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DOSSIER “ALITALIA”

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Report "Alitalia 2"

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (103)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Che cosa c'è dietro Sarah Palin ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)

Sacconi: "Gli esuberi saranno 3.250" ( da "Quotidiano.net" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA Sacconi: "Gli esuberi saranno 3.250" Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, esprime perplessità sulla scelta di Marrazzo, presidente della Regione Lazio di partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere" Roma, 4 settembre 2008 - Oltre ai 3.

Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: bruciati 170 miliardi Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento ROMA - Sette giorni di tempo per trovare l'accordo o l'Alitalia dovrà portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento. Questo il discorso fatto dal governo e dal commissario straordinario della compagnia Fantozzi ai sindacati nell'incontro di ieri sera.

"ma quale collaborazionista combatto per il territorio e per il pd" - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: due per ogni esubero Alitalia, più le relative famiglie e tutto l'indotto, rischiano di essere per strada. Capisce cosa significherebbe per il territorio che io governo?". Certo, ma non stiamo forse parlando di privatizzazione di quel che resta di Alitalia, che doveva chiudere da anni travolta dalla politica e che adesso,

Il piano "riscopre" malpensa sorte incerta per 700 dipendenti - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aleggia sul piano di rilancio della nuova Alitalia mostrato ieri ai sindacati. Un progetto che mette finalmente sul tavolo della trattativa il numero degli esuberi e buona parte degli asset consegnati da Alitalia a Cai. Malpensa, potrebbe tornare ad essere lo snodo principale per i voli intercontinentali mentre lo scalo di Fiumicino sarà ridimensionato.

Tajani ci ripensa: serviranno chiarimenti - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sul decreto legge varato dal governo per il salvataggio di Alitalia. Il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, annuncia che il confronto con Roma sul futuro della compagnia di bandiera non si è concluso con l'incontro dell'altro ieri tra il suo staff e il numero uno della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno.

Alitalia, una settimana per l'accordo - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia, una settimana per l'accordo Ultimatum di governo e Fantozzi ai sindacati. Sacconi: per ora 3250 esuberi Scajola dice no all'ingresso della Regione Lazio: "Ognuno faccia il proprio mestiere" ROBERTO MANIA ROMA - Roberto Colaninno alza il velo sul piano industriale della Nuova Alitalia.

Il ritorno dell'ici - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di Alitalia) ha prevalso su tutto e tutti la capacità di manipolazione dell'opinione pubblica, che è la vera arma neanche tanto segreta dell'attuale presidente del Consiglio. Stavolta, fortunatamente, sono stati i suoi stessi alleati leghisti a rimettere il problema con i piedi per terra, infischiandosene di smascherare così l'

Indignato ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ordine culturale Indignato Successione Sono indignato dagli attacchi ricevuti da An su ultrà e Alitalia La mia posizione sul voto agli immigrati è di ordine culturale Fini con queste uscite sta già lavorando alla successione.

"alitalia, expo e pincio: che disastro l'italia è in mano a politici degenerati" - natalia aspesi venezia ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Expo e Pincio: che disastro l'Italia è in mano a politici degenerati" E Celentano il predicatore presenta "Yuppi Du" 33 anni dopo "La responsabilità non è solo di Berlusconi ma anche di Veltroni. Me la prendo con la gente che non si oppone ai mandanti di questi scempi" E annuncia: "Ora farò un film sulla Resurrezione"

Federalismonuove tassesu immobilie carburanti ( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nella nuova Alitalia, saranno rioccupati, da Az e da AirOne, 14.250 dipendenti (dei quali 2.750 da "esternalizzare") e che gli esuberi sono quindi 3.250. Un numero inferiore rispetto ai 6-7 mila di cui si è parlato per giorni. Ma in realtà i numeri non tornano.

Alitalia, i primi licenziamenti ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il Pd: d'accordo con il governatore Alitalia, i primi licenziamenti Marrazzo incontra Colaninno: la Regione ha i soldi per entrare nella cordata "Manca qualche soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata e per questo a loro rivolgo un invito a partecipare perché penso che la platea vada ulteriormente allargata".

E per l'indotto è subito crisi via ai primi licenziamenti ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Fiom e industriali per fare in modo che i dipendenti dell'indotto seguano la stessa strada di quelli dell'Alitalia". La paura collettiva è che arrivi lo Tsunami vero e proprio: al di là dei metalmeccanici, solo negli hangar delle manutenzioni pesanti Alitalia di Fiumicino lavorano 3.500 esterni. (paolo g. brera).

Marrazzo agli imprenditori romani "anche voi nella cordata alitalia" - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anche voi nella cordata Alitalia" Il governatore incontra Colaninno: "La Regione ha i soldi" "La compagnia di bandiera rappresenta per noi quello che la Fiat è per Torino" PAOLO G. BRERA Il giorno dopo aver spiazzato tutti con la proposta di far entrare la Regione nel capitale della nuova Alitalia, il presidente Piero Marrazzo rilancia: "Manca qualche soggetto.

Cotral, lunedì stop di otto ore ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo sciopero è stato indetto dalla Uilt Lazio che denuncia una "gestione approssimativa" da parte dell'azienda. "Continuiamo a chiedere alle istituzioni e alla dirigenza Cotral - si legge nel comunicato - una strategia tesa alla riorganizzazione e allo sviluppo del trasporto nel Lazio, e a evitare quanto accaduto ad Alitalia".

Scuola peggio di alitalia cinquemila posti in meno ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E i sindacati si mobilitano Scuola peggio di Alitalia cinquemila posti in meno I dati definitivi e ufficiali sui tagli nelle scuole di Napoli e provincia finalmente ci sono. E raccontano una realtà ben più grave di quanto prospettato sino ad ora, per i precari: 5 mila insegnanti in meno nell'anno scolastico che sta per iniziare.

Scuola, 5 mila insegnanti in meno ora si mobilitano tutti i sindacati - bianca de fazio ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pur tanto contestati - legati alle sorti dell'Alitalia. "E per i lavoratori di una qualsiasi fabbrica c'è la cassa integrazione, garantita per mesi, quando non per anni. Mentre i precari della scuola restano con un pugno di mosche in mano" continua la Refuto, che dà appuntamento a questi insegnanti per il giorno 11, alle 15.

"un consiglio regionale straordinario per atitech" ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sul piano di salvataggio Alitalia. "Le prime indiscrezioni del "Piano Fenice", se confermate, rischiano di produrre effetti devastanti in termini di impatto occupazionale, nel comparto del trasporto aereo in Campania", sottolineano in una nota le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Sdl e i rappresentanti sindacali aziendali.

Alitalia, la "Fenice" piace ( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 i settorida tagliareLa nuova Alitalia non avrà cargo e manutenzione. Valuteremo altri servizi da esternalizzare rocco sabelliad Compagnia Aerea Italiana 05/09/2008 ' 05/09/2008 ricordiamocidi tuttiNon dobbiamo dimenticarci che abbiamo 3 mila precari, in modo particolare sulla realtà di Roma guglielmo epifanisegretario generale Cgil 05/09/2008.

Celentano: l'expo, una gara di cemento ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E gli imprenditori che salveranno Alitalia vorranno in cambio appalti". Una critica a cui Letizia Moratti ribatte con sarcasmo: "Ofelè fa el tò mestè. Parla senza averne titolo". Sempre sull'Expo il sindaco critica il governo per la lentezza sulla definizione della governance: "è distratto".

Alta velocità, tra 100 giorni in un'ora da milano a bologna - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le decisioni sul futuro di Alitalia e di Linate, considerato finora la partenza naturale per uomini d'affari e politici costretti a coprire in tempi rapidi e anche più volte a settimana quella tratta. Ma nel futuro prossimo, con le tre ore in treni che partiranno ogni 15 minuti nelle ore di punta (al mattino presto e tra il tardo pomeriggio e la sera,

Bono ai sindacati: <Non potete solo chiedere> ( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Soldi lo Stato non ce li può mettere, e se pensate a una Fincantieri come Alitalia, con 30 imprenditori a guidarla, buon viaggio, ma senza il sottoscritto". Poi la polemica: "Bisogna anche voler bene a questa azienda, non avversarla in ogni situazione". Fabiocchi non muove un ciglio: "Qui non c'è nessuno che odia Fincantieri.

Genova-roma, tagliati due voli ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I primi riflessi del ciclone Alitalia si fanno sentire anche a Genova. Perché Cai, Compagnia aerea italiana, la newco destinata a sostituire Alitalia, conterà su meno vettori e, quindi, eliminerà una serie di voli. A partire da novembre quando scatta l'orario invernale. Si dà per certo il taglio del Genova-Catania di AirOne e di un altro volo,

Liberare il cielo italianodall'invadenza politica ( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, ma anche le riprovevoli abitudini che costeranno al Paese una miliardata e mezzo, 3.250 dipendenti da ricollocare (la cifra viene dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi) e una pessima figura planetaria. C'eravamo lasciati al "quasi" fallimento della società (un crac rimasto sulla carta solo perché non giudiziariamente certificato)

Soldi a firenze metropoli un tributo sugli immobili? - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Domenici parla anche della nuova Alitalia: "Ritengo giusta la presenza delle autonomie locali e regionali", dice a proposito della scelta del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo di far parte della nuova compagnia aerea italiana. E la consigliera regionale di An Giuliana Baudone chiede: "Il Lazio entra nella nuova Alitalia e la Toscana che fa?

Pannuti in aiuto di alitalia: prendo all'ant tre licenziati - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ex assessore alla Sanità scrive a Berlusconi Pannuti in aiuto di Alitalia: prendo all'Ant tre licenziati ELEONORA CAPELLI Una mano tesa ai lavoratori in esubero Alitalia: tre posti di lavoro a tempo indeterminato presso l'Ant per i dipendenti della compagnia di bandiera che in queste ore stanno aspettando di conoscere il proprio destino.

Loizzo al ministro: dialoghiamo ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Da un lato la nuova Alitalia, che potrebbe tagliare le ali agli scali di Bari e Brindisi, dall'altro la paura che il titolare delle Infrastrutture Altero Matteoli non confermi "le risorse già assegnate specie nel settore ferroviario" (si tratta, complessivamente, di 1 miliardo 393 milioni di euro), imporrebbero di "lavorare insieme: senza piagnistei e senza inutili campanilismi"

Aerei, si tratta per la company tutta regionale ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I democratici organizzano una manifestazione per protestare contro la nuova Alitalia, che lascerebbe soltanto le briciole ai due scali pugliesi. Nel frattempo il vicepresidente della commissione Trasporti Giacomo Olivieri convoca a Via Capruzzi per martedì 16 una riunione: in quella data dovrebbe cominciare a materializzarsi una "nuova compagnia aerea regionale".

Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a bari - lello parise ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Stop all'Authority Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a Bari Emiliano: "Devono passare sul mio corpo". Fitto nega La Puglia umiliata LELLO PARISE Bari metropoli, addio? Così la pensa il titolare della Semplificazione Roberto Calderoli: né il capoluogo pugliese, né Venezia potranno essere città metropolitane perché hanno una popolazione inferiore ai 350mila

"finiamola con i soldi di milano a roma" e la festa pd applaude la moratti - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: della cordata per la nuova Alitalia, che ai sindacati ha appena spiegato che a Linate rimarrà solo la navetta Roma-Milano. "La nuova Alitalia ? aveva risposto a caldo il sindaco, non ha alcuna competenza sui nostri aeroporti". Ma qui, allo spazio Coop della Festa democratica, la Moratti va oltre, producendosi in un affondo che sembra avere come destinatario proprio il governo amico:

Alitalia, bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette solo 3250 esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette "solo" 3250 esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio Il ministro Sacconi dice che i lavoratori che rimarranno senza un posto saranno solo 3250.

Voto agli immigrati, Berlusconi liquida Fini Il suo un parere personale, non è nel programma . E sul tifo violento dice: tornerà lo Stato, come con i rifiuti ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Riguardo alla questione Alitalia, il premier ha liquidato le critiche di D'Alema e Bersani sulla costituzione della cordata come "affermazioni alle quali non rispondo, sono destituite di fondamento e si commentano da sole". Sui rifiuti invece Berlusconi è un po' meno trionfalista, la città è ancora pulita, anche se qualche cumulo di spazzatura c'

L'immobilità del rincaro e l'eterna legge italiana della speculazione ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: preferendo il lindore napoletano o i miracoli di Alitalia. Ma i prezzi salgono. Esattamente tredici mesi fa, a fine luglio, comparve sui quotidiani italiani (prima arrivò il nostro) il titolo sul pane a prezzo d'oro. Cominciava la penuria di grano. Del barile di petrolio già si parlava. Se ne parla dalla grande crisi degli anni settanta, quella che indusse all'austerità,

Intesa-Sanpaolo, il grattacielo dei dubbi Per ora smentite le voci di un possibile congelamento del progetto dovuto all'incremento dei costi ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Troppi anche per un colosso come Intesa impegnata in prima linea sulla questione Alitalia. Il progetto rischierebbe insomma di essere congelato. La voce è rimbalzata in Comune provocando la reazione immediata e secca del sindaco Chiamparino, che vede nella Torino verticale un'opportunità strategica del territorio, oltre a un bel gettito per le entrate comunali.

Adriano: Vertice politico degenerato ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di fronte alla vicenda Alitalia dice di "sentire avvicinarsi un grido come quello del protagonista del film: non vorrei fosse uno scambio imprenditori-politica, ossia salviamo l'Alitalia in cambio di migliori condizioni economiche per noi". Come nel caso del parcheggio sul Pincio, "segno evidente - secondo lui - dello scambio di favori tra imprenditori e politica.

Su Alitalia voto all'unanimità del Consiglio regionale Marrazzo incassa il sostegno dell'opposizione alla sua proposta di far entrare nella Cai anche la rappresentanza della Region ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Il mio mestiere? È tutelare i lavoratori ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: punto per punto a chi irride alla sua decisione di voler entrare nella nuova Alitalia. "Abbiamo un bilancio di 28 miliardi di euro, - ha ricordato a chi dalle fila del centro destra lo invitava a pensare ai debiti del Lazio - di questi 18 di spesa, il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse e investiamo ogni anno circa 500 milioni per lo sviluppo del territorio.

La Regione in difesa di Fiumicino ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e i licenziamenti che hanno già mietuto 10 vittime in due aziende appaltatrici di Alitalia a Fiumicino. Proprio per chiedere una mediazione della Regione per l'introduzione di ammortizzatori sociali al posto del licenziamento secco oggi alle 12 i metalmeccanici (Fiom, Fim, Uim) incontrano l'assessore regionale al lavoro Alessandra Tibaldi.

Marrazzo incontra Colaninno: Non mi convince l'idea dei sei scali ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: avremo una piccola Alitalia, una compagnia "nano" su base regionale". Il Governatore è apparso anche molto preoccupato per i lavoratori, i 14mila impiegati direttamente e indirettamente in Alitalia, ma anche tutti gli altri del distretto di volo di Fiumicino la cui situazione ha definito "drammatica".

Sul piano Alitalia il bluff degli esuberi Sacconi ne annuncia 3.250. Ma alla fine senza lavoro resteranno oltre 6mila lavoratori ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: cioè non faranno parte di Alitalia, anche se manterranno uno stipendio, e potranno essere utilizzati anche da altri gruppi. Dei 2.750 circa 1.600 saranno impiegati in manutenzione ordinaria e 450 saranno destinati al cargo (che Alitalia, tra l'altro, non avrà più). Ne restano fuori 700, che operano in amministrazione, information technology e call center.

Epifani annuncia per oggi la risposta del sindacato Né signorsì, né signorno: poniamo problemi di merito . Damiano: L'avesse proposto Prodi ci avrebbero fatti neri ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La paura peggiore entrambi la condividono con Veltroni: una futura svendita della "piccola Alitalia" agli stranieri. Prima del vertice Epifani aveva mostrato un approccio molto cauto alla vicenda: "Le premesse non sono buone per il semplice fatto che Alitalia è tecnicamente fallita" e "la via per un rilancio credibile è molto stretta".

La Ue avrà bisogno di altri chiarimenti ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Lo ha fatto capire ieri il vicepresidente della Commissione europea con delega ai Trasporti, Antonio Tajani, "Non escludo che sul decreto del Governo riguardante Alitalia l'Europa potrà avere bisogno di chiarimenti sui contenuti. Nel decreto ci sono ad una prima lettura due elementi positivi: il principio di trasparenza e la volontà di vendere gli asset a prezzo di mercato.

Marrazzo insiste: per Alilazio chiede solidarietà e il contributo degli imprenditori Il presidente regionale presenta il suo piano: Non è una provocazione, non è una possibilità. È ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: gli enti locali prendono la parola sul rilancio dell'ex Alitalia. Marrazzo ieri ha incontrato Colaninno: visita "cordiale" durata un'ora, servita a decidere che bisogna "continuare il confronto. Sulla filosofia della mia proposta - ha raccontato il presidente della Regione Lazio - Colaninno si è espresso positivamente".

Rom: dietrofront di Maroni e la Ue dice sì Secondo il commissario Barrot le misure su schedature e impronte non sono discriminatorie ma dalla relazione segreta del ministro sarebbe ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: con la vicenda Alitalia nell'aria, era meglio evitarla. Se si dovesse scoprire che la relazione indica assai più miti consigli, per esempio con l'indicazione di un ruolo di un giudice nella prassi dell'identificazione, Maroni potrebbe trovarsi in difficoltà con la "sua gente" e con l'immagine di "tollerante zero" che,

Big nel vertice Pd? Veltroni prende tempo D'Alema si propone, altri vengono proposti. Il segretario: il partito va innaffiato, non segato ( da "Unita, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sul federalismo o persino sulla questione Alitalia, dove la sortita del governatore Marrazzo ha creato qualche sorpresa. "La vera svendita l'ha fatta Berlusconi, l'ha data gratis agli stranieri, questa è la verità", ha ribadito ieri sera Veltroni, e il segretario è convinto che alla fine questa realtà apparirà chiara anche agli italiani.

Ecco cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)

Alla scoperta del Tokaji ungherese ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aereo con partenza da Malpensa il sabato alle ore 10 con Alitalia, pernottamento al King's Hotel e ritorno il 7 col volo delle 18.30 da Budapest a Parma per il costo di 290 euro. Più economico (274 euro) se il pernottamento è previsto all'Hotel Happy. Esiste la possibilità di atterrare a Malpensa, ma i voli sono disponibili solo la mattina verso le 9.

IN CAMPO ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alema che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia.

Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pagina 6 Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi di Gian Battista Bozzo da Roma Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre.

Più piccola, ma andrà dappertutto ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma andrà dappertutto di Paolo Stefanato da Milano La Nuova Alitalia tornerà in Cina: a Shanghai e Pechino. In Corea: a Seul. In Nigeria: a Lagos. In Senegal: a Dakar. Sono 16 le destinazioni di lungo raggio contenute nel piano Fenice: più di quelle attuali di Alitalia, più del piano Air France. Ci sono Caracas, New York, Boston, Chicago, Miami, Rio de Janeiro,

<Ecco dove sbagliano la Moratti e Marrazzo> ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma sarà Alitalia a scegliere. Inoltre, Alitalia ha già ripreso due terzi degli slot su Malpensa che erano stati abbandonati". Lei ritiene che esista un partner straniero preferibile per Alitalia? "Non bisogna andare a simpatie ma valutare concretamente le proposte, con i numeri alla mano, e scegliere pragmaticamente chi garantisce di più dal punto di vista del servizio.

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA | PAGINA 8 Il governo ricatta. Trattativa al via: totale confusione sugli esuberi DIRITTI | PAGINA 5 Sul voto agli immigrati Berlusconi stronca Fini Bossi: sarebbe una follia SCHEDATURE | PAGINA 5 Impronte ai minori rom, la Ue assolve Maroni: "Non è discriminazione" FEDERALISMO | PAGINA 4 Tasse locali sulle case I sindaci dicono sì alla bozza Calderoli.

Scambio di favori tra imprenditori e politica ( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: andando a ruota libera su Alitalia, Expo e perfino sul Pincio. Lui, milanese doc e cantore ambientalista della via Gluck, non riesce proprio a capacitarsi all'idea di vedere realizzarsi il megaparcheggio in una delle aree più verdi del centro di Roma. "La follia della devastazione di un pezzo di storia di Roma sul Colle del Pincio per costruire un parcheggio per 700 auto è incredibile"

Tanti numeri, progetto asfittico ( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA · Partito il confronto tra azienda, governo e sindacati su piano industriale e "esuberi" Tanti numeri, progetto asfittico Secondo Colaninno: 14.250 restano, 2.750 in oursourcing, 3.250 fuori Francesco Piccioni ROMA Grande è il disordine sotto i cieli di Alitalia.

I privilegi dei rospi e la torta dei redditi ( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: modello a cui guardano i nuovi padroni di Alitalia, l'ultima tra le vittime illustri del declino del paese. La "soluzione" raggiunta ha visto all'opera molti privilegiati per censo o per nobiltà (un elenco bipartisan in tutta evidenza), che si trovano al riparo dei costi della crisi - assorbiti dallo stato - e con un nuovo monopolio privatizzato a disposizione sulle rotte interne,

E Letizia spiazza Berlusconi per difendere il <suo> Glisenti ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: attacco e apre un fronte contro il premier proprio sul tema che a Berlusconi sta oggi maggiormente a cuore: Alitalia. Ma il vero obiettivo dell'esternazione del sindaco non è la compagnia di bandiera, né i rifiuti di Napoli. Il problema è, sempre e ancora, l'Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che avrà Paolo Glisenti (nella foto, con il sindaco Moratti) nella gestione dell'evento.

Federalismo e Linate, strappo della Moratti ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sui tagli dei voli nel dopo Alitalia, sul ridimensionamento di Linate, sulle tasse e sul federalismo. Letizia Moratti strappa con il governo alla vigilia del confronto sull'Expo: la nuova bozza è pronta. Nodo Linate. "L'aeroporto sarà dedicato al collegamento con Roma", ha annunciato ai sindacati l'amministratore di Cai, la nuova compagnia aerea di bandiera.

Lo strappo della Moratti: basta lezioni da Roma ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, il destino incerto di Malpensa, il ridimensionamento di Linate, le tasse, i rifiuti campani, le spine dell'Expo. Letizia Moratti strappa. Ed attacca su temi sensibili al centrodestra. A partire da quello più sentito dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: Alitalia.

Letizia spiazza il premier per difendere il <suo> Glisenti ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come dice un ministro: "Lo splendido isolamento non sempre paga ". Attacco su Alitalia Il sindaco Moratti ha aperto un fronte con il premier su Alitalia nel giorno in cui la proposta del governo otteneva l'appoggio del governatore del Lazio, il pd Marrazzo Elisabetta Soglio.

ROMA Si è aperto ieri a Roma il confronto tra governo, sindacati e amministratori della nuova ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia sul piano di rilancio della compagnia. Gli esuberi annunciati sono 3.250 con altri 2.750 dipendenti fuori dal "perimetro" dell'azienda. Ancora in calo i dati sui passeggeri a luglio (-21,9% rispetto ad un anno prima) e il ministro Sacconi avverte: "Entro giovedì si chiude, la data non è negoziabile".

Sacconi: 3.250 esuberi ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Alitalia Sacconi: 3.250 esuberi ROMA - Sono 3.250 gli esuberi previsti dal piano Alitalia. A questa cifra vanno aggiunte 2.750 persone che, pur restando fuori dal perimetro della "nuova" società, saranno però ricollocate altrove. I numeri, emersi ieri nella riunione tra governo, Cai (la società che rileverà le attività di Alitalia)

Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una ( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una ... Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una (nuova) compagnia? Di sicuro, per adesso, c'è il trust di imprenditori - tra le figure di maggiore spicco nel gotha dell'industria e della finanza - che si è fatto carico di portare a termine il risanamento di Alitalia,

Dall'inviato Giancarla Rondinelli NAPOLI Temevamo che con ( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mentre il Cavaliere lascia la prefettura, poco distante in piazza del Plebiscito, c'è un botta risposta tra un gruppo di contestatori di Chiaiano, armati di manifesti e bandiere con lo slogan "Nessuna discarica. Jatevenne!", e alcuni sostenitori del Presidente, anche loro con fischietti e slogan: "Ici, Alitalia, Napoli pulita. Silvio c'è".

Marrazzo: Veltroni? Il centralismo democratico è finito ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, non si sente anche lui un po' traditore del centrosinistra, Piero Marrazzo risponde così. E fornisce l'elenco degli altri presunti "traditori": Filippo Penati, Nicola Zingaretti, Leonardo Domenici... Difficile credere che lo faccia per rendere ancora più evidente la dimensione del problema che il caso Alitalia minaccia di creare (

L'Economist: <Costerà 125 euro a cittadino> ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: BREVI L'Economist: "Costerà 125 euro a cittadino" Secondo i calcoli del settimanale britannico "The Economist", in edicola oggi, il salvataggio di Alitalia costerà 125 euro per ogni contribuente italiano. "Sbagliato e costoso", scrive l'"Economist".

Scajola chiama Braggiotti ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esperto indipendente nella procedura Alitalia, come prevede il decreto sulla modifica delle norme per la ristrutturazione industriale delle imprese in stato di insolvenza. Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti avrà il compito di effettuare una perizia sugli asset oggetto della richiesta di acquisto da parte della Cai presieduta da Roberto Colaninno per stabilirne il valore di mercato.

Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi Bonanni: "Cifre largamente inferiori al previsto". Veltroni: verrà regalata agli stranieri Giovedì l'affondo con Fantozzi. Seimila dipendenti restano fuori dalla nuova compagnia ROMA - Sono 6 mila i lavoratori di Alitalia che resteranno fuori dal perimetro della nuova società.

<Air France, il controllo in 5 anni> ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il controllo in 5 anni" Air France-Klm potrebbe avere la maggioranza in Alitalia in cinque anni. Secondo il quotidiano di Parigi La Tribune, la compagnia franco-olandese potrebbe acquisire una quota tra il 10 e il 20% della Nuova Alitalia e diventare socio di maggioranza entro cinque anni. Air France-Klm non ha voluto commentare la notizia.

Si fa avanti anche Penati Ma la cordata resta fredda ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Scambio tra azioni Sea e Nuova Alitalia". Scajola: pensino al loro mestiere Il presidente della Provincia di Milano ha già "scalato" l'Autostrada Serravalle. Il vertice Marrazzo-Colaninno MILANO - Non solo il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, punta i piedi e chiede un posto a bordo della nuova Alitalia,

La sfida ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma anche il pubblico, quando necessario, deve assumersi le proprie responsabilità ". "Il fatto è che se Alitalia va in crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a Torino e in Piemonte andasse in crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al tavolo della disoccupazione ".

E all'articolo 3 spunta un paracadute per i consiglieri ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e riguarda i vertici e i consiglieri di amministrazione della compagnia di bandiera, Alitalia servizi e le società controllate. Niente rischio (eventuale) di azione di responsabilità, dunque. Si legge nell'articolo 3 che "la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai componenti del collegio sindacale,

E spunta il nodo dei lavoratori Air One ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: incontro di ieri al ministero del Lavoro è Air One, la compagnia che con Alitalia dovrebbe fondere alcuni asset. Il problema sarebbe il numero dei lavoratori di Air One che dovrebbero passare in Alitalia. Alla compagnia di Carlo Toto (foto) risulterebbero essere 3 mila, cioè tutti. Invece secondo le ricostruzioni fatte ieri al tavolo, tra gli 11.

<Linate ridimensionata>. L'ira di Milano ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "La nuova Alitalia non ha titolo per parlare di Linate e Malpensa", ha ripetuto. La delusione è palpabile. Perché da Milano la disponibilità a trattare è arrivata più volte. La concessione di tagliare voli al Forlanini, se questo dovesse servire a riportare Malpensa al ruolo di hub, ormai è messa in conto.

La Regione ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: BREVI La Regione Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo pronto a entrare nel capitale della Nuova Alitalia.

Acceso dibattito ieri in Regione sul futuro di Alitalia. Il presidente Piero Marrazzo ha annunciato ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Il futuro di Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 calcolando call center, information technology e amministrazione) al centro del dibattito regionale ieri. Dopo l'intervento del presidente della Pisana, Piero Marrazzo, che ha annunciato di volere partecipare alla fondanzione della nuova Compagnia Aerea Italiana con un pacchetto azionario da 10 milioni di euro,

I dubbi che lascia il copione Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE IL DIBATTITO SUL PIANO FENICE I dubbi che lascia il copione Alitalia D a tempo Alitalia - come la Rai - non è più un'impresa, e chi rifiuta di "svenderla" somiglia al nobile decaduto che, fra le macerie del palazzo avito, dice che non lo venderà mai. Per l'osservatore spassionato il conto del funerale - non si parli di salvataggio - è presto fatto.

MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE CRISI ALITALIA MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA L enin, che di politica se ne intendeva, esortava chi volesse esercitare quest'arte che s'accompagna al potere a fare sempre "l'analisi concreta della situazione concreta ", senza pregiudizi, valutando solo quella che Machiavelli chiama "la realtà effettuale".

Tensione nell'area merci, 200 aziende e 1.500 persone che rischiano il posto ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo abbiamo scritto in questi giorni a Marrazzo, Gasbarra e Alemanno: al tavolo di concertazione sul futuro dell'Alitalia che hanno annunciato dobbiamo esserci anche noi". Nel Lazio L'indotto dell'Alitalia pesa nel pil regionale per circa il 4 per cento. In tutto 60 mila persone Alessandro Fulloni.

Marrazzo sorride a Colaninno: <Dico no al derby con Milano> ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Alitalia Ieri incontro tra il governatore e il presidente della Cai Marrazzo sorride a Colaninno: "Dico no al derby con Milano" Zingaretti: difendo i lavoratori. Critiche da An La proposta di fare entrare la Regione nella Nuova Alitalia, secondo il governatore "è stata accolta in modo positivo" da Roberto Colaninno.

ROMA L'Alitalia? Può tornare a volare. La cordata degli imprenditori italiani? Era ora ch ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Infine abbiamo chiesto che nella governance di Alitalia ci sia una presenza di rappresentanti espressi dai lavoratori. Una rappresentanza che potrà verificare concretamente la corretta gestione della compagnia". Nella riunione di ieri comunque è emersa una differente valutazione sugli esuberi.

Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta la partita ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, 3.250 esuberi. Il sindacato tratta Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta la partita.

ROMA - Nuovo duello, a distanza, tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema. Tema: l'operazione Alitali ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: critica esuberi e costi della Nuova Alitalia, ma non sembra comunque essere dell'idea che la soluzione, a questo punto, sia mandare tutto all'aria. È "difficile" ammette Dario Franceschini, rispondere alla domanda se bisogna prendere o lasciare il piano Alitalia del governo. "È evidente che adesso bisogna lavorare, e credo che i sindacati lo faranno,

ROMA Sei giorni, neppure una settimana. Il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha vo ( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 250 i lavoratori in esubero dalla fusione tra Alitalia e AirOne. In tutto si tratta di 17.500 unità e nella nuova Alitalia ne verranno riassunti 14.250. Di questi 2.750 saranno addetti in outsourcing cioè fuori dall'organico aziendale: 700 addetti ai servizi amministrativo di call center e di information technology, 1.

Scontro su Glisenti. E Letizia va alla guerra ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esitato ad attaccare il premier sul piano Alitalia pur di difendere il ruolo centrale di Glisenti nell'Expo: "è l'uomo giusto al posto giusto". Ma è anche l'ostacolo che sta bloccando da cinque mesi il decreto della presidenza del Consiglio su Expo. Per tutta risposta e in tempo reale, la Moratti si è ritrovata un editoriale su il Giornale della famiglia Berlusconi che la esorta a "

L'Ant: <Esuberi Alitalia? Noi ne assumiamo tre> ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia? Noi ne assumiamo tre" Il presidente Pannuti scrive a Berlusconi: altri imprenditori ci imitino L'associazione bolognese potrà inserire nuove figure professionali integrando il contributo erogato dal governo L'Ant, l'associazione bolognese che assiste malati gravi di tumore in tutta Italia, si è detta disponibile ad assumere da uno a tre dipendenti di Alitalia che resteranno

Morti bianche, Expo, Alitalia Tutti gli affondi di Adriano ( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Tutti gli affondi di Adriano "Dalle imprese poca attenzione per la vita e scambi di favori con i politici" La star di "Yuppi Du" acclamata dai comitati "No Dal Molin" e "No Mose", sbarcati al Lido: "Adriano è un leader" DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - "Ogni volta che sento parlare di morti sul lavoro,

Il premier a Napoli: "Il voto agli immigrati non è nel programma" ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alema che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia.

Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 05 pagina 1 Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 di Redazione Sette giorni per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre.

Alitalia, Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi" ( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Articoli correlati: *Epifani su Alitalia: "Premesse non buone per il rilancio" *Alitalia, Scajola a Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.

Paolo Maras (Sdl): <Non è un piano di vero rilancio> ( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se le criticità che hanno portato Alitalia in queste condizioni - per non dire degli errori clamorosi di strategia industriale - sono la scarsa quota di mercato, la concorrenza low cost e l'assolutamente residuale attività di lungo raggio, allora la domanda legittima è: condividendo queste critiche, come mai si costruisce un piano - partendo da condizioni di assoluto vantaggio:

Due alternative per Alitalia ( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: fallisce il Piano Fenice qualcuno dovrà portare i registri in tribunale Due alternative per Alitalia La Compagnia aerea italiana deve avere come priorità la ricerca e l'individuazione di un partner straniero che sia robusto ed affidabile di Maurizio Bonanni Si salvi chi può! Parlando di Alitalia che affonda (casse vuote e debiti insostenibili), le alternative sono davvero pochine.

Il re sindacale è proprio nudo ( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: registrare che contro la sua affermazione secondo cui sulla vicenda Alitalia si può anche fare a meno della concertazione con i sindacati, si sono avute solo poche proteste di maniera. Qualche dirigente sindacale ha parlato di "provocazione fuori luogo". Qualche isolato esponente della maggioranza, come Stefano Saglia di An, ha invitato il ministro a "mordersi la lingua" prima di parlare.

Quel labile confine tra la destra e la sinistra che non c'è ( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la sua decisione di richiedere di partecipare alla berlusconianissima operazione Alitalia a nome della Regione Lazio che presiede in nome e per conto del PD, non è che l'episodio più recente di un serial politico che potrebbe intitolarsi "Lost". La protagonista è la sinistra italiana nel suo complesso, precipitata senza capirci molto nella Seconda Repubblica.

L'A.d. della nuova compagnia offre ai sindacati 3.200 esuberi ( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La nuova Alitalia inizierà la propria attività partendo dalla quota di mercato di Alitalia e AirOne sul mercato domestico, valutata nel 56%. La flotta della nuova compagnia passerà dagli attuali 238 aeromobili di cui dispongono attualmente Alitalia e AirOne a 153 aeromobili nel 2009, per attestarsi a 158 nel 2013.

Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa ( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 500 occupati stabili in Alitalia e Air One potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe 14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso.

Alitalia: protesta dell'Atitech ( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Alitalia, Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi" *Epifani su Alitalia: "Premesse non buone per il rilancio" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.

Colaninno dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no ( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa il salvataggio Alitalia Colaninno dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no Una corsa senza fine, rotolando giù verso il burrone. è l'immagine impietosa del Pd che stride di fronte al nuovo look di Alitalia. Già, la compagnia aerea che sembrava fallita o svenduta ai francesi di AirFrance-Klm riprende quota grazie al governo Berlusconi.

Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Politica Italiana Pagina 107 Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo --> Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo Primo round tra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia. Illustrato alle nove sigle il Piano Fenice.

Voto agli immigrati? Non è in programma ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Quindi liquida sdegnato gli attacchi del Pd al piano Alitalia messo a punto dal suo governo: "Critiche destituite di ogni fondamento - le bolla Berlusconi - a cui non vale la pena rispondere". A Napoli infuria la polemica sulla decisione del Viminale di negare ai tifosi partenopei ogni trasferta per l'intero campionato.

E venne il giorno del Molleggiato ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Pincio --> Celentano a Venezia spara su tutti: omicidi bianchi, Alitalia, Pincio DAL NOSTRO INVIATO SERGIO NAITZA Venezia. E venne il giorno del Molleggiato. Atteso come un Messia, paragone che l'interessato non disdegna. E infatti dice: "Mi piacerebbe fare un film sulla resurrezione di Gesù: è una idea,

Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" ( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Articoli correlati: *Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" *Alitalia, Scajola a Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.

Alitalia, il pasticcio degli esuberi ( da "Stampa, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa e Linate saranno rilanciati Alitalia, il pasticcio degli esuberi Sacconi: via in 3250, ma non conta i precari. Scuola, a casa 87 mila insegnanti E' giallo di cifre sugli esuberi di Alitalia: il ministro Sacconi parla di 3250 lavoratori da ricollocare, mentre i sindacati replicano che ha dimenticato migliaia di contratti a termine.


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Che cosa c'è dietro Sarah Palin (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Qualcuno l'ha paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana, bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden. Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa, lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi. Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva, cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori, ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario. Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni, funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della Convention democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e. quello della Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per formare le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione, quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 19 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08 L'uragano Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi sento fuori dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul (Minnesota), ma da una decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o in Asia. O meglio: lo so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio Continente, ma guardando la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali locali e Usa Today non avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in Georgia, né delle rinnovate polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi suggerisce alcune considerazioni: 1) In queste condizioni lo spin (ovvero l'informazione condizionata o nei casi estremi manipolata) funziona benissimo e con estrema facilità, perché al cittadino, quancdo scoppiano delle crisi, mancano gli strumenti per valutare criticamente le notizie diramate dalla Casa Bianca. Questo spiega (lo sapevo già, ma ne ho avuto conferma) perché l'opinione pubblica americana ha impiegato molto più tempo di quella europea ad accorgersi delle bugie sull'Irak. 2) L'informazione è troppo americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose. Da 24 ore pubbliche non si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si ripeta quanto accaduto con Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica imporrebbe che si parlasse anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la Repubblica domenicana, Haiti, la Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70 morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o quasi: poche righe, scarse immagini televisive, non una parola di compassione o di semplice umana solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella maggior parte di questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca rancore. Non mi meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli Usa reiterino lo stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre parti del mondo. E' un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il sentimento dell'americano medio, che una volta di più mi colpisce per la sua cordialità e la sua cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il governo, nè i media cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte cause, ma i media Usa danno il loro contributo e tutt'altro che secondario. Purtroppo. O sbaglio? Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Aug 08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto dall'America, dove sono da qualche giorno per seguire le convention democratica e repubblicana, un altro Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella europea, subisce ancora il fascino del candidato democratico; qui invece si diffondono i dubbi. Sì , Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante. Fino a oggi gli è bastato promettere il cambiamento e invocare la speranza, per incantare gli elettori. Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi collettiva da sola non basta. Occorre che Obama dia contenuto e spessore al proprio programma. Nei primi due giorni della convention questo non è avvenuto e infatti i sondaggi danno i due candidati alla pari. Domani notte Barack pronuncerà il discorso di accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la svolta che molti strateghi invocano. Intanto però la sua figura appare appannata. Nella sua biografia "i sogni di mio padre" , ad esempio, ha raccontato tante frottole proprio su suo padre, come spiego in questo articolo qualche giorno fa. Ma non solo: il mito di Obama che superando le barriere razziali emerge eroicamente in un mondo politico corrotto, appare esagerato e fuorviante. Esaminando l' attività politica svolta finora nel Senato dell'Illinois e in quello del Congresso americano emerge il profilo di un politico alquanto convenzionale; furbo e opportunista più che innovatore. Come fa Obama a proporre un cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e, a quanto pare, al di là degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca con spot molto efficaci . Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione? AGGIORNAMENTO: Poco fa è terminato il discorso all'Invesco Field di Denver, Oama è stato spettacolare e arrembante e finalmente ha formulato proposte concrete, ma non ha sviluppato un discorso coerente. Anzi: è emersa la sua anima liberal (socialdemocratica) che certo non gli gioverà: promette più stato, più governo, e al contempo meno tasse per la classe media, ma i soldi dove li trova? Ha pronunciato slogan accattivanti ma poco credibili sulla fine della dipendenza dal petrolio entro dieci anni e ha sferrato attacchi troppo duri contro McCain su un terreno a lui non favorevole, politica estera e sicurezza. Infine: si è comportato da star in una scenografia hollywwodiana con fuochi d'artificio finali, un trionfalismo inopportuno perché prematuto e dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano. Intanto Veltroni e Rutelli vanno a caccia di popolarità a Denver, con risvolti divertenti, come racconto in questo articolo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 60 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Aug 08 L'educazione dei figli, tra utopie e piccolissime virtù E' capitato, in qualche post, di parlare un tema fondamentale e delicato come quello dell'educazione dei figli. Ora un caro amico, Giovanni Scirocco, mi segnala questo brano di Natalia Ginzburg, che propongo sul blog perché offre molti spunti di riflessione: Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e all'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo. Scegliamo, in questo modo, la via più comoda: perché le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo materiale, e anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna (.) L'educazione non è che un certo rapporto che stabiliamo fra noi e i nostri figli, un certo clima in cui fioriscono i sentimenti, gli istinti, i pensieri. Ora io credo che un clima tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù maturi insensibilmente al cinismo, o alla paura di vivere. Le piccole virtù, in se stesse, non hanno nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza le grandi, generano un'atmosfera che porta a quelle conseguenze (.) Il modo di esercitare le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto indispensabile, l'uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell'aria: perché le piccole virtù sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le grandi virtù, quelle non si respirano nell'aria: e debbono essere la prima sostanza del nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento dell'educazione. Inoltre, il grande può anche contenere il piccolo: ma il piccolo, per legge di natura, non può in alcun modo contenere il grande. Domanda a tutti voi: la Ginzburg ha ragione? Personalmente ritengo la citazione bella ma un po' troppo in bianco e nero. Seguendo quel che dice la Ginzburg si rischia di far crescere dei piccoli esaltati, fuori dal mondo; d'accordo sulla necessità di coltivare l'amore, la generosità, l'abnegazione, ma ritengo che queste siano virtù ancora più grandi se abbinate all'equilibrio interiore e all'armonia con se stessi. Questa è, secondo me, la vera sfida. Scritto in Italia, Varie Commenti ( 27 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Aug 08 L'America è debole e il mondo ne approfitta. Per sempre? Dopo la Russia, altre brutte notizie per l'Occidente. Il terrorismo islamico si è risvegliato: attentati in Algeria, ripresa dei kamikaze in Irak, i talebani all'offensiva in Afghanistan, dove hanno ucciso 10 soldati francesi, non sono mai stati così vicini alla capitale Kabul. Intanto, in Pakistan gli Usa perdono il fido Musharraf e mentre il mondo pensa alle Olimpiadi, la Cina prosegue la penetrazione in Africa. Come previsto l'opposizione alla Russia in Georgia è risultata sterile e Mosca continua a gestire la situazione a proprio piacimento (e infatti oggi l'Abkhazia ha chiesto l'indipendenza). L'accordo firmato dalla Rice con la Polonia per la fornitura di missili nell'ambito del progetto di scudo spaziale non proietta un'immagine di forza, bensì, per la fretta che ha caratterizzato le ultime trattative, di ansia. L'America è in disagio e la sua debolezza evidente: ho l'impressione che molti dei suoi antagonisti ne stiano approfittando per conquistare fette di potere o per rialzare la testa. Fino a dove si spingeranno? La debolezza geostrategica americana è strutturale o transitoria? Basterà un nuovo presidente a ridare lo smalto perduto? Come paiono lontani i tempi dell'America arrembante, eppure era appena il 2003. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 65 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Aug 08 Due sprechi (tutti italiani) da eliminare Torno ad occuparmi un po' di vicende italiane, rilanciando qualche riflessione. La prima: perché in Italia i cantieri autostradali durano in eterno? Ad esempio sulla Milano-Genova i lavori di ampliamento per la terza corsia sono in corso da molti anni. E' un'autostrada che percorro abbastanza frequentemente in settimana, il sabato, la domenica, di giorno e la sera. Non vedo mai operai al lavoro, sembra tutto fermo. e infatti i progressi sono lentissimi. Negli altri Paesi a inizio lavori viene fissata una data per la conclusione che, salvo imprevisti e documentati motivi, viene rispettata. In Italia invece si sfora sui tempi e, naturalmente, sulla spesa. Domanda per Tremonti e Brunetta che finora si stanno comportando molto bene a mio giudizio: non è il caso di porre fine a questa indecenza? La seconda considerazione: sono d'accordo che vengano tagliate le spese statali e, di conseguenza, anche quelle agli enti locali. Ma perché punire tutti indiscriminatamente? Nella sanità, ad esempio, ci sono alcune regioni che gestiscono bene i fondi a disposizione, altre invece dove regna l'inefficienza e gli sprechi sono colossali. Perché non introdurre una linea meritocratica anche in materia? I tagli dovrebbero colpire soprattutto le regioni che sprecano, ho l'impressione che, se così, fosse, diventerebbero improvvisamente più virtuose. Sbaglio? Scritto in Italia Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Aug 08 La guerra è finita o inizia solo adesso? Sì, i cannoni non sparano più in Georgia, ma se esaminiamo quel che è accaduto in questi giorni da un punto di vista strategico, non c'è da stare allegri. La guerra potrebbe essere solo agli inizi. Mi spiego: 1) Dal 1989 al 2004 gli Stati Uniti hanno applicato una politica di accerchiamento della Russia, facendo cadere sotto la propria influenza molti Stati nell'Europa dell'Est e nell'Asia centrale, come spiego in questa analisi. 2) Dal 2004 Putin ha cercato di contrastare gli Stati Uniti, ottenendo qualche successo, ma non riuscendo mai a portare il colpo del Ko. In un approfondimento sostengo che la guerra in Georgia segna una svolta. Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte dell'Occidente legittima le pretese secessionistiche delle tante minoranze russe sparse nell'ex impero sovietico. La questione etnica diventa così il grimaldello strategico del Cremlino: è alquanto probabile che quanto accaduto in Ossezia del Sud e in Abkhazia possa essere ripetuto in altri Stati. Quali? Ucrania e Moldavia, ma attenzione ai Baltici e, all'occorrenza, anche anche Kazakistan e Kirghizistan. La crisi, probabilmente, è solo agli inizi e l'Occidente non sembra avere gli strumenti per prevenirla. L'America in queste ore ha dato una triste dimostrazione di impotenza e la mediazione di Sarkozy in realtà recepisce soprattutto le condizioni poste dal Cremlino (tema che ho affrontato qui). Anzi, quando ieri il presidente francese ha affermato che "Mosca ha diritto di proteggere le minoranze russe" ha di fatto ulteriormente legittimato il ricorso all'arma "etnica" da parte della Russia. Il modello Georgia rischia di fare scuola, mettendo in crisi il grande piano Usa per il controllo dello scacchiere eurosiatico. Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Aug 08 Guerra nell'Ossezia del Sud: un disastro per l'Occidente? In un'analisi pubblicata oggi sul Giornale spiego le ragioni che hanno provocato la drammatica guerra nell'Ossezia del Sud. L'Occidente sconta l'effetto Kosovo e la questione Nato: Nel febbraio 2008 Pristina si stacca dalla Serbia con la benedizione dell'Occidente. E il quadro cambia. Putin protesta veementemente per "l'amputazione della Serbia"; l'Occidente, però, lo snobba e lui rilancia annunciando la reciprocità. Se il mondo si arroga il diritto di strappare il Kosovo, Mosca si riserva di fare lo stesso con l'Ossezia del Sud e con l'altra repubblica ribelle georgiana, l'Abkhazia. Altri due mesi e al vertice di Bucarest, la Nato, pur evitando di avviare la procedura d'adesione, annuncia che in futuro la Georgia e l'Ucraina, l'altro grande Stato uscito dall'orbita russa, potranno diventare membri dell'Alleanza atlantica. Un'eventualità inaccettabile per il Cremlino, che infatti riaccende le tensioni nel Caucaso. Chi ha provocato l'esclation dell'altra notte? Verosimilmente il presidente georgiano Saakashvili, nel tentativo di anticipare le mosse di Mosca e approfittando della distrazione del mondo nel giorno dell'apertura dei Giochi Olimpici. Ma ha fatto male i conti, a quanto pare. Militarmente la Russia è superiore e ora Saakashvili rischia di perdere non solo il controllo dell'Ossezia del Sud, ma anche quello del suo Paese. E se cadesse Tbilisi, l'Occidente vedrebbe svanire uno snodo cruciale nello scacchiere euroasiastico, a favore, ovviamente, di Mosca. Valeva la pena di rischiare? Perché Washington non ha imbrigliato il suo vulcanico alleato? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Aug 08 Una buona idea per fermare i clandestini I clandestini continuano ad arrivare a Lampedusa: siamo a quota 12500 di cui oltre tremila solo negli ultimi dieci giorni. Il 125% in più rispetto al 2007. Come spiego in un articolo pubblicato oggi, questo afflusso non è casuale, ma tollerato da Gheddafi che ha allentato i controlli sulle coste per mettere sotto pressione l'Italia e strappare accordi a lui favorevoli con il nostro governo e, più in generale, con l'Unione europea. Un gioco al rialzo che sa tanto di ricatto. Ma Tripoli ospita un'iniziativa davvero felice, di cui si parla poco e che rischia di concludersi a breve. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (in inglese Iom), in due anni è riuscita a far rimpatriare su base volontaria 2.500 migranti bloccati nel Paese africano. Il meccanismo è semplice: anziché rimpatriarli con la forza, ha offerto loro un incentivo per avviare una piccola attività economia nel proprio Paese. La cifra a testa è irrisoria (400-5o0 euro), come mi ha spiegato il capo missione Laurence Hart ma permette all'emigrante di salvare l'onore rispetto alla propria famiglia e al propio clan e di restare in patria con soddisfazione. Complessivamente - calcolando il biglietto aereo e le spese burocratiche - il costo complessivo è di mille euro a persona; molto, molto meno delle spese da sostenere per manetenere i clandestini nei Cpt per settimane e poi, eventualmente, per espellerli. Questo programma rischia di finire perché i fondi europei si stanno esaurendo; e dire che ci vogliono un milione e duecentomila euro per arrivare alla fine del 2008. Io dico: è un'idea eccellente ed è triste che lo Iom sia costretto a supplicare i governi per ricevere finanziamenti. Questo programma è equo, umano, poco oneroso e dà speranza nei Paesi africani. Dovrebbe diventare sistematico. O sbaglio? Scritto in notizie nascoste, Italia, immigrazione Commenti ( 35 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (25) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (38) gli usa e il mondo (29) globalizzazione (8) immigrazione (25) islam (12) Italia (104) medio oriente (8) notizie nascoste (28) presidenziali usa (12) russia (11) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Su questo sono d'accordo anch'io,... Ultime news Alitalia, Sacconi: 3.250 gli esuberi Fantozzi: "Un accordo entro giovedì"Ultras, Berlusconi: "Tolleranza zero contro i teppisti negli stadi"Borse giù: in Europa bruciati 170 miliardiPalin, notte da regina: "Obama? Meglio io"Voto agli immigrati, premier e Lega: no a FiniBergamo: le parrocchie contro la fiera del sessoLina Wertmuller: il '68 in Laguna? 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Sacconi: "Gli esuberi saranno 3.250" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, esprime perplessità sulla scelta di Marrazzo, presidente della Regione Lazio di partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere"

" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Politica SPORT FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Cronaca Stop al bullismo Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA Sacconi: "Gli esuberi saranno 3.250" Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, esprime perplessità sulla scelta di Marrazzo, presidente della Regione Lazio di partecipare al piano per Alitalia. "Ognuno faccia il proprio mestiere" Roma, 4 settembre 2008 - Oltre ai 3.250 lavoratori in esubero indicati nel piano industriale discusso nell'incontro tra Governo, azienda e sindacati, sono a rischio altri 700 lavoratori (dell'area amministrativa, call center e It), per i quali è più difficile il ricollocamento in outsourcing. Infatti, per le attività di questi lavoratori al momento non sembrano esserci società interessate a riassorbirli. Gli aerei della Nuova Alitalia saranno 137 al 2009 e 158 al 2013. Questa la composizione della flotta della nuova Alitalia secondo le indicazioni che avrebbe fornito all'incontro tra governo e sindacati l'amministratore unico di Cai, Rocco Sabelli. E' previsto uno sviluppo intercontinentale, con 16 nuove destinazioni internazionali, e il completo rinnovo della flotta, con 60 nuovi aerei in quattro-cinque anni. Dal perimetro della nuova Alitalia resteranno fuori il cargo e la manutenzione pesante. Da valutare cosa si farà per i servizi amministrativi i call center e l'information technology. Il resto rimane nel perimetro. I sindacati daranno la loro risposta sul piano industriale di Alitalia domani pomeriggio: lo ha confermato Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, parlando a margine di un dibattito alla Festa Democratica nazionale di Firenze. Tuttavia, avverte Epifani, "non dobbiamo dimenticarci che abbiamo circa tremila precari, in modo particolare sulla realtà di Roma: sono problemi molto seri e molto delicati da gestire con la dovuta attenzione". Riguardo ai margini di manovra per la trattativa, il leader Cgil osserva che "stiamo parlando di un'azienda che tecnicamente è fallita, però non possiamo dire a cuor leggero che lasciamo perdere il destino dei lavoratori. SCAJOLA "Meglio che ognuno faccia il suo mestiere". Così il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, intervenendo su Radio 24 esprime perplessità sulla scelta del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, di partecipare al piano per Alitalia. "Penso che l'impresa la debbano fare coloro che lo fanno per vocazione e mestiere, cioè gli imprenditori - ha detto il ministro - ho sempre ritenuto che ognuno debba fare il suo mestiere". Scajola he comunque apprezzato "lo spirito di vicinanza e condivisione" espresso da Marrazzo con il suo gesto ma ha ribadito che "la Regione Lazio, che ha tante difficoltà, debba fare al meglio il proprio compito che è quello di servire i propri cittadini". Il ministro ha quindi spiegato che per Alitalia occorre ''andare avanti cercando la condivisione'', l'accordo con i sindacati ma ''nessuno pensi di avere diritti di veto''. Alla domanda del giornalista che gli chiedeva di commentare le affermazioni del ministro Renato Brunetta, secondo il quale nella vicenda Alitalia occorre procedere anche senza l'accordo con i sindacati, Scajola ha ricordato che la stessa cordata ha detto che non procederà senza l'accordo con i sindacati. ''Ma l'alternativa - avverte Scajola - è il fallimento di Alitalia''. La cordata di imprenditori che vuole rilevare la compagnia di bandiera - ha ribadito Scajola - non dà garanzie solo per il fatto che c'è un patto di non vendita delle proprie azioni per cinque anni ma soprattutto perche' ''non sono imprenditori del mordi e fuggi''. ''Hanno rilevanti interessi industriali in Italia e questa è la garanzia migliore. Certo il governo dovrà vigilare, guardare e controllare''. Quanto ai possibili conflitti di interesse di alcuni di questi imprenditori, Scajola ha ricordato che si tratta ''di imprenditori che hanno già versato la prima parte di quote rilevanti che arriveranno fino ad un miliardo di euro. Sono cifre molto grosse a fronte del tentativo di salvataggio di un'impresa difficile. Conflitto di interesse? A me sembra che facciano soprattutto un solo interesse, quello del paese''. Infine parole per rasserenare il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che dalle colonne della Stampa ha detto che il piano Alitalia non va bene auspicando che venga modificato. "Nessuno ha da temere - ha detto il ministro dello Sviluppo economico - Non c'è dubbio che uno dei problemi del sistema italiano sia la proliferazione di aeroporti uno vicino all'altro nel caso Malpensa-Linate si va anche molto indietro. C'è stata una programmazione un po' pasticciata nei decenni scorsi. Malpensa è lontano da Milano e non è ben servito, Linate è troppo nel centro della città. La programmazione nazionale calata sui territori delle regioni ha dimostrato molte falle. Gli aeroporti devono poter stare sul mercato per i servizi che offrono e per la qualità che possiedono - ha aggiunto - poi potrà incidere anche la compagnia di bandiera. Il piano presentato dalla cordata concilia queste diverse esigenze". BRUNETTA "Avanti anche senza sindacati"Quale futuro per Alitalia? Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Maroni: "Agli ultras del Napoli trasferte vietate per un anno" (97 commenti) Berlusconi solidale con Prodi Il Professore: "Pubblicatele pure" (86 commenti) Numero verde contro i clandestini: l'iniziativa del sindaco leghista (71 commenti) Il giorno dell'accordo Italia-Libia "Chiusa una pagina del passato" (46 commenti) Gelmini, avvocato con l'esame 'facile' Da più parti l'invito a dimettersi (44 commenti) Dicono no al matrimonio combinato Cinque donne sepolte vive (38 commenti) Zamboni: "Metteremo Rita su tutte le preferenziali" (34 commenti) "Ok al diritto di voto per gli immigrati, ma non è garanzia di integrazione" (28 commenti) 01:20:30 - Parliamo un pò di tennis vero, perchè francamente queste chiacchere ROGER-RAFA mi hanno stancato, vi[...] Nadal concede solo un set01:19:55 - E poi caro super roger, chi tra i 2 ha dato "REALMENTE" 3 set a 0 all'altro (e non a parole) è stato[...] Nadal concede solo un set00:57:38 - E poi mi spieghi quando ho detto che quello che ha fatto Roger in passato non è stato MAESTOSO???...[...] Nadal concede solo un set00:50:36 - "se roger giocasse con nadal come ha giocato con stepanek gli da 3 sets a zero!!!" Ecco le frasi dei[...] Nadal concede solo un set00:20:19 - ma veramente la Schiavone nel 2003 fece quarti a Flushing Meadows![...] Le imprese delle azzurre00:09:01 - Chiamiamo le cose con il loro nome! Gheddafi ha le armi per ricattarci (gas, petrolio, invio di barc[...] Il giorno dell'accordo Italia-Libia "Chiusa una pagina del passato"00:06:24 - Concordo 100% con Fabio. Solo da aggiungere che il femminismo sta alla femminilità come l'acqua sta [...] Una donna normale sotto il tiro femminista Previsione sul palio dei rioni, chi vincerà?Chi vincerà la Giostra del Saracino?Basket: cosa farà la Scavolini Spar nella stagione 2008/2009?Scavolini Spar, sei soddisfatto della campagna acquisti?Dal 2009 torna il maestro unico alle elementari, sei d'accordo?Rimini, Luca Zanotti rischia 10 anni di carcere in Grecia per 21 grammi di hashish. Giusta l'estradizione?Cosa farà la Giacomense nella stagione 2008/2009?Cosa farà la Spal nella stagione 2008/09?Lo Spezia in D, vincerà il campionato?Lavori in stazione, cosa ne pensi?Numero verde per denunciare i clandestini, sei d'accordo?Come arriverà la Fiorentina nel girone F della Champions League, composto da Lione, Bayern Monaco e Steaua Bucarest?Sei favorevole al voto in condotta?Tifosi violenti, sei favorevole allo stop delle trasferte?Accordo Italia-Libia, che ne pensi? LA FOTO DEL GIORNO 'The duchess', la storia si ripete Nel film in uscita in Gran Bretagna Keira Knightley interpreta Georgiana Spencer, duchessa di Devonshire nel 18esimo secolo, che ricorda in maniera sorprendente Lady Diana: stesso cognome, stessa vita IMMAGINI KEIRA GUARDA IL VIDEO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

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Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Sacconi: 3.250 esuberi. Borse, bruciati 170 miliardi Alitalia, in 7 giorni intesa o fallimento ROMA - Sette giorni di tempo per trovare l'accordo o l'Alitalia dovrà portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento. Questo il discorso fatto dal governo e dal commissario straordinario della compagnia Fantozzi ai sindacati nell'incontro di ieri sera. Il ministro del Lavoro Sacconi annuncia: "Gli esuberi per ora sono 3.250". Intanto ieri è stata una giornata nera per le Borse europee che hanno bruciato 170 miliardi di euro. A far scendere i listini l'allarme della Banca centrale europea su inflazione e crescita e i dati dell'economia americana. MANIA, CILLIS, STATERA ALLE PAGINE 6 E 7 GRECO A PAGINA 24.

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"ma quale collaborazionista combatto per il territorio e per il pd" - alberto statera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Ma quale collaborazionista combatto per il territorio e per il Pd" Marrazzo: entrando nella compagnia difendo 50mila persone "Lotterò da dentro perché non la riducano a una compagnia di bandierina" ALBERTO STATERA ROMA - Che combina governatore? Fa arrabbiare tutti: la destra vincente, che la vede come un furbetto che salta sui presunti successi berlusconiani, e la sinistra soccombente, che la vive quasi come un "collaborazionista" convertito sulla via di Damasco alla tremontiana "economia sociale di mercato", che nella declinazione ministeriale sembra la vecchia regola di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, esce dal pranzo con Roberto Colaninno rubando la battuta a Veltroni e rivendicando a sé addirittura il "coraggio kennediano", dopo la proposta di entrare con la finanziaria regionale del Lazio nella cordata Alitalia dei sedici imprenditori, catturati "con la pistola alla testa", secondo l'immagine dell'ex ministro Pierluigi Bersani o, più probabilmente, blanditi con l'esposizione di tanto zucchero filante in arrivo con le opere pubbliche finanziate dal governo. Collaborazionista e neotremontista, presidente Marrazzo, di fronte alla sinistra, cui lei appartiene, che magari su questo come su altri temi sta sbandando alquanto? "Ma per carità, ma che tremontismo. Impariamo piuttosto a leggere le vicende e a guardare avanti. Non tanto, ma almeno fino al prossimo autunno, quando cinquantamila persone, due per ogni esubero Alitalia, più le relative famiglie e tutto l'indotto, rischiano di essere per strada. Capisce cosa significherebbe per il territorio che io governo?". Certo, ma non stiamo forse parlando di privatizzazione di quel che resta di Alitalia, che doveva chiudere da anni travolta dalla politica e che adesso, di fatto fallita, torna sul sentiero della politica? "A Roma e nel Lazio la crisi dell'Alitalia è come la crisi della Fiat a Torino, un'emergenza sociale catastrofica sul territorio e io rivendico al pubblico e alla politica, di sinistra o di destra, il dovere di governare processi così impegnativi che richiedono scelte importanti e condivise. Come è per gli aeroporti, dove il pubblico ha una presenza di indirizzo". Scusi governatore, quelle degli Aeroporti di Roma non sembrano buone credenziali. Anzi, se permette, così si dà proprio la zappa sui piedi: chi può dire che gli Aeroporti di Roma, di cui siete azionisti, sono il massimo dell'efficienza? "Hanno 36 milioni di passeggeri: chissà se li avrebbero raggiunti se non ci fossimo stati noi a portare la voce dei cittadini nei consigli d'amministrazione, a urlare, a chiedere agli azionisti privati di fare gli investimenti necessari". Cioè, Marrazzo, lei pensa davvero di sedersi nel consiglio d'amministrazione della nuova Alitalia e di dire a Colaninno, ai Benetton, a Gavio, alla Marcegallia, a Bellavista Caltagirone, al fior fiore del potere capitalistico ormai incistato nel governo con le concessioni e gli appalti, come devono gestire la loro compagnia? E, per di più, da azionista degli Aeroporti fissare anche con loro le tariffe aeroportuali? Una specie di inno al mercato che non c'è. "Guardi che io al mercato e alle regole ci tengo, ma qui è in ballo una questione territoriale, di identità del territorio di fronte alla prospettiva di una grave crisi. Lungi da me fare il pansindacalista, ma di fronte alle difficoltà rivendico alla politica il dovere e la capacità di governare le grandi scelte. La Regione Lazio ha un bilancio di 28 miliardi di euro, spese per 18, e 500 milioni destinati per missione allo sviluppo economico. Ne investiremo una parte per la missione Alitalia, anche se, come è evidente, è una scelta né facile né comoda". Ma scusi governatore, non avete neanche gli occhi per piangere per i buchi della Sanità e buttate i soldi in un'impresa fallita da lustri? "Guardi che io ho risolto l'emergenza rifiuti, rimesso in moto le autostrade, chiusi il San Giacomo e il Forlanini. Il deficit sanitario lo paghiamo. Ma questo non ci esime dall'affrontare con il coraggio richiesto la questione Alitalia che investe in maniera devastante il nostro territorio, Roma e tutto il Lazio. L'Hub di Fiumicino vale da solo come una legge su Roma capitale". Il suo collega Renzo Tondo, governatore di una regione a statuto speciale, il Friuli Venezia Giulia, cioè con più poteri dei suoi, dice che lei ha un po' perduto la brocca: è forse in delirio di onnipotenza. "In queste ore me ne prendo tutte da tutte le parti e abbozzo. Ma a Tondo dico: venga lui, se vuole, a parlare con i lavoratori dell'Alitalia, con quelli dell'indotto, con quelli delle imprese turistiche, con le loro famiglie. Non creda che l'identità territoriale sia appannaggio solo dei territori del Nord e sappia che l'Alitalia è oggi il banco di prova del federalismo politico. Federalismo politico vuol dire confronto con gli interessi del territorio. Questo è il federalismo dal basso che ci serve. La bozza del ministro Calderoli in questo è carente e minimale. Bisogna trovare veramente il modo di essere più vicini ai cittadini nei territori". Marrazzo più federalista di Calderoli? "Il governo del territorio vuole la sua voce, lo dico io come lo dicono Penati a Milano e Dominici a Firenze. E' qui che il Partito democratico può confrontare le proprie proposte con quelle del governo, è qui che si può fare davvero la coscienza critica dei vincitori". Ma Veltroni ha detto che questi mettono insieme una "compagnia di bandierina" tra evidenti conflitti d'interesse. "E io voglio andare a vedere se sarà una compagnia di bandierina, possibilmente senza passare da collaborazionista. Riconosco la scelta imprenditoriale, ma come riformista non ho impaccio ad andare a verificare da azionista di minoranza e ad incalzare sulla difesa del lavoro e del territorio di cui sono responsabile. E sa cosa le dico? Che questa può essere linfa vitale per il Partito democratico". Va bene, governatore Marrazzo, meglio compagnia di bandierina che niente. Ma lei ha capito che s'insinua in una partita più grossa, la cui posta non è solo l'Alitalia ma è la berlusconizzazione di quel poco che c'è di capitalismo italiano? In ballo ci sono Mediobanca, Generali e tutto il potere bancario e finanziario. E lei mette il chippino pubblico della sua minuscuola Iri regionale, creando questo inferno e mettendo in difficoltà la sua parte politica già divisa su tutto il resto? "Potrò sbagliarmi, ma a differenza della destra sociale che immagina le leve del potere sempre nella contiguità tra politica e capitale, io sono un riformista e credo nel primato della politica. Soprattutto quella vicina ai cittadini. Come per l'Alitalia. E lotterò da dentro perché non la riducano a una compagnia di bandierina".

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Il piano "riscopre" malpensa sorte incerta per 700 dipendenti - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Dallo scalo milanese partiranno 13 dei 16 voli intercontinentali previsti. Riprende quota l'ipotesi Lufthansa Il piano "riscopre" Malpensa sorte incerta per 700 dipendenti A conti fatti, 6 mila persone restano fuori dall'azienda "Esternalizzati" in carico ai soci Cai LUCIO CILLIS ROMA - Ritorno a Malpensa e una mano tesa verso la Germania. Il fantasma di Lufthansa, aleggia sul piano di rilancio della nuova Alitalia mostrato ieri ai sindacati. Un progetto che mette finalmente sul tavolo della trattativa il numero degli esuberi e buona parte degli asset consegnati da Alitalia a Cai. Malpensa, potrebbe tornare ad essere lo snodo principale per i voli intercontinentali mentre lo scalo di Fiumicino sarà ridimensionato. Alitalia 2 nelle intenzioni di Roberto Colaninno, presidente di Cai, punta a consolidare una quota di mercato prossima al 60%, attraverso un rilancio del network su sei basi e senza hub di riferimento. L'occupazione. Il numero dei dipendenti in uscita è la prima mina disinnescata. Oggi Alitalia (Fly più Service) dispone di 15.600 dipendenti, mentre AirOne (che non conferma però l'indiscrezione) avrebbe 1.900 unità. In totale 17.500 persone. Ufficialmente gli esuberi sono 3.250, più altri 2.050 dipendenti, tra attività del cargo (450) e di manutenzione (1.600) che saranno esternalizzati, le cui attività cioè, saranno cedute ad un ristretto gruppo di partner della cordata Cai. Saranno però garantiti i contratti per la fornitura di servizi alla nuova Alitalia: ecco perché i 2.050 "esternalizzati" vengono contabilizzati tra gli assunti della newco. Ci sono poi altri 700 addetti al call center e amministrazione che restano per ora in una sorta di limbo (il ministro Sacconi la chiama "zona grigia"), in attesa della trattativa che si apre oggi sui tagli al costo del lavoro. Sembra probabile una loro conferma all'interno del perimetro Alitalia. La riduzione del personale, dunque, oscilla tra i 3.250 e i 6.000 addetti (la somma di esuberi, esternalizzazioni e "zona grigia"). In pratica Alitalia 2 conterà su 11.500 lavoratori assunti. Ritorno a Malpensa. Nei piani di Compagnia aerea italiana c'è un colpo a sorpresa che, se confermato, riaprirà il conflitto Milano-Roma. Ai sindacati è stato mostrato un progetto che dovrebbe partire già dalle prossime settimane (si parla di novembre). Una retromarcia verso Malpensa, sette mesi dopo il sofferto abbandono dello scalo milanese. è possibile che esista già un pre-accordo con Lufthansa, compagnia che preferisce portare il baricentro del Sud Europa a Malpensa tagliando Roma. Ma non è da escludere che questa possa essere una mossa per mettere in allarme Air France-Klm e alzare la posta. Nelle diapositive mostrate ieri nel corso della riunione sono spuntate le nuove rotte intercontinentali: a Milano 13 tratte, contro 3 da Fiumicino, mentre oggi è l'esatto contrario (14 a 3). è prevista l'apertura dei collegamenti con Shangai, Pechino, Rio de Janeiro. La flotta. Sono 139 i velivoli in pista nei prossimi mesi e 158 quelli previsti a regime nel 2013. Spariranno rapidamente i vecchi Md80, mentre tutta la flotta sarà composta da due sole "famiglie" di aerei, quasi tutti Airbus, per ridurre i costi di manutenzione. La parte economica. Infine, accanto all'offerta da 400 milioni di euro, l'acquisto di rotte, aerei e altri asset, è atteso un fatturato vicino ai 4,8 miliardi e pareggio operativo in 2 anni.

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Tajani ci ripensa: serviranno chiarimenti - alberto d'argenio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il commissario Ue: faremo una "valutazione complessiva" sull'operazione Tajani ci ripensa: serviranno chiarimenti ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - "Non è escluso che avremo bisogno di ulteriori chiarimenti" sul decreto legge varato dal governo per il salvataggio di Alitalia. Il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, annuncia che il confronto con Roma sul futuro della compagnia di bandiera non si è concluso con l'incontro dell'altro ieri tra il suo staff e il numero uno della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno. Anzi, Roma potrebbe essere chiamata a fornire nuove informazioni necessarie a capire se nell'operazione si nascondano aiuti di stato incompatibili con le regole comunitarie. Tajani ha precisato che darà una "valutazione complessiva" del salvataggio di Alitalia, compito che per essere portato a termine richiederà del tempo. Il vicepresidente della Commissione ha quindi ribadito quanto già detto nei giorni scorsi, ovvero che a prima vista nel decreto approvato dal governo per modificare la Marzano ci sono elementi positivi, come il principio di trasparenza, la volontà di vendere gli asset a prezzo di mercato e la decisione di aprire ai privati. In effetti i dubbi di Bruxelles al momento non si concentrano né sul decreto, né sul piano industriale della nuova compagnia italiana. A far temere è invece l'applicazione del decreto, ovvero il rischio che nella sua trasposizione si inseriscano aiuti pubblici illegali. Ad esempio nella vendita degli asset di Alitalia alla Cai o nel trasferimento del personale dalla vecchia alla nuova compagnia (dovrà avvenire tutto a condizioni di mercato). Ecco perché a Bruxelles non si nasconde che in questa fase sarebbe utile incontrare anche il commissario straordinario Augusto Fantozzi. C'è poi il prestito ponte da 300 milioni già sotto indagine Ue sugli aiuti di Stato: i dubbi potrebbero svanire se Fantozzi li restituirà grazie agli introiti delle cessioni alla Cai. Occhi puntati infine sulla deroga alle regole sulla concorrenza in favore della nuova compagnia, che potrà operare praticamente in monopolio sulla redditizia tratta Roma-Milano. Una scelta che potrebbe essere contestata dalla commissaria Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, se sarà sopra i limiti di fatturato sopra i quali il giudizio antitrust spetta a Bruxelles.

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Alitalia, una settimana per l'accordo - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia, una settimana per l'accordo Ultimatum di governo e Fantozzi ai sindacati. Sacconi: per ora 3250 esuberi Scajola dice no all'ingresso della Regione Lazio: "Ognuno faccia il proprio mestiere" ROBERTO MANIA ROMA - Roberto Colaninno alza il velo sul piano industriale della Nuova Alitalia. Disegna una compagnia concentrata sul mercato nazionale e sul medio raggio, senza più il servizio cargo e la manutenzione pesante, e pronta a stringere un'alleanza con un partner internazionale, Lufthansa o Air France. Oltre tremila (esattamente 3.250) i lavoratori in esubero, mentre 2.750 andranno in outsourcing, cioè resteranno nel sistema Alitalia pur dipendendo da altre aziende. Ma per 700 di questi, impiegati soprattutto nell'amministrazione, nell'information techonology e nel call center, la ricollocazione appare ancora molto a rischio. E allora gli esuberi potrebbero avvicinarsi a 4.000 Nessun via libera dai sindacati ma nemmeno una bocciatura. Tanta cautela. E questo sembra già un passo avanti. Da oggi inizia la trattativa no stop. Si parte dal piano industriale e dai nuovi contratti di lavoro. Restano sette giorni di tempo per trovare un accordo, come ha ribadito il commissario straordinario della vecchia compagnia, Augusto Fantozzi. Mentre sarà l'ex Ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, a presiedere il comitato di sorveglianza sulla vendita degli asset della vecchia compagnia. Quella di ieri è stato il D-day per l'Alitalia della coppia Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Compagnia aerea italiana. Prima a Palazzo Chigi per una rapida illustrazione del piano, poi al Lavoro per il negoziato sindacale. "Non siamo qui per fare una compagnia low cost - ha detto Sabelli. Sarà un network completo". Nessun progetto "mordi e fuggi". "Il nostro - ha spiegato Colaninno - sarà un investimento di lungo periodo". Obiettivo un fatturato di 4,8 miliardi e il ritorno al pareggio nell'arco di un biennio. L'Alitalia privatizzata e fusa con AirOne avrà meno aerei (139 nel 2009 e 158 a regime, contro i 238 attualmente in forze alle due compagnie), 14.250 dipendenti, 65 destinazioni (16 intercontinentali) con la leadership nel mercato domestico (il 55 per cento delle tratte), quasi il monopolio (l'87 per cento) lungo la Fiumicino-Linate, nessun hub, ma sei "basi": Roma, Malpensa, Napoli, Catania, Venezia e Torino. Ora lo scoglio da superare è quello sindacale, dopo l'impegno preso dal governo di "non lasciare a terra" alcun lavoratore. "Ma - ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani - più si restringe il perimetro aziendale, e più lavoratori ci sono da ricollocare". E sul fronte sindacale qualche scricchiolio di tenuta si avverte: Cisl e Uil, per esempio appaiono più attente a valorizzare la riduzione degli esuberi rispetto agli annunci iniziali che parlavano di 5-6 mila tagli. Preoccupato il potente sindacato dei piloti, l'Anpac ("ci sono elementi di forte criticità"), ma anche l'Ugl che vede una trattativa "tutta in salita". La politica, infine. Con il premier Silvio Berlusconi che definisce "infondata" la tesi di D'Alema e Bersani di imprenditori "costretti" a partecipare alla cordata, e il segretario del Pd, Walter Veltroni critico sull'"errore" dei sindacati a non accettare Air France visto che ora il governo "scaricherà un miliardo e mezzo di euro" sui cittadini. E fa ancora discutere, a destra e a sinistra, la decisione del governatore del Lazio, Piero Marrazzo di entrare nella nuova compagnia. "Faccia il suo mestiere", ha detto il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola. E Antonello Soro (Pd): "Gli enti pubblici fuori dalle privatizzazioni".

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Il ritorno dell'ici - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti IL RITORNO DELL'ICI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Così dice, in maniera esplicita e inequivocabile, la bozza predisposta dal governo per la normativa che dovrà disciplinare l'introduzione del federalismo fiscale, obiettivo programmatico vitale per i leghisti di Umberto Bossi. Tutte le tronfie dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che aveva fatto dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un punto d'onore della sua campagna elettorale e aveva provveduto in conseguenza fin dalla prima riunione del nuovo Consiglio dei ministri, finiscono così alle ortiche. Com'era, in fondo, scontato che avvenisse perché la promessa del Cavaliere aveva il non piccolo difetto di togliere dalle casse degli enti locali un gettito sicuro e fondamentale, senza in parallelo prevedere alcun tipo di valida alternativa per la fornitura di servizi ai cittadini. Insomma, quello realizzato da Berlusconi è stato un miserevole espediente propagandistico che la realtà dei conti e le esigenze primarie di funzionamento dei comuni hanno già messo a nudo nel volgere di una manciata di settimane. Certo, nell'illustrare questa spettacolare svolta a 180 gradi da parte del governo, il ministro Calderoli ha avuto l'accorta furbizia di non parlare di reintroduzione della vecchia imposta "tout court", ma ha indorato la pillola ricorrendo a una formula tartufesca come il riconoscimento di una "autonomia impositiva sugli immobili" ai comuni. In altre parole, saranno i sindaci e le loro giunte a decidere come e quanto far pagare i proprietari di immobili: fatto sta che il divieto generale di imporre un simile tributo ai possessori di prime case verrà così a decadere. Sul merito di questa retromarcia improvvisa non c'è ragionevolmente da dissentire. La tassa sugli immobili, soprattutto nei grandi agglomerati urbani, rappresentava una delle maggiori fonti di liquidità per le locali amministrazioni. Tanto che la disinvolta abrogazione berlusconiana dell'Ici stava già creando seri problemi di cassa a molti comuni con conseguenti e pesanti malumori fra i sindaci, della sinistra come della destra. Ipotizzare un cammino verso il federalismo fiscale senza ripristinare questo genere di tributo sarebbe stata una contraddizione in termini del tutto insostenibile anche nel breve. Basti pensare che, a tre mesi dal mancato incasso della prima rata Ici di giugno 2008, i comuni stanno ancora aspettando che il governo centrale si decida a far avere loro il gettito sostitutivo finora promesso soltanto a parole. Ma anche sotto il profilo dell'equità tributaria generale il ritorno di un'imposta sugli immobili appare coerente in termini di riequilibrio del prelievo complessivo sulla ricchezza dei cittadini. Il nostro è un sistema fiscale fondamentalmente basato sul prelievo diretto in capo alla produzione di reddito. Con l'Ici ? che è un'imposizione di tipo patrimoniale ? si otteneva un effetto perequativo per quanto riguarda il precetto costituzionale secondo cui ogni cittadino deve partecipare alla spesa pubblica in ragione della sua capacità contributiva. La guasconata di Berlusconi aveva peggiorato il punto d'equilibrio raggiunto, la bozza Calderoli punta a rimediare l'errore commesso. Un simile rinsavimento è da apprezzare, ma lo sarà ancora di più se ? riaprendo la partita della tassazione degli immobili ? si avrà il coraggio politico di avviare anche una seria revisione dei catasti urbani per spazzare via lo scandalo inconcepibile dei castelli tassati come tuguri ovvero delle abitazioni di periferia soggette a prelievi doppi o tripli di attici in palazzi del centro cittadino. Condizione questa indispensabile per evitare che anche con la nuova Ici si perpetui quella evasione fiscale di massa che è il vero cancro del nostro sistema tributario. Tutto bene, dunque, quel che sembra voler finire anche bene? No. Al di là del merito della questione, la vicenda lascia sconcertati quanto a metodo di governo. Non ci voleva un genio della politica o della finanza per intuire, fin dal principio, che la sortita berlusconiana sull'abolizione dell'Ici ? date le arcinote condizioni della nostra finanza pubblica, centrale e locale ? era una fanfaronata elettorale che non avrebbe retto, come s'è appena visto, alla prima verifica con la realtà. Ma anche in questo caso (come per la sovrattassa occulta che il malcapitato contribuente dovrà versare per il "salvataggio" di Alitalia) ha prevalso su tutto e tutti la capacità di manipolazione dell'opinione pubblica, che è la vera arma neanche tanto segreta dell'attuale presidente del Consiglio. Stavolta, fortunatamente, sono stati i suoi stessi alleati leghisti a rimettere il problema con i piedi per terra, infischiandosene di smascherare così l'inganno che stava dietro le promesse elettorali di Silvio Berlusconi. Un po' come ha appena fatto il colonnello Gheddafi mettendo in pubblico i retroscena incresciosi del tanto sbandierato accordo "storico" con la Libia. Resta da chiedersi che cosa e quanto gli italiani vorranno ancora aspettare per svegliarsi da questo sonno ipnotico collettivo che li rende passivi strumenti del mago di Arcore.

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Indignato (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Ordine culturale Indignato Successione Sono indignato dagli attacchi ricevuti da An su ultrà e Alitalia La mia posizione sul voto agli immigrati è di ordine culturale Fini con queste uscite sta già lavorando alla successione.

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"alitalia, expo e pincio: che disastro l'italia è in mano a politici degenerati" - natalia aspesi venezia (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Spettacoli "Alitalia, Expo e Pincio: che disastro l'Italia è in mano a politici degenerati" E Celentano il predicatore presenta "Yuppi Du" 33 anni dopo "La responsabilità non è solo di Berlusconi ma anche di Veltroni. Me la prendo con la gente che non si oppone ai mandanti di questi scempi" E annuncia: "Ora farò un film sulla Resurrezione" NATALIA ASPESI VENEZIA L'Alitalia? "Mi spiace vederla ridotta così. Se risorge non posso che esserne contento, ma ho il sospetto che la nuova cordata non sia abbastanza pura. Non vorrei che ci fosse uno scambio di favori tra imprenditori e politica". L'Expo di Milano? "Temo che si rivelerà una gara a chi piazza più cemento. Io me la prendo con la gente che non protesta, che non si oppone ai mandanti di questi scempi". E il posteggio al Pincio a Roma? "Questo disastro è figlio di un vertice politico degenerato che a capo non ha solo Berlusconi ma anche Veltroni, che lo definì l'operazione urbanistica più importante di Roma. E Alemanno che quando non era sindaco si era opposto con forza, adesso che è in Campidoglio ha cambiato idea". Parole di Adriano Celentano, purtroppo al vento, come sempre, anche quando dilagano dalle sue celebri trasmissioni televisive. Non cambiava e non cambia il mondo per le invettive ovvie di un guru settantenne, di un instancabile predicatore tendente al mistico, che infatti annuncia "Farò un film sulla resurrezione di Gesù". Oggi consegnerà il Leone alla Carriera a uno davvero grande, Ermanno Olmi, che magari tra qualche anno potrebbe consegnarlo a lui, i monumenti, si sa, scarseggiano. Intanto si è festeggiato il suo mitico Yuppi Du (accolto ieri sera dal pubblico tra applausi e ovazioni), che ha 33 anni e oggi, pur restaurato, pare antico, proprio anni 70, e forse lo era già nel 1975, quando fu presentato al Festival di Cannes, presidente di giuria la raffinata Jeanne Moreau, Palma d'Oro a un film algerino subito scomparso, invitati altri due film italiani, Professione Reporter di Antonioni e Profumo di donna di Dino Risi, premio per l'attore a Vittorio Gassman. Allora il film di cui era regista, protagonista e autore delle belle musiche, piacque molto al pubblico, la critica ne fu spiazzata nel senso che si aspettava una porcheria e non lo era. Quelli che con la puzza sotto il naso cinesociopolitico si rifiutarono di vederlo, ieri a testa basta, nella sede più prestigiosa, detta di arte cinematografica, sono arrivati, per inerzia revisionista, anche ad applaudirlo. In questo suo musical dalla bella musica e dai bei balletti, sullo sfondo di una Venezia verdastra scavata dall'acqua alta e trasformata in una specie di Corte dei Miracoli dei diseredati, introduce le "sue" solite brutture del mondo; l'inquinamento, la violenza contro le donne, le morti bianche. Ma contemporaneamente, alla Mostra la gente usciva sconvolta dalle vere morti bianche dei documentari La fabbrica dei tedeschi e ThyssenKrupp Blues, così di Yuppi Du non restava che celebrare altro, per esempio la povera stupenda Charlotte Rampling, appena reduce dalle torture di Portiere di notte, qui seviziata dai più brutti vestiti da fata mai visti persino nelle recite oratoriali. Oppure la storia fiabesca: l'operaio Celentano vedovo di Rampling, sposa la compagna Claudia Mori che alleva con amore la figlia della scomparsa, e innamorata del giovanotto (allora non male, aveva 37 anni) vive volentieri in una stamberga invasa dall'acqua. Attorno gli amici, mendicanti, mutilati in carrozzella, disoccupati, tutti buoni, che non fanno caso alla miseria e sono felici. Poi sotto un cappello di paglia riappare la morta affogata, che morta non era essendo fuggita a Milano con un ricco. Rivedendo Celentano si toglie le mutande poi soddisfatta comunica che comunque di povertà non ne vuole più sapere, anche se lui gli assicura che "i soldi non contano, e neppure il parrucchiere". Giustamente la Mori si scoccia e se ne va, ma se ne va anche la Rampling, con la sua bambina. E Celentano la raggiunge a Milano e capisce, dal palazzo tipo Quirinale in cui abita, che i soldi contano. Vende allora la piccina a peso e con un gran pacco di soldi riprende il treno per la sua vita operaia, mormorando "Le donne sono tutte uguali". Era stato approvato proprio quell'anno il nuovo diritto di famiglia ma nel film-fiaba il sacerdote dice che la donna sposandosi "sancisce la sua dipendenza alla volontà del marito". Ci sono cose da ridere di gusto, si parla anche di cacca, nella baracca invasa dall'acqua dai rubinetti non ne esce, oppure esce un liquido nero, Marghera è rappresentata da una piccola folla con le maschere a gas, il morto sul lavoro pare più vittima della distrazione dei compagni che della cattiveria dei padroni.

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Federalismonuove tassesu immobilie carburanti (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Per comuni e province Ai municipi andranno gli introiti delle imposte legate alla casa, alle amministrazioni provinciali quelli da balzelli su auto e benzine. Genova fra le sette città metropolitane 05/09/2008 Roma. Nella nuova Alitalia, saranno rioccupati, da Az e da AirOne, 14.250 dipendenti (dei quali 2.750 da "esternalizzare") e che gli esuberi sono quindi 3.250. Un numero inferiore rispetto ai 6-7 mila di cui si è parlato per giorni. Ma in realtà i numeri non tornano. I sindacati daranno una risposta in temi rapidi, comunque la cordata capeggiata da Colaninno sembra avere buone chance, anche perché l'unica alternativa sarebbe il fallimento. Nel piano industriale si disegna un'Alitalia concentrata sui voli nazionali, con meno aeromobili e orientata al mercato del corto-medio raggio: 65 destinazioni, di cui 16 intercontinentali e le altre 49 tra Italia e Europa. Polemico il leader del Pd Walter Veltroni: "Sono capace anch'io di risanare l'Alitalia in questo modo, scaricando i debiti sulla collettività". Da Bruxelles si preannunciano richieste di chiarimenti. Cresci >> 11 05/09/2008.

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Alitalia, i primi licenziamenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Roma L'azienda taglia i contratti con le ditte che si occupano della manutenzione degli immobili. Il Pd: d'accordo con il governatore Alitalia, i primi licenziamenti Marrazzo incontra Colaninno: la Regione ha i soldi per entrare nella cordata "Manca qualche soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata e per questo a loro rivolgo un invito a partecipare perché penso che la platea vada ulteriormente allargata". Rilancia così il governatore Piero Marrazzo, dopo aver proposto di far entrare la Regione nel capitale di Alitalia. E incalza: "I soldi ci sono. Abbiamo un bilancio di 28 miliardi, 18 dei quali sono spesa. Il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse, e investiamo ogni anno 500 milioni per lo sviluppo del territorio. La Regione è in grado di partecipare alla Cai e non rischierebbe nessuna bancarotta". Intanto però il terremoto di Alitalia ha iniziato a sollevare l'onda anomala dei licenziamenti, che cominciano ad abbattersi sui lavoratori dell'indotto. Sono arrivati i primi telegrammi in due aziende del settore del global service: otto metalmeccanici di un'azienda e sei dell'altra sono stati lasciati a casa all'improvviso. PAOLO G. BRERA ALLE PAGINE II E III.

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E per l'indotto è subito crisi via ai primi licenziamenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Roma I tagli nelle ditte che si occupano della manutenzione degli immobili E per l'indotto è subito crisi via ai primi licenziamenti Centinaia di precari lasciati a casa. "Via al protocollo con Regione e Fiom" Ore sette del mattino, fine turno nei capannoni dell'area tecnica di Fiumicino. Squilla il cellulare di un operaio: "Amore, è appena arrivato un brutto telegramma... ti hanno licenziato". è bastata la minaccia del terremoto di Alitalia per sollevare l'onda anomala dei licenziamenti, che ha già cominciato ad abbattersi sui lavoratori dell'indotto. "Nei giorni scorsi - spiega Gennaro Petta, responsabile Fiom-Cgil di Roma Sud - sono arrivati i primi telegrammi in due aziende del settore del global service, la manutenzione globale termica, idraulica ed elettrica degli immobili. Otto metalmeccanici di un'azienda e sei dell'altra sono stati lasciati a casa all'improvviso, ed è chiaro che sono i primi segni di un'epidemia dolorosissima". E la malattia del lavoro che non c'è più s'è già diffusa a macchia d'olio tra i precari: "Mentre ancora non è stato presentato il piano industriale della nuova Alitalia - dice il presidente della Regione, Piero Marrazzo, nel suo intervento alla Pisana - le imprese fornitrici iniziano la ristrutturazione: già in questo momento centinaia di precari non vengono più richiamati al lavoro". Nel global service, a essere lasciati a casa sono lavoratori a tempo indeterminato, con aspettative ben diverse: "Le aziende - spiega Petta - hanno avvertito i dipendenti che non potendoli ricollocare devono ritenersi licenziati. I nostri uffici legali si sono subito messi al lavoro, ma le procedure sono lunghe e intanto ci sono famiglie che contavano su quegli stipendi di 1.250 euro al mese per mantenere i figli e pagare i mutui". Le due aziende - Ciem e Condim - sono molto grandi: la prima gestisce il global service di tutte le fabbriche Fiat in Italia. Sono i primi segnali di un clima pesante: "Da maggio - continua Petta - molte ditte si trovano con il contratto di assistenza scaduto. Visto il clima di incertezza, i responsabili di Alitalia Service invece di rinnovare i contratti li hanno dati in proroga, tagliandoli nel valore e nelle operazioni previste. Così gli imprenditori hanno cominciato coi licenziamenti singoli, senza attivare ammortizzatori". Nell'indotto diretto di Alitalia lavorano "500 metalmeccanici in una quindicina di aziende, ma solo 4 o 5 sono sindacalizzate. Le altre sono più piccole, ma il dramma dei licenziamenti sta arrivando a cascata", dice Petta. Per questo oggi la Fiom incontrerà l'assessore regionale al lavoro Alessandra Tibaldi: "Cercheremo di mettere in moto un protocollo tra Regione, Fiom e industriali per fare in modo che i dipendenti dell'indotto seguano la stessa strada di quelli dell'Alitalia". La paura collettiva è che arrivi lo Tsunami vero e proprio: al di là dei metalmeccanici, solo negli hangar delle manutenzioni pesanti Alitalia di Fiumicino lavorano 3.500 esterni. (paolo g. brera).

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Marrazzo agli imprenditori romani "anche voi nella cordata alitalia" - paolo g. brera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Roma Marrazzo agli imprenditori romani "Anche voi nella cordata Alitalia" Il governatore incontra Colaninno: "La Regione ha i soldi" "La compagnia di bandiera rappresenta per noi quello che la Fiat è per Torino" PAOLO G. BRERA Il giorno dopo aver spiazzato tutti con la proposta di far entrare la Regione nel capitale della nuova Alitalia, il presidente Piero Marrazzo rilancia: "Manca qualche soggetto. Non ci sono imprenditori romani nella cordata: a loro rivolgo un invito a partecipare, perché la platea va ulteriormente allargata". Più peso di Roma nella trattativa, più forza della Capitale nella gestione di Cai, la newco che gestirà la parte sana della vecchia Alitalia: mentre il sindaco Gianni Alemanno è ancora in Terra Santa, Marrazzo prova a sostenere la chiave di volta dell'economia romana minacciata da un piano di salvataggio della ex compagna di bandiera che rischia di travolgere il distretto aeroportuale di Fiumicino, il quale "rappresenta per noi quello che la Fiat è per Torino". Lo ha fatto anche ieri, aprendo e chiudendo il dibattito nel consiglio regionale straordinario con il quale la Pisana ha approvato all'unanimità la sua idea di investire in Cai entrando nel suo consiglio di amministrazione. Non era una proposta di facciata, "non una provocazione, perché partecipare alla nuova Alitalia per noi non è una possibilità ma un dovere", dice Marrazzo. E a chi, come il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, gli ricorda "la voragine del debito per cui gli abbiamo commissariato la sanità", lui replica: "I soldi ci sono. Abbiamo un bilancio di 28 miliardi, 18 dei quali sono spesa. Il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse, e investiamo ogni anno 500 milioni per lo sviluppo del territorio. La Regione è in grado di partecipare alla Cai, non rischierebbe nessuna bancarotta". Lo aveva detto chiaro a Roberto Colaninno, incontrato a pranzo. Il dibattito è serrato: il centrodestra si concentra nei distinguo, il vicesindaco Mauro Cutrufo dice che è meglio prima "attendere il giudizio del mercato", il capogruppo di An Antonio Cicchetti argomenta che "l'avremmo chiesto noi stessi ma solo se fosse mancato il capitale privato", quello di FI Alfredo Pallone sottolinea l'esigenza di "raccogliere la grande sfida ma non contro il governo". Insomma, nessun contrario. A sinistra c'è il sostegno del presidente della Provincia, Nicola Zingaretti: "Stiamo lavorando bene, uniti. Questo piano danneggia il Lazio, è sbagliato e segna l'indifferenza verso la nostra Regione". E se dal Pd filtra un certo imbarazzo per non essere stati preventivamente informati del coup de thétre di Marrazzo, alla fine il consenso è unanime: "è una proposta audace e coraggiosa - taglia corto Michele Meta - l'unico modo per inchiodare un governo che non ti ascolta". E Roberto Morassut propone nella manifestazione del Pd del 25 "di scendere in piazza anche contro gli esuberi". Quanto al sindacato, la linea è puntare al nocciolo: "Chiediamo alle istituzioni di essere al nostro fianco per spostare il merito del piano industriale", dice Walter Schiavella (Cgil) ricordando la necessità di "protezioni sociali anche per i dipendenti di AirOne e dell'indotto diretto e indiretto". Così, all'unanimità "il consiglio impegna il presidente a verificare eventualità e modalità di una partecipazione della Regione e degli altri enti locali al capitale sociale" della Cai, così come "di una partecipazione dei dipendenti". L'impegna inoltre "ad assumere un'iniziativa col governo" per "garantire il miglior esito delle trattativa", e a "stanziare "risorse per innovazione tecnologica, ricerca e formazione, tutela dell'occupazione e sviluppo del sistema aeroportuale". Chiede, infine, garanzie sul "mantenimento di Fiumicino come hub" e su "difesa e sviluppo del polo manutentivo".

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Cotral, lunedì stop di otto ore (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Roma Trasporti Cotral, lunedì stop di otto ore Uno sciopero di otto ore, dalle 8.30 alle 16.30, coinvolgerà lunedì prossimo il personale della Cotral. Alcune corse extraurbane potranno subire rallentamenti e soppressioni. A incrociare le braccia sarà sia il personale di movimento che quello addetto alla verifica dei mezzi. Mentre i guardiani e gli addetti ai centralini telefonici, ai servizi di sicurezza e alla portineria hanno assicurato il normale svolgimento dell'attività lavorativa. Lo sciopero è stato indetto dalla Uilt Lazio che denuncia una "gestione approssimativa" da parte dell'azienda. "Continuiamo a chiedere alle istituzioni e alla dirigenza Cotral - si legge nel comunicato - una strategia tesa alla riorganizzazione e allo sviluppo del trasporto nel Lazio, e a evitare quanto accaduto ad Alitalia".

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Scuola peggio di alitalia cinquemila posti in meno (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Napoli I dati drammatici dei tagli ai posti per i docenti precari in Campania. E i sindacati si mobilitano Scuola peggio di Alitalia cinquemila posti in meno I dati definitivi e ufficiali sui tagli nelle scuole di Napoli e provincia finalmente ci sono. E raccontano una realtà ben più grave di quanto prospettato sino ad ora, per i precari: 5 mila insegnanti in meno nell'anno scolastico che sta per iniziare. Cinquemila posti in meno solo a Napoli e provincia, non ci sono ancora dati certi sul resto della regione. "Dunque 5 mila lavoratori napoletani restano a casa, dopo aver, negli anni, lavorato regolarmente", afferma Gabriella Refuto, segretario provinciale della Cgil scuola. I sindacati annunciano una mobilitazione di protesta. SERVIZIO A PAGINA V.

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Scuola, 5 mila insegnanti in meno ora si mobilitano tutti i sindacati - bianca de fazio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Napoli I dati ufficiali di Napoli e provincia. Un documento unitario delle sigle: "Intervenire subito" Scuola, 5 mila insegnanti in meno ora si mobilitano tutti i sindacati BIANCA DE FAZIO I dati definitivi e ufficiali sui tagli nelle scuole di Napoli e provincia finalmente ci sono. E raccontano una realtà ben più grave di quanto prospettato sino ad ora: 5 mila insegnanti in meno nell'anno scolastico che sta per iniziare. Cinquemila posti in meno, e parliamo solo di Napoli e provincia, non ci sono ancora dati certi sul resto della regione. "Dunque 5 mila lavoratori napoletani restano a casa, dopo aver, negli anni, lavorato regolarmente", afferma Gabriella Refuto, segretario provinciale della Cgil scuola. Si tratta di tagli che scatenerebbero il putiferio se fossero riferiti a una qualsiasi azienda privata. Tagli di poco inferiori, ad esempio, a quelli - pur tanto contestati - legati alle sorti dell'Alitalia. "E per i lavoratori di una qualsiasi fabbrica c'è la cassa integrazione, garantita per mesi, quando non per anni. Mentre i precari della scuola restano con un pugno di mosche in mano" continua la Refuto, che dà appuntamento a questi insegnanti per il giorno 11, alle 15.30, all'Isabella d'Este. "I numeri ufficiali forniti dagli uffici napoletani dell'amministrazione scolastica sono impressionanti - aggiunge Luigi Bifulco, segretario della Cisl scuola - Nella patria della disoccupazione possono produrre serie conseguenze, anche sul piano dell'ordine pubblico. è il momento di intervenire, a partire dalle istituzioni e dai parlamentari napoletani". Gli fa eco Luigi Panacea, segretario napoletano della Uil scuola: "Le prospettive non sono certamente positive se si pensa alla reintroduzione, dopo vent'anni, del maestro unico nelle scuole elementari. Chiediamo un intervento speciale del Governo sulla questione e chiamiamo tutti i lavoratori ad una mobilitazione generale per salvaguardare la nostra scuola che si impoverisce sempre di più". Ieri i sindacati hanno incontrato i responsabili dell'amministrazione scolastica provinciale, ed al termine dell'incontro hanno messo a punto un documento unitario - firmato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda - che sollecita la mobilitazione dei parlamentari locali, chiede un incontro con il prefetto di Napoli ("al fine di salvaguardare l'ordine pubblico"), preannuncia forme di lotta "utili per restituire il maltolto alla scuola napoletana". Solo sulle supplenze annuali sono stati tagliati 3.543 posti, che vanno ad aggiungersi ai 1.182 già eliminati prima dell'estate. "Con la inaccettabile conseguenza - si legge nel documento - che la scuola napoletana avrà complessivamente 4.725 persone che quest'anno non lavoreranno". Un esercito di insegnanti obbligati a restare con le mani in mano. E si allarga il divario tra le scuole del Nord e quelle del Sud: "Mentre agli alunni del Nord viene garantito un tempo scuola molto più ampio (con il 70% di tempo pieno nelle elementari a fronte dell'1.66% di tempo pieno nelle nostre scuole) grazie a questi tagli il tempo scuola, a Napoli, si riduce ulteriormente". Vediamoli nel dettaglio i tagli che mettono in ginocchio le nostre scuole: l'anno scorso nelle scuole dell'infanzia si assegnarono 520 supplenze annuali, contro le 210 di quest'anno. Nelle elementari furono 584, ora sono ridotte a zero spaccato. Nelle scuole medie le supplenze annuali sono ora 596, contro le 1.493 dell'anno precedente (eppure il numero di studenti è aumentato). Ed alle superiori siamo passati da 1.585 a 699 contratti a tempo determinato. Per non parlare dei docenti di sostegno, passati complessivamente da 2.390 incarichi nel 2007-2008 agli attuali 1.847.

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"un consiglio regionale straordinario per atitech" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Napoli I sindacati "Un consiglio regionale straordinario per Atitech" sindacati e lavoratori di Atitech chiedono che sia convocato subito un Consiglio regionale straordinario, con la presenza degli esponenti di Provincia e Comune di Napoli, sul piano di salvataggio Alitalia. "Le prime indiscrezioni del "Piano Fenice", se confermate, rischiano di produrre effetti devastanti in termini di impatto occupazionale, nel comparto del trasporto aereo in Campania", sottolineano in una nota le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Sdl e i rappresentanti sindacali aziendali. Di qui l'urgenza di "concertare tutte le iniziative necessarie affinché la Campania non paghi l'ennesimo prezzo in termini occupazionali". L'assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, condivide le preoccupazioni dei lavoratori. "Il Sud ha già sopportato troppo - sottolinea - e non siamo disposti a rinunciare a siti produttivi che svolgono lavori ad alta specializzazione, competitivi e pieni di giovani in possesso di grande professionalità. Si tratterebbe di un paradosso inaccettabile. Quindi deve essere compito di tutte le istituzioni locali, nonché dei parlamentari eletti nella nostra regione, difendere a spada tratta i livelli occupazionali, andando oltre il colore politico". Vito Nocera, capogruppo regionale del Prc, ha scritto una lettera a Bassolino chiedendogli che anche la Campania entri nella cordata per salvare Alitalia.

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Alitalia, la "Fenice" piace (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi un nuovo incontro Sabelli (Cai) illustra il piano, e i sindacati sembrano favorevoli. Esuberi: per Sacconi sono 3.250 ' 05/09/2008 i settorida tagliareLa nuova Alitalia non avrà cargo e manutenzione. Valuteremo altri servizi da esternalizzare rocco sabelliad Compagnia Aerea Italiana 05/09/2008 ' 05/09/2008 ricordiamocidi tuttiNon dobbiamo dimenticarci che abbiamo 3 mila precari, in modo particolare sulla realtà di Roma guglielmo epifanisegretario generale Cgil 05/09/2008.

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Celentano: l'expo, una gara di cemento (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Milano Tarda ancora il decreto sulla governance, la Moratti pronta a lasciare al leghista Carioni la presidenza del Cipem Celentano: l'Expo, una gara di cemento Adriano Celentano torna ad attaccare l'Expo: "Sarà una gara a chi piazza più cemento, anziché mostrare le bellezze dell'Italia. E gli imprenditori che salveranno Alitalia vorranno in cambio appalti". Una critica a cui Letizia Moratti ribatte con sarcasmo: "Ofelè fa el tò mestè. Parla senza averne titolo". Sempre sull'Expo il sindaco critica il governo per la lentezza sulla definizione della governance: "è distratto". Il decreto slitta ancora alla prossima settimana. Ma il sindaco è pronto a cedere a Leonardo Carioni, presidente della Provincia di Como, esponente della Lega con la quale ha stretto un patto di ferro, la poltrona di numero uno del Cipem, il comitato per la programmazione dell'evento. BOLOGNINI E PIANO ALLE PAGINE IV E V.

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Alta velocità, tra 100 giorni in un'ora da milano a bologna - oriana liso (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Milano Alta velocità, tra 100 giorni in un'ora da Milano a Bologna Il primo viaggio il 13 dicembre a bordo anche il presidente della Repubblica Sarà una festa: nello stesso giorno verrà inaugurata la nuova stazione Centrale ORIANA LISO Meno cento. Si mettono a punto i dettagli, le tariffe, le fermate per il treno ad alta velocità che tra cento giorni esatti, per l'appunto, collegherà Milano a Bologna. Il 13 dicembre sarà inaugurata la tratta, con un viaggio fino alla stazione Centrale totalmente rinnovata - e quel giorno verrà festeggiata anche la fine dei lavori di ristrutturazione - al quale dovrebbe partecipare anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Basterà un'ora per andare da una città all'altra, con un risparmio di oltre quaranta minuti rispetto agli Eurostar che, di fatto, saranno pensionati dai nuovi Etr-500 II: per chi vorrà continuare a viaggiare a meno di 300 chilometri all'ora, risparmiando soldi ma rimettendoci in tempo, resteranno sulla linea normale Intercity e interregionali, con tutte le fermate intermedie, molte della quali, ovviamente, non rientrano nel percorso dei treni del futuro che salveranno solo le stazioni più importanti. I lavori per l'alta velocità, come spiegano da Trenitalia, stanno rispettando rigorosamente la tabella di marcia. Così, dal primo ottobre sulla linea Milano-Bologna verranno fatte le prove di pre-esercizio, con treni vuoti che testeranno la tenuta del sistema. Messa in funzione, questa tratta da 182 chilometri che attraversa la Pianura Padana passando per le province di Milano, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, tutti gli sforzi si concentreranno sul passo successivo, l'ultimo per finire il progetto di collegamento da Torino a Salerno. Entro dicembre 2009, infatti, verranno completati gli ultimi due tratti, quello tra Novara e Milano e quello tra Bologna e Firenze. Il più complicato e delicato, dal punto di vista delle infrastrutture, visto che è, con i suoi oltre 70 chilometri, il tunnel ferroviario più lungo del mondo. Già oggi è stato completato il 90 per cento dei lavori, soprattutto quelli che riguardano l'armamento di binari e traversine e a luglio è stato fatto un test sulla linea con un treno elettrico per verificare il funzionamento del sistema di alimentazione elettrica. Quando tutte le prove saranno finite, si potrà raggiungere Roma da Milano in tre ore, contro le quattro e mezzo attuali. A che prezzo? Ancora mistero sulle tariffe, anche se potrebbe essere adottata la stessa politica fatta alla fine del 2005 per la tratta Roma-Napoli, quando per un periodo iniziale viaggiare sui treni veloci costava quanto prendere un Eurostar: un incentivo a tempo determinato, ma anche quando le tariffe saranno quelle definitive il risparmio rispetto all'aereo sarà sensibile. Le previsioni di Ferrovie dello Stato parlano di un settanta per cento circa di passeggeri che decideranno di passare dall'aereo al treno per spostarsi da Milano alla Capitale: previsioni sulle quali pesano, in ogni caso, le decisioni sul futuro di Alitalia e di Linate, considerato finora la partenza naturale per uomini d'affari e politici costretti a coprire in tempi rapidi e anche più volte a settimana quella tratta. Ma nel futuro prossimo, con le tre ore in treni che partiranno ogni 15 minuti nelle ore di punta (al mattino presto e tra il tardo pomeriggio e la sera, orari quasi impossibili da coprire per le linee ferroviarie tradizionali), lo spostamento potrebbe davvero essere un esodo. Per questo Fs sta studiando anche le strategie per attirare i clienti ai quali non bastano vantaggi come quello di poter usare il cellulare per tutto il viaggio - anche nel tunnel tra Bologna e Firenze ci sarà campo, non a livelli eccelsi ma ci sarà - e che non sono spaventati dai costi dei voli.

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Bono ai sindacati: <Non potete solo chiedere> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Bono ai sindacati: "Non potete solo chiedere" nubi sulle trattative per il contratto fincantieri Scintille a Genova: "Rapporti da cambiare". Replica Cgil: Lavoratori responsabili, solo siamo dubbiosi sulla Borsa 05/09/2008 Genova. Sotto il tendone della festa del Pd l'amministratore delegato di Fincantieri si agita, suda, se ne esce con male parole. Inutili i tentativi del padrone di casa - e assessore del lavoro del Comune - Mario Margini di trattenerlo. Alla fine, esplode: "Questa azienda - dice Giuseppe Bono - deve cambiare il rapporto col sindacato, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Non si può solo chiedere. Non lo faccio, ma potrei scrivere un libro sugli sprechi e le inefficienze produttive di questa azienda che vanno eliminate". Parte sotto il peggiore degli auspici la trattativa in Fincantieri per il rinnovo del contratto. In campo ci sono tre piattaforme (Cgil, Cisl e Uil marciano separate) e la discussione - lo dice l'amministratore delegato con aria per nulla rassicurante - "non sarà facile". "Mi aspettavo altro" dice Bono criticando i documenti dei sindacati perché poco attenti ai temi della formazione e "pieni di richieste di 20 euro per questo, 50 per quell'altro. Ufficio complicazioni affari semplici: alla fine per leggere lo statino dello stipendio servirà un ingegnere, e io non lo sono". Bono sale sul palco a fianco di Marco Bisagno (Confindustria Genova), Marcello Danovaro (responsabile economico per il Pd di Genova) e Walter Fabiocchi, Cgil, segretario della Camera del Lavoro di Genova. Parla di congiuntura internazionale difficile, avverte che una crisi degli ordini è meno che improbabile e affonda: "L'azienda non è un ente di erogazione, deve reggersi sulle sue gambe e non chiedere ogni anno soldi all'azionista". Nodo irrisolto la quotazione che non arriva (con relativo aumento di capitale) e che la Fiom avversa appellandosi, come alternativa, "alle politiche industriali del governo". "Soldi lo Stato non ce li può mettere, e se pensate a una Fincantieri come Alitalia, con 30 imprenditori a guidarla, buon viaggio, ma senza il sottoscritto". Poi la polemica: "Bisogna anche voler bene a questa azienda, non avversarla in ogni situazione". Fabiocchi non muove un ciglio: "Qui non c'è nessuno che odia Fincantieri. Sono anche i lavoratori, con gli accordi stipulati negli anni Ottanta, ad averla salvata con senso di responsabilità. Discutiamo semplicemente l'opportunità di andare in Borsa in un momento difficile. C'è capire se questo governo considera Fincantieri una priorità, e se ha una politica industriale". Passa così in secondo piano, anche se pure è importante, l'impegno del Comune (testimoniato da Margini) a chiudere entro l'anno l'accordo per il "ribaltamento a mare" del cantiere di Sestri Ponente, dove troveranno spazio anche gli uffici. E il Porto Petroli?: "Dovrà spostarsi, sinora l'Eni ha fatto molte parole e pochi fatti. Lì certe attività non possono stare". Samuele Cafasso cafasso@ilsecoloxix.it 05/09/2008.

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Genova-roma, tagliati due voli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Genova Il caso Meno aerei in servizio per la nuova compagnia. A rischio anche il collegamento per Catania Genova-Roma, tagliati due voli Due voli per Roma cancellati, più quello giornaliero per Catania. I primi riflessi del ciclone Alitalia si fanno sentire anche a Genova. Perché Cai, Compagnia aerea italiana, la newco destinata a sostituire Alitalia, conterà su meno vettori e, quindi, eliminerà una serie di voli. A partire da novembre quando scatta l'orario invernale. Si dà per certo il taglio del Genova-Catania di AirOne e di un altro volo, sempre della stessa compagnia, su Roma. Mentre si aspettano le ultime conferme sul terzo volo cancellato, per Roma, gestito da Alitalia. E così si scende da 9 a 7 voli per la capitale. Si sa che il Colombo sta già correndo ai ripari, soprattutto per il Genova-Catania. Sono in corso contatti con altre compagnie, prima fra tutti la Air Vallee, ceduta nei mesi scorsi dalla Fiat al gruppo che fa capo alla famiglia imprenditoriale genovese Costantino. A Air Vallee si vorrebbe proporre di far base operativa a Genova. Intanto l'aeroporto di Genova, da gennaio a fine agosto, ha segnato un più 11 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre, in cifra assoluta il numero dei passeggeri supera quota 1 milione 200 mila. Grazie a una politica di offerta differenziata, che dovrebbe servire a parare il colpo dell'Alitalia svuotata e rinata. Con una speranza: che da Linate, di fatto declassata a sede dei voli per Roma, ci sia uno spostamento di rotte su Genova. I primi contatti, pare, sono già stati avviati. (w. v.).

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Liberare il cielo italianodall'invadenza politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Dalla prima pagina A riferirlo è lo stesso Marrazzo, che mercoledì aveva avanzato pubblicamente la proposta e che per questa ragione ieri ha dovuto incassare la piccata reprimenda del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola: "Pensi a fare il suo mestiere". Colaninno ha dato ampia testimonianza di essere un imprenditore capace di assumersi i rischi del mestiere - dalla scalata a Telecom Italia all'acquisizione della Piaggio - e del suo denaro, e di quello dei colleghi che rappresenta, è padronissimo di fare ciò che vuole. Non può trattare con Marrazzo, però, come se il governatore fosse un qualsiasi potenziale socio, così come - e soprattutto - Marrazzo non può pensare di investire 10 milioni di euro semplicemente dicendo che reperirebbe la somma da Sviluppo Lazio (uno dei tanti carrozzoni che costellano la Penisola) nonostante un debito sanitario di sette-miliardi-sette che divora le fondamenta dell'ente. E, comunque, Marrazzo non è un qualsiasi ricco signore che dispone come impiegare risorse proprie. Questo minuetto a cavallo fra pubblico e privato, protagonisti un politico delle istituzioni e un imprenditore, induce nel sospetto che l'Operazione Fenice potrebbe far risorgere dalle proprie ceneri non solo l'Alitalia, ma anche le riprovevoli abitudini che costeranno al Paese una miliardata e mezzo, 3.250 dipendenti da ricollocare (la cifra viene dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi) e una pessima figura planetaria. C'eravamo lasciati al "quasi" fallimento della società (un crac rimasto sulla carta solo perché non giudiziariamente certificato) provocato dall'indigestione di personale assunto per via clientelare e da gestioni nefaste di manager improvvisati o servilmente proni ai desiderata della politica e da lì si vuole ricominciare, allo stesso modo? Con un'onestà intellettuale degna di miglior causa e che rasenta la spudoratezza, Marrazzo lo dice con chiarezza: vuole diventare socio della "nuova" Alitalia perché ascolta il grido di dolore dei lavoratori della compagnia, che sono cittadini. E, aggiungiamo noi, pure elettori. Dunque il significato della sua partecipazione al capitale della compagnia sarebbe quello di portare la voce di quelle persone almeno all'assemblea degli azionisti, gettando però sul tavolo il plusvalore politico del suo ruolo. Marrazzo nella parte del seguace di Enrico Cuccia, per decenni nume tutelare di Mediobanca e assertore del principio per cui "i voti non si contano ma si pesano"? È anche da quell'Italia lì che la nostra compagnia di bandiera è decollata verso il suo infausto destino e, comunque, non si sente affatto la mancanza di ingerenze in un'operazione che già presenta troppe commistioni fra imprenditoria e politica e il cui pregio principale, alla fine, dovrebbe essere proprio quello di liberare i cieli nazionali da un vettore condizionato dai Palazzi, dagli amici degli amici e dai giannizzeri che li frequentano. Invece l'effetto Marrazzo si avverte come un brivido lungo la penisola, perché dà libero sfogo all'altro argomento che avvelena la vicenda, cioè il dualismo fra Malpensa e Fiumicino. La dimostrazione? Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, annuncia che è pronto a cedere quote della Sea - la società che gestisce gli aeroporti milanesi - per entrare nella "nuova" Alitalia e così"proteggere Linate". Che poi è la metafora di Malpensa, a tutela del quale il sindaco Letizia Moratti se n'è uscita intingendo le parole nel vetriolo: "A che titolo parla la cordata?". Ci sono evidenti ragioni a motivare l'augurio che l'apertura di Colaninno nei confronti di Marrazzo sia stata dettata solo da un desiderio di pura cortesia. Così come bisogna sperare che l'affermazione del leader della Cisl, Raffaele Bonanni - "la cordata è solida" - sia esclusivamente la fotografia di un puro dato di fatto e non si riveli, invece, l'opinione interessata di un sindacato che al di là delle diverse posizioni assunte (la Cgil rimane scettica) si manifesta ancora troppo voglioso di percorrere antichi itinerari, costellati di veti o di "inciuci". Quanto all'operazione in sé, sono ancora troppe le zone d'ombra per poter esprimere un qualsiasi giudizio che non trasudi pregiudizio, sia esso favorevole o contrario. Ma che il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, non escluda l'esigenza di ulteriori chiarimenti in sede Ue la dice lunga sul fatto che i contorni della vicenda siano da definire meglio. E anche il piano industriale, per come va emergendo, dev'essere atteso alla verifica dell'ufficialità. Per ora si può osservare che ci sono alcuni elementi di interesse - l'aumento delle rotte e il rinnovo della flotta - mentre la presunta rinuncia al traffico cargo mal si concilia con l'idea guida di una compagnia di bandiera che il governo dice di volere fortissimamente non solo per ragioni di immagine internazionale ma anche per tutelare gli interessi del Paese in tutti i settori di attività. Per ora rimane sullo sfondo, ma si rivelerà la principale delle questioni, il rebus dell'alleanza. Riordinata in un contenitore finanziariamente sano, l'Alitalia non potrà stare da sola su un mercato che è diventato difficilissimo e nel quale si muovono attori con massa critica e qualità del servizio imparagonabili. In pole position sembra tornata Air France, ma anche in tal caso le idee sembrano poche e confuse. C'è chi rema pure per la tedesca Lufthansa e non tarderà a spuntare chi proporrà British Airways, che sta lavorando alla fusione con la spagnola Iberia, e chi suggerirà di guardare a est. Colaninno e soci faranno da soli o lasceranno che sia la politica a dare l'indicazione decisiva? luigi leone leone@ilsecoloxix.it 05/09/2008 zone d'ombraL'operazione e il piano industriale vanno meglio definiti. Il rebus dell'alleanza 05/09/2008 minuettoColaninno apre a Marrazzo e rilancia il derby tra Fiumicino e Malpensa 05/09/2008 sergio luciano Due Paesi del G7 hanno deciso di rispondere alla crisi economica globale mettendo mano alla tasca e elargendo quattrini ai consumatori per sostenerne il potere d'acquisto: il Giappone e la Gran Bretagna. La Cina, che nel G7 non c'è ma se ci fosse ne sarebbe la seconda potenza economica, sta pensando di fare lo stesso: spendere denaro pubblico per sostenere i consumi e gli investimenti, e questo pur avendo all'attivo una crescita economica che comunque, nel secondo trimestre dell'anno, ha superato il 10 per cento, un livello iperbolico a confronto con gli stentatissimi decimali di punto di sviluppo che stanno vivendo i Paesi europei. Le decisioni di Tokyo, Londra e Pechino sono del tutto indipendenti l'una dall'altra, ma pressoché contemporanee. E insieme dimostrano come le potenze "immuni" dai vincoli di bilancio imposti ai Paesi dell'Eurozona dal trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità stanno cercando di contrastare attivamente la recessione, con modalità cui certo né l'Italia né la Francia né la Germania potrebbero ricorrere. Modalità che anche gli Stati Uniti adotterebbero, se solo non fossero alla vigilia delle elezioni presidenziali: gli Usa si limitano a contrastare la crisi bancaria, progettando il salvataggio pubblico dei due istituti di credito immobiliare più malconci, le famose Freddi Mac e Fannie Mae, qualcosa di simile al caso Alitalia nel Paese simbolo del liberismo? Perché il dilemma che vive il capitalismo occidentale è tutto qui: di fronte alla crisi economica più grave dal dopoguerra a oggi, è giusto "lasciar fare al mercato" e prendere schiaffi - cioè perdere posti di lavoro e potere d'acquisto - finché sarà passato l'uragano o è giusto riesumare l'interventismo del buon, vecchio John Maynard Keynes e finanziare con soldi pubblici sia i consumi, sia il lavoro (cioè gli investimenti)? A questo dilemma, i Paesi dell'euro hanno la possibilità di rispondere solo in un modo: niente interventi pubblici, non abbiamo soldi da spendere. Giappone, Gran Bretagna, Cina e tra poco gli Usa (stando ai programmi elettorali sia di McCain che di Obama) stanno invece rispondendo che bisogna reagire, intervenire. Ma andiamo con ordine. Il governo laburista inglese di Tony Blair ha varato 1 miliardo di sterline di interventi economici (1,2 miliardi di euro) a sostegno del mercato immobiliare e dell'economia in genere. Le proprietà di valore inferiore a 175.000 sterline (250mila euro) saranno esentate dalla tassa di possesso per un anno: un provvedimento che alle casse dello Stato costerà circa 600 milioni di sterline e cancellerà di fatto l'imposta per metà delle transazioni immobiliari britanniche. A questa misura se ne aggiungono alcune altre, tutte tendenti a risollevare il mercato del mattone, centrale in Gran Bretagna per il buon funzionamento di tutti gli altri. Nel frattempo, in Giappone, il premier uscente Fukuda, prima di dimettersi nei giorni scorsi, aveva varato un piano di aiuti economici da 16,5 miliardi di dollari, per aiutare le imprese e i consumatori a far fronte all'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo. In realtà l'intervento sull'economia sarebbe di valore ancora maggiore, a voler includere nel computo anche una serie di misure non finanziarie come i prestiti di garanzia per le piccole imprese. Ma questo imponentissimo pacchetto non è ancora bastato all'opposizione, che voleva di più, e alla fine il premier se n'è andato sbattendo la porta. Quanto alla Cina, a fine agosto si è appreso che il governo sta preparando un piano di rilancio dei mercati borsistico e immobiliare da 40 miliardi di euro, una bella somma anche per la sconfinata Cina. Nonostante su base annua la sua economia stia crescento del 10,1%! E Eurolandia? Niente. Ferma. Con una Banca centrale europea dedita solo a mantenere ormai artificiosamente alti i tassi d'interesse per prevenire un'inflazione che in realtà nasce solo dal caro-petrolio e non certo da un eccesso di domanda rispetto all'offerta perché la domanda - ahimé - è bassa. E con una Commissione europea che da mesi non batte un colpo, né sul piano del dibattito né tantomeno su quello dell'iniziativa politica. Anche l'Italia partecipa, ovviamente, a questa stasi generalizzata d'iniziativa: perché il Tremonti di oggi non sembra nemmeno un lontano parente di quello che sette anni fa, all'inizio del quinquennato berlusconiano, faceva fuochi d'artificio pur di reperire risorse nelle pieghe del bilancio pubblico. Oggi Tremonti ha fissato come obiettivo della sua azione lo scrupoloso conseguimento del rientro nei parametri di Maastricht del rapporto tra deficit e pil e non sta derogando d'un millimetro. In compenso, in Italia si è ufficialmente e - si direbbe - concretamente aperto il dibattito politico sulla riforma federalista del Paese che, a sentire sempre Tremonti, rappresenta la premessa indispensabile per poter, ad esempio, tagliare le tasse e restituire potere d'acquisto alle famiglie: già, ma quando, in che tempi? Subito o, piuttosto, tra dieci anni? Tra il '95 e il '97, all'epoca della durissima schermaglia diplomatico-lobbistica che ebbe luogo a Francoforte sul problema se far entrare o meno l'Italia nel "primo giro" dei fondatori dell'euro, il nostro Paese si è auto-inchiodato (proprio di "chiodo" cui agganciarsi per risalire la montagna parlava l'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi) all'obbligo di rispettare scrupolosamente il vincolo di bilancio per eccellenza, quel rapporto deciti/pil che entro il 2010 deve ritornare al livello del 100%, dall'attuale 108%. A livello di Unione europea, della possibilità di "fare qualcosa" non si parla nemmeno. Il "pensiero unico" della Bce attanaglia i governi. La paura dell'inflazione blocca qualunque pensiero, scoraggiando qualunque levata d'ingegno, qualunque tentativo coraggioso. E inducendo i governi dei nostri Paesi a stare a guardare la crisi, imbambolati e angosciati. È più tra gli economisti che tra i politici, quindi, che si "osa" chiedere alla Bce di cambiare atteggiamento, ammettere qualche deroga al tabù della prevenzione anti-inflazione e incoraggiare qualche misura "anti-ciclica", adatta cioè a contrastare il ciclo economico negativo in corso. Ma da Francoforte, sede della banca, non arriva il minimo segnale di cambiamento: nonostante il petrolio accenni a scendere di prezzo, riducendo così il suo peso di principale fattore d'inflazione dell'ultimo anno. Mentre i tassi americani sono e restano rasoterra, la Bce mantiene alti quelli europei, senza peraltro capire che proprio così facendo, se da un lato frena l'inflazione perché scoraggia gli investimenti (ma deprime l'economia) dall'altro genera inflazione, perché il maggior costo delle rate dei mutui a tassi variabili, appunto indotto dall'innalzamento del costo del denaro, è una pesante voce inflativa sul bilancio delle famiglie: si deve spendere di più, infatti, per assicurarsi lo stesso bene (il pagamento del mutuo-casa). Se i rincari delle rate dei mutui variabili fossero entrati nel calcolo dell'inflazione, oggi il carovita in Italia galopperebbe oltre il 6%. E allora, cosa potrebbe fare e non fa il governo italiano, nel concerto dei governi europei? Nulla di operativo, per ora: ma almeno un'iniziativa politica per riaprire in Eurolandia il dibattito sul ruolo della Bce e sulla necessità che anche la Banca centrale europea, come la Federal Reserve americana, oltre ad avere il compito di vigilare contro l'inflazione riceva anche quello di stimolare la crescita. Ma per ora non si hanno avvisaglie che questo "disgelo" politico avvenga. Sergio Luciano è direttore di Panorama Economy. 05/09/2008.

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Soldi a firenze metropoli un tributo sugli immobili? - massimo vanni (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Pagina VI - Firenze I punti Soldi a Firenze metropoli Un tributo sugli immobili? La bozza sul federalismo di Calderoli prevede finanziamenti speciali per le città con più di 350.000 abitanti. Domenici parla del prelievo "diverso dall'Ici" MASSIMO VANNI La bozza sul federalismo fiscale del ministro Roberto Calderoli prevede finanziamenti straordinari solo per le città metropolitane con più di 350mila abitanti. E se non verrà modificata Firenze, che al 30 giugno scorso (ultimo dato disponibile) conta una popolazione residente di 365.802 iscritti all'anagrafe, farà parte a tutti gli effetti di quelle città che avranno una maggiore autonomia di spesa e di entrate assieme a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Genova (rimane esclusa Venezia). "Un'ottima notizia", esultano il senatore di Forza Italia Paolo Amato e il deputato Alessio Bonciani. "Con il ministro Calderoli, il governo intende inserire Firenze tra le sette città metropolitane, prevedendo inoltre un aggiuntivo trasferimento di fondi ad hoc per queste nuove realtà amministrative", rilevano soddisfatti i due parlamentari. Cogliendo l'occasione per rilanciare la proposta di una legge speciale per il capoluogo toscano: "Nel nuovo scenario che si va delineando la legge speciale può rappresentare il compimento di un processo normativo che sia in grado di rilanciare Firenze". Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, che ieri ha incontrato il ministro della semplificazione Calderoli in qualità di presidente dell'Anci, l'associazione italiana dei Comuni, fa però intendere che molte cose devono essere ancora chiarite. E non solo perché il dialogo sul federalismo fiscale tra maggioranza e opposizione è ancora all'inizio. "Col ministro abbiamo parlato di introdurre un tributo sugli immobili ma dobbiamo entrare nel merito per capire caratteristiche e consistenza", dice Domenici ricordando che l'Anci sollecita un riassetto generale dopo l'azzeramento dell'Ici sulla prima casa. Reso necessario dal fatto che, dopo l'abolizione dell'Ici, "i Comuni sono tornati ad una situazione di finanza derivata e di maggiori trasferimenti erariali". Di quale tributo sugli immobili si tratta? A quanto pare l'idea sarebbe quella di riunire ciò che oggi è disperso: dalle tasse che si pagano sulla compravendita degli immobili ai diritti catastali, dalla quota di Irpef che si paga sulla proprietà alla Tia, cioè la tariffa sui rifiuti che viene ormai calcolata tenendo conto della superficie dell'appartamento o del fondo posseduto. Domenici chiede di anticipare al massimo "l'istituzione del nuovo tributo". Quanto allo "statuto" speciale per le aree metropolitane, il sindaco di Firenze rinvia ad ulteriori approfondimenti, per capire "la differenziazione tra Comuni e città metropolitane e le modalità della perequazione per i Comuni con minor reddito". Domenici parla anche della nuova Alitalia: "Ritengo giusta la presenza delle autonomie locali e regionali", dice a proposito della scelta del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo di far parte della nuova compagnia aerea italiana. E la consigliera regionale di An Giuliana Baudone chiede: "Il Lazio entra nella nuova Alitalia e la Toscana che fa?" L'assessore toscano ai trasporti Riccardo Conti esclude sottoscrizioni di capitale: "Non se ne parla, in Toscana non abbiamo Fiumicino". SEGUE A PAGINA V.

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Pannuti in aiuto di alitalia: prendo all'ant tre licenziati - eleonora capelli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Pagina VII - Bologna L'ex assessore alla Sanità scrive a Berlusconi Pannuti in aiuto di Alitalia: prendo all'Ant tre licenziati ELEONORA CAPELLI Una mano tesa ai lavoratori in esubero Alitalia: tre posti di lavoro a tempo indeterminato presso l'Ant per i dipendenti della compagnia di bandiera che in queste ore stanno aspettando di conoscere il proprio destino. E la singolare offerta di Franco Pannuti, presidente della Fondazione Ant Italia Onlus, che ha scritto a tutte le cariche dello Stato impegnate in queste ore a dirimere il complicato "salvataggio" dell'Alitalia e agli esponenti di Cai, la cordata italiana che dovrebbe acquisire asset della compagnia. Si cercano dipendenti in esubero "motivati e disponibili a viaggiare per i programmi di fund raising", cioè per convincere i potenziali donatori a contribuire alle attività dell'Ant. In cambio la Fondazione offre un contributo che "integri il contributo statale fino al raggiungimento di un adeguato stipendio". "Le persone che in queste ore aspettano di conoscere il proprio destino lavorativo sono in grande sofferenza - spiega Pannuti - perciò anche questa è solidarietà: offrire una nuova prospettiva di lavoro a chi ha perso la speranza. Le polemiche di queste ore sono una cosa indecente, se tutti facessero come noi, invece che convocare mille riunioni inutili al giorno, il problema si risolverebbe in due minuti". L'iniziativa del presidente della fondazione che, solo a Bologna, assiste 900 malati di tumore al giorno, e che conta 114 delegazioni in Italia dislocate in 23 ospedali, raccoglie il plauso della Cisl. "Questa è una grande lezione all'arrogante ministro Brunetta - ha dichiarato Alessandro Alberani della Cisl - Pannuti ha rimesso al centro il valore del lavoro, e non è certo una persona di sinistra". I candidati sono quindi invitati a mandare il loro curriculum, con la prospettiva di diventare magari da hostess a benefattrici a tempo pieno.

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Loizzo al ministro: dialoghiamo (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Pagina II - Bari La polemica L'assessore scrive al responsabile delle Regioni. Ma Palese lo gela: "Sei patetico" Loizzo al ministro: dialoghiamo L'assessore ai Trasporti della giunta Vendola, Mario Loizzo, scrive al ministro degli Affari regionali nonché ex governatore, Raffaele Fitto, perché possano essere chiuse in un cassetto le "polemiche di parte". Meglio sarebbe una "azione sinergica volta a difendere la nostra terra". Da un lato la nuova Alitalia, che potrebbe tagliare le ali agli scali di Bari e Brindisi, dall'altro la paura che il titolare delle Infrastrutture Altero Matteoli non confermi "le risorse già assegnate specie nel settore ferroviario" (si tratta, complessivamente, di 1 miliardo 393 milioni di euro), imporrebbero di "lavorare insieme: senza piagnistei e senza inutili campanilismi" spiega Loizzo. Interrogato, Fitto non risponde. Lo fa Rocco Palese. Il capogruppo di Fi a Via Capruzzi definisce "patetica quanto amara" la missiva di Loizzo, che "incolpa Fitto in qualità di ex presidente, poi dice di volere un dialogo con il Fitto diventato ministro". Secondo Loizzo piuttosto, "ogni sforzo deve essere fatto, e ad ogni livello, per scongiurare danni assai gravi alla aeroportualità e quindi all'economia di questa regione che si verificheranno in termini di aumenti tariffari, di riduzione di voli e livelli occupazionali, di annullamento dei crediti alla società Aeroporti di Puglia (circa 4 milioni da Alitalia e Air One, ndr), di possibili limitazioni all'autonomia operativa degli scali". Tutto questo mentre "negli ultimi tre anni sono stati incrementati il numero dei collegamenti ed il traffico di passeggeri". E, fa sapere l'assessore ai Trasporti, "in uno scenario reso più complicato dalla crisi dell'Alitalia" diventa bizzarra l'idea di privatizzare la società che gestisce i quattro aeroporti: "Il rischio è quello di svendere un patrimonio". A meno che, conclude Loizzo, qualcuno voglia "spianare la strada a non meglio individuati capitani di industria del Nord travestiti da filantropi". (l. p.).

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Aerei, si tratta per la company tutta regionale (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Pagina II - Bari Il retroscena Aerei, si tratta per la company tutta regionale Pd di lotta e di governo. L'appuntamento è per stamattina alle 10 negli aeroporti di Bari e Brindisi. I democratici organizzano una manifestazione per protestare contro la nuova Alitalia, che lascerebbe soltanto le briciole ai due scali pugliesi. Nel frattempo il vicepresidente della commissione Trasporti Giacomo Olivieri convoca a Via Capruzzi per martedì 16 una riunione: in quella data dovrebbe cominciare a materializzarsi una "nuova compagnia aerea regionale". Ne parla lo stesso Olivieri, che assicura: "Hanno già aderito numerosi imprenditori". Sarebbero cinque, in particolare. E, sempre sulla base del racconto di Olivieri, potrebbero essere disposti a partecipare ad una società a capitale misto: Regione, 51 per cento; 49 per cento ai privati, che tuttavia reclamerebbero la nomina dell'amministratore delegato nell'ambito di un cda presieduto da un esponente dell'amministrazione pubblica. Quanti soldi occorrerebbero? Cinque milioni di euro. Spiega Olivieri: "L'investimento oltreché strategico, può avere un ritorno economico vantaggioso. Come accade per Verona e Bergamo, la compagnia aerea regionale potrebbe dare un supporto ai nostri imprenditori che in questi anni hanno sviluppato rapporti commerciali con l'Est europeo incontrando, però, crescenti difficoltà negli spostamenti perché mancano voli diretti". (l. p.).

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Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a bari - lello parise (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

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Pagina II - Bari I tagli Alitalia Stop all'Authority Stop alla città metropolitana il governo taglia i fondi a Bari Emiliano: "Devono passare sul mio corpo". Fitto nega La Puglia umiliata LELLO PARISE Bari metropoli, addio? Così la pensa il titolare della Semplificazione Roberto Calderoli: né il capoluogo pugliese, né Venezia potranno essere città metropolitane perché hanno una popolazione inferiore ai 350mila abitanti. Michele Emiliano non ci sta: "Dovranno passare sul mio corpo". Ma il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, garantisce: "E' l'ennesima tempesta in un bicchiere d'acqua". La bozza sul federalismo fiscale presentata ieri dal ministro leghista spalanca le porte a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Torino, Napoli e Genova. Mentre appunto Bari e Venezia, rimangono a girarsi i pollici. Il dibattito è aperto. E sarà senza scambi di troppi complimenti. Anzi. Già l'8 luglio tirava una brutta aria. Però dopo un incontro a Roma fra Emiliano e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, la tensione di era addolcita. Il sindaco assicurava: "Bari è confermata città metropolitana. Ho avuto modo di spiegare al ministro quali e quante risorse, umane e finanziarie, i trentuno comuni della Terra di Bari hanno investito nella sperimentazione dei poteri di area vasta". Due mesi più tardi, la doccia fredda. L'ex pm va su tutte le furie: "Calderoli smentisce Maroni. E' incredibile come due esponenti non solo dello stesso governo, ma addirittura dello stesso partito, possano dire due cose opposte a distanza di così poco tempo". L'amarezza si mescola con l'ironia. Emiliano fa spallucce: "In effetti, trattandosi della Lega Nord, c'era da aspettarselo. Loro sono quelli che oltraggiano l'inno nazionale e poi giurano sulla Costituzione della Repubblica". Non per questo il primo cittadino vuole tirare i remi in barca. "Sbagliano se credono di poter giocare con il destino di centinaia di migliaia di baresi". E' a questo punto che Emiliano alza i toni: "Sì, dovranno passare sul mio corpo". Precisa: "Io non uso fucili, non sparo chiacchiere a vanvera, soprattutto durante gli incontri istituzionali. Sono abituato ai fatti. E di questi chiederò conto al presidente del Consiglio, visto che dei suoi ministri padani non c'è da fidarsi". L'inaugurazione della Fiera del levante, sabato 13, alla presenza di Silvio Berlusconi e del sindaco nei panni del padrone di casa, si annuncia incandescente. Non fa niente per nascondere "la rabbia", Emiliano. "Ho un'unica consolazione: quella di avere avvertito per tempo tutti i miei concittadini ed i pugliesi di cosa significava mandare al governo la Lega, che vuole distruggere ogni forma di competizione da parte di una regione del Sud capace di combattere da sola e con successo contro la mafia, la disoccupazione ed il sottosviluppo economico". La battaglia, a quanto pare, sarà dura. Le parole del sindaco, che è anche segretario del Pd, suonano come una vera e propria dichiarazione di guerra: "Colpire Bari significa colpire tutta la Puglia". A gettare sabbia sul fuoco arrivano prima due deputati del Pdl: il coordinatore di Fi Antonio Distaso e Simone Di Cagno Abbrescia, futuro avversario di Emiliano alle amministrative del 2009. Poi è Fitto che chiarisce: "Le aree metropolitane resteranno nove. Il disegno di legge si preoccupa fino alla data di entrata in vigore del codice delle autonomie, di consentire ai comuni capoluogo più grandi una maggiore autonomia di entrata e di spesa. Si tratta dunque di una norma prudenziale e transitoria". Fitto aggiunge: "Nella prima stesura del ddl il limite era stato fissato a 800mila abitanti e in quanto tale ritenuto eccessivamente elevato dall'Anci, che il 31 luglio aveva domandato di ridurlo". Non c'è tuttavia da stare allegri. In queste ore, dopo avere ascoltato Calderoli, perde le staffe pure il portavoce dei Piccoli comuni Virgilio Caivano: "Le amministrazioni provinciali potranno mettere imposte sui carburanti. Siamo davvero alla follia politica e istituzionale. Anziché chiuderle e mantenere gli impegni assunti da Berlusconi con gli elettori, addirittura si prefigurano nuove tasse locali a danno dei cittadini e a favore di questi autentici carrozzoni improduttivi e che sprecano risorse pubbliche".

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"finiamola con i soldi di milano a roma" e la festa pd applaude la moratti - rodolfo sala (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il sindaco: "Ogni anno diamo otto miliardi di tasse e in cambio riceviamo solo seicento milioni" "Finiamola con i soldi di Milano a Roma" e la Festa Pd applaude la Moratti Scambio di complimenti con Chiamparino che incita: "è l'ora di avanti sindaci" RODOLFO SALA MILANO - Ovazione per Letizia Moratti alla Festa democratica di Milano. Succede quando il sindaco di centrodestra, ospite d'onore a un dibattito sul federalismo con il collega torinese Sergio Chiamparino, si produce in un duro attacco contro i signori della capitale: "Siamo stanchi ? dice la Moratti, tra l'altro reduce da un incontro con il ministro Calderoli ? delle lezioni che ci fa Roma; noi a Roma diamo ogni anno 88 miliardi di tasse e in cambio riceviamo solo 600 milioni, e questi signori ci spiegano anche come far funzionare i nostri aeroporti". è pure una risposta piccata a Rocco Sabelli, amministratore delegato della cordata per la nuova Alitalia, che ai sindacati ha appena spiegato che a Linate rimarrà solo la navetta Roma-Milano. "La nuova Alitalia ? aveva risposto a caldo il sindaco, non ha alcuna competenza sui nostri aeroporti". Ma qui, allo spazio Coop della Festa democratica, la Moratti va oltre, producendosi in un affondo che sembra avere come destinatario proprio il governo amico: "A Milano ? dice mentre la sala scoppia di applausi ? abbiamo le migliori università d'Italia, e insieme a Torino siamo pronti a dare lezioni di economia a Roma". Insieme a Torino. Accanto a lei, Sergio Chiamparino sorride soddisfatto. Tra i due, esponenti un po' eretici dei rispettivi schieramenti (che non perdono occasione per punzecchiarli), c'è un feeling di vecchia data. Un feeling che negli ultimi tempi si è fatto sempre più solido. Lei lo dice così, rispondendo senza un attimo di esitazione a chi le chiede che cosa accomuni, oltre allo stesso mestiere, i sindaci delle due capitali del Nord: "I problemi con le nostre maggioranze". E Chiamparino ci mette volentieri del suo: "Vero, questi miei problemi sono noti da prima dell'estate". E infatti è qui, alla Festa milanese, mentre quella di Torino l'ha polemicamente snobbata. Altri riconoscimenti reciproci. La Moratti: "Di Sergio apprezzo la schiettezza, la competenze, la professionalità". E Lui: "Della Moratti mi piacciono la serietà, l'austerità e soprattutto la determinazione". Sorrisi, battimani, clima idilliaco, appena guastato da un gruppetto di giovani dei centri sociali che fischiano e insultano i sindaci, prima di essere allontanati dai giovani del Pd. Poi Chiamparino dice una bestemmia in chiesa: "Torino potrebbe seguire l'esempio di Milano e introdurre un ticket d'ingresso alle auto". è un cavallo di battaglia della collega milanese, proprio per questo parecchio contestata dai suoi alleati. Ma qui suona come una bestemmia, perché perfino il presidente della Provincia Filippo Penati, dopo aver difeso all'inizio questa idea, adesso ne chiede la soppressione. Chiamparino l'eretico no. Ma in fondo un po' eretica, a casa sua, lo è anche lei. "Una volta si diceva "Avanti popolo", oggi si dice avanti sindaci, non fatevi mettere sotto da Berlusconi e Tremonti", chiude il sindaco torinese. Ed è un finale che in cuor suo forse anche la Moratti sottoscriverebbe.

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Alitalia, bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette solo 3250 esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

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Alitalia, bluff di governo anche sui posti di lavoro Sacconi promette "solo" 3250 esuberi. In realtà i lavoratori che rimarranno a casa saranno più del doppio Il ministro Sacconi dice che i lavoratori che rimarranno senza un posto saranno solo 3250. In realtà sommando i dipendenti di Alitalia a quelli di AirOne si arriva a più di 22mila. E la nuova società di Colaninno e soci ne riassumerà solo 14.250. Quindi saranno più di 7mila quelli che rimarranno senza lavoro.Rossi a pagina 13.

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Voto agli immigrati, Berlusconi liquida Fini Il suo un parere personale, non è nel programma . E sul tifo violento dice: tornerà lo Stato, come con i rifiuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

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Voto agli immigrati, Berlusconi liquida Fini "Il suo un parere personale, non è nel programma". E sul tifo violento dice: tornerà lo Stato, come con i rifiuti di Natalia Lombardo inviata a Napoli IL VOTO agli immigrati? "Non è nel nostro programma, quella di Fini è un'opinione personale": così Silvio Berlusconi gela, da Napoli, l'idea che il presidente della Camera aveva già espresso e ha confermato in questo giorni, in sintonia, tra l'altro, con la propo- sta di Veltroni. Il premier inoltre spunta le armi al leader di An spedendogli una freccia fabbricata in casa: "Lo stesso capogruppo dei senatori Pdl - Gasparri - il partito in cui, come sapete, An è confluita in un gruppo unico con Forza Italia, si è detto contrario". Messo nell'angolo l'alleato, Berlusconi ha deciso di usare per il tifo violento la stessa "tolleranza zero" adottata e minacciata nella lotta ai rifiuti contro chi si opponeva all'apertura di discariche. "Spiace che una minoranza di violenti abbia deturpato ancora l'immagine di Napoli. Comunque anche qui tornerà lo Stato". Nessuna trasferta organizzata per i tifosi del Napoli, ma ognuno è libero di prendere il treno singolarmente. Infine salva il "collega" presidente del Napoli: "Non si può esercitare una responsabilità oggettiva per la società di calcio". Tornato a Napoli per l'ottava volta in quattro mesi per tenere il punto sulla questione rifiuti, durante la conferenza stampa nel circolo ufficiali di Palazzo Salerno si è compiaciuto del parere positivo che la Ue ha dato sulla politica italiana sui rom. Anzi, "non avevo dubbi che sarebbe stato questo il responso dell'Europa", ha vantato Berlusconi. E sul voto agli immigrati ha gelato a distanza Gianfranco Fini: "non mi risulta che la concessione del voto ai cittadini stranieri sia all'ordine del giorno in Parlamento", che già se la deve vedere con il suo partito, il no di Gasparri e la conferma negativa da parte di La Russa. La chiusura da parte del premier è rafforzata dagli alleati di governo. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni è categorico: "confermo la mia contrarietà netta al voto agli immigrati. Non è nel programma di governo". Fini riceve siluri anche da Destra. Francesco Storace già affila le armi: se dovesse passare una simile legge "sarà una ghiotta occasione per un referendum". Riguardo alla questione Alitalia, il premier ha liquidato le critiche di D'Alema e Bersani sulla costituzione della cordata come "affermazioni alle quali non rispondo, sono destituite di fondamento e si commentano da sole". Sui rifiuti invece Berlusconi è un po' meno trionfalista, la città è ancora pulita, anche se qualche cumulo di spazzatura c'è. Il punto debole è la raccolta differenziata, che i napoletani dicono si sia fermata, anche perché i comuni non sarebbero in grado di organizzarne lo smaltimento. Berlusconi è vago, si limita a sponsorizzare gli stessi spot che ha promesso. Ma sui dati non dice nulla, né fissa scadenze per miracolistici cambiamenti di abitudini. Ringrazia le regioni che hanno accettato la "monnezza" campana (blandendo così il sindaco di Milano Letizia Moratti) e ha avvertito ancora del pericolo di altre emergenze in Italia. A ottobre ci sarà la vera sfida con la popolazione campana, quando dovrebbe partire la discarica di Chiaiano. E ieri la riunione in Prefettura con i sindaci non è andata liscia: "Abbiamo avuto un rapporto civile, anche se i sindaci hanno posto i loro problemi in modo appassionato". Problemi su alcune discariche (Andretta e Serre), tanto che il premier ha ipotizzato "una rinuncia, individuando siti alternativi". L'altro obiettivo è l'apertura del termovalorizzatore di Acerra, per il quale anche Bertolaso è vago sulla gestione non ancora assegnata, ma "l'importante è completare i lavori, poi la gestione ci sarà". Il commissario per i rifiuti attribuisce il blocco di Acerra ai "mancati pagamenti dei fornitori", così ne approfitta Silvio, che ne dà la colpa solo ai magistrati, e non alle società della Impregilo. La tolleranza zero è sempre una minaccia, ma i toni sono più persuasivi. Se prima ai bordi del "cratere" di Chiaiano paventava militari, ora mostra "rendering" visioni computerizzate di "manti erbosi" da mettere come tappi alle discariche traboccanti. Dalla "monnezza", insomma, possono nascere "parchi e aree per il giuoco e per lo sport", è l'immaginario bucolico di Silvio. Abbandonata dopo l'estate "familiare" l'invisibilità, Berlusconi fa un supplemento di campagna elettorale. Così ieri è uscito dalla Prefettura in tenuta casual e si è concesso per pranzo una pizza da "Brandi", il ristorante che vanta l'invenzione della Margherita per la regina, con relativo bagno di fotografi, dai quali si è fatto immortalare con una coppia di sposi: lei in bianco lungo, lui, piccoletto, con scarpette argentate.

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L'immobilità del rincaro e l'eterna legge italiana della speculazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Oreste Pivetta L'analisi La saga familiare dei prezzi che salgono continua da un anno. Fino a quattro mesi fa i telegiornali di casa Berlusconi ci ricordavano ogni giorno che non c'era rimedio alla fame della quarta settimana: cioè l'italiano medio, lavoratore dipendente pensionato commerciante, non tirava a fine mese. Riemergeva dagli stenti la settimana dopo. Da quattro mesi i telegiornali di casa Berlusconi trascurano l'argomento, preferendo il lindore napoletano o i miracoli di Alitalia. Ma i prezzi salgono. Esattamente tredici mesi fa, a fine luglio, comparve sui quotidiani italiani (prima arrivò il nostro) il titolo sul pane a prezzo d'oro. Cominciava la penuria di grano. Del barile di petrolio già si parlava. Se ne parla dalla grande crisi degli anni settanta, quella che indusse all'austerità, che da molti venne interpretata come la possibilità di riesumare dalla rimesse patrizie la carrozza a cavalli, da alcuni come l'ammonimento a rivedere in generale i modelli consumistici che governano il mondo, dai più come una brezza maligna che prima o poi sarebbe calata e certo non avrebbe potuto interdire la spensierata pratica dello spreco. I prezzi sono continuati a salire senza che niente cambiasse. In Italia, siamo campioni nel lasciar le cose come stanno. Aggiungiamo, per meglio aggiornare lo scenario, la crisi dei mutui subprime, che s'è sempre detto non avrebbe gravato sui mutui delle case nostre, ma che alla fine qualche ritocco all'insù l'hanno imposto, tanto perchè non ci sentissimo isolati, fuori dal consorzio civile. Intanto il barile di petrolio saliva, per fine luglio, a 150 dollari, il record, e il grano continuava la sua marcia dorata, mentre gli esperti rincuoravano ricordando la bontà e la forza dell'euro sul dollaro, bontà e forza che svanivano all'improvviso alla pompa di benzina o davanti al bancone del fornaio, al tocco magico dei petrolieri e dei panettieri. Al ritorno delle ferie, magari tagliate o dimezzate, perchè dalla vita non si può avere tutto e non si possono tenere insieme le ferie di una volta con i salari bloccati da un decennio (ma questo è un primato pressochè nostro), ci si è accorti dai titoli dei giornali che il petrolio giorno dopo giorno era in calo e persino il prezzo dei cereali tendeva al ribasso, con percentuali italiane chiare nel segno, tanto rispetto a luglio, quanto nei confronti del semestre precedente, al punto che s'aprivano le ostilità tra agricoltori e commercianti: "Adesso - si diceva da un lato del fronte - nessun alibi per i rincari ai negozi". Solo che in Italia, più che altrove, il mercato non vale, o non vale quanto il mercatismo di Tremonti, e s'impugnano invece come randelli sui consumatori leggi assai strane, in base alle quali l'aumento che s'è dato non si cancella più. Come la lettera scarlatta del grande Nathaniel Hawthorne. Vale per la benzina, vale per il pane. L'utente paga, ovviamente, e, semmai, il malcapitato dipendente a reddito fisso, che non può trovare vittime su cui rivalersi, taglia, come si legge dai dati statistici, dai sondaggi. Non potrà tagliare la bolletta dell'elettricità, non taglierà il pedaggio autostradale (con soddisfazione patriotica sapendo in questo caso di contribuire al bilancio di Atlantia e quindi per questa via al salvataggio della compagnia di bandiera), non potrà ridimensionare il canone di locazione e neppure la rata del mutuo, ma a qualcosa dovrà rinunciare. Una spiegazione a compenso di tanto sacrificio la meriterebbe: perchè petrolio e grano si vanno "raffreddando", mentre benzina e michetta o rosetta continuano a scottare? Le risposte si possono trovare. In primo luogo le mancate liberalizzazioni e le mancate riorganizzazioni: i petrolieri che sono un cartello ben saldo, la rete di distribuzione che non è razionale, è pletorica e antiquata, le filiere (da produttori a consumatori) che sono lunghissime e complicatissime, i trasporti che vanno su gomma e pagano dunque pedaggi e carburanti... Ci sarebbero buoni motivi per rimpiangere le lenzuolate liberalizzatrici di Bersani, ma siamo un paese di elettori senza memoria. Qualcuno ha pure sospettato una preventiva vendetta alla Robin tax tremontiana. È tutto vero, è tutto possibile in una paese prigioniero di lobbies o, altrimenti, di piccole minoranze cattive, arraffone ed egoiste, potenti o marginali, ciascuna all'opera per lucrare qualcosa oltre il lecito che il mercato e la libera concorrenza dovrebbero consentire. La modernità finisce sempre a colpi di speculazione.

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Intesa-Sanpaolo, il grattacielo dei dubbi Per ora smentite le voci di un possibile congelamento del progetto dovuto all'incremento dei costi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Eugenio Giudice/ Torino CHIARIMENTI Una gestazione difficile: a pochi giorni dal consiglio comunale che ne approverà la variante ur- banistica, sul grattacielo di Intesa-Sanpaolo a Torino si addensano nuovi dubbi. All'interno della banca, la cui ala milanese si è sempre mostrata freddina sull'opera subalpina, si sarebbero manifestate altre perplessità dovute ai costi dell'edificio, progettato da Renzo Piano, lievitati dagli iniziali 180, a 350 e ora, si dice, a circa 600 milioni. Troppi anche per un colosso come Intesa impegnata in prima linea sulla questione Alitalia. Il progetto rischierebbe insomma di essere congelato. La voce è rimbalzata in Comune provocando la reazione immediata e secca del sindaco Chiamparino, che vede nella Torino verticale un'opportunità strategica del territorio, oltre a un bel gettito per le entrate comunali. Il sindaco ha perciò chiesto una smentita e in sua mancanza un incontro con l'amministratore delegato dell'istituto Corrado Passera, ritenuto tra i meno entusiasti dell'iniziativa. La smentita è arrivata, da Enrico Salza, che oltre ad essere il principale sponsor del progetto che in qualche modo dovrebbe attenuare lo sbilanciamento della fusione Intesa-Sanpaolo sul versante lombardo, è il presidente del Consiglio di gestione. Nessun ripensamento dice Salza, aggiungendo un particolare interessante: non è vero che il grattacielo costerà di più, anzi: forse sono possibili risparmi sull'investimento già approvato dall'istituto di circa 300 milioni. Tutto bene insomma. Almeno in apparenza: Chiamparino rinuncia al chiarimento con Passera, Intesa fa quadrato attorno al suo leader torinese, e il 10 settembre - anche se lo stesso Chiamparino, nel bel mezzo della nuova giornata nera, non l'aveva mai messo in dubbio - si voterà l'emendamento che consentirà al palazzo di essere superiore ai 150 metri di altezza, ma, per rispetto, inferiore di pochi centimetri ai 167 della Mole Antonelliana. In realtà non sono pochi in città a pensare che la disfida sul grattacielo covi il tentativo di ridisegnare gli equilibri torinesi, colpendo in primo luogo e da postazioni diverse l'asse Salza-Chiamparino, e che quindi sia destinata a continuare. Dopo mesi di polemiche l'ala sinistra era riuscita a strappare alla giunta la valutazione ambientale e strategica dell'opera e l'approvazione della variante in Sala Rossa sembrava scontata fino a poche ore fa. Si vedrà. Il grattacielo vale in diritti edificatori circa 30 milioni, già inseriti nel bilancio 2009. Una cifra, con il buco creato dal mancato gettito Ici, e con l'allarme sulle casse vuote del municipio rilanciato in questi giorni sia dall'assessore al bilancio Gianguido Passoni che dal Ragioniere generale Domenico Pizzala , a cui non si può rinunciare in nessun modo.

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Adriano: Vertice politico degenerato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Adriano: "Vertice politico degenerato" di Gabriella Gallozzi inviata a Venezia G iù contro la Moratti, Formigoni, Berlusconi, ma anche Veltroni e Alemanno. Contro i patti tra politici e imprenditori, dal caso Alitalia al parcheggio del Pincio a Roma. Contro l'Expo di Milano che porterà "nuove colate di cemento". E di mezzo il "senso di tristezza" per le morti sul lavoro. È un Celentano che assomiglia sempre di più a Beppe Grillo, quello che ieri ha esternato al Lido, in mezz'ora di conferenza stampa caratterizzata dalle sue celebri pause: "Se mi fermo per più di cinque minuti vuol dire che ho finito la risposta". Nei panni del regista di Yuppi Du, restaurato da Sky, e presentato ieri al festival, il Molleggiato è qui con vari compiti: consegnare (stesera) il Leone d'oro alla carriera per Olmi ("Non siamo una strana coppia - dice - lui difende gli orti, io i navigli. Lui fa film più penetranti dal punto di vista dei sentimenti, io più aggressivi. Siamo in sintonia"); fare da "testimonial" a questa giornata dedicata alle morti sul lavoro, lanciata da Articolo 21 e a cui dà il suo sostegno anche il presidente Napolitano. E, soprattutto, "risollevare" questa Mostra che, a detta di molti, ha avuto poco da mostrare. Così come ci descrive Stefano Disegni nella sua esilarante striscia quotidiana sul "daily di Ciak" in cui vediamo Celentano e Mueller nella storica posa di Yuppi Du. "Niente paura mi metto anch'io così - dice il fumetto del direttore - . E ci faccio mettere pure Baratta! Con quello che mi sto inventando per salvare 'sto festival, figurati se mi spavento!". Così Celentano "salvatutti", almeno ieri, è riuscito a monopolizzare l'attenzione dei media. Mentre il pubblico festivaliero ha preferito, ovviamente, le sale. Affollata, ma non troppo, la conferenza stampa è cominciata subito con una dedica: quella del Molleggiato a Graziano Alonso, un uomo della troupe di Yuppi Du, morto sul lavoro durante le riprese del film. "So che lui ci sta guardando - pausa - e sono sicuro che sta sorridendo". Via col primo applauso. Convinto dell'"attualità" del suo film, vent'anni dopo, Celentano lo definisce un "grido d'amore per le donne, ma anche un grido di dolore per la violenza sulle donne o anche per l'operaio che perde la vita a causa dell'irresponsabile mancanza di qualche datore di lavoro. O per la sua stessa negligenza nel rispettare i sistemi di sicurezza... Cosa però che non scagiona comunque il datore di lavoro obbligato a vigilare comunque. La vita per qualcuno di loro sembra non abbia valore". Al dramma degli omicidi bianchi - raccontati anche nel suo film - dice di "confrontarsi come essere umano". E di provare "sconforto, ma anche un senso di scoraggiamento". Pausa. Per questo "Yuppi Du non invecchia mai" e al cinema vorrebbe tornare con una pellicola "sulla resurrezione di Gesù". Di fronte alla vicenda Alitalia dice di "sentire avvicinarsi un grido come quello del protagonista del film: non vorrei fosse uno scambio imprenditori-politica, ossia salviamo l'Alitalia in cambio di migliori condizioni economiche per noi". Come nel caso del parcheggio sul Pincio, "segno evidente - secondo lui - dello scambio di favori tra imprenditori e politica. L'inventore di questa idiozia è Chicco Testa che dopo quest'idea è rimasto solo Chicco". E dagli ancora alla Moratti e Formigoni, "figli di un vertice politico degenerato in cui a capo non c'è solo Berlusconi ma anche Veltroni - prosegue - che definì quella del Pincio l'operazione urbanistica più importante degli ultimi anni. E Alemanno, che all'epoca non era sindaco, si oppose con forza, oggi che è sindaco di Roma ha cambiato idea". In definitiva, conclude, "non mi meraviglierei se sinistra e destra fossero d'accordo per progettare un megaparcheggio sotto la laguna di Venezia". Pausa, applausi. PERSONAGGI Celentano oggi consegna il Leone alla carriera a Olmi, sostiene la campagna sulle morti bianche, ieri ha portato il suo "Yuppi Du" restaurato e ha menato fendenti: "Non vorrei l'Alitalia fosse uno scambio tra imprenditori e politica".

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Su Alitalia voto all'unanimità del Consiglio regionale Marrazzo incassa il sostegno dell'opposizione alla sua proposta di far entrare nella Cai anche la rappresentanza della Region (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

E I sindacati: ci sono già i primi licenziamenti nell'indotto e ci vogliono ammortizzatori sociali per i lavoratori precari.

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Il mio mestiere? È tutelare i lavoratori (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

"Il mio mestiere? È tutelare i lavoratori" di Livia Ermini Marrazzo va dritto per la sua strada. E ribatte punto per punto a chi irride alla sua decisione di voler entrare nella nuova Alitalia. "Abbiamo un bilancio di 28 miliardi di euro, - ha ricordato a chi dalle fila del centro destra lo invitava a pensare ai debiti del Lazio - di questi 18 di spesa, il deficit della sanità lo ricopriamo con le nostre risorse e investiamo ogni anno circa 500 milioni per lo sviluppo del territorio. La Regione Lazio è in grado di partecipare alla Compagnia Aerea Italiana". Nella mattinata di ieri poi il Governatore ha presentato la sua offerta a Colaninno ricevendone informazioni sul piano industriale. Marrazzo è parso confortato rispetto ai timori sul ruolo di Fiumicino che "viene letto con molta attenzione". Altri però i toni nell'intervento durante l'intensissimo Consiglio regionale straordinario del pomeriggio. Nel piano di salvataggio "C'è un elemento decisivo che non mi convince - ha detto - è la strategia 'multipunto' del nuovo vettore che si articolerebbe su sei aeroporti base. segue a pagina III.

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La Regione in difesa di Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Intanto anche il Campidoglio dice "ni" facendo un passo indietro rispetto alle dure dichiarazioni del sindaco Gianni Alemanno di due giorni fa contro il governatore "primo della classe". Il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo, ieri ha rimandato la patata bollente al consiglio comunale straordinario del 15 settembre richiesto dall'opposizione dicendo che "il Comune è al fianco dei lavoratori e degli altri enti ed è disponibile a discutere". In imbarazzo anche la Cisl regionale che, vista la condivisione delle anticipazioni del piano Fenice da parte del segretario nazionale Bonanni, preferisce non intervenire in aula alla Pisana dove a nome dei confederali, parla il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Walter Schiavella. Chiede di mettere da parte la polemica politica e spiega: "Per noi la priorità non è la partecipazione della Regione Lazio alla Cai, ma la qualità del piano industriale. Poi la partecipazione, che ha un forte valore simbolico per il protagonismo che fino ad oggi non è stato riconosciuto, potrà essere un'opportunità in più". Schiavella ha poi ricordato lavoratori Air One, il dramma dei precari "che non hanno nemmeno diritto agli ammortizzatori sociali", e i licenziamenti che hanno già mietuto 10 vittime in due aziende appaltatrici di Alitalia a Fiumicino. Proprio per chiedere una mediazione della Regione per l'introduzione di ammortizzatori sociali al posto del licenziamento secco oggi alle 12 i metalmeccanici (Fiom, Fim, Uim) incontrano l'assessore regionale al lavoro Alessandra Tibaldi. E anche l'Ugl è sulle stesse posizioni dei confederali. Ieri il segretario regionale Luca Malcotti, ospite in aula alla Pisana, ha sottolineato la necessità di tutelare "i lavoratori dell'indotto e i precari che già stanno andando a casa" e valutato positivamente la proposta-Marrazzo se quella della Regione alla Cai "non sarà una partecipazione formale"Gioia Salvatori.

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Marrazzo incontra Colaninno: Non mi convince l'idea dei sei scali (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Marrazzo incontra Colaninno: "Non mi convince l'idea dei sei scali" "Se non si punterà sull'hub di Fiumicino come grande scalo intercontinentale, avremo una piccola Alitalia, una compagnia "nano" su base regionale". Il Governatore è apparso anche molto preoccupato per i lavoratori, i 14mila impiegati direttamente e indirettamente in Alitalia, ma anche tutti gli altri del distretto di volo di Fiumicino la cui situazione ha definito "drammatica". Durante tutto il giorno poi è stato impegnato a distribuire risposte ai detrattori della sua iniziativa di far parte della cordata. Al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola che gli aveva consigliato di "fare il suo mestiere" ha replicato: "il mio mestiere in questo momento è quello di ascoltare e tutelare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori". Sulla vicenda cala il silenzio del Sindaco Alemanno che lascia parlare il suo vice Cutrufo: "partecipare con 10 milioni a questa iniziativa può essere utile a dare coraggio, ma non serve a dimostrare che siamo autorevoli. La proposta di Marrazzo è solo un'idea, per valutarla bisogna approfondire. Il Comune è pronto a discutere di una soluzione, ma solo quando la si conoscerà in profondità". Dopo il primo spaesamento, ieri invece è arrivato pieno il sostegno del Pd con Morassut che propone di scendere il piazza contro gli esuberi. Voce fuori dal coro quella del segretario della Cgil Epifani "oggi mi concentrerei, mi permetto di dirlo anche a Marrazzo, sul piano industriale. Perché se questo non va bene per Roma e per il Lazio non è che entrando nel capitale sociale si risolvono i problemi che il piano non risolve". Livia Ermini.

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Sul piano Alitalia il bluff degli esuberi Sacconi ne annuncia 3.250. Ma alla fine senza lavoro resteranno oltre 6mila lavoratori (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Roberto Rossi / Roma BLUFF Il piano di salvataggio di Alitalia avrà, secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, "3.250 esuberi". Ma il dato ottimistico del governo è fuorviante. Alla fine senza lavoro rimarranno oltre 6mila dipendenti. Una cifra probabilmente in difetto. L'equivoco si gioca tutto su la distinzione tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a tempo determinato. Secondo la Compagnia aerea italiana, la società guidata da Roberto Colaninno e da Rocco Sabelli, il manager che ieri materialmente ha esposto il piano ai sindacati, la somma dei dipendenti di Alitalia e quelli di AirOne è di circa 17.500 unità. Di questi lavoratori solo 14.250 saranno riassunti nella nuova società. 11.500 andranno nell'area "certa del perimetro della nuova compagnia", cioè avranno il posto assicurato, mentre 2.750 finiranno "in un'area esterna", cioè non faranno parte di Alitalia, anche se manterranno uno stipendio, e potranno essere utilizzati anche da altri gruppi. Dei 2.750 circa 1.600 saranno impiegati in manutenzione ordinaria e 450 saranno destinati al cargo (che Alitalia, tra l'altro, non avrà più). Ne restano fuori 700, che operano in amministrazione, information technology e call center. Questi potrebbero rientrare nella Nuova Alitalia oppure restarne fuori. Non si sa. Per ora sono collocati in "una zona grigia" in attesa di una nuova valutazione di Cai. Se non rientrassero nella nuova società gli esuberi ufficiali passerebbero da 3.250 a 4mila circa. Dove sta, quindi, il bluff? Sta nel fatto che se uno spulcia il bilancio del 2007 di AirOne e Alitalia nota che la somma dei lavoratori non dà come risultato 17.500, ma 22mila circa. La differenza tra 22mila e 17.500, cioè 4.500 persone, sono i lavoratori a tempo determinato, come gli stagionali. Nel corso del 2008 quel numero si è assottigliato. Oggi i lavoratori a tempo determinato sono circa 2.900. Statisticamente non vengono contati come esuberi, ma in realtà quando la trattativa sarà chiusa non avranno più un posto di lavoro. Riassumendo, quindi, oltre seimila persone saranno licenziate. Quasi sette se si considerano i 700 della zona grigia. Il tutto per far decollare il piano. Che presenta anche altre criticità. Come quella che riguarda gli scali lombardi. Linate sarà praticamente abbandonato. Rimarrà solo la navetta per Roma, dieci voli al giorno. Mentre Malpensa non diventerà un vero e proprio hub visto che Cai punterà su una strategia multiscalo (oltre a Malpensa, Fiumicino, Napoli, Catania, Venezia e Torino). Inoltre la nuova Alitalia, che avrà il 56% del mercato domestico, passerà dagli attuali 238 aeromobili, di cui dispongono ora le due aviolinee Alitalia e Air One in totale, a 153 aeromobili nel 2009, per attestarsi a 158 nel 2013. Una scelta che penalizzerà soprattutto la categoria degli assistenti di volo. È previsto, poi, il rinnovo della flotta con 60 nuovi aerei in quattro-cinque anni, per due miliardi di euro; si passerà da sette a quattro famiglie di aeromobili. La bozza del piano Fenice prevede negli allegati tecnici, inoltre, che la nuova società appositamente costituita acquisterà dalla vecchia Alitalia 43 aerei per 772 milioni, accollandosi debiti per 522 milioni. L'Alitalia di Colaninno dovrebbe quindi operare alla fine con 43 aerei di proprietà e 110 in leasing operativo. Anche l'obiettivo di business non è un granché: 4,8 miliardi di fatturato, cioè quanto quello della vecchia Alitalia, con un ritorno al pareggio operativo in due anni. Poi, forse, si potrà parlare di utili. La previsione, anche qui, è ottimistica. Alitalia sarà forte sul mercato domestico, che però presenta bassi tassi di crescita, mentre avrà poche tratte intercontinentali (16 su 75). Che sia un bluff anche il piano?.

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Epifani annuncia per oggi la risposta del sindacato Né signorsì, né signorno: poniamo problemi di merito . Damiano: L'avesse proposto Prodi ci avrebbero fatti neri (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Epifani annuncia per oggi la risposta del sindacato "Né signorsì, né signorno: poniamo problemi di merito". Damiano: "L'avesse proposto Prodi ci avrebbero fatti neri" di Federica Fantozzi inviata a Firenze ARRIVERÀ OGGI pomeriggio la risposta dei sindacati al Piano Fenice per salvare Alitalia. Lo conferma Guglielmo Epifani, ospite ieri sera alla Festa fiorentina del Pd dopo il primo confronto con Colaninno e il governo: "Credo che ci stia per essere consegnato il piano industriale - ha detto il leader della Cgil - lo esamineremo e domani (oggi per chi legge, ndr) daremo una risposta sulle parti che si possono condividere o modificare. Dobbiamo partire da lì perché anche gli esuberi sono in funzione del piano industriale". Il timore riguarda piuttosto il futuro: "Costruire garanzie" per evitare poi svendite a partner internazionali. Segnali che lasciano intendere una disponibilità anche della Cgil, la più guardinga delle tre sigle, a trovare un'intesa sul rilancio della compagnia aerea. Significativa la "stranezza" rivelata da Epifani: "Nella riunione il piano industriale c'è stato illustrato ma non consegnato. Spero simplichi che c'è ancora margine per cambiamenti". Un clima favorito dall'annuncio del ministro del Lavoro Sacconi secondo cui "il numero degli esuberi sembra più contenuto dei giorni scorsi" e dunque è fiducioso nell'accordo. Epifani ha invece bocciato la proposta avanzata dal governatore del Lazio Marrazzo di entrare nella società perché si rischia "confusione". Meglio un "comitato di sorveglianza e garanzia" dove possano entrare i soggetti interessati alle sorti della compagnia aerea. Intervistato insieme all'ex ministro Cesare Damiano dal direttore del Tirreno, Bruno Manfellotto, Epifani ha insistito sul ruolo della Cgil in difesa dei lavoratori: "Non siamo né signorno né signorsì: poniamo problemi di merito". Sono 7.500 i dipendenti coinvolti: i 3mila precari romani che non rientreranno nella nuova società, 2mila nella manutenzione pesante che rischiano grosso, più altri 3.500. Oltre al nodo esuberi, il sindacalista ha affrontato le condizioni "discutibili" poste dal governo, dalla sospensione dell'Antitrust al costo del lavoro ridotto del 40% per gli acquirenti. Quanto all'animus della cordata Epifani ha tagliato corto: "C'è chi lo fa perché convinto, chi per interesse e forse chi ha secondi fini. Se uno si occupa solo di edilizia e porti, io sospetto. Se ci sono secondi fini e cambiano le convenienze, la cordata si sfalda". Fiducia in Colaninno "il più esposto" ma soprattutto voglia di misurare il piano: rotte, flotta, personale. D'accordo Damiano: "Colaninno scommette sul prodotto, Benetton sulle tariffe e forse c'è conflitto di interessi. Se questa operazione l'avesse fatta il governo Prodi ci avrebbero fatti neri". La paura peggiore entrambi la condividono con Veltroni: una futura svendita della "piccola Alitalia" agli stranieri. Prima del vertice Epifani aveva mostrato un approccio molto cauto alla vicenda: "Le premesse non sono buone per il semplice fatto che Alitalia è tecnicamente fallita" e "la via per un rilancio credibile è molto stretta". Epifani garantisce che lavorano per un'intesa purché il Piano Fenice non si riveli solo "un modo per tirare a campare". Quanto al ministro Brunetta: "Ha perso un'occasione per tacere". Il leader sindacale, insomma, insiste sul proprio ruolo: "Noi ci sediamo per far passare un punto di vista che riteniamo più utile per il Paese e i lavoratori". E anche se - ammette - gli strumenti per opporsi all'operazione sono praticamente nulli, "la coerenza vale più di tutto".

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La Ue avrà bisogno di altri chiarimenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

"La Ue avrà bisogno di altri chiarimenti" Ci sarà forse bisogno di qualche informazione in più perché la Ue dia il via libera al piano Colaninno per Alitalia. Lo ha fatto capire ieri il vicepresidente della Commissione europea con delega ai Trasporti, Antonio Tajani, "Non escludo che sul decreto del Governo riguardante Alitalia l'Europa potrà avere bisogno di chiarimenti sui contenuti. Nel decreto ci sono ad una prima lettura due elementi positivi: il principio di trasparenza e la volontà di vendere gli asset a prezzo di mercato. Ma per una valutazione approfondita sui contenuti del decreto serviranno giorni di lavoro, perchè va analizzato parola per parola".

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Marrazzo insiste: per Alilazio chiede solidarietà e il contributo degli imprenditori Il presidente regionale presenta il suo piano: Non è una provocazione, non è una possibilità. È (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Marrazzo insiste: per Alilazio chiede solidarietà e il contributo degli imprenditori Sono state molte comunque le perplessità per la proposta del governatore Il presidente regionale presenta il suo piano: "Non è una provocazione, non è una possibilità. È un dovere". E il consiglio approva alla unanimità. Ieri l'incontro con Colaninno di Giuseppe Vespo / Milano Ad ognuno il suo. Che si intenda mestiere o pacchettino azionario, poco importa. Dopo la proposta fatta dal governatore del Lazio, Piero Marrazzo, intenzionato ad entrare con una piccola quota nella Compagnia aerea italiana, gli enti locali prendono la parola sul rilancio dell'ex Alitalia. Marrazzo ieri ha incontrato Colaninno: visita "cordiale" durata un'ora, servita a decidere che bisogna "continuare il confronto. Sulla filosofia della mia proposta - ha raccontato il presidente della Regione Lazio - Colaninno si è espresso positivamente". Finora, però, pare che sia il solo. Perché sul governatore sono piovute polemiche da tutte le parti: c'è chi come Roberto Formigoni, numero uno del Pirellone, definisce la proposta di partecipare al capitale della Cai "una boutade estiva: nel momento in cui lo Stato esce da Alitalia per seguire la strada della privatizzazione da tutti indicata come ottimale, sarebbe strano l'ingresso delle Regioni". Per il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, invece, "ognuno deve fare il suo mestiere". Marrazzo è convinto di farlo, e della bontà della sua idea, che ha creato qualche perplessità nello stesso Pd. "Chiederò a Nicola Zingaretti e Gianni Alemanno di incontrarci per vedere se c'è la possibilità di allargare la proposta". Durante il suo intervento in apertura del Consiglio regionale straordinario dedicato al futuro del distretto del volo del Lazio, il presidente della Regione ha precisato che "l'ingresso in Cai non è una provocazione, perché partecipare alla nuova Alitalia per noi non è una possibilità ma un dovere". E a chi da più parti ha cercato di punzecchiarlo dicendogli di pensare ai conti della Sanità romana ha risposto: "Dieci milioni per questa operazione ce li abbiamo, potrebbero essere spostati per finanziare l'ingresso della Regione nella compagnia". Sulla tratta Milano-Roma il botta e risposta è continuato per tutta la giornata. Il sindaco di Milano Letizia Moratti dalle colonne de La Stampa ha bocciato il piano Fenice, causa ridimensionamento dello scalo di Linate: "Sarebbe accettabile se Malpensa fosse un hub...". E proprio per questo ha chiesto al governo l'apertura di un tavolo. Raddoppia Filippo Penati, che presiede la provincia meneghina. L'esponenete del Pd vuole anch'egli un confronto con l'esecutivo alla luce di quanto detto dall'ad di Cai, Rocco Sabelli: "Chiediamo urgentemente al governo precisi impegni a smentita delle dichiarazioni dell'amministratore delegato di Cai, il quale ha affermato che Linate sarà dedicato solo alla tratta Roma-Milano". Penati teme la morte dello scalo: "Il pesante ridimensionamento del Forlanini (Linate), con solo qualche decina di voli Milano-Roma, che si ridurranno dopo l'arrivo dell'Alta Velocità, significa aprire una strada che in fondo prevede la chiusura dello scalo". Milano è preoccupata per il futuro della sua economia mentre Roma punta a volare alto, guidata dal suo capitano Marrazzo, che al Consiglio regionale ha annunciato una legge per il "distretto del volo" romano. "Finora - ha detto Marrazzo - nella formazione della cordata le ragioni del Nord hanno contato di più. Ma è giunto il momento di attivarci: non ci sono imprenditori romani nella nuova compagnia e per questo rivolgo loro un invito a partecipare, perché la platea va ulteriormente allargata. Con tutte le forze dobbiamo impedire che la Capitale d'Italia non abbia il suo hub, per il bene del Paese". Il Consiglio ha risposto approvando all'unanimità la risoluzione che "impegna la Giunta regionale a prevedere lo stanziamento di risorse per la tutela dell'occupazione e lo sviluppo del sistema aeroportuale del Lazio" alla luce della nascita della Compagnia aerea italiana.

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Rom: dietrofront di Maroni e la Ue dice sì Secondo il commissario Barrot le misure su schedature e impronte non sono discriminatorie ma dalla relazione segreta del ministro sarebbe (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Rom: dietrofront di Maroni e la Ue dice sì Secondo il commissario Barrot le misure su schedature e impronte non sono "discriminatorie" ma dalla relazione segreta del ministro sarebbero scomparsi i provvedimenti più odiosi di Paolo Soldini UN FANTASMA si aggira per l'Europa. È la relazione che il ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni ha inviato il 1° agosto scorso alla Commissione Ue sulle sue contestatissime (in patria e fuori) misure anti-rom e sulla base della quale il commissario alla Giu- stizia Jacques Barrot avrebbe deciso che le misure stesse - parola del suo portavoce (italiano) - non sarebbero "discriminatorie". Il ministro si è messo subito a cantare vittoria, ma ha provveduto a bloccare ogni indiscrezione sulla relazione, perché si tratterebbe - così ha sostenuto la sua, di portavoce - di un "testo riservato". Il silenzio sarà rotto certamente, nelle prossime ore, da fonti di Bruxelles, le quali - et pour cause - non vedono proprio come e perché possa essere oggetto di secretazione la risposta di un governo dell'Unione alle richieste di chiarimento e alle forti obiezioni politiche del Parlamento europeo, che il 10 luglio scorso approvò (anche con i voti di molti deputati del Ppe) una risoluzione che faceva a fette i propositi e le "ragioni" del governo italiano bollandoli come discriminatori, contrari alla normativa europea e ai princìpi del diritto internazionale. Beati quei paesi in cui l'amministrazione pubblica (ministri in testa) è obbligata a rendere pubblici i propri atti quando i cittadini, o i giornalisti, lo chiedono. Da noi non si usa. E però non è davvero troppo difficile immaginare che cosa nasconda l'imbarazzante silenzio del Viminale. Basta ricapitolare i punti essenziali della vicenda. Maroni menziona per la prima volta il "censimento" dei "nomadi presenti in Italia", che come tutti sanno sono solo rom e sinti, all'inizio di giugno, specificando che la direttiva ministeriale prevederà il prelievo delle impronte digitali "anche dei minori, in deroga alle attuali norme". Tra il 25 e il 26 giugno, davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera Maroni ribadisce e precisa: "Non sarà una schedatura etnica", ma un "censimento", obiettivo principale del quale saranno proprio i minori che andranno identificati e, se dediti all'accattonaggio, sottratti alla patria potestà dei genitori. Di fronte all'allarme che si diffonde, il tre luglio parte una lettera di chiarimenti del governo italiano, il quale, intanto, cerca in modo truffaldino di sostenere che il prelievo delle impronte digitali ai bimbi è già previsto, anzi: prescritto, da un regolamento Ue. Falso: il regolamento in questione riguarda l'emissione di documenti di identità e con i censimenti (e le schedature) non c'entra affatto. Il 5 luglio la Commissione chiede spiegazioni ufficiali e scritte e il commissario agli Affari sociali Vladimir Spidla esprime pesanti preoccupazioni. Il 7 Maroni incontra Barrot a Cannes e, al ritorno, sostiene che "tutto è stato chiarito". I "malintesi" erano stati provocati da "errate interpretazioni dei media". È tutto talmente chiaro che due giorni dopo la Commissione rinnova, seccamente, la propria richiesta di "chiarimenti". La risposta italiana arriva la sera stessa, a uffici chiusi, e a poche ore dalla seduta dell'Europarlamento che concerà per le feste gli argomenti italiani. Il pomeriggio del 10 luglio, Maroni, l'inutile ministro per gli Affari comunitari Ronchi e Frattini si scagliano contro la sinistra che li ha bocciati a Strasburgo (la mozione, in realtà, è stata votata, oltre che dal Pse e dai radicali di sinistra, dai liberali e da un buon numero di deputati popolari del centrodestra) e il titolare dell'Interno sostiene che Barrot aveva cercato di far rinviare il voto. Di fronte a una simile smarronata istituzionale, perfino Barrot è costretto a smentire. Per la terza volta dal commissario alla Giustizia arriva a Roma, accompagnata - si dice - da alcune raccomandazioni informali e da rassicurazioni sulla disponibilità che Sarkozy (presidente di turno del Consiglio Ue) avrebbe segnalato a Berlusconi, una richiesta di chiarimenti. E stavolta, mangiata la foglia, la risposta che parte il 1° agosto, quella che Maroni ha blindato, è tale da consentire a Barrot di considerare chiuso il caso. Resta il parere di Spidla, che per ora non ha parlato, e resta il marchio dell'Europarlamento, ma il ministro italiano canta vittoria. Siamo pronti a scommettere che nella sua terza risposta Maroni ha fatto marcia indietro dai suoi propositi bellicosi. È quello che pensa anche Gianni Pittella, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, il quale ieri ha fatto notare che la valutazione di Barrot "si riferisce ai provvedimenti modificati e non a quelli originari", corretti proprio dopo la risoluzione dell'assemblea di Strasburgo e i consigli dell'esecutivo brussellese. D'altronde, il colpo mediatico dell'annuncio demagogico è stato incassato e a un certo punto perfino il ministro leghista deve aver capito che una guerra con la Commissione europea, con la vicenda Alitalia nell'aria, era meglio evitarla. Se si dovesse scoprire che la relazione indica assai più miti consigli, per esempio con l'indicazione di un ruolo di un giudice nella prassi dell'identificazione, Maroni potrebbe trovarsi in difficoltà con la "sua gente" e con l'immagine di "tollerante zero" che, a parole, sta cercando di costruirsi, teppisti di stadio permettendo. A parte Maroni, un problema brussellese, però, c'è. All'impressione che Barrot abbia giocato una partita politica ispirata più al bene dei rapporti tra i governi attuali di Parigi e di Roma che ai princìpi dell'Unione, si sta aggiungendo l'evidente conflitto di interessi di Antonio Tajani, chiamato come commissario ai Trasporti a giudicare la liceità dell'operazione Alitalia fortissimamente voluta dall'uomo che lo ha prelevato dalla propria corte per insediarlo là: Silvio Berlusconi. La circostanza sta sollevando malumori e forse anche per questo il capo del governo italiano continua a curare le sue buone relazioni con il presidente della Commissione Barroso, che vorrebbe rimanere anche dopo la scadenza del suo mandato, tra quattordici mesi.

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Big nel vertice Pd? Veltroni prende tempo D'Alema si propone, altri vengono proposti. Il segretario: il partito va innaffiato, non segato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Bruno Miserendino/ Roma PARTITO che "deve darsi una mossa", "partito fru fru", "Pd che ancora non c'è", "errore essere andati con Di Pietro", e persino, a sentire Parisi, "leadership da cambiare"... Il catalogo è questo e domani a Firenze, assicurano, Veltroni risponderà. Sì, la festa nazionale, che volge al termine, è il luogo giusto per sancire la fine di questa difficile estate politica del Pd e poi il segretario è il primo a saperlo, tanto che per la verità lo dice da tempo, senza alzare la voce: il partito ha bisogno di una regolata, "un drizzone" direbbe Berlusconi, e deve davvero darsi una mossa, come ha detto l'altro ieri Massimo D'Alema. Lui, il segretario, non alzerà mai la voce, anche se molti gli consigliano di farlo, ma lo dirà chiaro e lo ripeterà a tutte le grandi feste settembrine a cui parteciperà: questo Pd deve smetterla una volta per tutte di piangersi addosso, deve apparire più unito e più limpido sui grandi temi, deve dare risposte più precise. Da Formia, ieri sera, il segretario ha dato un'anticipazione di quanto dirà a Firenze: "Attenti, il Pd è un germoglio, va innaffiato, non segato, anche perché non c'è un'altra pianta...". Consiglio ai dirigenti: "L'Italia sta male, è impoverita, serve qualche seduta in meno di autoanalisi, un po' più di disvelamento degli errori del governo". Sarà perché la situazione è seria, o perché il segretario preferisce sempre vedere il bicchiere mezzo pieno, ma anche la sferzata di D'Alema dell'altra sera, Veltroni non l'ha letta come un attacco alla sua leadership. Anzi, tra i veltroniani, le parole dell'ex ministro degli esteri sono sembrate più una richiesta di coinvolgimento, che una critica diretta. Conferma venuta ieri sera dallo stesso D'Alema: "Tutti devono dare una mano, il mio ruolo lo devono stabilire Veltroni e i dirigenti del partito, io non voglio dare fastidio, voglio aiutarli". Indicativo il commento di Giorgio Tonini ieri mattina, ancor prima che parlasse l'ex ministro degli esteri: "E' positiva la disponibilità espressa a Firenze da Massimo D'Alema a impegnarsi in prima persona per il rafforzamento del Pd". Come dire, "benvenuto nel partito democratico". Qualcuno, tra gli stessi veltroniani, l'ha letta più maliziosamente: "D'Alema ha capito che la Fondazione non gli basta, e cerca un ruolo nel partito...". Poiché le malizie sono come le ciliegie, ecco che qualcuno ha respinto al mittente anche le perplessità di D'Alema sull'alleanza con Di Pietro, che col senno di poi si è rivelata perigliosa. "Strano - dicono i veltroniani - l'idea di andare alle elezioni con l'ex pm sarà pure stata del segretario, ma la scelta non è stata partorita in una notte, nei famosi caminetti di alleanze si parlò e nessuno disse no, nemmeno D'Alema. Se lo pensava, che era un errore, certo non lo disse chiaramente...". E tuttavia, nel coordinamento di ieri, non c'è stato accenno di polemica. Anzi. A quanto pare Fassino, ma anche Rosy Bindi e Anna Finocchiaro hanno chiesto un coinvolgimento pieno negli organismi dirigenti di tutte le personalità politiche del partito, a cominciare da D'Alema e Rutelli, compreso Arturo Parisi. La proposta verrà esaminata, anche se la soluzione non è facile. Veltroni l'ha congelata, sostenendo tra l'altro che gli organismi, a cominciare dal coordinamento, sono appena insediati. Peraltro il vecchio caminetto dei big era stato molto criticato, rifarlo adesso non è facile. Ma il tema ormai è all'ordine del giorno e qualche idea di dove collocare l'ex ministro circola già. Il segretario, ovviamente, non è in astratto contrario al coinvolgimento di tutti, anche se il rischio è sempre lo stesso, ed è stato lo stesso capogruppo alla Camera Antonello Soro a evocarlo: dietro una richiesta di collegialità si nasconde talvolta l'idea di commissariamento. E questo, pensano i suoi uomini, sarebbe un danno per tutti. Veltroni prende tempo sul punto, promette una gestione più inclusiva e tutti, per ora, hanno convenuto su un punto: ogni forza va coinvolta, bisogna dare una risposta forte alle preoccupazioni del popolo del Pd, emerse durante le tante feste sparse in giro per l'Italia. "Queste manifestazioni - dicono - sono state tutt'altro che un flop, ovunque la partecipazione è alta, ma militanti e simpatizzanti, questo sì, sono sfiduciati e temono che il partito si impantani in lotte intestine e rese dei conti, mentre invece dovrebbe dare un colpo di reni e fare un'opposizione più incisiva". Serrare i ranghi, far crescere la pianta, è la parola d'ordine. Anche l'ormai certo spostamento a gennaio della conferenza programmatica (che Veltroni aveva definito "congresso tematico") non vuole essere, nelle intenzioni, un modo per evitare un confronto interno difficile, ma un tentativo di non disperdere gli sforzi, che al momento sono puntati alla riuscita della manifestazione del 25 ottobre. "L'obiettivo - dice Tonini - è imprimere una sferzata alla linea politica e al radicamento sul territorio, organizzando meglio la nostra opposizione e strutturando di più il partito". In poche parole su tanti temi il Pd appare più indeciso di quanto lo sia realmente, come sulla giustizia, sul federalismo o persino sulla questione Alitalia, dove la sortita del governatore Marrazzo ha creato qualche sorpresa. "La vera svendita l'ha fatta Berlusconi, l'ha data gratis agli stranieri, questa è la verità", ha ribadito ieri sera Veltroni, e il segretario è convinto che alla fine questa realtà apparirà chiara anche agli italiani. E per intenderci, si diceva ieri al Pd, non può avvenire che la questione giustizia sia definita dal Pdl come "un banco di prova" per la nostra opposizione riformista: "sono loro che dopo decine di leggi ad personam devono dimostrare che si occupano dei problemi generali, non noi". E quanto a organizzazione interna e collegialità Veltroni apprezza l'invito a comandare "col petto in fuori" che gli viene da Marini. "E' finalmente finita quest'idea del partito fru-fru, che per me - aggiunge l'ex presidente del Senato - è stata una sofferenza, non nego l'importanza dell'immagine, però la ricchezza di un partito è la continuità della sua militanza". L'intervista di Marini, che tra l'altro critica D'Alema per l'enfasi data alla sua Fondazione, non viene affatto letta come un attacco, ma anzi come una sollecitazione da raccogliere in pieno. Insomma, l'estate sta finendo e Veltroni è convinto che serrando i ranghi uscirà fuori il vero Pd. Intanto, ha spiegato, sta uscendo il vero Di Pietro: lui attacca molto noi, ma quando si tratta di diritti e di immigrazione, sta con la Destra. Ci pensino gli elettori di centrosinistra.

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Ecco cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Qualcuno l'ha paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana, bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden. Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa, lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi. Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva, cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori, ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario. Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni, funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa 1 Commento " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della Convention democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e. quello della Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per formare le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione, quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 21 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08 L'uragano Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi sento fuori dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul (Minnesota), ma da una decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o in Asia. O meglio: lo so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio Continente, ma guardando la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali locali e Usa Today non avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in Georgia, né delle rinnovate polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi suggerisce alcune considerazioni: 1) In queste condizioni lo spin (ovvero l'informazione condizionata o nei casi estremi manipolata) funziona benissimo e con estrema facilità, perché al cittadino, quancdo scoppiano delle crisi, mancano gli strumenti per valutare criticamente le notizie diramate dalla Casa Bianca. Questo spiega (lo sapevo già, ma ne ho avuto conferma) perché l'opinione pubblica americana ha impiegato molto più tempo di quella europea ad accorgersi delle bugie sull'Irak. 2) L'informazione è troppo americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose. Da 24 ore pubbliche non si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si ripeta quanto accaduto con Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica imporrebbe che si parlasse anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la Repubblica domenicana, Haiti, la Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70 morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o quasi: poche righe, scarse immagini televisive, non una parola di compassione o di semplice umana solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella maggior parte di questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca rancore. Non mi meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli Usa reiterino lo stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre parti del mondo. E' un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il sentimento dell'americano medio, che una volta di più mi colpisce per la sua cordialità e la sua cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il governo, nè i media cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte cause, ma i media Usa danno il loro contributo e tutt'altro che secondario. Purtroppo. O sbaglio? Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Aug 08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto dall'America, dove sono da qualche giorno per seguire le convention democratica e repubblicana, un altro Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella europea, subisce ancora il fascino del candidato democratico; qui invece si diffondono i dubbi. Sì , Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante. Fino a oggi gli è bastato promettere il cambiamento e invocare la speranza, per incantare gli elettori. Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi collettiva da sola non basta. Occorre che Obama dia contenuto e spessore al proprio programma. Nei primi due giorni della convention questo non è avvenuto e infatti i sondaggi danno i due candidati alla pari. Domani notte Barack pronuncerà il discorso di accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la svolta che molti strateghi invocano. Intanto però la sua figura appare appannata. Nella sua biografia "i sogni di mio padre" , ad esempio, ha raccontato tante frottole proprio su suo padre, come spiego in questo articolo qualche giorno fa. Ma non solo: il mito di Obama che superando le barriere razziali emerge eroicamente in un mondo politico corrotto, appare esagerato e fuorviante. Esaminando l' attività politica svolta finora nel Senato dell'Illinois e in quello del Congresso americano emerge il profilo di un politico alquanto convenzionale; furbo e opportunista più che innovatore. Come fa Obama a proporre un cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e, a quanto pare, al di là degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca con spot molto efficaci . Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione? AGGIORNAMENTO: Poco fa è terminato il discorso all'Invesco Field di Denver, Oama è stato spettacolare e arrembante e finalmente ha formulato proposte concrete, ma non ha sviluppato un discorso coerente. Anzi: è emersa la sua anima liberal (socialdemocratica) che certo non gli gioverà: promette più stato, più governo, e al contempo meno tasse per la classe media, ma i soldi dove li trova? Ha pronunciato slogan accattivanti ma poco credibili sulla fine della dipendenza dal petrolio entro dieci anni e ha sferrato attacchi troppo duri contro McCain su un terreno a lui non favorevole, politica estera e sicurezza. Infine: si è comportato da star in una scenografia hollywwodiana con fuochi d'artificio finali, un trionfalismo inopportuno perché prematuto e dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano. Intanto Veltroni e Rutelli vanno a caccia di popolarità a Denver, con risvolti divertenti, come racconto in questo articolo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 60 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Aug 08 L'educazione dei figli, tra utopie e piccolissime virtù E' capitato, in qualche post, di parlare un tema fondamentale e delicato come quello dell'educazione dei figli. Ora un caro amico, Giovanni Scirocco, mi segnala questo brano di Natalia Ginzburg, che propongo sul blog perché offre molti spunti di riflessione: Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e all'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo. Scegliamo, in questo modo, la via più comoda: perché le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo materiale, e anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna (.) L'educazione non è che un certo rapporto che stabiliamo fra noi e i nostri figli, un certo clima in cui fioriscono i sentimenti, gli istinti, i pensieri. Ora io credo che un clima tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù maturi insensibilmente al cinismo, o alla paura di vivere. Le piccole virtù, in se stesse, non hanno nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza le grandi, generano un'atmosfera che porta a quelle conseguenze (.) Il modo di esercitare le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto indispensabile, l'uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell'aria: perché le piccole virtù sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le grandi virtù, quelle non si respirano nell'aria: e debbono essere la prima sostanza del nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento dell'educazione. Inoltre, il grande può anche contenere il piccolo: ma il piccolo, per legge di natura, non può in alcun modo contenere il grande. Domanda a tutti voi: la Ginzburg ha ragione? Personalmente ritengo la citazione bella ma un po' troppo in bianco e nero. Seguendo quel che dice la Ginzburg si rischia di far crescere dei piccoli esaltati, fuori dal mondo; d'accordo sulla necessità di coltivare l'amore, la generosità, l'abnegazione, ma ritengo che queste siano virtù ancora più grandi se abbinate all'equilibrio interiore e all'armonia con se stessi. Questa è, secondo me, la vera sfida. Scritto in Italia, Varie Commenti ( 27 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Aug 08 L'America è debole e il mondo ne approfitta. Per sempre? Dopo la Russia, altre brutte notizie per l'Occidente. Il terrorismo islamico si è risvegliato: attentati in Algeria, ripresa dei kamikaze in Irak, i talebani all'offensiva in Afghanistan, dove hanno ucciso 10 soldati francesi, non sono mai stati così vicini alla capitale Kabul. Intanto, in Pakistan gli Usa perdono il fido Musharraf e mentre il mondo pensa alle Olimpiadi, la Cina prosegue la penetrazione in Africa. Come previsto l'opposizione alla Russia in Georgia è risultata sterile e Mosca continua a gestire la situazione a proprio piacimento (e infatti oggi l'Abkhazia ha chiesto l'indipendenza). L'accordo firmato dalla Rice con la Polonia per la fornitura di missili nell'ambito del progetto di scudo spaziale non proietta un'immagine di forza, bensì, per la fretta che ha caratterizzato le ultime trattative, di ansia. L'America è in disagio e la sua debolezza evidente: ho l'impressione che molti dei suoi antagonisti ne stiano approfittando per conquistare fette di potere o per rialzare la testa. Fino a dove si spingeranno? La debolezza geostrategica americana è strutturale o transitoria? Basterà un nuovo presidente a ridare lo smalto perduto? Come paiono lontani i tempi dell'America arrembante, eppure era appena il 2003. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 65 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Aug 08 Due sprechi (tutti italiani) da eliminare Torno ad occuparmi un po' di vicende italiane, rilanciando qualche riflessione. La prima: perché in Italia i cantieri autostradali durano in eterno? Ad esempio sulla Milano-Genova i lavori di ampliamento per la terza corsia sono in corso da molti anni. E' un'autostrada che percorro abbastanza frequentemente in settimana, il sabato, la domenica, di giorno e la sera. Non vedo mai operai al lavoro, sembra tutto fermo. e infatti i progressi sono lentissimi. Negli altri Paesi a inizio lavori viene fissata una data per la conclusione che, salvo imprevisti e documentati motivi, viene rispettata. In Italia invece si sfora sui tempi e, naturalmente, sulla spesa. Domanda per Tremonti e Brunetta che finora si stanno comportando molto bene a mio giudizio: non è il caso di porre fine a questa indecenza? La seconda considerazione: sono d'accordo che vengano tagliate le spese statali e, di conseguenza, anche quelle agli enti locali. Ma perché punire tutti indiscriminatamente? Nella sanità, ad esempio, ci sono alcune regioni che gestiscono bene i fondi a disposizione, altre invece dove regna l'inefficienza e gli sprechi sono colossali. Perché non introdurre una linea meritocratica anche in materia? I tagli dovrebbero colpire soprattutto le regioni che sprecano, ho l'impressione che, se così, fosse, diventerebbero improvvisamente più virtuose. Sbaglio? Scritto in Italia Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Aug 08 La guerra è finita o inizia solo adesso? Sì, i cannoni non sparano più in Georgia, ma se esaminiamo quel che è accaduto in questi giorni da un punto di vista strategico, non c'è da stare allegri. La guerra potrebbe essere solo agli inizi. Mi spiego: 1) Dal 1989 al 2004 gli Stati Uniti hanno applicato una politica di accerchiamento della Russia, facendo cadere sotto la propria influenza molti Stati nell'Europa dell'Est e nell'Asia centrale, come spiego in questa analisi. 2) Dal 2004 Putin ha cercato di contrastare gli Stati Uniti, ottenendo qualche successo, ma non riuscendo mai a portare il colpo del Ko. In un approfondimento sostengo che la guerra in Georgia segna una svolta. Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte dell'Occidente legittima le pretese secessionistiche delle tante minoranze russe sparse nell'ex impero sovietico. La questione etnica diventa così il grimaldello strategico del Cremlino: è alquanto probabile che quanto accaduto in Ossezia del Sud e in Abkhazia possa essere ripetuto in altri Stati. Quali? Ucrania e Moldavia, ma attenzione ai Baltici e, all'occorrenza, anche anche Kazakistan e Kirghizistan. La crisi, probabilmente, è solo agli inizi e l'Occidente non sembra avere gli strumenti per prevenirla. L'America in queste ore ha dato una triste dimostrazione di impotenza e la mediazione di Sarkozy in realtà recepisce soprattutto le condizioni poste dal Cremlino (tema che ho affrontato qui). Anzi, quando ieri il presidente francese ha affermato che "Mosca ha diritto di proteggere le minoranze russe" ha di fatto ulteriormente legittimato il ricorso all'arma "etnica" da parte della Russia. Il modello Georgia rischia di fare scuola, mettendo in crisi il grande piano Usa per il controllo dello scacchiere eurosiatico. Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Aug 08 Guerra nell'Ossezia del Sud: un disastro per l'Occidente? In un'analisi pubblicata oggi sul Giornale spiego le ragioni che hanno provocato la drammatica guerra nell'Ossezia del Sud. L'Occidente sconta l'effetto Kosovo e la questione Nato: Nel febbraio 2008 Pristina si stacca dalla Serbia con la benedizione dell'Occidente. E il quadro cambia. Putin protesta veementemente per "l'amputazione della Serbia"; l'Occidente, però, lo snobba e lui rilancia annunciando la reciprocità. Se il mondo si arroga il diritto di strappare il Kosovo, Mosca si riserva di fare lo stesso con l'Ossezia del Sud e con l'altra repubblica ribelle georgiana, l'Abkhazia. Altri due mesi e al vertice di Bucarest, la Nato, pur evitando di avviare la procedura d'adesione, annuncia che in futuro la Georgia e l'Ucraina, l'altro grande Stato uscito dall'orbita russa, potranno diventare membri dell'Alleanza atlantica. Un'eventualità inaccettabile per il Cremlino, che infatti riaccende le tensioni nel Caucaso. Chi ha provocato l'esclation dell'altra notte? Verosimilmente il presidente georgiano Saakashvili, nel tentativo di anticipare le mosse di Mosca e approfittando della distrazione del mondo nel giorno dell'apertura dei Giochi Olimpici. Ma ha fatto male i conti, a quanto pare. Militarmente la Russia è superiore e ora Saakashvili rischia di perdere non solo il controllo dell'Ossezia del Sud, ma anche quello del suo Paese. E se cadesse Tbilisi, l'Occidente vedrebbe svanire uno snodo cruciale nello scacchiere euroasiastico, a favore, ovviamente, di Mosca. Valeva la pena di rischiare? Perché Washington non ha imbrigliato il suo vulcanico alleato? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Aug 08 Una buona idea per fermare i clandestini I clandestini continuano ad arrivare a Lampedusa: siamo a quota 12500 di cui oltre tremila solo negli ultimi dieci giorni. Il 125% in più rispetto al 2007. Come spiego in un articolo pubblicato oggi, questo afflusso non è casuale, ma tollerato da Gheddafi che ha allentato i controlli sulle coste per mettere sotto pressione l'Italia e strappare accordi a lui favorevoli con il nostro governo e, più in generale, con l'Unione europea. Un gioco al rialzo che sa tanto di ricatto. Ma Tripoli ospita un'iniziativa davvero felice, di cui si parla poco e che rischia di concludersi a breve. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (in inglese Iom), in due anni è riuscita a far rimpatriare su base volontaria 2.500 migranti bloccati nel Paese africano. Il meccanismo è semplice: anziché rimpatriarli con la forza, ha offerto loro un incentivo per avviare una piccola attività economia nel proprio Paese. La cifra a testa è irrisoria (400-5o0 euro), come mi ha spiegato il capo missione Laurence Hart ma permette all'emigrante di salvare l'onore rispetto alla propria famiglia e al propio clan e di restare in patria con soddisfazione. Complessivamente - calcolando il biglietto aereo e le spese burocratiche - il costo complessivo è di mille euro a persona; molto, molto meno delle spese da sostenere per manetenere i clandestini nei Cpt per settimane e poi, eventualmente, per espellerli. Questo programma rischia di finire perché i fondi europei si stanno esaurendo; e dire che ci vogliono un milione e duecentomila euro per arrivare alla fine del 2008. Io dico: è un'idea eccellente ed è triste che lo Iom sia costretto a supplicare i governi per ricevere finanziamenti. Questo programma è equo, umano, poco oneroso e dà speranza nei Paesi africani. Dovrebbe diventare sistematico. O sbaglio? Scritto in notizie nascoste, Italia, immigrazione Commenti ( 35 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (25) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (38) gli usa e il mondo (29) globalizzazione (8) immigrazione (25) islam (12) Italia (104) medio oriente (8) notizie nascoste (28) presidenziali usa (12) russia (11) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Intanto la ringrazio per l'articolo su Paul, che è visibile anche sulla... Ultime news Alitalia, Sacconi: 3.250 gli esuberi Fantozzi: "Un accordo entro giovedì"FEDERALISMO SÌUltras, Berlusconi: "Tolleranza zero contro i teppisti negli stadi"Borse giù: in Europa bruciati 170 miliardiVoto agli immigrati, premier e Lega: no a FiniPalin, notte da regina: "Obama? Meglio io"Lina Wertmuller: il '68 in Laguna? 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Alla scoperta del Tokaji ungherese (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 212 del 2008-09-05 pagina 9 Alla scoperta del Tokaji ungherese di Viviana Persiani L'Ungheria, terra di cultura e di storia, importante per la sua architettura, riserva, nella sua storia, un grande capitolo all'enologia. A testimoniare questo amore, consolidato nel tempo e condiviso da un pubblico mondiale, è il Festival internazionale del Vino e dello Spumante di Budapest che fino al 7 settembre attirerà esperti e degustatori di vini doc. Nel castello di Buda, nel quartiere Budafok della capitale ungherese, le migliori imprese enologiche ungheresi e i loro vini, ma non solo, saranno le protagoniste della mostra e della fiera vinicola. Non solo il Tokaji aszú o Szamorodni: considerato il re dei vini, al Tokaji, nettare di Bacco più celebrato in Ungheria, sarà dedicata un'intera mostra a ottobre. Sull'Olimpo dei vini, il primo weekend di settembre scorreranno fiumi del bianco Hárslevel ma anche di vini prodotti da vitigni autoctoni come Juhfark, Leányka, o tra i migliori rossi il Kékoportó, il Merlot, il Cabernet sauvignon. Oltre a una sfilata della vendemmia e all'asta dei vini pregiati da collezione, arricchiti da eventi di carattere culturale, mostre d'arte e fotografia, concerti jazz e di musica classica, si potranno anche assaggiare golosi e accattivanti prodotti gastronomici accompagnati da musica, danze e giochi secondo un programma interessante soprattutto per i bambini. Per poter partecipare al Festival dei Vini e dello Spumante di Budapest, sono convenienti i pacchetti Expedia hotel+aereo con partenza da Malpensa il sabato alle ore 10 con Alitalia, pernottamento al King's Hotel e ritorno il 7 col volo delle 18.30 da Budapest a Parma per il costo di 290 euro. Più economico (274 euro) se il pernottamento è previsto all'Hotel Happy. Esiste la possibilità di atterrare a Malpensa, ma i voli sono disponibili solo la mattina verso le 9. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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IN CAMPO (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 3 IN CAMPO di Gian Maria De Francesco Non avevo dubbi sul giudizio Ue. Le nostre norme non sono discriminatorie nostro inviato a Napoli Il diritto di voto alle elezioni amministrative per gli immigrati regolari da lungo tempo residenti in Italia non è "un tema in agenda" perché non è contenuto nel programma del Popolo della libertà. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, esclude qualsiasi possibilità di approvazione della proposta del leader del Pd, Walter Veltroni, e sulla quale il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mercoledì scorso si era dichiarato non pregiudizialmente ostile. "Questo tema non è nel nostro programma. Fini ha espresso un suo parere", ha spiegato il premier nel corso di una conferenza stampa a Napoli dove ha presieduto un vertice sui rifiuti in Campania. "Non mi risulta che la concessione del voto ai cittadini stranieri sia all'ordine del giorno del Parlamento", ha aggiunto ricordando che Maurizio Gasparri, "presidente dei senatori del Pdl, partito in cui An è confluita" aveva espresso analoghe valutazioni dell'apertura di Gianfranco Fini. Ma l'ottava visita napoletana del premier aveva ben altro scopo: verificare i progressi compiuti in Campania nella gestione del ciclo dei rifiuti a un mese e mezzo dalla fine dello stato di emergenza. "La grande difficoltà è alle spalle, e ora tutto procede per il meglio", ha esordito Berlusconi sottolineando che "eravamo con il fiato sospeso ma la Campania è rimasta pulita come era il 18 luglio". In Campania, ha assicurato, ci saranno in futuro discariche sufficienti per tutti i Comuni. Berlusconi, infatti, ha esaminato ieri la situazione di tutti i siti previsti per il conferimento dei rifiuti incontrando anche i sindaci di Andretta, Serre, e Terzino, ancora esitanti nel concedere il via libera. "Terremo conto di quanto ci hanno detto con "passione" e daremo una risposta a giorni", ha aggiunto Berlusconi precisando che "si dovrà verificare se vi sarà un accordo o se dovremo registrare delle rinunce e, pertanto, individuare dei siti alternativi". Il presidente del Consiglio ha tuttavia puntualizzato che "le discariche di oggi non portano alcun danno all'ambiente" e ha mostrato alla stampa un'immagine computerizzata relativa al futuro del sito di Chiaiano simile alla "montagnetta" di Milano. "Da cicatrici possono nascere parchi", ha concluso anticipando che a giorni sarà indetto l'appalto per il termovalorizzatore di Napoli, mentre la prima linea dell'impianto di Acerra entrerà in funzione già da gennaio. La presenza a Napoli non poteva sottrarre il premier dal pronunciarsi sugli episodi di violenza commessi dai tifosi della squadra di calcio. "Dispiace - ha rilevato - che per colpa di una minoranza violenta venga ancora deturpata l'immagine di Napoli". Il governo, però, continuerà a seguire la linea della tolleranza zero. "Contro i tifosi violenti - ha ribadito - seguiremo il metodo usato contro i rifiuti: lo Stato riprenderà a fare lo Stato e contro chi confonde il tifo col teppismo non avremo alcuna tolleranza". Perciò nessuna deroga al divieto di trasferte organizzate Berlusconi, che sul tema si è tenuto sempre in contatto con il ministro dell'Interno Maroni, intende però "copiare" qualche ingrediente della ricetta inglese che ha consentito di frenare le intemperanze degli hooligans. La lotta ai criminali dello sport, però, non deve penalizzare coloro che nel calcio investono come il patron partenopeo Aurelio De Laurentiis. "Non credo sia giusto ricorrere alla responsabilità oggettiva nei confronti della società Calcio Napoli", ha concluso. Incassato con soddisfazione il via libera Ue alla nuova normativa in materia di sicurezza e impronte digitali ("non avevo alcun dubbio, ero certo di questo responso"), Berlusconi ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia. Cori e ringraziamenti per aver liberato Napoli dalla "monnezza" si sono susseguiti per tutto il tragitto. Durante il quale Berlusconi si è lasciato fotografare accanto a una coppia di giovani sposi suoi fan. "Mi raccomando, picchialo se fa il cattivo", ha scherzato con la neosposa. E al ritorno ha trovato in prefettura anche un vassoio con dieci granite, portate da un ambulante che voleva un autografo sulla maglietta del fratello, tifoso milanista. Infine, interpellato da un giornalista, il premier ha assicurato il suo impegno a favore del negletto Forum delle Culture di Napoli. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 6 Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa con 3.250 esuberi di Gian Battista Bozzo da Roma Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre. Un termine perentorio, senza possibilità di rinvii. Il clima, fanno sapere però le parti al termine dell'incontro di ieri, è positivo nonostante i mugugni di Guglielmo Epifani che era assente ieri dal tavolo al ministero del Welfare. Tanto che Maurizio Sacconi può dire che l'offerta presentata dall'amministratore delegato della Cai, Rocco Sabelli, è "credibile e ambiziosa" e che "gran parte dei 17.500 occupati stabili in Alitalia e Air One potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe 14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso. Protagonista della prima giornata di trattativa è stato il piano industriale illustrato da Sabelli. Il manager ha descritto la nuova compagnia in termini di aeroplani (che diventeranno 158 nel 2013, con l'acquisto di 60 apparecchi nuovi in quattro-cinque anni), rotte (65 le destinazioni complessive, di cui 16 intercontinentali), scali (con Linate che diventerà la base per la tratta Milano-Roma), una prospettiva di ritorno al pareggio di bilancio in due anni senza bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti. "Non siamo qui per fare una low cost - chiarisce Sabelli - ma per coprire le rotte a breve, medio e lungo raggio". La Nuova Alitalia raggiungerà una quota del 56% del traffico nazionale. Cargo e manutenzione pesante restano "fuori dal perimetro aziendale"; da valutare la sorte dei call center e dei servizi informatici. Quanto agli esuberi, è stato Sacconi a informare i sindacati che resteranno occupati 14.250 dipendenti, 3.250 in meno delle vecchie Alitalia e Air One messe insieme: 11.500 addetti, più 1.600 alla manutenzione e 450 al settore cargo che saranno gestiti in outsourcing; infine, 700 addetti ai call center e ai servizi informatici restano in una "zona grigia", non avendo il piano ancora deciso in proposito. Non dovrebbero invece trovare ricollocazione i contratti a termine. Prima dell'incontro al ministero del Welfare del piano Fenice hanno discusso, in una riunione mattutina che avrebbe dovuto restare riservata, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e i leader di Cgil, Cisl e Uil. Guglielmo Epifani, che non ha partecipato al vertice di ieri, annuncia per il pomeriggio di oggi la risposta della Cgil. Al termine delle quattro ore di confronto, i commenti sono per lo più improntati a un prudente ottimismo. "Tutto sommato non si parte con il piede sbagliato - commenta il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni -: siamo al di sotto di altre soluzioni prospettate mesi fa, ma questo non vuol dire che non faremo una verifica punto per punto". Bonanni chiede l'inserimento di clausole di salvaguardia per garantire l'italianità della nuova compagnia, impedendo scalate estere. Anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti, richiede un impegno esplicito di stabilità societaria. Per i piloti dell'Anpac è positivo l'atteggiamento del governo e dei prossimi azionisti, ma non è corretto l'abbandono del settore cargo e lo scarso numero di aerei destinati alle rotte intercontinentali. Da oggi pomeriggio si riprende a ritmo serrato, con commissioni che esamineranno le diverse questioni aperte. I tempi sono stretti, il commissario Fantozzi ha chiesto che tutto si concluda giovedì prossimo, perchè l'offerta Cai scade il 30 settembre. "Mi pare che i sindacati abbiano accolto il piano in modo costruttivo - commenta il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli - e sono quindi fiducioso che il negoziato si concluda rapidamente". Tutt'altra conclusione prevede Walter Veltroni: per il leader del Pd, "la vicenda finirà con l'Alitalia regalata dal governo a una grande compagnia estera". Mentre il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, non esclude che Bruxelles debba chiedere al governo chiarimenti sul decreto di salvataggio varato la scorsa settimana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Più piccola, ma andrà dappertutto (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 6 Più piccola, ma andrà dappertutto di Paolo Stefanato da Milano La Nuova Alitalia tornerà in Cina: a Shanghai e Pechino. In Corea: a Seul. In Nigeria: a Lagos. In Senegal: a Dakar. Sono 16 le destinazioni di lungo raggio contenute nel piano Fenice: più di quelle attuali di Alitalia, più del piano Air France. Ci sono Caracas, New York, Boston, Chicago, Miami, Rio de Janeiro, San Paolo, Tokio, Osaka, Buenos Aires, Toronto. La compagnia non torna in India nè a Los Angeles. Quasi tutto il lungo raggio sarà posizionato a Malpensa, solo tre o quattro collegamenti partiranno da Fiumicino. Le destinazioni nazionali saranno circa 24 e quelle di medio raggio circa 35: in tutto circa 75. Il "circa" è dovuto ai due possibili scenari previsti, differenti secondo l'alleato internazionale (Air France o Lufthansa). Nell'incontro con i sindacati, l'amministratore delegato (da oggi) di Cai, Rocco Sabelli, ha indicato come condizione che Linate sia riservato alla tratta Milano-Roma, suscitando subito le reazioni risentite del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Il medio raggio collegherà tutte le principali città europee, più una serie di destinazioni intercontinentali, quali Algeri, Casablanca, Dubai, Tal Aviv, San Pietroburgo, Tripoli, Tunisi. L'elenco indica che la nuova compagnia si proporrà come un vettore, per quanto ridimensionato, di vocazione globale. Sarà abbandonato il modello-hub, e le basi italiane saranno sei, Milano, Roma, Napoli, Venezia, Catania e Torino; il lungo raggio sarà al servizio soprattutto del bacino del Nord Italia, mercato ricco che in passato è stato sottovalutato. Non si sa, piuttosto, perché Alitalia non torni in India, che pur è una destinazione richiesta dal traffico business dell'Italia settentrionale. Tutto il lavoro sarà svolto con una flotta composta inizialmente da 137 aerei (di cui 12 wide-body: 10 Boeing 777 di Alitalia e 2 Airbus 330 di Air One); a regime, nel 2013, saliranno a 158; nell'arco del piano è previsto l'ingresso di 60 aerei nuovi, per un investimento di due miliardi, che andranno progressivamente a sostituire i velivoli più vecchi (soprattutto gli Md 80); i nuovi Airbus saranno frutto degli ordini già avviati da Air One. A proposito dell'aggregazione, Sabelli ha sottolineato il valore degli entrambi i brand e la necessità di preservarli almeno per un periodo iniziale: sarà razionalizzato il network, cancellando i doppioni, ma gli aerei che voleranno manterranno per ora le diverse livree. La nuova compagnia avrà, secondo quanto indicato ieri, il 56% del mercato nazionale, frutto della somma del 30% di Alitalia e del 26% di Air One. Nonostante l'aggregazione tra i due vettori "non ci sarà bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti" ha assicurato Sabelli. Quanto ai dipendenti, sono stimati in 14.250, ma l'offerta di Cai scadrà il 30 settembre. L'esperto indipendente incaricato di valutare gli asset oggetto della proposta è Banca Leonardo, incaricata ieri dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Intanto la "vecchia" Alitalia continua a perdere colpi: in luglio (che pure è alta stagione) i passeggeri, rispetto a un anno fa, sono diminuiti del 21,9%; in giugno erano diminuiti del 21,7%. Secondo l'Aea, nei primi sette mesi sono stati trasportati 17,4% passeggeri in meno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Ecco dove sbagliano la Moratti e Marrazzo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 7 "Ecco dove sbagliano la Moratti e Marrazzo" di Sabrina Cottone Formigoni: "Linate? Dobbiamo ragionare su un polo lombardo. Vecchia l'idea del governatore del Lazio" da Milano Roberto Formigoni, il piano della Nuova Alitalia prevede che Malpensa diventi un mini hub e Linate sia dedicato ai voli Milano-Roma. Da presidente della Lombardia, è soddisfatto? "Penso che dobbiamo sempre aver presente da che cosa partiamo e cioè dalla situazione disastrosa della vecchia Alitalia, che aveva abbandonato Malpensa e cancellato l'82 per cento dei voli. Si era concentrata su Fiumicino, diventando nei fatti una compagnia regionale, proprietà di Air France, scomparsa persino nel nome, nelle mani di un operatore francese che serve i suoi interessi. Se siamo realisti e non utopisti, dobbiamo ricordare che questa era Alitalia fino alla settimana scorsa". Vuol dire che approva il piano della Cai? "Il piano ha luci e ombre e dovremo lavorare per migliorarlo, anche fortemente. Però abbiamo alcuni fatti molto positivi. Primo, Alitalia resta una compagnia italiana con capitali italiani, dirigenti italiani, fortemente presente sul territorio nazionale, che può scegliersi il socio straniero. Si sono fatti avanti in tre, Air France, Lufthansa e British, ma sarà Alitalia a scegliere. Inoltre, Alitalia ha già ripreso due terzi degli slot su Malpensa che erano stati abbandonati". Lei ritiene che esista un partner straniero preferibile per Alitalia? "Non bisogna andare a simpatie ma valutare concretamente le proposte, con i numeri alla mano, e scegliere pragmaticamente chi garantisce di più dal punto di vista del servizio. Vedrò Sabelli e il governo nei prossimi giorni e vedremo". È stato convocato il tavolo Milano annunciato dal governo per discutere degli aeroporti lombardi? "Ho parlato con Gianni Letta e mi ha detto che il tavolo Lombardia, non il tavolo Milano, sarà probabilmente convocato la prossima settimana, appena ci sarà un quadro completo e esaustivo". In che cosa può essere migliorato il piano? "Migliorare il piano per noi vuol dire garantire il massimo numero di destinazioni raggiungibili dagli aeroporti milanesi. È questo che serve al viaggiatore lombardo. Bisogna garantire che turisti e investitori stranieri possano arrivare senza scalo in Lombardia. E ricordo che oltre il 50 per cento degli investimenti stranieri è concentrato in Lombardia". Che cosa ne pensa di usare Linate solo per il Milano-Roma? "Sapevamo che Linate avrebbe dovuto ridurre il numero delle destinazioni servite, ma a patto che siano trasferite su Malpensa. Dobbiamo ragionare sulla somma degli aeroporti lombardi: Milano più Malpensa più Orio. Se la somma dei voli rimane inalterata o cresce, si può ragionare. Ma prima è necessario vedere le rotte nero su bianco. Voglio valutare anche la proposta dei sei mini hub, capire che sviluppo garantisce, quali sono le destinazioni fornite. Voglio capire se il governo renderà possibile l'insediamento di altre compagnie. Dopo l'addio di Alitalia, molte compagnie sono già arrivate e altre chiedono di venire". È favorevole alla liberalizzazione delle rotte che chiedono il sindaco Moratti e Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi? "In questo momento sarebbe solo uno slogan. Il quantum della liberalizzazione lo voglio vedere al tavolo, perché ci sono compatibilità da verificare e non possiamo perdere l'occasione di un'Alitalia che riparte. Chiedo di ragionare in termini di sistema Linate più Malpensa più altri. Non voglio fare una battaglia campanilistica. L'importante è che il sistema cresca". Il governatore del Lazio, Marrazzo, chiede di entrare nella Cai e così il presidente della Provincia di Milano, Penati. Lei rimane contrario? "Le confermo il no. È un'impostazione vecchia e sbagliata da molti punti di vista. È in atto la privatizzazione di Alitalia. Tutti si sono lamentati per anni che si facevano pagare i debiti agli italiani e ora che lo Stato esce si vogliono far entrare Regioni e Province? Non è compito dello Stato fare i panettoni né gli aeroporti". La Sea è del Comune di Milano. "La Sea è un lascito storico e da tempo si parla di privatizzazione, anche se non è un mio problema. La Regione non ha mai avuto una quota di Sea eppure ha istituzionalmente il compito di governare il traffico aereo nei propri aeroporti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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ANTICIPAZIONI (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA | PAGINA 8 Il governo ricatta. Trattativa al via: totale confusione sugli esuberi DIRITTI | PAGINA 5 Sul voto agli immigrati Berlusconi stronca Fini Bossi: sarebbe una follia SCHEDATURE | PAGINA 5 Impronte ai minori rom, la Ue assolve Maroni: "Non è discriminazione" FEDERALISMO | PAGINA 4 Tasse locali sulle case I sindaci dicono sì alla bozza Calderoli.

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Scambio di favori tra imprenditori e politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

CELENTANO CONTRARIO "Scambio di favori tra imprenditori e politica" A Venezia era a presentare "Yuppi Du" (film del 1975 da lui scritto e diretto) ma da Adriano Celentano, si sa, ci si può aspettare di tutto. E così la conferenza stampa organizzata per parlare della sua pellicola fresca di restauro si è trasformata ben presto in un invettiva delle sue andando a ruota libera su Alitalia, Expo e perfino sul Pincio. Lui, milanese doc e cantore ambientalista della via Gluck, non riesce proprio a capacitarsi all'idea di vedere realizzarsi il megaparcheggio in una delle aree più verdi del centro di Roma. "La follia della devastazione di un pezzo di storia di Roma sul Colle del Pincio per costruire un parcheggio per 700 auto è incredibile", dice Celentano che attacca il progetto senza troppi giri di parole, con tanto di nomi e cognomi. "Pare che l'inventore di questa mostruosità sia un certo Chicco Testa. Certo che dopo questa idea gli è rimasto solo il chicco". Ma è solo l'antipasto, perché l'ideatore del Clan ne ha per tutti, senza distinzione di colore politico: "Assistiamo a un dilagare dei genitori di Frankestein, la Moratti e Formigoni, figli del vertice politico degenerato, alla cui testa non c'è solo Berlusconi ma anche Veltroni". Celentano ricorda infatti come il segretario del Pd solo qualche mese fa, quando era ancora sindaco capitolino, "definì quella del Pincio l'operazione urbanistica più importante degli ultimi anni. E Alemanno, che all'epoca non era sindaco, si oppose con forza, ma oggi che è sindaco di Roma ha cambiato idea. La sinistra è d'accordo con la destra". Insomma, "un segno evidente dello scambio di favori tra imprenditori e politica... Non mi meraviglierei se sinistra e destra fossero d'accordo e già al lavoro per progettare un mega parcheggio sotto la laguna di Venezia".

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Tanti numeri, progetto asfittico (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA · Partito il confronto tra azienda, governo e sindacati su piano industriale e "esuberi" Tanti numeri, progetto asfittico Secondo Colaninno: 14.250 restano, 2.750 in oursourcing, 3.250 fuori Francesco Piccioni ROMA Grande è il disordine sotto i cieli di Alitalia. Il confronto tra acquirenti (Cai, Compagnia aerea italiana), governo e sindacati è partito nella confusione più totale. Complice l'inaudito modo di procedere: lucidi e slide proiettati a schermo, ma neppure un fascicolo cartaceo consegnato ai sindacati. Un'ora e mezza di esposizione sulle intenzioni della Cai, per bocca di Rocco Sabelli (amministratore delegato designato), poi un breve giro di interrogativi da parte sindacale e infine la "proposta" - avanzata dal ministro del lavoro, Maurizio Sacconi - di continuare oggi con la convocazione di commissioni su tavoli separati: uno per il piano, uno per gli esuberi, un altro per i contratti da applicare nella nuova compagnia. Come se la "discussione" sul piano fosse stata già esaurita con la - tacita? - approvazione. Oggi pomeriggio, in via Flavia, se ne vedranno certamente delle belle. La Cai e il governo hanno comunque scoperto le carte, mostrando un piano appena "migliore" di quello circolato sui giornali amici. Qualche collegamento intercontinentale in più, con più aerei dedicati (21 a partire dal prossimo, invece dei 17 attuali; e 27 nel 2013). E' il settore che garantisce i maggiori profitti, visti i più bassi costi unitari e l'assenza di concorrenza low cost. Ciò dovrebbe permettere anche qualche "esubero" in meno tra piloti, assistenti di volo e tecnici. Ma la "vocazione" resta quella, suicida, del corto e medio raggio: già praticata per 15 anni e responsabile del tracollo di una compagnia un tempo in attivo. Per il resto, si diceva, grande confusione. I numeri - forniti da Sabelli e magnificati urbi et orbi da Sacconi - ne sono la testimonianza. La nuova compagnia, che nasce dalla fusione con AirOne, dovrebbe avere 14.250 dipendenti. Cui andrebbero sommati - ed è già discutibile - 2.750 persone da collocare " in outsourcing " (1.600 sono della manutenzione ordinaria, 450 nel cargo e 700 tra amministrazione, call center e information technology). Gli "esuberi" dichiarati sarebbero "solo" 3.250. Carte alla mano, l'attuale Alitalia ha 18.500 dipendenti a tempo indeterminato, più un numero imprecisato di precari (tra i 1.500 e i 2.700, a seconda delle stagioni). A questi vanno sommati i 3.000 di AirOne, per un totale di 21.500 contando soltanto i "garantiti" (sembra una battuta macabra, a questo punto...). Evidente che i precari sono "scomparsi" da questi calcoli. Ma anche qualcun altro... Tra gli stessi sindacalisti riuniti intorno al tavolo si è così creata una differente valutazione già su questi dati. Tornando alle caratteristiche industriali del piano, restano in piedi tutte le criticità già emerse nei giorni scorsi. Confermata la scomparsa della logica degli hub in favore di quella del network punto-a-punto, con sei scali principali (Catania, Napoli, Torino e Venezia, oltre Roma e Milano). Una logica che sottovaluta sia la concorrenza low cost sia quella - ormai prossima - delle ferrovie ad alta velocità. In una parola: una compagnia a carattere nazionale, ma gravemente esposta in quelli che - a torto - ritiene essere i propri punti di forza. Persino gli esponenti della Federmanager, ieri, si sono espressi pubblicamente per criticare in dettaglio questa scelta strategica, con argomenti identici. Ma non sembrano queste le preoccupazioni di Cai ed esecutivo. Nel governo, inutile negarlo, tira aria di "missione compiuta", di sindacati piegati. Le dichiarazioni ufficiali - anche di Cisl e Uil, indicati come "accondiscendenti" già da diverse settimane, dicono comunque che "ci sono un sacco di cose da chiarire". Vedremo oggi se, quanto e soprattutto chi ha intenzione di "confrontarsi" davvero sui contenuti e non solo sul modo di contare e buttar fuori gli "esuberi".

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I privilegi dei rospi e la torta dei redditi (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Mario Pianta Come si salvano i privilegi quando l'economia declina? E' da questo punto di vista che potremmo guardare alla politica economica del governo Berlusconi. I privilegi del Cavaliere vengono prima di tutto, si sa, ma sono fin troppo noti. Occupiamoci invece dei privilegi dei suoi grandi e piccoli elettori: la rendita immobiliare, la finanza, le imprese, fino al popolo della libertà di evasione fiscale. L'economia italiana ha smesso di crescere, la produttività del lavoro dimininuisce (caso unico tra i paesi avanzati), la base produttiva perde pezzi, non si annunciano stimoli alla domanda che non siano i consumi opulenti dei più ricchi e opere pubbliche inopportune Tav, Ponte sullo Stretto, centrali nucleari. Così la torta del reddito si fa più piccola, e calano ancora più in fretta le risorse che passano tra le mani dello stato. Di alcuni effetti del declino si occupa il mercato, cioè le imprese: sul mercato del lavoro diminuisce l'occupazione, soprattutto i lavori a medie qualifiche, e i salari nominali crescono in genere con l'inflazione programmata all'1,7 per cento, quando sul mercato dei beni i prezzi aumentano del 3,6 per cento la torta più piccola rimpicciolisce soprattutto le fette dei salariati, facendo dell'Italia uno dei paesi europei con le maggiori diseguaglianze di reddito. Altri effetti del declino passano per una spesa pubblica che ora - se escludiamo il servizio del debito pubblico - è pari appena al 30 per cento del Prodotto interno lordo (cinque punti in meno di dieci anni fa) e che sarà tagliata dalla manovra triennale del governo di 30 miliardi di euro nella scuola, nella salute, nell'assistenza, nelle pensioni, negli enti locali. Questo assalto al già debole welfare state italiano vuol dire - subito - meno servizi pubblici e più necessità di acquistarli sul mercato, impoverendo gli italiani, ma vuole anche dire, nel lungo periodo, minori prospettive di benessere e crescita del paese. A redistribuire quanto resta delle risorse pubbliche alle regioni più ricche - e elettoralmente più fedeli - provvederà poi il federalismo fiscale in arrivo. Ma veniamo ai fortunati. In questi anni l'ascesa alle stelle dei prezzi delle case ha trasferito un ammontare di risorse senza precedenti ai proprietari immobiliari e alle grandi società del settore, mentre per chi possiede la sola casa di abitazione la crescita dei valori resta solo sulla carta. E' questo l'unico settore non ancora colpito dalla crisi, con i prezzi ancora gonfiati (a differenza di Stati uniti e Gran Bretagna). A questi superprivilegiati l'abolizione dell'Ici ha regalato 1,7 miliardi di euro. La finanza è stata meno fortunata, la crisi delle Borse e dei mutui Usa ha ridimensionato molte ricchezze di carta; così la tassazione sulle rendite finanziarie resta inferiore alla media europea e a quella sui redditi medi di lavoro dipendente (anche per il governo Prodi andava bene così). Un privilegio patrimoniale che si rispetti deve potersi trasmettere di generazione in generazione, e qui un passo importante era già stato compiuto in passato, eliminando la tassa di successione, con l'attiva collaborazione del centro-sinistra. La recessione internazionale (con una concorrenza estera che cresce) colpisce direttamente le imprese, e ad esse vanno i favori sui bassi salari e i regalini sulla precarizzazione del lavoro - come se questi potessero renderle competitive sui mercati esteri. Più privilegiate sono le imprese che stanno al sicuro dalla concorrenza sul mercato interno spesso uscite dalle privatizzazioni, anche del centro-sinistra: elettricità e servizi a rete, telecomunicazioni, trasporti, autostrade, costruzioni - che hanno potuto alzare liberamente i prezzi, aumentano l'inflazione e le proprie fette di torta. E' questo il modello a cui guardano i nuovi padroni di Alitalia, l'ultima tra le vittime illustri del declino del paese. La "soluzione" raggiunta ha visto all'opera molti privilegiati per censo o per nobiltà (un elenco bipartisan in tutta evidenza), che si trovano al riparo dei costi della crisi - assorbiti dallo stato - e con un nuovo monopolio privatizzato a disposizione sulle rotte interne, come la ricchissima Milano-Roma. L'unico pesce grosso con cui il ministro Giulio Tremonti ha alzato la voce è stata la rendita petrolifera, introducendo un'addizionale all'imposta sulle imprese del 5 per cento. Ma è un'elemosina su un potere intoccabile: i loro prezzi hanno potuto salire a volontà quando le quotazioni del greggio crescevano e, ora che scendono, il calo non si trasferisce sui prezzi al consumo. Quanto al "popolo degli evasori" - imprese, professionisti, artigiani, commercianti - non hanno perso tempo: non appena è entrato in carica il governo, le entrate fiscali sono cadute, come mostra l'aumento di questi giorni del fabbisogno del settore pubblico. E, con una strizzata d'occhio, il governo assicura ai contribuenti che le dichiarazioni dei redditi resteranno pubbliche solo per un anno. Ma non sempre i privilegi sono da nascondere; le vicende dell'estate hanno insegnato che, quando sono esibiti (o sussurrati) nel circo mediatico i privilegi diventano un capitale, dominano la comunicazione, fanno sognare anche i poveri, sono una bacchetta magica che fa apparire principi azzurri anche i rospi. A patto che siano ricchi e potenti. In questi giorni molti privilegi si concentrano in una villa di Cernobbio, sul lago di Como; contemporaneamente i cinquanta gruppi della società civile della campagna Sbilanciamoci si incontrano a Torino, nella Mirafiori degli operai e del sindacato. Principi e rospi vogliono rinnovare l'incantesimo che protegge i loro privilegi; tutti gli altri non hanno la bacchetta magica, ma cento proposte concrete che si possono realizzare (sono su www. sbilanciamoci.org e www.sbilanciamoci.info) per costruire un'alternativa al declino e un'economia meno ingiusta, più solidale, più sostenibile.

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E Letizia spiazza Berlusconi per difendere il <suo> Glisenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 autore: di ELISABETTA SOGLIO categoria: REDAZIONALE Il retroscena E Letizia spiazza Berlusconi per difendere il "suo" Glisenti Letizia Moratti va all'attacco e apre un fronte contro il premier proprio sul tema che a Berlusconi sta oggi maggiormente a cuore: Alitalia. Ma il vero obiettivo dell'esternazione del sindaco non è la compagnia di bandiera, né i rifiuti di Napoli. Il problema è, sempre e ancora, l'Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che avrà Paolo Glisenti (nella foto, con il sindaco Moratti) nella gestione dell'evento. Persino il premier Silvio Berlusconi resta spiazzato e da Roma in molti dicono che il sindaco "stavolta ha esagerato". A PAGINA 3.

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Federalismo e Linate, strappo della Moratti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il sindaco e Penati difendono il Forlanini. Ma Formigoni: il ridimensionamento non è un dramma se rilanciano Malpensa Federalismo e Linate, strappo della Moratti "Basta lezioni da Roma". Scontro su nuovo fisco e taglio dei voli. Expo, pronta una nuova bozza "Basta lezioni da Roma". Sui tagli dei voli nel dopo Alitalia, sul ridimensionamento di Linate, sulle tasse e sul federalismo. Letizia Moratti strappa con il governo alla vigilia del confronto sull'Expo: la nuova bozza è pronta. Nodo Linate. "L'aeroporto sarà dedicato al collegamento con Roma", ha annunciato ai sindacati l'amministratore di Cai, la nuova compagnia aerea di bandiera. Ma sul futuro del Forlanini è polemica. Moratti e il presidente della Provincia Filippo Penati difendono lo scalo. Così il governatore Roberto Formigoni: "Il ridimensionamento non è un dramma se si rilancia Malpensa". A PAGINA 3.

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Lo strappo della Moratti: basta lezioni da Roma (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-05 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Lo strappo della Moratti: basta lezioni da Roma Il sindaco attacca sul federalismo fiscale e difende Linate: niente tagli, c'è l'Expo Il presidente di Cai, Rocco Sabelli, ha confermato che l'aeroporto di Linate sarà dedicato al collegamento con Roma "Basta lezioni da Roma". è il giorno delle distanza dal governo amico. Alitalia, il destino incerto di Malpensa, il ridimensionamento di Linate, le tasse, i rifiuti campani, le spine dell'Expo. Letizia Moratti strappa. Ed attacca su temi sensibili al centrodestra. A partire da quello più sentito dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: Alitalia. Quello più sentito dalla Moratti, invece, è l'Expo. Ne ha parlato ieri con Calderoli: il decreto è pronto. Ma prima si deve superare lo scoglio Tremonti. Calderoli incontrerà il ministro dell'Economia all'inizio di settimana prossima. Sono le 16 e 36 di ieri quando le agenzie rilanciano poche righe da Roma: "L'aeroporto di Milano Linate sarà dedicato al collegamento con Roma. Lo ha detto l'amministratore di Cai, Rocco Sabelli, illustrando il Piano Fenice per la privatizzazione di Alitalia ai sindacati". L'opposizione mette il carico, facendo leva soprattutto sul sentimento popolare dei viaggiatori milanesi affezionati a Linate e alla sua comodità: "Un delitto". Ma anche il sindaco, Letizia Moratti, reagisce alzando i toni, con una frase che somiglia a "occupatevi di quello che vi compete e non sconfinate ". Il tutto in attesa di una riunione del Tavolo Lombardia che si terrà la prossima settimana, come Gianni Letta ha assicurato al presidente della Regione, Roberto Formigoni. Poche ore dopo le indiscrezioni trapelate da Roma, il sindaco mette in chiaro: "La Cai è legittimata a parlare di Alitalia, quando si tratta di parlare degli aeroporti milanesi è la Sea che parla e decide per quanto riguarda gli aeroporti milanesi ". In vista dell'Expo, la Moratti continua però a precisare che Malpensa e Linate "sono complementari". Mentre il governatore Formigoni rimane attaccato a un discorso di "realismo ": "Ricordiamoci che partiamo da un disastro, con i voli Alitalia su Malpensa tagliati dell' 82 per cento e la compagnia in mano ai francesi. La prospettiva di un ridimensionamento di Linate oggi per ottenere una crescita domani è possibile, il problema è capire come si verrebbe poi ricompensati sull'intero sistema degli aeroporti lombardi". Posizione differente da quella della Sea, che ha più volte chiarito di andare per la propria strada, senza chiedere nulla ad Alitalia, nell'attesa soltanto che il governo assicuri la libertà di negoziare e stringere accordi con altre compagnie, su tutte la Lufthansa. Duro invece il presidente della Provincia, Filippo Penati: "Una posizione inaccettabile. La presenza di Linate come city airport è indispensabile per lo straordinario tessuto economico dell'area metropolitana milanese e non solo". Lo sfogo Il sindaco di Milano Letizia Moratti Gianni Santucci.

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Letizia spiazza il premier per difendere il <suo> Glisenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-05 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Letizia spiazza il premier per difendere il "suo" Glisenti "Stavolta ha esagerato". Lo dicono molti a Roma e perfino il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è rimasto perplesso per le bordate di Letizia Moratti. Il fatto è chiaro: il sindaco ha voluto aprire un fronte contro il premier proprio sul tema che al premier sta oggi maggiormente a cuore (l'Alitalia) e proprio nel giorno in cui il via libera giunge da Piero Marrazzo, Governatore non di centrodestra. Letizia Moratti, invece, va all'attacco. Leggendo l'intervista rilasciata alla Stampa nessuno, tra Roma e Milano, ha avuto dubbi. Il problema non è Alitalia. Il problema non sono i rifiuti di Napoli. Il problema è, sempre e ancora, Expo: o, per dirla meglio, il ruolo che avrà Paolo Glisenti nella gestione Expo. Una questione talmente radicata nel cuore e nella testa della Moratti da giustificare un attacco mirato al premier: non a caso, notano a Roma, nell'intervista viene salvato il ministro Tremonti, fin qui oggetto degli strali della Moratti. Quasi a dire: presidente, sto parlando proprio a te. Il sindaco, ovviamente, minimizza e anzi si affretta a far sapere che ha ricevuto telefonate rassicuranti da Roma. Al Governo lasciano correre e danno poco peso alle sfuriate della Signora. Ma ricordano la scena in Sala verde, quando la Moratti sul caso Expo riuscì a mettersi contro tutti, compreso un mediatore sempre e comunque come Carlo Sangalli. Allora, solo un complesso lavoro diplomatico di Gianni Letta riuscì a evitare la rottura con Berlusconi. Ma i rapporti si sono raffreddati e ieri perfino il Giornale ha preso di mira il sindaco e Glisenti. Il rischio, dunque, è che la Moratti si infili in un cul de sac, da cui sarà difficile uscire. Come dice un ministro: "Lo splendido isolamento non sempre paga ". Attacco su Alitalia Il sindaco Moratti ha aperto un fronte con il premier su Alitalia nel giorno in cui la proposta del governo otteneva l'appoggio del governatore del Lazio, il pd Marrazzo Elisabetta Soglio.

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ROMA Si è aperto ieri a Roma il confronto tra governo, sindacati e amministratori della nuova (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia sul piano di rilancio della compagnia. Gli esuberi annunciati sono 3.250 con altri 2.750 dipendenti fuori dal "perimetro" dell'azienda. Ancora in calo i dati sui passeggeri a luglio (-21,9% rispetto ad un anno prima) e il ministro Sacconi avverte: "Entro giovedì si chiude, la data non è negoziabile". I sindacati entreranno oggi maggiormente nei dettagli ma, intanto, stanno trattando. Nel corso dell'incontro al ministero del Welfare Rocco Sabelli, amministratore della Compagnia, ha assicurato che Alitalia "non sarà una low cost, ma un network completo con 16 rotte intercontinentali".

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Sacconi: 3.250 esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Alitalia Sacconi: 3.250 esuberi ROMA - Sono 3.250 gli esuberi previsti dal piano Alitalia. A questa cifra vanno aggiunte 2.750 persone che, pur restando fuori dal perimetro della "nuova" società, saranno però ricollocate altrove. I numeri, emersi ieri nella riunione tra governo, Cai (la società che rileverà le attività di Alitalia) e parti sociali, sono stati definiti "incoraggianti" dal ministro Sacconi. Dopo l'intenzione espressa dal governatore del Lazio Marrazzo di entrare in cordata, si è fatto avanti il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. ALLE PAGINE 5 E 6 Baccaro, Pica S. Rizzo, Santucci.

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Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una ... Il caso Alitalia: compagnia di bandiera o bandiera di una (nuova) compagnia? Di sicuro, per adesso, c'è il trust di imprenditori - tra le figure di maggiore spicco nel gotha dell'industria e della finanza - che si è fatto carico di portare a termine il risanamento di Alitalia, ereditandone la parte "buona". Della storia infinita di Alitalia si sa tutto, e non mette conto qui di riparlare degli aspetti economici e politici della sua crisi. Vorremmo invece soffermarci sugli attori principali di questa vicenda: quelli che perdono - lavoratori e cittadini - e quelli che (si spera) vincano, e cioè gli imprenditori impegnati nel salvataggio. Al riguardo, ci sono due o tre cose degne di particolare notazione. La logica di mercato, che purtroppo stenta ancora ad imporsi, non è compatibile con la retorica nazionalista del tricolore sulla fusoliera degli aerei. Gli esuberi di 7000 (o 4500) lavoratori significa che si sta formando un vero e proprio esercito di riserva sul terreno già vasto della disoccupazione e del disagio sociale (con gli inutili strilli dei sindacati, dimentichi delle pesanti corresponsabilità loro imputabili in questo fallimento). Tutti i protagonisti coinvolti in questa vicenda - nel passato e nel presente - hanno agito e si comportano seguendo la stella polare dell'interesse particolare o di gruppo, anche se spesso - e a sproposito - usano l'alibi dell'interesse generale. Intendiamoci. Non c'è nulla di male o di anomalo nel fatto che imprenditori privati inseguano obiettivi di profitto. è meno normale - e legittimo - che lo facciano manager pubblici o esponenti di partito. Che possa poi prodursi una coincidenza spontanea o ricercata fra i due sistemi di valore è possibile, oltre che auspicabile: diventa persino altamente probabile se questi comportamenti sono inseriti all'interno di un quadro di regole certe (l'unico bene pubblico). Vero è che una chiara linea di demarcazione fra pubblico e privato, fra stato e mercato, in questo paese non s'è mai vista. L'alto tasso di partitocrazia e l'assorbente politicizzazione della vita sociale ed economica ha più o meno confuso i ruoli fra imprenditori pubblici e privati, quando il sistema era dominato dall'economia "mista, ma di fatto controllato dai partiti, e la "razza padrona" era in prevalenza composta da boiardi e grand comis, quali appendici del ceto politico piazzati o riciclati al vertice delle grandi aziende a capitale o partecipazione statale. A sua volta, la classe industriale e finanziaria era solidalmente legata al potere politico mediante molteplici reti di scambio basate essenzialmente sullo schema "vizi privati, pubbliche virtù". Qualcosa è cambiato quando il sistema politico ha cominciato a funzionare con meccanica di tipo bipolare. Il mondo imprenditoriale si è adeguato ai nuovi assetti di competizione politica, dividendosi in coalizioni di sostegno a fianco (discretamente) dell'uno o l'altro schieramento politico. Nel "decalogo" Montezemolo si diceva - giustamente - che gli imprenditori sono prima di tutto cittadini e, in quanto tali, hanno il diritto di impegnarsi nella vita civile e fare scelte politiche. Ma con il caso Alitalia sembrerebbe ritornare in auge la filosofia filogovernativa dei "capitani coraggiosi".

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Dall'inviato Giancarla Rondinelli NAPOLI Temevamo che con (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)

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Stampa dall'inviato Giancarla Rondinelli NAPOLI "Temevamo che con ... dall'inviato Giancarla Rondinelli NAPOLI "Temevamo che con il periodo estivo si potesse creare qualche disordine. Invece, non c'è stato alcun problema: continua ad esserci la stessa pulizia raggiunta il 18 luglio". Silvio Berlusconi torna a Napoli dopo quasi un mese dalla sua ultima visita. Una "discesa" organizzata per "far sentire ancora una volta la vicinanza dello Stato ai cittadini della Campania", e che, su quella che è stata definita l'emergenza delle emergenze per il capoluogo partenopeo, "la situazione procede come stabilito dalla road map iniziale, anzi siamo pure in anticipo...". Berlusconi, nel suo ritorno a Napoli è baciato dal sole partenopeo. Arriva in prefettura in tarda mattinata con l'obiettivo di fare un briefing assieme al sottosegretario Bertolaso e al prefetto Alessandro Pansa sul rientro dall'emergenza rifiuti. "Siamo molto soddisfatti del lavoro fatto finora, riscontrando anche un notevole incremento sulla raccolta differenziata. Questo - spiega il presidente del Consiglio - grazie anche alla campagna di educazione civica delle famiglie, realizzata soprattutto attraverso gli spot televisivi. Ora ci aiuteremo anche del supporto delle scuole per arrivare direttamente ai ragazzi". Berlusconi incontra anche i sindaci dei comuni di Andretta (nell'Avellinese), Serre (nel Salernitano) e Terzigno (nel Napoletano) per l'ubicazione delle nuove discariche, decisione che verrà affrontata nel dettaglio in un incontro successivo, forse la prossima settimana, con il sottosegretario Bertolaso. Anche questa volta la visita del premier è stata salutata con l'ormai consueto bagno di folla. Sono quasi le due, quando le porte della prefettura che danno su via Chiaia si aprono: comincia il corteo di polizia e uomini della scorta. Il presidente, circondato da una ressa di fan e di curiosi, percorre pochi metri a piedi per andare in una nota pizzeria napoletana. Con lui anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, il deputato del Pdl Paolo Russo e l'ex questore e parlamentare di Fi, Franco Malvano. Il menù, ovviamente è selezionato ad hoc: mozzarella, polpo all'insalata, alicette fritte, soutè di frutti di mare, e ovviamente pizza, su cui Berlusconi si definisce "un grande esperto". Nell'incontro pomeridiano con i giornalisti il premier non nasconde la sua "piena soddisfazione", per quello che, come alcuni esponenti del Pdl campano sottolineano, è praticamente un altro obiettivo raggiunto dal governo. "Il termovalorizzatore di Acerra si aprirà a gennaio, altre discariche stanno per essere aperte e altre ne seguiranno", annuncia il Cavaliere. "Tutto va secondo programma: del termovalorizzatore di Napoli è stata individuata la sede e stiamo approntando la gara d'appalto per quello di Salerno". Il peggio è quindi ormai passato: "L'operazione Napoli pulita è ben avviata e non si deve temere nulla per il futuro. è stata un'avventura negativa che non deve essere seguita in altre regioni, vicine ora alla saturazione e con le quali ci stiamo attivando per aprire impianti moderni che non inquinino". La sala di Palazzo Salerno, utilizzata per l'ormai rituale conferenza stampa post vertice napoletano, è gremita di giornalisti, telecamere e macchine fotografiche. Alle spalle dei tre relatori, Berlusconi, Bertolaso e il generale dell'esercito Franco Giannini, c'è un pannello con l'immagine del golfo di Napoli, con tanto di Vesuvio, e di Castel dell'Ovo. L'incontro con la stampa non ha sul tavolo solo la questione rifiuti. Per i cronisti diventa un'occasione ghiotta per affrontare con il Capo del governo un altro tema a cuore per la città: il calcio e gli scontri degli ultrà di domenica. Un argomento su cui Berlusconi non fa giri di parole: nessuna tolleranza. Per il premier sul tifo violento bisognerà agire come sui rifiuti: "Spiace aver dovuto prendere atto che l'immagine di Napoli sia stata di nuovo deturpata dal comportamento irresponsabile di una minoranza di violenti. Riporteremo lo Stato a fare lo Stato anche tra chi confonde il tifo con il teppismo". Dunque "nessuna tolleranza verso chi compie atti violenti" più gravi perché "compiuti in branco". Dunque si stabilirà, d'intesa con il Viminale, "il divieto per tutta la stagione di trasferte organizzate dei tifosi napoletani". Berlusconi ha anche riferito di aver studiato le misure studiate contro gli hooligans in Inghilterra, "misure che forse vale la pena di approfondire anche da noi". L'ultima domanda rivolta al premier, prima di ripartire alla volta della capitale, riguarda l'apertura di Fini verso il voto agli immigrati, che ha creato non pochi malumori all'interno del Pdl. L'ipotesi di concedere il voto agli immigrati, secondo il premier, sarebbe solamente "un parere" del presidente della Camera, una posizione personale non presente nel programma della Pdl. La proposta, ha spiegato il capo del Pdl "non è nel nostro programma e io credo che il presidente Fini abbia espresso un suo parere, ma non mi risulta che anche da parte di esponenti importanti di An ci sia all'ordine del giorno del Parlamento un intervento di legge". Mentre il Cavaliere lascia la prefettura, poco distante in piazza del Plebiscito, c'è un botta risposta tra un gruppo di contestatori di Chiaiano, armati di manifesti e bandiere con lo slogan "Nessuna discarica. Jatevenne!", e alcuni sostenitori del Presidente, anche loro con fischietti e slogan: "Ici, Alitalia, Napoli pulita. Silvio c'è".

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Marrazzo: Veltroni? Il centralismo democratico è finito (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il confronto Il governatore del Lazio: partita troppo importante per Roma, sbagliato stare fuori Marrazzo: Veltroni? Il centralismo democratico è finito ROMA - "Per fortuna le stagioni del centralismo democratico sono finite". A chi gli domanda se dopo aver pranzato con Roberto Colaninno e aver bussato alla porta della cordata per l'Alitalia, non si sente anche lui un po' traditore del centrosinistra, Piero Marrazzo risponde così. E fornisce l'elenco degli altri presunti "traditori": Filippo Penati, Nicola Zingaretti, Leonardo Domenici... Difficile credere che lo faccia per rendere ancora più evidente la dimensione del problema che il caso Alitalia minaccia di creare (come se già non ne avesse abbastanza) a Walter Veltroni. O che la sua iniziativa sia parte di chissà quale manovra per sbriciolare il Partito democratico. Ma il governatore del Lazio non può ignorare il rischio di conseguenze ben più grosse delle difficoltà di Matteo Colaninno, deputato del Pd, figlio dei presidente della Compagnia aerea italiana ma anche ministro ombra per lo Sviluppo: ovvero l'uomo che dovrebbe fare politicamente a pezzi il progetto di suo padre. In ogni caso ha deciso, e non è il solo, visto che pure il presidente della Provincia di Roma si è schierato dalla sua parte, che è arrivato il momento di smarcarsi dalle posizioni di chi (il leader del Pd) ha liquidato l'operazione Alitalia 2 come "compagnia di bandierina". Con Veltroni, Marrazzo avrebbe parlato prima e dopo la colazione con Colaninno. E in entrambi i casi non sarebbe stato un colloquio facile. Tuttavia "chi pensa che questa operazione abbia qualcosa a che fare con i futuri congressi del partito", dice Marrazzo, "è totalmente fuori strada. La mia solidarietà politica nei confronti di Veltroni è indiscussa. Ma il fatto è che se Alitalia va in crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a Torino e in Piemonte andasse in crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al tavolo della disoccupazione. Che cosa penserebbero i cittadini se dicessi no a prescindere, soltanto perché sono del Partito democratico?". Non si sente nemmeno imbarazzato, il governatore del Lazio, davanti al sospetto di un rigurgito statalista: "Lo statalismo non so che cosa sia. Ma anche il pubblico, quando necessario, deve assumersi le proprie responsabilità. Forse non dovremmo entrare nel capitale di una compagnia che ha molti, moltissimi lavoratori in un territorio dove c'è il distretto del volo?". Legittimo interrogativo. Ma dopo che già i Comuni e le Province dell'Abruzzo, ma anche la Provincia di Lucca, il Comune di La Spezia e una selva di Camere di commercio si sono ritrovati azioniste dell'Alitalia attraverso la Finanziaria di partecipazioni e investimenti del gruppo Gavio, e dopo che sarà entrata anche la Regione Lazio, come si farà a dire no alle Provincia di Roma e Milano, o alla Regione Lombardia? O ai sindaci di Roma e Milano? Questo non renderà ancora più politicamente complicate le scelte strategiche di Alitalia 2? Per Marrazzo quella che si sta giocando "è la prima partita federalista d'Italia". E il governatore del Lazio è convinto di potersela giocare fino in fondo, Veltroni o non Veltroni: "In questo Paese ci si è assuefatti al principio che l'identità dei territori sia esclusivamente una prerogativa del Nord. Dev'essere invece un principio valido ovunque, anche nel Lazio. Altrimenti che cosa sarebbe il federalismo? Ecco perché dobbiamo discutere insieme di che cosa si fa a Fiumicino e Malpensa. Ecco perché per una volta tanto è necessario che San Pietro e Sant'Ambrogio vadano d'accordo". Già. Ma il Partito democratico? "Ne ha tutto da guadagnare", è la tesi di Marrazzo. "Sa che le dico? Una volta c'erano le correnti, che producevano anche programmi, idee... Le opinioni diverse sono il sale della democrazie, ma anche dei partiti". E cita l'ammonimento contenuto in un vecchio libro di John Fitzgerald Kennedy: "Devi avere sempre il coraggio di saper distinguere, diceva così Jfk". Do you remember, Walter? Sergio Rizzo.

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L'Economist: <Costerà 125 euro a cittadino> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: BREVI L'Economist: "Costerà 125 euro a cittadino" Secondo i calcoli del settimanale britannico "The Economist", in edicola oggi, il salvataggio di Alitalia costerà 125 euro per ogni contribuente italiano. "Sbagliato e costoso", scrive l'"Economist".

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Scajola chiama Braggiotti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Advisor Scajola chiama Braggiotti Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha nominato il Gruppo Banca Leonardo quale esperto indipendente nella procedura Alitalia, come prevede il decreto sulla modifica delle norme per la ristrutturazione industriale delle imprese in stato di insolvenza. Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti avrà il compito di effettuare una perizia sugli asset oggetto della richiesta di acquisto da parte della Cai presieduta da Roberto Colaninno per stabilirne il valore di mercato. Scajola ha poi nominato il Comitato di sorveglianza, che sarà presieduto dall'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio.

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Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Piano Alitalia, si tratta su 3.250 esuberi Bonanni: "Cifre largamente inferiori al previsto". Veltroni: verrà regalata agli stranieri Giovedì l'affondo con Fantozzi. Seimila dipendenti restano fuori dalla nuova compagnia ROMA - Sono 6 mila i lavoratori di Alitalia che resteranno fuori dal perimetro della nuova società. Di questi 2.750 seguiranno la sorte delle attività di appartenenza che saranno vendute (700 tra informatici, amministrativi e call center, ancora in forse 1.600 della manutenzione e 450 del cargo), mentre 3.250 sarebbero i veri e propri esuberi che usufruiranno degli ammortizzatori sociali. I numeri sono emersi nella riunione di ieri tra governo, la Compagnia aerea italiana (Cai) che intende rilevare una parte di Alitalia, e i sindacati. Ma non è l'unica novità: l'esposizione del piano alle 9 sigle sindacali, svolta dal presidente e dall'amministratore di Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, ha rivelato che in programma c'è un ritorno a Malpensa dei 14 voli intercontinentali appena spostati a Fiumicino. Con l'aggiunta di altre 2 o 4 destinazioni e al costo del ridimensionamento di Linate a city-airport. Un cambio d'orizzonte, che non mancherà di destare polemiche, cui avrebbe assistito il sottosegretario leghista Roberto Castelli, per la prima volta in trattativa. Le cifre degli esuberi, che escludono la riassunzione di almeno 2 mila precari e profilano una nuova compagnia, sintesi di Alitalia e Air One, da 11.500 dipendenti, sono state definite "incoraggianti" dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, coordinatore del tavolo. I numeri sarebbero "largamente inferiori al previsto", secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, protagonista insieme agli altri due "generali", Guglielmo Epifani (Cgil) e Luigi Angeletti (Uil), di un preincontro riservato con il governo. Bonanni ha anche chiesto di tutelare la società da eventuali scalate straniere. Ma per gli altri sindacati, come gli autonomi di Sdl, "i conti non tornano" e andranno verificati. I piloti dell'Anpac definiscono "inspiegabile " l'abbandono del cargo. Mentre per Renata Polverini (Ugl) va definito un ruolo dei lavoratori nel cda. Circa il piano, Sabelli ha spiegato che la quota sul mercato domestico della nuova compagnia passerà dal 30% al 55%. La flotta (158 aerei nel 2013 per 4,2 miliardi di valore) sarà rinnovata con 60 aerei in 4-5 anni. Le destinazioni raggiunte saranno 41 internazionali, 24 domestiche e 16 intercontinentali. L'incontro è aggiornato a oggi, alle 15: si proseguirà su due tavoli, uno sul piano e uno sui contratti. Il termine della discussione è stato fissato in giovedì prossimo dal commissario Augusto Fantozzi. Sotto osservazione resta la Cgil, rappresentata al tavolo da Fabrizio Solari, di cui si paventa l'abbandono. In realtà per ora il maggior sindacato proverà a ottenere garanzie per i lavoratori di Atitech e Ams e a ridurre gli esuberi. Oggi intanto si riunirà a Milano la prima assemblea di Cai che si trasformerà da srl in spa. E' probabile che in cda entri per ora un numero ristretto di soci. Amministratore sarà Sabelli, presidente con deleghe alle strategie e alle relazioni sarà Colaninno, che avrà anche la possibilità di decidere "d'intesa" con Sabelli le attività più rilevanti. Continua infine la polemica a distanza tra Berlusconi e il Pd, il cui leader Walter Veltroni ha detto: "Finirà con Alitalia che sarà regalata dal governo ad una grande compagnia estera". A tutte le critiche il premier ha così replicato: "Dichiarazioni che si commentano da sole, destituite di ogni fondamento ". Antonella Baccaro IL COMMENTO di Salvatore Bragantini nelle Opinioni Il negoziato Roberto Colaninno, Gianni Letta e Rocco Sabelli.

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<Air France, il controllo in 5 anni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "La Tribune" "Air France, il controllo in 5 anni" Air France-Klm potrebbe avere la maggioranza in Alitalia in cinque anni. Secondo il quotidiano di Parigi La Tribune, la compagnia franco-olandese potrebbe acquisire una quota tra il 10 e il 20% della Nuova Alitalia e diventare socio di maggioranza entro cinque anni. Air France-Klm non ha voluto commentare la notizia.

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Si fa avanti anche Penati Ma la cordata resta fredda (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Si fa avanti anche Penati Ma la cordata resta fredda "Scambio tra azioni Sea e Nuova Alitalia". Scajola: pensino al loro mestiere Il presidente della Provincia di Milano ha già "scalato" l'Autostrada Serravalle. Il vertice Marrazzo-Colaninno MILANO - Non solo il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, punta i piedi e chiede un posto a bordo della nuova Alitalia, per difendere Linate. E non si tratta (solo) di una provocazione. L'esponente del Pd che ha già portato la Provincia alla conquista della maggioranza assoluta della Serravalle potrebbe vedersi "costretto a mantenere la promessa di mettere a disposizione azioni Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa, ndr) in cambio di azioni della nuova Alitalia, perché quello è forse l'unico modo di tutelare gli interessi del territorio e della comunità milanese". E intanto ha chiesto "precisi impegni al governo" contro il ridimensionamento dello scalo milanese e bollato come "inaccettabili " le affermazioni dell'amministratore delegato di Compagnia aerea italiana che avrebbe indicato nel piano per Linate la sola tratta Milano-Roma. Il raddoppio delle pubbliche amministrazioni, con la doppia richiesta di ingresso da Roma e da Milano, ha lasciato un po' sbalorditi alcuni degli imprenditori della cordata privata. "Beh, qui siamo ben oltre la difesa dell'italianità della compagnia di bandiera, qui si vogliono introdurre presidi a difesa della romanità e della milanesità... " ha commentato un esponente di spicco di Cai, per il quale "il punto di partenza dell'operazione resta quello di una privatizzazione radicale". Più sfumato il capofila Roberto Colaninno che ieri, al termine dell'incontro con Marrazzo, ha parlato di "approccio positivo" e di "una manifestazione d'interesse che sarà oggetto di valutazione senza pregiudizi ". Colaninno avrebbe tra le altre cose rassicurato il governatore del Lazio sul ruolo del partner straniero e sul piano per gli aeroporti italiani. Ma quello che, sul tema dell'allargamento ai soci pubblici, oggi Colaninno si sentirà dire dai soci della cordata riuniti a Milano per la trasformazione da srl in spa della Compagnia aerea italiana potrebbe non essere molto lontano da quanto affermato ieri da Claudio Scajola. "Penso che l'impresa la devono fare coloro che per vocazione e per mestiere fanno questa scelta, cioè gli imprenditori. E' meglio che ognuno faccia il suo mestiere. Ed è meglio che la Regione Lazio, che ha tante difficoltà, si occupi del suo tempo per servire i cittadini ", ha commentato il ministro dello Sviluppo pur apprezzando "lo spirito di vicinanza e condivisione espresso da Marrazzo". A chiamarsi fuori dalla bagarre è il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni: "Nel momento in cui lo Stato esce da Alitalia per seguire la strada della privatizzazione, sarebbe strano l'ingresso delle Regioni. Tra l'altro vorrei vedere quali sono quelle Regioni che hanno così tanti soldi per un'operazione del genere. Io dico no, perché mi sembra un'operazione di nuovo statalismo". E quanto all'allarme Linate lanciato da Penati "a un suo leggero alleggerimento per rafforzare Malpensa nessuno potrebbe opporsi". Filippo Penati Il presidente della Provincia di Milano non è nuovo a iniziative del genere, come nel caso dell'Autostrada Milano Serravalle Paola Pica.

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La sfida (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: BREVI La sfida \\ "Lo statalismo non so che cosa sia. Deve vincere il mercato, con le regole. Ma anche il pubblico, quando necessario, deve assumersi le proprie responsabilità ". "Il fatto è che se Alitalia va in crisi, a Roma e nel Lazio sarebbe come se a Torino e in Piemonte andasse in crisi la Fiat. E non voglio sedermi soltanto al tavolo della disoccupazione ".

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E all'articolo 3 spunta un paracadute per i consiglieri (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Nel decreto E all'articolo 3 spunta un paracadute per i consiglieri Una polizza di un anno. E' comparsa tra le pieghe del decreto (numero 134) che ha messo in moto la macchina del salvataggio dell'Alitalia e riguarda i vertici e i consiglieri di amministrazione della compagnia di bandiera, Alitalia servizi e le società controllate. Niente rischio (eventuale) di azione di responsabilità, dunque. Si legge nell'articolo 3 che "la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societarie, è posta a carico esclusivamente delle predette società". Come dire: eventuali irregolarità non potranno essere contestate ai board in carica nel periodo compreso tra il 18 luglio 2007 fino all'entrata in vigore del decreto che porta la data del 28 agosto 2008. Un periodo nel quale alla guida della compagnia si sono succeduti Berardino Libonati, Maurizio Prato e Aristide Police (nella foto). E si legge ancora: "Negli stessi limiti è esclusa la responsabilità amministrativa- contabile dei citati soggetti, dei pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari di incarichi pubblici". Un paracadute da eventuali contestazioni motivato da un lato con il fatto che le scelte sono state rese necessarie "al fine di garantire la continuità aziendale" dell'Alitalia, e dall'altro con il fatto che le decisioni sono state prese, si legge ancora nel decreto, per tutelare il "preminente interesse pubblico" nell'assicurare, ad esempio, i collegamenti con le aree periferiche".

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E spunta il nodo dei lavoratori Air One (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Carlo Toto E spunta il nodo dei lavoratori Air One ROMA - ( a. bac.) "I conti non tornano". A dirlo non sono solo i sindacati. Questa volta a mettere in discussione i numeri emersi dall'incontro di ieri al ministero del Lavoro è Air One, la compagnia che con Alitalia dovrebbe fondere alcuni asset. Il problema sarebbe il numero dei lavoratori di Air One che dovrebbero passare in Alitalia. Alla compagnia di Carlo Toto (foto) risulterebbero essere 3 mila, cioè tutti. Invece secondo le ricostruzioni fatte ieri al tavolo, tra gli 11.500 lavoratori che confluirebbero nella nuova Alitalia ci sarebbero solo 1.900 lavoratori di Air One. Una difformità che dovrà essere chiarita visto che oggi il patròn Toto entrerà ufficialmente nella Compagnia aerea italiana.

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<Linate ridimensionata>. L'ira di Milano (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il City-Airport Moratti: la newco non ha titolo per parlare. La Sea: non vogliamo nulla ma il governo ci lasci liberi "Linate ridimensionata". L'ira di Milano MILANO - Nei palazzi milanesi l'hanno vissuta come un'intromissione indebita, una forzatura inaccettabile, un attacco frontale. L'ipotesi trapelata da Roma a metà pomeriggio, con la riduzione di Linate a un aeroporto per navette Milano-Roma, è stata spiazzante. Il tono di Letizia Moratti, di solito imperturbabile, mai un'alterazione nella voce monocorde, forse diceva più di ogni altra cosa. è rimasta stupita, ma soprattutto seccata, raccontano i suoi collaboratori. "La nuova Alitalia non ha titolo per parlare di Linate e Malpensa", ha ripetuto. La delusione è palpabile. Perché da Milano la disponibilità a trattare è arrivata più volte. La concessione di tagliare voli al Forlanini, se questo dovesse servire a riportare Malpensa al ruolo di hub, ormai è messa in conto. Ma la partita degli aeroporti si gioca su più tavoli, e la posta in gioco per la Lombardia è troppo alta per potersi permettere un passo indietro: di mezzo c'è l'Expo, ci sono i sette anni rimasti per costruire la città-vetrina da presentare al mondo. è qui che si salda un'alleanza trasversale. Al lavoro c'è una parte di schieramento più realista, a capo del quale resta il presidente della Regione, Roberto Formigoni. Sa che "si parte da un disastro", quell'82 per cento dei voli di Malpensa tagliati lo scorso 31 marzo. Da qui la convinzione che "momenti di fatica saranno inevitabili ". La domanda è: a che prezzo? E soprattutto, ripete il Governatore, "se accettassimo il ridimensionamento su Linate, quanto saremmo ricompensati su Malpensa?". è la tesi del "va bene tagliare oggi per ricominciare a crescere domani". L'intenso lavoro diplomatico del Pirellone ha strappato a Gianni Letta l'impegno per un incontro, la prossima settimana a Milano, per discutere di aeroporti. Su un'altra strada s'è avviata la Sea, la società che gestisce gli scali. Con la forza dell'orgoglio di chi sta uscendo dalla palude, di chi è stato bastonato ma ha rialzato la testa, e oggi cammina con le proprie gambe. Alitalia ha cancellato Malpensa come hub, ma il mercato sta riempiendo la falla. La perdita a fine anno dovrebbe essere sotto i 5 milioni di passeggeri. Il piano strategico del presidente, Giuseppe Bonomi, ha puntato sull'apertura ai tedeschi (6 nuovi aerei di Lufthansa, per 30 rotte, faranno base a Malpensa dal 2009). Ma i paletti fissi sono: Sea ad Alitalia non chiede niente, pretende solo che il governo lasci la libertà di negoziare gli slot con altre compagnie. Il resto è linguaggio dai toni sempre più aspri: "Azzerare Linate è un delitto", è sbottato ieri il deputato del Pd Emanuele Fiano. E ancora: "scure", "azzeramento". L'opposizione attacca platealmente. Ma le ragioni della battaglia sono condivise, al di là dei toni: dai milanesi che si godono la comodità di un aeroporto a dieci minuti dalla città, dalle aziende, dalla Fiera. La Moratti ha detto che Linate e Malpensa "sono complementari ". Dietro di lei si stringe l'alleanza: "Linate deve vivere". Gianni Santucci.

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La Regione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-05 num: - pag: 6 categoria: BREVI La Regione Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo pronto a entrare nel capitale della Nuova Alitalia.

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Acceso dibattito ieri in Regione sul futuro di Alitalia. Il presidente Piero Marrazzo ha annunciato (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

L'intenzione di volere partecipare con un investimento di dieci milioni di euro alla fondazione della nuova compagnia di bandiera. Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha definito "gravissima" l'esclusione degli enti locali dal tavolo della trattativa nazionale. Il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo, ha invece liquidato la proposta come "solo un'idea, partecipare con 10 milioni non ci dà autorevolezza". La discussione ha puntato soprattutto a fare emergere le difficoltà future relative all'occupazione, sia quella stabile che quella precaria e dell'indotto. Servizio all'interno.

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Il futuro di Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di CARLO ROMANO Il futuro di Alitalia (l'esubero di base potrebber passare da 3.250 unità a 3.950 calcolando call center, information technology e amministrazione) al centro del dibattito regionale ieri. Dopo l'intervento del presidente della Pisana, Piero Marrazzo, che ha annunciato di volere partecipare alla fondanzione della nuova Compagnia Aerea Italiana con un pacchetto azionario da 10 milioni di euro, hanno preso la parola consiglieri e capigruppo. Fino ad arrivare a una risoluzione votata all'unanimità che "impegna la giunta a prevedere lo stanziamento di risorse adeguate, anche nell'ambito del Programma operativo regionale e del Fondo sociale europeo 2007-2013, per l'innovazione tecnologica, le attività di ricerca e di formazione e tutte le altre iniziative indispensabili per la tutela dell'occupazione e lo sviluppo del sistema aeroportuale del Lazio". Nel documento si sollecitano anche le Commissioni competenti a "procedere all'esame del disegno di legge sull'Istituzionedel Distretto industriale di lavoro e servizi di Fiumicino, denominato Città del Volo". Il primo a parlare è stato il capogruppo di An, Antonio Cicchetti: "Ci sembra un po' esagerato - ha detto - affermare che per salvaguardare chi sta lavorando è necessario che entri in campo la Regione Lazio". Per Giovanni Carapella (Pd) "Fiumicino deve essere hub nazionale, senza il quale si rischia l'effetto a cascata su tutto il sistema economico e turistico del territorio". Ha quindi preso la parola Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma, il quale ha comunque criticato la proposta di entrare a far parte dell'azionariato perché, ha detto, "partecipare con 10 milioni può essere utile a dare coraggio, ma non serve a dimostrare che siamo autorevoli". Dal canto suo il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha censurato il fatto che la comunità locale sia stata "ignorata dal tavolo nazionale". Nel suo intervento, Walter Schiavella, segretario della Cgil di Roma e del Lazio, ha ricordato, parlando anche a nome di Cisl e Uil, che "c'è - la questione delle protezioni sociali per i lavoratori e non solo per quelli di Alitalia, ma anche per quelli dell'indotto". "Condividiamo il tema proposto da Marrazzo - ha aggiunto Luca Malcotti (Ugl) - Siamo però consapevoli che il luogo vero della trattativa è il Ministero del Lavoro". In merito alla proposta formulata di Marrazzo, Mario Canapini, sindaco di Fiumicino ha affermato che "se la presenza degli enti locali nella nuova compagnia risultasse utile noi saremmo anche in grado di fare la nostra parte, ma nel caso in cui questa partecipazione non fosse necessaria ci auguriamo che i 10 milioni possano essere destinati al miglioramento del sistema della mobilità e del sistema infrastrutturale esterno all'aeroporto". "La Regione - ha dichiarato Aldo Forte, capogruppo Udc - deve piuttosto individuare politiche che aiutino lo sviluppo di Fiumicino, favorendo gli investimenti e creando le condizioni per nuovi posti di lavoro".

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I dubbi che lascia il copione Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-05 num: - pag: 52 autore: di SALVATORE BRAGANTINI categoria: REDAZIONALE IL DIBATTITO SUL PIANO FENICE I dubbi che lascia il copione Alitalia D a tempo Alitalia - come la Rai - non è più un'impresa, e chi rifiuta di "svenderla" somiglia al nobile decaduto che, fra le macerie del palazzo avito, dice che non lo venderà mai. Per l'osservatore spassionato il conto del funerale - non si parli di salvataggio - è presto fatto. Come ha detto Francesco Giavazzi ( Corriere della Sera, 27 agosto), la nuova soluzione è peggio della precedente, che esisteva, e come! Non si può negare l'evidenza per sfuggire al confronto. Air France offriva 300 milioni per le azioni - contro zero della cordata Cai - e si dava carico dei debiti della società. Il piano Fenice, partito dopo che sindacati e nuova maggioranza avevano fatto fuggire Air France, prevede la liquidazione a carico dello Stato, stimata forse ottimisticamente da Giavazzi in un miliardo. Anche per quanto concerne concorrenza ed efficienza era meglio Air France, meno esposta dell'italocentrica Cai ai ricatti sindacali. L'unico punto a favore di questa sarebbe l'italianità, che l'armatore Aponte difende da Ginevra: logico che la Ue sia all'attacco, magari dietro pressione dei concorrenti. Altri proteggono i loro campioni nazionali? Questo ci può aiutare a Bruxelles, ma ai nostri interessi dobbiamo pensare noi. Con tutti i nostri problemi, specie nell'attrarre investimenti esteri, una soluzione protezionistica ci nuocerà. La Svizzera, che certo cura bene i propri interessi, ha lasciato che Lufthansa raccogliesse i cocci di Swissair, senza chiamare a raccolta i capitali elvetici. Ora il capo del governo, con bronzeo umorismo, invoca la mancanza di alternative, e i coscritti, resisi conto della situazione, hanno sfruttato la propria forza negoziale: ormai siamo noi contribuenti ad avere il revolver alla tempia. La colpa non è né di Intesa San Paolo - chiamata quando i danni erano stati già fatti, non poteva che uscire con una proposta come Fenice - né dei componenti la cordata, che fanno legittimamente il loro interesse. è chi ha scritto il copione ad avere pesanti responsabilità politiche. Stupisce l'eccezionalità degli strumenti, adottati per una crisi da tempo annunciata: sono previsti oneri eccezionali a carico dello Stato, saranno sospese le norme Antitrust - cosa illegittima e non necessaria, dato l'imminente arrivo della Tav - e avremo una vendita a trattativa privata, che sa di combine. L'offerta di Cai, poi, non è nemmeno vincolante, e degli imprenditori seri (nella cordata ci sono) sanno che, se non altro per decenza, il Commissario deve poter cercare offerte alternative: non si dica, in una vicenda ultradecennale, che manca il tempo, Alitalia vola a debito da decenni! Non si farà avanti nessuno, ma almeno ci potremo meglio difendere in sede Ue. Il decreto prevede poi che lo Stato risarcisca i piccoli (?) azionisti, ma chi è rimasto in Alitalia ha fatto una scommessa ad alto rischio. Perché lo Stato dovrebbe salvarlo, e a che valore? Piuttosto sia la Cai a dare un warrant, come nei casi Ambrosiano e Parmalat, a chi possa dimostrare una permanenza minima nel capitale. Al punto in cui siamo, bisogna guardare i dettagli, che contano molto. Quasi nulla sappiamo dei patti parasociali, vero cuore dell'accordo, e fondamentali per giudicarne la sostanza. Ad esempio, forse andrebbero approfonditi i vari aspetti del rapporto con Air One, né sappiamo se ci siano accordi particolari per tenere indenni i soci di Cai dalla procedura dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato, o sull'uscita dall'investimento, che presumibilmente potrà avvenire con la vendita al partner estero, che pare sia Air France. Il fatto che questa sia disposta a tornare in pista conferma solo che era meglio, per lo Stato, la soluzione precedente. Infine, l'unanime richiesta dei soci della Cai sulla indispensabile presenza del partner straniero contraddice la generale soddisfazione per l'italianità. Se davvero solo la competenza e le connessioni dello straniero possono assicurare il successo dell'iniziativa, l'italianità non può che essere temporanea, ed allora era meglio sbrigare subito la pratica. Ora, se ci fosse una logica negli eventi, il funerale toccherebbe alla Rai, l'altra "non azienda" politicizzata, ma a proteggerla dalle procedure concorsuali c'è nientemeno che Mediaset, l'impresa di casa. Non accadrà.

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MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-05 num: - pag: 1 autore: di GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE CRISI ALITALIA MARRAZZO E LA MOSSA INASPETTATA L enin, che di politica se ne intendeva, esortava chi volesse esercitare quest'arte che s'accompagna al potere a fare sempre "l'analisi concreta della situazione concreta ", senza pregiudizi, valutando solo quella che Machiavelli chiama "la realtà effettuale". Piero Marrazzo, esponente di quella "società civile" che si vuole distinguere dal mondo dei politici, finora ha risentito di questa sua origine spuria esercitando le funzioni di presidente della Regione Lazio. I professionisti, quelli che perfino pensano in politichese, hanno sovente espresso riserve (anche caustiche) sul suo modo di fare il "governatore". All'indomani delle ultime elezioni, tra il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, del Pd, e il sindaco Gianni Alemanno è fiorito subito e spontaneamente un dialogo istituzionale: tra politici doc, pur se di fronti opposti, ci si capisce al volo. Pur dovendo gestire il colossale guaio di un deficit sanitario del Lazio che lo ha spinto sul palcoscenico nazionale, Marrazzo è rimasto in seconda fila. Ora con l'idea di far diventare la Regione azionista della Nuova Alitalia, Piero ha varcato il suo Stargate ed è entrato clamorosamente nella autentica dimensione di uomo politico. Ha analizzato la situazione, ha constatato che i famosi e prestigiosi amici di centrosinistra che lo hanno affiancato (talora in modo ingombrante) nei tre anni di governatorato sono passati a loro volta in seconda fila, ha capito che di qui in avanti dovrà per forza di cose camminare da solo. E così, forse ricordandosi di quanto dice il superesperto dell'Ottobre rosso, ha guardato in faccia la realtà e ha fatto la sua proposta: 10 milioni per entrare in Alitalia, per poter stare dentro la cordata del Nord onde difendere meglio Fiumicino e migliaia di lavoratori laziali. Al di là di ogni giudizio di merito, è la mossa concreta di un politico finora tenuto in poco conto dai politici. E così Marrazzo stavolta ha dato una lezione ai professionisti. Dalle loro stizzite reazioni si capisce che proprio non se l'aspettavano.

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Tensione nell'area merci, 200 aziende e 1.500 persone che rischiano il posto (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'allarme Sindacati e Federlazio sul settore cargo di Fiumicino: "è strategico" Tensione nell'area merci, 200 aziende e 1.500 persone che rischiano il posto Le stime variano. Ma restano sempre angoscianti. Si va dai 4 mila esuberi di cui parla con ottimismo il nuovo presidente della Compagnia aerea italiana Roberto Colaninno "ai 20 mila che potrebbero restare senza lavoro - secondo il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - se non andasse in porto il "piano Fenice"". Ma la paura non è soltanto per i dipendenti Alitalia, circa l'1 per cento degli occupati nel Lazio. A rischio è anche l'indotto creato dalla compagnia, che nel pil regionale "pesa" per circa il 4 per cento. In tutto 60 mila persone, secondo una stima dell'Airport Council International. Manutenzione, le forniture del catering, il settore della tecnologia, "una fitta trama di piccole e medie imprese investite da una crisi che potrebbe lasciare morti e feriti" ha detto Giovanni Quintieri, direttore generale Federlazio, riprendendo analoghe parole dei sindacati. C'è preoccupazione anche nell'area cargo, circa 200 aziende che operano tutte nelle vicinanze del Leonardo da Vinci e che hanno in organico 1500 persone tra impiegati e addetti ai magazzini. Ma nel settore operano in altri 1500, soprattutto le piccole imprese di trasporto di cui si servono gli spedizionieri. "A gennaio, il piano presentato a Prodi dall'Air France ci aveva terrorizzato: l'intero comparto cargo era destinato alla cessione. Ora siamo messi ancora peggio, visto che nel "piano Fenice" nemmeno si parla di merci" è l'allarme di Marco Tarica, vice presidente della Confetra-Alas, la "Confindustria " degli spedizionieri. "Il nostro resta un settore strategico; non c'è aereo passeggeri che non decolli senza una quota merci nelle stive" è l'osservazione dell'imprenditore. Che aggiunge: "Se l'Alitalia dovesse collassare, il problema non è tanto quello di trasferirci in altri aeroporti italiani, quanto essere costretti ad operare negli hub esteri, dove approfitteranno della crisi per prendersi le fette di mercato lasciate libere". Dati alla mano, l'ex compagnia di bandiera trasporta circa il 50 per cento delle merci che passano per Fiumicino. "Su certe rotte, soprattutto verso il Nord America - precisa Tarica - si arriva anche al settanta per cento. Lo abbiamo scritto in questi giorni a Marrazzo, Gasbarra e Alemanno: al tavolo di concertazione sul futuro dell'Alitalia che hanno annunciato dobbiamo esserci anche noi". Nel Lazio L'indotto dell'Alitalia pesa nel pil regionale per circa il 4 per cento. In tutto 60 mila persone Alessandro Fulloni.

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Marrazzo sorride a Colaninno: <Dico no al derby con Milano> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia Ieri incontro tra il governatore e il presidente della Cai Marrazzo sorride a Colaninno: "Dico no al derby con Milano" Zingaretti: difendo i lavoratori. Critiche da An La proposta di fare entrare la Regione nella Nuova Alitalia, secondo il governatore "è stata accolta in modo positivo" da Roberto Colaninno. In Consiglio regionale critiche a Marrazzo dal vicesindaco Cutrufo e dal senatore Gramazio (Pdl). Sostegno da Zingaretti La proposta di fare entrare la Regione nella Nuova Alitalia "è stata accolta in modo positivo" da Roberto Colaninno. Piero Marrazzo al termine dell'incontro "cordiale" con il presidente della Compagnia aerea italiana (Cai) prova a sorridere mentre sale in auto diretto alla Pisana per il Consiglio regionale stroaordinario sulla crisi Alitalia al quale hanno partecipato tra gli altri il vicesindaco Mario Cutrufo, il presidente delal Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, sindacalisti e parlamentari. La riunione con Colaninno è durata circa un'ora: "Si è deciso di continuare il confronto precisa il presidente della Regione - L'ingegnere mi ha illustrato a grandi linee il piano industriale ". Commentando le notizie avute da Colaninno, Marrazzo ammette: "Eravamo preoccupati per la valutazione del ruolo di Roma all'interno del Piano industriale e invece, in termini di mercato, il ruolo di Fiumicino viene letto con molta attenzione". All'interno del Piano ci sono "cose che mi convincono e altre che mi convincono meno". In particolare tra i punti critici "il policentrismo, che vedrebbe concentrare l'attività della Compagnia su sei aeroporti italiani - osserva e il settore della manutenzione, che i nuovi proprietari vorrebbero fare svolgere all'esterno dell'azienda". Dopo aver ribadito la proposta di allargare al Campidoglio e agli altri enti locali, oltre che agli imprenditori romani, la partecipazione alla Cai, Marrazzo dal Consiglio regionale lancia un appello: "Non è un derby contro Milano e la Lombardia, è necessario che Fiumicino e Malpensa convivano. Dico a Formigoni, Penati e Moratti che in questo momento la partita politica la dobbiamo condurre insieme, per un solo interesse: il sistema Paese". Poi il governatore aggiunge: "Non vorrei che solo quando scoppierÁ la crisi occupazionale allora Regione, Provincia e Comuni saremo chiamati da Berlusconi a fare la nostra parte". "L'intenzione non è di sostituirci agli imprenditori - sottolinea Marrazzo - Noi potremo diventare il punto d'incontro tra chi fa impresa e il territorio". Parole condivise da Zingaretti: "Marrazzo sta solo sottolineando il deficit di democrazia che emerge in questa vicenda e ritengo sbagliati e ottusi i "no" alla proposta di fare entrare la Regione nella Cai". Critiche, invece, piovono da Cutrufo: "Partecipare con 10 milioni di euro a questa grande ipotesi imprenditoriale può essere utile dal punto di vista dell'immagine, ma non dal punto di vista sostanziale ". Polemico Domenico Gramazio, senatore Pdl: "Per trovare i soldi per Alitalia, Marrazzo chiuderà qualche altro ospedale?". "Non siamo alla bancarotta - replica il governatore - Abbiamo un bilancio di oltre 28 miliardi di euro, di cui 18 di spesa. Siamo in grado di partecipare alla Cai". Più morbido il commento del senatore Andrea Augello (Pdl): "Il ruolo che possono svolgere Regione, Provincia e Comune è importante a condizione che le tre istituzioni abbiano il coraggio di raccogliere intorno al sindaco Alemanno una comune strategia. Il futuro di Fiumicino dipende in parte anche da questa maturitÁ". Francesco Di Frischia.

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ROMA L'Alitalia? Può tornare a volare. La cordata degli imprenditori italiani? Era ora ch (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

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E tornassero ad impegnarsi. La proposta di Marrazzo di entrare nella nuova compagnia? Non necessaria. Ecco, in pillole, il giudizio di Raffaele Bonanni, leader della Cisl. "L'avvio del tavolo è positivo - dice - perchè si è materializzata una presenza industriale cospicua e solida. Erano anni che non accadeva. Ed è anche molto positivo che si voglia cimentare sul mercato più competitivo che esiste come quello del trasporto aereo". Va bene, però il piano industriale la convince? "Lo potrò dire solo nelle prossime ore perchè fino a giovedì dovremo lavorare e lavorare molto. E per giovedì ci siamo tutti impegnati a chiudere. Posso dire che il piano è fondato sul mercato e non più sulla politica e questo è già un dato positivo. Poi, ovviamente, serve un'azienda stabile ed infatti abbiamo chiesto che venga posto il vincolo affinchè tutti i soggetti imprenditoriali non cambino per almeno cinque anni, attraverso un accordo tra questi e il governo. E poi abbiamo vogliamo che il necessario partner straniero possa anche essere all'interno dell'assetto societario, ma non dovrà mai avere la possibilità di assumere la guida della stessa. Voglio dire che dovrà essere individuato un meccanismo che lo faccia restare in minoranza perchè non vogliamo cedere il mercato italiano a un possibile concorrente, magari anche nel settore del turismo. Infine abbiamo chiesto che nella governance di Alitalia ci sia una presenza di rappresentanti espressi dai lavoratori. Una rappresentanza che potrà verificare concretamente la corretta gestione della compagnia". Nella riunione di ieri comunque è emersa una differente valutazione sugli esuberi. "Entro giovedì avremo modo di fare chiarezza. Ci è stato detto che gli esuberi sono 3.250 che è un numero largamente inferiore rispetto a quello che veniva ventilato. Il problema del cargo troverà una soluzione, quello dei call center è una partita aperta. Sulla manutenzione l'azienda si è impegnata a rivolgersi ad imprese pubbliche italiane che godono di grande prestigio". Ma giovedì prossimo chiuderete? "Certamente". Sicuro che la Cgil sarà d'accordo? "In questo momento c'è una posizione unitaria. Poi ognuno può avere sensibilità diverse. Voglio solo rimarcare che non ho gradito lo sfascismo che si è fatto sulle vicende del mercato del lavoro italiano e dell'Alitalia". Vero che il sindacato non potrà dire "no" all'accordo? "E perchè dovrebbe farlo dopo che si è trovata una cordata di imprenditori e di banche solidissima? E nessuno lo pensava fino a qualche mese fa. Ricordo che in questa cordata c'è il terzo gruppo bancario europeo e ci sono gli imprenditori più importanti del Paese. Perchè sono stato contrario a Air France....". Perchè? "Perchè pensavo che avrebbe penalizzato l'economia italiana e il prestigio del nostro Paese". Quindi vanno ringraziati gli imprenditori italiani? "Sicuramente. A partire dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ho apprezzato il segnale che ha voluto dare prendendosi la responsabilità nell'indicare la necessità di smentire ciò che in tanti avevano detto e fatto negli ultimi anni andando ad investire dove c'erano soltanto dei monopoli". E della proposta del governatore Marrazzo di far entrare la Regione Lazio nella cordata cosa ne pensa? "Sono molto perplesso. La considero una proposta non necessaria. Se poi dovessero fare la stessa cosa anche altri enti locali, be' si avrebbe soltanto il risultato di spostare la discussione su un piano francamente anacronistico. Posso dire un'altra cosa?". Dica pure. "Useremo i prossimi giorni per migliorare in tutti i modi i contenuti del piano partendo dai dati positivi che ci sono arrivati. E spero che questo lungo periodo di inutili polemiche su Alitalia finisca con l'obiettivo di ritrovare un clima disteso. Servono adesso sostegni morali e politici per arrivare al traguardo". Cos.

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Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta la partita (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

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Alitalia, 3.250 esuberi. Il sindacato tratta Fuori dal "perimetro" altri 2.750 lavoratori. Entro giovedì si chiude tutta la partita.

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ROMA - Nuovo duello, a distanza, tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema. Tema: l'operazione Alitali (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

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A. Il premier liquida con poche parole le critiche che gli sono state mosse dall'ex ministro degli Esteri: "Si commentano da sole" dice. Ma soprattutto, aggiunge, "sono infondate". Diciannove ore dopo arriva così la replica a D'Alema che dal palco della festa dei Democratici (e poi di nuovo in giornata) ha definito l'operazione Alitalia come "grave e negativa" per l'alto numero di esuberi, fatta in barba alle regole di mercato e pronta a scaricare tutto il peso sulle spalle degli italiani. Non è vero, si inserisce il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, che i costi saranno pagati dai cittadini? E allora, per dimostrarlo il governo, anzi il premier, venga a riferire in Parlamento, è la sfida dei Democratici. Il Pd, che deve fare i conti con l'annuncio del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo di voler partecipare alla creazione della Nuova Alitalia, insiste dunque nell'attaccare l'operazione voluta dal governo Berlusconi. "Alla fine - è la convinzione di Walter Veltroni - la regaleranno a una compagnia estera". E comunque, non si stanca di ripetere, sarebbe stato meglio chiudere con Air France nella primavera scorsa. "Tutta invidia" è la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Le accuse all'Esecutivo di voler mettere le mani nelle tasche degli italiani non stanno in piedi: "Il governo delle sinistre ha spinto ben oltre il 43% il prelievo fiscale sui cittadini - ricorda Bonaiuti - e parla ancora?". Il Pd va all'attacco, critica esuberi e costi della Nuova Alitalia, ma non sembra comunque essere dell'idea che la soluzione, a questo punto, sia mandare tutto all'aria. È "difficile" ammette Dario Franceschini, rispondere alla domanda se bisogna prendere o lasciare il piano Alitalia del governo. "È evidente che adesso bisogna lavorare, e credo che i sindacati lo faranno, per migliorare il più possibile". Cercare una punto d'intesa è d'altro canto anche il consiglio che l'ex presidente del Senato ed ex numero uno della Cisl si sente di dare ai sindacati impegnati nella difficile trattativa con il governo. Come spiega il responsabile Economia del Pd, Giorgio Tonini, è "sbagliata l'idea che il Pd voglia boicottare la soluzione del governo su Alitalia, che voglia fare ostruzionismo, che miri al "tanto peggio, tanto meglio"". Ragionamento che consente anche di salvare la sortita del governatore del Lazio che un pò di imbarazzo tra i compagni di partito l'ha creato: "La proposta di Marrazzo personalmente mi ha sorpreso", confessa infatti sempre Tonini, ma "chi ha cariche istituzionali deve lavorare per la soluzione del problema".

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ROMA Sei giorni, neppure una settimana. Il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha vo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-09-2008)

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Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Sei giorni, neppure una settimana. Il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha voluto tagliare ulteriormente i tempi dell'accordo perchè nelle casse della compagnia sono rimasti solo pochi spiccioli (si fa per dire) e le prospettive sono ancora più complicate perchè a luglio c'è stato un ulteriore calo di passeggeri: meno 21,9% rispetto allo stesso dello scorso anno. "Questa data non è negoziabile", ha sentenziato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Comunque non si potrà andare troppo più in là. Ne sono tutti convinti, a partire da coloro che ieri pomeriggio hanno aperto il tavolo negoziale: i ministri Sacconi, Matteoli, Scajola, il sottosegretario Gianni Letta per il governo; il commissario Fantozzi, il presidente Colaninno, l'amministratore delegato Sabelli per Alitalia; Bonanni, Angeletti, Polverini in rappresentanza dei sindacati. Non è stata una riunione di routine, non poteva esserlo. E' partita una vera no stop che si chiuderà solo con un accordo o con una rottura. Il negoziato al ministero del Lavoro è stato preceduto, in mattinata, da un faccia a faccia Letta-Colaninno e più tardi da un confronto informale tra lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio e i leader di Cgil, Cisl, Uil. Top secret sui contenuti del colloquio, ma si sa che si è parlato soprattutto di esuberi: il piano industriale ne prevedeva meno dei 4.500-5.000 ipotizzati. "Ora il numero dei lavoratori da proteggere appare inferiore a quello indicato nei giorni scorsi. Sicuramente saranno meno di 5.000 e una buona parte sarà rioccupata", confermerà più tardi Sacconi. Che, messo alle strette, fornirà cifre più precise: sono stati stimati in 3.250 i lavoratori in esubero dalla fusione tra Alitalia e AirOne. In tutto si tratta di 17.500 unità e nella nuova Alitalia ne verranno riassunti 14.250. Di questi 2.750 saranno addetti in outsourcing cioè fuori dall'organico aziendale: 700 addetti ai servizi amministrativo di call center e di information technology, 1.600 addetti alla manutenzione pesante e 450 al settore cargo. Numeri che non hanno affatto convinto le organizzazioni sindacali. Tutt'altro. E poi le riduzioni potrebbero essere ben più pesanti perchè il progetto non precisa in quali aziende verranno ricollocati i dipendenti in sovrannumero. Cisl e Uil concordi nel valutare una riduzione nei tagli. Caute le altre sigle. Il presidente di Cai Colaninno ha spiegato che quello in Alitalia è "un investimento di lungo periodo e che il network intercontinentale è importante". "Gli imprenditori italiani vogliono vincere questa sfida - ha garantito Letta - e non c'è alcuna speculazione finanziaria da aprte delle imprese che hanno partecipato alla cordata". Sacconi ha parlato di piano industriale "robusto, sostenibile, credibile e di sviluppo". Ed ha proposto ai sindacati l'istituzione di tre commissioni, una sul piano stesso, una sul contratto collettivo e una sugli ammortizzatori sociali. Precisando che resteranno in carico alla società solo i dipendenti a tempo indeterminato di Alitalia e AirOne. "Gli altri saranno destinati ad essere assunti da altre società, le attività cargo e manutenzione straordinaria saranno gestite". "Comunque - ha precisato al termine dell'incontro - da parte dei sindacati c'è un atteggiamento positivo e responsabile". "Certo - ha sottolineato il leader della Uil Angeletti - il target di crescita proposto dal progetto Fenice è ancora timido. Sono state fugate alcune preoccupazioni, ma ora serve un patto esplicito con il quale l'acquirente si impegni a mantenere l'investimento per un congruo numero di anni". Il numero uno dell'Ugl, Renata Polverini ha riconosciuto l'urgenza e la ristrettezza dei tempi, però, se sarà necessario, la trattativa potrà anche durare un'ora in più". "Domani - ha promesso il segretario generale della Cisl Epifani - daremo una risposta sulla parti del piano che ci convincono e su quelle che devono essere modificate".

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Scontro su Glisenti. E Letizia va alla guerra (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-05 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il caso Expo Sfida con il governo sull'accentramento di poteri nelle mani del braccio destro del sindaco di Milano Scontro su Glisenti. E Letizia va alla guerra Sgarbi: è sopravvalutato. Scaraffia e Gawronski: no, ha grandi capacità MILANO - Il Pincio di Milano si chiama Paolo Glisenti. Spacca e divide più della colata di cemento nel cuore della Capitale. Tutta colpa (o merito) dell'Expo. Il sindaco Letizia Moratti lo vuole a tutti i costi al comando della società che gestirà la grande Esposizione del 2015. A dispetto dei santi e dei fanti, leggi Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e gran parte di Forza Italia e An. Proprio ieri, in un'intervista alla Stampa, il sindaco non ha esitato ad attaccare il premier sul piano Alitalia pur di difendere il ruolo centrale di Glisenti nell'Expo: "è l'uomo giusto al posto giusto". Ma è anche l'ostacolo che sta bloccando da cinque mesi il decreto della presidenza del Consiglio su Expo. Per tutta risposta e in tempo reale, la Moratti si è ritrovata un editoriale su il Giornale della famiglia Berlusconi che la esorta a "uscire dal tunnel". L'"uomo giusto" della Moratti ha 57 anni, è romano, sposato in seconde nozze con l'attrice Eliana Miglio e braccio destro di Letizia Moratti fin dalla presidenza della Rai. Giornalista, manager dal piglio decisionista, è stato tra i protagonisti indiscussi della vittoria dell'Expo. A Milano (che non ama molto) si è fatto subito molti nemici. Modi sbrigativi e spicci. Celebre la frase con cui liquidò le aspirazioni assessorili di un consigliere: "Nella vita non c'è solo il mestiere d'assessore. E ora scusi, ho un impegno, arrivederci ". Diventato sempre più forte, chiacchierato per un contratto da 900 euro al giorno a Palazzo Marino, Glisenti si trasforma nell'uomo Expo. La Moratti lo ha indicato fin dall'inizio come candidato indiscutibile alla carica di amministratore unico. Ed è subito guerra: con le altre istituzioni, con i soggetti privati e le fondazioni coinvolte nella vicenda. Troppi, questi poteri, nelle mani di uno solo. Roma non si preoccupa più di tanto del carattere spigoloso di Glisenti. Quanto dell'accentramento dei poteri. Per di più affidati ad un uomo di non stretta osservanza berlusconiana: di Glisenti si ricordano le amicizie radical chic di Capalbio, la frequentazione con Luca Cordero di Montezemolo (con cui ha lavorato a lungo) si ricorda suo padre, Giuseppe Glisenti, ai vertici dell'Iri, gran democristiano, vicino alla nomenclatura dc. Detto in sintesi: non è un uomo di fiducia del centrodestra. Eccolo, il Pincio di Milano. Amato ed odiato con pari intensità. "L'aspetto preminente di Paolo - attacca il letterato e francesista Giuseppe Scaraffia - è l'energia. Riesce a essere se stesso e di ottimo umore solo quando lavora tantissimo. Una volta, in barca, è stato dalle 7 fino a mezzanotte al telefono con la Moratti. In più è uno che sa fare squadra, ed è molto attento alle esigenze delle persone che lavorano con lui. L'unica che riesce a fermarlo qualche secondo è sua moglie Eliana che gli consiglia un libro, un film, un concerto...". Barca e mare fanno pensare a Capalbio. Ma non sarà proprio questo a destare sospetti nel centrodestra? "Paolo - continua Scaraffia - l'ho sempre visto come una persona indipendente e di buon senso. E in Italia questo si traduce subito in un'etichetta di destra o di sinistra. Ma lui non segue gli schieramenti". Visione diametralmente opposta a quella di Vittorio Sgarbi: "Glisenti è un sopravvalutato, è il vero mistero della Moratti. Quello che mi ha offeso e che ancora non mi spiego è perché il sindaco, avendo a disposizione me, che sono un Expo vivente, abbia scelto lui, che è l'immagine della depressione, l'elaborazione intellettuale del nulla". Sgarbi è l'unico dei politici che hanno lavorato con Glisenti a non limitarsi a critiche off records: "Chi è Glisenti? Che cosa ha lasciato al Mondo? Che cosa ha scritto, detto o fatto di importante? La difesa continua, con una tenacia quasi puerile, di questo insignificante è la prova dell'inadeguatezza della Moratti rispetto alla città e al suo ruolo". A Capalbio, Glisenti prende il sole anche con Chicco Testa: "è una persona colta, ha scritto un libro sull'Europa niente male, ha un curriculum di prim'ordine. Credo paghi le colpe del fatto che la Moratti ha dato un impronta un po' manageriale e decisionista al suo mandato. Quando uno fa, decide, è uomo d'ordine, inevitabilmente si attira le antipatie dei partiti, dei politici e dei poteri, perché la politica non sopporta la disciplina della decisione razionale". Perplesso Nando Dalla Chiesa: "Non conosco e non giudico l'uomo. Di certo quando si dice che le persone contano più delle leggi, c'è un fondo di verità se si guarda questa vicenda". Il sociologo parla di una "evidente anomalia ": il fatto che "una persona non eletta e non scelta abbia così tanto potere da diventare motivo di un conflitto dichiarato addirittura con il Governo. Questa anomalia si carica di implicazioni politiche enormi ". Tra gli amici di Glisenti, "non ricordo neppure da quando, direi da sempre", c'è Jas Gawronski, che vede così la faccenda Expo: "Credo sia utile concentrare il potere organizzativo in una persona, se questa è effettivamente capace. E credo che Paolo Glisenti abbia già dimostrato le sue capacità". "Sì - replica il sociologo Guido Martinotti - ma indipendentemente dalla capacità di Glisenti, per un incarico così importante e con così tanto potere bisogna cercare prima il consenso. E poi Milano non è come Torino dove comandano in 4. A Milano ci sono pesi e contrappesi, un pluralismo di forze. Per governare una città come questa bisogna avere la capacità di creare consenso e non di imporre". Maurizio Giannattasio Elisabetta Soglio.

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L'Ant: <Esuberi Alitalia? Noi ne assumiamo tre> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Pubblicita - data: 2008-09-05 num: - pag: 39 categoria: PUBBLICITA L'Ant: "Esuberi Alitalia? Noi ne assumiamo tre" Il presidente Pannuti scrive a Berlusconi: altri imprenditori ci imitino L'associazione bolognese potrà inserire nuove figure professionali integrando il contributo erogato dal governo L'Ant, l'associazione bolognese che assiste malati gravi di tumore in tutta Italia, si è detta disponibile ad assumere da uno a tre dipendenti di Alitalia che resteranno senza lavoro dopo l'avvio del piano di rilancio della compagnia. Franco Pannuti, presidente e fondatore di Ant, ha scritto per questo una lettera a politici, sindacati e imprenditori coinvolti nel piano Fenice, dal premier Silvio Berlusconi ai ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, dal numero uno degli industriali Emma Marcegaglia al primo imprenditore della cordata, Roberto Colaninno. "La nostra è una fondazione di solidarietà. E la solidarietà, intesa come la risposta al richiamo della sofferenza con amore, è senza confine". Spiega così i motivi che l'hanno spinto a proporre di integrare il contributo statale con un ulteriore contributo, "fino al raggiungimento di un adeguato stipendio". E rilancia: "Se i nostri mezzi lo permetteranno, siamo pronti ad accogliere anche più di tre lavoratori". Il medico bolognese, già primario di Oncologia all'ospedale Sant'Orsola Malpighi e assessore alla Sanità, non nasconde che dietro all'iniziativa, oltre alla solidarietà, c'è anche una scommessa e una provocazione: "Se tutti ci mobilitassimo, potremmo tranquillamente assorbire anche 10 mila esuberi velocemente e senza far soffrire nessuno. Basterebbe organizzarsi - scherza - io mica posso assumere muratori". L'Ant destinerebbe i neoassunti ai viaggi per la raccolta fondi, "e ognuno potrebbe fare la sua parte assumendo anche solo una figura professionale adatta al proprio settore ". Pannuti ha gettato l'amo, "ora aspetto". La speranza è quella di far proseliti tra gli imprenditori e le associazioni. Ma sulla risposta alla sua lettera non si fa illusioni: "Sono un po' scettico, è difficilissimo ottenere risposte dai politici, ma spero che si muovano i sindacati". Per ora a rispondere alla sua chiamata, indirizzata anche agli industriali e ai sindacati locali, c'è il segretario dell Cisl Bologna, Alessandro Alberani, che plaude al "gesto di grande attenzione verso i lavoratori Alitalia", vedendolo anche come un "un modo di fare politica costruttivo ". Aggiungendo un'ulteriore interpretazione: "Quella di Pannuti - spiega il segretario - è una risposta a Brunetta, che in un momento così difficile del negoziato ha dichiarato che su Alitalia si può andare avanti senza il confronto con i sindacati, delegittimandone il ruolo proprio mentre il ministro Sacconi sta tentando una difficile mediazione con le parti sociali". Il ministro, secondo Alberani, "vede fannulloni dappertutto e, invece di costruire un dialogo per risolvere i veri problemi del paese, continua a creare ostilità e tensioni". Federica Vandini L'idea Franco Pannuti, presidente di Ant, ha proposto al governo una soluzione per gli esuberi di Alitalia.

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Morti bianche, Expo, Alitalia Tutti gli affondi di Adriano (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-05 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE A Venezia Il cantante critico sul futuro di Milano: "Una corsa folle a chi piazza più cemento" Morti bianche, Expo, Alitalia Tutti gli affondi di Adriano "Dalle imprese poca attenzione per la vita e scambi di favori con i politici" La star di "Yuppi Du" acclamata dai comitati "No Dal Molin" e "No Mose", sbarcati al Lido: "Adriano è un leader" DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - "Ogni volta che sento parlare di morti sul lavoro, oltre alla rabbia mi prende un senso di scoraggiamento... Un senso. Triste". Serissimo anche nelle sue famose pause, Adriano Celentano interviene sul tema del giorno alla Mostra del Cinema: le morti bianche, oggi di nuovo alla ribalta con l'associazione Articolo 21, che da qui muoverà in carovana. Ma di morti sul lavoro 33 anni fa Celentano già ne parlava nel suo primo film, "Yuppi Du", ieri sera accolto con ovazioni al Lido nella nuova edizione restaurata. Un musical surreale, dove d'un tratto entra in scena la Morte. Un bergmaniano uomo in nero annuncia a un operaio di Marghera che è venuto il suo momento: la cassa sospesa alla gru piomberà su di lui uccidendolo. "E un incidente mortale accadde sul serio sul set - ricorda amaro Celentano -. Giravamo sul Ticino, su uno zatterone che d'improvviso si capovolse. Finimmo tutti, compresa Charlotte Rampling e io, in acqua. Dieci rimasero feriti, il macchinista Graziano Alonzo annegò. Dedico a lui questo momento". Da allora nulla sembra cambiato. L'Italia di "Yuppi Du" appare atrocemente la stessa di oggi. Un Paese ammorbato dall'inquinamento, sfregiato dalla violenza sulle donne, dalla diseguaglianza sociale. Dove la gente non ha lavoro o ci muore sopra. "Purtroppo per molti imprenditori la vita umana continua a non avere valore. Così la si perde per colpa della loro noncuranza o anche per la negligenza di qualche collega che mette a repentaglio se stesso e gli altri". Dal lavoro al precariato alla disoccupazione. Cosa pensa della drammatica situazione dell'Alitalia? "Trent'anni fa non avrei mai immaginato di dover rispondere a una simile domanda. Il grido di "Yuppi Du" oggi coinvolge anche la nostra compagnia aerea. Da ignorante quale sono, da uomo della strada, non potrò che rallegrarmi se risorgerà. Ma il mio dubbio è che la cordata attuale non sia abbastanza "pura". Che dietro si nasconda uno scambio di favori tra imprenditori e politici. Salvare Alitalia per avere più concessioni sulle autostrade o sui lavori dell'Expo". A proposito, cosa prevede che porterà l'Expo a Milano? "Potrebbe essere una grande risorsa, una vetrina per mettere in mostra la bellezza del nostro Paese. In realtà temo che scatenerà una corsa folle tra chi riuscirà a piazzare più cemento. Ma oltre a prendermela con gli architetti e il Comune, il vero mandante degli scempi, me la prendo anche con la gente, che ormai non protesta più. No, non vedo un bel futuro per Milano. Però, chissà... Potrebbero venir fuori delle persone. Degli intellettuali, degli artisti liberi. Sarebbe bello realizzare il sogno di Platone, una repubblica dei saggi". Quanta la responsabilità di Moratti e Formigoni? "I genitori del Frankenstein edilizio non sono solo loro. Anche a Roma c'è un vertice politico degenerato di cui fa parte Berlusconi ma anche Veltroni, che definì il mostruoso progetto del parcheggio sotto il Pincio la più importante operazione urbanistica di questi anni. E a Chicco Testa, ideatore di quella mostruosità che cancella la storia, adesso è rimasto solo il Chicco". A questo punto, scuote la testa il Molleggiato, "non mi meraviglierei se sinistra e destra fossero già al lavoro per realizzare un megaparcheggio sotto la laguna di Venezia". L'ecologia. Da sempre uno dei temi più cari a Celentano. In "Yuppi Du" precorre anche questo: dalle fontane di Marghera esce acqua nera e le uniche maschere che si vedono in giro per Venezia non sono quelle liete del Carnevale ma le spaventose antigas. Oggi le cose non vanno certo meglio, ma nessuno sembra interessato a fermare la catastrofe: "La Laguna continua a morire nell'indifferenza collettiva". E visto che i politici su tutti questi temi fanno orecchie da mercante bipartisan, ecco che Adriano, con i suoi ragionamenti strampalati solo in apparenza, fa da catalizzatore di un buon senso civico di cui la gente sembra essere più che mai affamata. Non a caso, sapendo della sua presenza, ieri sono sbarcati al Lido i comitati di "No Dal Molin" che contestano il progetto di ampliamento della base Usa di Vicenza e anche quelli di "No Mose", contrari alle dighe mobili in Laguna. Tutti uniti fuori dal Palazzo del Cinema a invocare il "leader" Celentano cantando in coro "Yuppi Du". Giuseppina Manin GUARDA Celentano a Venezia su www.corriere.it.

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Il premier a Napoli: "Il voto agli immigrati non è nel programma" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 2 Il premier a Napoli: "Il voto agli immigrati non è nel programma" di Gian Maria De Francesco Il Presidente del Consiglio: "Non c'è alcuna iniziativa legislativa su questo tema all'ordine del giorno". E sui teppisti nel calcio: "Non ci sarà tolleranza, lo Stato tornerà a fare lo Stato". Voto agli immigrati, dì la tua sul blog Napoli - Il diritto di voto alle elezioni amministrative per gli immigrati regolari da lungo tempo residenti in Italia non è "un tema in agenda" perché non è contenuto nel programma del Popolo della libertà. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, esclude qualsiasi possibilità di approvazione della proposta del leader del Pd, Walter Veltroni, e sulla quale il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mercoledì scorso si era dichiarato non pregiudizialmente ostile. "Questo tema non è nel nostro programma. Fini ha espresso un suo parere", ha spiegato il premier nel corso di una conferenza stampa a Napoli dove ha presieduto un vertice sui rifiuti in Campania. "Non mi risulta che la concessione del voto ai cittadini stranieri sia all'ordine del giorno del Parlamento", ha aggiunto ricordando che Maurizio Gasparri, "presidente dei senatori del Pdl, partito in cui An è confluita" aveva espresso analoghe valutazioni dell'apertura di Gianfranco Fini. Ma l'ottava visita napoletana del premier aveva ben altro scopo: verificare i progressi compiuti in Campania nella gestione del ciclo dei rifiuti a un mese e mezzo dalla fine dello stato di emergenza. "La grande difficoltà è alle spalle, e ora tutto procede per il meglio", ha esordito Berlusconi sottolineando che "eravamo con il fiato sospeso ma la Campania è rimasta pulita come era il 18 luglio". In Campania, ha assicurato, ci saranno in futuro discariche sufficienti per tutti i Comuni. Berlusconi, infatti, ha esaminato ieri la situazione di tutti i siti previsti per il conferimento dei rifiuti incontrando anche i sindaci di Andretta, Serre, e Terzino, ancora esitanti nel concedere il via libera. "Terremo conto di quanto ci hanno detto con “passione” e daremo una risposta a giorni", ha aggiunto Berlusconi precisando che "si dovrà verificare se vi sarà un accordo o se dovremo registrare delle rinunce e, pertanto, individuare dei siti alternativi". Il presidente del Consiglio ha tuttavia puntualizzato che "le discariche di oggi non portano alcun danno all'ambiente" e ha mostrato alla stampa un'immagine computerizzata relativa al futuro del sito di Chiaiano simile alla "montagnetta" di Milano. "Da cicatrici possono nascere parchi", ha concluso anticipando che a giorni sarà indetto l'appalto per il termovalorizzatore di Napoli, mentre la prima linea dell'impianto di Acerra entrerà in funzione già da gennaio. La presenza a Napoli non poteva sottrarre il premier dal pronunciarsi sugli episodi di violenza commessi dai tifosi della squadra di calcio. "Dispiace - ha rilevato - che per colpa di una minoranza violenta venga ancora deturpata l'immagine di Napoli". Il governo, però, continuerà a seguire la linea della tolleranza zero. "Contro i tifosi violenti - ha ribadito - seguiremo il metodo usato contro i rifiuti: lo Stato riprenderà a fare lo Stato e contro chi confonde il tifo col teppismo non avremo alcuna tolleranza". Perciò nessuna deroga al divieto di trasferte organizzate Berlusconi, che sul tema si è tenuto sempre in contatto con il ministro dell'Interno Maroni, intende però "copiare" qualche ingrediente della ricetta inglese che ha consentito di frenare le intemperanze degli hooligans. La lotta ai criminali dello sport, però, non deve penalizzare coloro che nel calcio investono come il patron partenopeo Aurelio De Laurentiis. "Non credo sia giusto ricorrere alla responsabilità oggettiva nei confronti della società Calcio Napoli", ha concluso. Incassato con soddisfazione il via libera Ue alla nuova normativa in materia di sicurezza e impronte digitali ("non avevo alcun dubbio, ero certo di questo responso"), Berlusconi ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema che lo avevano duramente criticato per la gestione del caso Alitalia. "Sono frasi che si commentano da sole, destituite di alcun fondamento", ha chiosato. Ma Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi e la visita di ieri non ha fatto eccezione. Il premier poco prima delle 14 ha invitato i suoi interlocutori a un pranzo nella storica pizzeria Brandi di via Chiaia. Cori e ringraziamenti per aver liberato Napoli dalla "monnezza" si sono susseguiti per tutto il tragitto. Durante il quale Berlusconi si è lasciato fotografare accanto a una coppia di giovani sposi suoi fan. "Mi raccomando, picchialo se fa il cattivo", ha scherzato con la neosposa. E al ritorno ha trovato in prefettura anche un vassoio con dieci granite, portate da un ambulante che voleva un autografo sulla maglietta del fratello, tifoso milanista. Infine, interpellato da un giornalista, il premier ha assicurato il suo impegno a favore del negletto Forum delle Culture di Napoli. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 1 Alitalia, sette giorni per l'intesa E gli esuberi scendono a 3.250 di Redazione Sette giorni per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre. Il clima, fanno sapere però le parti dopo l'incontro di ieri, è positivo nonostante i mugugni del leader Cgil. Tanto che Maurizio Sacconi può dire che l'offerta della Cai è "credibile e ambiziosa" e che "gli esuberi previsti dal piano sono meno del previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbero 14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, Sacconi: "Previsti 3.250 esuberi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)

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Economia Articoli correlati: *Epifani su Alitalia: "Premesse non buone per il rilancio" *Alitalia, Scajola a Marrazzo: "Ognuno faccia il suo mestiere" *Questione Alitalia: la Regione Lazio nella Cai? Guarda tutti i correlati.

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Paolo Maras (Sdl): <Non è un piano di vero rilancio> (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-09-2008)

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L'INTERVISTA Paolo Maras (Sdl): "Non è un piano di vero rilancio" Fr. Pi. Paolo Maras non è un sindacalista di professione. E' un assistente di volo in servizio attivo, ma ieri siedeva al tavolo delle trattative, con davanti i ministri e i candidati ad essere i suoi futuri datori di lavoro. E' uno dei coordinatori nazionali dell'Sdl, prima noto come Sulta. E' il piano che ti aspettavi? Sarebbe ipocrita dire il contrario. Di questo piano si è parlato da agosto in avanti e alla fine si è verificato che i numeri apparsi sui giornali sono stati sostanzialmente confermati, sia in termini di flotta che di perimetro aziendale. Rispetto al piano Air France, ci sono differenze significative? Ci potrebbero essere delle differenze, se la famosa "vocazione" ad operare in modo adeguato - sia sul medio che sul lungo raggio - venisse riconfermata davvero. Ci sembra che venga però abbastanza smentita. E' vero, ci sono numericamente dei collegamenti in più, ma veniamo anche da una situazione veramente asfittica. Banalmente, ci potrebbero chiedere: "cosa ti aspettavi? questa è una compagnia fallita". Il ragionamento è più complicato. Se le criticità che hanno portato Alitalia in queste condizioni - per non dire degli errori clamorosi di strategia industriale - sono la scarsa quota di mercato, la concorrenza low cost e l'assolutamente residuale attività di lungo raggio, allora la domanda legittima è: condividendo queste critiche, come mai si costruisce un piano - partendo da condizioni di assoluto vantaggio: un'azienda ripulita da debiti e zavorre - che ripercorre la stessa strada? Si prefigura forse un'attività pregiata sul territorio nazionale da offrire come appannaggio al famoso "partner straniero"? Il solito piano degli ultimi 15 anni... Francamente mi sembra che ci sia continuità L'unica differenza è nell'unificazione con AirOne, che aumenta la massa critica oltre la soglia pericolosa del 30% del mercato interno, cui si era scesi negli ultimi tempi. Con questa operazione ci si posiziona intorno al 55%, che dovrebbe consentire un potere contrattuale migliore, allineando una serie di costi con quelli dei competitori. Alitalia ha pagato fin qui prezzi superiori a quelli delle low cost. Le grandi compagnie di bandiera hanno quote "domestiche" anche superiori. Dipende dalle vocazioni. Nel caso di British Airways - circa il 25% - c'è una missione da polo di collegamento intercontinentale. Sul solo Nord America, con collegamenti diretti, raggiunge 21 città. Nel futuro della nuova Alitalia c'è l'obiettivo di appena 16 collegamenti sull'intero pianeta. Quanto tiene la ritrovata unità sindacale degli ultimi giorni? Ci sono delle articolazioni anche marcate. Appare impossibile non cogliere il dato che - per alcune sigle - c'è un consenso già assegnato al piano. Edulcorato da preoccupazioni che ogni sindacato deve mettere avanti: massima tutela per chi esce, garanzie di accompagnamento, ecc. Ma in un quadro che lascia trasparire l'accettazione di fatto dei confini posti dalla controparte.  Su che cosa vi rivedrete oggi? Sulle commissioni annunciate da Sacconi o ancora sul piano industriale? Noi stiamo a quanto promesso dal governo: un confronto vero, sia pure in tempi strettissimi. Riteniamo che il confronto sul "piano" non sia che all'inizio. Non significa che richiederà tempi biblici, ma un confronto è fatto di risposte alle critiche avanzate dal sindacato. Perché incidono anche sulle prospettive industriali. Quando ci sarà effettiva chiarezza su dimensione, prospettive, capacità operativa, allora parleremo anche di contratti. Il contrario sarebbe innaturale. Quando parliamo di "perimetro aziendale" stiamo parlando di carne e sangue della gente che lavora. Quindi i numeri detti da Sacconi... Li ha forniti soprattutto l'ing. Sabelli. Ma in modo talmente frettoloso e abborracciato da impedirmi francamente una valutazione compiuta. Se si parla di persone tocca invece avere chiarezza assoluta.

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Due alternative per Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)

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Oggi è Ven, 05 Set 2008 Edizione 185 del 05-09-2008 Se fallisce il Piano Fenice qualcuno dovrà portare i registri in tribunale Due alternative per Alitalia La Compagnia aerea italiana deve avere come priorità la ricerca e l'individuazione di un partner straniero che sia robusto ed affidabile di Maurizio Bonanni Si salvi chi può! Parlando di Alitalia che affonda (casse vuote e debiti insostenibili), le alternative sono davvero pochine. O passa il Piano Fenice di Passera & Co., oppure qualcuno dovrà pure portare i libri in tribunale, con tutto quello che ne consegue, in termini di mantenimento dei livelli occupazionali e delle residue speranze di tenere alto nei cieli il vessillo tricolore, anche se decisamente logoro e sbiadito, in quanto dovrà fare "merging" con qualcuno che voli più alto di noi... Ma, a conti fatti, anche l'opposizione non sembra più strillare così tanto e così forte, denunciando la vena millantatoria del Cavaliere, a proposito di una "soluzione italiana" per Alitalia, soluzione che pure oggi esiste, anche se, forse (anzi, di certo), non servirà a tenere in piedi una compagnia nazionale di bandiera, ma che, verosimilmente, rappresenta fin da ora un'alternativa imprenditoriale credibile, benché costellata da mille dubbi ed incertezze, che riguardano la fusione con Air One, la "multipolarità" e l'abbandono dell'idea di individuare uno o più "hub" sul territorio nazionale. Una cosa pare certa: grazie al coinvolgimento del Tesoro, per il contribuente italiano, alla fine, la bolletta sarà comunque salata, dato che si parla di 700 milioni di euro andati in fumo! E, poi: saranno davvero restituiti i 300 milioni di prestito fittizio? Per fortuna che a Bruxelles c'è Tajani a mettere qualche pezza. Il Governo, quindi, ha giocato la sua parte (politica). Inutile pretendere che ingerisca nelle questioni più squisitamente tecniche, come quella degli "hub", la cui eventuale definizione deve scaturire da altri ragionamenti a carattere privatistico sulla redditività dell'investimento (salvataggio/acquisto di Alitalia). Anche l'agognata "liberalizzazione" degli slot (più volgarmente: quella misura che consentirebbe di allargare ad altre compagnie concorrenti il mercato degli scali e delle tratte appetibili, come la Milano-Roma), non può che rappresentare un elemento fondamentale del piano di rilancio, che verrà deciso soltanto quando le tessere più importanti dell'accordo saranno sistemate nel complesso mosaico delle compartecipazioni. Politicamente, direi che Lega e Pdl stanno dando buona prova del loro senso di responsabilità, evitando pericolose fughe in avanti, anche perché si comincia a far sentire il rullare di tamburi dei piccoli scali aeroportuali del Sud, gravemente carenti di investimenti e di risorse fresche, oltre che penalizzati come creditori dal quasi(?) fallimento di Alitalia. Ma la cosa più importante, che tutti sanno da sempre, è costituita dalla ricerca di un partner straniero "robusto" ed affidabile (che non faccia da Mangiafuoco, però, sulle residue speranze di autonomia della nuova Compagnia..), senza il quale la "Cai", o chi per lei, non potrebbe sopravvivere, in un mercato altamente competitivo ed a "massa critica" elevata (nel senso della remuneratività delle rotte, degli scali, del costo dei carburanti e del personale di terra e di volo?). Dove guardare, quindi? Verso Air France, Lufthansa o British Airwais? L'unica soluzione, anche a mio avviso, è quella di mettere, in qualche modo, i nostri potenziali partners europei in concorrenza tra di loro, per spuntare il prezzo del miglior offerente, nella ricerca dell'indispensabile "socio". Ciò consentirebbe, infatti, di portare a casa un numero più elevato di posti di lavoro e, con questi, la pace sindacale, senza la quale qualsiasi iniziativa di salvataggio è destinata al fallimento! Certo, così come stanno le cose, British Airwais rappresenta un pretendente di peso. Con qualche controindicazione, però. Infatti, benché sia indubbio il suo obiettivo interesse a contrastare Air France nella conquista delle rotte mediterranee, è pur vero che una sua partecipazione minoritaria al pacchetto azionario della Cai le permetterebbe una lettura dall'interno dei libri contabili di Alitalia, per capire bene se ci sia stata o no violazione delle norme comunitarie sugli aiuti di stato, visto che British Airwais è già nel mirino dell'Antitrust di Bruxelles, per le sue alleanze australiane ed americane. Ma nessuno pensi di lanciare in alto la monetina facendo scegliere al caso o, ancora peggio, al "feeling" latino, a danno della "Perfida Albione" di sempre. Anche perché i tedeschi non intendono stare a guardare e tutto dipende da quanti nostri aerei, alla fine, solcheranno i cieli di tutto il mondo, continuando a portare a questo paese l'oro bianco (o multicolored) della manna del turismo internazionale.

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Il re sindacale è proprio nudo (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)

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Oggi è Ven, 05 Set 2008 Edizione 185 del 05-09-2008 Ha ragione Brunetta Il re sindacale è proprio nudo di Arturo Diaconale In passato sarebbe stato crocifisso e costretto a rassegnare in gran fretta le dimissioni. Adesso, invece, Renato Brunetta rimane saldamente al suo posto. E può tranquillamente registrare che contro la sua affermazione secondo cui sulla vicenda Alitalia si può anche fare a meno della concertazione con i sindacati, si sono avute solo poche proteste di maniera. Qualche dirigente sindacale ha parlato di "provocazione fuori luogo". Qualche isolato esponente della maggioranza, come Stefano Saglia di An, ha invitato il ministro a "mordersi la lingua" prima di parlare. Insomma, poco o niente. Al punto che la più decisa critica nei confronti di Brunetta è venuta da un corsivo de "La Stampa", il giornale controllato dalla famiglia Agnelli e diretto da Giulio Anselmi, grondante sdegno, condanna ed esecrazione per l'attentato compito dall'esponente di Forza Italia alla sacralità dei sindacati.ì La ragione di questa differenza del presente rispetto al passato è che l'affermazione di Brunetta sarà stata anche brutale ma ha colto perfettamente nel segno. Dei sindacati si può fare anche a meno. Perché non rappresentano più la maggioranza dei lavoratori ma solo la maggioranza dei pensionati. Perché la società italiana è profondamente cambiata rispetto all'ultimo trentennio del secolo scorso e non ci sono più le condizioni per consentire al sindacato di rappresentare il quarto potere effettivo dello stato. E, soprattutto, perché il movimento sindacale si è talmente adagiato nel suo ruolo politico da non sapere più svolgere il proprio mestiere originario. L'osservazione di Dario Di Vico secondo cui ai più forti sindacati di Europa come quelli italiani corrispondono i salari più bassi del vecchio Continente è fin troppo illuminante di quanto Cgil, Cisl e Uil possano essere caduti in basso. A Brunetta, quindi, si può forse rimproverare di parlare un linguaggio troppo crudo. Ma nessuno può rimproverare di essersi comportato come il bambino della favola e di aver osservato che "il re è nudo". Il vecchio potere di veto e di condizionamento che i sindacati avevano ottenuto da un potere politico debole, dai capitalisti privi di capitale ma assistiti dallo stato e soprattutto dalla comune convinzione che i costi dell'immobilismo sarebbero stati comunque scaricati sul debito pubblico, non esiste più. Al suo posto c'è l'esatto contrario. Cioè la consapevolezza generale che la crisi incalzante azzera veti e condizionamenti perché, come nel caso dell'Alitalia, pone come alternativa secca o la corresponsabilizzazione nei confronti dei sacrifici o la morte delle aziende e la scomparsa del lavoro. I vertici dei sindacati confederali (ma quelli di Cisl e Uil sono più avanzati e consapevoli di quelli della Cgil) possono anche rifiutare di prendere atto di questa realtà. E continuare nella difesa ad oltranza dei loro vecchi poteri nella speranza di far saltare gli attuali equilibri politici attraverso l'aggravamento e l'accelerazione della crisi. Ma corrono il rischio di perdere definitivamente il consenso dei lavoratori e di abbandonare del tutto la scena pubblica del paese. Viceversa, se si rendono conto della loro sostanziale ininfluenza, possono contribuire all'azione di risanamento e di rilancio dell'economia nazionale tornando a svolgere quell'azione di tutela concreta degli interessi dei lavoratori per cui sono nati.

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Quel labile confine tra la destra e la sinistra che non c'è (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)

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Oggi è Ven, 05 Set 2008 Edizione 185 del 05-09-2008 Al Governatore Pd piace la berlusconiana cordata per la compagnia Quel labile confine tra la destra e la sinistra che non c'è L'antiberlusconismo definisce tutto ciò che non è destra il resto è un catalogo vintage di Marco Taradash Il caso Marrazzo, la sua decisione di richiedere di partecipare alla berlusconianissima operazione Alitalia a nome della Regione Lazio che presiede in nome e per conto del PD, non è che l'episodio più recente di un serial politico che potrebbe intitolarsi "Lost". La protagonista è la sinistra italiana nel suo complesso, precipitata senza capirci molto nella Seconda Repubblica. Se i sopravvissuti della catastrofe aerea televisiva fuggono la nube nera che grava sulla loro isola per non guardare in faccia le paure e gli incubi della loro vita passata che essa contiene, la sinistra da quasi due decenni a questa parte sembra accecata da un fumo nero di memorie che la paralizzano o ne rendono scomposti i movimenti. E alla fine l'unico fattore unificante del suo partito egemone, il PD, sembra il potere che ancora la sigla permette di gestire. Cosa manca all'Italia per essere un paese normale? Ora che abbiamo finalmente una destra di governo, ci manca la sinistra. Qualche decina di anni fa la situazione era più semplice: per essere un paese normale all'Italia mancava tutto, persino il concetto di paese. Da una parte una sinistra legata a Mosca, dall'altra una destra che si definiva di centro e che aveva nel Vaticano il punto di riferimento politico e culturale. L'Italia del secondo dopoguerra non era uno stato occidentale come gli altri ma un contenitore di partiti che neppure si preoccupavano di dargli una fisionomia. Flaiano sintetizzò limpidamente la situazione sul "Mondo", annata 1956: "Abbiamo da una parte il forte partito comunista che ha per scopo di spiegarci, con un ritardo di dieci anni, quel che ci succederebbe se si instaurasse qui un governo comunista, come se noi non lo sapessimo. Oggi il comunista è un partito conservatore e reazionario, che non vuol fare rivoluzioni e si accontenta che gli altri partiti lo credano capace di farlo". Sull'altro versante c'era "Un partito confessionale-economico, talmente vasto che lo si potrebbe scambiare per la volontà degli italiani, se non sapessimo che a dirigerlo è una volontà che ha sempre avversata l'idea stessa di un'Italia libera... Un partito fortemente involuzionario". Oggi non è più così, a destra. Berlusconi ha creato un partito di destra occidentale, alle volte molto conservatore, alle volte un po' liberale, come tutti gli altri. A occupare lo spazio della sinistra c'è invece qualcosa di indecifrabile, che nessuno sa bene dove collocare. Intanto: dove sta la destra e dove la sinistra? Dipende. Dal punto di osservazione. Di fronte o di spalle? Rosy Bindi o Di Pietro? E qual è la fronte e quale la schiena? Per fortuna l'antiberlusconismo definisce oggi tutto ciò che non è destra, a parte Storace. Il resto è un catalogo vintage: un vecchio partito comunista guidato da un politico che può vantare come maggiore successo il rilascio di Silvia Baraldini dalle carceri americane; un nuovo partito della rifondazione comunista, attualmente senza guida, impegnato nella ricerca della nonviolenza attraverso il sostegno ai movimenti terroristi internazionali. Infine un nuovissimo e consistente Partito Democratico che cerca di trarre linfa dalla fusione dei rami attivi derivati dalla liquidazione delle "bad companies" comunista e democristiana. Oggi ci si interroga sul ruolo del suo leader, Veltroni. E' famoso per la sua ambiguità, per i suoi "ma anche". Vero, ma cos'altro potrebbe dire o fare il segretario di un partito la cui metà degli iscritti soffre di allergia per le idee, i costumi e gli inni ("l'internazionale" ? avete presente?) dell'altra metà, la quale disinteressatamente contraccambia? Se il nuovo poi sono i Calearo o i Colaninno, figure emergenti a sinistra (ma non vi viene da ridere?) stiamo freschi. Quel che pensa sull'Alitalia l'ex presidente dei giovani confindustriali e ora ministro ombra del Pd, Matteo Colaninno, lo abbiamo capito: "Tengo famiglia" (tradotto dalla lingua ombra). Di Calearo abbiamo conosciuto indirettamente il pensiero politico profondo tra le righe di un'intervista di Repubblica sempre sul caso Alitalia: "E' appena tornato dalle sue prime vacanze cubane e assicura che non ci ritornerà. Perché ? spiega - c'è di meglio del comunismo". Viene da pensare. Forse Calearo ha ritenuto suo dovere da "uomo nuovo" della sinistra recarsi a Cuba? Forse non sapeva che c'era il comunismo? Forse non sapeva bene cosa fosse il comunismo? Non c'è altra spiegazione. Tra i Calearo, i Colaninno e le ovazioni della festa democratica a Di Pietro con immediato contrordine compagni sulla riforma della giustizia, non sarebbe l'ora che qualcuno a sinistra trovasse il coraggio di passare attraverso il "fumo nero"?.

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L'A.d. della nuova compagnia offre ai sindacati 3.200 esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 05-09-2008)

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Oggi è Ven, 05 Set 2008 Edizione 185 del 05-09-2008 INIZIATA LA TRATTATIVA SI ANDRA' AVANTI FINO A GIOVEDì L'A.d. della nuova compagnia offre ai sindacati 3.200 esuberi di Alessandra Mieli E'cominciato un confronto serrato che tassativamente (sperano) si concluderà il prossimo giovedì. Il neo amministratore delegato di Compagnia Aerea Italiana (Cai), Rocco Sabelli, e il presidente Roberto Colaninno hanno iniziato a mettere le carte sul tavolo. Quest'ultimo, prima di incontrare i rappresentanti dei lavoratori, nella mattinata di ieri, è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Nel corso dell'incontro, presente fra gli altri anche il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, si sarebbe fatto il punto sulla vicenda Alitalia. I sindacati intanto si preparavano alla battaglia con l'obiettivo di ridurre gli esuberi sotto quota 4.500. E, stando a quanto a dichiarato dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il punto è stato raggiunto. La nuova Alitalia che metterà insieme le attività della vecchia compagnia e di Air One (insieme contavano 17.500 dipendenti) occuperà 14.250 persone, mentre gli esuberi saranno 3.250 addetti. Sacconi ha spiegato che 11.500 addetti sono riassunti attraverso il piano industriale, 700 arrivano dalla cosiddetta "zona grigia", 1.600 saranno gli addetti alla manutenzione e 450 quelli del cargo. Il piano Fenice, predisposto da Intesa SanPaolo, e illustrato dall'a.d. di Cai, Sabelli, punta a un fatturato di 4,8 miliardi e al pareggio operativo entro due anni. Cai ha una capitalizzazione iniziale di almeno un miliardo". Il valore complessivo della nuova flotta è stato poi indicato in 4,2 miliardi. La nuova Alitalia inizierà la propria attività partendo dalla quota di mercato di Alitalia e AirOne sul mercato domestico, valutata nel 56%. La flotta della nuova compagnia passerà dagli attuali 238 aeromobili di cui dispongono attualmente Alitalia e AirOne a 153 aeromobili nel 2009, per attestarsi a 158 nel 2013. Quanto alle destinazioni che raggiungerà la nuova Alitalia saranno complessivamente 24 nel mercato domestico includendo anche quelle che sono attualmente di AirOne. Saranno quattro le nuove basi in Italia: Napoli, Catania, Venezia e Torino. Lo scalo di Linate sarà dedicato esclusivamente alla tratta Roma-Milano. Quanto allo sviluppo nell'intercontinentale sono state indicate 16 destinazioni. Previsto anche il completo rinnovamento della flotta con 60 nuovi aerei nell'arco di 4-5 anni, per un valore complessivo di 2 mld di euro. L'obiettivo indicato da Sabelli è quello di "massimizzare le sinergie con AirOne, evitando sovrapposizioni, ed aumentando le rotte nel breve e medio raggio". La "newco" appositamente costituita "acquisterà dalla vecchia Alitalia 43 aerei per 772 milioni, accollandosi debiti per 522 milioni". Il documento, che potrà essere modificato in sede di trattativa fra la nuova società ed il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, prevede anche che "la newco" accenderà un nuovo finanziamento sull'unico aereo non ipotecato per circa 11 milioni". La nuova società dovrebbe quindi operare alla fine con 43 aerei di proprietà e 110 in leasing operativo. Ma la nuova flotta sarà costituita da 137 aerei nel 2009, per arrivare poi a 158 nel 2013. Nella nuova compagnia aerea non sono ricompresi cargo e manutenzione pesante, ha detto l'amministrazione di Cai, Rocco Sabelli aggiungendo che da valutare è il destino di servizi amministrativi, call center e It. Il resto rientra nel perimetro. Questi sono i primi numeri usciti dal confronto, ma i target del piano di salvataggio di Alitalia, indicati da Sabelli, "sono ancora troppo timidi" stando a quanto osserva il leader della Uil, Luigi Angeletti, sottolineando che "fatturato e passeggeri possono essere ulteriormente incrementati". L'illustrazione del piano, ha spiegato ancora il numero uno del sindacato di via Lucullo, "ha fugato alcune preoccupazioni: perché siano fugate per tutti, considero utile un patto esplicito in cui sia menzionato l'impegno dell'acquirente e degli investitori a mantenere l'investimento per un congruo numero di anni". Secondo Angeletti, a questo punto, "occorre lavorare in modo continuativo se si vuole provare a chiudere giovedì". Sul fronte finanziario bisogna annotare che, sospesa in Borsa da 4 mesi, Alitalia è destinata a non tornarci più se non tramite la quotazione di Cai. L'ultima seduta in cui il titolo è stato scambiato in Borsa è stata quella dello scorso 3 giugno. Lo stop alle contrattazioni era stato deciso in coincidenza con il conferimento del mandato all'advisor Intesa SanPaolo che, per decisione del Consiglio dei Ministri, comportava anche la sospensione degli obblighi di informazione al mercato. Prima della sospensione dalle contrattazioni di Piazza Affari, il titolo aveva vissuto per 2 mesi nel limbo. Ora i vecchi azionisti non potranno più scambiare il titolo rimasto in portafoglio, a causa della sospensione in Borsa. Anche se "i piccoli risparmiatori saranno tutelati", come ha dichiarato il Ministro Giulio Tremonti seppure con modalità che però restano ancora da definire. Tra le ipotesi l'assegnazione di warrant ai vecchi soci che potranno essere convertiti in azioni della nuova società. Un'operazione che comunque non potrà avvenire prima del ritiro dal listino il titolo della vecchia Alitalia.

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Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-09-2008)

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N. 212 del 2008-09-05 pagina 0 Alitalia, sette giorni per chiudere l'intesa di Gian Battista Bozzo Rocco Sabelli presenta ai sindacati il dossier Fenice: ok di Cisl e Uil. Il ministro Sacconi: gran parte dei lavoratori restano occupati. Bonanni sollecita garanzie per evitare scalate all'estero alla compagnia. La nuova compagnia sarà più piccola ma andrà ovunque Roma - Sette giorni, non uno di più, per chiudere l'intesa sindacale sul piano Fenice. I quattro protagonisti della trattativa Alitalia - cordata Cai, governo, sindacati, commissario straordinario - si lanciano in un negoziato non stop che dovrà concludersi entro giovedì 11 settembre. Un termine perentorio, senza possibilità di rinvii. Il clima, fanno sapere però le parti al termine dell'incontro di ieri, è positivo nonostante i mugugni di Guglielmo Epifani che era assente ieri dal tavolo al ministero del Welfare. Tanto che Maurizio Sacconi può dire che l'offerta presentata dall'amministratore delegato della Cai, Rocco Sabelli, è "credibile e ambiziosa" e che "gran parte dei 17.500 occupati stabili in Alitalia e Air One potranno ritrovare lavoro nella Nuova Alitalia. Gli esuberi previsti dal piano - aggiunge - sono meno del previsto". La nuova compagnia, più i servizi in outsourcing, avrebbe 14.250 addetti, con 3.250 lavoratori in eccesso. Protagonista della prima giornata di trattativa è stato il piano industriale illustrato da Sabelli. Il manager ha descritto la nuova compagnia in termini di aeroplani (che diventeranno 158 nel 2013, con l'acquisto di 60 apparecchi nuovi in quattro-cinque anni), rotte (65 le destinazioni complessive, di cui 16 intercontinentali), scali (con Linate che diventerà la base per la tratta Milano-Roma), una prospettiva di ritorno al pareggio di bilancio in due anni senza bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti. "Non siamo qui per fare una low cost - chiarisce Sabelli - ma per coprire le rotte a breve, medio e lungo raggio". La Nuova Alitalia raggiungerà una quota del 56% del traffico nazionale. Cargo e manutenzione pesante restano "fuori dal perimetro aziendale"; da valutare la sorte dei call center e dei servizi informatici. Quanto agli esuberi, è stato Sacconi a informare i sindacati che resteranno occupati 14.250 dipendenti, 3.250 in meno delle vecchie Alitalia e Air One messe insieme: 11.500 addetti, più 1.600 alla manutenzione e 450 al settore cargo che saranno gestiti in outsourcing; infine, 700 addetti ai call center e ai servizi informatici restano in una "zona grigia", non avendo il piano ancora deciso in proposito. Non dovrebbero invece trovare ricollocazione i contratti a termine. Prima dell'incontro al ministero del Welfare del piano Fenice hanno discusso, in una riunione mattutina che avrebbe dovuto restare riservata, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e i leader di Cgil, Cisl e Uil. Guglielmo Epifani, che non ha partecipato al vertice di ieri, annuncia per il pomeriggio di oggi la risposta della Cgil. Al termine delle quattro ore di confronto, i commenti sono per lo più improntati a un prudente ottimismo. "Tutto sommato non si parte con il piede sbagliato - commenta il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni -: siamo al di sotto di altre soluzioni prospettate mesi fa, ma questo non vuol dire che non faremo una verifica punto per punto". Bonanni chiede l'inserimento di clausole di salvaguardia per garantire l'italianità della nuova compagnia, impedendo scalate estere. Anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti, richiede un impegno esplicito di stabilità societaria. Per i piloti dell'Anpac è positivo l'atteggiamento del governo e dei prossimi azionisti, ma non è corretto l'abbandono del settore cargo e lo scarso numero di aerei destinati alle rotte intercontinentali. Da oggi pomeriggio si riprende a ritmo serrato, con commissioni che esamineranno le diverse questioni aperte. I tempi sono stretti, il commissario Fantozzi ha chiesto che tutto si concluda giovedì prossimo, perchè l'offerta Cai scade il 30 settembre. "Mi pare che i sindacati abbiano accolto il piano in modo costruttivo - commenta il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli - e sono quindi fiducioso che il negoziato si concluda rapidamente". Tutt'altra conclusione prevede Walter Veltroni: per il leader del Pd, "la vicenda finirà con l'Alitalia regalata dal governo a una grande compagnia estera". Mentre il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, non esclude che Bruxelles debba chiedere al governo chiarimenti sul decreto di salvataggio varato la scorsa settimana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia: protesta dell'Atitech (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)

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Colaninno dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-09-2008)

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Stampa il salvataggio Alitalia Colaninno dentro, Marrazzo sogna, Veltroni dice no Una corsa senza fine, rotolando giù verso il burrone. è l'immagine impietosa del Pd che stride di fronte al nuovo look di Alitalia. Già, la compagnia aerea che sembrava fallita o svenduta ai francesi di AirFrance-Klm riprende quota grazie al governo Berlusconi. Mentre un'altra compagnia, quella del "si può fare", precipita nel mare delle contraddizioni. Rotti gli argini, nel Pd ognuno si sente in dovere di affermare il contrario di ciò che un attimo prima aveva sentenziato il compagno di sventura (e di partito). Così questo clima di "si salvi chi può" riesce a far congelare il pensiero, spesso brillante, di uno dei migliori piloti del Pd come Pierluigi Bersani. "Solo per fare bella figura Berlusconi spende e spande i soldi dei contribuenti italiani. Tra i 5 miliardi di euro da dare alla Libia e i quelli buttati su Alitalia - afferma il ministro ombra del Pd - il premier si sta pagando degli spot con i soldi presi dalle tasche dei contribuenti italiani". Berlusconi vola alto, etichettando "prive di fondamento" le critiche avanzate dal Pd. O meglio. Parte del Pd. Niente da fare. Bersani atterra ancora fuori pista. "Per quel che mi riguarda se le battute sui costi della vicenda Alitalia sono prive di fondamento - ribadisce il responsabile economico del Pd - allora il presidente del Consiglio venga in Parlamento o mandi, finalmente, un ministro e si discuta davanti a tutti e fino in fondo". Fino in fondo. Proprio dove vuole sprofondare il Pd. Se Veltroni ha già definito la nuova Alitalia "una compagnia di bandierina" ecco allora sventolare all'orizzonte una velina dell'ex presidente del Senato, Franco Marini. "I sindacati hanno il diritto e il dovere di esaminare e approfondire il piano industriale - afferma Marini - ma poi, al punto in cui è arrivata l'Alitalia, per me devono cercare il punto di intesa. O c'è solo il fallimento". Fallimento. Proprio quello del Pd su Alitalia. E non c'è nemmeno bisogno di portare i libri in tribunale. Bastano le dichiarazioni dei suoi esponenti di spicco. Uno scossone lo ha dato Piero Marrazzo, annunciando la disponibilià della Regione Lazio ad entrare a far parte della nuova compagnia aerea italiana. Un fulmine a ciel sereno. Che ha scatenato l'ennesima tempesta. "Capisco la preoccupazione del presidente Marrazzo - tuona in un'intervista al Corriere della sera l'ex ministro per gli Affari regionali ed esponente del Pd, Linda Lanzillotta - ma non è con una partecipazione simbolica nella nuova società che si possono dare garanzie ai lavoratori". E ancora. "Il piano di AirFrance garantiva la concorrenza, questo nuovo non mi sembra". Ma Marrazzo tira dritto e rilancia: "Sulla filosofia della mia proposta Roberto Colaninno si è espresso positivamente". E che dire allora di Matteo Colaninno, altro ministro ombra del Pd, che si ritrova come azionista nella nuova Alitalia guidata dal padre? Legittimo da ogni punto di vista. Eccetto quello politico. In un contesto dove si può dire tutto e il contrario di tutto ha ragione anche uno dei maggiori esperti di trasformismo politico, il senatore del Pd Marco Follini: "La proposta di Marrazzo di far entrare la Regione Lazio nella cordata Alitalia è una spiegazione semplice e chiara delle ragioni per cui noi siamo all'opposizione e Berlusconi al governo. Nella gara delle furbizie è ovvio che il nostro destino è di arrivare sempre secondi". Forse troppo generoso. Questo Pd non è certo da podio.

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Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)

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Politica Italiana Pagina 107 Nuova Alitalia, si parte da 3250 esuberi Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo --> Sindacati pronti a trattare. Ma Epifani non si siede al tavolo Primo round tra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia. Illustrato alle nove sigle il Piano Fenice. ROMA Una base di 3.250 esuberi che potrebbe salire a 3.950. C'è, infatti, un punto interrogativo sul destino dei 700 lavoratori di call center, information technology e amministrazione di Alitalia. La trattativa sul piano Fenice della Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno è partita ieri al ministero del Lavoro con una dead line fissata dal ministro Maurizio Sacconi in giovedì prossimo, 11 settembre. APERTURA I sindacati, che hanno accolto l'illustrazione del progetto mostrando un'apertura di massima al confronto, intendono affrontare tutti i nodi senza scadenze e comunque preferiscono rimandare a oggi un giudizio più ragionato. Ma l'offerta della cordata di imprenditori reclutata da Intesa SanPaolo, advisor per la privatizzazione, scade il 30 settembre. E incombe il rischio di fallimento per la critica situazione finanziaria di Alitalia che a fine mese potrebbe avere una cassa ridotta a 30-50 milioni. Così, il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, non avrebbe alternativa a portare i libri in tribunale. Intanto, il Gruppo Banca Leonardo è stato nominato dal ministro Scajola esperto indipendente per compiere la perizia sugli asset che la Cai intende acquistare. I NUMERI Dai 17.500 lavoratori strutturali di Alitalia e AirOne (15.600 della prima e 1.900 della seconda) 14.250 saranno riassunti nel sistema Alitalia, cioè fra la newco e le società che assorbiranno cargo e manutenzione ordinaria che Colaninno punta ad esternalizzare, secondo quanto spiegato dal ministro del Lavoro. Entreranno nella nuova Alitalia in 11.500, ha indicato Sacconi all'avvio del tavolo con le nove sigle sindacali rappresentate dai leader (assente solo il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani) a cui hanno partecipato, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, i ministri Scajola, Matteoli, Ronchi, i vertici di Cai, Colaninno e l'amministratore Rocco Sabelli. Gli 11.500 potrebbero salire a 12.200 se Cai deciderà di includere i 700 di quella che Sacconi ha chiamato la zona grigia (call center, It e amministrazione, ricomprese in Az Servizi). Pochi rischi sembrano esserci per i 450 piloti del Cargo visto "il forte interesse" intorno all'attività mentre 1.600 lavoratori della manutenzione dovrebbero trovare una collocazione in un'altra società. IL MERCATO Per la nuova Alitalia c'è un progetto di leader domestico con una quota di mercato del 56%, con un network completo fra breve, medio e lungo raggio per 75 destinazioni con un totale di 153 aerei dal 2009. Lo scalo di Milano Linate diventerebbe city airport per il collegamento con Roma-Fiumicino e per la maggior parte delle 16 destinazioni intercontinentali si riaprirebbero le porte di Malpensa. Una prospettiva che alcuni sindacati hanno interpretato come tagliata più su un'alleanza con Lufthansa piuttosto che con Air France-Klm. PRIME REAZIONI Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, non si parte affatto con il piede sbagliato ma ogni nodo andrà affrontato singolarmente; gli esuberi sono meno di quanti previsti da Air France. E se per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti la trattativa non sarà facile, la leader dell'Ugl Renata Polverini vuole partire da 3.250 esuberi per scendere e comunque chiede la garanzia che ciascun lavoratore dovrà essere ricollocato anche perchè hanno un'alta qualificazione. E se l'assente Epifani ha annunciato che darà una risposta oggi (la trattativa riprende alle 15), il suo segretario confederale Fabrizio Solari ha ribadito che la situazione è complicata, c'è molto da fare; il piano ha una sua razionalità ma deve garantire che questo Paese sia collegato efficacemente con il resto del mondo. LA POLITICA Intanto, a livello politico, è nuovo duello, a distanza, tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema. Il premier liquida con poche parole le critiche che gli sono state mosse dall'ex ministro degli Esteri: "Si commentano da sole", dice. Ma soprattutto, aggiunge, "sono infondate". Diciannove ore dopo arriva così la replica a D'Alema che dal palco della festa dei Democratici (e poi di nuovo in giornata) ha definito l'operazione Alitalia come "grave e negativa" per l'alto numero di esuberi, fatta in barba alle regole di mercato e pronta a scaricare tutto il peso sulle spalle degli italiani. Non è vero, si inserisce il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, che i costi saranno pagati dai cittadini? "Alla fine - è la convinzione di Walter Veltroni - la regaleranno a una compagnia estera". "Tutta invidia", è la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Le accuse all'Esecutivo di voler mettere le mani nelle tasche degli italiani non stanno in piedi: "Il governo delle sinistre ha spinto ben oltre il 43% il prelievo fiscale sui cittadini - ricorda Bonaiuti - e parla ancora?".

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Voto agli immigrati? Non è in programma (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)

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Politica Italiana Pagina 107 Berlusconi contro l'apertura di Fini a Veltroni. Ultras: "Tolleranza zero, bisogna fare come gli inglesi" Voto agli immigrati? Non è in programma Berlusconi contro l'apertura di Fini a Veltroni. Ultras: "Tolleranza zero, bisogna fare come gli inglesi" --> NAPOLI Concedere il voto agli immigrati "non è nel nostro programma". Silvio Berlusconi, al termine della sua ottava visita a Napoli da Presidente del Consiglio, anche questa dedicata allo smaltimento dei rifiuti, boccia senza mezzi termini l'ipotesi avanzata da Gianfranco Fini. Quindi liquida sdegnato gli attacchi del Pd al piano Alitalia messo a punto dal suo governo: "Critiche destituite di ogni fondamento - le bolla Berlusconi - a cui non vale la pena rispondere". A Napoli infuria la polemica sulla decisione del Viminale di negare ai tifosi partenopei ogni trasferta per l'intero campionato. Su questo il premier annuncia il pugno di ferro, appoggiando esplicitamente la linea della "tolleranza zero" adottata dal ministro Roberto Maroni. "Dispiace prendere atto che una minoranza di irresponsabili deturpi l'immagine di una città. Ma anche su questo tema - sostiene - seguiremo il metodo usato per i rifiuti. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato: contro chi confonde il tifo con il teppismo non avremo nessuna tolleranza". Per porre fine al problema, è la proposta di Berlusconi, bisognerà seguire anche da noi la "ricetta inglese". "Là hanno sconfitto la piaga degli hooligans, potrebbe funzionare anche da noi". Giunto in tarda mattinata il premier incontra in Prefettura tre sindaci campani per discutere la costruzione di discariche nel loro territorio. Le posizioni, riferisce lo stesso premier, restano distanti, ma il dialogo continua: "Hanno esposto appassionatamente le loro ragioni e noi abbiamo espresso con passione le nostre. Daremo loro risposte ascoltando i pareri dei tecnici, ci rivedremo presto". Ma è solo un particolare. Per il resto, il Cavaliere è soddisfatto per come stanno andando le cose e non rinuncia a raccogliere l'applauso dei napoletani. A ora di pranzo decide di scendere a piedi dalla Prefettura e passeggiare tra la ressa dei fotografi e dei curiosi lungo via Chiaia. Prima di entrare nella pizzeria storica "Brandi", incassa l'ennesimo bagno di folla ed è lì che si fa fotografare con una coppia di sposi entusiasta. Torna in Prefettura, incontra l'ultimo sindaco, quindi alle quattro e mezza raggiunge Palazzo Salerno, quartier generale della struttura guidata dal sottosegretario Guido Bertolaso, per una conferenza stampa. "Napoli - esordisce soddisfatto - è una città pulita. Tutto procede secondo programma", dallo smaltimento, alle gare d'appalto per la costruzione degli impianti, sino alla campagna di sensibilizzazione per diffondere la raccolta differenziata. "Le grandi difficoltà - assicura - sono alle nostre spalle. Ora però questa esperienza napoletana può e deve essere monito per le altre regioni. Resta comunque la nostra soddisfazione e il nostro ottimismo per i risultati ottenuti. Ci sono resistenze da parte delle popolazioni locali, assolutamente prevedibili. Tutti vorrebbero avere vicino casa un parco e non una discarica. Però questi nuovi impianti non portano alcun nocumento all'ambiente. In più dalle cicatrici possono nascere dei parchi". Infine Berlusconi dice la sua sulla polemica politica a seguito dei fatti di domenica scorsi, sposando la linea dura del Viminale: "In questi giorni sono stato costantemente in contatto con il ministro Maroni e posso dirvi che tutto sta andando nella giusta direzione, con il divieto per l'intera stagione alle trasferte organizzate dei tifosi napoletani". Ciò, aggiunge, non vuol dire però che i singoli non possano seguire la loro "squadra del cuore".

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E venne il giorno del Molleggiato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-09-2008)

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Spettacoli Estate Pagina 11003 E venne il giorno del Molleggiato Celentano a Venezia spara su tutti: omicidi bianchi, Alitalia, Pincio --> Celentano a Venezia spara su tutti: omicidi bianchi, Alitalia, Pincio DAL NOSTRO INVIATO SERGIO NAITZA Venezia. E venne il giorno del Molleggiato. Atteso come un Messia, paragone che l'interessato non disdegna. E infatti dice: "Mi piacerebbe fare un film sulla resurrezione di Gesù: è una idea, chissà". Il look è quello di sempre: occhiali scuri, camicia nera aperta sul petto dove dondola un crocefisso d'oro. Il tempo per la conferenza stampa è di mezz'ora, uguale per tutti. Basterà? gli chiede il moderatore. "Uhm - balbetta - se considerate che 25 minuti sono di pause, forse è poco". La platea ride. Adriano Celentano è di ottimo umore, lo si capisce dal sorriso equino che dispensa, e dal fatto che alla Mostra di Venezia lo trattano - giustamente, perché lo è - da star. Ha l'onore, questo pomeriggio, di consegnare il Leone alla carriera a Ermanno Olmi ("Scrivono che siamo una strana coppia, non direi, la pensiamo allo stesso modo"); e soprattutto presentare la versione restaurata di Yuppi Du , il film che girò proprio a Venezia nel 1975 e che adesso il festival propone come evento speciale. La ragione la spiega il direttore Marco Muller: "Oltre alla gioia di avere Celentano, il suo film rappresenta la molteplicità di linguaggi espressivi che è obiettivo della Biennale". Aggiunge due parole sulla modernità di Yuppi Du e sulla sua attualità: "È stato il primo a parlare, 33 anni fa, di morti sul lavoro". E subito legge un messaggio del presidente della Repubblica Napolitano che ringrazia il Molleggiato per ricordarci questo triste e tragico problema. Adriano alza un bicchier d'acqua e fa un brindisi a Graziano Alonso. Si chiedono tutti: chi è? "Stavamo su una zattera, nelle acque gelide del Ticino, era marzo. Sopra c'eravamo io, Charlotte Rampling, alcuni della troupe, la macchina da presa. Per uno sbilanciamento improvviso la zattera si rovesciò, finimmo in acqua. Per Graziano non ci fu niente da fare. Yuppi Du è dedicato a lui", e solleva il calice commemorando la "sua" morte bianca sul set. Problema che lo angustia. Ogni volta che legge una notizia "resto sconvolto, mi prende un senso di scoraggiamento". Di chi la colpa? "Dei datori di lavoro, quelli per i quali la vita di un uomo non ha valore. E degli stessi operai quando se ne infischiano delle norme di sicurezza". È una miccia a combustione lenta. Da un momento all'altro tutti si aspettano che esploda il Celentano polemico, provocatore. Il sermone politico-ecologico è nell'aria. Ancora qualche domanda sul film. " Yuppi Du non invecchia - dice - è strano, naif, fra vent'anni sarà ancora attuale. Ma è solo fortuna, non avevo calcolato nulla". Una sulla scelta della Rampling. "L'avevo vista ne Il portiere di notte ma è stata Claudia Mori a consigliarmela e a insistere. La incontrai, lei si innamorò subito del copione". Il Celentano predicatore stenta a spuntare, magari alla Mostra gli hanno messo le briglie e lui - che ha ogni tributo - non vuole rompere le uova nel paniere. Nel suo cinema, gli chiedono, c'è una influenza di maestri come Germi e Festa Campanile che l'hanno diretta? "Io prima d'essere originale, copio. Ricordo che al cinema mi affascinava Clarke Gable, e rifacevo i suoi movimenti, il suo modo di parlare. E che dire del tip tap di Fred Astaire? C'è sempre qualcuno che arriva prima di te, l'importante è che lo superi". Sembra che giri moscio l'incontro stampa. Celentano parla del rapporto musica e cinema, "sono due grandi amori che si compensano, del resto quando recito io canto e quando canto, recito". E sul restauro, per il quale ringrazia Sky che l'ha finanziato (la prima tv andrà in onda venerdì 12 settembre alle 21), dice d'aver solo aggiustato il montaggio della scena dei fiammiferi ("perché doveva dare di più l'impressione che Charlotte fosse un fantasma") e aggiunto qualche musica. Forse, come merce di scambio, farà qualcosa sul satellite. "Mi piacerebbe, con Sky c'è un'intesa ma non chiedetemi cosa, non lo so neppure io". Poi basta una domanda apparentemente fuori luogo - cosa pensa della crisi Alitalia - ed eccolo il predicatore, l'opinionista che spesso ha mandato in crisi la Rai quando nei suoi programmi predeva il microfono, non per cantare ma per arringare. "Trenta anni fa mai avrei pensato che un colosso come Alitalia potesse crollare, ma la mia risposta al problema è solo commisurata al grado di ignoranza che mi distingue". Riveste i panni da "re degli ignoranti", Celentano e la butta sul politico dichiarato: "Ho dubbi che questa nuova cordata sia pura, sento risuonare il grido d'allarme di Yuppi Du . E sento che se gli imprenditori interessati fanno uno scambio con la politica, cioè si prendono commissioni sull'Expò di Milano o le concessioni sulle autostrade, va male. E ci sono segni che questi non siano solo sospetti". È il primo affondo politico di Adriano, che adesso riparte con la crociata del ragazzo della via Gluck, quando cantava "là dove c'era l'erba ora c'è una città". Il mirino è su Roma. "Si parla del Colle del Pincio, dove vogliono costruire un parcheggio per 700 auto. Chi sono gli inventori di questa mostruosità?". Si concede una battuta: "C'è Chicco Testa, ma dopo questa trovata ha perso la testa ed è rimasto solo un chicco". Ecco la sferzata. "Questo è il risultato di un vertice politico degenerato, che non è solo Berlusconi ma ci metto dentro anche Veltroni che sostenne, quando era sindaco, l'operazione Pincio. Allora Alemanno si oppose e ora che è primo cittadino di Roma ha cambiato idea". Ipotizza una specie di segreto patto fra maggioranza e opposizione. E dice, senza voler cadere nel paradosso: "Non mi stupirei se destra e sinistra facessero un megaparcheggio sotto la laguna, qui a Venezia". Mica è finita. La sua Milano "è peggiorata, Formigoni e la Moratti sono i genitori di un Frankenstein. Chissà cosa accadrà con l'Expò: potrebbe essere una risorsa se vendesse la bellezza dell'Italia". Vede dappertutto una corsa sfrenata al cemento "ma io non protesto con i politici o con i Comuni che sono i loro mandanti, me la prendo con le persone normali che non protestano". E contro il brutto che avanza propone un governo di intelligenze che si mettono insieme, "come Platone che voleva i filosofi, i saggi al potere: oggi sarebbe divertente". Il Celentano show è alla fine. Lui avrebbe anche continuato, "tanto sono vostro ospite". Resta il tempo per una lode a Venezia, "la città più bella del mondo, lo spot più grande contro il brutto. È la mia amante, perché la moglie ce l'ho già". E quando, dopo aver firmato autografi scompare dietro le quinte sembra alzare le spalle e aprire le braccia nel gesto stravagante e polemico di Yuppi Du .

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Alitalia: "L'operazione non ha i requisiti di mercato" (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

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Alitalia, il pasticcio degli esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi il chiarimento con i sindacati. Intervista a Scajola: Moratti stia tranquilla, Malpensa e Linate saranno rilanciati Alitalia, il pasticcio degli esuberi Sacconi: via in 3250, ma non conta i precari. Scuola, a casa 87 mila insegnanti E' giallo di cifre sugli esuberi di Alitalia: il ministro Sacconi parla di 3250 lavoratori da ricollocare, mentre i sindacati replicano che ha dimenticato migliaia di contratti a termine. La nuova società non avrà più di 14.250 dipendenti. Nel giorno dei tagli, dal governo ne arrivano altri per la scuola: 87 mila insegnanti in tre anni non saranno riconfermati, annuncia il ministro Gelmini. E Scajola replica alla Moratti con un'intervista con "La Stampa": Linate e Malpensa non saranno penalizzati. Barbera e Baroni ALLE PAG. 2 E 3.

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