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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL 23-30 giugno 2008       #TOP



Report "Alitalia 2"

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (63)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

"ma la manovra dimentica anche gli imprenditori" ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Inoltre le risorse messe in campo per l'Alitalia e per l'abolizione dell'Ici hanno drenato risorse destinate alle imprese. E poi c'è un ulteriore fatto negativo". Quale? "Con l'inflazione programmata all'1,7 per cento, contro il 3,6 di quella reale, si rischia di mettere un macigno sui rinnovi contrattuali.

Bettini: Arturo è un picconatore ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma la crisi dell'Alitalia, così come i rifiuti, gli strappi istituzionali e le bugie sui buchi del bilancio di Roma sono sotto gli occhi di tutti. Così come stanno lì le drammatiche condizioni dei salariati e dei pensionati i cui redditi Tremonti vorrebbe legare a una previsione dell'inflazione che è metà di quella reale.

"un parco divertimenti per rilanciare il turismo" - laura mari ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e in chi "ha esagerato nel trasmettere messaggi di angoscia, che non sono certo un contributo per attirare il turismo internazionale". E poiché in base alle previsioni tra giugno e luglio gli arrivi dei turisti diminuiranno di un ulteriore 6%, il vicensindaco ha annunciato che "ad agosto i giovani tra i 18 e i 30 anni usufruiranno di particolari sconti"

<Dalla crisi Alitalia conseguenze gravi> ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Ricadute negative sulla Capitale "Dalla crisi Alitalia conseguenze gravi" "La cosa più grave è il silenzio assordante intorno alla crisi dell'Alitalia". Così Francesco Rutelli è intervenuto ieri nell'aula Giulio Cesare: "Dietro l'angolo - ha ricordato - c'è una crisi che potrebbe portare al fallimento della compagnia di bandiera.

Alitalia, addio a Nordio Il presidente di lungo corso ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 33 categoria: REDAZIONALE Il manager Per dieci anni alla guida della compagnia Alitalia, addio a Nordio Il presidente di lungo corso MILANO - è scomparso sabato scorso Umberto Nordio, manager di Stato il cui nome resterà legato all'Alitalia- compagnia di bandiera dell'era Iri, l'Istituto per la ricostruzione industriale.

Decollo o sfascio, è l'ultima chance di Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pagata con tariffe che crescevano solo per Alitalia. Perché un pilota Alitalia lavora il 15% meno dei suoi colleghi, e negli anni '90 circa la metà (40 ore al mese). Perché Az Servizi, che monsieur Spinettà non a caso voleva rifilare a Fintecna, carica ad Alitalia Fly un terzo in più del prezzo di mercato, scaricando su questa 150 milioni annui di perdite.

Torino-new york, il sogno infinito ma forse decolla il volo con la cina - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: la traballante compagnia di bandiera italiana infatti aveva iniziato a discutere della possibilità di aprire un collegamento diretto tra Caselle e New York. Due voli la settimana la proposta. Chiedeva però, Alitalia, quattro milioni per far partire l'operazione, con l'idea di riuscire a far diventare conveniente dal punto di vista economico quella operazione entro tre

"caselle non ha perso la bussola" - diego longhin ( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: senza però mettere in difficoltà i vettori tradizionali, come Air One, British e Alitalia. E per Montagnese la svolta arriverà con l'apertura di una base. Le trattative, soprattutto con Wind Jet e Blu Panorama, vanno avanti. "Così si riuscirà ad aumentare di 1 milione e mezzo il numero di passeggeri", spiega il presidente.

Formigoni: il governo deve aiutare malpensa ( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Milano "Disastro per Alitalia la scelta di lasciare l'hub" Formigoni: il governo deve aiutare Malpensa Il governo confermi i suoi impegni su Malpensa. A chiederlo è il governatore Roberto Formigoni che ieri, dati alla mano, ha sostenuto che "per Alitalia la scelta di abbandonare l'aeroporto lombardo è stata disastrosa.

Il fallimento dei professori - adriano prosperi ( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aura di disastro che circonda il mondo della scuola e dell'università, simile in questo all'Alitalia ma senza nemmeno le ali. Non è piacevole parlarne per chi vi ha trascorso una vita. Ma bisognerà farlo. C'è un nuovo governo e c'è una novità anche nell'assetto ministeriale: il ritorno di scuola e università sotto il governo di un unico ministero.

Così i putin-boys hanno beffato robin hood - gad lerner ( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: impedito ad Alitalia non si poteva certo vietare ai Garrone GAD LERNER La beffa è casuale ma istruttiva. Il compagno ministro Giulio Tremonti non ha fatto in tempo a additare i petrolieri italiani come ricconi meritevoli di una sanzione esemplare, con la Robin Hood tax, quand'ecco che la famiglia Garrone realizza una storica joint venture accogliendo in Sicilia il colosso russo Lukoil,

Manovra, sul decreto tensioni Tremonti-Quirinale Scure sulla scuola: via 150mila posti in tre anni. Patrimoniale sui fondi. Alitalia e Poste in vendita ( da "Unita, L'" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e Poste in vendita di Bianca Di Giovanni/ Roma MANOVRE Sulla manovra-lampo annunciata da Giulio Tremonti cala il freno degli uffici del Quirinale. I tecnici della presidenza hanno passato al setaccio le norme, verificando irregolarità tecniche sui tagli.

Gemma Contin Castelli in aria ( da "Liberazione" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ha attribuito alla sinistra anche il fallimento della vicenda Alitalia-Malpensa, "costata al sistema una perdita di 3,5 milioni di passeggeri e 3.5 miliardi di euro". Ha avvertito che in vista dell'Expo di Milano l'hub di Malpensa dovrà ripartire con un bacino di utenza molto più ampio, in grado di servire i 15-20 milioni di abitanti da Venezia a Bologna e da Torino a Genova,

Formigoni: si deve riportare Alitalia a Malpensa ( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ieri ha chiesto a Sea di "non mollare il colpo sulla richiesta di risarcimento avviata nei confronti di Alitalia. Tutti noi auspichiamo che Alitalia torni a volare dall'hub lombardo. Ma se così non fosse ritengo che Sea debba andare avanti". Un aereo dell'Alitalia sulla pista di Malpensa. La compagnia ha lasciato l'hub M. Cre.

E sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona ( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE La concessione E sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona MILANO - Mentre invoca a gran voce il ritorno di Alitalia su Malpensa, e continua a mostrare scetticismo rispetto alla via alternativa perseguita da Sea nella partnership con Lufthansa, la Regione Lombardia, secondo quanto disposto dalla legge regionale in vigore, dice la sua anche sugli scali minori.

Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento ( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Tremonti alla Camera Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento ROMA - "Credo che una valutazione sulla situazione (di Alitalia, ndr) si potrà conoscere tra pochi giorni in occasione dell'assemblea" ha detto ieri Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, advisor della privatizzazione della compagnia.

Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)

<Abbandonare Malpensa? Un disastro per Alitalia> ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un disastro per Alitalia" di Daniela Uva Formigoni attacca: "La compagnia aerea va sempre peggio senza il nostro hub" Abbandonare l'aeroporto di Malpensa? Per Alitalia si è rivelato un disastro. Proprio come aveva previsto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in occasione della presentazione del piano di transizione e sopravvivenza della compagnia di bandiera.

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

<Alitalia ai privati nel giro di pochi mesi> ( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: chi lo incalzava su Alitalia. L'assemblea di sabato sarà effettivamente l'occasione per fare il primo punto sul bilancio e sulla situazione della compagnia riguardo al dossier Alitalia. Specialmente per l'advisor, che dovrà poi decidere come muoversi. Alitalia "è un problema che meno se ne parla e meglio è", ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli,

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Veltroni: Nessun premier europeo parla così Dialogo impossibile, gli elettori si pentiranno di averlo votato . Ma nel Pd si riparla di congresso ( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo stesso vale per Alitalia, per la Robin Tax che farà del male solo ai consumatori, sui mutui che costeranno di più, sui salari, sui prezzi. Una ragione in più, per Veltroni, per confermare la mobilitazione di autunno sulle politiche del governo: "Sarà un grande appuntamento perchè nei prossimi mesi crescerà lo sconcerto".

Alitalia, Robin Tax, mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento ( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del In piazza Alitalia, Robin Tax, mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento.

Alitalia, Tremonti non sa cosa fare e scarica Ermolli Due mesi di tempo per il piano di Intesa Il ministro: Mettetevi nei miei panni ( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: si è ritrovato a gestire la patata bollente di Alitalia, azienda di Stato controllata proprio dal Tesoro. Bollente perché così ha voluto il suo capo, Silvio Berlusconi. Che con la partita Alitalia ha giocato la sua campagna elettorale. Fatta di promesse mancate, di cordate improbabili, di super consulenti di carta, di veti, di mercati destabilizzati.

Alitalia, <soluzione entro luglio> Ma i sindacati non si fidano ( da "Liberazione" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nessuna indicazione concreta sul futuro della compagnia Alitalia, "soluzione entro luglio" Ma i sindacati non si fidano Roberto Farneti L'unica cosa certa, al momento, è che nel futuro di Alitalia "non c'è più Air France-Klm". Per il resto, l'audizione parlamentare del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non è servita a fornire i tanto attesi chiarimenti su cosa "bolle in pentola"

Alitalia, si prepara la cordata di Intesa ( da "Manifesto, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, si prepara la cordata di Intesa m. rav Ogni giorno si perde il conto dei lanci d'agenzia su Alitalia, stretti tra toni tragici e velato ottimismo. Ieri, è stata di nuovo una giornata convulsa. Dopo la bufera attorno alle dichiarazioni di Tremonti sulle azioni, "non legali", avviate da Air France nei confronti di Alitalia (

Torna sul tavolo il partito Malpensa E la flotta AirOne riaccende i motori ( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A favore di un nuovo matrimonio Alitalia-Malpensa sta anche il recente investimento di Airone sullo scalo varesino. La flotta presenta e quella futura della compagnia di Carlo Toto è considerata da molti osservatori il vero "asset" che essa apporterebbe alla nuova Alitalia.

Alitalia, salvataggio in due tempi ( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air France non c'è più" Alitalia, salvataggio in due tempi Police: prima i capitali poi il partner. Tremonti: 60 giorni a Intesa Il presidente: in cassa ancora 500 milioni Fiducia in una soluzione rapida e condivisa dai sindacati ROMA - Piano in due tempi per Alitalia.

Air France, le consulenze e la missione italiana ( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tanto è costato a Air France-Klm studiare e comporre il dossier di Alitalia. Finito poi nel nulla. Secondo i dati del gruppo, aggiornati al 31 marzo scorso, valutare se acquistare o meno il 49,9% della compagnia dal Tesoro italiano, ha comportato la redazione di uno studio di fattibilità sull'operazione d'integrazione.

"entro luglio soluzione per alitalia con ricapitalizzazione e partner" - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: con un nuovo vertice esperto e pronto a pilotare Alitalia verso la salvezza. Sono le indicazioni arrivate dall'audizione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti alla Camera e dalle dichiarazioni del presidente di Alitalia. Aristide Police, a margine della riunione che si è tenuta all'Enac sullo stato di salute della compagnia, ha parlato di "un piano sostenibile" in arrivo con "

Bonino: la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip Mi sono occupata di Alitalia, immigrazione, sicurezza e fame del mondo, ma non fa notizia A una donna impegnata si chiede sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale "Mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato" FILIPPO CECCARELLI Contrordine: Emma Bonino non è innamorata.

In fondo, si poteva prevedere. E non è che fossero poi necessarie doti particolari. Bastava rip ( da "Stampa, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia da "mani straniere": nel giro di due settimane, l'emergenza delle emergenze è diventata bloccare alcuni processi e mettere al riparo dalla magistratura le alte cariche dello Stato. Stupefacente. Non c'è controprova, naturalmente: ma c'è da scommettere che forse il Pdl non avrebbe vinto così largamente le elezioni di due mesi e mezzo fa se avesse proposto agli italiani un

Fiumicino, estate record e multe per il caos bagagli - maria elena vincenzi ( da "Repubblica, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia assumerà 175 persone mentre per l'altro, spagnolo, saranno sufficienti una settantina di stagionali. Una cura che, unita alla task force dell'Ente che controllerà lo scalo giorno e notte, dovrebbe garantire partenze e arrivi sereni. File ai check in e ai varchi, attesa dei bagagli e trattamento dei passeggeri: saranno questi gli aspetti monitorati dalla squadra speciale

Multe per salvare i bagagli ( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Fiumicino Multe per salvare i bagagli Multati dall'Enac (il "governo " dell'aviazione civile) per aver consegnato tardi i bagagli ai passeggeri. Le sanzioni sono state inflitte ad Alitalia Airport e Flight Care, mentre l'Ente volo ha varato il "piano estate" che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli. A PAGINA 5.

Fiumicino, multe <salva bagagli> ( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Airport e Flight Care, due delle quattro aziende che al Leonardo da Vinci si occupano dell'assistenza a terra. Elevate in tutto 8 contravvenzioni (da 2 mila euro ciascuna) per un totale di 16 mila euro. Un "giro di vite" sulle attività degli handler imposto dall'Ente volo assieme al varo del "piano estate " che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli

I manager di Stato Tra i più pagati Gnudi, Montezemolo e Poli ( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: numero uno di Fintecna ed ex di Alitalia, Chicco Testa (768 mila euro), presidente di Roma Metropolitane, e il governatore di Bankitalia Mario Draghi (723 mila euro). Tra le donne Elisabetta Spitz, direttore dell'agenzia del demanio, con 394 mila euro complessivi. Chiude in assoluto la classifica Agostino Melloni, vicepresidente dell'Interporto di Rovigo,

<Alitalia, solo progetti seri> ( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 152 del 2008-06-27 pagina 26 "Alitalia, solo progetti seri" di Redazione "Se si propongono dei progetti sani, puliti che hanno delle prospettive di crescita forte e seguono le regole del mercato gli imprenditori li seguono". Lo ha detto ieri Corrado Passera, ad del gruppo Intesa Sanpaolo su Alitalia.

Di Pietro minaccia: "Referendum sul lodo bis" ( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che dice che vuole il federalismo e che diventa assistenzialista nei confronti di Alitalia piuttosto che del sindaco di Roma". "Un governo - conclude - che ha preso in giro gli italiani facendo credere loro che avrebbe fatto dei provvedimenti per l'interesse della collettività ed, invece, ha messo al primo posto provvedimenti che interessano lui e le sue società".

Ripresi metà dei voli persi ( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: già riacquistato oltre la metà dei movimenti aerei che Alitalia non effettua più da marzo. è l'inizio di un percorso". Grazie al libero mercato. A cominciare dai collegamenti con gli Stati Uniti: ieri è stato inaugurato il volo diretto di Air One per Boston. La compagnia ha lanciato anche quello per Chicago con l'obiettivo, però, di crescere e di puntare sempre di più su Malpensa.

ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI ( da "Unita, L'" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI Sono Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese, secondo indiscrezioni, i due nomi indicati dall'azionista Tesoro per reintegrare il consiglio di amministrazione di Alitalia, attualmente composto da soli tre amministratori.

Rotondi ministro low cost ( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che ha fatto sapere che il ministro è andato a Mosca per "un incontro istituzionale e un incontro di studio", e che " è partito con la moglie con volo di linea Alitalia e a proprie spese, ritenendo la parte privata del programma prevalente sulla valenza istituzionale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Alitalia all'esame dell'assemblea ( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 28 pagina 24 Alitalia all'esame dell'assemblea di Redazione Intesa alla finestra: da domani entrerà in gioco. Air One: "Siamo ancora interessati" da Milano Su Alitalia "non ci chiamiamo fuori, eravamo interessati prima, lo siamo ancora" ha confermato ieri Lino Bergonzi, direttore generale di Air One a margine dell'inaugurazione del volo Malpensa-

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-28 num: - pag: 3 La Nota di M... ( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Si aggiungono al dramma della crisi irrisolta dell'Alitalia e alla spazzatura a Napoli, che fanno dire ad un Berlusconi frustrato: "Non si riesce ad accelerare. Abbiamo i rifiuti in mezzo alle strade ed ora andiamo incontro ad un'estate caldissima". Osservando la situazione, ieri il premier si è sfogato: "O guido il governo o vado alle udienze", nelle quali è imputato.

Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e Milanese ( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 06-28 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Il board Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e Milanese ROMA - Il Tesoro non scopre le sue carte su Alitalia. E all'assemblea della compagnia presieduta da Aristide Police ( foto) e si terrà oggi alla Magliana non indicherà il futuro ammini-stratore delegato della compagnia.

E Walter diventa il "premier ombra" ( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.

Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) ( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)

Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti, senza risse ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: balletto che sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro il decreto su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di clandestinità, la legge sulle intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato,

Noi giovani non siamo soldatini di cartapesta ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dal pendolarismo, alla questione Alitalia, e ci siamo resi conto che i militanti non aspettano altro che ricominciare a discutere delle questioni reali. Il Pd quando "si fa popolo" trova subito una risposta". Secondo lei la base si sta appassionando alla discussione sui toni da tenere come opposizione?

Pronti a rompere con il passato Su Alitalia la Cgil apre il confronto ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Pronti a rompere con il passato" Su Alitalia la Cgil apre il confronto di Roberto Rossi / Roma La nuova partita a scacchi, l'ennesima, su Alitalia tra azienda e sindacati è ufficialmente iniziata. In gioco non solo posti di lavoro ma anche il futuro della compagnia e del trasporto aereo italiano.

Alitalia, i sindacati scendono in trincea "con 4mila esuberi non veniamo al tavolo" - aldo fontanarosa a pagina 4 ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Inquietanti le anticipazioni sul piano" Bersani: con Air France sarebbe stato meglio Alitalia, i sindacati scendono in trincea "Con 4mila esuberi non veniamo al tavolo" ALDO FONTANAROSA A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.

Alitalia, sindacati sul piede di guerra - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia, sindacati sul piede di guerra "Con oltre 4.000 esuberi non ci sediamo al tavolo del confronto" ALDO FONTANAROSA ROMA - "Se è così, neanche ci sediamo al tavolo". I sindacati sono spaventati alla notizia che Banca Intesa - incaricata dal governo di un piano di salvataggio di Alitalia - la immagina con oltre 4000 posti in meno.

"da air france più soldi e meno tagli ora solo un pasticcio ad alto rischio" - pierluigi bersani* ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ancora di Alitalia o si parla di altro? Credo che il consiglio d'amministrazione di Alitalia (che non ha ancora un amministratore delegato!) sia nel diritto-dovere di saperlo. 2) Si pensa per caso ad un "fallimento atipico"? Come si può far convergere non già dei rami di azienda ma le passività e gli esuberi senza violare elementari principi di pari tutela di lavoratori e creditori?

Piloti fiduciosi "soluzione vicina" ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma perché Alitalia è una compagnia che fa la mobilità del paese. Anzi, il problema è di rafforzarne la quota nel mercato interno. Alitalia ha il 40 per cento del totale, contro il 90 sia di Air France che di Lufthansa. In nessun altro paese si è permesso che la compagnia di bandiera perdesse quote a favore di un'altra compagnia interna"

Police: Ultima chiamata ( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA/L'ALLARME DEL PRESIDENTE Police: "Ultima chiamata" Alitalia ha "un'ultima chance" che non può perdere e nel giro di pochi giorni è attesa dall'advisor Intesa SanPaolo una proposta per il risanamento della compagnia. Ad affermarlo è stato il presidente di Alitalia, Aristide Police, aprendo i lavori dell'assemblea degli azionisti.

"ora un colpo d'acceleratore per sbloccare i fondi europei" - adriano bonafede ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acceleratore per sbloccare i fondi europei" "Il prestito Alitalia? Non c'è stata bocciatura, ma solo una procedura di investigazione" ADRIANO BONAFEDE ROMA - "La conclusione dei lavori dell'Osservatorio sulla Torino-Lione è un importante passo avanti per la realizzazione di quest'opera prioritaria per l'Europa e per l'Italia.

Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che gli chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti".


Articoli

"ma la manovra dimentica anche gli imprenditori" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

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Economia Matteo Colaninno, ministro ombra dello Sviluppo per il Pd "Ma la manovra dimentica anche gli imprenditori" "Il governo di centrosinistra aveva messo sul piatto 7 miliardi di euro, qui non c'è nulla" ROMA - "Questo è un governo che si presenta come amico per le imprese. Ma, al di là di tante belle parole, proprio le imprese, nella manovra economica annunciata, sono le grandi assenti". Matteo Colaninno, ministro ombra per lo Sviluppo economico del Partito Democratico, boccia senza appello la strategia dell'esecutivo Berlusconi. Onorevole Colaninno, cosa c'è che non va nella manovra del governo? "Per le imprese, al di là dell'annunciata ripresa del programma di liberalizzazioni dei mercati, al momento non vedo nulla che abbia una qualche consistenza finanziaria. Il confronto con quanto ha fatto il governo Prodi è drammatico per Berlusconi". In che senso? "Il governo di centrosinistra ha messo sul piatto 7 miliardi di euro per ridurre di 5 punti il cuneo fiscale e contributivo che gravava sul costo del lavoro. Si tratta di una promessa mantenuta, che ha giocato un ruolo nella ripresa della competitività delle imprese, soprattutto per quelle aziende a più alta intensità di lavoro". Davvero non vede nulla di buono nella manovra annunciata da Berlusconi e Tremonti? "Di positivo c'è la volontà di confermare quanto fatto dal governo passato per il riequilibrio dei conti pubblici. Per il resto, non vedo alcuna luce. Non c'è strategia per il Sud. Non c'è strategia per le piccole imprese. Inoltre le risorse messe in campo per l'Alitalia e per l'abolizione dell'Ici hanno drenato risorse destinate alle imprese. E poi c'è un ulteriore fatto negativo". Quale? "Con l'inflazione programmata all'1,7 per cento, contro il 3,6 di quella reale, si rischia di mettere un macigno sui rinnovi contrattuali. Il recupero dell'inflazione si scaricherà sulla contrattazione di secondo livello, che così sarà di fatto uccisa". Che ne pensa della Robin tax? "è illiberale colpire un settore piuttosto che un altro. Perché banche, assicurazioni e petrolieri? Se tutto questo poi sui traduce in una card di 400 euro all'anno per i pensionati al minimo, poco più di un caffè al giorno...". (a.bon.).

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Bettini: Arturo è un picconatore (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il braccio destro del leader: il congresso? Nel Pd la maggioranza era contraria Bettini: Arturo è un picconatore "Noi colpiti e amareggiati per un attacco così violento e fuori misura" ROMA - Bettini, Parisi si è arrabbiato sul serio questa volta. Non la colpisce un affondo di questo tipo da parte sua? "Mi colpisce e mi amareggia l'attacco al Pd e a Veltroni così violento e fuori misura. Discutere è necessario come il pane, ma farlo a colpi di piccone è insensato". Veramente Parisi spiega qual è il senso della sua uscita. "Ma cosa vuole Parisi? Veltroni è stato chiamato da tutti in un momento di sbandamento e di lotta nella coalizione del centrosinistra. Ha mobilitato milioni di persone alle primarie, ha costruito il partito, ha fatto una campagna elettorale appassionata e innovativa, suscitando tante energie". E ha perso... "Certo non siamo al governo, ma abbiamo costruito la più grande forza riformista della storia italiana. Queste cose ho visto che le spiega molto bene un commentatore intelligente e certo non di sinistra come D'Alimonte sul Sole 24 Ore. E' facile dare lezioni quando si è sempre "trasportati" da chi fa la fatica e ha il coraggio di mettere la faccia in prima persona. Nel centrosinistra ci sono troppi commentatori perennemente garantiti". Nel centrosinistra vi sono anche molti giovani, ma sono ancora lontani dalle leve del comando. "Verrà il momento in cui finalmente i giovani più bravi del Pd prenderanno la scopa per rinnovare veramente. E mi ci metto per primo io tra quelli da rinnovare. Anzi ho detto più volte che sento la mia funzione dirigente quasi esclusivamente legata a questo obbiettivo e alla costruzione di un partito totalmente nuovo". A un certo punto sembrava che doveste andare a un congresso anticipato. Ora invece non se ne parla più, che è successo? "Walter e io ancora più convintamente dopo il voto abbiamo proposto di tenere subito un congresso per discutere e verificare il gruppo dirigente e la sua linea in un rapporto di massa con gli iscritti e gli elettori. Le opinioni sono state in grande maggioranza contrarie: insistere avrebbe rafforzato in alcuni la sensazione di avere di fronte un imperatore buono in lotta contro gli oligarchi. Si è scelta un'altra strada che ci porterà in autunno a un importante momento nazionale di discussione politico-programmatica. Ma guardiamo avanti perché l'assemblea di venerdì è stata un successo politico". Un successo? Non c'era nessuno. "Le sedie vuote? Era un venerdì di giugno e sono tre volte che riuniamo un'assemblea che è di fatto un congresso, non un semplice organismo dirigente. Si guarda ossessivamente al dibattito all'interno del Pd e quasi mai all'assenza totale di vita democratica dei partiti della destra italiana. Nell'assemblea si è discusso con serietà, a partire dalla relazione di Veltroni che ha parlato crudemente della sconfitta ma ha anche rivendicato i punti fondamentali di un progetto politico che ha già cambiato grandemente lo scenario italiano. Si tratta ora di iniziare un cammino con modestia e tenacia. Nell'assemblea Marini, Fassino, Follini, Bersani, Bindi e Cuperlo, per parlare solo di alcuni tra i più autorevoli, hanno portato contributi diversi e anche critici, ma tutti guardando in avanti. E poi l'assemblea ha finalmente cominciato a promuovere forze nuove e libere da appartenenze anche nella formazione della Direzione nazionale ". Perché tutta questa insistenza sul concetto del guardare avanti? "L'urgenza di guardare in avanti, senza mai perdere tuttavia lo sforzo di una ricerca delle ragioni profonde della difficoltà, non solo in Italia ma in tutta Europa, delle forze di progresso sta nel fatto che la luna di miele del governo Berlusconi si sta rapidamente consumando. Hanno fatto tante promesse. Ma la crisi dell'Alitalia, così come i rifiuti, gli strappi istituzionali e le bugie sui buchi del bilancio di Roma sono sotto gli occhi di tutti. Così come stanno lì le drammatiche condizioni dei salariati e dei pensionati i cui redditi Tremonti vorrebbe legare a una previsione dell'inflazione che è metà di quella reale. Insomma, si cominciano a intravedere tutti gli elementi per una grande mobilitazione di massa che noi faremo in autunno e che cambierà definitivamente, almeno lo spero, il clima nel Paese". Maria Teresa Meli Le critiche "Ma cosa vuole Parisi? Veltroni è stato chiamato da tutti in un momento di sbandamento e di lotta, ha costruito il partito" Coordinatore Goffredo Bettini.

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"un parco divertimenti per rilanciare il turismo" - laura mari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

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Pagina VII - Roma La proposta Cutrufo: "Presenze in calo del 7,69%". Rutelli: "Trasmessi messaggi di angoscia" "Un parco divertimenti per rilanciare il turismo" LAURA MARI Calano le presenze turistiche nella capitale e il Campidoglio pensa alla possibilità di invertire il trend con la costruzione di un parco di divertimento ispirato all'antica Roma. Ad annunciarlo è stato il vicesindaco Mauro Cutrufo, che illustrando i dati dell'Ente bilaterale del turismo sulle presenze di stranieri negli alberghi della capitale nei primi cinque mesi del 2008 (calate del 2,72% rispetto al 2007 e del 7,69% rispetto al solo mese di maggio dello scorso anno) ha dichiarato che "è stato commissionato un sondaggio per verificare il potenziale di gradimento, tra i turisti stranieri, di un parco a tema sull'impero romano". Ma per l'ex sindaco Rutelli, il motivo della flessione turistica è da ricercare nella crisi dell'Alitalia e in chi "ha esagerato nel trasmettere messaggi di angoscia, che non sono certo un contributo per attirare il turismo internazionale". E poiché in base alle previsioni tra giugno e luglio gli arrivi dei turisti diminuiranno di un ulteriore 6%, il vicensindaco ha annunciato che "ad agosto i giovani tra i 18 e i 30 anni usufruiranno di particolari sconti".

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<Dalla crisi Alitalia conseguenze gravi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-24 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Ricadute negative sulla Capitale "Dalla crisi Alitalia conseguenze gravi" "La cosa più grave è il silenzio assordante intorno alla crisi dell'Alitalia". Così Francesco Rutelli è intervenuto ieri nell'aula Giulio Cesare: "Dietro l'angolo - ha ricordato - c'è una crisi che potrebbe portare al fallimento della compagnia di bandiera. Parlare di turismo e di ripresa del turismo con una prospettiva di questo genere denuncia - mi pare velleitario. La situazione è gravissima e con l'Alitalia in crisi la conseguenza sul sistema turistico romano è catastrofica".

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Alitalia, addio a Nordio Il presidente di lungo corso (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-24 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE Il manager Per dieci anni alla guida della compagnia Alitalia, addio a Nordio Il presidente di lungo corso MILANO - è scomparso sabato scorso Umberto Nordio, manager di Stato il cui nome resterà legato all'Alitalia- compagnia di bandiera dell'era Iri, l'Istituto per la ricostruzione industriale. Nato a Genova nel 1919, Nordio si laurea in Fisica e inizia la sua carriera nel trasporto marittimo, fino a diventare vicepresidente della nordamericana Home Lines. Nel 1972 la svolta. Chiamato dall'allora amministratore delegato, Cesare Romiti, diventa direttore generale dell'Alitalia. Ci vorrà un solo anno per sedere sulla poltrona di amministratore delegato della compagnia di bandiera, con Romiti salito alla presidenza. Ma è nel 1978 che inizia quella che viene considerata l'era Nordio della compagnia aerea di Stato: dieci anni di presidenza che si concludono con un durissimo scontro con l'allora presidente dell'azionista Iri, Romano Prodi. Le accuse reciproche diventano di dominio pubblico con la pubblicazione da parte dell'agenzia di stampa, AdnKronos, delle lettere scritte dai due manager. Per Prodi, la gestione di Nordio è "miope", di "retroguardia", "perdente ". Nordio nelle risposte ricorda che i suoi bilanci da presidente, chiusi quasi tutti in nero, ripagano adeguatamente l'azionista. Nei suoi progetti c'è anche la costruzione di un grattacielo Alitalia a Manhattan. Anche se non mancano intanto anche le prime turbolenze sulla compagnia con scioperi del personale Alitalia che lasciano a terra lo stesso Nordio. Si intravedono i prodromi di una crisi che non lascerà più il gruppo aereo. Sullo scontro, comunque, deve intervenire anche il governo. E alla fine la spunta Prodi: l'uscita nel 1988, al suo posto verrà chiamato Carlo Verri che morirà, pochi mesi dopo, in un incidente d'auto. Tre anni dopo l'uscita da Alitalia finisce, con la decisione personale di fare un passo indietro, la corsa di Nordio alla presidenza della Camera di Commercio di Genova, la città alla quale è sempre rimasto molto legato. Appassionato di golf, era socio dell'esclusivo Castelgandolfo club ed era stato presidente del gruppo armatoriale CoeClerici. Umberto Nordio M. Sid.

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Decollo o sfascio, è l'ultima chance di Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 149 del 2008-06-24 pagina 19 Decollo o sfascio, è l'ultima chance di Alitalia di Redazione I 300 milioni ad Alitalia, visti da sinistra: un regalo pagato dai contribuenti. Visti da destra: il male minore, di fronte al rischio di diventare una dépendance della Francia, come Carlà. Ma l'Italia è la settima potenza economica mondiale, con regioni fra le più ricche d'Europa, primaria destinazione turistica, un potenziale di 200 milioni di passeggeri, e la tratta più redditizia del mondo, la Milano-Roma. Con questi numeri, per rimetterci un milione di euro al dì ("più voliamo, più perdiamo", la sintesi dell'indimenticato amministratore delegato Cimoli, due milioni l'anno di paghetta), non è indispensabile essere incapaci, però aiuta. Alitalia prima o poi sarà studiata nelle università. Titolo: come non gestire un'impresa. Corso progredito. I conti Alitalia sembrano un film di Dario Argento. In rosso da 20 anni. Bruciati 5 miliardi, di cui 3,5 pagati dallo Stato. Cioè da voi: allegri! Come ha fatto? Chiedere ai guru succedutisi alla cloche con paghe da milioni. Senza menar le mani, se potete. Osate chiedere tutto quello che non avreste mai voluto sapere. Perché la guerra contro Aeroporti di Roma, pagata con tariffe che crescevano solo per Alitalia. Perché un pilota Alitalia lavora il 15% meno dei suoi colleghi, e negli anni '90 circa la metà (40 ore al mese). Perché Az Servizi, che monsieur Spinettà non a caso voleva rifilare a Fintecna, carica ad Alitalia Fly un terzo in più del prezzo di mercato, scaricando su questa 150 milioni annui di perdite. Perché lo Stato regalò ai dipendenti il 20% delle azioni. Perché il sindacalista Angioletti diventò amministratore di Eurofly (società charter di Alitalia che presto si inabissa allegramente) intascando quasi 900mila euro all'anno. Perché si ritardò il trasloco dei voli a Malpensa fino a far fuggire l'alleata Klm con cui si poteva dar vita al primo vettore europeo. Perché si permise che i voli fossero paralizzati dalle "emicranie" in massa dei piloti, senza che né l'Iri né il governo avessero da ridire. Domande d'esame: sapendo che ogni aeromobile ha due piloti, spieghi il candidato perché Alitalia Cargo ha 5 aerei e 120 piloti. Sapendo che l'indennità-lettino compensa (fino a 1.800 euro al mese) il mancato riposo sugli aerei senza lettino, spieghi il candidato perché è elargita anche ai piloti di aerei che il lettino lo hanno. Qualcuno che dorme c'è, se nel 2005 le azioni valgono 80 centesimi e oggi 44. Forse. Perché il titolo è sospeso. E negli ultimi mesi è andato in Borsa come al luna park: sulle montagne russe. Quasi tutti hanno perso, qualcuno si è arricchito, Consob indaga, Alitalia affonda. Al solito: una gestione al di sotto di ogni sospetto, un circo di ingerenze partitiche, politiche clientelari, amministratori incapaci o lottizzati. Perché in fondo che cos'è un milione al giorno? Meno di due centesimi per ognuno di noi. E i vantaggi, per i soliti furbetti, ci sono. Che una pessima azienda sia inghiottita da una migliore non è un'ingiustizia. È il mercato: lo strumento che serve a separare il denaro dagli imbecilli. Il guaio è che qui a rimetterci sono gli italiani, che graviterebbero sempre più sulla Francia (con maggiori costi e tempi), vedendo dirottare i flussi turistici. Il prestito lo eviterà? Forse. È un aiuto di Stato? Certo che lo è, non ci prendiamo in giro. Di quelli che l'Unione europea non vuole, proprio perché si rischia di diventare come Alitalia, che infatti ci ha campato finora. Questo qui, però, deve servire a chiudere il ciclo e aprirne uno nuovo, che con una gestione finalmente efficiente e rigorosa crei ricchezza anziché distruggerla. E questo a sua volta postula che si trovino i soci finanziari, e, soprattutto, il socio industriale in grado di dare un drizzone ai conti; e che questo governo faccia fare un bel passo indietro ai partiti, tenendoli il più possibile alla larga dalla "nuova" Alitalia. Altrimenti coi 300 milioni si paga solo un giro di ottovolante: quello che porta al fallimento. E bisogna far presto. Concetto insolito per Alitalia, che secondo alcuni sarebbe acronimo di "Always Late In Take-off, Always Late In Arrival" (sempre tardi al decollo, sempre tardi all'arrivo). Ecco, appunto: ora basta. Questo è l'ultimo aereo. * Senatore del Pdl © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Torino-new york, il sogno infinito ma forse decolla il volo con la cina - marco trabucco (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)

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Pagina IX - Torino Due opzioni per il collegamento con l'America: la trattativa con Alitalia però è legata al futuro della compagnia Torino-New York, il sogno infinito ma forse decolla il volo con la Cina Borioli ha visto i manager della June Yao che vogliono una rotta a Nord Ovest MARCO TRABUCCO La sfida per Caselle è sempre quella: avere il volo per New York. Un sogno, forse anche un po' provinciale, che Torino però accarezza da sempre e non è mai riuscita a realizzare. Sarebbe per la città e il suo aeroporto una sorta di cerimonia di laurea internazionale riuscire a ottenere questo benedetto collegamento diretto con la Grande Mela. E per questo anche la convenienza economica dell'operazione, che è tutta da discutere, passa spesso in secondo piano nelle discussioni. L'ultima volta che se ne è parlato è stato meno di due mesi fa. E due sono le ipotesi allo studio sia dei vertici Sagat che di Daniele Borioli e Giuliana Manica, rispettivamente assessore ai Trasporti e al Turismo della Regione. La prima ipotesi nasce da una trattativa avviata mesi fa con Alitalia: la traballante compagnia di bandiera italiana infatti aveva iniziato a discutere della possibilità di aprire un collegamento diretto tra Caselle e New York. Due voli la settimana la proposta. Chiedeva però, Alitalia, quattro milioni per far partire l'operazione, con l'idea di riuscire a far diventare conveniente dal punto di vista economico quella operazione entro tre o al massimo quattro anni. E di poter rinunciare quindi a "sovvenzioni". La trattativa con Alitalia però coinvolgeva anche altre proposte: per una cifra complessiva di nove milioni infatti la compagnia si impegnava a istituire altri quattro nuovi collegamenti tra Caselle e altrettante capitali europee: Amsterdam e un'altra tra quelle all'interno della Ue, Kiev (Ucraina) e Istanbul (Turchia) tra quelle extra Ue. Tutte le proposte però, conferma l'assessore Borioli, si sono per ora arenate, a causa dell'incertezza sulla sorte di Alitalia. E così sull'ipotesi volo per New York sono tornate in auge le perplessità di alcuni degli attori che potrebbero essere coinvolti nell'operazione: Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino non ha mai nascosto di preferire molti buoni collegamenti con i grandi hub europei (Francoforte, Parigi, Londra) da cui poi volare con ampia scelta di orari negli Usa o in Asia che un costoso volo diretto bisettimanale. E su una posizione simile è Confindustria. A Caselle però non si fermano: e si stanno studiando nuove ipotesi con compagnie americane. In particolare un volo, anche in questo caso bisettimanale che collegherebbe sì Torino agli States, ma con Detroit. Oppure un New York però con uno scalo intermedio in un altro aeroporto. Si vedrà. Nell'attesa che il sogno si materializzi, si è però aperta un'altra possibilità verso l'Oriente però: durante i recenti incontri tra Borioli e il mondo politico ed economico cinese a Shanghai e Pechino è infatti emerso che una compagnia aerea cinese la June Yao Airlines avrebbe interesse ad aprire un collegamento tra la Cina e l'Italia del Nord Ovest: e Caselle sarebbe la candidata principale. Resta lo spinoso nodo dei low cost: il bando regionale partirà nei prossimi giorni, ma c'è molta sfiducia al riguardo. Finora, spiegano i tecnici, tutti i bandi simili emessi da latri scali italiani sono andati deserti. Il rischio che tra qualche mese si debba ricominciare da capo su questo versante è grande.

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"caselle non ha perso la bussola" - diego longhin (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Torino "Caselle non ha perso la bussola" Montagnese all'attacco dopo il rapporto Iccsai sugli aeroporti Il presidente Sagat "Da tre mesi aspettiamo che la Regione dia suggerimenti per il bando sui vettori low cost" DIEGO LONGHIN Caselle non ha perso la bussola e la Sagat sa bene qual è la vocazione dello scalo. Il numero uno della società che gestisce l'aeroporto di Torino, Maurizio Montagnese, non accetta critiche sulle politiche e le strategie messe in campo dal Sandro Pertini per sviluppare voli e passeggeri. Critiche nate dall'indagine "Fact Book 2008" redatta dalla Iccsai. Nel rapporto si mette in luce soprattutto la scarsa apertura di Caselle ai voli low-cost, vettori che hanno permesso agli altri scali italiani di crescere di più rispetto a Torino, anche se alla Mole spetta il primato di utili superiori alla media. Ma la necessità di sviluppare voli a basso costo è sentita anche da Mario Calderini, presidente di Finpiemonte e membro per il Politecnico dell'Iccsai: "Ci sono spazi importanti di sviluppo nel low-cost", sottolinea. La replica piccata di Montagnese non si fa attendere: "Da più di tre mesi aspettiamo che il presidente della Finpiemonte, Calderini, dia alla Regione suggerimenti e proposte per definire il bando gara per i low cost all'aeroporto di Caselle. Ci aspettiamo un contributo fattivo allo sviluppo dello scalo". E Montagnese aggiunge: "L'assessore regionale ai Trasporti Borioli ha convocato noi e Calderini, a marzo, per consultarci sulla definizione del bando. Siamo a disposizione, ma stiamo ancora aspettando". Il presidente di Sagat ricorda che l'azienda ha nel suo consiglio di amministrazione "azionisti, sia pubblici sia privati, che approvano i bilanci e decidono la missione dell'aeroporto. Rispondiamo a loro e i risultati, il conto economico, la solidità della società sono sotto gli occhi di tutti. Per il secondo anno consecutivo abbiamo ottenuto il premio Aci Europe come migliore aeroporto d'Europa nella categoria tra 1 e 5 milioni di passeggeri. Certo dobbiamo lavorare e in questo senso siamo attenti a tutti i suggerimenti, soprattutto se vengono da fonti autorevoli, purché siano costruttivi". A Caselle, infatti, ricordano che la vocazione dello scalo è business e che l'obiettivo è di arrivare dai 3 milioni e mezzo di passeggeri di oggi ai 5 milioni e mezzo. Una delle strade è quella di aumentare l'offerta low cost, senza però mettere in difficoltà i vettori tradizionali, come Air One, British e Alitalia. E per Montagnese la svolta arriverà con l'apertura di una base. Le trattative, soprattutto con Wind Jet e Blu Panorama, vanno avanti. "Così si riuscirà ad aumentare di 1 milione e mezzo il numero di passeggeri", spiega il presidente. Cifra a cui si andrebbero ad aggiungere anche i transiti prodotti dai nuovi collegamenti, se mai il bando regionale dovesse andare in porto. Il documento che la Sagat attende da tre mesi è pronto: sulle scrivanie degli assessori Borioli e Manica.

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Formigoni: il governo deve aiutare malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)

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Pagina IX - Milano "Disastro per Alitalia la scelta di lasciare l'hub" Formigoni: il governo deve aiutare Malpensa Il governo confermi i suoi impegni su Malpensa. A chiederlo è il governatore Roberto Formigoni che ieri, dati alla mano, ha sostenuto che "per Alitalia la scelta di abbandonare l'aeroporto lombardo è stata disastrosa. Nei primi tre mesi dell'anno la compagnia ha avuto un calo del 75 per cento di voli su Malpensa, con una perdita dell'85 per cento dei passeggeri e un recupero solo dell'11 per cento su Fiumicino". Numeri che fanno dire al Pirellone che l'Italia non potrà non avere una compagnia di bandiera. E ammettere che Malpensa potrà rinascere solo con una nuova Alitalia. "Guardiamo con favore all'opera di chi lavora per dare un futuro ad Alitalia e a Malpensa - ha aggiunto - e speriamo che il lavoro di Banca Intesa possa far rinascere una nuova compagnia di bandiera italiana, capace di rendere il servizio su tutto il territorio nazionale. Un'Alitalia forte e competitiva non potrà che riposizionarsi su Malpensa, facendo diventare l'aeroporto il suo hub". (a. m.).

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Il fallimento dei professori - adriano prosperi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)

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Commenti IL FALLIMENTO DEI PROFESSORI ADRIANO PROSPERI In quest'anno si celebra il 40° anniversario del '68; forse per questo i bocciati all'esame di maturità sono stati i professori. E non solo perché un'anonima figura di docente di nomina ministeriale ha pensato che il sorriso di una famosa poesia di Montale fosse di necessità femminile. Li condanna l'opinione diffusa e l'aura di disastro che circonda il mondo della scuola e dell'università, simile in questo all'Alitalia ma senza nemmeno le ali. Non è piacevole parlarne per chi vi ha trascorso una vita. Ma bisognerà farlo. C'è un nuovo governo e c'è una novità anche nell'assetto ministeriale: il ritorno di scuola e università sotto il governo di un unico ministero. Prendiamolo per un indizio positivo, anche se nasce in realtà da scarso interesse per tutta quella zona della vita sociale. Abbiamo alle spalle decenni di un processo di segmentazione che ha portato a pensare per compartimenti stagni ciò che ai suoi inizi l'Italia repubblicana concepì come un insieme unitario: non una gabbia, ma un luogo dove i passaggi di docenti dalla scuola all'università e viceversa non erano affatto eccezionali. Le suddivisioni e le paratie stagne via via impiantate hanno portato a spezzare quel corpo in tanti mondi separati o mal comunicanti: scuole superiori e università, triennio per la prima laurea e biennio per la seconda, divisione fra chi si prepara all'insegnamento e chi si presenta ai concorsi per il dottorato di ricerca; divisione nell'insegnamento tra lezioni "frontali" e seminari specialistici, divisioni e clientelismi nella distribuzione delle risorse finanziarie e nei favori per qualche neo-ateneo o altra formazione accademica. E così via, in una discesa ininterrotta verso il peggio. Il risultato è noto. Non staremo a ripercorrerne i dettagli. Ci sono formule che lo riassumono: tre più due uguale zero, come titolava anni addietro un libro di Garzanti. Il grande disastro si riassume in un dettaglio: dopo anni di università un dottore su cinque ha serie difficoltà ad usare la parola scritta. Così risulta dall'inchiesta pubblicata su Repubblica il 6 febbraio scorso. Il fallimento è clamoroso. E la prima zona dove se ne pagano i costi è la scuola. Ma, come si è detto da molte parti e come non si stanca di ripetere il presidente della Banca d'Italia, è l'intero sistema paese che traduce la regressione culturale e la cattiva qualità degli studi in arretramento economico e civile. Cambiare si può, si deve cambiare. E la ricetta è semplice. La conosciamo da secoli, la nostra Costituzione l'ha sancita. Bisogna che i capaci e meritevoli siano premiati e che si riapra per loro la strada dell'insegnamento e della ricerca. Bisogna che tutta la scuola sia investita dal vento della competizione intellettuale, dalla lotta per cacciare la cattiva moneta che sta facendo uscire il nostro paese dai livelli alti dei circuiti internazionali e che spinge nello stesso tempo all'emigrazione i nostri giovani migliori. Ma come? Parlando della scuola media Francesco Giavazzi ha proposto sul Corriere della Sera "l'abbandono del sistema dei concorsi pubblici". La scelta dei docenti dovrebbe essere affidata ai presidi perché sarebbero loro a pagare le conseguenze di eventuali errori. Con tutta la stima per l'autore, bisogna dire che si resta sbalorditi. è una proposta di cui comprendiamo tutta l'impazienza ma che è difficile condividere. Proviamo a trasferire l'idea all'ambito universitario: qui già oggi i presidi e i rettori contribuiscono fortemente a determinare i meccanismi di scelta attraverso i concorsi. Ma non pagano nessuna penale se la baracca continua a marciare malissimo. Il corpo universitario che li elegge e li sostiene li spinge a battere sistematicamente la via del protezionismo localistico. Ricordo anni lontani in cui uno di loro a difesa del suo ateneo sostenne che esisteva di diritto una "quota cattedre" per il Mezzogiorno, da attribuire ai locali concorrenti. Un incoraggiamento indiretto all'abbassamento della qualità viene oggi dall'erogazione dei finanziamenti statali affidati alla cosiddetta autonomia universitaria: quei finanziamenti premiano la quantità dei laureati seguendo la stessa logica dei programmi sovietici che non si ponevano il problema del mercato. La leva finanziaria usata in questo modo deprime la qualità. Quanto questo modello sia rischioso dovrebbe ricordarcelo quello che accade nelle cliniche e negli ospedali, che monetizzano in modo potenzialmente criminale le loro prestazioni. Ai concorsi si deve pensare cercando di riportarli alla loro funzione storica. è dal '700 che si è aperto il doppio binario inglese e francese su cui corre quell'idea di libertà che ha spazzato via il sistema vincolistico e corporativo precedente: da un lato, la competizione delle libere forze economiche, dall'altro la traduzione della stessa idea in un sistema di burocrazia statale aperto agli ingegni migliori, quale che sia la loro origine sociale. Nella scuola di stato italiana, di origine napoleonica, è questa la versione della libera gara che abbiamo accolto e su cui si è retta la struttura della docenza. Ma la forza delle corporazioni non si cancella mai del tutto. Tende a riaffiorare, altera le regole e i meccanismi istituzionali. I concorsi per l'immissione degli insegnanti nei ruoli della scuola hanno dovuto fare i conti con la forza di organizzazioni di settore sostenute da potenti sindacati e con la spinta di un precariato cresciuto ai margini e nelle falle del regime dei concorsi. Per quanto riguarda l'università, qui da molti anni la selezione e l'avanzamento nei ruoli affidati di diritto ai docenti hanno battuto la strada segnata dal cosiddetto "ius loci": un diritto non dissimile per natura da quello del controllo che mafie e camorre impongono sui traffici commerciali, sulle iniziative economiche, sui flussi di ricchezza. Al di là della privata moralità dei singoli, questo sistema è micidiale perché inaridisce fino a ucciderla la linfa della competizione, punisce i migliori se vengono da fuori e premia i mediocri se nascono in casa e garantiscono clientela tradizionale e ossequio servile al "maestro" del posto. In questo anniversario del '68 l'università dei baroni è un lontano ricordo che non suscita rimpianti. Ma proprio in questi mesi sono stati riavviati alla chetichella e alla spicciolata i concorsi, dopo il lungo blocco destinato ufficialmente a preparare una riforma che non c'è stata. Riprendono su base locale: e questo fa ripartire laboriose trattative sommerse e percorsi labirintici per far sì che quel preciso candidato e non altri abbia nella sua sede il posto preparato per lui. Descrivere i passaggi del gioco, l'immensa burocrazia che vi è investita, i faticosi sistemi elettorali elaborati ad hoc, servirebbe solo a mostrare quale montagna è stata eretta per farne uscire il ridicolo topolino del proverbio antico. Verrebbe voglia di raccontare invece per contrasto come si svolge la scelta di un docente in una qualsiasi università inglese e come spesso ne escano eletti i candidati italiani che la nostra università ha rifiutato. Naturalmente ci sono eccezioni che confermano però la regola. E la regola consiste nel garantire quel diritto del docente locale di sistemare solo e sempre la merce del posto che uccide il confronto intellettuale. Parliamo pure di mafia e camorra, perché la regola base è analoga: tutelare il potere locale né più né meno di quel che fanno e chiedono le varie mafie malavitose che hanno avvelenato il suolo di Napoli e la vita italiana. Questo il sistema. Lascerà il nuovo ministro che le cose vadano avanti così? Staremo a vedere. Non ci vorrebbe molto a rompere i ceppi che imprigionano le potenzialità della scuola e dell'università nel nostro paese. Non sarebbe necessaria nemmeno una riforma ponderosa e faticosa, che si arenerebbe subito nei litigi e nelle astuzie del gattopardismo italico. Basterebbe far valere il carattere nazionale del concorso affermato dalla riforma Moratti (mai attuata) e lasciare alle commissioni giudicatrici il compito di immettere periodicamente un numero determinato di idonei alla docenza che sia almeno il doppio di quello dei posti di cui le singole sedi chiedono la copertura. Ma sappiamo bene che questa che leggete è una esercitazione accademica nel senso tradizionale del termine: un sogno innocuo sganciato dalla realtà. Quella realtà il documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) sembra averla fissata in termini assai lontani dalle speranze e dalle attese di una riqualificazione della scuola e dell'Università: si parla di blocco del turn-over e di una scuola che perderà 130 mila unità tra insegnanti e personale amministrativo (così Roberto Petrini su Repubblica del 21 giugno). Che dire? Auguri ai giovani migliori che dovranno guardare ad altri paesi e battere la via dell'emigrazione, come del resto fecero un tempo molti fra i loro nonni.

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Così i putin-boys hanno beffato robin hood - gad lerner (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia L'offensiva del colosso moscovita rivela l'impossibilità politica dell'"Europa-fortezza" e la debolezza dell'anti-mercatismo di Tremonti Così i Putin-boys hanno beffato Robin Hood L'intesa su Priolo potrebbe prefigurare un'alternativa al falso patriottismo Quel che è stato impedito ad Alitalia non si poteva certo vietare ai Garrone GAD LERNER La beffa è casuale ma istruttiva. Il compagno ministro Giulio Tremonti non ha fatto in tempo a additare i petrolieri italiani come ricconi meritevoli di una sanzione esemplare, con la Robin Hood tax, quand'ecco che la famiglia Garrone realizza una storica joint venture accogliendo in Sicilia il colosso russo Lukoil, stringendo un accordo formalmente alla pari se non si trattasse di un gruppo grande circa venti volte la loro Erg. Che si è peraltro tutelata stipulando un put a vendere ai russi il 100% della nuova società, se nei prossimi cinque anni lo ritenesse opportuno. Roba da fare impallidire il gettito della tassa tremontiana: nelle casse dell'azienda genovese affluiranno più di 1,3 miliardi di euro cash. Ben più significative sono le conseguenze del contratto firmato ieri a Mosca: il più massiccio investimento di un gruppo russo in Italia, la prima volta della Lukoil in Europa occidentale, costringono la politica a misurarsi con una rivoluzione dell'approvvigionamento energetico che, sul libero mercato, sfugge inevitabilmente al suo stretto controllo. Di fronte alla realtà, l'ideologia mostra il fiato corto. Dopo aver descritto la Gazprom come "la versione moderna della Compagnia delle Indie che riunisce in sé mercantilismo+imperialismo" (Tremonti), cosa dirà adesso il ministro no-global dello sbarco Lukoil in Sicilia? Il suo progetto di combattere "le forme nuove dell'imperialismo energetico che ispira i paesi produttori ed esportatori di petrolio e di gas", si manifesterà pure in opposizione alla partnership con un colosso privato, oltre che nel velleitario divieto d'accesso ai fondi sovrani russi, cinesi e arabi? Non credo, perché in tal caso più che a Robin Hood dovremmo paragonarlo a Don Chisciotte. Il mercato spiazza la politica. Pare che la trattativa fra l'azienda genovese e Lukoil, durata circa un anno, si sia svolta al riparo da interferenze dei governi italiani, com'è giusto avvenga fra gruppi privati. Anche se riesce viceversa difficile credere che la controparte russa abbia agito all'insaputa di Vladimir Putin e Dimitri Medvedev. Era almeno un ventennio che non sopraggiungeva in Italia un investitore straniero a competere con la posizione dominante dell'Eni. Quest'ultima a sua volta ha inaugurato una collaborazione strategica con Gazprom, ma col sostegno della politica è riuscita finora a impedirne l'accesso al mercato interno. Ciò che rende ancora più rilevante la nuova, dispari integrazione Erg-Lukoil. Mosca consolida la sua politica di potenza offrendosi nel vecchio continente quale alternativa energetica ai paesi arabi. Ma preferisce trattare da posizioni di forza con singole imprese e singoli governi: il suo scopo è scongiurare la temuta eventualità di una politica energetica comune dell'Unione Europea. Così una felice scelta di mercato rivela la debolezza politica degli Stati-nazione e l'impossibilità di un'"Europa fortezza". Quel che è stato impedito ad Alitalia nel nome di un falso patriottismo e ricorrendo alle tasche dei contribuenti ? la cessione a Air France ? non si poteva certo vietare alla famiglia Garrone che pure opera in un settore altrettanto strategico della nostra economia. Per fortuna, al momento non si registrano appelli in difesa dell'italianità della Erg, e dubito che venga richiesto ad altre imprese tricolori di mettere mano al portafoglio per dare vita a una cordata anti-russa. Certo, la partnership stipulata a Mosca prevede una gestione paritaria della nuova società e la Erg gode di un azionista robusto che oggi non ha nessuna intenzione di uscire dal business del petrolio. Anche se il contratto gli riserva la possibilità di cedere ai russi l'intera società. Ben diversa è la situazione prefallimentare di Alitalia. Ma non per questo possiamo sottovalutare le conseguenze dell'arrivo dei russi fra noi: la raffineria di Priolo rappresenta il cuore delle attività Erg e potrebbe anticipare, speriamo, un'alternativa virtuosa al fallimentare modello protezionistico tipico di un'economia decadente. Quando l'escalation dei prezzi di gas e petrolio pesa gravemente sui consumatori e frena gli scambi internazionali, una risposta pacifica può venire solo dalla globalizzazione. La storia ci insegna che meno globalizzazione equivale a più guerre e più povertà. La nuova superpotenza russa ci minaccia di meno se viene integrata nella nostra economia che se tentiamo di bloccare i suoi investimenti. Quanto ai petrolieri nostrani: ieri abbiamo avuto la conferma che la liberalizzazione del mercato e la fine dei privilegi corporativi funzionano molto di più, a vantaggio dei consumatori, che una punizione simbolica. Magari giustificata per l'eccessiva generosità di un petroliere tifoso nei confronti di Mourinho.

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Manovra, sul decreto tensioni Tremonti-Quirinale Scure sulla scuola: via 150mila posti in tre anni. Patrimoniale sui fondi. Alitalia e Poste in vendita (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 25-06-2008)

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Stai consultando l'edizione del Manovra, sul decreto tensioni Tremonti-Quirinale Scure sulla scuola: via 150mila posti in tre anni. Patrimoniale sui fondi. Alitalia e Poste in vendita di Bianca Di Giovanni/ Roma MANOVRE Sulla manovra-lampo annunciata da Giulio Tremonti cala il freno degli uffici del Quirinale. I tecnici della presidenza hanno passato al setaccio le norme, verificando irregolarità tecniche sui tagli. E non solo: anche sollevando qualche dubbio sugli ele- menti di necessità e urgenza del provvedimento e sull'eccessivo numero di disposizioni. Le osservazioni sono state recepite ieri seraa: soltanto oggi quindi (con parecchie ore di ritardo) si avrà la firma del presidente in calce al decreto annunciato in pompa magna una settimana fa. Il testo è stato emendato e asciugato. Il Colle ha registrato anche i malumori dei capigruppo Pd, preoccupati per la blindatura dei tempi imposta dal governo sulla manovra. Insomma, Giulio Tremonti vorrebbe procedere come un caterpillar: un accentramento di poteri che sta già creando forti tensioni. Stando a fonti bene informate, il ministro dell'Economia non avrebbe affatto gradito né le osservazioni del Quirinale, e tantomeno quelle dei parlamentari: sarebbe arrivato anche alle minacce di dimissioni di fronte a tentativi di rallentamento. Non ha nessuna intenzione di rinunciare all'innovazione più importante: la manovra anticipata. Intanto ieri è arrivata la pubblicazione ufficiale del Dpef. Sul decreto è filtrata l'ultima versione, che conferma forti tagli alla spesa pubblia, specie nella scuola dove si prevede una riduzione di circa 100mila docenti e 43mila unità del personale ausiliario di qui al 2012. Fisco stabile, pareggio rinviato Dal quadro di finanza pubblica del Dpef emerge che la pressione fiscale resta al 43%, nel 2010 sale al 43,2%, nel 2011 al 43,1%, 43,1% anche nel 2012 mentre scende al 42,9% solo nel 2013. Tremonti si prende anche un anno in più per il pareggio di bilancio, che arriverà solo nel 2012 e non nel 2011 come concordato con l'Ue. Tuttavia per quell'anno il "rosso" sarà solo dello 0,1% del pil. L'anno prossimo il deficit è programmato al 2,5%, l'anno dopo al 2% e quello successivo all'1%. Il debito scende sotto il 100% nel 2011, anche questo un anno dopo quanto aveva pattuito Padoa-Schioppa. Inflazione e Bce Nel Dpef l'inflazione programmata è confermata alla metà di quella reale nel 2008: all'1,7% contro un livello effettivo al 3,4%. Il documento fa riferimento alle indicazioni della Bce, ma annuncia anche misure "perequative". Quanto alla crescita, è fissata quest'anno allo 0,5 e l'anno prossimo allo 0,9%, per arrivare gradualmente all'1,5% nel 2012. Stangata sui pubblici Il governo punta a reperire 20 miliardi dai tagli alla spesa pubblica nel triennio 2009-11. Lo annuncia nel Dpef e lo realizza nel decreto che lo accompagna. Tra le disposizioni del decreto, la stretta sulle consulenze, l'eliminazione degli enti inutili, lo stop alla stabilizzazione dei precari, il taglio pesantissimo a scuola e università. Gli atenei per il triennio 2009 -2011 potranno assumere nei limiti del 20% dei pensionamenti e del 50% dal 2012. Contestualmente si riduce il fondo di finanziamento ordinario delle università che subisce un taglio di 500 milioni di euro in tre anni. Ridotti anche gli stanziamenti sulla ricerca. Gli scatti biennali dei docenti diventano triennali con gli stessi importi. Complessivamente per gli statali vengono stanziati 2,2 miliardi per il rinnovo dei contratti. Patrimoniale sui fondi immobiliari Oltre alla Robin Tax sui petrolieri e sulle banche (2 miliardi nel 2008 e 4 nel 2009), il decreto prevede un prelievo dell'1% sui fondi immobiliari "familiari", quelli detenuti da meno di 10 persone e con più dei 2 terzi delle quote in mano a persone fisiche. Sale anche la ritenuta dal 12,5 al 20%. Immobili agli enti locali Regioni, province e Comuni indicheranno gli immobili che ricadono nei loro territori suscettibili di alienazione o valorizzazione. Si profila un piano gigantesco di dismissione di beni pubblici. Il provvedimento fa esplicito divieto poi per gli enti locali di sottoscrivere strumenti finanziari derivati. Pioggia di milioni a Milano Il finanziamento per la Expo 2015 arriva a un miliardo e 480 milioni nei sette anni. Il provvedimento dà pieni poteri al sindaco della città. Subito privatizzazioni a partire da Alitalia e Poste.

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Gemma Contin Castelli in aria (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 25-06-2008)

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Gemma Contin Castelli in aria. Ieri al convegno organizzato da Confindustria e Sole 24 Ore su "Grandi opere, da dove ripartire" è venuta fuori l'anima più nera che verde del leghista Roberto Castelli, laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, esperto di acustica applicata e di tecnologie ambientali, già ministro della Giustizia, ora sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti con delega speciale alle Grandi Reti. Castelli era uno degli special guest dell'incontro voluto da Cesare Trevisani, vicepresidente di Confindustria per Infrastrutture Logistica e Mobilità. Assieme al sottosegretario, sul palco del Centro congressi della Camera c'erano il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, il presidente dell'Anas Piero Ciucci, che come molti ricordano è stato anche amministratore delegato della Società Ponte di Messina e per vent'anni dirigente della società Autostrade. Ma cosa ha detto l'esponente della Lega per meritarsi la battuta "castelli in aria" che circolava maligna nel foyer dell'ex teatro Capranica? Ha detto che per ripartire con le grandi opere bisogna prima di tutto sconfiggere la cultura del nimby, ovvero del "not in my backyard: non nel mio giardino", con cui "le velleità ideologiche dell'estrema sinistra hanno tenuto in ostaggio il governo Prodi e sono riuscite a bloccare le grandi opere", a cominciare dalla Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, le centrali, le discariche e i termovalizzatori a Napoli. Castelli è andato avanti un pezzo. Ha attribuito alla sinistra anche il fallimento della vicenda Alitalia-Malpensa, "costata al sistema una perdita di 3,5 milioni di passeggeri e 3.5 miliardi di euro". Ha avvertito che in vista dell'Expo di Milano l'hub di Malpensa dovrà ripartire con un bacino di utenza molto più ampio, in grado di servire i 15-20 milioni di abitanti da Venezia a Bologna e da Torino a Genova, potenziandone i collegamenti. Soprattutto ha messo in chiaro che tra i suoi compiti, data l'esperienza come ministro della Giustizia, c'è quello di impedire che i ricorsi al Tar, "le cui sospensive sono la vera malattia del sistema, un vero cancro", e gli esposti alla magistratura con cui le amministrazioni locali e le popolazioni finora sono riuscite a far interrompere i lavori, continuino ad essere lo strumento con cui sono state bloccate le grandi opere che avrebbero dovuto godere invece della corsia preferenziale della Legge Obiettivo. "Se si vuole che le grandi opere ripartano, convogliando su di esse i fondi europei Fas, le risorse dello Stato e l'interesse mostrato da fondi internazionali d'Oltreoceano - ha detto Castelli - è necessario trovare "adeguati strumenti legislativi", su cui sono personalmente impegnato e su cui sto attivando studi per capire come superare la questione, per "liberarcene" con strumenti giuridici costituzionalmente sostenibili". Gli ha dato manforte il ministro Matteoli, il quale ha affermato che per far ripartire le grandi opere bisogna fare come in Francia: "Ascoltare i cittadini e le amministrazioni, come ho fatto io nei giorni scorsi, quando ho incontrato tutti i sindaci della Val di Susa, tranne uno, ma poi deve essere chiaro che le grandi opere si devono fare e che il governo ha già deciso che si faranno". Forse né il ministro né il sottosegretario leggono il Financial Times, per cui non sanno che proprio Oltralpe - come riportava qualche giorno fa il foglio finanziario della City - l'osservatorio "instaurato per verificare il progetto di un reattore nucleare di nuova generazione EPR, la cui entrata in attività è prevista tra vent'anni a Flamanville nel nord della Francia, ha stabilito che ci sono troppi rischi e preoccupazioni sulle caratteristiche dell'impianto circa l'impatto ambientale e sull'adeguatezza delle skills di sicurezza, tanto da ordinare all'Edf, la società francese di elettricità che gestisce 58 impianti, di fermare i lavori - scrive Ft - dopo aver scoperto che ci sono problemi nel controllo di qualità delle barre di ferro utilizzate per il cemento armato della struttura da parte della società costruttrice Bouygues". Nei panni delle popolazioni della Val di Susa, o di Agnano, o di Chiaiano, o di Messina, ci sarebbe da augurarsi davvero che il ministro e il governo italiano fossero costretti a fare come in Francia. Invece Matteoli ha detto che il 26 giugno si chiudono i lavori dell'Osservatorio in Val di Susa e che dal primo luglio, dopo un tavolo tecnico che fisserà il tracciato definitivo della Tav, si ripartirà con i lavori dell'Alta Velocità del "corridoio 5" Lione-Torino. Ma qualche colpo alla "premura" del governo e di Confindustria per far ripartire il grande affare delle grandi opere, è venuto da Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie, che sulla fattibilità dei due corridoi europei Nord-Sud Palermo-Amburgo ed Est-Ovest Lisbona-Kiev, oltre che sui trafori del Frejus Gottardo Brennero e sul Ponte di Messina, ha ricordato che la fretta dell'Italia è ingiustificata, dato che ci sono forti ritardi di altri paesi, come Austria e Germania tra Innsbruck e Monaco, o della Svizzera nel tratto San Gottardo-Basilea, ma che più ancora restano aperte due questioni basilari: quella delle infrastrutture primarie attorno alle grandi città, i cui accessi sono colli di bottiglia per il sistema dei servizi e della mobilità; e l'assenza di progetti sulla rete di diffusione interna, a partire dall'adeguamento di quella che dovrebbe precedere (in Calabria) e seguire (in Sicilia) il Ponte sullo Stretto. 25/06/2008.

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Formigoni: si deve riportare Alitalia a Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-25 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Trasporti Frena Penati: la Sea prosegua nella sua richiesta danni alla compagnia di bandiera Formigoni: si deve riportare Alitalia a Malpensa Roberto Formigoni rilancia il matrimonio tra Alitalia e Malpensa. Mentre Filippo Penati esorta Sea a non abbandonare la richiesta di risarcimento miliardaria chiesta dalla società aeroportuale al vettore nazionale: "Se la compagnia non darà garanzie di tornare a Malpensa". . A pochi giorni dall'attesa relazione di Giulio Tremonti su Alitalia, i due presidenti marcano la posizione. Il governatore parte tosto: "La scelta di Alitalia di abbandonare Malpensa è stata disastrosa. Numeri alla mano, nei primi tre mesi del 2008 si è verificato sull'aeroporto un calo del 75% dei voli con la perdita dell'85% dei passeggeri. Mentre il recupero, per Fiumicino è stato soltanto dell' 11%". Il che significa, per Formigoni, che va profondamente rivista la vulgata più diffusa: quella secondo cui le sorti della compagnia e dello scalo vanno separate e quest'ultimo debba semplicemente lavorare per rimpiazzare i vuoti. E dunque, va bene l'accordo con Lufthansa, ma "il matrimonio che si deve fare è quello tra Alitalia e Malpensa ". Anche se il presidente Sea Giuseppe Bonomi nei giorni scorsi aveva spiegato che "immettere capacità è molto difficile e implica tempi lunghi. Se domani in Alitalia cambiasse l'azionista e e dicesse di indirizzarsi su Malpensa apprezzerei, ma comunque servirebbe tempo, almeno due anni". Nel concreto: "Con Lufthansa stiamo lavorando da nove mesi, con una new Alitalia saremmo nove mesi indietro". In ogni caso, il presidente lombardo si dice fiducioso sul fatto che il lavoro portato avanti in queste settimane da Intesa San paolo "possa avere successo ". Filippo Penati, dal canto suo, ieri ha chiesto a Sea di "non mollare il colpo sulla richiesta di risarcimento avviata nei confronti di Alitalia. Tutti noi auspichiamo che Alitalia torni a volare dall'hub lombardo. Ma se così non fosse ritengo che Sea debba andare avanti". Un aereo dell'Alitalia sulla pista di Malpensa. La compagnia ha lasciato l'hub M. Cre.

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E sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-25 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE La concessione E sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona MILANO - Mentre invoca a gran voce il ritorno di Alitalia su Malpensa, e continua a mostrare scetticismo rispetto alla via alternativa perseguita da Sea nella partnership con Lufthansa, la Regione Lombardia, secondo quanto disposto dalla legge regionale in vigore, dice la sua anche sugli scali minori. E' di ieri la notizia del parere negativo - obbligatorio ma non vincolante - che è stato fornito alla concessione dello scalo di Brescia-Montichiari alla Catullo spa, società dell'aeroporto di Verona. In attesa che il parere negativo venga pubblicato, dal Pirellone si dice che la "bocciatura" dipende dalla scarsa ambizione del piano, colpevole di non valorizzare, a detta dell'assessore regionale Raffaele Cattaneo, "un mercato destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni". L'areoporto, intanto, anche il mese scorso ha fatto segnare una crescita in termini di passeggeri dell'83%, rispetto a un anno fa, toccando quota 31mila passeggeri, e pare intenzionato a proseguire il suo cammino. Nel mezzo dei 250 chilometri che separano Malpensa dall'areoporto di Verona, e a 70 chilometri da Orio al Serio. Sullo sfondo i contrasti tra la Regione Lombardia e la Catullo, società partecipata in maggioranza da enti locali e camere di Commercio venete e trentine, che controlla l'85% di Montichiari. Il restante 15% risulta equamente diviso tra provincia e Camera di Commercio di Brescia. Jacopo Tondelli.

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Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-25 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Tremonti alla Camera Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento ROMA - "Credo che una valutazione sulla situazione (di Alitalia, ndr) si potrà conoscere tra pochi giorni in occasione dell'assemblea" ha detto ieri Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, advisor della privatizzazione della compagnia. All'ordine del giorno dell'assemblea, in programma sabato prossimo alle 11, la relazione sul lavoro dell'advisor non è prevista. Oltre a esaminare il bilancio 2007, si procederà alla nomina di due ammini-stratori scelti dal Tesoro, in sostituzione dei due dimissionari, alla nomina del collegio sindacale e al conferimento dell'incarico di revisione contabile Di certo le relazioni di amministratori e sindaci da una parte, e le domande degli azionisti dall'altra, saranno l'occasione per approfondire lo stato della compagnia. è possibile così che emerga il peggioramento dei conti che sarebbe stato oggetto dei rilievi svolti dall'advisor nella due diligence, e che costituisce la premessa del piano cui Intesa-Sanpaolo sta lavorando. "Aspettiamo fiduciosi" ha detto ieri il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. "Su Alitalia sentiamo una quiete che può preludere alla tempesta di commissariamenti e spezzatini" ha ribattuto Pierluigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra. Il riferimento di Bersani è alle indiscrezioni sul piano di salvataggio di Alitalia, secondo cui le attività in perdita verrebbero scorporate e gestite separatamente. Mentre il "core business" verrebbe spostato in una "newco" cui il Tesoro venderebbe le proprie azioni. In questo modo si eviterebbe il commissariamento vero e proprio, visto che il mandato conferito all'advisor prevede che la privatizzazione venga realizzata in condizioni di continuità. La partita con i creditori verrebbe comunque gestita sottoponendo loro il piano e acquisendone il consenso. Ciò non vuol dire che il piano non comporterà sacrifici. Ben lo sanno i sindacati che in questa fase sono rimasti insolitamente silenziosi, in attesa di capire quali saranno le effettive conseguenze del salvataggio. La difficoltà di comprendere gli effetti del piano è aggravata dall'ipotetica fusione con Air One che comporterebbe ulteriori esuberi anche nel settore del volo. Secondo indiscrezioni di fonte sindacale, gli esuberi (compresi i lavoratori passati sotto diversa gestione) potrebbero raggiungere i 10 mila. Intanto il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Roberto Castelli, si è augurato che "Alitalia riesca a risollevarsi " ma allo stesso tempo Malpensa torni "a essere un hub". Anche il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, attende a breve gli esiti del lavoro di Intesa- Sanpaolo: "Guardiamo con favore all'opera di chi lavora per dare un futuro ad Alitalia e a Malpensa". Oggi alla Camera il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, riferirà in audizione sulla situazione della compagnia. Il piano Bazoli: prima valutazione in assemblea. Formigoni: via libera a chi lavora per un futuro ad Alitalia e Malpensa L'appuntamento Sabato assemblea Alitalia su conti e nomine Antonella Baccaro.

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Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta, immorale, insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 20 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 47 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 39 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia Commenti ( 82 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo, bentornata America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di libertà e di giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo, l'Irak e tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato come sacri per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di persone sono state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta la violazione più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80 persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro: Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama, si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico: l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (11 voti, il voto medio è: 1.73 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jun 08 Ancora su Vasco Rossi e la droga Mi scuso con i lettori abituali su questo blog, ma continuo a ricevere centinaia di e mail su Vasco Rossi (il mio indirizzo è stato cortesemente segnalato sul sito di Vasco Rossi dai suoi redattori) e devo tornare sul tema. Molti mi rimproverano di non dialogare, ma come faccio a dialogare se nove messaggi su dieci sono di insulti e di minacce pesantissime? Qualche precisazione: 1) Non apprezzare Vasco Rossi è un diritto, che ribadisco. Sarebbe auspicabile che i dissensi dei suoi fan venissero espressi in modo civile. Chiedo troppo? 2) Contrariamente a quanto scrivono in molti, io non ho detto che chi apprezza Vasco è un drogato. Ho scritto una cosa diversa: che alcune sue canzoni potevano spingere molti giovani a far uso di droga. Per due ragioni. La prima, perché i testi di molte canzoni, pur non menzionando mai le sostanze stupefacenti (cosa vietata per legge) lanciano messaggi, come dire.facilmente equivocabili. Negli ultimi anni Vasco Rossi ha scritto canzoni dai contenuti completamente diversi. Bene, ma le vecchie canzoni continuano ad essere proposte (inevitabilmente) e il rischio che vengano, ancora una volta, "equivocate" esiste. La seconda ragione: Vasco per molti anni, ha fatto uso di droghe, ammettendolo pubblicamente (ha avuto anche guai con la giustizia), e comparendo in pubblico, ai concerti e qualche volta anche in tv visibilmente fatto. Vasco era (ed è) un idolo e da sempre gli adolescenti tendono a identificarsi e a imitare i propri idoli. Il rischio di un'emulazione, quando lui incitava i suoi fan a vivere una vita spericolata e ad andare al massimo, era pertanto molto alto. 3) I suoi fan dicono che da dieci anni Rossi è cambiato. Bene. Ma nel 2003 in un concerto a San Siro è salito sul palco con le magliette per legalizzare la marijuana e l'anno scorso in un'intervista sosteneva che le droghe non sono tutte uguali e che la marijuana è meno pericolosa dell'alcol. La marijuana non è una droga? Andate a leggervi quali sono gli effetti reali degli spinelli. Riporto questo passaggio dal sito del massimo esperto italiano Riccardo Gatti: Il 25 aprile 2007 l'Ufficio USA del National Drug Control ed il National Institute on Drug Abuse hanno reso nota le ultime analisi si un progetto di monitoraggio che ha rivelato come il THC, principio attivo della marijuana, ha raggiunto, negli Stati Uniti, il più alto livello da quando il monitoraggio è iniziato. Il THC, oggi, è presente con un quantitativo medio dell' 8.5 %. Negli anni '80 era sotto il 4%. Il 60% delle persone che usano questa droga per la prima volta hanno meno di 18 anni. Negli adolescenti e nei giovani adulti "il cervello continua a svilupparsi e può essere vulnerabile agli effetti deleteri della marijuana". Questa droga, come dice la Dott.ssa Volkow, "può produrre cambiamenti nocivi a livello fisico, mentale, emozionale e, contrariamente alle credenze popolari, può dare dipendenza". L'aumento del principio attivo potrebbe anche essere la ragione di un aumento degli interventi di pronto soccorso connessi all'uso di marijuana. 4) Tutto ciò considerato è davvero scandaloso interrogarsi su Vasco Rossi e la droga nell'arco della sua lunga, ricca di successi e movimentata carriera? Scritto in Italia, Varie Commenti ( 329 ) " (48 voti, il voto medio è: 1.65 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jun 08 Petrolio, libero mercato o libera speculazione? Parlo con amici economisti alla ricerca di spiegazioni plausibili all'impennata del petrolio, che in un anno è raddoppiato, e nessuno riesce razionalmente a spiegarla. Non basta, a giustificarla, l'aumento della domanda generata da India, Cina e dai Paesi in via di sviluppo e nemmeno l'arretratezza di molti impianti di estrazione nei Paesi produttori. C'è dell'altro e forse, ancora una volta, stiamo scambiando il libero mercato con la libera speculazione. Soros, che in materia se ne intende, ha denunciato recentemente una nuova bolla, simile a quella del Nasdaq di fine 1999. I dati lo dimostrerebbero al Nymex i future movimentano un miliardo di barili al giorno contro gli 85 milioni scambiati nella realtà, nei primi tre mesi del 2008 si sarebbero riversati sui fondi hedge che speculano sul petrolio più investimenti che in tutto il 2007. Insomma, staremmo pagando il prezzo non di normali dinamiche di mercato, ma di una speculazione che, amplificata dal mercato dei futures, sarebbe fine a se stessa. Anzi rischiamo di pagare due volte: ora con prezzi assurdi, domani con gli effetti imprevedibili di un tracollo che, se Soros ha ragione, sarà repentino e altrettanto destabilizzante. E tutto ciò mentre un'altra crisi provocata dalla speculazione di troppe banche, quella dei subprime, non si è nemmeno conclusa. Da liberale mi chiedo: tutto questo ha senso? E come rimediare? Scritto in globalizzazione Commenti ( 56 ) " (19 voti, il voto medio è: 2.26 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Una vita meritocratica. La polemica su Vasco Rossi è ormai degenerata, pochi inviano messaggi di dissenso civili e motivati, la maggior parte non fa che lanciarmi ingiurie talvolta pesantissime; alcuni addirittura mi minacciano (complimenti). Molti di voi insistono nel considerarlo un idolo e un messaggero d'amore, un personaggio positivo in una società degenerata. Sarà, ma rivendico il diritto di non apprezzarlo come cantante e di avere forti, motivate riserve sul messaggio che ha inviato per decenni. Non intendo però andare avanti in eterno con questa diatriba, ormai inutile e squalificante per chi la alimenta, ho pertanto deciso di togliere la frase "incriminata", peraltro poche righe in un post incentrato su una personalità di ben altro spessore come Max Gallo. Auguri a tutti. Sono rimasto impressionato da alcune notizie provenienti dal mondo della scuola: ragazzini di dodici anni che in un istituto milanese offrivano droga gratis ai compagni per creare dipendenza e nel giro di pochi giorni trasformarli in clienti; studenti di un liceo bene di Roma che si ribellano ai controlli della polizia e rivendicano il diritto di drogarsi liberamente, episodi di bullismo di ripetizione: l'anno scolastico si è chiuso decisamente male. Ha ragione l'intellettuale francese Max Gallo, che ho intervistato per il Giornale, e che dice basta con la cultura edonista ereditata dal Sessantotto. Secondo Gallo la scuola deve tornare ad essere "il luogo della trasmissione del sapere", oggi, invece, "prevale l'idea che lo studio debba essere divertente, che si possa imparare senza faticare. E invece no: apprendere può essere duro, noioso, anche ripetitivo, richiede sacrificio. L'importante è che poi questo sforzo venga ricompensato con uno sbocco professionale premiante. Così la scuola può diventare autenticamente meritocratica". Non si tratta di tornare al passato, ma di ripristinare una gerarchia di valori e la speranza, questa sì autenticamente progressista, di un'ascesa sociale anche ai giovani che provengono da famiglie poco agiate. Il caos attuale e l'assenza di prospettive concrete non generano altro che squallore individuale, familiare, sociale. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 451 ) " (32 voti, il voto medio è: 2.22 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun 08 Quando i Tg "aiutano" la camorra. L'omicidio dell'imprenditore Sergio Orsi è sconcertante e certo lo Stato ha sbagliato: è sconcertante che non fosse sotto scorta. Tuttavia ho l'impressione che, inconsapevolmente, i media, soprattutto quelli televisivi, abbiano fatto da megafono della camorra. Nell'ultimo mese ci sono stati 4 agguati contro pentiti e collaboratori di giustizia. La tattica è chiara: colpirne uno per educarne cento ed è ovviamente cruciale che il messaggio giunga a tutti chiaro e forte. Ascoltando i servizi televisivi trasmessi dai vari Tg in questi giorni sono rimasto colpito dal fatto che ogni volta veniva reiterato proprio quel messaggio. Ovvero i giornalisti ripetevano con toni drammatici che la camorra vuole intimidire tutti, evidenziando al contempo la costernazione e, in questa occasione, l'impotenza delle forze dell'ordine. Da ascoltatore il quadro mi è parso raggelante: sembrava che lo Stato fosse in ritirata e la camorra arrembante. Sebbe involontariamente, la tv ha così aiutato la mala. Domanda: non è il caso che i giornalisti che si occupano di questi fatti calibrino meglio il proprio servizio, rinunciando, a fin di bene, a un po' di pathos? Se davvero vogliamo combattere la camorra, anche i media devono fare la loro parte, o sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 47 ) " (17 voti, il voto medio è: 1.88 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (22) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (36) gli usa e il mondo (24) globalizzazione (6) immigrazione (22) islam (12) Italia (97) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (7) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (14) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Ultime discussioni Francesco: Gli elettori americani non hanno potuto scegliere Ron Paul, semplicemente perchè è stato oscurato quasi... Francesco: Caro Foa, lei si stupisce della sistematicità delle immigrazioni? Perchè? Non Le è chiaro a chi... Damy: Salve tutti! agli immigranti;"dei paesi in via di sviluppo" consiglierei:di restare nelle loro... vasconumber1: ragazzi ma facciamoci un favore nn caghiamelo piu' a questo signore!!!!! ionescu: l'articolo è fantasioso e non rispecchia la realtà in romania. L'immigrazione in romania è un... 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Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (10) May 2008 (8) April 2008 (14) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati Ancora su Vasco Rossi e la droga - 48 Votes Una vita meritocratica... - 32 Votes I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes Petrolio, libero mercato o libera speculazione? - 19 Votes E la sicurezza? 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<Abbandonare Malpensa? Un disastro per Alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 150 del 2008-06-25 pagina 4 "Abbandonare Malpensa? Un disastro per Alitalia" di Daniela Uva Formigoni attacca: "La compagnia aerea va sempre peggio senza il nostro hub" Abbandonare l'aeroporto di Malpensa? Per Alitalia si è rivelato un disastro. Proprio come aveva previsto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in occasione della presentazione del piano di transizione e sopravvivenza della compagnia di bandiera. Il governatore snocciola le cifre, che parlano chiaro: "Nei primi tre mesi del 2008 - dice - si è verificato un calo del 75 per cento di voli su Malpensa con una perdita dell'85 per cento dei passeggeri e un recupero solo dell'11 per cento sullo scalo di Fiumicino". Dati che invertono l'equazione secondo la quale più Alitalia vola più va in perdita. "La compagnia viaggia il venti per cento in meno rispetto allo scorso anno - conferma l'assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo -, ma perde più del doppio in termini economici. Questo significa che Alitalia va in crisi se sta lontana da Malpensa. Se le previsioni sui dati di aprile fossero confermate, il vettore si troverebbe con il 25,9 per cento di passeggeri in meno e un deficit, su base annua, di circa un miliardo di euro". Nella settimana in cui è in programma il Consiglio di amministrazione della compagnia, Formigoni si augura che Alitalia rinasca e che Malpensa torni a essere il suo hub. "Un Paese come il nostro - afferma - non può non avere un vettore nazionale. Il governo ha fatto di questo obiettivo una priorità. Mi auguro che il lavoro di Banca Intesa abbia successo e che possa presto rinascere una compagnia di volo italiana. Che al quel punto non potrebbe che scegliere Malpensa come proprio hub". Per questo continuano senza sosta i lavori di completamento delle infrastrutture che collegheranno meglio lo scalo a Milano e ad altre città del Nord. "È già pronto il collegamento delle linee a Sud, con Bologna e Pavia, attraverso il passante ferroviario - ricorda Cattaneo -. Entro fine giugno sarà concluso il primo tratto del raccordo, a Busto Arsizio, fra la rete delle Ferrovie dello Stato e quella delle Nord. Entro la fine dell'anno, poi, sarà completata l'alta velocità verso Bologna e sarà presto attivo anche il collegamento diretto fra stazione Centrale e Malpensa, che impiegherà soltanto 40 minuti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeAlitalia, Police: entro luglio il piano per il rilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeVeltroni cade nel buco di bilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeVeltroni cade nel buco di bilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeVeltroni cade nel buco di bilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeAlitalia, Police: entro luglio il piano per il rilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del lussoGiustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorgeAlitalia, Police: entro luglio il piano per il rilancio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. Resisterà? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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<Alitalia ai privati nel giro di pochi mesi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 150 del 2008-06-25 pagina 26 "Alitalia ai privati nel giro di pochi mesi" di Redazione Il governo conferma l'impegno. Intesa al lavoro. Bazoli: "Prima valutazione dopo l'assemblea" da Milano L'esecutivo conferma il suo obiettivo anche nel Dpef: "In primo luogo l'impegno del governo è quello di completare la privatizzazione di Alitalia. L'auspicio è quello di completare il processo di privatizzazione entro i prossimi mesi". L'advisor Intesa Sanpaolo lavora intanto in silenzio a una missione non facile. Ed anche il governo sembra in fiduciosa attesa del verdetto della Banca guidata da Corrado Passera. "Una prima valutazione sulla situazione si potrà conoscere tra pochi giorni, in occasione dell'assemblea". Così il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha ieri risposto a chi lo incalzava su Alitalia. L'assemblea di sabato sarà effettivamente l'occasione per fare il primo punto sul bilancio e sulla situazione della compagnia riguardo al dossier Alitalia. Specialmente per l'advisor, che dovrà poi decidere come muoversi. Alitalia "è un problema che meno se ne parla e meglio è", ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli, che ribadisce: "Il governo sta lavorando per trovare una soluzione, o meglio sta lavorando il dottor Passera di Banca Intesa, che deve portare un piano: aspettiamo fiduciosi". Qualche indicazione in più potrebbe arrivare oggi, dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti che riferirà in Parlamento: nel governo è il più vicino al dossier, nel ruolo di azionista di controllo (il Tesoro ha il 49,%), titolare delle azioni da cedere per un nuovo tentativo di privatizzazione in extremis. Tremonti parlerà in tarda mattinata, per una audizione presso le commissioni Bilancio e Lavori pubblici di Camera e Senato, a Palazzo Montecitorio in seduta congiunta. Sabato i vertici della compagnia, con cui gli advisor stanno lavorando fianco a fianco, potrebbero riferire ai soci le prime indicazioni. Appare comunque troppo presto perché possa già esserci sul tavolo un progetto concreto. All'ordine del giorno dell'assemblea anche l'integrazione dei posti vacanti in cda con la nomina di due amministratori, quella del collegio sindacale e il conferimento dell'incarico al revisore dei conti. Sul tavolo c'è infine il lavoro di "scouting" dei potenziali investitori fatto da Bruno Ermolli, che ieri ha fatto visita alla sede milanese di Intesa Sanpaolo. Ma ha negato ogni collegamento con il dossier. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (20 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (24 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (47 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni Damy: Salve tutti! Walter o non Walter; credo qualsiasi politico,ora del centro sinistra o pd avrebbe avuto comunque... Fabrizio: Sono molto dispiaciuto per la probabile caduta di Veltroni dalla poltrona di segretario del PD se non altro... Michele: Pur non essendo del Pd dico solo a Walter Veltroni che deve tirare fuori gli artigli con i suoi alleati e... moritz: "Il valore di un uomo è proporzionale alla grandezza del suo avversario".Silvio riconoscere... valentino: Caro Uolter, cosa dura cambiar la testa ai "compagni".& #8230;!!!!!! Se poi aggiungi... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Caldo: allarme rosso fino a sabato In città è caro-acquaAccusato di 13 omicidi uscirà tra un mese: decorrenza dei terminiAutotrasporto: trovata l'intesa, niente scioperoAlmunia all'Italia: "Tagli più incisivi sulla spesa pubblica"Berlusconi: "Certe toghe, una metastasi"Csm: "Incostituzionale la blocca processi" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Veltroni: Nessun premier europeo parla così Dialogo impossibile, gli elettori si pentiranno di averlo votato . Ma nel Pd si riparla di congresso (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Nessun premier europeo parla così" "Dialogo impossibile, gli elettori si pentiranno di averlo votato". Ma nel Pd si riparla di congresso di Bruno Miserendino / Roma "MA CHE DIALOGO vogliamo che ci sia quando dal palco di un'assemblea si dicono cose di questo tipo? Non è un problema di dialogo, è un problema di ruolo, di rispetto del proprio ruolo". Veltroni lo dice a caldo, poi lo ripete alla Camera qualche ora più tardi, conversando coi giornalisti: "Nessun premier europeo parla così, se Berlusconi voleva fare una legislatura diversa dalle altre, e parlo al passato perchè ormai sono cose al passato, bisognava avere un altro tono". Se c'erano dei dubbi residui, la giornata di ieri li ha spazzati via: del dialogo tra Berlusconi e Veltroni, in realtà mai iniziato seriamente, si deve parlare al passato. "Registriamo molto serenamente, ma stavolta non pacatamente e con determinazione - dice il leader del Pd - il fatto che si è voluto fare uno strappo profondo e il discorso alla Confesercenti ne è stato il manifesto più evidente, le parole del Presidente del Consiglio cambiano profondamente la natura dei rapporti tra maggioranza e opposizione". Appartiene, quindi, al passato anche l'ipotesi di una disponibilità del Pd sul lodo Schifani rivisitato: "In questo clima non c'è nessuna possibilità", dice Veltroni. Che ripete: "Se si voleva fare una discussione, ed uso il passato volutamente perchè ormai non è più possibile, bisognava avere un altro tono". Veltroni, dopo l'attacco berlusconiano su Roma, cui ha risposto per le rime l'altro giorno, non si aspettava più niente di buono, ma ieri è rimasto sorpreso dalla violenza del premier, e si è convinto che le parole all'assemblea di Confesercenti non sono state casuali, e che la scenetta contro magistrati e opposizione è stata preparata a tavolino. I fischi magari il premier non se li aspettava, e questo lo ha innervosito? "Credo - commenta Veltroni - che gli sia sfuggito di mano il discorso, ma quando si hanno compiti istituzionali bisogna mantenere i nervi saldi, si deve ricordare il ruolo che si ricopre". Eppure proprio i fischi a Berlusconi in un'assemblea che lo aveva accolto bene, confermano Veltroni nell'idea che lo accompagna da molti giorni: sta per finire la luna di miele del governo con gli italiani "e gli elettori del Pdl si pentiranno di aver votato" questa compagine appena capiranno che Berlusconi "è molto più interessato ai suoi processi che ad abbassare le tasse degli italiani". "Siamo di fronte ad uno scenario inaspettato e credo stupirà gli stessi elettori del Pdl". Prima o poi la verità verrà fuori, è convinto Veltroni: "Alle persone che aveva di fronte il presidente del Consiglio non ha detto quello che c'è nel Dpef, ossia che le tasse calano nel 2013 e che fino ad allora la pressione fiscale crescerà ancora dello 0,2%. Se lo avesse detto, dopo quel che ha promesso in campagna elettorale, per una volta avrebbe detto la verità". Lo stesso vale per Alitalia, per la Robin Tax che farà del male solo ai consumatori, sui mutui che costeranno di più, sui salari, sui prezzi. Una ragione in più, per Veltroni, per confermare la mobilitazione di autunno sulle politiche del governo: "Sarà un grande appuntamento perchè nei prossimi mesi crescerà lo sconcerto". Veltroni però vuole tenere l'opposizione nella linea obbligata di ogni partito riformista, che non si limita ai no, che non scade nell'insulto. Vorrebbe un partito in grado di cogliere quest'occasione, senza confondersi con Di Pietro. "L'opposizione riformista - dice - riceve sempre due critiche: da chi dice che è troppo dura, come ha fatto il presidente del Consiglio, e chi dice che è troppo morbida, ma noi teniamo ferma la barra". Di Pietro? "Ognuno si sceglie un ruolo". Molto diplomatico ma si sa cosa pensa del gioco dell'ex pm. "Noi vogliamo portare l'Italia fuori dal passato", ripete. Servirebbe un partito unito e reattivo, e invece Veltroni vede un Pd ancora troppo curvato su se stesso, dove le spinte centrifughe non si placano, tanto che si torna a parlare di congresso anticipato. Pare che Veltroni abbia accolto con un "come dargli torto?" le parole di un editorialista mai tenero col Pd che ieri consigliava un congresso anticipato per evitare il logoramento strisciante. In effetti le iniziative di D'Alema sono apparse a molti veltroniani un passo dirompente per l'unità del Pd. Ieri sera si è anche diffusa la voce di un incontro tra i due, ma al Pd hanno smentito: "Il segretario è andato a cena a casa". Insomma il tema delle due linee, una che c'è, quella di Veltroni, e una che c'è ma non si manifesta, quella di D'Alema, continua a tenere banco. Il prossimo appuntamento chiave sarà la riunione della appena eletta direzione nazionale che si vedrà a metà luglio. Come diceva l'altro giorno Marina Sereni: "Ma se tutti si occupano di una fondazione, di un'associazione, di una corrente rimescolata o non, chi è che si occupa del Pd?".

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Alitalia, Robin Tax, mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del In piazza Alitalia, Robin Tax, mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento.

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Alitalia, Tremonti non sa cosa fare e scarica Ermolli Due mesi di tempo per il piano di Intesa Il ministro: Mettetevi nei miei panni (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Alitalia, Tremonti non sa cosa fare e scarica Ermolli Due mesi di tempo per il piano di Intesa Il ministro: "Mettetevi nei miei panni..." di Roberto Rossi/ Roma SOLUZIONE "Siete insoddisfatti? Ma mettetevi nei miei panni...". I panni in questione sono quelli di Giulio Tremonti, potente ministro dell'Economia del governo Berlusconi IV. Che suo malgrado, dice lui, si è ritrovato a gestire la patata bollente di Alitalia, azienda di Stato controllata proprio dal Tesoro. Bollente perché così ha voluto il suo capo, Silvio Berlusconi. Che con la partita Alitalia ha giocato la sua campagna elettorale. Fatta di promesse mancate, di cordate improbabili, di super consulenti di carta, di veti, di mercati destabilizzati. Se non fosse stato per l'intervento di Berlusconi con tutta probabilità Alitalia si sarebbe fusa con Air France. Una soluzione che anche al ministro non sarebbe dispiaciuta - come ha fatto capire ieri ai parlamentari delle commissioni Bilancio, Trasporti e Lavori Pubblici di Camera e Senato riuniti per avere notizie sul futuro di Alitalia - ma che è fallita per ragioni elettorali. A quasi tre mesi di distanza dalla rottura con Air France, con oltre trecento milioni di euro regalati dallo Stato per "evitare il fallimento del gruppo", che cosa resta quindi di Alitalia? Ben poco. Resta la ricostruzione di Tremonti alla Camera, "parziale, offensiva, omissiva" come l'ha definita il capogruppo del Pd della commissione Trasporti della Camera Michele Meta, e il lavoro del consulente governativo Intesa Sanpaolo per un salvataggio dai costi sociali elevatissimi. Che cosa ha detto Tremonti ieri? Essenzialmente tre cose. Ha disconosciuto il lavoro di Bruno Ermolli, ha difeso il suo operato, e ha promesso "soluzioni definitive" al più presto. Su Ermolli, cioè colui incaricato di trovare la cordata di imprenditori italiani pronti a difendere l'italianità del gruppo, il ministro non è stato tenero. Sul dossier Alitalia "il governo ha agito solo per atti e carte ufficiali" ha detto Tremonti. "Posso assicurare che non è mai stato al ministero", e che "non ha avuto incarichi dal governo", ha detto Tremonti. "Posso assicurare - ha aggiunto - che l'azione del governo è stata indipendente da quello di un professionista che ha cessato la sua attività a ridosso della campagna elettorale". Eppure fino a poche settimane fa Ermolli andava a riferire costantemente da Berlusconi su quel poco che aveva racimolato visto che di imprenditori italiani pronti ad entrare non se ne vede neanche l'ombra. La soluzione dei problemi della compagnia resta un po' più complessa. Tremonti in questo è stato evasivo. Ha solo promesso che sarà a breve. Dipende dal tempo che impiegherà Intesa Sanpaolo. Secondo il presidente di Alitalia Aristide Police entro il mese di luglio, verrà delineata "una prospettiva piena". In pratica, verrà prima avviata la ricapitalizzazione e poi individuati altri partner: più in dettaglio, Police ha spiegato che il piano industriale cui sta pensando Intesa Sanpaolo sarà solitario "che comporta l'ingresso di capitali freschi che consenta la ricapitalizzazione". E, si potrebbe aggiungere, non sarà indolore. Senza un partner forte alle spalle un'azienda tecnicamente fallita come Alitalia ha poche strade da percorrere. Una di questa è la divisione della società in due. È il concetto della bad company. Da una parte le attività industriali utili dall'altra quelle che non servono più. La prima società sarà rilanciata, magari integrandola con Air One e Meridiana, l'altra, invece, sarà ceduta, magari a pezzi, ricorrendo alla Legge Marzano. Il risultato sarà la creazione di una grande compagnia aerea italiana, fortemente indebitata e pronta ad allearsi con partner stranieri. L'italianità sarà salva, i lavoratori forse no. Air France ne mandava a casa duemila. Con la soluzione cruenta che si prospetta quanti ne farà fuori Intesa Sanpaolo? Ma soprattutto chi si assumerà la responsabilità? Certo che allora non vorremmo essere nei panni di Tremonti.

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Alitalia, <soluzione entro luglio> Ma i sindacati non si fidano (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Dall'audizione di Tremonti nessuna indicazione concreta sul futuro della compagnia Alitalia, "soluzione entro luglio" Ma i sindacati non si fidano Roberto Farneti L'unica cosa certa, al momento, è che nel futuro di Alitalia "non c'è più Air France-Klm". Per il resto, l'audizione parlamentare del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non è servita a fornire i tanto attesi chiarimenti su cosa "bolle in pentola" per garantire al vettore in crisi concrete prospettive di rilancio. L'obiettivo del governo, ha ribadito Tremonti davanti alle commissioni Bilancio e Trasporti di Camera e Senato, è quello di mantenere Alitalia come "compagnia di bandiera". Obiettivo "che riteniamo raggiungibile", ha aggiunto il ministro, senza tuttavia fornire alcun elemento che giustifichi tale affermazione. Della famigerata cordata italiana promessa in campagna elettorale, neanche l'ombra. Tremonti si è limitato a ricordare che è stata data all'advisor, Intesa SanPaolo, "la massima fiducia e due mesi di tempo", dei quali sono trascorse due settimane. Il ministro ha quindi assicurato che tornerà per una ulteriore audizione quando ci saranno elementi più definitivi. Tremonti ha anche difeso il decreto che ha permesso ad Alitalia di utilizzare i 300 milioni del prestito ponte a copertura dell'erosione del capitale. Senza quel decreto "Alitalia sarebbe immediatamente fallita", ha replicato a chi gli faceva presente le obiezioni di Bruxelles. Intanto si susseguono le ipotesi. Come quella riferita dal Sole 24 Ore , secondo cui starebbe emergendo un progetto per la confluenza in una "newco" non solo di Air One, ma anche di Meridiana, la seconda compagnia privata italiana di proprietà dell'Aga Khan. "Le aggregazioni sono tutte benvenute", commenta il presidente dell'Alitalia, Aristide Police, che non nasconde un insolito ottimismo: "Sono certo che per fine luglio - azzarda - avremo una prospettiva molto piena e per altro, sono certo, condivisa con i sindacati, le cui osservazioni saranno pienamente prese in considerazione". Intesa SanPaolo, assicura Police, sta lavorando "molto intensamente ad un piano industriale sostenibile per poter procedere in piena continuità aziendale ad un rilancio dell'azienda". Continuità aziendale che - grazie al prestito di 300 milioni e alle "incoraggianti" performance operative di Alitalia per la stagione estiva 2008, a livello di puntualità, prenotazioni e riempimento degli aerei - è "garantita ampiamente" fino alla fine dell'anno, si sbilancia il presidente dell'Enac Vito Riggio. Ma i sindacati non si fidano e per bocca di SdL Intercategoriale tornano a chiedere "al vertice aziendale e al governo" un "incontro urgente" per "dissipare dubbi e preoccupazioni e creare le condizioni per risolvere definitivamente, in modo positivo, la vicenda Alitalia". 26/06/2008.

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Alitalia, si prepara la cordata di Intesa (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

AEREI Tremonti parla di "azioni avviate da Air France". Ma "non di tipo legale" Alitalia, si prepara la cordata di Intesa m. rav Ogni giorno si perde il conto dei lanci d'agenzia su Alitalia, stretti tra toni tragici e velato ottimismo. Ieri, è stata di nuovo una giornata convulsa. Dopo la bufera attorno alle dichiarazioni di Tremonti sulle azioni, "non legali", avviate da Air France nei confronti di Alitalia (si parla di "comunicazioni ufficiali sulla rottura della trattativa"), il ministro ha sottolineato che non ci saranno più rinvii e in 2 mesi "si arriverà a una decisione su come procedere" per salvare la compagnia. Il compito di trovare una soluzione, ovvero una cordata di acquirenti, è stato assegnato all'advisor Intesa Sanpaolo. Il governo, ufficialmente, non vuole rinunciare a una compagnia di bandiera. Il turbine mediatico però non si ferma: girano voci di commissariamento e di grossi esuberi. All'interno dell'azienda gli umori sono paradossalmente più tranquilli. Tra i lavoratori Alitalia il clima, seppur preoccupato, è infatti più disteso rispetto al can can politico, che più che cercar soluzioni si innesca solo per calcoli di bottega o per lanciare moniti ai sindacati, perché non si mettano di traverso alla trattativa. La continuità aziendale, almeno fino alla fine dell'anno, sarà garantita. La disposizione del commissiamento, secondo la legge Marzano, non è immediata e viene applicata solo sotto la condizione di protezione dai creditori. Se ci sarà, il commissariamento avverrà a fine anno. Anche il rischio di esuberi di massa, certo non remoto, per ora sembra sventato. Il presidente di Alitalia Aristide Police lo smentisce e parla di un piano industriale per il rilancio. Sabato prossimo ci sarà l'assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare il bilancio di Alitalia, che come ha ricordato Tremonti mostra "profonde criticità" ma sul quale il collegio dei sindaci e la società di revisione hanno dato un parere positivo. Se così fosse, l'ok al bilancio non troverebbe particolari scogli. Intanto, Intesa Sanpaolo alla quale il governo ha dato "massima fiducia" sta studiando le varie soluzioni. Le indiscrezioni dicono che ritornerà presto in auge il piano AirOne. La compagnia del gruppo Toto ha da poco acquistato nuovi aerei e ne ha opzionati altri: tutti consumano meno degli attuali velivoli Alitalia e con il rincaro attuale del greggio questa non può che essere una nota positiva. Chissà se dopo la nebbia si vedrà qualche schiarita. .

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Torna sul tavolo il partito Malpensa E la flotta AirOne riaccende i motori (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Torna sul tavolo il partito Malpensa E la flotta AirOne riaccende i motori MILANO - I primi risultati saranno comunicati all'assemblea degli azionisti, mentre per il lavoro completo di Intesa Sanpaolo la scadenza dovrebbe coincidere con fine luglio. Ma mentre si procede lungo il sentiero stretto di una "nuova" Alitalia, cresce l'ottimismo nel "partito Malpensa ". O meglio, nel partito di quanti, dopo il de-hubbing predisposto dal piano Prato e condiviso dal piano industriale concepito da Air France, non hanno mai smesso di chiedere il ritorno di Alitalia sullo scalo varesino, non considerando valida alcuna alternativa per il suo sviluppo. Nel lavoro dell' advisor Intesa Sanpaolo, e tra le pagine dei pareri raccolti dai consulenti industriali, sarebbe emersa fin dall'inizio la volontà di studiare una modalità di ritorno su Malpensa. Del resto, nella fase di ripensamento della compagnia di bandiera non potevano restare nell'ombra i dati sull'imponente mole di traffico che Malpensa catalizzava, e che il nord italia, pur fortemente frammentato dal punto di vista avionico, continua a rappresentare. Anche i dati più recenti sono a loro modo significativi. Infatti, se ad aprile il de-hubbing era costato un calo del 31,4% in termini di passeggeri rispetto al 2007, già a maggio il calo è di poco inferiore al 26%, mentre i dati parziali di giugno porterebbero un ulteriore arrotondamento positivo. E se Alitalia vede precipitare i dati sui passeggeri a causa del taglio di rotte e del crollo dei coefficienti di riempimenti degli aerei rimasti, le compagnie straniere ringraziano e guadagnano 226mila passeggeri a maggio e 160mila nei solo primi venti giorni di giugno. A favore di un nuovo matrimonio Alitalia-Malpensa sta anche il recente investimento di Airone sullo scalo varesino. La flotta presenta e quella futura della compagnia di Carlo Toto è considerata da molti osservatori il vero "asset" che essa apporterebbe alla nuova Alitalia. A complicare invece le nuove nozze sono i tempi tecnici da rispettare, che lo stesso presidente di Sea Giuseppe Bonomi ha quantificato in almeno un paio d'anni. Secondariamente, nel vuoto lasciato da Alitalia, ha avviato un processo di radicamento Lufthansa, che non ha mancato di segnalare l'ipotesi di trasformare Malpensa nel proprio quarto hub. Qualora la politica trovasse la formula magica del rientro è chiaro che il nodo- tedesco verrebbe al pettine. A meno di non trovare una nuova via, più in là nel tempo, per parlare di Alitalia con Lufthansa. Che ieri, per bocca di un suo vicepresidente, ha manifestato la volontà di partecipare al consolidamento in atto nel settore, spiegando, seppur genericamente, che "eventuali accordi possono migliorare le rispettive quote di mercato delle compagnie, così come possono dare vita a sinergie e ricavi". Jacopo Tondelli jtondelli@corriere.it.

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Alitalia, salvataggio in due tempi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Il piano Il ministro: "Ermolli non lavora per il governo. Air France non c'è più" Alitalia, salvataggio in due tempi Police: prima i capitali poi il partner. Tremonti: 60 giorni a Intesa Il presidente: in cassa ancora 500 milioni Fiducia in una soluzione rapida e condivisa dai sindacati ROMA - Piano in due tempi per Alitalia. Con il consenso dei sindacati. E senza commissariamento. è questa la tabella di marcia del salvataggio, secondo quanto ha rivelato il presidente Aristide Police, a due giorni dall'assemblea in cui sarà fornita una "prima informativa " sulla situazione. "Il piano - ha chiarito - prevede l'ingresso di capitali freschi che consentano la ricapitalizzazione. Poi ci sarà la ricerca di ulteriori consolidamenti o con le partnership internazionali esistenti ovvero di partnership alternative ". Sembra quindi sfumata l'ipotesi di un'alleanza da realizzare subito, così come aveva chiesto, tra gli altri, l'imprenditore Roberto Colaninno. Restano le aggregazioni, da Air One a Meridiana, che "sono tutte benvenute". Police si è detto certo che "per fine luglio" sarà possibile avere "una prospettiva molto piena e peraltro condivisa con le forze sindacali" e non ha voluto parlare di esuberi. Il presidente ha poi fatto sapere che si sarebbe confrontato "nelle prossime ore" con l'advisor Intesa- Sanpaolo che sta lavorando "a un piano industriale sostenibile " per procedere "in piena continuità aziendale", dunque senza commissariamento. Nelle stesse ore il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, riferiva alle commissioni parlamentari Bilancio e Lavori pubblici sulla privatizzazione. "Non è più tempo per rinvii" ha detto, confermando che il mandato d'Intesa-Sanpaolo si concluderà "entro i primi di agosto" e che eventuali incompatibilità o conflitti del consulente saranno valutati "a valle ". Tremonti, ripercorrendo la storia della privatizzazione, ha voluto precisare che nella rottura con Air France-Klm "non c'è traccia di alcuna causa preclusiva di origine politica" e che il rapporto è fallito "per ragioni economiche". Un piccolo giallo ha riguardato un passaggio del discorso di Tremonti in cui il ministro avrebbe parlato di "azioni legali" dei francesi contro Alitalia. Su richiesta di chiarimento del deputato Emanuele Fiano (Pd), il ministro ha detto di "non esserne a conoscenza ", mentre da Parigi è arrivata la smentita di Air France. Infine, interpellato sul ruolo del consulente del premier, Bruno Ermolli, Tremonti ha detto che "non ha avuto alcun incarico dal governo e ha cessato l'attività a ridosso della campagna elettorale". Una versione che si scontra con le dichiarazioni rilasciate da Ermolli una settimana fa: "Su Alitalia faccio ma non parlo". "Dopo l'audizione le preoccupazioni aumentano" ha commentato il ministro-ombra dell'Economia, Pierluigi Bersani. In mattinata Police era stato ricevuto dal presidente dell'Enac (ente aviazione civile), Vito Riggio, cui aveva fornito dati rassicuranti sulle prenotazioni estive e la continuità aziendale. In cassa ci sarebbero 500 milioni: 300 sono quelli del "prestito-ponte", che la compagnia non ha voluto toccare fino alla conversione del relativo decreto. Antonella Baccaro \\ Air France non si è ritirata per ragioni politiche, ma soltanto economiche.

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Air France, le consulenze e la missione italiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Conti Air France, le consulenze e la missione italiana ROMA - Otto milioni di euro. Tanto è costato a Air France-Klm studiare e comporre il dossier di Alitalia. Finito poi nel nulla. Secondo i dati del gruppo, aggiornati al 31 marzo scorso, valutare se acquistare o meno il 49,9% della compagnia dal Tesoro italiano, ha comportato la redazione di uno studio di fattibilità sull'operazione d'integrazione. Nel bilancio di Air France-Klm si specifica che le spese in questione vanno dagli onorari per gli avvocati a agli emolumenti destinati ai consulenti. Tra questi, va annoverato Lehman Brothers, che in Italia si è affidato alle capacità professionali dell'ex amministratore delegato di Alitalia, Francesco Mengozzi. Lo stesso che, ai tempi del suo mandato, aveva propugnato l'alleanza con i transalpini in momenti in cui l'operazione si sarebbe potuta fare a migliori condizioni. A. Bac.

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"entro luglio soluzione per alitalia con ricapitalizzazione e partner" - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Entro luglio soluzione per Alitalia con ricapitalizzazione e partner" La promessa del presidente Police. Tremonti: serve una scelta solida Preoccupato Bersani: arrivare al commissaria-mento sarebbe drammatico LUCIO CILLIS ROMA - Soluzione entro luglio, con un nuovo vertice esperto e pronto a pilotare Alitalia verso la salvezza. Sono le indicazioni arrivate dall'audizione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti alla Camera e dalle dichiarazioni del presidente di Alitalia. Aristide Police, a margine della riunione che si è tenuta all'Enac sullo stato di salute della compagnia, ha parlato di "un piano sostenibile" in arrivo con "l'ingresso di capitali freschi attraverso una ricapitalizzazione" e della successiva "ricerca di partnership internazionali". Police ha annunciato un imminente incontro con l'ad di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera e il capo della corporate dell'istituto Gaetano Miccichè, "che stanno lavorando molto intensamente per poter procedere, in piena continuità aziendale, al rilancio della compagnia". All'assemblea degli azionisti che si svolgerà in seconda convocazione sabato prossimo, il presidente delle Magliana illustrerà in quale "prospettiva" verrà indirizzato il lavoro di rilancio di Alitalia che l'advisor concluderà a fine luglio. Tremonti, dal canto suo, ha passato in rassegna le azioni messe in campo per Alitalia nei primi 40 giorni di governo. Il ministro dell'Economia ha difeso la scelta di Intesa-Sanpaolo per la privatizzazione: "è la prima banca italiana. Riteniamo abbia tutte le caratteristiche tecniche per assistere Alitalia". Un piccolo giallo è scoppiato quando Tremonti ha parlato di un'azione legale da parte di Air France nei confronti del vettore italiano (una possibilità smentita nel pomeriggio da Parigi). Il rapporto con i transalpini, ha poi precisato, "è fallito per ragioni economiche e non politiche, la rottura è stata identificata per questioni economiche" e quindi "a prescindere dal risultato delle elezioni". Il caso Ermolli: per Tremonti l'azione svolta dal consulente di Silvio Berlusconi per mettere in piedi "una cordata di imprenditori italiani, è stata indipendente dal governo". Infine, sulla procedura aperta da Bruxelles per il prestito da 300 milioni trasformati in patrimonio di Alitalia il responsabile dell'Economia resta fiducioso, visto che la vicenda "potrà avere un esito non necessariamente negativo". L'audizione di Tremonti ha però scatenato la dura reazione del centrosinistra. Preoccupato il commento di Pier Luigi Bersani del Pd: "Semmai si arrivasse al commissariamento e allo spezzatino dopo aver cacciato i francesi saremmo di fronte a responsabilità del governo di proporzioni davvero drammatiche". E Michele Meta (Pd) vede concretizzarsi il rischio "del commissariamento e dello spezzatino societario con la creazione di una bad company su cui far ricadere tutti i debiti e gli esuberi e una best company da mettere sul mercato". Il futuro di Alitalia e la fusione con altre compagnie, secondo indiscrezioni, potrebbe tra l'altro vedere la partecipazione di Meridiana.

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Bonino: la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip - filippo ceccarelli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)

Argomenti: Alitalia

La fame non fa notizia Vita sentimentale Una bufala l'intervista sull'innamoramento del vicepresidente del Senato: troppa informazione rosa Bonino: la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip Mi sono occupata di Alitalia, immigrazione, sicurezza e fame del mondo, ma non fa notizia A una donna impegnata si chiede sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale "Mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato" FILIPPO CECCARELLI Contrordine: Emma Bonino non è innamorata. Era uno scherzo quanto confidato al settimanale Diva e donna a proposito di un misterioso fidanzato: "Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile" ha spiegato ieri in una telefonata a Radio radicale, dopo aver visto gli effetti della sua confessione pseudo-amorosa. Secondo l'esponente radicale, già ministro e oggi vicepresidente del Senato, il rotocalco le aveva chiesto un'intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell'energia e della povertà; ma poi le ha anche chiesto di fare un servizio fotografico a casa sua e insieme con la giornalista sono arrivate le "inesorabili" domande su vita personale, rinunce esistenziali e rapporti con Pannella. A questo punto "mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato". E ha scelto - significativamente, si può forse notare - l'opzione del fidanzato inventato. A questo solo dovrebbe essere limitata la bufala, il servizio essendo di quattro pagine. Il giorno dopo, comunque, Emma Bonino è rimasta sorpresa e contrariata dal rilievo e dalle modalità con cui le agenzie e i quotidiani, tra cui Repubblica, avevano accolto la storia del suo finto amore. Per concludere: "è un bel test sul giornalismo italiano, credo". Ce n'era quanto basta per qualche domanda e qualche risposta. Scritte, purtroppo. Ma non è che pure stavolta s'inventa qualcosa per poi poter dire che era una bufala? "Guardi, sono così poco pratica in bufale che non sono riuscita a reggere il gioco per più di 24 ore! Anche se mi sarebbe piaciuto: sono sicura che qualche contenitore Rai avrebbe imbastito qualche dotto dibattito sull'"amore a 60 anni" con tanto di invito come testimonianza di vita vissuta, nella migliore tradizione di presenza femminile stereotipata. Basta verificare i dati del centro d'ascolto radicale per scoprire che è esattamente così". Non pensa che i politici, nei confronti dell'informazione, tirano il sasso e nascondono la mano? "Non capisco la domanda se rivolta a una radicale: come si sa abbiamo fatto e continuiamo a fare della questione "informazione", Rai e non solo, uno dei punti salienti della nostra lotta politica per la democrazia nel nostro paese a partire dal principio base del "conoscere per deliberare". altri patteggiano o lottizzano in modo spesso poco limpido. Noi ne abbiamo "guadagnato" una vera e propria "conventio ad excludendum", in più accusati di essere ripetitivi e di fare i vittimisti. Nel corso degli anni ci siamo imbavagliati in video, abbiamo digiunati, ci siamo autodenunciati... Per "dare corpo alla politica", come direbbe Pannella, e per far sì che le varie opinioni, comprese le nostre, su vari argomenti avessero pari dignità di spazio e informazione, o che temi sociali "vietati" trovassero inserimento nell'agenda politica di volta in volta distratta: è stato vero per il divorzio, l'aborto clandestino, lo sterminio per fame nel mondo, "la giustizia giusta" e potrei continuare". Secondo lei, è una notizia che il vicepresidente del Senato dichiari o comunque ammetta di essere innamorato? "Mi consulterò con i miei colleghi vicepresidenti del Senato, Vannino Chiti e Domenico Nania, per sapere se, anche a loro, è capitato di essere sottoposti a domande sui propri affetti, con tanto di analoghi ragionamenti più o meno imbastiti". Esiste oggi una netta linea di demarcazione tra sfera pubblica e sfera privata? E se sì, chi la stabilisce? "Ma io non ho posto per niente questo problema che peraltro non mi appassiona. Ho posto il problema che una donna "impegnata" in qualunque campo inesorabilmente si chiede sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale, o familiare o privata. E come le concilia, e a cosa ha dovuto rinunciare e via stereotipando. Mai ho visto rivolgere le stesse domande a un politico maschio". Le viene mai il sospetto che alla lunga la conquista dell'attenzione, con le sue tecniche, finisca per scappare di mano ai personaggi pubblici? "Ho già risposto sopra". Al netto dell'irritazione: davvero lei pensava che un rotocalco come Diva e donna volesse farle un'intervista alla vigilia del vertice Fao, lei dice, sui temi della nutrizione, dell'energia e della povertà? "Scusi se insisto ma il problema non è tanto Diva e donna, quanto che un giornale come La Repubblica dedichi una mezza pagina (mezza pagina!) con tanto di ricerche di archivio e approfondimenti socio-politici ad una vicenda relativa a una persona che nel frattempo è intervenuta su Alitalia, immigrazione, sicurezza, giustizia, è andata fino in Egitto per seguire un prevertice sulla "nuova" fame nel mondo e potrei continuare, senza che lo stesso giornale trovasse mai né "lo spazio" né l'interesse per nessuna di queste "inutili" o appunto poco sexy attività".

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In fondo, si poteva prevedere. E non è che fossero poi necessarie doti particolari. Bastava rip (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Assare un po' la storia politica recente del Paese, per scommettere che dalla fine del dialogo alla peggiore delle guerriglie il passo sarebbe stato breve. Stavolta, è stato ancora meno che breve: è stato fulmineo. Dieci giorni fa si era ancora tutti impegnati a maledire o benedire il cosiddetto "Veltrusconi": oggi si è già agli insulti e alle denunce penali. Il caso di giornata - e cioè la pubblicazione di nuove intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi e di un po' di suoi amici e collaboratori politici - non è che un episodio della guerriglia appena ripresa. E considerata la velocità con cui il quadro complessivo sta degenerando, si può scommettere che non solo non sarà l'ultimo, ma probabilmente non sarà nemmeno il peggiore. Intanto, appunto, il caso di giornata. Proviamo a esprimere un'opinione, evitando ipocrisie. Fatto salvo il diritto-dovere dei magistrati di poter compiere fino in fondo e in ogni direzione il loro lavoro, e ribadito il principio secondo il quale i giornali esistono per pubblicare le notizie di cui entrano in possesso, è assai probabile che una parte del mondo politico - e soprattutto larghe fasce della pubblica opinione - non abbiano dubbi su come interpretare i fatti di ieri: un tassello della guerra appena divampata. In due parole. Berlusconi attacca i giudici? Vara disegni di legge per limitare (troppo e male) l'uso e la pubblicazione di intercettazioni telefoniche? Riparte all'attacco dei "comunisti" e di chi li fiancheggia? Bene: e allora io - giudice sotto attacco - passo a qualcuno, prima che sia troppo tardi, un altro po' di conversazioni private del premier e del suo entourage, così che si veda di che pasta è fatto, quali sono i suoi metodi e di che gente si circonda. Non fosse che per questo, è evidente che la pubblicazione di queste ultime intercettazioni avvelena ulteriormente il clima, non aggiunge granché a quanto già si sapeva sul premier, sul suo stile e sulla corte che lo circonda e - infine - offre nuove munizioni e ulteriori argomenti ai fautori del "giro di vite". Non a caso, dalle file della maggioranza è tornata a levarsi alta l'invocazione di una rapida approvazione del provvedimento sulle intercettazioni già varato dal governo. Invocazione autocritica, immaginiamo: considerato che il Consiglio dei ministri ha licenziato il disegno di legge due settimane fa ma il Parlamento non ha ancora cominciato a discuterne. Nemmeno in commissione. Detto tutto questo, non restano che due annotazioni. La prima: il dialogo che tanti avevano lodato e che aveva segnato l'avvio della legislatura si è prima incrinato sulla cosiddetta norma salva-Retequattro (una delle tv di Berlusconi) e poi spezzato sul decreto blocca-processi (perché uno dei processi a finire in naftalina riguarda appunto Berlusconi). La si veda come si vuole, insomma, ma a mandare in soffitta l'iniziale clima di confronto civile sono stati appunto i due conflitti d'interesse (tv e giustizia) che da sempre minano l'azione e la credibilità del Cavaliere: continuare a far finta che tutto vada bene e che non sia necessario un qualche intervento è inutile, oltre che assai dannoso. La seconda annotazione: è davvero stupefacente la rapidità con la quale cambia la gerarchia delle "emergenze" del Paese. Fino a ieri erano la sicurezza, il Paese che non cresce, i salari troppo bassi, la salvezza dell'Alitalia da "mani straniere": nel giro di due settimane, l'emergenza delle emergenze è diventata bloccare alcuni processi e mettere al riparo dalla magistratura le alte cariche dello Stato. Stupefacente. Non c'è controprova, naturalmente: ma c'è da scommettere che forse il Pdl non avrebbe vinto così largamente le elezioni di due mesi e mezzo fa se avesse proposto agli italiani un programma in cima al quale ci fossero state queste due priorità.

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Fiumicino, estate record e multe per il caos bagagli - maria elena vincenzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Roma Fiumicino, estate record e multe per il caos bagagli MARIA ELENA VINCENZI Cartellino rosso a due compagnie di handler, che si occupano della gestione dei bagagli, e una stima da 150 mila passeggeri al giorno. Sono questi i numeri, presentati da Enac, con cui Fiumicino si prepara al pienone di luglio e agosto. E il "piano estate sicura" parte proprio da chi lo scorso anno fu protagonista del caos bagagli. Le quattro società di handler che operano al Leonardo Da Vinci. E se nel 2007 a finire nell'occhio del ciclone erano stati Eas e Aviapartner, negli ultimi mesi la tirata d'orecchie è arrivata agli altri due, AZ Airport e Flightcare a cui sono state recapitate, rispettivamente, sei e due multe da 2.000 euro. Una sanzione economica, ma anche disciplinare e ora tocca correre ai ripari: l'handler di Alitalia assumerà 175 persone mentre per l'altro, spagnolo, saranno sufficienti una settantina di stagionali. Una cura che, unita alla task force dell'Ente che controllerà lo scalo giorno e notte, dovrebbe garantire partenze e arrivi sereni. File ai check in e ai varchi, attesa dei bagagli e trattamento dei passeggeri: saranno questi gli aspetti monitorati dalla squadra speciale di 15 uomini. Ma non solo gli handler: nel mirino finisce anche Adr. "Un modo per stimolare il gestore - dice il presidente di Enac, Vito Riggio - a mettere risorse dove è più necessario, in modo da evitare i problemi. Dovrebbe essere tutto tranquillo, ma l'attenzione è sempre alta. Basta un intoppo e salta tutto". Gestore promosso o bocciato? "La volontà c'è - spiega - ma il voto sulla sostanza è scarso: non dimentichiamo che abbiamo un ritardo di cinque anni". E la qualità del primo scalo italiano, chiarisce Silvano Manera, direttore generale dell'Ente, "è peggiorata dall'inizio dell'anno ad oggi, sia per l'handler che per il gestore". "Mai più caos bagagli". Estate alle porte, sembra essere questo il motto che apre la stagione delle vacanze. Ed Enac è determinata a non lasciare nulla al caso. "Anche Adr verrà considerato responsabile: la concessione è totale. Non vogliamo più vedere le tecniche di rimpallo della colpa dello scorso anno", sentenzia Manera. E se gli handler si preparano ad assunzioni a tempo, Adr non sta a guardare: da circa due mesi è attivo il "contingency plan" che prevede alcune strategie per scongiurare il peggio. Misure che vanno dall'introduzione del T5, al rifornimento a motore già acceso per risparmiare tempo, passando per l'aumento del personale di sicurezza e per il blocco della manutenzione straordinaria nel mese di agosto. SEGUE A PAGINA VI.

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Multe per salvare i bagagli (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-06-27 num: - pag: 1 autore: di ALESSANDRO FULLONI categoria: REDAZIONALE Fiumicino Multe per salvare i bagagli Multati dall'Enac (il "governo " dell'aviazione civile) per aver consegnato tardi i bagagli ai passeggeri. Le sanzioni sono state inflitte ad Alitalia Airport e Flight Care, mentre l'Ente volo ha varato il "piano estate" che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli. A PAGINA 5.

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Fiumicino, multe <salva bagagli> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-27 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Aeroporti L'Enac mette in guardia le aziende dei servizi, otto contravvenzioni da duemila euro l'una Fiumicino, multe "salva bagagli" E le aziende corrono ai ripari: in arrivo mille stagionali ai nastri Varato il "piano estate" che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli come nella scorsa estate Un po' come per gli automobilisti poco rispettosi del codice stradale. Multati dall'Enac (il "governo" dell'aviazione civile) per aver consegnato tardi i bagagli ai passeggeri. Le sanzioni sono state inflitte ad Alitalia Airport e Flight Care, due delle quattro aziende che al Leonardo da Vinci si occupano dell'assistenza a terra. Elevate in tutto 8 contravvenzioni (da 2 mila euro ciascuna) per un totale di 16 mila euro. Un "giro di vite" sulle attività degli handler imposto dall'Ente volo assieme al varo del "piano estate " che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli come nella scorsa estate. Tra le misure adottate, una task force di 80 facchini pronti a intervenire "h 24" in caso di guasti al sistema di riconsegna. "La prova generale del ponte del 1Ë? maggio è andata bene - è la puntualizzazione fiduciosa del presidente Vito Raggio - . I 134 mila passeggeri sono transitati per lo scalo romano senza tribolazioni. E non dovrebbero esserci problemi per gli attesi 150 mila giornalieri attesi ad agosto". Non che le difficoltà manchino. Riggio ha sottolineato "l'inadeguatezza di tutti gli aeroporti italiani, compreso il Da Vinci, a causa di mancati investimenti fra cui quelli per i nastri dello smistamento bagagli ". A Fiumicino un secondo bhs è previsto per l'anno prossimo, sarà il terzo dei sette cantieri ultimati da Adr per la fine del 2009. Già inaugurati la nuova pista e il terminal T5, quello riservato ai voli a rischio terrorismo per America e Israele, con una riconsegna autonoma delle valige. Per evitare la ripetizione dei guai dell'estate 2007, quando furono circa 40 mila i bagagli "disguidati" in giro per il mondo, l'Enac prevede "l'impiego di 15 ispettori sempre in giro per l'aeroporto - ha spiegato il direttore Silvano Manera - . Dovranno segnalare ogni disfunzione ai check in, ai varchi passaporti e ai nastri. Ma è dagli handler che ci aspettiamo la garanzia dell'impiego di un numero adeguato di personale e mezzi". Tra i rinforzi assicurati in pista, ci saranno anche i 120 facchini assunti da Flight Care. Più sostanzioso l'aumento di organico di Alitalia Airport: in arrivo 750 stagionali e investimenti per nuovi mezzi in pista per 17 milioni di euro. A preoccupare è anche l'emergenza carburante. La bolletta petrolifera sta moltiplicando il costo del carburante. E al Da Vinci è allo studio un "piano austerity". L'idea è di razionalizzare i parcheggi dei velivoli. Più saranno vicini alle piste di decollo, meno carburante sarà consumato per raggiungerle. In attesa Sono 150 mila i passeggeri in arrivo e partenza attesi ad agosto nello scalo di Fiumicino. Tutti con bagagli Alessandro Fulloni.

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I manager di Stato Tra i più pagati Gnudi, Montezemolo e Poli (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-27 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Redditi pubblici I manager di Stato Tra i più pagati Gnudi, Montezemolo e Poli E' "privato" il manager "pubblico" più pagato d'Italia. Luca Cordero di Montezemolo, con uno stipendio complessivo di 7,3 milioni, guida la classifica dei Paperoni di Stato del 2006 pubblicata ieri dalla presidenza del Consiglio. Un primo posto che il presidente di Fiat, da cui ha ricevuto gran parte di quei 7,3 milioni, deve all'incarico che ricopriva alla Fiera di Bologna. Lo stesso Montezemolo avrebbe reagito definendo paradossale la sua presenza nel gruppo dei manager di Stato. Con una reazione divertita e stupita: da Maranello hanno sottolineato come il compenso di Montezemolo alla Fiera di Bologna sia stato di 97 mila euro, poco più dell'1% del totale. Nel portafoglio dell'ex numero uno di Confindustria anche azioni Mediobanca, Generali, Banca Intermobiliare, Tod's, Cofide, Marzotto, Commerzbank e Fiat. Le medaglie d'argento e di bronzo sono andate ai presidenti di Enel Piero Gnudi (3,3 milioni) e di Eni Roberto Poli (3,2 milioni). Mentre, fra i nomi più conosciuti, al fanalino di coda c'è Gianpaolo Sassi, presidente dell'Inps, a quota 98 mila euro. Tornando alle parti più alte della classifica, protagonista è soprattutto l'effetto "somma degli incarichi, somma delle buste paga". E' quello che succede, per esempio, alla quarta posizione del presidente di Consap Andrea Monorchio, con un totale di 3,1 milioni. Seguono Pier Francesco Guarguaglini, alla guida di Finmeccanica (2,8 milioni), il numero uno delle Assicurazioni di Roma Tommaso Di Tanno (2,5 milioni, di cui solo una piccola parte dovuta all'incarico nella compagnia), e Paolo Scaroni (2,2 milioni), oggi ammini-stratore delegato di Eni. Fra gli altri nomi di spicco, considerando sempre i possibili cumuli di redditi, Maurizio Prato (827 mila euro), numero uno di Fintecna ed ex di Alitalia, Chicco Testa (768 mila euro), presidente di Roma Metropolitane, e il governatore di Bankitalia Mario Draghi (723 mila euro). Tra le donne Elisabetta Spitz, direttore dell'agenzia del demanio, con 394 mila euro complessivi. Chiude in assoluto la classifica Agostino Melloni, vicepresidente dell'Interporto di Rovigo, con appena 5 mila euro dichiarati: vale a dire lo 0,06% del primo della lista. Pubblico e privato Il presidente Fiat: dall'incarico alla Fiera di Bologna 97 mila euro, il resto dipende dai compensi privati Giovanni Stringa.

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<Alitalia, solo progetti seri> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 152 del 2008-06-27 pagina 26 "Alitalia, solo progetti seri" di Redazione "Se si propongono dei progetti sani, puliti che hanno delle prospettive di crescita forte e seguono le regole del mercato gli imprenditori li seguono". Lo ha detto ieri Corrado Passera, ad del gruppo Intesa Sanpaolo su Alitalia. "Noi scommettiamo su questo - ha aggiunto Passera - e tra non tante settimane lo vedremo". "Se si propongono dei progetti - ha poi concluso - che non sono da imprenditori gli imprenditori non ci sono". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Di Pietro minaccia: "Referendum sul lodo bis" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 152 del 2008-06-27 pagina 0 Di Pietro minaccia: "Referendum sul lodo bis" di Redazione Il leader Idv si prepara a presentare un pacchetto di legge cui chiederà la consultazione poipolare. L'ex pm: "Dal prossimo mese di settembre si aprirà una vera e propria stagione referendaria" Roma - Saranno proposti un referendum sul lodo Alfano ma anche su tanto altro: dal prossimo mese di settembre, anticipa il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si aprirà una vera e propria "stagione referendaria". "Presenteremo sette pacchetti di legge, parteciperemo l'8 luglio ad una prima manifestazione di informazione vera e libera su come vengono utilizzate strumentalmente le istituzioni da Berlusconi - dice a Napoli - e subito dopo metteremo in piedi questo grappolo di referendum su diverse questioni che vanno dal finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito, al lodo Alfano, alla legge salva Rete4. Insomma, vogliamo far sapere agli italiani che c'è un doppio Governo Berlusconi, del dire e del fare". "Un Governo che dice che dà più sicurezza, e che si assicura più impunità, che dice che da più soldi alle infrastrutture e che poi li toglie per far pagare l'Ici - aggiunge - che dice che vuole il federalismo e che diventa assistenzialista nei confronti di Alitalia piuttosto che del sindaco di Roma". "Un governo - conclude - che ha preso in giro gli italiani facendo credere loro che avrebbe fatto dei provvedimenti per l'interesse della collettività ed, invece, ha messo al primo posto provvedimenti che interessano lui e le sue società". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ripresi metà dei voli persi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Milano Malpensa Ripresi metà dei voli persi L'obiettivo è ancora lontano: "Ritornare entro due anni agli stessi livelli di traffico del 2007". Ma dopo il ridimensionamento, il presidente di Sea Giuseppe Bonomi è ottimista: "Malpensa sta recuperando: in pochi mesi ha già riacquistato oltre la metà dei movimenti aerei che Alitalia non effettua più da marzo. è l'inizio di un percorso". Grazie al libero mercato. A cominciare dai collegamenti con gli Stati Uniti: ieri è stato inaugurato il volo diretto di Air One per Boston. La compagnia ha lanciato anche quello per Chicago con l'obiettivo, però, di crescere e di puntare sempre di più su Malpensa. "Il traffico verso quei Paesi che non hanno vincoli dettati dagli accordi bilaterali cresce in maniera sensibile - continua Bonomi - e ci permette di proseguire nel recupero dei passeggeri persi a causa del de-hubbing di Alitalia".

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ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI Sono Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese, secondo indiscrezioni, i due nomi indicati dall'azionista Tesoro per reintegrare il consiglio di amministrazione di Alitalia, attualmente composto da soli tre amministratori. L'ufficializzazione dovrebbe avvenire oggi, nel corso dell'assemblea degli azionisti della compagnia chiamata ad approvare il bilancio 2007.

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Rotondi ministro low cost (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 153 del 2008-06-28 pagina 12 Rotondi ministro low cost di Redazione Non è dato sapere come abbia pesato la prevalenza della parte privata su quella pubblica. Ma quel che è certo è che il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi ha pesato, eccome, le polemiche che sicuramente ci sarebbero state dal momento che andava in trasferta in Russia accompagnato dalla moglie. Di qui il gioco d'anticipo. E l'autodifesa, affidata ad una nota del suo ufficio stampa, che ha fatto sapere che il ministro è andato a Mosca per "un incontro istituzionale e un incontro di studio", e che " è partito con la moglie con volo di linea Alitalia e a proprie spese, ritenendo la parte privata del programma prevalente sulla valenza istituzionale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia all'esame dell'assemblea (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 153 del 2008-06-28 pagina 24 Alitalia all'esame dell'assemblea di Redazione Intesa alla finestra: da domani entrerà in gioco. Air One: "Siamo ancora interessati" da Milano Su Alitalia "non ci chiamiamo fuori, eravamo interessati prima, lo siamo ancora" ha confermato ieri Lino Bergonzi, direttore generale di Air One a margine dell'inaugurazione del volo Malpensa-Boston. Per il dossier Alitalia sembra questa l'unica certezza della vigilia. Oggi, dopo l'assemblea degli azionisti, con Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese (indicati dall'azionista Tesoro) la compagnia riporterà a cinque il numero dei consiglieri di amministrazione (attualmente di tre soli componenti) ma nessuno fra questi dovrebbe essere nominato amministratore delegato. E dovrebbe andare delusa anche l'attesa di dettagli sul lavoro che sta compiendo l'advisor Intesa Sanpaolo per privatizzare l'Alitalia. Ma di certo solo a partire dal bilancio oggi all'esame dei soci Intesa può concludere il suo lavoro e decidere il da farsi. All'assemblea non dovrebbe essere presente alcun rappresentante del team della banca e solo il presidente della compagnia, Aristide Police, se sollecitato da qualche azionista, potrebbe accennare al percorso che sta seguendo il gruppo bancario per costruire un progetto di rilancio per l'aviolinea. Che sarebbe ancora in fase di elaborazione e che, secondo Police, prevede innanzitutto l'ingresso di capitale fresco e tendente al rilancio con la ricapitalizzazione. Un progetto prenderà corpo verso fine luglio e sarà condiviso dal sindacato, ha detto ancora Police. Esperti del settore, però, ipotizzano anche uno slittamento nella seconda metà di agosto se non nella prima metà di settembre. Intanto l'Antitrust, rivedendo le misure imposte ad Alitalia in occasione dell'acquisizione di Volare, ha deciso che gli slot sulle rotte da Linate a Bari, Lamezia Terme e Parigi non devono essere rilasciati ma solo riallocati su rotte dove Alitalia-Volare non superi la quota di mercato del 60%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-28 num: - pag: 3 La Nota di M... (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-28 num: - pag: 3 La Nota di Massimo Franco L'opposizione smarrita e i rischi di rissa permanente I n una situazione normale, la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato andrebbe considerata quasi fisiologica. Ma per il modo in cui è maturata ed è stata approvata dal Consiglio dei ministri di ieri, può diventare la tappa di uno scontro inarrestabile. Preoccupa che fra le invettive di Silvio Berlusconi contro la magistratura politicizzata e quelle di Antonio Di Pietro contro il premier, si stia creando il vuoto: come se il grosso dell'opposizione fosse stata colta impreparata dall'accelerazione di Palazzo Chigi. Ora il dialogo è "archiviato", ammette sconsolato Walter Veltroni, segretario del Pd. L'incrinatura creatasi fra il ministro della Giustizia ed il Csm aggiunge motivi di inquietudine. Quando Angelo Alfano critica le fughe di notizie sul parere di incostituzionalità del Consiglio sul "decreto salva-premier ", registra un rapporto di fiducia inevitabilmente scosso. La richiesta di dimissioni del vicepresidente, Nicola Mancino, da parte di un esponente del centrodestra è stata declassata ad iniziativa personale dallo stesso Pdl. Ma i lividi politici rimangono. Nel governo si parla di "riforma del Csm". Mancino replica che vuol dire "tutto e niente". E loda la prova di autonomia data con l'assoluzione del gip di Milano, Clementina Forleo, sul caso Unipol. C'è chi vede le tappe di un'escalation, e ne tira le conseguenze. Il grappolo di referendum annunciati da Di Pietro riflette l'esaurimento di ogni margine di dialogo. Anzi, in qualche misura tende ad anticipare il fallimento, affidando a quella "gente" evocata da Berlusconi il compito di dividersi fra governo di centrodestra e magistratura antiberlusconiana. Si tratterebbe di un epilogo ambiguo e pericoloso, al di là del risultato. Oggi il presidente del Consiglio si ritiene più forte del passato. Il dipietrismo sembra avere un seguito meno vasto e radicalizzato. E le intercettazioni hanno effetti controversi sull'opinione pubblica. La resa dei conti, dunque, potrebbe riservare sorprese. Ma la lacerazione che si crea accentua tensioni non solo istituzionali. è una rissa nella quale si smarriscono le responsabilità, e diventano palpabili i danni. Si accentua agli occhi dell'Europa l'immagine di un'Italia senza pace. Gli oppositori di Berlusconi alimentano i peggiori clichè. E il governo fatica a smentirli, quando non finisce per alimentarli. L'idea di prendere le impronte digitali ai bambini "rom" viene difesa dal ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, come un provvedimento nell'interesse dei minori. Ma le reazioni negative della sinistra e della Chiesa cattolica promettono di saldarsi con quelle di un'Ue su un governo italiano sospettato di xenofobia. Sono problemi che minacciano palazzo Chigi. Si aggiungono al dramma della crisi irrisolta dell'Alitalia e alla spazzatura a Napoli, che fanno dire ad un Berlusconi frustrato: "Non si riesce ad accelerare. Abbiamo i rifiuti in mezzo alle strade ed ora andiamo incontro ad un'estate caldissima". Osservando la situazione, ieri il premier si è sfogato: "O guido il governo o vado alle udienze", nelle quali è imputato. Il dilemma è drammatico: per l'Italia più ancora che per lui. L'opposizione sostiene che se fosse condannato in primo grado non dovrebbe dimettersi. Ma sarebbe ragionevole trovare una soluzione prima. E il Quirinale si prepara a dire un sì tecnico alla decisione di ieri del governo. \\ E sulla giustizia Di Pietro cerca di imporre la logica del referendum.

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Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e Milanese (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-28 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Il board Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e Milanese ROMA - Il Tesoro non scopre le sue carte su Alitalia. E all'assemblea della compagnia presieduta da Aristide Police ( foto) e si terrà oggi alla Magliana non indicherà il futuro ammini-stratore delegato della compagnia. Il consiglio sarà comunque reintegrato dei due membri mancanti: si dovrebbe trattare di Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese. Il primo, romano, è stato dal 1984 al 1993 consigliere per gli Affari Economici e Monetari presso la rappresentanza permanente d'Italia presso l'Ue a Bruxelles e ha partecipato ai lavori per l'elaborazione del Trattato di Maastricht. Già dirigente generale del ministero dell' Economia, è stato componente di numerosi consigli di amministrazione e della Banca Europea per gli Investimenti. Oggi è, tra l'altro, nel consiglio delle Poste Italiane. Tommaso Vincenzo Milanese torna in Alitalia dove era entrato nel giugno '96. Prima nel Credito Italiano, nel marzo 1988 era passato all'Iri dove è stato anche direttore centrale finanza. è stato consigliere di Banca di Roma, Fintecna e condirettore generale di Fincantieri. Aristide Police.

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E Walter diventa il "premier ombra" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (22 votes, average: 3.36 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (25 votes, average: 3.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (48 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (53 votes, average: 2.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (123 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (132 votes, average: 1.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni valentino: Cosa vi dicevo ?? Rieccoli i "compagni" di nuovo, sempre loro..sempre uguali !!!... Paolo: Veltroni=Di Pietro? mi fanno schifo solo a sentirli Giano: Tempi duri per la sinistra. Quella arcobaleno, subito dopo le elezioni, non solo è scomparsa dal Parlamento,... Rosario: Vel-Troni, presto si ritroverà col Vel e senza Troni! Alberto Taliani: Caro Maurizio C., vedo che lei è contento di essersi meritato il governo Prodi. I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Ultime News Il terrorista Carlos: "Fazione del Sismi cercò di salvare Moro"Amelia, crollano i solai di un palazzo fatiscente Un morto e un feritoTreviso, 12enne vende le sue foto nuda per comprarsi abiti firmatiLibano, esplode bomba a Tripoli: almeno 2 mortiIntercettazioni, Di Pietro attaccaRifiuti, l'esercito nel cantiere di Acerra Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille June 2008 M T W T F S S " May 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post June 2008 (3) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Per Walter avviso di sfratto. 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Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 2 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 71 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 52 ) " (6 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 39 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia Commenti ( 86 ) " (11 voti, il voto medio è: 2.45 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo, bentornata America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di libertà e di giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo, l'Irak e tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato come sacri per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di persone sono state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta la violazione più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80 persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro: Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama, si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico: l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (12 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jun 08 Ancora su Vasco Rossi e la droga Mi scuso con i lettori abituali su questo blog, ma continuo a ricevere centinaia di e mail su Vasco Rossi (il mio indirizzo è stato cortesemente segnalato sul sito di Vasco Rossi dai suoi redattori) e devo tornare sul tema. Molti mi rimproverano di non dialogare, ma come faccio a dialogare se nove messaggi su dieci sono di insulti e di minacce pesantissime? Qualche precisazione: 1) Non apprezzare Vasco Rossi è un diritto, che ribadisco. Sarebbe auspicabile che i dissensi dei suoi fan venissero espressi in modo civile. Chiedo troppo? 2) Contrariamente a quanto scrivono in molti, io non ho detto che chi apprezza Vasco è un drogato. Ho scritto una cosa diversa: che alcune sue canzoni potevano spingere molti giovani a far uso di droga. Per due ragioni. La prima, perché i testi di molte canzoni, pur non menzionando mai le sostanze stupefacenti (cosa vietata per legge) lanciano messaggi, come dire.facilmente equivocabili. Negli ultimi anni Vasco Rossi ha scritto canzoni dai contenuti completamente diversi. Bene, ma le vecchie canzoni continuano ad essere proposte (inevitabilmente) e il rischio che vengano, ancora una volta, "equivocate" esiste. La seconda ragione: Vasco per molti anni, ha fatto uso di droghe, ammettendolo pubblicamente (ha avuto anche guai con la giustizia), e comparendo in pubblico, ai concerti e qualche volta anche in tv visibilmente fatto. Vasco era (ed è) un idolo e da sempre gli adolescenti tendono a identificarsi e a imitare i propri idoli. Il rischio di un'emulazione, quando lui incitava i suoi fan a vivere una vita spericolata e ad andare al massimo, era pertanto molto alto. 3) I suoi fan dicono che da dieci anni Rossi è cambiato. Bene. Ma nel 2003 in un concerto a San Siro è salito sul palco con le magliette per legalizzare la marijuana e l'anno scorso in un'intervista sosteneva che le droghe non sono tutte uguali e che la marijuana è meno pericolosa dell'alcol. La marijuana non è una droga? Andate a leggervi quali sono gli effetti reali degli spinelli. Riporto questo passaggio dal sito del massimo esperto italiano Riccardo Gatti: Il 25 aprile 2007 l'Ufficio USA del National Drug Control ed il National Institute on Drug Abuse hanno reso nota le ultime analisi si un progetto di monitoraggio che ha rivelato come il THC, principio attivo della marijuana, ha raggiunto, negli Stati Uniti, il più alto livello da quando il monitoraggio è iniziato. Il THC, oggi, è presente con un quantitativo medio dell' 8.5 %. Negli anni '80 era sotto il 4%. Il 60% delle persone che usano questa droga per la prima volta hanno meno di 18 anni. Negli adolescenti e nei giovani adulti "il cervello continua a svilupparsi e può essere vulnerabile agli effetti deleteri della marijuana". Questa droga, come dice la Dott.ssa Volkow, "può produrre cambiamenti nocivi a livello fisico, mentale, emozionale e, contrariamente alle credenze popolari, può dare dipendenza". L'aumento del principio attivo potrebbe anche essere la ragione di un aumento degli interventi di pronto soccorso connessi all'uso di marijuana. 4) Tutto ciò considerato è davvero scandaloso interrogarsi su Vasco Rossi e la droga nell'arco della sua lunga, ricca di successi e movimentata carriera? Scritto in Italia, Varie Commenti ( 354 ) " (50 voti, il voto medio è: 1.78 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jun 08 Petrolio, libero mercato o libera speculazione? Parlo con amici economisti alla ricerca di spiegazioni plausibili all'impennata del petrolio, che in un anno è raddoppiato, e nessuno riesce razionalmente a spiegarla. Non basta, a giustificarla, l'aumento della domanda generata da India, Cina e dai Paesi in via di sviluppo e nemmeno l'arretratezza di molti impianti di estrazione nei Paesi produttori. C'è dell'altro e forse, ancora una volta, stiamo scambiando il libero mercato con la libera speculazione. Soros, che in materia se ne intende, ha denunciato recentemente una nuova bolla, simile a quella del Nasdaq di fine 1999. I dati lo dimostrerebbero al Nymex i future movimentano un miliardo di barili al giorno contro gli 85 milioni scambiati nella realtà, nei primi tre mesi del 2008 si sarebbero riversati sui fondi hedge che speculano sul petrolio più investimenti che in tutto il 2007. Insomma, staremmo pagando il prezzo non di normali dinamiche di mercato, ma di una speculazione che, amplificata dal mercato dei futures, sarebbe fine a se stessa. Anzi rischiamo di pagare due volte: ora con prezzi assurdi, domani con gli effetti imprevedibili di un tracollo che, se Soros ha ragione, sarà repentino e altrettanto destabilizzante. E tutto ciò mentre un'altra crisi provocata dalla speculazione di troppe banche, quella dei subprime, non si è nemmeno conclusa. Da liberale mi chiedo: tutto questo ha senso? E come rimediare? Scritto in globalizzazione Commenti ( 56 ) " (19 voti, il voto medio è: 2.26 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Una vita meritocratica. La polemica su Vasco Rossi è ormai degenerata, pochi inviano messaggi di dissenso civili e motivati, la maggior parte non fa che lanciarmi ingiurie talvolta pesantissime; alcuni addirittura mi minacciano (complimenti). Molti di voi insistono nel considerarlo un idolo e un messaggero d'amore, un personaggio positivo in una società degenerata. Sarà, ma rivendico il diritto di non apprezzarlo come cantante e di avere forti, motivate riserve sul messaggio che ha inviato per decenni. Non intendo però andare avanti in eterno con questa diatriba, ormai inutile e squalificante per chi la alimenta, ho pertanto deciso di togliere la frase "incriminata", peraltro poche righe in un post incentrato su una personalità di ben altro spessore come Max Gallo. Auguri a tutti. Sono rimasto impressionato da alcune notizie provenienti dal mondo della scuola: ragazzini di dodici anni che in un istituto milanese offrivano droga gratis ai compagni per creare dipendenza e nel giro di pochi giorni trasformarli in clienti; studenti di un liceo bene di Roma che si ribellano ai controlli della polizia e rivendicano il diritto di drogarsi liberamente, episodi di bullismo di ripetizione: l'anno scolastico si è chiuso decisamente male. Ha ragione l'intellettuale francese Max Gallo, che ho intervistato per il Giornale, e che dice basta con la cultura edonista ereditata dal Sessantotto. Secondo Gallo la scuola deve tornare ad essere "il luogo della trasmissione del sapere", oggi, invece, "prevale l'idea che lo studio debba essere divertente, che si possa imparare senza faticare. E invece no: apprendere può essere duro, noioso, anche ripetitivo, richiede sacrificio. L'importante è che poi questo sforzo venga ricompensato con uno sbocco professionale premiante. Così la scuola può diventare autenticamente meritocratica". Non si tratta di tornare al passato, ma di ripristinare una gerarchia di valori e la speranza, questa sì autenticamente progressista, di un'ascesa sociale anche ai giovani che provengono da famiglie poco agiate. Il caos attuale e l'assenza di prospettive concrete non generano altro che squallore individuale, familiare, sociale. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 451 ) " (33 voti, il voto medio è: 2.3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Dall'inferno, agli angeli, allo... 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Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti, senza risse (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia "Parleremo a tutti, senza risse" di Walter Veltroni/ Segue dalla prima NON HO DUBBI su quale debba essere la risposta a queste tue domande. La risposta è: sì. Già a metà maggio, di fronte al coordinamento nazionale riunito per discutere del voto, avevo detto che nei prossimi mesi il viaggio in Italia sarebbe continuato. Ma- gari a ritmi meno frenetici, ma sarebbe continuato, senza sosta. Ora voglio dire a te che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare. A tutti gli italiani. Innanzitutto al "popolo del Pd", a quei dodici milioni di donne e di uomini che ci hanno dato fiducia e che non meritano di avvertire attorno a loro sconforto, vuoto, disillusione, ma soluzioni e risposte all'altezza, e riconoscimento, identificazione, rappresentanza. In una parola quel "radicamento" del nostro partito che verrà certo dalla concreta presenza fisica in tutti i Comuni, in tutti i quartieri e le borgate del nostro Paese. E insieme a questo dalla consapevolezza che non ci si radica solo aprendo nuove sedi, ma con la capacità di interpretare le domande e i bisogni delle persone, con la prontezza nel riconoscere le opinioni e condividere i sentimenti che si formano tra i cittadini. E in questo senso il viaggio che ci apprestiamo a riprendere sarà anche una parte del lavoro in vista della manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno. Per questo, credo, è importante tornate a parlare a tutti, anche a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza (nell'illusione stanno scoprendo ora) di veder risolti i propri problemi e che invece si vedono precipitare in una crisi sempre più aspra e in un clima politico che getta l'Italia nel passato al posto che spingerla verso il futuro. Le "piazze gremite" della campagna elettorale dicono che avevamo capito bene, caro Antonio, quanto fosse importante rimettersi in sintonia con le famiglie, con i lavoratori, con i pensionati, con i giovani precari, con le comunità locali. Quanto fosse importante tornare a parlare, in una conferenza operaia, a chi da diversi anni evidentemente ci percepiva lontani, distratti, impegnati a pensare e a fare altro. Quanto fosse importante avanzare proposte e programmi degni di un partito che vuole e deve essere "di popolo", anzi io credo che il Pd debba letteralmente farsi popolo: come difendere i salari e la dignità del lavoro; come salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie che non arrivano alla quarta settimana del mese; come garantire pari opportunità ai nostri ragazzi combattendo i privilegi e affermando il merito; come far comprendere, superando quelli che giustamente definisci "i più dannosi luoghi comuni della sinistra", che senza crescita e senza la buona salute delle imprese non potrà esserci giustizia sociale, che per questo nostra nemica non è la ricchezza ma la povertà, che la sicurezza è un diritto di tutti e che garantirla vuol dire tutelare innanzitutto i più deboli. Ma facendolo come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria (he non è mai stata vocazione all'autosufficienza): lavorando per unire. Unire i lavoratori dipendenti e quelli autonomi, il lavoro e l'impresa, i giovani e gli anziani, il nord e il sud. In un grande progetto di cambiamento, che superi egoismi, frammentazioni, divisioni. Tutto questo non è stato evidentemente sufficiente a vincere le elezioni, certo non è bastato il tempo. Ma abbiamo fatto un lavoro grande e prezioso, che come ho già avuto modo di dire ci consente di proseguire, ora, non "senza il Pd", come pure poteva accadere, ma "a partire dal Pd". A partire dal nostro radicamento nella vita concreta degli italiani e dall'innovazione di noi stessi, delle nostre idee e della politica italiana. A partire dal ruolo di opposizione che ci è stato assegnato. Non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni. Si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia. Ma proprio per questo, per farci trovare pronti, noi avanzeremo sempre nostre concrete proposte alternative e in base ad esse saremo duri, netti e incalzanti nei confronti del governo. E non sbandierando striscioni o improvvisando brindisi nelle aule parlamentari, ma contrastando puntualmente, con il governo ombra e con una rinnovata iniziativa dentro il corpo vivo del Paese, le sue proposte sbagliate e le sue nefandezze, come abbiamo fatto denunciando l'irresponsabile balletto che sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro il decreto su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di clandestinità, la legge sulle intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato, dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica. E' da qui, dalla convinzione di quel che abbiamo fatto e dalla consapevolezza di tutto quanto abbiamo ancora da fare, che in autunno riprenderemo dunque il nostro viaggio in Italia. Ascolteremo, spiegheremo le nostre ragioni e cercheremo di capire come renderle più forti. Faremo vivere anche così quella grande forza riformista e di popolo che è e vuole essere il Partito democratico.

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Noi giovani non siamo soldatini di cartapesta (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del MAURIZIO MARTINAIl segretario regionale Pd lombardo: basta con i personalismi, parliamo di problemi reali "Noi giovani non siamo soldatini di cartapesta" di Maria Zegarelli / Roma È il più giovane segretario regionale del Pd, 30 anni. In Lombardia, "territorio complesso". Ma in politica ci sta da anni, prima con il Movimento degli Studenti, poi nella Sinistra giovanile. Maurizio Martina lancia un appello a Roma, ai vertici del Pd: "Basta con queste polemiche interne, basta con i personalismi. La nostra gente vuole parlare di politica, di problemi reali". I giovani, poi, "non sono soldatini di cartapesta", hanno entusiasmo, "aspettano di essere coinvolti". Martina, il popolo democratico si sente davvero solo? "Il messaggio che emerge dal territorio lombardo, dalle feste democratiche che si stanno svolgendo è quello di una distanza notevole tra questa discussione tutta autoreferenziale, legata a correnti e correntine, e le aspettative della nostra gente". Lei sta dicendo che nel Pd c'è un vuoto tra Roma e il resto del territorio? "Dico che bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda perché il rischio del disincanto è forte. Le persone sono molto più interessate a come far ripartire da settembre l'iniziativa politica del partito che non alle polemiche. Un gruppo dirigente dovrebbe essere consapevole delle grandi energie che ci sono, di tantissime persone che non hanno voglia di rimanere prigioniere di vicende che riguardano il passato. Per molti democratici la sconfitta non ha significato la fine della fiducia nel programma e nel progetto politico di questo partito". L'impressione, però, è che ci sia ancora la botta post-elettorale. "Non è semplice ripartire, ma è possibile se ci si concentra sulle idee e l'iniziativa politica. In Lombardia abbiamo messo in piedi un forum dei Mille circoli Pd, abbiamo aperto la discussione su quattro tematiche fondamentali, dal pendolarismo, alla questione Alitalia, e ci siamo resi conto che i militanti non aspettano altro che ricominciare a discutere delle questioni reali. Il Pd quando "si fa popolo" trova subito una risposta". Secondo lei la base si sta appassionando alla discussione sui toni da tenere come opposizione? "Noi dobbiamo calibrare la nostra iniziativa di opposizione nei confronti di questa maggioranza e queste sono le settimane giuste per prendere le misure a questo governo. Condivido in pieno le parole del segretario al riguardo. Noto che anche sul territorio si sta discutendo di questo, ma resta il fatto che quando il partito riesce a essere concreto sul merito delle questioni, viene riconosciuto nel suo ruolo di opposizione". La gente Pd aspetta l'avvio del tesseramento. Non è già tardi? "Sono sicuro che entro poco tempo anche questa questione verrà definitivamente risolta per consentire ai territori di aprire la stagione del tesseramento. Le feste sono l'occasione giusta per iniziare". I giovani chiedono attenzione. Cuperlo nota che gli attori in scena sono sempre gli stessi.. "Quando discutiamo di rinnovamento più che predicarlo bisognerebbe praticarlo nella quotidianità. I primi mesi di crescita del Pd, dal 14 ottobre in poi, hanno aperto strade che fino al giorno prima erano impraticabili, io stesso ne sono un esempio, e questo è avvenuto per la capacità dei gruppi dirigenti di mettersi in discussione. Ma detto questo, devo aggiungere che quelli della mia generazione non sono affatto appassionati dal dibattito interno a cui stiamo assistendo. Quando parliamo di rinnovamento di classi dirigenti nessuno può permettersi di immaginare che questa cosa si faccia con i soldatini di cartapesta, pensando di dare spazio ai giovani con gli schemi del passato. Il Pd deve esaltare l'autonomia di pensiero di una nuova generazione. Abbiamo di fronte la sfida delle elezioni europee: partiamo da una riflessione sull'anima sociale e culturale di quel grande spazio".

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Pronti a rompere con il passato Su Alitalia la Cgil apre il confronto (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Pronti a rompere con il passato" Su Alitalia la Cgil apre il confronto di Roberto Rossi / Roma La nuova partita a scacchi, l'ennesima, su Alitalia tra azienda e sindacati è ufficialmente iniziata. In gioco non solo posti di lavoro ma anche il futuro della compagnia e del trasporto aereo italiano. Ad avviare il match ci ha pensato ieri il presidente della compagnia Aristide Police. Che durante l'assemblea dei soci, chiamata a chiudere il peggiore bilancio della storia del gruppo, ha invitato a "rompere con il passato" visto che non ci sarà più spazio per "tatticismi, giochi di potere, ingiustificati privilegi". Perché questo richiamo da un uomo misurato come Police? Perché fra pochi giorni, forse già questa settimana, Intesa Sanpaolo presentare il suo piano di salvataggio di Alitalia. L'ultima spiaggia per la compagnia. E senza il consenso dei sindacati non c'è spazio di riuscita. La mossa di Police qualche cosa l'ha ottenuta: l'inaspettata apertura della Cgil. Andiamo con ordine. Il piano Intesa Sanpaolo, advisor del Tesoro, con tutta probabilità prospetterà la divisione in due di Alitalia con la creazione di una nuova società, molto più snella della precedente e nella quale confluirà anche Air One, e una bad company. Secondo alcune indiscrezioni questa potrebbe essere addirittura la stessa Alitalia le cui attività di volo potrebbero essere cedute alla nuova società o date in affitto (quest'ultima ipotesi renderebbe meno oneroso l'ingresso di nuovi soci nella nuova società). Ma il punto non è questo. Chiunque sia la bad company o la new company il piano prevede una lunga lista di esuberi. Quanti? Come scritto da diversi giorni, per i soli servizi di volo, e cioè la ciccia del gruppo, si parla di più di 4mila licenziamenti. Ma il computo potrebbe essere parziale. Contando anche i servizi di terra (oggi raccolgono 8mila lavoratori circa), che dovrebbero rimanere nella bad company, allora la cifra potrebbe schizzare molto in alto. Molto più in alto del piano Air France dello scorso marzo: allora gli esuberi erano calcolati in 2.100, per i servizi che confluivano nel gruppo francese, e altri tremila per quelli che rimanevano fuori in Fintecna. Il piano di Intesa non è poca roba. Ma questo è il prezzo da pagare per tre mesi di immobilismo politico. E questo è il messaggio che Police ha voluto mandare ai sindacati. Per i quali si pone un problema enorme. Accettare un taglio così drastico significa azzerare la rappresentanza nel futuro gruppo. Per questo Cisl e Uil, che pure avevano cavalcato l'onda anti francese, hanno risposto picche. "Se si prevedono 4 mila esuberi non ci sediamo al tavolo" ha detto Giuseppe Caronia, segretario generale della Uil Trasporti. "Non si può partire dagli esuberi" ha fatto sapere Claudio Claudiani, segretario della Fit Cisl. Chi non si è unita al coro è stata la Cgil. Che sul piatto però ha messo non solo la vicenda Alitalia ma il riassetto complessivo di tutto il trasporto aereo. "Ha ragione il presidente Police, occorre rompere con il passato" ha detto Fabrizio Solari della Filt, ma la "rottura riguarda anche la revisione dell'attuale assetto dell'intero settore del trasporto aereo". "Noi non rinunciamo a misurarci con questo obiettivo, davvero disponibili a "rompere con il passato"". Un solo dubbio: è sindacalismo o politica?.

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Alitalia, i sindacati scendono in trincea "con 4mila esuberi non veniamo al tavolo" - aldo fontanarosa a pagina 4 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

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"Inquietanti le anticipazioni sul piano" Bersani: con Air France sarebbe stato meglio Alitalia, i sindacati scendono in trincea "Con 4mila esuberi non veniamo al tavolo" ALDO FONTANAROSA A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.

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Alitalia, sindacati sul piede di guerra - aldo fontanarosa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia, sindacati sul piede di guerra "Con oltre 4.000 esuberi non ci sediamo al tavolo del confronto" ALDO FONTANAROSA ROMA - "Se è così, neanche ci sediamo al tavolo". I sindacati sono spaventati alla notizia che Banca Intesa - incaricata dal governo di un piano di salvataggio di Alitalia - la immagina con oltre 4000 posti in meno. "Le indiscrezioni che leggiamo su Repubblica - dice Giuseppe Caronia, segretario della Uil Trasporti - sono inquietanti. Nessuno dei precedenti piani prevedeva 4000 esuberi: né quello di Toto, proprietario di AirOne, tantomeno quello di Air France. E' una cifra folle". Claudio Claudiani, segretario della Fit Cisl, ne fa anche una questione di metodo: "Alitalia ha bisogno di un piano industriale e di un solido alleato internazionale. Solo alla fine di questo percorso, si potranno calcolare gli esuberi. E' scorretto invece procedere all'incontrario e partire proprio dai tagli del personale". Il piano di Banca Intesa ipotizza la nascita di una nuova scatola societaria, dentro la quale portare un'Alitalia ridimensionata ed anche AirOne (mentre Meridiana sarebbe esclusa dalla partita). Alla nuova società, soggetti industriali e finanziari - tutti privati - garantirebbero una forte iniezione di capitali. Invece il ministero dell'Economia, oggi azionista di riferimento, non avrebbe più alcun ruolo. Né sarebbero coinvolte Fintecna, Eni o Finmeccanica (che dunque non si faranno carico di attività satelliti di Alitalia, scorporate). Solo alla fine di questo percorso, verrebbe agganciato un alleato internazionale. Caronia della Uil trova ragionevole procedere a tappe mentre Claudiani della Cisl teme che i tempi si allunghino oltre il lecito: "La rotta industriale, le nuove regole per il governo dell'azienda e l'alleanza internazionale: tutto questo va deciso subito e in un'unica fase. Mentre la crisi si aggrava, sembra venire meno quell'impulso, la spinta che ci saremmo aspettati". Fabrizio Solari, della Filt Cgil, è avvilito: "L'azienda è senza governo da quasi due anni ed è già un miracolo che esista ancora, con il petrolio a 140 dollari". Proprio ieri l'assemblea dell'Alitalia ha approvato un bilancio 2007 che il presidente Police ha definito orribile, con perdite pari a 495 milioni, "uno dei più difficili della storia". In ogni caso, Solari invita a guardare avanti e critica i nostalgici di Air France: "La compagnia francese non è mai stata in corsa per comprare Alitalia. L'ipotesi non era sul tavolo, a causa delle troppe precondizioni che i francesi stessi ponevano. L'economia del nostro Paese ha bisogno di una efficiente compagnia aerea di riferimento, così come avviene per tutti i principali Paesi del mondo. Pur di arrivare a questo obiettivo, noi siamo davvero disponibili a rompere con il passato".

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"da air france più soldi e meno tagli ora solo un pasticcio ad alto rischio" - pierluigi bersani* (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Due mesi di silenzio Interessi colpiti "Da Air France più soldi e meno tagli ora solo un pasticcio ad alto rischio" Per 2 mesi dopo il voto e nel pieno aggravarsi della vicenda non si è più sentito nulla Ogni soluzione ora è esposta alla reazione di lavoratori, azionisti, creditori e concorrenti PIERLUIGI BERSANI* Caro direttore,c'è qualcosa che indigna più delle veline. E' il caso di Alitalia. Da persona informata dei fatti posso dire che nei giorni attorno alle elezioni si lavorava per riannodare il dialogo tra Air France e i sindacati. Si affacciava la possibilità di chiudere. Il vincitore delle elezioni ribadì in modo sprezzante il suo no e garantì che era pronta un'altra soluzione. I francesi se ne andarono. Dopo un decreto legge, dopo 300 milioni buttati, dopo uno specialissimo incarico all'advisor, eccoci dunque alla soglia del traguardo: si parla di una bad company con debiti, esuberi e qualche attività da dismettere e di una new&co che prenderà il volo con Air One e/o con chi ci sta. Ho l'impressione che sfugga a molti la portata del pasticcio che si sta determinando e a quante e quali domande il nuovo progetto dovrà rispondere. 1) Si pensa forse di imbastire una operazione di scorporo e spezzatino senza mostrare e rendere leggibile al consiglio di amministrazione, ai sindacati e all'opinione pubblica un piano industriale convincente per la nuova compagnia? Ognuno sa che per farcela Alitalia ha bisogno di soldi veri, di soggetti che sappiano fare il mestiere e di una immediata dimensione internazionale. Erano questi i parametri sui quali la proposta di Air France risultò la più convincente. Resta questo il banco di prova? Si parla ancora di Alitalia o si parla di altro? Credo che il consiglio d'amministrazione di Alitalia (che non ha ancora un amministratore delegato!) sia nel diritto-dovere di saperlo. 2) Si pensa per caso ad un "fallimento atipico"? Come si può far convergere non già dei rami di azienda ma le passività e gli esuberi senza violare elementari principi di pari tutela di lavoratori e creditori? 3) Perché è scomparsa l'ipotesi (peraltro negativa) della legge Marzano? Per non perdere definitivamente la faccia? Perché si sa che qualsiasi commissario non potrebbe sottrarsi a procedure di comparazione di offerte? 4) Se un qualche soggetto terzo avesse l'impressione che la recente decretazione e il percorso che ne è derivato fossero un modo per ripescare una proposta e dei protagonisti già presenti nella vicenda a prescindere dagli interessi di piccoli azionisti, creditori e lavoratori, come gli si risponderebbe? 5) Sia nel caso di "fallimento tecnico", sia nel caso di commissariamento, sia nel caso di liquidazione come si pensa di corrispondere alla garanzia di continuità aziendale che il governo ha offerto per dodici mesi all'atto del decreto e in virtù della quale è stato approvato il bilancio di Alitalia? 6) Come si pensa di spiegare ai lavoratori la dimensione degli esuberi? Dando la colpa ai francesi che sono scappati, dicendo che la cordata era uno scherzo? O inventandosi magari una soluzione nazional-popolare pronta a esplodere tra qualche anno? E' tempo di ricordare le ricadute del piano Air France: poco più di duemila esuberi, praticamente tutti accompagnabili alla pensione. Perfino il problema dei centotrentatre piloti per cinque aerei cargo veniva diluito nel tempo. Quanto ai soldi: scambio azionario, un miliardo di ricapitalizzazione, mezzo miliardo per le obbligazioni, impegno per tre miliardi di investimenti dal 2009. Questa offerta fu definita una svendita, un disastro, un massacro. Qualcuno elegantemente fece notare che Padoa-Schioppa aveva casa in Francia. E adesso? Di quali cifre parliamo? Ma il pasticcio non finisce con queste domande. Va ricordato che per allestire il pasticcio si è fatto strame, con il recente decreto, di ogni norma di trasparenza, di non discriminazione, di confronto concorrenziale, di verifica neutrale della congruità dell'offerta. Tutto questo ormai può esporre qualsiasi soluzione alla reazione degli interessi legittimi colpiti di lavoratori, azionisti, creditori, concorrenti. Per tacere poi della Commissione europea. Infine, non può mancare una nota su Malpensa. Chi sotto elezioni intimò ad Alitalia-Air France di non abbandonare Malpensa e accusò il governo di tradire il nord adesso senza colpo ferire ha cambiato totalmente idea: Alitalia se ne stia fuori. Alla buon ora! Ecco, allora, concludendo l'indignazione. Se per caso tra qualche giorno dovesse apparire chiaro che per cinismo elettorale Berlusconi e compagnia hanno rovinato le prospettive di una azienda e di migliaia di lavoratori chi gliene chiederà conto? Per mesi interi, prima delle elezioni, non si è parlato d'altro su giornali e tv. Toni aggressivi e truculenti, commenti innumerevoli e innumerevoli polemiche, pronunciamenti altisonanti dei soggetti sociali e istituzionali più disparati. Per due mesi dopo le elezioni e nel pieno drammatico aggravamento della vicenda non si è più sentito nulla. Nulla di nulla. Forse il nostro è davvero un paese da luna di miele. O forse il nostro è un paese nel quale, se le compagnie aeree stanno male, anche la democrazia non sta benissimo. *Ministro ombra dell'Economia.

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Piloti fiduciosi "soluzione vicina" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

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Economia Berti (Anpac) Piloti fiduciosi "Soluzione vicina" Lo Stato deve affiancare i privati, temo che il partner estero non entrerà ROMA - "Sono fiducioso. Non nel senso che sono sicuro che tutto andrà bene. Ma nel senso che ho la ragionevole certezza che si possa trovare una soluzione positiva". Il comandante Fabio Berti, presidente dell'Anpac, la principale associazione dei piloti italiani, è pessimista solo su un punto: non ci sarà l'ingresso di un partner estero. Su che cosa basa questa sua fiducia? "Sul fatto che l'Italia non può permettersi di non avere una propria compagnia di bandiera. Ce l'hanno la Francia, la Germania, la Gran Bretagna. Per il bene del paese dobbiamo continuare ad averla anche noi". Perché? "Ma perché Alitalia è una compagnia che fa la mobilità del paese. Anzi, il problema è di rafforzarne la quota nel mercato interno. Alitalia ha il 40 per cento del totale, contro il 90 sia di Air France che di Lufthansa. In nessun altro paese si è permesso che la compagnia di bandiera perdesse quote a favore di un'altra compagnia interna". è sempre possibile che non si trovi una soluzione. "Un esito del genere non conviene né alla politica né all'azienda. In questo caso i lavoratori non resterebbero con le mani in mano". E i 4 mila esuberi di cui si parla? "Troppi. In questo modo avremmo una compagnia ancora più piccola, che non è certo quello che il governo auspicava". Qual è la soluzione, secondo lei? "L'ingresso nel capitale di imprenditori che così collaborerebbero con lo Stato". Lo Stato? Ma Intesa Sanpaolo lavora a una sua uscita. "Alla fine un ruolo per lo Stato ci deve per forza essere, come nel resto d'Europa". (a.bon.).

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Police: Ultima chiamata (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA/L'ALLARME DEL PRESIDENTE Police: "Ultima chiamata" Alitalia ha "un'ultima chance" che non può perdere e nel giro di pochi giorni è attesa dall'advisor Intesa SanPaolo una proposta per il risanamento della compagnia. Ad affermarlo è stato il presidente di Alitalia, Aristide Police, aprendo i lavori dell'assemblea degli azionisti. "Siamo all'ultima chance che non possiamo correre il rischio di perdere. Tra qualche giorno sapremo se l'advisor sarà in grado di prospettare un'idonea strategia di sviluppo per la compagnia". Police ha quindi sottolineato come il bilancio dell'esercizio, che l'assemblea ha poi approvato, sia stato "uno dei più difficili della storia della nostra compagnia". E per risanarla, "occorrerà percorrere celermente nuove strade, di vera e propria rottura con il passato, abbandonando rapidamente tutto ciò che c'è di insostenibile e di inadeguato, in uno scenario macroeconomico ancora più critico per via della sempre più inarrestabile crescita del costo del carburante". "A questo fine - ha proseguito Police - assicuro a nome del consiglio di amministrazione, che sarà garantita un'attenta considerazione a tutti i risvolti di ordine sociale che il piano di risanamento della compagnia farà emergere ma che sarà richiesto a tutti il massimo impegno a concorrere a questo ambizioso traguardo e non ci sarà più spazio per tatticismi, giochi di potere, ingiutificati privilegi. La sorte della nostra società - ha concluso - non verrà seconda rispetto ad alcuna esigenza".

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"ora un colpo d'acceleratore per sbloccare i fondi europei" - adriano bonafede (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il Commissario Ue ai Trasporti, Tajani: il governo proceda subito con la valutazione d'impatto ambientale "Ora un colpo d'acceleratore per sbloccare i fondi europei" "Il prestito Alitalia? Non c'è stata bocciatura, ma solo una procedura di investigazione" ADRIANO BONAFEDE ROMA - "La conclusione dei lavori dell'Osservatorio sulla Torino-Lione è un importante passo avanti per la realizzazione di quest'opera prioritaria per l'Europa e per l'Italia. Ha prevalso l'interesse del territorio e della crescita economica. Faccio i miei complimenti all'ingegner Virano, che è stato molto abile nel trovare il consenso dei cittadini della Val di Susa". è molto soddisfatto, quasi raggiante Antonio Tajani, commissario europeo ai Trasporti: gli ostacoli principali - l'opposizione delle popolazioni locali - sembrano superati, ora però bisogna lottare contro il tempo per far ottenere all'Italia i fondi europei. Qual è il prossimo 'step' per la costruzione della Torino-Lione? "Bisogna che il governo italiano proceda rapidamente con la valutazione d'impatto ambientale, che dovrà essere inviata all'Unione europea. Solo dopo l'Unione europea potrà procedere allo sblocco dei fondi". Quanto tempo ha il governo italiano per la valutazione d'impatto ambientale? "Poche settimane". E poi la costruzione dell'opera potrà iniziare ? "Faremo pressioni sul Parlamento europeo perché acceleri i tempi di erogazione dei fondi. Inoltre, pungoleremo gli Stati membri perché intervengano direttamente nelle 'Ten' (Trans European Networks, ndr). Del resto, crediamo molto nelle reti transeuropee. E la Torino-Lione, in particolare, è di straordinaria importanza". Commissario Tajani, lei ora è contento che si sia trovata l'intesa con i cittadini delle aree interessate. Ma non era stato il precedente governo Berlusconi a registrare soprattutto questi contrasti? "C'erano stati problemi con tutti, anche con l'ultimo governo Prodi, in particolare con il ministro Di Pietro. Ma ora ogni problema è superato. L'attuale ministro, Matteoli, ha favorito il dialogo, e l'Osservatorio ha fatto il resto". Un altro problema spinoso per lei è quello dell'Alitalia. La Commissione deve ancora pronunciarsi sul prestito di 300 milioni fatto dal Tesoro. Quando lo farà? "Stiamo ancora aspettando la risposta del governo, che dovrebbe arrivare prima della fine di luglio". E poi ci sarà la decisione dell'Unione europea? "Può darsi. Ma può anche darsi che la procedura vada avanti ancora per mesi. Se la prima risposta del governo italiano darà adito a dubbi, la Commissione potrebbe chiedere ulteriori chiarimenti". Mesi? Ma entro la prima metà di agosto, comunque, una soluzione dovrà essere trovata per Alitalia. Vuol dire che la procedura d'infrazione sarà archiviata? "Non posso rispondere su cosa succederà in futuro. In ogni caso vorrei chiarire che l'Unione europea non si è affatto pronunciata in merito a un'eventuale infrazione dei Trattati. Quella che abbiamo aperta è una normale procedura 'd'investigazione': la commissione vuole innanzitutto sapere, capire, non punire lo Stato italiano. Il giudizio verrà dopo".

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Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il leader udc e le intercettazioni di Berlusconi su Rai e attrici: lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le considero barbare come per Fazio e D'Alema Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi ROMA - Si sente "sconfortato", Pier Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura si sarebbe caratterizzata per un "confronto sulle cose vere", dal costo della vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci si ritrova "precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro tra magistratura e politica" che un sistema "falsamente bipartitico" non può risolvere. Per questo, più che per "ragioni di bon ton, che mi interessano poco", il leader dell'Udc, in questo clima incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano dal centrodestra: "Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una sostanziosa assicurazione per la vita". Di Pietro contesta al premier l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti "disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il pelo ma non il vizio...". Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla norma blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi. Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del capo dello Stato? Questo proprio non ci piace". Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto. Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli occhi di tutti". Lo pensa anche Di Pietro. "Sì, ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così come in tanti vedono il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei toni, da quel martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri: il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà perduta da tempo". Quale sarebbe allora la giusta opposizione a Berlusconi? "Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se questo ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi". Paola Di Caro Chi è Casini è nato a Bologna nel 1955. Laureato in Legge, è il leader dell'Udc.

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