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T ARTICOLI DEL
19 settembre 2008 #TOP
IN EVIDENZA
- Alitalia: lo stop
della Cai deciso all'unanimità di Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore 19-9-2008)
Ventiquattro ore dopo la
decisione della Cai di ritirare l'offerta di acquisto, la compagnia aerea tenta
un avvicinamento verso le aziende straniere ma le risposte sembrano ancora
fredde. Pessimista il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: "Non vedo
alternative alla cordata italiana". L'Enac avverte: "A rischio la
licenza di volo". Il leader del Pd attacca il governo. E Angeletti, Uil,
chiede che sull'Alitalia "decidano i lavoratori"
18:01
Latorre:
"Sconcertante che governo incoraggi divisioni sindacali"
"Sconcertante
che maggioranza e governo si esercitino in comizi ed insulti contro sindacato e
opposizione. Uno degli aspetti più preoccupanti dell'intera vicenda Alitalia è
che il movimento sindacale si presenti diviso, e che il governo incoraggi
questa visione di disunità, quando in questo momento ci sarebbe bisogno di
tutt'altro, di un fronte sindacale unito". Lo afferma Nicola Latorre,
vicepresidente del gruppo del Pd al Senato, nel corso di Sky tg24pomeriggio.
17:51
Veltroni contro il
governo: "Gestione dilettantesca"
Sul
caso Alitalia c'è stata "una gestione dilettantesca da parte governo".
Lo dice da New York il segretario del Pd Walter Veltroni.
17:50
Veltroni: "Si
cerchi ancora un punto d'intesa"
"Si
cerchi ancora un punto d'intesa". Lo dice da New York il segretario del Pd
Walter Veltroni, intervevendo sulla vicenda Alitalia.
17:48
Assistenti di
volo: "Ecco i nostri Cud, altro che privilegi da favola"
In
merito alle polemiche sulle retribuzioni degli assistenti di volo di Alitalia,
il sindacato Avia mette a disposizione dei media i Cud di molti dei suoi
iscritti. "Portiamo a esempio un assistente di volo con 12 anni di
anzianità, non in part time, ultraproduttivo poiché ha avuto la 'salute' di non
fare nell'anno precedente neanche un giorno di malattia - spiega in una nota il
presidente dell'Avia, Antonio Divietri - volando per ben 863 ore annue, al
limite estremo delle previsioni di legge di 900 ore, ha prodotto un Cud 2008
(redditi 2007) di 22.529,00 Euro". "Ci rendiamo conto che
nell'attuale panorama retributivo italiano si tratta di cifre significative -
dice Divietri - ma ben lontane da quei favolosi privilegi di cui si va
cianciando".
17:42
A Fiumicino
afflusso regolare di passeggeri Alitalia
"Cali
di presenze passeggeri? Assolutamente no: abbiamo venduto la consueta media di
biglietti di ogni venerdì". Così alcuni operatori Alitalia delle
biglietterie dell'aeroporto di Fiumicino, sia ai voli nazionali che
internazionali, danno il 'termometro' del 'day after' il fallimento della
trattativa con la Cai. "Tanti viaggiatori - fa notare un'addetta - come
mai avveniva prima, ci hanno manifestato solidarietà, ci dicono in bocca al
lupo, si interessano, c'è dialogo. La gente crede ancora in Alitalia".
17:35
Solari (Cgil):
"Cercare soluzione senza mollare l'osso"
"Ci
aspettiamo che non si molli l'osso, che non si rinunci a mettere in campo tutte
le iniziative per trovare una soluzione positiva. Noi siamo a
disposizione", dice il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari
parlando di Alitalia all'agenzia radiofonica Econews. "Si smetta di
cercare i colpevoli - aggiunge - ci siamo assunti tutte le
responsabilità". Ora "occorre - dice - trovare un punto di incontro
tra esigenze di Cai e quelle del lavoro: secondo noi questo margine c'è".
Ma "c'è anche un problema di metodo: questa trattativa è stata condotta in
modo sconclusionato, anzichè cercare a chi lasciare il cerino forse conviene
ripartire da qua".
17:19
Ugl: "Senza
unità sindacale ultima parola spetta ai lavoratori"
Sulla
vicenda Alitalia occorre "recuperare un'azione sindacale unitaria,
altrimenti, se Cai decide di mantenere l'offerta, la parola sull'accordo
sottoscritto dovrà necessariamente passare ai lavoratori liberi di valutare la
validità o meno di un piano che l'Ugl, guardando in modo responsabile a tutti i
lavoratori, ha condiviso". Lo afferma la segretaria dell'Ugl Renata
Polverini.
16:58
Fantozzi:
"Nessuna convocazione"
Il
commissario Augusto Fantozzi non ha fatto nessuna convocazione, ha
semplicemente risposto a una richiesta dei sindacati dei piloti e si è reso disponibile
a riceverli. Lo puntualizza l'ufficio stampa del commissario.
16:49
Frattini:
"Nazionalizzare? Una balla"
Una
"balla colossale". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini,
definisce l'ipotesi di una nazionalizzazione dell'Alitalia.
16:09
Filt:
"Nessuno ci ha convocato"
La
Filt Cgil non ha "ricevuto alcuna convocazione" dal commissario
straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi e quindi non parteciperà
all'incontro di questo pomeriggio in Alitalia. Lo afferma il segretario
nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi
15:19
Bonanni:
"Epifani chiami Colaninno"
"Basta
una telefonata di epifani a Colaninno per metterlo in difficoltà e farlo
tornare sui suoi passi. Poi con i corporativi ce la vedremo". Così il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni
15:18
Fantozzi vede i
"dissidenti"
Il
commissario straordinario Augusto Fantozzi vedrà alle 17,30 nella sede di
Alitalia della Magliana i rappresentanti di Filt-Cgil e delle 5 sigle sindacali
(Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl) che non hanno sottoscritto l'accordo quadro.
15:12
Baccini:
"Nuova cordata per salvare Fiumicino"
''Chiediamo
che la Regione Lazio, il Comune di Roma e quello di Fiumicino diventino il
punto di riferimento di una nuova cordata di imprenditori che possa dar vita ad
una nuova compagnia aerea in grado gestire la dote necessaria e preziosa, che
lo Stato deve garantire, cioe' gli slot internazionali'' dice ario Baccini,
presidente della federazione dei Cristiano Popolari (PdL),.
14:43
Berti: "Non ci
sono paragoni, piano Air France meglio di quello Cai"
"Il
piano Air France dal punto di vista industriale era certamente meglio: questo
(della Cai, ndr) è rinunciatario, punta sul traffico nazionale che è perdente,
quindi non ci sono paragoni". Lo dice a Radio Radicale il presidente
dell'Anpac, Fabio Berti.
14:24
Iberia:
"Alitalia non ci interessa"
"Iberia
non è interessata al dossier Alitalia": lo ha affermato un portavoce della
compagnia spagnola.
14:11
Tabacci:
"Berlusconi insegue Putin"
"Berlusconi
sta rincorrendo il modello Putin, l'uomo solo al comando e sotto ci sono gli
oligarchi che potrebbero essere i banchieri". Lo dice a Radio Radicale
Bruno Tabacci, deputato dell'Udc.
14:06
Lufthansa,
"per noi non cambia nulla"
"Non
c'è nulla da commentare. Lufthansa non è coinvolta in questa vicenda".
Così Claudia Lange, portavoce di Lufthansa ad affaritaliani.It commentando la
posizione della compagnia tedesca in merito ad Alitalia. "Le ultime
dichiarazioni del nostro ceo - ha continuato - sono state chiare: Alitalia, con
il cospicuo debito che ha, non è gestibile per nessuna compagnia aerea".
13:44
Alitalia, voli
regolari
E'
possibile prenotare ed acquistare regolarmente i biglietti sui sistemi della
compagnia i cui voli sono operati regolarmente. Lo precisa la stessa Alitalia.
13:43
Pdci: "La
cordata era una speculazione"
"La
cordata italiana era una speculazione" è questo il giudizio dei comunisti
italiani sulla vicenda alitalia.
13:42
Polverini:
"Cgil non difenda una corporazione"
"Ho
lanciato un appello ai piloti l'altro giorno, non ritenevo di doverlo lanciare
anche alla cgil. Oggi le condizioni sono diverse: la cgil deve riprendere il
ruolo che le è proprio, quello di un sindacato confederale che difende tutti i
lavoratori e non si deve schierare con una corporazione". Così il
segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini.
13:24
Cicchitto, Pdl:
"Unica soluzione, un cambio di rotta della Cgil"
Fabrizio
Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, ha detto: "L'unica strada
percorribile sarebbe che le sei sigle, tra cui la Cgil, si accordino come hanno
proposto la Cisl, l'Uil e la Ugl"
13:02
Matteoli: "Sì
anche a offerte estere"
A
questo punto se ci fosse un'offerta anche dall'estero come possiamo dire di no?
come potremmo non analizzarla?. E' quanto si chiede il ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, intervenendo a un dibattito su
Alitalia a Repubblica Tv.
12:52
Tremonti:
"Esclusa la rinazionalizzazione"
Secondo
fonti governative, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ha escluso nella
riunione del consiglio dei ministri di oggi l'ipotesi che lo Stato possa
procedere a una rinazionalizzazione dell'Alitalia: "Un ipotesi
assurda"
12:39
Angeletti:
"Decidano i lavoratori"
"Sono
tutti i lavoratori di Alitalia che devono decidere del loro futuro: a loro
spetta valutare se accettare o respingere il piano della Cai. E' quanto chiede
il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, spiegando che "le
decisioni che riguardano i posti di lavoro non possono essere assunte solo dai
sindacalisti, tanto più in Alitalia, dove questi stessi sindacalisti non sono
votati dai lavoratori".
12:38
Fantozzi andrà in
Senato
Augusto
Fantozzi, sarà ascoltato la prossima settimana nelle commissioni riunite lavori
pubblici e industria del senato dove è in discussione l'esame del decreto legge
per il salvataggio della compagnia aerea. L'appuntamento è fissato per
mercoledì 24 alle ore 15.30. Subito dopo, alle 18, toccherà ai sindacati.
12:35
Letta, nessuna
alternativa a Cai
La
questione Alitalia è stata affrontata al tavolo del consiglio dei ministri che
ha illustrato, all'indomani del ritiro dell'offerta della cai, con una
relazione sugli ultimi sviluppi della crisi. Il sottosegretario Letta ha
ribadito, secondo quanto si apprende, che il mancato assenso di tutte le sigle
sindacali alla proposta della compagnia aerea italiana è stata la causa che ha
provocato il ritiro della cordata italiana. Ma secondo lo stesso Letta non
esiste al momento alcuna alternativa praticabile per evitare il fallimento
della compagnia della Magliana a quella messa in campo dalla società guidata da
Roberto Colaninno e Rocco Sabelli.
12:18
Enac: Alitalia
rischia stop licenza tra 10 giorni
Lunedì
Fantozzi, incontrerà il presidente dell'Enac, Vito Riggio. Una volta ascoltato
il commissario, e in assenza di nuovi piani di salvataggio della compagnia,
spiegano fonti dell'ente, sarà avviata un'istruttoria al termine della quale
l'Enac potrebbe decidere di revocare la licenza di volo. I tempi dell'indagine
sono stretti, circa 10 giorni.
12:05
Bonanni: "Mi
appello a Colaninno ed Epifani"
Faccio
un appello a Colaninno perchè confidi di più sul largo consenso che ha già
ottenuto e che potrà ancora ottenere sul piano per il rilancio di alitalia e a
Epifani perchè non si presti ad affossare definitivamente la compagnia".
Così Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl che accusa: "C'è una
deriva pericolosa nel sindacato italiano, che dura da anni: ogni occasione non
è un'occasione per mettersi d'accordo con gli altri, ma per segnalare il
disaccordo".
12:01
Alitalia, se ne
parla nel cdm
La
vicenda del ritiro dell'offerta Cai per Alitalia è stato oggetto del consiglio
dei ministri conclusosi poco fa.
11:58
Voli cancellati
per ragioni tecniche
La
cancellazione di alcuni voli dall'operativo di oggi non ha nessun rapporto con
la crisi e le manifestazioni di protesta di questi giorni": lo precisano
fonti dell'Alitalia. La compagnia fa sapere che la cancellazione di 30 voli
sull'intero network è stata decisa già due giorni fa per ragioni tecniche
collegate alla operatività di alcuni aeromobili.
11:29
Pezzotta: "Si
muova il governo"
"Il
governo non può sottrarsi, non può far finta di dire che è colpa di qualcuno.
Deve riconvocare le parti e alle parti fare una proposta di mediazione in modo
che sia chiaro quali sono le responsabilità degli uni e degli altri".
Questa la soluzione alla crisi Alitalia, dopo il ritiro della Cai, proposta da
Savino Pezzotta dell'Udc.
11:13
Nagel:
"Mediobanca? Il silenzio è d'oro"
Mediobanca
potrebbe essere coinvolta nella partita alitalia? La domanda è stata posta
all'amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, che durante la
presentazione dei risultati 2007-
10:51
Damiano:
"Favorevole alla ripresa della trattativa"
L'ex
ministro del Welfare Cesare Damiano ha detto: "Siamo favorevoli ad una
ripresa della trattativa, senza lasciare nulla di intentato. Se non è possibile
con questa cordata si trovi un'alternativa"
10:49
Boom prenotazioni
nelle ferrovie: due treni straordinari
La
crisi dell'Alitalia sta inducendo molti passeggeri, preoccupati per
l'operatività dei voli, a optare per il treno. Per far fronte al boom di
prenotazioni le Ferrovie hanno programmato per oggi due treni straordinari tra
Roma e Milano. I convogli straordinari partiranno alle 15.10 da Milano e alle
16.00 da Roma.
10:44
Atlantia, socio
della Cai: "Alitalia finirà in mani straniere"
In tutta la
vicenda Alitalia "quello che mi preoccupa è che non ci sia una percezione
reale della situazione". Lo afferma Gian Maria Gros Pietro, presidente di
Atlantia, socio della Cai. "La mia previsione è che Alitalia finisca nelle
mani di una compagnia straniera"
10:41
Napolitano
incontra Galan: "Abbiamo parlato anche di Alitalia"
Il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato a Venezia il governatore della
Regione Veneto Giancarlo Galan con il quale ha parlato anche di Alitalia:
"E' stato un colloquio privato -ha dichiarato Galan - abbiamo parlato di
tante cose, anche della preoccupazione per Alitalia"
10:29
Enac: "Senza
svolte, stop tra 10 giorni"
Il presidente
dell'Enac Vito Riggio ha detto che "se non ci sarà nulla di concreto sul
tavolo, tempo una settimana o al massimo 10 giorni gli aerei non potranno più
alzarsi da terra. Lunedì vedremo il commissario Fantozzi e capiremo se e quali
altre ipotesi di ristrutturazione finanziaria sono possibili"
10:27
Air France-Klm:
"Nulla da commentare"
"Per il
momento non abbiamo nulla da commentare rispetto a quello che è accaduto ieri
in Italia", è stato il laconico commento
di un portavoce di Air France-Klm
10:25
L'Alitalia
continua a volare
L'Alitalia continua
a volare. Voli regolari - la soppressione di alcuni aerei era già programmata -
a Fiumicino e Malpensa
10:22
Sacconi: "Alla
Cai non ci sono alternative"
"Non vedo
alternative alla Cai. Non credo che si determinerà un altro gruppo di
imprenditori con la capacità finanziaria necessaria". Lo ha detto il
ministro del Lavoro Maurizio Sacconi
10:09
"Lufthansa
non è coinvolta nella vicenda Alitalia"
"Lufthansa
non è coinvolta nella vicenda Alitalia". Claudia Lange, portavoce di
Lufthansa, spiega la posizione della compagnia tedesca in merito ad Alitalia
10:07
British Airways:
"Non siamo interessati"
"Non siamo
in alcun modo interessati ad Alitalia. Nemmeno ad acquistare una quota
minoritaria. La compagnia italiana non è nei nostri progetti". Un
portavoce della British Airways nega categoricamente qualsiasi interesse da
parte del vettore britannico per Alitalia
10:06
Cancellati 5 voli
a Linate
All'aeroporto
di Linate cancellati 5 voli da e per Roma, cancellazione però già programmati.
I passeggeri sono stati dirottati verso altri aeromobili
La cordata italiana si ritira ma non si
scioglie. Gli azionisti della Compagnia aerea italiana (Cai) hanno deciso
all'unanimità di mantenere in vita la società, che resta una Srl con un
capitale versato minuscolo, appena 160mila euro.
Unanimi nel votare pubblicamente il ritiro dell'offerta non vincolante sulla
polpa di Alitalia a causa del mancato accordo sindacale, i 16 soci della Cai
(più Francesco Micheli, non ancora azionista) erano in realtà animati da
motivazioni differenziate. Diversi di loro, non solo i Benetton, sono sollevati
per il venir meno di un progetto nel quale sono entrati di malavoglia, per
adesione a un invito di Silvio Berlusconi, timorosi di restare intrappolati
nella maledizione Alitalia sommata alle difficoltà di Air One. Diversi soci
sarebbero inoltre poco propensi a mettere capitali in un'iniziativa gestita da
Roberto Colaninno.
Alcuni ritenevano eccessive le concessioni fatte da Rocco Sabelli, in
particolare la promessa di distribuire ai dipendenti il 7% degli utili. Nessuna
forma di dissenso però è affiorata, il ritiro ha messo tutti d'accordo.
«Una decisione presa all'unanimità. Tutti gli azionisti sono attestati sulla
linea di conduzione del negoziato», ha commentato Sabelli. «Non ci sono le
condizioni per andare avanti. Adesso vi spieghiamo perché», aveva esordito
Colaninno in apertura. La riunione, a porte chiuse, a Milano, è cominciata alle
16 e durata un'ora e mezzo.
Sabelli ha elencato le tappe del negoziato, i punti dell'accordo quadro firmato
domenica con alcuni sindacati, fino agli ultimi sviluppi. Un'elencazione
minuziosa, alla quale hanno contribuito anche Colaninno e l'amministratore
delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.
L'assemblea ha ascoltato in silenzio, tranne in un passaggio: quando è stato
spiegato che gli esuberi avrebbero beneficiato dell'80% dello stipendio,
garantito dallo Stato per sette anni, c'è stata un'esplosione di incredulità.
Quasi una sollevazione, per la rinuncia dei sindacati a un trattamento
giudicato troppo generoso.
Si sono pronunciati per il ritiro, tra gli altri, l'amministratore delegato di
Fon-Sai Fausto Marchionni, il presidente della Pirelli Marco Tronchetti
Provera, Salvatore Mancuso di Equinox, Francesco Bellavista Caltagirone. Per
Atlantia, controllata dai dubbiosi Benetton, non c'era il numero uno Giovanni
Castellucci, ma il direttore legale, Pietro Fratta, con il mandato di votare
«qualunque proposta». Marco Fossati (Findim) ha chiesto una conferma: «Per
trasparenza tra noi, allora questa vicenda è chiusa, non abbiamo dei
ripensamenti?». Ha avuto un coro di risposte affermative.
È stato chiarito che cade anche la proposta di comprare Ap Holding, cioè il
gruppo Air One, molto indebitato e in difficoltà. Ignazio Toto, figlio del
patron Carlo, ha concordato con la decisione dell'assemblea.
In chiusura, Colaninno – secondo indiscrezioni – ha detto che sul settimanale
inglese «Economist» uscirà oggi un articolo in cui si parla bene della cordata
italiana e ha proposto di «non disperdere il patrimonio e il gruppo di
imprenditori che si è riunito nell'iniziativa». Proposta votata all'unanimità.
Cosa farà la Cai? È volata una battuta: «Compriamoci la Morgan Stanley», ha
detto il rappresentante di Clessidra, Alessandro Grimaldi.
Gaetano Micciché, di Intesa, aveva informato che «ci sono state adesioni per
sottoscrivere capitale di Cai fino a 1,3 miliardi sul Progetto Fenice per Alitalia».
Nessuno però ha aperto il portafoglio. La Cai sopravvive, ma per ora con soli
160mila euro di capitale.
Tre
giorni fa l'ultimo contatto tra fonti della cancelleria e Gianni Letta. Il
piano "A" ipotizzava l'alleanza con la Cai. Il piano "B"
prevede il passaggio del controllo
"NOI SIAMO pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non
vola più, c'è una Lufthansa che "rulla" i motori. La compagnia
tedesca è in pista. E anche se il Piano Fenice sembra ormai carta straccia, può
ancora diventare il "cavaliere bianco" che salva la compagnia
italiana dal fallimento economico, e il Cavaliere di Arcore dal disastro
politico.
A dispetto dell'apparente vantaggio di Air France, in questi ultimi giorni i
contatti tra Roma, Amburgo e Colonia, head quarters della compagnia tedesca, si
sono fatti sempre più fitti. I colloqui tra Palazzo Chigi e la Cancelleria di
Angela Merkel erano già stati avviati da un paio di settimane. L'ultima
conversazione tra Gianni Letta e l'ambasciatore Michael Steiner risale a tre
giorni fa. Il senso delle comunicazioni arrivate dalla Germania è univoco:
"A Lufthansa interessa moltissimo Alitalia".
Oggi la compagnia tedesca, con 92 mila dipendenti e una flotta di 343 aerei di
cui
Inserendo gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino nel grande network che orbita
intorno a Francoforte, e che con Milano si arricchirebbe del traffico business
del Sud-Europa, e con Roma si avvarrebbe di un ponte per il traffico con
l'Africa, il Medio e l'Estremo Oriente. Tutte le mosse fatta da Lufthansa sullo
scacchiere europeo - da quella iniziale su Swiss Air a quelle più recenti sulla
scandinava Sas e su Austrian Airlines - sono ispirate alla stessa filosofia,
che con Alitalia raggiungerebbe il coronamento finale.
I progetti predisposti da Lufthansa sono due e prevedono due scenari
differenti. Entrambi sono già stati sottoposti dal chairman Wolfgang Mayrhuber
al board e al direttore generale, Peter Hartman. Il piano A è quello che ruota
intorno all'operazione Cai.
Se ieri la trattativa con i sindacati si fosse chiusa positivamente, e la
cordata Cai fosse decollata regolarmente, con ogni probabilità Roberto
Colaninno, di qui a una settimana, avrebbe potuto dare il grande annuncio
ufficiale: il partner internazionale scelto da Alitalia è Lufthansa.
I tedeschi, secondo questo primo progetto, sarebbero stati anche disposti ad
entrare subito con una quota di minoranza, per rispettare almeno in una prima
fase il caveat posto dal premier sull'italianità della compagnia di bandiera.
Ma a regime, cioè alla scadenza del lock up che avrebbe vincolato i soci
italiani di Cai a non vendere le rispettive quote prima di cinque anni,
verosimilmente Lufthansa avrebbe rilevato la maggioranza, e preso in mano la
cloche della "Nuova Alitalia".
Il piano B è invece quello più "radicale", e ricalca le orme di
quello che i vertici della compagnia tedesca misero a punto nell'inverno dello
scorso anno, quando il governo Prodi aveva annunciato la privatizzazione
dell'Alitalia e indetto la relativa gara pubblica, aperta anche ai vettori
stranieri.
È un piano che prevede l'acquisizione immediata di Alitalia, e che trasferisce
subito la proprietà da Roma a Colonia, salvando ovviamente il
"marchio", la divisa e tutto quello che in questi decenni ha
rappresentato la storia della nostra compagnia di bandiera. Esattamente come è
accaduto nel caso Swiss Air. Oltre a Milano, verrebbero potenziati gli scali
del Nord, Torino, Venezia e Bologna, messi in raccordo con Francoforte, Monaco
e Zurigo. La flotta sarebbe ridotta di una cinquantina di aerei, ma Alitalia
beneficerebbe dell'integrazione nella rete Star Alliance, la più estesa del
pianeta, che comprende quindici compagnie tra cui United, All Nippon, Thai e
Singapore Airlines, e nella quale c'è anche Air One.
La via maestra che il governo e la cordata italiana stavano seguendo era
ovviamente la prima, che almeno allo start up avrebbe salvato la
"bandiera" dell'Alitalia e, quindi, la faccia di Berlusconi. I
tedeschi erano disposti ad accettare il compromesso. Ma hanno posto una sola
condizione, semplice e chiarissima: "Qualunque nostro coinvolgimento
presuppone una discontinuità tra la vecchia e la nuova Alitalia".
In altre parole, a questo punto Lufthansa scende in campo solo se prima si
passa attraverso una procedura concorsuale, e si divide il destino della
compagnia cattiva (gli esuberi, i debiti e le attività improduttive) da quella
buona (gli aerei, le rotte e gli slot). "Solo così - hanno spiegato i
tedeschi - è possibile rinegoziare su basi nuove anche i rapporti con i
sindacati, e soprattutto con i piloti, riallineando i contratti di lavoro alla
produttività media dei vettori europei".
Proprio l'impossibilità di procedere a questa "cesura" normativa e
contrattuale tra un prima e un dopo, del resto, fu la ragione che spinse i
tedeschi a ritirarsi dalla gara dell'anno scorso, lasciando libera la pista
alla sola Air France. E proprio questo spiega sia il perché, da Amburgo e da
Colonia, ieri si guardava con attenzione all'esito della trattativa, sia il
perché tre giorni fa il portavoce del colosso tedesco Thomas Jachnow aveva
frenato le fughe in avanti del Cavaliere dicendo "Alitalia ci interessa,
ma non ora viste le sue pessime condizioni finanziarie".
Adesso che l'improbabile italian job è saltato in aria, per l'irresponsabilità
politica di Berlusconi e la responsabilità sindacale della Cgil, non c'è più
molto da fare. O si decreta il fallimento di tutta la compagnia, o si conserva
l'impianto attuale, con la bad company da liquidare progressivamente e la best
company da cedere immediatamente. Magari attraverso una procedura competitiva
trasparente, che recuperi almeno un barlume di concorrenza ed eviti la mannaia
della Commissione Ue.
In tutto questo, che fine farà il progetto Lufthansa? Da quanto riferiscono
fonti vicine alla Cancelleria, non è una domanda da rivolgere alla Germania.
Semmai va girata al governo italiano. Adesso che in nome dell'italianità avete
tradito il mercato e ucciso l'Alitalia, siete disposti a rinunciare all'assillo
della bandiera e al vessillo dell'ideologia, vendendola ai tedeschi che sono
pronti a comprarla?
(19
settembre 2008)
·
Articoli
Alitalia 2 (51)
Tornare - ezio mauro (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: TORNARE EZIO MAURO Mentre Alitalia muore e i mercati vanno
in fiamme, gli uomini di Berlusconi hanno avuto ieri sera l'unica
preoccupazione di occupare le televisioni per dare la responsabilità alla
sinistra, alla Cgil e addirittura al Pd, che in realtà è sembrato piuttosto
assente dalla vicenda.
Cai si ritira, alitalia nel baratro (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La cordata Colaninno: "Trattativa impossibile".
I dipendenti della compagnia in festa a Fiumicino. Ora il fallimento o la
vendita agli stranieri Cai si ritira, Alitalia nel baratro Berlusconi accusa
Cgil e piloti. Epifani: il premier si assuma le sue responsabilità SEGUE A
PAGINA 2.
E in pista c'è lufthansa - massimo giannini (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il retroscena E in pista c'è Lufthansa MASSIMO GIANNINI
"Noi siamo pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non
vola più, c'è una Lufthansa che "rulla" i motori. SEGUE A PAGINA 6.
Azionisti fischiati dalla piazza ma colaninno convince tutti
i soci - giovanni pons ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Azionisti fischiati dalla piazza ma Colaninno
convince tutti i soci GIOVANNI PONS MILANO - Nella storica sede di palazzo
Clerici a Milano, a due passi dal teatro alla Scala e dalla sede di Mediobanca
in piazzetta Cuccia, è andata in scena la prima e ultima assemblea della Cai,
la neonata società che doveva rilevare la parte buona di Alitalia e rilanciare
la compagnia di
Cai si ritira, alitalia nel dramma - lucio cillis (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: responsabilità per evitare il fallimento di Alitalia. é Berlusconi
che deve fare autocritica". Intanto, si azzardano ipotesi alternative,
come l'ingresso in forze di Fintecna nel capitale Alitalia. In alternativa, i
piloti starebbero riflettendo sul possibile ricorso al "tesoretto"
fatto di fondi pensione e Tfr di tutti i dipendenti (550 milioni di euro) per
rilanciare la compagnia.
La corte dei conti indaga sul tesoro (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La Corte dei Conti indaga sul crac Alitalia. E chiede
chiarimenti al governo. La procura del Lazio ha aperto un fascicolo e il vice
procuratore Salvatore Sfrecola ha già scritto al ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti. Il Tesoro deve spiegare cosa ha fatto per evitare il fallimento,
dovrà fornire la documentazione degli ultimi cinque anni,
Il cavaliere non si dà pace "bisogna riallacciare il
dialogo" - claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Di fronte al "baratro" che si aperto dinanzi ad
Alitalia, sta cercando di afferrare qualsiasi ramo per non precipitare giù.
Mettendo in campo persino la "nazionalizzazione a tempo", come
accadde per Air France nel 1994. Così ieri ha chiamato uno ad uno i partner
della Cai per convincerli a tornare al tavolo delle trattative.
Perché l'italia non premia le eccellenze - corrado augias (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia compresa. Intanto è passata un'altra estate e
l'autunno si presenta caldo. Anzi: freddo. Benedetto Altieri U na delle
polemiche dell'estate ha girato intorno alle parole di Nanni Moretti sulla
mancanza di un'opinione pubblica. A me pare che il problema vero sia non la
mancanza di un'opinione pubblica bensì di una società civile,
Il prezzo pagato dai contribuenti - (segue dalla prima
pagina) ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non ci saranno altri aiuti pubblici all'Alitalia. Né
attraverso una ricapitalizzazione, né sotto forma di requisiti di
sistema". Pochi mesi dopo il ministro, che era stato azionista di
maggioranza assoluta per tre anni, tutti esercizi in cui Alitalia aveva
macinato perdite consistenti, ricapitalizzava la compagnia.
Roma, terremoto alitalia (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: terremoto Alitalia Gli slogan a Fiumicino: "Meglio
fallire". Zingaretti: "Disastro annunciato" "Meglio falliti
che in mano a questi banditi: accettare quel contratto sarebbe stata una
tragedia". Con l'annuncio della rottura della trattative, tra i dipendenti
Alitalia a Fiumicino finisce ad applausi e salti di gioia.
Tra rutelli e alemanno scontro in consiglio poi una mozione
comune - paolo g. brera ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il sindaco Gianni Alemanno ha aperto ieri il consiglio
comunale straordinario per l'Alitalia pochi minuti dopo la notizia che Cai s'è
ritirata. La sensazione generale è di essere arrivati nel posto giusto al
momento sbagliato: "In queste settimane lei era affaccendato in altre
questioni - attacca Francesco Rutelli - ma non si è visto un disegno preciso
della giunta".
"rischiamo uno tsunami economico ma alitalia si può
ancora salvare" - anna maria liguori (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il presidente della Regione Lazio che si propose come
azionista della Cai "Rischiamo uno tsunami economico ma Alitalia si può
ancora salvare" ANNA MARIA LIGUORI "Sono davvero preoccupato. Penso
alle migliaia di persone che lavorano in Alitalia, alla loro trepidazione, alla
loro paura di non poter pagare il mutuo o di non potere offrire un percorso
universitario ad un figlio.
"meglio falliti che in mano loro" e l'assemblea
infiamma fiumicino - carlo picozza laura serloni (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è quasi festa per gli oltre mille dipendenti Alitalia
nello slargo del Centro equipaggi dello scalo di Fiumicino all'annuncio del
ritiro dalle trattative della cordata dei 16 imprenditori della Cai.
"Meglio falliti che in mano a 'sti banditi", si infiammano dopo aver
aspettato ore l'esito del negoziato.
Alitalia, silenzi colpevolie "cordata" poco
convinta ( da "Secolo XIX, Il"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ieri pomeriggio sindacati e politici hanno scelto di
accompagnare Alitalia verso il fallimento assumendosi ognuno le proprie
responsabilità: si sono insultati a vicenda. Succede sempre così quando i
protagonisti di una tragedia sanno di avere la coscienza sporca. E, nel caso di
Alitalia, la disfatta non sembra lasciare sul campo coscienze pulite.
Cgil e imprenditori, visioni sempre più distanti (
da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Bruno Vespa Non sappiamo se la partita di Alitalia sia
chiusa o no. Solo i crittografi possono capire se i "no" e i
"forse" che si sono incrociati per tutta la giornata di ieri hanno un
significato diverso dall'apparenza. Ma una cosa è certa. Dalle 16 di ieri
pomeriggio le relazioni industriali italiane hanno subito un profondo e
irreversibile cambiamento.
Treni, un'ora in meno per roma - piero ricci (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con Moretti ma ringrazia soprattutto il ministro
"che in ore impegnative per la sorte di Alitalia, ha dato il suo
importante contributo nell'affrontare la questione" dei disservizi in
Puglia. "L'incontro - ha aggiunto - è il punto di partenza di un confronto
che conoscerà periodici aggiornamenti per valutare nel tempo il miglioramento
del servizio".
Polo di energia pulita al san paolo - raffaele lorusso (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: presto sarà esteso a partner privati Stiamo tentando di
trasformare carrozzoni modello Alitalia in società competitive Forti le
ricadute sociali, dagli sconti sulle tariffe alla riqualificazione del
quartiere Il distretto potrà sfruttare la tecnologia dei micropoli di ultima
generazione RAFFAELE LORUSSO Il primo distretto di energia alternativa del Sud
nascerà nel quartiere San Paolo.
L'illegalità anche nei semafori (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I quali, esattamente come i signori dei semafori
taroccati, giustamente finiti in galera, fanno pagare a noi le multe
miliardarie di Alitalia e spartiscono tra i loro amici il valore dell'azienda,
sempre pagato coi nostri soldi. FRONTE DEL VIDEO.
La scommessa persa (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Perché quella scelta imprenditoriale non risolveva il loro
problema e di tutti i lavoratori dell'Alitalia. Apriva un capitolo più
minaccioso. Ma peggio di quei piloti hanno agito esponenti politici del
centrodestra, a cominciare dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, disposto
solo a gettare fango sulla Cgil. segue a pagina 2.
Un Paese malato (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La drammatica vicenda di Alitalia, arrivata alle battute
finali, ne è la testimonianza più lampante. Non serve adesso ricercare la colpa
di questo fallimento imprenditoriale, politico, sindacale e anche sociale. Lo
scaricabarile offre titoli gustosi per i giornali, ma oggi non è utile.
Così Tremonti ha saccheggiato i fondi dell'8 per mille (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: finanziamento di 5 milioni a favore del Fondo speciale di
previdenza per il personale di volo dell'Alitalia. Insomma, i contribuenti
hanno pagato per le pensioni dei piloti, invece che per le popolazioni oppresse
dalla fame nel terzo mondo. Nulla contro i piloti, per carità. Ma è certo che
magari i cittadini vorrebbero saperlo: e saperlo prima, non dopo aver versato
il loro contributo.
Ultima speranza: il salvatore straniero Il Piano B tra Air
France e Lufhtansa. Bersani: Nervi saldi, si può evitare il fallimento (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: immediato futuro di Alitalia? Esiste un'alternativa
pronta, un "piano B", da sostituire a quello di Cai? Ieri si sono
rincorse mille voci su un'ipotetica cordata concorrente, capitanata magari dai
tedeschid ella Lufthan- sa, se non dai francesi di Air France. Un fatto è
comunque certo: abbandonare "Fenice" in corsa, con l'azienda in
attività,
Tg1: Lavoratori bizzarri (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 20 si è distinto ieri sera per alcuni commenti sulla
vertenza Alitalia che brillavano per la loro diretta vicinanza con la versione
di Berlusconi e dei suoi ministri. E cioè che la colpa del mancato salvataggio
di Alitalia va attribuita alla Cgil e ai piloti. Una conclusione che appare un
po' troppo di parte per essere annunciata dal Tg più importante della
televisione pubblica.
Si vola, ma le casse sono quasi vuote Il commissario
Fantozzi: decolli regolari fino alla prossima settimana (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che vada avanti il piano finanziario per Alitalia. Se
dovessero mancare i requisiti di solidità finanziaria l'Enac potrebbe essere
costretta a ritirare alla compagnia la licenza provvisoria di sei mesi concessa
il 2 settembre". "Non possiamo aspettare - ha avvertito Riggio - a
tempo indeterminato che un piano finanziario spunti.
Orgoglio e applausi: meglio senza stipendio che venduti e
umiliati In strada ancora contro quella che definiscono offerta capestro . Un
coro: Volevano guadagnare sulle nostre spall (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: equipaggi Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, dove sono
in presidio da una settimana. "Certo non c'è da stare contenti: ci sono
l'amarezza per le condizioni della compagnia di bandiera, una forte
preoccupazione per il nostro futuro - dicono tre piloti - Ma siamo soddisfatti
di aver resistito, di aver detto no ad un accordo che faceva guadagnare una
cordata quanto meno sospetta.
"voli regolari nei prossimi giorni" ma il
fallimento è dietro l'angolo - luca iezzi (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: cioè prima degli altri creditori di Alitalia. Il mandato
ricevuto dal governo finora verteva soprattutto sulla vendita a Cai, come
dimostra il fatto che tutti gli ampliamenti del decreto salva-Alitalia
velocizzano le procedure di vendita. Fanno notare gli esperti di diritto
fallimentare che Fantozzi può vendere praticamente tutto con le procedure che
ritiene più funzionali,
Salta l'integrazione con air one adesso "trema"
anche toto ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: operazione-Alitalia l'imprenditore non potrà conferire la
compagnia alla Cai e resterà con circa 1,1 miliardi di debiti Salta
l'integrazione con Air One adesso "trema" anche Toto ROMA - AirOne
balla da sola. La prospettiva di fusione con Alitalia tramonta, e non manca tra
i soci Cai chi ha tirato un sospiro di sollievo.
La vertenza fa litigare rutelli e alemanno "il sindaco
mi ha dato del cialtrone" ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma alla compagnia si mostrano tranquilli: debiti sotto
controllo ROMA - Alitalia fa litigare anche Rutelli ed Alemanno. Lo scontro è
avvenuto a margine del consiglio comunale straordinario convocato sul tema e
conclusosi con l'approvazione di una mozione unitaria. Per Alemanno
"l'unica nota stonata del consiglio è stato Rutelli.
Alitalia, a Roma la crisi più drammatica Consiglio
straordinario in Campidoglio con Zingaretti e Marrazzo: Il governo deve ascoltarci
Poi però Alemanno va a Palazzo Chigi da solo (
da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: offerta italiana risolvesse tutto e intanto il sindaco non
si è battuto abbastanza per difendere gli interessi di Roma, Alitalia a
Fiumicino". Tant'è che anche "consiglio straordinario
sull'Alitalia" convocato ieri fuori tempo massimo, non è un'iniziativa di
Alemanno ma dell'opposizione, anzi del Pd, che lo aveva invocato e chiesto
ufficialmente prima della pausa estiva.
Lufthansa era a un passo dall'accordo ma resta in pista
anche dopo il crac - (segue dalla prima pagina) massimo giannini (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e preso in mano la cloche della "Nuova
Alitalia". Il piano B è invece quello più "radicale", e ricalca
le orme di quello che i vertici della compagnia tedesca misero a punto
nell'inverno dello scorso anno, quando il governo Prodi aveva annunciato la
privatizzazione dell'Alitalia e indetto la relativa gara pubblica, aperta anche
ai vettori stranieri.
I dipendenti festeggiano "meglio falliti che questi
banditi" - antonello caporale (
da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Alitalia è nostraaaa". L'eccitazione monta, e
adesso cosa si fa? "Allora io propongo: devolviamo una parte del nostro
stipendio di settembre ad Alitalia. Andiamo da Fantozzi e gli facciamo un
assegno cumulativo. Noi faremo volare gli italiani che hanno acquistato i
clienti.
Una waterloo per il sindacato "ora chi si fiderà più
di noi" - roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: orologio delle relazioni industriali dopo il fallimento
del negoziato con la Nuova Alitalia non torneranno più indietro. Ci sarà un
prima e un dopo Alitalia. Come è stato con la sconfitta alla Fiat, nel 1980.
"Il sindacato ha fatto una bruttissima figura nei confronti dell'intero
paese. Ora chi si fiderà più di noi?", diceva Renata Polverini dell'Ugl.
Da betancourt a pamuk tanti testimonial per walter - arturo
zampaglione ( da "Repubblica, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e sull'Iraq. In compenso ha ribadito il suo
"odio nei confronti del terrorismo" e, parlandoci ai margini
dell'incontro, ha tenuto a evidenziare l'importanza dell'imminente voto per la
Casa Bianca. "Tra cinquanta giorni - ha osservato il leader del Pd,
convinto sostenitore di Barack Obama - si deciderà il futuro del mondo occidentale.
Alitalia resta a terra Ansia a Linate ma c'è chi festeggia (
da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Gli aeroporti lombardi sono stati abbandonati da
Alitalia sei mesi fa, ma sono quelli che hanno dimostrato maggiore reattività.
Non a caso la nuova Alitalia aveva programmato piani che mettessero al centro
il mercato e che facevano leva sulla domanda di volo molto alta che c'è
soprattutto nella nostra regione".
Il Cavaliere senza paracadute (
da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Cai ha ritirato l'offerta su Alitalia. A confermarglielo,
al telefono, Gianni Letta. E allora, toccato per prima cosa con mano il
fallimento della sua operazione, il premier cerca subito i capri espiatori,
sfoderando toni minacciosi: "È certo che ci sono pesantissime
responsabilità soprattutto della Cgil e delle associazioni dei piloti,
La proposta dei sindacati (
da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Perché l'obiettivo è "il raggiungimento di una più
larga intesa che consenta il rilancio della nuova Alitalia", che dovrebbe
essere "prevalente rispetto a qualsiasi strumentalizzazione di ordine
ideologico o politico, quali quelle che hanno inevitabilmente invaso il campo
in questa difficile e drammatica fase".
D'Alema scomunica Carlo De Benedetti (
da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Che nei giorni scorsi ha anche smentito (sul
"manifesto") le voci su dissapori ai vertici di
"Repubblica" proprio su Alitalia. Nello scorso febbraio, il fondo De
Benedetti "Management & Capitali" partecipò, insieme ad altre 4
cordate, alla gara dell'allora governo Prodi.
Ci autotasseremo per onorare i voli dei nostri passeggeri
Comprate i biglietti perché saremo noi a non far fallire Alitalia (
da "Messaggero, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALESSANDRO DE CATALDO assistente di volo Ci autotasseremo
per onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi
a non far fallire Alitalia.
L'Alitalia resta a terra (
da "Tempo, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa il giorno della rottura L'Alitalia resta a terra è
finita. La cordata dei sedici imprenditori che si era offerta per salvare
Alitalia ha ritirato l'offerta dal tavolo. Un atterraggio brusco per una trattativa
che durava ormai da settimane senza andare né avanti né indietro.
Alitalia, Napolitano: "Qualcuno ha remato contro" (
da "Voce d'Italia, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Politica Articoli correlati: *La Cai ritira l'offerta
*Alitalia: e' finita qua *Federalismo: il governo approva il Ddl Guarda tutti i
correlati.
Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di
Repubblica.it e i risultati ( da "Giornale.it, Il"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del
fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del
Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il
sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio
negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato
duramente il governo,
La cordata si ritira Alitalia al fallimento (
da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il palcoscenico su Alitalia si chiude alle 17.25 minuti
quando un comunicato di Cai, compagnia aerea italiana, annuncia il responso
dell'assemblea riunita a palazzo Clerici: "La drammatica situazione di
Alitalia e dei mercati internazionali non permette di allungare ulteriormente
una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose
concessioni"
OGGI IBERIA è INTEGRATA CON BRITISH AIRWAYS: OGNUNO NOMINA
I SUOI MANAGER, MA LA CULTURA PRIVAT (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito volentieri il
controllo di Alitalia se non fosse stata diffidata dai propri sindacati. I quali
dissero che sarebbe stato pazzesco mettersi nelle mani dei sindacati italiani.
I mercati avrebbero punito severamente gli azionisti per la loro avventatezza.
Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai.
Di Pietro l'avvoltoio piomba a Fiumicino (
da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: perché pensiamo che esistano delle violazioni di legge
nella procedura di vendita di Alitalia...". Bravo. Giustizia. è colpa del
Commissario, è colpa del governo. "Questo ultimatum che ha tutto il sapore
di un'estorsione aggravata". Giustizia. Bravo. "La procedura è a dir
poco immorale. Io credo che sul piano tecnico... ". E qui ci fermiamo, c'è
un limite anche alle cazzate.
Si è chiusa l'era dell'unità sindacale (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima Pagina Pagina 2 La spaccatura sul caso Alitalia Si è
chiusa l'era dell'unità sindacale La spaccatura sul caso Alitalia di Sergio
Soave --> di Sergio Soave Guglielmo Epifani questa volta l'ha proprio fatta
grossa. La cordata di imprenditori guidati da Roberto Coaninno che si era
assunto l'onere di una proposta per Alitalia, l'ha ritirata, con decisione
unanime,
E ora via dall'Italia per un futuro migliore? (
da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso
Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era.
Quella della finanza facile? Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo
ideologico che, da una parte e dall'altra, ha portato a situazioni estreme come
quelle che viviamo oggi.
La stampa estera: compagnia alla fine (
da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Questi i sostantivi scelti dalla stampa estera per descrivere
la situazione di Alitalia, all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di
Cai. "Alitalia sul baratro dopo il ritiro dell'offerta", titola il
Financial Times, secondo cui "l'opposizione dei sindacati lascia la
compagnia di fronte alla bancarotta, salvo un intervento dell'ultimo minuto del
governo".
La cordata lascia, Alitalia nel caos (
da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: scontro fra i sindacati La cordata lascia, Alitalia nel
caos Berlusconi: colpa di Cgil e piloti. Ma dietro le quinte si continua a
trattare La Compagnia Aerea Italiana ritira la propria offerta per l'acquisto
di Alitalia che adesso si trova a pochi passi dal fallimento. "Andremo
avanti finché avremo soldi", spiega il commissario Fantozzi.
NOSTALGIA DI PERTINI (
da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Marcello Sorgi NOSTALGIA DI PERTINI L a rottura della
trattativa per il salvataggio dell'Alitalia, sempre che sia davvero definitiva,
segna la prima sconfitta del governo Berlusconi e la vittoria, vedremo fino a
che punto, dell'opposizione e di una parte dei sindacati, Cgil in testa. Ma
segna prima di tutto una sconfitta del Paese.
PARADOSSI E PRIVILEGI (
da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: PARADOSSI E PRIVILEGI La trattativa per il salvataggio di
Alitalia è saltata. All'apparente ultimatum proposto da Colaninno e soci, i
sindacati hanno risposto con una contro-offerta e una richiesta di
prolungamento delle trattative. La cordata di imprenditori ha così deciso di
ritirare l'offerta. Il destino di Alitalia è ora totalmente incerto ed è assai
complicato capire come finirà.
A TORINO ( da "Stampa, La"
del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i cui aerei portavano sulle fiancate la scritta
Arrivederci Alitalia. Un altro è il milionario hippie sir Richard Branson, che
possiede Virgin Airlines, ed è cosi ricco da potersi permettere le astronavi.
Non è colpa degli italiani, se Alitalia non può pagare i debiti. È stata una
decisione europea, ed è una conseguenza del mercato internazionale, non locale.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
TORNARE EZIO MAURO Mentre Alitalia muore
e i mercati vanno in fiamme, gli uomini di Berlusconi hanno avuto ieri sera
l'unica preoccupazione di occupare le televisioni per dare la responsabilità
alla sinistra, alla Cgil e addirittura al Pd, che in realtà è sembrato
piuttosto assente dalla vicenda. In questo modo si conferma soltanto la
torsione anomala di una partita che dovrebbe essere economica e industriale
mentre è invece politica e ideologica. Per ragioni di pura convenienza politica
in campagna elettorale Berlusconi (aiutato dalla cecità dei sindacati) si è
opposto alla soluzione Air France, in condizioni ben più favorevoli dei mercati
finanziari e petroliferi. Per ragioni ideologiche ha giocato su Alitalia la doppia carta del salvataggio eroico e
dell'italianità preservata, scavalcando Tremonti per avocare a sé la vicenda.
La vittima è il mercato, con le sue regole. Perché è nata una cordata, ed è
nata italiana: ma al prezzo di separare gli attivi di Alitalia
dai passivi, consegnare i primi alla nuova compagnia e i secondi ai contribuenti,
sospendere l'Antitrust, radunare tra i soci una somma impressionante di
conflitti d'interesse. Alla fine la corporazione dei piloti ha detto no per
difendere privilegi indifendibili, e la Cgil ha preferito non farsi scavalcare,
con una posizione più incerta che autonoma. La partita è sfuggita di mano al
salvatore, che probabilmente proverà prima a lucrare sulle resistenze
sindacali, poi cercherà un colpo di teatro, anche alla luce dei salvataggi
americani. L'interesse del Paese è che il mercato prenda il posto
dell'ideologia, almeno in extremis, che Fantozzi faccia il commissario e non il
ministro delegato, che gli imprenditori cerchino il rischio e non i favori, che
le banche finanzino il mercato e non la politica. C'è un ultimo spiraglio per
far incontrare un vettore aereo europeo interessato al nostro parco viaggiatori
con quel tanto di effettiva imprenditorialità italiana residua. Sostituendo
infine l'eroismo con il realismo, l'italianità con l'Europa.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La cordata Colaninno: "Trattativa impossibile". I
dipendenti della compagnia in festa a Fiumicino. Ora il fallimento o la vendita
agli stranieri Cai si ritira, Alitalia
nel baratro Berlusconi accusa Cgil e piloti. Epifani: il premier si assuma le
sue responsabilità SEGUE A PAGINA 2.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il retroscena E in pista c'è Lufthansa MASSIMO GIANNINI "Noi
siamo pronti, dipende solo dal governo". Per un'Alitalia che non vola più, c'è
una Lufthansa che "rulla" i motori. SEGUE A PAGINA 6.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
A Milano la prima e ultima assemblea della Cai: sotto il palazzo drappello di
lavoratori Alitalia Azionisti fischiati dalla piazza ma Colaninno convince tutti i
soci GIOVANNI PONS MILANO - Nella storica sede di palazzo Clerici a Milano, a
due passi dal teatro alla Scala e dalla sede di Mediobanca in piazzetta Cuccia,
è andata in scena la prima e ultima assemblea della Cai, la neonata società che
doveva rilevare la parte buona di Alitalia e
rilanciare la compagnia di bandiera. Fuori, ad aspettare l'arrivo di
Roberto Colaninno, di Rocco Sabelli e degli altri azionisti, una cinquantina di
manifestanti tra piloti, assistenti di volo e dipendenti che con fischi, urla e
insulti vari accompagnano la discesa dei partecipanti dalle auto blu, protetti
da un cordone di polizia. Poco dopo le
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Cai si ritira, Alitalia nel dramma Berlusconi:"è
colpa di Cgil e piloti". Epifani:"Faccia autocritica lui" Lo
scontro Bocciata la controproposta delle sei sigle. Air France ha già chiesto
gli slot di Fiumicino e Linate, Lufthansa quelli di Malpensa LUCIO CILLIS ROMA
- L'offerta di Compagnia aerea italiana non c'è più e Alitalia
vola senza rete. La controproposta firmata dalla Cgil e dalle sigle di piloti e
hostess inviata ieri mattina al presidente di Cai Roberto Colaninno, non ha
riaperto la partita. Alle
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
La Corte dei conti indaga sul Tesoro "Spieghi cosa ha fatto per evitare il
fallimento" ROMA - La Corte dei Conti indaga sul crac Alitalia. E chiede chiarimenti al governo. La procura del Lazio ha aperto
un fascicolo e il vice procuratore Salvatore Sfrecola ha già scritto al
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il Tesoro deve spiegare cosa ha fatto
per evitare il fallimento, dovrà fornire la documentazione degli ultimi cinque
anni, oltre sarebbe inutile perché eventuali "reati"
andrebbero prescritti, dovrà rendere conto delle direttive impartite al cda.
"Non è un'iniziativa contro il salvataggio - dicono a viale Mazzini - ma
per capire cosa ha provocato l'affondamento. Certo non soltanto l'aumento del
prezzo del petrolio". La magistratura contabile - recita la lettera -
"ha in corso accertamenti diretti ad acquisire elementi in ordine alle
modalità con le quali è stata gestita la quota di partecipazione dello Stato in
Alitalia spa, con riferimento a criteri di sana
gestione aziendale a tutela del patrimonio pubblico". L'azionista di
maggioranza "è invitato a riferire, allegando la occorrente
documentazione, in ordine alle direttive che il ministero dell'Economia ha
emanato nell'ultimo quinquennio". I Conti non si accontenteranno della
solita relazioncina burocratica. Chiedono tutto. "Dovranno essere allegati
- si specifica - elaborati (appunti, studi, certificazioni) dei quali il
ministero si è avvalso per definire strategie di gestione". La scorsa
settimana era già intervenuto il procuratore generale, Furio Pasqualucci,
manifestando "viva preoccupazione". I magistrati contabili hanno
inviato una lettera cautelativa alla Procura della Repubblica per coordinare le
indagini. Ieri a piazzale Clodio vertice con la guardia di finanza, che ha consegnato
al procuratore aggiunto Nello Rossi i bilanci Alitalia
degli ultimi dieci anni. Il pm ha ricevuto anche l'intero carteggio del
tribunale fallimentare. Tocca alle "fiamme gialle" la verifica sui
calcoli. (e.v.).
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Il Cavaliere non si dà pace "Bisogna riallacciare il dialogo" Pressing
sulla cordata. E spunta la nazionalizzazione a tempo Telefonata tra Colaninno e
il leader Cgil. Il sindacalista spiega il suo operato L'imprenditore:
"Cerchiamo di far scoccare una scintilla" CLAUDIO TITO ROMA -
"Io non mollo, non posso mollare". Silvio Berlusconi non si da pace. Di fronte al "baratro" che si aperto dinanzi ad Alitalia, sta cercando di afferrare qualsiasi ramo per non precipitare
giù. Mettendo in campo persino la "nazionalizzazione a tempo", come
accadde per Air France nel 1994. Così ieri ha chiamato uno ad uno i partner
della Cai per convincerli a tornare al tavolo delle trattative. Ha
chiesto loro di ripensare l'addio al negoziato. Ha illustrato le conseguenze
del fallimento della Compagnia di bandiera. Ha implorato un
"sacrificio". Che, però, difficilmente la "squadra" di
Colannino compirà. Almeno se non cambieranno le condizioni. Eppure, al
presidente della Cai ha dato ragione sull'atteggiamento
"irresponsabile" di "alcuni" sindacati e ha promesso un
impegno dell'esecutivo su tutti i fronti. Ma gli ha anche illustrato gli
effetti del "disastro annunciato". Per ora la risposta è rimasta
negativa. Eppure il richiamo, almeno in Colannino, ha aperto una piccolissima
breccia. Niente di concreto, nulla che possa allo stato far riaprire il
dossier. Ma certo non può essere un caso che dopo quella fitta ragnatela di
contatti "diplomatico-economici" tessuta ieri pomeriggio, proprio il
leader della Cai abbia provato a rasserenare i rapporti persino con il
segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Una telefonata per chiarirsi. Un
colloquio nel quale il capo di Corso Italia ha illustrato il senso della sua
lettera. E che alla fine si è chiusa con una battuta che sembra lasciare
socchiusa la porta del dialogo: "Cerchiamo di far scoccare una scintilla",
ha detto Colannino. Quella "scintilla" che anche il Cavaliere sta
inseguendo in tutti i modi. Certo, i segnali che ieri sera arrivavano dal socio
"forte" della Cai, ossia Banca Intesa, non erano affatto confortanti:
"non ci sono le condizioni", ripetevano i vertici dell'Istituto agli
uomini del premier. L'idea che si vada verso il fallimento, però, fa raggelare
il premier. Che per l'intera giornata di ieri se l'è presa con la Cgil e con i
piloti Alitalia. Ha sperato in un rinsavimento delle
altre sigle e alla possibilità di raggiungere l'accordo senza il sindacato di
Epifani. Il tentativo di "isolare la sinistra" è rimasto un suo
chiodo fisso. Ma poi quando ha visto i dipendenti AZ saltare per la gioia per
il fallimento del negoziato, non ci ha visto più: "Contenti loro, contenti
tutti. Perdono il posto e sono felici... sarebbe da abbandonarli tutti al loro
destino". Ma il timore di ritrovarsi 20 mila dipendenti per strada e il
blocco delle comunicazioni sull'intero territorio nazionale costituiscono per
Palazzo Chigi un incentivo irresistibile a insistere. A indagare sulle
possibile e eventuali soluzioni alternative che adesso sono diventate ancora
più complicate dopo la crisi delle borse e delle banche che sta investendo gli
Usa e l'Europa. "Le ristrutturazioni - si è lamentato per tutto il
pomeriggio - sono state fate ovunque. In America e in Europa. Solo da noi
diventa un dramma". Un "dramma" che si sta lentamente
trasformando in un "baratro". tant'è che sul tavolo del governo due
alternative di emergenza sono improvvisamente comparse. Se la Cai si ritirerà
definitivamente, allora la prima mossa sarà quella di "allungare" la
fase commissariale di Augusto Fantozzi. Al momento la cassa di Alitalia sembra dare respiro per un altro mese. Ma potrebbe
essere rimpinguata con un altro prestito-ponte. Una strada cui il commissario
sarebbe obbligato per dare continuità all'azienda e creare le migliori
condizioni di vendita. L'articolo 52 della legge sull'amministrazione
straordinaria, anzi, consente l'attivazione di mutui con priorità assoluta su
tutti gli altri debiti. Una procedura adottata persino negli Usa dalle
Compagnie aeree fallite e poi vendute. Ma la carta su cui Palazzo Chigi è
pronto a puntare come extrema ratio è allo studio in queste ore. Una procedura
che rischia di scontrarsi con la legislazione dell'Unione e che però prende
spunto proprio da un precedente "europeo": quello di Air France.
L'azienda francese nel 1994 è stata nazionalizzata per quattro mesi, quindi
ceduta ai privati e rilanciata da Cyril Spinetta. Un episodio rammentato
martedì scorso dal presidente francese Nicolas Sarkozy nell'incontro a Parigi
con Berlusconi. Il premier italiano, da quel momento, ha inserito
"l'esempio francese" nell'agenda delle cose possibili. Un percorso
per riattivare dopo qualche mese i contatti con le aziende interessate: appunto
Air France, Lufthansa e British Airways. La "nazionalizzazione a
tempo" entra così nel novero delle mosse disperate da effettuare se tutto
precipiterà nel "baratro".
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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C aro
Augias, racconto un aneddoto dal quale credo si possa ricavare un qualche
orientamento: lavoravo in Francia, Rousset-Aix-en-Provence. In una cena di
lavoro il mio capo, con il chiaro intento di fare una critica all'Italia, mi
chiede: "Perché molti italiani all'estero hanno successo, mentre l'Italia
non è all'altezza dei paesi più avanzati?". La mia risposta stizzita fu
immediata: "All'estero siamo "by far" i migliori. In Italia la
competizione è tra uguali quindi ci sono lotte continue ed estenuanti comunque
e dovunque". A freddo ho quasi raggiunto la conclusione che il vero
problema, molto accentuato nella sinistra, è che noi ci sentiamo tutti molto
bravi. L'egualitarismo e la mancanza di selezione, soprattutto nella sinistra,
ha provocato una situazione di stallo. Abbiamo sempre le stesse persone che
giocano la stessa partita. Nessuno vince e non abbiamo neanche i calci di
rigore che potrebbero in qualche modo decidere! Nello scrivere queste righe mi
accorgo che anch'io cado nello stesso errore: parlo di un fenomeno sociale
senza avere le conoscenze sufficienti. Tuttavia il fenomeno è lì, sotto i
nostri occhi, penosa vicenda dell'Alitalia compresa. Intanto è passata
un'altra estate e l'autunno si presenta caldo. Anzi: freddo. Benedetto Altieri
U na delle polemiche dell'estate ha girato intorno alle parole di Nanni Moretti
sulla mancanza di un'opinione pubblica. A me pare che il problema vero sia non
la mancanza di un'opinione pubblica bensì di una società civile, che
dell'opinione pubblica è la premessa. È la società civile che, a mio parere,
soprattutto manca nel paese. Infatti molti italiani, inseriti all'estero in un
contesto appropriato, risultano tra i migliori, dai semplici operai ai tecnici
di alta specializzazione. Gli stessi, in patria, non raggiungono uguali
risultati non solo perché le strutture sono talvolta inadeguate ma perché è
spesso venuta a mancare la coesione sociale, l'atmosfera, che permettono certi
risultati. Il problema del resto è antico, assai dibattuto a cominciare dal
famoso "Discorso" sopra i nostri costumi di Giacomo Leopardi che nel
1823 così descriveva il suo (e purtroppo anche il nostro) presente: "A
differenza delle altre nazioni, ella [l'Italia] è priva ancora di quel genere
di stretta società definito di sopra. Molte ragioni concorrono a privarnela,
che ora non voglio cercare. Il clima che gl'inclina a vivere gran parte del dì
allo scoperto, e quindi a' passeggi e cose tali, la vivacità del carattere
italiano che fa loro preferire i piaceri degli spettacoli e gli altri diletti
de' sensi a quelli più particolarmente propri dello spirito, e che gli spinge
all'assoluto divertimento scompagnato da ogni fatica dell'animo e alla
negligenza e pigrizia? Certo è che il passeggio, gli spettacoli, e le Chiese
sono le principali occasioni di società che hanno gl'italiani, e in essi
consiste, si può dir, tutta la loro società". Sono passati 180 anni, più o
meno siamo ancora lì.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Commenti
IL PREZZO PAGATO DAI CONTRIBUENTI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In tutto il mondo
non solo i banchieri centrali, ma anche i ministri economici e il loro staff
sono concentrati sul compito arduo di capire le conseguenze sull'economia,
sulle imprese e sulle famiglie, dello tsunami in atto sui mercati finanziari.
Da noi, da lunghe settimane, l'attenzione di ben tre ministri (Trasporti,
Lavoro e Attività Produttive) e dello stesso presidente del Consiglio è
concentrata quasi interamente sulla vicenda Alitalia.
Non solo il prezioso tempo dei ministri è a questa vicenda dedicato, ma anche
quello delle nostre istituzioni, a partire dal Parlamento che sarà chiamato
nelle prossime settimane a convertire i decreti legge varati ad hoc dal governo
per convincere una cordata di imprenditori italiani ad avanzare un'offerta. Pur
di tenere in piedi questa cordata, annunciata dal primo ministro in campagna
elettorale, non si è esitato a calpestare le regole più elementari. Ieri sera
si è tenuto un vertice a Palazzo Chigi dei ministri coinvolti nella trattativa.
La Cai che aveva nel pomeriggio annunciato di ritirare l'offerta è stata
sentita al telefono. Perché coinvolgere la cordata in un confronto ministeriale
in cui si deve decidere cosa fare per il meglio dei cittadini italiani,
piuttosto che di un gruppo di privati imprenditori? Non sarebbe stato meglio
cominciare fin da subito a cercare eventuali nuovi acquirenti? Due giorni prima
il presidente del Consiglio aveva minacciato di togliere i generosi
ammortizzatori sociali promessi ai dipendenti Alitalia
in esubero nel caso che le loro rappresentanze non avessero accettato il piano
della cordata italiana. Come dire che, se si fosse fatto avanti qualche altro
offerente, la cassa integrazione e la mobilità lunga non sarebbero state
concesse. è un utilizzo degli ammortizzatori sociali senza precedenti. Da anni
in Italia vengono usati come strumento di politica industriale anziché come
misura sociale, di sostegno ai redditi delle famiglie che perdono il lavoro. Ma
un sussidio dato solo a chi accetta una cordata di imprenditori privati,
sponsorizzata dal presidente del Consiglio, non si era mai visto prima. Non ci
si è accontentati di aver cambiato per Alitalia la
legge Marzano, aumentando la discrezionalità del commissario straordinario e
permettendogli di non fare alcuna asta pubblica delle attività della compagnia.
Dopo l'apertura delle procedure per l'amministrazione straordinaria, non si è
mai interpellato il mercato per vedere se c'era qualche acquirente disposto ad
offrire di più della Cai per rilevare le attività della compagnia, riducendo in
questo modo gli oneri che graveranno sul contribuente italiano. Non è affatto
detto che non ci siano acquirenti in giro. Fino a ieri si era offerta sul
mercato una compagnia gravata di debiti e, anche in quel caso, si erano
trovati, acquirenti. Si pensi ad Air France. Oggi si offre solo l'attivo di Alitalia, con beni molto preziosi, come gli slot, il
marchio, gli aerei. Per tutti questi motivi i costi della cordata annunciata in
campagna elettorale sono già altissimi e andranno ben al di là dei tre miliardi
che, tra debiti finanziari, prestito ponte, debiti con i fornitori, ammortizzatori
sociali e interventi tutela degli azionisti, si profilano per il contribuente
italiano. Ci sono tutti questi precedenti molto gravi che, d'ora in poi,
verranno fatti presente dalle parti coinvolte in crisi aziendali per ottenere
più aiuti dallo Stato. Forse è anche per questo che tutte le rappresentanze di
interessi stanno seguendo al massimo livello la trattativa. Per tutti questi
motivi è anche molto improbabile che ieri sia stata scritta la parola fine
sulla Compagnia Aerea Italiana. è probabile, comunque, che la trattativa
richieda tempi più lunghi. In ogni caso, è auspicabile che il commissario
utilizzi fin da subito tutti i poteri a sua disposizione per far volare la
compagnia, soprattutto sulle tratte più utilizzate dalle famiglie e dalle
imprese e che sono in attivo, come la Roma-Milano. Può farlo vendendo attività
o ricorrendo ai mutui privilegiati che la legge gli consente di ottenere. Ed è
bene comunque che inviti subito potenziali nuovi acquirenti ad avanzare le loro
offerte, mostrando di non avere già scelto a priori a chi vendere. Ieri il
nostro ministro dell'Economia ha sostenuto che gli economisti sanno solo
leggere il passato, non sanno prevedere il futuro. Ha ragione. Ricordo una sua
dichiarazione dell'aprile 2004: "Lo Stato ha già dato. Non ci saranno altri aiuti pubblici all'Alitalia. Né
attraverso una ricapitalizzazione, né sotto forma di requisiti di
sistema". Pochi mesi dopo il ministro, che era stato azionista di
maggioranza assoluta per tre anni, tutti esercizi in cui Alitalia aveva macinato perdite consistenti, ricapitalizzava la
compagnia. Ora accetta che altri tre miliardi di tutti noi contribuenti
prendano il volo. Paradossale se davvero ci lasciassero a terra nei prossimi
giorni, magari come arma di ricatto nella trattativa.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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III - Roma Una manifestazione in aeroporto di oltre mille dipendenti. Il
sindaco: "La crisi più grave della Capitale" Roma, terremoto Alitalia Gli slogan a Fiumicino: "Meglio fallire". Zingaretti:
"Disastro annunciato" "Meglio falliti che in mano a questi
banditi: accettare quel contratto sarebbe stata una tragedia". Con
l'annuncio della rottura della trattative, tra i dipendenti Alitalia a Fiumicino finisce ad applausi e salti di gioia. Ben
meno euforica la reazione del consiglio comunale straordinario che ha dovuto
prendere atto del "disastro annunciato", come lo ha bollato
Zingaretti: alle contestazioni di Rutelli sulla mancanza "di un disegno
preciso della giunta", e sulla "linea più efficace tenuta dal
Nord", il sindaco Alemanno replica innervosito: "Lui è l'unica nota
stonata", aggiungendo secondo un consigliere l'epiteto di
"cialtrone". Alla fine, il consiglio vota all'unanimità chiedendo un
incontro col governo e l'avvio di un tavolo tecnico comune. L'ottimismo non è
spento: "Alitalia si può ancora salvare",
assicura Marrazzo. I SERVIZI ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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IV - Roma Campidoglio Il sindaco: "La crisi più grave". E alla fine
va a palazzo Chigi Tra Rutelli e Alemanno scontro in Consiglio Poi una mozione
comune PAOLO G. BRERA "è la più grande crisi che abbia investito la
capitale negli ultimi anni, nessuno si erga a censore: ha radici antiche nelle
scelte sbagliate dei governi di centrodestra e centrosinistra, nelle rigidità
sindacali e negli errori di un management inadeguato". Il sindaco Gianni Alemanno ha aperto ieri il consiglio comunale
straordinario per l'Alitalia pochi minuti dopo la notizia che Cai s'è ritirata. La sensazione
generale è di essere arrivati nel posto giusto al momento sbagliato: "In
queste settimane lei era affaccendato in altre questioni - attacca Francesco
Rutelli - ma non si è visto un disegno preciso della giunta". La
minaccia di migliaia di posti di lavoro persi toglie il fiato, l'aula è
stracolma e affannata. Parla Alemanno: "Giudico corretta la strada di una
cordata nazionale, il capitale straniero sarebbe meno legato al territorio.
Dobbiamo rappresentare con fermezza la volontà di mantenere il radicamento su
Roma. Da questo consiglio deve nascere un tavolo interistituzionale con i
comuni di Roma e Fiumicino, Provincia e Regione, che chieda un incontro col
governo perché ci faccia capire". Il presidente della Regione, Piero
Marrazzo, replica annunciando che il tavolo lui lo ha proposto e aperto da
tempo, e tuttavia va bene così, la ri-proposta di Alemanno è ben accetta. Avverte
che chiederà un incontro al commissario Fantozzi, e ricorda di cosa si stia
parlando: "Ce la vedete Parigi che resta senza Air France a beneficio di
Lione? Guardate che comunque vada a finire il nostro territorio sarà colpito da
una grave crisi occupazionale: ci sono mariti e mogli che rischiano entrambi di
perdere il lavoro". E il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti:
"Fa bene il sindaco a chiedere un incontro urgente al governo: questo
territorio è parte in causa ed è grave che non ci sia già stato...".
Rutelli ricorda "la scelta velleitaria di avere due hub", poi
affonda: "Il nord ha portato avanti meglio i negoziati, ottenendo
conclusioni migliori. Non sono d'accordo col sindaco: non dobbiamo salvare solo
Fiumicino, dobbiamo salvare anche l'Alitalia". Ma
Alemanno non ci sta: "L'unica nota stonata è Rutelli, che non ha
rinunciato a polemiche di bassissimo profilo". E il portavoce del Pdl,
Dario Rossin: "Rutelli bercia contro la cordata Cai, gli rinfresco la
memoria: Air France si ritirò per le pressioni dei sindacati". è bagarre:
Athos De Luca assicura che Alemanno ha dato del "cialtrone" al suo ex
rivale d'urna, ma il portavoce del sindaco smentisce: "Deve avere
frainteso". Sul caso, Rutelli glissa: "Chissà perché il sindaco ha
reagito in maniera così irata... Sarà stanco". Tutti contro tutti? Macché,
alla fine passa all'unanimità una mozione che dice sì al "tavolo", e
chiede un incontro immediato con governo, sindacati e commissario. In serata
Alemanno ha incontrato Gianni Letta a palazzo Chigi.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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Pagina V
- Roma Parla Piero Marrazzo, il presidente della Regione
Lazio che si propose come azionista della Cai "Rischiamo uno tsunami
economico ma Alitalia si può ancora salvare" ANNA MARIA LIGUORI "Sono
davvero preoccupato. Penso alle migliaia di persone che lavorano in Alitalia, alla loro trepidazione, alla loro paura di non poter pagare il
mutuo o di non potere offrire un percorso universitario ad un figlio.
Penso alla loro angoscia e me ne rammarico". Il presidente della Regione
Piero Marrazzo, che si fece avanti per entrare come azionista del Cai, non si
arrende alla débacle di Alitalia e pensa a cosa c'è
immediatamente da fare. Chi incontrerà per primo, Berlusconi o Fantozzi?
"Lo saprò al più presto. Ho chiesto nei giorni scorsi un incontro con
Berlusconi per il tavolo "Roma ed il sistema aeroportuale del Lazio".
E, evidentemente continuando a pensare che si possa e si debba ancora salvare Alitalia, intendo incontrare il commissario Fantozzi al
quale direi subito di non immaginare solo un percorso liquidatorio ma di
lavorare ad un nuovo progetto per salvare l'azienda attraverso l'individuazione
di partners internazionali". Lei oggi (ieri ndr) in Campidoglio parlando
di Alitalia ha fatto un appello all'unità. A chi si
riferiva? "Alle forze istituzionali. In questo momento bisogna avere una
capacità di tenuta sociale, intendo la comunità cittadina, quella provinciale e
quella regionale. Questo soprattutto perché s'intreccino i bisogni e l'identità
con il sistema Paese. E da Roma e dal Lazio deve partire una proposta forte
sull'Alitalia che possa avere il consenso altrui. Lo
dico anche perché sta per abbattersi su di noi uno tsunami sociale ed economico
che metterà a terra la nostra regione". Ha anche detto che questa di Alitalia è la prima "battaglia federalista"...
"Il federalismo è la capacità di coniugare le politiche del territorio con
quelle nazionali e dunque riuscire a salvare l'Alitalia
e dare una prospettiva a Fiumicino non può essere inteso che come il primo test
di una politica federalista. E, insieme anche ai sindaci di Roma, di Fiumicino
e della Provincia, darò il via a questo test. Si tratta di tenere i nervi saldi
e continuare a essere un punto di riferimento per i lavoratori
aeroportuali". Lei è l'interlocutore del governo sulla gestione dell'aeroporto
di Fiumicino. Ora l'impresa è molto più dura. Che cosa proporrà? "Bisogna
tenere legata l'Alitalia al territorio che l'ha
espressa e che l'ha vista come compagnia di riferimento dell'hub di Fiumicino e
contemporaneamente bisogna pensare alle politiche per far diventare sempre più
competitivo l'aeroporto Leonardo da Vinci, pensando anche ad un mercato che
possa veder aumentare le rotte intercontinentali. Poi chiederò ai soci di
maggioranza di Aeroporti di Roma di confermare gli investimenti per le nuove
piste e i nuovi moli per arrivare ai 50 milioni di passeggeri l'anno. Inoltre è
necessario puntare a dare un porto commerciale e croceristico a
Fiumicino". E la task force che doveva istituire la Regione per i
lavoratori Alitalia? "L'abbiamo già attivata,
insieme a Sviluppo Lazio, Bic Lazio e Agenzia Lazio Lavoro. Dovrà servire a
dare un contributo al tavolo interistituzionale per sviluppare idee che si
trasformino in opportunità di lavoro legate al sistema aeroportuale e
portuale".
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
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IV - Roma "Meglio falliti che in mano loro" e l'assemblea infiamma
Fiumicino Zingaretti: "Il ritiro della Cai? Un disastro annunciato"
CARLO PICOZZA LAURA SERLONI Canti, bandiere agitate in aria, scrosci di
applausi e salti di contentezza. è quasi festa per gli
oltre mille dipendenti Alitalia nello slargo del Centro equipaggi dello scalo di Fiumicino
all'annuncio del ritiro dalle trattative della cordata dei 16 imprenditori
della Cai. "Meglio falliti che in mano a 'sti banditi", si infiammano
dopo aver aspettato ore l'esito del negoziato. Per gli stranieri in
transito non informati della vertenza è festa davvero. Si fermano incuriositi,
salutano e alla fine ridono anche loro. Ma l'euforia dura poco. "è una
sconfitta", per la hostess Mara Pasqualetti, "ma accettare quel
contratto sarebbe stata una tragedia". "Non siamo certo felici",
aggiunge il pilota Giuseppe Piscitiello, "ma non potevamo accettare un
accordo così umiliante". "Abbiamo vinto una battaglia", gli fa
eco Andrea Spadoni, "ma c'è una guerra da combattere".
"Intervenga lo Stato, no a un altro privato", è il coro. "Non so
cosa accadrà: ho due figli, il mutuo della casa da pagare. Ora spero in un
miracolo", commenta un'altra hostess, Simona G. "Il ritiro della Cai",
per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, "è cronaca di un
disastro annunciato. Irresponsabile chi scarica le colpe: quel piano era un
pasticcio". E il sindaco Gianni Alemanno fissa una riunione dei capigruppo
del Consiglio "per redigere un documento unitario, dopo l'invito dei
presidenti Marrazzo, Zingaretti e mio per un segnale convergente". I
lavoratori restano a lungo in quel punto esclamativo rovesciato che è la strada
che porta al Centro equipaggi. "Dimostriamo quanto valiamo", esorta
lo steward Roberto Valenti che lasciò la Cgil nel 2004 "dopo la firma
dell'accordo-capestro con Cimoli". "Dobbiamo restare uniti, l'Alitalia siamo noi". Poi propone: "Lasciamo il
nostro stipendio di ottobre al commissario: diamo un'altra boccata di ossigeno
alla compagnia per trovare una via di uscita che non mortifichi noi e la
compagnia. ma dobbiamo essere tutti d'accordo...". Applausi, un coro di sì
e tutti con le mani alzate in segno di assenso. Poco prima era arrivato in
aeroporto per solidarizzare con i lavoratori il leader dell'Italia dei valori,
Antonio Di Pietro, accolto da un applauso: "Non mollate, questo non è un
salvataggio, solo un altro cappio al collo. Il governo deve investire in Alitalia, entrare in campo e non delegare altri
furbetti". Il cielo si è già imbrunito quando l'assemblea si scioglie alla
fine di una giornata lunga. "Conserviamo le energie per le settimane che
verranno", è l'ultimo invito dal megafono con le pile ormai esauste. (ha
collaborato flaminia savelli).
( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
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Francesco
ferrari Fedeli alla migliore tradizione italiana, ieri
pomeriggio sindacati e politici hanno scelto di accompagnare Alitalia verso il fallimento assumendosi ognuno le proprie
responsabilità: si sono insultati a vicenda. Succede sempre così quando i
protagonisti di una tragedia sanno di avere la coscienza sporca. E, nel caso di
Alitalia, la disfatta non sembra lasciare sul campo coscienze pulite.
Al termine di una delle giornate più imbarazzanti che la storia recente del
nostro Paese ricordi, in un'atmosfera non dissimile dal teatro dell'assurdo di
Eugène Ionesco (non si erano mai visti i lavoratori di un'azienda a un passo
dalla chiusura esultare come ultrà dopo un derby vinto cinque a zero) è stato
curioso ascoltare, per citarne uno, Gugliemo Epifani affermare che "lo
scaricabarile su responsabilità che erano preventive non è degno di un paese
civile". Ci sarebbe da chiedere al leader della Cgil se reputi civile o
meno avere assistito, in complice silenzio, alla graduale implosione di una
compagnia aerea che è arrivata ad accumulare in dieci anni perdite per tre
miliardi di euro. Tre miliardi di euro, non briciole. Ci racconti piuttosto,
Epifani, che cosa ha impedito alla Cgil, così come alle altre sigle sindacali,
nessuna esclusa, di denunciare ciò che stava avvenendo. Distrazione?
Indifferenza? Scarsa conoscenza dei più banali elementi di gestione aziendale?
La verità, talmente evidente da non essere più nascosta neppure da chi avrebbe
tutta la convenienza di farlo, è che nessuno - né il sindacato, né tantomeno la
politica - si è mai preoccupato dei conti di Alitalia.
Hanno lasciato che il dramma si consumasse senza muovere un dito. Per il
semplice motivo che voltarsi dall'altra parte conveniva a tutti. E solo
all'ultimo, di fronte al rischio (o forse alla certezza) del tracollo, si sono
adoperati per cercare di salvare il salvabile. Con quali risultati, è sotto gli
occhi di tutti. Non essendo abituati a muoversi in un contesto di certezza
delle regole e di rispetto delle stesse, politica e sindacato hanno assistito
(e spesso partecipato attivamente) all'allestimento e alla successiva
demolizione di non uno, ma due tentativi di salvataggio di Alitalia.
Prima è stata la volta di Air France-Klm ("Non venderemo mai la nostra
compagnia ai francesi: ho una soluzione italiana in tasca, datemi un mese di
tempo", è stato uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi
nell'ultima, trionfante campagna elettorale). Poi di Colaninno e dei suoi
quindici compagni di cordata. Piani industriali diversi, identica sorte. Con
una differenza che, oggi, non può non essere evidenziata. Se, infatti, la
proposta di Air France-Klm è tramontata proprio in vista del cambio di governo
(è opinione diffusa che Jean-Cyril Spinetta cercò di accelerare la trattativa
col governo Prodi proprio per evitare di doversi confrontare con l'ostile Berlusconi),
l'improvviso ritiro dell'offerta di Compagnia aerea italiana lascia più di un
sospetto. Possibile che le resistenze di una parte del sindacato siano state
così determinanti nella scelta di Colaninno di abbandonare il campo? Ed è
credibile che un gruppo di imprenditori e banche così importanti si sia fatto
spaventare dalla parziale indisponibilità di una parte dei lavoratori? La
sensazione è che, all'interno della cordata, qualcuno fosse meno convinto di
altri della bontà dell'operazione. Non ci sarebbe da stupirsi. Sarebbe solo
l'ultima conferma del fatto che l'Italia non può permettersi una compagnia di
bandiera. francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 19/09/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
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Bruno Vespa Non sappiamo se la partita di Alitalia sia chiusa o no. Solo
i crittografi possono capire se i "no" e i "forse" che si
sono incrociati per tutta la giornata di ieri hanno un significato diverso
dall'apparenza. Ma una cosa è certa. Dalle 16 di ieri pomeriggio le relazioni industriali
italiane hanno subito un profondo e irreversibile cambiamento. Qualunque cosa succeda
nelle prossime ore e nei prossimi giorni. La settimana scorsa Josè Maria Aznar,
ex primo ministro spagnolo, mi ha detto di aver rifiutato a suo tempo ogni
possibile sinergia di Iberia con Alitalia motivandola
in questo modo: "La cultura pubblica della vostra compagnia è troppo
diversa dalla nostra". Oggi Iberia è integrata con British Airways: ognuno
nomina i suoi manager, ma la cultura privatistica di un servizio pubblico è la
stessa in Spagna e in Gran Bretagna. Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito
volentieri il controllo di Alitalia se non fosse stata
diffidata dai propri sindacati. I quali dissero che sarebbe stato pazzesco
mettersi nelle mani dei sindacati italiani. I mercati avrebbero punito
severamente gli azionisti per la loro avventatezza. Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai. Ma se
dovesse per qualche ragione sopravvivere, sarebbe un'altra azienda.
"Meglio falliti che in mano ai banditi", gridava ieri un presidio di
piloti sotto gli uffici in cui erano riuniti i soci della Compagnia Aeronautica
Italiana. Roberto Colaninno e soci sono dei banditi? Sul fallimento delle
trattative hanno pesato due elementi molto diversi tra loro. Tra il comandante
Fabio Berti, presidente dell'Anpac, leader dei piloti, e Guglielmo Epifani,
leader della Cgil, non c'è il minimo punto di contatto politico. Il primo
simpatizza per il centrodestra, del secondo non occorre dire. Berti ha tentato
di salvare il possibile di quella che al ministero del Lavoro chiamano una
"corporazione medievale". I giornali e la televisione si sono
giustamente attardati ad analizzare le differenze di stipendi e di ore di volo
con le altre compagnie europee. Ma su quel punto s'era trovato un accordo. E
forse anche sull'inquadramento dei piloti nella categoria dei dirigenti
d'azienda. Quel che Berti e i suoi non volevano smontare è la piramide
culturale della categoria. Oggi se la compagnia assume un pilota, non può
destinarlo liberamente all'aereo stabilito dai suoi manager. Deve metterlo in
coda ai colleghi più anziani. Saranno l'Anpac o l'Unione Piloti a far avanzare
uno dei loro. Si è arrivati al punto, dicono al ministero del Lavoro, di dover
formare quattro comandanti per utilizzarne uno. Perché queste assurdità? Perché
la debolezza dell'azionista politico aveva costretto negli anni i manager a
dover trovare un modus vivendi, distribuendo privilegi a destra e a manca. E di
modus in modus siamo arrivati a questo punto. Per Epifani il discorso è
diverso. Dire che il segretario generale della Cgil è il braccio armato
dell'ala oltranzista del Partito democratico sarebbe ingeneroso. È vero che
alcuni esponenti del Pd hanno detto con chiarezza a uomini della Cai che non
era possibile consegnare al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una
vittoria di queste dimensioni. È vero che Roberto Colaninno è stato apertamente
sostenuto in questi giorni da Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani e invece
ostacolato dall'ala vicina a Walter Veltroni. Ma Epifani - più vicino a
Veltroni che a D'Alema - fa un passo più in là. Le sue convinzioni politiche si
affiancano a una visione sindacale sempre più distante dalla revisione
culturale resa indispensabile dalla drammatica fase in cui viviamo. Le difficoltà
che il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sta incontrando
nell'impostazione dei nuovi contratti ne sono un esempio. Non sappiamo se
Colaninno avesse dei margini non utilizzati o se li abbia tuttora. La sua
aspirazione è di considerare Alitalia un'azienda
normale che deve rispettare parametri gestionali normali. Così non è,
evidentemente. Ma comunque vada a finire questa storia, ieri si è scritta una
pagina nuova. Bruno Vespa, giornalista e scrittore, dirige e conduce
"Porta a porta" su RaiUno. 19/09/2008 Con Alitalia
le relazioni industriali hanno subito un profondo, irreversibile cambiamento
19/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina
II - Bari L'annuncio L'annuncio Il sindacato inquilini denuncia: la situazione
è drammatica Il sindacato inquilini denuncia: la situazione è drammatica Treni,
un'ora in meno per Roma Bloccato il piano. E il 15 ottobre arrivano gli sfratti
Bloccato il piano. E il 15 ottobre arrivano gli sfratti Impegno delle Fs, ma
solo una volta al giorno. Loizzo: soppresse due fermate Impegno delle Fs, ma solo
una volta al giorno. Loizzo: soppresse due fermate Casa, la scure del governo
cancellati 370 nuovi alloggi Casa, la scure del governo cancellati 370 nuovi
alloggi L'azienda ha deciso di bloccare tutte le commesse in attesa della piena
funzionalità PIERO RICCI Un'ora in meno per raggiungere in treno Roma da Lecce
e da Bari e viceversa. Non è un sogno di una notte di fine estate ma un impegno
preciso che l'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti ha assunto
ieri, nell'incontro voluto dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e
al quale ha partecipato il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, dopo
le proteste che in Puglia hanno sommerso la decisione dell'azienda di
sostituire i Pendolini da Lecce e da Taranto con i meno confortevoli Eurostar
City. Il "miracolo" sarà possibile una sola volta al giorno.
All'andata e al ritorno. L'Eurostar 9352 che parte da Lecce alle 5.39 che fa
sosta a Bari per ripartire dal capoluogo pugliese alle 7, arriverà a Roma
un'ora prima. Per chi parte da Lecce, il tempo di percorrenza sarà di cinque
ore e 20 minuti, per chi sale a Bari sarà di quattro ore scarse. Così al
ritorno: da Roma Termini l'Eurostar 9357 partirà alle sei del pomeriggio e
lascerà i baresi alle dieci di sera, i salentini alle 23.23. Il
"miracolo" sarà possibile con due mosse. Intanto non ci sarà più la
fermata di Benevento, che farà risparmiare una decina di minuti sul tempo di
percorrenza della tratta. Ma l'abbattimento vero, più consistente che renderà
quel treno concorrenziale con un qualsiasi volo per Roma (anche perché Termini
è nel centro, l'aeroporto a Fiumicino), arriverà dall'alta velocità
Roma-Napoli. In pratica, l'Eurostar 9352, oltre a non fermarsi più a Benevento,
Barletta e Brindisi, una volta a Caserta non passerà più da Formia ma si
innesterà sulla linea ferroviaria parallela sulla quale scorre già l'alta
velocità tra Roma e Napoli. "Sul prezzo del biglietto ci sarà un leggero
aumento - spiegano da Trenitalia - ma questo è dovuto ai costi industriali che
l'azienda sostiene su quella tratta". Dalla Regione, l'assessore ai
trasporti, Mario Loizzo, non usa toni trionfalistici: "Che ci sarebbe
stato un abbattimento dei tempi di percorrenza, lo sapevamo da marzo, in
occasione di un incontro a Bari con l'ad Moretti. Ma non c'è molto da esultare
se per ridurre i tempi, si penalizza una grossa fascia di utenti come quella di
Barletta e di Brindisi - aggiunge Loizzo - quando invece si potrebbero
mantenere quelle due fermate ma eliminare una serie di strozzature tecnologiche
che costringono i treni a viaggiare a
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina
IV - Bari Emiliano Madaro La Scala Polo di energia pulita al San Paolo Dal
fotovoltaico all'idrogeno. "Pronto fra un paio d'anni" La centrale
servirà piccoli utenti ma anche ospedale aeroporto e guardia di finanza Il
piano di Amgas, Comune e Politecnico presto sarà esteso a
partner privati Stiamo tentando di trasformare carrozzoni modello Alitalia in società competitive Forti le ricadute sociali, dagli sconti
sulle tariffe alla riqualificazione del quartiere Il distretto potrà sfruttare
la tecnologia dei micropoli di ultima generazione RAFFAELE LORUSSO Il primo
distretto di energia alternativa del Sud nascerà nel quartiere San Paolo.
La scommessa - perché di questo si tratta - è il frutto della collaborazione
fra Amgas spa, Comune e Politecnico di Bari. Il Power park San Paolo - questo
il nome del polo energetico - punterà su sistemi innovativi per la produzione
di energia termica ed elettrica, coniugando risparmio e salvaguardia
dell'ambiente. Il progetto, per la cui realizzazione saranno presto individuati
i partner privati, potrà prendere corpo in meno di due anni.
"L'investimento - spiega Antonio Madaro, presidente di Amgas spa,
presentando in Fiera l'iniziativa - avrà forti ricadute di natura sociale.
Un'operazione di questo tipo ha dato risultati lunsighieri nel Bronx, a New
York. La presenza di un distretto energetico ha consentito l'insediamento di
attività terziarie. Quindi, alla diminuzione delle tariffe per i cittadini è
possibile associare la riqualificazione urbana". Oltre che sulle caratteristiche
del progetto, il prorettore del Politecnico, Luigi Mangialardi, e il professor
Massimo La Scala, coordinatore del gruppo di lavoro insieme con l'ingegner
Giuseppe Ruta, dell'Amgas, sottolineano l'inversione di tendenza nei rapporti
fra Comune e facoltà universitarie. "Il distretto energetico del San Paolo
- dice il professor La Scala - potrà sfruttare la tecnologia dei micropoli di
generazione, utilizzando fonti rinnovabili, come biomasse, biocombustibili,
solare termico-fotovoltaico. Sarà inoltre possibile recuperare energia dai
rifiuti e pianificare una rete logistica più efficiente per la mobilità
urbana". Il modello al quale si punta è quello di una città
ecocompatibile, cioè un insediamento in cui l'utilizzo razionale dell'energia e
la mobilità sostenibile rendono l'ambiente di vita e di lavoro più
confortevole, più salubre, più efficiente e attraente per gli insediamenti di
nuove attività imprenditoriali e professionali. "Abbiamo scelto il
quartiere San Paolo - dice ancora Antonio Madaro - perché presenta un processo
di urbanizzazione non ancora completato e offre la possibilità di realizzare
progetti sperimentali nei quali i servizi energetici e ambientali sono
integrati con lo sviluppo della mobilità urbana e il trattamento integrato del
processo dei rifiuti materiali ed energetici". Il controllo e la gestione
del distretto energetico avverrà in un centro polifunzionale, che ospiterà
anche un laboratorio per la ricerca di nuove tecnologie per lo sfruttamento
delle energie rinnovabili, del miglioramento delle attuali e della salvaguardia
ambientale. La centrale potrà fornire energia a utenti piccoli, ma anche
grandi, come ospedale, aeroporto, cittadella della guardia di finanza. Il
sindaco Michele Emiliano, che assiste alla presentazione del progetto insieme
con l'assessore alle Aziende, Michele Monno, assicura che il polo energetico
sarà realizzato in tempi brevi. "è una priorità assoluta - dice - ma anche
il simbolo di un modello di governo: fare dell'approccio scientifico la base
della politica. Il quartiere San Paolo ha bisogno di segni concreti. Stiamo
realizzando il centro direzionale, ma con questo progetto sarà possibile
portare lì anche gli autobus a idrogeno". Emiliano parla anche
dell'inversione di tendenza nella gestione delle aziende comunali. "Stiamo
cercando - rileva - di trasformare dei carrozzoni modello Alitalia
in società capaci di competere sul mercato. Il risanamento sarà completato con
l'assestamento di bilancio che ci accingiamo ad approvare: da uno stato
comatoso e prefallimentare, le ex municipalizzate saranno in grado di
migliorare la qualità dei servizi".
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Maria
Novella Oppo NON CI SI PUÒ FIDARE neanche più del semaforo, che dovrebbe essere
il più freddo e imparziale dei controllori. Sentendo l'annuncio in tv della
nuova semaforopoli, a noi, e a chissà quanti milioni di cittadini, sono cascate
le braccia. Anzitutto, i semafori erano truccati per erogare più
contravvenzioni, in modo che i titolari della tecnologia e i funzionari
comunali potessero spartirsi le multe pagate ingiustamente dai cittadini. Di
questo sistema, va da sé, la Milano della signora Moratti è il centro
propulsore economico e diciamo pure ideologico. Perché, non solo gli impianti di
controllo erano truccati, ma erano truccati anche gli appalti e le aziende
facevano cartello, imponendo al mercato una sorta di dittatura che chiameremo
morbida per far piacere ai sedicenti liberisti di governo. I
quali, esattamente come i signori dei semafori taroccati, giustamente finiti in
galera, fanno pagare a noi le multe miliardarie di Alitalia e
spartiscono tra i loro amici il valore dell'azienda, sempre pagato coi nostri
soldi. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Bruno
Ugolini La Cgil e gli altri Le grida di gruppi di piloti che salutavano ieri
con entusiasmo il ritiro della Compagnia aerea italiana avevano un sapore
disperato. Come di chi muore contento. Perché quella scelta
imprenditoriale non risolveva il loro problema e di tutti i lavoratori dell'Alitalia. Apriva un capitolo più minaccioso. Ma peggio di quei piloti
hanno agito esponenti politici del centrodestra, a cominciare dal ministro del
Lavoro Maurizio Sacconi, disposto solo a gettare fango sulla Cgil. segue a
pagina 2.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Rinaldo
Gianola Cordate e politica Questo è un Paese malato. Profondamente malato. La drammatica vicenda di Alitalia, arrivata
alle battute finali, ne è la testimonianza più lampante. Non serve adesso
ricercare la colpa di questo fallimento imprenditoriale, politico, sindacale e
anche sociale. Lo scaricabarile offre titoli gustosi per i giornali, ma oggi
non è utile. Perchè è evidente che la responsabilità di questa
catastrofe è da suddividere tra molti. segue a pagina 27.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Bianca
Di Giovanni / Roma Con l'8 per mille i cittadini dovrebbero poter decidere
(liberamente) di destinare una parte delle proprie tasse a interventi
straordinari per la fame nel mondo, le calamità naturali, l'assistenza ai
rifugiati e la conservazione dei beni culturali. Così dispone la legge. Chi
sceglie di contrassegnare la casella "Stato" nella dichiarazione dei
redditi è convinto che si faccia effettivamente così. Invece dietro l'angolo da
qualche tempo c'è un bel trappolone: una volta raccolto il gettito spesso il
governo decide di utilizzarlo per coprire altre voci assolutamente estranee
alle finalità previste dalla legge. Non si tratta affatto di piccoli ritocchi:
a partire dal 2004 quelle risorse sono state letteralmente saccheggiate. Per lo
più sono state destinate al "miglioramento dei saldi di finanza
pubblica", come si dice in gergo. In parole povere, sono state usate per
coprire i "buchi" di bilancio. Su un totale che si aggira tra gli 80
e i 90 milioni l'anno, Giulio Tremonti è arrivato a dirottare verso altre
finalità anche 85 milioni, lasciando sul piatto solo briciole. L'ultimo
"esproprio" alla fiducia dei cittadini è avvenuto qualche mese fa,
con il primo atto del governo di centrodestra: il decreto Ici. Per finanziare
quelle misure Tremonti ha sottratto 60 milioni dagli 88 che ne aveva a
disposizione. Altri 20 erano già stati dirottati da Prodi, che in un paio
d'anni aveva tentato di recuperare gran parte della "torta". È così
che quest'anno restano solo 3 milioni e mezzo, destinati esclusivamente alle
calamità naturali. Zero assoluto per la fame nel mondo, l'assistenza ai
rifugiati e i beni culturali. Una vera beffa per i cittadini poveri che non
hanno casa: hanno pagato due volte lo sgravio dei proprietari. "Davvero il
lupo perde il pelo ma non il vizio - dichiara Antonio Misiani, deputato Pd in
Commissione Bilancio - Tremonti aveva già pescato più volte da quel fondo, e
quest'anno ci ha pensato subito. Davvero una beffa per chi si fa vanto di
volere un fisco più trasparente con i cittadini". Fino al 2004 il fondo
dell'8 per mille ha mantenuto le sue finalità, con l'eccezione del 2001 quando
si decise di destinarne una parte (circa 36 milioni) alle missioni militari
italiane di pace, e in particolare alle forze di polizia italiane in Albania.
Poi si è tornati alla normalità, fino al "tonfo" del 2004, quando ben
80 milioni sono stati sottratti per diminuire il deficit di bilancio. In quello
stesso anno un decreto ha stabilito che a partire dal 2006 quel fondo avrebbe
alimentato un finanziamento di 5 milioni a favore del Fondo
speciale di previdenza per il personale di volo dell'Alitalia. Insomma,
i contribuenti hanno pagato per le pensioni dei piloti, invece che per le
popolazioni oppresse dalla fame nel terzo mondo. Nulla contro i piloti, per carità.
Ma è certo che magari i cittadini vorrebbero saperlo: e saperlo prima, non dopo
aver versato il loro contributo. L'anno della "stangata", il
2004, registra comunque un "gruzzoletto ancora abbastanza consistente
destinato alle finalità previste dalla legge. Venti milioni e mezzo, andati per
oltre la metà ai beni culturali e per un quarto alla voce "calamità
naturali". L'anno dopo il fondo era già dimezzato: poco più di 11 milioni.
A fronte di 91 milioni di contributi. Così i beni culturali devono accontentarsi
di 7 milioni e 800mila euro e le calamità naturali di meno di 3 milioni. Solo
qualche spicciolo per la fame nel mondo e l'assistenza ai rifugiati. Il resto
finisce tutto nella finanza pubblica. Nel 2006, ancora un dimezzamento: per le
finalità solidaristiche le risorse non superano i 5 milioni. Nel 2007 c'è la
virata voluta da Prodi: il governo di centrosinistra tenta di raddrizzare la
rotta, destinando più della metà di quanto indicato dai cittadini alle finalità
istituzionali. Si arriva a un contributo di 46 milioni, dai 4 dell'anno
precedente. Impossibili ricostituire tutto il fondo: alcune spese programmate
precedentemente non si possono coprire in altro modo. Ma l'intenzione è quella
di tornare alla normalità. Così per il 2008 si decide di destinare i due terzi,
dirottando solo un terzo. Ma il cambio di governo ha fatto precipitare tutto, e
si arriva al record negativo di 3 milioni e mezzo.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ultima
speranza: il salvatore straniero Il "Piano B" tra Air France e
Lufhtansa. Bersani: "Nervi saldi, si può evitare il fallimento" di
Bianca Di Giovanni/ Roma IPOTESI C'è davvero solo il fallimento nell'immediato futuro di Alitalia? Esiste
un'alternativa pronta, un "piano B", da sostituire a quello di Cai?
Ieri si sono rincorse mille voci su un'ipotetica cordata concorrente,
capitanata magari dai tedeschid ella Lufthan- sa, se non dai francesi di Air
France. Un fatto è comunque certo: abbandonare "Fenice" in corsa, con
l'azienda in attività, il carburante da pagare e i creditori da tenere
alla porta è davvero una scommessa ad alto rischio. Commissario e dipendenti si
sono impegnati a mantenere il servizio il più a lungo possibile: il personale
viaggiante si è detto disposto anche "a tagliarsi lo stipendio". Ma
l'orizzonte futuro si fa sempre più oscuro. Più che un piano, c'è il
"fattore B", cioè Berlusconi, che ha "preso in mano la
situazione", come fanno filtrare dai Palazzi. Cosa voglia dire esattamente
non si sa. Per ora il governo ha solo deciso di prendere tempo: altre 72 ore di
"ossigeno" per tentare un ultimo, disperato recupero di Cai.
Riuscirà? La decisione di utilizzare il week end per sondare eventuali residue
disponibilità della cordata coordinata da Intesa-Sanpaolo è scaturita dopo un
incontro di un'ora a Palazzo Chigi tra Gianni Letta, Maurizio Sacconi, Altero
Matteoli e Augusto Fantozzi. Giulio Tremonti, dato da alcune voci presente al
vertice, in realtà è rimasto "defilato" in Via Venti Settembre.
Certamente a questo punto la palla torna nella sua metà campo: per ora tuttavia
il titolare del Tesoro ha preferito mantenere un profilo basso sull'intera
partita. Subito dopo l'abbandono di Cai è stato Pier Luigi Bersani ad aprire la
raffica di accuse. "Il colpevole è Berlusconi - dichiara il ministro ombra
- Adesso è il momento però di tenere i nervi a posto. Non siamo davanti a un
baratro, c'è spazio per evitare il fallimento. È possibile rimettere nel solco
la procedura, credo che il commissario anche attraverso l'alienazione di beni
non essenziali possa prendersi il breve tempo necessario a pubblicare un avviso
che solleciti proposte. Sono convinto che possano esserci disponibilità di
attori internazionali e che possano essere eventualmente in questo quadro
meglio utilizzate disponibilità e risorse dell'imprenditoria italiana".
Sono le sue parole, rielaborate da Berlusconi, che fanno ipotizzare a molti
l'esistenza di un piano "orchestrato" dal Pd magari con il
fiancheggiamento della Cgil. In realtà nessuno ha in tasca una soluzione
preconfezionata: secondo bersani è il commissario Fantozzi che deve costruirla.
Piuttosto sono in molti a pensare che nelle condizioni date - debiti allo
Stato, prezzo sempre più basso - la compagnia possa far gola a molti. Poco dopo
"sbarca" in Italia la dichiarazione del portavoce di Lufthansa:
"La compagnia considera molto interessante il mercato italiano e osserva
con grande interesse" quanto succede in Italia. Subito la soluzione
tedesca prende quota. Per la verità la dichiarazione non si discosta molto da
quelle già più volte pervenute da Francoforte. Stando ad altre indiscrezioni
all'orizzonte ci sarebbe il ritorno di Jean-Cyril Spinetta, che solo
nell'aprile scorso aveva preso un aereo solo andata per Parigi, ritirando
l'offerta di Air France. Forse solo lui, che già ha in testa (e nelle carte) un
piano, magari assieme a qualche azionista Cai, potrebbe in pochissimo tempo
ricostruire un'offerta e affrontare un tavolo-lampo con i sindacati. Già prima
del ritiro di Cai Fantozzi aveva sondato le disponibilità delle compagnie
europee: British, Air France e Lufthansa si erano dette tutte interessate
all'Italia, ma a patto che ci fosse anche Cai. È qui, nella cordata mista,
l'unica vera prospettiva plausibile a poche ore dalla fine.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Tg1:
"Lavoratori bizzarri..." "Festa mentre il Titanic
affonda...". "Bizzarra protesta dei lavoratori...". Il Tg1 delle
ore 20 si è distinto ieri sera per alcuni commenti sulla
vertenza Alitalia che brillavano per la loro diretta vicinanza con la versione di
Berlusconi e dei suoi ministri. E cioè che la colpa del mancato salvataggio di Alitalia va attribuita alla Cgil e ai piloti. Una conclusione che appare
un po' troppo di parte per essere annunciata dal Tg più importante della
televisione pubblica. Ma ormai tutto è possibile.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Fino
alla prossima settimana si volerà regolarmente. Lo ha assicurato il commissario
straordinario della compagnia Augusto Fantozzi. "La compagnia volerà
finché ci sono i soldi, ma il tempo stringe e le finanze si assottigliano"
ha osservato Fantozzi. Dalla prossima settimana, se nel frattempo, non verrà
trovata una soluzione, i voli potrebbero subire alcune modifiche. Molto
dipenderà anche dall'esito dell'incontro che lunedì 22 il commissario avrà con
il presidente dell'Enac Vito Riggio. "È assolutamente urgente - ha detto
Riggio - che vada avanti il piano finanziario per Alitalia. Se dovessero mancare i requisiti di solidità finanziaria l'Enac
potrebbe essere costretta a ritirare alla compagnia la licenza provvisoria di
sei mesi concessa il 2 settembre". "Non possiamo aspettare - ha
avvertito Riggio - a tempo indeterminato che un piano finanziario spunti.
Se non c'è avremo problemi gravi. Il commissario ogni mese deve riferirci
sull'attuazione del piano. Quindi a seconda di come questo piano sarà portato
avanti dalla Cai o da altri noi valuteremo se mantenere la licenza oppure
ritirala definitivamente". Questo perchè "il regolamento europeo
stabilisce che se non c'è solidità finanziaria si può sospendere la licenza".
Quindi, come ha ribadito Fantozzi, "Alitalia
continuerà a volare, non c'è un rischio immediato di fermare la compagnia di
bandiera nei prossimi giorni". Il commissario straordinario Augusto
Fantozzi "ha assicurato che farà di tutto per andare avanti il più a lungo
possibile". Se non ci sono problemi per l'operatività della compagnia
durante il week-end in questo lasso di tempo Fantozzi proseguirà a ricercare
soluzioni alternative, partner o società interessate all'Alitalia.
Molto dipenderà anche dalla politica. Se riuscirà in questi tre giorni a tirare
fuori il coniglio dal cappello. Intanto Fantozzi ha inviato le lettere per la
cassa integrazione guadagni straordinaria relative ai 34 aerei della compagnia
che già non stanno volando più, secondo quanto previsto dal piano Prato. La
cigs, secondo quanto si apprende, riguarda 831 piloti per 12 giorni al mese,
1.383 assistenti di volo per 10 giorni al mese e 2.072 addetti di terra per 6
giorni al mese. Nonostante tutto però la prospettiva che il commissario straordinario
porti i libri in tribunale non spaventa i lavoratori, molti dei quali
(soprattutto fra hostess e personale di terra), anzi, hanno esultato di fronte
a questo esito, che - hanno detto - sarebbe stato addirittura più nefasto del
fallimento. E si sono detti pronti a fare sacrifici per aiutare, quanto più
possibile, la sopravvivenza dell'azienda. C'è fiducia che qualcosa di migliore,
rispetto alle condizioni penalizzanti di piano e contrattuali di Cai,
condizioni da padrone della ferriera, dovrà puer accadere. I prossimi giorni
saranno decisivi.
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Orgoglio
e applausi: meglio senza stipendio che venduti e umiliati In strada ancora
contro quella che definiscono "offerta capestro". Un coro:
"Volevano guadagnare sulle nostre spalle" di Gioia Salvatori/ Roma
"MEGLIO SENZA stipendio che umiliati. Ci volevano svendere, ci volevano
piegare per poi sottomettere altre categorie. Noi voleremo anche senza salario,
in attesa di un' offerta migliore". Ancora orgogliosi della divisa, seppur
pronti ad inviare il curriculum, i piloti, gli stewards, le hostess, gli
impiegati e i meccanici della compagnia di bandiera, ieri hanno accolto con un
applauso liberatorio la notizia del ritiro da parte della Cai, dell'offerta
economica. Impauriti che la cordata "di imprenditori che non hanno niente
a che vedere col settore del volo" possa ripresentarsi con altre
"offerte-capestro"; convinti che "se verrà fatta una proposta
trasparente un acquirente si troverà", piloti e assistenti di volo, ieri
sera sono tornati a casa "sollevati" seppur tesi e preoccupati. Prima
del solito, già verso le 19, dopo essere stati in 1000 per tutto il giorno,
hanno lasciato il briefing davanti la sala equipaggi Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, dove sono in presidio da una
settimana. "Certo non c'è da stare contenti: ci sono l'amarezza per le
condizioni della compagnia di bandiera, una forte preoccupazione per il nostro
futuro - dicono tre piloti - Ma siamo soddisfatti di aver resistito, di aver
detto no ad un accordo che faceva guadagnare una cordata quanto meno sospetta.
Possibile che tu, che mai hai lavorato nel settore del trasporto aereo, da
domani ti prendi tutte le tratte Roma-Milano di Alitalia?
Non è che le prendi perché sei amico degli amici?". Altri sono più
espliciti: "Volevano guadagnare sulle nostre spalle, una truffa. Meglio
con lo stipendio a rischio che umiliati". La maggior parte dei piloti
accoglie positivamente la proposta di Notaro dell'Up di dare una parte dello
stipendio al commissario Augusto Fantozzi, per mandare avanti la baracca. E tra
le aquile, spunta il motto delle br: "Volevano colpirne uno per educarne
cento", dice un pilota a un altro in riferimento all'atteggiamento del
governo. Dei suoi colleghi, intervistati, usano altri toni: "Sarebbe stato
un precedente dall'alto valore simbolico. Il governo voleva smantellare il
contratto di una categoria forte come quella dei piloti, con una trattativa
unilaterale. Avrebbe fatto un bell'effetto, sarebbe stato utile per poi
riservare lo stesso trattamento ad altri: uno svilimento strategico - sono convinti
Umberto e Franceso, piloti - Per questo ora ci sentiamo sollevati anche se
siamo amareggiati e preoccupati: forse, il 27 ottobre, non prenderemo lo
stipendio. E comunque, meglio senza soldi piuttosto che coi soldi ma senza
dignità, tanto la nostra retribuzione era a rischio già prima di tutta questa
messa in scena". E se si va al fallimento? "Alitalia
non fallirà, qualcuno comprerà questo patrimonio di professionalità e slot,
soprattutto se ripulito dei debiti - dicono tre piloti - Noi chiediemo un'offerta
seria e un dirigenza seria fuori dalla politica. Poi trasparenza: magari la
Guardia di finanza andasse ogni giorno in via della Magliana". "Air
France ci comprava con tutti i debiti - ricordano tutti", ma qualcuno ha
già pronto il curriculum. Vuoi perché sapeva che, per il piano Cai, sarebbe
stato un esubero, vuoi perché, e non sono pochi, ha la moglie hostess come
Umberto: "Lo spedirei a Vietnam air, Qatar air, Ethiad, Emirates, Cathay
pacific, già molti nostri colleghi sono andati in queste compagnie, quasi tutte
dei paesi arabi, in espansione". C'è pure chi il curriculum non lo invia:
"Tanto vedrai che qualcuno ci comprerà, basta solo consentirgli di fare
un'offerta...".
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
"Voli regolari nei prossimi giorni" ma il fallimento è dietro
l'angolo Fantozzi: farò il possibile. Piloti: pronti a tagliarci lo stipendio
Lo scenario In questo stato, la piena funzionalità della compagnia sarebbe
garantita per 7-8 giorni LUCA IEZZI ROMA - "Gli aerei Alitalia
continueranno a volare fino a quando ci saranno a disposizione le risorse
necessarie. Sono obbligato dalla legge a curarmi della continuità del servizio
pubblico e della par condicio dei creditori. Se ci saranno altre offerte
importanti nel breve saranno tutte esaminate". Il commissario Augusto
Fantozzi assicura la regolarità del servizio per i prossimi giorni e in serata
conferma al governo che "procederà il più a lungo possibile". Ma
quanto tempo rimane? Solo il commissario lo sa, anche perché con le sue scelte
determinerà la durata di questa fase. Per ora avrebbe assicurato al governo una
funzionalità piena di 7-8 giorni. Dopo di che Fantozzi può tornare in tribunale
e chiedere il fallimento subito, oppure garantire l'operatività riducendo il
numero dei voli, aumentare le risorse vendendo asset minori e chiedere nuovi
prestiti alle banche. Prestiti che poi sarebbero pagati come
"prededuzione" cioè prima degli altri creditori
di Alitalia. Il mandato ricevuto dal governo finora verteva soprattutto
sulla vendita a Cai, come dimostra il fatto che tutti gli ampliamenti del decreto
salva-Alitalia velocizzano le procedure di vendita. Fanno notare gli esperti di
diritto fallimentare che Fantozzi può vendere praticamente tutto con le
procedure che ritiene più funzionali, basta la valutazione sul prezzo
fatta da un advisor esterno (è stata designata Banca Leonardo). In realtà la
legge gli dà anche 60 giorni per creare un piano di
"ristrutturazione". Parmalat, che si avvalse della Marzano, è un caso
di azienda risorta dopo un passaggio in amministrazione straordinaria. Alitalia perde quasi tre milioni al giorno e a questo ritmo
ha pochi giorni di vita, ma il commissario può ridurre drasticamente
l'attività. Ieri sono partite le prime lettere di cassa integrazione per oltre
4 mila dipendenti connesse alla messa a terra di 34 aerei. Altri voli
potrebbero essere cancellati mantenendo solo quelli che possono
"pagarsi" il carburante e i costi operativi. I dipendenti, a
cominciare dai piloti, annunciano anche di essere disposti a tagliarsi lo
stipendio per dare più ossigeno alla compagnia. E continuare la ricerca di un
compratore: Cai valutava gli asset di Alitalia 300
milioni, un prezzo conveniente per altre compagnie se fossero confermate anche
le garanzie accessorie previste dal decreto all'esame del Senato: gran parte
del debito nella bad company, gli ammortizzatori speciali (fino a 8 anni di
cassa integrazione e mobilità) per i lavoratori e la protezione per i vecchi
azionisti di Alitalia. In mancanza poi di un
compratore che subentri "in blocco", potrebbe essere considerata una
vendita a pezzi (si pensi anche solo al marchio). Se il compratore non si
presenterà, Fantozzi tornerà al tribunale: a quel punto sia la continuità dei
voli, sia la celerità del processo saranno impossibili. Già ora il tribunale
sta facendo i salti mortali per arrivare, entro novembre, a definire e
"insinuare" gli oltre 10 mila creditori della compagnia. In quel caso
si aggiungerebbero oltre 20mila cause di lavoro da parte dei dipendenti, che
potrebbero chiedere il Tfr o stipendi non pagati, e un nuovo curatore fallimentare
dovrebbe tentare di vendere a sua volta quello che di buono è rimasto: aerei di
proprietà, marchio e immobili.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Senza l'operazione-Alitalia
l'imprenditore non potrà conferire la compagnia alla Cai e resterà con circa
1,1 miliardi di debiti Salta l'integrazione con Air One adesso
"trema" anche Toto ROMA - AirOne balla da sola. La prospettiva di
fusione con Alitalia tramonta, e non manca tra i soci Cai chi ha tirato un sospiro di
sollievo. Tra questi non c'è sicuramente Carlo Toto, un po' perché la
prospettiva di una fusione con la compagnia di bandiera la insegue da quasi due
anni, un po' perché la nascita di un unico vettore dominante sul mercato
nazionale lo metteva al riparo dai venti di tempesta che tirano per tutte le
compagnie aeree mondiali, specie quelle di taglia medio piccola. All'interno
della compagnia si fa professione di ottimismo: Air One negli ultimi anni è
cresciuta. Mentre si consumava la parte più grave della crisi di Alitalia, la compagnia ha avviato e consolidato i propri
voli europei e ha inaugurato due collegamenti con gli Stati Uniti da Malpensa.
Inoltre stanno progressivamente entrando in servizio i nuovi Airbus che
dovevano diventare il grosso della flotta Cai. Anzi, rispetto alle possibili
difficoltà operative dell'Alitalia commissariata,
dalla compagnia abruzzese si dicono pronti "a fare la loro parte per
assicurare i voli degli italiani" nel caso l'Enac dovesse chiedere uno
sforzo supplementare. Il mercato interno non è però così fiorente e il
coefficiente di riempimento degli aerei è lontano da medie soddisfacenti, tanto
che dopo il sostanziale pareggio 2007, il 2008 dovrebbe chiudersi in rosso, pur
con un aumento dei ricavi intorno a quota 800 milioni di euro. Nel frattempo
però sono anche aumentati i debiti dai 900 milioni di fine 2007 ad oltre 1,1
miliardi di euro. Più che raddoppiati rispetto al
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
La polemica La vertenza fa litigare Rutelli e Alemanno "Il sindaco mi ha
dato del cialtrone" Ma alla compagnia si mostrano
tranquilli: debiti sotto controllo ROMA - Alitalia fa
litigare anche Rutelli ed Alemanno. Lo scontro è avvenuto a margine del
consiglio comunale straordinario convocato sul tema e conclusosi con
l'approvazione di una mozione unitaria. Per Alemanno "l'unica nota stonata
del consiglio è stato Rutelli. Ha fatto un discorso di bassissimo
profilo". Dura la replica dell'ex sindaco che ha accusato Alemanno di
avergli dato del cialtrone: "Per fare un battibecco - ha detto Rutelli -
bisogna essere in due. Il mio intervento era costruttivo, ma critico sui gravi
ritardi del Comune".
( da "Unita, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, a Roma la crisi più drammatica Consiglio straordinario
in Campidoglio con Zingaretti e Marrazzo: "Il governo deve
ascoltarci" Poi però Alemanno va a Palazzo Chigi da solo. Rutelli:
"Ha fatto troppo poco per Fiumicino" di Mariagrazia Gerina "È la
più grande crisi che abbia investito la capitale negli ultimi anni", dice
frastornato Alemanno, mentre la cordata di imprenditori italiani chiamata da
Berlusconi precipita nel nulla, gettando l'aeroporto di Fiumicino - ovvero
15mila lavoratori più altri 35mila che lavorano nell'indotto - in un dramma
senza precedenti. "Cronaca di un disastro annunciato", commenta
amaramente il presidente della Provincia Zingaretti: "Roma pagherà più di
tutti la crisi, Alitalia per noi è molto più che un
simbolo, è economia, indotto, vita, è stato un errore non ascoltare gli enti
locali". "Ora dobbiamo mettere in campo noi un'altra strategia",
incalza Marrazzo, che invoca davanti ad Alemanno un'unità istituzionale al di
là dei colori politici e spiega di aver già chiesto "un incontro
urgente" con il commissario Fantozzi. Con un'intempestività che ha
dell'incredibile il sindaco di Roma si ritrova a parlare di Alitalia
nell'Aula Giulio Cesare insieme al presidente della Regione Lazio Piero
Marrazzo e al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti proprio
mentre su Fiumicino sta per abbattersi il fallimento del piano Cai per
"salvare" la compagnia di bandiera. "Siamo entrati in consiglio
comunale confidando nella possibilità di un accordo e ora siamo di fronte ad
una svolta drammatica che può avere un impatto enorme sulla nostra città",
denuncia Rutelli, che dai banchi dell'opposizione capitolina attacca ritardi,
omissioni e illusioni anche del Campidoglio: "Ci si è illusi che l'offerta italiana risolvesse tutto e intanto il sindaco non si è
battuto abbastanza per difendere gli interessi di Roma, Alitalia a Fiumicino". Tant'è che anche "consiglio
straordinario sull'Alitalia" convocato ieri fuori tempo massimo, non è un'iniziativa di
Alemanno ma dell'opposizione, anzi del Pd, che lo aveva invocato e chiesto
ufficialmente prima della pausa estiva. "Volevamo sollecitare il
sindaco ad intraprendere unitariamente con le altre istituzioni locali azioni
in difesa dell'occupazione del territorio e dello sviluppo dell'area
romana", spiega il capogruppo capitolino del Pd, Umberto Marroni. Mentre
Storace spara ad alzo zero: "Sindaco, non si assiste impassibili a una
tragedia, solo perché ci si preoccupa del governo amico, di fronte a decine di
migliaia di esuberi si fa anche cadere un governo se serve". Volano accuse,
polemiche, persino insulti mentre su Roma e sul suo aeroporto si abbatte lo
spettro di una crisi epocale. "Cialtrone", legge qualcuno sulle
labbra di Alemanno quando Rutelli lo accusa di aver fatto ben poco. Ma poi
l'aula si ricompatta. "Lasciamo da parte le polemiche, dobbiamo attivare
tutte le leve per salvare Alitalia: noi oggi siamo a
un punto morto", ammette il sindaco, che fino a poco prima spiegava di
aver avuto "garanzie da Matteoli su una pari ripartizione degli scali
intercontinentali tra Fiu
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Tre giorni fa l'ultimo contatto tra fonti della cancelleria e Gianni Letta:
pronti due progetti alternativi Lufthansa era a un passo dall'accordo ma resta
in pista anche dopo il crac Il piano "b" prevede direttamente il
passaggio del controllo Il piano "A" ruotava intorno all'operazione
Fenice e l'alleanza con la Cai (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MASSIMO GIANNINI La
compagnia tedesca è in pista. E anche se il Piano Fenice sembra ormai carta
straccia, può ancora diventare il "cavaliere bianco" che salva la
compagnia italiana dal fallimento economico, e il Cavaliere di Arcore dal
disastro politico. A dispetto dell'apparente vantaggio di Air France, in questi
ultimi giorni i contatti tra Roma, Amburgo e Colonia, head quarters della
compagnia tedesca, si sono fatti sempre più fitti. I colloqui tra Palazzo Chigi
e la Cancelleria di Angela Merkel erano già stati avviati da un paio di
settimane. L'ultima conversazione tra Gianni Letta e l'ambasciatore Michael
Steiner risale a tre giorni fa. Il senso delle comunicazioni arrivate dalla
Germania è univoco: "A Lufthansa interessa moltissimo Alitalia".
Oggi la compagnia tedesca, con 92 mila dipendenti e una flotta di 343 aerei di
cui
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
I dipendenti festeggiano "Meglio falliti che questi banditi" Applausi
e ovazioni a Fiumicino per la ritirata della Cai Le proteste ANTONELLO CAPORALE
ROMA - Sorrisi al funerale. Mai tanti, mai così decisi ed esibiti, grati e
convinti. Nel giorno della disfatta Fiumicino esulta. Il varco dei piloti,
budello che conduce le hostess al lavoro, gli assistenti ai banchi del check-in
e i piloti in cabina, si intasa di mani e di abbracci, di urla e di slogan. Al
megafono è stata appena letta la resa di Cai. Sono a un passo dal
licenziamento, eppure: "Meglio falliti/che in mano a stì banditi".
Trombette e trombette. Pare vinta una guerra di liberazione altro che l'oblìo
della sconfitta, il baratro della disoccupazione. Aerei a terra, cassa integrazione,
mutui da pagare, figli da mantenere. Non c'è dispiacere ma odio sulle labbra di
Francesca, capoturno: "Ci volevano unicamente mortificare, ridurre a
miserabili, toglierci la dignità. Non desideravano un accordo ma la nostra
morte civile". Raffaella, bella e triste, un cartello al collo:
"Colaninno, non siamo gioielli ma neanche fondi di magazzino". In Alitalia comandano i piloti. Le trattative riescono o
falliscono se loro dicono di sì o di no. Questa volta, anche questa volta hanno
detto no. "Perché no? Volevano un accordo che ci seppellisse. Puntavano
unicamente a fare una cosa contro di noi, a renderci la vita impossibile",
dice il comandante Eugenio, appena atterrato da New York. I piloti. Cioè
l'Anpac. In Alitalia l'Anpac conta quanto dieci Cgil:
senza il comandante l'aereo non parte e non atterra. Quel che non si è detto,
che forse non si sa, è che l'orientamento politico dei piloti fino a ieri è
stato compattamente vicino al centrodestra. Mario, assistente di volo:
"Noi eravamo pronti a firmare con Air France, ma i piloti decisero di
boicottare la trattativa quando Berlusconi chiese di rompere". Giovanni,
assistente di volo: "Air France ci dava molto di più di ciò che volevano
offrirci questi signori. E si caricava anche di tutti i debiti. Abbiamo detto
no allora, com'è possibile pensare che avremmo potuto accettare le condizioni
vessatorie poste oggi". Vittoria, vittoria. Si fa largo Antonio Di Pietro.
Lui solo arriva e arringa. Davanti ai cancelli, col megafono in mano. Fa uno
strano effetto. Troppo tempo è passato e il paragone non regge con Mirafiori e
la lotta della Fiat: davanti ad Enrico Berlinguer c'erano operai dal salario di
fame. I dipendenti Alitalia hanno una busta paga fuori
della norma, come però fuori della norma è il loro lavoro. Un pilota con
anzianità di vent'anni arriva a 130mila euro l'ordi l'anno. Un assistente di
volo giovane porta a casa 2500-2700 euro al mese: "Ma per venti giorni
sono fuori, e mi devo pagare da mangiare. E mi serve non una ma due baby sitter
e tutto il resto. Tolga mille euro dalla mia busta paga. Il vero netto, quello
che posso spendere. Però campo in aria non in terra". "Alitalia è nostraaaa". L'eccitazione monta, e adesso cosa si fa?
"Allora io propongo: devolviamo una parte del nostro stipendio di
settembre ad Alitalia. Andiamo da Fantozzi e gli facciamo un assegno cumulativo. Noi
faremo volare gli italiani che hanno acquistato i clienti. Ci
state?". Dalla balaustra Angelo Bucone, leader improvvisato di questo sit
in in fondo disperato e stanco, prova a cambiare registro. "Allora, ci
state?". Trombe e trombette, urla di approvazione. "E i piloti, cosa
dicono i piloti? C'è un rappresentante qui?". Un attimo ed ecco, un
comandante si fa largo: "Assolutamente sì". Duecento, trecento, cinquecento
euro a testa. Appuntamento in banca il 27 di questo mese. Fine dell'assemblea.
A casa chi è di riposo, al volo chi lavora. Al bar si fanno i conti della
vittoria. Quattro in cerchio, Tiziana, il capoturno, offre un bicchiere di
aranciata alla sua collega Raffaella che chiede: "E domani?". E
piange.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
La difesa Una Waterloo per il sindacato "Ora chi si fiderà più di
noi" Epifani nel mirino di Cisl e Uil: ha giocato alla roulette russa Io
non posso firmare un contratto di una categoria nella quale non sono
rappresentativo Il leader della Cgil criticato per la "strana
alleanza" con assistenti di volo e piloti ROBERTO MANIA ROMA - "Una
catastrofe sindacale, con qualcuno che si accinge a fare il becchino
dell'azienda", secondo il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Una Waterloo.
Perché le lancette dell'orologio delle relazioni
industriali dopo il fallimento del negoziato con la Nuova Alitalia non torneranno più indietro. Ci sarà un prima e un dopo Alitalia. Come è stato con la sconfitta alla Fiat, nel 1980. "Il
sindacato ha fatto una bruttissima figura nei confronti dell'intero paese. Ora
chi si fiderà più di noi?", diceva Renata Polverini dell'Ugl.
Insomma, il baratro. "Ma solo di qualche sindacato", precisava
Raffaele Bonanni della Cisl. "Perché - aggiungeva - c'è sindacato e
sindacato. E i "sandinisti" non sono più compatibili con l'attuale
contesto. C'è chi ha voluto giocare alla roulette russa e, si sa, qualche volte
parte il colpo". Allora, un suicidio sindacale. E per la seconda volta in
pochi mesi: prima provocando la fuga, in concorso con il centro destra di
Silvio Berlusconi, dell'Air France (la più grande compagnia del mondo), poi
dando alla fragile cordata tricolore, densa di conflitti di interesse, promossa
dal premier e realizzata da Corrado Passera e Roberto Colaninno, il pretesto per
ritirare l'offerta. Ora nell'angolo c'è rimasto soprattutto Guglielmo Epifani,
segretario generale della Cgil, in compagnia degli assistenti di volo più
agguerriti, eredi dei Cobas degli anni ?80, e dei piloti, neanche un sindacato
ma un' "associazione professionale", iper-corporativa e anche con
tanti privilegi. Un paradosso sindacale. Guglielmo Epifani ha giocato una
partita rischiosissima, convinto che Colaninno non avrebbe mollato. Solo questa
certezza lo ha portato a una mossa al limite del temerario: prima l'invio di
una lettera nella quale la Filt-Cgil (cioè la federazione dei trasporti di
Corso d'Italia) chiedeva, insieme ai cinque sindacati autonomi del personale di
volo, la riapertura di un negoziato per quanto con tempi strettissimi per il
contratto dei piloti, degli assistenti e, per una parte, anche degli addetti ai
servizi di terra; poi ha spedito la sua di lettera per dire sì al piano
industriale, sì, ma con qualche precisazione, anche al contratto del personale
di terra, e un non possumus sul contratto dei piloti, delle hostess e degli
steward. Ponendo in questo modo una questione delicata - ma anche antica per la
Cgil - di rappresentatività sindacale. "Insomma - è la tesi di Epifani -
io non posso firmare un contratto di una categoria nella quale non sono
rappresentativo". Una soluzione che a chi non mastica sindacato non può
che apparire barocca. D'altra parte non è la prima volta che Epifani opta per
soluzioni tortuose anziché lineari. All'epoca dell'ultimo governo Prodi, il
segretario della Cgil non firmò il protocollo sul welfare. Vi aderì, in un
primo tempo, solo "per presa visione". Una formula senza precedenti e
piena di ombre. Quasi una non scelta. Questa volta, invece, Colaninno e i suoi
17 alleati, morsi dai dubbi sulla bontà dell'investimento tanto più dopo il
tracollo delle Borse mondiali, volevano chiarezza. Per Colaninno l'adesione
della Cgil era "decisiva". E forse solo un sì convinto della Cgil
avrebbe potuto far emergere le difficoltà della cordata. Quelle che Epifani
aveva ben presenti, tanto da parlare di "sofferenze": i troppi
conflitti di interesse, da Benetton che controlla Aeroporti di Roma, alla Banca
Leonardo, incaricata di valutare la congruità del prezzo degli asset in vendita
ma partecipata anche da Benetton e Tronchetti Provera che poi sono anche in
Cai; e anche le iniziative della Corte dei conti e della Guardia di Finanza. La
scelta di Epifani non è stata netta. Per dirla con un esponente di primo piano
del Pd "si è comportato come chi non dice mai sì e al massimo non dice
no". E il no, così, l'ha detto Colaninno. Le contraddizioni di Epifani non
hanno superato l'esame dell'assemblea di palazzo Clerici. Nemmeno i
"berluschini", che pure ci sono nella cordata, sono riusciti a
trovare una via di scampo che sarebbe piaciuta soprattutto al Cavaliere. La
sintesi l'ha fatta Marco Tronchetti Provera: "I fatti parlano da
soli". D'altra parte una cordata così, senza un forte know how del settore
del trasporto aereo e con la competizione che c'è, non avrebbe potuto reggere
una guerriglia sindacale senza limiti. Colaninno & co. cercavano la
"discontinuità" nelle relazioni sindacali della Magliana. Non ce
l'hanno fatta. Ma hanno imposto ai sindacati di voltare pagina.
( da "Repubblica, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
New
York, presentato il libro "La scoperta dell'alba" Da Betancourt a
Pamuk tanti testimonial per Walter La figlia di Bob Kennedy: "Lui ha la
capacità di intrecciare arte, poesia e potere" ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK
- C'era anche Ingrid Betancourt alla presentazione, nell'immensa libreria di
Barnes&Noble di Broadway, nella Upper West side di Manhattan, di "The
discovery of dawn", l'edizione americana del romanzo di Walter Veltroni.
La Betancourt ha spiegato di essere lì perché "ama le qualità umane di
Walter" e perché - sapendo che cosa vuol dire essere una vittima del
terrorismo - ha apprezzato molto il suo libro. Il leader del Pd l'ha
ringraziata pubblicamente per la amicizia, aggiungendo che "la sua
serenità e la sua forza sono una risorsa per tutta l'umanità". Dopo il
successo di vendite nell'edizione italiana di Rizzoli (220mila copie), "La
scoperta dell'alba" è ora in tutte le librerie degli States in una
traduzione curata da Douglas Hofstatder, un genio della matematica, vincitore
di un Pulitzer e ammiratore da sempre - proprio come Veltroni - di Bob Kennedy.
E a presentare il romanzo ai lettori newyorkesi, oltre a Hofstatder, che ne ha
letto una delle "pagine più magiche" (la telefonata con se stesso
bambino), c'era proprio Kathleen Townsend Kennedy, primogenita di Bob e la
numero uno della nuova generazione kennedyiana. "Walter - ha detto la Kennedy
tra gli applausi dei presenti - conosce l'arte di intrecciare arte, poesia e
potere". Un tributo insolito, questo, per un uomo politico italiano in
trasferta negli Stati Uniti. Ma non c'è dubbio che la presenza di Veltroni a
New York ha avuto un risvolto quasi mondano, suscitando forte interesse nella
comunità intellettuale. A salutarlo, sono arrivati premi Nobel e scrittori di
fama: da Salman Rusdie a Orhan Pamuk, da Gay Talese a Patrick McGrath.
"Sono qui per parlare del libro e non sarebbe corretto usarlo come
pretesto per dichiarazioni politiche", ha detto Veltroni alla
presentazione ai lettori americani (dopo quella del giorno prima all'istituto
di cultura italiano), dribblando così le domande sull'Alitalia e
sull'Iraq. In compenso ha ribadito il suo "odio nei confronti del
terrorismo" e, parlandoci ai margini dell'incontro, ha tenuto a
evidenziare l'importanza dell'imminente voto per la Casa Bianca. "Tra
cinquanta giorni - ha osservato il leader del Pd, convinto sostenitore di Barack
Obama - si deciderà il futuro del mondo occidentale. Tra cinquanta
giorni sapremo come sarà il mondo per i prossimi dieci anni. La scelta è tra la
speranza e la paura: spero che prevalga la prima, sarebbe invece drammatico se
vincesse la paura".
( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 224
del 2008-09-19 pagina 7 Alitalia resta a terra Ansia a
Linate ma c'è chi festeggia di Rita Balestriero Un lungo applauso. "Tutti
a casa, alè!". "Meglio falliti che in mano ai banditi". Via
Clerici, civico cinque. Sono passate da poco le 16, quando un gruppo di
dipendenti Alitalia comincia ad esultare. Si abbracciano
e agitano i loro striscioni e il motivo di tanto entusiasmo può essere
sintetizzato con una sola parola: fallimento. Dentro al palazzo del Settecento
l'assemblea di Cai decide all'unanimità di ritirare l'offerta presentata al
commissario Alitalia, aprendo la porta al fallimento
della compagnia aerea in amministrazione straordinaria dalla fine di agosto.
Fuori, una cinquantina di dipendenti festeggiano. "Assisto allibito a
queste immagini di giubilo", dice il senatore Roberto Castelli. L'unico
commento di Corrado Passera, appena uscito da Palazzo Clerici: "È un gran
peccato". Non sembra pensarla così la maggior parte dei dipendenti a
Linate. Ieri pomeriggio hanno lavorato come se niente fosse garantendo un
servizio regolare. Ma la facce, quelle non erano affatto "regolari".
"Anche se sono contraria all'accordo - rivela una hostess impegnata nella
Lounge Parini - sono preoccupata". Assunta da appena due mesi, "non
so che ne sarà di me. Certo l'idea di rinunciare a una parte dello stipendio
non mi andava proprio giù". Dall'altra parte della città, il commento di
Formigoni: "Servirebbe una compagnia che avesse il tricolore nella propria
politica e nella propria testa, non solo nella livrea degli aerei". E ora
che si fa? "Gli aeroporti lombardi sono stati abbandonati
da Alitalia sei mesi fa, ma sono quelli che hanno dimostrato maggiore
reattività. Non a caso la nuova Alitalia aveva
programmato piani che mettessero al centro il mercato e che facevano leva sulla
domanda di volo molto alta che c'è soprattutto nella nostra regione".
La sua ricetta: "È arrivato il momento di lasciar fare al mercato".
Su questo punto è d'accordo anche il presidente della Provincia Filippo Penati,
che però ammette "mi spiace, ma non mi strappo i capelli per la rottura
delle trattative". Quindi la stoccata al Governo: "Ora con calma
bisognerà valutare la situazione, ma alla luce di come era stata formulata la
proposta e dell'atteggiamento del Governo, anche nei confronti del sistema
aeroportuale milanese, non considero una catastrofe il ritiro della proposta
della Cai". Infine, la promessa di Formigoni: "Abbiamo accolto
l'interesse di compagnie straniere. Faremo di tutto per continuare a fare
crescere Malpensa e Linate per garantire il servizio ai nostri cittadini. È
arrivato il momento di lasciare fare al mercato che si è già concentrato al
Nord". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
LA
CORNATA Il Cavaliere senza paracadute Il governo tenta l'atterraggio
d'emergenza attaccando piloti, sindacati e opposizione. Per il Partito
democratico le colpe sono tutte del centrodestra ma in difesa della Cgil arriva
compatta solo la vecchia Quercia Micaela Bongi "La situazione è
drammatica, e potremmo essere di fronte a un baratro". Tornato a Roma da
San Giuliano di Puglia, dopo una passeggiata per il centro con puntatine in
diversi negozi, arrivato davanti palazzo Grazioli Silvio Berlusconi prende atto
di quello che pochi minuti prima gli hanno riferito i giornalisti: Cai ha ritirato l'offerta su Alitalia. A
confermarglielo, al telefono, Gianni Letta. E allora, toccato per prima cosa
con mano il fallimento della sua operazione, il premier cerca subito i capri
espiatori, sfoderando toni minacciosi: "È certo che ci sono pesantissime
responsabilità soprattutto della Cgil e delle associazioni dei piloti,
che valuteremo. E non vorrei che questa fosse proprio la soluzione che qualcuno
ha auspicato si verificasse". Responsabilità politiche? "Sì",
risponde Berlusconi, alludendo evidentemente all'opposizione. E' così che
nell'arco di poco tempo il Cavaliere passa dalla "speranza in una
situazione positiva" e dal "non sono preoccupato" alle accuse a
muso duro. Accuse mal indirizzate. Lo stesso Berlusconi all'ora di pranzo, a
San Giuliano, aveva dichiarato perentorio: "Penso che si possa andare
avanti anche senza la Cgil". Ma Colaninno meditava il ritiro da giorni.
Così nel suo vagare tra i negozi del centro e il cortile di palazzo Grazioli,
il presidente del consiglio si mostra in evidente difficoltà. Prima annuncia
una conferenza stampa serale per dire la sua, poi, consultato Letta, la
annulla: "Parlerò solo a conclusione della vicenda". E quando
l'evidenza non può più essere negata, per un momento Berlusconi si aggrappa
persino a Walter Veltroni, smentendo o quasi di aver definito, l'altro ieri, il
segretario del Pd "inesistente": "Sono veramente dispiaciuto del
fatto che mi si attribuiscano sempre cose che non ho detto. Come potrei dire
una cosa così che non mi appartiene?". O meglio, "quando uno parla a
braccio magari qualcosa gli scappa, prima di fare una smentita ufficiale voglio
rivedere tutto ciò che ho detto, ma non credo di averlo detto perché come
faccio a dirlo? No, non è vero". Insomma, se non è panico poco ci manca.
La sconfitta è bruciante, e il premier, che sul salvataggio di Alitalia a modo suo ha puntato fin dalla campagna
elettorale, quando si trattava con Air France, non sa come uscirne e spera in
una ripartura in extremis della trattativa con Cai. In soccorso del premier
arriva lo stato maggiore del Pdl. Tra tutti, il capogruppo al senato Maurizio
Gasparri come al solito non si risparmia e si scaglia contro "piloti e
Cgil" per il loro "atto criminale". "Piuttosto che cercare
capri espiatori, governo e presidente del consiglio si assumano le proprie
responsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda Alitalia
e la trattativa con le parti sociali. La Cgil si è assunta la sua
responsabilità per evitare il fallimento", ribatte il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani. Le accuse del resto erano già messe in conto e
già lanciate dal premier. E ieri mattina, Massimo D'Alema aveva difeso il
sindacato guidato da Epifani puntando l'indice contro il premier e la sua
"soluzione discutibile". "Siamo in una situazione estrema per
responsabilità di Berlusconi e del governo. Berlusconi ci ha portati sull'orlo
del baratro. E' indegna l'aggressione alla Cgil, a guidare gli aerei o a fare
le hostess non ci vanno i segretari confederali ma i lavoratori. Se Alitalia vuole tornare competitiva deve avere il consenso
dei lavoratori". E dal Pd anche la capogruppo al senato, la diessina Anna
Finocchiaro, a sera punta l'indice contro il Cavaliere difendendo la Cgil e la
stessa opposizione, accusata di perseguire il "tanto peggio tanto
meglio": "Berlusconi si assuma fino in fondo le responsabilità e
percorra ogni ulteriore spazio di manovra e di trattativa. Sono sconcertanti i
toni usati verso la Cgil". Parola d'ordine del Pd, con Pierluigi Bersani
che compulsa al telefono Walter Veltroni in viaggio a New York, indicare le
responsabilità del governo mostrando di voler trovare una via d'uscita, con
senso di responsabilità. Compatto, il Partito democratico, nel corso di questa
vicenda ha infatti allontanato i sospetti di remare contro, e per questo chiede
di tentare il possibile e l'impossibile per Alitalia.
Ma il Pd non è altrettanto unito nell'individuazione delle responsabilità.
Perché se quella di Berlusconi nessuno la nega, c'è anche, nell'area
Margherita, chi non si spende per la Cgil. Come il ministro ombra del lavoro
Enrico Letta, che sì ritiene fallimentare "il tentativo di Berlusconi di
addossare le responsabilità alle sei sigle che non hanno firmato", ma allo
stesso tempo individua l'"errore più grande" del sindacato nel no
all'opzione Air France-Klm costruita da Prodi. Quindi, sommando il no a
quell'opzione e il no a quella Cai, Letta conclude che i due no
"rappresentano una strategia difficilmente conciliabile con la
drammaticità della crisi del trasporto aereo italiano". Ancor più
esplicito Marco Follini, ex Udc del Pd: "La rincorsa tra l'avventurismo
del governo e l'irresponsabilità di una parte del sindacato ha prodotto un
disastro per il paese".
( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
IL
DOCUMENTO La proposta dei sindacati Le sei sigle sindacali "non
firmatarie" dell'accordo quadro (Cgil, Sdl, Anpac, Anpav, Up e Avia)
avevano spedito ieri, entro il termine delle 15,50, la seguente lettera alla
Cai e al governo. "Le scriventi intendono notificare l'interesse e la
disponibilità" a un accordo "certi che gli obiettivi di produttività
e flessibilità possono essere raggiunti e condivisi". Ritengono
"percorribile la ricerca di una revisione della struttura retributiva tale
da consentire "l'invarianza"" degli stipendi "in presenza
di una aumento contrattato della produttività"; e sono già state
"identificate proposte di merito". Naturalmente "l'intesa può
essere raggiunta attraverso un negoziato, seppur in tempi brevissimi, e
inserita in un quadro di contratti nazionali relativi a ciscuna categoria"
(la Cai pretendeva di applicare un "contratto unico" per piloti,
assistenti di volo e personale di terra). "In subordine" le sei
organizzazioni si dicono disposte a sottoscrivere, a scelta dell'azienda, uno
qualsiasi dei contratti in vigore tra le "compagnie euroepee di
riferimento (Lufthansa, Air France, Iberia), opportunamente decurtati per la
parte economica". Perché l'obiettivo è "il
raggiungimento di una più larga intesa che consenta il rilancio della nuova Alitalia", che dovrebbe essere "prevalente rispetto a qualsiasi
strumentalizzazione di ordine ideologico o politico, quali quelle che hanno
inevitabilmente invaso il campo in questa difficile e drammatica fase".
( da "Manifesto, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
DEMOCRATICI
D'Alema "scomunica" Carlo De Benedetti Botta e risposta a distanza
inedito e piccato tra Massimo D'Alema e Carlo De Benedetti, patron del gruppo
Espresso. "Non so se De Benedetti abbia una tessera del Pd, se ce l'ha mi
fa piacere, però la tessera numero uno ce l'ha Walter Veltroni, scelto con le
primarie da milioni di italiani". Più che una battuta, quella dell'ex
ministro degli Esteri pare quasi una scomunica verso un imprenditore ritenuto
finora di sincera fede democratica. Ma che la vicinanza tra l'opposizione e un
Ingegnere che rischia di restare fuori dai salotti che contano nell'era del
centrodestra stia scricchiolando, lo dimostra la risposta al vetriolo che lo
stesso De Benedetti affida alle agenzie: "Non ho mai avuto, non ho e non
avrò mai la tessera di alcun partito. Speravo che le battute fossero valutate
come tali", spiega la nota dell'Ingegnere. Che nei
giorni scorsi ha anche smentito (sul "manifesto") le voci su
dissapori ai vertici di "Repubblica" proprio su Alitalia. Nello scorso febbraio, il fondo De Benedetti "Management
& Capitali" partecipò, insieme ad altre 4 cordate, alla gara
dell'allora governo Prodi.
( da "Messaggero, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ALESSANDRO DE CATALDO assistente di volo Ci autotasseremo per
onorare i voli dei nostri passeggeri Comprate i biglietti perché saremo noi a
non far fallire Alitalia.
( da "Tempo, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa il giorno della rottura L'Alitalia
resta a terra è finita. La cordata dei sedici imprenditori che si era offerta
per salvare Alitalia ha
ritirato l'offerta dal tavolo. Un atterraggio brusco per una trattativa che
durava ormai da settimane senza andare né avanti né indietro. Così nel pomeriggio di
ieri dall'assemblea di Cai, Compagnia Aerea Italiana, è arrivata la decisione
unanime per il ritiro della proposta di acquisto. Ci hanno messo solo un'ora, i
soci, a gettare nel cestino quella che era considerata l'ultima pista di
atterraggio per la compagnia di bandiera gravata da una situazione economica
disastrosa. Ma tant'è. Piloti e Cgil si sono messi di traverso. E infatti la
motivazione del dietrofront, almeno quella ufficiale, è "il mancato raggiungimento
di un largo accordo sindacale sul piano industriale della nuova Alitalia e su contratto di lavoro da dare alla nuova
compagnia aerea". Un accordo che, secondo la newco, non è stato raggiunto,
come dimostrato dalle sole tre lettere di accettazione ricevute da Cisl, Uil e
Ugl. Solo tre su nove sigle. Troppo poco e soprattutto poco rappresentative
della totalità del personale per supportare la volontà del Governo di chiudere
il dossier a tutti i costi per evitare cali d'immagine e di consenso. Ma non è stato
così. E quello che si annuncia ora all'orizzonte è il fallimento non solo
tecnico, e cioè lo stato attuale in cui versa la compagnia, ma anche quello
giuridico. Che tradotto significa "tutti a casa". Il ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi, non ha avuto dubbi, almeno nel pomeriggio di ieri:
"Per i lavoratori interessati e per il Paese, si apre la strada che porta
al fallimento di tutte le società del gruppo Alitalia,
perché il commissario ha una limitata liquidità e ha il vincolo della migliore
tutela dei creditori per cui è probabile sarà obbligato ad avviare le procedure
per la messa in mobilità dei dipendenti". Il corollario è che pagheranno
tutti, lavoratori per primi. "Purtroppo il venir meno degli accordi fa
cadere il rifinanziamento dello speciale fondo per i lavoratori del trasporto
aereo (che integra gli ammortizzatori sociali fino all'80% del loro reddito),
che allo stato delle cose è risultato avere una modestissima capienza".
Governo in pressing insomma. In attesa di capire quanto durerà l'agonia di Alitalia, visto che secondo le stime in cassa non ci sono
più di 50 milioni di euro, il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha
sgombrato il campo da un blocco immediato dell'operatività. "Gli aerei Alitalia continueranno a volare fino a quando ci saranno a
disposizione le risorse necessarie". Fantozzi ha spiegato di "essere
obbligato dalla legge a curarmi della continuità del servizio pubblico e della
par condicio dei creditori. Ed è quello che farò. Se ci saranno altre offerte importanti
nel breve per assicurare l'attività di volo di Alitalia
saranno tutte esaminate". Altre offerte. La speranza è sempre quella. Un
cavaliere bianco che tiri tutti fuori dall'impaccio. Ma dall'estero arrivano
solo ammiccamenti. Anche se i tedeschi di Lufthansa hanno detto qualcosa che si
presta a doppi significati. "La posizione di Lufthansa non è cambiata. Il
mercato italiano resta per il gruppo un mercato interessante ma non facciamo
commenti" ha dichiarato un portavoce della compagnia tedesca. Silenzio da
Parigi. Se l'addio di Cai è ormai certezza il governo non demorde. E spera
ancora che il "piano Fenice" messo a punto dalla Cai per salvare Alitalia possa decollare. A rinfocolare la speranza i
contatti nella serata di ieri fra Palazzo Chigi e la cordata di imprenditori e
sul dato di fatto che, nonostante l'offerta sia stata ritirata, la società non
sia stata sciolta. Una posizione consolidata in un vertice tenuto alla
presidenza del consiglio tra i ministri Matteoli e Sacconi, il sottosegretario
Letta e il commissario straordinario della compagnia di bandiera Augusto
Fantozzi. Una riunione nel corso della quale c'è stato anche un lungo contatto
telefonico con i vertici della Cai. Fantozzi e i ministri interessati
torneranno a fare il punto sulla situazione della compagnia di bandiera lunedì.
Tre giorni che serviranno anzitutto per capire se vi sono ancora margini per
una intesa che salvi il piano della Cai. Al momento, infatti, secondo fonti
governative, non vi sarebbero alternative alla cordata di Colaninno se non
quella del fallimento. Ipotesi, però, che il premier Silvio Berlusconi ha già
bollato come un "baratro" da evitare. Al momento, Berlusconi sta
valutando la situazione e studiando le carte. Dalla sua residenza di via del
Plebiscito non è trapelato altro, se non una considerazione oggettiva: se è
vero che Cai ha ritirato l'offerta, è altrettanto vero che la cordata non si è
sciolta. Segno che qualcosa può ancora succedere. Non ultimo un piano B che
sarebbe già in itinere nei colloqui informali ma che vedrebbe la luce solo nei
prossimi giorni. Per ora l'atterraggio è forzato. E il rischio è di dirigersi
verso gli hangar per rimanerci.
( da "Voce d'Italia, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica Articoli correlati: *La Cai ritira l'offerta *Alitalia: e' finita qua
*Federalismo: il governo approva il Ddl Guarda tutti i correlati.
( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La drammatica vicenda di Alitalia,
ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei
lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto
contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo
all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato
duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati
confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato
dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno
strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano
detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che
la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo
fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo
"copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e
confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si
basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono
eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del
governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62%
dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello
Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%).
Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1%
(e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della
compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si
tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare
dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella
sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e
per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO
leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA
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Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della
Gelmini Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il
ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della
Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo,
dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama
qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e
delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non
è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43
miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi)
con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo
reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato,
come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente
e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella
maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha
capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia
attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al
ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle
divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato
e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si
aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri,
del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia,
che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace
alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno
caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi
di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è
ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli
insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la
riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del
tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi:
"Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 143 )
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02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre
Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta
anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la
Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della
cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano
la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio
piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più
ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra,
dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale
continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante
casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce
impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista
applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera
che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione
clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con
la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno
libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi
e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più
che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come
dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la
sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 109 )
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
Commenti ( 6 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che
Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo
è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un
angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da
"Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la
Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già
annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione
non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà
turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha
progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del
"Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a
che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per
cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia
"Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd
che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella
convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol,
banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con
Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo.
io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter
è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a
riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere
il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità .
"Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun
( da "Secolo XIX, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Rottura
con la CAI, spunta Lufthansa Nel caos esultano hostess e piloti. Berlusconi
accusa la Cgil Roma. L'agonia finale dura meno di un'ora e mezza: tanto ci
hanno messo ieri i sedici imprenditori italiani che dovevano salvare la
compagnia di bandiera a staccare la spina. Il palcoscenico
su Alitalia si chiude alle 17.25 minuti quando un comunicato di Cai,
compagnia aerea italiana, annuncia il responso dell'assemblea riunita a palazzo
Clerici: "La drammatica situazione di Alitalia e dei
mercati internazionali non permette di allungare ulteriormente una trattativa
che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni".
I dipendenti riuniti a Fiumicino applaudono. Fanno lo stesso quelli riuniti
sotto al palazzo milanese dove si tiene l'assemblea e che avevano accolto ad
insulti lo stesso Colaninno e gli altri protagonisti della cordata. Il premier
accusa la Cgil. D'Alema: "La colpa è di Berlusconi". Lufthansa:
"Il mercato italiano resta interessante". Cafasso, Cresci, Lombardi e
un commento di Francesco Ferrari >> 2, 3 e 19 19/09/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi
Iberia è integrata con British Airways: ognuno nomina i suoi manager, ma la
cultura privatistica di un servizio pubblico è la stessa in Spagna e in Gran
Bretagna. Lo scorso anno Lufthansa avrebbe acquisito
volentieri il controllo di Alitalia se non fosse stata diffidata
dai propri sindacati. I quali dissero che sarebbe stato pazzesco mettersi nelle
mani dei sindacati italiani. I mercati avrebbero punito severamente gli
azionisti per la loro avventatezza. Noi non sappiamo se Alitalia sopravviverà al ritiro dell'offerta Cai. Ma dovesse per
qualche ragione sopravvivere, sarebbe un'altra azienda. "Meglio falliti
che in mano ai banditi", gridava ieri un presidio di piloti sotto gli
uffici in cui erano riuniti i soci della Compagnia aeronautica italiana.
Roberto Colaninno e soci sono dei banditi? Sul fallimento delle trattative
hanno pesato due elementi molto diversi tra loro. Tra il comandante Berti,
leader dei piloti, e Guglielmo Epifani, leader della Cgil, non c'è il minimo
punto di contatto politico. Il primo simpatizza per il centrodestra, del
secondo non occorre dire. Berti ha tentato di salvare il possibile di quella
che al ministero del Lavoro chiamano una "corporazione medievale". I
giornali e la televisione si sono giustamente attardati ad analizzare le
differenze di stipendi e di ore di volo con le altre compagnie europee. Ma su
quel punto s'era trovato un accordo. E forse anche sull'inquadramento dei
piloti nella categoria dei dirigenti d'azienda. Quel che Berti e i suoi non
volevano smontare è la piramide culturale della categoria. Oggi se la compagnia
assume un pilota, non può destinarlo liberamente all'aereo stabilito dai suoi
manager. Deve metterlo in coda ai colleghi più anziani. Saranno l'Anpac o
l'Unione piloti a far avanzare uno dei loro. Si è arrivati al punto, dicono al
ministero del Lavoro, di dover formare quattro comandanti per utilizzarne uno.
Perché queste assurdità? Perché la debolezza dell'azionista politico aveva
costretto negli anni i manager a dover trovare un modus vivendi, distribuendo
privilegi a destra e a manca. E di modus in modus siamo arrivati a questo
punto. Per Epifani il discorso è diverso. Dire che il segretario generale della
Cgil è il braccio armato dell'ala oltranzista del Partito democratico sarebbe
ingeneroso. È vero che alcuni esponenti del Pd hanno detto con chiarezza a
uomini della Cai che non era possibile consegnare a Berlusconi una vittoria di
queste dimensioni. È vero che Roberto Colaninno è stato apertamente sostenuto
in questi giorni da Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani e invece ostacolato
dall'ala vicina a Walter Veltroni. Ma Epifani - più vicino a Veltroni che a
D'Alema - fa un passo più in là. Le sue convinzioni politiche si affiancano a
una visione sindacale sempre più distante dalla revisione culturale resa
indispensabile dalla drammatica fase in cui viviamo. Le difficoltà che il
presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sta incontrando nella impostazione
dei nuovi contratti ne sono un esempio. Non sappiamo se Colaninno avesse dei
margini non utilizzati o se li abbia tuttora. La sua aspirazione è di
considerare Alitalia una azienda normale che deve
rispettare parametri gestionali normali. Così non è, evidentemente. Ma comunque
vada a finire questa storia, ieri si è scritta una pagina nuova. Bruno Vespa.
( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 224
del 2008-09-19 pagina 0 Di Pietro l'avvoltoio piomba a Fiumicino di Filippo
Facci L'ex pm attacca il governo e rilancia l'offerta di Air France che solo
sei mesi fa aveva definito "umiliante". "Questo ultimatum aveva
tutto il sapore di un'estorsione aggravata e la procedura è immorale" Stai
male? Hai problemi? Stai perdendo il lavoro? Ti stanno licenziando? Beh, non è
finita: tra poco arriverà pure Di Pietro. Il presente è grigio, il futuro è
nero, la salma è quasi fredda, ma fa niente: c'è già un becchino alla tua
porta. è lui, è il Pupazzone, quello che arrestava i ricchi per consolare i
poveri: non ha niente da dire, ma lo dice male. C'è da corteggiare sfortunati e
frustrati, invasati e gente in difficoltà, l'Italia dei malori: e lui non può
mancare, ieri è arrivato a Fiumicino poco prima delle 16 e certo, ovvio, aveva
già trovato qualcuno a cui dare la colpa. Piloti, impiegati e servitrici di
snack (dolci o salati) l'attorniavano come si fa col Gabibbo e invocavano
"Giustizia!", gli dicevano "Bravo!". Lui li ha ripagati con
la consueta suadenza, promesse di arresti: "Denuncerò personalmente al
procuratore generale della Corte dei conti, al procuratore generale della
Repubblica di Roma e all'Autorità antitrust, perché
pensiamo che esistano delle violazioni di legge nella procedura di vendita di Alitalia...". Bravo. Giustizia. è colpa del Commissario, è colpa del
governo. "Questo ultimatum che ha tutto il sapore di un'estorsione
aggravata". Giustizia. Bravo. "La procedura è a dir poco immorale. Io
credo che sul piano tecnico... ". E qui ci fermiamo, c'è un limite anche
alle cazzate. Cioè, Di Pietro concorda con la Cgil: lui che non ha mai
aderito a un sindacato in vita sua, lui che nel dicembre 1991 era uno dei tre
magistrati italiani che non aveva scioperato contro le esternazioni di Cossiga.
Di Alitalia non sa nulla, non ha proposto nulla, spara
a caso. Il 17 marzo scorso disse questo: "Quella di Air France è
un'offerta umiliante, un danno per la compagnia, per le maestranze, per il
Paese, una proposta finalizzata unicamente al profitto dell'offerente". Il
23 luglio ha detto il perfetto contrario: "Il governo ha mandato sul
lastrico cinquemila persone" mentre loro, anzi "noi",
"avevamo trovato una soluzione e un compratore che salvavano il
personale". Quale? Air France, l'offerta che aveva definito umiliante. Di
Pietro straparla, ma tanto chi l'ascolta? Ieri sera i piloti-kamikaze hanno
detto questo: "Si voleva gettare a mare Fiumicino per fare spazio ancora
una volta a Malpensa, che ha già fallito tutti i suoi obiettivi". Di
Pietro il 17 marzo aveva detto quest'altro: "Malpensa, da sola, vale dieci
volte Alitalia e dovremmo tutti impegnarci per
salvaguardarla". Però ieri i piloti lo applaudivano. Giustizia. Bravo.
Applausi come in certi funerali del Sud, mentre sfila la bara. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima
Pagina Pagina 2 La spaccatura sul caso Alitalia Si è
chiusa l'era dell'unità sindacale La spaccatura sul caso Alitalia
di Sergio Soave --> di Sergio Soave Guglielmo Epifani questa volta l'ha
proprio fatta grossa. La cordata di imprenditori guidati da Roberto Coaninno
che si era assunto l'onere di una proposta per Alitalia,
l'ha ritirata, con decisione unanime, dopo aver preso atto della impossibilità
di raggiungere un accordo con i sindacati, o meglio con la Cgil che alla fine,
dopo aver condiviso l'accettazione del piano industriale con Cisl, Uil e Ugl, è
passata dall'altra parte, capeggiando il "fronte del rifiuto" delle
sigle professionali minori. Le ragioni di questa scelta non sono chiare, ma ora
le conseguenze peseranno su decine di migliaia di famiglie, quelle dei
dipendenti di Alitalia e delle aziende dell'indotto,
mentre non è assicurata neppure la mobilità aerea, che potrebbe bloccarsi
perché la compagnia in liquidazione non è neppure in grado di pagare il
carburante. L'altra vittima della decisione di Epifani è l'unità d'azione dei
sindacati, che arriveranno così nella peggiore delle situazioni agli
appuntamenti con Confindustria per la riforma del sistema contrattuale e con il
governo per i rinnovi dei dipendenti pubblici. Che cosa ci abbia guadagnato
Epifani, invece non si sa. Avrà gli applausi di tutti gli estremisti che
pensano che per far fallire una iniziativa del centrodestra si possono mettere
nei guai migliaia di lavoratori e un sostegno, probabilmente a denti stretti,
dell'opposizione. Ma appena si sarà diradata la polvere delle polemiche
propagandistiche, si capirà che c'era un'occasione e che è stata sprecata senza
neppure sperimentarla. Un sindacato che non è in grado di affrontare una
situazione critica aziendale con senso di responsabilità, non appare un
interlocutore a maggior ragione per affrontare i problemi che derivano dalla
crisi finanziaria internazionale i cui effetti ci accompagneranno, se va bene,
per molti mesi, se va male per molti anni. Nella vicenda Alitalia
si potranno trovare probabilmente altri errori, altre incertezze, altre
responsabilità. Però quel che conta è il comportamento che ciascuno ha tenuto
nel momento decisivo, e non ci sarà modo di nascondere che l'ostruzionismo
della Cgil è stato il fattore determinante del fallimento. Se non ci sarà una
correzione radicale di questo atteggiamento, il che è assai difficile ma non
impossibile, da parte della Cgil, quel che è accaduto in queste ore convulse
può segnare uno spartiacque nella vicenda delle relazioni sociali, come accadde
con il fallimento dell'occupazione della Fiat nel 1985 o con la disfatta dei
minatori inglesi di dieci anni prima. La scelta tra una resistenza
conservatrice che guarda a un sistema di veti sindacali che ormai appaiono
inaccettabili e una consapevolezza dell'esigenza di confrontarsi con senso
della realtà con i problemi e le crisi della fase attuale diventa un crinale
sul quale si confrontano culture sindacali e politiche in modo sempre più
stringente. La vicenda Alitalia è stato un primo
rilevantissimo banco di prova, il cui esito non resterà senza conseguenze. Una
parte, con ogni probabilità minoritaria, di lavoratori, ha impedito di
risolvere il problema per la maggioranza. E' difficile pensare che si possa
andare avanti in questo modo, senza suscitare una reazione di rigetto.
( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Hanno
vinto loro, i sindacati. E a modo loro: mandando all'aria Alitalia.
Complimenti vivissimi. Prima che si conoscesse l'esito della vicenda della
nostra compagnia aerea, un lettore italiano che abita in Brasile, César
Roberto, aveva commentato il mio post su Tremonti con queste parole. Perché un
industriale dovrebbe rischiare investendo in una nazione dove essere
industriale significa avere mille difficoltá ( sindacati, burocrazia, regolette
e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere iniziative in tempi brevi, ecc.)
e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con la crisi l'industria si sposterá
ancora piú di quanto fatto finora e non ci sará nessun "risorgimento
manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi io stesso ( e un certo
numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno ) sono una dimostrazione
di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con agio, in Italia ero
sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si riuscisse a rendere
appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco , tipo zittire i
sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole, abbassare le tasse - e
non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere le porte dopo che i
buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate opportunitá all'estero
e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe da dire: ha ragione
César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già vivono all'estero
avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci bene, lo
sconcertante esito della vicenda Alitalia, che
infligge al Paese un enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante
volte abbiamo invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai
ricatti corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati
erano convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo
fosse un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E
invece no: imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola
(al riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione:
da questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica
che finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità.
Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso
l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori
piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo
solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una
consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo
Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire
dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in
globalizzazione, Italia Commenti ( 6 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti, ma adesso chi crea ricchezza?
Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E, per molti versi, continua ad
averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato, riferendosi al crack di Lehman
Brothers, che "non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il
principio della fine ma la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di
finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello
di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito
il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al futuro Tremonti
sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà la
manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché
l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania" e
perché "il nostro sistema bancario è più solido rispetto a quello
americano, mentre abbiamo un sistema assicurativo abbastanza solido e un
sistema pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non
sono indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e
con i mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia "dopo la crisi -
e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e più forte degli
altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così facile ricreare
ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1) Il nostro
sistema finanziario è meno indebitato, ma l'Italia è gravata da un debito
pubblico stratosferico e deve rispettare regole comunitarie che impongono una
severissima disciplina fiscale. Il governo, insomma, ha le mani legate e comunque
il livello pro capite di indebitamento (inclusi i conti pubblici) è alto. 2)
Gli italiani sono molto più poveri di prima, sia in rapporto al reddito che al
patrimonio. a) Il reddito familiare è stato dimezzato dall'avvento dell'euro e
ora è eroso dall'inflazione. Inoltre, sebbene il credito al consumo sia meno
diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in fortissima
crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle crescenti,
stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il quadro è
chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I patrimoni
familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso parecchio,
il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in misura meno
drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il
mercato riprenda a tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie
ma non coprono nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime
soffre perché le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno
si è arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti
dice: tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari
tempi lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel
frattempo gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la
cinghia, il che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente
l'economia interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente,
troppo ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto
in tempi ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 75 ) "
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Invia questo articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman,
la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile?
Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e
dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi.
Mi spiego: sbaglia chi pensa che l'attuale crisi finanziaria debba rimettere in
discussione l'economia di mercato che, nonostante tutto, resta senza
alternativa. Ma è innegabile che la libertà senza limiti concessa alle banche
in un mondo globalizzato, anziché generare crescita e prosperità, ha
incoraggiato logiche speculative esasperate e, nel fondo, una mentalità
predatoria, sostenuta da un diffuso sentimento di impunità. La grande festa
globale delle banche ci lascia in eredità società occidentali in cui il livello
di indebitamento è stratosferico negli Usa e in Gran Bretagna, ed è crescente
anche nella Vecchia Europa, come ben sappiamo in Italia. L'assenza di regole
dettate dal buon senso ha generato squilibri fenomenali che rischiano di
portare il mondo alla recessione. E il paradosso è che all'apice della crisi i
mercati si rivolgono al governo e alle banche centrali, dunque al tanto
deprecato Stato, affinché trovi una soluzione. Che razza di liberismo è quello
che nei frangenti critici pretende che le perdite vengano accollate ai
contribuenti? Sebbene traumatica, la decisione del governo Usa di non salvare
Lehman è salutare perché pone finalmente questi gruppi, fino a ieri impietosi e
iperpotenti, di fronte alle proprie responsabilità. D'altro canto la vicenda Alitalia dimostra una volta di più i guai provocati da una
mentalità corporativa-clientelare e l'inefficienza di interventi pubblici in un
mercato libero. Il ritorno allo statalismo non può pertanto rappresentare una
soluzione ai problemi che stanno affossando le Borse mondiali. La lezione è che
il dogmatismo economico non funziona. Il liberismo senza contrappesi e l'eccessivo
statalismo provocano nel lungo periodo scompensi enormi. D'altro canto la via
di mezzo o il cerchiobottismo comporta rischi altrettanto importanti: quelli
dell'immobilismo e della paralisi creativa. E allora l'unica soluzione è di
riscoprire gli antichi saggi cinesi i quali ammonivano che non esiste al mondo
una formula magica valida in eterno, ma che il buon comando si esercita
correggendo la rotta, continuamente e con saggezza. Dunque un po' di regole
quando l'interesse privato diventa autodistruttivo, più individualismo quando
lo Stato si mostra opprimente. Il tutto con misura, possibilmente prevenendo le
crisi anziché reagire quando sono già esplose. E allora la sfida di oggi è di
riuscire correggere gli eccessi senza generare nuovi squilibri e senza ricadere
negli inganni di un approccio assolutista. Le nostre democrazie e, soprattutto,
gli attuali leader politici ne saranno capaci? Scritto in globalizzazione,
democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 58 ) " (7 voti, il voto
medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
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( da "Giornale.it, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 224
del 2008-09-19 pagina 0 La stampa estera: compagnia alla fine di Redazione
Baratro, fallimento, condanna, scomparsa, fine. Questi i sostantivi scelti
dalla stampa estera per descrivere la situazione di Alitalia,
all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di Cai, dopo la chiusura di Cgil
e sindcati autonomi di piloti e personale Roma - Baratro, fallimento, condanna,
scomparsa, fine. Questi i sostantivi scelti dalla stampa
estera per descrivere la situazione di Alitalia,
all'indomani del ritiro dell'offerta da parte di Cai. "Alitalia sul baratro dopo il ritiro dell'offerta", titola il
Financial Times, secondo cui "l'opposizione dei sindacati lascia la
compagnia di fronte alla bancarotta, salvo un intervento dell'ultimo minuto del
governo". L'International Herald Tribune parla invece di
"scomparsa più vicina, con gli investitori che si sono ritirati" e
afferma che "il commissario straordinario apparentemente non ha altra
scelta che liquidare la compagnia aerea". "Il disperato sforzo di
salvare Alitalia se ne è andato in fumo", scrive
il Wall Street Journal. Anche i quotidiani francesi, particolarmente attenti
alla vicenda visto il coinvolgimento di Air France, recitano il de profundis
per la compagnia: "Alitalia è condannata",
scrive France Soir, sottolineando che "la tragicommedia all'italiana si
conclude". Secondo Le Figaro, "Alitalia
preferisce il fallimento", mentre il quotidiano economico La Tribune dice
che la compagnia aerea "è sull'orlo del baratro, dopo il fallimento del
piano". Totalmente pessimisti sono anche i giornali tedeschi: "Alitalia verso la fine", titola il Suddeutsche Zeitung,
mentre Die Welt, appena un pò più possibilista, afferma che la compagnia aerea
"è probabilmente verso la fine". Senza appello, invece, il titolo del
Berliner Zeitung: "Alitalia evidentemente alla
fine". La Frankfurter Allgemeine Zeitung, in un commento scrive "Alitalia, bizantina", mentre in molti (Financial Times
Deutschland, Tagesspiel e Handelsblatt) si limitano a riferire che "è
fallito il salvataggio di Alitalia2. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cai
ritira l'offerta, avanza l'ombra del fallimento. Alla notizia, applausi tra i
dipendenti a Fiumicino. E' scontro fra i sindacati La
cordata lascia, Alitalia nel caos Berlusconi: colpa di Cgil e piloti. Ma dietro le quinte
si continua a trattare La Compagnia Aerea Italiana ritira la propria offerta
per l'acquisto di Alitalia che adesso si trova a pochi passi dal fallimento. "Andremo
avanti finché avremo soldi", spiega il commissario Fantozzi.
Berlusconi intanto attacca la Cgil e i piloti: "È colpa vostra". Ma
parte del personale esulta. E Lufthansa si dice "interessata". DA
PAG.
( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Marcello Sorgi NOSTALGIA DI PERTINI L a rottura della trattativa
per il salvataggio dell'Alitalia,
sempre che sia davvero definitiva, segna la prima sconfitta del governo
Berlusconi e la vittoria, vedremo fino a che punto, dell'opposizione e di una
parte dei sindacati, Cgil in testa. Ma segna prima di tutto una sconfitta del
Paese. Tutti gli sforzi provati fin qui si sono rivelati vani, benché
Berlusconi fosse riuscito a mettere su una cordata imprenditoriale per la
privatizzazione della compagnia, malgrado gli sberleffi, che al solo annuncio,
gli erano stati indirizzati, e le accuse di aver fatto saltare il negoziato tra
Prodi e l'Air France solo per ragioni elettorali. Ebenché il governo, a
sorpresa, fosse riuscito ad avere ragione a Napoli della prima emergenza che
aveva di fronte, e ancora benché la cordata, a sorpresa, fosse capeggiata da un
imprenditore come Roberto Colaninno, considerato vicino alla sinistra e padre
di un ministro ombra del Pd. Il governo è riuscito a ottenere il consenso al
piano della cordata Cai da parte di Cisl, Uil e Ugl. Ma Cgil e i diversi
sindacati interni e autonomi dell'Alitalia, a
cominciare da quello dei piloti, invece di rispondere con un "sì" o
un "no" alle offerte di Colaninno, hanno cercato di allungare il
negoziato. A ultimatum scaduto (non si poteva trattare all'infinito, mentre la
compagnia dichiarava di non essere più in grado neppure di pagare il carburante
per i propri aerei), è venuta meno anche la disponibilità della cordata a
proseguire in un'impresa in cui i rischi aumentavano di ora in ora. Si vedrà,
certo, se è ancora possibile riannodare i fili di una tela strappata. Ma del
modo in cui è maturata la rottura colpisce non solo l'inedita alleanza della
Cgil con le sigle corporative interne della dissestatissima compagnia di
bandiera, ma anche il fatto che Epifani - pur cercando, solo all'ultimo, di
prendere le distanze - ne abbia voluto sposare apertamente le impostazioni. Ciò
perché la partita Alitalia aveva un contenuto
economico, trattabile fino a un certo punto, com'è avvenuto nel corso di queste
settimane a Palazzo Chigi, e uno di "governance", o se si preferisce
di filosofia di gestione. Si trattava insomma di capire se un'azienda statale,
guidata per mezzo secolo da una cogestione di politici e sindacati, che non si
erano mai preoccupati di budget e conti economici accumulando perdite
spaventose, poteva essere ricondotta ai normali criteri gestionali in cui sono
gli azionisti a investire, i manager a dispiegare le strategie e i sindacati a
negoziarne le compatibilità. Di un processo del genere, inedito, delicato, e
alla fine purtroppo rivelatosi impraticabile, il punto centrale era
l'introduzione di un contratto unico, fatte salve le diverse mansioni,
gerarchie e responsabilità, per tutto il personale, con conseguente
semplificazione degli accordi interni e riduzione, e magari eliminazione, del
potere di veto di piloti, assistenti e personale di volo, che con i loro
"no" preventivi avevano avuto finora il pieno controllo dei cieli
italiani. È su questo fronte - più che su quello degli esuberi e dei livelli di
stipendio - che la partita è stata vinta e persa. Vinta da Epifani, dai piloti,
dagli assistenti e dai direttori delle operazioni di volo, che non a caso, alla
vigilia dell'ultimatum, avevano minacciato le dimissioni e il completo blocco
della flotta Alitalia negli hangar di Fiumicino. Persa
da Berlusconi e da Colaninno, che malgrado tutto non sono riusciti a imporsi,
dopo aver invocato i precedenti di tante storiche trattative concluse con
"il pugno di ferro" (dalla Thatcher con i minatori gallesi a Craxi
sul taglio della scala mobile). Difficile, adesso, dire cosa succederà. L'avvio
della cassa integrazione da parte del commissario liquidatore dell'Alitalia Fantozzi, e il prossimo, minacciato, inizio dei
licenziamenti, rischia di lasciare per strada 20 mila lavoratori, molti dei
quali incolpevoli dei lunghi anni di disamministrazione pubblica e politica.
Come quella hostess, che tutti abbiamo visto in tv, con appeso al collo un
cartello che diceva: "Mio stipendio 16.500 euro all'anno, Tfr di Cimoli
(uno dei tanti amministratori chiamati dal sottogoverno al capezzale della
compagnia) 8 milioni di euro". Per come si sono messe le cose, è arduo
pensare che qualcuno dei contendenti possa fare marcia indietro. Perché appunto
non è questione di soldi, ma di manico. O di autorità. Nella disgraziata
vicenda Alitalia è di questo che si è sentita la
mancanza fin dall'inizio. Il dissesto non era una novità. E neppure lo
strapotere dei "Signori dei cieli", liberi e incontrollabili come in
nessun altro paese al mondo. Ma nuovo poteva e doveva essere - e invece non è
stato - l'approccio al problema. Trent'anni fa, erano altri tempi, in una delle
prime volte che gli aerei rimasero a terra e i passeggeri abbandonati negli
aeroporti per via di "Aquila selvaggia" e di uno sciopero dei
controllori di volo, intervenne Pertini. Il vecchio presidente partigiano non
aveva alcun potere per farlo, a modo suo si muoveva perfino fuori dalle regole.
Eppure, non dovette neanche alzare la voce: si fece obbedire mettendo sul
tavolo solo il peso della sua storia personale e il ruolo di primo cittadino
d'Italia.
( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pietro
Garibaldi PARADOSSI E PRIVILEGI La trattativa per il
salvataggio di Alitalia è saltata. All'apparente ultimatum proposto da Colaninno e soci,
i sindacati hanno risposto con una contro-offerta e una richiesta di
prolungamento delle trattative. La cordata di imprenditori ha così deciso di
ritirare l'offerta. Il destino di Alitalia è ora
totalmente incerto ed è assai complicato capire come finirà. Il
sindacato dovrà a lungo riflettere; il suo ruolo politico rischia di
indebolirsi ulteriormente. Al di là delle colpe o responsabilità delle varie
parti, la confusione di questi giorni è comunque servita per evidenziare alcuni
paradossi del nostro sistema di relazioni industriali e del nostro mercato del
lavoro. Il primo paradosso riguarda la rappresentanza sindacale. A trattare
degli esuberi di Alitalia vi erano nove sigle
sindacali. In questi giorni gli italiani hanno imparato a conoscere un sacco di
nuove sigle. Oltre agli storici sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil), al
tavolo delle trattative vi erano l'Unione generale del lavoro (Ugl), i
Sindacati di base intercategoriale (Sdl), oltre che l'Associazione nazionale
piloti aviazione commerciale (l'Anpac) e l'Unione piloti (Up), due sigle in
rappresentanza dei piloti . Mettere d'accordo tutti su esuberi e nuovo
contratto è parso quasi impossibile. Se poi ciascuna sigla finisce per avere il
diritto di veto, come storicamente è avvenuto nel comparto aereo, si arriva
subito allo stallo, per non parlare del caos vero e proprio. Le argomentazioni
delle diverse sigle per "sedersi al tavolo" appaiono peraltro
ragionevoli. I sindacati confederali sono largamente rappresentati tra tutti i
lavoratori e si sentono depositari naturali degli interessi "dei
lavoratori". I rappresentanti di categoria, e i piloti in particolare,
hanno anch'essi argomenti validi per partecipare al negoziato. Se
effettivamente rappresentano il novanta per cento dei piloti, come possono
sentirsi rappresentati da un eventuale accordo firmato dai sindacati
confederali che poco o nulla hanno a che fare con loro? Il tema vero è quindi
quello della riforma della rappresentanza sindacale. Il caos di questi giorni
ha messo in evidenza quanto vi sia bisogno di una riforma che possa individuare
in modo univoco, nei luoghi di lavoro, il sindacato che raccoglie la
maggioranza dei consensi. Una proposta di riforma in tal senso è stata da tempo
lanciata da Pietro Ichino, studioso di diritto del lavoro e ora senatore del
Partito democratico. L'idea sarebbe quella di individuare, attraverso una
competizione elettorale sul luogo di lavoro, il sindacato o la coalizione
sindacale che ha il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia
generale. Le lotte tra le diverse sigle si sposterebbero nella competizione
elettorale per la scelta della delegazione, con la chiara idea che la
coalizione vincitrice avrebbe il diritto di firmare un contratto per tutti i
lavoratori. Un simile meccanismo potrebbe applicarsi a tutte le relazioni
industriali e a tutti i contratti collettivi. Sarebbe davvero un grande passo
avanti nelle relazioni industriali. Tra l'altro una riforma di questo tipo
potrebbe essere realizzata anche solo mediante un accordo tra i sindacati,
senza bisogno di far intervenire il Parlamento. Una nuova Alitalia
potrebbe essere la base di questo nuovo modo di scegliere i rappresentanti dei
lavoratori nelle trattative. Il secondo paradosso del nostro mercato del lavoro
riguarda il sistema di ammortizzatori sociali. In questi giorni è chiaramente
emerso quanto iniquo sia un mercato del lavoro che permette a una singola
categoria di lavoratori di godere di ammortizzatori sociali per sette anni,
come promesso ai lavoratori di Alitalia. Per la
maggior parte dei lavoratori italiani, accedere alle liste di mobilità, dove
viene garantito un sussidio fino a tre anni, è già una grande fortuna.
Viceversa, i lavoratori licenziati dalle piccole imprese possono soltanto
percepire un sussidio di disoccupazione ordinario che dura sei mesi. Con il
fallimento della trattativa non è più ovvio cosa succederà ai lavoratori di Alitalia, ma è sotto gli occhi di tutti quanta protezione
avranno in caso di vero e proprio fallimento. Dopo le caotiche trattative di
questi giorni è evidente che un riordino degli ammortizzatori sociali è più
urgente che mai. Questo riordino spetta principalmente al governo. Un vero
governo del fare dovrebbe occuparsi del destino di tutti i lavoratori, senza
entrare in trattativa con i lavoratori di una singola azienda
pietro.garibaldi@carloalberto.org.
( da "Stampa, La" del 19-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Globalisti
DI A TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Alitalia
sembra al capolinea. È finito il mondo dove le nazioni hanno le proprie
compagnie aeree. Oggi queste sono di proprietà di businessmen milionari come
Christy Ryan della Ryan Air, i cui aerei portavano sulle
fiancate la scritta Arrivederci Alitalia. Un altro
è il milionario hippie sir Richard Branson, che possiede Virgin Airlines, ed è
cosi ricco da potersi permettere le astronavi. Non è colpa degli italiani, se Alitalia non può pagare i debiti. È stata una decisione europea, ed è una
conseguenza del mercato internazionale, non locale. Ma compiere
sessant'anni non è male, per un'impresa iniziata proprio a Torino con un
piccolo bombardiere militare rifatto. Alitalia è
sopravissuta a tanti rivali: le linee aeree sono fragili come le farfalle, è
facile che si spengano. Una volta Alitalia aveva
porcellana e argento nella prima classe, adesso la chiamano Malitalia, perché
ritarda, perde i bagagli, etc. Era una farfalla meravigliosa, una volta. E poi
il verde è il colore preferito di Bruce, mentre Jasmina adorava i voli per New
York da Belgrado con una notte gratis a Roma. Anche se il cibo continuava a
peggiorare, i dolci e il vino in Alitalia sono rimasti
ottimi. Anche le pubblicità dell'Alitalia erano sempre
all'italiana: donne con sciarpe e occhiali grandi, il sole della Toscana,
vespe, pizze, pasta, busti classici. Jasmina ha perso una decina di volte i
bagagli volando Alitalia, e di conseguenza si è
rifatta un guardaroba nuovo di abiti prestati d'emergenza. Bruce, volando
oltremare con Alitalia, ha speso giorni extra a Londra
per il ritardo della compagnia, con l'esito imprevedibile di scrivere racconti
ambientati a Londra. D'altronde, perché ci lamentiamo? Nei primi voli del '47 i
passeggeri dovevano portare le maschere d'ossigeno. Per di più, le uniformi
dell'Alitalia hanno vinto il voto del pubblico come le
più belle. Armani vestiva l'equipaggio e decorava gli interni di alcuni aerei.
Ma non è detta l'ultima parola. Per fare un parallelo, la linea jugoslava Jat
esiste tutt'ora, in fin di vita, anche se il paese Jugoslavia non esiste più da
anni. Il capo dell'Air France-Klm ha detto che per Alitalia
c'é bisogno di un esorcista. Nonostante questa battuta, Alitalia,
viva o morta, per noi sarà sempre un angelo volante.