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DEL 2 settembre 2008 #TOP
IN EVIDENZA
- Epifani: no al
gioco "prendere o lasciare" Il leader Cgil: «nuova alitalia, Si deve trattare su tutto» «Ai nuovi soci il governo offre convenienza cambiando le regole,
riducendo organici e garanzie contrattuali». Di sergio Rizzo (Il Corriere della
sera 2-9-2008)
ROMA
- Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per la Nuova Alitalia.
Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato fino ad ora. La cifra
è stata fornita la scorsa settimana dal governo a Cgil, Cisl e Uil in un
incontro segreto tenutosi prima del Consiglio dei ministri che ha approvato il
decreto ad hoc per snellire e accelerare le procedure per il commissariamento
dell'Alitalia.
Al ministero del Lavoro, ieri, non si è fatto alcun cenno al nodo dei
lavoratori in eccedenza. Ma era quello il tema che aleggiava nell'affollato
salone di Via Flavia. Di cassa integrazione, mobilità e ricollocazione nella
logica del "welfare to work" se ne parlerà esplicitamente solo al
termine del confronto sul piano industriale elaborato dalla newco, la Compagnia
aerea italiana, che disegna l'attività e le prospettive della nuova società
guidata da Roberto Colaninno.
Ma dietro le quinte, lontano dai riflettori, nella calura agostana, il
negoziato ha già preso le mosse: a casa del ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, a Roma, mercoledì scorso, vigilia del primo Consiglio dei ministri a
Palazzo Chigi dopo le ferie. C'erano, oltre al padrone di casa, il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dello
Sviluppo economico, Claudio Scajola, il responsabile, infine, delle
Infrastrutture, Altero Matteoli. Non il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, impegnato al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ma anche
palesemente defilato in questa interminabile storia a puntate della crisi
dell'Alitalia, nonostante sia proprio lui il primo azionista della società
della Magliana con il 49 per cento dei titoli.
Assenti pure i leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni,
impegnati all'estero, l'uno a Denver alla convention dei Democratici di Barack
Obama, l'altro in Cile al congresso dell'Union nacional de trabajadores (Unt).
Presenti, invece, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e i due
segretari confederali rimasti a Roma: Agostino Megale per la Cgil e Renzo
Bellini della Cisl, con la delega dei rispettivi capi a impostare la
trattativa.
Un appuntamento decisivo, forse. Perché è lì, nonostante la delegazione
sindacale sia a ranghi ridotti, che si fissa il percorso per il confronto che è
cominciato formalmente ieri: prima la relazione del commissario Augusto
Fantozzi, poi il piano industriale, e solo all'ultimo la gestione delle
eccedenze. Per fare il più possibile un negoziato "normale" e
neutralizzare gli aut aut del banchiere Corrado Passera ("senza l'accordo
con i sindacati salta tutto") e dell'industriale Colaninno
("l'alternativa è la bancarotta").
E la mossa dell'esecutivo di comunicare in anteprima, per quanto informalmente,
una quantità più bassa di posti di lavoro a rischio serviva a svelenire il
clima. Un passo avanti, parrebbe. Anche perché è difficile che il negoziato non
abbassi ulteriormente il numero dei posti a rischio sotto quota 4.500.
D'altra parte bastava leggere ieri la dichiarazione di Bonanni dall'Argentina,
in contemporanea all'apertura del tavolo in Via Flavia: "Ci aspettiamo un
numero di esuberi inferiore a quello prospettato un anno fa. E spero che questo
si possa davvero ottenere".
Poi è nell'incontro segreto che Sacconi garantisce i sette anni consecutivi
(quattro di cassa integrazione e tre di mobilità) di sostegno al reddito per
coloro che non resteranno più in Alitalia, senza alcuna differenza (come nel
passato) in relazione alla regione di residenza e all'età anagrafica.
Ed è Letta che insiste nel sottolineare che l'accordo con i sindacati è
fondamentale perché è una delle condizioni che hanno posto i sedici
imprenditori entrati nella cordata tricolore. Ma anche perché senza il consenso
sociale una ristrutturazione aziendale di tale portata non appare gestibile.
Non fissano un dead-line per il negoziato. Eppure è chiaro che non si potrà
andare oltre la fine del mese, come lo stesso Letta ribadisce ieri al
ministero. La dead-line, ormai, l'hanno stabilita le casse vuote della
Magliana: resteranno 30-50 milioni al massimo a fine settembre.
Lì, nell'incontro segreto, qualcuno comincia anche a trarre le conseguenze del
numero complessivo degli esuberi, associando a ciascuna categoria professionale
il numero relativo: 500 i piloti, 1.500 gli assistenti di volo (hostess e steward),
2.500, infine, gli addetti ai servizi di terra (Alitalia Service). Questi, a
breve, rientreranno tutti nel perimetro aziendale dell'Alitalia dopo essere
stati in comproprietà con Fintecna, la finanziaria del Tesoro. Per tutti cassa
integrazione a zero ore. Poi mobilità, l'anticamera del licenziamento, con la
fine del rapporto di lavoro. Ma anche la ricollocazione: Vito Riggio,
presidente dell'Enac, per esempio, è già pronto ad assorbire una cinquantina di
piloti per destinarli alle attività di controllo dell'ente.
(2
settembre 2008)
ROMA — Dunque, ci siamo.
Silvio Berlusconi ha detto quello che molti pensavano, e cioè che volente o
nolente, stavolta il sindacato dovrà mandare giù il calice amaro. E se non è
una manfrina, ne vedremo delle belle. La prova? «Non ingoiamo niente», avverte
Guglielmo Epifani.
Si parte in salita...
«A chi dice prendere o lasciare dico: non esiste. È una trattativa vera appena
iniziata. Non conosciamo il piano e come abbiamo sempre detto, vogliamo definire
un profilo di una compagnia che non sia solo regionale ma con ambizioni
internazionali».
Buona fortuna.
«Diversamente non avrebbe senso mettere soldi pubblici. Si deve ripartire dai
punti su cui non si chiuse con Air France: qualità e quantità della flotta e
dei collegamenti, soprattutto internazionali. E poi il perimetro aziendale, con
una particolare attenzione all'occupazione a Roma, Napoli e Milano perché ci
sono funzioni come manutenzione e motori che non possono restare fuori».
Non conosciamo il piano, ha detto. Non lo conoscete sul serio?
«Ogni tanto Corrado Passera ci ha detto qualcosa, informalmente. Ma questo da
più di un anno. Perché da più di un anno lavorava a questa soluzione. L'aveva
proposta anche durante il governo Prodi».
Perché non l'accettarono?
«Non lo so. Lui era convinto che si potesse risanare l'Alitalia integrandola
con Air one».
E voi?
«Anche noi abbiamo sempre visto favorevolmente una integrazione. Perché una
soluzione per l'Alitalia ha ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di
Air one contano come quelli di Alitalia».
Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a mettere una lira
nell'Alitalia. E non li trovò. Invece Berlusconi sì. Come lo spiega?
«Una parte ha accettato forse perché ha altri interessi, penso soprattutto a
quelli immobiliari. Altri sono legati ai regimi di concessione. Poi c'è chi ha
un esplicito conflitto d'interessi, come Benetton, azionista di Aeroporti di
Roma...».
Non crede nella sincerità di Roberto Colaninno?
«Colaninno mi pare il più sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più
esposto. In fondo è lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio
della gestione».
A sinistra c'è chi considera lui e Passera addirittura dei traditori.
«La categoria dei traditori è sempre sbagliata, nei confronti di chiunque venga
usata. Ciò detto, gli imprenditori italiani sono questi, e sono così. Bisogna
prenderne atto, senza illusioni».
Che cosa vuol dire sono così?
«Attenti ai loro interessi».
Non che con Prodi fossero disattenti. Che cosa è cambiato da allora?
«Bisognerebbe chiedere a loro perché all'epoca molti dissero di no. Marco
Tronchetti Provera, per esempio, mi pare non fosse entusiasta. Forse oggi le
imprese tornano a essere filogovernative».
Una volta era la regola...
«Ma oggi c'è un governo che fa capire di voler essere interventista in
economia. Perciò chi si aspetta qualche sostegno può immaginare di ricavarne
vantaggi. In più, si propone loro un quadro di assoluta convenienza cambiando
tutte le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali».
Dica la verità, sotto sotto questa situazione non può essere un vantaggio
anche per il sindacato?
«No. Noi vogliamo imprenditori che scommettono sul rilancio dell'azienda.
Perché un imprenditore che lo fa per altri fini, con il variare delle
condizioni può variare il suo interesse».
Teme che questo possa accadere?
«Vediamo. Non sono d'accordo con Colaninno quando dice: il quadro delle regole
è questo, noi ne approfittiamo. Le regole non possono essere fatte ad hoc per
ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in
questa fase sono attenti più al loro tornaconto che alle regole».
C'è chi direbbe: fanno soltanto il loro mestiere.
«Anche la presenza di Marcegaglia, cioè dell'azienda del presidente di
Confindustria, nel momento in cui si fanno regole ad hoc si espone a questo
problema. Ecco il punto debole, che avrà ricadute se e come come verrà fatto il
patto di controllo dell'azienda».
Patto di controllo?
«Diversamente non capisco come si potrebbe governare un'azienda con un capitale
così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile, che leghi fra di loro chi
nutre un vero interesse nel rilancio dell' Alitalia. Il rischio è che si arrivi
altrimenti all'ennesimo bizantino patto di sindacato senza una guida certa».
Le opinioni sono sacre.
«Ecco. Mi piacerebbe e sarebbe più corretto che chi ha secondi fini o conflitti
d'interessi fosse ai margini del patto di controllo».
Alla fine non ho capito se questa operazione la convince oppure no.
«Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la determinazione
degli azionisti. Qui la determinazione degli azionisti è da verificare per una
parte di essi».
Veniamo alle difficoltà del mercato.
«Si è aperta una nuova stagione di aggregazioni. Questo implica la scelta di un
vettore internazionale con cui si faccia un discorso chiaro».
C'era: Air France-Klm.
«Quella finiva per essere un'acquisizione. Perché Iberia può fare una fusione
con British e Alitalia deve essere acquisita da Air France?».
Indovino: forse perché Alitalia è fallita e Iberia invece no?
«Ma il mercato italiano è interessante. E se si può evitare di essere solo
acquisiti... perché non c'è dubbio che ci siano degli interessi della comunità
nazionale. Prendiamo i Paesi del G8, in tutti c'è una compagnia nazionale
sovrana nel loro Paese. Vorrà dire qualcosa?».
Forse che l'Italia stessa sta a fatica nel G8?
«Probabilmente, se dovessimo prendere a riferimento il trasporto aereo, nel G8
saremmo certamente un'anomalia. Lo sa che cosa mi è toccato vedere su un volo
della Delta, che è una compagnia alleata dell'Alitalia? Ti danno un foglietto
sul quale vengono decantati i vini tedeschi, argentini... e niente sui vini
italiani».
E si stupisce? Forse il problema non è soltanto l'Alitalia.
«Vuole che non lo sappia? Una volta, quando il giovane Barack Obama studiava e
non aveva una lira, girava con una Fiat. Era di seconda o terza mano, ma girava
con una Fiat per le strade degli Stati Uniti. Trovate adesso una Fiat in America,
se siete capaci».
Sergio
Rizzzo
·
Articoli
Alitalia 2 (66)
Berlusconi:
Alitalia si deve salvare ( da "Voce d'Italia, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tutte le
persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente lavoro"
Berlusconi: Alitalia si deve salvare Sacconi, accordo con i sindacati entro una
settimana Bruxelles, 2 set. - Presente al Consiglio Europeo per il nodo sulla
Georgia, il premier Berlusconi, intervistato dai giornalisti sull'eventuale
salvataggio di Alitalia,
Berlusconi
è sicuro: <I sindacati diranno sì>
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non esisteuna
alternativa al piano messo a punto per Alitalia. Quindi, prepariamoci ad
affrontare un momento che non sarà un normale confronto sindacale". Nella
sua intervista, Colaninno ha osservato anche come gli attuali contratti di
lavoro dei dipendenti Alitalia non sono più validi. Più in generale, il
presidente di Compagnia aerea italiana ha voluto spiegare che "è l'
<È
ancora prestoper il confronto>
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
data la
situazione di crisi di Alitalia, la deadline per la conclusione del confronto
con il sindacato "è imperativa". Secondo quanto riferito da Fantozzi
ai sindacati, la liquidità di cui dispone Alitalia è stimata infatti fra 195 e
200 milioni per fine agosto e fra 30 e 50 milioni per fine settembre.
Alitalia,
ultimatum ai sindacati ( da "Repubblica, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
piano
Alitalia, ultimatum ai sindacati "A rischio biglietti e carburanti, 10
giorni per evitare il crac" ROMA - Un vero e proprio ultimatum quello dato
dal governo ai sindacati nell'incontro di ieri sulle sorti di Alitalia. Il
commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi è stato chiaro:
"Sono a rischio la possibilità di emettere i biglietti e gli acquisti di
carburante.
"british
airways valuta il dossier" ( da "Repubblica, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
British
Airways starebbe considerando una partnership con Alitalia così come anticipato
da Repubblica domenica scorsa. Una ulteriore conferma proviene dal Wall Street
Journal nella sua versione online citando fonti vicine al dossier. British
diventa così "l'ultima compagnia europea - scrive il quotidiano - a
interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana".
Rifornimenti
rifiutati e caos biglietti subito due grane per il commissario
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per un saluto
al presidente uscente di Alitalia, Aristide Police ed uno scambio di opinioni
sullo stato della compagnia di bandiera. Poi, ieri mattina nel suo nuovo
ufficio con due segretarie, un primo assaggio di quel che resta di Alitalia,
con al fianco il gruppo ristretto dei più esperti manager dell'azienda.
Ultimatum
del governo al sindacato berlusconi:"su alitalia non può dire no" -
luca iezzi ( da "Repubblica, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ribadire come
i margini di trattativa sugli esuberi e gli altri sacrifici che Alitalia dovrà affrontare
siano minimi: "A fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e
200 milioni che si ridurranno a 30-
E
da un vertice segreto a casa sacconi spunta lo sconto sugli esuberi: 4.500 -
lucio cillis roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
500 di
Alitalia Service, in capo a Fintecna, rientreranno nel gruppo LUCIO CILLIS
ROBERTO MANIA ROMA - Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per
la Nuova Alitalia. Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato
fino ad ora.
La
nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Palermo Le
idee La nuova Alitalia nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO C'è un
interesse della Sicilia alle strategie adottate dalla nuova Alitalia che
sorgerà con l'attuazione del progetto finanziario del quale si discute? Una
questione è saltata subito all'occhio e riguarderebbe la priorità assegnata,
nel disegno di rilancio,
La
nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
private del
Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati
da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri
dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze
quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte
le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio.
Manifestazione
dei lavoratori in agitazione per la vertenza alitalia
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Napoli
Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la vertenza Alitalia La vicenda
Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750
addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio. Già ieri, in
contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma, un'assemblea
ha poi dato luogo a un minicorteo interno.
Venti
di guerra all'atitech "sarà una lotta durissima"
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La vicenda
Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750
addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio, in prima linea fra coloro
che potrebbero essere liquidati nell'ambito della "bad company". Già
ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma,
un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo interno.
Malpensa
prova la grande rimonta ( da "Repubblica, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Moratti
troppo prudente verso il governo Malpensa prova la grande rimonta Ha già
recuperato un terzo dei passeggeri persi con l'addio di Alitalia Malpensa tenta
il rilancio. Ad agosto, nonostante i voli cancellati da Alitalia, l'aeroporto
ha ridotto di un terzo le perdite di passeggeri: erano 1 milione e 367mila ad
aprile, il 31,1% in meno rispetto al milione e 985mila del 2007;
A
malpensa volano gli stranieri - alessia gallione
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Con la nuova
Alitalia non lo sarà mai e in più si chiuderebbe Linate". In questi mesi,
circa 600 degli 886 voli settimanali dismessi da Alitalia sono stati occupati
da altre compagnie, che hanno aumentato le frequenze o sono tornate dopo anni
come American Airlines.
Dompé:
"slot liberi subito o gli imprenditori se ne vanno" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Lo dice
perché teme che il piano Alitalia li ridimensioni entrambi? "Alitalia ha
un sacco di problemi, e non mi verrebbe mai in mente di negarlo. Insomma: hanno
abbandonato gli slot a Malpensa, e va bene perché non posso certo chiedere a
un'azienda di accumulare le perdite. Ma è inaccettabile bloccare gli slot
quando ci sono altre compagnie pronte a utilizzarli.
Puglia
senza voli né treni è ancora scontro fra i poli
( da "Repubblica,
La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
parlamentare barese dice di condividere invece l'analisi dell'amministratore
unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola: "Alitalia non ha fatto
altro che i suoi comodi nei nostri aeroporti, facendo in modo che nessuna altra
compagnia potesse coprire le tratte che non voleva più garantire".
Alitalia,
il sindacato alle strette Il ministro Sacconi: cinquemila gli esuberi.
Berlusconi: impossibile dire no Colaninno: o così o sarà il fallimento. Cgil
Cisl e Uil pronte alla ( da "Unita, L'"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Trattativa Il
piatto Alitalia preparato dal governo va mangiato così com'è. Nell'incontro di
ieri a Palazzo Chigi è stata questa la comunicazione ai sindacati con la
promessa che gli esuberi saranno 5mila. I sindacati apprezzano il metodo e
rinviano ogni giudizio al prossimo incontro fissato per giovedì.
Il
ministro riporta in vita il porto canale
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sindacati per
la grana Alitalia, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ribadisce
che il piano di rilancio per il porto canale "ha basi solide per resistere
nel tempo" e fa sapere che l'attività di transhipment potrebbe anche
trovare il conforto di un piano di recupero del trasporti merci ferroviario
nell'Isola: "C'è un tavolo aperto con Trenitalia e il governatore Renato
Soru.
Il
mago Silvio e la Georgia ( da "Unita, L'"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
immondizia da
ogni angolo della Campania, al risanamento dell'Alitalia, pronta a solcare i
cieli più forte e più bella che pria, non c'è pagina della cronaca nazionale in
cui l'Unto non abbia steso le sue miracolose mani, con miracolosi effetti.
L'artigiano del pallone di natali georgiani lo offre ora in versione export.
Crolla
in agosto il mercato dell'auto. Male anche la Fiat Per i marchi del Lingotto le
immatricolazioni sono in calo del 23%, ma la quota di mercato cresce al 33,1%
( da "Unita,
L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
colpa delle
tante crisi industriali presenti o incombenti (da quelle clamorose di Alitalia
e di Telecom a quelle in fabbriche medie o piccole sparse in tutta Italia), sta
di fatto che la gente non cambia l'auto, il mercato piange amaramente e non è
una consolazione constatare che in questo purgatorio Fiat perda meno degli
altri e quindi guadagni quote.
Casini
e Finocchiaro: torni la preferenza Grandi aperture reciproche. Il leader Udc:
non ho problemi a livello locale ad alleanze con il Pd
( da "Unita,
L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Casini non
nasconde che su molti temi l'intesa c'è, e lo si vede su Alitalia, ad esempio:
sia l'ex presidente della Camera che la capogruppo del Pd al Senato sono
d'accordo nel dire che la scelta del governo è assai distante da una logica di
mercato, e questo è un errore. Toni assai simili anche sull'emergenza
economica, a partire dai salari.
Atitech
e Az Napoli in agitazione ( da "Unita, L'"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aziende per
la manutenzione degli aerei legate ad Alitalia, sono in agitazione contro i
tagli al personale previsti nell'ambito del piano Colaninno. Ieri hanno tenuto
un'assemblea all'aeroporto di Capodichino. Atitech conta 750 dipendenti più 250
lavoratori dell'indotto, ed è "una delle pochissime realtà industriali
presenti sul territorio campano che continua a garantire occupazione"
Conto
alla rovescia, restano solo 10 giorni Da giovedì la trattativa coi sindacati.
Berlusconi: non possono dire no. Fantozzi: soldi fino a metà mese
( da "Unita,
L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
arte di
Alitalia. Secondo il commissario, che oggi nominerà due advisor, la compagnia
aerea ha circa tre settimane di vita. "Abbiamo liquidità fino a
settembre" ha chiarito Fantozzi. Infatti, se la disponibilità di cassa di
Alitalia nel mese di luglio ammontava a 314 milioni di euro, "la stima di
fine agosto è di 195 milioni e quella di fine settembre è di 30-
Appena
nata, è già alla ricerca di altri soci La società ha bisogno di appoggio
finanziario e tecnico. Contatti con Morgan Stanley e British
( da "Unita,
L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Nella cordata
italiana pronta a salvare Alitalia, riunita sotto il nome di Compagnia aerea
italiana, potrebbe aggiungersi anche la banca d'affari Morgan Stanley e
un'altra compagnia aerea straniera (si parla della British). Il nuovo socio o i
nuovi soci andranno a far compagnia ad Air France il partner straniero che
nella nuova Alitalia è disposto a rilevare fino al 25%
Matteo
Colaninno: colpa del centrodestra, gli imprenditori fanno il loro mestiere
( da "Unita,
L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alla fine del
governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo
Berlusconi valeva un euro". Quindi chi è che ha tagliato le ali ad
Alitalia? "Chi ha gestito l'azienda - dice - la politica che ha nominato
gli amministratori". L'ex presidente dei Giovani Industriali, ora è
parlamentare democratico è alla Festa nazionale del Pd,
Alitalia,
i sindacati accettino ( da "Messaggero, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Appello di
Berlusconi sul piano della nuova compagnia: non si può andare contro le cose
giuste "Alitalia, i sindacati accettino" Da giovedì confronto no
stop. Sacconi: dieci giorni per chiudere.
ROMA
Confronto di ricognizione tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La
tratt ( da "Messaggero, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ricognizione"
tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La trattativa vera inizierà
giovedì e dovrebbe concludersi entro dieci giorni. Berlusconi sollecita le
organizzazioni di categoria a trovare un accordo: "Il loro sì è
fondamentale, ma la nostra proposta è giusta. L'alternativa sarebbe mandare a
casa ventimila persone.
Ecopass,
Malpensa e islamici Pdl al sindaco: serve il rilancio
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"La
vicenda Alitalia. Siccome - spiega Majorino - deve digerire la dannosissima
operazione studiata da Berlusconi, non riesce neppure a difendere Linate".
Elisabetta Soglio In cantiere Il sindaco inaugura i restauri del campanile di
Baggio.
ROMA
- Senza accordo con i sindacati c'è il fallimento? Il numero uno della Uil, L
( da "Messaggero,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"l'Alitalia
è già di fatto fallita, altrimenti non ci sarebbe il commissario. Il ruolo del
sindacato? "E'quello di esprimere delle opinioni. Ma sarà interessante
anche sentire i lavoratori, non soltanto i sindacalisti". Insomma,
"l'idea che siamo noi a dover contrattare le condizioni di vendita è
quantomeno bizzarra",
L'accordo
deve essere trovato in una decina di giorni, massimo entro il mese perchè i
cont ( da "Messaggero, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I della
"vecchia" Alitalia sono sempre più in rosso e la compagnia rischia il
fallimento. La drammaticità della sitiazione finanziaria è stata illustrata
ieri ai sindacati dal commissario Augusto Fantozzi: a settembre resteranno in
cassa soltanto 35-50 milioni, ce n'erano circa ducento a fine agosto.
ROMA
Dieci giorni, a partire da giovedì, per trovare un accordo con i sindacati.
Perch ( da "Messaggero, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
delicatissima
vicenda Alitalia. Dunque, nessun confronto a tutto campo sul piano industriale
come avevano chiesto i rappresentanti delle dieci organizzazioni di categoria.
Negoziato rinviato. "Il nostro dovere - ha spiegato il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - è mettere il commissario nelle
condizioni di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte,
ROMA
- La Compagnia aerea italiana (Cai) consegna l'offerta al commissario Augusto F
( da "Messaggero,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Antozzi per
rilevare gli asset sani di Alitalia. Al prezzo di circa 350 milioni comprensivi
di 200 milioni di debiti. E nei giorni scorsi la newco destinata a diventare la
Nuova Alitalia, secondo quanto risulta a Il Messaggero, avrebbe sottoscritto il
term sheet, cioè un accordo preliminare e condizionato con Ap Holding per
rilevare Air One.
Le
parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha
( da "Tempo,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
l'abolizione dell'Ici,
la detassazione degli straordinari, la cordata per Alitalia, la Finanziaria
prima dell'estate e la battaglia antifannulloni e infine, l'ottimo accordo con
la Libia. Segno che l'Italia ha bisogno di governabilità e gli schieramenti di
decisionismo (come i professori e i presidi vecchia maniera).
Berlusconi
pressa i sindacati: su Alitalia non possono dire no
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia non
possono dire no ROMA - "Sull'Alitalia i sindacati fanno il loro mestiere.
Il consenso sul piano è fondamentale, ma è evidente che i sindacati non possono
accettare che siano in 20 mila a perdere il posto di lavoro". Questo il
commento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla prima giornata di
trattative tra il governo e le nove sigle sindacali sul salvataggio
Pd
in imbarazzo, così la Cgil resta sola
( da "Manifesto,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Nella crisi
di Alitalia, ha detto, ci sono "pesanti responsabilità" tanto in chi
ha gestito l'azienda quanto in chi ha nominato gli amministratori. Non è
bipartisan ("Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro,
alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro"), ma nella
critica all'operazione il figlio di Colaninno non si avventura troppo:
L'unica
convenienza politica èstare dalla parte del Paese
( da "Tempo,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nel momento
in cui si è formata la cordata per salvare l'Alitalia: gli imprenditori,
abbiamo finalmente capito grazie a "Repubblica", sono buoni se
assecondano politiche economiche e sociali promosse dalla sinistra; sono
cattivi se rispondono all'appello di Berlusconi. Perciò i "capitani
coraggiosi" lo sono un po' meno, o non lo sono affatto, quando si
impegnano,
Prima
dite di sì, poi vediamo il piano ( da "Manifesto, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
le proposte
per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco
Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i
sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero
del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di
salvataggio" elaborato dall'
<Alitalia,
i sindacati non potranno dire no>
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
alla "canna del gas" - ha ammesso al termine dell'incontro Claudio
Claudiani per Fit-Cisl - e non c'è spazio per nessuno per giocare". I
piloti dell'Anpac però non si sono fatti mancare un primo accenno critico al
piano: "Alitalia ha avvertito il presidente Fabio Berti - non sarà mai una
low cost e non può rinunciare al lungo raggio,
<Ottimo
il lavoro di Passera> ( da "Corriere della Sera"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
si è espresso
sulla vicenda Alitalia. "Non credo che molti - ha proseguito il manager -
avrebbero accettato questa sfida che come lo stesso Passera ha dichiarato non è
né di destra né di sinistra. Quando si affrontano problemi di questa portata
bisogna uscire dagli schemi e dalle logiche di schieramento".
Ora
scende in pista anche British Airways
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
online la
compagnia inglese starebbe considerando una partnership con Alitalia. British
diventa così "l'ultima compagnia europea - ha scritto ieri il sito del
quotidiano finanziario americano - a interessarsi per una parte della
insolvente compagnia italiana". L'interesse delle tre rivali in Alitalia,
ha concluso, "per lungo tempo considerata l'albatros dell'industria aerea
europea,
Portelloni
in faccia ( da "Manifesto, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Come
annunciato da Colaninno, il governo spiega ai sindacati che non ci sarà nessuna
trattativa sull'Alitalia. In discussione solo la sorte degli esuberi.
Berlusconi: "Non possono che dire sì". E il commissario Fantozzi
incalza: "Dieci giorni per chiudere, poi non c'è più un soldo".
Il
governo sbarca i sindacati ( da "Tempo, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ultima
spiaggia quello delineato dal commissario straordinario dell'Alitalia Augusto
Fantozzi e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ai
sindacati, nel primo incontro sul piano di salvataggio della compagnia di
bandiera. Il confronto è stato rinviato a giovedì ma il messaggio è chiaro: se
non si raggiunge l'accordo si dovranno portare i libri in tribunale.
Nuova
Alitalia ( da "Corriere della Sera"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Nuova Alitalia La trattativa tra governo e lavoratori è
durato circa due ore l'incontro tra governo e sindacati su Alitalia. Un nuovo
appuntamento è previsto giovedì.
Epifani:
non accettiamo il prendere o lasciare
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
integrandola con Air one". E voi? "Anche noi abbiamo sempre visto
favorevolmente una integrazione. Perché una soluzione per l'Alitalia ha
ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di Air one contano come quelli
di Alitalia". Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a
mettere una lira nell'Alitalia.
Caso
Alfa Romeo, aiuti di Stato e quella clausola dei cinque anni
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
vicenda
dovrebbe offrire qualche motivo di riflessione ai nuovi azionisti di Alitalia.
Roberto Colaninno ha criticato la mia congettura che i nuovi azionisti di
Alitalia venderanno fra breve a Air France o a Lufthansa, ricordando che essi
sono impegnati da un lock-up quinquennale. Il lock-up è un accordo fra i soci
sottoscritto per evitare che alcuni se ne vadano alla spicciolata.
<Governance
Mediobanca, niente imposizioni>
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se
proponessero a voi o a Mediobanca una partecipazione in Alitalia? "In
Mediobanca deciderebbe il management. Da noi lo stesso, ma nessuno ci ha mai
fatto vedere una carta". Mediobanca è un coacervo di conflitti d'interesse
con le banche azioniste e i clienti che partecipano al controllo. Cuccia e
Maranghi lo risolvevano negando di fatto ai soci il diritto d'intervento.
CERCANDO
UN PATTO PER LA RIPRESA ( da "Corriere della Sera"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
pena la
deriva Alitalia anche per le altre aziende pubbliche) e valorizzando i punti di
forza della Capitale partendo ad esempio dalla sua misconosciuta vocazione
scientifica. L'antenna che ha trovato l'acqua su Marte è stata ideata da
ricercatori dell'Università di Roma e realizzata nei laboratori dell'Alenia.
Modello
Roma, gelo d'autunno ( da "Corriere della Sera"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La vertenza
Alitalia rischia di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione
del gruppo Telecom secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche
un settore tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo
l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata
del 7%
Non
solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Non solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno La Cgil accusa: "Scelte
politiche sbagliate". Pubblico impiego, scuola, trasporti: s'annunciano
scioperi Cede anche un settore forte: per l'Istat nelle costruzioni
l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7% Pubblico impiego,
scuola, trasporti, telecomunicazioni: sarà un autunno caldo sul fronte
sindacale a Roma.
I
mediatori ( da "Corriere della Sera"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cronaca di
Roma - data: 2008-09-02 num: - pag: 3 categoria: BREVI I mediatori Il
Campidoglio di Alemanno avrà inevitabilmente un ruolo di mediazione con le
aziende La Regione di Marrazzo si è già proposta come interlocutore nella crisi
Alitalia Walter Schiavella, Cgil: "Esaurita la fase d'espansione, scelte
politiche sbagliate".
E
Casini resiste alla <corte> del Pd
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, per
esempio: "E' paradossale che un governo di sinistra abbia fatto cose in
linea con l'economia di mercato e quello di destra sospenda addirittura
l'antitrust". Qualche stoccata a Roberto Colaninno: "Lo stimo
moltissimo, ma non dobbiamo ringraziarlo: fa un affare per se stesso, non per
Berlusconi e non per gli italiani"
Lo
show di Silvio: promesse mantenute da Ronaldinho allo stop a Prodi
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
era Alitalia,
e il fatto che la soluzione escogitata dal governo non piaccia alla stampa
straniera non smuove il premier: "Non leggo questa stampa di sinistra - ha
risposto Berlusconi riferendosi alle critiche severe della tedesca Frankfurter
Allgemeinen Zeitung - che francamente è ormai lontanissima dalla realtà
italiana,
QUALCHE
BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
35 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA
Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore la cui società naviga in acque
agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di debiti da anni. Trovo uno o due
amici, ci mettiamo d'accordo e per una cifra irrisoria ci compriamo la società.
RISARCIMENTI
( da "Corriere
della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
avvenuto nel
1982, non sono stati ancora completamente risarciti e mi permetto di dire che
sono stati trattati alla stregua di pezzenti questuanti. Ho letto che anche i
risparmiatori di Alitalia saranno garantiti da tale fondo. Ci sono cittadini di
serie A e di serie B? Mario Angelo Molteni mario.molteni@sacchi.it.
Piloti
Alitalia: "Governo ok, ma riveda il piano"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma se un
amico le chiedesse: devo andare a Londra il 15 ottobre, mi consigli di
prenotare con Alitalia o con un'altra compagnia, lei cosa gli risponderebbe?
"Con Alitalia, la miglior compagnia del mondo. Berlusconi sa che non può e
non deve creare condizioni di conflitto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Monito
di Epifani: "Trattare su tutto" Berlusconi: "Il piano va
accettato" ( da "Quotidiano.net"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è quello di
creare una nuova compagnia con premesse di maggiore competitività di quanto sia
stata Alitalia negli ultimi anni". Sulla possibile soluzione che si
prospetta nella crisi dell'Alitalia, Bombassei è convinto che si tratta
"di una delle ultime o l'ultima possibilità prima dell'irreparabile.
Quella prospettata è una soluzione logica".
Il
simbolismo del Cavaliere ( da "Opinione, L'"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
2008 Con
Alitalia ha inflitto un duro colpo a chi non credeva all'esistenza della
cordata Il simbolismo del Cavaliere di Francesco Blasilli Il segreto del
Cavaliere? I suoi simboli, quasi magici, sicuramente vincenti. Ad evocare il
simbolismo berlusconiano è uno che di queste cose se ne intende, Luigi Crespi,
sondaggista di Ekma,
Ai
sindacati è restato il cerino in mano "prendere o lasciare" per non
morire ( da "Opinione, L'"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
2008 ULTIMA
CHIAMATA PER ALITALIA Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o
lasciare" per non morire di Alessandra Mieli Quale che sia stato l'esito
del primo faccia a faccia tra Governo e sindacati sulla partita Alitalia,
quella dei rappresentanti dei dipendenti della compagnia di bandiera è una
posizione delicatissima.
<Prima
dite di sì, poi vediamo il piano>
( da "Manifesto,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
le proposte
per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco
Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i
sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al
ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di
salvataggio" elaborato dall'
<A
Malpensa voli per Cina e India> Così la Moratti progetta il rilancio
( da "Giornale.it,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Così la
Moratti progetta il rilancio di Chiara Campo "Il governo ha salvato
Alitalia, ora deve salvare il modello hub". Letizia Moratti, che ha già
chiesto al presidente del consiglio un tavolo urgente per discutere del sistema
aeroportuale milanese, torna a difendere con forza il ruolo di Malpensa sullo
scenario nazionale.
L'intervista
di ( da "Giornale.it, Il"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
differente però è la sensibilità da parte delle istituzioni. Lo ritengo un
fatto gravissimo a dimostrazione della superficialità con cui è stato
affrontato l'argomento". Il presidente di Assosnai non è tenero con lo
Stato: "La rabbia è tanta pensando al fatto che tutti questi interventi
sono legati all'attività di un operatore estero che opera in Italia senza
licenza
Il
governo: ultima opzione per Alitalia
( da "Giornale.it,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ultima
opzione per Alitalia di Redazione Per ora niente confronto sul piano. Il
premier ai sindacati: "Non ci sono alternative" Il piano per il
salvataggio di Alitalia "non si può che accettare", dice Silvio
Berlusconi nel giorno dell'incontro tra governo e sindacati sulla crisi della
compagnia di bandiera (sul tavolo il rilancio e il nodo degli esuberi)
Sacconi:
<Trattative brevissime Alitalia ha soltanto 10 giorni>
( da "Giornale.it,
Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
cioè quelle
misure che aiuteranno i dipendenti di Alitalia in esubero a ricollocarsi nel
mondo del lavoro. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dà la sua parola:
"Nessun ultimatum" su Alitalia ai sindacati. I tempi del confronto li
sta dettando la contabilità della vecchia società, non il governo.
Esuberi
Alitalia: 4.500 posti, la base della trattativa sindacale
( da "Voce
d'Italia, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
governo e sindacati al tavolo delle trattative *Berlusconi Alitalia si deve
salvare *Alitalia firmato il decreto di nomina commissario per Fantozzi Rese
note le cifre del piano di salvataggio "Fenice" Alitalia firmato il
decreto di nomina commissario per Fantozzi I tagli maggiori riguarderanno il
personale di terra e gli assistenti di volo.
Ultima
chiamata per salvare Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, ha
stimato, a fine agosto aveva in cassa Alitalia 195-200 milioni di euro, che a
settembre scenderebbero a 30-50 milioni (ieri Alitalia ha pagato 50 milioni
alla Iata, per non interrompere il servizio di biglietteria internazionale).
Alitalia,
10 giorni per l'intesa ( da "Stampa, La"
del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sarà sciopero
se taglieranno settecento posti" A sorpresa scende in pista anche British
Alitalia, 10 giorni per l'intesa Lepri Barbera "Se voliamo di meno è colpa
dell'azienda" Grassia Diventano tre i possibili candidati partner Sacconi
ai sindacati: da giovedì si tratta. Berlusconi: non c'è altra strada Ma
concordano: la società resti in prevalenza italiana.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica "Tutte le persone brave che sono in Alitalia
troveranno velocissimamente lavoro" Berlusconi: Alitalia si deve
salvare Sacconi, accordo con i sindacati entro una settimana Bruxelles, 2 set.
- Presente al Consiglio Europeo per il nodo sulla Georgia, il premier
Berlusconi, intervistato dai giornalisti sull'eventuale salvataggio di Alitalia, fa sapere: "Alla fine, nella maniera più assoluta,
non si può andare contro le cose giuste e contro quella che è l'unica scelta
possibile perché l'alternativa è che vanno a casa in 20 mila. L'avallo dei
sindacati è fondamentale, nonché l'unica strada possibile perché non si possono
mandare a casa 20.000 persone". E aggiunge: “Al Nord, con la
disoccupazione che è poco superiore all'1%, tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente, se lo vorranno, un
posto di lavoro perché c'é un'offerta di lavoro che non trova risposta”. Il
ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha dichiarato che "il confronto con
i sindacati sul piano Alitalia dovrà concludersi entro
la prossima settimana". “Il neo commissario straordinario Fantozzi - ha
aggiunto - ha fatto intendere che dalla metà del mese di settembre ci saranno
criticità nella gestione dell'azienda, che in tempi successivi possono
tramutarsi impossibilità di sopravvivere". Il quadro della situazione
prospettato da Fantozzi è molto grave e necessita di decisioni veloci:
"L'azienda con le sue limitate capacità operative dal punto di vista
finanziario ha davanti a sé tempi brevissimi, tali che mi sono permesso di
ipotizzare che il confronto sul piano industriale, che si avvierà giovedì,
quando avremo la proposta o le proposte, dovrà a mio avviso svilupparsi con
molta intensità e con l'obiettivo di concludersi entro la fine della prossima
settimana". "Il tema relativo all'occupazione e agli esuberi, su cui
saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche
con una rapida ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano
industriale", ha detto ancora Sacconi.
( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi è sicuro:
"I sindacati diranno sì" il premier Esuberi, il Cavaliere fa
affidamento sulle offerte di lavoro delle imprese del Nord, "dove i
disoccupati sono sotto l'1%" 02/09/2008 bruxelles. "Non ci sono
alternative, "non c'è un'altra strada", questa è"l'unica scelta
possibile" e quindi i sindacati "non potranno dire di no".
Silvio Berlusconi manda un messaggio chiaro, forte, a Guglielmo Epifani pronto
alle barricate per contrastare il "piano Fenice" sul futuro dell'Alitalia. "La ragione è lì e non si può andare contro
la ragione". Il premier, in realtà, si dice fiducioso sulla possibilità di
trovare un'intesa ed è d'accordo con Corrado Passera sul fatto che la posizione
dei sindacati sia fondamentale. "Certo che è importante il sì dei
sindacati, ma è totalmente fuori dalla realtà pensare che ci sia un'alternativa
altrimenti a perdere il posto saranno ventimila lavoratori", esclama il
presidente del Consiglio al termine di un vertice della Ue sulla Georgia. E
comunque - sottolinea il Cavaliere - al Nord, dove la "disoccupazione è sotto
l'1%", ci saranno le offerte delle imprese, oltre che gli ammortizzatori
dello Stato ad occuparsi di queste persone che "non saranno
abbandonate". Quindi "nessuna preoccupazione" e barra dritta.
Tanto che al momento le porte per un ingresso delle imprese straniere nel
capitale sono chiuse. "Sono tutte interessate alla compagnia di bandiera
italiana ma con una posizione di minoranza", ha ribadito il Cavaliere non
escludendo comunque nessuna eventualità, soprattutto riguardo a possibili
intese "sulle rotte e sugli orari". Il presidente del Consiglio ha
voluto dunque esprimere tutta la sua soddisfazione per la soluzione della crisi
dell'Alitalia. "Ora ci sono i capitali, c'è un
piano e soprattutto ci sono imprenditori". Berlusconi si è soffermato
soprattutto su quest'ultimi rivelando che ci sono tanti piccoli imprenditori
pronti a versare - se ce ne sarà bisogno - "una fiche di 15, 20, 25
milioni di euro". "Abbiamo trovato - ha affermato il Cavaliere -
degli imprenditori molto capaci e riconosciuti come tali e siamo riusciti a
convincere AirOne a fondersi con Alitalia. Non è una
cosa da poco, perché bisogna dire ad un imprenditore che c'è un altro capo e
quindi al signor Toto va tutta la mia considerazione". Per cui ora - è la
conclusione di Berlusconi - "c'è un'impresa che finalmente ha le ali per
volare" e i sindacati "non potranno dire di no". La giornata di Alitalia si era aperta all'insegna di altre dichiarazioni,
quelle rilasciate da Roberto Colaninno, presidente della newco costituita da
una cordata di imprenditori per acquisire la compagnia di bandiera, al
Financial Times: "Non esisteuna alternativa al piano
messo a punto per Alitalia. Quindi, prepariamoci ad affrontare un momento che non sarà un
normale confronto sindacale". Nella sua intervista, Colaninno ha osservato
anche come gli attuali contratti di lavoro dei dipendenti Alitalia non sono più validi. Più in generale, il presidente di Compagnia
aerea italiana ha voluto spiegare che "è l'ora di agire e non di
piangere sul declino del paese". "Dobbiamo dire basta e smetterla di
piangere, discutendo e evitando di agire", ha detto. "Se non
riusciamo a farlo, allora il futuro italiano sarà pieno di ombre". Il
Financial Times, dopo aver ricordato l'operazione Telecom Italia guidata a suo
tempo da Colaninno, ha definito però la vicenda Alitalia
un ritorno "ai vecchi tempi dell'intervento statale". "Il
governo - ha ribadito il giornale - ha bloccato l'ingresso di un socio estero,
ha adattato a misura la legge sulla bancarotta, ha sospeso le norme antitrust
ed è stato decisivo nel mettere insieme la cordata". Intanto, la
maggioranza degli italiani approva l'operazione del governo Berlusconi su Alitalia. Lo rivela un sondaggio realizzato da Euromedia
Research e diffuso dal quotidiano online Affaritaliani.it. "Dopo l'avvio
del nuovo piano Alitalia, la fiducia degli italiani
nel governo Berlusconi affinché si risolva in maniera definitiva questa vicenda
Alitalia, ovviamente in maniera definitiva e positiva,
è pari al 51,5% degli intervistati", ha spiegato la direttrice di Euromedia
Alessandra Ghisleri. "Gli italiani pensano che il nuovo piano, con la
creazione dell'agenzia per dare sussidi ai lavoratori, sia un'iniziativa
positiva e utile e sono sicuri che ci si possa muovere non solo nell'interesse
della compagnia ma anche dei lavoratori, che ovviamente sono quelli nell'occhio
del ciclone in questa situazione. Secondo il 45,6% degli intervistati si è
intervenuti con grande decisione, dando un segnale di rottura rispetto al
passato". 02/09/2008 ' 02/09/2008 nessuna alternativaÈ fuori dalla realtà
pensare a un'alternativa, perderebbero il posto 20mila lavoratori silvio
berlusconiPresidente del Consiglio 02/09/2008 affondo radicaleIl piano
approvato dal governo è la distruzione di Alitalia.
Inaccettabili gli esuberi PAOLO ferrerosegretario Prc 02/09/2008 affari
personaliColaninno è bravo e serio, ma fa un affare per sé, né per Berlusconi
né per gli italiani P. FERDINANDO casinileader Udc 02/09/2008 allerta in
europaBisogna capire come gli equilibri di asset si compensino senza alterare
le regole paolocostaeuroparlamentare 02/09/2008 richiamo sindacaleSpero che
dalle forze sindacali giunga una prova di responsabilità. Non si scherza col
fuoco DANIELE capezzoneportavoce FI 02/09/2008 senza treguaIn difesa dei
lavoratori non daremo tregua sulle criticità che già emergono ANNA
finocchiarocapogruppo Pd 02/09/2008 regole e risposteIl governo vuole
rispettare il diritto europeo, ma è presto per dare risposta al testo ANTONIO
tajanicommissario Ue 02/09/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"È ancora
prestoper il confronto" Il governo: aspettiamo l'offerta. Dai lavoratori
segnali di disgelo ROMA. Nulla sul piano industriale di Alitalia,
che sarà discusso dopo l'accettazione dell'offerta per la compagnia aerea in
crisi, e circa due settimane di tempo per trovare un accordo sugli esuberi che
consenta di vendere gli asset ancora "in bonis" alla cordata italiana
guidata da Roberto Colaninno. È questa l'offerta presentata ieri ai sindacati
di Alitalia dal governo e dal commissario
straordinario, Augusto Fantozzi. Unica garanzia arrivata dall'esecutivo è che
nelle prossime ore arriverà l'offerta da parte della Cai (Compagnia aerea
italiana) capitanata da Colaninno. Il tempo stringe e la liquidità della
compagnia a fine settembre è stimata fra 30 e 50 milioni. A gelare le attese
delle organizzazioni dei lavoratori che di piano avevano chiesto di parlare,
sono arrivate all'avvio dell'incontro le parole del sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha rinviato la discussione a dopo
l'accettazione dell'offerta da parte di Fantozzi. "Stasera non siamo in
grado di aprire il confronto sul piano industriale. Il nostro dovere è mettere
il commissario in condizione di conoscere la situazione, poi dovrà valutare le
offerte: una, quella della Cai, gli arriverà nelle prossime ore. Se ne
arriveranno altre le valuterà", ha detto Letta secondo quanto riferito da
una fonte presente all'incontro. "Una volta accettata l'offerta, il
commissario aprirà con i sindacati il confronto sul piano industriale", ha
aggiunto. Per i sindacati - se si escludono Cgil e Sdl (sindacato dei
lavoratori) che hanno avuto un atteggiamento interlocutorio - il giudizio
sull'azione del governo e sulla sua disponibilità ad avere una parte attiva
nella trattativa è positivo. Fabrizio Solari, segretario nazionale Cgil, ha
parlato di incontro "né positivo, né negativo, solo interlocutorio".
Il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, ha sottolineato che,
vista la situazione e i tempi strettissimi, non c'è"spazio per nessuno per
giocare", mentre per Fabio Berti, presidente dell'Anpac, l'unico rischio è
la creazione di "una compagnia troppo piccola". Tutte le sigle,
comunque, chiedono di leggere il piano. Il ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, ha chiarito che "la trattativa sugli esuberi partirà dopo la
presentazione piano industriale. Ci saranno politiche attive, ci preoccuperemo
non solo di garanzie del reddito ma anche di ricollocamento dei dipendenti. Il
confronto partirà però solo dopo la presentazione del piano industriale"
da cui si potranno fare le stime sul personale coinvolto dalla
ristrutturazione. Il ministro ha precisato che, data la
situazione di crisi di Alitalia, la deadline per la conclusione del confronto con il sindacato
"è imperativa". Secondo quanto riferito da Fantozzi ai sindacati, la
liquidità di cui dispone Alitalia è stimata infatti fra 195 e 200 milioni per fine agosto e fra 30
e 50 milioni per fine settembre. Il commissario avrebbe inoltre ammesso
di aver dovuto pagare ieri 50 milioni alla Iata (International Air Transport
Association) per evitare che tagliasse il servizio di biglietteria
internazionale. Fantozzi non ha escluso totalmente l'ipotesi di fallimento
qualora non si riesca a cedere la compagnia "in vita" all'acquirente.
"Soldi in cassa ce ne sono molto pochi, al massimo fino a fine settembre.
Cercherò di ridurre al minimo i sacrifici. I tempi sono brevissimi. Servono
accordi sindacali condivisi per passare la compagnia ancora in vita
all'acquirente farò tutto il possibile, ma se non c'è benzina sarò costretto a
portare i libri in tribunale", avrebbe detto Fantozzi secondo quanto
riferito dalla fonte. 02/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ieri l'incontro tra
governo, Fantozzi e rappresentanti dei lavoratori. Berlusconi: non potete che
dire sì al piano Alitalia,
ultimatum ai sindacati "A rischio biglietti e carburanti, 10 giorni per
evitare il crac" ROMA - Un vero e proprio ultimatum quello dato dal
governo ai sindacati nell'incontro di ieri sulle sorti di Alitalia. Il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi è
stato chiaro: "Sono a rischio la possibilità di emettere i biglietti e gli
acquisti di carburante. Abbiamo dieci giorni per evitare il crac".
Berlusconi: "Al nostro piano si può solo dire sì, non ci sono
alternative". CILLIS, IEZZI E MANIA ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Stampa
estera "British Airways valuta il dossier" NEW YORK -British Airways starebbe considerando una partnership con Alitalia così come anticipato da Repubblica domenica scorsa. Una
ulteriore conferma proviene dal Wall Street Journal nella sua versione online
citando fonti vicine al dossier. British diventa così "l'ultima compagnia
europea - scrive il quotidiano - a interessarsi per una parte della insolvente
compagnia italiana". Air France-Klm ha già dichiarato che potrebbe
acquisire una quota di minoranza nella compagnia. Anche Lufthansa, che ha già
in essere una alleanza con AirOne, sta considerando una partnership con Alitalia. British Airways, secondo quanto riporta il Wall
Street Journal, si è aggiunta alla lista la scorsa settimana: l'idea sarebbe
quella di creare una partnership industriale, anche se non è chiaro se la
compagnia inglese possa acquistare o meno una quota. "L'interesse delle
tre rivali in Alitalia, per lungo tempo considerata
l'albatros dell'industria aerea europea, riflette la necessità di
consolidamento della frammentata industria aerea europea. British, Air-France e
Lufthansa stanno cercando di non lasciarsi sfuggire compagnie di seconda fila
che sono in cerca di investitori, anche considerando potenziali partnership con
società che hanno evitato in passato".
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Economia Il caso
Scongiurato in extremis il blocco dell'operatività da parte della Iata e delle
compagnie petrolifere Rifornimenti rifiutati e caos biglietti subito due grane
per il commissario ROMA - Augusto Fantozzi si era affacciato nella sede della
Magliana già venerdì sera. Per un saluto al presidente
uscente di Alitalia, Aristide Police ed uno scambio di opinioni sullo stato della
compagnia di bandiera. Poi, ieri mattina nel suo nuovo ufficio con due
segretarie, un primo assaggio di quel che resta di Alitalia, con al
fianco il gruppo ristretto dei più esperti manager dell'azienda. Poche
ore per capire che "la crisi che va risolta rapidamente". Oggi un
Fantozzi seriamente preoccupato per la tenuta della compagnia, che verserebbe
in condizioni "drammatiche", inizierà la disamina del piano
presentato dalla newco Cai ma, nel contempo, cercherà di mettere uno schermo
protettivo sulla compagnia. I creditori (per ora si parla solo di quelli
extra-europei) cominciano a guardare con preoccupazione agli aerei con la
"A" tricolore. In alcuni casi, ha detto lo stesso Fantozzi, si è
rischiato nelle ultime ore di veder addirittura bloccata l'operatività di Alitalia. La prima prova da superare è arrivata dalla Iata,
guidata da Giovanni Bisignani, ex numero uno della compagnia di bandiera.
L'associazione del trasporto aereo, come fa in ogni caso del genere, ha infatti
minacciato di chiudere il rubinetto dei propri servizi ad Alitalia
per 50 milioni di euro mai ricevuti. "Fantozzi", raccontano i suoi,
"ha chiamato Bisignani e ci ha messo la faccia, impegnandosi in prima
persona. Ed ha onorato il debito". Il rischio era quello di veder bloccate
le attività della Magliana sui proventi dei biglietti raccolti dalla Iata e poi
redistribuiti agli aventi diritto. Caos evitato sul filo di lana. Altra grana,
che verrà superata oggi con una nota di servizio del vertice Alitalia
distribuita negli scali "a rischio", è quella dei crediti per servizi
richiesti all'estero: è il caso del kerosene che alimenta gli aerei, il cui
pagamento da parte dei piloti - a Repubblica risultano due casi, uno in
Medioriente e l'altro in America - è stato richiesto e compiuto prima del
rifornimento. Il management e il commissario stanno predisponendo in queste ore
una sorta di piano che scongiuri il blocco di un volo in altri continenti o
altri imbarazzanti incidenti: visto che le risorse disponibili sono ridotte al
lumicino, sono state definite due linee di fornitori, una
"necessaria" per le operazioni di volo, l'altra "non
necessaria". I responsabili dei voli dovranno regolarsi di conseguenza.
Unica consolazione per Fantozzi, l'incoraggiamento e i ringraziamenti ricevuti,
oltre che dal mondo politico, anche da tanti sindacalisti presenti ieri al
battesimo del fuoco. (lu.ci.).
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Economia Ultimatum
del governo al sindacato Berlusconi:"Su Alitalia
non può dire no" Colaninno: alternativa è la bancarotta. Fantozzi: pochi
giorni di vita La Cai consegna l'offerta da 300 milioni per gli asset della
compagnia LUCA IEZZI ROMA - Nulla di fatto, ma un generale clima di cauto
ottimismo, nel primo incontro tra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia. Incontro peraltro "preparato" da un
pressing incalzante dell'esecutivo, di Roberto Colaninno (futuro presidente) e
del neo-commissario, Augusto Fantozzi: senza un veloce accordo - l'ultimatum
lanciato ai sindacati - inevitabile il fallimento dell'azienda. La vera
trattativa, comunque, partirà solo da dopodomani pomeriggio. I sindacati ieri
volevano aprire il confronto sui numeri della gestione della nuova Alitalia, quella fusa con AirOne, discussione che però né il
sottosegretario Gianni Letta né Fantozzi potevano garantire visto che l'offerta
formale della cordata italiana riunita nella holding Cai, è arrivata al
commissario solo in serata (circa 300 milioni per rotte e aerei della
compagnia). Il "primo contatto" però è servito a ribadire
come i margini di trattativa sugli esuberi e gli altri sacrifici che Alitalia dovrà affrontare siano minimi: "A fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e 200 milioni che si
ridurranno a 30-
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Economia Il
retroscena E da un vertice segreto a casa Sacconi spunta lo sconto sugli
esuberi:
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina I - Palermo Le idee La nuova Alitalia
nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO C'è un interesse della Sicilia alle
strategie adottate dalla nuova Alitalia che sorgerà con
l'attuazione del progetto finanziario del quale si discute? Una questione è
saltata subito all'occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di
rilancio, all'aeroporto di Catania rispetto a quello di Palermo. In
questo caso priorità significa mantenimento di alcune tratte nazionali, in
aggiunta a quelle usuali che consentono collegamenti con Roma e Milano. Se
queste ulteriori tratte nazionali (che riguardano collegamenti con isole
minori, Torino e altre città del Centro Nord) dovessero complessivamente
ridursi, il taglio si tramuterebbe in un pesante effetto negativo per la
Sicilia. Ancor più, nel momento in cui, probabilmente per un effetto di
sovradotazione di incentivi disponibili, si sta puntando - nella nostra regione
- su un turismo a cinque stelle. Una tipologia di ricettività che attira un
segmento di domanda i cui trasferimenti avvengono unicamente con un vettore
aereo. Ridurre la frequenza di questo vettore, o affidarla unicamente a
compagnie low cost, significa far perdere competitività al turismo siciliano
cinque stelle la cui offerta non si rivolge certo al popolo (low cost) dei
charter. Seconda preoccupazione. La riserva prospettata dello scalo di Milano
Linate unicamente ai voli da e per Roma significa accrescere significativamente
i costi di trasporto per un siciliano che debba appunto recarsi al Nord. Sia in
termini economici ma soprattutto in termini di tempo. Né si può sperare in
altre compagnie concorrenti che operino nella nostra regione su Milano Linate
visto che, con una singolare provvedimento di sospensione delle regole
anti-monopolio, su Milano Linate potrà atterrare (da Roma) solo la nuova Alitalia. SEGUE A PAGINA XV.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina XV - Palermo
La nuova alitalia nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO T ra le
rassicurazioni fornite sulle ricadute del piano, in riferimento alla
ri-occupazione degli esuberi, si parla di un bonus fiscale assegnato alle
imprese private del Sud che li vorranno assumere. E questo nella certezza che
il mercato del lavoro del Centro Nord sia abbastanza dinamico da poter
riassorbire qualunque eccedenza di offerta. Supponiamo pure che questa seconda
tesi sia corretta. Le imprese private del Sud dovrebbero
disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché
incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei
futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello
esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le
imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio. In
secondo luogo, il sapersi esprimere in più lingue é una competenza preziosa per
alcuni settori (quello turistico, ad esempio) ma non certo in altri. Sicché non
possiamo pensare a questa manovra di reclutamento messa in atto dal turismo
meridionale (gli addetti al check-in per l'imbarco si reinventano camerieri di
sala) senza una forte perplessità. Perplessità che si accrescono al pensiero
dello "spiazzamento" che questo forzato ingigantirsi degli organici
occupazionali provocherebbe sugli attuali disoccupati meridionali (che tali
sono anche se parlano più lingue) e sulla cosiddetta disoccupazione
scoraggiata. Desta comunque impressione negativa vedere le imprese del Sud
considerate come serbatoi di collocamento a prescindere da alcun ragionamento
sulla loro produttività. Quasi fossero considerate una sorta di Gepi vecchio
stampo. Ai nuovi problemi che si profilano, c'è da aggiungere criticità e
debolezze già datate. Una parte della Sicilia occidentale ha difficoltà di
accesso sia all'aeroporto di Catania sia a quello di Palermo. Un polo turistico
importante, come quello delle Isole Eolie, deve essere raggiunto unicamente per
mare con tanti saluti alla destagionalizzazione. Lo stesso accesso alla Sicilia
(attraversamento dello Stretto) diventa sempre più difficoltoso (e costoso)
come pure l'aeroporto di Reggio Calabria (in crisi di gestione) sta
progressivamente perdendo funzioni utili a quella parte della Sicilia da cui lo
separa un breve tratto di mare. Si pensa al ponte sullo stretto ma intanto non
si è riusciti a progettare, finanziare, realizzare un piccolo pontile in
prossimità dell'aeroporto cui potrebbero attraccare aliscafi dalle isole Eolie,
da Messina, Taormina, da una significativa quota dei paesi rivieraschi del
Tirreno. Fa piacere che tra gli imprenditori della cordata che sta finanziando
la nuova Alitalia siano presenti tanti siciliani,
sicuramente impegnati già da adesso a esaminare il piano industriale della
nuova compagnia tenendo a mente i "bisogni" della loro terra. Anche
se tra profitto e consenso sociale sceglieranno sicuramente il primo. Una terra
nella quale, al momento, si pensa ad almeno altri sette aeroporti da realizzare
(Comiso, Agrigento, Enna, Sant'Agata-Terranova, Milazzo, Isole Eolie). Qui
occorre una buona politica. Capace intanto di difendere e conservare - sarebbe
già tanto - i collegamenti gestiti dalla compagnia di bandiera da e per la Sicilia.
A forte rischio se la nuova Alitalia si trasformasse -
come si teme - in "compagnuccia di bandiera". Lombardo, pensaci tu.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina I - Napoli Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la
vertenza Alitalia La vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a
Napoli. Promettono lotta dura i circa 750 addetti dell'Atitech, che si sentono
a forte rischio. Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo
governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo
interno. Circa cento lavoratori che partendo dalla sede dell'azienda
hanno poi percorso i viali dell'aeroporto di Capodichino e sono poi entrati
anche all'interno dell'aerostazione: bandiere e slogan anti-Berlusconi si sono
mescolati a check-in e valigie. A PAGINA VII.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina VII - Napoli
Operai in assemblea, poi un corteo e un documento firmato da tutte le sigle
sindacali Venti di guerra all'Atitech "Sarà una lotta durissima"
"Potrebbero esserci risposte senza precedenti". La
vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa
750 addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio, in prima linea fra
coloro che potrebbero essere liquidati nell'ambito della "bad
company". Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo
governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo
interno. Circa cento lavoratori che partendo dalla sede dell'azienda
hanno poi percorso i viali dell'aeroporto di Capodichino e sono poi entrati
anche all'interno dell'aerostazione: bandiere e slogan anti-Berlusconi si sono
mescolati a check-in e valigie sotto l'occhio preoccupato dei cordoni di
polizia che tenevano d'occhio la manifestazione. è stata la prima mossa
conseguente a un documento prodotto in mattinata e inviato al governo, ma anche
ai rappresentanti sindacali nazionali. Documento firmato da tutte le sigle di
settore, Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Sdl
intercategoriale, con le loro rispettive segreterie regionali, insieme ai
rappresentanti sindacali dell'azienda. Documento nel quale si rileva che lo
scioglimento delle attività di manutenzione, proprie di Atitech, dal perimetro
industriale della nuova compagnia "produce pesanti ricadute in termini
occupazionali". Gli estensori ribadiscono che "i primi elementi che
trapelano del piano confermano, come già previsto nel piano Air France, la
estromissione dal perimetro industriale di manutenzione pesante, informatica,
amministrazione e call center". Napoli ne sarebbe duramente colpita. Oltre
ai 750 addetti diretti, rischiano il posto anche altri 150 lavoratori
dell'indotto. Una realtà che peraltro consente ai sindacati di Capodichino di
elevare ulteriormente la propria protesta constatando come questa sia "una
delle pochissime realtà industriali presenti sul territorio campano che
continua a garantire occupazione". "Bisogna tener presente che qui
c'è un patrimonio tecnico altamente specializzato, gente che ci ha messo
passione - afferma Giovanni Aruta, delegato Cisl - Qui facciamo manutenzione
pesante, ma anche leggera. Atitech non può essere smembrata. Chiediamo invece
un piano che consenta il mantenimento delle commesse". L'allarme
occupazione è alto. "La situazione rischia di precipitare - dice Ottavio
Vollero, rappresentante Sdl - bisogna trovare soluzioni concordate. Il lavoro a
Napoli già non c'è, inutile fare tagli". Da qui discende l'avvertimento:
"Se tutto ciò diventerà ufficiale, avrà come naturale conseguenza una dura
e determinata risposta senza precedenti del sindacato napoletano e di tutti i
lavoratori. L'estromissione dal perimetro industriale di Atitech e Az Napoli
sarà duramente contrastata". Avvertimento al governo, consiglio ai propri
rappresentanti: "Non sottoscrivere alcun accordo senza aver previsto delle
assemblee in tutti i luoghi di lavoro". In ogni caso la vicenda
dell'aeronautica rischia di aggiungere tensione a tensione sul fronte caldo del
lavoro in Campania. L'allarme per i 750 di Atitech si somma alle tre settimane
di cassa integrazione della Fma di Pratola Serra, alle due della Fiat di
Pomigliano, ai 1500 posti a rischio in varie aziende nel beneventano. E poi le
croniche crisi in provincia di Caserta (la Finmek ha appena ottenuto il
rifinanziamento di un anno della cassa integrazione), quelle di Salerno (Ideal
Clima, Mcm, Traci), il rischio di uno stop della produzione perfino all'Algida
di Caivano. (roberto fuccillo).
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina I - Milano Ad
agosto -82% la compagnia di bandiera ma +35% quelle straniere. Penati: la Moratti troppo prudente verso il governo Malpensa prova la grande
rimonta Ha già recuperato un terzo dei passeggeri persi con l'addio di Alitalia Malpensa tenta il rilancio. Ad agosto, nonostante i voli
cancellati da Alitalia, l'aeroporto ha ridotto di un terzo le perdite di passeggeri:
erano 1 milione e 367mila ad aprile, il 31,1% in meno rispetto al milione e
985mila del 2007; sono arrivati a registrare un meno 20,4% a fine
agosto, passando da 2 milioni e 488mila a 1 milione e 981mila. A rappresentare
la maggior parte del crollo sono gli imbarchi di Alitalia
che da soli sono calati, dopo i tagli, dell'82,4%. Le altre compagnie di linea,
invece, guadagnano ad agosto il 35%. Lo scalo potrebbe crescere ancora e
tornare a essere un hub se, come si augura anche Letizia Moratti, "si
liberalizzassero i diritti di traffico". Quello che chiede anche il
presidente della Provincia Filippo Penati, che giudica comunque troppo "prudente"
l'atteggiamento del sindaco verso il governo: "Malpensa - dice - deve
tornare a essere un grande aeroporto intercontinentale". GALLIONE A PAGINA
V.
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina V - Milano A
Malpensa volano gli stranieri In agosto cifre record per le altre compagnie:
+35% Da quando Alitalia ha dismesso le tratte e l'aeroporto
ha perso la qualifica di hub si sono ridotte di un terzo le perdite di
passeggeri: -31,1% in aprile, -20,4% in agosto Moratti: bisogna aprire ancora
di più il mercato Penati: Sea si faccia sentire ALESSIA GALLIONE anche SENZA Alitalia, Malpensa continua la risalita. Ad agosto,
nonostante i voli cancellati dalla compagnia di bandiera, l'aeroporto ha
ridotto del 10% le perdite di passeggeri: dal totale negativo di 1 milione e
367mila presenze registrato ad aprile, il 31,1% in meno rispetto all'anno
precedente al meno 20,4% di qualche giorno fa, ovvero 1 milione e 797mila
contro i 2 milioni e 488mila del 2007. Sempre una perdita, ma di dimensioni
inferiori rispetto a quando ha perso il titolo di hub. A rappresentare la
maggior parte del crollo sono gli imbarchi di Alitalia
che, da soli, sono calati dell'82,4%. Le altre compagnie di linea, invece,
guadagnano ad agosto il 35%. Ed è per questo che lo scalo potrebbe crescere
ancora. Se, come si augura anche Letizia Moratti, "si liberalizzassero i
diritti di traffico che consentono di rinegoziare gli accordi bilaterali e
quindi di avere uno sviluppo coerente con il mercato". Lo chiede anche il
presidente della Provincia Filippo Penati, che giudica comunque troppo
"prudente" l'atteggiamento del sindaco verso il governo: "Sea
deve essere libera di trovare altri vettori. Malpensa deve tornare a essere un
grande aeroporto intercontinentale. Con la nuova Alitalia non lo sarà mai e in più si chiuderebbe Linate". In questi
mesi, circa 600 degli 886 voli settimanali dismessi da Alitalia sono stati occupati da altre compagnie, che hanno aumentato le
frequenze o sono tornate dopo anni come American Airlines. Il futuro di
Malpensa potrebbe essere lì, nelle somme che vengono tirate alla fine di ogni
mese da Sea. Ad agosto, Alitalia ha trasportato
184.251 passeggeri, l'82,4% in meno rispetto al milione e 49mila biglietti del
2007. Un calo praticamente costante da aprile - il primo periodo con Alitalia ai minimi termini - con un meno 82,9% a maggio
(-82,4%), giugno (-82,2%) e luglio (-82,7%). In contrasto con la crescita delle
altre compagnie di linea che, sempre partendo da aprile quando hanno
totalizzato un 33,1% in più di passeggeri, hanno continuato a rosicchiare punti
fino al più 35% di agosto, ovvero un milione e 400mila contro il milione del
2007. Per la Moratti, comunque, la priorità rimane una: "Il governo ha
salvato Alitalia, ora deve salvare il modello
hub". E potrà farlo solo aprendo il mercato ad altre compagnie:
"Questo consentirebbe a Sea collegamenti diretti con Paesi emergenti come
la Corea, l'India e la Cina. Non averle a Malpensa significa penalizzare tutto
il traffico, che non si rivolgerà all'Italia". Ma per Pierfrancesco
Majorino: "Siamo solo alle buone intenzioni". Per fare chiarezza sul
destino di Linate e Malpensa il capogruppo del Pd a Palazzo Marino invita
Moratti a "intervenire in aula". Pensa a una seduta straordinaria
dedicata al tema, invece, il presidente del Consiglio Manfredi Palmeri, pronto
a proporre di organizzarla direttamente in aeroporto, per lanciare un segnale
forte. Per l'assessore alle Infrastrutture della Lombardia Raffaele Cattaneo
"la conferma che la compagnia manterrà buona parte dei suoi slot nello
scalo anche il prossimo inverno è in sé una buona notizia e prefigura un
ritorno della nuova Alitalia su Malpensa con
destinazioni importanti come Shanghai".
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina V - Milano La
minaccia Le rotte Il presidente di Farmindustria: ai segnali incoraggianti
dello scalo va dato un seguito Dompé: "Slot liberi subito o gli
imprenditori se ne vanno" Il 53% del fatturato del mio settore viene
dall'export, lavoreremo da Francoforte Rinegoziarle con le altre nazioni è
l'unica via e Alitalia non deve essere in monopolio a
Linate RODOLFO SALA Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, è uno dei primi
firmatari del Manifesto per Malpensa con cui mesi fa il sindaco Letizia Moratti
e un folto gruppo di imprenditori milanesi e lombardi chiedeva al governo di
rafforzare lo scalo varesino per garantire lo sviluppo dell'intero sistema
Paese. Adesso che una cordata di "capitani coraggiosi" ha preso in
mano le redini dell'ormai ex compagnia di bandiera, Dompé si dice "molto
contento di questa prova di vitalità e anche di pluralità di interessi",
salvo avanzare un dubbio assai corposo, che riguarda il destino di Malpensa e
Linate: "Non vorrei che a fare le spese di questa operazione fossimo noi
utenti". Che cosa significa? "Io rappresento un settore che ha il 50
per cento della propria attività in questa zona del Paese. Per di più il 53 per
cento del nostro fatturato viene dall'export. Insomma: noi dell'aereo facciamo
un uso "a palla", si può dire che vivo più in volo e negli aeroporti
che a casa mia. è chiaro che Malpensa e Linate sono fondamentali per le nostre
imprese". Lo dice perché teme che il piano Alitalia li ridimensioni entrambi? "Alitalia ha un
sacco di problemi, e non mi verrebbe mai in mente di negarlo. Insomma: hanno
abbandonato gli slot a Malpensa, e va bene perché non posso certo chiedere a
un'azienda di accumulare le perdite. Ma è inaccettabile bloccare gli slot
quando ci sono altre compagnie pronte a utilizzarli. Oppure, ed è il
caso di Linate, garantire a una sola compagnia i voli più remunerativi, primo
tra tutti la navetta Milano-Roma". Dunque? "No al monopolio di Alitalia su Linate. è l'unico modo per difendere lo scalo
milanese. Con le unghie e con i denti". Scusi l'insistenza, ma questo
significa che il piano Alitalia sacrifica Linate.
"Non ne so moltissimo e cerco sempre di parlare a ragion veduta. Però
l'impressione è un po' quella". Vale anche per Malpensa? "Il discorso
che vale è uno solo, e mi sembra confermato anche dagli ultimi dati sul
traffico nello scalo varesino: completa libertà, quindi slot liberi grazie alla
rinegoziazione degli accordi bilaterali tra Stati. Nel nostro caso una
compagnia di bandiera non c'è più, quindi bisogna aprire al massimo". Se
così non fosse? "Glielo dico subito che cosa succederebbe: come cittadini
e utenti, dopo aver pagato le conseguenze dell'immenso deficit di Alitalia, ci troveremmo ad accollarci anche i debiti della
bad company. Personalmente, e da imprenditore, se dovessi pure trovarmi di
fronte a un forte ridimensionamento di Linate, non ci starei più dentro".
Torniamo ai dati sul traffico aereo a Malpensa. Il calo è passato dal
pesantissimo 30,1 per cento di aprile al 20 di agosto: in quattro mesi si è
dunque recuperato il 10 per cento. "è comunque un dramma, nonostante
questo piccolo segnale di ripresa. Ma io credo moltissimo nella vitalità di questa
parte del Paese, che dimostra un grande spirito di competitività
imprenditoriale. Siamo una regione dinamica, piena di gente che ha bisogno di
muoversi come del pane: e questo è un punto di forza". Dall'altra parte ci
sono le cifre dei voli Alitalia su Malpensa: sempre da
aprile ad agosto meno 84 per cento. In compenso crescono quelli gestiti da
altre compagnie: più 35 per cento. Malpensa può tornare a volare nonostante non
sia più hub? "A una sola condizione: che si liberalizzino le rotte con una
rinegoziazione tra Paesi. Altrimenti anche quelli come me troverebbero più
conveniente volare da Linate a Francoforte e poi effettuare tratte
dirette". è un messaggio ai nuovi padroni di Alitalia?
"Il messaggio è semplice: i costi della rinascita non li possono sopportare
gli utenti. Sarebbe come se da domani il vostro giornale costasse un euro e
mezzo, perché l'editore dice che altrimenti ci perde. Le vendite crollerebbero,
e giustamente. Perché questo non è mercato, ma una sua caricatura".
( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
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Pagina VI - Bari Idv
accusa e Fi replica: centrosinistra distratto da tre anni Puglia senza voli né
treni è ancora scontro fra i poli Ordine del giorno del Pd: il governo
Berlusconi difenda collegamenti e rotte No a una Puglia lasciata a terra, senza
più voli né treni: il capogruppo del Pd alla Regione, Antonio Maniglio, ha
depositato un ordine del giorno in vista di un consiglio regionale
"urgente e specifico", da convocare durante i giorni della Fiera del
levante per invitare il governo Berlusconi "a modificare il "piano
Fenice" salvaguardando i collegamenti e le rotte in partenza e in arrivo
da Bari e Brindisi e ad intervenire su Trenitalia perché non si riducano e non
si declassino i treni in partenza dalla Puglia". "è in atto una grave
penalizzazione della nostra regione - afferma Maniglio - e se non ci saranno
modifiche sostanziali alle prime determinazioni, i pugliesi avranno meno voli e
a prezzi più costosi, meno treni e con carrozze più antiquate. Spero che
l'ordine del giorno non sia interpretato come un documento di parte, ma uno
strumento per una comune iniziativa dell'intero consiglio regionale. è già
accaduto a novembre - ricorda il capogruppo del Pd - quando Trenitalia stava
procedendo a ridurre i collegamenti da e per il Salento. Allora l'insieme della
classe politica, in testa il presidente Vendola, ma anche l'attuale ministro
Fitto, si mobilitò per evitare tagli e scippi. E Trenitalia si fermò. Voglio
sperare che anche oggi si ricrei lo stesso clima". Impresa ardua. Intanto
sulla vicenda trasporti, Italia dei valori attacca proprio Fitto: "Doveva
rivelarsi una risorsa per la nostra regione - accusa l'onorevole Pierfelice
Zazzera - in realtà si sta rivelando una beffa, giacché Fitto sembra distrarsi
nei momenti cruciali di decisioni che ipotecano il futuro della regione".
Dal Pdl ad alzare gli scudi in difesa del ministro è il neo coordinatore
regionale di Forza Italia, l'onorevole Antonio Distaso. "Chi è distratto
da tre anni è il governo Vendola, in carica anche grazie ai voti dell'Italia
dei valori, visto che spetta alla Regione, in qualità di socio quasi unico di
Aeroporti di Puglia, affidare una mission all'azienda e creare seriamente e con
un minimo di programmazione, le condizioni affinché i nostri aeroporti siano
attrattivi anche per altre compagnie aeree". Il
parlamentare barese dice di condividere invece l'analisi dell'amministratore
unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola: "Alitalia non ha fatto altro che i suoi comodi nei nostri aeroporti,
facendo in modo che nessuna altra compagnia potesse coprire le tratte che non
voleva più garantire".
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Trattativa
Il piatto Alitalia preparato dal
governo va mangiato così com'è. Nell'incontro di ieri a Palazzo Chigi è stata
questa la comunicazione ai sindacati con la promessa che gli esuberi saranno
5mila. I sindacati apprezzano il metodo e rinviano ogni giudizio al prossimo
incontro fissato per giovedì. Berlusconi però pensa che i sindacati possano solo dire
di sì. Del resto già Colaninno non aveva lasciato molti margini. E il
commissario Fantozzi avverte che non ci sono più soldi in cassa. Rossi e Sabato
a pagina 4.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-09-2008)
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Primo Piano Pagina
103 Il ministro riporta in vita il porto canale Altero Matteoli: un grande
risultato. La zona franca? Vedremo --> Altero Matteoli: un grande risultato.
La zona franca? Vedremo Il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli: il
13 settembre riapre il porto canale di Cagliari. Prende tempo davanti al
progetto zona franca ("Facciamo una cosa alla volta") ma sulla scommessa
porto canale non ha dubbi: "Il 13 settembre il polo del trasporto merci
cagliaritano riapre. E riapre con la prospettiva di durare". Poco prima di
sedersi all'ennesima riunione con i sindacati per la grana Alitalia, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ribadisce che
il piano di rilancio per il porto canale "ha basi solide per resistere nel
tempo" e fa sapere che l'attività di transhipment potrebbe anche trovare
il conforto di un piano di recupero del trasporti merci ferroviario nell'Isola:
"C'è un tavolo aperto con Trenitalia e il governatore Renato Soru.
Spero di portare presto buone notizie per la Sardegna". Ai bordi del porto
canale si scaldano i 205 dipendenti della Cict in cassa integrazione, mentre
altri 300 della Compagnia portuale e dell'Iterc aspettano che si batta un colpo
per sperare di tornare al lavoro. Cosa succederà il 13 settembre?
Attraccheranno le navi alle banchine cagliaritane. Il porto canale avrà i suoi
primi 2000 container. È un grande risultato, soprattutto è un buon inizio.
Centinaia di lavoratori attendono con il fiato sospeso. Secondo i nostri
calcoli, nel giro di pochi mesi potranno trovare posto almeno 400 o 500
operatori. Per questo parlo di grande risultato. La durata nel tempo è ancora
da verificare. Sono coinvolti in questa operazione diversi gruppi che offrono
garanzie. La Contship, che ha l'80 per cento delle movimentazioni di container
a Gioia Tauro, è una certezza e l'accordo siglato con la società Haapag Lloyd
offre altrettanta sicurezza. L'Autorità portuale di Cagliari non si fa troppe
illusioni. In che senso? La rinascita del porto canale sarebbe legata solo al
sovraffollamento di realtà concorrenti come Gioia Tauro, Taranto o Tangeri. Mi
pare riduttivo e banale parlare in questi termini. E non capisco in che
direzione si voglia andare. Posso solo dire che in tre mesi di carica al
ministero ho ricevuto tantissime telefonate, sia da amici di partito come
Mariano Delogu o Ignazio Artizzu, che da avversari politici. Il mio intento, e
anche il loro, è soltanto quello di ridare vita a una realtà produttiva
fondamentale per lo sviluppo della Sardegna. Dopo i primi container cosa
succederà? Succederà che ne arriveranno altri. Si arriverà in fretta a 300, 400
mila container di navi mediterranee e oceaniche che sbarcheranno al porto
canale. Lo ripeto, è un risultato di grande prestigio. Assurdo creare polemiche
inutili quando si raggiunge l'obiettivo di creare lavoro. Certo, ora serve la
risposta e lo sforzo degli operatori del settore. È una chiamata alle armi? Per
tenere in piedi tutta la macchina del trasporto dei container dovranno essere
assicurati servizi adeguati, ma sono certo che Cagliari e la Sardegna saranno
all'altezza della situazione per cogliere questa nuova opportunità. Non saranno
certo d'aiuto i trasporti interni e la continuità territoriale delle merci. In
questo momento non posso fare anticipazioni ufficiali ma se tutto filerà
liscio, potremo annunciare grandi novità. Sono in contatto con il presidente
della Regione e con l'amministratore delegato di Trenitalia. Stiamo definendo i
dettagli, arriverà molto presto una soluzione per il trasporto delle merci
nell'Isola. Da anni il grande sogno è la zona franca nel porto canale. Sarebbe
la soluzione vincente per lo sviluppo di tutta la Sardegna. Ora stiamo pensando
alla ripresa delle attività nel porto. Deve ripartire una macchina che per
lungo tempo si era inceppata ed era rimasta ferma. Facciamo una cosa per volta.
GIULIO ZASSO.
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Giuliano Capecelatro
Marc Bloch, storico eminente, fondatore di qualcosa come le Annales, fucilato
nel 1944 dai nazisti, scrisse un eccellente testo, "I re
taumaturghi", per spiegare, con dovizia di argomenti, come e qualmente
fosse una bufala la storiella dei re, francesi e inglesi - anche loro, quant'è
piccolo il mondo, unti del Signore -, che guarivano i malati di scrofola. Kakha
Kaladze, georgiano, giocatore di calcio in forza al Milan, deve averlo
improvvidamente perso di vista. Così persiste a credere nel buon sovrano che
tutto risana. E, da perfetto vassallo, porge sollecito l'omaggio feudale. Un
peana, che oscilla tra esaltazione mistica e piaggeria, al suo datore di
lavoro, Silvio Berlusconi, unto del Signore di ultima generazione, in forza al
governo italiano con la carica di presidente del Consiglio. Il calciatore
declama ispirato: "È stato proprio l'intervento di Berlusconi a fermare la
guerra tra la Georgia e la Russia. So che il premier italiano ha trascorso
oltre cinque ore al telefono con Putin per cercare di mediare questa
delicatissima situazione". Silvio taumaturgo è già un classico
nell'infelice paese chiamato Italia. Dai milioni di posti di lavoro sorti per
incanto, alla scomparsa più che miracolosa dell'immondizia
da ogni angolo della Campania, al risanamento dell'Alitalia, pronta a
solcare i cieli più forte e più bella che pria, non c'è pagina della cronaca
nazionale in cui l'Unto non abbia steso le sue miracolose mani, con miracolosi
effetti. L'artigiano del pallone di natali georgiani lo offre ora in versione
export. Dove soffia una crisi, o divampa una guerra, si chiama di corsa
il taumaturgo. L'Unto arriva, impone le mani, et voilà, la guerra non c'è più.
Si può immaginare mondo più bello? Nel Pallone.
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
/ Milano TRACOLLO
Colpa del petrolio, colpa del pane o delle verdure che si pagano come fossero
oro, colpa delle tante crisi industriali presenti o
incombenti (da quelle clamorose di Alitalia e di
Telecom a quelle in fabbriche medie o piccole sparse in tutta Italia), sta di
fatto che la gente non cambia l'auto, il mercato piange amaramente e non è una
consolazione constatare che in questo purgatorio Fiat perda meno degli altri e
quindi guadagni quote. In generale, ad agosto le vendite sono
letteralmente crollate del 26,42% rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno, il che vuol dire che se un anno fa si sono vendute 104.857 automobili,
quest'anno nel mese si è scesi a 77.156: quasi venticinquemila in meno. Da
tempo la tendenza è negativa, anche se in percentuali meno vistose, meno
drammatiche. I numeri dicono che nei primi otto mesi dell'anno sono state
immatricolate in Italia 1.531.598 unità, con una flessione del 12,04% rispetto
alle 1.741.322 dello stesso periodo del 2007. Le "fortune" torinesi:
Fiat Group Automobiles ha chiuso agosto con una quota in rialzo al 33,1% (31,7%
un anno fa) e oltre 25.500 vetture immatricolate (-23%), segnando appunto
ancora una volta una performance migliore del mercato. Nei primi otto mesi
dell'anno il Lingotto ha immatricolato quasi 491 mila vetture (-10,4%), anche
in questo caso meglio del mercato, per una quota del 32,1%, in aumento di 0,6
punti percentuali rispetto al 31,5 per cento dei primi otto mesi del 2007.
conquistando ancora una volta il podio della classifica delle vetture più
vendute in Italia: l'auto più richiesta in agosto è stata la Panda, con il
33,3% di quota nel segmento A; alle sue spalle la Punto (22% di quota nel
segmento B) e al terzo posto la 500, con il 20,8% di quota nel segmento A.
Performance migliori del mercato si sono registrate per la Fiat anche
all'estero, soprattutto in Francia dove, a fronte di una domanda complessiva in
contrazione del 7,1%, Fiat Group Automobiles ha chiuso il mese con oltre 5.400
unità vendute (+21,3%), portando la propria quota di mercato al 5,3% (era il 4%
ad agosto 2007). Torniamo ai dati generali: neanche l'usato si è salvato, visto
che i trasferimenti di proprietà comprensivi delle minivolture (le intestazioni
temporanee a nome del concessionario in attesa del cliente finale) si sono
attestati sulle 238.695 unità, con un calo del 15,1% rispetto alle 281.137
dell'agosto 2007. La gravità della situazione è confermata dall'inchiesta
congiunturale mensile del Centro Studi Promotor: poco ottimistiche le
previsioni per i prossimi tre-quattro mesi. Soltanto il 10% degli interpellati
si attende una ripresa. Per l'Anfa (associazione costruttori nazionali) invece
"il pesante rallentamento registrato in agosto dal mercato italiano
dell'auto si ridimensiona leggermente considerando i due giorni lavorativi in
meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno: a parità di giornate lavorative
la contrazione si attesta a meno 19,1%". Sono comunque dati negativi,
hanno commentato i costruttori, giustificati dall'incremento di spesa per casa,
elettricità e combustibili.
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Andrea Carugati/
Firenze COSA FARÀ da grande l'Udc? Una alleanza con il Pd, cementata dal comune
lavoro all'opposizione, o un ritorno all'ovile berlusconiano? La domanda torna
e ritorna sul palco della festa del Pd di Firenze, dove ieri Pierferdinando Casini
ha dibattuto con Anna Finocchiaro. E lui risponde così: "Vedremo, io sono
libero, non c'è un film già visto, se l'Udc è in parlamento non è per un favore
di Berlusconi o di Veltroni, ma solo grazie a nostri due milioni di
elettori". La Finocchiaro lo corteggia, c'è anche uno scambio di battute:
"Nonostante tutti i corteggiamenti lei non ha ancora perso la sua virtù,
presidente...". Lui sorride sornione: "Non vorrei che la gente qui ci
credesse...". Poi torna serio: "Non ci sono più alleanze ortodosse e
eterodosse, anche a livello locale: non ho nessun problema se i nostri a Trento
si alleano col Pd". E così, agli amici del centrodestra che gli chiedono
di entrare nel Pdl, manda un garbato rifiuto: "Mi chiedo se hanno letto i
giornali degli ultimi mesi: abbiamo detto no prima delle elezioni e lo diciamo
ancora". Finocchiaro insiste: "Dobbiamo ricercare e difendere ogni
occasione di alleanza oppositiva con l'Udc in Parlamento". Casini non nasconde che su molti temi l'intesa c'è, e lo si vede
su Alitalia, ad esempio: sia l'ex presidente della Camera che la capogruppo
del Pd al Senato sono d'accordo nel dire che la scelta del governo è assai
distante da una logica di mercato, e questo è un errore. Toni assai simili
anche sull'emergenza economica, a partire dai salari. Casini lancia una
sfida al Pd, preventiva rispetto a ogni intesa politica: rinuncia al
bipartitismo e reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale per le
politiche. Su quest'ultimo tema, a sorpresa, Finocchiaro apre: "Sono
favorevole al ritorno delle preferenze, pur consapevole dei rischi che si
corrono soprattutto nel Mezzogiorno. Ma è fondamentale ripristinare il rapporto
tra eletti ed elettori". Sintonia anche sulla legge per le europee. Dice
Finocchiaro: "È ridicolo pensare a una forte semplificazione per le
europee, perché il tema è la rappresentanza, non la tenuta di un governo".
Anche qui Casini non ha nulla da obiettare. Anzi, dopo l'apertura della
Finocchiaro dal suo staff si affrettano a buttare acqua sul fuoco: "Non
stiamo per fare un'alleanza con il Pd". Eppure anche una battuta dello
stesso Casini fa capire che, a oggi, i punti di contatto sono maggiori con il
Pd: "Sono i temi eticamente sensibili quelli che ci dividono di più. Se
non ci fossero quelli forse non saremmo neppure qui a discutere". E
ancora: "In Europa stiamo su fronti opposti, ma anche la Merkel e l'Spd
hanno fatto un governo insieme...". Anche sui temi etici Finocchiaro apre:
"A dividerci è solo il tema della nutrizione artificiale. Ma una legge va
fatta, con umiltà, perché su queste questioni non devono decidere i
magistrati". È sulla giustizia che si registrano gli accenti più distanti:
a un Casini che parla di dialogo "ineludibile" tra Pd e Pdl, sostiene
che i punti di possibile incontro non mancano, invita ad archiviare il
giustizialismo e rivendica la sua astensione sul lodo Alfano, Finocchiaro
replica secca: "Non si può correre il rischio di confondere giustizialismo
e rispetto della legalità. Per quanto mi riguarda l'autonomia della
magistratura e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge non si
toccano. E nessuno pensi che le riforme che ha in mente Berlusconi
miglioreranno i tempi della giustizia per i cittadini". Applausi
fortissimi. Ma anche Casini si prende, proprio in chiusura, la sua dose di
applausi quando si dice favorevole al voto amministrativo per gli immigrati e
invita la destra a evitare "atteggiamenti lievemente razzisti".
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
I lavoratori di
Atitech e Az Napoli, aziende per la manutenzione degli
aerei legate ad Alitalia, sono in agitazione contro i tagli al personale previsti
nell'ambito del piano Colaninno. Ieri hanno tenuto un'assemblea all'aeroporto
di Capodichino. Atitech conta 750 dipendenti più 250 lavoratori dell'indotto,
ed è "una delle pochissime realtà industriali presenti sul territorio
campano che continua a garantire occupazione", si legge in una nota
dei sindacati. "Rinunciare alla elevata professionalità dei lavoratori
Atitech - prosegue la nota - non serve a risanare una compagnia la cui attuale
situazione fallimentare è legata a scelte manageriale inopportune e alla
latitanza dei vari governi avvicendatisi".
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Roberto Rossi /
Roma TEMPO Dieci giorni di tempo per negoziare. A partire dal prossimo giovedì.
Questo è il termine fissato dal governo per la conclusione della trattativa su Alitalia. Una sorta di ultimatum che ieri il ministro del
Lavoro Sacconi ha scodellato ai sindacati durante il primo incontro ufficiale
sul piano di salvataggio. Un incontro definito interlocutorio servito solo per
avviare la macchina. "Per ora attendiamo - ha detto Antonio Vietri
dell'Avia - e vediamo se giovedì ci daranno le risposte che vogliamo".
Sulla flotta, sul network e sulla gestione degli ammortizzatori sociali. Il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è convinto di sì. "I
sindacati non potranno dire di no - ha commentato intervenendo da Bruxelles -
Sono sicuro che ci sarà il loro avallo. La nuova impresa ha le ali. Questa è
l'unica soluzione possibile". Perché, ha continuato Berlusconi, "la
ragione è lì: da una parte ci sono 20 mila persone a casa e dall'altra tutto il
resto che è molto positivo. Poi - ha aggiunto riferendosi agli esuberi - lo
Stato non abbandonerà queste persone". Al Nord, "con la
disoccupazione che è poco superiore all'1%, tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente, se lo vorranno, un
posto di lavoro perché c'è un'offerta di lavoro che non trova risposta".
Per capire quanti resteranno a casa contenti di trovare subito un lavoro al
Nord, sempre se lo vorranno, bisognerà attendere tre giorni. O forse più. Perché
di esuberi, che Sacconi promette non essere superiori a 5mila, si potrà parlare
solo in un secondo momento. "Il tema relativo all'occupazione e agli
esuberi - ha fatto presente il ministro -, su cui saranno praticate politiche
di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida
ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano industriale". Che poi
è quello che chiedevano i sindacati. Che si sono detti soddisfatti per il
metodo di lavoro impostato. Il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio
Claudiani, ha sottolineato che vista la situazione e i tempi strettissimi non
c'è "spazio per nessuno per giocare" mentre il segretario confederale
della Cgil, Fabrizio Solari, ha auspicato che "si voglia fare" di
questa trattativa un "punto di partenza" per lo sviluppo del settore.
Intanto, in questi tre giorni, il commissario straordinario Augusto Fantozzi
studierà il piano di salvataggio che ieri Intesa Sanpaolo, la banca che lo ha
elaborato, gli ha recapitato. Nell'attesa ieri Fantozzi, anche lui
all'incontro, ha informato i presenti sullo stato dell'arte
di Alitalia. Secondo il commissario, che oggi nominerà due advisor, la
compagnia aerea ha circa tre settimane di vita. "Abbiamo liquidità fino a
settembre" ha chiarito Fantozzi. Infatti, se la disponibilità di cassa di Alitalia nel mese di luglio ammontava a 314 milioni di euro, "la
stima di fine agosto è di 195 milioni e quella di fine settembre è di 30-50
milioni. Oggi - ha proseguito Fantozzi - sono stati pagati 50 milioni di euro
alla Iata per evitare che interrompessero il servizio di biglietteria
internazionale. Volevano farlo già venerdì scorso, ma ho ottenuto tempo fino a
oggi". Tre settimane di tempo, però, non sono molte. Se la trattativa
dovesse prolungarsi sarebbe necessario mettere nella compagnia altro denaro
fresco. Il governo lo scorso maggio aveva già girato alle casse di Alitalia trecento milioni. Ipotizzare un'altra iniezione di
liquidità pubblica non sembra probabile. "Se ci sarà bisogno di un aumento
di capitale - ha detto ancora Berlusconi - ricorreremo a quegli imprenditori
che erano disposti a dare una fiche di 10-20 milioni di euro e che abbiano
dovuto escludere perché non ce n'era bisogno". Se sarà necessario, quindi,
altri industriali saranno disposti a entrare nella Compagnia aerea italiana
guidata da Roberto Colaninno. Che ieri è tornato a difendere l'operazione.
"L'alternativa era il fallimento" ha detto il presidente della
Piaggio. Quanto alle critiche della stampa estera Colaninno ha sorvolato. Non
lo ha fatto Berlusconi che replicando alle dure critiche del giornale ultra
conservatore tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) ha detto: "Non
leggo la stampa di sinistra, sono lontani dalla realtà italiana".
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
/ Roma AMERICA I
sedici capitani d'industria potrebbero non bastare. Nella
cordata italiana pronta a salvare Alitalia, riunita
sotto il nome di Compagnia aerea italiana, potrebbe aggiungersi anche la banca
d'affari Morgan Stanley e un'altra compagnia aerea straniera (si parla della
British). Il nuovo socio o i nuovi soci andranno a far compagnia ad Air France
il partner straniero che nella nuova Alitalia è
disposto a rilevare fino al 25%. Ieri l'ex ministro dell'Economia e
Country Head (una sorta di capo divisione) per l'Italia di Morgan Stanley,
Domenico Siniscalco, ha risposto con un secco "nessun commento" alla
domanda su un possibile ingresso dell'istituto statunitense nella nuova cordata
per il salvataggio di Alitalia. Eppure le voci
sull'arrivo degli americani si fanno insistenti. Tant'è che si ipotizza anche
l'investimento, fissato in 50 milioni di euro. Se l'indiscrezione dovesse
trovare conferma l'italianità della nuova compagnia di bandiera sarebbe molto
sbiadita. È vero che la maggioranza rimarrebbe sotto il cappello di Roma, ma è
altrettanto vero che Air France e Morgan Stanley, sempre che aderisca
all'operazione, formerebbero un blocco granitico. Se poi nella partita dovesse
entrare anche British la situazione si complicherebbe ancora di più. Sarebbe
difficile, in quel caso, ipotizzare una gestione interamente italiana della
società. Il settore aereo è, tradizionalmente, molto difficile e per navigarci
servono competenze specifiche. Ma non solo. Per sopravvivere in questo mercato
servono anche alleanze solide. Specie per una compagnia di piccole dimensioni e
con rotte e voli limitati come si sta profilando in questo momento il gruppo Alitalia se il piano di salvataggio, firmato Intesa
Sanpaolo, dovesse rimanere così com'è. Alleanze, in definitiva, come quella che
si ipotizza con Air France. Che non si è fatta scappare l'occasione di mettere
un piede in una compagnia ripulita dagli esuberi, dal debito e con una tratta
pressoché in monopolio (Milano-Roma). Se Air France, quindi, dovesse avere un
20% della società e dovesse risultare l'unico alleato industriale vero, e di un
certo peso all'interno della compagine azionaria, di che libertà godrebbe il
gruppo? Quali possibilità di manovra avrebbe Roberto Colaninno sulle scelte
strategiche se non la strada obbligata di sedersi attorno a un tavolo con una
compagnia che fattura oltre 20 miliardi di euro e produce utili per un quarto?
La nuova Alitalia sarà anche tricolore ma di certo
sedici industriali o presunti tali avranno poca forza contrattuale da mettere
nel piatto. E se poi il petrolio dovesse continuare a salire, mettendo a
rischio il raggiungimento dell'utile entro il 2013, chi l'ha detto che il
patriottismo regga?.
( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Osvaldo Sabato Alitalia, Alibufala o Alitaglia? Una cosa è certa il presunto
salvataggio della nostra compagnia di bandiera, orchestrato dal governo
Berlusconi, avrà dei costi sociali altissimi e qualche migliaio di dipendenti a
casa. Sulle responsabilità non ha nessun dubbio, Matteo Colaninno, ministro
ombra Pd per lo sviluppo economico: "Alla fine del
governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo
Berlusconi valeva un euro". Quindi chi è che ha tagliato le ali ad Alitalia? "Chi ha gestito l'azienda - dice - la politica che ha
nominato gli amministratori". L'ex presidente dei Giovani Industriali, ora
è parlamentare democratico è alla Festa nazionale del Pd, per un
dibattito sulle imprese, con il vice presidente di Confindustria Alberto
Bombassei, l'ex sindacalista e deputato dell'Udc Savino Pezzotta e l'assessore
fiorentino Riccardo Nencini. Naturalmente sul piatto è la questione Alitalia a farla da padrone. "Non mi sento in un
conflitto di interesse. La mia pulizia mentale è tale che esprimo la mia
posizione" ribadisce subito Colaninno, incalzato da alcune domande dei
giornalisti. In questo modo sgombera subito il campo da presunti equivoci e
imbarazzi: suo padre Roberto Colaninno è il presidente in "pectore"
della compagnia aerea italiana. Quindi, c'è chi agita il fantasma del conflitto
di interesse. Ma lui non ci sta e non lo manda a dire. Però, aggiunge "non
mi si può chiedere di biasimare gli imprenditori che nella situazione fata
hanno offerto la loro disponibilità". L'obiettivo per il vicepresidente
degli industriali italiani: "È quello di creare una nuova compagnia -
spiega Bombassei - con premesse di maggiore competitività di quanto sia stata Alitalia negli ultimi anni". E il rischio di impresa?
Troppo facile, urla una signora seduta tra il pubblico. È l'assist giusto per
Savino Pezzotta. La soluzione messa in piedi da Berlusconi: una newco che
nascerà sulle ceneri della vecchia compagnia, non lo convince per la poca
chiarezza e trasparenza "dovrebbero venire in Parlamento e spiegare bene
l'operazione con i costi relativi". In questo modo "si presta ad
interpretazioni ambigue" insiste Pezzotta. Ma la vera preoccupazione è sul
numero dei dipendenti che rischiano il posto di lavoro "speriamo che sia
il più basso possibile" auspica Bombassei. I costi? "Sono in larga
parte a carico dello Stato - precisa Pezzotta - senza dimenticare che abbiamo
già pagato il prestito ponte di 300 milioni". Altro che Prodi e Padoa
Schioppa, ora la faccenda avrà numeri più robusti ma per Colaninno "il
paese saprà individuare le responsabilità politiche dei costi che il paese
sopporterà". Imprenditoria e liberismo, dunque, sembrano fare a cazzotti
con la storia di Alitalia. L'esponente di
Confindustria su questo tasto resta molto abbottonato, non si sbilancia ma
rigetta la tesi dell'imbroglio. "Nascerà una compagnia debole perché non
avrà un proprio hub" sentenzia l'assessore fiorentino Nencini. Ma la
domanda è sempre la solità: chi pagherà i debiti? Pensando ai legami stretti
della politica con l'impresa il pensiero va all'epoca delle partecipazioni
statali. Bene, la vicenda Alitalia ha proprio quel
sapore. E chi meglio di Pezzotta poteva sottolineare questo aspetto "ma
siamo sicuri che le partecipazioni statali sono state un dramma per il
paese?" si chiede. Come dire: le cose allora facciamole alla luce del
sole. Ecco perché chiede al governo di spiegare tutto al Parlamento. Ma lo
farà? Intanto a proposito della Finanziaria di Tremonti, Colaninno, trova anche
il modo per ringraziare Prodi "ha mantenuto la promessa sulla riduzione
del cuneo fiscale per le imprese" ricorda (con un timido applauso del
pubblico). Insomma la partita Alitalia non è affatto
facile. Ed è appena agli inizi, nonostante il battage mediatico, che la ritiene
ormai chiusa. Infine la riforma dei contratti di lavoro. Gli industriali
confermano la data di fine mese per porre la parola fine.
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Appello
di Berlusconi sul piano della nuova compagnia: non si può andare contro le cose
giuste "Alitalia, i sindacati
accettino" Da giovedì confronto no stop. Sacconi: dieci giorni per
chiudere.
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA Confronto di
"ricognizione" tra sindacati e governo sul futuro
di Alitalia. La trattativa vera inizierà giovedì e dovrebbe concludersi
entro dieci giorni. Berlusconi sollecita le organizzazioni di categoria a
trovare un accordo: "Il loro sì è fondamentale, ma la nostra proposta è
giusta. L'alternativa sarebbe mandare a casa ventimila persone. Abbiamo
messo all'azienda le ali per volare". Il commissario Fantozzi avverte che
la compagnia ha risorse (dai 35 ai 50 milioni) per arrivare solo a fine
settembre: "Poi dovrò portare i libri in tribunale". I sindacati:
bene il metodo, ora aspettiamo il piano industriale.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-02 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Ecopass, Malpensa e islamici Pdl al sindaco: serve il
rilancio La Moratti: sì al vertice con la maggioranza, ma sto già lavorando
Salvini (Lega) aveva denunciato il rischio di fallimento della giunta Majorino
(Pd): trascurata la difesa di Linate Vertice di maggioranza con il sindaco,
probabilmente già il prossimo 15 settembre. Ieri i vertici milanesi del Pdl si
sono consultati fra loro e hanno chiesto a Letizia Moratti di convocare la
riunione in cui fare il punto della situazione. è la politica a dettare
l'ordine del giorno: dalla vicenda Linate-Malpensa al rilancio della giunta e
della macchina comunale dopo le uscite di scena di Vittorio Sgarbi e di Piero
Borghini; dall'Ecopass (la sperimentazione finisce a dicembre) alla soluzione
definitiva per la preghiera dei musulmani. E dunque. Il coordinatore cittadino
di Forza Italia, Luigi Casero, e il suo vice, Maurizio Lupi, assieme al
ministro Ignazio La Russa, che per An continua a seguire da vicino le vicende
politiche cittadine, avevano già nei giorni scorsi sottolineato la necessità di
un chiarimento con il sindaco. "Siamo a metà mandato - considerano Casero
e Lupi - e, ora che abbiamo conquistato l'Expo del 2015, dobbiamo garantirci la
possibilità di arrivare all'appuntamento con tutte le carte in regola. Per
questo, servono un rilancio della giunta e dell'attività amministrativa".
Così La Russa: "è opportuno riprendere colloqui periodici con il sindaco e
affrontare insieme alcune questioni aperte". Il sindaco, già strattonata
nei giorni scorsi soprattutto dalla Lega ("Con questa squadra di assessori
e con questa macchina comunale rischiamo soltanto un colossale fallimento
", aveva denunciato il capogruppo Matteo Salvini), aveva già confermato la
sua disponibilità ieri mattina, con una puntualizzazione che ha il sapore della
polemica: "Io sono già al lavoro. Se loro ci sono, sono felice di vederli
". Quanto alle critiche avanzate dai partiti, il sindaco aveva
minimizzato: "In un Comune come Milano questioni aperte ci sono sempre. Il
confronto è giusto, corretto e deve essere costante". A tenere banco sarà
anzitutto la questione della macchina comunale che ha perso la sua guida con le
dimissioni, all'inizio di luglio, del city manager Piero Borghini. La Moratti
ha prima cercato un professionista esterno esperto soprattutto di temi legati
al mondo della finanza: probabilmente, anche per essere meglio assistita
quando, a breve, dovrà affrontare il nodo dei derivati e capire come chiudere
la vicenda senza far pagare un buco da 300 milioni di euro al Comune.
L'opposizione attacca. Il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, denuncia:
"Anche i partiti della coalizione si rendono conto che Letizia Moratti è
sempre più preoccupata degli equilibri politici anziché delle esigenze della
città. Si era presentata come sindaco fuori dagli schemi, ora è legata mani e
piedi ai partiti e alle logiche romane e di governo ". Un esempio? "La vicenda Alitalia. Siccome - spiega Majorino
- deve digerire la dannosissima operazione studiata da Berlusconi, non riesce
neppure a difendere Linate". Elisabetta Soglio In cantiere Il sindaco
inaugura i restauri del campanile di Baggio.
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Senza accordo con i sindacati c'è il fallimento? Il numero uno della
Uil, Luigi Angeletti, non raccoglie la provocazione e non ci sta proprio a
discutere di "prendere o lasciare". Del resto, "l'Alitalia è già di fatto fallita, altrimenti non ci sarebbe il
commissario. Il ruolo del sindacato? "E'quello di esprimere delle
opinioni. Ma sarà interessante anche sentire i lavoratori, non soltanto i
sindacalisti". Insomma, "l'idea che siamo noi a dover contrattare le
condizioni di vendita è quantomeno bizzarra", sbotta il segretario
nazionale. Il piano? "Ci interessa capire quanta parte dei 100 milioni di
passeggeri del mercato italiano sarà trasportata dalla nuova Alitalia.
Solo dopo si parlerà di esuberi. Fino ad allora, non parlo più di numeri".
Nel frattempo, per la prima volta sembrano esserci le premesse per un futuro
positivo per la compagnia. Angeletti ci crede: "Ci sono degli azionisti
privati disposti a investire risorse proprie. E soprattutto, c'è un
amministratore delegato che non risponderà a nessun presidente del
consiglio". Colaninno ha detto che non sarà un normale confronto
sindacale. Cosa si aspetta dalla trattativa, visto che si parla di nuovi
contratti e almeno 5.000 esuberi? "Deve essere un confronto aperto. Ma
d'ora in poi la trattativa si fa sui tavoli, non sulla base delle
dichiarazioni". Non può ignorare però che il futuro presidente di Alitalia si è rivolto a voi dicendo che l'alternativa
all'accordo è la bancarotta. Suona come il solito prendere o lasciare.
"Questo è un problema loro. Noi non siamo nè i venditori nè i futuri
acquirenti. A noi spetta esprimere delle opinioni sulla base di ciò che
riteniamo utile per le persone che rappresentiamo. Non contrattiamo le
condizioni". Può dire allora quali saranno i punti cruciali del confronto?
"Se ne parlerà quando sarà presentato il piano. Ma più in generale ci
aspettiamo di capire, al di là delle indiscrezioni, in che modo la compagnia
intende presidiare il mercato (con quali rotte e quali aerei) e non come vuole fare
politica". Condivide quindi le preoccupazioni dei piloti sulla
concentrazione del gruppo sulle rotte di breve e medio raggio?
"Naturalmente sì. Le rotte intercontinentali sono quelle più redditizie e
meno soggette alla competizione. Come fa a farne a meno una compagnia? Stiamo
vendendo l'azienda o la ricchezza del mercato italiano? I piloti rischiano di
essere il fronte più duro. Come farete a mantenere una certa compattezza?
"Cercheremo di affrontare anche questo problema in maniera soddisfacente.
Ma le divisioni sono fisiologiche. Crede nel ricollocamento dei dipendenti
presso aziende private? "Non penso che sarà un problema". Dove ha
sbagliato finora il sindacato? "Ha pensato per troppo tempo di di
risolvere i problemi con la politica". Una critica alla strategia del
governo Prodi? "Stava per vendere il mercato italiano e pensava di poter
delegare la decisione ai sindacati". Ora cos'è cambiato? "Chi
investirà non vorrà certo buttare denaro. E la politica, da parte sua, non
potrà più dettare le strategie all'azienda".
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
I
della "vecchia" Alitalia sono sempre
più in rosso e la compagnia rischia il fallimento. La drammaticità della
sitiazione finanziaria è stata illustrata ieri ai sindacati dal commissario
Augusto Fantozzi: a settembre resteranno in cassa soltanto 35-50 milioni, ce
n'erano circa ducento a fine agosto. "Se non c'è più benzina sarò costretto a portare i
libri in tribunale".
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Dieci giorni, a partire da giovedì, per trovare un accordo con
i sindacati. Perchè giovedì il governo farà scattare una sorta di no stop che
dovrà concludersi entro la fine della prossima settimana. Parola di Maurizio
Sacconi, ministro del Welfare. Anche se si potrebbe arrivare sino al
venti-trenta settembre. Ieri pomeriggio è partita semplicemente una
"ricognizione" sulla delicatissima vicenda Alitalia. Dunque, nessun confronto a tutto campo sul piano industriale
come avevano chiesto i rappresentanti delle dieci organizzazioni di categoria.
Negoziato rinviato. "Il nostro dovere - ha spiegato il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - è mettere il commissario nelle
condizioni di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte,
una, quella di Cai (Compagnia aerea italiana) è nota e gli arriverà nelle
prossime ore. Questa è l'ultima occasione possibile, dobbiamo arrivare fino in
fondo". Ed in effetti, per Alitalia è l'ultimo
slot per decollare. Del resto i numeri presentati ai sindacati dal commissario,
Augusto Fantozzi, parlano chiaro: a luglio nelle casse della Magliana c'erano
314 milioni, ad agosto 195-
( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Antozzi
per rilevare gli asset sani di Alitalia. Al prezzo di
circa 350 milioni comprensivi di 200 milioni di debiti. E nei giorni scorsi la newco
destinata a diventare la Nuova Alitalia, secondo
quanto risulta a Il Messaggero, avrebbe sottoscritto il term sheet, cioè un
accordo preliminare e condizionato con Ap Holding per rilevare Air One. Prezzo: circa 300 milioni compreso
l'accollo di 200 milioni di debiti. Carlo Toto si sarebbe impegnato a
reinvestirne, però, meno del previsto: 60 milioni invece di 100. Che il patron
di Air One abbia ridotto il suo interesse diretto sulla nuova compagnia che
potrà decollare anche prima della scadenza dell'offerta a Fantozzi (15
ottobre), lo dimostra anche la disponibilità a rinunciare alla vicepresidenza.
E in consiglio della Nuova Alitalia Toto dovrebbe
indicare il figlio Alfonso. Il commissario si sarebbe preso tempo fino a
dopodomani per valutare l'offerta della newco, anche con l'ausilio di un
advisor scelto oggi: il consulente dovrà valutare la proposta condizionata di
Cai e eventuali altre offerte che dovessero pervenire. Intesa Sanpaolo che
svolge un ruolo di coordinamento strategico dei nuovi investitori, sta curando
l'allargamento della compagine. Coinvolgendo possibilmente il partner estero:
Air France resta in vantaggio, ma prima di chiudere coi francesi - nella
lettera si sono detti disponibli ad acquistare fino al 20% - o i tedeschi di
Lufthansa, i legali di Intesa vorrebbero consultare Bruxelles. La Nuova Alitalia, infatti, frutto dell'integrazione degli asset sani
della Magliana più quelli di Air One non supera una soglia di fatturato che fa
scattare la competenza dell'Antitrust europeo. Se entrasse Air France, anche
con una quota di minoranza, si teme che le autorità comunitarie possano avocare
il dossier. E passando sotto la lente europea potrebbero emergere i profili di
aiuto di Stato all'interno dell'operazione. Mettendo seriamente a rischio il
salvataggio - Fantozzi ha detto che Alitalia ha cassa
fino al 30 settembre - ma soprattutto facendo venir meno una delle condizioni
sospensive alle quali i soci della newco hanno condizionato l'acquisizione.
Ecco perchè l'ingresso del partner potrebbe slittare a una fase successiva. r.
dim.
( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Le parole
della politica. Questa settimana Il Tempo ha ... Le parole della politica.
Questa settimana Il Tempo ha scelto quelle legate alla riforma-Gelmini della
scuola. PROMOSSO Adesso se lo merita proprio. Se il premier Silvio Berlusconi,
per certi versi ha reinterpretato e ripetuto un film già visto, targato 2001,
per altri versi, il suo governo merita ben più della sufficienza (data non con
i progressisti crediti, ma col voto "gentilian-gelminiano", cioé 7).
La pagella? I rifiuti (spariti) di Napoli, i militari per la sicurezza, l'abolizione dell'Ici, la detassazione degli straordinari, la
cordata per Alitalia, la Finanziaria prima dell'estate e la battaglia antifannulloni
e infine, l'ottimo accordo con la Libia. Segno che l'Italia ha bisogno di
governabilità e gli schieramenti di decisionismo (come i professori e i presidi
vecchia maniera). BOCCIATO Non bisogna sparare sulla Crocerossa, ma
Walter Veltroni, non merita la promozione (voto 4). Va alla convention
democratica americana ad esaltare Obama, criticando l'Italia, pontificando
sulle trappole berlusconiane, relative alle intercettazioni (il caso
Prodi-Panorama) e dimentica il fiasco della sua festa "democratica"
di Firenze. Poca gente, litigi, importanti diserzioni. E come se non bastasse,
ha pagato il doppio rispetto all'anno scorso: 700mila euro per l'affitto della
Fortezza, erogato al Comune, guidato, tra l'altro, da un suo amico-competitor.
Una kermesse di sfigati-sconfitti. Prova ne è stata la presenza di Segolene Royal,
che, cieca di fronte alla realtà, ha detto che si è trattato, al contrario, di
"una festa bellissima". La socialista francese, sconfitta da Nicolas
Sarkozy, continua a non capire nulla di politica. EDUCAZIONE CIVICA Un buon
bagno "civico" meriterebbero quei nostri concittadini (il 50% dei
fermati dalla polizia stradale) che guidano sotto effetto di alcol e
stupefacenti. Mettendo a rischio la propria e altrui vita. Da noi, purtroppo,
non basta la cura europea (i limiti di velocità), bisogna rimandare a scuola
gli automobilisti. Le autovetture, da tempo, sono la proiezione a quattro ruote
della nostra ignoranza e inciviltà. MAESTRO UNICO Al posto di tanti asini,
meglio uno che faccia il tuttologo. Ne guadagnerebbero gli studenti. Un unico
maestro, però, preparato. Non come Giuseppe Bertolucci, costretto a lasciare il
comitato per il centenario di Giovannino Guareschi, su pressione dei figli del
famoso scrittore non di sinistra (autore, tra l'altro, di Don Camillo e Peppone
e direttore de Il Candido), per aver definito razzista un suo testo del 1963,
riguardante un film prodotto insieme a Pier Paolo Pasolini ("La
rabbia"). Un film, invece, stupendo; due chiavi di lettura opposte sul
Novecento. Della serie, continuiamo nella faziosità a discapito della cultura e
della conoscenza obiettiva. Un problema che va affrontato a partire dai libri
di testo dei licei (specialmente i libri di storia). Tutti di parte, manuali
che deviano le coscienze, manipolano le opinioni e fanno unicamente
"ideologia" della storia. Ideologia di sinistra.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Incontro governo-Confederali. Fantozzi: non c'è più benzina.
Sacconi: 10 giorni per decidere Berlusconi pressa i sindacati: su Alitalia non possono dire no ROMA - "Sull'Alitalia i
sindacati fanno il loro mestiere. Il consenso sul piano è fondamentale, ma è
evidente che i sindacati non possono accettare che siano in 20 mila a perdere
il posto di lavoro". Questo il commento del presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi alla prima giornata di trattative tra il governo e le nove
sigle sindacali sul salvataggio di Alitalia. Il
problema è che l'orizzonte temporale per chiudere è strettissimo, una decina di
giorni, come ha confermato il commissario Augusto Fantozzi: "Occorrono
tempi brevissimi. Farò tutto il possibile, ma se non c'è benzina sarò costretto
a portare i libri in tribunale". ALLE PAGINE 5 E 6 Baccaro.
( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
DEMOCRATICI ·
Bersani attacca, ma è l'unico Pd in imbarazzo, così la Cgil resta sola Daniela
Preziosi ROMA "Io avrei venduto a Air France", "oggi rispetto
all'opzione Prodi-Padoa Schioppa i costi sociali sono più pesanti". Ieri,
mentre andava in scena un mezzo bluff all'incontro fra Alitalia
sindacati e governo l'opposizione 'democratica' affidava la sua critica
all'operazione a Colaninno junior, il figlio del manager che guida la cordata
del salvataggio della compagnia di bandiera italiana, manager a sua volta e
ministro ombra dello Sviluppo. Che, alla festa di Firenze, ha ripetuto il suo
no alla scelte manageriali del padre. Nella crisi di Alitalia, ha detto, ci sono "pesanti responsabilità" tanto in
chi ha gestito l'azienda quanto in chi ha nominato gli amministratori. Non è
bipartisan ("Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa
valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro"),
ma nella critica all'operazione il figlio di Colaninno non si avventura troppo:
"Non possiamo arrogarci la presunzione di sapere se sarà un'impresa
socialmente responsabile, lo sapremo tra tre - quattro anni. Gli imprenditori
ragionano con la logica della convenienza e se non avranno fatto bene lo
potremo giudicare ex post. Non mi si può chiedere di biasimare degli
imprenditori, nella situazione data hanno offerto la loro disponibilità".
Sintomatica riflessione, quest'ultima. Non si può esagerare, dice, magari
chiedendogli di schierarsi preventivamente contro altri manager e imprenditori.
Tanto più se capitanati dal padre. Che - tanto più - è uno dei "capitali
coraggiosi" di dalemiana memoria (e simpatia) protagonisti della scalata
di Telecom del '99. E infine, da quella parte non si può sparare contro una
cordata zeppa di imprenditori in odor di partito democratico. Come il già
prodiano Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, o il
progressista gruppo Benetton. Il Pd è in un gigantesco imbarazzo, per non
parlare di un qualche tipo di conflitto di interesse. E così,mentre Berlusconi
comincia a cannoneggiare i media con un tormentone "i sindacati non potranno
dire di no", a 'coprire' politicamente Guglielmo Epifani, che ieri da
Unità e Repubblica prometteva barricate contro il piano ("Serve un
confronto vero, non un prendere o lasciare. Se fosse così non ci sarebbe il
nostro consenso") rimane solo la sinistra radicale. "Piano
inaccettabile", dice Paolo Ferrero, segretario Prc, Alitalia
distrutta e troppi esuberi. Epifani e i sindacati di base hanno ragione a
ribellarsi all'ultimatum. "Dopo aver tirato in lungo, per un mese, una
situazione grave, non si può adesso scaricare la responsabilità del fallimento
di Alitalia e dell'accettazione di un piano
inaccettabile sui lavoratori e sul sindacato". Ma il Pd, così vicino alla
Cgil in molte circostanze, questa volta non c'è. Alla responsabile lavoro, la
giovanissima Alessia Mosca, non sfugge che nella cordata "figurano troppi
nomi legati a progetti immobiliari per l'Expo 2015 per non destare
sospetti". Alcuni l'avranno fatto "per passione", dice Pierluigi
Bersani a Radio24 , altri con "una pistola puntata alla tempia". Il
ministro ombra, mai tenero con la politica economica di Berlusconi, attacca. Ma
la sua critica si attesta sul metodo: "Per non farsi accusare di aver
fatto una legge ad personam, o su un caso singolo, si sta impostando una nuova
normativa sulle procedure fallimentari o parafallimentari. Per cambiare la
serratura si sta rifacendo il palazzo. Possibile che neanche le associazioni
dei consumatori se ne accorgano?".
( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Dalla prima
pagina L'unica convenienza politica è stare dalla parte del Paese Perciò se
davvero viene fuori, ad esempio, un progetto per la ricostruzione di Roma,
secondo esigenze e moduli moderni e perfino avveniristici, attraverso la
collaborazione di un nutrito gruppo di "volenterosi" capeggiato da
Giuliano Amato, non è affatto scandaloso e chi si scandalizza a sinistra (ma
anche a destra purtroppo) non ha capito che la complessità non può più essere
governata dai pregiudizi. Pregiudizi, a dire la verità, che abbiamo visto
stupidamente riaffiorare non tanto in una sinistra massimalista, ma in quella
radical chic capeggiata dal suo house organ, nel momento in
cui si è formata la cordata per salvare l'Alitalia: gli
imprenditori, abbiamo finalmente capito grazie a "Repubblica", sono
buoni se assecondano politiche economiche e sociali promosse dalla sinistra;
sono cattivi se rispondono all'appello di Berlusconi. Perciò i "capitani
coraggiosi" lo sono un po' meno, o non lo sono affatto, quando si
impegnano, con i loro denari naturalmente, in avventure come il rilancio
della compagnia di bandiera, questione nazionale, ma anche imprenditoriale.
Malauguratamente però, specialmente se mostrano simpatie politiche non certo di
destra, devono beccarsi le pagelle del noto giornale e del suo fondatore,
mentre a chiunque stanno più a cuore le sorti della nostra flotta aerea. Il
fatto che gente lontanissima da Berlusconi abbia dato la propria disponibilità
in un'operazione meritoria per il Paese innanzitutto deve pur voler dire
qualcosa per i riformisti veri e questo qualcosa introduce alla condivisione di
una politica che mira a restaurare il realismo in un contesto fortemente
segnato dagli ideologismi o dagli interessi di caste opposte. Vogliamo
chiamarla logica del buongoverno? La stessa logica, se ci fate caso, che,
inopinatamente, ha fatto scoppiare una ben singolare simpatia tra il presidente
del Consiglio e Antonio Bassolino. Il primo ha deciso, il secondo l'ha
assecondato perché ha condiviso ciò che non era in grado di fare ai tempi di
Prodi il quale non poteva disporre alcunché sullo smaltimento dei rifiuti
perché condizionato da Pecoraro Scanio e dai no global. A Napoli si respira,
con sollievo di tutti, e tutti beneficiano del nuovo clima di collaborazione
stabilitosi tra le istituzioni locali campane ed il governo centrale. Vogliamo
buttare via anche questo? Non butteremo via, a dirla tutta, neppure le aperture
che una certa sinistra sta facendo sulla giustizia, a cominciare da Luciano
Violante al quale va riconosciuto il merito di aver riaperto nella scorsa
legislatura il dossier sulle riforme istituzionali senza buttare via i non
disprezzabili risultati della Bicamerale presieduta da Massimo D'Alema. Oggi il
tema è addirittura più vasto perché comprende l'annoso e drammatico tema delle
intercettazioni. Su tutta questa materia, compreso l'ultimo anello, il Pd
riuscirà a sottrarsi all'abbraccio mortale di Di Pietro oppure dilapiderà il
suo patrimonio garantista sull'altare di una precaria unità dell'opposizione? I
riformisti sono avvertiti e su questo scivolosissimo terreno si giocheranno la
loro credibilità in uno schieramento fortemente segnato da pulsioni
contraddittorie. Ma anche sui diritti civili, a cominciare dal testamento
biologico, una sinistra prudente e non affetta da strabismo dovrà convenire che
segnali nuovi si manifestano nel Pdl, magari con l'inconsapevole benedizione di
monsignor Rino Fisichella e l'imprimatur politico del sottosegretario Eugenia
Roccella. Allora, perché sottrarsi al confronto nel più puro spirito riformista
e non avviare una seria stagione di riflessioni e di rapporti sui contenuti da
dare alla politica nei prossimi mesi? Per fortuna quest'anno le feste di
partito sono drasticamente diminuite e, dunque, ci sarà meno spazio per inutili
polemiche e per ancor più inutili passerelle. Se ad esse si sostituissero quei
bei convegni, che saziavano culturalmente i partiti della prima Repubblica, non
sarebbe male. Forse si accenderebbero momenti di confronto utili e produttivi.
Ne sentiamo tutti un gran bisogno.
( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
PORTELLONI IN FACCIA
Primo incontro al ministero del lavoro, poche ore dopo l'arrivo del commissario
straordinario della compagnia aerea. Ma il progetto industriale non c'è: sarà
consegnato giovedì. I sindacati avranno solo dieci giorni di tempo per
valutare. Il premier: non potranno dire no "Prima dite di sì, poi vediamo
il piano" Il governo tiene "segrete" le
proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco
Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i
sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia.
Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del
"piano di salvataggio" elaborato dall' advisor della
"cordata italiana", preceduti da un secco scambio di interviste tra
Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil) e Roberto Colaninno (fondatore e
presidente della Compagnia aerea italiana, unico acquirente in lizza), hanno
scoperto che non c'era un bel niente di cui discutere. Almeno per ora. Il soave
Gianni Letta - sottosegretario alla presidenza del consiglio - si è assunto il
compito di sbattere in faccia ai sindacati il ruolo che è stato disegnato per
loro: accettare tutto quello che il governo, e il futuro padrone della
compagnia, decideranno. Non c'è nulla da trattare, nella sostanza. Poi, ci
mancherebbe, un po' di "manfrina" - di finta trattativa per arrivare
a conclusioni già decise - non si nega a nesssuno. Ma Maurizio Sacconi,
ministro del welfare e quindi padrone di casa, ha voluto mettere bene in chiaro
anche questo punto: "giovedì prossimo inizierà un confronto intensivo sul
piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo". E'
un ex sindacalista, in fondo, e ci tiene a far vedere chi è che comanda, ora. A
stretto giro si è fatto sentire anche Silvio Berlusconi, per mettere il sigillo
reale sulla strategia perseguita nel "confronto": "i sindacati
fanno il loro mestiere, ma non c'è preoccupazione; il consenso sul piano è
fondamentale ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in
ventimila a perdere il posto di lavoro". Insomma: potete solo dire sì. Se
fate difficoltà, la colpa del fallimento sarà solo vostra. Del resto un
precedente in tal senso c'è già: Tommaso Padoa Schioppa e il governo Prodi. Sul
piano formale c'è poco da dire, se non che la convocazione di ieri sera era
davvero inutile. Il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva assunto
l'incarico soltanto ieri (ufficialmente). E in ogni caso il "piano
industriale" non è stato preparato da lui né dal governo, ma da un terzo
soggetto - la Boston Consulting - che ha lavorato su incarico di un quarto
(IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l'operazione). Non solo.
Formalmente il commissario non ha ancora neppure ricevuto l'offerta di acquisto
da parte della Compagnia aerea italiana (Cai), che dovrà contestualmente
presentare anche l'allegato piano. Se per caso ci fosse un altro papabile
acquirente dovrebbe fare lo stesso, costringendo Fantozzi a
"scegliere" tra più concorrenti. Così non sarà, c'è un solo
"piano" sul tavolo. E' stato consegnato a molti giornali controllati
da industriali in "cordata" - non a questo, ovvio - che ne hanno
pubblicato stralci, tabelle, previsioni e numero di esuberi. Cantandone le
lodi, of course . Gli unici a non poterne prendere ufficialmente visione, per
ora, sono quanti lavorano nell'azienda e chi li rappresenta sindacalmente. Uno
sfregio aggiuntivo, utile però a "segnare il territorio" e stabilire
un precedente: il sindacato, d'ora in poi, non potrà più mettere il naso nelle
strategie industriali. Ma soltanto - e neppure troppo - sul modo di gestire gli
"esuberi". Un'esplicitazione, se si vuole, di quei "rapporti
complici" che Sacconi predica da quando è tornato in via Flavia. Dalle
poche battute pronunciate dal neocommissario Fantozzi - oltre a una prevedibile
drammatizzazione dello stato dei conti aziendali - i sindacalisti hanno potuto
comunque intravedere una conferma delle linee fondamentali del piano: riduzione
dei voli internazionali, concentrazione sul mercato domestico, riduzione delle
attività, esternalizzazioni. "Un altro passo lungo la strada che ci ha
condotti davanti al baratro", hanno commentato in molti. Sono quindici
anni, infatti, che Alitalia subisce ristrutturazioni
disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti
quelle più profittevoli (minori costi unitari) e non soggette alla concorrenza
delle low cost; al contrario di quelle a medio raggio. Unanime quindi la
previsione: "il forte ridimensionamento della flotta non disegna una
compagnia in grado di camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e
crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi in tempi brevi". Ma
ormai i dati obiettivi e la logica industriale non hanno più nulla a che vedere
con la gestione della vendita di Alitalia a una
cordata di imprenditori che si faranno da parte non appena un "partner
straniero" - Air France-Klm - avrà verificato che il "lavoro
sporco" (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi
e diritti, aumentare l'orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza
dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) è stato compiuto con successo
dagli "italiani della libertà". Ci sarà pure un compenso, per questo;
ma non avrà davvero nulla a che fare con l'"interesse genenale del
paese". IL PIANO MISTERIOSO: PILOTI ALITALIA IN ATTESA /FOTO REUTERS.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Alitalia, i sindacati non potranno
dire no" Berlusconi: "Non ci sono alternative" al piano Intesa.
Da giovedì negoziato sugli esuberi Casini: "Stimo molto Colaninno ma non
va ringraziato, ha fatto un affare". Finocchiaro: "Non daremo tregua
sul controllo in Parlamento" ROMA - Toni pacati e un orizzonte temporale
strettissimo: fine settembre. è partita ieri pomeriggio presso il ministero del
Lavoro la trattativa tra il governo e le nove sigle sindacali sul salvataggio
di Alitalia, appena dopo la presentazione
del-l'offerta per alcuni asset da parte dell'amministratore della Compagnia
aerea italiana (Cai), Rocco Sabelli. Riprenderà giovedì prossimo con una
no-stop che avrà per oggetto il piano dell'advisor Intesa Sanpaolo e le sue
ricadute occupazionali. "I sindacati fanno il loro mestiere - ha detto da
Bruxelles Silvio Berlusconi - , il consenso sul piano è fondamentale ma è
evidente che i sindacati non possono accettare che siano 20 mila a perdere il
posto di lavoro ". Una prospettiva che ieri è stata resa plasticamente dal
commissario Augusto Fantozzi, al suo esordio pubblico, che ha riepilogato i
conti: 195-200 milioni in cassa a fine agosto, 30-
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Montezemolo "Ottimo il lavoro di Passera" "Il lavoro
fatto da Corrado Passera e dai suoi collaboratori è stato ottimo, perché non
bisogna dimenticare da dove si partiva: non un rilancio ma un
salvataggio". Così Luca Cordero di Montezemolo (nella foto), presidente di
Fiat, si è espresso sulla vicenda Alitalia.
"Non credo che molti - ha proseguito il manager - avrebbero accettato
questa sfida che come lo stesso Passera ha dichiarato non è né di destra né di
sinistra. Quando si affrontano problemi di questa portata bisogna uscire dagli
schemi e dalle logiche di schieramento".
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Wall Street Journal" Ora scende in pista anche British
Airways Non solo Air France. Con il piano Fenice e la cura dimagrante per la nuova
Alitalia, che risulterebbe più snella e dinamica, dopo
l'interesse mostrato dalla tedesca Lufthansa, scende in campo anche British
Airways che si è appena alleata con la spagnola Iberia. Secondo il Wall Street
Journal online la compagnia inglese starebbe considerando
una partnership con Alitalia. British diventa così "l'ultima compagnia europea - ha
scritto ieri il sito del quotidiano finanziario americano - a interessarsi per
una parte della insolvente compagnia italiana". L'interesse delle tre
rivali in Alitalia, ha concluso, "per lungo tempo considerata l'albatros
dell'industria aerea europea, riflette la necessità di consolidamento
della frammentata industria aerea europea".
( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il "piano"
ancora non c'è, ma non si discute. Come annunciato da
Colaninno, il governo spiega ai sindacati che non ci sarà nessuna trattativa
sull'Alitalia. In discussione solo la sorte degli esuberi. Berlusconi:
"Non possono che dire sì". E il commissario Fantozzi incalza:
"Dieci giorni per chiudere, poi non c'è più un soldo".
( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Rinviato il
confronto sul piano di salvataggio. Epifani: "Si discuta di progetto
industriale" Il governo sbarca i sindacati è uno scenario da ultima spiaggia quello delineato dal commissario straordinario
dell'Alitalia Augusto Fantozzi e dal sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Gianni Letta ai sindacati, nel primo incontro sul piano di
salvataggio della compagnia di bandiera. Il confronto è stato rinviato a
giovedì ma il messaggio è chiaro: se non si raggiunge l'accordo si dovranno
portare i libri in tribunale. Berlusconi da Bruxelles invita i sindacati
ad avallare il piano con gli esuberi: "L'alternativa è che vanno a casa in
ventimila". Il premier ha però assicurato che "lo Stato non
abbandonerà i lavoratori". Caleri e Della Pasqua alle pag. 2, 3 e 5.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Nuova Alitalia La trattativa
tra governo e lavoratori è durato circa due ore l'incontro tra governo e sindacati
su Alitalia. Un nuovo appuntamento è previsto
giovedì.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Epifani: non accettiamo il prendere o lasciare Il leader Cgil:
"Si deve trattare su tutto" ROMA - Dunque, ci siamo. Silvio
Berlusconi ha detto quello che molti pensavano, e cioè che volente o nolente,
stavolta il sindacato dovrà mandare giù il calice amaro. E se non è una
manfrina, ne vedremo delle belle. La prova? "Non ingoiamo niente",
avverte Guglielmo Epifani. Si parte in salita... "A chi dice prendere o
lasciare dico: non esiste. è una trattativa vera appena iniziata. Non
conosciamo il piano e come abbiamo sempre detto, vogliamo definire un profilo
di una compagnia che non sia solo regionale ma con ambizioni
internazionali". Buona fortuna. "Diversamente non avrebbe senso
mettere soldi pubblici. Si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con
Air France: qualità e quantità della flotta e dei collegamenti, soprattutto
internazionali. E poi il perimetro aziendale, con una particolare attenzione
all'occupazione a Roma, Napoli e Milano perché ci sono funzioni come
manutenzione e motori che non possono restare fuori". Non conosciamo il
piano, ha detto. Non lo conoscete sul serio? "Ogni tanto Corrado Passera
ci ha detto qualcosa, informalmente. Ma questo da più di un anno. Perché da più
di un anno lavorava a questa soluzione. L'aveva proposta anche durante il
governo Prodi ". Perché non l'accettarono? "Non lo so. Lui era
convinto che si potesse risanare l'Alitalia integrandola con Air
one". E voi? "Anche noi abbiamo sempre visto favorevolmente una
integrazione. Perché una soluzione per l'Alitalia ha
ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di Air one contano come quelli
di Alitalia". Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a
mettere una lira nell'Alitalia. E non li trovò. Invece Berlusconi sì. Come lo spiega?
"Una parte ha accettato forse perché ha altri interessi, penso soprattutto
a quelli immobiliari. Altri sono legati ai regimi di concessione. Poi c'è chi
ha un esplicito conflitto d'interessi, come Benetton, azionista di Aeroporti di
Roma... ". Non crede nella sincerità di Roberto Colaninno? "Colaninno
mi pare il più sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più esposto. In
fondo è lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio della
gestione". A sinistra c'è chi considera lui e Passera addirittura dei
traditori. "La categoria dei traditori è sempre sbagliata, nei confronti
di chiunque venga usata. Ciò detto, gli imprenditori italiani sono questi, e
sono così. Bisogna prenderne atto, senza illusioni". Che cosa vuol dire
sono così? "Attenti ai loro interessi". Non che con Prodi fossero
disattenti. Che cosa è cambiato da allora? "Bisognerebbe chiedere a loro
perché all'epoca molti dissero di no. Marco Tronchetti Provera, per esempio, mi
pare non fosse entusiasta. Forse oggi le imprese tornano a essere
filogovernative". Una volta era la regola... "Ma oggi c'è un governo
che fa capire di voler essere interventista in economia. Perciò chi si aspetta
qualche sostegno può immaginare di ricavarne vantaggi. In più, si propone loro
un quadro di assoluta convenienza cambiando tutte le regole, riducendo organici
e garanzie contrattuali". Dica la verità, sotto sotto questa situazione
non può essere un vantaggio anche per il sindacato? "No. Noi vogliamo
imprenditori che scommettono sul rilancio dell'azienda. Perché un imprenditore
che lo fa per altri fini, con il variare delle condizioni può variare il suo
interesse". Teme che questo possa accadere? "Vediamo. Non sono
d'accordo con Colaninno quando dice: il quadro delle regole è questo, noi ne
approfittiamo. Le regole non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione.
Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in questa fase sono
attenti più al loro tornaconto che alle regole". C'è chi direbbe: fanno
soltanto il loro mestiere. "Anche la presenza di Marcegaglia, cioè
dell'azienda del presidente di Confindustria, nel momento in cui si fanno
regole ad hoc si espone a questo problema. Ecco il punto debole, che avrà
ricadute se e come come verrà fatto il patto di controllo dell'azienda".
Patto di controllo? "Diversamente non capisco come si potrebbe governare
un'azienda con un capitale così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile,
che leghi fra di loro chi nutre un vero interesse nel rilancio dell' Alitalia. Il rischio è che si arrivi altrimenti all'ennesimo
bizantino patto di sindacato senza una guida certa". Le opinioni sono
sacre. "Ecco. Mi piacerebbe e sarebbe più corretto che chi ha secondi fini
o conflitti d'interessi fosse ai margini del patto di controllo". Alla
fine non ho capito se questa operazione la convince oppure no.
"Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la
determinazione degli azionisti. Qui la determinazione degli azionisti è da
verificare per una parte di essi ". Veniamo alle difficoltà del mercato.
"Si è aperta una nuova stagione di aggregazioni. Questo implica la scelta
di un vettore internazionale con cui si faccia un discorso chiaro ".
C'era: Air France-Klm. "Quella finiva per essere un'acquisizione. Perché
Iberia può fare una fusione con British e Alitalia
deve essere acquisita da Air France? ". Indovino: forse perché Alitalia è fallita e Iberia invece no? "Ma il mercato
italiano è interessante. E se si può evitare di essere solo acquisiti... perché
non c'è dubbio che ci siano degli interessi della comunità nazionale. Prendiamo
i Paesi del G8, in tutti c'è una compagnia nazionale sovrana nel loro Paese.
Vorrà dire qualcosa?". Forse che l'Italia stessa sta a fatica nel G8?
"Probabilmente, se dovessimo prendere a riferimento il trasporto aereo,
nel G8 saremmo certamente un'anomalia. Lo sa che cosa mi è toccato vedere su un
volo della Delta, che è una compagnia alleata dell'Alitalia?
Ti danno un foglietto sul quale vengono decantati i vini tedeschi, argentini...
e niente sui vini italiani". E si stupisce? Forse il problema non è
soltanto l'Alitalia. "Vuole che non lo sappia?
Una volta, quando il giovane Barack Obama studiava e non aveva una lira, girava
con una Fiat. Era di seconda o terza mano, ma girava con una Fiat per le strade
degli Stati Uniti. Trovate adesso una Fiat in America, se siete capaci".
Sergio Rizzo \\ Ai nuovi soci il governo offre un quadro di assoluta
convenienza cambiando le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali Air
France-Alitalia? "Finiva per essere
un'acquisizione" dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Francesco Giavazzi Caso Alfa Romeo, aiuti di Stato e quella
clausola dei cinque anni Nel mio editoriale del 27 agosto scrissi che vent'anni
fa gli aiuti pubblici ad Alfa Romeo, sanzionati da Bruxelles, furono rimborsati
allo Stato dalla Fiat dopo che essa acquistò l'Alfa. In realtà, come ha
rilevato il ministero dell'Economia, in quell'occasione non fu la Fiat a
pagare, bensì Finmeccanica perché in quell'occasione specifica la Commissione
adottò una misura molto inusuale. Nel 1989, tre anni dopo la vendita di Alfa
Romeo alla Fiat, Bruxelles decise che gli aumenti di capitale dell'Alfa - che
erano sottoscritti dal suo azionista pubblico (Finmeccanica) per coprire le
perdite intervenute prima della vendita a Fiat - erano aiuti di Stato e perciò
violavano le regole della concorrenza. In questi casi le regole europee
impongono che l'azienda che ha beneficiato dell'aiuto (in questo caso l'Alfa e
quindi a quel punto la Fiat) lo restituisca allo Stato, così eliminando la
distorsione del mercato. Quella volta tuttavia la Commissione - in parte perché
non era "stata in grado di avviare tempestivamente la procedura
amministrativa di cui all'articolo 93.2 del trattato", in parte perché la
Fiat aveva "limitato la propria responsabilità finanziaria nei confronti
dell'indebitamento dell'Alfa" - decise che la responsabilità del rimborso
competesse a Finmeccanica (v. 89/661/EEC, 31 maggio 1989). Dopo due condanne
alla Corte di Giustizia, a metà anni 90 Finmeccanica pagò. Fu un'eccezione: da
allora la prassi europea è che il rimborso spetti all'azienda che ha
beneficiato dell'aiuto. Per questo motivo ritengo che quella lontana vicenda dovrebbe offrire qualche motivo di riflessione ai nuovi
azionisti di Alitalia. Roberto Colaninno ha criticato la mia congettura che i nuovi
azionisti di Alitalia venderanno fra breve a Air France o a Lufthansa, ricordando che
essi sono impegnati da un lock-up quinquennale. Il lock-up è un accordo fra i
soci sottoscritto per evitare che alcuni se ne vadano alla spicciolata.
Così come oggi è stato sottoscritto da tutti, domani può essere unanimemente
cancellato, ad esempio se tutti i soci concordano sull'opportunità di vendere
le loro azioni ad un terzo. Il lock-up non impedisce ai nuovi azionisti di
cedere tutta la società a Lufthansa anche fra pochi mesi. Francesco Giavazzi.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-02 num: - pag: 26 categoria:
REDAZIONALE Le regole Unicredit ieri ha riunito il comitato strategico per discutere
il dossier di Piazzetta Cuccia "Governance Mediobanca, niente
imposizioni" Profumo: va ripensata, ascoltare i manager arrivando a una
proposta condivisa MILANO - Dice Alessandro Profumo: "Mediobanca è un
unicum che sta diventando un'anomalia ". E' da qui che bisogna partire per
capire la posizione di Unicredit, primo socio di Mediobanca con l'8,6%, nella
battaglia per il potere che si sta combattendo in piazzetta Cuccia tra il
management guidato da Alberto Nagel e Renato Pagliaro e il presidente del
consiglio di sorveglianza, Cesare Geronzi. Il 28 luglio il consiglio di
sorveglianza di Mediobanca aveva stabilito, anche con il voto di Unicredit, di
abbandonare il regime dualistico, adottato un anno fa, per tornare a quello
tradizionale, dove i poteri esecutivi sono condivisi tra management e soci. Una
riforma della riforma che dovrebbe essere scritta entro il 18 settembre così da
andare in assemblea il 28 ottobre. Ma nei giorni scorsi a Cortina
l'amministratore delegato di Unicredit ha detto che la questione è aperta. E
ieri il comitato strategico, unanime, ha confermato la linea. Dottor Profumo,
avete cambiato idea? "No. Sulla governance, comunque sia, c'è un
ripensamento di tutti. Stiamo alla sostanza. Tocca al management fare proposte
spiegando a che cosa servono le innovazioni, e come incidono sul destino di
Mediobanca. I soci valuteranno. Quello che conta è il prodotto finito. O si
resta con il dualistico rimuovendo gli ostacoli al flusso delle informazioni
tra dirigenza e soci o si torna al tradizionale chiarendo bene i ruoli dei soci
e del management ". Che cosa vuol dire? "I soci scelgono il
management, ne decidono le remunerazione, stabiliscono il profilo generale di
rischio e approvano il piano strategico sulla base delle proposte del management.
E lo fanno in consiglio e assemblea, che sono gli organi del governo
societario". Ma Mediobanca ha un patto di sindacato... "Che serve ai
soci che lo formano per esprimere un voto coeso in assemblea. Non a gestire
l'azienda in dialettica con il management". Che cosa dirà Unicredit nel
patto di sindacato di Mediobanca sulla governance? "Di non procedere per
imposizioni". In effetti, la Borsa ha bocciato il cambio della governance.
"I mercati hanno temuto che l'autonomia del management fosse troppo ridimensionata".
Se Nagel chiedesse la maggioranza del comitato esecutivo per la dirigenza?
"Non commento le voci né spezzoni di proposta… ". Ma in Unicredit
come funziona? "Le decisioni in materia creditizia le prende il
management. Le decisioni strategiche le prende il consiglio su proposta del
management che le prepara discutendone prima nei diversi comitati. Quando, in
Mediobanca, ci verrà presentato un testo compiuto, lo valuteremo con tutto il
tempo che ci vorrà". Il 18 settembre non è una scadenza? "Se entro
quella data ci sarà un accordo sulla proposta del management, Unicredit darà la
sua approvazione. Diversamente, bisognerà discutere ancora". Fonti vicine
alla presidenza di Mediobanca dicono che non si capirebbero i motivi di un
rinvio né a chi gioverebbe. "Non capisco la fretta. Se domani qualche
azionista di Unicredit volesse cambiare il ruolo e i poteri dell'amministratore
delegato, dovrebbe o assumersi la responsabilità di licenziarlo subito oppure
coinvolgerlo seriamente. Se ci fosse una forzatura in Mediobanca, Unicredit non
darebbe la sua approvazione". Il patto di sindacato vincola il voto dei
partecipanti a maggioranza qualificata. "Saggezza vorrebbe che non si
arrivasse ai voti. Ma Unicredit intende proteggere il valore del suo investimento".
In attesa di vendere? "Il patto scade a fine 2009. Poi per noi tutto è
possibile". Nel
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 autore: di
BERNARDO PIZZETTI categoria: REDAZIONALE TEMPI DIFFICILI CERCANDO UN PATTO PER
LA RIPRESA I segnali di crisi economica che non eravamo più abituati a
registrare da diverso tempo, fanno emergere alcuni nodi del processo di
sviluppo romano su cui non ci si è soffermati con la dovuta attenzione. In
estrema (ed eccessiva) sintesi, si può dire che i grandi passi avanti
registrati dall'aumento del Pil a Roma in questi ultimi anni, sono dovuti a due
grandi fenomeni: 1) lo sviluppo del terziario "privato", di piccola
dimensione, collegato sia all'esternalizzazione di molte funzioni del settore
pubblico, sia all'incremento del turismo; 2) l'immortale rendita edilizia, sia
nella versione tradizionale "edificatrice", sia nella nuova
componente finanziaria che, sviluppatasi per più di un decennio, ha avuto il
suo culmine nel
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE La crisi non risparmia la Capitale. Vertenze per trasporti,
telecomunicazioni, pubblico impiego Modello Roma, gelo d'autunno L'economia
mostra la corda: in calo anche le costruzioni Sarà un autunno caldo sul fronte
sindacale a Roma. La vertenza Alitalia rischia
di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione del gruppo Telecom
secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche un settore
tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo l'Istat
nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7%
rispetto all'anno precedente. Ancora, scricchiolano l'industria farmaceutica,
l'elettronica, il turismo. Per non parlare della sanità: i tagli della Regione
Lazio di Piero Marrazzo. Commercio: la piccola distribuzione è sull'orlo del
collasso. Per la Cgil "sarà un autunno caldo. In questi mesi non possiamo
non notare la totale assenza di scelte politiche forti da parte del Campidoglio".
A PAGINA 3 Paolo Foschi e Alessandro Fulloni.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-02 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Non solo Alitalia, arriva
la crisi d'autunno La Cgil accusa: "Scelte politiche sbagliate".
Pubblico impiego, scuola, trasporti: s'annunciano scioperi Cede anche un
settore forte: per l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre
del 2008 è calata del 7% Pubblico impiego, scuola, trasporti,
telecomunicazioni: sarà un autunno caldo sul fronte sindacale a Roma. La
mobilitazione fra gli statali è già partita, la vertenza Alitalia
rischia di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione del gruppo
Telecom secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche un settore
tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo l'Istat
nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7%
rispetto all'anno precedente. Ancora, scricchiolano l'industria farmaceutica,
l'elettronica, il turismo. Per non parlare della sanità: i tagli della Regione
Lazio di Piero marrazzo, per sanare i conti in rosso delle Asl colpiranno
inevitabilmente ospedali pubblici e cliniche private. Nella scuola poi gli
effetti della mini-riforma Gelmini sono ancora tutti da valutare. E l'onda
lunga della crisi penalizza il commercio: la piccola distribuzione è sull'orlo
del collasso, ma ormai perde colpi anche la grande. Aria di crisi anche
all'ombra del Colosseo, dunque. E il modello- Roma di veltroniana memoria, se
davvero è esistito, ormai è comunque un ricordo del passato. Gli statali, che
se la manovra finanziaria non sarà corretta dal primo gennaio perderanno in
media 200 euro al mese in busta paga, dovrebbero scioperare a fine settembre.
Nei trasporti il calendario è ancora da definire. "Ma purtroppo sarà un
autunno caldo ", annuncia Walter Schiavella, segretario generale della
Cgil di Roma e del Lazio, "siamo in una fase difficile per l'economia,
anche qui nella Capitale la fase espansiva si è ormai esaurita e le scelte
politiche non vanno nella giusta direzione ". Nel mirino del sindacato c'è
prima di tutto la manovra: "Le scelte del governo non vanno nella giusta
direzione sia per la riduzione dei trasferimenti alla pubblica amministrazione,
sia per i tagli alla retribuzione degli statali. Tutto ciò avviene in un momento
di grave difficoltà per le famiglie ", dice Schiavella. E a Roma su questo
fronte la situazione è particolarmente critica: su circa 2 milioni di occupati,
250 mila prestano servizio nelle pubbliche amministrazioni. E almeno altri
80-90 mila lavorano nell'indotto di ministeri e enti statali. I tagli in
finanziaria rischiano di mettere in ginocchio un settore vitale per l'economia
capitolina. "Ma mancano anche misure per il rilancio dei settori in crisi,
gli investimenti sono insufficienti. E tutta la vicenda Alitalia
è stata gestita in maniera sbagliata ", aggiunge il leader della Cgil
romana. Giudizio negativo dunque sul governo nazionale. Ma anche a livello
locale non mancano le critiche: "Certo Alemanno si è insediato da pochi
mesi e ha diritto a un supplemento di fiducia, ma in questi mesi non possiamo
non notare la totale assenza di scelte politiche forti. Tutto il confronto è
stato incentrato sul bilancio del Comune - spiega Schiavella - ma erano dati
noti da tempo e anziché farsi legare le mani dal governo, il sindaco poteva
avviare un confronto con le parti sociali per trovare delle soluzioni per
affrontare le criticità. Invece ancora a oggi non è nemmeno cominciata la
discussione sull'assestamento di bilancio che ogni anno viene approvato entro luglio
per stabilire la copertura delle spese per la seconda metà dell'anno. In una
situazione di crisi come quella attuale chi governa la città dovrebbe avere un
ruolo propositivo e una capacità di ascolto ben maggiori di quelle mostrate
fino a oggi". Proteste La vertenza Alitalia,
garantiscono alla Cgil, rischia di innescare scioperi a catena Paolo Foschi
Alessandro Fulloni.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-02 num: -
pag: 3 categoria: BREVI I mediatori Il Campidoglio di Alemanno avrà
inevitabilmente un ruolo di mediazione con le aziende La Regione di Marrazzo si
è già proposta come interlocutore nella crisi Alitalia Walter
Schiavella, Cgil: "Esaurita la fase d'espansione, scelte politiche
sbagliate".
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-02 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Dibattito a Firenze La capogruppo al Senato: patti con i centristi.
La replica: a fine legislatura vedremo a chi siamo più vicini E Casini resiste alla
"corte" del Pd Il leader udc alla Finocchiaro: con voi interloquiamo,
ma sulle alleanze restiamo liberi L'affondo: negare il voto agli immigrati è
"razzista". Marini: disponibile a "battaglie comuni" DAL
NOSTRO INVIATO FIRENZE - Finisce con Pier Ferdinando Casini che spiega come non
concedere il diritto di voto agli immigrati "sia lievemente razzista"
e con Anna Finocchiaro che lo applaude convinta. L'accoglienza della platea è
favorevole e la presidente dei senatori del Pd si dimostra più che disponibile,
tanto che annuncia il suo sì alla "reintroduzione " delle preferenze,
battaglia che Casini ha portato perfino sulle spiagge. Ma non è un vero idillio
e quella del leader Udc resta solo una partecipazione amichevole. Come spiega,
a margine: "Il Pd per noi è un interlocutore importante, punto e basta.
Non decidiamo certo ora le alleanze". E in effetti per tutto il dibattito
Casini sta bene attento a non esporsi troppo, cortese ma cauto, pronto a
frapporre distinguo nei casi di eccessiva sintonia. Per tutta l'estate è stato
corteggiato. "Ma ha conservato intatta la sua virtù ", scherza la
Finocchiaro. E lui, ammiccante verso il pubblico: "Non vorrei che ci
credessero ". E' il gioco dell'estate, che rischia di protrarsi ben oltre:
capire da che parte si schiererà l'Udc. Anche perché incombono le elezioni
amministrative. "Non ci sono più alleanze ortodosse, né predeterminate
", concede. Ma poi ribadisce che "se fosse stato per Berlusconi e per
Veltroni, non saremmo in Parlamento ma a casa. A fine legislatura vedremo con
chi abbiamo più punti in comune". Intanto l'Udc è all'opposizione:
"Ma come la so fare io: né ideologica né trinariciuta". Sulla
giustizia invita Pd e Pdl a "non farsi incantare dalle sirene del
giustizialismo. Bisogna accorciare le distanze, per questo ci siamo astenuti
sul lodo Alfano". Punti di convergenza con il Pd ce ne sono diversi. L'Alitalia, per esempio: "E' paradossale che un governo di sinistra
abbia fatto cose in linea con l'economia di mercato e quello di destra sospenda
addirittura l'antitrust". Qualche stoccata a Roberto Colaninno: "Lo
stimo moltissimo, ma non dobbiamo ringraziarlo: fa un affare per se stesso, non
per Berlusconi e non per gli italiani". La Finocchiaro concorda e
rilancia su Alitalia: "Operazione opaca,
dirigistica, elitaria, autoritaria". Poi "il finto
bipartitismo", come lo chiama Casini, il pericolo più temuto: "La
cartina di tornasole sono le preferenze. Il Pd deve fare una riflessione e
decidere". E la Finocchiaro decide, almeno per quanto la riguarda:
"Sono una donna del Sud e conosco i rischi delle preferenze. Ma sono
necessarie, bisogna reintrodurle ". L'esponente del Pd offre il dialogo
anche sul testamento biologico: "Ci sono cose che ci dividono, ma non ci
metteremo di traverso: è una legge necessaria". Casini resta freddo:
"Preferisco chiamarla legge di fine vita". La Finocchiaro ne
approfitta, intanto, per una stoccata al partito, già bistrattato in
un'intervista all'Unità: "Stenta a crescere. Non sono per un partito
bolscevico, ma pensare alle correnti come a un fortilizio è un errore
tragico". In serata Franco Marini criticherà a sua volta le correnti,
dicendosi poi disponibile a "battaglie comuni" con l'Udc. Ma quando
Casini se ne va da Firenze, sul tema del-l'estate - l'Udc di qua o di là – che
Lorenzo Cesa ha definito "stucchevole", non se ne sa molto di più.
Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-02 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il Cavaliere Lo show di Silvio: promesse mantenute da Ronaldinho
allo stop a Prodi BRUXELLES - "Mandare a casa Prodi, mandare a casa i
comunisti, prendere Ronaldinho. Ho mantenuto tutti gli impegni presi prima
delle elezioni". Al termine della conferenza stampa seguita al vertice dei
leader europei sulla crisi nel Caucaso, un Silvio Berlusconi "sereno e
soddisfatto" non ha lesinato battute di impronta politico-calcistica.
Rassicurante con l'allenatore del Milan Carlo Ancelotti nonostante il pessimo
inizio di campionato (ne riferiamo nello sport) il premier ha puntato sull'asso
brasiliano per sottolineare scherzosamente (ma non troppo) la realizzazione
delle promesse elettorali. Tra le quali c'era Alitalia, e il fatto che la soluzione escogitata dal governo non piaccia
alla stampa straniera non smuove il premier: "Non leggo questa stampa di
sinistra - ha risposto Berlusconi riferendosi alle critiche severe della
tedesca Frankfurter Allgemeinen Zeitung - che francamente è ormai lontanissima
dalla realtà italiana, mi accontento della realtà italiana e magari
anche di quel 67% che oggi mi hanno comunicato essere l'apprezzamento degli
italiani nei confronti di Silvio Berlusconi come presidente del
Consiglio". Eppure, a proposito di stampa tedesca progressista, proprio
ieri la Suddeutsche Zeitung ha regalato un insolito elogio al premier italiano
a proposito dell'accordo che ha chiuso il contenzioso con la Libia: "La
storica riconciliazione è un modello per gli altri Stati", ha titolato il
giornale di Monaco di Baviera, secondo il quale i 5 miliardi di euro di
riparazioni a Tripoli "non indennizzano solo per i crimini del passato, ma
sono anche un investimento per il futuro".
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-02 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano QUALCHE BUONA
RAGIONE PER SALVARE ALITALIA Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore
la cui società naviga in acque agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di
debiti da anni. Trovo uno o due amici, ci mettiamo d'accordo e per una cifra
irrisoria ci compriamo la società. Non prima, però, di aver avuto
assicurazioni assolute che: compreremo solo la parte attiva della società,
mentre la parte passiva e gli oneri passivi resteranno a carico del venditore;
gli esuberi non verranno licenziati, ma verranno "ricollocati" dal
venditore; potremo rivendere tutto entro 4-5 anni (se non è speculazione,
questa) con l'assicurazione di un ricavo tra il 14 e il 25%; potremo rivendere
tutto a una società precedentemente interessata all'acquisto, ma
disdegnosamente rifiutata dallo stesso imprenditore, nonostante gli offrisse un
ricavo e si accollasse i debiti; infine, i problemi legali con i fornitori se
li accolla il venditore. Credo che se questo è il libero mercato finanziario ci
sarebbe probabilmente la ressa per entrarvi. A me pare, leggendo anche le
considerazioni del professor Giavazzi, che questa sia la situazione Alitalia. Con l'aggravante che il venditore è lo Stato, cioè
noi, e che il venditore possiede altre società che fanno capo a una
"finanziaria" che è in rosso. A. Meghighian a.megighian@virgilio.it
Da quanto si mormora negli ambienti bancari sembra che Intesa San Paolo vanti
grossi crediti nei confronti di Air One il cui recupero appare incerto. La
soluzione proposta dalla Banca in parola per Alitalia-Air
One, se adottata, la mette al riparo da ogni rischio. Sono maldicenze o c'è,
tanto per cambiare, anche qui un conflitto d'interessi? Gianlupo Osti
glosti@tiscali.it Cari Meghighian e Osti, A bbiamo ricevuto altre lettere come
le vostre. Molti lettori avanzano sospetti sulle intenzioni e le motivazioni
degli acquirenti. Parecchi denunciano la possibile esistenza di altri conflitti
d'interesse (oltre a quello evocato da Osti) fra cui la presenza nel gruppo degli
acquirenti di società concessionarie dello Stato come Autostrade e Aeroporti di
Roma. Altri ancora si chiedono quali saranno le reazioni della Commissione di
Bruxelles di fronte a un'operazione in cui i concorrenti vedono un "aiuto
di Stato". Quasi tutti sembrano convinti che le trattative avviate con Air
France verso la fine del governo Prodi offrissero migliori prospettive. E
parecchi sostengono che sarebbe stato meglio affidarsi alle regole del mercato
e lasciare che Alitalia portasse i libri in tribunale.
Dopo tutto - si osserva - il passeggero è interessato a viaggiare bene e a
pagare il meno possibile. Il colore della bandiera dipinta sul fianco
dell'aereo ha per lui un'importanza relativa. Questi timori e queste
osservazioni sono legittimi. Anch'io, benché privo di particolari competenze
finanziarie e aziendali, ho gli stessi dubbi. Ma vi sono due aspetti della
vicenda Alitalia su cui vorrei attirare la vostra
attenzione. In primo luogo non è vero che quello dell'aria possa considerarsi
oggi un "mercato" nel senso liberale della parola. Esistono ancora
"campioni nazionali ", legati sia pure indirettamente al loro Paese.
Lo statuto di Lufthansa, per esempio, prevede che la maggioranza delle azioni
della società sia in mani tedesche. Se avessimo venduto a Air France o a
Lufthansa un anno fa, non avremmo venduto al "mercato", ma a una
società nazionale che avrebbe avuto strategie nazionali e trattato Alitalia come un satellite. In secondo luogo temo che la
vendita, in quelle condizioni, avrebbe avuto conseguenze morali e psicologiche
disastrose. Dopo avere fatto il tifo polemicamente per Prodi o Berlusconi,
Padoa-Schioppa o Tremonti, ci saremmo trovati tutti d'accordo nel constatare
che il nostro Paese era stato incapace di gestire le risorse nazionali che
garantiscono generalmente il successo di una linea aerea. Abbiamo un patrimonio
culturale senza eguali, condizioni climatiche generalmente favorevoli, una
straordinarietà varietà di località turistiche,
( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-02 num: - pag: 35
categoria: BREVI RISARCIMENTI I conti dormienti Ho appreso che l'ammontare dei
"conti correnti dormienti" verrà destinato al risarcimento dei
piccoli risparmiatori vittime dei crac Cirio e Parmalat. Rendo noto che alla
data odierna i piccoli azionisti del crac del Banco Ambrosiano, avvenuto nel 1982, non sono stati ancora completamente risarciti
e mi permetto di dire che sono stati trattati alla stregua di pezzenti
questuanti. Ho letto che anche i risparmiatori di Alitalia saranno
garantiti da tale fondo. Ci sono cittadini di serie A e di serie B? Mario
Angelo Molteni mario.molteni@sacchi.it.
( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 35 del 2008-09-01
pagina 0 Piloti Alitalia: "Governo ok, ma riveda
il piano" di Paolo Stefanato Intervista a Fabio Berti, presidente
dell'Anpac, il più forte sindacato della categoria. "Sui contratti non
faremo passi indietro, siamo già sotto la media europea. La nuova compagnia
rischia di essere troppo piccola e di puntare sul medio raggio, quando è quello
lungo a dare profitti" Milano - La parola ora passa a voi, ai sindacati.
Una bella responsabilità... "La situazione di Alitalia
è molto difficile, e la mia vera preoccupazione è la tenuta del piano
industriale, stando almeno ai contenuti illustrati finora dai giornali",
risponde Fabio Berti, presidente dell'Anpac, il più importante sindacato dei
piloti, categoria minacciata da un ampio numero di tagli. Che cosa la preoccupa
del piano? "Alitalia viene fortemente
ridimensionata e lascia spazio ai concorrenti. In più, si concentra sul medio
raggio, che è il più falcidiato dalla concorrenza delle compagnie low cost, e
arretra sul lungo, l'unico che fa profitti e che andrebbe sviluppato". Ma
l'aggregazione tra Alitalia e Air One ha proprio
l'obiettivo di conquistare quote domestiche. "Lasciare a terra un così
alto numero di aerei non è coerente con ciò. Poi, sulla Milano-Roma non
potranno non esserci misure antitrust. Se non italiane, europee". Il
governo però intende andare avanti. "E infatti apprezzo un atteggiamento
duro verso l'Unione europea, che negli anni ha favorito la crescita delle altre
compagnie nazionali a danno di Alitalia". Come gestirete
la partita degli esuberi? "Si sono detti e letti molti numeri diversi.
Attendo di avere in mano le cifre. Ma continua a esserci confusione tra coloro
che ricorreranno agli ammortizzatori sociali, i veri “tagli”, e coloro che, pur
esternalizzati, non perderanno il posto. Poi c'è un'altra spina...".
Quale? "Si vuol vendere il cargo, che guadagna e per il quale c'è la fila
dei compratori. Un settore che fa profitti dovrebbe restare nel perimetro e
contribuire al risanamento". Ma in una ristrutturazione che si dà degli
obiettivi precisi, può avere senso vendere anche pezzi buoni. Piuttosto, 134
piloti per cinque aerei non sono troppi? "Il cargo ha network e modalità
operative diverse dal trasporto passeggeri. Pensi che in base alle norme
europee il numero dei piloti del nostro cargo dovrà aumentare di ulteriori
venti unità". Sia sincero: meglio questo piano o quello di Air France?
"Siamo di fronte allo stesso ridimensionamento. Il punto è che Alitalia, con questo piano, non andrà da nessuna parte senza
un partner industriale vero. Io sono sempre stato convinto che Berlusconi aveva
ragione, e che la cordata italiana c'era. Ma ora il presidente del Consiglio ha
un altro compito: quello di verificare che il piano scritto sulla carta sia
valido. Io non credo". Oggi, però, Air France sta rientrando dalla
finestra. "Non è negativo. Ma prima o poi scalerà la Nuova Alitalia". Si ritiene che l'integrazione con Air One
non sarà indolore per i piloti. "Dal nostro contratto non recederemo di un
millimetro; è già del 30% sotto la media europea". Dobbiamo aspettarci
scioperi? "Spero di no, ma la nostra base è esasperata da anni. Dipende
dalla disponibilità del governo a rivedere lo schema del piano. Se si seguisse
la linea diplomatica sperimentata da Gianni Letta nel 2005, questi rischi
verrebbero attenuati". Ma se un amico le chiedesse:
devo andare a Londra il 15 ottobre, mi consigli di prenotare con Alitalia o con un'altra compagnia, lei cosa gli risponderebbe? "Con Alitalia, la miglior compagnia del mondo. Berlusconi sa che non può e non
deve creare condizioni di conflitto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Quotidiano.net" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il segretario della
Cgil avverte: "Non ingoiamo niente. A chi dice prendere o lasciare,
rispondo che non esiste". E spiega: "Vogliamo definire il
profilo di una compagnia con ambizioni internazionali''
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tutto" Berlusconi: "Il piano va accettato" Il segretario della
Cgil avverte: "Non ingoiamo niente. A chi dice prendere o lasciare,
rispondo che non esiste". E spiega: "Vogliamo definire il profilo di
una compagnia con ambizioni internazionali'' Roma, 2 settembre 2008 - Continua
il confronto tra sindacati e governo sul piano di salvataggio di Alitalia. E dopo il pressing di Berlusconi, che sul progetto
aveva detto: "Non si può che accettare", il segretario della Cgil
Guglielmo Epifani mette i primi paletti. "'Non ingoiamo niente. A chi dice
prendere o lasciare, rispondo che non esiste. E' una trattativa vera, appena
iniziata. Non conosciamo il piano e vogliamo definire il profilo di una
compagnia con ambizioni internazionali''. In un'intervista al Corriere della
Sera, Epifani ribadisce che ''si deve trattare su tutto''. ''Si deve ripartire
dai punti su cui non si chiuse con Air France'', sostiene il leader della Cgil.
Sul piano, inoltre, aggiunge, ''Passera ci ha detto molto poco'' e sottolinea:
''Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la determinazione
degli azionisti'', aspetto che ''qui è da verificare per una parte di essi''.
Con Colaninno ''il più sincero di tutti, non fosse altro perché è il più
esposto'', Epifani afferma però di non essere d'accordo ''quando dice: il
quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo''. ''Le regole - spiega -
non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è
senza leggi''. Su questo punto ''la presenza del gruppo Marcegaglia dà da
pensare''. Secondo Epifani ci sarà un patto di controllo. ''Diversamente - dice
- non capisco come si potrebbe governare un capitale così frammentato''.
L'INCONTRO "L'ultima soluzione possibile". Il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha aperto con queste parole il
confronto tra governo e sindacati sull'Alitalia.
"Questa volta dobbiamo andare fino in fondo - ha detto - perchè credo sia
l'ultima occasione, siamo per trovare una soluzione". Secondo quanto
riferiscono fonti sindacali, Letta avrebbe anche detto che stasera il Governo
non è "in grado di aprire il confronto sul piano industriale (come chiesto
dai sindacati ndr): il nostro dovere", ha aggiunto l'esponente
dell'esecutivo, "è mettere il commissario in condizione di conoscere la
situazione e poi dovrà valutare le offerte". Ora c'è quella della Cai, la
Compagnia aerea italiana presieduta da Roberto Colaninno, che arriverà al
commissario "nelle prossime ore. Se ne arriveranno altre - ha aggiunto
Letta - le valuterà e, una volta accettata l'offerta, il commissario aprirà il
confronto con i sindacati, confronto sul piano industriale". Il
commissario Augusto Fantozzi, avrebbe riferito, sempre secondo fonti sindacali,
che "a fine agosto Alitalia prevede di avere in
cassa tra 195 e 200 milioni che si ridurranno a 30-50 milioni a fine
settembre". Fantozzi avrebbe anche reso noto di avere dovuto pagare 50
milioni alla Iata per evitare l'interruzione del servizio di biglietteria
internazionale. Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero
Matteoli, l'operazione per la nuova Alitalia ha
"grandi possibilità di successo": d'altronde era "l'unica
possibile e l'alternativa era il fallimento. Anche per Colaninno, i sindacati
"devono comprendere che l'alternativa è il fallimento". Il manager,
che questa mattina ha avuto un incontro di due ore con il ministro del Welfare,
Maurizio Sacconi, ha spiegato che "questa non sarà una normale trattativa
sindacale", e ha esortato gli italiani "a smettere di piangere e
parlare al bar senza fare nulla". Se il Paese non si libera di questo
atteggiamento, ha osservato, "il futuro italiano sarà molto scuro".
Dal suo punto di vista, il dossier Alitalia "è un
sfida molto eccitante". E ha osservato: "Mi piace molto. Fa parte
della mia personalità". Il vice-presidente di Confindustria Alberto
Bombassei spera che "il numero di esuberi sia il più basso possibile.
L'obiettivo - ha proseguito Bombassei - è quello di creare
una nuova compagnia con premesse di maggiore competitività di quanto sia stata Alitalia negli ultimi anni". Sulla possibile soluzione che si
prospetta nella crisi dell'Alitalia, Bombassei è convinto che
si tratta "di una delle ultime o l'ultima possibilità prima
dell'irreparabile. Quella prospettata è una soluzione logica".
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( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Mar, 02 Set
2008 Edizione 182 del 02-09-2008 Con Alitalia ha inflitto un duro colpo a chi non credeva all'esistenza della
cordata Il simbolismo del Cavaliere di Francesco Blasilli Il segreto del
Cavaliere? I suoi simboli, quasi magici, sicuramente vincenti. Ad evocare il
simbolismo berlusconiano è uno che di queste cose se ne intende, Luigi Crespi,
sondaggista di Ekma, nonché inventore del "patto con gli
italiani", icona di Berlusconi per eccellenza. "Berlusconi è abile e
furbo ? spiega Crespi ? gioca molto sul simbolico. Prendete l'Alitalia, non so dare una valutazione finanziaria, ma ha
imbroccato tre colpi che hanno steso tutti uno dietro l'altro: i rifiuti a
Napoli, l'accordo con Gheddafi e la compagnia di bandiera". Tre colpi che
servono anche ad annullare completamente "gli aspetti negativi di questa
estate in cui dentro il Pdl non si è fatto altro che discutere di quote".
Volendo fare una classifica, però, il colpo più ad effetto è quello di Alitalia, "perché la cordata aveva promesso ?
sottolinea il sondaggista ? e cordata è stata. Il centrosinistra aveva
investito tanto sul fatto che non esistesse ed invece c'è ed è pure guidata da
uomini di sinistra". Un clamoroso "contrappasso" dantesco, un
fatto "straordinario" e che "lascia senza parole, perché tutta
l'azione è stata giocata da Berlusconi in modo incredibilmente simbolico".
Certo rimane la questione dei tagli, "ma qualunque progetto che avesse
possibilità di riuscita prevedeva dei tagli, dunque l'effetto sulla gente non sarà
negativo" nemmeno in caso di grossi licenziamenti. Per di più c'è la beffa
di mettere Colaninno alla guida della nuova Alitalia,
una scelta che ha riaperto la discussione ? soprattutto sulla stampa ? sul
colore politico dei nostri imprenditori. "Ma in Italia ? taglia corto
Crespi ? non c'è il problema di essere di destra o di sinistra, ma di fare cose
di destra e fare cose di sinistra. Negli Stati Uniti capisci subito la
differenza in base a quello che dicono, da noi ciò è praticamente
impossibile". In ogni caso Colaninno e gli altri imbarcati su Alitalia "non guardano solo al denaro, perché così
facendo si fa la fine dei furbetti del quartierino. Colaninno guarda al
progetto, alla sfida e ci ha messo pure dei soldi; certo proverà pure a
guadagnarci sperando di fare la differenza con la propria intelligenza".
Il simbolismo di Berlusconi, comunque, ha contagiato anche i suoi ministri.
Prendete Mariastella Gelmini, "con quattro cosette nostalgiche, tipo il
grembiule e il sette in condotta, ha ripristinato la propria immagine pubblica
che prima dell'estate era bassissima". La verità è che il Cavaliere ormai
è esperto, "dopo gli anni brutti del passato ? confessa Crespi ? adesso
conosce bene la comunicazione, la macchina dello stato e sta ottenendo
risultati francamente non discutibili". Ed i primi sondaggi in arrivo dopo
la pausa estiva stanno lì a dimostrare che il calo di consensi ? pronosticato e
auspicato dalla sinistra ? proprio non c'è stato. Certo ci sarà adesso un
autunno caldo, anche se, secondo Crespi, la riforma della giustizia "è una
questione superata, basta vedere quante sono le intercettazioni in Italia e
quante sono negli altri paesi, quanto durano i processi da noi e quanto nel
resto del mondo: basta questo a giustificare una riforma. Vorrei vedere quanti
a sinistra alzeranno il dito contro la separazione delle carriere. E poi ?
chiude l'argomento Crespi ? se la bozza è quella che sta circolando ora, non
credo che possano accusare Berlusconi, come in passato, di farsi leggi ad
personam". Il nodo, semmai, sarà il federalismo fiscale, perché
"bisogna capire se è una forma astuta e subdola della Lega per tentare di
separare il paese e dividerlo, se agiscono in termini di destabilizzazione per
puntare ad una secessione che è il loro sogno nascosto". Insomma, il
rischio è che il Carroccio non abbia abbandonato le sue antiche velleità, anche
perché un federalismo di successo deve essere accompagnato da una forte
identità. "L'America ? continua Crespi - è un paese federale, ma con una
forte identità patriottica; lì non vedi nessuno andare in giro con la bandiera
della Georgia o del Tennessee, ma hanno tutti quella a stelle e strisce":
Diversa la situazione in Italia, perché "dove non c'è grande identità di
patria c'è il rischio secessione e non penso che la Lega vada in una direzione
di identità: questo è l'aspetto più pericoloso della vicenda". Di
pericoli, al contrario, per Berlusconi proprio non ce ne sono all'orizzonte.
Prendete, ad esempio, la possibilità di cambiare la legge elettorale in vista
delle elezioni europee. "Al Cavaliere ? spiega Crespi ? proprio non
interessa fare una legge contro i piccoli, per punire partiti tipo
Rifondazione, così come non ha alcun interesse a fregare La Destra, che non lo
preoccupa. Paradossalmente bisogna vedere se vuole fare una cortesia a
Veltroni, consentendogli di rimanere in Italia, al posto di una fuga in Africa.
Se crolla la teoria del voto utile, c'è poco da fare, il Pd va a picco, mentre
dall'altra parte cambia ben poco se lo sbarramento è all'uno, al 2 o al
4%". Anche perché il rapporto con Casini potrebbe presto cambiare,
considerando il fatto che è "molto difficile che l'Udc vada con il Pd,
visto che il suo elettorato è sedimentato nel centrodestra". Una eventuale
riapertura al Centro da parte di Berlusconi dipenderà "da quanto An
continuerà a forzare, perché il Cavaliere potrebbe decidere di riaccogliere
Casini per riequilibrare un conflitto interno". E non sarà necessariamente
un assorbimento del Pdl da parte dell'Udc, perchè "se Berlusconi ha
concesso il simbolo alla Lega e a Lombardo ? conclude Crespi ? adesso potrebbe
farlo anche con Casini". Anche perché nulla, al momento, preoccupa il
Cavaliere. Nemmeno l'autunno di fuoco che gli hanno preannunciato.
( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Mar, 02 Set
2008 Edizione 182 del 02-09-2008 ULTIMA CHIAMATA PER
ALITALIA Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o
lasciare" per non morire di Alessandra Mieli Quale che sia stato l'esito
del primo faccia a faccia tra Governo e sindacati sulla partita Alitalia, quella dei rappresentanti dei dipendenti della compagnia di
bandiera è una posizione delicatissima. In capo a loro è stata scaricata
la responsabilità scabrosa di "prendere o lasciare" un accordo che se
da un lato consentirà l'avvio del piano Fenice, dall'altro significherà la fuoriuscita
dal perimetro di Alitalia di 8 mila dipendenti e un
forte ridimensionamento salariale per gli altri. Per di più si accingono a
sedersi a un tavolo già bollati dell'accusa di essere stati loro a far fallire
la trattativa per la cessione del vettore nazionale a Air France-Klm. Coloro i
quali puntano l'indice accusatore ritengono pure che il negoziato avviato dal
Governo Prodi e dall'ex Ministro Tommaso Padoa Schioppa con Jean Cyril Spinetta
fosse di gran lunga preferibile alla soluzione presentata dall'advisor Intesa
SanPaolo. I reprobi dunque sono i sindacati che non hanno saputo cogliere
l'ultima occasione e hanno "costretto" il numero uno di Air France ad
alzarsi e tornarsene a Parigi dichiarando forfait. Con una faccia di bronzo degna
di miglior causa si dimentica che il sindacato è stato spinto a tirare la corda
quasi a furor di popolo dall'establishment politico. Gli uni per capitalizzare
una soluzione pre elettorale il più vantaggiosa possibile da spendere dinnanzi
agli elettori, gli altri soffiando per mandare a monte la trattativa con il
miraggio di una soluzione più vantaggiosa per il Paese. La posizione
dell'attuale maggioranza è stata sintetizzata ieri dal Ministro dei trasporti,
Altero Matteoli: per quanto concerne le critiche sulla possibilità che il nuovo
piano sia peggiore del progetto che fu presentato Air France, per il Ministro
"da quando è stato presentato il piano l'opposizione non parla altro dei
2.100 esuberi di Air France" ma, ha detto, "io non ho mai visto da nessuna
parte che gli esuberi erano solo 2.100". E comunque il centrodestra
"disse no" al progetto francese, ha sottolineato Matteoli, "non
per un problema di esuberi, ma perché consideravamo l'operazione come una
annessione", e così "perdevamo quote di turismo per noi importanti".
Matteoli ha aggiunto che il centrosinistra non credeva nel progetto di creare
una cordata italiana, "ed ora che sono stati trovati i privati disposti a
investire sposta la critica sul confronto con il progetto di Air France".
Ma "il piano Air France comportava 5 mila esuberi", anche se una
parte in maniera non esplicita "ma surrettizia". In ogni caso, adesso
che la frittata è fatta, al sindacato non resta che abbassare la testa e
esibire quello che viene chiamato "senso di rsponsabilità". Anche perché
la controparte non scherza. "Questa non sarà una normale trattativa
sindacale e devono capire (i sindacati, ndr) che l'alternativa è la
bancarotta" ha dichiarato Roberto Colaninno al "Financial
Times", mettendo in guardia le associazioni di categoria. Colaninno ha
anche chiarito che a suo giudizio i contratti dei dipendenti di Alitalia, semplicemente "non sono più validi". Ma
il quotidiano londinese non è tenero nei giudizi e ha definito la vicenda Alitalia un ritorno "ai vecchi tempi dell'intervento statale".
"Il governo ? secondo il FT - ha bloccato l'ingresso di un socio estero,
ha adattato a misura la legge sulla bancarotta, ha sospeso le norme antitrust
ed è stato decisivo nel mettere insieme la cordata". Il futuro presidente
della Compagnia aerea italiana ha poi incontrato in un faccia a faccia il
Ministro del lavoro Maurizio Sacconi, prima che quest'ultimo affrontasse nel
pomeriggio le sigle sindacali. Ma di indossare i panni del penitente proprio
non va giù al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che, in una
intervista a L'Unità, lunedì ha chiarito il suo punto di vista: quello su Alitalia "deve essere un confronto vero sul piano
industriale, non un prendere o lasciare". "Se non fosse così non ci
sarebbe il nostro consenso", ha avvertito. "La nostra posizione è
chiara", ha affermato il leader della Cgil: "Non siamo disposti a
discutere di esuberi se non si discute di piano industriale". E "solo
dopo aver convenuto su questi punti è possibile affrontare il tema
organici". E quanto la piano di salvataggio, "la mia opinione ? ha
detto Epifani - è che questa cordata, sulla quale Passera stava lavorando da
tempo e per la quale il governo ha cambiato in corsa le regole, sia formata da
imprenditori che, per una parte, hanno altri interessi (penso a quelli che
operano nell'edilizia o nel campo delle concessioni pubbliche) e per l'altra
puntano sul guadagno finanziario". E "se gli azionisti non si
concentrano sul cuore dell'attività c'è il rischio di fallire
nell'intento". Un interesse industriale "allo stato non è
visibile". Insomma ha fatto la voce grossa. Ma è poi sicuro di essere in
grado di far seguire fatti alle affermazioni roboanti? Può assumersi la
responsabilità di far fallire anche questa occasione? Oppure calcola mentalmente
le devastanti ricadute che la chiusura della vicenda avrà sull'immagine globale
del sindacato che rischia di uscire con le ossa rotte e con una credibilità in
caduta libera dopo che avrà firmato l'accordo "prendere o lasciare".
( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
PORTELLONI IN FACCIA
"Prima dite di sì, poi vediamo il piano" Primo incontro al ministero
del lavoro, poche ore dopo l'arrivo del commissario straordinario della
compagnia aerea. Ma il progetto industriale non c'è: sarà consegnato giovedì. I
sindacati avranno solo dieci giorni di tempo per valutare. Il premier: non
potranno dire no Il governo tiene "segrete" le
proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco
Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i
sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia.
Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del
"piano di salvataggio" elaborato dall' advisor della
"cordata italiana", preceduti da un secco scambio di interviste tra
Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil) e Roberto Colaninno (fondatore e
presidente della Compagnia aerea italiana, unico acquirente in lizza), hanno
scoperto che non c'era un bel niente di cui discutere. Almeno per ora. Il soave
Gianni Letta - sottosegretario alla presidenza del consiglio - si è assunto il
compito di sbattere in faccia ai sindacati il ruolo che è stato disegnato per
loro: accettare tutto quello che il governo, e il futuro padrone della
compagnia, decideranno. Non c'è nulla da trattare, nella sostanza. Poi, ci
mancherebbe, un po' di "manfrina" - di finta trattativa per arrivare
a conclusioni già decise - non si nega a nesssuno. Ma Maurizio Sacconi,
ministro del welfare e quindi padrone di casa, ha voluto mettere bene in chiaro
anche questo punto: "giovedì prossimo inizierà un confronto intensivo sul
piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo". E'
un ex sindacalista, in fondo, e ci tiene a far vedere chi è che comanda, ora. A
stretto giro si è fatto sentire anche Silvio Berlusconi, per mettere il sigillo
reale sulla strategia perseguita nel "confronto": "i sindacati
fanno il loro mestiere, ma non c'è preoccupazione; il consenso sul piano è
fondamentale ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in
ventimila a perdere il posto di lavoro". Insomma: potete solo dire sì. Se
fate difficoltà, la colpa del fallimento sarà solo vostra. Del resto un
precedente in tal senso c'è già: Tommaso Padoa Schioppa e il governo Prodi. Sul
piano formale c'è poco da dire, se non che la convocazione di ieri sera era
davvero inutile. Il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva assunto
l'incarico soltanto ieri (ufficialmente). E in ogni caso il "piano
industriale" non è stato preparato da lui né dal governo, ma da un terzo
soggetto - la Boston Consulting - che ha lavorato su incarico di un quarto
(IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l'operazione). Non solo.
Formalmente il commissario non ha ancora neppure ricevuto l'offerta di acquisto
da parte della Compagnia aerea italiana (Cai), che dovrà contestualmente
presentare anche l'allegato piano. Se per caso ci fosse un altro papabile
acquirente dovrebbe fare lo stesso, costringendo Fantozzi a
"scegliere" tra più concorrenti. Così non sarà, c'è un solo "piano"
sul tavolo. E' stato consegnato a molti giornali controllati da industriali in
"cordata" - non a questo, ovvio - che ne hanno pubblicato stralci,
tabelle, previsioni e numero di esuberi. Cantandone le lodi, of course . Gli
unici a non poterne prendere ufficialmente visione, per ora, sono quanti
lavorano nell'azienda e chi li rappresenta sindacalmente. Uno sfregio
aggiuntivo, utile però a "segnare il territorio" e stabilire un
precedente: il sindacato, d'ora in poi, non potrà più mettere il naso nelle
strategie industriali. Ma soltanto - e neppure troppo - sul modo di gestire gli
"esuberi". Un'esplicitazione, se si vuole, di quei "rapporti
complici" che Sacconi predica da quando è tornato in via Flavia. Dalle
poche battute pronunciate dal neocommissario Fantozzi - oltre a una prevedibile
drammatizzazione dello stato dei conti aziendali - i sindacalisti hanno potuto
comunque intravedere una conferma delle linee fondamentali del piano: riduzione
dei voli internazionali, concentrazione sul mercato domestico, riduzione delle
attività, esternalizzazioni. "Un altro passo lungo la strada che ci ha
condotti davanti al baratro", hanno commentato in molti. Sono quindici
anni, infatti, che Alitalia subisce ristrutturazioni
disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti
quelle più profittevoli (minori costi unitari) e non soggette alla concorrenza
delle low cost; al contrario di quelle a medio raggio. Unanime quindi la
previsione: "il forte ridimensionamento della flotta non disegna una
compagnia in grado di camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e
crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi in tempi brevi". Ma
ormai i dati obiettivi e la logica industriale non hanno più nulla a che vedere
con la gestione della vendita di Alitalia a una
cordata di imprenditori che si faranno da parte non appena un "partner
straniero" - Air France-Klm - avrà verificato che il "lavoro
sporco" (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi
e diritti, aumentare l'orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza
dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) è stato compiuto con successo
dagli "italiani della libertà". Ci sarà pure un compenso, per questo;
ma non avrà davvero nulla a che fare con l'"interesse genenale del
paese". IL PIANO MISTERIOSO: PILOTI ALITALIA IN ATTESA /FOTO REUTERS.
( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 209 del
2008-09-02 pagina 2 "A Malpensa voli per Cina e India" Così la Moratti progetta il rilancio di Chiara Campo "Il
governo ha salvato Alitalia, ora deve salvare il modello hub". Letizia Moratti, che ha
già chiesto al presidente del consiglio un tavolo urgente per discutere del
sistema aeroportuale milanese, torna a difendere con forza il ruolo di Malpensa
sullo scenario nazionale. È "indispensabile", rilancia il
sindaco, che il governo "liberalizzi i diritti di traffico che consentono
di rinegoziare gli accordi bilaterali e di avere uno sviluppo del traffico
aereo". Al di là che il partner sia Lufthansa, su cui ha dichiarato più
volte di puntare, è il mercato che può rilanciare lo scalo varesino come hub.
La Moratti lo ribadisce da tempo e questa volta sostiene la propria tesi coi
dati appena resi noti da Sea. Anche senza Alitalia, ad
agosto Malpensa ha recuperato oltre il 10 per cento delle perdite, passando dal
-31% di aprile al -21% (e un totale di 1,7 milioni di passeggeri) dal primo al
27 agosto. In particolare, riferisce la società che gestisce il traffico degli
scali milanesi, anche se la compagnia di bandiera ha trasportato il mese scorso
160mila passeggeri contro i 925.500 transitati nello stesso periodo dell'anno
scorso (-82,7%), le altre compagnie di linea hanno invece registrato un aumento
del 34,3%. "Rispetto alla perdita iniziale dell'82 per cento del traffico
dopo l'abbandono di Alitalia - ribadisce il sindaco -,
Malpensa ha già recuperato il 60%, visto che ad agosto è stata
"sotto" solo del 20". Se Roma riapre gli accordi bilaterali,
consente a Sea di "avere collegamenti diretti ad esempio con Corea, India
e Cina, destinazioni dei Paesi emergenti che sono le più importanti sia per i
privati che per le merci", mete peraltro che "passano dalle rotte
polari e non da sud, quindi se non le abbiamo qui, i passeggeri e le imprese si
rivolgono ad altri aeroporti del nord, ma non dell'Italia". Non volano
certo a Fiumicino, insomma. Torna a ribadire quanto il piano di Air France
fosse "sbagliato perché svendeva la politica dei trasporti del nostro
Paese, l'ho spiegato più volte a Prodi ma le mie parole sono rimaste
inascoltate". Con l'hub a Malpensa, è "possibile" una
riconfigurazione anche di Linate, ma "solo in una logica di investimenti
che consentiranno lo sviluppo del sistema aereo milanese". Ipotesi su cui
per ora frena il capodelegazione della Lega in Regione, Davide Boni:
"Senza un piano certo, è prematuro parlare di ridimensionamento". Di
certo, concorda con la Moratti, "restiamo convinti che Malpensa debba
avere un ruolo di hub". Catastrofico il presidente della Provincia Filippo
Penati, secondo cui gli effetti del Piano Fenice con cui il governo intende
salvare Alitalia saranno disastrosi per gli scali
milanesi: "Malpensa sarà ridotta all'osso e Linate chiuderà", e
accusa il sindaco di essere "troppo prudente col governo". La replica
arriva dall'assessore lombardo ai Trasporti Raffaele Cattaneo: "Agli amici
del Pd non va giù che su Alitalia il governo
Berlusconi sia riuscito in poche settimane dove loro hanno capitolato per
manifesta incapacità". Il governo "ha evitato sia il fallimento o la
svendita inaccettabile della compagnia ad Air France sia lo smantellamento di
Malpensa". Concorda col sindaco sull'ipotesi di "riconsiderare la
situazione di Linate, a patto che aumenti l'accessibilità di Milano e della
Lombardia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 209 del
2008-09-02 pagina
( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 209 del
2008-09-02 pagina 1 Il governo: ultima opzione per Alitalia di Redazione Per ora niente confronto sul piano. Il premier ai
sindacati: "Non ci sono alternative" Il piano per il salvataggio di Alitalia "non si può che accettare", dice Silvio Berlusconi nel
giorno dell'incontro tra governo e sindacati sulla crisi della compagnia di
bandiera (sul tavolo il rilancio e il nodo degli esuberi). Confronto che
sarà avviato giovedì e dovrà concludersi entro il fine settimana successivo
perché, dice il ministro Sacconi, "Alitalia ha
solo 10 giorni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 209 del
2008-09-02 pagina 4 Sacconi: "Trattative brevissime Alitalia
ha soltanto 10 giorni" di Antonio Signorini Il ministro del Welfare:
nessun ultimatum, i tempi del confronto li detta la contabilità, non Palazzo
Chigi da Roma Una trattativa brevissima, ma "intensa". E che seguirà
le priorità indicate dai sindacati: prima il piano industriale e poi gli
ammortizzatori sociali, cioè quelle misure che aiuteranno i
dipendenti di Alitalia in esubero a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Il ministro del
Welfare Maurizio Sacconi, dà la sua parola: "Nessun ultimatum" su Alitalia ai sindacati. I tempi del confronto li sta dettando la
contabilità della vecchia società, non il governo. Il fatto è che dieci
giorni di tavoli con sindacati agguerriti come quelli del settore sono pochi
anche per lei che di trattative ne ha fatte tante. Ce la farete? "La
scadenza posta dal governo è imperativa e non è una nostra scelta politica.
L'agenda ce l'ha dettata la criticità della situazione". Che rischi si
corrono se si dovessero allungare i tempi? "È stato il commissario Augusto
Fantozzi a chiarirlo. Dalla metà di settembre l'azienda potrebbe trovarsi
nell'impossibilità di operare. Questo perché, è bene ripeterlo, Alitalia è un'azienda che lavora per cassa. Trattative in
tempi, quindi, brevissimi perché dobbiamo proseguire con le limitate capacità
dell'azienda". I sindacati però hanno chiesto di fare una trattativa vera,
che parta dal piano industriale che la cordata proporrà al commissario. E che
non si limiti agli esuberi. Anche per questo c'è tempo? "Per questo ho
ipotizzato una scaletta. Il confronto sul piano industriale inizierà giovedì,
quando avremo la proposta o le proposte. Poi dovremo andare avanti con molta
intensità e con l'obiettivo di concludere la parte che riguarda il piano entro
la fine della prossima settimana". Per il momento avete posto le basi per
il confronto sul piano. Come valuta le prime reazioni dei sindacati?
"Tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sono
apparse coscienti di questo ultimo slot per il decollo di Alitalia
e si sono responsabilmente dichiarate interessate a un confronto serrato".
A quale condizioni? "Hanno insistito sul reciproco ascolto e messo
l'accento sulla sostenibilità di medio lungo termine della soluzione che verrà
individuata". I sindacati temono che Alitalia
diventi un vettore regionale. La trattativa con loro entrerà anche in questi
aspetti? "In parte sono già entrati nel merito. Hanno sollecitato il
governo a regole di sistema più rigorose per evitare forme di concorrenza
sregolata. Poi hanno chiesto un vero e proprio piano aeroportuale. Vogliono
evitare la dispersione degli aeroporti e chiedono anche che la nuova società
sia portatrice di una visione internazionale, che si potrà realizzare solo con
un network di voli intercontinentali. In sostanza non vogliono una compagnia
che si appoggi su hub all'estero". Pensa che le posizioni dei sindacati
peseranno realmente sul piano? "Penso di sì perché le osservazioni che
hanno fatto mi sono apparse tutte degne di attenzione. Poi, anche tra loro, c'è
una diffusa consapevolezza che serva un nuovo modello di relazioni industriali,
che porti ad un coinvolgimento maggiore dei lavoratori nella vita
dell'impresa". Dopo quella sul piano partirà la parte della trattativa che
la riguarda più da vicino, quella sugli ammortizzatori sociali. Cosa succederà
ai lavoratori in esubero? "È presto per dirlo. È certo però che il piano
di ricollocamento dei lavoratori sarà fatto seguendo la logica già percorsa da
questo governo che è quella del welfare to work. Verranno guidati verso il
reimpiego". Pensa ci sia la possibilità di concludere la trattativa senza
fare nascere la nuova compagnia aerea italiana tra gli scioperi? "Il
quadro è difficilissimo, ma io sono ottimista. Il piano sarà di qualità e la
risposta dei sindacati non potrà che essere responsabile". Nessun
ultimatum, come temevano le organizzazioni dei lavoratori? "No. Un
confronto inteso, con i tempi brevi imposti dai tempi di sopravvivenza della
società. Che sono altrettanto brevi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Articoli
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il decreto di nomina commissario per Fantozzi Rese note le cifre del piano di
salvataggio "Fenice" Alitalia firmato il decreto di
nomina commissario per Fantozzi I tagli maggiori riguarderanno il personale di
terra e gli assistenti di volo. Nessun licenziamento per i dipendenti
Air One Roma, 2 set. - Potrebbero essere meno del previsto gli esuberi in Alitalia previsti dal piano Fenice. Secondo fonti del
sindacato, la base di confronto della trattativa con il governo è di 4.500
licenziamenti, ma le parti sociali sperano in un'ulteriore riduzione. Gli
esuberi riguarderebbero in particolare 2.500 dipendenti del personale di terra,
1.500 assistenti di volo e 500 piloti. Nessun rischio invece per i dipendenti
di Air One: la compagnia sarà incorporata nella nuova Alitalia
con la garanzia di evitare licenziamenti. GpM.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-09-2008)
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102 Ultima chiamata per salvare Alitalia Via al
confronto. Berlusconi: "I sindacati devono accettare" --> Via al
confronto. Berlusconi: "I sindacati devono accettare" ROMA Alitalia ha l'ultima occasione possibile per salvarsi. In
cassa, a fine settembre, potrebbero rimanere solo 30-50 milioni di euro. Per
evitare il fallimento, i tempi sono strettissimi: o si raggiunge entro metà
settembre un accordo condiviso con i sindacati sull'offerta che sarà accettata
dall'azienda o il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, dovrà portare i
libri in tribunale. IL CONFRONTO Il faccia a faccia sul futuro dell'Alitalia partirà giovedì prossimo con l'analisi del piano
industriale - già consegnato dalla cordata guidata da Colaninno a Fantozzi - e
solo dopo si parlerà di esuberi. Una decisione che rispetta la richiesta dei
sindacati, i quali però dovranno chiudere una trattativa che dovrà essere
"incisiva" entro il fine settimana successivo. E questa volta,
"viste le criticità, sono tempi imposti, la dead line non è
metaforica", ha chiarito il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Ma
"il governo non intende assentarsi", ha assicurato il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. TUTTI I MINISTRI È, in sintesi, il
contenuto dell'incontro su Alitalia svolto ieri al
ministero del Lavoro tra le sigle sindacali presenti in azienda e, oltre a
Letta, Sacconi e Fantozzi, i ministri alle Infrastrutture e Trasporti, Altero
Matteoli, delle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, e il sottosegretario allo
Sviluppo economico Ugo Martinat. Fantozzi ha sottolineato che bisogna lavorare
bene con i sindacati e risolvere il problema, assicurando che ce la metterà
tutta minimizzando i sacrifici e dando trasparenza ma, ha avvertito, "ci
sono tempi brevissimi in cui servono accordi sindacali condivisi per passare la
compagnia ancora in vita all'acquirente". Se si arriverà al punto in cui
non ci sarà più benzina, ha aggiunto, "sarò costretto a portare i libri in
tribunale". Alitalia, ha stimato, a fine agosto aveva in cassa Alitalia 195-200 milioni di euro, che a settembre scenderebbero a 30-50
milioni (ieri Alitalia ha pagato 50 milioni alla Iata, per non interrompere il servizio
di biglietteria internazionale). BENE IL PRIMO ROUND Apprezzamento da
parte dei sindacati per il metodo di avvio del confronto ma, per un giudizio
complessivo, si attende quella che sarà molto probabilmente una trattativa
non-stop sul piano industriale. Confronto complicato che "deve incitare
tutti a dare il massimo - ha detto Fabrizio Solari della Cgil - La politica
degli ultimatum ha avuto effetti devastanti". C'è stata "una grande
accelerazione, perchè la cassa è alla canna del gas", ha osservato Claudio
Claudiani della Fit-Cisl, aggiungendo che ora "non c'è spazio per nessuno
per giocare". Tre gli obiettivi, ha detto Antonio Foccillo della Uil:
evitare a tutti i costi il fallimento, mantenere una continuità della compagnia
italiana e tutelare i lavoratori e ridurre quanto più possibile gli
esuberi". Il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, ha avvertito: "Non
faremo mai una low-cost. Alitalia non può e non deve
rinunciare al lungo raggio perchè una volta persi non si recuperano più".
BERLUSCONI Il premier, intanto, è abbastanza ottimista. I sindacati non
potranno che accettare il piano di salvataggio di Alitalia
visto che l'unica alternativa è quella di mettere per strada ventimila persone.
Silvio Berlusconi, pur riconoscendo che il via libera dei rappresentanti dei
lavoratori è indispensabile per il buon esito dell'operazione, rimanda al
mittente la richiesta di Guglielmo Epifani, leader della Cgil, di non mettere
le parti sociali con le spalle al muro. "Deve essere un confronto vero,
non un prendere o lasciare, altrimenti non potremo dare il nostro
consenso", aveva ammonito il segretario generale. Pronta la risposta del
presidente del Consiglio che, da Bruxelles, pur usando toni pacati, sottolinea
l'assenza di vie d'uscita. "Non si può andare contro le cose giuste:
contro quella che è l'unica scelta possibile, perchè l'alternativa è che vadano
a casa in 20 mila", sostiene il Cavaliere a margine del Consiglio europeo
straordinario sulla Georgia. Certo, lui stesso considera
"fondamentale" l'avallo dei sindacati. Ma è un appoggio, dice, che in
questo caso non mancherà di certo: "Sono assolutamente convinto che ci
sarà un accordo perchè non credo che i sindacati possano accettare che vadano a
casa in 20 mila: mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà".
"Poi - aggiunge a proposito degli ammortizzatori sociali per gli esuberi -
lo Stato non abbandonerà queste persone". La sua previsione, inoltre, è
che il Nord bisognoso di personale qualificato assumerà gran parte di chi dovrà
lasciare la vecchia Alitalia.
( da "Stampa, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati I piloti
Le alleanze Parte il confronto a Palazzo Chigi. Il governo: il sì o il fallimento.
Fantozzi: liquidità per un mese, poi aerei a terra Cgil: prima il piano Cisl e
Uil sono più accomodanti "Sarà sciopero se taglieranno
settecento posti" A sorpresa scende in pista anche British Alitalia, 10 giorni per l'intesa Lepri Barbera "Se voliamo di meno è
colpa dell'azienda" Grassia Diventano tre i possibili candidati partner
Sacconi ai sindacati: da giovedì si tratta. Berlusconi: non c'è altra strada Ma
concordano: la società resti in prevalenza italiana.