l'affermazione di Brunetta sarà stata anche
brutale ma ha colto perfettamente nel segno. Dei sindacati si può fare anche a
meno. Perché non rappresentano più la maggioranza dei lavoratori ma solo la
maggioranza dei pensionati. Perché la società italiana è profondamente cambiata
rispetto all'ultimo trentennio del secolo scorso e non ci sono più le
condizioni per consentire al sindacato di rappresentare il quarto potere
effettivo dello stato. E, soprattutto, perché il movimento sindacale si è
talmente adagiato nel suo ruolo politico da non sapere più svolgere il proprio
mestiere originario. L'osservazione di Dario Di Vico secondo cui ai più forti
sindacati di Europa come quelli italiani corrispondono i salari più bassi del
vecchio Continente è fin troppo illuminante di quanto Cgil, Cisl e Uil possano
essere caduti in basso. A Brunetta, quindi, si può forse rimproverare di
parlare un linguaggio troppo crudo. Ma nessuno può rimproverare di essersi
comportato come il bambino della favola e di aver osservato che "il re è
nudo". Il vecchio potere di veto e di condizionamento che i sindacati
avevano ottenuto da un potere politico debole, dai capitalisti privi di
capitale ma assistiti dallo stato e soprattutto dalla comune convinzione che i
costi dell'immobilismo sarebbero stati comunque scaricati sul debito pubblico,
non esiste più. Al suo posto c'è l'esatto contrario. Cioè la consapevolezza
generale che la crisi incalzante azzera veti e condizionamenti perché, come nel
caso dell'Alitalia, pone come alternativa secca o la
corresponsabilizzazione nei confronti dei sacrifici o la morte delle aziende e
la scomparsa del lavoro. I vertici dei sindacati confederali (ma quelli di Cisl
e Uil sono più avanzati e consapevoli di quelli della Cgil) possono anche
rifiutare di prendere atto di questa realtà. E continuare nella difesa ad
oltranza dei loro vecchi poteri nella speranza di far saltare gli attuali
equilibri politici attraverso l'aggravamento e l'accelerazione della crisi. Ma corrono
il rischio di perdere definitivamente il consenso dei lavoratori e di
abbandonare del tutto la scena pubblica del paese. Viceversa, se si rendono
conto della loro sostanziale ininfluenza, possono contribuire all'azione di
risanamento e di rilancio dell'economia nazionale tornando a svolgere
quell'azione di tutela concreta degli interessi dei lavoratori per cui sono
nati.
( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 05 Set
2008 Edizione 185 del 05-09-2008 Al Governatore Pd piace la berlusconiana
cordata per la compagnia Quel labile confine tra la destra e la sinistra che
non c'è L'antiberlusconismo definisce tutto ciò che non è destra il resto è un
catalogo vintage di Marco Taradash Il caso Marrazzo, la sua
decisione di richiedere di partecipare alla berlusconianissima operazione Alitalia a nome della Regione Lazio che
presiede in nome e per conto del PD, non è che l'episodio più recente di un
serial politico che potrebbe intitolarsi "Lost". La protagonista è la
sinistra italiana nel suo complesso, precipitata senza capirci molto nella
Seconda Repubblica. Se i sopravvissuti della catastrofe aerea televisiva
fuggono la nube nera che grava sulla loro isola per non guardare in faccia le
paure e gli incubi della loro vita passata che essa contiene, la sinistra da
quasi due decenni a questa parte sembra accecata da un fumo nero di memorie che
la paralizzano o ne rendono scomposti i movimenti. E alla fine l'unico fattore
unificante del suo partito egemone, il PD, sembra il potere che ancora la sigla
permette di gestire. Cosa manca all'Italia per essere un paese normale? Ora che
abbiamo finalmente una destra di governo, ci manca la sinistra. Qualche decina
di anni fa la situazione era più semplice: per essere un paese normale
all'Italia mancava tutto, persino il concetto di paese. Da una parte una
sinistra legata a Mosca, dall'altra una destra che si definiva di centro e che
aveva nel Vaticano il punto di riferimento politico e culturale. L'Italia del
secondo dopoguerra non era uno stato occidentale come gli altri ma un
contenitore di partiti che neppure si preoccupavano di dargli una fisionomia.
Flaiano sintetizzò limpidamente la situazione sul "Mondo", annata
1956: "Abbiamo da una parte il forte partito comunista che ha per scopo di
spiegarci, con un ritardo di dieci anni, quel che ci succederebbe se si
instaurasse qui un governo comunista, come se noi non lo sapessimo. Oggi il
comunista è un partito conservatore e reazionario, che non vuol fare
rivoluzioni e si accontenta che gli altri partiti lo credano capace di
farlo". Sull'altro versante c'era "Un partito confessionale-economico,
talmente vasto che lo si potrebbe scambiare per la volontà degli italiani, se
non sapessimo che a dirigerlo è una volontà che ha sempre avversata l'idea
stessa di un'Italia libera... Un partito fortemente involuzionario". Oggi
non è più così, a destra. Berlusconi ha creato un partito di destra
occidentale, alle volte molto conservatore, alle volte un po' liberale, come
tutti gli altri. A occupare lo spazio della sinistra c'è invece qualcosa di
indecifrabile, che nessuno sa bene dove collocare. Intanto: dove sta la destra
e dove la sinistra? Dipende. Dal punto di osservazione. Di fronte o di spalle?
Rosy Bindi o Di Pietro? E qual è la fronte e quale la schiena? Per fortuna
l'antiberlusconismo definisce oggi tutto ciò che non è destra, a parte Storace.
Il resto è un catalogo vintage: un vecchio partito comunista guidato da un
politico che può vantare come maggiore successo il rilascio di Silvia Baraldini
dalle carceri americane; un nuovo partito della rifondazione comunista,
attualmente senza guida, impegnato nella ricerca della nonviolenza attraverso
il sostegno ai movimenti terroristi internazionali. Infine un nuovissimo e
consistente Partito Democratico che cerca di trarre linfa dalla fusione dei
rami attivi derivati dalla liquidazione delle "bad companies" comunista
e democristiana. Oggi ci si interroga sul ruolo del suo leader, Veltroni. E'
famoso per la sua ambiguità, per i suoi "ma anche". Vero, ma
cos'altro potrebbe dire o fare il segretario di un partito la cui metà degli
iscritti soffre di allergia per le idee, i costumi e gli inni
("l'internazionale" ? avete presente?) dell'altra metà, la quale
disinteressatamente contraccambia? Se il nuovo poi sono i Calearo o i
Colaninno, figure emergenti a sinistra (ma non vi viene da ridere?) stiamo
freschi. Quel che pensa sull'Alitalia l'ex presidente
dei giovani confindustriali e ora ministro ombra del Pd, Matteo Colaninno, lo
abbiamo capito: "Tengo famiglia" (tradotto dalla lingua ombra). Di
Calearo abbiamo conosciuto indirettamente il pensiero politico profondo tra le
righe di un'intervista di Repubblica sempre sul caso Alitalia:
"E' appena tornato dalle sue prime vacanze cubane e assicura che non ci
ritornerà. Perché ? spiega - c'è di meglio del comunismo". Viene da
pensare. Forse Calearo ha ritenuto suo dovere da "uomo nuovo" della
sinistra recarsi a Cuba? Forse non sapeva che c'era il comunismo? Forse non
sapeva bene cosa fosse il comunismo? Non c'è altra spiegazione. Tra i Calearo,
i Colaninno e le ovazioni della festa democratica a Di Pietro con immediato contrordine
compagni sulla riforma della giustizia, non sarebbe l'ora che qualcuno a
sinistra trovasse il coraggio di passare attraverso il "fumo nero"?.
( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 05 Set
2008 Edizione 185 del 05-09-2008 INIZIATA LA TRATTATIVA SI ANDRA' AVANTI FINO A
GIOVEDì L'A.d. della nuova compagnia offre ai sindacati 3.200 esuberi di
Alessandra Mieli E'cominciato un confronto serrato che tassativamente (sperano)
si concluderà il prossimo giovedì. Il neo amministratore delegato di Compagnia
Aerea Italiana (Cai), Rocco Sabelli, e il presidente Roberto Colaninno hanno
iniziato a mettere le carte sul tavolo. Quest'ultimo, prima di incontrare i
rappresentanti dei lavoratori, nella mattinata di ieri, è stato ricevuto a
Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Nel corso dell'incontro, presente fra gli altri anche il ministro dello
Sviluppo, Claudio Scajola, si sarebbe fatto il punto sulla vicenda Alitalia. I sindacati intanto si preparavano alla battaglia
con l'obiettivo di ridurre gli esuberi sotto quota 4.500. E, stando a quanto a
dichiarato dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il punto è stato
raggiunto. La nuova Alitalia che metterà insieme le
attività della vecchia compagnia e di Air One (insieme contavano 17.500
dipendenti) occuperà 14.250 persone, mentre gli esuberi saranno 3.250 addetti.
Sacconi ha spiegato che 11.500 addetti sono riassunti attraverso il piano
industriale, 700 arrivano dalla cosiddetta "zona grigia", 1.600
saranno gli addetti alla manutenzione e 450 quelli del cargo. Il piano Fenice,
predisposto da Intesa SanPaolo, e illustrato dall'a.d. di Cai, Sabelli, punta a
un fatturato di 4,8 miliardi e al pareggio operativo entro due anni. Cai ha una
capitalizzazione iniziale di almeno un miliardo". Il valore complessivo
della nuova flotta è stato poi indicato in 4,2 miliardi. La
nuova Alitalia inizierà la
propria attività partendo dalla quota di mercato di Alitalia e AirOne sul mercato domestico, valutata nel 56%. La flotta
della nuova compagnia passerà dagli attuali 238 aeromobili di cui dispongono
attualmente Alitalia e
AirOne a 153 aeromobili nel 2009, per attestarsi a 158 nel 2013. Quanto
alle destinazioni che raggiungerà la nuova Alitalia
saranno complessivamente 24 nel mercato domestico includendo anche quelle che
sono attualmente di AirOne. Saranno quattro le nuove basi in Italia: Napoli,
Catania, Venezia e Torino. Lo scalo di Linate sarà dedicato esclusivamente alla
tratta Roma-Milano. Quanto allo sviluppo nell'intercontinentale sono state
indicate 16 destinazioni. Previsto anche il completo rinnovamento della flotta
con 60 nuovi aerei nell'arco di 4-5 anni, per un valore complessivo di 2 mld di
euro. L'obiettivo indicato da Sabelli è quello di "massimizzare le
sinergie con AirOne, evitando sovrapposizioni, ed aumentando le rotte nel breve
e medio raggio". La "newco" appositamente costituita
"acquisterà dalla vecchia Alitalia 43 aerei per
772 milioni, accollandosi debiti per 522 milioni". Il documento, che potrà
essere modificato in sede di trattativa fra la nuova società ed il commissario
straordinario, Augusto Fantozzi, prevede anche che "la newco"
accenderà un nuovo finanziamento sull'unico aereo non ipotecato per circa 11
milioni". La nuova società dovrebbe quindi operare alla fine con 43 aerei di
proprietà e 110 in leasing operativo. Ma la nuova flotta sarà costituita da 137
aerei nel 2009, per arrivare poi a 158 nel 2013. Nella nuova compagnia aerea
non sono ricompresi cargo e manutenzione pesante, ha detto l'amministrazione di
Cai, Rocco Sabelli aggiungendo che da valutare è il destino di servizi
amministrativi, call center e It. Il resto rientra nel perimetro. Questi sono i
primi numeri usciti dal confronto, ma i target del piano di salvataggio di Alitalia, indicati da Sabelli, "sono ancora troppo
timidi" stando a quanto osserva il leader della Uil, Luigi Angeletti,
sottolineando che "fatturato e passeggeri possono essere ulteriormente
incrementati". L'illustrazione del piano, ha spiegato ancora il numero uno
del sindacato di via Lucullo, "ha fugato alcune preoccupazioni: perché
siano fugate per tutti, considero utile un patto esplicito in cui sia
menzionato l'impegno dell'acquirente e degli investitori a mantenere
l'investimento per un congruo numero di anni". Secondo Angeletti, a questo
punto, "occorre lavorare in modo continuativo se si vuole provare a
chiudere giovedì". Sul fronte finanziario bisogna annotare che, sospesa in
Borsa da 4 mesi, Alitalia è destinata a non tornarci
più se non tramite la quotazione di Cai. L'ultima seduta in cui il titolo è
stato scambiato in Borsa è stata quella dello scorso 3 giugno. Lo stop alle
contrattazioni era stato deciso in coincidenza con il conferimento del mandato
all'advisor Intesa SanPaolo che, per decisione del Consiglio dei Ministri,
comportava anche la sospensione degli obblighi di informazione al mercato.
Prima della sospensione dalle contrattazioni di Piazza Affari, il titolo aveva
vissuto per 2 mesi nel limbo. Ora i vecchi azionisti non potranno più scambiare
il titolo rimasto in portafoglio, a causa della sospensione in Borsa. Anche se
"i piccoli risparmiatori saranno tutelati", come ha dichiarato il
Ministro Giulio Tremonti seppure con modalità che però restano ancora da
definire. Tra le ipotesi l'assegnazione di warrant ai vecchi soci che potranno
essere convertiti in azioni della nuova società. Un'operazione che comunque non
potrà avvenire prima del ritiro dal listino il titolo della vecchia Alitalia.
( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 212 del
2008-09-05 pagina 0 Alitalia, sette giorni per
chiudere l'intesa di Gian Battista Bozzo Rocco Sabelli presenta ai sindacati il
dossier Fenice: ok di Cisl e Uil. Il ministro Sacconi: gran parte dei
lavoratori restano occupati. Bonanni sollecita garanzie per evitare scalate
all'estero alla compagnia. La nuova compagnia sarà più piccola ma andrà ovunque
Roma - Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa sindacale sul piano
Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia
- cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in
un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre. Un
termine perentorio, senza possibilità di rinvii. Il clima, fanno sapere però le
parti al termine dell'incontro di ieri, è positivo nonostante i mugugni di
Guglielmo Epifani che era assente ieri dal tavolo al ministero del Welfare.
Tanto che Maurizio Sacconi può dire che l'offerta presentata
dall'amministratore delegato della Cai, Rocco Sabelli, è "credibile e
ambiziosa" e che "gran parte dei 17.500 occupati
stabili in Alitalia e Air
One potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del
previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe
14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso. Protagonista della
prima giornata di trattativa è stato il piano industriale illustrato da
Sabelli. Il manager ha descritto la nuova compagnia in termini di aeroplani
(che diventeranno 158 nel 2013, con l'acquisto di 60 apparecchi nuovi in
quattro-cinque anni), rotte (65 le destinazioni complessive, di cui 16
intercontinentali), scali (con Linate che diventerà la base per la tratta
Milano-Roma), una prospettiva di ritorno al pareggio di bilancio in due anni
senza bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti. "Non siamo qui per fare
una low cost - chiarisce Sabelli - ma per coprire le rotte a breve, medio e
lungo raggio". La Nuova Alitalia raggiungerà una
quota del 56% del traffico nazionale. Cargo e manutenzione pesante restano
"fuori dal perimetro aziendale"; da valutare la sorte dei call center
e dei servizi informatici. Quanto agli esuberi, è stato Sacconi a informare i
sindacati che resteranno occupati 14.250 dipendenti, 3.250 in meno delle
vecchie Alitalia e Air One messe insieme: 11.500
addetti, più 1.600 alla manutenzione e 450 al settore cargo che saranno gestiti
in outsourcing; infine, 700 addetti ai call center e ai servizi informatici
restano in una "zona grigia", non avendo il piano ancora deciso in
proposito. Non dovrebbero invece trovare ricollocazione i contratti a termine.
Prima dell'incontro al ministero del Welfare del piano Fenice hanno discusso,
in una riunione mattutina che avrebbe dovuto restare riservata, il
sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e i leader di Cgil, Cisl e Uil.
Guglielmo Epifani, che non ha partecipato al vertice di ieri, annuncia per il
pomeriggio di oggi la risposta della Cgil. Al termine delle quattro ore di
confronto, i commenti sono per lo più improntati a un prudente ottimismo.
"Tutto sommato non si parte con il piede sbagliato - commenta il
segretario della Cisl, Raffaele Bonanni -: siamo al di sotto di altre soluzioni
prospettate mesi fa, ma questo non vuol dire che non faremo una verifica punto
per punto". Bonanni chiede l'inserimento di clausole di salvaguardia per
garantire l'italianità della nuova compagnia, impedendo scalate estere. Anche
il segretario della Uil, Luigi Angeletti, richiede un impegno esplicito di
stabilità societaria. Per i piloti dell'Anpac è positivo l'atteggiamento del
governo e dei prossimi azionisti, ma non è corretto l'abbandono del settore
cargo e lo scarso numero di aerei destinati alle rotte intercontinentali. Da
oggi pomeriggio si riprende a ritmo serrato, con commissioni che esamineranno
le diverse questioni aperte. I tempi sono stretti, il commissario Fantozzi ha
chiesto che tutto si concluda giovedì prossimo, perchè l'offerta Cai scade il
30 settembre. "Mi pare che i sindacati abbiano accolto il piano in modo
costruttivo - commenta il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli - e
sono quindi fiducioso che il negoziato si concluda rapidamente".
Tutt'altra conclusione prevede Walter Veltroni: per il leader del Pd, "la
vicenda finirà con l'Alitalia regalata dal governo a
una grande compagnia estera". Mentre il commissario europeo ai Trasporti,
Antonio Tajani, non esclude che Bruxelles debba chiedere al governo chiarimenti
sul decreto di salvataggio varato la scorsa settimana. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
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Cronaca
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( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
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il salvataggio Alitalia Colaninno dentro, Marrazzo sogna,
Veltroni dice no Una corsa senza fine, rotolando giù verso il burrone. è
l'immagine impietosa del Pd che stride di fronte al nuovo look di Alitalia. Già, la
compagnia aerea che sembrava fallita o svenduta ai francesi di AirFrance-Klm
riprende quota grazie al governo Berlusconi. Mentre un'altra compagnia, quella
del "si può fare", precipita nel mare delle contraddizioni. Rotti gli
argini, nel Pd ognuno si sente in dovere di affermare il contrario di ciò che
un attimo prima aveva sentenziato il compagno di sventura (e di partito). Così
questo clima di "si salvi chi può" riesce a far congelare il
pensiero, spesso brillante, di uno dei migliori piloti del Pd come Pierluigi
Bersani. "Solo per fare bella figura Berlusconi spende e spande i soldi
dei contribuenti italiani. Tra i 5 miliardi di euro da dare alla Libia e i
quelli buttati su Alitalia - afferma il ministro ombra
del Pd - il premier si sta pagando degli spot con i soldi presi dalle tasche
dei contribuenti italiani". Berlusconi vola alto, etichettando "prive
di fondamento" le critiche avanzate dal Pd. O meglio. Parte del Pd. Niente
da fare. Bersani atterra ancora fuori pista. "Per quel che mi riguarda se
le battute sui costi della vicenda Alitalia sono prive
di fondamento - ribadisce il responsabile economico del Pd - allora il
presidente del Consiglio venga in Parlamento o mandi, finalmente, un ministro e
si discuta davanti a tutti e fino in fondo". Fino in fondo. Proprio dove
vuole sprofondare il Pd. Se Veltroni ha già definito la nuova Alitalia "una compagnia di bandierina" ecco allora
sventolare all'orizzonte una velina dell'ex presidente del Senato, Franco
Marini. "I sindacati hanno il diritto e il dovere di esaminare e
approfondire il piano industriale - afferma Marini - ma poi, al punto in cui è
arrivata l'Alitalia, per me devono cercare il punto di
intesa. O c'è solo il fallimento". Fallimento. Proprio quello del Pd su Alitalia. E non c'è nemmeno bisogno di portare i libri in
tribunale. Bastano le dichiarazioni dei suoi esponenti di spicco. Uno scossone
lo ha dato Piero Marrazzo, annunciando la disponibilià della Regione Lazio ad
entrare a far parte della nuova compagnia aerea italiana. Un fulmine a ciel
sereno. Che ha scatenato l'ennesima tempesta. "Capisco la preoccupazione
del presidente Marrazzo - tuona in un'intervista al Corriere della sera l'ex
ministro per gli Affari regionali ed esponente del Pd, Linda Lanzillotta - ma
non è con una partecipazione simbolica nella nuova società che si possono dare
garanzie ai lavoratori". E ancora. "Il piano di AirFrance garantiva
la concorrenza, questo nuovo non mi sembra". Ma Marrazzo tira dritto e
rilancia: "Sulla filosofia della mia proposta Roberto Colaninno si è
espresso positivamente". E che dire allora di Matteo Colaninno, altro
ministro ombra del Pd, che si ritrova come azionista nella nuova Alitalia guidata dal padre? Legittimo da ogni punto di
vista. Eccetto quello politico. In un contesto dove si può dire tutto e il
contrario di tutto ha ragione anche uno dei maggiori esperti di trasformismo
politico, il senatore del Pd Marco Follini: "La proposta di Marrazzo di
far entrare la Regione Lazio nella cordata Alitalia è
una spiegazione semplice e chiara delle ragioni per cui noi siamo
all'opposizione e Berlusconi al governo. Nella gara delle furbizie è ovvio che
il nostro destino è di arrivare sempre secondi". Forse troppo generoso.
Questo Pd non è certo da podio.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-09-2008)
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Politica Italiana
Pagina 107 Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi
Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo --> Sindacati
pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo Primo round tra governo e
sindacati sul salvataggio di Alitalia. Illustrato alle
nove sigle il Piano Fenice. ROMA Una base di 3.250 esuberi che potrebbe salire
a 3.950. C'è, infatti, un punto interrogativo sul destino dei 700 lavoratori di
call center, information technology e amministrazione di Alitalia.
La trattativa sul piano Fenice della Compagnia aerea italiana guidata da
Roberto Colaninno è partita ieri al ministero del Lavoro con una dead line
fissata dal ministro Maurizio Sacconi in giovedì prossimo, 11 settembre.
APERTURA I sindacati, che hanno accolto l'illustrazione del progetto mostrando
un'apertura di massima al confronto, intendono affrontare tutti i nodi senza
scadenze e comunque preferiscono rimandare a oggi un giudizio più ragionato. Ma
l'offerta della cordata di imprenditori reclutata da Intesa SanPaolo, advisor
per la privatizzazione, scade il 30 settembre. E incombe il rischio di
fallimento per la critica situazione finanziaria di Alitalia
che a fine mese potrebbe avere una cassa ridotta a 30-50 milioni. Così, il
commissario straordinario, Augusto Fantozzi, non avrebbe alternativa a portare
i libri in tribunale. Intanto, il Gruppo Banca Leonardo è stato nominato dal
ministro Scajola esperto indipendente per compiere la perizia sugli asset che
la Cai intende acquistare. I NUMERI Dai 17.500 lavoratori strutturali di Alitalia e AirOne (15.600 della prima e 1.900 della seconda)
14.250 saranno riassunti nel sistema Alitalia, cioè
fra la newco e le società che assorbiranno cargo e manutenzione ordinaria che
Colaninno punta ad esternalizzare, secondo quanto spiegato dal ministro del
Lavoro. Entreranno nella nuova Alitalia in 11.500, ha
indicato Sacconi all'avvio del tavolo con le nove sigle sindacali rappresentate
dai leader (assente solo il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani) a cui
hanno partecipato, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, Gianni Letta, i ministri Scajola, Matteoli, Ronchi, i vertici di Cai,
Colaninno e l'amministratore Rocco Sabelli. Gli 11.500 potrebbero salire a
12.200 se Cai deciderà di includere i 700 di quella che Sacconi ha chiamato la
zona grigia (call center, It e amministrazione, ricomprese in Az Servizi).
Pochi rischi sembrano esserci per i 450 piloti del Cargo visto "il forte
interesse" intorno all'attività mentre 1.600 lavoratori della manutenzione
dovrebbero trovare una collocazione in un'altra società. IL MERCATO Per la
nuova Alitalia c'è un progetto di leader domestico con
una quota di mercato del 56%, con un network completo fra breve, medio e lungo
raggio per 75 destinazioni con un totale di 153 aerei dal 2009. Lo scalo di
Milano Linate diventerebbe city airport per il collegamento con Roma-Fiumicino
e per la maggior parte delle 16 destinazioni intercontinentali si riaprirebbero
le porte di Malpensa. Una prospettiva che alcuni sindacati hanno interpretato
come tagliata più su un'alleanza con Lufthansa piuttosto che con Air
France-Klm. PRIME REAZIONI Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, non
si parte affatto con il piede sbagliato ma ogni nodo andrà affrontato
singolarmente; gli esuberi sono meno di quanti previsti da Air France. E se per
il segretario generale della Uil Luigi Angeletti la trattativa non sarà facile,
la leader dell'Ugl Renata Polverini vuole partire da 3.250 esuberi per scendere
e comunque chiede la garanzia che ciascun lavoratore dovrà essere ricollocato
anche perchè hanno un'alta qualificazione. E se l'assente Epifani ha annunciato
che darà una risposta oggi (la trattativa riprende alle 15), il suo segretario
confederale Fabrizio Solari ha ribadito che la situazione è complicata, c'è
molto da fare; il piano ha una sua razionalità ma deve garantire che questo
Paese sia collegato efficacemente con il resto del mondo. LA POLITICA Intanto,
a livello politico, è nuovo duello, a distanza, tra Silvio Berlusconi e Massimo
D'Alema. Il premier liquida con poche parole le critiche che gli sono state
mosse dall'ex ministro degli Esteri: "Si commentano da sole", dice.
Ma soprattutto, aggiunge, "sono infondate". Diciannove ore dopo
arriva così la replica a D'Alema che dal palco della festa dei Democratici (e
poi di nuovo in giornata) ha definito l'operazione Alitalia
come "grave e negativa" per l'alto numero di esuberi, fatta in barba
alle regole di mercato e pronta a scaricare tutto il peso sulle spalle degli
italiani. Non è vero, si inserisce il ministro ombra dell'Economia Pierluigi
Bersani, che i costi saranno pagati dai cittadini? "Alla fine - è la
convinzione di Walter Veltroni - la regaleranno a una compagnia estera".
"Tutta invidia", è la replica del sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Paolo Bonaiuti. Le accuse all'Esecutivo di voler mettere le mani
nelle tasche degli italiani non stanno in piedi: "Il governo delle
sinistre ha spinto ben oltre il 43% il prelievo fiscale sui cittadini - ricorda
Bonaiuti - e parla ancora?".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Italiana
Pagina 107 Berlusconi contro l'apertura di Fini a Veltroni. Ultras:
"Tolleranza zero, bisogna fare come gli inglesi" Voto agli immigrati?
Non è in programma Berlusconi contro l'apertura di Fini a Veltroni. Ultras:
"Tolleranza zero, bisogna fare come gli inglesi" --> NAPOLI
Concedere il voto agli immigrati "non è nel nostro programma". Silvio
Berlusconi, al termine della sua ottava visita a Napoli da Presidente del Consiglio,
anche questa dedicata allo smaltimento dei rifiuti, boccia senza mezzi termini
l'ipotesi avanzata da Gianfranco Fini. Quindi liquida
sdegnato gli attacchi del Pd al piano Alitalia messo a punto dal suo governo: "Critiche destituite di ogni
fondamento - le bolla Berlusconi - a cui non vale la pena rispondere". A
Napoli infuria la polemica sulla decisione del Viminale di negare ai tifosi
partenopei ogni trasferta per l'intero campionato. Su questo il premier
annuncia il pugno di ferro, appoggiando esplicitamente la linea della
"tolleranza zero" adottata dal ministro Roberto Maroni.
"Dispiace prendere atto che una minoranza di irresponsabili deturpi
l'immagine di una città. Ma anche su questo tema - sostiene - seguiremo il
metodo usato per i rifiuti. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato: contro chi
confonde il tifo con il teppismo non avremo nessuna tolleranza". Per porre
fine al problema, è la proposta di Berlusconi, bisognerà seguire anche da noi
la "ricetta inglese". "Là hanno sconfitto la piaga degli
hooligans, potrebbe funzionare anche da noi". Giunto in tarda mattinata il
premier incontra in Prefettura tre sindaci campani per discutere la costruzione
di discariche nel loro territorio. Le posizioni, riferisce lo stesso premier,
restano distanti, ma il dialogo continua: "Hanno esposto appassionatamente
le loro ragioni e noi abbiamo espresso con passione le nostre. Daremo loro
risposte ascoltando i pareri dei tecnici, ci rivedremo presto". Ma è solo
un particolare. Per il resto, il Cavaliere è soddisfatto per come stanno
andando le cose e non rinuncia a raccogliere l'applauso dei napoletani. A ora
di pranzo decide di scendere a piedi dalla Prefettura e passeggiare tra la
ressa dei fotografi e dei curiosi lungo via Chiaia. Prima di entrare nella
pizzeria storica "Brandi", incassa l'ennesimo bagno di folla ed è lì
che si fa fotografare con una coppia di sposi entusiasta. Torna in Prefettura,
incontra l'ultimo sindaco, quindi alle quattro e mezza raggiunge Palazzo
Salerno, quartier generale della struttura guidata dal sottosegretario Guido
Bertolaso, per una conferenza stampa. "Napoli - esordisce soddisfatto - è
una città pulita. Tutto procede secondo programma", dallo smaltimento,
alle gare d'appalto per la costruzione degli impianti, sino alla campagna di
sensibilizzazione per diffondere la raccolta differenziata. "Le grandi
difficoltà - assicura - sono alle nostre spalle. Ora però questa esperienza
napoletana può e deve essere monito per le altre regioni. Resta comunque la
nostra soddisfazione e il nostro ottimismo per i risultati ottenuti. Ci sono
resistenze da parte delle popolazioni locali, assolutamente prevedibili. Tutti
vorrebbero avere vicino casa un parco e non una discarica. Però questi nuovi
impianti non portano alcun nocumento all'ambiente. In più dalle cicatrici
possono nascere dei parchi". Infine Berlusconi dice la sua sulla polemica
politica a seguito dei fatti di domenica scorsi, sposando la linea dura del
Viminale: "In questi giorni sono stato costantemente in contatto con il
ministro Maroni e posso dirvi che tutto sta andando nella giusta direzione, con
il divieto per l'intera stagione alle trasferte organizzate dei tifosi
napoletani". Ciò, aggiunge, non vuol dire però che i singoli non possano
seguire la loro "squadra del cuore".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli Estate Pagina
11003 E venne il giorno del Molleggiato Celentano a Venezia spara su tutti:
omicidi bianchi, Alitalia, Pincio --> Celentano a
Venezia spara su tutti: omicidi bianchi, Alitalia,
Pincio DAL NOSTRO INVIATO SERGIO NAITZA Venezia. E venne il giorno del Molleggiato.
Atteso come un Messia, paragone che l'interessato non disdegna. E infatti dice:
"Mi piacerebbe fare un film sulla resurrezione di Gesù: è una idea,
chissà". Il look è quello di sempre: occhiali scuri, camicia nera aperta
sul petto dove dondola un crocefisso d'oro. Il tempo per la conferenza stampa è
di mezz'ora, uguale per tutti. Basterà? gli chiede il moderatore. "Uhm -
balbetta - se considerate che 25 minuti sono di pause, forse è poco". La
platea ride. Adriano Celentano è di ottimo umore, lo si capisce dal sorriso
equino che dispensa, e dal fatto che alla Mostra di Venezia lo trattano -
giustamente, perché lo è - da star. Ha l'onore, questo pomeriggio, di
consegnare il Leone alla carriera a Ermanno Olmi ("Scrivono che siamo una
strana coppia, non direi, la pensiamo allo stesso modo"); e soprattutto
presentare la versione restaurata di Yuppi Du , il film che girò proprio a
Venezia nel 1975 e che adesso il festival propone come evento speciale. La
ragione la spiega il direttore Marco Muller: "Oltre alla gioia di avere
Celentano, il suo film rappresenta la molteplicità di linguaggi espressivi che
è obiettivo della Biennale". Aggiunge due parole sulla modernità di Yuppi
Du e sulla sua attualità: "È stato il primo a parlare, 33 anni fa, di
morti sul lavoro". E subito legge un messaggio del presidente della
Repubblica Napolitano che ringrazia il Molleggiato per ricordarci questo triste
e tragico problema. Adriano alza un bicchier d'acqua e fa un brindisi a
Graziano Alonso. Si chiedono tutti: chi è? "Stavamo su una zattera, nelle
acque gelide del Ticino, era marzo. Sopra c'eravamo io, Charlotte Rampling,
alcuni della troupe, la macchina da presa. Per uno sbilanciamento improvviso la
zattera si rovesciò, finimmo in acqua. Per Graziano non ci fu niente da fare.
Yuppi Du è dedicato a lui", e solleva il calice commemorando la
"sua" morte bianca sul set. Problema che lo angustia. Ogni volta che
legge una notizia "resto sconvolto, mi prende un senso di
scoraggiamento". Di chi la colpa? "Dei datori di lavoro, quelli per i
quali la vita di un uomo non ha valore. E degli stessi operai quando se ne
infischiano delle norme di sicurezza". È una miccia a combustione lenta.
Da un momento all'altro tutti si aspettano che esploda il Celentano polemico,
provocatore. Il sermone politico-ecologico è nell'aria. Ancora qualche domanda
sul film. " Yuppi Du non invecchia - dice - è strano, naif, fra vent'anni
sarà ancora attuale. Ma è solo fortuna, non avevo calcolato nulla". Una
sulla scelta della Rampling. "L'avevo vista ne Il portiere di notte ma è
stata Claudia Mori a consigliarmela e a insistere. La incontrai, lei si
innamorò subito del copione". Il Celentano predicatore stenta a spuntare,
magari alla Mostra gli hanno messo le briglie e lui - che ha ogni tributo - non
vuole rompere le uova nel paniere. Nel suo cinema, gli chiedono, c'è una
influenza di maestri come Germi e Festa Campanile che l'hanno diretta? "Io
prima d'essere originale, copio. Ricordo che al cinema mi affascinava Clarke
Gable, e rifacevo i suoi movimenti, il suo modo di parlare. E che dire del tip
tap di Fred Astaire? C'è sempre qualcuno che arriva prima di te, l'importante è
che lo superi". Sembra che giri moscio l'incontro stampa. Celentano parla
del rapporto musica e cinema, "sono due grandi amori che si compensano,
del resto quando recito io canto e quando canto, recito". E sul restauro,
per il quale ringrazia Sky che l'ha finanziato (la prima tv andrà in onda
venerdì 12 settembre alle 21), dice d'aver solo aggiustato il montaggio della
scena dei fiammiferi ("perché doveva dare di più l'impressione che
Charlotte fosse un fantasma") e aggiunto qualche musica. Forse, come merce
di scambio, farà qualcosa sul satellite. "Mi piacerebbe, con Sky c'è
un'intesa ma non chiedetemi cosa, non lo so neppure io". Poi basta una
domanda apparentemente fuori luogo - cosa pensa della crisi Alitalia
- ed eccolo il predicatore, l'opinionista che spesso ha mandato in crisi la Rai
quando nei suoi programmi predeva il microfono, non per cantare ma per
arringare. "Trenta anni fa mai avrei pensato che un colosso come Alitalia potesse crollare, ma la mia risposta al problema è
solo commisurata al grado di ignoranza che mi distingue". Riveste i panni
da "re degli ignoranti", Celentano e la butta sul politico
dichiarato: "Ho dubbi che questa nuova cordata sia pura, sento risuonare
il grido d'allarme di Yuppi Du . E sento che se gli imprenditori interessati
fanno uno scambio con la politica, cioè si prendono commissioni sull'Expò di
Milano o le concessioni sulle autostrade, va male. E ci sono segni che questi
non siano solo sospetti". È il primo affondo politico di Adriano, che
adesso riparte con la crociata del ragazzo della via Gluck, quando cantava
"là dove c'era l'erba ora c'è una città". Il mirino è su Roma.
"Si parla del Colle del Pincio, dove vogliono costruire un parcheggio per
700 auto. Chi sono gli inventori di questa mostruosità?". Si concede una
battuta: "C'è Chicco Testa, ma dopo questa trovata ha perso la testa ed è
rimasto solo un chicco". Ecco la sferzata. "Questo è il risultato di
un vertice politico degenerato, che non è solo Berlusconi ma ci metto dentro
anche Veltroni che sostenne, quando era sindaco, l'operazione Pincio. Allora
Alemanno si oppose e ora che è primo cittadino di Roma ha cambiato idea".
Ipotizza una specie di segreto patto fra maggioranza e opposizione. E dice,
senza voler cadere nel paradosso: "Non mi stupirei se destra e sinistra
facessero un megaparcheggio sotto la laguna, qui a Venezia". Mica è
finita. La sua Milano "è peggiorata, Formigoni e la Moratti sono i
genitori di un Frankenstein. Chissà cosa accadrà con l'Expò: potrebbe essere
una risorsa se vendesse la bellezza dell'Italia". Vede dappertutto una
corsa sfrenata al cemento "ma io non protesto con i politici o con i
Comuni che sono i loro mandanti, me la prendo con le persone normali che non
protestano". E contro il brutto che avanza propone un governo di
intelligenze che si mettono insieme, "come Platone che voleva i filosofi,
i saggi al potere: oggi sarebbe divertente". Il Celentano show è alla fine.
Lui avrebbe anche continuato, "tanto sono vostro ospite". Resta il
tempo per una lode a Venezia, "la città più bella del mondo, lo spot più
grande contro il brutto. È la mia amante, perché la moglie ce l'ho già". E
quando, dopo aver firmato autografi scompare dietro le quinte sembra alzare le
spalle e aprire le braccia nel gesto stravagante e polemico di Yuppi Du .
( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
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( da "Stampa, La" del 05-09-2008)
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Oggi il chiarimento con
i sindacati. Intervista a Scajola: Moratti stia tranquilla, Malpensa e Linate saranno rilanciati Alitalia, il pasticcio degli esuberi Sacconi: via in 3250, ma non conta i
precari. Scuola, a casa 87 mila insegnanti E' giallo di cifre sugli esuberi di Alitalia: il ministro Sacconi parla di
3250 lavoratori da ricollocare, mentre i sindacati replicano che ha dimenticato
migliaia di contratti a termine. La nuova società non avrà più di 14.250
dipendenti. Nel giorno dei tagli, dal governo ne arrivano altri per la scuola:
87 mila insegnanti in tre anni non saranno riconfermati, annuncia il ministro
Gelmini. E Scajola replica alla Moratti con un'intervista con "La
Stampa": Linate e Malpensa non saranno penalizzati. Barbera e Baroni ALLE
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