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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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T ARTICOLI DEL  31-10-2008      #TOP


 

Il Lodo Letta

 

 


Report "Alitalia 2"

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (55)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Voglia di leggerezza con Gerry Scotti ( da "EUROPA ON-LINE" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E D I P E N D E N T E Voglia di leggerezza con Gerry Scotti STEFANIA CARINI Dopo Alitalia e le banche Pare ormai che le vicende di questo paese servano da scaletta per i vari talk show. È giusto così, perché almeno stanno sul pezzo, cavalcano l?onda, seguono l?agenda. Eppure la sensazione è di una replica continua, in cui tutti dicono le stesse cose e nessuno approfondisce nulla.

È scontrotra Cai esindacati ( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È scontrotra Cai esindacati alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi 31/10/2008

Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna ( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna la proposta d'acquisto va presentata entro oggi Rotta la trattativa sui contratti. Le parti convocate a Palazzo Chigi Roma. Ancora un colpo di scena nella telenovela infinita di Alitalia. Dopo un brusco stop notturno del negoziato tra Cai e sindacati, scatta l'ennesima corsa contro il tempo per traghettare la compagnia aerea oltre l'

Servono proposte bipartisan, non propaganda ( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: una ricerca di mediazione simile a quella che ha interessato Alitalia. Evidentemente la scuola suscita meno "passioni". Segno del "tempo corto" che ci caratterizza. La scuola non produce reddito, anzi è un costo; non offre riscontri immediati (in netto contrasto con la cultura del "tutto e subito"); richiede che si rinunci a qualcosa (principio estraneo all'etica pubblica corrente)

Una lezione ai supermanager di Wall Street (finalmente) ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi -

scuola, le piazze della protesta roma paralizzata: siamo un milione - mario reggio ( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ici e l´affaire Alitalia. E in piazza del Popolo? «Una manifestazione mai vista - ha affermato Guglielmo Epifani - la prossima volta dovremo scegliere una piazza più grande. Il governo avrebbe fatto meglio a dire: abbiamo bisogno di soldi e tagliamo scuola e università, anziché camuffare l´operazione come se fosse una riforma.

Alitalia, Cai rompe con i sindacati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia in condizioni di poter servire il Paese», ha detto il presidente di Autostrade e Atlantia, «noi possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere.

Sulla continuità pende la decisione del Tar del Lazio ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che potrebbe sospendere il ritorno di Alitalia sui voli da Cagliari per Roma e Milano. Secondo i legali di Meridiana, Alitalia avrebbe una licenza provvisoria di sei mesi, mentre le compagnie dovranno volare sulle rotte per 12 mesi consecutivi, e non avrebbe i prescritti coefficienti di «regolarità e puntualità», né un'adeguata solidità finanziaria.

Rutelli congeda la legge-truffa e dice: <Andiamoci piano coi referendum> ( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, a pagar pegno su qualcosa che pensava gli desse rendita, cioè la scuola, e con una tempesta molto più pronunciata sull'economia reale. Ha preferito togliere dall'agenda almeno un motivo di malcontento. Forse per la prima volta in questa legislatura è stata la maggioranza a costringere Berlusconi al dietrofront.

Governo. Rispunta la norma salva-manager ( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: manager Era sparita dal decreto Alitalia, dopo la presa di distanze del ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Ora la contestata norma salva-manager, rispunta in un altro provvedimento, presentato alla Camera dallo stesso Governo. A denunciare il gioco di prestigio è l'opposizione, in modo particolare alcuni parlamentari di Italia dei Valori,

Sabelli fa saltare ancora il tavolo tra Cai e sindacati ( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Da discutere la stesura dei contratti di lavoro dei dipendenti della nuova Alitalia. Le linee guida erano state già negoziate e sottoscritte, un mese fa, a Palazzo Chigi, ma qualcosa è andato storto. A lasciare il tavolo del negoziato e dunque a interrompere formalmente la trattativa è l'amministratore delegato di Cai-Compagnia aerea italiana, Rocco Sabelli.

Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana ( da "Unita, L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana La trattativa Alitalia si era arenata a pochi metri dal traguardo. I sindacati accusano Cai di essersi sottratta al confronto. Oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta vincolante d'acquisto.

Salvamanager il ritorno: Peggio della precedente ( da "Unita, L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Peggio della precedente» Uscita dalla porta (decreto Alitalia) la «salvamanager» rientra dalla finestra (ddl delega sulle crisi aziendali). La denuncia è di un nutrito gruppo di senatori Pd, Idv e Udc. Chiedono a Tremonti, che aveva minacciato le dimissioni se la disposizione non fosse stata cancellata, di riferire urgentemente in Parlamento.

A Imperia ragazzi e prof fianco a fianco ( da "Stampa, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E lancia una provocazione: «Valgono più i piloti di Alitalia o la scuola pubblica?». Aggiunge la collega Alda Ramondo: «In classe insegniamo a dare il buon esempio, invece i politici "tagliano" risorse, partendo dalla scuola e non dai loro privilegi». Poco prima che il corteo parta da piazza Bianchi fervono i preparativi per gli striscioni.

Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino ( da "Stampa, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, accordo appeso a un filo Contratto statali, il sindacato si spacca Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino Sì da Cisl e Uil alla proposta Brunetta Ma la Cgil va allo scontro: sarà sciopero Giovannini Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle famiglie.

Palazzo Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo nell'euro ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 autore: di ANTONELLA BACCARO categoria: REDAZIONALE Economia ALITALIA Palazzo Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo nell'euro di IVO CAIZZI A PAGINA 35

Conti, pressing del premier e trincea del ministro ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: su Alitalia è stata a un passo dalla rottura: «Sono travolto dalla quotidianità». Ed è una frase emblematica, che lascia trasparire i timori di Berlusconi, desideroso di impostare progetti per il prossimo futuro, avendo la consapevolezza che i segnali di «aziende che iniziano a non pagare», e di «società che hanno chiesto alle banche di allungare i tempi per rientrare dai debiti»

Walter tesse la tela che il duro Guglielmo strappa ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Colaninno e il leader della Cgil hanno stretto lì l'accordo sull'Alitalia. Il segretario Pd lo ha fatto poi sapere per respingere le critiche di chi lo dipingeva come il burattinaio di Epifani il massimalista. Ma tanta pubblicità non è piaciuta al leader della Cgil il quale ha confidato a un amico sindacalista di essere «arrabbiato».

Alitalia, sindacati pronti a riprendere il confronto ( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Alitalia, sindacati pronti a riprendere il confronto «Ma non accettiamo ultimatum». Cai: «A certe condizioni non si può andare avanti»

ROMA - Un vertice fra Roberto Colaninno, Rocco Sabelli, Corrado Passera e Gaetano... ( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sul tavolo dei grandi capi della Nuova Alitalia ci sarebbe anche la possibilità di ritirare per la seconda volta - dopo quella del 18 settembre sempre a causa dei dissidi coi sindacati - l'offerta. Sembra che al cda odierno possa essere chiesto di prendere altro tempo, anche se verrebbe fissato un nuovo termine a breve.

ROMA A queste condizioni non si può andare avanti , Cai spiega così la... ( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spiega così la decisione di abbandonare il tavolo di confronto sulla definizione dei nuovi contratti Alitalia. Replicano i sindacati: «Quella di Cai è stata una decisione unilaterale. False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento le voci secondo le quali noi avremmo rifiutato di sottoscrivere i contratti a causa della mancata definizione delle agibilità sindacali.

Ieri si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti bloccati sul raccordo intasa... ( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è che davvero la corposa manifestazione di ieri - che continua un ciclo cominciato con la vertenza Alitalia - non appare un epilogo, ma la premessa per nuovi giorni di disagi. Le mobilitazioni degli studenti infatti non si fermano. Sintetizza il comandante della Polizia municipale di Roma, Angelo Giuliani: «Il guaio è che appare difficile programmare.

Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati ( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati La cordata italiana esita di fronte al prezzo fissato dall'advisor (un miliardo di euro). Solo Cisl, Uil, Ugl e Filt-Cgil si dicono disponibili a firmare contratti diversi da quelli concordati PAGINA

La salvamanager ritorna alla Camera ( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e,

In quattro a Canossa ( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA La Cai abbandona le trattative coi sindacati. Poi il voltafaccia confederale In quattro a Canossa Fr. Pi. Oggi scade il termine per la presentazione dell'«offerta vincolante» per l'acquisto di Alitalia. Ma la Compagnia aerea italiana (Cai) - la «prestigiosa cordata» di imprenditori indigeni voluta da Berlusconi -

Un acquirente finto fin dall'inizio ( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: padrone di quella AirOne che secondo molti soci è sopravvalutata (300 milioni) in vista della fusione con Alitalia. Fin qui, niente di eccessivamente strano. Poi però si viene a sapere (dal Sole24Ore) che gli advisor incaricati di stabilire l'attuale valore di mercato di Alitalia - Banca Leonardo e Rothschild - avrebbero fissato un prezzo tra i 900 milioni e il miliardo.

Gli Usa promuovono qualità e competenze di Az Servizi ( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: assetto proprietario definitivo l'attività di Alitalia prosegue almeno dal punto di vista industriale. Anche con ottimi risultati. Il 23 ottobre scorso, infatti, la società Alitalia Servizi ha ottenuto dall'Autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il rinnovo della licenza di manutentore aeronautico FAR-145.

La nuova rottura della trattativa tra Cai e le forze ... ( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dalla crisi Alitalia «è una pessima notizia per migliaia di lavoratori, in gran parte di Roma e provincia, e per altre decine di migliaia impegnati in un indotto strategico per il Lazio». Così il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, secondo cui «a pochi giorni dal termine fissato per la chiusura del negoziato riteniamo non ci sia davvero più spazio per rinvii e tatticismi»

alitalia, il governo torna in campo - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia, il governo torna in campo Cai e sindacati convocati oggi a Palazzo Chigi dopo l´ultimatum dell´azienda LUCA IEZZI ROMA - «Sapete cosa ha deciso l´assemblea di Cai e sapete qual è la condizione, domani è il 31». L´ultimatum ai sindacati di Alitalia è stato lanciato ieri sera dall´ad di Intesa Sanpaolo,

"tra berlusconi e il paese idillio finito nel pd si deve aprire una nuova fase" - massimo giannini ( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell´Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c´erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese.

le opposizioni: "rispunta il salva-manager" ( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: introdotta di soppiatto nel decreto Alitalia, poi cancellata per via dello scandalo. Disse Tremonti, al Senato, il 10 ottobre «o si toglie o me ne vado». Ma ecco che l´articolo riciccia. L´occasione è il disegno di legge, firmato dal ministro per le Attività produttive Scajola, che rimaneggia le norme per gestire le grandi imprese in crisi,

IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 31 pagina 26 IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia di Redazione Gemina torna a scendere a Piazza Affari, appesantita dal nuovo stop alla trattativa tra Cai e sindacati sui nuovi contratti Alitalia. Il titolo della società che controlla Aeroporti di Roma ha perso il 3,69%, a 0,438 euro, dopo aver segnato un minimo di 0,42.

Cisl e Uil firmano l'accordo La Cgil no: "Sciopero generale" ( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Sindacati e vertici Cai convocati a Palazzo Chigi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.

È scontro tra Cai e sindacati ( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È scontro tra Cai e sindacati Alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi LOMBARDI >> 13 31/10/2008

<Nuova salva manager Tremonti si dimetta> ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: già introdotta nel decreto Alitalia e successivamente ritirata dopo le proteste dell'opposizione. La misura sarebbe contenuta nel ddl di riforma della legge Marzano sulle grandi imprese in crisi. Nella mozione, primo firmatario proprio l'ex sottosegretario, i rappresentanti di Idv, Pd e Udc vogliono infatti sapere dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti quali siano «

Il vertice con Passera e la tenuta della cordata ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia al commissario straordinario, Augusto Fantozzi. D'altra parte c'erano da aggiornare diversi file: i malumori proiettati da una parte della cordata, a partire dal fondo Clessidra di Claudio Sposito, anche se già nelle ultime settimane erano emersi diversi imprenditori pronti a entrare e ad allargare la compagine dei 16 soci originari.

Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il nodo della valutazione degli asset Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati Epifani non andrà con Bonanni e Angeletti. Il no dei piloti. Colaninno: senza accordo salta tutto Gianni Letta avrebbe spiegato ai «confederali» che non ci sono margini per riaprire le trattative ROMA —

<Salvano le banche, noi no> ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: «La soluzione per Alitalia c'è: la nazionalizzazione ». Lo pensa Antonio Amoroso, leader della Cub-Trasporti, sindacato di base ( nella foto una manifestazione). S'ispira al modello Gordon Brown? «Macché, noi questa idea per Alitalia l'avevamo proposta già nel 2004».

Il salotto di Trieste e i tre uomini d'oro ( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per esempio nessuno di loro è entrato nella Cai per Alitalia) e non sono «silenti », nel senso che intervengono nei consigli e sono attenti alla governance. A loro dunque si guarda anche per le partite che si giocheranno sugli assetti Generali nei prossimi mesi. Anzitutto c'è il 3,6% che Unicredit si prepara a cedere a investitori istituzionali, italiani ed esteri,

La <salvamanager> ritorna alla Camera ( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e,

Alitalia, il Governo torna in campo ( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stampa oggi il cda della cai Alitalia, il Governo torna in campo A far decollare la compagnia Alitalia, rimasta chiusa ancora nell'hangar delle discussioni tra sindacati e Cai, scende in campo, per l'ennesima volta, campo Palazzo Chigi. I vertici di Compagnia aerea italiana e i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, delle associazioni dei piloti Anpac e Up,

Statali, firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la situazione di Alitalia, con tre confederali, contandoci l?Unione guidata da Renata Polverini, disponibili al confronto. Solo che questa volta con il fronte del sì c?è anche la sigla autonoma più forte. Circostanze che non hanno scalfito la linea dura della Cgil, tanto che la sigla degli statali di sinistra ha subito avviato le procedure per «

Consiglio ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 10-31 pagina 21 Consiglio di Redazione Restano ormai solo poche ore per riaprire la trattativa: oggi pomeriggio si terrà il consiglio di Cai, che dovrebbe varare l'offerta vincolante da presentare al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

PER L'OPPOSIZIONE PUNTA A SALVARE DAL CARCERE MANAGER COME TANZI, GERONZI E CRAGNOTTI, ACCUSATI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per il Pdl, «riguarda solo i commissari nominati dal governo». È di nuovo querelle alla Camera sull'emendamento salva-manager, introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia e riproposto nel disegno di legge delega per il riordino della legislazione sulle crisi aziendali.

A DESTRA UN AEREO ALITALIA IN FASE DI ATTERRAGGIO IN BASSO IL PRESIDENTE DI GEN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A destra un aereo Alitalia in fase di atterraggio In basso il presidente di Generali Antoine Bernheim

ROMA. LA RISPOSTA ARRIVERà NEL POMERIGGIO DI OGGI. ALLE 15 INIZIERà LA RIUNIONE DEL PRIMO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisto della parta sana dell'Alitalia sarà presentata e come. Un fatto è certo, nessuna proroga, il commissario Fantozzi lo ha detto e ridetto: la scadenza resta fissata alla mezzanotte del 31 ottobre, ovvero stanotte. È mai possibile che arrivati all'ultimo centimetro della pista del decollo, Cai tiri il freno a mano e blocchi l'aereo?

GIUSY FRANZESE ROMA. ALITALIA DI NUOVO NELLA BUFERA. A POCHE ORE DALLA SCADENZA FISSATA DAL COMMI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia di nuovo nella bufera. A poche ore dalla scadenza fissata dal commissario straordinario Augusto Fantozzi per la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto da parte di Cai, il destino della compagnia di bandiera rimane avvolto da una fitta nebbia.

LUISA MARADEI ROMA. SARANNO RICEVUTE OGGI ALLE 12 DAL GUARDASIGILLI ANGELINO ALFANO LE DITTE CHE ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: emendamento introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia che avrebbe salvato dal carcere manager come Calisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti, accusati di bancarotta fraudolenta. Una norma stralciata dopo le contestazioni che avevano spinto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il 9 ottobre scorso, a dire «o me o la salva-manager» e che viene riproposta,

Le riforme sbagliate ( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dall'eliminazione dell'ICI alla detassazione degli straordinari nel privato, fino all'attivismo di fronte alla crisi dei mercati finanziari) e che ha sempre governato con un occhio ai sondaggi, non s'illuda: su Universita' e scuola, se le opposizioni dovessero risorgere dal loro letargo, potrebbe perdere - clamorosamente e pesantemente -

Ultimatum Alitalia: Letta, 'siamo vicini al baratro' ( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Articoli correlati: *Alitalia, Cai: "Se i sindacati non firmano, per noi la partita e' chiusa" *Cai: varato aumento di capitale e nominato CdA *Anno nero per Air France, ma resta la proposta per Alitalia Guarda tutti i correlati

Alitalia, ecco quelli che hanno rifiutato la Cai ( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stampa il caso Alitalia, ecco quelli che hanno rifiutato la Cai C'è una lista di imprenditori coinvolti nel salvataggio di Alitalia che circola nei corridoi di Palazzo Chigi di cui nessuno vuole fare parola. Contiene i nomi di chi ha detto no a Berlusconi quando Bruno Ermolli stava cercando di mettere insieme la cordata per salvare la compagnia.

Delitto di leso Grillo ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro.

Cai non presenta l'offerta, poi riapre Piloti e assistenti: "No al lodo Letta" Berlusconi ottimista: "Si salverà" ( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera,

Bin Laden prepara un'altra sorpresa elettorale? ( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi -

La Cai presenta l'offerta vincolante Piloti e assistenti: "Non firmiamo" ( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le cinque sigle autonome dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia, Anpac, Unione piloti, Avia, Anpav e Sdl non torneranno a palazzo Chigi per firmare i contratti e i criteri di selezione per il personale della nuova Alitalia. Lo riferiscono fonti sindacali Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte,


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Voglia di leggerezza con Gerry Scotti (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

L A T E L E D I P E N D E N T E Voglia di leggerezza con Gerry Scotti STEFANIA CARINI Dopo Alitalia e le banche Pare ormai che le vicende di questo paese servano da scaletta per i vari talk show. È giusto così, perché almeno stanno sul pezzo, cavalcano l?onda, seguono l?agenda. Eppure la sensazione è di una replica continua, in cui tutti dicono le stesse cose e nessuno approfondisce nulla. Soprattutto, il conduttore di ogni trasmissione è ormai ridotto a un domatore tra destra e sinistra. Non è mai una guida capace di trovare il bandolo della matassa. Spesso la verità sta nel mezzo, ma questo mezzo cui dovremmo essere condotti è inavvicinabile per incapacità del nocchiero. Nessuno pare preparato sulla materia, e rimanderei un po? tutti al prossimo appello. Sarà, ma si comincia a rimpiangere certi talk pulp, da Cogne a Erba. Anche se vista la sentenza di Perugia, probabilmente qualcuno ci deliziarà ben presto con qualche plastico o qualche docufiction. (P.s. Anni e anni di teledipendenza, ma mai ho visto al Tg5 rappresentata come in questo caso la controparte silenziosa, quelli che non protestano ma vogliono far lezione. Mai visti intervistati allo stesso modo i ?non manifestanti? piloti, tranvieri, operai. Miracoli italiani) Commedia degli equivoci Possiamo dire che almeno abbiamo sorriso? Sarà stato lo sconforto delle altri reti, ma di fronte a Finalmente a casa ci siamo un poco rasserenate (non è anche questo lo scopo della tv, intrattenere con leggerezza?). Gerry Scotti e Maria Amelia Monti sono i protagonisti di un film tv tratto dalla loro sitcom Finalmente soli. è una semplice commedia degli equivoci, solo che pare un capolavoro di scrittura, ritmo, montaggio se si pensa a certe altre commedia degli equivoci da prime time e più puntate, tipo Anna e i cinque. Prodotto da Grundy, è il secondo film tv tratto dalla sitcom, il primo fu Finalmente è Natale. Ne seguirà un altro a ridosso sempre delle festività, dal titolo Finalmente ricchi e poveri. Gerry Scotti non è solo il re dei quiz, ma anche il re delle fiction famigliari e natalizie, visto che anni fa inaugurò il filone con Il mio amico Babbo Natale 1 e 2. Nella generale pesantezza, Gerry Scotti brilla per leggerezza. Non è un attore, eppure riesce a trasmettere qualcosa. Tiene i ritmi con Amelia Monti, qui alla prese con un?invasata Angela Finocchiaro, che la convince a diventare una casalinga perfetta. Che strano però: la fiction appare ambientata a Milano, ma la città è come se non esistesse. è anonima, non c?è nessuno scorcio riconoscibile. Certo, forse la fiction non è stata materialmente girata a Milano. O forse, la differenza è che Roma o Napoli vengono esasperate nella loro rappresentazione, mentre Milano deve essere solo uno sfondo, quasi che il suo essere metropoli la renda senza identità.

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È scontrotra Cai esindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

È scontrotra Cai esindacati alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi 31/10/2008

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Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna la proposta d'acquisto va presentata entro oggi Rotta la trattativa sui contratti. Le parti convocate a Palazzo Chigi Roma. Ancora un colpo di scena nella telenovela infinita di Alitalia. Dopo un brusco stop notturno del negoziato tra Cai e sindacati, scatta l'ennesima corsa contro il tempo per traghettare la compagnia aerea oltre l'emergenza e il rischio di fallimento. I vertici di Compagnia aerea italiana e di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono stati convocati a Palazzo Chigi per oggi alle 12.. Ancora una volta Roberto Colaninno, presidente di Cai, ha scelto la linea dura e ha deciso di procedere con un atto di forza nei confronti delle sigle sindacali che affollano Alitalia, chiamate a firmare l'accordo sui nuovi contratti entro oggi. L'intesa faticosamente raggiunta a inizio ottobre rischia di finire in frantumi: Colannino e i suoi non sono disposti ad avviare i motori della Nuova Alitalia, senza il via libera di tutti i sindacati alle loro proposte contrattuali. «Sono molto preoccupato perché il proseguimento del progetto è legato al sì dei sindacati», si sfoga il patron di Cai. «Il progetto è valido ma non c'è nulla di facile in questo Paese», gli fa eco Salvatore Ligresti. È di nuovo allarme anche a Palazzo Chigi, dove Gianni Letta approfitta della firma del contratto degli statali per dire ai leader di Cgil, Cisl e Uil che non si può tirare la corda più di tanto. C'è il rischio che si spezzi. Il consiglio di amministrazione di Cai si riunirà oggi e deciderà che cosa fare, ma il tempo è quasi scaduto: il commissario Augusto Fantozzi ha chiesto di avere entro la mezzanotte una conferma ufficiale dell'offerta di acquisto da parte degli imprenditori. I sindacati però non vogliono cedere: in una lettera inviata a Colaninno, chiedono di andare avanti con la trattativa e di affidare la regia a Fantozzi. Il rischio di caos è dietro l'angolo. Intanto, la società si è trasformata in Spa, ha messo nel piatto un aumento di capitale fino a 1,1 miliardi di euro, ha varato uno statuto e ha nominato il cda. È pronta a prendere il largo. Ma il nuovo intoppo con i sindacati fa tornare indietro gli orologi e crea di nuovo un clima di scontro aziendale. Dopo la rottura notturna, inevitabili le polemiche e il reciproco scambio di accuse. Fatto sta che l'amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, ha sbattuto la porta, esausto e deluso dopo sette ore di tira e molla. «La trattativa sui contratti è chiusa», confermano in mattinata i vertici della società. Ma cosa ha fatto inceppare il confronto? Lo strappo si sarebbe consumato sul nodo dei permessi sindacali. La Cai ha proposto un drastico taglio delle giornate di permesso, riducendole a 3.500 per le nove sigle sindacali contro le attuali 45 mila giornate. Niente da fare. «Non c'è disponibilità a cambiare la mentalità. Finora, Alitalia è servita per fare sindacato, non per trasportare passeggeri», si sono sfogati i vertici della società. La versione dei sindacati è un'altra: non ci sarebbe la garanzia della pensione per molti lavoratori che finiranno in cassa integrazione. «Argomento non pertinente ai contratti», ribatte Cai. Un braccio di ferro in piena regola. Entrambe le parti si accusano inoltre di non rispettare l'intesa patrocinata dal governo a Palazzo Chigi. La tensione torna così a dominare i rapporti tra azienda e lavoratori. E lo stesso Colaninno ammette che questa situazione non aiuta a mettere in moto il progetto di rilancio: «Non si possono gestire 12.600 posti di lavoro in questo contesto di radicalizzazione degli interessi di parte», dice. È lo sfogo di un manager, che tocca con mano i problemi di un'azienda come Alitalia e teme che in futuro l'ipoteca sindacale possa in qualche modo complicare le cose, ogni volta che sarà necessario cambiare marcia. L'accordo con i sindacati è un tassello fondamentale per rimettere in pista la nuova compagnia privata. «Non vogliamo fare i capri espiatori di decisioni difformi dagli impegni assunti davanti al Paese», è la replica dei sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Il destino di Alitalia, come al solito, si gioca sul filo del rasoio. E, di nuovo, l'alternativa a un accordo è il fallimento con tutti i lavoratori messi in mobilità. Oggi scade il nuovo ultimatum. E forse Colaninno avrà modo di ripensare al verdetto dell'ex presidente Maurizio Prato, che gettò la spugna dopo la fuga di Air France: «Questa azienda ha una maledizione. Soltanto un esorcista può salvarla». Senza essere un esorcista, il patron di Piaggio ci prova. Ma la tentazione di mollare tutto è forte. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 31/10/2008 ' 31/10/2008 preoccupazionee tensioneNon si possono gestire 12.600 posti di lavoro in questo contesto. Manca la disponibilità roberto colaninnopresidente di Cai 31/10/2008

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Servono proposte bipartisan, non propaganda (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)

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Servono proposte bipartisan, non propaganda david bidussa Al netto delle spranghe forse ci sono ancora i margini per discutere della questione scuola. Era prevedibile che il decreto Gelmini sarebbe passato in Senato. Per più motivi. Perché un qualsiasi ripensamento sarebbe stato percepito come una sconfitta; perché la questione della scuola e della sua trasformazione ha un valore identitario e ideologico; perché la riflessione sulla scuola nasce da una valutazione dei costi e non da una analisi del sistema scolastico che si reputa migliore o più efficace. Era anche prevedibile che la protesta sarebbe aumentata perché quella mobilitazione ha anch'essa un valore identitario. In breve, tanto il decreto come il suo rifiuto servono a "riconoscersi". Non rinviano a un progetto. Si dovrebbe dunque osservare che per ora l'unico attore sconfitto di questo scontro è proprio la scuola. Perché quello di cui stiamo parlando è una trasformazione della scuola, ma non una riforma. Un'ipotesi di riforma, infatti, presume tra l'altro: un'idea pedagogica e un profilo didattico (che non ci sono); un'idea di funzione della scuola (che continua a non esserci); un'idea di struttura della formazione culturale che, invece, manca. Semplicemente la scuola ha cessato di essere il luogo in cui si pensa che venga consumata parte rilevante del tempo quotidiano di studenti, docenti, operatori che, a vario titolo e con competenze specifiche, hanno accompagnato il processo formativo della popolazione scolastica nella fascia dell'obbligo. Non solo. La scuola finora ha significato anche formazione per adulti: altra questione scomparsa dall'agenda. Perché, per quanto nessuno ne parli, il problema scuola riguarda di nuovo anche gli adulti, visto che l'analfabetismo di ritorno interessa un numero crescente di italiani. Finisce dunque quell'idea di funzione che ci trasciniamo dietro da De Amicis in poi. Potrebbe essere un successo se, nel frattempo, si profilasse un'ipotesi pedagogica e didattica. Un'ipotesi che non c'è e che non passa per la distinzione tra scuola pubblica e scuola privata, ma riguarda cosa si apprende e quale formazione professionale, competenze culturali e strumenti si acquisiscono. Tutte questioni intorno a cui il silenzio è assordante. Forse la dimostrazione che in Italia la scuola è un simbolo non percepito come un problema di futuro. Se lo fosse, solleciterebbe una ricerca di mediazione simile a quella che ha interessato Alitalia. Evidentemente la scuola suscita meno "passioni". Segno del "tempo corto" che ci caratterizza. La scuola non produce reddito, anzi è un costo; non offre riscontri immediati (in netto contrasto con la cultura del "tutto e subito"); richiede che si rinunci a qualcosa (principio estraneo all'etica pubblica corrente). Al centro di tutto sta dunque un modo di vivere la politica e di pensare il futuro. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un vuoto. I dati dicono che la situazione di rapporti di forza è semplice: da una parte un governo che ha i numeri per fare e disfare come e quando vuole, dall'altra una opposizione che hai i numeri per dire che esiste formalmente. Ma in democrazia non si esprime idea di governo se non con le idee. E il confronto in una condizione politica di maggioritario prevede due cose: che il governo decida affrontando la discussione parlamentare e non risolvendo i propri mal di pancia con il voto di fiducia e, dall'altra, un'opposizione che trasformi il suo ruolo di protesta in uno di proposta. Lo spettacolo della politica cui abbiamo assistito in queste settimane dice che da entrambe le parti il meccanismo è quello della Prima repubblica: da una parte il governo che grida all'irresponsabilità dell'opposizione lasciando intendere che non può far tutto quello che vorrebbe perché qualcuno (ma chi poi?) glielo impedirebbe; dall'altra un'opposizione che non avendo un programma definito pensa che la mobilitazione sia il viatico per darsi un ruolo, secondo il motto "mi agito, ergo sum". L'effetto è il nulla. Certo tra essere al governo e essere all'opposizione c'è una differenza - di responsabilità, di capacità decisionale, di peso, di vantaggi, di sistema mediatico - ma se dovessimo considerare il progetto innovativo, allora no, quello decisamente è altrove. Come il futuro di questo Paese. Semplicemente, al momento attuale, è inesistente. Per questo sarebbe bene che l'attuale opposizione, e quella parte di coalizione di governo che ha davvero un profilo innovativo, prendessero atto, nei rispettivi ruoli, che la loro sarà una condizione di lungo periodo e che l'unica risposta politica è la costruzione di proposte puntuali su problemi specifici. Per la propaganda siamo già"in esubero". Da entrambe le parti. David Bidussa è storico. Si occupa di storia sociale delle idee. 31/10/2008

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Una lezione ai supermanager di Wall Street (finalmente) (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

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Sarebbe stata l'ultima beffa: secondo diverse fonti di stampa i supermanager delle società finanziarie che hanno portato Wall Street e il mondo al collasso, si apprestavano a incassare bonus milionari previsti dai loro contratti, nonostante le società da loro gestite fossero tecnicamente fallite. Ma il procuratore generale di New York è Andrew Cuomo (figlio dell'ex governatore Mario), ha scritto a nove banche avvertendole che secondo le leggi dello Stato è illegale usare i fondi dei contribuenti per pagare tali bonus. Quali banche? le solite: Bank of America Corp , Bank of New York Mellon Corp , Citigroup Inc , Goldman Sachs Group Inc , JPMorgan Chase & Co , Merrill Lynch & Co Inc , Morgan Stanley , State Street Corp and Wells Fargo & Co. Non solo: Cuomo ha gestito il salvataggio del colosso assicurativo Aig e ha preteso l'annullamento di tutti i benefit, minacciando, in caso contrario, un'azione legale. Io dico: viva Cuomo. E che sia sia di esempio per tutti.. Scritto in economia, globalizzazione Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Oct 08 Troppo miele su Obama (e la stampa è complice) La stampa europea da nove mesi fa il tifo per Obama, quella italiana ancor di più (con qualche eccezione): è estasiata. Obama è perfetto, Obama è imbattibile, Obama sarà un superpresidente. Purtroppo anche la stampa americana sta dando una pessima prova di sè. Dico purtroppo perchè vedo i media oscillare tra i due estremi: fino a un paio di anni fa si sono fatti abbindolare con sconcertante facilità dagli spin doctor di Bush, ora eccedono in senso opposto e tirano la volata al candidato democratico. Senza ammettere la propria partigianeria ovviamente. Due pesi e due misure: con John McCain sono stati severissimi, con Sarah Palin spietati, mentre a Barack Obama hanno perdonato tutto e hanno sorvolato volentieri sulle numerose gaffe di Joe Biden. Negli ultimi giorni il tifo è diventato palese. Il Los Angeles Times è entrato in posseso di un video in cui si vede Obama mentre brinda all'onore di un ex dirigente dell'Olp in una serata in cui alcuni palestinesi accusano Israel edi terrorismo, ma il quotidiano rifiuta di pubblicarlo. Eppure nessuno dice nulla, nessuno protesta, nessuno si indigna. I magistrati in Florida hanno appurato che gli attivisti del movimento progressista Acorn hanno registrato illegalmente diverse migliaia di elettori. Anche in questo caso silenzio. Il sito Drudge Report ha scoperto un'intervista radiofonia del 2001 in cui Obama critica la Corte Suprema e rivendica le virtù della redistribuzione della ricchezza, ma i grandi media l'hanno ignorata. Qualunque velina del partito democratico viene ripresa con entusiasmo. L'altro giorno lo staff di Obama ha annunciato un discorso storico, concludente, il colpo del Ko. In realtà ha ripetuto gli soliti slogan, ma la stragrande maggioranza dei media l'ha assecondato. Gli affondi di McCain invece sono stati relativizzati, sminuiti. E via su questo tono. Se Obama verrà eletto, il merito sarà in parte della stampa americana cosiddetta indipendente, che ha volontariamente abdicato ai principi di oggettività. Tra gli urrah di quella europea. Scritto in presidenziali usa, giornalismo Commenti ( 64 ) » (10 voti, il voto medio è: 3.3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Oct 08 Vista da lontano: ma l'Italia è impazzita? Sono arrivato negli Stati Uniti pensando di trovare un Paese depresso, arrabbiato, sconvolto. Qui quasi un milione di famiglie sta perdendo la casa, decine di migliaia di persone sono sull'orlo del fallimento personale, un'intera generazione di pensionandi vede dimezzare, con il crollo di Wall Street, i risparmi di una vita e le aspettative di una vecchiaia serena. Negli Stati Uniti ci sarebbero davvero ottimi motivi per scendere in piazza e invece si tira avanti, talvolta col magone, ma senza pensare a una rivoluzione. Non ancora, perlomeno. Poi mio collego ai siti italiani e scopro immagini fortissime: piazza Duomo a Milano occupata dagli studenti, la sede di Assolombarda assaltata con fumogeni e i petardi, giovani che tentano un blitz all'auditorium di Roma. E tutto questo perchè? Per bloccare una riforma scolastica che, perlomeno per quel che concerne elementari e medie, propone misure di assoluto buon senso: il maestro unico, l'insegnamento dell'educazione civica, il voto in condotta. Prima di partire per gli Stati Uniti ho incontrato degli amici austriaci residenti a Milano che davvero non riuscivano a capire le ragioni di questa agitazione: a Vienna norme del genere sono normali, come in Francia, come in Germania, come in Svizzera. In Italia no. E per impedirle si provoca un nuovo Sessantotto. E tutto questo mentre il mondo sprofonda nella prima vera recessione globale, questa sì davvero spaventosa. Da lontano mi chiedo: ma l'Italia è impazzita? Ps: che tristezza vedere immagini come queste riportate da Youreporter Scritto in economia, democrazia, Italia Commenti ( 124 ) » (10 voti, il voto medio è: 3.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Oct 08 Sarah sta affossando McCain? Sono negli Usa per seguire le elezioni presidenziali. Due impressioni contrastanti: l'America profonda è sempre più perplessa nei confronti di Obama, come racconto in un reportage da Lincoln County, la contea del Missouri che da quasi 60 anni azzecca il nome del presidente. D'altro canto però, Sarah Palin sta provocando disastri. La base repubblicana, quella della destra religiosa e oltranzista continua ad adorarla, ma la maggior parte degli americani, inclusi gli elettori indipendenti, ne diffida. Le ultime novità certo non la aiutano: come governatore avrebbe addebitato allo Stato dell'Alaska viaggi in aereo e in alberghi di lusso per i figli (con un conto di oltre 20mila dollari). La stampa ha scoperto che il Partito repubblicano ha speso per vestire lei e la famiglia la bellezza di 150mila dollari in un mese e mezzo. E i dubbi di Colin Powell, che domenica aveva detto di non ritenere la Palin all'altezza della Casa Bianca, sono condivisi dal 55% degli elettori, secondo un sondaggio del Wall Street Journal. La maggior parte degli elettori è terrorizzata all'idea che la Palin possa diventare presidente se McCain, che ha passato i 70 anni e ha avuto problemi di salute, dovesse rinunciare all'incarico anzitempo. Sarah è simpatica, divertente, è un fenomeno mediatico. Ma politicamente è inconsistente. Era una risorsa, ora è diventata una zavorra. McCain perderà per colpa sua? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Oct 08 La sinistra vince nelle piazze ma perde alle urne? Ma basta riempire le piazze per vincere le elezioni? Obama, ovviamente, spera di sì: sabato c'erano centomila ad ascoltarlo a St Louis. A Denver, alla fine della convention, erano in 70mila, qualche settimana prima decine di migliaia di europei lo ascoltarono rapiti a Berlino. Sì, Barack sa mobilitare le folle, ma il sentimento della piazza corrisponde a quello della maggior parte dei cittadini? C'è da dubitarne: il candidato democratico perse molti consensi dopo Berlino e anche dopo Denver, (sebbene allora soprattutto a causa della discesa in campo di Sarah). Lo stesso potrebbe accadere ora: manifestazioni del genere producono spesso l'effetto opposto a quello desiderato, suscitando repulsione e diffidenza anziché adesione ed entusiasmo. In America, ma non solo. In Francia l'anno scorso Ségolène Royal raccolse una folla immensa per il suo ultimo comizio a Parigi, più del doppio rispetto a Sarkozy. Ma perse. In Italia il Partito comunista riusciva a portare in piazza centinaia di migliaia di persone, ma gli italiani, per fortuna, non gli diedero mai la maggioranza. Ora c'è molta attesa nella sinistra per la manifestazione di sabato prossimo contro il governo Berlusconi. Ieri Veltroni ha dichiarato: «L'opposizione si fa nelle piazze e non in tv». A me sembra che la buona politica si faccia formulando proposte convincenti ed essendo in sintonia con le esigenze più profonde del Paese. Requisiti che mancano al Pd. La sinistra continui così: vince nelle piazze ma, sempre più spesso, perdre alle urne. O sbaglio? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 38 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.78 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Oct 08 Macchè capitalismo questo è "debitalismo". E ora torna Marx? L'altro giorno sul metro ho sentito un uomo sulla sessantina esclamare con aria soddisfatta: "Aveva ragione Marx, quando affermava che il capitalismo si sarebbe impiccato da sè". Oggi il radiogiornale di Radio 24 ha annunciato che in Germania le vendite de il Capitale di Marx sono triplicate nelle ultime settimane, proprio in coincidenza con la crisi dei subprime.. E forse siamo solo all'inizio. Intendiamoci: la casta finanziaria ha sbagliato generando la bomba dei derivati, gli imprenditori delle grandi multinazionali e delle banche hanno creato un sistema che consentiva loro di accumulare ricchezze immense e immeritate, senza mai pagare il prezzo degli errori che loro stesso commettevano, la classe politica non ha esercitato il proprio dovere di vigilanza e di controllo; anzi si è fatta coinvolgere e corrompere. Tutto questo va denunciato con chiarezza, ma Marx continua ad avere torto. Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che il capitalismo è stato snaturato: il suo scopo è, da sempre, quello di favorire l'accumulo di capitale da parte dell'individuo, mentre le degenerazioni finanziarie degli ultimi vent'anni lo hanno trasformato in una cosa diversa: nel "debitalismo" ovvero nell'accumulo di debiti anziché di capitale. Per sopravvivere, per sostenere consumi al di sopra delle proprie disponibilità e dunque per drogare la crescita, creando non vero, solido benessere, basato sul risparmio e sul reddito reale, ma una ricchezza illusoria . Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il debitalismo ha raggiunto proporzioni enormi, come ho ricordato in un post recente, noi europei continentali eravamo sulla stessa strada. Ora la bolla è scoppiata. Soffriremo, ma questa crisi può essere salutare e può permetterci di ripartire su basi più solide. I sistemi liberali riescono a correggere i propri errori, quelli comunisti no e per questo i "rossi" hanno perso la sfida con la storia. Di un revival di Marx non si sente proprio il bisogno. Scritto in economia, globalizzazione, democrazia Commenti ( 34 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.17 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Oct 08 Classi per stranieri, perché tanto scandalo? Non riesco a capire le proteste indignate della sinistra contro l'emendamento della Lega che regolamenta l'accesso degli stranieri nelle scuole. In altri Paesi è una pratica normale e dettata dal buon senso. Alla radio ho sentito Fassino dire che istituendo classe separate si discriminano gli immigrati. A me sembra invece che sia vero il contrario: che senso ha mandare allo sbaraglio un bambino in una classe in cui non capisce una parola? Si sentirà subito diverso, verrà deriso dai compagni. Se invece per un anno segue un corso di italiano, quando verrà introdotto nei corsi regolari potrà facilmente integrarsi. E la qualità complessiva dell'insegnamento migliorerà. Questo è un altro punto dolente: quando ci sono tanti bambini stranieri il livello dei corsi si abbassa drasticamente. Lo so per esperienza personale: non lontano da casa mia alle elementari la percentuale di bimbi stranieri è superiore al 50%, i programmi non vengano rispettati perché gli insegnanti devono procedere molto lentamente, adeguano il ritmo a quello degli ultimi. Risultato: i genitori italiani tendono a togliere i propri figli dalla scuola pubblica e a metterli nella scuola privata. Perché un italiano deve essere privato di fatto del diritto di frequentare una scuola statale? Questa è un'ingiustizia. Il razzismo si diffonde anche così. Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 48 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Oct 08 Ma Sarko è succube di Carlà? Ieri stavo pensando di scrivere un post di elogio di Sarkozy, per la reattività dimostrata durante la crisi finanziaria: è stato dinamico, propositivo, flessibile. E' stato uno dei pochi leader europei (con Berlusconi e il premier britannico Gordon Brown) ad aver capito subito la gravità della situazione e nel ritenere che solo un'azione congiunta a livello europeo sarebbe stata efficace, contrariamente alla Merkel, che è stata costretta a rivedere le sue posizioni, dopo le disgraziate decisioni di una settimana fa, che hanno contribuito non poco a diffondere il panico. Bravo Sarko, dunque. Ma simultaneamente alla riunione europea a Parigi, il presidente francese ha annunciato che non avrebbe estradato la terrorista rossa Marina Petrella. " Per ragioni umanitarie" è la spiegazione ufficiale. A mio modo di vedere inaccettabile: la signora Petrella, sebbene gravemente malata, resta una brigatista condannata all'ergastolo. Spetta all'Italia decidere in merito alla grazia o alla sospensione della pena e dunque Parigi doveva estradarla, a meno che Sarko non si fidi dell'Italia e dunque lo consideri un Paese del Terzo Mondo. Prendendo in considerazione la variabile Carlà, però, tutto diventa chiaro: la Petrella è protetta da Valeria Bruni Tedeschi e da alcuni intellettuali di sinistra. Valeria ha sensibilizzato la sorella Carla, la quale, mentre il mondo era sull'oro del collasso si è rivolta al marito. A modo suo ovvero in pressing asfissiante, perché la signora Bruni ottiene sempre quel che vuole. E Sarko, verosimilmente esasperato, alla fine ha ceduto, contraddicendo la decisione presa due anni fa dal suo stesso governo che si era espresso a favore dell'estradizione. Insomma, ha preferito irritare l'Italia piuttosto che dire no a sua moglie e, tramite lei, alla sinistra radical-chic parigina, la stessa che difendeva l'altro terrorista Battisti. Che delusione. Qual è il vero Sarko, con o senza Carlà? Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 61 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Oct 08 Il vero debito americano è (forse) incolmabile George Bush tenta di rassicurare i mercati: "Siamo una nazione prospera e ci risolleveremo dalla crisi", ha dichiarato. Me lo auguro di cuore, ma non tutti sono ottimisti. Non lo è l'economista Martin Feldstein, come spiego in un articolo uscito oggi sul Giornale. Negli ultimi giorni l'Economist ha citato un dato spaventoso: il debito aggregato americano (ovvero famiglie, banche, imprese e pubblica amministrazione) è pari al 358% del Pil ovvero 51miliardi di debiti rispetto a un Pil di 14 miliardi. Massimo Mucchetti ha analizzato i sette errori del capitalismo americano, citando, oltre a queste, anche altre cifre inquietanti: l'esposizione della finanza è passata dal 21% del Pil nel 1980 al 116% nel 2007. Non sono un economista, ma un po' me ne intendo e la situazione mi sembra la seguente: l'economia americana è sommersa dai debiti, ma per un meccanismo assurdo che nessuno ha contrastato per oltre un decennio la crescita economia è dipesa e continua a dipendere dai consumi (che contano per il 70% del Pil), che a loro volta sono alimentati dalla finanza e dunque in ultima analisi dal debito. Ora la finanza è a corto di ossigeno, come fa l'America a rialzarsi in tempi brevi? Ho il sospetto che il fossato sia incolmabile: il peggio deve ancora venire? Scritto in economia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 41 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Oct 08 Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe Ieri sera Ballarò, Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale crisi finanziaria è colpa della destra". Davvero? A me sembra che, in Italia, solo un politico ha visto per tempo arrivare la crisi e si chiama Giulio Tremonti, mentre a sinistra solo certi pensatori no global oggi possono affermare di aver sempre criticato lo strapotere del sistema finanziario. Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto compiacente, anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale sia internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è considerato un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra sembravano non avere altro desiderio che farsi accreditare in quel mondo, con modalità tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti) è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni lo ha già dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 34 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Sarah Palin was never a member of the Alaskan Independence Party. In other words, it was... Ultime news Studenti in piazza, con la sinistra Maroni: chi occupa sarà denunciatoStatali: Cisl, Uil e Ugl firmano il protocollo Da Epifani nuovo nietLe Borse europee recuperano. 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scuola, le piazze della protesta roma paralizzata: siamo un milione - mario reggio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina 2 - Cronaca Scuola, le piazze della protesta Roma paralizzata: siamo un milione Assedio al ministero, cortei in tutte le città: "Il Paese è insorto" MARIO REGGIO ROMA - «Il Paese è in rivolta». Guglielmo Epifani prende la parola dal palco di piazza del Popolo e un boato si leva dalla folla stipata là sotto, sul balcone del Pincio, e lungo i tornanti che calano da villa Borghese. «Cari compagni e compagne - esordisce - questa è una giornata memorabile non solo per la scuola, ma per la democrazia e per i giovani». I cinque sindacati della scuola hanno portato in piazza a Roma centinaia di migliaia di persone. Un milione secondo gli organizzatori. E mentre piazza del Popolo non riusciva più a contenere i cortei che arrivavano da tutte le strade, decine di migliaia di giovani dei collettivi universitari e i ricercatori precari circondavano il ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere. Nel pomeriggio il ministero ha diffuso i dati sulle adesioni allo sciopero: il 57 per cento del personale ha incrociato le braccia. Secondo le organizzazioni sindacali l´adesione ha sfiorato l´80 per cento del personale ed il 90 per cento delle scuole non ha aperto i cancelli. Ma lo sciopero e la protesta hanno segnato tutte le grandi città: genitori, bambini, studenti delle superiori, universitari e ricercatori, professori e non docenti hanno marciato in corteo da Milano a Bologna, da Napoli a Bari. E poi Torino, Firenze, Genova, Catanzaro, Palermo e Catania. Una moltitudine umana che ha urlato no ai tagli alla scuola, al maestro unico, al blocco del turn over all´università e alla sforbiciata di un miliardo e mezzo in tre anni ai bilanci degli atenei. Tutto per coprire il deficit del bilancio statale, l´abolizione dell´Ici e l´affaire Alitalia. E in piazza del Popolo? «Una manifestazione mai vista - ha affermato Guglielmo Epifani - la prossima volta dovremo scegliere una piazza più grande. Il governo avrebbe fatto meglio a dire: abbiamo bisogno di soldi e tagliamo scuola e università, anziché camuffare l´operazione come se fosse una riforma. E ai giovani dico: grazie di essere qui in tanti, non permetteremo che le vostre proteste vengano messe in dubbio da chi ha cattivi pensieri. Dobbiamo essere uniti, la maggioranza del Paese comincia a capire». L´invito all´unità è raccolto da Raffaele Bonanni, leader della Cisl: «La scuola ci unisce e sarà l´unità della scuola a salvarla. Le scelte del futuro si devono fare con la gente: non si discute della scuola del popolo come se si fosse in un consiglio d´amministrazione». è passata da poco l´una. Ma piazza del Popolo non si svuota. Stanno arrivando i cortei bloccati alla Magliana, a piazza Esedra e sul Raccordo Anulare. La città è un brulicare di bandiere e striscioni. E nel pomeriggio per il ministro Gelmini l´ultima doccia fredda. Vasco Errani, presidente della Conferenza dei governatori annuncia: «Le iscrizioni scolastiche si apriranno a gennaio del 2009 e non ci sono le condizioni per predisporre il piano di riordino degli istituti scolastici entro il 30 novembre 2008 come ha deciso il governo. Abbiamo già respinto le decisione di mandare un commissario nelle Regioni che non rispettano la scadenza - afferma - chiediamo un incontro con il governo per discutere della chiusura della scuole di montagna con meno di 50 studenti nelle aree svantaggiate e di montagna. E per sapere di pagherà i costi di questa scelta». Il maestro unico rischia di diventare una pia illusione del governo.

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Alitalia, Cai rompe con i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 212 Trasporto aereo. Compagnia aerea italiana abbandona il tavolo di confronto, poi interviene il governo per mediare Alitalia, Cai rompe con i sindacati Trasporto aereo.. Compagnia aerea italiana abbandona il tavolo di confronto, poi interviene il governo per mediare Trattativa in stallo: oggi scadono i termini per l'acquisto --> Trattativa in stallo: oggi scadono i termini per l'acquisto Si blocca la trattativa tra Alitalia e sindacati che avrebbero dovuto sottoscrivere ieri l'intesa definitiva. È stallo nella trattativa tra Cai e sindacati dopo la rottura, l'altra notte, al tavolo di confronto sulla stesura dei contratti e dei criteri d'assunzione del personale della nuova Alitalia. Gli uni e gli altri fanno richiami alla coerenza, e la situazione non si sblocca. Nonostante la disponibilità offerta ieri sera dai sindacati confederali per la ripresa del confronto, i vertici di Cai infatti sembrano freddi alla proposta. Tuttavia ieri a tarda sera è arrivata la convocazione a Palazzo Chigi di Cai e dei sindacati per questa mattina, segno che il governo ha deciso ancora una volta di mediare. TEMPI STRETTI Alla vigilia del consiglio di amministrazione di Cai, che oggi dovrebbe definire l'offerta vincolante da presentare al commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi (il termine scade alle 24 di oggi), il difficile puzzle sembra di nuovo tornare per aria. Al centro della contesa, questa volta, il contratto collettivo di lavoro e i criteri di assunzione della nuova compagnia. Secondo i sindacati, il contratto è costituito «dagli accordi intervenuti tra le parti sociali, governo e amministratore straordinario e, come concordato, per le parti non definite, dal contratto collettivo aziendale vigente nella compagnia Air One». Mentre i vertici Cai avrebbero loro sottoposto un documento che fa propri solo alcuni punti di quegli accordi, e senza possibilità di negoziarlo. «È incomprensibile», ha sostenuto il segretario generale della Fit-Cisl Claudio Claudiani, «la drammatizzazione fatta da Cai nelle ultime 24 ore, che non è aderente ai fatti. Ed è ancor più incomprensibile», ha aggiunto, «la sospensione del confronto, tenuto conto che si era in una fase conclusiva sui criteri di assunzione dei 12.600 lavoratori e di stesura dei contratti. Non vi è alcuna pregiudiziale, anzi l'opportunità che il confronto riprenda il prima possibile e si concluda quanto più rapidamente per aprire una nuova fase particolarmente delicata e impegnativa». PARTI DISTANTI Sembra essere tornati al muro contro muro. E mentre il presidente e l'amministratore di Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, preferiscono non commentare, a dar voce alla cordata ci pensa Gian Maria Gros-Pietro: «Gli azionisti hanno dato fiducia a Colaninno e lui sa cosa deve essere fatto per riportare l'Alitalia in condizioni di poter servire il Paese», ha detto il presidente di Autostrade e Atlantia, «noi possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere. Il motivo per cui la mia società ha deciso di investire in Alitalia è perché pensa che questo possa contribuire alla crescita del Paese e quindi anche al giro d'affari di Atlantia e Autostrade per l'Italia ma», ha sottolineato, «se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha senso che noi investiamo». Più laconico, ma dello stesso tenore, un altro socio, Salvatore Ligresti: «Non c'è nulla di facile in questo Paese», ha osservato. BIGLIETTI TRASPARENTI Intanto, entrerà in vigore domani un regolamento Ue che chiede alle compagnie di includere nel prezzo del biglietto aereo le tasse e tutti i costi aggiuntivi fin dal primo momento della transazione. «La concorrenza leale», ha osservato il commissario Ue ai Trasporti Antonio Tajani, «è la chiave del successo: grazie alla trasparenza dei prezzi, i passeggeri sapranno in anticipo quanto devono pagare e quindi potranno fare la loro scelta in piena consapevolezza». Nel prezzo dei biglietti, ha spiegato una nota dell'esecutivo Ue, dovranno essere indicate tasse e spese, così i passeggeri avranno la possibilità di verificare le diverse componenti dell'importo finale: tariffa, tasse, diritti aeroportuali e altre spese. Così i passeggeri disporranno di informazioni precise sui prezzi reali e questo permetterà di evitare la falsa pubblicità e faciliterà il confronto tra le diverse tariffe. Il terzo pacchetto per il trasporto aereo, approvato dal Parlamento e dal Consiglio il 24 settembre scorso, prevede anche la messa al bando di qualsivoglia discriminazione sulle differenze fra i costi di un biglietto se acquistato in diversi Stati Ue. Giro di vite inoltre sulla concessione delle licenze, che sarà effettuata solo contestualmente alla presentazione dei certificati di sicurezza richiesti, e norme più severe per le garanzie richieste alle compagnie che vogliono accedere al mercato.

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Sulla continuità pende la decisione del Tar del Lazio (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 212 sardegna Ieri definite le convenzioni Sulla continuità pende la decisione del Tar del Lazio Sardegna. Ieri definite le convenzioni --> Si avvia lentamente verso la definizione la nuova continuità territoriale tra la Sardegna e gli scali di Roma-Fiumicino e Milano-Linate, anche se sulla partita pesa la decisione del Tar del Lazio. Nonostante il nuovo regime sia stato avviato in via provvisoria domenica scorsa, solo ieri le compagnie sono state convocate all'Enac per la definizione e la firma delle convenzioni, che ora dovranno essere sottoscritte dagli amministratori delegati di Air One e Meridiana e dal commissario straordinario di Alitalia. LE CONVENZIONI Dopo aver definito le convenzioni, durante una riunione durata oltre sei ore, ora manca solo la firma e il deposito delle fideiussioni per considerare conclusa, almeno per un anno, la partita della continuità territoriale. Alle compagnie è stato concesso di depositare le fideiussioni, a garanzia delle rotte, entro dieci giorni dalla firma delle convenzioni, a meno di eventuali esclusioni. Una clausola inserita per tenere conto in qualche modo del ricorso al Tar del Lazio presentato da Meridiana contro l'accettazione delle proposte di Alitalia e Air One CityLiner (controllata da Air One), compagnie che secondo la società di Olbia non avrebbero i requisiti necessari per partecipare al bando promosso dal ministero dei Trasporti per garantire le rotte aeree a tariffe scontate per i residenti in Sardegna. IL RICORSO Sono da sospendere le dichiarazioni di idoneità di Alitalia e Air One City Liner che Enac ha convocato per «sottoscrivere la convenzione per le rotte da e per la Sardegna», hanno sostenuto i legali di Meridiana davanti ai giudici della III sezione del Tar del Lazio, presieduta da Italo Riggio. Il Tribunale si è riservato di decidere e solo oggi si dovrebbe conoscere la decisione, che potrebbe sospendere il ritorno di Alitalia sui voli da Cagliari per Roma e Milano. Secondo i legali di Meridiana, Alitalia avrebbe una licenza provvisoria di sei mesi, mentre le compagnie dovranno volare sulle rotte per 12 mesi consecutivi, e non avrebbe i prescritti coefficienti di «regolarità e puntualità», né un'adeguata solidità finanziaria. I VOLI Per evitare ripercussioni pesanti nei confronti dei passeggeri, la Regione e l'Enac hanno proposto alle compagnie di organizzare i voli per Roma e Milano in modo tale che i collegamenti di Alitalia risultino aggiuntivi rispetto a quelli richiesti. Tra Cagliari e Roma, infatti, sono stati programmati dodici collegamenti giornalieri (mentre il decreto ne prevede almeno dieci, cinque a testa per Meridiana e Air One), e tra Cagliari e Milano ce ne saranno invece sette (uno in più del necessario - sei saranno divisi equamente sempre tra Meridiana e Air One). Se quindi Alitalia dovesse essere esclusa dal Tar, resterebbero comunque sei voli per Linate e dieci per Fiumicino. Per quanto riguarda poi gli altri scali, da Olbia volerà Meridiana (tre collegamenti con Milano e quattro con Roma), mentre ad Alghero il servizio sarà garantito da Air One (tre voli per Fiumicino, due per Milano). ( g. d. )

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Rutelli congeda la legge-truffa e dice: <Andiamoci piano coi referendum> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

intervista capitolo alleanze: «unico interlocutore credibile del pd è l'udc» Rutelli congeda la legge-truffa e dice: «Andiamoci piano coi referendum» SVOLTA. L'ex leader della Margherita si compiace per il ritiro dall'aula della riforma elettorale per le europee: «Do atto a Berlusconi di essersi corretto, ma il grande merito è di Napolitano». Poi avverte Veltroni: «Sulla scuola non ho capito bene le mosse. Stiamo attenti a non tornare agli anni dell'antiberlusconismo». di Stefano Cappellini «Virginia... ok, Nevada... ok, vabbè lì il sindacato dei croupier è con Obama, Tennessee...porca miseria, male, ma lì c'ha perso pure Gore...». Francesco Rutelli compulsa gli ultimi sondaggi pro-Barack della Cnn prima di consegnare al Riformista le sue riflessioni su una giornata particolare della politica italiana, iniziata alla Camera con l'assemblea dei parlamentari autoconvocati contro la riforma della legge elettorale per le europee - presieduta proprio da Rutelli - e chiusa con la decisione del governo, dopo un faccia a faccia Berlusconi-Fini, di rimandare in commissione il provvedimento. Mossa che somiglia da vicino all'accantonamento della riforma. Rutelli, addio liste bloccate e soglia di sbarramento? Il punto è che la dinamica della crisi ci dice che le conseguenze sull'economia reale arriveranno in Italia molto prima di quanto si pensi. Da qui a Natale per il governo si farà durissima e penso che Tremonti stia portando il paese nella direzione sbagliata. E questo cosa c'entra con la legge per le europee? C'entra. Il governo si è reso conto che difficilmente può permettersi di affrontare una possibile sconfitta nel voto segreto sulla legge elettorale, quando già si trova a dover combattere con qualcosa che pareva risolto, Alitalia, a pagar pegno su qualcosa che pensava gli desse rendita, cioè la scuola, e con una tempesta molto più pronunciata sull'economia reale. Ha preferito togliere dall'agenda almeno un motivo di malcontento. Forse per la prima volta in questa legislatura è stata la maggioranza a costringere Berlusconi al dietrofront. Oggi è accaduta una cosa rilevante. Do atto a Berlusconi di essere stato corretto e di essersi corretto. Ma su tutto giganteggia la presa di posizione di Napolitano. Col suo intervento il presidente ha messo in chiaro tre punti: la necessità di ampio consenso sulle regole comuni, la preoccupazione perché i cittadini possano scegliere i loro rappresentanti, il bisogno di non comprimere il pluralismo. Berlusconi e Fini, con la decisione di ritirare il provvedimento dall'aula, hanno ristabilito il principio che il terreno istituzionale può venire messo al riparo alla contesa politica. Certo, se ne potevano accorgere prima. Ma va bene così. Il premier assicura che sulla legge per le europee c'era il sì di Veltroni. Ho parlato con Veltroni e il mio giudizio è che si sia comportato bene. Ci deve essere stato qualcuno che, per eccesso di zelo, ha dato a esponenti del Pdl l'idea che fosse a portata di mano un accordo: via le preferenze e sbarramento più alto. Ma non sarà che il Pd ha cambiato strategia? Sei mesi fa era per il bipartitismo, e quindi gradiva la riforma, ora sta rimettendo in piedi una vasta alleanza e quindi non gradisce più. Onestamente non sono in grado di dire se è così. Che ci sia stata per qualche settimana una sbandata bipartitica è indubbio. Ma la vocazione maggioritaria non significa autosufficienza, che condanna il Pd alla sconfitta con due sole eccezioni astratte: la prima è riprodurre in un solo partito un meccanismo tipo Unione, con conseguente impossibilità di decidere. La seconda è importare un meccanismo di comando populistico e plebiscitario incompatibile con la cultura del centrosinistra. Dunque? Dunque nella condizione attuale, se competono solo due partiti, uno di centrodestra l'altro di centrosinistra, non c'è gara: uno sta sopra il 40 e l'altro sta sopra il sopra il 30. Deve essere per questo che Veltroni sta rimettendo in piedi l'Unione. Alt! Il Pd non cerca più alleati coatti, ma scelti sulla base di un programma di governo da noi proposto e da loro condiviso. Per cominciare a contendere al centrodestra un pezzo di quel 40 per cento. Veltroni se lo era riproposto già nel discorso del Lingotto. Non ci siete riusciti. Penso che sia troppo presto. Bisogna dare il tempo di preparare il cambiamento. Dovete anche decidervi: o cercate una mano a sinistra, o cercate l'Udc. A oggi l'unico interlocutore è al centro, dove esiste l'Udc. Sul lato sinistro ci sono ancora i tormenti del dopo voto e una parte della sinistra radicale ha deciso in modo irreversibile di disinteressarsi di ogni responsabilità di governo. Riallearsi con Di Pietro, come alle imminenti regionali abruzzesi, e per giunta dopo mesi di litigi, aiuta a conquistare voti nel campo avversario? In Abruzzo lo considero giusto. Costantini è un buon candidato. Voglio invece capire meglio come si possa proporre un quesito convincente sulla problematica della scuola. Per ora mi è chiaro solo che vengono appaiate due raccolte di firme ed che si va, eventualmente, verso una giornata referendaria nel 2010 - ripeto 2010! - in cui si chiamano 50 milioni di italiani a pronunciarsi. Su cosa? Legge Alfano e maestro unico? Competenza delle regioni sulla scuola? Grembiule? C'è il rischio che sembri una tornata referendaria del 2003-04, gli anni della santa alleanza dell'antiberlusconismo. Ecco perché sui referendum dico: pensiamoci molto bene. 31/10/2008

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Governo. Rispunta la norma salva-manager (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Le notizie Governo. Rispunta la norma salva-manager Era sparita dal decreto Alitalia, dopo la presa di distanze del ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Ora la contestata norma salva-manager, rispunta in un altro provvedimento, presentato alla Camera dallo stesso Governo. A denunciare il gioco di prestigio è l'opposizione, in modo particolare alcuni parlamentari di Italia dei Valori, Partito Democratico e Udc che hanno presentato ieri una mozione per chiedere chiarimenti allo stesso Tremonti. Il disegno di legge in questione è un provvedimento che riguarda la gestione delle aziende in crisi e che (lettera r articolo 2) alleggerisce le responsabiltà dei manager in caso di fallimento. Secondo i parlamentari dell'opposizione la norma non solo riprende quella poi uscita dal decreto Alitalia, ma la amplia con «effetti devastanti». Aiuti alle famiglie numerose. Un prestito per i nuovi nati nelle famiglie numerose. Una somma di circa 5mila euro con un prestito a lunga scadenza con interessi al 4 per cento annuo. È questa l'ipotesi che Silvio Berlusconi ha ventilato all'interno della riunione con imprese, banche e associazioni confederali. L'idea, spiegano fonti governative, sarebbe del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, e annunciata dal premier durante l'incontro che si è tenuto ieri a palazzo Chigi. Unipol, al via l'udienza preliminare. Solo il Banco di Bilbao, avversario di Unipol nella battaglia per scalare Bnl, ha chiesto di costituirsi parte civile contro tutte le persone fisiche imputate (e quindi anche contro l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio che risponde di aggiotaggio). È iniziata così l'udienza preliminare per la fallita scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro. Il giudice dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per 31 persone e 14 società. Secondo l'accusa, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Unipol) ebbero un ruolo centrale nella «scalata occulta al capitale Bnl» mentre l'allora governatore di Banca d'Italia, Antonio Fazio, insieme al capo della vigilanza, Francesco Frasca, l'avrebbero «istigata e assecondata». Tra gli imputati anche l'ex banchiere Giampiero Fiorani e il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone. Napolitano, serve confronto aperto. Dialogo tra le forze politiche e sociali per uscire dalla crisi economica, ma dialogo sempre e comunque. Lo chiede di nuovo Giorgio Napolitano riferendosi non solo alle difficoltà dell'economia, ma facendo un significativo riferimento a quella richiesta che già avanzò all'indomani delle ultime elezioni politiche. Una richiesta, sottolinea ricevendo al Quirinale i nuovi cavalieri del lavoro, rimasta inascoltata. Le grandi scelte per fronteggiare la crisi in corso «dovrebbero scaturire da un confronto aperto, ponderato e costruttivo tra le forze politiche e tra le forze sociali», ha detto Napolitano. La nuova richiesta del Presidente della Repubblica giunge a pochi giorni da un invito simile in materia di riforma della legge elettorale. Rapporto immigrazione 2008. Quattro milioni. La presenza degli immigrati (regolari) in Italia diventa sempre più consistente, con un'incidenza sul totale della popolazione del 6,7 per cento, leggermente sopra la media degli altri paesi europei. Le cifre, come di consueto, le fornisce la Caritas Italiana insieme alla Fondazione Migrantes nel XVIII dossier statistico, presentato ieri a Roma. La prima collettività, raddoppiata in due anni, è quella romena con 625 mila residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402mila) e marocchina (366mila). Insomma, immaginare un futuro senza di loro è praticamente impossibile. Loro che, nel 2050, secondo previsioni Istat che per il rapporto Caritas-Fondazione Migrantes andrebbero riviste al rialzo, saranno tra i 9 e i 12 milioni e mezzo. Privacy e cortili. Gli amanti dovranno stare attenti a dove si scambiano effusioni, perché il cortile di casa, se visibile liberamente dagli estranei, senza particolari accorgimenti, non rientra nella tutela del domicilio. Dunque una fotografia della coppia non è violazione della privacy. L'ha stabilito la Cassazione, analizzando il caso di un marito modenese che aveva seguito e fotografato la moglie col presunto amante proprio nel cortile di casa. 31/10/2008

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Sabelli fa saltare ancora il tavolo tra Cai e sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Sabelli fa saltare ancora il tavolo tra Cai e sindacati INFINITA. La privatizzazione più lunga del mondo continua. di Paola Nania Una riunione durata sette ore. Da discutere la stesura dei contratti di lavoro dei dipendenti della nuova Alitalia. Le linee guida erano state già negoziate e sottoscritte, un mese fa, a Palazzo Chigi, ma qualcosa è andato storto. A lasciare il tavolo del negoziato e dunque a interrompere formalmente la trattativa è l'amministratore delegato di Cai-Compagnia aerea italiana, Rocco Sabelli. Dopo due ore di pausa, raccontano i rappresentanti sindacali, Sabelli è rientrato: «Non ci sono le condizioni per proseguire il confronto». Punto. Un'altra volta, come la rottura di settembre, quella che i dipendenti della compagnia aerea accolsero con un applauso che fece molto discutere. La rottura, raccontano questa volta fonti vicine alla Cai, riguarda singoli aspetti legati ai contratti: dai permessi sindacali, che la nuova società vorrebbe tagliare con decisione, ai criteri per la scelta della cassa integrazione. Tempo qualche ora, arriva la reazione, arrabbiata, dei sindacati: «False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento - si legge nel comunicato delle nove sigle - le voci secondo cui le organizzazioni sindacali e le associazioni professionali avrebbero rifiutato di sottoscrivere i contratti di lavoro del personale di volo e di terra per la mancata definizione delle agibilità sindacali. Questo tema non è stato neppure affrontato nè è mai stata formulata alcuna richiesta da parte sindacale». Per le nove sigle i motivi della rottura stanno piuttosto nella volontà di Cai di non rispettare il protocollo sotoscritto a Palazzo Chigi, cambiando le carte in tavola. Insomma, il giallo resta tutto da risolvere. Di certo c'è solo una trattativa saltata (o sospesa), che rischia di diventare la tomba della nuova compagnia. D'altronde, gli stessi vertici di Cai hanno più volte sottolineato l'importanza di raggiungere l'intesa anche su questo punto, prima di presentare l'offerta di acquisto vincolante per la parte buona di Alitalia. «A queste condizioni è impossibile proseguire, per noi non c'è più trattativa - riferiva ieri un portavoce dei 16 soci - Domani (oggi per chi legge, ndr) si riunirà il consiglio di amministrazione e deciderà cosa fare». Preoccupato per lo stallo il presidente della cordata, Roberto Colaninno, secondo il quale è auspicabile e necessario il buon esito della trattativa. Colaninno sottolinea che «nel contesto generale dell'economia italiana e internazionale, il valore di 12 mila 600 posti di lavoro non può essere gestito in un contesto di radicalizzazione degli interessi di parte». Auspica quindi che «tutte le sigle ritrovino rapidamente le ragioni della coerenza con gli accordi stipulati a palazzo Chigi». Risponde il segretario della Filt Cgil, Mauro Rossi: «L'appello di Colaninno è condiviso ma rivolto all'indirizzo sbagliato. È proprio la delegazione Cai a negare gli accordi di Palazzo Chigi che nessuno può rimettere in discussione». 31/10/2008

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Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana La trattativa Alitalia si era arenata a pochi metri dal traguardo. I sindacati accusano Cai di essersi sottratta al confronto. Oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta vincolante d'acquisto. La trattativa fra Cai e Alitalia, che si era bruscamente interrotta mercoledì notte, riprenderà oggi a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti, ha convocato per questa mattina alle 12 i sindacati confederali e le cinque sigle autonome per un incontro con i vertici di Compagnia Aerea Italiana. Un tentativo per salvare in extremis la trattativa che si era arenata sul nodo dei contratti, visto che oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta di Cai nelle mani del commissario straordinario Augusto Fantozzi. Una novità arrivata al termine di una giornata densa di pessimismo. Tanto che molti ipotizzavano che il consiglio di amministrazione di Cai, previsto per oggi pomeriggio a Milano, avrebbe potuto decidere di ritirare l'offerta per l'acquisto di Alitalia. La crisi economica, più lunga e dura del previsto, avrebbe infatti minato le ferree convinzioni degli industriali italiani (per ora sedici) messi insieme da Berlusconi. Il presidente della Cai Colaninno ieri infatti aveva chiesto ai sindacati di essere coerenti con gli accordi raggiunti a Palazzo Chigi esprimendo «forte preoccupazione per la situazione determinata dalla rottura delle trattative con le rappresentanze sindacali dei lavoratori di Alitalia, il cui auspicabile buon esito rimane condizione essenziale al proseguimento del progetto». «È stata una decisione unilaterale di Compagnia aerea italiana quella di abbandonare il tavolo del confronto sulla stesura dei contratti e dei criteri d'assunzione del personale» avevano scritto ieri in una nota congiunta i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl che si sono però detti disponibili a riprendere il dialogo. «Il lavoro svolto mercoledì - aveva precisato la nota sindacale congiunta - consisteva nella stesura tecnica dei contratti che rispettasse perfettamente l'accordo con il governo e Cai e per le parti non previste facesse riferimento al contratto in essere in Air One. Improvvisamente nella tarda serata - si leggeva - i rappresentanti di Cai decidevano di abbandonare il tavolo. È pertanto la società Cai che si è sottratta d'improvviso al confronto. Non vi sono state da parte del sindacato richieste diverse da quelle già concordate». E quindi «il sindacato non è disponibile ad essere additato come capro espiatorio per eventuali decisioni difformi dagli impegni assunti dinanzi al Paese». «Gli azionisti - aveva detto il presidente di Autostrade e Atlantia, Gian Maria Gros-Pietro - hanno dato fiducia a Colaninno e lui sa cosa deve essere fatto per riportare l'Alitalia in condizioni di poter servire il paese. Noi - ha continuato - possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi, bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere. Il motivo per cui la mia società ha deciso di investire in Alitalia è perché pensa che questo possa contribuire alla crescita del paese e quindi anche al giro d'affari di Atlantia e Autostrade per l'Italia ma se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha senso che noi investiamo». Quella di oggi a Palazzo Chigi potrebbe essere l'ultima chiamata per il salvataggio di Alitalia. A mezzanotte di oggi, infatti, scade il termine per la presentazione dell'offerta e il commissario Fantozzi ha ribadito più volte nei giorni scorsi che «non ci saranno proroghe». Lo stesso Colaninno ha sottolineato tuttavia che il buon esito del negoziato resta «condizione essenziale al proseguimento del progetto». RO.RO. ROMA rrossi@unita.it

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Salvamanager il ritorno: Peggio della precedente (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Salvamanager il ritorno: «Peggio della precedente» Uscita dalla porta (decreto Alitalia) la «salvamanager» rientra dalla finestra (ddl delega sulle crisi aziendali). La denuncia è di un nutrito gruppo di senatori Pd, Idv e Udc. Chiedono a Tremonti, che aveva minacciato le dimissioni se la disposizione non fosse stata cancellata, di riferire urgentemente in Parlamento. Secondo i senatori il nuovo ddl ha«effetto ancora più devastante», stabilendo norme arzigogolate di punibilità per condotte indebite nel corso della procedura da insolvenza da salvare i manager disonesti. Tremonti proclamò: «O va via quell'emendamento, o vado via io». Ora nel ddl c'è, insieme a diversi colleghi di gabinetto, la sua firma. E la coerenza? NEDO CANETTI

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A Imperia ragazzi e prof fianco a fianco (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

A Imperia ragazzi e prof fianco a fianco Il corteo dei dimostranti ha "paralizzato" il traffico da piazza Bianchi alla prefettura [FIRMA]DIEGO MARRESE IMPERIA Oltre un migliaio, gli studenti scesi in piazza ieri a Imperia per manifestare contro la legge Gelmini. Accanto a loro anche genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo della scuola, oltre ai rappresentanti di Cisl, Cgil, Pd e Prc. Il lungo serpentone è partito attorno alle 9,30 da piazza Bianchi, per attraversare tutta Oneglia e raggiungere la Prefettura. Una delegazione di ragazzi, familiari e docenti è stata ricevuta dal prefetto Maurizio Maccari, che ha ascoltato le motivazioni della protesta, impegnandosi a inviare una relazione al Ministero. Il forte vento che spirava su Imperia non ha fermato la protesta. Il serpentone si è snodato nel centro di Oneglia, fino a raggiungere il palazzo della Prefettura, con una breve sosta davanti al Comune. Tanti striscioni e slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e contro la nuova legge, approvata l'altro ieri dal Senato. Ad aprire il corteo un gruppo di bambini con delle vistose «orecchie da asino». E poi genitori, insegnanti, personale del mondo della scuola e tanti, tanti studenti. Dice Ornella Panelli: «Dò il mio sostegno a studenti e insegnanti. Anche se non partecipo più attivamentealla vita scolastica perché le mie figlie sono ormai grandi, ho voluto comunque essere presente». In piazza anche tanti insegnanti, come Assunta Incoronato, docente alle magistrali. É a pochi anni dalla pensione, ma non ha rinunciato alla protesta: «Sulla scuola serve una revisione ma va fatta insieme», ammonisce. Della riforma Gelmini salverebbe il voto in condotta «ma non come strumento per allontanare i bulli: dove vanno a finire, a casa del ministro?». E lancia una provocazione: «Valgono più i piloti di Alitalia o la scuola pubblica?». Aggiunge la collega Alda Ramondo: «In classe insegniamo a dare il buon esempio, invece i politici "tagliano" risorse, partendo dalla scuola e non dai loro privilegi». Poco prima che il corteo parta da piazza Bianchi fervono i preparativi per gli striscioni. Dario Belmonte, rappresentante d'istituto al Classico, è intento ad annodare con lo scotch uno dei cartelloni. Cambierà qualcosa con le proteste di oggi? «Dubito fortemente. La politica è ormai un bunker. Pur ammettendo che la riforma sia stata travisata, mal interpretata o mezza Italia non l'ha capita perché è scritta male o chi protesta ha ragione. Noi ragazzi andiamo oltre ogni schieramento politico, difendiamo la scuola». Anche i ragazzi dell'Itis sono pronti alla lunga passeggiata per Imperia. «I tagli al personale possono essere anche giusti, ma vorremmo più attività per noi, magari laboratori aggiuntivi», dice Andrea Gallo. Luca Boni invece pensa già al futuro: «Manifestiamo anche per l'università perché un domani non sia una fondazione privata a beneficio di pochi». Inevitabili le ripercussioni sul traffico, deviato, di volta in volta, dagli agenti della Polizia Municipale che hanno accompagnato il corteo assieme alla Polizia e ai Carabinieri.

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Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Allo studio prestiti di 5 mila euro a bebè per i nuclei numerosi. Alitalia, accordo appeso a un filo Contratto statali, il sindacato si spacca Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino Sì da Cisl e Uil alla proposta Brunetta Ma la Cgil va allo scontro: sarà sciopero Giovannini Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle famiglie. Stando al tam tam di Palazzo Chigi, in calendario c'è un'iniziativa per contenere prezzi e tariffe. Per i nuclei numerosi sono stati trovati fondi allo scopo di concedere prestiti di 5 mila euro a un tasso del 4% per ogni bebè. Sull'Alitalia, l'accordo è appeso a un filo. L'advisor: la compagnia vale più del doppio. Barbera, Beria di Argentine, Lepri e Sodano DA PAGINA 8 A PAGINA 11

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Palazzo Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo nell'euro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 autore: di ANTONELLA BACCARO categoria: REDAZIONALE Economia ALITALIA Palazzo Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo nell'euro di IVO CAIZZI A PAGINA 35

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Conti, pressing del premier e trincea del ministro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Famiglie e bilancio Conti, pressing del premier e trincea del ministro SEGUE DALLA PRIMA Se nel governo sia già iniziata la stagione degli ultimatum è tutto da vedere. Il paradosso è che a fronte di una stabilità politica senza precedenti, è la crisi finanziaria a provocare fibrillazioni nell'esecutivo e nella maggioranza. Ogni dossier deve fare i conti con l'emergenza economica, che ingigantisce i problemi per la mancanza di fondi. E ci sarà un motivo se il premier si è lasciato andare dopo una giornata in cui persino la trattativa su Alitalia è stata a un passo dalla rottura: «Sono travolto dalla quotidianità». Ed è una frase emblematica, che lascia trasparire i timori di Berlusconi, desideroso di impostare progetti per il prossimo futuro, avendo la consapevolezza che i segnali di «aziende che iniziano a non pagare», e di «società che hanno chiesto alle banche di allungare i tempi per rientrare dai debiti», sono il preavviso di un 2009 molto complicato. Perciò resta convinto che «qualcosa » vada rivisto, e non è un problema di rapporti con Tremonti, «lui quello che doveva fare l'ha fatto prima dell'estate. Ma adesso bisogna dare risposte alle famiglie e alle imprese ». Si coglie la distanza tra le esigenze politiche del premier e la linea di rigore gestita dal ministro dell'Economia. L'hanno avvertita ieri anche i partecipanti al vertice tra governo, imprenditori e categorie, quando il titolare di via XX settembre si è eclissato dietro un motto («il silenzio è d'oro») e Berlusconi ha sorriso a denti stretti: «è tirato pure sulle battute ». Ognuno porta le proprie ragioni e le proprie verità a sostegno della tesi che difende. Tremonti, per esempio, ammette che «l'impatto della crisi in Italia è meno forte rispetto ad altri Paesi »: «L'Inghilterra — ha spiegato— è in condizioni disperate. A confronto, noi stiamo benissimo. Però abbiamo il debito pubblico, e questo purtroppo pareggia il conto». La trincea del ministro è un concentrato di pessimismo e di timori, il rischio di venir schiacciato dai numeri su cui aveva dato affidamento in Europa. Ma Berlusconi non demorde e tra i leader delle parti sociali c'è chi — dopo avergli parlato riservatamente — scommette che «alla fine la spunterà ». Il Cavaliere deve riempire di contenuti il suo appello all'ottimismo, ripetuto ancora ieri davanti a Emma Marcegaglia. Non a caso il presidente di Confindustria dice che «l'impatto sull'economia reale sarà meno pesante, se verranno adottate misure tempestive e forti». Perché l'unica novità emersa dalla riunione di ieri è stata un investimento sulle infrastrutture. Non basta. Il premier vorrebbe rilanciare, «ma è difficile programmare — spiega il ministro Matteoli — quando tutti i governi, non solo il nostro, sono appesi all'andamento quotidiano delle borse». Navigare a vista tra i marosi è rischioso, specie se sulla tolda non c'è pieno accordo. Il segretario della Cisl Bonanni sostiene che «i premier hanno sempre avuto problemi con i propri ministri dell'Economia. Anche Prodi ne ha avuti con Padoa- Schioppa. Ma rispetto al passato, Tremonti tiene buoni rapporti con il sindacato, è comprensivo e dialogante. Eppoi c'è Gianni Letta che è affidabilissimo». Già, Letta. In questo frangente, ai ministri che vanno a trovarlo con i loro dossier, il sottosegretario alla Presidenza appare defilato: «Ora vediamo...». Francesco Verderami

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Walter tesse la tela che il duro Guglielmo strappa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il segretario del Pd e il sindacato Walter tesse la tela che il duro Guglielmo strappa SEGUE DALLA PRIMA E' più di un mese che Veltroni tenta di ricucire ciò che Epifani strappa. Ma adesso che quel che il leader della Cgil ha rotto è l'unità sindacale, tutto diventa più difficile. «Questa vicenda — osserva Enrico Letta — presenta dei problemi per il nostro partito. Ma può anche servire da esame di maturità: il Pd non avrà un sindacato di riferimento e alla fine dovrà farsene una ragione». Aggiunge Fioroni: «Noi non possiamo stare dalla parte della conservazione ». Già, i moderati del Pd, gli ex della Margherita e non soltanto loro, non possono seguire Epifani lungo questa china. E inevitabilmente finiscono per avere migliori rapporti con Raffaele Bonanni: «Sono più dentro il Pd io che Guglielmo», scherza il leader della Cisl con un collega. Non è un caso, del resto, che ieri le agenzie riportassero solo due dichiarazioni ufficiali di appoggio al segretario della Cgil: quelle di Ferrero e Diliberto. Questa è la situazione. Finora Veltroni è riuscito a gestirla, cercando di salvare il "compagno Guglielmo" a furia di mediazioni. La prima si è svolta nel salotto di casa sua: Colaninno e il leader della Cgil hanno stretto lì l'accordo sull'Alitalia. Il segretario Pd lo ha fatto poi sapere per respingere le critiche di chi lo dipingeva come il burattinaio di Epifani il massimalista. Ma tanta pubblicità non è piaciuta al leader della Cgil il quale ha confidato a un amico sindacalista di essere «arrabbiato». Poi è partita la storia della contrattazione con Confidustria. Ancora una volta Veltroni è stato costretto a intervenire. Con Emma Marcegaglia, per spiegarle che ci voleva del tempo ma che alla fine avrebbe cercato lui stesso di spingere per l'accordo. Con Cisl e Uil, chiedendo di aspettare prima di firmare senza la Cgil. Mediazioni e dichiarazioni: «Superate le divisioni sindacali»; «Gli statali non sono fannulloni, ma tutto quello che si può fare per l'efficienza e la produttività va bene», e via di questo passo. Parole che certo non spingevano alla rottura, anzi. Ma Epifani è andato avanti dritto come un treno: «Tutti quelli che incontro mi chiedono di tener duro, di non firmare». Un treno che non si è fermato neanche ieri: «Ovvio, il segretario della Cgil non ha firmato con Confindustria e ora non può firmare più niente», commenta la Pd Maria Paola Merloni. Un treno che non si fermerà neanche oggi quando la Fiom annuncerà il suo sciopero in solitaria e all'iniziativa sarà presente Epifani. Quello stesso Epifani che l'anno scorso voleva "commissariare" l'organizzazione dei metalmeccanici, ora ne sposa la linea dura e pura. Del resto, il segretario della Cgil, nonostante l'aspetto mite, è fatto di tutt'altra pasta. E' sufficiente ricordare che all'epoca dello scontro per la leadership dei Ds tra Cofferati e Fassino era il più estremista e puntava addirittura alla scissione. Veltroni non può sposare una linea massimalista, non è la sua e lo ha dimostrato in questo periodo. Il 6 ottobre, in un incontro riservato con i sindacati, è arrivato a dare ragione a Cisl e Uil, che spingevano per l'accordo con Confindustria, e non alla Cgil. Finora, però, il segretario del Pd è stato bene attento a non rompere i rapporti con Epifani. Perché aveva la manifestazione del 25 e gli serviva la macchina organizzativa della Cgil, dicono maliziosamente i suoi avversari interni. Ma così non è. Certo, non è che l'appoggio del sindacato non sia stato gradito e ricercato in vista del Circo Massimo. Il segretario del Pd, però, non strapperà con Epifani, anche se le sue prese di posizione lo mettono in difficoltà con l'ala filo-Cisl del partito. Piuttosto tenterà caparbiamente di portare avanti il compito di mediatore che ha assunto in questo periodo. E di pungolare la Cgil cecando di rimetterla in carreggiata, facendo anche dei distinguo tra la posizione del Pd e quella dell'organizzazione di Epifani. E' un sentiero stretto, quello che Veltroni si accinge a intraprendere, un sentiero che si snoda tra i moderati del partito stufi del massimalismo della Cgil e l'Epifani versione dura . Tensioni con il Pd anche per l'ex Cgil Sergio Cofferati Maria Teresa Meli

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Alitalia, sindacati pronti a riprendere il confronto (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)

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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Alitalia, sindacati pronti a riprendere il confronto «Ma non accettiamo ultimatum». Cai: «A certe condizioni non si può andare avanti»

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ROMA - Un vertice fra Roberto Colaninno, Rocco Sabelli, Corrado Passera e Gaetano... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)

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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ROSARIO DIMITO ROMA - Un vertice fra Roberto Colaninno, Rocco Sabelli, Corrado Passera e Gaetano Miccichè tenutosi ieri sera fino a tarda ora a Roma presso la sede di Intesa Sanpaolo non avrebbe sciolto l'incognita: oggi pomeriggio alle 15 il consiglio di Cai, secondo il mandato ricevuto dall'assemblea, presenterà un'offerta - sia pure super condizionata alla Ue e all'accordo coi sindacati - al commissario Augusto Fantozzi oppure chiederà una proroga sul termine che scade sempre oggi? Sul tavolo dei grandi capi della Nuova Alitalia ci sarebbe anche la possibilità di ritirare per la seconda volta - dopo quella del 18 settembre sempre a causa dei dissidi coi sindacati - l'offerta. Sembra che al cda odierno possa essere chiesto di prendere altro tempo, anche se verrebbe fissato un nuovo termine a breve. Il consiglio dovrà nominare il vicepresidente - dovrebbe essere Salvatore Mancuso, presidente della società di investimento Equinox -, nominare amministratore delegato Rocco Sabelli conferendogli i poteri; insediare il comitato esecutivo che lo statuto fissa in un numero fra 3 e 7 membri. Di cui sempre in base allo statuto ne faranno parte il presidente Colaninno, Mancuso, Sabelli. Colaninno vorrebbe coinvolgere Miccichè, capo della divisione corporate di Intesa. Poi potrebbe entrare anche Carlo Toto che aspirava a una vicepresidenza. Gli altri componenti - il plenum potrebbe essere posto a 7 - saranno scelti nelle ultime ore. E il board, prima di discutere del piatto forte - l'offerta per Alitalia - dovrà fissare i compensi del presidente, dell'a.d. e dei consiglieri. I grandi azionisti della Compagnia aerea italiana sarebbero divisi sul da farsi anche se su di loro nelle ultime ore sarebbe ripreso il pressing istituzionale-governativo per non mandare tutto all'aria. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Atlantia, uno dei 5 soci che investirà di più (100 milioni), è stato chiaro: «Bisogna cambiare radicalmente perchè se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere». Un messaggio chiaro che va a supporto dell'operato di Sabelli che l'altra notte ha rotto la trattativa con i vertici delle nove sigle sindacali ai quali ha proposto un documento "prendere o lasciare" non negoziabile, da sottoscrivere tout court. E di fronte alla richiesta di approfondimenti dei contenuti contrattuali, il futuro timoniere di Alitalia ha risposto secco: «non sono disponibile ad approfondimenti, se non firmate non ho altro tempo disponibile». Prima di porre l'ultimatum, Sabelli si sarebbe consultato con Gianni Letta, Passera e i ministri Maurizio Sacconi e Altero Matteoli. Difronte alla rottura e allo scambio di accuse sulle responsabilità tra fonti vicine a Cai e i sindacati, l'intera giornata di ieri ha vissuto su frenetici contatti. Colaninno che in mattinata ha presieduto il consiglio della Piaggio, avrebbe avuto colloqui telefonici bipartisan con Letta e Pierluigi Bersani, oltre che con Passera, Miccichè e almeno tre soci di peso della nuova compagnia. Nel pomeriggio il presidente di Cai avrebbe avuto un nuovo contatto con Letta che si sarebbe sentito anche con Passera, prima di partecipare al vertice no-stop presso la sede di Intesa. Durante la riunione a quattro sarebbero stati sentiti nuovamente alcuni soci forti, i legali e le aurotità di governo. A Colaninno sarebbe stata recapitata la lettera inviata dai segretari delle sigle federali con la quale si dichiarano pronti a riaprire il dialogo. In parallelo i legali di Cai hanno proseguito come se nulla fosse successo, nella stesura dell'offerta, tenendosi in contatto coi consulenti di Fantozzi: sarebbe emerso che un'offerta super condizionata al commissario sarebbe valutata dal giudice fallimentare che sovrintende alla procedura. E forse nella mattina di oggi si potrebbe anche sondare la fattibilità giuridica di questo percorso legato comunque all'esito della riunione di mezzogiorno a palazzo Chidi fra sindacati e Colaninno.

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ROMA A queste condizioni non si può andare avanti , Cai spiega così la... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)

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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di LUCIANO COSTANTINI ROMA «A queste condizioni non si può andare avanti», Cai spiega così la decisione di abbandonare il tavolo di confronto sulla definizione dei nuovi contratti Alitalia. Replicano i sindacati: «Quella di Cai è stata una decisione unilaterale. False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento le voci secondo le quali noi avremmo rifiutato di sottoscrivere i contratti a causa della mancata definizione delle agibilità sindacali. Questo tema non è stato mai neppure affrontato nè mai è stata formulata alcuna richiesta da parte sindacale». Risultato: la trattativa per fissare gli assetti contrattuali dei futuri dipendenti Alitalia (12.500 di cui 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo, 7.650 tra impiegati, operai, quadri e dirigenti) è in stallo. Le nove sigle sindacali presenti in azienda respingono ogni ultimatum anche se si dicono pronte a proseguire il confronto. Il rischio è che si possa ripetere la snervante maratona che ha portato faticosamente alla firma dell'accordo quadro di palazzo Chigi. Lo scenario offre molte analogie. Ieri pomeriggio i sindacati di categoria si sono riuniti e hanno, appunto, redatto una lettera, indirizzata al sottosegretario Letta, al ministro Sacconi e al presidente di Cai Colaninno, nella quale «riconfermano la totale disponibilità al completamento della stesura e alla sottoscrizione del contratto di assistenti di volo e personale di terra, nonchè alla definizione del contratto comandanti-dirigenti...e ulteriormente disponibili a completare il confronto sui criteri di assunzione del personale in Cai». E il governo ha convocato per oggi a mezzogiorno i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e il presidente di Cai, Colaninno, per cercare di sbloccare la situazione. All'incontro, che si svolgerà a Palazzo Chigi, sarà presente per il governo il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta. Intanto è il Pd a chiamare in causa il governo attraverso il capogruppo alla Commissione ai Trasporti della Camera, Michele Meta: «I ministri Tremonti e Sacconi devono riferire in Parlamento sullo stato delle trattative». Cai accusa i sindacati di aver adottato «continui atteggiamenti dilatori». Questi replicano spiegando che è stata Cai «a negare le ragioni di coerenza con gli accordi stipulati a palazzo Chigi che nessuno può rimettere in discussione». Insomma, le controparti si rimpallano la responsabilità di aver violato il protocollo sottoscritto alla presenza del governo. Questo in linea di principio. Se si entra nel concreto sembrerebbe che l'azienda riterrebbe impraticabile l'ipotesi di confermare le 45.000 giornate di permessi sindacali per tutte e nove le sigle e vorrebbe contenerne il numero a 3.500. «La questione non è stata neppure affrontata», smentiscono i sindacalisti presenti al tavolo. Qualcuno evidentemente non dice la verità. Poi ci sarebbe la questione della previdenza. In questo caso al tavolo se ne sarebbe parlato, solo che i sindacati vorrebbero inserirla nella discussione sui contratti; Cai vorrebbe delegarla al ministero del Welfare. Magari sarebbe interessante andare a verificare cosa è effettivamente scritto nel testo prodotto a palazzo Chigi. Intanto la compagnia ha ottenuto dall'autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il rinnovo della licenza di manutentore per gli aerei immatricolati negli Usa.

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Ieri si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti bloccati sul raccordo intasa... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)

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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Ieri si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti bloccati sul raccordo intasato, a centinaia scendono e marciano a piedi verso la stazione dell'Anagnina. Il grande corteo che parte da piazza della Repubblica fin dalle 9 del mattino fa impazzire il traffico, causa la chiusura della stazione metro, rende impraticabile il centro storico. Non solo: a metà mattinata il percorso previsto salta, c'è talmente tanta gente che la Questura deve autorizzare altri tracciati. Così, la città non va in tilt solo per il serpentone che marcia fino a piazza Barberini e poi a piazza del Popolo. Ma anche per quello che si raccoglie su via Nazionale. Tutto bloccato sul Lungotevere, sul Muro Torto, in Prati, a San Lorenzo, ai Fori Imperiali, sul Raccordo. Il problema è che ci sono schegge di cortei ovunque. A partire da quello degli universitari che dalla Sapienza si spostano verso Trastevere, circondano il Ministero della Pubblica Istruzione, poi tornano verso l'Università. A ciò va aggiunto un altro grande protagonista di questo autunno caldo romano: il maltempo, che a suo modo sembra scandire i tempi della protesta. In mattinata una prima raffica di pioggia aveva salutato il formarsi del serpentone di 800 mila - un milione di manifestanti contro al riforma Gelmini. Ma quando ormai le proteste erano terminate - studenti, ricercatori, precari, professori, genitori, anche ragazzini delle elementari si erano frammentati fra bar, fast food, passeggiata in via del Corso, shopping - nel pomeriggio è tornata la pioggia battente che ha dato il colpo letale alla mobilità di Roma. Il bollettino delle strade chiuse è lungo quasi come le Pagine gialle, quello con i numeri delle linee dei bus deviati è talmente complesso da sembrare uno di quei maxisistemi per tentare la fortuna al Superenalotto. Il problema, che spaventa ancora di più i romani, è che davvero la corposa manifestazione di ieri - che continua un ciclo cominciato con la vertenza Alitalia - non appare un epilogo, ma la premessa per nuovi giorni di disagi. Le mobilitazioni degli studenti infatti non si fermano. Sintetizza il comandante della Polizia municipale di Roma, Angelo Giuliani: «Il guaio è che appare difficile programmare. Perché anche ieri ci siamo trovati a fronteggiare non un'unica manifestazione, ma una serie di cortei spontanei che, come ormai ogni giorno, hanno attraversato centro e periferia. Cerchiamo di arrivare ovunque, ma non è semplice». Ieri il Campidoglio ha schierato in forze i vigili urbani: quasi 1.200 uomini a domare un traffico indomabile. Sorvegliato speciale, ma ben presto intasato, il Lungotevere, su cui si è scaricato tutto il traffico che non pioteva trovare sfogo nelle direttrici che passano da piazza Barberini, piazza Venezia, Fori Imperiali, piazza del Popolo. La cronaca di una giornata sotto il segno dell'ingorgo comincia alle 9.30, quando piazza della Repubblica è stracolma e si muove la prima parte del corteo dei sindacati confederali della scuola. L'operazione di partenza, e quindi di stop al traffico, dato il numero elevato di partecipanti, sarà lentissima, un'ora dopo la piazza sarà ancora piena. Quasi contemporaneamente si sviluppano altri due cortei con relativi contraccolpi sulla mobilità: in Prati, in viale Giulio Cesare, ci sono gli studenti medi anche loro diretti verso il centro; gli universitari si muovono invece dalla Sapienza e così la paralisi del traffico si spalma anche su San Lorenzo. Solo verso le 11 smette di piovere, mentre sul Grande raccordo va in scena la marcia a piedi per raggiungere la stazione metro Anagnina di un centinaio di persone che volevano partecipare al corteo ma i cui pullman sono rimasti imprigionati nel traffico. Trascorre un'altra mezz'ora e il corteo degli universitari va a bloccare anche via Cavour e Trastevere per raggiungere la sede del Ministero della Pubblica istruzione, sganciandosi dal grande corteo che invece terminerà in piazza del Popolo. In pratica, la questura deve rilasciare altre autorizzazioni "last second" per nuovi percorsi. Solo verso le 15 il caos diminuisce. Ma a quel punto ricomincia a diluviare.

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Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)

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ALITALIA Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati La cordata italiana esita di fronte al prezzo fissato dall'advisor (un miliardo di euro). Solo Cisl, Uil, Ugl e Filt-Cgil si dicono disponibili a firmare contratti diversi da quelli concordati PAGINA 8

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La salvamanager ritorna alla Camera (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

ABBASSA LA PRESCRIZIONE, REATO DI BANCAROTTA SVUOTATO La «salvamanager» ritorna alla Camera (sa. m.) La salvamanager è di nuovo alla camera, nonostante le promesse di Tremonti. E' il 2 ottobre scorso, quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e, ovviamente, Alitalia. E' lo stesso giorno in cui la compagnia di bandiera sembra definitivamente salva e l'intero governo, Tremonti compreso, va all'ambasciata tedesca per festeggiare. L'8 ottobre Report si accorge della cosa, l'anticipa a Repubblica e, il giorno dopo, il ministro dell'economia minaccia: «O sparisce quell'emendamento o mi dimetto». Peccato che lo stesso 2 ottobre, stavolta alla camera, sia arrivato un disegno di legge delega firmato dallo stesso ministro che annuncia addirittura due strade per salvare i manager oggi sotto processo a Roma e a Milano. Da un lato, promette di abbassare la pena massima per la bancarotta «tra gli otto e i dodici anni», premessa utilissima per far crollare la prescrizione del reato sotto a dieci anni. Dall'altro, ripete che il reato di bancarotta non si applica ai dirigenti di aziende insolventi ma non fallite, se non quando sono falsi gli atti che preludono a quell'insolvenza. Tremonti non promette più le dimissioni, anche se il testo è stato già assegnato alle commissioni giustizia e attività produttive e Li gotti (idv) dal senato e Tenaglia (Pd) dalla camera gli chiedono spiegazioni. Ora però nessuno sembra in grado di spiegare come mai una settimana fa, il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) abbia presentato un progetto di legge che parla di concordato e fallimento e dedica l'articolo 2 alla bancarotta e alla modifica delle responsabilità penali. Di questo secondo testo neppure il Pd o l'Idv, sembrano sapere alcunché.

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In quattro a Canossa (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA La Cai abbandona le trattative coi sindacati. Poi il voltafaccia confederale In quattro a Canossa Fr. Pi. Oggi scade il termine per la presentazione dell'«offerta vincolante» per l'acquisto di Alitalia. Ma la Compagnia aerea italiana (Cai) - la «prestigiosa cordata» di imprenditori indigeni voluta da Berlusconi - ha posto nella notte di ieri tutte le premesse per l'abbandono del campo di battaglia. Rocco Sabelli, l'amministratore delegato, ha rotto le trattative dopo alcune ore passate a discutere i criteri di assunzione del personale Alitalia e AirOne nella nuova società da lui diretta. Schermaglie ovvie, visto che si trattava di tradurre in norme contrattuali l'«accordo quadro» condiviso a palazzo Chigi un mese fa; ma assolutamente ininfluenti sui costi globali (Cai, infatti, voleva discriminare le madri con figli a carico, che sono esentate dal lavoro notturno, e quanti avessero fin qui usufruito della legge 104). Ma, dopo due ore di pausa cena, Sabelli si ripresentava ponendo un aut-aut: i documenti contrattuali proposti dalla società relativi al personale di volo e di terra andavano interpretati come una posizione ultimativa. Nessuna disponibilità, dunque, a «rileggere» i documenti per «verificarne la coerenza» con quanto negoziato a palazzo Chigi. Ovvero, nessun obbligo di rispettarli. Prendere o lasciare. Peggio ancora Cai faceva nel comunicare ai media le ragioni della rottura: ««i sindacati non sono disposti a rinunciare alle 45.000 giornate di permessi sindacali attuali rispetto alla riduzione a 3.500 proposta». Un tema che tutte le sigle (persino quelle che avevano da settimane «la penna in mano», ossia Cisl, Uil e Ugl), «non è mai stato affrontato al tavolo delle trattative». Insomma, un tentativo spudorato di gettare sull'«intransigenza sindacale» la responsabilità della rottura. La reazione era immediata: richiesta di incontro urgente con il commissario straordinario della compagnia di bandiera, Augusto Fantozzi, e convocazione di una riunione «intersindacale» per il pomeriggio di ieri. A quel punto i tempi per rimettere a posto i cocci non sembravano esserci più, e una retromarcia sindacale a firmare anche un pezzo di carta straccia appariva improbabile. Mentre era in corso l'intersindacale, dove tutte le sigle ribadivano a parole la condanna del comportamento di Cai, veniva reso noto un comunicato firmato da Franco Nasso (Filt Cgil), Claudio Claudiani (Fit Cisl), Giuseppe Caronia (Uiltrasporti) e Roberto Panella (Ug), in cui - rivolgendosi a Colaninno - «riconfermavano la totale disponibilità al completamento della stesura e alla sottoscrizione» del contratto degli assistenti di volo e personale di terra, «nonché alla definizione del contratto comnadanti-dirigenti». Pare trascorso un secolo da quando il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, affermava di non poter firmare un contratto per categorie - assistenti di volo e piloti - che non poteva rappresentare. Un voltafaccia incredibile, anche perché la nota era stata inviata «per conoscenza» al sottosegretario Gianni Letta e al ministro del lavoro, maurizio Sacconi. Il significato è chiarissimo: convocateci a palazzo Chigi per una «mediazione» sui nuovi testi contrattuali presentati da Cai. Gli stessi che, solo poche ore prima, venivano denunciati come non corrispondenti all'«accordo quadro» già sottoscritto. E questo nonostante i quattro confederali confermino, un po' schizofrenicamente, che il contratto «è costituito dagli accordi tra le parti sociali, governo e amministratore straordinario e, per le parti non definite, dal contratto collettivo aziendale vigente in AirOne». Si riunisce a Roma, nel pomeriggio, il cda della Cai. All'ordine del giorno c'è la formalizzazione dell'offerta vincolante, sia pure «sospesa» fin quando - a metà novembre - non arriverà il parere della Ue sul prestito-ponte (da restituire o no, e da parte di chi). Bisognerà vedere se riterrà sufficiente la «disoponibilità» di soltanto quattro organizzazioni. ache perché le altre, magari meno famose, rappresentano pressoché integralmente la parte di personale che fa viaggiare gli aerei. Non proprio un dettaglio secondario.

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Un acquirente finto fin dall'inizio (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

COMMENTO Un acquirente «finto» fin dall'inizio Francesco Piccioni Perché la Cai di Colaninno sta facendo di tutto per gettare la spugna? Sgombrato il campo dalle patetiche accuse ai sindacati di non voler rinunciare a un gruzzolo di permessi sindacali (il repentino voltafaccia di Cisl, Uil e Ugl, ieri sera - accompagnato da quello ancora più improvviso della Filt Cgil - la dice lunga sul tasso di «resistenza» fin qui incontrato), restano in campo due ipotesi. La prima, di ordine strettamente «politico», vede le continue forzature di Cai come l'estremo tentativo di estirpare il sindacato «conflittuale» dall'azienda del futuro; imponendo una logica «a là Sacconi», dove la trattativa si riduce a un prendere o lasciare. In questo quadro, la vicenda Alitalia assume le caratteristiche di un esperimento in corpo vivo per stabilire un precedente normativo per le future relazioni industriali in questo paese. Per il governo, soprattutto, si è trattato proprio di questo. Ma quella stessa mossa era già stata fatta a palazzo Chigi, complice il «cedimento preventivo» di Bonanni (Cisl), Angeletti (Uil) e Polverini (Ugl). Stavolta, per un giorno, sono rimasti spiazzati anche loro. Infine, la residua «materia del contendere» non era poi gran cosa, finanziariamente parlando. Non si lascia un «affare» per così poco. La seconda ipotesi appare più probabile e coinvolge la tenuta della «cordata italiana». Una compagine mucillanoginosa, fatta di imprenditori in tutt'altre faccende affaccendati, ignari financo dei rudimenti del trasporto aereo e abituati agli agi garantiti da appalti e concessioni pubbliche (i più), o dalla pirateria di borsa. A parte Carlo Toto, padrone di quella AirOne che secondo molti soci è sopravvalutata (300 milioni) in vista della fusione con Alitalia. Fin qui, niente di eccessivamente strano. Poi però si viene a sapere (dal Sole24Ore) che gli advisor incaricati di stabilire l'attuale valore di mercato di Alitalia - Banca Leonardo e Rothschild - avrebbero fissato un prezzo tra i 900 milioni e il miliardo. Cai, invece, ne voleva spendere solo 300. Per una società allo stato neonatale, che ha appena deliberato un aumento di capitale fino a 1,1 miliardi, si tratta di una mazzata. Dovrebbe insomma aumentare l'offerta e contemporaneamente trovare altri soldi per fare qualche investimento (nuovi aerei, come scritto nel suo stesso «piano»). Insomma, questa banda di soci dovrebbe mettere mano alla tasca - o indebitarsi - per giocare la partita in modo almeno decente (ricordiamo sempre che i debiti di Alitalia sono già finiti, per decreto, nel debito pubblico). E' possibile? Un socio importante come Emilio Riva ha messo ieri in cassa integrazione 2.000 dei suoi operai dell'Ilva, per 13 settimane. Ha altro a che pensare. E si capisce meglio perché tutti diano il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ormai fuori del giro. Anche se dal suo entourage smentiscono con garbo. «Noi costruiamo tubi, abbiamo dato una partecipazione solo simbolica».

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Gli Usa promuovono qualità e competenze di Az Servizi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

stampa Manutenzione Gli Usa promuovono qualità e competenze di Az Servizi Mentre è ancora incerto il destino imprenditoriale e l'assetto proprietario definitivo l'attività di Alitalia prosegue almeno dal punto di vista industriale. Anche con ottimi risultati. Il 23 ottobre scorso, infatti, la società Alitalia Servizi ha ottenuto dall'Autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il rinnovo della licenza di manutentore aeronautico FAR-145. Lo riferisce una nota. La certificazione autorizza a eseguire manutenzione su aeromobili, motori e relativi componenti immatricolati negli Usa ed è «segno di elevato standard qualitativo e di sicurezza del prodotto». Il rinnovo è stato ottenuto «a seguito di verifiche eseguite con estrema scrupolosità da parte di un team di ispettori statunitensi che si sono complimentati con la struttura Alitalia Servizi per gli elevati standard di rispondenza ai requisiti normativi».

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La nuova rottura della trattativa tra Cai e le forze ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

stampa La nuova rottura della trattativa tra Cai e le forze ... La nuova rottura della trattativa tra Cai e le forze sociali per uscire dalla crisi Alitalia «è una pessima notizia per migliaia di lavoratori, in gran parte di Roma e provincia, e per altre decine di migliaia impegnati in un indotto strategico per il Lazio». Così il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, secondo cui «a pochi giorni dal termine fissato per la chiusura del negoziato riteniamo non ci sia davvero più spazio per rinvii e tatticismi». Marrazzo segue «con viva preoccupazione l'evolversi della situazione» e si dice stupito della «distanza tra la ricostruzione del sindacato e quella di Cai rispetto alle ragioni della rottura». Il governo, ricorda, «ha usato ingenti risorse pubbliche, soldi cioè dei contribuenti, per salvare Alitalia rendendo così possibile, e profittevole per gli investitori, l'attuazione del piano industriale di Cai». La Regione Lazio chiede «a tutte le parti in causa al massimo di senso di responsabilità, perché in gioco non c'è solo il trasporto aereo e l'economia nazionale e regionale ma anche il rispetto per tutti quei lavoratori in attesa di certezze per il futuro e per tutti i cittadini italiani, già pesantemente colpiti dalla crisi economica globale. I responsabili eventuali di una rottura definitiva ne dovranno rispondere di fronte al Paese». Inoltre il capogruppo del Pd nella commissione Trasporti della Camera, Michele Meta, considera «molto grave» l'interruzione delle trattative tra la Cai (Compagnia aerea italiana) e le organizzazioni sindacali per definire i contratti per i lavoratori e chiede che «il governo svolga a pieno la propria funzione di mediazione in questa fase estremamente delicata».

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alitalia, il governo torna in campo - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina 28 - Economia Alitalia, il governo torna in campo Cai e sindacati convocati oggi a Palazzo Chigi dopo l´ultimatum dell´azienda LUCA IEZZI ROMA - «Sapete cosa ha deciso l´assemblea di Cai e sapete qual è la condizione, domani è il 31». L´ultimatum ai sindacati di Alitalia è stato lanciato ieri sera dall´ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera: o il cda della Compagnia area italiana che si riunirà nel pomeriggio di oggi potrà contare sulla firma delle organizzazioni dei lavoratori sui nuovi contratti di lavoro e sui criteri di assunzione o non ci sarà nessuna offerta. La linea dura è stata confermata dopo un vertice a quattro tra il presidente a l´ad di Cai Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, lo stesso Passera e il capo del corporate banking di Intesa Gaetano Miccichè, tanto da costringere il governo all´ennesimo tentativo di mediazione. Oggi a mezzogiorno Cai e sindacati saranno di nuovo a Palazzo Chigi per trovare un´intesa. Colaninno e Sabelli non hanno ritenuto sufficiente l´apertura arrivata dai sindacati dopo la rottura della scorsa notte. Eppure sono scesi in campo i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl inviando una lettera a Colaninno e Sabelli in cui ribadiscono: «La totale disponibilità al completamento della stesura e alla sottoscrizione del testo, nonché alla definizione del Contratto per i comandanti-dirigenti». Pronte ad un nuovo confronto anche le sigle autonome di piloti, assistenti di volo e lavoratori di terra, anche se sottolineano le distanze: «I testi contrattuali "definitivi" sui quali è stato chiesto di apporre la firma non sono conformi agli accordi sottoscritti in sede governativa. Il documento proposto in merito ai criteri di selezione del personale contiene gravissimi elementi discriminatori di esclusione sociale secondo i quali, ad esempio, verrebbero esclusi dall´assunzione coloro che assistono familiari in condizioni di disagio o addirittura una larga parte di genitori di figli minori». Cai ritiene il negoziato chiuso e i rilievi dei sindacati strumentali a ottenere nuove concessioni, mentre i rappresentanti dei lavoratori sottolineano come le misure "contestate" varrebbero poche decine di milioni di euro sul costo del personale, marginali rispetto al valore dell´intera operazione e dicono che questo sia un tentativo di spostare l´attenzione dalle difficoltà di Cai a procedere all´offerta. Gli altri azionisti sostengono la linea del prendere o lasciare di Passera. Secondo il presidente di Atlantia Gian Maria Gros-Pietro: «La storia passata di Alitalia dimostra che così com´è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire». Salvatore Ligresti rincara: «Non c´è nulla di facile in questo Paese». Tra le cose non facili c´è proprio la formalizzazione della proposta di acquisto di asset ex Alitalia, vista la distanza tra la valutazione fatta dai Cai, meno di 400 milioni, con quella dell´advisor indipendente, Banca Leonardo (800 milioni-1 miliardo). Ma fonti Cai ribadiscono che l´offerta sarebbe già stata concordata sin nei dettagli con il commissario Augusto Fantozzi perché risulti valida e accettabile. Con l´intervento del governo non si può escludere uno slittamento dei termini già decisi dal commissario di qualche giorno. La liquidità di Alitalia si esaurirà in meno di un mese e l´unica cosa che impedisce ai creditori, aeroporti su tutti, di bloccare gli aerei è proprio la prospettiva dell´arrivo dei nuovi soci.

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"tra berlusconi e il paese idillio finito nel pd si deve aprire una nuova fase" - massimo giannini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina 11 - Interni I moderati L´unità "Tra Berlusconi e il paese idillio finito nel Pd si deve aprire una nuova fase" D´Alema: Veltroni coinvolga tutti, il profilo riformista va alzato L´intervista Lavoriamo ad una vasta coalizione per tornare a dialogare con i ceti moderati che hanno votato Berlusconi Capisco l´appello di Walter all´unità ma è lui che deve prendere l´iniziativa altrimenti non ci si lamenti se nascono le fondazioni MASSIMO GIANNINI ROMA - «La protesta di massa sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese. Ormai è evidente: l´idillio tra Berlusconi e l´Italia si sta incrinando e la vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è solo il risultato della fermezza dell´opposizione ma anche di difficoltà interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un´alternativa vera e credibile per il futuro governo del Paese». Ammainate le bandiere della grande manifestazione del 25 ottobre, Massimo D´Alema scende in campo e suona la carica al Partito democratico e a Veltroni. «Adesso - dice l´ex premier ed ex ministro degli Esteri - bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo riformista, di dialogare con tutte le opposizioni, di parlare ai ceti moderati che hanno votato Berlusconi, e che ora capiscono la sua palese inadeguatezza». Onorevole D´Alema, non è che state scommettendo un po´ troppo su questa «fine della luna di miele» tra il Cavaliere e gli italiani? «Nessuna illusione. Ma non possiamo non vedere quello che sta succedendo. L´Italia attraversa una crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l´idea che Berlusconi vivesse una sorta di `luna di miele permanente´ con il Paese. Stanno esplodendo i primi, seri problemi nel rapporto tra il governo e i cittadini. Sta crollando come un castello di carta la straordinaria `fiction´costruita dal governo in questi mesi. Ci sono problemi enormi, il governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza per affrontarli con la necessaria radicalità». In realtà, l´unico serio «problema nel rapporto tra il governo e i cittadini», come lo chiama lei, riguarda la scuola. «E le pare una cosa da poco? Quello che sta accadendo sulla scuola merita una grandissima attenzione. Un insegnate mi faceva notare una cosa molto giusta: mentre nel ?77 in prima fila c´era la parte meno qualificata del corpo studentesco, oggi in testa ai cortei ci sono i primi della classe, che non vedono più una prospettiva per il futuro. Perché questo succede: se tagli gli investimenti nelle università, blocchi il turn over e cacci i ricercatori, rubi il futuro agli studenti più bravi e più capaci. Ora, io penso che l´opposizione debba rispettare e non strumentalizzare i fatti. Ma gli scontri dell´altro ieri a Roma mi hanno enormemente allarmato. Ci sono aspetti che devono essere chiariti e che riguardano anche la condotta della polizia: il centro era tutto bloccato alla circolazione, per chiunque, eppure un furgoncino carico di mazze è potuto arrivare fino a Piazza Navona, dove ha scaricato la sua `merce´, e dove un gruppo di squadristi ha atteso il corteo degli studenti. Com´è possibile?». Comunque sulla scuola chi è senza peccato scagli la prima pietra. «E´ evidente, ma da questa crisi non si esce con le scelte primitive della destra. Giusto colpire gli sprechi e i privilegi, ma per farlo non si possono prosciugare le risorse di tutta la scuola. Giusto colpire gli abusi al diritto di assistenza dei disabili, ma per farlo non si può eliminare il diritto. Giusto colpire i casi di `baronato´ e i corsi universitari con un solo studente, ma per farlo non si può tagliare 1 miliardo di euro a tutta l´università. L´autonomia non è arbitrio. E il fatto che non ci siano i soldi è una scusa. Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell´Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c´erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese. Quindi il governo non è stato costretto a tagliare: ha fatto una scelta, ben precisa. Ed è una scelta di destra che il Paese mostra di non gradire». Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perchè? «Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all´incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti. Quindi io dico: raccogliamo pure le firme, ma impegniamoci davvero, qui ed ora, per costringere il governo a un cambiamento di rotta». Quali altri segnali vede, di questa incrinatura tra il governo e il Paese? «C´è il profondo malessere che sta crescendo dentro la stessa maggioranza sulla riforma delle legge elettorale per le europee. Su questo abbiamo fatto una riunione con tutti i gruppi parlamentari. Ebbene, oltre a una convergenza sul tema specifico, è emersa la preoccupazione condivisa sulla visione della democrazia di questa maggioranza: questa idea oligarchica, presidenzialista e plebiscitaria del potere, indebolisce la democrazia e produce solo una parvenza di decisionismo». Ma la denuncia di questa situazione, e tutti i no che ne derivano, basta a voi dell´opposizione per mettervi l´anima in pace? «No, non basta. E qui veniamo al cuore del problema. Questa crisi, drammatica, non è solo della maggioranza, è del Paese. E questo da un lato getta le basi per una prospettiva politica nuova, dall´altro lato carica l´opposizione di una grande responsabilità. Dobbiamo alzare nettamente il nostro profilo riformista. Dobbiamo ridefinire il progetto politico dell´opposizione, e aprire una fase nuova che ci consenta di creare un campo di forze per l´alternativa. E non sto parlando di nomenklatura, ma di pezzi della società italiana, di ceti moderati, di classi dirigenti, che devono tornare a guardare a noi come a un nuovo centrosinistra di progetto e di governo, che non riproduca i limiti e gli errori del passato. La costruzione di questa coalizione va di pari passo con la nostra capacità di parlare al Paese, che non è solo quello che scende in piazza». La vostra piazza del 25 ottobre non doveva servire proprio a questo? «E´ stata una piazza molto bella, soprattutto perché è stata festosa. Tuttavia, dopo il grande sforzo comune di quella manifestazione, mi piacerebbe adesso che l´insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva. Capisco l´appello di Veltroni all´unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l´iniziativa per favorirla e renderla efficace. Siamo in uno scenario che sta cambiando profondamente. Siamo passati dall´illusione di una partnership con Berlusconi per fare le riforme (quello che Ferrara sul Foglio sintetizzava con l´espressione `Caw´), ad una aspra conflittualità, di cui innanzitutto il premier porta la responsabilità. Ora, però, è molto importante dare anche forza propositiva alla nostra iniziativa e rilanciare la capacità di dialogare con l´intera società italiana». Partiamo dall´opposizione. Il suo ragionamento implica che, a partire da Di Pietro, vadano ridiscusse le alleanze. E´ così? « Prima ancora di questo occorre mettere a fuoco un nuovo progetto riformista e riformatore per l´Italia, sul quale cercare il massimo dei consensi possibili, e non solo nell´opposizione. I temi non mancano: dai meccanismi per il voto europeo al federalismo, dal referendum sulla legge elettorale al Mezzogiorno. Insomma, anziché una inutile discussione tra di noi se si debba guardare a destra o a sinistra, ciò che dobbiamo fare è accrescere la nostra capacità di attrazione, a partire dal nostro progetto riformista e dall´iniziativa politica che mettiamo in campo. L´obiettivo, certamente, è quello di allargare il campo delle alleanze». E cosa intende quando parla di riflessione sul Pd e sulla sua organizzazione interna? Siamo di nuovo alla diarchia conflittuale D´Alema-Veltroni? «No, nessuna diarchia e nessun conflitto. Ma per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista. Questo richiederebbe il contributo di tutti, perché in caso contrario è inevitabile che le forze si disperdano. Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni, e iniziative di vario segno».. La sua Red come la vogliamo giudicare? «Io mi occupo della Fondazione Italianieuropei. Red è un´associazione che ci aiuta a sviluppare i nostri progetti, e sta coinvolgendo molte persone anche fuori dal Pd. Non c´è nulla di anormale in questo. E´ sbagliata l´immagine di un partito che si identifica in un principe buono, minacciato da un gruppo di pericolosi oligarchi cattivi». E questa idea chi la mette in giro, se non tutti voi messi insieme? «Io non mi riconosco tra i diffusori di questa immagine. Veltroni è il leader del Pd. Come sa io non ho incarichi e non ne cerco. Sono uno dei pochi che ha lasciato incarichi per favorire il rinnovamento. Ma in questo partito c´è un gruppo dirigente formato da molte personalità, e non da oligarchi cattivi. Questo gruppo dirigente è anche una garanzia del rapporto tra il Pd e il Paese. Mettere al lavoro queste persone, vecchie e giovani, non indebolisce Veltroni, ma al contrario lo rafforza». E il congresso straordinario che fine ha fatto? Ormai si farà dopo le europee. «Non ho mai chiesto che si tenesse un congresso straordinario. Il congresso com´è previsto dallo statuto, si terrà dopo le europee». Comunque di tempo ne avete. Il Cavaliere vi consiglia un riposo di 5 anni. «Berlusconi non ha molto da ironizzare. I sondaggi dicono che le difficoltà della maggioranza sono serie, il governo ha perso 18 punti. Ma la fine dell´idillio non si traduce in un travaso di consensi dalla maggioranza all´opposizione. Quando un Paese non ha fiducia né nel governo, né nell´opposizione significa che c´è il rischio di una democrazia più debole. Anche per questo è urgente rilanciare non solo la nostra battaglia di opposizione, ma il nostro progetto politico. Il partito del centrosinistra riformista è nato per questo». m. gianninirepubblica. it

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le opposizioni: "rispunta il salva-manager" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina 20 - Interni Le opposizioni: "Rispunta il salva-manager" La norma nel ddl per le imprese in crisi. Il Pd: "Tremonti ora si dimetta" La norma è contenuta in coda alle 14 pagine del disegno di legge sotto accusa liana milella ROMA - Cade di nuovo il presupposto per il reato di bancarotta, lo stato d´insolvenza di un´impresa equiparata al fallimento. Il governo ci riprova. Insiste. Punta a salvare a tutti i costi i manager coinvolti nei grandi crac finanziari e nei processi per bancarotta fraudolenta. Parmalat, Cirio, con la sfilata dei big, Tanzi, Cagnotti, Geronzi. Soprattutto l´ultimo, il banchiere tuttora pienamente in sella a Mediobanca e che va liberato dai dibattimenti per bancarotta a ogni costo. Via libera sia per i manager che per i commissari straordinari. Si ripropone, edulcorandolo, il meccanismo della norma salva- manager, introdotta di soppiatto nel decreto Alitalia, poi cancellata per via dello scandalo. Disse Tremonti, al Senato, il 10 ottobre «o si toglie o me ne vado». Ma ecco che l´articolo riciccia. L´occasione è il disegno di legge, firmato dal ministro per le Attività produttive Scajola, che rimaneggia le norme per gestire le grandi imprese in crisi, la riscrittura della famosa legge Marzano del ´99. Dove, con delega ampia al governo, si rivede l´ambito penale della bancarotta, con il là all´esecutivo per diminuirne la pena (oggi da un minimo di tre a un massimo di dieci anni) e far crollare la prescrizione. Con tanto di previsione di un articolo ad hoc per disciplinarne l´uso per i processi in corso. Lo subodora, il 16 ottobre, il ministro ombra del Pd Lanfranco Tenaglia che, quando il testo è ancora segreto, lancia l´allarme: «Pareva che la norma salva manager stesse tramontando, ma una tempesta ben peggiore della precedente si profila all´orizzonte». Il ddl arriva alla Camera. E ieri il dipietrista Luigi Li Gotti, di professione avvocato, lancia un nuovo warning e presenta una mozione firmata con Pd e Udc. La norma, dieci righe in tutto, gli fa dire: «Equivale a un colpo di spugna per gli imputati di bancarotta delle imprese commissariate, a meno che non si dimostri che i presupposti per accedere all´amministrazione controllata non siano falsi». A meno che non si sia mentito sul numero dei dipendenti (200) o sui debiti (inferiori ai due terzi), secondo Li Gotti «tutte le altre condotte non consentono l´equiparazione tra insolvenza e fallimento e quindi comportano la caduta del reato di bancarotta». La norma arriva in coda alle 14 pagine del ddl. Recita così: «L´equiparazione della dichiarazione d´insolvenza a quella di fallimento, ai fini della punibilità delle condotte indebite o ingiustificate tenute nel corso della procedura, va limitata all´ipotesi di conversione dell´amministrazione straordinaria in fallimento, nel corso o al termine della procedura, ovvero al caso in cui si riscontri la falsità dei presupposti per l´ammissione alla procedura». Per Li Gotti riguarda sia i commissari, che verrebbero "liberati" da qualsiasi ricasco penale, sia i precedenti amministratori. «Quando si parla di presupposti per l´ammissione è evidente che ci si riferisce ai manager in quanto, in quella fase, i commissari non sono stati ancora nominati» dice Li Gotti che risponde indirettamente al segretario dell´Anm Giuseppe Cascini, pm a Roma esperto di reati finanziari, secondo cui la norma riguarderebbe solo i commissari. Giorni fa, scorrendola, aveva osservato che «pur inopportuna e di dubbia costituzionalità perché autorizza i commissari a mettere in atto condotte indebite e ingiustificate, tuttavia essa riguarda solo loro e non i manager». Li Gotti e Tenaglia non la pensano così e chiedono a Tremonti un definitivo passo indietro. «Vedremo se ora si dimette» dice il primo. E il secondo: «Da lui arriva un colpo durissimo alla certezza della pena».

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IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

n. 261 del 2008-10-31 pagina 26 IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia di Redazione Gemina torna a scendere a Piazza Affari, appesantita dal nuovo stop alla trattativa tra Cai e sindacati sui nuovi contratti Alitalia. Il titolo della società che controlla Aeroporti di Roma ha perso il 3,69%, a 0,438 euro, dopo aver segnato un minimo di 0,42. Nei giorni scorsi, invece Gemina - come altre società aeroportuali, quali Aeroporti di Firenze - aveva guadagnato, grazie al decreto che prevede un aumento delle tariffe aeroportuali per il 2008. A questo si affiancava la fiducia nella positiva conclusione della vicenda Alitalia, tanto che il direttore generale di Mediobanca (che di Gemina è azionista) Renato Pagliaro, aveva detto, a proposito dell'acquisto della quota da Macquarie in Adr: «Con Gemina abbiamo pagato un prezzo rivelatosi caro. Ma abbiamo fiducia che la soluzione per Alitalia possa fare affiorare il valore pagato agli australiani». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Cisl e Uil firmano l'accordo La Cgil no: "Sciopero generale" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Protocollo d'intesa fra il governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego: aumenti in busta paga pari a 70 euro lordi al mese. Il sindacato di Epifani prepara lo sciopero per dicembre

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EPIFANI La scelta di Cisl e Uil di firmare il protocollo sugli statali “è un errore che non resterà senza conseguenze” e “peserà nei rapporti fra le confederazioni”. Lo ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. “Ci dispiace - ha affermato - che Cisl e Uil abbiano fatto scelte diverse. Secondo noi si tratta di un errore che non resterà senza conseguenze”. E? un errore, sottolinea, “destinato a pesare nei rapporti tra le confederazioni”. VERSO LO SCIOPERO La Cgil si prepara ad uno sciopero generale del pubblico impiego per i primi di dicembre, dopo la firma del protocollo sul rinnovo del contratto del pubblico impiego da parte delle altre sigle sindacali e a cui il sindacato di Corso Italia non ha aderito. Lo ha detto il segretario della Fp Cgil Carlo Podda confermando le manifestazioni regionali al Centro Italia il 3 novembre, al Nord il 7 novembre e al Sud e nelle isole il 14 novembre. ”Ci prepariamo ad avviare le procedure per la proclamazione immediata dello sciopero generale, nei tempi previsti dalla legge”, dunque “per i primi di dicembre”. BRUNETTA Sei miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego per il biennio 2008-2009. Queste le risorse che il governo stanzierà per gli statali come sottolineato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l?intesa siglata solo da Cisl, Uil, Ugl e Confsal. ”Tre miliardi sono parte dello stato - ha detto - e tre di comuni, provincie e regioni”. “Verrà erogata a dicembre l?indennità di vacanza contrattuale in un?unica soluzione con la tredicesima”. “Libera la Cgil di non accettare, libero il governo e gli altri sindacati di andare avanti”. Lo ha detto il ministro della Funzione publica Renato Brunetta commentando il no della Cgil all?accordo sul pubblico impiego. Per il ministro “con questi chiari di luna” sei miliardi non sono pochi, ma “la Cgil è libera di non accettare”. BONANNI Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica positivamente l?intesa sottoscritta a Palazzo Chigi sul rinnovo del contratto del pubblico impiego. Ma esprime rammarico per il no della Cgil. “E? importante aver chiuso questa intesa dopo tre anni di difficoltà nel pubblico impiego - ha detto Bonanni in conferenza stampa - abbiamo avuto ostacoli grossi. L?obiettivo era ripristinare la situazione ante ai tagli unilaterali del Governo. Questo è avvenuto, il salario accessorio viene ripristinato e per noi è molto importante”. Il leader della Cisl ha sottolineato che con la firma del protocollo, “si ricostruisce un clima di rapporto positivo tra noi e la controparte e si ripristina una condizione attraverso una prospettiva di forte discontinuità. L?unico rammarico - ha aggiunto - è che nonostante la firma di molte organizzazioni sindacali ci sia stato il no della Cgil. Questo mi dispiace, anche perchè rafforza l?opinione di taluni che in alcune decisioni pesano altri elementi. Spero che gli amici della Cgil ricostruiscano un rapporto più idoneo rispetto alla pluralità delle realtà sindacali”. Bonanni ha espresso un giudizio positivo anche per il fatto che il nuovo sistema contrattuale nel pubblico impiego “prenderà le mosse da ciò che abbiamo convenuto con Confindustria, andando quindi a uno schema unico”. ANGELETTI Il leader della Uil, Luigi Angeletti, esprime un giudizio positivo sull?accordo sottoscritto a Palazzo Chigi con il Governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. “L?accordo quadro - ha spiegato in conferenza stampa -servirà a fare i contratti. è una soluzione molto positiva. Bene anche il fatto che si vada a un modello contrattuale unico per il pubblico e il privato. Questo rende giustizia del clima di caccia allo statale. Ora si capisce che per noi non è una questione solo di salari, ma di produttività e di efficienza”. Secondo Angeletti “l?unica macchiolina riguarda l?atteggiamento della Cgil, che però non mi ha sorpreso”. Angeletti ha ricordato che la Cgil non ha firmato il contratto del commercio e che non ha condiviso le linee guida di riforma del modello contrattuale con Confindustria. “Non riesco a spiegarmelo dal punto di vista sindacale - ha aggiunto Angeletti - c?è la tendenza della Cgil a smettere di essere un sindacato. Hanno serie difficoltà a fare accordi. O ha deciso o non può fare accordi, e nel secondo caso sarebbe ancora più grave come diceva Nenni. In tutte le vicende che hanno una qualche risonanza politica - ha concluso - la Cgil soffre della sindrome della firma. Speriamo che a furia di sbattere la testa si ravvedano. Ma non possono chiedere a noi di smettere di fare il sindacato”. ALITALIA Sindacati e vertici Cai convocati a Palazzo Chigi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (122 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (55 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (20 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (11 commenti) Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c...! non avevate promesso tutti, sia a dx[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:12:58 - Multa di 10 euro? E' una presa in giro. Credete davvero che 10 euro influiscano su questi parlamenta[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:10:19 - Mi trovo pienamente daccordo con il PDL,perché tale decisione risulta essere molto saggia e intellig[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"08:47:19 - ok ai tagli dove c'è spreco.......ma siamo sicuri che poi si fermino ?!?[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona08:42:31 - dico che ha dell'incredibile che una città capoluogo non possa mantenere almeno un cinema in centro.[...] Odeon, no alla chiusura Firma anche tu la petizione08:39:48 - Solo 10 euro?Poi magari noi cittadini per un divieto di sosta paghiamo 3 o 4 volte tanto?Quando poi [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo?Pacchetto clima, giusta o sbagliata la richiesta dell'Italia alla Ue di tempi di applicazione più lunghi? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec

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È scontro tra Cai e sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)

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È scontro tra Cai e sindacati Alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi LOMBARDI >> 13 31/10/2008

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<Nuova salva manager Tremonti si dimetta> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-10-31 num: - pag: 24 categoria: REDAZIONALE L'opposizione «Nuova salva manager Tremonti si dimetta» ROMA — «Adesso ci aspettiamo solo che il ministro Tremonti, come promesso, si dimetta». La richiesta viene dal senatore dell'Idv ed ex sottosegretario Luigi Li Gotti, che ha denunciato in una mozione il tentativo del governo di resuscitare la norma «salva-manager», già introdotta nel decreto Alitalia e successivamente ritirata dopo le proteste dell'opposizione. La misura sarebbe contenuta nel ddl di riforma della legge Marzano sulle grandi imprese in crisi. Nella mozione, primo firmatario proprio l'ex sottosegretario, i rappresentanti di Idv, Pd e Udc vogliono infatti sapere dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti quali siano «i suoi intendimenti e il suo indirizzo politico» a proposito del provvedimento, visto che l'articolo 2 del testo «propone sostanzialmente lo stesso contenuto dell'emendamento "salva-manager" previsto nel decreto Alitalia che Tremonti, il 9 ottobre, aveva denunciato come "torbido" e dal quale si era dissociato minacciando addirittura le dimissioni qualora non fosse stato soppresso». Aggiunge Li Gotti: «Adesso ci aspettiamo solo che il ministro Tremonti, come promesso, si dimetta». Duro anche il commento del ministro della Giustizia del governo ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia: «Si cerca di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. è una ignobile presa in giro ai danni del Paese e di tutti quei cittadini truffati in scandali finanziari quali Cirio e Parmalat». Per il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, il pm che puntò il dito contro il primo «salva-manager», invece la norma contenuta nella riforma della Marzano è solo una misura per «proteggere» i commissari liquidatori. Spiega Cascini: «Nel testo del governo c'è un inciso in più che cambia tutto», sottolinea il magistrato, esperto di diritto penale-fallimentare, e che, in sintesi, stabilisce che «i commissari liquidatori, se passasse la norma del governo, avrebbero una sorta di carta bianca per commettere reati senza finire in carcere. Ma non si potrebbe applicare — conclude Cascini — a manager come Tanzi, Geronzi e Cragnotti accusati di bancarotta fraudolenta», perché quell'inciso limita la possibilità di commettere illeciti solo «nel corso della procedura» fallimentare. I magistrati Cascini (Anm): «Proteggerà i commissari liquidatori»

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Il vertice con Passera e la tenuta della cordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Strategie Oggi il board Cai nella sede di Intesa Il vertice con Passera e la tenuta della cordata I ribassi del petrolio e l'effetto recessione MILANO — Ci ha pensato Corrado Passera ad aprire almeno un varco nella coltre di pessimismo che sembrava essere calata sul futuro della Cai dopo la rottura delle trattative. «Niente è finito » ha detto l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo uscendo poco dopo ora di cena dalla sede romana dell'istituto. Dentro, con lui, c'erano anche il responsabile della divisione corporate, Gaetano Miccichè, il presidente della Cai, Roberto Colaninno, e l'amministratore delegato, Rocco Sabelli. Il vertice serrato è servito a fare il punto sugli sviluppi delle ultime ore, anche perché di ore a questo punto non ce ne sono molte: scadrà questa sera a mezzanotte il termine ultimo per presentare l'offerta vincolante per gli asset in bonis dell'Alitalia al commissario straordinario, Augusto Fantozzi. D'altra parte c'erano da aggiornare diversi file: i malumori proiettati da una parte della cordata, a partire dal fondo Clessidra di Claudio Sposito, anche se già nelle ultime settimane erano emersi diversi imprenditori pronti a entrare e ad allargare la compagine dei 16 soci originari. Lo stato delle trattative con il partner estero. E poi, certo, la questione chiave senza la quale non si va da nessuna parte: la firma dei sindacati dopo la rottura delle trattative, avvenuta la sera prima, da parte di Sabelli per quelle «condizioni che non ci sono più». Criticità che ieri sera, dopo il vertice, apparivano perlomeno più sfumate. Peraltro già nel passato del manager, durante il periodo alla Piaggio, tavoli che non sembravano più poter sfociare in nulla erano poi stati chiusi. La prova dei fatti ci sarà comunque oggi: dopo la convocazione a Palazzo Chigi di Colaninno e dei sindacati, il board della Cai si riunirà alle 15 di nuovo presso la sede romana di Intesa Sanpaolo. «Sapete quali sono le condizioni» ha aggiunto ieri Passera. Per ricordare che tutto dipenderà dalla firma con i sindacati sui contratti. Firma sì, si procede. Firma no, si torna tutti a casa. In ogni caso, anche se oggi dovesse poi incastrarsi tutto al proprio posto rimarrebbe ancora l'incognita del via libera dell'Unione europea al prestito ponte, deliberato dal precedente governo uscente, per evitare il peggio dopo la fine delle precedenti trattative con Air France. Quei 300 milioni rimetterebbero tutto in gioco. Ma nelle ultime settimane c'è stato anche un altro fronte che ha preoccupato chi deve far quadrare i numeri. Impossibile per una compagnia aerea non fare i conti con uno scenario economico internazionale mutato rapidamente nelle ultime settimane. E non si tratta solo della crisi. La recessione sarebbe in grado di far saltare la quadratura del cerchio di un break even visto già nel 2010? Certo, c'è il prezzo del barile di petrolio sceso sotto i 70 dollari, cioè del 40% rispetto alle stime che erano state usate per mettere giù il business plan. E il petrolio incide per il 25% in un piano come quello della Cai (è la seconda voce, ma quale sarà la quotazione tra qualche mese?). Allo stesso tempo è anche vero che la parola recessione è uno dei peggiori nemici delle compagnie aeree: le famiglie potrebbero decidere di rimandare i viaggi, soprattutto quelli lunghi, mentre alcune multinazionali stanno già giocando di anticipo, dando una stretta e facendo girare al proprio interno nuovi ordini di servizio in cui si parla di riduzione al minimo dei viaggi di lavoro e di maggiore utilizzo delle conference call. Il nodo dei costi Bene il barile giù Resta l'incognita del calo del traffico Massimo Sideri msideri@corriere.it

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Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Il salvataggio Gros Pietro: la compagnia deve cambiare radicalmente o sarà inutile investire. Il nodo della valutazione degli asset Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati Epifani non andrà con Bonanni e Angeletti. Il no dei piloti. Colaninno: senza accordo salta tutto Gianni Letta avrebbe spiegato ai «confederali» che non ci sono margini per riaprire le trattative ROMA — «Prendere o lasciare ». è questo il tono della convocazione a Palazzo Chigi, per stamattina alle 12, inviata alle 9 sigle sindacali, dal sottosegretario Gianni Letta. Oggetto: «La firma del contratto in vista della scadenza del termine per la presentazione dell'offerta » per Alitalia che il consiglio di amministrazione Cai (Compagnia aerea italiana) dovrebbe varare oggi pomeriggio alle 15. Accanto alle categorie, sono invitati i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Al tavolo ci saranno Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, presidente e ammini-stratore di Cai. All'incontro, che segue la clamorosa rottura notturna delle trattative, potrebbe non partecipare il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, impegnato nell'assemblea dei metalmeccanici, dovrebbe esserci invece il segretario generale della Filt, Franco Nasso. A Colaninno, cui lo lega un ottimo rapporto, ieri Epifani avrebbe spiegato che la firma, se ci sarà, spetta alle categorie che però almeno fino a ieri non intendevano aderire a «scatola chiusa», come spiegava il comunicato diffuso nel pomeriggio che pure voleva essere un segnale di disponibilità per riaprire il dialogo. Certo, come al solito le posizioni sono variegate. Se Cisl e Uil sembrano pronte al grande salto, l'Ugl nicchia e la Cgil appare indisponibile senza un minimo di trattativa. Ma ieri Letta, a margine della firma sugli statali, avrebbe detto ai «generali»: «Le trattative non si riaprono. Toglietevelo dalla testa». Quanto alle associazioni professionali, Anpac, Up, Avia, il loro «no» senza negoziato sembra ancora più netto, come quello degli autonomi di Sdl. Se davvero Cai non intende chiudere senza la firma di tutte le 9 sigle, il traguardo, fino a ieri sera, appariva molto lontano. «C'è grande confusione» era il commento più ascoltato in ambienti sindacali. La soluzione non è facilitata dal clima di scambio di accuse che si è registrato per tutta al giornata di ieri. Cai ha fatto sapere che i sindacati si erano rifiutati di firmare perché non erano stati concessi loro i permessi sindacali. Si tratta di un monte di 45 mila giornate, pari all'impegno lavorativo di 227 dipendenti, finora destinato all'attività sindacale, che Cai vorrebbe ridurre a 3 mila giornate. Secondo indiscrezioni, Cai non avrebbe rispettato la promessa fatta ai sindacati confederali di ridurre il monte di ore ma di suddividerlo escludendo gli autonomi. I sindacati hanno respinto la ricostruzione, minacciando querele e lasciando intendere che è Cai a non voler chiudere, perché la valutazione degli asset fatta dagli advisor del commissario Augusto Fantozzi sarebbe molto superiore all'offerta. Ma in ambienti Cai si fa sapere che con Fantozzi i problemi sono superati. Il commissario, grazie alla mediazione dell'Enac di Vito Riggio, sarebbe pronto anche a pagare 17 milioni agli aeroporti ma solo una volta ricevuta l'offerta. Il leader dei piloti dell'Anpac Fabio Berti Antonella Baccaro

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<Salvano le banche, noi no> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Amoroso (Cub) «Salvano le banche, noi no» ROMA — «La soluzione per Alitalia c'è: la nazionalizzazione ». Lo pensa Antonio Amoroso, leader della Cub-Trasporti, sindacato di base ( nella foto una manifestazione). S'ispira al modello Gordon Brown? «Macché, noi questa idea per Alitalia l'avevamo proposta già nel 2004». A chi? «All'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Gli suggerimmo dove prendere i soldi». Dove? «Dalle riserve di Banca d'Italia». Ma non lo fece... «Capisco, i tempi non erano maturi. Ma ora si parla dell'ingresso dello Stato nel capitale delle banche. Perché noi no?». Forse perché salvare Alitalia non tutela il risparmio e le imprese? «Può darsi, ma è meglio che regalarla agli "amici"». A. Bac.

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Il salotto di Trieste e i tre uomini d'oro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE Grandi soci Caltagirone: salirò ancora Il salotto di Trieste e i tre uomini d'oro MILANO — «Non lo so». Francesco Gaetano Caltagirone ha risposto così ieri all'uscita dal consiglio delle Generali a chi gli ha chiesto quanto vuol crescere ancora nel Leone. Ma l'imprenditore ha aggiunto: «Qualunque numero dica, se poi non lo faccio, dicono che è aggiotaggio». Una frase che lascia capire una cosa: con ogni probabilità i suoi acquisti sul Leone non sono finiti. Del resto è «liquido», e come lui lo sono Marco Drago di De Agostini e Leonardo Del Vecchio di Luxottica: azionisti che vedono di buon occhio il salotto triestino e forse non hanno disdegnato di fare un po' di shopping mentre i corsi in Borsa scendevano. Caltagirone, da quando ha cominciato in maggio, praticamente non ha mai smesso di comprare Generali: pacchetto dopo pacchetto in maggio, agosto e ottobre ha messo insieme una partecipazione che si aggira sull'1,3-1,5%. Certo, è partito quando il titolo quotava intorno ai 28 euro e ha fatto gli ultimi acquisti segnalati a 18,6 euro. Ma è senz'altro convinto che l'azione del Leone, passata la tempesta finanziaria, si riprenderà. E, da quanto ha lasciato intendere, lui (che nel frattempo ha superato il 2% in Italcementi) vuole essere in prima fila nel club degli azionisti di peso a Trieste. Del Vecchio in Generali è da tempo socio con l'1,99%. Più volte ha espresso soddisfazione sui risultati della compagnia e sul suo investimento e in maggio ha dichiarato di essere pronto ad aumentarlo. Ma non risulta lo abbia ancora fatto. è certo un socio a cui il mercato guarda quando si fanno ipotesi sui futuri assetti del Leone anche perché ha una cassaforte (la Delfin) molto capiente, con asset finanziari per 8,4 miliardi e profitti messi a riserva per quasi 500 milioni. Così come i riflettori non lasciano mai De Agostini, che dopo l'assemblea Generali di aprile ha arrotondato la quota dal 2,5 al 2,68% ma poi non è noto se abbia esercitato o no l'equity swap sull'1,3% con il Credit Suisse. Lorenzo Pelliccioli, numero uno del gruppo, ieri all'uscita dal board triestino ha solo detto che il vertice è «andato bene» e applaudito ai risultati. I tre soci hanno in comune almeno tre elementi: dispongono di liquidità, in genere investono per guadagnare senza badare ad altre considerazioni (per esempio nessuno di loro è entrato nella Cai per Alitalia) e non sono «silenti », nel senso che intervengono nei consigli e sono attenti alla governance. A loro dunque si guarda anche per le partite che si giocheranno sugli assetti Generali nei prossimi mesi. Anzitutto c'è il 3,6% che Unicredit si prepara a cedere a investitori istituzionali, italiani ed esteri, oggi al servizio del bond che a metà dicembre verrà rimborsata cash. Poi c'è il 2% di Romain Zaleski, i cui destini sono legati al fatto che le banche finanziatrici potrebbero aver avviato dismissioni di pacchetti in garanzia. Partite nelle quali potrebbero entrare anche le Fondazioni (i cui patrimoni sono però provati dalle performance delle banche partecipate) e che potrebbero portare novità prima dell'assemblea di aprile. F. G. Caltagirone L. Del Vecchio Marco Drago Sergio Bocconi

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La <salvamanager> ritorna alla Camera (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)

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ABBASSA LA PRESCRIZIONE, REATO DI BANCAROTTA SVUOTATO La «salvamanager» ritorna alla Camera sa. m. La salvamanager è di nuovo alla camera, nonostante le promesse di Tremonti. E' il 2 ottobre scorso, quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e, ovviamente, Alitalia. E' lo stesso giorno in cui la compagnia di bandiera sembra definitivamente salva e l'intero governo, Tremonti compreso, va all'ambasciata tedesca per festeggiare. L'8 ottobre Report si accorge della cosa, l'anticipa a Repubblica e, il giorno dopo, il ministro dell'economia minaccia: «O sparisce quell'emendamento o mi dimetto». Peccato che lo stesso 2 ottobre, stavolta alla camera, sia arrivato un disegno di legge delega firmato dallo stesso ministro che annuncia addirittura due strade per salvare i manager oggi sotto processo a Roma e a Milano. Da un lato, promette di abbassare la pena massima per la bancarotta «tra gli otto e i dodici anni», premessa utilissima per far crollare la prescrizione del reato sotto a dieci anni. Dall'altro, ripete che il reato di bancarotta non si applica ai dirigenti di aziende insolventi ma non fallite, se non quando sono falsi gli atti che preludono a quell'insolvenza. Tremonti non promette più le dimissioni, anche se il testo è stato già assegnato alle commissioni giustizia e attività produttive e Li gotti (idv) dal senato e Tenaglia (Pd) dalla camera gli chiedono spiegazioni. Ora però nessuno sembra in grado di spiegare come mai una settimana fa, il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) abbia presentato un progetto di legge che parla di concordato e fallimento e dedica l'articolo 2 alla bancarotta e alla modifica delle responsabilità penali. Di questo secondo testo neppure il Pd o l'Idv, sembrano sapere alcunché.

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Alitalia, il Governo torna in campo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)

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stampa oggi il cda della cai Alitalia, il Governo torna in campo A far decollare la compagnia Alitalia, rimasta chiusa ancora nell'hangar delle discussioni tra sindacati e Cai, scende in campo, per l'ennesima volta, campo Palazzo Chigi. I vertici di Compagnia aerea italiana e i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, delle associazioni dei piloti Anpac e Up, degli assistenti di volo Avia e Anpav e dell'Sdl sono stati, infatti, convocati oggi a mezzogiorno dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per la firma dei contratti e dei criteri di selezione del personale che sarà assunto nella Nuova Alitalia. Il grande mediatore, che già era riuscito a mettere d'accordo le parti poco più di mese fa, ha aspettato che fosse trascorsa tutta la giornata di ieri prima intervenire con decisione. Troppo rischioso lasciare la situazione ancora in stallo. Oggi Letta farà pesare l'accordo politico firmato nelle sue stanze da tutti i rappresentanti sindacali e dai vertici Cai per ricomporre le spaccature della notte tra giovedì e venerdì. Poi, secondo una naturale scaletta, nel pomeriggio di oggi, alle 15, il cda di Cai si riunirà per varare l'offerta vincolante da presentare entro la scadenza di mezzanotte al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. La telenovela Alitalia dunque dovrebbe essere arrivata all'ultima puntata. E che i tempi per ricucire fossero veramente stretti era la sensazione che si leggeva nelle parole di Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa-SanPaolo: «Niente è finito ma domani (oggi ndr)è il 31» ha detto ieri interpellato dai giornalisti sulla possibilità che l'operazione per la nuova Alitalia fosse saltata dopo la rottura fra Cai e sindacati. Uscendo dalla sede romana di Intesa-SanPaolo dove si era riunito con il presidente e l'amministratore di Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, in vista del cda di Cai che si tiene oggi, Passera rispetto alla presentazione dell'offerta vincolante ha risposto «sapete cosa ha deciso l'assemblea» e cioè che il cda di Cai, vari la presentazione dell'offerta vincolante. Alla condizione, però, che ci sia l'accordo con i sindacati. Proprio quella che è venuta a mancare nella notte di mercoledì quando la trattativa è stata interrotta dalla cordata di imprenditori sul nodo della stesura dei contratti e dei criteri d'assunzione del personale della nuova Alitalia. Muro contro muro, insomma che oggi sarà sicuramente superato di fronte al pressing di Gianni Letta. Al centro della contesa e dell'ultimo blocco c'era il contratto collettivo di lavoro e i criteri di assunzione della nuova compagnia. Secondo i sindacati, il contratto è costituito «dagli accordi intervenuti tra le parti sociali, governo ed amministratore straordinario e, come concordato, per le parti non definite, dal contratto collettivo aziendale vigente nella compagnia AirOne». Mentre i vertici Cai avrebbero loro sottoposto un documento che fa propri soltanto alcuni punti di quegli accordi, e senza possibilità di negoziarlo. A rompere il silenzio di Colaninno e Sabelli ieri ci ha pensato il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Petro: «Il motivo per cui la mia società ha deciso di investire in Alitalia è perché pensa che questo possa contribuire alla crescita del paese e quindi anche al giro d'affari di Atlantia e Autostrade per l'Italia ma - ha sottolineato - se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha senso che noi investiamo». Più laconico, ma dello stesso tenore, un altro socio, Salvatore Ligresti: «Non c'è nulla di facile in questo Paese», ha osservato.

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Statali, firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

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n. 261 del 2008-10-31 pagina 11 Statali, firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero di Antonio Signorini Accordo con tutte le altre sigle sul rinnovo da 6 miliardi. Epifani si dissocia: "Grave errore". Angeletti attacca il collega: "Il tuo non è più un sindacato" Roma - Le conclusioni politiche le ha tirate il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. «La Cgil vuole smettere di fare il sindacato e non difende i lavoratori perché non fa gli accordi. è un processo ormai e non una novità. Ha deciso che non vuole fare accordi di risonanza politica. Soffrono della sindrome della firma. Spero che a forza di sbattere la testa si ravvedano». Questa volta, insomma, la spaccatura tra le tre principali confederazioni è seria. Talmente grave da avere messo in ombra la manifestazione unitaria sulla scuola. I musi lunghi dei leader sindacali al corteo avevano una causa precisa: il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha detto no al protocollo sul pubblico impiego e quindi al rinnovo del contratto e al recupero delle voci accessorie che erano state tagliate e che andranno redistribuite secondo nuovi criteri, più meritocratici. Hanno invece accettato di andare avanti e accettare la sfida del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta le altre tre confederazioni, quindi la Cisl (particolarmente forte nel pubblico impiego), la Uil e l?Ugl, ma anche la Confsal. Si ripropone un po? la situazione di Alitalia, con tre confederali, contandoci l?Unione guidata da Renata Polverini, disponibili al confronto. Solo che questa volta con il fronte del sì c?è anche la sigla autonoma più forte. Circostanze che non hanno scalfito la linea dura della Cgil, tanto che la sigla degli statali di sinistra ha subito avviato le procedure per «la proclamazione immediata di uno sciopero generale che, nei tempi di legge, dovrebbe tenersi i primi di dicembre con manifestazione a Roma», come ha confermato Carlo Podda, segretario generale della Fp. Mobilitazione che la Cgil farà da sola, insieme alle sigle della sinistra radicale. Epifani ha ribaltato le accuse mosse da Angeletti accusando Cisl e Uil di avere commesso «un errore che non resterà senza conseguenze». A nulla è valso lo «scusa Guglielmo» di Brunetta che nei giorni scorsi aveva detto che di un eventuale no della Cgil se ne sarebbe fregato. Epifani ha rifiutato gli aumenti lordi, dal prossimo gennaio, di 70 euro mensili. Se con quello della Cgil mancherà il consenso della metà dei lavoratori, gli aumenti saranno di 61 euro. In tutto le risorse per il pubblico impiego sono sei miliardi, suddivisi in 2,8 miliardi per i dipendenti dei ministeri, 3 miliardi per il resto della pubblica amministrazione e 190 milioni recuperati per i contratti di secondo livello. Scatteranno con la tredicesima di dicembre i 113 euro come indennità di vacanza contrattuale per il 2008, il contratto è infatti scaduto da 10 mesi. Impegni insufficienti secondo la Cgil. Ma anche senza la firma del primo sindacato, il governo andrà avanti. «Io - ha commentato il ministro Brunetta - sono per avere tutte le sigle a firmare un contratto, se si può. Tuttavia se non si può si va avanti con chi firma. Il sindacato è libero di non accettare, ma dovere del governo è andare avanti». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Consiglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

n. 261 del 2008-10-31 pagina 21 Consiglio di Redazione Restano ormai solo poche ore per riaprire la trattativa: oggi pomeriggio si terrà il consiglio di Cai, che dovrebbe varare l'offerta vincolante da presentare al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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PER L'OPPOSIZIONE PUNTA A SALVARE DAL CARCERE MANAGER COME TANZI, GERONZI E CRAGNOTTI, ACCUSATI... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Per l'opposizione punta a salvare dal carcere manager come Tanzi, Geronzi e Cragnotti, accusati di bancarotta fraudolenta. Per il Pdl, «riguarda solo i commissari nominati dal governo». È di nuovo querelle alla Camera sull'emendamento salva-manager, introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia e riproposto nel disegno di legge delega per il riordino della legislazione sulle crisi aziendali.

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A DESTRA UN AEREO ALITALIA IN FASE DI ATTERRAGGIO IN BASSO IL PRESIDENTE DI GEN... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

A destra un aereo Alitalia in fase di atterraggio In basso il presidente di Generali Antoine Bernheim

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ROMA. LA RISPOSTA ARRIVERà NEL POMERIGGIO DI OGGI. ALLE 15 INIZIERà LA RIUNIONE DEL PRIMO ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma. La risposta arriverà nel pomeriggio di oggi. Alle 15 inizierà la riunione del primo consiglio di amministrazione della Cai spa e solo al termine si saprà se l'offerta vincolante per l'acquisto della parta sana dell'Alitalia sarà presentata e come. Un fatto è certo, nessuna proroga, il commissario Fantozzi lo ha detto e ridetto: la scadenza resta fissata alla mezzanotte del 31 ottobre, ovvero stanotte. È mai possibile che arrivati all'ultimo centimetro della pista del decollo, Cai tiri il freno a mano e blocchi l'aereo? Teoricamente sì, ma in pochi ci credono. Anche se l'atteggiamento molto fermo tenuto nelle ultime ore dal vertice Cai, Colaninno in testa, potrebbe far immaginare anche il ritiro dalla partita. «Niente è finito ma domani è il 31»: Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-SanPaolo, l'uomo che ha messo su l'intera operazione, ieri non ha voluto aggiungere altro. C'è ancora l'intera mattinata di oggi per arrivare ad un'intesa con i sindacati. Tra le ipotesi resta sul campo anche quella di una offerta «condizionata» al sì dei sindacati agli accordi. Per evitare il peggio ieri è sceso in campo anche il governo. Approfittando della presenza dei tre "generali" di Cgil, Cisl e Uil a Palazzo Chigi per il protocollo d'intesa sugli statali, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, ha chiamato da parte Epifani, Bonanni e Angeletti. Argomento della conversazione sarebbe stato proprio l'Alitalia. «Gli accordi già negoziati non si cambiano» avrebbe avvertito Letta. Come dire: scordatevi che il governo faccia ulteriori interventi. Dal canto suo Colaninno è tranquillo. Già l'altra sera, prima di consegnare il testo definitivo dell'accordo «sui criteri di assunzione» ai sindacati, aveva avuto colloqui telefonici con Letta, Sacconi e Matteoli, comunicando loro che non avrebbe concesso altro. Molte sono le richieste accolte da Cai nell'ultima versione della proposta di accordo: è chiarito in modo inequivocabile che non ci sarà discriminazione nei confronti delle lavoratrici in astensione obbligatoria, così come nessun pregiudizio sarà posto nell'assunzione dei lavoratori «temporaneamente inidonei al servizio per una durata non superiore ai 365 giorni». Viene riconosciuto il valore dell'anzianità aziendale e come priorità per l'assunzione varranno anche i carichi familiari, con precedenza al genitore di minore con handicap grave e ai nuclei monoreddito. Nessun problema - dicono in Cai - per il riferimento al contratto Air One. Resterebbero le divergenze sull'abbattimento dei permessi sindacali: Cai vuole portarli dagli attuali 45.000 a 3.500. Al fianco di Colaninno e Sabelli tutti gli azionisti Cai. «La storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere» dice il presidente di Autostrade e Atlantia, Gian Maria Gros Pietro. Più laconico il commento di Salvatore Ligresti: «Non c'è nulla di facile in questo Paese». gi.fr.

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GIUSY FRANZESE ROMA. ALITALIA DI NUOVO NELLA BUFERA. A POCHE ORE DALLA SCADENZA FISSATA DAL COMMI... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

GIUSY FRANZESE Roma. Alitalia di nuovo nella bufera. A poche ore dalla scadenza fissata dal commissario straordinario Augusto Fantozzi per la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto da parte di Cai, il destino della compagnia di bandiera rimane avvolto da una fitta nebbia. Dopo la rottura delle trattative per la stesura dei contratti avvenuta l'altra notte, la giornata di ieri è passata tra polemiche e contatti informali. Appelli alla «coerenza» e lettere di «disponibilità». Senza nessun reale ed effettivo passo avanti. Cosicché in serata è sceso di nuovo in campo il governo, convocando tutti - Cai e le 9 sigle sindacali - nuovamente a Palazzo Chigi stamane a mezzogiorno. Sarà forse l'ultimo tentativo per salvare il salvabile. Oggi infatti scade il termine per la presentazione dell'offerta vincolante all'acquisto da parte di Cai al commissario Fantozzi. Non a caso proprio per oggi era previsto il primo cda della Cai trasformata in società per azioni. Ieri Roberto Colaninno non ha nascosto la sua «forte preoccupazione». In una nota, il presidente Cai, ha ricordato che l'accordo con i dipendenti «rimane condizione essenziale al proseguimento del progetto». Ma soprattutto in un periodo in cui l'economia se la passa non proprio bene, «il valore di 12.600 posti di lavoro non può essere gestito in un contesto di radicalizzazione degli interessi di parte». Come dire: bisogna svoltare. Di qui l'auspicio «che tutte le sigle sindacali ritrovino rapidamente le ragioni della coerenza con gli accordi stipulati a palazzo Chigi». La nota, diffusa in mattinata, dapprima ha provocato una marea di repliche in casa sindacale. «Non ci stiamo a fare i capri espiatori. È Cai, che con una decisione unilaterale ha abbandonato il tavolo» è la risposta congiunta dei rappresentanti dei lavoratori. «L'appello di Colaninno è condiviso, ma è rivolto all'indirizzo sbagliato, perché è la delegazione Cai che ha ingiustificabilmente abbandonato il tavolo» commenta Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt Cgil. «Cai ha un comportamento arrogante» gli fa eco Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl. «Non è vero che la trattativa si è incagliata sulla questione dei permessi sindacali. Siamo pronti a querelare» aggiunge Claudio Genovesi, segretario della Fit Cisl. Ma poi in serata i toni si sono abbassati. In una lettera inviata a Colaninno, e per conoscenza al sottosegretario Gianni Letta e al ministro Maurizio Sacconi, i segretari generali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltrasporti, hanno così riconfermato «la totale disponibilità» a riprendere il confronto sui criteri di assunzione in Cai e a completare la stesura e la sottoscrizione dei contratti. Una disponibilità arrivata poi anche dalle altre organizzazioni sindacali e professionali Anpac, Up, Sdl e Avia. «Non abbiamo alcun pregiudizio alla ripresa del tavolo» si legge in una nota comune redatta alla fine di una lunga riunione intersindacale. Le sigle autonome e professionali ci tengono comunque ad evidenziare come «i testi contrattuali consegnati da Cai e sui quali è stato chiesto di apporre la firma, non sono conformi agli accordi sottoscritti in sede governativa».

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LUISA MARADEI ROMA. SARANNO RICEVUTE OGGI ALLE 12 DAL GUARDASIGILLI ANGELINO ALFANO LE DITTE CHE ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

LUISA MARADEI Roma. Saranno ricevute oggi alle 12 dal Guardasigilli Angelino Alfano le ditte che gestiscono le intercettazioni nelle procure e che vantano milioni di euro nei confronti del ministero della Giustizia: 140 milioni solo le tre società lombarde Research control systems, Area e Sio che coprono il 70 per cento del servizio. Una convocazione urgente decisa dopo una riunione fiume al dicastero di via Arenula, nella quale si è pensato anche a un'unità di monitoraggio sulle intercettazioni (Umi) per quantificare il buco: una vera task force. «Presto - rende noto il capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria (Dog) Luigi Birritteri - sarà elaborata una circolare per regolamentare i criteri di pagamento in tutte le 166 procure d'Italia tenute a comunicare, entro lunedì prossimo, le spese per intercettazioni telefoniche e ambientali». Le tre principali società battono cassa. Pagamenti entro il primo dicembre o niente più informazioni (telefoniche, ambientali, gps e video) alle Procure. A rischio paralisi ci sono indagini importanti come quella sul clan dei Casalesi o sulla 'Ndrangheta. Il contenzioso, in realtà, va avanti da due anni, quando il decreto Bersani stabilì che non fossero più le Poste ad anticipare le somme dovute ma direttamente la Banca d'Italia a liquidarle. E non mancano le reazioni allarmate dell'opposizione. «Un fatto gravissimo che potrebbe trasformarsi in un enorme regalo alle mafie e ai criminali» commenta il parlamentare dell'Italia dei valori Franco Barbato. Ma il buco nelle spese per le intercettazioni non è l'unico grattacapo dell'opposizione. A creare fibrillazione è ancora una volta la norma «salva-manager», l'emendamento introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia che avrebbe salvato dal carcere manager come Calisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti, accusati di bancarotta fraudolenta. Una norma stralciata dopo le contestazioni che avevano spinto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il 9 ottobre scorso, a dire «o me o la salva-manager» e che viene riproposta, nella sostanza, nel disegno di legge delega del governo per il riordino della legislazione sulle crisi aziendali, presentato alla Camera il 2 ottobre scorso. «Proprio lo stesso identico giorno dell'approvazione, al Senato, dell'emendamento salva-manager presentato dai senatori Cicolani e Paravia» fa notare Luigi Li Gotti, senatore dell'Idv e primo firmatario della mozione dell'Idv, Pd e Udc. Addirittura «con un effetto più ampio e devastante» sottolinea il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini. «Si limita la possibilità di commettere illeciti solo nel corso della procedura fallimentare - afferma - e questo significa carta bianca ai commissari liquidatori che riusciranno ad evitarlo e che, perciò, non potranno essere accusati di alcun reato». Ecco perché i firmatati della mozione chiedono, adesso, le dimissioni di Tremonti. Ma non è finita. Il Csm potrebbe aprire «una pratica per esprimere una valutazione tecnica» proprio sul ddl del governo, su sollecitazione del consigliere Fabio Roia.

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Le riforme sbagliate (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Le riforme sbagliate Roma, 31 ott. - Non tutte le riforme sono le benvenute (soprattutto in un Paese conservatore, nel senso peggiore del termine, come il nostro). Non tutte le riforme costituiscono un miglioramento dello statu quo; non tutte le riforme debbono esser difese anche davanti all'opposizione di una cittadinanza intera. Ecco, questo e' proprio il caso della riforma dell'Universita' (si badi bene, da distinguersi da quella della scuola, che invece ha qualche aspetto da salvare, sebbene siano tutti marginali, come la bocciatura con il 5 in condotta od il ritorno all'uso del grembiule per celare le troppo evidenti differenze di classe sociale tra bambini). La riforma dell'Universita', invero, non e' una riforma nel vero senso del termine. La ministra si e' semplicemente adeguata ai tagli imposti dal suo primus politico, G. Tremonti. Il fatto che a protestare siano congiuntamente docenti e studenti fornisce la prova dell'insoddisfazione generale oltre che delle paure generalizzate sul futuro dell'Universita' e del mondo accademico in Italia. Ministri che parlano di meritocrazia ed efficienza non si capisce perche' poi, all'atto pratico, varino tagli uguali per tutti, riducendo il finanziamento pubblico in egual misura agli atenei piu' efficienti e produttivi cosi' come a quelli meno "bravi" e piu' spreconi. Certo, la congiuntura economica internazionale unita allo stato comatoso delle nostre finanze pubbliche impongono dei sacrifici. Ma perche' ogni governo italiano inizia a tagliare proprio dall'Universita' e dalla Ricerca? Le critiche - sacrosante - rivolte all'ex ministro F. Mussi ora si potrebbero moltiplicare, per rivolgerle ai suoi successori... L'Universita' rappresenta il futuro di un Paese, tagliare in quel settore vuol dire condannarci a fare i camerieri degli ingegneri indiani tra una generazione, cosi' come eloquentemente diceva B. Vespa qualche giorno fa nel corso di una puntata di "Porta a porta"! Di costi della politica non si parla piu'; mentre la mannaia dei tagli viene rivolta verso i nemici ideologici, quei professori universitari che con acredine crescente il centro-destra tratta come fucina di idee di sinistra. Sara', ma questi tagli hanno l'occhio rivolto al domani: sono la trovata - poco intelligente - di un tributarista che di economia ne capisce molto poco. Un governo serio prende atto della stupidita' di una sua riforma, quando un Paese intero la ritiene vergognosa. E se nell'ambito universitario lascia tutti scontenti, allora vuol dire che non e' stata pensata per nessuno: ne' per giovare agli accademici ne' per favorire gli studenti. Lo stesso premier, S. Berlusconi, che sino ai primi di settembre sembrava un novello "Re Mida", capace di risolvere tutti i problemi che gli capitassero a tiro (dai rifiuti in Campania all'Alitalia, dall'eliminazione dell'ICI alla detassazione degli straordinari nel privato, fino all'attivismo di fronte alla crisi dei mercati finanziari) e che ha sempre governato con un occhio ai sondaggi, non s'illuda: su Universita' e scuola, se le opposizioni dovessero risorgere dal loro letargo, potrebbe perdere - clamorosamente e pesantemente - la "luna di miele" con l'elettorato, che dura dalle elezioni politiche dell'aprile scorso. Le Europee potranno essere un primo campanello d'allarme: meglio arrivarci con un Paese non spezzato in due, con un'Universita' ancora in sesto e con qualche voto in piu'... Cosimo Magazzino www.cosimomagazzino.blogspot.com

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Ultimatum Alitalia: Letta, 'siamo vicini al baratro' (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

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Alitalia, ecco quelli che hanno rifiutato la Cai (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

stampa il caso Alitalia, ecco quelli che hanno rifiutato la Cai C'è una lista di imprenditori coinvolti nel salvataggio di Alitalia che circola nei corridoi di Palazzo Chigi di cui nessuno vuole fare parola. Contiene i nomi di chi ha detto no a Berlusconi quando Bruno Ermolli stava cercando di mettere insieme la cordata per salvare la compagnia. Leggi e commenta L'elenco ufficialmente non esiste ma il presidente del Consiglio e i suoi più stretti collaboratori, che hanno lavorato per molte settimane alla costruzione della Cai prima che l'incarico fosse affidato a Banca Intesa, difficilmente riusciranno a dimenticarlo. Secondo quanto Il Tempo è riuscito a ricostruire tra gli imprenditori avvicinati direttamente o indirettamente dagli amici e dai collaboratori del premier, magari anche solo con una battuta per saggiarne la disponibilità, ci sarebbero alcuni degli uomini più ricchi d'Italia come il patron della Geox, Mario Moretti Polegato, il numero uno di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, il proprietario della Cir, Carlo De Benedetti e il re delle costruzioni Francesco Gaetano Caltagirone (anche se famiglia di quest'ultimo ha dato il suo contributo al salvataggio di Alitalia grazie alla partecipazione in Cai di Francesco Bellavista Caltagirone). Al loro fianco nel rifiuto di imbarcarsi nella Compagnia Aeronautica Italiana guidata da Roberto Colaninno, ci sarebbe il finanziere Stefano Pessina, di Alliance Boots e l'ex azionista di controllo di Fastweb, Silvio Scaglia, oltre al numero uno della Italcementi, Giampiero Pesenti e al patron della Tod's Diego Della Valle. Gli emissari del premier si sono sentiti dare le giustificazioni più svariate, dal «non ho disponibilità» al «mi metterebbe in difficoltà con la mia parte politica», ma c'è stato anche chi ha semplicemente detto che l'investimento in Alitalia non rientrava nel suo business. Fuori dalla partita sembrerebbe siano voluti rimanere anche il re dei divani, Pasquale Natuzzi e i petrolieri della Erg e della Saras, rispettivamente Garrone e Moratti. Giuseppe Scairrone e Gianni Punzo avrebbero invece desistito dall'avventura Alitalia perché si stavano per buttare nell'alta velocità con la Ntv di Luca Cordero di Montezemolo. Gli uomini di Ermolli avrebbero contattato anche la finanziaria di casa Agnelli, la Ifil, per proporre l'affare e il nipote dell'Avvocato, Lupo Rattazzi, attualmente presidente della compagnia aerea Neos e novello consigliere di amministrazione della potente banca Finnat. Dello storico gruppo di imprenditori vicini al Cavaliere avrebbero disertato anche il finanziere Francesco Micheli, il senatore Francesco Casoli di Elica e il patron del Fondo Clessidra, Claudio Sposito, anche se quest'ultimo in un primo momento si era detto disponibile a fare l'investimento ma alla fine sarebbe stato fermato dai suoi soci perché l'operazione non avrebbe i parametri di redditività previsti per l'intervento del suo fondo. L'intervento di Clessidra potrebbe però tornare in discussione nei prossimi giorni insieme a quello del fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, il quale al momento sarebbe tra coloro che hanno respinto l'invito di Ermolli a scommettere sulla nuova Alitalia, ma di cui non è ancora definitivamente esclusa la partecipazione. Tra gli altri imprenditori che avrebbero respinto le sollecitazioni del premier a entrare nel capitale della Cai ci sarebbero l'inventore del Cepu, Francesco Polidori, e gli storici fondatori del gruppo Esselunga, Bernardo Caprotti e Marco Brunelli. Irremovibili nel dimostrare il proprio disinteresse al business proposto dagli emissari del presidente del Consiglio ci sarebbero l'industriale degli elettrodomestici a marchio Indesit, Vittorio Merloni, il parton della Diesel, Renzo Rosso, e Guido Grimaldi dell'omonima compagnia di navigazione partenopea. Fra gli assenti ci sarebbe il gruppo Barilla e il numero uno di Tenaris, Giorgio Rocca, che ha in programma per il 2009 un piano di investimenti da 400 milioni di dollari e visti i tempi che corrono vorrebbe evitare di fare il passo più lungo della gamba in un settore a lui del tutto sconosciuto. Inoltre sarebbe stato contattato anche il costruttore romano, vicino a Massimo D'Alema, Alfio Marchini, ma senza successo. Adesso bisognerà vedere chi avrà avuto ragione, se quegli imprenditori che hanno accettato di entrare nella cordata per il salvataggio di Alitalia, per vantare un credito nei confronti del Cavaliere magari da spendere per lo sviluppo dei loro business tradizionali, come Benetton, Gavio, Ligresi, Bellavista Caltagirone, Aponte e gli altri soci della Cai, o quelli che si sono tirati fuori dalla partita per le ragioni più diverse. Quel che è certo è che in questo periodo di crisi dei mercati, che da un lato suggerisce la prudenza negli investimenti e dall'altro conferisce un valore inestimabile al buon feeling con Palazzo Chigi, la proposta di Ermolli ha messo molti industriali davanti a un dubbio amletico e chissà che qualcuno non ci ripensi prima che l'aumento di capitale della Cai non sia interamente sottoscritto.

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Delitto di leso Grillo (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) » (8 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 289 ) » (102 votes, average: 3.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 122 ) » (58 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (46 votes, average: 3.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 164 ) » (58 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: «Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione». Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria «non hanno dimostrato una particolare volontà di integrazione». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori». Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli immigrati non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 110 ) » (36 votes, average: 3.03 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) » (13 votes, average: 2.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) » (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) » (61 votes, average: 3.87 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (48 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (51) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Marco, allora qualche contestatore c'era. Alberto Taliani: Caro Luca, ci sono già le Grillo News. forse c'è qualcuno che impedisce di leggerle?... Marco: Mi spiegate perchè ogni volta che Berlusconi & C vengono contestati (e succede molto spesso) i giornali... luca: visto che siete tanto bravi a criticare "l'intoccabileR 21; Grillo e siete - addirittura -... Alberto Taliani: Caro Pier Paolo, gli studenti hanno detto che il movimento di protesta è apartitico e credo che la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Cai non presenta l'offerta, poi riapre Piloti e assistenti: "No al lodo Letta" Berlusconi ottimista: "Si salverà" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta

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Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il salvataggio della nostra compagnia nazionale, l?Italia avrà ancora una sua compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete che sono ottimista”, risponde il presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera, il consiglio di amministrazione della Cai, riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha deciso di non presentare l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia. Il termine ultimo per la sopravvivenza della compagnia è questa sera allo scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile arrivare a un conclusione positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro dei dipendenti, mentre è arrivato il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione Piloti così come non hanno aderito gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e l?SdL. Per le cinque sigle sindacali che non hanno firmato le intese non sono in linea con gli accordi firmati lo scorso 26 settembre a palazzo Chigi. Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio Berti, è stata abbandonata una linea condivisa da tutti e i documenti dalle organizzazioni sindacali di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl "fanno saltare i presupposti dell?accordo di Palazzo Chigi". Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le intese raggiunte a settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato all?Air One, per quanto non espressamente indicato nelle intese, ha sottolineato che sono stati introdotti "elementi estranei al contratto Air One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto". Quelle, secondo Berti, erano già "condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia, Giuseppe Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da Cai producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle scelte dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio". Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è "un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor? dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? 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Te lo dice uno che fa l'operaio[...] Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando"18:25:43 - la sanzione di 10,00 agli onorevoli che non votano fà ridere. i poveri e malpagati pensionari e citt[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"18:23:37 - addio federer addio master series addio divertimento....è normale che dispiaccia a tutti piu per rog[...] Bercy perde Federer e Nadal18:20:23 - e invece l'onorevole che vota per il compare (non è la stessa cosa che timbrare per il collega???) l[...] Licenziato il dipendente che timbra per il collega18:19:48 - caro mieko hai dimenticato di mettere una squadra tra parentesi, l'inter.chi sa se un giorno usciran[...] Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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Bin Laden prepara un'altra sorpresa elettorale? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

La fonte è la tv americana Abc: diversi esperti dell'intelligence Usa ritengono sia imminente un messaggio di Osama Bin Laden prima o al limite subito dopo le elezioni. D'altronde non è la prima volta che capita: quattro anni fa, a pochi giorni dal voto, fu diffuso il filmato in cui camminava sulle montagne. E Bush trovò lo slancio per recuperare lo svantaggio su Kerry. Il bis sarebbe giustificato, spiegano gli analisti, dalla necessità per il capo di Al Qaida di inviare un segnale forte ai suoi e al mondo in un periodo cruciale. Come dire: ci sono ancora e dovere fare i conti con me. Negli ultimi giorni Al Qaida ha lanciato messaggi contraddittori: una decina di giorni fa ha lasciato intendere di preferire una vittoria di McCain, perchè con Obama presidente l'immagine degli Usa nel mondo migliorebbe. Ieri, però, ha diffuso un video via Internet in cui uno dei suoi capi chiede all'Onnipotente che alle elezioni Bush e il partito repubblicano vengano umiliati. L'Abc non è stata ripresa dalla maggior parte dei media, ma sta circolando nella blogosfera americana sia tra i siti conservatori che tra quelli progressisti; c'è chi è preoccupato e chi teme cospirazioni. Vedremo se la notizia è fondata o se i servizi stanno semplicemente mettendo le mani avanti. Ammesso che Obama sia ancora vivo. Scritto in notizie nascoste, presidenziali usa Commenti ( 2 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Oct 08 Una lezione ai supermanager di Wall Street (finalmente) Sarebbe stata l'ultima beffa: secondo diverse fonti di stampa i supermanager delle società finanziarie che hanno portato Wall Street e il mondo al collasso, si apprestavano a incassare bonus milionari previsti dai loro contratti, nonostante le società da loro gestite fossero tecnicamente fallite. Ma il procuratore generale di New York è Andrew Cuomo (figlio dell'ex governatore Mario), ha scritto a nove banche avvertendole che secondo le leggi dello Stato è illegale usare i fondi dei contribuenti per pagare tali bonus. Quali banche? le solite: Bank of America Corp , Bank of New York Mellon Corp , Citigroup Inc , Goldman Sachs Group Inc , JPMorgan Chase & Co , Merrill Lynch & Co Inc , Morgan Stanley , State Street Corp and Wells Fargo & Co. Non solo: Cuomo ha gestito il salvataggio del colosso assicurativo Aig e ha preteso l'annullamento di tutti i benefit, minacciando, in caso contrario, un'azione legale. Io dico: viva Cuomo. E che sia di esempio per tutti.. AGGIORNAMENTO:Mi viene richiesto un link di approfondimento e sono ben lieto di fornirlo. Il più completo è questo del New York Times. Ci sono due novità, una buona e una cattiva. Quella buona: Cuomo ha chiesto alle nove banche un rapporto completo sui bonus percepiti dai manager; quella cattiva, Cuomo si appella a una legge che gli dà il pretesto di bloccare i bonus, ma non la certezza. Si tratta di un codice che va interpretato. Ma ci prova e lancia un segnale forte. Cuomo non molla e chiede giustizia. Scritto in economia, globalizzazione Commenti ( 17 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Oct 08 Troppo miele su Obama (e la stampa è complice) La stampa europea da nove mesi fa il tifo per Obama, quella italiana ancor di più (con qualche eccezione): è estasiata. Obama è perfetto, Obama è imbattibile, Obama sarà un superpresidente. Purtroppo anche la stampa americana sta dando una pessima prova di sè. Dico purtroppo perchè vedo i media oscillare tra i due estremi: fino a un paio di anni fa si sono fatti abbindolare con sconcertante facilità dagli spin doctor di Bush, ora eccedono in senso opposto e tirano la volata al candidato democratico. Senza ammettere la propria partigianeria ovviamente. Due pesi e due misure: con John McCain sono stati severissimi, con Sarah Palin spietati, mentre a Barack Obama hanno perdonato tutto e hanno sorvolato volentieri sulle numerose gaffe di Joe Biden. Negli ultimi giorni il tifo è diventato palese. Il Los Angeles Times è entrato in posseso di un video in cui si vede Obama mentre brinda all'onore di un ex dirigente dell'Olp in una serata in cui alcuni palestinesi accusano Israel edi terrorismo, ma il quotidiano rifiuta di pubblicarlo. Eppure nessuno dice nulla, nessuno protesta, nessuno si indigna. I magistrati in Florida hanno appurato che gli attivisti del movimento progressista Acorn hanno registrato illegalmente diverse migliaia di elettori. Anche in questo caso silenzio. Il sito Drudge Report ha scoperto un'intervista radiofonia del 2001 in cui Obama critica la Corte Suprema e rivendica le virtù della redistribuzione della ricchezza, ma i grandi media l'hanno ignorata. Qualunque velina del partito democratico viene ripresa con entusiasmo. L'altro giorno lo staff di Obama ha annunciato un discorso storico, concludente, il colpo del Ko. In realtà ha ripetuto gli soliti slogan, ma la stragrande maggioranza dei media l'ha assecondato. Gli affondi di McCain invece sono stati relativizzati, sminuiti. E via su questo tono. Se Obama verrà eletto, il merito sarà in parte della stampa americana cosiddetta indipendente, che ha volontariamente abdicato ai principi di oggettività. Tra gli urrah di quella europea. Scritto in presidenziali usa, giornalismo Commenti ( 83 ) » (11 voti, il voto medio è: 3.45 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Oct 08 Vista da lontano: ma l'Italia è impazzita? Sono arrivato negli Stati Uniti pensando di trovare un Paese depresso, arrabbiato, sconvolto. Qui quasi un milione di famiglie sta perdendo la casa, decine di migliaia di persone sono sull'orlo del fallimento personale, un'intera generazione di pensionandi vede dimezzare, con il crollo di Wall Street, i risparmi di una vita e le aspettative di una vecchiaia serena. Negli Stati Uniti ci sarebbero davvero ottimi motivi per scendere in piazza e invece si tira avanti, talvolta col magone, ma senza pensare a una rivoluzione. Non ancora, perlomeno. Poi mio collego ai siti italiani e scopro immagini fortissime: piazza Duomo a Milano occupata dagli studenti, la sede di Assolombarda assaltata con fumogeni e i petardi, giovani che tentano un blitz all'auditorium di Roma. E tutto questo perchè? Per bloccare una riforma scolastica che, perlomeno per quel che concerne elementari e medie, propone misure di assoluto buon senso: il maestro unico, l'insegnamento dell'educazione civica, il voto in condotta. Prima di partire per gli Stati Uniti ho incontrato degli amici austriaci residenti a Milano che davvero non riuscivano a capire le ragioni di questa agitazione: a Vienna norme del genere sono normali, come in Francia, come in Germania, come in Svizzera. In Italia no. E per impedirle si provoca un nuovo Sessantotto. E tutto questo mentre il mondo sprofonda nella prima vera recessione globale, questa sì davvero spaventosa. Da lontano mi chiedo: ma l'Italia è impazzita? Ps: che tristezza vedere immagini come queste riportate da Youreporter Scritto in economia, democrazia, Italia Commenti ( 126 ) » (10 voti, il voto medio è: 3.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Oct 08 Sarah sta affossando McCain? Sono negli Usa per seguire le elezioni presidenziali. Due impressioni contrastanti: l'America profonda è sempre più perplessa nei confronti di Obama, come racconto in un reportage da Lincoln County, la contea del Missouri che da quasi 60 anni azzecca il nome del presidente. D'altro canto però, Sarah Palin sta provocando disastri. La base repubblicana, quella della destra religiosa e oltranzista continua ad adorarla, ma la maggior parte degli americani, inclusi gli elettori indipendenti, ne diffida. Le ultime novità certo non la aiutano: come governatore avrebbe addebitato allo Stato dell'Alaska viaggi in aereo e in alberghi di lusso per i figli (con un conto di oltre 20mila dollari). La stampa ha scoperto che il Partito repubblicano ha speso per vestire lei e la famiglia la bellezza di 150mila dollari in un mese e mezzo. E i dubbi di Colin Powell, che domenica aveva detto di non ritenere la Palin all'altezza della Casa Bianca, sono condivisi dal 55% degli elettori, secondo un sondaggio del Wall Street Journal. La maggior parte degli elettori è terrorizzata all'idea che la Palin possa diventare presidente se McCain, che ha passato i 70 anni e ha avuto problemi di salute, dovesse rinunciare all'incarico anzitempo. Sarah è simpatica, divertente, è un fenomeno mediatico. Ma politicamente è inconsistente. Era una risorsa, ora è diventata una zavorra. McCain perderà per colpa sua? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Oct 08 La sinistra vince nelle piazze ma perde alle urne? Ma basta riempire le piazze per vincere le elezioni? Obama, ovviamente, spera di sì: sabato c'erano centomila ad ascoltarlo a St Louis. A Denver, alla fine della convention, erano in 70mila, qualche settimana prima decine di migliaia di europei lo ascoltarono rapiti a Berlino. Sì, Barack sa mobilitare le folle, ma il sentimento della piazza corrisponde a quello della maggior parte dei cittadini? C'è da dubitarne: il candidato democratico perse molti consensi dopo Berlino e anche dopo Denver, (sebbene allora soprattutto a causa della discesa in campo di Sarah). Lo stesso potrebbe accadere ora: manifestazioni del genere producono spesso l'effetto opposto a quello desiderato, suscitando repulsione e diffidenza anziché adesione ed entusiasmo. In America, ma non solo. In Francia l'anno scorso Ségolène Royal raccolse una folla immensa per il suo ultimo comizio a Parigi, più del doppio rispetto a Sarkozy. Ma perse. In Italia il Partito comunista riusciva a portare in piazza centinaia di migliaia di persone, ma gli italiani, per fortuna, non gli diedero mai la maggioranza. Ora c'è molta attesa nella sinistra per la manifestazione di sabato prossimo contro il governo Berlusconi. Ieri Veltroni ha dichiarato: «L'opposizione si fa nelle piazze e non in tv». A me sembra che la buona politica si faccia formulando proposte convincenti ed essendo in sintonia con le esigenze più profonde del Paese. Requisiti che mancano al Pd. La sinistra continui così: vince nelle piazze ma, sempre più spesso, perdre alle urne. O sbaglio? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 38 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.78 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Oct 08 Macchè capitalismo questo è "debitalismo". E ora torna Marx? L'altro giorno sul metro ho sentito un uomo sulla sessantina esclamare con aria soddisfatta: "Aveva ragione Marx, quando affermava che il capitalismo si sarebbe impiccato da sè". Oggi il radiogiornale di Radio 24 ha annunciato che in Germania le vendite de il Capitale di Marx sono triplicate nelle ultime settimane, proprio in coincidenza con la crisi dei subprime.. E forse siamo solo all'inizio. Intendiamoci: la casta finanziaria ha sbagliato generando la bomba dei derivati, gli imprenditori delle grandi multinazionali e delle banche hanno creato un sistema che consentiva loro di accumulare ricchezze immense e immeritate, senza mai pagare il prezzo degli errori che loro stesso commettevano, la classe politica non ha esercitato il proprio dovere di vigilanza e di controllo; anzi si è fatta coinvolgere e corrompere. Tutto questo va denunciato con chiarezza, ma Marx continua ad avere torto. Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che il capitalismo è stato snaturato: il suo scopo è, da sempre, quello di favorire l'accumulo di capitale da parte dell'individuo, mentre le degenerazioni finanziarie degli ultimi vent'anni lo hanno trasformato in una cosa diversa: nel "debitalismo" ovvero nell'accumulo di debiti anziché di capitale. Per sopravvivere, per sostenere consumi al di sopra delle proprie disponibilità e dunque per drogare la crescita, creando non vero, solido benessere, basato sul risparmio e sul reddito reale, ma una ricchezza illusoria . Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il debitalismo ha raggiunto proporzioni enormi, come ho ricordato in un post recente, noi europei continentali eravamo sulla stessa strada. Ora la bolla è scoppiata. Soffriremo, ma questa crisi può essere salutare e può permetterci di ripartire su basi più solide. I sistemi liberali riescono a correggere i propri errori, quelli comunisti no e per questo i "rossi" hanno perso la sfida con la storia. Di un revival di Marx non si sente proprio il bisogno. Scritto in economia, globalizzazione, democrazia Commenti ( 34 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.17 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Oct 08 Classi per stranieri, perché tanto scandalo? Non riesco a capire le proteste indignate della sinistra contro l'emendamento della Lega che regolamenta l'accesso degli stranieri nelle scuole. In altri Paesi è una pratica normale e dettata dal buon senso. Alla radio ho sentito Fassino dire che istituendo classe separate si discriminano gli immigrati. A me sembra invece che sia vero il contrario: che senso ha mandare allo sbaraglio un bambino in una classe in cui non capisce una parola? Si sentirà subito diverso, verrà deriso dai compagni. Se invece per un anno segue un corso di italiano, quando verrà introdotto nei corsi regolari potrà facilmente integrarsi. E la qualità complessiva dell'insegnamento migliorerà. Questo è un altro punto dolente: quando ci sono tanti bambini stranieri il livello dei corsi si abbassa drasticamente. Lo so per esperienza personale: non lontano da casa mia alle elementari la percentuale di bimbi stranieri è superiore al 50%, i programmi non vengano rispettati perché gli insegnanti devono procedere molto lentamente, adeguano il ritmo a quello degli ultimi. Risultato: i genitori italiani tendono a togliere i propri figli dalla scuola pubblica e a metterli nella scuola privata. Perché un italiano deve essere privato di fatto del diritto di frequentare una scuola statale? Questa è un'ingiustizia. Il razzismo si diffonde anche così. Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 48 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Oct 08 Ma Sarko è succube di Carlà? Ieri stavo pensando di scrivere un post di elogio di Sarkozy, per la reattività dimostrata durante la crisi finanziaria: è stato dinamico, propositivo, flessibile. E' stato uno dei pochi leader europei (con Berlusconi e il premier britannico Gordon Brown) ad aver capito subito la gravità della situazione e nel ritenere che solo un'azione congiunta a livello europeo sarebbe stata efficace, contrariamente alla Merkel, che è stata costretta a rivedere le sue posizioni, dopo le disgraziate decisioni di una settimana fa, che hanno contribuito non poco a diffondere il panico. Bravo Sarko, dunque. Ma simultaneamente alla riunione europea a Parigi, il presidente francese ha annunciato che non avrebbe estradato la terrorista rossa Marina Petrella. " Per ragioni umanitarie" è la spiegazione ufficiale. A mio modo di vedere inaccettabile: la signora Petrella, sebbene gravemente malata, resta una brigatista condannata all'ergastolo. Spetta all'Italia decidere in merito alla grazia o alla sospensione della pena e dunque Parigi doveva estradarla, a meno che Sarko non si fidi dell'Italia e dunque lo consideri un Paese del Terzo Mondo. Prendendo in considerazione la variabile Carlà, però, tutto diventa chiaro: la Petrella è protetta da Valeria Bruni Tedeschi e da alcuni intellettuali di sinistra. Valeria ha sensibilizzato la sorella Carla, la quale, mentre il mondo era sull'oro del collasso si è rivolta al marito. A modo suo ovvero in pressing asfissiante, perché la signora Bruni ottiene sempre quel che vuole. E Sarko, verosimilmente esasperato, alla fine ha ceduto, contraddicendo la decisione presa due anni fa dal suo stesso governo che si era espresso a favore dell'estradizione. Insomma, ha preferito irritare l'Italia piuttosto che dire no a sua moglie e, tramite lei, alla sinistra radical-chic parigina, la stessa che difendeva l'altro terrorista Battisti. Che delusione. Qual è il vero Sarko, con o senza Carlà? Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 61 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Oct 08 Il vero debito americano è (forse) incolmabile George Bush tenta di rassicurare i mercati: "Siamo una nazione prospera e ci risolleveremo dalla crisi", ha dichiarato. Me lo auguro di cuore, ma non tutti sono ottimisti. Non lo è l'economista Martin Feldstein, come spiego in un articolo uscito oggi sul Giornale. Negli ultimi giorni l'Economist ha citato un dato spaventoso: il debito aggregato americano (ovvero famiglie, banche, imprese e pubblica amministrazione) è pari al 358% del Pil ovvero 51miliardi di debiti rispetto a un Pil di 14 miliardi. Massimo Mucchetti ha analizzato i sette errori del capitalismo americano, citando, oltre a queste, anche altre cifre inquietanti: l'esposizione della finanza è passata dal 21% del Pil nel 1980 al 116% nel 2007. Non sono un economista, ma un po' me ne intendo e la situazione mi sembra la seguente: l'economia americana è sommersa dai debiti, ma per un meccanismo assurdo che nessuno ha contrastato per oltre un decennio la crescita economia è dipesa e continua a dipendere dai consumi (che contano per il 70% del Pil), che a loro volta sono alimentati dalla finanza e dunque in ultima analisi dal debito. Ora la finanza è a corto di ossigeno, come fa l'America a rialzarsi in tempi brevi? Ho il sospetto che il fossato sia incolmabile: il peggio deve ancora venire? Scritto in economia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 41 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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La Cai presenta l'offerta vincolante Piloti e assistenti: "Non firmiamo" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)

Argomenti: Alitalia

Oltre un miliardo di euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo. Berlusconi: "Sono ottimista". I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta

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Il consiglio di amministrazione di Cai “ha preso atto del lavoro” sin qui svolto, si legge in una nota della società - che ha consentito diraccogliere intorno alla nuova società oltre venti gruppi imprenditoriali, disposti ad investire oltre 1 miliardo di euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo del Paese intorno ad Alitalia e Airone; definire i contenuti di un piano industriale “ambizioso ma realistico”, che consentisse alla nuova compagnia di ritornare a crescere, “posizionandosi come uno dei più importante vettori dell?area europea”; definire i termini di un importante partnership con uno dei tre principali operatori mondiali del settore, con la possibilità anche di un ingresso di tale partner nell?azionariato della nuova Compagnia; determinare “positive conseguenze” sul piano occupazionale, che avrebbero permesso di assumere nella nuova società oltre 12.500 dipendenti, prevedendo inoltre procedure di mobilità e ammortizzatori sociali per gli altri dipendenti attuali di Alitalia e AirOne. La presentazione dell?offerta al Commissario, condizionata ad una decisione non pregiudizievole per l?acquirente da parte della Commissione Europea e all?assenza di prescrizioni da parte dell?Autorità Garante per la Concorrenze e il Mercato è avvenuta una volta ricevuta la conferma della sottoscrizione da parte di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporti dei nuovi contratti di lavoro e dei criteri di selezione dei lavoratori della nuova compagnia. Le cinque sigle autonome dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia, Anpac, Unione piloti, Avia, Anpav e Sdl non torneranno a palazzo Chigi per firmare i contratti e i criteri di selezione per il personale della nuova Alitalia. Lo riferiscono fonti sindacali Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il salvataggio della nostra compagnia nazionale, l?Italia avrà ancora una sua compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete che sono ottimista”, risponde il presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera, il consiglio di amministrazione della Cai, riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha deciso di non presentare l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia. Il termine ultimo per la sopravvivenza della compagnia è questa sera allo scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile arrivare a un conclusione positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro dei dipendenti, mentre è arrivato il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione Piloti così come non hanno aderito gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e l?SdL. Per le cinque sigle sindacali che non hanno firmato le intese non sono in linea con gli accordi firmati lo scorso 26 settembre a palazzo Chigi. Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio Berti, è stata abbandonata una linea condivisa da tutti e i documenti dalle organizzazioni sindacali di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl "fanno saltare i presupposti dell?accordo di Palazzo Chigi". Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le intese raggiunte a settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato all?Air One, per quanto non espressamente indicato nelle intese, ha sottolineato che sono stati introdotti "elementi estranei al contratto Air One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto". Quelle, secondo Berti, erano già "condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia, Giuseppe Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da Cai producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle scelte dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio". Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è "un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor? dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? 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