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T ARTICOLI DEL 23-30 giugno 2008 #TOP
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Articoli
Alitalia 2 (63)
Sezione
principale: Alitalia 2
"ma
la manovra dimentica anche gli imprenditori"
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Inoltre le
risorse messe in campo per l'Alitalia e per l'abolizione dell'Ici hanno drenato
risorse destinate alle imprese. E poi c'è un ulteriore fatto negativo".
Quale? "Con l'inflazione programmata all'1,7 per cento, contro il 3,6 di
quella reale, si rischia di mettere un macigno sui rinnovi contrattuali.
Bettini:
Arturo è un picconatore ( da "Corriere della Sera"
del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma la crisi
dell'Alitalia, così come i rifiuti, gli strappi istituzionali e le bugie sui
buchi del bilancio di Roma sono sotto gli occhi di tutti. Così come stanno lì
le drammatiche condizioni dei salariati e dei pensionati i cui redditi Tremonti
vorrebbe legare a una previsione dell'inflazione che è metà di quella reale.
"un
parco divertimenti per rilanciare il turismo" - laura mari
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e in
chi "ha esagerato nel trasmettere messaggi di angoscia, che non sono certo
un contributo per attirare il turismo internazionale". E poiché in base
alle previsioni tra giugno e luglio gli arrivi dei turisti diminuiranno di un
ulteriore 6%, il vicensindaco ha annunciato che "ad agosto i giovani tra i
18 e i 30 anni usufruiranno di particolari sconti"
<Dalla
crisi Alitalia conseguenze gravi>
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Ricadute negative sulla Capitale "Dalla crisi Alitalia conseguenze
gravi" "La cosa più grave è il silenzio assordante intorno alla crisi
dell'Alitalia". Così Francesco Rutelli è intervenuto ieri nell'aula Giulio
Cesare: "Dietro l'angolo - ha ricordato - c'è una crisi che potrebbe
portare al fallimento della compagnia di bandiera.
Alitalia,
addio a Nordio Il presidente di lungo corso
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
33 categoria:
REDAZIONALE Il manager Per dieci anni alla guida della compagnia Alitalia,
addio a Nordio Il presidente di lungo corso MILANO - è scomparso sabato scorso
Umberto Nordio, manager di Stato il cui nome resterà legato all'Alitalia-
compagnia di bandiera dell'era Iri, l'Istituto per la ricostruzione
industriale.
Decollo
o sfascio, è l'ultima chance di Alitalia
( da "Giornale.it,
Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
pagata con
tariffe che crescevano solo per Alitalia. Perché un pilota Alitalia lavora il
15% meno dei suoi colleghi, e negli anni '90 circa la metà (40 ore al mese).
Perché Az Servizi, che monsieur Spinettà non a caso voleva rifilare a Fintecna,
carica ad Alitalia Fly un terzo in più del prezzo di mercato, scaricando su
questa 150 milioni annui di perdite.
Torino-new
york, il sogno infinito ma forse decolla il volo con la cina - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia: la
traballante compagnia di bandiera italiana infatti aveva iniziato a discutere
della possibilità di aprire un collegamento diretto tra Caselle e New York. Due
voli la settimana la proposta. Chiedeva però, Alitalia, quattro milioni per far
partire l'operazione, con l'idea di riuscire a far diventare conveniente dal
punto di vista economico quella operazione entro tre
"caselle
non ha perso la bussola" - diego longhin
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
senza però
mettere in difficoltà i vettori tradizionali, come Air One, British e Alitalia.
E per Montagnese la svolta arriverà con l'apertura di una base. Le trattative,
soprattutto con Wind Jet e Blu Panorama, vanno avanti. "Così si riuscirà
ad aumentare di 1 milione e mezzo il numero di passeggeri", spiega il
presidente.
Formigoni:
il governo deve aiutare malpensa ( da "Repubblica, La"
del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Milano
"Disastro per Alitalia la scelta di lasciare l'hub" Formigoni: il
governo deve aiutare Malpensa Il governo confermi i suoi impegni su Malpensa. A
chiederlo è il governatore Roberto Formigoni che ieri, dati alla mano, ha
sostenuto che "per Alitalia la scelta di abbandonare l'aeroporto lombardo
è stata disastrosa.
Il
fallimento dei professori - adriano prosperi
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aura di
disastro che circonda il mondo della scuola e dell'università, simile in questo
all'Alitalia ma senza nemmeno le ali. Non è piacevole parlarne per chi vi ha
trascorso una vita. Ma bisognerà farlo. C'è un nuovo governo e c'è una novità
anche nell'assetto ministeriale: il ritorno di scuola e università sotto il
governo di un unico ministero.
Così
i putin-boys hanno beffato robin hood - gad lerner
( da "Repubblica,
La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
impedito ad
Alitalia non si poteva certo vietare ai Garrone GAD LERNER La beffa è casuale
ma istruttiva. Il compagno ministro Giulio Tremonti non ha fatto in tempo a
additare i petrolieri italiani come ricconi meritevoli di una sanzione
esemplare, con la Robin Hood tax, quand'ecco che la famiglia Garrone realizza
una storica joint venture accogliendo in Sicilia il colosso russo Lukoil,
Manovra,
sul decreto tensioni Tremonti-Quirinale Scure sulla scuola: via 150mila posti
in tre anni. Patrimoniale sui fondi. Alitalia e Poste in vendita
( da "Unita,
L'" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e
Poste in vendita di Bianca Di Giovanni/ Roma MANOVRE Sulla manovra-lampo
annunciata da Giulio Tremonti cala il freno degli uffici del Quirinale. I
tecnici della presidenza hanno passato al setaccio le norme, verificando
irregolarità tecniche sui tagli.
Gemma
Contin Castelli in aria ( da "Liberazione"
del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ha attribuito
alla sinistra anche il fallimento della vicenda Alitalia-Malpensa,
"costata al sistema una perdita di 3,5 milioni di passeggeri e 3.5
miliardi di euro". Ha avvertito che in vista dell'Expo di Milano l'hub di
Malpensa dovrà ripartire con un bacino di utenza molto più ampio, in grado di
servire i 15-20 milioni di abitanti da Venezia a Bologna e da Torino a Genova,
Formigoni:
si deve riportare Alitalia a Malpensa
( da "Corriere
della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ieri ha
chiesto a Sea di "non mollare il colpo sulla richiesta di risarcimento
avviata nei confronti di Alitalia. Tutti noi auspichiamo che Alitalia torni a
volare dall'hub lombardo. Ma se così non fosse ritengo che Sea debba andare
avanti". Un aereo dell'Alitalia sulla pista di Malpensa. La compagnia ha
lasciato l'hub M. Cre.
E
sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona
( da "Corriere
della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
La concessione E sullo scalo di Montichiari la Regione contro Verona MILANO -
Mentre invoca a gran voce il ritorno di Alitalia su Malpensa, e continua a
mostrare scetticismo rispetto alla via alternativa perseguita da Sea nella
partnership con Lufthansa, la Regione Lombardia, secondo quanto disposto dalla
legge regionale in vigore, dice la sua anche sugli scali minori.
Il
salvataggio Alitalia arriva in Parlamento
( da "Corriere
della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Tremonti alla Camera Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento ROMA -
"Credo che una valutazione sulla situazione (di Alitalia, ndr) si potrà conoscere
tra pochi giorni in occasione dell'assemblea" ha detto ieri Giovanni
Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, advisor
della privatizzazione della compagnia.
Galimberti,
filosofo copia e incolla, continua a pontificare
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I più inviati
Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita
meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con
Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In
una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una
lezione (anche per il centrodestra italiano)
<Abbandonare
Malpensa? Un disastro per Alitalia>
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un disastro
per Alitalia" di Daniela Uva Formigoni attacca: "La compagnia aerea
va sempre peggio senza il nostro hub" Abbandonare l'aeroporto di Malpensa?
Per Alitalia si è rivelato un disastro. Proprio come aveva previsto il
presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in occasione della
presentazione del piano di transizione e sopravvivenza della compagnia di
bandiera.
Walter
e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza,
immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e
della burocrazia, federalismo.
D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
Quel
venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
<Alitalia
ai privati nel giro di pochi mesi>
( da "Giornale.it,
Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
chi lo
incalzava su Alitalia. L'assemblea di sabato sarà effettivamente l'occasione
per fare il primo punto sul bilancio e sulla situazione della compagnia
riguardo al dossier Alitalia. Specialmente per l'advisor, che dovrà poi
decidere come muoversi. Alitalia "è un problema che meno se ne parla e
meglio è", ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti
Altero Matteoli,
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo.
Veltroni:
Nessun premier europeo parla così Dialogo impossibile, gli elettori si
pentiranno di averlo votato . Ma nel Pd si riparla di congresso
( da "Unita,
L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Lo stesso
vale per Alitalia, per la Robin Tax che farà del male solo ai consumatori, sui
mutui che costeranno di più, sui salari, sui prezzi. Una ragione in più, per
Veltroni, per confermare la mobilitazione di autunno sulle politiche del
governo: "Sarà un grande appuntamento perchè nei prossimi mesi crescerà lo
sconcerto".
Alitalia,
Robin Tax, mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande
appuntamento ( da "Unita, L'"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del In piazza Alitalia, Robin Tax, mutui... confermiamo
la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento.
Alitalia,
Tremonti non sa cosa fare e scarica Ermolli Due mesi di tempo per il piano di
Intesa Il ministro: Mettetevi nei miei panni
( da "Unita,
L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
si è
ritrovato a gestire la patata bollente di Alitalia, azienda di Stato
controllata proprio dal Tesoro. Bollente perché così ha voluto il suo capo,
Silvio Berlusconi. Che con la partita Alitalia ha giocato la sua campagna
elettorale. Fatta di promesse mancate, di cordate improbabili, di super
consulenti di carta, di veti, di mercati destabilizzati.
Alitalia,
<soluzione entro luglio> Ma i sindacati non si fidano
( da "Liberazione"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nessuna
indicazione concreta sul futuro della compagnia Alitalia, "soluzione entro
luglio" Ma i sindacati non si fidano Roberto Farneti L'unica cosa certa,
al momento, è che nel futuro di Alitalia "non c'è più Air France-Klm".
Per il resto, l'audizione parlamentare del ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, non è servita a fornire i tanto attesi chiarimenti su cosa
"bolle in pentola"
Alitalia,
si prepara la cordata di Intesa ( da "Manifesto, Il"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, si
prepara la cordata di Intesa m. rav Ogni giorno si perde il conto dei lanci
d'agenzia su Alitalia, stretti tra toni tragici e velato ottimismo. Ieri, è
stata di nuovo una giornata convulsa. Dopo la bufera attorno alle dichiarazioni
di Tremonti sulle azioni, "non legali", avviate da Air France nei
confronti di Alitalia (
Torna
sul tavolo il partito Malpensa E la flotta AirOne riaccende i motori
( da "Corriere
della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A favore di
un nuovo matrimonio Alitalia-Malpensa sta anche il recente investimento di
Airone sullo scalo varesino. La flotta presenta e quella futura della compagnia
di Carlo Toto è considerata da molti osservatori il vero "asset" che
essa apporterebbe alla nuova Alitalia.
Alitalia,
salvataggio in due tempi ( da "Corriere della Sera"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Air France
non c'è più" Alitalia, salvataggio in due tempi Police: prima i capitali
poi il partner. Tremonti: 60 giorni a Intesa Il presidente: in cassa ancora 500
milioni Fiducia in una soluzione rapida e condivisa dai sindacati ROMA - Piano
in due tempi per Alitalia.
Air
France, le consulenze e la missione italiana
( da "Corriere
della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tanto è costato
a Air France-Klm studiare e comporre il dossier di Alitalia. Finito poi nel
nulla. Secondo i dati del gruppo, aggiornati al 31 marzo scorso, valutare se
acquistare o meno il 49,9% della compagnia dal Tesoro italiano, ha comportato
la redazione di uno studio di fattibilità sull'operazione d'integrazione.
"entro
luglio soluzione per alitalia con ricapitalizzazione e partner" - lucio
cillis ( da "Repubblica, La"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
con un nuovo
vertice esperto e pronto a pilotare Alitalia verso la salvezza. Sono le
indicazioni arrivate dall'audizione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti
alla Camera e dalle dichiarazioni del presidente di Alitalia. Aristide Police,
a margine della riunione che si è tenuta all'Enac sullo stato di salute della
compagnia, ha parlato di "un piano sostenibile" in arrivo con "
Bonino:
la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip - filippo
ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la mia love
story un gioco per denunciare i mali del gossip Mi sono occupata di Alitalia,
immigrazione, sicurezza e fame del mondo, ma non fa notizia A una donna
impegnata si chiede sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale
"Mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un
fidanzato" FILIPPO CECCARELLI Contrordine: Emma Bonino non è innamorata.
In
fondo, si poteva prevedere. E non è che fossero poi necessarie doti
particolari. Bastava rip ( da "Stampa, La"
del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia da
"mani straniere": nel giro di due settimane, l'emergenza delle
emergenze è diventata bloccare alcuni processi e mettere al riparo dalla
magistratura le alte cariche dello Stato. Stupefacente. Non c'è controprova,
naturalmente: ma c'è da scommettere che forse il Pdl non avrebbe vinto così
largamente le elezioni di due mesi e mezzo fa se avesse proposto agli italiani
un
Fiumicino,
estate record e multe per il caos bagagli - maria elena vincenzi
( da "Repubblica,
La" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
assumerà 175 persone mentre per l'altro, spagnolo, saranno sufficienti una
settantina di stagionali. Una cura che, unita alla task force dell'Ente che
controllerà lo scalo giorno e notte, dovrebbe garantire partenze e arrivi
sereni. File ai check in e ai varchi, attesa dei bagagli e trattamento dei
passeggeri: saranno questi gli aspetti monitorati dalla squadra speciale
Multe
per salvare i bagagli ( da "Corriere della Sera"
del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Fiumicino Multe per salvare i bagagli Multati dall'Enac (il "governo
" dell'aviazione civile) per aver consegnato tardi i bagagli ai
passeggeri. Le sanzioni sono state inflitte ad Alitalia Airport e Flight Care,
mentre l'Ente volo ha varato il "piano estate" che a Fiumicino dovrà
evitare il collasso della riconsegna bagagli. A PAGINA 5.
Fiumicino,
multe <salva bagagli> ( da "Corriere della Sera"
del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
Airport e Flight Care, due delle quattro aziende che al Leonardo da Vinci si
occupano dell'assistenza a terra. Elevate in tutto 8 contravvenzioni (da 2 mila
euro ciascuna) per un totale di 16 mila euro. Un "giro di vite" sulle
attività degli handler imposto dall'Ente volo assieme al varo del "piano
estate " che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna
bagagli
I
manager di Stato Tra i più pagati Gnudi, Montezemolo e Poli
( da "Corriere
della Sera" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
numero uno di
Fintecna ed ex di Alitalia, Chicco Testa (768 mila euro), presidente di Roma
Metropolitane, e il governatore di Bankitalia Mario Draghi (723 mila euro). Tra
le donne Elisabetta Spitz, direttore dell'agenzia del demanio, con 394 mila
euro complessivi. Chiude in assoluto la classifica Agostino Melloni,
vicepresidente dell'Interporto di Rovigo,
<Alitalia,
solo progetti seri> ( da "Giornale.it, Il"
del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
152 del
2008-06-27 pagina 26 "Alitalia, solo progetti seri" di Redazione
"Se si propongono dei progetti sani, puliti che hanno delle prospettive di
crescita forte e seguono le regole del mercato gli imprenditori li
seguono". Lo ha detto ieri Corrado Passera, ad del gruppo Intesa Sanpaolo
su Alitalia.
Di
Pietro minaccia: "Referendum sul lodo bis"
( da "Giornale.it,
Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che dice che
vuole il federalismo e che diventa assistenzialista nei confronti di Alitalia
piuttosto che del sindaco di Roma". "Un governo - conclude - che ha
preso in giro gli italiani facendo credere loro che avrebbe fatto dei
provvedimenti per l'interesse della collettività ed, invece, ha messo al primo
posto provvedimenti che interessano lui e le sue società".
Ripresi
metà dei voli persi ( da "Repubblica, La"
del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
già riacquistato
oltre la metà dei movimenti aerei che Alitalia non effettua più da marzo. è
l'inizio di un percorso". Grazie al libero mercato. A cominciare dai
collegamenti con gli Stati Uniti: ieri è stato inaugurato il volo diretto di
Air One per Boston. La compagnia ha lanciato anche quello per Chicago con
l'obiettivo, però, di crescere e di puntare sempre di più su Malpensa.
ALITALIA,
ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI ( da "Unita, L'"
del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI Sono Nunzio
Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese, secondo indiscrezioni, i due nomi
indicati dall'azionista Tesoro per reintegrare il consiglio di amministrazione
di Alitalia, attualmente composto da soli tre amministratori.
Rotondi
ministro low cost ( da "Giornale.it, Il"
del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che ha fatto
sapere che il ministro è andato a Mosca per "un incontro istituzionale e
un incontro di studio", e che " è partito con la moglie con volo di
linea Alitalia e a proprie spese, ritenendo la parte privata del programma
prevalente sulla valenza istituzionale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Alitalia
all'esame dell'assemblea ( da "Giornale.it, Il"
del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
28 pagina 24
Alitalia all'esame dell'assemblea di Redazione Intesa alla finestra: da domani
entrerà in gioco. Air One: "Siamo ancora interessati" da Milano Su
Alitalia "non ci chiamiamo fuori, eravamo interessati prima, lo siamo
ancora" ha confermato ieri Lino Bergonzi, direttore generale di Air One a
margine dell'inaugurazione del volo Malpensa-
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-28 num: - pag: 3
La Nota di M... ( da "Corriere della Sera"
del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Si aggiungono
al dramma della crisi irrisolta dell'Alitalia e alla spazzatura a Napoli, che
fanno dire ad un Berlusconi frustrato: "Non si riesce ad accelerare.
Abbiamo i rifiuti in mezzo alle strade ed ora andiamo incontro ad un'estate
caldissima". Osservando la situazione, ieri il premier si è sfogato:
"O guido il governo o vado alle udienze", nelle quali è imputato.
Alitalia,
Tremonti nomina Guglielmino e Milanese
( da "Corriere
della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
06-28 num: -
pag: 28 categoria: REDAZIONALE Il board Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e
Milanese ROMA - Il Tesoro non scopre le sue carte su Alitalia. E all'assemblea
della compagnia presieduta da Aristide Police ( foto) e si terrà oggi alla
Magliana non indicherà il futuro ammini-stratore delegato della compagnia.
E
Walter diventa il "premier ombra"
( da "Giornale.it,
Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi su
questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica
e della burocrazia, federalismo.
Nomadi,
ha ragione Maroni (e con lui Cacciari)
( da "Giornale.it,
Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I più inviati
Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita
meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con
Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In
una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione
(anche per il centrodestra italiano)
Il
Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti, senza risse
( da "Unita,
L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
balletto che
sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro il decreto
su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di clandestinità, la
legge sulle intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia
e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le
iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato,
Noi
giovani non siamo soldatini di cartapesta
( da "Unita,
L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dal
pendolarismo, alla questione Alitalia, e ci siamo resi conto che i militanti
non aspettano altro che ricominciare a discutere delle questioni reali. Il Pd
quando "si fa popolo" trova subito una risposta". Secondo lei la
base si sta appassionando alla discussione sui toni da tenere come opposizione?
Pronti
a rompere con il passato Su Alitalia la Cgil apre il confronto
( da "Unita,
L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Pronti a rompere con il passato" Su
Alitalia la Cgil apre il confronto di Roberto Rossi / Roma La nuova partita a
scacchi, l'ennesima, su Alitalia tra azienda e sindacati è ufficialmente
iniziata. In gioco non solo posti di lavoro ma anche il futuro della compagnia
e del trasporto aereo italiano.
Alitalia,
i sindacati scendono in trincea "con 4mila esuberi non veniamo al
tavolo" - aldo fontanarosa a pagina 4
( da "Repubblica,
La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Inquietanti
le anticipazioni sul piano" Bersani: con Air France sarebbe stato meglio
Alitalia, i sindacati scendono in trincea "Con 4mila esuberi non veniamo
al tavolo" ALDO FONTANAROSA A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.
Alitalia,
sindacati sul piede di guerra - aldo fontanarosa
( da "Repubblica,
La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Alitalia, sindacati sul piede di guerra "Con oltre 4.000 esuberi non ci
sediamo al tavolo del confronto" ALDO FONTANAROSA ROMA - "Se è così,
neanche ci sediamo al tavolo". I sindacati sono spaventati alla notizia
che Banca Intesa - incaricata dal governo di un piano di salvataggio di
Alitalia - la immagina con oltre 4000 posti in meno.
"da
air france più soldi e meno tagli ora solo un pasticcio ad alto rischio" -
pierluigi bersani* ( da "Repubblica, La"
del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ancora di
Alitalia o si parla di altro? Credo che il consiglio d'amministrazione di
Alitalia (che non ha ancora un amministratore delegato!) sia nel diritto-dovere
di saperlo. 2) Si pensa per caso ad un "fallimento atipico"? Come si
può far convergere non già dei rami di azienda ma le passività e gli esuberi
senza violare elementari principi di pari tutela di lavoratori e creditori?
Piloti
fiduciosi "soluzione vicina"
( da "Repubblica,
La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma perché
Alitalia è una compagnia che fa la mobilità del paese. Anzi, il problema è di
rafforzarne la quota nel mercato interno. Alitalia ha il 40 per cento del
totale, contro il 90 sia di Air France che di Lufthansa. In nessun altro paese
si è permesso che la compagnia di bandiera perdesse quote a favore di un'altra
compagnia interna"
Police:
Ultima chiamata ( da "Manifesto, Il"
del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA/L'ALLARME
DEL PRESIDENTE Police: "Ultima chiamata" Alitalia ha "un'ultima
chance" che non può perdere e nel giro di pochi giorni è attesa
dall'advisor Intesa SanPaolo una proposta per il risanamento della compagnia.
Ad affermarlo è stato il presidente di Alitalia, Aristide Police, aprendo i
lavori dell'assemblea degli azionisti.
"ora
un colpo d'acceleratore per sbloccare i fondi europei" - adriano bonafede
( da "Repubblica,
La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
acceleratore
per sbloccare i fondi europei" "Il prestito Alitalia? Non c'è stata
bocciatura, ma solo una procedura di investigazione" ADRIANO BONAFEDE ROMA
- "La conclusione dei lavori dell'Osservatorio sulla Torino-Lione è un
importante passo avanti per la realizzazione di quest'opera prioritaria per
l'Europa e per l'Italia.
Casini:
Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi
( da "Corriere
della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che gli
chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a
Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot
pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il
migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati
ottenuti".
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Matteo
Colaninno, ministro ombra dello Sviluppo per il Pd "Ma la manovra
dimentica anche gli imprenditori" "Il governo di centrosinistra aveva
messo sul piatto 7 miliardi di euro, qui non c'è nulla" ROMA -
"Questo è un governo che si presenta come amico per le imprese. Ma, al di
là di tante belle parole, proprio le imprese, nella manovra economica
annunciata, sono le grandi assenti". Matteo Colaninno, ministro ombra per
lo Sviluppo economico del Partito Democratico, boccia senza appello la strategia
dell'esecutivo Berlusconi. Onorevole Colaninno, cosa c'è che non va nella
manovra del governo? "Per le imprese, al di là dell'annunciata ripresa del
programma di liberalizzazioni dei mercati, al momento non vedo nulla che abbia
una qualche consistenza finanziaria. Il confronto con quanto ha fatto il
governo Prodi è drammatico per Berlusconi". In che senso? "Il governo
di centrosinistra ha messo sul piatto 7 miliardi di euro per ridurre di 5 punti
il cuneo fiscale e contributivo che gravava sul costo del lavoro. Si tratta di
una promessa mantenuta, che ha giocato un ruolo nella ripresa della
competitività delle imprese, soprattutto per quelle aziende a più alta
intensità di lavoro". Davvero non vede nulla di buono nella manovra
annunciata da Berlusconi e Tremonti? "Di positivo c'è la volontà di
confermare quanto fatto dal governo passato per il riequilibrio dei conti
pubblici. Per il resto, non vedo alcuna luce. Non c'è strategia per il Sud. Non
c'è strategia per le piccole imprese. Inoltre le risorse
messe in campo per l'Alitalia e per l'abolizione dell'Ici hanno drenato risorse destinate alle
imprese. E poi c'è un ulteriore fatto negativo". Quale? "Con
l'inflazione programmata all'1,7 per cento, contro il 3,6 di quella reale, si
rischia di mettere un macigno sui rinnovi contrattuali. Il recupero
dell'inflazione si scaricherà sulla contrattazione di secondo livello, che così
sarà di fatto uccisa". Che ne pensa della Robin tax? "è illiberale
colpire un settore piuttosto che un altro. Perché banche, assicurazioni e
petrolieri? Se tutto questo poi sui traduce in una card di 400 euro all'anno
per i pensionati al minimo, poco più di un caffè al giorno...". (a.bon.).
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( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il braccio destro del leader: il congresso? Nel Pd la
maggioranza era contraria Bettini: Arturo è un picconatore "Noi colpiti e
amareggiati per un attacco così violento e fuori misura" ROMA - Bettini,
Parisi si è arrabbiato sul serio questa volta. Non la colpisce un affondo di
questo tipo da parte sua? "Mi colpisce e mi amareggia l'attacco al Pd e a
Veltroni così violento e fuori misura. Discutere è necessario come il pane, ma
farlo a colpi di piccone è insensato". Veramente Parisi spiega qual è il
senso della sua uscita. "Ma cosa vuole Parisi? Veltroni è stato chiamato
da tutti in un momento di sbandamento e di lotta nella coalizione del
centrosinistra. Ha mobilitato milioni di persone alle primarie, ha costruito il
partito, ha fatto una campagna elettorale appassionata e innovativa, suscitando
tante energie". E ha perso... "Certo non siamo al governo, ma abbiamo
costruito la più grande forza riformista della storia italiana. Queste cose ho
visto che le spiega molto bene un commentatore intelligente e certo non di
sinistra come D'Alimonte sul Sole 24 Ore. E' facile dare lezioni quando si è
sempre "trasportati" da chi fa la fatica e ha il coraggio di mettere
la faccia in prima persona. Nel centrosinistra ci sono troppi commentatori
perennemente garantiti". Nel centrosinistra vi sono anche molti giovani,
ma sono ancora lontani dalle leve del comando. "Verrà il momento in cui
finalmente i giovani più bravi del Pd prenderanno la scopa per rinnovare
veramente. E mi ci metto per primo io tra quelli da rinnovare. Anzi ho detto
più volte che sento la mia funzione dirigente quasi esclusivamente legata a
questo obbiettivo e alla costruzione di un partito totalmente nuovo". A un
certo punto sembrava che doveste andare a un congresso anticipato. Ora invece
non se ne parla più, che è successo? "Walter e io ancora più convintamente
dopo il voto abbiamo proposto di tenere subito un congresso per discutere e
verificare il gruppo dirigente e la sua linea in un rapporto di massa con gli
iscritti e gli elettori. Le opinioni sono state in grande maggioranza
contrarie: insistere avrebbe rafforzato in alcuni la sensazione di avere di
fronte un imperatore buono in lotta contro gli oligarchi. Si è scelta un'altra
strada che ci porterà in autunno a un importante momento nazionale di
discussione politico-programmatica. Ma guardiamo avanti perché l'assemblea di
venerdì è stata un successo politico". Un successo? Non c'era nessuno.
"Le sedie vuote? Era un venerdì di giugno e sono tre volte che riuniamo
un'assemblea che è di fatto un congresso, non un semplice organismo dirigente.
Si guarda ossessivamente al dibattito all'interno del Pd e quasi mai
all'assenza totale di vita democratica dei partiti della destra italiana.
Nell'assemblea si è discusso con serietà, a partire dalla relazione di Veltroni
che ha parlato crudemente della sconfitta ma ha anche rivendicato i punti
fondamentali di un progetto politico che ha già cambiato grandemente lo
scenario italiano. Si tratta ora di iniziare un cammino con modestia e tenacia.
Nell'assemblea Marini, Fassino, Follini, Bersani, Bindi e Cuperlo, per parlare
solo di alcuni tra i più autorevoli, hanno portato contributi diversi e anche
critici, ma tutti guardando in avanti. E poi l'assemblea ha finalmente
cominciato a promuovere forze nuove e libere da appartenenze anche nella
formazione della Direzione nazionale ". Perché tutta questa insistenza sul
concetto del guardare avanti? "L'urgenza di guardare in avanti, senza mai
perdere tuttavia lo sforzo di una ricerca delle ragioni profonde della
difficoltà, non solo in Italia ma in tutta Europa, delle forze di progresso sta
nel fatto che la luna di miele del governo Berlusconi si sta rapidamente
consumando. Hanno fatto tante promesse. Ma la crisi dell'Alitalia, così come i rifiuti, gli
strappi istituzionali e le bugie sui buchi del bilancio di Roma sono sotto gli
occhi di tutti. Così come stanno lì le drammatiche condizioni dei salariati e dei
pensionati i cui redditi Tremonti vorrebbe legare a una previsione
dell'inflazione che è metà di quella reale. Insomma, si cominciano a
intravedere tutti gli elementi per una grande mobilitazione di massa che noi
faremo in autunno e che cambierà definitivamente, almeno lo spero, il clima nel
Paese". Maria Teresa Meli Le critiche "Ma cosa vuole Parisi? Veltroni
è stato chiamato da tutti in un momento di sbandamento e di lotta, ha costruito
il partito" Coordinatore Goffredo Bettini.
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( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Roma La
proposta Cutrufo: "Presenze in calo del 7,69%". Rutelli:
"Trasmessi messaggi di angoscia" "Un parco divertimenti per
rilanciare il turismo" LAURA MARI Calano le presenze turistiche nella
capitale e il Campidoglio pensa alla possibilità di invertire il trend con la
costruzione di un parco di divertimento ispirato all'antica Roma. Ad
annunciarlo è stato il vicesindaco Mauro Cutrufo, che illustrando i dati
dell'Ente bilaterale del turismo sulle presenze di stranieri negli alberghi
della capitale nei primi cinque mesi del 2008 (calate del 2,72% rispetto al
2007 e del 7,69% rispetto al solo mese di maggio dello scorso anno) ha
dichiarato che "è stato commissionato un sondaggio per verificare il
potenziale di gradimento, tra i turisti stranieri, di un parco a tema
sull'impero romano". Ma per l'ex sindaco Rutelli, il motivo della
flessione turistica è da ricercare nella crisi dell'Alitalia e in chi "ha esagerato nel trasmettere messaggi di
angoscia, che non sono certo un contributo per attirare il turismo
internazionale". E poiché in base alle previsioni tra giugno e luglio gli
arrivi dei turisti diminuiranno di un ulteriore 6%, il vicensindaco ha
annunciato che "ad agosto i giovani tra i 18 e i 30 anni usufruiranno di
particolari sconti".
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( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-24 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Ricadute negative sulla Capitale "Dalla crisi Alitalia conseguenze gravi"
"La cosa più grave è il silenzio assordante intorno alla crisi dell'Alitalia". Così Francesco Rutelli è
intervenuto ieri nell'aula Giulio Cesare: "Dietro l'angolo - ha ricordato
- c'è una crisi che potrebbe portare al fallimento della compagnia di bandiera.
Parlare di turismo e di ripresa del turismo con una prospettiva di questo
genere denuncia - mi pare velleitario. La situazione è gravissima e con l'Alitalia in crisi la conseguenza sul sistema turistico
romano è catastrofica".
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( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-24 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE Il manager Per dieci anni alla guida
della compagnia Alitalia,
addio a Nordio Il presidente di lungo corso MILANO - è scomparso sabato scorso
Umberto Nordio, manager di Stato il cui nome resterà legato all'Alitalia- compagnia di bandiera dell'era
Iri, l'Istituto per la ricostruzione industriale. Nato a Genova nel 1919,
Nordio si laurea in Fisica e inizia la sua carriera nel trasporto marittimo,
fino a diventare vicepresidente della nordamericana Home Lines. Nel 1972 la
svolta. Chiamato dall'allora amministratore delegato, Cesare Romiti, diventa
direttore generale dell'Alitalia. Ci vorrà un solo
anno per sedere sulla poltrona di amministratore delegato della compagnia di
bandiera, con Romiti salito alla presidenza. Ma è nel 1978 che inizia quella
che viene considerata l'era Nordio della compagnia aerea di Stato: dieci anni
di presidenza che si concludono con un durissimo scontro con l'allora
presidente dell'azionista Iri, Romano Prodi. Le accuse reciproche diventano di
dominio pubblico con la pubblicazione da parte dell'agenzia di stampa,
AdnKronos, delle lettere scritte dai due manager. Per Prodi, la gestione di
Nordio è "miope", di "retroguardia", "perdente ".
Nordio nelle risposte ricorda che i suoi bilanci da presidente, chiusi quasi
tutti in nero, ripagano adeguatamente l'azionista. Nei suoi progetti c'è anche
la costruzione di un grattacielo Alitalia a Manhattan.
Anche se non mancano intanto anche le prime turbolenze sulla compagnia con
scioperi del personale Alitalia che lasciano a terra
lo stesso Nordio. Si intravedono i prodromi di una crisi che non lascerà più il
gruppo aereo. Sullo scontro, comunque, deve intervenire anche il governo. E
alla fine la spunta Prodi: l'uscita nel 1988, al suo posto verrà chiamato Carlo
Verri che morirà, pochi mesi dopo, in un incidente d'auto. Tre anni dopo
l'uscita da Alitalia finisce, con la decisione
personale di fare un passo indietro, la corsa di Nordio alla presidenza della
Camera di Commercio di Genova, la città alla quale è sempre rimasto molto
legato. Appassionato di golf, era socio dell'esclusivo Castelgandolfo club ed era
stato presidente del gruppo armatoriale CoeClerici. Umberto Nordio M. Sid.
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( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 149 del
2008-06-24 pagina 19 Decollo o sfascio, è l'ultima chance di Alitalia
di Redazione I 300 milioni ad Alitalia, visti da
sinistra: un regalo pagato dai contribuenti. Visti da destra: il male minore,
di fronte al rischio di diventare una dépendance della Francia, come Carlà. Ma
l'Italia è la settima potenza economica mondiale, con regioni fra le più ricche
d'Europa, primaria destinazione turistica, un potenziale di 200 milioni di
passeggeri, e la tratta più redditizia del mondo, la Milano-Roma. Con questi
numeri, per rimetterci un milione di euro al dì ("più voliamo, più
perdiamo", la sintesi dell'indimenticato amministratore delegato Cimoli,
due milioni l'anno di paghetta), non è indispensabile essere incapaci, però
aiuta. Alitalia prima o poi sarà studiata nelle
università. Titolo: come non gestire un'impresa. Corso progredito. I conti Alitalia sembrano un film di Dario Argento. In rosso da 20
anni. Bruciati 5 miliardi, di cui 3,5 pagati dallo Stato. Cioè da voi: allegri!
Come ha fatto? Chiedere ai guru succedutisi alla cloche con paghe da milioni.
Senza menar le mani, se potete. Osate chiedere tutto quello che non avreste mai
voluto sapere. Perché la guerra contro Aeroporti di Roma, pagata
con tariffe che crescevano solo per Alitalia. Perché un pilota Alitalia lavora il 15% meno dei suoi colleghi, e negli anni '90 circa la
metà (40 ore al mese). Perché Az Servizi, che monsieur Spinettà non a caso
voleva rifilare a Fintecna, carica ad Alitalia Fly un terzo in più del prezzo di mercato, scaricando su questa
150 milioni annui di perdite. Perché lo Stato regalò ai dipendenti il
20% delle azioni. Perché il sindacalista Angioletti diventò amministratore di
Eurofly (società charter di Alitalia che presto si
inabissa allegramente) intascando quasi 900mila euro all'anno. Perché si
ritardò il trasloco dei voli a Malpensa fino a far fuggire l'alleata Klm con
cui si poteva dar vita al primo vettore europeo. Perché si permise che i voli
fossero paralizzati dalle "emicranie" in massa dei piloti, senza che
né l'Iri né il governo avessero da ridire. Domande d'esame: sapendo che ogni
aeromobile ha due piloti, spieghi il candidato perché Alitalia
Cargo ha 5 aerei e 120 piloti. Sapendo che l'indennità-lettino compensa (fino a
1.800 euro al mese) il mancato riposo sugli aerei senza lettino, spieghi il
candidato perché è elargita anche ai piloti di aerei che il lettino lo hanno.
Qualcuno che dorme c'è, se nel 2005 le azioni valgono 80 centesimi e oggi 44.
Forse. Perché il titolo è sospeso. E negli ultimi mesi è andato in Borsa come
al luna park: sulle montagne russe. Quasi tutti hanno perso, qualcuno si è
arricchito, Consob indaga, Alitalia affonda. Al
solito: una gestione al di sotto di ogni sospetto, un circo di ingerenze
partitiche, politiche clientelari, amministratori incapaci o lottizzati. Perché
in fondo che cos'è un milione al giorno? Meno di due centesimi per ognuno di
noi. E i vantaggi, per i soliti furbetti, ci sono. Che una pessima azienda sia
inghiottita da una migliore non è un'ingiustizia. È il mercato: lo strumento
che serve a separare il denaro dagli imbecilli. Il guaio è che qui a rimetterci
sono gli italiani, che graviterebbero sempre più sulla Francia (con maggiori
costi e tempi), vedendo dirottare i flussi turistici. Il prestito lo eviterà?
Forse. È un aiuto di Stato? Certo che lo è, non ci prendiamo in giro. Di quelli
che l'Unione europea non vuole, proprio perché si rischia di diventare come Alitalia, che infatti ci ha campato finora. Questo qui,
però, deve servire a chiudere il ciclo e aprirne uno nuovo, che con una
gestione finalmente efficiente e rigorosa crei ricchezza anziché distruggerla.
E questo a sua volta postula che si trovino i soci finanziari, e, soprattutto,
il socio industriale in grado di dare un drizzone ai conti; e che questo
governo faccia fare un bel passo indietro ai partiti, tenendoli il più
possibile alla larga dalla "nuova" Alitalia.
Altrimenti coi 300 milioni si paga solo un giro di ottovolante: quello che
porta al fallimento. E bisogna far presto. Concetto insolito per Alitalia, che secondo alcuni sarebbe acronimo di
"Always Late In Take-off, Always Late In Arrival" (sempre tardi al
decollo, sempre tardi all'arrivo). Ecco, appunto: ora basta. Questo è l'ultimo
aereo. * Senatore del Pdl © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Torino
Due opzioni per il collegamento con l'America: la trattativa con Alitalia però è legata al futuro della compagnia Torino-New
York, il sogno infinito ma forse decolla il volo con la Cina Borioli ha visto i
manager della June Yao che vogliono una rotta a Nord Ovest MARCO TRABUCCO La
sfida per Caselle è sempre quella: avere il volo per New York. Un sogno, forse
anche un po' provinciale, che Torino però accarezza da sempre e non è mai
riuscita a realizzare. Sarebbe per la città e il suo aeroporto una sorta di
cerimonia di laurea internazionale riuscire a ottenere questo benedetto
collegamento diretto con la Grande Mela. E per questo anche la convenienza
economica dell'operazione, che è tutta da discutere, passa spesso in secondo
piano nelle discussioni. L'ultima volta che se ne è parlato è stato meno di due
mesi fa. E due sono le ipotesi allo studio sia dei vertici Sagat che di Daniele
Borioli e Giuliana Manica, rispettivamente assessore ai Trasporti e al Turismo
della Regione. La prima ipotesi nasce da una trattativa avviata mesi fa con Alitalia: la traballante compagnia di
bandiera italiana infatti aveva iniziato a discutere della possibilità di
aprire un collegamento diretto tra Caselle e New York. Due voli la settimana la
proposta. Chiedeva però, Alitalia, quattro milioni per far partire l'operazione, con l'idea di
riuscire a far diventare conveniente dal punto di vista economico quella
operazione entro tre o al massimo quattro anni. E di poter rinunciare
quindi a "sovvenzioni". La trattativa con Alitalia
però coinvolgeva anche altre proposte: per una cifra complessiva di nove
milioni infatti la compagnia si impegnava a istituire altri quattro nuovi
collegamenti tra Caselle e altrettante capitali europee: Amsterdam e un'altra
tra quelle all'interno della Ue, Kiev (Ucraina) e Istanbul (Turchia) tra quelle
extra Ue. Tutte le proposte però, conferma l'assessore Borioli, si sono per ora
arenate, a causa dell'incertezza sulla sorte di Alitalia.
E così sull'ipotesi volo per New York sono tornate in auge le perplessità di
alcuni degli attori che potrebbero essere coinvolti nell'operazione: Alessandro
Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino non ha mai nascosto di
preferire molti buoni collegamenti con i grandi hub europei (Francoforte,
Parigi, Londra) da cui poi volare con ampia scelta di orari negli Usa o in Asia
che un costoso volo diretto bisettimanale. E su una posizione simile è
Confindustria. A Caselle però non si fermano: e si stanno studiando nuove
ipotesi con compagnie americane. In particolare un volo, anche in questo caso
bisettimanale che collegherebbe sì Torino agli States, ma con Detroit. Oppure
un New York però con uno scalo intermedio in un altro aeroporto. Si vedrà.
Nell'attesa che il sogno si materializzi, si è però aperta un'altra possibilità
verso l'Oriente però: durante i recenti incontri tra Borioli e il mondo politico
ed economico cinese a Shanghai e Pechino è infatti emerso che una compagnia
aerea cinese la June Yao Airlines avrebbe interesse ad aprire un collegamento
tra la Cina e l'Italia del Nord Ovest: e Caselle sarebbe la candidata
principale. Resta lo spinoso nodo dei low cost: il bando regionale partirà nei
prossimi giorni, ma c'è molta sfiducia al riguardo. Finora, spiegano i tecnici,
tutti i bandi simili emessi da latri scali italiani sono andati deserti. Il
rischio che tra qualche mese si debba ricominciare da capo su questo versante è
grande.
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Torino
"Caselle non ha perso la bussola" Montagnese all'attacco dopo il
rapporto Iccsai sugli aeroporti Il presidente Sagat "Da tre mesi
aspettiamo che la Regione dia suggerimenti per il bando sui vettori low
cost" DIEGO LONGHIN Caselle non ha perso la bussola e la Sagat sa bene
qual è la vocazione dello scalo. Il numero uno della società che gestisce
l'aeroporto di Torino, Maurizio Montagnese, non accetta critiche sulle
politiche e le strategie messe in campo dal Sandro Pertini per sviluppare voli
e passeggeri. Critiche nate dall'indagine "Fact Book 2008" redatta
dalla Iccsai. Nel rapporto si mette in luce soprattutto la scarsa apertura di
Caselle ai voli low-cost, vettori che hanno permesso agli altri scali italiani
di crescere di più rispetto a Torino, anche se alla Mole spetta il primato di
utili superiori alla media. Ma la necessità di sviluppare voli a basso costo è
sentita anche da Mario Calderini, presidente di Finpiemonte e membro per il
Politecnico dell'Iccsai: "Ci sono spazi importanti di sviluppo nel
low-cost", sottolinea. La replica piccata di Montagnese non si fa
attendere: "Da più di tre mesi aspettiamo che il presidente della
Finpiemonte, Calderini, dia alla Regione suggerimenti e proposte per definire
il bando gara per i low cost all'aeroporto di Caselle. Ci aspettiamo un
contributo fattivo allo sviluppo dello scalo". E Montagnese aggiunge:
"L'assessore regionale ai Trasporti Borioli ha convocato noi e Calderini,
a marzo, per consultarci sulla definizione del bando. Siamo a disposizione, ma
stiamo ancora aspettando". Il presidente di Sagat ricorda che l'azienda ha
nel suo consiglio di amministrazione "azionisti, sia pubblici sia privati,
che approvano i bilanci e decidono la missione dell'aeroporto. Rispondiamo a
loro e i risultati, il conto economico, la solidità della società sono sotto
gli occhi di tutti. Per il secondo anno consecutivo abbiamo ottenuto il premio
Aci Europe come migliore aeroporto d'Europa nella categoria tra 1 e 5 milioni
di passeggeri. Certo dobbiamo lavorare e in questo senso siamo attenti a tutti
i suggerimenti, soprattutto se vengono da fonti autorevoli, purché siano
costruttivi". A Caselle, infatti, ricordano che la vocazione dello scalo è
business e che l'obiettivo è di arrivare dai 3 milioni e mezzo di passeggeri di
oggi ai 5 milioni e mezzo. Una delle strade è quella di aumentare l'offerta low
cost, senza però mettere in difficoltà i vettori
tradizionali, come Air One, British e Alitalia. E per Montagnese la svolta arriverà con l'apertura di una base.
Le trattative, soprattutto con Wind Jet e Blu Panorama, vanno avanti.
"Così si riuscirà ad aumentare di 1 milione e mezzo il numero di
passeggeri", spiega il presidente. Cifra a cui si andrebbero ad
aggiungere anche i transiti prodotti dai nuovi collegamenti, se mai il bando
regionale dovesse andare in porto. Il documento che la Sagat attende da tre
mesi è pronto: sulle scrivanie degli assessori Borioli e Manica.
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Milano "Disastro per Alitalia la scelta di lasciare l'hub" Formigoni: il governo deve
aiutare Malpensa Il governo confermi i suoi impegni su Malpensa. A chiederlo è
il governatore Roberto Formigoni che ieri, dati alla mano, ha sostenuto che
"per Alitalia la
scelta di abbandonare l'aeroporto lombardo è stata disastrosa. Nei primi
tre mesi dell'anno la compagnia ha avuto un calo del 75 per cento di voli su
Malpensa, con una perdita dell'85 per cento dei passeggeri e un recupero solo
dell'11 per cento su Fiumicino". Numeri che fanno dire al Pirellone che
l'Italia non potrà non avere una compagnia di bandiera. E ammettere che
Malpensa potrà rinascere solo con una nuova Alitalia.
"Guardiamo con favore all'opera di chi lavora per dare un futuro ad Alitalia e a Malpensa - ha aggiunto - e speriamo che il
lavoro di Banca Intesa possa far rinascere una nuova compagnia di bandiera
italiana, capace di rendere il servizio su tutto il territorio nazionale. Un'Alitalia forte e competitiva non potrà che riposizionarsi su
Malpensa, facendo diventare l'aeroporto il suo hub". (a. m.).
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti IL
FALLIMENTO DEI PROFESSORI ADRIANO PROSPERI In quest'anno si celebra il 40°
anniversario del '68; forse per questo i bocciati all'esame di maturità sono
stati i professori. E non solo perché un'anonima figura di docente di nomina
ministeriale ha pensato che il sorriso di una famosa poesia di Montale fosse di
necessità femminile. Li condanna l'opinione diffusa e l'aura
di disastro che circonda il mondo della scuola e dell'università, simile in
questo all'Alitalia ma
senza nemmeno le ali. Non è piacevole parlarne per chi vi ha trascorso una
vita. Ma bisognerà farlo. C'è un nuovo governo e c'è una novità anche
nell'assetto ministeriale: il ritorno di scuola e università sotto il governo
di un unico ministero. Prendiamolo per un indizio positivo, anche se
nasce in realtà da scarso interesse per tutta quella zona della vita sociale.
Abbiamo alle spalle decenni di un processo di segmentazione che ha portato a
pensare per compartimenti stagni ciò che ai suoi inizi l'Italia repubblicana
concepì come un insieme unitario: non una gabbia, ma un luogo dove i passaggi
di docenti dalla scuola all'università e viceversa non erano affatto
eccezionali. Le suddivisioni e le paratie stagne via via impiantate hanno
portato a spezzare quel corpo in tanti mondi separati o mal comunicanti: scuole
superiori e università, triennio per la prima laurea e biennio per la seconda,
divisione fra chi si prepara all'insegnamento e chi si presenta ai concorsi per
il dottorato di ricerca; divisione nell'insegnamento tra lezioni
"frontali" e seminari specialistici, divisioni e clientelismi nella
distribuzione delle risorse finanziarie e nei favori per qualche neo-ateneo o
altra formazione accademica. E così via, in una discesa ininterrotta verso il
peggio. Il risultato è noto. Non staremo a ripercorrerne i dettagli. Ci sono
formule che lo riassumono: tre più due uguale zero, come titolava anni addietro
un libro di Garzanti. Il grande disastro si riassume in un dettaglio: dopo anni
di università un dottore su cinque ha serie difficoltà ad usare la parola
scritta. Così risulta dall'inchiesta pubblicata su Repubblica il 6 febbraio
scorso. Il fallimento è clamoroso. E la prima zona dove se ne pagano i costi è
la scuola. Ma, come si è detto da molte parti e come non si stanca di ripetere
il presidente della Banca d'Italia, è l'intero sistema paese che traduce la
regressione culturale e la cattiva qualità degli studi in arretramento
economico e civile. Cambiare si può, si deve cambiare. E la ricetta è semplice.
La conosciamo da secoli, la nostra Costituzione l'ha sancita. Bisogna che i
capaci e meritevoli siano premiati e che si riapra per loro la strada
dell'insegnamento e della ricerca. Bisogna che tutta la scuola sia investita
dal vento della competizione intellettuale, dalla lotta per cacciare la cattiva
moneta che sta facendo uscire il nostro paese dai livelli alti dei circuiti
internazionali e che spinge nello stesso tempo all'emigrazione i nostri giovani
migliori. Ma come? Parlando della scuola media Francesco Giavazzi ha proposto
sul Corriere della Sera "l'abbandono del sistema dei concorsi
pubblici". La scelta dei docenti dovrebbe essere affidata ai presidi
perché sarebbero loro a pagare le conseguenze di eventuali errori. Con tutta la
stima per l'autore, bisogna dire che si resta sbalorditi. è una proposta di cui
comprendiamo tutta l'impazienza ma che è difficile condividere. Proviamo a
trasferire l'idea all'ambito universitario: qui già oggi i presidi e i rettori
contribuiscono fortemente a determinare i meccanismi di scelta attraverso i
concorsi. Ma non pagano nessuna penale se la baracca continua a marciare
malissimo. Il corpo universitario che li elegge e li sostiene li spinge a
battere sistematicamente la via del protezionismo localistico. Ricordo anni
lontani in cui uno di loro a difesa del suo ateneo sostenne che esisteva di
diritto una "quota cattedre" per il Mezzogiorno, da attribuire ai
locali concorrenti. Un incoraggiamento indiretto all'abbassamento della qualità
viene oggi dall'erogazione dei finanziamenti statali affidati alla cosiddetta
autonomia universitaria: quei finanziamenti premiano la quantità dei laureati
seguendo la stessa logica dei programmi sovietici che non si ponevano il
problema del mercato. La leva finanziaria usata in questo modo deprime la
qualità. Quanto questo modello sia rischioso dovrebbe ricordarcelo quello che
accade nelle cliniche e negli ospedali, che monetizzano in modo potenzialmente
criminale le loro prestazioni. Ai concorsi si deve pensare cercando di
riportarli alla loro funzione storica. è dal '700 che si è aperto il doppio
binario inglese e francese su cui corre quell'idea di libertà che ha spazzato
via il sistema vincolistico e corporativo precedente: da un lato, la
competizione delle libere forze economiche, dall'altro la traduzione della
stessa idea in un sistema di burocrazia statale aperto agli ingegni migliori,
quale che sia la loro origine sociale. Nella scuola di stato italiana, di
origine napoleonica, è questa la versione della libera gara che abbiamo accolto
e su cui si è retta la struttura della docenza. Ma la forza delle corporazioni
non si cancella mai del tutto. Tende a riaffiorare, altera le regole e i
meccanismi istituzionali. I concorsi per l'immissione degli insegnanti nei
ruoli della scuola hanno dovuto fare i conti con la forza di organizzazioni di
settore sostenute da potenti sindacati e con la spinta di un precariato
cresciuto ai margini e nelle falle del regime dei concorsi. Per quanto riguarda
l'università, qui da molti anni la selezione e l'avanzamento nei ruoli affidati
di diritto ai docenti hanno battuto la strada segnata dal cosiddetto "ius
loci": un diritto non dissimile per natura da quello del controllo che
mafie e camorre impongono sui traffici commerciali, sulle iniziative
economiche, sui flussi di ricchezza. Al di là della privata moralità dei
singoli, questo sistema è micidiale perché inaridisce fino a ucciderla la linfa
della competizione, punisce i migliori se vengono da fuori e premia i mediocri
se nascono in casa e garantiscono clientela tradizionale e ossequio servile al
"maestro" del posto. In questo anniversario del '68 l'università dei baroni è
un lontano ricordo che non suscita rimpianti. Ma proprio in questi mesi sono
stati riavviati alla chetichella e alla spicciolata i concorsi, dopo il lungo
blocco destinato ufficialmente a preparare una riforma che non c'è stata.
Riprendono su base locale: e questo fa ripartire laboriose trattative sommerse
e percorsi labirintici per far sì che quel preciso candidato e non altri abbia
nella sua sede il posto preparato per lui. Descrivere i passaggi del gioco,
l'immensa burocrazia che vi è investita, i faticosi sistemi elettorali
elaborati ad hoc, servirebbe solo a mostrare quale montagna è stata eretta per
farne uscire il ridicolo topolino del proverbio antico. Verrebbe voglia di
raccontare invece per contrasto come si svolge la scelta di un docente in una
qualsiasi università inglese e come spesso ne escano eletti i candidati
italiani che la nostra università ha rifiutato. Naturalmente ci sono eccezioni
che confermano però la regola. E la regola consiste nel garantire quel diritto
del docente locale di sistemare solo e sempre la merce del posto che uccide il
confronto intellettuale. Parliamo pure di mafia e camorra, perché la regola
base è analoga: tutelare il potere locale né più né meno di quel che fanno e
chiedono le varie mafie malavitose che hanno avvelenato il suolo di Napoli e la
vita italiana. Questo il sistema. Lascerà il nuovo ministro che le cose vadano
avanti così? Staremo a vedere. Non ci vorrebbe molto a rompere i ceppi che
imprigionano le potenzialità della scuola e dell'università nel nostro paese.
Non sarebbe necessaria nemmeno una riforma ponderosa e faticosa, che si
arenerebbe subito nei litigi e nelle astuzie del gattopardismo italico. Basterebbe
far valere il carattere nazionale del concorso affermato dalla riforma Moratti
(mai attuata) e lasciare alle commissioni giudicatrici il compito di immettere
periodicamente un numero determinato di idonei alla docenza che sia almeno il
doppio di quello dei posti di cui le singole sedi chiedono la copertura. Ma
sappiamo bene che questa che leggete è una esercitazione accademica nel senso
tradizionale del termine: un sogno innocuo sganciato dalla realtà. Quella
realtà il documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) sembra
averla fissata in termini assai lontani dalle speranze e dalle attese di una
riqualificazione della scuola e dell'Università: si parla di blocco del
turn-over e di una scuola che perderà 130 mila unità tra insegnanti e personale
amministrativo (così Roberto Petrini su Repubblica del 21 giugno). Che dire?
Auguri ai giovani migliori che dovranno guardare ad altri paesi e battere la
via dell'emigrazione, come del resto fecero un tempo molti fra i loro nonni.
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( da "Repubblica, La" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia L'offensiva
del colosso moscovita rivela l'impossibilità politica
dell'"Europa-fortezza" e la debolezza dell'anti-mercatismo di
Tremonti Così i Putin-boys hanno beffato Robin Hood L'intesa su Priolo potrebbe
prefigurare un'alternativa al falso patriottismo Quel che è stato impedito ad Alitalia non si poteva certo vietare ai Garrone GAD LERNER La beffa è
casuale ma istruttiva. Il compagno ministro Giulio Tremonti non ha fatto in
tempo a additare i petrolieri italiani come ricconi meritevoli di una sanzione
esemplare, con la Robin Hood tax, quand'ecco che la famiglia Garrone realizza
una storica joint venture accogliendo in Sicilia il colosso russo Lukoil,
stringendo un accordo formalmente alla pari se non si trattasse di un gruppo
grande circa venti volte la loro Erg. Che si è peraltro tutelata stipulando un
put a vendere ai russi il 100% della nuova società, se nei prossimi cinque anni
lo ritenesse opportuno. Roba da fare impallidire il gettito della tassa
tremontiana: nelle casse dell'azienda genovese affluiranno più di 1,3 miliardi
di euro cash. Ben più significative sono le conseguenze del contratto firmato
ieri a Mosca: il più massiccio investimento di un gruppo russo in Italia, la
prima volta della Lukoil in Europa occidentale, costringono la politica a
misurarsi con una rivoluzione dell'approvvigionamento energetico che, sul
libero mercato, sfugge inevitabilmente al suo stretto controllo. Di fronte alla
realtà, l'ideologia mostra il fiato corto. Dopo aver descritto la Gazprom come
"la versione moderna della Compagnia delle Indie che riunisce in sé mercantilismo+imperialismo"
(Tremonti), cosa dirà adesso il ministro no-global dello sbarco Lukoil in
Sicilia? Il suo progetto di combattere "le forme nuove dell'imperialismo
energetico che ispira i paesi produttori ed esportatori di petrolio e di
gas", si manifesterà pure in opposizione alla partnership con un colosso
privato, oltre che nel velleitario divieto d'accesso ai fondi sovrani russi,
cinesi e arabi? Non credo, perché in tal caso più che a Robin Hood dovremmo
paragonarlo a Don Chisciotte. Il mercato spiazza la politica. Pare che la
trattativa fra l'azienda genovese e Lukoil, durata circa un anno, si sia svolta
al riparo da interferenze dei governi italiani, com'è giusto avvenga fra gruppi
privati. Anche se riesce viceversa difficile credere che la controparte russa
abbia agito all'insaputa di Vladimir Putin e Dimitri Medvedev. Era almeno un
ventennio che non sopraggiungeva in Italia un investitore straniero a competere
con la posizione dominante dell'Eni. Quest'ultima a sua volta ha inaugurato una
collaborazione strategica con Gazprom, ma col sostegno della politica è
riuscita finora a impedirne l'accesso al mercato interno. Ciò che rende ancora
più rilevante la nuova, dispari integrazione Erg-Lukoil. Mosca consolida la sua
politica di potenza offrendosi nel vecchio continente quale alternativa
energetica ai paesi arabi. Ma preferisce trattare da posizioni di forza con
singole imprese e singoli governi: il suo scopo è scongiurare la temuta
eventualità di una politica energetica comune dell'Unione Europea. Così una
felice scelta di mercato rivela la debolezza politica degli Stati-nazione e
l'impossibilità di un'"Europa fortezza". Quel che è stato impedito ad
Alitalia nel nome di un falso patriottismo e
ricorrendo alle tasche dei contribuenti ? la cessione a Air France ? non si
poteva certo vietare alla famiglia Garrone che pure opera in un settore
altrettanto strategico della nostra economia. Per fortuna, al momento non si
registrano appelli in difesa dell'italianità della Erg, e dubito che venga
richiesto ad altre imprese tricolori di mettere mano al portafoglio per dare
vita a una cordata anti-russa. Certo, la partnership stipulata a Mosca prevede
una gestione paritaria della nuova società e la Erg gode di un azionista
robusto che oggi non ha nessuna intenzione di uscire dal business del petrolio.
Anche se il contratto gli riserva la possibilità di cedere ai russi l'intera
società. Ben diversa è la situazione prefallimentare di Alitalia.
Ma non per questo possiamo sottovalutare le conseguenze dell'arrivo dei russi
fra noi: la raffineria di Priolo rappresenta il cuore delle attività Erg e
potrebbe anticipare, speriamo, un'alternativa virtuosa al fallimentare modello
protezionistico tipico di un'economia decadente. Quando l'escalation dei prezzi
di gas e petrolio pesa gravemente sui consumatori e frena gli scambi
internazionali, una risposta pacifica può venire solo dalla globalizzazione. La
storia ci insegna che meno globalizzazione equivale a più guerre e più povertà.
La nuova superpotenza russa ci minaccia di meno se viene integrata nella nostra
economia che se tentiamo di bloccare i suoi investimenti. Quanto ai petrolieri
nostrani: ieri abbiamo avuto la conferma che la liberalizzazione del mercato e
la fine dei privilegi corporativi funzionano molto di più, a vantaggio dei
consumatori, che una punizione simbolica. Magari giustificata per l'eccessiva
generosità di un petroliere tifoso nei confronti di Mourinho.
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( da "Unita, L'" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Manovra, sul decreto tensioni Tremonti-Quirinale Scure sulla
scuola: via 150mila posti in tre anni. Patrimoniale sui fondi. Alitalia e Poste in vendita di Bianca Di
Giovanni/ Roma MANOVRE Sulla manovra-lampo annunciata da Giulio Tremonti cala
il freno degli uffici del Quirinale. I tecnici della presidenza hanno passato
al setaccio le norme, verificando irregolarità tecniche sui tagli. E non
solo: anche sollevando qualche dubbio sugli ele- menti di necessità e urgenza
del provvedimento e sull'eccessivo numero di disposizioni. Le osservazioni sono
state recepite ieri seraa: soltanto oggi quindi (con parecchie ore di ritardo)
si avrà la firma del presidente in calce al decreto annunciato in pompa magna
una settimana fa. Il testo è stato emendato e asciugato. Il Colle ha registrato
anche i malumori dei capigruppo Pd, preoccupati per la blindatura dei tempi
imposta dal governo sulla manovra. Insomma, Giulio Tremonti vorrebbe procedere
come un caterpillar: un accentramento di poteri che sta già creando forti
tensioni. Stando a fonti bene informate, il ministro dell'Economia non avrebbe
affatto gradito né le osservazioni del Quirinale, e tantomeno quelle dei
parlamentari: sarebbe arrivato anche alle minacce di dimissioni di fronte a tentativi
di rallentamento. Non ha nessuna intenzione di rinunciare all'innovazione più
importante: la manovra anticipata. Intanto ieri è arrivata la pubblicazione
ufficiale del Dpef. Sul decreto è filtrata l'ultima versione, che conferma
forti tagli alla spesa pubblia, specie nella scuola dove si prevede una
riduzione di circa 100mila docenti e 43mila unità del personale ausiliario di
qui al 2012. Fisco stabile, pareggio rinviato Dal quadro di finanza pubblica
del Dpef emerge che la pressione fiscale resta al 43%, nel 2010 sale al 43,2%,
nel 2011 al 43,1%, 43,1% anche nel 2012 mentre scende al 42,9% solo nel 2013.
Tremonti si prende anche un anno in più per il pareggio di bilancio, che
arriverà solo nel 2012 e non nel 2011 come concordato con l'Ue. Tuttavia per
quell'anno il "rosso" sarà solo dello 0,1% del pil. L'anno prossimo
il deficit è programmato al 2,5%, l'anno dopo al 2% e quello successivo all'1%.
Il debito scende sotto il 100% nel 2011, anche questo un anno dopo quanto aveva
pattuito Padoa-Schioppa. Inflazione e Bce Nel Dpef l'inflazione programmata è
confermata alla metà di quella reale nel 2008: all'1,7% contro un livello
effettivo al 3,4%. Il documento fa riferimento alle indicazioni della Bce, ma
annuncia anche misure "perequative". Quanto alla crescita, è fissata
quest'anno allo 0,5 e l'anno prossimo allo 0,9%, per arrivare gradualmente
all'1,5% nel 2012. Stangata sui pubblici Il governo punta a reperire 20
miliardi dai tagli alla spesa pubblica nel triennio 2009-11. Lo annuncia nel
Dpef e lo realizza nel decreto che lo accompagna. Tra le disposizioni del
decreto, la stretta sulle consulenze, l'eliminazione degli enti inutili, lo
stop alla stabilizzazione dei precari, il taglio pesantissimo a scuola e
università. Gli atenei per il triennio 2009 -2011 potranno assumere nei limiti
del 20% dei pensionamenti e del 50% dal 2012. Contestualmente si riduce il
fondo di finanziamento ordinario delle università che subisce un taglio di 500
milioni di euro in tre anni. Ridotti anche gli stanziamenti sulla ricerca. Gli
scatti biennali dei docenti diventano triennali con gli stessi importi.
Complessivamente per gli statali vengono stanziati 2,2 miliardi per il rinnovo
dei contratti. Patrimoniale sui fondi immobiliari Oltre alla Robin Tax sui
petrolieri e sulle banche (2 miliardi nel 2008 e 4 nel 2009), il decreto
prevede un prelievo dell'1% sui fondi immobiliari "familiari", quelli
detenuti da meno di 10 persone e con più dei 2 terzi delle quote in mano a
persone fisiche. Sale anche la ritenuta dal 12,5 al 20%. Immobili agli enti
locali Regioni, province e Comuni indicheranno gli immobili che ricadono nei
loro territori suscettibili di alienazione o valorizzazione. Si profila un
piano gigantesco di dismissione di beni pubblici. Il provvedimento fa esplicito
divieto poi per gli enti locali di sottoscrivere strumenti finanziari derivati.
Pioggia di milioni a Milano Il finanziamento per la Expo 2015 arriva a un
miliardo e 480 milioni nei sette anni. Il provvedimento dà pieni poteri al
sindaco della città. Subito privatizzazioni a partire da Alitalia
e Poste.
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( da "Liberazione" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Gemma Contin
Castelli in aria. Ieri al convegno organizzato da Confindustria e Sole 24 Ore
su "Grandi opere, da dove ripartire" è venuta fuori l'anima più nera
che verde del leghista Roberto Castelli, laurea in Ingegneria meccanica al
Politecnico di Milano, esperto di acustica applicata e di tecnologie
ambientali, già ministro della Giustizia, ora sottosegretario alle
Infrastrutture e ai Trasporti con delega speciale alle Grandi Reti. Castelli
era uno degli special guest dell'incontro voluto da Cesare Trevisani,
vicepresidente di Confindustria per Infrastrutture Logistica e Mobilità.
Assieme al sottosegretario, sul palco del Centro congressi della Camera c'erano
il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, l'amministratore
delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, il presidente dell'Anas
Piero Ciucci, che come molti ricordano è stato anche amministratore delegato
della Società Ponte di Messina e per vent'anni dirigente della società
Autostrade. Ma cosa ha detto l'esponente della Lega per meritarsi la battuta
"castelli in aria" che circolava maligna nel foyer dell'ex teatro
Capranica? Ha detto che per ripartire con le grandi opere bisogna prima di
tutto sconfiggere la cultura del nimby, ovvero del "not in my backyard: non
nel mio giardino", con cui "le velleità ideologiche dell'estrema
sinistra hanno tenuto in ostaggio il governo Prodi e sono riuscite a bloccare
le grandi opere", a cominciare dalla Tav in Val di Susa, il Ponte sullo
Stretto, le centrali, le discariche e i termovalizzatori a Napoli. Castelli è
andato avanti un pezzo. Ha attribuito alla sinistra anche
il fallimento della vicenda Alitalia-Malpensa, "costata al sistema una perdita di 3,5 milioni di
passeggeri e 3.5 miliardi di euro". Ha avvertito che in vista dell'Expo di
Milano l'hub di Malpensa dovrà ripartire con un bacino di utenza molto più
ampio, in grado di servire i 15-20 milioni di abitanti da Venezia a Bologna e
da Torino a Genova, potenziandone i collegamenti. Soprattutto ha messo
in chiaro che tra i suoi compiti, data l'esperienza come ministro della
Giustizia, c'è quello di impedire che i ricorsi al Tar, "le cui sospensive
sono la vera malattia del sistema, un vero cancro", e gli esposti alla
magistratura con cui le amministrazioni locali e le popolazioni finora sono
riuscite a far interrompere i lavori, continuino ad essere lo strumento con cui
sono state bloccate le grandi opere che avrebbero dovuto godere invece della
corsia preferenziale della Legge Obiettivo. "Se si vuole che le grandi
opere ripartano, convogliando su di esse i fondi europei Fas, le risorse dello
Stato e l'interesse mostrato da fondi internazionali d'Oltreoceano - ha detto
Castelli - è necessario trovare "adeguati strumenti legislativi", su
cui sono personalmente impegnato e su cui sto attivando studi per capire come
superare la questione, per "liberarcene" con strumenti giuridici
costituzionalmente sostenibili". Gli ha dato manforte il ministro
Matteoli, il quale ha affermato che per far ripartire le grandi opere bisogna
fare come in Francia: "Ascoltare i cittadini e le amministrazioni, come ho
fatto io nei giorni scorsi, quando ho incontrato tutti i sindaci della Val di
Susa, tranne uno, ma poi deve essere chiaro che le grandi opere si devono fare
e che il governo ha già deciso che si faranno". Forse né il ministro né il
sottosegretario leggono il Financial Times, per cui non sanno che proprio
Oltralpe - come riportava qualche giorno fa il foglio finanziario della City -
l'osservatorio "instaurato per verificare il progetto di un reattore
nucleare di nuova generazione EPR, la cui entrata in attività è prevista tra
vent'anni a Flamanville nel nord della Francia, ha stabilito che ci sono troppi
rischi e preoccupazioni sulle caratteristiche dell'impianto circa l'impatto
ambientale e sull'adeguatezza delle skills di sicurezza, tanto da ordinare
all'Edf, la società francese di elettricità che gestisce 58 impianti, di
fermare i lavori - scrive Ft - dopo aver scoperto che ci sono problemi nel
controllo di qualità delle barre di ferro utilizzate per il cemento armato
della struttura da parte della società costruttrice Bouygues". Nei panni
delle popolazioni della Val di Susa, o di Agnano, o di Chiaiano, o di Messina,
ci sarebbe da augurarsi davvero che il ministro e il governo italiano fossero
costretti a fare come in Francia. Invece Matteoli ha detto che il 26 giugno si
chiudono i lavori dell'Osservatorio in Val di Susa e che dal primo luglio, dopo
un tavolo tecnico che fisserà il tracciato definitivo della Tav, si ripartirà
con i lavori dell'Alta Velocità del "corridoio 5" Lione-Torino. Ma
qualche colpo alla "premura" del governo e di Confindustria per far
ripartire il grande affare delle grandi opere, è venuto da Mauro Moretti,
amministratore delegato delle Ferrovie, che sulla fattibilità dei due corridoi europei
Nord-Sud Palermo-Amburgo ed Est-Ovest Lisbona-Kiev, oltre che sui trafori del
Frejus Gottardo Brennero e sul Ponte di Messina, ha ricordato che la fretta
dell'Italia è ingiustificata, dato che ci sono forti ritardi di altri paesi,
come Austria e Germania tra Innsbruck e Monaco, o della Svizzera nel tratto San
Gottardo-Basilea, ma che più ancora restano aperte due questioni basilari:
quella delle infrastrutture primarie attorno alle grandi città, i cui accessi
sono colli di bottiglia per il sistema dei servizi e della mobilità; e
l'assenza di progetti sulla rete di diffusione interna, a partire
dall'adeguamento di quella che dovrebbe precedere (in Calabria) e seguire (in
Sicilia) il Ponte sullo Stretto. 25/06/2008.
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( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-25 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Trasporti Frena Penati: la Sea prosegua nella sua
richiesta danni alla compagnia di bandiera Formigoni: si deve riportare Alitalia a Malpensa Roberto Formigoni rilancia il matrimonio
tra Alitalia e Malpensa. Mentre Filippo Penati esorta
Sea a non abbandonare la richiesta di risarcimento miliardaria chiesta dalla
società aeroportuale al vettore nazionale: "Se la compagnia non darà
garanzie di tornare a Malpensa". . A pochi giorni dall'attesa relazione di
Giulio Tremonti su Alitalia, i due presidenti marcano
la posizione. Il governatore parte tosto: "La scelta di Alitalia
di abbandonare Malpensa è stata disastrosa. Numeri alla mano, nei primi tre
mesi del 2008 si è verificato sull'aeroporto un calo del 75% dei voli con la
perdita dell'85% dei passeggeri. Mentre il recupero, per Fiumicino è stato
soltanto dell' 11%". Il che significa, per Formigoni, che va profondamente
rivista la vulgata più diffusa: quella secondo cui le sorti della compagnia e
dello scalo vanno separate e quest'ultimo debba semplicemente lavorare per
rimpiazzare i vuoti. E dunque, va bene l'accordo con Lufthansa, ma "il
matrimonio che si deve fare è quello tra Alitalia e
Malpensa ". Anche se il presidente Sea Giuseppe Bonomi nei giorni scorsi
aveva spiegato che "immettere capacità è molto difficile e implica tempi
lunghi. Se domani in Alitalia cambiasse l'azionista e
e dicesse di indirizzarsi su Malpensa apprezzerei, ma comunque servirebbe
tempo, almeno due anni". Nel concreto: "Con Lufthansa stiamo
lavorando da nove mesi, con una new Alitalia saremmo
nove mesi indietro". In ogni caso, il presidente lombardo si dice
fiducioso sul fatto che il lavoro portato avanti in queste settimane da Intesa
San paolo "possa avere successo ". Filippo Penati, dal canto suo, ieri ha chiesto a Sea di "non mollare il colpo sulla
richiesta di risarcimento avviata nei confronti di Alitalia. Tutti noi auspichiamo che Alitalia torni a volare dall'hub lombardo. Ma se così non fosse ritengo
che Sea debba andare avanti". Un aereo dell'Alitalia sulla pista di Malpensa. La compagnia ha lasciato l'hub M. Cre.
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( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-25 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE La concessione E sullo scalo di Montichiari la
Regione contro Verona MILANO - Mentre invoca a gran voce il ritorno di Alitalia su Malpensa, e continua a
mostrare scetticismo rispetto alla via alternativa perseguita da Sea nella
partnership con Lufthansa, la Regione Lombardia, secondo quanto disposto dalla
legge regionale in vigore, dice la sua anche sugli scali minori. E' di
ieri la notizia del parere negativo - obbligatorio ma non vincolante - che è
stato fornito alla concessione dello scalo di Brescia-Montichiari alla Catullo
spa, società dell'aeroporto di Verona. In attesa che il parere negativo venga
pubblicato, dal Pirellone si dice che la "bocciatura" dipende dalla
scarsa ambizione del piano, colpevole di non valorizzare, a detta dell'assessore
regionale Raffaele Cattaneo, "un mercato destinato a raddoppiare nei
prossimi 15 anni". L'areoporto, intanto, anche il mese scorso ha fatto
segnare una crescita in termini di passeggeri dell'83%, rispetto a un anno fa,
toccando quota 31mila passeggeri, e pare intenzionato a proseguire il suo
cammino. Nel mezzo dei 250
chilometri che separano Malpensa dall'areoporto di
Verona, e a 70
chilometri da Orio al Serio. Sullo sfondo i contrasti
tra la Regione Lombardia e la Catullo, società partecipata in maggioranza da
enti locali e camere di Commercio venete e trentine, che controlla l'85% di
Montichiari. Il restante 15% risulta equamente diviso tra provincia e Camera di
Commercio di Brescia. Jacopo Tondelli.
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( da "Corriere della Sera" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-25 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Tremonti alla Camera Il salvataggio Alitalia arriva in Parlamento ROMA -
"Credo che una valutazione sulla situazione (di Alitalia, ndr) si potrà conoscere tra pochi giorni in occasione
dell'assemblea" ha detto ieri Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di
sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, advisor della privatizzazione della compagnia.
All'ordine del giorno dell'assemblea, in programma sabato prossimo alle 11, la
relazione sul lavoro dell'advisor non è prevista. Oltre a esaminare il bilancio
2007, si procederà alla nomina di due ammini-stratori scelti dal Tesoro, in
sostituzione dei due dimissionari, alla nomina del collegio sindacale e al
conferimento dell'incarico di revisione contabile Di certo le relazioni di
amministratori e sindaci da una parte, e le domande degli azionisti dall'altra,
saranno l'occasione per approfondire lo stato della compagnia. è possibile così
che emerga il peggioramento dei conti che sarebbe stato oggetto dei rilievi
svolti dall'advisor nella due diligence, e che costituisce la premessa del
piano cui Intesa-Sanpaolo sta lavorando. "Aspettiamo fiduciosi" ha
detto ieri il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. "Su Alitalia sentiamo una quiete che può preludere alla tempesta
di commissariamenti e spezzatini" ha ribattuto Pierluigi Bersani, ministro
dell'Economia del governo ombra. Il riferimento di Bersani è alle indiscrezioni
sul piano di salvataggio di Alitalia, secondo cui le
attività in perdita verrebbero scorporate e gestite separatamente. Mentre il
"core business" verrebbe spostato in una "newco" cui il
Tesoro venderebbe le proprie azioni. In questo modo si eviterebbe il
commissariamento vero e proprio, visto che il mandato conferito all'advisor prevede
che la privatizzazione venga realizzata in condizioni di continuità. La partita
con i creditori verrebbe comunque gestita sottoponendo loro il piano e
acquisendone il consenso. Ciò non vuol dire che il piano non comporterà
sacrifici. Ben lo sanno i sindacati che in questa fase sono rimasti
insolitamente silenziosi, in attesa di capire quali saranno le effettive
conseguenze del salvataggio. La difficoltà di comprendere gli effetti del piano
è aggravata dall'ipotetica fusione con Air One che comporterebbe ulteriori
esuberi anche nel settore del volo. Secondo indiscrezioni di fonte sindacale,
gli esuberi (compresi i lavoratori passati sotto diversa gestione) potrebbero
raggiungere i 10 mila. Intanto il sottosegretario ai Trasporti, il leghista
Roberto Castelli, si è augurato che "Alitalia
riesca a risollevarsi " ma allo stesso tempo Malpensa torni "a essere
un hub". Anche il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni,
attende a breve gli esiti del lavoro di Intesa- Sanpaolo: "Guardiamo con
favore all'opera di chi lavora per dare un futuro ad Alitalia
e a Malpensa". Oggi alla Camera il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, riferirà in audizione sulla situazione della compagnia. Il piano
Bazoli: prima valutazione in assemblea. Formigoni: via libera a chi lavora per
un futuro ad Alitalia e Malpensa L'appuntamento Sabato
assemblea Alitalia su conti e nomine Antonella
Baccaro.
Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Umberto Galimberti è
considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi
profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare
con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che
fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora
non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia
improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo
italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha
l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la
fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben
quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di
Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra
gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con
quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a
insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che
non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per
valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli
standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per
fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire,
hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di
Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia
in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso
nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto
i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle
gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro
continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a
pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla
nostra società così corrotta, immorale, insincera. Insomma, anziché
distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un
po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia,
giornalismo Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
23Jun 08 L'immigrazione?
E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in
Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un
posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in
regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in
pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle
fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender
in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi,
persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo
da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in
Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad
emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti
vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue,
i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una
forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi
chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società
diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura
sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente
conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti (
20 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei
fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al
Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più
sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le
manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto
una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano.
L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette.
Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam
Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero,
ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci
anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le
scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa
campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti
inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry
(presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa
fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà
combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli
stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain
o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa
Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente
ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia
più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua
credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti
elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty
politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al
sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i
limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in
Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano:
Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 47 ) " (5 voti, il
voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun
08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato
sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati
Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali.
Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della
piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano
dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta
diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i
giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei
percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata.
Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca
personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un
articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare
quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del
blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e
personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con
Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale
illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma
siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo
imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza
quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione:
siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo
migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di
leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia
di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma
complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete
a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto
poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della
rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La
tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di
molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando
negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di
selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione.
Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena
ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a
disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un
link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 39 ) " (10
voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli
irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi
pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come
tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno
più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando
chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno
e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette
crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa
oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile
ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese,
sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza
attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce
attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui
ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare
l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a
larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa
fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si
sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più
criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione
secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle
élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona
più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno
comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli
europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in
europa, democrazia Commenti ( 82 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.2 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo,
bentornata America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di
libertà e di giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo,
l'Irak e tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato
come sacri per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di
persone sono state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta
la violazione più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto
il diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei
tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste
cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove
sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a
breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80
persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro:
Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a
quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa
nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama,
si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La
sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico:
l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo
Commenti ( 23 ) " (11 voti, il voto medio è: 1.73 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 11Jun 08 Ancora su Vasco Rossi e la droga Mi
scuso con i lettori abituali su questo blog, ma continuo a ricevere centinaia
di e mail su Vasco Rossi (il mio indirizzo è stato cortesemente segnalato sul
sito di Vasco Rossi dai suoi redattori) e devo tornare sul tema. Molti mi
rimproverano di non dialogare, ma come faccio a dialogare se nove messaggi su
dieci sono di insulti e di minacce pesantissime? Qualche precisazione: 1) Non
apprezzare Vasco Rossi è un diritto, che ribadisco. Sarebbe auspicabile che i
dissensi dei suoi fan venissero espressi in modo civile. Chiedo troppo? 2)
Contrariamente a quanto scrivono in molti, io non ho detto che chi apprezza
Vasco è un drogato. Ho scritto una cosa diversa: che alcune sue canzoni
potevano spingere molti giovani a far uso di droga. Per due ragioni. La prima,
perché i testi di molte canzoni, pur non menzionando mai le sostanze
stupefacenti (cosa vietata per legge) lanciano messaggi, come dire.facilmente
equivocabili. Negli ultimi anni Vasco Rossi ha scritto canzoni dai contenuti
completamente diversi. Bene, ma le vecchie canzoni continuano ad essere
proposte (inevitabilmente) e il rischio che vengano, ancora una volta, "equivocate"
esiste. La seconda ragione: Vasco per molti anni, ha fatto uso di droghe,
ammettendolo pubblicamente (ha avuto anche guai con la giustizia), e comparendo
in pubblico, ai concerti e qualche volta anche in tv visibilmente fatto. Vasco
era (ed è) un idolo e da sempre gli adolescenti tendono a identificarsi e a
imitare i propri idoli. Il rischio di un'emulazione, quando lui incitava i suoi
fan a vivere una vita spericolata e ad andare al massimo, era pertanto molto
alto. 3) I suoi fan dicono che da dieci anni Rossi è cambiato. Bene. Ma nel 2003 in un concerto a San
Siro è salito sul palco con le magliette per legalizzare la marijuana e l'anno
scorso in un'intervista sosteneva che le droghe non sono tutte uguali e che la
marijuana è meno pericolosa dell'alcol. La marijuana non è una droga? Andate a
leggervi quali sono gli effetti reali degli spinelli. Riporto questo passaggio
dal sito del massimo esperto italiano Riccardo Gatti: Il 25 aprile 2007 l'Ufficio USA del
National Drug Control ed il National Institute on Drug Abuse hanno reso nota le
ultime analisi si un progetto di monitoraggio che ha rivelato come il THC,
principio attivo della marijuana, ha raggiunto, negli Stati Uniti, il più alto
livello da quando il monitoraggio è iniziato. Il THC, oggi, è presente con un
quantitativo medio dell' 8.5 %. Negli anni '80 era sotto il 4%. Il 60% delle
persone che usano questa droga per la prima volta hanno meno di 18 anni. Negli
adolescenti e nei giovani adulti "il cervello continua a svilupparsi e può
essere vulnerabile agli effetti deleteri della marijuana". Questa droga,
come dice la Dott.ssa Volkow, "può produrre cambiamenti nocivi a livello
fisico, mentale, emozionale e, contrariamente alle credenze popolari, può dare
dipendenza". L'aumento del principio attivo potrebbe anche essere la
ragione di un aumento degli interventi di pronto soccorso connessi all'uso di
marijuana. 4) Tutto ciò considerato è davvero scandaloso interrogarsi su Vasco
Rossi e la droga nell'arco della sua lunga, ricca di successi e movimentata
carriera? Scritto in Italia, Varie Commenti ( 329 ) " (48 voti, il voto
medio è: 1.65 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jun 08
Petrolio, libero mercato o libera speculazione? Parlo con amici economisti alla
ricerca di spiegazioni plausibili all'impennata del petrolio, che in un anno è
raddoppiato, e nessuno riesce razionalmente a spiegarla. Non basta, a
giustificarla, l'aumento della domanda generata da India, Cina e dai Paesi in
via di sviluppo e nemmeno l'arretratezza di molti impianti di estrazione nei
Paesi produttori. C'è dell'altro e forse, ancora una volta, stiamo scambiando
il libero mercato con la libera speculazione. Soros, che in materia se ne intende,
ha denunciato recentemente una nuova bolla, simile a quella del Nasdaq di fine
1999. I dati lo dimostrerebbero al Nymex i future movimentano un miliardo di
barili al giorno contro gli 85 milioni scambiati nella realtà, nei primi tre
mesi del 2008 si sarebbero riversati sui fondi hedge che speculano sul petrolio
più investimenti che in tutto il 2007. Insomma, staremmo pagando il prezzo non
di normali dinamiche di mercato, ma di una speculazione che, amplificata dal
mercato dei futures, sarebbe fine a se stessa. Anzi rischiamo di pagare due
volte: ora con prezzi assurdi, domani con gli effetti imprevedibili di un
tracollo che, se Soros ha ragione, sarà repentino e altrettanto
destabilizzante. E tutto ciò mentre un'altra crisi provocata dalla speculazione
di troppe banche, quella dei subprime, non si è nemmeno conclusa. Da liberale
mi chiedo: tutto questo ha senso? E come rimediare? Scritto in globalizzazione
Commenti ( 56 ) " (19 voti, il voto medio è: 2.26 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Una vita meritocratica. La polemica
su Vasco Rossi è ormai degenerata, pochi inviano messaggi di dissenso civili e
motivati, la maggior parte non fa che lanciarmi ingiurie talvolta pesantissime;
alcuni addirittura mi minacciano (complimenti). Molti di voi insistono nel
considerarlo un idolo e un messaggero d'amore, un personaggio positivo in una
società degenerata. Sarà, ma rivendico il diritto di non apprezzarlo come
cantante e di avere forti, motivate riserve sul messaggio che ha inviato per
decenni. Non intendo però andare avanti in eterno con questa diatriba, ormai
inutile e squalificante per chi la alimenta, ho pertanto deciso di togliere la
frase "incriminata", peraltro poche righe in un post incentrato su
una personalità di ben altro spessore come Max Gallo. Auguri a tutti. Sono
rimasto impressionato da alcune notizie provenienti dal mondo della scuola:
ragazzini di dodici anni che in un istituto milanese offrivano droga gratis ai
compagni per creare dipendenza e nel giro di pochi giorni trasformarli in
clienti; studenti di un liceo bene di Roma che si ribellano ai controlli della
polizia e rivendicano il diritto di drogarsi liberamente, episodi di bullismo
di ripetizione: l'anno scolastico si è chiuso decisamente male. Ha ragione
l'intellettuale francese Max Gallo, che ho intervistato per il Giornale, e che
dice basta con la cultura edonista ereditata dal Sessantotto. Secondo Gallo la
scuola deve tornare ad essere "il luogo della trasmissione del
sapere", oggi, invece, "prevale l'idea che lo studio debba essere
divertente, che si possa imparare senza faticare. E invece no: apprendere può
essere duro, noioso, anche ripetitivo, richiede sacrificio. L'importante è che
poi questo sforzo venga ricompensato con uno sbocco professionale premiante.
Così la scuola può diventare autenticamente meritocratica". Non si tratta
di tornare al passato, ma di ripristinare una gerarchia di valori e la
speranza, questa sì autenticamente progressista, di un'ascesa sociale anche ai
giovani che provengono da famiglie poco agiate. Il caos attuale e l'assenza di
prospettive concrete non generano altro che squallore individuale, familiare,
sociale. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 451 ) " (32 voti,
il voto medio è: 2.22 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun
08 Quando i Tg "aiutano" la camorra. L'omicidio dell'imprenditore
Sergio Orsi è sconcertante e certo lo Stato ha sbagliato: è sconcertante che
non fosse sotto scorta. Tuttavia ho l'impressione che, inconsapevolmente, i
media, soprattutto quelli televisivi, abbiano fatto da megafono della camorra.
Nell'ultimo mese ci sono stati 4 agguati contro pentiti e collaboratori di
giustizia. La tattica è chiara: colpirne uno per educarne cento ed è ovviamente
cruciale che il messaggio giunga a tutti chiaro e forte. Ascoltando i servizi
televisivi trasmessi dai vari Tg in questi giorni sono rimasto colpito dal
fatto che ogni volta veniva reiterato proprio quel messaggio. Ovvero i
giornalisti ripetevano con toni drammatici che la camorra vuole intimidire
tutti, evidenziando al contempo la costernazione e, in questa occasione,
l'impotenza delle forze dell'ordine. Da ascoltatore il quadro mi è parso
raggelante: sembrava che lo Stato fosse in ritirata e la camorra arrembante.
Sebbe involontariamente, la tv ha così aiutato la mala. Domanda: non è il caso
che i giornalisti che si occupano di questi fatti calibrino meglio il proprio
servizio, rinunciando, a fin di bene, a un po' di pathos? Se davvero vogliamo
combattere la camorra, anche i media devono fare la loro parte, o sbaglio?
Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 47 ) " (17 voti, il voto medio
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sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli.
Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su
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- 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3
Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il
ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per
il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni
nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di
"Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails
Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Ultime
discussioni Francesco: Gli elettori americani non hanno potuto scegliere Ron
Paul, semplicemente perchè è stato oscurato quasi... Francesco: Caro Foa, lei
si stupisce della sistematicità delle immigrazioni? Perchè? Non Le è chiaro a
chi... Damy: Salve tutti! agli immigranti;"dei paesi in via di
sviluppo" consiglierei:di restare nelle loro... vasconumber1: ragazzi ma
facciamoci un favore nn caghiamelo piu' a questo signore!!!!! ionescu:
l'articolo è fantasioso e non rispecchia la realtà in romania. L'immigrazione
in romania
è un... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. Blog amici Ethica,
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velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono
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Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la
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Argomenti: Alitalia
N. 150 del
2008-06-25 pagina 4 "Abbandonare Malpensa? Un disastro
per Alitalia" di
Daniela Uva Formigoni attacca: "La compagnia aerea va sempre peggio senza
il nostro hub" Abbandonare l'aeroporto di Malpensa? Per Alitalia si è rivelato un disastro.
Proprio come aveva previsto il presidente della Regione Lombardia, Roberto
Formigoni, in occasione della presentazione del piano di transizione e
sopravvivenza della compagnia di bandiera. Il governatore snocciola le
cifre, che parlano chiaro: "Nei primi tre mesi del 2008 - dice - si è
verificato un calo del 75 per cento di voli su Malpensa con una perdita dell'85
per cento dei passeggeri e un recupero solo dell'11 per cento sullo scalo di
Fiumicino". Dati che invertono l'equazione secondo la quale più Alitalia vola più va in perdita. "La compagnia viaggia
il venti per cento in meno rispetto allo scorso anno - conferma l'assessore
regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo -, ma perde più del doppio in
termini economici. Questo significa che Alitalia va in
crisi se sta lontana da Malpensa. Se le previsioni sui dati di aprile fossero
confermate, il vettore si troverebbe con il 25,9 per cento di passeggeri in
meno e un deficit, su base annua, di circa un miliardo di euro". Nella
settimana in cui è in programma il Consiglio di amministrazione della
compagnia, Formigoni si augura che Alitalia rinasca e
che Malpensa torni a essere il suo hub. "Un Paese come il nostro - afferma
- non può non avere un vettore nazionale. Il governo ha fatto di questo
obiettivo una priorità. Mi auguro che il lavoro di Banca Intesa abbia successo
e che possa presto rinascere una compagnia di volo italiana. Che al quel punto
non potrebbe che scegliere Malpensa come proprio hub". Per questo
continuano senza sosta i lavori di completamento delle infrastrutture che
collegheranno meglio lo scalo a Milano e ad altre città del Nord. "È già
pronto il collegamento delle linee a Sud, con Bologna e Pavia, attraverso il passante
ferroviario - ricorda Cattaneo -. Entro fine giugno sarà concluso il primo
tratto del raccordo, a Busto Arsizio, fra la rete delle Ferrovie dello Stato e
quella delle Nord. Entro la fine dell'anno, poi, sarà completata l'alta
velocità verso Bologna e sarà presto attivo anche il collegamento diretto fra
stazione Centrale e Malpensa, che impiegherà soltanto 40 minuti". ©
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo:
"Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio
che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come
scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario
ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito
perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto
male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio
dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non
risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha
fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con
l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione
bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha
spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del
discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo
l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in
casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 )
" (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd
sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite
che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici
contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di
"Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada
per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che
piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che
assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di
Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo
con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd),
sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento
e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista,
resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che
sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto
per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello
"debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e
condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera:
"Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo
memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e
politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il
Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare.
Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo
che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e
pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"),
la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico
di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o
alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non
da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché
Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come
chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra"
voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i
suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo
D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di
forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in
mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo
sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti
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05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la
prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo
D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse.
Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del
Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato
nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi?
Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto
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nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti
Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che dici caro Fabio?
Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa farlo! Il...
Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile quasi come
Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter vuole creare
un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi a... fabio
cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di cambiare la
politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei giapponesi
che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune isole... I più
inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato
afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a
chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2
Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i
nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1
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nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma
anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che
ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra
l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea
di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo
delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito
perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto
male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio
dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non
risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha
fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con
l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione
bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha
spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del
discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo
l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in
casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 102 )
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10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd
sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite
che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro
la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di
"Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la
strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio,
a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi,
ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta
intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma
Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che
questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della
nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da
tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si
comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna
evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori
dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare"
e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere
della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti?
penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci
sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco
Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione
fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il
tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (46
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché
la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane
coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il
Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier
a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti
ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti
da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi.
Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino
ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
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Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
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dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche
nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un
nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente"
(salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto
anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro
degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a
sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post
elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La
sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione
approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese,
cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve
cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla
destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non
è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da
solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33%
l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
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la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa
il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
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Argomenti: Alitalia
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nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche
nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un
nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente"
(salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto
anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro
degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a
sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post
elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La
sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione
approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese,
cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve
cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla
destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non
è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da
solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33%
l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
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la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa
il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano.
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche
nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un
nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente"
(salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto
anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro
degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a
sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post
elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La
sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione
approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese,
cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve
cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla
destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non
è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da
solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33%
l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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sfratto. Resisterà? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza
Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i
nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Pagine About
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno.
Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader
dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche
nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un
nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (26 votes, average: 3.12
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente"
(salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto
anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro
degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a
sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post
elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La
sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione
approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese,
cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve
cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla
destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non
è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da
solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33%
l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord?
"Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel
territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e
terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average: 1.43 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che
diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni
Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo
Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha
aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni ALBERTO: Ma che
dici caro Fabio? Cambiare la Costituzione? E' impensabile che Veltroni posssa
farlo! Il... Federico Fanelli: .Veltroni.non vale la pena di parlarne. inutile
quasi come Rutelli. Mi piace dire... valentino: Carissimo Mazzari, se Uolter
vuole creare un Partito Socialdemocratico lo consiglio vivamente di andarsi
a... fabio cabaciuba: L'errore di Veltroni? quando si è messo in testa di
cambiare la politica italiana, è stato... Murgo Salvatore: Ve li ricordate quei
giapponesi che alla fine degli anni sessanta venivano ritrovati in alcune
isole... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Commercio, vendite
al dettaglio in calo del 2,3% ad aprilePrima elementare Bocciati due
bimbiLondra come Napoli: è allarme spazzaturaRoma, in cella i nomadi del
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sfratto. Resisterà? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza
Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i
nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e
il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Pagine About
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( da "Giornale.it, Il" del 25-06-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 150 del 2008-06-25
pagina 26 "Alitalia ai privati nel giro di pochi
mesi" di Redazione Il governo conferma l'impegno. Intesa al lavoro.
Bazoli: "Prima valutazione dopo l'assemblea" da Milano L'esecutivo
conferma il suo obiettivo anche nel Dpef: "In primo luogo l'impegno del
governo è quello di completare la privatizzazione di Alitalia.
L'auspicio è quello di completare il processo di privatizzazione entro i
prossimi mesi". L'advisor Intesa Sanpaolo lavora intanto in silenzio a una
missione non facile. Ed anche il governo sembra in fiduciosa attesa del
verdetto della Banca guidata da Corrado Passera. "Una prima valutazione
sulla situazione si potrà conoscere tra pochi giorni, in occasione
dell'assemblea". Così il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa
Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha ieri risposto a chi lo
incalzava su Alitalia.
L'assemblea di sabato sarà effettivamente l'occasione per fare il primo punto
sul bilancio e sulla situazione della compagnia riguardo al dossier Alitalia. Specialmente per l'advisor,
che dovrà poi decidere come muoversi. Alitalia "è un problema che meno se ne parla e meglio è", ha
detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli,
che ribadisce: "Il governo sta lavorando per trovare una soluzione, o
meglio sta lavorando il dottor Passera di Banca Intesa, che deve portare un
piano: aspettiamo fiduciosi". Qualche indicazione in più potrebbe arrivare
oggi, dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti che riferirà in Parlamento:
nel governo è il più vicino al dossier, nel ruolo di azionista di controllo (il
Tesoro ha il 49,%), titolare delle azioni da cedere per un nuovo tentativo di
privatizzazione in extremis. Tremonti parlerà in tarda mattinata, per una
audizione presso le commissioni Bilancio e Lavori pubblici di Camera e Senato,
a Palazzo Montecitorio in seduta congiunta. Sabato i vertici della compagnia,
con cui gli advisor stanno lavorando fianco a fianco, potrebbero riferire ai
soci le prime indicazioni. Appare comunque troppo presto perché possa già
esserci sul tavolo un progetto concreto. All'ordine del giorno dell'assemblea
anche l'integrazione dei posti vacanti in cda con la nomina di due
amministratori, quella del collegio sindacale e il conferimento dell'incarico
al revisore dei conti. Sul tavolo c'è infine il lavoro di "scouting"
dei potenziali investitori fatto da Bruno Ermolli, che ieri ha fatto visita
alla sede milanese di Intesa Sanpaolo. Ma ha negato ogni collegamento con il
dossier. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun 08 L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e
sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella
sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito
vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto
fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra
l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra
il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 102 ) " (24 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (47
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il
cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché
la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (52 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater
va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare".
Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato
in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (122 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (131 votes, average: 1.49 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni Damy: Salve tutti! Walter o
non Walter; credo qualsiasi politico,ora del centro sinistra o pd avrebbe avuto
comunque... Fabrizio: Sono molto dispiaciuto per la probabile caduta di
Veltroni dalla poltrona di segretario del PD se non altro... Michele: Pur non
essendo del Pd dico solo a Walter Veltroni che deve tirare fuori gli artigli
con i suoi alleati e... moritz: "Il valore di un uomo è proporzionale alla
grandezza del suo avversario".Silvio riconoscere... valentino: Caro
Uolter, cosa dura cambiar la testa ai "compagni".& #8230;!!!!!!
Se poi aggiungi... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza
e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Caldo: allarme rosso fino a
sabato In città è caro-acquaAccusato di 13 omicidi uscirà tra un mese:
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Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
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( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Veltroni: "Nessun premier europeo parla così"
"Dialogo impossibile, gli elettori si pentiranno di averlo votato".
Ma nel Pd si riparla di congresso di Bruno Miserendino / Roma "MA CHE
DIALOGO vogliamo che ci sia quando dal palco di un'assemblea si dicono cose di
questo tipo? Non è un problema di dialogo, è un problema di ruolo, di rispetto
del proprio ruolo". Veltroni lo dice a caldo, poi lo ripete alla Camera
qualche ora più tardi, conversando coi giornalisti: "Nessun premier
europeo parla così, se Berlusconi voleva fare una legislatura diversa dalle
altre, e parlo al passato perchè ormai sono cose al passato, bisognava avere un
altro tono". Se c'erano dei dubbi residui, la giornata di ieri li ha
spazzati via: del dialogo tra Berlusconi e Veltroni, in realtà mai iniziato
seriamente, si deve parlare al passato. "Registriamo molto serenamente, ma
stavolta non pacatamente e con determinazione - dice il leader del Pd - il
fatto che si è voluto fare uno strappo profondo e il discorso alla
Confesercenti ne è stato il manifesto più evidente, le parole del Presidente
del Consiglio cambiano profondamente la natura dei rapporti tra maggioranza e
opposizione". Appartiene, quindi, al passato anche l'ipotesi di una
disponibilità del Pd sul lodo Schifani rivisitato: "In questo clima non
c'è nessuna possibilità", dice Veltroni. Che ripete: "Se si voleva
fare una discussione, ed uso il passato volutamente perchè ormai non è più
possibile, bisognava avere un altro tono". Veltroni, dopo l'attacco
berlusconiano su Roma, cui ha risposto per le rime l'altro giorno, non si
aspettava più niente di buono, ma ieri è rimasto sorpreso dalla violenza del
premier, e si è convinto che le parole all'assemblea di Confesercenti non sono
state casuali, e che la scenetta contro magistrati e opposizione è stata
preparata a tavolino. I fischi magari il premier non se li aspettava, e questo
lo ha innervosito? "Credo - commenta Veltroni - che gli sia sfuggito di
mano il discorso, ma quando si hanno compiti istituzionali bisogna mantenere i
nervi saldi, si deve ricordare il ruolo che si ricopre". Eppure proprio i
fischi a Berlusconi in un'assemblea che lo aveva accolto bene, confermano
Veltroni nell'idea che lo accompagna da molti giorni: sta per finire la luna di
miele del governo con gli italiani "e gli elettori del Pdl si pentiranno
di aver votato" questa compagine appena capiranno che Berlusconi "è
molto più interessato ai suoi processi che ad abbassare le tasse degli
italiani". "Siamo di fronte ad uno scenario inaspettato e credo
stupirà gli stessi elettori del Pdl". Prima o poi la verità verrà fuori, è
convinto Veltroni: "Alle persone che aveva di fronte il presidente del Consiglio
non ha detto quello che c'è nel Dpef, ossia che le tasse calano nel 2013 e che
fino ad allora la pressione fiscale crescerà ancora dello 0,2%. Se lo avesse
detto, dopo quel che ha promesso in campagna elettorale, per una volta avrebbe
detto la verità". Lo stesso vale per Alitalia, per la Robin Tax che farà del
male solo ai consumatori, sui mutui che costeranno di più, sui salari, sui
prezzi. Una ragione in più, per Veltroni, per confermare la mobilitazione di
autunno sulle politiche del governo: "Sarà un grande appuntamento perchè
nei prossimi mesi crescerà lo sconcerto". Veltroni però vuole
tenere l'opposizione nella linea obbligata di ogni partito riformista, che non
si limita ai no, che non scade nell'insulto. Vorrebbe un partito in grado di
cogliere quest'occasione, senza confondersi con Di Pietro. "L'opposizione
riformista - dice - riceve sempre due critiche: da chi dice che è troppo dura,
come ha fatto il presidente del Consiglio, e chi dice che è troppo morbida, ma
noi teniamo ferma la barra". Di Pietro? "Ognuno si sceglie un
ruolo". Molto diplomatico ma si sa cosa pensa del gioco dell'ex pm.
"Noi vogliamo portare l'Italia fuori dal passato", ripete. Servirebbe
un partito unito e reattivo, e invece Veltroni vede un Pd ancora troppo curvato
su se stesso, dove le spinte centrifughe non si placano, tanto che si torna a
parlare di congresso anticipato. Pare che Veltroni abbia accolto con un
"come dargli torto?" le parole di un editorialista mai tenero col Pd
che ieri consigliava un congresso anticipato per evitare il logoramento
strisciante. In effetti le iniziative di D'Alema sono apparse a molti
veltroniani un passo dirompente per l'unità del Pd. Ieri sera si è anche
diffusa la voce di un incontro tra i due, ma al Pd hanno smentito: "Il
segretario è andato a cena a casa". Insomma il tema delle due linee, una
che c'è, quella di Veltroni, e una che c'è ma non si manifesta, quella di
D'Alema, continua a tenere banco. Il prossimo appuntamento chiave sarà la
riunione della appena eletta direzione nazionale che si vedrà a metà luglio.
Come diceva l'altro giorno Marina Sereni: "Ma se tutti si occupano di una
fondazione, di un'associazione, di una corrente rimescolata o non, chi è che si
occupa del Pd?".
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( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del In piazza Alitalia, Robin Tax,
mutui... confermiamo la mobilitazione d'autunno: sarà un grande appuntamento.
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( da "Unita, L'" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Alitalia, Tremonti non sa cosa fare e
scarica Ermolli Due mesi di tempo per il piano di Intesa Il ministro:
"Mettetevi nei miei panni..." di Roberto Rossi/ Roma SOLUZIONE
"Siete insoddisfatti? Ma mettetevi nei miei panni...". I panni in
questione sono quelli di Giulio Tremonti, potente ministro dell'Economia del
governo Berlusconi IV. Che suo malgrado, dice lui, si è
ritrovato a gestire la patata bollente di Alitalia, azienda di Stato controllata proprio dal Tesoro. Bollente
perché così ha voluto il suo capo, Silvio Berlusconi. Che con la partita Alitalia ha giocato la sua campagna
elettorale. Fatta di promesse mancate, di cordate improbabili, di super
consulenti di carta, di veti, di mercati destabilizzati. Se non fosse
stato per l'intervento di Berlusconi con tutta probabilità Alitalia
si sarebbe fusa con Air France. Una soluzione che anche al ministro non sarebbe
dispiaciuta - come ha fatto capire ieri ai parlamentari delle commissioni
Bilancio, Trasporti e Lavori Pubblici di Camera e Senato riuniti per avere
notizie sul futuro di Alitalia - ma che è fallita per
ragioni elettorali. A quasi tre mesi di distanza dalla rottura con Air France,
con oltre trecento milioni di euro regalati dallo Stato per "evitare il
fallimento del gruppo", che cosa resta quindi di Alitalia?
Ben poco. Resta la ricostruzione di Tremonti alla Camera, "parziale,
offensiva, omissiva" come l'ha definita il capogruppo del Pd della
commissione Trasporti della Camera Michele Meta, e il lavoro del consulente
governativo Intesa Sanpaolo per un salvataggio dai costi sociali elevatissimi.
Che cosa ha detto Tremonti ieri? Essenzialmente tre cose. Ha disconosciuto il
lavoro di Bruno Ermolli, ha difeso il suo operato, e ha promesso
"soluzioni definitive" al più presto. Su Ermolli, cioè colui
incaricato di trovare la cordata di imprenditori italiani pronti a difendere
l'italianità del gruppo, il ministro non è stato tenero. Sul dossier Alitalia "il governo ha agito solo per atti e carte
ufficiali" ha detto Tremonti. "Posso assicurare che non è mai stato
al ministero", e che "non ha avuto incarichi dal governo", ha
detto Tremonti. "Posso assicurare - ha aggiunto - che l'azione del governo
è stata indipendente da quello di un professionista che ha cessato la sua
attività a ridosso della campagna elettorale". Eppure fino a poche settimane
fa Ermolli andava a riferire costantemente da Berlusconi su quel poco che aveva
racimolato visto che di imprenditori italiani pronti ad entrare non se ne vede
neanche l'ombra. La soluzione dei problemi della compagnia resta un po' più
complessa. Tremonti in questo è stato evasivo. Ha solo promesso che sarà a
breve. Dipende dal tempo che impiegherà Intesa Sanpaolo. Secondo il presidente
di Alitalia Aristide Police entro il mese di luglio,
verrà delineata "una prospettiva piena". In pratica, verrà prima
avviata la ricapitalizzazione e poi individuati altri partner: più in
dettaglio, Police ha spiegato che il piano industriale cui sta pensando Intesa
Sanpaolo sarà solitario "che comporta l'ingresso di capitali freschi che
consenta la ricapitalizzazione". E, si potrebbe aggiungere, non sarà
indolore. Senza un partner forte alle spalle un'azienda tecnicamente fallita
come Alitalia ha poche strade da percorrere. Una di
questa è la divisione della società in due. È il concetto della bad company. Da
una parte le attività industriali utili dall'altra quelle che non servono più.
La prima società sarà rilanciata, magari integrandola con Air One e Meridiana,
l'altra, invece, sarà ceduta, magari a pezzi, ricorrendo alla Legge Marzano. Il
risultato sarà la creazione di una grande compagnia aerea italiana, fortemente
indebitata e pronta ad allearsi con partner stranieri. L'italianità sarà salva,
i lavoratori forse no. Air France ne mandava a casa duemila. Con la soluzione
cruenta che si prospetta quanti ne farà fuori Intesa Sanpaolo? Ma soprattutto
chi si assumerà la responsabilità? Certo che allora non vorremmo essere nei
panni di Tremonti.
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( da "Liberazione" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Dall'audizione di
Tremonti nessuna indicazione concreta sul futuro della
compagnia Alitalia,
"soluzione entro luglio" Ma i sindacati non si fidano Roberto Farneti
L'unica cosa certa, al momento, è che nel futuro di Alitalia "non c'è più Air France-Klm". Per il resto,
l'audizione parlamentare del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non è servita
a fornire i tanto attesi chiarimenti su cosa "bolle in pentola"
per garantire al vettore in crisi concrete prospettive di rilancio. L'obiettivo
del governo, ha ribadito Tremonti davanti alle commissioni Bilancio e Trasporti
di Camera e Senato, è quello di mantenere Alitalia
come "compagnia di bandiera". Obiettivo "che riteniamo
raggiungibile", ha aggiunto il ministro, senza tuttavia fornire alcun
elemento che giustifichi tale affermazione. Della famigerata cordata italiana
promessa in campagna elettorale, neanche l'ombra. Tremonti si è limitato a
ricordare che è stata data all'advisor, Intesa SanPaolo, "la massima
fiducia e due mesi di tempo", dei quali sono trascorse due settimane. Il
ministro ha quindi assicurato che tornerà per una ulteriore audizione quando ci
saranno elementi più definitivi. Tremonti ha anche difeso il decreto che ha
permesso ad Alitalia di utilizzare i 300 milioni del
prestito ponte a copertura dell'erosione del capitale. Senza quel decreto
"Alitalia sarebbe immediatamente fallita",
ha replicato a chi gli faceva presente le obiezioni di Bruxelles. Intanto si
susseguono le ipotesi. Come quella riferita dal Sole 24 Ore , secondo cui
starebbe emergendo un progetto per la confluenza in una "newco" non
solo di Air One, ma anche di Meridiana, la seconda compagnia privata italiana
di proprietà dell'Aga Khan. "Le aggregazioni sono tutte benvenute",
commenta il presidente dell'Alitalia, Aristide Police,
che non nasconde un insolito ottimismo: "Sono certo che per fine luglio -
azzarda - avremo una prospettiva molto piena e per altro, sono certo, condivisa
con i sindacati, le cui osservazioni saranno pienamente prese in
considerazione". Intesa SanPaolo, assicura Police, sta lavorando
"molto intensamente ad un piano industriale sostenibile per poter
procedere in piena continuità aziendale ad un rilancio dell'azienda".
Continuità aziendale che - grazie al prestito di 300 milioni e alle
"incoraggianti" performance operative di Alitalia
per la stagione estiva 2008,
a livello di puntualità, prenotazioni e riempimento
degli aerei - è "garantita ampiamente" fino alla fine dell'anno, si
sbilancia il presidente dell'Enac Vito Riggio. Ma i sindacati non si fidano e
per bocca di SdL Intercategoriale tornano a chiedere "al vertice aziendale
e al governo" un "incontro urgente" per "dissipare dubbi e
preoccupazioni e creare le condizioni per risolvere definitivamente, in modo
positivo, la vicenda Alitalia". 26/06/2008.
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( da "Manifesto, Il" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
AEREI Tremonti parla
di "azioni avviate da Air France". Ma "non di tipo legale" Alitalia, si prepara la cordata di
Intesa m. rav Ogni giorno si perde il conto dei lanci d'agenzia su Alitalia, stretti tra toni tragici e
velato ottimismo. Ieri, è stata di nuovo una giornata convulsa. Dopo la bufera
attorno alle dichiarazioni di Tremonti sulle azioni, "non legali",
avviate da Air France nei confronti di Alitalia (si parla di "comunicazioni ufficiali sulla rottura
della trattativa"), il ministro ha sottolineato che non ci saranno più
rinvii e in 2 mesi "si arriverà a una decisione su come procedere"
per salvare la compagnia. Il compito di trovare una soluzione, ovvero una
cordata di acquirenti, è stato assegnato all'advisor Intesa Sanpaolo. Il
governo, ufficialmente, non vuole rinunciare a una compagnia di bandiera. Il
turbine mediatico però non si ferma: girano voci di commissariamento e di
grossi esuberi. All'interno dell'azienda gli umori sono paradossalmente più
tranquilli. Tra i lavoratori Alitalia il clima, seppur
preoccupato, è infatti più disteso rispetto al can can politico, che più che
cercar soluzioni si innesca solo per calcoli di bottega o per lanciare moniti
ai sindacati, perché non si mettano di traverso alla trattativa. La continuità
aziendale, almeno fino alla fine dell'anno, sarà garantita. La disposizione del
commissiamento, secondo la legge Marzano, non è immediata e viene applicata
solo sotto la condizione di protezione dai creditori. Se ci sarà, il
commissariamento avverrà a fine anno. Anche il rischio di esuberi di massa,
certo non remoto, per ora sembra sventato. Il presidente di Alitalia
Aristide Police lo smentisce e parla di un piano industriale per il rilancio.
Sabato prossimo ci sarà l'assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare il
bilancio di Alitalia, che come ha ricordato Tremonti
mostra "profonde criticità" ma sul quale il collegio dei sindaci e la
società di revisione hanno dato un parere positivo. Se così fosse, l'ok al
bilancio non troverebbe particolari scogli. Intanto, Intesa Sanpaolo alla quale
il governo ha dato "massima fiducia" sta studiando le varie soluzioni.
Le indiscrezioni dicono che ritornerà presto in auge il piano AirOne. La
compagnia del gruppo Toto ha da poco acquistato nuovi aerei e ne ha opzionati
altri: tutti consumano meno degli attuali velivoli Alitalia
e con il rincaro attuale del greggio questa non può che essere una nota
positiva. Chissà se dopo la nebbia si vedrà qualche schiarita. .
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Torna sul tavolo il partito Malpensa E la flotta
AirOne riaccende i motori MILANO - I primi risultati saranno comunicati
all'assemblea degli azionisti, mentre per il lavoro completo di Intesa Sanpaolo
la scadenza dovrebbe coincidere con fine luglio. Ma mentre si procede lungo il
sentiero stretto di una "nuova" Alitalia,
cresce l'ottimismo nel "partito Malpensa ". O meglio, nel partito di
quanti, dopo il de-hubbing predisposto dal piano Prato e condiviso dal piano
industriale concepito da Air France, non hanno mai smesso di chiedere il
ritorno di Alitalia sullo scalo varesino, non
considerando valida alcuna alternativa per il suo sviluppo. Nel lavoro dell'
advisor Intesa Sanpaolo, e tra le pagine dei pareri raccolti dai consulenti
industriali, sarebbe emersa fin dall'inizio la volontà di studiare una modalità
di ritorno su Malpensa. Del resto, nella fase di ripensamento della compagnia di
bandiera non potevano restare nell'ombra i dati sull'imponente mole di traffico
che Malpensa catalizzava, e che il nord italia, pur fortemente frammentato dal
punto di vista avionico, continua a rappresentare. Anche i dati più recenti
sono a loro modo significativi. Infatti, se ad aprile il de-hubbing era costato
un calo del 31,4% in termini di passeggeri rispetto al 2007, già a maggio il
calo è di poco inferiore al 26%, mentre i dati parziali di giugno porterebbero
un ulteriore arrotondamento positivo. E se Alitalia
vede precipitare i dati sui passeggeri a causa del taglio di rotte e del crollo
dei coefficienti di riempimenti degli aerei rimasti, le compagnie straniere
ringraziano e guadagnano 226mila passeggeri a maggio e 160mila nei solo primi
venti giorni di giugno. A favore di un nuovo matrimonio Alitalia-Malpensa sta anche il recente
investimento di Airone sullo scalo varesino. La flotta presenta e quella futura
della compagnia di Carlo Toto è considerata da molti osservatori il vero
"asset" che essa apporterebbe alla nuova Alitalia. A complicare invece le nuove nozze sono i tempi tecnici
da rispettare, che lo stesso presidente di Sea Giuseppe Bonomi ha quantificato
in almeno un paio d'anni. Secondariamente, nel vuoto lasciato da Alitalia, ha avviato un processo di radicamento Lufthansa,
che non ha mancato di segnalare l'ipotesi di trasformare Malpensa nel proprio
quarto hub. Qualora la politica trovasse la formula magica del rientro è chiaro
che il nodo- tedesco verrebbe al pettine. A meno di non trovare una nuova via,
più in là nel tempo, per parlare di Alitalia con
Lufthansa. Che ieri, per bocca di un suo vicepresidente, ha manifestato la
volontà di partecipare al consolidamento in atto nel settore, spiegando, seppur
genericamente, che "eventuali accordi possono migliorare le rispettive
quote di mercato delle compagnie, così come possono dare vita a sinergie e
ricavi". Jacopo Tondelli jtondelli@corriere.it.
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Il piano Il ministro: "Ermolli non lavora per il governo. Air France non c'è più" Alitalia, salvataggio in due tempi Police: prima i capitali poi il
partner. Tremonti: 60 giorni a Intesa Il presidente: in cassa ancora 500
milioni Fiducia in una soluzione rapida e condivisa dai sindacati ROMA - Piano
in due tempi per Alitalia.
Con il consenso dei sindacati. E senza commissariamento. è questa la tabella di
marcia del salvataggio, secondo quanto ha rivelato il presidente Aristide
Police, a due giorni dall'assemblea in cui sarà fornita una "prima
informativa " sulla situazione. "Il piano - ha chiarito - prevede
l'ingresso di capitali freschi che consentano la ricapitalizzazione. Poi ci
sarà la ricerca di ulteriori consolidamenti o con le partnership internazionali
esistenti ovvero di partnership alternative ". Sembra quindi sfumata
l'ipotesi di un'alleanza da realizzare subito, così come aveva chiesto, tra gli
altri, l'imprenditore Roberto Colaninno. Restano le aggregazioni, da Air One a
Meridiana, che "sono tutte benvenute". Police si è detto certo che
"per fine luglio" sarà possibile avere "una prospettiva molto
piena e peraltro condivisa con le forze sindacali" e non ha voluto parlare
di esuberi. Il presidente ha poi fatto sapere che si sarebbe confrontato
"nelle prossime ore" con l'advisor Intesa- Sanpaolo che sta lavorando
"a un piano industriale sostenibile " per procedere "in piena
continuità aziendale", dunque senza commissariamento. Nelle stesse ore il
ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, riferiva alle commissioni parlamentari
Bilancio e Lavori pubblici sulla privatizzazione. "Non è più tempo per
rinvii" ha detto, confermando che il mandato d'Intesa-Sanpaolo si
concluderà "entro i primi di agosto" e che eventuali incompatibilità
o conflitti del consulente saranno valutati "a valle ". Tremonti,
ripercorrendo la storia della privatizzazione, ha voluto precisare che nella
rottura con Air France-Klm "non c'è traccia di alcuna causa preclusiva di
origine politica" e che il rapporto è fallito "per ragioni
economiche". Un piccolo giallo ha riguardato un passaggio del discorso di
Tremonti in cui il ministro avrebbe parlato di "azioni legali" dei
francesi contro Alitalia. Su richiesta di chiarimento
del deputato Emanuele Fiano (Pd), il ministro ha detto di "non esserne a
conoscenza ", mentre da Parigi è arrivata la smentita di Air France.
Infine, interpellato sul ruolo del consulente del premier, Bruno Ermolli,
Tremonti ha detto che "non ha avuto alcun incarico dal governo e ha
cessato l'attività a ridosso della campagna elettorale". Una versione che
si scontra con le dichiarazioni rilasciate da Ermolli una settimana fa:
"Su Alitalia faccio ma non parlo".
"Dopo l'audizione le preoccupazioni aumentano" ha commentato il
ministro-ombra dell'Economia, Pierluigi Bersani. In mattinata Police era stato
ricevuto dal presidente dell'Enac (ente aviazione civile), Vito Riggio, cui
aveva fornito dati rassicuranti sulle prenotazioni estive e la continuità
aziendale. In cassa ci sarebbero 500 milioni: 300 sono quelli del
"prestito-ponte", che la compagnia non ha voluto toccare fino alla
conversione del relativo decreto. Antonella Baccaro \\ Air France non si è
ritirata per ragioni politiche, ma soltanto economiche.
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( da "Corriere della Sera" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-26 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Conti Air France, le consulenze e la missione italiana ROMA - Otto
milioni di euro. Tanto è costato a Air France-Klm studiare
e comporre il dossier di Alitalia. Finito poi nel nulla. Secondo i dati del gruppo, aggiornati al
31 marzo scorso, valutare se acquistare o meno il 49,9% della compagnia dal
Tesoro italiano, ha comportato la redazione di uno studio di fattibilità
sull'operazione d'integrazione. Nel bilancio di Air France-Klm si
specifica che le spese in questione vanno dagli onorari per gli avvocati a agli
emolumenti destinati ai consulenti. Tra questi, va annoverato Lehman Brothers,
che in Italia si è affidato alle capacità professionali dell'ex amministratore
delegato di Alitalia, Francesco Mengozzi. Lo stesso
che, ai tempi del suo mandato, aveva propugnato l'alleanza con i transalpini in
momenti in cui l'operazione si sarebbe potuta fare a migliori condizioni. A.
Bac.
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( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Entro
luglio soluzione per Alitalia con ricapitalizzazione e
partner" La promessa del presidente Police. Tremonti: serve una scelta
solida Preoccupato Bersani: arrivare al commissaria-mento sarebbe drammatico
LUCIO CILLIS ROMA - Soluzione entro luglio, con un nuovo
vertice esperto e pronto a pilotare Alitalia verso la salvezza. Sono le indicazioni arrivate dall'audizione
del ministro dell'Economia Giulio Tremonti alla Camera e dalle dichiarazioni
del presidente di Alitalia.
Aristide Police, a margine della riunione che si è tenuta all'Enac sullo stato
di salute della compagnia, ha parlato di "un piano sostenibile" in
arrivo con "l'ingresso di capitali freschi attraverso una
ricapitalizzazione" e della successiva "ricerca di partnership
internazionali". Police ha annunciato un imminente incontro con l'ad di
Intesa-Sanpaolo Corrado Passera e il capo della corporate dell'istituto Gaetano
Miccichè, "che stanno lavorando molto intensamente per poter procedere, in
piena continuità aziendale, al rilancio della compagnia". All'assemblea
degli azionisti che si svolgerà in seconda convocazione sabato prossimo, il
presidente delle Magliana illustrerà in quale "prospettiva" verrà
indirizzato il lavoro di rilancio di Alitalia che
l'advisor concluderà a fine luglio. Tremonti, dal canto suo, ha passato in
rassegna le azioni messe in campo per Alitalia nei
primi 40 giorni di governo. Il ministro dell'Economia ha difeso la scelta di
Intesa-Sanpaolo per la privatizzazione: "è la prima banca italiana.
Riteniamo abbia tutte le caratteristiche tecniche per assistere Alitalia". Un piccolo giallo è scoppiato quando
Tremonti ha parlato di un'azione legale da parte di Air France nei confronti
del vettore italiano (una possibilità smentita nel pomeriggio da Parigi). Il
rapporto con i transalpini, ha poi precisato, "è fallito per ragioni
economiche e non politiche, la rottura è stata identificata per questioni
economiche" e quindi "a prescindere dal risultato delle
elezioni". Il caso Ermolli: per Tremonti l'azione svolta dal consulente di
Silvio Berlusconi per mettere in piedi "una cordata di imprenditori
italiani, è stata indipendente dal governo". Infine, sulla procedura
aperta da Bruxelles per il prestito da 300 milioni trasformati in patrimonio di
Alitalia il responsabile dell'Economia resta
fiducioso, visto che la vicenda "potrà avere un esito non necessariamente
negativo". L'audizione di Tremonti ha però scatenato la dura reazione del
centrosinistra. Preoccupato il commento di Pier Luigi Bersani del Pd:
"Semmai si arrivasse al commissariamento e allo spezzatino dopo aver
cacciato i francesi saremmo di fronte a responsabilità del governo di
proporzioni davvero drammatiche". E Michele Meta (Pd) vede concretizzarsi
il rischio "del commissariamento e dello spezzatino societario con la
creazione di una bad company su cui far ricadere tutti i debiti e gli esuberi e
una best company da mettere sul mercato". Il futuro di Alitalia
e la fusione con altre compagnie, secondo indiscrezioni, potrebbe tra l'altro
vedere la partecipazione di Meridiana.
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( da "Repubblica, La" del 26-06-2008)
Argomenti: Alitalia
La fame non fa
notizia Vita sentimentale Una bufala l'intervista sull'innamoramento del
vicepresidente del Senato: troppa informazione rosa Bonino: la mia love story un gioco per denunciare i mali del gossip Mi
sono occupata di Alitalia,
immigrazione, sicurezza e fame del mondo, ma non fa notizia A una donna
impegnata si chiede sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale
"Mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un
fidanzato" FILIPPO CECCARELLI Contrordine: Emma Bonino non è innamorata.
Era uno scherzo quanto confidato al settimanale Diva e donna a proposito di un
misterioso fidanzato: "Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di
irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi
al femminile" ha spiegato ieri in una telefonata a Radio radicale, dopo
aver visto gli effetti della sua confessione pseudo-amorosa. Secondo
l'esponente radicale, già ministro e oggi vicepresidente del Senato, il
rotocalco le aveva chiesto un'intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi
della nutrizione, dell'energia e della povertà; ma poi le ha anche chiesto di
fare un servizio fotografico a casa sua e insieme con la giornalista sono
arrivate le "inesorabili" domande su vita personale, rinunce esistenziali
e rapporti con Pannella. A questo punto "mi sono detta: o mi invento una
lite con Pannella o mi invento un fidanzato". E ha scelto -
significativamente, si può forse notare - l'opzione del fidanzato inventato. A
questo solo dovrebbe essere limitata la bufala, il servizio essendo di quattro
pagine. Il giorno dopo, comunque, Emma Bonino è rimasta sorpresa e contrariata
dal rilievo e dalle modalità con cui le agenzie e i quotidiani, tra cui
Repubblica, avevano accolto la storia del suo finto amore. Per concludere:
"è un bel test sul giornalismo italiano, credo". Ce n'era quanto
basta per qualche domanda e qualche risposta. Scritte, purtroppo. Ma non è che
pure stavolta s'inventa qualcosa per poi poter dire che era una bufala?
"Guardi, sono così poco pratica in bufale che non sono riuscita a reggere
il gioco per più di 24 ore! Anche se mi sarebbe piaciuto: sono sicura che
qualche contenitore Rai avrebbe imbastito qualche dotto dibattito
sull'"amore a 60 anni" con tanto di invito come testimonianza di vita
vissuta, nella migliore tradizione di presenza femminile stereotipata. Basta
verificare i dati del centro d'ascolto radicale per scoprire che è esattamente
così". Non pensa che i politici, nei confronti dell'informazione, tirano
il sasso e nascondono la mano? "Non capisco la domanda se rivolta a una
radicale: come si sa abbiamo fatto e continuiamo a fare della questione
"informazione", Rai e non solo, uno dei punti salienti della nostra
lotta politica per la democrazia nel nostro paese a partire dal principio base
del "conoscere per deliberare". altri patteggiano o lottizzano in
modo spesso poco limpido. Noi ne abbiamo "guadagnato" una vera e
propria "conventio ad excludendum", in più accusati di essere
ripetitivi e di fare i vittimisti. Nel corso degli anni ci siamo imbavagliati
in video, abbiamo digiunati, ci siamo autodenunciati... Per "dare corpo
alla politica", come direbbe Pannella, e per far sì che le varie opinioni,
comprese le nostre, su vari argomenti avessero pari dignità di spazio e
informazione, o che temi sociali "vietati" trovassero inserimento
nell'agenda politica di volta in volta distratta: è stato vero per il divorzio,
l'aborto clandestino, lo sterminio per fame nel mondo, "la giustizia
giusta" e potrei continuare". Secondo lei, è una notizia che il vicepresidente
del Senato dichiari o comunque ammetta di essere innamorato? "Mi
consulterò con i miei colleghi vicepresidenti del Senato, Vannino Chiti e
Domenico Nania, per sapere se, anche a loro, è capitato di essere sottoposti a
domande sui propri affetti, con tanto di analoghi ragionamenti più o meno
imbastiti". Esiste oggi una netta linea di demarcazione tra sfera pubblica
e sfera privata? E se sì, chi la stabilisce? "Ma io non ho posto per
niente questo problema che peraltro non mi appassiona. Ho posto il problema che
una donna "impegnata" in qualunque campo inesorabilmente si chiede
sempre qualcosa che ha a che fare con la vita sentimentale, o familiare o
privata. E come le concilia, e a cosa ha dovuto rinunciare e via stereotipando.
Mai ho visto rivolgere le stesse domande a un politico maschio". Le viene
mai il sospetto che alla lunga la conquista dell'attenzione, con le sue
tecniche, finisca per scappare di mano ai personaggi pubblici? "Ho già
risposto sopra". Al netto dell'irritazione: davvero lei pensava che un
rotocalco come Diva e donna volesse farle un'intervista alla vigilia del
vertice Fao, lei dice, sui temi della nutrizione, dell'energia e della povertà?
"Scusi se insisto ma il problema non è tanto Diva e donna, quanto che un
giornale come La Repubblica dedichi una mezza pagina (mezza pagina!) con tanto
di ricerche di archivio e approfondimenti socio-politici ad una vicenda
relativa a una persona che nel frattempo è intervenuta su Alitalia,
immigrazione, sicurezza, giustizia, è andata fino in Egitto per seguire un
prevertice sulla "nuova" fame nel mondo e potrei continuare, senza
che lo stesso giornale trovasse mai né "lo spazio" né l'interesse per
nessuna di queste "inutili" o appunto poco sexy attività".
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( da "Stampa, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Assare un po' la
storia politica recente del Paese, per scommettere che dalla fine del dialogo
alla peggiore delle guerriglie il passo sarebbe stato breve. Stavolta, è stato
ancora meno che breve: è stato fulmineo. Dieci giorni fa si era ancora tutti
impegnati a maledire o benedire il cosiddetto "Veltrusconi": oggi si
è già agli insulti e alle denunce penali. Il caso di giornata - e cioè la
pubblicazione di nuove intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi e di un
po' di suoi amici e collaboratori politici - non è che un episodio della
guerriglia appena ripresa. E considerata la velocità con cui il quadro
complessivo sta degenerando, si può scommettere che non solo non sarà l'ultimo,
ma probabilmente non sarà nemmeno il peggiore. Intanto, appunto, il caso di
giornata. Proviamo a esprimere un'opinione, evitando ipocrisie. Fatto salvo il
diritto-dovere dei magistrati di poter compiere fino in fondo e in ogni
direzione il loro lavoro, e ribadito il principio secondo il quale i giornali
esistono per pubblicare le notizie di cui entrano in possesso, è assai probabile
che una parte del mondo politico - e soprattutto larghe fasce della pubblica
opinione - non abbiano dubbi su come interpretare i fatti di ieri: un tassello
della guerra appena divampata. In due parole. Berlusconi attacca i giudici?
Vara disegni di legge per limitare (troppo e male) l'uso e la pubblicazione di
intercettazioni telefoniche? Riparte all'attacco dei "comunisti" e di
chi li fiancheggia? Bene: e allora io - giudice sotto attacco - passo a
qualcuno, prima che sia troppo tardi, un altro po' di conversazioni private del
premier e del suo entourage, così che si veda di che pasta è fatto, quali sono
i suoi metodi e di che gente si circonda. Non fosse che per questo, è evidente
che la pubblicazione di queste ultime intercettazioni avvelena ulteriormente il
clima, non aggiunge granché a quanto già si sapeva sul premier, sul suo stile e
sulla corte che lo circonda e - infine - offre nuove munizioni e ulteriori
argomenti ai fautori del "giro di vite". Non a caso, dalle file della
maggioranza è tornata a levarsi alta l'invocazione di una rapida approvazione
del provvedimento sulle intercettazioni già varato dal governo. Invocazione
autocritica, immaginiamo: considerato che il Consiglio dei ministri ha
licenziato il disegno di legge due settimane fa ma il Parlamento non ha ancora
cominciato a discuterne. Nemmeno in commissione. Detto tutto questo, non
restano che due annotazioni. La prima: il dialogo che tanti avevano lodato e
che aveva segnato l'avvio della legislatura si è prima incrinato sulla cosiddetta
norma salva-Retequattro (una delle tv di Berlusconi) e poi spezzato sul decreto
blocca-processi (perché uno dei processi a finire in naftalina riguarda appunto
Berlusconi). La si veda come si vuole, insomma, ma a mandare in soffitta
l'iniziale clima di confronto civile sono stati appunto i due conflitti
d'interesse (tv e giustizia) che da sempre minano l'azione e la credibilità del
Cavaliere: continuare a far finta che tutto vada bene e che non sia necessario
un qualche intervento è inutile, oltre che assai dannoso. La seconda
annotazione: è davvero stupefacente la rapidità con la quale cambia la
gerarchia delle "emergenze" del Paese. Fino a ieri erano la
sicurezza, il Paese che non cresce, i salari troppo bassi, la salvezza dell'Alitalia da "mani straniere":
nel giro di due settimane, l'emergenza delle emergenze è diventata bloccare
alcuni processi e mettere al riparo dalla magistratura le alte cariche dello
Stato. Stupefacente. Non c'è controprova, naturalmente: ma c'è da scommettere
che forse il Pdl non avrebbe vinto così largamente le elezioni di due mesi e
mezzo fa se avesse proposto agli italiani un programma in cima al quale
ci fossero state queste due priorità.
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( da "Repubblica, La" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Roma
Fiumicino, estate record e multe per il caos bagagli MARIA ELENA VINCENZI
Cartellino rosso a due compagnie di handler, che si occupano della gestione dei
bagagli, e una stima da 150 mila passeggeri al giorno. Sono questi i numeri,
presentati da Enac, con cui Fiumicino si prepara al pienone di luglio e agosto.
E il "piano estate sicura" parte proprio da chi lo scorso anno fu
protagonista del caos bagagli. Le quattro società di handler che operano al
Leonardo Da Vinci. E se nel 2007
a finire nell'occhio del ciclone erano stati Eas e
Aviapartner, negli ultimi mesi la tirata d'orecchie è arrivata agli altri due,
AZ Airport e Flightcare a cui sono state recapitate, rispettivamente, sei e due
multe da 2.000 euro. Una sanzione economica, ma anche disciplinare e ora tocca
correre ai ripari: l'handler di Alitalia assumerà 175 persone mentre per l'altro, spagnolo, saranno
sufficienti una settantina di stagionali. Una cura che, unita alla task force
dell'Ente che controllerà lo scalo giorno e notte, dovrebbe garantire partenze
e arrivi sereni. File ai check in e ai varchi, attesa dei bagagli e trattamento
dei passeggeri: saranno questi gli aspetti monitorati dalla squadra speciale
di 15 uomini. Ma non solo gli handler: nel mirino finisce anche Adr. "Un
modo per stimolare il gestore - dice il presidente di Enac, Vito Riggio - a
mettere risorse dove è più necessario, in modo da evitare i problemi. Dovrebbe
essere tutto tranquillo, ma l'attenzione è sempre alta. Basta un intoppo e
salta tutto". Gestore promosso o bocciato? "La volontà c'è - spiega -
ma il voto sulla sostanza è scarso: non dimentichiamo che abbiamo un ritardo di
cinque anni". E la qualità del primo scalo italiano, chiarisce Silvano
Manera, direttore generale dell'Ente, "è peggiorata dall'inizio dell'anno
ad oggi, sia per l'handler che per il gestore". "Mai più caos
bagagli". Estate alle porte, sembra essere questo il motto che apre la
stagione delle vacanze. Ed Enac è determinata a non lasciare nulla al caso.
"Anche Adr verrà considerato responsabile: la concessione è totale. Non
vogliamo più vedere le tecniche di rimpallo della colpa dello scorso
anno", sentenzia Manera. E se gli handler si preparano ad assunzioni a
tempo, Adr non sta a guardare: da circa due mesi è attivo il "contingency
plan" che prevede alcune strategie per scongiurare il peggio. Misure che
vanno dall'introduzione del T5, al rifornimento a motore già acceso per
risparmiare tempo, passando per l'aumento del personale di sicurezza e per il
blocco della manutenzione straordinaria nel mese di agosto. SEGUE A PAGINA VI.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-06-27 num: - pag: 1 autore: di
ALESSANDRO FULLONI categoria: REDAZIONALE Fiumicino Multe
per salvare i bagagli Multati dall'Enac (il "governo " dell'aviazione
civile) per aver consegnato tardi i bagagli ai passeggeri. Le sanzioni sono
state inflitte ad Alitalia
Airport e Flight Care, mentre l'Ente volo ha varato il "piano estate"
che a Fiumicino dovrà evitare il collasso della riconsegna bagagli. A PAGINA 5.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-27 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Aeroporti L'Enac mette in guardia le aziende dei servizi, otto
contravvenzioni da duemila euro l'una Fiumicino, multe "salva
bagagli" E le aziende corrono ai ripari: in arrivo mille stagionali ai
nastri Varato il "piano estate" che a Fiumicino dovrà evitare il
collasso della riconsegna bagagli come nella scorsa estate Un po' come per gli
automobilisti poco rispettosi del codice stradale. Multati dall'Enac (il
"governo" dell'aviazione civile) per aver consegnato tardi i bagagli
ai passeggeri. Le sanzioni sono state inflitte ad Alitalia Airport e Flight Care, due delle quattro aziende che al Leonardo
da Vinci si occupano dell'assistenza a terra. Elevate in tutto 8
contravvenzioni (da 2 mila euro ciascuna) per un totale di 16 mila euro. Un
"giro di vite" sulle attività degli handler imposto dall'Ente volo
assieme al varo del "piano estate " che a Fiumicino dovrà evitare il
collasso della riconsegna bagagli come nella scorsa estate. Tra le
misure adottate, una task force di 80 facchini pronti a intervenire "h
24" in caso di guasti al sistema di riconsegna. "La prova generale
del ponte del 1Ë? maggio è andata bene - è la puntualizzazione fiduciosa del
presidente Vito Raggio - . I 134 mila passeggeri sono transitati per lo scalo
romano senza tribolazioni. E non dovrebbero esserci problemi per gli attesi 150
mila giornalieri attesi ad agosto". Non che le difficoltà manchino. Riggio
ha sottolineato "l'inadeguatezza di tutti gli aeroporti italiani, compreso
il Da Vinci, a causa di mancati investimenti fra cui quelli per i nastri dello
smistamento bagagli ". A Fiumicino un secondo bhs è previsto per l'anno
prossimo, sarà il terzo dei sette cantieri ultimati da Adr per la fine del
2009. Già inaugurati la nuova pista e il terminal T5, quello riservato ai voli
a rischio terrorismo per America e Israele, con una riconsegna autonoma delle
valige. Per evitare la ripetizione dei guai dell'estate 2007, quando furono
circa 40 mila i bagagli "disguidati" in giro per il mondo, l'Enac
prevede "l'impiego di 15 ispettori sempre in giro per l'aeroporto - ha
spiegato il direttore Silvano Manera - . Dovranno segnalare ogni disfunzione ai
check in, ai varchi passaporti e ai nastri. Ma è dagli handler che ci
aspettiamo la garanzia dell'impiego di un numero adeguato di personale e mezzi".
Tra i rinforzi assicurati in pista, ci saranno anche i 120 facchini assunti da
Flight Care. Più sostanzioso l'aumento di organico di Alitalia
Airport: in arrivo 750 stagionali e investimenti per nuovi mezzi in pista per
17 milioni di euro. A preoccupare è anche l'emergenza carburante. La bolletta
petrolifera sta moltiplicando il costo del carburante. E al Da Vinci è allo
studio un "piano austerity". L'idea è di razionalizzare i parcheggi
dei velivoli. Più saranno vicini alle piste di decollo, meno carburante sarà
consumato per raggiungerle. In attesa Sono 150 mila i passeggeri in arrivo e
partenza attesi ad agosto nello scalo di Fiumicino. Tutti con bagagli
Alessandro Fulloni.
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( da "Corriere della Sera" del 27-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-27 num: - pag: 26 categoria:
REDAZIONALE Redditi pubblici I manager di Stato Tra i più pagati Gnudi,
Montezemolo e Poli E' "privato" il manager "pubblico" più
pagato d'Italia. Luca Cordero di Montezemolo, con uno stipendio complessivo di
7,3 milioni, guida la classifica dei Paperoni di Stato del 2006 pubblicata ieri
dalla presidenza del Consiglio. Un primo posto che il presidente di Fiat, da
cui ha ricevuto gran parte di quei 7,3 milioni, deve all'incarico che ricopriva
alla Fiera di Bologna. Lo stesso Montezemolo avrebbe reagito definendo paradossale
la sua presenza nel gruppo dei manager di Stato. Con una reazione divertita e
stupita: da Maranello hanno sottolineato come il compenso di Montezemolo alla
Fiera di Bologna sia stato di 97 mila euro, poco più dell'1% del totale. Nel
portafoglio dell'ex numero uno di Confindustria anche azioni Mediobanca,
Generali, Banca Intermobiliare, Tod's, Cofide, Marzotto, Commerzbank e Fiat. Le
medaglie d'argento e di bronzo sono andate ai presidenti di Enel Piero Gnudi
(3,3 milioni) e di Eni Roberto Poli (3,2 milioni). Mentre, fra i nomi più
conosciuti, al fanalino di coda c'è Gianpaolo Sassi, presidente dell'Inps, a
quota 98 mila euro. Tornando alle parti più alte della classifica, protagonista
è soprattutto l'effetto "somma degli incarichi, somma delle buste paga".
E' quello che succede, per esempio, alla quarta posizione del presidente di
Consap Andrea Monorchio, con un totale di 3,1 milioni. Seguono Pier Francesco
Guarguaglini, alla guida di Finmeccanica (2,8 milioni), il numero uno delle
Assicurazioni di Roma Tommaso Di Tanno (2,5 milioni, di cui solo una piccola
parte dovuta all'incarico nella compagnia), e Paolo Scaroni (2,2 milioni), oggi
ammini-stratore delegato di Eni. Fra gli altri nomi di spicco, considerando
sempre i possibili cumuli di redditi, Maurizio Prato (827 mila euro), numero uno di Fintecna ed ex di Alitalia, Chicco Testa (768 mila euro), presidente di Roma Metropolitane,
e il governatore di Bankitalia Mario Draghi (723 mila euro). Tra le donne
Elisabetta Spitz, direttore dell'agenzia del demanio, con 394 mila euro
complessivi. Chiude in assoluto la classifica Agostino Melloni, vicepresidente
dell'Interporto di Rovigo, con appena 5 mila euro dichiarati: vale a
dire lo 0,06% del primo della lista. Pubblico e privato Il presidente Fiat:
dall'incarico alla Fiera di Bologna 97 mila euro, il resto dipende dai compensi
privati Giovanni Stringa.
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( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
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N. 152 del 2008-06-27 pagina 26 "Alitalia, solo progetti seri" di Redazione "Se si propongono
dei progetti sani, puliti che hanno delle prospettive di crescita forte e
seguono le regole del mercato gli imprenditori li seguono". Lo ha detto
ieri Corrado Passera, ad del gruppo Intesa Sanpaolo su Alitalia. "Noi scommettiamo
su questo - ha aggiunto Passera - e tra non tante settimane lo vedremo".
"Se si propongono dei progetti - ha poi concluso - che non sono da
imprenditori gli imprenditori non ci sono". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Giornale.it, Il" del 27-06-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 152 del
2008-06-27 pagina 0 Di Pietro minaccia: "Referendum sul lodo bis" di
Redazione Il leader Idv si prepara a presentare un pacchetto di legge cui
chiederà la consultazione poipolare. L'ex pm: "Dal prossimo mese di
settembre si aprirà una vera e propria stagione referendaria" Roma -
Saranno proposti un referendum sul lodo Alfano ma anche su tanto altro: dal
prossimo mese di settembre, anticipa il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si
aprirà una vera e propria "stagione referendaria". "Presenteremo
sette pacchetti di legge, parteciperemo l'8 luglio ad una prima manifestazione
di informazione vera e libera su come vengono utilizzate strumentalmente le
istituzioni da Berlusconi - dice a Napoli - e subito dopo metteremo in piedi
questo grappolo di referendum su diverse questioni che vanno dal finanziamento
pubblico ai partiti e ai giornali di partito, al lodo Alfano, alla legge salva
Rete4. Insomma, vogliamo far sapere agli italiani che c'è un doppio Governo
Berlusconi, del dire e del fare". "Un Governo che dice che dà più
sicurezza, e che si assicura più impunità, che dice che da più soldi alle
infrastrutture e che poi li toglie per far pagare l'Ici - aggiunge - che dice che vuole il federalismo e che diventa assistenzialista
nei confronti di Alitalia
piuttosto che del sindaco di Roma". "Un governo - conclude - che ha
preso in giro gli italiani facendo credere loro che avrebbe fatto dei
provvedimenti per l'interesse della collettività ed, invece, ha messo al primo
posto provvedimenti che interessano lui e le sue società". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Repubblica, La" del 28-06-2008)
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Pagina IX - Milano
Malpensa Ripresi metà dei voli persi L'obiettivo è ancora lontano:
"Ritornare entro due anni agli stessi livelli di traffico del 2007".
Ma dopo il ridimensionamento, il presidente di Sea Giuseppe Bonomi è ottimista:
"Malpensa sta recuperando: in pochi mesi ha già
riacquistato oltre la metà dei movimenti aerei che Alitalia non effettua più da marzo. è l'inizio di un percorso".
Grazie al libero mercato. A cominciare dai collegamenti con gli Stati Uniti:
ieri è stato inaugurato il volo diretto di Air One per Boston. La compagnia ha
lanciato anche quello per Chicago con l'obiettivo, però, di crescere e di
puntare sempre di più su Malpensa. "Il traffico verso quei Paesi che
non hanno vincoli dettati dagli accordi bilaterali cresce in maniera sensibile
- continua Bonomi - e ci permette di proseguire nel recupero dei passeggeri
persi a causa del de-hubbing di Alitalia".
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( da "Unita, L'" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del ALITALIA, ENTRANO DUE NUOVI CONSIGLIERI Sono Nunzio
Guglielmino e Tommaso Vincenzo Milanese, secondo indiscrezioni, i due nomi
indicati dall'azionista Tesoro per reintegrare il consiglio di amministrazione
di Alitalia, attualmente composto da soli tre amministratori. L'ufficializzazione dovrebbe
avvenire oggi, nel corso dell'assemblea degli azionisti della compagnia
chiamata ad approvare il bilancio 2007.
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( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 153 del
2008-06-28 pagina 12 Rotondi ministro low cost di Redazione Non è dato sapere
come abbia pesato la prevalenza della parte privata su quella pubblica. Ma quel
che è certo è che il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi
ha pesato, eccome, le polemiche che sicuramente ci sarebbero state dal momento
che andava in trasferta in Russia accompagnato dalla moglie. Di qui il gioco
d'anticipo. E l'autodifesa, affidata ad una nota del suo ufficio stampa, che ha fatto sapere che il ministro è andato a Mosca per "un
incontro istituzionale e un incontro di studio", e che " è partito
con la moglie con volo di linea Alitalia e a proprie spese, ritenendo la parte privata del programma
prevalente sulla valenza istituzionale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
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( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 153 del 2008-06-28 pagina 24 Alitalia all'esame dell'assemblea di Redazione Intesa alla finestra: da
domani entrerà in gioco. Air One: "Siamo ancora interessati" da
Milano Su Alitalia
"non ci chiamiamo fuori, eravamo interessati prima, lo siamo ancora"
ha confermato ieri Lino Bergonzi, direttore generale di Air One a margine
dell'inaugurazione del volo Malpensa-Boston. Per il dossier Alitalia sembra questa l'unica certezza della vigilia. Oggi,
dopo l'assemblea degli azionisti, con Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo
Milanese (indicati dall'azionista Tesoro) la compagnia riporterà a cinque il
numero dei consiglieri di amministrazione (attualmente di tre soli componenti)
ma nessuno fra questi dovrebbe essere nominato amministratore delegato. E
dovrebbe andare delusa anche l'attesa di dettagli sul lavoro che sta compiendo
l'advisor Intesa Sanpaolo per privatizzare l'Alitalia.
Ma di certo solo a partire dal bilancio oggi all'esame dei soci Intesa può
concludere il suo lavoro e decidere il da farsi. All'assemblea non dovrebbe
essere presente alcun rappresentante del team della banca e solo il presidente
della compagnia, Aristide Police, se sollecitato da qualche azionista, potrebbe
accennare al percorso che sta seguendo il gruppo bancario per costruire un
progetto di rilancio per l'aviolinea. Che sarebbe ancora in fase di
elaborazione e che, secondo Police, prevede innanzitutto l'ingresso di capitale
fresco e tendente al rilancio con la ricapitalizzazione. Un progetto prenderà
corpo verso fine luglio e sarà condiviso dal sindacato, ha detto ancora Police.
Esperti del settore, però, ipotizzano anche uno slittamento nella seconda metà
di agosto se non nella prima metà di settembre. Intanto l'Antitrust, rivedendo
le misure imposte ad Alitalia in occasione
dell'acquisizione di Volare, ha deciso che gli slot sulle rotte da Linate a
Bari, Lamezia Terme e Parigi non devono essere rilasciati ma solo riallocati su
rotte dove Alitalia-Volare non superi la quota di
mercato del 60%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
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( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-28 num: - pag: 3 La Nota di
Massimo Franco L'opposizione smarrita e i rischi di rissa permanente I n una
situazione normale, la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche
dello Stato andrebbe considerata quasi fisiologica. Ma per il modo in cui è
maturata ed è stata approvata dal Consiglio dei ministri di ieri, può diventare
la tappa di uno scontro inarrestabile. Preoccupa che fra le invettive di Silvio
Berlusconi contro la magistratura politicizzata e quelle di Antonio Di Pietro
contro il premier, si stia creando il vuoto: come se il grosso dell'opposizione
fosse stata colta impreparata dall'accelerazione di Palazzo Chigi. Ora il
dialogo è "archiviato", ammette sconsolato Walter Veltroni, segretario
del Pd. L'incrinatura creatasi fra il ministro della Giustizia ed il Csm
aggiunge motivi di inquietudine. Quando Angelo Alfano critica le fughe di
notizie sul parere di incostituzionalità del Consiglio sul "decreto
salva-premier ", registra un rapporto di fiducia inevitabilmente scosso.
La richiesta di dimissioni del vicepresidente, Nicola Mancino, da parte di un
esponente del centrodestra è stata declassata ad iniziativa personale dallo
stesso Pdl. Ma i lividi politici rimangono. Nel governo si parla di "riforma
del Csm". Mancino replica che vuol dire "tutto e niente". E loda
la prova di autonomia data con l'assoluzione del gip di Milano, Clementina
Forleo, sul caso Unipol. C'è chi vede le tappe di un'escalation, e ne tira le
conseguenze. Il grappolo di referendum annunciati da Di Pietro riflette
l'esaurimento di ogni margine di dialogo. Anzi, in qualche misura tende ad
anticipare il fallimento, affidando a quella "gente" evocata da
Berlusconi il compito di dividersi fra governo di centrodestra e magistratura
antiberlusconiana. Si tratterebbe di un epilogo ambiguo e pericoloso, al di là
del risultato. Oggi il presidente del Consiglio si ritiene più forte del
passato. Il dipietrismo sembra avere un seguito meno vasto e radicalizzato. E
le intercettazioni hanno effetti controversi sull'opinione pubblica. La resa
dei conti, dunque, potrebbe riservare sorprese. Ma la lacerazione che si crea
accentua tensioni non solo istituzionali. è una rissa nella quale si
smarriscono le responsabilità, e diventano palpabili i danni. Si accentua agli
occhi dell'Europa l'immagine di un'Italia senza pace. Gli oppositori di
Berlusconi alimentano i peggiori clichè. E il governo fatica a smentirli,
quando non finisce per alimentarli. L'idea di prendere le impronte digitali ai
bambini "rom" viene difesa dal ministro dell'Interno, il leghista
Roberto Maroni, come un provvedimento nell'interesse dei minori. Ma le reazioni
negative della sinistra e della Chiesa cattolica promettono di saldarsi con
quelle di un'Ue su un governo italiano sospettato di xenofobia. Sono problemi
che minacciano palazzo Chigi. Si aggiungono al dramma della
crisi irrisolta dell'Alitalia e alla spazzatura a Napoli, che fanno dire ad un Berlusconi
frustrato: "Non si riesce ad accelerare. Abbiamo i rifiuti in mezzo alle
strade ed ora andiamo incontro ad un'estate caldissima". Osservando la
situazione, ieri il premier si è sfogato: "O guido il governo o vado alle
udienze", nelle quali è imputato. Il dilemma è drammatico: per
l'Italia più ancora che per lui. L'opposizione sostiene che se fosse condannato
in primo grado non dovrebbe dimettersi. Ma sarebbe ragionevole trovare una
soluzione prima. E il Quirinale si prepara a dire un sì tecnico alla decisione
di ieri del governo. \\ E sulla giustizia Di Pietro cerca di imporre la logica
del referendum.
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( da "Corriere della Sera" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-06-28 num: -
pag: 28 categoria: REDAZIONALE Il board Alitalia, Tremonti nomina Guglielmino e Milanese ROMA - Il Tesoro non
scopre le sue carte su Alitalia. E all'assemblea della compagnia presieduta da Aristide Police (
foto) e si terrà oggi alla Magliana non indicherà il futuro ammini-stratore
delegato della compagnia. Il consiglio sarà comunque reintegrato dei due
membri mancanti: si dovrebbe trattare di Nunzio Guglielmino e Tommaso Vincenzo
Milanese. Il primo, romano, è stato dal 1984 al 1993 consigliere per gli Affari
Economici e Monetari presso la rappresentanza permanente d'Italia presso l'Ue a
Bruxelles e ha partecipato ai lavori per l'elaborazione del Trattato di
Maastricht. Già dirigente generale del ministero dell' Economia, è stato
componente di numerosi consigli di amministrazione e della Banca Europea per
gli Investimenti. Oggi è, tra l'altro, nel consiglio delle Poste Italiane.
Tommaso Vincenzo Milanese torna in Alitalia dove era entrato
nel giugno '96. Prima nel Credito Italiano, nel marzo 1988 era passato all'Iri
dove è stato anche direttore centrale finanza. è stato consigliere di Banca di
Roma, Fintecna e condirettore generale di Fincantieri. Aristide Police.
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( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
In politica tutti
nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun 08 L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e
sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella
sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito
vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto
fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra
l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra
il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi
va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte
e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire:
"Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono
solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della
nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (48
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il
cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché
la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (53 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti
(D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto"
(Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per
ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato
a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 67 ) " (49 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato
in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (123 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (132 votes, average: 1.52 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (40) Ultime discussioni valentino: Cosa
vi dicevo ?? Rieccoli i "compagni" di nuovo, sempre loro..sempre
uguali !!!... Paolo: Veltroni=Di Pietro? mi fanno schifo solo a sentirli Giano:
Tempi duri per la sinistra. Quella arcobaleno, subito dopo le elezioni, non
solo è scomparsa dal Parlamento,... Rosario: Vel-Troni, presto si ritroverà col
Vel e senza Troni! Alberto Taliani: Caro Maurizio C., vedo che lei è contento
di essersi meritato il governo Prodi. I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Ultime News Il terrorista Carlos:
"Fazione del Sismi cercò di salvare Moro"Amelia, crollano i solai di
un palazzo fatiscente Un morto e un feritoTreviso, 12enne vende le sue foto
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il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Pagine About
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( da "Giornale.it, Il" del 28-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Dunque, secondo
alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte
digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni
razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro
che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un
censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi
in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio
porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni
disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le
parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar
loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non
ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di
prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni
prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se
i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra
l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le
impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il
censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono
spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le
impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente
gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione
adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e
ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande
ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco
della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le
dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in
Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in
condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale
bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia,
immigrazione Commenti ( 2 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare.
Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru,
uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria
cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della
nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare
qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che
Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo
intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto
che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli,
senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno
scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a
firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia
presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse
considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine
può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di
Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe
creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che
la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non
di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera,
Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un
chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si
è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo
scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una
riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio
Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro
il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non
solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi
di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma,
anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il
mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in
Italia, giornalismo Commenti ( 71 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un
domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non
vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di
lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma
con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom
con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda:
chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo,
i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani,
indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo
francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come
un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran
Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati
da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro
volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria
di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto
questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano
rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I
costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene.
Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) "
(2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael
Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva
avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della
storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre
sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una
campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano.
L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette.
Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam
Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero,
ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci
anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le
scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa
campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti
inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry
(presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa
fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà
combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli
stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain
o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa
Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente
ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia
più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua
credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti
elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty
politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al
sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i
limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in
Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano:
Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 52 ) " (6 voti, il
voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun
08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato
sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati
Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali.
Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della
piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano
dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta
diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i
giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei
percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata.
Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati.
Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo
interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il
sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per
scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare
la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con
Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in
una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non
segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu
segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt
non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità
della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte
degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che
interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati
(magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad
esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più
tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di
Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal
titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex
direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è
che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri
meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di
memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi
come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere
un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi
paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori
fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 39 ) " (10 voti, il voto medio
è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una
sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al
Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché
sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi
non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di
Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in
grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono
l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure
resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso
no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che
condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali
grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia
europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen,
positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo
sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini
extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una
ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato
di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre
un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e
impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me
è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites
politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più.
Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e
più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può
davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia
Commenti ( 86 ) " (11 voti, il voto medio è: 2.45 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo, bentornata
America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di libertà e di
giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo, l'Irak e
tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato come sacri
per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di persone sono
state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta la violazione
più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il
diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei
tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste
cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove
sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a
breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80
persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro:
Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a
quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa
nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama,
si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La
sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico:
l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo
Commenti ( 23 ) " (12 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 11Jun 08 Ancora su Vasco Rossi e la droga Mi scuso
con i lettori abituali su questo blog, ma continuo a ricevere centinaia di e
mail su Vasco Rossi (il mio indirizzo è stato cortesemente segnalato sul sito
di Vasco Rossi dai suoi redattori) e devo tornare sul tema. Molti mi
rimproverano di non dialogare, ma come faccio a dialogare se nove messaggi su
dieci sono di insulti e di minacce pesantissime? Qualche precisazione: 1) Non
apprezzare Vasco Rossi è un diritto, che ribadisco. Sarebbe auspicabile che i
dissensi dei suoi fan venissero espressi in modo civile. Chiedo troppo? 2)
Contrariamente a quanto scrivono in molti, io non ho detto che chi apprezza
Vasco è un drogato. Ho scritto una cosa diversa: che alcune sue canzoni
potevano spingere molti giovani a far uso di droga. Per due ragioni. La prima,
perché i testi di molte canzoni, pur non menzionando mai le sostanze
stupefacenti (cosa vietata per legge) lanciano messaggi, come dire.facilmente
equivocabili. Negli ultimi anni Vasco Rossi ha scritto canzoni dai contenuti
completamente diversi. Bene, ma le vecchie canzoni continuano ad essere
proposte (inevitabilmente) e il rischio che vengano, ancora una volta, "equivocate"
esiste. La seconda ragione: Vasco per molti anni, ha fatto uso di droghe,
ammettendolo pubblicamente (ha avuto anche guai con la giustizia), e comparendo
in pubblico, ai concerti e qualche volta anche in tv visibilmente fatto. Vasco
era (ed è) un idolo e da sempre gli adolescenti tendono a identificarsi e a
imitare i propri idoli. Il rischio di un'emulazione, quando lui incitava i suoi
fan a vivere una vita spericolata e ad andare al massimo, era pertanto molto
alto. 3) I suoi fan dicono che da dieci anni Rossi è cambiato. Bene. Ma nel 2003 in un concerto a San
Siro è salito sul palco con le magliette per legalizzare la marijuana e l'anno
scorso in un'intervista sosteneva che le droghe non sono tutte uguali e che la
marijuana è meno pericolosa dell'alcol. La marijuana non è una droga? Andate a
leggervi quali sono gli effetti reali degli spinelli. Riporto questo passaggio
dal sito del massimo esperto italiano Riccardo Gatti: Il 25 aprile 2007 l'Ufficio USA del
National Drug Control ed il National Institute on Drug Abuse hanno reso nota le
ultime analisi si un progetto di monitoraggio che ha rivelato come il THC,
principio attivo della marijuana, ha raggiunto, negli Stati Uniti, il più alto
livello da quando il monitoraggio è iniziato. Il THC, oggi, è presente con un
quantitativo medio dell' 8.5 %. Negli anni '80 era sotto il 4%. Il 60% delle
persone che usano questa droga per la prima volta hanno meno di 18 anni. Negli
adolescenti e nei giovani adulti "il cervello continua a svilupparsi e può
essere vulnerabile agli effetti deleteri della marijuana". Questa droga,
come dice la Dott.ssa Volkow, "può produrre cambiamenti nocivi a livello
fisico, mentale, emozionale e, contrariamente alle credenze popolari, può dare
dipendenza". L'aumento del principio attivo potrebbe anche essere la
ragione di un aumento degli interventi di pronto soccorso connessi all'uso di
marijuana. 4) Tutto ciò considerato è davvero scandaloso interrogarsi su Vasco
Rossi e la droga nell'arco della sua lunga, ricca di successi e movimentata carriera?
Scritto in Italia, Varie Commenti ( 354 ) " (50 voti, il voto medio è:
1.78 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jun 08 Petrolio,
libero mercato o libera speculazione? Parlo con amici economisti alla ricerca
di spiegazioni plausibili all'impennata del petrolio, che in un anno è
raddoppiato, e nessuno riesce razionalmente a spiegarla. Non basta, a
giustificarla, l'aumento della domanda generata da India, Cina e dai Paesi in
via di sviluppo e nemmeno l'arretratezza di molti impianti di estrazione nei
Paesi produttori. C'è dell'altro e forse, ancora una volta, stiamo scambiando
il libero mercato con la libera speculazione. Soros, che in materia se ne intende,
ha denunciato recentemente una nuova bolla, simile a quella del Nasdaq di fine
1999. I dati lo dimostrerebbero al Nymex i future movimentano un miliardo di
barili al giorno contro gli 85 milioni scambiati nella realtà, nei primi tre
mesi del 2008 si sarebbero riversati sui fondi hedge che speculano sul petrolio
più investimenti che in tutto il 2007. Insomma, staremmo pagando il prezzo non
di normali dinamiche di mercato, ma di una speculazione che, amplificata dal
mercato dei futures, sarebbe fine a se stessa. Anzi rischiamo di pagare due
volte: ora con prezzi assurdi, domani con gli effetti imprevedibili di un
tracollo che, se Soros ha ragione, sarà repentino e altrettanto
destabilizzante. E tutto ciò mentre un'altra crisi provocata dalla speculazione
di troppe banche, quella dei subprime, non si è nemmeno conclusa. Da liberale
mi chiedo: tutto questo ha senso? E come rimediare? Scritto in globalizzazione
Commenti ( 56 ) " (19 voti, il voto medio è: 2.26 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Una vita meritocratica. La polemica
su Vasco Rossi è ormai degenerata, pochi inviano messaggi di dissenso civili e
motivati, la maggior parte non fa che lanciarmi ingiurie talvolta pesantissime;
alcuni addirittura mi minacciano (complimenti). Molti di voi insistono nel
considerarlo un idolo e un messaggero d'amore, un personaggio positivo in una
società degenerata. Sarà, ma rivendico il diritto di non apprezzarlo come cantante
e di avere forti, motivate riserve sul messaggio che ha inviato per decenni.
Non intendo però andare avanti in eterno con questa diatriba, ormai inutile e
squalificante per chi la alimenta, ho pertanto deciso di togliere la frase
"incriminata", peraltro poche righe in un post incentrato su una
personalità di ben altro spessore come Max Gallo. Auguri a tutti. Sono rimasto
impressionato da alcune notizie provenienti dal mondo della scuola: ragazzini
di dodici anni che in un istituto milanese offrivano droga gratis ai compagni
per creare dipendenza e nel giro di pochi giorni trasformarli in clienti;
studenti di un liceo bene di Roma che si ribellano ai controlli della polizia e
rivendicano il diritto di drogarsi liberamente, episodi di bullismo di ripetizione:
l'anno scolastico si è chiuso decisamente male. Ha ragione l'intellettuale
francese Max Gallo, che ho intervistato per il Giornale, e che dice basta con
la cultura edonista ereditata dal Sessantotto. Secondo Gallo la scuola deve
tornare ad essere "il luogo della trasmissione del sapere", oggi,
invece, "prevale l'idea che lo studio debba essere divertente, che si
possa imparare senza faticare. E invece no: apprendere può essere duro, noioso,
anche ripetitivo, richiede sacrificio. L'importante è che poi questo sforzo
venga ricompensato con uno sbocco professionale premiante. Così la scuola può
diventare autenticamente meritocratica". Non si tratta di tornare al
passato, ma di ripristinare una gerarchia di valori e la speranza, questa sì
autenticamente progressista, di un'ascesa sociale anche ai giovani che
provengono da famiglie poco agiate. Il caos attuale e l'assenza di prospettive
concrete non generano altro che squallore individuale, familiare, sociale.
Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 451 ) " (33 voti, il voto
medio è: 2.3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
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trova nel territorio italiano deve essere... marina: ) Il censimento è
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una città... Marcello Foa: Caro jack, sono andato a rivedere il suo commento e
non ho evaso la risposta: si citava... ettore: JackTheLeopard, se non ti
dispiace ti do la mia risposta alla tua domanda.Il tuo timore che il B possa...
bo,mario: La differenza abissale del pensiero dei presenti alla trasmissione.
Dall'inferno, agli angeli, allo... Ultime news Amelia, crollano i solai di un
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( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia "Parleremo a tutti,
senza risse" di Walter Veltroni/ Segue dalla prima NON HO DUBBI su quale
debba essere la risposta a queste tue domande. La risposta è: sì. Già a metà
maggio, di fronte al coordinamento nazionale riunito per discutere del voto,
avevo detto che nei prossimi mesi il viaggio in Italia sarebbe continuato. Ma-
gari a ritmi meno frenetici, ma sarebbe continuato, senza sosta. Ora voglio
dire a te che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare. A tutti gli italiani. Innanzitutto al "popolo del Pd", a
quei dodici milioni di donne e di uomini che ci hanno dato fiducia e che non
meritano di avvertire attorno a loro sconforto, vuoto, disillusione, ma
soluzioni e risposte all'altezza, e riconoscimento, identificazione,
rappresentanza. In una parola quel "radicamento" del nostro partito
che verrà certo dalla concreta presenza fisica in tutti i Comuni, in tutti i
quartieri e le borgate del nostro Paese. E insieme a questo dalla
consapevolezza che non ci si radica solo aprendo nuove sedi, ma con la capacità
di interpretare le domande e i bisogni delle persone, con la prontezza nel
riconoscere le opinioni e condividere i sentimenti che si formano tra i
cittadini. E in questo senso il viaggio che ci apprestiamo a riprendere sarà
anche una parte del lavoro in vista della manifestazione che abbiamo annunciato
per l'autunno. Per questo, credo, è importante tornate a parlare a tutti, anche
a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza (nell'illusione
stanno scoprendo ora) di veder risolti i propri problemi e che invece si vedono
precipitare in una crisi sempre più aspra e in un clima politico che getta
l'Italia nel passato al posto che spingerla verso il futuro. Le "piazze
gremite" della campagna elettorale dicono che avevamo capito bene, caro
Antonio, quanto fosse importante rimettersi in sintonia con le famiglie, con i lavoratori,
con i pensionati, con i giovani precari, con le comunità locali. Quanto fosse
importante tornare a parlare, in una conferenza operaia, a chi da diversi anni
evidentemente ci percepiva lontani, distratti, impegnati a pensare e a fare
altro. Quanto fosse importante avanzare proposte e programmi degni di un
partito che vuole e deve essere "di popolo", anzi io credo che il Pd
debba letteralmente farsi popolo: come difendere i salari e la dignità del
lavoro; come salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie che non arrivano
alla quarta settimana del mese; come garantire pari opportunità ai nostri
ragazzi combattendo i privilegi e affermando il merito; come far comprendere,
superando quelli che giustamente definisci "i più dannosi luoghi comuni
della sinistra", che senza crescita e senza la buona salute delle imprese
non potrà esserci giustizia sociale, che per questo nostra nemica non è la
ricchezza ma la povertà, che la sicurezza è un diritto di tutti e che
garantirla vuol dire tutelare innanzitutto i più deboli. Ma facendolo come deve
fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria (he non è
mai stata vocazione all'autosufficienza): lavorando per unire. Unire i
lavoratori dipendenti e quelli autonomi, il lavoro e l'impresa, i giovani e gli
anziani, il nord e il sud. In un grande progetto di cambiamento, che superi
egoismi, frammentazioni, divisioni. Tutto questo non è stato evidentemente
sufficiente a vincere le elezioni, certo non è bastato il tempo. Ma abbiamo
fatto un lavoro grande e prezioso, che come ho già avuto modo di dire ci
consente di proseguire, ora, non "senza il Pd", come pure poteva
accadere, ma "a partire dal Pd". A partire dal nostro radicamento
nella vita concreta degli italiani e dall'innovazione di noi stessi, delle
nostre idee e della politica italiana. A partire dal ruolo di opposizione che
ci è stato assegnato. Non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di
questi ultimi quindici anni. Si illude chi spera di trascinarci indietro e di
diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di
parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia. Ma proprio per
questo, per farci trovare pronti, noi avanzeremo sempre nostre concrete
proposte alternative e in base ad esse saremo duri, netti e incalzanti nei
confronti del governo. E non sbandierando striscioni o improvvisando brindisi
nelle aule parlamentari, ma contrastando puntualmente, con il governo ombra e
con una rinnovata iniziativa dentro il corpo vivo del Paese, le sue proposte sbagliate
e le sue nefandezze, come abbiamo fatto denunciando l'irresponsabile balletto che sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro il
decreto su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di clandestinità,
la legge sulle intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e
tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le
iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato,
dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e
assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi
schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della
politica. E' da qui, dalla convinzione di quel che abbiamo fatto e dalla consapevolezza
di tutto quanto abbiamo ancora da fare, che in autunno riprenderemo dunque il
nostro viaggio in Italia. Ascolteremo, spiegheremo le nostre ragioni e
cercheremo di capire come renderle più forti. Faremo vivere anche così quella
grande forza riformista e di popolo che è e vuole essere il Partito
democratico.
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( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del MAURIZIO MARTINAIl segretario regionale Pd lombardo: basta con i
personalismi, parliamo di problemi reali "Noi giovani non siamo soldatini
di cartapesta" di Maria Zegarelli / Roma È il più giovane segretario regionale
del Pd, 30 anni. In Lombardia, "territorio complesso". Ma in politica
ci sta da anni, prima con il Movimento degli Studenti, poi nella Sinistra
giovanile. Maurizio Martina lancia un appello a Roma, ai vertici del Pd:
"Basta con queste polemiche interne, basta con i personalismi. La nostra
gente vuole parlare di politica, di problemi reali". I giovani, poi,
"non sono soldatini di cartapesta", hanno entusiasmo, "aspettano
di essere coinvolti". Martina, il popolo democratico si sente davvero
solo? "Il messaggio che emerge dal territorio lombardo, dalle feste
democratiche che si stanno svolgendo è quello di una distanza notevole tra
questa discussione tutta autoreferenziale, legata a correnti e correntine, e le
aspettative della nostra gente". Lei sta dicendo che nel Pd c'è un vuoto
tra Roma e il resto del territorio? "Dico che bisogna stare attenti a non
tirare troppo la corda perché il rischio del disincanto è forte. Le persone
sono molto più interessate a come far ripartire da settembre l'iniziativa politica
del partito che non alle polemiche. Un gruppo dirigente dovrebbe essere
consapevole delle grandi energie che ci sono, di tantissime persone che non
hanno voglia di rimanere prigioniere di vicende che riguardano il passato. Per
molti democratici la sconfitta non ha significato la fine della fiducia nel
programma e nel progetto politico di questo partito". L'impressione, però,
è che ci sia ancora la botta post-elettorale. "Non è semplice ripartire,
ma è possibile se ci si concentra sulle idee e l'iniziativa politica. In
Lombardia abbiamo messo in piedi un forum dei Mille circoli Pd, abbiamo aperto
la discussione su quattro tematiche fondamentali, dal
pendolarismo, alla questione Alitalia, e ci siamo resi conto che i militanti non aspettano altro che
ricominciare a discutere delle questioni reali. Il Pd quando "si fa
popolo" trova subito una risposta". Secondo lei la base si sta
appassionando alla discussione sui toni da tenere come opposizione?
"Noi dobbiamo calibrare la nostra iniziativa di opposizione nei confronti
di questa maggioranza e queste sono le settimane giuste per prendere le misure
a questo governo. Condivido in pieno le parole del segretario al riguardo. Noto
che anche sul territorio si sta discutendo di questo, ma resta il fatto che
quando il partito riesce a essere concreto sul merito delle questioni, viene
riconosciuto nel suo ruolo di opposizione". La gente Pd aspetta l'avvio
del tesseramento. Non è già tardi? "Sono sicuro che entro poco tempo anche
questa questione verrà definitivamente risolta per consentire ai territori di
aprire la stagione del tesseramento. Le feste sono l'occasione giusta per
iniziare". I giovani chiedono attenzione. Cuperlo nota che gli attori in
scena sono sempre gli stessi.. "Quando discutiamo di rinnovamento più che
predicarlo bisognerebbe praticarlo nella quotidianità. I primi mesi di crescita
del Pd, dal 14 ottobre in poi, hanno aperto strade che fino al giorno prima
erano impraticabili, io stesso ne sono un esempio, e questo è avvenuto per la
capacità dei gruppi dirigenti di mettersi in discussione. Ma detto questo, devo
aggiungere che quelli della mia generazione non sono affatto appassionati dal
dibattito interno a cui stiamo assistendo. Quando parliamo di rinnovamento di
classi dirigenti nessuno può permettersi di immaginare che questa cosa si
faccia con i soldatini di cartapesta, pensando di dare spazio ai giovani con
gli schemi del passato. Il Pd deve esaltare l'autonomia di pensiero di una
nuova generazione. Abbiamo di fronte la sfida delle elezioni europee: partiamo
da una riflessione sull'anima sociale e culturale di quel grande spazio".
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( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del "Pronti a rompere con il passato" Su Alitalia la Cgil apre
il confronto di Roberto Rossi / Roma La nuova partita a scacchi, l'ennesima, su
Alitalia tra azienda e
sindacati è ufficialmente iniziata. In gioco non solo posti di lavoro ma anche
il futuro della compagnia e del trasporto aereo italiano. Ad avviare il match ci ha pensato
ieri il presidente della compagnia Aristide Police. Che durante l'assemblea dei
soci, chiamata a chiudere il peggiore bilancio della storia del gruppo, ha
invitato a "rompere con il passato" visto che non ci sarà più spazio
per "tatticismi, giochi di potere, ingiustificati privilegi". Perché
questo richiamo da un uomo misurato come Police? Perché fra pochi giorni, forse
già questa settimana, Intesa Sanpaolo presentare il suo piano di salvataggio di
Alitalia. L'ultima spiaggia per la compagnia. E senza
il consenso dei sindacati non c'è spazio di riuscita. La mossa di Police
qualche cosa l'ha ottenuta: l'inaspettata apertura della Cgil. Andiamo con
ordine. Il piano Intesa Sanpaolo, advisor del Tesoro, con tutta probabilità
prospetterà la divisione in due di Alitalia con la
creazione di una nuova società, molto più snella della precedente e nella quale
confluirà anche Air One, e una bad company. Secondo alcune indiscrezioni questa
potrebbe essere addirittura la stessa Alitalia le cui
attività di volo potrebbero essere cedute alla nuova società o date in affitto
(quest'ultima ipotesi renderebbe meno oneroso l'ingresso di nuovi soci nella
nuova società). Ma il punto non è questo. Chiunque sia la bad company o la new
company il piano prevede una lunga lista di esuberi. Quanti? Come scritto da
diversi giorni, per i soli servizi di volo, e cioè la ciccia del gruppo, si parla
di più di 4mila licenziamenti. Ma il computo potrebbe essere parziale. Contando
anche i servizi di terra (oggi raccolgono 8mila lavoratori circa), che
dovrebbero rimanere nella bad company, allora la cifra potrebbe schizzare molto
in alto. Molto più in alto del piano Air France dello scorso marzo: allora gli
esuberi erano calcolati in 2.100, per i servizi che confluivano nel gruppo
francese, e altri tremila per quelli che rimanevano fuori in Fintecna. Il piano
di Intesa non è poca roba. Ma questo è il prezzo da pagare per tre mesi di
immobilismo politico. E questo è il messaggio che Police ha voluto mandare ai
sindacati. Per i quali si pone un problema enorme. Accettare un taglio così
drastico significa azzerare la rappresentanza nel futuro gruppo. Per questo
Cisl e Uil, che pure avevano cavalcato l'onda anti francese, hanno risposto
picche. "Se si prevedono 4 mila esuberi non ci sediamo al tavolo" ha
detto Giuseppe Caronia, segretario generale della Uil Trasporti. "Non si
può partire dagli esuberi" ha fatto sapere Claudio Claudiani, segretario
della Fit Cisl. Chi non si è unita al coro è stata la Cgil. Che sul piatto però
ha messo non solo la vicenda Alitalia ma il riassetto
complessivo di tutto il trasporto aereo. "Ha ragione il presidente Police,
occorre rompere con il passato" ha detto Fabrizio Solari della Filt, ma la
"rottura riguarda anche la revisione dell'attuale assetto dell'intero
settore del trasporto aereo". "Noi non rinunciamo a misurarci con
questo obiettivo, davvero disponibili a "rompere con il
passato"". Un solo dubbio: è sindacalismo o politica?.
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( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
"Inquietanti
le anticipazioni sul piano" Bersani: con Air France sarebbe stato meglio Alitalia, i sindacati
scendono in trincea "Con 4mila esuberi non veniamo al tavolo" ALDO
FONTANAROSA A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.
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( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, sindacati sul
piede di guerra "Con oltre 4.000 esuberi non ci sediamo al tavolo del
confronto" ALDO FONTANAROSA ROMA - "Se è così, neanche ci sediamo al
tavolo". I sindacati sono spaventati alla notizia che Banca Intesa -
incaricata dal governo di un piano di salvataggio di Alitalia - la immagina
con oltre 4000 posti in meno. "Le indiscrezioni che leggiamo su Repubblica - dice
Giuseppe Caronia, segretario della Uil Trasporti - sono inquietanti. Nessuno
dei precedenti piani prevedeva 4000 esuberi: né quello di Toto, proprietario di
AirOne, tantomeno quello di Air France. E' una cifra folle". Claudio
Claudiani, segretario della Fit Cisl, ne fa anche una questione di metodo:
"Alitalia ha bisogno di un piano industriale e di
un solido alleato internazionale. Solo alla fine di questo percorso, si
potranno calcolare gli esuberi. E' scorretto invece procedere all'incontrario e
partire proprio dai tagli del personale". Il piano di Banca Intesa
ipotizza la nascita di una nuova scatola societaria, dentro la quale portare
un'Alitalia ridimensionata ed anche AirOne (mentre
Meridiana sarebbe esclusa dalla partita). Alla nuova società, soggetti industriali
e finanziari - tutti privati - garantirebbero una forte iniezione di capitali.
Invece il ministero dell'Economia, oggi azionista di riferimento, non avrebbe
più alcun ruolo. Né sarebbero coinvolte Fintecna, Eni o Finmeccanica (che
dunque non si faranno carico di attività satelliti di Alitalia,
scorporate). Solo alla fine di questo percorso, verrebbe agganciato un alleato
internazionale. Caronia della Uil trova ragionevole procedere a tappe mentre
Claudiani della Cisl teme che i tempi si allunghino oltre il lecito: "La
rotta industriale, le nuove regole per il governo dell'azienda e l'alleanza
internazionale: tutto questo va deciso subito e in un'unica fase. Mentre la
crisi si aggrava, sembra venire meno quell'impulso, la spinta che ci saremmo aspettati".
Fabrizio Solari, della Filt Cgil, è avvilito: "L'azienda è senza governo
da quasi due anni ed è già un miracolo che esista ancora, con il petrolio a 140
dollari". Proprio ieri l'assemblea dell'Alitalia
ha approvato un bilancio 2007 che il presidente Police ha definito orribile,
con perdite pari a 495 milioni, "uno dei più difficili della storia".
In ogni caso, Solari invita a guardare avanti e critica i nostalgici di Air
France: "La compagnia francese non è mai stata in corsa per comprare Alitalia. L'ipotesi non era sul tavolo, a causa delle troppe
precondizioni che i francesi stessi ponevano. L'economia del nostro Paese ha
bisogno di una efficiente compagnia aerea di riferimento, così come avviene per
tutti i principali Paesi del mondo. Pur di arrivare a questo obiettivo, noi
siamo davvero disponibili a rompere con il passato".
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( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Due mesi di
silenzio Interessi colpiti "Da Air France più soldi e meno tagli ora solo
un pasticcio ad alto rischio" Per 2 mesi dopo il voto e nel pieno
aggravarsi della vicenda non si è più sentito nulla Ogni soluzione ora è
esposta alla reazione di lavoratori, azionisti, creditori e concorrenti
PIERLUIGI BERSANI* Caro direttore,c'è qualcosa che indigna più delle veline. E'
il caso di Alitalia. Da persona informata dei fatti
posso dire che nei giorni attorno alle elezioni si lavorava per riannodare il
dialogo tra Air France e i sindacati. Si affacciava la possibilità di chiudere.
Il vincitore delle elezioni ribadì in modo sprezzante il suo no e garantì che
era pronta un'altra soluzione. I francesi se ne andarono. Dopo un decreto
legge, dopo 300 milioni buttati, dopo uno specialissimo incarico all'advisor,
eccoci dunque alla soglia del traguardo: si parla di una bad company con
debiti, esuberi e qualche attività da dismettere e di una new&co che
prenderà il volo con Air One e/o con chi ci sta. Ho l'impressione che sfugga a
molti la portata del pasticcio che si sta determinando e a quante e quali
domande il nuovo progetto dovrà rispondere. 1) Si pensa forse di imbastire una
operazione di scorporo e spezzatino senza mostrare e rendere leggibile al
consiglio di amministrazione, ai sindacati e all'opinione pubblica un piano
industriale convincente per la nuova compagnia? Ognuno sa che per farcela Alitalia ha bisogno di soldi veri, di soggetti che sappiano
fare il mestiere e di una immediata dimensione internazionale. Erano questi i
parametri sui quali la proposta di Air France risultò la più convincente. Resta
questo il banco di prova? Si parla ancora di Alitalia o si parla di altro? Credo che
il consiglio d'amministrazione di Alitalia (che non ha ancora un amministratore delegato!) sia nel
diritto-dovere di saperlo. 2) Si pensa per caso ad un "fallimento
atipico"? Come si può far convergere non già dei rami di azienda ma le
passività e gli esuberi senza violare elementari principi di pari tutela di
lavoratori e creditori? 3) Perché è scomparsa l'ipotesi (peraltro
negativa) della legge Marzano? Per non perdere definitivamente la faccia?
Perché si sa che qualsiasi commissario non potrebbe sottrarsi a procedure di
comparazione di offerte? 4) Se un qualche soggetto terzo avesse l'impressione
che la recente decretazione e il percorso che ne è derivato fossero un modo per
ripescare una proposta e dei protagonisti già presenti nella vicenda a
prescindere dagli interessi di piccoli azionisti, creditori e lavoratori, come
gli si risponderebbe? 5) Sia nel caso di "fallimento tecnico", sia
nel caso di commissariamento, sia nel caso di liquidazione come si pensa di
corrispondere alla garanzia di continuità aziendale che il governo ha offerto
per dodici mesi all'atto del decreto e in virtù della quale è stato approvato
il bilancio di Alitalia? 6) Come si pensa di spiegare
ai lavoratori la dimensione degli esuberi? Dando la colpa ai francesi che sono
scappati, dicendo che la cordata era uno scherzo? O inventandosi magari una
soluzione nazional-popolare pronta a esplodere tra qualche anno? E' tempo di
ricordare le ricadute del piano Air France: poco più di duemila esuberi,
praticamente tutti accompagnabili alla pensione. Perfino il problema dei
centotrentatre piloti per cinque aerei cargo veniva diluito nel tempo. Quanto
ai soldi: scambio azionario, un miliardo di ricapitalizzazione, mezzo miliardo
per le obbligazioni, impegno per tre miliardi di investimenti dal 2009. Questa
offerta fu definita una svendita, un disastro, un massacro. Qualcuno
elegantemente fece notare che Padoa-Schioppa aveva casa in Francia. E adesso?
Di quali cifre parliamo? Ma il pasticcio non finisce con queste domande. Va
ricordato che per allestire il pasticcio si è fatto strame, con il recente
decreto, di ogni norma di trasparenza, di non discriminazione, di confronto concorrenziale,
di verifica neutrale della congruità dell'offerta. Tutto questo ormai può
esporre qualsiasi soluzione alla reazione degli interessi legittimi colpiti di
lavoratori, azionisti, creditori, concorrenti. Per tacere poi della Commissione
europea. Infine, non può mancare una nota su Malpensa. Chi sotto elezioni
intimò ad Alitalia-Air France di non abbandonare
Malpensa e accusò il governo di tradire il nord adesso senza colpo ferire ha
cambiato totalmente idea: Alitalia se ne stia fuori.
Alla buon ora! Ecco, allora, concludendo l'indignazione. Se per caso tra
qualche giorno dovesse apparire chiaro che per cinismo elettorale Berlusconi e
compagnia hanno rovinato le prospettive di una azienda e di migliaia di
lavoratori chi gliene chiederà conto? Per mesi interi, prima delle elezioni,
non si è parlato d'altro su giornali e tv. Toni aggressivi e truculenti,
commenti innumerevoli e innumerevoli polemiche, pronunciamenti altisonanti dei
soggetti sociali e istituzionali più disparati. Per due mesi dopo le elezioni e
nel pieno drammatico aggravamento della vicenda non si è più sentito nulla.
Nulla di nulla. Forse il nostro è davvero un paese da luna di miele. O forse il
nostro è un paese nel quale, se le compagnie aeree stanno male, anche la
democrazia non sta benissimo. *Ministro ombra dell'Economia.
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( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Berti
(Anpac) Piloti fiduciosi "Soluzione vicina" Lo Stato deve affiancare
i privati, temo che il partner estero non entrerà ROMA - "Sono fiducioso.
Non nel senso che sono sicuro che tutto andrà bene. Ma nel senso che ho la
ragionevole certezza che si possa trovare una soluzione positiva". Il
comandante Fabio Berti, presidente dell'Anpac, la principale associazione dei
piloti italiani, è pessimista solo su un punto: non ci sarà l'ingresso di un
partner estero. Su che cosa basa questa sua fiducia? "Sul fatto che
l'Italia non può permettersi di non avere una propria compagnia di bandiera. Ce
l'hanno la Francia, la Germania, la Gran Bretagna. Per il bene del paese
dobbiamo continuare ad averla anche noi". Perché? "Ma perché Alitalia è una compagnia che fa la mobilità del paese. Anzi, il problema
è di rafforzarne la quota nel mercato interno. Alitalia ha il 40 per cento del totale, contro il 90 sia di Air France
che di Lufthansa. In nessun altro paese si è permesso che la compagnia di
bandiera perdesse quote a favore di un'altra compagnia interna". è
sempre possibile che non si trovi una soluzione. "Un esito del genere non
conviene né alla politica né all'azienda. In questo caso i lavoratori non
resterebbero con le mani in mano". E i 4 mila esuberi di cui si parla?
"Troppi. In questo modo avremmo una compagnia ancora più piccola, che non
è certo quello che il governo auspicava". Qual è la soluzione, secondo
lei? "L'ingresso nel capitale di imprenditori che così collaborerebbero
con lo Stato". Lo Stato? Ma Intesa Sanpaolo lavora a una sua uscita.
"Alla fine un ruolo per lo Stato ci deve per forza essere, come nel resto
d'Europa". (a.bon.).
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( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA/L'ALLARME
DEL PRESIDENTE Police: "Ultima chiamata" Alitalia ha
"un'ultima chance" che non può perdere e nel giro di pochi giorni è attesa
dall'advisor Intesa SanPaolo una proposta per il risanamento della compagnia.
Ad affermarlo è stato il presidente di Alitalia, Aristide
Police, aprendo i lavori dell'assemblea degli azionisti. "Siamo all'ultima chance che
non possiamo correre il rischio di perdere. Tra qualche giorno sapremo se
l'advisor sarà in grado di prospettare un'idonea strategia di sviluppo per la
compagnia". Police ha quindi sottolineato come il bilancio dell'esercizio,
che l'assemblea ha poi approvato, sia stato "uno dei più difficili della
storia della nostra compagnia". E per risanarla, "occorrerà
percorrere celermente nuove strade, di vera e propria rottura con il passato,
abbandonando rapidamente tutto ciò che c'è di insostenibile e di inadeguato, in
uno scenario macroeconomico ancora più critico per via della sempre più
inarrestabile crescita del costo del carburante". "A questo fine - ha
proseguito Police - assicuro a nome del consiglio di amministrazione, che sarà
garantita un'attenta considerazione a tutti i risvolti di ordine sociale che il
piano di risanamento della compagnia farà emergere ma che sarà richiesto a
tutti il massimo impegno a concorrere a questo ambizioso traguardo e non ci
sarà più spazio per tatticismi, giochi di potere, ingiutificati privilegi. La sorte
della nostra società - ha concluso - non verrà seconda rispetto ad alcuna
esigenza".
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( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il
Commissario Ue ai Trasporti, Tajani: il governo proceda subito con la
valutazione d'impatto ambientale "Ora un colpo d'acceleratore
per sbloccare i fondi europei" "Il prestito Alitalia? Non c'è stata bocciatura, ma solo una procedura di
investigazione" ADRIANO BONAFEDE ROMA - "La conclusione dei lavori
dell'Osservatorio sulla Torino-Lione è un importante passo avanti per la
realizzazione di quest'opera prioritaria per l'Europa e per l'Italia. Ha
prevalso l'interesse del territorio e della crescita economica. Faccio i miei
complimenti all'ingegner Virano, che è stato molto abile nel trovare il
consenso dei cittadini della Val di Susa". è molto soddisfatto, quasi
raggiante Antonio Tajani, commissario europeo ai Trasporti: gli ostacoli
principali - l'opposizione delle popolazioni locali - sembrano superati, ora
però bisogna lottare contro il tempo per far ottenere all'Italia i fondi
europei. Qual è il prossimo 'step' per la costruzione della Torino-Lione?
"Bisogna che il governo italiano proceda rapidamente con la valutazione
d'impatto ambientale, che dovrà essere inviata all'Unione europea. Solo dopo
l'Unione europea potrà procedere allo sblocco dei fondi". Quanto tempo ha
il governo italiano per la valutazione d'impatto ambientale? "Poche
settimane". E poi la costruzione dell'opera potrà iniziare ? "Faremo
pressioni sul Parlamento europeo perché acceleri i tempi di erogazione dei
fondi. Inoltre, pungoleremo gli Stati membri perché intervengano direttamente
nelle 'Ten' (Trans European Networks, ndr). Del resto, crediamo molto nelle
reti transeuropee. E la Torino-Lione, in particolare, è di straordinaria
importanza". Commissario Tajani, lei ora è contento che si sia trovata l'intesa
con i cittadini delle aree interessate. Ma non era stato il precedente governo
Berlusconi a registrare soprattutto questi contrasti? "C'erano stati
problemi con tutti, anche con l'ultimo governo Prodi, in particolare con il
ministro Di Pietro. Ma ora ogni problema è superato. L'attuale ministro,
Matteoli, ha favorito il dialogo, e l'Osservatorio ha fatto il resto". Un
altro problema spinoso per lei è quello dell'Alitalia.
La Commissione deve ancora pronunciarsi sul prestito di 300 milioni fatto dal
Tesoro. Quando lo farà? "Stiamo ancora aspettando la risposta del governo,
che dovrebbe arrivare prima della fine di luglio". E poi ci sarà la
decisione dell'Unione europea? "Può darsi. Ma può anche darsi che la
procedura vada avanti ancora per mesi. Se la prima risposta del governo
italiano darà adito a dubbi, la Commissione potrebbe chiedere ulteriori
chiarimenti". Mesi? Ma entro la prima metà di agosto, comunque, una
soluzione dovrà essere trovata per Alitalia. Vuol dire
che la procedura d'infrazione sarà archiviata? "Non posso rispondere su
cosa succederà in futuro. In ogni caso vorrei chiarire che l'Unione europea non
si è affatto pronunciata in merito a un'eventuale infrazione dei Trattati.
Quella che abbiamo aperta è una normale procedura 'd'investigazione': la
commissione vuole innanzitutto sapere, capire, non punire lo Stato italiano. Il
giudizio verrà dopo".
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( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il leader udc e le intercettazioni di Berlusconi su Rai
e attrici: lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le considero barbare
come per Fazio e D'Alema Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il
Pd lo scarichi ROMA - Si sente "sconfortato", Pier Ferdinando Casini.
Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura si sarebbe
caratterizzata per un "confronto sulle cose vere", dal costo della
vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci si ritrova
"precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro tra magistratura
e politica" che un sistema "falsamente bipartitico" non può
risolvere. Per questo, più che per "ragioni di bon ton, che mi interessano
poco", il leader dell'Udc, in questo clima incandescente per i tanti nodi
giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più caoticamente, accusa Antonio Di
Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano dal centrodestra:
"Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino in più per il
suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una sostanziosa
assicurazione per la vita". Di Pietro contesta al premier l'uso della
giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti
"disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà
una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a
Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai
problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il
pelo ma non il vizio...". Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla norma
blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo disponibili ad
approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente tenendo conto dei
rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi. Ma che bisogno
c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una norma incongrua
nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del capo dello Stato?
Questo proprio non ci piace". Quello che viene fuori dalle intercettazioni
le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare
quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando
l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si
tratta di frasi estrapolate dal contesto. Comunque, preferisco non fare
commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli occhi di tutti". Lo pensa
anche Di Pietro. "Sì, ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento
giudiziario contro Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la
pensano in tanti, così come in tanti vedono il conflitto di interessi di
Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei
toni, da quel martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se
l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri:
il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà
perduta da tempo". Quale sarebbe allora la giusta opposizione a
Berlusconi? "Quella che lo incalza sui fatti, che gli
chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di
un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare
Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare
avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con
Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche
sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di
aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo
sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti
fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo
ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non
siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per
diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna
dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E
riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in
una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono
nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa
essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver
puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se
questo ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione
questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi".
Paola Di Caro Chi è Casini è nato a Bologna nel 1955. Laureato in Legge, è il
leader dell'Udc.
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