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T ARTICOLI DEL 31-10-2008 #TOP
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Articoli
Alitalia 2 (55)
Voglia di leggerezza con Gerry Scotti
( da "EUROPA
ON-LINE" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E D I P E N D E N T E Voglia di leggerezza con Gerry Scotti STEFANIA CARINI Dopo Alitalia e le banche Pare ormai che le vicende di questo paese servano da scaletta per i vari talk show. È giusto così, perché almeno stanno sul pezzo, cavalcano l?onda, seguono l?agenda. Eppure la sensazione è di una replica continua, in cui tutti dicono le stesse cose e nessuno approfondisce nulla.
È
scontrotra Cai esindacati ( da "Secolo XIX, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: È scontrotra Cai esindacati alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi 31/10/2008
Alitalia,
Cai pronta a gettare la spugna ( da "Secolo XIX, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna la proposta d'acquisto va presentata entro oggi Rotta la trattativa sui contratti. Le parti convocate a Palazzo Chigi Roma. Ancora un colpo di scena nella telenovela infinita di Alitalia. Dopo un brusco stop notturno del negoziato tra Cai e sindacati, scatta l'ennesima corsa contro il tempo per traghettare la compagnia aerea oltre l'
Servono
proposte bipartisan, non propaganda
( da "Secolo
XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: una ricerca di mediazione simile a quella che ha interessato Alitalia. Evidentemente la scuola suscita meno "passioni". Segno del "tempo corto" che ci caratterizza. La scuola non produce reddito, anzi è un costo; non offre riscontri immediati (in netto contrasto con la cultura del "tutto e subito"); richiede che si rinunci a qualcosa (principio estraneo all'etica pubblica corrente)
Una
lezione ai supermanager di Wall Street (finalmente)
( da "Giornale.it,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi -
scuola,
le piazze della protesta roma paralizzata: siamo un milione - mario reggio
( da "Repubblica,
La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ici e l´affaire Alitalia. E in piazza del Popolo? «Una manifestazione mai vista - ha affermato Guglielmo Epifani - la prossima volta dovremo scegliere una piazza più grande. Il governo avrebbe fatto meglio a dire: abbiamo bisogno di soldi e tagliamo scuola e università, anziché camuffare l´operazione come se fosse una riforma.
Alitalia,
Cai rompe con i sindacati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia in condizioni di poter servire il Paese», ha detto il presidente di Autostrade e Atlantia, «noi possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere.
Sulla
continuità pende la decisione del Tar del Lazio
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che potrebbe sospendere il ritorno di Alitalia sui voli da Cagliari per Roma e Milano. Secondo i legali di Meridiana, Alitalia avrebbe una licenza provvisoria di sei mesi, mentre le compagnie dovranno volare sulle rotte per 12 mesi consecutivi, e non avrebbe i prescritti coefficienti di «regolarità e puntualità», né un'adeguata solidità finanziaria.
Rutelli
congeda la legge-truffa e dice: <Andiamoci piano coi referendum>
( da "Riformista,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, a pagar pegno su qualcosa che pensava gli desse rendita, cioè la scuola, e con una tempesta molto più pronunciata sull'economia reale. Ha preferito togliere dall'agenda almeno un motivo di malcontento. Forse per la prima volta in questa legislatura è stata la maggioranza a costringere Berlusconi al dietrofront.
Governo.
Rispunta la norma salva-manager ( da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: manager Era sparita dal decreto Alitalia, dopo la presa di distanze del ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Ora la contestata norma salva-manager, rispunta in un altro provvedimento, presentato alla Camera dallo stesso Governo. A denunciare il gioco di prestigio è l'opposizione, in modo particolare alcuni parlamentari di Italia dei Valori,
Sabelli
fa saltare ancora il tavolo tra Cai e sindacati
( da "Riformista,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Da discutere la stesura dei contratti di lavoro dei dipendenti della nuova Alitalia. Le linee guida erano state già negoziate e sottoscritte, un mese fa, a Palazzo Chigi, ma qualcosa è andato storto. A lasciare il tavolo del negoziato e dunque a interrompere formalmente la trattativa è l'amministratore delegato di Cai-Compagnia aerea italiana, Rocco Sabelli.
Alitalia,
dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana
( da "Unita,
L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana La trattativa Alitalia si era arenata a pochi metri dal traguardo. I sindacati accusano Cai di essersi sottratta al confronto. Oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta vincolante d'acquisto.
Salvamanager
il ritorno: Peggio della precedente
( da "Unita,
L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Peggio della precedente» Uscita dalla porta (decreto Alitalia) la «salvamanager» rientra dalla finestra (ddl delega sulle crisi aziendali). La denuncia è di un nutrito gruppo di senatori Pd, Idv e Udc. Chiedono a Tremonti, che aveva minacciato le dimissioni se la disposizione non fosse stata cancellata, di riferire urgentemente in Parlamento.
A
Imperia ragazzi e prof fianco a fianco
( da "Stampa,
La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E lancia una provocazione: «Valgono più i piloti di Alitalia o la scuola pubblica?». Aggiunge la collega Alda Ramondo: «In classe insegniamo a dare il buon esempio, invece i politici "tagliano" risorse, partendo dalla scuola e non dai loro privilegi». Poco prima che il corteo parta da piazza Bianchi fervono i preparativi per gli striscioni.
Aiuti
alle famiglie, tariffe nel mirino
( da "Stampa,
La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, accordo appeso a un filo Contratto statali, il sindacato si spacca Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino Sì da Cisl e Uil alla proposta Brunetta Ma la Cgil va allo scontro: sarà sciopero Giovannini Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle famiglie.
Palazzo
Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo
nell'euro ( da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 autore: di ANTONELLA BACCARO categoria: REDAZIONALE Economia ALITALIA Palazzo Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo nell'euro di IVO CAIZZI A PAGINA 35
Conti,
pressing del premier e trincea del ministro
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: su Alitalia è stata a un passo dalla rottura: «Sono travolto dalla quotidianità». Ed è una frase emblematica, che lascia trasparire i timori di Berlusconi, desideroso di impostare progetti per il prossimo futuro, avendo la consapevolezza che i segnali di «aziende che iniziano a non pagare», e di «società che hanno chiesto alle banche di allungare i tempi per rientrare dai debiti»
Walter
tesse la tela che il duro Guglielmo strappa
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Colaninno e il leader della Cgil hanno stretto lì l'accordo sull'Alitalia. Il segretario Pd lo ha fatto poi sapere per respingere le critiche di chi lo dipingeva come il burattinaio di Epifani il massimalista. Ma tanta pubblicità non è piaciuta al leader della Cgil il quale ha confidato a un amico sindacalista di essere «arrabbiato».
Alitalia,
sindacati pronti a riprendere il confronto
( da "Messaggero,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Alitalia, sindacati pronti a riprendere il confronto «Ma non accettiamo ultimatum». Cai: «A certe condizioni non si può andare avanti»
ROMA
- Un vertice fra Roberto Colaninno, Rocco Sabelli, Corrado Passera e Gaetano...
( da "Messaggero,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sul tavolo dei grandi capi della Nuova Alitalia ci sarebbe anche la possibilità di ritirare per la seconda volta - dopo quella del 18 settembre sempre a causa dei dissidi coi sindacati - l'offerta. Sembra che al cda odierno possa essere chiesto di prendere altro tempo, anche se verrebbe fissato un nuovo termine a breve.
ROMA
A queste condizioni non si può andare avanti , Cai spiega così la...
( da "Messaggero,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: spiega così la decisione di abbandonare il tavolo di confronto sulla definizione dei nuovi contratti Alitalia. Replicano i sindacati: «Quella di Cai è stata una decisione unilaterale. False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento le voci secondo le quali noi avremmo rifiutato di sottoscrivere i contratti a causa della mancata definizione delle agibilità sindacali.
Ieri
si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti bloccati sul raccordo
intasa... ( da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è che davvero la corposa manifestazione di ieri - che continua un ciclo cominciato con la vertenza Alitalia - non appare un epilogo, ma la premessa per nuovi giorni di disagi. Le mobilitazioni degli studenti infatti non si fermano. Sintetizza il comandante della Polizia municipale di Roma, Angelo Giuliani: «Il guaio è che appare difficile programmare.
Cai
in difficoltà, ma spacca i sindacati
( da "Manifesto,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati La cordata italiana esita di fronte al prezzo fissato dall'advisor (un miliardo di euro). Solo Cisl, Uil, Ugl e Filt-Cgil si dicono disponibili a firmare contratti diversi da quelli concordati PAGINA
La
salvamanager ritorna alla Camera ( da "Manifesto, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e,
In
quattro a Canossa ( da "Manifesto, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA La Cai abbandona le trattative coi sindacati. Poi il voltafaccia confederale In quattro a Canossa Fr. Pi. Oggi scade il termine per la presentazione dell'«offerta vincolante» per l'acquisto di Alitalia. Ma la Compagnia aerea italiana (Cai) - la «prestigiosa cordata» di imprenditori indigeni voluta da Berlusconi -
Un
acquirente finto fin dall'inizio ( da "Manifesto, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: padrone di quella AirOne che secondo molti soci è sopravvalutata (300 milioni) in vista della fusione con Alitalia. Fin qui, niente di eccessivamente strano. Poi però si viene a sapere (dal Sole24Ore) che gli advisor incaricati di stabilire l'attuale valore di mercato di Alitalia - Banca Leonardo e Rothschild - avrebbero fissato un prezzo tra i 900 milioni e il miliardo.
Gli
Usa promuovono qualità e competenze di Az Servizi
( da "Tempo,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: assetto proprietario definitivo l'attività di Alitalia prosegue almeno dal punto di vista industriale. Anche con ottimi risultati. Il 23 ottobre scorso, infatti, la società Alitalia Servizi ha ottenuto dall'Autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il rinnovo della licenza di manutentore aeronautico FAR-145.
La
nuova rottura della trattativa tra Cai e le forze ...
( da "Tempo,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dalla crisi Alitalia «è una pessima notizia per migliaia di lavoratori, in gran parte di Roma e provincia, e per altre decine di migliaia impegnati in un indotto strategico per il Lazio». Così il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, secondo cui «a pochi giorni dal termine fissato per la chiusura del negoziato riteniamo non ci sia davvero più spazio per rinvii e tatticismi»
alitalia,
il governo torna in campo - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, il governo torna in campo Cai e sindacati convocati oggi a Palazzo Chigi dopo l´ultimatum dell´azienda LUCA IEZZI ROMA - «Sapete cosa ha deciso l´assemblea di Cai e sapete qual è la condizione, domani è il 31». L´ultimatum ai sindacati di Alitalia è stato lanciato ieri sera dall´ad di Intesa Sanpaolo,
"tra
berlusconi e il paese idillio finito nel pd si deve aprire una nuova fase"
- massimo giannini ( da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell´Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c´erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese.
le
opposizioni: "rispunta il salva-manager"
( da "Repubblica,
La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: introdotta di soppiatto nel decreto Alitalia, poi cancellata per via dello scandalo. Disse Tremonti, al Senato, il 10 ottobre «o si toglie o me ne vado». Ma ecco che l´articolo riciccia. L´occasione è il disegno di legge, firmato dal ministro per le Attività produttive Scajola, che rimaneggia le norme per gestire le grandi imprese in crisi,
IL
CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia
( da "Giornale.it,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 31 pagina 26 IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia di Redazione Gemina torna a scendere a Piazza Affari, appesantita dal nuovo stop alla trattativa tra Cai e sindacati sui nuovi contratti Alitalia. Il titolo della società che controlla Aeroporti di Roma ha perso il 3,69%, a 0,438 euro, dopo aver segnato un minimo di 0,42.
Cisl
e Uil firmano l'accordo La Cgil no: "Sciopero generale"
( da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Sindacati e vertici Cai convocati a Palazzo Chigi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.
È
scontro tra Cai e sindacati ( da "Secolo XIX, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: È scontro tra Cai e sindacati Alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo Chigi LOMBARDI >> 13 31/10/2008
<Nuova
salva manager Tremonti si dimetta>
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: già introdotta nel decreto Alitalia e successivamente ritirata dopo le proteste dell'opposizione. La misura sarebbe contenuta nel ddl di riforma della legge Marzano sulle grandi imprese in crisi. Nella mozione, primo firmatario proprio l'ex sottosegretario, i rappresentanti di Idv, Pd e Udc vogliono infatti sapere dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti quali siano «
Il
vertice con Passera e la tenuta della cordata
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia al commissario straordinario, Augusto Fantozzi. D'altra parte c'erano da aggiornare diversi file: i malumori proiettati da una parte della cordata, a partire dal fondo Clessidra di Claudio Sposito, anche se già nelle ultime settimane erano emersi diversi imprenditori pronti a entrare e ad allargare la compagine dei 16 soci originari.
Alitalia,
Palazzo Chigi convoca i sindacati
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il nodo della valutazione degli asset Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati Epifani non andrà con Bonanni e Angeletti. Il no dei piloti. Colaninno: senza accordo salta tutto Gianni Letta avrebbe spiegato ai «confederali» che non ci sono margini per riaprire le trattative ROMA —
<Salvano
le banche, noi no> ( da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: «La soluzione per Alitalia c'è: la nazionalizzazione ». Lo pensa Antonio Amoroso, leader della Cub-Trasporti, sindacato di base ( nella foto una manifestazione). S'ispira al modello Gordon Brown? «Macché, noi questa idea per Alitalia l'avevamo proposta già nel 2004».
Il
salotto di Trieste e i tre uomini d'oro
( da "Corriere
della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per esempio nessuno di loro è entrato nella Cai per Alitalia) e non sono «silenti », nel senso che intervengono nei consigli e sono attenti alla governance. A loro dunque si guarda anche per le partite che si giocheranno sugli assetti Generali nei prossimi mesi. Anzitutto c'è il 3,6% che Unicredit si prepara a cedere a investitori istituzionali, italiani ed esteri,
La
<salvamanager> ritorna alla Camera
( da "Manifesto,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: quando il senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e,
Alitalia,
il Governo torna in campo ( da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stampa oggi il cda della cai Alitalia, il Governo torna in campo A far decollare la compagnia Alitalia, rimasta chiusa ancora nell'hangar delle discussioni tra sindacati e Cai, scende in campo, per l'ennesima volta, campo Palazzo Chigi. I vertici di Compagnia aerea italiana e i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, delle associazioni dei piloti Anpac e Up,
Statali,
firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero
( da "Giornale.it,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la situazione di Alitalia, con tre confederali, contandoci l?Unione guidata da Renata Polverini, disponibili al confronto. Solo che questa volta con il fronte del sì c?è anche la sigla autonoma più forte. Circostanze che non hanno scalfito la linea dura della Cgil, tanto che la sigla degli statali di sinistra ha subito avviato le procedure per «
Consiglio
( da "Giornale.it,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 10-31 pagina 21 Consiglio di Redazione Restano ormai solo poche ore per riaprire la trattativa: oggi pomeriggio si terrà il consiglio di Cai, che dovrebbe varare l'offerta vincolante da presentare al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
PER
L'OPPOSIZIONE PUNTA A SALVARE DAL CARCERE MANAGER COME TANZI, GERONZI E
CRAGNOTTI, ACCUSATI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per il Pdl, «riguarda solo i commissari nominati dal governo». È di nuovo querelle alla Camera sull'emendamento salva-manager, introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia e riproposto nel disegno di legge delega per il riordino della legislazione sulle crisi aziendali.
A
DESTRA UN AEREO ALITALIA IN FASE DI ATTERRAGGIO IN BASSO IL PRESIDENTE DI
GEN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: A destra un aereo Alitalia in fase di atterraggio In basso il presidente di Generali Antoine Bernheim
ROMA.
LA RISPOSTA ARRIVERà NEL POMERIGGIO DI OGGI. ALLE 15 INIZIERà LA RIUNIONE DEL
PRIMO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: acquisto della parta sana dell'Alitalia sarà presentata e come. Un fatto è certo, nessuna proroga, il commissario Fantozzi lo ha detto e ridetto: la scadenza resta fissata alla mezzanotte del 31 ottobre, ovvero stanotte. È mai possibile che arrivati all'ultimo centimetro della pista del decollo, Cai tiri il freno a mano e blocchi l'aereo?
GIUSY
FRANZESE ROMA. ALITALIA DI NUOVO NELLA BUFERA. A POCHE ORE DALLA SCADENZA
FISSATA DAL COMMI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia di nuovo nella bufera. A poche ore dalla scadenza fissata dal commissario straordinario Augusto Fantozzi per la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto da parte di Cai, il destino della compagnia di bandiera rimane avvolto da una fitta nebbia.
LUISA
MARADEI ROMA. SARANNO RICEVUTE OGGI ALLE 12 DAL GUARDASIGILLI ANGELINO ALFANO
LE DITTE CHE ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: emendamento introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia che avrebbe salvato dal carcere manager come Calisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti, accusati di bancarotta fraudolenta. Una norma stralciata dopo le contestazioni che avevano spinto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il 9 ottobre scorso, a dire «o me o la salva-manager» e che viene riproposta,
Le
riforme sbagliate ( da "Voce d'Italia, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, dall'eliminazione dell'ICI alla detassazione degli straordinari nel privato, fino all'attivismo di fronte alla crisi dei mercati finanziari) e che ha sempre governato con un occhio ai sondaggi, non s'illuda: su Universita' e scuola, se le opposizioni dovessero risorgere dal loro letargo, potrebbe perdere - clamorosamente e pesantemente -
Ultimatum
Alitalia: Letta, 'siamo vicini al baratro'
( da "Voce
d'Italia, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Articoli correlati: *Alitalia, Cai: "Se i sindacati non firmano, per noi la partita e' chiusa" *Cai: varato aumento di capitale e nominato CdA *Anno nero per Air France, ma resta la proposta per Alitalia Guarda tutti i correlati
Alitalia,
ecco quelli che hanno rifiutato la Cai
( da "Tempo,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stampa il caso Alitalia, ecco quelli che hanno rifiutato la Cai C'è una lista di imprenditori coinvolti nel salvataggio di Alitalia che circola nei corridoi di Palazzo Chigi di cui nessuno vuole fare parola. Contiene i nomi di chi ha detto no a Berlusconi quando Bruno Ermolli stava cercando di mettere insieme la cordata per salvare la compagnia.
Delitto
di leso Grillo ( da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro.
Cai
non presenta l'offerta, poi riapre Piloti e assistenti: "No al lodo
Letta" Berlusconi ottimista: "Si salverà"
( da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera,
Bin
Laden prepara un'altra sorpresa elettorale?
( da "Giornale.it,
Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi -
La
Cai presenta l'offerta vincolante Piloti e assistenti: "Non firmiamo"
( da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le cinque sigle autonome dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia, Anpac, Unione piloti, Avia, Anpav e Sdl non torneranno a palazzo Chigi per firmare i contratti e i criteri di selezione per il personale della nuova Alitalia. Lo riferiscono fonti sindacali Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte,
( da "EUROPA ON-LINE" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
L A T E L E D I P E
N D E N T E Voglia di leggerezza con Gerry Scotti STEFANIA CARINI Dopo Alitalia e le banche Pare ormai che le vicende di questo
paese servano da scaletta per i vari talk show. È giusto così, perché almeno
stanno sul pezzo, cavalcano l?onda, seguono l?agenda. Eppure la sensazione è di
una replica continua, in cui tutti dicono le stesse cose e nessuno
approfondisce nulla. Soprattutto, il conduttore di ogni trasmissione è ormai
ridotto a un domatore tra destra e sinistra. Non è mai una guida capace di
trovare il bandolo della matassa. Spesso la verità sta nel mezzo, ma questo
mezzo cui dovremmo essere condotti è inavvicinabile per incapacità del
nocchiero. Nessuno pare preparato sulla materia, e rimanderei un po? tutti al
prossimo appello. Sarà, ma si comincia a rimpiangere certi talk pulp, da Cogne
a Erba. Anche se vista la sentenza di Perugia, probabilmente qualcuno ci
deliziarà ben presto con qualche plastico o qualche docufiction. (P.s. Anni e
anni di teledipendenza, ma mai ho visto al Tg5 rappresentata come in questo
caso la controparte silenziosa, quelli che non protestano ma vogliono far
lezione. Mai visti intervistati allo stesso modo i ?non manifestanti? piloti,
tranvieri, operai. Miracoli italiani) Commedia degli equivoci Possiamo dire che
almeno abbiamo sorriso? Sarà stato lo sconforto delle altri reti, ma di fronte
a Finalmente a casa ci siamo un poco rasserenate (non è anche questo lo scopo
della tv, intrattenere con leggerezza?). Gerry Scotti e Maria Amelia Monti sono
i protagonisti di un film tv tratto dalla loro sitcom Finalmente soli. è una
semplice commedia degli equivoci, solo che pare un capolavoro di scrittura,
ritmo, montaggio se si pensa a certe altre commedia degli equivoci da prime
time e più puntate, tipo Anna e i cinque. Prodotto da Grundy, è il secondo film
tv tratto dalla sitcom, il primo fu Finalmente è Natale. Ne seguirà un altro a
ridosso sempre delle festività, dal titolo Finalmente ricchi e poveri. Gerry
Scotti non è solo il re dei quiz, ma anche il re delle fiction famigliari e
natalizie, visto che anni fa inaugurò il filone con Il mio amico Babbo Natale 1
e 2. Nella generale pesantezza, Gerry Scotti brilla per leggerezza. Non è un
attore, eppure riesce a trasmettere qualcosa. Tiene i ritmi con Amelia Monti,
qui alla prese con un?invasata Angela Finocchiaro, che la convince a diventare
una casalinga perfetta. Che strano però: la fiction appare ambientata a Milano,
ma la città è come se non esistesse. è anonima, non c?è nessuno scorcio
riconoscibile. Certo, forse la fiction non è stata materialmente girata a
Milano. O forse, la differenza è che Roma o Napoli vengono esasperate nella
loro rappresentazione, mentre Milano deve essere solo uno sfondo, quasi che il
suo essere metropoli la renda senza identità.
( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
È
scontrotra Cai esindacati alitalia Si è rotta la trattativa sui contratti alla
vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato», allarme a palazzo
Chigi 31/10/2008
( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, Cai pronta a gettare la spugna la
proposta d'acquisto va presentata entro oggi Rotta la trattativa sui contratti.
Le parti convocate a Palazzo Chigi Roma. Ancora un colpo di scena nella
telenovela infinita di Alitalia. Dopo un
brusco stop notturno del negoziato tra Cai e sindacati, scatta l'ennesima corsa
contro il tempo per traghettare la compagnia aerea oltre l'emergenza e il rischio di
fallimento. I vertici di Compagnia aerea italiana e di Cgil, Cisl, Uil e Ugl
sono stati convocati a Palazzo Chigi per oggi alle 12.. Ancora una volta
Roberto Colaninno, presidente di Cai, ha scelto la linea dura e ha deciso di
procedere con un atto di forza nei confronti delle sigle sindacali che
affollano Alitalia, chiamate a firmare l'accordo sui
nuovi contratti entro oggi. L'intesa faticosamente raggiunta a inizio ottobre
rischia di finire in frantumi: Colannino e i suoi non sono disposti ad avviare
i motori della Nuova Alitalia, senza il via libera di
tutti i sindacati alle loro proposte contrattuali. «Sono molto preoccupato
perché il proseguimento del progetto è legato al sì dei sindacati», si sfoga il
patron di Cai. «Il progetto è valido ma non c'è nulla di facile in questo
Paese», gli fa eco Salvatore Ligresti. È di nuovo allarme anche a Palazzo
Chigi, dove Gianni Letta approfitta della firma del contratto degli statali per
dire ai leader di Cgil, Cisl e Uil che non si può tirare la corda più di tanto.
C'è il rischio che si spezzi. Il consiglio di amministrazione di Cai si riunirà
oggi e deciderà che cosa fare, ma il tempo è quasi scaduto: il commissario
Augusto Fantozzi ha chiesto di avere entro la mezzanotte una conferma ufficiale
dell'offerta di acquisto da parte degli imprenditori. I sindacati però non
vogliono cedere: in una lettera inviata a Colaninno, chiedono di andare avanti
con la trattativa e di affidare la regia a Fantozzi. Il rischio di caos è
dietro l'angolo. Intanto, la società si è trasformata in Spa, ha messo nel
piatto un aumento di capitale fino a 1,1 miliardi di euro, ha varato uno
statuto e ha nominato il cda. È pronta a prendere il largo. Ma il nuovo intoppo
con i sindacati fa tornare indietro gli orologi e crea di nuovo un clima di
scontro aziendale. Dopo la rottura notturna, inevitabili le polemiche e il
reciproco scambio di accuse. Fatto sta che l'amministratore delegato di Cai,
Rocco Sabelli, ha sbattuto la porta, esausto e deluso dopo sette ore di tira e
molla. «La trattativa sui contratti è chiusa», confermano in mattinata i
vertici della società. Ma cosa ha fatto inceppare il confronto? Lo strappo si
sarebbe consumato sul nodo dei permessi sindacali. La Cai ha proposto un
drastico taglio delle giornate di permesso, riducendole a 3.500 per le nove
sigle sindacali contro le attuali 45 mila giornate. Niente da fare. «Non c'è
disponibilità a cambiare la mentalità. Finora, Alitalia
è servita per fare sindacato, non per trasportare passeggeri», si sono sfogati
i vertici della società. La versione dei sindacati è un'altra: non ci sarebbe
la garanzia della pensione per molti lavoratori che finiranno in cassa
integrazione. «Argomento non pertinente ai contratti», ribatte Cai. Un braccio
di ferro in piena regola. Entrambe le parti si accusano inoltre di non
rispettare l'intesa patrocinata dal governo a Palazzo Chigi. La tensione torna
così a dominare i rapporti tra azienda e lavoratori. E lo stesso Colaninno
ammette che questa situazione non aiuta a mettere in moto il progetto di
rilancio: «Non si possono gestire 12.600 posti di lavoro in questo contesto di
radicalizzazione degli interessi di parte», dice. È lo sfogo di un manager, che
tocca con mano i problemi di un'azienda come Alitalia
e teme che in futuro l'ipoteca sindacale possa in qualche modo complicare le
cose, ogni volta che sarà necessario cambiare marcia. L'accordo con i sindacati
è un tassello fondamentale per rimettere in pista la nuova compagnia privata.
«Non vogliamo fare i capri espiatori di decisioni difformi dagli impegni
assunti davanti al Paese», è la replica dei sindacati di categoria Cgil, Cisl,
Uil e Ugl. Il destino di Alitalia, come al solito, si
gioca sul filo del rasoio. E, di nuovo, l'alternativa a un accordo è il
fallimento con tutti i lavoratori messi in mobilità. Oggi scade il nuovo
ultimatum. E forse Colaninno avrà modo di ripensare al verdetto dell'ex
presidente Maurizio Prato, che gettò la spugna dopo la fuga di Air France:
«Questa azienda ha una maledizione. Soltanto un esorcista può salvarla». Senza
essere un esorcista, il patron di Piaggio ci prova. Ma la tentazione di mollare
tutto è forte. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 31/10/2008 ' 31/10/2008
preoccupazionee tensioneNon si possono gestire 12.600 posti di lavoro in questo
contesto. Manca la disponibilità roberto colaninnopresidente di Cai 31/10/2008
( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Servono proposte
bipartisan, non propaganda david bidussa Al netto delle spranghe forse ci sono
ancora i margini per discutere della questione scuola. Era prevedibile che il
decreto Gelmini sarebbe passato in Senato. Per più motivi. Perché un qualsiasi
ripensamento sarebbe stato percepito come una sconfitta; perché la questione
della scuola e della sua trasformazione ha un valore identitario e ideologico;
perché la riflessione sulla scuola nasce da una valutazione dei costi e non da
una analisi del sistema scolastico che si reputa migliore o più efficace. Era
anche prevedibile che la protesta sarebbe aumentata perché quella mobilitazione
ha anch'essa un valore identitario. In breve, tanto il decreto come il suo
rifiuto servono a "riconoscersi". Non rinviano a un progetto. Si
dovrebbe dunque osservare che per ora l'unico attore sconfitto di questo
scontro è proprio la scuola. Perché quello di cui stiamo parlando è una
trasformazione della scuola, ma non una riforma. Un'ipotesi di riforma,
infatti, presume tra l'altro: un'idea pedagogica e un profilo didattico (che
non ci sono); un'idea di funzione della scuola (che continua a non esserci);
un'idea di struttura della formazione culturale che, invece, manca.
Semplicemente la scuola ha cessato di essere il luogo in cui si pensa che venga
consumata parte rilevante del tempo quotidiano di studenti, docenti, operatori
che, a vario titolo e con competenze specifiche, hanno accompagnato il processo
formativo della popolazione scolastica nella fascia dell'obbligo. Non solo. La
scuola finora ha significato anche formazione per adulti: altra questione
scomparsa dall'agenda. Perché, per quanto nessuno ne parli, il problema scuola
riguarda di nuovo anche gli adulti, visto che l'analfabetismo di ritorno
interessa un numero crescente di italiani. Finisce dunque quell'idea di
funzione che ci trasciniamo dietro da De Amicis in poi. Potrebbe essere un
successo se, nel frattempo, si profilasse un'ipotesi pedagogica e didattica.
Un'ipotesi che non c'è e che non passa per la distinzione tra scuola pubblica e
scuola privata, ma riguarda cosa si apprende e quale formazione professionale,
competenze culturali e strumenti si acquisiscono. Tutte questioni intorno a cui
il silenzio è assordante. Forse la dimostrazione che in Italia la scuola è un
simbolo non percepito come un problema di futuro. Se lo fosse, solleciterebbe una ricerca di mediazione simile a quella che ha interessato Alitalia. Evidentemente la scuola suscita meno "passioni".
Segno del "tempo corto" che ci caratterizza. La scuola non produce reddito,
anzi è un costo; non offre riscontri immediati (in netto contrasto con la
cultura del "tutto e subito"); richiede che si rinunci a qualcosa
(principio estraneo all'etica pubblica corrente). Al centro di tutto sta
dunque un modo di vivere la politica e di pensare il futuro. In entrambi i casi
ci troviamo di fronte a un vuoto. I dati dicono che la situazione di rapporti
di forza è semplice: da una parte un governo che ha i numeri per fare e disfare
come e quando vuole, dall'altra una opposizione che hai i numeri per dire che
esiste formalmente. Ma in democrazia non si esprime idea di governo se non con
le idee. E il confronto in una condizione politica di maggioritario prevede due
cose: che il governo decida affrontando la discussione parlamentare e non
risolvendo i propri mal di pancia con il voto di fiducia e, dall'altra,
un'opposizione che trasformi il suo ruolo di protesta in uno di proposta. Lo
spettacolo della politica cui abbiamo assistito in queste settimane dice che da
entrambe le parti il meccanismo è quello della Prima repubblica: da una parte
il governo che grida all'irresponsabilità dell'opposizione lasciando intendere
che non può far tutto quello che vorrebbe perché qualcuno (ma chi poi?) glielo
impedirebbe; dall'altra un'opposizione che non avendo un programma definito
pensa che la mobilitazione sia il viatico per darsi un ruolo, secondo il motto
"mi agito, ergo sum". L'effetto è il nulla. Certo tra essere al
governo e essere all'opposizione c'è una differenza - di responsabilità, di
capacità decisionale, di peso, di vantaggi, di sistema mediatico - ma se
dovessimo considerare il progetto innovativo, allora no, quello decisamente è
altrove. Come il futuro di questo Paese. Semplicemente, al momento attuale, è
inesistente. Per questo sarebbe bene che l'attuale opposizione, e quella parte
di coalizione di governo che ha davvero un profilo innovativo, prendessero
atto, nei rispettivi ruoli, che la loro sarà una condizione di lungo periodo e
che l'unica risposta politica è la costruzione di proposte puntuali su problemi
specifici. Per la propaganda siamo già"in esubero". Da entrambe le
parti. David Bidussa è storico. Si occupa di storia sociale delle idee.
31/10/2008
( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Sarebbe stata
l'ultima beffa: secondo diverse fonti di stampa i supermanager delle società
finanziarie che hanno portato Wall Street e il mondo al collasso, si
apprestavano a incassare bonus milionari previsti dai loro contratti,
nonostante le società da loro gestite fossero tecnicamente fallite. Ma il
procuratore generale di New York è Andrew Cuomo (figlio dell'ex governatore Mario),
ha scritto a nove banche avvertendole che secondo le leggi dello Stato è
illegale usare i fondi dei contribuenti per pagare tali bonus. Quali banche? le
solite: Bank of America Corp , Bank of New York Mellon Corp , Citigroup Inc ,
Goldman Sachs Group Inc , JPMorgan Chase & Co , Merrill Lynch & Co Inc
, Morgan Stanley , State Street Corp and Wells Fargo & Co. Non solo: Cuomo
ha gestito il salvataggio del colosso assicurativo Aig e ha preteso
l'annullamento di tutti i benefit, minacciando, in caso contrario, un'azione
legale. Io dico: viva Cuomo. E che sia sia di esempio per tutti.. Scritto in
economia, globalizzazione Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 29Oct 08 Troppo miele su Obama (e la stampa è complice) La stampa
europea da nove mesi fa il tifo per Obama, quella italiana ancor di più (con
qualche eccezione): è estasiata. Obama è perfetto, Obama è imbattibile, Obama
sarà un superpresidente. Purtroppo anche la stampa americana sta dando una
pessima prova di sè. Dico purtroppo perchè vedo i media oscillare tra i due
estremi: fino a un paio di anni fa si sono fatti abbindolare con sconcertante
facilità dagli spin doctor di Bush, ora eccedono in senso opposto e tirano la
volata al candidato democratico. Senza ammettere la propria partigianeria
ovviamente. Due pesi e due misure: con John McCain sono stati severissimi, con
Sarah Palin spietati, mentre a Barack Obama hanno perdonato tutto e hanno
sorvolato volentieri sulle numerose gaffe di Joe Biden. Negli ultimi giorni il
tifo è diventato palese. Il Los Angeles Times è entrato in posseso di un video
in cui si vede Obama mentre brinda all'onore di un ex dirigente dell'Olp in una
serata in cui alcuni palestinesi accusano Israel edi terrorismo, ma il
quotidiano rifiuta di pubblicarlo. Eppure nessuno dice nulla, nessuno protesta,
nessuno si indigna. I magistrati in Florida hanno appurato che gli attivisti
del movimento progressista Acorn hanno registrato illegalmente diverse migliaia
di elettori. Anche in questo caso silenzio. Il sito Drudge Report ha scoperto
un'intervista radiofonia del
( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina 2 - Cronaca
Scuola, le piazze della protesta Roma paralizzata: siamo un milione Assedio al
ministero, cortei in tutte le città: "Il Paese è insorto" MARIO
REGGIO ROMA - «Il Paese è in rivolta». Guglielmo Epifani prende la parola dal
palco di piazza del Popolo e un boato si leva dalla folla stipata là sotto, sul
balcone del Pincio, e lungo i tornanti che calano da villa Borghese. «Cari
compagni e compagne - esordisce - questa è una giornata memorabile non solo per
la scuola, ma per la democrazia e per i giovani». I cinque sindacati della
scuola hanno portato in piazza a Roma centinaia di migliaia di persone. Un
milione secondo gli organizzatori. E mentre piazza del Popolo non riusciva più
a contenere i cortei che arrivavano da tutte le strade, decine di migliaia di
giovani dei collettivi universitari e i ricercatori precari circondavano il
ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere. Nel pomeriggio il
ministero ha diffuso i dati sulle adesioni allo sciopero: il 57 per cento del
personale ha incrociato le braccia. Secondo le organizzazioni sindacali
l´adesione ha sfiorato l´80 per cento del personale ed il 90 per cento delle
scuole non ha aperto i cancelli. Ma lo sciopero e la protesta hanno segnato
tutte le grandi città: genitori, bambini, studenti delle superiori,
universitari e ricercatori, professori e non docenti hanno marciato in corteo
da Milano a Bologna, da Napoli a Bari. E poi Torino, Firenze, Genova,
Catanzaro, Palermo e Catania. Una moltitudine umana che ha urlato no ai tagli
alla scuola, al maestro unico, al blocco del turn over all´università e alla
sforbiciata di un miliardo e mezzo in tre anni ai bilanci degli atenei. Tutto
per coprire il deficit del bilancio statale, l´abolizione dell´Ici e l´affaire Alitalia. E in piazza del Popolo?
«Una manifestazione mai vista - ha affermato Guglielmo Epifani - la prossima volta
dovremo scegliere una piazza più grande. Il governo avrebbe fatto meglio a
dire: abbiamo bisogno di soldi e tagliamo scuola e università, anziché
camuffare l´operazione come se fosse una riforma. E ai giovani dico:
grazie di essere qui in tanti, non permetteremo che le vostre proteste vengano
messe in dubbio da chi ha cattivi pensieri. Dobbiamo essere uniti, la
maggioranza del Paese comincia a capire». L´invito all´unità è raccolto da
Raffaele Bonanni, leader della Cisl: «La scuola ci unisce e sarà l´unità della
scuola a salvarla. Le scelte del futuro si devono fare con la gente: non si
discute della scuola del popolo come se si fosse in un consiglio
d´amministrazione». è passata da poco l´una. Ma piazza del Popolo non si
svuota. Stanno arrivando i cortei bloccati alla Magliana, a piazza Esedra e sul
Raccordo Anulare. La città è un brulicare di bandiere e striscioni. E nel
pomeriggio per il ministro Gelmini l´ultima doccia fredda. Vasco Errani,
presidente della Conferenza dei governatori annuncia: «Le iscrizioni
scolastiche si apriranno a gennaio del 2009 e non ci sono le condizioni per
predisporre il piano di riordino degli istituti scolastici entro il 30 novembre
2008 come ha deciso il governo. Abbiamo già respinto le decisione di mandare un
commissario nelle Regioni che non rispettano la scadenza - afferma - chiediamo
un incontro con il governo per discutere della chiusura della scuole di
montagna con meno di 50 studenti nelle aree svantaggiate e di montagna. E per
sapere di pagherà i costi di questa scelta». Il maestro unico rischia di
diventare una pia illusione del governo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 212
Trasporto aereo. Compagnia aerea italiana abbandona il tavolo di confronto, poi
interviene il governo per mediare Alitalia, Cai rompe
con i sindacati Trasporto aereo.. Compagnia aerea italiana abbandona il tavolo
di confronto, poi interviene il governo per mediare Trattativa in stallo: oggi
scadono i termini per l'acquisto --> Trattativa in stallo: oggi scadono i
termini per l'acquisto Si blocca la trattativa tra Alitalia
e sindacati che avrebbero dovuto sottoscrivere ieri l'intesa definitiva. È
stallo nella trattativa tra Cai e sindacati dopo la rottura, l'altra notte, al
tavolo di confronto sulla stesura dei contratti e dei criteri d'assunzione del
personale della nuova Alitalia. Gli uni e gli altri
fanno richiami alla coerenza, e la situazione non si sblocca. Nonostante la
disponibilità offerta ieri sera dai sindacati confederali per la ripresa del
confronto, i vertici di Cai infatti sembrano freddi alla proposta. Tuttavia
ieri a tarda sera è arrivata la convocazione a Palazzo Chigi di Cai e dei
sindacati per questa mattina, segno che il governo ha deciso ancora una volta
di mediare. TEMPI STRETTI Alla vigilia del consiglio di amministrazione di Cai,
che oggi dovrebbe definire l'offerta vincolante da presentare al commissario
straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi (il termine
scade alle 24 di oggi), il difficile puzzle sembra di nuovo tornare per aria.
Al centro della contesa, questa volta, il contratto collettivo di lavoro e i
criteri di assunzione della nuova compagnia. Secondo i sindacati, il contratto
è costituito «dagli accordi intervenuti tra le parti sociali, governo e
amministratore straordinario e, come concordato, per le parti non definite, dal
contratto collettivo aziendale vigente nella compagnia Air One». Mentre i
vertici Cai avrebbero loro sottoposto un documento che fa propri solo alcuni
punti di quegli accordi, e senza possibilità di negoziarlo. «È
incomprensibile», ha sostenuto il segretario generale della Fit-Cisl Claudio
Claudiani, «la drammatizzazione fatta da Cai nelle ultime 24 ore, che non è
aderente ai fatti. Ed è ancor più incomprensibile», ha aggiunto, «la
sospensione del confronto, tenuto conto che si era in una fase conclusiva sui
criteri di assunzione dei 12.600 lavoratori e di stesura dei contratti. Non vi
è alcuna pregiudiziale, anzi l'opportunità che il confronto riprenda il prima
possibile e si concluda quanto più rapidamente per aprire una nuova fase
particolarmente delicata e impegnativa». PARTI DISTANTI Sembra essere tornati
al muro contro muro. E mentre il presidente e l'amministratore di Cai, Roberto
Colaninno e Rocco Sabelli, preferiscono non commentare, a dar voce alla cordata
ci pensa Gian Maria Gros-Pietro: «Gli azionisti hanno dato fiducia a Colaninno
e lui sa cosa deve essere fatto per riportare l'Alitalia in
condizioni di poter servire il Paese», ha detto il presidente di Autostrade e
Atlantia, «noi possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com'è non funziona, quindi bisogna cambiare
radicalmente perché se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia
aerea che non è in grado di sopravvivere. Il motivo per cui la mia
società ha deciso di investire in Alitalia è perché
pensa che questo possa contribuire alla crescita del Paese e quindi anche al
giro d'affari di Atlantia e Autostrade per l'Italia ma», ha sottolineato, «se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha
senso che noi investiamo». Più laconico, ma dello stesso tenore, un altro
socio, Salvatore Ligresti: «Non c'è nulla di facile in questo Paese», ha
osservato. BIGLIETTI TRASPARENTI Intanto, entrerà in vigore domani un
regolamento Ue che chiede alle compagnie di includere nel prezzo del biglietto
aereo le tasse e tutti i costi aggiuntivi fin dal primo momento della
transazione. «La concorrenza leale», ha osservato il commissario Ue ai
Trasporti Antonio Tajani, «è la chiave del successo: grazie alla trasparenza
dei prezzi, i passeggeri sapranno in anticipo quanto devono pagare e quindi
potranno fare la loro scelta in piena consapevolezza». Nel prezzo dei
biglietti, ha spiegato una nota dell'esecutivo Ue, dovranno essere indicate
tasse e spese, così i passeggeri avranno la possibilità di verificare le
diverse componenti dell'importo finale: tariffa, tasse, diritti aeroportuali e
altre spese. Così i passeggeri disporranno di informazioni precise sui prezzi
reali e questo permetterà di evitare la falsa pubblicità e faciliterà il
confronto tra le diverse tariffe. Il terzo pacchetto per il trasporto aereo,
approvato dal Parlamento e dal Consiglio il 24 settembre scorso, prevede anche
la messa al bando di qualsivoglia discriminazione sulle differenze fra i costi
di un biglietto se acquistato in diversi Stati Ue. Giro di vite inoltre sulla
concessione delle licenze, che sarà effettuata solo contestualmente alla
presentazione dei certificati di sicurezza richiesti, e norme più severe per le
garanzie richieste alle compagnie che vogliono accedere al mercato.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 212
sardegna Ieri definite le convenzioni Sulla continuità pende la decisione del
Tar del Lazio Sardegna. Ieri definite le convenzioni --> Si avvia lentamente
verso la definizione la nuova continuità territoriale tra la Sardegna e gli
scali di Roma-Fiumicino e Milano-Linate, anche se sulla partita pesa la decisione
del Tar del Lazio. Nonostante il nuovo regime sia stato avviato in via
provvisoria domenica scorsa, solo ieri le compagnie sono state convocate
all'Enac per la definizione e la firma delle convenzioni, che ora dovranno
essere sottoscritte dagli amministratori delegati di Air One e Meridiana e dal
commissario straordinario di Alitalia. LE CONVENZIONI
Dopo aver definito le convenzioni, durante una riunione durata oltre sei ore,
ora manca solo la firma e il deposito delle fideiussioni per considerare
conclusa, almeno per un anno, la partita della continuità territoriale. Alle
compagnie è stato concesso di depositare le fideiussioni, a garanzia delle
rotte, entro dieci giorni dalla firma delle convenzioni, a meno di eventuali
esclusioni. Una clausola inserita per tenere conto in qualche modo del ricorso
al Tar del Lazio presentato da Meridiana contro l'accettazione delle proposte
di Alitalia e Air One CityLiner (controllata da Air
One), compagnie che secondo la società di Olbia non avrebbero i requisiti
necessari per partecipare al bando promosso dal ministero dei Trasporti per
garantire le rotte aeree a tariffe scontate per i residenti in Sardegna. IL
RICORSO Sono da sospendere le dichiarazioni di idoneità di Alitalia
e Air One City Liner che Enac ha convocato per «sottoscrivere la convenzione
per le rotte da e per la Sardegna», hanno sostenuto i legali di Meridiana
davanti ai giudici della III sezione del Tar del Lazio, presieduta da Italo
Riggio. Il Tribunale si è riservato di decidere e solo oggi si dovrebbe conoscere
la decisione, che potrebbe sospendere il ritorno di Alitalia sui voli da Cagliari per Roma e Milano. Secondo i legali di
Meridiana, Alitalia avrebbe una licenza provvisoria di sei mesi, mentre le compagnie
dovranno volare sulle rotte per 12 mesi consecutivi, e non avrebbe i prescritti
coefficienti di «regolarità e puntualità», né un'adeguata solidità finanziaria.
I VOLI Per evitare ripercussioni pesanti nei confronti dei passeggeri, la
Regione e l'Enac hanno proposto alle compagnie di organizzare i voli per Roma e
Milano in modo tale che i collegamenti di Alitalia
risultino aggiuntivi rispetto a quelli richiesti. Tra Cagliari e Roma, infatti,
sono stati programmati dodici collegamenti giornalieri (mentre il decreto ne
prevede almeno dieci, cinque a testa per Meridiana e Air One), e tra Cagliari e
Milano ce ne saranno invece sette (uno in più del necessario - sei saranno
divisi equamente sempre tra Meridiana e Air One). Se quindi Alitalia
dovesse essere esclusa dal Tar, resterebbero comunque sei voli per Linate e
dieci per Fiumicino. Per quanto riguarda poi gli altri scali, da Olbia volerà
Meridiana (tre collegamenti con Milano e quattro con Roma), mentre ad Alghero
il servizio sarà garantito da Air One (tre voli per Fiumicino, due per Milano).
( g. d. )
( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
intervista capitolo alleanze:
«unico interlocutore credibile del pd è l'udc» Rutelli congeda la legge-truffa
e dice: «Andiamoci piano coi referendum» SVOLTA. L'ex leader della Margherita
si compiace per il ritiro dall'aula della riforma elettorale per le europee:
«Do atto a Berlusconi di essersi corretto, ma il grande merito è di
Napolitano». Poi avverte Veltroni: «Sulla scuola non ho capito bene le mosse.
Stiamo attenti a non tornare agli anni dell'antiberlusconismo». di Stefano
Cappellini «Virginia... ok, Nevada... ok, vabbè lì il sindacato dei croupier è
con Obama, Tennessee...porca miseria, male, ma lì c'ha perso pure Gore...».
Francesco Rutelli compulsa gli ultimi sondaggi pro-Barack della Cnn prima di
consegnare al Riformista le sue riflessioni su una giornata particolare della
politica italiana, iniziata alla Camera con l'assemblea dei parlamentari
autoconvocati contro la riforma della legge elettorale per le europee -
presieduta proprio da Rutelli - e chiusa con la decisione del governo, dopo un
faccia a faccia Berlusconi-Fini, di rimandare in commissione il provvedimento.
Mossa che somiglia da vicino all'accantonamento della riforma. Rutelli, addio
liste bloccate e soglia di sbarramento? Il punto è che la dinamica della crisi
ci dice che le conseguenze sull'economia reale arriveranno in Italia molto
prima di quanto si pensi. Da qui a Natale per il governo si farà durissima e
penso che Tremonti stia portando il paese nella direzione sbagliata. E questo
cosa c'entra con la legge per le europee? C'entra. Il governo si è reso conto
che difficilmente può permettersi di affrontare una possibile sconfitta nel
voto segreto sulla legge elettorale, quando già si trova a dover combattere con
qualcosa che pareva risolto, Alitalia, a pagar pegno su qualcosa che pensava gli desse rendita, cioè
la scuola, e con una tempesta molto più pronunciata sull'economia reale. Ha
preferito togliere dall'agenda almeno un motivo di malcontento. Forse per la
prima volta in questa legislatura è stata la maggioranza a costringere
Berlusconi al dietrofront. Oggi è accaduta una cosa rilevante. Do atto a
Berlusconi di essere stato corretto e di essersi corretto. Ma su tutto
giganteggia la presa di posizione di Napolitano. Col suo intervento il
presidente ha messo in chiaro tre punti: la necessità di ampio consenso sulle
regole comuni, la preoccupazione perché i cittadini possano scegliere i loro
rappresentanti, il bisogno di non comprimere il pluralismo. Berlusconi e Fini,
con la decisione di ritirare il provvedimento dall'aula, hanno ristabilito il
principio che il terreno istituzionale può venire messo al riparo alla contesa
politica. Certo, se ne potevano accorgere prima. Ma va bene così. Il premier
assicura che sulla legge per le europee c'era il sì di Veltroni. Ho parlato con
Veltroni e il mio giudizio è che si sia comportato bene. Ci deve essere stato
qualcuno che, per eccesso di zelo, ha dato a esponenti del Pdl l'idea che fosse
a portata di mano un accordo: via le preferenze e sbarramento più alto. Ma non
sarà che il Pd ha cambiato strategia? Sei mesi fa era per il bipartitismo, e
quindi gradiva la riforma, ora sta rimettendo in piedi una vasta alleanza e
quindi non gradisce più. Onestamente non sono in grado di dire se è così. Che
ci sia stata per qualche settimana una sbandata bipartitica è indubbio. Ma la
vocazione maggioritaria non significa autosufficienza, che condanna il Pd alla
sconfitta con due sole eccezioni astratte: la prima è riprodurre in un solo
partito un meccanismo tipo Unione, con conseguente impossibilità di decidere.
La seconda è importare un meccanismo di comando populistico e plebiscitario
incompatibile con la cultura del centrosinistra. Dunque? Dunque nella
condizione attuale, se competono solo due partiti, uno di centrodestra l'altro
di centrosinistra, non c'è gara: uno sta sopra il 40 e l'altro sta sopra il
sopra il 30. Deve essere per questo che Veltroni sta rimettendo in piedi
l'Unione. Alt! Il Pd non cerca più alleati coatti, ma scelti sulla base di un
programma di governo da noi proposto e da loro condiviso. Per cominciare a contendere
al centrodestra un pezzo di quel 40 per cento. Veltroni se lo era riproposto
già nel discorso del Lingotto. Non ci siete riusciti. Penso che sia troppo
presto. Bisogna dare il tempo di preparare il cambiamento. Dovete anche
decidervi: o cercate una mano a sinistra, o cercate l'Udc. A oggi l'unico
interlocutore è al centro, dove esiste l'Udc. Sul lato sinistro ci sono ancora
i tormenti del dopo voto e una parte della sinistra radicale ha deciso in modo
irreversibile di disinteressarsi di ogni responsabilità di governo. Riallearsi
con Di Pietro, come alle imminenti regionali abruzzesi, e per giunta dopo mesi
di litigi, aiuta a conquistare voti nel campo avversario? In Abruzzo lo
considero giusto. Costantini è un buon candidato. Voglio invece capire meglio
come si possa proporre un quesito convincente sulla problematica della scuola.
Per ora mi è chiaro solo che vengono appaiate due raccolte di firme ed che si
va, eventualmente, verso una giornata referendaria nel 2010 - ripeto 2010! - in
cui si chiamano 50 milioni di italiani a pronunciarsi. Su cosa? Legge Alfano e
maestro unico? Competenza delle regioni sulla scuola? Grembiule? C'è il rischio
che sembri una tornata referendaria del 2003-04, gli anni della santa alleanza
dell'antiberlusconismo. Ecco perché sui referendum dico: pensiamoci molto bene.
31/10/2008
( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Le notizie Governo.
Rispunta la norma salva-manager Era sparita dal decreto Alitalia, dopo la presa di distanze del ministro dell'economia, Giulio
Tremonti. Ora la contestata norma salva-manager, rispunta in un altro
provvedimento, presentato alla Camera dallo stesso Governo. A denunciare il
gioco di prestigio è l'opposizione, in modo particolare alcuni parlamentari di
Italia dei Valori, Partito Democratico e Udc che hanno presentato ieri
una mozione per chiedere chiarimenti allo stesso Tremonti. Il disegno di legge
in questione è un provvedimento che riguarda la gestione delle aziende in crisi
e che (lettera r articolo 2) alleggerisce le responsabiltà dei manager in caso
di fallimento. Secondo i parlamentari dell'opposizione la norma non solo
riprende quella poi uscita dal decreto Alitalia, ma la
amplia con «effetti devastanti». Aiuti alle famiglie numerose. Un prestito per
i nuovi nati nelle famiglie numerose. Una somma di circa 5mila euro con un prestito
a lunga scadenza con interessi al 4 per cento annuo. È questa l'ipotesi che
Silvio Berlusconi ha ventilato all'interno della riunione con imprese, banche e
associazioni confederali. L'idea, spiegano fonti governative, sarebbe del
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, e annunciata
dal premier durante l'incontro che si è tenuto ieri a palazzo Chigi. Unipol, al
via l'udienza preliminare. Solo il Banco di Bilbao, avversario di Unipol nella
battaglia per scalare Bnl, ha chiesto di costituirsi parte civile contro tutte
le persone fisiche imputate (e quindi anche contro l'ex governatore di
Bankitalia Antonio Fazio che risponde di aggiotaggio). È iniziata così
l'udienza preliminare per la fallita scalata di Unipol alla Banca nazionale del
lavoro. Il giudice dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per 31
persone e 14 società. Secondo l'accusa, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti
(rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Unipol) ebbero
un ruolo centrale nella «scalata occulta al capitale Bnl» mentre l'allora
governatore di Banca d'Italia, Antonio Fazio, insieme al capo della vigilanza,
Francesco Frasca, l'avrebbero «istigata e assecondata». Tra gli imputati anche
l'ex banchiere Giampiero Fiorani e il costruttore Francesco Gaetano
Caltagirone. Napolitano, serve confronto aperto. Dialogo tra le forze politiche
e sociali per uscire dalla crisi economica, ma dialogo sempre e comunque. Lo
chiede di nuovo Giorgio Napolitano riferendosi non solo alle difficoltà
dell'economia, ma facendo un significativo riferimento a quella richiesta che
già avanzò all'indomani delle ultime elezioni politiche. Una richiesta,
sottolinea ricevendo al Quirinale i nuovi cavalieri del lavoro, rimasta
inascoltata. Le grandi scelte per fronteggiare la crisi in corso «dovrebbero
scaturire da un confronto aperto, ponderato e costruttivo tra le forze
politiche e tra le forze sociali», ha detto Napolitano. La nuova richiesta del
Presidente della Repubblica giunge a pochi giorni da un invito simile in
materia di riforma della legge elettorale. Rapporto immigrazione 2008. Quattro
milioni. La presenza degli immigrati (regolari) in Italia diventa sempre più
consistente, con un'incidenza sul totale della popolazione del 6,7 per cento,
leggermente sopra la media degli altri paesi europei. Le cifre, come di
consueto, le fornisce la Caritas Italiana insieme alla Fondazione Migrantes nel
XVIII dossier statistico, presentato ieri a Roma. La prima collettività,
raddoppiata in due anni, è quella romena con 625 mila residenti e, secondo la
stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella
albanese (402mila) e marocchina (366mila). Insomma, immaginare un futuro senza
di loro è praticamente impossibile. Loro che, nel 2050, secondo previsioni
Istat che per il rapporto Caritas-Fondazione Migrantes andrebbero riviste al
rialzo, saranno tra i 9 e i 12 milioni e mezzo. Privacy e cortili. Gli amanti
dovranno stare attenti a dove si scambiano effusioni, perché il cortile di
casa, se visibile liberamente dagli estranei, senza particolari accorgimenti,
non rientra nella tutela del domicilio. Dunque una fotografia della coppia non
è violazione della privacy. L'ha stabilito la Cassazione, analizzando il caso
di un marito modenese che aveva seguito e fotografato la moglie col presunto
amante proprio nel cortile di casa. 31/10/2008
( da "Riformista, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Sabelli fa saltare
ancora il tavolo tra Cai e sindacati INFINITA. La privatizzazione più lunga del
mondo continua. di Paola Nania Una riunione durata sette ore. Da discutere la stesura dei contratti di lavoro dei dipendenti
della nuova Alitalia. Le linee guida erano state già negoziate e sottoscritte, un
mese fa, a Palazzo Chigi, ma qualcosa è andato storto. A lasciare il tavolo del
negoziato e dunque a interrompere formalmente la trattativa è l'amministratore
delegato di Cai-Compagnia aerea italiana, Rocco Sabelli. Dopo due ore di
pausa, raccontano i rappresentanti sindacali, Sabelli è rientrato: «Non ci sono
le condizioni per proseguire il confronto». Punto. Un'altra volta, come la
rottura di settembre, quella che i dipendenti della compagnia aerea accolsero
con un applauso che fece molto discutere. La rottura, raccontano questa volta
fonti vicine alla Cai, riguarda singoli aspetti legati ai contratti: dai
permessi sindacali, che la nuova società vorrebbe tagliare con decisione, ai
criteri per la scelta della cassa integrazione. Tempo qualche ora, arriva la
reazione, arrabbiata, dei sindacati: «False, bugiarde, strumentali e destituite
di ogni fondamento - si legge nel comunicato delle nove sigle - le voci secondo
cui le organizzazioni sindacali e le associazioni professionali avrebbero
rifiutato di sottoscrivere i contratti di lavoro del personale di volo e di
terra per la mancata definizione delle agibilità sindacali. Questo tema non è
stato neppure affrontato nè è mai stata formulata alcuna richiesta da parte
sindacale». Per le nove sigle i motivi della rottura stanno piuttosto nella
volontà di Cai di non rispettare il protocollo sotoscritto a Palazzo Chigi,
cambiando le carte in tavola. Insomma, il giallo resta tutto da risolvere. Di
certo c'è solo una trattativa saltata (o sospesa), che rischia di diventare la
tomba della nuova compagnia. D'altronde, gli stessi vertici di Cai hanno più
volte sottolineato l'importanza di raggiungere l'intesa anche su questo punto,
prima di presentare l'offerta di acquisto vincolante per la parte buona di Alitalia. «A queste condizioni è impossibile proseguire, per
noi non c'è più trattativa - riferiva ieri un portavoce dei 16 soci - Domani
(oggi per chi legge, ndr) si riunirà il consiglio di amministrazione e deciderà
cosa fare». Preoccupato per lo stallo il presidente della cordata, Roberto
Colaninno, secondo il quale è auspicabile e necessario il buon esito della
trattativa. Colaninno sottolinea che «nel contesto generale dell'economia
italiana e internazionale, il valore di 12 mila 600 posti di lavoro non può
essere gestito in un contesto di radicalizzazione degli interessi di parte».
Auspica quindi che «tutte le sigle ritrovino rapidamente le ragioni della
coerenza con gli accordi stipulati a palazzo Chigi». Risponde il segretario
della Filt Cgil, Mauro Rossi: «L'appello di Colaninno è condiviso ma rivolto
all'indirizzo sbagliato. È proprio la delegazione Cai a negare gli accordi di
Palazzo Chigi che nessuno può rimettere in discussione». 31/10/2008
( da "Unita, L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, dopo la rottura Cai-sindacati
Palazzo Chigi cerca l'intesa sul filo di lana La trattativa Alitalia si era arenata
a pochi metri dal traguardo. I sindacati accusano Cai di essersi sottratta al
confronto. Oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta vincolante
d'acquisto. La
trattativa fra Cai e Alitalia, che si era bruscamente
interrotta mercoledì notte, riprenderà oggi a Palazzo Chigi. Il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti, ha convocato per questa
mattina alle 12 i sindacati confederali e le cinque sigle autonome per un
incontro con i vertici di Compagnia Aerea Italiana. Un tentativo per salvare in
extremis la trattativa che si era arenata sul nodo dei contratti, visto che
oggi scadono i termini per la presentazione dell'offerta di Cai nelle mani del
commissario straordinario Augusto Fantozzi. Una novità arrivata al termine di
una giornata densa di pessimismo. Tanto che molti ipotizzavano che il consiglio
di amministrazione di Cai, previsto per oggi pomeriggio a Milano, avrebbe
potuto decidere di ritirare l'offerta per l'acquisto di Alitalia.
La crisi economica, più lunga e dura del previsto, avrebbe infatti minato le
ferree convinzioni degli industriali italiani (per ora sedici) messi insieme da
Berlusconi. Il presidente della Cai Colaninno ieri infatti aveva chiesto ai
sindacati di essere coerenti con gli accordi raggiunti a Palazzo Chigi
esprimendo «forte preoccupazione per la situazione determinata dalla rottura
delle trattative con le rappresentanze sindacali dei lavoratori di Alitalia, il cui auspicabile buon esito rimane condizione
essenziale al proseguimento del progetto». «È stata una decisione unilaterale
di Compagnia aerea italiana quella di abbandonare il tavolo del confronto sulla
stesura dei contratti e dei criteri d'assunzione del personale» avevano scritto
ieri in una nota congiunta i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl che si
sono però detti disponibili a riprendere il dialogo. «Il lavoro svolto
mercoledì - aveva precisato la nota sindacale congiunta - consisteva nella
stesura tecnica dei contratti che rispettasse perfettamente l'accordo con il
governo e Cai e per le parti non previste facesse riferimento al contratto in
essere in Air One. Improvvisamente nella tarda serata - si leggeva - i
rappresentanti di Cai decidevano di abbandonare il tavolo. È pertanto la
società Cai che si è sottratta d'improvviso al confronto. Non vi sono state da
parte del sindacato richieste diverse da quelle già concordate». E quindi «il
sindacato non è disponibile ad essere additato come capro espiatorio per
eventuali decisioni difformi dagli impegni assunti dinanzi al Paese». «Gli
azionisti - aveva detto il presidente di Autostrade e Atlantia, Gian Maria
Gros-Pietro - hanno dato fiducia a Colaninno e lui sa cosa deve essere fatto
per riportare l'Alitalia in condizioni di poter
servire il paese. Noi - ha continuato - possiamo dire solo una cosa: la storia
passata di Alitalia dimostra che così com'è non
funziona, quindi, bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile
investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di
sopravvivere. Il motivo per cui la mia società ha deciso di investire in Alitalia è perché pensa che questo possa contribuire alla
crescita del paese e quindi anche al giro d'affari di Atlantia e Autostrade per
l'Italia ma se Alitalia non funziona questo non
succede e allora non ha senso che noi investiamo». Quella di oggi a Palazzo
Chigi potrebbe essere l'ultima chiamata per il salvataggio di Alitalia. A mezzanotte di oggi, infatti, scade il termine
per la presentazione dell'offerta e il commissario Fantozzi ha ribadito più
volte nei giorni scorsi che «non ci saranno proroghe». Lo stesso Colaninno ha
sottolineato tuttavia che il buon esito del negoziato resta «condizione
essenziale al proseguimento del progetto». RO.RO. ROMA rrossi@unita.it
( da "Unita, L'" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Salvamanager il
ritorno: «Peggio della precedente» Uscita dalla porta
(decreto Alitalia) la «salvamanager» rientra dalla finestra (ddl delega sulle
crisi aziendali). La denuncia è di un nutrito gruppo di senatori Pd, Idv e Udc.
Chiedono a Tremonti, che aveva minacciato le dimissioni se la disposizione non
fosse stata cancellata, di riferire urgentemente in Parlamento. Secondo
i senatori il nuovo ddl ha«effetto ancora più devastante», stabilendo norme
arzigogolate di punibilità per condotte indebite nel corso della procedura da
insolvenza da salvare i manager disonesti. Tremonti proclamò: «O va via
quell'emendamento, o vado via io». Ora nel ddl c'è, insieme a diversi colleghi
di gabinetto, la sua firma. E la coerenza? NEDO CANETTI
( da "Stampa, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
A Imperia ragazzi e
prof fianco a fianco Il corteo dei dimostranti ha "paralizzato" il
traffico da piazza Bianchi alla prefettura [FIRMA]DIEGO MARRESE IMPERIA Oltre
un migliaio, gli studenti scesi in piazza ieri a Imperia per manifestare contro
la legge Gelmini. Accanto a loro anche genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo
della scuola, oltre ai rappresentanti di Cisl, Cgil, Pd e Prc. Il lungo
serpentone è partito attorno alle 9,30 da piazza Bianchi, per attraversare
tutta Oneglia e raggiungere la Prefettura. Una delegazione di ragazzi,
familiari e docenti è stata ricevuta dal prefetto Maurizio Maccari, che ha
ascoltato le motivazioni della protesta, impegnandosi a inviare una relazione
al Ministero. Il forte vento che spirava su Imperia non ha fermato la protesta.
Il serpentone si è snodato nel centro di Oneglia, fino a raggiungere il palazzo
della Prefettura, con una breve sosta davanti al Comune. Tanti striscioni e
slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e contro la nuova legge,
approvata l'altro ieri dal Senato. Ad aprire il corteo un gruppo di bambini con
delle vistose «orecchie da asino». E poi genitori, insegnanti, personale del
mondo della scuola e tanti, tanti studenti. Dice Ornella Panelli: «Dò il mio
sostegno a studenti e insegnanti. Anche se non partecipo più attivamentealla
vita scolastica perché le mie figlie sono ormai grandi, ho voluto comunque
essere presente». In piazza anche tanti insegnanti, come Assunta Incoronato,
docente alle magistrali. É a pochi anni dalla pensione, ma non ha rinunciato
alla protesta: «Sulla scuola serve una revisione ma va fatta insieme»,
ammonisce. Della riforma Gelmini salverebbe il voto in condotta «ma non come
strumento per allontanare i bulli: dove vanno a finire, a casa del ministro?». E lancia una provocazione: «Valgono più i piloti di Alitalia o la scuola pubblica?». Aggiunge la collega Alda Ramondo: «In
classe insegniamo a dare il buon esempio, invece i politici
"tagliano" risorse, partendo dalla scuola e non dai loro privilegi».
Poco prima che il corteo parta da piazza Bianchi fervono i preparativi per gli
striscioni. Dario Belmonte, rappresentante d'istituto al Classico, è
intento ad annodare con lo scotch uno dei cartelloni. Cambierà qualcosa con le
proteste di oggi? «Dubito fortemente. La politica è ormai un bunker. Pur
ammettendo che la riforma sia stata travisata, mal interpretata o mezza Italia
non l'ha capita perché è scritta male o chi protesta ha ragione. Noi ragazzi
andiamo oltre ogni schieramento politico, difendiamo la scuola». Anche i
ragazzi dell'Itis sono pronti alla lunga passeggiata per Imperia. «I tagli al personale
possono essere anche giusti, ma vorremmo più attività per noi, magari
laboratori aggiuntivi», dice Andrea Gallo. Luca Boni invece pensa già al
futuro: «Manifestiamo anche per l'università perché un domani non sia una
fondazione privata a beneficio di pochi». Inevitabili le ripercussioni sul
traffico, deviato, di volta in volta, dagli agenti della Polizia Municipale che
hanno accompagnato il corteo assieme alla Polizia e ai Carabinieri.
( da "Stampa, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Allo studio prestiti
di 5 mila euro a bebè per i nuclei numerosi. Alitalia, accordo appeso
a un filo Contratto statali, il sindacato si spacca Aiuti alle famiglie,
tariffe nel mirino Sì da Cisl e Uil alla proposta Brunetta Ma la Cgil va allo
scontro: sarà sciopero Giovannini Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a
varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle
famiglie. Stando al tam tam di Palazzo Chigi, in calendario c'è
un'iniziativa per contenere prezzi e tariffe. Per i nuclei numerosi sono stati
trovati fondi allo scopo di concedere prestiti di 5 mila euro a un tasso del 4%
per ogni bebè. Sull'Alitalia, l'accordo è appeso a un
filo. L'advisor: la compagnia vale più del doppio. Barbera, Beria di Argentine,
Lepri e Sodano DA PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-10-31 num: - pag: 1
autore: di ANTONELLA BACCARO categoria: REDAZIONALE Economia ALITALIA Palazzo
Chigi convoca i sindacati A PAGINA 30 Sideri EUROPA Danimarca: ora entriamo
nell'euro di IVO CAIZZI A PAGINA 35
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Famiglie e bilancio Conti, pressing del premier e trincea del
ministro SEGUE DALLA PRIMA Se nel governo sia già iniziata la stagione degli
ultimatum è tutto da vedere. Il paradosso è che a fronte di una stabilità
politica senza precedenti, è la crisi finanziaria a provocare fibrillazioni
nell'esecutivo e nella maggioranza. Ogni dossier deve fare i conti con
l'emergenza economica, che ingigantisce i problemi per la mancanza di fondi. E
ci sarà un motivo se il premier si è lasciato andare dopo una giornata in cui
persino la trattativa su Alitalia è stata a
un passo dalla rottura: «Sono travolto dalla quotidianità». Ed è una frase
emblematica, che lascia trasparire i timori di Berlusconi, desideroso di
impostare progetti per il prossimo futuro, avendo la consapevolezza che i
segnali di «aziende che iniziano a non pagare», e di «società che hanno chiesto
alle banche di allungare i tempi per rientrare dai debiti», sono il preavviso
di un 2009 molto complicato. Perciò resta convinto che «qualcosa » vada
rivisto, e non è un problema di rapporti con Tremonti, «lui quello che doveva
fare l'ha fatto prima dell'estate. Ma adesso bisogna dare risposte alle
famiglie e alle imprese ». Si coglie la distanza tra le esigenze politiche del
premier e la linea di rigore gestita dal ministro dell'Economia. L'hanno
avvertita ieri anche i partecipanti al vertice tra governo, imprenditori e
categorie, quando il titolare di via XX settembre si è eclissato dietro un
motto («il silenzio è d'oro») e Berlusconi ha sorriso a denti stretti: «è
tirato pure sulle battute ». Ognuno porta le proprie ragioni e le proprie
verità a sostegno della tesi che difende. Tremonti, per esempio, ammette che
«l'impatto della crisi in Italia è meno forte rispetto ad altri Paesi »:
«L'Inghilterra — ha spiegato— è in condizioni disperate. A confronto, noi
stiamo benissimo. Però abbiamo il debito pubblico, e questo purtroppo pareggia
il conto». La trincea del ministro è un concentrato di pessimismo e di timori,
il rischio di venir schiacciato dai numeri su cui aveva dato affidamento in
Europa. Ma Berlusconi non demorde e tra i leader delle parti sociali c'è chi —
dopo avergli parlato riservatamente — scommette che «alla fine la spunterà ».
Il Cavaliere deve riempire di contenuti il suo appello all'ottimismo, ripetuto
ancora ieri davanti a Emma Marcegaglia. Non a caso il presidente di
Confindustria dice che «l'impatto sull'economia reale sarà meno pesante, se
verranno adottate misure tempestive e forti». Perché l'unica novità emersa
dalla riunione di ieri è stata un investimento sulle infrastrutture. Non basta.
Il premier vorrebbe rilanciare, «ma è difficile programmare — spiega il
ministro Matteoli — quando tutti i governi, non solo il nostro, sono appesi
all'andamento quotidiano delle borse». Navigare a vista tra i marosi è
rischioso, specie se sulla tolda non c'è pieno accordo. Il segretario della
Cisl Bonanni sostiene che «i premier hanno sempre avuto problemi con i propri ministri
dell'Economia. Anche Prodi ne ha avuti con Padoa- Schioppa. Ma rispetto al
passato, Tremonti tiene buoni rapporti con il sindacato, è comprensivo e
dialogante. Eppoi c'è Gianni Letta che è affidabilissimo». Già, Letta. In
questo frangente, ai ministri che vanno a trovarlo con i loro dossier, il
sottosegretario alla Presidenza appare defilato: «Ora vediamo...». Francesco
Verderami
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il segretario del Pd e il sindacato Walter tesse la tela che il
duro Guglielmo strappa SEGUE DALLA PRIMA E' più di un mese che Veltroni tenta
di ricucire ciò che Epifani strappa. Ma adesso che quel che il leader della
Cgil ha rotto è l'unità sindacale, tutto diventa più difficile. «Questa vicenda
— osserva Enrico Letta — presenta dei problemi per il nostro partito. Ma può
anche servire da esame di maturità: il Pd non avrà un sindacato di riferimento
e alla fine dovrà farsene una ragione». Aggiunge Fioroni: «Noi non possiamo
stare dalla parte della conservazione ». Già, i moderati del Pd, gli ex della
Margherita e non soltanto loro, non possono seguire Epifani lungo questa china.
E inevitabilmente finiscono per avere migliori rapporti con Raffaele Bonanni:
«Sono più dentro il Pd io che Guglielmo», scherza il leader della Cisl con un
collega. Non è un caso, del resto, che ieri le agenzie riportassero solo due
dichiarazioni ufficiali di appoggio al segretario della Cgil: quelle di Ferrero
e Diliberto. Questa è la situazione. Finora Veltroni è riuscito a gestirla, cercando
di salvare il "compagno Guglielmo" a furia di mediazioni. La prima si
è svolta nel salotto di casa sua: Colaninno e il leader
della Cgil hanno stretto lì l'accordo sull'Alitalia. Il
segretario Pd lo ha fatto poi sapere per respingere le critiche di chi lo
dipingeva come il burattinaio di Epifani il massimalista. Ma tanta pubblicità
non è piaciuta al leader della Cgil il quale ha confidato a un amico
sindacalista di essere «arrabbiato». Poi è partita la storia della
contrattazione con Confidustria. Ancora una volta Veltroni è stato costretto a
intervenire. Con Emma Marcegaglia, per spiegarle che ci voleva del tempo ma che
alla fine avrebbe cercato lui stesso di spingere per l'accordo. Con Cisl e Uil,
chiedendo di aspettare prima di firmare senza la Cgil. Mediazioni e
dichiarazioni: «Superate le divisioni sindacali»; «Gli statali non sono
fannulloni, ma tutto quello che si può fare per l'efficienza e la produttività
va bene», e via di questo passo. Parole che certo non spingevano alla rottura,
anzi. Ma Epifani è andato avanti dritto come un treno: «Tutti quelli che
incontro mi chiedono di tener duro, di non firmare». Un treno che non si è
fermato neanche ieri: «Ovvio, il segretario della Cgil non ha firmato con
Confindustria e ora non può firmare più niente», commenta la Pd Maria Paola
Merloni. Un treno che non si fermerà neanche oggi quando la Fiom annuncerà il
suo sciopero in solitaria e all'iniziativa sarà presente Epifani. Quello stesso
Epifani che l'anno scorso voleva "commissariare" l'organizzazione dei
metalmeccanici, ora ne sposa la linea dura e pura. Del resto, il segretario
della Cgil, nonostante l'aspetto mite, è fatto di tutt'altra pasta. E'
sufficiente ricordare che all'epoca dello scontro per la leadership dei Ds tra
Cofferati e Fassino era il più estremista e puntava addirittura alla scissione.
Veltroni non può sposare una linea massimalista, non è la sua e lo ha
dimostrato in questo periodo. Il 6 ottobre, in un incontro riservato con i
sindacati, è arrivato a dare ragione a Cisl e Uil, che spingevano per l'accordo
con Confindustria, e non alla Cgil. Finora, però, il segretario del Pd è stato
bene attento a non rompere i rapporti con Epifani. Perché aveva la
manifestazione del 25 e gli serviva la macchina organizzativa della Cgil,
dicono maliziosamente i suoi avversari interni. Ma così non è. Certo, non è che
l'appoggio del sindacato non sia stato gradito e ricercato in vista del Circo
Massimo. Il segretario del Pd, però, non strapperà con Epifani, anche se le sue
prese di posizione lo mettono in difficoltà con l'ala filo-Cisl del partito.
Piuttosto tenterà caparbiamente di portare avanti il compito di mediatore che
ha assunto in questo periodo. E di pungolare la Cgil cecando di rimetterla in
carreggiata, facendo anche dei distinguo tra la posizione del Pd e quella
dell'organizzazione di Epifani. E' un sentiero stretto, quello che Veltroni si
accinge a intraprendere, un sentiero che si snoda tra i moderati del partito
stufi del massimalismo della Cgil e l'Epifani versione dura . Tensioni con il
Pd anche per l'ex Cgil Sergio Cofferati Maria Teresa Meli
( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Venerdì
31 Ottobre 2008 Chiudi Alitalia, sindacati
pronti a riprendere il confronto «Ma non accettiamo ultimatum». Cai: «A certe
condizioni non si può andare avanti»
( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 31 Ottobre
2008 Chiudi di ROSARIO DIMITO ROMA - Un vertice fra Roberto Colaninno, Rocco
Sabelli, Corrado Passera e Gaetano Miccichè tenutosi ieri sera fino a tarda ora
a Roma presso la sede di Intesa Sanpaolo non avrebbe sciolto l'incognita: oggi
pomeriggio alle 15 il consiglio di Cai, secondo il mandato ricevuto
dall'assemblea, presenterà un'offerta - sia pure super condizionata alla Ue e
all'accordo coi sindacati - al commissario Augusto Fantozzi oppure chiederà una
proroga sul termine che scade sempre oggi? Sul tavolo dei
grandi capi della Nuova Alitalia ci sarebbe anche la possibilità di ritirare per la seconda volta
- dopo quella del 18 settembre sempre a causa dei dissidi coi sindacati -
l'offerta. Sembra che al cda odierno possa essere chiesto di prendere altro
tempo, anche se verrebbe fissato un nuovo termine a breve. Il consiglio
dovrà nominare il vicepresidente - dovrebbe essere Salvatore Mancuso,
presidente della società di investimento Equinox -, nominare amministratore
delegato Rocco Sabelli conferendogli i poteri; insediare il comitato esecutivo
che lo statuto fissa in un numero fra 3 e 7 membri. Di cui sempre in base allo
statuto ne faranno parte il presidente Colaninno, Mancuso, Sabelli. Colaninno
vorrebbe coinvolgere Miccichè, capo della divisione corporate di Intesa. Poi
potrebbe entrare anche Carlo Toto che aspirava a una vicepresidenza. Gli altri
componenti - il plenum potrebbe essere posto a 7 - saranno scelti nelle ultime
ore. E il board, prima di discutere del piatto forte - l'offerta per Alitalia - dovrà fissare i compensi del presidente,
dell'a.d. e dei consiglieri. I grandi azionisti della Compagnia aerea italiana
sarebbero divisi sul da farsi anche se su di loro nelle ultime ore sarebbe
ripreso il pressing istituzionale-governativo per non mandare tutto all'aria.
Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Atlantia, uno dei 5 soci che investirà di
più (100 milioni), è stato chiaro: «Bisogna cambiare radicalmente perchè se no
è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di
sopravvivere». Un messaggio chiaro che va a supporto dell'operato di Sabelli che
l'altra notte ha rotto la trattativa con i vertici delle nove sigle sindacali
ai quali ha proposto un documento "prendere o lasciare" non
negoziabile, da sottoscrivere tout court. E di fronte alla richiesta di
approfondimenti dei contenuti contrattuali, il futuro timoniere di Alitalia ha risposto secco: «non sono disponibile ad
approfondimenti, se non firmate non ho altro tempo disponibile». Prima di porre
l'ultimatum, Sabelli si sarebbe consultato con Gianni Letta, Passera e i
ministri Maurizio Sacconi e Altero Matteoli. Difronte alla rottura e allo
scambio di accuse sulle responsabilità tra fonti vicine a Cai e i sindacati,
l'intera giornata di ieri ha vissuto su frenetici contatti. Colaninno che in
mattinata ha presieduto il consiglio della Piaggio, avrebbe avuto colloqui
telefonici bipartisan con Letta e Pierluigi Bersani, oltre che con Passera,
Miccichè e almeno tre soci di peso della nuova compagnia. Nel pomeriggio il
presidente di Cai avrebbe avuto un nuovo contatto con Letta che si sarebbe
sentito anche con Passera, prima di partecipare al vertice no-stop presso la
sede di Intesa. Durante la riunione a quattro sarebbero stati sentiti
nuovamente alcuni soci forti, i legali e le aurotità di governo. A Colaninno
sarebbe stata recapitata la lettera inviata dai segretari delle sigle federali
con la quale si dichiarano pronti a riaprire il dialogo. In parallelo i legali
di Cai hanno proseguito come se nulla fosse successo, nella stesura
dell'offerta, tenendosi in contatto coi consulenti di Fantozzi: sarebbe emerso
che un'offerta super condizionata al commissario sarebbe valutata dal giudice
fallimentare che sovrintende alla procedura. E forse nella mattina di oggi si
potrebbe anche sondare la fattibilità giuridica di questo percorso legato
comunque all'esito della riunione di mezzogiorno a palazzo Chidi fra sindacati
e Colaninno.
( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 31 Ottobre
2008 Chiudi di LUCIANO COSTANTINI ROMA «A queste condizioni non si può andare
avanti», Cai spiega così la decisione di abbandonare il
tavolo di confronto sulla definizione dei nuovi contratti Alitalia. Replicano i sindacati: «Quella di Cai è stata una decisione
unilaterale. False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento le
voci secondo le quali noi avremmo rifiutato di sottoscrivere i contratti a
causa della mancata definizione delle agibilità sindacali. Questo tema
non è stato mai neppure affrontato nè mai è stata formulata alcuna richiesta da
parte sindacale». Risultato: la trattativa per fissare gli assetti contrattuali
dei futuri dipendenti Alitalia (12.500 di cui 1.550
piloti, 3.300 assistenti di volo, 7.650 tra impiegati, operai, quadri e
dirigenti) è in stallo. Le nove sigle sindacali presenti in azienda respingono
ogni ultimatum anche se si dicono pronte a proseguire il confronto. Il rischio
è che si possa ripetere la snervante maratona che ha portato faticosamente alla
firma dell'accordo quadro di palazzo Chigi. Lo scenario offre molte analogie.
Ieri pomeriggio i sindacati di categoria si sono riuniti e hanno, appunto,
redatto una lettera, indirizzata al sottosegretario Letta, al ministro Sacconi
e al presidente di Cai Colaninno, nella quale «riconfermano la totale
disponibilità al completamento della stesura e alla sottoscrizione del
contratto di assistenti di volo e personale di terra, nonchè alla definizione
del contratto comandanti-dirigenti...e ulteriormente disponibili a completare
il confronto sui criteri di assunzione del personale in Cai». E il governo ha
convocato per oggi a mezzogiorno i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e il
presidente di Cai, Colaninno, per cercare di sbloccare la situazione.
All'incontro, che si svolgerà a Palazzo Chigi, sarà presente per il governo il
sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta. Intanto è il Pd a chiamare in
causa il governo attraverso il capogruppo alla Commissione ai Trasporti della
Camera, Michele Meta: «I ministri Tremonti e Sacconi devono riferire in
Parlamento sullo stato delle trattative». Cai accusa i sindacati di aver
adottato «continui atteggiamenti dilatori». Questi replicano spiegando che è
stata Cai «a negare le ragioni di coerenza con gli accordi stipulati a palazzo
Chigi che nessuno può rimettere in discussione». Insomma, le controparti si
rimpallano la responsabilità di aver violato il protocollo sottoscritto alla
presenza del governo. Questo in linea di principio. Se si entra nel concreto
sembrerebbe che l'azienda riterrebbe impraticabile l'ipotesi di confermare le
45.000 giornate di permessi sindacali per tutte e nove le sigle e vorrebbe
contenerne il numero a 3.500. «La questione non è stata neppure affrontata»,
smentiscono i sindacalisti presenti al tavolo. Qualcuno evidentemente non dice
la verità. Poi ci sarebbe la questione della previdenza. In questo caso al
tavolo se ne sarebbe parlato, solo che i sindacati vorrebbero inserirla nella
discussione sui contratti; Cai vorrebbe delegarla al ministero del Welfare.
Magari sarebbe interessante andare a verificare cosa è effettivamente scritto
nel testo prodotto a palazzo Chigi. Intanto la compagnia ha ottenuto
dall'autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il rinnovo
della licenza di manutentore per gli aerei immatricolati negli Usa.
( da "Messaggero, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 31 Ottobre
2008 Chiudi Ieri si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti
bloccati sul raccordo intasato, a centinaia scendono e marciano a piedi verso la
stazione dell'Anagnina. Il grande corteo che parte da piazza della Repubblica
fin dalle 9 del mattino fa impazzire il traffico, causa la chiusura della
stazione metro, rende impraticabile il centro storico. Non solo: a metà
mattinata il percorso previsto salta, c'è talmente tanta gente che la Questura
deve autorizzare altri tracciati. Così, la città non va in tilt solo per il
serpentone che marcia fino a piazza Barberini e poi a piazza del Popolo. Ma
anche per quello che si raccoglie su via Nazionale. Tutto bloccato sul
Lungotevere, sul Muro Torto, in Prati, a San Lorenzo, ai Fori Imperiali, sul
Raccordo. Il problema è che ci sono schegge di cortei ovunque. A partire da
quello degli universitari che dalla Sapienza si spostano verso Trastevere,
circondano il Ministero della Pubblica Istruzione, poi tornano verso
l'Università. A ciò va aggiunto un altro grande protagonista di questo autunno
caldo romano: il maltempo, che a suo modo sembra scandire i tempi della
protesta. In mattinata una prima raffica di pioggia aveva salutato il formarsi
del serpentone di 800 mila - un milione di manifestanti contro al riforma
Gelmini. Ma quando ormai le proteste erano terminate - studenti, ricercatori,
precari, professori, genitori, anche ragazzini delle elementari si erano
frammentati fra bar, fast food, passeggiata in via del Corso, shopping - nel
pomeriggio è tornata la pioggia battente che ha dato il colpo letale alla
mobilità di Roma. Il bollettino delle strade chiuse è lungo quasi come le
Pagine gialle, quello con i numeri delle linee dei bus deviati è talmente
complesso da sembrare uno di quei maxisistemi per tentare la fortuna al
Superenalotto. Il problema, che spaventa ancora di più i romani, è che davvero la corposa manifestazione di ieri - che continua un
ciclo cominciato con la vertenza Alitalia - non
appare un epilogo, ma la premessa per nuovi giorni di disagi. Le mobilitazioni
degli studenti infatti non si fermano. Sintetizza il comandante della Polizia
municipale di Roma, Angelo Giuliani: «Il guaio è che appare difficile
programmare. Perché anche ieri ci siamo trovati a fronteggiare non
un'unica manifestazione, ma una serie di cortei spontanei che, come ormai ogni
giorno, hanno attraversato centro e periferia. Cerchiamo di arrivare ovunque,
ma non è semplice». Ieri il Campidoglio ha schierato in forze i vigili urbani:
quasi 1.200 uomini a domare un traffico indomabile. Sorvegliato speciale, ma
ben presto intasato, il Lungotevere, su cui si è scaricato tutto il traffico
che non pioteva trovare sfogo nelle direttrici che passano da piazza Barberini,
piazza Venezia, Fori Imperiali, piazza del Popolo. La cronaca di una giornata
sotto il segno dell'ingorgo comincia alle 9.30, quando piazza della Repubblica
è stracolma e si muove la prima parte del corteo dei sindacati confederali
della scuola. L'operazione di partenza, e quindi di stop al traffico, dato il
numero elevato di partecipanti, sarà lentissima, un'ora dopo la piazza sarà
ancora piena. Quasi contemporaneamente si sviluppano altri due cortei con
relativi contraccolpi sulla mobilità: in Prati, in viale Giulio Cesare, ci sono
gli studenti medi anche loro diretti verso il centro; gli universitari si
muovono invece dalla Sapienza e così la paralisi del traffico si spalma anche
su San Lorenzo. Solo verso le 11 smette di piovere, mentre sul Grande raccordo
va in scena la marcia a piedi per raggiungere la stazione metro Anagnina di un
centinaio di persone che volevano partecipare al corteo ma i cui pullman sono
rimasti imprigionati nel traffico. Trascorre un'altra mezz'ora e il corteo
degli universitari va a bloccare anche via Cavour e Trastevere per raggiungere
la sede del Ministero della Pubblica istruzione, sganciandosi dal grande corteo
che invece terminerà in piazza del Popolo. In pratica, la questura deve
rilasciare altre autorizzazioni "last second" per nuovi percorsi.
Solo verso le 15 il caos diminuisce. Ma a quel punto ricomincia a diluviare.
( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Cai in difficoltà, ma spacca i sindacati La cordata italiana esita di fronte al
prezzo fissato dall'advisor (un miliardo di euro). Solo Cisl, Uil, Ugl e Filt-Cgil
si dicono disponibili a firmare contratti diversi da quelli concordati PAGINA 8
( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
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ABBASSA LA
PRESCRIZIONE, REATO DI BANCAROTTA SVUOTATO La «salvamanager» ritorna alla
Camera (sa. m.) La salvamanager è di nuovo alla camera, nonostante le promesse
di Tremonti. E' il 2 ottobre scorso, quando il senato approva
un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni
penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate
insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane
che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria
salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e, ovviamente, Alitalia. E' lo stesso giorno in cui la compagnia di
bandiera sembra definitivamente salva e l'intero governo, Tremonti compreso, va
all'ambasciata tedesca per festeggiare. L'8 ottobre Report si accorge della
cosa, l'anticipa a Repubblica e, il giorno dopo, il ministro dell'economia
minaccia: «O sparisce quell'emendamento o mi dimetto». Peccato che lo stesso 2
ottobre, stavolta alla camera, sia arrivato un disegno di legge delega firmato
dallo stesso ministro che annuncia addirittura due strade per salvare i manager
oggi sotto processo a Roma e a Milano. Da un lato, promette di abbassare la
pena massima per la bancarotta «tra gli otto e i dodici anni», premessa utilissima
per far crollare la prescrizione del reato sotto a dieci anni. Dall'altro,
ripete che il reato di bancarotta non si applica ai dirigenti di aziende
insolventi ma non fallite, se non quando sono falsi gli atti che preludono a
quell'insolvenza. Tremonti non promette più le dimissioni, anche se il testo è
stato già assegnato alle commissioni giustizia e attività produttive e Li gotti
(idv) dal senato e Tenaglia (Pd) dalla camera gli chiedono spiegazioni. Ora
però nessuno sembra in grado di spiegare come mai una settimana fa, il senatore
Giuseppe Valentino (Pdl) abbia presentato un progetto di legge che parla di
concordato e fallimento e dedica l'articolo 2 alla bancarotta e alla modifica
delle responsabilità penali. Di questo secondo testo neppure il Pd o l'Idv,
sembrano sapere alcunché.
( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
La Cai abbandona le trattative coi sindacati. Poi il voltafaccia confederale In
quattro a Canossa Fr. Pi. Oggi scade il termine per la presentazione
dell'«offerta vincolante» per l'acquisto di Alitalia. Ma la
Compagnia aerea italiana (Cai) - la «prestigiosa cordata» di imprenditori
indigeni voluta da Berlusconi - ha posto nella notte di ieri tutte le premesse per
l'abbandono del campo di battaglia. Rocco Sabelli, l'amministratore delegato,
ha rotto le trattative dopo alcune ore passate a discutere i criteri di
assunzione del personale Alitalia e AirOne nella nuova
società da lui diretta. Schermaglie ovvie, visto che si trattava di tradurre in
norme contrattuali l'«accordo quadro» condiviso a palazzo Chigi un mese fa; ma
assolutamente ininfluenti sui costi globali (Cai, infatti, voleva discriminare
le madri con figli a carico, che sono esentate dal lavoro notturno, e quanti
avessero fin qui usufruito della legge 104). Ma, dopo due ore di pausa cena,
Sabelli si ripresentava ponendo un aut-aut: i documenti contrattuali proposti
dalla società relativi al personale di volo e di terra andavano interpretati
come una posizione ultimativa. Nessuna disponibilità, dunque, a «rileggere» i
documenti per «verificarne la coerenza» con quanto negoziato a palazzo Chigi.
Ovvero, nessun obbligo di rispettarli. Prendere o lasciare. Peggio ancora Cai
faceva nel comunicare ai media le ragioni della rottura: ««i sindacati non sono
disposti a rinunciare alle 45.000 giornate di permessi sindacali attuali
rispetto alla riduzione a 3.500 proposta». Un tema che tutte le sigle (persino
quelle che avevano da settimane «la penna in mano», ossia Cisl, Uil e Ugl),
«non è mai stato affrontato al tavolo delle trattative». Insomma, un tentativo
spudorato di gettare sull'«intransigenza sindacale» la responsabilità della
rottura. La reazione era immediata: richiesta di incontro urgente con il
commissario straordinario della compagnia di bandiera, Augusto Fantozzi, e
convocazione di una riunione «intersindacale» per il pomeriggio di ieri. A quel
punto i tempi per rimettere a posto i cocci non sembravano esserci più, e una
retromarcia sindacale a firmare anche un pezzo di carta straccia appariva
improbabile. Mentre era in corso l'intersindacale, dove tutte le sigle
ribadivano a parole la condanna del comportamento di Cai, veniva reso noto un comunicato
firmato da Franco Nasso (Filt Cgil), Claudio Claudiani (Fit Cisl), Giuseppe
Caronia (Uiltrasporti) e Roberto Panella (Ug), in cui - rivolgendosi a
Colaninno - «riconfermavano la totale disponibilità al completamento della
stesura e alla sottoscrizione» del contratto degli assistenti di volo e
personale di terra, «nonché alla definizione del contratto
comnadanti-dirigenti». Pare trascorso un secolo da quando il segretario
generale della Cgil, Guglielmo Epifani, affermava di non poter firmare un contratto
per categorie - assistenti di volo e piloti - che non poteva rappresentare. Un
voltafaccia incredibile, anche perché la nota era stata inviata «per
conoscenza» al sottosegretario Gianni Letta e al ministro del lavoro, maurizio
Sacconi. Il significato è chiarissimo: convocateci a palazzo Chigi per una
«mediazione» sui nuovi testi contrattuali presentati da Cai. Gli stessi che,
solo poche ore prima, venivano denunciati come non corrispondenti all'«accordo
quadro» già sottoscritto. E questo nonostante i quattro confederali confermino,
un po' schizofrenicamente, che il contratto «è costituito dagli accordi tra le
parti sociali, governo e amministratore straordinario e, per le parti non
definite, dal contratto collettivo aziendale vigente in AirOne». Si riunisce a
Roma, nel pomeriggio, il cda della Cai. All'ordine del giorno c'è la
formalizzazione dell'offerta vincolante, sia pure «sospesa» fin quando - a metà
novembre - non arriverà il parere della Ue sul prestito-ponte (da restituire o
no, e da parte di chi). Bisognerà vedere se riterrà sufficiente la
«disoponibilità» di soltanto quattro organizzazioni. ache perché le altre,
magari meno famose, rappresentano pressoché integralmente la parte di personale
che fa viaggiare gli aerei. Non proprio un dettaglio secondario.
( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
COMMENTO Un acquirente
«finto» fin dall'inizio Francesco Piccioni Perché la Cai di Colaninno sta
facendo di tutto per gettare la spugna? Sgombrato il campo dalle patetiche
accuse ai sindacati di non voler rinunciare a un gruzzolo di permessi sindacali
(il repentino voltafaccia di Cisl, Uil e Ugl, ieri sera - accompagnato da
quello ancora più improvviso della Filt Cgil - la dice lunga sul tasso di
«resistenza» fin qui incontrato), restano in campo due ipotesi. La prima, di
ordine strettamente «politico», vede le continue forzature di Cai come
l'estremo tentativo di estirpare il sindacato «conflittuale» dall'azienda del
futuro; imponendo una logica «a là Sacconi», dove la trattativa si riduce a un
prendere o lasciare. In questo quadro, la vicenda Alitalia
assume le caratteristiche di un esperimento in corpo vivo per stabilire un
precedente normativo per le future relazioni industriali in questo paese. Per
il governo, soprattutto, si è trattato proprio di questo. Ma quella stessa
mossa era già stata fatta a palazzo Chigi, complice il «cedimento preventivo»
di Bonanni (Cisl), Angeletti (Uil) e Polverini (Ugl). Stavolta, per un giorno,
sono rimasti spiazzati anche loro. Infine, la residua «materia del contendere»
non era poi gran cosa, finanziariamente parlando. Non si lascia un «affare» per
così poco. La seconda ipotesi appare più probabile e coinvolge la tenuta della
«cordata italiana». Una compagine mucillanoginosa, fatta di imprenditori in
tutt'altre faccende affaccendati, ignari financo dei rudimenti del trasporto
aereo e abituati agli agi garantiti da appalti e concessioni pubbliche (i più),
o dalla pirateria di borsa. A parte Carlo Toto, padrone di
quella AirOne che secondo molti soci è sopravvalutata (300 milioni) in vista
della fusione con Alitalia. Fin qui, niente di eccessivamente strano. Poi però si viene a
sapere (dal Sole24Ore) che gli advisor incaricati di stabilire l'attuale valore
di mercato di Alitalia - Banca Leonardo e Rothschild - avrebbero fissato un prezzo tra
i 900 milioni e il miliardo. Cai, invece, ne voleva spendere solo 300.
Per una società allo stato neonatale, che ha appena deliberato un aumento di
capitale fino a 1,1 miliardi, si tratta di una mazzata. Dovrebbe insomma
aumentare l'offerta e contemporaneamente trovare altri soldi per fare qualche
investimento (nuovi aerei, come scritto nel suo stesso «piano»). Insomma,
questa banda di soci dovrebbe mettere mano alla tasca - o indebitarsi - per
giocare la partita in modo almeno decente (ricordiamo sempre che i debiti di Alitalia sono già finiti, per decreto, nel debito pubblico).
E' possibile? Un socio importante come Emilio Riva ha messo ieri in cassa
integrazione 2.000 dei suoi operai dell'Ilva, per 13 settimane. Ha altro a che
pensare. E si capisce meglio perché tutti diano il presidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia, ormai fuori del giro. Anche se dal suo entourage smentiscono
con garbo. «Noi costruiamo tubi, abbiamo dato una partecipazione solo
simbolica».
( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
stampa Manutenzione
Gli Usa promuovono qualità e competenze di Az Servizi Mentre è ancora incerto
il destino imprenditoriale e l'assetto proprietario
definitivo l'attività di Alitalia prosegue almeno dal punto di vista industriale. Anche con ottimi
risultati. Il 23 ottobre scorso, infatti, la società Alitalia Servizi
ha ottenuto dall'Autorità statunitense FAA (Federal Aviation Administration) il
rinnovo della licenza di manutentore aeronautico FAR-145. Lo riferisce
una nota. La certificazione autorizza a eseguire manutenzione su aeromobili,
motori e relativi componenti immatricolati negli Usa ed è «segno di elevato
standard qualitativo e di sicurezza del prodotto». Il rinnovo è stato ottenuto
«a seguito di verifiche eseguite con estrema scrupolosità da parte di un team
di ispettori statunitensi che si sono complimentati con la struttura Alitalia Servizi per gli elevati standard di rispondenza ai
requisiti normativi».
( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
stampa La nuova rottura
della trattativa tra Cai e le forze ... La nuova rottura della trattativa tra
Cai e le forze sociali per uscire dalla crisi Alitalia «è una pessima notizia per migliaia di lavoratori, in gran parte
di Roma e provincia, e per altre decine di migliaia impegnati in un indotto
strategico per il Lazio». Così il presidente della Regione Lazio, Piero
Marrazzo, secondo cui «a pochi giorni dal termine fissato per la chiusura del
negoziato riteniamo non ci sia davvero più spazio per rinvii e tatticismi».
Marrazzo segue «con viva preoccupazione l'evolversi della situazione» e si dice
stupito della «distanza tra la ricostruzione del sindacato e quella di Cai
rispetto alle ragioni della rottura». Il governo, ricorda, «ha usato ingenti
risorse pubbliche, soldi cioè dei contribuenti, per salvare Alitalia
rendendo così possibile, e profittevole per gli investitori, l'attuazione del
piano industriale di Cai». La Regione Lazio chiede «a tutte le parti in causa
al massimo di senso di responsabilità, perché in gioco non c'è solo il
trasporto aereo e l'economia nazionale e regionale ma anche il rispetto per
tutti quei lavoratori in attesa di certezze per il futuro e per tutti i
cittadini italiani, già pesantemente colpiti dalla crisi economica globale. I
responsabili eventuali di una rottura definitiva ne dovranno rispondere di
fronte al Paese». Inoltre il capogruppo del Pd nella commissione Trasporti
della Camera, Michele Meta, considera «molto grave» l'interruzione delle
trattative tra la Cai (Compagnia aerea italiana) e le organizzazioni sindacali
per definire i contratti per i lavoratori e chiede che «il governo svolga a
pieno la propria funzione di mediazione in questa fase estremamente delicata».
( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina 28 - Economia Alitalia, il governo torna in campo Cai e sindacati convocati oggi a Palazzo
Chigi dopo l´ultimatum dell´azienda LUCA IEZZI ROMA - «Sapete cosa ha deciso
l´assemblea di Cai e sapete qual è la condizione, domani è il 31». L´ultimatum
ai sindacati di Alitalia è stato lanciato ieri sera dall´ad di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera: o il cda della Compagnia area italiana che si riunirà nel
pomeriggio di oggi potrà contare sulla firma delle organizzazioni dei
lavoratori sui nuovi contratti di lavoro e sui criteri di assunzione o non ci
sarà nessuna offerta. La linea dura è stata confermata dopo un vertice a
quattro tra il presidente a l´ad di Cai Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, lo
stesso Passera e il capo del corporate banking di Intesa Gaetano Miccichè,
tanto da costringere il governo all´ennesimo tentativo di mediazione. Oggi a
mezzogiorno Cai e sindacati saranno di nuovo a Palazzo Chigi per trovare
un´intesa. Colaninno e Sabelli non hanno ritenuto sufficiente l´apertura
arrivata dai sindacati dopo la rottura della scorsa notte. Eppure sono scesi in
campo i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl inviando una lettera a
Colaninno e Sabelli in cui ribadiscono: «La totale disponibilità al
completamento della stesura e alla sottoscrizione del testo, nonché alla
definizione del Contratto per i comandanti-dirigenti». Pronte ad un nuovo
confronto anche le sigle autonome di piloti, assistenti di volo e lavoratori di
terra, anche se sottolineano le distanze: «I testi contrattuali
"definitivi" sui quali è stato chiesto di apporre la firma non sono
conformi agli accordi sottoscritti in sede governativa. Il documento proposto
in merito ai criteri di selezione del personale contiene gravissimi elementi
discriminatori di esclusione sociale secondo i quali, ad esempio, verrebbero
esclusi dall´assunzione coloro che assistono familiari in condizioni di disagio
o addirittura una larga parte di genitori di figli minori». Cai ritiene il
negoziato chiuso e i rilievi dei sindacati strumentali a ottenere nuove
concessioni, mentre i rappresentanti dei lavoratori sottolineano come le misure
"contestate" varrebbero poche decine di milioni di euro sul costo del
personale, marginali rispetto al valore dell´intera operazione e dicono che
questo sia un tentativo di spostare l´attenzione dalle difficoltà di Cai a
procedere all´offerta. Gli altri azionisti sostengono la linea del prendere o
lasciare di Passera. Secondo il presidente di Atlantia Gian Maria Gros-Pietro:
«La storia passata di Alitalia dimostra che così com´è
non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perché se no è inutile
investire». Salvatore Ligresti rincara: «Non c´è nulla di facile in questo
Paese». Tra le cose non facili c´è proprio la formalizzazione della proposta di
acquisto di asset ex Alitalia, vista la distanza tra
la valutazione fatta dai Cai, meno di 400 milioni, con quella dell´advisor
indipendente, Banca Leonardo (800 milioni-1 miliardo). Ma fonti Cai ribadiscono
che l´offerta sarebbe già stata concordata sin nei dettagli con il commissario
Augusto Fantozzi perché risulti valida e accettabile. Con l´intervento del
governo non si può escludere uno slittamento dei termini già decisi dal
commissario di qualche giorno. La liquidità di Alitalia
si esaurirà in meno di un mese e l´unica cosa che impedisce ai creditori,
aeroporti su tutti, di bloccare gli aerei è proprio la prospettiva dell´arrivo
dei nuovi soci.
( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina 11 - Interni
I moderati L´unità "Tra Berlusconi e il paese idillio finito nel Pd si
deve aprire una nuova fase" D´Alema: Veltroni coinvolga tutti, il profilo riformista
va alzato L´intervista Lavoriamo ad una vasta coalizione per tornare a
dialogare con i ceti moderati che hanno votato Berlusconi Capisco l´appello di
Walter all´unità ma è lui che deve prendere l´iniziativa altrimenti non ci si
lamenti se nascono le fondazioni MASSIMO GIANNINI ROMA - «La protesta di massa
sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese.
Ormai è evidente: l´idillio tra Berlusconi e l´Italia si sta incrinando e la
vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è
solo il risultato della fermezza dell´opposizione ma anche di difficoltà
interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo
centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un´alternativa vera e
credibile per il futuro governo del Paese». Ammainate le bandiere della grande
manifestazione del 25 ottobre, Massimo D´Alema scende in campo e suona la
carica al Partito democratico e a Veltroni. «Adesso - dice l´ex premier ed ex
ministro degli Esteri - bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta
coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo
riformista, di dialogare con tutte le opposizioni, di parlare ai ceti moderati
che hanno votato Berlusconi, e che ora capiscono la sua palese inadeguatezza».
Onorevole D´Alema, non è che state scommettendo un po´ troppo su questa «fine
della luna di miele» tra il Cavaliere e gli italiani? «Nessuna illusione. Ma
non possiamo non vedere quello che sta succedendo. L´Italia attraversa una
crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l´idea
che Berlusconi vivesse una sorta di `luna di miele permanente´ con il Paese.
Stanno esplodendo i primi, seri problemi nel rapporto tra il governo e i
cittadini. Sta crollando come un castello di carta la straordinaria
`fiction´costruita dal governo in questi mesi. Ci sono problemi enormi, il
governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza
per affrontarli con la necessaria radicalità». In realtà, l´unico serio
«problema nel rapporto tra il governo e i cittadini», come lo chiama lei,
riguarda la scuola. «E le pare una cosa da poco? Quello che sta accadendo sulla
scuola merita una grandissima attenzione. Un insegnate mi faceva notare una
cosa molto giusta: mentre nel ?
( da "Repubblica, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina 20 - Interni
Le opposizioni: "Rispunta il salva-manager" La norma nel ddl per le
imprese in crisi. Il Pd: "Tremonti ora si dimetta" La norma è
contenuta in coda alle 14 pagine del disegno di legge sotto accusa liana
milella ROMA - Cade di nuovo il presupposto per il reato di bancarotta, lo
stato d´insolvenza di un´impresa equiparata al fallimento. Il governo ci
riprova. Insiste. Punta a salvare a tutti i costi i manager coinvolti nei
grandi crac finanziari e nei processi per bancarotta fraudolenta. Parmalat,
Cirio, con la sfilata dei big, Tanzi, Cagnotti, Geronzi. Soprattutto l´ultimo,
il banchiere tuttora pienamente in sella a Mediobanca e che va liberato dai
dibattimenti per bancarotta a ogni costo. Via libera sia per i manager che per
i commissari straordinari. Si ripropone, edulcorandolo, il meccanismo della
norma salva- manager, introdotta di soppiatto nel decreto Alitalia, poi cancellata per via dello scandalo. Disse Tremonti, al
Senato, il 10 ottobre «o si toglie o me ne vado». Ma ecco che l´articolo
riciccia. L´occasione è il disegno di legge, firmato dal ministro per le
Attività produttive Scajola, che rimaneggia le norme per gestire le grandi
imprese in crisi, la riscrittura della famosa legge Marzano del ´99.
Dove, con delega ampia al governo, si rivede l´ambito penale della bancarotta,
con il là all´esecutivo per diminuirne la pena (oggi da un minimo di tre a un
massimo di dieci anni) e far crollare la prescrizione. Con tanto di previsione
di un articolo ad hoc per disciplinarne l´uso per i processi in corso. Lo
subodora, il 16 ottobre, il ministro ombra del Pd Lanfranco Tenaglia che,
quando il testo è ancora segreto, lancia l´allarme: «Pareva che la norma salva
manager stesse tramontando, ma una tempesta ben peggiore della precedente si
profila all´orizzonte». Il ddl arriva alla Camera. E ieri il dipietrista Luigi
Li Gotti, di professione avvocato, lancia un nuovo warning e presenta una
mozione firmata con Pd e Udc. La norma, dieci righe in tutto, gli fa dire:
«Equivale a un colpo di spugna per gli imputati di bancarotta delle imprese
commissariate, a meno che non si dimostri che i presupposti per accedere
all´amministrazione controllata non siano falsi». A meno che non si sia mentito
sul numero dei dipendenti (200) o sui debiti (inferiori ai due terzi), secondo
Li Gotti «tutte le altre condotte non consentono l´equiparazione tra insolvenza
e fallimento e quindi comportano la caduta del reato di bancarotta». La norma
arriva in coda alle 14 pagine del ddl. Recita così: «L´equiparazione della
dichiarazione d´insolvenza a quella di fallimento, ai fini della punibilità
delle condotte indebite o ingiustificate tenute nel corso della procedura, va
limitata all´ipotesi di conversione dell´amministrazione straordinaria in
fallimento, nel corso o al termine della procedura, ovvero al caso in cui si
riscontri la falsità dei presupposti per l´ammissione alla procedura». Per Li
Gotti riguarda sia i commissari, che verrebbero "liberati" da
qualsiasi ricasco penale, sia i precedenti amministratori. «Quando si parla di
presupposti per l´ammissione è evidente che ci si riferisce ai manager in
quanto, in quella fase, i commissari non sono stati ancora nominati» dice Li
Gotti che risponde indirettamente al segretario dell´Anm Giuseppe Cascini, pm a
Roma esperto di reati finanziari, secondo cui la norma riguarderebbe solo i
commissari. Giorni fa, scorrendola, aveva osservato che «pur inopportuna e di
dubbia costituzionalità perché autorizza i commissari a mettere in atto
condotte indebite e ingiustificate, tuttavia essa riguarda solo loro e non i
manager». Li Gotti e Tenaglia non la pensano così e chiedono a Tremonti un definitivo
passo indietro. «Vedremo se ora si dimette» dice il primo. E il secondo: «Da
lui arriva un colpo durissimo alla certezza della pena».
( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
n. 261 del 2008-10-31 pagina 26 IL CASO Gemina in frenata dopo lo stop ai negoziati Alitalia di Redazione Gemina torna a scendere a Piazza Affari, appesantita
dal nuovo stop alla trattativa tra Cai e sindacati sui nuovi contratti Alitalia. Il titolo della società che controlla Aeroporti di Roma ha
perso il 3,69%, a 0,438 euro, dopo aver segnato un minimo di 0,42. Nei
giorni scorsi, invece Gemina - come altre società aeroportuali, quali Aeroporti
di Firenze - aveva guadagnato, grazie al decreto che prevede un aumento delle
tariffe aeroportuali per il
( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Protocollo d'intesa
fra il governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego: aumenti in
busta paga pari a 70 euro lordi al mese. Il sindacato di Epifani prepara lo
sciopero per dicembre
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no: "Sciopero generale" Protocollo d'intesa fra il governo per il
rinnovo del contratto del pubblico impiego: aumenti in busta paga pari a 70
euro lordi al mese. Il sindacato di Epifani prepara lo sciopero per dicembre
Roma, 30 ottobre 2008 - Cisl, Uil, Ugl e Confsal hanno firmato il protocollo
d?intesa proposto dal Governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego
relativo al biennio 2008-2009. Lo rendono noto fonti sindacali presenti alla
riunione a Palazzo Chigi. La Cgil, precisano le stesse fonti, non ha invece
firmato confermando così il giudizio negativo. Gli aumenti in busta paga per i
ministeriali sono pari a 70 euro lordi al mese. EPIFANI La scelta di Cisl e Uil
di firmare il protocollo sugli statali “è un errore che non resterà senza
conseguenze” e “peserà nei rapporti fra le confederazioni”. Lo ha detto il
leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di una conferenza stampa a
palazzo Chigi. “Ci dispiace - ha affermato - che Cisl e Uil abbiano fatto
scelte diverse. Secondo noi si tratta di un errore che non resterà senza
conseguenze”. E? un errore, sottolinea, “destinato a pesare nei rapporti tra le
confederazioni”. VERSO LO SCIOPERO La Cgil si prepara ad uno sciopero generale del
pubblico impiego per i primi di dicembre, dopo la firma del protocollo sul
rinnovo del contratto del pubblico impiego da parte delle altre sigle sindacali
e a cui il sindacato di Corso Italia non ha aderito. Lo ha detto il segretario
della Fp Cgil Carlo Podda confermando le manifestazioni regionali al Centro
Italia il 3 novembre, al Nord il 7 novembre e al Sud e nelle isole il 14
novembre. ”Ci prepariamo ad avviare le procedure per la proclamazione immediata
dello sciopero generale, nei tempi previsti dalla legge”, dunque “per i primi
di dicembre”. BRUNETTA Sei miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico
impiego per il biennio 2008-2009. Queste le risorse che il governo stanzierà
per gli statali come sottolineato dal ministro della Funzione pubblica, Renato
Brunetta nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l?intesa
siglata solo da Cisl, Uil, Ugl e Confsal. ”Tre miliardi sono parte dello stato
- ha detto - e tre di comuni, provincie e regioni”. “Verrà erogata a dicembre
l?indennità di vacanza contrattuale in un?unica soluzione con la tredicesima”.
“Libera la Cgil di non accettare, libero il governo e gli altri sindacati di
andare avanti”. Lo ha detto il ministro della Funzione publica Renato Brunetta
commentando il no della Cgil all?accordo sul pubblico impiego. Per il ministro
“con questi chiari di luna” sei miliardi non sono pochi, ma “la Cgil è libera
di non accettare”. BONANNI Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica
positivamente l?intesa sottoscritta a Palazzo Chigi sul rinnovo del contratto
del pubblico impiego. Ma esprime rammarico per il no della Cgil. “E? importante
aver chiuso questa intesa dopo tre anni di difficoltà nel pubblico impiego - ha
detto Bonanni in conferenza stampa - abbiamo avuto ostacoli grossi. L?obiettivo
era ripristinare la situazione ante ai tagli unilaterali del Governo. Questo è
avvenuto, il salario accessorio viene ripristinato e per noi è molto
importante”. Il leader della Cisl ha sottolineato che con la firma del
protocollo, “si ricostruisce un clima di rapporto positivo tra noi e la
controparte e si ripristina una condizione attraverso una prospettiva di forte
discontinuità. L?unico rammarico - ha aggiunto - è che nonostante la firma di
molte organizzazioni sindacali ci sia stato il no della Cgil. Questo mi
dispiace, anche perchè rafforza l?opinione di taluni che in alcune decisioni
pesano altri elementi. Spero che gli amici della Cgil ricostruiscano un
rapporto più idoneo rispetto alla pluralità delle realtà sindacali”. Bonanni ha
espresso un giudizio positivo anche per il fatto che il nuovo sistema
contrattuale nel pubblico impiego “prenderà le mosse da ciò che abbiamo
convenuto con Confindustria, andando quindi a uno schema unico”. ANGELETTI Il
leader della Uil, Luigi Angeletti, esprime un giudizio positivo sull?accordo
sottoscritto a Palazzo Chigi con il Governo per il rinnovo del contratto del
pubblico impiego. “L?accordo quadro - ha spiegato in conferenza stampa -servirà
a fare i contratti. è una soluzione molto positiva. Bene anche il fatto che si
vada a un modello contrattuale unico per il pubblico e il privato. Questo rende
giustizia del clima di caccia allo statale. Ora si capisce che per noi non è
una questione solo di salari, ma di produttività e di efficienza”. Secondo
Angeletti “l?unica macchiolina riguarda l?atteggiamento della Cgil, che però
non mi ha sorpreso”. Angeletti ha ricordato che la Cgil non ha firmato il
contratto del commercio e che non ha condiviso le linee guida di riforma del
modello contrattuale con Confindustria. “Non riesco a spiegarmelo dal punto di
vista sindacale - ha aggiunto Angeletti - c?è la tendenza della Cgil a smettere
di essere un sindacato. Hanno serie difficoltà a fare accordi. O ha deciso o
non può fare accordi, e nel secondo caso sarebbe ancora più grave come diceva
Nenni. In tutte le vicende che hanno una qualche risonanza politica - ha
concluso - la Cgil soffre della sindrome della firma. Speriamo che a furia di
sbattere la testa si ravvedano. Ma non possono chiedere a noi di smettere di
fare il sindacato”. ALITALIA Sindacati e vertici Cai
convocati a Palazzo Chigi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:
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che 10 euro influiscano su questi parlamenta[...] "Non ha votato,
onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:10:19 - Mi trovo pienamente
daccordo con il PDL,perché tale decisione risulta essere molto saggia e
intellig[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"08:47:19
- ok ai tagli dove c'è spreco.......ma siamo sicuri che poi si fermino ?!?[...]
Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum"
Scontri e feriti in Piazza Navona08:42:31 - dico che ha dell'incredibile che
una città capoluogo non possa mantenere almeno un cinema in centro.[...] Odeon,
no alla chiusura Firma anche tu la petizione08:39:48 - Solo 10 euro?Poi magari
noi cittadini per un divieto di sosta paghiamo 3 o 4 volte tanto?Quando poi
[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Chi
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( da "Secolo XIX, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
È scontro tra Cai e
sindacati Alitalia Si è rotta la trattativa sui
contratti alla vigilia della proposta d'acquisto. Colaninno «preoccupato»,
allarme a palazzo Chigi LOMBARDI >> 13 31/10/2008
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-10-31 num: - pag: 24 categoria:
REDAZIONALE L'opposizione «Nuova salva manager Tremonti si dimetta» ROMA —
«Adesso ci aspettiamo solo che il ministro Tremonti, come promesso, si
dimetta». La richiesta viene dal senatore dell'Idv ed ex sottosegretario Luigi
Li Gotti, che ha denunciato in una mozione il tentativo del governo di
resuscitare la norma «salva-manager», già introdotta nel
decreto Alitalia e successivamente ritirata dopo le proteste dell'opposizione. La
misura sarebbe contenuta nel ddl di riforma della legge Marzano sulle grandi
imprese in crisi. Nella mozione, primo firmatario proprio l'ex sottosegretario,
i rappresentanti di Idv, Pd e Udc vogliono infatti sapere dal ministro
dell'Economia Giulio Tremonti quali siano «i suoi intendimenti e il suo
indirizzo politico» a proposito del provvedimento, visto che l'articolo 2 del
testo «propone sostanzialmente lo stesso contenuto dell'emendamento
"salva-manager" previsto nel decreto Alitalia
che Tremonti, il 9 ottobre, aveva denunciato come "torbido" e dal
quale si era dissociato minacciando addirittura le dimissioni qualora non fosse
stato soppresso». Aggiunge Li Gotti: «Adesso ci aspettiamo solo che il ministro
Tremonti, come promesso, si dimetta». Duro anche il commento del ministro della
Giustizia del governo ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia: «Si cerca di far
rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. è una ignobile presa in
giro ai danni del Paese e di tutti quei cittadini truffati in scandali
finanziari quali Cirio e Parmalat». Per il segretario dell'Anm Giuseppe
Cascini, il pm che puntò il dito contro il primo «salva-manager», invece la
norma contenuta nella riforma della Marzano è solo una misura per «proteggere»
i commissari liquidatori. Spiega Cascini: «Nel testo del governo c'è un inciso
in più che cambia tutto», sottolinea il magistrato, esperto di diritto
penale-fallimentare, e che, in sintesi, stabilisce che «i commissari
liquidatori, se passasse la norma del governo, avrebbero una sorta di carta
bianca per commettere reati senza finire in carcere. Ma non si potrebbe
applicare — conclude Cascini — a manager come Tanzi, Geronzi e Cragnotti
accusati di bancarotta fraudolenta», perché quell'inciso limita la possibilità
di commettere illeciti solo «nel corso della procedura» fallimentare. I
magistrati Cascini (Anm): «Proteggerà i commissari liquidatori»
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE Strategie Oggi il board Cai nella sede di Intesa Il vertice con
Passera e la tenuta della cordata I ribassi del petrolio e l'effetto recessione
MILANO — Ci ha pensato Corrado Passera ad aprire almeno un varco nella coltre
di pessimismo che sembrava essere calata sul futuro della Cai dopo la rottura
delle trattative. «Niente è finito » ha detto l'amministratore delegato di
Intesa Sanpaolo uscendo poco dopo ora di cena dalla sede romana dell'istituto.
Dentro, con lui, c'erano anche il responsabile della divisione corporate,
Gaetano Miccichè, il presidente della Cai, Roberto Colaninno, e
l'amministratore delegato, Rocco Sabelli. Il vertice serrato è servito a fare
il punto sugli sviluppi delle ultime ore, anche perché di ore a questo punto
non ce ne sono molte: scadrà questa sera a mezzanotte il termine ultimo per
presentare l'offerta vincolante per gli asset in bonis dell'Alitalia al
commissario straordinario, Augusto Fantozzi. D'altra parte c'erano da
aggiornare diversi file: i malumori proiettati da una parte della cordata, a
partire dal fondo Clessidra di Claudio Sposito, anche se già nelle ultime
settimane erano emersi diversi imprenditori pronti a entrare e ad allargare la
compagine dei 16 soci originari. Lo stato delle trattative con il
partner estero. E poi, certo, la questione chiave senza la quale non si va da
nessuna parte: la firma dei sindacati dopo la rottura delle trattative,
avvenuta la sera prima, da parte di Sabelli per quelle «condizioni che non ci
sono più». Criticità che ieri sera, dopo il vertice, apparivano perlomeno più
sfumate. Peraltro già nel passato del manager, durante il periodo alla Piaggio,
tavoli che non sembravano più poter sfociare in nulla erano poi stati chiusi.
La prova dei fatti ci sarà comunque oggi: dopo la convocazione a Palazzo Chigi
di Colaninno e dei sindacati, il board della Cai si riunirà alle 15 di nuovo
presso la sede romana di Intesa Sanpaolo. «Sapete quali sono le condizioni» ha
aggiunto ieri Passera. Per ricordare che tutto dipenderà dalla firma con i
sindacati sui contratti. Firma sì, si procede. Firma no, si torna tutti a casa.
In ogni caso, anche se oggi dovesse poi incastrarsi tutto al proprio posto
rimarrebbe ancora l'incognita del via libera dell'Unione europea al prestito
ponte, deliberato dal precedente governo uscente, per evitare il peggio dopo la
fine delle precedenti trattative con Air France. Quei 300 milioni
rimetterebbero tutto in gioco. Ma nelle ultime settimane c'è stato anche un
altro fronte che ha preoccupato chi deve far quadrare i numeri. Impossibile per
una compagnia aerea non fare i conti con uno scenario economico internazionale
mutato rapidamente nelle ultime settimane. E non si tratta solo della crisi. La
recessione sarebbe in grado di far saltare la quadratura del cerchio di un
break even visto già nel 2010? Certo, c'è il prezzo del barile di petrolio
sceso sotto i 70 dollari, cioè del 40% rispetto alle stime che erano state
usate per mettere giù il business plan. E il petrolio incide per il 25% in un
piano come quello della Cai (è la seconda voce, ma quale sarà la quotazione tra
qualche mese?). Allo stesso tempo è anche vero che la parola recessione è uno
dei peggiori nemici delle compagnie aeree: le famiglie potrebbero decidere di
rimandare i viaggi, soprattutto quelli lunghi, mentre alcune multinazionali
stanno già giocando di anticipo, dando una stretta e facendo girare al proprio
interno nuovi ordini di servizio in cui si parla di riduzione al minimo dei
viaggi di lavoro e di maggiore utilizzo delle conference call. Il nodo dei
costi Bene il barile giù Resta l'incognita del calo del traffico Massimo Sideri
msideri@corriere.it
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE Il salvataggio Gros Pietro: la compagnia deve cambiare radicalmente
o sarà inutile investire. Il nodo della valutazione degli
asset Alitalia, Palazzo Chigi convoca i sindacati Epifani non andrà con Bonanni
e Angeletti. Il no dei piloti. Colaninno: senza accordo salta tutto Gianni
Letta avrebbe spiegato ai «confederali» che non ci sono margini per riaprire le
trattative ROMA — «Prendere o lasciare ». è questo il tono della
convocazione a Palazzo Chigi, per stamattina alle 12, inviata alle 9 sigle
sindacali, dal sottosegretario Gianni Letta. Oggetto: «La firma del contratto
in vista della scadenza del termine per la presentazione dell'offerta » per Alitalia che il consiglio di amministrazione Cai (Compagnia
aerea italiana) dovrebbe varare oggi pomeriggio alle 15. Accanto alle categorie,
sono invitati i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Al tavolo ci
saranno Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, presidente e ammini-stratore di Cai.
All'incontro, che segue la clamorosa rottura notturna delle trattative,
potrebbe non partecipare il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, impegnato
nell'assemblea dei metalmeccanici, dovrebbe esserci invece il segretario
generale della Filt, Franco Nasso. A Colaninno, cui lo lega un ottimo rapporto,
ieri Epifani avrebbe spiegato che la firma, se ci sarà, spetta alle categorie
che però almeno fino a ieri non intendevano aderire a «scatola chiusa», come
spiegava il comunicato diffuso nel pomeriggio che pure voleva essere un segnale
di disponibilità per riaprire il dialogo. Certo, come al solito le posizioni
sono variegate. Se Cisl e Uil sembrano pronte al grande salto, l'Ugl nicchia e
la Cgil appare indisponibile senza un minimo di trattativa. Ma ieri Letta, a
margine della firma sugli statali, avrebbe detto ai «generali»: «Le trattative
non si riaprono. Toglietevelo dalla testa». Quanto alle associazioni
professionali, Anpac, Up, Avia, il loro «no» senza negoziato sembra ancora più
netto, come quello degli autonomi di Sdl. Se davvero Cai non intende chiudere
senza la firma di tutte le 9 sigle, il traguardo, fino a ieri sera, appariva
molto lontano. «C'è grande confusione» era il commento più ascoltato in
ambienti sindacali. La soluzione non è facilitata dal clima di scambio di
accuse che si è registrato per tutta al giornata di ieri. Cai ha fatto sapere
che i sindacati si erano rifiutati di firmare perché non erano stati concessi
loro i permessi sindacali. Si tratta di un monte di 45 mila giornate, pari
all'impegno lavorativo di 227 dipendenti, finora destinato all'attività
sindacale, che Cai vorrebbe ridurre a 3 mila giornate. Secondo indiscrezioni,
Cai non avrebbe rispettato la promessa fatta ai sindacati confederali di
ridurre il monte di ore ma di suddividerlo escludendo gli autonomi. I sindacati
hanno respinto la ricostruzione, minacciando querele e lasciando intendere che
è Cai a non voler chiudere, perché la valutazione degli asset fatta dagli
advisor del commissario Augusto Fantozzi sarebbe molto superiore all'offerta.
Ma in ambienti Cai si fa sapere che con Fantozzi i problemi sono superati. Il
commissario, grazie alla mediazione dell'Enac di Vito Riggio, sarebbe pronto
anche a pagare 17 milioni agli aeroporti ma solo una volta ricevuta l'offerta.
Il leader dei piloti dell'Anpac Fabio Berti Antonella Baccaro
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE Amoroso (Cub) «Salvano le banche, noi no» ROMA — «La soluzione per Alitalia c'è: la
nazionalizzazione ». Lo pensa Antonio Amoroso, leader della Cub-Trasporti,
sindacato di base ( nella foto una manifestazione). S'ispira al modello Gordon
Brown? «Macché, noi questa idea per Alitalia l'avevamo
proposta già nel 2004». A chi? «All'allora ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti. Gli suggerimmo dove prendere i soldi». Dove? «Dalle riserve di
Banca d'Italia». Ma non lo fece... «Capisco, i tempi non erano maturi. Ma ora
si parla dell'ingresso dello Stato nel capitale delle banche. Perché noi no?».
Forse perché salvare Alitalia non tutela il risparmio
e le imprese? «Può darsi, ma è meglio che regalarla agli "amici"». A.
Bac.
( da "Corriere della Sera" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-10-31 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE Grandi soci Caltagirone: salirò ancora Il salotto di Trieste e i
tre uomini d'oro MILANO — «Non lo so». Francesco Gaetano Caltagirone ha
risposto così ieri all'uscita dal consiglio delle Generali a chi gli ha chiesto
quanto vuol crescere ancora nel Leone. Ma l'imprenditore ha aggiunto:
«Qualunque numero dica, se poi non lo faccio, dicono che è aggiotaggio». Una
frase che lascia capire una cosa: con ogni probabilità i suoi acquisti sul
Leone non sono finiti. Del resto è «liquido», e come lui lo sono Marco Drago di
De Agostini e Leonardo Del Vecchio di Luxottica: azionisti che vedono di buon
occhio il salotto triestino e forse non hanno disdegnato di fare un po' di
shopping mentre i corsi in Borsa scendevano. Caltagirone, da quando ha
cominciato in maggio, praticamente non ha mai smesso di comprare Generali:
pacchetto dopo pacchetto in maggio, agosto e ottobre ha messo insieme una
partecipazione che si aggira sull'1,3-1,5%. Certo, è partito quando il titolo
quotava intorno ai 28 euro e ha fatto gli ultimi acquisti segnalati a 18,6
euro. Ma è senz'altro convinto che l'azione del Leone, passata la tempesta
finanziaria, si riprenderà. E, da quanto ha lasciato intendere, lui (che nel
frattempo ha superato il 2% in Italcementi) vuole essere in prima fila nel club
degli azionisti di peso a Trieste. Del Vecchio in Generali è da tempo socio con
l'1,99%. Più volte ha espresso soddisfazione sui risultati della compagnia e
sul suo investimento e in maggio ha dichiarato di essere pronto ad aumentarlo.
Ma non risulta lo abbia ancora fatto. è certo un socio a cui il mercato guarda
quando si fanno ipotesi sui futuri assetti del Leone anche perché ha una
cassaforte (la Delfin) molto capiente, con asset finanziari per 8,4 miliardi e
profitti messi a riserva per quasi 500 milioni. Così come i riflettori non
lasciano mai De Agostini, che dopo l'assemblea Generali di aprile ha
arrotondato la quota dal 2,5 al 2,68% ma poi non è noto se abbia esercitato o
no l'equity swap sull'1,3% con il Credit Suisse. Lorenzo Pelliccioli, numero
uno del gruppo, ieri all'uscita dal board triestino ha solo detto che il
vertice è «andato bene» e applaudito ai risultati. I tre soci hanno in comune
almeno tre elementi: dispongono di liquidità, in genere investono per
guadagnare senza badare ad altre considerazioni (per
esempio nessuno di loro è entrato nella Cai per Alitalia) e non
sono «silenti », nel senso che intervengono nei consigli e sono attenti alla
governance. A loro dunque si guarda anche per le partite che si giocheranno
sugli assetti Generali nei prossimi mesi. Anzitutto c'è il 3,6% che Unicredit
si prepara a cedere a investitori istituzionali, italiani ed esteri,
oggi al servizio del bond che a metà dicembre verrà rimborsata cash. Poi c'è il
2% di Romain Zaleski, i cui destini sono legati al fatto che le banche
finanziatrici potrebbero aver avviato dismissioni di pacchetti in garanzia.
Partite nelle quali potrebbero entrare anche le Fondazioni (i cui patrimoni
sono però provati dalle performance delle banche partecipate) e che potrebbero
portare novità prima dell'assemblea di aprile. F. G. Caltagirone L. Del Vecchio
Marco Drago Sergio Bocconi
( da "Manifesto, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
ABBASSA LA
PRESCRIZIONE, REATO DI BANCAROTTA SVUOTATO La «salvamanager» ritorna alla
Camera sa. m. La salvamanager è di nuovo alla camera, nonostante le promesse di
Tremonti. E' il 2 ottobre scorso, quando il senato approva
un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni
penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate
insolventi, ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane
che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria
salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e, ovviamente, Alitalia. E' lo stesso giorno in cui la compagnia di
bandiera sembra definitivamente salva e l'intero governo, Tremonti compreso, va
all'ambasciata tedesca per festeggiare. L'8 ottobre Report si accorge della
cosa, l'anticipa a Repubblica e, il giorno dopo, il ministro dell'economia
minaccia: «O sparisce quell'emendamento o mi dimetto». Peccato che lo stesso 2
ottobre, stavolta alla camera, sia arrivato un disegno di legge delega firmato
dallo stesso ministro che annuncia addirittura due strade per salvare i manager
oggi sotto processo a Roma e a Milano. Da un lato, promette di abbassare la
pena massima per la bancarotta «tra gli otto e i dodici anni», premessa
utilissima per far crollare la prescrizione del reato sotto a dieci anni.
Dall'altro, ripete che il reato di bancarotta non si applica ai dirigenti di
aziende insolventi ma non fallite, se non quando sono falsi gli atti che
preludono a quell'insolvenza. Tremonti non promette più le dimissioni, anche se
il testo è stato già assegnato alle commissioni giustizia e attività produttive
e Li gotti (idv) dal senato e Tenaglia (Pd) dalla camera gli chiedono
spiegazioni. Ora però nessuno sembra in grado di spiegare come mai una
settimana fa, il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) abbia presentato un progetto
di legge che parla di concordato e fallimento e dedica l'articolo 2 alla bancarotta
e alla modifica delle responsabilità penali. Di questo secondo testo neppure il
Pd o l'Idv, sembrano sapere alcunché.
( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
stampa
oggi il cda della cai Alitalia, il Governo
torna in campo A far decollare la compagnia Alitalia, rimasta
chiusa ancora nell'hangar delle discussioni tra sindacati e Cai, scende in
campo, per l'ennesima volta, campo Palazzo Chigi. I vertici di Compagnia aerea
italiana e i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, delle associazioni dei piloti
Anpac e Up,
degli assistenti di volo Avia e Anpav e dell'Sdl sono stati, infatti, convocati
oggi a mezzogiorno dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni
Letta per la firma dei contratti e dei criteri di selezione del personale che
sarà assunto nella Nuova Alitalia. Il grande
mediatore, che già era riuscito a mettere d'accordo le parti poco più di mese
fa, ha aspettato che fosse trascorsa tutta la giornata di ieri prima
intervenire con decisione. Troppo rischioso lasciare la situazione ancora in
stallo. Oggi Letta farà pesare l'accordo politico firmato nelle sue stanze da
tutti i rappresentanti sindacali e dai vertici Cai per ricomporre le spaccature
della notte tra giovedì e venerdì. Poi, secondo una naturale scaletta, nel
pomeriggio di oggi, alle 15, il cda di Cai si riunirà per varare l'offerta
vincolante da presentare entro la scadenza di mezzanotte al commissario
straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. La
telenovela Alitalia dunque dovrebbe essere arrivata
all'ultima puntata. E che i tempi per ricucire fossero veramente stretti era la
sensazione che si leggeva nelle parole di Corrado Passera, consigliere delegato
di Intesa-SanPaolo: «Niente è finito ma domani (oggi ndr)è il 31» ha detto ieri
interpellato dai giornalisti sulla possibilità che l'operazione per la nuova Alitalia fosse saltata dopo la rottura fra Cai e sindacati.
Uscendo dalla sede romana di Intesa-SanPaolo dove si era riunito con il
presidente e l'amministratore di Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, in
vista del cda di Cai che si tiene oggi, Passera rispetto alla presentazione
dell'offerta vincolante ha risposto «sapete cosa ha deciso l'assemblea» e cioè
che il cda di Cai, vari la presentazione dell'offerta vincolante. Alla
condizione, però, che ci sia l'accordo con i sindacati. Proprio quella che è
venuta a mancare nella notte di mercoledì quando la trattativa è stata
interrotta dalla cordata di imprenditori sul nodo della stesura dei contratti e
dei criteri d'assunzione del personale della nuova Alitalia.
Muro contro muro, insomma che oggi sarà sicuramente superato di fronte al
pressing di Gianni Letta. Al centro della contesa e dell'ultimo blocco c'era il
contratto collettivo di lavoro e i criteri di assunzione della nuova compagnia.
Secondo i sindacati, il contratto è costituito «dagli accordi intervenuti tra
le parti sociali, governo ed amministratore straordinario e, come concordato, per
le parti non definite, dal contratto collettivo aziendale vigente nella
compagnia AirOne». Mentre i vertici Cai avrebbero loro sottoposto un documento
che fa propri soltanto alcuni punti di quegli accordi, e senza possibilità di
negoziarlo. A rompere il silenzio di Colaninno e Sabelli ieri ci ha pensato il
presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Petro: «Il motivo per cui la mia
società ha deciso di investire in Alitalia è perché
pensa che questo possa contribuire alla crescita del paese e quindi anche al
giro d'affari di Atlantia e Autostrade per l'Italia ma - ha sottolineato - se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha
senso che noi investiamo». Più laconico, ma dello stesso tenore, un altro
socio, Salvatore Ligresti: «Non c'è nulla di facile in questo Paese», ha
osservato.
( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
n. 261 del
2008-10-31 pagina 11 Statali, firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero di
Antonio Signorini Accordo con tutte le altre sigle sul rinnovo da 6 miliardi.
Epifani si dissocia: "Grave errore". Angeletti attacca il collega:
"Il tuo non è più un sindacato" Roma - Le conclusioni politiche le ha
tirate il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. «La Cgil vuole
smettere di fare il sindacato e non difende i lavoratori perché non fa gli
accordi. è un processo ormai e non una novità. Ha deciso che non vuole fare
accordi di risonanza politica. Soffrono della sindrome della firma. Spero che a
forza di sbattere la testa si ravvedano». Questa volta, insomma, la spaccatura
tra le tre principali confederazioni è seria. Talmente grave da avere messo in
ombra la manifestazione unitaria sulla scuola. I musi lunghi dei leader
sindacali al corteo avevano una causa precisa: il sindacato guidato da
Guglielmo Epifani ha detto no al protocollo sul pubblico impiego e quindi al
rinnovo del contratto e al recupero delle voci accessorie che erano state
tagliate e che andranno redistribuite secondo nuovi criteri, più meritocratici.
Hanno invece accettato di andare avanti e accettare la sfida del ministro della
Pubblica amministrazione Renato Brunetta le altre tre confederazioni, quindi la
Cisl (particolarmente forte nel pubblico impiego), la Uil e l?Ugl, ma anche la
Confsal. Si ripropone un po? la situazione di Alitalia,
con tre confederali, contandoci l?Unione guidata da Renata Polverini,
disponibili al confronto. Solo che questa volta con il fronte del sì c?è anche
la sigla autonoma più forte. Circostanze che non hanno scalfito la linea dura
della Cgil, tanto che la sigla degli statali di sinistra ha subito avviato le
procedure per «la proclamazione immediata di uno sciopero generale che, nei
tempi di legge, dovrebbe tenersi i primi di dicembre con manifestazione a
Roma», come ha confermato Carlo Podda, segretario generale della Fp.
Mobilitazione che la Cgil farà da sola, insieme alle sigle della sinistra
radicale. Epifani ha ribaltato le accuse mosse da Angeletti accusando Cisl e
Uil di avere commesso «un errore che non resterà senza conseguenze». A nulla è
valso lo «scusa Guglielmo» di Brunetta che nei giorni scorsi aveva detto che di
un eventuale no della Cgil se ne sarebbe fregato. Epifani ha rifiutato gli
aumenti lordi, dal prossimo gennaio, di 70 euro mensili. Se con quello della
Cgil mancherà il consenso della metà dei lavoratori, gli aumenti saranno di 61
euro. In tutto le risorse per il pubblico impiego sono sei miliardi, suddivisi
in 2,8 miliardi per i dipendenti dei ministeri, 3 miliardi per il resto della
pubblica amministrazione e 190 milioni recuperati per i contratti di secondo
livello. Scatteranno con la tredicesima di dicembre i 113 euro come indennità di
vacanza contrattuale per il 2008, il contratto è infatti scaduto da 10 mesi.
Impegni insufficienti secondo la Cgil. Ma anche senza la firma del primo
sindacato, il governo andrà avanti. «Io - ha commentato il ministro Brunetta -
sono per avere tutte le sigle a firmare un contratto, se si può. Tuttavia se
non si può si va avanti con chi firma. Il sindacato è libero di non accettare,
ma dovere del governo è andare avanti». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
n. 261 del 2008-10-31 pagina 21 Consiglio di Redazione Restano ormai solo poche
ore per riaprire la trattativa: oggi pomeriggio si terrà il consiglio di Cai,
che dovrebbe varare l'offerta vincolante da presentare al commissario
straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Per l'opposizione punta
a salvare dal carcere manager come Tanzi, Geronzi e Cragnotti, accusati di
bancarotta fraudolenta. Per il Pdl, «riguarda solo i
commissari nominati dal governo». È di nuovo querelle alla Camera
sull'emendamento salva-manager, introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia e riproposto nel disegno di legge delega per il riordino della
legislazione sulle crisi aziendali.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
A
destra un aereo Alitalia in fase di
atterraggio In basso il presidente di Generali Antoine Bernheim
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma. La risposta
arriverà nel pomeriggio di oggi. Alle 15 inizierà la riunione del primo
consiglio di amministrazione della Cai spa e solo al termine si saprà se
l'offerta vincolante per l'acquisto della parta sana dell'Alitalia sarà presentata e come. Un fatto è certo, nessuna proroga, il
commissario Fantozzi lo ha detto e ridetto: la scadenza resta fissata alla
mezzanotte del 31 ottobre, ovvero stanotte. È mai possibile che arrivati
all'ultimo centimetro della pista del decollo, Cai tiri il freno a mano e
blocchi l'aereo? Teoricamente sì, ma in pochi ci credono. Anche se
l'atteggiamento molto fermo tenuto nelle ultime ore dal vertice Cai, Colaninno
in testa, potrebbe far immaginare anche il ritiro dalla partita. «Niente è
finito ma domani è il 31»: Corrado Passera, amministratore delegato di
Intesa-SanPaolo, l'uomo che ha messo su l'intera operazione, ieri non ha voluto
aggiungere altro. C'è ancora l'intera mattinata di oggi per arrivare ad
un'intesa con i sindacati. Tra le ipotesi resta sul campo anche quella di una
offerta «condizionata» al sì dei sindacati agli accordi. Per evitare il peggio
ieri è sceso in campo anche il governo. Approfittando della presenza dei tre
"generali" di Cgil, Cisl e Uil a Palazzo Chigi per il protocollo
d'intesa sugli statali, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, ha
chiamato da parte Epifani, Bonanni e Angeletti. Argomento della conversazione
sarebbe stato proprio l'Alitalia. «Gli accordi già
negoziati non si cambiano» avrebbe avvertito Letta. Come dire: scordatevi che
il governo faccia ulteriori interventi. Dal canto suo Colaninno è tranquillo.
Già l'altra sera, prima di consegnare il testo definitivo dell'accordo «sui
criteri di assunzione» ai sindacati, aveva avuto colloqui telefonici con Letta,
Sacconi e Matteoli, comunicando loro che non avrebbe concesso altro. Molte sono
le richieste accolte da Cai nell'ultima versione della proposta di accordo: è
chiarito in modo inequivocabile che non ci sarà discriminazione nei confronti
delle lavoratrici in astensione obbligatoria, così come nessun pregiudizio sarà
posto nell'assunzione dei lavoratori «temporaneamente inidonei al servizio per
una durata non superiore ai 365 giorni». Viene riconosciuto il valore
dell'anzianità aziendale e come priorità per l'assunzione varranno anche i
carichi familiari, con precedenza al genitore di minore con handicap grave e ai
nuclei monoreddito. Nessun problema - dicono in Cai - per il riferimento al
contratto Air One. Resterebbero le divergenze sull'abbattimento dei permessi
sindacali: Cai vuole portarli dagli attuali
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
GIUSY FRANZESE Roma.
Alitalia di nuovo nella bufera. A poche ore dalla scadenza fissata dal
commissario straordinario Augusto Fantozzi per la presentazione dell'offerta
vincolante di acquisto da parte di Cai, il destino della compagnia di bandiera
rimane avvolto da una fitta nebbia. Dopo la rottura delle trattative per
la stesura dei contratti avvenuta l'altra notte, la giornata di ieri è passata
tra polemiche e contatti informali. Appelli alla «coerenza» e lettere di
«disponibilità». Senza nessun reale ed effettivo passo avanti. Cosicché in
serata è sceso di nuovo in campo il governo, convocando tutti - Cai e le 9
sigle sindacali - nuovamente a Palazzo Chigi stamane a mezzogiorno. Sarà forse
l'ultimo tentativo per salvare il salvabile. Oggi infatti scade il termine per
la presentazione dell'offerta vincolante all'acquisto da parte di Cai al
commissario Fantozzi. Non a caso proprio per oggi era previsto il primo cda
della Cai trasformata in società per azioni. Ieri Roberto Colaninno non ha
nascosto la sua «forte preoccupazione». In una nota, il presidente Cai, ha
ricordato che l'accordo con i dipendenti «rimane condizione essenziale al
proseguimento del progetto». Ma soprattutto in un periodo in cui l'economia se
la passa non proprio bene, «il valore di 12.600 posti di lavoro non può essere
gestito in un contesto di radicalizzazione degli interessi di parte». Come
dire: bisogna svoltare. Di qui l'auspicio «che tutte le sigle sindacali
ritrovino rapidamente le ragioni della coerenza con gli accordi stipulati a
palazzo Chigi». La nota, diffusa in mattinata, dapprima ha provocato una marea
di repliche in casa sindacale. «Non ci stiamo a fare i capri espiatori. È Cai,
che con una decisione unilaterale ha abbandonato il tavolo» è la risposta
congiunta dei rappresentanti dei lavoratori. «L'appello di Colaninno è
condiviso, ma è rivolto all'indirizzo sbagliato, perché è la delegazione Cai
che ha ingiustificabilmente abbandonato il tavolo» commenta Mauro Rossi,
segretario nazionale della Filt Cgil. «Cai ha un comportamento arrogante» gli
fa eco Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl. «Non è vero che la
trattativa si è incagliata sulla questione dei permessi sindacali. Siamo pronti
a querelare» aggiunge Claudio Genovesi, segretario della Fit Cisl. Ma poi in
serata i toni si sono abbassati. In una lettera inviata a Colaninno, e per
conoscenza al sottosegretario Gianni Letta e al ministro Maurizio Sacconi, i
segretari generali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltrasporti, hanno
così riconfermato «la totale disponibilità» a riprendere il confronto sui
criteri di assunzione in Cai e a completare la stesura e la sottoscrizione dei
contratti. Una disponibilità arrivata poi anche dalle altre organizzazioni
sindacali e professionali Anpac, Up, Sdl e Avia. «Non abbiamo alcun pregiudizio
alla ripresa del tavolo» si legge in una nota comune redatta alla fine di una
lunga riunione intersindacale. Le sigle autonome e professionali ci tengono
comunque ad evidenziare come «i testi contrattuali consegnati da Cai e sui
quali è stato chiesto di apporre la firma, non sono conformi agli accordi
sottoscritti in sede governativa».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
LUISA MARADEI Roma.
Saranno ricevute oggi alle 12 dal Guardasigilli Angelino Alfano le ditte che
gestiscono le intercettazioni nelle procure e che vantano milioni di euro nei confronti
del ministero della Giustizia: 140 milioni solo le tre società lombarde
Research control systems, Area e Sio che coprono il 70 per cento del servizio.
Una convocazione urgente decisa dopo una riunione fiume al dicastero di via
Arenula, nella quale si è pensato anche a un'unità di monitoraggio sulle
intercettazioni (Umi) per quantificare il buco: una vera task force. «Presto -
rende noto il capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria (Dog) Luigi
Birritteri - sarà elaborata una circolare per regolamentare i criteri di
pagamento in tutte le 166 procure d'Italia tenute a comunicare, entro lunedì
prossimo, le spese per intercettazioni telefoniche e ambientali». Le tre
principali società battono cassa. Pagamenti entro il primo dicembre o niente
più informazioni (telefoniche, ambientali, gps e video) alle Procure. A rischio
paralisi ci sono indagini importanti come quella sul clan dei Casalesi o sulla
'Ndrangheta. Il contenzioso, in realtà, va avanti da due anni, quando il
decreto Bersani stabilì che non fossero più le Poste ad anticipare le somme
dovute ma direttamente la Banca d'Italia a liquidarle. E non mancano le
reazioni allarmate dell'opposizione. «Un fatto gravissimo che potrebbe
trasformarsi in un enorme regalo alle mafie e ai criminali» commenta il
parlamentare dell'Italia dei valori Franco Barbato. Ma il buco nelle spese per
le intercettazioni non è l'unico grattacapo dell'opposizione. A creare
fibrillazione è ancora una volta la norma «salva-manager», l'emendamento introdotto dal centrodestra nel decreto Alitalia che avrebbe salvato dal carcere manager come Calisto Tanzi,
Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti, accusati di bancarotta fraudolenta. Una
norma stralciata dopo le contestazioni che avevano spinto il ministro
dell'Economia Giulio Tremonti, il 9 ottobre scorso, a dire «o me o la
salva-manager» e che viene riproposta, nella sostanza, nel disegno di
legge delega del governo per il riordino della legislazione sulle crisi
aziendali, presentato alla Camera il 2 ottobre scorso. «Proprio lo stesso
identico giorno dell'approvazione, al Senato, dell'emendamento salva-manager
presentato dai senatori Cicolani e Paravia» fa notare Luigi Li Gotti, senatore
dell'Idv e primo firmatario della mozione dell'Idv, Pd e Udc. Addirittura «con
un effetto più ampio e devastante» sottolinea il segretario dell'Anm Giuseppe
Cascini. «Si limita la possibilità di commettere illeciti solo nel corso della
procedura fallimentare - afferma - e questo significa carta bianca ai
commissari liquidatori che riusciranno ad evitarlo e che, perciò, non potranno
essere accusati di alcun reato». Ecco perché i firmatati della mozione
chiedono, adesso, le dimissioni di Tremonti. Ma non è finita. Il Csm potrebbe
aprire «una pratica per esprimere una valutazione tecnica» proprio sul ddl del
governo, su sollecitazione del consigliere Fabio Roia.
( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Le riforme
sbagliate Roma, 31 ott. - Non tutte le riforme sono le benvenute (soprattutto
in un Paese conservatore, nel senso peggiore del termine, come il nostro). Non
tutte le riforme costituiscono un miglioramento dello statu quo; non tutte le riforme
debbono esser difese anche davanti all'opposizione di una cittadinanza intera.
Ecco, questo e' proprio il caso della riforma dell'Universita' (si badi bene,
da distinguersi da quella della scuola, che invece ha qualche aspetto da
salvare, sebbene siano tutti marginali, come la bocciatura con il
( da "Voce d'Italia, La" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
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i sindacati non firmano, per noi la partita e' chiusa" *Cai: varato
aumento di capitale e nominato CdA *Anno nero per Air France, ma resta la
proposta per Alitalia Guarda tutti i
correlati
( da "Tempo, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
stampa
il caso Alitalia, ecco quelli
che hanno rifiutato la Cai C'è una lista di imprenditori coinvolti nel
salvataggio di Alitalia che circola
nei corridoi di Palazzo Chigi di cui nessuno vuole fare parola. Contiene i nomi
di chi ha detto no a Berlusconi quando Bruno Ermolli stava cercando di mettere
insieme la cordata per salvare la compagnia. Leggi e commenta L'elenco
ufficialmente non esiste ma il presidente del Consiglio e i suoi più stretti
collaboratori, che hanno lavorato per molte settimane alla costruzione della
Cai prima che l'incarico fosse affidato a Banca Intesa, difficilmente
riusciranno a dimenticarlo. Secondo quanto Il Tempo è riuscito a ricostruire
tra gli imprenditori avvicinati direttamente o indirettamente dagli amici e dai
collaboratori del premier, magari anche solo con una battuta per saggiarne la
disponibilità, ci sarebbero alcuni degli uomini più ricchi d'Italia come il
patron della Geox, Mario Moretti Polegato, il numero uno di Luxottica, Leonardo
Del Vecchio, il proprietario della Cir, Carlo De Benedetti e il re delle
costruzioni Francesco Gaetano Caltagirone (anche se famiglia di quest'ultimo ha
dato il suo contributo al salvataggio di Alitalia
grazie alla partecipazione in Cai di Francesco Bellavista Caltagirone). Al loro
fianco nel rifiuto di imbarcarsi nella Compagnia Aeronautica Italiana guidata
da Roberto Colaninno, ci sarebbe il finanziere Stefano Pessina, di Alliance
Boots e l'ex azionista di controllo di Fastweb, Silvio Scaglia, oltre al numero
uno della Italcementi, Giampiero Pesenti e al patron della Tod's Diego Della
Valle. Gli emissari del premier si sono sentiti dare le giustificazioni più
svariate, dal «non ho disponibilità» al «mi metterebbe in difficoltà con la mia
parte politica», ma c'è stato anche chi ha semplicemente detto che
l'investimento in Alitalia non rientrava nel suo
business. Fuori dalla partita sembrerebbe siano voluti rimanere anche il re dei
divani, Pasquale Natuzzi e i petrolieri della Erg e della Saras, rispettivamente
Garrone e Moratti. Giuseppe Scairrone e Gianni Punzo avrebbero invece desistito
dall'avventura Alitalia perché si stavano per buttare
nell'alta velocità con la Ntv di Luca Cordero di Montezemolo. Gli uomini di
Ermolli avrebbero contattato anche la finanziaria di casa Agnelli, la Ifil, per
proporre l'affare e il nipote dell'Avvocato, Lupo Rattazzi, attualmente
presidente della compagnia aerea Neos e novello consigliere di amministrazione
della potente banca Finnat. Dello storico gruppo di imprenditori vicini al
Cavaliere avrebbero disertato anche il finanziere Francesco Micheli, il
senatore Francesco Casoli di Elica e il patron del Fondo Clessidra, Claudio
Sposito, anche se quest'ultimo in un primo momento si era detto disponibile a
fare l'investimento ma alla fine sarebbe stato fermato dai suoi soci perché
l'operazione non avrebbe i parametri di redditività previsti per l'intervento
del suo fondo. L'intervento di Clessidra potrebbe però tornare in discussione
nei prossimi giorni insieme a quello del fondatore di Technogym, Nerio
Alessandri, il quale al momento sarebbe tra coloro che hanno respinto l'invito
di Ermolli a scommettere sulla nuova Alitalia, ma di
cui non è ancora definitivamente esclusa la partecipazione. Tra gli altri
imprenditori che avrebbero respinto le sollecitazioni del premier a entrare nel
capitale della Cai ci sarebbero l'inventore del Cepu, Francesco Polidori, e gli
storici fondatori del gruppo Esselunga, Bernardo Caprotti e Marco Brunelli.
Irremovibili nel dimostrare il proprio disinteresse al business proposto dagli
emissari del presidente del Consiglio ci sarebbero l'industriale degli
elettrodomestici a marchio Indesit, Vittorio Merloni, il parton della Diesel,
Renzo Rosso, e Guido Grimaldi dell'omonima compagnia di navigazione partenopea.
Fra gli assenti ci sarebbe il gruppo Barilla e il numero uno di Tenaris,
Giorgio Rocca, che ha in programma per il 2009 un piano di investimenti da 400
milioni di dollari e visti i tempi che corrono vorrebbe evitare di fare il
passo più lungo della gamba in un settore a lui del tutto sconosciuto. Inoltre
sarebbe stato contattato anche il costruttore romano, vicino a Massimo D'Alema,
Alfio Marchini, ma senza successo. Adesso bisognerà vedere chi avrà avuto
ragione, se quegli imprenditori che hanno accettato di entrare nella cordata
per il salvataggio di Alitalia, per vantare un credito
nei confronti del Cavaliere magari da spendere per lo sviluppo dei loro
business tradizionali, come Benetton, Gavio, Ligresi, Bellavista Caltagirone,
Aponte e gli altri soci della Cai, o quelli che si sono tirati fuori dalla
partita per le ragioni più diverse. Quel che è certo è che in questo periodo di
crisi dei mercati, che da un lato suggerisce la prudenza negli investimenti e
dall'altro conferisce un valore inestimabile al buon feeling con Palazzo Chigi,
la proposta di Ermolli ha messo molti industriali davanti a un dubbio amletico
e chissà che qualcuno non ci ripensi prima che l'aumento di capitale della Cai
non sia interamente sottoscritto.
( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Capita anche questo
nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta
degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice
- il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici
amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale
della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe
distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno
cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe
Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta
raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il
video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe
dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del
popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per
denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al
Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia
di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche
se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare
(nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a
Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime".
Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e
della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è
uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto
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a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non
dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come
sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito
delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze
intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì
lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è
in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri:
Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni
fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma
era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra
marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la
scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e
male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è
"okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più
facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra
destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non
mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella
sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai
riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che
continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene
che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto
nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il
partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il
ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma,
chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di
riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle
proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per
risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le
"okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA
APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte
per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno
nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3)
Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con
procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile,
efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai
migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la
qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per
garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di
finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via
definitva Scritto in Varie Commenti ( 289 ) » (102 votes, average: 3.72 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema
furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è
arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.".
Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana
pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che
rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un
linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake
della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui,
in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al
Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il
Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro,
parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela
perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma,
invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la
piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza
il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti
popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo
addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e
Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale
dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la
svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e
Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato
ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del
dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo.
"Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe
concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei
contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese",
dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci
sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex
ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo
caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli
equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i
partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo
appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle
coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente.
Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi".
E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da
sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo
veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida,
non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro
o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo
Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario"
Scritto in Varie Commenti ( 122 ) » (58 votes, average: 3.19 out of 5) Loading
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i
risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai
sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei
lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma
soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il
dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli
imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl).
L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori.
L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che
anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa
del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da
Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi
attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello
di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto
che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione
dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei
lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei
sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il
20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è
"archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno?
Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono
soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di
guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i
lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per
molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei
lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del
Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario
Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti
( 67 ) » (46 votes, average: 3.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo
l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale.
Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca
la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama
qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e
delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non
è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43
miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi)
con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo
reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato,
come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente
e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella
maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha
capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia
attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al
ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle
divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato
e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si
aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri,
del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia,
che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace
alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno
caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi
di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è
ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli
insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la
riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del
tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi:
"Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 164 )
» (58 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08
Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si
rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader
del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati.
Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini
per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per
concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non
italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede
dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare..
(basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per
come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia
collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto
nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la
sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco
arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce
l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al
Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova
occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra
riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente
"il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude
l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il
premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina
e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che
riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per
fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni
verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che
legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice
Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello
di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: «Il diritto di
voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione». Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria «non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di
stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente
equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di
voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori». Poi
arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli immigrati non è nel programma
di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di
Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte
degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza
cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire, come scrive
Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono
altre? Scritto in Varie Commenti ( 110 ) » (36 votes, average: 3.03 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente
in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo
cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma
dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto
auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con
maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per
rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di
cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) » (13 votes, average: 2.46
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di
riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora
non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego
nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si
prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il
"No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al
suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) » (21 votes, average: 2.95 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo
Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia",
qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio
per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile
finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) » (61 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo
attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino
Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente
dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino:
Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le
mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla
sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo)
si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci
vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che
si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 167 ) » (48 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it,
un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (51)
Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Marco, allora qualche contestatore
c'era. Alberto Taliani: Caro Luca, ci sono già le Grillo News. forse c'è
qualcuno che impedisce di leggerle?... Marco: Mi spiegate perchè ogni volta che
Berlusconi & C vengono contestati (e succede molto spesso) i giornali...
luca: visto che siete tanto bravi a criticare "l'intoccabileR 21; Grillo e
siete - addirittura -... Alberto Taliani: Caro Pier Paolo, gli studenti hanno detto
che il movimento di protesta è apartitico e credo che la... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi
gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2
Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito
dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? - 1 Emails Ultime News No degli autonomi, Cai ritira l'offerta Alitalia: compagnia verso il fallimentoBorse europee
volatili Draghi: la stagnazione durerà fino al 2009Papa: tra fede e scienza non
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"Scontri iniziati dalla sinistra" Gli studenti: "Aggressione non
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ore di volo, ecco le foto impietose di Kate MossStaminali anti età per l?eterna
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Libera TocqueVille October
( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati di
piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo
Letta
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Esteri New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute
Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA IN BILICO La Cai presenta l'offerta
vincolante Berlusconi: "La compagnia si salverà" Piloti e assistenti:
"No al lodo Letta" I sindacati di piloti e hostess non firmano
l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta Roma, 31 ottobre 2008 -
La Cai presenterà l?offerta vincolante per Alitalia:
lo fanno sapere fonti sindacali. Altre fonti vicino alla società, confermano
tale intenzione ma specificano allo stesso tempo che la decisione sarà presa
dopo le 22, e cioè quando scadrà il termine fissato ai sindacati dei piloti e
degli assistenti di volo per firmare l?accordo. Il premier Silvio Berlusconi si
dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e
che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il salvataggio della nostra compagnia
nazionale, l?Italia avrà ancora una sua compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete
che sono ottimista”, risponde il presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi
gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale,
Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle
organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della
nuova compagnia di bandiera, il consiglio di amministrazione della Cai,
riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha deciso di non presentare
l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia.
Il termine ultimo per la sopravvivenza della compagnia è questa sera allo
scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile arrivare a un conclusione
positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno
firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro dei dipendenti, mentre è arrivato
il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione Piloti così come non hanno aderito
gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e l?SdL. Per le cinque sigle sindacali
che non hanno firmato le intese non sono in linea con gli accordi firmati lo
scorso 26 settembre a palazzo Chigi. Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio
Berti, è stata abbandonata una linea condivisa da tutti e i documenti dalle
organizzazioni sindacali di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl
"fanno saltare i presupposti dell?accordo di Palazzo Chigi".
Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le intese raggiunte a
settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato all?Air One, per
quanto non espressamente indicato nelle intese, ha sottolineato che sono stati
introdotti "elementi estranei al contratto Air One, quando si era
concordato di fare riferimento a quel contratto". Quelle, secondo Berti,
erano già "condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra
azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia, Giuseppe
Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da Cai
producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle scelte
dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio".
Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è
"un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il
presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno
firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la
Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado
Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor?
dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far
fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era
necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad
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pensionari e citt[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di
multa"18:23:37 - addio federer addio master series addio divertimento....è
normale che dispiaccia a tutti piu per rog[...] Bercy perde Federer e
Nadal18:20:23 - e invece l'onorevole che vota per il compare (non è la stessa
cosa che timbrare per il collega???) l[...] Licenziato il dipendente che timbra
per il collega18:19:48 - caro mieko hai dimenticato di mettere una squadra tra
parentesi, l'inter.chi sa se un giorno usciran[...] Gilardino non ha passato il
confine fra buona fede e fair play Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è
giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai
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( da "Giornale.it, Il" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
La fonte è la tv
americana Abc: diversi esperti dell'intelligence Usa ritengono sia imminente un
messaggio di Osama Bin Laden prima o al limite subito dopo le elezioni.
D'altronde non è la prima volta che capita: quattro anni fa, a pochi giorni dal
voto, fu diffuso il filmato in cui camminava sulle montagne. E Bush trovò lo
slancio per recuperare lo svantaggio su Kerry. Il bis sarebbe giustificato,
spiegano gli analisti, dalla necessità per il capo di Al Qaida di inviare un
segnale forte ai suoi e al mondo in un periodo cruciale. Come dire: ci sono
ancora e dovere fare i conti con me. Negli ultimi giorni Al Qaida ha lanciato
messaggi contraddittori: una decina di giorni fa ha lasciato intendere di
preferire una vittoria di McCain, perchè con Obama presidente l'immagine degli
Usa nel mondo migliorebbe. Ieri, però, ha diffuso un video via Internet in cui
uno dei suoi capi chiede all'Onnipotente che alle elezioni Bush e il partito
repubblicano vengano umiliati. L'Abc non è stata ripresa dalla maggior parte
dei media, ma sta circolando nella blogosfera americana sia tra i siti
conservatori che tra quelli progressisti; c'è chi è preoccupato e chi teme cospirazioni.
Vedremo se la notizia è fondata o se i servizi stanno semplicemente mettendo le
mani avanti. Ammesso che Obama sia ancora vivo. Scritto in notizie nascoste,
presidenziali usa Commenti ( 2 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 31Oct 08 Una lezione ai supermanager di Wall Street (finalmente)
Sarebbe stata l'ultima beffa: secondo diverse fonti di stampa i supermanager
delle società finanziarie che hanno portato Wall Street e il mondo al collasso,
si apprestavano a incassare bonus milionari previsti dai loro contratti,
nonostante le società da loro gestite fossero tecnicamente fallite. Ma il
procuratore generale di New York è Andrew Cuomo (figlio dell'ex governatore
Mario), ha scritto a nove banche avvertendole che secondo le leggi dello Stato
è illegale usare i fondi dei contribuenti per pagare tali bonus. Quali banche?
le solite: Bank of America Corp , Bank of New York Mellon Corp , Citigroup Inc
, Goldman Sachs Group Inc , JPMorgan Chase & Co , Merrill Lynch & Co
Inc , Morgan Stanley , State Street Corp and Wells Fargo & Co. Non solo:
Cuomo ha gestito il salvataggio del colosso assicurativo Aig e ha preteso
l'annullamento di tutti i benefit, minacciando, in caso contrario, un'azione
legale. Io dico: viva Cuomo. E che sia di esempio per tutti.. AGGIORNAMENTO:Mi
viene richiesto un link di approfondimento e sono ben lieto di fornirlo. Il più
completo è questo del New York Times. Ci sono due novità, una buona e una
cattiva. Quella buona: Cuomo ha chiesto alle nove banche un rapporto completo
sui bonus percepiti dai manager; quella cattiva, Cuomo si appella a una legge
che gli dà il pretesto di bloccare i bonus, ma non la certezza. Si tratta di un
codice che va interpretato. Ma ci prova e lancia un segnale forte. Cuomo non
molla e chiede giustizia. Scritto in economia, globalizzazione Commenti ( 17 )
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Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 29Oct 08 Troppo miele su Obama (e la stampa è complice) La stampa
europea da nove mesi fa il tifo per Obama, quella italiana ancor di più (con
qualche eccezione): è estasiata. Obama è perfetto, Obama è imbattibile, Obama
sarà un superpresidente. Purtroppo anche la stampa americana sta dando una
pessima prova di sè. Dico purtroppo perchè vedo i media oscillare tra i due
estremi: fino a un paio di anni fa si sono fatti abbindolare con sconcertante
facilità dagli spin doctor di Bush, ora eccedono in senso opposto e tirano la
volata al candidato democratico. Senza ammettere la propria partigianeria
ovviamente. Due pesi e due misure: con John McCain sono stati severissimi, con
Sarah Palin spietati, mentre a Barack Obama hanno perdonato tutto e hanno
sorvolato volentieri sulle numerose gaffe di Joe Biden. Negli ultimi giorni il
tifo è diventato palese. Il Los Angeles Times è entrato in posseso di un video
in cui si vede Obama mentre brinda all'onore di un ex dirigente dell'Olp in una
serata in cui alcuni palestinesi accusano Israel edi terrorismo, ma il
quotidiano rifiuta di pubblicarlo. Eppure nessuno dice nulla, nessuno protesta,
nessuno si indigna. I magistrati in Florida hanno appurato che gli attivisti
del movimento progressista Acorn hanno registrato illegalmente diverse migliaia
di elettori. Anche in questo caso silenzio. Il sito Drudge Report ha scoperto
un'intervista radiofonia del
( da "Quotidiano.net" del 31-10-2008)
Argomenti: Alitalia
Oltre un miliardo di
euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo. Berlusconi: "Sono
ottimista". I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I
confederali avevano detto sì al lodo Letta
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vincolante Piloti e assistenti: "Non firmiamo" Oltre un miliardo di euro
per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo. Berlusconi: "Sono
ottimista". I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I
confederali avevano detto sì al lodo Letta Roma, 31 ottobre 2008 - La Cai ha
presentato l?offerta vincolante per Alitalia. Il
consiglio di amministrazione di Cai “ha preso atto del lavoro” sin qui svolto,
si legge in una nota della società - che ha consentito diraccogliere intorno
alla nuova società oltre venti gruppi imprenditoriali, disposti ad investire
oltre 1 miliardo di euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo del
Paese intorno ad Alitalia e Airone; definire i
contenuti di un piano industriale “ambizioso ma realistico”, che consentisse
alla nuova compagnia di ritornare a crescere, “posizionandosi come uno dei più
importante vettori dell?area europea”; definire i termini di un importante
partnership con uno dei tre principali operatori mondiali del settore, con la
possibilità anche di un ingresso di tale partner nell?azionariato della nuova
Compagnia; determinare “positive conseguenze” sul piano occupazionale, che
avrebbero permesso di assumere nella nuova società oltre 12.500 dipendenti,
prevedendo inoltre procedure di mobilità e ammortizzatori sociali per gli altri
dipendenti attuali di Alitalia e AirOne. La
presentazione dell?offerta al Commissario, condizionata ad una decisione non
pregiudizievole per l?acquirente da parte della Commissione Europea e
all?assenza di prescrizioni da parte dell?Autorità Garante per la Concorrenze e
il Mercato è avvenuta una volta ricevuta la conferma della sottoscrizione da
parte di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporti dei nuovi contratti
di lavoro e dei criteri di selezione dei lavoratori della nuova compagnia. Le cinque sigle autonome dei piloti e degli assistenti di volo di
Alitalia, Anpac, Unione piloti, Avia, Anpav e Sdl non torneranno a
palazzo Chigi per firmare i contratti e i criteri di selezione per il personale
della nuova Alitalia. Lo riferiscono fonti sindacali Il premier Silvio Berlusconi si dice
ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il
salvataggio della nostra compagnia nazionale, l?Italia avrà ancora una sua
compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete che sono ottimista”, risponde il
presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci
sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA
GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento.
Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali
per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera, il consiglio
di amministrazione della Cai, riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha
deciso di non presentare l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia. Il termine ultimo per la sopravvivenza della
compagnia è questa sera allo scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile
arrivare a un conclusione positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil
trasporti e Ugl trasporti hanno firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro
dei dipendenti, mentre è arrivato il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione
Piloti così come non hanno aderito gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e
l?SdL. Per le cinque sigle sindacali che non hanno firmato le intese non sono
in linea con gli accordi firmati lo scorso 26 settembre a palazzo Chigi.
Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio Berti, è stata abbandonata una linea
condivisa da tutti e i documenti dalle organizzazioni sindacali di categoria
aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl "fanno saltare i presupposti dell?accordo
di Palazzo Chigi". Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le
intese raggiunte a settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato
all?Air One, per quanto non espressamente indicato nelle intese, ha
sottolineato che sono stati introdotti "elementi estranei al contratto Air
One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto".
Quelle, secondo Berti, erano già "condizioni durissime, inesistenti in
qualunque altra azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia,
Giuseppe Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da
Cai producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle
scelte dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio".
Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è
"un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il
presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno
firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la
Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado
Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor?
dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far
fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era
necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad
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