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DOSSIER “ALITALIA”

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- Vertice segreto a casa Sacconi, spunta sconto su esuberi: 4500.  All'incontro, la settimana scorsa, presenti tre ministri, Gianni Letta e i sindacalisti. L'Enac pronta ad assorbire 50 piloti, da destinare ad attività di controllo. di LUCIO CILLIS e ROBERTO MANIA (La Repubblica 2-9-2008) 1

- Epifani: no al gioco "prendere o lasciare" Il leader Cgil: «nuova alitalia, Si deve trattare su tutto» «Ai nuovi soci il governo offre convenienza cambiando le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali». Di sergio Rizzo (Il Corriere della sera 2-9-2008) 1

 


Vertice segreto a casa Sacconi, spunta sconto su esuberi: 4500.  All'incontro, la settimana scorsa, presenti tre ministri, Gianni Letta e i sindacalisti. L'Enac pronta ad assorbire 50 piloti, da destinare ad attività di controllo. di LUCIO CILLIS e ROBERTO MANIA (La Repubblica 2-9-2008)

 

ROMA - Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per la Nuova Alitalia. Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato fino ad ora. La cifra è stata fornita la scorsa settimana dal governo a Cgil, Cisl e Uil in un incontro segreto tenutosi prima del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto ad hoc per snellire e accelerare le procedure per il commissariamento dell'Alitalia.

Al ministero del Lavoro, ieri, non si è fatto alcun cenno al nodo dei lavoratori in eccedenza. Ma era quello il tema che aleggiava nell'affollato salone di Via Flavia. Di cassa integrazione, mobilità e ricollocazione nella logica del "welfare to work" se ne parlerà esplicitamente solo al termine del confronto sul piano industriale elaborato dalla newco, la Compagnia aerea italiana, che disegna l'attività e le prospettive della nuova società guidata da Roberto Colaninno.

Ma dietro le quinte, lontano dai riflettori, nella calura agostana, il negoziato ha già preso le mosse: a casa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a Roma, mercoledì scorso, vigilia del primo Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi dopo le ferie. C'erano, oltre al padrone di casa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il responsabile, infine, delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Non il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, impegnato al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ma anche palesemente defilato in questa interminabile storia a puntate della crisi dell'Alitalia, nonostante sia proprio lui il primo azionista della società della Magliana con il 49 per cento dei titoli.

Assenti pure i leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni, impegnati all'estero, l'uno a Denver alla convention dei Democratici di Barack Obama, l'altro in Cile al congresso dell'Union nacional de trabajadores (Unt). Presenti, invece, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e i due segretari confederali rimasti a Roma: Agostino Megale per la Cgil e Renzo Bellini della Cisl, con la delega dei rispettivi capi a impostare la trattativa.

Un appuntamento decisivo, forse. Perché è lì, nonostante la delegazione sindacale sia a ranghi ridotti, che si fissa il percorso per il confronto che è cominciato formalmente ieri: prima la relazione del commissario Augusto Fantozzi, poi il piano industriale, e solo all'ultimo la gestione delle eccedenze. Per fare il più possibile un negoziato "normale" e neutralizzare gli aut aut del banchiere Corrado Passera ("senza l'accordo con i sindacati salta tutto") e dell'industriale Colaninno ("l'alternativa è la bancarotta").

E la mossa dell'esecutivo di comunicare in anteprima, per quanto informalmente, una quantità più bassa di posti di lavoro a rischio serviva a svelenire il clima. Un passo avanti, parrebbe. Anche perché è difficile che il negoziato non abbassi ulteriormente il numero dei posti a rischio sotto quota 4.500.

D'altra parte bastava leggere ieri la dichiarazione di Bonanni dall'Argentina, in contemporanea all'apertura del tavolo in Via Flavia: "Ci aspettiamo un numero di esuberi inferiore a quello prospettato un anno fa. E spero che questo si possa davvero ottenere".
Poi è nell'incontro segreto che Sacconi garantisce i sette anni consecutivi (quattro di cassa integrazione e tre di mobilità) di sostegno al reddito per coloro che non resteranno più in Alitalia, senza alcuna differenza (come nel passato) in relazione alla regione di residenza e all'età anagrafica.

Ed è Letta che insiste nel sottolineare che l'accordo con i sindacati è fondamentale perché è una delle condizioni che hanno posto i sedici imprenditori entrati nella cordata tricolore. Ma anche perché senza il consenso sociale una ristrutturazione aziendale di tale portata non appare gestibile. Non fissano un dead-line per il negoziato. Eppure è chiaro che non si potrà andare oltre la fine del mese, come lo stesso Letta ribadisce ieri al ministero. La dead-line, ormai, l'hanno stabilita le casse vuote della Magliana: resteranno 30-50 milioni al massimo a fine settembre.

Lì, nell'incontro segreto, qualcuno comincia anche a trarre le conseguenze del numero complessivo degli esuberi, associando a ciascuna categoria professionale il numero relativo: 500 i piloti, 1.500 gli assistenti di volo (hostess e steward), 2.500, infine, gli addetti ai servizi di terra (Alitalia Service). Questi, a breve, rientreranno tutti nel perimetro aziendale dell'Alitalia dopo essere stati in comproprietà con Fintecna, la finanziaria del Tesoro. Per tutti cassa integrazione a zero ore. Poi mobilità, l'anticamera del licenziamento, con la fine del rapporto di lavoro. Ma anche la ricollocazione: Vito Riggio, presidente dell'Enac, per esempio, è già pronto ad assorbire una cinquantina di piloti per destinarli alle attività di controllo dell'ente.
(2 settembre 2008)


 

Epifani: no al gioco "prendere o lasciare" Il leader Cgil: «nuova alitalia, Si deve trattare su tutto» «Ai nuovi soci il governo offre convenienza cambiando le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali». Di sergio Rizzo (Il Corriere della sera 2-9-2008)

ROMA — Dunque, ci siamo. Silvio Berlusconi ha detto quello che molti pensavano, e cioè che volente o nolente, stavolta il sindacato dovrà mandare giù il calice amaro. E se non è una manfrina, ne vedremo delle belle. La prova? «Non ingoiamo niente», avverte Guglielmo Epifani.

Si parte in salita...
«A chi dice prendere o lasciare dico: non esiste. È una trattativa vera appena iniziata. Non conosciamo il piano e come abbiamo sempre detto, vogliamo definire un profilo di una compagnia che non sia solo regionale ma con ambizioni internazionali».

Buona fortuna.
«Diversamente non avrebbe senso mettere soldi pubblici. Si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France: qualità e quantità della flotta e dei collegamenti, soprattutto internazionali. E poi il perimetro aziendale, con una particolare attenzione all'occupazione a Roma, Napoli e Milano perché ci sono funzioni come manutenzione e motori che non possono restare fuori».

Non conosciamo il piano, ha detto. Non lo conoscete sul serio?
«Ogni tanto Corrado Passera ci ha detto qualcosa, informalmente. Ma questo da più di un anno. Perché da più di un anno lavorava a questa soluzione. L'aveva proposta anche durante il governo Prodi».

Perché non l'accettarono?
«Non lo so. Lui era convinto che si potesse risanare l'Alitalia integrandola con Air one».

E voi?
«Anche noi abbiamo sempre visto favorevolmente una integrazione. Perché una soluzione per l'Alitalia ha ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di Air one contano come quelli di Alitalia».

Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a mettere una lira nell'Alitalia. E non li trovò. Invece Berlusconi sì. Come lo spiega?
«Una parte ha accettato forse perché ha altri interessi, penso soprattutto a quelli immobiliari. Altri sono legati ai regimi di concessione. Poi c'è chi ha un esplicito conflitto d'interessi, come Benetton, azionista di Aeroporti di Roma...».

Non crede nella sincerità di Roberto Colaninno?
«Colaninno mi pare il più sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più esposto. In fondo è lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio della gestione».

A sinistra c'è chi considera lui e Passera addirittura dei traditori.
«La categoria dei traditori è sempre sbagliata, nei confronti di chiunque venga usata. Ciò detto, gli imprenditori italiani sono questi, e sono così. Bisogna prenderne atto, senza illusioni».

Che cosa vuol dire sono così?
«Attenti ai loro interessi».

Non che con Prodi fossero disattenti. Che cosa è cambiato da allora?
«Bisognerebbe chiedere a loro perché all'epoca molti dissero di no. Marco Tronchetti Provera, per esempio, mi pare non fosse entusiasta. Forse oggi le imprese tornano a essere filogovernative».

Una volta era la regola...
«Ma oggi c'è un governo che fa capire di voler essere interventista in economia. Perciò chi si aspetta qualche sostegno può immaginare di ricavarne vantaggi. In più, si propone loro un quadro di assoluta convenienza cambiando tutte le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali».

Dica la verità, sotto sotto questa situazione non può essere un vantaggio anche per il sindacato?
«No. Noi vogliamo imprenditori che scommettono sul rilancio dell'azienda. Perché un imprenditore che lo fa per altri fini, con il variare delle condizioni può variare il suo interesse».

Teme che questo possa accadere?
«Vediamo. Non sono d'accordo con Colaninno quando dice: il quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo. Le regole non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in questa fase sono attenti più al loro tornaconto che alle regole».

C'è chi direbbe: fanno soltanto il loro mestiere.
«Anche la presenza di Marcegaglia, cioè dell'azienda del presidente di Confindustria, nel momento in cui si fanno regole ad hoc si espone a questo problema. Ecco il punto debole, che avrà ricadute se e come come verrà fatto il patto di controllo dell'azienda».

Patto di controllo?
«Diversamente non capisco come si potrebbe governare un'azienda con un capitale così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile, che leghi fra di loro chi nutre un vero interesse nel rilancio dell' Alitalia. Il rischio è che si arrivi altrimenti all'ennesimo bizantino patto di sindacato senza una guida certa».

Le opinioni sono sacre.
«Ecco. Mi piacerebbe e sarebbe più corretto che chi ha secondi fini o conflitti d'interessi fosse ai margini del patto di controllo».

Alla fine non ho capito se questa operazione la convince oppure no.
«Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la determinazione degli azionisti. Qui la determinazione degli azionisti è da verificare per una parte di essi».

Veniamo alle difficoltà del mercato.
«Si è aperta una nuova stagione di aggregazioni. Questo implica la scelta di un vettore internazionale con cui si faccia un discorso chiaro».

C'era: Air France-Klm.
«Quella finiva per essere un'acquisizione. Perché Iberia può fare una fusione con British e Alitalia deve essere acquisita da Air France?».

Indovino: forse perché Alitalia è fallita e Iberia invece no?
«Ma il mercato italiano è interessante. E se si può evitare di essere solo acquisiti... perché non c'è dubbio che ci siano degli interessi della comunità nazionale. Prendiamo i Paesi del G8, in tutti c'è una compagnia nazionale sovrana nel loro Paese. Vorrà dire qualcosa?».

Forse che l'Italia stessa sta a fatica nel G8?
«Probabilmente, se dovessimo prendere a riferimento il trasporto aereo, nel G8 saremmo certamente un'anomalia. Lo sa che cosa mi è toccato vedere su un volo della Delta, che è una compagnia alleata dell'Alitalia? Ti danno un foglietto sul quale vengono decantati i vini tedeschi, argentini... e niente sui vini italiani».

E si stupisce? Forse il problema non è soltanto l'Alitalia.
«Vuole che non lo sappia? Una volta, quando il giovane Barack Obama studiava e non aveva una lira, girava con una Fiat. Era di seconda o terza mano, ma girava con una Fiat per le strade degli Stati Uniti. Trovate adesso una Fiat in America, se siete capaci».

Sergio Rizzzo



Report "Alitalia 2"

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Alitalia 2 (66)


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Sezione principale: Alitalia 2

Berlusconi: Alitalia si deve salvare ( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente lavoro" Berlusconi: Alitalia si deve salvare Sacconi, accordo con i sindacati entro una settimana Bruxelles, 2 set. - Presente al Consiglio Europeo per il nodo sulla Georgia, il premier Berlusconi, intervistato dai giornalisti sull'eventuale salvataggio di Alitalia,

Berlusconi è sicuro: <I sindacati diranno sì> ( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non esisteuna alternativa al piano messo a punto per Alitalia. Quindi, prepariamoci ad affrontare un momento che non sarà un normale confronto sindacale". Nella sua intervista, Colaninno ha osservato anche come gli attuali contratti di lavoro dei dipendenti Alitalia non sono più validi. Più in generale, il presidente di Compagnia aerea italiana ha voluto spiegare che "è l'

<È ancora prestoper il confronto> ( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: data la situazione di crisi di Alitalia, la deadline per la conclusione del confronto con il sindacato "è imperativa". Secondo quanto riferito da Fantozzi ai sindacati, la liquidità di cui dispone Alitalia è stimata infatti fra 195 e 200 milioni per fine agosto e fra 30 e 50 milioni per fine settembre.

Alitalia, ultimatum ai sindacati ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: piano Alitalia, ultimatum ai sindacati "A rischio biglietti e carburanti, 10 giorni per evitare il crac" ROMA - Un vero e proprio ultimatum quello dato dal governo ai sindacati nell'incontro di ieri sulle sorti di Alitalia. Il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi è stato chiaro: "Sono a rischio la possibilità di emettere i biglietti e gli acquisti di carburante.

"british airways valuta il dossier" ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: British Airways starebbe considerando una partnership con Alitalia così come anticipato da Repubblica domenica scorsa. Una ulteriore conferma proviene dal Wall Street Journal nella sua versione online citando fonti vicine al dossier. British diventa così "l'ultima compagnia europea - scrive il quotidiano - a interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana".

Rifornimenti rifiutati e caos biglietti subito due grane per il commissario ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per un saluto al presidente uscente di Alitalia, Aristide Police ed uno scambio di opinioni sullo stato della compagnia di bandiera. Poi, ieri mattina nel suo nuovo ufficio con due segretarie, un primo assaggio di quel che resta di Alitalia, con al fianco il gruppo ristretto dei più esperti manager dell'azienda.

Ultimatum del governo al sindacato berlusconi:"su alitalia non può dire no" - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ribadire come i margini di trattativa sugli esuberi e gli altri sacrifici che Alitalia dovrà affrontare siano minimi: "A fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e 200 milioni che si ridurranno a 30-50 a fine settembre" ha chiarito Fantozzi. Altrettanto netta, è arrivata ai sindacati la richiesta di non mettersi di traverso: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,

E da un vertice segreto a casa sacconi spunta lo sconto sugli esuberi: 4.500 - lucio cillis roberto mania ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 500 di Alitalia Service, in capo a Fintecna, rientreranno nel gruppo LUCIO CILLIS ROBERTO MANIA ROMA - Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per la Nuova Alitalia. Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato fino ad ora.

La nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Palermo Le idee La nuova Alitalia nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO C'è un interesse della Sicilia alle strategie adottate dalla nuova Alitalia che sorgerà con l'attuazione del progetto finanziario del quale si discute? Una questione è saltata subito all'occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di rilancio,

La nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: private del Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio.

Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la vertenza alitalia ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Napoli Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la vertenza Alitalia La vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750 addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio. Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo interno.

Venti di guerra all'atitech "sarà una lotta durissima" ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750 addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio, in prima linea fra coloro che potrebbero essere liquidati nell'ambito della "bad company". Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo interno.

Malpensa prova la grande rimonta ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Moratti troppo prudente verso il governo Malpensa prova la grande rimonta Ha già recuperato un terzo dei passeggeri persi con l'addio di Alitalia Malpensa tenta il rilancio. Ad agosto, nonostante i voli cancellati da Alitalia, l'aeroporto ha ridotto di un terzo le perdite di passeggeri: erano 1 milione e 367mila ad aprile, il 31,1% in meno rispetto al milione e 985mila del 2007;

A malpensa volano gli stranieri - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Con la nuova Alitalia non lo sarà mai e in più si chiuderebbe Linate". In questi mesi, circa 600 degli 886 voli settimanali dismessi da Alitalia sono stati occupati da altre compagnie, che hanno aumentato le frequenze o sono tornate dopo anni come American Airlines.

Dompé: "slot liberi subito o gli imprenditori se ne vanno" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo dice perché teme che il piano Alitalia li ridimensioni entrambi? "Alitalia ha un sacco di problemi, e non mi verrebbe mai in mente di negarlo. Insomma: hanno abbandonato gli slot a Malpensa, e va bene perché non posso certo chiedere a un'azienda di accumulare le perdite. Ma è inaccettabile bloccare gli slot quando ci sono altre compagnie pronte a utilizzarli.

Puglia senza voli né treni è ancora scontro fra i poli ( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il parlamentare barese dice di condividere invece l'analisi dell'amministratore unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola: "Alitalia non ha fatto altro che i suoi comodi nei nostri aeroporti, facendo in modo che nessuna altra compagnia potesse coprire le tratte che non voleva più garantire".

Alitalia, il sindacato alle strette Il ministro Sacconi: cinquemila gli esuberi. Berlusconi: impossibile dire no Colaninno: o così o sarà il fallimento. Cgil Cisl e Uil pronte alla ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Trattativa Il piatto Alitalia preparato dal governo va mangiato così com'è. Nell'incontro di ieri a Palazzo Chigi è stata questa la comunicazione ai sindacati con la promessa che gli esuberi saranno 5mila. I sindacati apprezzano il metodo e rinviano ogni giudizio al prossimo incontro fissato per giovedì.

Il ministro riporta in vita il porto canale ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sindacati per la grana Alitalia, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ribadisce che il piano di rilancio per il porto canale "ha basi solide per resistere nel tempo" e fa sapere che l'attività di transhipment potrebbe anche trovare il conforto di un piano di recupero del trasporti merci ferroviario nell'Isola: "C'è un tavolo aperto con Trenitalia e il governatore Renato Soru.

Il mago Silvio e la Georgia ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: immondizia da ogni angolo della Campania, al risanamento dell'Alitalia, pronta a solcare i cieli più forte e più bella che pria, non c'è pagina della cronaca nazionale in cui l'Unto non abbia steso le sue miracolose mani, con miracolosi effetti. L'artigiano del pallone di natali georgiani lo offre ora in versione export.

Crolla in agosto il mercato dell'auto. Male anche la Fiat Per i marchi del Lingotto le immatricolazioni sono in calo del 23%, ma la quota di mercato cresce al 33,1% ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: colpa delle tante crisi industriali presenti o incombenti (da quelle clamorose di Alitalia e di Telecom a quelle in fabbriche medie o piccole sparse in tutta Italia), sta di fatto che la gente non cambia l'auto, il mercato piange amaramente e non è una consolazione constatare che in questo purgatorio Fiat perda meno degli altri e quindi guadagni quote.

Casini e Finocchiaro: torni la preferenza Grandi aperture reciproche. Il leader Udc: non ho problemi a livello locale ad alleanze con il Pd ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Casini non nasconde che su molti temi l'intesa c'è, e lo si vede su Alitalia, ad esempio: sia l'ex presidente della Camera che la capogruppo del Pd al Senato sono d'accordo nel dire che la scelta del governo è assai distante da una logica di mercato, e questo è un errore. Toni assai simili anche sull'emergenza economica, a partire dai salari.

Atitech e Az Napoli in agitazione ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aziende per la manutenzione degli aerei legate ad Alitalia, sono in agitazione contro i tagli al personale previsti nell'ambito del piano Colaninno. Ieri hanno tenuto un'assemblea all'aeroporto di Capodichino. Atitech conta 750 dipendenti più 250 lavoratori dell'indotto, ed è "una delle pochissime realtà industriali presenti sul territorio campano che continua a garantire occupazione"

Conto alla rovescia, restano solo 10 giorni Da giovedì la trattativa coi sindacati. Berlusconi: non possono dire no. Fantozzi: soldi fino a metà mese ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: arte di Alitalia. Secondo il commissario, che oggi nominerà due advisor, la compagnia aerea ha circa tre settimane di vita. "Abbiamo liquidità fino a settembre" ha chiarito Fantozzi. Infatti, se la disponibilità di cassa di Alitalia nel mese di luglio ammontava a 314 milioni di euro, "la stima di fine agosto è di 195 milioni e quella di fine settembre è di 30-

Appena nata, è già alla ricerca di altri soci La società ha bisogno di appoggio finanziario e tecnico. Contatti con Morgan Stanley e British ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nella cordata italiana pronta a salvare Alitalia, riunita sotto il nome di Compagnia aerea italiana, potrebbe aggiungersi anche la banca d'affari Morgan Stanley e un'altra compagnia aerea straniera (si parla della British). Il nuovo socio o i nuovi soci andranno a far compagnia ad Air France il partner straniero che nella nuova Alitalia è disposto a rilevare fino al 25%

Matteo Colaninno: colpa del centrodestra, gli imprenditori fanno il loro mestiere ( da "Unita, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro". Quindi chi è che ha tagliato le ali ad Alitalia? "Chi ha gestito l'azienda - dice - la politica che ha nominato gli amministratori". L'ex presidente dei Giovani Industriali, ora è parlamentare democratico è alla Festa nazionale del Pd,

Alitalia, i sindacati accettino ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Appello di Berlusconi sul piano della nuova compagnia: non si può andare contro le cose giuste "Alitalia, i sindacati accettino" Da giovedì confronto no stop. Sacconi: dieci giorni per chiudere.

ROMA Confronto di ricognizione tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La tratt ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ricognizione" tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La trattativa vera inizierà giovedì e dovrebbe concludersi entro dieci giorni. Berlusconi sollecita le organizzazioni di categoria a trovare un accordo: "Il loro sì è fondamentale, ma la nostra proposta è giusta. L'alternativa sarebbe mandare a casa ventimila persone.

Ecopass, Malpensa e islamici Pdl al sindaco: serve il rilancio ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "La vicenda Alitalia. Siccome - spiega Majorino - deve digerire la dannosissima operazione studiata da Berlusconi, non riesce neppure a difendere Linate". Elisabetta Soglio In cantiere Il sindaco inaugura i restauri del campanile di Baggio.

ROMA - Senza accordo con i sindacati c'è il fallimento? Il numero uno della Uil, L ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "l'Alitalia è già di fatto fallita, altrimenti non ci sarebbe il commissario. Il ruolo del sindacato? "E'quello di esprimere delle opinioni. Ma sarà interessante anche sentire i lavoratori, non soltanto i sindacalisti". Insomma, "l'idea che siamo noi a dover contrattare le condizioni di vendita è quantomeno bizzarra",

L'accordo deve essere trovato in una decina di giorni, massimo entro il mese perchè i cont ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I della "vecchia" Alitalia sono sempre più in rosso e la compagnia rischia il fallimento. La drammaticità della sitiazione finanziaria è stata illustrata ieri ai sindacati dal commissario Augusto Fantozzi: a settembre resteranno in cassa soltanto 35-50 milioni, ce n'erano circa ducento a fine agosto.

ROMA Dieci giorni, a partire da giovedì, per trovare un accordo con i sindacati. Perch ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: delicatissima vicenda Alitalia. Dunque, nessun confronto a tutto campo sul piano industriale come avevano chiesto i rappresentanti delle dieci organizzazioni di categoria. Negoziato rinviato. "Il nostro dovere - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - è mettere il commissario nelle condizioni di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte,

ROMA - La Compagnia aerea italiana (Cai) consegna l'offerta al commissario Augusto F ( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Antozzi per rilevare gli asset sani di Alitalia. Al prezzo di circa 350 milioni comprensivi di 200 milioni di debiti. E nei giorni scorsi la newco destinata a diventare la Nuova Alitalia, secondo quanto risulta a Il Messaggero, avrebbe sottoscritto il term sheet, cioè un accordo preliminare e condizionato con Ap Holding per rilevare Air One.

Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha ( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: l'abolizione dell'Ici, la detassazione degli straordinari, la cordata per Alitalia, la Finanziaria prima dell'estate e la battaglia antifannulloni e infine, l'ottimo accordo con la Libia. Segno che l'Italia ha bisogno di governabilità e gli schieramenti di decisionismo (come i professori e i presidi vecchia maniera).

Berlusconi pressa i sindacati: su Alitalia non possono dire no ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia non possono dire no ROMA - "Sull'Alitalia i sindacati fanno il loro mestiere. Il consenso sul piano è fondamentale, ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in 20 mila a perdere il posto di lavoro". Questo il commento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla prima giornata di trattative tra il governo e le nove sigle sindacali sul salvataggio

Pd in imbarazzo, così la Cgil resta sola ( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nella crisi di Alitalia, ha detto, ci sono "pesanti responsabilità" tanto in chi ha gestito l'azienda quanto in chi ha nominato gli amministratori. Non è bipartisan ("Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro"), ma nella critica all'operazione il figlio di Colaninno non si avventura troppo:

L'unica convenienza politica èstare dalla parte del Paese ( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nel momento in cui si è formata la cordata per salvare l'Alitalia: gli imprenditori, abbiamo finalmente capito grazie a "Repubblica", sono buoni se assecondano politiche economiche e sociali promosse dalla sinistra; sono cattivi se rispondono all'appello di Berlusconi. Perciò i "capitani coraggiosi" lo sono un po' meno, o non lo sono affatto, quando si impegnano,

Prima dite di sì, poi vediamo il piano ( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di salvataggio" elaborato dall'

<Alitalia, i sindacati non potranno dire no> ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è alla "canna del gas" - ha ammesso al termine dell'incontro Claudio Claudiani per Fit-Cisl - e non c'è spazio per nessuno per giocare". I piloti dell'Anpac però non si sono fatti mancare un primo accenno critico al piano: "Alitalia ha avvertito il presidente Fabio Berti - non sarà mai una low cost e non può rinunciare al lungo raggio,

<Ottimo il lavoro di Passera> ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: si è espresso sulla vicenda Alitalia. "Non credo che molti - ha proseguito il manager - avrebbero accettato questa sfida che come lo stesso Passera ha dichiarato non è né di destra né di sinistra. Quando si affrontano problemi di questa portata bisogna uscire dagli schemi e dalle logiche di schieramento".

Ora scende in pista anche British Airways ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: online la compagnia inglese starebbe considerando una partnership con Alitalia. British diventa così "l'ultima compagnia europea - ha scritto ieri il sito del quotidiano finanziario americano - a interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana". L'interesse delle tre rivali in Alitalia, ha concluso, "per lungo tempo considerata l'albatros dell'industria aerea europea,

Portelloni in faccia ( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come annunciato da Colaninno, il governo spiega ai sindacati che non ci sarà nessuna trattativa sull'Alitalia. In discussione solo la sorte degli esuberi. Berlusconi: "Non possono che dire sì". E il commissario Fantozzi incalza: "Dieci giorni per chiudere, poi non c'è più un soldo".

Il governo sbarca i sindacati ( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ultima spiaggia quello delineato dal commissario straordinario dell'Alitalia Augusto Fantozzi e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ai sindacati, nel primo incontro sul piano di salvataggio della compagnia di bandiera. Il confronto è stato rinviato a giovedì ma il messaggio è chiaro: se non si raggiunge l'accordo si dovranno portare i libri in tribunale.

Nuova Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Nuova Alitalia La trattativa tra governo e lavoratori è durato circa due ore l'incontro tra governo e sindacati su Alitalia. Un nuovo appuntamento è previsto giovedì.

Epifani: non accettiamo il prendere o lasciare ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia integrandola con Air one". E voi? "Anche noi abbiamo sempre visto favorevolmente una integrazione. Perché una soluzione per l'Alitalia ha ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di Air one contano come quelli di Alitalia". Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a mettere una lira nell'Alitalia.

Caso Alfa Romeo, aiuti di Stato e quella clausola dei cinque anni ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vicenda dovrebbe offrire qualche motivo di riflessione ai nuovi azionisti di Alitalia. Roberto Colaninno ha criticato la mia congettura che i nuovi azionisti di Alitalia venderanno fra breve a Air France o a Lufthansa, ricordando che essi sono impegnati da un lock-up quinquennale. Il lock-up è un accordo fra i soci sottoscritto per evitare che alcuni se ne vadano alla spicciolata.

<Governance Mediobanca, niente imposizioni> ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se proponessero a voi o a Mediobanca una partecipazione in Alitalia? "In Mediobanca deciderebbe il management. Da noi lo stesso, ma nessuno ci ha mai fatto vedere una carta". Mediobanca è un coacervo di conflitti d'interesse con le banche azioniste e i clienti che partecipano al controllo. Cuccia e Maranghi lo risolvevano negando di fatto ai soci il diritto d'intervento.

CERCANDO UN PATTO PER LA RIPRESA ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pena la deriva Alitalia anche per le altre aziende pubbliche) e valorizzando i punti di forza della Capitale partendo ad esempio dalla sua misconosciuta vocazione scientifica. L'antenna che ha trovato l'acqua su Marte è stata ideata da ricercatori dell'Università di Roma e realizzata nei laboratori dell'Alenia.

Modello Roma, gelo d'autunno ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La vertenza Alitalia rischia di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione del gruppo Telecom secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche un settore tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7%

Non solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Non solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno La Cgil accusa: "Scelte politiche sbagliate". Pubblico impiego, scuola, trasporti: s'annunciano scioperi Cede anche un settore forte: per l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7% Pubblico impiego, scuola, trasporti, telecomunicazioni: sarà un autunno caldo sul fronte sindacale a Roma.

I mediatori ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cronaca di Roma - data: 2008-09-02 num: - pag: 3 categoria: BREVI I mediatori Il Campidoglio di Alemanno avrà inevitabilmente un ruolo di mediazione con le aziende La Regione di Marrazzo si è già proposta come interlocutore nella crisi Alitalia Walter Schiavella, Cgil: "Esaurita la fase d'espansione, scelte politiche sbagliate".

E Casini resiste alla <corte> del Pd ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, per esempio: "E' paradossale che un governo di sinistra abbia fatto cose in linea con l'economia di mercato e quello di destra sospenda addirittura l'antitrust". Qualche stoccata a Roberto Colaninno: "Lo stimo moltissimo, ma non dobbiamo ringraziarlo: fa un affare per se stesso, non per Berlusconi e non per gli italiani"

Lo show di Silvio: promesse mantenute da Ronaldinho allo stop a Prodi ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: era Alitalia, e il fatto che la soluzione escogitata dal governo non piaccia alla stampa straniera non smuove il premier: "Non leggo questa stampa di sinistra - ha risposto Berlusconi riferendosi alle critiche severe della tedesca Frankfurter Allgemeinen Zeitung - che francamente è ormai lontanissima dalla realtà italiana,

QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore la cui società naviga in acque agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di debiti da anni. Trovo uno o due amici, ci mettiamo d'accordo e per una cifra irrisoria ci compriamo la società.

RISARCIMENTI ( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: avvenuto nel 1982, non sono stati ancora completamente risarciti e mi permetto di dire che sono stati trattati alla stregua di pezzenti questuanti. Ho letto che anche i risparmiatori di Alitalia saranno garantiti da tale fondo. Ci sono cittadini di serie A e di serie B? Mario Angelo Molteni mario.molteni@sacchi.it.

Piloti Alitalia: "Governo ok, ma riveda il piano" ( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma se un amico le chiedesse: devo andare a Londra il 15 ottobre, mi consigli di prenotare con Alitalia o con un'altra compagnia, lei cosa gli risponderebbe? "Con Alitalia, la miglior compagnia del mondo. Berlusconi sa che non può e non deve creare condizioni di conflitto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Monito di Epifani: "Trattare su tutto" Berlusconi: "Il piano va accettato" ( da "Quotidiano.net" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è quello di creare una nuova compagnia con premesse di maggiore competitività di quanto sia stata Alitalia negli ultimi anni". Sulla possibile soluzione che si prospetta nella crisi dell'Alitalia, Bombassei è convinto che si tratta "di una delle ultime o l'ultima possibilità prima dell'irreparabile. Quella prospettata è una soluzione logica".

Il simbolismo del Cavaliere ( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 Con Alitalia ha inflitto un duro colpo a chi non credeva all'esistenza della cordata Il simbolismo del Cavaliere di Francesco Blasilli Il segreto del Cavaliere? I suoi simboli, quasi magici, sicuramente vincenti. Ad evocare il simbolismo berlusconiano è uno che di queste cose se ne intende, Luigi Crespi, sondaggista di Ekma,

Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o lasciare" per non morire ( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 ULTIMA CHIAMATA PER ALITALIA Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o lasciare" per non morire di Alessandra Mieli Quale che sia stato l'esito del primo faccia a faccia tra Governo e sindacati sulla partita Alitalia, quella dei rappresentanti dei dipendenti della compagnia di bandiera è una posizione delicatissima.

<Prima dite di sì, poi vediamo il piano> ( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di salvataggio" elaborato dall'

<A Malpensa voli per Cina e India> Così la Moratti progetta il rilancio ( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Così la Moratti progetta il rilancio di Chiara Campo "Il governo ha salvato Alitalia, ora deve salvare il modello hub". Letizia Moratti, che ha già chiesto al presidente del consiglio un tavolo urgente per discutere del sistema aeroportuale milanese, torna a difendere con forza il ruolo di Malpensa sullo scenario nazionale.

L'intervista di ( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, differente però è la sensibilità da parte delle istituzioni. Lo ritengo un fatto gravissimo a dimostrazione della superficialità con cui è stato affrontato l'argomento". Il presidente di Assosnai non è tenero con lo Stato: "La rabbia è tanta pensando al fatto che tutti questi interventi sono legati all'attività di un operatore estero che opera in Italia senza licenza

Il governo: ultima opzione per Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ultima opzione per Alitalia di Redazione Per ora niente confronto sul piano. Il premier ai sindacati: "Non ci sono alternative" Il piano per il salvataggio di Alitalia "non si può che accettare", dice Silvio Berlusconi nel giorno dell'incontro tra governo e sindacati sulla crisi della compagnia di bandiera (sul tavolo il rilancio e il nodo degli esuberi)

Sacconi: <Trattative brevissime Alitalia ha soltanto 10 giorni> ( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: cioè quelle misure che aiuteranno i dipendenti di Alitalia in esubero a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dà la sua parola: "Nessun ultimatum" su Alitalia ai sindacati. I tempi del confronto li sta dettando la contabilità della vecchia società, non il governo.

Esuberi Alitalia: 4.500 posti, la base della trattativa sindacale ( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, governo e sindacati al tavolo delle trattative *Berlusconi Alitalia si deve salvare *Alitalia firmato il decreto di nomina commissario per Fantozzi Rese note le cifre del piano di salvataggio "Fenice" Alitalia firmato il decreto di nomina commissario per Fantozzi I tagli maggiori riguarderanno il personale di terra e gli assistenti di volo.

Ultima chiamata per salvare Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, ha stimato, a fine agosto aveva in cassa Alitalia 195-200 milioni di euro, che a settembre scenderebbero a 30-50 milioni (ieri Alitalia ha pagato 50 milioni alla Iata, per non interrompere il servizio di biglietteria internazionale).

Alitalia, 10 giorni per l'intesa ( da "Stampa, La" del 02-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sarà sciopero se taglieranno settecento posti" A sorpresa scende in pista anche British Alitalia, 10 giorni per l'intesa Lepri Barbera "Se voliamo di meno è colpa dell'azienda" Grassia Diventano tre i possibili candidati partner Sacconi ai sindacati: da giovedì si tratta. Berlusconi: non c'è altra strada Ma concordano: la società resti in prevalenza italiana.


Articoli

Berlusconi: Alitalia si deve salvare (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Politica "Tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente lavoro" Berlusconi: Alitalia si deve salvare Sacconi, accordo con i sindacati entro una settimana Bruxelles, 2 set. - Presente al Consiglio Europeo per il nodo sulla Georgia, il premier Berlusconi, intervistato dai giornalisti sull'eventuale salvataggio di Alitalia, fa sapere: "Alla fine, nella maniera più assoluta, non si può andare contro le cose giuste e contro quella che è l'unica scelta possibile perché l'alternativa è che vanno a casa in 20 mila. L'avallo dei sindacati è fondamentale, nonché l'unica strada possibile perché non si possono mandare a casa 20.000 persone". E aggiunge: “Al Nord, con la disoccupazione che è poco superiore all'1%, tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente, se lo vorranno, un posto di lavoro perché c'é un'offerta di lavoro che non trova risposta”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha dichiarato che "il confronto con i sindacati sul piano Alitalia dovrà concludersi entro la prossima settimana". “Il neo commissario straordinario Fantozzi - ha aggiunto - ha fatto intendere che dalla metà del mese di settembre ci saranno criticità nella gestione dell'azienda, che in tempi successivi possono tramutarsi impossibilità di sopravvivere". Il quadro della situazione prospettato da Fantozzi è molto grave e necessita di decisioni veloci: "L'azienda con le sue limitate capacità operative dal punto di vista finanziario ha davanti a sé tempi brevissimi, tali che mi sono permesso di ipotizzare che il confronto sul piano industriale, che si avvierà giovedì, quando avremo la proposta o le proposte, dovrà a mio avviso svilupparsi con molta intensità e con l'obiettivo di concludersi entro la fine della prossima settimana". "Il tema relativo all'occupazione e agli esuberi, su cui saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano industriale", ha detto ancora Sacconi.

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Berlusconi è sicuro: <I sindacati diranno sì> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi è sicuro: "I sindacati diranno sì" il premier Esuberi, il Cavaliere fa affidamento sulle offerte di lavoro delle imprese del Nord, "dove i disoccupati sono sotto l'1%" 02/09/2008 bruxelles. "Non ci sono alternative, "non c'è un'altra strada", questa è"l'unica scelta possibile" e quindi i sindacati "non potranno dire di no". Silvio Berlusconi manda un messaggio chiaro, forte, a Guglielmo Epifani pronto alle barricate per contrastare il "piano Fenice" sul futuro dell'Alitalia. "La ragione è lì e non si può andare contro la ragione". Il premier, in realtà, si dice fiducioso sulla possibilità di trovare un'intesa ed è d'accordo con Corrado Passera sul fatto che la posizione dei sindacati sia fondamentale. "Certo che è importante il sì dei sindacati, ma è totalmente fuori dalla realtà pensare che ci sia un'alternativa altrimenti a perdere il posto saranno ventimila lavoratori", esclama il presidente del Consiglio al termine di un vertice della Ue sulla Georgia. E comunque - sottolinea il Cavaliere - al Nord, dove la "disoccupazione è sotto l'1%", ci saranno le offerte delle imprese, oltre che gli ammortizzatori dello Stato ad occuparsi di queste persone che "non saranno abbandonate". Quindi "nessuna preoccupazione" e barra dritta. Tanto che al momento le porte per un ingresso delle imprese straniere nel capitale sono chiuse. "Sono tutte interessate alla compagnia di bandiera italiana ma con una posizione di minoranza", ha ribadito il Cavaliere non escludendo comunque nessuna eventualità, soprattutto riguardo a possibili intese "sulle rotte e sugli orari". Il presidente del Consiglio ha voluto dunque esprimere tutta la sua soddisfazione per la soluzione della crisi dell'Alitalia. "Ora ci sono i capitali, c'è un piano e soprattutto ci sono imprenditori". Berlusconi si è soffermato soprattutto su quest'ultimi rivelando che ci sono tanti piccoli imprenditori pronti a versare - se ce ne sarà bisogno - "una fiche di 15, 20, 25 milioni di euro". "Abbiamo trovato - ha affermato il Cavaliere - degli imprenditori molto capaci e riconosciuti come tali e siamo riusciti a convincere AirOne a fondersi con Alitalia. Non è una cosa da poco, perché bisogna dire ad un imprenditore che c'è un altro capo e quindi al signor Toto va tutta la mia considerazione". Per cui ora - è la conclusione di Berlusconi - "c'è un'impresa che finalmente ha le ali per volare" e i sindacati "non potranno dire di no". La giornata di Alitalia si era aperta all'insegna di altre dichiarazioni, quelle rilasciate da Roberto Colaninno, presidente della newco costituita da una cordata di imprenditori per acquisire la compagnia di bandiera, al Financial Times: "Non esisteuna alternativa al piano messo a punto per Alitalia. Quindi, prepariamoci ad affrontare un momento che non sarà un normale confronto sindacale". Nella sua intervista, Colaninno ha osservato anche come gli attuali contratti di lavoro dei dipendenti Alitalia non sono più validi. Più in generale, il presidente di Compagnia aerea italiana ha voluto spiegare che "è l'ora di agire e non di piangere sul declino del paese". "Dobbiamo dire basta e smetterla di piangere, discutendo e evitando di agire", ha detto. "Se non riusciamo a farlo, allora il futuro italiano sarà pieno di ombre". Il Financial Times, dopo aver ricordato l'operazione Telecom Italia guidata a suo tempo da Colaninno, ha definito però la vicenda Alitalia un ritorno "ai vecchi tempi dell'intervento statale". "Il governo - ha ribadito il giornale - ha bloccato l'ingresso di un socio estero, ha adattato a misura la legge sulla bancarotta, ha sospeso le norme antitrust ed è stato decisivo nel mettere insieme la cordata". Intanto, la maggioranza degli italiani approva l'operazione del governo Berlusconi su Alitalia. Lo rivela un sondaggio realizzato da Euromedia Research e diffuso dal quotidiano online Affaritaliani.it. "Dopo l'avvio del nuovo piano Alitalia, la fiducia degli italiani nel governo Berlusconi affinché si risolva in maniera definitiva questa vicenda Alitalia, ovviamente in maniera definitiva e positiva, è pari al 51,5% degli intervistati", ha spiegato la direttrice di Euromedia Alessandra Ghisleri. "Gli italiani pensano che il nuovo piano, con la creazione dell'agenzia per dare sussidi ai lavoratori, sia un'iniziativa positiva e utile e sono sicuri che ci si possa muovere non solo nell'interesse della compagnia ma anche dei lavoratori, che ovviamente sono quelli nell'occhio del ciclone in questa situazione. Secondo il 45,6% degli intervistati si è intervenuti con grande decisione, dando un segnale di rottura rispetto al passato". 02/09/2008 ' 02/09/2008 nessuna alternativaÈ fuori dalla realtà pensare a un'alternativa, perderebbero il posto 20mila lavoratori silvio berlusconiPresidente del Consiglio 02/09/2008 affondo radicaleIl piano approvato dal governo è la distruzione di Alitalia. Inaccettabili gli esuberi PAOLO ferrerosegretario Prc 02/09/2008 affari personaliColaninno è bravo e serio, ma fa un affare per sé, né per Berlusconi né per gli italiani P. FERDINANDO casinileader Udc 02/09/2008 allerta in europaBisogna capire come gli equilibri di asset si compensino senza alterare le regole paolocostaeuroparlamentare 02/09/2008 richiamo sindacaleSpero che dalle forze sindacali giunga una prova di responsabilità. Non si scherza col fuoco DANIELE capezzoneportavoce FI 02/09/2008 senza treguaIn difesa dei lavoratori non daremo tregua sulle criticità che già emergono ANNA finocchiarocapogruppo Pd 02/09/2008 regole e risposteIl governo vuole rispettare il diritto europeo, ma è presto per dare risposta al testo ANTONIO tajanicommissario Ue 02/09/2008.

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<È ancora prestoper il confronto> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

"È ancora prestoper il confronto" Il governo: aspettiamo l'offerta. Dai lavoratori segnali di disgelo ROMA. Nulla sul piano industriale di Alitalia, che sarà discusso dopo l'accettazione dell'offerta per la compagnia aerea in crisi, e circa due settimane di tempo per trovare un accordo sugli esuberi che consenta di vendere gli asset ancora "in bonis" alla cordata italiana guidata da Roberto Colaninno. È questa l'offerta presentata ieri ai sindacati di Alitalia dal governo e dal commissario straordinario, Augusto Fantozzi. Unica garanzia arrivata dall'esecutivo è che nelle prossime ore arriverà l'offerta da parte della Cai (Compagnia aerea italiana) capitanata da Colaninno. Il tempo stringe e la liquidità della compagnia a fine settembre è stimata fra 30 e 50 milioni. A gelare le attese delle organizzazioni dei lavoratori che di piano avevano chiesto di parlare, sono arrivate all'avvio dell'incontro le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha rinviato la discussione a dopo l'accettazione dell'offerta da parte di Fantozzi. "Stasera non siamo in grado di aprire il confronto sul piano industriale. Il nostro dovere è mettere il commissario in condizione di conoscere la situazione, poi dovrà valutare le offerte: una, quella della Cai, gli arriverà nelle prossime ore. Se ne arriveranno altre le valuterà", ha detto Letta secondo quanto riferito da una fonte presente all'incontro. "Una volta accettata l'offerta, il commissario aprirà con i sindacati il confronto sul piano industriale", ha aggiunto. Per i sindacati - se si escludono Cgil e Sdl (sindacato dei lavoratori) che hanno avuto un atteggiamento interlocutorio - il giudizio sull'azione del governo e sulla sua disponibilità ad avere una parte attiva nella trattativa è positivo. Fabrizio Solari, segretario nazionale Cgil, ha parlato di incontro "né positivo, né negativo, solo interlocutorio". Il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, ha sottolineato che, vista la situazione e i tempi strettissimi, non c'è"spazio per nessuno per giocare", mentre per Fabio Berti, presidente dell'Anpac, l'unico rischio è la creazione di "una compagnia troppo piccola". Tutte le sigle, comunque, chiedono di leggere il piano. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha chiarito che "la trattativa sugli esuberi partirà dopo la presentazione piano industriale. Ci saranno politiche attive, ci preoccuperemo non solo di garanzie del reddito ma anche di ricollocamento dei dipendenti. Il confronto partirà però solo dopo la presentazione del piano industriale" da cui si potranno fare le stime sul personale coinvolto dalla ristrutturazione. Il ministro ha precisato che, data la situazione di crisi di Alitalia, la deadline per la conclusione del confronto con il sindacato "è imperativa". Secondo quanto riferito da Fantozzi ai sindacati, la liquidità di cui dispone Alitalia è stimata infatti fra 195 e 200 milioni per fine agosto e fra 30 e 50 milioni per fine settembre. Il commissario avrebbe inoltre ammesso di aver dovuto pagare ieri 50 milioni alla Iata (International Air Transport Association) per evitare che tagliasse il servizio di biglietteria internazionale. Fantozzi non ha escluso totalmente l'ipotesi di fallimento qualora non si riesca a cedere la compagnia "in vita" all'acquirente. "Soldi in cassa ce ne sono molto pochi, al massimo fino a fine settembre. Cercherò di ridurre al minimo i sacrifici. I tempi sono brevissimi. Servono accordi sindacali condivisi per passare la compagnia ancora in vita all'acquirente farò tutto il possibile, ma se non c'è benzina sarò costretto a portare i libri in tribunale", avrebbe detto Fantozzi secondo quanto riferito dalla fonte. 02/09/2008.

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Alitalia, ultimatum ai sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Ieri l'incontro tra governo, Fantozzi e rappresentanti dei lavoratori. Berlusconi: non potete che dire sì al piano Alitalia, ultimatum ai sindacati "A rischio biglietti e carburanti, 10 giorni per evitare il crac" ROMA - Un vero e proprio ultimatum quello dato dal governo ai sindacati nell'incontro di ieri sulle sorti di Alitalia. Il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi è stato chiaro: "Sono a rischio la possibilità di emettere i biglietti e gli acquisti di carburante. Abbiamo dieci giorni per evitare il crac". Berlusconi: "Al nostro piano si può solo dire sì, non ci sono alternative". CILLIS, IEZZI E MANIA ALLE PAGINE 2 E 3.

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"british airways valuta il dossier" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Stampa estera "British Airways valuta il dossier" NEW YORK -British Airways starebbe considerando una partnership con Alitalia così come anticipato da Repubblica domenica scorsa. Una ulteriore conferma proviene dal Wall Street Journal nella sua versione online citando fonti vicine al dossier. British diventa così "l'ultima compagnia europea - scrive il quotidiano - a interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana". Air France-Klm ha già dichiarato che potrebbe acquisire una quota di minoranza nella compagnia. Anche Lufthansa, che ha già in essere una alleanza con AirOne, sta considerando una partnership con Alitalia. British Airways, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, si è aggiunta alla lista la scorsa settimana: l'idea sarebbe quella di creare una partnership industriale, anche se non è chiaro se la compagnia inglese possa acquistare o meno una quota. "L'interesse delle tre rivali in Alitalia, per lungo tempo considerata l'albatros dell'industria aerea europea, riflette la necessità di consolidamento della frammentata industria aerea europea. British, Air-France e Lufthansa stanno cercando di non lasciarsi sfuggire compagnie di seconda fila che sono in cerca di investitori, anche considerando potenziali partnership con società che hanno evitato in passato".

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Rifornimenti rifiutati e caos biglietti subito due grane per il commissario (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il caso Scongiurato in extremis il blocco dell'operatività da parte della Iata e delle compagnie petrolifere Rifornimenti rifiutati e caos biglietti subito due grane per il commissario ROMA - Augusto Fantozzi si era affacciato nella sede della Magliana già venerdì sera. Per un saluto al presidente uscente di Alitalia, Aristide Police ed uno scambio di opinioni sullo stato della compagnia di bandiera. Poi, ieri mattina nel suo nuovo ufficio con due segretarie, un primo assaggio di quel che resta di Alitalia, con al fianco il gruppo ristretto dei più esperti manager dell'azienda. Poche ore per capire che "la crisi che va risolta rapidamente". Oggi un Fantozzi seriamente preoccupato per la tenuta della compagnia, che verserebbe in condizioni "drammatiche", inizierà la disamina del piano presentato dalla newco Cai ma, nel contempo, cercherà di mettere uno schermo protettivo sulla compagnia. I creditori (per ora si parla solo di quelli extra-europei) cominciano a guardare con preoccupazione agli aerei con la "A" tricolore. In alcuni casi, ha detto lo stesso Fantozzi, si è rischiato nelle ultime ore di veder addirittura bloccata l'operatività di Alitalia. La prima prova da superare è arrivata dalla Iata, guidata da Giovanni Bisignani, ex numero uno della compagnia di bandiera. L'associazione del trasporto aereo, come fa in ogni caso del genere, ha infatti minacciato di chiudere il rubinetto dei propri servizi ad Alitalia per 50 milioni di euro mai ricevuti. "Fantozzi", raccontano i suoi, "ha chiamato Bisignani e ci ha messo la faccia, impegnandosi in prima persona. Ed ha onorato il debito". Il rischio era quello di veder bloccate le attività della Magliana sui proventi dei biglietti raccolti dalla Iata e poi redistribuiti agli aventi diritto. Caos evitato sul filo di lana. Altra grana, che verrà superata oggi con una nota di servizio del vertice Alitalia distribuita negli scali "a rischio", è quella dei crediti per servizi richiesti all'estero: è il caso del kerosene che alimenta gli aerei, il cui pagamento da parte dei piloti - a Repubblica risultano due casi, uno in Medioriente e l'altro in America - è stato richiesto e compiuto prima del rifornimento. Il management e il commissario stanno predisponendo in queste ore una sorta di piano che scongiuri il blocco di un volo in altri continenti o altri imbarazzanti incidenti: visto che le risorse disponibili sono ridotte al lumicino, sono state definite due linee di fornitori, una "necessaria" per le operazioni di volo, l'altra "non necessaria". I responsabili dei voli dovranno regolarsi di conseguenza. Unica consolazione per Fantozzi, l'incoraggiamento e i ringraziamenti ricevuti, oltre che dal mondo politico, anche da tanti sindacalisti presenti ieri al battesimo del fuoco. (lu.ci.).

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Ultimatum del governo al sindacato berlusconi:"su alitalia non può dire no" - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Ultimatum del governo al sindacato Berlusconi:"Su Alitalia non può dire no" Colaninno: alternativa è la bancarotta. Fantozzi: pochi giorni di vita La Cai consegna l'offerta da 300 milioni per gli asset della compagnia LUCA IEZZI ROMA - Nulla di fatto, ma un generale clima di cauto ottimismo, nel primo incontro tra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia. Incontro peraltro "preparato" da un pressing incalzante dell'esecutivo, di Roberto Colaninno (futuro presidente) e del neo-commissario, Augusto Fantozzi: senza un veloce accordo - l'ultimatum lanciato ai sindacati - inevitabile il fallimento dell'azienda. La vera trattativa, comunque, partirà solo da dopodomani pomeriggio. I sindacati ieri volevano aprire il confronto sui numeri della gestione della nuova Alitalia, quella fusa con AirOne, discussione che però né il sottosegretario Gianni Letta né Fantozzi potevano garantire visto che l'offerta formale della cordata italiana riunita nella holding Cai, è arrivata al commissario solo in serata (circa 300 milioni per rotte e aerei della compagnia). Il "primo contatto" però è servito a ribadire come i margini di trattativa sugli esuberi e gli altri sacrifici che Alitalia dovrà affrontare siano minimi: "A fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e 200 milioni che si ridurranno a 30-50 a fine settembre" ha chiarito Fantozzi. Altrettanto netta, è arrivata ai sindacati la richiesta di non mettersi di traverso: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha detto che il piano "non si può non accettare. L'alternativa - ha aggiunto - è che vadano a casa in 20 mila. Lo Stato non abbandonerà le persone, sono convinto che al Nord tutti quelli che lo vorranno troveranno lavoro. Credo che abbiamo messo lì un'impresa che ha le ali per volare. Sono soddisfatto perché abbiamo trovato i capitali e degli imprenditori molto capaci". Infine il premier ha sottolineato come la validità dell'operazione sia testimoniata dall'interesse delle compagnie straniere e dalla disponibilità di altri imprenditori minori a partecipare a futuri aumenti di capitale. Sulla stessa lunghezza d'onda Colaninno che, in un'intervista al Financial Times, ha sottolineato come i sindacati "debbano comprendere che l'alternativa è il fallimento". Il futuro presidente di Alitalia ieri ha avuto un incontro con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi il quale poi ha chiarito: "Questa non sarà una normale trattativa, c'è una deadline di 10 giorni non metaforica, ma imperativa". Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ugo Martinat, presente all'incontro così come il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, ha esortato ad un impegno comune: "Lo sforzo deve passare anche per l'accettazione di un numero, il minore possibile, di esuberi. Da parte nostra, l'impegno sarà quello di garantire nel modo migliore la compagnia ed i suoi dipendenti". Le sigle invece aspettano di vedere i numeri del piano: "Le politiche degli ultimatum hanno già avuto un effetto devastante" commenta il segretario confederale Cgil, Solari. Per il segretario della Fit Cisl, Claudiani: "C'è stata una grande accelerazione e non può giocare al rinvio neppure il sindacato". Già pronta all'accordo la Uil: "Abbiamo tre obiettivi: evitare il fallimento, mantenere la continuità italiana, tutelare i lavoratori in esubero" dice il segretario confederale Foccillo. Per l'Ugl "non ci sarà nessuna soluzione prendere o lasciare". A sottolineare "l'atteggiamento costruttivo del governo" anche il presidente di Anpac, Berti, finora tra i più critici.

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E da un vertice segreto a casa sacconi spunta lo sconto sugli esuberi: 4.500 - lucio cillis roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il retroscena E da un vertice segreto a casa Sacconi spunta lo sconto sugli esuberi: 4.500 L'Enac pronta ad assorbire 50 piloti per destinarli alle attività di controllo All'incontro presenti tre ministri, Gianni Letta e i sindacalisti I 2.500 di Alitalia Service, in capo a Fintecna, rientreranno nel gruppo LUCIO CILLIS ROBERTO MANIA ROMA - Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per la Nuova Alitalia. Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato fino ad ora. La cifra è stata fornita la scorsa settimana dal governo a Cgil, Cisl e Uil in un incontro segreto tenutosi prima del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto ad hoc per snellire e accelerare le procedure per il commissariamento dell'Alitalia. Al ministero del Lavoro, ieri, non si è fatto alcun cenno al nodo dei lavoratori in eccedenza. Ma era quello il tema che aleggiava nell'affollato salone di Via Flavia. Di cassa integrazione, mobilità e ricollocazione nella logica del "welfare to work" se ne parlerà esplicitamente solo al termine del confronto sul piano industriale elaborato dalla newco, la Compagnia aerea italiana, che disegna l'attività e le prospettive della nuova società guidata da Roberto Colaninno. Ma dietro le quinte, lontano dai riflettori, nella calura agostana, il negoziato ha già preso le mosse: a casa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a Roma, mercoledì scorso, vigilia del primo Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi dopo le ferie. C'erano, oltre al padrone di casa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il responsabile, infine, delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Non il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, impegnato al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ma anche palesemente defilato in questa interminabile storia a puntate della crisi dell'Alitalia, nonostante sia proprio lui il primo azionista della società della Magliana con il 49 per cento dei titoli. Assenti pure i leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni, impegnati all'estero, l'uno a Denver alla convention dei Democratici di Barack Obama, l'altro in Cile al congresso dell' Union nacional de trabajadores (Unt). Presenti, invece, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e i due segretari confederali rimasti a Roma: Agostino Megale per la Cgil e Renzo Bellini della Cisl, con la delega dei rispettivi capi a impostare la trattativa. Un appuntamento decisivo, forse. Perché è lì, nonostante la delegazione sindacale sia a ranghi ridotti, che si fissa il percorso per il confronto che è cominciato formalmente ieri: prima la relazione del commissario Augusto Fantozzi, poi il piano industriale, e solo all'ultimo la gestione delle eccedenze. Per fare il più possibile un negoziato "normale" e neutralizzare gli aut aut del banchiere Corrado Passera ("senza l'accordo con i sindacati salta tutto") e dell'industriale Colaninno ("l'alternativa è la bancarotta"). E la mossa dell'esecutivo di comunicare in anteprima, per quanto informalmente, una quantità più bassa di posti di lavoro a rischio serviva a svelenire il clima. Un passo avanti, parrebbe. Anche perché è difficile che il negoziato non abbassi ulteriormente il numero dei posti a rischio sotto quota 4.500. D'altra parte bastava leggere ieri la dichiarazione di Bonanni dall'Argentina, in contemporanea all'apertura del tavolo in Via Flavia: "Ci aspettiamo un numero di esuberi inferiore a quello prospettato un anno fa. E spero che questo si possa davvero ottenere". Poi è nell'incontro segreto che Sacconi garantisce i sette anni consecutivi (quattro di cassa integrazione e tre di mobilità) di sostegno al reddito per coloro che non resteranno più in Alitalia, senza alcuna differenza (come nel passato) in relazione alla regione di residenza e all'età anagrafica. Ed è Letta che insiste nel sottolineare che l'accordo con i sindacati è fondamentale perché è una delle condizioni che hanno posto i sedici imprenditori entrati nella cordata tricolore. Ma anche perché senza il consenso sociale una ristrutturazione aziendale di tale portata non appare gestibile. Non fissano un dead-line per il negoziato. Eppure è chiaro che non si potrà andare oltre la fine del mese, come lo stesso Letta ribadisce ieri al ministero. La dead-line, ormai, l'hanno stabilita le casse vuote della Magliana: resteranno 30-50 milioni al massimo a fine settembre. Lì, nell'incontro segreto, qualcuno comincia anche a trarre le conseguenze del numero complessivo degli esuberi, associando a ciascuna categoria professionale il numero relativo: 500 i piloti, 1.500 gli assistenti di volo (hostess e steward), 2.500, infine, gli addetti ai servizi di terra (Alitalia Service). Questi, a breve, rientreranno tutti nel perimetro aziendale dell'Alitalia dopo essere stati in comproprietà con Fintecna, la finanziaria del Tesoro. Per tutti cassa integrazione a zero ore. Poi mobilità, l'anticamera del licenziamento, con la fine del rapporto di lavoro. Ma anche la ricollocazione: Vito Riggio, presidente dell'Enac, per esempio, è già pronto ad assorbire una cinquantina di piloti per destinarli alle attività di controllo dell'ente.

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La nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Palermo Le idee La nuova Alitalia nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO C'è un interesse della Sicilia alle strategie adottate dalla nuova Alitalia che sorgerà con l'attuazione del progetto finanziario del quale si discute? Una questione è saltata subito all'occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di rilancio, all'aeroporto di Catania rispetto a quello di Palermo. In questo caso priorità significa mantenimento di alcune tratte nazionali, in aggiunta a quelle usuali che consentono collegamenti con Roma e Milano. Se queste ulteriori tratte nazionali (che riguardano collegamenti con isole minori, Torino e altre città del Centro Nord) dovessero complessivamente ridursi, il taglio si tramuterebbe in un pesante effetto negativo per la Sicilia. Ancor più, nel momento in cui, probabilmente per un effetto di sovradotazione di incentivi disponibili, si sta puntando - nella nostra regione - su un turismo a cinque stelle. Una tipologia di ricettività che attira un segmento di domanda i cui trasferimenti avvengono unicamente con un vettore aereo. Ridurre la frequenza di questo vettore, o affidarla unicamente a compagnie low cost, significa far perdere competitività al turismo siciliano cinque stelle la cui offerta non si rivolge certo al popolo (low cost) dei charter. Seconda preoccupazione. La riserva prospettata dello scalo di Milano Linate unicamente ai voli da e per Roma significa accrescere significativamente i costi di trasporto per un siciliano che debba appunto recarsi al Nord. Sia in termini economici ma soprattutto in termini di tempo. Né si può sperare in altre compagnie concorrenti che operino nella nostra regione su Milano Linate visto che, con una singolare provvedimento di sospensione delle regole anti-monopolio, su Milano Linate potrà atterrare (da Roma) solo la nuova Alitalia. SEGUE A PAGINA XV.

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La nuova alitalia nell'economia siciliana - mario centorrino (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

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Pagina XV - Palermo La nuova alitalia nell'economia siciliana MARIO CENTORRINO T ra le rassicurazioni fornite sulle ricadute del piano, in riferimento alla ri-occupazione degli esuberi, si parla di un bonus fiscale assegnato alle imprese private del Sud che li vorranno assumere. E questo nella certezza che il mercato del lavoro del Centro Nord sia abbastanza dinamico da poter riassorbire qualunque eccedenza di offerta. Supponiamo pure che questa seconda tesi sia corretta. Le imprese private del Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio. In secondo luogo, il sapersi esprimere in più lingue é una competenza preziosa per alcuni settori (quello turistico, ad esempio) ma non certo in altri. Sicché non possiamo pensare a questa manovra di reclutamento messa in atto dal turismo meridionale (gli addetti al check-in per l'imbarco si reinventano camerieri di sala) senza una forte perplessità. Perplessità che si accrescono al pensiero dello "spiazzamento" che questo forzato ingigantirsi degli organici occupazionali provocherebbe sugli attuali disoccupati meridionali (che tali sono anche se parlano più lingue) e sulla cosiddetta disoccupazione scoraggiata. Desta comunque impressione negativa vedere le imprese del Sud considerate come serbatoi di collocamento a prescindere da alcun ragionamento sulla loro produttività. Quasi fossero considerate una sorta di Gepi vecchio stampo. Ai nuovi problemi che si profilano, c'è da aggiungere criticità e debolezze già datate. Una parte della Sicilia occidentale ha difficoltà di accesso sia all'aeroporto di Catania sia a quello di Palermo. Un polo turistico importante, come quello delle Isole Eolie, deve essere raggiunto unicamente per mare con tanti saluti alla destagionalizzazione. Lo stesso accesso alla Sicilia (attraversamento dello Stretto) diventa sempre più difficoltoso (e costoso) come pure l'aeroporto di Reggio Calabria (in crisi di gestione) sta progressivamente perdendo funzioni utili a quella parte della Sicilia da cui lo separa un breve tratto di mare. Si pensa al ponte sullo stretto ma intanto non si è riusciti a progettare, finanziare, realizzare un piccolo pontile in prossimità dell'aeroporto cui potrebbero attraccare aliscafi dalle isole Eolie, da Messina, Taormina, da una significativa quota dei paesi rivieraschi del Tirreno. Fa piacere che tra gli imprenditori della cordata che sta finanziando la nuova Alitalia siano presenti tanti siciliani, sicuramente impegnati già da adesso a esaminare il piano industriale della nuova compagnia tenendo a mente i "bisogni" della loro terra. Anche se tra profitto e consenso sociale sceglieranno sicuramente il primo. Una terra nella quale, al momento, si pensa ad almeno altri sette aeroporti da realizzare (Comiso, Agrigento, Enna, Sant'Agata-Terranova, Milazzo, Isole Eolie). Qui occorre una buona politica. Capace intanto di difendere e conservare - sarebbe già tanto - i collegamenti gestiti dalla compagnia di bandiera da e per la Sicilia. A forte rischio se la nuova Alitalia si trasformasse - come si teme - in "compagnuccia di bandiera". Lombardo, pensaci tu.

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Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la vertenza alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Napoli Manifestazione dei lavoratori in agitazione per la vertenza Alitalia La vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750 addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio. Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo interno. Circa cento lavoratori che partendo dalla sede dell'azienda hanno poi percorso i viali dell'aeroporto di Capodichino e sono poi entrati anche all'interno dell'aerostazione: bandiere e slogan anti-Berlusconi si sono mescolati a check-in e valigie. A PAGINA VII.

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Venti di guerra all'atitech "sarà una lotta durissima" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Napoli Operai in assemblea, poi un corteo e un documento firmato da tutte le sigle sindacali Venti di guerra all'Atitech "Sarà una lotta durissima" "Potrebbero esserci risposte senza precedenti". La vicenda Alitalia minaccia sfracelli anche a Napoli. Promettono lotta dura i circa 750 addetti dell'Atitech, che si sentono a forte rischio, in prima linea fra coloro che potrebbero essere liquidati nell'ambito della "bad company". Già ieri, in contemporanea con l'apertura del tavolo governo-sindacati a Roma, un'assemblea ha poi dato luogo a un minicorteo interno. Circa cento lavoratori che partendo dalla sede dell'azienda hanno poi percorso i viali dell'aeroporto di Capodichino e sono poi entrati anche all'interno dell'aerostazione: bandiere e slogan anti-Berlusconi si sono mescolati a check-in e valigie sotto l'occhio preoccupato dei cordoni di polizia che tenevano d'occhio la manifestazione. è stata la prima mossa conseguente a un documento prodotto in mattinata e inviato al governo, ma anche ai rappresentanti sindacali nazionali. Documento firmato da tutte le sigle di settore, Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Sdl intercategoriale, con le loro rispettive segreterie regionali, insieme ai rappresentanti sindacali dell'azienda. Documento nel quale si rileva che lo scioglimento delle attività di manutenzione, proprie di Atitech, dal perimetro industriale della nuova compagnia "produce pesanti ricadute in termini occupazionali". Gli estensori ribadiscono che "i primi elementi che trapelano del piano confermano, come già previsto nel piano Air France, la estromissione dal perimetro industriale di manutenzione pesante, informatica, amministrazione e call center". Napoli ne sarebbe duramente colpita. Oltre ai 750 addetti diretti, rischiano il posto anche altri 150 lavoratori dell'indotto. Una realtà che peraltro consente ai sindacati di Capodichino di elevare ulteriormente la propria protesta constatando come questa sia "una delle pochissime realtà industriali presenti sul territorio campano che continua a garantire occupazione". "Bisogna tener presente che qui c'è un patrimonio tecnico altamente specializzato, gente che ci ha messo passione - afferma Giovanni Aruta, delegato Cisl - Qui facciamo manutenzione pesante, ma anche leggera. Atitech non può essere smembrata. Chiediamo invece un piano che consenta il mantenimento delle commesse". L'allarme occupazione è alto. "La situazione rischia di precipitare - dice Ottavio Vollero, rappresentante Sdl - bisogna trovare soluzioni concordate. Il lavoro a Napoli già non c'è, inutile fare tagli". Da qui discende l'avvertimento: "Se tutto ciò diventerà ufficiale, avrà come naturale conseguenza una dura e determinata risposta senza precedenti del sindacato napoletano e di tutti i lavoratori. L'estromissione dal perimetro industriale di Atitech e Az Napoli sarà duramente contrastata". Avvertimento al governo, consiglio ai propri rappresentanti: "Non sottoscrivere alcun accordo senza aver previsto delle assemblee in tutti i luoghi di lavoro". In ogni caso la vicenda dell'aeronautica rischia di aggiungere tensione a tensione sul fronte caldo del lavoro in Campania. L'allarme per i 750 di Atitech si somma alle tre settimane di cassa integrazione della Fma di Pratola Serra, alle due della Fiat di Pomigliano, ai 1500 posti a rischio in varie aziende nel beneventano. E poi le croniche crisi in provincia di Caserta (la Finmek ha appena ottenuto il rifinanziamento di un anno della cassa integrazione), quelle di Salerno (Ideal Clima, Mcm, Traci), il rischio di uno stop della produzione perfino all'Algida di Caivano. (roberto fuccillo).

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Malpensa prova la grande rimonta (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Milano Ad agosto -82% la compagnia di bandiera ma +35% quelle straniere. Penati: la Moratti troppo prudente verso il governo Malpensa prova la grande rimonta Ha già recuperato un terzo dei passeggeri persi con l'addio di Alitalia Malpensa tenta il rilancio. Ad agosto, nonostante i voli cancellati da Alitalia, l'aeroporto ha ridotto di un terzo le perdite di passeggeri: erano 1 milione e 367mila ad aprile, il 31,1% in meno rispetto al milione e 985mila del 2007; sono arrivati a registrare un meno 20,4% a fine agosto, passando da 2 milioni e 488mila a 1 milione e 981mila. A rappresentare la maggior parte del crollo sono gli imbarchi di Alitalia che da soli sono calati, dopo i tagli, dell'82,4%. Le altre compagnie di linea, invece, guadagnano ad agosto il 35%. Lo scalo potrebbe crescere ancora e tornare a essere un hub se, come si augura anche Letizia Moratti, "si liberalizzassero i diritti di traffico". Quello che chiede anche il presidente della Provincia Filippo Penati, che giudica comunque troppo "prudente" l'atteggiamento del sindaco verso il governo: "Malpensa - dice - deve tornare a essere un grande aeroporto intercontinentale". GALLIONE A PAGINA V.

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A malpensa volano gli stranieri - alessia gallione (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Milano A Malpensa volano gli stranieri In agosto cifre record per le altre compagnie: +35% Da quando Alitalia ha dismesso le tratte e l'aeroporto ha perso la qualifica di hub si sono ridotte di un terzo le perdite di passeggeri: -31,1% in aprile, -20,4% in agosto Moratti: bisogna aprire ancora di più il mercato Penati: Sea si faccia sentire ALESSIA GALLIONE anche SENZA Alitalia, Malpensa continua la risalita. Ad agosto, nonostante i voli cancellati dalla compagnia di bandiera, l'aeroporto ha ridotto del 10% le perdite di passeggeri: dal totale negativo di 1 milione e 367mila presenze registrato ad aprile, il 31,1% in meno rispetto all'anno precedente al meno 20,4% di qualche giorno fa, ovvero 1 milione e 797mila contro i 2 milioni e 488mila del 2007. Sempre una perdita, ma di dimensioni inferiori rispetto a quando ha perso il titolo di hub. A rappresentare la maggior parte del crollo sono gli imbarchi di Alitalia che, da soli, sono calati dell'82,4%. Le altre compagnie di linea, invece, guadagnano ad agosto il 35%. Ed è per questo che lo scalo potrebbe crescere ancora. Se, come si augura anche Letizia Moratti, "si liberalizzassero i diritti di traffico che consentono di rinegoziare gli accordi bilaterali e quindi di avere uno sviluppo coerente con il mercato". Lo chiede anche il presidente della Provincia Filippo Penati, che giudica comunque troppo "prudente" l'atteggiamento del sindaco verso il governo: "Sea deve essere libera di trovare altri vettori. Malpensa deve tornare a essere un grande aeroporto intercontinentale. Con la nuova Alitalia non lo sarà mai e in più si chiuderebbe Linate". In questi mesi, circa 600 degli 886 voli settimanali dismessi da Alitalia sono stati occupati da altre compagnie, che hanno aumentato le frequenze o sono tornate dopo anni come American Airlines. Il futuro di Malpensa potrebbe essere lì, nelle somme che vengono tirate alla fine di ogni mese da Sea. Ad agosto, Alitalia ha trasportato 184.251 passeggeri, l'82,4% in meno rispetto al milione e 49mila biglietti del 2007. Un calo praticamente costante da aprile - il primo periodo con Alitalia ai minimi termini - con un meno 82,9% a maggio (-82,4%), giugno (-82,2%) e luglio (-82,7%). In contrasto con la crescita delle altre compagnie di linea che, sempre partendo da aprile quando hanno totalizzato un 33,1% in più di passeggeri, hanno continuato a rosicchiare punti fino al più 35% di agosto, ovvero un milione e 400mila contro il milione del 2007. Per la Moratti, comunque, la priorità rimane una: "Il governo ha salvato Alitalia, ora deve salvare il modello hub". E potrà farlo solo aprendo il mercato ad altre compagnie: "Questo consentirebbe a Sea collegamenti diretti con Paesi emergenti come la Corea, l'India e la Cina. Non averle a Malpensa significa penalizzare tutto il traffico, che non si rivolgerà all'Italia". Ma per Pierfrancesco Majorino: "Siamo solo alle buone intenzioni". Per fare chiarezza sul destino di Linate e Malpensa il capogruppo del Pd a Palazzo Marino invita Moratti a "intervenire in aula". Pensa a una seduta straordinaria dedicata al tema, invece, il presidente del Consiglio Manfredi Palmeri, pronto a proporre di organizzarla direttamente in aeroporto, per lanciare un segnale forte. Per l'assessore alle Infrastrutture della Lombardia Raffaele Cattaneo "la conferma che la compagnia manterrà buona parte dei suoi slot nello scalo anche il prossimo inverno è in sé una buona notizia e prefigura un ritorno della nuova Alitalia su Malpensa con destinazioni importanti come Shanghai".

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Dompé: "slot liberi subito o gli imprenditori se ne vanno" - rodolfo sala (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Milano La minaccia Le rotte Il presidente di Farmindustria: ai segnali incoraggianti dello scalo va dato un seguito Dompé: "Slot liberi subito o gli imprenditori se ne vanno" Il 53% del fatturato del mio settore viene dall'export, lavoreremo da Francoforte Rinegoziarle con le altre nazioni è l'unica via e Alitalia non deve essere in monopolio a Linate RODOLFO SALA Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, è uno dei primi firmatari del Manifesto per Malpensa con cui mesi fa il sindaco Letizia Moratti e un folto gruppo di imprenditori milanesi e lombardi chiedeva al governo di rafforzare lo scalo varesino per garantire lo sviluppo dell'intero sistema Paese. Adesso che una cordata di "capitani coraggiosi" ha preso in mano le redini dell'ormai ex compagnia di bandiera, Dompé si dice "molto contento di questa prova di vitalità e anche di pluralità di interessi", salvo avanzare un dubbio assai corposo, che riguarda il destino di Malpensa e Linate: "Non vorrei che a fare le spese di questa operazione fossimo noi utenti". Che cosa significa? "Io rappresento un settore che ha il 50 per cento della propria attività in questa zona del Paese. Per di più il 53 per cento del nostro fatturato viene dall'export. Insomma: noi dell'aereo facciamo un uso "a palla", si può dire che vivo più in volo e negli aeroporti che a casa mia. è chiaro che Malpensa e Linate sono fondamentali per le nostre imprese". Lo dice perché teme che il piano Alitalia li ridimensioni entrambi? "Alitalia ha un sacco di problemi, e non mi verrebbe mai in mente di negarlo. Insomma: hanno abbandonato gli slot a Malpensa, e va bene perché non posso certo chiedere a un'azienda di accumulare le perdite. Ma è inaccettabile bloccare gli slot quando ci sono altre compagnie pronte a utilizzarli. Oppure, ed è il caso di Linate, garantire a una sola compagnia i voli più remunerativi, primo tra tutti la navetta Milano-Roma". Dunque? "No al monopolio di Alitalia su Linate. è l'unico modo per difendere lo scalo milanese. Con le unghie e con i denti". Scusi l'insistenza, ma questo significa che il piano Alitalia sacrifica Linate. "Non ne so moltissimo e cerco sempre di parlare a ragion veduta. Però l'impressione è un po' quella". Vale anche per Malpensa? "Il discorso che vale è uno solo, e mi sembra confermato anche dagli ultimi dati sul traffico nello scalo varesino: completa libertà, quindi slot liberi grazie alla rinegoziazione degli accordi bilaterali tra Stati. Nel nostro caso una compagnia di bandiera non c'è più, quindi bisogna aprire al massimo". Se così non fosse? "Glielo dico subito che cosa succederebbe: come cittadini e utenti, dopo aver pagato le conseguenze dell'immenso deficit di Alitalia, ci troveremmo ad accollarci anche i debiti della bad company. Personalmente, e da imprenditore, se dovessi pure trovarmi di fronte a un forte ridimensionamento di Linate, non ci starei più dentro". Torniamo ai dati sul traffico aereo a Malpensa. Il calo è passato dal pesantissimo 30,1 per cento di aprile al 20 di agosto: in quattro mesi si è dunque recuperato il 10 per cento. "è comunque un dramma, nonostante questo piccolo segnale di ripresa. Ma io credo moltissimo nella vitalità di questa parte del Paese, che dimostra un grande spirito di competitività imprenditoriale. Siamo una regione dinamica, piena di gente che ha bisogno di muoversi come del pane: e questo è un punto di forza". Dall'altra parte ci sono le cifre dei voli Alitalia su Malpensa: sempre da aprile ad agosto meno 84 per cento. In compenso crescono quelli gestiti da altre compagnie: più 35 per cento. Malpensa può tornare a volare nonostante non sia più hub? "A una sola condizione: che si liberalizzino le rotte con una rinegoziazione tra Paesi. Altrimenti anche quelli come me troverebbero più conveniente volare da Linate a Francoforte e poi effettuare tratte dirette". è un messaggio ai nuovi padroni di Alitalia? "Il messaggio è semplice: i costi della rinascita non li possono sopportare gli utenti. Sarebbe come se da domani il vostro giornale costasse un euro e mezzo, perché l'editore dice che altrimenti ci perde. Le vendite crollerebbero, e giustamente. Perché questo non è mercato, ma una sua caricatura".

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Puglia senza voli né treni è ancora scontro fra i poli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Bari Idv accusa e Fi replica: centrosinistra distratto da tre anni Puglia senza voli né treni è ancora scontro fra i poli Ordine del giorno del Pd: il governo Berlusconi difenda collegamenti e rotte No a una Puglia lasciata a terra, senza più voli né treni: il capogruppo del Pd alla Regione, Antonio Maniglio, ha depositato un ordine del giorno in vista di un consiglio regionale "urgente e specifico", da convocare durante i giorni della Fiera del levante per invitare il governo Berlusconi "a modificare il "piano Fenice" salvaguardando i collegamenti e le rotte in partenza e in arrivo da Bari e Brindisi e ad intervenire su Trenitalia perché non si riducano e non si declassino i treni in partenza dalla Puglia". "è in atto una grave penalizzazione della nostra regione - afferma Maniglio - e se non ci saranno modifiche sostanziali alle prime determinazioni, i pugliesi avranno meno voli e a prezzi più costosi, meno treni e con carrozze più antiquate. Spero che l'ordine del giorno non sia interpretato come un documento di parte, ma uno strumento per una comune iniziativa dell'intero consiglio regionale. è già accaduto a novembre - ricorda il capogruppo del Pd - quando Trenitalia stava procedendo a ridurre i collegamenti da e per il Salento. Allora l'insieme della classe politica, in testa il presidente Vendola, ma anche l'attuale ministro Fitto, si mobilitò per evitare tagli e scippi. E Trenitalia si fermò. Voglio sperare che anche oggi si ricrei lo stesso clima". Impresa ardua. Intanto sulla vicenda trasporti, Italia dei valori attacca proprio Fitto: "Doveva rivelarsi una risorsa per la nostra regione - accusa l'onorevole Pierfelice Zazzera - in realtà si sta rivelando una beffa, giacché Fitto sembra distrarsi nei momenti cruciali di decisioni che ipotecano il futuro della regione". Dal Pdl ad alzare gli scudi in difesa del ministro è il neo coordinatore regionale di Forza Italia, l'onorevole Antonio Distaso. "Chi è distratto da tre anni è il governo Vendola, in carica anche grazie ai voti dell'Italia dei valori, visto che spetta alla Regione, in qualità di socio quasi unico di Aeroporti di Puglia, affidare una mission all'azienda e creare seriamente e con un minimo di programmazione, le condizioni affinché i nostri aeroporti siano attrattivi anche per altre compagnie aeree". Il parlamentare barese dice di condividere invece l'analisi dell'amministratore unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola: "Alitalia non ha fatto altro che i suoi comodi nei nostri aeroporti, facendo in modo che nessuna altra compagnia potesse coprire le tratte che non voleva più garantire".

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Alitalia, il sindacato alle strette Il ministro Sacconi: cinquemila gli esuberi. Berlusconi: impossibile dire no Colaninno: o così o sarà il fallimento. Cgil Cisl e Uil pronte alla (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Trattativa Il piatto Alitalia preparato dal governo va mangiato così com'è. Nell'incontro di ieri a Palazzo Chigi è stata questa la comunicazione ai sindacati con la promessa che gli esuberi saranno 5mila. I sindacati apprezzano il metodo e rinviano ogni giudizio al prossimo incontro fissato per giovedì. Berlusconi però pensa che i sindacati possano solo dire di sì. Del resto già Colaninno non aveva lasciato molti margini. E il commissario Fantozzi avverte che non ci sono più soldi in cassa. Rossi e Sabato a pagina 4.

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Il ministro riporta in vita il porto canale (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Il ministro riporta in vita il porto canale Altero Matteoli: un grande risultato. La zona franca? Vedremo --> Altero Matteoli: un grande risultato. La zona franca? Vedremo Il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli: il 13 settembre riapre il porto canale di Cagliari. Prende tempo davanti al progetto zona franca ("Facciamo una cosa alla volta") ma sulla scommessa porto canale non ha dubbi: "Il 13 settembre il polo del trasporto merci cagliaritano riapre. E riapre con la prospettiva di durare". Poco prima di sedersi all'ennesima riunione con i sindacati per la grana Alitalia, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ribadisce che il piano di rilancio per il porto canale "ha basi solide per resistere nel tempo" e fa sapere che l'attività di transhipment potrebbe anche trovare il conforto di un piano di recupero del trasporti merci ferroviario nell'Isola: "C'è un tavolo aperto con Trenitalia e il governatore Renato Soru. Spero di portare presto buone notizie per la Sardegna". Ai bordi del porto canale si scaldano i 205 dipendenti della Cict in cassa integrazione, mentre altri 300 della Compagnia portuale e dell'Iterc aspettano che si batta un colpo per sperare di tornare al lavoro. Cosa succederà il 13 settembre? Attraccheranno le navi alle banchine cagliaritane. Il porto canale avrà i suoi primi 2000 container. È un grande risultato, soprattutto è un buon inizio. Centinaia di lavoratori attendono con il fiato sospeso. Secondo i nostri calcoli, nel giro di pochi mesi potranno trovare posto almeno 400 o 500 operatori. Per questo parlo di grande risultato. La durata nel tempo è ancora da verificare. Sono coinvolti in questa operazione diversi gruppi che offrono garanzie. La Contship, che ha l'80 per cento delle movimentazioni di container a Gioia Tauro, è una certezza e l'accordo siglato con la società Haapag Lloyd offre altrettanta sicurezza. L'Autorità portuale di Cagliari non si fa troppe illusioni. In che senso? La rinascita del porto canale sarebbe legata solo al sovraffollamento di realtà concorrenti come Gioia Tauro, Taranto o Tangeri. Mi pare riduttivo e banale parlare in questi termini. E non capisco in che direzione si voglia andare. Posso solo dire che in tre mesi di carica al ministero ho ricevuto tantissime telefonate, sia da amici di partito come Mariano Delogu o Ignazio Artizzu, che da avversari politici. Il mio intento, e anche il loro, è soltanto quello di ridare vita a una realtà produttiva fondamentale per lo sviluppo della Sardegna. Dopo i primi container cosa succederà? Succederà che ne arriveranno altri. Si arriverà in fretta a 300, 400 mila container di navi mediterranee e oceaniche che sbarcheranno al porto canale. Lo ripeto, è un risultato di grande prestigio. Assurdo creare polemiche inutili quando si raggiunge l'obiettivo di creare lavoro. Certo, ora serve la risposta e lo sforzo degli operatori del settore. È una chiamata alle armi? Per tenere in piedi tutta la macchina del trasporto dei container dovranno essere assicurati servizi adeguati, ma sono certo che Cagliari e la Sardegna saranno all'altezza della situazione per cogliere questa nuova opportunità. Non saranno certo d'aiuto i trasporti interni e la continuità territoriale delle merci. In questo momento non posso fare anticipazioni ufficiali ma se tutto filerà liscio, potremo annunciare grandi novità. Sono in contatto con il presidente della Regione e con l'amministratore delegato di Trenitalia. Stiamo definendo i dettagli, arriverà molto presto una soluzione per il trasporto delle merci nell'Isola. Da anni il grande sogno è la zona franca nel porto canale. Sarebbe la soluzione vincente per lo sviluppo di tutta la Sardegna. Ora stiamo pensando alla ripresa delle attività nel porto. Deve ripartire una macchina che per lungo tempo si era inceppata ed era rimasta ferma. Facciamo una cosa per volta. GIULIO ZASSO.

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Il mago Silvio e la Georgia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Giuliano Capecelatro Marc Bloch, storico eminente, fondatore di qualcosa come le Annales, fucilato nel 1944 dai nazisti, scrisse un eccellente testo, "I re taumaturghi", per spiegare, con dovizia di argomenti, come e qualmente fosse una bufala la storiella dei re, francesi e inglesi - anche loro, quant'è piccolo il mondo, unti del Signore -, che guarivano i malati di scrofola. Kakha Kaladze, georgiano, giocatore di calcio in forza al Milan, deve averlo improvvidamente perso di vista. Così persiste a credere nel buon sovrano che tutto risana. E, da perfetto vassallo, porge sollecito l'omaggio feudale. Un peana, che oscilla tra esaltazione mistica e piaggeria, al suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, unto del Signore di ultima generazione, in forza al governo italiano con la carica di presidente del Consiglio. Il calciatore declama ispirato: "È stato proprio l'intervento di Berlusconi a fermare la guerra tra la Georgia e la Russia. So che il premier italiano ha trascorso oltre cinque ore al telefono con Putin per cercare di mediare questa delicatissima situazione". Silvio taumaturgo è già un classico nell'infelice paese chiamato Italia. Dai milioni di posti di lavoro sorti per incanto, alla scomparsa più che miracolosa dell'immondizia da ogni angolo della Campania, al risanamento dell'Alitalia, pronta a solcare i cieli più forte e più bella che pria, non c'è pagina della cronaca nazionale in cui l'Unto non abbia steso le sue miracolose mani, con miracolosi effetti. L'artigiano del pallone di natali georgiani lo offre ora in versione export. Dove soffia una crisi, o divampa una guerra, si chiama di corsa il taumaturgo. L'Unto arriva, impone le mani, et voilà, la guerra non c'è più. Si può immaginare mondo più bello? Nel Pallone.

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Crolla in agosto il mercato dell'auto. Male anche la Fiat Per i marchi del Lingotto le immatricolazioni sono in calo del 23%, ma la quota di mercato cresce al 33,1% (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

/ Milano TRACOLLO Colpa del petrolio, colpa del pane o delle verdure che si pagano come fossero oro, colpa delle tante crisi industriali presenti o incombenti (da quelle clamorose di Alitalia e di Telecom a quelle in fabbriche medie o piccole sparse in tutta Italia), sta di fatto che la gente non cambia l'auto, il mercato piange amaramente e non è una consolazione constatare che in questo purgatorio Fiat perda meno degli altri e quindi guadagni quote. In generale, ad agosto le vendite sono letteralmente crollate del 26,42% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il che vuol dire che se un anno fa si sono vendute 104.857 automobili, quest'anno nel mese si è scesi a 77.156: quasi venticinquemila in meno. Da tempo la tendenza è negativa, anche se in percentuali meno vistose, meno drammatiche. I numeri dicono che nei primi otto mesi dell'anno sono state immatricolate in Italia 1.531.598 unità, con una flessione del 12,04% rispetto alle 1.741.322 dello stesso periodo del 2007. Le "fortune" torinesi: Fiat Group Automobiles ha chiuso agosto con una quota in rialzo al 33,1% (31,7% un anno fa) e oltre 25.500 vetture immatricolate (-23%), segnando appunto ancora una volta una performance migliore del mercato. Nei primi otto mesi dell'anno il Lingotto ha immatricolato quasi 491 mila vetture (-10,4%), anche in questo caso meglio del mercato, per una quota del 32,1%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al 31,5 per cento dei primi otto mesi del 2007. conquistando ancora una volta il podio della classifica delle vetture più vendute in Italia: l'auto più richiesta in agosto è stata la Panda, con il 33,3% di quota nel segmento A; alle sue spalle la Punto (22% di quota nel segmento B) e al terzo posto la 500, con il 20,8% di quota nel segmento A. Performance migliori del mercato si sono registrate per la Fiat anche all'estero, soprattutto in Francia dove, a fronte di una domanda complessiva in contrazione del 7,1%, Fiat Group Automobiles ha chiuso il mese con oltre 5.400 unità vendute (+21,3%), portando la propria quota di mercato al 5,3% (era il 4% ad agosto 2007). Torniamo ai dati generali: neanche l'usato si è salvato, visto che i trasferimenti di proprietà comprensivi delle minivolture (le intestazioni temporanee a nome del concessionario in attesa del cliente finale) si sono attestati sulle 238.695 unità, con un calo del 15,1% rispetto alle 281.137 dell'agosto 2007. La gravità della situazione è confermata dall'inchiesta congiunturale mensile del Centro Studi Promotor: poco ottimistiche le previsioni per i prossimi tre-quattro mesi. Soltanto il 10% degli interpellati si attende una ripresa. Per l'Anfa (associazione costruttori nazionali) invece "il pesante rallentamento registrato in agosto dal mercato italiano dell'auto si ridimensiona leggermente considerando i due giorni lavorativi in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno: a parità di giornate lavorative la contrazione si attesta a meno 19,1%". Sono comunque dati negativi, hanno commentato i costruttori, giustificati dall'incremento di spesa per casa, elettricità e combustibili.

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Casini e Finocchiaro: torni la preferenza Grandi aperture reciproche. Il leader Udc: non ho problemi a livello locale ad alleanze con il Pd (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Andrea Carugati/ Firenze COSA FARÀ da grande l'Udc? Una alleanza con il Pd, cementata dal comune lavoro all'opposizione, o un ritorno all'ovile berlusconiano? La domanda torna e ritorna sul palco della festa del Pd di Firenze, dove ieri Pierferdinando Casini ha dibattuto con Anna Finocchiaro. E lui risponde così: "Vedremo, io sono libero, non c'è un film già visto, se l'Udc è in parlamento non è per un favore di Berlusconi o di Veltroni, ma solo grazie a nostri due milioni di elettori". La Finocchiaro lo corteggia, c'è anche uno scambio di battute: "Nonostante tutti i corteggiamenti lei non ha ancora perso la sua virtù, presidente...". Lui sorride sornione: "Non vorrei che la gente qui ci credesse...". Poi torna serio: "Non ci sono più alleanze ortodosse e eterodosse, anche a livello locale: non ho nessun problema se i nostri a Trento si alleano col Pd". E così, agli amici del centrodestra che gli chiedono di entrare nel Pdl, manda un garbato rifiuto: "Mi chiedo se hanno letto i giornali degli ultimi mesi: abbiamo detto no prima delle elezioni e lo diciamo ancora". Finocchiaro insiste: "Dobbiamo ricercare e difendere ogni occasione di alleanza oppositiva con l'Udc in Parlamento". Casini non nasconde che su molti temi l'intesa c'è, e lo si vede su Alitalia, ad esempio: sia l'ex presidente della Camera che la capogruppo del Pd al Senato sono d'accordo nel dire che la scelta del governo è assai distante da una logica di mercato, e questo è un errore. Toni assai simili anche sull'emergenza economica, a partire dai salari. Casini lancia una sfida al Pd, preventiva rispetto a ogni intesa politica: rinuncia al bipartitismo e reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale per le politiche. Su quest'ultimo tema, a sorpresa, Finocchiaro apre: "Sono favorevole al ritorno delle preferenze, pur consapevole dei rischi che si corrono soprattutto nel Mezzogiorno. Ma è fondamentale ripristinare il rapporto tra eletti ed elettori". Sintonia anche sulla legge per le europee. Dice Finocchiaro: "È ridicolo pensare a una forte semplificazione per le europee, perché il tema è la rappresentanza, non la tenuta di un governo". Anche qui Casini non ha nulla da obiettare. Anzi, dopo l'apertura della Finocchiaro dal suo staff si affrettano a buttare acqua sul fuoco: "Non stiamo per fare un'alleanza con il Pd". Eppure anche una battuta dello stesso Casini fa capire che, a oggi, i punti di contatto sono maggiori con il Pd: "Sono i temi eticamente sensibili quelli che ci dividono di più. Se non ci fossero quelli forse non saremmo neppure qui a discutere". E ancora: "In Europa stiamo su fronti opposti, ma anche la Merkel e l'Spd hanno fatto un governo insieme...". Anche sui temi etici Finocchiaro apre: "A dividerci è solo il tema della nutrizione artificiale. Ma una legge va fatta, con umiltà, perché su queste questioni non devono decidere i magistrati". È sulla giustizia che si registrano gli accenti più distanti: a un Casini che parla di dialogo "ineludibile" tra Pd e Pdl, sostiene che i punti di possibile incontro non mancano, invita ad archiviare il giustizialismo e rivendica la sua astensione sul lodo Alfano, Finocchiaro replica secca: "Non si può correre il rischio di confondere giustizialismo e rispetto della legalità. Per quanto mi riguarda l'autonomia della magistratura e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge non si toccano. E nessuno pensi che le riforme che ha in mente Berlusconi miglioreranno i tempi della giustizia per i cittadini". Applausi fortissimi. Ma anche Casini si prende, proprio in chiusura, la sua dose di applausi quando si dice favorevole al voto amministrativo per gli immigrati e invita la destra a evitare "atteggiamenti lievemente razzisti".

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Atitech e Az Napoli in agitazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

I lavoratori di Atitech e Az Napoli, aziende per la manutenzione degli aerei legate ad Alitalia, sono in agitazione contro i tagli al personale previsti nell'ambito del piano Colaninno. Ieri hanno tenuto un'assemblea all'aeroporto di Capodichino. Atitech conta 750 dipendenti più 250 lavoratori dell'indotto, ed è "una delle pochissime realtà industriali presenti sul territorio campano che continua a garantire occupazione", si legge in una nota dei sindacati. "Rinunciare alla elevata professionalità dei lavoratori Atitech - prosegue la nota - non serve a risanare una compagnia la cui attuale situazione fallimentare è legata a scelte manageriale inopportune e alla latitanza dei vari governi avvicendatisi".

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Conto alla rovescia, restano solo 10 giorni Da giovedì la trattativa coi sindacati. Berlusconi: non possono dire no. Fantozzi: soldi fino a metà mese (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Roberto Rossi / Roma TEMPO Dieci giorni di tempo per negoziare. A partire dal prossimo giovedì. Questo è il termine fissato dal governo per la conclusione della trattativa su Alitalia. Una sorta di ultimatum che ieri il ministro del Lavoro Sacconi ha scodellato ai sindacati durante il primo incontro ufficiale sul piano di salvataggio. Un incontro definito interlocutorio servito solo per avviare la macchina. "Per ora attendiamo - ha detto Antonio Vietri dell'Avia - e vediamo se giovedì ci daranno le risposte che vogliamo". Sulla flotta, sul network e sulla gestione degli ammortizzatori sociali. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è convinto di sì. "I sindacati non potranno dire di no - ha commentato intervenendo da Bruxelles - Sono sicuro che ci sarà il loro avallo. La nuova impresa ha le ali. Questa è l'unica soluzione possibile". Perché, ha continuato Berlusconi, "la ragione è lì: da una parte ci sono 20 mila persone a casa e dall'altra tutto il resto che è molto positivo. Poi - ha aggiunto riferendosi agli esuberi - lo Stato non abbandonerà queste persone". Al Nord, "con la disoccupazione che è poco superiore all'1%, tutte le persone brave che sono in Alitalia troveranno velocissimamente, se lo vorranno, un posto di lavoro perché c'è un'offerta di lavoro che non trova risposta". Per capire quanti resteranno a casa contenti di trovare subito un lavoro al Nord, sempre se lo vorranno, bisognerà attendere tre giorni. O forse più. Perché di esuberi, che Sacconi promette non essere superiori a 5mila, si potrà parlare solo in un secondo momento. "Il tema relativo all'occupazione e agli esuberi - ha fatto presente il ministro -, su cui saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano industriale". Che poi è quello che chiedevano i sindacati. Che si sono detti soddisfatti per il metodo di lavoro impostato. Il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, ha sottolineato che vista la situazione e i tempi strettissimi non c'è "spazio per nessuno per giocare" mentre il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, ha auspicato che "si voglia fare" di questa trattativa un "punto di partenza" per lo sviluppo del settore. Intanto, in questi tre giorni, il commissario straordinario Augusto Fantozzi studierà il piano di salvataggio che ieri Intesa Sanpaolo, la banca che lo ha elaborato, gli ha recapitato. Nell'attesa ieri Fantozzi, anche lui all'incontro, ha informato i presenti sullo stato dell'arte di Alitalia. Secondo il commissario, che oggi nominerà due advisor, la compagnia aerea ha circa tre settimane di vita. "Abbiamo liquidità fino a settembre" ha chiarito Fantozzi. Infatti, se la disponibilità di cassa di Alitalia nel mese di luglio ammontava a 314 milioni di euro, "la stima di fine agosto è di 195 milioni e quella di fine settembre è di 30-50 milioni. Oggi - ha proseguito Fantozzi - sono stati pagati 50 milioni di euro alla Iata per evitare che interrompessero il servizio di biglietteria internazionale. Volevano farlo già venerdì scorso, ma ho ottenuto tempo fino a oggi". Tre settimane di tempo, però, non sono molte. Se la trattativa dovesse prolungarsi sarebbe necessario mettere nella compagnia altro denaro fresco. Il governo lo scorso maggio aveva già girato alle casse di Alitalia trecento milioni. Ipotizzare un'altra iniezione di liquidità pubblica non sembra probabile. "Se ci sarà bisogno di un aumento di capitale - ha detto ancora Berlusconi - ricorreremo a quegli imprenditori che erano disposti a dare una fiche di 10-20 milioni di euro e che abbiano dovuto escludere perché non ce n'era bisogno". Se sarà necessario, quindi, altri industriali saranno disposti a entrare nella Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno. Che ieri è tornato a difendere l'operazione. "L'alternativa era il fallimento" ha detto il presidente della Piaggio. Quanto alle critiche della stampa estera Colaninno ha sorvolato. Non lo ha fatto Berlusconi che replicando alle dure critiche del giornale ultra conservatore tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) ha detto: "Non leggo la stampa di sinistra, sono lontani dalla realtà italiana".

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Appena nata, è già alla ricerca di altri soci La società ha bisogno di appoggio finanziario e tecnico. Contatti con Morgan Stanley e British (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

/ Roma AMERICA I sedici capitani d'industria potrebbero non bastare. Nella cordata italiana pronta a salvare Alitalia, riunita sotto il nome di Compagnia aerea italiana, potrebbe aggiungersi anche la banca d'affari Morgan Stanley e un'altra compagnia aerea straniera (si parla della British). Il nuovo socio o i nuovi soci andranno a far compagnia ad Air France il partner straniero che nella nuova Alitalia è disposto a rilevare fino al 25%. Ieri l'ex ministro dell'Economia e Country Head (una sorta di capo divisione) per l'Italia di Morgan Stanley, Domenico Siniscalco, ha risposto con un secco "nessun commento" alla domanda su un possibile ingresso dell'istituto statunitense nella nuova cordata per il salvataggio di Alitalia. Eppure le voci sull'arrivo degli americani si fanno insistenti. Tant'è che si ipotizza anche l'investimento, fissato in 50 milioni di euro. Se l'indiscrezione dovesse trovare conferma l'italianità della nuova compagnia di bandiera sarebbe molto sbiadita. È vero che la maggioranza rimarrebbe sotto il cappello di Roma, ma è altrettanto vero che Air France e Morgan Stanley, sempre che aderisca all'operazione, formerebbero un blocco granitico. Se poi nella partita dovesse entrare anche British la situazione si complicherebbe ancora di più. Sarebbe difficile, in quel caso, ipotizzare una gestione interamente italiana della società. Il settore aereo è, tradizionalmente, molto difficile e per navigarci servono competenze specifiche. Ma non solo. Per sopravvivere in questo mercato servono anche alleanze solide. Specie per una compagnia di piccole dimensioni e con rotte e voli limitati come si sta profilando in questo momento il gruppo Alitalia se il piano di salvataggio, firmato Intesa Sanpaolo, dovesse rimanere così com'è. Alleanze, in definitiva, come quella che si ipotizza con Air France. Che non si è fatta scappare l'occasione di mettere un piede in una compagnia ripulita dagli esuberi, dal debito e con una tratta pressoché in monopolio (Milano-Roma). Se Air France, quindi, dovesse avere un 20% della società e dovesse risultare l'unico alleato industriale vero, e di un certo peso all'interno della compagine azionaria, di che libertà godrebbe il gruppo? Quali possibilità di manovra avrebbe Roberto Colaninno sulle scelte strategiche se non la strada obbligata di sedersi attorno a un tavolo con una compagnia che fattura oltre 20 miliardi di euro e produce utili per un quarto? La nuova Alitalia sarà anche tricolore ma di certo sedici industriali o presunti tali avranno poca forza contrattuale da mettere nel piatto. E se poi il petrolio dovesse continuare a salire, mettendo a rischio il raggiungimento dell'utile entro il 2013, chi l'ha detto che il patriottismo regga?.

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Matteo Colaninno: colpa del centrodestra, gli imprenditori fanno il loro mestiere (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Osvaldo Sabato Alitalia, Alibufala o Alitaglia? Una cosa è certa il presunto salvataggio della nostra compagnia di bandiera, orchestrato dal governo Berlusconi, avrà dei costi sociali altissimi e qualche migliaio di dipendenti a casa. Sulle responsabilità non ha nessun dubbio, Matteo Colaninno, ministro ombra Pd per lo sviluppo economico: "Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro". Quindi chi è che ha tagliato le ali ad Alitalia? "Chi ha gestito l'azienda - dice - la politica che ha nominato gli amministratori". L'ex presidente dei Giovani Industriali, ora è parlamentare democratico è alla Festa nazionale del Pd, per un dibattito sulle imprese, con il vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei, l'ex sindacalista e deputato dell'Udc Savino Pezzotta e l'assessore fiorentino Riccardo Nencini. Naturalmente sul piatto è la questione Alitalia a farla da padrone. "Non mi sento in un conflitto di interesse. La mia pulizia mentale è tale che esprimo la mia posizione" ribadisce subito Colaninno, incalzato da alcune domande dei giornalisti. In questo modo sgombera subito il campo da presunti equivoci e imbarazzi: suo padre Roberto Colaninno è il presidente in "pectore" della compagnia aerea italiana. Quindi, c'è chi agita il fantasma del conflitto di interesse. Ma lui non ci sta e non lo manda a dire. Però, aggiunge "non mi si può chiedere di biasimare gli imprenditori che nella situazione fata hanno offerto la loro disponibilità". L'obiettivo per il vicepresidente degli industriali italiani: "È quello di creare una nuova compagnia - spiega Bombassei - con premesse di maggiore competitività di quanto sia stata Alitalia negli ultimi anni". E il rischio di impresa? Troppo facile, urla una signora seduta tra il pubblico. È l'assist giusto per Savino Pezzotta. La soluzione messa in piedi da Berlusconi: una newco che nascerà sulle ceneri della vecchia compagnia, non lo convince per la poca chiarezza e trasparenza "dovrebbero venire in Parlamento e spiegare bene l'operazione con i costi relativi". In questo modo "si presta ad interpretazioni ambigue" insiste Pezzotta. Ma la vera preoccupazione è sul numero dei dipendenti che rischiano il posto di lavoro "speriamo che sia il più basso possibile" auspica Bombassei. I costi? "Sono in larga parte a carico dello Stato - precisa Pezzotta - senza dimenticare che abbiamo già pagato il prestito ponte di 300 milioni". Altro che Prodi e Padoa Schioppa, ora la faccenda avrà numeri più robusti ma per Colaninno "il paese saprà individuare le responsabilità politiche dei costi che il paese sopporterà". Imprenditoria e liberismo, dunque, sembrano fare a cazzotti con la storia di Alitalia. L'esponente di Confindustria su questo tasto resta molto abbottonato, non si sbilancia ma rigetta la tesi dell'imbroglio. "Nascerà una compagnia debole perché non avrà un proprio hub" sentenzia l'assessore fiorentino Nencini. Ma la domanda è sempre la solità: chi pagherà i debiti? Pensando ai legami stretti della politica con l'impresa il pensiero va all'epoca delle partecipazioni statali. Bene, la vicenda Alitalia ha proprio quel sapore. E chi meglio di Pezzotta poteva sottolineare questo aspetto "ma siamo sicuri che le partecipazioni statali sono state un dramma per il paese?" si chiede. Come dire: le cose allora facciamole alla luce del sole. Ecco perché chiede al governo di spiegare tutto al Parlamento. Ma lo farà? Intanto a proposito della Finanziaria di Tremonti, Colaninno, trova anche il modo per ringraziare Prodi "ha mantenuto la promessa sulla riduzione del cuneo fiscale per le imprese" ricorda (con un timido applauso del pubblico). Insomma la partita Alitalia non è affatto facile. Ed è appena agli inizi, nonostante il battage mediatico, che la ritiene ormai chiusa. Infine la riforma dei contratti di lavoro. Gli industriali confermano la data di fine mese per porre la parola fine.

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Alitalia, i sindacati accettino (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Appello di Berlusconi sul piano della nuova compagnia: non si può andare contro le cose giuste "Alitalia, i sindacati accettino" Da giovedì confronto no stop. Sacconi: dieci giorni per chiudere.

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ROMA Confronto di ricognizione tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La tratt (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

ROMA Confronto di "ricognizione" tra sindacati e governo sul futuro di Alitalia. La trattativa vera inizierà giovedì e dovrebbe concludersi entro dieci giorni. Berlusconi sollecita le organizzazioni di categoria a trovare un accordo: "Il loro sì è fondamentale, ma la nostra proposta è giusta. L'alternativa sarebbe mandare a casa ventimila persone. Abbiamo messo all'azienda le ali per volare". Il commissario Fantozzi avverte che la compagnia ha risorse (dai 35 ai 50 milioni) per arrivare solo a fine settembre: "Poi dovrò portare i libri in tribunale". I sindacati: bene il metodo, ora aspettiamo il piano industriale.

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Ecopass, Malpensa e islamici Pdl al sindaco: serve il rilancio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-02 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Ecopass, Malpensa e islamici Pdl al sindaco: serve il rilancio La Moratti: sì al vertice con la maggioranza, ma sto già lavorando Salvini (Lega) aveva denunciato il rischio di fallimento della giunta Majorino (Pd): trascurata la difesa di Linate Vertice di maggioranza con il sindaco, probabilmente già il prossimo 15 settembre. Ieri i vertici milanesi del Pdl si sono consultati fra loro e hanno chiesto a Letizia Moratti di convocare la riunione in cui fare il punto della situazione. è la politica a dettare l'ordine del giorno: dalla vicenda Linate-Malpensa al rilancio della giunta e della macchina comunale dopo le uscite di scena di Vittorio Sgarbi e di Piero Borghini; dall'Ecopass (la sperimentazione finisce a dicembre) alla soluzione definitiva per la preghiera dei musulmani. E dunque. Il coordinatore cittadino di Forza Italia, Luigi Casero, e il suo vice, Maurizio Lupi, assieme al ministro Ignazio La Russa, che per An continua a seguire da vicino le vicende politiche cittadine, avevano già nei giorni scorsi sottolineato la necessità di un chiarimento con il sindaco. "Siamo a metà mandato - considerano Casero e Lupi - e, ora che abbiamo conquistato l'Expo del 2015, dobbiamo garantirci la possibilità di arrivare all'appuntamento con tutte le carte in regola. Per questo, servono un rilancio della giunta e dell'attività amministrativa". Così La Russa: "è opportuno riprendere colloqui periodici con il sindaco e affrontare insieme alcune questioni aperte". Il sindaco, già strattonata nei giorni scorsi soprattutto dalla Lega ("Con questa squadra di assessori e con questa macchina comunale rischiamo soltanto un colossale fallimento ", aveva denunciato il capogruppo Matteo Salvini), aveva già confermato la sua disponibilità ieri mattina, con una puntualizzazione che ha il sapore della polemica: "Io sono già al lavoro. Se loro ci sono, sono felice di vederli ". Quanto alle critiche avanzate dai partiti, il sindaco aveva minimizzato: "In un Comune come Milano questioni aperte ci sono sempre. Il confronto è giusto, corretto e deve essere costante". A tenere banco sarà anzitutto la questione della macchina comunale che ha perso la sua guida con le dimissioni, all'inizio di luglio, del city manager Piero Borghini. La Moratti ha prima cercato un professionista esterno esperto soprattutto di temi legati al mondo della finanza: probabilmente, anche per essere meglio assistita quando, a breve, dovrà affrontare il nodo dei derivati e capire come chiudere la vicenda senza far pagare un buco da 300 milioni di euro al Comune. L'opposizione attacca. Il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, denuncia: "Anche i partiti della coalizione si rendono conto che Letizia Moratti è sempre più preoccupata degli equilibri politici anziché delle esigenze della città. Si era presentata come sindaco fuori dagli schemi, ora è legata mani e piedi ai partiti e alle logiche romane e di governo ". Un esempio? "La vicenda Alitalia. Siccome - spiega Majorino - deve digerire la dannosissima operazione studiata da Berlusconi, non riesce neppure a difendere Linate". Elisabetta Soglio In cantiere Il sindaco inaugura i restauri del campanile di Baggio.

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ROMA - Senza accordo con i sindacati c'è il fallimento? Il numero uno della Uil, L (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - Senza accordo con i sindacati c'è il fallimento? Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, non raccoglie la provocazione e non ci sta proprio a discutere di "prendere o lasciare". Del resto, "l'Alitalia è già di fatto fallita, altrimenti non ci sarebbe il commissario. Il ruolo del sindacato? "E'quello di esprimere delle opinioni. Ma sarà interessante anche sentire i lavoratori, non soltanto i sindacalisti". Insomma, "l'idea che siamo noi a dover contrattare le condizioni di vendita è quantomeno bizzarra", sbotta il segretario nazionale. Il piano? "Ci interessa capire quanta parte dei 100 milioni di passeggeri del mercato italiano sarà trasportata dalla nuova Alitalia. Solo dopo si parlerà di esuberi. Fino ad allora, non parlo più di numeri". Nel frattempo, per la prima volta sembrano esserci le premesse per un futuro positivo per la compagnia. Angeletti ci crede: "Ci sono degli azionisti privati disposti a investire risorse proprie. E soprattutto, c'è un amministratore delegato che non risponderà a nessun presidente del consiglio". Colaninno ha detto che non sarà un normale confronto sindacale. Cosa si aspetta dalla trattativa, visto che si parla di nuovi contratti e almeno 5.000 esuberi? "Deve essere un confronto aperto. Ma d'ora in poi la trattativa si fa sui tavoli, non sulla base delle dichiarazioni". Non può ignorare però che il futuro presidente di Alitalia si è rivolto a voi dicendo che l'alternativa all'accordo è la bancarotta. Suona come il solito prendere o lasciare. "Questo è un problema loro. Noi non siamo nè i venditori nè i futuri acquirenti. A noi spetta esprimere delle opinioni sulla base di ciò che riteniamo utile per le persone che rappresentiamo. Non contrattiamo le condizioni". Può dire allora quali saranno i punti cruciali del confronto? "Se ne parlerà quando sarà presentato il piano. Ma più in generale ci aspettiamo di capire, al di là delle indiscrezioni, in che modo la compagnia intende presidiare il mercato (con quali rotte e quali aerei) e non come vuole fare politica". Condivide quindi le preoccupazioni dei piloti sulla concentrazione del gruppo sulle rotte di breve e medio raggio? "Naturalmente sì. Le rotte intercontinentali sono quelle più redditizie e meno soggette alla competizione. Come fa a farne a meno una compagnia? Stiamo vendendo l'azienda o la ricchezza del mercato italiano? I piloti rischiano di essere il fronte più duro. Come farete a mantenere una certa compattezza? "Cercheremo di affrontare anche questo problema in maniera soddisfacente. Ma le divisioni sono fisiologiche. Crede nel ricollocamento dei dipendenti presso aziende private? "Non penso che sarà un problema". Dove ha sbagliato finora il sindacato? "Ha pensato per troppo tempo di di risolvere i problemi con la politica". Una critica alla strategia del governo Prodi? "Stava per vendere il mercato italiano e pensava di poter delegare la decisione ai sindacati". Ora cos'è cambiato? "Chi investirà non vorrà certo buttare denaro. E la politica, da parte sua, non potrà più dettare le strategie all'azienda".

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L'accordo deve essere trovato in una decina di giorni, massimo entro il mese perchè i cont (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

I della "vecchia" Alitalia sono sempre più in rosso e la compagnia rischia il fallimento. La drammaticità della sitiazione finanziaria è stata illustrata ieri ai sindacati dal commissario Augusto Fantozzi: a settembre resteranno in cassa soltanto 35-50 milioni, ce n'erano circa ducento a fine agosto. "Se non c'è più benzina sarò costretto a portare i libri in tribunale".

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ROMA Dieci giorni, a partire da giovedì, per trovare un accordo con i sindacati. Perch (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Dieci giorni, a partire da giovedì, per trovare un accordo con i sindacati. Perchè giovedì il governo farà scattare una sorta di no stop che dovrà concludersi entro la fine della prossima settimana. Parola di Maurizio Sacconi, ministro del Welfare. Anche se si potrebbe arrivare sino al venti-trenta settembre. Ieri pomeriggio è partita semplicemente una "ricognizione" sulla delicatissima vicenda Alitalia. Dunque, nessun confronto a tutto campo sul piano industriale come avevano chiesto i rappresentanti delle dieci organizzazioni di categoria. Negoziato rinviato. "Il nostro dovere - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - è mettere il commissario nelle condizioni di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte, una, quella di Cai (Compagnia aerea italiana) è nota e gli arriverà nelle prossime ore. Questa è l'ultima occasione possibile, dobbiamo arrivare fino in fondo". Ed in effetti, per Alitalia è l'ultimo slot per decollare. Del resto i numeri presentati ai sindacati dal commissario, Augusto Fantozzi, parlano chiaro: a luglio nelle casse della Magliana c'erano 314 milioni, ad agosto 195-200, a fine settembre ce ne saranno soltanto 30-50. "Ci sono i soldi sino alla fine del mese. Cercherò di minimizzare i sacrifici e di dare trasparenza, ma servono tempi brevissimi. Farò tutto il possibile, ma se non c'è più benzina sarò costretto a portare i libri in tribunale". Silvio Berlusconi all'incontro non era presente, ma il suo messaggio lo ha mandato ugualmente. Da Bruxelles: "I sindacati non potranno dire no, il loro avallo al piano è fondamentale, però la nostra proposta è giusta, l'unica possibile perchè l'alternativa è che vadano a casa in ventimila. Alla fine sono convinto che un accordo ci sarà. Il partner straniero? Tutti sono interessati, ma sempre in posizione di minoranza. Se servirà un aumento di capitale ricorreremo a quegli imprenditori che erano disposti a dare una fiche di 10-20 milioni e che abbiamo dovuto escludere perchè non ce n'era bisogno. Sicuramente abbiamo messo a un'impresa le ali per volare". Il sottosegretario allo Sviluppo, Ugo Martinat, ha assicurato che "la tutela dei lavoratori è la priorità dell'esecutivo". Il presidente, Roberto Colaninno, in un'intervista al Financial Times ha però avvertito che con i sindacati "non ci potrà essere una normale trattativa, devono capire che l'alternativa è il fallimento". Quello degli esuberi non è l'unico nodo della trattativa. Tutt'altro. Piuttosto i sindacati vogliono prima conoscere nei dettagli l'ampiezza e la consistenza del progetto "Fenice": la questione degli organici costituirà solo la ricaduta dell'eventuale intesa. Il governo e Sacconi (ieri il ministro ha visto Colaninno e non possono non aver parlato del problema) hanno garantito ai sindacati che il confronto sul tema specifico dell'occupazione avverrà soltanto dopo la valutazione del piano industriale. Duemila, cinquemila, settemila? Numeri che al momento restano tali anche se le organizzazioni dei lavoratori potrebbero considerare quella di cinquemila come una cifra dalla quale poter partire per un negoziato che tuttavia dovrà necessariamente concludersi con tutele serie e concrete per chi dovrebbe essere costretto ad uscire da Alitalia per una possibile nuova collazione o sotto l'ombrello dei cosiddetti ammortizzatori sociali. "Certo siamo di fronte all'ultima chance per conservare una compagnia di bandiera", ha affermato il leader Cisl, Raffaele Bonanni. "Bene che ci sia stato un chiarimento che si parta da un confronto sul piano industriale", ha osservato il numero uno dell'Ugl, Renata Polverini. Fabrizio Solari (Cgil): "Speriamo che si voglia fare di questa trattativa un punto di partenza per lo sviluppo del settore". Claudio Claudiani (Cisl): "I tempi sono strettissimi, non c'è spazio per nessuno per giocare". Perplessi, se non minacciosi, i piloti dell'Anpac che non sono assolutamente disposti ad accettare tagli degli organici e delle retribuzioni (potrebbero arrivare fino al 30% degli attuali stipendi): "Se il piano Fenice è quello descritto dalle indiscrezioni, è inaccettabile e siamo pronti alla guerra".

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ROMA - La Compagnia aerea italiana (Cai) consegna l'offerta al commissario Augusto F (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Antozzi per rilevare gli asset sani di Alitalia. Al prezzo di circa 350 milioni comprensivi di 200 milioni di debiti. E nei giorni scorsi la newco destinata a diventare la Nuova Alitalia, secondo quanto risulta a Il Messaggero, avrebbe sottoscritto il term sheet, cioè un accordo preliminare e condizionato con Ap Holding per rilevare Air One. Prezzo: circa 300 milioni compreso l'accollo di 200 milioni di debiti. Carlo Toto si sarebbe impegnato a reinvestirne, però, meno del previsto: 60 milioni invece di 100. Che il patron di Air One abbia ridotto il suo interesse diretto sulla nuova compagnia che potrà decollare anche prima della scadenza dell'offerta a Fantozzi (15 ottobre), lo dimostra anche la disponibilità a rinunciare alla vicepresidenza. E in consiglio della Nuova Alitalia Toto dovrebbe indicare il figlio Alfonso. Il commissario si sarebbe preso tempo fino a dopodomani per valutare l'offerta della newco, anche con l'ausilio di un advisor scelto oggi: il consulente dovrà valutare la proposta condizionata di Cai e eventuali altre offerte che dovessero pervenire. Intesa Sanpaolo che svolge un ruolo di coordinamento strategico dei nuovi investitori, sta curando l'allargamento della compagine. Coinvolgendo possibilmente il partner estero: Air France resta in vantaggio, ma prima di chiudere coi francesi - nella lettera si sono detti disponibli ad acquistare fino al 20% - o i tedeschi di Lufthansa, i legali di Intesa vorrebbero consultare Bruxelles. La Nuova Alitalia, infatti, frutto dell'integrazione degli asset sani della Magliana più quelli di Air One non supera una soglia di fatturato che fa scattare la competenza dell'Antitrust europeo. Se entrasse Air France, anche con una quota di minoranza, si teme che le autorità comunitarie possano avocare il dossier. E passando sotto la lente europea potrebbero emergere i profili di aiuto di Stato all'interno dell'operazione. Mettendo seriamente a rischio il salvataggio - Fantozzi ha detto che Alitalia ha cassa fino al 30 settembre - ma soprattutto facendo venir meno una delle condizioni sospensive alle quali i soci della newco hanno condizionato l'acquisizione. Ecco perchè l'ingresso del partner potrebbe slittare a una fase successiva. r. dim.

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Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha ... Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo ha scelto quelle legate alla riforma-Gelmini della scuola. PROMOSSO Adesso se lo merita proprio. Se il premier Silvio Berlusconi, per certi versi ha reinterpretato e ripetuto un film già visto, targato 2001, per altri versi, il suo governo merita ben più della sufficienza (data non con i progressisti crediti, ma col voto "gentilian-gelminiano", cioé 7). La pagella? I rifiuti (spariti) di Napoli, i militari per la sicurezza, l'abolizione dell'Ici, la detassazione degli straordinari, la cordata per Alitalia, la Finanziaria prima dell'estate e la battaglia antifannulloni e infine, l'ottimo accordo con la Libia. Segno che l'Italia ha bisogno di governabilità e gli schieramenti di decisionismo (come i professori e i presidi vecchia maniera). BOCCIATO Non bisogna sparare sulla Crocerossa, ma Walter Veltroni, non merita la promozione (voto 4). Va alla convention democratica americana ad esaltare Obama, criticando l'Italia, pontificando sulle trappole berlusconiane, relative alle intercettazioni (il caso Prodi-Panorama) e dimentica il fiasco della sua festa "democratica" di Firenze. Poca gente, litigi, importanti diserzioni. E come se non bastasse, ha pagato il doppio rispetto all'anno scorso: 700mila euro per l'affitto della Fortezza, erogato al Comune, guidato, tra l'altro, da un suo amico-competitor. Una kermesse di sfigati-sconfitti. Prova ne è stata la presenza di Segolene Royal, che, cieca di fronte alla realtà, ha detto che si è trattato, al contrario, di "una festa bellissima". La socialista francese, sconfitta da Nicolas Sarkozy, continua a non capire nulla di politica. EDUCAZIONE CIVICA Un buon bagno "civico" meriterebbero quei nostri concittadini (il 50% dei fermati dalla polizia stradale) che guidano sotto effetto di alcol e stupefacenti. Mettendo a rischio la propria e altrui vita. Da noi, purtroppo, non basta la cura europea (i limiti di velocità), bisogna rimandare a scuola gli automobilisti. Le autovetture, da tempo, sono la proiezione a quattro ruote della nostra ignoranza e inciviltà. MAESTRO UNICO Al posto di tanti asini, meglio uno che faccia il tuttologo. Ne guadagnerebbero gli studenti. Un unico maestro, però, preparato. Non come Giuseppe Bertolucci, costretto a lasciare il comitato per il centenario di Giovannino Guareschi, su pressione dei figli del famoso scrittore non di sinistra (autore, tra l'altro, di Don Camillo e Peppone e direttore de Il Candido), per aver definito razzista un suo testo del 1963, riguardante un film prodotto insieme a Pier Paolo Pasolini ("La rabbia"). Un film, invece, stupendo; due chiavi di lettura opposte sul Novecento. Della serie, continuiamo nella faziosità a discapito della cultura e della conoscenza obiettiva. Un problema che va affrontato a partire dai libri di testo dei licei (specialmente i libri di storia). Tutti di parte, manuali che deviano le coscienze, manipolano le opinioni e fanno unicamente "ideologia" della storia. Ideologia di sinistra.

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Berlusconi pressa i sindacati: su Alitalia non possono dire no (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Incontro governo-Confederali. Fantozzi: non c'è più benzina. Sacconi: 10 giorni per decidere Berlusconi pressa i sindacati: su Alitalia non possono dire no ROMA - "Sull'Alitalia i sindacati fanno il loro mestiere. Il consenso sul piano è fondamentale, ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in 20 mila a perdere il posto di lavoro". Questo il commento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla prima giornata di trattative tra il governo e le nove sigle sindacali sul salvataggio di Alitalia. Il problema è che l'orizzonte temporale per chiudere è strettissimo, una decina di giorni, come ha confermato il commissario Augusto Fantozzi: "Occorrono tempi brevissimi. Farò tutto il possibile, ma se non c'è benzina sarò costretto a portare i libri in tribunale". ALLE PAGINE 5 E 6 Baccaro.

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Pd in imbarazzo, così la Cgil resta sola (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

DEMOCRATICI · Bersani attacca, ma è l'unico Pd in imbarazzo, così la Cgil resta sola Daniela Preziosi ROMA "Io avrei venduto a Air France", "oggi rispetto all'opzione Prodi-Padoa Schioppa i costi sociali sono più pesanti". Ieri, mentre andava in scena un mezzo bluff all'incontro fra Alitalia sindacati e governo l'opposizione 'democratica' affidava la sua critica all'operazione a Colaninno junior, il figlio del manager che guida la cordata del salvataggio della compagnia di bandiera italiana, manager a sua volta e ministro ombra dello Sviluppo. Che, alla festa di Firenze, ha ripetuto il suo no alla scelte manageriali del padre. Nella crisi di Alitalia, ha detto, ci sono "pesanti responsabilità" tanto in chi ha gestito l'azienda quanto in chi ha nominato gli amministratori. Non è bipartisan ("Alla fine del governo Amato Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva un euro"), ma nella critica all'operazione il figlio di Colaninno non si avventura troppo: "Non possiamo arrogarci la presunzione di sapere se sarà un'impresa socialmente responsabile, lo sapremo tra tre - quattro anni. Gli imprenditori ragionano con la logica della convenienza e se non avranno fatto bene lo potremo giudicare ex post. Non mi si può chiedere di biasimare degli imprenditori, nella situazione data hanno offerto la loro disponibilità". Sintomatica riflessione, quest'ultima. Non si può esagerare, dice, magari chiedendogli di schierarsi preventivamente contro altri manager e imprenditori. Tanto più se capitanati dal padre. Che - tanto più - è uno dei "capitali coraggiosi" di dalemiana memoria (e simpatia) protagonisti della scalata di Telecom del '99. E infine, da quella parte non si può sparare contro una cordata zeppa di imprenditori in odor di partito democratico. Come il già prodiano Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, o il progressista gruppo Benetton. Il Pd è in un gigantesco imbarazzo, per non parlare di un qualche tipo di conflitto di interesse. E così,mentre Berlusconi comincia a cannoneggiare i media con un tormentone "i sindacati non potranno dire di no", a 'coprire' politicamente Guglielmo Epifani, che ieri da Unità e Repubblica prometteva barricate contro il piano ("Serve un confronto vero, non un prendere o lasciare. Se fosse così non ci sarebbe il nostro consenso") rimane solo la sinistra radicale. "Piano inaccettabile", dice Paolo Ferrero, segretario Prc, Alitalia distrutta e troppi esuberi. Epifani e i sindacati di base hanno ragione a ribellarsi all'ultimatum. "Dopo aver tirato in lungo, per un mese, una situazione grave, non si può adesso scaricare la responsabilità del fallimento di Alitalia e dell'accettazione di un piano inaccettabile sui lavoratori e sul sindacato". Ma il Pd, così vicino alla Cgil in molte circostanze, questa volta non c'è. Alla responsabile lavoro, la giovanissima Alessia Mosca, non sfugge che nella cordata "figurano troppi nomi legati a progetti immobiliari per l'Expo 2015 per non destare sospetti". Alcuni l'avranno fatto "per passione", dice Pierluigi Bersani a Radio24 , altri con "una pistola puntata alla tempia". Il ministro ombra, mai tenero con la politica economica di Berlusconi, attacca. Ma la sua critica si attesta sul metodo: "Per non farsi accusare di aver fatto una legge ad personam, o su un caso singolo, si sta impostando una nuova normativa sulle procedure fallimentari o parafallimentari. Per cambiare la serratura si sta rifacendo il palazzo. Possibile che neanche le associazioni dei consumatori se ne accorgano?".

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L'unica convenienza politica èstare dalla parte del Paese (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Dalla prima pagina L'unica convenienza politica è stare dalla parte del Paese Perciò se davvero viene fuori, ad esempio, un progetto per la ricostruzione di Roma, secondo esigenze e moduli moderni e perfino avveniristici, attraverso la collaborazione di un nutrito gruppo di "volenterosi" capeggiato da Giuliano Amato, non è affatto scandaloso e chi si scandalizza a sinistra (ma anche a destra purtroppo) non ha capito che la complessità non può più essere governata dai pregiudizi. Pregiudizi, a dire la verità, che abbiamo visto stupidamente riaffiorare non tanto in una sinistra massimalista, ma in quella radical chic capeggiata dal suo house organ, nel momento in cui si è formata la cordata per salvare l'Alitalia: gli imprenditori, abbiamo finalmente capito grazie a "Repubblica", sono buoni se assecondano politiche economiche e sociali promosse dalla sinistra; sono cattivi se rispondono all'appello di Berlusconi. Perciò i "capitani coraggiosi" lo sono un po' meno, o non lo sono affatto, quando si impegnano, con i loro denari naturalmente, in avventure come il rilancio della compagnia di bandiera, questione nazionale, ma anche imprenditoriale. Malauguratamente però, specialmente se mostrano simpatie politiche non certo di destra, devono beccarsi le pagelle del noto giornale e del suo fondatore, mentre a chiunque stanno più a cuore le sorti della nostra flotta aerea. Il fatto che gente lontanissima da Berlusconi abbia dato la propria disponibilità in un'operazione meritoria per il Paese innanzitutto deve pur voler dire qualcosa per i riformisti veri e questo qualcosa introduce alla condivisione di una politica che mira a restaurare il realismo in un contesto fortemente segnato dagli ideologismi o dagli interessi di caste opposte. Vogliamo chiamarla logica del buongoverno? La stessa logica, se ci fate caso, che, inopinatamente, ha fatto scoppiare una ben singolare simpatia tra il presidente del Consiglio e Antonio Bassolino. Il primo ha deciso, il secondo l'ha assecondato perché ha condiviso ciò che non era in grado di fare ai tempi di Prodi il quale non poteva disporre alcunché sullo smaltimento dei rifiuti perché condizionato da Pecoraro Scanio e dai no global. A Napoli si respira, con sollievo di tutti, e tutti beneficiano del nuovo clima di collaborazione stabilitosi tra le istituzioni locali campane ed il governo centrale. Vogliamo buttare via anche questo? Non butteremo via, a dirla tutta, neppure le aperture che una certa sinistra sta facendo sulla giustizia, a cominciare da Luciano Violante al quale va riconosciuto il merito di aver riaperto nella scorsa legislatura il dossier sulle riforme istituzionali senza buttare via i non disprezzabili risultati della Bicamerale presieduta da Massimo D'Alema. Oggi il tema è addirittura più vasto perché comprende l'annoso e drammatico tema delle intercettazioni. Su tutta questa materia, compreso l'ultimo anello, il Pd riuscirà a sottrarsi all'abbraccio mortale di Di Pietro oppure dilapiderà il suo patrimonio garantista sull'altare di una precaria unità dell'opposizione? I riformisti sono avvertiti e su questo scivolosissimo terreno si giocheranno la loro credibilità in uno schieramento fortemente segnato da pulsioni contraddittorie. Ma anche sui diritti civili, a cominciare dal testamento biologico, una sinistra prudente e non affetta da strabismo dovrà convenire che segnali nuovi si manifestano nel Pdl, magari con l'inconsapevole benedizione di monsignor Rino Fisichella e l'imprimatur politico del sottosegretario Eugenia Roccella. Allora, perché sottrarsi al confronto nel più puro spirito riformista e non avviare una seria stagione di riflessioni e di rapporti sui contenuti da dare alla politica nei prossimi mesi? Per fortuna quest'anno le feste di partito sono drasticamente diminuite e, dunque, ci sarà meno spazio per inutili polemiche e per ancor più inutili passerelle. Se ad esse si sostituissero quei bei convegni, che saziavano culturalmente i partiti della prima Repubblica, non sarebbe male. Forse si accenderebbero momenti di confronto utili e produttivi. Ne sentiamo tutti un gran bisogno.

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Prima dite di sì, poi vediamo il piano (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

PORTELLONI IN FACCIA Primo incontro al ministero del lavoro, poche ore dopo l'arrivo del commissario straordinario della compagnia aerea. Ma il progetto industriale non c'è: sarà consegnato giovedì. I sindacati avranno solo dieci giorni di tempo per valutare. Il premier: non potranno dire no "Prima dite di sì, poi vediamo il piano" Il governo tiene "segrete" le proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di salvataggio" elaborato dall' advisor della "cordata italiana", preceduti da un secco scambio di interviste tra Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil) e Roberto Colaninno (fondatore e presidente della Compagnia aerea italiana, unico acquirente in lizza), hanno scoperto che non c'era un bel niente di cui discutere. Almeno per ora. Il soave Gianni Letta - sottosegretario alla presidenza del consiglio - si è assunto il compito di sbattere in faccia ai sindacati il ruolo che è stato disegnato per loro: accettare tutto quello che il governo, e il futuro padrone della compagnia, decideranno. Non c'è nulla da trattare, nella sostanza. Poi, ci mancherebbe, un po' di "manfrina" - di finta trattativa per arrivare a conclusioni già decise - non si nega a nesssuno. Ma Maurizio Sacconi, ministro del welfare e quindi padrone di casa, ha voluto mettere bene in chiaro anche questo punto: "giovedì prossimo inizierà un confronto intensivo sul piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo". E' un ex sindacalista, in fondo, e ci tiene a far vedere chi è che comanda, ora. A stretto giro si è fatto sentire anche Silvio Berlusconi, per mettere il sigillo reale sulla strategia perseguita nel "confronto": "i sindacati fanno il loro mestiere, ma non c'è preoccupazione; il consenso sul piano è fondamentale ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in ventimila a perdere il posto di lavoro". Insomma: potete solo dire sì. Se fate difficoltà, la colpa del fallimento sarà solo vostra. Del resto un precedente in tal senso c'è già: Tommaso Padoa Schioppa e il governo Prodi. Sul piano formale c'è poco da dire, se non che la convocazione di ieri sera era davvero inutile. Il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva assunto l'incarico soltanto ieri (ufficialmente). E in ogni caso il "piano industriale" non è stato preparato da lui né dal governo, ma da un terzo soggetto - la Boston Consulting - che ha lavorato su incarico di un quarto (IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l'operazione). Non solo. Formalmente il commissario non ha ancora neppure ricevuto l'offerta di acquisto da parte della Compagnia aerea italiana (Cai), che dovrà contestualmente presentare anche l'allegato piano. Se per caso ci fosse un altro papabile acquirente dovrebbe fare lo stesso, costringendo Fantozzi a "scegliere" tra più concorrenti. Così non sarà, c'è un solo "piano" sul tavolo. E' stato consegnato a molti giornali controllati da industriali in "cordata" - non a questo, ovvio - che ne hanno pubblicato stralci, tabelle, previsioni e numero di esuberi. Cantandone le lodi, of course . Gli unici a non poterne prendere ufficialmente visione, per ora, sono quanti lavorano nell'azienda e chi li rappresenta sindacalmente. Uno sfregio aggiuntivo, utile però a "segnare il territorio" e stabilire un precedente: il sindacato, d'ora in poi, non potrà più mettere il naso nelle strategie industriali. Ma soltanto - e neppure troppo - sul modo di gestire gli "esuberi". Un'esplicitazione, se si vuole, di quei "rapporti complici" che Sacconi predica da quando è tornato in via Flavia. Dalle poche battute pronunciate dal neocommissario Fantozzi - oltre a una prevedibile drammatizzazione dello stato dei conti aziendali - i sindacalisti hanno potuto comunque intravedere una conferma delle linee fondamentali del piano: riduzione dei voli internazionali, concentrazione sul mercato domestico, riduzione delle attività, esternalizzazioni. "Un altro passo lungo la strada che ci ha condotti davanti al baratro", hanno commentato in molti. Sono quindici anni, infatti, che Alitalia subisce ristrutturazioni disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti quelle più profittevoli (minori costi unitari) e non soggette alla concorrenza delle low cost; al contrario di quelle a medio raggio. Unanime quindi la previsione: "il forte ridimensionamento della flotta non disegna una compagnia in grado di camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi in tempi brevi". Ma ormai i dati obiettivi e la logica industriale non hanno più nulla a che vedere con la gestione della vendita di Alitalia a una cordata di imprenditori che si faranno da parte non appena un "partner straniero" - Air France-Klm - avrà verificato che il "lavoro sporco" (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi e diritti, aumentare l'orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) è stato compiuto con successo dagli "italiani della libertà". Ci sarà pure un compenso, per questo; ma non avrà davvero nulla a che fare con l'"interesse genenale del paese". IL PIANO MISTERIOSO: PILOTI ALITALIA IN ATTESA /FOTO REUTERS.

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<Alitalia, i sindacati non potranno dire no> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Alitalia, i sindacati non potranno dire no" Berlusconi: "Non ci sono alternative" al piano Intesa. Da giovedì negoziato sugli esuberi Casini: "Stimo molto Colaninno ma non va ringraziato, ha fatto un affare". Finocchiaro: "Non daremo tregua sul controllo in Parlamento" ROMA - Toni pacati e un orizzonte temporale strettissimo: fine settembre. è partita ieri pomeriggio presso il ministero del Lavoro la trattativa tra il governo e le nove sigle sindacali sul salvataggio di Alitalia, appena dopo la presentazione del-l'offerta per alcuni asset da parte dell'amministratore della Compagnia aerea italiana (Cai), Rocco Sabelli. Riprenderà giovedì prossimo con una no-stop che avrà per oggetto il piano dell'advisor Intesa Sanpaolo e le sue ricadute occupazionali. "I sindacati fanno il loro mestiere - ha detto da Bruxelles Silvio Berlusconi - , il consenso sul piano è fondamentale ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano 20 mila a perdere il posto di lavoro ". Una prospettiva che ieri è stata resa plasticamente dal commissario Augusto Fantozzi, al suo esordio pubblico, che ha riepilogato i conti: 195-200 milioni in cassa a fine agosto, 30-50 a settembre. Proprio ieri 50 milioni sono andati alla Iata (associazione internazionale del trasporto aereo) per assicurarsi i servizi di biglietteria. "Cercherò di minimizzare i sacrifici - ha detto Fantozzi - ma occorrono tempi brevissimi. Farò tutto il possibile, ma se non c'è benzina sono costretto a portare i libri in Tribunale". è stato il "padrone di casa", il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che in mattinata aveva incontrato il capo-cordata Roberto Colaninno, a fissare i tempi: da giovedì partirà "un confronto intensivo sul piano industriale da concludere entro il fine settimana successivo". Il tema degli esuberi, caro ai sindacati, sarà esaminato "a valle del piano industriale". Il metodo è piaciuto ai sindacati che non hanno eretto barricate. Il "no" deciso allo "spezzatino ", cioè allo smembramento dell'azienda, che aveva caratterizzato sin dal primo momento la trattativa con i francesi, per ora non è proprio emerso. Piuttosto Fabrizio Solari per la Cgil ha rimarcato l'esistenza del "caso Roma", cioè della difficoltà che sta vivendo la capitale a causa della crisi delle grandi aziende, in questo mondo gettando un ponte verso il sindaco, Gianni Alemanno, ascoltato esponente del Pdl. "L'Alitalia è alla "canna del gas" - ha ammesso al termine dell'incontro Claudio Claudiani per Fit-Cisl - e non c'è spazio per nessuno per giocare". I piloti dell'Anpac però non si sono fatti mancare un primo accenno critico al piano: "Alitalia ha avvertito il presidente Fabio Berti - non sarà mai una low cost e non può rinunciare al lungo raggio, perché è l'unico settore che consente di crescere ". La Uil si è riservata tre obiettivi: "Evitare il fallimento; mantenere l'italianità; tutelare i lavoratori in esubero". Dal segretario generale del-l'Ugl, Renata Polverini, è venuto invece un appello al governo perché non ponga ultimatum troppo stretti e mantenga un presidio collegiale alla trattativa. Le ha risposto il sottosegretario Gianni Letta, assicurando che il governo non intende assentarsi e che i tempi saranno compatibili con le urgenze illustrate anche se non inflessibili. è toccato al ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, assicurare vigilanza sul fronte Ue: "Riusciremo a spuntare la battaglia in Europa" ha detto. Oggi in Senato partirà l'iter del decreto Scajola con l'assegnazione alla commissione di merito. E già all'opposizione si profila un'inedita alleanza tra Anna Finocchiaro (Pd) e l'Udc di Pierferdinando Casini. Antonella Baccaro.

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<Ottimo il lavoro di Passera> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Montezemolo "Ottimo il lavoro di Passera" "Il lavoro fatto da Corrado Passera e dai suoi collaboratori è stato ottimo, perché non bisogna dimenticare da dove si partiva: non un rilancio ma un salvataggio". Così Luca Cordero di Montezemolo (nella foto), presidente di Fiat, si è espresso sulla vicenda Alitalia. "Non credo che molti - ha proseguito il manager - avrebbero accettato questa sfida che come lo stesso Passera ha dichiarato non è né di destra né di sinistra. Quando si affrontano problemi di questa portata bisogna uscire dagli schemi e dalle logiche di schieramento".

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Ora scende in pista anche British Airways (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Wall Street Journal" Ora scende in pista anche British Airways Non solo Air France. Con il piano Fenice e la cura dimagrante per la nuova Alitalia, che risulterebbe più snella e dinamica, dopo l'interesse mostrato dalla tedesca Lufthansa, scende in campo anche British Airways che si è appena alleata con la spagnola Iberia. Secondo il Wall Street Journal online la compagnia inglese starebbe considerando una partnership con Alitalia. British diventa così "l'ultima compagnia europea - ha scritto ieri il sito del quotidiano finanziario americano - a interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana". L'interesse delle tre rivali in Alitalia, ha concluso, "per lungo tempo considerata l'albatros dell'industria aerea europea, riflette la necessità di consolidamento della frammentata industria aerea europea".

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Portelloni in faccia (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il "piano" ancora non c'è, ma non si discute. Come annunciato da Colaninno, il governo spiega ai sindacati che non ci sarà nessuna trattativa sull'Alitalia. In discussione solo la sorte degli esuberi. Berlusconi: "Non possono che dire sì". E il commissario Fantozzi incalza: "Dieci giorni per chiudere, poi non c'è più un soldo".

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Il governo sbarca i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Rinviato il confronto sul piano di salvataggio. Epifani: "Si discuta di progetto industriale" Il governo sbarca i sindacati è uno scenario da ultima spiaggia quello delineato dal commissario straordinario dell'Alitalia Augusto Fantozzi e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ai sindacati, nel primo incontro sul piano di salvataggio della compagnia di bandiera. Il confronto è stato rinviato a giovedì ma il messaggio è chiaro: se non si raggiunge l'accordo si dovranno portare i libri in tribunale. Berlusconi da Bruxelles invita i sindacati ad avallare il piano con gli esuberi: "L'alternativa è che vanno a casa in ventimila". Il premier ha però assicurato che "lo Stato non abbandonerà i lavoratori". Caleri e Della Pasqua alle pag. 2, 3 e 5.

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Nuova Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Nuova Alitalia La trattativa tra governo e lavoratori è durato circa due ore l'incontro tra governo e sindacati su Alitalia. Un nuovo appuntamento è previsto giovedì.

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Epifani: non accettiamo il prendere o lasciare (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Epifani: non accettiamo il prendere o lasciare Il leader Cgil: "Si deve trattare su tutto" ROMA - Dunque, ci siamo. Silvio Berlusconi ha detto quello che molti pensavano, e cioè che volente o nolente, stavolta il sindacato dovrà mandare giù il calice amaro. E se non è una manfrina, ne vedremo delle belle. La prova? "Non ingoiamo niente", avverte Guglielmo Epifani. Si parte in salita... "A chi dice prendere o lasciare dico: non esiste. è una trattativa vera appena iniziata. Non conosciamo il piano e come abbiamo sempre detto, vogliamo definire un profilo di una compagnia che non sia solo regionale ma con ambizioni internazionali". Buona fortuna. "Diversamente non avrebbe senso mettere soldi pubblici. Si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France: qualità e quantità della flotta e dei collegamenti, soprattutto internazionali. E poi il perimetro aziendale, con una particolare attenzione all'occupazione a Roma, Napoli e Milano perché ci sono funzioni come manutenzione e motori che non possono restare fuori". Non conosciamo il piano, ha detto. Non lo conoscete sul serio? "Ogni tanto Corrado Passera ci ha detto qualcosa, informalmente. Ma questo da più di un anno. Perché da più di un anno lavorava a questa soluzione. L'aveva proposta anche durante il governo Prodi ". Perché non l'accettarono? "Non lo so. Lui era convinto che si potesse risanare l'Alitalia integrandola con Air one". E voi? "Anche noi abbiamo sempre visto favorevolmente una integrazione. Perché una soluzione per l'Alitalia ha ripercussioni su Air one e per noi i lavoratori di Air one contano come quelli di Alitalia". Di certo, il governo Prodi cercò imprenditori disposti a mettere una lira nell'Alitalia. E non li trovò. Invece Berlusconi sì. Come lo spiega? "Una parte ha accettato forse perché ha altri interessi, penso soprattutto a quelli immobiliari. Altri sono legati ai regimi di concessione. Poi c'è chi ha un esplicito conflitto d'interessi, come Benetton, azionista di Aeroporti di Roma... ". Non crede nella sincerità di Roberto Colaninno? "Colaninno mi pare il più sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più esposto. In fondo è lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio della gestione". A sinistra c'è chi considera lui e Passera addirittura dei traditori. "La categoria dei traditori è sempre sbagliata, nei confronti di chiunque venga usata. Ciò detto, gli imprenditori italiani sono questi, e sono così. Bisogna prenderne atto, senza illusioni". Che cosa vuol dire sono così? "Attenti ai loro interessi". Non che con Prodi fossero disattenti. Che cosa è cambiato da allora? "Bisognerebbe chiedere a loro perché all'epoca molti dissero di no. Marco Tronchetti Provera, per esempio, mi pare non fosse entusiasta. Forse oggi le imprese tornano a essere filogovernative". Una volta era la regola... "Ma oggi c'è un governo che fa capire di voler essere interventista in economia. Perciò chi si aspetta qualche sostegno può immaginare di ricavarne vantaggi. In più, si propone loro un quadro di assoluta convenienza cambiando tutte le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali". Dica la verità, sotto sotto questa situazione non può essere un vantaggio anche per il sindacato? "No. Noi vogliamo imprenditori che scommettono sul rilancio dell'azienda. Perché un imprenditore che lo fa per altri fini, con il variare delle condizioni può variare il suo interesse". Teme che questo possa accadere? "Vediamo. Non sono d'accordo con Colaninno quando dice: il quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo. Le regole non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in questa fase sono attenti più al loro tornaconto che alle regole". C'è chi direbbe: fanno soltanto il loro mestiere. "Anche la presenza di Marcegaglia, cioè dell'azienda del presidente di Confindustria, nel momento in cui si fanno regole ad hoc si espone a questo problema. Ecco il punto debole, che avrà ricadute se e come come verrà fatto il patto di controllo dell'azienda". Patto di controllo? "Diversamente non capisco come si potrebbe governare un'azienda con un capitale così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile, che leghi fra di loro chi nutre un vero interesse nel rilancio dell' Alitalia. Il rischio è che si arrivi altrimenti all'ennesimo bizantino patto di sindacato senza una guida certa". Le opinioni sono sacre. "Ecco. Mi piacerebbe e sarebbe più corretto che chi ha secondi fini o conflitti d'interessi fosse ai margini del patto di controllo". Alla fine non ho capito se questa operazione la convince oppure no. "Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la determinazione degli azionisti. Qui la determinazione degli azionisti è da verificare per una parte di essi ". Veniamo alle difficoltà del mercato. "Si è aperta una nuova stagione di aggregazioni. Questo implica la scelta di un vettore internazionale con cui si faccia un discorso chiaro ". C'era: Air France-Klm. "Quella finiva per essere un'acquisizione. Perché Iberia può fare una fusione con British e Alitalia deve essere acquisita da Air France? ". Indovino: forse perché Alitalia è fallita e Iberia invece no? "Ma il mercato italiano è interessante. E se si può evitare di essere solo acquisiti... perché non c'è dubbio che ci siano degli interessi della comunità nazionale. Prendiamo i Paesi del G8, in tutti c'è una compagnia nazionale sovrana nel loro Paese. Vorrà dire qualcosa?". Forse che l'Italia stessa sta a fatica nel G8? "Probabilmente, se dovessimo prendere a riferimento il trasporto aereo, nel G8 saremmo certamente un'anomalia. Lo sa che cosa mi è toccato vedere su un volo della Delta, che è una compagnia alleata dell'Alitalia? Ti danno un foglietto sul quale vengono decantati i vini tedeschi, argentini... e niente sui vini italiani". E si stupisce? Forse il problema non è soltanto l'Alitalia. "Vuole che non lo sappia? Una volta, quando il giovane Barack Obama studiava e non aveva una lira, girava con una Fiat. Era di seconda o terza mano, ma girava con una Fiat per le strade degli Stati Uniti. Trovate adesso una Fiat in America, se siete capaci". Sergio Rizzo \\ Ai nuovi soci il governo offre un quadro di assoluta convenienza cambiando le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali Air France-Alitalia? "Finiva per essere un'acquisizione" dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani.

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Caso Alfa Romeo, aiuti di Stato e quella clausola dei cinque anni (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-02 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Francesco Giavazzi Caso Alfa Romeo, aiuti di Stato e quella clausola dei cinque anni Nel mio editoriale del 27 agosto scrissi che vent'anni fa gli aiuti pubblici ad Alfa Romeo, sanzionati da Bruxelles, furono rimborsati allo Stato dalla Fiat dopo che essa acquistò l'Alfa. In realtà, come ha rilevato il ministero dell'Economia, in quell'occasione non fu la Fiat a pagare, bensì Finmeccanica perché in quell'occasione specifica la Commissione adottò una misura molto inusuale. Nel 1989, tre anni dopo la vendita di Alfa Romeo alla Fiat, Bruxelles decise che gli aumenti di capitale dell'Alfa - che erano sottoscritti dal suo azionista pubblico (Finmeccanica) per coprire le perdite intervenute prima della vendita a Fiat - erano aiuti di Stato e perciò violavano le regole della concorrenza. In questi casi le regole europee impongono che l'azienda che ha beneficiato dell'aiuto (in questo caso l'Alfa e quindi a quel punto la Fiat) lo restituisca allo Stato, così eliminando la distorsione del mercato. Quella volta tuttavia la Commissione - in parte perché non era "stata in grado di avviare tempestivamente la procedura amministrativa di cui all'articolo 93.2 del trattato", in parte perché la Fiat aveva "limitato la propria responsabilità finanziaria nei confronti dell'indebitamento dell'Alfa" - decise che la responsabilità del rimborso competesse a Finmeccanica (v. 89/661/EEC, 31 maggio 1989). Dopo due condanne alla Corte di Giustizia, a metà anni 90 Finmeccanica pagò. Fu un'eccezione: da allora la prassi europea è che il rimborso spetti all'azienda che ha beneficiato dell'aiuto. Per questo motivo ritengo che quella lontana vicenda dovrebbe offrire qualche motivo di riflessione ai nuovi azionisti di Alitalia. Roberto Colaninno ha criticato la mia congettura che i nuovi azionisti di Alitalia venderanno fra breve a Air France o a Lufthansa, ricordando che essi sono impegnati da un lock-up quinquennale. Il lock-up è un accordo fra i soci sottoscritto per evitare che alcuni se ne vadano alla spicciolata. Così come oggi è stato sottoscritto da tutti, domani può essere unanimemente cancellato, ad esempio se tutti i soci concordano sull'opportunità di vendere le loro azioni ad un terzo. Il lock-up non impedisce ai nuovi azionisti di cedere tutta la società a Lufthansa anche fra pochi mesi. Francesco Giavazzi.

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<Governance Mediobanca, niente imposizioni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-02 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Le regole Unicredit ieri ha riunito il comitato strategico per discutere il dossier di Piazzetta Cuccia "Governance Mediobanca, niente imposizioni" Profumo: va ripensata, ascoltare i manager arrivando a una proposta condivisa MILANO - Dice Alessandro Profumo: "Mediobanca è un unicum che sta diventando un'anomalia ". E' da qui che bisogna partire per capire la posizione di Unicredit, primo socio di Mediobanca con l'8,6%, nella battaglia per il potere che si sta combattendo in piazzetta Cuccia tra il management guidato da Alberto Nagel e Renato Pagliaro e il presidente del consiglio di sorveglianza, Cesare Geronzi. Il 28 luglio il consiglio di sorveglianza di Mediobanca aveva stabilito, anche con il voto di Unicredit, di abbandonare il regime dualistico, adottato un anno fa, per tornare a quello tradizionale, dove i poteri esecutivi sono condivisi tra management e soci. Una riforma della riforma che dovrebbe essere scritta entro il 18 settembre così da andare in assemblea il 28 ottobre. Ma nei giorni scorsi a Cortina l'amministratore delegato di Unicredit ha detto che la questione è aperta. E ieri il comitato strategico, unanime, ha confermato la linea. Dottor Profumo, avete cambiato idea? "No. Sulla governance, comunque sia, c'è un ripensamento di tutti. Stiamo alla sostanza. Tocca al management fare proposte spiegando a che cosa servono le innovazioni, e come incidono sul destino di Mediobanca. I soci valuteranno. Quello che conta è il prodotto finito. O si resta con il dualistico rimuovendo gli ostacoli al flusso delle informazioni tra dirigenza e soci o si torna al tradizionale chiarendo bene i ruoli dei soci e del management ". Che cosa vuol dire? "I soci scelgono il management, ne decidono le remunerazione, stabiliscono il profilo generale di rischio e approvano il piano strategico sulla base delle proposte del management. E lo fanno in consiglio e assemblea, che sono gli organi del governo societario". Ma Mediobanca ha un patto di sindacato... "Che serve ai soci che lo formano per esprimere un voto coeso in assemblea. Non a gestire l'azienda in dialettica con il management". Che cosa dirà Unicredit nel patto di sindacato di Mediobanca sulla governance? "Di non procedere per imposizioni". In effetti, la Borsa ha bocciato il cambio della governance. "I mercati hanno temuto che l'autonomia del management fosse troppo ridimensionata". Se Nagel chiedesse la maggioranza del comitato esecutivo per la dirigenza? "Non commento le voci né spezzoni di proposta… ". Ma in Unicredit come funziona? "Le decisioni in materia creditizia le prende il management. Le decisioni strategiche le prende il consiglio su proposta del management che le prepara discutendone prima nei diversi comitati. Quando, in Mediobanca, ci verrà presentato un testo compiuto, lo valuteremo con tutto il tempo che ci vorrà". Il 18 settembre non è una scadenza? "Se entro quella data ci sarà un accordo sulla proposta del management, Unicredit darà la sua approvazione. Diversamente, bisognerà discutere ancora". Fonti vicine alla presidenza di Mediobanca dicono che non si capirebbero i motivi di un rinvio né a chi gioverebbe. "Non capisco la fretta. Se domani qualche azionista di Unicredit volesse cambiare il ruolo e i poteri dell'amministratore delegato, dovrebbe o assumersi la responsabilità di licenziarlo subito oppure coinvolgerlo seriamente. Se ci fosse una forzatura in Mediobanca, Unicredit non darebbe la sua approvazione". Il patto di sindacato vincola il voto dei partecipanti a maggioranza qualificata. "Saggezza vorrebbe che non si arrivasse ai voti. Ma Unicredit intende proteggere il valore del suo investimento". In attesa di vendere? "Il patto scade a fine 2009. Poi per noi tutto è possibile". Nel 2003 l'allora capo di Mediobanca, Vincenzo Maranghi, venne defenestrato con un'operazione che non sarebbe stata possibile senza Unicredit. Volevate modernizzare la finanza italiana, si disse. Obiettivo raggiunto? "Il 2003 fu il primo tempo di un film al quale non è seguito il secondo: lo scioglimento del legame tra Mediobanca e Generali, un passaggio cruciale per la crescita industriale di entrambe. Dovessi indicare una soluzione ideale, vedrei una Mediobanca banca d'affari pura che trasferisce le partecipazioni in un fondo chiuso quotato. Questo fondo le potrebbe tenere magari per un arco temporale lungo, ma con lo scopo, dopo averle accompagnate nello sviluppo, di venderle bene...". E invece? "Invece Mediobanca aveva due partecipazioni strategiche, Generali e Rcs, e adesso ne ha tre: è arrivata Telecom". Dove Unicredit non è voluto entrare. "Non ne vedevamo la convenienza e il mercato ci sta dando ragione". Sciogliere il legame Mediobanca-Generali avrebbe tranquillizzato Intesa e il suo presidente, Giovanni Bazoli. "Certo. Ma Intesa non aveva ugualmente alcuna ragione di temere che Unicredit, tramite Mediobanca, influenzasse le Generali". Ma è realistico allentare quello storico legame tra piazzetta Cuccia e il Leone di Trieste? "Non troppo realistico. Ma ci si potrebbe arrivare, magari gradualmente, se le Generali facessero un'acquisizione o una fusione tali da diluire la partecipazione di Mediobanca". O con una fusione tra le due società per dar vita al terzo polo della finanza italiana. "In teoria tutto è possibile. In pratica, sta ai manager di Mediobanca e delle Generali prendere iniziative ". Lei declinò l'invito di Bazoli a entrare in Rcs, perché ritiene, in linea con il presidente Ciampi, che banche ed editoria debbano restare separate. Però Unicredit è il primo azionista di Mediobanca primo azionista di Rcs. "Credo che anche questo legame vada superato tenendo conto dei legittimi interessi dei soci, ma temo di rimanere inascoltato. Vittorio Colao, ricordo, ci stava provando con iniziative di sviluppo… ". Per Bazoli e Geronzi Intesa Sanpaolo e Mediobanca sono banche di sistema. "Fatico a capire. La Costituzione italiana, all'articolo 47, tutela il risparmio e fa bene. Le banche gestiscono e finanziano il futuro dei loro clienti. Per questo sono sottoposte a una forte regolazione, e di questo, semmai, bisognerebbe parlare. Le banche hanno anche bisogno di legittimazione sociale: la qualità del loro lavoro deve essere ed essere percepita come valida per le comunità all'interno delle quali le banche operano. Solo sulla base di queste premesse il profitto diventa valore, ovvero profitto sostenibile nel tempo. Diverso, invece, è il caso di una banca che obbedisce a interessi estranei a quelli degli stakeholders ". Se proponessero a voi o a Mediobanca una partecipazione in Alitalia? "In Mediobanca deciderebbe il management. Da noi lo stesso, ma nessuno ci ha mai fatto vedere una carta". Mediobanca è un coacervo di conflitti d'interesse con le banche azioniste e i clienti che partecipano al controllo. Cuccia e Maranghi lo risolvevano negando di fatto ai soci il diritto d'intervento. E adesso? "L' Italia era diversa: vigeva la legge bancaria del 1936, che impediva alle banche commerciali di avere partecipazioni nelle imprese, e lo Stato imprenditore era fortissimo. E comunque quello stile non reggeva più da tempo. Oggi la legge regola i rapporti con le parti correlate. La Consob avrà un ruolo importantissimo. Vedremo". Nell'intervista di inizio agosto al Sole 24 Ore, Geronzi ha speso parole di apprezzamento per Intesa e per il ministro Tremonti con il quale, anni fa, c'erano stati forti contrasti. Un triangolo di ferro. Unicredit rischia l'isolamento? "Questo modo di ragionare è sbagliato. Unicredit non si preoccupa di triangoli e quadrilateri, che, peraltro, cambiano al cambiare delle convenienze. A chi sussurra: Profumo non ha sensibilità politica, rispondo che, se per essere riconosciuti sensibili bisogna sempre dire di sì, sensibile non sono. La mia stella polare è un'altra: la creazione di valore. Quando il Credito Italiano, progenitore di Unicredit, venne privatizzato, operava solo in Italia, valeva 1,7 miliardi di euro e dava un ritorno sul capitale dell'1,2%. Non fu regalato. Valeva poco. Adesso, lavora in 22 Paesi, capitalizza 50 miliardi e dà un ritorno del 14%. E questo è anche frutto di una buona governance". Massimo Mucchetti.

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CERCANDO UN PATTO PER LA RIPRESA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 autore: di BERNARDO PIZZETTI categoria: REDAZIONALE TEMPI DIFFICILI CERCANDO UN PATTO PER LA RIPRESA I segnali di crisi economica che non eravamo più abituati a registrare da diverso tempo, fanno emergere alcuni nodi del processo di sviluppo romano su cui non ci si è soffermati con la dovuta attenzione. In estrema (ed eccessiva) sintesi, si può dire che i grandi passi avanti registrati dall'aumento del Pil a Roma in questi ultimi anni, sono dovuti a due grandi fenomeni: 1) lo sviluppo del terziario "privato", di piccola dimensione, collegato sia all'esternalizzazione di molte funzioni del settore pubblico, sia all'incremento del turismo; 2) l'immortale rendita edilizia, sia nella versione tradizionale "edificatrice", sia nella nuova componente finanziaria che, sviluppatasi per più di un decennio, ha avuto il suo culmine nel 2007. In questi anni, dunque, c'è stato uno sviluppo "debole", basato su una componente produttiva esile ed ancorata allo sfruttamento in forme nuove della rendita di monopolio delle grandi aziende pubbliche e della rendita edilizia. All'aumento del Pil in questi anni ha contribuito anche la componente dei consumi, che trova la sua celebrazione nella impressionante teoria di centri commerciali sorti a ridosso del raccordo. Ne risulta un quadro dell'economia cittadina molto più esposto del passato al vento congiunturale. Quando si interrompe il flusso di risorse verso i settori protetti, scoppia la bolla immobiliare, si riduce il turismo e si assiste ad una generale contrazione dei consumi, ecco che Roma mostra improvvisamente tutte le sue debolezze. Questa tendenza si inverte solo con il concorso di tutti gli attori economici e sociali. Per poterli organizzare, tuttavia, occorre intanto un'idea e poi un momento forte di sintesi politica che, con scarsa fantasia, si potrebbe definire "patto per Roma ": l'orizzonte, purtroppo, non lascia intravedere né l'una, né l'altro. Si potrebbe partire modernizzando i servizi (ed è ormai inevitabile che il sindacato raccolga questa sfida, pena la deriva Alitalia anche per le altre aziende pubbliche) e valorizzando i punti di forza della Capitale partendo ad esempio dalla sua misconosciuta vocazione scientifica. L'antenna che ha trovato l'acqua su Marte è stata ideata da ricercatori dell'Università di Roma e realizzata nei laboratori dell'Alenia. Ma nessuno lo sa.

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Modello Roma, gelo d'autunno (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-02 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE La crisi non risparmia la Capitale. Vertenze per trasporti, telecomunicazioni, pubblico impiego Modello Roma, gelo d'autunno L'economia mostra la corda: in calo anche le costruzioni Sarà un autunno caldo sul fronte sindacale a Roma. La vertenza Alitalia rischia di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione del gruppo Telecom secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche un settore tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7% rispetto all'anno precedente. Ancora, scricchiolano l'industria farmaceutica, l'elettronica, il turismo. Per non parlare della sanità: i tagli della Regione Lazio di Piero Marrazzo. Commercio: la piccola distribuzione è sull'orlo del collasso. Per la Cgil "sarà un autunno caldo. In questi mesi non possiamo non notare la totale assenza di scelte politiche forti da parte del Campidoglio". A PAGINA 3 Paolo Foschi e Alessandro Fulloni.

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Non solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-02 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Non solo Alitalia, arriva la crisi d'autunno La Cgil accusa: "Scelte politiche sbagliate". Pubblico impiego, scuola, trasporti: s'annunciano scioperi Cede anche un settore forte: per l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7% Pubblico impiego, scuola, trasporti, telecomunicazioni: sarà un autunno caldo sul fronte sindacale a Roma. La mobilitazione fra gli statali è già partita, la vertenza Alitalia rischia di innescare scioperi a catena, il piano di ristrutturazione del gruppo Telecom secondo i sindacati sarà un bagno di sangue. E intanto anche un settore tradizionalmente forte nella Capitale dà segni di cedimento: secondo l'Istat nelle costruzioni l'occupazione nel primo trimestre del 2008 è calata del 7% rispetto all'anno precedente. Ancora, scricchiolano l'industria farmaceutica, l'elettronica, il turismo. Per non parlare della sanità: i tagli della Regione Lazio di Piero marrazzo, per sanare i conti in rosso delle Asl colpiranno inevitabilmente ospedali pubblici e cliniche private. Nella scuola poi gli effetti della mini-riforma Gelmini sono ancora tutti da valutare. E l'onda lunga della crisi penalizza il commercio: la piccola distribuzione è sull'orlo del collasso, ma ormai perde colpi anche la grande. Aria di crisi anche all'ombra del Colosseo, dunque. E il modello- Roma di veltroniana memoria, se davvero è esistito, ormai è comunque un ricordo del passato. Gli statali, che se la manovra finanziaria non sarà corretta dal primo gennaio perderanno in media 200 euro al mese in busta paga, dovrebbero scioperare a fine settembre. Nei trasporti il calendario è ancora da definire. "Ma purtroppo sarà un autunno caldo ", annuncia Walter Schiavella, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, "siamo in una fase difficile per l'economia, anche qui nella Capitale la fase espansiva si è ormai esaurita e le scelte politiche non vanno nella giusta direzione ". Nel mirino del sindacato c'è prima di tutto la manovra: "Le scelte del governo non vanno nella giusta direzione sia per la riduzione dei trasferimenti alla pubblica amministrazione, sia per i tagli alla retribuzione degli statali. Tutto ciò avviene in un momento di grave difficoltà per le famiglie ", dice Schiavella. E a Roma su questo fronte la situazione è particolarmente critica: su circa 2 milioni di occupati, 250 mila prestano servizio nelle pubbliche amministrazioni. E almeno altri 80-90 mila lavorano nell'indotto di ministeri e enti statali. I tagli in finanziaria rischiano di mettere in ginocchio un settore vitale per l'economia capitolina. "Ma mancano anche misure per il rilancio dei settori in crisi, gli investimenti sono insufficienti. E tutta la vicenda Alitalia è stata gestita in maniera sbagliata ", aggiunge il leader della Cgil romana. Giudizio negativo dunque sul governo nazionale. Ma anche a livello locale non mancano le critiche: "Certo Alemanno si è insediato da pochi mesi e ha diritto a un supplemento di fiducia, ma in questi mesi non possiamo non notare la totale assenza di scelte politiche forti. Tutto il confronto è stato incentrato sul bilancio del Comune - spiega Schiavella - ma erano dati noti da tempo e anziché farsi legare le mani dal governo, il sindaco poteva avviare un confronto con le parti sociali per trovare delle soluzioni per affrontare le criticità. Invece ancora a oggi non è nemmeno cominciata la discussione sull'assestamento di bilancio che ogni anno viene approvato entro luglio per stabilire la copertura delle spese per la seconda metà dell'anno. In una situazione di crisi come quella attuale chi governa la città dovrebbe avere un ruolo propositivo e una capacità di ascolto ben maggiori di quelle mostrate fino a oggi". Proteste La vertenza Alitalia, garantiscono alla Cgil, rischia di innescare scioperi a catena Paolo Foschi Alessandro Fulloni.

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I mediatori (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-02 num: - pag: 3 categoria: BREVI I mediatori Il Campidoglio di Alemanno avrà inevitabilmente un ruolo di mediazione con le aziende La Regione di Marrazzo si è già proposta come interlocutore nella crisi Alitalia Walter Schiavella, Cgil: "Esaurita la fase d'espansione, scelte politiche sbagliate".

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E Casini resiste alla <corte> del Pd (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-02 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Dibattito a Firenze La capogruppo al Senato: patti con i centristi. La replica: a fine legislatura vedremo a chi siamo più vicini E Casini resiste alla "corte" del Pd Il leader udc alla Finocchiaro: con voi interloquiamo, ma sulle alleanze restiamo liberi L'affondo: negare il voto agli immigrati è "razzista". Marini: disponibile a "battaglie comuni" DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE - Finisce con Pier Ferdinando Casini che spiega come non concedere il diritto di voto agli immigrati "sia lievemente razzista" e con Anna Finocchiaro che lo applaude convinta. L'accoglienza della platea è favorevole e la presidente dei senatori del Pd si dimostra più che disponibile, tanto che annuncia il suo sì alla "reintroduzione " delle preferenze, battaglia che Casini ha portato perfino sulle spiagge. Ma non è un vero idillio e quella del leader Udc resta solo una partecipazione amichevole. Come spiega, a margine: "Il Pd per noi è un interlocutore importante, punto e basta. Non decidiamo certo ora le alleanze". E in effetti per tutto il dibattito Casini sta bene attento a non esporsi troppo, cortese ma cauto, pronto a frapporre distinguo nei casi di eccessiva sintonia. Per tutta l'estate è stato corteggiato. "Ma ha conservato intatta la sua virtù ", scherza la Finocchiaro. E lui, ammiccante verso il pubblico: "Non vorrei che ci credessero ". E' il gioco dell'estate, che rischia di protrarsi ben oltre: capire da che parte si schiererà l'Udc. Anche perché incombono le elezioni amministrative. "Non ci sono più alleanze ortodosse, né predeterminate ", concede. Ma poi ribadisce che "se fosse stato per Berlusconi e per Veltroni, non saremmo in Parlamento ma a casa. A fine legislatura vedremo con chi abbiamo più punti in comune". Intanto l'Udc è all'opposizione: "Ma come la so fare io: né ideologica né trinariciuta". Sulla giustizia invita Pd e Pdl a "non farsi incantare dalle sirene del giustizialismo. Bisogna accorciare le distanze, per questo ci siamo astenuti sul lodo Alfano". Punti di convergenza con il Pd ce ne sono diversi. L'Alitalia, per esempio: "E' paradossale che un governo di sinistra abbia fatto cose in linea con l'economia di mercato e quello di destra sospenda addirittura l'antitrust". Qualche stoccata a Roberto Colaninno: "Lo stimo moltissimo, ma non dobbiamo ringraziarlo: fa un affare per se stesso, non per Berlusconi e non per gli italiani". La Finocchiaro concorda e rilancia su Alitalia: "Operazione opaca, dirigistica, elitaria, autoritaria". Poi "il finto bipartitismo", come lo chiama Casini, il pericolo più temuto: "La cartina di tornasole sono le preferenze. Il Pd deve fare una riflessione e decidere". E la Finocchiaro decide, almeno per quanto la riguarda: "Sono una donna del Sud e conosco i rischi delle preferenze. Ma sono necessarie, bisogna reintrodurle ". L'esponente del Pd offre il dialogo anche sul testamento biologico: "Ci sono cose che ci dividono, ma non ci metteremo di traverso: è una legge necessaria". Casini resta freddo: "Preferisco chiamarla legge di fine vita". La Finocchiaro ne approfitta, intanto, per una stoccata al partito, già bistrattato in un'intervista all'Unità: "Stenta a crescere. Non sono per un partito bolscevico, ma pensare alle correnti come a un fortilizio è un errore tragico". In serata Franco Marini criticherà a sua volta le correnti, dicendosi poi disponibile a "battaglie comuni" con l'Udc. Ma quando Casini se ne va da Firenze, sul tema del-l'estate - l'Udc di qua o di là – che Lorenzo Cesa ha definito "stucchevole", non se ne sa molto di più. Alessandro Trocino.

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Lo show di Silvio: promesse mantenute da Ronaldinho allo stop a Prodi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-02 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Cavaliere Lo show di Silvio: promesse mantenute da Ronaldinho allo stop a Prodi BRUXELLES - "Mandare a casa Prodi, mandare a casa i comunisti, prendere Ronaldinho. Ho mantenuto tutti gli impegni presi prima delle elezioni". Al termine della conferenza stampa seguita al vertice dei leader europei sulla crisi nel Caucaso, un Silvio Berlusconi "sereno e soddisfatto" non ha lesinato battute di impronta politico-calcistica. Rassicurante con l'allenatore del Milan Carlo Ancelotti nonostante il pessimo inizio di campionato (ne riferiamo nello sport) il premier ha puntato sull'asso brasiliano per sottolineare scherzosamente (ma non troppo) la realizzazione delle promesse elettorali. Tra le quali c'era Alitalia, e il fatto che la soluzione escogitata dal governo non piaccia alla stampa straniera non smuove il premier: "Non leggo questa stampa di sinistra - ha risposto Berlusconi riferendosi alle critiche severe della tedesca Frankfurter Allgemeinen Zeitung - che francamente è ormai lontanissima dalla realtà italiana, mi accontento della realtà italiana e magari anche di quel 67% che oggi mi hanno comunicato essere l'apprezzamento degli italiani nei confronti di Silvio Berlusconi come presidente del Consiglio". Eppure, a proposito di stampa tedesca progressista, proprio ieri la Suddeutsche Zeitung ha regalato un insolito elogio al premier italiano a proposito dell'accordo che ha chiuso il contenzioso con la Libia: "La storica riconciliazione è un modello per gli altri Stati", ha titolato il giornale di Monaco di Baviera, secondo il quale i 5 miliardi di euro di riparazioni a Tripoli "non indennizzano solo per i crimini del passato, ma sono anche un investimento per il futuro".

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QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-02 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano QUALCHE BUONA RAGIONE PER SALVARE ALITALIA Mi faccia capire: mi presento da un imprenditore la cui società naviga in acque agitate. Anzi, è in rosso assoluto e piena di debiti da anni. Trovo uno o due amici, ci mettiamo d'accordo e per una cifra irrisoria ci compriamo la società. Non prima, però, di aver avuto assicurazioni assolute che: compreremo solo la parte attiva della società, mentre la parte passiva e gli oneri passivi resteranno a carico del venditore; gli esuberi non verranno licenziati, ma verranno "ricollocati" dal venditore; potremo rivendere tutto entro 4-5 anni (se non è speculazione, questa) con l'assicurazione di un ricavo tra il 14 e il 25%; potremo rivendere tutto a una società precedentemente interessata all'acquisto, ma disdegnosamente rifiutata dallo stesso imprenditore, nonostante gli offrisse un ricavo e si accollasse i debiti; infine, i problemi legali con i fornitori se li accolla il venditore. Credo che se questo è il libero mercato finanziario ci sarebbe probabilmente la ressa per entrarvi. A me pare, leggendo anche le considerazioni del professor Giavazzi, che questa sia la situazione Alitalia. Con l'aggravante che il venditore è lo Stato, cioè noi, e che il venditore possiede altre società che fanno capo a una "finanziaria" che è in rosso. A. Meghighian a.megighian@virgilio.it Da quanto si mormora negli ambienti bancari sembra che Intesa San Paolo vanti grossi crediti nei confronti di Air One il cui recupero appare incerto. La soluzione proposta dalla Banca in parola per Alitalia-Air One, se adottata, la mette al riparo da ogni rischio. Sono maldicenze o c'è, tanto per cambiare, anche qui un conflitto d'interessi? Gianlupo Osti glosti@tiscali.it Cari Meghighian e Osti, A bbiamo ricevuto altre lettere come le vostre. Molti lettori avanzano sospetti sulle intenzioni e le motivazioni degli acquirenti. Parecchi denunciano la possibile esistenza di altri conflitti d'interesse (oltre a quello evocato da Osti) fra cui la presenza nel gruppo degli acquirenti di società concessionarie dello Stato come Autostrade e Aeroporti di Roma. Altri ancora si chiedono quali saranno le reazioni della Commissione di Bruxelles di fronte a un'operazione in cui i concorrenti vedono un "aiuto di Stato". Quasi tutti sembrano convinti che le trattative avviate con Air France verso la fine del governo Prodi offrissero migliori prospettive. E parecchi sostengono che sarebbe stato meglio affidarsi alle regole del mercato e lasciare che Alitalia portasse i libri in tribunale. Dopo tutto - si osserva - il passeggero è interessato a viaggiare bene e a pagare il meno possibile. Il colore della bandiera dipinta sul fianco dell'aereo ha per lui un'importanza relativa. Questi timori e queste osservazioni sono legittimi. Anch'io, benché privo di particolari competenze finanziarie e aziendali, ho gli stessi dubbi. Ma vi sono due aspetti della vicenda Alitalia su cui vorrei attirare la vostra attenzione. In primo luogo non è vero che quello dell'aria possa considerarsi oggi un "mercato" nel senso liberale della parola. Esistono ancora "campioni nazionali ", legati sia pure indirettamente al loro Paese. Lo statuto di Lufthansa, per esempio, prevede che la maggioranza delle azioni della società sia in mani tedesche. Se avessimo venduto a Air France o a Lufthansa un anno fa, non avremmo venduto al "mercato", ma a una società nazionale che avrebbe avuto strategie nazionali e trattato Alitalia come un satellite. In secondo luogo temo che la vendita, in quelle condizioni, avrebbe avuto conseguenze morali e psicologiche disastrose. Dopo avere fatto il tifo polemicamente per Prodi o Berlusconi, Padoa-Schioppa o Tremonti, ci saremmo trovati tutti d'accordo nel constatare che il nostro Paese era stato incapace di gestire le risorse nazionali che garantiscono generalmente il successo di una linea aerea. Abbiamo un patrimonio culturale senza eguali, condizioni climatiche generalmente favorevoli, una straordinarietà varietà di località turistiche, 7.450 km di coste, un gran numero di isole e una invidiabile posizione geografica. Siamo, come fu detto in un altro contesto, una portaerei naturale, al crocevia fra tre continenti. E lo sviluppo economico dell'Italia Centro-settentrionale ne fa uno dei maggiori bacini del traffico aereo mondiale. Ma nonostante questi vantaggi non siamo riusciti a impedire il clamoroso fallimento della nostra compagnia aerea. è questo ciò che gli italiani avrebbero detto malinconicamente a se stessi dopo la vendita di Alitalia a Air France. Ecco perché non posso impedirmi di provare una certa simpatia per coloro che cercano di salvarla e rimetterla in corsa. Può darsi che nell'ultimo atto di questa vicenda la nostra linea aerea debba tornare al tavolo delle trattative con un grande partner internazionale. Ma è possibile che le società interessate a trattare siano in quel momento più numerose: un fattore che renderebbe Alitalia più forte e il rapporto fra le parti, dopo l'accordo, meno squilibrato.

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RISARCIMENTI (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-02 num: - pag: 35 categoria: BREVI RISARCIMENTI I conti dormienti Ho appreso che l'ammontare dei "conti correnti dormienti" verrà destinato al risarcimento dei piccoli risparmiatori vittime dei crac Cirio e Parmalat. Rendo noto che alla data odierna i piccoli azionisti del crac del Banco Ambrosiano, avvenuto nel 1982, non sono stati ancora completamente risarciti e mi permetto di dire che sono stati trattati alla stregua di pezzenti questuanti. Ho letto che anche i risparmiatori di Alitalia saranno garantiti da tale fondo. Ci sono cittadini di serie A e di serie B? Mario Angelo Molteni mario.molteni@sacchi.it.

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Piloti Alitalia: "Governo ok, ma riveda il piano" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 35 del 2008-09-01 pagina 0 Piloti Alitalia: "Governo ok, ma riveda il piano" di Paolo Stefanato Intervista a Fabio Berti, presidente dell'Anpac, il più forte sindacato della categoria. "Sui contratti non faremo passi indietro, siamo già sotto la media europea. La nuova compagnia rischia di essere troppo piccola e di puntare sul medio raggio, quando è quello lungo a dare profitti" Milano - La parola ora passa a voi, ai sindacati. Una bella responsabilità... "La situazione di Alitalia è molto difficile, e la mia vera preoccupazione è la tenuta del piano industriale, stando almeno ai contenuti illustrati finora dai giornali", risponde Fabio Berti, presidente dell'Anpac, il più importante sindacato dei piloti, categoria minacciata da un ampio numero di tagli. Che cosa la preoccupa del piano? "Alitalia viene fortemente ridimensionata e lascia spazio ai concorrenti. In più, si concentra sul medio raggio, che è il più falcidiato dalla concorrenza delle compagnie low cost, e arretra sul lungo, l'unico che fa profitti e che andrebbe sviluppato". Ma l'aggregazione tra Alitalia e Air One ha proprio l'obiettivo di conquistare quote domestiche. "Lasciare a terra un così alto numero di aerei non è coerente con ciò. Poi, sulla Milano-Roma non potranno non esserci misure antitrust. Se non italiane, europee". Il governo però intende andare avanti. "E infatti apprezzo un atteggiamento duro verso l'Unione europea, che negli anni ha favorito la crescita delle altre compagnie nazionali a danno di Alitalia". Come gestirete la partita degli esuberi? "Si sono detti e letti molti numeri diversi. Attendo di avere in mano le cifre. Ma continua a esserci confusione tra coloro che ricorreranno agli ammortizzatori sociali, i veri “tagli”, e coloro che, pur esternalizzati, non perderanno il posto. Poi c'è un'altra spina...". Quale? "Si vuol vendere il cargo, che guadagna e per il quale c'è la fila dei compratori. Un settore che fa profitti dovrebbe restare nel perimetro e contribuire al risanamento". Ma in una ristrutturazione che si dà degli obiettivi precisi, può avere senso vendere anche pezzi buoni. Piuttosto, 134 piloti per cinque aerei non sono troppi? "Il cargo ha network e modalità operative diverse dal trasporto passeggeri. Pensi che in base alle norme europee il numero dei piloti del nostro cargo dovrà aumentare di ulteriori venti unità". Sia sincero: meglio questo piano o quello di Air France? "Siamo di fronte allo stesso ridimensionamento. Il punto è che Alitalia, con questo piano, non andrà da nessuna parte senza un partner industriale vero. Io sono sempre stato convinto che Berlusconi aveva ragione, e che la cordata italiana c'era. Ma ora il presidente del Consiglio ha un altro compito: quello di verificare che il piano scritto sulla carta sia valido. Io non credo". Oggi, però, Air France sta rientrando dalla finestra. "Non è negativo. Ma prima o poi scalerà la Nuova Alitalia". Si ritiene che l'integrazione con Air One non sarà indolore per i piloti. "Dal nostro contratto non recederemo di un millimetro; è già del 30% sotto la media europea". Dobbiamo aspettarci scioperi? "Spero di no, ma la nostra base è esasperata da anni. Dipende dalla disponibilità del governo a rivedere lo schema del piano. Se si seguisse la linea diplomatica sperimentata da Gianni Letta nel 2005, questi rischi verrebbero attenuati". Ma se un amico le chiedesse: devo andare a Londra il 15 ottobre, mi consigli di prenotare con Alitalia o con un'altra compagnia, lei cosa gli risponderebbe? "Con Alitalia, la miglior compagnia del mondo. Berlusconi sa che non può e non deve creare condizioni di conflitto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Monito di Epifani: "Trattare su tutto" Berlusconi: "Il piano va accettato" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il segretario della Cgil avverte: "Non ingoiamo niente. A chi dice prendere o lasciare, rispondo che non esiste". E spiega: "Vogliamo definire il profilo di una compagnia con ambizioni internazionali''

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Non conosciamo il piano e vogliamo definire il profilo di una compagnia con ambizioni internazionali''. In un'intervista al Corriere della Sera, Epifani ribadisce che ''si deve trattare su tutto''. ''Si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France'', sostiene il leader della Cgil. Sul piano, inoltre, aggiunge, ''Passera ci ha detto molto poco'' e sottolinea: ''Nell'impresa di oggi contano le difficoltà del mercato e la determinazione degli azionisti'', aspetto che ''qui è da verificare per una parte di essi''. Con Colaninno ''il più sincero di tutti, non fosse altro perché è il più esposto'', Epifani afferma però di non essere d'accordo ''quando dice: il quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo''. ''Le regole - spiega - non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi''. Su questo punto ''la presenza del gruppo Marcegaglia dà da pensare''. Secondo Epifani ci sarà un patto di controllo. ''Diversamente - dice - non capisco come si potrebbe governare un capitale così frammentato''. L'INCONTRO "L'ultima soluzione possibile". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha aperto con queste parole il confronto tra governo e sindacati sull'Alitalia. "Questa volta dobbiamo andare fino in fondo - ha detto - perchè credo sia l'ultima occasione, siamo per trovare una soluzione". Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, Letta avrebbe anche detto che stasera il Governo non è "in grado di aprire il confronto sul piano industriale (come chiesto dai sindacati ndr): il nostro dovere", ha aggiunto l'esponente dell'esecutivo, "è mettere il commissario in condizione di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte". Ora c'è quella della Cai, la Compagnia aerea italiana presieduta da Roberto Colaninno, che arriverà al commissario "nelle prossime ore. Se ne arriveranno altre - ha aggiunto Letta - le valuterà e, una volta accettata l'offerta, il commissario aprirà il confronto con i sindacati, confronto sul piano industriale". Il commissario Augusto Fantozzi, avrebbe riferito, sempre secondo fonti sindacali, che "a fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e 200 milioni che si ridurranno a 30-50 milioni a fine settembre". Fantozzi avrebbe anche reso noto di avere dovuto pagare 50 milioni alla Iata per evitare l'interruzione del servizio di biglietteria internazionale. Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, l'operazione per la nuova Alitalia ha "grandi possibilità di successo": d'altronde era "l'unica possibile e l'alternativa era il fallimento. Anche per Colaninno, i sindacati "devono comprendere che l'alternativa è il fallimento". Il manager, che questa mattina ha avuto un incontro di due ore con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha spiegato che "questa non sarà una normale trattativa sindacale", e ha esortato gli italiani "a smettere di piangere e parlare al bar senza fare nulla". Se il Paese non si libera di questo atteggiamento, ha osservato, "il futuro italiano sarà molto scuro". Dal suo punto di vista, il dossier Alitalia "è un sfida molto eccitante". E ha osservato: "Mi piace molto. Fa parte della mia personalità". Il vice-presidente di Confindustria Alberto Bombassei spera che "il numero di esuberi sia il più basso possibile. L'obiettivo - ha proseguito Bombassei - è quello di creare una nuova compagnia con premesse di maggiore competitività di quanto sia stata Alitalia negli ultimi anni". Sulla possibile soluzione che si prospetta nella crisi dell'Alitalia, Bombassei è convinto che si tratta "di una delle ultime o l'ultima possibilità prima dell'irreparabile. Quella prospettata è una soluzione logica". Quale futuro per Alitalia? Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Indossa il velo islamico, lasciata fuori dal museo (266 commenti) Berlusconi solidale con Prodi Il Professore: "Pubblicatele pure" (56 commenti) 'Non ho picchiato nessun ragazzo Rom' La replica del titolare della gelateria (56 commenti) Domenica niente gol in 'chiaro' Galliani: "Offerte troppo basse" (56 commenti) Le immersioni proibite di Fini nell'area protetta di Giannutri (55 commenti) Gelmini: "Torna il voto in pagella Bocciati con 5 in condotta" (54 commenti) Piste ciclabili, un percorso a ostacoli (37 commenti) Il giorno dell'accordo Italia-Libia "Chiusa una pagina del passato" (28 commenti) 02:37:29 - oddio, strapotere mica tanto oggi... anzi, vedere un numero 1 del mondo perlopiù dominato nel gioco [...] Federer centra 4 obiettivi02:31:45 - qui in giappone tanti appasionati fasteggiano la bellissima vittoria di nishikori di solito non vedi[...] Kei sorprende Ferrer... e NY01:05:15 - secondo me ci stiamo sbilanciando un pò troppo, spinti, come al solito, dal nostro tipico provincial[...] Pennetta da favola 6-3 6-0 alla Mauresmo23:40:31 - La colpa è di Zamboni, capace solo di introitare soldi facili con le multe. 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Sfido chiunque poi a torvare quei prezzi ancor[...] Il carovita entra alla Camera Alla buvette rincari del 50% Tifosi violenti, sei favorevole allo stop delle trasferte?Accordo Italia-Libia, che ne pensi?Cosa farà l'Ascoli nella stagione 2008/2009?Cosa farà l'Ancona nella stagione 2008/2009?Vorresti cambiare l'inno nazionale italiano?Una donna come vice, sarà un vantaggio per McCain?I sorteggi di Champions League sono stati favorevoli alle italiane?Scuola, il ministro Gelmini annuncia il ritorno al voto in pagella, sei d'accordo?Pedonalizzazione del centro storico a Massa. Cosa ne pensi?Il dibattito troppo acceso sul federalismo rischia di spaccare l'identità nazionale del nostro Paese?Braccialetto per i condannati per reati non gravi, sei d'accordo?Caro scuola, giusto mettere un tetto massimo per i libri?Biennale di scultura Cosa ne pensi?La proposta: il colle dell'Infinito di Leopardi patrimonio dell'Unesco, sei d'accordo?2008, le tue vacanze sono state più ricche o più povere del 2008? LA FOTO DEL GIORNO Regale quotidianità Niente scorta, nè autista. A vederli così sembrano una normale famiglia, invece questa coppia e i suoi tre bambini sono gli eredi della monarchia del Belgio. Il principe Filippo e la principessa Mathilde, però, preferiscono accompagnare personalmente i figli al loro primo giorno di scuola RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

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Il simbolismo del Cavaliere (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 02 Set 2008 Edizione 182 del 02-09-2008 Con Alitalia ha inflitto un duro colpo a chi non credeva all'esistenza della cordata Il simbolismo del Cavaliere di Francesco Blasilli Il segreto del Cavaliere? I suoi simboli, quasi magici, sicuramente vincenti. Ad evocare il simbolismo berlusconiano è uno che di queste cose se ne intende, Luigi Crespi, sondaggista di Ekma, nonché inventore del "patto con gli italiani", icona di Berlusconi per eccellenza. "Berlusconi è abile e furbo ? spiega Crespi ? gioca molto sul simbolico. Prendete l'Alitalia, non so dare una valutazione finanziaria, ma ha imbroccato tre colpi che hanno steso tutti uno dietro l'altro: i rifiuti a Napoli, l'accordo con Gheddafi e la compagnia di bandiera". Tre colpi che servono anche ad annullare completamente "gli aspetti negativi di questa estate in cui dentro il Pdl non si è fatto altro che discutere di quote". Volendo fare una classifica, però, il colpo più ad effetto è quello di Alitalia, "perché la cordata aveva promesso ? sottolinea il sondaggista ? e cordata è stata. Il centrosinistra aveva investito tanto sul fatto che non esistesse ed invece c'è ed è pure guidata da uomini di sinistra". Un clamoroso "contrappasso" dantesco, un fatto "straordinario" e che "lascia senza parole, perché tutta l'azione è stata giocata da Berlusconi in modo incredibilmente simbolico". Certo rimane la questione dei tagli, "ma qualunque progetto che avesse possibilità di riuscita prevedeva dei tagli, dunque l'effetto sulla gente non sarà negativo" nemmeno in caso di grossi licenziamenti. Per di più c'è la beffa di mettere Colaninno alla guida della nuova Alitalia, una scelta che ha riaperto la discussione ? soprattutto sulla stampa ? sul colore politico dei nostri imprenditori. "Ma in Italia ? taglia corto Crespi ? non c'è il problema di essere di destra o di sinistra, ma di fare cose di destra e fare cose di sinistra. Negli Stati Uniti capisci subito la differenza in base a quello che dicono, da noi ciò è praticamente impossibile". In ogni caso Colaninno e gli altri imbarcati su Alitalia "non guardano solo al denaro, perché così facendo si fa la fine dei furbetti del quartierino. Colaninno guarda al progetto, alla sfida e ci ha messo pure dei soldi; certo proverà pure a guadagnarci sperando di fare la differenza con la propria intelligenza". Il simbolismo di Berlusconi, comunque, ha contagiato anche i suoi ministri. Prendete Mariastella Gelmini, "con quattro cosette nostalgiche, tipo il grembiule e il sette in condotta, ha ripristinato la propria immagine pubblica che prima dell'estate era bassissima". La verità è che il Cavaliere ormai è esperto, "dopo gli anni brutti del passato ? confessa Crespi ? adesso conosce bene la comunicazione, la macchina dello stato e sta ottenendo risultati francamente non discutibili". Ed i primi sondaggi in arrivo dopo la pausa estiva stanno lì a dimostrare che il calo di consensi ? pronosticato e auspicato dalla sinistra ? proprio non c'è stato. Certo ci sarà adesso un autunno caldo, anche se, secondo Crespi, la riforma della giustizia "è una questione superata, basta vedere quante sono le intercettazioni in Italia e quante sono negli altri paesi, quanto durano i processi da noi e quanto nel resto del mondo: basta questo a giustificare una riforma. Vorrei vedere quanti a sinistra alzeranno il dito contro la separazione delle carriere. E poi ? chiude l'argomento Crespi ? se la bozza è quella che sta circolando ora, non credo che possano accusare Berlusconi, come in passato, di farsi leggi ad personam". Il nodo, semmai, sarà il federalismo fiscale, perché "bisogna capire se è una forma astuta e subdola della Lega per tentare di separare il paese e dividerlo, se agiscono in termini di destabilizzazione per puntare ad una secessione che è il loro sogno nascosto". Insomma, il rischio è che il Carroccio non abbia abbandonato le sue antiche velleità, anche perché un federalismo di successo deve essere accompagnato da una forte identità. "L'America ? continua Crespi - è un paese federale, ma con una forte identità patriottica; lì non vedi nessuno andare in giro con la bandiera della Georgia o del Tennessee, ma hanno tutti quella a stelle e strisce": Diversa la situazione in Italia, perché "dove non c'è grande identità di patria c'è il rischio secessione e non penso che la Lega vada in una direzione di identità: questo è l'aspetto più pericoloso della vicenda". Di pericoli, al contrario, per Berlusconi proprio non ce ne sono all'orizzonte. Prendete, ad esempio, la possibilità di cambiare la legge elettorale in vista delle elezioni europee. "Al Cavaliere ? spiega Crespi ? proprio non interessa fare una legge contro i piccoli, per punire partiti tipo Rifondazione, così come non ha alcun interesse a fregare La Destra, che non lo preoccupa. Paradossalmente bisogna vedere se vuole fare una cortesia a Veltroni, consentendogli di rimanere in Italia, al posto di una fuga in Africa. Se crolla la teoria del voto utile, c'è poco da fare, il Pd va a picco, mentre dall'altra parte cambia ben poco se lo sbarramento è all'uno, al 2 o al 4%". Anche perché il rapporto con Casini potrebbe presto cambiare, considerando il fatto che è "molto difficile che l'Udc vada con il Pd, visto che il suo elettorato è sedimentato nel centrodestra". Una eventuale riapertura al Centro da parte di Berlusconi dipenderà "da quanto An continuerà a forzare, perché il Cavaliere potrebbe decidere di riaccogliere Casini per riequilibrare un conflitto interno". E non sarà necessariamente un assorbimento del Pdl da parte dell'Udc, perchè "se Berlusconi ha concesso il simbolo alla Lega e a Lombardo ? conclude Crespi ? adesso potrebbe farlo anche con Casini". Anche perché nulla, al momento, preoccupa il Cavaliere. Nemmeno l'autunno di fuoco che gli hanno preannunciato.

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Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o lasciare" per non morire (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 02-09-2008)

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Oggi è Mar, 02 Set 2008 Edizione 182 del 02-09-2008 ULTIMA CHIAMATA PER ALITALIA Ai sindacati è restato il cerino in mano "prendere o lasciare" per non morire di Alessandra Mieli Quale che sia stato l'esito del primo faccia a faccia tra Governo e sindacati sulla partita Alitalia, quella dei rappresentanti dei dipendenti della compagnia di bandiera è una posizione delicatissima. In capo a loro è stata scaricata la responsabilità scabrosa di "prendere o lasciare" un accordo che se da un lato consentirà l'avvio del piano Fenice, dall'altro significherà la fuoriuscita dal perimetro di Alitalia di 8 mila dipendenti e un forte ridimensionamento salariale per gli altri. Per di più si accingono a sedersi a un tavolo già bollati dell'accusa di essere stati loro a far fallire la trattativa per la cessione del vettore nazionale a Air France-Klm. Coloro i quali puntano l'indice accusatore ritengono pure che il negoziato avviato dal Governo Prodi e dall'ex Ministro Tommaso Padoa Schioppa con Jean Cyril Spinetta fosse di gran lunga preferibile alla soluzione presentata dall'advisor Intesa SanPaolo. I reprobi dunque sono i sindacati che non hanno saputo cogliere l'ultima occasione e hanno "costretto" il numero uno di Air France ad alzarsi e tornarsene a Parigi dichiarando forfait. Con una faccia di bronzo degna di miglior causa si dimentica che il sindacato è stato spinto a tirare la corda quasi a furor di popolo dall'establishment politico. Gli uni per capitalizzare una soluzione pre elettorale il più vantaggiosa possibile da spendere dinnanzi agli elettori, gli altri soffiando per mandare a monte la trattativa con il miraggio di una soluzione più vantaggiosa per il Paese. La posizione dell'attuale maggioranza è stata sintetizzata ieri dal Ministro dei trasporti, Altero Matteoli: per quanto concerne le critiche sulla possibilità che il nuovo piano sia peggiore del progetto che fu presentato Air France, per il Ministro "da quando è stato presentato il piano l'opposizione non parla altro dei 2.100 esuberi di Air France" ma, ha detto, "io non ho mai visto da nessuna parte che gli esuberi erano solo 2.100". E comunque il centrodestra "disse no" al progetto francese, ha sottolineato Matteoli, "non per un problema di esuberi, ma perché consideravamo l'operazione come una annessione", e così "perdevamo quote di turismo per noi importanti". Matteoli ha aggiunto che il centrosinistra non credeva nel progetto di creare una cordata italiana, "ed ora che sono stati trovati i privati disposti a investire sposta la critica sul confronto con il progetto di Air France". Ma "il piano Air France comportava 5 mila esuberi", anche se una parte in maniera non esplicita "ma surrettizia". In ogni caso, adesso che la frittata è fatta, al sindacato non resta che abbassare la testa e esibire quello che viene chiamato "senso di rsponsabilità". Anche perché la controparte non scherza. "Questa non sarà una normale trattativa sindacale e devono capire (i sindacati, ndr) che l'alternativa è la bancarotta" ha dichiarato Roberto Colaninno al "Financial Times", mettendo in guardia le associazioni di categoria. Colaninno ha anche chiarito che a suo giudizio i contratti dei dipendenti di Alitalia, semplicemente "non sono più validi". Ma il quotidiano londinese non è tenero nei giudizi e ha definito la vicenda Alitalia un ritorno "ai vecchi tempi dell'intervento statale". "Il governo ? secondo il FT - ha bloccato l'ingresso di un socio estero, ha adattato a misura la legge sulla bancarotta, ha sospeso le norme antitrust ed è stato decisivo nel mettere insieme la cordata". Il futuro presidente della Compagnia aerea italiana ha poi incontrato in un faccia a faccia il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi, prima che quest'ultimo affrontasse nel pomeriggio le sigle sindacali. Ma di indossare i panni del penitente proprio non va giù al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che, in una intervista a L'Unità, lunedì ha chiarito il suo punto di vista: quello su Alitalia "deve essere un confronto vero sul piano industriale, non un prendere o lasciare". "Se non fosse così non ci sarebbe il nostro consenso", ha avvertito. "La nostra posizione è chiara", ha affermato il leader della Cgil: "Non siamo disposti a discutere di esuberi se non si discute di piano industriale". E "solo dopo aver convenuto su questi punti è possibile affrontare il tema organici". E quanto la piano di salvataggio, "la mia opinione ? ha detto Epifani - è che questa cordata, sulla quale Passera stava lavorando da tempo e per la quale il governo ha cambiato in corsa le regole, sia formata da imprenditori che, per una parte, hanno altri interessi (penso a quelli che operano nell'edilizia o nel campo delle concessioni pubbliche) e per l'altra puntano sul guadagno finanziario". E "se gli azionisti non si concentrano sul cuore dell'attività c'è il rischio di fallire nell'intento". Un interesse industriale "allo stato non è visibile". Insomma ha fatto la voce grossa. Ma è poi sicuro di essere in grado di far seguire fatti alle affermazioni roboanti? Può assumersi la responsabilità di far fallire anche questa occasione? Oppure calcola mentalmente le devastanti ricadute che la chiusura della vicenda avrà sull'immagine globale del sindacato che rischia di uscire con le ossa rotte e con una credibilità in caduta libera dopo che avrà firmato l'accordo "prendere o lasciare".

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<Prima dite di sì, poi vediamo il piano> (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 02-09-2008)

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PORTELLONI IN FACCIA "Prima dite di sì, poi vediamo il piano" Primo incontro al ministero del lavoro, poche ore dopo l'arrivo del commissario straordinario della compagnia aerea. Ma il progetto industriale non c'è: sarà consegnato giovedì. I sindacati avranno solo dieci giorni di tempo per valutare. Il premier: non potranno dire no Il governo tiene "segrete" le proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche Francesco Piccioni ROMA Un piano? Quale piano? Così - in pratica - si son sentiti dire i sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del "piano di salvataggio" elaborato dall' advisor della "cordata italiana", preceduti da un secco scambio di interviste tra Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil) e Roberto Colaninno (fondatore e presidente della Compagnia aerea italiana, unico acquirente in lizza), hanno scoperto che non c'era un bel niente di cui discutere. Almeno per ora. Il soave Gianni Letta - sottosegretario alla presidenza del consiglio - si è assunto il compito di sbattere in faccia ai sindacati il ruolo che è stato disegnato per loro: accettare tutto quello che il governo, e il futuro padrone della compagnia, decideranno. Non c'è nulla da trattare, nella sostanza. Poi, ci mancherebbe, un po' di "manfrina" - di finta trattativa per arrivare a conclusioni già decise - non si nega a nesssuno. Ma Maurizio Sacconi, ministro del welfare e quindi padrone di casa, ha voluto mettere bene in chiaro anche questo punto: "giovedì prossimo inizierà un confronto intensivo sul piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo". E' un ex sindacalista, in fondo, e ci tiene a far vedere chi è che comanda, ora. A stretto giro si è fatto sentire anche Silvio Berlusconi, per mettere il sigillo reale sulla strategia perseguita nel "confronto": "i sindacati fanno il loro mestiere, ma non c'è preoccupazione; il consenso sul piano è fondamentale ma è evidente che i sindacati non possono accettare che siano in ventimila a perdere il posto di lavoro". Insomma: potete solo dire sì. Se fate difficoltà, la colpa del fallimento sarà solo vostra. Del resto un precedente in tal senso c'è già: Tommaso Padoa Schioppa e il governo Prodi. Sul piano formale c'è poco da dire, se non che la convocazione di ieri sera era davvero inutile. Il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva assunto l'incarico soltanto ieri (ufficialmente). E in ogni caso il "piano industriale" non è stato preparato da lui né dal governo, ma da un terzo soggetto - la Boston Consulting - che ha lavorato su incarico di un quarto (IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l'operazione). Non solo. Formalmente il commissario non ha ancora neppure ricevuto l'offerta di acquisto da parte della Compagnia aerea italiana (Cai), che dovrà contestualmente presentare anche l'allegato piano. Se per caso ci fosse un altro papabile acquirente dovrebbe fare lo stesso, costringendo Fantozzi a "scegliere" tra più concorrenti. Così non sarà, c'è un solo "piano" sul tavolo. E' stato consegnato a molti giornali controllati da industriali in "cordata" - non a questo, ovvio - che ne hanno pubblicato stralci, tabelle, previsioni e numero di esuberi. Cantandone le lodi, of course . Gli unici a non poterne prendere ufficialmente visione, per ora, sono quanti lavorano nell'azienda e chi li rappresenta sindacalmente. Uno sfregio aggiuntivo, utile però a "segnare il territorio" e stabilire un precedente: il sindacato, d'ora in poi, non potrà più mettere il naso nelle strategie industriali. Ma soltanto - e neppure troppo - sul modo di gestire gli "esuberi". Un'esplicitazione, se si vuole, di quei "rapporti complici" che Sacconi predica da quando è tornato in via Flavia. Dalle poche battute pronunciate dal neocommissario Fantozzi - oltre a una prevedibile drammatizzazione dello stato dei conti aziendali - i sindacalisti hanno potuto comunque intravedere una conferma delle linee fondamentali del piano: riduzione dei voli internazionali, concentrazione sul mercato domestico, riduzione delle attività, esternalizzazioni. "Un altro passo lungo la strada che ci ha condotti davanti al baratro", hanno commentato in molti. Sono quindici anni, infatti, che Alitalia subisce ristrutturazioni disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti quelle più profittevoli (minori costi unitari) e non soggette alla concorrenza delle low cost; al contrario di quelle a medio raggio. Unanime quindi la previsione: "il forte ridimensionamento della flotta non disegna una compagnia in grado di camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi in tempi brevi". Ma ormai i dati obiettivi e la logica industriale non hanno più nulla a che vedere con la gestione della vendita di Alitalia a una cordata di imprenditori che si faranno da parte non appena un "partner straniero" - Air France-Klm - avrà verificato che il "lavoro sporco" (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi e diritti, aumentare l'orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) è stato compiuto con successo dagli "italiani della libertà". Ci sarà pure un compenso, per questo; ma non avrà davvero nulla a che fare con l'"interesse genenale del paese". IL PIANO MISTERIOSO: PILOTI ALITALIA IN ATTESA /FOTO REUTERS.

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<A Malpensa voli per Cina e India> Così la Moratti progetta il rilancio (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)

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N. 209 del 2008-09-02 pagina 2 "A Malpensa voli per Cina e India" Così la Moratti progetta il rilancio di Chiara Campo "Il governo ha salvato Alitalia, ora deve salvare il modello hub". Letizia Moratti, che ha già chiesto al presidente del consiglio un tavolo urgente per discutere del sistema aeroportuale milanese, torna a difendere con forza il ruolo di Malpensa sullo scenario nazionale. È "indispensabile", rilancia il sindaco, che il governo "liberalizzi i diritti di traffico che consentono di rinegoziare gli accordi bilaterali e di avere uno sviluppo del traffico aereo". Al di là che il partner sia Lufthansa, su cui ha dichiarato più volte di puntare, è il mercato che può rilanciare lo scalo varesino come hub. La Moratti lo ribadisce da tempo e questa volta sostiene la propria tesi coi dati appena resi noti da Sea. Anche senza Alitalia, ad agosto Malpensa ha recuperato oltre il 10 per cento delle perdite, passando dal -31% di aprile al -21% (e un totale di 1,7 milioni di passeggeri) dal primo al 27 agosto. In particolare, riferisce la società che gestisce il traffico degli scali milanesi, anche se la compagnia di bandiera ha trasportato il mese scorso 160mila passeggeri contro i 925.500 transitati nello stesso periodo dell'anno scorso (-82,7%), le altre compagnie di linea hanno invece registrato un aumento del 34,3%. "Rispetto alla perdita iniziale dell'82 per cento del traffico dopo l'abbandono di Alitalia - ribadisce il sindaco -, Malpensa ha già recuperato il 60%, visto che ad agosto è stata "sotto" solo del 20". Se Roma riapre gli accordi bilaterali, consente a Sea di "avere collegamenti diretti ad esempio con Corea, India e Cina, destinazioni dei Paesi emergenti che sono le più importanti sia per i privati che per le merci", mete peraltro che "passano dalle rotte polari e non da sud, quindi se non le abbiamo qui, i passeggeri e le imprese si rivolgono ad altri aeroporti del nord, ma non dell'Italia". Non volano certo a Fiumicino, insomma. Torna a ribadire quanto il piano di Air France fosse "sbagliato perché svendeva la politica dei trasporti del nostro Paese, l'ho spiegato più volte a Prodi ma le mie parole sono rimaste inascoltate". Con l'hub a Malpensa, è "possibile" una riconfigurazione anche di Linate, ma "solo in una logica di investimenti che consentiranno lo sviluppo del sistema aereo milanese". Ipotesi su cui per ora frena il capodelegazione della Lega in Regione, Davide Boni: "Senza un piano certo, è prematuro parlare di ridimensionamento". Di certo, concorda con la Moratti, "restiamo convinti che Malpensa debba avere un ruolo di hub". Catastrofico il presidente della Provincia Filippo Penati, secondo cui gli effetti del Piano Fenice con cui il governo intende salvare Alitalia saranno disastrosi per gli scali milanesi: "Malpensa sarà ridotta all'osso e Linate chiuderà", e accusa il sindaco di essere "troppo prudente col governo". La replica arriva dall'assessore lombardo ai Trasporti Raffaele Cattaneo: "Agli amici del Pd non va giù che su Alitalia il governo Berlusconi sia riuscito in poche settimane dove loro hanno capitolato per manifesta incapacità". Il governo "ha evitato sia il fallimento o la svendita inaccettabile della compagnia ad Air France sia lo smantellamento di Malpensa". Concorda col sindaco sull'ipotesi di "riconsiderare la situazione di Linate, a patto che aumenti l'accessibilità di Milano e della Lombardia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'intervista di (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)

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N. 209 del 2008-09-02 pagina 41 l'intervista di di Filippo Grassia È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì scorso il bando che riguarda 539 agenzie ippiche, fra cui le 329 storiche: nulla di nuovo rispetto a quanto uscito sulla Gazzetta Europea. Di qui la preoccupazione di Francesco Ginestra, presidente di Assosnai: "Il testo non è corretto, si poteva e si doveva fare meglio. La gara non tutela né i vecchi concessionari né i nuovi. I primi, dopo aver creato da zero il mercato delle scommesse ippiche, rischiano di ritrovarsi senza licenza e di non avere più i mezzi per onorare i debiti contratti con lo Stato fino al 2011. I secondi incontreranno grandi difficoltà a reperire i locali nelle vicinanze di quelli messi a bando. Ma ciò che più lascia l'amaro in bocca è la lontananza delle istituzioni che non hanno ritenuto opportuno confrontarsi con gli operatori prima di redigere un testo di legge meno improvvisato e soprattutto più aderente alla realtà. Mi aspettavo un comportamento diverso dal neo sottosegretario all'Economia, Alberto Giorgetti, che pure si era distinto per la prudenza e la saggezza delle sue dichiarazioni". Secondo Ginestra il rischio di contenzioso è altissimo: "Nessuno ha tenuto conto dei problemi delle imprese che in questi anni hanno investito nel settore somme importanti, creato migliaia di posti di lavoro e pagato imposte milionarie all'Erario. Certi di avere una licenza fino al 2011, questi concessionari si erano indebitati con lo Stato fino a quella data. Cosa accadrà se a fine anno si troveranno senza nulla in mano? Come faranno a onorare gli impegni con le banche? E che fine faranno i lavoratori? Perché la legge, rifiutando una mia proposta in tal senso, non ha previsto il riassorbimento di chi è impiegato nelle agenzie storiche? I numeri non sono molto diversi da quelli di Alitalia, differente però è la sensibilità da parte delle istituzioni. Lo ritengo un fatto gravissimo a dimostrazione della superficialità con cui è stato affrontato l'argomento". Il presidente di Assosnai non è tenero con lo Stato: "La rabbia è tanta pensando al fatto che tutti questi interventi sono legati all'attività di un operatore estero che opera in Italia senza licenza e senza pagare tasse. È lo stesso operatore che ha creato il caso SuperEnalotto ma non ha partecipato alla gara, che diceva di volersi mettere in regola e non ha neppure partecipato al bando Bersani, che ha creato il caso delle agenzie ippiche e che probabilmente si eclisserà per l'ennesima volta. Spiace che lo Stato chini sempre la testa e non si batta per chi invece ha sempre rispettato le sue regole. Assosnai continuerà comunque a combattere offrendo la massima tutela a quegli associati che punteranno ad aggiudicarsi o riaggiudicarsi le concessioni messe a bando". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il governo: ultima opzione per Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)

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N. 209 del 2008-09-02 pagina 1 Il governo: ultima opzione per Alitalia di Redazione Per ora niente confronto sul piano. Il premier ai sindacati: "Non ci sono alternative" Il piano per il salvataggio di Alitalia "non si può che accettare", dice Silvio Berlusconi nel giorno dell'incontro tra governo e sindacati sulla crisi della compagnia di bandiera (sul tavolo il rilancio e il nodo degli esuberi). Confronto che sarà avviato giovedì e dovrà concludersi entro il fine settimana successivo perché, dice il ministro Sacconi, "Alitalia ha solo 10 giorni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Sacconi: <Trattative brevissime Alitalia ha soltanto 10 giorni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-09-2008)

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N. 209 del 2008-09-02 pagina 4 Sacconi: "Trattative brevissime Alitalia ha soltanto 10 giorni" di Antonio Signorini Il ministro del Welfare: nessun ultimatum, i tempi del confronto li detta la contabilità, non Palazzo Chigi da Roma Una trattativa brevissima, ma "intensa". E che seguirà le priorità indicate dai sindacati: prima il piano industriale e poi gli ammortizzatori sociali, cioè quelle misure che aiuteranno i dipendenti di Alitalia in esubero a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dà la sua parola: "Nessun ultimatum" su Alitalia ai sindacati. I tempi del confronto li sta dettando la contabilità della vecchia società, non il governo. Il fatto è che dieci giorni di tavoli con sindacati agguerriti come quelli del settore sono pochi anche per lei che di trattative ne ha fatte tante. Ce la farete? "La scadenza posta dal governo è imperativa e non è una nostra scelta politica. L'agenda ce l'ha dettata la criticità della situazione". Che rischi si corrono se si dovessero allungare i tempi? "È stato il commissario Augusto Fantozzi a chiarirlo. Dalla metà di settembre l'azienda potrebbe trovarsi nell'impossibilità di operare. Questo perché, è bene ripeterlo, Alitalia è un'azienda che lavora per cassa. Trattative in tempi, quindi, brevissimi perché dobbiamo proseguire con le limitate capacità dell'azienda". I sindacati però hanno chiesto di fare una trattativa vera, che parta dal piano industriale che la cordata proporrà al commissario. E che non si limiti agli esuberi. Anche per questo c'è tempo? "Per questo ho ipotizzato una scaletta. Il confronto sul piano industriale inizierà giovedì, quando avremo la proposta o le proposte. Poi dovremo andare avanti con molta intensità e con l'obiettivo di concludere la parte che riguarda il piano entro la fine della prossima settimana". Per il momento avete posto le basi per il confronto sul piano. Come valuta le prime reazioni dei sindacati? "Tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sono apparse coscienti di questo ultimo slot per il decollo di Alitalia e si sono responsabilmente dichiarate interessate a un confronto serrato". A quale condizioni? "Hanno insistito sul reciproco ascolto e messo l'accento sulla sostenibilità di medio lungo termine della soluzione che verrà individuata". I sindacati temono che Alitalia diventi un vettore regionale. La trattativa con loro entrerà anche in questi aspetti? "In parte sono già entrati nel merito. Hanno sollecitato il governo a regole di sistema più rigorose per evitare forme di concorrenza sregolata. Poi hanno chiesto un vero e proprio piano aeroportuale. Vogliono evitare la dispersione degli aeroporti e chiedono anche che la nuova società sia portatrice di una visione internazionale, che si potrà realizzare solo con un network di voli intercontinentali. In sostanza non vogliono una compagnia che si appoggi su hub all'estero". Pensa che le posizioni dei sindacati peseranno realmente sul piano? "Penso di sì perché le osservazioni che hanno fatto mi sono apparse tutte degne di attenzione. Poi, anche tra loro, c'è una diffusa consapevolezza che serva un nuovo modello di relazioni industriali, che porti ad un coinvolgimento maggiore dei lavoratori nella vita dell'impresa". Dopo quella sul piano partirà la parte della trattativa che la riguarda più da vicino, quella sugli ammortizzatori sociali. Cosa succederà ai lavoratori in esubero? "È presto per dirlo. È certo però che il piano di ricollocamento dei lavoratori sarà fatto seguendo la logica già percorsa da questo governo che è quella del welfare to work. Verranno guidati verso il reimpiego". Pensa ci sia la possibilità di concludere la trattativa senza fare nascere la nuova compagnia aerea italiana tra gli scioperi? "Il quadro è difficilissimo, ma io sono ottimista. Il piano sarà di qualità e la risposta dei sindacati non potrà che essere responsabile". Nessun ultimatum, come temevano le organizzazioni dei lavoratori? "No. Un confronto inteso, con i tempi brevi imposti dai tempi di sopravvivenza della società. Che sono altrettanto brevi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Esuberi Alitalia: 4.500 posti, la base della trattativa sindacale (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-09-2008)

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Economia Articoli Correlati: *Alitalia, governo e sindacati al tavolo delle trattative *Berlusconi Alitalia si deve salvare *Alitalia firmato il decreto di nomina commissario per Fantozzi Rese note le cifre del piano di salvataggio "Fenice" Alitalia firmato il decreto di nomina commissario per Fantozzi I tagli maggiori riguarderanno il personale di terra e gli assistenti di volo. Nessun licenziamento per i dipendenti Air One Roma, 2 set. - Potrebbero essere meno del previsto gli esuberi in Alitalia previsti dal piano Fenice. Secondo fonti del sindacato, la base di confronto della trattativa con il governo è di 4.500 licenziamenti, ma le parti sociali sperano in un'ulteriore riduzione. Gli esuberi riguarderebbero in particolare 2.500 dipendenti del personale di terra, 1.500 assistenti di volo e 500 piloti. Nessun rischio invece per i dipendenti di Air One: la compagnia sarà incorporata nella nuova Alitalia con la garanzia di evitare licenziamenti. GpM.

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Ultima chiamata per salvare Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-09-2008)

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Primo Piano Pagina 102 Ultima chiamata per salvare Alitalia Via al confronto. Berlusconi: "I sindacati devono accettare" --> Via al confronto. Berlusconi: "I sindacati devono accettare" ROMA Alitalia ha l'ultima occasione possibile per salvarsi. In cassa, a fine settembre, potrebbero rimanere solo 30-50 milioni di euro. Per evitare il fallimento, i tempi sono strettissimi: o si raggiunge entro metà settembre un accordo condiviso con i sindacati sull'offerta che sarà accettata dall'azienda o il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, dovrà portare i libri in tribunale. IL CONFRONTO Il faccia a faccia sul futuro dell'Alitalia partirà giovedì prossimo con l'analisi del piano industriale - già consegnato dalla cordata guidata da Colaninno a Fantozzi - e solo dopo si parlerà di esuberi. Una decisione che rispetta la richiesta dei sindacati, i quali però dovranno chiudere una trattativa che dovrà essere "incisiva" entro il fine settimana successivo. E questa volta, "viste le criticità, sono tempi imposti, la dead line non è metaforica", ha chiarito il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Ma "il governo non intende assentarsi", ha assicurato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. TUTTI I MINISTRI È, in sintesi, il contenuto dell'incontro su Alitalia svolto ieri al ministero del Lavoro tra le sigle sindacali presenti in azienda e, oltre a Letta, Sacconi e Fantozzi, i ministri alle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, delle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, e il sottosegretario allo Sviluppo economico Ugo Martinat. Fantozzi ha sottolineato che bisogna lavorare bene con i sindacati e risolvere il problema, assicurando che ce la metterà tutta minimizzando i sacrifici e dando trasparenza ma, ha avvertito, "ci sono tempi brevissimi in cui servono accordi sindacali condivisi per passare la compagnia ancora in vita all'acquirente". Se si arriverà al punto in cui non ci sarà più benzina, ha aggiunto, "sarò costretto a portare i libri in tribunale". Alitalia, ha stimato, a fine agosto aveva in cassa Alitalia 195-200 milioni di euro, che a settembre scenderebbero a 30-50 milioni (ieri Alitalia ha pagato 50 milioni alla Iata, per non interrompere il servizio di biglietteria internazionale). BENE IL PRIMO ROUND Apprezzamento da parte dei sindacati per il metodo di avvio del confronto ma, per un giudizio complessivo, si attende quella che sarà molto probabilmente una trattativa non-stop sul piano industriale. Confronto complicato che "deve incitare tutti a dare il massimo - ha detto Fabrizio Solari della Cgil - La politica degli ultimatum ha avuto effetti devastanti". C'è stata "una grande accelerazione, perchè la cassa è alla canna del gas", ha osservato Claudio Claudiani della Fit-Cisl, aggiungendo che ora "non c'è spazio per nessuno per giocare". Tre gli obiettivi, ha detto Antonio Foccillo della Uil: evitare a tutti i costi il fallimento, mantenere una continuità della compagnia italiana e tutelare i lavoratori e ridurre quanto più possibile gli esuberi". Il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, ha avvertito: "Non faremo mai una low-cost. Alitalia non può e non deve rinunciare al lungo raggio perchè una volta persi non si recuperano più". BERLUSCONI Il premier, intanto, è abbastanza ottimista. I sindacati non potranno che accettare il piano di salvataggio di Alitalia visto che l'unica alternativa è quella di mettere per strada ventimila persone. Silvio Berlusconi, pur riconoscendo che il via libera dei rappresentanti dei lavoratori è indispensabile per il buon esito dell'operazione, rimanda al mittente la richiesta di Guglielmo Epifani, leader della Cgil, di non mettere le parti sociali con le spalle al muro. "Deve essere un confronto vero, non un prendere o lasciare, altrimenti non potremo dare il nostro consenso", aveva ammonito il segretario generale. Pronta la risposta del presidente del Consiglio che, da Bruxelles, pur usando toni pacati, sottolinea l'assenza di vie d'uscita. "Non si può andare contro le cose giuste: contro quella che è l'unica scelta possibile, perchè l'alternativa è che vadano a casa in 20 mila", sostiene il Cavaliere a margine del Consiglio europeo straordinario sulla Georgia. Certo, lui stesso considera "fondamentale" l'avallo dei sindacati. Ma è un appoggio, dice, che in questo caso non mancherà di certo: "Sono assolutamente convinto che ci sarà un accordo perchè non credo che i sindacati possano accettare che vadano a casa in 20 mila: mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà". "Poi - aggiunge a proposito degli ammortizzatori sociali per gli esuberi - lo Stato non abbandonerà queste persone". La sua previsione, inoltre, è che il Nord bisognoso di personale qualificato assumerà gran parte di chi dovrà lasciare la vecchia Alitalia.

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Alitalia, 10 giorni per l'intesa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 02-09-2008)

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I sindacati I piloti Le alleanze Parte il confronto a Palazzo Chigi. Il governo: il sì o il fallimento. Fantozzi: liquidità per un mese, poi aerei a terra Cgil: prima il piano Cisl e Uil sono più accomodanti "Sarà sciopero se taglieranno settecento posti" A sorpresa scende in pista anche British Alitalia, 10 giorni per l'intesa Lepri Barbera "Se voliamo di meno è colpa dell'azienda" Grassia Diventano tre i possibili candidati partner Sacconi ai sindacati: da giovedì si tratta. Berlusconi: non c'è altra strada Ma concordano: la società resti in prevalenza italiana.

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