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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL  19 settembre 2008      #TOP


IN EVIDENZA

INDICE

 - Alitalia, si continua a volare. Enac: "Stop entro 10 giorni". Sacconi: "Non vedo alternative alla Cai". Veltroni: "Gestione da dilettanti" (La Repubblica 19-9-2008) 1

- Alitalia: lo stop della Cai deciso all'unanimità di Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore 19-9-2008) 2

- Lufthansa era vicina all'accordo ma resta in pista anche dopo il crac. di MASSIMO GIANNINI (La Repubblica 19-9-2008) 2

 


Alitalia, si continua a volare. Enac: "Stop entro 10 giorni". Sacconi: "Non vedo alternative alla Cai". Veltroni: "Gestione da dilettanti" (La Repubblica 19-9-2008)

Ventiquattro ore dopo la decisione della Cai di ritirare l'offerta di acquisto, la compagnia aerea tenta un avvicinamento verso le aziende straniere ma le risposte sembrano ancora fredde. Pessimista il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: "Non vedo alternative alla cordata italiana". L'Enac avverte: "A rischio la licenza di volo". Il leader del Pd attacca il governo. E Angeletti, Uil, chiede che sull'Alitalia "decidano i lavoratori"

18:01 Latorre: "Sconcertante che governo incoraggi divisioni sindacali"

"Sconcertante che maggioranza e governo si esercitino in comizi ed insulti contro sindacato e opposizione. Uno degli aspetti più preoccupanti dell'intera vicenda Alitalia è che il movimento sindacale si presenti diviso, e che il governo incoraggi questa visione di disunità, quando in questo momento ci sarebbe bisogno di tutt'altro, di un fronte sindacale unito". Lo afferma Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo del Pd al Senato, nel corso di Sky tg24pomeriggio.

17:51 Veltroni contro il governo: "Gestione dilettantesca"

Sul caso Alitalia c'è stata "una gestione dilettantesca da parte governo". Lo dice da New York il segretario del Pd Walter Veltroni.

17:50 Veltroni: "Si cerchi ancora un punto d'intesa"

"Si cerchi ancora un punto d'intesa". Lo dice da New York il segretario del Pd Walter Veltroni, intervevendo sulla vicenda Alitalia.

17:48 Assistenti di volo: "Ecco i nostri Cud, altro che privilegi da favola"

In merito alle polemiche sulle retribuzioni degli assistenti di volo di Alitalia, il sindacato Avia mette a disposizione dei media i Cud di molti dei suoi iscritti. "Portiamo a esempio un assistente di volo con 12 anni di anzianità, non in part time, ultraproduttivo poiché ha avuto la 'salute' di non fare nell'anno precedente neanche un giorno di malattia - spiega in una nota il presidente dell'Avia, Antonio Divietri - volando per ben 863 ore annue, al limite estremo delle previsioni di legge di 900 ore, ha prodotto un Cud 2008 (redditi 2007) di 22.529,00 Euro". "Ci rendiamo conto che nell'attuale panorama retributivo italiano si tratta di cifre significative - dice Divietri - ma ben lontane da quei favolosi privilegi di cui si va cianciando".

17:42 A Fiumicino afflusso regolare di passeggeri Alitalia

"Cali di presenze passeggeri? Assolutamente no: abbiamo venduto la consueta media di biglietti di ogni venerdì". Così alcuni operatori Alitalia delle biglietterie dell'aeroporto di Fiumicino, sia ai voli nazionali che internazionali, danno il 'termometro' del 'day after' il fallimento della trattativa con la Cai. "Tanti viaggiatori - fa notare un'addetta - come mai avveniva prima, ci hanno manifestato solidarietà, ci dicono in bocca al lupo, si interessano, c'è dialogo. La gente crede ancora in Alitalia".

17:35 Solari (Cgil): "Cercare soluzione senza mollare l'osso"

"Ci aspettiamo che non si molli l'osso, che non si rinunci a mettere in campo tutte le iniziative per trovare una soluzione positiva. Noi siamo a disposizione", dice il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari parlando di Alitalia all'agenzia radiofonica Econews. "Si smetta di cercare i colpevoli - aggiunge - ci siamo assunti tutte le responsabilità". Ora "occorre - dice - trovare un punto di incontro tra esigenze di Cai e quelle del lavoro: secondo noi questo margine c'è". Ma "c'è anche un problema di metodo: questa trattativa è stata condotta in modo sconclusionato, anzichè cercare a chi lasciare il cerino forse conviene ripartire da qua".

17:19 Ugl: "Senza unità sindacale ultima parola spetta ai lavoratori"

Sulla vicenda Alitalia occorre "recuperare un'azione sindacale unitaria, altrimenti, se Cai decide di mantenere l'offerta, la parola sull'accordo sottoscritto dovrà necessariamente passare ai lavoratori liberi di valutare la validità o meno di un piano che l'Ugl, guardando in modo responsabile a tutti i lavoratori, ha condiviso". Lo afferma la segretaria dell'Ugl Renata Polverini.

16:58 Fantozzi: "Nessuna convocazione"

Il commissario Augusto Fantozzi non ha fatto nessuna convocazione, ha semplicemente risposto a una richiesta dei sindacati dei piloti e si è reso disponibile a riceverli. Lo puntualizza l'ufficio stampa del commissario.

16:49 Frattini: "Nazionalizzare? Una balla"

Una "balla colossale". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, definisce l'ipotesi di una nazionalizzazione dell'Alitalia.
16:09 Filt: "Nessuno ci ha convocato"

La Filt Cgil non ha "ricevuto alcuna convocazione" dal commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi e quindi non parteciperà all'incontro di questo pomeriggio in Alitalia. Lo afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi

15:19 Bonanni: "Epifani chiami Colaninno"

"Basta una telefonata di epifani a Colaninno per metterlo in difficoltà e farlo tornare sui suoi passi. Poi con i corporativi ce la vedremo". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni

15:18 Fantozzi vede i "dissidenti"

Il commissario straordinario Augusto Fantozzi vedrà alle 17,30 nella sede di Alitalia della Magliana i rappresentanti di Filt-Cgil e delle 5 sigle sindacali (Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl) che non hanno sottoscritto l'accordo quadro.

15:12 Baccini: "Nuova cordata per salvare Fiumicino"

''Chiediamo che la Regione Lazio, il Comune di Roma e quello di Fiumicino diventino il punto di riferimento di una nuova cordata di imprenditori che possa dar vita ad una nuova compagnia aerea in grado gestire la dote necessaria e preziosa, che lo Stato deve garantire, cioe' gli slot internazionali'' dice ario Baccini, presidente della federazione dei Cristiano Popolari (PdL),.

14:43 Berti: "Non ci sono paragoni, piano Air France meglio di quello Cai"

"Il piano Air France dal punto di vista industriale era certamente meglio: questo (della Cai, ndr) è rinunciatario, punta sul traffico nazionale che è perdente, quindi non ci sono paragoni". Lo dice a Radio Radicale il presidente dell'Anpac, Fabio Berti.

14:24 Iberia: "Alitalia non ci interessa"

"Iberia non è interessata al dossier Alitalia": lo ha affermato un portavoce della compagnia spagnola.

14:11 Tabacci: "Berlusconi insegue Putin"

"Berlusconi sta rincorrendo il modello Putin, l'uomo solo al comando e sotto ci sono gli oligarchi che potrebbero essere i banchieri". Lo dice a Radio Radicale Bruno Tabacci, deputato dell'Udc.

14:06 Lufthansa, "per noi non cambia nulla"

"Non c'è nulla da commentare. Lufthansa non è coinvolta in questa vicenda". Così Claudia Lange, portavoce di Lufthansa ad affaritaliani.It commentando la posizione della compagnia tedesca in merito ad Alitalia. "Le ultime dichiarazioni del nostro ceo - ha continuato - sono state chiare: Alitalia, con il cospicuo debito che ha, non è gestibile per nessuna compagnia aerea".

13:44 Alitalia, voli regolari

E' possibile prenotare ed acquistare regolarmente i biglietti sui sistemi della compagnia i cui voli sono operati regolarmente. Lo precisa la stessa Alitalia.

13:43 Pdci: "La cordata era una speculazione"

"La cordata italiana era una speculazione" è questo il giudizio dei comunisti italiani sulla vicenda alitalia.

13:42 Polverini: "Cgil non difenda una corporazione"

"Ho lanciato un appello ai piloti l'altro giorno, non ritenevo di doverlo lanciare anche alla cgil. Oggi le condizioni sono diverse: la cgil deve riprendere il ruolo che le è proprio, quello di un sindacato confederale che difende tutti i lavoratori e non si deve schierare con una corporazione". Così il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini.

13:24 Cicchitto, Pdl: "Unica soluzione, un cambio di rotta della Cgil"

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, ha detto: "L'unica strada percorribile sarebbe che le sei sigle, tra cui la Cgil, si accordino come hanno proposto la Cisl, l'Uil e la Ugl"

13:02 Matteoli: "Sì anche a offerte estere"

A questo punto se ci fosse un'offerta anche dall'estero come possiamo dire di no? come potremmo non analizzarla?. E' quanto si chiede il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, intervenendo a un dibattito su Alitalia a Repubblica Tv.

12:52 Tremonti: "Esclusa la rinazionalizzazione"

Secondo fonti governative, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ha escluso nella riunione del consiglio dei ministri di oggi l'ipotesi che lo Stato possa procedere a una rinazionalizzazione dell'Alitalia: "Un ipotesi assurda"

12:39 Angeletti: "Decidano i lavoratori"

"Sono tutti i lavoratori di Alitalia che devono decidere del loro futuro: a loro spetta valutare se accettare o respingere il piano della Cai. E' quanto chiede il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, spiegando che "le decisioni che riguardano i posti di lavoro non possono essere assunte solo dai sindacalisti, tanto più in Alitalia, dove questi stessi sindacalisti non sono votati dai lavoratori".

12:38 Fantozzi andrà in Senato

Augusto Fantozzi, sarà ascoltato la prossima settimana nelle commissioni riunite lavori pubblici e industria del senato dove è in discussione l'esame del decreto legge per il salvataggio della compagnia aerea. L'appuntamento è fissato per mercoledì 24 alle ore 15.30. Subito dopo, alle 18, toccherà ai sindacati.


12:35 Letta, nessuna alternativa a Cai

La questione Alitalia è stata affrontata al tavolo del consiglio dei ministri che ha illustrato, all'indomani del ritiro dell'offerta della cai, con una relazione sugli ultimi sviluppi della crisi. Il sottosegretario Letta ha ribadito, secondo quanto si apprende, che il mancato assenso di tutte le sigle sindacali alla proposta della compagnia aerea italiana è stata la causa che ha provocato il ritiro della cordata italiana. Ma secondo lo stesso Letta non esiste al momento alcuna alternativa praticabile per evitare il fallimento della compagnia della Magliana a quella messa in campo dalla società guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli.

12:18 Enac: Alitalia rischia stop licenza tra 10 giorni

Lunedì Fantozzi, incontrerà il presidente dell'Enac, Vito Riggio. Una volta ascoltato il commissario, e in assenza di nuovi piani di salvataggio della compagnia, spiegano fonti dell'ente, sarà avviata un'istruttoria al termine della quale l'Enac potrebbe decidere di revocare la licenza di volo. I tempi dell'indagine sono stretti, circa 10 giorni.

12:05 Bonanni: "Mi appello a Colaninno ed Epifani"

Faccio un appello a Colaninno perchè confidi di più sul largo consenso che ha già ottenuto e che potrà ancora ottenere sul piano per il rilancio di alitalia e a Epifani perchè non si presti ad affossare definitivamente la compagnia". Così Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl che accusa: "C'è una deriva pericolosa nel sindacato italiano, che dura da anni: ogni occasione non è un'occasione per mettersi d'accordo con gli altri, ma per segnalare il disaccordo".

12:01 Alitalia, se ne parla nel cdm

La vicenda del ritiro dell'offerta Cai per Alitalia è stato oggetto del consiglio dei ministri conclusosi poco fa.

11:58 Voli cancellati per ragioni tecniche

La cancellazione di alcuni voli dall'operativo di oggi non ha nessun rapporto con la crisi e le manifestazioni di protesta di questi giorni": lo precisano fonti dell'Alitalia. La compagnia fa sapere che la cancellazione di 30 voli sull'intero network è stata decisa già due giorni fa per ragioni tecniche collegate alla operatività di alcuni aeromobili.

11:29 Pezzotta: "Si muova il governo"

"Il governo non può sottrarsi, non può far finta di dire che è colpa di qualcuno. Deve riconvocare le parti e alle parti fare una proposta di mediazione in modo che sia chiaro quali sono le responsabilità degli uni e degli altri". Questa la soluzione alla crisi Alitalia, dopo il ritiro della Cai, proposta da Savino Pezzotta dell'Udc.

11:13 Nagel: "Mediobanca? Il silenzio è d'oro"

Mediobanca potrebbe essere coinvolta nella partita alitalia? La domanda è stata posta all'amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, che durante la presentazione dei risultati 2007-2008 ha così replicato: "rispondo in modo molto laconico. Essendo una situazione delicata e problematica il silenzio è d'oro".

10:51 Damiano: "Favorevole alla ripresa della trattativa"

L'ex ministro del Welfare Cesare Damiano ha detto: "Siamo favorevoli ad una ripresa della trattativa, senza lasciare nulla di intentato. Se non è possibile con questa cordata si trovi un'alternativa"

10:49 Boom prenotazioni nelle ferrovie: due treni straordinari

La crisi dell'Alitalia sta inducendo molti passeggeri, preoccupati per l'operatività dei voli, a optare per il treno. Per far fronte al boom di prenotazioni le Ferrovie hanno programmato per oggi due treni straordinari tra Roma e Milano. I convogli straordinari partiranno alle 15.10 da Milano e alle 16.00 da Roma.

10:44 Atlantia, socio della Cai: "Alitalia finirà in mani straniere"

In tutta la vicenda Alitalia "quello che mi preoccupa è che non ci sia una percezione reale della situazione". Lo afferma Gian Maria Gros Pietro, presidente di Atlantia, socio della Cai. "La mia previsione è che Alitalia finisca nelle mani di una compagnia straniera"

10:41 Napolitano incontra Galan: "Abbiamo parlato anche di Alitalia"

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato a Venezia il governatore della Regione Veneto Giancarlo Galan con il quale ha parlato anche di Alitalia: "E' stato un colloquio privato -ha dichiarato Galan - abbiamo parlato di tante cose, anche della preoccupazione per Alitalia"

10:29 Enac: "Senza svolte, stop tra 10 giorni"

Il presidente dell'Enac Vito Riggio ha detto che "se non ci sarà nulla di concreto sul tavolo, tempo una settimana o al massimo 10 giorni gli aerei non potranno più alzarsi da terra. Lunedì vedremo il commissario Fantozzi e capiremo se e quali altre ipotesi di ristrutturazione finanziaria sono possibili"

10:27 Air France-Klm: "Nulla da commentare"

"Per il momento non abbiamo nulla da commentare rispetto a quello che è accaduto ieri in Italia", è stato il laconico commento
di un portavoce di Air France-Klm

10:25 L'Alitalia continua a volare

L'Alitalia continua a volare. Voli regolari - la soppressione di alcuni aerei era già programmata - a Fiumicino e Malpensa

10:22 Sacconi: "Alla Cai non ci sono alternative"

"Non vedo alternative alla Cai. Non credo che si determinerà un altro gruppo di imprenditori con la capacità finanziaria necessaria". Lo ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi

10:09 "Lufthansa non è coinvolta nella vicenda Alitalia"

"Lufthansa non è coinvolta nella vicenda Alitalia". Claudia Lange, portavoce di Lufthansa, spiega la posizione della compagnia tedesca in merito ad Alitalia

10:07 British Airways: "Non siamo interessati"

"Non siamo in alcun modo interessati ad Alitalia. Nemmeno ad acquistare una quota minoritaria. La compagnia italiana non è nei nostri progetti". Un portavoce della British Airways nega categoricamente qualsiasi interesse da parte del vettore britannico per Alitalia

10:06 Cancellati 5 voli a Linate

All'aeroporto di Linate cancellati 5 voli da e per Roma, cancellazione però già programmati. I passeggeri sono stati dirottati verso altri aeromobili

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Alitalia: lo stop della Cai deciso all'unanimità di Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore 19-9-2008)

La cordata italiana si ritira ma non si scioglie. Gli azionisti della Compagnia aerea italiana (Cai) hanno deciso all'unanimità di mantenere in vita la società, che resta una Srl con un capitale versato minuscolo, appena 160mila euro.
Unanimi nel votare pubblicamente il ritiro dell'offerta non vincolante sulla polpa di Alitalia a causa del mancato accordo sindacale, i 16 soci della Cai (più Francesco Micheli, non ancora azionista) erano in realtà animati da motivazioni differenziate. Diversi di loro, non solo i Benetton, sono sollevati per il venir meno di un progetto nel quale sono entrati di malavoglia, per adesione a un invito di Silvio Berlusconi, timorosi di restare intrappolati nella maledizione Alitalia sommata alle difficoltà di Air One. Diversi soci sarebbero inoltre poco propensi a mettere capitali in un'iniziativa gestita da Roberto Colaninno.

Alcuni ritenevano eccessive le concessioni fatte da Rocco Sabelli, in particolare la promessa di distribuire ai dipendenti il 7% degli utili. Nessuna forma di dissenso però è affiorata, il ritiro ha messo tutti d'accordo.

«Una decisione presa all'unanimità. Tutti gli azionisti sono attestati sulla linea di conduzione del negoziato», ha commentato Sabelli. «Non ci sono le condizioni per andare avanti. Adesso vi spieghiamo perché», aveva esordito Colaninno in apertura. La riunione, a porte chiuse, a Milano, è cominciata alle 16 e durata un'ora e mezzo.

Sabelli ha elencato le tappe del negoziato, i punti dell'accordo quadro firmato domenica con alcuni sindacati, fino agli ultimi sviluppi. Un'elencazione minuziosa, alla quale hanno contribuito anche Colaninno e l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.

L'assemblea ha ascoltato in silenzio, tranne in un passaggio: quando è stato spiegato che gli esuberi avrebbero beneficiato dell'80% dello stipendio, garantito dallo Stato per sette anni, c'è stata un'esplosione di incredulità. Quasi una sollevazione, per la rinuncia dei sindacati a un trattamento giudicato troppo generoso.

Si sono pronunciati per il ritiro, tra gli altri, l'amministratore delegato di Fon-Sai Fausto Marchionni, il presidente della Pirelli Marco Tronchetti Provera, Salvatore Mancuso di Equinox, Francesco Bellavista Caltagirone. Per Atlantia, controllata dai dubbiosi Benetton, non c'era il numero uno Giovanni Castellucci, ma il direttore legale, Pietro Fratta, con il mandato di votare «qualunque proposta». Marco Fossati (Findim) ha chiesto una conferma: «Per trasparenza tra noi, allora questa vicenda è chiusa, non abbiamo dei ripensamenti?». Ha avuto un coro di risposte affermative.

È stato chiarito che cade anche la proposta di comprare Ap Holding, cioè il gruppo Air One, molto indebitato e in difficoltà. Ignazio Toto, figlio del patron Carlo, ha concordato con la decisione dell'assemblea.

In chiusura, Colaninno – secondo indiscrezioni – ha detto che sul settimanale inglese «Economist» uscirà oggi un articolo in cui si parla bene della cordata italiana e ha proposto di «non disperdere il patrimonio e il gruppo di imprenditori che si è riunito nell'iniziativa». Proposta votata all'unanimità. Cosa farà la Cai? È volata una battuta: «Compriamoci la Morgan Stanley», ha detto il rappresentante di Clessidra, Alessandro Grimaldi.

Gaetano Micciché, di Intesa, aveva informato che «ci sono state adesioni per sottoscrivere capitale di Cai fino a 1,3 miliardi sul Progetto Fenice per Alitalia». Nessuno però ha aperto il portafoglio. La Cai sopravvive, ma per ora con soli 160mila euro di capitale.


Lufthansa era vicina all'accordo ma resta in pista anche dopo il crac. di MASSIMO GIANNINI (La Repubblica 19-9-2008)

 

Tre giorni fa l'ultimo contatto tra fonti della cancelleria e Gianni Letta. Il piano "A" ipotizzava l'alleanza con la Cai. Il piano "B" prevede il passaggio del controllo


"NOI SIAMO pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non vola più, c'è una Lufthansa che "rulla" i motori. La compagnia tedesca è in pista. E anche se il Piano Fenice sembra ormai carta straccia, può ancora diventare il "cavaliere bianco" che salva la compagnia italiana dal fallimento economico, e il Cavaliere di Arcore dal disastro politico.

A dispetto dell'apparente vantaggio di Air France, in questi ultimi giorni i contatti tra Roma, Amburgo e Colonia, head quarters della compagnia tedesca, si sono fatti sempre più fitti. I colloqui tra Palazzo Chigi e la Cancelleria di Angela Merkel erano già stati avviati da un paio di settimane. L'ultima conversazione tra Gianni Letta e l'ambasciatore Michael Steiner risale a tre giorni fa. Il senso delle comunicazioni arrivate dalla Germania è univoco: "A Lufthansa interessa moltissimo Alitalia".

Oggi la compagnia tedesca, con 92 mila dipendenti e una flotta di 343 aerei di cui 87 a lungo e 164 a medio raggio, è il terzo vettore europeo dopo Air France-Klm e British Airways-Iberia. Mettendo le ali sul mercato italiano, farebbe un salto in alto, completando la sua strategia di vettore "multi-hub" e "multi-brand".

Inserendo gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino nel grande network che orbita intorno a Francoforte, e che con Milano si arricchirebbe del traffico business del Sud-Europa, e con Roma si avvarrebbe di un ponte per il traffico con l'Africa, il Medio e l'Estremo Oriente. Tutte le mosse fatta da Lufthansa sullo scacchiere europeo - da quella iniziale su Swiss Air a quelle più recenti sulla scandinava Sas e su Austrian Airlines - sono ispirate alla stessa filosofia, che con Alitalia raggiungerebbe il coronamento finale.

I progetti predisposti da Lufthansa sono due e prevedono due scenari differenti. Entrambi sono già stati sottoposti dal chairman Wolfgang Mayrhuber al board e al direttore generale, Peter Hartman. Il piano A è quello che ruota intorno all'operazione Cai.

Se ieri la trattativa con i sindacati si fosse chiusa positivamente, e la cordata Cai fosse decollata regolarmente, con ogni probabilità Roberto Colaninno, di qui a una settimana, avrebbe potuto dare il grande annuncio ufficiale: il partner internazionale scelto da Alitalia è Lufthansa.

I tedeschi, secondo questo primo progetto, sarebbero stati anche disposti ad entrare subito con una quota di minoranza, per rispettare almeno in una prima fase il caveat posto dal premier sull'italianità della compagnia di bandiera. Ma a regime, cioè alla scadenza del lock up che avrebbe vincolato i soci italiani di Cai a non vendere le rispettive quote prima di cinque anni, verosimilmente Lufthansa avrebbe rilevato la maggioranza, e preso in mano la cloche della "Nuova Alitalia".

Il piano B è invece quello più "radicale", e ricalca le orme di quello che i vertici della compagnia tedesca misero a punto nell'inverno dello scorso anno, quando il governo Prodi aveva annunciato la privatizzazione dell'Alitalia e indetto la relativa gara pubblica, aperta anche ai vettori stranieri.

È un piano che prevede l'acquisizione immediata di Alitalia, e che trasferisce subito la proprietà da Roma a Colonia, salvando ovviamente il "marchio", la divisa e tutto quello che in questi decenni ha rappresentato la storia della nostra compagnia di bandiera. Esattamente come è accaduto nel caso Swiss Air. Oltre a Milano, verrebbero potenziati gli scali del Nord, Torino, Venezia e Bologna, messi in raccordo con Francoforte, Monaco e Zurigo. La flotta sarebbe ridotta di una cinquantina di aerei, ma Alitalia beneficerebbe dell'integrazione nella rete Star Alliance, la più estesa del pianeta, che comprende quindici compagnie tra cui United, All Nippon, Thai e Singapore Airlines, e nella quale c'è anche Air One.

La via maestra che il governo e la cordata italiana stavano seguendo era ovviamente la prima, che almeno allo start up avrebbe salvato la "bandiera" dell'Alitalia e, quindi, la faccia di Berlusconi. I tedeschi erano disposti ad accettare il compromesso. Ma hanno posto una sola condizione, semplice e chiarissima: "Qualunque nostro coinvolgimento presuppone una discontinuità tra la vecchia e la nuova Alitalia".

In altre parole, a questo punto Lufthansa scende in campo solo se prima si passa attraverso una procedura concorsuale, e si divide il destino della compagnia cattiva (gli esuberi, i debiti e le attività improduttive) da quella buona (gli aerei, le rotte e gli slot). "Solo così - hanno spiegato i tedeschi - è possibile rinegoziare su basi nuove anche i rapporti con i sindacati, e soprattutto con i piloti, riallineando i contratti di lavoro alla produttività media dei vettori europei".

Proprio l'impossibilità di procedere a questa "cesura" normativa e contrattuale tra un prima e un dopo, del resto, fu la ragione che spinse i tedeschi a ritirarsi dalla gara dell'anno scorso, lasciando libera la pista alla sola Air France. E proprio questo spiega sia il perché, da Amburgo e da Colonia, ieri si guardava con attenzione all'esito della trattativa, sia il perché tre giorni fa il portavoce del colosso tedesco Thomas Jachnow aveva frenato le fughe in avanti del Cavaliere dicendo "Alitalia ci interessa, ma non ora viste le sue pessime condizioni finanziarie".

Adesso che l'improbabile italian job è saltato in aria, per l'irresponsabilità politica di Berlusconi e la responsabilità sindacale della Cgil, non c'è più molto da fare. O si decreta il fallimento di tutta la compagnia, o si conserva l'impianto attuale, con la bad company da liquidare progressivamente e la best company da cedere immediatamente. Magari attraverso una procedura competitiva trasparente, che recuperi almeno un barlume di concorrenza ed eviti la mannaia della Commissione Ue.

In tutto questo, che fine farà il progetto Lufthansa? Da quanto riferiscono fonti vicine alla Cancelleria, non è una domanda da rivolgere alla Germania. Semmai va girata al governo italiano. Adesso che in nome dell'italianità avete tradito il mercato e ucciso l'Alitalia, siete disposti a rinunciare all'assillo della bandiera e al vessillo dell'ideologia, vendendola ai tedeschi che sono pronti a comprarla?
(19 settembre 2008)



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Alitalia 2 (51)


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Sezione principale: Alitalia 2

Tornare - ezio mauro ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: TORNARE EZIO MAURO Mentre Alitalia muore e i mercati vanno in fiamme, gli uomini di Berlusconi hanno avuto ieri sera l'unica preoccupazione di occupare le televisioni per dare la responsabilità alla sinistra, alla Cgil e addirittura al Pd, che in realtà è sembrato piuttosto assente dalla vicenda.

Cai si ritira, alitalia nel baratro ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La cordata Colaninno: "Trattativa impossibile". I dipendenti della compagnia in festa a Fiumicino. Ora il fallimento o la vendita agli stranieri Cai si ritira, Alitalia nel baratro Berlusconi accusa Cgil e piloti. Epifani: il premier si assuma le sue responsabilità SEGUE A PAGINA 2.

E in pista c'è lufthansa - massimo giannini ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il retroscena E in pista c'è Lufthansa MASSIMO GIANNINI "Noi siamo pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non vola più, c'è una Lufthansa che "rulla" i motori. SEGUE A PAGINA 6.

Azionisti fischiati dalla piazza ma colaninno convince tutti i soci - giovanni pons ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Azionisti fischiati dalla piazza ma Colaninno convince tutti i soci GIOVANNI PONS MILANO - Nella storica sede di palazzo Clerici a Milano, a due passi dal teatro alla Scala e dalla sede di Mediobanca in piazzetta Cuccia, è andata in scena la prima e ultima assemblea della Cai, la neonata società che doveva rilevare la parte buona di Alitalia e rilanciare la compagnia di

Cai si ritira, alitalia nel dramma - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: responsabilità per evitare il fallimento di Alitalia. é Berlusconi che deve fare autocritica". Intanto, si azzardano ipotesi alternative, come l'ingresso in forze di Fintecna nel capitale Alitalia. In alternativa, i piloti starebbero riflettendo sul possibile ricorso al "tesoretto" fatto di fondi pensione e Tfr di tutti i dipendenti (550 milioni di euro) per rilanciare la compagnia.

La corte dei conti indaga sul tesoro ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La Corte dei Conti indaga sul crac Alitalia. E chiede chiarimenti al governo. La procura del Lazio ha aperto un fascicolo e il vice procuratore Salvatore Sfrecola ha già scritto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il Tesoro deve spiegare cosa ha fatto per evitare il fallimento, dovrà fornire la documentazione degli ultimi cinque anni,

Il cavaliere non si dà pace "bisogna riallacciare il dialogo" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di fronte al "baratro" che si aperto dinanzi ad Alitalia, sta cercando di afferrare qualsiasi ramo per non precipitare giù. Mettendo in campo persino la "nazionalizzazione a tempo", come accadde per Air France nel 1994. Così ieri ha chiamato uno ad uno i partner della Cai per convincerli a tornare al tavolo delle trattative.

Perché l'italia non premia le eccellenze - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia compresa. Intanto è passata un'altra estate e l'autunno si presenta caldo. Anzi: freddo. Benedetto Altieri U na delle polemiche dell'estate ha girato intorno alle parole di Nanni Moretti sulla mancanza di un'opinione pubblica. A me pare che il problema vero sia non la mancanza di un'opinione pubblica bensì di una società civile,

Il prezzo pagato dai contribuenti - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non ci saranno altri aiuti pubblici all'Alitalia. Né attraverso una ricapitalizzazione, né sotto forma di requisiti di sistema". Pochi mesi dopo il ministro, che era stato azionista di maggioranza assoluta per tre anni, tutti esercizi in cui Alitalia aveva macinato perdite consistenti, ricapitalizzava la compagnia.

Roma, terremoto alitalia ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: terremoto Alitalia Gli slogan a Fiumicino: "Meglio fallire". Zingaretti: "Disastro annunciato" "Meglio falliti che in mano a questi banditi: accettare quel contratto sarebbe stata una tragedia". Con l'annuncio della rottura della trattative, tra i dipendenti Alitalia a Fiumicino finisce ad applausi e salti di gioia.

Tra rutelli e alemanno scontro in consiglio poi una mozione comune - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il sindaco Gianni Alemanno ha aperto ieri il consiglio comunale straordinario per l'Alitalia pochi minuti dopo la notizia che Cai s'è ritirata. La sensazione generale è di essere arrivati nel posto giusto al momento sbagliato: "In queste settimane lei era affaccendato in altre questioni - attacca Francesco Rutelli - ma non si è visto un disegno preciso della giunta".

"rischiamo uno tsunami economico ma alitalia si può ancora salvare" - anna maria liguori ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Abstract: il presidente della Regione Lazio che si propose come azionista della Cai "Rischiamo uno tsunami economico ma Alitalia si può ancora salvare" ANNA MARIA LIGUORI "Sono davvero preoccupato. Penso alle migliaia di persone che lavorano in Alitalia, alla loro trepidazione, alla loro paura di non poter pagare il mutuo o di non potere offrire un percorso universitario ad un figlio.

"meglio falliti che in mano loro" e l'assemblea infiamma fiumicino - carlo picozza laura serloni ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Abstract: è quasi festa per gli oltre mille dipendenti Alitalia nello slargo del Centro equipaggi dello scalo di Fiumicino all'annuncio del ritiro dalle trattative della cordata dei 16 imprenditori della Cai. "Meglio falliti che in mano a 'sti banditi", si infiammano dopo aver aspettato ore l'esito del negoziato.

Alitalia, silenzi colpevolie "cordata" poco convinta ( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
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Abstract: ieri pomeriggio sindacati e politici hanno scelto di accompagnare Alitalia verso il fallimento assumendosi ognuno le proprie responsabilità: si sono insultati a vicenda. Succede sempre così quando i protagonisti di una tragedia sanno di avere la coscienza sporca. E, nel caso di Alitalia, la disfatta non sembra lasciare sul campo coscienze pulite.

Cgil e imprenditori, visioni sempre più distanti ( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Bruno Vespa Non sappiamo se la partita di Alitalia sia chiusa o no. Solo i crittografi possono capire se i "no" e i "forse" che si sono incrociati per tutta la giornata di ieri hanno un significato diverso dall'apparenza. Ma una cosa è certa. Dalle 16 di ieri pomeriggio le relazioni industriali italiane hanno subito un profondo e irreversibile cambiamento.

Treni, un'ora in meno per roma - piero ricci ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Abstract: incontro con Moretti ma ringrazia soprattutto il ministro "che in ore impegnative per la sorte di Alitalia, ha dato il suo importante contributo nell'affrontare la questione" dei disservizi in Puglia. "L'incontro - ha aggiunto - è il punto di partenza di un confronto che conoscerà periodici aggiornamenti per valutare nel tempo il miglioramento del servizio".

Polo di energia pulita al san paolo - raffaele lorusso ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: presto sarà esteso a partner privati Stiamo tentando di trasformare carrozzoni modello Alitalia in società competitive Forti le ricadute sociali, dagli sconti sulle tariffe alla riqualificazione del quartiere Il distretto potrà sfruttare la tecnologia dei micropoli di ultima generazione RAFFAELE LORUSSO Il primo distretto di energia alternativa del Sud nascerà nel quartiere San Paolo.

L'illegalità anche nei semafori ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I quali, esattamente come i signori dei semafori taroccati, giustamente finiti in galera, fanno pagare a noi le multe miliardarie di Alitalia e spartiscono tra i loro amici il valore dell'azienda, sempre pagato coi nostri soldi. FRONTE DEL VIDEO.

La scommessa persa ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Perché quella scelta imprenditoriale non risolveva il loro problema e di tutti i lavoratori dell'Alitalia. Apriva un capitolo più minaccioso. Ma peggio di quei piloti hanno agito esponenti politici del centrodestra, a cominciare dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, disposto solo a gettare fango sulla Cgil. segue a pagina 2.

Un Paese malato ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La drammatica vicenda di Alitalia, arrivata alle battute finali, ne è la testimonianza più lampante. Non serve adesso ricercare la colpa di questo fallimento imprenditoriale, politico, sindacale e anche sociale. Lo scaricabarile offre titoli gustosi per i giornali, ma oggi non è utile.

Così Tremonti ha saccheggiato i fondi dell'8 per mille ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: finanziamento di 5 milioni a favore del Fondo speciale di previdenza per il personale di volo dell'Alitalia. Insomma, i contribuenti hanno pagato per le pensioni dei piloti, invece che per le popolazioni oppresse dalla fame nel terzo mondo. Nulla contro i piloti, per carità. Ma è certo che magari i cittadini vorrebbero saperlo: e saperlo prima, non dopo aver versato il loro contributo.

Ultima speranza: il salvatore straniero Il Piano B tra Air France e Lufhtansa. Bersani: Nervi saldi, si può evitare il fallimento ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: immediato futuro di Alitalia? Esiste un'alternativa pronta, un "piano B", da sostituire a quello di Cai? Ieri si sono rincorse mille voci su un'ipotetica cordata concorrente, capitanata magari dai tedeschid ella Lufthan- sa, se non dai francesi di Air France. Un fatto è comunque certo: abbandonare "Fenice" in corsa, con l'azienda in attività,

Tg1: Lavoratori bizzarri ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 20 si è distinto ieri sera per alcuni commenti sulla vertenza Alitalia che brillavano per la loro diretta vicinanza con la versione di Berlusconi e dei suoi ministri. E cioè che la colpa del mancato salvataggio di Alitalia va attribuita alla Cgil e ai piloti. Una conclusione che appare un po' troppo di parte per essere annunciata dal Tg più importante della televisione pubblica.

Si vola, ma le casse sono quasi vuote Il commissario Fantozzi: decolli regolari fino alla prossima settimana ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che vada avanti il piano finanziario per Alitalia. Se dovessero mancare i requisiti di solidità finanziaria l'Enac potrebbe essere costretta a ritirare alla compagnia la licenza provvisoria di sei mesi concessa il 2 settembre". "Non possiamo aspettare - ha avvertito Riggio - a tempo indeterminato che un piano finanziario spunti.

Orgoglio e applausi: meglio senza stipendio che venduti e umiliati In strada ancora contro quella che definiscono offerta capestro . Un coro: Volevano guadagnare sulle nostre spall ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: equipaggi Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, dove sono in presidio da una settimana. "Certo non c'è da stare contenti: ci sono l'amarezza per le condizioni della compagnia di bandiera, una forte preoccupazione per il nostro futuro - dicono tre piloti - Ma siamo soddisfatti di aver resistito, di aver detto no ad un accordo che faceva guadagnare una cordata quanto meno sospetta.

"voli regolari nei prossimi giorni" ma il fallimento è dietro l'angolo - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: cioè prima degli altri creditori di Alitalia. Il mandato ricevuto dal governo finora verteva soprattutto sulla vendita a Cai, come dimostra il fatto che tutti gli ampliamenti del decreto salva-Alitalia velocizzano le procedure di vendita. Fanno notare gli esperti di diritto fallimentare che Fantozzi può vendere praticamente tutto con le procedure che ritiene più funzionali,

Salta l'integrazione con air one adesso "trema" anche toto ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione-Alitalia l'imprenditore non potrà conferire la compagnia alla Cai e resterà con circa 1,1 miliardi di debiti Salta l'integrazione con Air One adesso "trema" anche Toto ROMA - AirOne balla da sola. La prospettiva di fusione con Alitalia tramonta, e non manca tra i soci Cai chi ha tirato un sospiro di sollievo.

La vertenza fa litigare rutelli e alemanno "il sindaco mi ha dato del cialtrone" ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma alla compagnia si mostrano tranquilli: debiti sotto controllo ROMA - Alitalia fa litigare anche Rutelli ed Alemanno. Lo scontro è avvenuto a margine del consiglio comunale straordinario convocato sul tema e conclusosi con l'approvazione di una mozione unitaria. Per Alemanno "l'unica nota stonata del consiglio è stato Rutelli.

Alitalia, a Roma la crisi più drammatica Consiglio straordinario in Campidoglio con Zingaretti e Marrazzo: Il governo deve ascoltarci Poi però Alemanno va a Palazzo Chigi da solo ( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: offerta italiana risolvesse tutto e intanto il sindaco non si è battuto abbastanza per difendere gli interessi di Roma, Alitalia a Fiumicino". Tant'è che anche "consiglio straordinario sull'Alitalia" convocato ieri fuori tempo massimo, non è un'iniziativa di Alemanno ma dell'opposizione, anzi del Pd, che lo aveva invocato e chiesto ufficialmente prima della pausa estiva.

Lufthansa era a un passo dall'accordo ma resta in pista anche dopo il crac - (segue dalla prima pagina) massimo giannini ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e preso in mano la cloche della "Nuova Alitalia". Il piano B è invece quello più "radicale", e ricalca le orme di quello che i vertici della compagnia tedesca misero a punto nell'inverno dello scorso anno, quando il governo Prodi aveva annunciato la privatizzazione dell'Alitalia e indetto la relativa gara pubblica, aperta anche ai vettori stranieri.

I dipendenti festeggiano "meglio falliti che questi banditi" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia è nostraaaa". L'eccitazione monta, e adesso cosa si fa? "Allora io propongo: devolviamo una parte del nostro stipendio di settembre ad Alitalia. Andiamo da Fantozzi e gli facciamo un assegno cumulativo. Noi faremo volare gli italiani che hanno acquistato i clienti.

Una waterloo per il sindacato "ora chi si fiderà più di noi" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Abstract: orologio delle relazioni industriali dopo il fallimento del negoziato con la Nuova Alitalia non torneranno più indietro. Ci sarà un prima e un dopo Alitalia. Come è stato con la sconfitta alla Fiat, nel 1980. "Il sindacato ha fatto una bruttissima figura nei confronti dell'intero paese. Ora chi si fiderà più di noi?", diceva Renata Polverini dell'Ugl.

Da betancourt a pamuk tanti testimonial per walter - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e sull'Iraq. In compenso ha ribadito il suo "odio nei confronti del terrorismo" e, parlandoci ai margini dell'incontro, ha tenuto a evidenziare l'importanza dell'imminente voto per la Casa Bianca. "Tra cinquanta giorni - ha osservato il leader del Pd, convinto sostenitore di Barack Obama - si deciderà il futuro del mondo occidentale.

Alitalia resta a terra Ansia a Linate ma c'è chi festeggia ( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Gli aeroporti lombardi sono stati abbandonati da Alitalia sei mesi fa, ma sono quelli che hanno dimostrato maggiore reattività. Non a caso la nuova Alitalia aveva programmato piani che mettessero al centro il mercato e che facevano leva sulla domanda di volo molto alta che c'è soprattutto nella nostra regione".

Il Cavaliere senza paracadute ( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cai ha ritirato l'offerta su Alitalia. A confermarglielo, al telefono, Gianni Letta. E allora, toccato per prima cosa con mano il fallimento della sua operazione, il premier cerca subito i capri espiatori, sfoderando toni minacciosi: "È certo che ci sono pesantissime responsabilità soprattutto della Cgil e delle associazioni dei piloti,

La proposta dei sindacati ( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Perché l'obiettivo è "il raggiungimento di una più larga intesa che consenta il rilancio della nuova Alitalia", che dovrebbe essere "prevalente rispetto a qualsiasi strumentalizzazione di ordine ideologico o politico, quali quelle che hanno inevitabilmente invaso il campo in questa difficile e drammatica fase".

D'Alema scomunica Carlo De Benedetti ( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Che nei giorni scorsi ha anche smentito (sul "manifesto") le voci su dissapori ai vertici di "Repubblica" proprio su Alitalia. Nello scorso febbraio, il fondo De Benedetti "Management & Capitali" partecipò, insieme ad altre 4 cordate, alla gara dell'allora governo Prodi.

Ci autotasseremo per onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi a non far fallire Alitalia ( da "Messaggero, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALESSANDRO DE CATALDO assistente di volo Ci autotasseremo per onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi a non far fallire Alitalia.

L'Alitalia resta a terra ( da "Tempo, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa il giorno della rottura L'Alitalia resta a terra è finita. La cordata dei sedici imprenditori che si era offerta per salvare Alitalia ha ritirato l'offerta dal tavolo. Un atterraggio brusco per una trattativa che durava ormai da settimane senza andare né avanti né indietro.

Alitalia, Napolitano: "Qualcuno ha remato contro" ( da "Voce d'Italia, La" del 19-09-2008)
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Abstract: Politica Articoli correlati: *La Cai ritira l'offerta *Alitalia: e' finita qua *Federalismo: il governo approva il Ddl Guarda tutti i correlati.

Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati ( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo,

La cordata si ritira Alitalia al fallimento ( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il palcoscenico su Alitalia si chiude alle 17.25 minuti quando un comunicato di Cai, compagnia aerea italiana, annuncia il responso dell'assemblea riunita a palazzo Clerici: "La drammatica situazione di Alitalia e dei mercati internazionali non permette di allungare ulteriormente una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni"

OGGI IBERIA è INTEGRATA CON BRITISH AIRWAYS: OGNUNO NOMINA I SUOI MANAGER, MA LA CULTURA PRIVAT ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito volentieri il controllo di Alitalia se non fosse stata diffidata dai propri sindacati. I quali dissero che sarebbe stato pazzesco mettersi nelle mani dei sindacati italiani. I mercati avrebbero punito severamente gli azionisti per la loro avventatezza. Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai.

Di Pietro l'avvoltoio piomba a Fiumicino ( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: perché pensiamo che esistano delle violazioni di legge nella procedura di vendita di Alitalia...". Bravo. Giustizia. è colpa del Commissario, è colpa del governo. "Questo ultimatum che ha tutto il sapore di un'estorsione aggravata". Giustizia. Bravo. "La procedura è a dir poco immorale. Io credo che sul piano tecnico... ". E qui ci fermiamo, c'è un limite anche alle cazzate.

Si è chiusa l'era dell'unità sindacale ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina Pagina 2 La spaccatura sul caso Alitalia Si è chiusa l'era dell'unità sindacale La spaccatura sul caso Alitalia di Sergio Soave --> di Sergio Soave Guglielmo Epifani questa volta l'ha proprio fatta grossa. La cordata di imprenditori guidati da Roberto Coaninno che si era assunto l'onere di una proposta per Alitalia, l'ha ritirata, con decisione unanime,

E ora via dall'Italia per un futuro migliore? ( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile? Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi.

La stampa estera: compagnia alla fine ( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Questi i sostantivi scelti dalla stampa estera per descrivere la situazione di Alitalia, all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di Cai. "Alitalia sul baratro dopo il ritiro dell'offerta", titola il Financial Times, secondo cui "l'opposizione dei sindacati lascia la compagnia di fronte alla bancarotta, salvo un intervento dell'ultimo minuto del governo".

La cordata lascia, Alitalia nel caos ( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: scontro fra i sindacati La cordata lascia, Alitalia nel caos Berlusconi: colpa di Cgil e piloti. Ma dietro le quinte si continua a trattare La Compagnia Aerea Italiana ritira la propria offerta per l'acquisto di Alitalia che adesso si trova a pochi passi dal fallimento. "Andremo avanti finché avremo soldi", spiega il commissario Fantozzi.

NOSTALGIA DI PERTINI ( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Marcello Sorgi NOSTALGIA DI PERTINI L a rottura della trattativa per il salvataggio dell'Alitalia, sempre che sia davvero definitiva, segna la prima sconfitta del governo Berlusconi e la vittoria, vedremo fino a che punto, dell'opposizione e di una parte dei sindacati, Cgil in testa. Ma segna prima di tutto una sconfitta del Paese.

PARADOSSI E PRIVILEGI ( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: PARADOSSI E PRIVILEGI La trattativa per il salvataggio di Alitalia è saltata. All'apparente ultimatum proposto da Colaninno e soci, i sindacati hanno risposto con una contro-offerta e una richiesta di prolungamento delle trattative. La cordata di imprenditori ha così deciso di ritirare l'offerta. Il destino di Alitalia è ora totalmente incerto ed è assai complicato capire come finirà.

A TORINO ( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: i cui aerei portavano sulle fiancate la scritta Arrivederci Alitalia. Un altro è il milionario hippie sir Richard Branson, che possiede Virgin Airlines, ed è cosi ricco da potersi permettere le astronavi. Non è colpa degli italiani, se Alitalia non può pagare i debiti. È stata una decisione europea, ed è una conseguenza del mercato internazionale, non locale.


Articoli

Tornare - ezio mauro (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

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TORNARE EZIO MAURO Mentre Alitalia muore e i mercati vanno in fiamme, gli uomini di Berlusconi hanno avuto ieri sera l'unica preoccupazione di occupare le televisioni per dare la responsabilità alla sinistra, alla Cgil e addirittura al Pd, che in realtà è sembrato piuttosto assente dalla vicenda. In questo modo si conferma soltanto la torsione anomala di una partita che dovrebbe essere economica e industriale mentre è invece politica e ideologica. Per ragioni di pura convenienza politica in campagna elettorale Berlusconi (aiutato dalla cecità dei sindacati) si è opposto alla soluzione Air France, in condizioni ben più favorevoli dei mercati finanziari e petroliferi. Per ragioni ideologiche ha giocato su Alitalia la doppia carta del salvataggio eroico e dell'italianità preservata, scavalcando Tremonti per avocare a sé la vicenda. La vittima è il mercato, con le sue regole. Perché è nata una cordata, ed è nata italiana: ma al prezzo di separare gli attivi di Alitalia dai passivi, consegnare i primi alla nuova compagnia e i secondi ai contribuenti, sospendere l'Antitrust, radunare tra i soci una somma impressionante di conflitti d'interesse. Alla fine la corporazione dei piloti ha detto no per difendere privilegi indifendibili, e la Cgil ha preferito non farsi scavalcare, con una posizione più incerta che autonoma. La partita è sfuggita di mano al salvatore, che probabilmente proverà prima a lucrare sulle resistenze sindacali, poi cercherà un colpo di teatro, anche alla luce dei salvataggi americani. L'interesse del Paese è che il mercato prenda il posto dell'ideologia, almeno in extremis, che Fantozzi faccia il commissario e non il ministro delegato, che gli imprenditori cerchino il rischio e non i favori, che le banche finanzino il mercato e non la politica. C'è un ultimo spiraglio per far incontrare un vettore aereo europeo interessato al nostro parco viaggiatori con quel tanto di effettiva imprenditorialità italiana residua. Sostituendo infine l'eroismo con il realismo, l'italianità con l'Europa.

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Cai si ritira, alitalia nel baratro (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

La cordata Colaninno: "Trattativa impossibile". I dipendenti della compagnia in festa a Fiumicino. Ora il fallimento o la vendita agli stranieri Cai si ritira, Alitalia nel baratro Berlusconi accusa Cgil e piloti. Epifani: il premier si assuma le sue responsabilità SEGUE A PAGINA 2.

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E in pista c'è lufthansa - massimo giannini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il retroscena E in pista c'è Lufthansa MASSIMO GIANNINI "Noi siamo pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non vola più, c'è una Lufthansa che "rulla" i motori. SEGUE A PAGINA 6.

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Azionisti fischiati dalla piazza ma colaninno convince tutti i soci - giovanni pons (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

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Economia A Milano la prima e ultima assemblea della Cai: sotto il palazzo drappello di lavoratori Alitalia Azionisti fischiati dalla piazza ma Colaninno convince tutti i soci GIOVANNI PONS MILANO - Nella storica sede di palazzo Clerici a Milano, a due passi dal teatro alla Scala e dalla sede di Mediobanca in piazzetta Cuccia, è andata in scena la prima e ultima assemblea della Cai, la neonata società che doveva rilevare la parte buona di Alitalia e rilanciare la compagnia di bandiera. Fuori, ad aspettare l'arrivo di Roberto Colaninno, di Rocco Sabelli e degli altri azionisti, una cinquantina di manifestanti tra piloti, assistenti di volo e dipendenti che con fischi, urla e insulti vari accompagnano la discesa dei partecipanti dalle auto blu, protetti da un cordone di polizia. Poco dopo le 16 l'assemblea apre i lavori con Colaninno che prende la parola per spiegare ai compagni di cordata il lavoro svolto sino a quel momento e lo scontro in atto con i sindacati. Parole che successivamente troveranno spazio nel comunicato stampa che annuncia il ritiro dell'offerta della Cai. Colaninno, a sentire chi lo ha ascoltato dal vivo, è stato puntuale e preciso nel motivare la decisione di ritirare l'offerta, presa di comune accordo con Sabelli. L'adesione di sole tre sigle sindacali all'accordo proposto dai soci Cai è obbiettivamente troppo poco per andare avanti. Soprattutto per un piano industriale che è stato apprezzato nelle sue linee generali anche dalle forze sindacali ma che ha margini di flessibilità assai limitati. Dopo Colaninno prende la parola Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che con un intervento più politico si allinea alla posizione del presidente della Piaggio e di Sabelli. La prospettiva di "cogestire" una compagnia aerea di bandiera con i sindacati, così come è avvenuto negli ultimi vent'anni, non è una prospettiva allettante per gli imprenditori che si sono imbarcati in quest'impresa. Forse qualcuno in sala, a sentire queste parole, sta già tirando un sospiro di sollievo. Nei giorni scorsi si era infatti parlato di un disallineamento di alcuni soci rispetto alle modalità con cui Colaninno stava conducendo la trattativa. Ma nel momento in cui si celebra la ritirata non vola una mosca. Nessun intervento segue quello di Passera. Né Salvatore Ligresti, né Marco Tronchetti Provera reduce dalla maratona di Mediobanca che l'ha incoronato vicepresidente dell'istituto. Tutti d'accordo nel ritirarsi in buon ordine senza neanche una votazione. Semplicemente una presa d'atto della posizione di Colaninno e Sabelli. "è un peccato", si lascia scappare Passera uscendo da via Clerici. Certo, nessuno può escludere che il ritiro dell'offerta sia strumentale a una ripresa delle trattative con maggiore potere contrattuale. A far propendere in questa direzione sono anche le lettere spedite da Epifani a Colaninno, una firmata solo dal segretario della Cgil e una con l'Anpac, che aprono spiragli sulla riapertura delle trattative. Ma i tempi ormai sono strettissimi. Le ultime indiscrezioni filtrate tra i protagonisti della cordata riferiscono che Alitalia ha cassa ancora per 11 giorni. E sul piatto, sinora, non sono piovute altre offerte, come a dimostrare che l'impresa è più difficile del previsto.

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Cai si ritira, alitalia nel dramma - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Cai si ritira, Alitalia nel dramma Berlusconi:"è colpa di Cgil e piloti". Epifani:"Faccia autocritica lui" Lo scontro Bocciata la controproposta delle sei sigle. Air France ha già chiesto gli slot di Fiumicino e Linate, Lufthansa quelli di Malpensa LUCIO CILLIS ROMA - L'offerta di Compagnia aerea italiana non c'è più e Alitalia vola senza rete. La controproposta firmata dalla Cgil e dalle sigle di piloti e hostess inviata ieri mattina al presidente di Cai Roberto Colaninno, non ha riaperto la partita. Alle 16 l'assemblea dei soci ha preso atto del via libera all'accordo da parte di tre sindacati (Cisl, Uil e Ugl) sui nove presenti alla Magliana. Troppo pochi per proseguire, nonostante il tifo del governo che punta ancora ad una soluzione rapida della vertenza. Fosse entrata la Cgil, probabilmente, la scelta sarebbe stata differente e non si sarebbe riproposto lo scontro frontale tra Guglielmo Epifani e il premier Silvio Berlusconi. L'ultimo rilancio di Cgil, Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl, non è quindi riuscito a rianimare in extremis la trattativa e ad allontanare il rischio di un fallimento del vettore. "Una delle condizioni per andare avanti - spiega il comunicato finale di Cai - era costituita dal raggiungimento di un largo accordo sindacale sul piano industriale e sul contratto di lavoro". La drammatica situazione di Alitalia, "non permette di allungare ulteriormente una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni". Nel pomeriggio di ieri centinaia di dipendenti della compagnia di bandiera, in larga parte naviganti di Fiumicino, hanno accolto con cori e urla da stadio, la notizia della rinuncia di Colaninno. Uno scenario surreale visto che in Alitalia c'è un commissario straordinario, Augusto Fantozzi, che deve far quadrare i conti e cercare di risolvere il rebus di un salvataggio sempre più lontano: nelle casse semivuote della Magliana ci sarebbero fondi sufficienti per arrivare ai primi di ottobre e il prezzo che iniziano a pagare i dipendenti è altissimo; ieri è partito l'iter della messa in cassa integrazione a rotazione per le prime 4mila persone. "La situazione è drammatica, potremmo essere di fronte ad un baratro", ha detto il presidente del Consiglio, che punta l'indice su Epifani e i comandanti: "Ci sono pesantissime responsabilità della Cgil e delle associazioni dei piloti e non vorrei questa fosse la soluzione che qualcuno - l'opposizione secondo Berlusconi - ha auspicato". Immediata la replica di Epifani: "Non vogliamo fare il capro espiatorio. La Cgil si è assunta per intero le proprie responsabilità per evitare il fallimento di Alitalia. é Berlusconi che deve fare autocritica". Intanto, si azzardano ipotesi alternative, come l'ingresso in forze di Fintecna nel capitale Alitalia. In alternativa, i piloti starebbero riflettendo sul possibile ricorso al "tesoretto" fatto di fondi pensione e Tfr di tutti i dipendenti (550 milioni di euro) per rilanciare la compagnia. Per contro, i possibili partner di rango di Alitalia, ovvero Lufthansa e Air France, avrebbero iniziato una veloce manovra di avvicinamento agli asset più importanti della Magliana, ovvero gli slot, le bande orarie di decollo degli aerei. Ai primi posti nell'interesse di francesi e tedeschi ci sono Malpensa, Linate e Fiumicino. Le due compagnie hanno già presentato le richieste per l'orario invernale: Air France punta sullo scalo romano e su Linate, Lufthansa su Malpensa.

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La corte dei conti indaga sul tesoro (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La Corte dei conti indaga sul Tesoro "Spieghi cosa ha fatto per evitare il fallimento" ROMA - La Corte dei Conti indaga sul crac Alitalia. E chiede chiarimenti al governo. La procura del Lazio ha aperto un fascicolo e il vice procuratore Salvatore Sfrecola ha già scritto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il Tesoro deve spiegare cosa ha fatto per evitare il fallimento, dovrà fornire la documentazione degli ultimi cinque anni, oltre sarebbe inutile perché eventuali "reati" andrebbero prescritti, dovrà rendere conto delle direttive impartite al cda. "Non è un'iniziativa contro il salvataggio - dicono a viale Mazzini - ma per capire cosa ha provocato l'affondamento. Certo non soltanto l'aumento del prezzo del petrolio". La magistratura contabile - recita la lettera - "ha in corso accertamenti diretti ad acquisire elementi in ordine alle modalità con le quali è stata gestita la quota di partecipazione dello Stato in Alitalia spa, con riferimento a criteri di sana gestione aziendale a tutela del patrimonio pubblico". L'azionista di maggioranza "è invitato a riferire, allegando la occorrente documentazione, in ordine alle direttive che il ministero dell'Economia ha emanato nell'ultimo quinquennio". I Conti non si accontenteranno della solita relazioncina burocratica. Chiedono tutto. "Dovranno essere allegati - si specifica - elaborati (appunti, studi, certificazioni) dei quali il ministero si è avvalso per definire strategie di gestione". La scorsa settimana era già intervenuto il procuratore generale, Furio Pasqualucci, manifestando "viva preoccupazione". I magistrati contabili hanno inviato una lettera cautelativa alla Procura della Repubblica per coordinare le indagini. Ieri a piazzale Clodio vertice con la guardia di finanza, che ha consegnato al procuratore aggiunto Nello Rossi i bilanci Alitalia degli ultimi dieci anni. Il pm ha ricevuto anche l'intero carteggio del tribunale fallimentare. Tocca alle "fiamme gialle" la verifica sui calcoli. (e.v.).

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Il cavaliere non si dà pace "bisogna riallacciare il dialogo" - claudio tito (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il Cavaliere non si dà pace "Bisogna riallacciare il dialogo" Pressing sulla cordata. E spunta la nazionalizzazione a tempo Telefonata tra Colaninno e il leader Cgil. Il sindacalista spiega il suo operato L'imprenditore: "Cerchiamo di far scoccare una scintilla" CLAUDIO TITO ROMA - "Io non mollo, non posso mollare". Silvio Berlusconi non si da pace. Di fronte al "baratro" che si aperto dinanzi ad Alitalia, sta cercando di afferrare qualsiasi ramo per non precipitare giù. Mettendo in campo persino la "nazionalizzazione a tempo", come accadde per Air France nel 1994. Così ieri ha chiamato uno ad uno i partner della Cai per convincerli a tornare al tavolo delle trattative. Ha chiesto loro di ripensare l'addio al negoziato. Ha illustrato le conseguenze del fallimento della Compagnia di bandiera. Ha implorato un "sacrificio". Che, però, difficilmente la "squadra" di Colannino compirà. Almeno se non cambieranno le condizioni. Eppure, al presidente della Cai ha dato ragione sull'atteggiamento "irresponsabile" di "alcuni" sindacati e ha promesso un impegno dell'esecutivo su tutti i fronti. Ma gli ha anche illustrato gli effetti del "disastro annunciato". Per ora la risposta è rimasta negativa. Eppure il richiamo, almeno in Colannino, ha aperto una piccolissima breccia. Niente di concreto, nulla che possa allo stato far riaprire il dossier. Ma certo non può essere un caso che dopo quella fitta ragnatela di contatti "diplomatico-economici" tessuta ieri pomeriggio, proprio il leader della Cai abbia provato a rasserenare i rapporti persino con il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Una telefonata per chiarirsi. Un colloquio nel quale il capo di Corso Italia ha illustrato il senso della sua lettera. E che alla fine si è chiusa con una battuta che sembra lasciare socchiusa la porta del dialogo: "Cerchiamo di far scoccare una scintilla", ha detto Colannino. Quella "scintilla" che anche il Cavaliere sta inseguendo in tutti i modi. Certo, i segnali che ieri sera arrivavano dal socio "forte" della Cai, ossia Banca Intesa, non erano affatto confortanti: "non ci sono le condizioni", ripetevano i vertici dell'Istituto agli uomini del premier. L'idea che si vada verso il fallimento, però, fa raggelare il premier. Che per l'intera giornata di ieri se l'è presa con la Cgil e con i piloti Alitalia. Ha sperato in un rinsavimento delle altre sigle e alla possibilità di raggiungere l'accordo senza il sindacato di Epifani. Il tentativo di "isolare la sinistra" è rimasto un suo chiodo fisso. Ma poi quando ha visto i dipendenti AZ saltare per la gioia per il fallimento del negoziato, non ci ha visto più: "Contenti loro, contenti tutti. Perdono il posto e sono felici... sarebbe da abbandonarli tutti al loro destino". Ma il timore di ritrovarsi 20 mila dipendenti per strada e il blocco delle comunicazioni sull'intero territorio nazionale costituiscono per Palazzo Chigi un incentivo irresistibile a insistere. A indagare sulle possibile e eventuali soluzioni alternative che adesso sono diventate ancora più complicate dopo la crisi delle borse e delle banche che sta investendo gli Usa e l'Europa. "Le ristrutturazioni - si è lamentato per tutto il pomeriggio - sono state fate ovunque. In America e in Europa. Solo da noi diventa un dramma". Un "dramma" che si sta lentamente trasformando in un "baratro". tant'è che sul tavolo del governo due alternative di emergenza sono improvvisamente comparse. Se la Cai si ritirerà definitivamente, allora la prima mossa sarà quella di "allungare" la fase commissariale di Augusto Fantozzi. Al momento la cassa di Alitalia sembra dare respiro per un altro mese. Ma potrebbe essere rimpinguata con un altro prestito-ponte. Una strada cui il commissario sarebbe obbligato per dare continuità all'azienda e creare le migliori condizioni di vendita. L'articolo 52 della legge sull'amministrazione straordinaria, anzi, consente l'attivazione di mutui con priorità assoluta su tutti gli altri debiti. Una procedura adottata persino negli Usa dalle Compagnie aeree fallite e poi vendute. Ma la carta su cui Palazzo Chigi è pronto a puntare come extrema ratio è allo studio in queste ore. Una procedura che rischia di scontrarsi con la legislazione dell'Unione e che però prende spunto proprio da un precedente "europeo": quello di Air France. L'azienda francese nel 1994 è stata nazionalizzata per quattro mesi, quindi ceduta ai privati e rilanciata da Cyril Spinetta. Un episodio rammentato martedì scorso dal presidente francese Nicolas Sarkozy nell'incontro a Parigi con Berlusconi. Il premier italiano, da quel momento, ha inserito "l'esempio francese" nell'agenda delle cose possibili. Un percorso per riattivare dopo qualche mese i contatti con le aziende interessate: appunto Air France, Lufthansa e British Airways. La "nazionalizzazione a tempo" entra così nel novero delle mosse disperate da effettuare se tutto precipiterà nel "baratro".

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Perché l'italia non premia le eccellenze - corrado augias (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

C aro Augias, racconto un aneddoto dal quale credo si possa ricavare un qualche orientamento: lavoravo in Francia, Rousset-Aix-en-Provence. In una cena di lavoro il mio capo, con il chiaro intento di fare una critica all'Italia, mi chiede: "Perché molti italiani all'estero hanno successo, mentre l'Italia non è all'altezza dei paesi più avanzati?". La mia risposta stizzita fu immediata: "All'estero siamo "by far" i migliori. In Italia la competizione è tra uguali quindi ci sono lotte continue ed estenuanti comunque e dovunque". A freddo ho quasi raggiunto la conclusione che il vero problema, molto accentuato nella sinistra, è che noi ci sentiamo tutti molto bravi. L'egualitarismo e la mancanza di selezione, soprattutto nella sinistra, ha provocato una situazione di stallo. Abbiamo sempre le stesse persone che giocano la stessa partita. Nessuno vince e non abbiamo neanche i calci di rigore che potrebbero in qualche modo decidere! Nello scrivere queste righe mi accorgo che anch'io cado nello stesso errore: parlo di un fenomeno sociale senza avere le conoscenze sufficienti. Tuttavia il fenomeno è lì, sotto i nostri occhi, penosa vicenda dell'Alitalia compresa. Intanto è passata un'altra estate e l'autunno si presenta caldo. Anzi: freddo. Benedetto Altieri U na delle polemiche dell'estate ha girato intorno alle parole di Nanni Moretti sulla mancanza di un'opinione pubblica. A me pare che il problema vero sia non la mancanza di un'opinione pubblica bensì di una società civile, che dell'opinione pubblica è la premessa. È la società civile che, a mio parere, soprattutto manca nel paese. Infatti molti italiani, inseriti all'estero in un contesto appropriato, risultano tra i migliori, dai semplici operai ai tecnici di alta specializzazione. Gli stessi, in patria, non raggiungono uguali risultati non solo perché le strutture sono talvolta inadeguate ma perché è spesso venuta a mancare la coesione sociale, l'atmosfera, che permettono certi risultati. Il problema del resto è antico, assai dibattuto a cominciare dal famoso "Discorso" sopra i nostri costumi di Giacomo Leopardi che nel 1823 così descriveva il suo (e purtroppo anche il nostro) presente: "A differenza delle altre nazioni, ella [l'Italia] è priva ancora di quel genere di stretta società definito di sopra. Molte ragioni concorrono a privarnela, che ora non voglio cercare. Il clima che gl'inclina a vivere gran parte del dì allo scoperto, e quindi a' passeggi e cose tali, la vivacità del carattere italiano che fa loro preferire i piaceri degli spettacoli e gli altri diletti de' sensi a quelli più particolarmente propri dello spirito, e che gli spinge all'assoluto divertimento scompagnato da ogni fatica dell'animo e alla negligenza e pigrizia? Certo è che il passeggio, gli spettacoli, e le Chiese sono le principali occasioni di società che hanno gl'italiani, e in essi consiste, si può dir, tutta la loro società". Sono passati 180 anni, più o meno siamo ancora lì.

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Il prezzo pagato dai contribuenti - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti IL PREZZO PAGATO DAI CONTRIBUENTI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In tutto il mondo non solo i banchieri centrali, ma anche i ministri economici e il loro staff sono concentrati sul compito arduo di capire le conseguenze sull'economia, sulle imprese e sulle famiglie, dello tsunami in atto sui mercati finanziari. Da noi, da lunghe settimane, l'attenzione di ben tre ministri (Trasporti, Lavoro e Attività Produttive) e dello stesso presidente del Consiglio è concentrata quasi interamente sulla vicenda Alitalia. Non solo il prezioso tempo dei ministri è a questa vicenda dedicato, ma anche quello delle nostre istituzioni, a partire dal Parlamento che sarà chiamato nelle prossime settimane a convertire i decreti legge varati ad hoc dal governo per convincere una cordata di imprenditori italiani ad avanzare un'offerta. Pur di tenere in piedi questa cordata, annunciata dal primo ministro in campagna elettorale, non si è esitato a calpestare le regole più elementari. Ieri sera si è tenuto un vertice a Palazzo Chigi dei ministri coinvolti nella trattativa. La Cai che aveva nel pomeriggio annunciato di ritirare l'offerta è stata sentita al telefono. Perché coinvolgere la cordata in un confronto ministeriale in cui si deve decidere cosa fare per il meglio dei cittadini italiani, piuttosto che di un gruppo di privati imprenditori? Non sarebbe stato meglio cominciare fin da subito a cercare eventuali nuovi acquirenti? Due giorni prima il presidente del Consiglio aveva minacciato di togliere i generosi ammortizzatori sociali promessi ai dipendenti Alitalia in esubero nel caso che le loro rappresentanze non avessero accettato il piano della cordata italiana. Come dire che, se si fosse fatto avanti qualche altro offerente, la cassa integrazione e la mobilità lunga non sarebbero state concesse. è un utilizzo degli ammortizzatori sociali senza precedenti. Da anni in Italia vengono usati come strumento di politica industriale anziché come misura sociale, di sostegno ai redditi delle famiglie che perdono il lavoro. Ma un sussidio dato solo a chi accetta una cordata di imprenditori privati, sponsorizzata dal presidente del Consiglio, non si era mai visto prima. Non ci si è accontentati di aver cambiato per Alitalia la legge Marzano, aumentando la discrezionalità del commissario straordinario e permettendogli di non fare alcuna asta pubblica delle attività della compagnia. Dopo l'apertura delle procedure per l'amministrazione straordinaria, non si è mai interpellato il mercato per vedere se c'era qualche acquirente disposto ad offrire di più della Cai per rilevare le attività della compagnia, riducendo in questo modo gli oneri che graveranno sul contribuente italiano. Non è affatto detto che non ci siano acquirenti in giro. Fino a ieri si era offerta sul mercato una compagnia gravata di debiti e, anche in quel caso, si erano trovati, acquirenti. Si pensi ad Air France. Oggi si offre solo l'attivo di Alitalia, con beni molto preziosi, come gli slot, il marchio, gli aerei. Per tutti questi motivi i costi della cordata annunciata in campagna elettorale sono già altissimi e andranno ben al di là dei tre miliardi che, tra debiti finanziari, prestito ponte, debiti con i fornitori, ammortizzatori sociali e interventi tutela degli azionisti, si profilano per il contribuente italiano. Ci sono tutti questi precedenti molto gravi che, d'ora in poi, verranno fatti presente dalle parti coinvolte in crisi aziendali per ottenere più aiuti dallo Stato. Forse è anche per questo che tutte le rappresentanze di interessi stanno seguendo al massimo livello la trattativa. Per tutti questi motivi è anche molto improbabile che ieri sia stata scritta la parola fine sulla Compagnia Aerea Italiana. è probabile, comunque, che la trattativa richieda tempi più lunghi. In ogni caso, è auspicabile che il commissario utilizzi fin da subito tutti i poteri a sua disposizione per far volare la compagnia, soprattutto sulle tratte più utilizzate dalle famiglie e dalle imprese e che sono in attivo, come la Roma-Milano. Può farlo vendendo attività o ricorrendo ai mutui privilegiati che la legge gli consente di ottenere. Ed è bene comunque che inviti subito potenziali nuovi acquirenti ad avanzare le loro offerte, mostrando di non avere già scelto a priori a chi vendere. Ieri il nostro ministro dell'Economia ha sostenuto che gli economisti sanno solo leggere il passato, non sanno prevedere il futuro. Ha ragione. Ricordo una sua dichiarazione dell'aprile 2004: "Lo Stato ha già dato. Non ci saranno altri aiuti pubblici all'Alitalia. Né attraverso una ricapitalizzazione, né sotto forma di requisiti di sistema". Pochi mesi dopo il ministro, che era stato azionista di maggioranza assoluta per tre anni, tutti esercizi in cui Alitalia aveva macinato perdite consistenti, ricapitalizzava la compagnia. Ora accetta che altri tre miliardi di tutti noi contribuenti prendano il volo. Paradossale se davvero ci lasciassero a terra nei prossimi giorni, magari come arma di ricatto nella trattativa.

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Roma, terremoto alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Roma Una manifestazione in aeroporto di oltre mille dipendenti. Il sindaco: "La crisi più grave della Capitale" Roma, terremoto Alitalia Gli slogan a Fiumicino: "Meglio fallire". Zingaretti: "Disastro annunciato" "Meglio falliti che in mano a questi banditi: accettare quel contratto sarebbe stata una tragedia". Con l'annuncio della rottura della trattative, tra i dipendenti Alitalia a Fiumicino finisce ad applausi e salti di gioia. Ben meno euforica la reazione del consiglio comunale straordinario che ha dovuto prendere atto del "disastro annunciato", come lo ha bollato Zingaretti: alle contestazioni di Rutelli sulla mancanza "di un disegno preciso della giunta", e sulla "linea più efficace tenuta dal Nord", il sindaco Alemanno replica innervosito: "Lui è l'unica nota stonata", aggiungendo secondo un consigliere l'epiteto di "cialtrone". Alla fine, il consiglio vota all'unanimità chiedendo un incontro col governo e l'avvio di un tavolo tecnico comune. L'ottimismo non è spento: "Alitalia si può ancora salvare", assicura Marrazzo. I SERVIZI ALLE PAGINE II E III.

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Tra rutelli e alemanno scontro in consiglio poi una mozione comune - paolo g. brera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Roma Campidoglio Il sindaco: "La crisi più grave". E alla fine va a palazzo Chigi Tra Rutelli e Alemanno scontro in Consiglio Poi una mozione comune PAOLO G. BRERA "è la più grande crisi che abbia investito la capitale negli ultimi anni, nessuno si erga a censore: ha radici antiche nelle scelte sbagliate dei governi di centrodestra e centrosinistra, nelle rigidità sindacali e negli errori di un management inadeguato". Il sindaco Gianni Alemanno ha aperto ieri il consiglio comunale straordinario per l'Alitalia pochi minuti dopo la notizia che Cai s'è ritirata. La sensazione generale è di essere arrivati nel posto giusto al momento sbagliato: "In queste settimane lei era affaccendato in altre questioni - attacca Francesco Rutelli - ma non si è visto un disegno preciso della giunta". La minaccia di migliaia di posti di lavoro persi toglie il fiato, l'aula è stracolma e affannata. Parla Alemanno: "Giudico corretta la strada di una cordata nazionale, il capitale straniero sarebbe meno legato al territorio. Dobbiamo rappresentare con fermezza la volontà di mantenere il radicamento su Roma. Da questo consiglio deve nascere un tavolo interistituzionale con i comuni di Roma e Fiumicino, Provincia e Regione, che chieda un incontro col governo perché ci faccia capire". Il presidente della Regione, Piero Marrazzo, replica annunciando che il tavolo lui lo ha proposto e aperto da tempo, e tuttavia va bene così, la ri-proposta di Alemanno è ben accetta. Avverte che chiederà un incontro al commissario Fantozzi, e ricorda di cosa si stia parlando: "Ce la vedete Parigi che resta senza Air France a beneficio di Lione? Guardate che comunque vada a finire il nostro territorio sarà colpito da una grave crisi occupazionale: ci sono mariti e mogli che rischiano entrambi di perdere il lavoro". E il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti: "Fa bene il sindaco a chiedere un incontro urgente al governo: questo territorio è parte in causa ed è grave che non ci sia già stato...". Rutelli ricorda "la scelta velleitaria di avere due hub", poi affonda: "Il nord ha portato avanti meglio i negoziati, ottenendo conclusioni migliori. Non sono d'accordo col sindaco: non dobbiamo salvare solo Fiumicino, dobbiamo salvare anche l'Alitalia". Ma Alemanno non ci sta: "L'unica nota stonata è Rutelli, che non ha rinunciato a polemiche di bassissimo profilo". E il portavoce del Pdl, Dario Rossin: "Rutelli bercia contro la cordata Cai, gli rinfresco la memoria: Air France si ritirò per le pressioni dei sindacati". è bagarre: Athos De Luca assicura che Alemanno ha dato del "cialtrone" al suo ex rivale d'urna, ma il portavoce del sindaco smentisce: "Deve avere frainteso". Sul caso, Rutelli glissa: "Chissà perché il sindaco ha reagito in maniera così irata... Sarà stanco". Tutti contro tutti? Macché, alla fine passa all'unanimità una mozione che dice sì al "tavolo", e chiede un incontro immediato con governo, sindacati e commissario. In serata Alemanno ha incontrato Gianni Letta a palazzo Chigi.

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"rischiamo uno tsunami economico ma alitalia si può ancora salvare" - anna maria liguori (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Roma Parla Piero Marrazzo, il presidente della Regione Lazio che si propose come azionista della Cai "Rischiamo uno tsunami economico ma Alitalia si può ancora salvare" ANNA MARIA LIGUORI "Sono davvero preoccupato. Penso alle migliaia di persone che lavorano in Alitalia, alla loro trepidazione, alla loro paura di non poter pagare il mutuo o di non potere offrire un percorso universitario ad un figlio. Penso alla loro angoscia e me ne rammarico". Il presidente della Regione Piero Marrazzo, che si fece avanti per entrare come azionista del Cai, non si arrende alla débacle di Alitalia e pensa a cosa c'è immediatamente da fare. Chi incontrerà per primo, Berlusconi o Fantozzi? "Lo saprò al più presto. Ho chiesto nei giorni scorsi un incontro con Berlusconi per il tavolo "Roma ed il sistema aeroportuale del Lazio". E, evidentemente continuando a pensare che si possa e si debba ancora salvare Alitalia, intendo incontrare il commissario Fantozzi al quale direi subito di non immaginare solo un percorso liquidatorio ma di lavorare ad un nuovo progetto per salvare l'azienda attraverso l'individuazione di partners internazionali". Lei oggi (ieri ndr) in Campidoglio parlando di Alitalia ha fatto un appello all'unità. A chi si riferiva? "Alle forze istituzionali. In questo momento bisogna avere una capacità di tenuta sociale, intendo la comunità cittadina, quella provinciale e quella regionale. Questo soprattutto perché s'intreccino i bisogni e l'identità con il sistema Paese. E da Roma e dal Lazio deve partire una proposta forte sull'Alitalia che possa avere il consenso altrui. Lo dico anche perché sta per abbattersi su di noi uno tsunami sociale ed economico che metterà a terra la nostra regione". Ha anche detto che questa di Alitalia è la prima "battaglia federalista"... "Il federalismo è la capacità di coniugare le politiche del territorio con quelle nazionali e dunque riuscire a salvare l'Alitalia e dare una prospettiva a Fiumicino non può essere inteso che come il primo test di una politica federalista. E, insieme anche ai sindaci di Roma, di Fiumicino e della Provincia, darò il via a questo test. Si tratta di tenere i nervi saldi e continuare a essere un punto di riferimento per i lavoratori aeroportuali". Lei è l'interlocutore del governo sulla gestione dell'aeroporto di Fiumicino. Ora l'impresa è molto più dura. Che cosa proporrà? "Bisogna tenere legata l'Alitalia al territorio che l'ha espressa e che l'ha vista come compagnia di riferimento dell'hub di Fiumicino e contemporaneamente bisogna pensare alle politiche per far diventare sempre più competitivo l'aeroporto Leonardo da Vinci, pensando anche ad un mercato che possa veder aumentare le rotte intercontinentali. Poi chiederò ai soci di maggioranza di Aeroporti di Roma di confermare gli investimenti per le nuove piste e i nuovi moli per arrivare ai 50 milioni di passeggeri l'anno. Inoltre è necessario puntare a dare un porto commerciale e croceristico a Fiumicino". E la task force che doveva istituire la Regione per i lavoratori Alitalia? "L'abbiamo già attivata, insieme a Sviluppo Lazio, Bic Lazio e Agenzia Lazio Lavoro. Dovrà servire a dare un contributo al tavolo interistituzionale per sviluppare idee che si trasformino in opportunità di lavoro legate al sistema aeroportuale e portuale".

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"meglio falliti che in mano loro" e l'assemblea infiamma fiumicino - carlo picozza laura serloni (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Roma "Meglio falliti che in mano loro" e l'assemblea infiamma Fiumicino Zingaretti: "Il ritiro della Cai? Un disastro annunciato" CARLO PICOZZA LAURA SERLONI Canti, bandiere agitate in aria, scrosci di applausi e salti di contentezza. è quasi festa per gli oltre mille dipendenti Alitalia nello slargo del Centro equipaggi dello scalo di Fiumicino all'annuncio del ritiro dalle trattative della cordata dei 16 imprenditori della Cai. "Meglio falliti che in mano a 'sti banditi", si infiammano dopo aver aspettato ore l'esito del negoziato. Per gli stranieri in transito non informati della vertenza è festa davvero. Si fermano incuriositi, salutano e alla fine ridono anche loro. Ma l'euforia dura poco. "è una sconfitta", per la hostess Mara Pasqualetti, "ma accettare quel contratto sarebbe stata una tragedia". "Non siamo certo felici", aggiunge il pilota Giuseppe Piscitiello, "ma non potevamo accettare un accordo così umiliante". "Abbiamo vinto una battaglia", gli fa eco Andrea Spadoni, "ma c'è una guerra da combattere". "Intervenga lo Stato, no a un altro privato", è il coro. "Non so cosa accadrà: ho due figli, il mutuo della casa da pagare. Ora spero in un miracolo", commenta un'altra hostess, Simona G. "Il ritiro della Cai", per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, "è cronaca di un disastro annunciato. Irresponsabile chi scarica le colpe: quel piano era un pasticcio". E il sindaco Gianni Alemanno fissa una riunione dei capigruppo del Consiglio "per redigere un documento unitario, dopo l'invito dei presidenti Marrazzo, Zingaretti e mio per un segnale convergente". I lavoratori restano a lungo in quel punto esclamativo rovesciato che è la strada che porta al Centro equipaggi. "Dimostriamo quanto valiamo", esorta lo steward Roberto Valenti che lasciò la Cgil nel 2004 "dopo la firma dell'accordo-capestro con Cimoli". "Dobbiamo restare uniti, l'Alitalia siamo noi". Poi propone: "Lasciamo il nostro stipendio di ottobre al commissario: diamo un'altra boccata di ossigeno alla compagnia per trovare una via di uscita che non mortifichi noi e la compagnia. ma dobbiamo essere tutti d'accordo...". Applausi, un coro di sì e tutti con le mani alzate in segno di assenso. Poco prima era arrivato in aeroporto per solidarizzare con i lavoratori il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, accolto da un applauso: "Non mollate, questo non è un salvataggio, solo un altro cappio al collo. Il governo deve investire in Alitalia, entrare in campo e non delegare altri furbetti". Il cielo si è già imbrunito quando l'assemblea si scioglie alla fine di una giornata lunga. "Conserviamo le energie per le settimane che verranno", è l'ultimo invito dal megafono con le pile ormai esauste. (ha collaborato flaminia savelli).

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Alitalia, silenzi colpevolie "cordata" poco convinta (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Francesco ferrari Fedeli alla migliore tradizione italiana, ieri pomeriggio sindacati e politici hanno scelto di accompagnare Alitalia verso il fallimento assumendosi ognuno le proprie responsabilità: si sono insultati a vicenda. Succede sempre così quando i protagonisti di una tragedia sanno di avere la coscienza sporca. E, nel caso di Alitalia, la disfatta non sembra lasciare sul campo coscienze pulite. Al termine di una delle giornate più imbarazzanti che la storia recente del nostro Paese ricordi, in un'atmosfera non dissimile dal teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco (non si erano mai visti i lavoratori di un'azienda a un passo dalla chiusura esultare come ultrà dopo un derby vinto cinque a zero) è stato curioso ascoltare, per citarne uno, Gugliemo Epifani affermare che "lo scaricabarile su responsabilità che erano preventive non è degno di un paese civile". Ci sarebbe da chiedere al leader della Cgil se reputi civile o meno avere assistito, in complice silenzio, alla graduale implosione di una compagnia aerea che è arrivata ad accumulare in dieci anni perdite per tre miliardi di euro. Tre miliardi di euro, non briciole. Ci racconti piuttosto, Epifani, che cosa ha impedito alla Cgil, così come alle altre sigle sindacali, nessuna esclusa, di denunciare ciò che stava avvenendo. Distrazione? Indifferenza? Scarsa conoscenza dei più banali elementi di gestione aziendale? La verità, talmente evidente da non essere più nascosta neppure da chi avrebbe tutta la convenienza di farlo, è che nessuno - né il sindacato, né tantomeno la politica - si è mai preoccupato dei conti di Alitalia. Hanno lasciato che il dramma si consumasse senza muovere un dito. Per il semplice motivo che voltarsi dall'altra parte conveniva a tutti. E solo all'ultimo, di fronte al rischio (o forse alla certezza) del tracollo, si sono adoperati per cercare di salvare il salvabile. Con quali risultati, è sotto gli occhi di tutti. Non essendo abituati a muoversi in un contesto di certezza delle regole e di rispetto delle stesse, politica e sindacato hanno assistito (e spesso partecipato attivamente) all'allestimento e alla successiva demolizione di non uno, ma due tentativi di salvataggio di Alitalia. Prima è stata la volta di Air France-Klm ("Non venderemo mai la nostra compagnia ai francesi: ho una soluzione italiana in tasca, datemi un mese di tempo", è stato uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi nell'ultima, trionfante campagna elettorale). Poi di Colaninno e dei suoi quindici compagni di cordata. Piani industriali diversi, identica sorte. Con una differenza che, oggi, non può non essere evidenziata. Se, infatti, la proposta di Air France-Klm è tramontata proprio in vista del cambio di governo (è opinione diffusa che Jean-Cyril Spinetta cercò di accelerare la trattativa col governo Prodi proprio per evitare di doversi confrontare con l'ostile Berlusconi), l'improvviso ritiro dell'offerta di Compagnia aerea italiana lascia più di un sospetto. Possibile che le resistenze di una parte del sindacato siano state così determinanti nella scelta di Colaninno di abbandonare il campo? Ed è credibile che un gruppo di imprenditori e banche così importanti si sia fatto spaventare dalla parziale indisponibilità di una parte dei lavoratori? La sensazione è che, all'interno della cordata, qualcuno fosse meno convinto di altri della bontà dell'operazione. Non ci sarebbe da stupirsi. Sarebbe solo l'ultima conferma del fatto che l'Italia non può permettersi una compagnia di bandiera. francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 19/09/2008.

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Cgil e imprenditori, visioni sempre più distanti (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Bruno Vespa Non sappiamo se la partita di Alitalia sia chiusa o no. Solo i crittografi possono capire se i "no" e i "forse" che si sono incrociati per tutta la giornata di ieri hanno un significato diverso dall'apparenza. Ma una cosa è certa. Dalle 16 di ieri pomeriggio le relazioni industriali italiane hanno subito un profondo e irreversibile cambiamento. Qualunque cosa succeda nelle prossime ore e nei prossimi giorni. La settimana scorsa Josè Maria Aznar, ex primo ministro spagnolo, mi ha detto di aver rifiutato a suo tempo ogni possibile sinergia di Iberia con Alitalia motivandola in questo modo: "La cultura pubblica della vostra compagnia è troppo diversa dalla nostra". Oggi Iberia è integrata con British Airways: ognuno nomina i suoi manager, ma la cultura privatistica di un servizio pubblico è la stessa in Spagna e in Gran Bretagna. Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito volentieri il controllo di Alitalia se non fosse stata diffidata dai propri sindacati. I quali dissero che sarebbe stato pazzesco mettersi nelle mani dei sindacati italiani. I mercati avrebbero punito severamente gli azionisti per la loro avventatezza. Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai. Ma se dovesse per qualche ragione sopravvivere, sarebbe un'altra azienda. "Meglio falliti che in mano ai banditi", gridava ieri un presidio di piloti sotto gli uffici in cui erano riuniti i soci della Compagnia Aeronautica Italiana. Roberto Colaninno e soci sono dei banditi? Sul fallimento delle trattative hanno pesato due elementi molto diversi tra loro. Tra il comandante Fabio Berti, presidente dell'Anpac, leader dei piloti, e Guglielmo Epifani, leader della Cgil, non c'è il minimo punto di contatto politico. Il primo simpatizza per il centrodestra, del secondo non occorre dire. Berti ha tentato di salvare il possibile di quella che al ministero del Lavoro chiamano una "corporazione medievale". I giornali e la televisione si sono giustamente attardati ad analizzare le differenze di stipendi e di ore di volo con le altre compagnie europee. Ma su quel punto s'era trovato un accordo. E forse anche sull'inquadramento dei piloti nella categoria dei dirigenti d'azienda. Quel che Berti e i suoi non volevano smontare è la piramide culturale della categoria. Oggi se la compagnia assume un pilota, non può destinarlo liberamente all'aereo stabilito dai suoi manager. Deve metterlo in coda ai colleghi più anziani. Saranno l'Anpac o l'Unione Piloti a far avanzare uno dei loro. Si è arrivati al punto, dicono al ministero del Lavoro, di dover formare quattro comandanti per utilizzarne uno. Perché queste assurdità? Perché la debolezza dell'azionista politico aveva costretto negli anni i manager a dover trovare un modus vivendi, distribuendo privilegi a destra e a manca. E di modus in modus siamo arrivati a questo punto. Per Epifani il discorso è diverso. Dire che il segretario generale della Cgil è il braccio armato dell'ala oltranzista del Partito democratico sarebbe ingeneroso. È vero che alcuni esponenti del Pd hanno detto con chiarezza a uomini della Cai che non era possibile consegnare al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una vittoria di queste dimensioni. È vero che Roberto Colaninno è stato apertamente sostenuto in questi giorni da Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani e invece ostacolato dall'ala vicina a Walter Veltroni. Ma Epifani - più vicino a Veltroni che a D'Alema - fa un passo più in là. Le sue convinzioni politiche si affiancano a una visione sindacale sempre più distante dalla revisione culturale resa indispensabile dalla drammatica fase in cui viviamo. Le difficoltà che il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sta incontrando nell'impostazione dei nuovi contratti ne sono un esempio. Non sappiamo se Colaninno avesse dei margini non utilizzati o se li abbia tuttora. La sua aspirazione è di considerare Alitalia un'azienda normale che deve rispettare parametri gestionali normali. Così non è, evidentemente. Ma comunque vada a finire questa storia, ieri si è scritta una pagina nuova. Bruno Vespa, giornalista e scrittore, dirige e conduce "Porta a porta" su RaiUno. 19/09/2008 Con Alitalia le relazioni industriali hanno subito un profondo, irreversibile cambiamento 19/09/2008.

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Treni, un'ora in meno per roma - piero ricci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina II - Bari L'annuncio L'annuncio Il sindacato inquilini denuncia: la situazione è drammatica Il sindacato inquilini denuncia: la situazione è drammatica Treni, un'ora in meno per Roma Bloccato il piano. E il 15 ottobre arrivano gli sfratti Bloccato il piano. E il 15 ottobre arrivano gli sfratti Impegno delle Fs, ma solo una volta al giorno. Loizzo: soppresse due fermate Impegno delle Fs, ma solo una volta al giorno. Loizzo: soppresse due fermate Casa, la scure del governo cancellati 370 nuovi alloggi Casa, la scure del governo cancellati 370 nuovi alloggi L'azienda ha deciso di bloccare tutte le commesse in attesa della piena funzionalità PIERO RICCI Un'ora in meno per raggiungere in treno Roma da Lecce e da Bari e viceversa. Non è un sogno di una notte di fine estate ma un impegno preciso che l'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti ha assunto ieri, nell'incontro voluto dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e al quale ha partecipato il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, dopo le proteste che in Puglia hanno sommerso la decisione dell'azienda di sostituire i Pendolini da Lecce e da Taranto con i meno confortevoli Eurostar City. Il "miracolo" sarà possibile una sola volta al giorno. All'andata e al ritorno. L'Eurostar 9352 che parte da Lecce alle 5.39 che fa sosta a Bari per ripartire dal capoluogo pugliese alle 7, arriverà a Roma un'ora prima. Per chi parte da Lecce, il tempo di percorrenza sarà di cinque ore e 20 minuti, per chi sale a Bari sarà di quattro ore scarse. Così al ritorno: da Roma Termini l'Eurostar 9357 partirà alle sei del pomeriggio e lascerà i baresi alle dieci di sera, i salentini alle 23.23. Il "miracolo" sarà possibile con due mosse. Intanto non ci sarà più la fermata di Benevento, che farà risparmiare una decina di minuti sul tempo di percorrenza della tratta. Ma l'abbattimento vero, più consistente che renderà quel treno concorrenziale con un qualsiasi volo per Roma (anche perché Termini è nel centro, l'aeroporto a Fiumicino), arriverà dall'alta velocità Roma-Napoli. In pratica, l'Eurostar 9352, oltre a non fermarsi più a Benevento, Barletta e Brindisi, una volta a Caserta non passerà più da Formia ma si innesterà sulla linea ferroviaria parallela sulla quale scorre già l'alta velocità tra Roma e Napoli. "Sul prezzo del biglietto ci sarà un leggero aumento - spiegano da Trenitalia - ma questo è dovuto ai costi industriali che l'azienda sostiene su quella tratta". Dalla Regione, l'assessore ai trasporti, Mario Loizzo, non usa toni trionfalistici: "Che ci sarebbe stato un abbattimento dei tempi di percorrenza, lo sapevamo da marzo, in occasione di un incontro a Bari con l'ad Moretti. Ma non c'è molto da esultare se per ridurre i tempi, si penalizza una grossa fascia di utenti come quella di Barletta e di Brindisi - aggiunge Loizzo - quando invece si potrebbero mantenere quelle due fermate ma eliminare una serie di strozzature tecnologiche che costringono i treni a viaggiare a 150 km all'ora invece di 180, nella tratta Bari-Lecce". Quanto ai disservizi, come quello di Termoli che costrinse i passeggeri a fermare il treno perché era andato in tilt l'impianto dell'aria condizionata, Trenitalia ha fatto sapere che, in quel caso, la responsabilità era dell'azienda che s'era aggiudicata l'appalto per attrezzare motrici e carrozze. Ma l'azienda ha riferito di essere andata oltre e, insieme al ministero, ha deciso di bloccare tutte le commesse con l'azienda fino a quando non sarà ripristinata la piena funzionalità dei treni. Ci vorranno, per questo, un paio di mesi. Dopo l'avaria sull'Eurostar Lecce-Milano, che provocò l'ennesima protesta da parte dei passeggeri, fu l'assessore Loizzo a sollecitare un incontro con ministro Matteoli con una lettera dal momento che sui collegamenti interregionali, il servizio è regolato da un contratto tra il ministero e Trenitalia. Ieri l'incontro al ministero con Moretti. Tutto lascia supporre il servizio di Trenitalia per i pugliesi migliorerà non prima di dicembre, in coincidenza con l'apertura dell'alta velocità se non in Puglia almeno per i pugliesi che vanno a Roma. Il senatore Mantovano si dice soddisfatto dell'incontro con Moretti ma ringrazia soprattutto il ministro "che in ore impegnative per la sorte di Alitalia, ha dato il suo importante contributo nell'affrontare la questione" dei disservizi in Puglia. "L'incontro - ha aggiunto - è il punto di partenza di un confronto che conoscerà periodici aggiornamenti per valutare nel tempo il miglioramento del servizio".

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Polo di energia pulita al san paolo - raffaele lorusso (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Bari Emiliano Madaro La Scala Polo di energia pulita al San Paolo Dal fotovoltaico all'idrogeno. "Pronto fra un paio d'anni" La centrale servirà piccoli utenti ma anche ospedale aeroporto e guardia di finanza Il piano di Amgas, Comune e Politecnico presto sarà esteso a partner privati Stiamo tentando di trasformare carrozzoni modello Alitalia in società competitive Forti le ricadute sociali, dagli sconti sulle tariffe alla riqualificazione del quartiere Il distretto potrà sfruttare la tecnologia dei micropoli di ultima generazione RAFFAELE LORUSSO Il primo distretto di energia alternativa del Sud nascerà nel quartiere San Paolo. La scommessa - perché di questo si tratta - è il frutto della collaborazione fra Amgas spa, Comune e Politecnico di Bari. Il Power park San Paolo - questo il nome del polo energetico - punterà su sistemi innovativi per la produzione di energia termica ed elettrica, coniugando risparmio e salvaguardia dell'ambiente. Il progetto, per la cui realizzazione saranno presto individuati i partner privati, potrà prendere corpo in meno di due anni. "L'investimento - spiega Antonio Madaro, presidente di Amgas spa, presentando in Fiera l'iniziativa - avrà forti ricadute di natura sociale. Un'operazione di questo tipo ha dato risultati lunsighieri nel Bronx, a New York. La presenza di un distretto energetico ha consentito l'insediamento di attività terziarie. Quindi, alla diminuzione delle tariffe per i cittadini è possibile associare la riqualificazione urbana". Oltre che sulle caratteristiche del progetto, il prorettore del Politecnico, Luigi Mangialardi, e il professor Massimo La Scala, coordinatore del gruppo di lavoro insieme con l'ingegner Giuseppe Ruta, dell'Amgas, sottolineano l'inversione di tendenza nei rapporti fra Comune e facoltà universitarie. "Il distretto energetico del San Paolo - dice il professor La Scala - potrà sfruttare la tecnologia dei micropoli di generazione, utilizzando fonti rinnovabili, come biomasse, biocombustibili, solare termico-fotovoltaico. Sarà inoltre possibile recuperare energia dai rifiuti e pianificare una rete logistica più efficiente per la mobilità urbana". Il modello al quale si punta è quello di una città ecocompatibile, cioè un insediamento in cui l'utilizzo razionale dell'energia e la mobilità sostenibile rendono l'ambiente di vita e di lavoro più confortevole, più salubre, più efficiente e attraente per gli insediamenti di nuove attività imprenditoriali e professionali. "Abbiamo scelto il quartiere San Paolo - dice ancora Antonio Madaro - perché presenta un processo di urbanizzazione non ancora completato e offre la possibilità di realizzare progetti sperimentali nei quali i servizi energetici e ambientali sono integrati con lo sviluppo della mobilità urbana e il trattamento integrato del processo dei rifiuti materiali ed energetici". Il controllo e la gestione del distretto energetico avverrà in un centro polifunzionale, che ospiterà anche un laboratorio per la ricerca di nuove tecnologie per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, del miglioramento delle attuali e della salvaguardia ambientale. La centrale potrà fornire energia a utenti piccoli, ma anche grandi, come ospedale, aeroporto, cittadella della guardia di finanza. Il sindaco Michele Emiliano, che assiste alla presentazione del progetto insieme con l'assessore alle Aziende, Michele Monno, assicura che il polo energetico sarà realizzato in tempi brevi. "è una priorità assoluta - dice - ma anche il simbolo di un modello di governo: fare dell'approccio scientifico la base della politica. Il quartiere San Paolo ha bisogno di segni concreti. Stiamo realizzando il centro direzionale, ma con questo progetto sarà possibile portare lì anche gli autobus a idrogeno". Emiliano parla anche dell'inversione di tendenza nella gestione delle aziende comunali. "Stiamo cercando - rileva - di trasformare dei carrozzoni modello Alitalia in società capaci di competere sul mercato. Il risanamento sarà completato con l'assestamento di bilancio che ci accingiamo ad approvare: da uno stato comatoso e prefallimentare, le ex municipalizzate saranno in grado di migliorare la qualità dei servizi".

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L'illegalità anche nei semafori (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Maria Novella Oppo NON CI SI PUÒ FIDARE neanche più del semaforo, che dovrebbe essere il più freddo e imparziale dei controllori. Sentendo l'annuncio in tv della nuova semaforopoli, a noi, e a chissà quanti milioni di cittadini, sono cascate le braccia. Anzitutto, i semafori erano truccati per erogare più contravvenzioni, in modo che i titolari della tecnologia e i funzionari comunali potessero spartirsi le multe pagate ingiustamente dai cittadini. Di questo sistema, va da sé, la Milano della signora Moratti è il centro propulsore economico e diciamo pure ideologico. Perché, non solo gli impianti di controllo erano truccati, ma erano truccati anche gli appalti e le aziende facevano cartello, imponendo al mercato una sorta di dittatura che chiameremo morbida per far piacere ai sedicenti liberisti di governo. I quali, esattamente come i signori dei semafori taroccati, giustamente finiti in galera, fanno pagare a noi le multe miliardarie di Alitalia e spartiscono tra i loro amici il valore dell'azienda, sempre pagato coi nostri soldi. FRONTE DEL VIDEO.

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La scommessa persa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Bruno Ugolini La Cgil e gli altri Le grida di gruppi di piloti che salutavano ieri con entusiasmo il ritiro della Compagnia aerea italiana avevano un sapore disperato. Come di chi muore contento. Perché quella scelta imprenditoriale non risolveva il loro problema e di tutti i lavoratori dell'Alitalia. Apriva un capitolo più minaccioso. Ma peggio di quei piloti hanno agito esponenti politici del centrodestra, a cominciare dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, disposto solo a gettare fango sulla Cgil. segue a pagina 2.

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Un Paese malato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Rinaldo Gianola Cordate e politica Questo è un Paese malato. Profondamente malato. La drammatica vicenda di Alitalia, arrivata alle battute finali, ne è la testimonianza più lampante. Non serve adesso ricercare la colpa di questo fallimento imprenditoriale, politico, sindacale e anche sociale. Lo scaricabarile offre titoli gustosi per i giornali, ma oggi non è utile. Perchè è evidente che la responsabilità di questa catastrofe è da suddividere tra molti. segue a pagina 27.

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Così Tremonti ha saccheggiato i fondi dell'8 per mille (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Bianca Di Giovanni / Roma Con l'8 per mille i cittadini dovrebbero poter decidere (liberamente) di destinare una parte delle proprie tasse a interventi straordinari per la fame nel mondo, le calamità naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali. Così dispone la legge. Chi sceglie di contrassegnare la casella "Stato" nella dichiarazione dei redditi è convinto che si faccia effettivamente così. Invece dietro l'angolo da qualche tempo c'è un bel trappolone: una volta raccolto il gettito spesso il governo decide di utilizzarlo per coprire altre voci assolutamente estranee alle finalità previste dalla legge. Non si tratta affatto di piccoli ritocchi: a partire dal 2004 quelle risorse sono state letteralmente saccheggiate. Per lo più sono state destinate al "miglioramento dei saldi di finanza pubblica", come si dice in gergo. In parole povere, sono state usate per coprire i "buchi" di bilancio. Su un totale che si aggira tra gli 80 e i 90 milioni l'anno, Giulio Tremonti è arrivato a dirottare verso altre finalità anche 85 milioni, lasciando sul piatto solo briciole. L'ultimo "esproprio" alla fiducia dei cittadini è avvenuto qualche mese fa, con il primo atto del governo di centrodestra: il decreto Ici. Per finanziare quelle misure Tremonti ha sottratto 60 milioni dagli 88 che ne aveva a disposizione. Altri 20 erano già stati dirottati da Prodi, che in un paio d'anni aveva tentato di recuperare gran parte della "torta". È così che quest'anno restano solo 3 milioni e mezzo, destinati esclusivamente alle calamità naturali. Zero assoluto per la fame nel mondo, l'assistenza ai rifugiati e i beni culturali. Una vera beffa per i cittadini poveri che non hanno casa: hanno pagato due volte lo sgravio dei proprietari. "Davvero il lupo perde il pelo ma non il vizio - dichiara Antonio Misiani, deputato Pd in Commissione Bilancio - Tremonti aveva già pescato più volte da quel fondo, e quest'anno ci ha pensato subito. Davvero una beffa per chi si fa vanto di volere un fisco più trasparente con i cittadini". Fino al 2004 il fondo dell'8 per mille ha mantenuto le sue finalità, con l'eccezione del 2001 quando si decise di destinarne una parte (circa 36 milioni) alle missioni militari italiane di pace, e in particolare alle forze di polizia italiane in Albania. Poi si è tornati alla normalità, fino al "tonfo" del 2004, quando ben 80 milioni sono stati sottratti per diminuire il deficit di bilancio. In quello stesso anno un decreto ha stabilito che a partire dal 2006 quel fondo avrebbe alimentato un finanziamento di 5 milioni a favore del Fondo speciale di previdenza per il personale di volo dell'Alitalia. Insomma, i contribuenti hanno pagato per le pensioni dei piloti, invece che per le popolazioni oppresse dalla fame nel terzo mondo. Nulla contro i piloti, per carità. Ma è certo che magari i cittadini vorrebbero saperlo: e saperlo prima, non dopo aver versato il loro contributo. L'anno della "stangata", il 2004, registra comunque un "gruzzoletto ancora abbastanza consistente destinato alle finalità previste dalla legge. Venti milioni e mezzo, andati per oltre la metà ai beni culturali e per un quarto alla voce "calamità naturali". L'anno dopo il fondo era già dimezzato: poco più di 11 milioni. A fronte di 91 milioni di contributi. Così i beni culturali devono accontentarsi di 7 milioni e 800mila euro e le calamità naturali di meno di 3 milioni. Solo qualche spicciolo per la fame nel mondo e l'assistenza ai rifugiati. Il resto finisce tutto nella finanza pubblica. Nel 2006, ancora un dimezzamento: per le finalità solidaristiche le risorse non superano i 5 milioni. Nel 2007 c'è la virata voluta da Prodi: il governo di centrosinistra tenta di raddrizzare la rotta, destinando più della metà di quanto indicato dai cittadini alle finalità istituzionali. Si arriva a un contributo di 46 milioni, dai 4 dell'anno precedente. Impossibili ricostituire tutto il fondo: alcune spese programmate precedentemente non si possono coprire in altro modo. Ma l'intenzione è quella di tornare alla normalità. Così per il 2008 si decide di destinare i due terzi, dirottando solo un terzo. Ma il cambio di governo ha fatto precipitare tutto, e si arriva al record negativo di 3 milioni e mezzo.

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Ultima speranza: il salvatore straniero Il Piano B tra Air France e Lufhtansa. Bersani: Nervi saldi, si può evitare il fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Ultima speranza: il salvatore straniero Il "Piano B" tra Air France e Lufhtansa. Bersani: "Nervi saldi, si può evitare il fallimento" di Bianca Di Giovanni/ Roma IPOTESI C'è davvero solo il fallimento nell'immediato futuro di Alitalia? Esiste un'alternativa pronta, un "piano B", da sostituire a quello di Cai? Ieri si sono rincorse mille voci su un'ipotetica cordata concorrente, capitanata magari dai tedeschid ella Lufthan- sa, se non dai francesi di Air France. Un fatto è comunque certo: abbandonare "Fenice" in corsa, con l'azienda in attività, il carburante da pagare e i creditori da tenere alla porta è davvero una scommessa ad alto rischio. Commissario e dipendenti si sono impegnati a mantenere il servizio il più a lungo possibile: il personale viaggiante si è detto disposto anche "a tagliarsi lo stipendio". Ma l'orizzonte futuro si fa sempre più oscuro. Più che un piano, c'è il "fattore B", cioè Berlusconi, che ha "preso in mano la situazione", come fanno filtrare dai Palazzi. Cosa voglia dire esattamente non si sa. Per ora il governo ha solo deciso di prendere tempo: altre 72 ore di "ossigeno" per tentare un ultimo, disperato recupero di Cai. Riuscirà? La decisione di utilizzare il week end per sondare eventuali residue disponibilità della cordata coordinata da Intesa-Sanpaolo è scaturita dopo un incontro di un'ora a Palazzo Chigi tra Gianni Letta, Maurizio Sacconi, Altero Matteoli e Augusto Fantozzi. Giulio Tremonti, dato da alcune voci presente al vertice, in realtà è rimasto "defilato" in Via Venti Settembre. Certamente a questo punto la palla torna nella sua metà campo: per ora tuttavia il titolare del Tesoro ha preferito mantenere un profilo basso sull'intera partita. Subito dopo l'abbandono di Cai è stato Pier Luigi Bersani ad aprire la raffica di accuse. "Il colpevole è Berlusconi - dichiara il ministro ombra - Adesso è il momento però di tenere i nervi a posto. Non siamo davanti a un baratro, c'è spazio per evitare il fallimento. È possibile rimettere nel solco la procedura, credo che il commissario anche attraverso l'alienazione di beni non essenziali possa prendersi il breve tempo necessario a pubblicare un avviso che solleciti proposte. Sono convinto che possano esserci disponibilità di attori internazionali e che possano essere eventualmente in questo quadro meglio utilizzate disponibilità e risorse dell'imprenditoria italiana". Sono le sue parole, rielaborate da Berlusconi, che fanno ipotizzare a molti l'esistenza di un piano "orchestrato" dal Pd magari con il fiancheggiamento della Cgil. In realtà nessuno ha in tasca una soluzione preconfezionata: secondo bersani è il commissario Fantozzi che deve costruirla. Piuttosto sono in molti a pensare che nelle condizioni date - debiti allo Stato, prezzo sempre più basso - la compagnia possa far gola a molti. Poco dopo "sbarca" in Italia la dichiarazione del portavoce di Lufthansa: "La compagnia considera molto interessante il mercato italiano e osserva con grande interesse" quanto succede in Italia. Subito la soluzione tedesca prende quota. Per la verità la dichiarazione non si discosta molto da quelle già più volte pervenute da Francoforte. Stando ad altre indiscrezioni all'orizzonte ci sarebbe il ritorno di Jean-Cyril Spinetta, che solo nell'aprile scorso aveva preso un aereo solo andata per Parigi, ritirando l'offerta di Air France. Forse solo lui, che già ha in testa (e nelle carte) un piano, magari assieme a qualche azionista Cai, potrebbe in pochissimo tempo ricostruire un'offerta e affrontare un tavolo-lampo con i sindacati. Già prima del ritiro di Cai Fantozzi aveva sondato le disponibilità delle compagnie europee: British, Air France e Lufthansa si erano dette tutte interessate all'Italia, ma a patto che ci fosse anche Cai. È qui, nella cordata mista, l'unica vera prospettiva plausibile a poche ore dalla fine.

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Tg1: Lavoratori bizzarri (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Tg1: "Lavoratori bizzarri..." "Festa mentre il Titanic affonda...". "Bizzarra protesta dei lavoratori...". Il Tg1 delle ore 20 si è distinto ieri sera per alcuni commenti sulla vertenza Alitalia che brillavano per la loro diretta vicinanza con la versione di Berlusconi e dei suoi ministri. E cioè che la colpa del mancato salvataggio di Alitalia va attribuita alla Cgil e ai piloti. Una conclusione che appare un po' troppo di parte per essere annunciata dal Tg più importante della televisione pubblica. Ma ormai tutto è possibile.

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Si vola, ma le casse sono quasi vuote Il commissario Fantozzi: decolli regolari fino alla prossima settimana (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Fino alla prossima settimana si volerà regolarmente. Lo ha assicurato il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi. "La compagnia volerà finché ci sono i soldi, ma il tempo stringe e le finanze si assottigliano" ha osservato Fantozzi. Dalla prossima settimana, se nel frattempo, non verrà trovata una soluzione, i voli potrebbero subire alcune modifiche. Molto dipenderà anche dall'esito dell'incontro che lunedì 22 il commissario avrà con il presidente dell'Enac Vito Riggio. "È assolutamente urgente - ha detto Riggio - che vada avanti il piano finanziario per Alitalia. Se dovessero mancare i requisiti di solidità finanziaria l'Enac potrebbe essere costretta a ritirare alla compagnia la licenza provvisoria di sei mesi concessa il 2 settembre". "Non possiamo aspettare - ha avvertito Riggio - a tempo indeterminato che un piano finanziario spunti. Se non c'è avremo problemi gravi. Il commissario ogni mese deve riferirci sull'attuazione del piano. Quindi a seconda di come questo piano sarà portato avanti dalla Cai o da altri noi valuteremo se mantenere la licenza oppure ritirala definitivamente". Questo perchè "il regolamento europeo stabilisce che se non c'è solidità finanziaria si può sospendere la licenza". Quindi, come ha ribadito Fantozzi, "Alitalia continuerà a volare, non c'è un rischio immediato di fermare la compagnia di bandiera nei prossimi giorni". Il commissario straordinario Augusto Fantozzi "ha assicurato che farà di tutto per andare avanti il più a lungo possibile". Se non ci sono problemi per l'operatività della compagnia durante il week-end in questo lasso di tempo Fantozzi proseguirà a ricercare soluzioni alternative, partner o società interessate all'Alitalia. Molto dipenderà anche dalla politica. Se riuscirà in questi tre giorni a tirare fuori il coniglio dal cappello. Intanto Fantozzi ha inviato le lettere per la cassa integrazione guadagni straordinaria relative ai 34 aerei della compagnia che già non stanno volando più, secondo quanto previsto dal piano Prato. La cigs, secondo quanto si apprende, riguarda 831 piloti per 12 giorni al mese, 1.383 assistenti di volo per 10 giorni al mese e 2.072 addetti di terra per 6 giorni al mese. Nonostante tutto però la prospettiva che il commissario straordinario porti i libri in tribunale non spaventa i lavoratori, molti dei quali (soprattutto fra hostess e personale di terra), anzi, hanno esultato di fronte a questo esito, che - hanno detto - sarebbe stato addirittura più nefasto del fallimento. E si sono detti pronti a fare sacrifici per aiutare, quanto più possibile, la sopravvivenza dell'azienda. C'è fiducia che qualcosa di migliore, rispetto alle condizioni penalizzanti di piano e contrattuali di Cai, condizioni da padrone della ferriera, dovrà puer accadere. I prossimi giorni saranno decisivi.

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Orgoglio e applausi: meglio senza stipendio che venduti e umiliati In strada ancora contro quella che definiscono offerta capestro . Un coro: Volevano guadagnare sulle nostre spall (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Orgoglio e applausi: meglio senza stipendio che venduti e umiliati In strada ancora contro quella che definiscono "offerta capestro". Un coro: "Volevano guadagnare sulle nostre spalle" di Gioia Salvatori/ Roma "MEGLIO SENZA stipendio che umiliati. Ci volevano svendere, ci volevano piegare per poi sottomettere altre categorie. Noi voleremo anche senza salario, in attesa di un' offerta migliore". Ancora orgogliosi della divisa, seppur pronti ad inviare il curriculum, i piloti, gli stewards, le hostess, gli impiegati e i meccanici della compagnia di bandiera, ieri hanno accolto con un applauso liberatorio la notizia del ritiro da parte della Cai, dell'offerta economica. Impauriti che la cordata "di imprenditori che non hanno niente a che vedere col settore del volo" possa ripresentarsi con altre "offerte-capestro"; convinti che "se verrà fatta una proposta trasparente un acquirente si troverà", piloti e assistenti di volo, ieri sera sono tornati a casa "sollevati" seppur tesi e preoccupati. Prima del solito, già verso le 19, dopo essere stati in 1000 per tutto il giorno, hanno lasciato il briefing davanti la sala equipaggi Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, dove sono in presidio da una settimana. "Certo non c'è da stare contenti: ci sono l'amarezza per le condizioni della compagnia di bandiera, una forte preoccupazione per il nostro futuro - dicono tre piloti - Ma siamo soddisfatti di aver resistito, di aver detto no ad un accordo che faceva guadagnare una cordata quanto meno sospetta. Possibile che tu, che mai hai lavorato nel settore del trasporto aereo, da domani ti prendi tutte le tratte Roma-Milano di Alitalia? Non è che le prendi perché sei amico degli amici?". Altri sono più espliciti: "Volevano guadagnare sulle nostre spalle, una truffa. Meglio con lo stipendio a rischio che umiliati". La maggior parte dei piloti accoglie positivamente la proposta di Notaro dell'Up di dare una parte dello stipendio al commissario Augusto Fantozzi, per mandare avanti la baracca. E tra le aquile, spunta il motto delle br: "Volevano colpirne uno per educarne cento", dice un pilota a un altro in riferimento all'atteggiamento del governo. Dei suoi colleghi, intervistati, usano altri toni: "Sarebbe stato un precedente dall'alto valore simbolico. Il governo voleva smantellare il contratto di una categoria forte come quella dei piloti, con una trattativa unilaterale. Avrebbe fatto un bell'effetto, sarebbe stato utile per poi riservare lo stesso trattamento ad altri: uno svilimento strategico - sono convinti Umberto e Franceso, piloti - Per questo ora ci sentiamo sollevati anche se siamo amareggiati e preoccupati: forse, il 27 ottobre, non prenderemo lo stipendio. E comunque, meglio senza soldi piuttosto che coi soldi ma senza dignità, tanto la nostra retribuzione era a rischio già prima di tutta questa messa in scena". E se si va al fallimento? "Alitalia non fallirà, qualcuno comprerà questo patrimonio di professionalità e slot, soprattutto se ripulito dei debiti - dicono tre piloti - Noi chiediemo un'offerta seria e un dirigenza seria fuori dalla politica. Poi trasparenza: magari la Guardia di finanza andasse ogni giorno in via della Magliana". "Air France ci comprava con tutti i debiti - ricordano tutti", ma qualcuno ha già pronto il curriculum. Vuoi perché sapeva che, per il piano Cai, sarebbe stato un esubero, vuoi perché, e non sono pochi, ha la moglie hostess come Umberto: "Lo spedirei a Vietnam air, Qatar air, Ethiad, Emirates, Cathay pacific, già molti nostri colleghi sono andati in queste compagnie, quasi tutte dei paesi arabi, in espansione". C'è pure chi il curriculum non lo invia: "Tanto vedrai che qualcuno ci comprerà, basta solo consentirgli di fare un'offerta...".

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"voli regolari nei prossimi giorni" ma il fallimento è dietro l'angolo - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Voli regolari nei prossimi giorni" ma il fallimento è dietro l'angolo Fantozzi: farò il possibile. Piloti: pronti a tagliarci lo stipendio Lo scenario In questo stato, la piena funzionalità della compagnia sarebbe garantita per 7-8 giorni LUCA IEZZI ROMA - "Gli aerei Alitalia continueranno a volare fino a quando ci saranno a disposizione le risorse necessarie. Sono obbligato dalla legge a curarmi della continuità del servizio pubblico e della par condicio dei creditori. Se ci saranno altre offerte importanti nel breve saranno tutte esaminate". Il commissario Augusto Fantozzi assicura la regolarità del servizio per i prossimi giorni e in serata conferma al governo che "procederà il più a lungo possibile". Ma quanto tempo rimane? Solo il commissario lo sa, anche perché con le sue scelte determinerà la durata di questa fase. Per ora avrebbe assicurato al governo una funzionalità piena di 7-8 giorni. Dopo di che Fantozzi può tornare in tribunale e chiedere il fallimento subito, oppure garantire l'operatività riducendo il numero dei voli, aumentare le risorse vendendo asset minori e chiedere nuovi prestiti alle banche. Prestiti che poi sarebbero pagati come "prededuzione" cioè prima degli altri creditori di Alitalia. Il mandato ricevuto dal governo finora verteva soprattutto sulla vendita a Cai, come dimostra il fatto che tutti gli ampliamenti del decreto salva-Alitalia velocizzano le procedure di vendita. Fanno notare gli esperti di diritto fallimentare che Fantozzi può vendere praticamente tutto con le procedure che ritiene più funzionali, basta la valutazione sul prezzo fatta da un advisor esterno (è stata designata Banca Leonardo). In realtà la legge gli dà anche 60 giorni per creare un piano di "ristrutturazione". Parmalat, che si avvalse della Marzano, è un caso di azienda risorta dopo un passaggio in amministrazione straordinaria. Alitalia perde quasi tre milioni al giorno e a questo ritmo ha pochi giorni di vita, ma il commissario può ridurre drasticamente l'attività. Ieri sono partite le prime lettere di cassa integrazione per oltre 4 mila dipendenti connesse alla messa a terra di 34 aerei. Altri voli potrebbero essere cancellati mantenendo solo quelli che possono "pagarsi" il carburante e i costi operativi. I dipendenti, a cominciare dai piloti, annunciano anche di essere disposti a tagliarsi lo stipendio per dare più ossigeno alla compagnia. E continuare la ricerca di un compratore: Cai valutava gli asset di Alitalia 300 milioni, un prezzo conveniente per altre compagnie se fossero confermate anche le garanzie accessorie previste dal decreto all'esame del Senato: gran parte del debito nella bad company, gli ammortizzatori speciali (fino a 8 anni di cassa integrazione e mobilità) per i lavoratori e la protezione per i vecchi azionisti di Alitalia. In mancanza poi di un compratore che subentri "in blocco", potrebbe essere considerata una vendita a pezzi (si pensi anche solo al marchio). Se il compratore non si presenterà, Fantozzi tornerà al tribunale: a quel punto sia la continuità dei voli, sia la celerità del processo saranno impossibili. Già ora il tribunale sta facendo i salti mortali per arrivare, entro novembre, a definire e "insinuare" gli oltre 10 mila creditori della compagnia. In quel caso si aggiungerebbero oltre 20mila cause di lavoro da parte dei dipendenti, che potrebbero chiedere il Tfr o stipendi non pagati, e un nuovo curatore fallimentare dovrebbe tentare di vendere a sua volta quello che di buono è rimasto: aerei di proprietà, marchio e immobili.

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Salta l'integrazione con air one adesso "trema" anche toto (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Senza l'operazione-Alitalia l'imprenditore non potrà conferire la compagnia alla Cai e resterà con circa 1,1 miliardi di debiti Salta l'integrazione con Air One adesso "trema" anche Toto ROMA - AirOne balla da sola. La prospettiva di fusione con Alitalia tramonta, e non manca tra i soci Cai chi ha tirato un sospiro di sollievo. Tra questi non c'è sicuramente Carlo Toto, un po' perché la prospettiva di una fusione con la compagnia di bandiera la insegue da quasi due anni, un po' perché la nascita di un unico vettore dominante sul mercato nazionale lo metteva al riparo dai venti di tempesta che tirano per tutte le compagnie aeree mondiali, specie quelle di taglia medio piccola. All'interno della compagnia si fa professione di ottimismo: Air One negli ultimi anni è cresciuta. Mentre si consumava la parte più grave della crisi di Alitalia, la compagnia ha avviato e consolidato i propri voli europei e ha inaugurato due collegamenti con gli Stati Uniti da Malpensa. Inoltre stanno progressivamente entrando in servizio i nuovi Airbus che dovevano diventare il grosso della flotta Cai. Anzi, rispetto alle possibili difficoltà operative dell'Alitalia commissariata, dalla compagnia abruzzese si dicono pronti "a fare la loro parte per assicurare i voli degli italiani" nel caso l'Enac dovesse chiedere uno sforzo supplementare. Il mercato interno non è però così fiorente e il coefficiente di riempimento degli aerei è lontano da medie soddisfacenti, tanto che dopo il sostanziale pareggio 2007, il 2008 dovrebbe chiudersi in rosso, pur con un aumento dei ricavi intorno a quota 800 milioni di euro. Nel frattempo però sono anche aumentati i debiti dai 900 milioni di fine 2007 ad oltre 1,1 miliardi di euro. Più che raddoppiati rispetto al 2006. L'esposizione finanziaria è il maggior elemento di rischio: continua a crescere man mano che bisogna pagare gli aerei del maxi ordine spalmato su 10 anni 90 A320, 12 A330 e 12 A350. Debiti che al momento sono concentrati in alcune holding irlandesi e che sarebbero rimasti in carico al costruttore di Chieti anche nel caso di fusione Alitalia-Air One. Quegli aerei erano la polizza di assicurazione della Carlo Toto Spa: se li sarebbe ripagati, guadagnandoci, affittandoli alla nuova Alitalia senza preoccuparsi di quali rotte servivano e del costo del personale. Tutti rischi che ora ritornano su lui e Air One. Invece, non sembra spaventare l'ipotesi che né Alitalia, né la sua compagnia saranno in grado di assorbire questi aeromobili. In quel caso saranno affittati sul mercato internazionale: "Il fatto che le banche ci accordino i finanziamenti al ritmo di un mese ad aereo anche in questi tempi terribili per il credito - è la spiegazione che arriva da Air One - è la miglior dimostrazione che i debiti sono sotto controllo e che il valore degli asset garantisce la nostra solvibilità". (l.i.).

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La vertenza fa litigare rutelli e alemanno "il sindaco mi ha dato del cialtrone" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La polemica La vertenza fa litigare Rutelli e Alemanno "Il sindaco mi ha dato del cialtrone" Ma alla compagnia si mostrano tranquilli: debiti sotto controllo ROMA - Alitalia fa litigare anche Rutelli ed Alemanno. Lo scontro è avvenuto a margine del consiglio comunale straordinario convocato sul tema e conclusosi con l'approvazione di una mozione unitaria. Per Alemanno "l'unica nota stonata del consiglio è stato Rutelli. Ha fatto un discorso di bassissimo profilo". Dura la replica dell'ex sindaco che ha accusato Alemanno di avergli dato del cialtrone: "Per fare un battibecco - ha detto Rutelli - bisogna essere in due. Il mio intervento era costruttivo, ma critico sui gravi ritardi del Comune".

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Alitalia, a Roma la crisi più drammatica Consiglio straordinario in Campidoglio con Zingaretti e Marrazzo: Il governo deve ascoltarci Poi però Alemanno va a Palazzo Chigi da solo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, a Roma la crisi più drammatica Consiglio straordinario in Campidoglio con Zingaretti e Marrazzo: "Il governo deve ascoltarci" Poi però Alemanno va a Palazzo Chigi da solo. Rutelli: "Ha fatto troppo poco per Fiumicino" di Mariagrazia Gerina "È la più grande crisi che abbia investito la capitale negli ultimi anni", dice frastornato Alemanno, mentre la cordata di imprenditori italiani chiamata da Berlusconi precipita nel nulla, gettando l'aeroporto di Fiumicino - ovvero 15mila lavoratori più altri 35mila che lavorano nell'indotto - in un dramma senza precedenti. "Cronaca di un disastro annunciato", commenta amaramente il presidente della Provincia Zingaretti: "Roma pagherà più di tutti la crisi, Alitalia per noi è molto più che un simbolo, è economia, indotto, vita, è stato un errore non ascoltare gli enti locali". "Ora dobbiamo mettere in campo noi un'altra strategia", incalza Marrazzo, che invoca davanti ad Alemanno un'unità istituzionale al di là dei colori politici e spiega di aver già chiesto "un incontro urgente" con il commissario Fantozzi. Con un'intempestività che ha dell'incredibile il sindaco di Roma si ritrova a parlare di Alitalia nell'Aula Giulio Cesare insieme al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti proprio mentre su Fiumicino sta per abbattersi il fallimento del piano Cai per "salvare" la compagnia di bandiera. "Siamo entrati in consiglio comunale confidando nella possibilità di un accordo e ora siamo di fronte ad una svolta drammatica che può avere un impatto enorme sulla nostra città", denuncia Rutelli, che dai banchi dell'opposizione capitolina attacca ritardi, omissioni e illusioni anche del Campidoglio: "Ci si è illusi che l'offerta italiana risolvesse tutto e intanto il sindaco non si è battuto abbastanza per difendere gli interessi di Roma, Alitalia a Fiumicino". Tant'è che anche "consiglio straordinario sull'Alitalia" convocato ieri fuori tempo massimo, non è un'iniziativa di Alemanno ma dell'opposizione, anzi del Pd, che lo aveva invocato e chiesto ufficialmente prima della pausa estiva. "Volevamo sollecitare il sindaco ad intraprendere unitariamente con le altre istituzioni locali azioni in difesa dell'occupazione del territorio e dello sviluppo dell'area romana", spiega il capogruppo capitolino del Pd, Umberto Marroni. Mentre Storace spara ad alzo zero: "Sindaco, non si assiste impassibili a una tragedia, solo perché ci si preoccupa del governo amico, di fronte a decine di migliaia di esuberi si fa anche cadere un governo se serve". Volano accuse, polemiche, persino insulti mentre su Roma e sul suo aeroporto si abbatte lo spettro di una crisi epocale. "Cialtrone", legge qualcuno sulle labbra di Alemanno quando Rutelli lo accusa di aver fatto ben poco. Ma poi l'aula si ricompatta. "Lasciamo da parte le polemiche, dobbiamo attivare tutte le leve per salvare Alitalia: noi oggi siamo a un punto morto", ammette il sindaco, che fino a poco prima spiegava di aver avuto "garanzie da Matteoli su una pari ripartizione degli scali intercontinentali tra Fiumcino e Malepensa" e ora invece impugna una lettera per Berlusconi firmata anche da Marrazzo e Zingaretti. Il consiglio intanto vota all'unanimità una mozione che impegna il Campidoglio ad assumere con decisione ogni iniziativa unitaria ed urgente nei confronti del Governo. "Andrò subito a palazzo Chigi", annucia a quel punto Alemanno. Che però con la letta unitaria im ano corre da solo all'incontro con Letta. E all'uscita spiega: "Una cordata pubblica degli enti locali come quella proposta da Marrazzo per Alitalia non è possibile, perché se cordata ci deve essere, deve essere privata". DISASTRO ANNUNNCIATO, dice Zingaretti quando arriva la notizia che la cordata si è ritirata. Storace: "Alemanno ha sbagliato a non alzare la voce con il governo "amico"".

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Lufthansa era a un passo dall'accordo ma resta in pista anche dopo il crac - (segue dalla prima pagina) massimo giannini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Tre giorni fa l'ultimo contatto tra fonti della cancelleria e Gianni Letta: pronti due progetti alternativi Lufthansa era a un passo dall'accordo ma resta in pista anche dopo il crac Il piano "b" prevede direttamente il passaggio del controllo Il piano "A" ruotava intorno all'operazione Fenice e l'alleanza con la Cai (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MASSIMO GIANNINI La compagnia tedesca è in pista. E anche se il Piano Fenice sembra ormai carta straccia, può ancora diventare il "cavaliere bianco" che salva la compagnia italiana dal fallimento economico, e il Cavaliere di Arcore dal disastro politico. A dispetto dell'apparente vantaggio di Air France, in questi ultimi giorni i contatti tra Roma, Amburgo e Colonia, head quarters della compagnia tedesca, si sono fatti sempre più fitti. I colloqui tra Palazzo Chigi e la Cancelleria di Angela Merkel erano già stati avviati da un paio di settimane. L'ultima conversazione tra Gianni Letta e l'ambasciatore Michael Steiner risale a tre giorni fa. Il senso delle comunicazioni arrivate dalla Germania è univoco: "A Lufthansa interessa moltissimo Alitalia". Oggi la compagnia tedesca, con 92 mila dipendenti e una flotta di 343 aerei di cui 87 a lungo e 164 a medio raggio, è il terzo vettore europeo dopo Air France-Klm e British Airways-Iberia. Mettendo le ali sul mercato italiano, farebbe un salto in alto, completando la sua strategia di vettore "multi-hub" e "multi-brand". Inserendo gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino nel grande network che orbita intorno a Francoforte, e che con Milano si arricchirebbe del traffico business del Sud-Europa, e con Roma si avvarrebbe di un ponte per il traffico con l'Africa, il Medio e l'Estremo Oriente. Tutte le mosse fatta da Lufthansa sullo scacchiere europeo - da quella iniziale su Swiss Air a quelle più recenti sulla scandinava Sas e su Austrian Airlines - sono ispirate alla stessa filosofia, che con Alitalia raggiungerebbe il coronamento finale. I progetti predisposti da Lufthansa sono due e prevedono due scenari differenti. Entrambi sono già stati sottoposti dal chairman Wolfgang Mayrhuber al board e al direttore generale, Peter Hartman. Il piano A è quello che ruota intorno all'operazione Cai. Se ieri la trattativa con i sindacati si fosse chiusa positivamente, e la cordata Cai fosse decollata regolarmente, con ogni probabilità Roberto Colaninno, di qui a una settimana, avrebbe potuto dare il grande annuncio ufficiale: il partner internazionale scelto da Alitalia è Lufthansa. I tedeschi, secondo questo primo progetto, sarebbero stati anche disposti ad entrare subito con una quota di minoranza, per rispettare almeno in una prima fase il caveat posto dal premier sull'italianità della compagnia di bandiera. Ma a regime, cioè alla scadenza del lock up che avrebbe vincolato i soci italiani di Cai a non vendere le rispettive quote prima di cinque anni, verosimilmente Lufthansa avrebbe rilevato la maggioranza, e preso in mano la cloche della "Nuova Alitalia". Il piano B è invece quello più "radicale", e ricalca le orme di quello che i vertici della compagnia tedesca misero a punto nell'inverno dello scorso anno, quando il governo Prodi aveva annunciato la privatizzazione dell'Alitalia e indetto la relativa gara pubblica, aperta anche ai vettori stranieri. è un piano che prevede l'acquisizione immediata di Alitalia, e che trasferisce subito la proprietà da Roma a Colonia, salvando ovviamente il "marchio", la divisa e tutto quello che in questi decenni ha rappresentato la storia della nostra compagnia di bandiera. Esattamente come è accaduto nel caso Swiss Air. Oltre a Milano, verrebbero potenziati gli scali del Nord, Torino, Venezia e Bologna, messi in raccordo con Francoforte, Monaco e Zurigo. La flotta sarebbe ridotta di una cinquantina di aerei, ma Alitalia beneficerebbe dell'integrazione nella rete Star Alliance, la più estesa del pianeta, che comprende quindici compagnie tra cui United, All Nippon, Thai e Singapore Airlines, e nella quale c'è anche Air One. La via maestra che il governo e la cordata italiana stavano seguendo era ovviamente la prima, che almeno allo start up avrebbe salvato la "bandiera" dell'Alitalia e, quindi, la faccia di Berlusconi. I tedeschi erano disposti ad accettare il compromesso. Ma hanno posto una sola condizione, semplice e chiarissima: "Qualunque nostro coinvolgimento presuppone una discontinuità tra la vecchia e la nuova Alitalia". In altre parole, a questo punto Lufthansa scende in campo solo se prima si passa attraverso una procedura concorsuale, e si divide il destino della compagnia cattiva (gli esuberi, i debiti e le attività improduttive) da quella buona (gli aerei, le rotte e gli slot). "Solo così - hanno spiegato i tedeschi - è possibile rinegoziare su basi nuove anche i rapporti con i sindacati, e soprattutto con i piloti, riallineando i contratti di lavoro alla produttività media dei vettori europei". Proprio l'impossibilità di procedere a questa "cesura" normativa e contrattuale tra un prima e un dopo, del resto, fu la ragione che spinse i tedeschi a ritirarsi dalla gara dell'anno scorso, lasciando libera la pista alla sola Air France. E proprio questo spiega sia il perché, da Amburgo e da Colonia, ieri si guardava con attenzione all'esito della trattativa, sia il perché tre giorni fa il portavoce del colosso tedesco Thomas Jachnow aveva frenato le fughe in avanti del Cavaliere dicendo "Alitalia ci interessa, ma non ora viste le sue pessime condizioni finanziarie". Adesso che l'improbabile italian job è saltato in aria, per l'irresponsabilità politica di Berlusconi e la responsabilità sindacale della Cgil, non c'è più molto da fare. O si decreta il fallimento di tutta la compagnia, o si conserva l'impianto attuale, con la bad company da liquidare progressivamente e la best company da cedere immediatamente. Magari attraverso una procedura competitiva trasparente, che recuperi almeno un barlume di concorrenza ed eviti la mannaia della Commissione Ue. In tutto questo, che fine farà il progetto Lufthansa? Da quanto riferiscono fonti vicine alla Cancelleria, non è una domanda da rivolgere alla Germania. Semmai va girata al governo italiano. Adesso che in nome dell'italianità avete tradito il mercato e ucciso l'Alitalia, siete disposti a rinunciare all'assillo della bandiera e al vessillo dell'ideologia, vendendola ai tedeschi che sono pronti a comprarla?.

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I dipendenti festeggiano "meglio falliti che questi banditi" - antonello caporale (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia I dipendenti festeggiano "Meglio falliti che questi banditi" Applausi e ovazioni a Fiumicino per la ritirata della Cai Le proteste ANTONELLO CAPORALE ROMA - Sorrisi al funerale. Mai tanti, mai così decisi ed esibiti, grati e convinti. Nel giorno della disfatta Fiumicino esulta. Il varco dei piloti, budello che conduce le hostess al lavoro, gli assistenti ai banchi del check-in e i piloti in cabina, si intasa di mani e di abbracci, di urla e di slogan. Al megafono è stata appena letta la resa di Cai. Sono a un passo dal licenziamento, eppure: "Meglio falliti/che in mano a stì banditi". Trombette e trombette. Pare vinta una guerra di liberazione altro che l'oblìo della sconfitta, il baratro della disoccupazione. Aerei a terra, cassa integrazione, mutui da pagare, figli da mantenere. Non c'è dispiacere ma odio sulle labbra di Francesca, capoturno: "Ci volevano unicamente mortificare, ridurre a miserabili, toglierci la dignità. Non desideravano un accordo ma la nostra morte civile". Raffaella, bella e triste, un cartello al collo: "Colaninno, non siamo gioielli ma neanche fondi di magazzino". In Alitalia comandano i piloti. Le trattative riescono o falliscono se loro dicono di sì o di no. Questa volta, anche questa volta hanno detto no. "Perché no? Volevano un accordo che ci seppellisse. Puntavano unicamente a fare una cosa contro di noi, a renderci la vita impossibile", dice il comandante Eugenio, appena atterrato da New York. I piloti. Cioè l'Anpac. In Alitalia l'Anpac conta quanto dieci Cgil: senza il comandante l'aereo non parte e non atterra. Quel che non si è detto, che forse non si sa, è che l'orientamento politico dei piloti fino a ieri è stato compattamente vicino al centrodestra. Mario, assistente di volo: "Noi eravamo pronti a firmare con Air France, ma i piloti decisero di boicottare la trattativa quando Berlusconi chiese di rompere". Giovanni, assistente di volo: "Air France ci dava molto di più di ciò che volevano offrirci questi signori. E si caricava anche di tutti i debiti. Abbiamo detto no allora, com'è possibile pensare che avremmo potuto accettare le condizioni vessatorie poste oggi". Vittoria, vittoria. Si fa largo Antonio Di Pietro. Lui solo arriva e arringa. Davanti ai cancelli, col megafono in mano. Fa uno strano effetto. Troppo tempo è passato e il paragone non regge con Mirafiori e la lotta della Fiat: davanti ad Enrico Berlinguer c'erano operai dal salario di fame. I dipendenti Alitalia hanno una busta paga fuori della norma, come però fuori della norma è il loro lavoro. Un pilota con anzianità di vent'anni arriva a 130mila euro l'ordi l'anno. Un assistente di volo giovane porta a casa 2500-2700 euro al mese: "Ma per venti giorni sono fuori, e mi devo pagare da mangiare. E mi serve non una ma due baby sitter e tutto il resto. Tolga mille euro dalla mia busta paga. Il vero netto, quello che posso spendere. Però campo in aria non in terra". "Alitalia è nostraaaa". L'eccitazione monta, e adesso cosa si fa? "Allora io propongo: devolviamo una parte del nostro stipendio di settembre ad Alitalia. Andiamo da Fantozzi e gli facciamo un assegno cumulativo. Noi faremo volare gli italiani che hanno acquistato i clienti. Ci state?". Dalla balaustra Angelo Bucone, leader improvvisato di questo sit in in fondo disperato e stanco, prova a cambiare registro. "Allora, ci state?". Trombe e trombette, urla di approvazione. "E i piloti, cosa dicono i piloti? C'è un rappresentante qui?". Un attimo ed ecco, un comandante si fa largo: "Assolutamente sì". Duecento, trecento, cinquecento euro a testa. Appuntamento in banca il 27 di questo mese. Fine dell'assemblea. A casa chi è di riposo, al volo chi lavora. Al bar si fanno i conti della vittoria. Quattro in cerchio, Tiziana, il capoturno, offre un bicchiere di aranciata alla sua collega Raffaella che chiede: "E domani?". E piange.

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Una waterloo per il sindacato "ora chi si fiderà più di noi" - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La difesa Una Waterloo per il sindacato "Ora chi si fiderà più di noi" Epifani nel mirino di Cisl e Uil: ha giocato alla roulette russa Io non posso firmare un contratto di una categoria nella quale non sono rappresentativo Il leader della Cgil criticato per la "strana alleanza" con assistenti di volo e piloti ROBERTO MANIA ROMA - "Una catastrofe sindacale, con qualcuno che si accinge a fare il becchino dell'azienda", secondo il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Una Waterloo. Perché le lancette dell'orologio delle relazioni industriali dopo il fallimento del negoziato con la Nuova Alitalia non torneranno più indietro. Ci sarà un prima e un dopo Alitalia. Come è stato con la sconfitta alla Fiat, nel 1980. "Il sindacato ha fatto una bruttissima figura nei confronti dell'intero paese. Ora chi si fiderà più di noi?", diceva Renata Polverini dell'Ugl. Insomma, il baratro. "Ma solo di qualche sindacato", precisava Raffaele Bonanni della Cisl. "Perché - aggiungeva - c'è sindacato e sindacato. E i "sandinisti" non sono più compatibili con l'attuale contesto. C'è chi ha voluto giocare alla roulette russa e, si sa, qualche volte parte il colpo". Allora, un suicidio sindacale. E per la seconda volta in pochi mesi: prima provocando la fuga, in concorso con il centro destra di Silvio Berlusconi, dell'Air France (la più grande compagnia del mondo), poi dando alla fragile cordata tricolore, densa di conflitti di interesse, promossa dal premier e realizzata da Corrado Passera e Roberto Colaninno, il pretesto per ritirare l'offerta. Ora nell'angolo c'è rimasto soprattutto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, in compagnia degli assistenti di volo più agguerriti, eredi dei Cobas degli anni ?80, e dei piloti, neanche un sindacato ma un' "associazione professionale", iper-corporativa e anche con tanti privilegi. Un paradosso sindacale. Guglielmo Epifani ha giocato una partita rischiosissima, convinto che Colaninno non avrebbe mollato. Solo questa certezza lo ha portato a una mossa al limite del temerario: prima l'invio di una lettera nella quale la Filt-Cgil (cioè la federazione dei trasporti di Corso d'Italia) chiedeva, insieme ai cinque sindacati autonomi del personale di volo, la riapertura di un negoziato per quanto con tempi strettissimi per il contratto dei piloti, degli assistenti e, per una parte, anche degli addetti ai servizi di terra; poi ha spedito la sua di lettera per dire sì al piano industriale, sì, ma con qualche precisazione, anche al contratto del personale di terra, e un non possumus sul contratto dei piloti, delle hostess e degli steward. Ponendo in questo modo una questione delicata - ma anche antica per la Cgil - di rappresentatività sindacale. "Insomma - è la tesi di Epifani - io non posso firmare un contratto di una categoria nella quale non sono rappresentativo". Una soluzione che a chi non mastica sindacato non può che apparire barocca. D'altra parte non è la prima volta che Epifani opta per soluzioni tortuose anziché lineari. All'epoca dell'ultimo governo Prodi, il segretario della Cgil non firmò il protocollo sul welfare. Vi aderì, in un primo tempo, solo "per presa visione". Una formula senza precedenti e piena di ombre. Quasi una non scelta. Questa volta, invece, Colaninno e i suoi 17 alleati, morsi dai dubbi sulla bontà dell'investimento tanto più dopo il tracollo delle Borse mondiali, volevano chiarezza. Per Colaninno l'adesione della Cgil era "decisiva". E forse solo un sì convinto della Cgil avrebbe potuto far emergere le difficoltà della cordata. Quelle che Epifani aveva ben presenti, tanto da parlare di "sofferenze": i troppi conflitti di interesse, da Benetton che controlla Aeroporti di Roma, alla Banca Leonardo, incaricata di valutare la congruità del prezzo degli asset in vendita ma partecipata anche da Benetton e Tronchetti Provera che poi sono anche in Cai; e anche le iniziative della Corte dei conti e della Guardia di Finanza. La scelta di Epifani non è stata netta. Per dirla con un esponente di primo piano del Pd "si è comportato come chi non dice mai sì e al massimo non dice no". E il no, così, l'ha detto Colaninno. Le contraddizioni di Epifani non hanno superato l'esame dell'assemblea di palazzo Clerici. Nemmeno i "berluschini", che pure ci sono nella cordata, sono riusciti a trovare una via di scampo che sarebbe piaciuta soprattutto al Cavaliere. La sintesi l'ha fatta Marco Tronchetti Provera: "I fatti parlano da soli". D'altra parte una cordata così, senza un forte know how del settore del trasporto aereo e con la competizione che c'è, non avrebbe potuto reggere una guerriglia sindacale senza limiti. Colaninno & co. cercavano la "discontinuità" nelle relazioni sindacali della Magliana. Non ce l'hanno fatta. Ma hanno imposto ai sindacati di voltare pagina.

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Da betancourt a pamuk tanti testimonial per walter - arturo zampaglione (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

New York, presentato il libro "La scoperta dell'alba" Da Betancourt a Pamuk tanti testimonial per Walter La figlia di Bob Kennedy: "Lui ha la capacità di intrecciare arte, poesia e potere" ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - C'era anche Ingrid Betancourt alla presentazione, nell'immensa libreria di Barnes&Noble di Broadway, nella Upper West side di Manhattan, di "The discovery of dawn", l'edizione americana del romanzo di Walter Veltroni. La Betancourt ha spiegato di essere lì perché "ama le qualità umane di Walter" e perché - sapendo che cosa vuol dire essere una vittima del terrorismo - ha apprezzato molto il suo libro. Il leader del Pd l'ha ringraziata pubblicamente per la amicizia, aggiungendo che "la sua serenità e la sua forza sono una risorsa per tutta l'umanità". Dopo il successo di vendite nell'edizione italiana di Rizzoli (220mila copie), "La scoperta dell'alba" è ora in tutte le librerie degli States in una traduzione curata da Douglas Hofstatder, un genio della matematica, vincitore di un Pulitzer e ammiratore da sempre - proprio come Veltroni - di Bob Kennedy. E a presentare il romanzo ai lettori newyorkesi, oltre a Hofstatder, che ne ha letto una delle "pagine più magiche" (la telefonata con se stesso bambino), c'era proprio Kathleen Townsend Kennedy, primogenita di Bob e la numero uno della nuova generazione kennedyiana. "Walter - ha detto la Kennedy tra gli applausi dei presenti - conosce l'arte di intrecciare arte, poesia e potere". Un tributo insolito, questo, per un uomo politico italiano in trasferta negli Stati Uniti. Ma non c'è dubbio che la presenza di Veltroni a New York ha avuto un risvolto quasi mondano, suscitando forte interesse nella comunità intellettuale. A salutarlo, sono arrivati premi Nobel e scrittori di fama: da Salman Rusdie a Orhan Pamuk, da Gay Talese a Patrick McGrath. "Sono qui per parlare del libro e non sarebbe corretto usarlo come pretesto per dichiarazioni politiche", ha detto Veltroni alla presentazione ai lettori americani (dopo quella del giorno prima all'istituto di cultura italiano), dribblando così le domande sull'Alitalia e sull'Iraq. In compenso ha ribadito il suo "odio nei confronti del terrorismo" e, parlandoci ai margini dell'incontro, ha tenuto a evidenziare l'importanza dell'imminente voto per la Casa Bianca. "Tra cinquanta giorni - ha osservato il leader del Pd, convinto sostenitore di Barack Obama - si deciderà il futuro del mondo occidentale. Tra cinquanta giorni sapremo come sarà il mondo per i prossimi dieci anni. La scelta è tra la speranza e la paura: spero che prevalga la prima, sarebbe invece drammatico se vincesse la paura".

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Alitalia resta a terra Ansia a Linate ma c'è chi festeggia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 224 del 2008-09-19 pagina 7 Alitalia resta a terra Ansia a Linate ma c'è chi festeggia di Rita Balestriero Un lungo applauso. "Tutti a casa, alè!". "Meglio falliti che in mano ai banditi". Via Clerici, civico cinque. Sono passate da poco le 16, quando un gruppo di dipendenti Alitalia comincia ad esultare. Si abbracciano e agitano i loro striscioni e il motivo di tanto entusiasmo può essere sintetizzato con una sola parola: fallimento. Dentro al palazzo del Settecento l'assemblea di Cai decide all'unanimità di ritirare l'offerta presentata al commissario Alitalia, aprendo la porta al fallimento della compagnia aerea in amministrazione straordinaria dalla fine di agosto. Fuori, una cinquantina di dipendenti festeggiano. "Assisto allibito a queste immagini di giubilo", dice il senatore Roberto Castelli. L'unico commento di Corrado Passera, appena uscito da Palazzo Clerici: "È un gran peccato". Non sembra pensarla così la maggior parte dei dipendenti a Linate. Ieri pomeriggio hanno lavorato come se niente fosse garantendo un servizio regolare. Ma la facce, quelle non erano affatto "regolari". "Anche se sono contraria all'accordo - rivela una hostess impegnata nella Lounge Parini - sono preoccupata". Assunta da appena due mesi, "non so che ne sarà di me. Certo l'idea di rinunciare a una parte dello stipendio non mi andava proprio giù". Dall'altra parte della città, il commento di Formigoni: "Servirebbe una compagnia che avesse il tricolore nella propria politica e nella propria testa, non solo nella livrea degli aerei". E ora che si fa? "Gli aeroporti lombardi sono stati abbandonati da Alitalia sei mesi fa, ma sono quelli che hanno dimostrato maggiore reattività. Non a caso la nuova Alitalia aveva programmato piani che mettessero al centro il mercato e che facevano leva sulla domanda di volo molto alta che c'è soprattutto nella nostra regione". La sua ricetta: "È arrivato il momento di lasciar fare al mercato". Su questo punto è d'accordo anche il presidente della Provincia Filippo Penati, che però ammette "mi spiace, ma non mi strappo i capelli per la rottura delle trattative". Quindi la stoccata al Governo: "Ora con calma bisognerà valutare la situazione, ma alla luce di come era stata formulata la proposta e dell'atteggiamento del Governo, anche nei confronti del sistema aeroportuale milanese, non considero una catastrofe il ritiro della proposta della Cai". Infine, la promessa di Formigoni: "Abbiamo accolto l'interesse di compagnie straniere. Faremo di tutto per continuare a fare crescere Malpensa e Linate per garantire il servizio ai nostri cittadini. È arrivato il momento di lasciare fare al mercato che si è già concentrato al Nord". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Cavaliere senza paracadute (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

LA CORNATA Il Cavaliere senza paracadute Il governo tenta l'atterraggio d'emergenza attaccando piloti, sindacati e opposizione. Per il Partito democratico le colpe sono tutte del centrodestra ma in difesa della Cgil arriva compatta solo la vecchia Quercia Micaela Bongi "La situazione è drammatica, e potremmo essere di fronte a un baratro". Tornato a Roma da San Giuliano di Puglia, dopo una passeggiata per il centro con puntatine in diversi negozi, arrivato davanti palazzo Grazioli Silvio Berlusconi prende atto di quello che pochi minuti prima gli hanno riferito i giornalisti: Cai ha ritirato l'offerta su Alitalia. A confermarglielo, al telefono, Gianni Letta. E allora, toccato per prima cosa con mano il fallimento della sua operazione, il premier cerca subito i capri espiatori, sfoderando toni minacciosi: "È certo che ci sono pesantissime responsabilità soprattutto della Cgil e delle associazioni dei piloti, che valuteremo. E non vorrei che questa fosse proprio la soluzione che qualcuno ha auspicato si verificasse". Responsabilità politiche? "Sì", risponde Berlusconi, alludendo evidentemente all'opposizione. E' così che nell'arco di poco tempo il Cavaliere passa dalla "speranza in una situazione positiva" e dal "non sono preoccupato" alle accuse a muso duro. Accuse mal indirizzate. Lo stesso Berlusconi all'ora di pranzo, a San Giuliano, aveva dichiarato perentorio: "Penso che si possa andare avanti anche senza la Cgil". Ma Colaninno meditava il ritiro da giorni. Così nel suo vagare tra i negozi del centro e il cortile di palazzo Grazioli, il presidente del consiglio si mostra in evidente difficoltà. Prima annuncia una conferenza stampa serale per dire la sua, poi, consultato Letta, la annulla: "Parlerò solo a conclusione della vicenda". E quando l'evidenza non può più essere negata, per un momento Berlusconi si aggrappa persino a Walter Veltroni, smentendo o quasi di aver definito, l'altro ieri, il segretario del Pd "inesistente": "Sono veramente dispiaciuto del fatto che mi si attribuiscano sempre cose che non ho detto. Come potrei dire una cosa così che non mi appartiene?". O meglio, "quando uno parla a braccio magari qualcosa gli scappa, prima di fare una smentita ufficiale voglio rivedere tutto ciò che ho detto, ma non credo di averlo detto perché come faccio a dirlo? No, non è vero". Insomma, se non è panico poco ci manca. La sconfitta è bruciante, e il premier, che sul salvataggio di Alitalia a modo suo ha puntato fin dalla campagna elettorale, quando si trattava con Air France, non sa come uscirne e spera in una ripartura in extremis della trattativa con Cai. In soccorso del premier arriva lo stato maggiore del Pdl. Tra tutti, il capogruppo al senato Maurizio Gasparri come al solito non si risparmia e si scaglia contro "piloti e Cgil" per il loro "atto criminale". "Piuttosto che cercare capri espiatori, governo e presidente del consiglio si assumano le proprie responsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda Alitalia e la trattativa con le parti sociali. La Cgil si è assunta la sua responsabilità per evitare il fallimento", ribatte il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Le accuse del resto erano già messe in conto e già lanciate dal premier. E ieri mattina, Massimo D'Alema aveva difeso il sindacato guidato da Epifani puntando l'indice contro il premier e la sua "soluzione discutibile". "Siamo in una situazione estrema per responsabilità di Berlusconi e del governo. Berlusconi ci ha portati sull'orlo del baratro. E' indegna l'aggressione alla Cgil, a guidare gli aerei o a fare le hostess non ci vanno i segretari confederali ma i lavoratori. Se Alitalia vuole tornare competitiva deve avere il consenso dei lavoratori". E dal Pd anche la capogruppo al senato, la diessina Anna Finocchiaro, a sera punta l'indice contro il Cavaliere difendendo la Cgil e la stessa opposizione, accusata di perseguire il "tanto peggio tanto meglio": "Berlusconi si assuma fino in fondo le responsabilità e percorra ogni ulteriore spazio di manovra e di trattativa. Sono sconcertanti i toni usati verso la Cgil". Parola d'ordine del Pd, con Pierluigi Bersani che compulsa al telefono Walter Veltroni in viaggio a New York, indicare le responsabilità del governo mostrando di voler trovare una via d'uscita, con senso di responsabilità. Compatto, il Partito democratico, nel corso di questa vicenda ha infatti allontanato i sospetti di remare contro, e per questo chiede di tentare il possibile e l'impossibile per Alitalia. Ma il Pd non è altrettanto unito nell'individuazione delle responsabilità. Perché se quella di Berlusconi nessuno la nega, c'è anche, nell'area Margherita, chi non si spende per la Cgil. Come il ministro ombra del lavoro Enrico Letta, che sì ritiene fallimentare "il tentativo di Berlusconi di addossare le responsabilità alle sei sigle che non hanno firmato", ma allo stesso tempo individua l'"errore più grande" del sindacato nel no all'opzione Air France-Klm costruita da Prodi. Quindi, sommando il no a quell'opzione e il no a quella Cai, Letta conclude che i due no "rappresentano una strategia difficilmente conciliabile con la drammaticità della crisi del trasporto aereo italiano". Ancor più esplicito Marco Follini, ex Udc del Pd: "La rincorsa tra l'avventurismo del governo e l'irresponsabilità di una parte del sindacato ha prodotto un disastro per il paese".

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La proposta dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

IL DOCUMENTO La proposta dei sindacati Le sei sigle sindacali "non firmatarie" dell'accordo quadro (Cgil, Sdl, Anpac, Anpav, Up e Avia) avevano spedito ieri, entro il termine delle 15,50, la seguente lettera alla Cai e al governo. "Le scriventi intendono notificare l'interesse e la disponibilità" a un accordo "certi che gli obiettivi di produttività e flessibilità possono essere raggiunti e condivisi". Ritengono "percorribile la ricerca di una revisione della struttura retributiva tale da consentire "l'invarianza"" degli stipendi "in presenza di una aumento contrattato della produttività"; e sono già state "identificate proposte di merito". Naturalmente "l'intesa può essere raggiunta attraverso un negoziato, seppur in tempi brevissimi, e inserita in un quadro di contratti nazionali relativi a ciscuna categoria" (la Cai pretendeva di applicare un "contratto unico" per piloti, assistenti di volo e personale di terra). "In subordine" le sei organizzazioni si dicono disposte a sottoscrivere, a scelta dell'azienda, uno qualsiasi dei contratti in vigore tra le "compagnie euroepee di riferimento (Lufthansa, Air France, Iberia), opportunamente decurtati per la parte economica". Perché l'obiettivo è "il raggiungimento di una più larga intesa che consenta il rilancio della nuova Alitalia", che dovrebbe essere "prevalente rispetto a qualsiasi strumentalizzazione di ordine ideologico o politico, quali quelle che hanno inevitabilmente invaso il campo in questa difficile e drammatica fase".

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D'Alema scomunica Carlo De Benedetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

DEMOCRATICI D'Alema "scomunica" Carlo De Benedetti Botta e risposta a distanza inedito e piccato tra Massimo D'Alema e Carlo De Benedetti, patron del gruppo Espresso. "Non so se De Benedetti abbia una tessera del Pd, se ce l'ha mi fa piacere, però la tessera numero uno ce l'ha Walter Veltroni, scelto con le primarie da milioni di italiani". Più che una battuta, quella dell'ex ministro degli Esteri pare quasi una scomunica verso un imprenditore ritenuto finora di sincera fede democratica. Ma che la vicinanza tra l'opposizione e un Ingegnere che rischia di restare fuori dai salotti che contano nell'era del centrodestra stia scricchiolando, lo dimostra la risposta al vetriolo che lo stesso De Benedetti affida alle agenzie: "Non ho mai avuto, non ho e non avrò mai la tessera di alcun partito. Speravo che le battute fossero valutate come tali", spiega la nota dell'Ingegnere. Che nei giorni scorsi ha anche smentito (sul "manifesto") le voci su dissapori ai vertici di "Repubblica" proprio su Alitalia. Nello scorso febbraio, il fondo De Benedetti "Management & Capitali" partecipò, insieme ad altre 4 cordate, alla gara dell'allora governo Prodi.

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Ci autotasseremo per onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi a non far fallire Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

ALESSANDRO DE CATALDO assistente di volo Ci autotasseremo per onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi a non far fallire Alitalia.

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L'Alitalia resta a terra (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa il giorno della rottura L'Alitalia resta a terra è finita. La cordata dei sedici imprenditori che si era offerta per salvare Alitalia ha ritirato l'offerta dal tavolo. Un atterraggio brusco per una trattativa che durava ormai da settimane senza andare né avanti né indietro. Così nel pomeriggio di ieri dall'assemblea di Cai, Compagnia Aerea Italiana, è arrivata la decisione unanime per il ritiro della proposta di acquisto. Ci hanno messo solo un'ora, i soci, a gettare nel cestino quella che era considerata l'ultima pista di atterraggio per la compagnia di bandiera gravata da una situazione economica disastrosa. Ma tant'è. Piloti e Cgil si sono messi di traverso. E infatti la motivazione del dietrofront, almeno quella ufficiale, è "il mancato raggiungimento di un largo accordo sindacale sul piano industriale della nuova Alitalia e su contratto di lavoro da dare alla nuova compagnia aerea". Un accordo che, secondo la newco, non è stato raggiunto, come dimostrato dalle sole tre lettere di accettazione ricevute da Cisl, Uil e Ugl. Solo tre su nove sigle. Troppo poco e soprattutto poco rappresentative della totalità del personale per supportare la volontà del Governo di chiudere il dossier a tutti i costi per evitare cali d'immagine e di consenso. Ma non è stato così. E quello che si annuncia ora all'orizzonte è il fallimento non solo tecnico, e cioè lo stato attuale in cui versa la compagnia, ma anche quello giuridico. Che tradotto significa "tutti a casa". Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non ha avuto dubbi, almeno nel pomeriggio di ieri: "Per i lavoratori interessati e per il Paese, si apre la strada che porta al fallimento di tutte le società del gruppo Alitalia, perché il commissario ha una limitata liquidità e ha il vincolo della migliore tutela dei creditori per cui è probabile sarà obbligato ad avviare le procedure per la messa in mobilità dei dipendenti". Il corollario è che pagheranno tutti, lavoratori per primi. "Purtroppo il venir meno degli accordi fa cadere il rifinanziamento dello speciale fondo per i lavoratori del trasporto aereo (che integra gli ammortizzatori sociali fino all'80% del loro reddito), che allo stato delle cose è risultato avere una modestissima capienza". Governo in pressing insomma. In attesa di capire quanto durerà l'agonia di Alitalia, visto che secondo le stime in cassa non ci sono più di 50 milioni di euro, il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha sgombrato il campo da un blocco immediato dell'operatività. "Gli aerei Alitalia continueranno a volare fino a quando ci saranno a disposizione le risorse necessarie". Fantozzi ha spiegato di "essere obbligato dalla legge a curarmi della continuità del servizio pubblico e della par condicio dei creditori. Ed è quello che farò. Se ci saranno altre offerte importanti nel breve per assicurare l'attività di volo di Alitalia saranno tutte esaminate". Altre offerte. La speranza è sempre quella. Un cavaliere bianco che tiri tutti fuori dall'impaccio. Ma dall'estero arrivano solo ammiccamenti. Anche se i tedeschi di Lufthansa hanno detto qualcosa che si presta a doppi significati. "La posizione di Lufthansa non è cambiata. Il mercato italiano resta per il gruppo un mercato interessante ma non facciamo commenti" ha dichiarato un portavoce della compagnia tedesca. Silenzio da Parigi. Se l'addio di Cai è ormai certezza il governo non demorde. E spera ancora che il "piano Fenice" messo a punto dalla Cai per salvare Alitalia possa decollare. A rinfocolare la speranza i contatti nella serata di ieri fra Palazzo Chigi e la cordata di imprenditori e sul dato di fatto che, nonostante l'offerta sia stata ritirata, la società non sia stata sciolta. Una posizione consolidata in un vertice tenuto alla presidenza del consiglio tra i ministri Matteoli e Sacconi, il sottosegretario Letta e il commissario straordinario della compagnia di bandiera Augusto Fantozzi. Una riunione nel corso della quale c'è stato anche un lungo contatto telefonico con i vertici della Cai. Fantozzi e i ministri interessati torneranno a fare il punto sulla situazione della compagnia di bandiera lunedì. Tre giorni che serviranno anzitutto per capire se vi sono ancora margini per una intesa che salvi il piano della Cai. Al momento, infatti, secondo fonti governative, non vi sarebbero alternative alla cordata di Colaninno se non quella del fallimento. Ipotesi, però, che il premier Silvio Berlusconi ha già bollato come un "baratro" da evitare. Al momento, Berlusconi sta valutando la situazione e studiando le carte. Dalla sua residenza di via del Plebiscito non è trapelato altro, se non una considerazione oggettiva: se è vero che Cai ha ritirato l'offerta, è altrettanto vero che la cordata non si è sciolta. Segno che qualcosa può ancora succedere. Non ultimo un piano B che sarebbe già in itinere nei colloqui informali ma che vedrebbe la luce solo nei prossimi giorni. Per ora l'atterraggio è forzato. E il rischio è di dirigersi verso gli hangar per rimanerci.

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Alitalia, Napolitano: "Qualcuno ha remato contro" (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

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Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (6 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 143 ) " (42 votes, average: 4.36 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (26 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average: 3.98 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (34 votes, average: 3.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (48) Ultime discussioni Cinzia: Vorrei capire come vengono fatti questi sondaggi?? Ma si risponde con il proprio cervello o con quello del... Franco: Poche parole.quando si arriva a festeggiare il proprio licenziamento che vuole dire che vuole... Salvo Libero: Una domanda: quale imprenditore finanzierebbe la concorrenza in modo che i prodotti della factory... fabio: Dimenticavo, ancora per antocagliari: come contribuente ha tutto il diritto di sindacare il mio lavoro e di... fabio: Per Antocagliari: inizio con una sua affermazione, sbagliata "i privati offrono un servizio... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Tremonti: Alitalia non si nazionalizza Letta: nessuna alternativa a Cai Camorra, due agguati: sette morti. 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La cordata si ritira Alitalia al fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Rottura con la CAI, spunta Lufthansa Nel caos esultano hostess e piloti. Berlusconi accusa la Cgil Roma. L'agonia finale dura meno di un'ora e mezza: tanto ci hanno messo ieri i sedici imprenditori italiani che dovevano salvare la compagnia di bandiera a staccare la spina. Il palcoscenico su Alitalia si chiude alle 17.25 minuti quando un comunicato di Cai, compagnia aerea italiana, annuncia il responso dell'assemblea riunita a palazzo Clerici: "La drammatica situazione di Alitalia e dei mercati internazionali non permette di allungare ulteriormente una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni". I dipendenti riuniti a Fiumicino applaudono. Fanno lo stesso quelli riuniti sotto al palazzo milanese dove si tiene l'assemblea e che avevano accolto ad insulti lo stesso Colaninno e gli altri protagonisti della cordata. Il premier accusa la Cgil. D'Alema: "La colpa è di Berlusconi". Lufthansa: "Il mercato italiano resta interessante". Cafasso, Cresci, Lombardi e un commento di Francesco Ferrari >> 2, 3 e 19 19/09/2008.

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OGGI IBERIA è INTEGRATA CON BRITISH AIRWAYS: OGNUNO NOMINA I SUOI MANAGER, MA LA CULTURA PRIVAT (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi Iberia è integrata con British Airways: ognuno nomina i suoi manager, ma la cultura privatistica di un servizio pubblico è la stessa in Spagna e in Gran Bretagna. Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito volentieri il controllo di Alitalia se non fosse stata diffidata dai propri sindacati. I quali dissero che sarebbe stato pazzesco mettersi nelle mani dei sindacati italiani. I mercati avrebbero punito severamente gli azionisti per la loro avventatezza. Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai. Ma dovesse per qualche ragione sopravvivere, sarebbe un'altra azienda. "Meglio falliti che in mano ai banditi", gridava ieri un presidio di piloti sotto gli uffici in cui erano riuniti i soci della Compagnia aeronautica italiana. Roberto Colaninno e soci sono dei banditi? Sul fallimento delle trattative hanno pesato due elementi molto diversi tra loro. Tra il comandante Berti, leader dei piloti, e Guglielmo Epifani, leader della Cgil, non c'è il minimo punto di contatto politico. Il primo simpatizza per il centrodestra, del secondo non occorre dire. Berti ha tentato di salvare il possibile di quella che al ministero del Lavoro chiamano una "corporazione medievale". I giornali e la televisione si sono giustamente attardati ad analizzare le differenze di stipendi e di ore di volo con le altre compagnie europee. Ma su quel punto s'era trovato un accordo. E forse anche sull'inquadramento dei piloti nella categoria dei dirigenti d'azienda. Quel che Berti e i suoi non volevano smontare è la piramide culturale della categoria. Oggi se la compagnia assume un pilota, non può destinarlo liberamente all'aereo stabilito dai suoi manager. Deve metterlo in coda ai colleghi più anziani. Saranno l'Anpac o l'Unione piloti a far avanzare uno dei loro. Si è arrivati al punto, dicono al ministero del Lavoro, di dover formare quattro comandanti per utilizzarne uno. Perché queste assurdità? Perché la debolezza dell'azionista politico aveva costretto negli anni i manager a dover trovare un modus vivendi, distribuendo privilegi a destra e a manca. E di modus in modus siamo arrivati a questo punto. Per Epifani il discorso è diverso. Dire che il segretario generale della Cgil è il braccio armato dell'ala oltranzista del Partito democratico sarebbe ingeneroso. È vero che alcuni esponenti del Pd hanno detto con chiarezza a uomini della Cai che non era possibile consegnare a Berlusconi una vittoria di queste dimensioni. È vero che Roberto Colaninno è stato apertamente sostenuto in questi giorni da Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani e invece ostacolato dall'ala vicina a Walter Veltroni. Ma Epifani - più vicino a Veltroni che a D'Alema - fa un passo più in là. Le sue convinzioni politiche si affiancano a una visione sindacale sempre più distante dalla revisione culturale resa indispensabile dalla drammatica fase in cui viviamo. Le difficoltà che il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sta incontrando nella impostazione dei nuovi contratti ne sono un esempio. Non sappiamo se Colaninno avesse dei margini non utilizzati o se li abbia tuttora. La sua aspirazione è di considerare Alitalia una azienda normale che deve rispettare parametri gestionali normali. Così non è, evidentemente. Ma comunque vada a finire questa storia, ieri si è scritta una pagina nuova. Bruno Vespa.

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Di Pietro l'avvoltoio piomba a Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 224 del 2008-09-19 pagina 0 Di Pietro l'avvoltoio piomba a Fiumicino di Filippo Facci L'ex pm attacca il governo e rilancia l'offerta di Air France che solo sei mesi fa aveva definito "umiliante". "Questo ultimatum aveva tutto il sapore di un'estorsione aggravata e la procedura è immorale" Stai male? Hai problemi? Stai perdendo il lavoro? Ti stanno licenziando? Beh, non è finita: tra poco arriverà pure Di Pietro. Il presente è grigio, il futuro è nero, la salma è quasi fredda, ma fa niente: c'è già un becchino alla tua porta. è lui, è il Pupazzone, quello che arrestava i ricchi per consolare i poveri: non ha niente da dire, ma lo dice male. C'è da corteggiare sfortunati e frustrati, invasati e gente in difficoltà, l'Italia dei malori: e lui non può mancare, ieri è arrivato a Fiumicino poco prima delle 16 e certo, ovvio, aveva già trovato qualcuno a cui dare la colpa. Piloti, impiegati e servitrici di snack (dolci o salati) l'attorniavano come si fa col Gabibbo e invocavano "Giustizia!", gli dicevano "Bravo!". Lui li ha ripagati con la consueta suadenza, promesse di arresti: "Denuncerò personalmente al procuratore generale della Corte dei conti, al procuratore generale della Repubblica di Roma e all'Autorità antitrust, perché pensiamo che esistano delle violazioni di legge nella procedura di vendita di Alitalia...". Bravo. Giustizia. è colpa del Commissario, è colpa del governo. "Questo ultimatum che ha tutto il sapore di un'estorsione aggravata". Giustizia. Bravo. "La procedura è a dir poco immorale. Io credo che sul piano tecnico... ". E qui ci fermiamo, c'è un limite anche alle cazzate. Cioè, Di Pietro concorda con la Cgil: lui che non ha mai aderito a un sindacato in vita sua, lui che nel dicembre 1991 era uno dei tre magistrati italiani che non aveva scioperato contro le esternazioni di Cossiga. Di Alitalia non sa nulla, non ha proposto nulla, spara a caso. Il 17 marzo scorso disse questo: "Quella di Air France è un'offerta umiliante, un danno per la compagnia, per le maestranze, per il Paese, una proposta finalizzata unicamente al profitto dell'offerente". Il 23 luglio ha detto il perfetto contrario: "Il governo ha mandato sul lastrico cinquemila persone" mentre loro, anzi "noi", "avevamo trovato una soluzione e un compratore che salvavano il personale". Quale? Air France, l'offerta che aveva definito umiliante. Di Pietro straparla, ma tanto chi l'ascolta? Ieri sera i piloti-kamikaze hanno detto questo: "Si voleva gettare a mare Fiumicino per fare spazio ancora una volta a Malpensa, che ha già fallito tutti i suoi obiettivi". Di Pietro il 17 marzo aveva detto quest'altro: "Malpensa, da sola, vale dieci volte Alitalia e dovremmo tutti impegnarci per salvaguardarla". Però ieri i piloti lo applaudivano. Giustizia. Bravo. Applausi come in certi funerali del Sud, mentre sfila la bara. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Si è chiusa l'era dell'unità sindacale (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 La spaccatura sul caso Alitalia Si è chiusa l'era dell'unità sindacale La spaccatura sul caso Alitalia di Sergio Soave --> di Sergio Soave Guglielmo Epifani questa volta l'ha proprio fatta grossa. La cordata di imprenditori guidati da Roberto Coaninno che si era assunto l'onere di una proposta per Alitalia, l'ha ritirata, con decisione unanime, dopo aver preso atto della impossibilità di raggiungere un accordo con i sindacati, o meglio con la Cgil che alla fine, dopo aver condiviso l'accettazione del piano industriale con Cisl, Uil e Ugl, è passata dall'altra parte, capeggiando il "fronte del rifiuto" delle sigle professionali minori. Le ragioni di questa scelta non sono chiare, ma ora le conseguenze peseranno su decine di migliaia di famiglie, quelle dei dipendenti di Alitalia e delle aziende dell'indotto, mentre non è assicurata neppure la mobilità aerea, che potrebbe bloccarsi perché la compagnia in liquidazione non è neppure in grado di pagare il carburante. L'altra vittima della decisione di Epifani è l'unità d'azione dei sindacati, che arriveranno così nella peggiore delle situazioni agli appuntamenti con Confindustria per la riforma del sistema contrattuale e con il governo per i rinnovi dei dipendenti pubblici. Che cosa ci abbia guadagnato Epifani, invece non si sa. Avrà gli applausi di tutti gli estremisti che pensano che per far fallire una iniziativa del centrodestra si possono mettere nei guai migliaia di lavoratori e un sostegno, probabilmente a denti stretti, dell'opposizione. Ma appena si sarà diradata la polvere delle polemiche propagandistiche, si capirà che c'era un'occasione e che è stata sprecata senza neppure sperimentarla. Un sindacato che non è in grado di affrontare una situazione critica aziendale con senso di responsabilità, non appare un interlocutore a maggior ragione per affrontare i problemi che derivano dalla crisi finanziaria internazionale i cui effetti ci accompagneranno, se va bene, per molti mesi, se va male per molti anni. Nella vicenda Alitalia si potranno trovare probabilmente altri errori, altre incertezze, altre responsabilità. Però quel che conta è il comportamento che ciascuno ha tenuto nel momento decisivo, e non ci sarà modo di nascondere che l'ostruzionismo della Cgil è stato il fattore determinante del fallimento. Se non ci sarà una correzione radicale di questo atteggiamento, il che è assai difficile ma non impossibile, da parte della Cgil, quel che è accaduto in queste ore convulse può segnare uno spartiacque nella vicenda delle relazioni sociali, come accadde con il fallimento dell'occupazione della Fiat nel 1985 o con la disfatta dei minatori inglesi di dieci anni prima. La scelta tra una resistenza conservatrice che guarda a un sistema di veti sindacali che ormai appaiono inaccettabili e una consapevolezza dell'esigenza di confrontarsi con senso della realtà con i problemi e le crisi della fase attuale diventa un crinale sul quale si confrontano culture sindacali e politiche in modo sempre più stringente. La vicenda Alitalia è stato un primo rilevantissimo banco di prova, il cui esito non resterà senza conseguenze. Una parte, con ogni probabilità minoritaria, di lavoratori, ha impedito di risolvere il problema per la maggioranza. E' difficile pensare che si possa andare avanti in questo modo, senza suscitare una reazione di rigetto.

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E ora via dall'Italia per un futuro migliore? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Hanno vinto loro, i sindacati. E a modo loro: mandando all'aria Alitalia. Complimenti vivissimi. Prima che si conoscesse l'esito della vicenda della nostra compagnia aerea, un lettore italiano che abita in Brasile, César Roberto, aveva commentato il mio post su Tremonti con queste parole. Perché un industriale dovrebbe rischiare investendo in una nazione dove essere industriale significa avere mille difficoltá ( sindacati, burocrazia, regolette e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere iniziative in tempi brevi, ecc.) e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con la crisi l'industria si sposterá ancora piú di quanto fatto finora e non ci sará nessun "risorgimento manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi io stesso ( e un certo numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno ) sono una dimostrazione di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con agio, in Italia ero sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si riuscisse a rendere appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco , tipo zittire i sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole, abbassare le tasse - e non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere le porte dopo che i buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate opportunitá all'estero e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe da dire: ha ragione César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già vivono all'estero avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci bene, lo sconcertante esito della vicenda Alitalia, che infligge al Paese un enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante volte abbiamo invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai ricatti corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati erano convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo fosse un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E invece no: imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola (al riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione: da questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica che finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 6 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti, ma adesso chi crea ricchezza? Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E, per molti versi, continua ad averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato, riferendosi al crack di Lehman Brothers, che "non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il principio della fine ma la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al futuro Tremonti sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà la manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania" e perché "il nostro sistema bancario è più solido rispetto a quello americano, mentre abbiamo un sistema assicurativo abbastanza solido e un sistema pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non sono indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e con i mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia "dopo la crisi - e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e più forte degli altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così facile ricreare ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1) Il nostro sistema finanziario è meno indebitato, ma l'Italia è gravata da un debito pubblico stratosferico e deve rispettare regole comunitarie che impongono una severissima disciplina fiscale. Il governo, insomma, ha le mani legate e comunque il livello pro capite di indebitamento (inclusi i conti pubblici) è alto. 2) Gli italiani sono molto più poveri di prima, sia in rapporto al reddito che al patrimonio. a) Il reddito familiare è stato dimezzato dall'avvento dell'euro e ora è eroso dall'inflazione. Inoltre, sebbene il credito al consumo sia meno diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in fortissima crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle crescenti, stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il quadro è chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I patrimoni familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso parecchio, il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in misura meno drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il mercato riprenda a tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie ma non coprono nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime soffre perché le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno si è arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti dice: tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari tempi lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel frattempo gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la cinghia, il che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente l'economia interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente, troppo ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto in tempi ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 75 ) " (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile? Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi. Mi spiego: sbaglia chi pensa che l'attuale crisi finanziaria debba rimettere in discussione l'economia di mercato che, nonostante tutto, resta senza alternativa. Ma è innegabile che la libertà senza limiti concessa alle banche in un mondo globalizzato, anziché generare crescita e prosperità, ha incoraggiato logiche speculative esasperate e, nel fondo, una mentalità predatoria, sostenuta da un diffuso sentimento di impunità. La grande festa globale delle banche ci lascia in eredità società occidentali in cui il livello di indebitamento è stratosferico negli Usa e in Gran Bretagna, ed è crescente anche nella Vecchia Europa, come ben sappiamo in Italia. L'assenza di regole dettate dal buon senso ha generato squilibri fenomenali che rischiano di portare il mondo alla recessione. E il paradosso è che all'apice della crisi i mercati si rivolgono al governo e alle banche centrali, dunque al tanto deprecato Stato, affinché trovi una soluzione. Che razza di liberismo è quello che nei frangenti critici pretende che le perdite vengano accollate ai contribuenti? Sebbene traumatica, la decisione del governo Usa di non salvare Lehman è salutare perché pone finalmente questi gruppi, fino a ieri impietosi e iperpotenti, di fronte alle proprie responsabilità. D'altro canto la vicenda Alitalia dimostra una volta di più i guai provocati da una mentalità corporativa-clientelare e l'inefficienza di interventi pubblici in un mercato libero. Il ritorno allo statalismo non può pertanto rappresentare una soluzione ai problemi che stanno affossando le Borse mondiali. La lezione è che il dogmatismo economico non funziona. Il liberismo senza contrappesi e l'eccessivo statalismo provocano nel lungo periodo scompensi enormi. D'altro canto la via di mezzo o il cerchiobottismo comporta rischi altrettanto importanti: quelli dell'immobilismo e della paralisi creativa. E allora l'unica soluzione è di riscoprire gli antichi saggi cinesi i quali ammonivano che non esiste al mondo una formula magica valida in eterno, ma che il buon comando si esercita correggendo la rotta, continuamente e con saggezza. Dunque un po' di regole quando l'interesse privato diventa autodistruttivo, più individualismo quando lo Stato si mostra opprimente. Il tutto con misura, possibilmente prevenendo le crisi anziché reagire quando sono già esplose. E allora la sfida di oggi è di riuscire correggere gli eccessi senza generare nuovi squilibri e senza ricadere negli inganni di un approccio assolutista. Le nostre democrazie e, soprattutto, gli attuali leader politici ne saranno capaci? Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 58 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Sep 08 L'altra verità su Sarah e la democrazia di sola immagine Pian pianino sta emergendo un'altra verità su Sarah Barracuda, meno idilliaca di quella proiettata finora dai media: ha cercato di far fuori il cognato per vendetta, avrebbe incassato la diaria di trasferta mentre stava a casa e secondo il National Enquirer (un giornalaccio che però recentemente ha realizzato scoop veri tra cui quello sul senatore Edwards), Sarah avrebbe avuto un amante qualche anno fa, l'allora socio d'affari di suo marito, mentre emergono dettagli sulla sua famiglia: il primogenito, il 19enne Trax pare sia un tossicodipendente con problemi giudiziari alle spalle e un curriculum scolastico scadente. La figlia Bristol sarebbe "una scatenata dedita a droghe varie e assai promiscua" e quando cinque mesi fa è rimasta incinta sarebbe stata cacciata di casa da Sarah Barracuda. Da europeo dico: pazienza, sono problemi suoi, non mi scandalizzo. Ma, come sappiamo, in America i criteri sono diversi e queste rivelazioni rischiano di incidere non poco sulla campagna elettorale, tanto più se, come la Palin, hai usato la famiglia per sedurre il pubblico esibendola sul palco della Convention. Da qui alcune considerazioni: 1) Diffidare sempre dei moralisti, come Sarah Palin un'oltranzista evangelica che abbandonò la Chiesa cattolica ritenendola troppo tollerante. 2) Lo spin è uno strumento potentissimo, ma va maneggiato con cura; se si sbaglia il dosaggio, rischia di ritorcersi contro chi lo usa. E in questo caso pare sia stata commessa una leggerezza: i consulenti repubblicani non hanno setacciato il passato della Palin prima dell'annuncio della sua candidatura. McCain l'ha scelta all'ultimo minuto, sulla fiducia (e su consiglio di Rove). 3) Fino ad oggi la campagna elettorale è stata determinata dall'immagine dei candidati (il fascino di Obama prima, l'esplosiva carica della Palin poi) e dalla pubblicità negativa, tutto il resto non conta: vince chi è più bravo a infangare l'avversario, non chi ha le idee migliori per il Paese. Provo un crescente disagio e mi chiedo: la democrazia ridotta a una guerra di disinformazione e di manipolazione dell'opinione pubblica, è ancora una vera democrazia? La comunicazione politica nelle sue attuali, diffamanti e fuorvianti forme è vero progresso? Io dico di no. Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 81 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Sep 08 Un mese di Georgia: Mosca ha vinto, l'Occidente ha perso Ieri Sarkozy è volato ancora una volta a Mosca e, come era accaduto un mese fa, Medvedev si è preso gioco di lui. Non ha esposto la bandiera della Ue e ha ironizzato sui negoziati di Ginevra anticipando che li considera inutili. Che cosa ha ottenuto il presidente francese? L'invio di 200 osservatori e la promessa generica di un ritiro dalle zone della Georgia entro il 15 ottobre ovvero praticamente nulla. L'America continua a dar fiato alla retorica pro-Georgia, anche in campagna elettorale. Ma con quali risultati? Ben pochi e dopo tante polemiche, Washington ha annunciato una misura concreta: la sospesione del programma di cooperazione sul nucleare civile. Sai che roba. E' trascorso un mese dalla guerra in Ossezia del Sud ed è tempo di bilanci. Diciamolo francamente: la Russia ha vinto perché é riuscita a ottenere la secessione di Ossezia del Sud e Abkhazia, l'Occidente ha perso perché non può far nulla per impedirla, visto che ha fatto altrettanto (e per primo) nel Kosovo. Ancora: la Russia ha vinto perché ha dimostrato di poter esercitare la propria influenza in ampie zone dell'Urss e tra poco tenterà di applicare il modello Ossezia all'Ucraina (dove il governo sembra già in crisi) e alla Moldavia. La formula è la stessa: anziché riconquistare il Paese, Mosca punta a dividerlo alimentando la rivolta delle minoranze russofone. L'Occidente ha perso perché vede fallire la strategia di accerchiamento della Russia e dimostra tutta la sua impotenza: noi europei siamo dipendenti dal gas russo, l'America in questo momento non ha le risorse morali, né finanziarie, nè strategiche per contrastare efficacemente i piani del Cremlino. Domanda: per l'Occidente è solo una crisi transitoria o, passate le elezioni presidenziali americane, troverà il modo per reagire? Lo scudo spaziale, che di fatto è rivolto contro Mosca, è davvero necessario o non è meglio cambiare strategia considerando la Russia un alleato di lungo periodo anziché un potenziale nemico? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 51 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Sep 08 L'America sotto ricatto economico è ancora una superpotenza? Titoli sui giornali americani di questa mattina: il governo americano prende il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac. Bene, anzi male. I liberisti sono furiosi, perché secondo le logiche del mercato i due colossi dovevano fallire, come perlatro la Bera Starns. Gli americani e gli operatori economici tirano un sospiro di sollievo, perché il crollo totale di queste due compagnie, che controllano o garantiscono quasi meta' dei 12.000 miliardi di dollari di mutui Usa, avrebbe definitivamente affossato il mercato immobiliare, che ha perso oltre il 20% del valore e in cui i pignoramenti sono saliti ai livelli massimi degli ultimi trent'anni. Ma l'aspetto più interessante riguarda le modalità dell'intervento. Gli azionisti perderanno quasi tutto, mentre i titoli obbligazionari verranno garantiti dal governo. E sapete chi ha in portafoglio questi bond? Fondi sovrani e grandi investitori arabi, giapponesi e soprattutto cinesi per cifre colossali. Un mese fa hanno bussato alla porta delle Federal reserve e del Tesoro americano e hanno fatto questo discorso: non accetteremo perdite così ingenti e dunque o il governo Usa si fa carico di quelle obbligazioni o da ora in avanti non daremo più credito agli Usa e disinvestiremo tutti i nostri asset dal mercato statunitensi: dunque, di fatto, niente più Buoni del tesoro, obbligazioni private, Wall Street; una fuga dall'America che avrebbe provocato uno tsunami sui mercati. E Washington ha piegato la testa. E' un retroscena di importanza colossale, che fa riflettere. L'America afflitta dai debiti e sotto ricatto straniero è ancora una superpotenza? Scritto in notizie nascoste, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Sep 08 Ecco cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin Qualcuno l'ha paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana, bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden. Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa, lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi. Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva, cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori, ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario. Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni, funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 33 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della Convention democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e. quello della Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per formare le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione, quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 26 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08 L'uragano Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi sento fuori dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul (Minnesota), ma da una decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o in Asia. O meglio: lo so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio Continente, ma guardando la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali locali e Usa Today non avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in Georgia, né delle rinnovate polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi suggerisce alcune considerazioni: 1) In queste condizioni lo spin (ovvero l'informazione condizionata o nei casi estremi manipolata) funziona benissimo e con estrema facilità, perché al cittadino, quancdo scoppiano delle crisi, mancano gli strumenti per valutare criticamente le notizie diramate dalla Casa Bianca. Questo spiega (lo sapevo già, ma ne ho avuto conferma) perché l'opinione pubblica americana ha impiegato molto più tempo di quella europea ad accorgersi delle bugie sull'Irak. 2) L'informazione è troppo americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose. Da 24 ore pubbliche non si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si ripeta quanto accaduto con Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica imporrebbe che si parlasse anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la Repubblica domenicana, Haiti, la Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70 morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o quasi: poche righe, scarse immagini televisive, non una parola di compassione o di semplice umana solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella maggior parte di questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca rancore. Non mi meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli Usa reiterino lo stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre parti del mondo. E' un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il sentimento dell'americano medio, che una volta di più mi colpisce per la sua cordialità e la sua cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il governo, nè i media cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte cause, ma i media Usa danno il loro contributo e tutt'altro che secondario. Purtroppo. O sbaglio? Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Aug 08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto dall'America, dove sono da qualche giorno per seguire le convention democratica e repubblicana, un altro Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella europea, subisce ancora il fascino del candidato democratico; qui invece si diffondono i dubbi. Sì , Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante. Fino a oggi gli è bastato promettere il cambiamento e invocare la speranza, per incantare gli elettori. Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi collettiva da sola non basta. Occorre che Obama dia contenuto e spessore al proprio programma. Nei primi due giorni della convention questo non è avvenuto e infatti i sondaggi danno i due candidati alla pari. Domani notte Barack pronuncerà il discorso di accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la svolta che molti strateghi invocano. Intanto però la sua figura appare appannata. Nella sua biografia "i sogni di mio padre" , ad esempio, ha raccontato tante frottole proprio su suo padre, come spiego in questo articolo qualche giorno fa. Ma non solo: il mito di Obama che superando le barriere razziali emerge eroicamente in un mondo politico corrotto, appare esagerato e fuorviante. Esaminando l' attività politica svolta finora nel Senato dell'Illinois e in quello del Congresso americano emerge il profilo di un politico alquanto convenzionale; furbo e opportunista più che innovatore. Come fa Obama a proporre un cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e, a quanto pare, al di là degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca con spot molto efficaci . Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione? AGGIORNAMENTO: Poco fa è terminato il discorso all'Invesco Field di Denver, Oama è stato spettacolare e arrembante e finalmente ha formulato proposte concrete, ma non ha sviluppato un discorso coerente. Anzi: è emersa la sua anima liberal (socialdemocratica) che certo non gli gioverà: promette più stato, più governo, e al contempo meno tasse per la classe media, ma i soldi dove li trova? Ha pronunciato slogan accattivanti ma poco credibili sulla fine della dipendenza dal petrolio entro dieci anni e ha sferrato attacchi troppo duri contro McCain su un terreno a lui non favorevole, politica estera e sicurezza. Infine: si è comportato da star in una scenografia hollywwodiana con fuochi d'artificio finali, un trionfalismo inopportuno perché prematuto e dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano. Intanto Veltroni e Rutelli vanno a caccia di popolarità a Denver, con risvolti divertenti, come racconto in questo articolo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 69 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (27) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (38) gli usa e il mondo (32) globalizzazione (11) immigrazione (25) islam (12) Italia (107) medio oriente (8) notizie nascoste (29) presidenziali usa (13) russia (12) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails L'immigrazione? 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La stampa estera: compagnia alla fine (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 224 del 2008-09-19 pagina 0 La stampa estera: compagnia alla fine di Redazione Baratro, fallimento, condanna, scomparsa, fine. Questi i sostantivi scelti dalla stampa estera per descrivere la situazione di Alitalia, all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di Cai, dopo la chiusura di Cgil e sindcati autonomi di piloti e personale Roma - Baratro, fallimento, condanna, scomparsa, fine. Questi i sostantivi scelti dalla stampa estera per descrivere la situazione di Alitalia, all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di Cai. "Alitalia sul baratro dopo il ritiro dell'offerta", titola il Financial Times, secondo cui "l'opposizione dei sindacati lascia la compagnia di fronte alla bancarotta, salvo un intervento dell'ultimo minuto del governo". L'International Herald Tribune parla invece di "scomparsa più vicina, con gli investitori che si sono ritirati" e afferma che "il commissario straordinario apparentemente non ha altra scelta che liquidare la compagnia aerea". "Il disperato sforzo di salvare Alitalia se ne è andato in fumo", scrive il Wall Street Journal. Anche i quotidiani francesi, particolarmente attenti alla vicenda visto il coinvolgimento di Air France, recitano il de profundis per la compagnia: "Alitalia è condannata", scrive France Soir, sottolineando che "la tragicommedia all'italiana si conclude". Secondo Le Figaro, "Alitalia preferisce il fallimento", mentre il quotidiano economico La Tribune dice che la compagnia aerea "è sull'orlo del baratro, dopo il fallimento del piano". Totalmente pessimisti sono anche i giornali tedeschi: "Alitalia verso la fine", titola il Suddeutsche Zeitung, mentre Die Welt, appena un pò più possibilista, afferma che la compagnia aerea "è probabilmente verso la fine". Senza appello, invece, il titolo del Berliner Zeitung: "Alitalia evidentemente alla fine". La Frankfurter Allgemeine Zeitung, in un commento scrive "Alitalia, bizantina", mentre in molti (Financial Times Deutschland, Tagesspiel e Handelsblatt) si limitano a riferire che "è fallito il salvataggio di Alitalia2. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La cordata lascia, Alitalia nel caos (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Cai ritira l'offerta, avanza l'ombra del fallimento. Alla notizia, applausi tra i dipendenti a Fiumicino. E' scontro fra i sindacati La cordata lascia, Alitalia nel caos Berlusconi: colpa di Cgil e piloti. Ma dietro le quinte si continua a trattare La Compagnia Aerea Italiana ritira la propria offerta per l'acquisto di Alitalia che adesso si trova a pochi passi dal fallimento. "Andremo avanti finché avremo soldi", spiega il commissario Fantozzi. Berlusconi intanto attacca la Cgil e i piloti: "È colpa vostra". Ma parte del personale esulta. E Lufthansa si dice "interessata". DA PAG. 2 A PAG. 7.

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NOSTALGIA DI PERTINI (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Marcello Sorgi NOSTALGIA DI PERTINI L a rottura della trattativa per il salvataggio dell'Alitalia, sempre che sia davvero definitiva, segna la prima sconfitta del governo Berlusconi e la vittoria, vedremo fino a che punto, dell'opposizione e di una parte dei sindacati, Cgil in testa. Ma segna prima di tutto una sconfitta del Paese. Tutti gli sforzi provati fin qui si sono rivelati vani, benché Berlusconi fosse riuscito a mettere su una cordata imprenditoriale per la privatizzazione della compagnia, malgrado gli sberleffi, che al solo annuncio, gli erano stati indirizzati, e le accuse di aver fatto saltare il negoziato tra Prodi e l'Air France solo per ragioni elettorali. Ebenché il governo, a sorpresa, fosse riuscito ad avere ragione a Napoli della prima emergenza che aveva di fronte, e ancora benché la cordata, a sorpresa, fosse capeggiata da un imprenditore come Roberto Colaninno, considerato vicino alla sinistra e padre di un ministro ombra del Pd. Il governo è riuscito a ottenere il consenso al piano della cordata Cai da parte di Cisl, Uil e Ugl. Ma Cgil e i diversi sindacati interni e autonomi dell'Alitalia, a cominciare da quello dei piloti, invece di rispondere con un "sì" o un "no" alle offerte di Colaninno, hanno cercato di allungare il negoziato. A ultimatum scaduto (non si poteva trattare all'infinito, mentre la compagnia dichiarava di non essere più in grado neppure di pagare il carburante per i propri aerei), è venuta meno anche la disponibilità della cordata a proseguire in un'impresa in cui i rischi aumentavano di ora in ora. Si vedrà, certo, se è ancora possibile riannodare i fili di una tela strappata. Ma del modo in cui è maturata la rottura colpisce non solo l'inedita alleanza della Cgil con le sigle corporative interne della dissestatissima compagnia di bandiera, ma anche il fatto che Epifani - pur cercando, solo all'ultimo, di prendere le distanze - ne abbia voluto sposare apertamente le impostazioni. Ciò perché la partita Alitalia aveva un contenuto economico, trattabile fino a un certo punto, com'è avvenuto nel corso di queste settimane a Palazzo Chigi, e uno di "governance", o se si preferisce di filosofia di gestione. Si trattava insomma di capire se un'azienda statale, guidata per mezzo secolo da una cogestione di politici e sindacati, che non si erano mai preoccupati di budget e conti economici accumulando perdite spaventose, poteva essere ricondotta ai normali criteri gestionali in cui sono gli azionisti a investire, i manager a dispiegare le strategie e i sindacati a negoziarne le compatibilità. Di un processo del genere, inedito, delicato, e alla fine purtroppo rivelatosi impraticabile, il punto centrale era l'introduzione di un contratto unico, fatte salve le diverse mansioni, gerarchie e responsabilità, per tutto il personale, con conseguente semplificazione degli accordi interni e riduzione, e magari eliminazione, del potere di veto di piloti, assistenti e personale di volo, che con i loro "no" preventivi avevano avuto finora il pieno controllo dei cieli italiani. È su questo fronte - più che su quello degli esuberi e dei livelli di stipendio - che la partita è stata vinta e persa. Vinta da Epifani, dai piloti, dagli assistenti e dai direttori delle operazioni di volo, che non a caso, alla vigilia dell'ultimatum, avevano minacciato le dimissioni e il completo blocco della flotta Alitalia negli hangar di Fiumicino. Persa da Berlusconi e da Colaninno, che malgrado tutto non sono riusciti a imporsi, dopo aver invocato i precedenti di tante storiche trattative concluse con "il pugno di ferro" (dalla Thatcher con i minatori gallesi a Craxi sul taglio della scala mobile). Difficile, adesso, dire cosa succederà. L'avvio della cassa integrazione da parte del commissario liquidatore dell'Alitalia Fantozzi, e il prossimo, minacciato, inizio dei licenziamenti, rischia di lasciare per strada 20 mila lavoratori, molti dei quali incolpevoli dei lunghi anni di disamministrazione pubblica e politica. Come quella hostess, che tutti abbiamo visto in tv, con appeso al collo un cartello che diceva: "Mio stipendio 16.500 euro all'anno, Tfr di Cimoli (uno dei tanti amministratori chiamati dal sottogoverno al capezzale della compagnia) 8 milioni di euro". Per come si sono messe le cose, è arduo pensare che qualcuno dei contendenti possa fare marcia indietro. Perché appunto non è questione di soldi, ma di manico. O di autorità. Nella disgraziata vicenda Alitalia è di questo che si è sentita la mancanza fin dall'inizio. Il dissesto non era una novità. E neppure lo strapotere dei "Signori dei cieli", liberi e incontrollabili come in nessun altro paese al mondo. Ma nuovo poteva e doveva essere - e invece non è stato - l'approccio al problema. Trent'anni fa, erano altri tempi, in una delle prime volte che gli aerei rimasero a terra e i passeggeri abbandonati negli aeroporti per via di "Aquila selvaggia" e di uno sciopero dei controllori di volo, intervenne Pertini. Il vecchio presidente partigiano non aveva alcun potere per farlo, a modo suo si muoveva perfino fuori dalle regole. Eppure, non dovette neanche alzare la voce: si fece obbedire mettendo sul tavolo solo il peso della sua storia personale e il ruolo di primo cittadino d'Italia.

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PARADOSSI E PRIVILEGI (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pietro Garibaldi PARADOSSI E PRIVILEGI La trattativa per il salvataggio di Alitalia è saltata. All'apparente ultimatum proposto da Colaninno e soci, i sindacati hanno risposto con una contro-offerta e una richiesta di prolungamento delle trattative. La cordata di imprenditori ha così deciso di ritirare l'offerta. Il destino di Alitalia è ora totalmente incerto ed è assai complicato capire come finirà. Il sindacato dovrà a lungo riflettere; il suo ruolo politico rischia di indebolirsi ulteriormente. Al di là delle colpe o responsabilità delle varie parti, la confusione di questi giorni è comunque servita per evidenziare alcuni paradossi del nostro sistema di relazioni industriali e del nostro mercato del lavoro. Il primo paradosso riguarda la rappresentanza sindacale. A trattare degli esuberi di Alitalia vi erano nove sigle sindacali. In questi giorni gli italiani hanno imparato a conoscere un sacco di nuove sigle. Oltre agli storici sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil), al tavolo delle trattative vi erano l'Unione generale del lavoro (Ugl), i Sindacati di base intercategoriale (Sdl), oltre che l'Associazione nazionale piloti aviazione commerciale (l'Anpac) e l'Unione piloti (Up), due sigle in rappresentanza dei piloti . Mettere d'accordo tutti su esuberi e nuovo contratto è parso quasi impossibile. Se poi ciascuna sigla finisce per avere il diritto di veto, come storicamente è avvenuto nel comparto aereo, si arriva subito allo stallo, per non parlare del caos vero e proprio. Le argomentazioni delle diverse sigle per "sedersi al tavolo" appaiono peraltro ragionevoli. I sindacati confederali sono largamente rappresentati tra tutti i lavoratori e si sentono depositari naturali degli interessi "dei lavoratori". I rappresentanti di categoria, e i piloti in particolare, hanno anch'essi argomenti validi per partecipare al negoziato. Se effettivamente rappresentano il novanta per cento dei piloti, come possono sentirsi rappresentati da un eventuale accordo firmato dai sindacati confederali che poco o nulla hanno a che fare con loro? Il tema vero è quindi quello della riforma della rappresentanza sindacale. Il caos di questi giorni ha messo in evidenza quanto vi sia bisogno di una riforma che possa individuare in modo univoco, nei luoghi di lavoro, il sindacato che raccoglie la maggioranza dei consensi. Una proposta di riforma in tal senso è stata da tempo lanciata da Pietro Ichino, studioso di diritto del lavoro e ora senatore del Partito democratico. L'idea sarebbe quella di individuare, attraverso una competizione elettorale sul luogo di lavoro, il sindacato o la coalizione sindacale che ha il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia generale. Le lotte tra le diverse sigle si sposterebbero nella competizione elettorale per la scelta della delegazione, con la chiara idea che la coalizione vincitrice avrebbe il diritto di firmare un contratto per tutti i lavoratori. Un simile meccanismo potrebbe applicarsi a tutte le relazioni industriali e a tutti i contratti collettivi. Sarebbe davvero un grande passo avanti nelle relazioni industriali. Tra l'altro una riforma di questo tipo potrebbe essere realizzata anche solo mediante un accordo tra i sindacati, senza bisogno di far intervenire il Parlamento. Una nuova Alitalia potrebbe essere la base di questo nuovo modo di scegliere i rappresentanti dei lavoratori nelle trattative. Il secondo paradosso del nostro mercato del lavoro riguarda il sistema di ammortizzatori sociali. In questi giorni è chiaramente emerso quanto iniquo sia un mercato del lavoro che permette a una singola categoria di lavoratori di godere di ammortizzatori sociali per sette anni, come promesso ai lavoratori di Alitalia. Per la maggior parte dei lavoratori italiani, accedere alle liste di mobilità, dove viene garantito un sussidio fino a tre anni, è già una grande fortuna. Viceversa, i lavoratori licenziati dalle piccole imprese possono soltanto percepire un sussidio di disoccupazione ordinario che dura sei mesi. Con il fallimento della trattativa non è più ovvio cosa succederà ai lavoratori di Alitalia, ma è sotto gli occhi di tutti quanta protezione avranno in caso di vero e proprio fallimento. Dopo le caotiche trattative di questi giorni è evidente che un riordino degli ammortizzatori sociali è più urgente che mai. Questo riordino spetta principalmente al governo. Un vero governo del fare dovrebbe occuparsi del destino di tutti i lavoratori, senza entrare in trattativa con i lavoratori di una singola azienda pietro.garibaldi@carloalberto.org.

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A TORINO (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 19-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Globalisti DI A TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Alitalia sembra al capolinea. È finito il mondo dove le nazioni hanno le proprie compagnie aeree. Oggi queste sono di proprietà di businessmen milionari come Christy Ryan della Ryan Air, i cui aerei portavano sulle fiancate la scritta Arrivederci Alitalia. Un altro è il milionario hippie sir Richard Branson, che possiede Virgin Airlines, ed è cosi ricco da potersi permettere le astronavi. Non è colpa degli italiani, se Alitalia non può pagare i debiti. È stata una decisione europea, ed è una conseguenza del mercato internazionale, non locale. Ma compiere sessant'anni non è male, per un'impresa iniziata proprio a Torino con un piccolo bombardiere militare rifatto. Alitalia è sopravissuta a tanti rivali: le linee aeree sono fragili come le farfalle, è facile che si spengano. Una volta Alitalia aveva porcellana e argento nella prima classe, adesso la chiamano Malitalia, perché ritarda, perde i bagagli, etc. Era una farfalla meravigliosa, una volta. E poi il verde è il colore preferito di Bruce, mentre Jasmina adorava i voli per New York da Belgrado con una notte gratis a Roma. Anche se il cibo continuava a peggiorare, i dolci e il vino in Alitalia sono rimasti ottimi. Anche le pubblicità dell'Alitalia erano sempre all'italiana: donne con sciarpe e occhiali grandi, il sole della Toscana, vespe, pizze, pasta, busti classici. Jasmina ha perso una decina di volte i bagagli volando Alitalia, e di conseguenza si è rifatta un guardaroba nuovo di abiti prestati d'emergenza. Bruce, volando oltremare con Alitalia, ha speso giorni extra a Londra per il ritardo della compagnia, con l'esito imprevedibile di scrivere racconti ambientati a Londra. D'altronde, perché ci lamentiamo? Nei primi voli del '47 i passeggeri dovevano portare le maschere d'ossigeno. Per di più, le uniformi dell'Alitalia hanno vinto il voto del pubblico come le più belle. Armani vestiva l'equipaggio e decorava gli interni di alcuni aerei. Ma non è detta l'ultima parola. Per fare un parallelo, la linea jugoslava Jat esiste tutt'ora, in fin di vita, anche se il paese Jugoslavia non esiste più da anni. Il capo dell'Air France-Klm ha detto che per Alitalia c'é bisogno di un esorcista. Nonostante questa battuta, Alitalia, viva o morta, per noi sarà sempre un angelo volante.

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