Abstract: per consiglieri e azionisti dell'Alitalia. A riunire ieri sera i nuovi shareholders della compagnia aerea è stato il presidente Roberto Colaninno (nella foto). Una formula inusuale, scelta però per rendere il clima informale e per fare il punto della situazione anche al di fuori del perimetro di board e assemblee.>
Vent'anni
di promesse e il che non decolla
( da "Corriere della Sera" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il vettore
olandese che doveva allearsi con Alitalia e fare di Malpensa, come disse Leo
Van Wijk, capo della compagnia, «uno dei più importanti scali del Sud Europa».
Un'altra promessa mancata. Rotta l'alleanza, Alitalia entra in crisi. La
soluzione trovata nel 2001 dall'amministratore Francesco Mengozzi fu l'alleanza
con Air France e l'abbandono di Malpensa.
Alitalia
sceglie Fiumicino e Gemina vola ( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Mercati Finanziari data: 15/05/2009 - pag: 39 Il caso a Milano Alitalia sceglie
Fiumicino e Gemina vola (m.sid.) È l'ennesima riprova che alle Borse piace
guardare avanti. Un caso scuola. Ieri Gemina ha presentato i dati del trimestre
con una perdita di 33 milioni contro un utile di 1,1 milioni nel primo
trimestre del 2008.
No
R 55,3 ( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: Lettere al Corriere data: 15/05/2009 - pag: 49 La tua
opinione su corriere.it Alitalia rinuncia a Malpensa e come hub sceglie
Fiumicino. Una scelta giusta? SUL WEB Risposte alle 19 di ieri Sì R 44,7 No R
55,3 La domanda di oggi In Italia si sta diffondendo una cultura con accenti di
intolleranza e xenofobia?
(
da "Corriere della Sera" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: PRIMA PAGINA
data: 15/05/2009 - pag: 1 Accuse sullo scalo «Malpensa, tradito il Nord»
«Ridimensionamento» di Malpensa, Formigoni: basta al monopolio Alitalia sulle
rotte per Roma. Il Pd: tradito il Nord. A PAGINA
3 Foschini
Pd:
Malpensa tradita dalla Lega I lumbard: è colpa di Roma
( da "Corriere della Sera" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
2009 -
pag: 3 Il caso Formigoni: basta con il monopolio Alitalia sul Milano-Fiumicino
Pd: Malpensa tradita dalla Lega I lumbard: è colpa di Roma Il Pd ha organizzato
un presidio a Palazzo Marino «contro la morte di Malpensa». Il governatore
Formigoni dice «a questo punto basta col monopolio Alitalia sulle rotte per
Roma».
1.053
( da "Corriere della Sera" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 15/05/2009 - pag: 3 1.053 I voli su
Malpensa tagliati da Alitalia. Fino a marzo 2008 le frequenze settimanali erano
1.238. Oggi sono solo 185
La
speranza inconfessatache cova nel Carroccio
( da "Secolo XIX, Il" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e
Malpensa. Il naufragio dell'ultima possibilità di ottenere dalla nuova
compagnia aerea fondata da Roberto Colaninno e soci la scelta di Malpensa
contro Fiumicino ha fatto riesplodere la polemica. Ed è davvero surreale che la
cosiddetta "soluzione italiana" così sostenuta da Berlusconi nella
campagna elettorale del 2008
in contrapposizione con la scelta prodiana di vendere
easyjet
rilancia su malpensa con 2 nuovi aerei
( da "Repubblica, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
La polemica EasyJet rilancia su Malpensa con 2 nuovi aerei ROMA - Alitalia a
Fiumicino, è di nuovo scontro. Per la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso
«è un vero e proprio imbroglio». Luigi Zanda (Pd) va oltre e sottolinea
«l´anomala coincidenza della presenza di Sintonia (Benetton) nell´azionariato
Cai e il controllo dei Benetton di Adr».
unipol
cresce nel ramo vita clienti wind a quota 17 milioni
( da "Repubblica, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
perdita di
20 milioni e Gemina vola in Borsa dopo la decisione Alitalia MILANO -Parmalat,
Unipol e Wind superstar, Erg e Gemina sotto pressione ma pronte a tornare ad
investire, mentre Geox -nonostante una trimestrale in crescita - ha davanti un
inverno molto rigido. Unipol ha chiuso il trimestre con 41 milioni di utili che
sono stati festeggiati dal mercato con un rialzo del 5,
Se
sono i manager a ( da "Manifesto, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA -
OTTO INDAGATI PER IL TRACOLLO Se sono i manager a «sequestrare» Fr. Pi. C'è
qualcosa di tragicamente lento nella giustizia italiana. Dopo almeno dieci anni
di denunce pubbliche - da parte di sindacalisti e lavoratori - sulla «suicida»
condotta manageriale dei dirigenti succedutisi alla guida di Alitalia,
Perché
la fine della luna di miele del Cav. non porta alla riscossa del Pd
( da "Foglio, Il" del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la crisi
di Alitalia, l?inefficienza della pubblica amministrazione, e quanto lo stesso
governo ha fatto – o non ha fatto – sulla crisi economica. “Se dici che non fai
interventi massicci perché hai dei vincoli di bilancio puoi apparire
responsabile, se però nel frattempo il bilancio lo risani.
tra
la rai e sky non mettere mediaset - giovanni valentini
( da "Repubblica, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
a evocare
lo spettro dell´Alitalia. E non è affatto rassicurante per il futuro della
televisione pubblica. «è il mercato ? predica ora Rognoni ? che impone alla
politica di fare un passo indietro e prendere atto dei suoi doveri: fissare con
chiarezza la missione del servizio pubblico nell´era della rivoluzione
digitale;
PDL
E STRABISMO MERIDIONALE ( da "Stampa, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da parte
di Alitalia, dell'aeroporto di Malpensa nei confronti di Fiumicino, scelto come
unico hub e principale scalo internazionale, la polemica ha visto impegnato
anche il governatore lombardo Roberto Formigoni. Egli in un'intervista al
Giornale s'è mosso in difesa, non solo di Milano e della Lombardia, ma anche del
Piemonte e più in generale del Nord,
aeroporto,
atto d'accusa contro alitalia - costantino malatto
( da "Repubblica, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
accusa
contro Alitalia Lunedì presidio dei sindacati: "Inaccettabili i tagli
della compagnia" "La gente sfoga la propria crescente esasperazione
contro i pochi dipendenti rimasti" COSTANTINO MALATTO Il caso Alitalia
infiamma l´aeroporto genovese e spinge i sindacati a lanciare un grido
d´allarme a tutte le istituzione locali.
aeroporto,
2008 con utile - eleonora capelli
( da "Repubblica, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma pesano
i debiti di Alitalia ELEONORA CAPELLI L´aeroporto chiude un anno di segno
positivo, nonostante il calo dei passeggeri (-3,1%) e i debiti della «bad
company» dell´Alitalia che pesano per 900 mila euro sul bilancio della società.
Ora si guarda a un 2009 in
cui la compagnia low cost Ryanair si avvia a diventare il principale vettore
dello scalo bolognese,
Tanti
saluti ( da "Manifesto, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
pubblica
mentre i sindacati temono un nuovo caso Alitalia Assemblee a bordo dei
traghetti a Genova come a Civitavecchia o Napoli: continuano le agitazioni dei
dipendenti della Tirrenia, quasi 3 mila in tutta Italia, che ritardano di
un'ora la partenza di tutti i traghetti per comunicare ai cittadini il rischio
di tagli al servizio e al personale, dopo che il governo ha ufficializzato l'
E
adesso chiamano "papi" anche me
( da "Unita, L'" del
16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Rispondo
che evidentemente l'Italia vuole le veline. Ma ancora peggio è quando vogliono
sapere come mai, nonostante i dati sul debito, o i casi come quello di
Alitalia, che non si reagisca. Abbozzo dei ragionamenti, la verità è che non
riesco a capirlo neanch'io». SUSANNA TURCO
Bonomi:
indignato dai politici Al governo non chiedo più nulla
( da "Corriere della Sera" del
16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
indignato
dai politici Al governo non chiedo più nulla Il presidente Sea: dove erano
quando Alitalia lasciava Malpensa? MILANO Giuseppe Bonomi si dice «indignato ».
Per forza: Alitalia ha scelto Fiumicino anziché Malpensa. «Ma no. La scelta
dice il presidente 50enne della Sea, la società che gestisce gli scali di Linate
e Malpensa era già avvenuta un anno fa.
Tanti
saluti DA GENOVA ( da "Manifesto, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dipendenti
della compagnia pubblica mentre i sindacati temono un nuovo caso Alitalia
Alessandra Fava Assemblee a bordo dei traghetti a Genova come a Civitavecchia o
Napoli: continuano le agitazioni dei dipendenti della Tirrenia, quasi 3 mila in
tutta Italia, che ritardano di un'ora la partenza di tutti i traghetti per
comunicare ai cittadini il rischio di tagli al servizio e al personale,
voli
low cost per roma un decollo in anticipo - costantino malatto
( da "Repubblica, La" del
17-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Negli
ultimi giorni anche i disservizi di Alitalia-Cai per quel che riguarda ritardi
e cancellazione di voli, sembrano spariti. Dopo il caso clamoroso di martedì
scorso, con l´ennesima cancellazione di un volo del mattino su Roma che aveva
fatto imbufalire i passeggeri, nei giorni successivi i voli sono tornati
regolari.
L'economia
Gli indicatori continuano a scendere, resta la scommessa dell'Expo 2015
( da "Stampa, La" del
17-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Partita
Alitalia ha già perso metà dei voli Roma vuole la Formula 1 Monza a rischio?
Per la prima volta si chiude nella Capitale In un anno solo liti per la sede e
le poltrone L'economia Gli indicatori continuano a scendere, resta la scommessa
dell'Expo 2015 Le liti Il centro-destra fatica sempre più a esprimere una
classe dirigente Berlusconi Viene visto quasi come un estraneo,
Di
Pietro apre la parata dei "big"
( da "Stampa, La" del
18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
anche su
Alitalia e Malpensa. Dagli avversari non mancheranno immediate repliche. A
cominciare da oggi. A Biella, dove il Pdl punta al colpo grosso di portare in
città Silvio Berlusconi, oggi si attende il ministro della Gioventù Giorgia
Meloni, ex vicepresidente della Camera: sarà alle 15 al Museo del territorio.
olga
d'antona: basta delegittimare i sindacati ichino: si dà troppo spazio alle
piccole sigle - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma vi
ricordate quando l´Alitalia e il paese intero fu presa in scacco da una
sedicente sigla che rappresentava non più di un centinaio di persone?» Ma la
prima cosa da fare, insiste D´Antoni, è isolarli. «è compito della polizia, ma
anche il servizio d´ordine dei sindacati a Torino li aveva sottovalutati».
ROMA
- La crisi è molto dura, soprattutto per le fasce sociali più deboli. M...
( da "Messaggero, Il" del
18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma ciò non
gli ha impedito di buttare dalla finestra 5 miliardi per Alitalia, di abolire
l'Ici anche per le case più pregiate, di detassare gli straordinari quando gli
straordinari non si fanno più, di istituire la Robin tax a carico delle banche
prima di sostenerle col denaro pubblico. La verità è che, fin quando ha potuto,
ha negato la crisi.
Malpensa:
calano i voli, cresce il cemento ( da "Corriere della Sera"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A chi
arriva in questi giorni a Malpensa non occorre grande sforzo per individuare la
nota fuori posto: nell'aeroporto a cui Alitalia ha voltato le spalle, dove sono
stati tagliati i voli, congelati gli slot e dove fioccano i licenziamenti, è
tutto un fiorire di gru e ponteggi. Cantieri all'esterno del Terminal 1,
cantieri a bordo pista, cantieri nelle zone adiacenti.
Colaninno:
ritorno a Malpensa ( da "Stampa, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
solo un arrivederci
(a chissà quando) quello di Alitalia alla Malpensa. Ospite in «terra ostile», a
Milano, il presidente di Alitalia Roberto Colaninno si ritrova faccia a faccia
con il presidente di Sea Giuseppe Bonomi e col braccio destro di Formigoni,
l'assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo.
ciak
sull'alitalia un film racconta il crac degli ex-dipendenti
( da "Repubblica, La" del
19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ciak
sull´Alitalia un film racconta il crac degli ex-dipendenti MILANO - Una
telenovela, a dire il vero, lo è sempre un po´ stata. La tormentata vicenda
Alitalia, però, adesso diventa davvero un film: "Tutti giù per aria",
75 minuti tra cinema e documentario ideati, autofinanziati e prodotti da alcuni
ex-assistenti di volo,
eur-aeroporto,
un nuovo metrò - cecilia gentile ( da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E forse la
sfida tra Frecciarossa e Alitalia per i collegamenti a Milano potrebbe
trasformarsi in una collaborazione intorno a pacchetti condivisi, accessibili
via Internet, basati sull´intermodalità. L´assessore comunale alla Mobilità
Sergio Marchi punta sul ferro: una metropolitana leggera nel corridoio della
mobilità Eur - Infernetto - Fiera di Roma - Fiumicino,
aeroporto,
decolla la protesta "prima usati, poi traditi da cai" - costantino
malatto ( da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
prospettata
sembra quella che le funzioni oggi svolte direttamente da Alitalia-Cai vengano
passate all´aeroporto. Ma è ovvio che in questo caso si porrebbe il problema di
nuove assunzioni di personale da parte della società che gestisce
l´aerostazione. Un passaggio diretto degli attuali dipendenti Alitalia
all´aeroporto sarebbe visto con favore, a precise condizioni, anche dai
sindacati.
ROMA
- Alitalia punterà di nuovo su Malpensa. Ma lo potrà fare soltanto quando sarà
r... ( da "Messaggero, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Martedì 19
Maggio 2009 Chiudi ROMA - Alitalia punterà di nuovo su Malpensa. Ma lo potrà
fare soltanto quando sarà risanata. E' questa la rotta ribadita ieri dal
presidente della nuova compagnia, Roberto Colaninno, dopo la decisione di
Alitalia di puntare su Fiumicino come perno dell'intero sistema e di dare
l'addio a Malpensa.
I
piccoli imprenditori chiedono più spazio
( da "Corriere della Sera" del
19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Enel,
Terna, Alitalia e persino Poste e Ferrovie pur posseduti al 100% dallo Stato.
Aggiungere un posto a tavola non dovrebbe irritare nessuno ma da quando le
grandi aziende di servizio siedono fianco a fianco con le piccole imprese loro
clienti il contrasto di interessi si è di fatto materializzato.
Franceschini
porta la sfida nel Nord Crisi, il governo non giri la testa
( da "Unita, L'" del
19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
operazione
fallita di Alitalia e per l'eliminazione dell'Ici anche sui redditi alti».
COSCIENZA CIVILE Vieni al nord e non puoi non imbatterti nella Lega. Anche solo
in modo tangenziale e casuale. Franceschini scende dal treno anche a Pontida,
meta annuale di migliaia di leghisti, e a piazza della Loggia, a Brescia,
incrocia Renzo Bossi,
Colaninno
promette: torneremo a Malpensa ( da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma prima
Alitalia va risanata» MILANO «Il tempo di risanare Alitalia e ritorneremo su
Malpensa soprattutto con i voli intercontinentali». Parola di Roberto
Colaninno. Il presidente di Alitalia era ieri a Milano invitato dalla Camera di
Commercio americana a un pranzo a cui hanno partecipato anche Giuseppe Bonomi
(presidente di Sea,
La
Regione: subito all'asta gli slot di Linate
( da "Corriere della Sera" del
19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: PRIMA PAGINA
data: 19/05/2009 - pag: 1 La proposta La Regione: subito all'asta gli slot di
Linate «Gli slot di Linate devono essere messi all'asta». Così, ieri,
l'assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Cattaneo, all'incontro con i
presidenti di Alitalia e Sea, Colaninno e Bonomi. A PAGINA
2 Querzé
Regione:
slot di Linate all'asta Solo così biglietti meno cari
( da "Corriere della Sera" del
19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
hub di Alitalia
è Fiumicino ») ora l'attenzione si sposta su Linate. E, in particolare, sul
grado di concorrenza al Forlanini. Che poi vuol dire il costo dei biglietti.
Ieri i presidenti di Alitalia e Sea, Roberto Colaninno e Giuseppe Bonomi, hanno
partecipato insieme a un pranzo organizzato dalla Camera di Commercio
americana.
"Noi
in mezzo alla gente per ascoltare i problemi"
( da "Stampa, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
al governo
non sono poi mancate quelle riferite a Malpensa e all'Alitalia, ed alla
sentenza Mills; Franceschini ha poi anche posto l'accento sulle elezioni
europee: «Abbiamo scelto di candidare persone radicate nel loro territorio come
Gianluca Susta, che conosco da anni e di cui ammiro l'impegno costante, la
concretezza e le capacità».
alitalia,
a rischio altri 1.800 posti di lavoro - daniele autieri
( da "Repubblica, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pagina III
- Roma Alitalia, a rischio altri 1.800 posti di lavoro DANIELE AUTIERI La
diaspora forzata della vecchia Alitalia non è ancora finita. Ai 7.000 rimasti
senza lavoro nella dolorosa rinascita della Compagnia di bandiera, rischiano di
aggiungersene oggi altri 1.
"ora
all'alitalia altri 1800 posti sono a rischio" - daniele autieri
( da "Repubblica, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pagina IX
- Roma La denuncia dei sindacati "Ora all´Alitalia altri 1800 posti sono a
rischio" DANIELE AUTIERI Di questi, 1.000 sono ex-dipendenti della vecchia
Alitalia assunti con contratti a tempo determinato. Contratti in scadenza al 13
luglio e difficilmente rinnovabili a causa della ristrutturazione in corso.
milano
non si svuoterà "venderemo il 5% in più" - anna cirillo sandro de
riccardis ( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Più
esercizi commerciali in città possono aiutare - spiega Emilio Boccalini,
vicesegretario del Satam - ma non è in estate che la categoria può rifarsi di
una stagione di crisi». Tutti aspettano che Alitalia liberi gli slot e permetta
alle compagnie low cost di potenziare i voli. E contribuire a un´estate piena
di turisti in città.
telecom,
allarme rosso del governo parte la strategia anti-telefonica - claudio tito
( da "Repubblica, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il premier
vorrebbe evitare un nuovo caso Alitalia. A Palazzo Chigi nessuno esclude la
possibilità di ricercare nuovi soci per Telco o di chiedere uno
"sforzo" ai partner italiani con l´obiettivo di diluire la
partecipazione del colosso di Madrid in un aumento di capitale. Ma i dubbi
sulla loro liquidità restano.
air
france-klm, primo rosso della storia - giampiero martinotti
( da "Repubblica, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
per i sindacati altri 1800 posti a rischio GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro
corrispondente PARIGI - Air France-Klm ha perso 814 milioni: è il primo
bilancio in rosso da 11 anni a questa parte ed è anche il primo dal 2003, data
della fusione tra le compagnie francese ed olandese.
Taglia
anche Air France-Klm ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Gourgeon:
Alitalia strategica MILANO Prima volta in rosso per il gruppo Air France- Klm,
che ieri, insieme a 814 milioni di perdita netta (contro un utile di 756
milioni nell'esercizio precedente), ha annunciato una riduzione di circa 3 mila
dipendenti entro il 2010, ma senza licenziamenti.
È
un patetico Hugh Hefner ( da "Manifesto, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il
salvataggio dell'Alitalia, la gestione del terremoto in Abruzzo. Cose normali
ma che in Italia sembrano straordinarie». Il quotidiano francese Le Monde
dedica un lungo ritratto a Silvio Berlusconi. Citando il fotoromanzo del
Cavaliere, il corrispondente da Roma, Philippe Ridet, titola il suo servizio
'Una storia italiana'.
Marrazzo:
la Regione coi lavoratori ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cronaca di
Roma data: 20/05/2009 - pag: 5 Alitalia Marrazzo: la Regione coi lavoratori «La
Regione Lazio è al fianco dei lavoratori del volo e presto sarà convocato un
tavolo interistituzionale con Alemanno e Zingaretti per concordare una serie di
iniziative». Lo ha annunciato ieri il presidente della giunta regionale Piero
Marrazzo.
Alitalia
"soddisfa" Air France
( da "Secolo XIX, Il" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
con la
partecipazione del 25% in Alitalia, è considerato molto positivamente: «Siamo
assolutamente soddisfatti della partnership con Alitalia che ci dà l'accesso al
mercato italiano che desideravamo», ha spiegato l'amministratore delegato
Pierre Henri Gourgeon, secondo cui il primo trimestre 2009 della compagnia di
bandiera italiana è stato,
Air
France-Klm in rosso Taglierà tremila posti
( da "Stampa, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La
compagnia che è entrata in Alitalia con il 25%, intende infatti ridurre gli
effettivi nel corso di quest'anno e del prossimo di 3000 persone. Per non
incendiare un nuovo fronte sociale già abbastanza teso si garantisce che «la
riduzione verrà fatta con il ricorso alla mobilità interna, chiedendo al
personale di prendere dei congedi e sviluppando il ricorso al tempo parziale»
Pd:
(
da "Riformista, Il" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
una
riedizione di cordate sul modello Alitalia per gestire la rete tlc scorporata»
è sempre più reale. Parole del responsabile comunicazioni del partito Paolo
Gentiloni. Il Pd chiede al Governo di mettere in pratica il piano studiato dai
tecnici del Governo guidato da Romano Prodi, «con l'obiettivo - spiega
Gentiloni - di assicurare la banda larga per tutti entro il 2011»
Primo
anno di Emma Dal petrolio a 147 dollari alla Grande Recessione
( da "Riformista, Il" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è
stata privatizzata, si sono scritte nuove regole per decidere i contratti
nazionali di lavoro ed è arrivata la recessione più grave da trent'anni. Dodici
mesi in cui Marcegaglia ha iniziato a dare una fisionomia alla propria
gestione, scegliendo anche un nuovo direttore generale (Giampaolo Galli,
L'Antitrust:
più concorrenza a Linate ( da "Stampa, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ultimo
giorno della privatizzazione Alitalia si è discusso dell'eventuale rilancio
dello scalo varesino al prezzo della chiusura di quello vicino a Milano. Ma
Colaninno&C. hanno preso ormai una decisione irrevocabile, puntando tutte
le energie su Fiumicino. E così, come nella più classica eterogenesi dei fini,
Antonio Catricalà propone ciò che fino a ieri sembrava fuori discussione:
ROMA
La nuova Alitalia al centro delle "attenzioni" di Antitrust ed Enac.
Secondo... ( da "Messaggero, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
al centro delle "attenzioni" di Antitrust ed Enac. Secondo il
presidente dell'Authority, Antonio Catricalà, sarebbe necessario rivedere il
limite di 18 movimenti orari sull'aeroporto milanese di Linate per ampliare
l'offerta sullo scalo, consentendo così di soddisfare una considerevole parte
di domanda oggi sistematicamente inevasa e di migliorare le condizioni di
competitività
Catricalà
chiede più concorrenza su Linate ( da "Corriere della Sera"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ieri i
vertici di Alitalia, mentre Air France e Delta firmavano a Parigi una joint
venture che avrà effetti sulla stessa Alitalia, sono stati ricevuti dal sottosegretario
Gianni Letta. In mattinata l'amministratore Rocco Sabelli ha fornito a 400
dirigenti e quadri aggiornamenti sul vettore: al 17 maggio l'80% dei voli è
puntuale (quasi 90%
(
da "Corriere della Sera" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dopo che
il governo ha impedito di sottrarre slot alla nuova Alitalia, adesso si apre
una nuova possibilità per aumentare la concorrenza». Per una volta anche la
Lega è sulla stessa lunghezza d'onda. «La liberalizzazione è un'opportunità. E
non vedo rischi per Malpensa fa il punto l'assessore regionale del Carroccio,
Davide Boni .
Aiuti
di Stato alle impresecon andata senza ritorno
( da "Secolo XIX, Il" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
al caso
Alitalia: oltre 4 miliardi di euro di costi che lo Stato si è accollato per
dare a Roberto Colaninno e ai suoi soci una compagnia senza debiti e con metà
del personale, chiedendo loro in cambio soltanto di valorizzare Malpensa. Cosa
che puntualmente non hanno fatto e non intendono seriamente fare, puntando solo
a tornare all'
l'antitrust
"via il blocco degli slot di linate"
( da "Repubblica, La" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina LUCIO CILLIS A PAGINA
29 "Il monopolio è di Alitalia serve maggiore concorrenza"
L´Antitrust "Via il blocco degli slot di Linate" SEGUE A PAGINA 29
Battaglia
degli slot Antitrust: a Linate si può volare di più
( da "Unita, L'" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
rappresenta
oggi una ingiustificata restrizione concorrenziale alla luce della fusione
Alitalia-AirOne». Un innalzamento del tetto (fino ai 32 movimenti orari
tecnicamente consentiti) «amplierebbe l'offerta sullo scalo, consentendo di
migliorare le condizioni di contendibilità su tutte le rotte domestiche che
originano dallo scalo milanese».
La
rete Telecom non può finire come l'Alitalia dei patrioti
( da "Unita, L'" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La rete
Telecom non può finire come l'Alitalia dei «patrioti» MARCO TEDESCHI La rete
delle telecomunicazioni «non può essere affidata al solo mercato» altrimenti
c'è il rischio che «le disuguaglianze sull'accesso aumentino anzichè
diminuire». Lo ha sostenuto Dario Franceschini intervenendo al convegno
"L'Italia in Rete" organizzato dal Pd,
"linate,
la concorrenza farà bene" - andrea montanari
( da "Repubblica, La" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Accogliamo
con molto piacere le parole di Catricalà - sottolineano - La situazione del
monopolio di Alitalia su Linate deve cessare. Bene ha fatto il presidente
dell´Antitrust ad osservare che le regole le hanno cambiate in Europa,
favorendo di fatto le compagnie aeree. Noi aggiungiamo che in Italia dobbiamo
cambiare le regole per favorire i cittadini».
ma
la strada è lunga e tortuosa - ettore livini
( da "Repubblica, La" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia a
fare la parte del leone) mentre i nuovi entranti dovrebbero dividersi il resto
della torta. La strada insomma è accidentata e non certo breve. E lungo il
percorso ci sono da ottenere tante autorizzazioni da enti di controllo,
Authority politiche e di settore che fino ad oggi si sono mosse in curiosa
sintonia per agevolare al massimo il decollo della nuova Alitalia targata
l'antitrust:
via il blocco degli slot a linate - lucio cillis
( da "Repubblica, La" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Monopolio
di fatto per Alitalia, ci vuole più concorrenza" Nel decreto Abruzzo
l´incremento oltre il 30% ai rimborsi dei Mengozzi bond LUCIO CILLIS ROMA -
Linate ed Alitalia nel mirino dell´Antitrust. Il presidente dell´Autorità,
Antonio Catricalà, in una segnalazione al governo, Parlamento, Enac, Enav,
Assoclearance, ha evidenziato l´anomalia rappresentata dallo scalo milanese,
anche
il pd teme telecom-telefonica bernabé: "il governo non fa pressing" -
giorgio lonardi ( da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E cioè
«una riedizione di cordate su modello Alitalia per gestire la rete di Telecom
scorporata, ipotesi alla quale s´è giustamente ribellato il vertice Telecom e
che troverebbe una opposizione frontale da parte del Pd, oltre che delle forze
sindacali». Per il dirigente del Pd sarebbe questo il vero scopo del governo.
Lettera
di un elettore del Pd che si è rotto del Pd/3
( da "Foglio, Il" del
21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
altra
giornata di lavoro produttiva quanto l' Alitalia degli anni novanta, me ne
stavo fermo e tranquillo in macchina ad aspettare che il rosso del semaforo
lasciasse il posto al verde... e cosa vedo? Te. Meglio, un tuo messaggio
formato gigante, a qualche metro soltanto dalla fiancata destra della mia
vecchia nuova panda.
Il
ministro Matteoli Nessun taglio per Tirrenia Non ci saranno tagli ...
( da "Stampa, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Incontro
per le hostess Alitalia, Enac lavora sugli slot di Linate I sindacati hanno
richiesto un incontro all'Enac su «azioni e comportamenti» di Alitalia che «si
configurano come palesi violazioni delle normative europee e nazionali» nei
confronti degli assistenti di volo.
laboratorio
con celestini fare teatro con tav e alitalia
( da "Repubblica, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pagina XV
- Roma Frascati, Spazio ZIP Teatr´Arteria Laboratorio con Celestini fare teatro
con Tav e Alitalia Stendardo per Don Chisciotte la Accardi interpreta Cervantes
malpensa,
avanti sui diritti di volo il comune in pressing su berlusconi
( da "Repubblica, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
opposte
alla direzione della liberalizzazione che avvantaggino Alitalia - ha spiegato
ieri a Roma dove ha incontrato il premier Silvio Berlusconi - Le politiche dell´Antitrust
italiana vanno lette insieme a quelle dell´Unione europea. E´ giusto mettere in
atto politiche che amplino le offerte, ma bisogna fare attenzione che certe
decisioni non portino ad una concentrazione su Alitalia»
turbolenza
continua sugli obbligazionisti della ex alitalia
( da "Repubblica, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Turbolenza
continua sugli obbligazionisti della ex Alitalia Non è vero, non abbiamo fatto
offerte per un giacimento in Iran. è vero invece che lanceremo un bond da 1,5
miliardi, prevedo a metà di giugno MILANO - La via crucis degli obbligazionisti
Alitalia si avvicina all´ultima stazione senza che nessuno delle migliaia di
risparmiatori esposti per 270 milioni sappia davvero cosa fare.
Colaninno:
su Linate Alitalia rispetta le regole
( da "Unita, L'" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
su Linate
Alitalia rispetta le regole «Noi siamo rispettosi delle leggi e dei regolamenti
secondo i quali abbiamo il pieno diritto di fare quello che stiamo facendo». Il
presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, a margine dell'assembla di
Confindustria, ha commentato così la posizione dell'Antitrust sul mercato dei
voli all'aeroporto di Milano Linate.
Teatro
e politica, il festival di Celestini
( da "Unita, L'" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il
festival di Celestini Parte oggi a Frascati «Tempo reale», il minifestival di
teatro e impegno politico pensato e voluto da Ascanio Celestini. Tra le
proposte, l'anteprima della docufiction «Tutti giù per aria» sull'Alitalia
degli ultimi mesi, un convegno con Mina Welby, gli interventi in video di Dario
Fo, Moni Ovadia, Marco Paolini.
Questione
di soglie. Psicologiche, ovviamente. Per Berlusconi è fissata al 40%, e siccome
gli u... ( da "Unita, L'"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma
Berlusconi provasse a venir qui a parlare di Alitalia e di Malpensa, come aveva
promesso - dice Marantelli - e vediamo». E infatti lui batte e ribatte sul
tema. «Io giro, ci metto la faccia, non mi interessa cosa accadrà dopo, non
penso alla soglia, ma vedo che nonostante tutte le bufere il progetto del Pd ha
una radice robusta che nessun risultato negativo potrà cancellare.
Il
Pd non teme la disfatta Si decide tutto in 10 giorni
( da "Unita, L'" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma
Berlusconi provasse a venir qui a parlare di Alitalia e di Malpensa, come aveva
promesso - dice Marantelli - e vediamo». E infatti lui batte e ribatte sul
tema. «Io giro, ci metto la faccia, non mi interessa cosa accadrà dopo, non
penso alla soglia, ma vedo che nonostante tutte le bufere il progetto del Pd ha
una radice robusta che nessun risultato negativo potrà cancellare.
ROMA
- Sulla Fiat siamo in attesa, ma molto fiduciosi e orgogliosi. Stiamo ...
( da "Messaggero, Il" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
emergenza
sociale molto più complessa di Alitalia, spinge Berlusconi ad una seppur cauta
iniziativa, anche perchè il 31 del mese è il termine ultimo posto da Barack
Obama per offrire una soluzione al settore auto americano preda di una
devastante crisi. Quindici giorni dopo a Washington il Cavaliere incontrerà per
la prima volta il presidente americano.
Ascanio
Celestini racconta il mondo reale
( da "Manifesto, Il" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sull'Alitalia
degli ultimi mesi, ma anche la proiezione di Una montagna di balle di Nicola
Angrisano, visto in alcuni festival che racconta quanto è accaduto (e accade)
sulla discarica di Chiaiano; poi Good luck Vicenza, un fi lm fatto di voci e
volti sul progetto della base militare americana, e Parole sante,
Per
Malpensa l'incontro Moratti-premier
( da "Corriere della Sera" del
22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Moratti ha
anche messo in guardia rispetto agli effetti di un aumento dei movimenti per
ora a Linate, come auspicato dall'Antitrust. «Non si prendano decisioni che
portino in direzione opposta alla liberalizzazione e che avvantaggino
Alitalia».
Delitto
e castigo L'Occidente ha colonizzato il continente africano senza rispetto
pe... ( da "Stampa, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Approfitterei
quindi della ghiotta occasione per salutare la Rai come ho già fatto con
Alitalia, facendo volentieri a meno dei loro disservizi. GIANNI SORIA Il
digitale risparmia Rete 4 Mi
sembra di ricordare che dal 20 di maggio, nel medesimo tempo, dovevano essere
oscurate Rete 4 e Rai 2 in
Piemonte, che sarebbero state viste solo più in digitale.
e
bersani, segretario pd in pectore, incontra riva - raffaele niri
( da "Repubblica, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
voluta da
Berlusconi - per salvare l´Alitalia. Dalle sue quattro ore genovesi Bersani -
accompagnato dai segretari Pd Mario Tullo e Victor Rasetto e dal suo amico di
sempre, Mario Margini - raccoglie immagini molto contrastanti: problemi di
cassa integrazione (Ilva), rappresentanze sindacali decisamente preoccupate
(Maersk, Ansaldo Energia,
alitalia,
più passeggeri e meno debiti - lucio cillis
( da "Repubblica, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
In media giornaliera
a maggio, prendono posto sui velivoli Alitalia 66mila persone con un cabin
factor del 60%. Sono invece al di sotto delle attese le voci relative sia alla
soddisfazione dei clienti Alitalia sia al "clima" interno all´azienda
con una forte insoddisfazione dei dipendenti nei confronti del management.
segue
dalla prima pagina È in questa galassia - partito, Governo, Stato - che prende
forma la nuova Balena Azzurra ( da "Riformista, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il Paese
va gestito senza strappi: il ministro dei Trasporti ai tempi della vertenza
Alitalia condusse la trattativa all'opposto di Sacconi («Matteoli è l'unico con
cui si ragiona» disse Epifani); e il ministro delle Attività produttive ha
invitato giorni fa a dialogare con la Cgil. Vecchia scuola, i nuovi dc. In
tempi di crisi, serve la pax sociale.
Tremonti
e Prodi Faccia a faccia tra due cari nemici
( da "Corriere della Sera" del
23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
come
quello di vendere l'Alitalia ad Air France, mossa decisa da Prodi quando era al
governo e condivisa da Tremonti, prima che Silvio Berlusconi desse impulso alla
nascita della nuova compagnia. In fondo, di idee in comune non potevano non
averne, dato che nel '94 scrissero a quattro mani il programma economico del
Patto Segni.
Castellaneta
verso Sace Prato al mandato bis ( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
L'ex
presidente Alitalia dovrebbe restare anche alla guida del Demanio, che sarà
trasformato. Il piano prevede la scissione dell'Agenzia in due rami. Uno
conserverà la titolarità degli immobili pubblici (parte dei quali, come prevede
il disegno federalista, saranno girati alle regioni), e l'attuale natura
giuridica.
Dopo
le inchieste ecco i risultati ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Poi della
vicenda Alitalia, delle frequenze tv, dell'avvento del digitale e della pesca
illegale. I temi trattati dalla trasmissione sono stati molti. E questa sera si
potrà verificare se e come sono cambiate le cose. Report Raitre, ore 21.30
Lezioni
di volo in municipio E Ferno decolla con un computer
( da "Corriere della Sera" del
24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e il
comandante Alessandro Gentilini di Alitalia che ti dice tutto: ad esempio, che
sugli Md 80 c'è un solo sensore per tutta la cabina e a volte non valuta bene i
gradi in alcuni punti. E lo sapevate che l'applauso dopo l'atterraggio è
sbagliato? Andrebbe fatto dopo un buon decollo che è più impegnativo.
"report",
la resa dei conti ( da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia.
Il 13 gennaio c´è stato il primo volo di Cai, nata dalla cordata di 16 soci
capitanata da Roberto Colaninno che si è comprata la parte sana di Alitalia,
alleandosi con la AirOne di Carlo Toto. "Report" è andata a vedere
come funziona oggi la nuova compagnia, che fine hanno fatto gli azionisti e gli
obbligazionisti e cosa è riuscito a vendere il commissario Augusto Fantozzi
SAVE
THE CHILDREN ITALIA COMPIE 10 ANNI. INSIEME SIAMO DIVENTATI GRANDI.
( da "Corriere della Sera" del
25-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
American Express, Autostrade per l'Italia, Azimut, Banca Fideuram, Banca
Leonardo, Benetton Group, Bonelli Erede Pappalardo, Bonfiglioli Group, Bulgari,
Caboto, Cariparma, Cartiere del Garda, CNA, Costa Crociere, Credem, Deborah,
Diners, Dolce & Gabbana, Edison, Editori PerlaFinanza, Enel Cuore Onlus,
Report
e le ecofollie ( da "Stampa, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dall'Alitalia
ai derivati, dalla cattura illegale del pesce spada alla scomparsa delle api,
sterminate dai pesticidi. E come volete che sia andata a finire? Non una
meraviglia, a cominciare dall'Alitalia e dai suoi ritardi. Grande attenzione
come sempre all'ambiente, al quale Gabanelli ha pure dedicato «Ecofollie»,
Dominuire
si può e si deve Mille parlamentari sono troppi? In Italia, 57 milioni di a...
( da "Stampa, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
ai suoi amici. Ovviamente la Merkel ben si guarda di fare appello alla
«germanicità», ma invoca il libero mercato e sta valutando la proposta più
vantaggiosa. ANDREA NEJROTTI Disposti a tutto pur di difenderlo Ecco il solito
doppiopesismo della destra (non dico centrodestra, perché Lui dice sempre
sinistra e non centrosinistra)
caselle
non decolla, vertice con cai - diego longhin
( da "Repubblica, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
incontrerà
i vertici della nuova Alitalia per discutere dello sviluppo dello scalo
torinese. Un vertice insieme con la presidente della Regione, Mercedes Bresso,
a cui parteciperanno l´ad di Cai, Rocco Sabelli, e il presidente, Roberto
Colaninno: «Vogliamo capire se la riorganizzazione della compagnia nel
settentrione prevede un potenziamento di Caselle come è avvenuto a Venezia»
sconti,
promozioni, last minute chi guadagna in tempo di crisi - valentina conte
( da "Repubblica, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
EasyJet ha
saputo sfruttare la crisi di Alitalia e la concorrenza del Freccia Rossa, visto
che nei primi tre mesi dell´anno ha staccato il 45% di biglietti in più sullo
stesso periodo dell´anno prima da Roma. Prima destinazione Milano, seconda
Londra. L´outlet di Castel Romano, grandi marche a prezzi ribassati, ha chiuso
la promozione di inizio maggio con un 12%
"troverete
prezzi di saldo anche da noi avvocati"
( da "Repubblica, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
«Al
contrario, i clienti crescono in modo costante, italiani e stranieri. Abbiamo
aiutato lavoratori dell´Alitalia che vogliono essere inseriti fra i creditori
nel fallimento, e abitanti dell´Aquila che ci chiedono se pagare il canone di
affitto della casa danneggiata. Felici di essere ascoltati». (v.con.)
Una
vera gara per Opel oggi è impossibile
( da "Riformista, Il" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
impossibile
La vicenda Opel comincia ad assomigliare alla privatizzazione di Alitalia. Ci
sono tre offerte, una industriale a prezzi di realizzo (quella di Fiat), una
sostanzialmente conservatrice dello statu quo (Magna), una finanziaria (il
fondo Ripplewood). Sono previsti molti passaggi, la valutazione strategica dei
piani, la valutazione dei rischi, l'audizione dei Land coinvolti,
La
rissa politica a Berlino ha alzato la posta per Opel
( da "Riformista, Il" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Poco più
di un anno fa, un contenzioso simile, attorno ad Alitalia, con l'altolà allo
straniero dell'allora candidato premier Berlusconi, ottenne l'effetto
contrario. Fece scappare tutti i pretendenti (uno dei principali, tra l'altro,
era la tedesca Lufthansa), soprattutto il principale, i francesi di AirFrance.
Ma
Silvio tifa Fiat? O sta con Putin?
( da "EUROPA ON-LINE" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Lo si è
visto, per esempio, durante la vicenda di Alitalia, quando Berlusconi, da
premier in pectore, ricevette Putin nella solita cornice sarda e annunciò
l'interesse di Aeroflot, la compagnia russa di bandiera, a salvare l'azienda
italiana. Interesse rilevatosi nel giro di poche ore inconsistente.
Il
pastone Noemi ammazza la satira ( da "Manifesto, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ha la
pretesa di raccontare come è andata a finire la vicenda dell'Alitalia, e quali
sorprese riservi il digitale terrestre, il ministro Bondi e compagnia non
contestano i contenuti dell'inchiesta, preferiscono accusare il programma di
propagare «un'idea preconcetta e negativa dell'Italia». Come fossero le
sentinelle del sistema immunitario del regime mediatico.
Report
sotto tiro per i retroscena Alitalia
( da "Manifesto, Il" del
26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sotto tiro
per i retroscena Alitalia a cura di Alberto Caerio La puntata conclusiva del
ciclo 2008 - 2009 di «Report», andata in onda domenica, ha fatto il pieno di
ascolti e di polemiche. In particolare il servizio sugli strani retroscena
della vendita di «Nuova Alitalia» e le presunte responsabilità del governo,
hanno procurato «disagio e sconcerto»
"report"
e le critiche all'occhiello ( da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
non contestano un bel nulla, se non l´alternativa possibile e che tanto sarebbe
piaciuta a Bondi medesimo: ovvero dire che la questione è un guaio cosmico ma
che prima era peggio, e allora cosa vogliamo stare a questionare su cosa è
stato promesso e non c´è e forse non ci sarà mai, bisogna casomai riconoscere
al governo di averci messo le mani invece di dedicarsi solo
Caselle,
Alitalia promette "Una base fissa e più voli"
( da "Stampa, La" del
27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
promette "Una base fissa e più voli" La stradina bianca della morte
Raid contro due sedi leghiste Sette fermati Il cardinale "La Sindone è di
tutti" Ombre razziste bomba distrugge un furgone Grazia Longo I vertici
Cai: equipaggi distaccati e un aereo anti-ritardi Massimo Numa Poletto: «E' un
segno di fede,
Cai
rilancia su Caselle "Sarà una nostra base"
( da "Stampa, La" del
27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
amministratore
delegato della nuova Alitalia, sintetizza così l'esito dell'incontro con gli
enti locali piemontesi. Cai è intenzionata a mettere radici nell'aeroporto di
Caselle - il Sandro Pertini potrebbe diventare il terzo per importanza dopo
Fiumicino e Linate e prima di Venezia e Catania - e per farlo chiede uno sforzo
economico agli enti locali piemontesi.
Un
aereo di scorta contro i ritardi del Torino-Roma
( da "Stampa, La" del
27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
insomma, è intenzionata a investire su Caselle. Spiega Borioli: «L'incontro è
stato positivo. Abbiamo verificato la volontà e l'opportunità di lavorare a un
progetto comune di rafforzamento e di sviluppo della presenza di Alitalia a
Torino».
cai
offre rotte e chiede aiuti ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il
racconto di una giornata tipo Cai offre rotte e chiede aiuti Dopo le proteste
ecco il piano per rilanciare Alitalia a Caselle Dopo le proteste formali di
lunedì, il sindaco Sergio Chiamparino e la presidente della Regione Mercedes
Bresso hanno incontrato i vertici dell´Alitalia: l´amministratore delegato
Rocco Sabelli e il presidente Roberto Colaninno.
cai
promette rotte ma chiede in cambio aiuti pubblici - diego longhin
( da "Repubblica, La" del
27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sarebbe
questa la formula che permetterebbe alla nuova Alitalia di rafforzare la
presenza a Caselle. Un modello rodato, già collaudato su larga scala da Ryan
Air e poi utilizzato da altri vettori. I numeri uno della nuova compagnia,
l´amministratore delegato, Rocco Sabelli, e il presidente, Roberto Colaninno,
hanno incontrato il sindaco, Sergio Chiamparino,
caselle,
scommessa quotidiana "c'è chi aspetta l'aereo 5 ore" - federica
cravero ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
spiegano
da Alitalia, il sistema si sta assestando e rispetto al mese di aprile ci sono
molti meno disguidi. Uno dei problemi che si verificano a Torino, però, è che
al momento questo è uno dei pochi scali in cui Alitalia ed Air One hanno
unificato il sistema informatico e non è ancora possibile per i passeggeri
effettuare il check-
Nel
robusto, complicato dossier Opel, due cose sono più chiare dopo la giornata di
ieri ( da "Riformista, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
come lo è
stata Alitalia da noi). In una stagione di crisi, in cui si svolge un intenso
redde rationem tra interessi degli stati e spinte del mercato, è anche un
terreno di confronto tra sistemi paese. Ieri il ministro dell'Economia italiano
Giulio Tremonti ha detto che quella su Opel «è una partita che si gioca tra
governi.
ALICOS
Nuova offerta Andata a vuoto la prima chiamata, il commissario di Alitalia in
liquidazi... ( da "Unita, L'"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALICOS
Nuova offerta Andata a vuoto la prima chiamata, il commissario di Alitalia in
liquidazione, Augusto fantozzi, ha riaperto la gara per la cessione del 40% di
Alicos, il call center della vecchia compagnia di bandiera.
Alitalia,
"rosso" 2008 di 115 milioni E AirOne chiude in perdita di 24 milioni
( da "Messaggero, Il" del
27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Mercoledì
27 Maggio 2009 Chiudi Alitalia, "rosso" 2008 di 115 milioni E AirOne
chiude in perdita di 24 milioni
ROMA
- Alitalia approva i bilanci 2008 - in rosso - di Cai e di AirOne, acquisita
formalmente il 31 ... ( da "Messaggero, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
approva i bilanci 2008 - in rosso - di Cai e di AirOne, acquisita formalmente
il 31 dicembre. E nei primi tre mesi del 2009 ha bruciato oltre 200
milioni di perdite, peraltro attese perchè definite stagionali. Ieri il
consiglio della compagnia aerea presieduto da Roberto Colaninno, riunitosi a
Milano prezzo la sede di Intesa Sanpaolo,
Il
lunedì delle critiche a Report ( da "Opinione, L'"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
con
disagio la trasmissione Report dedicata in parte alla nuova Alitalia", ha
detto Bondi. "Quello che sconcerta ha continuato - è il fatto che una
rubrica di approfondimento, trasmessa su una rete pubblica, abbia fornito una
immagine negativa degli sforzi compiuti per costituire una nuova compagnia di
bandiera più efficiente e più solida di quella che, per diverse responsabilità,
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Guerra di tariffe a Caselle Alitalia lancia i low-cost per Roma Blue Express riduce del 15% i ticket
[FIRMA]ANGELO CONTI Guerra di tariffe a Caselle fra Alitalia da un lato e Blu-Express ed Air Italy dall'altro. Chi ha la
possibilità di programmare le vacanze a medio termine e soprattutto una minima
flessibilità nei giorni di partenza e di arrivo potrebbe anche dimezzare la sua
spesa di viaggio. Alitalia (e quindi anche Air
One che opera i voli da Caselle) ha appena lanciato una promozione che
definisce low-cost. Ha messo in vendita 10.000 biglietti sul Torino-Roma e
6.000 sul Torino-Napoli al prezzo di 49 euro. Situazioni più vantaggiose (con
tratte a 69 euro) sono reperibili anche verso Bari, Lamezia Terme e Palermo, ma
non è sempre facile individuarle. La promozione è comunque piuttosto random:
non è accessibile in tutte le date e, di solito, riguarda un solo volo della
giornata. Si riferisce a collegamenti in programma dal 27 maggio al 31 ottobre
ma l'acquisto va tassativamente fatto entro il 31 luglio. Di low-cost, in
fondo, non c'è molto, ma è una promozione molto interessante perchè
l'abbattimento del prezzo è sino a circa il 50% sulle precedenti tariffe
minime. Non è comunque tardata la risposta di Blu Express che ha ridotto del
15% tutti i suoi biglietti su tutti i voli nazionali ed internazionali. Si
tratta di una riduzione su tariffe già low-cost, quindi particolarmente
conveniente. Inoltre Blu Express ha deciso di mettere in vendita, a volte a
prezzi anche oltremodo interessanti, le sue rotte intercontinentali, molte
delle quali sono in prosecuzione automatica da Roma (chi parte da Torino via
Fiumicino potrà consegnare i bagagli a Caselle e rivederli solo a
destinazione). Air Italy, in crescita su Napoli, lancia da giugno un nuovo volo
low-cost per Olbia (a partire da 57 euro). Ma non è tutto. Ryanair ha
improvvisamente deciso di aumentare dall'autunno le frequenze verso Dusseldorf
Weeze e Bruxelles Charleroi. I nuovi voli sono già in vendita. Altro
incremento: Londra Stansted sarà giornaliero anche a novembre e dicembre,
l'anno scorso era stato ridotto. Molto bene vanno i voli low-cost su Pescara
(di FlyOnAir) che si affiancano a quelli di Air Vallèe . In crescita il Foggia
di MyAir che sta per lanciare l'attesissimo collegamento con Brindisi (da 29
euro più tasse), destinato a sicuro successo.
Torna all'inizio
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Il flop di
Malpensa ci è costato 80 milioni [FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Odio e amore. Sono
questi i sentimenti che possono descrivere il rapporto tra Torino, il Piemonte
e l'aeroporto di Malpensa. Odio motivato da un fattore di campanile - in difesa
dello scalo di Caselle - e dal rischio ambientale - le rotte che gravitavano in
gran parte sui cieli piemontesi. Amore, legato al business: più di 150 mila
piemontesi e le loro famiglie vivono grazie alla Malpensa. E così in questi
anni alle proteste contro l'ampliamento dello scalo (1999-2000) sono poi
seguiti i protocolli d'intesa e la scelta di investire i «danè», come dicono a
Milano. Tanti soldi spesi per potenziare l'accessibilità stradale e ferroviaria
allo scalo. Ottanta milioni già investiti o stanziati e altri 80 milioni che
dovrebbero alle Ferrovie Nord di Milano. Che cosa succederà adesso con l'addio della nuova Alitalia alla Malpensa? Sergio Vedovato, presidente uscente della
provincia di Novara, sottolinea il «fatto che il potenziamento della viabilità
stradale era e resta prioritario indipendentemente dall'esistenza dell'hub».
Vedovato invece, si dice preoccupato, «molto preoccupato» sul futuro del
collegamento ferroviario diretto Novara-Malpensa. Se ne parla
dall'inizio del Duemila, prima delle Olimpiadi invernali del 2006. Allora si
favoleggiava su un collegamento diretto Torino-Malpensa. Mai realizzato, se non
sulla carta: le Ferrovie Milano Nord hanno già completato il progetto
definitivo, costato alcuni milioni. A marzo è arrivato il via libera della
Regione sui progetti definitivi. Il progetto è in fase istruttoria presso il
ministero dei Trasporti. Dei «danè» non c'è traccia a meno di non cercarli
nelle casseforti dei governi (di qualunque colore politico) di Roma. I lavori per
l'adeguamento della strada statale Ticinese tra Cameri e Bellinzago, invece,
dovrebbero iniziare a luglio: poco meno di sei chilometri per una spesa di
11,488 milioni. Paga Anas. E l'ente nazionale delle strade si sobbarca anche le
spese per gli undici chilometri tra Pombia e Borgo Ticino. C'è il progetto
definitivo. Costo complessivo: 38 milioni. Per la realizzazione del nuovo ponte
sul Ticino (24,7 milioni la spesa totale) la Regione ha già pagato 2 milioni
alla provincia di Novara che tra risorse proprie e soldi ministeriali ha a
disposizione 11 milioni. C'è il progetto preliminare approvato nel dicembre del
2007. Per l'ampliamento della provinciale 527 siamo a livello di progetto
definitivo. La Regione ci mette 8 milioni e ha già liquidato 250 mila euro alla
provincia. Che succederà adesso? Mercedes Bresso, presidente della Regione,
nasconde a fatica la sua irritazione: «Con la decisione definitiva di CAI di
abbandonare Malpensa e di investire su Fiumicino come unico hub si consuma
l'ultimo atto di un vero e proprio imbroglio ai danni del Nord, dei cittadini
che pagheranno un costo altissimo per il salvataggio della compagnia senza
averne alcun vantaggio». Il motivo? «CAI se ne va da Malpensa ma, al tempo
stesso, non risolve il problema del monopolio», attacca l'assessore Daniele
Borioli. E aggiunge: «Prende forma il pallido destino del Nord ai tempi del
Berlusconi terzo: niente investimenti in infrastrutture, per le imprese e per
il lavoro, ma un ruvido e poco gratificante ruolo, grazie alle ronde, di guardia
al bidone». Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, liquida come una
«sciocchezza» la teoria della penalizzazione della Malpensa e del Nord. E
spiega: «L'aeroporto di Fiumicino ha una vocazione turistica, mentre Malpensa
ha una vocazione più industriale e di business, che deve crescere». E da
Milano, il sindaco Letizia Moratti, diffonde messaggi di ottimismo: «Malpensa
per fortuna sta crescendo ugualmente. Abbiamo il 7,9% in più di passeggeri
rispetto all'anno precedente, aprile su aprile».
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( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Franco Bertalli
MALPENSA "La ritirata di Alitalia ci taglia
fuori" «In un anno perdo 600 mila euro» NOVARESE TRADITO «Un pugno di
mosche» Sergio Vedovato: è ciò che resta ai cittadini dopo un costo di 4
miliardi di euro Un coro di proteste: timori di pesanti ricadute per l'indotto
e nel turismo [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA Alitalia
abbandona Malpensa. Imprenditori, politici, sindacalisti, operatori turistici
chiedono con fermezza che questo non preluda allo smantellamento
dell'aeroporto, un'ipotesi che avrebbe ricadute economiche pesanti anche sul
Novarese. C'è un coro unanime di protesta davanti alla decisione di Alitalia di concentrare voli e mezzi su Fiumicino, ma c'è
anche il disincanto di operatori che da anni con la compagnia di bandiera non
volano più. «Come Associazione Industriali di Novara - dice la presidente
Mariella Enoc - abbiamo sempre lavorato per il potenziamento di Malpensa.
Bisogna intervenire subito per il rilancio di un aeroporto che sembra in fase
di dismissione e per liberare gli slot: Alitalia non
vuole volarci, bene, si conceda la possibilità ad altri vettori». Per gli
industriali novaresi la penalizzazione di Malpensa è un grosso problema:
«Andare a prendere l'aereo a Linate o ad Orio al Serio - dice Giuseppino
Frattini, imprenditore della rubinetteria - si perde mezza giornata. Bisogna
ripristinare a Malpensa i voli nazionali». Oreste Primatesta, albergatore, ricorda che la politica di Alitalia non ha mai privilegiato il turismo: «Le altre compagnie di
bandiera, Air France e British Airways, l'anno prima vendono a metà prezzo i biglietti
per le località turistiche, Alitalia non ha mai avuto attenzione per il settore. Non vuole stare a
Malpensa? Stia a Roma, ma si dia Malpensa alle altre compagnie, perchè
per noi andare a Linate è un problema enorme, visto il traffico al collasso a Milano».
Carlo Colzani, segretario provinciale Cisl, mette in guardia sulle ricadute
negative per il territorio: «Malpensa doveva essere il trampolino di lancio per
merci ed aziende della zona; se si ridimensiona significa che perderà questo
ruolo: avremo una secca ricaduta sull'indotto, con molti posti di lavoro persi,
e problemi seri per la nostra economia. E' impensabile metterla in disparte».
Ieri sono arrivate anche le prime reazioni politiche: l'ex parlamentare Daniele
Galli afferma che si tratta dell'«ultimo atto dell'aeutanasia di un
investimento di 4,5 miliardi di euro per la creazione della grande Malpensa: la
ritirata di Alitalia verso Fiumicino avrà anche il
costo aggiuntivo della cassa integrazione per più di 2.000 persone». Il
presidente uscente della Provincia, Sergio Vedovato, aggiunge: «E' una beffa: i
contribuenti italiani si trovano con un pugno di mosche in mano dopo essersi
caricati sulle spalle quattro miliardi di euro di costi, viene sottratta al
territorio una risorsa importante e si penalizzano anche le famiglie novaresi
dei lavoratori dello scalo e del suo indotto». Ad Arona i primi ad essere
penalizzati i due alberghi, il Concorde e l'Atlantic, facenti capo alla
famiglia Bertalli. «Dal primo di gennaio abbiamo perso completamente la presenza
di personale dell'Alitalia, che era quello più
numeroso tra le compagnie aeree che frequentano i nostri hotel - dice Franco
Bertalli-. E' un disastro, avevamo una ventina di camere prenotate a notte per
un totale che oscillava tra i 600 e i 1000 pernottamenti al mese. La perdita in
termini economici si può quantificare tra i 400 e i 600 mila euro annui». C'è
chi sino all'ultimo ha sperato che il programma di Expo 2015 potesse far si che
Malpensa avesse ancora un ruolo importante per Cai-Alitalia.
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( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Verbania Quando i
politici marciavano contro Da Roma Cota rilancia sull'opzione Cameri e Mancuso
sottolinea «il problema Lombardia, troppi scali» Dieci anni dopo L'assessore
Manica «Arriva l'Expo. Beffa dopo il danno» Cattaneo: a quel tempo errori e
spot Il presidente degli industriali «Sono indignato» "Non ci arrenderemo,
siamo l'avamposto del Piemonte" [FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA Dei
politici si fa prima a dire chi non c'era. E chi c'era, che cosa dice oggi?
Malpensa 10 anni dopo. «Barricate!»: contro le rotte nel '99-2000 le invocava
l'Ovest Ticino con politici piemontesi di centrodestra e centrosinistra. Tutti,
fino alla marcia dei dodicimila, consumavano le suole sulle rampe. Per urlare
la rabbia contro sorvoli, sprezzo delle norme e terza pista. La terza pista:
oggi guai a nominarla. Osservatori accorti e studiosi di sistemi aeroportuali
ammonivano: «Il rischio è che Malpensa diventi hub ma non
salvi Alitalia». Li
chiamavo Cassandre. L'allora presidente della Provincia, l'ex ministro Pagani,
nell'ennesimo corteo si trovò tra le mani le fasce tricolori dei sindaci
dell'Ovest Ticino: «O via noi, o via i sorvoli». Adesso la sera sulla collina
di Oleggio c'è chi li conta, i sorvoli - seguendo le lucette delle ali - per
assopirsi: non funziona. Troppo pochi. Persino la chiesa, don Bandera,
dieci anni fa tuonò: «Prima l'uomo, poi l'aereo». Sono rimasti molti uomini e
donne, e in ansia, per il lavoro. Dieci anni dopo c'è chi annuncia altre
barricate: per non far morire Malpensa. Un altro presidente della Provincia,
Paolo Cattaneo, oggi è consigliere regionale: «In febbraio l'avevo scritto
nella mia "Lettera novarese": sarà declassamento, troppa
inadeguatezza del Governo, spot. La mia non è soddisfazione. Ai cittadini dico:
non fidatevi di chi strepita su Padania e Roma ladrona. Si deve ragionare,
ascoltare». Allora in Regione c'erano il presidente Ghigo, l'assessore
Racchelli, il centrodestra. In marcia. E c'era Giuliana Manica allora in
minoranza. In marcia. Oggi è assessore al Turismo giunta Bresso: «Non c'è
soddisfazione di fronte a questo "sgoverno". Volevano l'hub a tutti i
costi, forti dei poteri forti, e invece. Noi con Novarese e Vco ci siamo dati
obiettivi e piani. In troppi, altrove, non hanno fatto la propria parte.
Malpensa doveva essere strategica per tutto il sistema nazionale. Arriva l'Expo
ma il Nord è a piedi. Il danno e la beffa». Dieci anni fa i sindaci novaresi
andavano a Bruxelles a picchiare i pugni sugli eurotavoli. E gli
europarlamentari, giù a frotte. Un altro novarese politico in carriera: Roberto
Cota, allora presidente del Consiglio regionale. Sfilò fiero al fianco di
Bossi, un po' «per la nostra gente», un po' «per lo scalo padano». Cota è
capogruppo Lega alla Camera: «Difendo la nostra scelta su slot, mercato, Expo.
Noi su Cai siamo sempre stati critici. Per il Novarese abbiamo l'opzione Cameri
per un polo aeroportuale con F35 e non solo». Gianni Mancuso, deputato di An,
allora in Regione, ieri sera fresco fresco d'atterraggio a Malpensa: «Nel '99
eravamo combattuti tra ambiente e sviluppo. Poi è arrivato il problema
Lombardia, il corto circuito per i troppi scali. Su Cai la situazione era nota.
Spero che con la ripresa, Malpensa trovi slanci nel business. A oggi rischia la
serie B. Roma fa il suo gioco». Marina Ughetta non fece e non fa politica.
Fondò il Covest: il suo «terzo figlio», comitato contro le rotte. Ex
pasionaria, da navigata legale oggi modula i toni: «Non c'è soddisfazione. Alitalia aveva debolezze note e Malpensa resta un progetto
nato male. Una vittoria di Pirro».La scelta di Cai di declassare Malpensa a
favore di Fiumicino provoca la reazione dell'imprenditoria del Vco. «Sono
indignato - dichiara il presidente degli Industriali Davide Parodi - per il
comportamento di Alitalia. Questa scelta penalizzerà
il cuore del sistema paese, che in questo momento tiene in vita l'economia».
Preoccupato il presidente del Distretto Turistico dei Laghi, Antonio Longo
Dorni, che chiede al governo di liberalizzare le rotte.[FIRMA]GIANFRANCO
QUAGLIA NOVARA Primo non arrendersi. Questo è il passaparola che ieri si è
diffuso nel mondo economico novarese. A cominciare da Paolo Rovellotti,
neo-presidente della Camera di Commercio, il quale adesso punta tutto sugli
effetti positivi che potranno arrivare dagli accordi con Lufthansa: «Mi giungono
notizie che la compagnia tedesca voglia trasferire il centro operativo a
Malpensa e questa iniziativa potrebbe rilanciare l'hub». Non solo: Rovellotti
pensa anche a una sistemazione migliore di «Novara Promuove», l'avamposto del
territorio novarese all'interno dell'aeroporto: «Lo sposteremo accanto
all'uscita B, per accogliere meglio i passeggeri in arrivo dall'area extra
Shengen, perchè i nuovi mercati sono quelli dell'Est. Novara Promuove potrebbe
diventare il punto di riferimento e rappresentanza per tutto il Piemonte». Il
passo successivo potrebbe essere la realizzazione di una fiera permanente
interregionale dei prodotti tipici: «Siamo in avanzata fase di stesura di un
accordo di programma tra le Camere di commercio, i Comuni e le Province per
realizzare negli ampi spazi di Malpensa un centro di promozione territoriale».
Sul futuro dello scalo nutre serie preoccupazioni Gianfredo Comazzi, ex
presidente della Camera di Commercio di Novara e pe ranni alla guida del
Comitato Malpensa: «La decisione di Alitalia è grave,
avrà ricadute pesanti per il nostro territorio. Sostenere che ci sarà un hub
principale a Fiumicino e tanti altri hub secondari (come Venezia e Milano) è un
errore madornale e di prospettiva. Negli ultimi mesi Malpensa ha perso
passeggeri, ma questo è dovuto al fatto che sono sono venute a mancare i voli.
A questo punto non ci resta altro da fare che stare vicini a Sea, per far siì
che il ruolo di Malpensa non sia più condizionato da Alitalia,
ma trovi sbocchi attraverso altre compagnie. C'è da augurarsi che gli slot
liberi vengano affidati al più presto».
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( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
MALPENSA
STRESA VERBANIA ELEZIONI All'interno Coro di proteste contro la ritirata di Alitalia L'addio a
Vidoli con il casco di gara e le rose bianche Si schianta in auto contro un
camion Giovane è grave Tutti i candidati sindaci e consiglieri dei paesi del
Cusio Servizi Vincenzo Amato Filippo Rubertà Vincenzo Amato e Luca Zirotti
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( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia blocca la
rinascita di Malpensa" La Magliana non molla i diritti di volo
inutilizzati Guerra su Linate-Fiumicino, rotta delle uova d'oro Il nemico da
battere, per chi si ostina a credere in Malpensa e nella libertà dell'italico
trasporto aereo, si chiama ostruzionismo. Ne ha sempre parlato Lufthansa,
che dall'aeroporto varesino porta in tre destinazioni nazionali e in otto
europee, e ne riparla easyJet, che ha trasformato l'ex hub in un inedito ibrido
tra tradizionale e low-cost (il Terminal 2 è tutto dedicato ai prezzi bassi).
«Siamo attualmente la prima compagnia dell'aeroporto - dice François Bacchetta,
regional general manager di easyJet - Presto baseremo altri due aeromobili (ne
ha già 15, ndr) e stiamo assumendo altri 70 assistenti di volo italiani in
vista della stagione estiva». Lamenta però la melina sugli slot inutilizzati:
«Esortiamo chi ha il potere di prendere delle decisioni tese ad assicurare alle
compagnie che vogliono investire di poter utilizzare questi slot il più presto
possibile». E invece c'è una tenaglia che impedisce di invadere il campo di Alitalia nel ricco Nord dealitalizzato. Primo: nessuno può
anche solo pensare di far partire voli per Roma da Linate (Lufthansa aveva
fatto richiesta, respinta al mittente, easyJet aveva «prenotato» trenta spazi
orari e gli è stato detto di no), perché se Alitalia
non molla i suoi, nessuno può pretenderli. Da qualche giorno, poi, il
Parlamento Europeo ha varato un bel «congelamento» di sei mesi degli slot
inutilizzati, fortemente voluto come rimedio «anticrisi» dal commissario ai
Trasporti Antonio Tajani (Pdl). Nell'estate 2010 potranno essere mantenute
anche quelle bande orarie che - se non venivano utilizzate almeno per l'80% -
dovevano essere cedute nella stagione successiva. Non trattasi di uno sgarbo
all'Alitalia. Ma anche per chi volesse impiantare un
nuovo volo intercontinentale dalla Malpensa le cose non vanno meglio. Il
sindaco di Milano, Letizia Moratti, dice che gli effetti della liberalizzazione
dei diritti di traffico per volare fuori dalla Ue (fino ad oggi in mano tutti
ad Alitalia) «si stanno già vedendo». Da che il
governo s'è mosso, su 27 dossier aperti da diverse compagnie ne sono stati
rivisti quattro: Cina, Corea, Israele ed Egitto in forme differenti. Il resto,
salvo qualche permesso provvisorio, è in alto mare. Col Brasile? Contatti
generici. Col Giappone? Solo scambi di lettere. Con l'Argentina? Nulla da
segnalare. La Russia? Già a dicembre aveva mandato tutto all'aria. Raccontano
che al Cremlino non vogliano aprire i loro scali a più vettori, perché ciò -
per il principio della reciprocità - comporterebbe la perdita dell'esclusività
per Aeroflot, e questo non sarebbe gradito. Siamo ai preliminari, insomma. Ma
da Lufthansa sembrano più arrabbiati per il no al Linate-Roma che per altro.
«E' troppo presto», ripetono da Colonia. Presto per pensare a Malpensa di nuovo
hub tra 3/4 anni con loro come protagonisti («per noi è un point to point»,
dicono), presto anche per annunciare il primo volo intercontinentale dallo
scalo, che pure vorrebbero. «Prima dovremo valutare il ritorno economico
dell'impegno in Italia», a Malpensa. Che nessuno, nemmeno tra i soci più
nordisti della Cai, sembra rimpiangere. «Non c'era alternativa, come si fa a
investire in un aeroporto carente di infrastrutture? I numeri non ci
permettevano il lusso di scegliere Malpensa», racconta uno di loro. Però,
sempre tra gli azionisti, c'è chi ha chiesto «che Alitalia
dia un segnale che smorzi le polemiche al Nord: sa quante telefonate di protesta
ho ricevuto ieri da altri imprenditori?». Basterebbe ricordarsi dei voli
(Miami, Buenos Aires, Shanghai) che l'ad Rocco Sabelli aveva ipotizzato. E che
finora sono caduti nel nulla...
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( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Il presidente
Enac «La compagnia doveva ridisegnare il suo network» [FIRMA]FABIO POZZO Getta
acqua sul fuoco Vito Riggio, il presidente dell'Enac «Lo
spostamento di voli Alitalia da Malpensa a Fiumicino è stato un atto obbligato nell'ottica di
risanamento della compagnia». «A partire dal mese di marzo - spiega - si è dato
avvio al trasferimento di circa 170 voli giornalieri operati dalla compagnia Alitalia da Malpensa a Fiumicino (il
de-hubbig, ndr.), vista la necessità per la compagnia di ridisegnare, in
un'ottica di risanamento, un network sia nazionale sia internazionale più
sostenibile, da cui è derivata la soppressione definitiva di alcuni
collegamenti meno redditivi, con impatto sulla gran parte dei voli nazionali».
A Milano, intanto, la protesta cresce. Il pd ieri ha organizzato un presidio a
palazzo Marino: teme che la scelta su Fiumicino sia il primo passo per la
chiusura dello scalo lombardo. Ma il sindaco, Letizia Moratti, va in
controtendenza e non si dice delusa. «La politica di Alitalia
è quella di un hub nazionale, nè romana nè milanese. Il governo ha accolto
quello che noi avevamo richiesto e noi da tempo ci eravamo attrezzati per avere
soluzioni alternative diverse (il riferimento è alle liberalizzazioni dei
diritti di traffico, ndr.). E comunque sia, Malpensa per fortuna sta crescendo
ugualmente: abbiamo il 7,9% in più di passeggeri rispetto all'anno precedenti.
Il mercato che alla fine premia». «Alitalia è una
società privata, può fare quello che vuole, ma non con i nostri soldi» incalza
il presidente della Regione, Roberto Formigoni. «Ma dal momento che una delle
fonti principali è data dai proventi del collegamento Milano-Roma non è più
possibile che Alitalia pensi di gestire il servizio in
regime di monopolio, imponendo prezzi al di fuori del mercato». Di
liberalizzazione delle rotte parla anche Confapi: «Visto che la Cai ha deciso
di trascurare il nord produttivo, è necessario correre subito ai ripari ,
garantendo servizi essenziali per la nostra economia» dice il presidente Paolo
Galassi. Sul fronte politico, però, gli animi restano caldi. Ai tentativi di
raffreddarli del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, per il quale «pensare
che si voglia penalizzare Malpensa è una sciocchezza: Roma una vocazione
turistica, mentre Malpensa ha una vocazione più industriale e di business, che
deve crescere», replica secco il presidente della Provincia di Milano Filippo
Penati: «Noi ci sentiamo traditi. Il ora governa venga a Milano a dire quale
ruolo vuole giocare per l'aeroporto e per il nord»». Sulla stessa linea anche
il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso: «Si è consumato l'ultimo
atto di un vero e proprio imbroglio. L'esito era già scritto, fin dall'inizio».
«È una scelta fatta nell'agosto 2007» precisa il presidente di Sea, Giuseppe
Bonomi. Nel bailamme, intervengono anche le altre compagnie che hanno invece
puntato su Malpensa: Lufthansa Italia non esclude - anche se è ancora presto -
voli intercontinentali; EasyJet dice: «Liberate gli slot (a Linate) e
lasciateci investire»; Ai Italy parla di «spazi di crescita che vanno colti
«con i giusti mezzi».
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( da "Unita, L'" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
«Noi europesti,
la Destra no» La sfida del Pd per Strasburgo BRUNO MISERENDINO «Qualcuno
conosce le idee del Pdl o della Lega per l'Europa?». Umberto Ranieri, che ha
curato il programma del Pd in vista del 7 giugno, fa la domanda retorica alla
platea dei candidati. Dario Franceschini dà una risposta: «In Italia è cosa
strana che un partito presenti il programma per le elezioni europee, invece è
normale all'estero, per anni la Destra ha cavalcato un euroscetticismo senza
ritegno e ora avremo un'altra campagna europea senza Europa». La scommessa del
Pd è quella già annunciata: «Una sfida di serietà tra noi e loro». Leit motiv:
il Pd all'Europa ci tiene, la Destra no. È sempre stato così, ma stavolta è
anche più grave. Visto che in questa crisi l'Italia senza Europa sarebbe stata
spazzata via. «Le imprese e e i lavoratori lo sanno benissimo - chiosa
Cofferati - per questo facciamo bene a parlare di Europa». «È indubbio che le
elezioni abbiano anche un significato politico», ammette Franceschini, e il Pd
non si tira indietro: se Berlusconi stravince «ci si potrebbe svegliare in un
altro paese». «Ma noi - aggiunge - vogliamo che restino accesi i riflettori sul
tema Europa». «Noi vogliamo rilanciare l'europeismo». «Del resto - attacca - ci
sarà pure un motivo per cui solo in Italia, a differenza di tutti gli altri 26
paesi, si presentano in lista il premier e leader (Di Pietro ndr) che non
potranno nemmeno mettere piede a Strasburgo perchè la legge lo vieta. Perchè
dobbiamo sempre essere anomali nella furbizia e nel trucco? Abbiamo candidato
persone forti per competenza, esperienza e professionalità e che resteranno in
Europa e questo dovrà essere un argomento centrale della campagna elettorale,
non marginale». Ieri nella sala del Refettorio della Camera, tra libri e raccolte
degli atti di Montecitorio, insieme a Franceschini e Zingaretti erano riuniti i
protagonisti europei del Pd per dare il via ufficiale alla campagna del 7
giugno. Umberto Ranieri che ha curato il programma, i capilista delle 5
circoscrizioni, Cofferati, Luigi Berlinguer, Sassoli, De Castro, Rita
Borsellino. La Destra invece agita il tema dell'italianità
per prendere voti, vedi caso Alitalia, dove peraltro ha danneggiato proprio l'Italia e Malpensa, e si
ricorda dell'Europa quando si tratta di chiedere aiuto contro i clandestini.
«Proprio loro - ricorda Ranieri - che per anni hanno bloccato il mandato di
cattura europeo», per le paure del premier e della Lega. «Per anni
Tremonti ha sparato contro l'Europa», aggiunge. Il Pd non lesina critiche ai
vertici attuali dell'Ue, a Barroso, ma lo fa per avere un'Europa più forte, non
più debole. L'obiettivo è ridurre le disuguaglianze, armonizzare le politiche
fiscali. «Proprio l'Europa insegna che le società che assicurano più giustizia
sociale sono anche quelle più competitive». L'opposto dell'Italia, uno dei
paesi più diseguali e tra i meno competitivi. «Il Pd all'Europa ci tiene, la
Destra no». Parte la campagna elettorale del 7 giugno, Franceschini attacca:
«Per anni hanno agitato un antieuropeismo senza ritegno, adesso senza Europa
saremmo zero».
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( da "Unita, L'" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, le false
promesse dei «patrioti» e Berlusconi MARCO VENTIMIGLIA Sarà anche stata la
scoperta dell'acqua calda, dopo gli accordi fortemente voluti soltanto qualche
mese fa dalla coalizione di governo, ma di certo è un'acqua che scotta, brucia,
sulla pelle di molti lavoratori è che arroventa la politica. Infatti, il giorno dopo
l'ufficializzazione della scelta dell'aeroporto di Fiumicino quale hub per la
nuova Alitalia guidata da Roberto Colaninno non si
sono placate le polemiche con la pesante discesa in campo dei governatori di
Piemonte e Lombardia, quest'ultima guidata da un Roberto Formigoni
eufimisticamente "in imbarazzo" per il funerale dello scalo di
Malpensa celebrato proprio dal suo esecutivo di riferimento. FINALE GIÀ SCRITTO
«Con la decisione definitiva di Cai di abbandonare Malpensa e di investire su
Fiumicino come unico hub si consuma l'ultimo atto di un vero e proprio
imbroglio, non l'unico, purtroppo, ai danni del Nord, dei cittadini che
pagheranno un costo altissimo per il salvataggio della compagnia senza averne
alcun vantaggio»: è questo il durissimo giudizio formulato dal presidente della
regione Piemonte, Mercedes Bresso, sulla vicenda Alitalia.
«Un esito - ha proseguito - che era già scritto, fin dall'inizio, come molti
hanno sempre detto. Molti, ma non l'allora opposizione di destra che sulla
battaglia per Malpensa costruì, poco più di un anno fa, gran parte della
campagna elettorale che l'ha portata al Governo. Ora Cai ha scelto di
abbandonare quell'hub: l'esatto contrario di quanto sbandierato dalla destra».
Quanto al presidente della regione confinante e contenente l'ormai derelitta
Malpensa, appunto Roberto Formigoni, le sue parole sono rimbalzate dal Canada,
dove si trova per presentare l'Expo 2015, altro cavallo di battaglia del centrodestra
che promette a breve ulteriori clamorosi disarcionamenti. «La posizione di
Colaninno non è una grande novità - ha dichiarato il primo dirigente della
Lombardia -, così come che l'Alitalia abbia deciso di
puntare su Fiumicino. Però l'annuncio ufficiale costringe, come dire, a gettare
la maschera e non voglio trovare un termine molto duro». RICETTE IMPROBABILI
Formigoni ha poi cercato di articolare un ragionamento
"consolatorio": «Alitalia riconosce
ufficialmente di essere una compagnia a servizio di metà del paese, quella da
Roma in giù, per questo si tolga dalla testa di poter continuare ad esercitare
il monopolio. Noi chiederemo che il 50% della Milano-Roma sia messo a
disposizione di un'altra azienda di voli, che indicheremo noi e che utilizzerà i
proventi per garantire rotte internazionali e intercontinentali da Linate e da
Malpensa». Parole che rischiano però di rivelarsi presto come un ennesimo spot
se è vero che il deterioramento della situazione a Malpensa procede
rapidissimo, come sottolineato ieri dal presidente della provincia di Milano,
Filippo Penati: «Il sindaco Moratti ha detto che nulla è cambiato. Si è messa
l'elmetto da pompiere cercando di spegnere il fuoco e dire che tutto va bene,
ma non è vero, in realtà è cambiato moltissimo. Nello scalo di Malpensa hanno
già chiuso i negozi». La scelta di Fiumicino come unico hub nazionale continua
a far discutere. «Un imbroglio a danno di Malpensa», dice il governatore del
Piemonte mentre l'imbarazzato Formigoni parla di soluzioni alternative.
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( da "Unita, L'" del
15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
il baratto A
giochi fatti per me è chiaro che la Lega ha barattato le ronde ed i
provvedimenti anti clandestini lasciando a Roma l'hub Alitalia! Ora i lavoratori di Malpensa dovrebbero meditare. luigi (pa)
disgrazie per l'italia Mio nipote, cervello in fuga, laureato stabilitosi in
America sostiene: cara zia sull'Italia purtroppo è piombata la disgrazia
berluscones. g.p. ora tutti uniti Il mio sogno per le prossime elezioni è che
la sinistra tutta ma proprio tutta mettesse da parte disaccordi e facesse quadrato
intorno al segretario. Se lo merita lui e anche noi che contiamo solo in quanto
elettori. Grazie. Simona la solidarietà Strano paese, l'Italia, tutti
cristiani, a parole, salvo poi criticare il Papa e i vescovi quando invitano
alla solidarietà con gli immigrati. s.f. cose terribili Questo governo sta
facendo cose terribili con una leggerezza ed una spudoratezza che mi
sconvolgono. E tanti approvano! Elia messa in scena Nel '97 Berlusconi in
lacrime e disperato per i migranti albanesi respinti da Prodi, e, oggi viste le
sue idee in merito... era solo una messa in scena mediatica! Vergogna! Virginio
(Baganzola, PR) le buone mani L'uomo brianzolo: Maroni esegue i miei ordini. È
una balla! Nessuno dei migranti respinti aveva diritto all'asilo politico. Un'altra
balla! Siamo in buone mani! Ferrari (Pr) mediocri interessi Il silenzioso e
diffuso assenso alle ultime leggi vergogna mi spinge a ripensare la definizione
di "paese" forse siamo un agglomerato di mediocri intere ssi e
pensieri bigotti! f.s. la sirena Cari corregionali abruzzesi,non vi fate
incantare dalla sirena pelo-trapiantata! Rossella (PG) ora legale Di questo
passo l'unica cosa legale che resterà in italia sarà l'ora. Roby
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( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina III -
Milano Il Comune concede le sale gratuitamente. Penati: grazie a noi e al
Tesoro si risparmiano 8 milioni di euro di affitti Expo, la retromarcia di
Stanca Palazzo Reale solo sede di rappresentanza. "Non sono
capriccioso" La sede di rappresentanza dell´Expo resterà Palazzo Reale, ma
il Comune concederà le stanze del primo piano gratis, in comodato d´uso.
Soltanto così, il cda riunito ieri, è potuto uscire dall´impasse della
precedente riunione, quando l´ad Stanca aveva minacciato le dimissioni se non
avesse avuto quella sede. Su questa questione, come sul suo stipendio, l´onorevole del Pdl dice: «è stato un grande equivoco, non sono
un capriccioso». I problemi della gestione di Expo 2015 si intrecciano con
quelli di Malpensa, sempre più fuori dai piani di Alitalia. Per questo ieri pomeriggio è arrivata la protesta del Pd: «Il
Governo ha tradito Milano». SERVIZI ALLE PAGINE II E III
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( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV -
Milano Roberto Formigoni Letizia Moratti Filippo Penati Malpensa e Expo, Pd
all´attacco "Il governo ha tradito Milano" Ma il sindaco: l´aeroporto
cresce, niente drammi Martina accusa la Lega: "Non ha mosso un dito per
liberalizzare le rotte". Lupi: rivedere gli accordi
bilaterali Alitalia non può
più imporre sul Milano-Roma prezzi fuori mercato. Una tale situazione si può
tollerare per un periodo limitato, ora siamo al punto finale Il mercato ci
premia per esserci attrezzati con soluzioni alternative ad Alitalia. Ci ha aiutato il governo con
la liberalizzazione dei diritti di traffico. Sono soddisfatta Il governo
ha affossato Malpensa, con uno sperpero di denaro pubblico, persone che perdono
il lavoro e piccole imprese che rischiano di chiudere STEFANO ROSSI Il
retroscena lo svela Luigi Vimercati, senatore del Pd: «Cai, la nuova Alitalia, opera cento voli settimanali dall´Italia
all´aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, 60 da Roma e 40 da Milano. Per
Londra ce ne sono solo 30. Le trattative per la liberalizzazione delle rotte e
l´ingresso di nuove compagnie a Malpensa sono a un punto morto. Ormai è chiaro
che la Cai è una compagnia vassalla di Air France, che porta passeggeri nel suo
hub». La decisione della Cai di fare di Fiumicino il suo hub, mentre gran parte
del traffico, dei clienti e dei profitti è al Nord, scatena il centrosinistra
(il Pd ha manifestato davanti a Palazzo Marino) ma irrita anche la business
community e parte del centrodestra. Come l´ex sindaco Gabriele Albertini: «Se Alitalia non sceglie il mercato, lo lasci scegliere a noi».
Inoltre, la corsa per la presidenza della Provincia passa anche dal cruciale
nodo del traffico aereo. Così il candidato del centrosinistra, Filippo Penati,
attacca il sindaco Letizia Moratti: «Dice che nulla è cambiato ma è cambiato
moltissimo. A Malpensa hanno già chiuso i negozi. Il governo ha tradito il
Nord». Gli altri due candidati presidenti di opposizione parlano di «ipocrisie
e false promesse del governo» (Enrico Marcora, Udc) e di «grande fallimento e
spreco di denaro pubblico» (Massimo Gatti della Sinistra di Prc e Pdci). La
Moratti risponde: «Malpensa sta crescendo ugualmente, in aprile abbiamo un 7,9%
in più di passeggeri su aprile 2008. Il mercato alla fine premia. Sono
soddisfatta di cogliere i risultati positivi di una politica che, come
azionista di maggioranza di Sea, abbiamo portato avanti in questi anni, seppure
difficili». Controreplica di Penati: «Al governo Prodi aveva chiesto un
risarcimento miliardario tramite Sea. Ora è soddisfatta? Ha gettato la spugna».
Il segretario regionale, Maurizio Martina, preferisce puntare sulla Lega: «Non
ha mosso un dito per liberalizzare le rotte. I voli a Malpensa sono scesi da
1.200 a 180, l´accordo del governo Prodi con Air France ne salvava 500». Il Pd
attacca il monopolio Cai-Alitalia sulla lucrosa tratta
Milano-Roma, contro il quale Italia dei Valori presenterà una mozione in
Regione. «La nuova Alitalia è privata ed è libera di
scegliere - ricorda il deputato del Pdl Maurizio Lupi - ma credo sia indispensabile
lavorare per favorire la liberalizzazione degli accordi bilaterali che
consentiranno a tutte le compagnie che lo vorranno di utilizzare lo scalo
milanese. E sono sicuro che i numeri dimostreranno che Malpensa è un hub
internazionale solido e capace di affrontare il mercato». Dal Canada il
governatore Roberto Formigoni (Pdl) aggiunge: «Alitalia
è privata e fa ciò che vuole, ma non con i nostri soldi». Quelli di Easy Jet si
dicono «pronti a espanderci a Linate e Fiumicino. Anche a Malpensa abbiamo investito
600 milioni, facendone la base di 15 aerei». La cosiddetta «dehubbizzazione» di
Malpensa danneggia le piccole e medie imprese, chiarisce Paolo Galassi,
presidente di Confapi: «Non ci interessa il vettore, per girare il mondo in
cerca di nuovi mercati e battere la crisi ci serve poter volare da Malpensa».
Il malumore varca i confini regionali e arriva nella provincia del
Verbano-Cusio-Ossola, dove il presidente dell´Unione industriali, Davide
Parodi, si dichiara «fortemente indignato con Alitalia».
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( da "Secolo XIX, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Saccheggia
"Millemiglia": in cella il raggiro Un genovese che lavorava in un
call center a Londra dirottava i punti Alitalia sugli
amici COME TANTI STUDENTI della sua età, anche Marco, 24 anni, genovese, era
volato a Londra per imparare l'inglese, lavorando nel contempo per mantenersi e
far pratica con la lingua. È riuscito, però, a mettersi nei pasticci per
un'iniziativa che, da noi, potrebbe essere qualificata da furbetto. Ma oggi
Marco rischia di farsi vent'anni di britannica galera. Solo per aver rubato
delle "miglia". Che, per dirla in soldoni, stanno
all'Alitalia come i punti
sulle confezioni di merendine stanno al Mulino Bianco. Lo studente genovese,
assunto in un call center londinese affiliato ad Alitalia, aveva infatti pieno accesso ai nominativi e ai dati dei clienti
che viaggiavano con la compagnia di bandiera italiana. I clienti
accumulano le "miglia", secondo il programma "Millemiglia Alitalia" che, come in una qualsiasi raccolta a premi,
permette agli iscritti di accumulare tanti più punti quanto più si viaggia con Alitalia o con le compagnie partner e associate. Facciamo un
paragone. Con 50 punti del latte si conquista uno strofinaccio, con 200 un
servizio da caffè. In questo caso con ventimila miglia si conquista il diritto
ad un volo premio verso una qualsiasi destinazione nazionale in classe
economica, con centoventimila si vola gratis fino in Brasile o in Giappone. E
in business class. Proprio il miraggio di un volo gratis ha spinto Marco,
insieme ad un collega di 21 anni, a tentare il colpaccio: sottrarre qualche
miglia qua, qualche miglia là ai vari clienti, per spostarle su un altro conto
da loro aperto ad hoc, fino ad ottenere il malloppo necessario ad artigliare il
volo a sbafo. Sbafo riuscito così perfettamente da risultare come un invito su
carta intestata a riprovarci ancora. E ancora. E ancora. E se i primi voli si
limitavano magari a brevi trasferte da o per Genova, una volta collaudato il
trucco i due sono passati a girare i biglietti a parenti, amici e fidanzate,
fino a non limitarsi più alle sole tratte londinesi, ma passando anche alle
vacanze vere e proprie, sia in Europa che fuori, fino a regalare alle
rispettive mamme un viaggetto a Shangai. Andata e ritorno, ovviamente in
business class. L'ultimo atterraggio è stato però brusco e totalmente
inaspettato, quando, durante una giornata di lavoro, la polizia inglese ha
fatto irruzione nel call center per trascinare fuori i due italiani, caricarli
sulle volanti, e condurli sotto il fuoco di fila di un interrogatorio che li ha
inchiodati alle loro responsabilità. In Gran Bretagna non esiste propriamente
una magistratura inquirente come in Italia: le indagini sono condotte
direttamente dalle forze di polizia, con iter molto più brevi e procedure meno
cerimoniose. Secondo l'accusa l'ammontare del furto è di circa quarantamila
sterline, nonostante materialmente non sia stato rubato nemmeno un pound.
Quarantamila sterline. Nel buco nero che ha trascinato Alitalia
sull'orlo del fallimento solo pochi mesi fa, prima del salvataggio in extremis
della Cai, si perdono come una minuscola goccia in un oceano di sprechi. Per
questo la compagnia di bandiera italiana ha subito disposto di non procedere
nei loro riguardi, tanto che negli uffici londinesi della compagnia, ad oggi,
di questa vicenda non ne sanno nulla. Ma la fraud, la frode, è stata realizzata
in territorio inglese, come inglese a tutti gli effetti è il call center per
cui lavoravano i due studenti, ed è quindi solo la legge inglese che conta in
questo caso. E che, per questa tipologia di reato, è particolarmente severa, al
punto da prevedere fino a 20 anni di carcere. Marco e Luca sono in attesa del
processo, a porte aperte, che si terrà nella capitale britannica nei prossimi
mesi. In aula, a curarne la difesa, ci sarà l'avvocato Gabriele Giambrone. Ed è
proprio Giambrone, sotto il suo primo studio londinese nel cuore della City, a
spiegarci come la Gran Bretagna possegga una delle normative più restrittive al
mondo relative al diritto di cronaca; una normativa che proibisce alle testate giornalistiche
di pubblicare foto e di diffondere qualsiasi dato preciso su persone oggetto di
indagini penali, come ad esempio i nomi, i domicili o qualsiasi altro indizio
possa portare al riconoscimento degli indagati (pena arrivare, almeno
teoricamente, fino all'arresto del direttore del giornale!). Questo ovviamente
solo fino alla data del processo e solo al fine di non nuocere agli accusati
con notizie o commenti che potrebbero arrivare all'orecchio di potenziali
giurati, influenzandoli negativamente. Il silenzio non aiuta però certamente né
ad alleviare lo shock di due studenti italiani soli, terrorizzati e in attesa
di giudizio, in un paese straniero, né ad arginare la disperazione delle loro
famiglie che si sono viste rifiutare anche l'ultima possibilità, ovvero quella
di restituire tutto il corrispondente in denaro delle miglia sottratte, fino
all'ultimo penny. Marzia Fossati [+] www.ilsecoloxix.it Commenta la notizia sul
nostro sito 15/05/2009
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( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina VIII -
Firenze Aeroporto, Meridiana vuol vendere Edizioni Holding potrebbe avere la
maggioranza assoluta C´è chi invoca l´arrivo di una cordata locale che si allei
con il pubblico per la gestione dello scalo ILARIA CIUTI RISCHIO di capriola a
Peretola. Non di quelle che fanno gli aerei in cielo, ma negli assetti
societari. Voci affidabili rivelano che Meridiana sta cercando di vendere il
suo 18% di azioni in Adf, la società dell´aeroporto. D´altra parte che la
compagnia aerea voglia tirarsi indietro è plausibile visto che aveva comprato
nella speranza di contare di più alleandosi anche con la Sogim dei fratelli
Panerai che però poi si è accordata con Edizioni Holding, i privati cui
partecipa Benetton, che esprimono il presidente Fabio Battaggia, e che a questo
punto detengono il 43% della quota azionaria. Se comprassero anche le azioni di
Meridiana arriverebbero al 61%, dunque alla maggioranza assoluta. Non manca chi
lamenta l´assenza di un «cliente» fiorentino. Perché, si dice, non si presenta
una cordata di imprenditori locali o la Fondazione Cassa di Risparmio che ha
tra gli obiettivi anche investimenti in infrastrutture? Per ora però è
silenzio. Anche se intanto Edizioni Holding nicchia, dicono le solite voci,
perché Meridiana tiene alto il prezzo e perché non vuole spericolarsi prima di
avere la nuova pista. Chi tifa per la cordata locale teme uno strapotere dei
privati che ovviamente ragionano più in termini di dividendi. Pensa che un
saldo accordo tra il pubblico, ora al 20%, e i privati locali che acquistassero
le quote Meridiana, porterebbe a un maggior riequilibrio verso una gestione
dello scalo più interessata allo sviluppo del territorio. Calcola che,
alleandosi anche con le altre piccole quote sparse, si potrebbe arrivare se non
alla maggioranza almeno alla parità. Nel frattempo, la crisi batte anche a
Peretola, Si viaggia meno, per turismo e per affari. Nei primi tre mesi
dell´anno, rispetto allo stesso periodo del 2008, i passeggeri sono calati del
14,7%, più del meno 13,4% della media nazionale. Anche il Galilei di Pisa
risente della crisi ma, forte dei voli low cost, perde solo il 5,3% di
passegeri. Tornando a Peretola, gli utili scendono a 0,1 milioni di euro contro
gli 0,4 del 2008. I ricavi sono di 7,7milioni, il 3,9% in meno, secondo i dati
della trimestrale di Adf, approvata ieri. Consolano i nuovi voli: quelli di
Lufthansa per l´hub di Francoforte sono passati da 5 a 6 al giorno, Blue Panorama fa charter il sabato per Marsa Alam, in Egitto, e
in agosto andrà anche a Sharm el Sheik, la Cimber Sterling va a Copenhagen,
Swiss e Lufthansa hanno iniziato a trasportare merci, Cat lascia i voli di Alitalia. Meridiana invece ha ridotto da
quattro a tre gli Airbus e cancellato i voli per Praga, Berlino, Budapest e
Palermo.
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( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì
15 Maggio 2009 Chiudi Nuove compagnie, nuove rotte e collegamenti potenziati da
e per la Capitale. Dopo la scelta dell'aeroporto di Fiumicino come hub di Alitalia, il
Leonardo Da Vinci guarda anche ad altre compagnie e a collegamenti ulteriori
con India, Corea e Canada. Ma c'è il problema delle infrastrutture.All'interno
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( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 15 Maggio
2009 Chiudi di MAURO EVANGELISTI Dopo la soddisfazione per
la scelta dell'Alitalia,
che l'altro giorno ha ufficialmente battezzato l'aeroporto di Fiumicino come il
suo scalo principale, Roma guarda oltre. E corre su due importanti rotte. La
prima: Alitalia è
importante, fondamentale, ma non basta. Il futuro deve essere anche quello di nuove
destinazione e di altre compagnie aeree. Sul piatto, la Regione Lazio
aveva anche messo cinque milioni per il comarketing, vale a dire per dare
ossigeno a compagnie aeree - non solo Alitalia - che
decideranno di attivare collegamenti considerati importanti come potenziale
bacino turistico. Un esempio: l'India. Da tempo sono in corso trattativa con
un'importante compagnia aerea indiana, la Kingfisher, con la speranza che
scelga Fiumicino come base europea, partendo con un collegamento per Bangalore
o per Nuova Delhi. Allo stesso modo procede il programma di incremento dei voli
per la Corea del Sud: entro il 2010 fra Italia e Seul si passerà da 3 a 14
voli, sette dei quali da Roma. L'ampliamento non riguarda solo Korean, ma anche
Alitalia. E sempre con un occhio attento verso l'Asia
si è anche ipotizzato un collegamento verso l'Australia che, con la necessità
di uno scalo intermedio che potrebbe significare - ma siamo ancora nel campo
dell'ipotesi - un volo diretto per il Vietnam. La compagnia? Jetstar (braccio a
basso costo di Qantas). «E' molto interessante - ricorda l'assessore regionale
al Turismo, Claudio Mancini - l'incremento dei voli per il Canada, anche con la
formula della low fare». Infine, ci sono le grandi manovre sulla Cina: per
Canton e Pechino, oltre al rapporto consolidato con Air China, si sta parlando
con China Southern (alleanza Skyteam, la stessa di Alitalia);
per Shanghai, dove nel 2010 si svolgerà l'Expo, c'è l'ipotesi China Eastern.
Tutto questo sta avvenendo comunque in una fase delicata per il trasporto
aereo, visto che su scala mondiale la crisi internazionale ha causato un
decremento del numero dei passeggeri. Fiumicino per ora ha tenuto, nei primi
tre mesi del 2009 ha subito una lieve flessione, inferiore al 2 per cento. Fra
l'altro, l'operazione Nuova Alitalia ha anche causato
reazioni critiche da parte di Easyjet (una delle più importanti compagnie low
cost), che ieri ha spiegato: «La nostra promessa di investire e creare posti di
lavoro a Linate e Fiumicino rimane valida. Il fatto che così tanti slot in
questi aeroporti rimangano inutilizzati, non fa altro che danneggiare
l'economia italiana ogni giorno». Ma per il futuro dell'aeroporto di Fiumicino,
c'è un problema che va oltre il risiko delle compagnie aree: le infrastrutture.
Perché la Roma-Fiumicino e i collegamenti ferroviari rischiano di essere
insufficienti in una prospettiva di crescita. Per questo ieri il sindaco Gianni
Alemanno ha spiegato: «Potenziare il collegamento è il nostro primo compito,
per fare in modo che l'hub di Fiumicino sia fortemente interconnesso con il
territorio. Collegamenti su ferro e gomma, e tutti i servizi connessi. Fra
pochi giorni mi incontrerò con Mauro Moretti, l'amministratore delegato di
Ferrovie, per sollecitare interventi rapidi in questo senso». Nell'agenda c'è
un appuntamento: lunedì alla Camerà si svolgerà un convegno al quale
parteciperanno oltre ad Alemanno e a Marrazzo, allo stesso Moretti, anche il
ministro Matteoli e il vicepresidente Ue Tajani. Tema: Come potenziare i
collegamenti - strade e treni - con l'aeroporto di Fiumicino. Il futuro è
quello prospettato ieri dai vertici di Alitalia: il
check-in in centro di Roma, alla stazione Termini, prima di prendere il treno.
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( da "Manifesto, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
ALLEATI La
partita della Lega Anche Malpensa si può sacrificare Alessandro Braga
Infaticabili questi padani. Abituati a scalare gli impervi passi alpini, stanno
cercando di fare lo stesso anche nei ben più difficili palazzi romani. Ormai
avvezzi da vent'anni a frequentarli, hanno imparato la tattica giusta. E, in
vista delle elezioni del sei e sette giugno, provano a portare a casa il più
possibile. Senza fermarsi un attimo e senza sbagliare una mossa. Neppure la più
azzardata. E allora, neanche il tempo di brindare al via libera della Camera
all'indegno disegno di legge sulla sicurezza a loro tanto caro, che già i
leghisti guardano avanti, al prossimo passo. Ossia all'approvazione definitiva
del ddl al Senato, che lo trasformerà in legge. «Ce la faremo ad approvarlo
entro la fine del mese», ha detto sicuro di sé il ministro dell'Interno Roberto
Maroni. Che, fosse vero, sarebbe davvero l'ein plein per il Carroccio. Arrivare
a una settimana dal voto con in tasca la nuova legge sulla sicurezza, dopo aver
ottenuto anche grazie alla sponda del Partito democratico la legge sul
federalismo fiscale, vorrebbe dire avere il vento in poppa che lo farebbe
veleggiare su livelli elettorali mai raggiunti prima. Un obiettivo che, al di
là delle pompose dichiarazioni del titolare del Viminale, non è così semplice
da raggiungere. I tempi sono stretti: l'ultimo giorno utile per il Senato,
prima dell'inizio della «settimana bianca» preelettorale, è giovedì 28 maggio.
Esattamente quattordici giorni a partire da oggi. Da martedì a giovedì prossimo
gli inquilini di palazzo madama saranno impegnati nella discussione del decreto
legge sull'Abruzzo. Una settimana difficile, con il Partito democratico che
minaccia di «tirarla per le lunghe». Escluso quindi che si possa discutere
anche di sicurezza. Resta quindi solo l'ultima settimana di maggio, quando in
calendario c'è già prevista la discussione di altre norme. La strategia del
Carroccio allora potrebbe essere questa: chiedere d'urgenza la convocazione dei
capigruppo al Senato per la prossima settimana, in modo da poter calendarizzare
la discussione sul pacchetto sicurezza. A quel punto partirebbe una sorta di do
ut des all'interno della maggioranza. I leghisti che fanno di tutto per
approvare il prima possibile il decreto per i terremotati, che tanto interessa
al premier Silvio Berlusconi. In cambio, la settimana successiva, gli alleati
del Popolo della libertà, anche grazie ai tempi contingentati, restituirebbero
il favore mettendo a tacere i possibili «mal di pancia» dell'ala cattolica del
centrodestra. Arrivando così al limite massimo, all'approvazione a fine maggio.
In quel modo la Lega potrebbe far dimenticare al suo popolo la sonora «scuffia»
presa con il declassamento di Malpensa a favore di
Fiumicino come hub della nuova Alitalia, sbandierando in campagna elettorale la nuova legge sulla
sicurezza. Berlusconi, dal canto suo, potrà ripetere la tiritera che è «tutto
merito suo», e che Maroni esegue solo i suoi ordini. E tutti felici e contenti,
verso le urne.
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( da "Manifesto, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Se sono i manager
a «sequestrare» C'è qualcosa di tragicamente lento nella giustizia italiana. Dopo
almeno dieci anni di denunce pubbliche - da parte di sindacalisti e lavoratori
- sulla «suicida» condotta manageriale dei dirigenti
succedutisi alla guida di Alitalia, la magistratura interviene solo ora, iscrivendo al registro
degli indagati otto dei massimi responsabili del tracollo dell'ex compagnia di
bandiera. Svariati miliardi buttati al vento in operazioni di nessuna
intelligenza industriale, ma di grande subordinazione politica. Tra le
più significative, l'acquisto di Volareweb, compagnia di area Lega Nord, nata
con l'ambizione di comprare Alitalia e finita
«salvata» solo grazie al governo di allora (col ministro Maroni rapidissimo a
concedere gli ammortizzatori sociali che ad altri stentava a riconoscere).
Quella gestione veniva interpretata già allora come funzionale alla
privatizzazione a basso prezzo (per il compratore), alle spalle di dipendenti,
piccoli azionisti e passeggeri. Proprio i dipendenti - dimezzati e messi in
cassa integrazione - hanno dovuto subire per anni l'accusa pubblica di essere
dei «privilegiati», mentre i manager si mettevano in tasca milioni di euro come
premio per aver provocato perdite miliardarie. La notizia dell'inchiesta muove
intanto il sindacato di base SdL, il più determinato nell'opposizione a quel
management, che annuncia la costituzione come parte civile qualora l'inchiesta
si traduca in un rinvio a giudizio. Andrea Cavola, segretario nazionale ora in
cig, sottolinea come le «stesse denunce di sindacati e lavoratori sono state
prese in considerazione durante le indagini dei pm». Ben strano paese, ormai,
il nostro: «mentre in Francia gli operai sequestrano i manager, in Italia tre
manager hanno sequestrato la vita di 20.000 lavoratori Alitalia».
E una grossa fetta del bilancio statale. Fr. Pi.
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( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì
15 Maggio 2009 Chiudi ROMA - «La scelta di Alitalia di puntare
su Fiumicino è del tutto fisiologica. A Roma c'è una domanda concentrata e
reale. A Roma l'Alitalia di Colaninno e Sabelli ha
personale, fornitori, una lunga tradizione». Marco Ponti, docente di economia
dei Trasporti al Politecnico di Milano, non fa polemiche. E inquadra la decisione dei
vertici della compagnia tra quelle più logiche, anche se - spiega al Messaggero
- «per il bene dei romani e non solo è giusto sviluppare la concorrenza, una
sana concorrenza che renda le tariffe sempre più convenienti ed eviti spinte
monopoliste». Professore, come previsto il presidente Colaninno ha deciso:
Fiumicino sarà la base di Alitalia, cosa ne pensa
anche alla luce delle polemiche di questi giorni?«Hanno scelto di fare la base
principale a Roma, non un hub. L'hub infatti è un modello superato, del
passato. Le compagnie moderne hanno basi operative. Alitalia
ha scelto bene. Per il bene dei cittadini romani e perchè a Fiumicino ci sono
da sempre conoscenze, fornitori, personale che lavorano per la compagnia.
Insomma, una scelta fisiologica. Inoltre, ed è il fatto più importante, c'è un
mercato importante, una domanda concentrata. Diversa da quella di Malpensa che
è più sparpagliata, legata al business, ma altrettanto importante e cospicua».
Insomma, le polemiche sul derby Roma-Milano sono sterili?«Il presidente della
Sea, Giuseppe Bonomi, sta facendo un ottimo lavoro per Malpensa. Che crescerà
da sola e senza l'aiuto di nessuno. Sono convinto che diventerà una aeroporto
importante, ma mai un hub. Sfrutterà tutte le capacità di un area ricca e che
ha le sue esigenze di sviluppo. Ripeto: diverse da quelle di Roma. Di certo non
va assolutamente limitata la concorrenza in questa fase. Sarebbe un grave
errore farlo». In che modo si può favorire la concorrenza ed evitare che ci sia
una deriva protezionistica?«Credo, in estrema sintesi, che vadano rivisti
alcuni trattati bilaterali per consentire al Nord una liberalizzazione
graduale. Una rinegoziazione dei trattati che consenta ad altre compagnie di
operare. Il governo dovrebbe cioè individuare una traiettoria di
liberalizzazione che farebbe bene a tutti gli italiani, non solo al Nord. E che
assolutamente non danneggerebbe nessuno, Roma in primis. Alla fine, come è del
tutto evidente, sarà il mercato a decidere. E le compagnie, come è altrettanto
chiaro, andranno dove c'è una domanda da soddisfare. Aprire il mercato è una
scelta conveniente per tutti». U. Man.
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( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì 15 Maggio
2009 Chiudi di LUCIANO COSTANTINI ROMA Una scelta che è anche una scommessa.
L'Italia è al centro del Mediterraneo, Roma è al centro dell'Italia, Fiumicino
è l'aeroporto di Roma (pensieri e parole di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli).
Ma Fiumicino e Roma sono collegate da un trenino e da una superstrada che
risulta intasata in particolari ore della giornata. Un cappio al collo per il
"Leonardo da Vinci". Lo sanno bene Alemanno e Marrazzo, l'Enac e Adr.
Ma soprattutto la nuova Alitalia che su Fiumicino
punta per il rilancio. Se la scelta è fatta, la scommessa è aperta. Una scelta
che, inevitabilmente, ha riaperto una guerra mai chiusa con Milano e il Nord. A
ventiquattro ore di distanza dalla decisione dei vertici della compagnia, il
ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha comunque cercato di gettare
acqua sul fuoco: «E' una sciocchezza pensare che scegliendo Roma come base
principale si voglia penalizzare Malpensa. Roma ha una vocazione turistica
mentre Malpensa ha una vocazione più industriale e di business, che deve
crescere». Vallo a spiegare al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni,
che ha confermato di voler porre a livello di governo la questione del
monopolio sulla tratta Roma-Milano. O al presidente del Piemonte, Mercedes
Bresso, che parla di «vero e proprio imbroglio». Il sindaco di Milano, Letizia
Moratti, è convinta che la soluzione Fiumicino è invece compatibile con il
futuro di Linate. Secondo il presidente della Sea (la
società che gestisce gli scali milanesi) Giuseppe Bonomi, la scelta di Alitalia «non è una notizia» nel senso
che fu fatta nell'agosto del 2007 quando l'allora numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, trasferì buona
parte dei voli intercontinentali da Malpensa a Fiumicino. Al di là delle
inevitabili e scontate polemiche restano i numeri. Che parlano chiaro:
il "Leonardo da Vinci" è l'unico scalo che nel 2008 - rispetto al
2007 - ha fatto registrare una crescita: più 3,9% nei movimenti e più 7,2% nei
passeggeri. Mentre Malpensa ha dovuto accusare rispettivamente un meno 19,3% e
un meno 19,8%. Più limitato il calo dei movimenti (meno 3,6%) e dei passeggeri
(meno 6,7%) su Linate. Dati forniti dal presidente dell'Enac, Vito Riggio, nel
Rapporto 2008. Secondo lo stesso Enac il trasporto aereo dovrebbe ricominciare
a salire nel 2010 in linea con quasi tutte le previsioni sull'andamento della
crisi globale. Riggio nel sottolineare come «non c'è un derby Roma-Milano», ha
spiegato che la scelta di Alitalia di puntare su
Fiumicino è «un atto obbligato vista la necessità della compagnia di
ridisegnare il suo network». Ma tutti, proprio tutti, riconoscono l'esigenza di
potenziare le infrastrutture di collegamento tra lo scalo romano e le Capitale.
Rocco Sabelli, l'altro giorno, ha confessato di avere un sogno, quello di poter
creare un gate Alitalia al centro di Roma. Come dire,
immaginare una concreta e rapida connessione tra l'aeroporto e il cuore della
città come avviene in altre grandi capitali d'Europa.
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( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della
Sera sezione: Prima Pagina data: 15/05/2009 - pag: 1 Il capo della compagnia in
Italia: nuove destinazioni, basta monopolio su Linate-Roma Lufthansa: a Malpensa per sfidare Alitalia di RITA QUERZÉ «Investiremo su Milano, è il mercato del futuro.
Vogliamo partire da Malpensa per diventare la compagnia preferita dagli
italiani »: lo dichiara Heike Birlenbach, 43 anni, la nuova responsabile
Lufthansa Italia, che annuncia come la compagnia tedesca abbia anche intenzione
di rompere a Linate il monopolio Alitalia sulla tratta per Roma. A PAGINA 9
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( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 15/05/2009 - pag: 8 Le tariffe I controlli
della Ue Bagagli e check-in Le costose sorprese dei biglietti in rete DAL
NOSTRO INVIATO BRUXELLES La vendita dei biglietti aerei sui siti web continua a
far rischiare costose sorprese ai passeggeri poco esperti o distratti. Lo ha
confermato la Commissione europea di Bruxelles rilevando che perfino compagnie
come Lufthansa, Air France- Klm, British Airways, Alitalia, o i due giganti dei voli a
basso costo, Ryanair e easyJet, restano ancora nella fase della promessa di
«mettersi in regola» per garantire maggiore trasparenza nelle loro vendite
online. Tra i siti già affidabili sono stati indicati quelli di Iberia, Sas,
Finnair, Tap o Air Malta. Ma è ampia la zona grigia dove si può venire
attirati da una tariffa scontata e poi si finisce per pagare molto di più.
Ormai negli aeroporti è comunissimo ascoltare proteste e lamentele dei
passeggeri sui biglietti comprati online e sui sovrapprezzi semi-nascosti
caricati perfino al momento del check-in, magari solo perché il bagaglio a mano
supera di poco le forme e i limiti di peso imposti rigidamente dai vettori. Non
fanno eccezione le compagnie low-cost, che pure hanno dimostrato come la
liberalizzazione del trasporto aereo abbia provocato positivi abbassamenti dei
prezzi. Anche loro sfruttano le carenze di regole e di controlli per spremere
al massimo i passeggeri che acquistano sul sito. Lo stesso volo di Ryanair o
easyJet può costare circa 20 euro se lo si compra con largo anticipo e
schizzare fino a oltre 200 euro se si è costretti da un'emergenza a partire
all'ultimo minuto o in una data con aereo già quasi pieno. La Commissione
europea confida nella «buona volontà » delle compagnie aeree dichiaratesi disponibili
e negli interventi delle Autorità nazionali del settore. Ma, nell'attesa di
risultati concreti, conviene fare attenzione ai principali trabocchetti dei
siti che vendono biglietti aerei. Una tariffa online deve essere sempre
valutata dopo tutti i passaggi previsti e i relativi supplementi, a volte
inspiegabili. La voce «tasse aeroportuali & spese» può variare di giorno in
giorno per lo stesso volo della stessa compagnia nello stesso scalo.
L'assicurazione di viaggio è inserita automaticamente se il passeggero non si
accorge che deve rifiutarla. Chi non vuole rischiare lunghe attese in fila deve
comprare l'imbarco prioritario. Il check-in all'aeroporto e la consegna del
bagaglio in stiva sono scoraggiati con costi pesanti (dall'ottobre prossimo
Ryanair intende imporre una penalità di 40 euro a chi vuole utilizzare il banco
dell'accettazione all'aeroporto). Perfino al pagamento totale annunciato dal
computer spesso non è finita e spunta una maggiorazione per l'utilizzo della
carta di credito. In regola Poche le compagnie in regola. Bruxelles invita le
Autorità nazionali di settore a intervenire Ivo Caizzi
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( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 15/05/2009 - pag: 8 Malpensa declassata Parte
la battaglia dei voli Il Pd sfida il governo. Casini: problema risolto solo per
chi non viaggia MILANO Per dirla con le parole del leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini «solo chi non prende aerei pensa che sia un problema
risolto». La scelta di Fiumicino come hub di Alitalia apre una nuova fase di
confrontoscontro per l'aeroporto declassato di Malpensa. Una doppia fase: da
una parte il dibattito sul futuro dello scalo del Nord, dall'altra la battaglia
politica. Ieri Lufthansa Italia, che ha scelto proprio Malpensa come base, ha
annunciato l'intenzione di potenziare i suoi voli. A ruota sono arrivate
le dichiarazioni di François Bacchetta, regional general manager di EasyJet:
«Siamo attualmente la prima compagnia di Malpensa e continueremo a crescere. La
nostra promessa di investire e creare posti di lavoro rimane valida ». Con un
appello, però: «Assicurare alle compagnie che vogliono investire di poter
utilizzare gli slot liberi (le finestre temporali entro le quali un aereo può
decollare, ndr) il più presto possibile». Ieri il ministro dei Trasporti
Matteoli ha rassicurato: «Pensare che si voglia penalizzare Malpensa è una
sciocchezza. Fiumicino ha una vocazione turistica, mentre Malpensa ha una
vocazione più industriale e di business che deve crescere». Ma l'annuncio di Alitalia ha riaperto lo scontro politico. Con il Pd
schierato in prima fila contro il governo. E i suoi rappresentanti locali
pronti a occupare l'aeroporto. Per Casini «era chiaro che finisse così»: «Sta
venendo fuori tutto quello che era già chiaro». Una tesi condivisa dal
presidente della Sea (la società che gestisce Malpensa) Giuseppe Bonomi che
attribuisce anche una data alla scelta: «Agosto 2007». Quando l'allora
presidente di Alitalia Maurizio Prato «decise di
trasferire buona parte dei voli intercontinentali da Malpensa a Fiumicino». Il
presidente della Provincia di Milano Filippo Penati taglia corto: «Noi ci
sentiamo traditi». E rilancia: «Adesso il governo venga a Malpensa a dire quali
sono le prospettive concrete per l'aeroporto e per il Nord». Va oltre il
governatore della Lombardia Roberto Formigoni che ipotizza già uno scenario per
la tratta Milano-Roma: «Sarebbe necessaria una liberalizzazione completa dei
voli, ma pensiamo almeno a un duopolio». Ad esempio: «Il 50% dei voli ad Alitalia e l'altro 50 a un'altra compagnia ». Fa quadrato il
governatore pd del Piemonte Mercedes Bresso: «Si è consumato l'ultimo atto di
un vero e proprio imbroglio ». Con lei il sindaco di Bologna Sergio Cofferati:
«La scelta di rendere Fiumicino l'hub principale smaschera il fallimento delle
promesse elettorali della Lega e della destra». Intanto arrivano nuovi sviluppi
in merito all'inchiesta sul crac di Alitalia: saranno
presto convocati dalla procura di Roma gli ex vertici della compagnia (2000 -
estate 2007) indagati per bancarotta. Alessandra Mangiarotti
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(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 15/05/2009 - pag: 9 L'intervista Heike Birlenbach: «Contatti con compagnie locali, vogliamo raggiungere tutta la Penisola» «Investiremo su Milano E' il mercato del futuro» Il capo di Lufthansa Italia: il governo ci dia pari opportunità DAL NOSTRO INVIATO LONDRA «Heike Birlenbach, piacere ». Lufthansa Italia ha lo sguardo biondo di una manager di 43 anni. Stretta di mano ferma e curriculum pesante (quasi vent'anni di lavoro alle spalle e in contemporanea università e master), Birlenbach dal primo marzo è il numero uno della nuova linea aerea. Italiana a tutti gli effetti. Oggi la signora è di nuovo china sui libri. «Sto studiando la vostra lingua racconta . Veramente ho iniziato da poco. Ma conto di sapermi esprimere al più presto. D'altra parte abbiamo grandi ambizioni. Vogliamo partire da Malpensa per diventare la compagnia aerea preferita dagli italiani. E non c'è tempo da perdere». >Guardi
che Alitalia se ne è andata da Malpensa. Sicuri
che valga la pena investire sull'hub nella brughiera? «Se Alitalia se ne è andata avrà i suoi motivi.
E non è detto che siano tutti industriali. Per quanto ci riguarda, l'aeroporto
ha un futuro importante. Gli otto aerei
che abbiamo basato a Malpensa e le undici nuove destinazioni (otto europee e
tre nazionali, ndr) sono solo l'inizio: a nostro parere questa è una delle aree
con le maggiori potenzialità in Europa ». Allora siete pronti a introdurre voli
intercontinentali dall'autunno? «Abbiamo grandi ambizioni ma nello stesso tempo
vogliamo procedere con gradualità». Un modo per dire che la crisi del mercato
aereo sta rallentando i vostri progetti? «La crisi c'è, ma i risultati su
Malpensa sono ottimi. I nostri aerei hanno avuto un coefficiente di riempimento
del 60 per cento nel primo mese di attività: un risultato straordinario».
Allora quale sarà il prossimo passo di Lufthansa Italia? «Vogliamo servire
ancora meglio il territorio nazionale italiano. A oggi colleghiamo Malpensa con
Bari, Napoli, Roma. Abbiamo già in mente altre città ». Quali? «Non è il caso
di entrare in dettaglio. Non vorrà farmi svelare le nostre strategie alla
concorrenza! Posso dire soltanto che stiamo valutando se ampliare i
collegamenti con i nostri aerei e/o attraverso partnership con altre compagnie
italiane. Abbiamo contatti in corso. Poi, quando il mercato sarà pronto,
penseremo ai voli intercontinentali». L'aeroporto di Malpensa vi soddisfa?
«Stiamo lavorando con Sea (la società controllata dal Comune di Milano che
gestisce Linate e Malpensa, ndr) per creare un parcheggio dedicato ai nostri
passeggeri. I collegamenti da Milano con il Malpensa express sono adeguati. Ma
stiamo trattando sconti con le Ferrovie Nord (che fanno capo alla Regione
Lombardia, ndr) per chi presenta un biglietto Lufthansa. Dimenticavo: la nostra
lounge a Malpensa sarà rinnovata entro l'estate di quest'anno». State
assumendo? «Formalmente Lufthansa Italia nascerà entro maggio. Assumeremo 200
persone, di cui 50 piloti. Tutti italiani, naturalmente. La base degli
equipaggi sarà Malpensa. Abbiamo già ricevuto migliaia di curriculum». Anche da
ex dipendenti Alitalia? «Molti». Cosa vi aspettate dal
governo italiano? «Come compagnia italiana pagheremo le tasse in Italia,
abbiamo tutti i doveri di un'azienda tricolore, contiamo di avere pari
opportunità». Anche a Linate? «Su Linate abbiamo chiesto di poter operare un
volo per Roma ogni ora. Sappiamo che l'aeroporto è saturo, che c'è una lunga
lista d'attesa. Insisteremo». Pronti anche ad andare per vie legali per
chiedere più concorrenza? «Non escludiamo nulla. Se rilevassimo qualche
irregolarità certo, potremmo rivolgerci alle autorità europee». Perché avete
scelto proprio l'Italia per fondare una compagnia aerea? «La strategia multihub
è la nostra risposta all'esigenza di coprire il mercato europeo. Non ci sono
tanti territori dove puoi entrare e cominciare da zero. In Italia abbiamo trovato
una fetta di domanda non coperta proprio al Nord. Sia chiaro, non guardiamo
solo al milione e trecentomila persone che abitano a Milano ma ai dieci milioni
di lombardi. L'area di riferimento di Malpensa arriva fino alla Svizzera». Per
concludere, con Lufthansa Italia, Malpensa può diventare un hub? «Come ho
detto, secondo noi le potenzialità sono straordinarie. Non credo che i
viaggiatori del Nord vogliano andare a Roma per poi imbarcarsi su voli
intercontinentali. Siamo qui per restare. La concorrenza e un mercato regolato
in modo equo ci daranno ragione». Rita Querzé
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 15/05/2009 - pag: 9 Il vertice Colaninno
e la cena con i soci MILANO Cena al Boeucc, lo storico locale milanese in
piazza Belgioioso, a due passi dalla Scala, per consiglieri
e azionisti dell'Alitalia.
A riunire ieri sera i nuovi shareholders della compagnia aerea è stato il
presidente Roberto Colaninno (nella foto). Una formula inusuale, scelta però
per rendere il clima informale e per fare il punto della situazione anche al di
fuori del perimetro di board e assemblee. A tavola, nella sala
principale del ristorante riservata per l'occasione, c'erano Gaetano Micciché
per Intesa Sanpaolo, il giovane Riva, nipote del patron Emilio, che sta
seguendo con attenzione l'investimento nella compagnia. L'imprenditore
napoletano Ninni Carbonelli D'Angelo, il consigliere e imprenditore Maurizio
Traglio, Achille D'Avanzo, l'amministratore delegato di Intek, Vincenzo Manes,
Antonio Orsero e vari altri rappresentanti degli azionisti. Non c'erano
l'amministratore delegato Rocco Sabelli, Francesco Bellavista Caltagirone,
impegnato a Roma, e nemmeno il vicepresidente Salvatore Mancuso. Mentre avrebbe
fatto solo un saluto veloce Marco Tronchetti Provera. Nella cena durata due ore
si sarebbe parlato dei buoni rapporti con il partner francese, Air France, che
soddisfano Colaninno, ma anche della questione Malpensa a sole poche ore dalla
definitiva assegnazione a Fiumicino del ruolo di hub. Il presidente avrebbe
confermato insieme agli altri soci che non c'è nessun desiderio di
«abbandonare» lo scalo varesino. Anzi. Malpensa sarà monitorata attentamente
per rientrare appena il mercato lo permetterà con i voli intercontinentali.
Forse già entro la fine dell'anno. Colaninno avrebbe anche tirato le somme di
questi primi mesi del 2009 non nascondendo di considerare i risultati positivi,
nonostante qualche problema in aprile con i ritardi. Massimo Sideri
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 15/05/2009 - pag: 9 Lo scalo lombardo
Dagli annunci di Craxi all'impegno di Bossi. E Prodi disse: «E' un tesoro del
Paese» Vent'anni di promesse e il «Grande hub» che non decolla ROMA «Credo che
lo scalo di Malpensa debba orientarsi verso i voli low cost ». La frase
dell'amministratore di Alitalia, Rocco Sabelli, quasi
sussurrata durante la conferenza stampa che ha sancito la scelta della base di
Roma, segna il punto più basso della parabola di uno scalo che non ha avuto
vita facile. E non perché ospitare voli a basso costo sia in qualche modo
disdicevole. Il fatto è che il progetto della Grande Malpensa nasce nel 1985
con un obiettivo del tutto diverso: quello di diventare lo scalo di tutto il
Nord Italia produttivo. In quella idea c'era una sorta di federalismo ante
litteram: un'affermazione di piena autosufficienza. Un sogno rincorso per un
ventennio tra mille promesse e altrettante delusioni. Un'aspirazione che prende
forma nel 1985 con l'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, che per
primo lanciò il progetto di un aeroporto internazionale a Malpensa, con uno
stanziamento di 500 milioni di lire in Finanziaria. I lavori s'impantanarono
presto nello stagno di Tangentopoli. Nel 1992 erano ancora in alto mare, al
punto da far dire a Romano Prodi, già presidente del-- l'Iri: «Lo scalo di
Malpensa assomiglia a un cadavere». E a Craxi: «La nuova Malpensa mi sembra la
fabbrica del Duomo...». Fu l'Ue a sbloccare l'impasse: nel 1995 il Comune di
Milano, in caparbia solitudine, ripresentò il progetto per accedere ai
finanziamenti europei, riuscendo nel proprio intento. «Malpensa 2000 deve
decollare sentenziò Romano Prodi, diventato premier : il governo farà il
possibile per completare le infrastrutture di questo tesoro del Paese».
L'apertura è prevista per il gennaio del 1998: non c'è tempo da perdere.
«Lavoreremo 24 ore su 24» è la risposta del «governatore » lombardo Roberto
Formigoni. Nel marzo 1998 Malpensa è ancora al palo. Prodi presenta al sindaco
di Milano, Gabriele Albertini, il progetto «nazionale» per Malpensa: una
cordata privata d'imprenditori rileverà la Sea e la società aeroportuale romana
(Adr), realizzando due hub al posto di uno. È il progetto «Hermes» che
Albertini respingerà, ma che segna l'inizio della conflittualità tra il futuro
hub e Fiumicino. Le vicende che accompagnarono l'apertura di Malpensa 2000 sono
storia: il trasloco dei voli da Linate osteggiato dalle compagnie straniere, lo
stop di Bruxelles, cinque decreti e due anni per trovare la formula giusta. Una
formula che però non piacque a Klm, il vettore olandese che
doveva allearsi con Alitalia e fare di Malpensa, come disse Leo Van Wijk, capo della
compagnia, «uno dei più importanti scali del Sud Europa». Un'altra promessa
mancata. Rotta l'alleanza, Alitalia entra in crisi. La soluzione trovata nel 2001
dall'amministratore Francesco Mengozzi fu l'alleanza con Air France e
l'abbandono di Malpensa. Viene da qui l'idiosincrasia per i francesi dei
sostenitori di Malpensa, soprattutto i leghisti. Il loro leader, Umberto Bossi,
nel 2002 non si dà per vinto neppure di fronte alla prima sforbiciata di voli Alitalia: «Il governo (Berlusconi, ndr) promette investirà
per il rilancio di Malpensa». Anche il premier si spende in rassicurazioni ma
la faccenda non è ancora risolta quando Berlusconi passa il testimone a Prodi:
saranno due anni burrascosi durante i quali si consoliderà l'idea della vendita
di Alitalia ai francesi. I leghisti cercheranno di
strappare in tutti i modi a Prodi la promessa che Malpensa resti un hub: senza
risultato. Il ritorno a Palazzo Chigi di Berlusconi nel maggio 2008 rinfocola
le speranze del popolo del Nord che trova una sponda negli imprenditori: «Il
Paese non può prescindere da Malpensa» si spende il presidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia. L'emergere di una cordata guidata da Intesa-Sanpaolo fa ben
sperare il Nord. L'operazione va in porto: la nuova Alitalia
parte il 13 gennaio 2009. Dopo 15 giorni Rocco Sabelli, in audizione, chiarisce
che l'« hub ideale per Alitalia è Malpensa» ma che
«finché ci sarà Linate, la scelta non potrà che cadere su Roma». È la mossa del
cavallo: Milano non cederà mai su Linate, la scelta su Roma è già fatta.
L'ufficializzazione, due giorni fa, insieme con la profezia di Sabelli: «A
Malpensa, voli low cost ». E sogni infranti. Antonella Baccaro
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia Mercati Finanziari data:
15/05/2009 - pag: 39 Il caso a Milano Alitalia sceglie Fiumicino e Gemina vola (m.sid.) È l'ennesima riprova
che alle Borse piace guardare avanti. Un caso scuola. Ieri Gemina ha presentato
i dati del trimestre con una perdita di 33 milioni contro un utile di 1,1
milioni nel primo trimestre del 2008. Per gli indici di Piazza Affari è
stata una giornata in (lieve) territorio negativo. E cosa è successo al titolo
Gemina? Il bilancio finale della seduta è stato un rialzo dell'8,3% a 0,42
euro. Uno dei migliori risultati del listino e massimo dell'anno per il gruppo.
Il motivo è semplice. Gemina controlla gli Aeroporti di Roma. E dunque ha
potuto beneficiare della scelta definitiva della Nuova Alitalia
di Fiumicino come unico hub. Guido Angiolini presidente Gemina
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera sezione: Lettere al Corriere data:
15/05/2009 - pag: 49 La tua opinione su corriere.it Alitalia
rinuncia a Malpensa e come hub sceglie Fiumicino. Una scelta giusta? SUL WEB
Risposte alle 19 di ieri Sì R 44,7 No R 55,3 La domanda di oggi In Italia si
sta diffondendo una cultura con accenti di intolleranza e xenofobia?
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera sezione: PRIMA PAGINA data: 15/05/2009 -
pag: 1 Accuse sullo scalo «Malpensa, tradito il Nord» «Ridimensionamento» di
Malpensa, Formigoni: basta al monopolio Alitalia
sulle rotte per Roma. Il Pd: tradito il Nord. A PAGINA 3 Foschini
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 15/05/2009 -
pag: 3 Il caso Formigoni: basta con il monopolio Alitalia sul Milano-Fiumicino Pd: Malpensa tradita dalla Lega I lumbard:
è colpa di Roma Il Pd ha organizzato un presidio a Palazzo Marino «contro la
morte di Malpensa». Il governatore Formigoni dice «a questo punto basta col
monopolio Alitalia sulle
rotte per Roma». Il presidente provinciale Penati lamenta che «siamo
stati traditi dal governo». Il resto del centrosinistra accusa la Lega che «ha
tradito il Nord». La Lega replica che «la colpa è di Roma ladrona e per i
patrioti padani non è certo una sorpresa». Chi certo non si dice sorpreso è
comunque il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, che di Malpensa e Linate ha
la gestione: «La scelta di Alitalia era già nei fatti
dal 2007, quindi...». Lo scoppiettio di reazioni sarebbe ancora infinito, ma
questa è più o meno la sintesi del mare di parole dette ieri a ridosso
dell'ufficializzazione di Cai la nuova Alitalia
sull'abbandono definitivo di Malpensa come hub. A favore di Fiumicino. «Ne
prendiamo atto. Ora però ha insistito Formigoni dal Canada si scordino di
continuare a far soldi sul monopolio della linea Milano-Roma. Cai è una ditta
privata, può far ciò che vuole, ma non con i nostri quattrini». La stessa
istanza proviene dall'Italia dei Valori, che con una interrogazione in
consiglio regionale mette del resto in dubbio la volontà dello stesso
Formigoni: «La Lega ti frega. E Formigoni?», chiosa in uno slogan il capogruppo
Stefano Zamponi. Dalla Lega, però, scaricano ogni responsabilità altrove: «Dove
non era riuscito il temuto secessionismo polemizza il numero due dei deputati
leghisti Marco Reguzzoni sono riusciti Alitalia e i
partiti romanocentrici. Hanno spaccato l'Italia in due». La risposta di tutti
gli altri, come si è detto, è un coro: «Ma al governo non ci stanno pure
loro?». Il Pd, che ieri pomeriggio si è presentato davanti a Palazzo Marino con
un sit-in, annuncia che si spingerà oltre: «Occuperemo anche Malpensa»,
dichiara il segretario metropolitano Ezio Casati. Nel frattempo il sindaco
Moratti prosegue sulla linea anticipata ieri al Corriere: «Malpensa crescerò lo
stesso» . Paolo Foschini
(
da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data:
15/05/2009 - pag: 3 1.053 I voli su Malpensa tagliati da Alitalia.
Fino a marzo 2008 le frequenze settimanali erano 1.238. Oggi sono solo 185
(
da "Secolo XIX, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
La
speranza inconfessatache cova nel Carroccio sergio luciano A fine aprile Silvio
Berlusconi aveva detto chiaramente di non aver potuto varare l'election day
(tutti i voti nello stesso fine settimana: Europee, amministrative, referendum)
perché«altrimenti la Lega sarebbe uscita dal governo». Una non banale
ammissione di "dipendenza" dall'unico alleato esterno che il premier
e il suo partito hanno, dopo l'assorbimento di Alleanza nazionale dentro il
Popolo della libertà. Ma questa vittoria "di tappa" basta al partito
di Umberto Bossi per concimare il proprio rapporto con una base sociale che si
vede tradita, o si sente per lo meno delusa, su molti punti-chiave della
campagna elettorale? Si direbbe di no, visto l'alto livello di tensione che si
vive in questi giorni di campagna elettorale piuttosto convulsa, per essere in
fondo limitata al remoto Parlamento europeo e a pochi enti locali. Si direbbe
che quell'accordo per spostare il referendum al 21 giugno non sia un prezzo
sufficientemente alto per convincere la Lega a mantenere un'autentica pace politica
verso il suo alleato-padrone, Silvio Berlusconi. E che quindi, soprattutto se i
risultati elettorali dovessero rafforzare le "camicie verdi", avremo
davanti a noi numerose settimane di colpi di scena in cui la Lega sarà più che
mai "di lotta e di governo". Cerchiamo di capire come e perché.
Partiamo dal caso del momento: Alitalia e Malpensa. Il naufragio dell'ultima possibilità di ottenere
dalla nuova compagnia aerea fondata da Roberto Colaninno e soci la scelta di
Malpensa contro Fiumicino ha fatto riesplodere la polemica. Ed è davvero
surreale che la cosiddetta "soluzione italiana" così sostenuta da
Berlusconi nella campagna elettorale del 2008 in contrapposizione con la scelta
prodiana di vendere Alitalia all'Air France
oggi si risolva esattamente nello stesso risultato che avrebbe voluto Air
France: base a Roma e non a Milano. Non a caso, è quanto i francesi hanno
sempre chiesto, pur nel ridimensionato ruolo di soci di minoranza che hanno
oggi. Perché per i loro interessi, e solo i loro, è molto meglio avere la base
a Roma, più distante da Parigi e quindi meglio integrabile, che a Malpensa. E
la Lega? E i posti di lavoro che si perderanno nel Varesotto, patria di Bossi?
Una figura barbina senza precedenti. Resa beffarda dal contemporaneo varo del
progetto per il ponte sullo Stretto, odiato da tanti, sopra la linea gotica
eppure ormai graniticamente segnato nell'agenda governativa. Ma veniamo alle
tasse, tema certo più caro di Malpensa alla Lega e al suo elettorato. A causa
della crisi economica, la pressione fiscale è ai massimi storici, ha ormai
eguagliato quella da record che si registrò nel '98 ai tempi dell'eurotassa. E
l'unico sgravio sensibile per i cittadini è stata l'abolizione dell'Ici sulla
prima casa, che ha dimezzato il gettito dell'unica imposta comunale di valore
per i sindaci. A fronte di questi dati di fatto, la Lega ha incassato un
disegno di legge per il federalismo fiscale che è solo una pallida cornice di
principi, ma non ha al momento alcuna attuabilità. E la sicurezza? Certo, la
linea dura del ministro Roberto Maroni contro i migranti clandestini con i
respingimenti in mare è stata pienamente sostenuta dal premier, ma a fronte di
questo sostegno tante altre richieste - come la denuncia d'ufficio dei
clandestini da parte dei sanitari pubblici - sono state impallinate da ampie
fasce moderate delle maggioranza. Le stesse ronde, pur alla fine approvate col
decreto sicurezza, sono state alquanto depotenziate rispetto alle originali
richieste della Lega. Se poi si osserva con più attenzione la Lombardia,
epicentro della precaria alleanza, la Lega non è riuscita a ottenere un proprio
candidato alla Provincia di Brescia né poltrone che contano nell'ampio giro di
nuove nomine alla Fiera. I candidati del centrodestra alle poltrone chiave
degli enti locali in gioco sono quasi sempre uomini del Pdl. E un vecchio
arnese della politica come Francesco Storace, leader della Destra, visitando
Milano ha ringhiato: «Tutto questo è la dimostrazione che la Lega abbaia qua ma
a Roma non conta nulla». C'è chi dice addirittura che qualche sconfitta alle
urne a carico di qualcuno dei tanti candidati vincenti del Pdl potrebbe anche
far piacere ai vertici della Lega. Che dallo strapotere berlusconiano Pdl ha
tutto da perdere. Potrà permettersi, Bossi, il lusso di passare da servo
sciocco o da semplice portaborse del leader Berlusconi? Glielo lasceranno fare
i suoi sostenitori? Nella storia di questo strano partito, ormai il più vecchio
del Parlamento italiano come continuità amministrativa, non è mai accaduto. Ed
è improbabile che accada proprio adesso. Molto più probabile, invece, che gli
episodi di attrito, di braccio di ferro o di scontro vero e proprio tra Lega e
Pdl si moltiplichino: fino a quando? Forse a un ribaltone-bis, come quello che
accadde nel '95. O forse, e più semplicemente, fino a una nuova distribuzione
di vantaggi dal centro alle Regioni del Nord e alla loro "tutrice"
politica ideata vent'anni fa da Umberto Bossi. 15/05/2009 PIERFRANCO
PELLIZZETTI Secondo una recente ricerca promossa dall'Unione europea
("Cittadini e Governance in una società fondata sulla conoscenza",
che - tra gli altri - ha coinvolto l'ormai qui da noi ben noto Luigi Bobbio),
il corretto funzionamento dei sistemi democratici troverebbe i propri
"nemici" nelle due posizioni estreme dell'indifferenza e della
passione. Sicché, il meccanismo funzionerebbe solo in presenza di una
particolare fauna coinvolta, composta da anemici e cultori dei mezzi toni.
Insomma, una platea di scettici blu e gentleman inglesi. Eppure qualcuno ci
aveva spiegato che la democrazia è il regime che legittima e canalizza forti
sentimenti - al limite il dissenso - in pratiche capaci di integrare nella
decisione uomini e donne dal "sangue caldo". Quel qualcuno (magari
uno straordinario vecchietto che insegnava a Princeton, chiamato Albert Otto
Hirshman) ritiene "defezione" (indifferenza) e "protesta"
(passione) sintomi essenziali per ovviare alle carenze dell'azione pubblica e -
così facendo - intervenire sulle cause che creano insoddisfazione e rifiuto.
Una lezione che ci invita a partire dalla critica dei decisori, non dei
destinatari della decisione. Ma questa lezione trova sordi Bobbio e i suoi
amici, del resto molto attenti alle cosiddette pratiche
"deliberative" propagandate da una certa pubblicistica americana (le
strombazzate "giurie dei cittadini") che mirano a due obiettivi, tra
il depistaggio manipolatorio e il contenimento anestetizzante: far mutare
opinione o incastrare l'energia sociale in un micro problem solving che perde
di vista la problematica generale e le relative scelte strategiche di fondo.
Purtroppo per loro i cittadini non sono scemi, tanto che il bandolo dell'intera
messa in scena tende a sfuggire di mano agli incantatori e le loro ricette
finiscono per ingarbugliare le idee proprio ai decisori pubblici che li avevano
messi in pista. Ne sappiamo qualcosa per recenti esperienze dirette. Come si è
visto in due episodi genovesi di questi ultimi tempi: gli esiti del débât
public sulla Gronda e la polemica su vicoli e spazzatura aperta da un articolo
della "Iena" Luca Bizzarri sul Secolo XIX. Con risposte palesemente
sbagliate in termini di comunicazione da parte delle istituzioni.
Indubbiamente, agli occhi dei nostri amministratori, la protesta poteva
apparire ingiustificata, eccessiva: il prossimo cedimento di ponte Morandi
impone di riconsiderare l'intero problema viario a Ponente (e forse era meglio
dire subito la verità senza affogarla nelle cifre, nelle percentuali e nei
tracciati); la manutenzione del centro storico è nettamente migliorata rispetto
al passato. Ma resta il problema: perché la percezione diffusa tracima in
rigetto? Come atteggiarsi nei confronti di questo sentimento collettivo? Se si
esce dalle logiche e dalle tecniche manipolatorie dei "deliberativi",
allora risulta evidente che, in ogni caso, si sono scoperchiate energie che
potrebbero diventare alimento per la qualità democratica civica. Se
politicamente governate. Nelle periferie, ricostituendo legature sociali
tranciate da anni di abbandono. Per la questione dei rifiuti, diffondendo
atteggiamenti di civismo che fiancheggino l'azione di Amiu rendendola sempre
più efficace (dunque, sconfiggendo l'idea incivile che riciclo e pulizia dello
spazio urbano competano solo all'azienda; mentre noi spargiamo per i quartieri
cartacce bottiglie di plastica e deiezioni canine come se niente fosse). Ma per
fare questo occorre partire da un ribaltamento di giudizio: la Voce dei
cittadini è una risorsa più che preziosa, comunque si atteggi; la passione è il
primo corroborante dell'azione pubblica. E l'indifferenza è solo passione
frustrata, una domanda andata delusa di controllo/cambiamento. Sicché defezione
e protesta vanno considerate irrinunciabili valvole di sicurezza per una
politica che tende a chiudersi. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@
fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 15/05/2009 La passione è il primo
corroborante dell'azione pubblica, l'indifferenza è solo passione frustrata
15/05/2009
(
da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
32 - Economia La polemica EasyJet rilancia su Malpensa con
2 nuovi aerei ROMA - Alitalia a Fiumicino, è di nuovo scontro. Per la presidente del Piemonte,
Mercedes Bresso «è un vero e proprio imbroglio». Luigi Zanda (Pd) va oltre e
sottolinea «l´anomala coincidenza della presenza di Sintonia (Benetton)
nell´azionariato Cai e il controllo dei Benetton di Adr». Ma il futuro
dello scalo milanese dipende anche da Lufthansa, che non punta su nuovi voli di
lungo raggio da Milano. EasyJet, invece rilancia: in arrivo altri 2 aerei e 70
hostess. E se resta invece in bilico il futuro giudiziario dei manager Alitalia nel mirino della procura di Roma ci sono luci ed
ombre sul nostro trasporto aereo: per il rapporto 2008 dell´Enac cresce la
sicurezza ma i passeggeri calano del 2%. (lu.ci.)
(
da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
34 - Economia L´effetto cambi si fa sentire sui ricavi Parmalat ma l´utile raddoppia
fino a 176 milioni Unipol cresce nel ramo vita Clienti Wind a quota 17 milioni
Unipol cresce nel ramo vita Clienti Wind a quota 17 milioni Erg registra una perdita di 20 milioni e Gemina vola in Borsa dopo la decisione Alitalia MILANO -Parmalat, Unipol e Wind
superstar, Erg e Gemina sotto pressione ma pronte a tornare ad investire,
mentre Geox -nonostante una trimestrale in crescita - ha davanti un inverno
molto rigido. Unipol ha chiuso il trimestre con 41 milioni di utili che sono
stati festeggiati dal mercato con un rialzo del 5,8%. La raccolta premi
è infatti cresciuta a scapito dei concorrenti del 60% a 2,68 miliardi grazie
soprattutto al ramo vita (più 160,3%). Inoltre, dopo le maxi svalutazioni di
fine 2008, anche il settore bancario di Unipol è tornato a generare 3,2 milioni
a fronte di 8.531 milioni di impieghi. Se i cambi non avessero fatto brutti
scherzi anche il latte della Parmalat sarebbe tornato a crescere su tutta la
linea. I ricavi del gruppo sono infatti scesi del 3% a 899,4 milioni (ma più
5,4% a cambi e perimetro costanti), il margine lordo è salito del 13,3% a 72,4
milioni e gli utili sono raddoppiati a 176,3 milioni (anche grazie ai 130
milioni delle cause contro le banche che hanno fatto salire la liquidità a 1,2
miliardi). Quanto a Wind, la società ha chiuso il trimestre con utili in
aumento del 50% a 59 milioni e ricavi in progresso del 6,3% a 1.368 milioni. A
marzo gli abbonati del terzo operatore sono infatti saliti dell´8,5% rispetto
ad un anno fa, raggiungendo quota 17,2 milioni. Raffica di segni meno invece
per i conti di Erg. Il gruppo petrolifero ha chiuso il trimestre con un margine
lordo in picchiata da 173 a 12 milioni e una perdita netta di 20 milioni che si
raffronta con 39 milioni di utili dello stesso periodo 2008. Ma nonostante la
difficile congiuntura, il gruppo genovese ha varato un piano triennale di
investimenti da un miliardo che punta a fine 2012 ad aumentare i margini a
quota 650 milioni. E anche il bilancio di Gemina si colora di 33 milioni di
rosso. Il calo del traffico, le spese straordinarie per la messa in mobilità
dei dipendenti degli scali romani (20,9 milioni) hanno pesato sui risultati.
Tuttavia, la scelta di Alitalia, che ha indicato Roma
come la base della compagnia, ha messo le ali alle azioni di Gemina (più 8%).
Inoltre entro l´estate l´Enac dovrebbe aumentare le tariffe aeroportuali, e
così Gemina potrà pianificare gli investimenti su Fiumicino. Viceversa Geox,
nel giorno in cui ha annunciato di aver incrementato le vendite del primo
trimestre del 5% a 384 milioni, ha contestualmente messo le mani avanti sul
portafoglio ordini per l´autunno inverno che è sceso del 13%. E gli investitori
che da Geox si sono sempre aspettati crescite a due cifre, hanno fatto crollare
le azioni del 9%. (s.b.)
(
da "Manifesto, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA - OTTO INDAGATI PER IL TRACOLLO Se sono i manager a
«sequestrare» Fr. Pi. C'è qualcosa di tragicamente lento nella giustizia
italiana. Dopo almeno dieci anni di denunce pubbliche - da parte di
sindacalisti e lavoratori - sulla «suicida» condotta manageriale dei dirigenti
succedutisi alla guida di Alitalia, la magistratura
interviene solo ora, iscrivendo al registro degli indagati otto dei massimi
responsabili del tracollo dell'ex compagnia di bandiera. Svariati miliardi
buttati al vento in operazioni di nessuna intelligenza industriale, ma di
grande subordinazione politica. Tra le più significative, l'acquisto di
Volareweb, compagnia di area Lega Nord, nata con l'ambizione di comprare Alitalia e finita «salvata» solo grazie al governo di allora
(col ministro Maroni rapidissimo a concedere gli ammortizzatori sociali che ad
altri stentava a riconoscere). Quella gestione veniva interpretata già allora
come funzionale alla privatizzazione a basso prezzo (per il compratore), alle
spalle di dipendenti, piccoli azionisti e passeggeri. Proprio i dipendenti -
dimezzati e messi in cassa integrazione - hanno dovuto subire per anni l'accusa
pubblica di essere dei «privilegiati», mentre i manager si mettevano in tasca
milioni di euro come premio per aver provocato perdite miliardarie. La notizia
dell'inchiesta muove intanto il sindacato di base SdL, il più determinato
nell'opposizione a quel management, che annuncia la costituzione come parte
civile qualora l'inchiesta si traduca in un rinvio a giudizio. Andrea Cavola,
segretario nazionale ora in cig, sottolinea come le «stesse denunce di
sindacati e lavoratori sono state prese in considerazione durante le indagini
dei pm». Ben strano paese, ormai, il nostro: «mentre in Francia gli operai
sequestrano i manager, in Italia tre manager hanno sequestrato la vita di
20.000 lavoratori Alitalia». E una grossa fetta del
bilancio statale.
(
da "Foglio, Il"
del 15-05-2009)
Argomenti: Alitalia
15
maggio 2009 Un guaio tira l'altro Perché la fine della luna di miele del Cav.
non porta alla riscossa del Pd Napolitano, Onu, Cei, Tremonti, Fini, Brunetta, Bossi.
I primi seri intoppi del "governo del fare" davanti alla crisi La
luna di miele tra Silvio Berlusconi e il paese è finita. In compenso, lopposizione non sembra essere arrivata nemmeno al primo
appuntamento. E un paradosso che sfugge alla logica e persino alla legge
dei vasi comunicanti; fatto sta che il primo momento di seria difficoltà del
governo si accompagna allennesima e sempre meno
seria crisi del Partito democratico, con il segretario che parla di “leggi
razziali” e “camicie nere”, richiamandosi alle critiche della Cei e dellOnu, mentre un pezzo del suo stesso partito difende
proprio le scelte più criticate; con autorevoli dirigenti che si insultano via
blog e sospendono la campagna elettorale perché offesi, senza che nemmeno
lintervento di Dario Franceschini riesca a farli smettere; con tutti gli
altri partiti di opposizione che accusano il Pd di voler consegnare lItalia a Berlusconi (attraverso il referendum) e con
buona parte dello stesso Pd che si trattiene a stento dal dar loro ragione. E pensare che
tutto, ma proprio tutto, sembrerebbe congiurare a favore dellopposizione. Basta confrontare i giornali di ieri con
quelli di tre settimane fa, quando il capo del governo partecipava alla
manifestazione del 25 aprile, raccogliendo lennesimo, unanime
tributo. Cominciata tra gli applausi per la questione dei rifiuti e culminata
nel coro di elogi per la pronta risposta al terremoto in Abruzzo, la luna di
miele è finita di colpo. Può darsi che i successi iniziali fossero “successi dimmagine”, capaci di suscitare grandi attese, ma
attese destinate a “scontrarsi con la realtà”, come sostiene Massimo Giannini,
vicedirettore di Repubblica. Resta il fatto che da questo ipotetico risveglio
il Pd non sembra trarre beneficio. Secondo Paolo Franchi, editorialista del
Corriere della Sera, il motivo è semplice: “Il Pd non esiste. Ed esistere è
condizione indispensabile per trarre vantaggio da qualcosa”. In compenso, dopo
lOnu e la Cei, ieri è stata la volta di Giorgio
Napolitano, che ha denunciato il diffondersi di “una retorica pubblica che
non esita a incorporare accenti di intolleranza o xenofobia”. Nel frattempo, la
Lega esulta per lapprovazione del pacchetto
sicurezza e minaccia di far cadere il governo sul referendum. Due ministri
sembra abbiano già minacciato le dimissioni. Gianfranco Fini è ormai unicona dellopposizione. E poi, ovviamente,
sullimmagine del premier non possono non pesare le polemiche sul divorzio
e sullormai celebre festa di Casoria. “La mia impressione – dice Giannini
– è che questa
vicenda ancora non abbia fatto breccia nellopinione
pubblica, ma penso anche che sia ancora presto per dirlo”. Quello che invece
già comincia a far sentire i suoi effetti, secondo il vicedirettore di
Repubblica, è il distacco tra limmagine del “governo del fare”,
capace di risolvere in un baleno lemergenza
dei rifiuti, la crisi di Alitalia, linefficienza della pubblica amministrazione, e quanto
lo stesso governo ha fatto – o non ha fatto – sulla crisi economica. “Se dici
che non fai interventi massicci perché hai dei vincoli di bilancio puoi apparire
responsabile, se però nel frattempo il bilancio lo risani. Ma se poi il debito
continua a salire, ti ritrovi con la crisi che morde il paese e senza nemmeno
le risorse per rispondere alle emergenze, come nel caso del terremoto. Di qui
le tensioni tra Palazzo Chigi e il ministero dellEconomia”.
Quanto alla ragione per cui una simile situazione non vada a beneficio del
Partito democratico, Giannini non la vede in modo molto diverso da Franchi. “La
mia impressione
è che il Pd non abbia un gran futuro, e se europee e amministrative saranno il
bagno di sangue che si profila, credo che al congresso di ottobre non ci sarà
una scissione, ma una frantumazione”. Daltra
parte, a oggi, nessuno pensa che la fine della luna di miele con lopinione pubblica possa togliere al Cav. il successo
che si annuncia nelle urne. Anzi, e questo è un altro paradosso, le
difficoltà del governo sembrano destinate ad accelerare, semmai, la crisi dellopposizione. Anzitutto nel Pd, dove allindomani del voto la questione del referendum tornerà
in discussione. E sarà probabilmente la prima battaglia congressuale. Leggi
Retorica xenofila di Toni Capuozzo di Francesco Cundari
(
da "Repubblica, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
32 - Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO TRA LA RAI E SKY NON METTERE MEDIASET
GIOVANNI VALENTINI è una scelta strategica molto delicata e importante, per la
Rai, per il mercato dell´informazione e per tutti noi cittadini telespettatori,
quella che il vertice di viale Mazzini si accinge a compiere nei suoi rapporti
con Sky. Entro il prossimo luglio, la tv di Stato deve decidere se rinnovare o
meno il contratto con l´emittente satellitare di Rupert Murdoch che offre 474
milioni di euro per i prossimi sette anni, in cambio della trasmissione dei
canali pubblici sulla propria piattaforma. E bene ha fatto il Consiglio di
amministrazione ad accogliere la proposta del direttore generale, Mauro Masi,
di avviare rapidamente una trattativa per cercare di spuntare le condizioni
migliori, sulla linea indicata dal presidente Garimberti. Un eventuale divorzio
tra Rai e Sky è destinato ad avere effetti rilevanti sul sistema televisivo
italiano, sulle quote di mercato ? soprattutto pubblicitario ? delle due
emittenti, e infine sulle nostre abitudini di teleutenti. Ma fatalmente si
ripercuoterebbe anche su Mediaset, la tv del presidente del Consiglio, che
seguirebbe subito a ruota sulla stessa strada e ne trarrebbe verosimilmente i
maggiori benefici per fronteggiare il crollo della pubblicità. Tanto che si può
parafrasare nel caso specifico il motto popolare, particolarmente in voga negli
ultimi tempi a proposito delle vicende coniugali di Silvio Berlusconi: tra
moglie e marito, con quel che segue. La valutazione sulla congruità del
"quantum" è rimessa naturalmente alla discrezionalità e
responsabilità del Cda di viale Mazzini. E tuttavia non si tratta soltanto di
un valore economico. In forza del principio della "neutralità
tecnologica", infatti, al pari di tutte le altre televisioni pubbliche
d´Europa la Rai è tenuta a diffondere i suoi programmi sul maggior numero di
piattaforme possibili: il nuovo sistema digitale terrestre, quello satellitare,
Internet, i telefoni cellulari e quant´altro. Se l´accordo con Sky non dovesse
più risultare conveniente, dunque, l´azienda di Stato dovrebbe comunque
attrezzarsi per trasmettere via satellite, sostenendo altri costi e magari
accoppiandosi proprio con Mediaset. Per la Rai, in realtà, il problema si pone
in termini di danno emergente e lucro cessante, come si dice in linguaggio
giuridico. Danno emergente, perché ? in caso di fallimento della trattativa con
Sky ? da qui al 2016 l´azienda pubblica perderebbe 474 milioni di euro. A cui
vanno aggiunte, come già detto, le spese per un nuovo satellite. E per
un´azienda che prevede di chiudere il bilancio 2009 con un deficit di oltre
cento milioni, non è evidentemente una bazzecola. Poi, c´è ? per così dire ? il
lucro cessante: cioè l´effetto negativo, sul piano degli ascolti e quindi della
raccolta pubblicitaria, di una separazione dalla televisione di Murdoch. Non
solo perché in molte regioni non arriva né il vecchio segnale analogico né il
nuovo segnale digitale, a cominciare proprio dalla Sardegna dove è già scattato
il fatidico switch-off, il passaggio o la transizione da un sistema all´altro,
per cui il satellite resta l´unica piattaforma utilizzabile. Ma ancor più per
il fatto che ormai una buona parte del pubblico, in Italia o dall´estero,
utilizza abitualmente la parabola di Sky per scegliere attraverso lo stesso
telecomando i canali in chiaro della Rai, di Mediaset e della 7 oppure quelli
criptati nel bouquet della tv a pagamento. è più che opportuno, allora, che il
vertice della Rai compia un´analisi approfondita dei costi e dei benefici: ci
mancherebbe altro. Con un "buco" del genere, sarebbe un delitto
rifiutare l´offerta di Murdoch, sopportare i costi di un nuovo satellite e per
di più rischiare di perdere audience e pubblicità. Per fortuna, c´è ancora la
Corte dei conti o magari la magistratura ordinaria a cui ricorrere. Ma, a parte
i compiti istituzionali della Rai, i suoi legittimi interessi e le sue scelte
autonome, non vorremmo proprio che l´azienda di Stato ? come il marito che
vuole fare un dispetto alla moglie ? per indebolire Sky si privasse degli
attributi o comunque si danneggiasse da sola, alla maniera di Tafazzi, il personaggio
televisivo incline al masochismo. A differenza di Mediaset, la nostra tv
pubblica ? come ha giustamente rilevato l´ex ministro Paolo Gentiloni ? non ha
un´offerta di pay-tv. E perciò, al di là delle migliori intenzioni, un
eventuale divorzio da Sky finirebbe per avvantaggiare principalmente il suo più
diretto concorrente, l´altro incumbent del vecchio duopolio analogico e del
nuovo duopolio digitale. Nel libro di memorie citato all´inizio, è l´ex
consigliere di amministrazione della Rai, Carlo Rognoni, a
evocare lo spettro dell´Alitalia. E non è affatto rassicurante per il futuro della televisione
pubblica. «è il mercato ? predica ora Rognoni ? che impone alla politica di
fare un passo indietro e prendere atto dei suoi doveri: fissare con chiarezza
la missione del servizio pubblico nell´era della rivoluzione digitale;
impedire che la Rai perda credibilità; non lasciare che una grande azienda
finisca come l´Alitalia, nel giro di qualche anno».
Tutto ciò è vero oggi. Ma era vero anche nel 2005, quando il centrosinistra
partecipò alla maxi-lottizzazione e insediò i suoi uomini al vertice di viale
Mazzini. Ed era vero, purtroppo, anche prima. (sabatorepubblica. it)
(
da "Stampa, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Marcello
Sorgi PDL E STRABISMO MERIDIONALE Dei molti, imprevedibili paradossi che
accompagnano Berlusconi, l'ultimo, che dipinge un Cavaliere «romano» o
addirittura meridionalizzato, a dispetto delle proprie origini nordiche, è
certamente il più strano. Nata a ridosso del declassamento, da parte di Alitalia, dell'aeroporto di Malpensa nei confronti di Fiumicino, scelto
come unico hub e principale scalo internazionale, la polemica ha visto
impegnato anche il governatore lombardo Roberto Formigoni. Egli in
un'intervista al Giornale s'è mosso in difesa, non solo di Milano e della
Lombardia, ma anche del Piemonte e più in generale del Nord, annunciando
che intende sollevare il problema di fronte all'esecutivo. Si sa, in campagna
elettorale (mancano tre settimane al 7 giugno), tutte le questioni si
complicano e Formigoni, come il sindaco Moratti, appena uscita da un lungo
braccio di ferro con Palazzo Chigi sull'Expo, sente la concorrenza montante
della Lega e l'ambizione di Bossi di guidare il primo partito del Nord. Ma
dietro i due casi specifici c'è una lettura di questo primo anno di governo del
Cavaliere, che tende a sottolineare la prevalenza, se non la preferenza,
accordata dal premier ai problemi del Sud. A cominciare, naturalmente, dal modo
in cui Berlusconi ha aggredito l'emergenza immondizia a Napoli e dalla plateale
inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, alla vigilia dell'apertura del
primo congresso del Popolo della Libertà. E per continuare con il suo impegno
diretto nel dopo-terremoto in Abruzzo, culminato nella decisione di spostare il
G8 a L'Aquila e nella riunione dell'intero Consiglio dei ministri nella città
più colpita dal sisma. Fin qui, al di là di qualche preoccupazione localistica
ed elettorale all'interno di un governo che ha il più alto tasso di
cittadinanza nordista dei ministri (8 su 23 provengono dalla Lombardia), la
dimensione del problema rifiuti a Napoli e della catastrofe naturale in Abruzzo
bastavano da sole, purtroppo, a motivare il drastico aggiustamento di rotta
voluto da Berlusconi. Ma anche se il confronto con problemi importanti, ma non
catastrofici, come Expo e Malpensa, è impossibile, il timore che si affaccia
dalle parole di Formigoni o da quelle della Moratti è che, sull'onda delle
emergenze, e complice la crisi economica, il governo possa soffrire di una
sorta di strabismo meridionale. Per un premier nato a Isola, quartiere centrale
della città ambrosiana, non lontano dal Duomo, e cresciuto professando la sua
personale, imprenditoriale - e settentrionale - «filosofia del fare», questo
dovrebbe essere un errore impossibile. Ma d'altra parte Berlusconi sa bene - e
fatica a convincere di questo una parte del suo partito - che nel Mezzogiorno
si gioca la partita più incerta di queste elezioni. Mentre infatti al Nord la
competizione con la Lega avviene all'interno della stessa area elettorale di
centrodestra, e al Centro l'insediamento del centrosinistra è ancora così
radicato da non aprire grandi possibilità di penetrazione, nell'altra metà del
Paese l'avversario del Pdl è un Pd stanco, fiaccato in molti casi (Campania,
Calabria) da scandali giudiziari, e in altri (Sicilia) ridotto ai minimi
termini da una lenta erosione di consensi. In quest'area, che comprende la
maggior parte degli elettori (il Sud è più popoloso), c'è la concreta
possibilità di cogliere risultati inattesi per il centrodestra e portare il Pdl
ai livelli da record di cui parlano i sondaggi. Come i socialisti ai tempi di
Craxi, che stentavano al 7-8% a Milano, per raccogliere percentuali a due cifre
e alle soglie del 20% a Napoli o a Bari, così anche Forza Italia ha conseguito
finora i maggiori successi nelle circoscrizioni meridionali. E se
un'insufficiente organizzazione di partito, e candidati non sempre competitivi,
hanno fatto sì che in tre delle maggiori regioni (Campania, Puglia e Calabria),
alle amministrative, alla fine il centrosinistra sia riuscito a vincere, i dati
delle politiche dello scorso anno dicono che lì il centrodestra potrebbe
rimontare oggi, per poi conquistare, domani, le amministrazioni dov'è adesso
all'opposizione e dove si voterà nel 2010. È quel che è accaduto, del resto, in
Abruzzo già prima del terremoto. E potrebbe ripetersi tra un anno nella Napoli
di Bassolino, nella Bari di Vendola e nella Reggio Calabria di Loiero. Non è un
mistero tuttavia che al Sud le tornate elettorali, e gli spostamenti di voti
decisivi da uno schieramento all'altro, si misurino ancora sul terreno
dell'intervento pubblico dello Stato e spesso di ragnatele clientelari dure a
morire, oltre che della ricca distribuzione di fondi nazionali ed europei
destinati alle aree più deboli. Le quattro principali regioni meridionali -
Campania, Puglia, Calabria e Sicilia - hanno a disposizione una dotazione che
oscilla dai quattro ai dieci miliardi di euro per ciascuna e può diventare
determinante di qui al voto. È proprio su questo che si decidono all'interno
del governo un difficile confronto e un delicato gioco di equilibri. Con il
Cavaliere «romano» che preme per aprire le chiuse del fiume di finanziamenti
pubblici, non solo per l'Abruzzo terremotato o la Campania ripulita, ma per il
Sud nel suo complesso. E il Tremonti «nordista» che resiste in nome
dell'emergenza economica, e della necessità di destinare parte dei fondi
pubblici a interventi sociali e al rafforzamento degli ammortizzatori nelle
aree industriali, dove più pesanti sono le conseguenze della congiuntura e più
forte, per i lavoratori, il rischio di perdere il posto. Così Berlusconi è al
bivio: ciò che può farlo vincere al Sud, insieme con il nuovo look meridionale
che alimenta il suo mito, rischia di riservargli sorprese, e infine di
danneggiarlo, tra gli elettori del Nord, inquieti in questa primavera di crisi.
(
da "Repubblica, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina V
- Genova Aeroporto, atto d´accusa contro Alitalia Lunedì presidio dei sindacati:
"Inaccettabili i tagli della compagnia" "La gente sfoga la
propria crescente esasperazione contro i pochi dipendenti rimasti"
COSTANTINO MALATTO Il caso Alitalia infiamma l´aeroporto genovese e spinge i sindacati a lanciare un
grido d´allarme a tutte le istituzione locali. L´invito è quello di
scendere in campo insieme per denunciare la situazione ingovernabile causata
dai disservizi della compagnia aerea. L´appuntamento è per lunedì prossimo.
Come palcoscenico per questa protesta Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno
scelto l´atrio partenze dell´aeroporto. Lì è stata convocata un´assemblea di
tutti i dipendenti di Alitalia-Cai a Genova, ma è
naturale che saranno coinvolti anche gli altri lavoratori dello scalo. I
sindacati hanno invitato Regione, Comune, Provincia, Autorità portuale, Camera
di Commercio, Aeroporto ed Enac ad unirsi alla manifestazione. è una vera e
propria dichiarazione di guerra quella che le organizzazioni sindacali hanno
lanciato ad Alitalia-Cai, dopo le continue
cancellazioni di voli - oltre trenta dall´inizio dell´anno a oggi - , i
ritardi, i disservizi. La prima forma di lotta è stato il blocco totale degli
straordinari, salvo naturalmente possibili situazioni di emergenza del traffico
aereo. E questo è solo il primo passo. I lavoratori, quei 13 dipendenti assunti
con contratto a tempo determinato la cui situazione aveva già scatenato le ire
sindacali, sono esasperati. «Per i lavoratori - tuonano i sindacati in una
lettera inviata ai responsabili di Alitalia-Cai - al
danno della precarietà si aggiunge la beffa di dover subire le ire e gli
insulti dei passeggeri, che sfogano su di loro le frustrazioni» causate dalla
compagnia. Al punto che in alcuni casi, e i sindacati hanno verificato
direttamente alcuni episodi, «viene messa a rischio, come successo negli ultimi
giorni, l´incolumità fisica degli addetti». Non basta. Le cancellazioni e i
continui ritardi, oltre a provocare pericolose tensioni all´interno
dell´aerostazione tra i dipendenti e i passeggeri, si ripercuotono
negativamente sull´aeroporto stesso. Una situazione che, scrivono i sindacati
ad Alitalia, «oltre a riflettersi negativamente
sull´immagine della vostra azienda, crea evidenti danni anche alla credibilità
dell´intera struttura genovese. Rimane veramente difficile pensare e
programmare un rilancio dell´aeroporto se il principale vettore proseguirà con
questa "attenzione"». Il problema, insomma, accende implicazioni
gravi per tutti. Tanto è vero che anche il direttore generale dell´aeroporto
genovese, Paolo Sirigu, ha scritto all´inizio della settimana, dopo la
cancellazione dell´ennesimo volo, una lettera pesante alla compagnia. In essa
Sirigu lamenta la situazione insostenibile per lo scalo genovese a causa delle
continue cancellazioni e dei ritardi. Proprio nel momento in cui i vertici
dell´aeroporto genovese - oltre a Sirigu, il presidente Marco Arato -
annunciano a Repubblica un progetto per raddoppiare il numero dei passeggeri.
Un piano che rischia di essere messo in forse per la perdita d´immagine causata
da Alitalia. L´ultima cancellazione ha provocato anche
un´interpellanza del deputato Pd Mario Tullo al ministro dei Trasporti.
(
da "Repubblica, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
IX - Bologna Aeroporto, 2008 con utile Ryanair superstar, ma
pesano i debiti di Alitalia
ELEONORA CAPELLI L´aeroporto chiude un anno di segno positivo, nonostante il calo
dei passeggeri (-3,1%) e i debiti della «bad company» dell´Alitalia che pesano per 900 mila euro
sul bilancio della società. Ora si guarda a un 2009 in cui la compagnia low
cost Ryanair si avvia a diventare il principale vettore dello scalo bolognese,
con una quota di passeggeri che già supera il 12% per i primi 4 mesi dell´anno
corrispondenti a 162.300 passeggeri di cui ben 90 mila solo nel mese di aprile,
davanti ad Alitalia, Meridiana, Lufthansa, Air France
e British Airways. Ma per il 2009, l´anno della crisi economica e delle
ripercussioni sull´economia reale del crac delle borse, le previsioni sono
all´insegna della prudenza. «La crisi economica c´è, , per questo mi sono
rivolta ai soci, che hanno deciso di destinare l´utile all´autofinanziamento invece
che incassare i dividendi, con molta cautela - spiega il presidente della
società, Giuseppina Gualtieri - Gli scenari nel settore aeroportuale non sono
positivi, anche se noi confidiamo di riuscire a reggere questa fase». A
mantenere il bilancio in attivo con un utile di 1,86 milioni di euro nel 2008
ci hanno pensato le così dette attività «extra aeronautiche», cioè tutto quello
che nell´aeroporto non riguarda gli aerei: boutique, attività commerciali, sub
concessioni e l´accordo con lo spedizioniere aereo Dhl per l´uso dell´hangar.
La crisi dell´Alitalia invece ha visto lasciare nella
«pancia» della «bad company» 886 mila euro di crediti che già sono stati
inseriti nelle perdite, mentre la nuova compagnia, nonostante le difficoltà
iniziali, ha già servito 156 mila passeggeri da gennaio ad aprile, con
l´aggiunta di due nuove destinazioni, Palermo e Catania, per l´orario estivo.
Di fronte alla prospettiva di uno sviluppo incentrato sull´hub di Roma
Fiumicino, Gualtieri è ottimista. «Per noi questa scelta industriale è positiva
- dice la presidente dell´aeroporto - perché sostiene anche un traffico diretto
su Roma che altrimenti farebbe fatica a reggere. La prospettiva dello sviluppo
della linea ferroviaria ad alta velocità, del resto, è di integrazione e non di
competizione rispetto al traffico dell´aeroporto, soprattutto nell´ottica della
realizzazione del People Mover».
(
da "Manifesto, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Tanti
saluti DA GENOVA Sommersa dai debiti, la Tirrenia potrebbe sospendere i viaggi
della tratta dalla Liguria alla Sardegna mettendo così a rischio la continuità
territoriale dell'isola con il continente. In agitazione i dipendenti della
compagnia pubblica mentre i sindacati temono un nuovo caso Alitalia Assemblee a bordo dei traghetti
a Genova come a Civitavecchia o Napoli: continuano le agitazioni dei dipendenti
della Tirrenia, quasi 3 mila in tutta Italia, che ritardano di un'ora la
partenza di tutti i traghetti per comunicare ai cittadini il rischio di tagli
al servizio e al personale, dopo che il governo ha ufficializzato l'avvio
delle procedure di vendita della società in ottemperanza a leggi comunitarie.
All'apice della protesta, quando si prospettava un taglio alla tratta da Genova
alla Sardegna già prima dell'estate, un marittimo campano si è appeso con una
corda al collo al fumaiolo, efficace raffigurazione di che cosa vuol dire
dismettere una compagnia pubblica che sinora è stata considerata un servizio
essenziale a garanzia della continuità territoriale, vale a dire il
collegamento delle isole con il continente. Dai dati forniti sul suo sito oggi
la Tirrenia con 74 navi fa 100 mila traversate all'anno, percorre 3 milioni di
miglia marine e carica 12 milioni di passeggeri, 2 milioni di auto e fa 6
milioni e 520 mila metri di lineari di veicoli commerciali. Ha poco più di 3
mila dipendenti (2.609 a tempo indeterminato e 525 a tempo determinato) e fa
circa 600 milioni di fatturato annuo e finora è vissuta con 220 milioni di euro
di fondi statali, ma il governo ha appena annunciato di voler ridurre questi
fondi a 174, quindi ne vengono a mancare 46 già per il 2009. Altro dato: nei
decenni ha accumulato 900 milioni di debiti. Ora il governo con la scusa di
ottemperare alle normative europee ha deciso di privatizzare la compagnia con
una gara europea nella speranza che qualcuno la compri in blocco. «Mi pare che
qui sia in atto un balletto di cifre - dice Giacomo Santoro della Filt-Cgil di
Genova, appena sceso dal Bithia dove era in corso l'ennesima assemblea - come
fanno a essere in attivo quattro compagnie che fanno servizio estate e inverno
su piccoli arcipelaghi? Noi vogliamo sapere chi ha intenzione di comprare
questo gruppo, quale piano industriale presenta e sospettiamo che si voglia
fare un regalo ai privati, perché sembra piuttosto strano scegliere di mettere
in vendita delle navi in un momento di crisi rischiando di venderle
sottoprezzo». Santoro ricorda che i fondi nazionali vengono erogati a Tirrenia
solo per il servizio in autunno, inverno e primavera mentre d'estate i
traghetti viaggiano fuori convenzione e che il personale nel 2005 quando si
ventilava già la privatizzazione, accettò con i sindacati un contratto nazionale
di 1300 euro circa netti senza nessun premio, nella speranza che la compagnia
ripartisse davvero. Invece ora sembra peggio di allora e la cassa integrazione
è alle porte. I sindacati che temono una nuova Alitalia,
chiedono perciò che una parte delle tratte vengano cedute alle regioni
interessate e su questo si attende un incontro il 21 maggio dal ministro dei
trasporti Altero Matteoli al quale prenderanno parte i cinque sindacati (Cgil,
Cisl e Uil e Federmar e Ugl) dopo un incontro propedeutico del ministro con le
regioni. «Il tavolo regionale serve per sondare la volontà o meno d'acquisto
delle quattro compagnie - spiega un delegato Cisl di Tirrenia, Antonio Rombolà
che con gli altri amministrativi genovesi ha dato vita a presidi e
manifestazioni - l'idea appoggiata dai sindacati è di vendere la Toremar alla
Regione Toscana, la Caremar alla Campania, la Siremar alla Sicilia e la Saremar
alla Sardegna. Solo in quel modo di può pensare a mettere sul mercato il resto della
Tirrenia in modo da coprire il buco di 46 milioni di euro che il ministro
lamenta». Insomma l'idea sembra quella di cominciare a spogliare il gruppo
delle tratte per le isole del golfo di Napoli e delle ponziane; delle isole
minori sarde e verso la Corsica; quelle siciliane per Eolie, Egadi, Pelagie,
Ustica e Pantelleria e per l'Elba e l'arcipelago toscano per vendere la
compagnia madre del gruppo che fa Sardegna, Sicilia, Albania e Tremiti. Tra i
dipendenti i toni sono spesso accesi: «Qui rischiamo di finire come Alitalia - spiega uno - in più ventilare queste minacce di
tagli proprio alla vigilia dell'estate sembra suicida, a meno che non si voglia
fare un favore alle compagnie private, passandogli il traffico già esistente su
certi porti come quello di Genova. E che cosa ne succederà dei biglietti
convenzionati per i residenti? Sicuramente con i privati non avranno le tariffe
di cui godono ora». Per il momento il pericolo di aver acquistato per l'estate
biglietti non spendibili su un traghetto Tirrenia sembra svanito davanti alle
rassicurazioni del ministro di mantenere tutto invariato almeno fino alla fine
dell'estate, se non per tutto il 2009. Tuttavia i dubbi serpeggiano. Molti non
capiscono come mai il governo abbia minacciato per prima cosa il taglio della
tratta da Genova alla Sardegna, nella quale lavorano 60 amministrativi e 500
marittimi e «tutti i giorni dell'anno anche d'inverno imbarca tanti camion che
alla fine qualche rimorchio resta sempre a terra - spiega un marittimo -
Sarebbe meglio tagliare dei rami secchi come la linea Genova-Arbatax che fa
poco lavoro». Negli uffici e sui moli c'è subbuglio. Ieri c'è stato lo sciopero
della Toremar toscana. Mercoledì scorso per andare a Roma a parlare col
ministro sono partiti almeno in cento da Ercolano, Napoli, Torre del greco,
Venezia, Civitavecchia e Genova. Intanto si è chiusa l'agitazione durata una
ventina di giorni di 114 dipendenti di Ferport (l'azienda del trasporto merci
all'interno del porto genovese, controllata da Serfer-Trenitalia e per una
quota di minoranza da una cooperativa genovese, la Abaco) e in settimana c'è
stato l'avvio delle procedure di liquidazione da parte dell'azienda. I
lavoratori hanno passato quasi un mese tra cortei, presidi e decine di
assemblee contro la gestione dell'azienda e la minaccia di tagli pesanti agli
stipendi, alla fine hanno accettato tagli minori e la revisione delle mansioni,
ma hanno avuto rassicurazioni dalle autorità locali (Autorità portuale,
Regione, Provincia, Camera di Commercio e Prefettura) per il futuro, vale a
dire la garanzia della continuità occupazionale, il fatto che ci sarà un unico
gestore delle manovre ferroviarie portuale e che venga mantenuto il contratto
di lavoro. «Per fortuna sembra sfumata l'ipotesi dell'autoproduzione da parte di
Trenitalia, che si traduceva nel far operare ferrovieri del comparto merci
della ferrovia tradizionale all'interno del porto - spiega Fabio Allegretti
della Filt genovese che ha seguito tutta la trattativa - l'azienda non mostra
trasparenza e infatti abbiamo denunciato anche che Trenitalia ha aumentato le
tariffe a Genova e le ha abbassate in altri porti liguri cercando di dirottare
il traffico merci. Ora ribadiamo che ci vuole un soggetto unico per fare le
manovre ferroviarie in porto. Non sarà una gestione a carattere pubblico, ma di
pubblica utilità. Quindi nell'ambito del bando si deve prevedere che il
servizio venga incrementato. Chiunque venga, venga per far bene e non per
sopravvivere». La clausola del gestore unico è fondamentale visto che durante lo
sciopero ad oltranza è saltata fuori anche l'ipotesi "binario fai da
te". Infatti un terminalista, la Ignazio Messina, si è detto pronto a
farsi il suo trasporto grazie a un locomotore acquistato da tempo e un altro,
Spinelli, proprietario anche di una grande azienda di trasporto su gomma, si
prepara ad attrezzare di binari i suoi moli, con la scusa delle tariffe alte
fatte da Ferport che secondo un terminalista si traduce in mille euro per un
treno di otto vagoni. Per questo i lavoratori Ferport insistono che sia il
comitato portuale a decidere le tariffe all'interno del porto, se non
addirittura a creare un soggetto misto pubblico-privato che gestisca il
servizio merci.
(
da "Unita, L'"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
«E
adesso chiamano "papi" anche me» L'effetto Berlusconi all'estero?
Dico solo che ormai chiamano "papi" anche me. A New York, come a
Londra». Carlo Segni, trader alla Banca Mondiale di Washington, 41 anni, da 15
negli Stati Uniti, spinta a tornare in Italia scarsina, ma soprattutto - quando
capita l'argomento - decisamente poco incline a parlare delle avventure del
governo e del suo premier con amici, colleghi e conoscenti non italiani. «Mi
sento molto in imbarazzo, un imbarazzo al limite della vergogna», spiega. «È
una continua presa in giro, uno scherzare su quello che è visto come un uomo
ridicolo, un joker internazionale. In generale diamo l'impressione di un Paese
in discesa, dal sistema non credibile. E la cosa più sconvolgente è che la
caratterizzazione di Berlusconi come personaggio grottesco è arrivata fino al
governatore della Banca centrale del Kirghizistan. Anche lui ne parla così».
Veline, certo, ma non solo. «Dopo quel che è successo sul fronte della
sicurezza e dell'immigrazione negli Stati Uniti ci danno degli xenofobi, dei
razzisti. D'altra parte, se la critica arriva da un organismo internazionale
come l'Onu, non c'è spiegazione di primo ministro che tenga: il messaggio che
passa all'estero è quello». Particolarmente penoso il capitolo delle domande.
«Mi chiedono per esempio come fa a non apparirci medievale il no all'Italia
multietnica. Oppure, più spesso, domandano come facciano gli italiani a votare
ancora il Cavaliere. Rispondo che evidentemente l'Italia
vuole le veline. Ma ancora peggio è quando vogliono sapere come mai, nonostante
i dati sul debito, o i casi come quello di Alitalia, che non si reagisca. Abbozzo dei ragionamenti, la verità è che
non riesco a capirlo neanch'io». SUSANNA TURCO
(
da "Corriere della Sera"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Politica data: 16/05/2009 - pag: 13 L'intervista «Ora
voglio solo che ci mettano nelle condizioni di operare. Piano di rilancio in
3-5 anni» Bonomi: indignato dai politici Al governo non
chiedo più nulla Il presidente Sea: dove erano quando Alitalia lasciava Malpensa? MILANO Giuseppe Bonomi si dice «indignato ».
Per forza: Alitalia ha
scelto Fiumicino anziché Malpensa. «Ma no. La scelta dice il presidente 50enne
della Sea, la società che gestisce gli scali di Linate e Malpensa era già
avvenuta un anno fa. E peraltro l'inizio dell'allontanamento di Alitalia da Malpensa ci ha permesso di vivere e affrontare
una crisi profonda 'anticipando' di qualche mese la grande crisi, causata dalla
recessione mondiale, che ha colpito gli altri scali. In un certo senso, alla
recessione, ci siamo presentati preparati». Poi ci racconterà della sua
indignazione. Perché adesso vediamo se abbiamo capito bene: l'addio di Alitalia, alla fine, ha salvato Malpensa? È questo che vuol
dire? «Lo sa qual è stato ad aprile rispetto allo stesso mese del 2008 lo scalo
con il maggior numero di passeggeri in Europa? Malpensa. Crescita del 7,9%.
Vienna ha perso il 9%, Monaco l'8 e mezzo, Francoforte il 4, Napoli quasi il 6,
Roma oltre il 3». Dunque, senza Alitalia è meglio.
«Prima dipendevamo da Alitalia per il 70%. Calando, e
di molto, questa percentuale, abbiamo dovuto per forza affacciarci sul mercato
mondiale, prendere le nostre valigie e partire, farci conoscere, accreditarci,
tessere trattative e alleanze, cercare altre compagnie». Come Lufthansa Italia.
Ha sentito l'amministratore delegato Heike Birlenbach? Ha appena detto al
«Corriere» che «investiranno qui, il futuro è a Milano». «Parliamo di un ottimo
partner. Noi abbiamo un piano industriale di rilancio articolato sul periodo di
tre-cinque anni. Bisogna avere pazienza. Emirates ha aumentato i voli per
Dubai, ce ne sono già due al giorno. Easyjet vuole crescere. La stessa
Lufthansa incrementerà la sua presenza». Presidente: il rilancio, è vero. Però
a Malpensa, secondo i sindacati, la sua Sea ha tagliato 500 posti di lavoro e
messo in cassa integrazione 800 dipendenti a rotazione. «I posti definiti
'tagliati' sono 335. Ed erano tutti contratti di lavoro interinali». Sempre
lavoratori sono. «Si trattava di contratti stipulati per particolari necessità
stagionali, necessità che a un certo momento sono terminate». Hanno abbandonato
lo scalo nomi importanti, marchi italiani, forti, altamente simbolici.
«Semplice ricambio, qualcuno lascia e altri nascono. Sta aprendo un negozio
Armani. E arriveranno altre griffe». All'inizio, avevamo lasciato in sospeso la
sua indignazione. Con chi ce l'ha, Bonomi? «Con i politici. Di destra e di
sinistra. Non mi faccia dire i nomi». Ci proviamo: faccia qualche nome. «No. Mi
domando: ma tutta questa gente, quando c'era bisogno, quando Alitalia
se ne andava da Malpensa, dov'era?». Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha
detto: «Su Malpensa abbiamo investito, ce la possiamo fare». Vi siete messi
d'accordo? «Letizia Moratti ha dimostrato una sensibilità industriale unica ».
La Sea è una società controllata dal Comune di Milano... «La Moratti è stata la
prima a battersi per noi. Bisogna riconoscerlo». In una delle sue prime
interviste dopo la nomina a presidente disse: «Noi non faremo guerra a
Fiumicino, ma il governo deve pensare a un serio rilancio di Malpensa ». Oggi
pronuncerebbe le stesse parole? «Oggi al governo non chiedo nulla. Vorrei che,
semplicemente, facesse la sua parte e ci mettesse nelle condizioni migliori per
operare. Per esempio, noi facciamo pagare diritti per gli 'spazi' di decollo e
atterraggio inferiori del 40% a molti altri in Europa... ». Andrea Galli Sea Il
presidente Giuseppe Bonomi (Imagoeconomica)
(
da "Manifesto, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Tanti
saluti DA GENOVA Sommersa dai debiti, la Tirrenia potrebbe sospendere i viaggi
della tratta dalla Liguria alla Sardegna mettendo così a rischio la continuità
territoriale dell'isola con il continente. In agitazione i dipendenti
della compagnia pubblica mentre i sindacati temono un nuovo caso Alitalia Alessandra Fava Assemblee a
bordo dei traghetti a Genova come a Civitavecchia o Napoli: continuano le
agitazioni dei dipendenti della Tirrenia, quasi 3 mila in tutta Italia, che
ritardano di un'ora la partenza di tutti i traghetti per comunicare ai
cittadini il rischio di tagli al servizio e al personale, dopo che il
governo ha ufficializzato l'avvio delle procedure di vendita della società in
ottemperanza a leggi comunitarie. All'apice della protesta, quando si
prospettava un taglio alla tratta da Genova alla Sardegna già prima
dell'estate, un marittimo campano si è appeso con una corda al collo al
fumaiolo, efficace raffigurazione di che cosa vuol dire dismettere una
compagnia pubblica che sinora è stata considerata un servizio essenziale a
garanzia della continuità territoriale, vale a dire il collegamento delle isole
con il continente. Dai dati forniti sul suo sito oggi la Tirrenia con 74 navi
fa 100 mila traversate all'anno, percorre 3 milioni di miglia marine e carica
12 milioni di passeggeri, 2 milioni di auto e fa 6 milioni e 520 mila metri di
lineari di veicoli commerciali. Ha poco più di 3 mila dipendenti (2.609 a tempo
indeterminato e 525 a tempo determinato) e fa circa 600 milioni di fatturato
annuo e finora è vissuta con 220 milioni di euro di fondi statali, ma il
governo ha appena annunciato di voler ridurre questi fondi a 174, quindi ne
vengono a mancare 46 già per il 2009. Altro dato: nei decenni ha accumulato 900
milioni di debiti. Ora il governo con la scusa di ottemperare alle normative
europee ha deciso di privatizzare la compagnia con una gara europea nella
speranza che qualcuno la compri in blocco. «Mi pare che qui sia in atto un
balletto di cifre - dice Giacomo Santoro della Filt-Cgil di Genova, appena
sceso dal Bithia dove era in corso l'ennesima assemblea - come fanno a essere
in attivo quattro compagnie che fanno servizio estate e inverno su piccoli
arcipelaghi? Noi vogliamo sapere chi ha intenzione di comprare questo gruppo,
quale piano industriale presenta e sospettiamo che si voglia fare un regalo ai
privati, perché sembra piuttosto strano scegliere di mettere in vendita delle
navi in un momento di crisi rischiando di venderle sottoprezzo». Santoro
ricorda che i fondi nazionali vengono erogati a Tirrenia solo per il servizio
in autunno, inverno e primavera mentre d'estate i traghetti viaggiano fuori
convenzione e che il personale nel 2005 quando si ventilava già la privatizzazione,
accettò con i sindacati un contratto nazionale di 1300 euro circa netti senza
nessun premio, nella speranza che la compagnia ripartisse davvero. Invece ora
sembra peggio di allora e la cassa integrazione è alle porte. I sindacati che
temono una nuova Alitalia, chiedono perciò che una
parte delle tratte vengano cedute alle regioni interessate e su questo si
attende un incontro il 21 maggio dal ministro dei trasporti Altero Matteoli al
quale prenderanno parte i cinque sindacati (Cgil, Cisl e Uil e Federmar e Ugl)
dopo un incontro propedeutico del ministro con le regioni. «Il tavolo regionale
serve per sondare la volontà o meno d'acquisto delle quattro compagnie - spiega
un delegato Cisl di Tirrenia, Antonio Rombolà che con gli altri amministrativi
genovesi ha dato vita a presidi e manifestazioni - l'idea appoggiata dai
sindacati è di vendere la Toremar alla Regione Toscana, la Caremar alla
Campania, la Siremar alla Sicilia e la Saremar alla Sardegna. Solo in quel modo
di può pensare a mettere sul mercato il resto della Tirrenia in modo da coprire
il buco di 46 milioni di euro che il ministro lamenta». Insomma l'idea sembra
quella di cominciare a spogliare il gruppo delle tratte per le isole del golfo
di Napoli e delle ponziane; delle isole minori sarde e verso la Corsica; quelle
siciliane per Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria e per l'Elba e
l'arcipelago toscano per vendere la compagnia madre del gruppo che fa Sardegna,
Sicilia, Albania e Tremiti. Tra i dipendenti i toni sono spesso accesi: «Qui
rischiamo di finire come Alitalia - spiega uno - in
più ventilare queste minacce di tagli proprio alla vigilia dell'estate sembra
suicida, a meno che non si voglia fare un favore alle compagnie private,
passandogli il traffico già esistente su certi porti come quello di Genova. E
che cosa ne succederà dei biglietti convenzionati per i residenti? Sicuramente
con i privati non avranno le tariffe di cui godono ora». Per il momento il
pericolo di aver acquistato per l'estate biglietti non spendibili su un
traghetto Tirrenia sembra svanito davanti alle rassicurazioni del ministro di
mantenere tutto invariato almeno fino alla fine dell'estate, se non per tutto
il 2009. Tuttavia i dubbi serpeggiano. Molti non capiscono come mai il governo
abbia minacciato per prima cosa il taglio della tratta da Genova alla Sardegna,
nella quale lavorano 60 amministrativi e 500 marittimi e «tutti i giorni
dell'anno anche d'inverno imbarca tanti camion che alla fine qualche rimorchio
resta sempre a terra - spiega un marittimo - Sarebbe meglio tagliare dei rami
secchi come la linea Genova-Arbatax che fa poco lavoro». Negli uffici e sui
moli c'è subbuglio. Ieri c'è stato lo sciopero della Toremar toscana. Mercoledì
scorso per andare a Roma a parlare col ministro sono partiti almeno in cento da
Ercolano, Napoli, Torre del greco, Venezia, Civitavecchia e Genova. Intanto si
è chiusa l'agitazione durata una ventina di giorni di 114 dipendenti di Ferport
(l'azienda del trasporto merci all'interno del porto genovese, controllata da
Serfer-Trenitalia e per una quota di minoranza da una cooperativa genovese, la
Abaco) e in settimana c'è stato l'avvio delle procedure di liquidazione da
parte dell'azienda. I lavoratori hanno passato quasi un mese tra cortei,
presidi e decine di assemblee contro la gestione dell'azienda e la minaccia di
tagli pesanti agli stipendi, alla fine hanno accettato tagli minori e la
revisione delle mansioni, ma hanno avuto rassicurazioni dalle autorità locali
(Autorità portuale, Regione, Provincia, Camera di Commercio e Prefettura) per
il futuro, vale a dire la garanzia della continuità occupazionale, il fatto che
ci sarà un unico gestore delle manovre ferroviarie portuale e che venga
mantenuto il contratto di lavoro. «Per fortuna sembra sfumata l'ipotesi
dell'autoproduzione da parte di Trenitalia, che si traduceva nel far operare
ferrovieri del comparto merci della ferrovia tradizionale all'interno del porto
- spiega Fabio Allegretti della Filt genovese che ha seguito tutta la
trattativa - l'azienda non mostra trasparenza e infatti abbiamo denunciato
anche che Trenitalia ha aumentato le tariffe a Genova e le ha abbassate in
altri porti liguri cercando di dirottare il traffico merci. Ora ribadiamo che
ci vuole un soggetto unico per fare le manovre ferroviarie in porto. Non sarà
una gestione a carattere pubblico, ma di pubblica utilità. Quindi nell'ambito
del bando si deve prevedere che il servizio venga incrementato. Chiunque venga,
venga per far bene e non per sopravvivere». La clausola del gestore unico è
fondamentale visto che durante lo sciopero ad oltranza è saltata fuori anche
l'ipotesi "binario fai da te". Infatti un terminalista, la Ignazio
Messina, si è detto pronto a farsi il suo trasporto grazie a un locomotore
acquistato da tempo e un altro, Spinelli, proprietario anche di una grande
azienda di trasporto su gomma, si prepara ad attrezzare di binari i suoi moli,
con la scusa delle tariffe alte fatte da Ferport che secondo un terminalista si
traduce in mille euro per un treno di otto vagoni. Per questo i lavoratori
Ferport insistono che sia il comitato portuale a decidere le tariffe
all'interno del porto, se non addirittura a creare un soggetto misto
pubblico-privato che gestisca il servizio merci.
(
da "Repubblica, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
XIII - Genova Blue Panorama pronta a partire dal prossimo 7 giugno Voli low
cost per Roma un decollo in anticipo Missione a Praga per i vertici
dell´aeroporto, a caccia di contatti e accordi internazionali COSTANTINO
MALATTO Partiranno in anticipo sui tempi previsti i nuovi voli low cost che
collegheranno Genova e Roma. La compagnia aerea Blue Panorama ha infatti anticipato
al 7 giugno prossimo la partenza della linea, che sarà assicurata da un Boeing
737 da 150 passeggeri. Un lancio in grande stile, grazie a una promozione che
per qualche mese sconterà il biglietto di sola andata di quasi la metà, da 45 a
25 euro, tasse incluse. Un´offerta che - si augurano i vertici dell´aeroporto -
convinca anche chi generalmente non usa l´aereo, per esempio le scuole in gita
di studio, a servirsene in considerazione del costo concorrenziale. Anche
l´orario dei voli ha guadagnato un margine di anticipo, risultando ancora più
appetibile sia per le partenze da Genova sia per quelle da Roma. Al mattino il
volo dalla capitale partirà alle 7,20, con arrivo a Genova un´ora dopo. La
partenza dal Cristoforo Colombo avverrà alle 8,45. La sera si parte da Roma
alle 19,10 e si decolla poi da Genova alle 20,35. Il volo di Blue Panorama sarà
così l´ultimo della serata, permettendo che chi ha necessità di rientrare nella
capitale in serata possa farlo in un orario comodo. Per le prime settimane la linea
garantirà voli dal lunedì al venerdì, per passare, in caso di buona
accoglienza, a sette giorni su sette. Negli ultimi giorni
anche i disservizi di Alitalia-Cai per quel che riguarda ritardi e cancellazione di voli,
sembrano spariti. Dopo il caso clamoroso di martedì scorso, con l´ennesima
cancellazione di un volo del mattino su Roma che aveva fatto imbufalire i
passeggeri, nei giorni successivi i voli sono tornati regolari. Questo
non è sufficiente, naturalmente, a tranquillizzare dipendenti e sindacati della
compagnia aerea, che per domani mattina hanno organizzato una manifestazione di
protesta con assemblea pubblica nell´atrio dell´aerostazione e volantinaggio
tra i passeggeri. All´appuntamento hanno invitato anche gli enti e le
istituzioni locali. Intanto l´aeroporto mostra ancora l´intenzione di puntare
molte carte su nuovi voli low cost, che potrebbero garantire un rilancio in
grande stile. Il direttore generale Paolo Sirigu è a Praga per il meeting
Routes, che riunisce compagnie aeree e aeroporti europei. Un´occasione per
allacciare contatti e cercare accordi che portino nuove linee e nuove
occasioni.
(
da "Stampa, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Malpensa
svuotata La pista degli eroi Il Giro traditore L'Esposizione va a rilento In
bilico IL DECANO DI PALAZZO MARINO ALDO BONOMI Partita Alitalia ha già perso metà dei voli Roma
vuole la Formula 1 Monza a rischio? Per la prima volta si chiude nella Capitale
In un anno solo liti per la sede e le poltrone L'economia Gli indicatori
continuano a scendere, resta la scommessa dell'Expo 2015 Le liti Il centro-destra
fatica sempre più a esprimere una classe dirigente Berlusconi Viene visto quasi
come un estraneo, attento agli interessi di altre aree «Una volta i
consiglieri rappresentavano le categorie oggi le lobby economiche» «Stiamo
sperimentando per primi la globalizzazione: col risultato che annaspiamo nel
vuoto» Meno male che Mourinho c'è, e almeno lo scudetto del pallone non lascia
la Madonnina. Altrimenti, per dirla con il mister portoghese che sa parlare
come Gianni Brera, sì che sarebbe una figura da "pirla". Milano ha un
primato da festeggiare da ieri sera. Gioia per la città "bauscia",
quella degli interisti, e per la famiglia Moratti che ha squadra e sindaco. Ci
voleva, ci vuole, sia per Milano e per il sindaco Moratti. Perchè a parte
l'Inter non è che da queste parti si vinca tanto, o tanto spesso. Più facile
che si perda, come a Malpensa, o che ci si perda, come negli affanni che
complicano l'avventura Expo 2015. Succede pure, ma questa dev'essere
un'eccezione, che se ne vada qualche simbolo. Proprio oggi a Milano passa il
Giro d'Italia e il problema è proprio che passa. In cent'anni a Milano si è
sempre fermato, ultima tappa. Quest'anno finirà a Roma e c'è chi l'ha presa
male. «Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha già presentato il percorso per il
Gran Premio di Formula 1 - dice il deputato leghista Matteo Salvini- Non è che
perderemo anche il Gran Premio di Monza?». Rischio già sfiorato nel 1994, per
la verità, anno del primo governo Berlusconi, quando Umberto Bossi minacciò la
prima crisi e Gianni Letta si ricorda ancora le fatiche e le mediazioni. Adesso
non è il governo a rischiare la crisi, è la città. E' Milano con la sua
immagine, le sue classi dirigenti, la sua politica del fare, magari anche
quella dell'annunciare. Che sia Malpensa o l'Expo o c'è la delusione o
cominciano i pasticci. Si bisticcia anche per il nuovo presidente di
Assolombarda, Alberto Meomartini, per i nemici più legato a Giulio Tremonti
ministro dell'economia che agli interessi della città. E poco importa che sia
nato a Milano, abbia incarichi alla Bocconi e perfino nel cda del Museo Poldi
Pezzoli. Sarebbe un altro segnale della Milano che non è più quella di una
volta, e si rassegna a Roma. Insomma, parecchia confusione dalle parti del
Duomo. E l'Expo, «il fiore all'occhiello della città», come l'aveva definito il
sindaco Letizia Moratti sembra piuttosto appassito. Più di un anno perso a
battagliare sul nome del manager, Moratti voleva Paolo Glisenti, è arrivato
Lucio Stanca, parlamentare Pdl, già ministro dell'Innovazione. E Stanca, alè,
debutta coinvolto in un altra baruffa sulla sede di rappresentanza a Palazzo
Reale, su chi paga l'affitto, sui compensi al management e una frase lasciata
ieri, mentre s'imbarca per la sua prima missione a New York: «Qualcuno gioca
per segnare nella nostra porta, per fare autogol». A Piero Borghini, l'ultimo
sindaco riformista nella Milano anni '90, già city manager del sindaco Moratti,
ora consigliere regionale voluto dal Governatore Roberto Formigoni, la metafora
calcistica ne fa venire in mente un'altra. «Questa è la città dove ai tempi del
Milan di Nereo Rocco è nato il catenaccio. Si gioca per evitare il gol». Ma il
bello, o il brutto, è che tutto sta avvenendo nella stessa squadra, nel
centrodestra che ha numeri abbondanti per governare città, regione, Expo. E
inveca s'adatta alle sciagure tipo Malpensa. Borghini: «A volte sembra che
Milano si domandi chi sono, dove vado, cosa faccio?». A sentire uno che la
conosce bene, Milano sta presentando il suo conto. «Succede che qui -dice Nando
Dalla Chiesa, tornato al suo mestiere di sociologo e alla sua passione per
l'editoria- si è sempre teorizzata la separazione tra politica ed economia.
Milano non ha mai avuto una leadership industriale a palazzo Marino.Da quando
si è voluta amministrare la città con la logica dell'azienda, prima con
Gabriele Albertini e adesso con Moratti, si è persa la guida politica, quella
che sa unire e decidere nell'interesse di tutta la città. Il risultato è che
questa oltre ad essere una città divisa è una città che non sa muoversi».
Sull'Expo, al momento, è proprio così. Tanto che Roberto Formigoni, dal Canada,
si è fatto sentire con un'altra frase che fa capire gli affanni. «L'Expo non
può essere una cosa delle istituzioni che litigano tra loro». Così propone gli
Stati Generali, come dire smettiamola, mettiamoci attorno al tavolo e non
perdiamo più tempo. Benissimo, è il commento di Guido Podestà, il candidato Pdl
alla presidenza della provincia, ma non basta. «Ci vuole anche una Legge
Speciale. Mettere un punto zero e ripartire in sinergia tra governo locale e
governo nazionale». Che è un pò ammettere che finora non c'è stata, la
sinergia. «E' proprio questo il problema di Milano», dice il sociologo Aldo
Bonomi. «Sta sperimentando per prima, come sempre è avvenuto, la transizione
che porta alla globalizzazione. Sembra che sia caratterizzata da un vuoto di
leadership, la sta ancora cercando e i tempi non saranno brevi. Oggi si vedono
cinque città in una: la Milano del commercio e della moda, quella delle banche
e della finanza, quella della solidarietà, quella della comunicazione, quella
della cintura urbana e della imprese. Ma sono cinque città che non parlano più
tra loro, che non riescono a comunicare». Tante identità, nessuna identità. E
niente leadership. Ci possono essere altre spiegazioni, magari più semplici,
come quelle di Michelino Crosti, reporter di "Radio Popolare", il
decano di Palazzo Marino, dal 1980 non si è perso un Consiglio Comunale. «Una
volta i consiglieri rappresentavano la città delle categorie del lavoro, sapevi
che i taxisti stavano con i socialdemocratici, i tranvieri con i socialisti, i
cantanti della Scala con un dc, l'economia con i repubblicani, le fabbriche con
il pci. Adesso in consiglio comunale si rappresentano gli interessi e le lobby.
Una nuova linea del metrò non serve per chi va a lavorare, ma per valorizzare
un investimento immobiliare». E va bene, Milano non è più quella di una volta,
non c'è più un'osteria che prepari trippa e nervetti e il panettone lo fanno le
multinazionali. «Però questa è una città che non ha identità - dice Filippo
Penati, impegnato a difendere la provincia di Milano dall'assalto di Podestà e
dei voti del centrodestra - Avrebbe l'occasione dell'Expo così come Barcellona
nel '92 ha avuto quella delle Olimpiadi. Barcellona è rinata. Qui invece,
pronti via ed è cominciato uno scontro di potere, e proprio nella città della
leadeship nazionale. E' difficile fare squadra quando ognuno dei protagonisti
sta giocando una sua partita...». Il Protagonista dovrebbe essere Berlusconi,
ma a Milano si vede poco o niente, l'ultima volta novembre 2007, in San Babila
per il "Discorso del Predellino". Tra Abruzzo e immondizia a Napoli è
lontano da questa partita che intreccia poteri&affari in una città che
sogna l'Expo e si sveglia tra gli affanni. Con le cronache milanesi che
titolano su «Buche, cartelli stradali, pali storti: la Milano senza decoro». E
cominciano ad occuparsi del destino di Letizia Moratti. «Verrà ricandidata»,
domandano a Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, formigoniano, possibile
successore. «Certo», risponde. Domanda folle un anno fa. Oggi no. 2 3 4 1
(
da "Stampa, La"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
ELEZIONI.
CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA CALANO GLI ASSI ANCHE IN PIEMONTE Oggi ad Asti Di
Pietro apre la parata dei "big" Candidati di terra e di mare A tre
settimane dal voto per europee e amministrative, da destra e da sinistra
partiti e schieramenti calano gli assi anche in Piemonte. Ed è una vera e
proprio parata di big, aperta già ieri da Antonio di Pietro, che prima di
chiudere il suo tour ad Alessandria, in mattinata ha fatto tappa anche a Baveno
e a Verbania a sostegno dei suoi e del candidato alla Provincia del
Pd-centrosinistra Paolo Ravaioli, poi a Vercelli. Dal lago il leader
dell'Italia dei valori ha rilanciato un durissimo attacco al Governo Berlusconi
, anche su Alitalia e Malpensa. Dagli avversari non mancheranno immediate repliche.
A cominciare da oggi. A Biella, dove il Pdl punta al colpo grosso di portare in
città Silvio Berlusconi, oggi si attende il ministro della Gioventù Giorgia
Meloni, ex vicepresidente della Camera: sarà alle 15 al Museo del territorio.
Nell'Alessandrino, mercoledì arriverà il ministro delle Politiche agricole, il
leghista Luca Zaia: alle 9,30 sarà all'istituto agrario Luparia di San Martino
di Rosignano, mentre alle 11,30 andrà all'azienda agricola La Federica alla
Morella di Novi Ligure. Giovedì, alle 11 al caffè Zogra di Alessandria, ci sarà
l'ex magistrato Luigi De Magistris (Idv). Oggi il capolista del Pd nella
circoscrizione Nord Ovest alle Europee Sergio Cofferati parlerà alle 21 alla
Soms di via Borgogna a Vercelli. Tour de force per il leader del Partito
Democratico, Dario Franceschini. Domani alle 8,30 prenderà un caffè nella
centralissima piazza delle Erbe a Novara poi a piedi raggiungerà la stazione
dove salirà sul treno delle 9,59 diretto a Vercelli dove arriverà alle 10,13.
Qui farà un giro al mercato sino alle 11. Mezz'ora più tardi sarà al mercato di
Casale Monferrato. Ad Alessandria il pranzo elettorale alle 13 al ristorante Il
Grappolo con il mondo dell'imprenditoria e della cultura. Alle 15 a Biella
conferenza stampa al Bar Magnino in via Italia. Segue incontro pubblico in
Piazza Santa Marta, coi candidati Gianluca Susta, Vittorio Barazzotto, Wilmer
Ronzani e Mariangela Franzoni. Quindi alle 17,15 sarà a Torino alla Falchera
nuova in piazza del mercato coperto. Nel Cuneese la «parata» dei big a sostegno
dei vari candidati alle Provinciali è iniziata sabato con la visita di Piero
Fassino, in appoggio a Mino Taricco (Pd-centrosinistra), e ieri sera con il
segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero per Ivan Di
Giambattista. Domani Teresio Delfino (Udc) avrà il sostegno del principe
Emanuele Filiberto di Savoia, ma nella «Granda» è atteso anche il ministro Zaia
per Gianna Gancia (Lega nord-Pdl), che sarà alle 10,30 a Saluzzo, poi a
Fossano, Carrù, Novello e, in serata, Cuneo. Per la Gancia arriveranno altri
due ministri: quello del Lavoro Maurizio Sacconi, venerdì, alle 18, a Bra, e
Umberto Bossi, la stessa sera, alle 21, a Savigliano. «Dal Monferrato alle
Cinque Terre verso l'Europa» è il tema del confronto di oggi (ore 18,30 al
Diavolo rosso) tra Giorgio Ferrero, e Franco Bonanini, presidente del Parco
delle Cinque Terre. Entrambi in corsa per l'europarlamento per il Pd, sono
impegnati sul fronte della crescita ecosostenibile, dell'agroambiente e della lotta
alla cementificazione. Coordina il giornalista Sergio Miravalle. Cristiana
Muscardini, europarlamentare Pdl, presenterà invece il suo programma al Salera
alle 18.
(
da "Repubblica, La"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 6
- Economia Pezzotta: "Almeno questi teppisti hanno il volto scoperto, li
possiamo isolare". E D´Antoni si domanda: "Dov´era il servizio
d´ordine?" Olga D´Antona: basta delegittimare i sindacati Ichino: si dà
troppo spazio alle piccole sigle L´ex leader Cisl rievoca l´aggressione subita
a Milano con il lancio di bulloni EUGENIO OCCORSIO ROMA - «Volava di tutto
quella mattina. Mi beccai un bullone che mi spaccò il labbro, però finii il
comizio fra gli applausi». Sergio D´Antoni, oggi deputato Pd, porta ancora le
cicatrici delle contestazioni sotto al palco. L´assalto dei Cobas è per lui un
terribile déjà vu che lo riporta al 13 ottobre 1992, comizio da leader Cisl a
piazza Duomo «Alla fine raccolsero le monete che avevano lanciato: più di
diecimila lire». Ma che senso aveva, e ha? «Nessun senso. Solo far parlare di
sé. Purtroppo ci sono riusciti». Sindacalisti, analisti e politici si
interrogano sull´attacco dei Cobas e sui "germogli di neo-brigatismo"
che celerebbe. «Spetta alla magistratura stabilirlo», riflette Olga D´Antona.
Mercoledì saranno dieci anni che suo marito, giuslavorista democratico, cadde
sotto il fuoco delle Br. «I brigatisti non fanno manifestazioni di piazza.
Direi di concentrarsi sull´episodio: per prevenirne il ripetersi il governo la
smetta di delegittimare il sindacato e cominci a lavorarci insieme contro la
crisi». «Se c´è qualche legame con le scritte degli anarchici sui muri della
stessa Torino?», si chiede Savino Pezzotta. «Non credo. Questi almeno hanno un
volto, li possiamo isolare. Gli anarchici sono molto più pericolosi perché
sappiamo che ci sono ma non sappiamo se sono armati, quanti sono, quale sarà la
prossima mossa». Riprende D´Antoni: «Sono teppisti da isolare. Non hanno
nessuna visione politica, come chi va alle manifestazioni con il passamontagna:
non rappresentano nessuno, non gliene importa niente della Fiat, della crisi e
dei sindacati. Vogliono solo sfasciare tutto e basta». Il giuslavorista Pietro
Ichino dà una lettura più scientifica: «Sono solo minuscole minoranze nel
movimento sindacale. Il problema è che sono abituate da anni a esercitare un
potere di veto sulla maggioranza. Lo sviluppo di pratiche e metodi di
democrazia sindacale aiuterà ad isolarli e ad impedire che questi episodi si
ripetano». è un problema di democrazia sindacale? «Diciamo che ci sono stati
sempre dei gruppi che hanno potuto godere di una
"sopra-rappresentazione" del tutto ingiustificata, e questo è stato
dovuto alla mancanza di una precisa verifica e un monitoraggio di quanti
lavoratori davvero questa gente ha dietro. Una cosa è il pluralismo sindacale, ma vi ricordate quando l´Alitalia e il paese intero fu presa in scacco da una sedicente sigla che
rappresentava non più di un centinaio di persone?» Ma la prima cosa da fare,
insiste D´Antoni, è isolarli. «è compito della polizia, ma anche il servizio
d´ordine dei sindacati a Torino li aveva sottovalutati». Però al fondo
c´è un malessere vero. «Finché il capo del governo continua a dirci che bisogna
essere ottimisti - dice Pezzotta - e il governo si concentra su vicende come
quella degli immigrati, la tensione sociale continuerà ad aumentare. Non dico
che i Cobas rappresentino la gente che sente sulla pelle la crisi, ma che se si
continua a non intervenire per lenire una situazione che si fa ogni giorno più
pesante, questi gruppi hanno gioco facile. Gli si spiana la strada, e forse
anche la raccolta di qualche consenso di troppo».
(
da "Messaggero, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Lunedì
18 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «La crisi è molto dura,
soprattutto per le fasce sociali più deboli. Ma la crisi sta anche mettendo in
moto energie positive nel Paese: bisognerebbe valorizzarle e condurle ad
un'impresa comune. Invece il governo risponde con l'inerzia. La sola filosofia
che sa esprimere è quella della divisione, del "si salvi chi può"».
Dario Franceschini respinge le accuse di disfattismo rivolte al Pd ora dal
premier Berlusconi, ora dal ministro Tremonti. «A nessuno di noi - sostiene - è
mai venuto in mente di addossare al governo la responsabilità della crisi
globale. Ma l'impatto sulla vita concreta dei precari, dei piccoli
imprenditori, degli artigiani dipende dalle scelte dei governi nazionali. E che
il nostro abbia investito un decimo rispetto ai governi dei Paesi
industrializzati lo dice il Fmi, non un gruppo bolscevico». Dimentica il nostro
debito pubblico, che peraltro proprio in seguito alla crisi sta tornando al
livello dei primi anni '90? «Anche in questo caso il debito cresce per
dinamiche inerziali, che comunque rimandano a responsabilità di governo.
Diverso sarebbe stato se avessimo investito un punto di Pil per alleviare il
disagio sociale. Il Pd ha fatto diverse proposte: l'assegno mensile ai
disoccupati non protetti da altri ammortizzatori sociali, il contributo
straordinario del 2% sui redditi più alti per soccorrere la povertà assoluta,
l'allentamento del patto di stabilità dei Comuni in modo da consentire a chi ha
i soldi in cassa di pagare le commesse, la riduzione dal 40 al 20% dell'acconto
sulle imposte per i piccoli imprenditori. Ma il governo ha sempre risposto no».
Ammetterà che è più facile fare proposte dall'opposizione. Il governo rivendica
di aver messo in sicurezza il sistema finanziario e di aver posto così le
condizioni per la risalita. «Il governo gioca con le parole. Si era anche
vantato di aver previsto per primo la crisi. Ma ciò non gli
ha impedito di buttare dalla finestra 5 miliardi per Alitalia, di abolire l'Ici anche per le case più pregiate, di detassare
gli straordinari quando gli straordinari non si fanno più, di istituire la
Robin tax a carico delle banche prima di sostenerle col denaro pubblico. La
verità è che, fin quando ha potuto, ha negato la crisi. Poi, appena la
velocità di caduta si è attenuata, ha annunciato la ripresa nel 2010. E ora,
dopo la botta del -5,9% di Pil, prova a dire che la crisi è un problema
psicologico». Onorevole Franceschini, così torna all'ottimismo del governo
contro il vostro pessimismo. «Quello del governo non è ottimismo. È una
strategia comunicativa che contrasta con quella di tutti gli altri governi, di
destra o di sinistra. Guardare in faccia alla crisi è la condizione per
intervenire dove serve, per accompagnare le riforme possibili e per valorizzare
ciò che emerge di positivo nella società e nel mercato. Peraltro, se la tv dice
che va tutto bene, chi soffre è spinto alla disperazione. Il governo è
doppiamente colpevole». Sta parlando della disperazione che si è manifestata
anche sabato a Torino? «L'assalto al palco sindacale è stato un atto di
violenza. E come tale è ingiustificabile e da condannare senza riserve. Ho già
espresso solidarietà a Gianni Rinaldini e al segretario della Cgil. La disperazione
è un'altra cosa. È una condizione che dovremmo tutti combattere. Anche perché
una maggiore uguaglianza sociale, stavolta, è condizione stessa della ripresa
economica. Il governo invece si tira indietro. Aspetta che la locomotiva si
metta in moto altrove. Intanto da noi "si salvi chi può"». Parliamo
della Fiat. Non teme che gli operai italiani abbiano a disposizione strumenti
deboli, come lo sciopero, mentre negli Usa i lavoratori della Chrysler
posseggono il 53% delle azioni, in Germania i sindacati sono nel comitato di
sorveglianza della Opel. «Perché contrapporre lo sciopero ad una maggiore
partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa? Lo sciopero resta una
strumento a disposizione dei sindacati. Invece è probabilmente giunto il tempo di
discutere con serietà di quell'art. 46 della Costituzione, così lungimirante da
offrire oggi nuove opportunità dopo essere rimasto inattuato per 60 anni». Ma
la Fiat garantirà l'occupazione italiana? Tifando Fiat il centrosinistra non
rischia di restare scottato? «Il managment della Fiat si sta muovendo nella
crisi con capacità. Sta lavorando ad un'impresa più grande e cercando di
esportare la tecnologia italiana. Dalla crisi non usciremo come prima. La Fiat
può essere parte decisiva della seconda industria mondiale dell'auto. Avremmo
voluto questo destino anche per Alitalia, invece il
governo Berlusconi ha pregiudicato il risultato. Ma ora le ambizioni Fiat
devono combinarsi con la salvaguardia del lavoro e degli stabilimenti in
Italia. È un dovere morale prima che una condizione politica». Non teme che i
ceti più colpiti dalla crisi restino senza rappresentanza politica e che dunque
il Pd giochi in fondo un ruolo marginale in questa stagione? «Il potere
mediatico di Berlusconi è una seria questione democratica anche perché tende a
deformare le rappresentanze. Tuttavia, non ho alcun timore sul ruolo decisivo
del Pd. La crisi aprirà una stagione nuova. E fare un partito nuovo in una
stagione nuova è un'impresa affascinante».
(
da "Corriere della Sera"
del 18-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Lombardia data: 18/05/2009 - pag: 7 Un segnale in
controtendenza nell'aeroporto in crisi. Ma intanto continuano cassa
integrazione e licenziamenti Malpensa: calano i voli, cresce il cemento
Terminal più ampio e nuovi hotel. «La politica non ha ucciso lo scalo» DAL
NOSTRO INVIATO MALPENSA Sembra di stare nella fortunata e popolare rubrica
della Settimana Enigmistica «Scopri l'intruso ». C'è un'immagine dentro la
quale occorre scoprire un dettaglio che non c'entra nulla col contesto. A chi arriva in questi giorni a Malpensa non occorre grande
sforzo per individuare la nota fuori posto: nell'aeroporto a cui Alitalia ha voltato le spalle, dove sono
stati tagliati i voli, congelati gli slot e dove fioccano i licenziamenti, è
tutto un fiorire di gru e ponteggi. Cantieri all'esterno del Terminal 1,
cantieri a bordo pista, cantieri nelle zone adiacenti. Delle due l'una:
o c'è qualcuno che sta buttando dalla finestra un mare di quattrini oppure c'è
ancora chi scommette sulla possibilità di Malpensa di risollevarsi. Il colpo
d'occhio è particolarmente evidente, come detto, davanti al Terminal 1: qui sta
salendo a vista d'occhio lo scheletro di cemento armato del nuovo hotel
Sheraton, 300 camere con annesso centro congressi. Il cantiere dello Sheraton
nasconde all'occhio un'altra area di «lavori in corso » poco oltre: è quella
della costruzione del cosiddetto terzo satellite, vale a dire il nuovo molo di
attracco dei velivoli che dare la possibilità a Malpensa di sveltire il
traffico nelle ore di punta. In pista è in fase di ultimazione il raccordo al
piede delle due piste, che eviterà incroci tra gli aerei e aumenterà la
sicurezza dello scalo. Non è finita; nei prossimi giorni è in calendario una
riunione per definire l'apertura di un nuovo fronte di lavori: l'interramento
della linea ferroviaria del Malpensa Express che corre attorno all'aeroporto.
Last but non least, a Case Nuove, la frazione del Comune di Somma Lombardo che
è in pratica inglobata dentro il perimetro di Malpensa, è in costruzione un
altro grande hotel. Molti sono lavori varati prima che Alitalia
decidesse un anno fa la grande ritirata su Fiumicino, ma buona parte di quegli
investimenti avrebbero potuto essere fermati in anticipo, proprio a causa del
clima di incertezza che - non certo da ieri - aleggia sullo scalo varesino. Il
fiorire di gru è dunque una sorta di illusione ottica? «Nonostante gli sforzi
della politica, Malpensa fa fatica a morire» ironizza Flavio Nossa,
sindacalista della Cgil attivo in aeroporto. Gli allarmi occupazionali che da
un anno si susseguono non sono certo rientrati: i posti di lavoro già perduti
sono ormai 3.000, gli accordi su cassa integrazione e contratti di solidarietà
continuano (l'ultimo, di pochi giorni fa riguarda la compagnia aerea Livingstone),
pero... «Però il settore dell'edilizia è l'unico che a Malpensa sta registrando
una sostanziale tenuta » conferma il sindacalista. Che sullo scenario del
futuro suggerisce un'interpretazione particolare: «Non ci preoccupa più del
necessario il posizionamento di Alitalia su Fiumicino,
che tutto sommato ci aspettavamo; ci preoccupa molto di più il congelamento
degli slot votato dall'Europarlamento: quello sì, potrebbe compromettere in
modo più sensibile il futuro dello scalo». Claudio Del Frate
(
da "Stampa, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
IL
PRESIDENTE DI CAI A MILANO PER UN FACCIA A FACCIA COL NUMERO UNO DELL'AEROPORTO
BONOMI Colaninno: ritorno a Malpensa Il ministro Frattini: «Entro l'anno faremo
accordi per spingere lo scalo varesino» La Lombardia chiede che sia bloccato il
monopolio su Linate-Fiumicino Roberto Formigoni [FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO
Fermi tutti: non era un addio, solo un arrivederci (a
chissà quando) quello di Alitalia alla Malpensa. Ospite in «terra ostile», a Milano, il presidente
di Alitalia Roberto
Colaninno si ritrova faccia a faccia con il presidente di Sea Giuseppe Bonomi e
col braccio destro di Formigoni, l'assessore regionale ai Trasporti Raffaele
Cattaneo. Di fronte a una platea di imprenditori riuniti dalla Camera di
commercio americana in Italia, il presidente sceglie bene le parole: «La nostra
intenzione - dice Colaninno - è quella di essere presenti anche sull'aeroporto
di Malpensa. Quella di Fiumicino non è stata una scelta di "Fiumicino
sì" e "Malpensa no". E' stata una scelta di tempi, legati al
rilancio di Alitalia. Quanto prima ritorneremo anche
su Malpensa, soprattutto con i voli intercontinentali». Prima, però, bisogna
«risanare Alitalia», poi si potrà parlare di un
ritorno sullo scalo varesino. Durante tutto il pranzo, Colaninno rigetta le
accuse di aver trasformato l'ex vettore di bandiera in una bandierina laziale.
«Ma come si fa a dire che siamo una compagnia romanocentrica? - sbotta nel
pranzo a porte chiuse - Se solo potessi raccontarvi i nostri progetti capireste
quanto è lontano il romanocentrismo dai nostri piani...». Con i suoi
interlocutori Colaninno non si sbottona sui dettagli del presunto ritorno a
Malpensa, che comunque vada non sarà più l'hub di Alitalia.
Bonomi quindi può dire che, rispetto a una settimana fa e dacché il de-hubbinbg
di Malpensa si è attuato, «non è cambiato nulla» ed è pronto a rispondere alle
aperture di Colaninno come ha sempre fatto: «Le intenzioni sono assolutamente
positive e bene accette, quando si tradurranno in progetti le esamineremo. E
qualora i progetti si attuassero daremmo il nostro supporto». Le strade di Alitalia e Malpensa, insomma, restano ben separate. Per fare
ripartire l'ex hub si punta a liberalizzare il traffico. Il ministro degli
Esteri Franco Frattini assicura che «entro l'anno realizzeremo una serie di
accordi che rivitalizzeranno anche il traffico aereo di Malpensa», dopo i due
già rivisti con Corea e Cina. Ma il governatore Roberto Formigoni riaccende il
faro su Linate: «A questo punto - attacca - Milano chiede che non ci siano più
privilegi per una compagnia che voleva essere nazionale e che si è rivelata
invece seminazionale». La parola d'ordine? «Togliere il monopolio Alitalia e liberalizzare la tratta Linate-Fiumicino».
Colaninno dice che «il tema è regolato dalla legge». Punto. Ma la Lombardia vuol
chiuderla con la «regola del nonno», ovvero di chi può tenere le bande orarie
che già usa (il che, in un aeroporto contingentato come Linate, crea il
monopolio). Meglio un sistema di aste sugli slot. «Le regole si possono
cambiare - spiega l'assessore Cattaneo -, affidando gli slot a chi offre
qualità maggiore e prezzi inferiori. Ci sono compagnie pronte a fornire servizi
a prezzi pari alla metà o a un terzo di quelli di Alitalia.
In Lombardia direi che abbiamo già pagato abbastanza».
(
da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
23 - Economia "La nostra verità sulla svendita" Ciak
sull´Alitalia un film
racconta il crac degli ex-dipendenti MILANO - Una telenovela, a dire il vero,
lo è sempre un po´ stata. La tormentata vicenda Alitalia, però, adesso diventa davvero un film: "Tutti giù per
aria", 75 minuti tra cinema e documentario ideati, autofinanziati e
prodotti da alcuni ex-assistenti di volo, oggi in cassa integrazione,
della Magliana con la regia di Francesco Cordio. E la partecipazione, tra gli
altri, del Nobel Dario Fo, di Ascanio Celestini (che per l´opera ha scritto il
racconto "Aereo di Carta") e di Marco Travaglio. Un Dvd che ha
l´obiettivo ? come spiega il trailer ? «di spiegare la vicenda Alitalia come non l´ha mai raccontata nessuno» e i cui
proventi andranno a un fondo per assistere i precari e i cassaintegrati dell´ex
compagnia di bandiera più in difficoltà. «è un modo per dare una voce a chi in
tutta la partita Alitalia non è mai riuscito a farla
sentire: i lavoratori ? dice Alessandro Tartaglia Polcini, ex assistente di
volo, ideatore con Matteo Messina del progetto ?. Per mesi è stata costruita
una campagna mediatica sui nostri presunti privilegi. In realtà inesistenti.
Come proviamo a spiegare nel film, ricavato dalle ore di pellicola girate
durante tutta la vertenza». A raccontare in celluloide l´anno più lungo della
storia della Magliana è l´attore Fernando Cormick, nel ruolo di un assistente
di bordo «intrecciando la storia del film con le testimonianze raccolte dal
vivo nelle settimane più calde della partita Alitalia
a Fiumicino e dintorni», spiega Cordio. «L´obiettivo è far capire che esiste
un´altra storia rispetto a quella raccontata finora ? dice Tartaglia Polcini ?.
Il nostro mestiere è faticoso. Mamma e papà che stanno fuori da casa 6-7 giorni
al mese e che non conoscono notti, domeniche, Natale o capodanno».
Strumentalizzati per «un´operazione elettorale chiusa con un regalo». Gli
sprechi? «Come ovvio in Alitalia esistevano. Ma non
sul fronte del costo dei dipendenti, inferiore rispetto a quello dei
concorrenti ? conclude ?. Il problema sono le centinaia di milioni sparite alla
voce servizi...». Ma questa è un´altra storia sulla quale, più che un film,
potranno forse far luce i magistrati. (e.l.)
(
da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
II - Roma Eur-aeroporto, un nuovo metrò L´assessore Marchi: "E a Termini
anche il check in" L´Anas: un Gra bis di 30 chilometri tra l´A1 e lo scalo
Leonardo da Vinci CECILIA GENTILE Una nuova metropolitana dall´Eur
all´aeroporto, un trenino Fs potenziato in numero di corse e tipologia di
convogli, una nuova viabilità. Tutto per dotare Fiumicino, destinato a
diventare un hub internazionale, di un sistema di collegamenti integrato, che
sia all´altezza delle previsioni di crescita: 44 milioni di passeggeri nel
2015, 69 nel 2021, 140 nel 2043. «Le infrastrutture attuali sono assolutamente
insufficienti - scandisce Massimo Pini, vicepresidente di Adr - Per questo è
urgente la collaborazione di tutti i soggetti interessati per un sistema di
trasporti all´insegna dell´intermodalità, cioè dello scambio tra mezzi di
spostamento diversi». Da qui il convegno organizzato ieri da Adr a Palazzo San
Macuto, per mettere le basi di un progetto a più mani: Fs, Anas, Atac, Enac,
Commissione europea, Regione, comuni di Roma e di Fiumicino. Vincenzo Soprano,
amministratore delegato di Trenitalia, fa sapere che l´aumento del servizio da
e verso Fiumicino, che adesso consiste in 200 treni al giorno tra Leonardo
Express e FR1, sarà possibile se la Regione darà il via libera alla sua
proposta di contratto di servizio appena presentata. E
forse la sfida tra Frecciarossa e Alitalia per i collegamenti a Milano potrebbe trasformarsi in una
collaborazione intorno a pacchetti condivisi, accessibili via Internet, basati
sull´intermodalità. L´assessore comunale alla Mobilità Sergio Marchi punta sul
ferro: una metropolitana leggera nel corridoio della mobilità Eur - Infernetto
- Fiera di Roma - Fiumicino, previsto dal piano regolatore, su cui
lavorerà l´Atac, e il potenziamento del trenino Roma-Lido, che il Comune vuole
acquisire dalla Regione, «per avere, oltre alla gestione, anche la proprietà,
dunque la capacità di trasformare i passaggi del trenino in quelli di una vera
metropolitana», spiega Marchi, che si dice favorevole alla proposta di Alitalia, condivisa da Trenitalia, di un "gate" a
Termini per bigliettazione e pre check in. Massimo Averardi, direttore generale
dell´Anas, torna alla carica con il progetto del secondo Gra, già bocciato dal
Comune. E per sbloccare Fiumicino propone un tratto di nuovi 30 chilometri sul
raccordo tra l´A1 e l´aeroporto. «Due miliardi di euro che richiederebbero il
forte coinvolgimento di Regione e Comune», dice. Infine, Antonio Tajani,
vicepresidente della Commissione europea: «L´Europa sostiene il progetto per
l´accesso all´aeroporto con un contributo del 50%».
(
da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
XII - Genova SEGGIOLE & POLTRONE Tirreno power, arriva orlandi Aeroporto,
decolla la protesta "Prima usati, poi traditi da Cai" Industria,
scommesse, alimentare il boom dei genovesi d´esportazione La Vincenzi convoca
l´amministratore delegato Rocco Sabelli COSTANTINO MALATTO I cartelli sono
stati sistemati proprio in mezzo all´atrio partenze dell´aeroporto: «Cai, che
intenzioni hai, il 12 luglio il posto ce lo dai?» e «Genova, unico scalo a
tempo determinato» si leggeva sui grandi manifesti appesi ai carrelli
portabagagli. Per la loro protesta, organizzata dalle organizzazioni di
categoria di Cgil, Cisl e Uil, i dipendenti genovesi di Alitalia-Cai
hanno chiamato a raccolta anche le istituzioni locali. Hanno partecipato il
vicesindaco Paolo Pissarello, il consigliere Enac Franco Pronzato, il deputato
e segretario regionale Pd Mario Tullo, rappresentanti di Provincia e Camera di
Commercio, mentre il presidente della Regione, Claudio Burlando, ha inviato un
messaggio di solidarietà. Il sindaco Marta Vincenzi, che si vuole assumere un
ruolo propositivo per i trasporti, ha convocato l´amministratore delegato di
Cai, Rocco Sabelli, per discutere con lui il futuro della compagnia aerea a
Genova. Oggi sono tredici i lavoratori assunti da Alitalia
con un contratto a tempo determinato. Il 12 luglio questo contratto scade e non
ci sono al momento prospettive concrete per dipendenti. «Ma non è tutto -
spiega Ivano Bosco, segretario della Filt-Cgil - L´altro problema è che in
questi mesi Alitalia-Cai ha accumulato una serie
continua di disservizi, di ritardi, di cancellazioni di voli. Questo oltretutto
mette in discussione la credibilità dell´aeroporto e ogni progetto di
rilancio». Senza contare che i passeggeri, esasperati per ritardi e
cancellazioni, scelgono sempre i dipendenti Alitalia
come capri espiatori contro cui sfogare le proprie frustrazioni. Per questi
motivi le organizzazioni sindacali hanno dichiarato lo stato di agitazione dei
lavoratori «fino a quando non saranno fornite risposte certe che garantiscano
il futuro occupazionale». Una soluzione prospettata sembra
quella che le funzioni oggi svolte direttamente da Alitalia-Cai vengano passate all´aeroporto. Ma è ovvio che in questo caso
si porrebbe il problema di nuove assunzioni di personale da parte della società
che gestisce l´aerostazione. Un passaggio diretto degli attuali dipendenti Alitalia all´aeroporto sarebbe visto con
favore, a precise condizioni, anche dai sindacati. Ma per ora si tratta
solo di ipotesi.
(
da "Messaggero, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Martedì 19 Maggio 2009 Chiudi ROMA - Alitalia
punterà di nuovo su Malpensa. Ma lo potrà fare soltanto quando sarà risanata.
E' questa la rotta ribadita ieri dal presidente della nuova compagnia, Roberto
Colaninno, dopo la decisione di Alitalia
di puntare su Fiumicino come perno dell'intero sistema e di dare l'addio a
Malpensa. Nel frattempo, il governo ha avviato negoziati con 39 Paesi
per ampliare il numero delle rotte aeree internazionali. E la Sea, la società
che gestisce gli scali milanesi, aspetta che dai propositi si giunga ai
progetti concreti. La posizione del vettore nazionale sull'asse Roma-Milano è
stata ribadita ieri dallo stesso Colaninno intervenuto in una iniziativa della
Camera di Commercio italo-americana, alla quale hanno partecipato anche il
presidente di Sea, Giuseppe Bonomi e l'assessore ai Trasporti della Lombardia
Raffaele Cattaneo. Il capitolo Malpensa sarà riaperto una volta raggiunto il
risanamento, ha assicurato l'imprenditore mantovano, che tuttavia, per ora, si
accontenta dei «risultati molto incoraggianti» ottenuti nei primi mesi di
gestione. Confermando di poter «raggiungere gli obiettivi prefissati nel
piano». Pronta la replica di Bonomi, secondo il quale Sea «non modifica il suo
piano industriale che vede Alitalia non più come
vettore di riferimento». Intanto, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è
al lavoro per ampliare le rotte intercontinentali verso l'Italia: «Abbiamo
mandato 39 inviti formali - ha dichiarato in una conferenza stampa a Milano -
alcuni dei quali sono già stati accettati». Si tratta di intese con Cina e
Corea del Sud per arrivare rispettivamente a 28 e 10 voli settimanali di
collegamento con l'Italia. L'obiettivo è «realizzare una serie di accordi entro
l'anno che rivitalizzeranno anche il traffico aereo su Malpensa». In questo
disegno, l'aeroporto di Roma Fiumicino può essere «l'hub del Mediterraneo», ha
detto il vice presidente della commissione europea, responsabile per i
trasporti Antonio Tajani. Per questo è fondamentale poter collegare lo scalo
romano «al progetto prioritario numero uno, cioè il corridoio Berlino-Palermo».
In altri termini, «Fiumicino ha una grande prospettiva come hub dell'Europa
meridionale, come ponte fra il Mediterraneo e l'Africa». R. Amo.
(
da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Focus Vuota data: 19/05/2009 - pag: 9 I rinnovi Gli
industriali delle medie aziende proveranno a conquistare una trentina di
presidenze territoriali Le iniziative Prove di integrazione di manodopera
straniera a Vicenza e Padova. A Como progetto di accorpamento per tagliare le
spese I piccoli imprenditori chiedono più spazio Richiesta di maggiore
rappresentanza anche in Confindustria I casi di Milano e Venezia. I rapporti
con i grandi gruppi di DARIO DI VICO P er riaprire la questione fiscale con
l'Agenzia delle Entrate il numero uno della Confindustria veneta Andrea Tomat
ha varato un'alleanza con la Confartigianato e all'insegna di «basta spremere i
veneti» ha chiesto la revisione degli studi di settore. «Siamo preoccupati ha
denunciato perché sentiamo parlare di budget e obiettivi di prelievo stabiliti
a prescindere». In Val Seriana, provincia di Bergamo, le iniziative contro la
deindustrializzazione e per il rilancio dei distretti sono state portate avanti
dalla Confindustria locale in stretto collegamento con le altre organizzazioni
dei piccoli. Il presidente della Confapi Paolo Galassi è entrato nel consiglio
di amministrazione di Unicredit Corporate Banking e ha parlato subito di
«grande successo della piccola impresa». La spinta dal basso per costruire
l'agenda degli industriali a immagine e somiglianza degli outsider c'è e si fa
sentire. Nei territori dove microimprese e medie aziende hanno gli stessi
problemi sta cambiando il modo di rappresentare le imprese e i comportamenti
emergenti sono mutuati da altre tradizioni. Meno mediazioni con la politica e
più iniziativa sul campo. In Confindustria se ne sono accorti con il rinnovo di
due presidenze di prestigio come Assolombarda e Venezia. A Milano la
designazione di Alberto Meomartini, manager di punta dell'Eni, che all'inizio
sembrava in discesa, ha dovuto fare i conti con la controffensiva dei piccoli
che fino all'ultimo hanno tenuto il campo con il proprio candidato, Alessandro
Spada. Un imprenditore chimico di venti anni più giovane rivelatosi più
temibile del previsto. Meomartini ha vinto ma lo stesso Galassi (Confapi) ha
potuto maliziosamente annotare che «viene da una carriera tutta vissuta nelle
utility pubbliche, avrei preferito il rappresentante di un'impresa che soffre
la crisi». A Venezia il copione si presenta analogo. Un piccolo imprenditore,
Paolo Trovò, sta cercando di tagliare la strada a un uomo di business come
Enrico Marchi, presidente degli aeroporti Save e figura di collegamento tra
economia e politica. È più che probabile che come Spada alla fine perda, ma il
guanto della sfida è ormai gettato anche simbolicamente perché Trovò fu a suo
modo protagonista dell'infuocato convegno di Vicenza nel marzo 2006. Quando
Silvio Berlusconi cominciò a scagliarsi contro gli imprenditori schierati con
il centro-sinistra, fu proprio Trovò a indicargli dov'era seduto il reprobo
Diego Della Valle. I grandi, dunque, vincono ma devono sudare e i piccoli
proveranno a sfondare nei prossimi rinnovi di una trentina di presidenze
territoriali, da Cuneo a Verbania. Del resto ormai nel Nord la guida di
un'Unione Industriali nel borsino delle ambizioni equivale o forse supera la
poltrona di sindaco. La dialettica piccoli versus grandi è un classico nella
storia confindustriale. Il 97% delle imprese associate ha meno di 250
dipendenti ma la piccola industria ha diritto solo a una vicepresidenza e a una
ventina di posti in giunta. Anche dal punto di vista mediatico i Giovani
Imprenditori hanno finora contato più dei piccoli, che però a detta di molti
hanno il vantaggio di trovare in Confindustria una specie di Rotary dove
instaurare «relazioni di rispetto». Magari per concludere affari con i grandi
approfittando di un convegno o di una commissione di lavoro. Ma proprio facendo
leva sui mal di pancia della base Antonio D'Amato costruì nel 2000 la sua
vittoria superando sul filo di lana un esponente di spicco del mondo Fiat, Carlo
Callieri. Da allora sono passati quasi due lustri e di mezzo c'è stata la
presidenza di Luca Cordero di Montezemolo ma la casa di Torino resta sempre il
bersaglio preferito e così anche negli ultimi tempi non sono mancate le
polemiche. Si ricorda una clamorosa sortita di Paolo Zegna a nome dei tessili
contro gli incentivi per la rottamazione («Così si fanno figli e figliastri »)
e alla recente assemblea delle aziende dell'indotto auto un imprenditore si è
alzato e senza timori reverenziali ha apostrofato il dirigente acquisti del
Lingotto, Loris Spialtini: «Come avete fatto a passare dall'orlo del fallimento
alla vetta del potenziale secondo gruppo al mondo?». Anche il credit crunch e
il sospetto che le grandi banche usino abitualmente due pesi e due misure, a
seconda se il cliente si chiami Marchionne o Brambilla, è uno dei temi
ricorrenti di conflitto. Va da sé che in tempo di crescita le differenze tra
grandi e piccoli, pubblici e privati, manifatturieri e servizi, si vedono molto
meno mentre quando la recessione la fa da padrona tutto è più difficile. Eppure
la presidente Emma Marcegaglia ha saputo gestire finora le differenze con mano
abile senza che gli equilibri confederali ne abbiano risentito. Mugugni ce ne
sono pure in materia di rappresentanza. In Confindustria negli ultimi anni sono
entrati i grandi gruppi che venivano dalle partecipazioni statali e così tra i
massimi contributor oggi figurano Telecom, Eni, Enel,
Terna, Alitalia e persino
Poste e Ferrovie pur posseduti al 100% dallo Stato. Aggiungere un posto a
tavola non dovrebbe irritare nessuno ma da quando le grandi aziende di servizio
siedono fianco a fianco con le piccole imprese loro clienti il contrasto di
interessi si è di fatto materializzato. Il gossip più raccontato è
quello che riguarda il vicepresidente con delega all'energia, il rodigino
Antonio Costato, un piccolo industriale dei molini che non perde occasione in
convegni e interviste per puntare il dito, con piglio e metodi che i critici
definiscono «leghisti», soprattutto contro le tariffe praticate dall'Enel. I
cui dirigenti a più riprese sono andati a lamentarsi dalla Marcegaglia. La
verità è che la vicenda Meomartini segna un punto di svolta negli equilibri di
viale dell'Astronomia. Diminuendo il peso delle storiche famiglie manifatturiere,
e in attesa di capire il futuro Fiat, sono le grandi utilities a guadagnare
terreno. Qualche anno fa pur di entrare nel salotto dei privati gli ex monopoli
di Stato avevano accettato di aprire il portafoglio ma di contare in maniera
limitata. Ora quel compromesso sembra saltare e chi paga pretende. Così, a
giudizio degli osservatori più attenti, l'Eni o l'Enel si avviano a diventare
in Confindustria quello che furono in tempi passati la Montedison o la Snia.
Sotto la presidenza di Montezemolo si era studiata l'idea di far entrare anche
l'Abi. Con la Grande Crisi e il credito al contagocce la presenza di banchieri
e piccole imprese sotto lo stesso tetto sarebbe stato un disastro, al contrasto
di interesse tra fornitori e utenti se ne sarebbe sommato un altro, più
esplosivo. Una piccola eredità il progetto Conf-Abi l'ha lasciata: ci sono sei
banche tra cui Bnl, Intesa e Unicredit iscritte all'Unione Industriali di Roma.
Volenti o nolenti il futuro della Confindustria però si chiama territorio. Da lì
arrivano le novità più importanti persino sul tema dell'immigrazione. Il
presidente di Vicenza, Roberto Zuccato, ha rivendicato la capacità delle
piccole imprese a suo giudizio spesso ingiustamente presentate come xenofobe di
integrare la manodopera straniera e l'associazione territoriale di Padova ha
addirittura istituito un premio destinato agli extracomunitari di successo. Ma
per fotografare una tendenza destinata ad affermarsi bisogna guardare a Como,
dove il presidente Ambrogio Taborelli ha varato il primo progetto di
accorpamento di strutture territoriali che prevede la fusione con le
Confindustrie di Lecco e Monza. L'obiettivo è tagliare le spese e dare migliori
servizi alle imprese associate, la parola d'ordine è «difendere il territorio,
le sue aziende e i suoi posti di lavoro» e la critica più feroce è rivolta ai
partiti locali. «I politici? Sono imbarazzanti ha dichiarato Taborelli . Basta
vedere Como, una città totalmente paralizzata, immobile ». Le novità
organizzative si spiegano, secondo il sociologo Paolo Feltrin, con la necessità
di razionalizzare i costi ma anche di tener dietro ai mutamenti produttivi. I
confini tra i settori sfumano così come quelli tra commercio, artigianato e
piccola impresa. Le filiere produttive poi si allungano perché «Internet azzera
i costi di comunicazione e il fornitore te lo cerchi dove ti pare». La
rappresentanza delle imprese fatica a fare i conti con tutto ciò e il disordine
sotto il cielo moltiplica gli accordi locali tra associazioni. «La ratio di
quanto sta accadendo è una sola: i problemi della rappresentanza non si
risolvono a Roma. Quello è un mestiere diverso ». Anche Valeria Fedeli,
segretaria generale dei tessili Cgil, la pensa così e sostiene che la
rivoluzione delle filiere cambierà persino il modo di fare sindacato. I
confederali non dovranno più privilegiare il rapporto con i grandi industriali
e tacciare i piccoli di nanismo. La ricetta sembra essere quella di una
concertazione di territorio del tutto diversa dai tavoli romani: meno vertici
defatiganti e più confronti su mercati e posti di lavoro. ddivico@corriere.it
Vicepresidente Giuseppe Morandini, 50 anni, udinese, imprenditore che produce
laterizi, è vicepresidente di Confindustria e presidente del Consiglio centrale
piccola industria
(
da "Unita, L'"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Franceschini
porta la sfida nel Nord «Crisi, il governo non giri la testa» «Basta con l'idea
che Berlusconi è un drago e noi restiamo fermi come scemi». Non si può dire che
Dario Franceschini non si muova. Chiarisce la linea del Pd su laicità dello
Stato («principio sacro»), referendum («io sul sì non cambio idea, significa
essere contro la legge Porcellum»), sul «valore politico» delle europee
(«rischiamo di svegliarci l'8 giugno in un'Italia in cui la democrazia è
compromessa»). Fuor di metafora, continua a macinare chilometri, oggi giornata
in Piemonte, e ieri sera era a Milano, tappa finale del giro ferroviario di
Lombardia, all'incontro con Libertà e giustizia. Ha pranzato a Bergamo con
decine di imprenditori, ha toccato con mano gli effetti di una crisi che sta
facendo sprofondare anche la regione più ricca d'Italia. Se la prende con le
banche: «Soprattutto le grandi non stanno facilitando l'accesso al credito alle
piccole e medie imprese che rischiano di soffocare. Lo Stato ha aiutato le
banche non solo perchè risanassero i propri bilanci, ma perchè sostenessero il
sistema, e non lo stanno facendo». Adesso servono «politiche che aiutino i
redditi più bassi», certificati anche dall'Ocse che piazza le retribuzioni
medie italiane tra le ultime in classifica, e insieme che «sostengano i piccoli
imprenditori, quelli che temono il mese di giugno, quando si dovrà pagare
l'acconto delle imposte», gli stessi per cui è stata presentata una proposta in
Parlamento che prevede appunto la riduzione dell'acconto dal 40% al 20%. Se la
prende col governo: «Non giri la testa dall'altra parte», ma dia risposte
attraverso «interventi di emergenza» a disoccupati, precari e a chi è in
difficoltà. «Ha buttato via 5 miliardi a inizio legislatura per l'operazione fallita di Alitalia e per l'eliminazione dell'Ici anche sui redditi alti». COSCIENZA
CIVILE Vieni al nord e non puoi non imbatterti nella Lega. Anche solo in modo
tangenziale e casuale. Franceschini scende dal treno anche a Pontida, meta
annuale di migliaia di leghisti, e a piazza della Loggia, a Brescia, incrocia
Renzo Bossi, il figlio secchione del Senatùr. Solo un saluto, poi
Franceschini riprende secondo la sua parola d'ordine, quella che pronuncia più
spesso, «serietà»: «Rischiamo la disgregazione sociale, aggravata dalla crisi.
I modelli sono diventati ricchezza e notorietà. Dobbiamo mettere in campo una
nostra gerarchia di valori, basta adeguarci ad un'agenda dettata dalla destra:
nessun sondaggio mi indurrà a dire cose sbagliate o a non dire ciò che ritengo
giusto a seconda dei consensi. Qui c'è da ricostruire la coscienza civile del
paese». Un esempio facile: «Non è possibile che nel Pd e nel centrosinistra si
critichino gli interventi della Chiesa quando parla di cose che non vengono
condivise e si invochi la laicità dello Stato, e poi le stesse persone plaudono
alla Chiesa quando critica il governo, come è accaduto per esempio nei giorni
scorsi sul tema dell'immigrazione. La Chiesa interferisce sempre o non
interferisce mai». Altro esempio, anche questo a dire il vero non difficile:
«Non si è mai visto un governo attaccare l'Onu. Non si può fare propaganda
trasformando barconi di disperati in spot per raccogliere qualche voto». Del
resto, gli immigrati che cercano di raggiungere le coste italiane «non sono
pericolosi e faziosi esponenti dell'opposizione come noi». «La serietà deve
diventare la nostra bandiera». Franceschini in Lombardia chiarisce le parole
d'ordine del Pd, parla della crisi e accusa governo e banche che non sostengono
il sistema delle imprese.
(
da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia data: 19/05/2009 - pag: 33 La compagnia La
Lombardia apre la vertenza slot: più concorrenza su Linate Colaninno promette:
torneremo a Malpensa «Con gli intercontinentali, ma prima Alitalia va risanata» MILANO «Il tempo
di risanare Alitalia e
ritorneremo su Malpensa soprattutto con i voli intercontinentali». Parola di
Roberto Colaninno. Il presidente di Alitalia era ieri a Milano invitato dalla Camera di Commercio americana a
un pranzo a cui hanno partecipato anche Giuseppe Bonomi (presidente di Sea,
la società che gestisce gli aeroporti milanesi) e il presidente della
commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci (Pdl). L'apertura di
Colaninno a margine della colazione di lavoro viene giudicata «positiva e bene
accetta: qualora si tradurrà in un progetto concreto, daremo il nostro supporto
», sottolinea Bonomi. Che aggiunge: «Non è cambiato nulla rispetto
all'annuncio, una settimana fa, dell'accordo di hubbing su Fiumicino». Le
rassicurazioni di Colaninno non bastano alla regione Lombardia. «Non è giusto
che i lombardi finanzino il monopolio Alitalia. Si
cambino le regole per l'assegnazione degli slot a Linate», chiede l'assessore
regionale ai Trasporti, Raffaele Cattaneo. «Gli orari di partenza e atterraggio
sul Forlanini andrebbero messi all'asta. Ne guadagnerebbe la concorrenza. E
così i prezzi del Milano- Roma diminuirebbero. Trecentocinquanta euro sono
troppi », continua Cattaneo. Colaninno non si scompone: «Ci sono regole ben
precise che determinano l'assegnazione degli slot. Noi le rispettiamo », dice
in sostanza il numero uno di Alitalia. E al presidente
dell'Enac, Vito Riggio, che ha chiesto nei giorni scorsi alla compagnia di
migliorare i livelli di efficienza entro l'estate, Colaninno assicura che «si
sta facendo il possibile per risanare Alitalia
rispettando i tempi previsti dal piano». Il presidente della commissione
Trasporti della Camera, Mario Valducci, fa notare che «le regole
sull'assegnazione degli slot sono definite dall'Unione Europea, il governo non
può intervenire ». Ma la regione Lombardia medita già un'altra mossa. Oggi
Linate è un aeroporto contingentato. Un decreto (del 2000, ndr.) stabilisce che
al Forlanini si abbiano al massimo 18 movimenti l'ora. «A nostro parere si
potrebbe superare senza problemi questa soglia», propone Cattaneo. Secondo Sea,
su Linate sono oltre 1.200 gli slot richiesti da varie linee aeree. Tra le più
determinate Lufthansa e Easyjet. Rita Querzé A sinistra Roberto Colaninno,
numero uno di Alitalia. A destra Giuseppe Bonomi,
presidente della Sea (aeroporti di Milano)
(
da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera sezione: PRIMA PAGINA data: 19/05/2009 -
pag: 1 La proposta La Regione: subito all'asta gli slot di Linate «Gli slot di
Linate devono essere messi all'asta». Così, ieri, l'assessore regionale ai
Trasporti, Raffaele Cattaneo, all'incontro con i presidenti di Alitalia
e Sea, Colaninno e Bonomi. A PAGINA 2 Querzé
(
da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 19/05/2009 - pag: 2 Regione: slot
di Linate all'asta Solo così biglietti meno cari «Aumentare i voli». Ma
Valducci: le decisioni spettano alla Ue Dopo il chiarimento di settimana scorsa
su Malpensa («L'hub di Alitalia è Fiumicino ») ora l'attenzione si sposta su Linate. E, in
particolare, sul grado di concorrenza al Forlanini. Che poi vuol dire il costo
dei biglietti. Ieri i presidenti di Alitalia e Sea, Roberto Colaninno e Giuseppe Bonomi, hanno partecipato
insieme a un pranzo organizzato dalla Camera di Commercio americana. Con
loro anche Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera
(Pdl), e l'assessore lombardo alla Mobilità, Raffaele Cattaneo. «Gli slot (in
sostanza gli orari in cui si può partire o atterrare sull'aeroporto) devono
essere messi all'asta», ha chiesto Cattaneo. «Non è giusto che i milanesi
debbano pagare il Forlanini- Fiumicino 350 euro quando potrebbero bastarne 99»,
ha continuato l'assessore. Le tratte su cui Alitalia
opera in sostanziale monopolio a Linate sono diverse. La Milano-Roma, certo. Ma
il discorso è lo stesso anche quando si parla di Brindisi, Bari, Reggio
Calabria e Lamezia. Il presidente della commissione Trasporti gela però la
regione. «Le regole per l'assegnazione degli slot sono definite dalla
Commissione Europea, il governo non può fare nulla», taglia corto Valducci. Ci
sarebbe, però, anche un'altra strada. «Oggi su Linate c'è un limite di 18
movimenti per ora. Chiediamo che venga alzato. In questo modo sarebbe possibile
l'ingresso di nuove compagnie sullo scalo», rilancia Cattaneo. Il limite dei 18
movimenti ora venne introdotto nel 2000 per fare in modo che Linate non
cannibalizzasse Malpensa. «Se i movimenti fossero portati da 18 a 24 l'ora il
problema non sussisterebbe comunque spiega il presidente del Certet Bocconi,
Oliviero Baccelli . Per non creare problemi a Malpensa basterebbe nello stesso
tempo ridurre il numero di destinazione dalle trenta attuali a una decina».
Sempre in materia di concorrenza, Osvaldo Gammino, rappresentante delle
compagnie aeree straniere a Linate, segnala che «ci sono stati vettori, tra cui
Alitalia, che nella scorsa stagione non hanno volato
tutti slot». Il problema di un'eventuale riassegnazione però non si pone.
L'Unione europea ha congelato la situazione degli slot per evitare che la crisi
economica impatti sugli equilibri del settore. Intanto sulla questione
aeroporti si è pronunciato ieri anche il candidato alle provinciali del Pdl,
Guido Podestà: «Qualunque logica monopolistica o di chiusura degli slot è
assolutamente impensabile». Rita Querzé Scalo Il futuro di Linate al centro
dell'incontro tra Roberto Colaninno (Alitalia) e
Giuseppe Bonomi (Sea) In corsa per la Provincia Guido Podestà, candidato di Pdl
e Lega alle elezioni provinciali
(
da "Stampa, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Borghezio
a Cossato E arriva De Magistris "Noi in mezzo alla gente per ascoltare i
problemi" [FIRMA]STEFANIA ZORIO BIELLA Continua la parata dei big della
politica, e ieri a sventolare a Biella sono state le bandiere del Pd. Forse
complice il caldo improvviso, o l'orario lavorativo (le 15,30), ma se lo scorso
anno l'arrivo di Walter Veltroni aveva riempito le vie della città di politici
e di simpatizzanti, la visita di ieri del leader Dario Franceschini in piazza
Santa Marta, è risultata invece sotto tono. Di fronte ad un uditorio di circa
150 persone Franceschini ha fatto una panoramica sulle «battaglie» intraprese
dal partito che non hanno trovato il consenso del Parlamento, come l'assegno ai
disoccupati, gli aiuti alle micro imprese e la riduzione del 20% dell'acconto
delle imposte di giugno. Il leader del Pd ha poi sottolineato l'importanza di
una campagna politica fatta tra la gente. «La televisione consente di parlare
ma non di ascoltare - ha detto tra le altre cose -. Mentre oggi, noi, anche qui
in questa piazza, possiamo capire di che cosa hanno bisogno gli italiani e
quindi intraprendere determinate scelte. Per questo motivo è necessario che i
candidati, soprattutto in queste ultime settimane di campagna, non stiano in
casa, ma si mescolino tra la gente. La campagna non può essere fatta da dietro
uno schermo». Tra le «frecciatine» al governo non sono poi
mancate quelle riferite a Malpensa e all'Alitalia, ed alla sentenza Mills; Franceschini ha poi anche posto
l'accento sulle elezioni europee: «Abbiamo scelto di candidare persone radicate
nel loro territorio come Gianluca Susta, che conosco da anni e di cui ammiro
l'impegno costante, la concretezza e le capacità». Ad accogliere il
leader romano nella sua ultima tappa piemontese di ieri è stato proprio
l'europarlamentare Susta, con parole di elogio nei confronti dei lavoratori
biellesi che hanno contribuito a costruire i distretti industriali. Hanno poi
preso la parola anche il candidato a presidente della Provincia Vilmer Ronzani
ed il candidato a sindaco di Biella Vittorio Barazzotto, il primo convinto
delle capacità del centrosinistra per risolvere la crisi che sta attraversando
il Biellese, il secondo, invece, decisamente ottimista nei risultati
elettorali. Franceschini ha poi scambiato qualche parola con i cittadini che lo
hanno attorniato; ha visitato quindi la sede della lista civica di Barazzotto
«I love Biella», e si è poi congedato dalla piazza sulle note di «Il cielo è
sempre più blu» di Rino Gaetano.Nuovi big in arrivo, per gli incontri
elettorali. Questa mattina, dalle 8,30 alle 10, l'europarlamentare del
Carroccio Mario Borghezio visiterà il mercato di Cossato insieme al candidato
sindaco della Lega Claudio Corradino. Venerdì alle 21, a villa Ranzoni, sempre
il centrodestra ha in programma un incontro dibattito con i cittadini. Roberto
Simonetti, candidato presidente della Provincia, e Corradino illustreranno il
programma elettorale per il rilancio della città. Prosegue intanto il tour
elettorale di Mariangela Franzoni: questa sera alle 21 la candidata a sindaco
del Pd incontra i cittadini alla Masseria (palestra scuola elementare); domani
sera, alla stessa ora, nuova tappa a Lorazzo al campo sportivo. Domani mattina,
il candidato sindaco di «Libertà per Biella», Alberto Perini, sarà al mercato
di piazza Falcone, in compagnia del candidato consigliere Fabrizio Messina. I
prossimi appuntamenti sono lunedì 25, dalle 21 alle 23, presso la sede della
Circoscrizione di San Paolo, e mercoledì 27, dalle 21 alle 23, alla sede della
Circoscrizione di Riva. Sandro Delmastro, candidato presidente della Provincia
di «Libertà per il Biellese», è invece venerdì 22 alle ore 21 a Cascina Era, a
Sandigliano, per un incontro pubblico con il candidato Giuseppe Magagna. Domani
alle 9,30, all'Agorà Palace Hotel, conferenza stampa dal titolo «Nuove
opportunità per il territorio biellese». Partecipano Davide Zappalà, Andrea
Delmastro, il candidato sindaco del centrodestra Dino Gentile e Diego Sozzani,
candidato alla presidenza della Provincia di Novara. Sabato alle 17, al cinema
Impero, arriva il leader del Carroccio Umberto Bossi, ministro delle Riforme.
Presenterà i candidati Roberto Simonetti (Provincia) e Claudio Corradino (Cossato).
Partecipano anche Roberto Cota e la senatrice Rosy Mauro. Venerdì alle 11, al
Museo del territorio, è invece atteso l'ex magistrato Luigi De Magistris,
candidato alle europee per l'Idv nel collegio del Nord Ovest.
(
da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Roma Alitalia,
a rischio altri 1.800 posti di lavoro DANIELE AUTIERI La diaspora forzata della
vecchia Alitalia
non è ancora finita. Ai 7.000 rimasti senza lavoro nella dolorosa rinascita
della Compagnia di bandiera, rischiano di aggiungersene oggi altri 1.800. Tutti a Roma.
Tutti nell´hub individuato da Colaninno e Sabelli come il cuore della rinascita
aziendale. SEGUE A PAGINA VII
(
da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Roma La denuncia dei sindacati "Ora all´Alitalia
altri 1800 posti sono a rischio" DANIELE AUTIERI Di questi, 1.000 sono
ex-dipendenti della vecchia Alitalia
assunti con contratti a tempo determinato. Contratti in scadenza al 13 luglio e
difficilmente rinnovabili a causa della ristrutturazione in corso. Gli altri 800
sono invece lavoratori a termine di AirOne per il cui ingresso in Cai ? secondo
fonti interne ? si prefigura la cessione di ramo d´azienda. Questo nuovo faro
sulla saga dell´emorragia targata Alitalia lo hanno
acceso i sindacati con una lettera aperta alle istituzioni locali dove si
dichiara che "tra meno di due mesi potrebbero esserci 1.800 disoccupati in
più provenienti dalla stessa azienda già protagonista di una ristrutturazione
infinita". Una ristrutturazione che non ha evitato il calo dei voli
decollati da Fiumicino, 7.404 nel primo bimestre 2009 rispetto ai 9.647 dello
stesso periodo dell´anno precedente (-23%); e non ha saputo incidere sulla
puntualità degli stessi, che è passata dall´85,3% dei primi due mesi 2008 al
65,7% di quest´anno. A questo si aggiunge il lento ma diffuso processo di
esternalizzazione di numerose attività "collaterali" culminate nel
caso della AMS, la società specializzata nella manutenzione dei motori dei
velivoli messa in vendita dal commissario Fantozzi con un procedimento di cassa
integrazione che coinvolge i circa 400 impiegati. A tutto questo Cai risponde
sottolineando che rispetto ai 12.500 dipendenti che l´azienda avrebbe dovuto
assicurare secondo gli accordi presi con Palazzo Chigi, l´Alitalia
ne conta oggi 13.850. 1.350 in più. Almeno per ora.
(
da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
VII - Milano Milano non si svuoterà "Venderemo il 5% in più" Ma gli
albergatori sono senza sorriso L´analisi Non solo bar e ristoranti, anche i
negozi confidano in una estate positiva "E dobbiamo restare aperti anche
in periferia" Conti in rosso invece per gli hotel. "Abbiamo perso il
25 per cento, se non ridanno i voli al nostro scalo saranno dolori" ANNA
CIRILLO SANDRO DE RICCARDIS Più negozi e ristoranti aperti in una città che sta
cambiando abitudini e resta sempre più viva anche ad agosto. C´è la speranza di
vendere qualcosa in più, un aumento in agosto del 5%. Ma c´è anche chi teme
un´estate ancora più nera in questa Milano, e sono albergatori e tassisti, che
pagano il crollo di Malpensa ma anche e soprattutto le difficoltà economiche
mondiali. [IL COMMERCIO] Tenere le serrande alzate in agosto è un business da
130 milioni di euro. Secondo gli studi della Camera di Commercio i motivi per
cui a Milano i negozianti sono sempre più orientati a scegliere questa strada
sono sostanzialmente tre: le ferie, scaglionate in modo diverso rispetto al
passato, spalmate nell´arco dell´anno; gli esercizi gestiti da stranieri, che
anche in agosto continuano a servire le loro comunità; gli anziani, sempre più
numerosi, che tendono a non muoversi nella parte centrale dell´estate e restano
clienti sicuri. Anche per loro, gli anziani che popolano le periferie, più
commercianti decidono di non chiudere in agosto. «Siamo a circa un 10 per cento
in più quest´anno - assicura Alfredo Zini, vicepresidente dell´Epam, l´associazione
dei pubblici esercizi che aderisce all´Unione del commercio - . A luglio
arriveremo a quasi il 25 per cento. Il nostro obiettivo è incentivare i
negozianti fuori la cerchia della 90/91, nelle zone di periferia che soffrono
maggiormente le chiusure. Tenere aperti bar, pizzerie, gelaterie e ristoranti
serve per la vivibilità dei quartieri ma anche come presidio che aiuta la
sicurezza sul territorio». In centro i commercianti pensano a «eventi e carte
sconti» per evitare l´emorragia di clienti, dovuta anche al declassamento dello
scalo di Malpensa. «Abbiamo già avuto un calo di oltre il 30 per cento -
denuncia Rossana Galli, presidente dell´associazione Salotto di Milano - . Non
abbiamo più i voli intercontinentali a Malpensa, proprio quelli che portavano i
clienti migliori. A fine aprile ci ha salvato un po´ il Salone del mobile, ma
si tratta di consumatori che hanno una diversa capacità di spesa». [gli
ALBERGATORI] Ma il dehubbing dello scalo varesino è un problema anche per gli
alberghi. «Agosto non è un buon mese per noi - spiega Alberto Sangregorio,
presidente degli Albergatori dell´Unione del Commercio - però dipende anche da
quello che la città offre, dall´attrattiva che ha per il turista, se c´è, o no,
qualcosa di interessante nel periodo estivo. Per avere più turisti bisognerebbe
organizzare qualche evento che motivi una sosta qui. Sosta diventata
problematica da quando Malpensa non è più un hub. Prima chi ripartiva verso
casa dall´aeroporto varesino poteva programmare uno o due giorni anche a Milano,
ora viene scoraggiato dal fatto che decolla da Roma. Il fatturato medio degli
alberghi milanesi da luglio dell´anno scorso ad oggi è calato del 25 per cento:
colpa della crisi, certo, ma anche di un aeroporto declassato». [i TRASPORTI]
Atm è pronta ad affrontare ogni aumento di flussi di passeggeri sia in
metropolitana che in superficie. Le tre linee del metrò sono capaci di
assorbire l´aumento di turisti e residenti che potrebbe esserci la prossima
estate, le linee di tram e autobus saranno incrementate al momento in cui se ne
presenterà la necessità. Aiuta, spiegano i funzionari di Atm, lo studio dei
flussi dello scorso anno, quando si è registrato lo stesso numero di passeggeri
ma una differente distribuzione ad agosto, con una diminuzione delle presenze
in città dopo Ferragosto. Chi invece non si aspetta nulla di buono dall´estate
sono i tassisti, che denunciano un calo del 30 per cento delle corse negli
ultimi mesi. «Più esercizi commerciali in città possono
aiutare - spiega Emilio Boccalini, vicesegretario del Satam - ma non è in
estate che la categoria può rifarsi di una stagione di crisi». Tutti aspettano
che Alitalia liberi gli
slot e permetta alle compagnie low cost di potenziare i voli. E contribuire a
un´estate piena di turisti in città.
(
da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
26 - Economia Pressing diplomatico di Letta sui soci Telco per evitare la
fusione. Il sospetto che vi sia dietro Murdoch Telecom, allarme rosso del
governo parte la strategia anti-Telefonica Il messaggio di Bernabè sull´asse
con gli spagnoli non convince il premier CLAUDIO TITO ROMA - L´allarme rosso è
scattato. L´ombra della spagnola Telefonica su Telecom Italia si sta allungando
troppo. E a Palazzo Chigi vogliono correre ai ripari. Provando a organizzare
una strategia preventiva. «Per l´azienda italiana - è il messaggio lanciato
dagli uomini del governo - serve una nuova soluzione». E già perché gli ultimi
contatti tra il governo e il colosso domestico dei telefoni ha lasciato più di
uno strascico. Lo spettro della "fusione" ipotizzata nei giorni
scorsi e caldeggiata da Cesar Alierta, il presidente di Telefonica, ha fatto
drizzare le antenne a Silvio Berlusconi. Ancora convinto della necessita di
difendere l´«italianità» di una compagnia considerata «strategica». A costo di
procedere pure allo "scorporo" della rete. Ieri allora il
sottosegretario Gianni Letta ha attivato tutta la sua ragnatela diplomatica. Ha
consultato buona parte dei soci italiani di Telco, la holding che controlla la
ex Sip e della quale fanno parte appunto Telefonica, Generali, Mediobanca,
Intesa e Sintonia (Benetton). La situazione dentro Telecom Italia, infatti,
viene considerata a rischio. Il messaggio lanciato ieri dall´ad Franco Bernabè
in un´intervista a Repubblica, ha destato qualche preoccupazione. A Via del
Plebiscito, temono che il progetto di «rafforzare i progetti industriali e le
sinergie strategiche» di Telecom e Telefonica, nasconda in realtà l´idea di una
fusione. E questo nonostante che l´amministratore delegato di Corso d´Italia
abbia esposto i suoi progetti direttamente al Cavaliere spiegando l´intenzione
di razionalizzare l´azionariato di Telecom senza una necessaria perdita del
controllo da parte dei partner italiani. I dubbi, però, si sono rafforzati dopo
i colloqui che ci sono stati alcuni giorni fa tra Bernabè e il ministro dell´Economia,
Giulio Tremonti. Contatti nei quali si sarebbe fatto il punto
sull´indebitamento dell´azienda e sull´urgenza di un nuovo intervento delle
banche. I vertici di Telecom hanno quindi chiesto al governo di mediare con gli
istituti di credito. Una tattica che non convince soprattutto l´esecutivo. In
primo luogo per le perplessità sulla solidità dei soci italiani. Per questo
reclama una vera e proprio svolta. Anche in considerazione del fatto che
l´indebitamento netto è in crescita: nei primi tre mesi del 2009 è cresciuto di
mezzo miliardo di euro salendo a 34518 milioni. Per di più, il premier sospetta
che dietro le mosse di Alierta ci sia Murdoch. A Palazzo Grazioli, da qualche
giorno parlano di un summit a Los Angeles tra i gli "ambasciatori" di
Telefonica e Sky. Solo voci, certo. Ma che hanno innervosito gli uomini del
Cavaliere che combattono una guerra silenziosa con il Tycoon australiano
interessato a riempire la futura banda larga di contenuti televisivi. Il resto,
poi, in questi giorni l´hanno fatto da una parte gli screzi sull´uscita della
Rai dal bouquet satellitare e dall´altra gli articoli dell´inglese Times (di
proprietà di Murdoch) sulla vicenda Noemi-Veronica. Così nell´esecutivo sono
alla ricerca di una «nuova soluzione» per Telecom. Nessuna ipotesi è stata
ancora concretamente adottata. Ma il sondaggio sui soci italiani è servito
proprio a capire la praticabilità delle diverse opzioni. Il
premier vorrebbe evitare un nuovo caso Alitalia. A Palazzo Chigi nessuno esclude la possibilità di ricercare
nuovi soci per Telco o di chiedere uno "sforzo" ai partner italiani
con l´obiettivo di diluire la partecipazione del colosso di Madrid in un
aumento di capitale. Ma i dubbi sulla loro liquidità restano. Sullo
sfondo, allora, resta l´arma "finale", quella dello scorporo della
rete. Da imbracciare se l´affondo di Telefonica si rivelasse irresistibile. Con
la creazione di una società composta dai soggetti privati interessati e da un
partner "pubblico". Il piano Caio è stato il primo passo. Ma anche
l´investimento di 1,2 miliardi per colmare le lacune attuali della rete e
superare il digital divide potrebbe essere la premessa per puntare
successivamente alla Ngn, la rete di nuova generazione a banda larga. Che,
però, verrebbe "scorporata".
(
da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
26 - Economia Air France-Klm, primo rosso della storia Perdita di 814 milioni e
2700 esuberi. Alitalia, per i
sindacati altri 1800 posti a rischio GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro
corrispondente PARIGI - Air France-Klm ha perso 814 milioni: è il primo
bilancio in rosso da 11 anni a questa parte ed è anche il primo dal 2003, data
della fusione tra le compagnie francese ed olandese. La crisi, dunque,
ha avuto ragione anche della gestione rigorosa di Jean-Cyrill Spinetta e del
suo successore alla guida operativa del gruppo, Pierre-Henri Gourgeon.
L´esercizio 2008-2009, chiuso il 31 marzo, risente della crisi, esplosa con
violenza in settembre, e le conseguenze sull´occupazione non mancheranno: la
compagnia ha soppresso 2 mila 700 posti di lavoro ed altri 2 mila 700 saranno
eliminati durante l´esercizio 2009-2010. Senza tuttavia ricorrere ai
licenziamenti: la direzione «congelerà le assunzioni, utilizzerà la mobilità
professionale interna, inviterà il personale ad andare in vacanza e svilupperà
il part time». Il 26 marzo scorso la società aveva avvertito investitori e
analisti: il risultato operativo era previsto in rosso per 200 milioni ed era
ipotizzata l´idea di due esercizi consecutivi in perdita. Alla resa dei conti,
il risultato operativo è negativo per 129 milioni, ma resta la previsione di
una perdita anche per il 2009-2010. Il fatturato annuale è sceso solo dello
0,6% a 23,97 miliardi, ma nell´ultimo trimestre (gennaio-marzo) il calo è stato
secco (-12,2%). Da qui la perdita di 814 milioni contro un utile di 756 milioni
un anno addietro. La crisi ha provocato una diminuzione del traffico: nel solo
mese di marzo la compagnia ha visto diminuire i passeggeri dell´11,1%, le merci
trasportate del 21,4%. Ma la crisi ha soprattutto provocato un netto calo dei
clienti in business e prima classe, cioè quelli su cui le compagnie guadagnano
di più (fra il 40 e il 50% degli incassi di un volo). L´altra fonte di perdita
è legata invece al petrolio. Per molti mesi, Air France-Klm ha resistito bene,
grazie a una politica di copertura degli acquisti di greggio. Dopo il crollo
dei prezzi, tuttavia, la compagnia si è trovata nei guai e ha pagato il suo
kerosene più caro dei prezzi di mercato. Per fronteggiare la situazione, oltre
alla riduzione del numero dei dipendenti, Air France-Klm ridimensionerà le sue
capacità: -4,5% per il trasporto passeggeri e -11% per i cargo. Il taglio dei
costi (600 milioni) e la riduzione della fattura petrolifera (1,9 miliardi)
dovrebbero compensare in buona parte la diminuzione del fatturato. La compagnia
ha inoltre rinviato l´acquisto di dodici aerei. A proposito di dipendenti,
Cgil, Cisl e Uil denunciano che Alitalia non vuole
rinnovare mille contratti a termine in scadenza il 13 luglio. Nel Lazio
rischiano la cassa integrazione, dunque, lavoratori precari da oltre 10 anni, E
sono a rischio altri 800 impiegati di Airone con contratto a termine da 3, 4 o
5 anni.
(
da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia data: 20/05/2009 - pag: 29 Il partner «Fiumicino o
Malpensa è una decisione che spetta alla compagnia italiana» Taglia anche Air
France-Klm Prima volta in rosso: 3.000 posti in meno. Gourgeon:
Alitalia strategica MILANO
Prima volta in rosso per il gruppo Air France- Klm, che ieri, insieme a 814
milioni di perdita netta (contro un utile di 756 milioni nell'esercizio
precedente), ha annunciato una riduzione di circa 3 mila dipendenti entro il
2010, ma senza licenziamenti. E la Borsa ha premiato il titolo, in
rialzo del 5,07% a 10,14 euro in borsa a Parigi. E' la prima volta dalla sua
creazione, nel 2003, che il gruppo franco-olandese, numero uno mondiale del
settore, presenta il bilancio, chiuso il 31 marzo, con un risultato negativo a
fronte di ricavi sostanzialmente stabili a 23,97 miliardi (-0,6%). Così il
gruppo ha deciso di non pagare alcun dividendo agli azionisti era stato di 0,58
euro per azioni nell'esercizio 2007-2008). A pesare sui conti la crisi globale
dell'economia, che ha penalizzato soprattutto il quarto trimestre, con un calo
del fatturato del 12,2% a 5,01 miliardi e una perdita operativa di 574 milioni,
anche per l'impatto negativo per 243 milioni delle coperture del carburante,
mentre la perdita netta è stata pari a 505 milioni. E le prospettive restano
incerte. «L'esercizio che si è aperto sarà ancora molto difficile. La
visibilità resta debole, anche se possiamo constatare segni di stabilizzazione
nelle ultime 6-8 settimane. Ma non ci sono segnali di recupero. E' ancora
troppo presto per dire se si tratti dell'inizio di una ripresa economica», ha
messo in guardia l'amministratore delegato Pierre-Henri Gourgeon. Continua
perciò il piano di risparmi avviato nell'esercizio passato con l'eliminazione
di 2.700 posti di lavoro. La nuova riduzione, entro il 2010, sarà pari al 3% su
un totale di 107.000 dipendenti. Da realizzare ha precisato Gourgeon attraverso
il congelamento delle assunzioni, l'utilizzo della mobilità interna, la
richiesta al personale di andare in congedo e lo sviluppo del part-time. Tra le
altre misure per contenere i costi c'è inoltre il taglio della capacità nella
stagione estiva del 4,5% per il traffico passeggeri e dell'11% per il cargo,
interventi che insieme alla flessione del prezzo del petrolio, e i conseguenti
risparmi sul carburante, stimati in 1,9 miliardi, «dovrebbe compensare una
parte significativa del calo del fatturato previsto», afferma il manager. Che
stima di chiudere l'esercizio con un'altra perdita operativa. Le difficoltà non
rimettono però discussione l'alleanza con Alitalia, di
cui il gruppo franco-olandese possiede il 25% del capitale: resta «strategica
», afferma Gourgeon sottolineando che «il piano va avanti come previsto. I
risultati del gruppo Air France-Klm non impatteranno su quel piano». E ancora:
«Siamo assolutamente soddisfatti della partnership con Alitalia,
che ci dà l'accesso al mercato italiano che desideravamo». Quanto ai conti
della compagnia italiana, «nel primo trimestre ha avuto un andamento in linea
con il suo budget», e quindi sta rispettando le attese. Mentre per quel che
riguarda la spinosa questione dell'hub, «Fiumicino o Malpensa è una decisione
che spetta ad Alitalia e, in un caso o nell'altro,
svilupperemo le nostre sinergie», ha detto l'ad pur riconoscendo che «oggi Cai
sembra orientarsi su Fiumicino». Il numero uno di Air France, Pierre-Henri
Gourgeon Giuliana Ferraino gferraino@corriere.it
(
da "Manifesto, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
LE MONDE
«È un patetico Hugh Hefner» «Un anno dopo il ritorno di Berlusconi al potere il
bilancio del suo governo sembrerebbe misero ovunque tranne in Italia: la
soluzione del problema dei rifiuti di Napoli, il
salvataggio dell'Alitalia,
la gestione del terremoto in Abruzzo. Cose normali ma che in Italia sembrano
straordinarie». Il quotidiano francese Le Monde dedica un lungo ritratto a
Silvio Berlusconi. Citando il fotoromanzo del Cavaliere, il corrispondente da
Roma, Philippe Ridet, titola il suo servizio 'Una storia italiana'. Il
ritratto parte dalla tempesta di polemiche sul caso Noemi e la successiva crisi
matrimoniale con Veronica Lario, citando le battute del presidente sulle
«minorenni»: «Le prime puntate di un nuovo reality show vero-falso messo in piedi
negli studi di Mediaset». Il servizio raccoglie molte opinioni sul premier (tra
gli altri, Romano Prodi, Vittorio Sgarbi, Fedele Confalonieri, Marco Travaglio,
Marco Belpoliti) e non nasconde il sarcasmo quando paragona Berlusconi
all'anziano fondatore di Playboy, un «Hugh Hefner patetico»: «Il suo desiderio
di piacere ormai è diventato un'ossessione».
(
da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 20/05/2009 - pag:
5 Alitalia Marrazzo: la
Regione coi lavoratori «La Regione Lazio è al fianco dei lavoratori del volo e
presto sarà convocato un tavolo interistituzionale con Alemanno e Zingaretti
per concordare una serie di iniziative». Lo ha annunciato ieri il presidente
della giunta regionale Piero Marrazzo. «Ho letto la lettera che i
sindacati hanno inviato alle istituzioni sulla situazione dei lavoratori Alitalia e condivido le loro preoccupazioni. La scelta di
Roma come hub principale non chiude la partita: è solo un passaggio, seppure
rilevante. L'obiettivo finale però rimane quello di uno sviluppo organico del
sistema aeroportuale del Lazio, a partire dalla piena occupazione dei
lavoratori del volo».
(
da "Secolo XIX, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Alitalia "soddisfa" Air France«Conti in
linea con previsioni» ma il 2008 dei francesi si chiude in rosso Parigi. Air
France-Klm chiude il bilancio 2008 con un rosso di 814 milioni e stringe la
cinghia: saranno 2.700 i posti di lavoro tagliati da qui al 2010, pari a circa
il 3% del totale degli occupati. Il gruppo ha deciso di non distribuire
dividendi, mentre il fronte italiano, con la partecipazione
del 25% in Alitalia, è
considerato molto positivamente: «Siamo assolutamente soddisfatti della
partnership con Alitalia
che ci dà l'accesso al mercato italiano che desideravamo», ha spiegato
l'amministratore delegato Pierre Henri Gourgeon, secondo cui il primo trimestre
2009 della compagnia di bandiera italiana è stato, «in linea con il suo
bilancio, in termini di previsioni e risultati». «Continueremo nella nostra
strategia di adattamento delle capacità e dei costi - ha continuato Gourgeon
commentando le attività della capogruppo -, rafforzando contemporaneamente i
nostri fondamentali, in particolare attraverso il partenariato strategico con Alitalia e la joint venture sull'Atlantico del nord con
Delta». «L'esercizio che si è aperto - ha aggiunto - sarà ancora molto
difficile. La visibilità resta debole anche se possiamo constatare dei segni di
stabilizzazione in queste ultime settimane». Per quanto riguarda la riduzione
dei posti di lavoro, Gourgeon ha spiegato che le misure per la riduzione
dell'occupazione prevedono il congelamento delle assunzioni, l'utilizzo della
mobilità interna, la richiesta al personale di andare in congedo e lo sviluppo
del part-time. I ricavi del 2008 sono stati pari a 23.970 milioni. 20/05/2009
(
da "Stampa, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Alitalia
L'ESERCIZIO
2008 S'È CHIUSO IN NEGATIVO PER 814 MILIONI Air France-Klm in rosso Taglierà
tremila posti Il dg Gourgeon: nessun licenziamento, useremo il part-time
[FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI È la prima volta, dalla
nascita del gruppo nel 2003, e quindi fa ancora più male: Air France - Klm , numero
uno del trasporto aereo europeo, chiude l'esercizio 2008-2009 con un rosso di
814 milioni di euro. Il dato fa fragore perché solo lo scorso anno si era
registrato un attivo di 756 milioni. E oltralpe non si allarmano solo gli
azionisti. La compagnia che è entrata in Alitalia con il 25%, intende infatti
ridurre gli effettivi nel corso di quest'anno e del prossimo di 3000 persone.
Per non incendiare un nuovo fronte sociale già abbastanza teso si garantisce
che «la riduzione verrà fatta con il ricorso alla mobilità interna, chiedendo
al personale di prendere dei congedi e sviluppando il ricorso al tempo
parziale». Parola del direttore generale Pierre-Henri Gourgeon. Quindi
nessun licenziamento. Non è stata una sorpresa, comunque. A marzo era stato
lanciato un chiaro segnale annunciando che ci sarebbe stato un rosso
all'incirca di 200 milioni per la minori vendite di biglietti. Perdita
limitata, si è consolato Gourgeon grazie «alle misure prese per ridurre i costi
in termini di politica dell'impiego». Non ci saranno ovviamente dividendi. E le
previsioni sono al ribasso, con altri cali in arrivo nella vendita dei
biglietti. Non è un problema francese, le compagnie aeree vanno male in tutto
il mondo. Gli uomini di affari che sono i clienti più danarosi, viaggiano meno,
a causa della crisi che induce le imprese a tagliare i costi; e in più per
Air-France ci sono due concorrenti insidiose: il Tgv e le compagnie a basso
costo. Si corre ai ripari allora: meno località collegate e si utilizzeranno su
alcune tratte aerei più piccoli questa estate. La riduzione prevista è del 4,5
per cento nel settore passeggeri e dell'undici per cento nel settore merci.
Diminuiranno anche gli investimenti: 1,4 miliardi di euro contro 2.9 della
previsione iniziale. Ci si appiglia alle rare buone notizie come certi «segni
di stabilizzazione» intravisti da Gourgeon; e il costo del carburante più basso
che l'anno scorso. Non è poco visto che costituisce un terzo delle spese del
gruppo: la fattura petrolifera dovrebbe diminuire di 1,9 miliardi di dollari,
almeno nelle previsioni del direttore generale e salvo nuove fiammate dei
prezzi. Non si rinuncerà comunque a ingrandirsi: la nuova preda è la compagnia
della repubblica ceca in via di privatizzazione.
(
da "Riformista, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
infrastrutture
Pd: «Rischiamo una cordata sulla rete tlc» Dopo la pubblicazione on line del
rapporto sullo stato dell'arte delle infrastrutture tlc in Italia, redatto dal
superconsulente di Palazzo Chigi, Francesco Caio, è iniziata la discussione
pubblica sul futuro delle telecomunicazioni nel nostro Paese. Partendo dal
piano Caio - per trovare la ricetta giusta per superare i ritardi e affrontare
i nodi dell'assetto della rete - politici, imprenditori del settore, membri
dell'Autorità garante per le comunicazioni, ed esperti di tlc, si sono
confrontati ieri in un convegno-dibattito organizzato dal Partito democratico a
Roma. Secondo il Pd il rischio di «una riedizione di
cordate sul modello Alitalia per gestire la rete tlc scorporata» è sempre più reale. Parole
del responsabile comunicazioni del partito Paolo Gentiloni. Il Pd chiede al
Governo di mettere in pratica il piano studiato dai tecnici del Governo guidato
da Romano Prodi, «con l'obiettivo - spiega Gentiloni - di assicurare la banda
larga per tutti entro il 2011». Per l'ex ministro delle Comunicazioni,
ci sono gli spunti giusti per lanciare un allarme: l'obiettivo del capo del
Governo, Silvio Berlusconi, dice Gentiloni, sarebbe emerso «in un recente
convegno organizzato da Forza Italia con lo scopo di affidare a una cordata di
volenterosi l'azienda del Premier». Ieri, alcuni quotidiani hanno riportato
alcune indiscrezioni secondo cui l'azienda di telecomunicazioni italiana
starebbe studiando un piano di fusione con la concorrente spagnola - e azionista
Telecom - Telefonica. Tale progetto, per Gentiloni, corrisponderebbe a
«interessi che non sembrano coincidere con l'interesse generale del Paese nei
confronti di un'azienda tanto strategica. Capisco il possibile interesse
industriale degli azionisti spagnoli e l'eventuale interesse finanziario di
quelli italiani». Sul sito Internet Dagospia - curato da Roberto D'Agostino -
sono stati pubblicati rumors che indicano l'esistenza di una preoccupazione da
parte del Governo sul futuro assetto societario dell'azienda. Replica
l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè: «Ho grande
rispetto per Dagospia che fa un buon lavoro, ma il Paese non può basarsi sui
retroscena più che informarsi sui fatti». Per Paolo Bertoluzzo, Ad di Vodafone
il futuro delle tlc si deve «guardare alla prima ipotesi del piano Caio:
cablare in fibra 100 città in 5-6 anni coprendo la metà della popolazione». Per
Luigi Gubitosi, numero uno di Wind, «il tema della banda larga è da affrontare
in modo bipartisan». G.P. 21/05/2009
(
da "Riformista, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Confindustria
Oggi assemblea e relazione della Marcegaglia. Opportunità e sfide per gli
industriali Primo anno di Emma Dal petrolio a 147 dollari alla Grande
Recessione prospettive. C'è un nuovo d.g., Giampaolo Galli, e un nuovo
direttore al "Sole 24 Ore", Gianni Riotta. La congiuntura forse
smette di peggiorare e ora gli imprenditori devono darsi una linea per
agganciare e governare la ripresa quando arriverà. di Stefano Feltri Oggi Emma
Marcegaglia, all'assemblea annuale, chiude il suo primo anno alla guida
dell'associazione degli imprenditori italiani. Dodici mesi fa, quando fresca di
nomina e prima donna alla presidenza, eletta con il 99,2 per cento dei voti,
leggeva la sua relazione, le principali preoccupazioni erano il prezzo del
petrolio che continuava la sua marcia verso il record di 147 dollari al barile
e l'inflazione. Poi è fallita Lehman Brothers, Alitalia è stata privatizzata, si sono scritte nuove regole per decidere
i contratti nazionali di lavoro ed è arrivata la recessione più grave da trent'anni.
Dodici mesi in cui Marcegaglia ha iniziato a dare una fisionomia alla propria
gestione, scegliendo anche un nuovo direttore generale (Giampaolo Galli,
economista che aveva guidato il centro studi dell'associazione) al posto di
quello degli anni di Luca di Montezemolo, Maurizio Beretta, e - da pochissimo -
con un nuovo direttore alla guida del giornale confindustriale, Gianni Riotta
al posto di Ferruccio de Bortoli, trasferitosi intanto al Corriere della Sera.
Appena arrivata alla presidenza, Liberazione avvertiva così i suoi lettori: «La
Confindustria di Emma Marcegaglia è il vero governo ombra di Berlusconi». In
realtà i rapporti con l'esecutivo sono stati più complessi. Il sedici luglio
Berlusconi convoca a Roma la prima «cena del fare». Ci sono anche Sergio
Marchionne ed Emma Marcegaglia. Si parla di Dpef triennale, allora in
discussione, e della privatizzazione di Alitalia che
Berlusconi si è impegnato a mantenere italiana. Dopo l'estate nasce la Cai, la
cordata di imprenditori di cui si parla da mesi. La Marcegaglia considera una
«sfida da imprenditore» farne parte, ma solo con una quota simbolica (10
milioni di euro) che segnali il supporto del mondo imprenditoriale a quella che
viene presentata come un'operazione a difesa dell'italianità. Alberto Alesina,
uno dei principali editorialisti del Sole, la critica sul giornale
confindustriale. Altri auspicano che si tratti di una situazione temporanea e
che lei ne esca appena conclusa la privatizzazione. Cosa che succede a dicembre
2008. Mentre si discute di Alitalia, però, gli
imprenditori cominciano a capire l'entità della recessione innescata dalla
crisi finanziaria. Passata l'estate, la Confindustria comincia a concentrare la
sua azione sull'economia reale. In ottobre, chiede tagli al costo del denaro da
parte della Bce e una politica economica più attiva (ed espansiva) da parte del
governo. Credito agibile, sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione
grazie all'intermediazione della Cdp, e sostegno ai consumi sono tra i temi su
cui Confindustria fa pressione. In un sentiero stretto: da un lato
l'associazione degli imprenditori deve fare lobby a favore dell'industria
dell'auto (sussidiata in tutta Europa) per tutelare la Fiat e anche le piccole
imprese dell'indotto. Ma deve anche dimostrare di non agire su mandato di
Torino e di preoccuparsi dell'intero sistema. Alterna quindi azioni pro-Fiat
come la campagna a fianco del governo per ammorbidire il pacchetto di misure
verdi in discussione a Bruxelles, alla richiesta di aiuti «per tutte le imprese»
e alle sollecitazioni nei confronti delle banche che, stringendo i cordoni per
tutelare la propria situazione, soffocano molte aziende di piccole dimensioni.
Le uniche vere frizioni con il governo arrivano dai numeri. A luglio il governo
imposta una Finanziaria triennale prevedendo per il 2009 una crescita positiva
dello 0,3 per cento. Tre mesi dopo il Centro studi di Confindustria guidato da
Luca Paolazzi avverte: il Pil calerà di almeno lo 0,5 per cento. Quasi un punto
in meno di quanto stimava il Governo. Le tensioni crescono quando, nel mezzo di
una polemica tra Tesoro e Banca d'Italia su previsioni di recessione da -2 per
cento (confermata da Bruxelles), il Centro studi se ne esce prevedendo ancora
peggio: -2,5. Tremonti, che parla di «meri esercizi congetturali», non
gradisce, Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo, se la prende con i «corvi»
che vedono tutto nero. Oggi siamo già a -4,6 per cento e potremmo arrivare a
-6. Sono schermaglie sulla gravità della recessione, parte di un negoziato per
l'entità dell'impegno che il governo dovrebbe garantire agli imprenditori. A
marzo Confindustria denuncia che «i fatturati crollano del 30-40 per cento e
servono soldi veri». Il Governo aumenta un fondo di garanzia per le piccole e
medie imprese, si impegna a velocizzare i pagamenti della pubblica
amministrazione e promette un fondo sovrano di sostegno. Anche se di soldi in
contanti non se ne vedono, la Marcegaglia si dichiara soddisfatta. La tregua
viene consolidata da una convergenza tra Confindustria e palazzo Chigi su una
linea di ottimismo che non è esattamente quella del ministero dell'Economia che
ci arriverà più avanti: «Il peggio è alle spalle», dice la Marcegaglia il 21
aprile. Infine i sindacati. Cioè soprattutto la Cgil. Sin dall'inizio la Marcegaglia
punta sulla rifroma della contrattazione. Guglielmo Epifani, segretario del
primo sindacato italiano, che non ha colto l'opportunità di chiudere l'accordo
nel quadriennio di Luca di Montezemolo, cerca di capire se sarà in grado di
affrontare i massimalisti della Cgil. La crisi dovrebbe essere una buona
occasione per rifondare le relazioni industriali. Le trattative vanno avanti
per sei mesi, alla fine l'intesa si trova con tutti tranne la Cgil, che non
firma la riforma della contrattazione. Adesso, nel secondo anno del mandato che
comincia oggi, Confinudstria si troverà ad affrontare quella che, nel migliore
dei casi, può essere una lenta convalescenza dell'economia italiana. Un periodo
in cui Marcegaglia dovrà cercare di definire il proprio quadriennio meno
incalzata dai numeri della crisi. 21/05/2009
(
da "Stampa, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
POLTRONISSIMA
IN GIOCO il caso Sabato il Cda convocato da otto consiglieri ribelli
L'AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DELL'AUTORITÀ ALLA CAMERA Alla Banca d'Etruria golpe
per pensionare l'ottuagenario Faralli Contro il presidente di 87 anni anche
Guerrini e Fornasari indicati come suoi «delfini» FRANCESCO SPINI Ma l'Enac
boccia la proposta: le piste sono troppo vicine all'abitato di Milano
L'Antitrust: più concorrenza a Linate MILANO La motivazione «per sopraggiunti
limiti di età» non c'è. Nell'ordine del giorno con cui otto consiglieri
«ribelli» hanno convocato per sabato un Cda per spodestare l'eterno presidente
della Banca dell'Etruria, l'87enne Elio Faralli, scelgono parole più soft,
evocando la «necessità di procedere all'avvicendamento della carica consiliare di
presidente», per garantire «un'efficiente risposta alla complessità operativa e
dimensionale raggiunta dalla banca». Una risposta che deve essere «commisurata
alle impegnative e strategiche funzioni che il presidente è chiamato a
esercitare». In un Paese come il nostro, dove il potere si conquista solo coi
capelli bianchi, la notizia è clamorosa: un banchiere come Faralli, al timone
della Banca Etruria dal 1980, quando al governo c'era Cossiga, viene
cortesemente invitato a lasciar libera la seggiola. Le voci maligne che
circolano ne raccontano di ogni, di appuntamenti saltati per dimenticanze, di
Cda trascinati all'estremo, di riunioni condotte con fatica. Calunnie? Fatto
sta che dapprima hanno provato con la moral suasion a convincere il
presidentissimo a mollare quantomeno le cariche delle società operative o di
alcune controllate. Niente. Finché in otto - ma da tempo dentro il consiglio
della popolare aretina iniziavano a serpeggiare malumori - hanno preso coraggio
e convocato il consiglio per la revoca. Tra questi anche i due «delfini» di
Faralli, i vicepresidenti Giuseppe Fornasari (che siede pure nel comitato
esecutivo) e Natalino Guerrini. Facile che tra loro si giocherà la
poltronissima rimasta libera. C'è solo lo spirito di ammodernamento o c'è dell'altro
nella mossa a sorpresa? Tra i quindici consiglieri non tutti son d'accordo.
Dice uno di loro, Enrico Fazzini, rimasto in minoranza: «E allora mi si deve
spiegare perché un anno fa Faralli è stato confermato presidente e
all'assemblea di tre settimane fa nessuno lo ha contestato. Anzi, si è visto
approvare il bilancio con un solo voto contrario. L'età del presidente la
conoscevano anche un anno fa e da un anno a questa parte non è cambiato nulla».
Il potere, anche in provincia, conta. Ma conta anche il rispetto che ad Arezzo
portano a Faralli, cavaliere del lavoro, che si laurea nel '50 mentre già
lavora al Credito Italiano e poi alla Giacomo Konz & C., grande
distribuzione. Poi entra in banca e ne diventa il capo indiscusso. Per
trent'anni. Ora lo faranno presidente onorario, e non gli basterà «perché lui
considera la banca come una figlia», dice chi lo conosce. Troppo presto però
per immaginare che lo strappo aretino possa fare scuola in un panorama del
potere carico di anni, come a Trieste dove almeno fino al 2010 è saldo al
comando delle Generali Antoine Barnheim, che di candeline ne conta
84.[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Per anni non si è parlato d'altro: Linate o
Malpensa. Fino all'ultimo giorno della privatizzazione Alitalia si è discusso dell'eventuale
rilancio dello scalo varesino al prezzo della chiusura di quello vicino a
Milano. Ma Colaninno&C. hanno preso ormai una decisione irrevocabile,
puntando tutte le energie su Fiumicino. E così, come nella più classica
eterogenesi dei fini, Antonio Catricalà propone ciò che fino a ieri sembrava
fuori discussione: eliminare le restrizioni e aumentare la concorrenza
proprio su Linate. «La Commissione europea ha rilevato che quell'aeroporto può
tollerare fino a 32 movimenti orari», spiega il presidente dell'Antitrust in
audizione alla Camera. «Non abbiamo potuto sottrarre traffico all'Alitalia, ci sono altre fasce orarie disponibili purchè si
rimuova il limite che tuttora vige sull'aeroporto di 18 movimenti». Volendo su
Linate si più creare concorrenza». Un pezzo della politica milanese non
attendeva altro. Plaude subito il presidente della Provincia di Milano Filippo
Penati. Plaude la Regione Lombardia: non più tardi di due giorni fa l'assessore
ai Trasporti del Pirellone Raffaele Cattaneo aveva chiesto esattamente questo.
L'Enac invece, a sorpresa, boccia l'ipotesi. La situazione è al limite del
paradosso. Catricalà, impossibilitato da un decreto del governo a intervenire
contro il monopolio nato dalla fusione fra Alitalia ed
Air One, ora non può contestare nemmeno il congelamento degli slot da parte
della nuova compagnia. Pochi giorni fa infatti il Parlamento europeo ha
congelato fino al 2010 il principio «use it or loose it» grazie al quale, in
caso di mancato utilizzo delle tratte nell'arco di una stagione, le compagnie
dovrebbero cedere i diritti a chi ne faccia richiesta. Dunque a parte i
controlli sui prezzi e qualità del servizio - «su questo stiamo facendo
verifiche» dice Catricalà - l'unica strada per ristabilire un po' di
concorrenza sulle tratte nazionali sarebbe la rimozione del limite di 18
movimenti orari imposto nell'ormai lontano 2001 da un decreto dell'allora
ministro Pierluigi Bersani. L'Enac, pur promettendo «una valutazione
approfondita», fa capire di non essere d'accordo: «L'innalzamento del limite
alla movimentazione oraria» è «difficilmente praticabile e sconsigliabile per i
limiti infrastrutturali ed ambientali, peraltro richiamati dalla stessa
Antitrust». Non solo, dice il presidente Vito Riggio, Linate è troppo vicina
alla città. Un aumento del traffico su quell'aeroporto sarebbe solo un regalo
ad Alitalia: «In base al regolamento europeo, il 50%
degli eventuali nuovi slot dovrebbe essere assegnato alla compagnia che già vi
opera». Invece Riggio, dopo aver bacchettato i vertici per i disagi, ora
segnala un miglioramento del servizio da parte di Alitalia.
Nei primi giorni di maggio la puntualità sarebbe garantita sull'80% dei voli e
sull'89% di quelli operati proprio sulla Linate-Fiumicino. Non è un caso se su
quella tratta si stanno concentrando gli sforzi della compagnia: metà del
fatturato di quest'anno dipende da essa. E ieri, parlando ai dirigenti riuniti
nella sede della Magliana, l'amministratore delegato Rocco Sabelli ha ammesso
che «il prodotto Roma-Milano di Alitalia sta perdendo
punti. L'unico modo per riguadagnare terreno è funzionare come orologi». Anche
perché «i clienti sempre più spesso preferiscono ricorrere a videoconferenze o
a spostamenti in treno». Per migliorare la qualità del servizio, Sabelli si sta
affidando anche alla esperienza degli alleati di Air France-Klm i quali, ieri,
hanno firmato un mega-accordo da 12 miliardi di euro con Delta sui voli
transatlantici. Da segnalare infine che Catricalà, nella stessa audizione alla
Camera, ha auspicato un'apertura anche del mercato della distribuzione del gas:
«È importante, nonostante la mancata proroga dei tetti, un nuovo quadro
regolatorio che favorisca l'ingresso di gas indipendente da Eni». Il
riferimento è alla decisione del Senato che attribuisce al governo la delega a
rivedere la disciplina.
(
da "Messaggero, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Giovedì
21 Maggio 2009 Chiudi ROMA La nuova Alitalia al centro delle "attenzioni" di Antitrust ed Enac.
Secondo il presidente dell'Authority, Antonio Catricalà, sarebbe necessario
rivedere il limite di 18 movimenti orari sull'aeroporto milanese di Linate per
ampliare l'offerta sullo scalo, consentendo così di soddisfare una
considerevole parte di domanda oggi sistematicamente inevasa e di migliorare le
condizioni di competitività su tutte le rotte domestiche. Catricalà ha
anche confermato che i propri uffici stanno lavorando per verificare se Alitalia sta praticando «scorrettezze commerciali»: «Gli
uffici hanno promesso risultati in tempi brevi». Immediata la risposta
dell'Enac: un innalzamento del numero degli slot «è sconsigliabile e comunque
non servirebbe a superare il monopolio della nuova Alitalia.
Lo stesso Enac ha comunicato che nel mese di maggio la puntualità dei voli
della compagnia è progressivamente salita all'80% e la regolarità è stata
superiore al 99%. «Sono stati tre mesi di adrenalina - ha commentato
l'amministratore delegato, Rocco Sabelli - ma è ancora presto per tirare il
fiato. Per almeno tre anni sarà così».
(
da "Corriere della Sera"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia data: 21/05/2009 - pag: 33 Aeroporti e strategie
La joint-venture tra Air France e Delta aperta alla compagnia aerea italiana
Catricalà chiede più concorrenza su Linate Il Garante: aumentare gli slot. «Alitalia ha rispettato gli impegni» ROMA Più voli a Linate
per aumentare la concorrenza. Il Garante Antitrust, Antonio Catricalà, ieri ha
sollecitato l'innalzamento del tetto che fissa il traffico di Linate a 18
movimenti (voli andata e ritorno) l'ora, portandolo a massimo 32, secondo
indicazioni fornite da esperti indipendenti inviati dalla commissione europea.
Lo ha fatto in una segnalazione inviata a Parlamento, governo, Enac (ente
aviazione civile), Enav (ente assistenza al volo) e Assoclearance (organismo
che gestisce i movimenti orari), spiegando che il limite attuale fu fissato
discrezionalmente per regolamento quando si voleva favorire la nascita dell'hub
di Malpensa e che ora «non è più attuale». La mossa, che ricalca la proposta
avanzata qualche giorno fa dalla Regione Lombardia, a sua volta risponde in
pieno alla richiesta delle compagnie straniere basate a Linate che, in
nell'ultima riunione del Comitato di coordinamento aeroportuale, hanno chiesto
l'innalzamento da 18 a 24-26 movimenti. «Più precisamente - spiega Osvaldo
Gammino, rappresentante delle compagnie aeree di Linate - l'idea è che una metà
di quei movimenti aggiuntivi vadano alla Milano-Roma e gli altri alle
destinazioni più richieste». Ecco dunque svelato l'obiettivo: aprire alla
concorrenza la Milano-Roma, oggi monopolizzata da Alitalia.
Il presidente dell'Enac, Vito Riggio, pur rimettendosi alle decisioni del
governo, ricorda che l'innalzamento dei limiti di Linate è «difficilmente
praticabile e sconsigliabile per i limiti infrastrutturali ed ambientali,
peraltro richiamati dalla stessa Antitrust ». Inoltre, secondo le regole
vigenti, la ricollocazione dei movimenti vedrebbe la metà di questi assegnati
ai vettori già presenti, dunque a Alitalia
principalmente, l'altra metà invece dispersa tra i «tantissimi» nuovi
richiedenti, con l'effetto di non ottenere l'effetto di concorrenza ricercato
dall'Antitrust. Per il presidente di Assoclearance, Carlo Griselli, la
decisione è da rimettersi a valutazioni tecniche e in ultima istanza all'Enac.
Di certo, secondo Griselli, il primo effetto sarebbe lo spostamento di tutte le
compagnie da Malpensa a Linate. Ieri i vertici di Alitalia, mentre Air France e Delta
firmavano a Parigi una joint venture che avrà effetti sulla stessa Alitalia, sono stati ricevuti dal sottosegretario
Gianni Letta. In mattinata l'amministratore Rocco Sabelli ha fornito a 400
dirigenti e quadri aggiornamenti sul vettore: al 17 maggio l'80% dei voli è
puntuale (quasi 90% su Milano-Roma) mentre il 99,5% viaggia secondo
programma. Quanto al 1Ú trimestre, i passeggeri sono stati 4,1 milioni (+5%
sulle previsioni), e il riempimento del 51,4% (+3%). La posizione finanziaria
netta è a -795 milioni (-112). L'obiettivo di maggio è 2 milioni e 100 mila
passeggeri. Intanto il fondo obbligazionario Anima ha chiesto al commissario
straordinario Augusto Fantozzi un'azione di responsabilità contro il ministero
dell'Economia, cui è stata avanzata una richiesta di risarcimento di 5 milioni.
Il governo intanto potrebbe aumentare i 100 milioni di rimborsi per gli obbligazionisti.
Antonella Baccaro Il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà
(
da "Corriere della Sera"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 21/05/2009 - pag: 4 Polemica
Catricalà: basta violazioni alla concorrenza. La Regione: garantire più
destinazioni. I sindacati: prima potenziare l'hub «Più voli a Linate, ma senza
tagli a Malpensa» Allarme dopo il via libera dell'Antitrust. «Rischio emorragia
di passeggeri» L'Antitrust spariglia le carte nella partita degli aeroporti.
Ieri il presidente Antonio Catricalà, durante un'audizione alla Camera, ha
detto che, per favorire la concorrenza a Linate, si potrebbe aumentare il
numero di movimenti sullo scalo. Atterraggi e decolli, per intenderci, che oggi
possono avvenire in un numero massimo di 18 l'ora. Come dire: nuove regole del
gioco. E così i giocatori aggiustano in corsa le strategie. Secondo gli esperti
del settore come Oliviero Baccelli, vicepresidente del Certet Bocconi, un
intervento del genere potrebbe sia uccidere Malpensa che favorirne il rilancio.
Tutto dipende dalle modalità di attuazione. «Un aumento di traffico su Linate
senza limiti toglierebbe a Malpensa ogni speranza di diventare un hub»,
chiarisce subito Baccelli. «In questo modo, infatti, si favorirebbe
un'inarrestabile emorragia di passeggeri intercontinentali verso altri
aeroporti. Nessuno andrebbe più a imbarcarsi nello scalo varesino». Il docente
della Bocconi è comunque favorevole a un aumento dei movimenti per aumentare la
concorrenza su Linate: «Ma, per tutelare Malpensa, bisogna introdurre nello
stesso tempo una limitazione delle destinazioni. Passando dalle trenta attuali
a una decina». Benissimo i nuovi slot, insomma, ma soprattutto sulle
destinazioni nazionali. A proporre per prima l'idea di togliere a Linate il
tappo dei 18 movimenti/ora è stata nei giorni scorsi la regione Lombardia. Il
Pirellone ieri ha commentato con soddisfazione l'iniziativa dell'Antitrust.
«Ora si potrebbe mettere mano a una proposta italiana all'Ue per la modifica
del regolamento che limita gli slot su Linate e che apra il mercato dicono
all'unisono il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e il suo assessore
ai Trasporti, Raffaele Cattaneo . I cittadini hanno il diritto di volare a un
giusto prezzo e godere dei vantaggi della concorrenza, così come le compagnie
hanno il diritto di mettere le proprie basi dove credono». L'idea di Catricalà
piace anche al centrosinistra. «L'Antitrust ha indicato una strada percorribile
da subito per aumentare la concorrenza nell'aeroporto di Linate valuta Vinicio
Peluffo del Pd . Dopo che il governo ha impedito di
sottrarre slot alla nuova Alitalia, adesso si apre una nuova possibilità per aumentare la
concorrenza». Per una volta anche la Lega è sulla stessa lunghezza d'onda. «La
liberalizzazione è un'opportunità. E non vedo rischi per Malpensa fa il punto
l'assessore regionale del Carroccio, Davide Boni . Nel 2015 ci saranno
40 milioni di passeggeri in più, non vedo il problema». Ad avere ancora qualche
dubbio, invece, è il sindacato. «E' chiaro che Malpensa va difesa. E un
intervento sbagliato su Linate rischia di cannibalizzare lo scalo varesino
riflette Nino Cortorillo, segretario generale della Filt Cgil regionale .
L'Antitrust avrebbe potuto cercare di raggiungere l'obiettivo della maggiore
concorrenza a Linate esercitando il suo ruolo di garante invece di suggerire un
intervento di per sé molto delicato. Che in ogni caso andrebbe condiviso con
l'Unione europea. E che comunque si presta a strumentalizzazioni politiche».
Rita Querzé I movimenti Dopo il pronunciamento dell'Antitrust, potrebbe essere
aumentato il numero di decolli e di atterraggi all'aeroporto di Linate
(
da "Secolo XIX, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Aiuti di
Stato alle impresecon andata senza ritorno sergio luciano In cinquant'anni, 52
miliardi di euro. Circa centomila miliardi di vecchie lire. È la somma
astronomica cui arriva, secondo una riclassificazione dei conti pubblici degli
ultimi dieci lustri effettuata dall'ex ministro del Bilancio e analista
finanziario Giancarlo Pagliarini, il costo sostenuto dallo Stato italiano
(quindi dall'erario, quindi dai contribuenti, dal 1960 in qua) per soccorrere
la Fiat nelle sue ricorrenti crisi economiche. Impossibile stabilire se la
somma è vera al centesimo o se è approssimata per eccesso. Ma effettivamente,
se si guarda alla storia recente della Fiat, si fa presto a far girare il conta
monete: mila miliardi di vecchie lire tra il '90 e il '95 per lo stabilimento
di Melfi, tremila miliardi vecchi per la rottamazione del '93, altrettanti nei
tre anni successivi, e poi i fondi erogati negli anni Sessanta e Settanta, e
poi quelli degli anni Duemila. È insomma grazie a queste periodiche trasfusioni
di denaro che la Fiat è riuscita a sopravvivere fino alla miracolistica
gestione di Sergio Marchionne - certo, uno dei più bravi manager che operino
oggi nel mondo - il quale si è però rivelato abilissimo anche, se non
soprattutto, nel massimizzare i vantaggi ottenibili dalle banche (sempre sia
lodato, in questo) e dagli Stati: c'è riuscito in Italia, c'è riuscito in
America, ci sta provando in Germania. Tutto bene per chi lavora in Fiat e salva
il posto grazie alle intuizioni del capo o, alla peggio, si vede prepensionato
senza traumi. Meno bene, invece, per le casse dello Stato, che oggi finanziano
con i nostri soldi questa super-ristrutturazione senza però prenotarsi il
diritto di condividere in alcun modo i vantaggi economici che scaturiranno da
essa. Analizzando infatti da vicino la storia della Fiat - dai centodieci anni
del gruppo ai settant'anni di Mirafiori fino alle cronache della rinascita di
oggi - ci si rende conto che il gruppo di Torino ha sistematicamente destinato
a proprio esclusivo vantaggio i benefici economici legati alla spesa dei fondi
pubblici, uscendo dalle varie fasi di crisi attraversate e risolte grazie a
"Pantalone" con altrettante fasi di profitti in decisa espansione,
sempre distribuiti ai soci sotto forma di dividendi e reinvestiti soltanto in
parte minoritaria. Il che significa fare esattamente quel che dalla sinistra
estrema e dal sindacato delle "tute blu" già quarant'anni fa veniva
rimproverato, cioè nazionalizzare il deficit e privatizzare i profitti. Cosa
sta accadendo, per esempio, nel caso della già ben conclusa acquisizione della
Chrysler? Semplice. La Casa Bianca ha stanziato un insieme di 10 miliardi di
dollari in varie tranche per evitare il fallimento dell'azienda e la
disoccupazione simultanea di circa 50 mila lavoratori. Rilevando un ramo
aziendale liberato dal peso dei debiti e da parte del personale in eccesso, la
Fiat si è assunta sì la grande responsabilità di pilotarne il rilancio, ma
anche la grandissima opportunità di impiegare quelle ingenti risorse - umane e
materiali - per ritornare rapidamente all'utile. E al dividendo, privato.
Peccato, però, che a detta dello stesso Marchionne la capacità produttiva
totale del gruppo scaturito dalla somma di Fiat e Chrysler sia comunque
eccedentaria rispetto alla domanda del mercato. Questo significa che tra due
anni, per bene che l'azienda possa essere gestita, saremo punto e daccapo con
la necessità di tagliare posti di lavoro, scaricandone nuovamente sull'erario -
americano o italiano, o entrambi, si vedrà - il costo. Intendiamoci, è un bene
che esistano, in America come pure, e più efficienti, in Italia, meccanismi di
welfare (cassa integrazione e prepensionamenti) che permettano di non mandare
sul lastrico lavoratori incolpevoli se non di essere finiti in un settore
industriale "maturo" e reso non più competitivo dall'aggressività dei
produttori asiatici a basso costo del lavoro. Peccato, però, che i governi -
cioè la classe politica - non abbia mai avuto il coraggio di dire chiaramente
ai sindacati e all'opinione pubblica quale dovrebbe essere il vero punto
d'arrivo di queste ristrutturazioni a spese pubbliche, ovvero la definitiva
eliminazione di quei posti di lavoro, e continuino invece a presentare le
ristrutturazioni stesse come fasi difficili da superare per tornare ai passati
successi. Successi che poi i beneficiari indiretti di questi stanziamenti -
cioè gli imprenditori - non si sognano minimamente di perseguire. Non a caso
l'organico del gruppo Fiat negli ultimi vent'anni si è sempre costantemente
ridotto. L'Italia è zeppa di esempi di questo genere di equivoci demagogici
propagandistici. Si guardi all'acciaio di Stato e allo scempio compiuto ad
esempio a Bagnoli, con lo smantellamento dell'impianto Italsider che avrebbe
dovuto essere sostituito da una cittadella turistica mai nata. O si guardi,
oggi, al caso Alitalia: oltre 4 miliardi di euro di costi che lo Stato si è accollato
per dare a Roberto Colaninno e ai suoi soci una compagnia senza debiti e con
metà del personale, chiedendo loro in cambio soltanto di valorizzare Malpensa.
Cosa che puntualmente non hanno fatto e non intendono seriamente fare, puntando
solo a tornare all'utile quanto prima (giusto) per intascarselo tutto
(molto meno giusto). 21/05/2009 a senso unicoLa Fiat ha sistematicamente
destinato a proprio esclusivo vantaggio benefici economici legati alla spesa
dei fondi pubblici 21/05/2009
(
da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 1 - Prima Pagina LUCIO CILLIS A PAGINA 29 "Il
monopolio è di Alitalia
serve maggiore concorrenza" L´Antitrust "Via il blocco degli slot di
Linate" SEGUE A PAGINA 29
(
da "Unita, L'"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Battaglia
degli slot Antitrust: a Linate si può volare di più Il limite amministrativo
dei 18 movimenti orari all'aeroporto di Linate «rappresenta
oggi una ingiustificata restrizione concorrenziale alla luce della fusione Alitalia-AirOne». Un innalzamento del
tetto (fino ai 32 movimenti orari tecnicamente consentiti) «amplierebbe
l'offerta sullo scalo, consentendo di migliorare le condizioni di
contendibilità su tutte le rotte domestiche che originano dallo scalo
milanese». Questo il senso di una segnalazione inviata dall'Antitrust a
Parlamento, Governo, Enac, Enav e Assoclearance. La segnalazione era stata
annunciata durante un'audizione del presidente Antonio Catricalà. L'Antitrust
chiede quindi di «rivedere il limite dei 18 movimenti orari sull'aeroporto di
Milano Linate per ampliare l'offerta sullo scalo, consentendo di soddisfare una
considerevole parte di domanda oggi sistematicamente inevasa...». La richiesta
è stata immediatamente ripresa dal Presidente della provincia di Milano,
Filippo Penati, che aveva più volte peraltro espresso l'esigenza di superare
quella ingiustificata restrizione concorrenziale. Penati ha chiesto un
immediato intervento del governo. Alitalia e
concorrenza
(
da "Unita, L'"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
La rete Telecom non può finire come l'Alitalia
dei «patrioti» MARCO TEDESCHI La rete delle telecomunicazioni «non può essere
affidata al solo mercato» altrimenti c'è il rischio che «le disuguaglianze
sull'accesso aumentino anzichè diminuire». Lo ha sostenuto Dario Franceschini
intervenendo al convegno "L'Italia in Rete" organizzato dal Pd, introdotto da
Paolo Gentiloni, al quale hanno partecipato tra gli altri Franco Bernabè,
amministratore delegato di Telecom e il presidente dell'Autorità per le
Telecomunicazioni, Corrado Calabrò. Servizio universale Franceschini ha
sottolineato che «l'accesso alla rete è ormai un servizio universale, ed è
diventato un diritto». «Siamo tutti a favore della concorrenza - ha proseguito
- ma se l'accesso alla rete è un diritto, siamo in un campo in cui ci deve
essere un'integrazione tra pubblico e privato: non può essere tutto affidato al
solo mercato, altrimenti non verrebbe garantito l'accesso là dove non c'è un
ritorno economico». A rischio di «un ampliamento delle disuguaglianze»
nell'accesso. In questo senso si colloca la proposta del Pd di riprendere il
Piano del governo Prodi per portare la banda larga a tutti entro il 2011. Il
governo Prodi, ha ricordato Franceschini, stanziò 700 milioni, «tagliati da
Tremonti per pagare l'esenzione Ici ai redditi alti». Il Pd, ha aggiunto il
segretario, chiede ora al governo di «investire sul futuro», mettendo sul
tavolo 1 miliardo in tre anni per far divenire la banda larga un servizio
universale entro il 2011. Gentiloni, in apertura, aveva sostenuto che vi è il
rischio di «una riedizione di cordate su modello Alitalia
per gestire la rete di Tlc scorporata». Secondo Gentiloni «i contenuti nudi e
crudi» degli obiettivi della maggioranza sarebbero emersi «in un recente
convegno di Forza Italia sul tema: l'obiettivo di affidare la rete scorporata
da Telecom a una nuova cordata di volenterosi, che magari veda tra i più
volenterosi l'azienda del premier». Gentiloni aveva tra l'altro bocciato il
progetto di fusione fra Telecom Italia ed il suo azionista spagnolo Telefonica,
perchè corrisponderebbe a «interessi che non sembrano coincidere con
l'interesse generale del Paese nei confronti di una azienda tanto strategica».
Franco Bernabè, ad di Telecom, ha chiesto poi che venga finalmente dato atto
all'azienda del «gravissimo sacrificio» e dello «spirito di trasparenza e
collaborazione» con cui sono stati accettati e portati avanti gli impegni per
una maggiore garanzia di concorrenza nell'accesso degli altri operatori alla
rete. Corrado Calabrò ha voluto rispondere a Franceschini ricordando come l'Autorità
per le Comunicazioni abbia avviato un nuovo confronto sulle soluzioni adottate
per garantire piene condizioni di concorrenza nell'accesso degli altri
operatori alla rete dell'ex monopolista (il cosiddetto modello 'open access')
ed una verifica periodica degli impegni presi su questo fronte dall'azienda.
Non ci si può affidare solo al mercato. Se così fosse ne deriverebbero nuove
diseguaglianze. L'accesso alla rete deve essere per tutti. Lo chiede Dario
Franceschini, al convegno del Pd sulle telecomunicazioni.
(
da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
VI - Milano "Linate, la concorrenza farà bene" Coro di sì alla
richiesta dell´Antitrust, critico il sindacato ANDREA MONTANARI La richiesta
del presidente dell´Antitrust Antonio Catricalà al governo di aumentare di
rivedere l´attuale limite di 18 movimenti orari sull´aeroporto di Linate piace
alla politica, ma non al sindacato e nemmeno all´Enac, l´ente nazionale per
l´aviazione civile. «Catricalà si comporta come il personaggio del Tartufo di
Moliére - attacca il segretario generale della Filt Cgil Lombardia Nino
Cortorillo - Non avendo la forza di dire che sulla rotta Milano-Roma esiste un
abuso di posizione dominante, si limita a chiedere di risolvere questo problema
in altro modo. Chiedendo di aumentare gli slot, che oltretutto non può decidere
lui. Si dimentica, oltretutto, che l´attuale regolamentazione è stata decisa
con un decreto legge che è stato approvato anche dall´Unione europea. Chiedere
di aumentare gli slot significherebbe sconfessare quel decreto e aprire un
conflitto con Bruxelles. Inoltre, se anche si aumentassero gli slot, quali
sarebbero le nuove destinazioni interessate? Il vero problema è un altro:
l´abuso di posizione dominante sulla tratta Milano-Roma». Dello stesso avviso
il presidente dell´Enac Vito Riggio che taglia corto: «Un innalzamento del
limite su Linate è difficilmente praticabile e sconsigliabile per i limiti
infrastrutturali ad ambientali, per altro richiamati dalla stessa autorità
Antitrust. Inoltre non aiuterebbe la concorrenza sullo scalo Milanese».
Soddisfatti, invece, il governatore Roberto Formigoni e l´assessore regionale
ai Trasporti Raffaele Cattaneo: «Accogliamo con molto
piacere le parole di Catricalà - sottolineano - La situazione del monopolio di Alitalia su Linate deve cessare. Bene ha
fatto il presidente dell´Antitrust ad osservare che le regole le hanno cambiate
in Europa, favorendo di fatto le compagnie aeree. Noi aggiungiamo che in Italia
dobbiamo cambiare le regole per favorire i cittadini». D´accordo anche
il presidente della Provincia Filippo Penati: «Noi siamo l´unica istituzione che
con Federconsumatori ha fatto causa per garantire la concorrenza. Catricalà in
commissione alla Camera ha detto che si può passare da 18 a 32 movimenti l´ora.
Questo vuol dire che si può aprire alla concorrenza. Chiedo al governo di
intervenire». Anche il capogruppo del Pd in Regione Carlo Porcari appoggia la
richiesta dell´Antitrust: «Un po´ di concorrenza in più non può che far bene».
Sulla vicenda interviene anche Carlo Griselli, presidente di Assoclearance,
l´associazione che assegna gli slot: «La richiesta su Linate è già pressante -
dice - Ora che si intravede la possibilità di avere più slot, si scateneranno
tutti i vettori, le compagnie che sono a Malpensa chiederanno di spostarsi a
Linate come 12 anni fa». Insorge Osvaldo Gammino portavoce delle compagnie
straniere a Linate: «Poteva risparmiarsi queste dichiarazioni. La soluzione è
l´applicazione dei limiti decreto Bersani. E che i nuovi eventuali slot non
vadano solo alla rotta per Roma, ma ad altre destinazioni. Il monopolio c´è
anche lì».
(
da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
VI - Milano MA LA STRADA è LUNGA E TORTUOSA ETTORE LIVINI C´è il rischio di
svuotare Malpensa, come ha detto ieri Carlo Griselli, numero uno di
Assoclearance? A occhio no. Gli intercontinentali possono decollare solo
dall´aeroporto bustocco e i voli da e per l´Europa hanno spazio e mercato su
entrambi gli scali. Il problema è che tra il dire (dell´Antitrust) e il fare
c´è di mezzo, come tradizione, il mare. I movimenti a Linate, Malpensa e Orio
hanno un tetto di 100 all´ora, non per i loro intrinsechi limiti strutturali ma
perché questo, ad oggi, è il numero che può gestire l´Enav con le sue
attrezzature di assistenza al volo. Non solo: il 50% dei nuovi slot andrebbe
per regolamento agli attuali operatori da Linate (con Alitalia a fare la parte del leone) mentre i nuovi entranti dovrebbero
dividersi il resto della torta. La strada insomma è accidentata e non certo
breve. E lungo il percorso ci sono da ottenere tante autorizzazioni da enti di
controllo, Authority politiche e di settore che fino ad oggi si sono mosse in
curiosa sintonia per agevolare al massimo il decollo della nuova Alitalia targata Cai.
Dimenticando (per non dire penalizzando) i problemi di Milano. Si vedrà se
anche il timido appello alla liberalizzazione dell´Antitrust si arenerà prima
del decollo nelle sabbie mobili della politica. Alla faccia delle esigenze di
mobilità del Nord.
(
da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
29 - Economia Segnalazione a governo e Parlamento sullo scalo milanese. L´Enac:
aumenti sconsigliabili L´Antitrust: via il blocco degli slot a Linate "Monopolio di fatto per Alitalia, ci vuole più concorrenza" Nel decreto Abruzzo l´incremento
oltre il 30% ai rimborsi dei Mengozzi bond LUCIO CILLIS ROMA - Linate ed Alitalia nel mirino dell´Antitrust. Il
presidente dell´Autorità, Antonio Catricalà, in una segnalazione al governo,
Parlamento, Enac, Enav, Assoclearance, ha evidenziato l´anomalia rappresentata
dallo scalo milanese, quello dove gli slot, ovvero le bande orarie di
decollo e atterraggio, sono poche e concentrate in larga parte sotto il marchio
Alitalia-Air One. A Linate, sottolinea l´Authority
sono disponibili molti slot che potrebbero e dovrebbero essere liberati, o
meglio, aumentati oltre il limite dei 18 all´ora attuali. Un tetto imposto
quasi dieci anni fa dalle norme Bersani che puntavano al decollo (mai realmente
avvenuto) del nuovo scalo di Malpensa. Oggi, in sostanza quel limite non ha
senso e vista la pressione di molti operatori che puntano all´assegnazione di
nuovi slot, l´unica via d´uscita è rappresentata da un aumento a 25 movimenti
l´ora sui 32 possibili. «Oggi - spiega il presidente Catricalà - Alitalia ha una situazione di monopolio che l´Antitrust non
ha potuto correggere per scelta del governo e poi del parlamento». Il limite
amministrativo dei 18 movimenti orari all´aeroporto di Linate rappresenta
dunque, «un´ingiustificata restrizione concorrenziale alla luce della fusione Alitalia-AirOne». Un innalzamento del tetto secondo
l´Antitrust «amplierebbe l´offerta sullo scalo, consentendo di migliorare le
condizioni di contendibilità su tutte le rotte domestiche dello scalo milanese».
Nella segnalazione, l´Antitrust ricorda che il limite vigente «è il risultato
di una scelta non più attuale, riconducibile alla ripartizione del traffico
aereo sul sistema aeroportuale di Milano, disciplinata dal decreto ministeriale
del 5 gennaio 2001 e applicato da Enac e Assoclearance», l´ente che assegna gli
slot. Ma per il presidente dell´Enac, Vito Riggio, «un innalzamento del limite
attualmente in vigore su Linate, è difficilmente praticabile e sconsigliabile
per i limiti infrastrutturali ed ambientali. Inoltre - aggiunge Riggio - in
base al regolamento Europeo il 50% degli eventuali nuovi slot dovrebbe essere
assegnato a chi già opera su quello scalo e, quindi, in misura assai rilevante
ad Alitalia». «La richiesta di slot su Linate è già pressante
- gli fa eco il presidente di Assoclearance, Carlo Griselli - ora che si
intravede la possibilità di avere più slot, si scateneranno tutti i vettori, le
compagnie che sono a Malpensa chiederanno tutte di spostarsi a Linate, come 12
anni fa». Ma le turbolenze sul fronte Alitalia non
finiscono qui. Il nodo dei Mengozzi bond, infatti resta caldissimo. Il governo
starebbe pensando, come previsto, ad un incremento dei rimborsi oltre il tetto
attuale del 30%. La norma verrà inserita nel decreto sul terremoto in Abruzzo.
Anima Sgr, la società di gestione è però pronta al muro contro muro ed ha
inviato una richiesta risarcitoria diretta nei confronti del ministero
dell´Economia. Resta infine sullo sfondo un ghiotto affare che a breve
coinvolgerà Alitalia: Air France e Delta hanno siglato
un´alleanza sulle rotte transatlantiche da 12 miliardi di euro. Un´occasione
«aperta anche ad Alitalia» ha detto l´ad francese
Pierre-Henri Gourgeon.
(
da "Repubblica, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
31 - Economia Anche il Pd teme Telecom-Telefonica Bernabé: "Il governo non
fa pressing" GIORGIO LONARDI MILANO - Il Pd è contrario all´ipotesi di una
fusione fra Telecom Italia e il suo principale azionista, la rivale spagnola
Telefonica. Secondo Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Partito
Democratico, infatti, un disegno di questo tipo corrisponderebbe a «interessi
che non sembrano coincidere con l´interesse generale del paese nei confronti di
una azienda tanto strategica». Si tratta dunque di una posizione
sostanzialmente in linea con quella del governo e dello stesso Berlusconi, che
intravede la sagoma del suo nemico Rupert Murdoch dietro le avances di Cesar
Alierta, gran capo di Telefonica. Secondo Gentiloni, però, il vero pericolo è
un altro. E cioè «una riedizione di cordate su modello Alitalia per gestire la rete di Telecom
scorporata, ipotesi alla quale s´è giustamente ribellato il vertice Telecom e
che troverebbe una opposizione frontale da parte del Pd, oltre che delle forze
sindacali». Per il dirigente del Pd sarebbe questo il vero scopo del governo.
«I contenuti nudi e crudi» degli obiettivi della maggioranza sarebbero emersi
«in un recente convegno di Forza Italia», accusa il Pd. Il tema di
quell´incontro, infatti, era: come «affidare la rete scorporata da Telecom a
una nuova cordata di volenterosi, che magari veda tra i più volenterosi
l´azienda del premier». Per il Pd si assiste così a «scenari di scorporo che
definire dirigisti è dire poco nei confronti di un´azienda privata quotata».
Quanto a Franco Bernabé, che di Telecom è amministratore delegato, rispondendo
alle domande dei giornalisti sulle pressioni subite dal governo per scongiurare
la fusione con Telefonica è stato reciso: «Non sento assolutamente alcun
pressing. Non c´è stato alcun pressing, sono cose che leggo sui giornali».
Quindi ha sottolineato che la società sta investendo pesantemente nella rete.
Bernabé ha ricordato «le cifre del piano industriale 2009-2011», sottolineando
i «circa 6,7 miliardi di investimenti totali sulle piattaforme di rete», di cui
«il 40% sulla rete di accesso e, di questa quota, il 17% per su reti ad alta
velocità». Quindi ha accennato alla scelta di sviluppare le nuove reti «in
overlay», seguendo il tracciato della tradizionale rete in rame. Una decisione
apprezzata dal presidente dell´Autorità per le Comunicazioni, Corrado Calabro.
Il rivale Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, ha
sostenuto che per quanto riguarda lo sviluppo della larga banda e delle reti
tlc di nuova generazione, e degli equilibri della concorrenza legati
all´accesso dei concorrenti alla rete di Telecom Italia, bisogna «cominciare a
ragionare sull´ipotesi di una società della rete» e su investimenti come «la
copertura al 50% di cento città in 5-6 anni» che compare nel piano Caio.
(
da "Foglio, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Alitalia
21
maggio 2009 Lettera di un elettore del Pd che si è rotto del Pd/3 Pubblico
un'altra bella lettera che mi è arrivata di un elettore del Partito democratico
che si è frantumato le scatole del Partito democratico e che, per quanto
possibile, offre metaforici spunti di riflessione al Pd. Chiunque voglia
scrivere delle lettere mandi una mail a cerasa@ilfoglio.it Caro Piddì, ieri, di
ritorno da un'altra giornata di lavoro produttiva quanto l'
Alitalia degli anni
novanta, me ne stavo fermo e tranquillo in macchina ad aspettare che il rosso
del semaforo lasciasse il posto al verde... e cosa vedo? Te. Meglio, un tuo
messaggio formato gigante, a qualche metro soltanto dalla fiancata destra della
mia vecchia nuova panda. Lo ammetto, per qualche secondo sono rimasto disorientato
davanti a quei due gruppetti che spingevano e tiravano due parole scritte a
caratteri cubitali ( con l'aria, tra l'atro di pesare moltissimo). La parola
"LAVORO" stava tutta nel cartellone, con gli omini aggrappati alla
lettera "O" (lultima) che cercavano di portarla ancora più in dentro.
Dell'altra si leggeva soltanto "DISOCCU" e questa volta il gruppetto
di gente spingeva sulla "D" come a farla uscire per intero fuori dal
grande manifesto. Appena sotto, accanto al Tuo logo, c'era il Tuo messaggio per
me:" più forti noi, più forti tu". Mi è piaciuto, ma è durato solo
qualche istante (razionalizzazione precox). Ho pensato per prima cosa che la
tua intenzione fosse quella di farmi sentire parte di un gruppo, poi al gruppo.
E allora ho fatto qualche ipotesi remota che con te ( neanche fossi l'Inter
prima di Mourinho) finisce sempre per verificarsi. La parola LAVORO scatta
all'indietro, come liberata dalla presa della mano invisibile di Adam Smith,
gli ometti vengono travolti, e siccome solo uno tra quelli porta il casco anti-
infortuni si sfiora la strage. La mezza parola "DISOCCU" esce tutto a
un tratto da una parte e quando tutto sembra concluso, rientra dall'altra
prendendo alle spalle il gruppetto di spingitori ancora stremati dallo sforzo.
Quando il verde del semaforo scatta, la mia panda s'inceppa. Non ne vuole
sapere più di ripartire. Mi superano a Destra, qualcuno ci prova a Sinistra...
è tutto un clamore di clacson e di domande comprensibilmente scortesi
"perchè nun te muovi?" "ma che fai impalato?", "nun
vedi che te stanno tutti a passà?". E io resto fermo, bloccato. Come in un
film di Moretti (con questa diligenza non partiremo mai, mi viene da
parafrasare). Aspetto un altro rosso, metto in folle, scendo dall'auto e prendo
a spingere. Sopra c'è il tuo manifesto, con i tuoi omini che spingono e tirano
i due paroloni. Sotto ci sono io con la mia vecchia nuova panda, il primo
caldo, il nuovo sforzo, il solito str**zo . Keep in touch, S.F. di Claudio
Cerasa
(
da "Stampa, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Il
ministro Matteoli «Nessun taglio per Tirrenia» «Non ci saranno tagli alle linee
sino alla fine dell'anno» ha detto il ministro ai Trasporti Altero Matteoli,
dopo l'incontro con le Regioni sulla privatizzazione di Tirrenia. «Ma il
confronto continua» ha aggiunto. Soddisfatti i sindacati. Secondo il segretario
nazionale dell'Ugl Trasporti Roberto Panella «la privatizzazione avverrà
assegnando alle Regioni le società regionali» della compagnia di Stato. La
protesta dei sindacati Telecom, il 12 giugno sciopero nazionale I sindacati
interrompono le relazioni con Telecom (l'ad Berbabè nella foto) dopo il dietro
front dell'azienda sul rientro di alcuni lavoratori. Per questo Cgil, Cisl e
Uil proclamano per il 12 giugno uno sciopero nazionale con manifestazione a
Roma e convocano nelle sedi Telecom le assemblee dei lavoratori il 29 maggio
per chiamarli alla mobilitazione. La corsa ai titoli di Stato Tesoro, all'asta
Bot per 12 miliardi Un ammontare di 12 miliardi di euro di Bot sarà messo
all'asta dal Tesoro il 26 maggio 2009, con regolamento fissato al venerdì
successivo. Si tratta di 9,5 miliardi di titoli semestrali e di 2,5 miliardi di
trimestrali. L'ad Paolo Scaroni «L'Eni lancerà bond da 1,5 miliardi» L'Eni,
probabilmente verso metà giugno, lancerà un retail bond di un valore superiore
ad un miliardo e forse intorno a 1,5 miliardi di euro. Lo ha detto ieri l'ad
dell'Eni, Paolo Scaroni. Incontro per le hostess Alitalia, Enac lavora sugli slot di
Linate I sindacati hanno richiesto un incontro all'Enac su «azioni e
comportamenti» di Alitalia
che «si configurano come palesi violazioni delle normative europee e nazionali»
nei confronti degli assistenti di volo. Inoltre l'Enac si è messa al
lavoro per studiare la situazione degli slot di Linate.
(
da "Repubblica, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina XV - Roma Frascati, Spazio ZIP Teatr´Arteria
Laboratorio con Celestini fare teatro con Tav e Alitalia
Stendardo per Don Chisciotte la Accardi interpreta Cervantes
(
da "Repubblica, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
IV - Milano L´incontro Malpensa, avanti sui diritti di volo il Comune in
pressing su Berlusconi Dopo il sì unanime della politica e del governatore
Roberto Formigoni all´Antitrust, che chiede ai aumentare i voli su Linate, il
sindaco Letizia Moratti frena preoccupata. «Non si possono prendere decisioni opposte alla direzione della liberalizzazione che avvantaggino Alitalia - ha spiegato ieri a Roma dove
ha incontrato il premier Silvio Berlusconi - Le politiche dell´Antitrust
italiana vanno lette insieme a quelle dell´Unione europea. E´ giusto mettere in
atto politiche che amplino le offerte, ma bisogna fare attenzione che certe
decisioni non portino ad una concentrazione su Alitalia». Lo stesso concetto sostenuto a caldo dal segretario
generale della Filt Cgil Lombardia Nino Cortorillo. Si inserisce nel dibattito
anche la Lega che con l´assessore regionale al Territorio Davide Boni rilancia:
«Bisogna liberalizzare gli slot sia a Linate che Malpensa». Da ieri l´Enac ha
istituito un tavolo tecnico. Nel corso del suo incontro a Palazzo Chigi, il
sindaco ha informato il premier sulla lettera che ha ricevuto dal ministro
degli Esteri Franco Frattini, che la informava sullo stato delle trattative per
ottenere nuovi slot a Malpensa. «La cosa più rilevante - ha aggiunto - è
un´accelerazione sugli accordi bilaterali su una lista che forniremo al più
presto al ministro Frattini. La lista comprende le destinazioni per noi più
importanti Russia, Giappone, Hong Kong. Il presidente Berlusconi si è impegnato
ad accelerare questa operazione».
(
da "Repubblica, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
27 - Economia Global market Turbolenza continua sugli
obbligazionisti della ex Alitalia Non è vero, non abbiamo fatto offerte per un giacimento in Iran.
è vero invece che lanceremo un bond da 1,5 miliardi, prevedo a metà di giugno
MILANO - La via crucis degli obbligazionisti Alitalia si avvicina all´ultima stazione senza che nessuno delle migliaia
di risparmiatori esposti per 270 milioni sappia davvero cosa fare. L´11
luglio scadrà la proposta del Tesoro per il rimborso parziale (il 30% del
capitale investito) in titoli di Stato. Per Berlusconi, la percentuale
potrebbero essere ritoccata all´insù. Ma a oggi non si sa ancora niente.
L´alternativa, altrettanto nebulosa, è aspettare di capire quanto potrà essere
rimborsato dal commissario straordinario Fantozzi alla chiusura
dell´amministrazione straordinaria. Malgrado però i cespiti di maggior valore
siano stati venduti e lo stato patrimoniale della ex-Magliana, a otto mesi dal
crac, sia chiaro, non esistono previsioni al riguardo. Chiarezza potrebbe farla
un eventuale prospetto dell´Ops sui bond. Ma in via XX settembre non ritengono
di essere obbligati a farlo. Ettore Livini [la durex non soffre la crisi]
LONDRA - In tempi di recessione, il sesso è un buon business. «La gente non
smette di farlo perché l´economia va male», dice Garry Watts, presidente della
Sll International, la società che controlla la Durex, azienda leader nel
settore dei profilattici. La società ha annunciato questa settimana un aumento
del 20%, a quota 640 milioni di sterline, nel 2008. La crescita è venuta
prevalentemente dal mercato estero, favorita dal declino della sterlina, ma
anche escludendo l´impatto delle oscillazioni valutarie il fatturato registra
comune un aumento del 6 per cento. Ora la Durex, afferma il suo presidente, punta
a trasformarsi da azienda di contraccettivi in azienda che «promette un miglior
sesso», attraverso un´ampia gamma di gadget e prodotti innovativi. Enrico
Franceschini
(
da "Unita, L'"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Colaninno:
su Linate Alitalia rispetta le regole «Noi siamo rispettosi delle leggi e dei
regolamenti secondo i quali abbiamo il pieno diritto di fare quello che stiamo
facendo». Il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, a margine dell'assembla di Confindustria, ha
commentato così la posizione dell'Antitrust sul mercato dei voli all'aeroporto
di Milano Linate. Poi cìè stato un breve scambio di battute informale
tra il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e lo stesso
Colaninno. Il ministro ha chiesto notizie su come procede il rodaggio della
nuova compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitalia.
«Bene», ha risposto Colaninno, che ha aggiunto: «Ma ci volano intorno ancora un
pò di gufi». Già in passato il presidente della nuova Alitalia
aveva parlato di «gufi» per sottolineare che il decollo della compagnia nei
commenti è spesso inquadrato in una ottica negativa che ritiene una eredità
ormai non più giustificata. Colaninno, che è anche presidente, di Piaggio, ha
poi accennato a nuovi progetti come i motori ibridi. «Il 28 presentiamo lo
scooter a tre ruote Mp3 ibrido», ha detto.
(
da "Unita, L'"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Teatro e
politica, il festival di Celestini Parte oggi a Frascati
«Tempo reale», il minifestival di teatro e impegno politico pensato e voluto da
Ascanio Celestini. Tra le proposte, l'anteprima della docufiction «Tutti giù
per aria» sull'Alitalia
degli ultimi mesi, un convegno con Mina Welby, gli interventi in video di Dario
Fo, Moni Ovadia, Marco Paolini.
(
da "Unita, L'"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Questione
di soglie. Psicologiche, ovviamente. Per Berlusconi è fissata al 40%, e siccome
gli ultimi sondaggi lo danno sotto, è nervoso e alza la voce. Sente
scricchiolii, nonostante tutto. Per il Pd? La soglia è più modestamente fissata
tra il 25 e il 27%, quello che attribuiscono al partito di Franceschini gli
ultimi sondaggi. L'ottimismo non abita al Nazareno. Il partito arranca, non
decolla, mentre Di Pietro viaggia tra l'8 e il 9%. Inutile chiedere previsioni
ai dirigenti del Pd, gli scenari congressuali sono banditi. L'ordine è di
scuderia è chiaro: «Siamo nella fase decisiva, due settimane di campagna
elettorale possono cambiare molto, perché finora i sondaggi si basano su un
numero di risposte certe bassissime, mentre il partito degli indecisi va alla
grande». Infatti Franceschini punta sulla riduzione del danno, chiamando a
raccolta un popolo disperso e affaticato dall'anno "orribile":
«Attenti a quel che farà Berlusconi, se otterrà troppo consenso». Adesso, è il
ragionamento che si fa al Nazareno, Di Pietro, quello che Latorre chiama
"la spalla" del premier nella commedia elettorale, registra un
vantaggio rispetto al Pd, ma nel rush finale se l'astensionismo si riduce i
voti vanno a Pdl e Pd. Qualcuno era tentato di farne uno slogan: «Vuoi dare un
dispiacere a Berlusconi? Vota Pd». Il problema di Franceschini è che europee e
amministrative sono due partite diverse ma che si influenzano. Purtroppo. Come
ricorda ogni volta Paolo Fontanelli, che è il responsabile degli enti locali
del Pd, «il punto è che il confronto delle amministrazioni vinte o perse si
basa con un risultato del 2004 che fu straordinario per il centrosinistra».
Insomma, sarà facile infierire. I giornali di Berlusconi hanno già preparato
l'orazione funebre, facendo suonare le trombe del Dies irae: «Ecco le 22 paure
del Pd, disfatta annunciata, tracollo anche nei comuni, catastrofe dal nord al
sud, a rischio anche le roccaforti per le liti interne», e via grondando
sangue. CAMBIA L'ARIA Al Nazareno, ma anche alla periferia Pd, i segnali sono
un po' diversi. «Sono qui che sudo - dice Daniele Marantelli, deputato di
Varese, uno di quelli che alla Lega fa paura - però un mese fa ero più
allarmato, la strada è dura ma la possibilità di modificare il trend la sento».
Dalle sue parti, nel profondo nord, si vota in 86 comuni e l'aria è quella che
è. Però la sua esperienza è che se si parla di crisi, di salari, di tasse, che
sia il popolo delle partite Iva o di operai, («io non ho paura a usare le
parolacce»), non è che la gente sia entusiasta del governo. Anzi. «Noi
soffriamo sul tema sicurezza, quello è il nostro punto debole». «Ma Berlusconi provasse a venir qui a parlare di Alitalia e di Malpensa, come aveva
promesso - dice Marantelli - e vediamo». E infatti lui batte e ribatte sul
tema. «Io giro, ci metto la faccia, non mi interessa cosa accadrà dopo, non
penso alla soglia, ma vedo che nonostante tutte le bufere il progetto del Pd ha
una radice robusta che nessun risultato negativo potrà cancellare.
Certo, serve passione...» Usa un po' di ironia: «Io parlo alla gente, non sono
tra gli statisti che pontificano...». La sua massima: «O siamo partito di
popolo o non siamo». A chi a sinistra si limita a piagnucolare sul conflitto
d'interessi, a chi soffre di «sconfittismo», per usare il termine azzeccato di
D'Alema, Marantelli dà un consiglio : «Non nascondiamoci dietro alla
sproporzione dei mezzi, qui loro hanno tutto, televisioni, giornali, banche,
enti, istituzioni, ma se parli di cose vere, ti stanno a sentire». Del resto,
per le amministrative, almeno al Nord il Pd può contare sulla riconosciutà
serietà dei suoi amministratori. Sulla base dei voti di lista il centrosinistra
dovrebbe essere travolto però il giudizio su molte amministrazioni uscenti è
buono. È il caso del presidente della provincia di Milano, Penati. Berlusconi
ha incitato alla «reconquista», ma l'esponente del Pd è in vantaggio sul suo
avversario a livello di consenso personale. E anche a Firenze e Bologna,
nonostante tutto, Renzi e Del Bono ce la faranno. Il centro, dicono, regge, il
punto debole è il Sud, soprattutto la Campania, anche perchè lì l'Udc corre con
il Pdl e questo peserà. «Due settimane - ripetono al Nazareno - rimbocchiamoci
le maniche, chi resta a guardare aspettando che passi l'ennesimo cadavere,
sbaglia grosso. Perchè la gente non dimentica».
(
da "Unita, L'"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Il Pd
non teme la disfatta «Si decide tutto in 10 giorni» BRUNO MISERENDINO Questione
di soglie. Psicologiche, ovviamente. Per Berlusconi è fissata al 40%, e siccome
gli ultimi sondaggi lo danno sotto, è nervoso e alza la voce. Sente
scricchiolii, nonostante tutto. Per il Pd? La soglia è più modestamente fissata
tra il 25 e il 27%, quello che attribuiscono al partito di Franceschini gli
ultimi sondaggi. L'ottimismo non abita al Nazareno. Il partito arranca, non
decolla, mentre Di Pietro viaggia tra l'8 e il 9%. Inutile chiedere previsioni
ai dirigenti del Pd, gli scenari congressuali sono banditi. L'ordine è di
scuderia è chiaro: «Siamo nella fase decisiva, due settimane di campagna
elettorale possono cambiare molto, perché finora i sondaggi si basano su un numero
di risposte certe bassissime, mentre il partito degli indecisi va alla grande».
Infatti Franceschini punta sulla riduzione del danno, chiamando a raccolta un
popolo disperso e affaticato dall'anno "orribile": «Attenti a quel
che farà Berlusconi, se otterrà troppo consenso». Adesso, è il ragionamento che
si fa al Nazareno, Di Pietro, quello che Latorre chiama "la spalla"
del premier nella commedia elettorale, registra un vantaggio rispetto al Pd, ma
nel rush finale se l'astensionismo si riduce i voti vanno a Pdl e Pd. Qualcuno
era tentato di farne uno slogan: «Vuoi dare un dispiacere a Berlusconi? Vota
Pd». Il problema di Franceschini è che europee e amministrative sono due
partite diverse ma che si influenzano. Purtroppo. Come ricorda ogni volta Paolo
Fontanelli, che è il responsabile degli enti locali del Pd, «il punto è che il
confronto delle amministrazioni vinte o perse si basa con un risultato del 2004
che fu straordinario per il centrosinistra». Insomma, sarà facile infierire. I
giornali di Berlusconi hanno già preparato l'orazione funebre, facendo suonare
le trombe del Dies irae: «Ecco le 22 paure del Pd, disfatta annunciata,
tracollo anche nei comuni, catastrofe dal nord al sud, a rischio anche le
roccaforti per le liti interne», e via grondando sangue. CAMBIA L'ARIA Al
Nazareno, ma anche alla periferia Pd, i segnali sono un po' diversi. «Sono qui
che sudo - dice Daniele Marantelli, deputato di Varese, uno di quelli che alla
Lega fa paura - però un mese fa ero più allarmato, la strada è dura ma la
possibilità di modificare il trend la sento». Dalle sue parti, nel profondo
nord, si vota in 86 comuni e l'aria è quella che è. Però la sua esperienza è
che se si parla di crisi, di salari, di tasse, che sia il popolo delle partite
Iva o di operai, («io non ho paura a usare le parolacce»), non è che la gente
sia entusiasta del governo. Anzi. «Noi soffriamo sul tema sicurezza, quello è
il nostro punto debole». «Ma Berlusconi provasse a venir
qui a parlare di Alitalia e
di Malpensa, come aveva promesso - dice Marantelli - e vediamo». E infatti lui
batte e ribatte sul tema. «Io giro, ci metto la faccia, non mi interessa cosa
accadrà dopo, non penso alla soglia, ma vedo che nonostante tutte le bufere il
progetto del Pd ha una radice robusta che nessun risultato negativo potrà
cancellare. Certo, serve passione...» Usa un po' di ironia: «Io parlo
alla gente, non sono tra gli statisti che pontificano...». La sua massima: «O
siamo partito di popolo o non siamo». A chi a sinistra si limita a piagnucolare
sul conflitto d'interessi, a chi soffre di «sconfittismo», per usare il termine
azzeccato di D'Alema, Marantelli dà un consiglio : «Non nascondiamoci dietro
alla sproporzione dei mezzi, qui loro hanno tutto, televisioni, giornali,
banche, enti, istituzioni, ma se parli di cose vere, ti stanno a sentire». Del
resto, per le amministrative, almeno al Nord il Pd può contare sulla
riconosciutà serietà dei suoi amministratori. Sulla base dei voti di lista il
centrosinistra dovrebbe essere travolto però il giudizio su molte amministrazioni
uscenti è buono. È il caso del presidente della provincia di Milano, Penati.
Berlusconi ha incitato alla «reconquista», ma l'esponente del Pd è in vantaggio
sul suo avversario a livello di consenso personale. E anche a Firenze e
Bologna, nonostante tutto, Renzi e Del Bono ce la faranno. Il centro, dicono,
regge, il punto debole è il Sud, soprattutto la Campania, anche perchè lì l'Udc
corre con il Pdl e questo peserà. «Due settimane - ripetono al Nazareno -
rimbocchiamoci le maniche, chi resta a guardare aspettando che passi l'ennesimo
cadavere, sbaglia grosso. Perchè la gente non dimentica». I sondaggi inchiodano
il Pd ma nessuno si fascia la testa. «Troppi indecisi, in due settimane può
cambiare molto». Il sud è il punto critico, al nord e al centro arrivano
segnali nuovi. «Quando si parla di crisi...».
(
da "Messaggero, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Venerdì
22 Maggio 2009 Chiudi di MARCO CONTI ROMA - «Sulla Fiat siamo in attesa, ma
molto fiduciosi e orgogliosi. Stiamo lavorando anche per questo. Aspettiamo».
Silvio Berlusconi lascia all'ora di pranzo l'Auditorium parco della Musica con
a fianco il sottosegretario Gianni Letta. Letta è stranamente nervoso e invita
più volte il premier a negare dissapori con il presidente della Fiat Luca di
Montezemolo anch'esso all'assemblea di Confindustria. Berlusconi fa qualche
passo indietro, e spiega di averlo salutato e di aver parlato con l'ex
presidente di viale Astronomia «per un'ora e mezzo». «Assurdità», sostiene il
premier, mentre Letta annuisce e tira un sospiro di sollievo per l'ennesimo
incidente diplomatico sfiorato. Il clima tra palazzo Chigi e Lingotto resta
teso, malgrado gli sforzi del ministro dello Sviluppo Economico Claudio
Scajola. Nel pomeriggio è proprio Scajola a recarsi di nuovo a palazzo Grazioli
per fare il punto con Berlusconi sullo stato della trattativa con Opel e sulla
prospettiva degli impianti italiani di Pomigliano e Termini Imerese. L'impegno
profuso dal governo americano e da quello tedesco nel cercare una soluzione
alla crisi delle rispettive aziende automobilistiche, impone a palazzo Chigi di
svolgere un ruolo «non solo dopo la trattativa», come sostenuto ieri dal
ministro Matteoli, ma durante. A prendere ancora una volta l'iniziativa è stato
il sottosegretario Letta che ha convinto Berlusconi della necessità di offrire
un supporto al progetto del Lingotto e di avviare gli incontri con i sindacati.
Ieri l'altro l'incontro a palazzo Chigi dell'ad di Unicredit Alessandro Profumo
con Berlusconi ha sgomberato il campo dagli ultimi dubbi e di fatto spianato la
strada alla nascita, annunciata ieri, della newco che Unicredit, Intesa e
Goldman Sachs accompagneranno nelle borse europee avendo prima fornito a Torino
le risorse necessarie per l'avvio dello scorporo del settore auto. Solo a
trattativa conclusa si comprenderà bene quale tipo di impegno si è assunto il
governo e se un legame c'è con la sottoscrizione di "Tremonti-bond"
avviata dai due istituti di credito italiani coinvolti, che qualcuno vorrebbe
finalizzare proprio al progetto di integrazione di Fiat con Chrysler e, forse,
con i tedeschi di Opel. Il rischio di dover gestire presto un'emergenza sociale molto più complessa di Alitalia, spinge Berlusconi ad una
seppur cauta iniziativa, anche perchè il 31 del mese è il termine ultimo posto
da Barack Obama per offrire una soluzione al settore auto americano preda di
una devastante crisi. Quindici giorni dopo a Washington il Cavaliere incontrerà
per la prima volta il presidente americano.
(
da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
ZOOM
Frascati Ascanio Celestini racconta il mondo reale Un modo per raccontare un
altro spaccato d'Italia, lontano dai format tv ma anche da sindacati e
politici. Qui si racconta cosa accade realmente alla gente. Tutto è Tempo
reale, una manifestazione di teatro e impegno politico che si apre oggi a
Frascati (22-24 maggio) e di cui Ascanio Celestini è il direttore artistico.
«Una serie di realtà in Italia - spiega l'artista romano - stanno facendo
politica in maniera diversa dai sindacati e dai partiti, c'è bisogno di
autorappresentazione, di raccontare quello che ci accade come individui». Un
modo diverso di fare arte, lo ribadisce ancora : «La spieghiamo attraverso i
video, il documentarismo militante ». Tra le proiezioni l'anteprima della
docufi ction Tutti giù per aria, di Francesco Cordio, sull'Alitalia degli ultimi mesi, ma anche la
proiezione di Una montagna di balle di Nicola Angrisano, visto in alcuni
festival che racconta quanto è accaduto (e accade) sulla discarica di Chiaiano;
poi Good luck Vicenza, un fi lm fatto di voci e volti sul progetto della base
militare americana, e Parole sante, il documento dello stesso Celestini
sui lavoratori di Atesia. Spazio poi ai convegni, dove si affronteranno temi
bioetici ma anche le «questioni di vita» con Mina Welby. Chiusa lo scorso anno
l'esperienza di Bella ciao al X Municipio, Celestini si augura che questa sia
la prima di una serie di appuntamenti annuali: «Con Tempo Reale vogliamo
recuperare uno spazio pubblico attraverso il teatro: per tre giorni ci
riprendiamo un tempo che è nostro». . Gli appuntamenti si tengono fra le
Scuderie Aldobrandini, Spazio Zip e Teatro Capocroce. Info e programma completo
su: www.ascaniocelestini.it. L'ingresso agli eventi è gratuito fi no a
esaurimento posti
(
da "Corriere della Sera"
del 22-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia data: 22/05/2009 - pag: 33 Lo scalo Per Malpensa
l'incontro Moratti-premier MILANO Ieri, a Roma, incontro tra il sindaco di
Milano, Letizia Moratti, e il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. A
palazzo Grazioli i due hanno parlato del futuro di Malpensa. «Il premier si è
impegnato ad accelerare la revisione degli accordi bilaterali tra Stati
necessaria a favorire l'arrivo di nuove compagnie a Malpensa», ha detto Moratti.
Tra le priorità segnalate dal sindaco, Russia, Hong Kong, Giappone e Brasile. Moratti ha anche messo in guardia rispetto agli effetti di un
aumento dei movimenti per ora a Linate, come auspicato dall'Antitrust. «Non si
prendano decisioni che portino in direzione opposta alla liberalizzazione e che
avvantaggino Alitalia».
(
da "Stampa, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Delitto
e castigo L'Occidente ha colonizzato il continente africano senza rispetto per
la sua cultura, ne ha sfruttato e depredato le materie prime, uccidendo le
possibilità di sviluppo. Le persone che oggi traversano il Canale di Sicilia
provengono dalle nazioni che hanno subito l'imperialismo occidentale. Ma è
anche vero che l'Italia non può farsi carico di tutti i problemi del pianeta.
Impariamo anche dalla storia recente: l'integrazione dell'Est europeo è
risultata più complicata del previsto. Quindi se umanamente non si può che
restare colpiti dalle tragedie vissute da quei disperati, l'Italia vive più che
mai gli effetti negativi della crisi economica e non deve più essere
considerata la terra promessa. FABRIZIO VINCI, MESSINA Niente decoder niente canone
Rai? Pongo un quesito alla Rai: sarò tenuto a pagare il canone possedendo un
televisore privo di decoder e senza presa Scart? Non essendo adatto a ricevere
programmi, ritengo di no. Approfitterei quindi della
ghiotta occasione per salutare la Rai come ho già fatto con Alitalia, facendo volentieri a meno dei
loro disservizi. GIANNI SORIA Il digitale risparmia Rete 4 Mi sembra di
ricordare che dal 20 di maggio, nel medesimo tempo, dovevano essere oscurate
Rete 4 e Rai 2 in Piemonte, che sarebbero state viste solo più in digitale.
O sbaglio? Come mai, mentre Rai 2 da giorni non è più visibile a Torino,
continuo a vedere regolarmente Rete 4 con il mio vecchio televisore? Qualcuno
me lo vuole spiegare? GRAZIA FASSIO L'utilità del Parlamento Ci risiamo. Silvio
dice oggi: «Il Parlamento è inutile...», domani la solita smentita per dire di
essere stato frainteso perché la frase completa era che il Parlamento è sì
inutile, ma perché tanto basto io da solo a mandare avanti il Paese. ROBERTO
GRASSO Sabbia nel cemento e centrali nucleari Dopo il terremoto in Abruzzo la
magistratura dell'Aquila sta indagando su un eventuale utilizzo di sabbia
marina al posto della calce; alla magistratura siciliana toccherà invece
indagare sul cedimento del pilone sulla statale Gela-Caltanissetta avvenuto
l'altro ieri. E noi vorremmo costruire il ponte sullo Stretto di Messina e
alcune centrali nucleari? «Ma mi faccia il piacere!», diceva il mitico Totò.
SILVANO DA PORRETTA, MILANO Che bella figura col resto del mondo Ammetto la mia
ignoranza per quanto riguarda la politica. Però ho ancora qualche memoria della
scuola e la logica me la ricordo. Mills si è fatto corrompere ed è colpevole.
Se è stato corrotto, ci sarà anche qualcuno che lo ha fatto. Questo qualcuno
c'è, ma non si tocca, c'è una legge che lo salva. Ho partecipato anch'io alla
raccolta di firme contro il lodo Alfano a Forlì. Spesso mi rispondevano: «No,
la legge è sbagliata ma se il premier è colpevole meglio non fare una
figuraccia con il resto del mondo: non firmo. Meglio il lodo Alfano». I panni
sporchi si lavano in famiglia. E adesso? Adesso Berlusconi fa le sue
esternazioni contro «certa magistratura»: faremo un figurone nei confronti del
resto del mondo. Contenti? LIANA ANGELINI, FORLÌ Pulcini gonfiati Un sensibile
corrispondente di questa rubrica ha spezzato una lancia a favore delle mucche
di allevamento denunciando il maltrattamento che viene loro inferto per farle
crescere velocemente. Oggi vorrei farlo io a favore dei pulcini, futuri polli,
che vengono ingozzati per far sì che nel giro di 37 giorni dalla nascita
passino da un «peso piuma» a un chilo e mezzo. Con che diritto e in nome di che
cosa questa violenza gratuita, dal momento che produciamo quantità esorbitanti
di cibo che poi viene buttato, oltre al fatto che obesità e malattie legate a
un'alimentazione scorretta sono in aumento? VALERIA MASSA, TORINO L'incontro
con Barroso Nel corso della sua recente visita in Italia, il Presidente della
Commissione europea, José Manuel Barroso, ha incontrato un gruppo di giornalisti
a cena, come riferisce il suo giornale. La conversazione ha avuto un carattere
informale (off the record) non per nascondere opinioni o notizie, ma per
favorire un'ampia riflessione su svariati temi e un reciproco scambio di
informazioni. Il Presidente in particolare ha fornito tutta una serie di
elementi fattuali e di background riguardanti l'attualità europea e
internazionale. Contrariamente agli accordi presi con tutti i giornalisti
presenti, ribaditi dallo stesso Presidente Barroso e dal capo ufficio stampa
della Rappresentanza, e contraddicendo lo spirito dell'iniziativa, la vostra
giornalista ha deciso comunque di scrivere un articolo, pubblicato giovedì.
Così facendo, ha tradito non solo la fiducia del Presidente ma anche quella dei
suoi colleghi giornalisti. Le frasi fra virgolette attribuite al Presidente
sono da considerarsi delle libere interpretazioni alle quali vengono aggiunte
qua e là delle valutazioni personali della giornalista. A causa dell'ampiezza
della conversazione, alcune frasi fra virgolette appaiono fuori contesto - in
taluni altri casi false - non potendo riprendere l'insieme delle riflessioni
svolte dal Presidente. Esprimiamo il profondo disappunto e rammarico del
Presidente e della nostra Rappresentanza. PIER VIRGILIO DASTOLI DIRETTORE
RAPPRESENTANZA IN ITALIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA Il presidente Barroso ha
parlato davanti a 15 giornalisti, una vera conferenza stampa. La Stampa come il
Corriere della Sera ha ritenuto interessante riferirne ai lettori. Ovviamente
le opinioni mie sono mie, e quelle di Barroso non sono certo esaustive di tutto
il suo pensiero, ma sono vere. Parola per parola. \
(
da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
III - Genova E Bersani, segretario Pd in pectore, incontra Riva RAFFAELE NIRI
Nel giorno in cui Dario Franceschini conferma la propria intenzione di lasciare
ad ottobre la guida del Pd, il suo sostituto più probabile - Pierluigi Bersani
- fa una full immersion nel mondo del lavoro genovese. E incontra, a sorpresa,
il padrone dei padroni, quell´Emilio Riva il cui sostegno è stato fondamentale
nella cordata - voluta da Berlusconi - per salvare l´Alitalia. Dalle sue quattro ore genovesi
Bersani - accompagnato dai segretari Pd Mario Tullo e Victor Rasetto e dal suo
amico di sempre, Mario Margini - raccoglie immagini molto contrastanti:
problemi di cassa integrazione (Ilva), rappresentanze sindacali decisamente
preoccupate (Maersk, Ansaldo Energia, Fisia-Italimpianti, Selex), visita
perle della tecnologia come Abb ma dialoga fittamente anche con casalinghe
disperate, come quelle incontrare al mercato di Cornigliano. E poi Riva. Nei
cicli economici, la siderurgia anticipa la crisi e poi è la prima ad uscirne,
sostengono tanto l´industriale quanto il leader della sinistra. Il peggio è già
passato?, chiede l´ex ministro dell´Industria, visitando gli spazi deserti,
enormi, scaturiti grazie ad un accordo di programma che il governo continua a
non onorare. «Speriamo» gli risponde l´industriale. Ma si capisce che - neanche
volendo - riesce ad essere troppo ottimista. SEGUE A PAGINA IX
(
da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
28 - Economia Alitalia, più passeggeri e meno debiti
Male il Roma-Milano. Sabelli ai dipendenti: tre anni senza tirare il fiato La
posizione finanziaria netta è in negativo per 795 milioni contro i 907 attesi
LUCIO CILLIS ROMA - Davanti a 400 quadri e dirigenti, l´ad di Alitalia Rocco Sabelli, pochi giorni fa, ha snocciolato per
la prima volta i dati sul primo trimestre di vita della nuova compagnia. Anche
se a fatica, alcuni obiettivi sono stati raggiunti e superati. Altri sono
ancora in cima ad una ripida e lunga salita su cui peserà la crisi economica.
Se l´indebitamento, l´Ebit, il break-even, i passeggeri trasportati e il
fattore di riempimento degli aerei - in particolare sul lungo raggio - fanno
ben sperare, la concorrenza del Freccia Rossa pesa sulla tratta Roma-Milano e
il clima all´interno dell´azienda non è dei migliori. La posizione finanziaria
netta, secondo la documentazione in possesso di Repubblica, è in negativo per
795 milioni, contro i 907 attesi. Sopra le aspettative il numero dei passeggeri
trasportati arrivati nel primo trimestre a 4,1 milioni contro i 3,9 previsti
(+5,1%). In media giornaliera a maggio, prendono posto sui
velivoli Alitalia 66mila
persone con un cabin factor del 60%. Sono invece al di sotto delle attese le
voci relative sia alla soddisfazione dei clienti Alitalia sia al "clima" interno all´azienda con una forte
insoddisfazione dei dipendenti nei confronti del management. Dai piloti
agli assistenti di volo, fino ai tecnici di manutenzione, partono critiche
all´utilizzo delle risorse umane. Fatti già noti al vertice della compagnia, al
punto che lo stesso ad Sabelli ne ha parlato davanti alla platea: «So che molti
di noi lavorano anche il sabato e la domenica - ha detto Sabelli - ma al
lavorare con calma per fare le cose nel modo migliore possibile, completandole
però quando ormai non servono più, preferisco farle alla meglio ma in fretta,
ottenendo subito i risultati. Sono stati tre mesi di adrenalina - ha aggiunto -
ma è ancora presto per tirare il fiato. E per almeno 3 anni sarà così». I dati
del network sono in costante crescita dai livelli di assoluta insufficienza. La
regolarità dei voli, al 17 maggio, è arrivata al 99,3% per una media dei primi
cinque mesi pari al 98,6%. Migliora anche la puntualità: secondo i dati forniti
da Sabelli e dal direttore delle Operazioni Giancarlo Schisano, dopo il bagno
di inefficienza registrato ad aprile (meno del 65% il ruolino Alitalia) a maggio si è risaliti all´81,6% di media. E
cresce il tasso di riempimento degli aerei: il mercato intercontinentale sta
migliorando, mentre il nazionale, e in particolare il Roma-Milano, «perde punti
- ammette Sabelli - è un problema di volumi e di prezzi». Ma più di tutto sulla
Linate-Fiumicino «incide il comportamento dei clienti corporate che sempre più
spesso preferiscono ricorrere a videoconferenze o agli spostamenti in treno».
L´unico modo per riguadagnare terreno sulla tratta, «è funzionare come orologi».
L´ad di Alitalia ha parlato poi dei conti: «I
risultati del primo quarto dell´anno sono in linea con le aspettative. Si
tratta di un primo passo che però non è sufficiente a darci garanzie per il
futuro, anche se importante. I passeggeri stanno recuperando un minimo di
fiducia nella continuità aziendale di Alitalia». E sul
debito ha spiegato essere «inferiore al previsto: una parte è costituita da
ipoteche sugli aerei, un´altra parte dal debito finanziario. Ma - ha
sottolineato - abbiamo una cassa liquida intatta e la difendiamo con i denti,
perché è la nostra forza, è la nostra capacità di essere indipendenti».
(
da "Riformista, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
segue
dalla prima pagina È in questa galassia - partito, Governo, Stato - che prende
forma la nuova Balena Azzurra Pdl interclassista. I capigruppo fanno corrente
dietro al premier, Scajola raduna i suoi e si allea con Matteoli, Alemanno
organizza l'area "social". Fini resta solo. segue dalla prima pagina
È in questa galassia - partito, Governo, Stato - che prende forma la nuova
Balena Azzurra. Soprattutto perché la situazione è in movimento. Berlusconi,
dopo le europee, produrrà una accelerazione sulla "grande riforma".
E, come in ogni balena che si rispetti, si è aperta una ricomposizione dei
blocchi, all'interno del partito, per influenzare e interpretare la nuova fase.
Anche perché, con una competizione con la Lega destinata a crescere da un lato e
Fini che fa una guerriglia permanete, dentro il Pdl già ora nulla è più come
prima. Lo schema An e Forza Italia all'ombra della diarchia tra Berlusconi e
Fini è saltato. E stanno nascendo le nuove correnti. Che con le vecchie -
quelle dei soci fondatori - hanno poco a che fare. Basti vedere quelle di An.
Erano tre: i berluscones di La Russa e Gasparri, "Nuova alleanza" di
Matteoli e Urso, la Destra sociale di Alemanno. La prima è confluita nella
galassia del berlusconismo, la seconda per metà mentre Alemanno lavora,
attraverso la sua fondazione, alla creazione di un'ala "social" che
dialoghi con il Tremonti antimercatista e il cattolico Formigoni. La novità,
con il presidente della Camera che si è ritagliato un ruolo di radicale di
destra (ovvero di uno che copre la sinistra del Pdl), sta nei grandi movimenti
al "centro". È infatti al centro del grande contenitore che avanza
una sorta di corrente neo-dorotea che fa riferimento alla "banda dei
quattro", i capigruppo di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri
e i vice Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello. L'obiettivo è un correntone
del partito dietro a Berlusconi, per spostare gli equilibri interni. I quattro
da mesi lavorano per creare un diverso rapporto tra Governo e Parlamento e tra
Parlamento e partito. Per loro il baricentro delle decisioni devono essere le
Camere. In funzione anti-Tremonti hanno chiesto al premier una cabina di regia
per arginare il malcontento dei parlamentari costretti solo a spingere i tasti.
Sul partito hanno cercato di limitare il nuovo potere dei triunviri. Sandro
Bondi poi, è stato nominato su volere di Berlusconi e con la spinta di
Cicchitto e Quagliariello dopo che Verdini aveva subito l'iniziativa di Ignazio
la Russa durante la fase preparatoria del Pdl, muovendosi all'interno della
logica del "partito del capo", senza corpo dietro. I nuovi dorotei,
al contrario, lavorano per fondere, sul modello dei gruppi parlamentari, il
grosso di Forza Italia col grosso di An. Un modo per isolare Fini e per creare
un'area di maggioranza stabile che governi il partito. La parola d'ordine dei
fautori della Balena Azzurra è "parlamentarizzazione": è l'arte della
mediazione, della poesia d'Aula e della prosa dei corridoi dei passi perduti
che i dc di una volta suonavano come un'arpa per governare l'ingovernabile. E
non è un caso che ieri, dopo l'affondo anti-capponi del premier, Cicchitto
abbia diramato una nota per aprire all'opposizione sulle riforme, dal sapore
antico: «Da più parti, e da molto tempo, è riconosciuta la necessità di superare
il bicameralismo perfetto, di ampliare i poteri del premier e di ridurre il
numero dei parlamentari per assicurare maggiore efficienza e velocità alle
scelte che il Paese deve fare, in un mondo dove gli eventi sono sempre più
incalzanti. La via maestra è quella indicata dai titoli della bozza Violante
che, evidentemente, vanno approfonditi attraverso la libera dialettica
parlamentare, che necessariamente si deve sviluppare attraverso l'iter previsto
dall'articolo 138 della Costituzione». È la Dc del 2009, che in comune con la
vecchia ha il potere come mezzo, ma anche come fine. Sulla Rai, ad esempio, il
correntone azzurro ha trovato la quadratura del cerchio sulla nomina di Mazza
al Tg1. Sul territorio controlla un bel po' di delegati, assessori, ras locali.
Se infatti la Balena Azzurra prende il largo, non c'è via migliore della
monarchia berlusconiana per sopravvivere anche in tempi di repubblica, se e
quando verrà. L'importante sono le aggregazioni e la loro durata. Nel Pdl,
ormai, nulla è come prima. E una vecchia volpe come Claudio Scajola, che da
coordinatore di FI provò a plasmarla sul modello Dc, si sta riorganizzando. Ha
un bel gruppo di parlamentari che fa riferimento a lui e ha stretto un'alleanza
con Matteoli, il più dc degli ex missini. Per loro, il
Paese va gestito senza strappi: il ministro dei Trasporti ai tempi della
vertenza Alitalia condusse
la trattativa all'opposto di Sacconi («Matteoli è l'unico con cui si ragiona»
disse Epifani); e il ministro delle Attività produttive ha invitato giorni fa a
dialogare con la Cgil. Vecchia scuola, i nuovi dc. In tempi di crisi, serve la
pax sociale. L'obiettivo è durare. Quando Berlusconi magari sarà al
Colle, o comunque non sarà più premier, i sindacati restano, la campagna
anti-fannulloni sarà passata. E nella Balena Azzurra aumenta il numero di chi
non vuole tirare le quoia. Alessandro De Angelis 23/05/2009
(
da "Corriere della Sera"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Politica data: 23/05/2009 - pag: 13 L'incontro A Venezia il
dibattito promosso dall'Aspen Institute Tremonti e Prodi Faccia a faccia tra
due cari nemici Scambi di libri ed elogi, uniti sulle scelte strategiche
Settegiorni SEGUE DALLA PRIMA Entrambi coltivano l'idea che avendo nemici tra
gli amici è bene avere amici tra i nemici. L'Aspen, di cui Tremonti è
presidente, sarà la sede per discutere con Prodi dei «nuovi equilibri tra
pubblico e privato», e ufficialmente la politica resterà dietro la porta.
Accade sempre quando il famoso Istituto riunisce l'establishment. Da professori
sono temprati a difendere le proprie tesi, come accade in un mondo quello
accademico dove altro che bipolarismo rozzo e primitivo, altro che scontri in
Parlamento tra maggioranza e opposizione. E comunque negli ultimi tempi i due
si sono molto avvicinati, fino quasi a lambirsi. Ad accomunarli, per esempio, è
il fascino della politica francese, dov'è forte la presa dello Stato
sull'economia, protetta fino ai limiti del protezionismo. Certamente anche oggi
troveranno modo di convenire: da una parte ci sarà l'uomo dell'Iri, dall'altra
l'inventore dei Tremonti-bond che ha da poco finito di leggere l'ultima
biografia di Alberto Beneduce, fondatore del «sistema » che evitò il fallimento
delle banche italiane dopo la crisi del '29. E chissà se il ministro
dell'Economia approfitterà dell'occasione per confidare a Prodi alcuni suoi
progetti, come quello per «il rilancio del Sud», che oltre alla Banca vecchio
pallino di Tremonti prevede la nascita di una moderna Cassa per il Mezzogiorno,
regolatrice delle risorse «e perciò anti-clientelare ». Il titolare di Via XX
settembre ci pensa da tempo e riservatamente ci lavora, immaginando all'alba
del federalismo un nuovo modello di sviluppo per la zona più arretrata del
Paese, altrimenti destinata a non reggere il passo delle aree produttive del
Nord. Se negli anni i due si sono scontrati è stato poi per ritrovarsi in una
fitta rete di relazioni domestiche e internazionali della finanza e delle
banche. Hanno avuto persino modo di riconoscersi in alcuni disegni strategici, come quello di vendere l'Alitalia ad Air France, mossa decisa da Prodi quando era al governo e
condivisa da Tremonti, prima che Silvio Berlusconi desse impulso alla nascita
della nuova compagnia. In fondo, di idee in comune non potevano non averne,
dato che nel '94 scrissero a quattro mani il programma economico del Patto
Segni. Poi, è vero, le strade si divisero, ma restò quel fair play da
«terzo tempo», testimoniato da molti episodi. Il primo accadde durante la
campagna elettorale del '96 negli studi della Rai, il giorno del famoso duello
televisivo tra le «squadre» del Cavaliere e del Professore. Il candidato
premier dell'Ulivo stava ancora truccandosi quando Tremonti entrò nel suo
camerino: «Romano, mi sono rotto di questa politica urlata. Oggi starò zitto».
E così fu. Cinque anni dopo, in prossimità del voto che avrebbe riconsegnato la
vittoria a Berlusconi, il futuro ministro dell'Economia di centrodestra volò in
segreto a Bruxelles per incontrare Prodi, che giubilato in patria da compagni e
amici era intanto diventato presidente della Commissione in Europa. Nessuno
seppe mai nulla di quel colloquio confidenziale, così come sono in pochi a
sapere che nel 2008 dopo che il Professore è caduto per la seconda volta in
Parlamento Tremonti gli ha inviato il suo libro con una breve quanto affettuosa
dedica. Gesto ricambiato, perché anche Prodi gli ha fatto avere il proprio
libro con un pensiero in calce. Fino allo scambio di complimenti pubblici, lo
scorso febbraio sul Messaggero, con l'ex premier ad elogiare i risultati del G7
di Roma che pone le basi «per preparare una nuova Bretton Woods», e il ministro
che risponde, riconoscendo a Prodi «visione e cultura istituzionale». Cioè un
profilo da statista. Insomma, tremontismo e prodismo resteranno pure due mondi
diversi e paralleli, ma non c'è dubbio che sono molti i punti di contatto,
specie se paragonati ai rapporti tra il Professore e il Cavaliere, che erano e
restano inesistenti, per via di visioni politiche inconciliabili. Certo,
ufficialmente la politica oggi resterà dietro la porta. E comunque a Venezia
Berlusconi non c'è. Francesco Verderami
(
da "Corriere della Sera"
del 23-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Economia data: 23/05/2009 - pag: 35 Strategie e manager I
dossier su Consip, Sogei, Dogane e Ferrovie Castellaneta verso Sace Prato al
mandato bis Il Tesoro avvia il riassetto e le nomine nelle partecipate ROMA
Sarà quasi certamente Giovanni Castellaneta, oggi ambasciatore a Washington, il
nuovo presidente della Sace, la società del Tesoro guidata operativamente da
Alessandro Castellano che assicura i crediti all'esportazione, alla quale il
ministro Giulio Tremonti vuole affidare compiti ben più ampi. Nei piani del
ministero la Sace, una gallina dalle uova d'oro che negli ultimi anni ha
restituito al Tesoro più di 5 miliardi tra dividendi e capitale, dovrebbe
assumere un ruolo chiave anche in funzione anticrisi, ed in particolare a
sostegno a favore delle piccole e medie imprese del paese. Una delle nuove
missioni che il Tesoro sta disegnando per la società è, ad esempio, quella di
attivare la società nella certificazione dei crediti delle imprese nei
confronti della pubblica amministrazione, così che questi possano essere
scontati in banca. Castellaneta, che è stato consigliere diplomatico prima di
Giuliano Amato e poi di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, capo degli sherpa
del G8 e dal 2002 consigliere di amministrazione di Finmeccanica, dovrebbe
essere nominato nei prossimi giorni alla presidenza, incarico oggi vacante.
Sarà il primo passo di un complesso giro di nomine, che dovrebbe terminare solo
dopo le elezioni, nelle società e gli enti controllati dal Tesoro. Tra cui
Trenitalia (dove potrebbe restare l'amministratore delegato Mauro Moretti),
Anas, Agenzia del Territorio, Enav, e Sogei, che gestisce l'anagrafe
tributaria, dove l'amministratore delegato Aldo Ricci è dato in uscita, e dove
potrebbe arrivare Ferruccio Ferranti (vicino ad An). A meno che non si decida
una fusione tra la Sogei e la Consip guidata da Danilo Broggi (quota Lega). C'è
un altro tassello, tuttavia, che potrebbe andare a posto prima del voto. Il 27
maggio, infatti, Maurizio Prato dovrebbe essere confermato alla presidenza
della Fintecna. L'ex presidente Alitalia dovrebbe restare anche alla guida del Demanio, che sarà
trasformato. Il piano prevede la scissione dell'Agenzia in due rami. Uno
conserverà la titolarità degli immobili pubblici (parte dei quali, come prevede
il disegno federalista, saranno girati alle regioni), e l'attuale natura
giuridica. L'altro si occuperà della gestione degli immobili dello Stato
e delle regioni, ma sotto forma di società per azioni con l'incorporazione in
Patrimonio spa, che oggi è una scatola vuota. Dove entrerebbe anche Fintecna
Immobiliare. Mario Sensini Giovanni Castellaneta Maurizio Prato Ferruccio
Ferranti Aldo Ricci
(
da "Corriere della Sera"
del 24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Spettacoli TV data: 24/05/2009 - pag: 54 PER RIFLETTERE
Dopo le inchieste ecco i risultati «Chissà come andrà a finire?». In effetti
capita molto spesso di chiederselo assistendo al programma di Milena Gabanelli
(foto). Cosa succede dopo che le inchieste dei giornalisti fanno luce su
situazioni irregolari? Vengono presi provvedimenti o tutto resta come prima? La
puntata di stasera del programma proverà a dare risposta proprio a questi
quesiti. Si tornerà così a parlare dei derivati: i prodotti finanziari
responsabili della crisi mondiale. Poi della vicenda Alitalia, delle frequenze tv,
dell'avvento del digitale e della pesca illegale. I temi trattati dalla
trasmissione sono stati molti. E questa sera si potrà verificare se e come sono
cambiate le cose. Report Raitre, ore 21.30
(
da "Corriere della Sera"
del 24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Lombardia data: 24/05/2009 - pag: 12 Varese Lezioni di volo
in municipio E Ferno decolla con un computer FERNO (Varese) «Perché quando
siamo in aereo a volte fa freddo e a volte fa caldo?». Alzi la mano chi sa la
risposta, oppure vada a fare un volo virtuale con l'associazione «Clipper» che
porta 100 curiosi alla volta nei cieli virtuali, senza mai staccare i piedi da
terra. Basta un programma chiamato «Mad Dog», una cloche montata sul pc, e il comandante Alessandro Gentilini di Alitalia che ti dice tutto: ad esempio, che sugli Md 80 c'è un solo
sensore per tutta la cabina e a volte non valuta bene i gradi in alcuni punti.
E lo sapevate che l'applauso dopo l'atterraggio è sbagliato? Andrebbe fatto
dopo un buon decollo che è più impegnativo. Il pilota racconta e tu te
la godi, tanto hai un'ora di tempo, mentre le immagini sullo schermo
riproducono perfettamente il volo Fiumicino-Malpensa. In un'ora passi dai
notam, al controllo del peso, fai qualche metro sui raccordi e poi decolli sul
mare: passi sull'isola d'Elba, arrivi a Genova, il comandante ti spiega che
stiamo iniziando la discesa e atterri: invece sei sempre stato nella sala
comunale di Ferno, il Comune che che confina con Malpensa. Roberto Rotondo
(
da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
49 - Spettacoli Su RaiTre il programma racconta come sono andate a finire le
inchieste su banche e Alitalia "Report", la
resa dei conti "Report" stasera alle 21.30 su RaiTre, racconterà come
sono andate a finire alcune delle inchieste. Si tornerà a parlare dei derivati:
i prodotti finanziari responsabili della crisi mondiale e che rischiano di
mettere in ginocchio anche molti Comuni, Province e Regioni. Il programma
spiegherà come se la sono cavata le Regioni che avevano stipulato i derivati
con la Lehman Brothers che è fallita, e se le amministrazioni pubbliche hanno
verificato nel frattempo se le banche hanno caricato dei margini eccessivi.
Vicenda Alitalia. Il 13 gennaio
c´è stato il primo volo di Cai, nata dalla cordata di 16 soci capitanata da
Roberto Colaninno che si è comprata la parte sana di Alitalia, alleandosi con la AirOne di Carlo Toto. "Report" è
andata a vedere come funziona oggi la nuova compagnia, che fine hanno fatto gli
azionisti e gli obbligazionisti e cosa è riuscito a vendere il commissario
Augusto Fantozzi per rimborsare i creditori. Infine, la vicenda delle
frequenze tv e l´avvento del digitale. L´Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni, l´8 aprile del 2009, ha deliberato la gara per 5 frequenze
digitali, che si aggiungono alle 16 assegnate agli operatori già esistenti.
(
da "Corriere della Sera"
del 25-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera sezione: Spettacoli data: 25/05/2009 - pag: 33 AC&P - ROMA SAVE
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a migliorare le condizioni di vita di moltissimi bambini nel mondo. 3, Ace
Europe, ACRI, Alitalia, American
Express, Autostrade per l'Italia, Azimut, Banca Fideuram, Banca Leonardo,
Benetton Group, Bonelli Erede Pappalardo, Bonfiglioli Group, Bulgari, Caboto,
Cariparma, Cartiere del Garda, CNA, Costa Crociere, Credem, Deborah, Diners,
Dolce & Gabbana, Edison, Editori PerlaFinanza, Enel Cuore Onlus,
Esselunga, Etro, Fidelity Investments, Fila Giotto, Fineco Bank, Grandi
Stazioni, Fondazione Cariplo, Fondazione Cariverona, Fondazione Cassa di
Risparmio di Trento e Rovereto, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza Onlus, Fondazione
Mario e Virginia Sforza Cesarini, Fondazione Vodafone Italia, Generali, Grandi
Stazioni, Hera, IKEA, Intesa Sanpaolo, La Rinascente, Lavazza, Lottomatica,
Luxottica, Max & Co, Mediafriends Onlus, MG Rover Italia, Mondadori
Education, www.savethechildren.it
(
da "Stampa, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Report e
le «ecofollie» Non è tranquillizzante seguire «Report» di Raitre. Tu sei lì la
domenica sera, pensi al giorno dopo, «svegliati, fratello, sono le 7: un altro
giorno lungo il quale strisciare», come dice la sorellina Sally a Charlie Brown
che sta dormendo; pensi ai problemi, la crisi, i soldi, il lavoro, la società
liquida, le elezioni e Berlusconi e la sinistra e Franceschini e le illusioni,
e insomma non ti senti messo troppo bene. Ne approfittano, quelli della tv, e
ti fanno vedere cose mirabolanti, gare canore, agnizioni, liti e conflitti che
non appartengono alla società civile ma a un universo falsamente rappresentato.
Una rappresentazione, appunto, e non la realtà. Poi arriva «Report», e la
realtà irrompe, arriva Milena Gabanelli, che la prima serata se l'è guadagnata,
a furor di popolo, letteralmente. Ben prima che esplodessero blog e social
network. La puntata dell'altra sera si occupava di «com'è andata a finire» per
vari argomenti già trattati, dall'Alitalia ai derivati, dalla cattura illegale del pesce spada alla
scomparsa delle api, sterminate dai pesticidi. E come volete che sia andata a
finire? Non una meraviglia, a cominciare dall'Alitalia e dai suoi ritardi. Grande attenzione come sempre all'ambiente,
al quale Gabanelli ha pure dedicato «Ecofollie», libro e dvd con tre
inquietanti analisi. Dice: «E' iniziata la corsa al prefisso "eco",
ed è abbastanza probabile che la prossima bolla sarà proprio una bolla verde».
L'inquietudine non dovrebbe sfociare nella paura, ma nella partecipazione. Non
è impossibile: più seguito «Report» che la disimpegnata fiction «Piper».
(
da "Stampa, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Dominuire
si può e si deve Mille parlamentari sono troppi? In Italia, 57 milioni di
abitanti, il loro numero è pari a 952 (630 deputati, 315 senatori e 7 senatori
a vita), uno ogni 59.900 abitanti, mentre negli Stati Uniti, con 250 milioni di
abitanti, essi sono soltanto 535, 435 deputati e 100 senatori, 1 ogni 467.000
abitanti, sette volte meno dell'Italia. Il numero di parlamentari italiani è il
più elevato del mondo: in valore assoluto è superato dalla Cina, dove ogni
cinque anni si radunano oltre duemila delegati da ogni angolo dello sterminato
paese, rappresentanza difficilmente confrontabile con un parlamento eletto su
base democratica, mentre nel Regno Unito i circa 750 Lord inglesi, sommati ai
646 membri della House of Commons, sono per lo più nominati dalla Regina su
indicazione del governo, con una minima percentuale di lord a vita. Restando in
ambito europeo, solo in Francia sono più di 900, mentre sono 683 in Germania e
609 in Spagna. Ritengo che la loro riduzione non solo sia fattibile, ma
soprattutto doverosa. MAURO LUGLIO MONFALCONE (GO) Cari parlamentari Ridurre il
numero dei Parlamentari. Se ne parla da un po', ma... tutto si colloca
nell'eterno inconcludente bla bla bla! E l'alto numero dei parlamentari non è
che una goccia nel mare dell'immoralità del nostro Paese classificato in crisi!
Avete visto quante sedie vuote ci sono nelle sedute del Parlamento? Questi
parlamentari ci rimettono qualcosa? E le famose auto blu sono in numero
decente? I segretari e i portaborse sono proprio tutti indispensabili? Cari
parlamentari, vi siete dimenticati che toccherebbe proprio a voi essere
d'esempio alla nazione? RENATA MUCCI, BRESCIA Berlusconi e la Merkel Berlusconi
fece appello all'italianità per vendere l'Alitalia ai suoi amici. Ovviamente la Merkel ben si guarda di fare
appello alla «germanicità», ma invoca il libero mercato e sta valutando la
proposta più vantaggiosa. ANDREA NEJROTTI Disposti a tutto pur di difenderlo
Ecco il solito doppiopesismo della destra (non dico centrodestra, perché Lui
dice sempre sinistra e non centrosinistra). Se Lui dice che se vince la
sinistra ci sarà meno libertà, va bene. Se altri parlano di dittatura, non va
bene. È ovvio che non siamo in un caso di dittatura dove manca la libertà.
Siamo in una dittatura nel senso che comanda Lui, non il Governo. Lui decide e
gli altri Lo seguono. Lo provano innumerevoli casi. Pensate a quando è nata
Forza Italia: quanti partiti nuovi hanno avuto lo spazio in televisione che ha
avuto Lui e il suo partito? Venendo ai nostri giorni: secondo voi lo
spostamento della sede del G8 è stato deciso collegialmente o da Lui? Esponenti
della Sua parte intervistati erano imbarazzati. Utilizza il suo potere
economico in tutti i campi. Nella tv ha preso i principali personaggi
televisivi alla Rai. Io Lo capisco ma non Lo giustifico: non capisco invece i
suoi sostenitori, disposti a tutto pur di difenderlo. RAFFAELE IANNELLI La
credibilità dell'istituzione Scuola I presidi delle scuole non si chiamano più
come si continua a leggere anche sui giornali. Essi hanno ottenuto il «rango»
di Dirigenti, ma a volte la loro preparazione non si rivela sufficiente per
gestire una scuola in questi tempi difficili sia a causa della presenza dei
«bulli» sia degli alunni stranieri. Sono anche finiti i tempi delle
megacircolari del ministero dell'Istruzione che andavano applicate alla lettera
o quasi e che contenevano sempre qualche comma di salvataggio. Gli organi
collegiali sono degli scheletri ambulanti e la normativa e le leggi sono
difficili da seguire con costanza e non sempre abbonda la competenza per
comprenderle. È sparito il Provveditorato con le sue funzioni di «supplenza»
alle carenze dei presidi che ogni volta che avevano un problema andavano a
chiedere lumi. Ora i «presidi» dovrebbero sapersi gestire da soli in quanto
dirigenti, ma... Ma qualcuno di essi è fermo a «se non ci dicono cosa dobbiamo
fare!». Forse le direzioni regionali o il ministero dovrebbero provvedere a
formare seriamente questi dirigenti che comunque dovrebbero avere la
possibilità di avere un punto di riferimento da consultare prima di scrivere
circolari errate o prima di assumere iniziative strane. Ne va della credibilità
dell'istituzione Scuola nel suo complesso. L'esempio della preside del «Leonardo
da Vinci» di Padova è solamente l'ultimo di una serie di iniziative prese in
buona fede e poi rivelatesi errate. CARMINE GRANATO, PADOVA La giustizia Usa si
italianizza? In Iraq un soldato americano stupra una ragazzina e la massacra
insieme con la famiglia, un reato da pena capitale che il magistrato commuta in
ergastolo. La rigorosa giustizia Usa si sta italianizzando? FILIPPO TESTA
BALDISSERO TORINESE Per risparmiare energia In tempi dove si invoca il
risparmio di energia in ogni settore un contributo si potrebbe avere eliminando
dai supermercati e centri commerciali i banchi frigorifero verticali aperti.
Certamente le merci esposte in questi frigoriferi sono comode e invitanti per
il cliente, ma sono degli enormi divoratori di energia. Considerando il costo
che comporta il produrre energia, sia in termini economici sia di inquinamento,
questo tipo di espositori andrebbe certamente vietato. CARLO TOSI, MANTOVA Una
facile previsione Pur non essendo mago o veggente di professione, azzardo una
previsione che un attento bookmaker non quoterebbe neanche: con l'avvicinarsi
del periodo estivo, il gasolio e la benzina subiranno sostanziali aumenti. M.
MASSARI, TORINO
(
da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
III - Torino Caselle non decolla, vertice con Cai Sindaco e Bresso in campo
dopo le denunce degli imprenditori Ilotte: tariffe più alte del 70% rispetto a
Malpensa Montagnese: serve un po´ di pazienza DIEGO LONGHIN Prima l´indagine
annuale del Comitato Rota, che definisce Caselle un aeroporto marginale, poi la
bacchetta dell´Unione industriale, attraverso il numero uno dell´Amma, Vincenzo
Ilotte: «Il Sandro Pertini non solo è collegato male con l´estero, a partire
dall´Europa, ma le tariffe dei voli sono troppo alte, si arriva fino al 70 per
cento in più rispetto a Malpensa». Parole che hanno solleticato il sindaco,
Sergio Chiamparino, che proprio dall´assemblea dell´Amma ha annunciato che la
prossima settimana incontrerà i vertici della nuova Alitalia per discutere dello sviluppo
dello scalo torinese. Un vertice insieme con la presidente della Regione,
Mercedes Bresso, a cui parteciperanno l´ad di Cai, Rocco Sabelli, e il
presidente, Roberto Colaninno: «Vogliamo capire se la riorganizzazione della compagnia
nel settentrione prevede un potenziamento di Caselle come è avvenuto a Venezia»,
dice il sindaco. Al Marco Polo sono stati inaugurati nuovi voli verso Parigi,
Mosca, Atlanta, Amsterdam, Praga e Lione, complici le potenzialità turistiche
della città sulla laguna. Torino, però, non può restare a guardare. Tanto che
il primo cittadino si è detto convinto della «necessità di saper cogliere
maggiori opportunità per potenziare lo scalo, concentrandosi di più su aziende
business oriented come i vettori low cost». Cai su Torino ha mantenuto le sei
destinazioni già coperte dalla vecchia Alitalia e da
Air One, riducendo però alcune frequenze. Venti voli in meno a settimana su
Roma, sette in meno su Napoli e taglio di uno su Lamezia Terme. In più si
tratta solo di rotte nazionali. Ma l´incontro di Regione e Comune con i numeri
uno della compagnia di bandiera è propizio ad un allargamento degli orizzonti,
soprattutto oltre confine, grazie anche ad un sostegno di Sagat e degli enti
pubblici. Tra l´autunno e l´inverno potrebbero decollare quattro nuovi
collegamenti, con una frequenza di tre o quattro volte a settimana: Amsterdam,
Istanbul, Mosca, Berlino o Bucarest. E la base low cost? «Ci stiamo lavorando -
dice il presidente di Sagat, Maurizio Montagnese - l´aumento dei voli Ryan Air
è già un primo passo». Sui costi Montagnese si stupisce della posizione
dell´Unione industriale: «è una questione di mercato - dice - le tariffe non
sono standard. A Milano, ovviamente, c´è un altro tasso di riempimento degli
aeromobili. Ma quanto costa raggiungere e parcheggiare a Malpensa?». E poi sui
collegamenti: «Caselle ha rotte sui principali hub europei». Anche sulle
difficoltà di Alitalia ha le idee chiare: «Sono
partiti il primo gennaio, devono mettere insieme due aziende, si deve avere un
po´ di pazienza. Gli sviluppi ci saranno». E poi una frecciatina ai privati, ad
iniziare dalle aziende dell´Unione: «Quando si tratta di chiedere sostegno e
soldi si bussa sempre agli enti pubblici, perché non iniziano a collaborare
anche loro?».
(
da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
XIV - Roma Sconti, promozioni, last minute chi guadagna in tempo di crisi
Schizza il fatturato delle aziende che propongono offerte speciali La H&M,
catena di abbigliamemto a buon prezzo, apre il sesto punto vendita a Cinecittà
Foppadretti torna ai prezzi di dieci anni fa nei negozi romani e aumenta del
35% le vendite VALENTINA CONTE «Andare bene con la crisi vuol dire strappare
clienti alla concorrenza», spiega il manager romano. Come? Promozioni, sconti,
feste per i soci, buoni acquisto, campagne martellanti. E soprattutto prezzi
bassi. O almeno più bassi degli altri. Ma non troppo, perché se costa poco vale
poco e «mai sminuire ciò che offri». è così che in tempi di vacche magrissime,
con il pil del Paese sotto di sei punti, c´è chi evita il rosso nei conti. Sono
quelli del segno più. Aziende, catene, negozi piccoli e grandi che reagiscono
ai consumi in frenata intercettando il bisogno delle persone a spendere meno e
meglio. Senza rinunciare alla qualità. E la risposta arriva, reattiva alle
occasioni di risparmio. Per quanto si può, non si rinuncia al viaggio,
all´arredo, alla serata. Prendiamo il bisogno di cultura: tutte le iniziative
di questo periodo hanno registrato consensi importanti. Non solo quelle
estemporanee e gratuite, come la notte dei musei. Il teatro chiude una stagione
positiva. I biglietti last minute, scontatissimi, sono andati a ruba: +17%
rispetto all´anno prima, addirittura +120% nei botteghini universitari. Gli
abbonamenti "trasversali", con gli ingressi al prezzo di un film anche
al Sistina e al Brancaccio, sono raddoppiati. Il cinema del Cin Cin
infrasettimanale ha segnato un +24% in maggio rispetto a marzo, mentre altrove
in Italia le presenze salivano solo del 2,4%. La festa del libro del 23 aprile
è stata una vera festa per la Feltrinelli: +6% rispetto a un +2,5% di media nel
primo trimestre, con file ovunque, anche se era un giovedì, grazie allo sconto
del 30% su tutto, «mai così alto», dicono i responsabili. A nozze anche le
regine del low cost. Ikea certifica il 4% di clienti in più da settembre 2008
ad aprile, i mesi più acuti per i disastri della finanza e dell´economia. Lo
sconto del 15% per i soci offerto martedì 21 aprile ha triplicato le presenze
sia a Porta di Roma che ad Anagnina, 5-6 mila persone. «Con un´attenzione alle
soluzioni di arredo a basso costo», riferiscono dall´azienda svedese. EasyJet ha saputo sfruttare la crisi di Alitalia e la concorrenza del Freccia Rossa, visto che nei primi tre mesi
dell´anno ha staccato il 45% di biglietti in più sullo stesso periodo dell´anno
prima da Roma. Prima destinazione Milano, seconda Londra. L´outlet di Castel
Romano, grandi marche a prezzi ribassati, ha chiuso la promozione di inizio
maggio con un 12% di fatturato in più, dopo mesi comunque positivi per
le vendite, dal +33% di gennaio al +7% di aprile. H&M, campionessa svedese
dell´abbigliamento a prezzi contenuti, ha appena inaugurato un altro store a
Cinecittà, salendo a sei totali. Le 121 parafarmacie della città (4 nuove
nell´ultimo mese) sono sempre più frequentate e gli incassi salgono del 3,5%.
Carrefour ha incrementato l´offerta dei prodotti laziali nei 5 ipermercati
romani e grazie anche alla filiera corta e dunque al buon rapporto tra prezzo e
qualità la promozione sembra ben riuscita. Persino il parrucchiere low cost,
quello dell´accademia dei Sargassi, ragazzi che imparano il mestiere guidati
dai maestri, fa il tutto esaurito, con il 20% di clienti in più, «tra questi
anche molti professionisti». Di successo anche la campagna di Foppapedretti, il
cui motto è "Sono tempi duri, scegliete prodotti che durano nel
tempo". Cosa significa? «Nei 30 punti romani le vendite sono andate su del
35% nei primi tre mesi dell´anno rispetto ai primi tre mesi dell´anno scorso,
con dieci prodotti storici scontati di un terzo. Siamo andati a rivedere i
prezzi di nove anni fa, alla vigilia del passaggio all´euro, e li abbiamo,
tradotti ovviamente in euro, riproposti tali e quali», spiega Luciano Bonetti,
presidente dell´azienda bergamasca. «Stiamo stringendo i denti e tolleriamo questa
riduzione di fatturato per non dover chiudere nessuna delle nostre linee di
produzione. La promozione è la scusante psicologica a spendere soprattutto per
i lavoratori dipendenti, il cui stipendio cresce in misura inferiore agli
aumenti dei prezzi». E così, traghettati da offerte convenienti, i consumatori
romani premiano le fette di mercato che meglio interpretano le loro esigenze.
Che grazie alla crisi, forse, cambiano e non sempre in peggio.
(
da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
XV - Roma Armandola: "L´assistenza legale per tutti" "Troverete
prezzi di saldo anche da noi avvocati" La legge è uguale per tutti. E
anche l´assistenza. Da un paio d´anni, dalle liberalizzazioni di Bersani, 60
avvocati in dieci città offrono prime consulenze gratuite, tariffe trasparenti
e fissate in contratti. Il network legale Alt, Assistenza legale per tutti,
nato a Milano, da sei mesi è arrivato a Roma che lo ospita in due sedi. «La
prima domanda è sempre "quanto costa"», racconta Roberto Armandola,
tra i cinque avvocati dello studio in corso Trieste. E voi cosa rispondete? «I
costi sono adeguati alle prestazioni, messi nero su bianco in un preventivo,
pagabili a rate senza interessi. Il primo screening è gratuito senza
appuntamento. Le persone chiamano, scrivono dal sito, o suonano il campanello
ed entrano: siamo un negozio su strada, con tanto di vetrina». Un esempio di
risparmio? «Una lettera di ingiunzione o di diffida costa 65 euro. Fuori si
arriva anche a 250». In tempi di crisi avete meno richieste di assistenza? «Al contrario, i clienti crescono in modo costante, italiani e
stranieri. Abbiamo aiutato lavoratori dell´Alitalia che vogliono essere inseriti fra i creditori nel fallimento, e
abitanti dell´Aquila che ci chiedono se pagare il canone di affitto della casa
danneggiata. Felici di essere ascoltati». (v.con.)
(
da "Riformista, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Una vera
gara per Opel oggi è impossibile La vicenda Opel comincia
ad assomigliare alla privatizzazione di Alitalia. Ci sono tre offerte, una industriale a prezzi di realizzo
(quella di Fiat), una sostanzialmente conservatrice dello statu quo (Magna),
una finanziaria (il fondo Ripplewood). Sono previsti molti passaggi, la
valutazione strategica dei piani, la valutazione dei rischi, l'audizione dei
Land coinvolti, il parere dei vertici europei e americani di General
Motors, l'indicazione del governo e poi finalmente la decisione finale di
General Motors, sulla quale però si innesta il rischio di bancarotta americana
per Gm e anche una procedura di insolvenza per Opel nel caso in cui non si
trovasse un accordo tra le parti entro la fine di maggio. Questo almeno è
quello che si capisce oggi, in un quadro cui concorrono gli interessi politici
tedeschi in un anno elettorale, gli interessi sindacali in un regime di
cogestione, gli obiettivi di un grande concorrente nazionale (Volkswagen)
interessato al mercato di Opel, e infine quelli dell'azienda venditrice, Gm.
Qualcuno si chiede: ma non sarebbe possibile fare una gara per Opel? Stabilire
una procedura più chiara? In realtà questo sarebbe auspicabile, ma
probabilmente non è realizzabile. L'anomalia del caso Opel (e anche la grande
differenza rispetto ad Alitalia) è che Opel è una
società privata controllata da un gruppo americano, Gm, che ne è azionista dal
1935. Lo stato tedesco non è proprietario, ma è una specie di grande
fideiussore dell'azienda in vendita. Non ha diritti di proprietà, ma si impegna
a garantire la continuità della casa automobilistica e i suoi posti di lavoro
attraverso l'erogazione di prestiti e altre concessioni. È un caso
probabilmente unico quello della vendita di Opel, e rappresenta una delle nuove
frontiere cui la grande crisi economica ci mette di fronte: sperimentazione della
cessione di un'azienda privata internazionale, sottoposta al giudizio di un
governo nazionale - quello del principale Stato europeo - condizionato dalle
esigenze di governi locali. 26/05/2009
(
da "Riformista, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
autoscontro
La rissa politica a Berlino ha alzato la posta per Opel È indubbio: in Germania
l'aria preelettorale ha scatenato la rissa nella Grosse Koalition attorno al
destino di Opel. La querelle non si è limitata a dividere socialdemocratici e
Cdu, ma ha spaccato anche il partito di Angela Merkel ed ha attratto le ire del
potente sindacato dei metalmeccanici contro il ministro più esposto, il
responsabile dell'Economia Zu Guttenberg. Il ministro bavarese continua a
parlare di un'ipotesi insolvenza, se le offerte in campo dovessero continuare
ad essere «insoddisfacenti», come le ha definite ad oggi. Tanto che per il capo
della Ig Metall, Berthold Huber, la sua gestione dell'affaire Opel, è diventato
«un mistero sempre più grande». Huber ha definito «sconsiderate» le ipotesi
paventate dall'esponente della Cdu. Ma il responsabile dell'Economia ha
ricevuto ieri un endorsement dal principale quotidiano conservatore, la Faz.
Visto che si tratta di spendere molti soldi dei contribuenti per garantire ai
"corteggiatori" un prestito-ponte - sei miliardi per Fiat, circa
quattro o cinque per Magna - tanto vale «prevedere un'insolvenza pilotata e
ripartire da zero», ha scritto il giornale di Francoforte. In ogni caso, questo
apparente caos sta partorendo "una stella danzante", avrebbe detto
Nietzsche, se è vero che nel fine settimana i due contendenti principali, Magna
e Fiat, si sono affrettati a migliorare la loro offerta per il gruppo di
Ruesselsheim. Una dinamica che ha fatto quasi perdere di vista la realtà: un
cadavere è divenuta un'ambitissima preda contesa da italiani, russi, americani
e, a quanto pare, cinesi (si parla di un'interesse della Bejing Automotive
Industry). Ed è un po' difficile compiacersi, come ha fatto una parte della
stampa italiana, della rissa tra i partiti della grande coalizione sul caso
Opel, magari perché somiglia un po' alle nostre e perché sta creando qualche
problema alla Fiat. A Berlino le divisioni politiche hanno avuto il merito di
alzare la posta, non di rovinare la partita. Poco più di un
anno fa, un contenzioso simile, attorno ad Alitalia, con l'altolà allo straniero dell'allora candidato premier
Berlusconi, ottenne l'effetto contrario. Fece scappare tutti i pretendenti (uno
dei principali, tra l'altro, era la tedesca Lufthansa), soprattutto il
principale, i francesi di AirFrance. Non in nome del miglior offerente
industrial-economico, ma di un principio puramente elettorale, quello
dell'"italianità". Accollando ai contribuenti il costo di un
salvataggio che ancora oggi solleva qualche ragionevole perplessità. In
Germania in queste ore sta succedendo tutt'altro. Il governo, pur litigando al
suo interno sulle ipotesi in campo, non ha chiuso la porta in faccia a nessuno.
Ai pretendenti in campo, tutti i protagonisti politici stanno prestando un
orecchio attento, senza pronunciarsi in via definitiva per nessuno. Tanto che
la Kanzlerin avrebbe suggerito al ministro zu Guttenberg di annullare un
viaggio in Italia per non dare l'idea di lasciare margini più ampi a Fiat che
ad altri. Dunque, Merkel ha osservato ieri, soddisfatta, che «le offerte stanno
cambiando di giorno in giorno» ma ha sottolineato ancora una volta che i
colloqui stanno proseguendo con tutti i gruppi, Fiat, Magna e Rhi
International. La Kanzlerin ha ribadito ieri di voler salvaguardare sia i posti
di lavoro sia i soldi dei contribuenti. Oggi è previsto un incontro a Berlino
con l'amministratore delegato Fiat, Marchionne, e il vicepresidente del gruppo,
John Elkann. Un vertice che arriva, secondo indiscrezioni, dopo un incontro di
Zu Guttenberg con i vertici Magna che sarebbe avvenuto nel fine settimana. La
stampa tedesca continua a dare Magna favorito. Ma il verdetto si saprà soltanto
domani, al termine di un vertice di governo risolutivo che sceglierà,
finalmente, uno dei contendenti. A occhio e croce, potrebbe essere il migliore.
di Tonia Mastrobuoni 26/05/2009
(
da "EUROPA ON-LINE"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Articolo
Sei in Interni 26 maggio 2009 Ma Silvio tifa Fiat? O sta con Putin? L'immagine
di Silvio Berlusconi al fianco di Vladimir Putin al volante di una Mercedes è
una di quelle foto che parlano più di cento articoli. Il 15 maggio scorso il
presidente del consiglio italiano è accolto dal premier russo a Sochi, una
località di villeggiatura della nomenklatura moscovita sul mar Nero.
Un'accoglienza informale. Come avviene tra due amici che si danno del tu. Al
bando il protocollo, dunque. Putin si mette alla guida dell'auto di stato e
conduce l'amico italiano al ristorante più famoso della città, per una cena
sfiziosa terminata con il classico bicchierino di vodka. In quegli stessi
giorni, Sergio Marchionne è impegnato in un'operazione ambiziosa l'acquisizione
da parte della Fiat della casa automobilistica Opel in competizione con
un'alleanza austro-canadese- russa riconducibile allo stesso premier russo.
Sarà pure una coincidenza, ma spesso nella politica e negli affari le
coincidenze non sono frutto del caso. E sono sovente rivelatrici di retroscena
scomodi. Tovarish Berlusca Ma cominciamo dall'amicizia granitica e di lunga
data tra Berlusconi e Putin. Scandita da rapporti diretti, gesti confidenziali,
soggiorni nelle residenze private. Memorabili le sortite dello zar russo a
villa Certosa, tra sfarzi, cene succulente e raffinate lezioni di botanica
(«Berlusconi colpisce Putin coi cactus in fiore», titolò la Komsomolskaia
Pravda nel 2003). Anche le sue due figlie, Mascia e Caterina, hanno l'onore di
soggiornare, durante le vacanze estive del 2002, nella dimora sarda del
Cavaliere. Quanto a ospitalità Vladimir Vladimirovich non è da meno. Più volte
apre all'amico italiano le porte della sua dacia di Sochi o di quella di Novo
Ogaryovo, nei dintorni di Mosca. Meno "animata" e decisamente formale
la relazione con Dmitry Medvedev, il successore di Putin al Cremlino, che da
qualche tempo ha iniziato a ritagliarsi uno spazio di manovra importante,
uscendo dall'ombra di Putin e acquisendo personalità e raggio d'azione. Insomma,
quella che per tutti era "la Russia di Putin" sta diventando
progressivamente "la Russia di Medvedev e Putin" e Berlusconi, che
continua a puntare tutto sulla relazione speciale con Vladimir, potrebbe
ritrovarsi presto spiazzato. Vladimir vuole la Opel Sull'amicizia molto intima
con Putin il Cavaliere, negli anni, ha sempre fatto leva per fregiarsi di
quella patente di policymaker internazionale che in molti stentano a
riconoscergli. I suoi sherpa, invece, danno alla questione una dimensione più "nobile"
e sostengono che l'alleanza con l'ex presidente russo, oggi primo ministro
della Federazione, torni utile per colmare il deficit di potenza che limita
l'azione di Roma sul palcoscenico globale. Ma la relazione con Putin non
costituisce automaticamente una risorsa. Lo si è visto, per
esempio, durante la vicenda di Alitalia, quando Berlusconi, da premier in pectore, ricevette Putin nella
solita cornice sarda e annunciò l'interesse di Aeroflot, la compagnia russa di
bandiera, a salvare l'azienda italiana. Interesse rilevatosi nel giro di poche
ore inconsistente. Anzi, come rivela la vicenda Opel, può essere un
impaccio. La casa di Torino sta duellando ormai soprattutto con Magna, colosso
canadese della componentistica, dopo che il fondo di private equity Ripplewood
è praticamente uscito dai giochi. I canadesi, però, non corrono da soli, ma
contano sull'appoggio della cordata russa composta dalla banca statale Sberbank
e dal produttore automobilistico Gaz, controllato dal tycoon Oleg Deripaska,
vicino a Putin. Magnate dell'alluminio, Deripaska è uno degli oligarchi
moscoviti scampati alla grande purga fatta scattare da Vladimir Putin dopo il
suo avvento al potere nel 2000. Lo zar russo liquidò, uno dopo l'altro, molti
dei paperoni che s'erano arricchiti alla corte di Eltsin (il magnate dei media
Vladimir Gusinsky e i petrolieri Boris Berezovsky e Mikhail Khodorskovsky le
vittime più eccellenti) e lasciò sopravvivere solo coloro che, come Deripaska,
s'adeguarono alla nuova situazione mettendo a disposizione del Cremlino i loro
patrimoni e la loro forza economica, utilizzati da Mosca per penetrare sui
mercati internazionali e allargare la propria influenza all'estero. La
partecipazione di Gaz alla scalata della Opel risponde a questo schema.
Marchionne corre da solo Tramite Deripaska, Putin è dunque uno degli uomini che
stanno provando a scrivere il futuro della Opel e a rafforzare i legami
affaristici tra Russia e Germania. E Silvio? L'amicizia con il premier russo è,
anche in questa storia, motivo d'imbarazzo. Invece dei due sulla Mercedes, la
foto emblematica che di questi tempi avrebbe dovuto fare il giro del mondo
avrebbe dovuto casomai ritrarre il presidente del consiglio italiano alla guida
di una Fiat con al fianco l'amministratore delegato dell'azienda torinese. Come
tutti hanno notato, Sergio Marchionne si sta muovendo in totale solitudine. Non
c'è un "sistema paese" che lo sostenga nell'impresa. Se per Gm e
Chrysler si è mosso lo stesso presidente Obama e se la Opel è diventata in
Germania un affare di stato, che vede in azione anche il ministro degli esteri
oltre alla stessa cancelliera, a Roma il governo non ha mobilitato ministri e
ambasciatori per sostenere la scommessa italiana, ma si è limitato a commentare
con frasi di cortesia i passaggi cruciali della sfida solitaria lanciata
dall'ad torinese, facendosi sentire con un certo vigore solo per il destino
degli stabilimenti italiani. Sacrosanta preoccupazione, ma che non essendo
inquadrata in un sostegno a livello internazionale da parte di palazzo Chigi
non appare un contributo costruttivo all'iniziativa, ma il suo opposto.
Probabilmente è stato lo stesso stato maggiore Fiat a non coinvolgere in nessun
modo palazzo Chigi nell'operazione. Berlusconi non è oggi un'"icona"
da sbandierare in capitali come Washington e Berlino. Da un lato, le sue
vicende personali sempre più imbarazzanti. Dall'altro il suo evidente e
crescente isolamento internazionale, rotto solo dal rapporto con Vladimir
Vladimirovich, il competitor principale della Fiat nell'affare Opel. E poi c'è
la vecchia ruggine tra il mondo berlusconiano e la Fiat. Sono cambiati i
comandanti della casa automobilistica, nel corso del tempo, ma il feeling tra
la monarchia berlusconiana e il regno torinese non si è mai instaurato. Un
piccolo esempio recente: proprio agli esordi della sua direzione a La Stampa di
Torino, il giornale della Fiat, Mario Calabresi s'è visto arrivare un siluro
devastante da Vittorio Feltri. Il quotidiano che dirige, Libero, non è di
proprietà berlusconiana, ma, se possibile, è ancora più berlusconiano del
Giornale o di Emilio Fede. In tutto questo, il paradosso della relazione
speciale di Berlusconi con Putin, è che Putin stesso ne ha un'altra ancora più
speciale con Gerhard Schröder. Un'intesa di ferro, marcata non dalle ambizioni
personali e da dinamiche "ludiche", ma da una robusta componente
realipolitichese. Tant'è che oggi gli analisti dicono che l'asse russo-tedesco
forgiato da Gerhard e Vladimir ha scavalcato, quanto a importanza, quello
storico franco-tedesco, sigillato dal trattato dell'Eliseo del '63. E la
bundeskanzlerin Angela Merkel, nonostante qualche bacchettata sui diritti umani
riservata ai russi, non s'è distanziata troppo dalla linea schröderiana. Mr.
Obama, Mr. Obama Come andrà a finire? Il Financial Times Deutschland scrive che
la Merkel scioglierà le riserve nei prossimi giorni, forse addirittura oggi. Ma
la decisione ultima, sull'affaire Opel, si prenderà oltre Oceano, tra Detroit e
Washington. Sarà la Casa Bianca a dirimere la contesa, visto che lo stato americano
è ormai l'azionista di maggioranza della General Motors, titolare del marchio
tedesco. Anche qui Sergio Marchionne non cercherà l'aiuto del governo. Non è
difficile capirne il perché. Come già sottolineato da Europa, Barack Obama non
ha una grossa considerazione del nostro presidente del consiglio. Da quando ha
preso alloggio alla Casa Bianca c'è stata una sola telefonata con Berlusconi e
la photo opportunity al G20 londinese, che conta quanto una pacca sulle spalle.
Cioè niente. GUIDO MOLTEDO MATTEO TACCONI
(
da "Manifesto, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
I VESPRI
Il pastone Noemi ammazza la satira Norma Rangeri Il primo telegiornale italiano
ci rifila il caso-Noemi infilandolo dentro il pastone politico perché «si
incrocia con le polemiche sulle riforme istituzionali». Ma che cosa si incroci,
giorno dopo giorno, non è stato mai spiegato. Il pastone quotidiano del Tg1 non
dice nulla sulle notizie che raccontano la natura del rapporto tra l'anziano
presidente del consiglio e la giovanissima ragazza napoletana. I leader
politici dell'opposizione chiedono al capo del governo di rispondere alla
domande di Repubblica, i colleghi della maggioranza replicano che si tratta di
pettegolezzi da bar dettati dalla disperazione di chi perderà le elezioni. Ma
quali siano gli interrogativi che attendono una risposta, cosa abbiano riferito
i protagonisti della storia, è e resta una materia misteriosa. Le notizie non
vengono neppure sfiorate e dunque la polemica politica che su di esse si
arroventa è un surreale, criptico botta e risposta affidato alle figurine della
telepolitica. Un meccanismo perfetto di disinformazione applicato con rigore a
ogni argomento. La scomparsa dei fatti è la tecnica che tiene a bada lo
scandalo nel tentativo di proiettare in primo piano le reazione del premier e
dei suoi fedeli scudieri, tralasciando del tutto i comportamenti che ne
sarebbero all'origine. A soffrirne è tutto il sistema della comunicazione,
satira compresa. Anche le battute di Luciana Littizzetto, Che tempo che fa, o
le parodie di Glob, l'osceno del villaggio (per citare due esempi di
intrattenimento impegnato) sono un pannicello caldo, depotenziate in partenza,
una presa in giro bonaria. Quando Sabina Guzzanti, con il suo Raiot, proprio
per sfondare il muro della censura, usò lo spazio della satira per informare il
pubblico sugli affari di Berlusconi, ne pagò le conseguenze con la chiusura del
programma. E ancora prima, lo stesso capitò al Satyricon di Daniele Luttazzi,
reo di aver dato spazio all'Odore dei soldi, un libro che descriveva le origini
dell'impero berlusconiano. E se qualcuno, per esempio Report di Milena
Gabanelli, uno dei pochi spazi di approfondimento che ai fatti ci tiene
moltissimo, ha la pretesa di raccontare come è andata a
finire la vicenda dell'Alitalia, e quali sorprese riservi il digitale terrestre, il ministro Bondi
e compagnia non contestano i contenuti dell'inchiesta, preferiscono accusare il
programma di propagare «un'idea preconcetta e negativa dell'Italia». Come
fossero le sentinelle del sistema immunitario del regime mediatico.
nrangeri@ilmanifesto.it
(
da "Manifesto, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
«Report»
sotto tiro per i retroscena Alitalia a cura di Alberto Caerio La puntata conclusiva del ciclo 2008 -
2009 di «Report», andata in onda domenica, ha fatto il pieno di ascolti e di
polemiche. In particolare il servizio sugli strani retroscena della vendita di
«Nuova Alitalia» e le
presunte responsabilità del governo, hanno procurato «disagio e sconcerto»
al ministro Bondi e una risposta di del Pd per voce di Roberto Meta: «Il
ministro dovrebbe provare disagio per le sciagurate conseguenze del piano di
privatizzazione di Alitalia e per i tentativi di
nasconderne gli effetti sul sistema paese, piuttosto che rammaricarsi per
l'immagine negativa riportata da 'Report' sugli sforzi compiuti dal governo per
la privatizzazione dell'ex compagnia di bandiera». Polemiche - un furente
Gasparri su tutti - anche per il servizio «Modulazioni di frequenze», il cui
succo era il seguente: nonostante il passaggio al digitale terrestre, con la
moltiplicazione dei programmi trasmissibili via etere, cambieranno poco gli
assetti della tv italiana, con Rai e Mediaset saldamente dominatrici del
mercato. Il servizio sottolinea poi l'azione lenta dell'Agcom a porre rimedio
al mancato rispetto di alcuni vincoli della normativa (peraltro assai
tollerante...) nei confronti di Mediaset. Primo effetto del servizio: le
dimissioni del commissario del'Autorità per le garanzie delle comunicazioni
(Agcom, appunto) Stefano Mannoni, da vicepresidente del Comitato Italia
digitale, organismo che coordina il passaggio alla tv digitale. Dimissioni,
dettate da un passaggio del servizio nel quale il viceministro della
comunicazione Paolo Romani, lancia il sospetto che sia stato qualche
«commissario dell'autorità a fornire a Iovene (il giornalista di Report) il
testo della lettera riservata della commissione europea sulla procedura
d'infrazione aperta da Bruxelles». MUSEI APRE CASTELLO PICASSO Il castello di
Vauvenargues, ultima dimora di Pablo Picasso apre per la prima volta al
pubblico in occasione della mostra Picasso-Cézanne, inauguratasi ieri a
Aix-en-Provence. Superando il cancello della fortezza medievale, c'è una statua
in bronzo, «La femme au vase» e proprio lì sotto è sepolto l'artista con
Jacqueline, la sua ultima sposa e musa del castello acquistato nel 1958 dal
medico del re, Renè. Solo 19 persone per volta, più la guida, per appuntamento
e fino al 27 settembre, potranno varcare la porta del tempio picassiano che
conserva ancora i barattoli di colore nel suo studio, oltre a numerose sue
opere.
(
da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
49 - Spettacoli "REPORT" E LE CRITICHE ALL´OCCHIELLO Quelli di Report
possono mettersi all´occhiello le critiche espresse da Sandro Bondi. Perfino
l´attuale kamikaze votato a tutto, ovvero il ministro della Cultura, si è
dovuto appigliare a concetti quasi metafisici. E che per quanto riguarda il
servizio sull´Alitalia non
contestano un bel nulla, se non l´alternativa possibile e che tanto sarebbe
piaciuta a Bondi medesimo: ovvero dire che la questione è un guaio cosmico ma
che prima era peggio, e allora cosa vogliamo stare a questionare su cosa è
stato promesso e non c´è e forse non ci sarà mai, bisogna casomai riconoscere
al governo di averci messo le mani invece di dedicarsi solo a feste e
festini. Questo dovrebbe chiudere il discorso. Volendo, c´è anche Gasparri che
sul digitale terrestre, è costretto ad ammettere, in un mare di livore, che nel
servizio di Report parlavano anche i sardi soddisfatti per la novità. Quindi
nessun problema? Casomai il contrario. è proprio in questi casi, quando ai sopracciò
non riesce il muro contro muro, che si inventano metodi raffinati. E quindi
tocca mettersi in posa preoccupata per il futuro della Gabanelli band.
(
da "Stampa, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
AL MARIA
VITTORIA TRASPORTI COLANINNO E SABELLI DA CHIAMPARINO E BRESSO: SERVE UN
CONTRIBUTO DAGLI ENTI LOCALI FUMOGENI E VOLANTINI All'interno ERA DI UN MAROCCHINO
CAVAGNOLO L'AMIANTO IMPASTATO IN MEZZO ALLA CAMPAGNA Ha otto costole e una
scapola rotta «Vada pure a casa» Caselle, Alitalia promette "Una base fissa e più voli" La stradina
bianca della morte Raid contro due sedi leghiste Sette fermati Il cardinale
"La Sindone è di tutti" Ombre razziste bomba distrugge un furgone
Grazia Longo I vertici Cai: equipaggi distaccati e un aereo anti-ritardi
Massimo Numa Poletto: «E' un segno di fede, non un oggetto di proprietà.
Lo Stato non l'ha mai rivendicata» Giacomo Galeazzi Servizio Cai è intenzionata
a mettere radici nell'aeroporto di Caselle: il Sandro Pertini potrebbe
diventare il terzo per importanza dopo Fiumicino e Linate e prima di Venezia e
Catania. Ieri a Torino c'è stato un incontro tra l'azienda, i vertici della
Sagat e gli enti locali a cui è stato chiesto uno sforzo economico - due, tre
milioni - per potenziare lo scalo torinese. Ieri i vertici di Cai hanno
illustrato alcune ipotesi di potenziamento dell'aeroporto. Ipotesi che adesso
dovranno essere approfondite nel corso di nuovi incontri. L'obiettivo è di
chiudere la trattativa prima dell'estate in modo da partire con le nuove
offerte tra ottobre e novembre. Sul tavolo di discussione ci sono alcune nuove
destinazioni europee - Istanbul, Amsterdam, Bucarest, Mosca - e anche la
localizzazione a Caselle del servizio di manutenzione, con il distaccamento di
un aereo pronto a decollare in caso di guasti ad altri velivoli. Infine, a
Torino dovrebbero essere destinati una decina di equipaggi che avrebbero come
loro base proprio il capoluogo piemontese. Maurizio Tropeano ALLE PAGINE 56 E
57
(
da "Stampa, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Cai
rilancia su Caselle "Sarà una nostra base" [FIRMA]MAURIZIO TROPEANO
«Tutto bene. Torino diventerà una nostra base». Dopo un'ora e mezzo di
colloquio con la presidente della Giunta regionale, Mercedes Bresso, Rocco
Sabelli, amministratore delegato della nuova Alitalia, sintetizza così l'esito
dell'incontro con gli enti locali piemontesi. Cai è intenzionata a mettere
radici nell'aeroporto di Caselle - il Sandro Pertini potrebbe diventare il
terzo per importanza dopo Fiumicino e Linate e prima di Venezia e Catania - e
per farlo chiede uno sforzo economico agli enti locali piemontesi. Due,
forse tre milioni. Ma a differenza del passato la compagnia aerea non vende
solo rotte ma un progetto industriale che oltre a nuove destinazioni europee
mette sul tavolo anche la localizzazione a Caselle del servizio di
manutenzione. Sono quasi le 18 e trenta quando Sabelli e un taciturno Roberto
Colaninno, presidente di Cai, lasciano piazza Castello. Il secondo torna a Roma
il secondo va a trovare Maurizio Montagnese, presidente della Sagat, la società
che gestisce l'aeroporto di Torino. A Montagnese, e prima di lui al sindaco,
Sergio Chiamparino, i vertici di Cai hanno illustrato alcune ipotesi di
potenziamento dello scalo di Torino Caselle. Ipotesi che adesso dovranno essere
approfondite nel corso di nuovi incontri. L'obiettivo è di chiudere la
trattativa prima dell'estate - secondo il sindaco di dovrebbe arrivare ad una
definizione più concreta nelle prossime settimane - in modo da partire con le
nuove offerte tra ottobre e novembre. Dopo le polemiche sui ritardi e le
cancellazioni dei voli a Caselle e, soprattutto, dopo le bordate della
presidente Bresso contro la scelta Alitalia di
privilegiare Fiumicino rispetto a Malpensa è stato Roberto Colaninno a chiamare
la «zarina» e a spiegare che Cai è intenzionata a rilanciare la sua presenza
sotto la Mole. La scorsa settimana alcuni dirigenti della compagnia aerea hanno
incontrato l'assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli, ed è partita la
discussione su quella che si possono considerare qualcosa di più che ipotesi di
lavoro. Base e manutenzione La novità è la proposta di Alitalia
di usare Caselle non solo come scalo ma come una delle cinque basi nazionali
dove localizzare il servizio di manutenzione; parcheggiare un aereo da
utilizzare come riserva in caso di ritardi e cancellazione dei voli. A Torino,
poi, avranno sede una decina di equipaggi della compagnia. Si starebbe
studiando anche la possibilità di offrire ai passeggeri la possibilità di fare
un biglietto unico da Torino e per le destinazioni internazionali del consorzio
Sky Team. Le nuove rotte I vertici di Cai hanno messo in campo la possibilità
di sviluppare i collegamenti internazionali in partenza da Torino per le
destinazioni europee. Si tratta di rotte che per la compagnia aerea avrebbero
un interesse commerciale ma che dovranno essere valutate insieme agli enti
locali. Parigi e Amsterdam per sfruttare la partnership industriale con Air
France e Klm. E poi Istanbul, Copenhagen, Mosca e Bucarest. Confermate le sei
rotte nazionali già presenti mentre si starebbe valutando la possibilità di un
collegamento verso Catania.
(
da "Stampa, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Retroscena
Al Pertini trasferiti 10 equipaggi Un aereo di scorta contro i ritardi del
Torino-Roma C'è l'aeroporto di Caselle del futuro. E c'è quello quotidiano
fatto «dai disservizi che si sono verificati in particolare nel mese di
aprile», come ha spiegato il sindaco, Sergio Chiamparino, nel corso del
colloquio con Colaninno e Sabelli. E ritardi, cancellazioni o accorpamenti dei
voli erano stati denunciati nelle settimane scorse dalla presidente della
Giunta regionale, Mercedes Bresso. Secondo Chiamparino «i vertici di Cai hanno
manifestato l'impegno al miglioramento del servizio, sia dal punto di vista
della qualità sia sul piano della puntualità dei voli». Promesse che si basano
sull'ipotesi di assegnare al «Sandro Pertini» un aereo con base fissa con un
servizio di manutenzione collegato. Un aereo che i tecnici di Alitalia, che la scorsa settimana hanno incontrato
l'assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli, hanno presentato come una
risorsa da utilizzare in caso di ritardi. E del pacchetto fa parte anche la
proposta di far diventare Torino la sede fissa per una decina di equipaggi
della compagnia. Alitalia,
insomma, è intenzionata a investire su Caselle. Spiega Borioli: «L'incontro è
stato positivo. Abbiamo verificato la volontà e l'opportunità di lavorare a un
progetto comune di rafforzamento e di sviluppo della presenza di Alitalia a Torino». E non si
tratta solo di parole: «Già questa mattina i dirigenti della compagnia aerea e
i nostri tecnici inizieranno a lavorare insieme su un progetto di investimento
reciproco», aggiunge Maurizio Montagnese, presidente della Sagat, la società di
gestione del Sandro Pertini. Secondo il manager «i vertici di Cai hanno un
interesse strategico ad investire su Torino, interesse che si sposa con
l'obiettivo di potenziamento portato avanti dagli enti locali». Si vedrà.
Certo, Colaninno e Sabelli presentando il loro piano hanno chiesto un sostegno
economico degli enti locali, almeno in una prima fase. Anche la vecchia Alitalia, negli anni passati, aveva presentato ipotesi di
rilancio legate all'apertura di nuove rotte. Si ipotizzava un sostegno di 5
milioni l'anno per una serie di collegamenti con l'Europa e uno con New York.
Chi ha partecipato a quegli incontri e ieri si è seduto al tavolo con Colaninno
e Sabelli, però, sottolinea come gli enti locali abbiano trovato interlocutori
che hanno anche proposto il decentramento sotto la Mole non solo di rotte ma
anche di servizi, a partire dalla manutenzione della flotta aerea della
compagnia. In prospettiva l'attività di verifica e controllo potrebbe essere
utilizzata a pagamento anche da altre compagnie aeree con base a Torino. Anche
la richiesta di un contributo degli enti locali sarebbe più contenuta: un paio di
milioni. Si vedrà. Qualità, quantità e garanzie della proposta di Alitalia saranno al centro della trattativa tra Cai e gli
enti locali che è iniziata ieri e che potrebbe concludersi prima dell'estate. \
(
da "Repubblica, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina I
- Torino Colaninno e Sabelli incontrano Chiamparino e Bresso. I disservizi
all´aeroporto: il racconto di una giornata tipo Cai offre
rotte e chiede aiuti Dopo le proteste ecco il piano per rilanciare Alitalia a Caselle Dopo le proteste
formali di lunedì, il sindaco Sergio Chiamparino e la presidente della Regione
Mercedes Bresso hanno incontrato i vertici dell´Alitalia: l´amministratore delegato Rocco Sabelli e il presidente Roberto
Colaninno. Nella riunione sono state valutate alcune ipotesi di
potenziamento dello scalo di Caselle. Il sindaco si è lamentato di alcuni
disservizi registrati negli ultimi tempi e i vertici Alitalia
hanno manifestato l´impegno a migliorare la qualità e il numero dei voli. Ma
chiedono in cambio un supporto da parte degli enti pubblici, anche se non
direttamente in denaro. FEDERICA CRAVERO ALLE PAGINE II E III
(
da "Repubblica, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
II - Torino Cai promette rotte ma chiede in cambio aiuti pubblici Colaninno e
l´ad Sabelli incontrano separatamente il sindaco Chiamparino e la presidente
della Regione Bresso Spostare aeromobili sotto la Mole porterà ad un
rafforzamento del centro di manutenzione. Dislocato qui un gruppo di equipaggi DIEGO
LONGHIN Nuovi voli verso l´estero e una base solida. In cambio campagne
promozionali realizzate da Cai e sostenute dagli enti locali in giro per il
mondo su Torino e il Piemonte. Sarebbe questa la formula
che permetterebbe alla nuova Alitalia di rafforzare la presenza a Caselle. Un modello rodato, già
collaudato su larga scala da Ryan Air e poi utilizzato da altri vettori. I
numeri uno della nuova compagnia, l´amministratore delegato, Rocco Sabelli, e
il presidente, Roberto Colaninno, hanno incontrato il sindaco, Sergio
Chiamparino, e la presidente della Regione, Mercedes Bresso, in due
riunioni distinte. Faccia a faccia in cui i vertici di Alitalia,
che nelle scorse settimane avevano già discusso con i tecnici di Sagat sulle
necessità del Sandro Pertini, hanno prospettato diversi modelli di
collaborazione e le rotte che Cai potrebbe aprire entro la fine dell´anno. In
ballo ci sono quattro destinazioni: Amsterdam, Istanbul, Mosca, Berlino o
Bucarest. Durante la riunione il sindaco si è lamentato di alcuni disservizi
registrati negli ultimi tempi. Alitalia si è impegnata
per migliorare la situazione e le ipotesi prospettare dall´ad e dal presidente
della compagnia di bandiera hanno convinto sia il primo cittadino sia la
presidente Bresso. Ora la palla passa ai dirigenti e ai tecnici di Caselle.
Prima di lasciare Torino Sabelli ha visto anche il presidente di Sagat,
Maurizio Montagnese. Un rapido scambio di battute su come proseguire il lavoro
impostato e presentare un progetto organico entro l´estate per fare decollare
le nuove rotte tra l´autunno e l´inverno. Bisogna infatti definire i costi e
come il pubblico potrebbe sostenere l´iniziativa. L´apertura delle destinazioni
vorrebbe dire anche ricadute occupazionali con il rafforzamento della base Alitalia, vettore che ha scelto Torino come uno degli hub
nazionali. Spostare aeromobili sotto la Mole porterà ad un rafforzamento del
centro di manutenzione e allo spostamento di servizi che il vettore offre ai
viaggiatori. Non solo. Sarebbe dislocato a Torino anche un gruppo di equipaggi.
«L´incontro è stato positivo - commenta l´assessore regionale, Daniele Borioli
- abbiamo verificato la volontà e l´opportunità di lavorare a un progetto
comune di rafforzamento e di sviluppo. Le basi per proseguire ci sono tutte, ma
siamo ancora in una fase preliminare». Già con la vecchia Alitalia
si era tentato di mettere a punto un pacchetto di nuovi voli. Poi le
vicissitudini finanziare e la crisi del vecchio gruppo avevano fatto saltare
qualsiasi trattativa. Con la partenza del nuovo vettore, nato dal buono della
vecchia Alitalia fusa con Air One, il primo gennaio si
sono riannodati i fili. Naturalmente il potenziamento di Cai non è l´unica
strada per rafforzare Caselle ed evitare che nelle prossime indagini il
Comitato Rota definisca «marginale» il Sandro Pertini e che gli industriali
bacchettino l´aeroporto sia per i pochi collegamenti con l´estero sia per i
costi dei voli. I vertici di Sagat continuano a corteggiare la Ryan Air per
portare qui una base del low cost irlandese. La palla ora è in mano al vettore
a basso costo che sta studiando l´ultimo piano messo a punto dai tecnici Sagat.
E anche in questo caso il sostegno degli enti pubblici sarà determinante.
(
da "Repubblica, La"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina
III - Torino Lo scalo è tra i più apprezzati per i servizi, ma per i ritardi il
mugugno è continuo Caselle, scommessa quotidiana "C´è chi aspetta l´aereo
5 ore" Qui per una compagnia aerea l´apertura di una tratta è subordinata,
più che alla richiesta turistica, ai legami economici. E con la crisi spesso
vince la videoconferenza Nonostante la città sia molto ben collegata con alcuni
hub europei da cui si può raggiungere qualunque angolo della terra, i torinesi
continuano a considerarsi alla periferia dell´impero FEDERICA CRAVERO All´ora
di pranzo i monitor delle partenze e degli arrivi nell´atrio di Caselle sono un
esempio quasi svizzero di puntualità. L´unico ritardo è su un volo Lufthansa
partito quasi due ore dopo il previsto, ma gli aerei targati Alitalia
ed Air One, che dopo le vicissitudini e la fusione sono la croce dei
passeggeri, oggi volano senza ritardi né cancellazioni. «Ma di solito non è
così - racconta Tiziana Bonzano, dipendente della Telecom - Per lavoro volo
spesso a Roma e Napoli e ne capitano di tutti i colori». E se ne accorgono
anche i baristi. «A volte vediamo una persona al bancone e poi la rivediamo
dopo quattro o cinque ore ed è chiaro che è rimasta a terra per qualche
disguido», dicono. Poi saltano i nervi, poi ci sono le manifestazioni di
insofferenza, poi se la prendono con i ragazzi e le ragazze che lavorano al
check-in. In realtà, spiegano da Alitalia, il sistema si sta assestando e rispetto al mese di aprile ci
sono molti meno disguidi. Uno dei problemi che si verificano a Torino, però, è
che al momento questo è uno dei pochi scali in cui Alitalia ed Air One hanno unificato il sistema informatico e non è ancora
possibile per i passeggeri effettuare il check-in su internet. Ed è la
cosa che fa più imbestialire chi viaggia per lavoro, non ha bagagli da
imbarcare ma in compenso ha molta fretta. Bisogna portare pazienza e anche
questo sistema tornerà a regime, promettono in aeroporto. Ieri, però, è una
giornata buona e a creare qualche disguido ci pensa il violento temporale che
si è abbattuto sullo scalo e che costringe alcuni aerei a restare fermi in
pista per diversi minuti con i passeggeri a bordo. Per ragioni di sicurezza,
infatti, non è prudente né farli scendere, né si possono effettuare
rifornimenti di carburante ed è questo che provoca il ritardo sul piano dei
voli. Tutto rientra in una mezz´ora. I passeggeri continuano ad andare avanti e
indietro con piccoli trolley neri e le valigette di pelle. I turisti sono
pochini, in questa stagione dell´anno e adesso che la cassa integrazione si fa
sentire sui bilanci di molte famiglie. Ma comunque Caselle rimane uno scalo
votato soprattutto alla clientela business. Tanto che per una compagnia aerea
l´apertura di una tratta è subordinata, più che alla richiesta turistica, ai
legami economici e aziendali. Anche se, soprattutto in questo periodo di crisi,
i viaggi frequenti per riunioni e incontri vengono sostituiti sempre più spesso
da sedute in videoconferenza. E lo si è visto chiaramente nel 2008, quando i
collegamenti sono aumentati, ma i passeggeri diminuiti. «Per lavoro viaggio
sempre da Caselle - racconta Simona Santangelo, in partenza per Napoli, dipendente
di una multinazionale - ma quando vado in vacanza spesso parto da Malpensa,
perché la mia agenzia mi trova offerte migliori. Anche se partire da qui
sarebbe ben più comodo». Il nodo, infatti, è proprio questo: che Caselle è
comodo, ma non avrà mai voli intercontinentali. E nonostante sia molto ben
collegata con alcuni hub europei da cui si può raggiungere qualunque angolo
della terra, i torinesi - loro stessi, prima degli altri - continuano a
considerarsi alla periferia dell´impero. E questo nonostante lo scalo Sandro
Pertini abbia ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per i suoi
servizi: dalla sala per allattare all´assistenza dei disabili. E la
contraddizione sta anche nel fatto che Caselle è vicino a una grande città ed è
ben servito con diversi parcheggi di cui uno a sosta breve gratuita, un bus,
una navetta, un treno e taxi a tariffa fissa che poche città in Italia hanno,
ma non riesce ad attirare che la popolazione del Torinese e di parte
dell´Astigiano e del Cuneese. Che fanno, comunque, tre milioni e mezzo di
passeggeri ogni anno, nonostante ci siano le infrastrutture per arrivare anche
a cinque milioni.
(
da "Riformista, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Nel
robusto, complicato dossier Opel, due cose sono più chiare dopo la giornata di
ieri Nel robusto, complicato dossier Opel, due cose sono più chiare dopo la
giornata di ieri. La prima chiarificazione arriva da Sergio Marchionne, il
quale - portatore di un disegno strategico ancorché pieno di rischi - osserva
con molta franchezza: «È diventata una lotteria, ci sono tantissime variabili
in gioco e non posso stabilire quali sono le probabilità di successo». La
principale di queste variabili è chiaramente politica. È un anno elettorale e
per i partiti tedeschi il destino di Opel - società con i muscoli in Germania e
la testa in America - è uno strumento di consenso (come lo
è stata Alitalia da noi).
In una stagione di crisi, in cui si svolge un intenso redde rationem tra
interessi degli stati e spinte del mercato, è anche un terreno di confronto tra
sistemi paese. Ieri il ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti ha detto
che quella su Opel «è una partita che si gioca tra governi. Sembra di
essere tornati all'epoca delle partecipazioni statali ma di mezzo c'è il
governo tedesco, i governi regionali tedeschi, il governo russo e il governo
americano». Quello italiano, dunque, no. Un'osservazione che conferma quanto è
chiaro già da alcune settimane: nell'azione di Fiat in America e in Germania,
l'Italia è stata del tutto priva di diplomazia economica. 27/05/2009
(
da "Unita, L'"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
ALICOS Nuova offerta Andata a vuoto la prima chiamata, il
commissario di Alitalia
in liquidazione, Augusto fantozzi, ha riaperto la gara per la cessione del 40%
di Alicos, il call center della vecchia compagnia di bandiera.
(
da "Messaggero, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì 27 Maggio 2009 Chiudi Alitalia,
"rosso" 2008 di 115 milioni E AirOne chiude in perdita di 24 milioni
(
da "Messaggero, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì
27 Maggio 2009 Chiudi ROMA - Alitalia approva i bilanci 2008 - in rosso - di Cai e di AirOne,
acquisita formalmente il 31 dicembre. E nei primi tre mesi del 2009 ha bruciato
oltre 200 milioni di perdite, peraltro attese perchè definite stagionali. Ieri
il consiglio della compagnia aerea presieduto da Roberto Colaninno, riunitosi a
Milano prezzo la sede di Intesa Sanpaolo, avrebbe esaminato i conti del
passato esercizio, di cui non si è ritenuto di riformularli in un consolidato
visto che la legislazione lo consente. Quelli di Cai non si riferiscono alla
gestione perchè la nuova società ha iniziato ad operare dal 13 gennaio scorso.
Ma sul rendiconto si sono scaricati tutti gli oneri legati alla gestione del
vettore da parte del commissario Augusto Fantozzi dal 1° dicembre fino
all'avvento alla cloche. Così il bilancio, secondo tanto risulta a Il
Messaggero, registra un risultato negativo per 115 milioni: di questi 88 sono
accantonamenti per i costi di esercizio della gestione-commissario e il residuo
relativi a perdita su cambi dell'acquisizione di AirOne avvenuta con un
sofisticato meccanismo di protezione del prezzo. La compagnia abruzzese ex
Carlo Toto, invece, ha chiuso con un "rosso" di 24 milioni. Il
consiglio avrebbe deciso di riportare a nuovo le due perdite, anche se quella
di Cai non verrà coperta. Il board ha anche convocato l'assemblea dei soci per
l'approvazione dei conti per il 25 giugno. Dalle slides mostrate ai consiglieri
da Rocco Sabelli sarebbe emerso che a maggio il load factor, cioè l'indice di
riempimento dei voli si sarebbe stabilizzato attorno al 61%. All'esecutivo
tenutosi qualche settimana fa, invece, Sabelli avrebbe presentato il consuntivo
a marzo chiuso con un "rosso" di 209 milioni, poco al di sopra del
budget. r. dim.
(
da "Opinione, L'"
del 27-05-2009)
Argomenti: Alitalia
Il
venerdì mattina tocca ad Annozero. Il lunedì mattina, invece, a Report di
Milena Gabanelli, puntualmente attaccato anche ieri mattina dal ministro dei
Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi. "Ieri sera ho seguito con disagio la trasmissione Report dedicata in parte alla nuova Alitalia", ha detto Bondi.
"Quello che sconcerta ha continuato - è il fatto che una rubrica di
approfondimento, trasmessa su una rete pubblica, abbia fornito una immagine
negativa degli sforzi compiuti per costituire una nuova compagnia di bandiera
più efficiente e più solida di quella che, per diverse responsabilità, è
giunta sino al limite del fallimento". "Non è in questione beninteso
la libertà di informazione e il legittimo diritto di critica - ha concluso
Bondi - bensì la necessità che la televisione pubblica offra una ricostruzione
obiettiva dei fatti". Immancabile la risposta del censore televisivo del
Pdl, Maurizio Gasparri capogruppo al Senato. "Il ministro Bondi critica
giustamente la trasmissione 'Report' andata in onda ieri sera, ma evidentemente
non lo ha visto le altre volte. È una trasmissione davvero singolare che
divulga notizie sulle quali ci sarebbe molto da dire. Hanno tentato ieri sera
di imbastire una campagna di menzogne sul digitale terrestre e sui rapporti tra
il governo italiano e l'Unione europea", ha detto, sottolineando come la
Rai sia abituata a tollerare "di tutto di più", ha spiegato. Pronte
le repliche dell'opposizione: da Giuseppe Giulietti di Articolo 21 per il quale
l'attacco al programma della Gabanelli è di "inaudita intolleranza",
a Michele Meta, capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti e
Telecomunicazioni alla Camera per il quale è Bondi che dovrebbe provare disagio
per il piano Alitalia. Al classico balletto del
lunedì, perciò, si affianca la soddisfazione del direttore di Raitre, Paolo
Ruffini, che prova a mettere a tacere tutte le polemiche, mostrando i buoni
risultati di Report, il secondo programma più visto in prime time, dopo Raiuno
e Canale 5. E così, almeno fino a lunedì prossimo, basta a tutte le polemiche.
Forse.