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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL 14-17 febbraio 2009       #TOP



Report "Alitalia 2"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Alitalia 2 (33)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Expo, Albertini punzecchia la... ( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la protezione di Alitalia e l'assistenza a imprese sull'orlo del fallimento sottrarranno energie e risorse a progetti come Expo. Mi auguro che a questo scenario non si aggiunga l'incapacità di risolvere i conflitti all'interno della Expo spa». Uscire dall'impasse per dare avvio ai lavori e rendere operativi gli accordi a tutela dei nuovi occupati è anche l'

Il vecchio collocamento ridisegnato per la crisi ( da "Unita, L'" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È proprio qui che in questi giorni si affronta la crisi occupazionale più grave del territorio romano: il caso Alitalia. «Nella scorsa settimana, sono venuti ai nostri sportelli 451 cassaintegrati CAI. La mole di lavoro è ingente. Per questo abbiamo attivato il numero verde dei Cpi 800 818 282, per avere informazioni sul più vicino sportello di zona», aggiunge.

presidio in tenda di lavoratori atitech ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, a partire dalla zona antistante l´aeroporto di Capodichino, per «richiamare la massima attenzione di tutte le parti per una soluzione positiva della drammatica situazione che mette a repentaglio il futuro di centinaia di famiglie». I lavoratori chiedono - secondo quanto sottolinea una nota firmata da Filt Cgil,

Se passa il protezionismova a rotoli l'Unione europea ( da "Secolo XIX, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un esempio lampante è la vicenda di Alitalia: come se il presunto beneficio dell'esistenza di una compagnia tricolore fosse sufficiente a controbilanciare tutte le inefficienze e i costi sottesi al mantenimento di un carrozzone simile. Un altro caso recente è quello dell'acquisto delle forme di parmigiano reggiano per prevenire il consolidamento delle imprese del settore.

aeroporto, quaranta precari a rischio - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sono in crisi Alitalia e Meridiana che proprio ieri aveva l´ultimo incontro al ministero per decidere la sorte dei 140 dipendenti già messi in mobilità. A Firenze sarebbero 38 licenziamenti e un Airbus in meno. «Eppure nonostante le difficoltà - conclude Legnaioli - non c´è nessuna crisi aziendale, neanche un licenziamento né un´ora di cassa integrazione»

Nove mesi in perdita: pesa su Air France l'altalena del greggio Piano di risparmi e... ( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia) a Lufthansa di Paolo Stefanato Vacilla, ma tiene, il primato di Air France, che dopo il 1994 non ha mai deciso piani di licenziamenti: nemmeno dopo la gravissima crisi provocata dall'attentato alle Torri gemelle. Neppure oggi - al consuntivo dei nove mesi dell'esercizio 2008-2009 - si faranno tagli: ma un drastico piano di risparmi prevede,

Malpensa: sotto osservazione infrastrutture e servizi a clienti ( da "Stampa, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: agosto del 2007 dalla vecchia Alitalia e proseguita in questi mesi, il traffico su Malpensa non è crollato, è solo sceso. «Grazie al riposizionamento di altre compagnie aeree - riprende Comazzi - l'aeroporto continua a dimostrare la sua vitalità. Del resto stiamo parlando dell'area d'Italia che crea la quota maggior del Prodotto Interno Lordo.

L'hostess pasionaria licenziata dalla Cai ( da "Stampa, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Era uscita al Grande Fratello È già partita la lettera dell'azienda per la protagonista delle lotte Alitalia Adesso vuole tornare in tv nei reality L'hostess pasionaria licenziata dalla Cai Masci e Schianchi A PAGINA 19

Effetto Alitalia: hotel vuoti ( da "Stampa, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: IL TAGLIO DEI VOLI A MALPENSA SI RIPERCUOTE SUL PIEMONTE Effetto Alitalia: hotel vuoti Mancano piloti e hostess, crollano le prenotazioni sul Lago Maggiore [FIRMA]GIANFRANCO QUAGLIA NOVARA Ecco uno dei primi effetti Malpensa che si abbatte sull'indotto. A pagare il taglio dei voli Alitalia e il calo dei traffici nell'aeroporto milanese è il settore alberghiero del Piemonte,

Licenziata . E la hostess... ( da "Giornale.it, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ce l'ha fatta dopo il tira e molla con Alitalia e l'uscita dal Grande fratello per il timore di essere licenziata. Alla fine Alitalia l'ha cacciata per davvero, ma era quello che voleva. Ora coronerà il suo sogno televisivo sbarcando nella «Fattoria» di Canale 5. E adesso chi la ferma più?

manuela, quando il precario è donna "dal posto fisso all'angoscia del futuro" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma le cose vanno bene, l´Alitalia continua a chiamarmi, di contratto in contratto. Sto a casa sempre meno, sono una stagionale per modo di dire. Nel 2001 ci sposiamo, 140 invitati, una settimana a Sharm�». Il 2001 è anche la data della prima crepa seria in Alitalia.

Dietro il milionepagato a Bonolisuna Rai che inseguela tv commerciale ( da "Secolo XIX, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: già direttore di questo giornale, parlamentare di sinistra e poi membro del consiglio di amministrazione Rai) alla stregua dell'Alitalia. Il progressivo successo della tv satellitare e lo stallo del digitale terrestre hanno scompaginato il quadro, fino a renedere sempre più giurassico lo status quo. 16/02/2009

ROMA Daniela Martani, l'hostess reduce dal "Grande Fratello", è stata licenziat... ( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Daniela Martani, l'hostess reduce dal "Grande Fratello", è stata licenziata dalla nuova Alitalia per «immotivata indisponibilità all'impiego». La pasionaria delle battaglie sindacali di Fiumicino aveva lasciato il reality per evitare provvedimenti punitivi.

Qui accanto e sotto, la ex pasionaria delle hostess Alitalia: in divisa da lavoro e nei panni... ( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi Qui accanto e sotto, la ex pasionaria delle hostess Alitalia: in divisa da lavoro e nei panni di "femme fatale"

Uscita dal "Grande Fratello", Daniela via anche da Alitalia ( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi Uscita dal "Grande Fratello", Daniela via anche da Alitalia La bella hostess licenziata per «immotivata indisponibilità all'impiego»

MILANO - Daniela Martani viene "nominata" da Alitalia. La hostess ex pasionaria, f... ( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nominata" da Alitalia. La hostess ex pasionaria, fotografata col cappio al collo e divenuta l'icona della lotta sindacale di metà settembre durante il braccio di ferro col governo e Cai, dovrà uscire dalla compagnia aerea. Dopo essere uscita lei, spontaneamente - o quasi - ai primi di febbraio, dalla casa del Grande Fratello,

Colaninno licenzia l'hostess del Gf ( da "Tempo, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ormai ex hostess Alitalia Daniela Martani non resterà disoccupata a lungo. Sono già state avviate da tempo trattative per partecipare al nuovo reality di Canale 5 La Fattoria, condotto da Paola Perego e in programma da domenica 8 marzo. Il nome della Martani è nella lista dei probabili, ed era condizionato evidentemente alla ripresa del suo lavoro come assistente di volo.

Troppo facile fare <bad bank> coi soldi pubblici ( da "Manifesto, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E' quello della «bad bank» di cui si fa un gran parlare in Europa: «liberare» i bilanci delle banche a un passo dal collasso da debiti e carta straccia e appiopparli allo Stato, cioè trasformarli in debito pubblico. In fondo niente di nuovo. Alitalia docet.

Il Comune stanzia 2 milioni per la Soge ( da "Opinione, L'" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il salvataggio delle banche, la protezione di Alitalia e l?assistenza a imprese sull?orlo del fallimento sottrarranno energie e risorse a progetti come Expo. Mi auguro che a questo scenario contratto non si aggiunga l?incapacità di risolvere i conflitti all?interno della Soge?.

Gf9, nuovi arrivi: la signorina Lea e Marco? ( da "Voce d'Italia, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Spettacolo Articoli correlati: *Gf9, Federica: "Il ritorno dei danni viventi" *Gf9, Laura e Cristina:"Siamo donne, oltre alle ..." *GF9: hostess Alitalia licenziata. Dalle stelle alle stalle della 'Fattoria' Guarda tutti i correlati

unicredit e regione lazio per i prestiti agli ex-alitalia ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia I cassintegrati Alitalia potranno ottenere l´anticipo delle somme cui hanno diritto rivolgendosi agli sportelli Unicredit. Grazie ad un accordo siglato con Regione Lazio e Unionfidi, sarà possibile avere un finanziamento fino a 3.000 euro come anticipo della "cassa" esibendo il documento di riconoscimento e la lettera di collocazione in mobilità.

Lavoratori in esubero di Alitalia1.500 domande irregolari ( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 500 le domande di cassa integrazione straordinaria di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi procedurali. Tanti sono i moduli, infatti, che mancano all'appello e che contengono i dati tecnici, quali le coordinate bancarie di questi dipendenti, necessari per poter erogare l'assegno di cassa integrazione.

expo, scontro a casa berlusconi ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia riveda il piano Expo, scontro a casa Berlusconi Tremonti e la Lega all´attacco su finanziamenti e ruolo di Glisenti Showdown a casa Berlusconi. Le tensioni sull´Expo 2015 si trasferiscono, per una sera, ad Arcore, dove siedono allo stesso tavolo, con il premier, tutti i protagonisti della battaglia: Letizia Moratti,

moratti: "alitalia riveda il piano" e dal consiglio un sì bipartisan - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia riveda il piano" e dal Consiglio un sì bipartisan Lettera al governo: non fate morire Linate e Malpensa La Regione: potremmo accettare di tagliare a 6-7 milioni i passeggeri del Forlanini Majorino (Pd): Milano ha bocciato la Cai, finalmente l´ha capito anche la destra TERESA MONESTIROLI Chiede ad Alitalia di «rivedere il piano industriale»

Fisco, la via dimenticatadella lotta all'evasione ( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stipendi d'oro" riconosciuti a "figliocci" della politica che hanno sfasciato l'Alitalia piuttosto che le Ferrovie, non i pur munifici assegni incassati da chi ha portato la propria azienda a livelli di eccellenza. C'è, insomma, una gradualità di cui va tenuto conto, sebbene senza superare i limiti di un etico buon gusto.

LA RAI non È l'alitalia ( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: LA RAI non È l'alitalia Caro direttore, ogni tanto qualcuno se ne esce dicendo che la Rai è come l'Alitalia. Falso. Quello che non funziona non sono i conti ma è la cattiva politica che si insinua dappertutto. La Rai non ha un euro di debiti. Finora tutti gli investimenti sono stati finanziati senza ricorrere al credito bancario.

Crolla il commercio: meno 5.000 negozi in soli due anni ( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Compreso il 2008 sono 5000 saracinesche abbassate in soli due anni» denuncia il Segretario di Confesercenti. Vuol dire 15mila posti persi diretti, più tutto l'indotto. «Insomma, un'altra Alitalia sulla città di Roma». SEGUE ALLE PAGINE 58- 59

5000 negozi in meno in due anni È la scure sul commercio capitolino ( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia" sta arrivando» spiega il Segretario Generale della Confesercenti, Walter Giammaria. E non parla di una concorrente a Cai, ma «della chiusura entro l'anno di 3mila esercizi nella sola Capitale». Un tonfo da sommare alle altre 2mila «saracinesche abbassate nel 2008: vuole dire 5mila negozi in meno nell'arco di due anni con un almeno 15mila persone coinvolte direttamente

Il Comune: se passa il piano Cai, Linate dovrà chiudere ( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pag: 1 categoria: REDAZIONALE Scali a rischio Il Comune: se passa il piano Cai, Linate dovrà chiudere «Se non cambia il piano Cai, Linate chiude». Letizia Moratti scuote il Consiglio comunale e attacca il management della nuova Alitalia. Tutte le istituzioni milanesi fanno quadrato intorno al Forlanini. A PAGINA 2 Senesi

Il Comune: se passa il piano Cai Linate sarà costretto a chiudere ( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La condizione posta da Alitalia di limitare Linate alla sola tratta Milano — Roma è economicamente e industrialmente insostenibile », scandisce la Moratti. Per Sea poi si aprirebbe un vero baratro: «Una perdita del margine operativo lordo per 40 milioni di euro e il trasferimento da Linate a Malpensa di 700 lavoratori ».

Alitalia, Fantozzi conferma: problemi per 1.500 domande di cigs ( da "Messaggero, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Martedì 17 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, Fantozzi conferma: problemi per 1.500 domande di cigs

ROMA Sono circa 1500 le domande di cigs di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi proce... ( da "Messaggero, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Martedì 17 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Sono circa 1500 le domande di cigs di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi procedurali. Tanti sono i moduli, infatti, che mancano all'appello e che contengono i dati tecnici, quali le coordinate bancarie di questi dipendenti, necessari per poter erogare l'assegno di cassa integrazione.

Colaninno, Riva e la cena al Boeucc ( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: data: 2009-02-17 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Alitalia Colaninno, Riva e la cena al Boeucc A cena con la Nuova Alitalia. Nella sala più raccolta del Boeucc, «antico» ristorante del centro storico di Milano, il presidente della compagnia Roberto Colaninno (foto in alto) si sarebbe ritrovato con alcuni azionisti.


Articoli

Expo, Albertini punzecchia la... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 39 del 2009-02-14 pagina 2 Expo, Albertini punzecchia la Moratti: «Glisenti? Nessuno è indispensabile» di Redazione LA FRECCIATA L'ex sindaco: «Con il 20 per cento del capitale, non si può pretendere di avere il 100 per cento del potere» Abituato a raccontare barzellette, questa volta l'ex sindaco Gabriele Albertini sceglie una massima. «Tutti sono utili, nessuno indispensabile». Obiettivo della sua pungente considerazione è il braccio destro di Letizia Moratti, Paolo Glisenti, a cui la Lega senza mezze parole ha chiesto nei giorni scorsi di rinunciare al ruolo di amministratore delegato di Expo spa. Un passo indietro che consentirebbe, forse, di sbloccare finalmente i lavori della società di gestione. Se il problema, ha fatto notare Albertini «è che il rapporto fiduciario tra la persona nominata dal Comune e il sindaco non è altrettanto fiduciario con gli altri membri della spa, allora deve essere risolto collegialmente con un'indicazione diversa: dopo tutto ci sono altre persone, altre figure». L'ex primo cittadino casomai ha giudicato sopra le righe da parte del sindaco l'aver «preteso inizialmente che il Comune con il 20% di capitale ottenesse il 100% del potere di gestione in capo a una sola persona. É stato un tentativo legittimo, ma con scarsa possibilità di successo. Non si può ignorare che l'80% del capitale probabilmente ha in mente persone e ruoli diversi da quelli che immagina il sindaco di Milano». Albertini non nasconde nemmeno che a suo parere il ridimensionamento del progetto ormai «è inevitabile, a prescindere dal ritardo già accumulato. Il salvataggio delle banche, la protezione di Alitalia e l'assistenza a imprese sull'orlo del fallimento sottrarranno energie e risorse a progetti come Expo. Mi auguro che a questo scenario non si aggiunga l'incapacità di risolvere i conflitti all'interno della Expo spa». Uscire dall'impasse per dare avvio ai lavori e rendere operativi gli accordi a tutela dei nuovi occupati è anche l'appello rivolto ieri dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi e Walter Galbusera, che ieri hanno incontrato il sindaco e le hanno espresso le proprie preoccupazioni per i ritardi. Polemiche a parte, dopo Regione e Provincia, ieri anche il Comune - con una delibera di giunta - ha stanziato i due milioni di euro di propria competenza per la ricapitalizzazione della società di gestione, come aveva chiesto di fare velocemente il presidente della spa Diana Bracco con una lettera ai soci. All'appello mancano ancora 4 milioni del Tesoro (che possiede il 40% del «pacchetto»), ma ha inserito la quota nel decreto Milleproroghe attraverso un emendamento che ha già avuto il via libera in Senato e ora dovrebbe passare senza problemi da Montecitorio. Ieri in giunta il sindaco Moratti ha fatto presente agli assessori che i lavori per Expo, con o senza la società pienamente costituita, proseguono. A partire dagli accordi con gli altri Comuni italiani. L'ultimo della serie verrà firmato martedì a Napoli, un protocollo di collaborazione col sindaco Rosa Russo Iervolino. Ha fatto storcere il naso a parte della maggioranza invece la partecipazione della Moratti, questa mattina a Palazzo Marino, all'Expo Day organizzato dal Pd . Da tempo i partiti chiedono al sindaco di partecipare a una seduta straordinaria del consiglio comunale sull'esposizione per il 2015. Ma la data non è stata ancora fissata. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il vecchio collocamento ridisegnato per la crisi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Il vecchio collocamento ridisegnato per la crisi Distribuzione capillare sul territorio, inaugurazione di nuove strutture, sportelli ad hoc per gli studenti e per i lavoratori dello spettacolo. Ecco le novità dei nuovi Centri per l'impego della Provincia di Roma. SEGUE DALLA PAGINA 49 Che significa? Per tutto il 2009, secondo le stime della Provincia, dodicimila disoccupati del territorio potranno accedere gratis ai corsi di formazione avviati dai Cpi. Di questi, circa cinquemila beneficeranno di un vantaggio in più: 400-500 euro al mese a copertura del percorso intrapreso, per un massimo di 6 mesi continuativi. È un progetto sperimentale - che anticipa l'attesa legge regionale sul reddito di cittadinanza - e prevede una corsia preferenziale per l'accesso ai fondi, riservata ai soggetti più fragili. Quelli su cui la crisi economica degli ultimi mesi ha avuto un maggiore impatto. Donne, in prima battuta. Ma anche over 45, disabili e precari. Il progetto, finanziato con oltre 11 milioni di euro, fa parte di un bando sulla formazione dei lavoratori inoccupati e disoccupati. Uno dei quattro promossi dalla Provincia all'inizio dell'anno e finanziati dal Fondo sociale europeo, con oltre 30 milioni di euro complessivi. Il mondo dell'accesso al lavoro in Italia era già stato ridisegnato nel '97 dalla riforma Bassanini. Via gli uffici di collocamento, ritenuti poco efficaci nel favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. In arrivo proprio i Centri per l'impiego, mediatori diretti tra cittadini in cerca di lavoro e imprese, con un occhio costante alla formazione. A Roma e in Provincia oggi sono 23, con oltre 91 mila iscritti secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio per le politiche attive del lavoro. Nella sola Capitale, ce ne sono 5, ma attraggono la maggior parte degli utenti di tutta la provincia: quasi il 60%. Il più grande è a Cinecittà. Poi Primavalle, Dragoncello e Torre Angela. Fino a qualche mese fa era attivo anche il centro di Tiburtino. Un incendio lo ha reso inagibile, ma è già in corso la ricerca di una nuova sede in zona. Nell'hinterland, la strutture principali sono a Civitavecchia e Pomezia. Seguono Frascati, Albano e Tivoli. COSA CAMBIA NEI Cpi La mappa dei centri, però, è destinata a cambiare. Primo obiettivo della riforma è, infatti, una distribuzione più razionale dei centri sul territorio. A Fiano Romano, ad esempio, il Cpi è lontano dai mezzi pubblici, mentre in altre strutture i problemi riguardano le barriere architettoniche. Poi c'è Roma. Lì il progetto è di raddoppiarli, con l'apertura di sportelli in ogni università, legati agli uffici stage. Per gli addetti ai lavori è un passo in avanti. «Va monitorato, ma potrebbe rilanciare le nostre strutture», commenta Claudia Foschi, responsabile dei Cpi di Dragoncello e Fiumicino. È proprio qui che in questi giorni si affronta la crisi occupazionale più grave del territorio romano: il caso Alitalia. «Nella scorsa settimana, sono venuti ai nostri sportelli 451 cassaintegrati CAI. La mole di lavoro è ingente. Per questo abbiamo attivato il numero verde dei Cpi 800 818 282, per avere informazioni sul più vicino sportello di zona», aggiunge. «SERVE UNA FORMAZIONE SPECIFICA Tra gli utenti che si rivolgono ai Cpi sempre più donne (il 55% del totale) e immigrati. «Le donne vengono da noi spesso dopo una gravidanza che le ha allontanate dal lavoro. Chiedono, più che altro, supporto e indicazioni per un nuovo accesso. Anche domande semplici, come la giusta compilazione di un curriculum vitae», spiega. E sulla riforma della Provincia, Foschi avverte: «Bene il sostegno al reddito, ma la formazione deve essere legata alle esigenze del del territorio. Dobbiamo saper spiegare al lavoratore che non sempre è utile seguire un corso di informatica, se il settore è saturo. A Dragoncello, ad esempio, la realtà alberghiera presenta maggiori occasioni. E poi ci sono professioni dimenticate. Una richiesta per un falegname è rimasta inevasa per mesi». M. DI DIO. E P. NATALICCHIO ROMA roma@unita.it

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presidio in tenda di lavoratori atitech (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Napoli La vertenza Presidio in tenda di lavoratori Atitech Terzo giorno di presidio in tenda organizzato dai lavoratori di Atitech/Alitalia, a partire dalla zona antistante l´aeroporto di Capodichino, per «richiamare la massima attenzione di tutte le parti per una soluzione positiva della drammatica situazione che mette a repentaglio il futuro di centinaia di famiglie». I lavoratori chiedono - secondo quanto sottolinea una nota firmata da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Sdl - «il rispetto degli impegni assunti dal governo durante la vertenza Alitalia/Cai che prevedevano, oltre alla partecipazione con quota significativa di minoranza di Cai e Fintecna, l´ingresso nell´assetto societario di Finmeccanica». Si tratta, sottolineano i sindacati, di «un soggetto industriale del settore che può garantire le necessarie sinergie per lo sviluppo della società napoletana».

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Se passa il protezionismova a rotoli l'Unione europea (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Se passa il protezionismova a rotoli l'Unione europea carlo stagnaro Il pessimismo con cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha accolto i dati sul prodotto interno lordo nell'ultimo trimestre 2008 - meno 0,9 per cento nel nostro Paese, meno 1,5 per cento nell'eurozona - è il segnale più evidente della gravità della situazione. «Questa crisi ha dimensioni che non sono ancora del tutto definite - ha detto il premier - e la guardiamo con preoccupazione». Motivi di ottimismo, in effetti, non sembrano essercene molti. Per paradosso, peggio ancora della recessione sono le incursioni protezioniste che stanno guadagnando credibilità politica un po' ovunque. Negli Stati Uniti, sotto lo slogan "Buy America". In Francia, con la folle richiesta del presidente, Nicolas Sarkozy, di rilocalizzare gli stabilimenti delle industrie automobilistiche, oggi piazzati nella Repubblica Ceca e in Slovacchia (che, come noi e come Parigi, fanno parte dell'Unione europea). In Gran Bretagna, i lavoratori inglesi hanno marciato al grido (rubato al primo ministro, Gordon Brown) "British jobs for British workers". Altrove, si procede in ordine sparo, ma gli elementi del cocktail restano quelli: intervento pubblico a favore dei campioni nazionali, e arzigogolii normativi per ridurre le importazioni o aumentarne i costi, allo scopo di tutelare le produzioni domestiche. Eppure, i tentativi di resistenza non mancano. «Il protezionismo non può essere una via d'uscita dalla crisi», ha dichiarato il presidente dell'eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Pochi giorni fa, sul Wall Street Journal, l'ex direttore generale del Gatt e della Wto e oggi presidente di Bp, Peter Sutherland, ha scritto: «Non sono sicuro che le lezioni degli anni Trenta siano state comprese dai nostri leader politici. Non c'è segno che essi abbiano capito che tutte le nazioni che partecipano all'economia globale affondano o restano a galla assieme». Parole quasi identiche le ha impiegate Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in un editoriale pubblicato sul Financial Times. Perché il protezionismo fa tanta paura, e perchéè una tentazione così grande? Ci sono ragioni politiche e ragioni economiche. Dal punto di vista politico, è semplice: le imprese nazionali votano, quelle straniere no; le imprese nazionali hanno facilità a comunicare con l'opinione pubblica, quelle straniere appaiono sempre eterodirette. In periodi di difficoltà, questo peso elettorale e lobbistico si fa sentire. Inoltre, solleticare l'orgoglio nazionale, chiedere alla gente di commuoversi per l'inno e la bandiera, è il modo più semplice per indurre scelte che, se valutate razionalmente, non stanno in piedi. Un esempio lampante è la vicenda di Alitalia: come se il presunto beneficio dell'esistenza di una compagnia tricolore fosse sufficiente a controbilanciare tutte le inefficienze e i costi sottesi al mantenimento di un carrozzone simile. Un altro caso recente è quello dell'acquisto delle forme di parmigiano reggiano per prevenire il consolidamento delle imprese del settore. Dal punto di vista economico, però, se c'è un tema su cui gli economisti sono concordi è proprio questo: la chiusura degli scambi costa più di quanto renda. Joan Robinson, economista keynesiana, soleva usare questa provocazione: «Se i nostri partner commerciali gettano scogli nei loro porti, dovremmo fare lo stesso»? Il problema è che i vantaggi del protezionismo sono visibili, i suoi costi sono invece nascosti. Salvare un'azienda, impedire il licenziamento di molte persone, sostenere i prodotti nazionali, significa creare una dimensione che tutti possono cogliere, in particolare coloro che ne sono beneficiati. Ma ciò implica che i consumatori dovranno sborsare la differenza, o acquistando beni più cari, oppure con le loro tasse. L'effetto aggregato di questi due fattori è negativo e non può essere altrimenti: in assenza di misure protezionistiche, il mercato sceglie sempre la via più efficiente per soddisfare i bisogni della società. Se viene costretto a imboccare una strada diversa, per definizione questo richiede la creazione di una rendita ingiusta. La tentazione protezionistica nasconde anche una minaccia se possibile ancora più grave. L'Unione europea nasce, in un certo senso, proprio per contrastare questo tipo di chiusura. Nella testa dei suoi fondatori, essa aveva un fine politico, la pace, e si proponeva di conseguirlo con un mezzo economico, il commercio. Nel momento in cui si tenta di erigere nuove barriere dentro l'Europa, l'Europa stessa finisce. In fin dei conti, le quattro libertà comunitarie - la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali - vengono definite proprio dalla rimozione dei limiti allo scambio. Dire che non esistono più le dogane significa affermare che un qualunque cittadino dell'Ue può muoversi in qualunque Paese dell'Ue, prestare lì il suo lavoro, offrirvi i suoi servizi, spostarvi i suoi capitali o vendere i suoi prodotti. Se anche un solo di questi elementi entra in crisi, facilmente vengono indeboliti anche gli altri. Ed è inquietante il pensiero che la libera circolazione dei servizi non sia mai stata veramente operativa (la direttiva Bolkestein, che si proponeva proprio questo obiettivo, è ormai naufragata), quella degli individui viene costantemente messa in discussione (agitando problemi di sicurezza più o meno pretestuosi), mentre quelle dei capitali e delle merci rischiano oggi di finire sotto la scure del protezionismo. In gioco non ci sono solo misure temporanee per uscire dalla crisi o il rischio di una perdita del nostro benessere. La partita è più ampia, e riguarda il futuro stesso dell'Unione europea. I nostri leader, con le loro azioni, decideranno se l'ideale europeo potrà restare concreto, o dovrà tornare a essere un sogno.carlo.stagnaro@brunoleoni.it 14/02/2009 Se si ergono nuove barriere contro la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali in Europa, l'Europa stessa finisce 14/02/2009

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aeroporto, quaranta precari a rischio - ilaria ciuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Firenze Aeroporto, quaranta precari a rischio A gennaio passeggeri in calo del 10%, la biglietteria affidata all´esterno La crisi era già iniziata a fine 2008: - 12% a novembre e - 13% a dicembre ILARIA CIUTI LA biglietteria se ne va da Peretola, i passeggeri calano del 10% nel gennaio 2009, i lavoratori a tempo determinato non vengono riassunti alla scadenza del contratto. Così protestano i sindacati. La biglietteria è in perdita, la società dell´aeroporto, Adf, non vuole più averla sulle spalle. Farà una gara e cercherà un tour operator a cui affidarla. La sua attività si limita ormai a cambiare il biglietto caso mai salti il volo o a pagare il sovrappiù dipeso della valigia. Troppo poco per tenerla in piedi, considera Adf. I biglietti si comprano sempre più on line, le agenzie di viaggio si salvano con i pacchetti tutto compreso. «Perché non provarci anche al Vespucci? - dice il presidente di Adf, Michele Legnaioli - Ma certo non potremmo essere noi a fare un attività turistica-culturale». Adf cerca un tour operator che guadagni organizzando la vita di chi sta per partire, gli metta in fila gli appuntamenti culturali, fissi il museo, l´auto a nolo, il tour. «Abbiamo molti clienti affezionati - conclude il presidente - che mentre attendono l´aereo per affari potrebbero approfittarne per organizzare una gita fuori dagli impegni o per organizzare la prossima vacanza». Ma i sindacati si preoccupano, anche se i lavoratori a tempo indeterminato della biglietteria resteranno in aeroporto svolgendo altri compiti. «Adf ci ha comunicato il calo del 10% dei passeggeri per giustificare la dismissione della biglietteria e il non rinnovo dei contratti a tempo determinato. Noi pensiamo che non si superi la crisi dismettendo attività. Tantomeno non rinnovando i contratti a precari senza ammortizzatori», protesta la rsa di Cgil, Cisl e Uil. Dice che su circa 220 dipendenti di Adf, dai 50 ai 70 sono a tempo determinato e che di questi ne salterà una quarantina entro il 2009. Insistono: «Pagano sempre i più deboli. Non è colpa dei lavoratori se la società ha sbagliato politica aziendale puntando soprattutto sul lavoro a tempo determinato». Dice Legnaioli: «Da sempre in inverno c´è meno lavoro, ora ce n´è ancora meno. Il contratto a tempo determinato corrisponde a un lavoro stagionale è ovvio che sia limitato nel tempo e che corrisponda ai flussi di traffico». Ora il traffico è in calo. Ci sono meno soldi nel mondo e si sente anche a Peretola. La prima parte del 2008 era andata bene. Poi a agosto é meno 0,1 rispetto all´agosto dell´anno prima, a settembre meno 2, a ottobre meno 3,4, a novembre meno 12,2, a dicembre meno 13, 5: in linea con la crisi finanziaria internazionale. La media di tutto il 2008 è appena un pareggio sul 2007. Nel 2009 continua la tendenza verso il basso. Oltretutto la Sterling, la compagnia aerea svedese low cost che volava da Peretola, è fallita, sono in crisi Alitalia e Meridiana che proprio ieri aveva l´ultimo incontro al ministero per decidere la sorte dei 140 dipendenti già messi in mobilità. A Firenze sarebbero 38 licenziamenti e un Airbus in meno. «Eppure nonostante le difficoltà - conclude Legnaioli - non c´è nessuna crisi aziendale, neanche un licenziamento né un´ora di cassa integrazione». Ma i sindacati promettono battaglia.

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Nove mesi in perdita: pesa su Air France l'altalena del greggio Piano di risparmi e... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 39 del 2009-02-14 pagina 24 Nove mesi in perdita: pesa su Air France l'altalena del greggio Piano di risparmi e blocco delle assunzioni: la Borsa applaude. Addio di Air One (Alitalia) a Lufthansa di Paolo Stefanato Vacilla, ma tiene, il primato di Air France, che dopo il 1994 non ha mai deciso piani di licenziamenti: nemmeno dopo la gravissima crisi provocata dall'attentato alle Torri gemelle. Neppure oggi - al consuntivo dei nove mesi dell'esercizio 2008-2009 - si faranno tagli: ma un drastico piano di risparmi prevede, tra l'altro, il blocco delle nuove assunzioni, con un «sacrificio» equivalente a 1.000-1.200 posti (i dipendenti del gruppo sono 105mila). I conti di Air France sono contrastati: più 3% i ricavi dei nove mesi, a 18,96 miliardi, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, ma crollo degli utili, che da 1,29 miliardi passano a una perdita di 309 milioni. L'obiettivo è comunque quello di chiudere il bilancio con un risultato operativo (non netto) positivo, anche se in una misura che dipenderà - avvertono i manager della compagnia - dall'evoluzione della crisi economica. Il grande imputato resta il petrolio, con le sue oscillazioni. Il caso Air France non è diverso da quello di altre compagnie europee: al momento dell'ascesa dei prezzi ha «bloccato» il prezzo con polizze di copertura che hanno dato beneficio immediato ma che, all'imprevedibile crollo del barile, si è tramutato in una perdita secca e prolungata nel tempo. Si assiste a questo paradosso: in Europa, dove le compagnie si sono assicurate, il 2008 è stato un anno positivo per il trasporto aereo, ma il 2009 - per questo effetto boomerang - sarà negativo. Negli Stati Uniti, dove i vettori, già stremati, non avevano potuto stipulare i (costosi) contratti di «hedging», hanno chiuso un 2008 negativo ma nel 2009 guadagneranno ampiamente, cavalcando in pieno i ribassi. Air France, da parte sua, cercherà di rinegoziare le polizze per contenere le perdite: nel bilancio dei nove mesi il carburante è costato 4,57 miliardi, il 35% più dell'anno prima, dando una determinante spallata agli utili. Parigi, che è il socio di maggioranza dell'Alitalia, ha varato misure speciali: dal taglio del 2% dei posti offerto, a una riduzione di 1,2 miliardi per gli investimenti. La Borsa ha apprezzato, infiammando il titolo fino a un più 7% (3,7% in chiusura). Nel solo terzo trimestre ricavi in linea (meno 0,1%), perdita netta di 505 milioni (da più 139), traffico passeggeri più 3,4% (ma più numeroso in economy che in business) e cargo a picco (meno 12,5%). Da Alitalia è giunta ieri la conferma di una notizia ampiamente prevista con l'arrivo a Roma di Air France: dal 28 marzo (inizio dell'orario estivo), AirOne, confluita nella nuova compagnia, terminerà la sua collaborazione con Lufthansa. Niente più Star Alliance e Miles&More, ma alleanza SkyTeam e programma di fidelizzazione Mille Miglia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Malpensa: sotto osservazione infrastrutture e servizi a clienti (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 15-02-2009)

Argomenti: Alitalia

COMITATO. PER L'AVANZAMENTO SI STRADE E FERROVIE «E' necessario affrontare il nodo cargo per ridurre traffico su gomma» Malpensa: sotto osservazione infrastrutture e servizi a clienti [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA Occorre far presto per i collegamenti con Malpensa e per la realizzazione dei progetti indispensabili per la competitività dello scalo. A fare pressing è Gianfredo Comazzi, presidente della Camera di Commercio di Novara e del Comitato Malpensa, che ha creato un Osservatorio per il monitoraggio delle opere dello scalo lombardo. Da Malpensa, dice Comazzi, passa una buona fetta dello sviluppo economico anche del Novarese, perciò occorre realizzare al più presto le infrastrutture stradali e ferroviarie previste. «Ecco perché dando vita a un Osservatorio sullo scalo, tra le nostre prime preoccupazioni - osserva il presidente - c'è anche quella di verificare, passo dopo passo, le fasi di avanzamento di tutti quei progetti ormai delineati e riconosciuti come essenziali per mantenere lo scalo competitivo». Il Comitato Malpensa, attraverso il presidente Comazzi precisa poi che l'Osservatorio, oltre ad occuparsi dell'avanzamento dei progetti infrastrutturali, controllerà in tempo reale anche i servizi forniti alla clientela: «Con particolare attenzione guarderemo alla clientela business, la più attenta ai tempi e alla funzionalità del trasporto». Infine, un'osservazione: nonostante la politica di de-hubbing attuata a partire dall'agosto del 2007 dalla vecchia Alitalia e proseguita in questi mesi, il traffico su Malpensa non è crollato, è solo sceso. «Grazie al riposizionamento di altre compagnie aeree - riprende Comazzi - l'aeroporto continua a dimostrare la sua vitalità. Del resto stiamo parlando dell'area d'Italia che crea la quota maggior del Prodotto Interno Lordo. In tale contesto, s'inserisce anche la questione cargo: l'alternativa a Malpensa per il traffico merci non è un altro aeroporto nazionale, ma i grandi hub transalpini come Francoforte e Parigi. Lo spostamento oltralpe implica un aumento di traffico su gomma sulla nostra rete autostradale, già duramente congestionata. E' questo quello che vogliono coloro che possono decidere su questioni così importanti per il nostro territorio?». Senza Malpensa-cargo, il territorio piemontese, lombardo e ligure, ma in particolare quello novarese, vedrebbe un aumento sostanziale di mezzi pesante per il trasporto merci.

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L'hostess pasionaria licenziata dalla Cai (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Era uscita al Grande Fratello È già partita la lettera dell'azienda per la protagonista delle lotte Alitalia Adesso vuole tornare in tv nei reality L'hostess pasionaria licenziata dalla Cai Masci e Schianchi A PAGINA 19

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Effetto Alitalia: hotel vuoti (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

ARONA.IL TAGLIO DEI VOLI A MALPENSA SI RIPERCUOTE SUL PIEMONTE Effetto Alitalia: hotel vuoti Mancano piloti e hostess, crollano le prenotazioni sul Lago Maggiore [FIRMA]GIANFRANCO QUAGLIA NOVARA Ecco uno dei primi effetti Malpensa che si abbatte sull'indotto. A pagare il taglio dei voli Alitalia e il calo dei traffici nell'aeroporto milanese è il settore alberghiero del Piemonte, che sino a qualche mese fa ha accolto passeggeri ma soprattuto equipaggi. Una clientela assicurata dalle compagnie aeree (in prima fila Alitalia, poi Air One, e il settore cargo). Tutto cancellato. Tra gennaio e febbraio, con la ristrutturazione del comparto che ha puntato al de-hubbing e la nascita di Cai, sono venuti meno i contratti con gli albergatori del Lago Maggiore, già in difficoltà per la crisi generale che ha spinto le aziende a decurtare congressi e convegni. Una mazzata. Ne sa qualcosa Franco Bertalli, noto albergatore di Arona, la porta del Lago Maggiore, a 35 minuti d'auto da Malpensa. E' titolare di tre alberghi che lavoravano direttamente con Alitalia: «Dal primo gennaio a ieri - dice - ho perso 1800 pernottamenti. Erano piloti, steward, hostess, con un turnover continuo che assicurava una certezza. Di colpo questo flusso si è interrotto: camere vuote e non sappiamo come riempirle. Aggiungiamoci, poi, la disdetta delle aziende che fino a ieri sceglievano il Lago Maggiore come sede per l'attività congressuale. Insomma, un crollo senza precedenti, che ha cambiato improvvisamente i nostri progetti. Il fatto è che non sappiamo quando ci sarà una ripresa della clientela. Stiamo cercando di inventarci nuove promozioni per coprire i buchi, ma fino a questo momento non si intravvedono vie d'uscita. Per ora siamo stati costretti a ridimensionare anche gli organici. Senza ricorrere a decisioni traumatiche abbiamo optato per alcuni pensionamenti, senza riconfermare i contratti a termine». Da Arona a Novara e alla Valle del Ticino. Anche negli alberghi del capoluogo e delle zone circostanti si soffre per l'effetto-Malpensa. Mai come in questa fase il Piemonte avverte che lo scalo internazionale può avere ricadute positive o negative sul suo territorio. Il calo del 20 per cento di traffici negli ultimi due mesi ha influito pesantamente su tutta l'area. La cartina di tornasole è rappresentata dai transiti di auto e camion sulla bretella Boffalora-Malpensa, quei 18 chilometri che dal casello Marcallo-Mesero, a poca distanza da Novara, portano in pochi minuti ai parcheggi dell'hub. L'opera, costata 208 milioni di euro, pensata per collegare velocemente l'aeroporto con la A4, è stata inaugurata a fine marzo del 2008, proprio in coincidenza con il taglio dei voli Alitalia. Il progetto prevedeva una percorrenza di circa 90 mila veicoli al giorno. In realtà ne transitano poco più di diecimila, a dimostrazione che il volume di traffico è ridotto rispetto alle aspettative, con passeggeri in diminuzione e mancanza di sviluppo del cargo.

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Licenziata . E la hostess... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 7 del 2009-02-16 pagina 1 «Licenziata». E la hostess del Gf torna in tv di Redazione Ce l'ha fatta alla fine Daniela Martani, l'hostess catodica che da quando è bambina non sogna di volare, ma di fare tv. Ce l'ha fatta dopo il tira e molla con Alitalia e l'uscita dal Grande fratello per il timore di essere licenziata. Alla fine Alitalia l'ha cacciata per davvero, ma era quello che voleva. Ora coronerà il suo sogno televisivo sbarcando nella «Fattoria» di Canale 5. E adesso chi la ferma più? Terminata la telenovela, comincia il reality. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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manuela, quando il precario è donna "dal posto fisso all'angoscia del futuro" - alessandra longo (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina 25 - Economia Manuela, quando il precario è donna "Dal posto fisso all´angoscia del futuro" "Mio marito è muratore: a Natale ha portato a casa 910 euro" Assunta da Alitalia con la crisi ha perso il contratto: "Mi sembra di vivere un incubo" ALESSANDRA LONGO «Io non credo di avere una vita e una storia particolari. Né credo di aver chiesto, alla vita, cose esagerate. Ho voluto dei figli, una famiglia, questo sì. Diciamo che quando sei precario forse non è previsto, dovresti rinunciare, dovresti mettere da parte te stesso e aspettare tempi migliori. Ma se poi non arrivano, i tempi migliori, che cosa fai? Non vivi? Continui a correre senza raggiungere mai almeno un sogno?». Da ragazza, Manuela Gentili, che ora ha 36 anni, amava molti i cavalli. Nella casetta di Lanuvio, un´ora da Roma, dove vive con il marito Claudio, 34 anni, muratore, e i due figli, Patrizio, sette anni, e Clara, due, c´è un quadro a olio dipinto dalla madre. Manuela ha un vestito rosso, i capelli ricci, un´aria forte, le redini in mano. Monta, senza sella, un puledro bianco. Dietro c´è il mare. Lei è proprio così, come l´ha ritratta la mamma: una che cavalca senza sella nella vita, una che si butta, cade, o la fanno cadere, e si rialza, sempre più pesta, ma si rialza. Quando essere precari diventa una condanna a vita. Manuela lavora al call center dell´ex Alitalia: «Ho fatto otto anni di contratti stagionali. Nel luglio del 2007, la svolta: sono riuscita ad avere il posto fisso, camminavo un metro e mezzo da terra per la felicità ma poi, dopo solo un anno e mezzo, l´ho perso. Con il passaggio a Cai, sono tornata alla casella di partenza. Adesso fra sei mesi non so che cosa mi aspetta e intanto io e la mia famiglia facciamo fatica a tirare avanti, a pagare le bollette, persino a riscaldare la casa perché il gasolio costa troppo». In una cucina piena di giocattoli, Manuela apre il libro dei suoi ricordi, partendo dall´inizio: «Non ho finito l´università, biologia. Una cosa di cui mi pento. Nel 1995 sono volata a Londra. Ragazza alla pari, ma non solo. Anche commessa in un negozio di alimentari, all´ora di pranzo, e badante in un residence per anziani, due notti alla settimana. Sono tornata che parlavo inglese meglio di quelli che vanno al college, mi sentivo un leone, pronta a fare mille cose. Il primo impiego? In uno studio di ingegneria, per tre anni, segretaria factotum, usavo il computer, leggevo e preparavo le gare d´appalto. Nel frattempo entra nella mia vita Claudio. Fa il muratore, è calabrese, in casa sono otto fratelli. Precario anche lui, gira con la Vespa, si arrangia tantissimo. Dopo il lavoro, fa la raccolta delle pigne, vende formaggi, cura i giardinetti dei vicini. Da quando lo conosco ha cambiato otto padroni. Questo Natale ha portato a casa 910 euro, perché sotto le feste è dura, per i muratori. Ma torniamo indietro. Ci fidanziamo e arriva una notizia meravigliosa: mi chiama l´Alitalia, conquisto un contratto al call center: quattro mesi, part time, cinque ore al giorno. E noi facciamo subito i matti, cerchiamo casa. Mio padre all´epoca lavorava in banca, riesce a farci avere il mutuo. 600 mila lire al mese, tasso fisso per 20 anni. Claudio parte per le Marche. Lì c´è da ricostruire, dopo il terremoto. Anni duri, senza quasi mai vederci. Ma le cose vanno bene, l´Alitalia continua a chiamarmi, di contratto in contratto. Sto a casa sempre meno, sono una stagionale per modo di dire. Nel 2001 ci sposiamo, 140 invitati, una settimana a Sharm�». Il 2001 è anche la data della prima crepa seria in Alitalia. Manuela ha un contratto che le scade in ottobre. A settembre cadono le Torri, il mondo si ferma terrorizzato, la gente non viaggia più: «Mi hanno restituito il libretto di lavoro. Niente rinnovo. Che cosa ho fatto? La cassiera in un centro commerciale. Part time, un mese e mezzo sotto Natale. Ho fatto anche un´altra cosa: un figlio� Sì, sono rimasta incinta. I miei genitori si son messi le mani nei capelli. Siete precari, come farete. Io, però, ero felice. Quando l´Alitalia mi ha richiamato, ho detto una bugia, o meglio non ho detto che ero incinta. Temevo che non mi avrebbero ripresa. Ho lavorato fino al settimo mese. E´ nato Patrizio. A tre mesi e un giorno, era già dalla nonna e io di nuovo al call center. Sono aumentati anche i costi di casa. Claudio, mio marito, non conosce la parola riposo. Lavora sette giorni su sette, anche il sabato e la domenica. E´ l´unico modo per sbarcare il lunario, per avere il frigo pieno e comprare i dvd con i cartoni animati ai nostri figli. Perché, nel frattempo, due anni fa, è nata anche Clara, durante il mio ultimo contratto da precaria. Ho esagerato? Non dovevo averli questi figli? Non dovevo costruirmi niente? Io penso di no, penso di non aver fatto nulla di strano. Penso di essermi presa solo un po´ di vita. Non facciamo ferie, stiamo attenti a vestirci, cucino in casa, mai una cena fuori. Eppure, tutta questa fatica non basta a farci arrivare alla fine del mese. Perché in ultimo è successa questa cosa che non avrei mai pensato: sono tornata precaria. Nel luglio 2007 avevo toccato il cielo con un dito, era arrivato il posto fisso. 850, 900 euro al mese, un part time di cinque ore. La possibilità di stare il pomeriggio con i miei figli, andarli a prendere a scuola e in asilo, aiutarli a fare i compiti, portarli a mangiare il gelato o a fare una passeggiata. Ma lo scorso dicembre mi chiama Cai. Io penso: o mi mandano in cassintegrazione o mi restituiscono il mio posto fisso. E invece doccia gelata: mi aspetta un contratto da precaria, otto ore al giorno per sei mesi, rinnovabili, o anche no. Tutto daccapo, come dieci 10 anni fa. "Se non fosse perché ci tengo alla mia dignità, mi butterei per terra. Questo è un incubo", dico alla signora che mi ha convocata. Lei è gentile, quasi imbarazzata: "Auguriamoci tutti che la prossima volta lei venga qui a firmare un contratto a tempo indeterminato". Auguriamoci, dice. Intanto, però, la vita va avanti. Il lavoro al call center ti impone delle regole, devi essere gentile, non ti devi distrarre. Per i clienti sei una voce, non hai una storia, una vita, dei pensieri. Siamo rimaste in poche, alle prese con la nuova gestione, chi chiama vuole risposte e se non ne riceve di adeguate s´innervosisce, se la piglia giustamente con noi. Cavalcare senza sella diventa sempre più difficile. Adesso a casa arrivo tardi e non posso più andare a prendere Clara all´asilo nido. Tenerla lì di più, a parte il dispiacere, mi costa 380 euro. Se ci metti il mutuo, un pediatra, i libri per la scuola, capisci che tirare avanti è un´impresa. Le bollette del gasolio le pago a rate e ho dovuto chiedere un prestito perché ho tamponato con la macchina. Altri 112 euro al mese per cinque anni, ecco qui, è appena arrivata la documentazione. Ho 36 anni, non mi va di chiedere sempre aiuto ai miei. E trovo sbagliato che gente come noi, che lavora dalla mattina alla sera, non sia più in grado di fare niente. L´economia di questo Paese come si riprende se non possiamo spendere un solo euro? Sono ancora la ragazza che si sentiva un leone ma sono stanca di vivere eternamente nell´angoscia di una chiamata. E se quella chiamata poi, a luglio, non arrivasse più?».

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Dietro il milionepagato a Bonolisuna Rai che inseguela tv commerciale (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Dietro il milionepagato a Bonolisuna Rai che inseguela tv commerciale Non ho parole per esprimere lo sdegno che provo nell'apprendere certe notizie che lasciano sbigottiti oltre che amareggiati. Si legge sulle prime pagine che sì, qualcosa si cerca di fare e si fa per rimettere in sesto un'economia piuttosto asfittica. S'ode a destra che il momento è difficilino, da sinistra si risponde con la piazza che è catastrofico e che le cose non vanno come dovrebbero. Le famiglie hanno vita dura, tutto rincara, c'è recessione, insomma non sono rose e fiori. Questo quanto riferiscono i vari telegiornali di diverse tendenze e ovviamente riportano le prime pagine dei quotidiani. Poi si sfoglia il giornale e......ohhh! Ma guarda guarda, si apprende che un certo signore, non si sa di quali doti soprannaturali dotato, si becca la modica cifra di un milione di euro non per aver scoperto qualcosa di vitale nel campo della ricerca scientifica, no, ma per presentare una manifestazione canora. A raccontarla sembrerebbe una battutaccia, ma no, care famiglie italiane, cari pensionati, cari cassintegrati, eccetera, non è una battutaccia, è la verità. Ma saranno soldi veri o sono invece quelli che si usano per il gioco del Monopoli? Perché, se sono veri, a questo punto è proprio il caso di dire che non ci resta che piangere. Eugenio Bosi e-mail 16/02/2009 Lo sdegno per il compenso di Paolo Bonolis è comprensibile, ma ha bisogno di qualche chiosa in più. Il meccanismo che governa la possibilità di guadagnare nello show business (una categoria molto ampia, che riguarda non soltanto lo spettacolo ma anche lo sport di alto livello) è molto semplicemente quello della capacità di moltiplicare l'attenzione. Bonolis ha questa virtù e su questo gioca ben sapendo che la Rai ha l'assoluta necessità di non fallire l'appuntamento di Sanremo. Può piacere o no, ma queste sono le regole del gioco. Ciò che differenzia Bonolis da David Beckham (un nome a caso fra le centinaia possibili nel calcio italiano) è il fatto che la Rai spende soldi pubblici, dunque di tutti noi. Ciò accade perché l'ente televisivo di Stato si è piegato alla logica della tv commerciale, fin dall'inizio dell'affermazione di quest'ultima in Italia. È da almeno vent'anni che si dibatte che cosa deve essere la tv pubblica in rapporto a quella privata e non se ne viene fuori, nel senso che non si hanno apprezzabili differenze di programmazione. È possibile che adesso, con la crescente crisi della tv generalista, si avvicini una qualche soluzione. Ma, a mio parere, non ci può essere senza che i partiti abbandonino la loro presa sulla Rai, una situazione che l'ha ridotta (come sostiene Carlo Rognoni, già direttore di questo giornale, parlamentare di sinistra e poi membro del consiglio di amministrazione Rai) alla stregua dell'Alitalia. Il progressivo successo della tv satellitare e lo stallo del digitale terrestre hanno scompaginato il quadro, fino a renedere sempre più giurassico lo status quo. 16/02/2009

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ROMA Daniela Martani, l'hostess reduce dal "Grande Fratello", è stata licenziat... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)

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Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Daniela Martani, l'hostess reduce dal "Grande Fratello", è stata licenziata dalla nuova Alitalia per «immotivata indisponibilità all'impiego». La pasionaria delle battaglie sindacali di Fiumicino aveva lasciato il reality per evitare provvedimenti punitivi.

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Qui accanto e sotto, la ex pasionaria delle hostess Alitalia: in divisa da lavoro e nei panni... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi Qui accanto e sotto, la ex pasionaria delle hostess Alitalia: in divisa da lavoro e nei panni di "femme fatale"

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Uscita dal "Grande Fratello", Daniela via anche da Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi Uscita dal "Grande Fratello", Daniela via anche da Alitalia La bella hostess licenziata per «immotivata indisponibilità all'impiego»

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MILANO - Daniela Martani viene "nominata" da Alitalia. La hostess ex pasionaria, f... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Lunedì 16 Febbraio 2009 Chiudi di ROSARIO DIMITO MILANO - Daniela Martani viene "nominata" da Alitalia. La hostess ex pasionaria, fotografata col cappio al collo e divenuta l'icona della lotta sindacale di metà settembre durante il braccio di ferro col governo e Cai, dovrà uscire dalla compagnia aerea. Dopo essere uscita lei, spontaneamente - o quasi - ai primi di febbraio, dalla casa del Grande Fratello, dove era entrata il 12 gennaio, ma solo nell'estremo tentativo di mantenere il posto di assistente di volo. Due giorni fa, secondo quanto risulta a Il Messaggero, tramite raccomandata che verosimilmente le verrà consegnata oggi, il direttore del personale della compagnia Giovanni Di Stefano, le avrebbe fatto partire la lettera di licenziamento. «Per risoluzione del rapporto di lavoro, con effetto immediato, per giusta causa non essendosi presentata due volte in servizio ed essendo venuto meno il rapporto fiduciario a seguito del comportamento da Ella posto in essere». Questa la motivazione del provvedimento compilato con l'assistenza dell'avvocato Marco Marazza di Roma, il giuslavorista che ha assistito Cai dai tempi del confronto-scontro sindacato-azienda sui nuovi contratti di lavoro culminati col ritiro il 18 settembre dell'offerta presentata al commissario Augusto Fantozzi e con il rientro in pista una settimana dopo, grazie alla mediazione del governo. Proprio per festeggiare il ritiro di Cai, la Martani è stata immortalata col cappio al collo ("Questa la vera cordata") e la sua collega Maruska Piredda mentre esultava. La Martani ha disertato due impegni di lavoro, ai primi di gennaio, quando Alitalia non era ancora effettivamente passata alla gestione della cordata di Cai, e il 23 gennaio: tutte e due volte sarebbe stata sostituita sul volo Roma-Tokyo. Il 12 gennaio, cioè il giorno in cui, alle ore 23, si è verificato il passaggio della compagnia aerea dalla gestione commissariale di Fantozzi a quella di Cai, la hostess avrebbe presentato una domanda di aspettativa. E la richiesta sarebbe stata rinnovata a fine mese. Alitalia ora fa sbarcare definitivamente l'assistente di volo, che aveva firmato l'assunzione qualche giorno prima di Capodanno, «anche per giustificato motivo soggettivo avendo comunque posto in essere un notevole inadempimento ai suoi obblighi di lavoratore così come richiamato nelle lettere di contestazione». La missiva contiene accuse precise. «Per quanto riguarda la sua immotivata indisponibilità all'impiego» si legge nel provvedimento, «la gravità del comportamento è confermata dal fatto che l'indisponibilità si è protratta nel tempo ed è sempre stata esclusivamente riconducibile alla sua libera e consapevole scelta di partecipare a uno spettacolo televisivo anzicchè onorare gli impegni assunti con la stipulazione del contratto di lavoro». Prima di passare alle vie di fatto, la compagnia aerea guidata da Rocco Sabelli, avrebbe mosso alla Martani due contestazioni disciplinari formali, la prima il 23 gennaio, la seconda il 30 gennaio. Alla prima la Martani avrebbe risposto il 30 gennaio, all'altra il 9 febbraio. «A ulteriore conferma della incongruenza e pretestuosità delle motivazioni», prosegue il provvedimento di licenziamento, «dobbiamo rilevare che durante l'intervista pubblicata sul settimanale "Chi" dell'11 febbraio scorso, ha dichiarato quanto segue: "Non potrei fare la hostess, adesso devo onorare il contratto di un anno con Endemol. Non avrei i soldi per pagare le penali». Un provvedimento che quasi certamente la 35enne assurta agli onori della cronaca impugnerà, come ha già annunciato da tempo, tramite i suoi legali Vincenzo Cerulli Irelli, Alessia Montani, Rosario Siciliano. Ma che Alitalia non volesse perdonarla era nell'aria. Qualche giorno prima che abbandonasse il reality, il presidente Roberto Colaninno, intervistato da Lucia Annunciata, era stato eloquente: «Deve essere trattata con severità».

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Colaninno licenzia l'hostess del Gf (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

stampa in trattative per "La Fattoria" Colaninno licenzia l'hostess del Grande fratello Licenziata dalla Cai, l'ormai ex hostess Alitalia Daniela Martani non resterà disoccupata a lungo. Sono già state avviate da tempo trattative per partecipare al nuovo reality di Canale 5 La Fattoria, condotto da Paola Perego e in programma da domenica 8 marzo. Il nome della Martani è nella lista dei probabili, ed era condizionato evidentemente alla ripresa del suo lavoro come assistente di volo. Eliminato il problema, la Martani con ogni probabilità dovrebbe partire per Paraty, a sud di Rio de Janeiro in Brasile, per tentare la vita faticosa dei contadini insieme a Fabrizio Corona, Lele Mora, Marina Ripa di Meana, la vedova Funari e altri personaggi dello spettacolo. La produzione della Fattoria del resto è Endemol Italia, la stessa del Grande Fratello e la Martani, come gli altri concorrenti dentro la casa, ha firmato un contratto che prevede un anno di impegni vari. L'hostess pasionaria, romana, 35 anni, simbolo mediatico con il fotogenico cappio al collo durante i giorni caldi della vertenza sindacale dell'Alitalia, non aveva mai nascosto la sua vocazione allo spettacolo. «Sono stata hostess per più di 10 anni, ma la mia passione è il canto e la recitazione. Con il cuore resto nella casa ma con la testa devo uscire», aveva detto tra le lacrime subito dopo aver accusato la Cai di «ritorsione» nei suoi confronti, quasi un «capro espiatorio». Uscendo, intendeva «difendere il posto di lavoro», ma c'è chi già in quelle ore aveva malignato su un'uscita teatrale con la consapevolezza che la lettera di licenziamento era già partita nei suoi confronti. I guai erano cominciati quando non si era presentata il 23 gennaio a Fiumicino per imbarcarsi e lavorare sul volo per Tokyo. Pur di entrare nella casa televisiva, la Martani aveva chiesto la cassa integrazione volontaria non potendo chiedere l'aspettativa, «nè ad Alitalia che stava chiudendo nè a Cai che stava aprendo», aveva detto. Il presidente Cai Roberto Colaninno del resto aveva fatto capire l'aria: «Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente».

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Troppo facile fare <bad bank> coi soldi pubblici (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Troppo facile fare «bad bank» coi soldi pubblici Massimo Bongiorno «Zombie, morti che camminano» le chiama Nouriel Roubini, l'economista della NY University diventato famoso per aver previsto i dettagli di questa crisi tre anni fa. Sono le banche «di stampo anglosassone», quelle additate come modello fino all'ottobre 2007 e da lì in poi fallite a decine o tenute in piedi con iniezioni gigantesche di denaro pubblico. All'epoca Roubini veniva snobbato, o più semplicemente ignorato, dai maitre a penser del liberismo selvaggio. Oggi, invece, è considerato una specie di Cassandra del XXI secolo. Bene. Secondo Roubini «non c'è dove nascondersi», perché le perdite complessive del sistema bancario Usa sono almeno 2,5 volte superiori al loro capitale: circa 1400 miliardi di «asset» contro una voragine di 3600 miliardi di dollari. Si può essere più o meno d'accordo su questi numeri, quel che è certo è che comunque i governi «di stampo anglosassone» stanno applicando alla lettera le ricette di Roubini. E nazionalizzano a più non posso. Così gli Usa, da baluardo del liberismo si sono trasformati in laboratorio dello statalismo. Domani il presidente Barack Obama firmerà il piano straordinario da 783 miliardi appena approvato dalla Camera, mentre Wall Street, chiusa per festività, si lecca ancora le ferite (in nove mesi il Dow Jones ha perso 5 mila punti). Ma facciamo un passo indietro. Quando nel settembre 2008 il mondo della finanza trasecola per l'annuncio del fallimento della blasonata Lehman Brothers, erano già 15 le banche che oltreoceano avevano portato i libri in tribunale. Ufficialmente, la Casa Bianca decise di abbandonare Lehman al suo destino per dare un «segno di rigore» ai mercati. Ma intanto aveva già salvato (e si apprestava a salvare) altri giganti a un passo dal collasso. Il battesimo del fuoco avvenne con l'affaire Bear Stearns, il cui titolo a inizio 2007 valeva 170 dollari. A maggio 2008 se la compra JP Morgan pagando 10 dollari ad azione con 28 miliardi «giratigli» dalla Fed. Soldi pubblici. Un giochetto che l'amministrazione Bush ripeterà con Washington Mutual. Ma era solo l'aperitivo. Il piatto forte arriva col salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac. I due colossi dei mutui «sani», non i subprime quindi, avevano messo a garanzia degli oltre 5 mila miliardi di prestiti titoli che erano diventati nel tempo carta straccia. Nessun problema: a garantirli, da settembre 2008, ci pensa il Tesoro Usa. Che parte mettendo nell'affare 200 miliardi, ma sta ripianando trimestralmente debiti che nessuno sa quantificare con precisione. Pochi giorni ancora e c'è il bis: il «gigante» assicurativo Aig azzera quasi la sua capitalizzazione di borsa in 48 ore. Per evitare il crac lo Stato questa volta sborsa 85 miliardi e si mette il tasca l'80% della società. E arriviamo al 2009. Con l'operazione Bank of America, rifinanziata dallo Stato a metà gennaio con 138 miliardi di dollari, dopo i 25 elargiti a ottobre. In questo caso, il governo si è servito di Merrill Lynch, advisor protagonista di altre nazionalizzazioni anche in Europa. Da ultimo, il «salvataggio continuo» su Citigroup, l'ex prima banca al mondo. Venticinque miliardi a ottobre 2008, altri 20 a novembre e poi garanzie federali per 306 miliardi di titoli «rischiosi» in portafoglio. In cambio Citi licenzia oltre 5 mila dipendenti e si divide in due: Citicorp, col core business e Citi Holdings, la bad company con le attività no core. Riconoscete lo schema? E' quello della «bad bank» di cui si fa un gran parlare in Europa: «liberare» i bilanci delle banche a un passo dal collasso da debiti e carta straccia e appiopparli allo Stato, cioè trasformarli in debito pubblico. In fondo niente di nuovo. Alitalia docet.

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Il Comune stanzia 2 milioni per la Soge (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 16-02-2009)

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Oggi è Lun, 16 Feb 2009 Edizione 28 del 14-02-2009 MILANO - E Albertini interviene su Glisenti Il Comune stanzia 2 milioni per la Soge di Marco Giusti Il Comune di Milano, in qualità di socio di Expo 2015 spa, ha stanziato 2 milioni di euro per la capitalizzazione della società che gestirà l?esposizione universale. L?impegno economico, deliberato oggi dalla Giunta, è immediatamente disponibile, visto che non deve essere ratificato dal consiglio comunale, come invece è avvenuto l?altro ieri a Palazzo Isimbardi. La società di gestione può dunque ora contare su 6 milioni per la propria capitalizzazione, visto che nei giorni scorsi anche Camera di Commercio, Regione Lombardia e Provincia di Milano hanno stanziato ciascuno la propria parte. All?appello mancano ancora i 4 milioni del ministero dell?Economia. Per quest?ultimo contributo occorrà attendere la conversione in legge del decreto milleproroghe: già approvato in Senato, il provvedimento dovrà ora passare all?esame della Camera. Compiuto quest?ultimo passaggio parlamentare sarà convocata l?assemblea dei soci di Expo 2015 spa per deliberare l?aumento di capitale. ?Tutti sono utili, nessuno indispensabile?. Con questo vecchio adagio l?ex sindaco di Milano Gabriele Albertini è intervenuto ieri sul dibattito legato all?impasse della società di gestione di Expo e sull?opportunità, sollevata nei giorni scorsi dalla Lega, che il braccio destro di Letizia Moratti, Paolo Glisenti, rinunci al ruolo di amministratore delegato. ?Se il problema, come si sta delineando - ha aggiunto Albertini, al termine di un convegno all?Ispi sull?integrazione europea - è che il rapporto fiduciario tra la persona nominata dal Comune e il sindaco non è attrettando fiduciario con gli altri membri della Soge, allora deve essere risolto collegialmente con un?indicazione diversa: dopo tutto ci sono altre persone, altre figure?. Del resto l?ex primo cittadino milanese ha giudicato pretenziosa la volontà iniziale di Palazzo Marino di voler concetrare gran parte dei poteri di gestione sul proprio rappresentante. ?Aver preteso inizialmente - ha aggiunto - che con il 20% di capitale si ottenesse il 100% del potere di gestione in capo a una sola persona è stato un tentativo legittimo, ma con scarsa possibilità di successo. E poi non si può ignorare che l?80% del capitale probabilmente ha in mente persone e ruoli diversi da quelli che immagina il sindaco di Milano?. Conversando con i cronisti, l?ex sindaco si è infine detto certo che, in questo momento di crisi, il progetto per l?Expo di Milano sarà ridimensionato rispetto a quanto contenuto nel dossier di candidatura. ?Il ridimensionamento del progetto - ha concluso - è inevitabile, a prescindere dal ritardo già accumulato. Il salvataggio delle banche, la protezione di Alitalia e l?assistenza a imprese sull?orlo del fallimento sottrarranno energie e risorse a progetti come Expo. Mi auguro che a questo scenario contratto non si aggiunga l?incapacità di risolvere i conflitti all?interno della Soge?.

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Gf9, nuovi arrivi: la signorina Lea e Marco? (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 16-02-2009)

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unicredit e regione lazio per i prestiti agli ex-alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

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Pagina XIV - Roma Condizioni speciali Unicredit e Regione Lazio per i prestiti agli ex-Alitalia I cassintegrati Alitalia potranno ottenere l´anticipo delle somme cui hanno diritto rivolgendosi agli sportelli Unicredit. Grazie ad un accordo siglato con Regione Lazio e Unionfidi, sarà possibile avere un finanziamento fino a 3.000 euro come anticipo della "cassa" esibendo il documento di riconoscimento e la lettera di collocazione in mobilità.

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Lavoratori in esubero di Alitalia1.500 domande irregolari (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Lavoratori in esubero di Alitalia1.500 domande irregolari la protesta di filt, fit, uiltrasporti e ugl roma. Sono circa 1.500 le domande di cassa integrazione straordinaria di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi procedurali. Tanti sono i moduli, infatti, che mancano all'appello e che contengono i dati tecnici, quali le coordinate bancarie di questi dipendenti, necessari per poter erogare l'assegno di cassa integrazione. È questa, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, l'indicazione emersa nel corso dell'incontro che il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha avuto ieri con tutte e nove le sigle di categoria. Un incontro convocato, nei giorni scorsi, dopo che Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl avevano inviato una lettera allo stesso Fantozzi nella quale chiedevano conferma di voci insistenti che parlavano di irregolarità nell'iter di presentazione della domanda per circa 2.000 lavoratori. «La nostra richiesta di chiarimento era più che fondata», hanno sottolineato le stesse fonti al termine della riunione. Fantozzi si sarebbe impegnato ad accelerare i controlli per trovare una soluzione perché l'Inps possa procedere a una normale erogazione dalla fine di marzo. E per questo, tra l'altro, sono stati richiamati dalla cigs altri sette lavoratori amministrativi. La responsabilità di queste procedure di cigs, avrebbe poi spiegato Fantozzi, è in capo al commissario straordinario ma il trattamento di tutti i dati del personale è in carico, attraverso un contratto di servizio, agli uffici amministrativi di Alitalia-Cai. 17/02/2009

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expo, scontro a casa berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Milano Al vertice di Arcore invitati Moratti e Formigoni. In Consiglio sì bipartisan all´appello del sindaco: Alitalia riveda il piano Expo, scontro a casa Berlusconi Tremonti e la Lega all´attacco su finanziamenti e ruolo di Glisenti Showdown a casa Berlusconi. Le tensioni sull´Expo 2015 si trasferiscono, per una sera, ad Arcore, dove siedono allo stesso tavolo, con il premier, tutti i protagonisti della battaglia: Letizia Moratti, Roberto Formigoni, il ministro Tremonti, il capo della Lega Umberto Bossi (con Calderoli), il reggente di An Ignazio La Russa. Sul tavolo la questione dei finanziamenti mancanti e il ruolo dell´ad Paolo Glisenti, la cui posizione sembra sempre più appesa a un filo. Nel pomeriggio, la Moratti ha lanciato in Consiglio comunale il suo appello sugli aeroporti milanesi: l´Alitalia ci ripensi, riveda il piano industriale, rilanci Malpensa e consenta lo sviluppo di Linate. Appello che ha raccolto consensi sia a destra che a sinistra. MONESTIROLI E PIANO ALLE PAGINE II E III

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moratti: "alitalia riveda il piano" e dal consiglio un sì bipartisan - teresa monestiroli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina II - Milano Moratti: "Alitalia riveda il piano" e dal Consiglio un sì bipartisan Lettera al governo: non fate morire Linate e Malpensa La Regione: potremmo accettare di tagliare a 6-7 milioni i passeggeri del Forlanini Majorino (Pd): Milano ha bocciato la Cai, finalmente l´ha capito anche la destra TERESA MONESTIROLI Chiede ad Alitalia di «rivedere il piano industriale» e «rilanciare l´aeroporto di Malpensa». In alternativa, se questo non fosse possibile, almeno di «liberalizzare la tratta Milano-Roma, la più redditizia, dove oggi la compagnia italiana opera in regime di monopolio». è un messaggio diretto quello che il sindaco Letizia Moratti lancia a governo e Cai nel suo intervento di apertura della seduta straordinaria del consiglio comunale dedicata agli scali milanesi. Una posizione sposata in toto dai consiglieri che all´unanimità votano una mozione bipartisan presentata dal Pd. «Questa sera - dice il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino - Milano ha bocciato il piano di Cai. Siamo soddisfatti che finalmente anche dal centrodestra, a partire dal sindaco di Milano, si inizino a sostenere cose che noi ripetiamo da mesi: cioè che Alitalia non tutela gli interessi dei milanesi e che Linate rischia di andare incontro a un destino crudele». Punto su cui il sindaco insiste in maniera particolare tanto che a fine seduta spiega: «Ho consegnato un documento al presidente Berlusconi e al sottosegretario Letta. Adesso mi aspetto che lo esaminino e che si possa discuterne al più presto». Un discorso di trenta minuti in cui il primo cittadino elenca i risultati positivi ottenuti da Sea nell´ultimo anno - nonostante il dehubbing - , e con parole accalorate difende non solo Malpensa, ma anche Linate. Perché la condizione posta da Cai per il rilancio dell´hub milanese - che Linate si riduca a navetta per Fiumicino - «è economicamente e industrialmente insostenibile. La conseguenza di tale azione - dice - potrebbe essere l´integrale chiusura di Linate che appare dannosa per il sistema paese visto il bisogno di capacità del sistema aeroportuale italiana». «Mi auguro che Alitalia - conclude il sindaco - , che pur essendo una società privata ha ottenuto tanto dal governo, ricambi con la consapevolezza dell´interesse sociale del suo ruolo e non riportandoci sempre al fatto che è una compagnia privata. Il ruolo sociale di una compagnia che si propone come "salva bandiera" va rivisto. In caso contrario se è una compagnia veramente privata non può godere di tutte le facilitazioni che finora le sono state date. è con questo spirito costruttivo ma determinato che chiediamo ad Alitalia di rivedere il proprio piano e in alternativa, al governo di consentire fin da subito a Sea, Linate e Malpensa di potersi sviluppare secondo le proprie capacità, senza chiedere sovvenzioni e sussidi». Pieno sostegno al sindaco arriva da Roberto Formigoni, presidente della Regione, che torna a ribadire la necessità di salvare Linate. «Stiamo lavorando con Alitalia - dice il governatore - per vedere se è disponibile a disporre di uno scalo che sia un hub e di un city airport che non sia ridotto alla tratta Milano-Roma. Una razionalizzazione accettabile potrebbe essere quella di portare Linate a 6-7 milioni di passeggeri contro i 9 attuali». Un appoggio è arrivato anche dalla Lega che, nel caso governo e Cai non diano risposte immediate, è pronta a indire una giornata di chiusura totale di tutte le attività pubbliche e private della Lombardia. Da Basilio Rizzo, consigliere della Lista Fo, arriva invece la proposta di boicottare la compagnia italiana scegliendo, quando è possibile, altri vettori. Infine ieri il presidente della Provincia Filippo Penati ha inaugurato a Linate un gazebo per raccogliere firme in difesa dello scalo cittadino.

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Fisco, la via dimenticatadella lotta all'evasione (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2009)

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Fisco, la via dimenticatadella lotta all'evasione luigi leone La proposta della Cgil di introdurre una tassazione extra, una tantum per due anni, sui redditi superiori al 150.000 euro è la migliore dimostrazione che l'organizzazione guidata da Guglielmo Epifani in troppi momenti fa politica e non sindacato. Alla Cgil, come alle altre sigle, non è ovviamente vietato di avanzare delle idee, però la materia fiscale è questione che più tipicamente appartiene alla sfera della politica: tocca al governo di turno e alla minoranza parlamentare di turno confrontarsi, o scontrarsi, per definire le linee di tendenza in materia di tasse e non può essere un sindacato a dettare la loro agenda. Difatti, la cosa peggiore è che ampi settori del Pd si siano subito "messi a zerbino", sposando l'ipotesi di Epifani e indirettamente dando ragione a chi ritiene che, oggi, il vero leader dell'opposizione sia appunto il capo della maggiore organizzazione sindacale del Paese. Si tratta di una riserva "istituzionale" che non è né marginale né formale. Allo stringere del discorso, infatti, la Cgil non fa il suo mestiere, chiedendo di ridurre la fiscalità ai propri "assistiti" - e una volta conseguito l'obiettivo sia poi l'esecutivo a spaccarsi le meningi su come e dove trovare le risorse - ma se ne esce indicando un percorso populista che non risolve il problema ed è buono solo per agitare la piazza. Qui stanno i timori della Confindustria sul riaccendersi della lotta di classe e qui, soprattutto, sta il pericolo di alimentare estremismi di cui non si avverte alcun bisogno. Ma che sono incombenti date le oggettive difficoltà economiche in cui si dibattono strati crescenti della società italiana. Nel merito della vicenda, poi, la proposta della Cgil ha un limite intrinseco che è quello dell'iniquità. Certo, rispetto a ciò che diceva e pensa l'ex ministro Vincenzo Visco, Epifani raddoppia la soglia della ricchezza, portandola da 75.000 a 150.000 euro, ma egualmente non tiene in conto il fatto che, comunque, a essere colpiti sarebbero contribuenti non in grado di sottrarre un solo euro al fisco. Il discorso non è nuovo, ma vale la pena riaffrontarlo: in questo Paese il margine di evasione rimane così alto, che già nel quotidiano concretizza autentiche ingiustizie. Le agevolazioni sulle rette degli asili e sulle tasse universitarie, l'accesso ad alcuni servizi comunali, gli sgravi qua e là previsti dalla ciclopica e sovente contraddittoria legislazione tributaria sono negati a chi ha uno stipendio, per quanto ben superiore alla media, e vanno anche appannaggio, invece, degli infingardi che possono sottrarre all'erario una parte, a volte consistente, dei loro guadagni. Come può, la Cgil, ritenere che si possa ulteriormente appesantire un simile scenario? In realtà, questa vicenda richiama quella riguardante la riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti: ragionevolmente, nessuno può ritenere che i risparmi che si produrrebbero risolverebbero alcunché, ma è e resta una battaglia di principio, tesa a porre il sistema politico italiano in linea con il resto del mondo. Allo stesso modo, l'irrisolta questione fiscale va presa in punta di principio e se l'obiettivo è portare la pressione delle tasse a livelli più accettabili non c'è altra strada che avere come faro l'articolo 53 della Costituzione. Il quale testualmente recita: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». I passaggi chiave sono la capacità contributiva e il criterio di progressività. La prima stabilisce che le tasse si pagano indipendentemente dai servizi di cui si beneficia, il secondo che le imposte crescono in modo più che proporzionale rispetto all'imponibile (ma non fino al punto, ovviamente, da poterlo assorbire tutto). Se questa è la realtà codificata, ciò che occorre al Paese non sono estemporanee imposizioni come quella proposta dalla Cgil, ma un vero ed efficace argine all'evasione. Più di qualsiasi considerazione, sono i numeri a dire quanto le cose cambierebbero: secondo stime recenti, infatti, il mancato gettito per l'erario è pari ad almeno il 7% del prodotto interno lordo. Vale, cioè, la mostruosa cifra di 105 miliardi di euro! Perché ciò possa accadere è spiegato da corposi tomi: la struttura produttiva del sistema economico italiano, fatto prevalentemente di piccole e medie imprese; uno scarso senso della moralità pubblica degli italiani rispetto ai contribuenti di altri Paesi; la complessità del nostro sistema fiscale; l'elevata percentuale di contenziosi che si chiudono a sfavore dello Stato, sebbene moltissimi accertamenti vadano a buon fine; l'inefficienza del sistema di riscossione. Anche quest'ultimo elemento offre, in termini di cifre, uno spaccato interessante: ogni anno vengono accertatati circa 30 miliardi (il 2% del Pil) di maggiori imposte che sarebbero dovute all'erario, ma solo 3 miliardi vengono effettivamente recuperati. Di tutto questo stiamo parlando ed è surreale che le organizzazioni sindacali - la Cgil in testa - non abbiano finora "rovesciato i tavoli" per ottenere dai governi che si sono succeduti alla guida del Paese ciò che tutti i partiti, da sempre (e comunque sia stata disegnata la geografia della politica) hanno puntualmente inserito nel proprio programma elettorale: le riforme di cui l'Italia ha urgente necessità per affrancarsi dalla regola secondo cui "tutto è a posto, ma niente in ordine". Se, invece, la Cgil e il suo leader vogliono porre una questione relativa all'assurdità degli emolumenti assegnati ad alcuni top manager, il discorso può avere una sua rilevanza intanto partendo dal settore pubblico, ma senza dimenticare che l'argomento va affrontato ricordando che non è così insensato applicare un criterio di proporzionalità fra l'appannaggio e i risultati ottenuti. Il vero scandalo sono gli "stipendi d'oro" riconosciuti a "figliocci" della politica che hanno sfasciato l'Alitalia piuttosto che le Ferrovie, non i pur munifici assegni incassati da chi ha portato la propria azienda a livelli di eccellenza. C'è, insomma, una gradualità di cui va tenuto conto, sebbene senza superare i limiti di un etico buon gusto. Quanto al settore privato, la risposta più ovvia è che ognuno fa del proprio denaro ciò che desidera. Prima, però, deve averci pagato le tasse sopra. E, poi, va verificato che non ci siano distorsioni di sistema. Come nel caso delle "stock option" ai grandi banchieri, ad esempio. Ma non è dal centrosinistra così caro alla Cgil che si sono levate le voci più acute quando s'è trattato di "giudicare" - e "assolvere" - altissimi dirigenti, di banca e non solo, le cui gestioni sono state a dir poco discutibili? leone@ilsecoloxix.it 17/02/2009 montagna di euroIn Italia le tasse sottratte all'erario ammontano a 105 miliardi: valgono il 7 per cento della ricchezza prodotta ogni anno 17/02/2009 Spinte alla politicaAnziché avanzare proposte estemporanee, il sindacato "rovesci i tavoli" affinché tutti paghino il dovuto 17/02/2009 giorgio bertone Il fatto che la proposta del braccialetto elettronico di sicurezza avanzata dal sindaco di Genova, Marta Vincenzi, abbia travalicato le pagine locali per fare capolino in quelle nazionali non mi pare vada attribuito né ridotto a una trovata autopubblicitaria, o al solito "effetto annuncio". Il fatto tocca un ganglio sensibile, all'interno della fenomenologia della vita quotidiana che acquista sempre maggior peso in tempi di crisi economica, di "fede nel sociale" e di privatismo. Non credo dunque si possa liquidare quella che è - e non c'è ragione per non concedere il presupposto della buona fede - una sperimentazione, del resto annunciata da tempo. Una sperimentazione limitata, certo, ma che discende dal buon proposito di provare, tentare di rendere più decente e più sicura la città. Non in base agli indici oggettivi di sicurezza (percentuali di furti, rapine, delitti, etc...), poiché il sindaco non è ignaro, e lo ha detto a chiare lettere, che Genova resta una delle città relativamente più tranquille. Ma in base a quella "insicurezza percepita" su cui si è impostata un'intera campagna elettorale (presto dimenticata da chi la volle, in favore di temi etici ben più esplosivi, emotivi e cavalcabili al gran galoppo sul destriero dell'ideologia integralista). Una campagna elettorale su cui s'instaura una continua campagna mediatica che alimenta, a volte inventa e crea la medesima "insicurezza percepita" con cui, però, vanno fatti i conti. Liquidare il bracciale elettronico come gadget, ossia ninnolo, aggeggio superfluo e promozionale, mi pare risponda bene a un'altra ideologia, questa volta trasversale: il benaltrismo. Ovvero: di fronte a qualsiasi proposta - frequentemente, di necessità, minima - si alzano le spalle e si dice che c'è ben altro: i poveri, i deboli, la crisi generale e fors'anche l'apocalisse atomica e il collasso climatico del pianeta. Tutte cose di fronte alle quali il "gps" (global positional system) non può che apparire un innocuo e sciocco diversivo, il tamagochi dell'ultima ora. Le proposte non vengono valutate e comprese per quel che sono, nello stretto perimetro in cui cautamente vengono avanzate, ma contrastate subito, quasi si trattasse di questioni fondamentali, dottrine sociologiche o teologiche. Se, per esempio, offrire al viaggiatore appena arrivato - invece che un cesto di fiori e frutta o un bel dépliant - un braccialetto di sicurezza può infondergli una certa dose di inquietudine, si può sempre ampliare l'offerta: l'apparecchio fornisca innanzitutto notizie, aiuti, indirizzi, indicazioni di persone addette all'ospitalità più serena e rassicurante. E "anche" un servizio di sicurezza. Uno tra i tanti, ben spiegato nella sua funzione. Di modo che il messaggio al turista non sia insito nella presenza dell'apparecchio stesso, di per sé freddo e minaccioso. C'è invece un'ultima osservazione. Riguarda, in generale, tutte le soluzioni di questo tipo, che hanno nell'elettronica, nell'automatismo, nel controllo telefonico o telematico a distanza il loro perno esclusivo o quasi. Viviamo in una società in cui alla tecnologia si delegano sempre più le funzioni che per qualche ragione non vogliamo o sappiamo o possiamo più affidare all'occhio, alla mano umana. In molti casi la tecnologia funziona benissimo. Che so, per circolare nel centro di Londra le auto private devono pagare un pedaggio? Un sistema di fotocamere fotografa la targa e nel giro di pochissimi giorni la cifra da pagare arriva a casa. Nel caso, invece, di situazioni sensibili che coinvolgono i rapporti sociali, psicologici, la libertà di movimento, la sicurezza, affidarsi quasi esclusivamente alla tecnologia può risultare non solo una scelta (obbligata?) di ripiego, ma fallace in sé. Non perché il gps possa non funzionare (mai provato a usarlo tra le pareti delle montagne? Spesso è un disastro) o il telefonino si trovi fuori campo o il call center muto come una tomba. È questione più generale: davvero è consigliabile affidarsi sempre di più al "virtuale"? Cioè alla possibilità che una catena di strumenti elettronici si metta in moto per aiutarci? Non succede forse spesso - anche nell'amministrazione, nella burocrazia (la quale per salvare il suo potere millenario si è subito alleata con l'informatica), nella pianificazione - che l'eccesso di credito negli automatismi delle procedure visive a distanza, di "mappatura elettronica" del territorio e dei soggetti, dove la mano, l'occhio e il piede dell'uomo vengono emarginati, finisca per disconoscere il "reale"? O addirittura che un eccesso di "virtuale", nel suo funzionalismo asettico e probabilistico, provochi la reazione, il feedback del "reale" più grosso e pesante, magari sotto forma di ronde o peggio? Giorgio Bertone è ordinario di Letteratura italiana all'Università di Genova. 17/02/2009

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LA RAI non È l'alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

LA RAI non È l'alitalia Caro direttore, ogni tanto qualcuno se ne esce dicendo che la Rai è come l'Alitalia. Falso. Quello che non funziona non sono i conti ma è la cattiva politica che si insinua dappertutto. La Rai non ha un euro di debiti. Finora tutti gli investimenti sono stati finanziati senza ricorrere al credito bancario. Di questi tempi non è male! Gli abbonati sono più di 16 milioni e pagano 107,5 euro, il canone più basso d'Europa. Se anche gli altri 4 milioni di telespettatori che guardano la tv, come risulta dall' auditel, non fossero evasori, la Rai incasserebbe 400 milioni di euro in più. Beh si potrebbe davvero dare un bel colpo di acceleratore all'innovazione e la Rai potrebbe dare un contributo più grande all'industria culturale. Gli anziani soli e con la pensione al minimo potrebbero non pagare più il canone. Sono tutte rose e fiori? Certo che no. La crisi ha cominciato a mordere anche in Rai. Viene giù dal cielo l'ira di dio di pioggia, grandine, neve e non basta l'ombrello. In uno degli ultimi Consigli abbiamo approvato il budget 2009. La Rai potrebbe chiudere il bilancio con una perdita contenuta, vicino ai 30 milioni su un fatturato che supera i 3 miliardi. Per arrivare a questo risultato il dg Cappon ha proposto di recuperare il grasso, ormai limitato, che si nasconde nelle pieghe del pancione Rai. Tra tagli e risparmi (compreso il blocco degli stipendi) recuperiamo più di 100 milioni. E se la crisi dovesse continuare nel 2010? Un'azienda come la Rai ha grandi risorse, dal patrimonio immobiliare a quello tecnologico - come le torri per distribuire il segnale tv e che servono anche alla telefonia mobile. Ha una sovrabbondanza di testate editoriali: dodici quando la Bbc ne ha una. Chi arriva nella bufera deve immaginare anche interventi strutturali coraggiosi. Quello che è chiaro è che la Rai degli anni Duemila non può continuare ad essere amministrata come prima. Ha bisogno di un vero amministratore delegato, di una strategia di medio termine. Non può vivere alla giornata come a volte fa la cattiva politica.

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Crolla il commercio: meno 5.000 negozi in soli due anni (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 17-02-2009)

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Crolla il commercio: meno 5.000 negozi in soli due anni «Anche quest'anno conteremo circa tremila negozi in meno. Compreso il 2008 sono 5000 saracinesche abbassate in soli due anni» denuncia il Segretario di Confesercenti. Vuol dire 15mila posti persi diretti, più tutto l'indotto. «Insomma, un'altra Alitalia sulla città di Roma». SEGUE ALLE PAGINE 58- 59

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5000 negozi in meno in due anni È la scure sul commercio capitolino (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

«5000 negozi in meno in due anni» È la «scure» sul commercio capitolino Si fa la conta. Dopo il crollo del 2008, quest'anno sarà ancora peggio secondo Confesercenti. Con la chiusura dei negozi, almeno 15mila persone resteranno senza lavoro. Più tutti quelli dell'indotto. «Un'altra "Alitalia" sta arrivando» spiega il Segretario Generale della Confesercenti, Walter Giammaria. E non parla di una concorrente a Cai, ma «della chiusura entro l'anno di 3mila esercizi nella sola Capitale». Un tonfo da sommare alle altre 2mila «saracinesche abbassate nel 2008: vuole dire 5mila negozi in meno nell'arco di due anni con un almeno 15mila persone coinvolte direttamente e circa il doppio nell'indotto». E non è finita «perché la sofferenza tocca un po' tutti, anche coloro i quali si rivolgono a un target medio-alto, l'ultimo a crollare di fronte alla crisi». Inoltre «pensiamo sia ancora in atto l'emorrargia delle chiusure che coinvolgerà anche il prossimo anno». NON SOLO CONGIUNTURA Ma la colpa non è tutta da imputare alla congiuntura economica. Secondo uno studio di fattibilità realizzato a Parigi negli anni scorsi, per ogni centro commerciale aperto di media grandezza, chiudono circa 70 negozi al dettaglio. Su Roma ne incidono 26 più 3 outlet sparsi in Provincia (Soratte, Valmontone e Castel Romano), «un'esagerazione non riscontrabile in nessun'altra parte d'Italia» continua Giammaria. Poi il caro affitti. Sia Cofesercenti che Confcommercio denunciano gli impegni mensili eccessivi: al centro alcuni esercizi arrivano a pagare 25-26mila euro; oppure a Viale Marconi, zona commerciale, ma non toccata dal beneficio dei turisti, per un negozio tipo di 100-110 mq la rata è di 10mila euro. I TURISTI Ma di giapponesi e statunitensi, ne vedono sempre meno anche in via dei Condotti e zone limitrofe. Secondo i dati ufficiosi di gennaio delle associazioni legate al turismo, il crollo della presenza sarebbe di circa il 30%. Resta la boccata d'ossigeno giunta dai saldi: «Rispetto lo scorso anno, siamo andati in pareggio - fanno sapere da Confcommercio. Meglio i primi quindici giorni con un + 6-7%; peggio i successivi». Con un «ma»: «Riteniamo assurdo dare lo "start" ai ribassi a ridosso delle festività natalizie: in questo modo si stroncano le vendite nel periodo più importante dell'anno». Quindi «su questo punto, - continuano da Confcommercio - dovremo tornare alla vecchia regolamentazione a dare il via agli sconti nella seconda metà di gennaio». ALESSANDRO FERRUCCI ROMA roma@unita.it

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Il Comune: se passa il piano Cai, Linate dovrà chiudere (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-02-17 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Scali a rischio Il Comune: se passa il piano Cai, Linate dovrà chiudere «Se non cambia il piano Cai, Linate chiude». Letizia Moratti scuote il Consiglio comunale e attacca il management della nuova Alitalia. Tutte le istituzioni milanesi fanno quadrato intorno al Forlanini. A PAGINA 2 Senesi

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Il Comune: se passa il piano Cai Linate sarà costretto a chiudere (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-17 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il Comune: se passa il piano Cai Linate sarà costretto a chiudere Il sindaco: condizioni insostenibili, Sea perderà 40 milioni di euro Passano all'unanimità le mozioni per salvare il Forlanini. Formigoni: «Interverremo in sede politica» «Il piano Cai porterà alla chiusura di Linate». Dopo venti minuti di ragioneria pura, con analisi economiche, cifre, proiezioni Letizia Moratti scuote dal torpore l'aula di Palazzo Marino. A discorso protocollato esaurito, arriva la durissima requisitoria finale che cattura gli applausi anche di buona parte del centrosinistra. Consiglio comunale straordinario per discutere del futuro degli scali milanesi. «La condizione posta da Alitalia di limitare Linate alla sola tratta Milano — Roma è economicamente e industrialmente insostenibile », scandisce la Moratti. Per Sea poi si aprirebbe un vero baratro: «Una perdita del margine operativo lordo per 40 milioni di euro e il trasferimento da Linate a Malpensa di 700 lavoratori ». Due sole le alternative sul piatto: un nuovo piano della compagnia di bandiera o l'intervento deciso del governo per rompere il monopolio sullo scalo del Forlanini. In mezzo, i consueti toni duri riservati al management Alitalia. Quella frase del presidente Colaninno sulla compagnia di bandiera che non dovrà sobbarcarsi i costi delle comodità dei milanesi è ancora ferita aperta. «Ci spiace aver letto certe parole.... », attacca il sindaco, che poi porta l'affondo: «I casi sono due. O si tratta di una compagnia pubblica e allora non può non tutelare il ruolo pubblico e sociale di Linate. Oppure Cai è una compagnia privata, ma in questo caso non può godere di tutte quelle facilitazioni che le sono state finora date». Conclusione: liberalizzare, liberalizzare, liberalizzare. Un documento in tal senso — dice lei — è già stato spedito a Berlusconi. Clima bipartisan in aula. I capigruppo trovano l'accordo in un batter baleno. La Lega col capogruppo Salvini propone un giorno di serrata, mentre dal fronte opposto Basilio Rizzo (Lista Fo) chiama in causa lo spirito barricadero delle Cinque Giornate e sponsorizza uno sciopero del biglietto. Alla fine passano (quasi) all'unanimità entrambe le mozioni in discussione. Tutte dello stesso segno: giù le mani da Linate. Arriva anche il gran capo di An, Ignazio La Russa, a dare sostegno alla battaglia: «La navetta Milano — Roma è l'anticamera della chiusura. Non è accettabile nessuna contrapposizione con Malpensa». Dal Pirellone tuona anche il governatore Roberto Formigoni: «Dai nove milioni di passeggeri attuali, se a Linate rimanesse solo la navetta i viaggiatori si ridurrebbero a circa 1,5 milioni. Una razionalizzazione accettabile potrebbe invece portare a 6-7 milioni di passeggeri». La conclusione è sempre la stessa: «Se l'accordo sarà raggiunto in tempi brevi collaboreremo con Alitalia, altrimenti saremo costretti a fare da noi. Ma a quel punto la questione del monopolio Milano-Roma la porremmo in sede politica». A rischio Un volo pronto al decollo dall'aeroporto di Linate Andrea Senesi

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Alitalia, Fantozzi conferma: problemi per 1.500 domande di cigs (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Martedì 17 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, Fantozzi conferma: problemi per 1.500 domande di cigs

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ROMA Sono circa 1500 le domande di cigs di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi proce... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Martedì 17 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Sono circa 1500 le domande di cigs di lavoratori di Alitalia che presentano dei problemi procedurali. Tanti sono i moduli, infatti, che mancano all'appello e che contengono i dati tecnici, quali le coordinate bancarie di questi dipendenti, necessari per poter erogare l'assegno di cassa integrazione. È questa, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, l'indicazione emersa nel corso dell'incontro che il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha avuto ieri con tutte e nove le sigle di categoria. Un incontro convocato, nei giorni scorsi, dopo che Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl avevano inviato una lettera allo stesso Fantozzi nella quale chiedevano conferma di voci insistenti che parlavano di irregolarità nell'iter di presentazione della domanda per circa 2000 lavoratori. «La nostra richiesta di chiarimento era più che fondata», sottolineano le stesse fonti al termine della riunione di oggi. Fantozzi, riferiscono, si è impegnato ad accelerare i controlli per trovare una soluzione perchè l'Inps possa procedere a una normale erogazione dalla fine di marzo. Entro il 22 febbraio saranno comunicati all'Inps i dati per il pagamento della cigs di gennaio.

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Colaninno, Riva e la cena al Boeucc (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 17-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-17 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Alitalia Colaninno, Riva e la cena al Boeucc A cena con la Nuova Alitalia. Nella sala più raccolta del Boeucc, «antico» ristorante del centro storico di Milano, il presidente della compagnia Roberto Colaninno (foto in alto) si sarebbe ritrovato con alcuni azionisti. Tra i commensali sarebbero stati presenti: Emilio Riva (foto), il maggiore azionista dopo AirFrance-Klm (con una quota del 10,62%), il «tessitore silenzioso» Gaetano Miccichè, responsabile della divisione corporate di Intesa Sanpaolo, il patron di Equinox Salvatore Mancuso, l'imprenditore napoletano Ninni Carbonelli D'Angelo, l'azionista di Intek Vincenzo Manes e il presidente di Mpa Maurizio Traglio. Argomento della cena milanese anche il futuro comitato esecutivo della compagnia.

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